ARCHIVIO DI SETTEMBRE 2004
TERRA TERRA
Toni Capuozzo dal settimale
Terra, puntata del 26 settembre.
«Avete mai sentito una parola, una sola parola
forte, contro i sequestri, contro le decapitazioni, contro l'umiliazione
dell'umanità? No, solo sfuggenti considerazioni di opportunità,
d'immagine, distinzione tra le ragazze buone e Quattrocchi cattivo,
e Baldoni è passato inosservato. Ecco dove l'Islam nelle moschee
manca di ribellione morale, perde lo scatto che separa i sofismi dall'indignazione.
Ma noi, politicamente corretti, siamo capaci di passare sopra i sondaggi
di al-Jazeera, sopra le vendite record di cd con il meglio delle decapitazioni,
sopra i nostri stessi principi, mendicando il sogno di un mondo migliore
colorato come una bandiera di pace, ottimista e per bene. [...] Certo,
non c'è nessuno in Italia che dica che il terrorismo non vada combattuto,
ma chi vi dice come? Va combattuto nei nostri cuori, negli ordini del giorno
dei consigli comunali, nelle fiaccolate? A noi, qui, a noi che non amiamo
le armi, e non solo amiamo la vita più che la morte, ma abbiamo molta
paura della morte e vergogna della morte, quando siamo noi a infliggerla,
sembra che almeno bisognerebbe stare ai fatti. Stare ai fatti che ci mostrano
come l'Islam nel suo insieme provi oggi un odio nei nostri confronti che
lascia senza fiato chi è abituato agli odii da corteo, da stadio o
da reality show. Va fronteggiato guardando in faccia la realtà. C'è
una parte dell'Islam che non ci odia per convenienza, oligarchie conservatrici,
potentati economici. C'è una parte dell'Islam che non ci odia perché
spera di provare la democrazia e, senza perdere l'anima e la fede, prendere
parte alla festa mobile dei consumi, dei telefonini, dei master e delle olimpiadi».
(Toni Capuozzo).
Baghdad, la strage
dei bambini
Mentre in Italia ringraziano la "resistenza irachena"...
due autobombe sono esplose ieri in una via centrale del quartiere El
Amel, a Baghdad, dove si inaugurava una nuova rete fognaria costruita dal
governo. Almeno 41 civili iracheni sono morti e 139 sono rimasti feriti.
La maggior parte delle vittime sono bambini. La strage è stata
rivendicata, insieme ad altri due attacchi suicidi con un comunicato attribuito
al gruppo di Abu Mussab al Zarqawi.
MONA & MONA
Anche chi non ha visto nessuna diretta, riguardo al ritorno
in patria delle due ragazze, anche chi non ha assistito a nessun dibattito,
anche chi non ha letto molti articoli di giornale, qualcosa di questa
vicenda è stato costretto a sapere. In particolare che le ex-sequestrate
hanno avuto parole di lode per i sequestratori e nessuna parola di gratitudine
per coloro che hanno ottenuto la loro liberazione, forse pagando un consistente
riscatto. Certo, in seguito le due ragazze sono state spronate (ovviamente
dalla sinistra cui appartengono) a porre un argine allo scandalo che
ne è nato e a ringraziare chi ha agito nel loro interesse. Sono perfino
riuscite, forse obtorto collo, a spendere una parola di pietà per
altri sequestrati, magari già decapitati, magari ancora detenuti.
Ma qualcosa dalla vicenda si può imparare.
I dirigenti di tutti i partiti, avendo una certa età,
sono wordly-wise. Sanno cioè come vanno le cose
del mondo e sanno che a volte l’esagerazione è controproducente.
Conoscono regole indefettibili come quella per cui non bisogna mai esultare
per la morte di qualcuno: è una forma d’empietà intollerabile.
Magari non obbedirà alla regola romana per cui de mortuis
nihil nisi bonum, cioè che non si possa che dir bene dei morti,
ma certo, alla morte di un “cattivo”, si dirà compuntamente che
“la sua morte elimina un problema”, qualcosa di analitico e asettico.
Nello stesso modo bisogna sempre deprecare la morte violenta
dei bambini. Non che gli adulti siano più disposti a morire
ma i bambini rappresentano il futuro della specie e vanno preservati
in qualunque caso. E si potrebbe continuare. Solo che, appunto, queste
sono le regole per persone adulte e lungimiranti. Gli ignoranti e i giovani
non le conoscono, non le rispettano, non le applicano. Seguono i
sentimenti delle loro viscere, che magari sono quelli dei capi ma che
i capi non esprimerebbero mai ad alta voce.
Si pensi alla Prima Guerra
del Golfo. Saddam Hussein lanciò alcuni missili - grazie al
cielo imprecisi e primitivi - contro Israele e questo paese, pure meglio
armato, per non parlare della bomba atomica, subì senza
reagire. Ovviamente chiunque avesse la testa sulle spalle era spaventatissimo:
se Israele avesse - come dicono i tedeschi - die Nerven verloren,
se ad Israele fossero saltati i nervi, quali potevano essere le conseguenze?
Altro che liberazione del Kuwait: si poteva infiammare tutto il Vicino
e il Medio Oriente, cosa che forse Hussein sperava. Ebbene, i palestinesi,
che rischiavano anch’essi di ricevere i missili in testa (s’è già
detto che erano imprecisi), sono scesi in piazza ad esultare!
Nello stesso modo, qual è il sentimento viscerale
della sinistra, in particolare di quella estrema? È presto
detto. 1) Berlusconi è cattivo qualunque cosa faccia. Comunque
è un nemico talmente negativo che non bisogna concedergli mai
nulla. Neanche rispondergli se ci saluta. Neanche dirgli grazie se
fa qualcosa di estremamente positivo per noi. Neanche dargli atto d’aver
compiuto un miracolo, se ne compisse uno. 2) Gli americani sono la peste
del mondo. Non possono che fare cose negative e violente nel loro esclusivo
interesse economico. Per loro la vita umana, dei loro soldati come
di tutte le popolazioni del mondo, vale meno di niente. Ipotizzare una
loro azione, non diciamo morale, ma semplicemente utile al mondo in
concreto, è un assurdo. Tanto assurdo quanto ipotizzare una simile
azione da parte di Berlusconi. 3) Quali che siano le motivazioni di
coloro che vanno contro gli americani bisogna sostenerli, perché
il nemico è comune ed è il peggiore del mondo. Dunque, all’occasione,
si devono sostenere i terroristi, gli assassini di bambini, gli autori
di stragi di centinaia o migliaia di persone, perché non solo essi
combattono il peggiore nemico dell’umanità, ma poi dei loro crimini
si darò il torto agli stessi americani. I quali, come gli israeliani,
con la loro semplice esistenza - sfregio del globo terracqueo -
rendono comprensibile e plausibile qualunque orrore. Che non ci sarebbe
se loro non esistessero. Forse ucciderli sarebbe una opportuna amputazione
per il bene della Terra.
In conclusione, le due Simone non sono pazze. Anche se sono
andate in Iraq a cercare guai. E non sono neppure sciocche: o lo sarebbe
anche Diliberto. Le due Simone sono giovani, scervellate e sincere.
Esse rappresentano ciò che la sinistra ha come fondo psicologico:
immaturità, manicheismo, odio fanatico del nemico, speranze
chiliastiche. Un quadro clinico che farebbe piangere un serio psicoanalista.
Giannipardo@libero.it, 1 ottobre 2004
Pacifismo,
50 anni di lotta. Dalla parte dei dittatori
1945-1949: i “partigiani per la pace” gridavano contro
l’esistenza di armi nucleari, considerate, in sé, “armi orribili”
o “disumane”. Allo scoppio della prima bomba sovietica le manifestazioni
contro l’atomica, magicamente, scomparvero.
1950: la Corea del Nord invase, dall’oggi
al domani, la Corea del Sud. Nessun pacifista fiatò. I pacifisti
scesero in piazza solo quando gli Stati Uniti, dietro mandato Onu,
intervennero in difesa del Sud.
1962: i sovietici installarono segretamente
missili a Cuba, minacciando direttamente il territorio americano.
I pacifisti non si mossero. Fu solo quando l’amministrazione Kennedy
impose il blocco navale a Cuba che i pacifisti si mossero. Contro il
blocco stesso.
1956-1964 il Vietnam del Nord continuò
a infiltrare guerriglieri comunisti nel Vietnam del Sud, con il chiaro
intento di erodere il paese per invaderlo. Il regime comunista di Hanoi
si macchiò di crimini orribili, come lo sterminio “per quota”
delle popolazioni dei villaggi occupati o lo sterminio fisico totale
di quelle che venivano arbitrariamente classificate come “classi borghesi”,
di regione in regione. I pacifisti non si mossero.
1965: quando Johnson inviò i primi
contingenti combattenti americani nel Vietnam del Sud e autorizzò
gli aerei a colpire obiettivi militari nel Vietnam del Nord, i pacifisti
si svegliarono ovunque con le loro prime manifestazioni oceaniche, sia
in Europa che negli Stati Uniti. Protestavano contro l’intervento americano.
1975: l’invasione di un paese, il Vietnam
del Sud, che si compì con la conquista militare di Saigon, non
destò alcuno scandalo. E i pacifisti furono ciechi di fronte alla
repressione perpetuata dal regime di Hanoi, ai danni dello stesso popolo
vietnamita, che mieté un milione e mezzo di vittime.
1979:
i sovietici installarono missili di teatro, i famosi SS-20, puntati
sulle città europee occidentali. Fra i loro bersagli risultano,
documenti recenti alla mano, città quali Brema, Amburgo, Hannover,
Anversa, l’intera area della Ruhr, Monaco, Vienna, Verona, Vicenza e Piacenza.
Nessuno ha mosso un dito per denunciare il pericolo che incombeva sulle
nostre teste. I pacifisti si svegliarono solo più tardi, per denunciare
la risposta, difensiva, della Nato, l’installazione dei Pershing 2
e dei Cruise. E quella campagna pacifista coinvolse milioni di persone
fino al 1983.
1975-1982: dal Libano meridionale partivano
regolarmente raid missilistici e attentati contro civili inermi israeliani.
Nessun pacifista si è mai mosso per protestare.
1982: quando gli israeliani decisero di farla
finita con questa minaccia che incombeva su di loro da sette anni
e occuparono, manu militari, il Libano meridionale, i pacifisti si
sono mobilitati violentemente.
1990: l’Irak di Saddam Hussein invase il
Kuwait. Nessun pacifista ha detto una sola parola sull’invasione,
brutale quanto immotivata, di uno Stato sovrano che non aveva mai
fatto del male a nessuno.
1991: la decisione di usare la forza per liberare il Kuwait
dall’invasore iracheno, ha sollevato l’ira della piazza pacifista,
con decine di migliaia di manifestanti in piazza.
1992-1995: la Serbia di Milosevic, appoggiando
apertamente le milizie serbo-bosniache, perpetuò, di massacro
in massacro, un’opera di pulizia etnica nella Bosnia orientale. L’artiglieria
e i carri armati serbi ripulivano con la forza intere città
e nella Sarajevo assediata i cecchini prendevano di mira, scientemente,
donne e bambini provocare l’estinzione dell’etnia bosniaca musulmana.
Nessuna mobilitazione pacifista.
1995: per fermare il massacro, la Nato incominciò
a colpire le postazioni militari serbe in Bosnia. I pacifisti, magicamente,
si svegliarono per protesta contro la Nato.
1998: il regime di Milosevic, già
in crisi, anche per poter riaffermare militarmente il proprio potere,
incominciò un’operazione di pulizia di vasta scala ai danni dei
kosovari albanesi. L’esercito jugoslavo si mosse per colpire direttamente
i civili nelle loro città e nei loro villaggi. Nessuna manifestazione
pacifista.
1999: per fermare anche questo massacro,
la Nato ha colpito obiettivi militari serbi in Serbia e nel Kossovo.
I pacifisti si sono nuovamente mobilitati in massa. Contro la Nato.
- Continua...
(dall'Archivio di Ideazione)
CHE LA FESTA CONTINUI
<<Che la festa continui! Che Carlo Azeglio Ciampi
possa tornare a ripetere le sue ovvietà sull’unità
di intenti degli italiani! Che tutti i buonisti dello stivale, ottimamente
rappresentati dal sindaco di Roma Walter Veltroni, insistano nell’auspicare
il perdurare all’infinito del clima di responsabilità nazionale
venutosi a creare attorno al caso delle due Simone! Ma se la festa
deve durare insieme a quest’orgia di luoghi comuni ispirati ad un “volemose
bene” pieno di ipocrisia, è bene che tutti facciano la propria
parte in commedia. Il governo che gioisce, l’opposizione che applaude,
il Quirinale che inneggia, il Papa che si compiace ed i “buoni” che affogano
nella melassa. Ma, soprattutto, le due Simone che evitano accuratamente
di esternare. Soprattutto se lo fanno ringraziando i rapitori che le hanno
rispettate, promettendo un loro sollecito ritorno a Baghdad e chiedendo
il ritiro delle truppe dall’Iraq.
Se commedia deve essere che lo sia fino in fondo! E
riguardi tutti gli interpreti della rappresentazione, a partire
dalle due eroine. Se invece sono proprio le Simone a spezzare la
rappresentazione con uscite fuori tema e fuori registro, è chiaro
che la festa deve essere di colpo interrotta, i luoghi comuni abbandonati,
il buonismo rimosso. E che l’ipocrisia deve lasciare il posto a valutazioni
di tutt’altro genere.
Nessuno, ovviamente, si aspetta che le giovinette miracolate
si affrettino a ringraziare chi le ha salvate dai propri rapitori.
Cioè il popolo italiano e le sue istituzioni. Si sa che il trambusto,
l’emozione, il piacere violento della ritrovata libertà possono
fare brutti scherzi.
Ma se le prime parole delle Simone sono dedicate ai
ringraziamenti per chi le ha rapite evitando di violentarle , alla
richiesta di ritiro delle truppe ed alla promesso di tornare al
più presto a Baghdad ad aiutare il tanto amato popolo irakeno,
allora è bene fare subito chiarezza. Prima che i carnefici si
trasformino in salvatori ed i salvatori in spietati imperialisti che
bombardano ed affamano le povere popolazioni che vivono tra il Tigri
e l’Eufrate.
Il primo punto da mettere in chiaro è che le
due Simone sono state salvate dal governo italiano. Il secondo punto
è che se è stato pagato un riscatto questa somma è
stata pagata dai contribuenti italiani. Il terzo punto è che
se le due Simone vogliono tornare in Iraq lo facciano a proprio rischio
e pericolo e non scaricando costi e responsabilità sul proprio
paese. Quest’ultimo, a sua volta (e questo è il quarto punto)
deve incominciare a chiedersi se non sia il caso di incominciare ad
indagare su come vengono gestiti i soldi dei contribuenti che vengono
destinati alle organizzazioni non governative che hanno operato ed intendono
tornare ad operare in Iraq ed in paesi analoghi. Che la festa continui!
Ma che nessuno tenti di prendere gli italiani per fessi!>>
Le due Simone
e gli altri
Pubblichiamo
l'editoriale comparso oggi su "Il Giornale"
<<Ora che il dramma delle due Simone è
finito in gloria e già rullano i tamburi di guerra di chi,
preoccupato per il successo del governo Berlusconi, subito volta
pagina e rilancia il "tutti via da Bagdad", è utile guardare
indietro per fare alcune considerazioni sulla "coerenza" della sinistra
in materia di ostaggi.
Dice Fassino:"Erano in gioco due vite, tutto quello
che si poteva fare per liberarle, andava fatto". E Bertinotti
è ancora più esplicito:"Se si è pagato, si
è fatto solo bene". Come appare lontano quel 9 giugno in
cui, tanto L'Unità quanto Il Manifesto, imbastivano una pressante
polemica sull'ipotesi che il governo avesse pagato per la liberazione
dei tre "mercenari". Scrive oggi Bonini su Repubblica: "Il ricatto
è stato pagato e non c'è da vergognarsene". E' lo stesso
Bonini che allora chiedeva chiarimenti su "una storia oscura", su
emissari del governo "che se ne andavano in giro per Bagdad a promettere
soldi", su interrogativi (è stato pagato un riscatto?) che "acquistano
maggior consistenza di un pregiudizio politico ideologico". Insomma,
per parafrasare Fassino, si potrebbe dire che "erano in gioco tre vite,
quello che si poteva fare per liberarle, (non) andava fatto". Perché
gli ostaggi non sono tutti uguali.
L'Italia ha dato grande prova di unità nazionale,
lo dicono tutti. Giannini su Repubblica parla di "stupore degli
osservatori nazionali e internazionali, per un Berlusconi che ha
sfoderato uno stile e una misura da uomo di stato". E di "lezione bi-partisan
che dovrebbe funzionare ogni volta che c'è in gioco un bene supremo".
Come dargli torto? Un occhio alle vicende del sequestro di Quattrocchi
e compagni ci dice però che non è Berlusconi che è
cambiato, ma l'opposizione: allora si rese protagonista di una indegna
gazzarra sulla pelle degli italiani ("mercenari"), oggi margherite
e fiaccolate per le due Simone ("pacifiste"). Perché, ancora una
volta, gli ostaggi non sono tutti uguali.
Il primo a parlare di oscuro complotto fu Gino Strada.
Un sussurro, un refolo di vento che è diventato tornado
nelle parole di alcuni politici e sui quotidiani di opposizione.
Finché qualcuno l'ha scritto chiaro e tondo: in Iraq girano loschi
figuri, veri e propri "squadroni della morte" stile Argentina. C'è
lo zampino della Cia, lo ha scritto sull'Unità perfino un oscuro
"professore" americano. I fatti hanno fatto giustizia di tutti costoro.
>>
Intelligence
OSTAGGI
da LA VOCE DI ROMAGNA
(prima pagina) 30.09.04
Tesi: stanno bene, sono ingrassate, mangiavano e
bevevano regolarmente, con possibilita' di menu' vegetariano.
Nessuno gli ha torto un capello.
Vogliono gia' tornare in Iraq. Sono diventate famose.
Antitesi: ci sono gli uragani. C'e' poco da mangiare.
Le nocciole di cui si ingozzano fanno venire la caghetta. Se sei
eliminato ti tocca stare su una spiaggia deserta senza niente.
Sperano di diventare celebri ma nessuno se li fila.
Sintesi: l'Iraq è meglio dell'Isola dei Famosi.
La festa interrotta
Pubblichiamo questo editoriale di Arturo
Diaconale da
Paul & Lolita
Christofer Hitchens, di ritorno dall’Afganistan,
è stato intervistato da Johann Hari sull’Independent.
Tre passaggi:
1) “Se ti interessano la lotta alla povertà
e redistribuzione della ricchezza, credimi, i Talebani e gli assassini
di Al Quaeda su questo argomento hanno meno da dire del più
cinico e spietato speculatore di Wall Street. Questi jiadisti preferiscono
realmente che la gente viva nella morsa della povertà assoluta,
perché dicono che è purificante. E non sono nemmeno
anti-imperialisti: il loro obiettivo dichiarato è quello di
resaturare il perduto Califfato, che era esso stesso un impero!".
2) "Da uomo di sinistra, ho cominciato a trovarmi
vicino ai neocon all’epoca della guerra in Bosnia. […] In quei
giorni intellettuali di sinistra come Ed Herman, coautore con
Noam Chomsky, sostenevano posizioni che andavano dall’opposizione
all’intervento nei Balcani, al sostengo diretto a Milosevic".
“Io firmavo petizioni a favore dell’intervento
in Bosnia, e nella lista dei sottoscrittori continuavo a trovare
nomi di gente come Richard Perle o Paul Wolfowitz. Il che mi
parve interessante. Fino ad allora li avevo evitati come la peste,
soprattutto per le loro opinioni su Sharon e sul Nicaragua. Ma
nel caso dei Balcani nessuno poteva accusarli di avere secondi fini
petroliferi, o convenienze strategiche, e quelli che ci provavano
- come Chomsky – apparivano ridicoli".
3) “Oggi negli USA vive un’ eroina della nuova
sinistra liberal, di nome Azar Nafisi. Il suo libro
‘Leggere Lolita a Tehran’ racconta di un movimento femminista
carsico, di resistenza ai Mullah iraniani, che si è concentrato
sulla lettura di grandi capolavori della letteratura occidentale,
che là sono all’indice. Ebbene: sapete a chi questa scrittrice
simbolo della resistenza iraniana ha dedicato questo libro? A Paul Wolfowitz”.
Qui
il testo integrale dell’intervista.
(ale tap.,
29.09.04)
LIBERI?
Una premessa.
Visto che a Simona & Simona è andato tutto bene
(ad altri
no), provo anch'io il giochino, tanto in voga a sinistra,
della dietrologia. Solo una avvertenza: tutto quello che scrivo
è frutto di fantasia.
Bene, mia madre me lo diceva sempre: "Figlio
mio, nella vita è tutta questione di fortuna... o di
soldi". Ed io, infastidito da tanto fatalismo, rispondevo: "E
la bravura, il talento, la tenacia, la furbizia, dove li metti?".
Già dove li metti? Oggi, il giorno dopo la liberazione di
Simona & Simona, quella massima spicciola e un poco grezza
mi si è messa in orbita geostazionaria attorno alle testa. Mi
vuole convincere della sua veridicità. Finirò per arrendermi
e prenderla per buona. Non ho difese davanti alle notizie che vedo
e leggo: 21 giorni di sequestro, e le due fanciulle le ritroviamo
sane e vispe come fringuelli di bosco... belle, sorridenti, pure
-mannaggia alla dieta- ingrassate di qualche chilo.
Eppure...eppure passare 21 giorni da sequestrate
in mano ai tagliagola, suvvia. E se le cose - viste
le strane circostanze del rapimento, il fatto che i rapitori non hanno
nè rivendicato il gesto nè una trattativa allo scopo
di ottenere un qualsiasi risultato, il fatto che ad essere rapiti
sono stati operatori umanitari appartenenti ad una ONG contraria alla
guerra e alla occupazione militare dell’Iraq - non fossero andate
per come ce l'hanno raccontata? Se le due fanciulle, in vena di forti emozioni,
avessero combinato loro questo scherzetto, magari raggiungendo il dutur
Strada Gino ai bordi
della piscina dello Sheraton di Amman e avessero, da lì,
diretto le trattative per la loro liberazione incassando, su un conto
cifrato in Svizzera, il milione di dollari USA che, si dice, sia
stato il prezzo della loro libertà? Oppure, visto che
quelli di "Un ponte per..." in Iraq sotto il regime di Saddam ci si
trovavano benissimo (a proposito...quelli di "Un ponte per..." in dieci
anni di presenza in Iraq mai un lamento sulle guerre , sui massacri,
sulle incarcerazioni, sulle torture e sui diritti civili dei cittadini
iracheni calpestati dal regime saddammita), lor signorine avessero
messo in scena tutta questa commedia al solo scopo di tirar fuori la loro
bandierina arcobaleno e mettere in difficoltà il Governo italiano
...
E se invece dietro tutto
questo ci fosse "nu bello guaglione"... così,
tanto per fare un poco di marketing per la margherita...
Si, insomma, potremmo, come già
hanno fatto Maurizio Chierici, Patrick Boylan, Noam Chomsky
, Michael Chossudouvsky, Naomi Klein, Gino Strada e i tanti
altri che in queste settimane si sono sbizzarriti a raccontarci
la loro, presunta ma assoluta, verità, potremmo inventarci
tante altre storie e magari trovare giornali e programmi televisivi
compiacenti a far da grancassa... potremmo... ma davvero, di fronte
a tanto orrore e a tanta stupidità, siamo così
liberi dal poterlo fare?
(cp, 29.09.2004)
LIBERE!
Era
ora! Finalmente!
L'annuncio
della tv araba Al Jazira: «Liberate le due ragazze
italiane». Prese in consegna dalla Croce Rossa, sono in
viaggio e dovrebbero arrivare in Italia già questa sera. Simona
Pari e Simona Torretta stanno bene. Liberi anche i due ostaggi iracheni
sequestrati con loro. Ora possiamo, non senza
un pensiero a Quattrocchi e Baldoni, essere liberi anche noi di
mandare "a quel paese" tutti i cacadubbi
(l'elenco è vastissimo), si, insomma quelli, ad
esempio, del "Comitato per il ritiro dall’Iraq" che proprio ieri hanno
prodotto questo comunicato stampa:
<<Con
l’articolo pubblicato questa mattina dal quotidiano "l’Unità"
aumenta il numero di coloro che mettono in discussione la
matrice islamica, ex-baathista o comunque legata alla resistenza
irachena (sic, ndr) del rapimento di Simona Pari,
Simona Torretta e dei due collaboratori iracheni.
Pur con la formula dubitativa, il
giornalista dell’Unità Maurizio Chierici accredita la
tesi, ripresa da un articolo del ricercatore statunitense
Patrick Boylan, secondo cui alcuni recenti rapimenti in Iraq
sono da attribuire a degli squadroni della morte, addestrati
e attivi in Medio Oriente allo scopo di agevolare il governo ad interim
di Baghdad nominato dagli Stati Uniti.
A conferma dell’ipotesi le strane
circostanze del rapimento, il fatto che i rapitori non hanno
nè rivendicato il gesto nè fino ad ora hanno intavolato
una trattativa allo scopo di ottenere un qualsiasi risultato,
il fatto che ad essere rapiti sono stati operatori umanitari appartenenti
ad una ONG contraria alla guerra e alla occupazione militare dell’Iraq.
Nel paese mediorientale sarebbero
quindi all’opera degli squadroni della morte impegnati
a minacciare e a colpire "pacifisti ficcanaso, giornalisti
non allineati, ONG incontrollate", sul modello di quelli
attivi per anni nei paesi del Centro e del Sud America.
E’ un caso che il nuovo ambasciatore
degli Stati Uniti in Iraq sia da alcuni mesi quel John
Negroponte che per anni ha diretto le strategie golpiste e
di controinsorgenza dell’amministrazione statunitense proprio
in America latina?
Valutazioni simili a quelle di Maurizio
Chierici e di Patrick Boylan sono state finora formulate da
un elevatissimo numero di giornalisti e osservatori: da Noam Chomsky
a Michael Chossudouvsky, da Naomi Klein a Gino Strada.
Eppure il Governo Berlusconi continua
alternativamente e confusamente ad accusare del rapimento
o presunti gruppi islamici o gruppi di ex collaboratori di
Saddam Hussein, senza fornire prove di ciò che afferma e senza
aver ottenuto, in più di due settimane, nessun elemento certo
sulla sorte dei rapiti.
Al tempo stesso invece insiste nel
collaborare con un Governo iracheno ad interim che, se
fossero confermate le accuse riportate oggi dall’Unità,
potrebbe essere sospettato almeno di connivenze con i rapitori
dei cooperanti.
"Il Comitato Nazionale per il ritiro
dei militari italiani dall’Iraq" ribadisce la propria richiesta
di una fine immediata della collaborazione italiana all’occupazione
dell’Iraq. Prima le truppe italiane tornano a casa e meglio è.
Per il popolo iracheno e anche per gli ostaggi italiani>>
Massima del
giorno
Alla
serenità si giunge avendo perso tutte quelle illusioni
che, ponendoci in contrasto con la realtà, sono
fonte di frustrazione.
G.P.
SE IL FILM POSSA
ESSERE VEICOLO DI IDEE
Alcuni film, oltre che per la loro
spettacolarità o per la trama avvincente, si raccomandano
per l'argomento trattato: un grande avvenimento storico
o un grande problema umano. Ma si può sperare di ottenere
una seria informazione, da un film? La prima risposta che sale
alle labbra è "Perché no?” Tuttavia è opportuno
vedere come sia andata fino ad oggi, magari partendo da alcuni
esempi. ...
Clicca qui per proseguire nella lettura.
Gianni Pardo, 28 settembre
2004
I professionisti
della dietrologia
Riteniamo
interessante pubblicare, da Ideazione, questo articolo
di Stefano Magni
C’è qualcosa che accomuna Naomi
Klein e la stampa araba più antisemita. La Klein, divenuta
icona del movimento No-Global grazie al suo libro-manifesto “No
Logo”, nel caso del rapimento delle due cooperanti italiane arriva
a dire: “I giornalisti occidentali sono contrari a parlare di spie
e cospirazioni, soprattutto per paura”. Invece i giornalisti arabi
e lei stessa, evidentemente, in mancanza di prove e di argomenti,
non esitano a puntare il dito contro i nemici di sempre: gli Ebrei
e gli Americani. Se non si trovano prove, allora vuol dire che la cospirazione
è fatta bene, come sempre sostengono i cospirazionisti arrampicandosi
sui vetri. Cosa spinge a credere che la strage di Beslan sia stata
architettata dagli Ebrei? Assolutamente niente, soprattutto perché
i suoi autori, cioè Basaev e i radicali islamici ceceni, hanno
rivendicato tutto e se ne sono pure vantati. Ma per il giornale governativo
giordano Al Dustour (della Giordania: uno degli Stati arabi più
vicini all’Occidente nella guerra al terrorismo) i veri pianificatori
dell’attacco e dell’eccidio sarebbero oligarchi ebrei che finanziano
frange del terrorismo ceceno.
Gli
fa eco Ghassan Makhal, editorialista di Al Sharq, quotidiano
del Qatar (altro paese moderato e filo-occidentale): “chi c'è
dietro alla presa di ostaggi? - si chiede il giornalista arabo,
il cui articolo di fondo è stato tradotto dal Memri – E’ probabile
che l’abbattimento degli aerei a Mosca e l’assalto alla scuola
di Beslan facessero parte di una battaglia che il governo di Putin
sta portando avanti contro la mafia russa, che ha legami con Israele”.La
stampa araba ci ha abituato a questi interrogativi del tipo “chi
c’è dietro?” e “chi tira veramente le fila?”, a cui si risponde
sempre e solo con “Israele” o “Stati Uniti”. Non c’era da stupirsi, dunque,
quando questa fu la prima risposta data da un ulema iracheno, Salam
Al Kubaisi, alla domanda su chi avesse rapito le due Simona. Secondo
l’autorevole dottore della legge religiosa, infatti, il comportamento dei
rapitori (ben armati, travestiti da soldati regolari e ben addestrati)
e le circostanze del rapimento (avvenuto in piena zona verde, nella sede
della Ong, in base a liste di nomi già preparate) sono atipiche.
Quindi ci possono esser dietro gli Americani! E’ una tesi che non ha
fondamento e che può essere solo il frutto di un personaggio
arabo che si dichiara “vicino” alla guerriglia sunnita irachena. Però,
sulle speculazioni dell’ulema iracheno, in Italia è nata una
vera e propria industria di dietrologie.
I
No-Global si dividono, fra chi (Naomi Klein) sostiene che
le cospirazioni della Cia siano la “norma” in Iraq e chi, come
un giornalista di Avvenimenti, ritiene che la cospirazione miri
a diffondere malignità contro le Ong (accusandole di spionaggio)
per esporle alla minaccia delle bande armate. Ma il dubbio che
le due cooperanti italiane siano state rapite dagli iracheni, perché
Occidentali, donne e italiane (quindi nemiche sotto tutti i punti
di vista) non sfiora nemmeno la mente dei pacifisti. Rimane da capire
perché venga abbracciata, con così tanta sicurezza,
la tesi più difficile da dimostrare, quella del coinvolgimento
di “servizi segreti internazionali” che va contro ogni logica investigativa.
Forse per gli stessi motivi che spingono gli editorialisti arabi
a fare salti mortali pur di dimostrare la responsabilità di
Israele dietro ogni atto del terrorismo islamico: non ammettere di avere
dei “compagni che sbagliano” (gli integralisti nel primo caso, i “resistenti
iracheni” nel secondo) e nello stesso tempo considerare che i cattivi
sono sempre dalla stessa parte, sempre dalla parte dell’Occidente,
qualsiasi cosa accada.
Oggi, Yom
Kippur 5765, ho ascoltato il silenzio di Israele.
La magia di questa giornata appena
trascorsa non finira‚ mai di emozionarmi e di riempire I
miei sensi e la mia anima di pace.
Non esiste nessun altro posto al
mondo dove poter vivere una simile esperienza , non esiste
paese al mondo dove ci si fermi per pregare, per riempirsi
di spiritualità, dove per 25 ore non si senta
il rumore snervante del traffico.
Mi affaccio alla finestra e vedo
finalmente gli uccelli che volano, sento il lieve rumore
delle loro ali, vedo i bambini padroni assoluti
della strada, giocare felici. Le autostrade servono ai ragazzini
in skateboard che se la godono. Aspettano questa
giornata per un anno intero!
La gente va in sinagoga, gli uomini
con le loro camicie bianche, le donne vestite di bianco
con in mano i libri di preghiera , siamo tutti vestiti di
bianco per Yom Kippur.
Israele, silenziosa, prega e studia
, isolata dal mondo intero, per vivere in spiritualità
la sua pace.
Cosa succede fuori di qua?
Non lo so ma posso immaginarlo.
La pestilenza nazista è
penetrata a fondo in un gruppo di bestie immonde e si è
mescolata alla perfezione col demone del fanatismo crudele
che le anima .
La
pestilenza che ormai ammorba il mondo continua a fare vittime.
In Italia tutti aspettano con ansia notizie delle due ragazze
rapite e forse gia‚ decapitate. Decapitate! Nel terzo millennio
ci troviamo a parlare di sgozzamenti e decapitazioni senza
metterci a urlare di orrore, nel terzo millennio un gruppo
di cani rognosi ci ha abituati a veder segare il collo della gente
senza morire di disperazione . Chi lo ha visto il video
dell'americano decapitato che ha urlato fino alla fine mentre il
suo sgozzatore era intento a segare inneggiando ad Allah? Chi
ha mai visto il video dello sgozzamento di Daniel Pearl? Chi ha
potuto vedere quegli orrori senza impazzire di disperazione? Eppure
siamo arrivati a questo, siamo arrivati a cenare, come se niente fosse,
mentre un giornalista ci racconta che quella tribu‚ di cani rognosi
ha rapito altri occidentali, che ne ha sgozzati altri, che
minaccia tutti noi di fare la stessa fine. Se non sgozzati fisicamente
lo saremo nell'anima , lo siamo già nell'anima perché
il MALE assoluto che emana da quella gente ci sta contagiando
e riusciamo a fare la scarpetta nel piatto mentre sentiamo il pianto
dell'ennesimo sequestrato che chiede l'aiuto del suo primo ministro
per non avere il collo segato anche lui.
Siamo contagiati perché
alcun italiani , subito dopo la strage di Nassyria, urlavano
per le strade d'Italia la loro gioia e soddisfazione
per la morte dei nostri carabinieri. Siamo contagiati perché
mentre avveniva l'eccidio dei bambini di Beslan, un ignobile
ministro europeo osava chiedere a Putin come mai.
Siamo contagiati perche‚ un degno
figlio di questi cani rognosi e‚ riuscito a mettere il mondo
contro Israele al punto che l'Islam cosiddetto
moderato, quello che si scandalizza o finge di scandalizzarsi
per il rapimento delle due Simone, esulta quando sente che un
maiale di terrorista suicida ha appena ammazzato qualche decina
di innocenti civili israeliani.
Il mondo è stato contagiato
dal MALE assoluto prima dell'11 settembre perché,
se cosi‚ non fosse, non sarebbe stato possibile sentire alcuni
civili europei dire ghignanti "se la sono voluta" ai tremila
americani morti a New York e non sarebbe stato possibile
vedere la processione di emissari europei e vaticani genuflettersi
a Ramallah davanti al capo del piu‚ grande movimento di assassini
mai esistito al mondo.
Non sarebbe stato possible nemmeno
assistere alla marcia di un paese chiamato Palestina alle
Olimpiadi di Atene, come se fosse uno Stato come la Svezia o
l'Italia, col portabandiera che oltre alla bandiera alzava le
dita a V in segno di vittoria. "VITTORIA, ammazzaremo quanti
più ebrei possibile, promesso" e lo stadio di Atene era
in piedi osannante. In compenso a quelle stesse Olimpiadi
Israele era priva di Capitale per ordine di qualcuno che
non voleva far venire il nervoso a quel terrorista capo
della più grande organizzazione di assassini del mondo.
Si,
siamo già stati contagiati da questa pestilenza
perché il mondo è la‚ che aspetta con ansia
e molta impazienza la pulizia etnica che Israele deve fare per
avere una tenue speranza di arrivare a una specie di tregua. Sarà
solo una specie di tregua perché I figli di Arafat non hanno
intenzione di lasciarci vivere in pace e non ammettono
di lasciare spazio a uno stato ebraico nel mare immenso del
mondo arabo.
La grandezza di Israele é
di essere capace di cedere territori conquistati dopo
aver vinto 5 guerre e di cederli, senza garanzie, mentre
la sesta è ancora in corso.
Non è mai accaduto nella
storia del mondo.
La grandezza di Israele è
di voler essere caparbiamente una democrazia nonostante la
guerra perenne e le minacce di annientamento. Una democrazia
anche per quegli israeliani ignobili e vigliacchi ( nessun
posto al mondo è privo di immondizia umana) che diffamano
il proprio paese. Una grande democrazia che fa dell'ossessione
di mettersi nei panni del nemico che ti vuole annientare, e di capirlo
nonostante tutto, uno sport nazionale.
E mentre una parte del mondo è
minacciata da un‚altra parte del mondo , mentre quei cani rognosi
sgozzano gente innocente , mentre in Italia si procede
al concorso di Miss Italia nello stesso momento in cui
altre due italiane sono stuprate, bastonate e forse , speriamo
di no, ammazzate mediante decapitazione, la grandezza di Israele
è di fermarsi, pregare e digiunare per 25 lunghe
ore , un intero popolo vestito di bianco, per chiedere perdono
al Nome e per il "tikun olam", "riparare il mondo".
Mentre noi facevamo questo, fuori
di quà, in Iraq, i cani rognosi hanno continuato
a uccidere e il resto del mondo continua a non capire.
Qui da noi, intanto, ecco che le
macchine hanno ripreso ad andare, i bambini hanno messo
via le loro biciclette, noi adulti abbiamo iniziato a mangiare
bevendo un brodino per abituare lo stomaco a ricevere il cibo.
E' sera, le sinagoghe spengono
le luci e il Popolo di Israele ricomincia a soffrire.
Debora Fait , informazionecorretta
Il terrorismo
contro le donne
Da informazionecorretta riprendiamo un articolo di Fiamma Nirenstein, pubblicato
in prima pagina sulla Stampa di oggi, 24-09-04, dove, nel momento dell'angoscia
per la sorte di Simona Pari e Simona Torretta, si
sapiega perchè il terrorismo è "il peggior nemico
del genere umano, ma in particolare del genere femminile".
Ecco il pezzo:
In queste ore di terribile
angoscia per Simona Pari e Simona Torretta, un pensiero
tragico, uno fra i tanti di queste ore, attraversa la mente:
il terrorismo è il peggiore nemico del genere umano in generale,
ma in particolare del genere femminile. E’ il peggior nemico delle
donne. La guerra terrorista le aggredisce da tre lati.
Il primo: quello dello scopo
finale del terrorismo islamista, della sua fantasia
corrosiva e debilitante per ognuna. L’islamismo
intende fare di noi donne, di tutte le donne, persone dimezzate,
che non partecipano alla vita sociale se non per esserne ancelle
mute, soggette alle leggi della poligamia, del vergognoso nascondimento
del corpo, del patriarcato, delle mutilazioni sessuali, della
sanzione definitiva del comportamento sessuale deviante. E non
è solo alle proprie donne che l’estremismo islamista vuole
imporre le sue leggi, ma le immagina capaci di regolare i costumi,
l’anima stessa di ogni creatura che parli e viva al femminile, anche
quando questo femminile abbia prescelto un genere di vita completamente
altro, quello nostro, della parità dei sessi, dell’emancipazione.
In secondo luogo, il terrorismo
fa della società il primo fronte dell’attacco, e la
società è la casa della nostra emancipazione.
Mai è stata così ostile: se scegli di viaggiare,
di andare al caffè con le tue amiche, di lavorare, di usare
il tuo diritto a frequentare un luogo pubblico, di essere una
madre che non teme per i suoi figli quando vanno a scuola, di usare
le strutture pubbliche, insomma di vivere, ecco che invece il terrore
fa di te un soldato sulla prima linea che non è più il
fronte ma la società civile. Ti spinge indietro nella tana della
solitudine che è il guscio della condizione femminile dei
secoli passati.
Terzo: il terrorismo costringe,
ha costretto le donne al più orribile misconoscimento
di se stesse, ovvero a essere madri fiere quando i figli
scelgono la terribile strada del terrorismo suicida, quando scelgono
di essere shahid. Le madri diventano le sacerdotesse della
nuova religione che il terrore detta oggi, quella dell’idolatria,
della lode sconsiderata del terrorista suicida. La maternità
della vita si fa maternità della morte. Così si è
creata una profonda distorsione dell’idea stessa del ventre, del
corpo femminile, che si accentua nell’uso sempre più frequente
delle donne come bombe umane: sono state emanate specifiche fatwe
che addirittura le liberano dei doveri religiosi quando decidono di
farsi saltare per aria uccidendo più persone possibile. Quanto
stravolgimento del senso della femminilità connessa a un
maternità universale (che una donna sia madre biologica oppure
no) ci sia lo si è visto in particolare in Ossezia, e in Israele,
ed è un orrore epocale che può infettare un mondo intero
se non combattuto.
Le chiome, lo sguardo stesso,
la libertà di essere lontane da casa, donne sole,
in grado di fare ciò che desideravano, nessuno può
convincere una donna che questo, fra mille altri calcoli non
sia stato una delle spinte a rapire, a tormentare Simona e Simona.
Per loro bisogna combattere e sperare, in quanto donne contro
il terrore.
TEMPI
MODERNI
Al momento, nonostante ben
due comunicati rivendicano l'avvenuto assassinio,
non si sa ancora nulla della sorte toccata a Simona Pari e Simona
Torretta. Noi, come tanti, auspichiamo di vederle presto
ritornare alla vita di sempre. Per cercare di capire in
quale girone infernale sono finite le due cooperatrici, oggi
"Magazine", il settimanale del "Corriere
della Sera", pubblica sull'organizzazione "Ponte per...",
dalla metà degli anni 90 sempre presente in Iraq,
un interessante articolo di Francesco Battistini dal titolo:
"Quanta
gente è arrivata a Bagdad passando su quel<<Ponte per...>>"
Tra
l'altro Battistini scrive: <<...Vero: più che un
ponte, l'ong è sempre stata la porta di Bagdad. Fin troppo
spalancata, a volte. Nell'hotel Al Fanan, prima, e nella
villetta del rapimento, dopo, per quegli uffici sono transitate
le storie non solo delle due Simone, ma anche di altri rapiti
in Iraq, Andò lì Enzo Baldoni, qualche giorno prima
di essere sequestrato sulla strada per Najaf. Lavorò per quegli
uffici Valeria Castellani, la paracadutista vicentina che gestiva
la sede di Bassora dell'organizzazione, prima di mettersi in
proprio e reclutare la body-guard Fabrizio Quatrocchi...
Sotto embargo o sotto le bombe non hanno mai mollato l'Iraq,
i pacifisti del Ponte. E a volte tanta vicinanza è stata
scambiata dagli stessi saddamisti, per adesione alla causa:
la marcia di Capodanno 1999, 5 mila bambini di Bagdad portati
in piazza a manifestare contro <<l'aggressione e il genocidio>>,
fu descritta dalla stampa italiana come una manifestazione
filoregime. Anche sul sito dell'associazione, fra i 313 comunicati
stampa datati fra il '96 e oggi, abbondano le denunce antiamericane,
il sostegno al leader palestinese Barghouti che israele ha condannato
per terrorismo, le accuse di repressione poliziesca alle autorità
italiane per i lacrimogeni usati ad Acerra. Ma non si trova un articolo
contro trent'anni di dittatura in Iraq>>
ANYBODY BUT
Un uomo politico può piacere o non piacere,
ed è desiderabile che ciò avvenga per motivi seri:
purtroppo non sempre è così. A volte si è
a favore di qualcuno solo perché è il contraltare
di qualcun altro. Nell’attuale campagna presidenziale degli Stati
Uniti da un lato c’è George W. Bush che molta gente giudica
ignorante, brutale, primitivo. Ha l’intelligenza di una capra, ha
detto qualcuno. E si potrebbe dire che, oggi come oggi, ha due
sole idee, in testa: proteggere gli Usa dai possibili pericoli del
terrorismo (a qualunque costo e dovunque) e abbassare le tasse. Tuttavia,
se questo è Bush, chi è Kerry?
Kerry non è nessuno. Non ha una “visione”,
non ha una critica seria di Bush e sembra solo dire: “non
è che lui sbagli, tuttavia io farei meglio
di lui”. Senza nemmeno dire in concreto come. Poi, per
ogni posizione che ha preso, nel corso degli anni, se ne può
mostrare una di segno contrario, tanto che l’hanno soprannominato
flip-flop, “una volta da una parte e una volta dall'altra”.
Se questo è vero, come mai egli costituisce
una valida alternativa a Bush, come mai, fino a non molto tempo
fa, era in testa nei sondaggi? La spiegazione si trova in un atteggiamento
mentale che gli anglosassoni riassumono con “anybody but”,
“chiunque ma non”. Molti americani non voteranno
per Kerry, voteranno per qualcuno che non è Bush.
Se i democratici, secondo un’altra espressione americana, candidassero
“un cane giallo”, il cane giallo sarebbe votato dai milioni di adepti
del principio “anybody but Bush”.
In Italia abbiamo un caso analogo. Berlusconi
è odiato più o meno dalla metà del paese ma tutti
sanno chi è e come la pensa. Magari promette troppo, magari
a volte non realizza ciò che ha promesso, certo è una
figura dai contorni netti. Dall’altro lato Prodi non è altro
che un non-Berlusconi. O non ha idee o non può esprimerle, essendo
a capo di una coalizione troppo contraddittoria per esprimere un
programma. Che farebbe, Prodi, per il problema della previdenza? Nessuno
lo sa, forse nemmeno lui. E, se lo sapesse, e osasse dirlo, si troverebbe
contro mezza coalizione. Per questo deve sempre tenersi sulle generali,
parlando dei risultati da raggiungere e non dei mezzi per raggiungerli.
Non è il solo. Tutti i leader del centro-sinistra
stanno soprattutto attenti a dir male di Berlusconi. A dargli
torto anche se dice che l’acqua bolle a cento gradi. Rischierebbero,
diversamente, di non essere più anybody but Berlusconi.
Se Bertinotti avesse una buona barzelletta da raccontargli potrebbe
farlo solo vestito di nero, in una notte nera, in una grotta nera.
Altrimenti si parlerebbe d’”inciucio”.
Questa situazione è allarmante. Se
l’opposizione, tanto in America quanto in Italia, non riesce
ad esprimere che il proprio disprezzo per chi è al potere,
i casi sono due: o chi è al potere sta già agendo per
il meglio, tanto che non si riesce a proporre nulla di diverso, o
chi è al potere si sta comportando malissimo e tuttavia l’opposizione
non riesce a proporre nessun serio cambiamento di rotta. “Votate
per me, così vi libererete di lui” non è un buon programma.
Bisognerebbe ricordare che nuovo non sempre significa migliore e perfino
che chi cambia la vecchia per la nuova peggio trova.
Sarebbe bello se Prodi, d’accordo almeno con
la Margherita e i Ds, proponesse un programma dai contenuti
chiari e coraggiosi per fare campagna elettorale con chi ci sta.
Poi, o si vincono le elezioni o si cade in piedi. Nelle condizioni
attuali, invece, si rischia solo di mietere nel campo dell’odio e del
risentimento, per poi vederseli ritorcere contro, in caso di vittoria,
quando ciascuno, avendo avuto in mente fino a quel momento solo un
vago programma personale, avrà l’impressione che il governo Prodi
non lo realizza.
Si può avere una cattiva opinione degli
Stati Uniti, si può avere una pessima opinione dell’Italia,
ma ambedue questi paesi meriterebbero un’opposizione più
seria.
Giannipardo@libero.it, 23 settembre 2004
IL RAGGIO DI LUCE E LA PARABOLA
Per colpire un bersaglio i metodi sono due:
o mirare in linea retta ad esso, come si fa con un raggio
di luce, o mirare al di sopra di esso, sapendo che il proietto,
a causa della gravità, descriverà una parabola.
Lo stesso vale per gli obiettivi di diverso
genere. Se voglio telefonare ad un amico in Germania non posso
comporre un numero quasi esatto: devo mirare in linea retta perché
se sbaglio anche un solo numero mi risponderà qualcun altro. Viceversa
(parabola), se voglio essere sincero, non potrò esserlo al
punto da offendere tutti quelli che incontro. Non potrò salutare
il vicino insopportabile con: “Possa tu morire”. E non potrò
dire al malato di cancro: “non fare progetti per l’anno venturo, non
ci arriverai”.
I campi in cui più spesso si mira
a parabola sono la religione e la politica. Il Cattolicesimo
onora i santi la cui virtù ha raggiunto “livelli eroici”
ma in realtà la Chiesa, nella sua saggezza, modera parecchio
gli entusiasmi di chi - prendendo alla lettera gli inviti classici
- rischia di esagerare. Nel Vangelo sta scritto che se un nostro
organo, l’occhio, per esempio, ci è occasione di peccato,
meglio faremmo a cavarcelo, perché è meglio andare orbi
in paradiso che con tutti e due gli occhi in inferno. Ma la Chiesa
formulò una famosa e risoluta condanna di Origene, cui un altro
organo era occasione di peccato e che per questo si castrò.
Analogamente, il Papa ebbe per parecchio tempo in grave sospetto
San Francesco e il suo estremismo nel disprezzo dei beni della terra.
La Chiesa – come Molière nel Misanthrope
– vuole una virtù vera e seria ma moderata. Se indica modelli
eroici (i santi), se insiste nel predicare comportamenti un
po’ assurdi, lo fa nella speranza che i fedeli applichino i suoi consigli
al cinquanta per cento. Non pretende veramente che si porga
l’altra guancia, vorrebbe che non si vendicasse uno schiaffo
con un omicidio. Mentre nel Vangelo sono lodati i passeri che non
seminano e non coltivano, e tuttavia mangiano tutti i giorni, e
i gigli, che non filano e non tessono, e tuttavia sono vestiti meglio
di Salomone, San Benedetto, che non era un passero ma un credente
serio ed intelligente, ha avuto come regola “ora et labora”. Perché
senza labor non si mangia o si mangia sfruttando il labor altrui.
Qualcosa di analogo avviene con le dottrine
di sinistra, dove il Vangelo sarebbe rappresentato dal Capitale
di Karl Marx. Lenin tentò di attuare integralmente la teoria
e dovette presto arrendersi fare marcia indietro in diversi campi.
Tentò di abolire il denaro e dovette tornarci. Dinanzi
ai disastri provocati, lanciò la Nep, nuova politica economica.
Lasciò ai contadini un fazzoletto di terra per uso privato
e quel fazzoletto produsse una notevole percentuale dei prodotti
agricoli nazionali. Ma mentre tutto questo avveniva nei paesi
del socialismo reale, in Occidente, dove la teoria non era sottoposta
al severo vaglio della pratica, si rimaneva convinti di potere
risultati ottimi applicandola integralmente. Essa non poteva che
essere perfetta perché ”scientifica”, come sosteneva Marx
stesso. Tutti erano intransigenti perché avevano il vantaggio
di non soffrire del tentativo d’applicazione di quella sciagurata
teoria.
Hanno avuto ragione coloro che, in passato,
hanno reputato che un po’ di socialismo poteva migliorare la
società e la vita di tutti, mentre un’integrale o comunque
severa applicazione della teoria collettivista avrebbe impoverito
tutti e avrebbe potuto mantenere il potere solo se si fosse trasformata
in dittatura. E infatti, dopo l’implosione dell’Unione Sovietica,
tutti i paesi del socialismo reale, Russia inclusa, hanno ripudiato
il comunismo.
Dopo il 1989 i comunisti occidentali
si sono ritrovati senza Mosca e senza potersi appigliare alle
bugie che i paesi dell’est propalavano per magnificare i loro
immaginari successi. A questo punto avrebbero dovuto ammettere
d’avere sbagliato strada. Poiché però è molto
doloroso cessare di credere a qualcosa che è stato il centro
della nostra vita, alcuni di loro si arrampicano sugli specchi per
chiamarsi ancora comunisti e predicare una palingenesi che è,
sulla base della storia, o impossibile o rovinosa.
Bisogna stare attenti a non prendere alla
lettera i grandi proclami. Non bisogna dimenticare che essi,
mirando, prevedono una parabola: in tutti i campi l’integralismo
è una stupidaggine controproducente. Per quanto riguarda
la situazione italiana, per esempio, anche se la destra della sinistra
ha chiaramente ragione, l’intera sinistra è ipnotizzata dalla
sinistra della sinistra. Chiunque sia meno comunista di Salvi, Bertinotti,
Di Liberto si vergogna di essere meno comunista di Salvi, Bertinotti,
Di Liberto. Ha Schlechtes Gewissen, mala coscienza. Sente di tradire
l’ideale e giudica l’altro è più coraggioso e più
coerente. Finché durerà questa sciocca ipnosi collettiva,
e in mancanza di un Papa comunista che condanni il Savonarola, è
difficile sperare in una seria sinistra di governo.
Giannipardo@libero.it, 22
settembre 2004.
Massima del
giorno
C'è
la cortesia formale, regalare un libro interessante. C'è
la cortesia sostanziale: non chiedere "L'hai letto?"
G. P.
MOLLICHINE
Secondo
un famoso principio di Wittgenstein, di ciò di
cui non si può dir nulla di sensato è meglio tacere.
Ciampi non sembra un appassionato di Wittgenstein.
Allawi sostiene che Saddam Hussein ha chiesto
la grazia. Notizia de relato. Inutilizzabile come
testimonianza.
Chirac ha proposto una tassa mondiale a
favore dei poveri della Terra. Ma non si poteva credere
Napoleone, come tutti gli altri?
La Cbs si rimangia le accuse (avallate
anche da Dan Rather) di favoritismi a Bush. Ecco la
superiorità della Rai. Mai essa si rimangerebbe un'accusa
infondata.
L'Europa fa la severa con Ankara ed essa
fa sapere che "l'opzione europea non è l'unica
per la Turchia". Ci sono ancora altri quattro continenti.
L'ambasciatore britannico a Roma: Bush
è "The best recruiting sergeant of al Qaida", il
più efficace ufficiale di reclutamento di al Qaida. Dovremmo
mandare Pecoraro Scanio ambasciatore a Londra.
Gianni Pardo
IL TERRORISMO
COME PROVA DI CIVILTÀ
In un
film di molti anni fa, "La lunga notte dell'Ispettore Tibbs",
un bianco razzista del Sud, reputando insolenti le parole dell'ispettore
negro, gli diede uno schiaffo. Il gesto nasceva dalla sua intima
convinzione di superiorità e corrispondeva allo scappellotto
che il maestro dava allo scolaro, essendo ovvio che lo scolaro
non potesse che subirlo in silenzio. Il punto è che Tibbs,
venendo dal Nord, non aveva timidezze e per questo restituì lo
schiaffo con imprevedibile prontezza. La morale dell'episodio è
che certe evidenze soggettive dipendono dal tempo e dalla storia.
Nessun negro, nell'Ottocento, avrebbe restituito lo schiaffo. Nessun
bianco, in America, darebbe oggi uno schiaffo a un detective nero.
Qualcosa di analogo si deve osservare a
proposito del terrorismo, il cui senso è cambiato col
tempo. In passato esso è stato meno frequente non perché
gli uomini fossero più mansueti ma perché era reputato
poco utile. Poteva essere produttivo l'assassinio di personalità
eminenti o reputate insostituibili (il regicidio, l'attentato a De
Gaulle) ma l'attentato alla vita di semplici civili era visto da
tutti come un normale atto di criminalità. Finché non
fossero stati attaccati personalmente, ai governanti importava ben
poco della vita di cinque, dieci o cinquanta normali cittadini. Ovviamente,
una volta presi, i terroristi sarebbero stati condannati a morte: ma era
normale amministrazione della giustizia penale.
Ciò che è cambiato, nell‚epoca
contemporanea, è il fatto che l'insieme dei mezzi di
comunicazione di massa ci fa vivere in diretta tutte le vicende
umane... (per proseguire nella lettura clicca qui)
Giannipardo@libero.it
En passant
Gli analisti politici sono d'accordo:
al di la dei distinguo e delle inevitabili delle polemiche
elettorali, la strategia di Jonn F. Kerry per l'Iraq
(invio di truppe non americane in Iraq, addestramento delle
truppe irachene, rispetto delle date indicate per le elezioni politiche)
è sostanzialmente simile, se non addirittura uguale,
a quella di Bush.
Per questo fa un po' strano leggere
articoli, ad esempio sul Corriere della Sera (titolo:
La svolta di Kerry:<<Ritiro a partire dal 2005>>)
e sull'Unità (titolo:"Fermerò la guerra infinita"),
dove si da conto del discorso pronunciato l'altro ieri da
John Kerry alla New York State University facendolo apparire
-nei titoli e nei commenti- come un discorso pacifista.
A scanso di equivoci, pubblichiamo
il testo integrale del discorso di Kerry, clicca qui.
DUE PALLE UN SOLDO
“Ci potrebbe essere qualche servizio
segreto occidentale dietro il rapimento delle due volontarie
italiane Simona Torretta e Simona Pari.” A scriverlo
è il quotidiano britannico The Guardian, vicino al
partito laburista, in un articolo scritto a quattro mani da
Naomi Klein, autrice del libro "No logo" e Jeremy Scahill, reporter
dell'emittente indipendente americana "Democracy now".
“Chi fa il tiro a segno
sui civili, chi spiana villaggi con le bombe, chi ha
creato Abu Ghraib (e Guantanamo) non vede certo di buon occhio
la presenza in Iraq di operatori di pace, né di giornalisti
che non siano embedded. Rendere la loro scomoda presenza sempre
più a rischio, perfino eliminarla: può essere benissimo
l'obiettivo dell' «amico George»” Questa
volta è tutta roba uscita dalla mente fervida del
dutur Gino Strada, su "Il Manifesto".
Ostaggi, è ancora caos
Nel fine settimana in Iraq c'è stata
un'ondata di sequestri e violenze che ha fatto almeno 80 morti.
Al Jazeera ha diffuso i video di due gruppi armati: uno afferma
di detenere dieci dipendenti di una società turca con capitali
americani, l'altro rivendica il rapimento di 18 membri della
Guardia nazionale irachena. Un altro gruppo, Ansar al Sunna, ha annunciato
ieri sul suo sito internet di aver decapitato tre curdi iracheni.
Inoltre sono dati per dispersi tre uomini d'affari libanesi.Ad un mese esatto dopo il rapimento di Christian
Chesnot e di Georges Malbrunot, interessante articolo di Libération
dove si racconta come, mentre sul terreno la situazione è sempre
più confusa, le autorità francesi raddoppiano
la prudenza nelle dichiarazioni ufficiali.
ARAFAT
Il grande delitto di Arafat non
e' stato solo di iniziare una guerra inutile e tremenda
contro Israele ma di aver provveduto cinicamente a disintegrare
completamente il debole bagaglio culturale della societa'
palestinese divisa ormai in varie entita' che si odiano ferocemente
fra loro.
I palestinesi di Gaza contro
i palestinesi della Cisgiordania (Giudea e Samaria),
i palestinesi dei campi profughi contro i palestinesi delle
citta' e villaggi, i palestinesi giovani contro i vecchi assassini
corrotti della banda di Tunisi e in queste fessure apertisi
nella societa' palestinese ha trovato posto la barbarie.
Arafat credeva di poter comandare
sempre, era abituato bene, lui il puffo d'Europa, era
abituato a bagni di folla osannante, ad essere creduto sulla
parola, a schioccare le dita e trovarsi i tappeti rossi in tutti
i Parlamenti europei e in Vaticano.
I media d'Europa erano ai suoi
ordini e in parte lo sono ancora, poteva quindi far passare
tutta la propaganda antiisraeliana che voleva. Chi avrebbe
osato dire di no al terrorista piu' amato, al dittatore piu'
rispettato, al nemico degli ebrei piu' venerato?
La TV di stato palestinese, agli
ordini del raiss, ha il merito malefico di "educare"
i palestinesi all'idea del martirio, dell'assassinio,
dell'odio contro gli ebrei e infine all'obbligo di sterminare
gli ebrei sempre e dovunque in quanto scimmie e maiali nemici
del popolo arabo e dell'Islam.
Tutti sanno che il potere dei
media e' enorme e lo e' in modo spaventosamente deleterio
quando penetra in una societa' disgregata e senza piu' valori.
Arafat non solo ha perso la sua
guerra ma ha fatto perdere ai palestinesi la loro ultima possibilita'
di creare uno stato, la dignita' e la speranza. Un crimine
contro l'umanita' che si aggiunge alle stragi da lui ordinate
in Israele e alle esecuzioni senza processo di palestinesi
dissidenti appesi ai pali delle loro citta'.
La societa' palestinese si e'
frammentata in mille pezzi, e' arrivata la collasso e a
nulla sono serviti i miliardi di euro con cui e' stata ricoperta
anche perche' le prove della corruzione sono arrivate ai donatori
che oggi come oggi si sentono molto meno generosi.
Il puffo Arafat percio' ha perso su tutti
i fronti meno che su quello dell'estrema sinistra europea
e americana che ancora lo sostiene e cerca di farlo passare
per povera vittima del potente e malvagio Israele. In questi giorni
quindi gli estremisti ritirano fuori le loro unghie sporche
di sangue e le loro armi, menzogna e diffamazione.
Ancora la smenano con Sabra e
Chatila, non mollano l'osso della loro propaganda arcobaleno,
ancora ci annoiano con Sharon attribuendo a lui le responsabilita'
della miseria morale e materiale dei palestinesi, ancora parlano
e scrivono come se non ci fossero stati questi 4 anni terribili,
come se non ci fosse stato l'11 settembre, i balli di gioia
dei palestinesi, come se non ci fossero state le stragi di Madrid
e Beslan.
Loro, i paladini delle dittature,
non si rassegnano e adesso stanno tentando un'altra canagliata:
cercano di dirottare le colpe della morte dei bambini di
Beslan dai terroristi islamici al governo "criminale" di Putin
e usano contro il premier russo gli stessi epiteti da sempre usati
contro Sharon :macellaio, criminale, assassino di bambini.
Stanno creando, con l'aiuto dei
media, una seconda Sabra e Chatila russa con cui
rompere le scatole al mondo, strumentalizzando le sofferenze
e la morte di centinaia di bambini per assolvere la resistenza
islamica dalle sue barbare colpe. Farabutti!
Israele ha vinto la sua ennesima
guerra sconfiggendo il terrorismo palestinese e facendolo
implodere su se stesso.
Il mondo deve fare altrettanto
col terrorismo islamico e potra' vincere soltanto se
isolera' terroristi e sostenitori combattendoli su tutti i fronti
senza pieta' e togliendo al Quinto Potere la possibilita'
di fare da grancassa al Male del terzo millennio.
Deborah Fait,
informazionecorretta
19-09-2004
LA COERENZA
Ralph
W.Emerson ha scritto: “Una stupida coerenza è
il fantasma delle piccole anime, adorata da piccoli uomini
politici, dai piccoli filosofi e dai piccoli teologi. Un’anima
grande non ha proprio niente a che fare con la coerenza”.
Di fronte ad affermazioni
così intrepide si rimane tramortiti. Né
riesce a rianimare il lettore la grandezza del nome di Emerson.
Il primo commento che viene alle labbra, riprendendo i
sensi, è: “Quandoque bonus dormitat Homerus”.
O peggio. Probabilmente Emerson aveva fatto un’immensa cattiva
figura e cercava di uscire dall’angolo accusando d’avere torto
chi aveva ragione.
Un paradosso è riuscito
quando è umoristico, quando dissacra un luogo comune
infondanto o quando rivela il lato sciocco di una credenza.
Viceversa, se non è profondo e se manca il lato divertente,
non basta andare contro le convinzioni correnti. È sciocco
affermare che ”L’Artico, checché ne dicano i freddolosi,
è il posto più caldo del pianeta”. Non è vero
e non fa ridere.
La coerenza, come la bontà,
la lealtà, il coraggio, fa parte della confraternita
delle qualità positive. Ma, come tutte le qualità,
ha il suo contraltare simmetrico ed analogo in un difetto:
la bontà può essere ingenuità o debolezza,
il coraggio può essere incoscienza o temerità,
la coerenza, ovviamente, semplice e stupida testardaggine.
Se la coerenza fosse solo
un difetto, chiunque, constatando d’avere su qualcosa
la stessa opinione da vent’anni, dovrebbe per ciò stesso
cambiarla. Pensa da cinquant’anni che Stalin sia stato un immenso
criminale? Da domani, per far piacere ad Emerson, penserà
che è stato una pasta d’uomo e un benefattore dell’umanità.
Ha sempre pensato che Aristotele sia stato un grande genio
e da domani dirà che è stato un cretino.
La coerenza è una virtù
funzionale al suo oggetto. Identificata una verità
è necessario restarle fedeli contro venti e maree,
anche per trent’anni, anche per sessanta: le più belle
nozze di diamanti sono quelle con la verità.
Se viceversa ci si accorge
che ciò che si credeva era infondato, lo stesso
amore della verità deve spingere a cambiare opinione
e in questo caso la coerenza sarebbe solo disonestà intellettuale.
Emerson ha torto. Non è
un piccolo filosofo o un piccolo uomo chi è coerente,
è un piccolo uomo chi non si arrende alla verità.
Se l’incontro con essa avviene presto, e non si ha ragione
di cambiare opinione, viva la coerenza. Se viceversa ci si
accorge d’avere sbagliato, bisognerà buttare a mare
la coerenza ed accettare anche l’irrisione degli ex-“correligionari”.
Ammesso che il comunismo sia
stato un grande errore e la causa di molte tragedie, bisogna
ammirare il comunista (da Koestler a Giuliano Ferrara) che
diviene anticomunista. Ma non bisogna definire piccolo uomo
e piccolo filosofo chi anticomunista lo è stato da sempre.
Con buona pace di Emerson.
Giannipardo@libero.it, 18
settembre 2004
MADONNA
E' arrivata in Israele. Madonna, la megastar
internazionale. Esther, la studiosa di kabalah. E' arrivata e 1200
stanze sono state riservate negli hotels di Tel Aviv, Tiberiade e
Gerusalemme per lei e per gli altri ospiti del Centro Studi di Kabalah
per il loro Congresso Internazionale: 2000 partecipanti di 22 paesi.
Bel Colpo! In Israele quest'anno il turismo
e' aumentato arrivando a toccare le percentuali degli anni
d'oro prima della guerra del 2000.
In tutto il paese, soprattutto nel periodo
delle grandi festivita' ebraiche, non c'e' una camera libera.
Stiamo andando alla grande nonostante la poca e nulla pubblicita'
turistica che all'estero fanno di questo paese.
Questo
si che e' stato un bel colpo!
Esther e' arrivata e con lei un'enorme
pubblicita' a Israele, finalmente pubblicita' positiva, finalmente,
anche se i media internazionali non hanno voluto dare troppo
spazio a questa visita, qualcuno ha capito che Israele non e' guerra
ma e' un paese tranquillo dove si vive e si lavora e ci si diverte.
La prima frase che mi ha detto un amico
che per la prima volta veniva in Israele e' stata:
" Non sembra proprio un paese che sta uscendo
da 4 anni di guerra"
Ed e' vero. Israele ha sofferto indicibilmente,
abbiamo vissuto giorno per giorno panico, terrore, lacrime
e disperazione e ancora non ne siamo usciti.
Per migliaia di famiglie la fine del dolore
non arrivera' mai ma siamo un popolo forte, siamo un popolo
che sa vivere ogni giorno come se incominciasse una nuova vita
e che sa vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Siamo un popolo coraggioso ed e' questa
la nostra incredibile forza che stupisce tutti e che fa rabbia
a molti, a quelli che vorrebbero vederci piangenti nella polvere
a supplicare aiuto e pieta'.
Nessun aiuto e nessuna pieta', ci rialziamo
da soli , ci tiriamo su le maniche e continuiamo a lavorare,
a costruire case e centri commerciali, giardini e parchi,
scuole e Universita', continuiamo ad accogliere i nostri fratelli
ebrei che decidono di dividere il nostro destino, continuiamo a
uscire per andare a teatro e a divertirci. Continuiamo ad andare a
portare un fiore e un sasso ai nostri morti.
Quattro anni di guerra non ci hanno piegati
ne' spezzati, siamo qui pronti a correre in piazza quando
arriva una star, ci mettiamo le magliette con la scritta Kabalah
e ridiamo di gioia al concerto di Madonna Esther, siamo cosi' entusiasti
che da farci mandare all'ospedale dai suoi bodyguard.
Naturalmente anche in questa occasione i
pacifisti non demordono e continuano a rompere le scatole
e si sono messi davanti alla Tomba di Rachele con cartelli che
urlano "It's occupation. Stupid Madonna".
Bestemmia o incazzatura contro chi vuole
soltanto andare a visitare un luogo sacro per gli ebrei interdetto
agli stessi?
Forse entrambe le cose per la signora pacifista
americana che teneva alto un cartello del genere e la sua
bella bandierina arcobaleno.
Forse nessuno le ha ancora detto che la
Tomba di Rachele e' un luogo santo dell'ebraismo e che dovrebbe
essere quindi libero di essere visitato da chiccessia.
I musulmani di Israele possono andare a
visitare i loro luoghi sacri, gli ebrei no. Niente Tomba di
Rachele, Niente Tombe dei Patriarchi, Niente Monte
del Tempio, Niente Tomba di Giuseppe (trasformata in moschea dopo
essere stata bruciata).
Questo forse la signora pacifista americana
non lo sa e se lo sa guarda dall'altra parte....da quella dei
soldi e dell'odio.
Intanto Madonna Esther e' qui e i nostri
giovani per un po' dimenticano l'esercito e vanno ad applaudirla
e a gridare forte per non sentire il loro cuore spaventato.
E' servito il suo viaggio, altro che se
e' servito...per la Madonna!
Deborah Fait, informazionecorretta,
18.09.2004
FA UNA CERTA IMPRESSIONE
Fa una certa impressione vedere
in RAI lo sceicco Yousef al Quaradawi, -barbetta, cappellino
e tunichina- far gli elogi a Berlusconi. Ebbene, ieri sera,
sul tardi, io l'ho visto! Ospite in video della trasmissione
"Speciale Telecamere" di Anna La Rosa, tra De Michelis
e Franceschini ammiccanti, a raccontare, prima
tradotto poi replicato in lingua originale, di quanto
sono buoni gli italiani e di quanto bravo è il loro premier.
Mancava solo Cossiga a raccontare
delle resistenze che son sempre terroriste. E' arrivato,
in voce, pure lui.
(cp,17.09.2009)
PREZZI
Alcuni TG c'hanno aperto la
giornata. Ieri "sciopero della spesa" indetto
dalle associazioni dei consumatori e, contemporaneamente,
su proposta del Governo e del ministro Siniscalco, accordo
siglato per il blocco dei prezzi di alcuni prodotti
nella grande distribuzione.
Ma, sull'accordo Governo-grandedistribuzione,
le associazioni dei consumatori non sono
soddisfatte: dicono che è poco, perché l’accordo
dovrebbe prevedere la diminuzione dei prezzi. Per supportare
la loro posizione, le associazioni dei consumatori, pur senza
alcun riscontro oggettivo, gonfiano a dismisura le cifre
di partecipazione allo sciopero della spesa che secondo loro,
subito smentiti dalle associazioni dei commercianti,
avrebbe coinvolto il 75% dei consumatori italiani.
Boom!
A parte le solite esagerazioni-esasperazioni,
noi comunque non crediamo sia compito di un
Governo stabilire quanto debbano costare i beni
di consumo. Tanto per capirci, un Governo del genere
sarebbe “da soviet”.
Noi, lo diciamo senza remore,
non giustificheremmo mai un Governo che si mette ad inseguire
la demagogia delle associazioni dei consumatori approvando
provvedimenti blocca-prezzi; noi preferiremmo che il Governo,
questo Governo di centro-destra, intervenisse non per bloccare
i prezzi, ma per incentivare i consumi a partire dalla responsabilità
individuale di ogni attore dell’economia: cioé tagliando
le tasse e facendo sì che sia la logica della domanda e
dell’offerta a contribuire alla ricchezza di ognuno, secondo
le proprie capacità e i propri interessi.
(cp, 17.09.2004)
Massima del giorno
Nell'ambito internazionale,
abbiamo i vigili urbani per disciplinare il traffico
ma non i carabinieri per arrestare gli assassini.
G. P.
MOLLICHINE
Il ministro degli Esteri francese
Barnier fa sapere che i due reporter francesi rapiti
“sono vivi e stanno bene”. Non che è sono con
amici?
Frattini: “liberate
le italiane e restituiteci il corpo di Baldoni: erano
in Iraq solo per fare del bene”. A differenza di... Di
chi?
30 extracomunitari tunisini
hanno tentato una rivolta nel centro d’accoglienza
di Trapani: l’Italia non li ha trattati secondo i loro meriti.
“Faccia a faccia
tra Prodi e Rutelli”. Pare che Prodi, dopo
averlo guardato fisso, gli abbia detto: “Ti
trovo bello. Guaglione”.
Calderoli sulle riforme: “Nessuno
vuole farle a colpi di maggioranza”. Proprio nessuno?
Nemmeno la maggioranza?
“Servono risposte
dal governo su Alitalia”, dicono Cgil Cisl e Uil.
Risposte a volontà: ma soldi?
Carlo De Benedetti: “Gli
USA sono diventati il poliziotto mondiale. Perché
allora il presidente deve essere eletto solo dai cittadini americani?”.
E soprattutto, perché questo poliziotto non arresta chi
dice sciocchezze del genere?
Un palestinese in bicicletta s’è
fatto esplodere vicino a un posto di blocco israeliano. Anche
il terrorismo ha il suo artigianato.
Sulle operazioni per liberare
le due Simone, “massimo riserbo”. Traduzione:
“non possiamo far nulla ma non ve lo diciamo”.
Frattini in Iraq chiederà
agli Usa “moderazione militare”: e perché
chiederla agli americani? Siamo noi italiani, i campioni
di moderazione militare.
D’Alema e Bertinotti hanno
firmato a Strasburgo un appello del centrosinistra per
la “sospensione dei bombardamenti”. Potrebbero irritare
i terroristi.
Il ministro degli Esteri Lavrov,
rispondendo alle critiche occidentali: “Le riforme in Russia
non sono fatti vostri”. Non se la prenda, Lavrov.
Gli occidentali volevano criticare Stalin. Solo che le
critiche sono arrivate in ritardo.
Gianni Pardo
SE QUELLA CONTRO IL TERRORISMO
POSSA DIRSI GUERRA
Le parole hanno un uso proprio
e uno improprio. Tutti diciamo d’essere morti di stanchezza
o di amare alla follia, ma nessuno annuncia così la propria
morte o la propria demenza. Ed ecco il problema: quella contro
il terrorismo è una guerra in senso proprio o la parola
guerra è usata, come tante altre volte, per enfatizzare il
concetto? ...
Per proseguire nella
lettura clicca qui.
(Giannipardo@libero.it)
Dario Fo: "Rubati i
soldi del Nobel che avevo devoluto in solidarietà"
Si tratta di 800mila euro.
Ad appropriarsene, secondo la denuncia dell'artista,
un collaboratore infedele che era stato messo a capo della
onlus "Nobel per i disabili".
"Hanno rubato
i soldi del mio Nobel": così Daro Fo, che aveva
versato gli 800mila euro del prestigioso riconoscimento
a una onlus per disabili, ha denunciato ieri alla procura di
Milano.
La notizia, riportata
dal settimanale Vita, spiega
che nel 1998 l'artista aveva deciso di devolvere il
suo Nobel in solidarietà e per questo era stata
creata l'Associazione "Nobel per i disabili". All'ente Fo aveva
continuato a versare altri soldi, compresi i ricavi della vendita
di alcune litografie realizzate dallo stesso artista.
Tutte queste risorse dovevano
servire per acquistare pulmini per i portatori di
handicap e per sostenere l'opera di altre associazioni e
cooperative sociali.
Iran: scuola per aspiranti suicidio
e martirio.
Se
non bastassero i programmi militari nucleari, le ingerenze
militari e politiche nei paesi vicini, Iraq in testa,
e la feroce repressione contro le aspirazioni democratiche
dei giovani iraniani, a rendere ancora più preoccupante
la situazione in Iran c'è l'inaugurazione pubblica
di una scuola per aspiranti martiri suicidi E' ben vero
che il governo iraniano ha smentito ogni suo diretto collegamento,
ma questa scuola, unica nel mondo, opera alla luce del
sole e sotto il diretto controllo delle autorità iraniane.
Mohammad Ali Samadi, "Guardia internazionale dei combattenti
aspiranti martirio" (!) ha dichiarato che la scuola è
in fase iniziale. Ha aggiunto che gli aspiranti suicidi iscritti sono
25000 e Shokrollah Attarzadeh, parlamentare del partito di
Khamenei per il distretto di Busher, è stato il primo ad iscriversi
in questa scuola. Gli iscritti, dopo l'addestramento, "parteciperanno
nelle operazioni suicide contro Israele e i suoi interessi, per
uccidere Salman Roshdi e gli americani".
Hosein Shariatmadari, direttore
del quotidiano Keyhan, partecipando all' assemblea costituente
della scuola ha detto: La morte per gli aspiranti
del martirio è l'inizio della vita eterna e per i nemici
la fine di ogni cosa e cadere nella punizione eterna divina. Quindi
in tutti due casi possibili la vittoria appartiene agli aspiranti.
Alcuni dei parlamentari iraniani
e il nipote di Khomeini hanno appoggiato la iniziativa
mentre il governo iraniano considera questa scuola un ONG
popolare. Per altre notizie cliccare qui.
COMUNISTI D'IRAQ
Come si dice? Il diavolo fa
le pentole ma non i coperchi. E così il segretario
del Partito comunista iracheno, in Italia su invito del Pdci
di Cossutta e Diliberto, ha deluso i suoi ospiti: per lui
la "resistenza" irachena è terrorismo, gli americani hanno
liberato il paese da una tirannia e devono rimanere finchè
il paese non sarà sicuro...
Da Libero di oggi, 15-09-04,
stralcio da un articolo di Paolo E.Russo .
"Sorpresa: i comunisti
iracheni sono meno antiamericani di quelli italiani.
Anzi, loro che convivono con le bombe e subiscono attentati,
chiedono ai marines di restare lì. Cioè di «aumentare
le misure di sicurezza preventiva » contro gli attentati.
Perché quello che insanguina le strade «e che forze
sinistre tentano di giustificare chiamandolo “resistenza” alla
presenza militare straniera nel Paese,è chiaramente terrorismo,
porta alla morte di civili innocenti e prolunga la presenza di queste
forze in Iraq». Lo ha scritto testualmente in un editoriale
“Tareeq Al-Shaab”, l’organo del Partito comunista iracheno. Lo ha
ripetuto ieri, davanti allo sbigottito Armando Cossutta, Hamid Majid
Mousa. Il presidente dei Comunisti italiani,accompagnato dal responsabile
Esteri del suo partito, Jacopo Venier,ha incontrato a Roma il segretario
del Partito comunista iracheno. L’occasione era di quelle importanti.
Il Pdci è rimasto ormai l’unico partito in Italia a chiedere
il ritiro delle truppe occidentali dall’Iraq, cercava una sponda internazionale
alle sue posizioni. Solo che il sessantunenne leader storico dei
comunisti iracheni, costretto a un lungo esilio da Saddam Hussein,li
ha delusi. Niente ritiro delle truppe,«almeno fino a quando
si svolgeranno le prime elezioni libere dell’Iraq». Cioè
l’anno prossimo. Altro che ritiro immediato. Questo perché, sostiene
Mousa, «la situazione nel Paese è complessa». Forse
i Comunisti italiani erano rimasti indietro"
W GLI SPOSI.
Sotto il marchio RAI3 si
serve sempre la causa. Ieri sera, in prima serata,
viaggio inchiesta da Nord a Sud di Riccardo Iacona sulle
coppie che si vogliono sposare. La novità (!!!)
del programma è che si vuole dimostrare che chi ha molti soldi
può sposarsi sperperando con disinvoltura, chi
non ne ha... son cazzi amari, anzi son tre anni di stipendio
che prendono il volo.
Chi ha resistito al lamento
continuo, di certo può dire come son bravi
e reali questi operai e come son fessi e irreali questi
borghesi! Che forza della natura, che tempeste d’animo, che
stipendi da fame, che sprechi infiniti. E lo sfruttamento,
e il lavoro nero, e la Romania, e la fidanzata lontano, e la "generazione
mancante", e che schifo i contratti a termine...e... e
arridateci quella papera della D'Eusanio.
(cp, 15.09.2004)
DI TUTTO DI PIU'
Occhetto: “La CIA
dietro i sequestri dei pacifisti?”
Da Dilloadalice riprendiamo questa
interessante intervista ad Achille Occhetto:
“Se ci facciamo prendere
dal “buonismo” facciamo il gioco della CIA. La guerra
è un tabù come l’incesto. Il riformista non è
un uomo che ha paura o che media; il riformista è coraggioso”.
On. Occhetto, come sta
oggi il mondo?
Purtroppo sono pessimista.
Dopo il fallimento di due visioni del mondo importanti,
anche con i loro errori, ovvero il liberismo e il collettivismo
burocratico (e non parlo di comunismo ideale che è un'altra
cosa), oggi viviamo un mondo pieno di incognite. Siamo minacciati
da catastrofi sulle quali ancora non stiamo ragionando.
Quali per esempio?
Quella della globalizzazione
violenta; quella di un rapporto uomo/natura che può
diventare catastrofico fino al punto dell'autodistruzione. La
proprietà, così è stata descritta dai classici,
non esiste più perché esiste un management prepotente,
forte, ma che molte volte non sa quello che vuole. Inoltre,
le classi sociali, così come concepite una volta, si sono
profondamente trasformate.
E allora che
fare?
Il vero problema è
che occorre introdurre un nuovo sapere nella sinistra.
Ed in questo nuovo sapere bisogna avere il coraggio di correre
il rischio di non piacere, almeno per un mese, al salotto buono
della borghesia italiana ed internazionale. Oggi la sinistra
questo coraggio non ce l'ha e ormai ritiene che la politica sia
una corsa verso il centro di accreditamento, per dimostrare di
essere capaci di fare meglio ed in modo più onesto le
cose del pensiero unico monetarista. E' chiaro che con questa cultura
il problema centrale del rapporto uomo/natura, del rapporto nord/sud
del mondo e quindi del capovolgimento del processo di liberalismo
selvaggio che soffoca gli altri popoli della terra non è parte
della politica della sinistra.
Cosa può
fare l'Ulivo?
Ritegno
che oggi la politica sia entrata in un pantano che coinvolge
sia il centro-destra sia il centro-sinistra. E' necessaria
una politica alta, ovvero che abbia un progetto. Rimettiamoci
attorno ad un tavolo per discutere di questo, e non facendo tutti
i giorni dichiarazioni se vogliamo o meno le primarie o le secondarie.
Occorre discutere delle grandi idee storiche che la sinistra
vuole porre in essere.
Nel frattempo
il mondo si chiede come può difendersi dal terrorismo.
Il terrorismo è
legato a questa questione. Perché i circoli americani
neo-conservatori partono dal presupposto che l'America
non possa più governare il processo diseguale dello sviluppo
e della ricchezza del mondo? Di fronte c'è un bivio.
O si sceglie la via della globalizzazione democratica o quella
della militarizzazione della politica. Bush ha scelto la via della
militarizzazione della politica. E di fronte a questa scelta non
si può giocare di fioretto. Dobbiamo dire con estrema chiarezza
che il terrorismo non può in nessun momento essere preso
come alibi per giustificare a posteriori la guerra di Bush o il rischio
che questa guerra possa andare avanti. Se siamo presi dal “buonismo”
rischiamo di fare il gioco della CIA: quello che è avvenuto in
Russia e i recenti sequestri mi fanno pensare male. Non capisco che
interessi abbiano questo forze a prendere in ostaggio dei militanti
pacifisti. Vedo invece delle operazioni della CIA con le quali si
prepara la vittoria di Bush.
Quindi, pensa
ad un nuovo riformismo contro questa America?
Dobbiamo semplicemente
stare attenti e svegliarci dal torpore. Dobbiamo ridare
al riformismo il senso di una parola alta. Il riformista non
è un uomo che ha paura o che media; il riformista è
coraggioso. Quindi, risolleviamo la bandiera del riformismo
e innalziamo tre punti principali: 1) i rapporti e le ragioni di
scambio tra nord e sud del mondo; 2) la guerra con i nuovi strumenti
di distruzione di massa deve essere considerata un tabù come
l'incesto e come la schiavitù; 3) la globalizzazione democratica
con la riforma della “global governance” a livello internazionale.
(intervista a cura di Cristiano
Pini)
CECENIA, L'ANALISI DI OLIVIER DUPUIS
Ospitiamo l'analisi dell'ex
eurodeputato Olivier Dupuis sulla questione cecena.
L'intervento è pubblicato dalla rivista Diritto e Libertà,
Luglio-Settembre 2004
"Una coltre di silenzio avvolge
la "questione cecena": le decine di migliaia di morti
ignorati, il ricorso massiccio alla tortura, il ruolo
dello Stato russo, dei suoi "servizi" nelle misteriose e sanguinarie
esplosioni di immobili, in numerosi rapimenti, un generalizzato
diniego di giustizia a vittime giuridicamente cittadini di
uno Stato membro del Consiglio d'Europa; i media russi irregimentati,
i media occidentali che diffondono, salvo rare eccezioni, le
gioie e i dolori della cosiddetta«crociata anti-terrorista»
del Presidente Putin, ...
Ma c'è un silenzio
che è ancora più strano: quello relativo al
ruolo dell'Europa, delle sue istituzioni e dei suoi cittadini,
a quanto potrebbe e dovrebbe fare all'interno di frontiere
che si sforza di nasconderci.
Perché lo sterminio
del popolo ceceno, il lento genocidio di questo piccolo
popolo, la litania interminabile di crimini di guerra e
contro l'umanità si sta compiendo da noi, in Europa.
In quest'Europa geografica e storica, in quest'Europa
politica e giuridica che dovrebbe incarnarsi nel Consiglio d'Europa
e nella Corte europea per i Diritti Umani, nell'Organizzazione
per la Cooperazione e lo Sviluppo in Europa (OSCE), nell'Accordo
di Partenariato e Cooperazione che lega la Federazione russa
all'Unione europea.
Può questa Europa,
che si vuole politica, accettare che un genocidio si
perpetui al suo interno? Che un piccolo popolo di meno di
un milione di abitanti continui a essere vittima delle nostalgie
imperiali degli uni, delle ambizioni e dei calcoli degli altri,
del laisser-faire e della spirale dell'orrore?..."
(clicca qui per continuare nella lettura)
REPORT, RAI3,
L'ANTISEMITISMO CHE TI ASPETTI
In queste settimane, sulla stampa quotidiana
e periodica, si è fatto un gran parlare di "egemonia
culturale" della sinistra comunista e post-comunista e di
"antisemitismo di sinistra" basato sulla pregiudiziale
israeliana.
Bene, neanche a farlo
apposta, nell'ultima puntata di "Report"(clicca
qui per il testo completo del programma),
andata in onda in onda su RAI3 venerdì scorso e pubblicizzata
come una trasmissione dedicata all' 'ONU e ai suoi problemi,
l'argomento centrale della trasmissione non è stato quello
annunciato, no, l'argomento è stato il conflitto
mediorientale (senza dimenticare uno spregevole cappello
sull' Iraq e la "cattiveria" e il "business" degli americani).
Naturalmente, la bravissima
Gabanelli, giornalista e conduttrice della trasmissione,
non ci ha risparmiato nulla mettendoci anche del suo.
Dunque, secondo "Report",
Israele non rispetta le risoluzioni dell'ONU e va
bene, ma non si dice che l'ONU non ha mai condannato
il terrorismo palestinese (e non). Né il genocidio
in Sudan, da 20 anni, né quello algerino, filippino,
Mentre la Gabanelli
in studio, tra smorfie e sorrisetti, ci fa la morale,
le immagini mostrano alcuni israeliani che si divertono
sulla spiaggia e che si chiedono del "perché dobbiamo
lasciare ad Hamas questi posti bellissimi ?". Immagine viene
contrapposta agli arabi palestinesi che vivono nei miseri
campi profughi... e due più due di solito fa quattro...
La Marina Gabanelli,
giornalista militante di sinistra , è riuscita perfino
a raccontarci che la creazione dello Stato d' Israele
è stato un errore dell'ONU che ha dato agli ebrei
la possibilità di creare uno Stato e INSEDIARSI IN TERRA PALESTINESE
(in maiuscolo le parole della conduttrice).
Una delle cose più
gravi di tutto il documentario é l'intervista
al "pacifista" Arafat (pacifista perché ha sentito
il bisogno di coinvolgere il nipote di Gandhi) e che invece,
come ben sappiamo sapendo contare i morti, non perde occasione
per alimentare l'odio.
Questa intervista riprende
appunto il cliché dell'antisemitismo classico,
ed é significativa e palese la complicità tra
lui e l'intervistatore.
Infatti Arafat, ha detto
che i talebani sono stati condannati dall'ONU per aver
abbattuto i Buddha di Bamiyan mentre "guardate cosa hanno
fatto gli israeliani alla Madonna". Due più due fa sempre
quattro. E' partito così uno zoom al rallentatore condito
di musichetta subdola e appropriata che mostra un quadro della
Madonna scheggiata durante gli scontri avvenuti a Betlemme nell'aprile
del 2002, (notare la furbizia, da levantino un poco rintronato,
di Arafat che si era preparato a mostrare la foto da sotto la scrivania,
consapevole di parlare al pubblico cattolico italiano).
Concludendo,
in tutto il servizio é emersa una sfacciata partigianeria
da parte dei giornalisti che lo hanno curato e un livello
preoccupante della nostra TV di Stato che lo ha mandato in onda.
In soprappiù, non solo non sono stati intervistati
personaggi autorevoli della politica o del governo israeliano
(hanno intervistato il solito ebreo che parla male del suo
paese), ma non hanno riportato le ragioni israeliane o non hanno
fornito dati ufficiali, in particolare sul "muro", dove hanno invece
enfatizzato le condanne della Corte dell'Aia, dell'Onu e le dichiarazioni
di Arafat e dei palestinesi (siamo al livello del: "oste
com'e' il vino" ? Ottimo!) con dati inverosimili (lo stesso Arafat
ha parlato del 60% di terre rubate tramite il "muro").
A noi non resta che ricordare
come la guerra mediatica contro "lo stato ebraico"
da parte di una TV di stato, pagata con le
tasse di tutti i contribuenti é una vergogna ed una ulteriore
prova che l' "egemonia culturale" e l' "antisemitismo
di sinistra" è vivo e vegeto e lotta insieme a loro.
Oggi, tre anni fa.
Sull'11 settembre si è detto
scritto, filmato, fotografato e persino bestemmiato tutto ciò
che era possibile. I giornali di tutto il mondo, oggi, ricordano
quella tragica data. Abbiamo selezionato una sola fotografia
per ricordarla anche noi.
Massima del giorno
Colui che ha la vanità
di scrivere belle lettere, o la paura di fare cattiva figura,
non scrive molto.
G.P.- Giannipardo@libero.it
MOLLICHINE
Sollecitato compromesso con i
ceceni. Esempio: noi non vi diamo l’indipendenza ma l’autonomia,
voi ammazzate duecento bambini invece di quattrocento.
Selezione genetica e cellule
staminali guariscono dalla talassemia un bambino di
cinque anni. C’è chi giudica la cosa illegale
ed immorale.
Due italiane rapite in Iraq.
Speriamo le liberino, ma la battuta è irresistibile:
“Un ponte per... mettersi nei guai”.
Hamas: “Ora è guerra
totale tra noi e i sionisti”. Ora. Prima tarallucci
e vino.
Kerry attacca Bush: “G.W.B.
Dove W. sta per “wrong” . Allo stesso livello
politologico: J.F.K., dove F sta per “fool”.
Margherita Boniver è
partita per un giro per le capitali arabe in favore delle
sequestrate. Speriamo, se va in pantaloni, la
prendano per Chirac.
Gran parte delle Ong straniere
in Iraq si preparano a lasciare il paese. Si sono accorte
dell’esistenza del terrorismo.
La Russia colpirà “le
basi del terrorismo in tutto il mondo”. La Russia? Ma
non era Bush?
Qaradawi ha negato d’aver lanciato
una fatwa in favore dell’uccisione di civili americani:
“Non considero l’uccisione un imperativo”. Lo considera
un ottativo.
Frattini: “Strategia a tutto
campo per la liberazione delle due italiane”. A tutto
campo: aspettiamo gli eventi. A campo limitato: aspettiamo
gli eventi.
Arash Miresmaeli, iraniano,
s’è rifiutato di combattere con un atleta israeliano
ed è stato ricompensato. Medaglia d’oro alla diserzione
civile.
Bush vuole una nuova intelligence
“al più presto possibile”. Gli hanno dato troppe
volte dello scemo!
Frattini: “l’Italia unita chiede
al mondo arabo un’azione comune in nome del bene supremo
della vita”. Lo chiede a chi grida “Viva la muerte!”
Zapatero: “se altri paesi lasceranno
l’Iraq si aprirà una prospettiva più favorevole”.
Al Qaeda è d’accordo.
Al Zawahiri ha detto
che i mujaheddin controllano ormai gran parte dell’Afghanistan.
Ma lui si guarda bene dal dire che lui si trova in questa
“gran parte”.
Fausto Bertinotti, oggi:
“Il terrorismo va affrontato senza alcun ma. Non
ha giustificazioni”. Magari, finché rapiva
e ammazzava americani...
Gianni Pardo - Giannipardo@libero.it
IL SIGNOR MARX
Karl Marx ha insistito sulla centralità
dell'economia come motore della storia ed ha auspicato un
totale rivolgimento della società basato, appunto, su un
diverso sistema produttivo. Non stupisce che la sua opera maggiore
sia "Das Kapital". Tutto questo però è
in stridente contrasto con la sua personale incapacità di
amministrare la sua vita: cioè di cavarsela, nel campo economico,
come un onesto, normale, qualunque padre di famiglia. Egli
è stato costantemente e totalmente incapace di guadagnarsi
da vivere.
Ovviamente, non si può
misurare la grandezza d'un economista secondo che sappia
o non procurarsi uno stipendio. Tuttavia, nel caso specifico,
vista la particolare natura dell'economia marxista, un collegamento
è lecito.
La teoria di Marx, se la si
giudica per sommi capi, non è erronea. Basterebbe,
per aumentare le paghe dei lavoratori e rendere impossibile il
loro sfruttamento, ridistribuire loro la parte di profitto che
compensa l'impegno del capitale privato. Tuttavia, dovunque
si è tentato di applicarla, i lavoratori (e non solo loro)
sono divenuti più poveri. Per conseguenza, può dirsi che
l'idea non è erronea, solo non funziona nella realtà
concreta.
L'economia marxista non ha
funzionato nella vita quotidiana esattamente come nella
vita quotidiana non ha funzionato il signor Karl Marx. Egli
è stato capace di concepire un'economia che avrebbe
migliorato l'intera società e nel contempo non è stato
capace di guadagnare abbastanza da nutrire la sua famiglia.
Il redentore dei lavoratori è vissuto dell'elemosina
- generosissima e delicatissima ˆ d'un capitalista. Veramente
il nome Engels fa pensare ad un angelo. Ma Friedrich poteva permettersi
di nutrire Karl e tutta la sua famiglia perché ricco, perché
lavorava, perché figlio di capitalista e capitalista egli stesso.
Alla fine, quando è riuscito a vivere di rendita, ha fatto
vivere di rendita, con una somma annuale fissa, perfino lo stesso
Marx. Insomma, se seguiamo le sue teorie, dobbiamo dire che Marx
non ha sfruttato i lavoratori ma ha fatto di peggio: ha sfruttato
qualcuno che sfruttava i lavoratori. Ed alla fine è vissuto
del puro frutto di un capitale investito.
Considerando che l'uomo non era
un miserabile, che non era affatto innamorato del denaro ed
che anzi era capace di spendere senza pensarci due volte;
considerato che, se le condizioni si fossero invertite, forse
avrebbe anche lui volentieri aiutato un Engels in difficoltà;
considerato insomma che dare dello sfruttatore a Marx sarebbe
ingeneroso, dalla sua storia si ricava l'impressione che egli
era insensibile all'aspetto pratico della vita. E questo spiegherebbe
l'errore centrale della sua teoria. La sua società funzionerebbe
meglio dell'attuale se ognuno lavorasse con la massima lena
non perché a ciò costretto dall'interesse del padrone,
ma per puro spirito di dovere; se colui che dirige l'impresa la
facesse prosperare come chi ha a ciò un interesse personale;
se il collettivo funzionasse come l'individuale. Se cioè
la società fosse composta di angeli.
Si potrebbe certo dire che
Marx non poteva immaginare l'uso che avrebbero fatto
della collettivizzazione i kolchoz. Ma tutti abbiamo sotto gli
occhi, da sempre, la mediocrità del funzionamento degli
enti pubblici. Come immaginare che una nazione interamente statalizzata
avrebbe avuto più successo? Come non accorgersi che, da
sempre, l'egoismo mette le ali ai piedi e l'altruismo arranca,
quando non si dà alla macchia?
L'errore della teoria non era
imprevedibile: era la conseguenza del temperamento mentale
dell'autore. Uomo privo di senso pratico, Marx ha formulato
una teoria priva di senso pratico. Ciò malgrado - o forse
appunto per questo - il lato idealistico della tesi, il fascino
del giustizialismo economico, le frustrazioni dei minus habentes
e la generale mancanza di senso pratico degli intellettuali,
hanno condotto all'immenso successo del marxismo. E i suoi adepti,
quando hanno conquistato il potere, hanno voluto imporlo a tutti:
per il loro bene. Col risultato delle dittature comuniste e dei
loro immani disastri economici ed umani.
Per ammettere che la teoria
era erronea ci sono voluti decenni. Con decine di milioni
di morti. Perché a lungo i suoi discepoli, tali anche nella
mancanza di senso pratico, hanno reputato che fosse sbagliata
non la teoria di Marx, ma l'umanità.
Giannipardo@libero.it, 11 settembre
2004
Dopo
i bambini, le donne.
"Già, le donne.
È la prima volta che i bravi ragazzi della resistenza
irachena mettono le mani su carni femminili, e il destino
(che non è cieco, anzi ci vede benissimo) ha voluto
che fossero carni nostre, italiane. Due ragazze, Simona Torretta
e Simona Pari, entrambe meno di trenta anni, di Roma e di
Rimini. Due brave ragazze buone dentro e generose di fatto.
Questo bisogna riconoscerlo. Tuttavia, sincerità per
sincerità, se fossero state mie figlie le avrei prese
a schiaffi.
Cosa ci andate a fare
a Bagdad, a convincere quella gente che la vita è
bella nonostante i guai? Ma fatemi il piacere. Non muovetevi
da casa altrimenti... Altrimenti un corno. Sono partite
per la missione più pericolosa del mondo. La testa imbottita
di ottime intenzioni e di luoghi comuni pacifisti e noglobalisti.
Sicuramente in buona fede, mosse da sacro fuoco, desiderose
di aiutare il prossimo eccetera.
Ma perdio quanta stupidità,
quanto infantilismo, quanta ingenuità. Ce ne
hanno dette di tutti i colori per le critiche a Baldoni, piombato
nel deserto alla ricerca di emozioni e brividi. Figuriamoci
ora che esprimiamo giudizi su due fanciulle scriteriate nel
loro bisogno di assistere l'umanità ferita e sgarrupata
del vicino Oriente. Pazienza. Becchiamoci le lezioni moraleggianti
che ci spettano in questa triste circostanza.
Preferiamo comunque strali
nella schiena piuttosto che abbandonarci all'ipocrisia
dilagante nel nostro quanto in altri Paesi illusi di poter
raddrizzare le gambe dei cani." LIBERO,
Vittorio Feltri editoriale
DA INDYMEDIA
“Gino strada, nell'intervista
a Sky richiamata più sotto, inizialmente sostiene
che il modo migliore di provocare il rilascio delle due donne italiane
è quello di ritirare le truppe occupanti. Poi nel corso
dell'intervista sostiene che è possibile e probabile
che a rapirle siano stati degli infiltrati dei servizi segreti manovrati
dagli occupanti. Il sillogismo quindi dovrebbe essere: i sequestratori
vorrebbero il ritiro delle truppe occupanti - i sequestratori
sono manovrati dagli occupanti - gli occupanti vogliono il ritiro
degli occupanti.
Mi spiegate la logica
del ragionamento? Grazie Stefano”
SENZA PAROLE
8 SETTEMBRE?
I VALORI SOVRANNAZIONALI
Massimo Fini ha scritto (si
perdoni la lunghezza della citazione): "Nel
1999, quando non era in atto alcuna guerra terroristica
e l’11 settembre era di là da venire, gli americani,
con altri paesi della Nato, Italia compresa, attaccarono
la Jugoslavia violando il principio, fino ad allora mai messo in
discussione, della non ingerenza militare negli affari interni
di uno Stato sovrano. Ciò sulla base di una nuova concezione
secondo la quale esistono i valori etici universali, "diritti
umani", sovranazionali, superiori a quelli della sovranità
e dell'unità nazionali. Lo stesso è avvenuto in Iraq.
Ma se esistono valori sovranazionali superiori a quelli nazionali
io non ho più il dovere morale di schierarmi col mio paese,
com'era fino ad ieri ("Right or wrong, my country"), se ritengo
che esso, nel conflitto con altri popoli, stia violando principi
etici e "diritti naturali" universali. Ho, al contrario, il dovere
morale di combatterlo. Con l'ingerenza militare in Jugoslavia e
in Iraq non è stato intaccato solo il principio dell'intangibilità
della sovranità nazionale ma anche quello della sacralità
dell'appartenenza nazionale che nei conflitti internazionali imponeva
comunque di schierarsi col proprio paese". Con la conseguenza che "Andiamo
insomma incontro a una guerra civile planetaria in cui gli schieramenti,
in nome di principi universali, variamente interpretati, si formeranno
al di sopra delle vecchie sovranità nazionali, travolgendole".
La tesi di
Fini è da condividere perché di logica
stringente. O si è fedeli al proprio paese o si è
fedeli a qualcosa che si reputa più importante del proprio
paese. Questo del resto spiega le persecuzioni contro i
cristiani. Essi dichiaravano pubblicamente di essere più
fedeli al loro Dio che all'imperatore, cioè a Roma,
e questo li rendeva peggio che sospetti. Nello stesso modo
per i governi dei paesi arabi sono pericolosi gli integralisti
perché, a rigor di termini, secondo la religione islamica
non è ammessa separazione tra religione e potere
laico. Quest'ultimo, dal punto di vista religioso, è
illegittimo, e la conseguenza potrebbe essere l'avvento di Khomeini.
Fini tuttavia sbaglia...
(clicca
qui per continuare)
(Gianni Pardo, 08.09.2004)
Workshop sul decommissioning delle centrali
nucleari dismesse. Le risposte che tutti cercavamo.
E’ regolarmente iniziato a
Roma, figlio di una “curatela” – il termine potrebbe sembrare
improprio ma a noi appare quanto mai azzeccato -
perfetta in cui hanno spiccato in modo mai abbastanza lodato
l’ing. Ugo Spezia e la sua collaboratrice diretta Rosanna Friello
(senza tralasciare tutto lo staff della Sogin impegnato nell’evento)
il giorno 6 e si concluderà il 10 settembre presso
l'Hotel Villa Pamphili (via della Nocetta 105) il “Workshop
internazionale sul decommissioning degli impianti nucleari"
organizzato dall’agenzia nucleare dell’OCSE (NEA, Nuclear
Energy Agency), dall’agenzia nucleare dell’ONU ( IAEA, International
Atomic Energy Agency) e dalla Commissione Europea in collaborazione
con SOGIN e APAT.
Il meeting è
nato e si sta svolgendo sotto l'alto patronato del
Presidente della Repubblica e con il patrocinio dei Ministeri
dell'Ambiente, delle Attività produttive, dell'Economia
e delle finanze, della Salute e degli Esteri, della
Regione Lazio e del Comune di Roma. Ai lavori stanno prendendo
parte circa 200 delegati tecnici dei 27 paesi dell’OCSE
con l'obiettivo di tracciare il punto sulle problematiche,
le metodiche e le tecnologie di smantellamento degli impianti
nucleari e di trattamento dei materiali radioattivi...
(clicca qui per continuare)
(Michele Ciorra,
08.09.2004)
VITTIME DEI PACIFISTI di VITTORIO FELTRI
Da LIBERO: "Retorica e teoria del
piagnisteo vorrebbero si dicesse a questo punto oscuro (ma
quando mai è stato chiaro, il punto?): dopo i bambini, le
donne. Già, le donne. È la prima volta che i bravi ragazzi
della resistenza irachena mettono le mani su carni femminili,
e il destino (che non è cieco, anzi ci vede benissimo) ha voluto
che fossero carni nostre, italiane. Due ragazze, Simona Torretta e
Simona Pari, entrambe meno di trenta anni, di Roma e di Rimini. Due
brave ragazze buone dentro e generose di fatto. Questo bisogna riconoscerlo.
Tuttavia, sincerità per sincerità, se fossero state
mie figlie le avrei prese a schiaffi. Cosa ci andate a fare a Bagdad,
a convincere quella gente che la vita è bella nonostante i
guai? Ma fatemi il piacere. Non muovetevi da casa altrimenti... Altrimenti
un corno. Sono partite per la missione più pericolosa del mondo.
La testa imbottita di ottime intenzioni e di luoghi comuni pacifisti
e noglobalisti. Sicuramente in buona fede, mosse da sacro fuoco, desiderose
di aiutare il prossimo eccetera. Ma perdio quanta stupidità,
quanto infantilismo, quanta ingenuità. Ce ne hanno dette di
tutti i colori per le critiche a Baldoni, piombato nel deserto alla
ricerca di emozioni e brividi. Figuriamoci ora che esprimiamo giudizi
su due fanciulle scriteriate nel loro bisogno di assistere l?umanità
ferita e sgarrupata del vicino Oriente. Pazienza. Becchiamoci le lezioni
moraleggianti che ci spettano in questa triste circostanza. Preferiamo
comunque strali nella schiena piuttosto che abbandonarci all?ipocrisia
dilagante nel nostro quanto in altri Paesi illusi di poter raddrizzare
le gambe dei cani... "
Iraq, rapite due giovani pacifiste italiane
Lavorano per l'organizzazione
umanitaria «Un ponte per», Simona Torretta
e Simona Pari sono state prelevate con due iracheni da uomini
armati nella sede della loro Ong.
Dal Corriere della Sera:
BAGDAD - Due giovani donne
italiane di una organizzazione non governativa sono
state rapite in Iraq. Le due ragazze sono Simona Pari, 29 anni,
e Simona Torretta, 27: erano a Bagdad come volontarie per l'Organizzazione
non governativa (Ong) «Un ponte per». Con loro sarebbero
anche scomparsi due colleghi iracheni della stessa Ong. «Siamo
stati avvisati da Bagdad, sono state rapite - ha detto a Reuters
per telefono una portavoce di "Un Ponte per Baghdad" - Non riusciamo
più a contattarle». Si tratta delle prime donne straniere
rapite in Iraq, con l'eccezione della giapponese Nahoko Takato, rapita
e rilasciata in aprile.
ASSALTO - Le due donne sono
le uniche italiane a lavorare per l'associazione da Bagdad,
insieme a una decina di operatori iracheni. Torretta, originaria
di Roma, è in Iraq dal '99. Pari, che viene da Rimini,
da poco più di un anno. Entrambe sono rientrate in Italia
in diverse occasioni, ogni volta per un paio di settimane. come racconta
anche l'inviato del Corriere Lorenzo Cremonesi, un commando
di una ventina di uomini armati ha fatto irruzione nell’edificio,
dicendo di appartenere a un’organizzazione islamica, non meglio
precisata, a quanto si apprende dal responsabile della comunicazione
di «Un ponte per» Lello Rienzi. Sono stati sequestrati
anche un ingegnere che lavora per l’Ong, Raad, e una donna che
lavora per l’organizzazione Intersos, di nome Mhanaz. I miliziani
si sono presentati a nome del governo di Bagdad. Due giorni fa
(*), due razzi avevano colpito un muro adiacente all’edificio
che ospita l’organizzazione. A posteriori, questo potrebbe essere
letto come un segnale sottovalutato.
Dal sito "Un ponte per"
(*)Baghdad, 3 settembre 2004
"Ieri sera un razzo
ha accidentalmente colpito la casa adiacente agli uffici
di Un Ponte Per, Intersos e ICS a Baghdad. L'esplosione non
ha causato feriti: ha colpito il giardino della casa vicina e
ha danneggiato parzialmente un muro divisorio. Il razzo e' stato
solo uno di una raffica che ha colpito varie zone del quartiere.
Secondo i primi accertamenti,
il lancio di almeno tre razzi non era diretto assolutamente
a colpire gli uffici delle organizzazioni italiane.
Sono pertanto destituite di
fondamento le notizie su un presunto attaco alle Ong italiane.
Nei mesi e nei giorni passati,
incidenti di questo tipo sono accaduti in tutte le zone
del Paese, colpendo abitazioni civili da tutti considerati
luoghi non target.
Un Ponte Per, Intersos e ICS
continueranno con serenita' il lavoro
nel paese, prestando come sempre la massima attenzione
per la sicurezza degli operatori italiani e iracheni."
Il peso della memoria: Ma'alot
Trent’anni fa: 15 maggio 1973.
Ma'alot, cittadina Galilea
a nord di Israele, a meno di un’ora di macchina da
Haifa.
Camuffati da uomini della
sicurezza, tre terroristi palestinesi si introducono
in una scuola e prendono in ostaggio gli scolari e gli insegnanti.
Chiedono la immediata liberazione di tutti i palestinesi
detenuti in Israele. La timeline: le 18.00 del giorno stesso.
La Knesset si riunisce
in sessione straordinaria. Al governo c’è Golda
Meir. Si decide di chiedere una proroga dell’ultimatum. I
terroristi rifiutano.
Ammazzano ventuno bambini
e tre insegnanti, prima di venire freddati dai militari israeliani.
Testimonianze descrivono
i bambini che si nascondono sotto i banchi della
scuola urlando di paura e i terroristi palestinesi che li
scovano e li scannano come bestie.
I terroristi appartenevano
ad una formazione con base in Libano denominata “Fronte
Democratico di Liberazione della Palestina”, gruppo filosovietico
di origine marxista-leninista nato dalla scissione dal
Fronte Popolare di Liberazione della Palestina nel 1969. L’organizzazione
è tutt’oggi esistente ed ha sede a Damasco.
Ci sono cose che preferiremmo
poter obliare.
Ma poiché sono
già in troppi ad obliarle, scegliamo, a malincuore,
il peso della memoria.
Confidando che quanto
prima divenga superfluo.
DIRITTI UMANI?
L'altra metà del
cielo vive in un inferno
Il fondo per lo sviluppo
delle Nazioni Unite ha presentato un rapporto sulla
violenza contro le donne. Nel mondo una donna su quattro ha
subito violenze fisiche, e ogni anno due milioni di loro sono
vendute come oggetti sessuali. Alcune vengono usate come animali
da soma, mentre ad altre viene tolto il clitoride per rendere
impossibile il piacere sessuale, e usarle solo per la riproduzione.
In alcune parti del mondo vengono uccise alla nascita, perché
una figlia femmina è un peso per la famiglia mentre un maschio
è una benedizione.
Massima del giorno
Si parla di bagaglio
culturale. Ed è meglio averlo che non averlo:
ma chi rimane importante è il viaggiatore, non il
suo bagaglio.
G.P.
MOLLICHINE
Nania
(An) spera in una "Costituzione a consenso unanime".
Articolo unico: "Siamo tutti per la salute e la ricchezza".
Pecoraro Scanio (Verdi)
: "Il silenzio di Berlusconi sull'Alitalia è
scandaloso". Alleluia, invece: è la prima
volta che riesce a star zitto.
Il papa ha chiesto
la liberazione degli ostaggi francesi. Non degli
altri perché è anziano e riesce a leggere solo
i titoli a caratteri di scatola.
Annan: "Karthum non
è stata in grado di risolvere la crisi nel Darfur".
Risolvere? Ciò che ha provocato?
Tre morti a Gedda
nella ressa per l'inaugurazione di una filiale dell'Ikea.
E meno male che gli islamici non sono consumisti come
noi.
Ciampi: il rapporto
tra Europa e Islam "è possibile". Altroché.
Anche quello tra vittima e carnefice è un rapporto.
De Palacio: "Il futuro
dell'Alitalia è in gran parte sulle spalle
dei sindacati". In gran parte. Il resto se lo sono messo
sotto i piedi.
Bossi-Fini.
Sgobio (Pdci): "E' una legge da abrogare". Dopo
Storace, abbiamo un altro Signor Refuso.
Una via di Roma dedicata
ai fratelli Mattei (rogo di Primavalle). Quando la
gente non sa più che cosa successe, lì.
In Iraq uccisi tre
ostaggi turchi. Nessuna particolare angoscia. Non
risulta avessero anche il passaporto francese.
Fassino avrebbe dichiarato
che i terroristi "non distinguono tra nemici e amici".
I pacifisti hanno provato a vestirsi interamente di rosso?
Gianni Pardo
PRODI
Parole di Prodi al "Corriere della
Sera": «Non si può andare d'accordo
con gli Stati Uniti sull'Iraq». «Quando ci
sono divergenze come quelle sull'Iraq è impossibile stabilire
un dialogo».
È principio generale
quello di non prendere sottogamba chi ha avuto successo.
Anche se si tratta di un cantante rap o heavy metal (qualunque
cosa significhino queste parole), bisogna sempre tenere presente
che, nel momento in cui costui c‚infastidisce, ci sono altre
centinaia di giovani che vorrebbero essere al suo posto e non
ce l‚hanno fatta. Sicché il nostro disturbatore è
un musicista di successo.
Questo vale, a fortiori,
per Prodi. Quando un cretino dice una cretinata, si è
semplicemente espresso. Quando uno che dovrebbe essere intelligente
dice una cretinata, bisogna chiedersi in primo luogo se
gli ha dato di volta il cervello oppure che interesse aveva
a dirla. Prodi comincia col dire che "non si può
andare d'accordo con gli Stati Uniti". Se questa affermazione
fosse vera, nessuno andrebbe d'accordo con gli Stati Uniti,
visto che nessuno può l'impossibile. Visto invece che
qualcuno che va d'accordo con l'America c'è, ne risulta
che - a dir poco - è falsa la frase di Prodi.
Quanto all'affermazione secondo
cui quando ci sono divergenze è impossibile stabilire
un dialogo, sarà pure lecito chiedere a che cosa serva
il dialogo, allora. Se si può dialogare solo con chi
la pensa come noi, tanto varrebbe limitarsi al monologo.
O parlare allo specchio, per vedere se lo specchio è d'accordo.
Ma, ha precisato Prodi e non bisogna dimenticarlo, si tratta divergenze
"come quelle sull'Iraq". Ora, a parte il fatto che egli
non precisa cos'abbiano di speciale, queste divergenze, possibile
che esse siano tali da impedire la comunicazione e le proposte fra
due democrazie? Quale genocidio hanno commesso, gli americani, da
non rivolgergli più la parola, quanti milioni di iracheni hanno
sgozzato? E quali sono le cose che Prodi avrebbe detto, agli americani,
se ne fossero stati degni? Quale soluzione avrebbe proposto, il nostro
eminente uomo politico?
Poi, per fare buon peso,
e per fare piacere all'estrema sinistra, piena di rancore
verso una Russia che ha commesso il crimine di rinnegare
il comunismo, Prodi, riguardo alla strage di Beslan, ha affermato
che «Prima di arrivare alle spiegazioni ci occorrono
una serie di informazioni esaurienti su come sono andati i
fatti. Poi chiederemo spiegazioni al governo russo,
ripeto, come si fa fra amici». Spiegazioni. Più
o meno con l'atteggiamento del vigile che ci ferma quando siamo
passati col rosso.
Esclusa l'ipotesi, per quanto
ne sappiamo, che Prodi deliri, rimane l'ultima ipotesi:
aveva interesse a dire quello che ha detto. Egli punta
a recuperare il sostegno dell'estrema sinistra, Correntone,
Rc, Verdi e Comunisti Italiani. E per questo è disposto
a svendere la sua onestà intellettuale.
Quasi avremmo preferito
che fosse in buona fede.
Gianni Pardo, 6 settembre
2004-09-06
Il mondo e' diviso in tre.
Da una parte stanno
gli assassini, le jene, quelli delle Twin Towers,
di Madrid, quelli che hanno fatto esplodere due aerei in Russia,
quelli che hanno fatto esplodere due autobus in Israele,
quelli che hanno ucciso undici poveri nepalesi e sgozzato il
dodicesimo in Iraq, quelli che hanno preso in ostaggio 1500 persone
in Ossezia , paese di cui nessuno conosceva l'esistenza fino
a tre giorni fa quando le jene sono entrate in una scuola,
l'hanno imbottita di esplosivo, hanno ammazzato bambine
dopo averle stuprate, hanno ucciso centinaia di persone.
Donne terroriste che
uccidono bambini e donne come loro, donne-bomba che
si fanno esplodere per impedire che scappino e per accopparne
il maggior numero possibile.
Donne-jene, spaventose,
fanatiche, bestiali , che guardano gli stupri,
che partecipano attivamente alle stragi.
Un esercito di donne-mostri
che ammazzano, naturalmente velate, per onorare
i loro mariti.
Non c'erano ceceni tra
i terroristi di Beslan, erano arabi e questo deve
far pensare perche' significa che Bin Laden e la sua ideologia
ci stanno assassinando.
Questa e' la parte demoniaca
del mondo, quella che da 60 anni fa vivere a Israele
l'inferno e che adesso sta facendo provare all'intero
occidente la tragica esperienza israeliana.
I demoni, le jene, gli
assassini che vogliono conquistare il mondo con i
loro metodi e con la loro mentalita' ferma a 500 anni fa quando
impalavano la gente che gli dava fastidio.
Oggi non impalano per
il semplice motivo che sarebbe un sistema troppo lento
per ammazzare troppo poca gente, oggi vogliono le stragi
e usano la tecnologia dell'odiato occidente per sterminare
quanti piu' esseri umani possibile.
Quanto e' accaduto in questi giorni
in Russia mi ha riportato alla memoria la strage di Maalot
in Israele, nel 1974.
Anche allora le jene
del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
entrarono in una scuola israeliana, presero in ostaggio i
bambini e gli insegnanti e li ammazzarono senza pieta'.
I superstiti raccontarono
che queste bestie raggiungevano i bambini
che si nascondevano urlanti sotto i banchi o scappavano nei
gabinetti e gli sparavano a bruciapelo.
Oggi come trent'anni
fa, come trecento anni fa, come mille anni fa, gli
infami non sono cambiati.
L'altra parte del mondo,
la seconda, e' quella dei loro sostenitori, di quelli
che li giustificano "e' colpa dell'occidente", di quelli che
li chiamano guerriglieri, militanti, che li ammirano,
che fanno manifestazioni alzando alte le loro bandiere di morte,
che urlano "palestina libera e islamica, kill the jews, Israele
boia", che scrivono sui loro tazebao "Una, cento, mille Nassirya"
parafrasando "Una, cento mille Aushwitz".
Quelli che oggi incolpano
spudoratamente Putin e i soldati russi per assolvere
ancora una volta la barbarie araba.
Questa e' la loro cultura,
la cultura di Aushwitz, la cultura di morte, dei forni,
del fuoco degli aerei esplosi , degli autobus polverizzati
pieni di bambini ebrei, delle Towers implose in un inferno
di di fiamme, polvere e cadaveri. Il fuoco e' ricorrente.
Come possono? uno si
chiede. Come possono giustificarli? Cosa hanno nella
testa che gli fa dire "non e' vero che vogliono conquistare
l'occidente", quale tipo di depravazione li sta divorando?
Infine l'ultima parte
del mondo, la piu' esigua.
Sto parlando di me e
di quelli come me, definiti razzisti e fascisti dalle
prime due parti in questione.
Noi i razzisti, gli
antiarabi, quelli che non credono in un islam moderato
e mai visto, noi guardati con odio e con sospetto , con
disprezzo dai sostenitori delle jene.
Noi che piangiamo per
le vittime, noi che ci disperiamo per i bambini sanguinanti
portati fuori in mutande, cadaverini anche quelli vivi,
dopo tre giorni di fame e sete.
Maledetti, noi diciamo
ai loro assassini e torturatori.
Maledetti, noi diciamo
agli assassini degli ebrei di Israele.
Maledetti, noi diciamo
a chi sgozza la gente in Iraq.
Maledetti, noi diciamo
a chi ammazza, stupra, taglia a pezzi i neri animisti
dell'Africa.
Maledetti, maledetti.
Noi i cattivi perche' malediciamo
le jene e la loro cultura di morte.
Noi i fascisti perche'
rinfacciamo ai santi pacifisti di manifestare solo
contro Israele e l'America.
Noi i razzisti perche'
ci ribelliamo al fuoco dell'inferno che ci brucera'
tutti.
Quelli che urlano "kill the jews"
e "America e Israele boja" e sfilano con le
bandiere palestinesi e irakene (l'Iraq di Saddam),
sono invece considerati i buoni , i progressiti, i liberali perche'
organizzano boiate come "cento metri per la pace- Solidarieta'
per i carcerati palestinesi- Gare in bicicletta per la Palestina-
Marce per la pace ad Assisi", perche' fanno cortei, vergognosi
cortei, dileggiando la gente innocente bruciata, sgozzata,
polverizzata.
Buoni e progressisti
perche' odiano l'occidente nel quale sono nati e
di cui godono le comodita'. Odiano se stessi e si sentono
grandiosamente generosi.
Il mondo e' diviso in
tre parti, se vincera' la prima allora sara' uno e
assassino.
Non dimentichiamo i
bambini di Beslan uccisi dai mostri vestiti di
nero.
Deborah Fait, www.informazionecorretta.com
PUTIN
Molti chiedono conto a Putin della
strage in Ossezia. È un atteggiamento facile da riassumere:
"Ciò che è accaduto è orribile. Putin
doveva impedirlo. Come, non so: ma io non sono il Presidente
della Russia".
Queste parole, se Putin
poteva evitare la tragedia, sono ingenerose; se neppure
poteva, sono assurde. E poi, è offensivo per l'intelligenza
e per il comune sentimento di onestà preoccuparsi
prima delle colpe di chi non ha impedito il male che di
quelle di chi il male ha commesso.
La Russia ha grandi
tradizioni di inefficienza, del resto non nascoste
dalla sua letteratura; e queste tradizioni non sono certo
state scalfite da settant'anni di statalismo comunista
e burocratico.
Ma questo non basta
per condannare il Kremlino e i corpi speciali della
polizia russa (Speznaz). Basta porsi il problema: è
facile, anzi, è possibile evitare che, in un posto
qualunque, in un modo qualunque, un pazzo qualunque uccida
un gruppo di persone qualunque?
Per far deragliare un treno basta mettere
qualche ostacolo sui binari. Per fare una strage, basta
spargere qualche litro di olio lubrificante su un'autostrada.
Non è utile far lavorare la fantasia per imprese criminali
che è orribile anche solo ipotizzare. Ma se è
divenuto più difficile (non impossibile) far precipitare
un aereo, che difficoltà avrebbe un uomo dall'aspetto
corpulento (perché ingrassato da una cintura troppo
spessa) a far esplodere la sua dinamite in una folla italiana,
in uno stadio, in una chiesa, in una festa del santo patrono?
Se in Israele questi
attentati sono ormai rari, è perché quell'infelice
paese è militarizzato e vive in stato d'assedio.
Ha controlli ferrei alle frontiere, tutti devono continuamente
mostrare il contenuto di sacche, borse e zaini e che cosa hanno
sotto i cappotti. Ma un paese come l'Italia, o qualunque
altro paese dell'Europa occidentale, che difese ha? Sarebbe un
bersaglio tanto facile che persino uno sprovveduto potrebbe
infliggerci danni pesantissimi. Quanto alle frontiere, non solo
esse sono un colabrodo (anche a causa di Schengen), ma per giunta
noi italiani abbiamo migliaia di chilometri di coste indifendibili.
La conclusione è
che, se in Italia, in Olanda o in Portogallo non abbiamo
attentati come quelli che, qualche giorno fa, hanno fatto
dieci morti a Beersheba o 330 a Beslan, non è perché
siamo più intelligenti o più prudenti di Putin:
è solo che i terroristi non hanno ancora avuto interesse
ad attaccarci. Speriamo che continui così. Speriamo che
le nostre forze dell'ordine continuino comunque a tenere gli
occhi bene aperti. Ma asteniamoci dal chiedere conto a Putin
del suo operato.
La signora Nemesi potrebbe
risentirsi. "
Gianni Pardo, 05.09.2004
L'estate sta finendo...
San Nazzaro d'Ongina . Il paesino
è di quelli a ridosso dell'argine maestro del
Po: da una parte il paese (chiesa; campanile imponente;
case basse con giardino, belle, pulite, in fila come
tanti scolaretti), in mezzo la strada, dall'altra
l'argine. Sull'argine un cartello ad indicare "Trattoria
Po". M'avvio. Strada bianca, polverosa. Si
sale lungo l'argine e si scende in golena.
Una golena stretta,
con il fiume subito lì, a neanche cinquanta
metri e, in riva al fiume, la trattoria. Casa bianca,
senza pretese, umida, con i segni dell'ultima
piena e i panni stesi alla finestra.
Entro, sono
quasi le 12,30. I tavoli all'ingresso profumano di
legno vecchio. Al banco un signore sta bevendo un bianchino.
Chiedo al proprietario ( un tipo basso, di poche
parole, un grembiale bianco gli cinge la vita): si
può mangiare?.
Mi indica (<<si
accomodi>>) un corridoio con una porta che
si apre su una saletta con una quindicina di tavoli apparecchiati,
desolatamente lindi e vuoti.
Mi siedo. Il
posto intristisce, mi alzo subito, ritorno in
corridoio, in fondo, dopo una porta a vetri, s'intravede
una specie di veranda con alcuni tavoli di plastica.
Vado, apro la porta. Il grande fiume è
lì a pochi metri, con i pioppi dell'altra sponda
che si specchiano nell'acqua addormentata.
Mi raggiunge
il proprietario e, non senza fatica, riesco a farmi
apparecchiare lì, fuori sotto la veranda.,
mangio (tagliatelle
fatte in casa con funghi e salsiccia, pesce fritto di
fiume, una bottiglia di Ortrugo, caffè, nocino,
20,50 €), guardo
intorno.
Diomadonna,
diomadonna, ma... ma questa è la stessa
trattoria -sempre cercata e mai ritrovata- che qualche
decina d'anni fa, alla fine della marcia antinucleare
di Caorso, con gli amici d'allora (e anche di oggi) Paola,
Silvano, Caterina, Giulio, Marco, Franca e Agostino ci vide,
stanchi e felici, ridere e leccarci le dita.
Ciao pomeriggio
di lavoro! I ricordi aumentano mentre l'Ortrugo
diminuisce. Il grande fiume, lento sonnolento, mi coinvolge
nei suoi mille verdi, gialli, grigi, azzurri e marroni
resi vivi dal volo raso della "pescatrice". Le garzelle,
im golena, volano basso, danzando a pelo sull’acqua cheta.
Pago, non vado. Ancora il tempo di una sigaretta.
(cp, 03.09.2004)
L'ORIGINE
Il mondo
in questi mesi è pieno d'orrore. È a
partire dall'11 settembre 2001 che l'umanità
sembra non potere uscire da un incubo fatto di attentati
micidiali, autobombe che scoppiano facendo decine di
morti, scannamenti di ostaggi, sequestri di teatri e scuole,
aerei fatti esplodere in volo e stragi di ogni genere. Ci si
può chiedere come ci possano essere persone tanto barbare,
tanto spietate e tanto feroci da fare cose del genere. E tuttavia
è ovvio che ci deve essere una ragione per cui i terroristi
pensano che queste azioni possano essere utili alla loro causa.
Se l'umanità fosse ragionevole e coerente condannerebbe
con tale severità coloro che hanno agito, coloro che
li hanno mandati e la "causa" che ha ispirato le loro imprese
criminali, che il terrorismo si renderebbe conto d'essere controproducente.
Ma così non è e bisogna chiedersi come mai.
Probabilmente tutto dipende dal
passato. Il terrorismo ha agito a lungo e con la massima
spietatezza in Algeria, ma si trattava di arabi contro
arabi, musulmani contro musulmani, e ai "bianchi" della
cosa è importato molto poco. Siamo forse arabi,
siamo forse musulmani?
Per decenni
i terroristi palestinesi hanno attaccato gli ebrei
in tutti i modi che oggi fanno tanta impressione. Nel
corso degli anni hanno messo in atto tutte le azioni, per
quanto vili, ignobili e crudeli, che la peggiore fantasia
potrebbe suggerire. Sono loro che hanno inventato i sequestri
di asili infantili, l'uso di travestimenti e ambulanze per
compiere attentati, e infine persino l'impiego di donne e
bambini come bombe umane. Qual è stato il risultato? Israele
è colpevole e il mondo intero s'è impietosito sulla
sorte dei palestinesi. I terroristi, sul piano mediatico,
hanno vinto. E, comunque, siamo forse ebrei, noi?
Ma la storia
è andata avanti. È nata al Qaeda, c'è
stato l'attentato alle Torri Gemelle, infine c'è
il terrorismo dell'Iraq, con tutte le forme che sappiamo:
ma di esse nessuna è nuova. I criminali hanno
trovato il manuale del perfetto terrorista già pronto.
L'unica novità è stata Al Jazeera. Solo che
ora le vittime sono americane, italiane, inglesi, russe. I
feriti, i sequestrati e i morti sono turchi, pakistani, nepalesi,
filippini, coreani. Questo non ci ha più permesso di
rimanere spettatori magnanimi, pronti a vedere anche le ragioni
di chi ha torto. Ci ha posti nella condizione delle vittime.
Di coloro che, per quanto innocenti, si vedono trasformati in obiettivi,
in moneta spendibile per ottenere un fremito d'orrore e un titolo
di giornale.
Oggi tutto
l'Occidente vorrebbe che questi assassini smettessero
d'uccidere, diffondendo assurdi proclami che offendono
il nome di Dio. Ma è troppo tardi. Essi hanno avuto
decenni per assaporare il silenzio imbarazzato dei
moderati e l'applauso delle sinistre antisemite e ostentatamente
antiamericane. Come potrebbero imparare un nuovo atteggiamento
in pochi mesi? Se era giusto uccidere israeliani e sequestrare
l'intera scolaresca di un asilo infantile (salvo errori, a
Kyriat Shmonà), perché sarebbe sbagliato uccidere
i passeggeri di due autobus a Beersheba o tutti i ragazzini
d'una scuola in Ossezia?
Per troppo
tempo l'opinione pubblica ha tollerato, compreso
e applaudito i terroristi per avere oggi il diritto
di meravigliarsi. Chi semina vento raccoglie tempesta.
Giannipardo@libero.it,
2 settembre 2004.
ATTUALITÀ IRACHENA
Negli
ultimi due giorni la notizia è quella del rapimento
di due giornalisti francesi. Le più pensosamente
corrugate fronti si sono concentrate su questi due
aspetti: i terroristi vorrebbero obbligare la Francia
ad abolire la legge che vieta il velo islamico nelle scuole;
la Francia non ha truppe in Iraq, e tuttavia due francesi sono
stati rapiti. Ma siamo sicuri che sia questo, il punto?
Un tizio
era noto per essere burbero, perché evitava addirittura
di salutare i conoscenti e comunque non dava la mano
a nessuno. Poi si scoprì che aveva il palmo che sudava
orribilmente e si vergognava a morte. Il passaggio dal fenomeno
che abbiamo sotto gli occhi alle motivazioni che lo determinano
non sempre è evidente.
Innanzi
tutto è chiaro che i rapitori non rapiscono
chi vogliono. Per esempio non riescono ad avere soldati
americani. Rapiscono quelli che possono rapire. In secondo
luogo, non distinguono gran che fra le possibili vittime.
Non distinguono fra occidentali ed orientali, prova ne
sia che hanno preso anche filippini e ucciso coreani, e neppure
fra islamici e non islamici, visto che hanno anche ucciso dei
turchi. Prima fanno il colpaccio, poi decidono che cosa fare.
Se non ci sono soldati turchi sul suolo iracheno, alla Turchia
chiediamo di non inviare autisti e merci in Iraq. Se i francesi
sono antiamericani e non hanno truppe in Iraq chiediamogli di
abolire una loro legge. Se questa è la realtà, perché
prendere sul serio le loro richieste ed esaminare le loro possibili
motivazioni come se fossero serie? Chi ci dice che, prima di rapire
dei francesi, avessero decisero di rapire dei francesi? Chi ci
dice che non prendano il primo che gi capita e poi si chiedano che
uso possono farne?
Più serio è il problema
del senso di questi crimini. Probabilmente, tutto si riduce
a dare la sensazione, ad una pubblica opinione e ad una
stampa occidentale ipersensibili, che in Iraq va tutto a
catafascio. Che gli Stati Uniti hanno perso la pace dopo
aver vinto la guerra. Che sono più importanti
i quindici giorni in cui dei delinquenti stanno asserragliati
nel Mausoleo di Alì, a Najaf, piuttosto che la
loro resa ignominiosa. Quei fanatici infatti, dopo i proclami
per cui avrebbero tutti combattuto fino alla morte, ad un certo
momento si sono resi conto che americani e polizia irachena,
mausoleo o non mausoleo, stavano per attaccare e, probabilmente,
non avrebbero fatto prigionieri. E si sono arresi.
Ovviamente
poi, ciascuno per i suoi interessi, ha recitato la
parte che gli conveniva. Al Sistani ha fatto finta di conquistare
il Mausoleo pacificamente, Moqtada al Sadr ha fatto
finta di arrendersi ad una superiore autorità
religiosa, quasi che questi dati non fossero presenti già
da prima. L'essenziale è che abbiano vinto il governo
legittimo e l'autorità religiosa moderata, sostanzialmente
favorevole alla coalizione.
La stampa
occidentale infine non ha dato sufficiente risalto
al fatto che Allawi ha affermato che al Sadr può
benissimo costituire un partito politico e partecipare
alla vita democratica irachena. Questa non è benevolenza,
è una superiore dimostrazione di forza. Allawi
è certo che al Sadr non ha un grande seguito popolare.
E, sconfitto militarmente, non è nessuno.
Di tutto
questo non si ha sufficiente traccia. In Italia conta
che abbiano ucciso un nostro giornalista. Come se la
storia si facesse uccidendo un individuo. Neanche l'uccisione
di Giulio Cesare, che era Giulio Cesare, riuscì
ad impedire il passaggio dalla Repubblica al Principato.
Giannipardo@libero.it,
1 settembre 2004