ARCHIVIO OTTOBRE
2004
Massima
del giorno
Se fossimo obbligati a vivere costantemente
su un palcoscenico, come certe persone celebri, quando potremmo
metterci le dita nel naso?
G.P.
MOLLICHINE
Fini: “occorre una pausa di riflessione”.
No. Occorre finirla con i luoghi comuni.
Mozione unitaria della Gad sul ritiro
dall’Iraq. Prima posizioni differenziate, ora una
sola. Quella sbagliata.
“Sciopero generale sulla Finanziaria
a novembre” ha annunciato Epifani. Ah, ecco la soluzione.
Gianni (Udc): “Confermiamo la richiesta
di dimissioni del Cda della Rai”. Hanno già
ottenuto quelle dell'Annunziata: si contentino.
Ciampi, operato, ha ringraziato
gli italiani per “il calore che ho sentito attorno a me”.
O era qualche linea di febbre?
Fassino: “Sono tre anni che dall’Italia
vengono solo guai per l’Europa” ha detto. In francese
si chiama folie des grandeurs, in tedesco Grössenwahn
e in inglese megalomania.
L’inflazione al 2%. I sindacati:
“È il risultato della crisi dei consumi”. Chiaro.
Un tizio esce guarito dall’ospedale: è il risultato dell’essersi
ammalato.
Diliberto: “Fini ha aperto la crisi”.
Abbia però la cortesia di dirglielo, forse non se
n‚è accorto.
Gianni Pardo, 1 nov. 2004
LA LOTTA POLITICA
DI SINISTRA
C'è un comportamento caratteristico
della sinistra - anche quando si tratta di una sinistra
democratica, occidentale e “decent” come quella
americana - per cui essa mostra da un lato la tendenza a dare lezioni
di morale a tutti e dall'altro una totale indifferenza riguardo
alla nobiltà del gesto o alla verità. Sempre e a tutto
si preferisce l'interesse della propria fazione. Di tutto
questo abbiamo una testimonianza, in un articolo di David Brooks
(New York Times), a proposito
dell'apparizione di Bin Laden e delle dichiarazioni dei due candidati.
Bush ha reagito dicendo che non si
sarebbe lasciato intimidire da bin Laden ed ha affermato
che Kerry (espressamente citato) sarebbe certamente stato
d’accordo con lui. In altre parole, facendosi rappresentante degli
Stati Uniti, ha risposto al mondo che ambedue i candidati sono
unanimi e fungibili nella difesa del paese.
Kerry non lo ha smentito ma ha approfittato
dell'occasione per accusare Bush di non avere impedito l'insorgere
del problema avendo “scelto di non usare forze americane
per catturare Osama bin Laden. Egli ha appaltato il lavoro a
stranieri”. Approfittare d'un particolare del genere pur di
attaccare Bush, usare il termine commerciale e industriale di outsourcing,
per un'operazione di guerra, è già abbastanza spregevole
di per sé. Ma c'è di peggio.
Nel dicembre del 2001 (riferisce
Brooks), quando si cercava bin Laden a Tora Bora, Kerry
disse a Larry King, a proposito della strategia del momento,
che essa “sta avendo il suo effetto ed è il miglior
modo di proteggere le nostre truppe”. Aggiungendo: “Penso
che in questa occasione ci siamo comportati piuttosto bene e dovremmo
continuare a comportarci in questo modo”. In altre parole, secondo
Kerry, Bush è colpevole dessersi comportato come lui stesso,
Kerry, si sarebbe comportato al posto suo. Chapeau. Senza
dire che, quando gli Stati Uniti agiscono da soli, sono arroganti
e unilaterali, quando si fanno aiutare “appaltano il lavoro
a stranieri”. È veramente tanto sbagliato affermare che
è caratteristico della sinistra vedere non la verità
ma l'interesse della propria fazione e parlare solo in funzione
di esso?
Qualcuno
potrebbe affermare che non si può considerare Kerry
il modello di tutta la sinistra in ogni paese. Ed è
giusto. Solo che, in Italia, esperienze del passato ci hanno
fornito esempi ancora peggiori.
Giannipardo@libero.it, 30 ottobre
2004
Radicali (italiani?)
<<...In
filosofia come in politica, io sono per ogni teoria che
rifiuti l'innocenza dell'uomo e per ogni prassi che lo tratti da colpevole...>>
Più che Pasolini, leggendo la
relazione di Daniele Capezzone al terzo Congresso
dei Radicali Italiani ( 29 ottobre - 1 novembre. Roma,
Hotel Ergife) è Alber Camus che m'è venuto alla mente.
<<... Un tempo , non avevo
sulle labbra che libertà. Per colazione la spalmavo
sui crostini, tutto il giorno la masticavo, portavo fra la
gente un alito deliziosamente fresco e profumato di libertà.
Assestavo questa parola maiuscola a chiunque mi contraddiceva,
l'avevo messa al servizio dei miei desideri e della mia potenza.
... Bisogna perdonarmi per quelle imprudenze, non sapevo quel
che facevo. Non sapevo che la libertà non è una ricompensa,
né una decorazione che si festeggi con lo spumante; e neppure
un regalo, una scatola di leccornie. Oh! no, anzi è lavoro
ingrato, una corsa di resistenza molto solitaria, molto estenuante.
Niente spumante, niente amici che levano il bicchiere guardandoti
amorevolmente. Solo in un'aula tetra, solo sulla pedana al cospetto
dei giudici, e solo a decidere, di fronte a se stessi o al giudizio
altrui. Alla fine di ogni atto di libertà, c'è una sentenza;
per questo la libertà pesa troppo, specie quando si ha la febbre,
o si è inquieti, o non si ama nessuno...>> (Albert
Camus, La Caduta, ed. Bompiani, pag. 82, 83)
cp, 30.10.2004
Ue, Buttiglione:
''Mi dimetto da commissario''
Il ministro: ''La mia affermazione sul
tema dell'omosessualità è stata deformata. Contro di
essa una campagna superficiale e rozza''
Roma, 30 ott. (Adnkronos) - ''Sono pronto
a farmi da parte e quindi do le dimissioni per favorire il
percorso della Commissione Barroso''. Lo ha annunciato il ministro
delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, in una conferenza
nella sede dell'Associazione stampa estera.
''Rennèe Girard ha scritto una
volta che le comunità umane sono periodicamente attraversate
da una irresistibile pulsione di purificare se stesse selezionando
al loro interno una vittima innocente a cui addebitare tutte
le proprie colpe e le proprie nefandezze -ha spiegato il ministro-.
Questa volta, per questo compito, sono stato prescelto io e non me
ne lamento più di tanto. Del resto è compito del politico
assumersi anche delle responsabilità non sue quando questo
serve per il bene della comunità''.
Il professore, nel comunicato letto durante
la conferenza, è voluto tornare su quanto accaduto a
Strasburgo in occasione della sua audizione quando affrontò
i temi dell'omosessualità. Buttiglione ha precisato
che la sua affermazione sulla questione ''è stata deformata
in molti modi e su di essa si è scatenata una campagna di
stampa di grande superficialità e rozzezza''.
Buttiglione si è detto ''orgoglioso
di far parte di questo governo'' e ''desideroso di dare il
mio contributo''. ''Ringrazio Silvio Berlusconi e tutto il governo
per la fiducia che mi hanno accordato e per il sostegno che non
mi hanno fatto mancare'', ha concluso.
ROMA: FIRMATA LA COSTITUZIONE
DELL'UNIONE EUROPEA
(AGI) - Roma, 29 ott. - Roma: i 25 Paesi dell'Ue hanno firmato
la costituzione. Ciampi: "Sogno si realizza"; Berlusconi:
"Storico"; Prodi: "Non e' punto d'arrivo". - Nella sala degli
Orazi e Curiazi in Campidoglio, la stessa dove il 25 marzo
del 1957 nacque la Comunita' europea con i trattati di Roma, sono
riuniti i rappresentanti dei 25 Paesi che hanno firmato la prima
Costituzione
dell'Unione europea. Il primo ad apporre la firma
e' stato il premier del Belgio, seguito, in ordine alfabetico
(secondo la propria lingua) dai capi di governo di Repubblica
Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia,
Irlanda, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo,
Ungheria, Malta, Olanda, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia,
Slovacchia, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna. Turchia, Romania,
e Bulgaria hanno firmato solo l'atto finale. La Croazia e'
presente come Paese candidato osservatore.
Nell'inaugurare
la cerimonia, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi
ha parlato di "giornata storica". La cerimonia si e' svolta
alla presenza del presidente della Repubblica: "E' un sogno
che si realizza", ha commentato soddisfatto Carlo Azeglio Ciampi.
TROMBONI,
TROMBETTE & PUGNETTE
USIGRAI: "Le immagini che
avete visto della firma della Costituzione europea non
sono immagini Rai. Le riprese sono state effettuate da una
società incaricata dalla Presidenza del Consiglio"
CHI
E' CHI?
Mercenari,
terroristi e paradossi
La
strana legge italiana. Incipit dell'articolo di Magdi
Allam sul Corriere della Sera
<<In Iraq ci sono alcune
migliaia di mujahidin, combattenti islamici, e aspiranti
shahid, martiri per Allah, arruolati in Europa, Medio Oriente
e altrove nel mondo. Ebbene per la legge italiana non sono punibili
per la loro scelta ideologica, nonostante siano responsabili di
efferate stragi e mirino a sovvertire violentemente un governo
legittimo riconosciuto internazionalmente. Viceversa la stessa
legge potrebbe sanzionare pesantemente un pugno di cittadini
italiani che si recano in Iraq per lavorare onestamente come operatori
della sicurezza privati, a difesa delle istituzioni e dei beni della
collettività...>>
Non
credo che il mondo si renda conto di quanto
e' successo ieri in Israele.
Leggo su internet ancora
critiche, ancora lamentele, ancora frasi del tipo
"ma la cosa sara' lunga... ma non li porteranno via subito....
ma Sharon fa il furbo..." e mi chiedo se queste persone capiscono
di cosa stanno parlando o se si rendono conto della loro crudelta'
e cinismo.
Ariel Sharon ha preso la
decisione piu' difficile e pericolosa della sua vita,
ha deciso che basta, che bisogna dare una svolta alla
cancrena di disperazione che dopo 4 anni di guerra e di terrorismo
sta avvolgendo Israele.
Dopo aver sconfitto il
terrorismo all'interno del Paese il Premier si
e' trovato alle prese con le bande armate di criminali che
sparano missili sulle citta' israeliane vicine alla striscia
di Gaza. Per fermarli non basta rispondere colpo su colpo,
per fermarli bisognerebbe fare come gli americani in Afghanistan,
bombardare a tappeto con gravi perdite tra la popolazione. Impossibile
perche' contrario all'etica di Zahal e perche' gli israeliani
stessi insorgerebbero.
Sharon ha deciso di dire agli ebrei
di Gaza " via di la', e' doloroso, e' contrario a quello
che ho voluto per anni ma e' arrivato il momento di andarsene,
non abbiamo scelta ".
Grande coraggio, grande
lucidita', grande intelligenza politica. Una scelta
drammatica.
Ieri c'era una manifestazione
di settlers davanti alla Knesset e mentre guardavo quelle
famiglie con bambini e bandiere stare tranquilli ad aspettare
col cuore in gola per poi piangere una volta saputo il risultato
del voto, pensavo a quanto male dovevano sentire e, anche se
non serviva a niente, sentivo che li stavamo tradendo e
piangevo con loro.
Avrei voluto dirgli " E'
per la vostra vita, per la vita di tutti, per la nostra
democrazia, cercate di capire e perdonateci".
La decisione di Sharon
arriva in un momento in cui Israele e' logorato dalla
guerra, la gente non ce la fa piu', la tensione e' altissima,
il paese e' diviso anche se la maggioranza sta col premier
e ammira la sua determinazione.
Nessuno puo' dire se sara'
un bene o un male, non abbiamo nessuno con cui parlare
dall'altra parte se non il terrorista che ha scatenato questo
inferno, protetto ancora oggi dall'Unione Europea nonostante
le prove di quanto sia demente, corrotto e assassino,
intorno a lui i suoi schiavetti e i macellai del terrore.
E' difficile fare la pace
da soli, impossibile. Probabilmente non avremo la pace
per molto tempo ancora ma Sharon tenta la sua ultima
carta per cambiare l'ordine delle cose, una carta che potrebbe
costargli la vita, una carta dentro una scatola chiusa, fra
le lacrime disperate dei fratelli che verranno portati via dalle
loro case , da tutto quello che hanno costruito in tanti anni, circondati
dall' odio e dalla morte.
Basta! Ebrei non devono
piu' morire per la follia di nemici che non hanno mai
accettato uno stato ebraico in medio oriente.
Ebrei non devono piu' morire
perche' una parte dell'occidente si e' innamorato
di un pazzo terrorista e per anni , decenni, lo ha protetto
giustificando i suoi crimini.
Ebrei non devono piu' morire
e basta.
La democrazia israeliana
ha deciso e ha votato.
La democrazia israeliana
sapra' affrontare giorni tremendi di dolore e di rabbia.
Israele avra' il coraggio
e la forza di sopportare tutto questo , compresa
la solita incomprensione di una parte del mondo per cui niente
e' abbastanza, nessun sacrificio di Israele e' sufficiente
per avere un "bravi", hanno sempre fame di noi e delle nostre
sofferenze. Mai sazi, i cannibali.
Supereremo anche questo,
ci aspettano giorni duri e terribili, la fine di un
sogno per tanti e l'inizio dell'ignoto per tutti.
Unica realta' Israele,
il suo coraggio e la sua tragedia e la determinazione
del vecchio Leone.
Deborah Fait - informazionecorretta
CHE COSA FACCIANO NOI?
<<...Ma la politica non esaurisce
la vita. C'è un altro problema, e serio. Come si organizza
la società che crede laicamente nelle libertà
e nei diritti, ma non nell'uniformismo bacchettone e nel relativismo
inteso come assoluto?
Che cosa facciamo noi, che non siamo
omofobi né misogini, e anche per questo non siamo
favorevoli ad alcun tipo di discriminazione clerical-radicale
mascherata?
Che cosa fanno i cittadini
di fede e di milizia culturale cattolica, le classi dirigenti
in formazione senza le quali il conformismo laicista rimarrebbe
la sola dogmatica ideologia del continente?
Come facciamo ad andare oltre l'espressione
delle opinioni, che già pesa e batte il ritmo di pensiero
di tanta gente assennata?
Come facciamo a far circolare le
idee che legano, con mille sfumature di differenza, e
in nome del diritto alla differenza e alla pluralità
di linguaggi e di comportamenti, gli occidentali che non hanno
rinunciato a un pensiero autonomo sulla realtà e sul
mondo, sulle istituzioni e sulla politica?
Come facciamo a pesare in un'Europa
che idoleggia lo spirito di resa di Chirac e l'identificazione
della verità con il numero, con la mera maggioranza aritmetica,
fatta da Zapatero?
Mobilitiamoci, scriviamo, parliamo,
passiamo all'azione sociale diffusa. Non c'è cosa
più interessante e significativa da fare in un tempo come
questo.>>
Giuliano Ferrara, Il Foglio,
28.10.2004
DESIDERARE LA MORTE (ALTRUI)
Il verbo desiderare contiene la parola
“sidera”, stelle. Non significa attivarsi perché
qualcosa accada, significa solo sentire quale esito si preferirebbe
che il fato ci accordasse. Se gli amici hanno programmato un
pic nic e noi speriamo che piova sulle nostre campagne, e poi effettivamente
piove, non è che noi abbiamo impedito il
pic nic degli amici. Né, se loro avessero gioito
del loro pic nic in una giornata di sole, per ciò stesso avrebbero
provocato la nostra perdita economica, con la siccità.
Dichiarare quale esito si preferirebbe non ha influenza sulla
realtà. Certo, in un senso magico, da selvaggi, si può
pensare che la fattucchieria può provocare il male altrui.
Ma, per il diritto e per la mentalità razionale, la fattucchieria,
se a pagamento, è semplicemente una truffa.
È giuridicamente e moralmente
lecito giudicare la positività della presenza o no sulla
scena di certe persone. È anche lecito desiderarne
la rimozione per via di pensionamento, vacanze, morte naturale,
dimissioni, come che sia. C‚è un esempio che taglia la
testa al toro. Se Hitler avesse avuto un infarto mortale alla
fine del 1938, sarebbe stato ricordato come l’autore della rinascita
di una Germania che lasciava più grande, più forte e
potente di quanto non fosse mai stata. Inoltre, se il governo seguente
(come è probabile) fosse stato più o meno normale, sei
milioni di ebrei non sarebbero stati sterminati nei lager; venticinque
milioni di russi non sarebbero morti nella Grande Guerra Patriottica;
la Germania non sarebbe stata trasformata in un mucchio di rovine
fumanti; non ci sarebbero stati i massacri di Coventry, Dresda, Hiroshima...
Qualcuno ha potuto dire che la Divina Provvidenza avrebbe meglio provato
la propria esistenza fulminando Hitler nel 1938. E comunque chi, immaginandosi
nel 1938, non desidererebbe quell’infarto?
A
livelli inferiori abbiamo altri esempi. Se Stalin fosse
morto nel 1934 probabilmente si sarebbero evitate le famose
e orrende "purghe"; milioni di sventurati non sarebbero morti
nel gulag e l'Unione Sovietica non avrebbe rischiato la sconfitta
contro Hitler.
La stessa esclamazione di Ana De Palacio,
secondo cui sarebbe stato meglio se Castro, invece di rompersi
una spalla, si fosse rotto l'osso del collo, sarà poco
elegante ed anzi brutale, ma esprime un concetto semplice:
la speranza che, senza Castro, Cuba torni alla democrazia e alla
libertà.
Oggi il problema si pone per Arafat.
Tutti sanno che la sua presenza è un ostacolo sulla
via della pace, più per sua incapacità intellettuale
e per un amore ossessivo per il potere che per una comprensibile
posizione politica. Sicché il desiderio di molti è
di vederlo messo da parte, in modo che prendano il suo posto
capi più capaci di comprendere l’interesse dei palestinesi.
Ma ora sta male ed ecco che tutti si affrettano a sperare nella
sua guarigione, quasi che la sua eventuale perdita fosse chissà
che danno. Invece la semplice realtà è che, senza
Arafat - messo da parte, morto, in vacanza definitiva alle Seychelles,
poco importa - il mondo sarebbe migliore.
Tutto questo non si può dire.
Non è politically correct e neppure secondo il bon
ton. Forse non è nemmeno “morale”. Andiamo in giro in
giacca e cravatta e abbiamo ancora la mentalità dei primitivi.
Non abbiamo il coraggio delle nostre idee e dei nostri sentimenti.
Temiamo di offendere gli dei. Che Thanatos in persona venga
a dirci: “Tu m’invochi per altri ma visto che mi ami vengo da te”.
E, chissà, gli stessi morti, benché tenuti a distanza
nei cimiteri, potrebbero venire di notte a provocarci incubi, a vendicarsi
in qualche modo. Tutti discorsi da selvaggi. Finché non
si trasformano in azioni, le parole e i desideri non hanno influenza
sulla realtà. Per questo è lecito dire che, per il
bene del Vicino Oriente, è bene che Arafat non abbia il potere.
Lo si curi amorevolmente, come si fa con ogni essere umano che sta
male, ma ci si dispensi in anticipo dal piangere sulla sua eventuale
morte.
Giannipardo@libero.it , 28 ott. 2004
Commissione
Ue, Barroso ritira la squadra
Dal
Corriere on line: Il presidente designato chiede e ottiene
il rinvio dell'investitura per esaminare l'ipotesi rimpasto:
«Metterò le cose a posto»
STRASBURGO - Tabula rasa. Josè
Manuel Durdo Barroso, il presidente designato della Commissione
Ue, ritira la sua squadra di candidati commissari ed evita
così il voto di fiducia del parlamento atteso per oggi e
che con ogni probabilità l'avrebbe visto uscire sconfitto. Intuito
il rischio bocciatura, Barroso ha giocato d'anticipo e ha chiesto
tempo. Un mese, per esaminare l'ipotesi rimpasto. Richiesta subito
accolta dalle opposizioni che si augurano che la nuova commissione
sia «più forte e più rappresentativa».
Esultano i socialisti. Il capogruppo del Pse, Martin Shulz parla di
vittoria dell'Europarlamento e chiede a Barroso «di tornare
con una nuova Commissione capace di raccogliere la maggioranza».
Ora è a forte rischio la poltrona di Rocco Buttiglione, il candidato
italiano che travolto dalle critiche per le frasi sui gay ha rifiutato
fino all'ultimo di fare un passo indietro come gli aveva chiesto Barroso.
Il rimpasto riguarderebbe lui, ma non solo. Altri commissari indicati
potrebbero essere costretti a lasciare.
LA RETROMARCIA - «Se si votasse
oggi sulla Commissione l'esito non sarebbe positivo per
le istituzioni europee e per il progetto europeo. Stando
così le circostanze ho deciso di fronte alle attuali circostanze
di non presentare la nuova Commissione alla vostra approvazione»,
dichiara fra gli applausi Barroso nel suo intervento dall'assemblea
plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. «Ho bisogno
di maggior tempo per valutare le cose - continua l'ex premier portoghese
- e soppesarle e per consultarmi con il Consiglio e per consultarmi
ulteriomente con voi tutti affinché voi possiate offire un
sostegno più saldo per la Commissione entrate. Ho bisogno di
più tempo per aggiustare le cose», chiosa. Subito dopo
la seduta del parlamento viene sospesa. Il presidente del Parlamento
europeo, Josep Borrell prende atto delle parole di Barroso e certifica
lo slittamento: «A questo punto è chiaro che il Parlamento
non può pronunciarsi sulla nuova Commissione europea»,
dichiara.
RIMPASTO - E adesso? Barroso ricomincerà
le consultazioni con gli Stati membri. Nel frattempo, Romano
Prodi, presidente uscente, rimarrà a Bruxelles per
qualche settimana in più per il disbrigo delle pratiche
correnti. Prodi ha già fatto sapere di aver accettato
la richiesta di rimanere in carica fino all'assunzione di mandato
della prossima Commissione Europea. Dopo di che Barroso tornerà
al Consiglio europeo per proporre la sua nuova lista di commissari.
Secondo il vicepresidente del Pse, l'austriaco Hannes Swoboda il
rimpasto riguarderebbe Rocco Buttiglione (giustizia e affari interni)
e l'olandese Neeile Kroes (concorrenza).
NUOVO VOTO - Tutta la procedura
slitterà comunque alla prossima plenaria dell'assemblea
di Strasurgo in programma dal 15 al 18 novembre. Lo rendono
noto fonti dell'europarlamento ribadendo che, comunque, un
rinvio è contrario ai trattati e quindi per procedere
in tal senso occorre un accordo tra Consiglio europeo, Commissione
e Parlamento. Nei prossimi giorni, qualcuno ipotizza già
a Roma in occasione della firma della Costituzione, i capi di
stato e di governo si consulteranno. Il tema potrebbe entrare quindi
nell'agenda del Consiglio europeo del 4 e 5 novembre a Bruxelles.
Una volta fatte le modifiche saranno programmate nuove audizioni,
limitate ai commissari coinvolti nel rimpasto. Quindi nella seduta
del 16 novembre Barroso potrà ripresentare la nuova squadra,
sulla cui investitura si voterà il giorno successivo.
"Lo scandalo
di un'alleanza"
Su "La Stampa", analisi
di Fiamma Nirenstein della convergenza politica sul piano
di ritiro da Gaza tra il premier israeliano Sharon e il capo
dell'opposizione Peres.
<<Due vecchi sionisti
diversi l’uno dall’altro quanto si può immaginare,
si sono trovati uniti dal momento storico, in mezzo a un
mare di urla. E’ stato breve e compatto il discorso di Sharon
che da domani cambierà la politica di Israele, a meno di
sorprese straordinarie. Come ai tempi di Rabin, ancora una volta
un generale ha parlato a Israele del suo desiderio di porre un
freno alla guerra, stavolta al carissimo prezzo dello sgombero
degli insesiamenti, dello sradicamento di 8000 persone almeno, alla
violenza che tormenta la sua gente da secoli, ha dichiarato la sua
difficolta: «E’ stata la decisione più difficile
della mia vita». Ha mostrato empatia e amore verso i coloni,
verso la loro onestà e la loro dedizione alla patria, ma
non ha esitato a dir loro: la storia non è più vostra,
non siete la maggioranza, non fate della vostra idea una verità
assoluta, abbandonate il vostro pericoloso messianismo, attenetevi
alle regole democratiche, abbiamo già avuto un orribile
delitto politico. E breve e infuocato è stato anche il discorso
dell’altro vecchio, il capo del campo opposto, Shimon Peres, che
ha riconosciuto pubblicamente il coraggio di Sharon, gli ha promesso
aiuto, gli ha dato il credito di «saper guardare negli occhi
la realtà» pur insistendo sulla sua opzione quella
del dialogo, opposta all’ unilateralità scelta da Sharon. E’
stato un abbraccio che di fatto sussiste nel popolo, per il 65
per cento favorevole allo sgombero, ma che è risultato scandalo
e anatema agli occhi di tanti, anche perchè scardina i vecchi
ordini, pone domande definitive al Likud e alla sinistra, sposta
al centro tutti i fautori dello sgombero e scansa ai margini i suoi oppositori.
Sharon
e Peres, mentre robusti commessi accompagnavano fuori
della Knesset alcuni deputati agitati (tre in mezz’ora)
tenevano saldamente il centro. E’ certo un risultato di questi
quattro terribili anni di guerra contro il terrorismo che i due
vecchi si siano ritrovati sullo stesso fronte, di nuovo minuscola
e in pericolo anche nel contesto internazionale, come ha ricordato
Sharon quando ha parlato in particolare il rischio iraniano. Sharon
e Peres più che fare politica, si ritrovano nel tentativo di
tentare ogni strada possibile con audacia, anche se è una strada
stretta.
Il capo del governo e quello
dell’opposizione hanno parlato all’unisono. Sharon era
un po’ balbettante e un po’ sudato, la voce piana e quasi senza
espressione, aveva preparato il discorso da solo e chiuso
in casa, consultandosi solo con i vari testi che ha citato dicendo
sempre : aperte virgolette, chiuse virgolette. Fra gli altri
il poeta Altermann, e Menahem Begin il primo ministro di destra
che fece la pace con l’Egitto. Intorno a lui una tempesta di urla
da parte soprattutto della destra estrema che gli urlava «vattene
a casa» e anche da parte araba, che, forse per preparare
il proprio pubblico a un inopinato voto contro lo sgombero,
inveiva accusandolo di uccidere i palestinesi. Dopo il discorso
di Sharon la famosa fulminante retorica di Peres ha investito
l’aula, con domande dirette agli astanti («Forse che Hevron
è meno santo di Gaza? E allora perchè Netanyahu col
voto del partito di destra Mafdal l’ha ceduto, e nessuno ha chiesto
un referendum? Perche, tu, ministro Sharansky, voti contro oggi se
ieri hai votato a favore? Ah, perchè quello era un accordo
con una controparte? E allora chiedi un accordo anche oggi!»)
con un fuoco di sbarramento per proteggere il nemico di tanti anni,
e una persona tanto diversa da lui antropologicamente: Peres, un
intellettuale cosmopolita, Premio Nobel per la pace, gradito in
tutto il mondo; Sharon un contadino e allevatore di mucche, un generale
eroico e discusso, un soldato di poche parole e poca grazia, addirittura
odiato a sinistra, quanto Peres invece è aggraziato e elegante.
Ma si tratta di due grandi personaggi
che sanno, per età e cultura, cosa siano state le
strade d’Europa per gli ebrei che ne hanno subito l’aggressione
forsennata e quasi definitiva, e conoscono per averla costruita
la salvezza a loro derivata dallo Stato d’Israele che ambedue
hanno contribuito a fondare: per questo cercano disperatamente
una strada, insieme, come si fa quando il fronte è
assediato.>> (ripreso
da informazionecorretta)
26 OTTOBRE 1954: TRIESTE
RITORNA ITALIANA
Massima del
giorno
Per Shakespeare la vita è "il racconto
narrato da un idiota, pieno di strepito e furore, che non significa
nulla". Per Gibbon, la storia è "una registrazione di delitti,
follie e sventure dell'umanità". Per le anime belle
la vita invece è un paradiso in terra con alcuni piccoli,
recenti difetti: ma loro si stanno attivando per rimuoverli.
G.P.
MOLLICHINE
Anche Feltri e Ferrara nella lista delle Br.
Speriamo non si montino la testa.
Casini: "La politica favorisca chi cerca
una vita onesta in Italia". Autolesionismo?
Castro, quale ritorsione contro gli
Usa, ha detto che il dollaro non avrà più
corso a Cuba. Sopra il banco, ovviamente. Sotto...
Fucci, segretario dell'Anm: "Sarebbe
grave, assurdo e paradossale che questa riforma passasse".
Basta così, lo sappiamo che la magistratura è
apolitica.
Prodi: "C'è paura di questa coalizione
forte". Vero. Purtroppo anche a sinistra.
La nuova Dottrina Sociale della Chiesa esprime
il rifiuto della guerra preventiva. Prima succede il
guaio, poi interviene l'esercito del Vaticano.
In Iraq sono scomparse 380 tonnellate di
esplosivo. Nessuna preoccupazione. Ricompariranno.
Nuove cariche europee. Prodi: "Se sarà
necessario, sono pronto a restare". Nessuno lascia il
certo per l'incerto.
Giannipardo@libero.it
WOODY ALLEN EXPRESS
(2)
20. Il delitto non paga, ma lascia ottimi
conti in banca.
21. Il sesso è una cosa molto bella
tra due persone; in cinque è fantastica!
22. Non sono narcisista, né egoista.
Se fossi vissuto nell'antica Grecia non sarei stato Narciso".
"E chi saresti stato?". "Giove".
23. Da bambino volevo un cane. Ma i miei
erano poveri. Così mi comprarono una formica.
24. Andai ad un campeggio estivo per bambini
di tutte le religioni. Così fui picchiato da bambini
di tutte le religioni.
25. Dio non esiste. Però noi siamo
il suo popolo eletto.
26. Un automobilista pericoloso è
quello che vi sorpassa malgrado tutti i vostri sforzi per impedirglielo.
27. Gli Americani non gettano mai via
i loro rifiuti. Li trasformano in show televisivi!
28. Un tizio: "Provi ad avvicinarsi alla
contessa e io la faccio a pezzi". Allen: "Se un uomo mi dicesse
quello che lei mi ha detto, lo ucciderei". Il tizio: "Ma io sono
un uomo!". Allen: "Beh, intendevo un uomo un po’ meno alto…"
29. Torno a casa con una ragazza che ho
portato fuori e sei isolati prima di casa sua tira fuori
le chiavi. Allora la porto sui gradini e le metto le braccia intorno
alla vita e lei fa: "No, no, ti prego. Domani mattina mi odíerò
". E io le dico: "Basta che ti svegli al pomeriggio".
30. Durante la mia prima notte di nozze
mia moglie, sul più bello, si è alzata in piedi
per un'ovazione.
31.
Avevo un buon rapporto, direi, con i miei genitori. Di rado
mi picchiavano. Anzi, credo che mi picchiarono, in effetti,
una unica volta, durante l'infanzia. Cominciarono a picchiarmi
di santa ragione il 23 dicembre del 1942 e smisero nel '44, a
primavera inoltrata. (Il dittatore dello stato libero di Bananas).
32. Il vantaggio di essere intelligente
è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario
è del tutto impossibile.
33. Sono meravigliato dalle persone che
vogliono conoscere l'universo quando è abbastanza
difficile trovare la strada attorno Chinatown.
34. Dio ha detto agli Ebrei: Voi siete
il popolo eletto... Mmmh, a mio parere, c'è bisogno
di un ballottaggio.
35. Quando ascolto troppo Wagner mi viene
voglia di invadere la Polonia.
36. Le difficoltà sono come la
carta igienica: uno ne tira un foglio e ne vengono fuori
dieci.
37. Avrei voluto essere una spia, ma bisognava
ingoiare dei microfilm e il mio medico me l'aveva sconsigliato.
38. Io, quando guido, se non leggo m'addormento.
39. Se io faccio così bene all'amore,
è perchè mi sono esercitato a lungo da solo.
40. Ogni volta, quando un mio film ha
successo, mi chiedo: come ho fatto a fregarli ancora?
41. Una auto-stoppista è spesso
una giovane ragazza poco vestita che si trova sul vostro cammino
quando siete con vostra moglie.
42. Allora tutto il film della mia vita
mi è passato davanti agli occhi in un momento! E io
non ero nel cast!
43.
Sono a casa seduto davanti alla TV quando il telefono suona
e una voce dall'altra parte dice: "Le piacerebbe essere l'uomo
vodka di quest'anno?". E io dico: No, sono un artista, e non faccio
pubblicità, non sono un ruffiano, non bevo vodka e se lo
facessi non berrei la vostra!". E lui: "Peccato, paghiamo 5 milioni
di dollari". E io dico: "Attenda in linea, prego. Le passo il signor
Allen".
44. Ho comprato qualche disco per Sophia
Loren perchè a lei piace il jazz e volevo portarla su
qualcosa di interessante. Che so, sul divano, per esempio".
45. Di pensate discretamente profonde
ne ho fatte anch'io anche se le mie vertevano invariabilmente
su una hostess svedese.
46. Il mio fisico non tollera la roba,
l'alcool. Veramente! Ho bevuto due Martini la vigilia dell'ultimo
dell’anno e ho tentato di dirottare un ascensore su Cuba!
48. L'ultima volta che sono stato al mare
è stato con Mrs Allen, mia moglie. Durante la luna di
miele. Ero favoloso. Mi avreste adorato. Stavo sciando sull'acqua,
nudo fino alla cintola, scivolavo veloce sulla cresta dell'onda.
I muscoli luccicanti d'olio, mi tenevo con una mano sola. Lo sci
d'acqua è una meraviglia. Mia moglie, nella barca davanti a
me, vogava con foga.
48. Quand'ero piccolo i miei genitori
hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre
riuscito a trovarli.
COME I NAZISTI
Ogni mattina accendo il computer,
leggo la posta e inorridisco. Ogni mattina provo lo stesso
buco nello stomaco che nemmeno dieci caffe' riescono a cancellare.
Forse dovrei prendere dieci tazze di camomilla, se mi piacesse.
Si, la camomilla andrebbe meglio
per poter metabolizzare le notizie che mi arrivano dall'Italia.
Notizie di odio, di antisemitismo stile 1938, di violenza e
intolleranza.
Dopo il disgustoso episodio dell'Universita'
Pisa dove squadristi rossi hanno impedito al consigliere dell'ambasciata
di Israele di tenere la conferenza per la quale era
stato invitato, oggi leggo su internet un appello del
forum Palestina che chiama le gente a una grande manifestazione contro
Israele e contro quello che questa gente, nel suo odio fatto di
ignoranza, chiama "il muro dell'apartheid" invocando il congelamento
delle relazioni economiche, diplomatiche e commerciali con Israele,
il ritiro ai confini del 67 (non sanno che non erano confini ma
linee armistizali), il "rientro" ...dove?.... dei profughi...quali?....Esistono
profughi per diritto ereditario? Forse intendono parlare di quei
profughi mantenuti dall'UNRWA che impiega e da lo stipendio a membri
di Hamas?
Ahhh, dimenticavo! Per queste persone
Hamas e' un'organizzazione benefica dedita all'assassinio
all'ingrosso di ebrei.
Le
firme che appoggiano questo vergognoso appello sono moltissime,
tutte di sinistra, persone singole, associazioni, circoli,
comitati.
Non c'e' che dire, Israele ha molti nemici,
sono gli stessi del branco di Pisa, gli stessi che alle
manifestazioni non mancano di urlare "Palestina, vogliamo tutto,
lo stato di Israele deve essere distrutto", gli stessi che , a
pugno chiuso e coraggiosamente nascosti sotto la kefiah, urlano
"a morte Israele".
Italiani di cui mi vergogno di essere
connazionale, italiani che invocano la distruzione di una
nazione straniera in nome dell'odio che provano nei confronti
del popolo che la abita.
Uno si chiede legittimamente come sia
possibile, con quale faccia tosta queste persone si possano
definire "paladini della liberta'".
Se lo fossero andrebbero in Sudan
per difendere i neri sterminati dagli arabi.
Andrebbero in Tibet per difendere i tibetani
sterminati e resi schiavi dai cinesi.
Dovevano andare nell'Iraq di Saddam Hussein
per difendere i curdi sterminati col gas.
Andrebbero in Iran dove si lapidano bambine.
Chi li ha visti da quelle parti? E chi
li ha visti in altre parti del mondo dove avvengono stermini
di popolazioni? E chi li ha visti manifestare per la mancanza
di ogni diritto nei paesi arabi?
Loro stanno a casa, in Italia, al sicuro
e da la' urlano il loro odio contro gli ebrei. Organizzano manifestazioni,
rigorosamente in Italia, sempre rigorosamente al sicuro, contro
l'unico stato da cui non hanno niente da temere: Israele.
Che cuor di leoni!
Quelli di Pisa, quel branco di energumeni
che ha minacciato fisicamente un ebreo israeliano nell'esplicazione
del suo lavoro, saranno nella vita ordinaria persone normali,
bravi figli, aiuteranno le vecchiette ad attraversare la strada,
andranno a ballare, andranno al cinema, a mangiare la pizza, persone
normali insomma, giovani studenti come tanti, solo che un'ideologia
marcia e una propaganda battente colla quale sono probabilmente cresciuti,
li hanno trasformati in mostri pieni di odio alla vista di colui che
da millenni gli europei sono abituati ad odiare:l'ebreo.
E quelli che stanno organizzando la grande
manifestazione di novembre per chiedere all'Italia di boicottare
Israele e per invocare la scomparsa di questo paese in favore
di una mai esistita Palestina saranno anch'essi , forse, persone
normali che in determinate occasioni, quando sentono odore di ebreo,
si scatenano.
Come i nazisti, questi figli di mamma
si augurano la scomparsa di 5 milioni di ebrei, un milione
in meno di quelli che i loro fratelli di odio erano riusciti
a massacrare.
E come i nazisti sono convinti di essere
nel giusto, come i nazisti si dedicano alla propaganda antisemita,
come i nazisti usano la discriminazione, come i nazisti sono
senza cuore, senza coscienza e senza palle e si muovono in branco.
Deborah Fait - informazionecorretta.
AGENZIA VIAGGI
PADRE BENJAMIN
da REPORTERASSOCIATI:
<<Padre Benjamin, lei ha contatti
diretti con i rapitori dei reporter francesi?
"Si, ho contatti diretti con un emissario
del gruppo che ospita attualmente i reporter francesi..."
Che 'ospita'?
"Certo, George Malbrunot e Christian
Chesnot non possono essere considerati "rapiti" ma, appunto,
ospiti di uno dei maggiori gruppi della resistenza irachena.
Hanno deciso di comune accordo di rimanere in Iraq per documentare
le azioni della resistenza, lavorando fra mille difficolta'.
Le posso dire di piu', i rappresentanti della resistenza hanno
dato ai due reporter molto materiale audio-video che documenta quello
che davvero accade a Falluja, tempestata dai bombardamenti americani,
nonche' l'impegno delle forze della resistenza per aiutare la popolazione.
Sono video e foto che non piaceranno a Washington. Posso anticiparle
che tra pochi giorni i due reporter saranno accompagnati ad una frontiera
e saranno lasciati liberi di rientrare a Parigi con tutta la documentazione
raccolta".>>
I FIGLI DEL LEONE
Quando ci si pone il problema del
perché la gente voglia avere figli si arriva spesso
alla conclusione che ciò dipende dall'istinto di conservazione
della specie. Esistono però altri moventi: la pressione
sociale, per esempio: “Che matrimonio è, se non ci sono
figli?”. O anche da ben poco fondati motivi di sicurezza: “Diversamente,
chi si occuperà di me, quando sarò vecchio?” Un motivo
altrettanto serio è condensato nella domanda: "Ma se non hai
figli, a chi lasci il tuo cognome? La tua stirpe si estinguerà
con te!" Queste parole meritano di essere studiate.
Il leone che riesce a succedere al
capobranco uccide spesso i piccoli del precedente maschio
dominante. Ottiene in questo modo che le leonesse ridivengano
presto fecondabili, in modo da poterle ingravidare col proprio
seme. Tutto questo si spiega con l’istinto di diffondere quanto più
si può i propri geni, anche a danno dei congeneri. E questo discorso
non è esclusivamente zoologico. In Italia c'è un
dolciaio, di fama nazionale, il cui nome è un insulto, si
chiama Lazzaroni: ma questo non l’ha spinto a chiamare la sua fabbrica
Aldebaran o Gold. L'ha chiamata proprio Lazzaroni. Ha ceduto all’istinto
di diffondere, nello stesso tempo, i propri geni commerciali e i
propri geni naturali.
Il desiderio di far sì che
il proprio cognome non si estingua a volte fa ridere. Ci
sono persone che si chiamano Scornavacca, Porcu, Caratozzolo,
Porcacchia, Biribicchi e tuttavia tengono al loro casato. Essi
cercano ad esempio di tramandare il nome dei Puzzoni o dei Guardalavecchia
perché è una stirpe importante, carica di storia come
i Bourbon o i Windsor, o perché composta di esseri superiori:
si sforzano solo di far sopravvivere i propri geni giusto in quanto
propri. Che è esattamente la mentalità del leone.
Ed è ancora per questo che i genitori fanno di tutto per lasciar
molti beni ai figli. Se sono ricchi, avranno più possibilità
di sopravvivere e perpetuare la discendenza.
Un'ulteriore
considerazione nasce dal fatto che i figli portano il cognome
del padre, perché la nostra società, come quella
dei leoni, è maschilista. La leonessa che, oltre a concepirli,
partorisce ed allatta i leoncini generati dal maschio sconfitto,
accoglie senza farci molto caso il loro assassino. Fra gli uomini
occidentali, la madre investe un capitale genetico equivalente
a quello del padre, si sottopone a fatiche molto maggiori e tuttavia
il figlio appartiene alla stirpe paterna piuttosto che a quella
materna. Il paragone sembrerà a molti offensivo, ma è
difficile non vedere la parentela. Lo shakespeariano Riccardo III
non è meno criminale dei leoni della savana. Qualche decennio
fa lo Scià di Persia ripudiò la bellissima Soraya solo perché
sterile e sposò un'altra donna, meno bella, meno amata, ma fertile.
Almeno in certi casi, la moglie non è la compagna dell'uomo;
non è il suo amore o la sua amica: è il suo utero.
Fra gli occidentali, soprattutto
cattolici, questa disinvoltura non è possibile: al
povero Baldovino non è stato permesso di utilizzare un
altro utero e il trono del Belgio è passato al fratello. Ma
il fatto che le nostre tradizioni non ci consentano la disinvoltura
dei leoni e degli Scià non significa che tutto questo ci sia estraneo.
Gli uomini vogliono avere dei figli
perché così hanno la sensazione di non morire del
tutto. Questo spiega anche l'amore dei nonni per i nipoti.
I nipoti sono la promessa vivente che i geni sopravviveranno
anche ai primi generati. È come se l'individuo potesse
vedere personalmente il successo nel tempo della propria riproduzione.
I nonni sono poi felici quando vedono imporre ai nipoti il proprio
stesso nome: il bambino che si chiama esattamente come loro, magari
Calcedonio Guardalavecchia, ma è più giovane di una
cinquantina d'anni, è quasi l'immagine della loro eternità
genetica.
Giannipardo@libero.it
MANICOMIO ITALIA
Gip Bari: sono stato frainteso,
Quattrocchi è eroe
Il magistrato: «Non
mi dite che sono un filoterrorista e parlo con parole
in libertà, mi dispiace che esca adesso questa motivazione
dell'ordinanza che peraltro è lettera morta dopo quattro
giorni dalla decisione del tribunale del riesame che ha revocato
il divieto di espatrio». Così replica De Benedictis,
visibilmente contrariato per le polemiche scaturite dalla
diffusione della sua ordinanza (con la quale motivava la decisione
del ritiro del passaporto a Giampiero Spinelli, il compaesano
e amico di Cupertino, indagato per arruolamento non autorizzato
al servizio di uno Stato estero). «È una questione
di grammatica - ha spiegato De Benedictis - semanticamente mercenario
è colui che combatte e che rischia la propria vita in
favore di un'altra persona o anche di un esercito, per denaro, nel
caso di specie io ho usato il termine per intendere che rischiavano
la propria vita ed offrivano la loro protezione a privati. Mercenari
al soldo degli americani - ha precisato con forza - non c'è
nel provvedimento è una pura invenzione, un collage, questo
lo posso dire perchè sicuramente non l'ho mai scritto».
«Per quanto riguarda l'essere fiancheggiatori della coalizione
- ha precisato ancora il gip - si intende dire in diritto, perchè
è una frase giuridica, che c'è qualcuno che offre il proprio
fianco, il proprio aiuto. Io non solo non ho scritto ma neppure
mai pensato di poter offendere queste persone che hanno già
pagato duramente, la frase è in linguaggio giuridico, se non
giustifica spiega l'atteggiamento dei sequestratori, spiega cioè
per quale motivo si sia deciso da parte dei rapitori di sequestrare
quelle persone, identificate, a torto o a ragione , come potenziali
nemici. Ovviamente questa loro decisione, così da me spiegata,
non è assolutamente giustificata. Tutto potrei giustificare
- ha aggiunto - tranne un sequestro tanto più con un omicidio,
io onoro Quattrocchi». «Del reclutamento non come mercenari
ma come presunti body guard ne sono convinto per il semplice fatto
che lo ha ammesso lo stesso Spinelli - ha concluso il gip de Benedictis
- per quanto riguarda l'addestramento è impossibile che
potesse addestrarli per il semplice fatto che aveva una sede legale
alle Seychelles ed una specie di sede a Sammichele di Bari dove
mai nessuno avrebbe potuto addestrare. Del resto lo stesso Spinelli
mi ha confermato di non essere mai stato addestrato all'uso delle
armi». (dalle news
del Corriere della Sera)
Massima del
giorno
Una
persona di buon senso, e incapace di farsi illusioni, non
vota per nessuno: vota contro qualcuno.
G.P.
MOLLICHINE
Casini: “lo sciopero dei magistrati è
sempre sbagliato”. Ma di che si preoccupa, d’un errore in
più?
Per processare Andreotti sono stati
spesi 127 miliardi di lire. Che spreco. Già con un
centinaio di milioni si organizza una strage di Capaci.
Un lettore del Corriere tuona contro
i negozi aperti la domenica. Chissà perché.
Certo non ha mai fatto la spesa, lui.
Bertinotti candidato alternativo a
Prodi. Volete l’originale o la copia?
Secondo Montezemolo, il costo dell’energia
penalizza l’Italia. Forse il governo dovrebbe fare un buco
in piazza Montecitorio e trovare il petrolio.
Sciopero. L’Anm ha sospeso le udienze
per la prossima settimana: i processi, invece di durare dieci
anni, dureranno dieci anni e un giorno.
I giudici costituzionali vietano l’espulsione
e il respingimento degli immigrati irregolari. Forse anzi
li accoglieranno a casa loro.
Siniscalco: “La stagione dei condoni
è finita”. Sarà. Fino ad ora è durata sessant’anni.
Il governo reinserisce i test psicologici
per i magistrati. Contrari gli interessati. È comprensibile.
Fidel Castro è caduto.
Ci dispiace. Avremmo preferito cadesse il suo regime.
Teheran: “Non abbiamo alcuna intenzione
di produrre armi atomiche”. È quello che dicono nei giorni
dispari.
Giannipardo@libero.it -
22-10-2004
PERVERSIONI
Dino Risi intervistato da Claudio
sabelli Fioretti su Corsera Magazine – 21.10.2004:
- La prima volta di sesso
vero?
«Quasi sesso, al casino.
Lei cominciò a raccontarmi le sue storie tristi e non
facemmo niente. Poi mi innamorai di un’altra prostituta, una
certa Tina. Uscivamo insieme ogni due giorni, come due fidanzati.
Tra un camparino in galleria e
un caffè ai giardini mi raccontò la storia di quel
famoso politico che andava da lei, tirava fuori da una borsa delle
pratiche, leggeva, sottolineava e intanto lei doveva spogliarsi,
infilarsi nel letto e poi dopo pochi minuti suonava la sveglia,
lei si alzava, si stirava, faceva un bagno, usciva tutta bagnata
e doveva dirgli: “ma non ti sembra di lavorare troppo?” E lui rispondeva:
“il Paese ha bisogno di me”. Lasciava una busta con i soldi ed andava
via».
- Il nome, il nome, il nome.
«È vivo e famoso»
“SPIEGA, SE NON
GIUSTIFICA”
“Prima dell'avvento del fascismo
l'Emilia, e in particolar tutto il territorio comprendente
le province di Modena, Bologna, Forlì, Ravenna e Ferrara,
fu un focolaio di gravi agitazioni. Per affermarsi e per impedire
che le masse continuassero a seguire altri partiti, il fascismo
dovette in quella zona dare largo sviluppo allo squadrismo (...)
Tutto ciò ha concorso a creare profondi rancori. A ciò
si aggiungano le distruzioni operate dalla guerra e i soprusi compiuti,
in larga scala e in maniera talvolta efferata, durante la dominazione
nazifascista. Si è così determinata un'atmosfera di odi
e di violenza che spiega, se non giustifica, i criminosi atti di
reazione verificatesi dalla data della liberazione in poi (...) Sono
fatti dolorosi e condannevoli, ma occorre anche tener presente che
essi sono da considerarsi inerenti all'insurrezione popolare, la quale
ha sempre portato ad eccessi. In ogni epoca della storia la pubblica
opinione ha umanamente deplorato tali eccessi ma li ha altresì
giustificati politicamente e socialmente”
Da un documento redatto dall'arma
dei Carabinieri nell'agosto '45, scoperto presso l'Archivio
di Stato (ACS, Mi, Ps-Agr 1944-46, b. 15) e Citato nell'intervento
di G. CRAINZ Fra "dovere di memoria" e "diritto all'oblio",
nella rivista “I viaggi di Erodono”, n. 28 (gennaio-aprile
1996)
Giuseppe De Benedictis,
Gip.
<<Mercenari...gorilla...
erano veri e propri fiancheggiatori delle forze della
coalizione e questo spiega, se non giustifica, l'atteggiamento
dei sequestratori nei loro confronti>>
Che dire?
Come può essere che, in nome del popolo italiano,
un magistrato, fosse solo
per arroganza intellettuale, scriva
in un provvedimento giudiziario simili scempiaggini?
Sono oramai persuaso che
ci disinganneremo troppo tardi. Il razzismo ha un avvenire.
(cp, 22.10.2004)
"Che" sfiga,
Castro!
Desidero segnalare
al nostro ministro degli Interni
Desidero segnalare al nostro
ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, un fatto della cui gravità
ciascuno può giudicare. Pochi giorni fa, all’ombra
della Torre pendente, a qualche decina di metri da piazza dei Miracoli,
avrebbe dovuto svolgersi una conferenza presso la facoltà
di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Quando
un gruppo di venti studenti, appartenenti al Collettivo,
ha invaso l’aula e rivolto minacce agli organizzatori e al
relatore. Visto il clima, il preside della facoltà, professor
Alberto Massera, ha deciso e annunciato di cancellare l’iniziativa,
ha condannato il clima di violenza e accompagnato il relatore
all’uscita. Non ha ritenuto invece di avvisare le forze dell’ordine.
Il tema della conferenza avrebbe dovuto essere nientemeno che
“La repubblica di Israele oggi”. I relatori erano Maurizio Vernassa,
professore di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici,
e Shai Cohen, consigliere dell’ambasciata d’Israele a Roma. Nella
stessa aula in passato avevano avuto luogo regolarmente iniziative
sulle varie “resistenze” curda, palestinese, zapatista... Questo
accade nell’anno 2004, sessanta anni dopo la fine del regime fascista,
in una città democratica.
Yasha Reibman
Da
“Tempi” n.43 - 21 Ottobre 2004
DO
UT DES
L'organizzazione
Transparency International
ha pubblicato il suo rapporto
annuale sul tasso di corruzione percepita nei
vari paesi nel mondo.
Guidano la classifica
Haiti e il Bangladesh, paesi dove la corruzione
compromette lo sviluppo della società civile e dell'economia.
Al capo opposto della lista c'è la Finlandia che
anche quest'anno è risultata la nazione con il minor
tasso di corruzione percepita al mondo. L'Italia affianca
l'Ungheria al quarantaduesimo posto.
Kerrybaldo
I seguaci del candidato democratico alla
Casa Bianca, John F. Kerry sono stati ufficialmente invitati
dal proprio partito a denunciare qualsiasi tentativo di intimidazione
o di soppressione del diritto di voto da parte dei repubblicani.
Niente di strano, se non fosse per la postilla: denunciate,
anche "preventivamente", anche a costo di inventarvi tutto.
Il Drudge Report ha pubblicato
su internet la fotografia dell'inquietante documento, di
cui il Democratic National Council ha confermato l'autenticità.
E' tutto nero su bianco, stampato a chiare lettere nell'Election
Day Manual del partito dell'asinello. Un documento di
66 pagine messo insieme dai curatori della campagna elettorale
di Kerry e Edwards per guidare i loro supporter nella grande
sfida contro il nemico pubblico numero uno, George W. Bush.
Che cosa si consiglia
ai militanti? Come prima cosa di lanciare una campagna
mediatica che abbia per protagonisti i leader delle minoranze.
Un'intimidazione a sfondo razziale è ancora meglio
di un'intimidazione generica. Militanti e Avvocati democratici
sono già scesi in campo seguendo pedissequamente
le istruzioni ricevute dal quartier generale.
Insieme
a loro, ovviamente, la stampa italiana. Non solo "Il
Manifesto" che titola da giorni sui brogli elettorali
americani. Ma anche il Corriere della Sera, con un articolo
di prima pagina firmato dal solito Gianni Riotta, rilancia
i proclami kerrysti senza nemmeno citare il fatto che sono stati
studiati a tavolino, come arma disperata di una campagna elettorale
che sembra volgere al peggio per l'Asinello.
IL TROPPO STROPPIA
Non può essere una semplice coincidenza. Della
serie: le disgrazie non arrivano mai sole. Brutti tempi
per Rocco Buttiglione. Non bastava la querelle
culattoniana. No. Il Daily Telegraph -che tempismo!-
racconta, in un articolo, di un suo coinvolgimento
in indagini di riciclaggio a Montecarlo.
Non basterà
, come da regolare dispaccio ANSA, che Rocco
Buttiglione annunci di non saperne nulla e d'aver
querelato il quotidiano britannico. Vedrete, il capogruppo
dei kapò a Strasburgo Martin Schulz
non perderà questa occasione. Come si dice: calunniate
calunniate qualche cosa resterà.
Ah, dimenticavo,
il cardinale Renato Martino, sbeffeggiato per
aver puntato il dito contro le «potenti lobby
culturali, economiche e politiche», è
stato visto accendere un cero per grazia ricevuta.
(cp. 20.10.2004)
CULATTONI
L'autore britannico Alan Hollinghurst
ha vinto il Booker Prize, uno dei più prestigiosi
premi letterari del mondo, con il romanzo «The
Line of beauty». «È
stata una decisione molto difficile», ha spiegato
il presidente della giuria, l'ex ministro britannico della
Cultura Chris Smith. Gli organizzatori hanno confermato
che è la prima volta, nei 36 anni di storia del premio,
che il riconoscimento viene assegnato a un romanzo gay.
Il libro è una satira della Gran Bretagna all'epoca del
governo di Margaret Thatcher.
Bin Laden e i terrorristi di Hamas: ecco
gli eroi delle televisioni arabe
"Aria avvelenata
in Medio Oriente. Nei mercatini palestinesi si vende
come il pane la cassetta con le amputazioni delle teste
dei rapiti in Iraq; Arafat ha dichiarato recentemente
che Israele appesta l’aria dei palestinesi con residui atomici.
Intanto è iniziata la stagione televisiva del santo
mese di Ramadan, cominciato tre giorni fa. La notte, quando finalmente
possono mangiare, le famiglie musulmane si ritrovano a casa
l’uno dell’altro. E anche quest’anno potranno guardare in tv,
com’è tradizione, importanti serial che vengono preparati
proprio per questa occasione.
L’anno scorso
ebbe grande popolarità il serial della tv Hezbollah
Al Manar «Al ha Shatat», Diaspora, basato
sui Protocolli dei Savi di Sion - il libello ottocentesco
che durante il nazismo diffuse l’idea che gli ebrei congiurano
per dominare il mondo - e sul «blood libel»,
la sete di sangue degli ebrei che si esprime in assassini per
impastare di sangue le azzime di Pasqua.
Tutto questo
era rappresentato con grandi particolari anche nelle
quaranta puntate del serial dell’anno prima, «Cavaliere
senza cavallo». A nulla sono servite le proteste
internazionali. L’evento di quest’anno è una
coproduzione siriano-palestinese, imperniata su Yehie Ayyash,
il famoso «ingegnere» responsabile della serie
di attacchi terroristi suicidi che sugli autobus di Tel Aviv
e di Gerusalemme, fra il 1994 e il 1966, uccisero più di
cento innocenti. Nel ‘96 i servizi segreti israeliani scoprirono
il nascondiglio dell’Ingegnere a Gaza e lo eliminarono con
una carica di tritolo nascosta dentro un telefonino. L’Autorità
palestinese - e lo stesso Arafat - lo ha sempre pubblicamente
lodato e esaltato.
Un altro serial,
di produzione giordano-khatara, è avvolto da
un’aria di cupo mistero: pronto in Giordania per Ramadan,
intitolato «La via per Kabul», racconta
la storia di una coppia che vuole tornare in Afghanistan
per partecipare ai movimenti islamisti estremi. Così
è effettivamente accaduto a molti che, fuoriusciti
con l’invasione russa, vollero poi unirsi alle file dei
talebani per combatterla e tornare a dominare il Paese. La storia
sembra essere intrecciata con quella di Bin Laden, ma non
se ne sa molto: è stata interrotta d’urgenza dopo che la
tv ha ricevuto minacce dall’organizzazione dei Mujaheddin di Iraq
e Siria. I quali hanno annunciato che, se la vicenda non corrisponderà
alla verità «storica» dello scontro in atto
col mondo occidentale, la stazione tv sarà debitamente
punita. Così, nonostante i tre milioni di dollari spesi
nella produzione, i trasmettitori sono stati chiusi.
Chi l’avrebbe detto poi che dopo
tanti salamelecchi di confine, dopo le telefonate notturne
fra Sharon e Mubarak, tanto sangue e tanto sforzo in
comune negli attentati di Taba e di Ras el Satan in Sinai,
dall’Egitto sarebbe arrivata la solita vecchia musica di
odio antiebraico! Già dal primo dibattito in tv, cinque
intellettuali egiziani avevano ripetuto la solita teoria della
cospirazione: è stata Israele a mettere le bombe. Poi l’accusa
è arrivata, urlata su tutti i giornali egiziani,
da «Al Ahram», giornale di Stato, a «Al Mustakbal
al Gadal», il settimanale portavoce del partito al potere
diretto dal figlio di Mubarak, l’erede, Gamal. L’Egitto ha anche
altri importanti record di cospirazioni fantasiose e sinceramente
stupefacenti. Mubarak stesso ha ripetuto che gli attentatori
dell’11 di settembre alle Twin Towers non potevano essere arabi.
La prova del
coinvolgimento del Mossad negli attentati sul Mar
Rosso sarebbero le ambulanze schierate al confine. In
realtà, si finge di non conoscere la velocità
con cui i soccorsi israeliani hanno imparato a raggiungere
i luoghi degli attentati, per altro in questo caso vicinissimi
alla città israeliana di Eilat. Tutto ciò sarebbe comico
se non avesse alle spalle un’enorme, solida massa di propaganda.
«Se volete sapere chi è il perpetratore di ogni atto
di terrorismo - scriveva in aprile su «Al Goumoryya» (statale)
il vicedirettore Abd Al Wahhab - cercate gli ebrei sionisti...
L’ultima operazione è stato l’attentato di Madrid»."
Fiamma
Nirenstein su LA STAMPA
LA DOTTRINA DI MARCO RIZZO
Marco
Rizzo ha scritto una lettera al Corriere (in calce*)
ed io ho scritto al Corriere la lettera che segue. Non
che siano parole d'oro, ma possono rilanciare la discussione
fra noi.
Marco
Rizzo, oltre a ripetere le solite distorsioni del pensiero
di Buttiglione, scrive che egli costruisce "un muro
sempre più spesso tra la sua interpretazione del
cattolicesimo e il resto del mondo". Io sono ateo e tuttavia
posso assicurargli che quell'interpretazione, che ci piaccia
o no, è solo corretta dottrina cristiana. Voti contro
Buttiglione quanto vuole, ma nec ultra crepidam.
In secondo
luogo, egli scrive di preferire i religiosi e i
credenti che s'impegnano nel sociale, per la pace, ecc.
Cioè confonde religione e beneficenza, religione e politica.
Farebbe bene ad occuparsi solo di quest'ultima.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
* Caro
Mieli, secondo lei il modo di
agire di Buttiglione rende
popolare il cattolicesimo, ossia ne aiuta la causa impregnandolo
di carisma per le nuove generazioni o rischia invece
di ottenere un effetto contrario, coperto com'è da
una cupa coltre di ideologismo?
Buttiglione
si è cimentato in una sequela di dichiarazioni
di intensità via via crescente, in un simbolico autodafé,
che ha riguardato gli omosessuali, relegandoli nella
categoria del peccato, il ruolo della donna nella società,
in casa coi figli e sottomessa al marito, la donna
single, pessima madre, e infine i figli che devono crescere
in famiglia. Cui prodest? Buttiglione così facendo non
sta forse costruendo un muro sempre più spesso tra la
sua interpretazione del cattolicesimo (che va rispettata finché
rimane nella sfera privata, non pubblica né tanto meno
politica e per di più in sede europea) e il resto del
mondo? Non sono un cattolico, ma ho stima e rispetto per quei religiosi
e quei credenti che dedicano gran parte del proprio tempo
nel sociale, impegnati nel movimento per la pace, dando conforto
a chi ha bisogno, proiettando così nella sfera pubblica, con
coerenza, propri convincimenti di fede. Uno come Buttiglione
invece ottiene l'effetto opposto, perché porta davvero a quello
scontro di civiltà, così pericoloso soprattutto in
un momento delicatissimo come quello che stiamo vivendo.
Marco Rizzo, Presidente
della delegazione dei Comunisti italiani al Parlamento
europeo
OBIETTIVO: ELIMINARE ISRAELE
Lo scorso
4 ottobre il New York
Times ha pubblicato un articolo, firmato dal consulente
legale dell’Olp Michael Tarazi, che conteneva un’affermazione
politica di primissima importanza. Un articolo che non sarebbe
mai potuto comparire senza l’approvazione della dirigenza
dell’Olp e un ampio consenso fra i suoi quadri. Il titolo,
“Due popoli, uno solo stato”, dice tutto.
La posizione
dell’Olp è dunque tornata pubblicamente e ufficialmente
quella che era negli anni ’60 e ’70. Il suo obiettivo
dichiarato: l’eliminazione di Israele.
Sarebbe un errore
minimizzare la novità della cosa dicendo che
questo è sempre stato l’intento implicito dell’Olp.
Il fatto che adesso l’Olp renda esplicita questa posizione
segnala un cambiamento davvero rilevante.
Questa scelta costituisce un’ulteriore
prova che le possibilità di far avanzare il processo
di pace con questi interlocutori sono illusorie. Dichiarazioni,
delegazioni, Road Map e quant’altro possono contribuire alla
pace nel lungo periodo, ma nel contesto immediato sono vani esercizi
di wishful thinking.
La chiave per
comprendere la storia del conflitto arabo-israeliano
degli ultimi cinquant’anni è che l’Olp non è
mai stato un autentico movimento nazionalista. Se lo fosse
stato, il problema sarebbe stato risolto già da
un pezzo. Per l’Olp, distruggere Israele è più importante
che edificare uno stato palestinese indipendente o alleviare
le sofferenze del popolo palestinese. Questo è il motivo
per cui Yasser Arafat respinse l’offerta israeliana a Camp David
e la proposta di Clinton, benché entrambe offrissero la
possibilità di fondare uno stato indipendente e vitale
con capitale a Gerusalemme. In effetti non è mai stata
seriamente considerata l’assoluta irrazionalità di tale
comportamento dal punto di vista di un genuino nazionalismo palestinese...
In fondo, e sfortunatamente, questa nuova campagna dimostra
che, quando anche Israele si ritirasse dalla striscia di Gaza
o accettasse uno stato palestinese in Cisgiordania, avrebbe
solo inizio una nuova fase nella quale la dirigenza palestinese
pretenderebbe come passo successivo la demolizione di Israele.
Tarazi vuole
far credere che questa pretesa palestinese sia qualcosa
cui i palestinesi sono stati costretti dalla politica
d’Israele. In realtà, è ciò che i
leader palestinesi vanno ripetendo da anni in privato, anche
nel pieno del processo di pace.
La richiesta esplicita di smantellare Israele anziché
cercare di costruire uno stato palestinese al suo fianco scaturisce
anche dalla valutazione attuale che fanno i palestinesi. E’
un “diritto al ritorno” agli slogan degli anni ’60 e ’70 che
nasce dalla combinazione di intifada perduta, vittoria nell’arena
della propaganda internazionale e rifiuto di un reale compromesso
di pace.
Ed è anche
l’ultimo di una lunga serie di errori da parte dei
palestinesi. Per ogni persona in occidente che è
disposta ad assecondare i palestinesi nella loro pretesa
di distruggere Israele, ve ne sono altre cinque o dieci che
sono disposte ad accettare solo la presunta posizione nazionalista
palestinese: credono ai palestinesi quando dicono di volere
soltanto una patria per se stessi, ma non accetteranno
l’idea che quella patria debba comprendere anche Israele. A maggior
ragione i governi e i politici occidentali. La nuova linea
dell’Olp rischia di tradursi in un disastro sul piano delle pubbliche
relazioni, annullando quelli che sembrano essere i grandi successi
dei palestinesi nella battaglia per l’opinione pubblica.
Lo stesso Tarazi
svela l’ipocrisia di fingere che la nuova posizione
politica palestinese sia una sofferta scelta politica
ancora in discussione, quando conclude: “La sola questione
è quanto tempo ci vorrà, e quanto le due
parti dovranno ancora patire” prima che gli ebrei israeliani
si rassegnino al risultato finale.
Come sanno bene
i veri moderati palestinesi, definire il conflitto
in questi termini serve solo a garantire che, indipendentemente
da chi guida Israele, la lotta andrà avanti per
molto tempo, con molte altre sofferenze, e che i palestinesi
non avranno uno stato per molti anni ancora.
(Da: Jerusalem
Post, 12.10.04)
Antidemocratici
italiani, oggi come ieri
Alcuni anni
fa La Federazione Italia-Israele aveva l'abitudine
di invitare nelle scuole italiane ragazzi israeliani
che conoscessero la nostra lingua. Era molto importante
questo tipo di approccio con i giovani italiani completamente
avvelenati dalla politica antiisraeliana dei vari governi
catto-comunisti della penisola e dalla miliardaria, cinica
e potente propaganda filopalestinese.
Era il periodo
delle bare nere gettate dai sindacati davanti alla
Sinagoga di Roma.
Era il periodo
dei cortei della famosa Pantera con migliaia di giovani
inkaffiati e urlanti "a Morte Israele".
Era il periodo
di manifestazioni oceaniche in cui si parlava del
"Demonio Israele".
Era il periodo
in cui il Papa non nominava mai la parola Israele
e non esistevano relazioni diplomatiche tra Israele e Vaticano
tutto teso verso i paesi arabi, feroci dittature ma
stracolmi di Nunzi Apostolici.
Era il periodo
in cui i terroristi palestinesi assassini di bambini
ebrei italiani, (un pensiero al piccolo Stefano Tache'
di due anni, assassinato dai feddayin mentre usciva dalla
Sinagoga di Roma) e di anziani ebrei paralitici venivano
fatti scappare dalle massime autorita' italiane per essere accolti
come eroi dall'OLP di Arafat.
Era il periodo
in cui dire "sono ebreo e sionista" era molto pericoloso.
Era il periodo
in cui , mentre Israele veniva bombardato da Saddam
Hussein, in Italia si manifestava per il dittatore.
Era il periodo in cui chi amava
Israele si sentiva frustrato, arrabbiato, furioso e terribilmente
addolorato.
Vanda e
Golan erano due ragazzini israeliani quattordicenni,
vennero in Italia, invitati dalla Federazione,
per andare a raccontare ai loro coetanei la loro realta',
la vita dei giovani israeliani perennemente in pericolo,
nati in guerra e vissuti nel terrore. Erano arrivati pieni
di entusiasmo, emozionati di visitare il paese dei loro
nonni, felici, come tutti i ragazzini, di essere lontani da
casa e di godersela un po', liberi e "grandi".
Incominciarono
il loro giro delle scuole italiane da un Liceo di
Roma, entrarono nell'Aula Magna intimiditi dalla
platea di giovani che li guardavano con odio, kafieh che
si sprecavano, furono accolti da un buuuuuuuuuuuh e da
fischi e all'improvviso gli inkaffiati si alzarono con aria
minacciosa e incominciarono ad avanzare verso i due ragazzi
urlando "fuori di qua, assassini".
Vanda e
Golan furono fatti uscire dall'aula e portati in salvo
dalla polizia.
Vanda e
Golan, quattordici anni, belli, sorridenti, puliti
e gentili erano considerati assassini dal branco
filopalestinese di Roma.
Il
viaggio dei due ragazzi prosegui' tra alti e bassi,
aggressioni e applausi e fini' a Bolzano, ultima
tappa prima del ritorno in patria, ritorno ormai sospirato
a causa della delusione e anche della paura.
Avevo fatto
fare molta pubblicita' e la sala del liceo bolzanino
era colma. Anche la' studenti inkaffiati ma meno
cattivi forse perche' da molto tempo ero presente nelle
scuole per raccontare, spiegare, parlare, cercare di far
capire le ragioni e il dramma di Israele.
Vanda e
Golan, lui capelli biondi racchiusi in una coda di
cavallo, timido e gentile, lei, alta , bella, piu'
aggressiva del compagno , incominciarono a chiacchierare
, si presentarono, raccontarono della loro scuola, dei
programmi di studio in Israele, della bellezza del loro paese.
A un certo punto un inkaffiato chiese
" Voi andrete
a fare i soldati?"
Si
"e perche'?
non vi vergognate?"
No
"e perche'
non vi vergognate?"
Perche'
io andro' a fare il soldato per difendere la mia casa
e la mia famiglia. Rispose Golan.
Poi fu la volta di Vanda di attaccare,
lei sabra e orgogliosa, chiese all'inkaffiato
:"perche' porti la kafiah se non sei arabo?"
Perche' per me e' simbolo di liberta'.
Rispose il ragazzo a muso duro.
E Vanda,
gentile e sorridendo con tristezza:
"Ma per
me e' simbolo di morte. Allora perche' la porti davanti
a me?"
Lui non
seppe cosa rispondere, si fece piu' piccolo sotto
gli sguardi di rimprovero di tanti e alla fine nessuno
fece piu' caso a lui, completamente conquistati dai
racconti interessanti e molto coinvolgenti dei due ragazzini
israeliani.
Lo studio,
le vacanze, i campeggi, la descrizione dei kibbuzim,
delle citta', di Gerusalemme, il tutto condito da aneddoti
e da risate che nemmeno alcuni interventi velenosi di
un paio di insegnanti "progressisti" riuscirono a spegnere.
Alla fine
dell'incontro l'inkaffiato si alzo' , non aveva piu'
la kafiah al collo e notai un rigonfiamento
della tasca della sua giacca a vento, e ando' a stringere
la mano ai due ragazzi. Per una buona mezz'ora vi fu
uno scambio di indirizzi e numeri di telefono e io provai una
felicita' cosi' intensa che li avrei baciati tutti.
Sono passati
gli anni, Israele e' ancora in guerra, probabilmente
Golan e' soldato, so che Vanda ha scelto il servizio
civile e , fino a prima della seconda intifada, aiutava i
bambini palestinesi di Gerusalemme est e di Hebron.
L'Italia
e' ancora preda di odi antiisraeliani dei piu'
feroci e violenti e giorni fa un gruppo di squadristi rossi
del collettivo autonomo di Scienze Politiche dell'Universita'
di Pisa ha occupato l'Aula magna impedendo lo svolgersi
di una conferenza su Israele.
Fatto di
una gravita' eccezionale, animato dal piu' disgustoso
razzismo.
Il tempo
passa, l'odio antisemita rimane chiuso nei cuori per
esplodere a tempo debito, in Italia come in Canada, in
USA come in Francia, come in tutti i paesi di questo occidente
arabeggiante che ha fatto dell'odio antiisraeliano il
suo ideale e di cui oggi e' simbolo la bandiera arcobaleno
insieme all'intramontabile kafiah.
Il mondo
non sara' libero finche' si impedira' a una democrazia
di parlare e a dei ragazzi ebrei di raccontare del
proprio paese, nessuno sara' libero finche' si sventoleranno
le kefiah bianche e nere:
"Per
me quello e' un simbolo di morte, allora perche' lo
porti davanti a me?"
La
risposta che non ho mai rivelato a Vanda per non rattristarla
e' :
"Perche'
chi la porta ti vuole morta".
Deborah Fait, informazionecorretta
CREDERE
Jacques Ellul, nell’inserto II del Foglio del 16 ottobre 2004,
sostiene che “tutto si fonda sul fatto che noi crediamo”. Persino
le verità scientifiche sono oggetto di credenza, visto
che ognuno di noi non le ha certo scoperte o verificate. I rapporti
umani dipendono dal credere, perché per parlare
col prossimo dobbiamo credere che chi ci parla usi le parole
nello stesso senso nostro e dica prevalentemente la verità.
Lo stesso disaccordo presuppone che si sia d‚accordo su ciò
su cui si discute, cioè sulla natura del disaccordo.
Infine, sentimentalmente, si ha bisogno di credere nei valori
e nella protezione del gruppo cui si appartiene.
Ellul sostiene
anche qualcosa di più interessante: “Niente può
distruggere la credenza religiosa, tant’è vero
che ciò che la mette in questione viene subito promosso
al posto suo, diventando oggetto a sua volta di un’altra
credenza religiosa - l’ho già dimostrato - per il
sacro. La forza dissacratrice di un luogo, di un
consiglio, di una religione, viene immediatamente sacralizzata.
E succede esattamente la stessa cosa per chi pretende di distruggere
una fede. La forza distruttrice diventa subito oggetto
di fede”.
La tesi è
suggestiva e molto gradita al credente che vuol dar
di credente al miscredente: ma si tratta d’un paralogismo
e d’uno stravolgimento lessicale.
L’argomento ricorda
l’obiezione che si faceva agli scettici: voi dite
di non poter giungere a nessuna verità, ma credete
vera l’affermazione per cui non si può giungere
a nessuna verità: dunque ad una verità siete giunti!
Osservazione imbattibile, indubbiamente. Ma sterile.
Prova ne sia che, sin da allora, lo scetticismo è continuato
ad esistere, sia come parola che come tendenza, e nessuno,
parlando di Michel de Montaigne, noto scettico, direbbe che
è un maestro di contraddizioni. In fondo gli scettici sono
dei pessimisti, rispetto alla verità, mentre i temperamenti
religiosi sono degli ottimisti.
Riguardo al “credere”,
bisogna vedere come e che cosa si crede. La convinzione
non nasce adulta come Minerva dal cervello di Giove:
rappresenta il risultato d’un processo che è lungi
dall'essere privo d’importanza. Se, per la strada, uno sconosciuto
mi dice “Ho visto volare da est a ovest un elefante”, ed
io gli credo, non è come se il mio medico mi dice che la
novocaina è un anestetico, ed io gli credo. C’è una
differenza sostanziale fra credere ragionevolmente una cosa ragionevole
e credere qualcosa di non verificabile semplicemente perché
piace crederla.
Ellul tuttavia probabilmente
obietterebbe che, una volta che il “credente razionale” ha acquisito
un corpus di nozioni (lui direbbe una credenza), a questo
corpus aderisce con la stessa fedeltà con cui il musulmano
aderisce al Corano. E qui si vede perché si parlava di paralogismo.
È vero, il mullah e lo scienziato credono ambedue fermamente
in qualcosa, ma mentre il primo crede malgrado l’evidenza
e non è disposto a lasciar scalfire le sue convinzioni dall'evidenza,
per lo scienziato il primo imperativo è quello
di lasciar prevalere l’evidenza dell'esperimento
su qualunque precedente affermazione, per quanto illustre. Se
Galileo non avesse deciso di credere all’esperimento piuttosto
che alle idee correnti, se non avesse osato discutere
l'opinione d’Aristotele, i moderni principi della scienza
non sarebbero stati formulati.
Se, poi, un’affermazione
scientifica è stata provata innumerevoli
volte, e per questo la si crede fermamente vera, non è
che sia nata una nuova fede: è che costituirebbe
una perdita di tempo riprendere la discussione. Per favore,
non ci venite a dire che la Terra è piatta, soprattutto
dal momento che il giro del mondo è stato fatto persino
in barchetta (per primo c’è riuscito sir Francis Chichester).
Volere mettere sullo stesso piano la credenza nata da infinite
riprove, per giunta reiterabili, e credenze su fatti eventuali
e non verificabili sperimentalmente, lontani nel tempo e nello
spazio, è giocare con le parole.
Si
prenda l’attività di maghi e guaritori. A decine,
anzi, a migliaia i creduloni ne decantano le gesta
e allo scettico dicono: “Sei assolutista. Come se la
scienza potesse spiegare tutto. Come se non ci fosse ancora tanto
mistero, interno a noi! Chi dice questo non capisce che la
persona ragionevole non ha il dovere di dimostrare che gli
elefanti non volano, sta a chi afferma che volano
mostrarne uno. E non a lui, ma ad un gruppo di scienziati capaci
di capire l’eventuale trucco. Ma questo non avviene
mai. Mai che un guaritore sia disposto ad operare
in una sala operatoria, attorniato da chirurghi e prestigiatori,
cioè gente del mestiere!
Ad un livello diverso
si può forse parlare anche della religione cristiana.
Si è liberi di credere e nessuno qui contesta l’atteggiamento
dei cattolici praticanti. Ma chi crede in un’anima che
non ha mai visto, in una vita oltre la morte di cui non esiste
prova scientifica, chi crede in una Divina Provvidenza
di cui troppo spesso non si vede traccia, non può reclamare
lo stesso piatto pragmatismo di chi dice: “Io tutto queste
cose non le ho viste e non ci credo”. Credere, nel senso religioso
del termine, sarà meglio che non credere; sarà più
consolante; potrebbe perfino corrispondere alla verità (chi
può dimostrare il contrario?), ma una cosa è certa:
non si può dire che sia fondato su ragionevoli prove oggettive.
Chi non crede non ha da scusarsi e non ha nulla da dimostrare.
Senza dire che, se esistessero prove oggettive‚ una religione -
qualunque religione - nello stesso modo in cui la legge galileana
della caduta dei gravi è divenuta verità indiscussa
in tutto il mondo, quella religione sarebbe adottata in tutto il mondo.
Cosa che non si è verificata.
Chi opta per
la mentalità scientifica non opta per una fede.
Opta per una posizione che si potrebbe riassumere così:
“Credo soltanto ciò che mi sembra ragionevolmente
provato, essendo sempre pronto a cambiare opinione se mi si prova
il contrario. Ma fino a quel momento credo a ciò che mi
è stato provato”. Magari aggiungendo: “Ovviamente, il mio
scetticismo diviene monumentale se si va ad urtare contro le esperienze
basilari. Se mi venite a dire che avete inventato il moto perpetuo,
vi pregherò d'andare a giocare fuori”. E questo, a Ellul, sembrerà
un atteggiamento da credente. Ma abbiamo una sola vita. E non è
abbastanza lunga per sprecarla ascoltando sciocchezze.
Giannipardo@libero.it
17/10/04
TAGLI & RITAGLI
"... sulle due
Simone un ponte di bugie..." (Titolo de "Il Giornale"
16 ottobre 2004)
"...nascondono
le vere circostanze del sequestro..." (da "Il Giornale"
16 ottobre 2004)
"... si fa sedurre
dall'esteremismo "pacifista" filo palestinese-islamico-arabo,
al punto di creare eroine in chador che invece
di insegnare l'italiano nelle borgate romane ai figli
degli immigrati vanno a Bagdad a fare tifo per gli "insorti"
fino a fargli intascare lauti riscatti..."
(da "Libero", 16 ottobre)
"...Imprudenti
le due Simone, troppo alcol in quelle feste..." (Titolo
de "Il Giornale" 17 ottobre, intervista a Jean-Dominique
Bunel, responsabile delle Ong a Bagdad)
"... il rapimento
non è stato il frutto di una operazione politica..."
(da "Il Giornale", 17 ottobre, intervista a Jean-Dominique
Bunel, responsabile delle Ong a Bagdad)
"...Un membro
di "un ponte per..." alla sede di Roma, forse scioccato
da alcuni aspetti del comportamento dei membri della
stessa organizzazione a Bagdad, può aver avuto un'influenza
negativa in tutta questa vicenda..." (da "Il Giornale", 16 ottobre, intervista a Jean-Dominique
Bunel, responsabile delle Ong a Bagdad)
SCUOLA CUBANA:
UN VANTO?
Inizia, con questo articolo, la collaborazione
di Sara Piccardo a Capperi.
Credo che
questo documento, frutto del dialogo fra Tania Diaz
Castro, giornalista indipendente della rete cubanet.org e un ragazzino di
quindici anni, possa sfatare il mito della scuola cubana
come una delle migliori al mondo. Forse in alcuni punti
è un po’ retorico, considerando che il ragazzo ha una
forte impronta cattolica, cosa che nel testo è riportata,
ma comunque è illuminante e ci mostra le reali condizioni
di sfacelo nelle quali molti bambini e ragazzi sono costretti
a studiare (e lavorare!)
E sì,
perché la famosa scuola gratuita cubana è
gratuita grazie al lavoro degli studenti.
Quindi, vi
lascio al racconto di questo adolescente di cui non
si fa il nome nell’articolo per evitare rappresaglie contro
di lui e contro la sua famiglia. - Sara Piccardo, 16.10.2004
<<La
"scuola nei campi" è un sistema che fu avviato
33 anni fa per iniziativa di Castro.
Consiste
nel combinare lo studio e i lavori agricoli e contribuisce
in parte a coprire le spese che la scuola deve affrontare,
visto che il regime dice che l'insegnamento è gratuito.
Ma gli studenti e i genitori accettano di buon grado questo
sistema?
Quello che
dirò adesso l'ho appreso da un ragazzo che
conosco da quando è nato, quindici anni fa, un ragazzo
fuori dal comune. Parla a voce bassa, ha modi eleganti
e non gli ho mai sentito dire una parolaccia. A volte gli
presto riviste specialistiche, soprattutto di astronomia,
l'argomento che preferisce.
Il mio giovane
amico ha iniziato il nuovo anno scolastico nel "preuniversitario
en el campo" Repùblica de Guyana, situato a
otto chilometri dal villaggio Güira de Melena, nella
provincia dell'Avana.
La
scuola, mi spiega il mio amico, fu costruita negli
anni Settanta con il sistema dei prefabbricati su colonne.
In essa studiano cinquecento ragazzi, maschi e femmine.
Trenta in ogni aula (dovrebbero essere venti), e sessantatré
in ogni dormitorio.
Per
arrivare in questo luogo sperduto, i genitori devono
dotarsi di un riquimbili, una specie di bicicletta
a motore a cui si aggiunge una struttura che permette
di portare tre o quattro passeggeri. Questo è l'unico mezzo
di trasporto, tipico della regione, che permette di percorrere
strade accidentate.
Abituato
a vivere in normali condizioni igieniche, il mio
amico mi racconta che nella sua scuola tutto va male.
Le brande, o letti, sono rotte, giacché i tondini
con cui sono state fatte si sono staccati. I materassini
sono maleodoranti. Le docce non funzionano. Per lavarsi,
i ragazzi devono portare secchi d'acqua dal piano terra ai
rispettivi piani. I bagni non hanno porte, neppure quelli
delle femmine e le tazze dei water non ci sono. E il peggio è
che l'acqua che bevono è salmastra.
"La mia non sembra una scuola" dice
preoccupato.
Mi racconta
che ha accettato il preuniversitario nei campi perché
non ha avuto altra scelta. Solo così, dopo tre
anni, potrà iniziare una carriera universitaria. Senza
dubbio, i suoi genitori dubitano che sopravviverà
tutto questo tempo in un luogo del genere.
Il suo racconto
continua.
La scuola
manca di strutture sportive. Nelle aree definite di
svago si allevano maiali e nei bassi dell'edificio scorrono
le fogne.
Siccome non
ci sono regolari disinfestazioni, gli sciami di zanzare
e simili non lasciano dormire. Forse per questo i maestri
e quasi tutti gli adolescenti collocano i propri letti
nei corridoi, dove installano anche i ventilatori. Se
non ci sono blackout, chiaro.
Al
mattino molto presto, i ragazzi vanno nei campi,
a liberare dalle erbacce le coltivazioni di patate dolci
e altri vegetali. Molte volte la loro colazione è
solo un bicchiere d'acqua, a volte con zucchero, e un pezzo
di pane.
"Come i detenuti",
mi dice il mio amico, mostrandomi gli alti voti
che ha ottenuto nella seconda "habanera" nel quartiere
Ayestaràm dove vive con i suoi genitori.
Quando
tornano dai campi, dopo aver consumato un pranzo
scarso e per nulla nutriente, raggiungono le aule per
assistere alle lezioni giornaliere. Stanchi, preferirebbero
tornare nelle loro brande, piuttosto che ascoltare
il maestro.
L'ambiente
della scuola non è gradito dal mio amico.,
educato da genitori cattolici che sono sposati da lunghi
anni.
Lui pensa
che avere rapporti sessuali di nascosto e alla buona
non sia conveniente, soprattutto in età così
poco matura, ed ha ragione.
Il direttore
della scuola, Osniel Espinosa, non è favorevole
alle visite dei genitori, perché, secondo
lui, interrompono le attività. Non può essere
che voglia evitare che i genitori vedano con i loro
occhi in che condizioni è la scuola?
Di fronte alla scuola un'insegna
pubblicitaria riporta una frase di José Martì:
"Gli uomini devono essere nel posto in cui sono più utili"
Il mio giovane
amico non se ne va prima di avermi detto di essersi
dimenticato una cosa importante.
"C'è
dell'altro?" chiedo sorpresa. "Sì", risponde
serio, in piedi di fronte a me. "Anche se tutti i giorni
ripeto al mattutino "Saremo come il Che", preferisco
essere me stesso".>>
“NOI IRACHENI CHE SIAMO LA
MAGGIORANZA SILENZIOSA”
Quello che i tg non dicono: L’aumento
delle macchine nuove. Il boom delle antenne paraboliche e
dei caffè internet. L’improvviso benessere di statali
e insegnanti. Mentre nel Paese infuria la barbarie, da Bagdad
parte una rivoluzione sociale.
<<Umm Mohammed tutte
le mattine va a lavorare sotto l’ultimo albero a destra
che si incontra venendo dalla Meidan Ferdous, in arabo Piazza
del Paradiso.
Umm Mohammed (“Madre di
Maometto”) non è il nome ufficiale ma il soprannome.
Significa che la donna ha un figlio chiamato Mohammed,
per onorare il Profeta. Il suo lavoro si svolge all’aperto,
è comodo perché a pochi passi da casa, non faticoso
e discretamente pagato. Ogni giorno, dalle 8 alle 16, dà
in affitto agli automobilisti l’ombra dell’albero che si trova
all’angolo della sua strada con la Shara Al Saddoun.
Umm Mohammed è un
esempio di quella maggioranza silenziosa tirata in ballo
da re Abdallah di Giordania in un’intervista al Corriere
della Sera. Gente che collabora alla costruzione di una realtà
nuova, probabilmente democratica. Persone di buona volontà
che però, dice re Abdallah, non devono rimanere in difesa
ma alzare la voce, lottare contro gli estremismi ovunque siano.
La Shara Al Saddoun, «il
posto di lavoro» di Umm Mohammed, è un’arteria
centrale sempre piena di traffico, le vecchie botteghe
piene di polvere e i palazzoni scheggiati dalle recenti esplosioni
ma dove non mancano anche i nuovi negozi eleganti, per esempio
quelli di telefoni cellulari. Fra i paradossi dell’Iraq, dove
la sicurezza è un miraggio, figura infatti la proliferazione
incredibile dei telefonini, che fino a pochi mesi fa non esistevano
affatto. A Bagdad se ne vedono e se ne sentono squillare da tutte
le parti. Nel suq e perfino nella vecchia scuola coranica di Al Mustansiriya
o sulla pista di atletica dell’università, dove nel tardo pomeriggio
si ritrovano ragazzi e ragazze che corrono, sullo sfondo di una città
dominata dalle nere colonne di fumo delle esplosioni.
Già, le esplosioni.
L’ora delle esplosioni a Bagdad è concentrata su
tre fasce orarie. Le prime autobombe scoppiano verso le
7, quando la temperatura è fresca, i controlli minori,
perché i poliziotti non sono tutti in servizio e le possibilità
di commettere stragi maggiori, perché molti stanno facendo
la fila davanti agli uffici per procurarsi un documento o un lavoro.
C’è poi un secondo
picco di attività terroristica nel pomeriggio quando,
con la chiusura anticipata degli uffici, le strade sono piene di
gente e di traffico. A notte inoltrata, infine, verso la mezzanotte,
di tanto in tanto si verifica un «terzo turno», con
lanci di mortaio e di granate che hanno l’obiettivo specifico di spezzare
i nervi alla gente impedendole il sonno.
Al di fuori di questi periodi
di punta, anche se l’imprevisto è sempre in agguato,
la vita nella capitale dell’Iraq procede con relativa
normalità. Umm Mohammned, la signora con la nera zimarra
che affitta agli automobilisti l’ombra dell’albero, è un
esempio. «Con questo lavoro guadagno 250.000 dinari al
mese: mai visto tanto denaro», dice soddisfatta. ...>>
(continua)
Renzo Cianfanelli - Corriere della
Sera Magazine, n.23/2004
NOTICINA IN BUTTIGLIONE
Mi si fa notare che è
legittimo votare contro qualcuno ed è legittimo farlo
anche sulla base del fatto che non si condividono le sue
idee. Esse infatti influenzano la sua azione politica. Giustissimo.
In realtà Buttiglione
va difeso non contro il voto ma contro il fatto che molta
gente, udendo le sue opinioni, si sia stracciata le vesti
per l'indignazione. E abbia votato contro come si schiaccia uno
scarafaggio. Se si fosse votato contro Buttiglione, e basta,
non ci sarebbe stato nessun problema. È il contorno, che
è inammissibile.
Gianni Pardo
Massima del giorno
I rivoluzionari
hanno qualche speranza contro Dio e contro Voltaire. Nel
lungo periodo non ne hanno nessuna contro la televisione
e il McDonald's.
G.P.
MOLLICHINE
In Iraq, militari italiani
feriti accidentalmente da una pattuglia rumena.
Probabilmente, la regola d’ingaggio è: sparare
su qualunque cosa si muova.
Ciampi vorrebbe “coesione” per
sfruttare “una fase di espansione del Pil mondiale che
raggiungerà il 5%”. Ma lo sa che gli altri
lavorano, per questo?
Curati nell’utero due bimbi
italiani e uno svedese grazie alle cellule staminali:
pare però che i tre siano moralmente indignati.
Il ministero degli Esteri tedesco
e il dipartimento di Stato Usa sconsigliano di andare
nel Sinai. E poi dicono che questi enti sono inutili!
Prodi ultima edizione: molto
aggressivo e di sinistra. Ignora che una mortadella con
troppo pepe è immangiabile.
Approvata alla Camera la “sfiducia
costruttiva”. L’opposizione ha votato contro. Non vuole
nulla, di costruttivo.
In Iraq decapitati un turco
e un iracheno. Inflazione di orrore. Se si va avanti
così, per avere di nuovo i titoli, i terroristi
le teste dovranno riattaccarle.
Tremaglia ha detto: “In Europa
i culattoni sono in maggioranza”. E tutti a riprenderlo.
Giustamente. Non è vero che siano maggioranza.
Berlusconi: “Siamo a fianco
di Mubarak nella lotta contro il terrorismo” . Dunque
non ci strapazzeremo.
Berlusconi sull’Iraq: “Prima
dobbiamo avere la democrazia e poi parleremo di ritiro”.
Vaste programme!
Saddam Hussein è stato
operato di ernia nell’ospedale Ibn Sina: sta bene.
Un’altra occasione mancata.
Qualcuno ha denunciato il “grave
silenzio di Prodi” sulla vicenda Buttiglione. O è
che ha farfugliato e nessuno ha capito niente?
Cesare
Battisti ora si proclama “innocent”.
Dopo avere ucciso quattro persone. Ma è vero,
innocent in francese significa anche scemo.
Crolla la produzione di auto.
Alemanno: bisogna risanare la Fiat “ma i lavoratori
non devono pagarne le conseguenze”. Insomma, il
salario è una variabile indipendente.
Un pm della Corte europea,
Juliane Kokott, fa dichiarazioni contro la legge italiana.
Visto che porta quel cognome, per non risponderle con un insulto
bisogna essere eroici.
I membri del Cda Rai,
davanti alla commissione di Vigilanza: “Non ce ne andiamo”
Non sono mica scemi come l’Annunziata.
Mario Luzi senatore a vita a
quasi 90 anni. Meglio tardi che mai. Ma qui
tardi e mai sono molti vicini.
Petrolio a 54,60 dollari.
Si è sempre temuto che finisse il petrolio, ma
finiranno prima i soldi.
Giannipardo@libero.it
I TRE SAGGI
I tre saggi discutevano della
felicità e, cosa strana, si trovarono d’accordo su un punto:
tutti e tre si dichiaravano felici nel loro matrimonio.
“È il frutto della meditazione”,
disse uno. “È il frutto delle nostre scelte passate”,
disse un altro. “Ma anche della nostra fortuna”, disse il
terzo.
- La fortuna non pesa gran che,
obiettò il più giovane. Personalmente ho l’impressione
di essere l’autore della mia felicità coniugale.
- Eh no, gli si obiettò:
questo non puoi dirlo. La fortuna c’entra eccome. Basti
dire che avresti potuto non incontrare la donna che è
divenuta tua moglie.
- Ne avrei trovata un’altra,
tentò di difendersi quello, ma con poca convinzione.
Soprattutto gli era venuto in mente che, se quelle parole fossero
state riferite a sua moglie, non era detto che la sua felicità
coniugale durasse a lungo. Per questo, quando il collega gli chiese:
“E quest’altra avrebbe avuto le belle qualità della tua attuale
moglie?” si arrese volentieri.
La breve discussione suggerì
però al più anziano di porre una domanda:
- Abbiamo detto tutti e tre
che siamo felici del nostro matrimonio. Abbiamo ammesso
tutti e tre che, cambiando donna, non è detto che
saremmo altrettanto felici. Ora chiedo, quali sono le qualità
per cui consideriamo nostra moglie speciale?
Il più giovane - che
era il più giovane, ma aveva superato i sessant'anni
- prese volentieri la parola.
- Mia moglie non è più
una ragazzina. Ma della sua bellezza, che era abbagliante,
è rimasta una tale grazia, una tale dolcezza nello
sguardo, che io non posso vederla senza sentire nel mio cuore
che l’amo. Il suo sorriso è la ricompensa per il mio affetto,
la sua mitezza di cuore il miele della mia vita.
Il secondo, che aveva ascoltato
quelle parole con un sorriso divertito, confessò
subito che non avrebbe mai potuto dire la stessa cosa di
sua moglie. A meno di rendersi ridicolo.
-
Non è particolarmente bella, spiegò. Ha
una faccia del tutto qualunque, cucina malaccio ed ha tendenza
a spendere troppo. Ma non la cambierei con nessun’altra perché
ha una qualità che, ai miei occhi, controbilancia quasi qualunque
difetto: è straordinariamente intelligente ed ha un incomparabile
senso critico. Mi basta parlare con lei per cinque minuti ed immediatamente
so se ho avuto un’idea brillante o sciocca, se val la pena che ne
faccia un libro o è meglio che non ne parli con nessuno. È
per così dire una sicura garanzia di successo. Sta alle idee
come la galleria del vento sta alla progettazione aeronautica. Forse,
senza di lei, sarei uno sciocco.
Il più anziano si complimentò
con ambedue per le qualità delle loro spose. La
bellezza, agli occhi dell’esteta che non si stanca di
contemplarla, può essere una ragione di vita, ammise.
Poi, se alla bellezza si accompagna la dolcezza, si capisce che
ci se ne innamori per sempre. Quanto all’intelligenza, essa è
alla mente ciò che la bellezza è per gli occhi.
E forse è qualcosa di più, per chi vive più di
idee che di immagini. Avere una moglie con “incomparabile senso
critico” è avere in casa un tesoro!
“E tu che ragione hai, di amare
tua moglie?” gli chiesero allora gli altri.
- Oh, lo so, la poverina non
è niente di speciale. Non saprei indicare una sua
qualità che la farebbe emergere al di sopra delle
altre come le vostre mogli superano le altre in bellezza o
intelligenza. Mi vuol bene, questo sì. E anch'io le
voglio bene. Inoltre, il suo affetto ha una caratteristica che
non mi stancherei di apprezzare, ed è che lei non ama una
certa idea di me, ma ama me. Mi conosce, veramente. E ciò
malgrado mi ama. Non ignora nulla della mia fragilità di
essere umano. S’accorge benissimo se dico o faccio una sciocchezza
e ciò malgrado sorride e mi ama. Non ha bisogno che io sia perfetto.
Ciò che rende felice
il nostro matrimonio, ciò che forse lo rende speciale,
è che mia moglie ed io ci perdoniamo.
Gianni Pardo, 14 ottobre 2004
Riforme. Approvato il
federalismo fiscale
Entro cinque anni dalla data
di entrata in vigore della Riforma Costituzionale, le
leggi dello Stato assicureranno l'attuazione dell'articolo
119 della Costituzione, relativo al federalismo fiscale. Oggi
la Camera in apertura di seduta ha approvato, infatti, un emendamento
della Casa delle Libertà all'ultimo articolo del testo
che precisa anche come "in nessun caso l'attribuzione dell'autonomia
impositiva alle Regioni, alle Province, alle Città metropolitane
e ai Comuni può determinare un incremento della pressione
fiscale complessiva" per far fronte ai costi delle funzioni trasferite.
WOODY ALLEN EXPRESS
1. Il mondo è diviso
in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio la notte,
i cattivi se la spassano meglio il giorno.
2. Se il denaro non
può dare la felicità, figuriamoci la miseria!
3. Se solo Dio volesse darmi
un segno che esiste; ad es. depositando una grossa
somma di denaro sul mio conto in banca! (in "Without Feathers").
4. Dio è morto,
Marx è morto… e anch'io oggi non mi sento molto bene!
5. Avevo una ragazza e dovevamo
sposarci, ma c'era un conflitto religioso. Lei era atea
e io agnostico. Non sapevamo senza quale religione educare
i figli.
6. Sono contrario al
rapporti prima dei matrimonio; fanno arrivare tardi
alla cerimonia.
7. Quel ballerino aveva una
calzamaglia così stretta che non solo si distingueva
il sesso, ma anche la religione.
8. Quando fui rapito
i miei genitori si diedero subito da fare. Affittarono
la mia stanza.
9. Le maggiori differenze fra
i vari canali televisivi riguardano tuttora le previsioni
del tempo.
10. Ho un solo rimpianto
nella vita: di non essere qualcun altro.
11. Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi.
Una volta sono stato investito da un'auto spinta da due tizi.
13. "Baci da Dio!".
"Beh, sì... Lui ha preso tante cose da me!".
14. Quando ero piccolo i miei
genitori mi volevano talmente bene che misero nella culla
un orsacchiotto vivo.
15. Recentemente ho
letto la Bibbia. Non male, ma il personaggio principale
è poco credibile.
16. Il mio grado nell'esercito?
Ostaggio, in caso di guerra.
17. Il mio primo film
era così brutto che in sette stati americani
aveva sostituito la pena di morte.
18. Domattina alle sei sarò
giustiziato per un crimine che non ho commesso. Dovevo
essere giustiziato alle cinque, ma ho un avvocato in gamba.
19. Non è che
ho paura di morire. E' che non vorrei essere lì
quando questo succede.
20. Mio nonno era un uomo molto insignificante.
Al suo funerale il carro funebre seguiva le altre auto.
Cesare Battisti
La Corte di Cassazione francese
ha confermato l'estradizione per Cesare Battisti, l'italiano
condannato in appello all'ergastolo per terrorismo per
reati avvenuti nel 1978 e 79 quando militava nei "proletari
armati per il terrorismo.
"Cesare Battisti
afferma con forza di essere innocente" ha fatto sapere
il suo avvocato. Battisti - che aveva presentato appello
contro la prima sentenza di estradizione - uscendo dal suo silenzio
ed annunciando un cambio di avvocato per la sua difesa. A Irène
Terrel e Jean-Jacques de Félice - avvocati di altri
"rifugiati" italiani in Francia, si sostituiscono Eric Turcon,
Elisabeth Maisondieu-Camus e Pierre Haïk.
La Camera criminale
della Corte di Cassazione francese ha rigettato tutti
gli argomenti della difesa - fra cui il contesto degli "anni
di piombo" che avrebbero attenuato le responsabilita' del condannato,
ed ha ritenuto in particolare che la condanna italiana, intervenuta
dopo la prima domanda di estradizione formulata nel 2003, costituisse
un elemento nuovo che giustificava una nuova richiesta da parte
delle autorita' italiane.
Per
capire meglio quegli "anni di piombo", ospitiamo
questo intervento di Armando Spataro, Segretario nazionale del Movimento
per la giustizia
e sostituto procuratore della divisione antiterrorismo della procura di Milano. L'intervento è stato scritto nel momento
in cui, in un primo tempo, la Chambre d'Accusation parigina scarcerò
Cesare Battisti:
<<Scrivo queste note nell'ipotesi
che a qualcuno di quelli che erano adolescenti all'inizio
degli anni '80 possa interessare quello che sta accadendo
in Francia in relazione all'ex terrorista Cesare Battisti, oggi
scarcerato dalla Chambre d'Accusation parigina.
Non
scrivo tanto come segretario del Movimento, ma come
pm che all'epoca, insieme al collega Corrado Carnevali (oggi
aggiunto a Milano) e all'allora G.I. Pietro Forno (oggi
sostituto a Milano), seguì l'inchiesta che portò alla
condanna di Battisti.
Come magistrati non
possiamo che rispettare la decisione dei colleghi francesi
(che, verosimilmente fondata sull'assenza di esigenze cautelari,
non pregiudica la pur sempre possibile estradizione), ma come
magistrati e cittadini dell'Europa non possiamo che rimanere
esterrefatti ed amareggiati di fronte alla campagna di opinione
che, in Francia, è stata scatenata intorno alla vicenda.
...>> (continua)
Sesso all'italiana.
Il quotidiano argentino
Clarin
riporta un sondaggio secondo il quale gli italiani non fanno l'amore
molto spesso (secondo il Corriere
su 41 paesi siamo solo diciottesimi!) e dedicano poco tempo ai preliminari,
ma - come sostiene Madonna - "lo fanno meglio".
In sintesi, si danno da fare e alla fine soddisfano
pienamente la loro compagna. La Durex, che fabbrica preservativi
e per motivi di marketing si interessa al comportamento
sessuale dei suoi clienti, ha realizzato anche quest'anno un
sondaggio sui pregi e i difetti degli amanti di 41 paesi del mondo.
BUTTIGLIONE
La coerenza ha i
suoi costi. Uno di essi, e non il minore, può
essere l'obbligo di difendere le ragioni del nostro avversario.
Rocco Buttiglione, per esempio, non è simpatico.
Ha quel testone rotondo da seminarista sceso dalle montagne.
Quella pronuncia afona ed impastata in cui spiccano delle
"o" che meriterebbero l'interesse d'un esperto fonologo. Pare
sia poliglotta e questo, nel suo caso, significa che non si
limita a strapazzare l'italiano. Inoltre, pure essendo naturalmente
un conservatore, anni fa ha avuto il coraggio di allearsi con
la sinistra contro Berlusconi. Infine e soprattutto è cattolico.
Seriamente e approfonditamente cattolico. Integralmente, dice
qualcuno. Anzi, soggiunge un altro, con acrobazia linguistica,
integralisticamente. Ma tutto ciò non impedisce che, se Rocco
ha ragione, bisogna riconoscergliela.
I fatti: pare che,
candidato alla carica di Commissario Europeo, Buttiglione
abbia detto che l'essere omosessuali, pur non dovendo
comportare nessuna discriminazione giuridica, rimane un "peccato".
E a questo punto, per dirla con La Fontaine, si è
gridato "Haro sur le baudet!", dagli all'appestato!
La vicenda è paradossale. Il
termine "peccato" è religioso. Ha dunque un suo ambito
di validità da cui non dovrebbe travalicare ma in cui
nessuno dovrebbe interferire. È vero che, da sempre, la
religione ha avuto tendenza a cercare di orientare l'amministrazione
della cosa pubblica (basti pensare all'attuale questione delle
cellule staminali), e da sempre lo Stato ha cercato d'interferire
negli affari religiosi (basti pensare alla lotta per le investiture):
ma non c'è dubbio che intellettualmente i due campi siano
distinti. Ed è anche bene che lo siano in pratica. Cionondimeno,
se nessuno dice che la masturbazione debba essere illegale, nessuno
può vietare alla Chiesa Cattolica di condannarla risolutamente.
Le cose non vanno
diversamente per l'omosessualità. Per secoli
e millenni (si pensi a Dante ma anche, ancora recentemente,
ad alcuni degli Stati USA), le società sono state
ferocemente omofobiche. Omofobiche sono ancora le società
islamiche più integraliste. È dunque naturale
pensare che la mentalità della Chiesa sia solo la sacralizzazione
d'un pregiudizio sociale d'altri tempi. Per molto tempo questo
pregiudizio sociale, la legislazione laica e i principi religiosi
hanno marciato di pari passo ma col tempo, soprattutto nell'ultimo
mezzo secolo, l'atteggiamento della gente è cambiato.
In nome d'un principio d'uguaglianza dinanzi alla legge, e in
nome d'una rivoluzione sessuale che ha indotto alla massima tolleranza
in tutti i campi, l'omosessualità, almeno ufficialmente,
è stata accettata. Non è più un tabù.
La Chiesa tuttavia, anche se a volte amerebbe tanto non
essersi pronunciata definitivamente su certi argomenti (per esempio
l'indissolubilità del matrimonio, con conseguente stato
di peccato per tutti i divorziati risposati), ha il diritto
di mantenere intatti i suoi principi. E il singolo credente, obbediente
al Magistero della Chiesa e del Papa (non altro significa essere
cattolico) ha anch'egli tutto il diritto - ed anzi il dovere! -
di considerare peccato ciò che la Chiesa considera peccato.
Ma sembra che in
questa epoca piena di ideologie e fanatismi, si sia
passati da un fanatismo al suo opposto. Prima si bruciavano
in piazza gli eretici, ora si erge un rogo mediatico per
un credente che osa dirsi tale ad alta voce. Rimane lecito dichiarare
che il plusvalore è un furto a carico dei lavoratori
ma non è più lecito dire che il sesso fuori dal matrimonio
è peccato. E allora, francamente, si esagera. Sempre
che i fatti stiano come s'è detto, Rocco Buttiglione,
in questa sconfortante vicenda, ha tutte le ragioni, e chi lo
critica ha tutti i torti. Gli integralisti del laicismo dovrebbero
rendersi conto che, a questi livelli, esso diviene religione.
E un vero laico non ne ha bisogno.
Gianni Pardo, 12.10.2004
DETTO TRA NOI
"I cittadini italiani
si dividono in due categorie: i furbi e i
fessi. I fessi hanno dei princìpi. I furbi
soltanto dei fini.". Così scriveva nel 1921 Giuseppe
Prezzolini nel suo "Codice della vita italiana". A
questo ho pensato quando le agenzie hanno cominciato
a battere la notizia della bocciatura di Rocco Buttiglione
a commissario Europeo. Infilzato come un tordo per non aver
voluto dichiarare, pur affermando la distinzione kantiana
tra morale e diritto, la bontà morale dell'omosessualità.
Questo è quanto. Si, Buttiglione è
un fesso. Bastava poco per salvarsi le chiappe. Bastava, come
fanno in tanti, menare il can per l'aia e smetterla di arroccarsi
nella propria coscienza di fervente cattolico. Invece
no. Buttiglione, pur dicendosi contrario alla discriminazione degli
omosessuali, non ha rinunciato ai suoi principi.
Chapeau!
Tristissimo, al
contrario, il rosario delle dichiarazioni dei cosiddetti
"laici". Il più deludente Pannella. Così
va il mondo, e a me - laico, anticlericale e antipatizzante
di Buttiglione- oggi va di spezzare una lancia (in realtà
due articoli) in suo favore.
(cp. 12.10.2004)
1) Buttiglione
fatti islamico, di Renato Farina, editoriale per "Libero"
<<Rocco Buttiglione
è stato bocciato dal Parlamento europeo. Peggio per lui
se è cattolico e pure un po' tradizionalista. L'avevo
avvertito: parla da musulmano, e andrà meglio. Niente.
Per i deputati di Strasburgo va rispedito a casa o, meglio, in
sacristia. Il professore aveva espresso opinioni ritenute retrograde
sulle pratiche omosessuali: «Per me sono peccato
». Risposta: «Torna in Vaticano, dal tuo
Wojtyla, fai il cardinale non il ministro europeo».
Se fosse stato un ayatollah, con il cavolo lo rimandavano tra i minareti.
Ben ti sta,
Rocco. Hai dimostrato una volta ancora di non capire
niente di politica. Sei stato il solito asino, bravo
in università, imbranato fuori dalla biblioteca.
Doveva vestirsi da imam inturbantato. Citare i sermoni
del predicatore di Al Jazeera, il mitico Al Qaradawi. Se
fosse stato almeno un pelino maomettano adesso sarebbe commissario
europeo per acclamazione, lo avrebbero pure inghirlandato
come monumento al multiculturalismo. Avesse detto: «Per
il Corano l'omosessualità è peccato, in compenso consente
quattro mogli e il concubinato, non potete obbligarmi ad
avere un'altra fede. Inoltre sono un islamico moderato»,
chi lo toccava più? Votare no alla sua nomina a ministro
della Giustizia e vicepresidente sarebbe stata un'offesa al
dialogo religioso. Peggio: sarebbe stato un invito allo scontro di
civiltà. Orrore. La provocazione sarebbe stata punita:
ci avrebbero tirato giù con un paio di aerei il Duomo di
Milano. ... >>
2) Il Parlamento di Pedro e
di Zap, da "Il Foglio"
editoriale : Almodovariani e zapateristi bocciano la
libertà di coscienza di un cattolico
<<Secondo le mezze calzette
della commissione per le libertà pubbliche
del Parlamento europeo, che non si sa perché non
è presieduta da un libico come la sua omologa dell’Onu,
se un commissario a domanda risponde: “Sono cattolico,
questa è la mia idea della vita e della morale, ma le
politiche del mio mandato saranno ovviamente ispirate alla distinzione
laica tra morale e legge”, allora bisogna bocciarlo. Sarebbero
almodovariani, non fossero piccoli pesci piuttosto, smarriti
in un acquario occidentale dove gli artisti come Pedro cantano
il lamento finale del nostro modo di vita e i politicanti ragliano
senza salire al cielo. Sarebbero zapateristi, se avessero il tocco
da grande demagogo del premier spagnolo, la sua sovrana impudenza
democratica invece che la loro impunita saccenza burocratica.
Sono solo sudditi della smarrita ideologia di un ceto politico
che, nell’inverno di ogni pensiero logico e razionale, celebra
la sua onnipotente correttezza, il suo dispotico adeguamento
ai tempi.
Inutile perdere
tempo con l’argomentazione, è evidente per tabulas,
in base alle carte, che in questa bocciatura per un voto,
che speriamo sia cassata da una volontà politica residua
di essere seri, prevale soltanto il banale modernismo del
mainstream euro-occidentale. Buttiglione, lo ripetiamo, non
è andato lì a dire in quattro-cinque lingue, ci
mancherebbe altro, che il suo sarà un mandato ispirato
alla discriminazione verso gli omosessuali e al rientro delle
donne in cucina, ha soltanto ribadito il suo status autonomo
e libero di professore cattolico e amico di Giovanni Paolo
II e del suo pontificato, distinguendolo accuratamente dal suo
compito laico di commissario designato del governo italiano,
a disposizione del laico lavoro della Commissione esecutiva per
la realizzazione di politiche ispirate alla carta dei diritti da
lui stesso seguita e approvata nel suo ruolo politico di ministro
per gli Affari europei. Ma la sua bocciatura a tradimento, dopo
che giustamente è caduto il papocchio parlamentarista sulle
deleghe scambiate, è un test decisivo per tutti: per gli intellettuali
e i politici davvero laici, che dovrebbero levare ferma la loro
protesta per questo comportamento giustamente definito oscurantista
dal presidente del Consiglio; e per la Chiesa cattolica, che deve
decidere una buona volta se voglia diventare o no una specie di
Onu dello spirito, cioè un’istituzione irrilevante nelle grandi
e cruciali guerre culturali del nostro tempo. E nelle altre guerre.>>
Marcello Pera, presidente
del Senato: l'Europa prenda coscienza della minaccia di al Qaeda.
"L' Europa
ha addossato agli Usa il peso del contrasto al terrorismo:
neanche i 200 morti di Madrid hanno piegato la sua
ferma convinzione a far finta di nulla". E' chiaro
e durissimo, il presidente del Senato Marcello Pera quando analizza
la risposta del Vecchio Continente al
terrorismo islamico.
Insomma,
il presidente Pera non molla e, a Palermo, torna
sul tema del terrorismo e sul ruolo dell'Europa, in occasione
del convegno di Liberal su "Ulisse
o Titanic, libertà e distruzione nella cultura
contemporanea". Pera non fa sconti a nessuno e non
tralascia un affondo alle interpretazioni pacifiste
della Costituzione, là dove (art.11) prescrive
che "l'Italia ripudia la guerra" : "C'è scritto
- spiega - ma naturalmente significa un'altra cosa.
Per chi la scrisse nel dopoguerra quella frase importante
significava ripudio di una guerra di aggressione, o di
giustizia sommaria, o di invasione, o di intervento militare
nelle dispute internazionali; per coloro che la leggono nell'
era del pacifismo significa rifiuto della forza tout court.
A costo di arrendersi, di invocare la benevolenza di chi
ti tiene in ostaggio e ti sgozza, di vivere sotto ricatto e di
subire le minacce".
Lo scenario
internazionale attuale, invece, è diverso: "Davanti
a un pericolo in atto da dieci anni, che coinvolge
anche i Paesi arabi moderati, accusati di tradimento", l'
Europa deve "prendere coscienza della posta
in gioco in Iraq; utilizzare la risoluzione Onu n. 1546 che
l' Europa stessa ha invocato e approvato per autoconvocarsi
in un consiglio europeo ad hoc, o partecipare a una Conferenza
internazionale e prendere la decisione di presentarsi
tutti insieme in Iraq per portargli ricostruzione, assistenza
e transizione alla liberta"'.
Il Vecchio
Continente, insomma, deve muoversi, "lasciare
da parte i suoi rinascenti nazionalismi, le patetiche velleità
egemoniche di alcuni Paesi, per collaborare a iniziative
che incoraggino le riforme nel mondo arabo medio-orientale".
Se l' Europa dovesse continuare a rimanere assente
sui temi della difesa e della sicurezza "il destino dell'
Unione sarebbe gramo, e il nostro incerto".
Il presidente
del Senato cita i proclami di Al Qeada, attribuiti
a Bin Laden, per dimostrare che il terrorismo "è
in atto da almeno dieci anni" da quando un manuale di addestramento
di Al Qeada fu trovato a Londra nel '93; la dichiarazione
del Fronte islamico, del '98; il messaggio di Bin Laden
diffuso da Al Jazeera nel gennaio del 2004 e il documento
seguito alla strage di Madrid: "Vogliono la guerra santa,
la predicano e la fanno. E noi cosa vogliamo, diciamo
e facciamo?".
Quanto
all'Iraq e alla campagna per le elezioni americane, il
presidente del Senato spiega che la polemica politica
interna, divisa tra pacifisti e interventisti, vede i
primi a favore dei Democratici e i secondi dei Repubblicani.
"Eppure Kerry - osserva Pera - non solo ha detto che
'il presidente ha il diritto, e lo ha sempre avuto, al colpo
preventivo', ma ha anche aggiunto che 'questa e' stata una
grande dottrina durante la guerra fredda".
Massima del
giorno
Nella vita bisogna
guadagnarsi il diritto alla parola, nei condomini
invece tutti hanno il diritto di parola. Questo spiega
perché una riunione di condominio, o certi forum di internet,
sono spesso un'esplosione di stupidità.
G.P.
MOLLICHINE
Ucciso Ayad
Anwar Wali. L'opposizione chiede al governo
di riferire alle Camere. Berlusconi dovrebbe stare
più attento, con quei Kalashnikov.
Fabris (Udeur):
"Wali è stato ucciso due volte: dal silenzio
e dai terroristi". L'uovo di Colombo: basta gridare e i
terroristi si spaventano.
Rimpasto di
governo in Siria: sostituiti otto ministri. I vecchi
ministri si chiamavano tutti e otto Assad, i nuovi pure.
Buttiglione:
“La battaglia contro il terrorismo dovrà essere
vinta <senza ridurre gli spazi di libertà>”.
Cioè, lasciandoli liberi come oggi?
Benzina a 1,182
euro al litro. A Reims, per vedere se si risparmia,
si sta sperimentando l'alimentazione a champagne.
Arafat ha detto
“d'essere pronto a diventare un nuovo Nelson Mandela”:
ha già comprato il lucido da scarpe nero per passarselo
sulla faccia.
Arafat: "Quando
nascerà uno Stato palestinese, prima ne assumerò
la presidenza, poi la lascerò a un'altra persona".
Alla sua morte, ovviamente.
L'Iran minaccia
Israele: "Abbiamo missili balistici con 2.000 km
di gittata". Israele invece, ingenuo, si balocca ancora
con la fionda di Davide.
Annunziata: "Mi sono sentita tradita
dalle istituzioni" che "non mi hanno telefonato quando
mi sono dimessa". Testo della possibile telefonata: "Ah
sì? Beh, grazie."
Giannipardo@libero.it
L'ATOMICA
IN IRAN
Le persone prudenti
si chiedono quali possano essere le conseguenze
degli avvenimenti futuri. Anche se non si può prevedere
se si vincerà la lotteria o se le analisi ci diranno
che abbiamo il diabete, è giusto chiedersi, nel
caso, che si farà con quei soldi o che genere di vita
si dovrà condurre. Questo giustifica la domanda riguardo
alle possibili conseguenze di un'atomica iraniana. Dal momento
che quel regime sta facendo di tutto per procurarsela e dal momento
che la tecnologia necessaria, pur non essendo alla portata
del "Piccolo Chimico", non è più trascendentale, la domanda
non è incongrua.
Un Iran con
l'atomica sarebbe una grande preoccupazione. Già
è grave che la possegga un paese, come il Pakistan,
dalle incerte istituzioni e dall'ancor più
incerta democrazia (se tale è). Ma un paese
governato da una cricca di religiosi dalla mentalità
medievale e che si fa forte della parola di Dio (indefettibilmente
coincidente con la loro propria) può essere ancora
peggiore. È infatti caratteristico dei religiosi
anteporre altri valori alla stessa vita umana. Anche noi
cristiani, al riguardo, abbiamo tradizioni, visto che da
secoli la Chiesa onora i martiri: e se una religione non antepone
a tutto la vita dei propri fedeli, s'immagini quale pesa possa
dare alla vita degli altri.
L'Iran potrebbe
procurarsi l'atomica. Cosa che del resto le è
stata permessa dall'atteggiamento imbelle, contraddittorio
e in una parola stupido delle grandi potenze europee.
Il primo problema è: quando l'userebbe? Sarebbe
interessante saperlo, anche perché ciò non riguarderebbe
solo l'Iran.
La bomba atomica
è ottima quando si è gli unici a possederla.
Quando si comincia ad essere in parecchi, essa è
meno buona: perché nasce la preoccupazione della risposta.
L'Iran potrebbe, con una sola bomba, uccidere la maggior
parte degli israeliani (visto che gli ayatollah si compiacciono
di minacciare proprio loro): ma non è detto che da
alcuni buchi del deserto del Negev, o da qualche sottomarino
al largo, non escano abbastanza missili ed abbastanza bombe
atomiche da non lasciare pietra su pietra nella maggior parte
delle città iraniane. E questo farebbe riflettere chiunque.
Chiunque, s'è
detto. E tuttavia, lo stesso, non c'è da star
tranquilli. Che rinasca un altro pazzo sul modello di Hitler,
cioè di uno che non tiene conto neppure della vita
di milioni di suoi concittadini, è improbabile: ma
impossibile non è.
Oltre ai motivi ideologici, per
usare l'atomica ci sono quelli della sopravvivenza. Qualunque
paese in possesso dell'atomica, anche il più
pacifico, se minacciato di sterminio l'userebbe. Se fosse
aggredito e sconfitto in una guerra convenzionale, sarebbe
certo disposto a concedere molto al vincitore. Ma non tutto.
E se fosse minacciato d'annientamento potrebbe ricordarsi della
lezione di Sansone.
Sulla base della
ragionevolezza, dell'atomica non ci sarebbe dunque
da avere troppa paura. Questa ragionevolezza impose infatti,
per decenni, la pace tra l'Urss e gli Usa, sulla base
della cosiddetta MAD, che significa “pazzo”, in inglese,
ma è anche l'acronimo di Mutual Assured Destruction.
L‚atomica inoltre non dovrebbe mai essere usata da una
potenza atomica contro una potenza non atomica: infatti,
in questo secondo caso, sarebbe sufficiente la minaccia per
ricondurre a più miti consigli l'aggressore. Ma la
ragionevolezza dell'umanità non è una qualità su
cui ci si sentirebbe di scommettere. Con l'aumento del numero
di paesi in possesso dell'atomica, inclusi paesi canaglia
e aggressivi come la Corea del Nord, o a regime teocratico come
l'Iran, o a regime criminale come Saddam Hussein (che non ebbe l'atomica
solo perché Israele una trentina d'anni fa ne distrusse
gli impianti), una volta o l'altra qualcuno l'userà a sproposito,
la maledetta bomba. Lo dice la statistica e lo dice la stupidità
degli uomini.
Quel giorno,
i più fortunati saranno quelli che già
risiedono stabilmente nei cimiteri.
Giannipardo@libero.it
10 ottobre 2004
TUTTI I BAMBINI
SONO UGUALI?
Spesso vengo
accusata di non provare pieta' per i bambini palestinesi.
Pieta' per
le loro vite, le loro morti e per la violenza in cui
vivono. Mi investono con la frase piu' banale e retorica
"Tutti i bambini sono uguali".
No, non e'
vero, non tutti i bambini sono uguali, non tutti
gli uomini sono uguali, non tutti i valori sono uguali.
I bambini
palestinesi hanno diritto alla nostra pieta' perche'
sono vittime delle loro famiglie e della loro societa'
ma se le loro mamme e i loro papa' non provano pieta' e
li allevano nell'odio; se l'ONU, la Comunita' Internazionale,
Amnesty International restano sordi agli appelli di Israele
"Guardate cosa stanno facendo ai loro figli", con quale faccia
tosta si osa dire, scandalizzati " Israele ha ammazzato due
bambini e tu non provi pieta'? tutti i bambini sono uguali".
Ehhh no! Israele
non ammazza bambini, Israele risponde al fuoco nemico
e se il nemico porta dei bambini, dei ragazzi per le strade
e li usa come scudi umani e li mette vicino alle rampe del
razzi qassam che vengono sparati contro altri bambini, quelli
israeliani, allora nessuno puo' lamentarsi e nessuno puo'
accusare senza rischiare di essere ipocrita.
Se la tragedia
dei bambini palestinesi sta bene ai loro genitori,
Israele non puo' fare altro che denunciare al mondo
la situazione. I soldati in guerra non possono e non devono
uscire dai loro merkava', prendere i bambini per mano e portarli
via prima di incominciare la battaglia, morirebbero prima
di poterlo fare e , anche portandone via dieci, e ne arriverebbero
mille urlanti jihad, armati di bombe a mano.
Israele evita
di colpire in profondita' proprio per non dover
fare stragi di giovani vite, di bambini che corrono
come mosche dove si spara, di ragazzi col fucile in
mano e quando un ragazzino di 13 o 15 anni ha in mano un
fucile o sta per lanciare un razzo o una bomba non e'
piu' un bambino.
Io provo pieta'
per i bambini palestinesi, doppia pieta', disperata
pieta' perche' oltre a rischiare la vita vengono
uccisi dai loro genitori e dalla societa' in cui vivono.
Non permetto
pero' che mi si accusi quando nessuno fa niente
per evitare lo stupro morale in cui vivono.
I bambini
palestinesi vengono violentati nell'anima da mamme
che li vestono da kamikaze per portarli in parata a
urlare "a morte", da papa' che li portano fin da piccolissimi
per le strade a tirare sassi, ogni sasso un dollaro, e bombe
incendiarie. Vengono violentati dalla TV di stato che trasmette
senza interruzione filmati di bambini martiri che corrono
felici nei prati di Allah, prati pieni di giochi e di tanti Mohamed
al Durra che cantano ai vivi che guardano "venite, venite anche
voi, qui si sta bene, che bello il martirio, venite".
Sono distrutti
, questi bambini, dalle loro stesse famiglie e da
chi obbliga le madri a partorirli e allevarli come
piccoli mostri pieni di odio, violenza e desiderio di
morte.
Si, io ho
pieta' dei bambini palestinesi perche' vivono senza
infanzia , buttati nelle strade, alla merce' di gente
senza scrupoli che li usa da vivi e da morti.
Ho pieta'
dei bambini palestinesi perche' vengono cresciuti
per diventare martiri e servire cinicamente alla vile
propaganda di Arafat.
Perche' nessuno
ha mai avuto il fegato o l'onesta' di dire a lui
di piantarla? Perche' nessuno lo ha fermato prima che
creasse milioni di piccoli mostri? Perche' nessuno al mondo
lo accusa di utilizzare i bambini come armi?
No,
non e' lecito dire che tutti i bambini sono uguali,
non lo sono in vita e nemmeno in morte a causa dei "grandi".
I loro genitori
li fanno vivere nella violenza, gliela insegnano
la violenza, i loro fratelli grandi li portano per le
strade per farli morire spesso con un colpo sparato
proprio da loro.
Toni Capuozzo
in Terra ha rivelato le parole di una ragazza turca
sequestrata e poi liberata in Iraq: "Avevo paura
anche dei bambini che vivevano nel covo insieme
ai miei carcerieri".
Bambini che
fanno paura, dunque, questi sono i bambini del mondo
arabo, a questo vengono educati, Arafat ha fatto scuola.
Allora perche'
accusare Israele?Perche' dire a me che non provo
pieta'?
Perche'
questa frase non viene rivolta a chi li rende feroci
e a chi permette che questo avvenga?
Tutti i bambini
sono uguali?
Bene, ditelo
allora ad Arafat, alle mamme palestinesi, all'ONU,
all' UNRWA, a Amnesty, persino a Simona e Simona. Gridatelo!!!
Tutti i bambini
sono uguali ma nessuno ha il coraggio di urlarlo
in faccia a chi li inselvatichisce limitandosi a tacitare
la propria coscienza accusando Israele.
"Ecco, noi
diciamo che Israele li ammazza, ci scandalizziamo,
quindi siamo a posto"
Questa si
chiama ipocrisia. Pelosa , pelosissima ipocrisia.
Due giorni
fa altri bambini israeliani hanno visto la morte in
faccia. A Taba un terrorista suicida ha lanciato un camion
pieno di esplosivo contro l'Hotel Hilton pieno di turisti
israeliani. Al momento si contano 33 morti, per lo piu'
israeliani, e molti sono ancora i dispersi.
Migliaia di
israeliani erano in Sinai sordi agli avvisi del Mossad
"non andate, c'e' pericolo di attentati". Gli israeliani
vivono con i piguim, gli attentati, vivono col terrorismo
e rifiutano di farsi condizionare da esso. Per questo riescono
a sorridere e a divertrisi nonostante le tragedie quotidiane
, per questo i loro figli, i nostri figli vengono allevati
senza odio, come bambini normali anche se normali non sono
perche' ogni nostro bambino puo' essere divorato dall'orco terrorista.
L'orco e'
andato a cercarli anche in vacanza, in quel Sinai che
una volta era Israele e al quale tutti si sentono ancora
molto legati. L'orco e' arrivato su un camion e ha fatto
crollare 30 metri di albergo con chi c'era dentro,
tanti bambini appena andati a dormire sognando i giochi in spiaggia
dell'indomani.
No, non tutti
i bambini sono uguali.
Ci sono quelli
che vengono uccisi tra le braccia disperate delle
loro mamme e ci sono quelli che vengono mandati a morire
dall'odio delle loro mamme.
Ci sono bambini
che odiano e ci sono bambini che piangono.
Ci sono bambini
che vogliono giocare e ci sono bambini che vogliono
uccidere.
Ci sono bambini
che restano invalidi per sempre e sorridono circondati
di amore e ci sono bambini che fanno la raccolta delle
figurine dei terroristi che hanno ridotto i primi all'invalidita'
e alla morte.
Ci sono bambini
che hanno paura e ci sono bambini che fanno paura.
Deborah Fait
- informazionecorretta
NON ESAGERARE, ALMODOVAR
Il ritratto eccessivo di preti pedofili
non assomiglia alla realtà, da "Repubblica" IL PRETE
BRUTTO, articolo di di Francesco Merlo
"Padre Manolo, il salesiano che violenta
gli allievi, non somiglia, neppure lontanamente, ai
veri salesiani né, tanto meno, ai salesiani eroi
popolari dello sceneggiato su don Bosco, andato in onda
su Rai1. Al contrario qui è tutto un crescendo bruegheliano
sulle imprese maniacali dei salesiani pedofili e omosessuali,
vent´anni di stupri, omicidi e ricatti, al punto che,
alla fine, in una sarabanda infernale di perversioni maschili,
non si capisce più se il film è contro i preti o contro
i preti ineluttabilmente omosessuali o, involontariamente,
contro gli omosessuali.
Il film-scandalo
di Pedro Almodóvar, che arriva domani in Italia
con un curioso ritardo di sei mesi, denuncia non l´educazione
repressiva dei salesiani, ma la loro presunta ossessione
pedofila. E arriva, questo La mala educación, in
un´Italia che proprio ai preti affida non solo l´educazione
dei bambini, ma anche la soluzione dei principali problemi
sociali, economici, etici e politici: dalla lotta alla prostituzione,
gestita da don Benzi, al recupero dei tossicodipendenti,
consegnati a padre Eligio o a don Ciotti o a don Picchi o a
don Gallo o a quel don Gelmini che «per amore»
si spinse sino a inocularsi il virus dell´Aids. Il film,
che è un concentrato di feroce pederastia pretesca, atterra
in un´Italia che ha ispirato la legge sulla fecondazione
assistita ai dogmi della Chiesa, un´Italia dove persino
la lotta a quella stessa pedofilia che Almodóvar imputa
ai preti è stata appaltata dal governo a un prete,
don Di Noto. ..."
(per continuare
nella lettura clicca qui)
L'Fbi sequestra
i server di Indymedia
Come i nostri lettori
ben sanno, nulla è di più distante
da noi di Capperi che quanto veicola Indymedia nel suo sito....e
mai avremmo pensato di dovere dare la nostra solidarietà
a Indymedia. Giovedì scorso, alle 18 circa,
Indymedia è stata chiusa d'imperio. Agenti federali,
con un ordine federale emesso dalle autorità statunitensi,
si sono presentati nella sede statunitense e in quella
inglese di Rackspace, l'azienda che ospita i server in
cui si trovano molti siti locali di indymedia, fra cui «italy.indymedia.org»
e hanno messo i sigilli alle macchine. Nel nostro piccolo, non sapendo
le ragioni del sequesto, siamo pronti a modificare il
nostro giudizio in presenza di fatti penalmente rilevanti.
L'ipoteca
integralista sull'Egitto
di Magdi
Allam dal Corriere della
Sera
" Per
l'Egitto è il colpo più duro dal tragico
17 novembre 1997, quando sei terroristi islamici
falcidiarono a raffiche di mitra una sessantina di turisti
occidentali e una decina di poliziotti nella Valle delle Regine
a Luxor e poi si suicidarono. Per circa un anno il turismo,
che costituisce la locomotiva trainante dell'economia, si arrestò.
Le conseguenze furono assai pesanti sul piano dell'occupazione,
della svalutazione della sterlina e del calo sostanziale
del tenore di vita della popolazione. L'uscita dalla crisi
si ebbe grazie alla drastica repressione dell'estremismo
islamico e alla militarizzazione delle strutture turistiche. Ebbene
gli attentati terroristici nel Sinai di giovedì notte
indicano che questa soluzione è stata quantomeno lacunosa.
Considerando
l'insieme dell'ondata terroristica che si è
abbattuta prima e dopo l'11 settembre 2001, emerge che
i Paesi musulmani più colpiti dal terrorismo sono quelli
che tollerano una presenza significativa degli integralisti
islamici, i cui regimi si barcamenano tra la repressione
delle frange più estremiste e il contenimento della
società civile laica e liberale.
Non è
un caso che l'Egitto, al pari di Iraq, Arabia Saudita,
Turchia, Pakistan, Afghanistan, Yemen, Kuwait, Sudan,
Indonesia, Iran, Algeria, Giordania e Marocco, sia tra
i Paesi a rischio. Da quando il 6 ottobre 1981 Mubarak uscì
miracolosamente indenne dall'attentato, costato la vita al
presidente Sadat, ha fatto della stabilità interna
la massima priorità. A tal fine ha ricucito i rapporti
con i Fratelli musulmani, espressione di un Islam integralista
apparentemente legalitario, tollerandone la crescente attività
e influenza registratasi nonostante il movimento sia formalmente
fuorilegge. Sempre con l'occhio rivolto al fronte interno, Mubarak
ha patrocinato una politica estera all'insegna di un panarabismo
anacronistico e controproducente, spesso contrassegnata
dall'opposizione agli Stati Uniti. ..." (clicca
qui per continuare nella lettura)
Kenneth Bigley
L'hanno
sgozzato. Kenneth Bigley, 62 anni, sequestrato
il 16 settembre dal gruppo Tawhid wa al Jihad (Monoteismo
e guerra santa) insieme con due americani decapitati
poco dopo il rapimento. In un video la decapitazione:
sei uomini alle spalle di un Bigley in ginocchio che legge
un comunicato. Poi uno dei sei lo decapita con un coltello.
"Male
necessario" pure questo?
VOTA AFGHANISTAN
Il presidente afgano uscente Hamid Karzai è
il candidato favorito alle elezioni di domani, un appuntamento
storico per gli afgani che sceglieranno per
la prima volta il loro capo di stato. Nel 2001 Karzai
fu nominato presidente ad interim con l'appoggio degli
Stati Uniti, ma non è mai riuscito ad affermare la sua
autorità su tutto il paese. Il voto di domani è
quindi una specie di referendum sulla sua popolarità.
Se Karzai dovesse vincere al primo turno, questa sarebbe la sua
ultima possibilità di trasformarsi da figura simbolica
in vero leader afgano.
MALE NECESSARIO
Chissà come si saranno sentiti felici i milioni
di assassinati in nome del comunismo
quando, nell'alto dei cieli, avranno
saputo che il comunismo viene considerato dal sig.
Papa "un male necessario"... (cp, 07.10.2004)
ROLLING STONES
Nominata nel
dicembre scorso "Ambasciatrice di buona volontà
del Consiglio d’Europa per la lotta contro la pena di morte", Bianca
Jagger, attivista per i diritti umani ed ex moglie
di Mick, leader della storica rock band Rolling Stones,
sta partecipando alla “Conferenza internazionale
sulla pena di morte”, secondo congresso mondiale
contro la pena capitale che si è aperto ieri a Washington,
negli Stati Uniti.
Bene, la signora
Jagger, nella sua veste di ambasciatrice del Consiglio
d'Europa, ha aperto l'incontro dichiarando -udite udite-
che “il presidente George W. Bush oggi rappresenta la
minaccia più grande alla pace mondiale” .
Ricordando,
come recita un comunicato
ufficiale del Consiglio, “gli ambasciatori
di buona volontà del Consiglio d’Europa sono nominati
dal Segretario Generale per diventare messaggeri
delle politiche e delle attività dell’Organizzazione”
ci pare proprio (si fa per dire...) la persona giusta al posto giusto.
(cp, 07.10.2004)
FILATELICA
Dal blog di Lilit
(grazie Lilit!) prendiamo in prestito questo francobollo (molto
educativo e pacifico) stampato in occasione della Giornata
Internazionale dell'Infanzia 1991 nella Repubblica Islamica dell'Iran.
Hamas ringrazia
i pacifisti Israeliani
Con
le vostre marce della pace ci avete dato la forza
di continuare a ucciderci. Hamas ringrazia la sinistra
israeliana: "Ci avete dato la forza di continuare a uccidervi".
Con le critiche alla politica del premier Ariel Sharon,
con le continue marce per la pace, con i vostri distinguo
che hanno spesso spezzato l'unità nazionale nella
lotta al terrorismo.
I telespettatori
israeliani di Channel 1 hanno subissato i centralini
di proteste per l'intervista fatta dai giornalisti
Avi Yscharov e Amos Harel, rispettivamente di Voice
of Israel radio e Haaretz, durante la quale è stata
promossa la loro ultima fatica saggistico-letteraria, il libro
La settima Guerra, tutto dedicato alla cosiddetta "guerra
di Oslo", ossia ai cinque anni di terrorismo seguiti a quella
pace che invece ha portato solo lutti ai cittadini inermi dello
Stato ebraico.
I due
giornalisti hanno raccontato e fatto sentire spezzoni
di registrazioni concernenti colloqui con attuali e
passati dirigenti di Hamas. Ecco la frase incriminata
che ha creato una specie di caso nazionale: "Sono stati
la sinistra israeliana e i vostri campi pacifisti che ci hanno
convinto a continuare con gli attacchi dei martiri suicidi".
E ancora:
"..Abbiamo tentato con i nostri attacchi di creare
dissenso e spaccature nella società israeliana, e
la reazione della sinistra ci ha dato la prova che quella era
la strada giusta... quando abbiamo saputo della lettera
dei 27 piloti dell'aviazione militare israeliana che si rifiutavano
di compiere missioni di bombardamento sugli avamposti dei
terroristi nei territori occupati e quando abbiamo sentito
dei soldati che rifiutavano di fare il servizio militare in
Giudea, Samaria e Gaza, abbiamo capito che avevano ragione quelli
tra di noi che insistevano con la strategia del terrorismo
suicida... adesso sono loro che comandano".
Inoltre
i leader di Hamas adesso interpretano persino il piano
di smantellamento unilaterale delle colonie a Gaza come
la prova che Sharon tema gli estremisti palestinesi
e che con la forza prima o poi riuscirano a ottenere ciò
che veramente vogliono: la cancellazione dello Stato di Israele.
Obiettivo,
quest'ultimo, perseguito a quanto pare anche da
organizzazioni terroristiche che operano in Paesi confinanti
e che hanno concluso da anni trattati di pace con lo
Stato ebraico. Come l'Egitto, Paese in passato accusato
di fare il doppio gioco a causa dei numerosi tunnel scavati
sotto Gaza per fornire le armi alla guerriglia palestinese.
(Guido
Bedarida" gbedarida@menarini.it)
L'Onu
complice con il terrorismo
E' notizia di oggi:
l'esercito israeliano ha arrestato 13 dipendenti dell'Onu
accusati di implicazione in "attività terroristiche".
Lo ha dichiarato il generale dello Stato maggiore
Israel Ziv. "Abbiamo in mano - ha detto Ziv - una
lista di 13 persone arrestate contro le quali sono state
portati degli atti d'accusa. Queste persone arrestate sono
dipendenti dell'Onu contro i quali esistono atti di accusa sulle
loro implicazioni in attività terroristiche".
Non ci sono conferme, ma gli arresti potrebbero essere collegati
al caso Unrwa, l'agenzia Onu per i profughi palestinesi.
Ieri
Israele aveva infatti lanciato accuse su una ambulanza
dell'organizzazione sia stata usata per trasportare
un missile Qassam.
Nel
dettaglio. Una settimana fa una telecamera di un aereo
spia israeliano ha ripreso a Jabalya (Gaza) sequenze
che sembravano mostrare attivisti palestinesi intenti
a deporre un razzo Qassam in una ambulanza dell'Unrwa.
Le immagini
del "razzo nell'ambulanza" erano state trasmesse
dalla televisione israeliana venerdì sera e avevano
destato in Israele immediata indignazione. L'ambasciatore
di Israele alle Nazioni Unite Dan Gillerman aveva anche
inviato una protesta formale al segretario generale
Kofi Annan il quale ha anche deciso di avviare una inchiesta
ufficiale.
Peter
Hansen, il responsabile dell'Unrwa, è stato
accusato dai portavoce governativi di essere
"anti-israeliano per partito preso" e anche
"un bugiardo incallito". Le accuse sono ulteriormente
cresciute di tono quando, in una intervista rilasciata
alla CBC canadese, Hansen ha ammesso che fra i dipendenti
dell'Unrwa ci sono anche membri di Hamas "cosa che
- ha rilevato - non rappresenta un crimine". Nello
stesso servizio, la CBC precisa che il Canada dona all’UNRWA
10 milioni di dollari all’anno.
Pareggio
tra Cheney ed Edwards.
Dal Washington Post:
L'Iraq e il terrorismo sono i temi che hanno dominato
il dibattito tv tra il vicepresidente statunitense Dick Cheney
e il candidato democratico alla vicepresidenza
John Edwards.
I primi due sondaggi hanno dato risultati contraddittori:
uno ha attribuito la vittoria a Cheney (43
per cento a 37), l'altro a Edwards (53 per cento
a 46).
CON
IRRIVERENZA PARLANDO
Proseguendo nella pubblicazione
di articoli che, pur non trovando spazio sulla
grande stampa nazionale, sul sequestro di Simona
Pari e Simona Torretta esprimono un punto di vista non
omologato al buonisno di maniera oggi riprendiamo
due articoli che riteniamo interessanti:
Simona & Simona autosequestrate!
Dal sito "ebraismo
e dintorni" Antimo Marandola firma questo articolo:
<<Pare proprio
di sì: le due Simona il sequestro pare se
lo sono inventato, o per meglio dire, pare abbiano
inscenato una parvenza di sequestro con conseguente milione
di dollari vero.
La storia del sequestro vero non è mai parsa
credile per nessuno tanto che pure i pacifondai,
da subito, hanno calcato la mano sulla cinematografica
parvenza degli uomini che sono arrivati sui gipponi
e che con perfetta sceneggiatura hanno fatto l’appello e
hanno invitato a seguirli i nomi selezionati su una lista. Infatti
se io avessi dovuto istruire i miei complici per inscenare
un sequestro, per non correre rischi, avrei deciso di far loro
leggere dei nomi che in una lingua diversa potevano rischiare di
dimenticare al momento giusto. Prelevate con efficenza è
proseguita la sceneggiata dell’Anonima Valtour. ...>> (per proseguire
nella lettura clicca qui)
“Restituite le due Simone!” Agli arabi.
Dal sito Dilloadalice
riprendiamo questo articolo a firma "L’Intellettuale Inorganico":
siamo tutti contenti per come è finita l’odissea delle
due italiane. Il Paese per loro è stato tutto unito
e si è mobilitato come per nessun altro.
Ma, dopo averle conosciute, l’incantesimo si è
rotto…
<<Ora
che sono tornate libere e con la testa ben salda sul collo, posso
dirlo senza problemi: a me le due Simone non sono mai piaciute.
Una forte antipatia a pelle mi ha preso fin da subito, dal primo
giorno cioè che abbiamo saputo di loro e sono entrate nelle
nostre case senza bussare. Hanno preso in
ostaggio l'Italia intera, ci hanno obbligato a parlarne,
preoccuparci, ammirarle senza possibilità di scegliere
e dubitare. Troppi punti a favore loro e a sfavore
dei soliti beceri malintenzionati: erano donne, pacifiste,
volontarie, a rischio decapitazione, nemiche degli eserciti
invasori. Si è parlato persino di ritrovata unità
nazionale per il loro caso; tanta altra gente è stata
invece sgozzata come un animale senza neanche un rimpianto,
una lacrima.
E pensare che io, ficcanaso impenitente, oltre
a considerarle odiose, avevo anche osato pensare:
“Ma queste due quando fanno le volontarie? Tra un
ciak e l'altro, immagino, visto che per settimane abbiamo
potuto apprezzare sui telegiornali lo sterminato repertorio
audiovisivo del loro eroismo filantropico. Ma che bizzarria
è mai questa che bisogna prodigarsi in quei posti
lontani dove è in corso una guerra che non si condivide?
Qual è la guerra giusta per le due Simone? Quella dei terroristi
iracheni contro gli americani? Il marine invece lo farebbero
crepare? Mah!” .
Sarò pure uno sporco reazionario, ma...>> (per proseguire nella lettura
clicca qui)
LA
GUERRA IN IRAQ: UN ERRORE?
Molti pensano che la guerra all'Iraq sia un errore
perché non sono state trovate le armi di distruzione
di massa; perché i vincitori non sono stati
accolti con giubilo e rispetto ed anzi ogni giorno si cerca
d'ammazzarli; perché manca l'ordine pubblico,
si succedono irrefrenabili attentati e muoiono decine
d'innocenti; a volte in modo orrendo; perché sembra
improbabile che in un paese come l'Iraq si riesca ad impiantare
qualcosa che somigli, anche lontanamente, alla democrazia;
perché non si capisce come si possa uscire da questa
situazione. Sulla base di tutte queste affermazioni, la convinzione
comune sarebbe giustificata: ma essa non tiene conto dell'elemento
temporale. Bisognerebbe infatti affermare che oggi la guerra
all‚Iraq sembra un errore: mentre il futuro potrebbe dimostrare
che essa è peggio d'un errore, cioè una tragedia
mondiale, o tutt'altro che un errore, cioè un'autentica
e positiva svolta epocale.
La fretta che hanno tutti di trarre conclusioni
definitive dal presente è un'imprudenza.
Imperdonabile. Basta chiedersi: chi avrebbe predetto,
nel dicembre del 1940, che la Germania non solo avrebbe
perso la guerra ma avrebbe subito la peggiore devastazione
di tutti i tempi? Che avrebbe anzi dovuto accettare una
sorta di condanna morale che l'avrebbe perseguitata per decenni?
E nel 1945 ("Germania, anno zero") chi avrebbe predetto
che presto su quelle rovine sarebbe rinato un colosso economico,
"la locomotiva d'Europa"?
Ovviamente, in un'epoca televisiva come quella
contemporanea, mal si sopportano i tempi lunghi
della storia. Oggi si richiede ai governanti di prevedere
il futuro e determinarlo nella direzione giusta in
tempi brevissimi. Purtroppo, neanche i governanti
più accorti ed informati sono in grado di sapere
ciò che avverrà. Si può dare per scontata
la loro buona fede (almeno nei paesi democratici) e
la loro intenzione d'agire per il meglio del loro paese, ma chi
agisce azzarda; e chi non agisce azzarda lo stesso.
Da decenni, si irride Chamberlain e lo Spirito
di Monaco. Sul momento, invece, quando sembrò
che con quella Conferenza si fosse evitata la guerra,
se pure a prezzo dell'onore, gli apprezzamenti per
Chamberlain furono universali. Anche Mussolini fu ricoperto
di lodi e il Papa si compiacque pubblicamente della
ritrovata speranza di pace. Ma qualcuno disse più
o meno: "Avete voluto evitare la guerra al prezzo dell'onore,
avrete il disonore e la guerra". E quelle parole furono
profetiche. Ma il mestiere di profeta rimane pericoloso.
Se Hitler non avesse avuto l'avidità dei paranoici; se si
fosse contentato del molto che aveva ottenuto o se un
provvidenziale infarto l'avesse tolto di mezzo in quel
momento, Chamberlain, Mussolini e perfino Hitler sarebbero
stati ricordati come grandi della storia. Uomini di pace.
Decisamente, dire che cosa è bene e che cosa
è male, senza l'avallo degli anni, è
uno sport da non praticare. Se proprio si vuol avere
qualche dato attendibile, il consiglio è semplice:
bisogna essere longevi.
Giannipardo@libero.it, 5 ottobre 2004
UCCISO
AYAD!
Ayad Anwer Wali l'imprenditore iracheno, da anni
residente in Italia sequestrato in Iraq il 31 agosto
scorso, è stato ucciso insieme a un ostaggio
turco dal gruppo armato che li teneva in ostaggio.
L'agenzia di stampa France Presse ha ricevuto un video,
in cui si rivendica l'uccisione in quanto i due
"lavoravano per i servizi segreti israeliano, italiano
e turco".
E' terminato così, nel peggiore dei modi
il sequestro di Ayad, un sequestrato, nonostante
Frattini dica che "tutti i canali erano stati
attivati", di serie B per quale non ci sono state
mobilitazioni, cortei, fiaccolate...
Bush
ancora in vantaggio nei sondaggi.
Secondo l'ultimo
sondaggio del Washington Post, il presidente George W. Bush è
ancora in vantaggio sul suo
rivale John Kerry. Nonostante la vittoria del candidato
democratico nel primo duello televisivo, Bush
conduce con un margine di cinque punti, 51 a 46 per cento,
mentre il candidato indipendente Ralph Nader è
fermo all'1 percento.
TWO
SIMONE’S SHOW
Sensazionale offerta last minute!
Non fartelo scappare….un viaggio da perdere la
testa!!!
GRATIS 2 posti !!!! a chi si prenota per primo!!!
Autentica avventura da mille e una notte!
Grandi fratelli televisivi…isole dei famosi….mah….?
Vivi una esperienza da raccontare ai giornali di
tutto il mondo!
Il pacchetto le 2 Simone comprende :
Volo di sola andata per Bagdad
Rapimento di benvenuto
Viaggi di spostamento con mezzi locali
Corso di apprendimento dei precetti del profeta
Maometto con velo islamico in omaggio
Video con le fasi salienti e i momenti più
drammatici
Trattamento pensione completa secondo i principi
islamici
Interrogatori di verifica carattere e test psicoattitudinali.
Per l’intera durata del soggiorno di 21 giorni
assistenza continua di personale molto religioso
e rispettoso Viaggio di ritorno gratuito su aereo
privato e party di ben arrivato !!!
In regalo a tutti i partecipanti: collana completa
in lingua inglese di testi sacri e corano graziosi
abiti tradizionali e sciarpa ricamata finemente
dolci e biscotti
Requisito essenziale oltre alla disponibilità
d’animo passaporto regolare italiano o di altro paese
infedele tessera associativa obbligatoria la
quota del viaggio di 1 milione di dollari è a totale
carico del Governo italiano !!!!
SPONSOR del tour la Crocerossa italiana e varie
associazioni umanitarie
Che aspetti….corri subito a prenotarti !!!
Richiedi anche il ritiro delle truppe militari
dall’Iraq !!!
Appena giunti a casa morirete dalla voglia di ritornare
!!!!!
Fai come noi…le due Simone…!!!!
(da Dagospia)
Siniscalco,
taglio delle tasse nel 2005
Il Governo
intende ridurre a tre le aliquote fiscali nel
giro di due anni a partire dal 2005. L'intenzione
dell'esecutivo di tagliare le tasse è stata
confermata dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco,
in occasione del suo
intervento presso il Comitato finanziario
e monetario dell'Fmi. La riduzione, ha sottolineato
l'inquilino di via XX settembre, «sarà
interamente finanziata da tagli nelle spese correnti».
REFERENDUM
Un milione e novantamila firme autenticate e
certificate sono state depositate il 30 settembre
in Corte di Cassazione a Roma sulla richiesta
di referendum abrogativo - promosso da Radicali italiani
e dall'Associazione Luca Coscioni
- della legge italiana che ostacola e proibisce la fecondazione
assistita e la ricerca scientifica sulle
cellule staminali embrionali. Più di 700mila
firme sono state raccolte e depositate anche su ciascuna
delle richieste di abrogazione parziale della legge.
Per i radicali si tratta di un primo splendido successo,
che ora va difeso da ogni tentativo di impedire ai cittadini
italiani di votare, come la Costituzione prevede, su tutti
e cinque i quesiti nella primavera del 2005. L'obiettivo della
difesa del referendum è contenuto nella mozione
approvata all'unanimità dal Comitato nazionale di
Radicali italiani, che
ha anche indicato la prospettiva di un nuovo referendum
sulla droga per prevenire la ultraproibizionista "legge
Fini", e la costituzione del comitato per il "no" sul quesito referendario
che vorrebbe il ritorno al sistema elettorale proporzionale.
Massima
del giorno
Molta
gente si lamenta della vita, della sua banalità,
della noia, dei fastidi e dei dispiaceri che spesso
l'avvelenano. Bisognerebbe che ricordasse tutte queste
anche quando si tratta di perderla.
G.P.
MOLLICHINE
Secondo
Normal Mailer: “Bush sa di non essere intelligente e
sa delegare”. Sa di non essere intelligente? Se fosse
vero, sarebbe l'uomo più intelligente del mondo.
Montezemolo:
“Presto la tecnologia della Formula 1 applicata alle
auto Fiat”. Speranze per la mia Tipo del 1988?
Il Foglio:
“Londra rinuncia alla sua parte di debito coi paesi
più poveri”. Lapsus invece di credito. È
colpa nostra se sono poveri e fanno debiti!
Frattini: “Le
hanno liberate perché hanno capito che l’Italia
lo meritava”. Mentre l’Italia di Baldoni faceva
schifo.
L’inflazione
al livello più basso dal dicembre 1999.
L’Intesaconsumatori: “E’ un fenomeno paranormale”.
Un commento subnormale.
E’ nato Silvio
Berlusconi, secondogenito di Marina. A
sinistra, viva preoccupazione per il futuro.
Polemiche nell’Ulivo
sull’ipotesi di ritiro delle truppe dall’Iraq.
Bush, ansioso, attende per sapere come regolarsi.
Zawaheri: lo
sceicco Yassin “è stato ucciso dagli ebrei,
dagli americani e dai governi arabi filo occidentali”.
Ma c’entrano tante dita su un solo grilletto?
Blair operato al cuore:
“L’intervento è riuscito”. Sorpresa a
sinistra: pensavano non l’avesse.
Il governo
di Madrid riconosce alle coppie omosessuali i diritti
dei coniugi eterosessuali. Per il diritto
alla procreazione si attende la modifica costituzionale.
Giannipardo@libero.it
IL DISPREZZO
Ci si
può chiedere se il disprezzo abbia ancora cittadinanza.
Impera un atteggiamento buonista per cui non solo
tutti abbiamo pari dignità, ma pari diritto a parlare,
ad essere ascoltati, a veder prese in considerazione le
nostre opinioni. In linea di principio sembra una cosa ovvia.
Ma non è. Il facile disprezzo è albagia, arroganza
ed anche stupidità; ma se, durante una lezione, uno
studente di medicina fa obbiezioni sciocche al luminare e
insiste malgrado l'invito a lasciar perdere, ben si comprende
che il docente gli dica: „O sta zitto o l'inviterò ad accomodarsi
fuori". Disprezzo? Forse. Ma immeritato?
Il disprezzo
è il risultato di un "giudicato": cioè di
una sentenza che non ammette gravami.
In occasione
d'una eredità, una donna cercò di ottenere
con l'inganno più di ciò cui aveva diritto.
Per parecchio tempo il coerede non capì il
comportamento della sorella e se non cadde nel tranello
fu per semplice buon senso. Quando però si rese
conto che era stata tentata una truffa, ruppe per sempre
i rapporti. E quando, anni dopo, qualcuno invocò la prescrizione
dei reati e propose una riconciliazione con le parole:
"Dopo tutto che ha fatto? Neanche avesse tentato d'ammazzarti!",
rispose lapidariamente: "Non si tratta di quello che ha fatto:
si tratta di quello che è".
Questo è
il disprezzo.
Per lo Zingarelli
è una "totale mancanza di stima". Per il Devoto-Oli
è un "sentimento di risoluta, passionale o commiserante
svalutazione nei confronti di persone o cose ritenute
indegne o troppo inferiori". Ambedue le definizioni contengono
parole come “stima” e “svalutazione” e riportano al mondo
dell'economia: del resto la parola disprezzo contiene la parola
"prezzo". Questo significa che, anche se il disprezzo è
un atteggiamento "risoluto e passionale", secondo l'etimologia
esso deriva da un esame razionale dell'oggetto: è
la conseguenza d'una valutazione. Come diceva la Bibbia, "Sei
stato pesato e trovato mancante". Prima ancora di guardare al sentimento
di chi disprezza bisogna dunque guardare al fondamento del
disprezzo. Se esso è giustificato sarebbe colpa intellettuale
e morale non sentirlo.
Questo giudizio
che, in seguito ad un comportamento spregevole, cala
come una mannaia nei rapporti umani, corrisponde a ciò
che la pena di morte è nell'ambito giudiziario. Chi
condanna a morte è convinto di due cose: che l'imputato
sia colpevole e che non meriti di vivere. Ma mentre si rischia
a volte di mandare a morte un innocente, per la pena del
disprezzo la revisione del processo è sempre possibile.
Tuttavia, in mancanza, la condanna, che può giungere
alla damnatio memoriae, rimane valida, costante e senza temperamenti.
Queste affermazioni
sicuramente sveglieranno la sensibilità di chi non
accetta che si possa disprezzare qualcuno in maniera
così definitiva. Di chi si chiede sempre le ragioni
soggettive del comportamento del prossimo. Di chi ricorda
il principio di Socrate, per il quale ognuno di noi agisce
- soggettivamente - per il meglio e il problema è
che ci si può sbagliare su questo meglio. Ma ci sono
dei limiti. Anche se spesso la nostra mente si contorce nella
maniera più sconveniente pur di darci ragione, quant'è
credibile la scusa della sfortuna e delle ingiustizie sociali
per colui che ammazza un vecchio macilento per rubargli la misera
pensione? Se noi sosteniamo che il rapinatore non merita il nostro
definitivo disprezzo è come se ne comprendessimo e ne giustificassimo
le ragioni. Cosa che francamente sembra enorme.
Personalmente,
dal momento che col mio disprezzo non uccido nessuno,
e nessuno bada a me, di disprezzo posso fare indigestione.
Disprezzerò dunque non solo i ladri e gli assassini
ma anche i moralisti sciocchi e conformisti; i nevrotici
e la musica leggera contemporanea; gli ignoranti presuntuosi
e gli utopisti privi di buon senso; gli adoratori del denaro
e del Kitsch; i fanatici dell'ideologia e i misogini; i vandali
e le persone volgari: la lista è quasi infinita.
Tanto che tutto potrebbe riassumersi in una sola parola:
misantropia. Ma è anche vero che l'umanità
- se esaminata senza indulgenza - ci riporta alla mente le parole
di Amleto: "se ciascuno di noi fosse giudicato secondo il
suo merito, chi sfuggirebbe alle frustate?”
Forse esagero
e non basta non mostrarlo, questo disprezzo. Forse
bisogna frenare il disprezzo per gli ignoranti e i nevrotici,
per le persone volgari e gli utopisti. Insomma per coloro
che sono spregevoli quasi senza colpa. Ma sia almeno
lecito disprezzare colui che commette peccati mortali contro
l'umanità. Diversamente, oltre a farla franca giuridicamente,
costui la farebbe franca anche dal punto di vista umano.
Il disprezzo
più emetico per gli assassini di bambini di Beslan
è un dovere ineludibile.
Giannipardo@libero.it
, 3 ottobre 2004
Sderot, i morti e le due Simone
A Sderot si
dorme nei rifugi, a Sderot si ha paura di uscire
di casa come di restare in casa, a Sderot si vive
nel terrore di veder arrivare un missile palestinese
che puo' cadere dovunque , per la strada, in piazza, sulle
case, sulla testa.
Non tutti
sanno cosa significhi vivere e dormire nei rifugi,
tenerci dentro i bambini, fare in modo che non abbiano
troppa paura. Si, i rifugi israeliani sono stanzoni
accoglienti, l'esperienza purtroppo aiuta a renderli luoghi
vivibili, pieni di giochi per i bambini, fotografie allegre
alle pareti, coperte colorate, volontari e psicologi che
intrattengono i piu' piccoli con giochi e divertimenti, i piu'
grandi vengono fatti studiare come se nulla fosse perche'
fa parte del supporto psicologico: vivere come se tutto fosse
normale pur consapevoli che cosi' non e'.
Gli israeliani
amano i loro bambini e cercano in tutti i modi possibili
di proteggerli dalla paura anche se non sempre riescono
a difenderli dalla morte per mano dei figli del demonio.
I rifugi
pero' sono sempre e comunque gabbie sottoterra, gabbie
dove le persone sono costrette a vivere per non finire
sotto le bombe.
Come spieghi
ai tuoi figli che devono stare la', per giornate
intere, che non possono giocare sui prati , che non possono
andare a scuola perche' la' fuori ci sono i nemici che vogliono
ammazzarli! Come glielo spieghi? Puoi raccontargli che
c'e' un intero popolo che vuole distruggere Sderot come tutta
Israele? Puoi raccontare a bambini piccoli che un intero popolo
vuole colpire la loro citta' e il loro Paese perche' questo
popolo non vuole pace ma morte e distruzione?
Puoi nascondere
ai tuoi figli le lacrime di disperazione, le crisi
isteriche da paura? Gli racconti che questo e' l'unico
paese che hanno ma che loro, i nemici, glielo vogliono
togliere e ammazzarli tutti ?
Come fai
a raccontargli queste cose? Cerchi di non farlo perche'
non vuoi che i tuoi figli odino come odiano i figli
degli altri, cerchi di non far vedere le lacrime, la
disperazione, il terrore e quando fanno la pipi' a letto allora
ridi e ci scherzi sopra per non fargli pensare che bagnano il
letto perche' hanno tanta paura.
Dorit
Aniso, 2 anni, e Yuval Abebeh, 4 anni sono morti mercoledi
sera a Sderot, colpiti da un missile Qassam sparato dalle
rampe palestinesi. Sono morti per mano dei figli del
demonio prima di poter incominciare a vivere. Il papa di
Yuval ha detto "questo e' il nostro Paese, l'unico che abbiamo
, adesso abbiamo qui la tomba del nostro bambino e per lui saremo
forti" .
Da quando è stato
lanciato il primo, si sono contati ben 350 missili Qassam
mirati su bersagli israeliani. La maggior parte sono
stati lanciati per colpire obiettivi civili, kibbuz del
Neghev, fattorie e soprattutto le scuole e le case di Sderot
la cittadina del Neghev vicina, troppo vicina alla
striscia di Gaza, l'Inferno.
In questi
ultimi quattro anni di guerra i palestinesi hanno
tenuto sotto costante minaccia i civili israeliani, hanno
tentato di fargli saltare i nervi, stanno cercando di
portare le popolazioni del Neghev meridionale all'isteria
ma finora non ce l'hanno fatta. Si, sono riusciti purtroppo
a colpire i bambini di Sderot, riescono a mandare ogni giorno
qualche decina di persone all'ospedale sotto schock per la paura.
Ma la
testa non la fanno perdere a nessuno e soltanto l'etica
di Israele, che vuole evitare di colpire a fondo per
non far morire troppi palestinesi innocenti che servono
ai terroristi da scudi umani, impedisce che si alzi
l' Aviazione Militare per andare a colpire a tappeto le rampe
, i covi, le fabbriche di armi. Ma fino a quando un Paese
puo' restare fedele all'etica e limitarsi a difendersi colpo
su colpo anziche' attaccare su larga scala? Fino a quando
possiamo accettare di morire a causa degli obiettivi palestinesi
che sono di distruggere Israele e di raggiungere il paradiso?
Fino a
quando e' etico essere etici ?
E mentre
qua si muore e mentre in Iraq si muore ecco che dobbiamo
sentire due donzelle vestite da arabe che, gia' dall'iraq
e poi ancora da Roma, ringraziano i terroristi che
le hanno rapite e tenute prigioniere per tre settimane.
Queste due donzelle, queste due Simone, hanno sputato tranquillamente
e allegramente in faccia a tutte le vittime del terrorismo
arabo in tutto il mondo, in Israele, in Iraq, in USA, in Spagna.
Hanno offeso la memoria dei morti e loro, belle e pasciute,
col velo in testa, felici e sorridenti, si dicono disperate
di non poter tornare in Iraq, tra i loro amici, terroristi e
non, tutti sono loro amici e di tutti hanno una grande nostalgia.
Simona e Simona si presentano paludate in caffetani.... ingrassate....
vi rendete conto? ingrassate....felici ....vogliono tornare
in Iraq....adorano i loro rapitori....ci hanno trattato con
rispetto, hanno avuto la sfrontatezza di dire...con rispetto
...capito signori sgozzati ?....le hanno trattate con rispetto....le
hanno nutrite a frutta, yogourth e caramelle....acqua minerale
soltanto ....mai acqua normale che poteva fargli male al pancino!
Spero che nessuno lo racconti al prigioniero inglese rinchiuso
in una gabbia per cani vestito colla tuta arancione dei condannati
a morte per sgozzamento.
Lui in gabbia, gli
altri due americani sgozzati, decine di prigionieri
sgozzati, un povero cuoco italiano, di cui nessuno
si ricorda piu', sgozzato pure lui, decine di bambini uccisi
dai maledetti kamikaze ....quanto sangue e' stato versato
per dare l'acqua minerale e le caramelle alle due signore
innamorate dei loro rapitori? E non si vergognano di raccontarlo
in giro? Non possono pensare che la famiglia di Fabrizio
Quattrocchi potrebbe avere dei conati di vomito a sentirle?
E la famiglia del dottore inglese in gabbia non avrebbe il
diritto, se ne avesse la voglia e la forza, di sputare in faccia
alle due donzelle?
Cosi'
va il mondo. C'e' chi viene rapito da gentiluomini
che poi chiedono perdono come bimbetti che hanno rubato
la marmellata, c'e' chi si ritrova colla testa adagiata
sul fondo schiena, c'e' chi deve vivere nei rifugi, c'e'
un Paese come Israele minacciato di annientamento dai coccoli
di Un Ponte per.... e c'e' chi arriva a Roma, grazie ai soldi
pagati dal Governo italiano, ringrazia i terroristi anziche' Berlusconi
di cui si ricorda, forse dietro suggerimento, due giorni dopo,
e non si vergogna.
Deborah Fait, informazionecorretta.com