ARCHIVIO DI SETTEMBRE 2004



TERRA TERRA
Toni Capuozzo dal  settimale Terra, puntata del 26 settembre.
«Avete mai sentito una parola, una sola parola forte, contro i sequestri, contro le decapitazioni, contro l'umiliazione dell'umanità? No, solo sfuggenti considerazioni di opportunità, d'immagine, distinzione tra le ragazze buone e Quattrocchi cattivo, e Baldoni è passato inosservato. Ecco dove l'Islam nelle moschee manca di ribellione morale, perde lo scatto che separa i sofismi dall'indignazione. Ma noi, politicamente corretti, siamo capaci di passare sopra i sondaggi di al-Jazeera, sopra le vendite record di cd con il meglio delle decapitazioni, sopra i nostri stessi principi, mendicando il sogno di un mondo migliore colorato come una bandiera di pace, ottimista e per bene. [...] Certo, non c'è nessuno in Italia che dica che il terrorismo non vada combattuto, ma chi vi dice come? Va combattuto nei nostri cuori, negli ordini del giorno dei consigli comunali, nelle fiaccolate? A noi, qui, a noi che non amiamo le armi, e non solo amiamo la vita più che la morte, ma abbiamo molta paura della morte e vergogna della morte, quando siamo noi a infliggerla, sembra che almeno bisognerebbe stare ai fatti. Stare ai fatti che ci mostrano come l'Islam nel suo insieme provi oggi un odio nei nostri confronti che lascia senza fiato chi è abituato agli odii da corteo, da stadio o da reality show. Va fronteggiato guardando in faccia la realtà. C'è una parte dell'Islam che non ci odia per convenienza, oligarchie conservatrici, potentati economici. C'è una parte dell'Islam che non ci odia perché spera di provare la democrazia e, senza perdere l'anima e la fede, prendere parte alla festa mobile dei consumi, dei telefonini, dei master e delle olimpiadi».
(Toni Capuozzo).


Baghdad, la strage dei bambini
Mentre in Italia  ringraziano la "resistenza irachena"... due autobombe sono esplose ieri in una via centrale del quartiere El Amel, a Baghdad, dove si inaugurava una nuova rete fognaria costruita dal governo. Almeno 41 civili iracheni sono morti e 139 sono rimasti feriti. La maggior parte delle vittime sono bambini. La strage è stata rivendicata, insieme ad altri due attacchi suicidi con un comunicato attribuito al gruppo di Abu Mussab al Zarqawi.

MONA & MONA
Anche chi non ha visto nessuna diretta, riguardo al ritorno in patria delle due ragazze, anche chi non ha assistito a nessun dibattito, anche chi non ha letto molti articoli di giornale, qualcosa di questa vicenda è stato costretto a sapere. In particolare che le ex-sequestrate hanno avuto parole di lode per i sequestratori e nessuna parola di gratitudine per coloro che hanno ottenuto la loro liberazione, forse pagando un consistente riscatto. Certo, in seguito le due ragazze sono state spronate (ovviamente dalla sinistra cui appartengono) a porre un argine allo scandalo che ne è nato e a ringraziare chi ha agito nel loro interesse. Sono perfino riuscite, forse obtorto collo, a spendere una parola di pietà per altri sequestrati, magari già decapitati, magari ancora detenuti. Ma qualcosa dalla vicenda si può imparare.

I dirigenti di tutti i partiti, avendo una certa età, sono wordly-wise. Sanno cioè come vanno le cose del mondo e sanno che a volte l’esagerazione è controproducente. Conoscono regole indefettibili come quella per cui non bisogna mai esultare per la morte di qualcuno: è una forma d’empietà intollerabile. Magari non obbedirà alla regola romana per cui de mortuis nihil nisi bonum, cioè che non si possa che dir bene dei morti, ma certo, alla morte di un “cattivo”, si dirà compuntamente che “la sua morte elimina un problema”, qualcosa di analitico e asettico.

Nello stesso modo bisogna sempre deprecare la morte violenta dei bambini. Non che gli adulti siano più disposti a morire ma i bambini rappresentano il futuro della specie e vanno preservati in qualunque caso. E si potrebbe continuare. Solo che, appunto, queste sono le regole per persone adulte e lungimiranti. Gli ignoranti e i giovani non le conoscono, non le rispettano, non le applicano. Seguono i sentimenti delle loro viscere, che magari sono quelli dei capi ma che i capi non esprimerebbero mai ad alta voce.

Si pensi alla Prima Guerra del Golfo. Saddam Hussein lanciò alcuni missili - grazie al cielo imprecisi e primitivi - contro Israele e questo paese, pure meglio armato,  per non parlare della bomba atomica, subì senza reagire. Ovviamente chiunque avesse la testa sulle spalle era spaventatissimo: se Israele avesse - come dicono i tedeschi - die Nerven verloren, se ad Israele fossero saltati i nervi, quali potevano essere le conseguenze? Altro che liberazione del Kuwait: si poteva infiammare tutto il Vicino e il Medio Oriente, cosa che forse Hussein sperava. Ebbene, i palestinesi, che rischiavano anch’essi di ricevere i missili in testa (s’è già detto che erano imprecisi), sono scesi in piazza ad esultare!

Nello stesso modo, qual è il sentimento viscerale della sinistra, in particolare di quella estrema? È presto detto. 1) Berlusconi è cattivo qualunque cosa faccia. Comunque è un nemico talmente negativo che non bisogna concedergli mai nulla. Neanche rispondergli se ci saluta. Neanche dirgli grazie se fa qualcosa di estremamente positivo per noi. Neanche dargli atto d’aver compiuto un miracolo, se ne compisse uno. 2) Gli americani sono la peste del mondo. Non possono che fare cose negative e violente nel loro esclusivo interesse economico. Per loro la vita umana, dei loro soldati come di tutte le popolazioni del mondo, vale meno di niente. Ipotizzare una loro azione, non diciamo morale, ma semplicemente utile al mondo in concreto, è un assurdo. Tanto assurdo quanto ipotizzare una simile azione da parte di Berlusconi. 3) Quali che siano le motivazioni di coloro che vanno contro gli americani bisogna sostenerli, perché il nemico è comune ed è il peggiore del mondo. Dunque, all’occasione, si devono sostenere i terroristi, gli assassini di bambini, gli autori di stragi di centinaia o migliaia di persone, perché non solo essi combattono il peggiore nemico dell’umanità, ma poi dei loro crimini si darò il torto agli stessi americani. I quali, come gli israeliani, con la loro semplice esistenza - sfregio del globo terracqueo -  rendono comprensibile e plausibile qualunque orrore. Che non ci sarebbe se loro non esistessero. Forse ucciderli sarebbe una opportuna amputazione per il bene della Terra.

In conclusione, le due Simone non sono pazze. Anche se sono andate in Iraq a cercare guai. E non sono neppure sciocche: o lo sarebbe anche Diliberto. Le due Simone sono giovani, scervellate e sincere. Esse rappresentano ciò che la sinistra ha come fondo psicologico: immaturità, manicheismo, odio fanatico del nemico, speranze chiliastiche. Un quadro clinico che farebbe piangere un serio psicoanalista.

Giannipardo@libero.it, 1 ottobre 2004


Pacifismo, 50 anni di lotta. Dalla parte dei dittatori
1945-1949: i “partigiani per la pace” gridavano contro l’esistenza di armi nucleari, considerate, in sé, “armi orribili” o “disumane”. Allo scoppio della prima bomba sovietica le manifestazioni contro l’atomica, magicamente, scomparvero.
1950: la Corea del Nord invase, dall’oggi al domani, la Corea del Sud. Nessun pacifista fiatò. I pacifisti scesero in piazza solo quando gli Stati Uniti, dietro mandato Onu, intervennero in difesa del Sud.
1962: i sovietici installarono segretamente missili a Cuba, minacciando direttamente il territorio americano. I pacifisti non si mossero. Fu solo quando l’amministrazione Kennedy impose il blocco navale a Cuba che i pacifisti si mossero. Contro il blocco stesso.
1956-1964 il Vietnam del Nord continuò a infiltrare guerriglieri comunisti nel Vietnam del Sud, con il chiaro intento di erodere il paese per invaderlo. Il regime comunista di Hanoi si macchiò di crimini orribili, come lo sterminio “per quota” delle popolazioni dei villaggi occupati o lo sterminio fisico totale di quelle che venivano arbitrariamente classificate come “classi borghesi”, di regione in regione. I pacifisti non si mossero.
1965: quando Johnson inviò i primi contingenti combattenti americani nel Vietnam del Sud e autorizzò gli aerei a colpire obiettivi militari nel Vietnam del Nord, i pacifisti si svegliarono ovunque con le loro prime manifestazioni oceaniche, sia in Europa che negli Stati Uniti. Protestavano contro l’intervento americano.
1975: l’invasione di un paese, il Vietnam del Sud, che si compì con la conquista militare di Saigon, non destò alcuno scandalo. E i pacifisti furono ciechi di fronte alla repressione perpetuata dal regime di Hanoi, ai danni dello stesso popolo vietnamita, che mieté un milione e mezzo di vittime.

1979: i sovietici installarono missili di teatro, i famosi SS-20, puntati sulle città europee occidentali. Fra i loro bersagli risultano, documenti recenti alla mano, città quali Brema, Amburgo, Hannover, Anversa, l’intera area della Ruhr, Monaco, Vienna, Verona, Vicenza e Piacenza. Nessuno ha mosso un dito per denunciare il pericolo che incombeva sulle nostre teste. I pacifisti si svegliarono solo più tardi, per denunciare la risposta, difensiva, della Nato, l’installazione dei Pershing 2 e dei Cruise. E quella campagna pacifista coinvolse milioni di persone fino al 1983.
1975-1982: dal Libano meridionale partivano regolarmente raid missilistici e attentati contro civili inermi israeliani. Nessun pacifista si è mai mosso per protestare.
1982: quando gli israeliani decisero di farla finita con questa minaccia che incombeva su di loro da sette anni e occuparono, manu militari, il Libano meridionale, i pacifisti si sono mobilitati violentemente.
1990: l’Irak di Saddam Hussein invase il Kuwait. Nessun pacifista ha detto una sola parola sull’invasione, brutale quanto immotivata, di uno Stato sovrano che non aveva mai fatto del male a nessuno.
1991: la decisione di usare la forza per liberare il Kuwait dall’invasore iracheno, ha sollevato l’ira della piazza pacifista, con decine di migliaia di manifestanti in piazza.
1992-1995: la Serbia di Milosevic, appoggiando apertamente le milizie serbo-bosniache, perpetuò, di massacro in massacro, un’opera di pulizia etnica nella Bosnia orientale. L’artiglieria e i carri armati serbi ripulivano con la forza intere città e nella Sarajevo assediata i cecchini prendevano di mira, scientemente, donne e bambini provocare l’estinzione dell’etnia bosniaca musulmana. Nessuna mobilitazione pacifista.
1995: per fermare il massacro, la Nato incominciò a colpire le postazioni militari serbe in Bosnia. I pacifisti, magicamente, si svegliarono per protesta contro la Nato.
1998: il regime di Milosevic, già in crisi, anche per poter riaffermare militarmente il proprio potere, incominciò un’operazione di pulizia di vasta scala ai danni dei kosovari albanesi. L’esercito jugoslavo si mosse per colpire direttamente i civili nelle loro città e nei loro villaggi. Nessuna manifestazione pacifista.
1999: per fermare anche questo massacro, la Nato ha colpito obiettivi militari serbi in Serbia e nel Kossovo. I pacifisti si sono nuovamente mobilitati in massa. Contro la Nato.  
- Continua...
(dall'Archivio di Ideazione)


CHE LA FESTA CONTINUI
<<Che la festa continui! Che Carlo Azeglio Ciampi possa tornare a ripetere le sue ovvietà sull’unità di intenti degli italiani! Che tutti i buonisti dello stivale, ottimamente rappresentati dal sindaco di Roma Walter Veltroni, insistano nell’auspicare il perdurare all’infinito del clima di responsabilità nazionale venutosi a creare attorno al caso delle due Simone! Ma se la festa deve durare insieme a quest’orgia di luoghi comuni ispirati ad un “volemose bene” pieno di ipocrisia, è bene che tutti facciano la propria parte in commedia. Il governo che gioisce, l’opposizione che applaude, il Quirinale che inneggia, il Papa che si compiace ed i “buoni” che affogano nella melassa. Ma, soprattutto, le due Simone che evitano accuratamente di esternare. Soprattutto se lo fanno ringraziando i rapitori che le hanno rispettate, promettendo un loro sollecito ritorno a Baghdad e chiedendo il ritiro delle truppe dall’Iraq.
Se commedia deve essere che lo sia fino in fondo! E riguardi tutti gli interpreti della rappresentazione, a partire dalle due eroine. Se invece sono proprio le Simone a spezzare la rappresentazione con uscite fuori tema e fuori registro, è chiaro che la festa deve essere di colpo interrotta, i luoghi comuni abbandonati, il buonismo rimosso. E che l’ipocrisia deve lasciare il posto a valutazioni di tutt’altro genere.
Nessuno, ovviamente, si aspetta che le giovinette miracolate si affrettino a ringraziare chi le ha salvate dai propri rapitori. Cioè il popolo italiano e le sue istituzioni. Si sa che il trambusto, l’emozione, il piacere violento della ritrovata libertà possono fare brutti scherzi.
Ma se le prime parole delle Simone sono dedicate ai ringraziamenti per chi le ha rapite evitando di violentarle , alla richiesta di ritiro delle truppe ed alla promesso di tornare al più presto a Baghdad ad aiutare il tanto amato popolo irakeno, allora è bene fare subito chiarezza. Prima che i carnefici si trasformino in salvatori ed i salvatori in spietati imperialisti che bombardano ed affamano le povere popolazioni che vivono tra il Tigri e l’Eufrate.
Il primo punto da mettere in chiaro è che le due Simone sono state salvate dal governo italiano. Il secondo punto è che se è stato pagato un riscatto questa somma è stata pagata dai contribuenti italiani. Il terzo punto è che se le due Simone vogliono tornare in Iraq lo facciano a proprio rischio e pericolo e non scaricando costi e responsabilità sul proprio paese. Quest’ultimo, a sua volta (e questo è il quarto punto) deve incominciare a chiedersi se non sia il caso di incominciare ad indagare su come vengono gestiti i soldi dei contribuenti che vengono destinati alle organizzazioni non governative che hanno operato ed intendono tornare ad operare in Iraq ed in paesi analoghi. Che la festa continui! Ma che nessuno tenti di prendere gli italiani per fessi!>>

Le due Simone e gli altri
Pubblichiamo l'editoriale comparso oggi su "Il Giornale"
<<Ora che il dramma delle due Simone è finito in gloria e già rullano i tamburi di guerra di chi, preoccupato per il successo del governo Berlusconi, subito volta pagina e rilancia il "tutti via da Bagdad", è utile guardare indietro per fare alcune considerazioni sulla "coerenza" della sinistra in materia di ostaggi.
Dice Fassino:"Erano in gioco due vite, tutto quello che si poteva fare per liberarle, andava fatto". E Bertinotti è ancora più esplicito:"Se si è pagato, si è fatto solo bene". Come appare lontano quel 9 giugno in cui, tanto L'Unità quanto Il Manifesto, imbastivano una pressante polemica sull'ipotesi che il governo avesse pagato per la liberazione dei tre "mercenari". Scrive oggi Bonini su Repubblica: "Il ricatto è stato pagato e non c'è da vergognarsene". E' lo stesso Bonini che allora chiedeva chiarimenti su "una storia oscura", su emissari del governo "che se ne andavano in giro per Bagdad a promettere soldi", su interrogativi (è stato pagato un riscatto?) che "acquistano maggior consistenza di un pregiudizio politico ideologico". Insomma, per parafrasare Fassino, si potrebbe dire che "erano in gioco tre vite, quello che si poteva fare per liberarle, (non) andava fatto". Perché gli ostaggi non sono tutti uguali.
L'Italia ha dato grande prova di unità nazionale, lo dicono tutti. Giannini su Repubblica parla di "stupore degli osservatori nazionali e internazionali, per un Berlusconi che ha sfoderato uno stile e una misura da uomo di stato". E di "lezione bi-partisan che dovrebbe funzionare ogni volta che c'è in gioco un bene supremo". Come dargli torto? Un occhio alle vicende del sequestro di Quattrocchi e compagni ci dice però che non è Berlusconi che è cambiato, ma l'opposizione: allora si rese protagonista di una indegna gazzarra sulla pelle degli italiani ("mercenari"), oggi margherite e fiaccolate per le due Simone ("pacifiste"). Perché, ancora una volta, gli ostaggi non sono tutti uguali.
Il primo a parlare di oscuro complotto fu Gino Strada. Un sussurro, un refolo di vento che è diventato tornado nelle parole di alcuni politici e sui quotidiani di opposizione. Finché qualcuno l'ha scritto chiaro e tondo: in Iraq girano loschi figuri, veri e propri "squadroni della morte" stile Argentina. C'è lo zampino della Cia, lo ha scritto sull'Unità perfino un oscuro "professore" americano. I fatti hanno fatto giustizia di tutti costoro. >>


Intelligence














OSTAGGI
da LA VOCE DI ROMAGNA (prima pagina) 30.09.04
Tesi: stanno bene, sono ingrassate, mangiavano e bevevano regolarmente, con possibilita' di menu' vegetariano. Nessuno gli ha torto un capello.
Vogliono gia' tornare in Iraq. Sono diventate famose.

Antitesi: ci sono gli uragani. C'e' poco da mangiare. Le nocciole di cui si ingozzano fanno venire la caghetta. Se sei eliminato ti tocca stare su una spiaggia deserta senza niente. Sperano di diventare celebri ma nessuno se li fila.

Sintesi: l'Iraq è meglio dell'Isola dei Famosi.


La festa interrotta  
Pubblichiamo questo editoriale di Arturo Diaconale da

Paul & Lolita
Christofer Hitchens, di ritorno dall’Afganistan, è stato intervistato da Johann Hari sull’Independent.
Tre passaggi:
1) “Se ti interessano la lotta alla povertà e redistribuzione della ricchezza, credimi, i Talebani e gli assassini di Al Quaeda su questo argomento hanno meno da dire del più cinico e spietato speculatore di Wall Street. Questi jiadisti preferiscono realmente che la gente viva nella morsa della povertà assoluta, perché dicono che è purificante. E non sono nemmeno anti-imperialisti: il loro obiettivo dichiarato è quello di resaturare il perduto Califfato, che era esso stesso un impero!".
2) "Da uomo di sinistra, ho cominciato a trovarmi vicino ai neocon all’epoca della guerra in Bosnia. […] In quei giorni intellettuali di sinistra come Ed Herman, coautore con Noam Chomsky, sostenevano posizioni che andavano dall’opposizione all’intervento nei Balcani, al sostengo diretto a Milosevic". 
“Io firmavo petizioni a favore dell’intervento in Bosnia, e nella lista dei sottoscrittori continuavo a trovare nomi di gente come Richard Perle o Paul Wolfowitz. Il che mi parve interessante. Fino ad allora li avevo evitati come la peste, soprattutto per le loro opinioni su Sharon e sul Nicaragua. Ma nel caso dei Balcani nessuno poteva accusarli di avere secondi fini petroliferi, o convenienze strategiche, e quelli che ci provavano - come Chomsky – apparivano ridicoli".
3) “Oggi negli USA vive un’ eroina della nuova sinistra liberal, di nome Azar Nafisi. Il suo libro
‘Leggere Lolita a Tehran’  racconta di un movimento femminista carsico, di resistenza ai Mullah iraniani, che si è concentrato sulla lettura di grandi capolavori della letteratura occidentale, che là sono all’indice. Ebbene: sapete a chi questa scrittrice simbolo della resistenza iraniana ha dedicato questo libro? A Paul Wolfowitz”.
Qui  il testo integrale dell’intervista.  

(ale tap., 29.09.04)

LIBERI?
Una premessa. Visto che a Simona & Simona  è andato tutto bene (ad altri no), provo  anch'io il giochino,  tanto in voga a sinistra, della dietrologia. Solo una avvertenza: tutto quello che scrivo è frutto di fantasia.
Bene, mia madre me lo diceva sempre: "Figlio mio, nella vita è tutta questione di fortuna... o di soldi". Ed io, infastidito da tanto fatalismo, rispondevo: "E la bravura, il talento, la tenacia, la furbizia, dove li metti?". Già dove li metti? Oggi, il giorno dopo la liberazione di Simona & Simona,  quella massima spicciola e un poco grezza mi si è messa in orbita geostazionaria attorno alle testa. Mi vuole convincere della sua veridicità. Finirò per arrendermi e prenderla per buona. Non ho difese davanti alle notizie che vedo e leggo: 21 giorni di sequestro,  e le due fanciulle le ritroviamo  sane e vispe come  fringuelli di bosco... belle, sorridenti, pure -mannaggia alla dieta-   ingrassate  di qualche chilo.
Eppure...eppure passare 21 giorni da sequestrate in mano ai tagliagola, suvvia.  E se le cose - viste  le strane circostanze del rapimento, il fatto che i rapitori non hanno nè rivendicato il gesto nè  una trattativa allo scopo di ottenere un qualsiasi risultato, il fatto che ad essere rapiti sono stati operatori umanitari appartenenti ad una ONG contraria alla guerra e alla occupazione militare dell’Iraq -  non fossero andate per come ce l'hanno raccontata? Se le due fanciulle, in vena di forti emozioni,  avessero combinato loro questo scherzetto, magari raggiungendo il dutur
Strada Gino ai bordi della piscina dello Sheraton di Amman e avessero, da lì,  diretto le trattative per la loro liberazione incassando, su un conto cifrato in Svizzera,  il milione di dollari USA che, si dice, sia stato il prezzo della loro libertà?  Oppure, visto che  quelli di "Un ponte per..." in Iraq sotto il regime di Saddam ci si trovavano benissimo (a proposito...quelli di "Un ponte per..." in dieci anni di presenza in Iraq  mai un lamento sulle guerre , sui massacri, sulle incarcerazioni, sulle torture  e sui diritti civili dei cittadini iracheni  calpestati dal regime saddammita), lor signorine  avessero messo in scena tutta questa commedia al solo scopo di tirar fuori la loro bandierina arcobaleno e mettere in difficoltà il Governo italiano ...
E se invece dietro tutto questo ci fosse "nu bello guaglione"... così, tanto per fare un poco di marketing per la margherita...
Si, insomma, potremmo,  come già hanno fatto Maurizio Chierici, Patrick Boylan,  Noam Chomsky , Michael Chossudouvsky,  Naomi Klein, Gino Strada e i tanti altri che in queste settimane si sono sbizzarriti  a raccontarci la loro, presunta ma assoluta, verità, potremmo inventarci tante altre storie e magari trovare giornali e programmi televisivi compiacenti a far da grancassa... potremmo... ma davvero, di fronte a tanto orrore e a tanta stupidità,    siamo così liberi dal poterlo  fare?

(cp, 29.09.2004)


LIBERE!
Era ora! Finalmente!
L'annuncio della tv araba Al Jazira: «Liberate le due ragazze italiane». Prese in consegna dalla Croce Rossa, sono in viaggio e dovrebbero arrivare in Italia già questa sera. Simona Pari e Simona Torretta stanno bene. Liberi anche i due ostaggi iracheni sequestrati con loro.  Ora possiamo, non senza un pensiero a Quattrocchi e Baldoni, essere liberi anche noi di mandare "a quel paese" tutti i cacadubbi (l'elenco è vastissimo), si, insomma quelli, ad esempio,  del  "Comitato per il ritiro dall’Iraq" che proprio ieri hanno prodotto questo comunicato stampa:
<<Con l’articolo pubblicato questa mattina dal quotidiano "l’Unità" aumenta il numero di coloro che mettono in discussione la matrice islamica, ex-baathista o comunque legata alla resistenza irachena (sic, ndr) del rapimento di Simona Pari, Simona Torretta e dei due collaboratori iracheni.
Pur con la formula dubitativa, il giornalista dell’Unità Maurizio Chierici accredita la tesi, ripresa da un articolo del ricercatore statunitense Patrick Boylan, secondo cui alcuni recenti rapimenti in Iraq sono da attribuire a degli squadroni della morte, addestrati e attivi in Medio Oriente allo scopo di agevolare il governo ad interim di Baghdad nominato dagli Stati Uniti.
A conferma dell’ipotesi le strane circostanze del rapimento, il fatto che i rapitori non hanno nè rivendicato il gesto nè fino ad ora hanno intavolato una trattativa allo scopo di ottenere un qualsiasi risultato, il fatto che ad essere rapiti sono stati operatori umanitari appartenenti ad una ONG contraria alla guerra e alla occupazione militare dell’Iraq.
Nel paese mediorientale sarebbero quindi all’opera degli squadroni della morte impegnati a minacciare e a colpire "pacifisti ficcanaso, giornalisti non allineati, ONG incontrollate", sul modello di quelli attivi per anni nei paesi del Centro e del Sud America.
E’ un caso che il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq sia da alcuni mesi quel John Negroponte che per anni ha diretto le strategie golpiste e di controinsorgenza dell’amministrazione statunitense proprio in America latina?

Valutazioni simili a quelle di Maurizio Chierici e di Patrick Boylan sono state finora formulate da un elevatissimo numero di giornalisti e osservatori: da Noam Chomsky a Michael Chossudouvsky, da Naomi Klein a Gino Strada.
Eppure il Governo Berlusconi continua alternativamente e confusamente ad accusare del rapimento o presunti gruppi islamici o gruppi di ex collaboratori di Saddam Hussein, senza fornire prove di ciò che afferma e senza aver ottenuto, in più di due settimane, nessun elemento certo sulla sorte dei rapiti.
Al tempo stesso invece insiste nel collaborare con un Governo iracheno ad interim che, se fossero confermate le accuse riportate oggi dall’Unità, potrebbe essere sospettato almeno di connivenze con i rapitori dei cooperanti.
"Il Comitato Nazionale per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq" ribadisce la propria richiesta di una fine immediata della collaborazione italiana all’occupazione dell’Iraq. Prima le truppe italiane tornano a casa e meglio è. Per il popolo iracheno e anche per gli ostaggi italiani
>>

Massima del giorno
Alla serenità si giunge avendo perso tutte quelle illusioni che, ponendoci in contrasto con la realtà, sono fonte di frustrazione.
G.P.

SE IL FILM POSSA ESSERE VEICOLO DI IDEE
Alcuni film, oltre che per la loro spettacolarità o per la trama avvincente, si raccomandano per l'argomento trattato: un grande avvenimento storico o un grande problema umano. Ma si può sperare di ottenere una seria informazione, da un film? La prima risposta che sale alle labbra è "Perché no?” Tuttavia è opportuno vedere come sia andata fino ad oggi, magari partendo da alcuni esempi. ...
Clicca qui per proseguire nella lettura.

Gianni Pardo, 28 settembre 2004


I professionisti della dietrologia
Riteniamo interessante pubblicare, da Ideazione, questo articolo di Stefano Magni
C’è qualcosa che accomuna Naomi Klein e la stampa araba più antisemita. La Klein, divenuta icona del movimento No-Global grazie al suo libro-manifesto “No Logo”, nel caso del rapimento delle due cooperanti italiane arriva a dire: “I giornalisti occidentali sono contrari a parlare di spie e cospirazioni, soprattutto per paura”. Invece i giornalisti arabi e lei stessa, evidentemente, in mancanza di prove e di argomenti, non esitano a puntare il dito contro i nemici di sempre: gli Ebrei e gli Americani. Se non si trovano prove, allora vuol dire che la cospirazione è fatta bene, come sempre sostengono i cospirazionisti arrampicandosi sui vetri. Cosa spinge a credere che la strage di Beslan sia stata architettata dagli Ebrei? Assolutamente niente, soprattutto perché i suoi autori, cioè Basaev e i radicali islamici ceceni, hanno rivendicato tutto e se ne sono pure vantati. Ma per il giornale governativo giordano Al Dustour (della Giordania: uno degli Stati arabi più vicini all’Occidente nella guerra al terrorismo) i veri pianificatori dell’attacco e dell’eccidio sarebbero oligarchi ebrei che finanziano frange del terrorismo ceceno.
Gli fa eco Ghassan Makhal, editorialista di Al Sharq, quotidiano del Qatar (altro paese moderato e filo-occidentale): “chi c'è dietro alla presa di ostaggi? - si chiede il giornalista arabo, il cui articolo di fondo è stato tradotto dal Memri – E’ probabile che l’abbattimento degli aerei a Mosca e l’assalto alla scuola di Beslan facessero parte di una battaglia che il governo di Putin sta portando avanti contro la mafia russa, che ha legami con Israele”.La stampa araba ci ha abituato a questi interrogativi del tipo “chi c’è dietro?” e “chi tira veramente le fila?”, a cui si risponde sempre e solo con “Israele” o “Stati Uniti”. Non c’era da stupirsi, dunque, quando questa fu la prima risposta data da un ulema iracheno, Salam Al Kubaisi, alla domanda su chi avesse rapito le due Simona. Secondo l’autorevole dottore della legge religiosa, infatti, il comportamento dei rapitori (ben armati, travestiti da soldati regolari e ben addestrati) e le circostanze del rapimento (avvenuto in piena zona verde, nella sede della Ong, in base a liste di nomi già preparate) sono atipiche. Quindi ci possono esser dietro gli Americani! E’ una tesi che non ha fondamento e che può essere solo il frutto di un personaggio arabo che si dichiara “vicino” alla guerriglia sunnita irachena. Però, sulle speculazioni dell’ulema iracheno, in Italia è nata una vera e propria industria di dietrologie.
I No-Global si dividono, fra chi (Naomi Klein) sostiene che le cospirazioni della Cia siano la “norma” in Iraq e chi, come un giornalista di Avvenimenti, ritiene che la cospirazione miri a diffondere malignità contro le Ong (accusandole di spionaggio) per esporle alla minaccia delle bande armate. Ma il dubbio che le due cooperanti italiane siano state rapite dagli iracheni, perché Occidentali, donne e italiane (quindi nemiche sotto tutti i punti di vista) non sfiora nemmeno la mente dei pacifisti. Rimane da capire perché venga abbracciata, con così tanta sicurezza, la tesi più difficile da dimostrare, quella del coinvolgimento di “servizi segreti internazionali” che va contro ogni logica investigativa. Forse per gli stessi motivi che spingono gli editorialisti arabi a fare salti mortali pur di dimostrare la responsabilità di Israele dietro ogni atto del terrorismo islamico: non ammettere di avere dei “compagni che sbagliano” (gli integralisti nel primo caso, i “resistenti iracheni” nel secondo) e nello stesso tempo considerare che i cattivi sono sempre dalla stessa parte, sempre dalla parte dell’Occidente, qualsiasi cosa accada.

Oggi, Yom Kippur 5765, ho ascoltato il silenzio di Israele.
La magia di questa giornata appena trascorsa non finira‚ mai di emozionarmi e di riempire I miei sensi e la mia anima di pace.

Non esiste nessun altro posto al mondo dove poter vivere una simile esperienza , non esiste paese al mondo dove ci si fermi per pregare, per riempirsi di spiritualità,  dove per 25 ore  non si senta il rumore snervante del  traffico.

Mi affaccio alla finestra e vedo finalmente gli uccelli che volano, sento il lieve rumore delle loro ali, vedo i  bambini  padroni assoluti della strada, giocare felici.  Le autostrade servono ai ragazzini in skateboard che se la godono. Aspettano questa giornata per un anno intero!

La gente va in sinagoga, gli uomini con le loro  camicie bianche, le donne vestite di bianco con in mano i libri di preghiera , siamo tutti vestiti di bianco per Yom Kippur.

Israele, silenziosa, prega e studia , isolata dal mondo intero, per vivere in spiritualità la sua pace.

 Cosa succede fuori di qua? Non lo so ma posso immaginarlo.

La pestilenza  nazista è penetrata a fondo in un gruppo di bestie immonde e si è mescolata alla perfezione col demone del fanatismo crudele che le anima . 

La pestilenza che ormai ammorba il mondo continua a fare vittime. In Italia  tutti aspettano con ansia notizie delle due ragazze rapite e forse gia‚ decapitate. Decapitate! Nel terzo millennio ci troviamo a parlare di sgozzamenti e decapitazioni senza metterci a urlare di orrore, nel terzo millennio un gruppo  di cani rognosi ci ha abituati a veder segare il collo della gente senza  morire di disperazione . Chi lo ha visto il video dell'americano decapitato che ha urlato fino alla fine mentre il suo sgozzatore era intento a segare  inneggiando ad Allah? Chi ha mai visto il video dello sgozzamento di Daniel Pearl? Chi ha potuto vedere quegli orrori senza impazzire di disperazione?  Eppure siamo arrivati a questo, siamo arrivati a cenare, come se niente fosse, mentre un giornalista ci racconta che quella tribu‚ di cani rognosi ha rapito altri occidentali, che ne ha sgozzati altri,  che minaccia tutti noi  di fare la stessa fine. Se non sgozzati fisicamente lo saremo nell'anima , lo siamo già nell'anima perché  il MALE assoluto che emana da quella gente   ci sta contagiando e riusciamo a fare la scarpetta nel piatto mentre sentiamo il pianto dell'ennesimo sequestrato che chiede l'aiuto del suo primo ministro per non avere il collo segato anche lui.

Siamo contagiati perché alcun italiani , subito dopo la strage di Nassyria, urlavano per le strade d'Italia la loro  gioia   e soddisfazione per la morte dei nostri carabinieri. Siamo contagiati perché mentre avveniva l'eccidio dei bambini di Beslan, un ignobile  ministro europeo osava chiedere a Putin  come mai.

Siamo contagiati perche‚ un degno figlio di questi cani rognosi e‚ riuscito a mettere il mondo contro Israele  al punto che  l'Islam cosiddetto  moderato, quello che si scandalizza o finge di scandalizzarsi  per il rapimento delle due Simone, esulta quando sente che un maiale di terrorista suicida ha appena ammazzato qualche decina di innocenti civili israeliani.

Il mondo è stato contagiato dal MALE assoluto  prima dell'11 settembre  perché,  se cosi‚ non fosse, non sarebbe stato possibile sentire alcuni civili europei dire ghignanti "se la sono voluta" ai tremila americani morti a New York  e non sarebbe stato possibile   vedere la processione di emissari europei e vaticani  genuflettersi a Ramallah davanti al capo del piu‚ grande movimento di assassini  mai esistito al mondo.

Non sarebbe stato possible nemmeno assistere alla marcia di un paese chiamato Palestina alle Olimpiadi di Atene, come se fosse uno Stato come la Svezia o l'Italia, col portabandiera  che oltre alla bandiera alzava le dita a V in segno di vittoria. "VITTORIA, ammazzaremo quanti più ebrei possibile, promesso" e lo stadio di Atene era in piedi osannante.  In compenso a quelle stesse Olimpiadi   Israele  era priva di Capitale  per ordine di qualcuno che non voleva  far venire il nervoso a quel terrorista  capo della più grande organizzazione di assassini del mondo.


Si, siamo già stati contagiati da questa pestilenza  perché il mondo è la‚ che aspetta con ansia e molta impazienza la pulizia etnica che Israele deve fare per  avere una tenue speranza di arrivare a una specie di tregua. Sarà solo una specie di tregua perché I figli di Arafat non hanno intenzione di lasciarci vivere in pace  e non ammettono di lasciare spazio a uno stato ebraico nel mare immenso  del mondo arabo.

La grandezza di Israele é di essere capace di  cedere territori conquistati dopo aver vinto 5 guerre e di cederli, senza garanzie,  mentre la sesta è ancora in corso.

Non è mai accaduto nella storia del mondo.

La grandezza di Israele è di voler essere caparbiamente  una democrazia nonostante la guerra perenne  e le minacce di annientamento. Una democrazia anche per  quegli israeliani ignobili e vigliacchi ( nessun posto  al mondo è privo di immondizia umana) che diffamano il proprio paese. Una grande democrazia che fa dell'ossessione di mettersi nei panni del nemico che ti vuole annientare, e di capirlo nonostante tutto,  uno sport nazionale.  

E mentre una parte del mondo è minacciata da un‚altra parte del mondo , mentre quei cani rognosi sgozzano  gente innocente , mentre in Italia si procede al concorso  di Miss Italia  nello stesso momento in cui  altre due italiane sono stuprate, bastonate e forse , speriamo di no, ammazzate mediante decapitazione, la grandezza di Israele è di fermarsi,  pregare e digiunare per 25 lunghe ore , un intero popolo vestito di bianco,  per chiedere perdono al Nome e per il "tikun olam",  "riparare il mondo".

Mentre noi facevamo questo, fuori di quà, in Iraq,  i cani rognosi hanno continuato a uccidere  e il resto del mondo continua a non capire.

Qui da noi, intanto, ecco che le macchine hanno ripreso ad andare, i bambini hanno messo via le loro biciclette, noi adulti abbiamo iniziato a mangiare bevendo un brodino per abituare lo stomaco a ricevere il cibo.

E' sera,  le sinagoghe spengono le luci e il Popolo di Israele  ricomincia a soffrire.

 Debora Fait , informazionecorretta


Il terrorismo contro le donne
Da informazionecorretta riprendiamo 
un articolo di Fiamma Nirenstein, pubblicato  in prima pagina sulla Stampa di oggi, 24-09-04, dove, nel momento dell'angoscia per la sorte di Simona Pari e Simona Torretta, si sapiega perchè il terrorismo è "il peggior nemico del genere umano, ma in particolare del genere femminile".
Ecco il pezzo:
In queste ore di terribile angoscia per Simona Pari e Simona Torretta, un pensiero tragico, uno fra i tanti di queste ore, attraversa la mente: il terrorismo è il peggiore nemico del genere umano in generale, ma in particolare del genere femminile. E’ il peggior nemico delle donne. La guerra terrorista le aggredisce da tre lati.
Il primo: quello dello scopo finale del terrorismo islamista, della sua fantasia corrosiva e debilitante per ognuna.
L’islamismo intende fare di noi donne, di tutte le donne, persone dimezzate, che non partecipano alla vita sociale se non per esserne ancelle mute, soggette alle leggi della poligamia, del vergognoso nascondimento del corpo, del patriarcato, delle mutilazioni sessuali, della sanzione definitiva del comportamento sessuale deviante. E non è solo alle proprie donne che l’estremismo islamista vuole imporre le sue leggi, ma le immagina capaci di regolare i costumi, l’anima stessa di ogni creatura che parli e viva al femminile, anche quando questo femminile abbia prescelto un genere di vita completamente altro, quello nostro, della parità dei sessi, dell’emancipazione.
In secondo luogo, il terrorismo fa della società il primo fronte dell’attacco, e la società è la casa della nostra emancipazione. Mai è stata così ostile: se scegli di viaggiare, di andare al caffè con le tue amiche, di lavorare, di usare il tuo diritto a frequentare un luogo pubblico, di essere una madre che non teme per i suoi figli quando vanno a scuola, di usare le strutture pubbliche, insomma di vivere, ecco che invece il terrore fa di te un soldato sulla prima linea che non è più il fronte ma la società civile. Ti spinge indietro nella tana della solitudine che è il guscio della condizione femminile dei secoli passati.
Terzo: il terrorismo costringe, ha costretto le donne al più orribile misconoscimento di se stesse, ovvero a essere madri fiere quando i figli scelgono la terribile strada del terrorismo suicida, quando scelgono di essere shahid. Le madri diventano le sacerdotesse della nuova religione che il terrore detta oggi, quella dell’idolatria, della lode sconsiderata del terrorista suicida. La maternità della vita si fa maternità della morte. Così si è creata una profonda distorsione dell’idea stessa del ventre, del corpo femminile, che si accentua nell’uso sempre più frequente delle donne come bombe umane: sono state emanate specifiche fatwe che addirittura le liberano dei doveri religiosi quando decidono di farsi saltare per aria uccidendo più persone possibile. Quanto stravolgimento del senso della femminilità connessa a un maternità universale (che una donna sia madre biologica oppure no) ci sia lo si è visto in particolare in Ossezia, e in Israele, ed è un orrore epocale che può infettare un mondo intero se non combattuto.
Le chiome, lo sguardo stesso, la libertà di essere lontane da casa, donne sole, in grado di fare ciò che desideravano, nessuno può convincere una donna che questo, fra mille altri calcoli non sia stato una delle spinte a rapire, a tormentare Simona e Simona. Per loro bisogna combattere e sperare, in quanto donne contro il terrore.

TEMPI MODERNI
  Al momento, nonostante ben due comunicati   rivendicano l'avvenuto assassinio,  non si sa ancora nulla della sorte toccata a Simona Pari e Simona Torretta. Noi, come tanti, auspichiamo  di vederle presto ritornare alla vita di sempre.  Per cercare di capire in quale girone infernale sono finite le due cooperatrici, oggi
"Magazine",  il settimanale del "Corriere della Sera", pubblica sull'organizzazione "Ponte per...", dalla metà degli anni 90 sempre presente in Iraq,  un interessante articolo di Francesco Battistini dal titolo: "Quanta gente è arrivata a Bagdad passando su quel<<Ponte per...>>"
Tra l'altro Battistini scrive: <<...Vero: più che un ponte, l'ong è sempre stata la porta di Bagdad. Fin troppo spalancata, a volte. Nell'hotel Al Fanan, prima, e nella villetta del  rapimento, dopo, per quegli uffici sono transitate le storie non solo delle due Simone, ma anche di altri rapiti in Iraq, Andò lì Enzo Baldoni, qualche giorno prima di essere sequestrato sulla strada per Najaf. Lavorò per quegli uffici Valeria Castellani, la paracadutista vicentina che gestiva la sede di Bassora dell'organizzazione, prima di mettersi in proprio e reclutare la body-guard Fabrizio Quatrocchi...  Sotto embargo o sotto le bombe non hanno mai mollato l'Iraq, i pacifisti del Ponte. E a volte tanta vicinanza è stata scambiata dagli stessi saddamisti, per adesione alla causa: la marcia di Capodanno 1999, 5 mila bambini di Bagdad portati in piazza a manifestare contro <<l'aggressione e il genocidio>>, fu descritta dalla stampa italiana come una manifestazione filoregime. Anche sul sito dell'associazione, fra i 313 comunicati stampa datati fra il '96 e oggi, abbondano le denunce antiamericane, il sostegno al leader palestinese Barghouti che israele ha condannato per terrorismo, le accuse di repressione poliziesca alle autorità italiane per i lacrimogeni usati ad Acerra. Ma non si trova un articolo contro trent'anni di dittatura in Iraq>>

ANYBODY BUT
Un uomo politico può piacere o non piacere, ed è desiderabile che ciò avvenga per motivi seri: purtroppo  non sempre è così. A volte si è a favore di qualcuno solo perché è il contraltare di qualcun altro. Nell’attuale campagna presidenziale degli Stati Uniti da un lato c’è George W. Bush che molta gente giudica ignorante, brutale, primitivo. Ha l’intelligenza di una capra, ha detto qualcuno.  E si potrebbe dire che, oggi come oggi, ha due sole idee, in testa: proteggere gli Usa dai possibili pericoli del terrorismo (a qualunque costo e dovunque) e abbassare le tasse. Tuttavia, se questo è Bush, chi è Kerry?
Kerry non è nessuno. Non ha una “visione”, non ha una critica seria di Bush e sembra solo dire: “non è che lui sbagli, tuttavia io farei meglio di lui. Senza nemmeno dire in concreto come. Poi, per ogni posizione che ha preso, nel corso degli anni, se ne può mostrare una di segno contrario, tanto che l’hanno soprannominato flip-flop, “una volta da una parte e una volta dall'altra”.
Se questo è vero, come mai egli costituisce una valida alternativa a Bush, come mai, fino a non molto tempo fa, era in testa nei sondaggi? La spiegazione si trova in un atteggiamento mentale che gli anglosassoni riassumono con “anybody but”, chiunque ma non. Molti americani non voteranno per Kerry, voteranno per qualcuno che non è Bush.  Se i democratici, secondo un’altra espressione americana, candidassero “un cane giallo”, il cane giallo sarebbe votato dai milioni di adepti del principio “anybody but Bush”.
In Italia abbiamo un caso analogo. Berlusconi è odiato più o meno dalla metà del paese ma tutti sanno chi è e come la pensa. Magari promette troppo, magari a volte non realizza ciò che ha promesso, certo è una figura dai contorni netti. Dall’altro lato Prodi non è altro che un non-Berlusconi. O non ha idee o non può esprimerle, essendo a capo di una coalizione troppo contraddittoria per esprimere un programma. Che farebbe, Prodi, per il problema della previdenza? Nessuno lo sa, forse nemmeno lui. E, se lo sapesse, e osasse dirlo, si troverebbe contro mezza coalizione. Per questo deve sempre tenersi sulle generali, parlando dei risultati da raggiungere e non dei mezzi per raggiungerli.
Non è il solo. Tutti i leader del centro-sinistra stanno soprattutto attenti a dir male di Berlusconi. A dargli torto anche se dice che l’acqua bolle a cento gradi. Rischierebbero, diversamente, di non essere più anybody but Berlusconi. Se Bertinotti avesse una buona barzelletta da raccontargli potrebbe farlo solo vestito di nero, in una notte nera, in una grotta nera. Altrimenti si parlerebbe d’”inciucio”.
Questa situazione è allarmante. Se l’opposizione, tanto in America quanto in Italia, non riesce ad esprimere che il proprio disprezzo per chi è al potere, i casi sono due: o chi è al potere sta già agendo per il meglio, tanto che non si riesce a proporre nulla di diverso, o chi è al potere si sta comportando malissimo e tuttavia l’opposizione non riesce a proporre nessun serio cambiamento di rotta. “Votate per me, così vi libererete di lui” non è un buon programma. Bisognerebbe ricordare che nuovo non sempre significa migliore e perfino che chi cambia la vecchia per la nuova peggio trova.
Sarebbe bello se Prodi, d’accordo almeno con la Margherita e i Ds, proponesse un programma dai contenuti chiari e coraggiosi per fare campagna elettorale con chi ci sta. Poi, o si vincono le elezioni o si cade in piedi. Nelle condizioni attuali, invece, si rischia solo di mietere nel campo dell’odio e del risentimento, per poi vederseli ritorcere contro, in caso di vittoria, quando ciascuno, avendo avuto in mente fino a quel momento solo un vago programma personale, avrà l’impressione che il governo Prodi non lo realizza.
Si può avere una cattiva opinione degli Stati Uniti, si può avere una pessima opinione dell’Italia, ma ambedue questi paesi meriterebbero un’opposizione più seria.
Giannipardo@libero.it, 23 settembre 2004

IL RAGGIO DI LUCE E LA PARABOLA
Per colpire un bersaglio i metodi sono due: o mirare in linea retta ad esso, come si fa con un raggio di luce, o mirare al di sopra di esso, sapendo che il proietto, a causa della gravità, descriverà una parabola.
Lo stesso vale per gli obiettivi di diverso genere. Se voglio telefonare ad un amico in Germania non posso comporre un numero quasi esatto: devo mirare in linea retta perché se sbaglio anche un solo numero mi risponderà qualcun altro. Viceversa (parabola), se voglio essere sincero, non potrò esserlo al punto da offendere tutti quelli che incontro. Non potrò salutare il vicino insopportabile con: “Possa tu morire”. E non potrò dire al malato di cancro: “non fare progetti per l’anno venturo, non ci arriverai”.
I campi in cui più spesso si mira a parabola sono la religione e la politica. Il Cattolicesimo onora i santi la cui virtù ha raggiunto “livelli eroici” ma in realtà la Chiesa, nella sua saggezza, modera parecchio gli entusiasmi di chi - prendendo alla lettera gli inviti classici - rischia di esagerare. Nel Vangelo sta scritto che se un nostro organo, l’occhio, per esempio, ci è occasione di peccato, meglio faremmo a cavarcelo, perché è meglio andare orbi in paradiso che con tutti e due gli occhi in inferno. Ma la Chiesa formulò una famosa e risoluta condanna di Origene, cui un altro organo era occasione di peccato e che per questo si castrò. Analogamente, il Papa ebbe per parecchio tempo in grave sospetto San Francesco e il suo estremismo nel disprezzo dei beni della terra.
La Chiesa – come Molière nel Misanthrope – vuole una virtù vera e seria ma moderata. Se indica modelli eroici (i santi), se insiste nel predicare comportamenti un po’ assurdi, lo fa nella speranza che i fedeli applichino i suoi consigli al cinquanta per cento. Non pretende veramente che si porga l’altra guancia, vorrebbe che non si vendicasse uno schiaffo con un omicidio. Mentre nel Vangelo sono lodati i passeri che non seminano e non coltivano, e tuttavia mangiano tutti i giorni, e i gigli, che non filano e non tessono, e tuttavia sono vestiti meglio di Salomone, San Benedetto, che non era un passero ma un credente serio ed intelligente, ha avuto come regola “ora et labora”. Perché senza labor non si mangia o si mangia sfruttando il labor altrui.
Qualcosa di analogo avviene con le dottrine di sinistra, dove il Vangelo sarebbe rappresentato dal Capitale di Karl Marx. Lenin tentò di attuare integralmente la teoria e dovette presto arrendersi fare marcia indietro in diversi campi. Tentò di abolire il denaro e dovette tornarci. Dinanzi ai disastri provocati, lanciò la Nep, nuova politica economica. Lasciò ai contadini un fazzoletto di terra per uso privato e quel fazzoletto produsse una notevole percentuale dei prodotti agricoli nazionali. Ma mentre tutto questo avveniva nei paesi del socialismo reale, in Occidente, dove la teoria non era sottoposta al severo vaglio della pratica, si rimaneva convinti di potere risultati ottimi applicandola integralmente. Essa non poteva che essere perfetta perché ”scientifica”, come sosteneva Marx stesso. Tutti erano intransigenti perché avevano il vantaggio di non soffrire del tentativo d’applicazione di quella sciagurata teoria.
Hanno avuto ragione coloro che, in passato, hanno reputato che un po’ di socialismo poteva migliorare la società e la vita di tutti, mentre un’integrale o comunque severa applicazione della teoria collettivista avrebbe impoverito tutti e avrebbe potuto mantenere il potere solo se si fosse trasformata in dittatura. E infatti, dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, tutti i paesi del socialismo reale, Russia inclusa, hanno ripudiato il comunismo.

Dopo il 1989 i comunisti occidentali si sono ritrovati senza Mosca e senza potersi appigliare alle bugie che i paesi dell’est propalavano per magnificare i loro immaginari successi. A questo punto avrebbero dovuto ammettere d’avere sbagliato strada. Poiché però  è molto doloroso cessare di credere a qualcosa che è stato il centro della nostra vita, alcuni di loro si arrampicano sugli specchi per chiamarsi ancora comunisti e predicare una palingenesi che è, sulla base della storia, o impossibile o rovinosa.
Bisogna stare attenti a non prendere alla lettera i grandi proclami. Non bisogna dimenticare che essi, mirando, prevedono una parabola: in tutti i campi l’integralismo è una stupidaggine controproducente. Per quanto riguarda la situazione italiana, per esempio, anche se la destra della sinistra ha chiaramente ragione, l’intera sinistra è ipnotizzata dalla sinistra della sinistra. Chiunque sia meno comunista di Salvi, Bertinotti, Di Liberto si vergogna di essere meno comunista di Salvi, Bertinotti, Di Liberto. Ha Schlechtes Gewissen, mala coscienza. Sente di tradire l’ideale e giudica l’altro è più coraggioso e più coerente. Finché durerà questa sciocca ipnosi collettiva, e in mancanza di un Papa comunista che condanni il Savonarola, è difficile sperare in una seria sinistra di governo.

Giannipardo@libero.it, 22 settembre 2004.

Massima del giorno
C'è la cortesia formale, regalare un libro interessante. C'è la cortesia sostanziale: non chiedere "L'hai letto?"
G.  P.


MOLLICHINE
Secondo un famoso principio di Wittgenstein,  di ciò di cui non si può dir nulla di sensato è meglio tacere.  Ciampi non sembra un appassionato di Wittgenstein.

Allawi sostiene che Saddam Hussein ha chiesto la grazia.  Notizia de relato.  Inutilizzabile come testimonianza.

Chirac ha proposto una tassa mondiale a favore dei poveri della Terra.  Ma non si poteva credere Napoleone,  come tutti gli altri?

La Cbs si rimangia le accuse (avallate anche da Dan Rather) di favoritismi a Bush.  Ecco la superiorità della Rai.  Mai essa si rimangerebbe un'accusa infondata.

L'Europa fa la severa con Ankara ed essa fa sapere che "l'opzione europea non è l'unica per la Turchia". Ci sono ancora altri quattro continenti.

L'ambasciatore britannico a Roma: Bush è "The best recruiting sergeant of al Qaida", il più efficace ufficiale di reclutamento di al Qaida. Dovremmo mandare Pecoraro Scanio ambasciatore a Londra.

Gianni Pardo


IL TERRORISMO COME PROVA DI CIVILTÀ
In un film di molti anni fa, "La lunga notte dell'Ispettore Tibbs", un bianco razzista del Sud, reputando insolenti le parole dell'ispettore negro, gli diede uno schiaffo. Il gesto nasceva dalla sua intima convinzione di superiorità e corrispondeva allo scappellotto che il maestro dava allo scolaro, essendo ovvio che lo scolaro non potesse che subirlo in silenzio. Il punto è che Tibbs, venendo dal Nord, non aveva timidezze e per questo restituì lo schiaffo con imprevedibile prontezza. La morale dell'episodio è che certe evidenze soggettive dipendono dal tempo e dalla storia. Nessun negro, nell'Ottocento, avrebbe restituito lo schiaffo. Nessun bianco, in America, darebbe oggi uno schiaffo a un detective nero.
Qualcosa di analogo si deve osservare a proposito del terrorismo, il cui senso è cambiato col tempo. In passato esso è stato meno frequente non perché gli uomini fossero più mansueti ma perché era reputato poco utile. Poteva essere produttivo l'assassinio di personalità eminenti o reputate insostituibili (il regicidio, l'attentato a De Gaulle) ma l'attentato alla vita di semplici civili era visto da tutti come un normale atto di criminalità. Finché non fossero stati attaccati personalmente, ai governanti importava ben poco della vita di cinque, dieci o cinquanta normali cittadini. Ovviamente, una volta presi, i terroristi sarebbero stati condannati a morte: ma era normale amministrazione della giustizia penale.
Ciò che è cambiato, nell‚epoca contemporanea, è il fatto che l'insieme dei mezzi di comunicazione di massa ci fa vivere in diretta tutte le vicende umane... (per proseguire nella lettura clicca qui)
Giannipardo@libero.it


En passant
Gli analisti politici sono d'accordo: al di la dei distinguo e delle inevitabili  delle polemiche elettorali,   la strategia di Jonn F. Kerry per l'Iraq (invio di truppe non americane in Iraq, addestramento delle truppe irachene, rispetto delle date indicate per le elezioni politiche) è sostanzialmente simile, se non addirittura uguale,  a quella di Bush.
Per questo fa un po' strano leggere articoli, ad esempio  sul Corriere della Sera (titolo: La svolta di Kerry:<<Ritiro a partire dal 2005>>) e sull'Unità (titolo:"Fermerò la guerra infinita"),   dove si da conto del discorso pronunciato l'altro ieri da John Kerry   alla New York State University facendolo apparire -nei titoli e nei commenti-  come un discorso pacifista.
A scanso di equivoci, pubblichiamo  il testo integrale del discorso di Kerry, clicca qui.




DUE PALLE UN SOLDO
“Ci potrebbe essere qualche servizio segreto occidentale dietro il rapimento delle due volontarie italiane Simona Torretta e Simona Pari.” A scriverlo è il quotidiano britannico The Guardian, vicino al partito laburista, in un articolo scritto a quattro mani da Naomi Klein, autrice del libro "No logo" e Jeremy Scahill, reporter dell'emittente indipendente americana "Democracy now".

Chi fa il tiro a segno sui civili, chi spiana villaggi con le bombe, chi ha creato Abu Ghraib (e Guantanamo) non vede certo di buon occhio la presenza in Iraq di operatori di pace, né di giornalisti che non siano embedded. Rendere la loro scomoda presenza sempre più a rischio, perfino eliminarla: può essere benissimo l'obiettivo dell' «amico George»”  Questa volta  è tutta roba uscita dalla mente fervida del dutur Gino Strada,   su "Il  Manifesto".

Ostaggi, è ancora caos
Nel fine settimana in Iraq c'è stata un'ondata di sequestri e violenze che ha fatto almeno 80 morti. Al Jazeera ha diffuso i video di due gruppi armati: uno afferma di detenere dieci dipendenti di una società turca con capitali americani, l'altro rivendica il rapimento di 18 membri della Guardia nazionale irachena. Un altro gruppo, Ansar al Sunna, ha annunciato ieri sul suo sito internet di aver decapitato tre curdi iracheni. Inoltre sono dati per dispersi tre uomini d'affari libanesi.Ad un mese esatto dopo il rapimento di Christian Chesnot e di Georges Malbrunot, interessante articolo di Libération dove si racconta come, mentre sul terreno la situazione è sempre più confusa,   le autorità francesi raddoppiano la prudenza nelle dichiarazioni ufficiali.

ARAFAT
Il grande delitto di Arafat non e' stato solo di iniziare una guerra inutile e tremenda contro Israele ma di aver provveduto cinicamente a disintegrare completamente il debole bagaglio culturale della societa' palestinese divisa ormai in varie entita' che si odiano ferocemente fra loro.
I palestinesi di Gaza contro i palestinesi della Cisgiordania (Giudea e Samaria), i palestinesi dei campi profughi contro i palestinesi delle citta' e villaggi, i palestinesi giovani contro i vecchi assassini corrotti della banda di Tunisi e in queste fessure apertisi nella societa' palestinese ha trovato posto la barbarie.
Arafat credeva di poter comandare sempre, era abituato bene, lui il puffo d'Europa, era abituato a bagni di folla osannante, ad essere creduto sulla parola, a schioccare le dita e trovarsi i tappeti rossi in tutti i Parlamenti europei e in Vaticano.
I media d'Europa erano ai suoi ordini e in parte lo sono ancora, poteva quindi far passare tutta la propaganda antiisraeliana che voleva. Chi avrebbe osato dire di no al terrorista piu' amato, al dittatore piu' rispettato, al nemico degli ebrei piu' venerato?
La TV di stato palestinese, agli ordini del raiss, ha  il merito malefico di "educare" i palestinesi  all'idea del martirio, dell'assassinio, dell'odio contro gli ebrei e infine all'obbligo di sterminare gli ebrei sempre e dovunque in quanto scimmie e maiali nemici del popolo arabo e dell'Islam.
Tutti sanno che il potere dei media e' enorme e lo e' in modo spaventosamente deleterio quando penetra in una societa' disgregata e senza piu' valori.
Arafat non solo ha perso la sua  guerra ma ha fatto perdere ai palestinesi la loro ultima possibilita' di creare uno stato, la dignita' e la speranza. Un crimine contro l'umanita' che si aggiunge alle stragi da lui ordinate in Israele e alle esecuzioni senza processo di palestinesi dissidenti appesi ai pali delle loro citta'.
La societa' palestinese si e' frammentata in mille pezzi, e' arrivata la collasso e a nulla sono serviti i miliardi di euro con cui e' stata ricoperta anche perche' le prove della corruzione sono arrivate ai donatori che oggi come oggi si sentono molto meno generosi.

Il puffo Arafat percio' ha perso su tutti i fronti meno che  su quello dell'estrema sinistra europea e americana che ancora lo sostiene e cerca di farlo passare per povera vittima del potente e malvagio Israele. In questi giorni quindi gli estremisti ritirano fuori le loro unghie sporche di sangue e le loro armi, menzogna e diffamazione.
Ancora la smenano con Sabra e Chatila, non mollano l'osso della loro propaganda arcobaleno, ancora ci annoiano con Sharon attribuendo a lui le responsabilita' della miseria morale e materiale dei palestinesi, ancora parlano e scrivono come se non ci fossero stati questi 4 anni terribili, come se non ci fosse stato l'11 settembre, i balli di gioia dei palestinesi, come se non ci fossero state le stragi di Madrid e Beslan.
Loro, i paladini delle dittature, non si rassegnano e adesso stanno tentando un'altra canagliata: cercano di dirottare le colpe della morte dei bambini di Beslan dai terroristi islamici al governo "criminale" di Putin e usano contro il premier russo gli stessi epiteti da sempre usati contro Sharon :macellaio, criminale, assassino di bambini.
Stanno creando, con l'aiuto dei media,  una seconda Sabra e Chatila russa con cui rompere le scatole al mondo, strumentalizzando le sofferenze e la morte di centinaia di bambini per assolvere la resistenza islamica dalle sue barbare colpe. Farabutti!
Israele ha vinto la sua ennesima guerra sconfiggendo il terrorismo palestinese e facendolo implodere su se stesso.
Il mondo deve fare altrettanto col terrorismo islamico e potra' vincere soltanto se isolera' terroristi e sostenitori combattendoli su tutti i fronti senza pieta' e togliendo al Quinto Potere la possibilita' di fare da grancassa al Male del terzo millennio.
 Deborah Fait
, informazionecorretta 19-09-2004

LA COERENZA
Ralph W.Emerson  ha scritto: “Una stupida coerenza è il fantasma delle piccole anime, adorata da piccoli uomini politici, dai piccoli filosofi e dai piccoli teologi. Un’anima grande non ha proprio niente a che fare con la coerenza”.
Di fronte ad affermazioni così intrepide si rimane tramortiti. Né riesce a rianimare il lettore la grandezza del nome di Emerson. Il primo commento che viene alle labbra, riprendendo i sensi, è: “Quandoque bonus dormitat Homerus”. O peggio. Probabilmente Emerson aveva fatto un’immensa cattiva figura e cercava di uscire dall’angolo accusando d’avere torto chi aveva ragione.
Un paradosso è riuscito quando è umoristico, quando dissacra un luogo comune infondanto o quando rivela il lato sciocco di una credenza. Viceversa, se non è profondo e se manca il lato divertente, non basta andare contro le convinzioni correnti. È sciocco affermare che ”L’Artico, checché ne dicano i freddolosi, è il posto più caldo del pianeta”. Non è vero e non fa ridere.
La coerenza, come la bontà, la lealtà, il coraggio, fa parte della confraternita delle qualità positive. Ma, come tutte le qualità, ha il suo contraltare simmetrico ed analogo in un difetto: la bontà può essere ingenuità o debolezza, il coraggio può essere incoscienza o temerità, la coerenza, ovviamente, semplice e stupida testardaggine.
Se la coerenza fosse solo un difetto, chiunque, constatando d’avere su qualcosa la stessa opinione da vent’anni, dovrebbe per ciò stesso cambiarla. Pensa da cinquant’anni che Stalin sia stato un immenso criminale? Da domani, per far piacere ad Emerson, penserà che è stato una pasta d’uomo e un benefattore dell’umanità. Ha sempre pensato che Aristotele sia stato un grande genio e da domani dirà che è stato un cretino.
La coerenza è una virtù funzionale al suo oggetto. Identificata una verità è necessario restarle fedeli contro venti e maree, anche per trent’anni, anche per sessanta: le più belle nozze di diamanti sono quelle con la verità.
Se viceversa ci si accorge che ciò che si credeva era infondato, lo stesso amore della verità deve spingere a cambiare opinione e in questo caso la coerenza sarebbe solo disonestà intellettuale.
Emerson ha torto. Non è un piccolo filosofo o un piccolo uomo chi è coerente, è un piccolo uomo chi non si arrende alla verità. Se l’incontro con essa avviene presto, e non si ha ragione di cambiare opinione, viva la coerenza. Se viceversa ci si accorge d’avere sbagliato, bisognerà buttare a mare la coerenza ed accettare anche l’irrisione degli ex-“correligionari”.
Ammesso che il comunismo sia stato un grande errore e la causa di molte tragedie, bisogna ammirare il comunista (da Koestler a Giuliano Ferrara) che diviene anticomunista. Ma non bisogna definire piccolo uomo e piccolo filosofo chi anticomunista lo è stato da sempre. Con buona pace di Emerson.
Giannipardo@libero.it, 18 settembre 2004


MADONNA
E' arrivata in Israele. Madonna, la megastar  internazionale. Esther, la studiosa di kabalah. E' arrivata e 1200 stanze sono state riservate negli hotels di Tel Aviv, Tiberiade e Gerusalemme per lei e per gli altri ospiti del Centro Studi di Kabalah  per il loro Congresso Internazionale: 2000 partecipanti di 22 paesi.
Bel Colpo! In Israele quest'anno il turismo e' aumentato arrivando a toccare le percentuali degli anni d'oro prima della guerra del 2000.
In tutto il paese, soprattutto nel periodo delle grandi festivita' ebraiche, non c'e' una camera libera. Stiamo andando alla grande nonostante la poca e nulla pubblicita' turistica che all'estero fanno di questo paese.

Questo si che e' stato un bel colpo!
Esther e' arrivata e con lei  un'enorme pubblicita' a Israele, finalmente pubblicita' positiva, finalmente, anche se  i media internazionali non hanno voluto dare troppo spazio a questa visita, qualcuno ha capito che Israele non e' guerra ma e' un paese tranquillo dove si vive e si lavora e ci si diverte.
La prima frase che mi ha detto un amico che per la prima volta veniva in Israele e' stata:
" Non sembra proprio un paese che sta uscendo da 4 anni di guerra"
Ed e' vero. Israele ha sofferto indicibilmente, abbiamo vissuto giorno per giorno panico, terrore, lacrime e disperazione e ancora non ne siamo usciti.
Per migliaia di famiglie la fine del dolore non arrivera' mai ma siamo un popolo forte, siamo un popolo che sa vivere ogni giorno come se incominciasse una nuova vita e che sa vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Siamo un popolo coraggioso ed e' questa la nostra incredibile forza che stupisce tutti e che fa rabbia a molti, a quelli che vorrebbero vederci piangenti nella polvere a supplicare aiuto e pieta'.
Nessun aiuto e nessuna pieta', ci rialziamo da soli , ci tiriamo su le maniche e continuiamo a lavorare, a costruire case e centri commerciali, giardini e parchi, scuole e Universita', continuiamo ad accogliere i nostri fratelli ebrei che decidono di dividere il nostro destino, continuiamo a uscire per andare a teatro e a divertirci. Continuiamo ad andare a portare un fiore e un sasso ai nostri morti.
Quattro anni di guerra non ci hanno piegati ne' spezzati, siamo qui pronti a correre in piazza quando arriva una star, ci mettiamo le magliette con la scritta Kabalah e ridiamo di gioia al concerto di Madonna Esther, siamo cosi' entusiasti che da farci mandare all'ospedale dai suoi bodyguard.
Naturalmente anche in questa occasione i pacifisti non demordono e continuano a rompere le scatole e si sono messi davanti alla Tomba di Rachele con cartelli che urlano "It's occupation. Stupid Madonna".
Bestemmia o incazzatura contro chi vuole soltanto andare a visitare un luogo sacro per gli ebrei interdetto agli stessi?
Forse entrambe le cose per la signora pacifista americana che teneva alto un cartello del genere e la sua bella bandierina arcobaleno.
Forse nessuno le ha ancora detto che la Tomba di Rachele e' un luogo santo dell'ebraismo e che dovrebbe essere quindi libero di essere visitato da chiccessia.
I musulmani di Israele possono andare a visitare i loro luoghi sacri, gli ebrei no. Niente Tomba di Rachele, Niente Tombe dei Patriarchi, Niente Mon
te del Tempio, Niente Tomba di Giuseppe (trasformata in moschea dopo essere stata bruciata).
Questo forse la signora pacifista americana non lo sa e se lo sa guarda dall'altra parte....da quella dei soldi e dell'odio.
Intanto Madonna Esther e' qui e i nostri  giovani per un po' dimenticano l'esercito e vanno ad applaudirla e a gridare forte per non sentire  il loro cuore spaventato.
E' servito il suo viaggio, altro che se e' servito...per la Madonna!
 Deborah Fait
, informazionecorretta, 18.09.2004

FA UNA CERTA IMPRESSIONE
Fa una certa impressione vedere in RAI lo sceicco Yousef al Quaradawi, -barbetta, cappellino e tunichina- far gli elogi a Berlusconi. Ebbene,  ieri sera, sul tardi,  io l'ho visto!  Ospite in video della trasmissione "Speciale Telecamere" di  Anna La Rosa, tra De Michelis e  Franceschini ammiccanti,   a raccontare, prima tradotto poi replicato  in lingua originale,  di quanto sono buoni gli italiani e di quanto bravo è il loro premier.
Mancava solo Cossiga  a raccontare delle resistenze che son sempre terroriste. E' arrivato, in voce, pure lui.
(cp,17.09.2009) 

PREZZI
Alcuni TG c'hanno aperto la giornata.  Ieri "sciopero della spesa" indetto dalle associazioni dei consumatori e, contemporaneamente, su proposta del  Governo e del ministro Siniscalco, accordo siglato per il  blocco dei prezzi di alcuni prodotti nella grande distribuzione.
Ma, sull'accordo Governo-grandedistribuzione,  le  associazioni dei consumatori   non sono soddisfatte: dicono che è poco, perché l’accordo dovrebbe prevedere la diminuzione dei prezzi. Per supportare la loro posizione, le associazioni dei consumatori, pur senza alcun riscontro oggettivo,   gonfiano a dismisura le cifre di partecipazione allo sciopero della spesa che secondo loro,  subito smentiti dalle associazioni dei commercianti,  avrebbe coinvolto il 75% dei consumatori italiani.
Boom!
A parte le solite esagerazioni-esasperazioni, noi comunque non crediamo  sia compito di un  Governo  stabilire quanto debbano costare i beni di consumo. Tanto per capirci,    un Governo del genere sarebbe “da soviet”.
Noi, lo diciamo senza remore, non giustificheremmo  mai un Governo che si mette ad inseguire  la demagogia delle associazioni dei consumatori approvando provvedimenti blocca-prezzi; noi preferiremmo che il Governo, questo Governo di centro-destra,  intervenisse non per bloccare i prezzi, ma per incentivare i consumi a partire dalla responsabilità individuale di ogni attore dell’economia: cioé tagliando le tasse e facendo sì che sia la logica della domanda e dell’offerta a contribuire alla ricchezza di ognuno, secondo le proprie capacità  e i propri interessi.
(cp, 17.09.2004)


Massima del giorno
Nell'ambito internazionale,  abbiamo i vigili urbani per disciplinare il traffico ma non i carabinieri per arrestare gli assassini.
G.  P.

MOLLICHINE
Il ministro degli Esteri francese Barnier fa sapere che i due reporter francesi rapiti “sono vivi e stanno bene”.  Non che è sono con amici?

 Frattini: “liberate le italiane e restituiteci il corpo di Baldoni: erano in Iraq solo per fare del bene”. A differenza di...  Di chi?

30 extracomunitari tunisini hanno tentato una rivolta nel centro d’accoglienza di Trapani: l’Italia non li ha trattati secondo i loro meriti.

“Faccia a faccia tra Prodi e Rutelli”.  Pare che Prodi,  dopo averlo guardato fisso,  gli abbia detto: “Ti trovo bello.  Guaglione”.

Calderoli sulle riforme: “Nessuno vuole farle a colpi di maggioranza”.  Proprio nessuno? Nemmeno la maggioranza?

“Servono risposte dal governo su Alitalia”,  dicono Cgil Cisl e Uil.  Risposte a volontà: ma soldi?

Carlo De Benedetti: “Gli USA sono diventati il poliziotto mondiale.  Perché allora il presidente deve essere eletto solo dai cittadini americani?”.  E soprattutto,  perché questo poliziotto non arresta chi dice sciocchezze del genere?


Un palestinese in bicicletta s’è fatto esplodere vicino a un posto di blocco israeliano.  Anche il terrorismo ha il suo artigianato.

Sulle operazioni per liberare le due Simone,  “massimo riserbo”.  Traduzione: “non possiamo far nulla ma non ve lo diciamo”.

Frattini in Iraq chiederà agli Usa “moderazione militare”: e perché chiederla agli americani? Siamo noi italiani,  i campioni di moderazione militare.

D’Alema e Bertinotti hanno firmato a Strasburgo un appello del centrosinistra per la “sospensione dei bombardamenti”.  Potrebbero irritare i terroristi.

Il ministro degli Esteri Lavrov,  rispondendo alle critiche occidentali: “Le riforme in Russia non sono fatti vostri”.  Non se la prenda,  Lavrov.  Gli occidentali volevano criticare Stalin.  Solo che le critiche sono arrivate in ritardo.

Gianni Pardo


SE QUELLA CONTRO IL TERRORISMO POSSA DIRSI GUERRA
Le parole hanno un uso proprio e uno improprio. Tutti diciamo d’essere morti di stanchezza o di amare alla follia, ma nessuno annuncia così la propria morte o la propria demenza. Ed ecco il problema: quella contro il terrorismo è una guerra in senso proprio o la parola guerra è usata, come tante altre volte, per enfatizzare il concetto? ...
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