ARCHIVIO OTTOBRE 2004

Massima del giorno
Se fossimo obbligati a vivere costantemente su un palcoscenico, come certe persone celebri, quando potremmo metterci le dita nel naso?
G.P.

MOLLICHINE
Fini: “occorre una pausa di riflessione”.  No.  Occorre finirla con i luoghi comuni.

Mozione unitaria della Gad sul ritiro dall’Iraq.  Prima posizioni differenziate,  ora una sola.  Quella sbagliata.

“Sciopero generale sulla Finanziaria a novembre” ha annunciato Epifani.  Ah,  ecco la soluzione.

Gianni (Udc): “Confermiamo la richiesta di dimissioni del Cda della Rai”.  Hanno già ottenuto quelle dell'Annunziata: si contentino.

Ciampi,  operato,  ha ringraziato gli italiani per “il calore che ho sentito attorno a me”.  O era qualche linea di febbre?

Fassino: “Sono tre anni che dall’Italia vengono solo guai per l’Europa” ha detto.  In francese si chiama folie des grandeurs,  in tedesco Grössenwahn e in inglese megalomania.

L’inflazione al 2%.  I sindacati: “È il risultato della crisi dei consumi”.  Chiaro.  Un tizio esce guarito dall’ospedale: è il risultato dell’essersi ammalato.

Diliberto: “Fini ha aperto la crisi”.  Abbia però la cortesia di dirglielo,  forse non se n‚è accorto.

Gianni Pardo, 1 nov. 2004

LA LOTTA POLITICA DI SINISTRA
C'è un comportamento caratteristico della sinistra - anche quando si tratta di una sinistra democratica, occidentale e “decent” come quella americana - per cui essa mostra da un lato la tendenza a dare lezioni di morale a tutti e dall'altro una totale indifferenza riguardo alla nobiltà del gesto o alla verità. Sempre e a tutto si preferisce l'interesse della propria fazione. Di tutto questo abbiamo una testimonianza, in un articolo di David Brooks (New York Times), a proposito dell'apparizione di Bin Laden e delle dichiarazioni dei due candidati.

Bush ha reagito dicendo che non si sarebbe lasciato intimidire da bin Laden ed ha affermato che Kerry (espressamente citato) sarebbe certamente stato d’accordo con lui. In altre parole, facendosi rappresentante degli Stati Uniti, ha risposto al mondo che ambedue i candidati sono unanimi e fungibili nella difesa del paese.

Kerry non lo ha smentito ma ha approfittato dell'occasione per accusare Bush di non avere impedito l'insorgere del problema avendo “scelto di non usare forze americane per catturare Osama bin Laden. Egli ha appaltato il lavoro a stranieri”. Approfittare d'un particolare del genere pur di attaccare Bush, usare il termine commerciale e industriale di outsourcing, per un'operazione di guerra, è già abbastanza spregevole di per sé. Ma c'è di peggio.

Nel dicembre del 2001 (riferisce Brooks), quando si cercava bin Laden a Tora Bora, Kerry disse a Larry King, a proposito della strategia del momento, che essa “sta avendo il suo effetto ed è il miglior modo di proteggere le nostre truppe”. Aggiungendo: “Penso che in questa occasione ci siamo comportati piuttosto bene e dovremmo continuare a comportarci in questo modo”. In altre parole, secondo Kerry, Bush è colpevole dessersi comportato come lui stesso, Kerry, si sarebbe comportato al posto suo. Chapeau. Senza dire che, quando gli Stati Uniti agiscono da soli, sono arroganti e unilaterali, quando si fanno aiutare “appaltano il lavoro a stranieri”. È veramente tanto sbagliato affermare che è caratteristico della sinistra vedere non la verità ma l'interesse della propria fazione e parlare solo in funzione di esso?


Qualcuno potrebbe affermare che non si può considerare Kerry il modello di tutta la sinistra in ogni paese. Ed è giusto. Solo che, in Italia, esperienze del passato ci hanno fornito esempi ancora peggiori.

Giannipardo@libero.it, 30 ottobre 2004


Radicali (italiani?)
  <<...In filosofia come in politica, io sono per ogni teoria  che rifiuti l'innocenza dell'uomo e per ogni prassi che lo tratti da colpevole...>>
Più che Pasolini, leggendo la  relazione di Daniele Capezzone al terzo Congresso dei Radicali Italiani ( 29 ottobre - 1 novembre. Roma, Hotel Ergife) è Alber Camus che m'è venuto alla mente.
<<... Un tempo , non avevo sulle labbra che libertà. Per colazione la spalmavo sui crostini, tutto il giorno la masticavo, portavo fra la gente un alito deliziosamente fresco e profumato di libertà. Assestavo questa parola maiuscola a chiunque mi contraddiceva, l'avevo messa al servizio dei miei desideri e della mia potenza. ... Bisogna perdonarmi per quelle imprudenze, non sapevo quel che facevo. Non sapevo che la libertà non è una ricompensa, né una decorazione che si festeggi con lo spumante; e neppure  un regalo, una scatola di leccornie. Oh! no, anzi è lavoro ingrato, una corsa di resistenza molto solitaria, molto estenuante. Niente spumante, niente amici che levano il bicchiere guardandoti amorevolmente. Solo in un'aula tetra, solo sulla pedana al cospetto dei giudici, e solo a decidere, di fronte a se stessi o al giudizio altrui. Alla fine di ogni atto di libertà, c'è una sentenza; per questo la libertà pesa troppo, specie quando si ha la febbre, o si è inquieti, o non si ama nessuno...>> (Albert Camus, La Caduta, ed. Bompiani, pag. 82, 83)
cp, 30.10.2004

Ue, Buttiglione: ''Mi dimetto da commissario''
Il ministro: ''La mia affermazione sul tema dell'omosessualità è stata deformata. Contro di essa una campagna superficiale e rozza''
Roma, 30 ott. (Adnkronos) - ''Sono pronto a farmi da parte e quindi do le dimissioni per favorire il percorso della Commissione Barroso''. Lo ha annunciato il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, in una conferenza nella sede dell'Associazione stampa estera.
''Rennèe Girard ha scritto una volta che le comunità umane sono periodicamente attraversate da una irresistibile pulsione di purificare se stesse selezionando al loro interno una vittima innocente a cui addebitare tutte le proprie colpe e le proprie nefandezze -ha spiegato il ministro-. Questa volta, per questo compito, sono stato prescelto io e non me ne lamento più di tanto. Del resto è compito del politico assumersi anche delle responsabilità non sue quando questo serve per il bene della comunità''.
Il professore, nel comunicato letto durante la conferenza, è voluto tornare su quanto accaduto a Strasburgo in occasione della sua audizione quando affrontò i temi dell'omosessualità. Buttiglione ha precisato che la sua affermazione sulla questione ''è stata deformata in molti modi e su di essa si è scatenata una campagna di stampa di grande superficialità e rozzezza''.
Buttiglione si è detto ''orgoglioso di far parte di questo governo'' e ''desideroso di dare il mio contributo''. ''Ringrazio Silvio Berlusconi e tutto il governo per la fiducia che mi hanno accordato e per il sostegno che non mi hanno fatto mancare'', ha concluso.


ROMA: FIRMATA LA COSTITUZIONE DELL'UNIONE EUROPEA



(AGI) - Roma, 29 ott. - Roma: i 25 Paesi dell'Ue hanno firmato la costituzione. Ciampi: "Sogno si realizza"; Berlusconi: "Storico"; Prodi: "Non e' punto d'arrivo". - Nella sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio, la stessa dove il 25 marzo del 1957 nacque la Comunita' europea con i trattati di Roma, sono riuniti i rappresentanti dei 25 Paesi che hanno firmato la prima Costituzione dell'Unione europea. Il primo ad apporre la firma e' stato il premier del Belgio, seguito, in ordine alfabetico (secondo la propria lingua) dai capi di governo di Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Olanda, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna. Turchia, Romania, e Bulgaria hanno firmato solo l'atto finale. La Croazia e' presente come Paese candidato osservatore.
   Nell'inaugurare la cerimonia, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha parlato di "giornata storica". La cerimonia si e' svolta alla presenza del presidente della Repubblica: "E' un sogno che si realizza", ha commentato soddisfatto Carlo Azeglio Ciampi.


TROMBONI, TROMBETTE & PUGNETTE
USIGRAI:  "Le immagini che avete visto della firma della Costituzione europea non sono immagini Rai. Le riprese sono state effettuate da una società incaricata dalla Presidenza del Consiglio"


CHI E' CHI?     
 

   
 








Mercenari, terroristi e paradossi
La strana legge italiana. Incipit dell'articolo di Magdi Allam sul Corriere della Sera
<<In Iraq ci sono alcune migliaia di mujahidin, combattenti islamici, e aspiranti shahid, martiri per Allah, arruolati in Europa, Medio Oriente e altrove nel mondo. Ebbene per la legge italiana non sono punibili per la loro scelta ideologica, nonostante siano responsabili di efferate stragi e mirino a sovvertire violentemente un governo legittimo riconosciuto internazionalmente. Viceversa la stessa legge potrebbe sanzionare pesantemente un pugno di cittadini italiani che si recano in Iraq per lavorare onestamente come operatori della sicurezza privati, a difesa delle istituzioni e dei beni della collettività...>>


Non credo che il mondo  si renda conto di quanto  e' successo ieri in Israele.
Leggo su internet ancora critiche, ancora lamentele, ancora frasi del tipo "ma la cosa sara' lunga... ma non li porteranno via subito.... ma Sharon fa il furbo..." e mi chiedo se queste persone capiscono di cosa stanno parlando o se si rendono conto della loro crudelta' e cinismo.
 
Ariel Sharon ha preso la decisione piu' difficile e pericolosa della sua vita, ha deciso che basta, che bisogna dare una svolta  alla cancrena di disperazione che dopo 4 anni di guerra e di terrorismo sta avvolgendo Israele.
Dopo aver sconfitto il terrorismo all'interno del Paese il Premier  si e' trovato alle prese con le bande armate di criminali che sparano missili sulle citta' israeliane vicine alla striscia di Gaza. Per fermarli non basta rispondere colpo su colpo, per fermarli bisognerebbe fare come gli americani in Afghanistan, bombardare a tappeto con gravi perdite tra la popolazione. Impossibile perche' contrario all'etica di Zahal e perche' gli israeliani stessi insorgerebbero.

Sharon ha deciso di dire agli ebrei di Gaza " via di la', e' doloroso, e' contrario a quello che ho voluto per anni ma e' arrivato il momento di andarsene, non abbiamo scelta ".
Grande coraggio, grande lucidita', grande intelligenza politica. Una scelta drammatica.
Ieri c'era una manifestazione di settlers davanti alla Knesset e mentre guardavo quelle famiglie con bambini e bandiere stare tranquilli ad aspettare col cuore in gola per poi piangere una volta saputo il risultato del voto, pensavo a quanto male dovevano sentire e, anche se non serviva a niente,  sentivo che li stavamo tradendo e  piangevo con loro.
Avrei voluto dirgli " E' per la vostra vita, per la vita di tutti, per la nostra democrazia, cercate di capire e perdonateci".
La decisione di Sharon arriva in un momento in cui Israele e' logorato dalla guerra, la gente non ce la fa piu', la tensione e' altissima, il paese e' diviso anche se la maggioranza sta col premier e ammira la sua determinazione.
Nessuno puo' dire se sara' un bene o un male, non abbiamo nessuno con cui parlare dall'altra parte se non il terrorista che ha scatenato questo inferno, protetto ancora oggi dall'Unione Europea nonostante le prove di quanto sia demente, corrotto e assassino,  intorno a lui i suoi schiavetti e i macellai del terrore.
 
E' difficile fare la pace da soli, impossibile. Probabilmente non avremo la pace per molto tempo ancora  ma Sharon  tenta la sua ultima carta per cambiare l'ordine delle cose, una carta che potrebbe costargli la vita, una carta dentro una scatola chiusa, fra le lacrime disperate dei fratelli che verranno portati via dalle loro case , da tutto quello che hanno costruito in tanti anni, circondati dall' odio e dalla morte.
Basta! Ebrei non devono piu' morire per la follia di nemici che non hanno mai accettato uno stato ebraico in medio oriente.
Ebrei non devono piu' morire perche' una parte dell'occidente si e' innamorato di un pazzo terrorista e per anni , decenni, lo ha protetto giustificando i suoi crimini.
Ebrei non devono piu' morire e basta.
La democrazia israeliana ha deciso e ha votato.
La democrazia israeliana sapra'  affrontare giorni tremendi di dolore e di rabbia.
Israele avra' il coraggio e la forza di sopportare tutto questo , compresa  la solita incomprensione di una parte del mondo per cui niente e' abbastanza, nessun sacrificio di Israele e' sufficiente per avere un "bravi", hanno sempre fame di noi e delle nostre sofferenze. Mai sazi,  i cannibali.
Supereremo anche questo, ci aspettano giorni duri e terribili, la fine di un sogno per tanti e l'inizio dell'ignoto per tutti.
Unica realta' Israele,  il suo coraggio e la sua tragedia e la determinazione del vecchio Leone.
 
Deborah Fait - informazionecorretta

CHE COSA FACCIANO NOI?
<<...Ma la politica non esaurisce la vita. C'è un altro problema, e serio. Come si organizza la società che crede laicamente nelle libertà e nei diritti, ma non nell'uniformismo bacchettone e nel relativismo inteso come assoluto?
Che cosa facciamo noi, che non siamo omofobi né misogini, e anche per questo non siamo favorevoli  ad alcun tipo di discriminazione clerical-radicale mascherata?
Che  cosa fanno i cittadini di fede e di milizia culturale cattolica, le classi dirigenti in formazione senza le quali il conformismo laicista rimarrebbe la sola dogmatica ideologia del continente?
Come facciamo ad andare oltre l'espressione delle opinioni, che già pesa e batte il ritmo di pensiero di tanta gente assennata?
Come facciamo a far circolare le idee che legano, con mille sfumature di differenza, e in nome del diritto alla differenza e alla pluralità di linguaggi e di comportamenti, gli occidentali che non hanno rinunciato a un pensiero autonomo sulla realtà e sul mondo, sulle istituzioni e sulla politica?
Come facciamo a pesare in un'Europa che idoleggia lo spirito di resa di Chirac e l'identificazione della verità con il numero, con la mera maggioranza aritmetica, fatta da Zapatero?
Mobilitiamoci, scriviamo, parliamo, passiamo all'azione sociale diffusa. Non c'è cosa più interessante e significativa da fare in un tempo come questo.>>
Giuliano Ferrara, Il Foglio
, 28.10.2004

DESIDERARE LA MORTE (ALTRUI)
Il verbo desiderare contiene la parola “sidera”, stelle. Non significa attivarsi perché qualcosa accada, significa solo sentire quale esito si preferirebbe che il fato ci accordasse. Se gli amici hanno programmato un pic nic e noi speriamo che piova sulle nostre campagne, e poi effettivamente piove, non è che noi abbiamo impedito il pic nic degli amici. Né, se loro avessero gioito del loro pic nic in una giornata di sole, per ciò stesso avrebbero provocato la nostra perdita economica, con la siccità. Dichiarare quale esito si preferirebbe non ha influenza sulla realtà. Certo, in un senso magico, da selvaggi, si può pensare che la fattucchieria può provocare il male altrui. Ma, per il diritto e per la mentalità razionale, la fattucchieria, se a pagamento, è semplicemente una truffa.

È giuridicamente e moralmente lecito giudicare la positività della presenza o no sulla scena di certe persone. È anche lecito desiderarne la rimozione per via di pensionamento, vacanze, morte naturale, dimissioni, come che sia. C‚è un esempio che taglia la testa al toro. Se Hitler avesse avuto un infarto mortale alla fine del 1938, sarebbe stato ricordato come l’autore della rinascita di una Germania che lasciava più grande, più forte e potente di quanto non fosse mai stata. Inoltre, se il governo seguente (come è probabile) fosse stato più o meno normale, sei milioni di ebrei non sarebbero stati sterminati nei lager; venticinque milioni di russi non sarebbero morti nella Grande Guerra Patriottica; la Germania non sarebbe stata trasformata in un mucchio di rovine fumanti; non ci sarebbero stati i massacri di Coventry, Dresda, Hiroshima... Qualcuno ha potuto dire che la Divina Provvidenza avrebbe meglio provato la propria esistenza fulminando Hitler nel 1938. E comunque chi, immaginandosi nel 1938, non desidererebbe quell’infarto?

A livelli inferiori abbiamo altri esempi. Se Stalin fosse morto nel 1934 probabilmente si sarebbero evitate le famose e orrende "purghe"; milioni di sventurati non sarebbero morti nel gulag e l'Unione Sovietica non avrebbe rischiato la sconfitta contro Hitler.

La stessa esclamazione di Ana De Palacio, secondo cui sarebbe stato meglio se Castro, invece di rompersi una spalla, si fosse rotto l'osso del collo, sarà poco elegante ed anzi brutale, ma esprime un concetto semplice: la speranza che, senza Castro, Cuba torni alla democrazia e alla libertà.

Oggi il problema si pone per Arafat. Tutti sanno che la sua presenza è un ostacolo sulla via della pace, più per sua incapacità intellettuale e per un amore ossessivo per il potere che per una comprensibile posizione politica. Sicché il desiderio di molti è di vederlo messo da parte, in modo che prendano il suo posto capi più capaci di comprendere l’interesse dei palestinesi. Ma ora sta male ed ecco che tutti si affrettano a sperare nella sua guarigione, quasi che la sua eventuale perdita fosse chissà che danno. Invece la semplice realtà è che, senza Arafat - messo da parte, morto, in vacanza definitiva alle Seychelles, poco importa - il mondo sarebbe migliore.

Tutto questo non si può dire. Non è politically correct e neppure secondo il bon ton. Forse non è nemmeno “morale”. Andiamo in giro in giacca e cravatta e abbiamo ancora la mentalità dei primitivi. Non abbiamo il coraggio delle nostre idee e dei nostri sentimenti. Temiamo di offendere gli dei. Che Thanatos in persona venga a dirci: “Tu m’invochi per altri ma visto che mi ami vengo da te”. E, chissà, gli stessi morti, benché tenuti a distanza nei cimiteri, potrebbero venire di notte a provocarci incubi, a vendicarsi in qualche modo. Tutti discorsi da selvaggi. Finché non si trasformano in azioni, le parole e i desideri non hanno influenza sulla realtà. Per questo è lecito dire che, per il bene del Vicino Oriente, è bene che Arafat non abbia il potere. Lo si curi amorevolmente, come si fa con ogni essere umano che sta male, ma ci si dispensi in anticipo dal piangere sulla sua eventuale morte.

Giannipardo@libero.it , 28 ott. 2004

Commissione Ue, Barroso ritira la squadra
Dal Corriere on line: Il presidente designato chiede e ottiene il rinvio dell'investitura per esaminare l'ipotesi rimpasto: «Metterò le cose a posto»
STRASBURGO - Tabula rasa. Josè Manuel Durdo Barroso, il presidente designato della Commissione Ue, ritira la sua squadra di candidati commissari ed evita così il voto di fiducia del parlamento atteso per oggi e che con ogni probabilità l'avrebbe visto uscire sconfitto. Intuito il rischio bocciatura, Barroso ha giocato d'anticipo e ha chiesto tempo. Un mese, per esaminare l'ipotesi rimpasto. Richiesta subito accolta dalle opposizioni che si augurano che la nuova commissione sia «più forte e più rappresentativa». Esultano i socialisti. Il capogruppo del Pse, Martin Shulz parla di vittoria dell'Europarlamento e chiede a Barroso «di tornare con una nuova Commissione capace di raccogliere la maggioranza». Ora è a forte rischio la poltrona di Rocco Buttiglione, il candidato italiano che travolto dalle critiche per le frasi sui gay ha rifiutato fino all'ultimo di fare un passo indietro come gli aveva chiesto Barroso. Il rimpasto riguarderebbe lui, ma non solo. Altri commissari indicati potrebbero essere costretti a lasciare.
LA RETROMARCIA - «Se si votasse oggi sulla Commissione l'esito non sarebbe positivo per le istituzioni europee e per il progetto europeo. Stando così le circostanze ho deciso di fronte alle attuali circostanze di non presentare la nuova Commissione alla vostra approvazione», dichiara fra gli applausi Barroso nel suo intervento dall'assemblea plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. «Ho bisogno di maggior tempo per valutare le cose - continua l'ex premier portoghese - e soppesarle e per consultarmi con il Consiglio e per consultarmi ulteriomente con voi tutti affinché voi possiate offire un sostegno più saldo per la Commissione entrate. Ho bisogno di più tempo per aggiustare le cose», chiosa. Subito dopo la seduta del parlamento viene sospesa. Il presidente del Parlamento europeo, Josep Borrell prende atto delle parole di Barroso e certifica lo slittamento: «A questo punto è chiaro che il Parlamento non può pronunciarsi sulla nuova Commissione europea», dichiara.
RIMPASTO - E adesso? Barroso ricomincerà le consultazioni con gli Stati membri. Nel frattempo, Romano Prodi, presidente uscente, rimarrà a Bruxelles per qualche settimana in più per il disbrigo delle pratiche correnti. Prodi ha già fatto sapere di aver accettato la richiesta di rimanere in carica fino all'assunzione di mandato della prossima Commissione Europea. Dopo di che Barroso tornerà al Consiglio europeo per proporre la sua nuova lista di commissari. Secondo il vicepresidente del Pse, l'austriaco Hannes Swoboda il rimpasto riguarderebbe Rocco Buttiglione (giustizia e affari interni) e l'olandese Neeile Kroes (concorrenza).
NUOVO VOTO - Tutta la procedura slitterà comunque alla prossima plenaria dell'assemblea di Strasurgo in programma dal 15 al 18 novembre. Lo rendono noto fonti dell'europarlamento ribadendo che, comunque, un rinvio è contrario ai trattati e quindi per procedere in tal senso occorre un accordo tra Consiglio europeo, Commissione e Parlamento. Nei prossimi giorni, qualcuno ipotizza già a Roma in occasione della firma della Costituzione, i capi di stato e di governo si consulteranno. Il tema potrebbe entrare quindi nell'agenda del Consiglio europeo del 4 e 5 novembre a Bruxelles. Una volta fatte le modifiche saranno programmate nuove audizioni, limitate ai commissari coinvolti nel rimpasto. Quindi nella seduta del 16 novembre Barroso potrà ripresentare la nuova squadra, sulla cui investitura si vot
erà il giorno successivo.


"Lo scandalo di un'alleanza"
Su "La Stampa",  analisi di Fiamma Nirenstein della convergenza politica sul piano di ritiro da Gaza tra il premier israeliano Sharon e il capo dell'opposizione Peres.
<<Due vecchi sionisti diversi l’uno dall’altro quanto si può immaginare, si sono trovati uniti dal momento storico, in mezzo a un mare di urla. E’ stato breve e compatto il discorso di Sharon che da domani cambierà la politica di Israele, a meno di sorprese straordinarie. Come ai tempi di Rabin, ancora una volta un generale ha parlato a Israele del suo desiderio di porre un freno alla guerra, stavolta al carissimo prezzo dello sgombero degli insesiamenti, dello sradicamento di 8000 persone almeno, alla violenza che tormenta la sua gente da secoli, ha dichiarato la sua difficolta: «E’ stata la decisione più difficile della mia vita». Ha mostrato empatia e amore verso i coloni, verso la loro onestà e la loro dedizione alla patria, ma non ha esitato a dir loro: la storia non è più vostra, non siete la maggioranza, non fate della vostra idea una verità assoluta, abbandonate il vostro pericoloso messianismo, attenetevi alle regole democratiche, abbiamo già avuto un orribile delitto politico. E breve e infuocato è stato anche il discorso dell’altro vecchio, il capo del campo opposto, Shimon Peres, che ha riconosciuto pubblicamente il coraggio di Sharon, gli ha promesso aiuto, gli ha dato il credito di «saper guardare negli occhi la realtà» pur insistendo sulla sua opzione quella del dialogo, opposta all’ unilateralità scelta da Sharon. E’ stato un abbraccio che di fatto sussiste nel popolo, per il 65 per cento favorevole allo sgombero, ma che è risultato scandalo e anatema agli occhi di tanti, anche perchè scardina i vecchi ordini, pone domande definitive al Likud e alla sinistra, sposta al centro tutti i fautori dello sgombero e scansa ai margini i suoi oppositori.

Sharon e Peres, mentre robusti commessi accompagnavano fuori della Knesset alcuni deputati agitati (tre in mezz’ora) tenevano saldamente il centro. E’ certo un risultato di questi quattro terribili anni di guerra contro il terrorismo che i due vecchi si siano ritrovati sullo stesso fronte, di nuovo minuscola e in pericolo anche nel contesto internazionale, come ha ricordato Sharon quando ha parlato in particolare il rischio iraniano. Sharon e Peres più che fare politica, si ritrovano nel tentativo di tentare ogni strada possibile con audacia, anche se è una strada stretta.
Il capo del governo e quello dell’opposizione hanno parlato all’unisono. Sharon era un po’ balbettante e un po’ sudato, la voce piana e quasi senza espressione, aveva preparato il discorso da solo e chiuso in casa, consultandosi solo con i vari testi che ha citato dicendo sempre : aperte virgolette, chiuse virgolette. Fra gli altri il poeta Altermann, e Menahem Begin il primo ministro di destra che fece la pace con l’Egitto. Intorno a lui una tempesta di urla da parte soprattutto della destra estrema che gli urlava «vattene a casa» e anche da parte araba, che, forse per preparare il proprio pubblico a un inopinato voto contro lo sgombero, inveiva accusandolo di uccidere i palestinesi. Dopo il discorso di Sharon la famosa fulminante retorica di Peres ha investito l’aula, con domande dirette agli astanti («Forse che Hevron è meno santo di Gaza? E allora perchè Netanyahu col voto del partito di destra Mafdal l’ha ceduto, e nessuno ha chiesto un referendum? Perche, tu, ministro Sharansky, voti contro oggi se ieri hai votato a favore? Ah, perchè quello era un accordo con una controparte? E allora chiedi un accordo anche oggi!») con un fuoco di sbarramento per proteggere il nemico di tanti anni, e una persona tanto diversa da lui antropologicamente: Peres, un intellettuale cosmopolita, Premio Nobel per la pace, gradito in tutto il mondo; Sharon un contadino e allevatore di mucche, un generale eroico e discusso, un soldato di poche parole e poca grazia, addirittura odiato a sinistra, quanto Peres invece è aggraziato e elegante.
Ma si tratta di due grandi personaggi che sanno, per età e cultura, cosa siano state le strade d’Europa per gli ebrei che ne hanno subito l’aggressione forsennata e quasi definitiva, e conoscono per averla costruita la salvezza a loro derivata dallo Stato d’Israele che ambedue hanno contribuito a fondare: per questo cercano disperatamente una strada, insieme, come si fa quando il fronte è assediato.>>
(ripreso da informazionecorretta)


26 OTTOBRE 1954: TRIESTE RITORNA ITALIANA



Massima del giorno
Per Shakespeare la vita è "il racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e furore, che non significa nulla". Per Gibbon, la storia è "una registrazione di delitti, follie e sventure dell'umanità". Per le anime belle la vita invece è un paradiso in terra con alcuni piccoli, recenti difetti: ma loro si stanno attivando per rimuoverli.
G.P.

MOLLICHINE
Anche Feltri e Ferrara nella lista delle Br.  Speriamo non si montino la testa.

Casini: "La politica favorisca chi cerca una vita onesta in Italia".  Autolesionismo?

Castro,  quale ritorsione contro gli Usa,  ha detto che il dollaro non avrà più corso a Cuba.  Sopra il banco,  ovviamente.  Sotto...

Fucci,  segretario dell'Anm: "Sarebbe grave,  assurdo e paradossale che questa riforma passasse". Basta così,  lo sappiamo che la magistratura è apolitica.

Prodi: "C'è paura di questa coalizione forte".  Vero.  Purtroppo anche a sinistra.

La nuova Dottrina Sociale della Chiesa esprime il rifiuto della guerra preventiva.  Prima succede il guaio,  poi interviene l'esercito del Vaticano.

In Iraq sono scomparse 380 tonnellate di esplosivo.  Nessuna preoccupazione.  Ricompariranno.

Nuove cariche europee. Prodi: "Se sarà necessario,  sono pronto a restare".  Nessuno lascia il certo per l'incerto.

Giannipardo@libero.it


WOODY ALLEN EXPRESS (2)
20. Il delitto non paga, ma lascia ottimi conti in banca.

21. Il sesso è una cosa molto bella tra due persone; in cinque è fantastica!

22. Non sono narcisista, né egoista. Se fossi vissuto nell'antica Grecia non sarei stato Narciso". "E chi saresti stato?". "Giove".

23. Da bambino volevo un cane. Ma i miei erano poveri. Così mi comprarono una formica.

24. Andai ad un campeggio estivo per bambini di tutte le religioni. Così fui picchiato da bambini di tutte le religioni.

25. Dio non esiste. Però noi siamo il suo popolo eletto.

26. Un automobilista pericoloso è quello che vi sorpassa malgrado tutti i vostri sforzi per impedirglielo.

27. Gli Americani non gettano mai via i loro rifiuti. Li trasformano in show televisivi!

28. Un tizio: "Provi ad avvicinarsi alla contessa e io la faccio a pezzi". Allen: "Se un uomo mi dicesse quello che lei mi ha detto, lo ucciderei". Il tizio: "Ma io sono un uomo!". Allen: "Beh, intendevo un uomo un po’ meno alto…"

29. Torno a casa con una ragazza che ho portato fuori e sei isolati prima di casa sua tira fuori le chiavi. Allora la porto sui gradini e le metto le braccia intorno alla vita e lei fa: "No, no, ti prego. Domani mattina mi odíerò ". E io le dico: "Basta che ti svegli al pomeriggio".

30. Durante la mia prima notte di nozze mia moglie, sul più bello, si è alzata in piedi per un'ovazione.

31. Avevo un buon rapporto, direi, con i miei genitori. Di rado mi picchiavano. Anzi, credo che mi picchiarono, in effetti, una unica volta, durante l'infanzia. Cominciarono a picchiarmi di santa ragione il 23 dicembre del 1942 e smisero nel '44, a primavera inoltrata. (Il dittatore dello stato libero di Bananas).

32. Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile.

33. Sono meravigliato dalle persone che vogliono conoscere l'universo quando è abbastanza difficile trovare la strada attorno Chinatown.

34. Dio ha detto agli Ebrei: Voi siete il popolo eletto... Mmmh, a mio parere, c'è bisogno di un ballottaggio.

35. Quando ascolto troppo Wagner mi viene voglia di invadere la Polonia.

36. Le difficoltà sono come la carta igienica: uno ne tira un foglio e ne vengono fuori dieci.

37. Avrei voluto essere una spia, ma bisognava ingoiare dei microfilm e il mio medico me l'aveva sconsigliato.

38. Io, quando guido, se non leggo m'addormento.

39. Se io faccio così bene all'amore, è perchè mi sono esercitato a lungo da solo.

40. Ogni volta, quando un mio film ha successo, mi chiedo: come ho fatto a fregarli ancora?

41. Una auto-stoppista è spesso una giovane ragazza poco vestita che si trova sul vostro cammino quando siete con vostra moglie.

42. Allora tutto il film della mia vita mi è passato davanti agli occhi in un momento! E io non ero nel cast!

43. Sono a casa seduto davanti alla TV quando il telefono suona e una voce dall'altra parte dice: "Le piacerebbe essere l'uomo vodka di quest'anno?". E io dico: No, sono un artista, e non faccio pubblicità, non sono un ruffiano, non bevo vodka e se lo facessi non berrei la vostra!". E lui: "Peccato, paghiamo 5 milioni di dollari". E io dico: "Attenda in linea, prego. Le passo il signor Allen".

44. Ho comprato qualche disco per Sophia Loren perchè a lei piace il jazz e volevo portarla su qualcosa di interessante. Che so, sul divano, per esempio".

45. Di pensate discretamente profonde ne ho fatte anch'io anche se le mie vertevano invariabilmente su una hostess svedese.

46. Il mio fisico non tollera la roba, l'alcool. Veramente! Ho bevuto due Martini la vigilia dell'ultimo dell’anno e ho tentato di dirottare un ascensore su Cuba!

48. L'ultima volta che sono stato al mare è stato con Mrs Allen, mia moglie. Durante la luna di miele. Ero favoloso. Mi avreste adorato. Stavo sciando sull'acqua, nudo fino alla cintola, scivolavo veloce sulla cresta dell'onda. I muscoli luccicanti d'olio, mi tenevo con una mano sola. Lo sci d'acqua è una meraviglia. Mia moglie, nella barca davanti a me, vogava con foga.

48. Quand'ero piccolo i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre riuscito a trovarli.


COME I NAZISTI
Ogni mattina accendo il computer,  leggo la posta e inorridisco. Ogni mattina provo lo stesso buco nello stomaco che nemmeno dieci caffe' riescono a cancellare. Forse dovrei prendere dieci tazze di camomilla, se mi piacesse.
Si, la camomilla andrebbe  meglio per poter metabolizzare le notizie che mi arrivano dall'Italia. Notizie di odio, di antisemitismo stile 1938, di violenza e intolleranza.
Dopo il disgustoso episodio dell'Universita' Pisa dove squadristi rossi hanno impedito al consigliere dell'ambasciata di Israele di tenere la conferenza   per la quale era stato invitato,  oggi  leggo su internet un appello del forum Palestina che chiama le gente a una grande manifestazione contro Israele e contro quello che questa gente, nel suo odio fatto di ignoranza, chiama "il muro dell'apartheid" invocando il congelamento delle relazioni economiche, diplomatiche e commerciali con Israele, il ritiro ai confini del 67 (non sanno che non erano confini ma linee armistizali), il "rientro" ...dove?.... dei profughi...quali?....Esistono profughi per diritto ereditario? Forse intendono parlare di quei profughi mantenuti dall'UNRWA che impiega e da lo stipendio a membri di Hamas?
Ahhh, dimenticavo!  Per queste persone Hamas e' un'organizzazione benefica dedita all'assassinio all'ingrosso di ebrei.

Le firme che appoggiano questo vergognoso appello sono moltissime, tutte di sinistra, persone singole, associazioni, circoli, comitati.
Non c'e' che dire, Israele ha molti nemici, sono gli stessi  del branco di Pisa, gli stessi che alle manifestazioni non mancano di urlare "Palestina, vogliamo tutto, lo stato di Israele deve essere distrutto", gli stessi che , a pugno chiuso e coraggiosamente nascosti sotto la kefiah, urlano "a morte Israele".
Italiani di cui mi vergogno di essere connazionale, italiani che invocano la distruzione di una nazione straniera in nome dell'odio che provano nei confronti del popolo che la abita.
Uno si chiede legittimamente come sia possibile, con quale faccia tosta queste persone si possano definire "paladini della liberta'".
Se lo fossero  andrebbero in Sudan per difendere i neri sterminati dagli arabi.
Andrebbero in Tibet per difendere i tibetani sterminati e resi schiavi dai cinesi.
Dovevano andare nell'Iraq di Saddam Hussein per difendere i curdi sterminati  col gas.
Andrebbero in Iran dove si lapidano bambine.
Chi li ha visti da quelle parti? E chi li ha visti in altre parti del mondo dove avvengono stermini di popolazioni? E chi li ha visti  manifestare per la mancanza di ogni diritto nei paesi arabi?
Loro stanno a casa, in Italia, al sicuro e da la' urlano il loro odio contro gli ebrei. Organizzano manifestazioni, rigorosamente in Italia, sempre rigorosamente al sicuro, contro l'unico stato da cui non hanno niente da temere: Israele.
Che cuor di leoni!
Quelli di Pisa, quel branco di energumeni che ha minacciato fisicamente un ebreo israeliano nell'esplicazione del suo lavoro, saranno nella vita ordinaria persone normali, bravi figli, aiuteranno le vecchiette ad attraversare la strada, andranno a ballare, andranno al cinema, a mangiare la pizza, persone normali insomma, giovani studenti come tanti, solo che un'ideologia marcia e una propaganda battente colla quale sono probabilmente cresciuti, li hanno trasformati in mostri pieni di odio alla vista di colui che da millenni gli europei sono abituati ad odiare:l'ebreo.
E quelli che stanno organizzando la grande manifestazione di novembre per chiedere all'Italia di boicottare Israele e per invocare la scomparsa di questo paese in favore di una mai esistita Palestina saranno anch'essi , forse, persone normali che in determinate occasioni, quando sentono odore di ebreo, si scatenano.
Come i nazisti, questi figli di mamma si augurano la scomparsa di 5 milioni di ebrei, un milione in meno di quelli che i loro fratelli di odio erano riusciti a massacrare.
E come i nazisti sono convinti di essere nel giusto, come i nazisti si dedicano alla propaganda antisemita, come i nazisti usano la discriminazione, come i nazisti sono senza cuore, senza coscienza e senza palle e si muovono in branco.
 
Deborah Fait - i
nformazionecorretta.

AGENZIA VIAGGI  PADRE BENJAMIN
da REPORTERASSOCIATI:
<<Padre Benjamin, lei ha contatti diretti con i rapitori dei reporter francesi?
"Si, ho contatti diretti con un emissario del gruppo che ospita attualmente i reporter francesi..."
Che 'ospita'?
"Certo, George Malbrunot e Christian Chesnot non possono essere considerati "rapiti" ma, appunto, ospiti di uno dei maggiori gruppi della resistenza irachena. Hanno deciso di comune accordo di rimanere in Iraq per documentare le azioni della resistenza, lavorando fra mille difficolta'. Le posso dire di piu', i rappresentanti della resistenza hanno dato ai due reporter molto materiale audio-video che documenta quello che davvero accade a Falluja, tempestata dai bombardamenti americani, nonche' l'impegno delle forze della resistenza per aiutare la popolazione. Sono video e foto che non piaceranno a Washington. Posso anticiparle che tra pochi giorni i due reporter saranno accompagnati ad una frontiera e saranno lasciati liberi di rientrare a Parigi con tutta la documentazione raccolta".>>


I FIGLI DEL LEONE
Quando ci si pone il problema del perché la gente voglia avere figli si arriva spesso alla conclusione che ciò dipende dall'istinto di conservazione della specie. Esistono però altri moventi: la pressione sociale, per esempio: “Che matrimonio è, se non ci sono figli?”. O anche da ben poco fondati motivi di sicurezza: “Diversamente, chi si occuperà di me, quando sarò vecchio?” Un motivo altrettanto serio è condensato nella domanda: "Ma se non hai figli, a chi lasci il tuo cognome? La tua stirpe si estinguerà con te!" Queste parole meritano di essere studiate.

Il leone che riesce a succedere al capobranco uccide spesso i piccoli del precedente maschio dominante. Ottiene in questo modo che le leonesse ridivengano presto fecondabili, in modo da poterle ingravidare col proprio seme. Tutto questo si spiega con l’istinto di diffondere quanto più si può i propri geni, anche a danno dei congeneri. E questo discorso non è esclusivamente zoologico. In Italia c'è un dolciaio, di fama nazionale, il cui nome è un insulto, si chiama Lazzaroni: ma questo non l’ha spinto a chiamare la sua fabbrica Aldebaran o Gold. L'ha chiamata proprio Lazzaroni. Ha ceduto all’istinto di diffondere, nello stesso tempo, i propri geni commerciali e i propri geni naturali.

Il desiderio di far sì che il proprio cognome non si estingua a volte fa ridere. Ci sono persone che si chiamano Scornavacca, Porcu, Caratozzolo, Porcacchia, Biribicchi e tuttavia tengono al loro casato. Essi cercano ad esempio di tramandare il nome dei Puzzoni o dei Guardalavecchia perché è una stirpe importante, carica di storia come i Bourbon o i Windsor, o perché composta di esseri superiori: si sforzano solo di far sopravvivere i propri geni giusto in quanto propri. Che è esattamente la mentalità del leone. Ed è ancora per questo che i genitori fanno di tutto per lasciar molti beni ai figli. Se sono ricchi, avranno più possibilità di sopravvivere e perpetuare la discendenza.


Un'ulteriore considerazione nasce dal fatto che i figli portano il cognome del padre, perché la nostra società, come quella dei leoni, è maschilista. La leonessa che, oltre a concepirli, partorisce ed allatta i leoncini generati dal maschio sconfitto, accoglie senza farci molto caso il loro assassino. Fra gli uomini occidentali, la madre investe un capitale genetico equivalente a quello del padre, si sottopone a fatiche molto maggiori e tuttavia il figlio appartiene alla stirpe paterna piuttosto che a quella materna. Il paragone sembrerà a molti offensivo, ma è difficile non vedere la parentela. Lo shakespeariano Riccardo III non è meno criminale dei leoni della savana. Qualche decennio fa lo Scià di Persia ripudiò la bellissima Soraya solo perché sterile e sposò un'altra donna, meno bella, meno amata, ma fertile. Almeno in certi casi, la moglie non è la compagna dell'uomo; non è il suo amore o la sua amica: è il suo utero.

Fra gli occidentali, soprattutto cattolici, questa disinvoltura non è possibile: al povero Baldovino non è stato permesso di utilizzare un altro utero e il trono del Belgio è passato al fratello. Ma il fatto che le nostre tradizioni non ci consentano la disinvoltura dei leoni e degli Scià non significa che tutto questo ci sia estraneo.

Gli uomini vogliono avere dei figli perché così hanno la sensazione di non morire del tutto. Questo spiega anche l'amore dei nonni per i nipoti. I nipoti sono la promessa vivente che i geni sopravviveranno anche ai primi generati. È come se l'individuo potesse vedere personalmente il successo nel tempo della propria riproduzione. I nonni sono poi felici quando vedono imporre ai nipoti il proprio stesso nome: il bambino che si chiama esattamente come loro, magari Calcedonio Guardalavecchia, ma è più giovane di una cinquantina d'anni, è quasi l'immagine della loro eternità genetica.

Giannipardo@libero.it


MANICOMIO ITALIA
Gip Bari: sono stato frainteso, Quattrocchi è eroe
Il magistrato:  «Non mi dite che sono un filoterrorista e parlo con parole in libertà, mi dispiace che esca adesso questa motivazione dell'ordinanza che peraltro è lettera morta dopo quattro giorni dalla decisione del tribunale del riesame che ha revocato il divieto di espatrio». Così replica De Benedictis, visibilmente contrariato per le polemiche scaturite dalla diffusione della sua ordinanza (con la quale motivava la decisione del ritiro del passaporto a Giampiero Spinelli, il compaesano e amico di Cupertino, indagato per arruolamento non autorizzato al servizio di uno Stato estero). «È una questione di grammatica - ha spiegato De Benedictis - semanticamente mercenario è colui che combatte e che rischia la propria vita in favore di un'altra persona o anche di un esercito, per denaro, nel caso di specie io ho usato il termine per intendere che rischiavano la propria vita ed offrivano la loro protezione a privati. Mercenari al soldo degli americani - ha precisato con forza - non c'è nel provvedimento è una pura invenzione, un collage, questo lo posso dire perchè sicuramente non l'ho mai scritto». «Per quanto riguarda l'essere fiancheggiatori della coalizione - ha precisato ancora il gip - si intende dire in diritto, perchè è una frase giuridica, che c'è qualcuno che offre il proprio fianco, il proprio aiuto. Io non solo non ho scritto ma neppure mai pensato di poter offendere queste persone che hanno già pagato duramente, la frase è in linguaggio giuridico, se non giustifica spiega l'atteggiamento dei sequestratori, spiega cioè per quale motivo si sia deciso da parte dei rapitori di sequestrare quelle persone, identificate, a torto o a ragione , come potenziali nemici. Ovviamente questa loro decisione, così da me spiegata, non è assolutamente giustificata. Tutto potrei giustificare - ha aggiunto - tranne un sequestro tanto più con un omicidio, io onoro Quattrocchi». «Del reclutamento non come mercenari ma come presunti body guard ne sono convinto per il semplice fatto che lo ha ammesso lo stesso Spinelli - ha concluso il gip de Benedictis - per quanto riguarda l'addestramento è impossibile che potesse addestrarli per il semplice fatto che aveva una sede legale alle Seychelles ed una specie di sede a Sammichele di Bari dove mai nessuno avrebbe potuto addestrare. Del resto lo stesso Spinelli mi ha confermato di non essere mai stato addestrato all'uso d
elle armi».
(dalle news del Corriere della Sera)

Massima del giorno
Una persona di buon senso, e incapace di farsi illusioni, non vota per nessuno: vota contro qualcuno.
 G.P.

MOLLICHINE
Casini: “lo sciopero dei magistrati è sempre sbagliato”. Ma di che si preoccupa, d’un errore in più?

Per processare Andreotti sono stati spesi 127 miliardi di lire. Che spreco. Già con un centinaio di milioni si organizza una strage di Capaci.

Un lettore del Corriere tuona contro i negozi aperti la domenica. Chissà perché. Certo non ha mai fatto la spesa, lui.

Bertinotti candidato alternativo a Prodi. Volete l’originale o la copia?

Secondo Montezemolo, il costo dell’energia penalizza l’Italia. Forse il governo dovrebbe fare un buco in piazza Montecitorio e trovare il petrolio.

Sciopero. L’Anm ha sospeso le udienze per la prossima settimana: i processi, invece di durare dieci anni, dureranno dieci anni e un giorno.

I giudici costituzionali vietano l’espulsione e il respingimento degli immigrati irregolari. Forse anzi li accoglieranno a casa loro.

Siniscalco: “La stagione dei condoni è finita”. Sarà. Fino ad ora è durata sessant’anni.

Il governo reinserisce i test psicologici per i magistrati. Contrari gli interessati. È comprensibile.

Fidel Castro è caduto. Ci dispiace. Avremmo preferito cadesse il suo regime.

Teheran: “Non abbiamo alcuna intenzione di produrre armi atomiche”. È quello che dicono nei giorni dispari.

Giannipardo@libero.it
- 22-10-2004


PERVERSIONI
Dino Risi intervistato da Claudio sabelli Fioretti su Corsera Magazine – 21.10.2004:

 - La prima volta di sesso vero?

«Quasi sesso, al casino. Lei cominciò a raccontarmi le sue storie tristi e non facemmo niente. Poi mi innamorai di un’altra prostituta, una certa Tina. Uscivamo insieme ogni due giorni, come due fidanzati.
Tra un camparino in galleria e un caffè ai giardini mi raccontò la storia di quel famoso politico che andava da lei, tirava fuori da una borsa delle pratiche, leggeva, sottolineava e intanto lei doveva spogliarsi, infilarsi nel letto e poi dopo pochi minuti suonava la sveglia, lei si alzava, si stirava, faceva un bagno, usciva tutta bagnata e doveva dirgli: “ma non ti sembra di lavorare troppo?” E lui rispondeva: “il Paese ha bisogno di me”. Lasciava una busta con i soldi ed andava via».

- Il nome, il nome, il nome.

«È vivo e famoso»

“SPIEGA, SE NON GIUSTIFICA”
“Prima dell'avvento del fascismo l'Emilia, e in particolar tutto il territorio comprendente le province di Modena, Bologna, Forlì, Ravenna e Ferrara, fu un focolaio di gravi agitazioni. Per affermarsi e per impedire che le masse continuassero a seguire altri partiti, il fascismo dovette in quella zona dare largo sviluppo allo squadrismo (...) Tutto ciò ha concorso a creare profondi rancori. A ciò si aggiungano le distruzioni operate dalla guerra e i soprusi compiuti, in larga scala e in maniera talvolta efferata, durante la dominazione nazifascista. Si è così determinata un'atmosfera di odi e di violenza che spiega, se non giustifica, i criminosi atti di reazione verificatesi dalla data della liberazione in poi (...) Sono fatti dolorosi e condannevoli, ma occorre anche tener presente che essi sono da considerarsi inerenti all'insurrezione popolare, la quale ha sempre portato ad eccessi. In ogni epoca della storia la pubblica opinione ha umanamente deplorato tali eccessi ma li ha altresì giustificati politicamente e socialmente”

Da un documento redatto dall'arma dei Carabinieri nell'agosto '45, scoperto presso l'Archivio di Stato (ACS, Mi, Ps-Agr 1944-46, b. 15) e Citato nell'intervento di G. CRAINZ Fra "dovere di memoria" e "diritto all'oblio", nella rivista “I viaggi di Erodono”, n. 28 (gennaio-aprile 1996)


Giuseppe De Benedictis, Gip.
<<Mercenari...gorilla...  erano veri e propri fiancheggiatori delle forze della coalizione e questo spiega, se non giustifica, l'atteggiamento dei sequestratori nei loro confronti>>
Che dire? Come può essere che, in nome del popolo italiano,  un magistrato
, fosse solo per arroganza intellettuale, scriva in un provvedimento giudiziario  simili scempiaggini?
Sono oramai persuaso che ci disinganneremo troppo tardi. Il razzismo ha un avvenire.

(cp, 22.10.2004)


"Che" sfiga, Castro!





Desidero segnalare al nostro ministro degli Interni
Desidero segnalare al nostro ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, un fatto della cui gravità ciascuno può giudicare. Pochi giorni fa, all’ombra della Torre pendente, a qualche decina di metri da piazza dei Miracoli, avrebbe dovuto svolgersi una conferenza presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Quando un gruppo di venti studenti, appartenenti al Collettivo, ha invaso l’aula e rivolto minacce agli organizzatori e al relatore. Visto il clima, il preside della facoltà, professor Alberto Massera, ha deciso e annunciato di cancellare l’iniziativa, ha condannato il clima di violenza e accompagnato il relatore all’uscita. Non ha ritenuto invece di avvisare le forze dell’ordine. Il tema della conferenza avrebbe dovuto essere nientemeno che “La repubblica di Israele oggi”. I relatori erano Maurizio Vernassa, professore di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, e Shai Cohen, consigliere dell’ambasciata d’Israele a Roma. Nella stessa aula in passato avevano avuto luogo regolarmente iniziative sulle varie “resistenze” curda, palestinese, zapatista... Questo accade nell’anno 2004, sessanta anni dopo la fine del regime fascista, in una città democratica.
Yasha Reibman
Da “Tempi” n.43 - 21 Ottobre 2004


DO UT DES
L'organizzazione Transparency International ha pubblicato il suo rapporto annuale sul tasso di corruzione percepita nei vari paesi nel mondo.
 Guidano la classifica Haiti e il Bangladesh, paesi dove la corruzione compromette lo sviluppo della società civile e dell'economia. Al capo opposto della lista c'è la Finlandia che anche quest'anno è risultata la nazione con il minor tasso di corruzione percepita al mondo. L'Italia  affianca l'Ungheria al quarantaduesimo posto.


Kerrybaldo
I seguaci del candidato democratico alla Casa Bianca, John F. Kerry  sono stati ufficialmente  invitati dal proprio partito a denunciare qualsiasi tentativo di intimidazione o di soppressione del diritto di voto da parte dei repubblicani. Niente di strano, se non fosse per la postilla: denunciate, anche "preventivamente", anche a costo di inventarvi tutto.

Il Drudge Report  ha pubblicato su internet la fotografia dell'inquietante documento, di cui il Democratic National Council ha confermato l'autenticità. E' tutto nero su bianco, stampato a chiare lettere nell'Election Day Manual del partito dell'asinello. Un documento di 66 pagine messo insieme dai curatori della campagna elettorale di Kerry e Edwards per guidare i loro supporter nella grande sfida contro il nemico pubblico numero uno, George W. Bush.

Che cosa si consiglia ai militanti? Come prima cosa di lanciare una campagna mediatica che abbia per protagonisti i leader delle minoranze. Un'intimidazione a sfondo razziale è ancora meglio di un'intimidazione generica. Militanti e Avvocati democratici sono già scesi in campo seguendo pedissequamente le istruzioni ricevute dal quartier generale.


Insieme a loro, ovviamente, la stampa italiana. Non solo "Il Manifesto" che titola da giorni  sui brogli elettorali americani. Ma anche il Corriere della Sera,  con un articolo di prima pagina firmato dal solito Gianni Riotta, rilancia i proclami kerrysti senza nemmeno citare il fatto che sono stati studiati a tavolino, come arma disperata di una campagna elettorale che sembra volgere al peggio per l'Asinello.     

IL TROPPO STROPPIA
Non può essere una semplice coincidenza. Della serie: le disgrazie non arrivano mai sole. Brutti tempi per Rocco Buttiglione. Non bastava la querelle culattoniana. No. Il  Daily Telegraph -che tempismo!- racconta, in  un articolo,  di un suo coinvolgimento in indagini di riciclaggio a Montecarlo.
Non basterà , come da regolare dispaccio ANSA, che  Rocco Buttiglione annunci  di non saperne nulla e   d'aver querelato il quotidiano britannico. Vedrete, il  capogruppo  dei kapò  a Strasburgo Martin Schulz non perderà questa occasione.  Come si dice: calunniate calunniate qualche cosa  resterà.
Ah, dimenticavo, il cardinale Renato Martino, sbeffeggiato per aver puntato il dito contro le  «potenti lobby culturali, economiche e politiche»,  è stato visto accendere un cero per grazia ricevuta.

(cp. 20.10.2004)


CULATTONI
L'autore britannico Alan Hollinghurst ha vinto il Booker Prize, uno dei più prestigiosi premi letterari del mondo, con il romanzo «The Line of beauty». «È stata una decisione molto difficile», ha spiegato il presidente della giuria, l'ex ministro britannico della Cultura Chris Smith. Gli organizzatori hanno confermato che è la prima volta, nei 36 anni di storia del premio, che il riconoscimento viene assegnato a un romanzo gay. Il libro è una satira della Gran Bretagna all'epoca del governo di Margaret Thatcher.


Bin Laden e i terrorristi di Hamas: ecco gli eroi delle televisioni arabe
"Aria avvelenata in Medio Oriente. Nei mercatini palestinesi si vende come il pane la cassetta con le amputazioni delle teste dei rapiti in Iraq; Arafat ha dichiarato recentemente che Israele appesta l’aria dei palestinesi con residui atomici. Intanto è iniziata la stagione televisiva del santo mese di Ramadan, cominciato tre giorni fa. La notte, quando finalmente possono mangiare, le famiglie musulmane si ritrovano a casa l’uno dell’altro. E anche quest’anno potranno guardare in tv, com’è tradizione, importanti serial che vengono preparati proprio per questa occasione.
L’anno scorso ebbe grande popolarità il serial della tv Hezbollah Al Manar «Al ha Shatat», Diaspora, basato sui Protocolli dei Savi di Sion - il libello ottocentesco che durante il nazismo diffuse l’idea che gli ebrei congiurano per dominare il mondo - e sul «blood libel», la sete di sangue degli ebrei che si esprime in assassini per impastare di sangue le azzime di Pasqua.
Tutto questo era rappresentato con grandi particolari anche nelle quaranta puntate del serial dell’anno prima, «Cavaliere senza cavallo». A nulla sono servite le proteste internazionali. L’evento di quest’anno è una coproduzione siriano-palestinese, imperniata su Yehie Ayyash, il famoso «ingegnere» responsabile della serie di attacchi terroristi suicidi che sugli autobus di Tel Aviv e di Gerusalemme, fra il 1994 e il 1966, uccisero più di cento innocenti. Nel ‘96 i servizi segreti israeliani scoprirono il nascondiglio dell’Ingegnere a Gaza e lo eliminarono con una carica di tritolo nascosta dentro un telefonino. L’Autorità palestinese - e lo stesso Arafat - lo ha sempre pubblicamente lodato e esaltato.
Un altro serial, di produzione giordano-khatara, è avvolto da un’aria di cupo mistero: pronto in Giordania per Ramadan, intitolato «La via per Kabul», racconta la storia di una coppia che vuole tornare in Afghanistan per partecipare ai movimenti islamisti estremi. Così è effettivamente accaduto a molti che, fuoriusciti con l’invasione russa, vollero poi unirsi alle file dei talebani per combatterla e tornare a dominare il Paese. La storia sembra essere intrecciata con quella di Bin Laden, ma non se ne sa molto: è stata interrotta d’urgenza dopo che la tv ha ricevuto minacce dall’organizzazione dei Mujaheddin di Iraq e Siria. I quali hanno annunciato che, se la vicenda non corrisponderà alla verità «storica» dello scontro in atto col mondo occidentale, la stazione tv sarà debitamente punita. Così, nonostante i tre milioni di dollari spesi nella produzione, i trasmettitori sono stati chiusi.

Chi l’avrebbe detto poi che dopo tanti salamelecchi di confine, dopo le telefonate notturne fra Sharon e Mubarak, tanto sangue e tanto sforzo in comune negli attentati di Taba e di Ras el Satan in Sinai, dall’Egitto sarebbe arrivata la solita vecchia musica di odio antiebraico! Già dal primo dibattito in tv, cinque intellettuali egiziani avevano ripetuto la solita teoria della cospirazione: è stata Israele a mettere le bombe. Poi l’accusa è arrivata, urlata su tutti i giornali egiziani, da «Al Ahram», giornale di Stato, a «Al Mustakbal al Gadal», il settimanale portavoce del partito al potere diretto dal figlio di Mubarak, l’erede, Gamal. L’Egitto ha anche altri importanti record di cospirazioni fantasiose e sinceramente stupefacenti. Mubarak stesso ha ripetuto che gli attentatori dell’11 di settembre alle Twin Towers non potevano essere arabi.
La prova del coinvolgimento del Mossad negli attentati sul Mar Rosso sarebbero le ambulanze schierate al confine. In realtà, si finge di non conoscere la velocità con cui i soccorsi israeliani hanno imparato a raggiungere i luoghi degli attentati, per altro in questo caso vicinissimi alla città israeliana di Eilat. Tutto ciò sarebbe comico se non avesse alle spalle un’enorme, solida massa di propaganda. «Se volete sapere chi è il perpetratore di ogni atto di terrorismo - scriveva in aprile su «Al Goumoryya» (statale) il vicedirettore Abd Al Wahhab - cercate gli ebrei sionisti... L’ultima operazione è stato l’attentato di Madrid»."
Fiamma Nirenstein su LA STAMPA


LA DOTTRINA DI MARCO RIZZO
Marco Rizzo ha scritto una lettera al Corriere (in calce*) ed io ho scritto al Corriere la lettera che segue. Non che siano parole d'oro, ma possono rilanciare la discussione fra noi.
Marco Rizzo, oltre a ripetere le solite distorsioni del pensiero di Buttiglione, scrive che egli costruisce "un muro sempre più spesso tra la sua interpretazione del cattolicesimo e il resto del mondo". Io sono ateo e tuttavia posso assicurargli che quell'interpretazione, che ci piaccia o no, è solo corretta dottrina cristiana. Voti contro Buttiglione quanto vuole, ma nec ultra crepidam.
In secondo luogo, egli scrive di preferire i religiosi e i credenti che s'impegnano nel sociale, per la pace, ecc. Cioè confonde religione e beneficenza, religione e politica. Farebbe bene ad occuparsi solo di quest'ultima.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

* Caro Mieli, secondo lei il modo di
agire di Buttiglione rende popolare il cattolicesimo, ossia ne aiuta la causa impregnandolo di carisma per le nuove generazioni o rischia invece di ottenere un effetto contrario, coperto com'è da una cupa coltre di ideologismo?
Buttiglione si è cimentato in una sequela di dichiarazioni di intensità via via crescente, in un simbolico autodafé, che ha riguardato gli omosessuali, relegandoli nella categoria del peccato, il ruolo della donna nella società, in casa coi figli e sottomessa al marito, la donna single, pessima madre, e infine i figli che devono crescere in famiglia. Cui prodest? Buttiglione così facendo non sta forse costruendo un muro sempre più spesso tra la sua interpretazione del cattolicesimo (che va rispettata finché rimane nella sfera privata, non pubblica né tanto meno politica e per di più in sede europea) e il resto del mondo? Non sono un cattolico, ma ho stima e rispetto per quei religiosi e quei credenti che dedicano gran parte del proprio tempo nel sociale, impegnati nel movimento per la pace, dando conforto a chi ha bisogno, proiettando così nella sfera pubblica, con coerenza, propri convincimenti di fede. Uno come Buttiglione invece ottiene l'effetto opposto, perché porta davvero a quello scontro di civiltà, così pericoloso soprattutto in un momento delicatissimo come quello che stiamo vivendo.
Marco Rizzo, Presidente della delegazione dei Comunisti italiani al Parlamento europeo



 OBIETTIVO: ELIMINARE ISRAELE
Lo scorso 4 ottobre il  New York Times ha pubblicato un articolo, firmato dal consulente legale dell’Olp Michael Tarazi, che conteneva un’affermazione politica di primissima importanza. Un articolo che non sarebbe mai potuto comparire senza l’approvazione della dirigenza dell’Olp e un ampio consenso fra i suoi quadri. Il titolo, “Due popoli, uno solo stato”, dice tutto.
La posizione dell’Olp è dunque tornata pubblicamente e ufficialmente quella che era negli anni ’60 e ’70. Il suo obiettivo dichiarato: l’eliminazione di Israele.
Sarebbe un errore minimizzare la novità della cosa dicendo che questo è sempre stato l’intento implicito dell’Olp. Il fatto che adesso l’Olp renda esplicita questa posizione segnala un cambiamento davvero rilevante.
Questa scelta costituisce un’ulteriore prova che le possibilità di far avanzare il processo di pace con questi interlocutori sono illusorie. Dichiarazioni, delegazioni, Road Map e quant’altro possono contribuire alla pace nel lungo periodo, ma nel contesto immediato sono vani esercizi di wishful thinking.
La chiave per comprendere la storia del conflitto arabo-israeliano degli ultimi cinquant’anni è che l’Olp non è mai stato un autentico movimento nazionalista. Se lo fosse stato, il problema sarebbe stato risolto già da un pezzo. Per l’Olp, distruggere Israele è più importante che edificare uno stato palestinese indipendente o alleviare le sofferenze del popolo palestinese. Questo è il motivo per cui Yasser Arafat respinse l’offerta israeliana a Camp David e la proposta di Clinton, benché entrambe offrissero la possibilità di fondare uno stato indipendente e vitale con capitale a Gerusalemme. In effetti non è mai stata seriamente considerata l’assoluta irrazionalità di tale comportamento dal punto di vista di un genuino nazionalismo palestinese... In fondo, e sfortunatamente, questa nuova campagna dimostra che, quando anche Israele si ritirasse dalla striscia di Gaza o accettasse uno stato palestinese in Cisgiordania, avrebbe solo inizio una nuova fase nella quale la dirigenza palestinese pretenderebbe come passo successivo la demolizione di Israele.
Tarazi vuole far credere che questa pretesa palestinese sia qualcosa cui i palestinesi sono stati costretti dalla politica d’Israele. In realtà, è ciò che i leader palestinesi vanno ripetendo da anni in privato, anche nel pieno del processo di pace.

La richiesta esplicita di smantellare Israele anziché cercare di costruire uno stato palestinese al suo fianco scaturisce anche dalla valutazione attuale che fanno i palestinesi. E’ un “diritto al ritorno” agli slogan degli anni ’60 e ’70 che nasce dalla combinazione di intifada perduta, vittoria nell’arena della propaganda internazionale e rifiuto di un reale compromesso di pace.
Ed è anche l’ultimo di una lunga serie di errori da parte dei palestinesi. Per ogni persona in occidente che è disposta ad assecondare i palestinesi nella loro pretesa di distruggere Israele, ve ne sono altre cinque o dieci che sono disposte ad accettare solo la presunta posizione nazionalista palestinese: credono ai palestinesi quando dicono di volere soltanto una patria per se stessi, ma non accetteranno l’idea che quella patria debba comprendere anche Israele. A maggior ragione i governi e i politici occidentali. La nuova linea dell’Olp rischia di tradursi in un disastro sul piano delle pubbliche relazioni, annullando quelli che sembrano essere i grandi successi dei palestinesi nella battaglia per l’opinione pubblica.
Lo stesso Tarazi svela l’ipocrisia di fingere che la nuova posizione politica palestinese sia una sofferta scelta politica ancora in discussione, quando conclude: “La sola questione è quanto tempo ci vorrà, e quanto le due parti dovranno ancora patire” prima che gli ebrei israeliani si rassegnino al risultato finale.
Come sanno bene i veri moderati palestinesi, definire il conflitto in questi termini serve solo a garantire che, indipendentemente da chi guida Israele, la lotta andrà avanti per molto tempo, con molte altre sofferenze, e che i palestinesi non avranno uno stato per molti anni ancora.
(Da: Jerusalem Post, 12.10.04)


Antidemocratici italiani, oggi come ieri
Alcuni anni fa La Federazione Italia-Israele aveva l'abitudine di invitare nelle scuole italiane ragazzi israeliani che conoscessero la nostra lingua. Era molto importante questo tipo di approccio con i giovani italiani completamente avvelenati dalla politica antiisraeliana dei vari governi catto-comunisti della penisola e dalla miliardaria, cinica  e potente  propaganda filopalestinese.
Era il periodo delle bare nere gettate dai sindacati davanti alla Sinagoga di Roma.
Era il periodo dei cortei della famosa Pantera con migliaia di giovani inkaffiati e urlanti "a Morte Israele".
Era il periodo di manifestazioni oceaniche in cui si parlava del "Demonio Israele".
Era il periodo in cui il Papa non nominava mai la parola Israele  e non esistevano relazioni diplomatiche tra Israele e Vaticano tutto teso verso i paesi arabi, feroci dittature ma stracolmi di Nunzi Apostolici.
Era il periodo in cui i terroristi palestinesi assassini di bambini ebrei italiani, (un pensiero al piccolo Stefano Tache' di due anni, assassinato dai feddayin mentre usciva dalla Sinagoga di Roma) e di anziani ebrei paralitici venivano fatti scappare dalle massime autorita' italiane per essere accolti come eroi dall'OLP di Arafat.
Era il periodo in cui dire "sono ebreo e sionista" era molto pericoloso.
Era il periodo in cui , mentre Israele veniva bombardato da Saddam Hussein, in Italia si manifestava per il dittatore.

Era il periodo in cui chi amava Israele si sentiva frustrato, arrabbiato, furioso e terribilmente addolorato.
Vanda e Golan erano due ragazzini israeliani quattordicenni, vennero in Italia, invitati dalla Federazione,  per andare a raccontare ai loro coetanei la loro realta', la vita dei giovani israeliani perennemente in pericolo, nati in guerra e vissuti nel terrore. Erano arrivati pieni di entusiasmo, emozionati di visitare il paese dei loro nonni, felici, come tutti i ragazzini, di essere lontani da casa e di godersela un po', liberi e "grandi".
Incominciarono il loro giro delle scuole italiane da un Liceo di Roma, entrarono nell'Aula Magna  intimiditi dalla platea di giovani che li guardavano con odio, kafieh che si sprecavano, furono accolti da un buuuuuuuuuuuh e da fischi e all'improvviso gli inkaffiati si alzarono con aria minacciosa e incominciarono ad avanzare verso i due ragazzi urlando "fuori di qua, assassini".
Vanda e Golan furono fatti uscire dall'aula e portati in salvo dalla polizia.
Vanda e Golan, quattordici anni, belli, sorridenti, puliti e gentili erano considerati assassini  dal branco filopalestinese di Roma.    
Il  viaggio dei due ragazzi prosegui' tra alti e bassi, aggressioni e applausi e  fini' a Bolzano, ultima tappa prima del ritorno in patria, ritorno ormai sospirato a causa della delusione e anche della paura.
Avevo fatto fare molta pubblicita' e la sala del liceo bolzanino era colma. Anche la' studenti inkaffiati ma meno cattivi forse perche' da molto tempo ero presente nelle scuole per raccontare, spiegare, parlare, cercare di far capire le ragioni e il dramma  di Israele.
Vanda e Golan, lui capelli biondi racchiusi in una coda di cavallo, timido e gentile, lei, alta , bella, piu' aggressiva del compagno , incominciarono a chiacchierare , si presentarono, raccontarono della loro scuola, dei programmi di studio in Israele, della bellezza del loro paese. A un certo punto un inkaffiato chiese
" Voi andrete a fare i soldati?"
Si 
"e perche'? non vi vergognate?"
No
"e perche' non vi vergognate?"
Perche' io andro' a fare il soldato per difendere la mia casa e la mia famiglia. Rispose Golan.
Poi fu la volta di Vanda di attaccare, lei sabra e orgogliosa, chiese all'inkaffiato :"perche' porti la kafiah se non sei arabo?"
Perche' per me e' simbolo di liberta'. Rispose il ragazzo a muso duro.
E Vanda, gentile e sorridendo con tristezza:
"Ma per me e' simbolo di morte. Allora perche' la porti davanti a me?"  
Lui non seppe cosa rispondere, si fece piu' piccolo sotto gli sguardi di rimprovero di tanti e alla fine nessuno  fece piu' caso a lui, completamente conquistati dai racconti interessanti e molto coinvolgenti dei due ragazzini israeliani.
Lo studio, le vacanze, i campeggi, la descrizione dei kibbuzim, delle citta', di Gerusalemme, il tutto condito da aneddoti e da risate che nemmeno alcuni interventi velenosi di un paio di insegnanti "progressisti" riuscirono a spegnere.
Alla fine dell'incontro l'inkaffiato si alzo' , non aveva piu' la kafiah al collo   e notai un rigonfiamento della tasca della sua giacca a vento, e ando' a stringere la mano ai due ragazzi. Per una buona mezz'ora vi fu uno scambio di indirizzi e numeri di telefono e io provai una felicita' cosi' intensa che li avrei baciati tutti.
Sono passati gli anni, Israele e' ancora in guerra, probabilmente Golan e' soldato, so che Vanda ha scelto il servizio civile e , fino a prima della seconda intifada, aiutava i bambini palestinesi di Gerusalemme est e di Hebron.
L'Italia e' ancora preda  di odi  antiisraeliani dei piu' feroci e violenti e giorni fa un gruppo di squadristi rossi del collettivo autonomo di Scienze Politiche dell'Universita' di Pisa ha occupato l'Aula magna impedendo lo svolgersi di una conferenza su Israele.
Fatto di una gravita' eccezionale, animato dal piu' disgustoso razzismo.
Il tempo passa, l'odio antisemita rimane chiuso nei cuori per esplodere a tempo debito, in Italia come in Canada, in USA come in Francia, come in tutti i paesi di questo occidente arabeggiante che ha fatto dell'odio antiisraeliano il suo ideale e di cui oggi e' simbolo la bandiera arcobaleno insieme all'intramontabile kafiah.
Il mondo non sara' libero finche' si impedira' a una democrazia di parlare e a dei ragazzi ebrei di raccontare del proprio paese, nessuno sara' libero finche' si sventoleranno le kefiah bianche e nere:
 "Per me quello e' un simbolo di morte, allora perche' lo porti davanti a me?"
 La risposta che non ho mai rivelato a Vanda per non rattristarla e' :
 "Perche' chi la porta ti vuole morta".
 
Deborah Fait, informazionecorretta

CREDERE
Jacques Ellul, nell’inserto II del Foglio del 16 ottobre 2004, sostiene che “tutto si fonda sul fatto che noi crediamo”. Persino le verità scientifiche sono oggetto di credenza, visto che ognuno di noi non le ha certo scoperte o verificate. I rapporti umani dipendono dal credere, perché per parlare col prossimo dobbiamo credere che chi ci parla usi le parole nello stesso senso nostro e dica prevalentemente la verità. Lo stesso disaccordo presuppone che si sia d‚accordo su ciò su cui si discute, cioè sulla natura del disaccordo. Infine, sentimentalmente, si ha bisogno di credere nei valori e nella protezione del gruppo cui si appartiene.

Ellul sostiene anche qualcosa di più interessante: “Niente può distruggere la credenza religiosa,  tant’è vero che ciò che la mette in questione viene subito promosso al posto suo,  diventando oggetto a sua volta di un’altra credenza religiosa - l’ho già dimostrato - per il sacro.  La forza dissacratrice di un luogo,  di un consiglio,  di una religione,  viene immediatamente sacralizzata.  E succede esattamente la stessa cosa per chi pretende di distruggere una fede.  La forza distruttrice diventa subito oggetto di fede”. 

La tesi è suggestiva e molto gradita al credente che vuol dar di credente al miscredente: ma si tratta d’un paralogismo e d’uno stravolgimento lessicale.

L’argomento ricorda l’obiezione che si faceva agli scettici: voi dite di non poter giungere a nessuna verità, ma credete vera l’affermazione per cui non si può giungere a nessuna verità: dunque ad una verità siete giunti! Osservazione imbattibile, indubbiamente. Ma sterile. Prova ne sia che, sin da allora, lo scetticismo è continuato ad esistere, sia come parola che come tendenza, e nessuno, parlando di Michel de Montaigne, noto scettico, direbbe che è un maestro di contraddizioni. In fondo gli scettici sono dei pessimisti, rispetto alla verità, mentre i temperamenti religiosi sono degli ottimisti.

Riguardo al “credere”, bisogna vedere come e che cosa si crede. La convinzione non nasce adulta come Minerva dal cervello di Giove: rappresenta il risultato d’un processo che è lungi dall'essere privo d’importanza. Se, per la strada, uno sconosciuto mi dice “Ho visto volare da est a ovest un elefante”, ed io gli credo, non è come se il mio medico mi dice che la novocaina è un anestetico, ed io gli credo. C’è una differenza sostanziale fra credere ragionevolmente una cosa ragionevole e credere qualcosa di non verificabile semplicemente perché piace crederla.


Ellul tuttavia probabilmente obietterebbe che, una volta che il “credente razionale” ha acquisito un corpus di nozioni (lui direbbe una credenza), a questo corpus aderisce con la stessa fedeltà con cui il musulmano aderisce al Corano. E qui si vede perché si parlava di paralogismo. È vero, il mullah  e lo scienziato credono ambedue fermamente in qualcosa, ma mentre il primo crede malgrado l’evidenza e non è disposto a lasciar scalfire le sue convinzioni dall'evidenza, per lo scienziato il primo imperativo è quello di lasciar prevalere l’evidenza dell'esperimento su qualunque precedente affermazione, per quanto illustre. Se Galileo non avesse deciso di credere all’esperimento piuttosto che alle idee correnti, se non avesse osato discutere l'opinione d’Aristotele, i moderni principi della scienza non sarebbero stati formulati.

Se, poi, un’affermazione scientifica è stata provata innumerevoli volte, e per questo la si crede fermamente vera, non è che sia nata una nuova fede: è che costituirebbe una perdita di tempo riprendere la discussione. Per favore, non ci venite a dire che la Terra è piatta, soprattutto dal momento che il giro del mondo è stato fatto persino in barchetta (per primo c’è riuscito sir Francis Chichester). Volere mettere sullo stesso piano la credenza nata da infinite riprove, per giunta reiterabili, e credenze su fatti eventuali e non verificabili sperimentalmente, lontani nel tempo e nello spazio, è giocare con le parole.

Si prenda l’attività di maghi e guaritori. A decine, anzi, a migliaia i creduloni ne decantano le gesta e allo scettico dicono: “Sei assolutista. Come se la scienza potesse spiegare tutto. Come se non ci fosse ancora tanto mistero, interno a noi! Chi dice questo non capisce che la persona ragionevole non ha il dovere di dimostrare che gli elefanti non volano, sta a chi afferma che volano mostrarne uno. E non a lui, ma ad un gruppo di scienziati capaci di capire l’eventuale trucco. Ma questo non avviene mai. Mai che un guaritore sia disposto ad operare in una sala operatoria, attorniato da chirurghi e prestigiatori, cioè gente del mestiere!

Ad un livello diverso si può forse parlare anche della religione cristiana. Si è liberi di credere e nessuno qui contesta l’atteggiamento dei cattolici praticanti. Ma chi crede in un’anima che non ha mai visto, in una vita oltre la morte di cui non esiste prova scientifica, chi crede in una Divina Provvidenza di cui troppo spesso non si vede traccia, non può reclamare lo stesso piatto pragmatismo di chi dice: “Io tutto queste cose non le ho viste e non ci credo”. Credere, nel senso religioso del termine, sarà meglio che non credere; sarà più consolante; potrebbe perfino corrispondere alla verità (chi può dimostrare il contrario?), ma una cosa è certa: non si può dire che sia fondato su ragionevoli prove oggettive. Chi non crede non ha da scusarsi e non ha nulla da dimostrare. Senza dire che, se esistessero prove oggettive‚ una religione - qualunque religione - nello stesso modo in cui la legge galileana della caduta dei gravi è divenuta verità indiscussa in tutto il mondo, quella religione sarebbe adottata in tutto il mondo. Cosa che non si è verificata.

Chi opta per la mentalità scientifica non opta per una fede. Opta per una posizione che si potrebbe riassumere così: “Credo soltanto ciò che mi sembra ragionevolmente provato, essendo sempre pronto a cambiare opinione se mi si prova il contrario. Ma fino a quel momento credo a ciò che mi è stato provato”. Magari aggiungendo: “Ovviamente, il mio scetticismo diviene monumentale se si va ad urtare contro le esperienze basilari. Se mi venite a dire che avete inventato il moto perpetuo, vi pregherò d'andare a giocare fuori”. E questo, a Ellul, sembrerà un atteggiamento da credente. Ma abbiamo una sola vita. E non è abbastanza lunga per sprecarla ascoltando sciocchezze.

Giannipardo@libero.it 17/10/04


TAGLI &  RITAGLI
"... sulle due Simone un ponte di bugie..." (Titolo de "Il Giornale" 16 ottobre 2004)

"...nascondono le vere circostanze del sequestro..." (da "Il Giornale" 16 ottobre 2004)

"... si fa sedurre dall'esteremismo "pacifista" filo palestinese-islamico-arabo, al punto di creare eroine in chador che invece di insegnare l'italiano nelle borgate romane ai figli degli immigrati vanno a Bagdad a fare tifo per gli "insorti" fino a fargli intascare lauti riscatti..."
(da "Libero", 
  16 ottobre)

"...Imprudenti le due Simone, troppo alcol in quelle feste..." (Titolo de "Il Giornale"
17 ottobre, intervista a Jean-Dominique Bunel,  responsabile delle Ong a Bagdad)

"... il rapimento non è stato il frutto di una operazione politica..."
(da "Il Giornale",   17 ottobre, intervista a Jean-Dominique Bunel,  responsabile delle Ong a Bagdad)

"...Un membro di "un ponte per..." alla sede di Roma, forse scioccato da alcuni aspetti del comportamento dei membri della stessa organizzazione a Bagdad, può aver avuto un'influenza negativa in tutta questa vicenda..."
(da "Il Giornale",   16 ottobre, intervista a Jean-Dominique Bunel,  responsabile delle Ong a Bagdad)

SCUOLA CUBANA: UN VANTO?
Inizia, con questo articolo,  la collaborazione di Sara Piccardo a Capperi.

Credo che questo documento, frutto del dialogo fra Tania Diaz Castro, giornalista indipendente della rete cubanet.org e un ragazzino di quindici anni, possa sfatare il mito della scuola cubana come una delle migliori al mondo. Forse in alcuni punti è un po’ retorico, considerando che il ragazzo ha una forte impronta cattolica, cosa che nel testo è riportata, ma comunque è illuminante e ci mostra le reali condizioni di sfacelo nelle quali molti bambini e ragazzi sono costretti a studiare (e lavorare!)
E sì, perché la famosa scuola gratuita cubana è gratuita grazie al lavoro degli studenti.
Quindi, vi lascio al racconto di questo adolescente di cui non si fa il nome nell’articolo per evitare rappresaglie contro di lui e contro la sua famiglia
. - Sara Piccardo, 16.10.2004

<<La "scuola nei campi" è un sistema che fu avviato 33 anni fa per iniziativa di Castro.
Consiste nel combinare lo studio e i lavori agricoli e contribuisce in parte a coprire le spese che la scuola deve affrontare, visto che il regime dice che l'insegnamento è gratuito. Ma gli studenti e i genitori accettano di buon grado questo sistema?
Quello che dirò adesso l'ho appreso da un ragazzo che conosco da quando è nato, quindici anni fa, un ragazzo fuori dal comune. Parla a voce bassa, ha modi eleganti e non gli ho mai sentito dire una parolaccia. A volte gli presto riviste specialistiche, soprattutto di astronomia, l'argomento che preferisce.
Il mio giovane amico ha iniziato il nuovo anno scolastico nel "preuniversitario en el campo" Repùblica de Guyana, situato a otto chilometri dal villaggio Güira de Melena, nella provincia dell'Avana.
La scuola, mi spiega il mio amico, fu costruita negli anni Settanta con il sistema dei prefabbricati su colonne. In essa studiano cinquecento ragazzi, maschi e femmine. Trenta in ogni aula (dovrebbero essere venti), e sessantatré in ogni dormitorio.
Per arrivare in questo luogo sperduto, i genitori devono dotarsi di un riquimbili, una specie di bicicletta a motore a cui si aggiunge una struttura che permette di portare tre o quattro passeggeri. Questo è l'unico mezzo di trasporto, tipico della regione, che permette di percorrere strade accidentate.
Abituato a vivere in normali condizioni igieniche, il mio amico mi racconta che nella sua scuola tutto va male. Le brande, o letti, sono rotte, giacché i tondini con cui sono state fatte si sono staccati. I materassini sono maleodoranti. Le docce non funzionano. Per lavarsi, i ragazzi devono portare secchi d'acqua dal piano terra ai rispettivi piani.  I bagni non hanno porte, neppure quelli delle femmine e le tazze dei water non ci sono. E il peggio è che l'acqua che bevono è salmastra.
"La mia non sembra una scuola" dice preoccupato.
Mi racconta che ha accettato il preuniversitario nei campi perché non ha avuto altra scelta. Solo così, dopo tre anni, potrà iniziare una carriera universitaria. Senza dubbio, i suoi genitori dubitano che sopravviverà tutto questo tempo in un luogo del genere.
Il suo racconto continua.
La scuola manca di strutture sportive. Nelle aree definite di svago si allevano maiali e nei bassi dell'edificio scorrono le fogne.
Siccome non ci sono regolari disinfestazioni, gli sciami di zanzare e simili non lasciano dormire. Forse per questo i maestri e quasi tutti gli adolescenti collocano i propri letti nei corridoi, dove installano anche i ventilatori. Se non ci sono blackout, chiaro.
Al mattino molto presto, i ragazzi vanno nei campi, a liberare dalle erbacce le coltivazioni di patate dolci e altri vegetali. Molte volte la loro colazione è solo un bicchiere d'acqua, a volte con zucchero, e un pezzo di pane.
"Come i detenuti", mi dice il mio amico, mostrandomi gli alti voti che ha ottenuto nella seconda "habanera" nel quartiere Ayestaràm dove vive con i suoi genitori.
Quando tornano dai campi, dopo aver consumato un pranzo scarso e per nulla nutriente, raggiungono le aule per assistere alle lezioni giornaliere. Stanchi, preferirebbero tornare nelle loro brande, piuttosto che ascoltare il maestro.
L'ambiente della scuola non è gradito dal mio amico., educato da genitori cattolici che sono sposati da lunghi anni.
Lui pensa che avere rapporti sessuali di nascosto e alla buona non sia conveniente, soprattutto in età così poco matura, ed ha ragione.
Il direttore della scuola, Osniel Espinosa, non è favorevole alle visite dei genitori, perché, secondo lui, interrompono le attività. Non può essere che voglia evitare che i genitori vedano con i loro occhi in che condizioni è la scuola?

Di fronte alla scuola un'insegna pubblicitaria riporta una frase di José Martì: "Gli uomini devono essere nel posto in cui sono più utili"
Il mio giovane amico non se ne va prima di avermi detto di essersi dimenticato una cosa importante.
"C'è dell'altro?" chiedo sorpresa. "Sì", risponde serio, in piedi di fronte a me. "Anche se tutti i giorni ripeto al mattutino "Saremo come il Che", preferisco essere me stesso".>>


“NOI IRACHENI CHE SIAMO LA MAGGIORANZA SILENZIOSA”
Quello che i tg non dicono: L’aumento delle macchine nuove. Il boom delle antenne paraboliche e dei caffè internet. L’improvviso benessere di statali e insegnanti. Mentre nel Paese infuria la barbarie, da Bagdad parte una rivoluzione sociale.
<<Umm Mohammed tutte le mattine va a lavorare sotto l’ultimo albero a destra che si incontra venendo dalla Meidan Ferdous, in arabo Piazza del Paradiso.
Umm Mohammed (“Madre di Maometto”) non è il nome ufficiale ma il soprannome. Significa che la donna ha un figlio chiamato Mohammed, per onorare il Profeta. Il suo lavoro si svolge all’aperto, è comodo perché a pochi passi da casa, non faticoso e discretamente pagato. Ogni giorno, dalle 8 alle 16, dà in affitto agli automobilisti l’ombra dell’albero che si trova all’angolo della sua strada con la Shara Al Saddoun.
Umm Mohammed è un esempio di quella maggioranza silenziosa tirata in ballo da re Abdallah di Giordania in un’intervista al Corriere della Sera. Gente che collabora alla costruzione di una realtà nuova, probabilmente democratica. Persone di buona volontà che però, dice re Abdallah, non devono rimanere in difesa ma alzare la voce, lottare contro gli estremismi ovunque siano.
La Shara Al Saddoun, «il posto di lavoro» di Umm Mohammed, è un’arteria centrale sempre piena di traffico, le vecchie botteghe piene di polvere e i palazzoni scheggiati dalle recenti esplosioni ma dove non mancano anche i nuovi negozi eleganti, per esempio quelli di telefoni cellulari. Fra i paradossi dell’Iraq, dove la sicurezza è un miraggio, figura infatti la proliferazione incredibile dei telefonini, che fino a pochi mesi fa non esistevano affatto. A Bagdad se ne vedono e se ne sentono squillare da tutte le parti. Nel suq e perfino nella vecchia scuola coranica di Al Mustansiriya o sulla pista di atletica dell’università, dove nel tardo pomeriggio si ritrovano ragazzi e ragazze che corrono, sullo sfondo di una città dominata dalle nere colonne di fumo delle esplosioni.
Già, le esplosioni. L’ora delle esplosioni a Bagdad è concentrata su tre fasce orarie. Le prime autobombe scoppiano verso le 7, quando la temperatura è fresca, i controlli minori, perché i poliziotti non sono tutti in servizio e le possibilità di commettere stragi maggiori, perché molti stanno facendo la fila davanti agli uffici per procurarsi un documento o un lavoro.
C’è poi un secondo picco di attività terroristica nel pomeriggio quando, con la chiusura anticipata degli uffici, le strade sono piene di gente e di traffico. A notte inoltrata, infine, verso la mezzanotte, di tanto in tanto si verifica un «terzo turno», con lanci di mortaio e di granate che hanno l’obiettivo specifico di spezzare i nervi alla gente impedendole il sonno.
Al di fuori di questi periodi di punta, anche se l’imprevisto è sempre in agguato, la vita nella capitale dell’Iraq procede con relativa normalità. Umm Mohammned, la signora con la nera zimarra che affitta agli automobilisti l’ombra dell’albero, è un esempio. «Con questo lavoro guadagno 250.000 dinari al mese: mai visto tanto denaro», dice soddisfatta.
...>> (continua)
Renzo Cianfanelli - Corriere della Sera Magazine, n.23/2004

NOTICINA IN BUTTIGLIONE
Mi si fa notare che è legittimo votare contro qualcuno ed è legittimo farlo anche sulla base del fatto che non si condividono le sue idee. Esse infatti influenzano la sua azione politica. Giustissimo.

In realtà Buttiglione va difeso non contro il voto ma contro il fatto che molta gente, udendo le sue opinioni, si sia stracciata le vesti per l'indignazione. E abbia votato contro come si schiaccia uno scarafaggio. Se si fosse votato contro Buttiglione, e basta, non ci sarebbe stato nessun problema. È il contorno, che è inammissibile.
Gianni Pardo


Massima del giorno
I rivoluzionari hanno qualche speranza contro Dio e contro Voltaire. Nel lungo periodo non ne hanno nessuna contro la televisione e il McDonald's.
 G.P.


MOLLICHINE
In Iraq,  militari italiani feriti accidentalmente da una pattuglia rumena.  Probabilmente,  la regola d’ingaggio è: sparare su qualunque cosa si muova.

Ciampi vorrebbe “coesione” per sfruttare “una fase di espansione del Pil mondiale che raggiungerà il 5%”.  Ma lo sa che gli altri lavorano,  per questo?

Curati nell’utero due bimbi italiani e uno svedese grazie alle cellule staminali: pare però che i tre siano moralmente indignati.

Il ministero degli Esteri tedesco e il dipartimento di Stato Usa sconsigliano di andare nel Sinai.  E poi dicono che questi enti sono inutili!

Prodi ultima edizione: molto aggressivo e di sinistra.  Ignora che una mortadella con troppo pepe è immangiabile.

Approvata alla Camera la “sfiducia costruttiva”.  L’opposizione ha votato contro.  Non vuole nulla,  di costruttivo.

In Iraq decapitati un turco e un iracheno.  Inflazione di orrore.  Se si va avanti così,  per avere di nuovo i titoli,  i terroristi le teste dovranno riattaccarle.

Tremaglia ha detto: “In Europa i culattoni sono in maggioranza”.  E tutti a riprenderlo.  Giustamente.  Non è vero che siano maggioranza.

Berlusconi: “Siamo a fianco di Mubarak nella lotta contro il terrorismo” .  Dunque non ci strapazzeremo.

Berlusconi sull’Iraq: “Prima dobbiamo avere la democrazia e poi parleremo di ritiro”.  Vaste programme!

Saddam Hussein è stato operato di ernia nell’ospedale Ibn Sina: sta bene.  Un’altra occasione mancata.

Qualcuno ha denunciato il “grave silenzio di Prodi” sulla vicenda Buttiglione.  O è che ha farfugliato e nessuno ha capito niente?


Cesare Battisti ora si proclama “innocent”.  Dopo avere ucciso quattro persone.  Ma è vero,  innocent in francese significa anche scemo.

Crolla la produzione di auto. Alemanno: bisogna risanare la Fiat  “ma i lavoratori non devono pagarne le conseguenze”.  Insomma,  il salario è una variabile indipendente.

Un pm della Corte europea,  Juliane Kokott,  fa dichiarazioni contro la legge italiana.  Visto che porta quel cognome,  per non risponderle con un insulto bisogna essere eroici.

I membri del Cda Rai,  davanti alla commissione di Vigilanza: “Non ce ne andiamo”  Non sono mica scemi come l’Annunziata.

Mario Luzi senatore a vita a quasi 90 anni.  Meglio tardi che mai.  Ma qui tardi e mai sono molti vicini.

Petrolio a 54,60 dollari.  Si è sempre temuto che finisse il petrolio, ma finiranno prima i soldi.

Giannipardo@libero.it


I TRE SAGGI
I tre saggi discutevano della felicità e, cosa strana, si trovarono d’accordo su un punto: tutti e tre si dichiaravano felici nel loro matrimonio.

“È il frutto della meditazione”, disse uno. “È il frutto delle nostre scelte passate”, disse un altro. “Ma anche della nostra fortuna”, disse il terzo.

- La fortuna non pesa gran che, obiettò il più giovane. Personalmente ho l’impressione di essere l’autore della mia felicità coniugale.

- Eh no, gli si obiettò: questo non puoi dirlo. La fortuna c’entra eccome. Basti dire che avresti potuto non incontrare la donna che è divenuta tua moglie.

- Ne avrei trovata un’altra, tentò di difendersi quello, ma con poca convinzione. Soprattutto gli era venuto in mente che, se quelle parole fossero state riferite a sua moglie, non era detto che la sua felicità coniugale durasse a lungo. Per questo, quando il collega gli chiese: “E quest’altra avrebbe avuto le belle qualità della tua attuale moglie?” si arrese volentieri.

La breve discussione suggerì però al più anziano di porre una domanda:

- Abbiamo detto tutti e tre che siamo felici del nostro matrimonio. Abbiamo ammesso tutti e tre che, cambiando donna, non è detto che saremmo altrettanto felici. Ora chiedo, quali sono le qualità per cui consideriamo nostra moglie speciale?

Il più giovane - che era il più giovane, ma aveva superato i sessant'anni - prese volentieri la parola.

- Mia moglie non è più una ragazzina. Ma della sua bellezza, che era abbagliante, è rimasta una tale grazia, una tale dolcezza nello sguardo, che io non posso vederla senza sentire nel mio cuore che l’amo. Il suo sorriso è la ricompensa per il mio affetto, la sua mitezza di cuore il miele della mia vita.

Il secondo, che aveva ascoltato quelle parole con un sorriso divertito, confessò subito che non avrebbe mai potuto dire la stessa cosa di sua moglie. A meno di rendersi ridicolo.

- Non è particolarmente bella, spiegò. Ha una faccia del tutto qualunque, cucina malaccio ed ha tendenza a spendere troppo. Ma non la cambierei con nessun’altra perché ha una qualità che, ai miei occhi, controbilancia quasi qualunque difetto: è straordinariamente intelligente ed ha un incomparabile senso critico. Mi basta parlare con lei per cinque minuti ed immediatamente so se ho avuto un’idea brillante o sciocca, se val la pena che ne faccia un libro o è meglio che non ne parli con nessuno. È per così dire una sicura garanzia di successo. Sta alle idee come la galleria del vento sta alla progettazione aeronautica. Forse, senza di lei, sarei uno sciocco.

Il più anziano si complimentò con ambedue per le qualità delle loro spose. La bellezza, agli occhi dell’esteta che non si stanca di contemplarla, può essere una ragione di vita, ammise. Poi, se alla bellezza si accompagna la dolcezza, si capisce che ci se ne innamori per sempre. Quanto all’intelligenza, essa è alla mente ciò che la bellezza è per gli occhi. E forse è qualcosa di più, per chi vive più di idee che di immagini. Avere una moglie con “incomparabile senso critico” è avere in casa un tesoro!

“E tu che ragione hai, di amare tua moglie?” gli chiesero allora gli altri.

- Oh, lo so, la poverina non è niente di speciale. Non saprei indicare una sua qualità che la farebbe emergere al di sopra delle altre come le vostre mogli superano le altre in bellezza o intelligenza. Mi vuol bene, questo sì. E anch'io le voglio bene. Inoltre, il suo affetto ha una caratteristica che non mi stancherei di apprezzare, ed è che lei non ama una certa idea di me, ma ama me. Mi conosce, veramente. E ciò malgrado mi ama. Non ignora nulla della mia fragilità di essere umano. S’accorge benissimo se dico o faccio una sciocchezza e ciò malgrado sorride e mi ama. Non ha bisogno che io sia perfetto.

Ciò che rende felice il nostro matrimonio, ciò che forse lo rende speciale, è che mia moglie ed io ci perdoniamo.

Gianni Pardo, 14 ottobre 2004


Riforme. Approvato il federalismo fiscale
Entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della Riforma Costituzionale, le leggi dello Stato assicureranno l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, relativo al federalismo fiscale. Oggi la Camera in apertura di seduta ha approvato, infatti, un emendamento della Casa delle Libertà all'ultimo articolo del testo che precisa anche come "in nessun caso l'attribuzione dell'autonomia impositiva alle Regioni, alle Province, alle Città metropolitane e ai Comuni può determinare un incremento della pressione fiscale complessiva" per far fronte ai costi delle funzioni trasferite.

WOODY ALLEN EXPRESS
1. Il mondo è diviso in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio la notte, i cattivi se la spassano meglio il giorno.
  2. Se il denaro non può dare la felicità, figuriamoci la miseria!
3. Se solo Dio volesse darmi un segno che esiste; ad es. depositando una grossa somma di denaro sul mio conto in banca! (in "Without Feathers").
  4. Dio è morto, Marx è morto… e anch'io oggi non mi sento molto bene!
5. Avevo una ragazza e dovevamo sposarci, ma c'era un conflitto religioso. Lei era atea e io agnostico. Non sapevamo senza quale religione educare i figli.
  6. Sono contrario al rapporti prima dei matrimonio; fanno arrivare tardi alla cerimonia.
7. Quel ballerino aveva una calzamaglia così stretta che non solo si distingueva il sesso, ma anche la religione.
  8. Quando fui rapito i miei genitori si diedero subito da fare. Affittarono la mia stanza.
9. Le maggiori differenze fra i vari canali televisivi riguardano tuttora le previsioni del tempo.
  10. Ho un solo rimpianto nella vita: di non essere qualcun altro.
11. Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un'auto spinta da due tizi.
  13. "Baci da Dio!". "Beh, sì... Lui ha preso tante cose da me!".
14. Quando ero piccolo i miei genitori mi volevano talmente bene che misero nella culla un orsacchiotto vivo.
  15. Recentemente ho letto la Bibbia. Non male, ma il personaggio principale è poco credibile.
16. Il mio grado nell'esercito? Ostaggio, in caso di guerra.
  17. Il mio primo film era così brutto che in sette stati americani aveva sostituito la pena di morte.
18. Domattina alle sei sarò giustiziato per un crimine che non ho commesso. Dovevo essere giustiziato alle cinque, ma ho un avvocato in gamba.
  19. Non è che ho paura di morire. E' che non vorrei essere lì quando questo succede.
20. Mio nonno era un uomo molto insignificante. Al suo funerale il carro funebre seguiva le altre auto.

Cesare Battisti
La Corte di Cassazione francese ha confermato  l'estradizione per Cesare Battisti, l'italiano condannato in appello all'ergastolo per terrorismo per reati avvenuti nel 1978 e 79 quando militava nei "proletari armati per il terrorismo.
"Cesare Battisti afferma con forza di essere innocente" ha fatto sapere il suo avvocato. Battisti - che aveva presentato appello contro la prima sentenza di estradizione - uscendo dal suo silenzio ed annunciando un cambio di avvocato per la sua difesa. A Irène Terrel e Jean-Jacques de Félice - avvocati di altri "rifugiati" italiani in Francia, si sostituiscono Eric Turcon, Elisabeth Maisondieu-Camus e Pierre Haïk.
La Camera criminale della Corte di Cassazione francese ha rigettato tutti gli argomenti della difesa - fra cui il contesto degli "anni di piombo" che avrebbero attenuato le responsabilita' del condannato, ed ha ritenuto in particolare che la condanna italiana, intervenuta dopo la prima domanda di estradizione formulata nel 2003, costituisse un elemento nuovo che giustificava una nuova richiesta da parte delle autorita' italiane.
Per capire meglio quegli "anni di piombo",  ospitiamo questo intervento di  Armando Spataro,
Segretario nazionale del Movimento per la giustizia e sostituto procuratore della divisione antiterrorismo della procura di Milano. L'intervento è stato scritto nel momento in cui, in un primo tempo,  la Chambre d'Accusation parigina scarcerò Cesare Battisti:
<<Scrivo queste note nell'ipotesi che a qualcuno di quelli che erano adolescenti all'inizio degli anni '80 possa interessare quello che sta accadendo in Francia in relazione all'ex terrorista Cesare Battisti, oggi scarcerato dalla Chambre d'Accusation parigina.
Non scrivo tanto come segretario del Movimento, ma come pm che all'epoca, insieme al collega Corrado Carnevali (oggi aggiunto a Milano) e all'allora G.I. Pietro Forno (oggi sostituto a Milano), seguì l'inchiesta che portò alla condanna di Battisti.
Come magistrati non possiamo che rispettare la decisione dei colleghi francesi (che, verosimilmente fondata sull'assenza di esigenze cautelari, non pregiudica la pur sempre possibile estradizione), ma come magistrati e cittadini dell'Europa non possiamo che rimanere esterrefatti ed amareggiati di fronte alla campagna di opinione che, in Francia, è stata scatenata intorno alla vicenda. ...>>  
(continua)


Sesso all'italiana.
Il quotidiano argentino Clarin riporta un sondaggio secondo il quale gli italiani non fanno l'amore molto spesso (secondo il Corriere su 41 paesi siamo solo diciottesimi!) e dedicano poco tempo ai preliminari, ma - come sostiene Madonna - "lo fanno meglio". In sintesi, si danno da fare e alla fine soddisfano pienamente la loro compagna. La Durex, che fabbrica preservativi e per motivi di marketing si interessa al comportamento sessuale dei suoi clienti, ha realizzato anche quest'anno un sondaggio sui pregi e i difetti degli amanti di 41 paesi del mondo.

BUTTIGLIONE
La coerenza ha i suoi costi. Uno di essi, e non il minore, può essere l'obbligo di difendere le ragioni del nostro avversario. Rocco Buttiglione, per esempio, non è simpatico. Ha quel testone rotondo da seminarista sceso dalle montagne. Quella pronuncia afona ed impastata in cui spiccano delle "o" che meriterebbero l'interesse d'un esperto fonologo. Pare sia poliglotta e questo, nel suo caso, significa che non si limita a strapazzare l'italiano. Inoltre, pure essendo naturalmente un conservatore, anni fa ha avuto il coraggio di allearsi con la sinistra contro Berlusconi. Infine e soprattutto è cattolico. Seriamente e approfonditamente cattolico. Integralmente, dice qualcuno. Anzi, soggiunge un altro, con acrobazia linguistica, integralisticamente. Ma tutto ciò non impedisce che, se Rocco ha ragione, bisogna riconoscergliela.

I fatti: pare che, candidato alla carica di Commissario Europeo, Buttiglione abbia detto che l'essere omosessuali, pur non dovendo comportare nessuna discriminazione giuridica, rimane un "peccato". E a questo punto, per dirla con La Fontaine,  si è gridato "Haro sur le baudet!", dagli all'appestato!

La vicenda è paradossale. Il termine "peccato" è religioso. Ha dunque un suo ambito di validità da cui non dovrebbe travalicare ma in cui nessuno dovrebbe interferire. È vero che, da sempre, la religione ha avuto tendenza a cercare di orientare l'amministrazione della cosa pubblica (basti pensare all'attuale questione delle cellule staminali), e da sempre lo Stato ha cercato d'interferire negli affari religiosi (basti pensare alla lotta per le investiture): ma non c'è dubbio che intellettualmente i due campi siano distinti. Ed è anche bene che lo siano in pratica. Cionondimeno, se nessuno dice che la masturbazione debba essere illegale, nessuno può vietare alla Chiesa Cattolica di condannarla risolutamente.

Le cose non vanno diversamente per l'omosessualità. Per secoli e millenni (si pensi a Dante ma anche,  ancora recentemente, ad alcuni degli Stati USA), le società sono state ferocemente omofobiche. Omofobiche sono ancora le società islamiche più integraliste. È dunque naturale pensare che la mentalità della Chiesa sia solo la sacralizzazione d'un pregiudizio sociale d'altri tempi. Per molto tempo questo pregiudizio sociale, la legislazione laica e i principi religiosi hanno marciato di pari passo ma col tempo, soprattutto nell'ultimo mezzo secolo, l'atteggiamento della gente è cambiato. In nome d'un principio d'uguaglianza dinanzi alla legge, e in nome d'una rivoluzione sessuale che ha indotto alla massima tolleranza in tutti i campi, l'omosessualità, almeno ufficialmente, è stata accettata. Non è più un tabù. La Chiesa tuttavia, anche se a volte amerebbe tanto non essersi pronunciata definitivamente su certi argomenti (per esempio l'indissolubilità del matrimonio, con conseguente stato di peccato per tutti i divorziati risposati), ha il diritto di mantenere intatti i suoi principi. E il singolo credente, obbediente al Magistero della Chiesa e del Papa (non altro significa essere cattolico) ha anch'egli tutto il diritto - ed anzi il dovere! - di considerare peccato ciò che la Chiesa considera peccato.

Ma sembra che in questa epoca piena di ideologie e fanatismi, si sia passati da un fanatismo al suo opposto. Prima si bruciavano in piazza gli eretici, ora si erge un rogo mediatico per un credente che osa dirsi tale ad alta voce. Rimane lecito dichiarare che il plusvalore è un furto a carico dei lavoratori ma non è più lecito dire che il sesso fuori dal matrimonio è peccato. E allora, francamente, si esagera. Sempre che i fatti stiano come s'è detto, Rocco Buttiglione, in questa sconfortante vicenda, ha tutte le ragioni, e chi lo critica ha tutti i torti. Gli integralisti del laicismo dovrebbero rendersi conto che, a questi livelli, esso diviene religione. E un vero laico non ne ha bisogno.

Gianni Pardo, 12.10.2004

DETTO TRA NOI
"I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi. I fessi hanno dei princìpi. I furbi soltanto dei fini.". Così scriveva nel 1921 Giuseppe Prezzolini nel suo "Codice della vita italiana". A questo ho pensato quando le agenzie  hanno cominciato a battere la notizia  della bocciatura di Rocco Buttiglione a commissario Europeo. Infilzato come un tordo per non aver voluto dichiarare, pur affermando la distinzione kantiana tra morale e diritto,  la bontà morale dell'omosessualità. Questo è quanto.    Si, Buttiglione è un fesso. Bastava poco per salvarsi le chiappe. Bastava, come fanno in tanti,  menare  il can per l'aia e smetterla di arroccarsi nella propria coscienza di fervente cattolico.  Invece no. Buttiglione, pur dicendosi contrario alla discriminazione degli omosessuali,  non ha rinunciato ai suoi principi. Chapeau!
Tristissimo, al contrario, il rosario delle dichiarazioni dei cosiddetti "laici". Il più deludente  Pannella. Così va  il mondo, e a me - laico, anticlericale e antipatizzante  di Buttiglione- oggi va di spezzare una lancia (in realtà due articoli) in suo favore.
(cp. 12.10.2004)

1) Buttiglione fatti islamico
,  di Renato Farina, editoriale per "Libero"
 <<Rocco Buttiglione è stato bocciato dal Parlamento europeo. Peggio per lui se è cattolico e pure un po' tradizionalista. L'avevo avvertito: parla da musulmano, e andrà meglio. Niente. Per i deputati di Strasburgo va rispedito a casa o, meglio, in sacristia. Il professore aveva espresso opinioni ritenute retrograde sulle pratiche omosessuali: «Per me sono peccato ». Risposta: «Torna in Vaticano, dal tuo Wojtyla, fai il cardinale non il ministro europeo». Se fosse stato un ayatollah, con il cavolo lo rimandavano tra i minareti.
Ben ti sta, Rocco. Hai dimostrato una volta ancora di non capire niente di politica. Sei stato il solito asino, bravo in università, imbranato fuori dalla biblioteca. Doveva vestirsi da imam inturbantato. Citare i sermoni del predicatore di Al Jazeera, il mitico Al Qaradawi. Se fosse stato almeno un pelino maomettano adesso sarebbe commissario europeo per acclamazione, lo avrebbero pure inghirlandato come monumento al multiculturalismo. Avesse detto: «Per il Corano l'omosessualità è peccato, in compenso consente quattro mogli e il concubinato, non potete obbligarmi ad avere un'altra fede. Inoltre sono un islamico moderato», chi lo toccava più? Votare no alla sua nomina a ministro della Giustizia e vicepresidente sarebbe stata un'offesa al dialogo religioso. Peggio: sarebbe stato un invito allo scontro di civiltà. Orrore. La provocazione sarebbe stata punita: ci avrebbero tirato giù con un paio di aerei il Duomo di Milano. ... >>


2) Il Parlamento di Pedro e di Zap, da "Il Foglio" editoriale : Almodovariani e zapateristi bocciano la libertà di coscienza di un cattolico
<<Secondo le mezze calzette della commissione per le libertà pubbliche del Parlamento europeo, che non si sa perché non è presieduta da un libico come la sua omologa dell’Onu, se un commissario a domanda risponde: “Sono cattolico, questa è la mia idea della vita e della morale, ma le politiche del mio mandato saranno ovviamente ispirate alla distinzione laica tra morale e legge”, allora bisogna bocciarlo. Sarebbero almodovariani, non fossero piccoli pesci piuttosto, smarriti in un acquario occidentale dove gli artisti come Pedro cantano il lamento finale del nostro modo di vita e i politicanti ragliano senza salire al cielo. Sarebbero zapateristi, se avessero il tocco da grande demagogo del premier spagnolo, la sua sovrana impudenza democratica invece che la loro impunita saccenza burocratica. Sono solo sudditi della smarrita ideologia di un ceto politico che, nell’inverno di ogni pensiero logico e razionale, celebra la sua onnipotente correttezza, il suo dispotico adeguamento ai tempi.
Inutile perdere tempo con l’argomentazione, è evidente per tabulas, in base alle carte, che in questa bocciatura per un voto, che speriamo sia cassata da una volontà politica residua di essere seri, prevale soltanto il banale modernismo del mainstream euro-occidentale. Buttiglione, lo ripetiamo, non è andato lì a dire in quattro-cinque lingue, ci mancherebbe altro, che il suo sarà un mandato ispirato alla discriminazione verso gli omosessuali e al rientro delle donne in cucina, ha soltanto ribadito il suo status autonomo e libero di professore cattolico e amico di Giovanni Paolo II e del suo pontificato, distinguendolo accuratamente dal suo compito laico di commissario designato del governo italiano, a disposizione del laico lavoro della Commissione esecutiva per la realizzazione di politiche ispirate alla carta dei diritti da lui stesso seguita e approvata nel suo ruolo politico di ministro per gli Affari europei. Ma la sua bocciatura a tradimento, dopo che giustamente è caduto il papocchio parlamentarista sulle deleghe scambiate, è un test decisivo per tutti: per gli intellettuali e i politici davvero laici, che dovrebbero levare ferma la loro protesta per questo comportamento giustamente definito oscurantista dal presidente del Consiglio; e per la Chiesa cattolica, che deve decidere una buona volta se voglia diventare o no una specie di Onu dello spirito, cioè un’istituzione irrilevante nelle grandi e cruciali guerre culturali del nostro tempo. E nelle altre guerre.>>


Marcello Pera, presidente del Senato: l'Europa prenda coscienza della minaccia di al Qaeda.
"L' Europa ha addossato agli Usa il peso del contrasto al terrorismo: neanche i 200 morti di Madrid hanno piegato la sua ferma convinzione a far finta di nulla". E' chiaro e durissimo, il presidente del Senato Marcello Pera quando analizza la risposta del Vecchio Continente al terrorismo islamico.
Insomma, il presidente Pera non molla e, a Palermo, torna sul tema del terrorismo e sul ruolo dell'Europa, in occasione del convegno di Liberal su "Ulisse o Titanic, libertà e distruzione nella cultura contemporanea". Pera non fa sconti a nessuno e non tralascia un affondo alle interpretazioni pacifiste della Costituzione, là dove (art.11) prescrive che "l'Italia ripudia la guerra" : "C'è  scritto - spiega - ma naturalmente significa un'altra cosa. Per chi la scrisse nel dopoguerra quella frase importante significava ripudio di una guerra di aggressione, o di giustizia sommaria, o di invasione, o di intervento militare nelle dispute internazionali; per coloro che la leggono nell' era del pacifismo significa rifiuto della forza tout court. A costo di arrendersi, di invocare la benevolenza di chi ti tiene in ostaggio e ti sgozza, di vivere sotto ricatto e di subire le minacce".
Lo scenario internazionale attuale, invece, è diverso: "Davanti a un pericolo in atto da dieci anni, che coinvolge anche i Paesi arabi moderati, accusati di tradimento", l' Europa deve "prendere coscienza della posta in gioco in Iraq; utilizzare la risoluzione Onu n. 1546 che l' Europa stessa ha invocato e approvato per autoconvocarsi in un consiglio europeo ad hoc, o partecipare a una Conferenza internazionale e prendere la decisione di presentarsi tutti insieme in Iraq per portargli ricostruzione, assistenza e transizione alla liberta"'.
Il Vecchio Continente, insomma, deve muoversi, "lasciare da parte i suoi rinascenti nazionalismi, le patetiche velleità egemoniche di alcuni Paesi, per collaborare a iniziative che incoraggino le riforme nel mondo arabo medio-orientale". Se l' Europa dovesse continuare a rimanere assente sui temi della difesa e della sicurezza "il destino dell' Unione sarebbe gramo, e il nostro incerto".
Il presidente del Senato cita i proclami di Al Qeada, attribuiti a Bin Laden, per dimostrare che il terrorismo "è in atto da almeno dieci anni" da quando un manuale di addestramento di Al Qeada fu trovato a Londra nel '93; la dichiarazione del Fronte islamico, del '98; il messaggio di Bin Laden diffuso da Al Jazeera nel gennaio del 2004 e il documento seguito alla strage di Madrid: "Vogliono la guerra santa, la predicano e la fanno. E noi cosa vogliamo, diciamo e facciamo?".
Quanto all'Iraq e alla campagna per le elezioni americane, il presidente del Senato spiega che la polemica politica interna, divisa tra pacifisti e interventisti, vede i primi a favore dei Democratici e i secondi dei Repubblicani. "Eppure Kerry - osserva Pera - non solo ha detto che 'il presidente ha il diritto, e lo ha sempre avuto, al colpo preventivo', ma ha anche aggiunto che 'questa e' stata una grande dottrina durante la guerra fredda".


Massima del giorno
Nella vita bisogna guadagnarsi il diritto alla parola, nei condomini invece tutti hanno il diritto di parola. Questo spiega perché una riunione di condominio, o certi forum di internet, sono spesso un'esplosione di stupidità.
G.P.


MOLLICHINE
Ucciso Ayad Anwar Wali.  L'opposizione chiede al governo di riferire alle Camere.  Berlusconi dovrebbe stare più attento,  con quei Kalashnikov.

Fabris (Udeur): "Wali è stato ucciso due volte: dal silenzio e dai terroristi".  L'uovo di Colombo: basta gridare e i terroristi si spaventano.

Rimpasto di governo in Siria: sostituiti otto ministri.  I vecchi ministri si chiamavano tutti e otto Assad,  i nuovi pure.

Buttiglione: “La battaglia contro il terrorismo dovrà essere vinta <senza ridurre gli spazi di libertà>”.  Cioè,  lasciandoli liberi come oggi?

Benzina a 1,182 euro al litro.  A Reims, per vedere se si risparmia, si sta sperimentando l'alimentazione a champagne.

Arafat ha detto “d'essere pronto a diventare un nuovo Nelson Mandela”: ha già comprato il lucido da scarpe nero per passarselo sulla faccia.

Arafat: "Quando nascerà uno Stato palestinese,  prima ne assumerò la presidenza,  poi la lascerò a un'altra persona".  Alla sua morte,  ovviamente.

L'Iran minaccia Israele: "Abbiamo missili balistici con 2.000 km di gittata". Israele invece, ingenuo, si balocca ancora con la fionda di Davide.


Annunziata: "Mi sono sentita tradita dalle istituzioni" che "non mi hanno telefonato quando mi sono dimessa". Testo della possibile telefonata: "Ah sì? Beh, grazie."

Giannipardo@libero.it


L'ATOMICA IN IRAN
Le persone prudenti si chiedono quali possano essere le conseguenze degli avvenimenti futuri. Anche se non si può prevedere se si vincerà la lotteria o se le analisi ci diranno che abbiamo il diabete, è giusto chiedersi, nel caso, che si farà con quei soldi o che genere di vita si dovrà condurre. Questo giustifica la domanda riguardo alle possibili conseguenze di un'atomica iraniana. Dal momento che quel regime sta facendo di tutto per procurarsela e dal momento che la tecnologia necessaria, pur non essendo alla portata del "Piccolo Chimico", non è più trascendentale, la domanda non è incongrua.

Un Iran con l'atomica sarebbe una grande preoccupazione. Già è grave che la possegga un paese, come il Pakistan, dalle incerte istituzioni e dall'ancor più incerta democrazia (se tale è). Ma un paese governato da una cricca di religiosi dalla mentalità medievale e che si fa forte della parola di Dio (indefettibilmente coincidente con la loro propria) può essere ancora peggiore. È infatti caratteristico dei religiosi anteporre altri valori alla stessa vita umana. Anche noi cristiani, al riguardo, abbiamo tradizioni, visto che da secoli la Chiesa onora i martiri: e se una religione non antepone a tutto la vita dei propri fedeli, s'immagini quale pesa possa dare alla vita degli altri.

L'Iran potrebbe procurarsi l'atomica. Cosa che del resto le è stata permessa dall'atteggiamento imbelle, contraddittorio e in una parola stupido delle grandi potenze europee. Il primo problema è: quando l'userebbe? Sarebbe interessante saperlo, anche perché ciò non riguarderebbe solo l'Iran.

La bomba atomica è ottima quando si è gli unici a possederla. Quando si comincia ad essere in parecchi, essa è meno buona: perché nasce la preoccupazione della risposta. L'Iran potrebbe, con una sola bomba, uccidere la maggior parte degli israeliani (visto che gli ayatollah si compiacciono di minacciare proprio loro): ma non è detto che da alcuni buchi del deserto del Negev, o da qualche sottomarino al largo, non escano abbastanza missili ed abbastanza bombe atomiche da non lasciare pietra su pietra nella maggior parte delle città iraniane. E questo farebbe riflettere chiunque.

Chiunque, s'è detto. E tuttavia, lo stesso, non c'è da star tranquilli. Che rinasca un altro pazzo sul modello di Hitler, cioè di uno che non tiene conto neppure della vita di milioni di suoi concittadini, è improbabile: ma impossibile non è.


Oltre ai motivi ideologici, per usare l'atomica ci sono quelli della sopravvivenza. Qualunque paese in possesso dell'atomica, anche il più pacifico, se minacciato di sterminio l'userebbe. Se fosse aggredito e sconfitto in una guerra convenzionale, sarebbe certo disposto a concedere molto al vincitore. Ma non tutto. E se fosse minacciato d'annientamento potrebbe ricordarsi della lezione di Sansone.

Sulla base della ragionevolezza, dell'atomica non ci sarebbe dunque da avere troppa paura. Questa ragionevolezza impose infatti, per decenni, la pace tra l'Urss e gli Usa, sulla base della cosiddetta MAD, che significa “pazzo”, in inglese, ma è anche l'acronimo di Mutual Assured Destruction. L‚atomica inoltre non dovrebbe mai essere usata da una potenza atomica contro una potenza non atomica: infatti, in questo secondo caso, sarebbe sufficiente la minaccia per ricondurre a più miti consigli l'aggressore. Ma la ragionevolezza dell'umanità non è una qualità su cui ci si sentirebbe di scommettere. Con l'aumento del numero di paesi in possesso dell'atomica, inclusi paesi canaglia e aggressivi come la Corea del Nord, o a regime teocratico come l'Iran, o a regime criminale come Saddam Hussein (che non ebbe l'atomica solo perché Israele una trentina d'anni fa ne distrusse gli impianti), una volta o l'altra qualcuno l'userà a sproposito, la maledetta bomba. Lo dice la statistica e lo dice la stupidità degli uomini.

Quel giorno, i più fortunati saranno quelli che già risiedono stabilmente nei cimiteri.

Giannipardo@libero.it 10 ottobre 2004

TUTTI I BAMBINI SONO UGUALI?
Spesso vengo accusata di non provare pieta' per i bambini palestinesi.
Pieta' per le loro vite,  le loro morti e per la violenza in cui vivono. Mi  investono con la frase piu' banale e retorica "Tutti i bambini sono uguali".
No, non e' vero,  non tutti i bambini sono uguali, non tutti gli uomini sono uguali, non tutti i valori sono uguali.
I bambini palestinesi hanno diritto alla nostra pieta' perche' sono vittime delle loro famiglie e della loro societa' ma se le loro mamme e i loro papa' non provano pieta' e li allevano nell'odio; se l'ONU,  la Comunita' Internazionale, Amnesty International restano sordi agli appelli di Israele "Guardate cosa stanno facendo ai loro figli", con quale faccia tosta si osa dire, scandalizzati " Israele ha ammazzato due bambini e tu non provi pieta'? tutti i bambini sono uguali".
Ehhh no! Israele non ammazza bambini, Israele risponde al fuoco nemico e se il nemico porta dei bambini, dei ragazzi per le strade e li usa come scudi umani e li mette vicino alle rampe del razzi qassam che vengono sparati contro altri bambini, quelli israeliani, allora nessuno puo' lamentarsi e nessuno puo' accusare senza rischiare di essere ipocrita.
Se la tragedia dei bambini palestinesi sta bene ai loro genitori,  Israele non puo'  fare altro che denunciare al mondo la situazione. I soldati in guerra non possono e non devono  uscire dai loro merkava', prendere i bambini per mano e portarli via prima di incominciare la battaglia, morirebbero prima di poterlo fare e , anche portandone via dieci, e ne arriverebbero mille urlanti jihad, armati di bombe a mano.
Israele evita di colpire in profondita'  proprio per non dover fare stragi di giovani vite, di bambini che corrono come mosche dove si spara, di ragazzi col fucile in mano e quando un ragazzino di 13 o 15 anni ha in mano un fucile o sta per  lanciare un razzo o una bomba non e' piu' un bambino.
Io provo pieta' per i bambini palestinesi, doppia pieta', disperata pieta' perche' oltre a rischiare la vita vengono  uccisi dai loro genitori e dalla societa' in cui vivono.
Non permetto pero' che mi si accusi  quando nessuno fa niente per evitare lo stupro morale in cui vivono.
I bambini palestinesi vengono violentati nell'anima da mamme che li vestono da kamikaze per portarli in parata a urlare "a morte", da papa' che li portano fin da piccolissimi per le strade a tirare sassi, ogni sasso un dollaro, e bombe incendiarie. Vengono violentati dalla TV di stato che trasmette senza interruzione filmati di bambini martiri che corrono felici nei prati di Allah, prati pieni di giochi e di tanti Mohamed al Durra che cantano ai vivi che guardano "venite, venite anche voi, qui si sta bene, che bello il martirio, venite".
Sono distrutti , questi bambini, dalle loro stesse famiglie e da chi obbliga le madri a partorirli e allevarli come  piccoli mostri pieni di odio, violenza e desiderio di morte.
Si, io ho pieta' dei bambini palestinesi perche' vivono senza infanzia , buttati nelle strade, alla merce' di gente senza scrupoli che li usa da vivi e da morti.
Ho pieta' dei bambini palestinesi perche' vengono cresciuti per diventare martiri e servire cinicamente alla vile propaganda di Arafat.
Perche' nessuno ha mai avuto  il fegato o l'onesta' di dire a lui di piantarla? Perche' nessuno lo ha fermato prima che creasse milioni di piccoli mostri? Perche' nessuno al mondo lo accusa di utilizzare i bambini come armi?
No,  non e' lecito dire che tutti i bambini sono uguali, non lo sono in vita e nemmeno in morte a causa dei "grandi".
I loro genitori li fanno vivere nella violenza, gliela insegnano la violenza, i loro fratelli grandi li portano per le strade per farli morire spesso con  un colpo sparato proprio da loro.
Toni Capuozzo in Terra ha rivelato  le parole di una ragazza turca sequestrata e poi  liberata in Iraq: "Avevo paura anche dei bambini che vivevano nel covo i
nsieme ai miei carcerieri".
 
Bambini che fanno paura, dunque, questi sono i bambini del mondo arabo, a questo vengono educati, Arafat ha fatto scuola.
Allora perche' accusare Israele?Perche' dire a me che non provo pieta'?
Perche'  questa frase non viene rivolta a chi li rende feroci  e a chi permette che questo avvenga?
Tutti i bambini sono uguali?
Bene, ditelo allora ad Arafat,  alle mamme palestinesi, all'ONU, all' UNRWA, a Amnesty, persino a Simona e Simona. Gridatelo!!!
Tutti i bambini sono uguali ma nessuno ha il coraggio di urlarlo  in faccia a chi li inselvatichisce limitandosi a tacitare la propria coscienza accusando Israele. 
"Ecco, noi diciamo che Israele li ammazza, ci scandalizziamo, quindi siamo a posto"
Questa si chiama ipocrisia. Pelosa , pelosissima ipocrisia.
 
Due giorni fa altri bambini israeliani hanno visto la morte in faccia. A Taba un terrorista suicida ha lanciato un camion pieno di esplosivo contro l'Hotel Hilton  pieno di turisti israeliani. Al momento si contano 33 morti, per lo piu' israeliani, e molti sono ancora i dispersi.
Migliaia di israeliani erano in Sinai sordi agli avvisi del Mossad "non andate,  c'e' pericolo di attentati". Gli israeliani vivono con i piguim, gli attentati, vivono col terrorismo e rifiutano di farsi condizionare da esso. Per questo riescono a  sorridere e a divertrisi nonostante le tragedie quotidiane , per questo i loro figli, i nostri figli vengono allevati senza odio, come bambini normali anche se normali non sono perche' ogni nostro bambino puo' essere divorato dall'orco terrorista.
L'orco e' andato a cercarli anche in vacanza, in quel Sinai che una volta era Israele e al quale tutti si sentono ancora molto legati. L'orco e' arrivato su un camion e ha fatto crollare 30 metri di albergo con chi c'era dentro, tanti bambini appena andati a dormire sognando i giochi in spiaggia dell'indomani.
 
No, non tutti i bambini sono uguali.
Ci sono quelli che vengono uccisi tra le braccia disperate delle loro mamme  e ci sono quelli che vengono mandati a morire  dall'odio delle loro mamme.
Ci sono bambini che odiano e ci sono bambini che piangono.
Ci sono bambini che vogliono giocare e ci sono bambini che vogliono uccidere.
Ci sono bambini che restano invalidi per sempre e sorridono circondati di amore e ci sono bambini che fanno la raccolta delle figurine dei terroristi che hanno ridotto i primi all'invalidita' e alla morte.
Ci sono bambini che hanno paura e ci sono bambini che fanno paura.
 
Deborah Fait - informazionecorretta


NON ESAGERARE, ALMODOVAR
Il ritratto eccessivo di preti pedofili non assomiglia alla realtà,  da "Repubblica" IL PRETE BRUTTO, articolo di  di Francesco Merlo
"Padre Manolo, il salesiano che violenta gli allievi, non somiglia, neppure lontanamente, ai veri salesiani né, tanto meno, ai salesiani eroi popolari dello sceneggiato su don Bosco, andato in onda su Rai1. Al contrario qui è tutto un crescendo bruegheliano sulle imprese maniacali dei salesiani pedofili e omosessuali, vent´anni di stupri, omicidi e ricatti, al punto che, alla fine, in una sarabanda infernale di perversioni maschili, non si capisce più se il film è contro i preti o contro i preti ineluttabilmente omosessuali o, involontariamente, contro gli omosessuali.
Il film-scandalo di Pedro Almodóvar, che arriva domani in Italia con un curioso ritardo di sei mesi, denuncia non l´educazione repressiva dei salesiani, ma la loro presunta ossessione pedofila. E arriva, questo La mala educación, in un´Italia che proprio ai preti affida non solo l´educazione dei bambini, ma anche la soluzione dei principali problemi sociali, economici, etici e politici: dalla lotta alla prostituzione, gestita da don Benzi, al recupero dei tossicodipendenti, consegnati a padre Eligio o a don Ciotti o a don Picchi o a don Gallo o a quel don Gelmini che «per amore» si spinse sino a inocularsi il virus dell´Aids. Il film, che è un concentrato di feroce pederastia pretesca, atterra in un´Italia che ha ispirato la legge sulla fecondazione assistita ai dogmi della Chiesa, un´Italia dove persino la lotta a quella stessa pedofilia che Almodóvar imputa ai preti è stata appaltata dal governo a un prete, don Di Noto. ..."
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L'Fbi sequestra i server di Indymedia
Come i nostri lettori ben sanno,  nulla è di più distante da noi di Capperi che quanto veicola Indymedia nel suo sito....e mai avremmo pensato di dovere dare la nostra solidarietà a Indymedia.  Giovedì scorso,  alle 18 circa, Indymedia è stata chiusa d'imperio. Agenti federali, con un ordine federale emesso dalle autorità statunitensi,   si sono presentati nella sede statunitense e in quella inglese di Rackspace, l'azienda che ospita i server in cui si trovano molti siti locali di indymedia, fra cui «italy.indymedia.org» e hanno messo i sigilli alle macchine. Nel nostro piccolo, non sapendo le ragioni del sequesto, siamo pronti  a modificare il nostro giudizio in presenza di fatti penalmente rilevanti.

 L'ipoteca integralista sull'Egitto
di Magdi Allam dal Corriere della Sera
" Per l'Egitto è il colpo più duro dal tragico 17 novembre 1997, quando sei terroristi islamici falcidiarono a raffiche di mitra una sessantina di turisti occidentali e una decina di poliziotti nella Valle delle Regine a Luxor e poi si suicidarono. Per circa un anno il turismo, che costituisce la locomotiva trainante dell'economia, si arrestò. Le conseguenze furono assai pesanti sul piano dell'occupazione, della svalutazione della sterlina e del calo sostanziale del tenore di vita della popolazione. L'uscita dalla crisi si ebbe grazie alla drastica repressione dell'estremismo islamico e alla militarizzazione delle strutture turistiche. Ebbene gli attentati terroristici nel Sinai di giovedì notte indicano che questa soluzione è stata quantomeno lacunosa.

Considerando l'insieme dell'ondata terroristica che si è abbattuta prima e dopo l'11 settembre 2001, emerge che i Paesi musulmani più colpiti dal terrorismo sono quelli che tollerano una presenza significativa degli integralisti islamici, i cui regimi si barcamenano tra la repressione delle frange più estremiste e il contenimento della società civile laica e liberale.
Non è un caso che l'Egitto, al pari di Iraq, Arabia Saudita, Turchia, Pakistan, Afghanistan, Yemen, Kuwait, Sudan, Indonesia, Iran, Algeria, Giordania e Marocco, sia tra i Paesi a rischio. Da quando il 6 ottobre 1981 Mubarak uscì miracolosamente indenne dall'attentato, costato la vita al presidente Sadat, ha fatto della stabilità interna la massima priorità. A tal fine ha ricucito i rapporti con i Fratelli musulmani, espressione di un Islam integralista apparentemente legalitario, tollerandone la crescente attività e influenza registratasi nonostante il movimento sia formalmente fuorilegge. Sempre con l'occhio rivolto al fronte interno, Mubarak ha patrocinato una politica estera all'insegna di un panarabismo anacronistico e controproducente, spesso contrassegnata dall'opposizione agli Stati Uniti. ..." (clicca qui per continuare nella lettura)


Kenneth Bigley
L'hanno sgozzato.  Kenneth Bigley, 62 anni, sequestrato il 16 settembre dal gruppo Tawhid wa al Jihad (Monoteismo e guerra santa) insieme con due americani decapitati poco dopo il rapimento. In un video la decapitazione:  sei uomini alle spalle di un Bigley in ginocchio che legge un comunicato. Poi uno dei sei lo decapita con un coltello.
"Male necessario" pure questo?

VOTA AFGHANISTAN
 Il presidente afgano uscente Hamid Karzai è il candidato favorito alle elezioni di domani, un appuntamento storico per gli afgani che sceglieranno per la prima volta il loro capo di stato. Nel 2001 Karzai fu nominato presidente ad interim con l'appoggio degli Stati Uniti, ma non è mai riuscito ad affermare la sua autorità su tutto il paese. Il voto di domani è quindi una specie di referendum sulla sua popolarità. Se Karzai dovesse vincere al primo turno, questa sarebbe la sua ultima possibilità di trasformarsi da figura simbolica in vero leader afgano.

MALE NECESSARIO
Chissà come si saranno sentiti felici i  milioni di assassinati   in  nome del comunismo quando,  nell'alto dei cieli,   avranno saputo  che il comunismo viene considerato dal sig. Papa "un male necessario"... (cp, 07.10.2004)

 ROLLING STONES
Nominata nel dicembre scorso  "Ambasciatrice di buona volontà del Consiglio d’Europa per la lotta contro la pena di morte", Bianca Jagger, attivista per i diritti umani ed ex moglie di Mick, leader della storica rock band Rolling Stones, sta partecipando    alla “Conferenza internazionale sulla pena di morte”,  secondo congresso mondiale contro la pena capitale che si è aperto ieri a Washington, negli Stati Uniti.
Bene, la signora Jagger, nella sua veste di ambasciatrice del Consiglio d'Europa, ha aperto l'incontro dichiarando -udite udite-  che “il presidente George W. Bush oggi rappresenta la minaccia più grande alla pace mondiale” .
Ricordando, come recita un comunicato ufficiale del Consiglio, “gli ambasciatori di buona volontà del Consiglio d’Europa sono nominati dal Segretario Generale per diventare messaggeri delle politiche e delle attività dell’Organizzazione”  ci pare proprio (si fa per dire...) la persona giusta al posto giusto.  (cp, 07.10.2004)

FILATELICA

Dal blog di Lilit (grazie Lilit!) prendiamo  in prestito  questo francobollo (molto educativo e pacifico) stampato in occasione della Giornata Internazionale dell'Infanzia 1991 nella Repubblica Islamica dell'Iran.







Hamas ringrazia i pacifisti Israeliani
 Con le vostre marce della pace ci avete dato la forza di continuare a ucciderci. Hamas ringrazia la sinistra israeliana: "Ci avete dato la forza di continuare a uccidervi". Con le critiche alla politica del premier Ariel Sharon, con le continue marce per la pace, con i vostri distinguo che hanno spesso spezzato l'unità nazionale nella lotta al terrorismo.

I telespettatori israeliani di Channel 1 hanno subissato i centralini di proteste per l'intervista fatta dai giornalisti Avi Yscharov e Amos Harel, rispettivamente di Voice of Israel radio e Haaretz, durante la quale è stata promossa la loro ultima fatica saggistico-letteraria, il libro La settima Guerra, tutto dedicato alla cosiddetta "guerra di Oslo", ossia ai cinque anni di terrorismo seguiti a quella pace che invece ha portato solo lutti ai cittadini inermi dello Stato ebraico.

I due giornalisti hanno raccontato e fatto sentire spezzoni di registrazioni concernenti colloqui con attuali e passati dirigenti di Hamas. Ecco la frase incriminata che ha creato una specie di caso nazionale: "Sono stati la sinistra israeliana e i vostri campi pacifisti che ci hanno convinto a continuare con gli attacchi dei martiri suicidi".

E ancora: "..Abbiamo tentato con i nostri attacchi di creare dissenso e spaccature nella società israeliana, e la reazione della sinistra ci ha dato la prova che quella era la strada giusta... quando abbiamo saputo della lettera dei 27 piloti dell'aviazione militare israeliana che si rifiutavano di compiere missioni di bombardamento sugli avamposti dei terroristi nei territori occupati e quando abbiamo sentito dei soldati che rifiutavano di fare il servizio militare in Giudea, Samaria e Gaza, abbiamo capito che avevano ragione quelli tra di noi che insistevano con la strategia del terrorismo suicida... adesso sono loro che comandano".

Inoltre i leader di Hamas adesso interpretano persino il piano di smantellamento unilaterale delle colonie a Gaza come la prova che Sharon tema gli estremisti palestinesi e che con la forza prima o poi riuscirano a ottenere ciò che veramente vogliono: la cancellazione dello Stato di Israele.

Obiettivo, quest'ultimo, perseguito a quanto pare anche da organizzazioni terroristiche che operano in Paesi confinanti e che hanno concluso da anni trattati di pace con lo Stato ebraico. Come l'Egitto, Paese in passato accusato di fare il doppio gioco a causa dei numerosi tunnel scavati sotto Gaza per fornire le armi alla guerriglia palestinese.
(Guido Bedarida" gbedarida@menarini.it)

L'Onu complice con il terrorismo
E' notizia di oggi:  l'esercito israeliano ha arrestato 13 dipendenti dell'Onu  accusati di implicazione in "attività terroristiche". Lo ha dichiarato il generale dello Stato maggiore Israel Ziv. "Abbiamo in mano - ha detto Ziv - una lista di 13 persone arrestate contro le quali sono state portati degli atti d'accusa. Queste persone arrestate sono dipendenti dell'Onu contro i quali esistono atti di accusa sulle loro implicazioni in attività terroristiche". Non ci sono conferme, ma gli arresti potrebbero essere collegati al caso Unrwa, l'agenzia Onu per i profughi palestinesi.
Ieri Israele aveva infatti lanciato accuse su una ambulanza dell'organizzazione sia stata usata per trasportare un missile Qassam.
Nel dettaglio. Una settimana fa una telecamera di un aereo spia israeliano ha ripreso a Jabalya (Gaza) sequenze che sembravano mostrare attivisti palestinesi intenti a deporre un razzo Qassam in una ambulanza dell'Unrwa.
Le immagini del "razzo nell'ambulanza" erano state trasmesse dalla televisione israeliana venerdì sera e avevano destato in Israele immediata indignazione. L'ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite Dan Gillerman aveva anche inviato una protesta formale al segretario generale Kofi Annan il quale ha anche deciso di avviare una inchiesta ufficiale.
Peter Hansen, il responsabile dell'Unrwa, è stato accusato dai portavoce governativi di essere "anti-israeliano per partito preso" e anche "un bugiardo incallito". Le accuse sono ulteriormente cresciute di tono quando, in una intervista rilasciata alla CBC canadese, Hansen ha ammesso che fra i dipendenti dell'Unrwa ci sono anche membri di Hamas "cosa che - ha rilevato - non rappresenta un crimine".  Nello stesso servizio, la CBC precisa che il Canada dona all’UNRWA 10 milioni di dollari all’anno.


Pareggio tra Cheney ed Edwards.
Dal Washington Post: L'Iraq e il terrorismo sono i temi che hanno dominato il dibattito tv tra il vicepresidente statunitense Dick Cheney e il candidato democratico alla vicepresidenza John Edwards.
I primi due sondaggi hanno dato risultati contraddittori: uno ha attribuito la vittoria a Cheney (43 per cento a 37), l'altro a Edwards (53 per cento a 46).

CON IRRIVERENZA PARLANDO
Proseguendo nella pubblicazione di articoli che, pur non trovando spazio sulla grande stampa nazionale, sul  sequestro di Simona Pari e Simona Torretta esprimono un punto di vista non omologato al buonisno di maniera oggi riprendiamo  due articoli che riteniamo interessanti:

Simona & Simona autosequestrate!

Dal sito "ebraismo e dintorni"  Antimo Marandola firma questo articolo:
<<Pare proprio di sì: le due Simona il sequestro pare se lo sono inventato, o per meglio dire, pare abbiano inscenato una parvenza di sequestro con conseguente milione di dollari vero.
La storia del sequestro vero non è mai parsa credile per nessuno tanto che pure i pacifondai, da subito, hanno calcato la mano sulla cinematografica parvenza degli uomini che sono arrivati sui gipponi e che con perfetta sceneggiatura hanno fatto l’appello e hanno invitato a seguirli i nomi selezionati su una lista. Infatti se io avessi dovuto istruire i miei complici per inscenare un sequestro, per non correre rischi, avrei deciso di far loro leggere dei nomi che in una lingua diversa potevano rischiare di dimenticare al momento giusto. Prelevate con efficenza è proseguita la sceneggiata dell’Anonima Valtour. ...>> (per proseguire nella lettura clicca qui)


“Restituite le due Simone!” Agli arabi
.
Dal sito Dilloadalice riprendiamo questo articolo a firma "L’Intellettuale Inorganico": siamo tutti contenti per come è finita l’odissea delle due italiane. Il Paese per loro è stato tutto unito e si è mobilitato come per nessun altro. Ma, dopo averle conosciute, l’incantesimo si è rotto…
<<Ora che sono tornate libere e con la testa ben salda sul collo, posso dirlo senza problemi: a me le due Simone non sono mai piaciute. Una forte antipatia a pelle mi ha preso fin da subito, dal primo giorno cioè che abbiamo saputo di loro e sono entrate nelle nostre case senza bussare. Hanno preso in ostaggio l'Italia intera, ci hanno obbligato a parlarne, preoccuparci, ammirarle senza possibilità di scegliere e dubitare. Troppi punti a favore loro e a sfavore dei soliti beceri malintenzionati: erano donne, pacifiste, volontarie, a rischio decapitazione, nemiche degli eserciti invasori. Si è parlato persino di ritrovata unità nazionale per il loro caso; tanta altra gente è stata invece sgozzata come un animale senza neanche un rimpianto, una lacrima.
E pensare che io, ficcanaso impenitente, oltre a considerarle odiose, avevo anche osato pensare: “Ma queste due quando fanno le volontarie? Tra un ciak e l'altro, immagino, visto che per settimane abbiamo potuto apprezzare sui telegiornali lo sterminato repertorio audiovisivo del loro eroismo filantropico. Ma che bizzarria è mai questa che bisogna prodigarsi in quei posti lontani dove è in corso una guerra che non si condivide? Qual è la guerra giusta per le due Simone? Quella dei terroristi iracheni contro gli americani? Il marine invece lo farebbero crepare? Mah!” .
Sarò pure uno sporco reazionario, ma
...>> (per proseguire nella lettura clicca qui)

LA GUERRA IN IRAQ: UN ERRORE?
Molti pensano che la guerra all'Iraq sia un errore perché non sono state trovate le armi di distruzione di massa; perché i vincitori non sono stati accolti con giubilo e rispetto ed anzi ogni giorno si cerca d'ammazzarli; perché manca l'ordine pubblico, si succedono irrefrenabili attentati e muoiono decine d'innocenti; a volte in modo orrendo; perché sembra improbabile che in un paese come l'Iraq si riesca ad impiantare qualcosa che somigli, anche lontanamente, alla democrazia; perché non si capisce come si possa uscire da questa situazione. Sulla base di tutte queste affermazioni, la convinzione comune sarebbe giustificata: ma essa non tiene conto dell'elemento temporale. Bisognerebbe infatti affermare che oggi la guerra all‚Iraq sembra un errore: mentre il futuro potrebbe dimostrare che essa è peggio d'un errore, cioè una tragedia mondiale, o tutt'altro che un errore, cioè un'autentica e positiva svolta epocale.

La fretta che hanno tutti di trarre conclusioni definitive dal presente è un'imprudenza. Imperdonabile. Basta chiedersi: chi avrebbe predetto, nel dicembre del 1940, che la Germania non solo avrebbe perso la guerra ma avrebbe subito la peggiore devastazione di tutti i tempi? Che avrebbe anzi dovuto accettare una sorta di condanna morale che l'avrebbe perseguitata per decenni? E nel 1945 ("Germania, anno zero") chi avrebbe predetto che presto su quelle rovine sarebbe rinato un colosso economico, "la locomotiva d'Europa"?

Ovviamente, in un'epoca televisiva come quella contemporanea, mal si sopportano i tempi lunghi della storia. Oggi si richiede ai governanti di prevedere il futuro e determinarlo nella direzione giusta in tempi brevissimi. Purtroppo, neanche i governanti più accorti ed informati sono in grado di sapere ciò che avverrà. Si può dare per scontata la loro buona fede (almeno nei paesi democratici) e la loro intenzione d'agire per il meglio del loro paese, ma chi agisce azzarda; e chi non agisce azzarda lo stesso.

Da decenni, si irride Chamberlain e lo Spirito di Monaco. Sul momento, invece, quando sembrò che con quella Conferenza si fosse evitata la guerra, se pure a prezzo dell'onore, gli apprezzamenti per Chamberlain furono universali. Anche Mussolini fu ricoperto di lodi e il Papa si compiacque pubblicamente della ritrovata speranza di pace. Ma qualcuno disse più o meno: "Avete voluto evitare la guerra al prezzo dell'onore, avrete il disonore e la guerra". E quelle parole furono profetiche. Ma il mestiere di profeta rimane pericoloso. Se Hitler non avesse avuto l'avidità dei paranoici; se si fosse contentato del molto che aveva ottenuto o se un provvidenziale infarto l'avesse tolto di mezzo in quel momento, Chamberlain, Mussolini e perfino Hitler sarebbero stati ricordati come grandi della storia. Uomini di pace.

Decisamente, dire che cosa è bene e che cosa è male, senza l'avallo degli anni, è uno sport da non praticare. Se proprio si vuol avere qualche dato attendibile, il consiglio è semplice: bisogna essere longevi.

Giannipardo@libero.it, 5 ottobre 2004


UCCISO AYAD!
Ayad Anwer Wali l'imprenditore iracheno, da anni residente in Italia sequestrato in Iraq il 31 agosto scorso,  è stato ucciso insieme a un ostaggio turco dal gruppo armato che li teneva in ostaggio. L'agenzia di stampa France Presse ha ricevuto un video, in cui si rivendica l'uccisione in quanto i due "lavoravano per i servizi segreti israeliano, italiano e turco".
E' terminato così, nel peggiore dei modi il sequestro di Ayad, un sequestrato, nonostante Frattini dica che "tutti i canali erano stati attivati",  di serie B  per quale non ci sono state mobilitazioni, cortei, fiaccolate...


Bush ancora in vantaggio nei sondaggi.
Secondo l'ultimo sondaggio del Washington Post, il presidente George W. Bush è ancora in vantaggio sul suo
rivale John Kerry. Nonostante la vittoria del candidato democratico nel primo duello televisivo, Bush conduce con un margine di cinque punti, 51 a 46 per cento, mentre il candidato indipendente Ralph Nader è fermo all'1 percento.


TWO SIMONE’S SHOW
Sensazionale offerta last minute!
Non fartelo scappare….un viaggio da perdere la testa!!!
GRATIS 2 posti !!!! a chi si prenota per primo!!!
Autentica avventura da mille e una notte!
Grandi fratelli televisivi…isole dei famosi….mah….?
Vivi una esperienza da raccontare ai giornali di tutto il mondo!
Il pacchetto le 2 Simone comprende :
Volo di sola andata per Bagdad
Rapimento di benvenuto
Viaggi di spostamento con mezzi locali
Corso di apprendimento dei precetti del profeta Maometto con velo islamico in omaggio
Video con le fasi salienti e i momenti più drammatici
Trattamento pensione completa secondo i principi islamici
Interrogatori di verifica carattere e test psicoattitudinali.
Per l’intera durata del soggiorno di 21 giorni assistenza continua di personale molto religioso e rispettoso Viaggio di ritorno gratuito su aereo privato e party di ben arrivato !!!
In regalo a tutti i partecipanti: collana completa in lingua inglese di testi sacri e corano  graziosi abiti tradizionali e sciarpa ricamata finemente  dolci e biscotti
Requisito essenziale oltre alla disponibilità d’animo passaporto regolare italiano o di altro paese infedele tessera associativa obbligatoria  la quota del viaggio di 1 milione di dollari è a totale  carico del Governo italiano !!!!
SPONSOR del tour la Crocerossa italiana e varie associazioni umanitarie
Che aspetti….corri subito a prenotarti !!!
Richiedi anche il ritiro delle truppe militari dall’Iraq !!!
Appena giunti a casa morirete dalla voglia di ritornare !!!!!
Fai come noi…le due Simone…!!!!
(da Dagospia)


Siniscalco, taglio delle tasse nel 2005
Il Governo intende ridurre a tre le aliquote fiscali nel giro di due anni a partire dal 2005. L'intenzione dell'esecutivo di tagliare le tasse è stata confermata dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, in occasione del suo intervento presso il Comitato finanziario e monetario dell'Fmi. La riduzione, ha sottolineato l'inquilino di via XX settembre, «sarà interamente finanziata da tagli nelle spese correnti».

REFERENDUM
Un milione e novantamila firme autenticate e certificate sono state depositate il 30 settembre in Corte di Cassazione a Roma sulla richiesta di referendum abrogativo - promosso da Radicali italiani e dall'Associazione Luca Coscioni - della legge italiana che ostacola e proibisce la fecondazione assistita e la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali. Più di 700mila firme sono state raccolte e depositate anche su ciascuna delle richieste di abrogazione parziale della legge. Per i radicali si tratta di un primo splendido successo, che ora va difeso da ogni tentativo di impedire ai cittadini italiani di votare, come la Costituzione prevede, su tutti e cinque i quesiti nella primavera del 2005. L'obiettivo della difesa del referendum è contenuto nella mozione approvata all'unanimità dal Comitato nazionale di Radicali italiani, che ha anche indicato la prospettiva di un nuovo referendum sulla droga per prevenire la ultraproibizionista "legge Fini", e la costituzione del comitato per il "no" sul quesito referendario che vorrebbe il ritorno al sistema elettorale proporzionale.

Massima del giorno
Molta gente si lamenta della vita, della sua banalità, della noia, dei fastidi e dei dispiaceri che spesso l'avvelenano. Bisognerebbe che ricordasse tutte queste anche quando si tratta di perderla.
G.P.


MOLLICHINE
Secondo Normal Mailer: “Bush sa di non essere intelligente e sa delegare”.  Sa di non essere intelligente? Se fosse vero,  sarebbe l'uomo più intelligente del mondo.

Montezemolo: “Presto la tecnologia della Formula 1 applicata alle auto Fiat”.  Speranze per la mia Tipo del 1988?

Il Foglio: “Londra rinuncia alla sua parte di debito coi paesi più poveri”. Lapsus invece di credito.  È colpa nostra se sono poveri e fanno debiti!

Frattini: “Le hanno liberate perché hanno capito che l’Italia lo meritava”.  Mentre l’Italia di Baldoni faceva schifo.

L’inflazione al livello più basso dal dicembre 1999.  L’Intesaconsumatori: “E’ un fenomeno paranormale”.   Un commento subnormale.

E’ nato Silvio Berlusconi,  secondogenito di Marina.  A sinistra, viva preoccupazione per il futuro.

Polemiche nell’Ulivo sull’ipotesi di ritiro delle truppe dall’Iraq.  Bush,  ansioso,  attende per sapere come regolarsi.

Zawaheri: lo sceicco Yassin “è stato ucciso dagli ebrei,  dagli americani e dai governi arabi filo occidentali”.  Ma c’entrano tante dita su un solo grilletto?

Blair operato al cuore: “L’intervento è riuscito”.  Sorpresa a sinistra: pensavano non l’avesse.

Il governo di Madrid riconosce alle coppie omosessuali i diritti dei coniugi eterosessuali.   Per il diritto alla procreazione si attende la modifica costituzionale.

Giannipardo@libero.it


IL DISPREZZO
Ci si può chiedere se il disprezzo abbia ancora cittadinanza. Impera un atteggiamento buonista per cui non solo tutti abbiamo pari dignità, ma pari diritto a parlare, ad essere ascoltati, a veder prese in considerazione le nostre opinioni. In linea di principio sembra una cosa ovvia. Ma non è. Il facile disprezzo è albagia, arroganza ed anche stupidità; ma se, durante una lezione, uno studente di medicina fa obbiezioni sciocche al luminare e insiste malgrado l'invito a lasciar perdere, ben si comprende che il docente gli dica: „O sta zitto o l'inviterò ad accomodarsi fuori". Disprezzo? Forse. Ma immeritato?

Il disprezzo è il risultato di un "giudicato": cioè di una sentenza che non ammette gravami.

In occasione d'una eredità, una donna cercò di ottenere con l'inganno più di ciò cui aveva diritto. Per parecchio tempo il coerede non capì il comportamento della sorella e se non cadde nel tranello fu per semplice buon senso. Quando però si rese conto che era stata tentata una truffa, ruppe per sempre i rapporti. E quando, anni dopo, qualcuno invocò la prescrizione dei reati e propose una riconciliazione con le parole: "Dopo tutto che ha fatto? Neanche avesse tentato d'ammazzarti!", rispose lapidariamente: "Non si tratta di quello che ha fatto: si tratta di quello che è".

Questo è il disprezzo.

Per lo Zingarelli è una "totale mancanza di stima". Per il Devoto-Oli è un "sentimento di risoluta, passionale o commiserante svalutazione nei confronti di persone o cose ritenute indegne o troppo inferiori". Ambedue le definizioni contengono parole come “stima” e “svalutazione” e riportano al mondo dell'economia: del resto la parola disprezzo contiene la parola "prezzo". Questo significa che, anche se il disprezzo è un atteggiamento "risoluto e passionale", secondo l'etimologia esso deriva da un esame razionale dell'oggetto: è la conseguenza d'una valutazione. Come diceva la Bibbia, "Sei stato pesato e trovato mancante". Prima ancora di guardare al sentimento di chi disprezza bisogna dunque guardare al fondamento del disprezzo. Se esso è giustificato sarebbe colpa intellettuale e morale non sentirlo.

Questo giudizio che, in seguito ad un comportamento spregevole, cala come una mannaia nei rapporti umani, corrisponde a ciò che la pena di morte è nell'ambito giudiziario. Chi condanna a morte è convinto di due cose: che l'imputato sia colpevole e che non meriti di vivere. Ma mentre si rischia a volte di mandare a morte un innocente, per la pena del disprezzo la revisione del processo è sempre possibile. Tuttavia, in mancanza, la condanna, che può giungere alla damnatio memoriae, rimane valida, costante e senza temperamenti.

Queste affermazioni sicuramente sveglieranno la sensibilità di chi non accetta che si possa disprezzare qualcuno in maniera così definitiva. Di chi si chiede sempre le ragioni soggettive del comportamento del prossimo. Di chi ricorda il principio di Socrate, per il quale ognuno di noi agisce - soggettivamente - per il meglio e il problema è che ci si può sbagliare su questo meglio. Ma ci sono dei limiti. Anche se spesso la nostra mente si contorce nella maniera più sconveniente pur di darci ragione, quant'è credibile la scusa della sfortuna e delle ingiustizie sociali per colui che ammazza un vecchio macilento per rubargli la misera pensione? Se noi sosteniamo che il rapinatore non merita il nostro definitivo disprezzo è come se ne comprendessimo e ne giustificassimo le ragioni. Cosa che francamente sembra enorme.

Personalmente, dal momento che col mio disprezzo non uccido nessuno, e nessuno bada a me, di disprezzo posso fare indigestione. Disprezzerò dunque non solo i ladri e gli assassini ma anche i moralisti sciocchi e conformisti; i nevrotici e la musica leggera contemporanea; gli ignoranti presuntuosi e gli utopisti privi di buon senso; gli adoratori del denaro e del Kitsch; i fanatici dell'ideologia e i misogini; i vandali e le persone volgari: la lista è quasi infinita. Tanto che tutto potrebbe riassumersi in una sola parola: misantropia. Ma è anche vero che l'umanità - se esaminata senza indulgenza - ci riporta alla mente le parole di Amleto: "se ciascuno di noi fosse giudicato secondo il suo merito, chi sfuggirebbe alle frustate?”

Forse esagero e non basta non mostrarlo, questo disprezzo. Forse bisogna frenare il disprezzo per gli ignoranti e i nevrotici, per le persone volgari e gli utopisti. Insomma per coloro che sono spregevoli quasi senza colpa. Ma sia almeno lecito disprezzare colui che commette peccati mortali contro l'umanità. Diversamente, oltre a farla franca giuridicamente, costui la farebbe franca anche dal punto di vista umano.

Il disprezzo più emetico per gli assassini di bambini di Beslan è un dovere ineludibile.

Giannipardo@libero.it ,  3 ottobre 2004


Sderot, i morti e le due Simone
A Sderot si dorme nei rifugi, a Sderot si ha paura di uscire di casa come di restare in casa, a Sderot si vive nel terrore di veder arrivare un missile palestinese che puo' cadere dovunque , per la strada, in piazza, sulle case, sulla testa.
Non tutti sanno cosa significhi vivere e dormire nei rifugi, tenerci dentro i bambini, fare in modo che non abbiano troppa paura. Si, i rifugi israeliani sono stanzoni accoglienti, l'esperienza purtroppo aiuta a renderli luoghi vivibili, pieni di giochi per i bambini, fotografie allegre alle pareti, coperte colorate, volontari e psicologi che intrattengono i piu' piccoli con giochi e divertimenti, i piu' grandi vengono fatti studiare come se nulla fosse perche' fa parte del supporto psicologico: vivere come se tutto fosse normale pur consapevoli che cosi' non e'.
Gli israeliani amano i loro bambini e cercano in tutti i modi possibili di proteggerli dalla paura anche se non sempre riescono a difenderli dalla morte per mano dei figli del demonio.
I rifugi pero' sono sempre e comunque gabbie sottoterra, gabbie dove le persone sono costrette a vivere per non finire sotto le bombe.
Come spieghi ai tuoi figli che devono stare la', per giornate intere, che non possono giocare sui prati , che non possono andare a scuola perche' la' fuori ci sono i nemici che vogliono ammazzarli! Come glielo spieghi? Puoi raccontargli che c'e' un intero popolo che vuole distruggere Sderot come tutta Israele? Puoi raccontare a bambini piccoli che un intero popolo vuole colpire la loro citta' e il loro Paese perche' questo popolo non vuole pace ma morte e distruzione?
Puoi nascondere ai tuoi figli le lacrime di disperazione, le crisi isteriche da paura? Gli racconti che questo e' l'unico paese che hanno ma che loro, i nemici, glielo vogliono togliere e ammazzarli tutti ?
Come fai a raccontargli queste cose? Cerchi di non farlo perche' non vuoi che i tuoi figli odino come odiano i figli degli altri, cerchi di non far vedere le lacrime, la disperazione, il terrore e quando fanno la pipi' a letto allora ridi e ci scherzi sopra per non fargli pensare che bagnano il letto perche' hanno tanta paura.
Dorit Aniso, 2 anni, e Yuval Abebeh, 4 anni sono morti mercoledi sera a Sderot, colpiti da un missile Qassam sparato dalle rampe palestinesi. Sono morti per mano dei figli del demonio prima di poter incominciare a vivere. Il papa di Yuval ha detto "questo e' il nostro Paese, l'unico che abbiamo , adesso abbiamo qui la tomba del nostro bambino e per lui saremo forti" .

Da quando è stato lanciato il primo, si sono contati ben 350 missili Qassam mirati su bersagli israeliani. La maggior parte sono stati lanciati per colpire obiettivi civili, kibbuz del Neghev, fattorie e soprattutto le scuole e le case di Sderot la cittadina del Neghev vicina, troppo vicina alla striscia di Gaza, l'Inferno.
In questi ultimi quattro anni di guerra i palestinesi hanno tenuto sotto costante minaccia i civili israeliani, hanno tentato di fargli saltare i nervi, stanno cercando di portare le popolazioni del Neghev meridionale all'isteria ma finora non ce l'hanno fatta. Si, sono riusciti purtroppo a colpire i bambini di Sderot, riescono a mandare ogni giorno qualche decina di persone all'ospedale sotto schock per la paura.
Ma la testa non la fanno perdere a nessuno e soltanto l'etica di Israele, che vuole evitare di colpire a fondo per non far morire troppi palestinesi innocenti che servono ai terroristi da scudi umani, impedisce che si alzi l' Aviazione Militare per andare a colpire a tappeto le rampe , i covi, le fabbriche di armi. Ma fino a quando un Paese puo' restare fedele all'etica e limitarsi a difendersi colpo su colpo anziche' attaccare su larga scala? Fino a quando possiamo accettare di morire a causa degli obiettivi palestinesi che sono di distruggere Israele e di raggiungere il paradiso?
Fino a quando e' etico essere etici ?
E mentre qua si muore e mentre in Iraq si muore ecco che dobbiamo sentire due donzelle vestite da arabe che, gia' dall'iraq e poi ancora da Roma, ringraziano i terroristi che le hanno rapite e tenute prigioniere per tre settimane. Queste due donzelle, queste due Simone, hanno sputato tranquillamente e allegramente in faccia a tutte le vittime del terrorismo arabo in tutto il mondo, in Israele, in Iraq, in USA, in Spagna. Hanno offeso la memoria dei morti e loro, belle e pasciute, col velo in testa, felici e sorridenti, si dicono disperate di non poter tornare in Iraq, tra i loro amici, terroristi e non, tutti sono loro amici e di tutti hanno una grande nostalgia. Simona e Simona si presentano paludate in caffetani.... ingrassate.... vi rendete conto? ingrassate....felici ....vogliono tornare in Iraq....adorano i loro rapitori....ci hanno trattato con rispetto, hanno avuto la sfrontatezza di dire...con rispetto ...capito signori sgozzati ?....le hanno trattate con rispetto....le hanno nutrite a frutta, yogourth e caramelle....acqua minerale soltanto ....mai acqua normale che poteva fargli male al pancino! Spero che nessuno lo racconti al prigioniero inglese rinchiuso in una gabbia per cani vestito colla tuta arancione dei condannati a morte per sgozzamento.

Lui in gabbia, gli altri due americani sgozzati, decine di prigionieri sgozzati, un povero cuoco italiano, di cui nessuno si ricorda piu', sgozzato pure lui, decine di bambini uccisi dai maledetti kamikaze ....quanto sangue e' stato versato per dare l'acqua minerale e le caramelle alle due signore innamorate dei loro rapitori? E non si vergognano di raccontarlo in giro? Non possono pensare che la famiglia di Fabrizio Quattrocchi potrebbe avere dei conati di vomito a sentirle? E la famiglia del dottore inglese in gabbia non avrebbe il diritto, se ne avesse la voglia e la forza, di sputare in faccia alle due donzelle?
Cosi' va il mondo. C'e' chi viene rapito da gentiluomini che poi chiedono perdono come bimbetti che hanno rubato la marmellata, c'e' chi si ritrova colla testa adagiata sul fondo schiena, c'e' chi deve vivere nei rifugi, c'e' un Paese come Israele minacciato di annientamento dai coccoli di Un Ponte per.... e c'e' chi arriva a Roma, grazie ai soldi pagati dal Governo italiano, ringrazia i terroristi anziche' Berlusconi di cui si ricorda, forse dietro suggerimento, due giorni dopo, e non si vergogna.
Deborah Fait, informazionecorretta.com