ARCHIVIO DI SETTEMBRE 2004



TERRA TERRA
Toni Capuozzo dal  settimale Terra, puntata del 26 settembre.
«Avete mai sentito una parola, una sola parola forte, contro i sequestri, contro le decapitazioni, contro l'umiliazione dell'umanità? No, solo sfuggenti considerazioni di opportunità, d'immagine, distinzione tra le ragazze buone e Quattrocchi cattivo, e Baldoni è passato inosservato. Ecco dove l'Islam nelle moschee manca di ribellione morale, perde lo scatto che separa i sofismi dall'indignazione. Ma noi, politicamente corretti, siamo capaci di passare sopra i sondaggi di al-Jazeera, sopra le vendite record di cd con il meglio delle decapitazioni, sopra i nostri stessi principi, mendicando il sogno di un mondo migliore colorato come una bandiera di pace, ottimista e per bene. [...] Certo, non c'è nessuno in Italia che dica che il terrorismo non vada combattuto, ma chi vi dice come? Va combattuto nei nostri cuori, negli ordini del giorno dei consigli comunali, nelle fiaccolate? A noi, qui, a noi che non amiamo le armi, e non solo amiamo la vita più che la morte, ma abbiamo molta paura della morte e vergogna della morte, quando siamo noi a infliggerla, sembra che almeno bisognerebbe stare ai fatti. Stare ai fatti che ci mostrano come l'Islam nel suo insieme provi oggi un odio nei nostri confronti che lascia senza fiato chi è abituato agli odii da corteo, da stadio o da reality show. Va fronteggiato guardando in faccia la realtà. C'è una parte dell'Islam che non ci odia per convenienza, oligarchie conservatrici, potentati economici. C'è una parte dell'Islam che non ci odia perché spera di provare la democrazia e, senza perdere l'anima e la fede, prendere parte alla festa mobile dei consumi, dei telefonini, dei master e delle olimpiadi».
(Toni Capuozzo).


Baghdad, la strage dei bambini
Mentre in Italia  ringraziano la "resistenza irachena"... due autobombe sono esplose ieri in una via centrale del quartiere El Amel, a Baghdad, dove si inaugurava una nuova rete fognaria costruita dal governo. Almeno 41 civili iracheni sono morti e 139 sono rimasti feriti. La maggior parte delle vittime sono bambini. La strage è stata rivendicata, insieme ad altri due attacchi suicidi con un comunicato attribuito al gruppo di Abu Mussab al Zarqawi.

MONA & MONA
Anche chi non ha visto nessuna diretta, riguardo al ritorno in patria delle due ragazze, anche chi non ha assistito a nessun dibattito, anche chi non ha letto molti articoli di giornale, qualcosa di questa vicenda è stato costretto a sapere. In particolare che le ex-sequestrate hanno avuto parole di lode per i sequestratori e nessuna parola di gratitudine per coloro che hanno ottenuto la loro liberazione, forse pagando un consistente riscatto. Certo, in seguito le due ragazze sono state spronate (ovviamente dalla sinistra cui appartengono) a porre un argine allo scandalo che ne è nato e a ringraziare chi ha agito nel loro interesse. Sono perfino riuscite, forse obtorto collo, a spendere una parola di pietà per altri sequestrati, magari già decapitati, magari ancora detenuti. Ma qualcosa dalla vicenda si può imparare.

I dirigenti di tutti i partiti, avendo una certa età, sono wordly-wise. Sanno cioè come vanno le cose del mondo e sanno che a volte l’esagerazione è controproducente. Conoscono regole indefettibili come quella per cui non bisogna mai esultare per la morte di qualcuno: è una forma d’empietà intollerabile. Magari non obbedirà alla regola romana per cui de mortuis nihil nisi bonum, cioè che non si possa che dir bene dei morti, ma certo, alla morte di un “cattivo”, si dirà compuntamente che “la sua morte elimina un problema”, qualcosa di analitico e asettico.

Nello stesso modo bisogna sempre deprecare la morte violenta dei bambini. Non che gli adulti siano più disposti a morire ma i bambini rappresentano il futuro della specie e vanno preservati in qualunque caso. E si potrebbe continuare. Solo che, appunto, queste sono le regole per persone adulte e lungimiranti. Gli ignoranti e i giovani non le conoscono, non le rispettano, non le applicano. Seguono i sentimenti delle loro viscere, che magari sono quelli dei capi ma che i capi non esprimerebbero mai ad alta voce.

Si pensi alla Prima Guerra del Golfo. Saddam Hussein lanciò alcuni missili - grazie al cielo imprecisi e primitivi - contro Israele e questo paese, pure meglio armato,  per non parlare della bomba atomica, subì senza reagire. Ovviamente chiunque avesse la testa sulle spalle era spaventatissimo: se Israele avesse - come dicono i tedeschi - die Nerven verloren, se ad Israele fossero saltati i nervi, quali potevano essere le conseguenze? Altro che liberazione del Kuwait: si poteva infiammare tutto il Vicino e il Medio Oriente, cosa che forse Hussein sperava. Ebbene, i palestinesi, che rischiavano anch’essi di ricevere i missili in testa (s’è già detto che erano imprecisi), sono scesi in piazza ad esultare!

Nello stesso modo, qual è il sentimento viscerale della sinistra, in particolare di quella estrema? È presto detto. 1) Berlusconi è cattivo qualunque cosa faccia. Comunque è un nemico talmente negativo che non bisogna concedergli mai nulla. Neanche rispondergli se ci saluta. Neanche dirgli grazie se fa qualcosa di estremamente positivo per noi. Neanche dargli atto d’aver compiuto un miracolo, se ne compisse uno. 2) Gli americani sono la peste del mondo. Non possono che fare cose negative e violente nel loro esclusivo interesse economico. Per loro la vita umana, dei loro soldati come di tutte le popolazioni del mondo, vale meno di niente. Ipotizzare una loro azione, non diciamo morale, ma semplicemente utile al mondo in concreto, è un assurdo. Tanto assurdo quanto ipotizzare una simile azione da parte di Berlusconi. 3) Quali che siano le motivazioni di coloro che vanno contro gli americani bisogna sostenerli, perché il nemico è comune ed è il peggiore del mondo. Dunque, all’occasione, si devono sostenere i terroristi, gli assassini di bambini, gli autori di stragi di centinaia o migliaia di persone, perché non solo essi combattono il peggiore nemico dell’umanità, ma poi dei loro crimini si darò il torto agli stessi americani. I quali, come gli israeliani, con la loro semplice esistenza - sfregio del globo terracqueo -  rendono comprensibile e plausibile qualunque orrore. Che non ci sarebbe se loro non esistessero. Forse ucciderli sarebbe una opportuna amputazione per il bene della Terra.

In conclusione, le due Simone non sono pazze. Anche se sono andate in Iraq a cercare guai. E non sono neppure sciocche: o lo sarebbe anche Diliberto. Le due Simone sono giovani, scervellate e sincere. Esse rappresentano ciò che la sinistra ha come fondo psicologico: immaturità, manicheismo, odio fanatico del nemico, speranze chiliastiche. Un quadro clinico che farebbe piangere un serio psicoanalista.

Giannipardo@libero.it, 1 ottobre 2004


Pacifismo, 50 anni di lotta. Dalla parte dei dittatori
1945-1949: i “partigiani per la pace” gridavano contro l’esistenza di armi nucleari, considerate, in sé, “armi orribili” o “disumane”. Allo scoppio della prima bomba sovietica le manifestazioni contro l’atomica, magicamente, scomparvero.
1950: la Corea del Nord invase, dall’oggi al domani, la Corea del Sud. Nessun pacifista fiatò. I pacifisti scesero in piazza solo quando gli Stati Uniti, dietro mandato Onu, intervennero in difesa del Sud.
1962: i sovietici installarono segretamente missili a Cuba, minacciando direttamente il territorio americano. I pacifisti non si mossero. Fu solo quando l’amministrazione Kennedy impose il blocco navale a Cuba che i pacifisti si mossero. Contro il blocco stesso.
1956-1964 il Vietnam del Nord continuò a infiltrare guerriglieri comunisti nel Vietnam del Sud, con il chiaro intento di erodere il paese per invaderlo. Il regime comunista di Hanoi si macchiò di crimini orribili, come lo sterminio “per quota” delle popolazioni dei villaggi occupati o lo sterminio fisico totale di quelle che venivano arbitrariamente classificate come “classi borghesi”, di regione in regione. I pacifisti non si mossero.
1965: quando Johnson inviò i primi contingenti combattenti americani nel Vietnam del Sud e autorizzò gli aerei a colpire obiettivi militari nel Vietnam del Nord, i pacifisti si svegliarono ovunque con le loro prime manifestazioni oceaniche, sia in Europa che negli Stati Uniti. Protestavano contro l’intervento americano.
1975: l’invasione di un paese, il Vietnam del Sud, che si compì con la conquista militare di Saigon, non destò alcuno scandalo. E i pacifisti furono ciechi di fronte alla repressione perpetuata dal regime di Hanoi, ai danni dello stesso popolo vietnamita, che mieté un milione e mezzo di vittime.

1979: i sovietici installarono missili di teatro, i famosi SS-20, puntati sulle città europee occidentali. Fra i loro bersagli risultano, documenti recenti alla mano, città quali Brema, Amburgo, Hannover, Anversa, l’intera area della Ruhr, Monaco, Vienna, Verona, Vicenza e Piacenza. Nessuno ha mosso un dito per denunciare il pericolo che incombeva sulle nostre teste. I pacifisti si svegliarono solo più tardi, per denunciare la risposta, difensiva, della Nato, l’installazione dei Pershing 2 e dei Cruise. E quella campagna pacifista coinvolse milioni di persone fino al 1983.
1975-1982: dal Libano meridionale partivano regolarmente raid missilistici e attentati contro civili inermi israeliani. Nessun pacifista si è mai mosso per protestare.
1982: quando gli israeliani decisero di farla finita con questa minaccia che incombeva su di loro da sette anni e occuparono, manu militari, il Libano meridionale, i pacifisti si sono mobilitati violentemente.
1990: l’Irak di Saddam Hussein invase il Kuwait. Nessun pacifista ha detto una sola parola sull’invasione, brutale quanto immotivata, di uno Stato sovrano che non aveva mai fatto del male a nessuno.
1991: la decisione di usare la forza per liberare il Kuwait dall’invasore iracheno, ha sollevato l’ira della piazza pacifista, con decine di migliaia di manifestanti in piazza.
1992-1995: la Serbia di Milosevic, appoggiando apertamente le milizie serbo-bosniache, perpetuò, di massacro in massacro, un’opera di pulizia etnica nella Bosnia orientale. L’artiglieria e i carri armati serbi ripulivano con la forza intere città e nella Sarajevo assediata i cecchini prendevano di mira, scientemente, donne e bambini provocare l’estinzione dell’etnia bosniaca musulmana. Nessuna mobilitazione pacifista.
1995: per fermare il massacro, la Nato incominciò a colpire le postazioni militari serbe in Bosnia. I pacifisti, magicamente, si svegliarono per protesta contro la Nato.
1998: il regime di Milosevic, già in crisi, anche per poter riaffermare militarmente il proprio potere, incominciò un’operazione di pulizia di vasta scala ai danni dei kosovari albanesi. L’esercito jugoslavo si mosse per colpire direttamente i civili nelle loro città e nei loro villaggi. Nessuna manifestazione pacifista.
1999: per fermare anche questo massacro, la Nato ha colpito obiettivi militari serbi in Serbia e nel Kossovo. I pacifisti si sono nuovamente mobilitati in massa. Contro la Nato.  
- Continua...
(dall'Archivio di Ideazione)


CHE LA FESTA CONTINUI
<<Che la festa continui! Che Carlo Azeglio Ciampi possa tornare a ripetere le sue ovvietà sull’unità di intenti degli italiani! Che tutti i buonisti dello stivale, ottimamente rappresentati dal sindaco di Roma Walter Veltroni, insistano nell’auspicare il perdurare all’infinito del clima di responsabilità nazionale venutosi a creare attorno al caso delle due Simone! Ma se la festa deve durare insieme a quest’orgia di luoghi comuni ispirati ad un “volemose bene” pieno di ipocrisia, è bene che tutti facciano la propria parte in commedia. Il governo che gioisce, l’opposizione che applaude, il Quirinale che inneggia, il Papa che si compiace ed i “buoni” che affogano nella melassa. Ma, soprattutto, le due Simone che evitano accuratamente di esternare. Soprattutto se lo fanno ringraziando i rapitori che le hanno rispettate, promettendo un loro sollecito ritorno a Baghdad e chiedendo il ritiro delle truppe dall’Iraq.
Se commedia deve essere che lo sia fino in fondo! E riguardi tutti gli interpreti della rappresentazione, a partire dalle due eroine. Se invece sono proprio le Simone a spezzare la rappresentazione con uscite fuori tema e fuori registro, è chiaro che la festa deve essere di colpo interrotta, i luoghi comuni abbandonati, il buonismo rimosso. E che l’ipocrisia deve lasciare il posto a valutazioni di tutt’altro genere.
Nessuno, ovviamente, si aspetta che le giovinette miracolate si affrettino a ringraziare chi le ha salvate dai propri rapitori. Cioè il popolo italiano e le sue istituzioni. Si sa che il trambusto, l’emozione, il piacere violento della ritrovata libertà possono fare brutti scherzi.
Ma se le prime parole delle Simone sono dedicate ai ringraziamenti per chi le ha rapite evitando di violentarle , alla richiesta di ritiro delle truppe ed alla promesso di tornare al più presto a Baghdad ad aiutare il tanto amato popolo irakeno, allora è bene fare subito chiarezza. Prima che i carnefici si trasformino in salvatori ed i salvatori in spietati imperialisti che bombardano ed affamano le povere popolazioni che vivono tra il Tigri e l’Eufrate.
Il primo punto da mettere in chiaro è che le due Simone sono state salvate dal governo italiano. Il secondo punto è che se è stato pagato un riscatto questa somma è stata pagata dai contribuenti italiani. Il terzo punto è che se le due Simone vogliono tornare in Iraq lo facciano a proprio rischio e pericolo e non scaricando costi e responsabilità sul proprio paese. Quest’ultimo, a sua volta (e questo è il quarto punto) deve incominciare a chiedersi se non sia il caso di incominciare ad indagare su come vengono gestiti i soldi dei contribuenti che vengono destinati alle organizzazioni non governative che hanno operato ed intendono tornare ad operare in Iraq ed in paesi analoghi. Che la festa continui! Ma che nessuno tenti di prendere gli italiani per fessi!>>

Le due Simone e gli altri
Pubblichiamo l'editoriale comparso oggi su "Il Giornale"
<<Ora che il dramma delle due Simone è finito in gloria e già rullano i tamburi di guerra di chi, preoccupato per il successo del governo Berlusconi, subito volta pagina e rilancia il "tutti via da Bagdad", è utile guardare indietro per fare alcune considerazioni sulla "coerenza" della sinistra in materia di ostaggi.
Dice Fassino:"Erano in gioco due vite, tutto quello che si poteva fare per liberarle, andava fatto". E Bertinotti è ancora più esplicito:"Se si è pagato, si è fatto solo bene". Come appare lontano quel 9 giugno in cui, tanto L'Unità quanto Il Manifesto, imbastivano una pressante polemica sull'ipotesi che il governo avesse pagato per la liberazione dei tre "mercenari". Scrive oggi Bonini su Repubblica: "Il ricatto è stato pagato e non c'è da vergognarsene". E' lo stesso Bonini che allora chiedeva chiarimenti su "una storia oscura", su emissari del governo "che se ne andavano in giro per Bagdad a promettere soldi", su interrogativi (è stato pagato un riscatto?) che "acquistano maggior consistenza di un pregiudizio politico ideologico". Insomma, per parafrasare Fassino, si potrebbe dire che "erano in gioco tre vite, quello che si poteva fare per liberarle, (non) andava fatto". Perché gli ostaggi non sono tutti uguali.
L'Italia ha dato grande prova di unità nazionale, lo dicono tutti. Giannini su Repubblica parla di "stupore degli osservatori nazionali e internazionali, per un Berlusconi che ha sfoderato uno stile e una misura da uomo di stato". E di "lezione bi-partisan che dovrebbe funzionare ogni volta che c'è in gioco un bene supremo". Come dargli torto? Un occhio alle vicende del sequestro di Quattrocchi e compagni ci dice però che non è Berlusconi che è cambiato, ma l'opposizione: allora si rese protagonista di una indegna gazzarra sulla pelle degli italiani ("mercenari"), oggi margherite e fiaccolate per le due Simone ("pacifiste"). Perché, ancora una volta, gli ostaggi non sono tutti uguali.
Il primo a parlare di oscuro complotto fu Gino Strada. Un sussurro, un refolo di vento che è diventato tornado nelle parole di alcuni politici e sui quotidiani di opposizione. Finché qualcuno l'ha scritto chiaro e tondo: in Iraq girano loschi figuri, veri e propri "squadroni della morte" stile Argentina. C'è lo zampino della Cia, lo ha scritto sull'Unità perfino un oscuro "professore" americano. I fatti hanno fatto giustizia di tutti costoro. >>


Intelligence














OSTAGGI
da LA VOCE DI ROMAGNA (prima pagina) 30.09.04
Tesi: stanno bene, sono ingrassate, mangiavano e bevevano regolarmente, con possibilita' di menu' vegetariano. Nessuno gli ha torto un capello.
Vogliono gia' tornare in Iraq. Sono diventate famose.

Antitesi: ci sono gli uragani. C'e' poco da mangiare. Le nocciole di cui si ingozzano fanno venire la caghetta. Se sei eliminato ti tocca stare su una spiaggia deserta senza niente. Sperano di diventare celebri ma nessuno se li fila.

Sintesi: l'Iraq è meglio dell'Isola dei Famosi.


La festa interrotta  
Pubblichiamo questo editoriale di Arturo Diaconale da

Paul & Lolita
Christofer Hitchens, di ritorno dall’Afganistan, è stato intervistato da Johann Hari sull’Independent.
Tre passaggi:
1) “Se ti interessano la lotta alla povertà e redistribuzione della ricchezza, credimi, i Talebani e gli assassini di Al Quaeda su questo argomento hanno meno da dire del più cinico e spietato speculatore di Wall Street. Questi jiadisti preferiscono realmente che la gente viva nella morsa della povertà assoluta, perché dicono che è purificante. E non sono nemmeno anti-imperialisti: il loro obiettivo dichiarato è quello di resaturare il perduto Califfato, che era esso stesso un impero!".
2) "Da uomo di sinistra, ho cominciato a trovarmi vicino ai neocon all’epoca della guerra in Bosnia. […] In quei giorni intellettuali di sinistra come Ed Herman, coautore con Noam Chomsky, sostenevano posizioni che andavano dall’opposizione all’intervento nei Balcani, al sostengo diretto a Milosevic". 
“Io firmavo petizioni a favore dell’intervento in Bosnia, e nella lista dei sottoscrittori continuavo a trovare nomi di gente come Richard Perle o Paul Wolfowitz. Il che mi parve interessante. Fino ad allora li avevo evitati come la peste, soprattutto per le loro opinioni su Sharon e sul Nicaragua. Ma nel caso dei Balcani nessuno poteva accusarli di avere secondi fini petroliferi, o convenienze strategiche, e quelli che ci provavano - come Chomsky – apparivano ridicoli".
3) “Oggi negli USA vive un’ eroina della nuova sinistra liberal, di nome Azar Nafisi. Il suo libro
‘Leggere Lolita a Tehran’  racconta di un movimento femminista carsico, di resistenza ai Mullah iraniani, che si è concentrato sulla lettura di grandi capolavori della letteratura occidentale, che là sono all’indice. Ebbene: sapete a chi questa scrittrice simbolo della resistenza iraniana ha dedicato questo libro? A Paul Wolfowitz”.
Qui  il testo integrale dell’intervista.  

(ale tap., 29.09.04)

LIBERI?
Una premessa. Visto che a Simona & Simona  è andato tutto bene (ad altri no), provo  anch'io il giochino,  tanto in voga a sinistra, della dietrologia. Solo una avvertenza: tutto quello che scrivo è frutto di fantasia.
Bene, mia madre me lo diceva sempre: "Figlio mio, nella vita è tutta questione di fortuna... o di soldi". Ed io, infastidito da tanto fatalismo, rispondevo: "E la bravura, il talento, la tenacia, la furbizia, dove li metti?". Già dove li metti? Oggi, il giorno dopo la liberazione di Simona & Simona,  quella massima spicciola e un poco grezza mi si è messa in orbita geostazionaria attorno alle testa. Mi vuole convincere della sua veridicità. Finirò per arrendermi e prenderla per buona. Non ho difese davanti alle notizie che vedo e leggo: 21 giorni di sequestro,  e le due fanciulle le ritroviamo  sane e vispe come  fringuelli di bosco... belle, sorridenti, pure -mannaggia alla dieta-   ingrassate  di qualche chilo.
Eppure...eppure passare 21 giorni da sequestrate in mano ai tagliagola, suvvia.  E se le cose - viste  le strane circostanze del rapimento, il fatto che i rapitori non hanno nè rivendicato il gesto nè  una trattativa allo scopo di ottenere un qualsiasi risultato, il fatto che ad essere rapiti sono stati operatori umanitari appartenenti ad una ONG contraria alla guerra e alla occupazione militare dell’Iraq -  non fossero andate per come ce l'hanno raccontata? Se le due fanciulle, in vena di forti emozioni,  avessero combinato loro questo scherzetto, magari raggiungendo il dutur
Strada Gino ai bordi della piscina dello Sheraton di Amman e avessero, da lì,  diretto le trattative per la loro liberazione incassando, su un conto cifrato in Svizzera,  il milione di dollari USA che, si dice, sia stato il prezzo della loro libertà?  Oppure, visto che  quelli di "Un ponte per..." in Iraq sotto il regime di Saddam ci si trovavano benissimo (a proposito...quelli di "Un ponte per..." in dieci anni di presenza in Iraq  mai un lamento sulle guerre , sui massacri, sulle incarcerazioni, sulle torture  e sui diritti civili dei cittadini iracheni  calpestati dal regime saddammita), lor signorine  avessero messo in scena tutta questa commedia al solo scopo di tirar fuori la loro bandierina arcobaleno e mettere in difficoltà il Governo italiano ...
E se invece dietro tutto questo ci fosse "nu bello guaglione"... così, tanto per fare un poco di marketing per la margherita...
Si, insomma, potremmo,  come già hanno fatto Maurizio Chierici, Patrick Boylan,  Noam Chomsky , Michael Chossudouvsky,  Naomi Klein, Gino Strada e i tanti altri che in queste settimane si sono sbizzarriti  a raccontarci la loro, presunta ma assoluta, verità, potremmo inventarci tante altre storie e magari trovare giornali e programmi televisivi compiacenti a far da grancassa... potremmo... ma davvero, di fronte a tanto orrore e a tanta stupidità,    siamo così liberi dal poterlo  fare?

(cp, 29.09.2004)


LIBERE!
Era ora! Finalmente!
L'annuncio della tv araba Al Jazira: «Liberate le due ragazze italiane». Prese in consegna dalla Croce Rossa, sono in viaggio e dovrebbero arrivare in Italia già questa sera. Simona Pari e Simona Torretta stanno bene. Liberi anche i due ostaggi iracheni sequestrati con loro.  Ora possiamo, non senza un pensiero a Quattrocchi e Baldoni, essere liberi anche noi di mandare "a quel paese" tutti i cacadubbi (l'elenco è vastissimo), si, insomma quelli, ad esempio,  del  "Comitato per il ritiro dall’Iraq" che proprio ieri hanno prodotto questo comunicato stampa:
<<Con l’articolo pubblicato questa mattina dal quotidiano "l’Unità" aumenta il numero di coloro che mettono in discussione la matrice islamica, ex-baathista o comunque legata alla resistenza irachena (sic, ndr) del rapimento di Simona Pari, Simona Torretta e dei due collaboratori iracheni.
Pur con la formula dubitativa, il giornalista dell’Unità Maurizio Chierici accredita la tesi, ripresa da un articolo del ricercatore statunitense Patrick Boylan, secondo cui alcuni recenti rapimenti in Iraq sono da attribuire a degli squadroni della morte, addestrati e attivi in Medio Oriente allo scopo di agevolare il governo ad interim di Baghdad nominato dagli Stati Uniti.
A conferma dell’ipotesi le strane circostanze del rapimento, il fatto che i rapitori non hanno nè rivendicato il gesto nè fino ad ora hanno intavolato una trattativa allo scopo di ottenere un qualsiasi risultato, il fatto che ad essere rapiti sono stati operatori umanitari appartenenti ad una ONG contraria alla guerra e alla occupazione militare dell’Iraq.
Nel paese mediorientale sarebbero quindi all’opera degli squadroni della morte impegnati a minacciare e a colpire "pacifisti ficcanaso, giornalisti non allineati, ONG incontrollate", sul modello di quelli attivi per anni nei paesi del Centro e del Sud America.
E’ un caso che il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq sia da alcuni mesi quel John Negroponte che per anni ha diretto le strategie golpiste e di controinsorgenza dell’amministrazione statunitense proprio in America latina?

Valutazioni simili a quelle di Maurizio Chierici e di Patrick Boylan sono state finora formulate da un elevatissimo numero di giornalisti e osservatori: da Noam Chomsky a Michael Chossudouvsky, da Naomi Klein a Gino Strada.
Eppure il Governo Berlusconi continua alternativamente e confusamente ad accusare del rapimento o presunti gruppi islamici o gruppi di ex collaboratori di Saddam Hussein, senza fornire prove di ciò che afferma e senza aver ottenuto, in più di due settimane, nessun elemento certo sulla sorte dei rapiti.
Al tempo stesso invece insiste nel collaborare con un Governo iracheno ad interim che, se fossero confermate le accuse riportate oggi dall’Unità, potrebbe essere sospettato almeno di connivenze con i rapitori dei cooperanti.
"Il Comitato Nazionale per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq" ribadisce la propria richiesta di una fine immediata della collaborazione italiana all’occupazione dell’Iraq. Prima le truppe italiane tornano a casa e meglio è. Per il popolo iracheno e anche per gli ostaggi italiani
>>

Massima del giorno
Alla serenità si giunge avendo perso tutte quelle illusioni che, ponendoci in contrasto con la realtà, sono fonte di frustrazione.
G.P.

SE IL FILM POSSA ESSERE VEICOLO DI IDEE
Alcuni film, oltre che per la loro spettacolarità o per la trama avvincente, si raccomandano per l'argomento trattato: un grande avvenimento storico o un grande problema umano. Ma si può sperare di ottenere una seria informazione, da un film? La prima risposta che sale alle labbra è "Perché no?” Tuttavia è opportuno vedere come sia andata fino ad oggi, magari partendo da alcuni esempi. ...
Clicca qui per proseguire nella lettura.

Gianni Pardo, 28 settembre 2004


I professionisti della dietrologia
Riteniamo interessante pubblicare, da Ideazione, questo articolo di Stefano Magni
C’è qualcosa che accomuna Naomi Klein e la stampa araba più antisemita. La Klein, divenuta icona del movimento No-Global grazie al suo libro-manifesto “No Logo”, nel caso del rapimento delle due cooperanti italiane arriva a dire: “I giornalisti occidentali sono contrari a parlare di spie e cospirazioni, soprattutto per paura”. Invece i giornalisti arabi e lei stessa, evidentemente, in mancanza di prove e di argomenti, non esitano a puntare il dito contro i nemici di sempre: gli Ebrei e gli Americani. Se non si trovano prove, allora vuol dire che la cospirazione è fatta bene, come sempre sostengono i cospirazionisti arrampicandosi sui vetri. Cosa spinge a credere che la strage di Beslan sia stata architettata dagli Ebrei? Assolutamente niente, soprattutto perché i suoi autori, cioè Basaev e i radicali islamici ceceni, hanno rivendicato tutto e se ne sono pure vantati. Ma per il giornale governativo giordano Al Dustour (della Giordania: uno degli Stati arabi più vicini all’Occidente nella guerra al terrorismo) i veri pianificatori dell’attacco e dell’eccidio sarebbero oligarchi ebrei che finanziano frange del terrorismo ceceno.
Gli fa eco Ghassan Makhal, editorialista di Al Sharq, quotidiano del Qatar (altro paese moderato e filo-occidentale): “chi c'è dietro alla presa di ostaggi? - si chiede il giornalista arabo, il cui articolo di fondo è stato tradotto dal Memri – E’ probabile che l’abbattimento degli aerei a Mosca e l’assalto alla scuola di Beslan facessero parte di una battaglia che il governo di Putin sta portando avanti contro la mafia russa, che ha legami con Israele”.La stampa araba ci ha abituato a questi interrogativi del tipo “chi c’è dietro?” e “chi tira veramente le fila?”, a cui si risponde sempre e solo con “Israele” o “Stati Uniti”. Non c’era da stupirsi, dunque, quando questa fu la prima risposta data da un ulema iracheno, Salam Al Kubaisi, alla domanda su chi avesse rapito le due Simona. Secondo l’autorevole dottore della legge religiosa, infatti, il comportamento dei rapitori (ben armati, travestiti da soldati regolari e ben addestrati) e le circostanze del rapimento (avvenuto in piena zona verde, nella sede della Ong, in base a liste di nomi già preparate) sono atipiche. Quindi ci possono esser dietro gli Americani! E’ una tesi che non ha fondamento e che può essere solo il frutto di un personaggio arabo che si dichiara “vicino” alla guerriglia sunnita irachena. Però, sulle speculazioni dell’ulema iracheno, in Italia è nata una vera e propria industria di dietrologie.
I No-Global si dividono, fra chi (Naomi Klein) sostiene che le cospirazioni della Cia siano la “norma” in Iraq e chi, come un giornalista di Avvenimenti, ritiene che la cospirazione miri a diffondere malignità contro le Ong (accusandole di spionaggio) per esporle alla minaccia delle bande armate. Ma il dubbio che le due cooperanti italiane siano state rapite dagli iracheni, perché Occidentali, donne e italiane (quindi nemiche sotto tutti i punti di vista) non sfiora nemmeno la mente dei pacifisti. Rimane da capire perché venga abbracciata, con così tanta sicurezza, la tesi più difficile da dimostrare, quella del coinvolgimento di “servizi segreti internazionali” che va contro ogni logica investigativa. Forse per gli stessi motivi che spingono gli editorialisti arabi a fare salti mortali pur di dimostrare la responsabilità di Israele dietro ogni atto del terrorismo islamico: non ammettere di avere dei “compagni che sbagliano” (gli integralisti nel primo caso, i “resistenti iracheni” nel secondo) e nello stesso tempo considerare che i cattivi sono sempre dalla stessa parte, sempre dalla parte dell’Occidente, qualsiasi cosa accada.

Oggi, Yom Kippur 5765, ho ascoltato il silenzio di Israele.
La magia di questa giornata appena trascorsa non finira‚ mai di emozionarmi e di riempire I miei sensi e la mia anima di pace.

Non esiste nessun altro posto al mondo dove poter vivere una simile esperienza , non esiste paese al mondo dove ci si fermi per pregare, per riempirsi di spiritualità,  dove per 25 ore  non si senta il rumore snervante del  traffico.

Mi affaccio alla finestra e vedo finalmente gli uccelli che volano, sento il lieve rumore delle loro ali, vedo i  bambini  padroni assoluti della strada, giocare felici.  Le autostrade servono ai ragazzini in skateboard che se la godono. Aspettano questa giornata per un anno intero!

La gente va in sinagoga, gli uomini con le loro  camicie bianche, le donne vestite di bianco con in mano i libri di preghiera , siamo tutti vestiti di bianco per Yom Kippur.

Israele, silenziosa, prega e studia , isolata dal mondo intero, per vivere in spiritualità la sua pace.

 Cosa succede fuori di qua? Non lo so ma posso immaginarlo.

La pestilenza  nazista è penetrata a fondo in un gruppo di bestie immonde e si è mescolata alla perfezione col demone del fanatismo crudele che le anima . 

La pestilenza che ormai ammorba il mondo continua a fare vittime. In Italia  tutti aspettano con ansia notizie delle due ragazze rapite e forse gia‚ decapitate. Decapitate! Nel terzo millennio ci troviamo a parlare di sgozzamenti e decapitazioni senza metterci a urlare di orrore, nel terzo millennio un gruppo  di cani rognosi ci ha abituati a veder segare il collo della gente senza  morire di disperazione . Chi lo ha visto il video dell'americano decapitato che ha urlato fino alla fine mentre il suo sgozzatore era intento a segare  inneggiando ad Allah? Chi ha mai visto il video dello sgozzamento di Daniel Pearl? Chi ha potuto vedere quegli orrori senza impazzire di disperazione?  Eppure siamo arrivati a questo, siamo arrivati a cenare, come se niente fosse, mentre un giornalista ci racconta che quella tribu‚ di cani rognosi ha rapito altri occidentali, che ne ha sgozzati altri,  che minaccia tutti noi  di fare la stessa fine. Se non sgozzati fisicamente lo saremo nell'anima , lo siamo già nell'anima perché  il MALE assoluto che emana da quella gente   ci sta contagiando e riusciamo a fare la scarpetta nel piatto mentre sentiamo il pianto dell'ennesimo sequestrato che chiede l'aiuto del suo primo ministro per non avere il collo segato anche lui.

Siamo contagiati perché alcun italiani , subito dopo la strage di Nassyria, urlavano per le strade d'Italia la loro  gioia   e soddisfazione per la morte dei nostri carabinieri. Siamo contagiati perché mentre avveniva l'eccidio dei bambini di Beslan, un ignobile  ministro europeo osava chiedere a Putin  come mai.

Siamo contagiati perche‚ un degno figlio di questi cani rognosi e‚ riuscito a mettere il mondo contro Israele  al punto che  l'Islam cosiddetto  moderato, quello che si scandalizza o finge di scandalizzarsi  per il rapimento delle due Simone, esulta quando sente che un maiale di terrorista suicida ha appena ammazzato qualche decina di innocenti civili israeliani.

Il mondo è stato contagiato dal MALE assoluto  prima dell'11 settembre  perché,  se cosi‚ non fosse, non sarebbe stato possibile sentire alcuni civili europei dire ghignanti "se la sono voluta" ai tremila americani morti a New York  e non sarebbe stato possibile   vedere la processione di emissari europei e vaticani  genuflettersi a Ramallah davanti al capo del piu‚ grande movimento di assassini  mai esistito al mondo.

Non sarebbe stato possible nemmeno assistere alla marcia di un paese chiamato Palestina alle Olimpiadi di Atene, come se fosse uno Stato come la Svezia o l'Italia, col portabandiera  che oltre alla bandiera alzava le dita a V in segno di vittoria. "VITTORIA, ammazzaremo quanti più ebrei possibile, promesso" e lo stadio di Atene era in piedi osannante.  In compenso a quelle stesse Olimpiadi   Israele  era priva di Capitale  per ordine di qualcuno che non voleva  far venire il nervoso a quel terrorista  capo della più grande organizzazione di assassini del mondo.


Si, siamo già stati contagiati da questa pestilenza  perché il mondo è la‚ che aspetta con ansia e molta impazienza la pulizia etnica che Israele deve fare per  avere una tenue speranza di arrivare a una specie di tregua. Sarà solo una specie di tregua perché I figli di Arafat non hanno intenzione di lasciarci vivere in pace  e non ammettono di lasciare spazio a uno stato ebraico nel mare immenso  del mondo arabo.

La grandezza di Israele é di essere capace di  cedere territori conquistati dopo aver vinto 5 guerre e di cederli, senza garanzie,  mentre la sesta è ancora in corso.

Non è mai accaduto nella storia del mondo.

La grandezza di Israele è di voler essere caparbiamente  una democrazia nonostante la guerra perenne  e le minacce di annientamento. Una democrazia anche per  quegli israeliani ignobili e vigliacchi ( nessun posto  al mondo è privo di immondizia umana) che diffamano il proprio paese. Una grande democrazia che fa dell'ossessione di mettersi nei panni del nemico che ti vuole annientare, e di capirlo nonostante tutto,  uno sport nazionale.  

E mentre una parte del mondo è minacciata da un‚altra parte del mondo , mentre quei cani rognosi sgozzano  gente innocente , mentre in Italia si procede al concorso  di Miss Italia  nello stesso momento in cui  altre due italiane sono stuprate, bastonate e forse , speriamo di no, ammazzate mediante decapitazione, la grandezza di Israele è di fermarsi,  pregare e digiunare per 25 lunghe ore , un intero popolo vestito di bianco,  per chiedere perdono al Nome e per il "tikun olam",  "riparare il mondo".

Mentre noi facevamo questo, fuori di quà, in Iraq,  i cani rognosi hanno continuato a uccidere  e il resto del mondo continua a non capire.

Qui da noi, intanto, ecco che le macchine hanno ripreso ad andare, i bambini hanno messo via le loro biciclette, noi adulti abbiamo iniziato a mangiare bevendo un brodino per abituare lo stomaco a ricevere il cibo.

E' sera,  le sinagoghe spengono le luci e il Popolo di Israele  ricomincia a soffrire.

 Debora Fait , informazionecorretta


Il terrorismo contro le donne
Da informazionecorretta riprendiamo 
un articolo di Fiamma Nirenstein, pubblicato  in prima pagina sulla Stampa di oggi, 24-09-04, dove, nel momento dell'angoscia per la sorte di Simona Pari e Simona Torretta, si sapiega perchè il terrorismo è "il peggior nemico del genere umano, ma in particolare del genere femminile".
Ecco il pezzo:
In queste ore di terribile angoscia per Simona Pari e Simona Torretta, un pensiero tragico, uno fra i tanti di queste ore, attraversa la mente: il terrorismo è il peggiore nemico del genere umano in generale, ma in particolare del genere femminile. E’ il peggior nemico delle donne. La guerra terrorista le aggredisce da tre lati.
Il primo: quello dello scopo finale del terrorismo islamista, della sua fantasia corrosiva e debilitante per ognuna.
L’islamismo intende fare di noi donne, di tutte le donne, persone dimezzate, che non partecipano alla vita sociale se non per esserne ancelle mute, soggette alle leggi della poligamia, del vergognoso nascondimento del corpo, del patriarcato, delle mutilazioni sessuali, della sanzione definitiva del comportamento sessuale deviante. E non è solo alle proprie donne che l’estremismo islamista vuole imporre le sue leggi, ma le immagina capaci di regolare i costumi, l’anima stessa di ogni creatura che parli e viva al femminile, anche quando questo femminile abbia prescelto un genere di vita completamente altro, quello nostro, della parità dei sessi, dell’emancipazione.
In secondo luogo, il terrorismo fa della società il primo fronte dell’attacco, e la società è la casa della nostra emancipazione. Mai è stata così ostile: se scegli di viaggiare, di andare al caffè con le tue amiche, di lavorare, di usare il tuo diritto a frequentare un luogo pubblico, di essere una madre che non teme per i suoi figli quando vanno a scuola, di usare le strutture pubbliche, insomma di vivere, ecco che invece il terrore fa di te un soldato sulla prima linea che non è più il fronte ma la società civile. Ti spinge indietro nella tana della solitudine che è il guscio della condizione femminile dei secoli passati.
Terzo: il terrorismo costringe, ha costretto le donne al più orribile misconoscimento di se stesse, ovvero a essere madri fiere quando i figli scelgono la terribile strada del terrorismo suicida, quando scelgono di essere shahid. Le madri diventano le sacerdotesse della nuova religione che il terrore detta oggi, quella dell’idolatria, della lode sconsiderata del terrorista suicida. La maternità della vita si fa maternità della morte. Così si è creata una profonda distorsione dell’idea stessa del ventre, del corpo femminile, che si accentua nell’uso sempre più frequente delle donne come bombe umane: sono state emanate specifiche fatwe che addirittura le liberano dei doveri religiosi quando decidono di farsi saltare per aria uccidendo più persone possibile. Quanto stravolgimento del senso della femminilità connessa a un maternità universale (che una donna sia madre biologica oppure no) ci sia lo si è visto in particolare in Ossezia, e in Israele, ed è un orrore epocale che può infettare un mondo intero se non combattuto.
Le chiome, lo sguardo stesso, la libertà di essere lontane da casa, donne sole, in grado di fare ciò che desideravano, nessuno può convincere una donna che questo, fra mille altri calcoli non sia stato una delle spinte a rapire, a tormentare Simona e Simona. Per loro bisogna combattere e sperare, in quanto donne contro il terrore.

TEMPI MODERNI
  Al momento, nonostante ben due comunicati   rivendicano l'avvenuto assassinio,  non si sa ancora nulla della sorte toccata a Simona Pari e Simona Torretta. Noi, come tanti, auspichiamo  di vederle presto ritornare alla vita di sempre.  Per cercare di capire in quale girone infernale sono finite le due cooperatrici, oggi
"Magazine",  il settimanale del "Corriere della Sera", pubblica sull'organizzazione "Ponte per...", dalla metà degli anni 90 sempre presente in Iraq,  un interessante articolo di Francesco Battistini dal titolo: "Quanta gente è arrivata a Bagdad passando su quel<<Ponte per...>>"
Tra l'altro Battistini scrive: <<...Vero: più che un ponte, l'ong è sempre stata la porta di Bagdad. Fin troppo spalancata, a volte. Nell'hotel Al Fanan, prima, e nella villetta del  rapimento, dopo, per quegli uffici sono transitate le storie non solo delle due Simone, ma anche di altri rapiti in Iraq, Andò lì Enzo Baldoni, qualche giorno prima di essere sequestrato sulla strada per Najaf. Lavorò per quegli uffici Valeria Castellani, la paracadutista vicentina che gestiva la sede di Bassora dell'organizzazione, prima di mettersi in proprio e reclutare la body-guard Fabrizio Quatrocchi...  Sotto embargo o sotto le bombe non hanno mai mollato l'Iraq, i pacifisti del Ponte. E a volte tanta vicinanza è stata scambiata dagli stessi saddamisti, per adesione alla causa: la marcia di Capodanno 1999, 5 mila bambini di Bagdad portati in piazza a manifestare contro <<l'aggressione e il genocidio>>, fu descritta dalla stampa italiana come una manifestazione filoregime. Anche sul sito dell'associazione, fra i 313 comunicati stampa datati fra il '96 e oggi, abbondano le denunce antiamericane, il sostegno al leader palestinese Barghouti che israele ha condannato per terrorismo, le accuse di repressione poliziesca alle autorità italiane per i lacrimogeni usati ad Acerra. Ma non si trova un articolo contro trent'anni di dittatura in Iraq>>

ANYBODY BUT
Un uomo politico può piacere o non piacere, ed è desiderabile che ciò avvenga per motivi seri: purtroppo  non sempre è così. A volte si è a favore di qualcuno solo perché è il contraltare di qualcun altro. Nell’attuale campagna presidenziale degli Stati Uniti da un lato c’è George W. Bush che molta gente giudica ignorante, brutale, primitivo. Ha l’intelligenza di una capra, ha detto qualcuno.  E si potrebbe dire che, oggi come oggi, ha due sole idee, in testa: proteggere gli Usa dai possibili pericoli del terrorismo (a qualunque costo e dovunque) e abbassare le tasse. Tuttavia, se questo è Bush, chi è Kerry?
Kerry non è nessuno. Non ha una “visione”, non ha una critica seria di Bush e sembra solo dire: “non è che lui sbagli, tuttavia io farei meglio di lui. Senza nemmeno dire in concreto come. Poi, per ogni posizione che ha preso, nel corso degli anni, se ne può mostrare una di segno contrario, tanto che l’hanno soprannominato flip-flop, “una volta da una parte e una volta dall'altra”.
Se questo è vero, come mai egli costituisce una valida alternativa a Bush, come mai, fino a non molto tempo fa, era in testa nei sondaggi? La spiegazione si trova in un atteggiamento mentale che gli anglosassoni riassumono con “anybody but”, chiunque ma non. Molti americani non voteranno per Kerry, voteranno per qualcuno che non è Bush.  Se i democratici, secondo un’altra espressione americana, candidassero “un cane giallo”, il cane giallo sarebbe votato dai milioni di adepti del principio “anybody but Bush”.
In Italia abbiamo un caso analogo. Berlusconi è odiato più o meno dalla metà del paese ma tutti sanno chi è e come la pensa. Magari promette troppo, magari a volte non realizza ciò che ha promesso, certo è una figura dai contorni netti. Dall’altro lato Prodi non è altro che un non-Berlusconi. O non ha idee o non può esprimerle, essendo a capo di una coalizione troppo contraddittoria per esprimere un programma. Che farebbe, Prodi, per il problema della previdenza? Nessuno lo sa, forse nemmeno lui. E, se lo sapesse, e osasse dirlo, si troverebbe contro mezza coalizione. Per questo deve sempre tenersi sulle generali, parlando dei risultati da raggiungere e non dei mezzi per raggiungerli.
Non è il solo. Tutti i leader del centro-sinistra stanno soprattutto attenti a dir male di Berlusconi. A dargli torto anche se dice che l’acqua bolle a cento gradi. Rischierebbero, diversamente, di non essere più anybody but Berlusconi. Se Bertinotti avesse una buona barzelletta da raccontargli potrebbe farlo solo vestito di nero, in una notte nera, in una grotta nera. Altrimenti si parlerebbe d’”inciucio”.
Questa situazione è allarmante. Se l’opposizione, tanto in America quanto in Italia, non riesce ad esprimere che il proprio disprezzo per chi è al potere, i casi sono due: o chi è al potere sta già agendo per il meglio, tanto che non si riesce a proporre nulla di diverso, o chi è al potere si sta comportando malissimo e tuttavia l’opposizione non riesce a proporre nessun serio cambiamento di rotta. “Votate per me, così vi libererete di lui” non è un buon programma. Bisognerebbe ricordare che nuovo non sempre significa migliore e perfino che chi cambia la vecchia per la nuova peggio trova.
Sarebbe bello se Prodi, d’accordo almeno con la Margherita e i Ds, proponesse un programma dai contenuti chiari e coraggiosi per fare campagna elettorale con chi ci sta. Poi, o si vincono le elezioni o si cade in piedi. Nelle condizioni attuali, invece, si rischia solo di mietere nel campo dell’odio e del risentimento, per poi vederseli ritorcere contro, in caso di vittoria, quando ciascuno, avendo avuto in mente fino a quel momento solo un vago programma personale, avrà l’impressione che il governo Prodi non lo realizza.
Si può avere una cattiva opinione degli Stati Uniti, si può avere una pessima opinione dell’Italia, ma ambedue questi paesi meriterebbero un’opposizione più seria.
Giannipardo@libero.it, 23 settembre 2004

IL RAGGIO DI LUCE E LA PARABOLA
Per colpire un bersaglio i metodi sono due: o mirare in linea retta ad esso, come si fa con un raggio di luce, o mirare al di sopra di esso, sapendo che il proietto, a causa della gravità, descriverà una parabola.
Lo stesso vale per gli obiettivi di diverso genere. Se voglio telefonare ad un amico in Germania non posso comporre un numero quasi esatto: devo mirare in linea retta perché se sbaglio anche un solo numero mi risponderà qualcun altro. Viceversa (parabola), se voglio essere sincero, non potrò esserlo al punto da offendere tutti quelli che incontro. Non potrò salutare il vicino insopportabile con: “Possa tu morire”. E non potrò dire al malato di cancro: “non fare progetti per l’anno venturo, non ci arriverai”.
I campi in cui più spesso si mira a parabola sono la religione e la politica. Il Cattolicesimo onora i santi la cui virtù ha raggiunto “livelli eroici” ma in realtà la Chiesa, nella sua saggezza, modera parecchio gli entusiasmi di chi - prendendo alla lettera gli inviti classici - rischia di esagerare. Nel Vangelo sta scritto che se un nostro organo, l’occhio, per esempio, ci è occasione di peccato, meglio faremmo a cavarcelo, perché è meglio andare orbi in paradiso che con tutti e due gli occhi in inferno. Ma la Chiesa formulò una famosa e risoluta condanna di Origene, cui un altro organo era occasione di peccato e che per questo si castrò. Analogamente, il Papa ebbe per parecchio tempo in grave sospetto San Francesco e il suo estremismo nel disprezzo dei beni della terra.
La Chiesa – come Molière nel Misanthrope – vuole una virtù vera e seria ma moderata. Se indica modelli eroici (i santi), se insiste nel predicare comportamenti un po’ assurdi, lo fa nella speranza che i fedeli applichino i suoi consigli al cinquanta per cento. Non pretende veramente che si porga l’altra guancia, vorrebbe che non si vendicasse uno schiaffo con un omicidio. Mentre nel Vangelo sono lodati i passeri che non seminano e non coltivano, e tuttavia mangiano tutti i giorni, e i gigli, che non filano e non tessono, e tuttavia sono vestiti meglio di Salomone, San Benedetto, che non era un passero ma un credente serio ed intelligente, ha avuto come regola “ora et labora”. Perché senza labor non si mangia o si mangia sfruttando il labor altrui.
Qualcosa di analogo avviene con le dottrine di sinistra, dove il Vangelo sarebbe rappresentato dal Capitale di Karl Marx. Lenin tentò di attuare integralmente la teoria e dovette presto arrendersi fare marcia indietro in diversi campi. Tentò di abolire il denaro e dovette tornarci. Dinanzi ai disastri provocati, lanciò la Nep, nuova politica economica. Lasciò ai contadini un fazzoletto di terra per uso privato e quel fazzoletto produsse una notevole percentuale dei prodotti agricoli nazionali. Ma mentre tutto questo avveniva nei paesi del socialismo reale, in Occidente, dove la teoria non era sottoposta al severo vaglio della pratica, si rimaneva convinti di potere risultati ottimi applicandola integralmente. Essa non poteva che essere perfetta perché ”scientifica”, come sosteneva Marx stesso. Tutti erano intransigenti perché avevano il vantaggio di non soffrire del tentativo d’applicazione di quella sciagurata teoria.
Hanno avuto ragione coloro che, in passato, hanno reputato che un po’ di socialismo poteva migliorare la società e la vita di tutti, mentre un’integrale o comunque severa applicazione della teoria collettivista avrebbe impoverito tutti e avrebbe potuto mantenere il potere solo se si fosse trasformata in dittatura. E infatti, dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, tutti i paesi del socialismo reale, Russia inclusa, hanno ripudiato il comunismo.

Dopo il 1989 i comunisti occidentali si sono ritrovati senza Mosca e senza potersi appigliare alle bugie che i paesi dell’est propalavano per magnificare i loro immaginari successi. A questo punto avrebbero dovuto ammettere d’avere sbagliato strada. Poiché però  è molto doloroso cessare di credere a qualcosa che è stato il centro della nostra vita, alcuni di loro si arrampicano sugli specchi per chiamarsi ancora comunisti e predicare una palingenesi che è, sulla base della storia, o impossibile o rovinosa.
Bisogna stare attenti a non prendere alla lettera i grandi proclami. Non bisogna dimenticare che essi, mirando, prevedono una parabola: in tutti i campi l’integralismo è una stupidaggine controproducente. Per quanto riguarda la situazione italiana, per esempio, anche se la destra della sinistra ha chiaramente ragione, l’intera sinistra è ipnotizzata dalla sinistra della sinistra. Chiunque sia meno comunista di Salvi, Bertinotti, Di Liberto si vergogna di essere meno comunista di Salvi, Bertinotti, Di Liberto. Ha Schlechtes Gewissen, mala coscienza. Sente di tradire l’ideale e giudica l’altro è più coraggioso e più coerente. Finché durerà questa sciocca ipnosi collettiva, e in mancanza di un Papa comunista che condanni il Savonarola, è difficile sperare in una seria sinistra di governo.

Giannipardo@libero.it, 22 settembre 2004.

Massima del giorno
C'è la cortesia formale, regalare un libro interessante. C'è la cortesia sostanziale: non chiedere "L'hai letto?"
G.  P.


MOLLICHINE
Secondo un famoso principio di Wittgenstein,  di ciò di cui non si può dir nulla di sensato è meglio tacere.  Ciampi non sembra un appassionato di Wittgenstein.

Allawi sostiene che Saddam Hussein ha chiesto la grazia.  Notizia de relato.  Inutilizzabile come testimonianza.

Chirac ha proposto una tassa mondiale a favore dei poveri della Terra.  Ma non si poteva credere Napoleone,  come tutti gli altri?

La Cbs si rimangia le accuse (avallate anche da Dan Rather) di favoritismi a Bush.  Ecco la superiorità della Rai.  Mai essa si rimangerebbe un'accusa infondata.

L'Europa fa la severa con Ankara ed essa fa sapere che "l'opzione europea non è l'unica per la Turchia". Ci sono ancora altri quattro continenti.

L'ambasciatore britannico a Roma: Bush è "The best recruiting sergeant of al Qaida", il più efficace ufficiale di reclutamento di al Qaida. Dovremmo mandare Pecoraro Scanio ambasciatore a Londra.

Gianni Pardo


IL TERRORISMO COME PROVA DI CIVILTÀ
In un film di molti anni fa, "La lunga notte dell'Ispettore Tibbs", un bianco razzista del Sud, reputando insolenti le parole dell'ispettore negro, gli diede uno schiaffo. Il gesto nasceva dalla sua intima convinzione di superiorità e corrispondeva allo scappellotto che il maestro dava allo scolaro, essendo ovvio che lo scolaro non potesse che subirlo in silenzio. Il punto è che Tibbs, venendo dal Nord, non aveva timidezze e per questo restituì lo schiaffo con imprevedibile prontezza. La morale dell'episodio è che certe evidenze soggettive dipendono dal tempo e dalla storia. Nessun negro, nell'Ottocento, avrebbe restituito lo schiaffo. Nessun bianco, in America, darebbe oggi uno schiaffo a un detective nero.
Qualcosa di analogo si deve osservare a proposito del terrorismo, il cui senso è cambiato col tempo. In passato esso è stato meno frequente non perché gli uomini fossero più mansueti ma perché era reputato poco utile. Poteva essere produttivo l'assassinio di personalità eminenti o reputate insostituibili (il regicidio, l'attentato a De Gaulle) ma l'attentato alla vita di semplici civili era visto da tutti come un normale atto di criminalità. Finché non fossero stati attaccati personalmente, ai governanti importava ben poco della vita di cinque, dieci o cinquanta normali cittadini. Ovviamente, una volta presi, i terroristi sarebbero stati condannati a morte: ma era normale amministrazione della giustizia penale.
Ciò che è cambiato, nell‚epoca contemporanea, è il fatto che l'insieme dei mezzi di comunicazione di massa ci fa vivere in diretta tutte le vicende umane... (per proseguire nella lettura clicca qui)
Giannipardo@libero.it


En passant
Gli analisti politici sono d'accordo: al di la dei distinguo e delle inevitabili  delle polemiche elettorali,   la strategia di Jonn F. Kerry per l'Iraq (invio di truppe non americane in Iraq, addestramento delle truppe irachene, rispetto delle date indicate per le elezioni politiche) è sostanzialmente simile, se non addirittura uguale,  a quella di Bush.
Per questo fa un po' strano leggere articoli, ad esempio  sul Corriere della Sera (titolo: La svolta di Kerry:<<Ritiro a partire dal 2005>>) e sull'Unità (titolo:"Fermerò la guerra infinita"),   dove si da conto del discorso pronunciato l'altro ieri da John Kerry   alla New York State University facendolo apparire -nei titoli e nei commenti-  come un discorso pacifista.
A scanso di equivoci, pubblichiamo  il testo integrale del discorso di Kerry, clicca qui.




DUE PALLE UN SOLDO
“Ci potrebbe essere qualche servizio segreto occidentale dietro il rapimento delle due volontarie italiane Simona Torretta e Simona Pari.” A scriverlo è il quotidiano britannico The Guardian, vicino al partito laburista, in un articolo scritto a quattro mani da Naomi Klein, autrice del libro "No logo" e Jeremy Scahill, reporter dell'emittente indipendente americana "Democracy now".

Chi fa il tiro a segno sui civili, chi spiana villaggi con le bombe, chi ha creato Abu Ghraib (e Guantanamo) non vede certo di buon occhio la presenza in Iraq di operatori di pace, né di giornalisti che non siano embedded. Rendere la loro scomoda presenza sempre più a rischio, perfino eliminarla: può essere benissimo l'obiettivo dell' «amico George»”  Questa volta  è tutta roba uscita dalla mente fervida del dutur Gino Strada,   su "Il  Manifesto".

Ostaggi, è ancora caos
Nel fine settimana in Iraq c'è stata un'ondata di sequestri e violenze che ha fatto almeno 80 morti. Al Jazeera ha diffuso i video di due gruppi armati: uno afferma di detenere dieci dipendenti di una società turca con capitali americani, l'altro rivendica il rapimento di 18 membri della Guardia nazionale irachena. Un altro gruppo, Ansar al Sunna, ha annunciato ieri sul suo sito internet di aver decapitato tre curdi iracheni. Inoltre sono dati per dispersi tre uomini d'affari libanesi.Ad un mese esatto dopo il rapimento di Christian Chesnot e di Georges Malbrunot, interessante articolo di Libération dove si racconta come, mentre sul terreno la situazione è sempre più confusa,   le autorità francesi raddoppiano la prudenza nelle dichiarazioni ufficiali.

ARAFAT
Il grande delitto di Arafat non e' stato solo di iniziare una guerra inutile e tremenda contro Israele ma di aver provveduto cinicamente a disintegrare completamente il debole bagaglio culturale della societa' palestinese divisa ormai in varie entita' che si odiano ferocemente fra loro.
I palestinesi di Gaza contro i palestinesi della Cisgiordania (Giudea e Samaria), i palestinesi dei campi profughi contro i palestinesi delle citta' e villaggi, i palestinesi giovani contro i vecchi assassini corrotti della banda di Tunisi e in queste fessure apertisi nella societa' palestinese ha trovato posto la barbarie.
Arafat credeva di poter comandare sempre, era abituato bene, lui il puffo d'Europa, era abituato a bagni di folla osannante, ad essere creduto sulla parola, a schioccare le dita e trovarsi i tappeti rossi in tutti i Parlamenti europei e in Vaticano.
I media d'Europa erano ai suoi ordini e in parte lo sono ancora, poteva quindi far passare tutta la propaganda antiisraeliana che voleva. Chi avrebbe osato dire di no al terrorista piu' amato, al dittatore piu' rispettato, al nemico degli ebrei piu' venerato?
La TV di stato palestinese, agli ordini del raiss, ha  il merito malefico di "educare" i palestinesi  all'idea del martirio, dell'assassinio, dell'odio contro gli ebrei e infine all'obbligo di sterminare gli ebrei sempre e dovunque in quanto scimmie e maiali nemici del popolo arabo e dell'Islam.
Tutti sanno che il potere dei media e' enorme e lo e' in modo spaventosamente deleterio quando penetra in una societa' disgregata e senza piu' valori.
Arafat non solo ha perso la sua  guerra ma ha fatto perdere ai palestinesi la loro ultima possibilita' di creare uno stato, la dignita' e la speranza. Un crimine contro l'umanita' che si aggiunge alle stragi da lui ordinate in Israele e alle esecuzioni senza processo di palestinesi dissidenti appesi ai pali delle loro citta'.
La societa' palestinese si e' frammentata in mille pezzi, e' arrivata la collasso e a nulla sono serviti i miliardi di euro con cui e' stata ricoperta anche perche' le prove della corruzione sono arrivate ai donatori che oggi come oggi si sentono molto meno generosi.

Il puffo Arafat percio' ha perso su tutti i fronti meno che  su quello dell'estrema sinistra europea e americana che ancora lo sostiene e cerca di farlo passare per povera vittima del potente e malvagio Israele. In questi giorni quindi gli estremisti ritirano fuori le loro unghie sporche di sangue e le loro armi, menzogna e diffamazione.
Ancora la smenano con Sabra e Chatila, non mollano l'osso della loro propaganda arcobaleno, ancora ci annoiano con Sharon attribuendo a lui le responsabilita' della miseria morale e materiale dei palestinesi, ancora parlano e scrivono come se non ci fossero stati questi 4 anni terribili, come se non ci fosse stato l'11 settembre, i balli di gioia dei palestinesi, come se non ci fossero state le stragi di Madrid e Beslan.
Loro, i paladini delle dittature, non si rassegnano e adesso stanno tentando un'altra canagliata: cercano di dirottare le colpe della morte dei bambini di Beslan dai terroristi islamici al governo "criminale" di Putin e usano contro il premier russo gli stessi epiteti da sempre usati contro Sharon :macellaio, criminale, assassino di bambini.
Stanno creando, con l'aiuto dei media,  una seconda Sabra e Chatila russa con cui rompere le scatole al mondo, strumentalizzando le sofferenze e la morte di centinaia di bambini per assolvere la resistenza islamica dalle sue barbare colpe. Farabutti!
Israele ha vinto la sua ennesima guerra sconfiggendo il terrorismo palestinese e facendolo implodere su se stesso.
Il mondo deve fare altrettanto col terrorismo islamico e potra' vincere soltanto se isolera' terroristi e sostenitori combattendoli su tutti i fronti senza pieta' e togliendo al Quinto Potere la possibilita' di fare da grancassa al Male del terzo millennio.
 Deborah Fait
, informazionecorretta 19-09-2004

LA COERENZA
Ralph W.Emerson  ha scritto: “Una stupida coerenza è il fantasma delle piccole anime, adorata da piccoli uomini politici, dai piccoli filosofi e dai piccoli teologi. Un’anima grande non ha proprio niente a che fare con la coerenza”.
Di fronte ad affermazioni così intrepide si rimane tramortiti. Né riesce a rianimare il lettore la grandezza del nome di Emerson. Il primo commento che viene alle labbra, riprendendo i sensi, è: “Quandoque bonus dormitat Homerus”. O peggio. Probabilmente Emerson aveva fatto un’immensa cattiva figura e cercava di uscire dall’angolo accusando d’avere torto chi aveva ragione.
Un paradosso è riuscito quando è umoristico, quando dissacra un luogo comune infondanto o quando rivela il lato sciocco di una credenza. Viceversa, se non è profondo e se manca il lato divertente, non basta andare contro le convinzioni correnti. È sciocco affermare che ”L’Artico, checché ne dicano i freddolosi, è il posto più caldo del pianeta”. Non è vero e non fa ridere.
La coerenza, come la bontà, la lealtà, il coraggio, fa parte della confraternita delle qualità positive. Ma, come tutte le qualità, ha il suo contraltare simmetrico ed analogo in un difetto: la bontà può essere ingenuità o debolezza, il coraggio può essere incoscienza o temerità, la coerenza, ovviamente, semplice e stupida testardaggine.
Se la coerenza fosse solo un difetto, chiunque, constatando d’avere su qualcosa la stessa opinione da vent’anni, dovrebbe per ciò stesso cambiarla. Pensa da cinquant’anni che Stalin sia stato un immenso criminale? Da domani, per far piacere ad Emerson, penserà che è stato una pasta d’uomo e un benefattore dell’umanità. Ha sempre pensato che Aristotele sia stato un grande genio e da domani dirà che è stato un cretino.
La coerenza è una virtù funzionale al suo oggetto. Identificata una verità è necessario restarle fedeli contro venti e maree, anche per trent’anni, anche per sessanta: le più belle nozze di diamanti sono quelle con la verità.
Se viceversa ci si accorge che ciò che si credeva era infondato, lo stesso amore della verità deve spingere a cambiare opinione e in questo caso la coerenza sarebbe solo disonestà intellettuale.
Emerson ha torto. Non è un piccolo filosofo o un piccolo uomo chi è coerente, è un piccolo uomo chi non si arrende alla verità. Se l’incontro con essa avviene presto, e non si ha ragione di cambiare opinione, viva la coerenza. Se viceversa ci si accorge d’avere sbagliato, bisognerà buttare a mare la coerenza ed accettare anche l’irrisione degli ex-“correligionari”.
Ammesso che il comunismo sia stato un grande errore e la causa di molte tragedie, bisogna ammirare il comunista (da Koestler a Giuliano Ferrara) che diviene anticomunista. Ma non bisogna definire piccolo uomo e piccolo filosofo chi anticomunista lo è stato da sempre. Con buona pace di Emerson.
Giannipardo@libero.it, 18 settembre 2004


MADONNA
E' arrivata in Israele. Madonna, la megastar  internazionale. Esther, la studiosa di kabalah. E' arrivata e 1200 stanze sono state riservate negli hotels di Tel Aviv, Tiberiade e Gerusalemme per lei e per gli altri ospiti del Centro Studi di Kabalah  per il loro Congresso Internazionale: 2000 partecipanti di 22 paesi.
Bel Colpo! In Israele quest'anno il turismo e' aumentato arrivando a toccare le percentuali degli anni d'oro prima della guerra del 2000.
In tutto il paese, soprattutto nel periodo delle grandi festivita' ebraiche, non c'e' una camera libera. Stiamo andando alla grande nonostante la poca e nulla pubblicita' turistica che all'estero fanno di questo paese.

Questo si che e' stato un bel colpo!
Esther e' arrivata e con lei  un'enorme pubblicita' a Israele, finalmente pubblicita' positiva, finalmente, anche se  i media internazionali non hanno voluto dare troppo spazio a questa visita, qualcuno ha capito che Israele non e' guerra ma e' un paese tranquillo dove si vive e si lavora e ci si diverte.
La prima frase che mi ha detto un amico che per la prima volta veniva in Israele e' stata:
" Non sembra proprio un paese che sta uscendo da 4 anni di guerra"
Ed e' vero. Israele ha sofferto indicibilmente, abbiamo vissuto giorno per giorno panico, terrore, lacrime e disperazione e ancora non ne siamo usciti.
Per migliaia di famiglie la fine del dolore non arrivera' mai ma siamo un popolo forte, siamo un popolo che sa vivere ogni giorno come se incominciasse una nuova vita e che sa vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Siamo un popolo coraggioso ed e' questa la nostra incredibile forza che stupisce tutti e che fa rabbia a molti, a quelli che vorrebbero vederci piangenti nella polvere a supplicare aiuto e pieta'.
Nessun aiuto e nessuna pieta', ci rialziamo da soli , ci tiriamo su le maniche e continuiamo a lavorare, a costruire case e centri commerciali, giardini e parchi, scuole e Universita', continuiamo ad accogliere i nostri fratelli ebrei che decidono di dividere il nostro destino, continuiamo a uscire per andare a teatro e a divertirci. Continuiamo ad andare a portare un fiore e un sasso ai nostri morti.
Quattro anni di guerra non ci hanno piegati ne' spezzati, siamo qui pronti a correre in piazza quando arriva una star, ci mettiamo le magliette con la scritta Kabalah e ridiamo di gioia al concerto di Madonna Esther, siamo cosi' entusiasti che da farci mandare all'ospedale dai suoi bodyguard.
Naturalmente anche in questa occasione i pacifisti non demordono e continuano a rompere le scatole e si sono messi davanti alla Tomba di Rachele con cartelli che urlano "It's occupation. Stupid Madonna".
Bestemmia o incazzatura contro chi vuole soltanto andare a visitare un luogo sacro per gli ebrei interdetto agli stessi?
Forse entrambe le cose per la signora pacifista americana che teneva alto un cartello del genere e la sua bella bandierina arcobaleno.
Forse nessuno le ha ancora detto che la Tomba di Rachele e' un luogo santo dell'ebraismo e che dovrebbe essere quindi libero di essere visitato da chiccessia.
I musulmani di Israele possono andare a visitare i loro luoghi sacri, gli ebrei no. Niente Tomba di Rachele, Niente Tombe dei Patriarchi, Niente Mon
te del Tempio, Niente Tomba di Giuseppe (trasformata in moschea dopo essere stata bruciata).
Questo forse la signora pacifista americana non lo sa e se lo sa guarda dall'altra parte....da quella dei soldi e dell'odio.
Intanto Madonna Esther e' qui e i nostri  giovani per un po' dimenticano l'esercito e vanno ad applaudirla e a gridare forte per non sentire  il loro cuore spaventato.
E' servito il suo viaggio, altro che se e' servito...per la Madonna!
 Deborah Fait
, informazionecorretta, 18.09.2004

FA UNA CERTA IMPRESSIONE
Fa una certa impressione vedere in RAI lo sceicco Yousef al Quaradawi, -barbetta, cappellino e tunichina- far gli elogi a Berlusconi. Ebbene,  ieri sera, sul tardi,  io l'ho visto!  Ospite in video della trasmissione "Speciale Telecamere" di  Anna La Rosa, tra De Michelis e  Franceschini ammiccanti,   a raccontare, prima tradotto poi replicato  in lingua originale,  di quanto sono buoni gli italiani e di quanto bravo è il loro premier.
Mancava solo Cossiga  a raccontare delle resistenze che son sempre terroriste. E' arrivato, in voce, pure lui.
(cp,17.09.2009) 

PREZZI
Alcuni TG c'hanno aperto la giornata.  Ieri "sciopero della spesa" indetto dalle associazioni dei consumatori e, contemporaneamente, su proposta del  Governo e del ministro Siniscalco, accordo siglato per il  blocco dei prezzi di alcuni prodotti nella grande distribuzione.
Ma, sull'accordo Governo-grandedistribuzione,  le  associazioni dei consumatori   non sono soddisfatte: dicono che è poco, perché l’accordo dovrebbe prevedere la diminuzione dei prezzi. Per supportare la loro posizione, le associazioni dei consumatori, pur senza alcun riscontro oggettivo,   gonfiano a dismisura le cifre di partecipazione allo sciopero della spesa che secondo loro,  subito smentiti dalle associazioni dei commercianti,  avrebbe coinvolto il 75% dei consumatori italiani.
Boom!
A parte le solite esagerazioni-esasperazioni, noi comunque non crediamo  sia compito di un  Governo  stabilire quanto debbano costare i beni di consumo. Tanto per capirci,    un Governo del genere sarebbe “da soviet”.
Noi, lo diciamo senza remore, non giustificheremmo  mai un Governo che si mette ad inseguire  la demagogia delle associazioni dei consumatori approvando provvedimenti blocca-prezzi; noi preferiremmo che il Governo, questo Governo di centro-destra,  intervenisse non per bloccare i prezzi, ma per incentivare i consumi a partire dalla responsabilità individuale di ogni attore dell’economia: cioé tagliando le tasse e facendo sì che sia la logica della domanda e dell’offerta a contribuire alla ricchezza di ognuno, secondo le proprie capacità  e i propri interessi.
(cp, 17.09.2004)


Massima del giorno
Nell'ambito internazionale,  abbiamo i vigili urbani per disciplinare il traffico ma non i carabinieri per arrestare gli assassini.
G.  P.

MOLLICHINE
Il ministro degli Esteri francese Barnier fa sapere che i due reporter francesi rapiti “sono vivi e stanno bene”.  Non che è sono con amici?

 Frattini: “liberate le italiane e restituiteci il corpo di Baldoni: erano in Iraq solo per fare del bene”. A differenza di...  Di chi?

30 extracomunitari tunisini hanno tentato una rivolta nel centro d’accoglienza di Trapani: l’Italia non li ha trattati secondo i loro meriti.

“Faccia a faccia tra Prodi e Rutelli”.  Pare che Prodi,  dopo averlo guardato fisso,  gli abbia detto: “Ti trovo bello.  Guaglione”.

Calderoli sulle riforme: “Nessuno vuole farle a colpi di maggioranza”.  Proprio nessuno? Nemmeno la maggioranza?

“Servono risposte dal governo su Alitalia”,  dicono Cgil Cisl e Uil.  Risposte a volontà: ma soldi?

Carlo De Benedetti: “Gli USA sono diventati il poliziotto mondiale.  Perché allora il presidente deve essere eletto solo dai cittadini americani?”.  E soprattutto,  perché questo poliziotto non arresta chi dice sciocchezze del genere?


Un palestinese in bicicletta s’è fatto esplodere vicino a un posto di blocco israeliano.  Anche il terrorismo ha il suo artigianato.

Sulle operazioni per liberare le due Simone,  “massimo riserbo”.  Traduzione: “non possiamo far nulla ma non ve lo diciamo”.

Frattini in Iraq chiederà agli Usa “moderazione militare”: e perché chiederla agli americani? Siamo noi italiani,  i campioni di moderazione militare.

D’Alema e Bertinotti hanno firmato a Strasburgo un appello del centrosinistra per la “sospensione dei bombardamenti”.  Potrebbero irritare i terroristi.

Il ministro degli Esteri Lavrov,  rispondendo alle critiche occidentali: “Le riforme in Russia non sono fatti vostri”.  Non se la prenda,  Lavrov.  Gli occidentali volevano criticare Stalin.  Solo che le critiche sono arrivate in ritardo.

Gianni Pardo


SE QUELLA CONTRO IL TERRORISMO POSSA DIRSI GUERRA
Le parole hanno un uso proprio e uno improprio. Tutti diciamo d’essere morti di stanchezza o di amare alla follia, ma nessuno annuncia così la propria morte o la propria demenza. Ed ecco il problema: quella contro il terrorismo è una guerra in senso proprio o la parola guerra è usata, come tante altre volte, per enfatizzare il concetto? ...
Per proseguire nella lettura clicca qui.

(Giannipardo@libero.it)

Dario Fo: "Rubati i soldi del Nobel che avevo devoluto in solidarietà"
Si tratta di 800mila euro. Ad appropriarsene, secondo la denuncia dell'artista, un collaboratore infedele che era stato messo a capo della onlus "Nobel per i disabili".
"Hanno rubato i soldi del mio Nobel": così Daro Fo, che aveva versato gli 800mila euro del prestigioso riconoscimento a una onlus per disabili, ha denunciato ieri alla procura di Milano.
La notizia, riportata dal settimanale Vita, spiega che nel 1998 l'artista aveva deciso di devolvere il suo Nobel in solidarietà e per questo era stata creata l'Associazione "Nobel per i disabili". All'ente Fo aveva continuato a versare altri soldi, compresi i ricavi della vendita di alcune litografie realizzate dallo stesso artista.
Tutte queste risorse dovevano servire per acquistare pulmini per i portatori di handicap e per sostenere l'opera di altre associazioni e cooperative sociali.

Iran: scuola per aspiranti suicidio e martirio.
Se non bastassero i programmi militari nucleari, le ingerenze militari e politiche nei paesi vicini,  Iraq in testa,  e la feroce repressione contro le aspirazioni democratiche dei giovani iraniani,    a rendere ancora più preoccupante la situazione in Iran c'è  l'inaugurazione pubblica di una scuola per aspiranti martiri suicidi  E' ben vero che il governo iraniano ha smentito ogni suo diretto collegamento,  ma  questa scuola, unica nel mondo,  opera alla luce del sole e sotto il diretto controllo delle autorità iraniane. Mohammad Ali Samadi,  "Guardia internazionale dei combattenti aspiranti martirio" (!)  ha dichiarato che la scuola è in fase iniziale. Ha aggiunto che gli aspiranti suicidi iscritti sono 25000 e Shokrollah Attarzadeh, parlamentare del partito di   Khamenei per il distretto di Busher, è stato il primo ad iscriversi in questa scuola. Gli iscritti, dopo l'addestramento, "parteciperanno nelle operazioni suicide contro Israele e i suoi interessi, per uccidere Salman Roshdi e gli americani".
Hosein Shariatmadari, direttore del quotidiano Keyhan, partecipando all' assemblea costituente della scuola ha detto: La morte per gli aspiranti del martirio è l'inizio della vita eterna e per i nemici la fine di ogni cosa e cadere nella punizione eterna divina. Quindi in tutti due casi possibili la vittoria appartiene agli aspiranti.
Alcuni dei parlamentari iraniani e il nipote di Khomeini hanno appoggiato la iniziativa mentre il governo iraniano considera questa scuola un ONG popolare. Per altre notizie cliccare qui.


COMUNISTI D'IRAQ
Come si dice? Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. E così il segretario del Partito comunista iracheno, in Italia su invito del Pdci di Cossutta e Diliberto, ha deluso i suoi ospiti: per lui la "resistenza" irachena è terrorismo, gli americani hanno liberato il paese da una tirannia e devono rimanere finchè il paese non sarà sicuro...
Da Libero di oggi, 15-09-04, stralcio da un articolo di Paolo E.Russo .
"Sorpresa: i comunisti iracheni sono meno antiamericani di quelli italiani. Anzi, loro che convivono con le bombe e subiscono attentati, chiedono ai marines di restare lì. Cioè di «aumentare le misure di sicurezza preventiva » contro gli attentati. Perché quello che insanguina le strade «e che forze sinistre tentano di giustificare chiamandolo “resistenza” alla presenza militare straniera nel Paese,è chiaramente terrorismo, porta alla morte di civili innocenti e prolunga la presenza di queste forze in Iraq». Lo ha scritto testualmente in un editoriale “Tareeq Al-Shaab”, l’organo del Partito comunista iracheno. Lo ha ripetuto ieri, davanti allo sbigottito Armando Cossutta, Hamid Majid Mousa. Il presidente dei Comunisti italiani,accompagnato dal responsabile Esteri del suo partito, Jacopo Venier,ha incontrato a Roma il segretario del Partito comunista iracheno. L’occasione era di quelle importanti. Il Pdci è rimasto ormai l’unico partito in Italia a chiedere il ritiro delle truppe occidentali dall’Iraq, cercava una sponda internazionale alle sue posizioni. Solo che il sessantunenne leader storico dei comunisti iracheni, costretto a un lungo esilio da Saddam Hussein,li ha delusi. Niente ritiro delle truppe,«almeno fino a quando si svolgeranno le prime elezioni libere dell’Iraq». Cioè l’anno prossimo. Altro che ritiro immediato. Questo perché, sostiene Mousa, «la situazione nel Paese è complessa». Forse i Comunisti italiani erano rimasti indietro"

W GLI SPOSI.
Sotto il marchio RAI3 si serve sempre la causa. Ieri sera, in prima serata, viaggio inchiesta da Nord a Sud  di Riccardo Iacona sulle coppie che si vogliono sposare.  La novità (!!!)  del programma è che si vuole dimostrare che chi ha molti soldi può sposarsi sperperando con disinvoltura,   chi non ne ha...  son cazzi amari, anzi son tre anni di stipendio che prendono il volo. 
Chi ha resistito al lamento continuo,  di certo  può dire  come son bravi e reali questi operai e come son fessi  e irreali questi borghesi! Che forza della natura, che tempeste d’animo, che stipendi da fame, che sprechi infiniti. E lo sfruttamento, e il lavoro nero, e la Romania, e la fidanzata lontano, e la "generazione mancante", e che schifo i contratti a termine...e...
e arridateci quella  papera della D'Eusanio
.
(cp, 15.09.2004)

DI TUTTO DI PIU'
Occhetto: “La CIA dietro i sequestri dei pacifisti?”

Da Dilloadalice riprendiamo questa interessante intervista ad Achille Occhetto:
“Se ci facciamo prendere dal “buonismo” facciamo il gioco della CIA. La guerra è un tabù come l’incesto. Il riformista non è un uomo che ha paura o che media; il riformista è coraggioso”.  
  On. Occhetto, come sta oggi il mondo?
Purtroppo sono pessimista. Dopo il fallimento di due visioni del mondo importanti, anche con i loro errori, ovvero il liberismo e il collettivismo burocratico (e non parlo di comunismo ideale che è un'altra cosa), oggi viviamo un mondo pieno di incognite. Siamo minacciati da catastrofi sulle quali ancora non stiamo ragionando.
  Quali per esempio?
Quella della globalizzazione violenta; quella di un rapporto uomo/natura che può diventare catastrofico fino al punto dell'autodistruzione. La proprietà, così è stata descritta dai classici, non esiste più perché esiste un management prepotente, forte, ma che molte volte non sa quello che vuole. Inoltre, le classi sociali, così come concepite una volta, si sono profondamente trasformate.
  E allora che fare?
Il vero problema è che occorre introdurre un nuovo sapere nella sinistra. Ed in questo nuovo sapere bisogna avere il coraggio di correre il rischio di non piacere, almeno per un mese, al salotto buono della borghesia italiana ed internazionale. Oggi la sinistra questo coraggio non ce l'ha e ormai ritiene che la politica sia una corsa verso il centro di accreditamento, per dimostrare di essere capaci di fare meglio ed in modo più onesto le cose del pensiero unico monetarista. E' chiaro che con questa cultura il problema centrale del rapporto uomo/natura, del rapporto nord/sud del mondo e quindi del capovolgimento del processo di liberalismo selvaggio che soffoca gli altri popoli della terra non è parte della politica della sinistra.
  Cosa può fare l'Ulivo?

Ritegno che oggi la politica sia entrata in un pantano che coinvolge sia il centro-destra sia il centro-sinistra. E' necessaria una politica alta, ovvero che abbia un progetto. Rimettiamoci attorno ad un tavolo per discutere di questo, e non facendo tutti i giorni dichiarazioni se vogliamo o meno le primarie o le secondarie. Occorre discutere delle grandi idee storiche che la sinistra vuole porre in essere.
  Nel frattempo il mondo si chiede come può difendersi dal terrorismo.
Il terrorismo è legato a questa questione. Perché i circoli americani neo-conservatori partono dal presupposto che l'America non possa più governare il processo diseguale dello sviluppo e della ricchezza del mondo? Di fronte c'è un bivio. O si sceglie la via della globalizzazione democratica o quella della militarizzazione della politica. Bush ha scelto la via della militarizzazione della politica. E di fronte a questa scelta non si può giocare di fioretto. Dobbiamo dire con estrema chiarezza che il terrorismo non può in nessun momento essere preso come alibi per giustificare a posteriori la guerra di Bush o il rischio che questa guerra possa andare avanti. Se siamo presi dal “buonismo” rischiamo di fare il gioco della CIA: quello che è avvenuto in Russia e i recenti sequestri mi fanno pensare male. Non capisco che interessi abbiano questo forze a prendere in ostaggio dei militanti pacifisti. Vedo invece delle operazioni della CIA con le quali si prepara la vittoria di Bush.
  Quindi, pensa ad un nuovo riformismo contro questa America?
Dobbiamo semplicemente stare attenti e svegliarci dal torpore. Dobbiamo ridare al riformismo il senso di una parola alta. Il riformista non è un uomo che ha paura o che media; il riformista è coraggioso. Quindi, risolleviamo la bandiera del riformismo e innalziamo tre punti principali: 1) i rapporti e le ragioni di scambio tra nord e sud del mondo; 2) la guerra con i nuovi strumenti di distruzione di massa deve essere considerata un tabù come l'incesto e come la schiavitù; 3) la globalizzazione democratica con la riforma della “global governance” a livello internazionale.
(intervista a cura di Cristiano Pini)

CECENIA, L'ANALISI DI OLIVIER DUPUIS
Ospitiamo l'analisi dell'ex eurodeputato Olivier Dupuis sulla questione cecena. L'intervento è pubblicato dalla rivista Diritto e Libertà, Luglio-Settembre 2004
 "Una coltre di silenzio avvolge la "questione cecena": le decine di migliaia di morti ignorati, il ricorso massiccio alla tortura, il ruolo dello Stato russo, dei suoi "servizi" nelle misteriose e sanguinarie esplosioni di immobili, in numerosi rapimenti, un generalizzato diniego di giustizia a vittime giuridicamente cittadini di uno Stato membro del Consiglio d'Europa; i media russi irregimentati, i media occidentali che diffondono, salvo rare eccezioni, le gioie e i dolori della cosiddetta«crociata anti-terrorista» del Presidente Putin, ...

Ma c'è un silenzio che è ancora più strano: quello relativo al ruolo dell'Europa, delle sue istituzioni e dei suoi cittadini, a quanto potrebbe e dovrebbe fare all'interno di frontiere che si sforza di nasconderci.
Perché lo sterminio del popolo ceceno, il lento genocidio di questo piccolo popolo, la litania interminabile di crimini di guerra e contro l'umanità si sta compiendo da noi, in Europa. In quest'Europa geografica e storica, in quest'Europa politica e giuridica che dovrebbe incarnarsi nel Consiglio d'Europa e nella Corte europea per i Diritti Umani, nell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo in Europa (OSCE), nell'Accordo di Partenariato e Cooperazione che lega la Federazione russa all'Unione europea.

Può questa Europa, che si vuole politica, accettare che un genocidio si perpetui al suo interno? Che un piccolo popolo di meno di un milione di abitanti continui a essere vittima delle nostalgie imperiali degli uni, delle ambizioni e dei calcoli degli altri, del laisser-faire e della spirale dell'orrore?..."
(clicca qui per continuare nella lettura)

 REPORT,  RAI3, L'ANTISEMITISMO CHE TI ASPETTI
In queste settimane, sulla stampa quotidiana e periodica,  si è fatto un gran parlare di "egemonia culturale" della sinistra comunista e post-comunista e di "antisemitismo  di sinistra" basato sulla pregiudiziale israeliana.
Bene, neanche a farlo apposta, nell'ultima puntata  di "Report"(clicca qui per il testo completo del programma), andata in onda in onda su RAI3 venerdì scorso e pubblicizzata come una trasmissione dedicata all' 'ONU e ai suoi problemi,  l'argomento centrale della trasmissione non è stato quello annunciato, no, l'argomento  è stato il conflitto mediorientale (senza dimenticare uno spregevole cappello sull' Iraq e la "cattiveria" e il "business" degli americani).
Naturalmente, la bravissima Gabanelli, giornalista e conduttrice della trasmissione, non ci ha risparmiato nulla mettendoci anche del suo.
Dunque, secondo "Report",  Israele non rispetta le risoluzioni dell'ONU e va bene, ma non si   dice che l'ONU non ha mai condannato il terrorismo palestinese (e non).  Né il genocidio in Sudan, da 20 anni, né quello algerino, filippino,
Mentre la  Gabanelli in studio, tra smorfie e sorrisetti,  ci fa la morale,  le immagini   mostrano alcuni israeliani che si divertono sulla spiaggia e che si chiedono del "perché dobbiamo lasciare ad Hamas questi posti bellissimi ?". Immagine viene contrapposta agli arabi palestinesi che vivono nei miseri campi profughi... e due più due  di solito fa quattro...
La Marina Gabanelli,  giornalista militante di sinistra , è riuscita perfino a raccontarci che  la creazione dello Stato d' Israele è stato  un errore dell'ONU che ha dato agli ebrei la possibilità di creare uno Stato e INSEDIARSI IN TERRA PALESTINESE (in maiuscolo le parole della conduttrice).
Una delle cose più gravi di tutto il documentario é l'intervista al "pacifista" Arafat (pacifista perché ha sentito il bisogno di coinvolgere il nipote di Gandhi) e che invece, come ben sappiamo sapendo contare i morti,  non perde occasione per alimentare l'odio.
Questa intervista riprende appunto il cliché dell'antisemitismo classico, ed é significativa e palese la complicità tra lui e l'intervistatore.
Infatti Arafat, ha detto che i talebani sono stati condannati dall'ONU per aver abbattuto i Buddha di Bamiyan mentre "guardate cosa hanno fatto gli israeliani alla Madonna". Due più due fa sempre quattro. E' partito così uno zoom al rallentatore condito di musichetta subdola e appropriata che mostra un quadro della Madonna scheggiata durante gli scontri avvenuti a Betlemme nell'aprile del 2002, (notare la furbizia, da levantino un poco rintronato,  di Arafat che si era preparato a mostrare la foto da sotto la scrivania, consapevole di parlare al pubblico cattolico italiano).

Concludendo,  in tutto il servizio é emersa una sfacciata partigianeria da parte dei giornalisti che lo hanno curato e un livello preoccupante della nostra TV di Stato che lo ha mandato in onda.   In soprappiù, non solo non sono stati intervistati personaggi autorevoli della politica o del governo israeliano (hanno intervistato il solito ebreo che parla male del suo paese), ma non hanno riportato le ragioni israeliane o non hanno fornito dati ufficiali, in particolare sul "muro", dove hanno invece enfatizzato le condanne della Corte dell'Aia, dell'Onu e le dichiarazioni di Arafat e dei palestinesi (siamo al livello del:  "oste com'e' il vino" ? Ottimo!) con dati inverosimili (lo stesso Arafat  ha parlato del 60% di terre rubate tramite il "muro").
A noi non resta che ricordare come la guerra mediatica contro "lo stato  ebraico" da parte  di una  TV di stato, pagata con  le tasse di tutti i contribuenti é una vergogna ed una ulteriore prova che l' "egemonia culturale" e  l' "antisemitismo di sinistra" è vivo e vegeto e lotta insieme a loro.

Oggi, tre anni fa.

Sull'11 settembre si è detto scritto, filmato, fotografato e persino bestemmiato tutto ciò che era possibile. I giornali di tutto il mondo, oggi, ricordano quella tragica data. Abbiamo selezionato una sola fotografia per  ricordarla anche noi.

Massima del giorno
Colui che ha la vanità di scrivere belle lettere, o la paura di fare cattiva figura, non scrive molto.
G.P.- 
Giannipardo@libero.it

MOLLICHINE
Sollecitato compromesso con i ceceni.  Esempio: noi non vi diamo l’indipendenza ma l’autonomia, voi ammazzate duecento bambini invece di quattrocento.

Selezione genetica e cellule staminali guariscono dalla talassemia un bambino di cinque anni.  C’è chi giudica la cosa illegale ed immorale.

Due italiane rapite in Iraq.  Speriamo le liberino,  ma la battuta è irresistibile: “Un ponte per... mettersi nei guai”.

Hamas: “Ora è guerra totale tra noi e i sionisti”.  Ora.  Prima tarallucci e vino.

Kerry attacca Bush: “G.W.B. Dove W.  sta per “wrong” .  Allo stesso livello politologico: J.F.K.,  dove F sta per “fool”.

Margherita Boniver è partita per un giro per le capitali arabe in favore delle sequestrate.  Speriamo,  se va in pantaloni,  la prendano per Chirac
.

Gran parte delle Ong straniere in Iraq si preparano a lasciare il paese.  Si sono accorte dell’esistenza del terrorismo.

La Russia colpirà “le basi del terrorismo in tutto il mondo”.  La Russia? Ma non era Bush?

Qaradawi ha negato d’aver lanciato una fatwa in favore dell’uccisione di civili americani: “Non considero l’uccisione un imperativo”.  Lo considera un ottativo.

Frattini: “Strategia a tutto campo per la liberazione delle due italiane”.  A tutto campo: aspettiamo gli eventi.  A campo limitato: aspettiamo gli eventi.

Arash Miresmaeli, iraniano, s’è rifiutato di combattere con un atleta israeliano ed è stato ricompensato.  Medaglia d’oro alla diserzione civile.

Bush vuole una nuova intelligence “al più presto possibile”.  Gli hanno dato troppe volte dello scemo!

Frattini: “l’Italia unita chiede al mondo arabo un’azione comune in nome del bene supremo della vita”.  Lo chiede a chi grida “Viva la muerte!”

Zapatero: “se altri paesi lasceranno l’Iraq si aprirà una prospettiva più favorevole”.  Al Qaeda è d’accordo.

Al Zawahiri  ha detto che i mujaheddin controllano ormai gran parte dell’Afghanistan.  Ma lui si guarda bene dal dire che lui si trova in questa “gran parte”.

Fausto Bertinotti,  oggi: “Il terrorismo va affrontato senza alcun ma.  Non ha giustificazioni”.  Magari,  finché rapiva e ammazzava americani...

Gianni Pardo -
Giannipardo@libero.it

IL SIGNOR MARX
Karl Marx ha insistito sulla centralità dell'economia come motore della storia ed  ha auspicato un totale rivolgimento della società basato, appunto, su un diverso sistema produttivo. Non stupisce che la sua opera maggiore sia "Das Kapital". Tutto questo però è in stridente contrasto con la sua personale incapacità di amministrare la sua vita: cioè di cavarsela, nel campo economico, come un onesto, normale, qualunque padre di famiglia. Egli è stato costantemente e totalmente incapace di guadagnarsi da vivere.

Ovviamente, non si può misurare la grandezza d'un economista secondo che sappia o non procurarsi uno stipendio. Tuttavia, nel caso specifico, vista la particolare natura dell'economia marxista, un collegamento è lecito.

La teoria di Marx, se la si giudica per sommi capi, non è erronea. Basterebbe, per aumentare le paghe dei lavoratori e rendere impossibile il loro sfruttamento, ridistribuire loro la parte di profitto che compensa l'impegno del capitale privato. Tuttavia, dovunque si è tentato di applicarla, i lavoratori (e non solo loro) sono divenuti più poveri. Per conseguenza, può dirsi che l'idea non è erronea, solo non funziona nella realtà concreta.

L'economia marxista non ha funzionato nella vita quotidiana esattamente come nella vita quotidiana non ha funzionato il signor Karl Marx. Egli è stato capace di concepire un'economia che avrebbe migliorato l'intera società e nel contempo non è stato capace di guadagnare abbastanza da nutrire la sua famiglia. Il redentore dei lavoratori è vissuto dell'elemosina - generosissima e delicatissima ˆ d'un capitalista.  Veramente il nome Engels fa pensare ad un angelo. Ma Friedrich poteva permettersi di nutrire Karl e tutta la sua famiglia perché ricco, perché lavorava, perché figlio di capitalista e capitalista egli stesso. Alla fine, quando è riuscito a vivere di rendita, ha fatto vivere di rendita, con una somma annuale fissa, perfino lo stesso Marx. Insomma, se seguiamo le sue teorie, dobbiamo dire che Marx non ha sfruttato i lavoratori ma ha fatto di peggio: ha sfruttato qualcuno che sfruttava i lavoratori. Ed alla fine è vissuto del puro frutto di un capitale investito.

Considerando che l'uomo non era un miserabile, che non era affatto innamorato del denaro ed che anzi era capace di spendere senza pensarci due volte; considerato che, se le condizioni si fossero invertite, forse avrebbe anche lui volentieri aiutato un Engels in difficoltà; considerato insomma che dare dello sfruttatore a Marx sarebbe ingeneroso, dalla sua storia si ricava l'impressione che egli era insensibile all'aspetto pratico della vita. E questo spiegherebbe l'errore centrale della sua teoria. La sua società funzionerebbe meglio dell'attuale se ognuno lavorasse con la massima lena non perché a ciò costretto dall'interesse del padrone, ma per puro spirito di dovere; se colui che dirige l'impresa la facesse prosperare come chi ha a ciò un interesse personale; se il collettivo funzionasse come l'individuale. Se cioè la società fosse composta di angeli.

Si potrebbe certo dire che Marx non poteva immaginare l'uso che avrebbero fatto della collettivizzazione i kolchoz. Ma tutti abbiamo sotto gli occhi, da sempre, la mediocrità del funzionamento degli enti pubblici. Come immaginare che una nazione interamente statalizzata avrebbe avuto più successo? Come non accorgersi che, da sempre, l'egoismo mette le ali ai piedi e l'altruismo arranca, quando non si dà alla macchia?

L'errore della teoria non era imprevedibile: era la conseguenza del temperamento mentale dell'autore. Uomo privo di senso pratico, Marx ha formulato una teoria priva di senso pratico. Ciò malgrado - o forse appunto per questo - il lato idealistico della tesi, il fascino del giustizialismo economico, le frustrazioni dei minus habentes e la generale mancanza di senso pratico degli intellettuali, hanno condotto all'immenso successo del marxismo. E i suoi adepti, quando hanno conquistato il potere, hanno voluto imporlo a tutti: per il loro bene. Col risultato delle dittature comuniste e dei loro immani disastri economici ed umani.

Per ammettere che la teoria era erronea ci sono voluti decenni. Con decine di milioni di morti. Perché a lungo i suoi discepoli, tali anche nella mancanza di senso pratico, hanno reputato che fosse sbagliata non la teoria di Marx, ma l'umanità.

Giannipardo@libero.it, 11 settembre 2004

 Dopo i bambini, le donne.
"Già, le donne. È la prima volta che i bravi ragazzi della  resistenza irachena mettono le mani su carni femminili, e il destino (che non è cieco, anzi ci vede benissimo) ha voluto che fossero carni nostre, italiane. Due ragazze, Simona Torretta e Simona Pari, entrambe meno di trenta anni, di Roma e di Rimini. Due brave ragazze buone dentro e generose di fatto. Questo bisogna riconoscerlo. Tuttavia, sincerità per sincerità, se fossero state mie figlie le avrei prese a schiaffi.
Cosa ci andate a fare a Bagdad, a convincere quella gente che la vita è bella nonostante i guai? Ma fatemi il piacere. Non muovetevi da casa altrimenti... Altrimenti un corno. Sono partite per la missione più pericolosa del mondo. La testa imbottita di ottime intenzioni e di luoghi comuni pacifisti e noglobalisti. Sicuramente in buona fede, mosse da sacro fuoco, desiderose di aiutare il prossimo eccetera.
Ma perdio quanta stupidità, quanto infantilismo, quanta ingenuità. Ce ne hanno dette di tutti i colori per le critiche a Baldoni, piombato nel deserto alla ricerca di emozioni e brividi. Figuriamoci ora che esprimiamo giudizi su due fanciulle scriteriate nel loro bisogno di assistere l'umanità ferita e sgarrupata del vicino Oriente. Pazienza. Becchiamoci le lezioni moraleggianti che ci spettano in questa triste circostanza.
Preferiamo comunque strali nella schiena piuttosto che abbandonarci all'ipocrisia dilagante nel nostro quanto in altri Paesi illusi di poter raddrizzare le gambe dei cani."
 LIBERO, Vittorio Feltri editoriale


 DA INDYMEDIA
“Gino strada, nell'intervista a Sky richiamata più sotto, inizialmente sostiene che il modo migliore di provocare il rilascio delle due donne italiane è quello di ritirare le truppe occupanti. Poi nel corso dell'intervista sostiene che è possibile e probabile che a rapirle siano stati degli infiltrati dei servizi segreti manovrati dagli occupanti. Il sillogismo quindi dovrebbe essere: i sequestratori vorrebbero il ritiro delle truppe occupanti - i sequestratori sono manovrati dagli occupanti - gli occupanti vogliono il ritiro degli occupanti.
Mi spiegate la logica del ragionamento? Grazie Stefano”


 SENZA PAROLE












8 SETTEMBRE?











I VALORI SOVRANNAZIONALI
Massimo Fini ha scritto (si perdoni la lunghezza della citazione): "Nel 1999, quando non era in atto alcuna guerra terroristica e l’11 settembre era di là da venire, gli americani, con altri paesi della Nato, Italia compresa, attaccarono la Jugoslavia violando il principio, fino ad allora mai messo in discussione, della non ingerenza militare negli affari interni di uno Stato sovrano. Ciò sulla base di una nuova concezione secondo la quale esistono i valori etici universali, "diritti umani", sovranazionali, superiori a quelli della sovranità e dell'unità nazionali. Lo stesso è avvenuto in Iraq. Ma se esistono valori sovranazionali superiori a quelli nazionali io non ho più il dovere morale di schierarmi col mio paese, com'era fino ad ieri ("Right or wrong, my country"), se ritengo che esso, nel conflitto con altri popoli, stia violando principi etici e "diritti naturali" universali. Ho, al contrario, il dovere morale di combatterlo. Con l'ingerenza militare in Jugoslavia e in Iraq non è stato intaccato solo il principio dell'intangibilità della sovranità nazionale ma anche quello della sacralità dell'appartenenza nazionale che nei conflitti internazionali imponeva comunque di schierarsi col proprio paese". Con la conseguenza che "Andiamo insomma incontro a una guerra civile planetaria in cui gli schieramenti, in nome di principi universali, variamente interpretati, si formeranno al di sopra delle vecchie sovranità nazionali, travolgendole".
La tesi di Fini è da condividere perché di logica stringente. O si è fedeli al proprio paese o si è fedeli a qualcosa che si reputa più importante del proprio paese. Questo del resto spiega le persecuzioni contro i cristiani. Essi dichiaravano pubblicamente di essere più fedeli al loro Dio che all'imperatore, cioè a Roma, e questo li rendeva peggio che sospetti. Nello stesso modo per i governi dei paesi arabi sono pericolosi gli integralisti perché, a rigor di termini, secondo la religione islamica non è ammessa separazione tra religione e potere laico. Quest'ultimo, dal punto di vista religioso, è illegittimo, e la conseguenza potrebbe essere l'avvento di Khomeini.
Fini tuttavia sbaglia...     (
clicca qui per continuare)
(Gianni Pardo, 08.09.2004)

Workshop sul decommissioning delle centrali nucleari dismesse. Le risposte che tutti cercavamo.
E’ regolarmente iniziato a Roma, figlio di una “curatela” – il termine potrebbe sembrare improprio ma a noi appare quanto mai azzeccato -  perfetta in cui hanno spiccato in modo mai abbastanza lodato l’ing. Ugo Spezia e la sua collaboratrice diretta Rosanna Friello (senza tralasciare tutto lo staff della Sogin impegnato nell’evento)   il giorno  6  e si concluderà il 10 settembre presso l'Hotel Villa Pamphili (via della Nocetta 105) il “Workshop internazionale sul decommissioning degli impianti nucleari" organizzato dall’agenzia nucleare dell’OCSE (NEA, Nuclear Energy Agency), dall’agenzia nucleare dell’ONU ( IAEA, International Atomic Energy Agency) e dalla Commissione Europea in collaborazione con SOGIN e APAT.
Il meeting è nato e si sta svolgendo sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio dei Ministeri dell'Ambiente, delle Attività produttive, dell'Economia e delle finanze, della Salute e degli Esteri, della Regione Lazio e del Comune di Roma. Ai lavori stanno prendendo parte  circa 200 delegati tecnici dei 27 paesi dell’OCSE con l'obiettivo di tracciare il punto sulle problematiche, le metodiche e le tecnologie di smantellamento degli impianti nucleari e di trattamento dei materiali radioattivi...  (clicca qui per continuare)
(Michele Ciorra
, 08.09.2004)


VITTIME DEI PACIFISTI  di VITTORIO FELTRI
Da LIBERO: "Retorica e teoria del piagnisteo vorrebbero si dicesse a questo punto oscuro (ma quando mai è stato chiaro, il punto?): dopo i bambini, le donne. Già, le donne. È la prima volta che i bravi ragazzi della resistenza irachena mettono le mani su carni femminili, e il destino (che non è cieco, anzi ci vede benissimo) ha voluto che fossero carni nostre, italiane. Due ragazze, Simona Torretta e Simona Pari, entrambe meno di trenta anni, di Roma e di Rimini. Due brave ragazze buone dentro e generose di fatto. Questo bisogna riconoscerlo. Tuttavia, sincerità per sincerità, se fossero state mie figlie le avrei prese a schiaffi. Cosa ci andate a fare a Bagdad, a convincere quella gente che la vita è bella nonostante i guai? Ma fatemi il piacere. Non muovetevi da casa altrimenti... Altrimenti un corno. Sono partite per la missione più pericolosa del mondo. La testa imbottita di ottime intenzioni e di luoghi comuni pacifisti e noglobalisti. Sicuramente in buona fede, mosse da sacro fuoco, desiderose di aiutare il prossimo eccetera. Ma perdio quanta stupidità, quanto infantilismo, quanta ingenuità. Ce ne hanno dette di tutti i colori per le critiche a Baldoni, piombato nel deserto alla ricerca di emozioni e brividi. Figuriamoci ora che esprimiamo giudizi su due fanciulle scriteriate nel loro bisogno di assistere l?umanità ferita e sgarrupata del vicino Oriente. Pazienza. Becchiamoci le lezioni moraleggianti che ci spettano in questa triste circostanza. Preferiamo comunque strali nella schiena piuttosto che abbandonarci all?ipocrisia dilagante nel nostro quanto in altri Paesi illusi di poter raddrizzare le gambe dei cani... "

Iraq, rapite due giovani pacifiste italiane
Lavorano per l'organizzazione umanitaria «Un ponte per», Simona Torretta e Simona Pari sono state prelevate con due iracheni da uomini armati nella sede della loro Ong.
Dal Corriere della Sera:
BAGDAD - Due giovani donne italiane di una organizzazione non governativa sono state rapite in Iraq. Le due ragazze sono Simona Pari, 29 anni, e Simona Torretta, 27: erano a Bagdad come volontarie per l'Organizzazione non governativa (Ong) «Un ponte per». Con loro sarebbero anche scomparsi due colleghi iracheni della stessa Ong. «Siamo stati avvisati da Bagdad, sono state rapite - ha detto a Reuters per telefono una portavoce di "Un Ponte per Baghdad" - Non riusciamo più a contattarle». Si tratta delle prime donne straniere rapite in Iraq, con l'eccezione della giapponese Nahoko Takato, rapita e rilasciata in aprile.
ASSALTO - Le due donne sono le uniche italiane a lavorare per l'associazione da Bagdad, insieme a una decina di operatori iracheni. Torretta, originaria di Roma, è in Iraq dal '99. Pari, che viene da Rimini, da poco più di un anno. Entrambe sono rientrate in Italia in diverse occasioni, ogni volta per un paio di settimane. come racconta anche l'inviato del Corriere Lorenzo Cremonesi, un commando di una ventina di uomini armati ha fatto irruzione nell’edificio, dicendo di appartenere a un’organizzazione islamica, non meglio precisata, a quanto si apprende dal responsabile della comunicazione di «Un ponte per» Lello Rienzi. Sono stati sequestrati anche un ingegnere che lavora per l’Ong, Raad, e una donna che lavora per l’organizzazione Intersos, di nome Mhanaz. I miliziani si sono presentati a nome del governo di Bagdad. Due giorni fa (*), due razzi avevano colpito un muro adiacente all’edificio che ospita l’organizzazione. A posteriori, questo potrebbe essere letto come un segnale sottovalutato.
Dal sito "Un ponte per"
(*)Baghdad, 3 settembre 2004
"Ieri sera un razzo ha accidentalmente colpito la casa adiacente agli uffici di Un Ponte Per, Intersos e ICS a Baghdad. L'esplosione non ha causato feriti: ha colpito il giardino della casa vicina e ha danneggiato parzialmente un muro divisorio. Il razzo e' stato solo uno di una raffica che ha colpito varie zone del quartiere.
Secondo i primi accertamenti, il lancio di almeno tre razzi non era diretto assolutamente a colpire gli uffici delle organizzazioni italiane.
Sono pertanto destituite di fondamento le notizie su un presunto attaco alle Ong italiane.
Nei mesi e nei giorni passati, incidenti di questo tipo sono accaduti in tutte le zone del Paese, colpendo abitazioni civili da tutti considerati luoghi non target.
Un Ponte Per, Intersos e ICS continueranno con serenita' il lav
oro nel paese, prestando come sempre la massima attenzione per la sicurezza degli operatori italiani e iracheni."


Il peso della memoria: Ma'alot  
Trent’anni fa: 15 maggio 1973.
Ma'alot, cittadina Galilea a nord di Israele, a meno di un’ora di macchina da Haifa.
Camuffati da uomini della sicurezza, tre terroristi palestinesi si introducono in una scuola e prendono in ostaggio gli scolari e gli insegnanti. Chiedono la immediata liberazione di tutti i palestinesi detenuti in Israele. La timeline: le 18.00 del giorno stesso.
La Knesset si riunisce in sessione straordinaria. Al governo c’è Golda Meir. Si decide di chiedere una proroga dell’ultimatum. I  terroristi rifiutano.
Ammazzano ventuno bambini  e tre insegnanti, prima di venire freddati dai militari israeliani.
Testimonianze descrivono i bambini che si nascondono sotto i banchi della scuola urlando di paura e i terroristi palestinesi che li scovano e li scannano come bestie.
I terroristi appartenevano ad una formazione con base in Libano denominata “Fronte Democratico di Liberazione della Palestina”, gruppo filosovietico di origine marxista-leninista nato dalla scissione dal Fronte Popolare di Liberazione della Palestina nel 1969. L’organizzazione è tutt’oggi esistente ed ha sede a Damasco.

Ci sono cose che preferiremmo poter obliare.
Ma poiché sono già in troppi ad obliarle, scegliamo, a malincuore, il peso della memoria.
Confidando che quanto prima divenga superfluo.

DIRITTI UMANI?
L'altra metà del cielo vive in un inferno
Il fondo per lo sviluppo delle Nazioni Unite ha presentato un rapporto sulla violenza contro le donne. Nel mondo una donna su quattro ha subito violenze fisiche, e ogni anno due milioni di loro sono vendute come oggetti sessuali. Alcune vengono usate come animali da soma, mentre ad altre viene tolto il clitoride per rendere impossibile il piacere sessuale, e usarle solo per la riproduzione. In alcune parti del mondo vengono uccise alla nascita, perché una figlia femmina è un peso per la famiglia mentre un maschio è una benedizione.

Massima del giorno
Si parla di bagaglio culturale. Ed è meglio averlo che non averlo: ma chi rimane importante è il viaggiatore, non il suo bagaglio.
G.P.

MOLLICHINE
Nania (An) spera in una "Costituzione a consenso unanime".  Articolo unico: "Siamo tutti per la salute e la ricchezza".

Pecoraro Scanio (Verdi) : "Il silenzio di Berlusconi sull'Alitalia è scandaloso".  Alleluia,  invece: è la prima volta che riesce a star zitto.

Il papa ha chiesto la liberazione degli ostaggi francesi.  Non degli altri perché è anziano e riesce a leggere solo i titoli a caratteri di scatola.

Annan: "Karthum non è stata in grado di risolvere la crisi nel Darfur".  Risolvere? Ciò che ha provocato?

Tre morti a Gedda nella ressa per l'inaugurazione di una filiale dell'Ikea.  E meno male che gli islamici non sono consumisti come noi.

Ciampi: il rapporto tra Europa e Islam "è possibile".  Altroché.  Anche quello tra vittima e carnefice è un rapporto.

De Palacio: "Il futuro dell'Alitalia è in gran parte sulle spalle dei sindacati".  In gran parte. Il resto se lo sono messo sotto i piedi.

Bossi-Fini.  Sgobio (Pdci): "E' una legge da abrogare".  Dopo Storace,  abbiamo un altro Signor Refuso.

Una via di Roma dedicata ai fratelli Mattei (rogo di Primavalle).  Quando la gente non sa più che cosa successe,  lì.

In Iraq uccisi tre ostaggi turchi. Nessuna particolare angoscia.  Non risulta avessero anche il passaporto francese.

Fassino avrebbe dichiarato che i terroristi "non distinguono tra nemici e amici". I pacifisti hanno provato a vestirsi interamente di rosso?

Gianni Pardo


PRODI
Parole di Prodi al "Corriere della Sera": «Non si può andare d'accordo con gli Stati Uniti sull'Iraq».  «Quando ci sono divergenze come quelle sull'Iraq è impossibile stabilire un dialogo». 

È principio generale quello di non prendere sottogamba chi ha avuto successo. Anche se si tratta di un cantante rap o heavy metal (qualunque cosa significhino queste parole), bisogna sempre tenere presente che, nel momento in cui costui c‚infastidisce, ci sono altre centinaia di giovani che vorrebbero essere al suo posto e non ce l‚hanno fatta. Sicché il nostro disturbatore è un musicista di successo.

Questo vale, a fortiori,  per Prodi. Quando un cretino dice una cretinata, si è semplicemente espresso. Quando uno che dovrebbe essere intelligente dice una cretinata, bisogna chiedersi in primo luogo se gli ha dato di volta il cervello oppure che interesse aveva a dirla. Prodi comincia col dire che "non si può andare d'accordo con gli Stati Uniti". Se questa affermazione fosse vera, nessuno andrebbe d'accordo con gli Stati Uniti, visto che nessuno può l'impossibile. Visto invece che qualcuno che va d'accordo con l'America c'è, ne risulta che - a dir poco - è falsa la frase di Prodi.

Quanto all'affermazione secondo cui quando ci sono divergenze è impossibile stabilire un dialogo, sarà pure lecito chiedere a che cosa serva il dialogo, allora. Se si può dialogare solo con chi la pensa come  noi, tanto varrebbe limitarsi al monologo. O parlare allo specchio, per vedere se lo specchio è d'accordo. Ma, ha precisato Prodi e non bisogna dimenticarlo, si tratta divergenze "come quelle sull'Iraq". Ora, a parte il fatto che egli non precisa cos'abbiano di speciale, queste divergenze, possibile che esse siano tali da impedire la comunicazione e le proposte fra due democrazie? Quale genocidio hanno commesso, gli americani, da non rivolgergli più la parola, quanti milioni di iracheni hanno sgozzato? E quali sono le cose che Prodi avrebbe detto, agli americani, se ne fossero stati degni? Quale soluzione avrebbe proposto, il nostro eminente uomo politico?

Poi, per fare buon peso, e per fare piacere all'estrema sinistra, piena di rancore verso una Russia che ha commesso il crimine di rinnegare il comunismo, Prodi, riguardo alla strage di Beslan, ha affermato che «Prima di arrivare alle spiegazioni ci occorrono una serie di informazioni esaurienti su come sono andati i fatti.  Poi chiederemo spiegazioni al governo russo,  ripeto,  come si fa fra amici». Spiegazioni. Più o meno con l'atteggiamento del vigile che ci ferma quando siamo passati col rosso.

Esclusa l'ipotesi, per quanto ne sappiamo, che Prodi deliri, rimane l'ultima ipotesi: aveva interesse a dire quello che ha detto. Egli punta a recuperare il sostegno dell'estrema sinistra, Correntone, Rc, Verdi e Comunisti Italiani. E per questo è disposto a svendere la sua onestà intellettuale.

Quasi avremmo preferito che fosse in buona fede.

Gianni Pardo, 6 settembre 2004-09-06


Il mondo e' diviso in tre.
Da una parte stanno gli assassini, le jene, quelli delle Twin Towers, di Madrid, quelli che hanno fatto esplodere due aerei in Russia, quelli che hanno fatto esplodere due autobus in Israele, quelli che hanno ucciso undici poveri nepalesi e sgozzato il dodicesimo in Iraq, quelli che hanno preso in ostaggio 1500 persone in Ossezia , paese di cui nessuno conosceva l'esistenza fino a tre  giorni fa quando le jene sono entrate in una scuola, l'hanno imbottita di esplosivo, hanno ammazzato bambine  dopo averle stuprate, hanno ucciso centinaia di persone.
Donne terroriste che uccidono bambini e donne come loro, donne-bomba che si fanno esplodere per impedire che scappino e per accopparne il maggior numero possibile.
Donne-jene, spaventose, fanatiche, bestiali , che  guardano gli stupri, che partecipano attivamente alle stragi.
Un esercito di donne-mostri che ammazzano, naturalmente  velate,  per onorare i loro mariti.  
Non c'erano ceceni tra i terroristi di Beslan, erano arabi e questo deve far pensare perche' significa che Bin Laden e la sua ideologia  ci stanno assassinando.
 
Questa e' la parte demoniaca del mondo, quella che da 60 anni fa vivere a Israele l'inferno e che adesso sta facendo provare all'intero  occidente la tragica esperienza israeliana.
I demoni, le jene, gli assassini che vogliono conquistare il mondo con i loro metodi e con la loro mentalita' ferma a 500 anni fa quando impalavano la gente che gli dava fastidio.
Oggi non impalano per il semplice motivo che sarebbe un sistema troppo lento per ammazzare troppo poca gente, oggi vogliono le stragi e usano la tecnologia dell'odiato occidente per sterminare quanti piu' esseri umani possibile.
 

Quanto e' accaduto in questi giorni in Russia mi ha riportato alla memoria la strage di Maalot in Israele, nel 1974.
Anche allora le jene del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina entrarono in una scuola israeliana, presero in ostaggio i bambini e gli insegnanti e li ammazzarono senza pieta'.
I superstiti raccontarono che  queste bestie raggiungevano i bambini che si nascondevano urlanti sotto i banchi o scappavano nei gabinetti e gli sparavano a bruciapelo.
Oggi come trent'anni fa, come trecento anni fa, come mille anni fa, gli infami non sono cambiati.
 
L'altra parte del mondo, la seconda, e' quella dei loro sostenitori, di quelli che li giustificano "e' colpa dell'occidente", di quelli che li chiamano guerriglieri, militanti, che li ammirano, che fanno manifestazioni alzando alte le loro bandiere di morte, che urlano "palestina libera e islamica, kill the jews, Israele boia", che scrivono sui loro tazebao "Una, cento, mille Nassirya" parafrasando "Una, cento mille Aushwitz".
Quelli che oggi incolpano spudoratamente Putin e i soldati russi per assolvere ancora una volta la barbarie araba.  
Questa e' la loro cultura, la cultura di Aushwitz, la cultura di morte, dei forni, del fuoco degli aerei esplosi , degli autobus polverizzati pieni di bambini ebrei, delle Towers implose in un inferno di di fiamme, polvere e cadaveri. Il  fuoco e' ricorrente. 
Come possono? uno si chiede. Come possono giustificarli? Cosa hanno nella testa che gli fa dire "non e' vero che vogliono conquistare l'occidente", quale tipo di depravazione li sta divorando?
 
Infine l'ultima parte del mondo, la piu' esigua.
Sto parlando di me e di quelli come me, definiti razzisti e fascisti  dalle prime due parti in questione.
Noi i razzisti, gli antiarabi, quelli che non credono in un islam moderato e mai visto, noi guardati con odio e con sospetto , con disprezzo dai sostenitori delle jene.
Noi che piangiamo per le vittime, noi che ci disperiamo per i bambini sanguinanti portati fuori in mutande, cadaverini anche quelli vivi,  dopo tre giorni di fame e sete.
Maledetti, noi diciamo ai loro assassini e torturatori.
Maledetti, noi diciamo agli assassini degli ebrei di Israele.
Maledetti, noi diciamo a chi sgozza la gente in Iraq.
Maledetti, noi diciamo a chi ammazza, stupra, taglia a pezzi i neri animisti dell'Africa. 
Maledetti, maledetti.
 

Noi  i cattivi  perche' malediciamo le jene e la loro cultura di morte.
Noi i fascisti perche' rinfacciamo ai santi pacifisti di manifestare solo contro Israele e l'America.
Noi i razzisti perche' ci ribelliamo al fuoco dell'inferno che ci brucera' tutti.
 

Quelli che urlano "kill the jews" e "America e Israele boja"   e sfilano con le bandiere palestinesi  e irakene (l'Iraq di Saddam),  sono invece considerati i buoni , i progressiti, i liberali perche'  organizzano boiate come "cento metri per la pace- Solidarieta' per i carcerati palestinesi- Gare in bicicletta per la Palestina- Marce per la pace ad Assisi", perche' fanno cortei, vergognosi cortei,  dileggiando la gente innocente bruciata, sgozzata, polverizzata.
Buoni e  progressisti perche' odiano l'occidente nel quale sono nati e di cui godono le comodita'. Odiano se stessi  e si sentono grandiosamente generosi.
 
Il mondo e' diviso in tre parti, se vincera' la prima allora sara' uno e assassino.
 
Non dimentichiamo i bambini di Beslan uccisi dai mostri  vestiti di nero.
 
Deborah Fait, www.informazionecorretta.com

PUTIN
  Molti chiedono conto a Putin della strage in Ossezia. È un atteggiamento facile da riassumere: "Ciò che è accaduto è orribile. Putin doveva impedirlo. Come, non so: ma io non sono il Presidente della Russia".

Queste parole, se Putin poteva evitare la tragedia, sono ingenerose; se neppure poteva, sono assurde. E poi, è offensivo per l'intelligenza e per il comune sentimento di onestà preoccuparsi prima delle colpe di chi non ha impedito il male che di quelle di chi il male ha commesso.

La Russia  ha grandi tradizioni di inefficienza, del resto non nascoste dalla sua letteratura; e queste tradizioni non sono certo state scalfite da settant'anni di statalismo comunista e burocratico. 

Ma questo non basta per condannare il Kremlino e i corpi speciali della polizia russa (Speznaz). Basta porsi il problema: è facile, anzi, è possibile evitare che, in un posto qualunque, in un modo qualunque, un pazzo qualunque uccida un gruppo di persone qualunque?

Per far deragliare un treno basta mettere qualche ostacolo sui binari. Per fare una strage, basta spargere qualche litro di olio lubrificante su un'autostrada. Non è utile far lavorare la fantasia per imprese criminali che è orribile anche solo ipotizzare. Ma se è divenuto più difficile (non impossibile) far precipitare un aereo, che difficoltà avrebbe un uomo dall'aspetto corpulento (perché ingrassato da una cintura troppo spessa) a far esplodere la sua dinamite in una folla italiana, in uno stadio, in una chiesa, in una festa del santo patrono?

Se in Israele questi attentati sono ormai rari, è perché quell'infelice paese è militarizzato e vive in stato d'assedio. Ha controlli ferrei alle frontiere, tutti devono continuamente mostrare il contenuto di sacche, borse e zaini e che cosa hanno sotto i cappotti. Ma un paese come l'Italia, o qualunque altro paese dell'Europa occidentale, che difese ha? Sarebbe un bersaglio tanto facile che persino uno sprovveduto potrebbe infliggerci danni pesantissimi. Quanto alle frontiere, non solo esse sono un colabrodo (anche a causa di Schengen), ma per giunta noi italiani abbiamo migliaia di chilometri di coste indifendibili.

La conclusione è che, se in Italia, in Olanda o in Portogallo non abbiamo attentati come quelli che, qualche giorno fa, hanno fatto dieci morti a Beersheba o 330 a Beslan, non è perché siamo più intelligenti o più prudenti di Putin: è solo che i terroristi non hanno ancora avuto interesse ad attaccarci. Speriamo che continui così. Speriamo che le nostre forze dell'ordine continuino comunque a tenere gli occhi bene aperti. Ma asteniamoci dal chiedere conto a Putin del suo operato.

La signora Nemesi potrebbe risentirsi. "

Gianni Pardo, 05.09.2004


L'estate sta finendo...
San Nazzaro d'Ongina . Il paesino è di quelli a ridosso dell'argine maestro del Po: da una parte il paese (chiesa; campanile imponente; case basse con giardino, belle, pulite, in fila come tanti scolaretti),   in mezzo la strada, dall'altra l'argine. Sull'argine un cartello ad indicare "Trattoria Po".  M'avvio. Strada bianca,  polverosa. Si   sale lungo l'argine e si scende in golena.
Una golena stretta, con il fiume subito lì, a neanche cinquanta metri e,  in riva al fiume, la trattoria. Casa bianca,  senza pretese, umida,  con  i segni dell'ultima piena e i panni stesi alla finestra.
Entro, sono quasi le 12,30. I tavoli all'ingresso profumano di legno vecchio. Al banco un signore sta bevendo un bianchino. Chiedo al proprietario ( un tipo basso,  di poche parole, un grembiale bianco gli cinge la vita): si può mangiare?.
Mi indica (<<si accomodi>>) un corridoio con una porta che si apre su una saletta con una quindicina di tavoli apparecchiati,  desolatamente lindi e vuoti.
Mi siedo. Il posto intristisce,  mi alzo subito, ritorno in corridoio, in fondo, dopo una porta a vetri, s'intravede una specie di veranda con alcuni tavoli di plastica. Vado, apro la porta.   Il grande fiume è  lì a pochi metri,  con i pioppi dell'altra sponda che si specchiano nell'acqua  addormentata.
Mi raggiunge il proprietario e, non senza fatica, riesco a farmi apparecchiare lì,  fuori sotto la veranda.,  mangio
(tagliatelle fatte in casa con funghi e salsiccia, pesce fritto di fiume, una bottiglia di Ortrugo, caffè, nocino, 20,50 €), guardo intorno.
Diomadonna,  diomadonna,  ma... ma questa è la stessa trattoria -sempre cercata e mai ritrovata- che qualche decina d'anni fa, alla fine della marcia antinucleare di Caorso, con gli amici d'allora (e anche di oggi) Paola, Silvano, Caterina, Giulio, Marco, Franca e Agostino ci vide,  stanchi e felici,  ridere e leccarci le dita.
Ciao pomeriggio di lavoro! I ricordi aumentano mentre l'Ortrugo diminuisce.  Il grande fiume, lento sonnolento, mi coinvolge nei suoi mille verdi, gialli, grigi, azzurri e  marroni resi vivi dal volo raso della "pescatrice". Le garzelle, im golena,  volano basso, danzando a pelo sull’acqua cheta. Pago, non vado.  Ancora il tempo di una sigaretta.
(cp, 03.09.2004)


L'ORIGINE
Il mondo in questi mesi è pieno d'orrore. È a partire dall'11 settembre 2001 che  l'umanità sembra non potere uscire da un incubo fatto di attentati micidiali, autobombe che scoppiano facendo decine di morti, scannamenti di ostaggi, sequestri di teatri e scuole, aerei fatti esplodere in volo e stragi di ogni genere. Ci si può chiedere come ci possano essere persone tanto barbare, tanto spietate e tanto feroci da fare cose del genere. E tuttavia è ovvio che ci deve essere una ragione per cui i terroristi pensano che queste azioni possano essere utili alla loro causa. Se l'umanità fosse ragionevole e coerente condannerebbe con tale severità coloro che hanno agito, coloro che li hanno mandati e la "causa" che ha ispirato le loro imprese criminali, che il terrorismo si renderebbe conto d'essere controproducente. Ma così non è e bisogna chiedersi come mai.

Probabilmente tutto dipende dal passato. Il terrorismo ha agito a lungo e con la massima spietatezza in Algeria, ma si trattava di arabi contro arabi, musulmani contro musulmani, e ai "bianchi" della cosa è importato molto poco. Siamo forse arabi, siamo forse musulmani?

Per decenni i terroristi palestinesi hanno attaccato gli ebrei in tutti i modi che oggi fanno tanta impressione. Nel corso degli anni hanno messo in atto tutte le azioni, per quanto vili, ignobili e crudeli, che la peggiore fantasia potrebbe suggerire. Sono loro che hanno inventato i sequestri di asili infantili, l'uso di travestimenti e ambulanze per compiere attentati, e infine persino l'impiego di donne e bambini come bombe umane. Qual è stato il risultato? Israele è colpevole e il mondo intero s'è impietosito sulla sorte dei palestinesi. I terroristi, sul piano mediatico, hanno vinto. E, comunque, siamo forse ebrei, noi?

Ma la storia è andata avanti. È nata al Qaeda, c'è stato l'attentato alle Torri Gemelle, infine c'è il terrorismo dell'Iraq, con tutte le forme che sappiamo: ma di esse nessuna è nuova. I criminali hanno trovato il manuale del perfetto terrorista già pronto. L'unica novità è stata Al Jazeera. Solo che ora le vittime sono americane, italiane, inglesi, russe. I feriti, i sequestrati e i morti sono turchi, pakistani, nepalesi, filippini, coreani. Questo non ci ha più permesso di rimanere spettatori magnanimi, pronti a vedere anche le ragioni di chi ha torto. Ci ha posti nella condizione delle vittime. Di coloro che, per quanto innocenti, si vedono trasformati in obiettivi, in moneta spendibile per ottenere un fremito d'orrore e un titolo di giornale.

Oggi tutto l'Occidente vorrebbe che questi assassini smettessero d'uccidere, diffondendo assurdi proclami che offendono il nome di Dio. Ma è troppo tardi. Essi hanno avuto decenni per assaporare il silenzio imbarazzato dei moderati e l'applauso delle sinistre antisemite e ostentatamente antiamericane. Come potrebbero imparare un nuovo atteggiamento in pochi mesi? Se era giusto uccidere israeliani e sequestrare l'intera scolaresca di un asilo infantile (salvo errori, a Kyriat Shmonà), perché sarebbe sbagliato uccidere i passeggeri di due autobus a Beersheba o tutti i ragazzini d'una scuola in Ossezia?

Per troppo tempo l'opinione pubblica ha tollerato, compreso e applaudito i terroristi per avere oggi il diritto di meravigliarsi. Chi semina vento raccoglie tempesta.

Giannipardo@libero.it, 2 settembre 2004.


ATTUALITÀ IRACHENA
Negli ultimi due giorni la notizia è quella del rapimento di due giornalisti francesi. Le più pensosamente corrugate fronti si sono concentrate su questi due aspetti: i terroristi vorrebbero obbligare la Francia ad abolire la legge che vieta il velo islamico nelle scuole; la Francia non ha truppe in Iraq, e tuttavia due francesi sono stati rapiti. Ma siamo sicuri che sia questo, il punto?

Un tizio era noto per essere burbero, perché evitava addirittura di salutare i conoscenti e comunque non dava la mano a nessuno. Poi si scoprì che aveva il palmo che sudava orribilmente e si vergognava a morte. Il passaggio dal fenomeno che abbiamo sotto gli occhi alle motivazioni che lo determinano non sempre è evidente.

Innanzi tutto è chiaro che i rapitori non rapiscono chi vogliono. Per esempio non riescono ad avere soldati americani. Rapiscono quelli che possono rapire. In secondo luogo, non distinguono gran che fra le possibili vittime. Non distinguono fra occidentali ed orientali, prova ne sia che hanno preso anche filippini e ucciso coreani, e neppure fra islamici e non islamici, visto che hanno anche ucciso dei turchi. Prima fanno il colpaccio, poi decidono che cosa fare. Se non ci sono soldati turchi sul suolo iracheno, alla Turchia chiediamo di non inviare autisti e merci in Iraq. Se i francesi sono antiamericani e non hanno truppe in Iraq chiediamogli di abolire una loro legge. Se questa è la realtà, perché prendere sul serio le loro richieste ed esaminare le loro possibili motivazioni come se fossero serie? Chi ci dice che, prima di rapire dei francesi, avessero decisero di rapire dei francesi? Chi ci dice che non prendano il primo che gi capita e poi si chiedano che uso possono farne?

Più serio è il problema del senso di questi crimini. Probabilmente, tutto si riduce a dare la sensazione, ad una pubblica opinione e ad una stampa occidentale ipersensibili, che in Iraq va tutto a catafascio. Che gli Stati Uniti hanno perso la pace dopo aver vinto la guerra. Che sono più importanti i quindici giorni in cui dei delinquenti stanno asserragliati nel Mausoleo di Alì, a Najaf, piuttosto che la loro resa ignominiosa. Quei fanatici infatti, dopo i proclami per cui avrebbero tutti combattuto fino alla morte, ad un certo momento si sono resi conto che americani e polizia irachena, mausoleo o non mausoleo, stavano per attaccare e, probabilmente, non avrebbero fatto prigionieri. E si sono arresi.

Ovviamente poi, ciascuno per i suoi interessi, ha recitato la parte che gli conveniva. Al Sistani ha fatto finta di conquistare il Mausoleo pacificamente, Moqtada al Sadr ha fatto finta di arrendersi ad una superiore autorità religiosa, quasi che questi dati non fossero presenti già da prima. L'essenziale è che abbiano vinto il governo legittimo e l'autorità religiosa moderata, sostanzialmente favorevole alla coalizione.

La stampa occidentale infine non ha dato sufficiente risalto al fatto che Allawi ha affermato che al Sadr può benissimo costituire un partito politico e partecipare alla vita democratica irachena. Questa non è benevolenza, è una superiore dimostrazione di forza. Allawi è certo che al Sadr non ha un grande seguito popolare. E, sconfitto militarmente, non è nessuno.

Di tutto questo non si ha sufficiente traccia. In Italia conta che abbiano ucciso un nostro giornalista. Come se la storia si facesse uccidendo un individuo. Neanche l'uccisione di Giulio Cesare, che era Giulio Cesare, riuscì ad impedire il passaggio dalla Repubblica al Principato.

Giannipardo@libero.it, 1 settembre 2004