ARCHIVIO DI SETTEMBRE 2004
TERRA TERRA
Toni Capuozzo dal settimale
Terra, puntata del 26 settembre.
«Avete mai sentito una parola, una sola parola
forte, contro i sequestri, contro le decapitazioni, contro l'umiliazione
dell'umanità? No, solo sfuggenti considerazioni di opportunità,
d'immagine, distinzione tra le ragazze buone e Quattrocchi cattivo,
e Baldoni è passato inosservato. Ecco dove l'Islam nelle moschee
manca di ribellione morale, perde lo scatto che separa i sofismi dall'indignazione.
Ma noi, politicamente corretti, siamo capaci di passare sopra i sondaggi
di al-Jazeera, sopra le vendite record di cd con il meglio delle decapitazioni,
sopra i nostri stessi principi, mendicando il sogno di un mondo migliore
colorato come una bandiera di pace, ottimista e per bene. [...] Certo,
non c'è nessuno in Italia che dica che il terrorismo non vada combattuto,
ma chi vi dice come? Va combattuto nei nostri cuori, negli ordini del giorno
dei consigli comunali, nelle fiaccolate? A noi, qui, a noi che non amiamo
le armi, e non solo amiamo la vita più che la morte, ma abbiamo molta
paura della morte e vergogna della morte, quando siamo noi a infliggerla,
sembra che almeno bisognerebbe stare ai fatti. Stare ai fatti che ci mostrano
come l'Islam nel suo insieme provi oggi un odio nei nostri confronti che
lascia senza fiato chi è abituato agli odii da corteo, da stadio o
da reality show. Va fronteggiato guardando in faccia la realtà. C'è
una parte dell'Islam che non ci odia per convenienza, oligarchie conservatrici,
potentati economici. C'è una parte dell'Islam che non ci odia perché
spera di provare la democrazia e, senza perdere l'anima e la fede, prendere
parte alla festa mobile dei consumi, dei telefonini, dei master e delle olimpiadi».
(Toni Capuozzo).
Baghdad, la strage
dei bambini
Mentre in Italia ringraziano la "resistenza irachena"...
due autobombe sono esplose ieri in una via centrale del quartiere El
Amel, a Baghdad, dove si inaugurava una nuova rete fognaria costruita dal
governo. Almeno 41 civili iracheni sono morti e 139 sono rimasti feriti.
La maggior parte delle vittime sono bambini. La strage è stata
rivendicata, insieme ad altri due attacchi suicidi con un comunicato attribuito
al gruppo di Abu Mussab al Zarqawi.
MONA & MONA
Anche chi non ha visto nessuna diretta, riguardo al ritorno
in patria delle due ragazze, anche chi non ha assistito a nessun dibattito,
anche chi non ha letto molti articoli di giornale, qualcosa di questa
vicenda è stato costretto a sapere. In particolare che le ex-sequestrate
hanno avuto parole di lode per i sequestratori e nessuna parola di gratitudine
per coloro che hanno ottenuto la loro liberazione, forse pagando un consistente
riscatto. Certo, in seguito le due ragazze sono state spronate (ovviamente
dalla sinistra cui appartengono) a porre un argine allo scandalo che
ne è nato e a ringraziare chi ha agito nel loro interesse. Sono perfino
riuscite, forse obtorto collo, a spendere una parola di pietà per
altri sequestrati, magari già decapitati, magari ancora detenuti.
Ma qualcosa dalla vicenda si può imparare.
I dirigenti di tutti i partiti, avendo una certa età,
sono wordly-wise. Sanno cioè come vanno le cose
del mondo e sanno che a volte l’esagerazione è controproducente.
Conoscono regole indefettibili come quella per cui non bisogna mai esultare
per la morte di qualcuno: è una forma d’empietà intollerabile.
Magari non obbedirà alla regola romana per cui de mortuis
nihil nisi bonum, cioè che non si possa che dir bene dei morti,
ma certo, alla morte di un “cattivo”, si dirà compuntamente che
“la sua morte elimina un problema”, qualcosa di analitico e asettico.
Nello stesso modo bisogna sempre deprecare la morte violenta
dei bambini. Non che gli adulti siano più disposti a morire
ma i bambini rappresentano il futuro della specie e vanno preservati
in qualunque caso. E si potrebbe continuare. Solo che, appunto, queste
sono le regole per persone adulte e lungimiranti. Gli ignoranti e i giovani
non le conoscono, non le rispettano, non le applicano. Seguono i
sentimenti delle loro viscere, che magari sono quelli dei capi ma che
i capi non esprimerebbero mai ad alta voce.
Si pensi alla Prima Guerra
del Golfo. Saddam Hussein lanciò alcuni missili - grazie al
cielo imprecisi e primitivi - contro Israele e questo paese, pure meglio
armato, per non parlare della bomba atomica, subì senza
reagire. Ovviamente chiunque avesse la testa sulle spalle era spaventatissimo:
se Israele avesse - come dicono i tedeschi - die Nerven verloren,
se ad Israele fossero saltati i nervi, quali potevano essere le conseguenze?
Altro che liberazione del Kuwait: si poteva infiammare tutto il Vicino
e il Medio Oriente, cosa che forse Hussein sperava. Ebbene, i palestinesi,
che rischiavano anch’essi di ricevere i missili in testa (s’è già
detto che erano imprecisi), sono scesi in piazza ad esultare!
Nello stesso modo, qual è il sentimento viscerale
della sinistra, in particolare di quella estrema? È presto
detto. 1) Berlusconi è cattivo qualunque cosa faccia. Comunque
è un nemico talmente negativo che non bisogna concedergli mai
nulla. Neanche rispondergli se ci saluta. Neanche dirgli grazie se
fa qualcosa di estremamente positivo per noi. Neanche dargli atto d’aver
compiuto un miracolo, se ne compisse uno. 2) Gli americani sono la peste
del mondo. Non possono che fare cose negative e violente nel loro esclusivo
interesse economico. Per loro la vita umana, dei loro soldati come
di tutte le popolazioni del mondo, vale meno di niente. Ipotizzare una
loro azione, non diciamo morale, ma semplicemente utile al mondo in
concreto, è un assurdo. Tanto assurdo quanto ipotizzare una simile
azione da parte di Berlusconi. 3) Quali che siano le motivazioni di
coloro che vanno contro gli americani bisogna sostenerli, perché
il nemico è comune ed è il peggiore del mondo. Dunque, all’occasione,
si devono sostenere i terroristi, gli assassini di bambini, gli autori
di stragi di centinaia o migliaia di persone, perché non solo essi
combattono il peggiore nemico dell’umanità, ma poi dei loro crimini
si darò il torto agli stessi americani. I quali, come gli israeliani,
con la loro semplice esistenza - sfregio del globo terracqueo -
rendono comprensibile e plausibile qualunque orrore. Che non ci sarebbe
se loro non esistessero. Forse ucciderli sarebbe una opportuna amputazione
per il bene della Terra.
In conclusione, le due Simone non sono pazze. Anche se sono
andate in Iraq a cercare guai. E non sono neppure sciocche: o lo sarebbe
anche Diliberto. Le due Simone sono giovani, scervellate e sincere.
Esse rappresentano ciò che la sinistra ha come fondo psicologico:
immaturità, manicheismo, odio fanatico del nemico, speranze
chiliastiche. Un quadro clinico che farebbe piangere un serio psicoanalista.
Giannipardo@libero.it, 1 ottobre 2004
Pacifismo,
50 anni di lotta. Dalla parte dei dittatori
1945-1949: i “partigiani per la pace” gridavano contro
l’esistenza di armi nucleari, considerate, in sé, “armi orribili”
o “disumane”. Allo scoppio della prima bomba sovietica le manifestazioni
contro l’atomica, magicamente, scomparvero.
1950: la Corea del Nord invase, dall’oggi
al domani, la Corea del Sud. Nessun pacifista fiatò. I pacifisti
scesero in piazza solo quando gli Stati Uniti, dietro mandato Onu,
intervennero in difesa del Sud.
1962: i sovietici installarono segretamente
missili a Cuba, minacciando direttamente il territorio americano.
I pacifisti non si mossero. Fu solo quando l’amministrazione Kennedy
impose il blocco navale a Cuba che i pacifisti si mossero. Contro il
blocco stesso.
1956-1964 il Vietnam del Nord continuò
a infiltrare guerriglieri comunisti nel Vietnam del Sud, con il chiaro
intento di erodere il paese per invaderlo. Il regime comunista di Hanoi
si macchiò di crimini orribili, come lo sterminio “per quota”
delle popolazioni dei villaggi occupati o lo sterminio fisico totale
di quelle che venivano arbitrariamente classificate come “classi borghesi”,
di regione in regione. I pacifisti non si mossero.
1965: quando Johnson inviò i primi
contingenti combattenti americani nel Vietnam del Sud e autorizzò
gli aerei a colpire obiettivi militari nel Vietnam del Nord, i pacifisti
si svegliarono ovunque con le loro prime manifestazioni oceaniche, sia
in Europa che negli Stati Uniti. Protestavano contro l’intervento americano.
1975: l’invasione di un paese, il Vietnam
del Sud, che si compì con la conquista militare di Saigon, non
destò alcuno scandalo. E i pacifisti furono ciechi di fronte alla
repressione perpetuata dal regime di Hanoi, ai danni dello stesso popolo
vietnamita, che mieté un milione e mezzo di vittime.
1979:
i sovietici installarono missili di teatro, i famosi SS-20, puntati
sulle città europee occidentali. Fra i loro bersagli risultano,
documenti recenti alla mano, città quali Brema, Amburgo, Hannover,
Anversa, l’intera area della Ruhr, Monaco, Vienna, Verona, Vicenza e Piacenza.
Nessuno ha mosso un dito per denunciare il pericolo che incombeva sulle
nostre teste. I pacifisti si svegliarono solo più tardi, per denunciare
la risposta, difensiva, della Nato, l’installazione dei Pershing 2
e dei Cruise. E quella campagna pacifista coinvolse milioni di persone
fino al 1983.
1975-1982: dal Libano meridionale partivano
regolarmente raid missilistici e attentati contro civili inermi israeliani.
Nessun pacifista si è mai mosso per protestare.
1982: quando gli israeliani decisero di farla
finita con questa minaccia che incombeva su di loro da sette anni
e occuparono, manu militari, il Libano meridionale, i pacifisti si
sono mobilitati violentemente.
1990: l’Irak di Saddam Hussein invase il
Kuwait. Nessun pacifista ha detto una sola parola sull’invasione,
brutale quanto immotivata, di uno Stato sovrano che non aveva mai
fatto del male a nessuno.
1991: la decisione di usare la forza per liberare il Kuwait
dall’invasore iracheno, ha sollevato l’ira della piazza pacifista,
con decine di migliaia di manifestanti in piazza.
1992-1995: la Serbia di Milosevic, appoggiando
apertamente le milizie serbo-bosniache, perpetuò, di massacro
in massacro, un’opera di pulizia etnica nella Bosnia orientale. L’artiglieria
e i carri armati serbi ripulivano con la forza intere città
e nella Sarajevo assediata i cecchini prendevano di mira, scientemente,
donne e bambini provocare l’estinzione dell’etnia bosniaca musulmana.
Nessuna mobilitazione pacifista.
1995: per fermare il massacro, la Nato incominciò
a colpire le postazioni militari serbe in Bosnia. I pacifisti, magicamente,
si svegliarono per protesta contro la Nato.
1998: il regime di Milosevic, già
in crisi, anche per poter riaffermare militarmente il proprio potere,
incominciò un’operazione di pulizia di vasta scala ai danni dei
kosovari albanesi. L’esercito jugoslavo si mosse per colpire direttamente
i civili nelle loro città e nei loro villaggi. Nessuna manifestazione
pacifista.
1999: per fermare anche questo massacro,
la Nato ha colpito obiettivi militari serbi in Serbia e nel Kossovo.
I pacifisti si sono nuovamente mobilitati in massa. Contro la Nato.
- Continua...
(dall'Archivio di Ideazione)
CHE LA FESTA CONTINUI
<<Che la festa continui! Che Carlo Azeglio Ciampi
possa tornare a ripetere le sue ovvietà sull’unità
di intenti degli italiani! Che tutti i buonisti dello stivale, ottimamente
rappresentati dal sindaco di Roma Walter Veltroni, insistano nell’auspicare
il perdurare all’infinito del clima di responsabilità nazionale
venutosi a creare attorno al caso delle due Simone! Ma se la festa
deve durare insieme a quest’orgia di luoghi comuni ispirati ad un “volemose
bene” pieno di ipocrisia, è bene che tutti facciano la propria
parte in commedia. Il governo che gioisce, l’opposizione che applaude,
il Quirinale che inneggia, il Papa che si compiace ed i “buoni” che affogano
nella melassa. Ma, soprattutto, le due Simone che evitano accuratamente
di esternare. Soprattutto se lo fanno ringraziando i rapitori che le hanno
rispettate, promettendo un loro sollecito ritorno a Baghdad e chiedendo
il ritiro delle truppe dall’Iraq.
Se commedia deve essere che lo sia fino in fondo! E
riguardi tutti gli interpreti della rappresentazione, a partire
dalle due eroine. Se invece sono proprio le Simone a spezzare la
rappresentazione con uscite fuori tema e fuori registro, è chiaro
che la festa deve essere di colpo interrotta, i luoghi comuni abbandonati,
il buonismo rimosso. E che l’ipocrisia deve lasciare il posto a valutazioni
di tutt’altro genere.
Nessuno, ovviamente, si aspetta che le giovinette miracolate
si affrettino a ringraziare chi le ha salvate dai propri rapitori.
Cioè il popolo italiano e le sue istituzioni. Si sa che il trambusto,
l’emozione, il piacere violento della ritrovata libertà possono
fare brutti scherzi.
Ma se le prime parole delle Simone sono dedicate ai
ringraziamenti per chi le ha rapite evitando di violentarle , alla
richiesta di ritiro delle truppe ed alla promesso di tornare al
più presto a Baghdad ad aiutare il tanto amato popolo irakeno,
allora è bene fare subito chiarezza. Prima che i carnefici si
trasformino in salvatori ed i salvatori in spietati imperialisti che
bombardano ed affamano le povere popolazioni che vivono tra il Tigri
e l’Eufrate.
Il primo punto da mettere in chiaro è che le
due Simone sono state salvate dal governo italiano. Il secondo punto
è che se è stato pagato un riscatto questa somma è
stata pagata dai contribuenti italiani. Il terzo punto è che
se le due Simone vogliono tornare in Iraq lo facciano a proprio rischio
e pericolo e non scaricando costi e responsabilità sul proprio
paese. Quest’ultimo, a sua volta (e questo è il quarto punto)
deve incominciare a chiedersi se non sia il caso di incominciare ad
indagare su come vengono gestiti i soldi dei contribuenti che vengono
destinati alle organizzazioni non governative che hanno operato ed intendono
tornare ad operare in Iraq ed in paesi analoghi. Che la festa continui!
Ma che nessuno tenti di prendere gli italiani per fessi!>>
Le due Simone
e gli altri
Pubblichiamo
l'editoriale comparso oggi su "Il Giornale"
<<Ora che il dramma delle due Simone è
finito in gloria e già rullano i tamburi di guerra di chi,
preoccupato per il successo del governo Berlusconi, subito volta
pagina e rilancia il "tutti via da Bagdad", è utile guardare
indietro per fare alcune considerazioni sulla "coerenza" della sinistra
in materia di ostaggi.
Dice Fassino:"Erano in gioco due vite, tutto quello
che si poteva fare per liberarle, andava fatto". E Bertinotti
è ancora più esplicito:"Se si è pagato, si
è fatto solo bene". Come appare lontano quel 9 giugno in
cui, tanto L'Unità quanto Il Manifesto, imbastivano una pressante
polemica sull'ipotesi che il governo avesse pagato per la liberazione
dei tre "mercenari". Scrive oggi Bonini su Repubblica: "Il ricatto
è stato pagato e non c'è da vergognarsene". E' lo stesso
Bonini che allora chiedeva chiarimenti su "una storia oscura", su
emissari del governo "che se ne andavano in giro per Bagdad a promettere
soldi", su interrogativi (è stato pagato un riscatto?) che "acquistano
maggior consistenza di un pregiudizio politico ideologico". Insomma,
per parafrasare Fassino, si potrebbe dire che "erano in gioco tre vite,
quello che si poteva fare per liberarle, (non) andava fatto". Perché
gli ostaggi non sono tutti uguali.
L'Italia ha dato grande prova di unità nazionale,
lo dicono tutti. Giannini su Repubblica parla di "stupore degli
osservatori nazionali e internazionali, per un Berlusconi che ha
sfoderato uno stile e una misura da uomo di stato". E di "lezione bi-partisan
che dovrebbe funzionare ogni volta che c'è in gioco un bene supremo".
Come dargli torto? Un occhio alle vicende del sequestro di Quattrocchi
e compagni ci dice però che non è Berlusconi che è
cambiato, ma l'opposizione: allora si rese protagonista di una indegna
gazzarra sulla pelle degli italiani ("mercenari"), oggi margherite
e fiaccolate per le due Simone ("pacifiste"). Perché, ancora una
volta, gli ostaggi non sono tutti uguali.
Il primo a parlare di oscuro complotto fu Gino Strada.
Un sussurro, un refolo di vento che è diventato tornado
nelle parole di alcuni politici e sui quotidiani di opposizione.
Finché qualcuno l'ha scritto chiaro e tondo: in Iraq girano loschi
figuri, veri e propri "squadroni della morte" stile Argentina. C'è
lo zampino della Cia, lo ha scritto sull'Unità perfino un oscuro
"professore" americano. I fatti hanno fatto giustizia di tutti costoro.
>>
Intelligence
OSTAGGI
da LA VOCE DI ROMAGNA
(prima pagina) 30.09.04
Tesi: stanno bene, sono ingrassate, mangiavano e
bevevano regolarmente, con possibilita' di menu' vegetariano.
Nessuno gli ha torto un capello.
Vogliono gia' tornare in Iraq. Sono diventate famose.
Antitesi: ci sono gli uragani. C'e' poco da mangiare.
Le nocciole di cui si ingozzano fanno venire la caghetta. Se sei
eliminato ti tocca stare su una spiaggia deserta senza niente.
Sperano di diventare celebri ma nessuno se li fila.
Sintesi: l'Iraq è meglio dell'Isola dei Famosi.
La festa interrotta
Pubblichiamo questo editoriale di Arturo
Diaconale da
Paul & Lolita
Christofer Hitchens, di ritorno dall’Afganistan,
è stato intervistato da Johann Hari sull’Independent.
Tre passaggi:
1) “Se ti interessano la lotta alla povertà
e redistribuzione della ricchezza, credimi, i Talebani e gli assassini
di Al Quaeda su questo argomento hanno meno da dire del più
cinico e spietato speculatore di Wall Street. Questi jiadisti preferiscono
realmente che la gente viva nella morsa della povertà assoluta,
perché dicono che è purificante. E non sono nemmeno
anti-imperialisti: il loro obiettivo dichiarato è quello di
resaturare il perduto Califfato, che era esso stesso un impero!".
2) "Da uomo di sinistra, ho cominciato a trovarmi
vicino ai neocon all’epoca della guerra in Bosnia. […] In quei
giorni intellettuali di sinistra come Ed Herman, coautore con
Noam Chomsky, sostenevano posizioni che andavano dall’opposizione
all’intervento nei Balcani, al sostengo diretto a Milosevic".
“Io firmavo petizioni a favore dell’intervento
in Bosnia, e nella lista dei sottoscrittori continuavo a trovare
nomi di gente come Richard Perle o Paul Wolfowitz. Il che mi
parve interessante. Fino ad allora li avevo evitati come la peste,
soprattutto per le loro opinioni su Sharon e sul Nicaragua. Ma
nel caso dei Balcani nessuno poteva accusarli di avere secondi fini
petroliferi, o convenienze strategiche, e quelli che ci provavano
- come Chomsky – apparivano ridicoli".
3) “Oggi negli USA vive un’ eroina della nuova
sinistra liberal, di nome Azar Nafisi. Il suo libro
‘Leggere Lolita a Tehran’ racconta di un movimento femminista
carsico, di resistenza ai Mullah iraniani, che si è concentrato
sulla lettura di grandi capolavori della letteratura occidentale,
che là sono all’indice. Ebbene: sapete a chi questa scrittrice
simbolo della resistenza iraniana ha dedicato questo libro? A Paul Wolfowitz”.
Qui
il testo integrale dell’intervista.
(ale tap.,
29.09.04)
LIBERI?
Una premessa.
Visto che a Simona & Simona è andato tutto bene
(ad altri
no), provo anch'io il giochino, tanto in voga a sinistra,
della dietrologia. Solo una avvertenza: tutto quello che scrivo
è frutto di fantasia.
Bene, mia madre me lo diceva sempre: "Figlio
mio, nella vita è tutta questione di fortuna... o di
soldi". Ed io, infastidito da tanto fatalismo, rispondevo: "E
la bravura, il talento, la tenacia, la furbizia, dove li metti?".
Già dove li metti? Oggi, il giorno dopo la liberazione di
Simona & Simona, quella massima spicciola e un poco grezza
mi si è messa in orbita geostazionaria attorno alle testa. Mi
vuole convincere della sua veridicità. Finirò per arrendermi
e prenderla per buona. Non ho difese davanti alle notizie che vedo
e leggo: 21 giorni di sequestro, e le due fanciulle le ritroviamo
sane e vispe come fringuelli di bosco... belle, sorridenti, pure
-mannaggia alla dieta- ingrassate di qualche chilo.
Eppure...eppure passare 21 giorni da sequestrate
in mano ai tagliagola, suvvia. E se le cose - viste
le strane circostanze del rapimento, il fatto che i rapitori non hanno
nè rivendicato il gesto nè una trattativa allo scopo
di ottenere un qualsiasi risultato, il fatto che ad essere rapiti
sono stati operatori umanitari appartenenti ad una ONG contraria alla
guerra e alla occupazione militare dell’Iraq - non fossero andate
per come ce l'hanno raccontata? Se le due fanciulle, in vena di forti emozioni,
avessero combinato loro questo scherzetto, magari raggiungendo il dutur
Strada Gino ai bordi
della piscina dello Sheraton di Amman e avessero, da lì,
diretto le trattative per la loro liberazione incassando, su un conto
cifrato in Svizzera, il milione di dollari USA che, si dice, sia
stato il prezzo della loro libertà? Oppure, visto che
quelli di "Un ponte per..." in Iraq sotto il regime di Saddam ci si
trovavano benissimo (a proposito...quelli di "Un ponte per..." in dieci
anni di presenza in Iraq mai un lamento sulle guerre , sui massacri,
sulle incarcerazioni, sulle torture e sui diritti civili dei cittadini
iracheni calpestati dal regime saddammita), lor signorine avessero
messo in scena tutta questa commedia al solo scopo di tirar fuori la loro
bandierina arcobaleno e mettere in difficoltà il Governo italiano
...
E se invece dietro tutto
questo ci fosse "nu bello guaglione"... così,
tanto per fare un poco di marketing per la margherita...
Si, insomma, potremmo, come già
hanno fatto Maurizio Chierici, Patrick Boylan, Noam Chomsky
, Michael Chossudouvsky, Naomi Klein, Gino Strada e i tanti
altri che in queste settimane si sono sbizzarriti a raccontarci
la loro, presunta ma assoluta, verità, potremmo inventarci
tante altre storie e magari trovare giornali e programmi televisivi
compiacenti a far da grancassa... potremmo... ma davvero, di fronte
a tanto orrore e a tanta stupidità, siamo così
liberi dal poterlo fare?
(cp, 29.09.2004)
LIBERE!
Era
ora! Finalmente!
L'annuncio
della tv araba Al Jazira: «Liberate le due ragazze
italiane». Prese in consegna dalla Croce Rossa, sono in
viaggio e dovrebbero arrivare in Italia già questa sera. Simona
Pari e Simona Torretta stanno bene. Liberi anche i due ostaggi iracheni
sequestrati con loro. Ora possiamo, non senza
un pensiero a Quattrocchi e Baldoni, essere liberi anche noi di
mandare "a quel paese" tutti i cacadubbi
(l'elenco è vastissimo), si, insomma quelli, ad
esempio, del "Comitato per il ritiro dall’Iraq" che proprio ieri hanno
prodotto questo comunicato stampa:
<<Con
l’articolo pubblicato questa mattina dal quotidiano "l’Unità"
aumenta il numero di coloro che mettono in discussione la
matrice islamica, ex-baathista o comunque legata alla resistenza
irachena (sic, ndr) del rapimento di Simona Pari,
Simona Torretta e dei due collaboratori iracheni.
Pur con la formula dubitativa, il
giornalista dell’Unità Maurizio Chierici accredita la
tesi, ripresa da un articolo del ricercatore statunitense
Patrick Boylan, secondo cui alcuni recenti rapimenti in Iraq
sono da attribuire a degli squadroni della morte, addestrati
e attivi in Medio Oriente allo scopo di agevolare il governo ad interim
di Baghdad nominato dagli Stati Uniti.
A conferma dell’ipotesi le strane
circostanze del rapimento, il fatto che i rapitori non hanno
nè rivendicato il gesto nè fino ad ora hanno intavolato
una trattativa allo scopo di ottenere un qualsiasi risultato,
il fatto che ad essere rapiti sono stati operatori umanitari appartenenti
ad una ONG contraria alla guerra e alla occupazione militare dell’Iraq.
Nel paese mediorientale sarebbero
quindi all’opera degli squadroni della morte impegnati
a minacciare e a colpire "pacifisti ficcanaso, giornalisti
non allineati, ONG incontrollate", sul modello di quelli
attivi per anni nei paesi del Centro e del Sud America.
E’ un caso che il nuovo ambasciatore
degli Stati Uniti in Iraq sia da alcuni mesi quel John
Negroponte che per anni ha diretto le strategie golpiste e
di controinsorgenza dell’amministrazione statunitense proprio
in America latina?
Valutazioni simili a quelle di Maurizio
Chierici e di Patrick Boylan sono state finora formulate da
un elevatissimo numero di giornalisti e osservatori: da Noam Chomsky
a Michael Chossudouvsky, da Naomi Klein a Gino Strada.
Eppure il Governo Berlusconi continua
alternativamente e confusamente ad accusare del rapimento
o presunti gruppi islamici o gruppi di ex collaboratori di
Saddam Hussein, senza fornire prove di ciò che afferma e senza
aver ottenuto, in più di due settimane, nessun elemento certo
sulla sorte dei rapiti.
Al tempo stesso invece insiste nel
collaborare con un Governo iracheno ad interim che, se
fossero confermate le accuse riportate oggi dall’Unità,
potrebbe essere sospettato almeno di connivenze con i rapitori
dei cooperanti.
"Il Comitato Nazionale per il ritiro
dei militari italiani dall’Iraq" ribadisce la propria richiesta
di una fine immediata della collaborazione italiana all’occupazione
dell’Iraq. Prima le truppe italiane tornano a casa e meglio è.
Per il popolo iracheno e anche per gli ostaggi italiani>>
Massima del
giorno
Alla
serenità si giunge avendo perso tutte quelle illusioni
che, ponendoci in contrasto con la realtà, sono
fonte di frustrazione.
G.P.
SE IL FILM POSSA
ESSERE VEICOLO DI IDEE
Alcuni film, oltre che per la loro
spettacolarità o per la trama avvincente, si raccomandano
per l'argomento trattato: un grande avvenimento storico
o un grande problema umano. Ma si può sperare di ottenere
una seria informazione, da un film? La prima risposta che sale
alle labbra è "Perché no?” Tuttavia è opportuno
vedere come sia andata fino ad oggi, magari partendo da alcuni
esempi. ...
Clicca qui per proseguire nella lettura.
Gianni Pardo, 28 settembre
2004
I professionisti
della dietrologia
Riteniamo
interessante pubblicare, da Ideazione, questo articolo
di Stefano Magni
C’è qualcosa che accomuna Naomi
Klein e la stampa araba più antisemita. La Klein, divenuta
icona del movimento No-Global grazie al suo libro-manifesto “No
Logo”, nel caso del rapimento delle due cooperanti italiane arriva
a dire: “I giornalisti occidentali sono contrari a parlare di spie
e cospirazioni, soprattutto per paura”. Invece i giornalisti arabi
e lei stessa, evidentemente, in mancanza di prove e di argomenti,
non esitano a puntare il dito contro i nemici di sempre: gli Ebrei
e gli Americani. Se non si trovano prove, allora vuol dire che la cospirazione
è fatta bene, come sempre sostengono i cospirazionisti arrampicandosi
sui vetri. Cosa spinge a credere che la strage di Beslan sia stata
architettata dagli Ebrei? Assolutamente niente, soprattutto perché
i suoi autori, cioè Basaev e i radicali islamici ceceni, hanno
rivendicato tutto e se ne sono pure vantati. Ma per il giornale governativo
giordano Al Dustour (della Giordania: uno degli Stati arabi più
vicini all’Occidente nella guerra al terrorismo) i veri pianificatori
dell’attacco e dell’eccidio sarebbero oligarchi ebrei che finanziano
frange del terrorismo ceceno.
Gli
fa eco Ghassan Makhal, editorialista di Al Sharq, quotidiano
del Qatar (altro paese moderato e filo-occidentale): “chi c'è
dietro alla presa di ostaggi? - si chiede il giornalista arabo,
il cui articolo di fondo è stato tradotto dal Memri – E’ probabile
che l’abbattimento degli aerei a Mosca e l’assalto alla scuola
di Beslan facessero parte di una battaglia che il governo di Putin
sta portando avanti contro la mafia russa, che ha legami con Israele”.La
stampa araba ci ha abituato a questi interrogativi del tipo “chi
c’è dietro?” e “chi tira veramente le fila?”, a cui si risponde
sempre e solo con “Israele” o “Stati Uniti”. Non c’era da stupirsi, dunque,
quando questa fu la prima risposta data da un ulema iracheno, Salam
Al Kubaisi, alla domanda su chi avesse rapito le due Simona. Secondo
l’autorevole dottore della legge religiosa, infatti, il comportamento dei
rapitori (ben armati, travestiti da soldati regolari e ben addestrati)
e le circostanze del rapimento (avvenuto in piena zona verde, nella sede
della Ong, in base a liste di nomi già preparate) sono atipiche.
Quindi ci possono esser dietro gli Americani! E’ una tesi che non ha
fondamento e che può essere solo il frutto di un personaggio
arabo che si dichiara “vicino” alla guerriglia sunnita irachena. Però,
sulle speculazioni dell’ulema iracheno, in Italia è nata una
vera e propria industria di dietrologie.
I
No-Global si dividono, fra chi (Naomi Klein) sostiene che
le cospirazioni della Cia siano la “norma” in Iraq e chi, come
un giornalista di Avvenimenti, ritiene che la cospirazione miri
a diffondere malignità contro le Ong (accusandole di spionaggio)
per esporle alla minaccia delle bande armate. Ma il dubbio che
le due cooperanti italiane siano state rapite dagli iracheni, perché
Occidentali, donne e italiane (quindi nemiche sotto tutti i punti
di vista) non sfiora nemmeno la mente dei pacifisti. Rimane da capire
perché venga abbracciata, con così tanta sicurezza,
la tesi più difficile da dimostrare, quella del coinvolgimento
di “servizi segreti internazionali” che va contro ogni logica investigativa.
Forse per gli stessi motivi che spingono gli editorialisti arabi
a fare salti mortali pur di dimostrare la responsabilità di
Israele dietro ogni atto del terrorismo islamico: non ammettere di avere
dei “compagni che sbagliano” (gli integralisti nel primo caso, i “resistenti
iracheni” nel secondo) e nello stesso tempo considerare che i cattivi
sono sempre dalla stessa parte, sempre dalla parte dell’Occidente,
qualsiasi cosa accada.
Oggi, Yom
Kippur 5765, ho ascoltato il silenzio di Israele.
La magia di questa giornata appena
trascorsa non finira‚ mai di emozionarmi e di riempire I
miei sensi e la mia anima di pace.
Non esiste nessun altro posto al
mondo dove poter vivere una simile esperienza , non esiste
paese al mondo dove ci si fermi per pregare, per riempirsi
di spiritualità, dove per 25 ore non si senta
il rumore snervante del traffico.
Mi affaccio alla finestra e vedo
finalmente gli uccelli che volano, sento il lieve rumore
delle loro ali, vedo i bambini padroni assoluti
della strada, giocare felici. Le autostrade servono ai ragazzini
in skateboard che se la godono. Aspettano questa
giornata per un anno intero!
La gente va in sinagoga, gli uomini
con le loro camicie bianche, le donne vestite di bianco
con in mano i libri di preghiera , siamo tutti vestiti di
bianco per Yom Kippur.
Israele, silenziosa, prega e studia
, isolata dal mondo intero, per vivere in spiritualità
la sua pace.
Cosa succede fuori di qua?
Non lo so ma posso immaginarlo.
La pestilenza nazista è
penetrata a fondo in un gruppo di bestie immonde e si è
mescolata alla perfezione col demone del fanatismo crudele
che le anima .
La
pestilenza che ormai ammorba il mondo continua a fare vittime.
In Italia tutti aspettano con ansia notizie delle due ragazze
rapite e forse gia‚ decapitate. Decapitate! Nel terzo millennio
ci troviamo a parlare di sgozzamenti e decapitazioni senza
metterci a urlare di orrore, nel terzo millennio un gruppo
di cani rognosi ci ha abituati a veder segare il collo della gente
senza morire di disperazione . Chi lo ha visto il video
dell'americano decapitato che ha urlato fino alla fine mentre il
suo sgozzatore era intento a segare inneggiando ad Allah? Chi
ha mai visto il video dello sgozzamento di Daniel Pearl? Chi ha
potuto vedere quegli orrori senza impazzire di disperazione? Eppure
siamo arrivati a questo, siamo arrivati a cenare, come se niente fosse,
mentre un giornalista ci racconta che quella tribu‚ di cani rognosi
ha rapito altri occidentali, che ne ha sgozzati altri, che
minaccia tutti noi di fare la stessa fine. Se non sgozzati fisicamente
lo saremo nell'anima , lo siamo già nell'anima perché
il MALE assoluto che emana da quella gente ci sta contagiando
e riusciamo a fare la scarpetta nel piatto mentre sentiamo il pianto
dell'ennesimo sequestrato che chiede l'aiuto del suo primo ministro
per non avere il collo segato anche lui.
Siamo contagiati perché
alcun italiani , subito dopo la strage di Nassyria, urlavano
per le strade d'Italia la loro gioia e soddisfazione
per la morte dei nostri carabinieri. Siamo contagiati perché
mentre avveniva l'eccidio dei bambini di Beslan, un ignobile
ministro europeo osava chiedere a Putin come mai.
Siamo contagiati perche‚ un degno
figlio di questi cani rognosi e‚ riuscito a mettere il mondo
contro Israele al punto che l'Islam cosiddetto
moderato, quello che si scandalizza o finge di scandalizzarsi
per il rapimento delle due Simone, esulta quando sente che un
maiale di terrorista suicida ha appena ammazzato qualche decina
di innocenti civili israeliani.
Il mondo è stato contagiato
dal MALE assoluto prima dell'11 settembre perché,
se cosi‚ non fosse, non sarebbe stato possibile sentire alcuni
civili europei dire ghignanti "se la sono voluta" ai tremila
americani morti a New York e non sarebbe stato possibile
vedere la processione di emissari europei e vaticani genuflettersi
a Ramallah davanti al capo del piu‚ grande movimento di assassini
mai esistito al mondo.
Non sarebbe stato possible nemmeno
assistere alla marcia di un paese chiamato Palestina alle
Olimpiadi di Atene, come se fosse uno Stato come la Svezia o
l'Italia, col portabandiera che oltre alla bandiera alzava le
dita a V in segno di vittoria. "VITTORIA, ammazzaremo quanti
più ebrei possibile, promesso" e lo stadio di Atene era
in piedi osannante. In compenso a quelle stesse Olimpiadi
Israele era priva di Capitale per ordine di qualcuno che
non voleva far venire il nervoso a quel terrorista capo
della più grande organizzazione di assassini del mondo.
Si,
siamo già stati contagiati da questa pestilenza
perché il mondo è la‚ che aspetta con ansia
e molta impazienza la pulizia etnica che Israele deve fare per
avere una tenue speranza di arrivare a una specie di tregua. Sarà
solo una specie di tregua perché I figli di Arafat non hanno
intenzione di lasciarci vivere in pace e non ammettono
di lasciare spazio a uno stato ebraico nel mare immenso del
mondo arabo.
La grandezza di Israele é
di essere capace di cedere territori conquistati dopo
aver vinto 5 guerre e di cederli, senza garanzie, mentre
la sesta è ancora in corso.
Non è mai accaduto nella
storia del mondo.
La grandezza di Israele è
di voler essere caparbiamente una democrazia nonostante la
guerra perenne e le minacce di annientamento. Una democrazia
anche per quegli israeliani ignobili e vigliacchi ( nessun
posto al mondo è privo di immondizia umana) che diffamano
il proprio paese. Una grande democrazia che fa dell'ossessione
di mettersi nei panni del nemico che ti vuole annientare, e di capirlo
nonostante tutto, uno sport nazionale.
E mentre una parte del mondo è
minacciata da un‚altra parte del mondo , mentre quei cani rognosi
sgozzano gente innocente , mentre in Italia si procede
al concorso di Miss Italia nello stesso momento in cui
altre due italiane sono stuprate, bastonate e forse , speriamo
di no, ammazzate mediante decapitazione, la grandezza di Israele
è di fermarsi, pregare e digiunare per 25 lunghe
ore , un intero popolo vestito di bianco, per chiedere perdono
al Nome e per il "tikun olam", "riparare il mondo".
Mentre noi facevamo questo, fuori
di quà, in Iraq, i cani rognosi hanno continuato
a uccidere e il resto del mondo continua a non capire.
Qui da noi, intanto, ecco che le
macchine hanno ripreso ad andare, i bambini hanno messo
via le loro biciclette, noi adulti abbiamo iniziato a mangiare
bevendo un brodino per abituare lo stomaco a ricevere il cibo.
E' sera, le sinagoghe spengono
le luci e il Popolo di Israele ricomincia a soffrire.
Debora Fait , informazionecorretta
Il terrorismo
contro le donne
Da informazionecorretta riprendiamo un articolo di Fiamma Nirenstein, pubblicato
in prima pagina sulla Stampa di oggi, 24-09-04, dove, nel momento dell'angoscia
per la sorte di Simona Pari e Simona Torretta, si
sapiega perchè il terrorismo è "il peggior nemico
del genere umano, ma in particolare del genere femminile".
Ecco il pezzo:
In queste ore di terribile
angoscia per Simona Pari e Simona Torretta, un pensiero
tragico, uno fra i tanti di queste ore, attraversa la mente:
il terrorismo è il peggiore nemico del genere umano in generale,
ma in particolare del genere femminile. E’ il peggior nemico delle
donne. La guerra terrorista le aggredisce da tre lati.
Il primo: quello dello scopo
finale del terrorismo islamista, della sua fantasia
corrosiva e debilitante per ognuna. L’islamismo
intende fare di noi donne, di tutte le donne, persone dimezzate,
che non partecipano alla vita sociale se non per esserne ancelle
mute, soggette alle leggi della poligamia, del vergognoso nascondimento
del corpo, del patriarcato, delle mutilazioni sessuali, della
sanzione definitiva del comportamento sessuale deviante. E non
è solo alle proprie donne che l’estremismo islamista vuole
imporre le sue leggi, ma le immagina capaci di regolare i costumi,
l’anima stessa di ogni creatura che parli e viva al femminile, anche
quando questo femminile abbia prescelto un genere di vita completamente
altro, quello nostro, della parità dei sessi, dell’emancipazione.
In secondo luogo, il terrorismo
fa della società il primo fronte dell’attacco, e la
società è la casa della nostra emancipazione.
Mai è stata così ostile: se scegli di viaggiare,
di andare al caffè con le tue amiche, di lavorare, di usare
il tuo diritto a frequentare un luogo pubblico, di essere una
madre che non teme per i suoi figli quando vanno a scuola, di usare
le strutture pubbliche, insomma di vivere, ecco che invece il terrore
fa di te un soldato sulla prima linea che non è più il
fronte ma la società civile. Ti spinge indietro nella tana della
solitudine che è il guscio della condizione femminile dei
secoli passati.
Terzo: il terrorismo costringe,
ha costretto le donne al più orribile misconoscimento
di se stesse, ovvero a essere madri fiere quando i figli
scelgono la terribile strada del terrorismo suicida, quando scelgono
di essere shahid. Le madri diventano le sacerdotesse della
nuova religione che il terrore detta oggi, quella dell’idolatria,
della lode sconsiderata del terrorista suicida. La maternità
della vita si fa maternità della morte. Così si è
creata una profonda distorsione dell’idea stessa del ventre, del
corpo femminile, che si accentua nell’uso sempre più frequente
delle donne come bombe umane: sono state emanate specifiche fatwe
che addirittura le liberano dei doveri religiosi quando decidono di
farsi saltare per aria uccidendo più persone possibile. Quanto
stravolgimento del senso della femminilità connessa a un
maternità universale (che una donna sia madre biologica oppure
no) ci sia lo si è visto in particolare in Ossezia, e in Israele,
ed è un orrore epocale che può infettare un mondo intero
se non combattuto.
Le chiome, lo sguardo stesso,
la libertà di essere lontane da casa, donne sole,
in grado di fare ciò che desideravano, nessuno può
convincere una donna che questo, fra mille altri calcoli non
sia stato una delle spinte a rapire, a tormentare Simona e Simona.
Per loro bisogna combattere e sperare, in quanto donne contro
il terrore.
TEMPI
MODERNI
Al momento, nonostante ben
due comunicati rivendicano l'avvenuto assassinio,
non si sa ancora nulla della sorte toccata a Simona Pari e Simona
Torretta. Noi, come tanti, auspichiamo di vederle presto
ritornare alla vita di sempre. Per cercare di capire in
quale girone infernale sono finite le due cooperatrici, oggi
"Magazine", il settimanale del "Corriere
della Sera", pubblica sull'organizzazione "Ponte per...",
dalla metà degli anni 90 sempre presente in Iraq,
un interessante articolo di Francesco Battistini dal titolo:
"Quanta
gente è arrivata a Bagdad passando su quel<<Ponte per...>>"
Tra
l'altro Battistini scrive: <<...Vero: più che un
ponte, l'ong è sempre stata la porta di Bagdad. Fin troppo
spalancata, a volte. Nell'hotel Al Fanan, prima, e nella
villetta del rapimento, dopo, per quegli uffici sono transitate
le storie non solo delle due Simone, ma anche di altri rapiti
in Iraq, Andò lì Enzo Baldoni, qualche giorno prima
di essere sequestrato sulla strada per Najaf. Lavorò per quegli
uffici Valeria Castellani, la paracadutista vicentina che gestiva
la sede di Bassora dell'organizzazione, prima di mettersi in
proprio e reclutare la body-guard Fabrizio Quatrocchi...
Sotto embargo o sotto le bombe non hanno mai mollato l'Iraq,
i pacifisti del Ponte. E a volte tanta vicinanza è stata
scambiata dagli stessi saddamisti, per adesione alla causa:
la marcia di Capodanno 1999, 5 mila bambini di Bagdad portati
in piazza a manifestare contro <<l'aggressione e il genocidio>>,
fu descritta dalla stampa italiana come una manifestazione
filoregime. Anche sul sito dell'associazione, fra i 313 comunicati
stampa datati fra il '96 e oggi, abbondano le denunce antiamericane,
il sostegno al leader palestinese Barghouti che israele ha condannato
per terrorismo, le accuse di repressione poliziesca alle autorità
italiane per i lacrimogeni usati ad Acerra. Ma non si trova un articolo
contro trent'anni di dittatura in Iraq>>
ANYBODY BUT
Un uomo politico può piacere o non piacere,
ed è desiderabile che ciò avvenga per motivi seri:
purtroppo non sempre è così. A volte si è
a favore di qualcuno solo perché è il contraltare
di qualcun altro. Nell’attuale campagna presidenziale degli Stati
Uniti da un lato c’è George W. Bush che molta gente giudica
ignorante, brutale, primitivo. Ha l’intelligenza di una capra, ha
detto qualcuno. E si potrebbe dire che, oggi come oggi, ha due
sole idee, in testa: proteggere gli Usa dai possibili pericoli del
terrorismo (a qualunque costo e dovunque) e abbassare le tasse. Tuttavia,
se questo è Bush, chi è Kerry?
Kerry non è nessuno. Non ha una “visione”,
non ha una critica seria di Bush e sembra solo dire: “non
è che lui sbagli, tuttavia io farei meglio
di lui”. Senza nemmeno dire in concreto come. Poi, per
ogni posizione che ha preso, nel corso degli anni, se ne può
mostrare una di segno contrario, tanto che l’hanno soprannominato
flip-flop, “una volta da una parte e una volta dall'altra”.
Se questo è vero, come mai egli costituisce
una valida alternativa a Bush, come mai, fino a non molto tempo
fa, era in testa nei sondaggi? La spiegazione si trova in un atteggiamento
mentale che gli anglosassoni riassumono con “anybody but”,
“chiunque ma non”. Molti americani non voteranno
per Kerry, voteranno per qualcuno che non è Bush.
Se i democratici, secondo un’altra espressione americana, candidassero
“un cane giallo”, il cane giallo sarebbe votato dai milioni di adepti
del principio “anybody but Bush”.
In Italia abbiamo un caso analogo. Berlusconi
è odiato più o meno dalla metà del paese ma tutti
sanno chi è e come la pensa. Magari promette troppo, magari
a volte non realizza ciò che ha promesso, certo è una
figura dai contorni netti. Dall’altro lato Prodi non è altro
che un non-Berlusconi. O non ha idee o non può esprimerle, essendo
a capo di una coalizione troppo contraddittoria per esprimere un
programma. Che farebbe, Prodi, per il problema della previdenza? Nessuno
lo sa, forse nemmeno lui. E, se lo sapesse, e osasse dirlo, si troverebbe
contro mezza coalizione. Per questo deve sempre tenersi sulle generali,
parlando dei risultati da raggiungere e non dei mezzi per raggiungerli.
Non è il solo. Tutti i leader del centro-sinistra
stanno soprattutto attenti a dir male di Berlusconi. A dargli
torto anche se dice che l’acqua bolle a cento gradi. Rischierebbero,
diversamente, di non essere più anybody but Berlusconi.
Se Bertinotti avesse una buona barzelletta da raccontargli potrebbe
farlo solo vestito di nero, in una notte nera, in una grotta nera.
Altrimenti si parlerebbe d’”inciucio”.
Questa situazione è allarmante. Se
l’opposizione, tanto in America quanto in Italia, non riesce
ad esprimere che il proprio disprezzo per chi è al potere,
i casi sono due: o chi è al potere sta già agendo per
il meglio, tanto che non si riesce a proporre nulla di diverso, o
chi è al potere si sta comportando malissimo e tuttavia l’opposizione
non riesce a proporre nessun serio cambiamento di rotta. “Votate
per me, così vi libererete di lui” non è un buon programma.
Bisognerebbe ricordare che nuovo non sempre significa migliore e perfino
che chi cambia la vecchia per la nuova peggio trova.
Sarebbe bello se Prodi, d’accordo almeno con
la Margherita e i Ds, proponesse un programma dai contenuti
chiari e coraggiosi per fare campagna elettorale con chi ci sta.
Poi, o si vincono le elezioni o si cade in piedi. Nelle condizioni
attuali, invece, si rischia solo di mietere nel campo dell’odio e del
risentimento, per poi vederseli ritorcere contro, in caso di vittoria,
quando ciascuno, avendo avuto in mente fino a quel momento solo un
vago programma personale, avrà l’impressione che il governo Prodi
non lo realizza.
Si può avere una cattiva opinione degli
Stati Uniti, si può avere una pessima opinione dell’Italia,
ma ambedue questi paesi meriterebbero un’opposizione più
seria.
Giannipardo@libero.it, 23 settembre 2004
IL RAGGIO DI LUCE E LA PARABOLA
Per colpire un bersaglio i metodi sono due:
o mirare in linea retta ad esso, come si fa con un raggio
di luce, o mirare al di sopra di esso, sapendo che il proietto,
a causa della gravità, descriverà una parabola.
Lo stesso vale per gli obiettivi di diverso
genere. Se voglio telefonare ad un amico in Germania non posso
comporre un numero quasi esatto: devo mirare in linea retta perché
se sbaglio anche un solo numero mi risponderà qualcun altro. Viceversa
(parabola), se voglio essere sincero, non potrò esserlo al
punto da offendere tutti quelli che incontro. Non potrò salutare
il vicino insopportabile con: “Possa tu morire”. E non potrò
dire al malato di cancro: “non fare progetti per l’anno venturo, non
ci arriverai”.
I campi in cui più spesso si mira
a parabola sono la religione e la politica. Il Cattolicesimo
onora i santi la cui virtù ha raggiunto “livelli eroici”
ma in realtà la Chiesa, nella sua saggezza, modera parecchio
gli entusiasmi di chi - prendendo alla lettera gli inviti classici
- rischia di esagerare. Nel Vangelo sta scritto che se un nostro
organo, l’occhio, per esempio, ci è occasione di peccato,
meglio faremmo a cavarcelo, perché è meglio andare orbi
in paradiso che con tutti e due gli occhi in inferno. Ma la Chiesa
formulò una famosa e risoluta condanna di Origene, cui un altro
organo era occasione di peccato e che per questo si castrò.
Analogamente, il Papa ebbe per parecchio tempo in grave sospetto
San Francesco e il suo estremismo nel disprezzo dei beni della terra.
La Chiesa – come Molière nel Misanthrope
– vuole una virtù vera e seria ma moderata. Se indica modelli
eroici (i santi), se insiste nel predicare comportamenti un
po’ assurdi, lo fa nella speranza che i fedeli applichino i suoi consigli
al cinquanta per cento. Non pretende veramente che si porga
l’altra guancia, vorrebbe che non si vendicasse uno schiaffo
con un omicidio. Mentre nel Vangelo sono lodati i passeri che non
seminano e non coltivano, e tuttavia mangiano tutti i giorni, e
i gigli, che non filano e non tessono, e tuttavia sono vestiti meglio
di Salomone, San Benedetto, che non era un passero ma un credente
serio ed intelligente, ha avuto come regola “ora et labora”. Perché
senza labor non si mangia o si mangia sfruttando il labor altrui.
Qualcosa di analogo avviene con le dottrine
di sinistra, dove il Vangelo sarebbe rappresentato dal Capitale
di Karl Marx. Lenin tentò di attuare integralmente la teoria
e dovette presto arrendersi fare marcia indietro in diversi campi.
Tentò di abolire il denaro e dovette tornarci. Dinanzi
ai disastri provocati, lanciò la Nep, nuova politica economica.
Lasciò ai contadini un fazzoletto di terra per uso privato
e quel fazzoletto produsse una notevole percentuale dei prodotti
agricoli nazionali. Ma mentre tutto questo avveniva nei paesi
del socialismo reale, in Occidente, dove la teoria non era sottoposta
al severo vaglio della pratica, si rimaneva convinti di potere
risultati ottimi applicandola integralmente. Essa non poteva che
essere perfetta perché ”scientifica”, come sosteneva Marx
stesso. Tutti erano intransigenti perché avevano il vantaggio
di non soffrire del tentativo d’applicazione di quella sciagurata
teoria.
Hanno avuto ragione coloro che, in passato,
hanno reputato che un po’ di socialismo poteva migliorare la
società e la vita di tutti, mentre un’integrale o comunque
severa applicazione della teoria collettivista avrebbe impoverito
tutti e avrebbe potuto mantenere il potere solo se si fosse trasformata
in dittatura. E infatti, dopo l’implosione dell’Unione Sovietica,
tutti i paesi del socialismo reale, Russia inclusa, hanno ripudiato
il comunismo.
Dopo il 1989 i comunisti occidentali
si sono ritrovati senza Mosca e senza potersi appigliare alle
bugie che i paesi dell’est propalavano per magnificare i loro
immaginari successi. A questo punto avrebbero dovuto ammettere
d’avere sbagliato strada. Poiché però è molto
doloroso cessare di credere a qualcosa che è stato il centro
della nostra vita, alcuni di loro si arrampicano sugli specchi per
chiamarsi ancora comunisti e predicare una palingenesi che è,
sulla base della storia, o impossibile o rovinosa.
Bisogna stare attenti a non prendere alla
lettera i grandi proclami. Non bisogna dimenticare che essi,
mirando, prevedono una parabola: in tutti i campi l’integralismo
è una stupidaggine controproducente. Per quanto riguarda
la situazione italiana, per esempio, anche se la destra della sinistra
ha chiaramente ragione, l’intera sinistra è ipnotizzata dalla
sinistra della sinistra. Chiunque sia meno comunista di Salvi, Bertinotti,
Di Liberto si vergogna di essere meno comunista di Salvi, Bertinotti,
Di Liberto. Ha Schlechtes Gewissen, mala coscienza. Sente di tradire
l’ideale e giudica l’altro è più coraggioso e più
coerente. Finché durerà questa sciocca ipnosi collettiva,
e in mancanza di un Papa comunista che condanni il Savonarola, è
difficile sperare in una seria sinistra di governo.
Giannipardo@libero.it, 22
settembre 2004.
Massima del
giorno
C'è
la cortesia formale, regalare un libro interessante. C'è
la cortesia sostanziale: non chiedere "L'hai letto?"
G. P.
MOLLICHINE
Secondo
un famoso principio di Wittgenstein, di ciò di
cui non si può dir nulla di sensato è meglio tacere.
Ciampi non sembra un appassionato di Wittgenstein.
Allawi sostiene che Saddam Hussein ha chiesto
la grazia. Notizia de relato. Inutilizzabile come
testimonianza.
Chirac ha proposto una tassa mondiale a
favore dei poveri della Terra. Ma non si poteva credere
Napoleone, come tutti gli altri?
La Cbs si rimangia le accuse (avallate
anche da Dan Rather) di favoritismi a Bush. Ecco la
superiorità della Rai. Mai essa si rimangerebbe un'accusa
infondata.
L'Europa fa la severa con Ankara ed essa
fa sapere che "l'opzione europea non è l'unica
per la Turchia". Ci sono ancora altri quattro continenti.
L'ambasciatore britannico a Roma: Bush
è "The best recruiting sergeant of al Qaida", il
più efficace ufficiale di reclutamento di al Qaida. Dovremmo
mandare Pecoraro Scanio ambasciatore a Londra.
Gianni Pardo
IL TERRORISMO
COME PROVA DI CIVILTÀ
In un
film di molti anni fa, "La lunga notte dell'Ispettore Tibbs",
un bianco razzista del Sud, reputando insolenti le parole dell'ispettore
negro, gli diede uno schiaffo. Il gesto nasceva dalla sua intima
convinzione di superiorità e corrispondeva allo scappellotto
che il maestro dava allo scolaro, essendo ovvio che lo scolaro
non potesse che subirlo in silenzio. Il punto è che Tibbs,
venendo dal Nord, non aveva timidezze e per questo restituì lo
schiaffo con imprevedibile prontezza. La morale dell'episodio è
che certe evidenze soggettive dipendono dal tempo e dalla storia.
Nessun negro, nell'Ottocento, avrebbe restituito lo schiaffo. Nessun
bianco, in America, darebbe oggi uno schiaffo a un detective nero.
Qualcosa di analogo si deve osservare a
proposito del terrorismo, il cui senso è cambiato col
tempo. In passato esso è stato meno frequente non perché
gli uomini fossero più mansueti ma perché era reputato
poco utile. Poteva essere produttivo l'assassinio di personalità
eminenti o reputate insostituibili (il regicidio, l'attentato a De
Gaulle) ma l'attentato alla vita di semplici civili era visto da
tutti come un normale atto di criminalità. Finché non
fossero stati attaccati personalmente, ai governanti importava ben
poco della vita di cinque, dieci o cinquanta normali cittadini. Ovviamente,
una volta presi, i terroristi sarebbero stati condannati a morte: ma era
normale amministrazione della giustizia penale.
Ciò che è cambiato, nell‚epoca
contemporanea, è il fatto che l'insieme dei mezzi di
comunicazione di massa ci fa vivere in diretta tutte le vicende
umane... (per proseguire nella lettura clicca qui)
Giannipardo@libero.it
En passant
Gli analisti politici sono d'accordo:
al di la dei distinguo e delle inevitabili delle polemiche
elettorali, la strategia di Jonn F. Kerry per l'Iraq
(invio di truppe non americane in Iraq, addestramento delle
truppe irachene, rispetto delle date indicate per le elezioni politiche)
è sostanzialmente simile, se non addirittura uguale,
a quella di Bush.
Per questo fa un po' strano leggere
articoli, ad esempio sul Corriere della Sera (titolo:
La svolta di Kerry:<<Ritiro a partire dal 2005>>)
e sull'Unità (titolo:"Fermerò la guerra infinita"),
dove si da conto del discorso pronunciato l'altro ieri da
John Kerry alla New York State University facendolo apparire
-nei titoli e nei commenti- come un discorso pacifista.
A scanso di equivoci, pubblichiamo
il testo integrale del discorso di Kerry, clicca qui.
DUE PALLE UN SOLDO
“Ci potrebbe essere qualche servizio
segreto occidentale dietro il rapimento delle due volontarie
italiane Simona Torretta e Simona Pari.” A scriverlo
è il quotidiano britannico The Guardian, vicino al
partito laburista, in un articolo scritto a quattro mani da
Naomi Klein, autrice del libro "No logo" e Jeremy Scahill, reporter
dell'emittente indipendente americana "Democracy now".
“Chi fa il tiro a segno
sui civili, chi spiana villaggi con le bombe, chi ha
creato Abu Ghraib (e Guantanamo) non vede certo di buon occhio
la presenza in Iraq di operatori di pace, né di giornalisti
che non siano embedded. Rendere la loro scomoda presenza sempre
più a rischio, perfino eliminarla: può essere benissimo
l'obiettivo dell' «amico George»” Questa
volta è tutta roba uscita dalla mente fervida del
dutur Gino Strada, su "Il Manifesto".
Ostaggi, è ancora caos
Nel fine settimana in Iraq c'è stata
un'ondata di sequestri e violenze che ha fatto almeno 80 morti.
Al Jazeera ha diffuso i video di due gruppi armati: uno afferma
di detenere dieci dipendenti di una società turca con capitali
americani, l'altro rivendica il rapimento di 18 membri della
Guardia nazionale irachena. Un altro gruppo, Ansar al Sunna, ha annunciato
ieri sul suo sito internet di aver decapitato tre curdi iracheni.
Inoltre sono dati per dispersi tre uomini d'affari libanesi.Ad un mese esatto dopo il rapimento di Christian
Chesnot e di Georges Malbrunot, interessante articolo di Libération
dove si racconta come, mentre sul terreno la situazione è sempre
più confusa, le autorità francesi raddoppiano
la prudenza nelle dichiarazioni ufficiali.
ARAFAT
Il grande delitto di Arafat non
e' stato solo di iniziare una guerra inutile e tremenda
contro Israele ma di aver provveduto cinicamente a disintegrare
completamente il debole bagaglio culturale della societa'
palestinese divisa ormai in varie entita' che si odiano ferocemente
fra loro.
I palestinesi di Gaza contro
i palestinesi della Cisgiordania (Giudea e Samaria),
i palestinesi dei campi profughi contro i palestinesi delle
citta' e villaggi, i palestinesi giovani contro i vecchi assassini
corrotti della banda di Tunisi e in queste fessure apertisi
nella societa' palestinese ha trovato posto la barbarie.
Arafat credeva di poter comandare
sempre, era abituato bene, lui il puffo d'Europa, era
abituato a bagni di folla osannante, ad essere creduto sulla
parola, a schioccare le dita e trovarsi i tappeti rossi in tutti
i Parlamenti europei e in Vaticano.
I media d'Europa erano ai suoi
ordini e in parte lo sono ancora, poteva quindi far passare
tutta la propaganda antiisraeliana che voleva. Chi avrebbe
osato dire di no al terrorista piu' amato, al dittatore piu'
rispettato, al nemico degli ebrei piu' venerato?
La TV di stato palestinese, agli
ordini del raiss, ha il merito malefico di "educare"
i palestinesi all'idea del martirio, dell'assassinio,
dell'odio contro gli ebrei e infine all'obbligo di sterminare
gli ebrei sempre e dovunque in quanto scimmie e maiali nemici
del popolo arabo e dell'Islam.
Tutti sanno che il potere dei
media e' enorme e lo e' in modo spaventosamente deleterio
quando penetra in una societa' disgregata e senza piu' valori.
Arafat non solo ha perso la sua
guerra ma ha fatto perdere ai palestinesi la loro ultima possibilita'
di creare uno stato, la dignita' e la speranza. Un crimine
contro l'umanita' che si aggiunge alle stragi da lui ordinate
in Israele e alle esecuzioni senza processo di palestinesi
dissidenti appesi ai pali delle loro citta'.
La societa' palestinese si e'
frammentata in mille pezzi, e' arrivata la collasso e a
nulla sono serviti i miliardi di euro con cui e' stata ricoperta
anche perche' le prove della corruzione sono arrivate ai donatori
che oggi come oggi si sentono molto meno generosi.
Il puffo Arafat percio' ha perso su tutti
i fronti meno che su quello dell'estrema sinistra europea
e americana che ancora lo sostiene e cerca di farlo passare
per povera vittima del potente e malvagio Israele. In questi giorni
quindi gli estremisti ritirano fuori le loro unghie sporche
di sangue e le loro armi, menzogna e diffamazione.
Ancora la smenano con Sabra e
Chatila, non mollano l'osso della loro propaganda arcobaleno,
ancora ci annoiano con Sharon attribuendo a lui le responsabilita'
della miseria morale e materiale dei palestinesi, ancora parlano
e scrivono come se non ci fossero stati questi 4 anni terribili,
come se non ci fosse stato l'11 settembre, i balli di gioia
dei palestinesi, come se non ci fossero state le stragi di Madrid
e Beslan.
Loro, i paladini delle dittature,
non si rassegnano e adesso stanno tentando un'altra canagliata:
cercano di dirottare le colpe della morte dei bambini di
Beslan dai terroristi islamici al governo "criminale" di Putin
e usano contro il premier russo gli stessi epiteti da sempre usati
contro Sharon :macellaio, criminale, assassino di bambini.
Stanno creando, con l'aiuto dei
media, una seconda Sabra e Chatila russa con cui
rompere le scatole al mondo, strumentalizzando le sofferenze
e la morte di centinaia di bambini per assolvere la resistenza
islamica dalle sue barbare colpe. Farabutti!
Israele ha vinto la sua ennesima
guerra sconfiggendo il terrorismo palestinese e facendolo
implodere su se stesso.
Il mondo deve fare altrettanto
col terrorismo islamico e potra' vincere soltanto se
isolera' terroristi e sostenitori combattendoli su tutti i fronti
senza pieta' e togliendo al Quinto Potere la possibilita'
di fare da grancassa al Male del terzo millennio.
Deborah Fait,
informazionecorretta
19-09-2004
LA COERENZA
Ralph
W.Emerson ha scritto: “Una stupida coerenza è
il fantasma delle piccole anime, adorata da piccoli uomini
politici, dai piccoli filosofi e dai piccoli teologi. Un’anima
grande non ha proprio niente a che fare con la coerenza”.
Di fronte ad affermazioni
così intrepide si rimane tramortiti. Né
riesce a rianimare il lettore la grandezza del nome di Emerson.
Il primo commento che viene alle labbra, riprendendo i
sensi, è: “Quandoque bonus dormitat Homerus”.
O peggio. Probabilmente Emerson aveva fatto un’immensa cattiva
figura e cercava di uscire dall’angolo accusando d’avere torto
chi aveva ragione.
Un paradosso è riuscito
quando è umoristico, quando dissacra un luogo comune
infondanto o quando rivela il lato sciocco di una credenza.
Viceversa, se non è profondo e se manca il lato divertente,
non basta andare contro le convinzioni correnti. È sciocco
affermare che ”L’Artico, checché ne dicano i freddolosi,
è il posto più caldo del pianeta”. Non è vero
e non fa ridere.
La coerenza, come la bontà,
la lealtà, il coraggio, fa parte della confraternita
delle qualità positive. Ma, come tutte le qualità,
ha il suo contraltare simmetrico ed analogo in un difetto:
la bontà può essere ingenuità o debolezza,
il coraggio può essere incoscienza o temerità,
la coerenza, ovviamente, semplice e stupida testardaggine.
Se la coerenza fosse solo
un difetto, chiunque, constatando d’avere su qualcosa
la stessa opinione da vent’anni, dovrebbe per ciò stesso
cambiarla. Pensa da cinquant’anni che Stalin sia stato un immenso
criminale? Da domani, per far piacere ad Emerson, penserà
che è stato una pasta d’uomo e un benefattore dell’umanità.
Ha sempre pensato che Aristotele sia stato un grande genio
e da domani dirà che è stato un cretino.
La coerenza è una virtù
funzionale al suo oggetto. Identificata una verità
è necessario restarle fedeli contro venti e maree,
anche per trent’anni, anche per sessanta: le più belle
nozze di diamanti sono quelle con la verità.
Se viceversa ci si accorge
che ciò che si credeva era infondato, lo stesso
amore della verità deve spingere a cambiare opinione
e in questo caso la coerenza sarebbe solo disonestà intellettuale.
Emerson ha torto. Non è
un piccolo filosofo o un piccolo uomo chi è coerente,
è un piccolo uomo chi non si arrende alla verità.
Se l’incontro con essa avviene presto, e non si ha ragione
di cambiare opinione, viva la coerenza. Se viceversa ci si
accorge d’avere sbagliato, bisognerà buttare a mare
la coerenza ed accettare anche l’irrisione degli ex-“correligionari”.
Ammesso che il comunismo sia
stato un grande errore e la causa di molte tragedie, bisogna
ammirare il comunista (da Koestler a Giuliano Ferrara) che
diviene anticomunista. Ma non bisogna definire piccolo uomo
e piccolo filosofo chi anticomunista lo è stato da sempre.
Con buona pace di Emerson.
Giannipardo@libero.it, 18
settembre 2004
MADONNA
E' arrivata in Israele. Madonna, la megastar
internazionale. Esther, la studiosa di kabalah. E' arrivata e 1200
stanze sono state riservate negli hotels di Tel Aviv, Tiberiade e
Gerusalemme per lei e per gli altri ospiti del Centro Studi di Kabalah
per il loro Congresso Internazionale: 2000 partecipanti di 22 paesi.
Bel Colpo! In Israele quest'anno il turismo
e' aumentato arrivando a toccare le percentuali degli anni
d'oro prima della guerra del 2000.
In tutto il paese, soprattutto nel periodo
delle grandi festivita' ebraiche, non c'e' una camera libera.
Stiamo andando alla grande nonostante la poca e nulla pubblicita'
turistica che all'estero fanno di questo paese.
Questo
si che e' stato un bel colpo!
Esther e' arrivata e con lei un'enorme
pubblicita' a Israele, finalmente pubblicita' positiva, finalmente,
anche se i media internazionali non hanno voluto dare troppo
spazio a questa visita, qualcuno ha capito che Israele non e' guerra
ma e' un paese tranquillo dove si vive e si lavora e ci si diverte.
La prima frase che mi ha detto un amico
che per la prima volta veniva in Israele e' stata:
" Non sembra proprio un paese che sta uscendo
da 4 anni di guerra"
Ed e' vero. Israele ha sofferto indicibilmente,
abbiamo vissuto giorno per giorno panico, terrore, lacrime
e disperazione e ancora non ne siamo usciti.
Per migliaia di famiglie la fine del dolore
non arrivera' mai ma siamo un popolo forte, siamo un popolo
che sa vivere ogni giorno come se incominciasse una nuova vita
e che sa vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Siamo un popolo coraggioso ed e' questa
la nostra incredibile forza che stupisce tutti e che fa rabbia
a molti, a quelli che vorrebbero vederci piangenti nella polvere
a supplicare aiuto e pieta'.
Nessun aiuto e nessuna pieta', ci rialziamo
da soli , ci tiriamo su le maniche e continuiamo a lavorare,
a costruire case e centri commerciali, giardini e parchi,
scuole e Universita', continuiamo ad accogliere i nostri fratelli
ebrei che decidono di dividere il nostro destino, continuiamo a
uscire per andare a teatro e a divertirci. Continuiamo ad andare a
portare un fiore e un sasso ai nostri morti.
Quattro anni di guerra non ci hanno piegati
ne' spezzati, siamo qui pronti a correre in piazza quando
arriva una star, ci mettiamo le magliette con la scritta Kabalah
e ridiamo di gioia al concerto di Madonna Esther, siamo cosi' entusiasti
che da farci mandare all'ospedale dai suoi bodyguard.
Naturalmente anche in questa occasione i
pacifisti non demordono e continuano a rompere le scatole
e si sono messi davanti alla Tomba di Rachele con cartelli che
urlano "It's occupation. Stupid Madonna".
Bestemmia o incazzatura contro chi vuole
soltanto andare a visitare un luogo sacro per gli ebrei interdetto
agli stessi?
Forse entrambe le cose per la signora pacifista
americana che teneva alto un cartello del genere e la sua
bella bandierina arcobaleno.
Forse nessuno le ha ancora detto che la
Tomba di Rachele e' un luogo santo dell'ebraismo e che dovrebbe
essere quindi libero di essere visitato da chiccessia.
I musulmani di Israele possono andare a
visitare i loro luoghi sacri, gli ebrei no. Niente Tomba di
Rachele, Niente Tombe dei Patriarchi, Niente Monte
del Tempio, Niente Tomba di Giuseppe (trasformata in moschea dopo
essere stata bruciata).
Questo forse la signora pacifista americana
non lo sa e se lo sa guarda dall'altra parte....da quella dei
soldi e dell'odio.
Intanto Madonna Esther e' qui e i nostri
giovani per un po' dimenticano l'esercito e vanno ad applaudirla
e a gridare forte per non sentire il loro cuore spaventato.
E' servito il suo viaggio, altro che se
e' servito...per la Madonna!
Deborah Fait, informazionecorretta,
18.09.2004
FA UNA CERTA IMPRESSIONE
Fa una certa impressione vedere
in RAI lo sceicco Yousef al Quaradawi, -barbetta, cappellino
e tunichina- far gli elogi a Berlusconi. Ebbene, ieri sera,
sul tardi, io l'ho visto! Ospite in video della trasmissione
"Speciale Telecamere" di Anna La Rosa, tra De Michelis
e Franceschini ammiccanti, a raccontare, prima
tradotto poi replicato in lingua originale, di quanto
sono buoni gli italiani e di quanto bravo è il loro premier.
Mancava solo Cossiga a raccontare
delle resistenze che son sempre terroriste. E' arrivato,
in voce, pure lui.
(cp,17.09.2009)
PREZZI
Alcuni TG c'hanno aperto la
giornata. Ieri "sciopero della spesa" indetto
dalle associazioni dei consumatori e, contemporaneamente,
su proposta del Governo e del ministro Siniscalco, accordo
siglato per il blocco dei prezzi di alcuni prodotti
nella grande distribuzione.
Ma, sull'accordo Governo-grandedistribuzione,
le associazioni dei consumatori non sono
soddisfatte: dicono che è poco, perché l’accordo
dovrebbe prevedere la diminuzione dei prezzi. Per supportare
la loro posizione, le associazioni dei consumatori, pur senza
alcun riscontro oggettivo, gonfiano a dismisura le cifre
di partecipazione allo sciopero della spesa che secondo loro,
subito smentiti dalle associazioni dei commercianti,
avrebbe coinvolto il 75% dei consumatori italiani.
Boom!
A parte le solite esagerazioni-esasperazioni,
noi comunque non crediamo sia compito di un
Governo stabilire quanto debbano costare i beni
di consumo. Tanto per capirci, un Governo del genere
sarebbe “da soviet”.
Noi, lo diciamo senza remore,
non giustificheremmo mai un Governo che si mette ad inseguire
la demagogia delle associazioni dei consumatori approvando
provvedimenti blocca-prezzi; noi preferiremmo che il Governo,
questo Governo di centro-destra, intervenisse non per bloccare
i prezzi, ma per incentivare i consumi a partire dalla responsabilità
individuale di ogni attore dell’economia: cioé tagliando
le tasse e facendo sì che sia la logica della domanda e
dell’offerta a contribuire alla ricchezza di ognuno, secondo
le proprie capacità e i propri interessi.
(cp, 17.09.2004)
Massima del giorno
Nell'ambito internazionale,
abbiamo i vigili urbani per disciplinare il traffico
ma non i carabinieri per arrestare gli assassini.
G. P.
MOLLICHINE
Il ministro degli Esteri francese
Barnier fa sapere che i due reporter francesi rapiti
“sono vivi e stanno bene”. Non che è sono con
amici?
Frattini: “liberate
le italiane e restituiteci il corpo di Baldoni: erano
in Iraq solo per fare del bene”. A differenza di... Di
chi?
30 extracomunitari tunisini
hanno tentato una rivolta nel centro d’accoglienza
di Trapani: l’Italia non li ha trattati secondo i loro meriti.
“Faccia a faccia
tra Prodi e Rutelli”. Pare che Prodi, dopo
averlo guardato fisso, gli abbia detto: “Ti
trovo bello. Guaglione”.
Calderoli sulle riforme: “Nessuno
vuole farle a colpi di maggioranza”. Proprio nessuno?
Nemmeno la maggioranza?
“Servono risposte
dal governo su Alitalia”, dicono Cgil Cisl e Uil.
Risposte a volontà: ma soldi?
Carlo De Benedetti: “Gli
USA sono diventati il poliziotto mondiale. Perché
allora il presidente deve essere eletto solo dai cittadini americani?”.
E soprattutto, perché questo poliziotto non arresta chi
dice sciocchezze del genere?
Un palestinese in bicicletta s’è
fatto esplodere vicino a un posto di blocco israeliano. Anche
il terrorismo ha il suo artigianato.
Sulle operazioni per liberare
le due Simone, “massimo riserbo”. Traduzione:
“non possiamo far nulla ma non ve lo diciamo”.
Frattini in Iraq chiederà
agli Usa “moderazione militare”: e perché
chiederla agli americani? Siamo noi italiani, i campioni
di moderazione militare.
D’Alema e Bertinotti hanno
firmato a Strasburgo un appello del centrosinistra per
la “sospensione dei bombardamenti”. Potrebbero irritare
i terroristi.
Il ministro degli Esteri Lavrov,
rispondendo alle critiche occidentali: “Le riforme in Russia
non sono fatti vostri”. Non se la prenda, Lavrov.
Gli occidentali volevano criticare Stalin. Solo che le
critiche sono arrivate in ritardo.
Gianni Pardo
SE QUELLA CONTRO IL TERRORISMO
POSSA DIRSI GUERRA
Le parole hanno un uso proprio
e uno improprio. Tutti diciamo d’essere morti di stanchezza
o di amare alla follia, ma nessuno annuncia così la propria
morte o la propria demenza. Ed ecco il problema: quella contro
il terrorismo è una guerra in senso proprio o la parola
guerra è usata, come tante altre volte, per enfatizzare il
concetto? ...
Per pr