ARCHIVIO OTTOBRE
2004
Massima
del giorno
Se fossimo obbligati a vivere costantemente
su un palcoscenico, come certe persone celebri, quando potremmo
metterci le dita nel naso?
G.P.
MOLLICHINE
Fini: “occorre una pausa di riflessione”.
No. Occorre finirla con i luoghi comuni.
Mozione unitaria della Gad sul ritiro
dall’Iraq. Prima posizioni differenziate, ora una
sola. Quella sbagliata.
“Sciopero generale sulla Finanziaria
a novembre” ha annunciato Epifani. Ah, ecco la soluzione.
Gianni (Udc): “Confermiamo la richiesta
di dimissioni del Cda della Rai”. Hanno già
ottenuto quelle dell'Annunziata: si contentino.
Ciampi, operato, ha ringraziato
gli italiani per “il calore che ho sentito attorno a me”.
O era qualche linea di febbre?
Fassino: “Sono tre anni che dall’Italia
vengono solo guai per l’Europa” ha detto. In francese
si chiama folie des grandeurs, in tedesco Grössenwahn
e in inglese megalomania.
L’inflazione al 2%. I sindacati:
“È il risultato della crisi dei consumi”. Chiaro.
Un tizio esce guarito dall’ospedale: è il risultato dell’essersi
ammalato.
Diliberto: “Fini ha aperto la crisi”.
Abbia però la cortesia di dirglielo, forse non se
n‚è accorto.
Gianni Pardo, 1 nov. 2004
LA LOTTA POLITICA
DI SINISTRA
C'è un comportamento caratteristico
della sinistra - anche quando si tratta di una sinistra
democratica, occidentale e “decent” come quella
americana - per cui essa mostra da un lato la tendenza a dare lezioni
di morale a tutti e dall'altro una totale indifferenza riguardo
alla nobiltà del gesto o alla verità. Sempre e a tutto
si preferisce l'interesse della propria fazione. Di tutto
questo abbiamo una testimonianza, in un articolo di David Brooks
(New York Times), a proposito
dell'apparizione di Bin Laden e delle dichiarazioni dei due candidati.
Bush ha reagito dicendo che non si
sarebbe lasciato intimidire da bin Laden ed ha affermato
che Kerry (espressamente citato) sarebbe certamente stato
d’accordo con lui. In altre parole, facendosi rappresentante degli
Stati Uniti, ha risposto al mondo che ambedue i candidati sono
unanimi e fungibili nella difesa del paese.
Kerry non lo ha smentito ma ha approfittato
dell'occasione per accusare Bush di non avere impedito l'insorgere
del problema avendo “scelto di non usare forze americane
per catturare Osama bin Laden. Egli ha appaltato il lavoro a
stranieri”. Approfittare d'un particolare del genere pur di
attaccare Bush, usare il termine commerciale e industriale di outsourcing,
per un'operazione di guerra, è già abbastanza spregevole
di per sé. Ma c'è di peggio.
Nel dicembre del 2001 (riferisce
Brooks), quando si cercava bin Laden a Tora Bora, Kerry
disse a Larry King, a proposito della strategia del momento,
che essa “sta avendo il suo effetto ed è il miglior
modo di proteggere le nostre truppe”. Aggiungendo: “Penso
che in questa occasione ci siamo comportati piuttosto bene e dovremmo
continuare a comportarci in questo modo”. In altre parole, secondo
Kerry, Bush è colpevole dessersi comportato come lui stesso,
Kerry, si sarebbe comportato al posto suo. Chapeau. Senza
dire che, quando gli Stati Uniti agiscono da soli, sono arroganti
e unilaterali, quando si fanno aiutare “appaltano il lavoro
a stranieri”. È veramente tanto sbagliato affermare che
è caratteristico della sinistra vedere non la verità
ma l'interesse della propria fazione e parlare solo in funzione
di esso?
Qualcuno
potrebbe affermare che non si può considerare Kerry
il modello di tutta la sinistra in ogni paese. Ed è
giusto. Solo che, in Italia, esperienze del passato ci hanno
fornito esempi ancora peggiori.
Giannipardo@libero.it, 30 ottobre
2004
Radicali (italiani?)
<<...In
filosofia come in politica, io sono per ogni teoria che
rifiuti l'innocenza dell'uomo e per ogni prassi che lo tratti da colpevole...>>
Più che Pasolini, leggendo la
relazione di Daniele Capezzone al terzo Congresso
dei Radicali Italiani ( 29 ottobre - 1 novembre. Roma,
Hotel Ergife) è Alber Camus che m'è venuto alla mente.
<<... Un tempo , non avevo
sulle labbra che libertà. Per colazione la spalmavo
sui crostini, tutto il giorno la masticavo, portavo fra la
gente un alito deliziosamente fresco e profumato di libertà.
Assestavo questa parola maiuscola a chiunque mi contraddiceva,
l'avevo messa al servizio dei miei desideri e della mia potenza.
... Bisogna perdonarmi per quelle imprudenze, non sapevo quel
che facevo. Non sapevo che la libertà non è una ricompensa,
né una decorazione che si festeggi con lo spumante; e neppure
un regalo, una scatola di leccornie. Oh! no, anzi è lavoro
ingrato, una corsa di resistenza molto solitaria, molto estenuante.
Niente spumante, niente amici che levano il bicchiere guardandoti
amorevolmente. Solo in un'aula tetra, solo sulla pedana al cospetto
dei giudici, e solo a decidere, di fronte a se stessi o al giudizio
altrui. Alla fine di ogni atto di libertà, c'è una sentenza;
per questo la libertà pesa troppo, specie quando si ha la febbre,
o si è inquieti, o non si ama nessuno...>> (Albert
Camus, La Caduta, ed. Bompiani, pag. 82, 83)
cp, 30.10.2004
Ue, Buttiglione:
''Mi dimetto da commissario''
Il ministro: ''La mia affermazione sul
tema dell'omosessualità è stata deformata. Contro di
essa una campagna superficiale e rozza''
Roma, 30 ott. (Adnkronos) - ''Sono pronto
a farmi da parte e quindi do le dimissioni per favorire il
percorso della Commissione Barroso''. Lo ha annunciato il ministro
delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, in una conferenza
nella sede dell'Associazione stampa estera.
''Rennèe Girard ha scritto una
volta che le comunità umane sono periodicamente attraversate
da una irresistibile pulsione di purificare se stesse selezionando
al loro interno una vittima innocente a cui addebitare tutte
le proprie colpe e le proprie nefandezze -ha spiegato il ministro-.
Questa volta, per questo compito, sono stato prescelto io e non me
ne lamento più di tanto. Del resto è compito del politico
assumersi anche delle responsabilità non sue quando questo
serve per il bene della comunità''.
Il professore, nel comunicato letto durante
la conferenza, è voluto tornare su quanto accaduto a
Strasburgo in occasione della sua audizione quando affrontò
i temi dell'omosessualità. Buttiglione ha precisato
che la sua affermazione sulla questione ''è stata deformata
in molti modi e su di essa si è scatenata una campagna di
stampa di grande superficialità e rozzezza''.
Buttiglione si è detto ''orgoglioso
di far parte di questo governo'' e ''desideroso di dare il
mio contributo''. ''Ringrazio Silvio Berlusconi e tutto il governo
per la fiducia che mi hanno accordato e per il sostegno che non
mi hanno fatto mancare'', ha concluso.
ROMA: FIRMATA LA COSTITUZIONE
DELL'UNIONE EUROPEA
(AGI) - Roma, 29 ott. - Roma: i 25 Paesi dell'Ue hanno firmato
la costituzione. Ciampi: "Sogno si realizza"; Berlusconi:
"Storico"; Prodi: "Non e' punto d'arrivo". - Nella sala degli
Orazi e Curiazi in Campidoglio, la stessa dove il 25 marzo
del 1957 nacque la Comunita' europea con i trattati di Roma, sono
riuniti i rappresentanti dei 25 Paesi che hanno firmato la prima
Costituzione
dell'Unione europea. Il primo ad apporre la firma
e' stato il premier del Belgio, seguito, in ordine alfabetico
(secondo la propria lingua) dai capi di governo di Repubblica
Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia,
Irlanda, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo,
Ungheria, Malta, Olanda, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia,
Slovacchia, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna. Turchia, Romania,
e Bulgaria hanno firmato solo l'atto finale. La Croazia e'
presente come Paese candidato osservatore.
Nell'inaugurare
la cerimonia, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi
ha parlato di "giornata storica". La cerimonia si e' svolta
alla presenza del presidente della Repubblica: "E' un sogno
che si realizza", ha commentato soddisfatto Carlo Azeglio Ciampi.
TROMBONI,
TROMBETTE & PUGNETTE
USIGRAI: "Le immagini che
avete visto della firma della Costituzione europea non
sono immagini Rai. Le riprese sono state effettuate da una
società incaricata dalla Presidenza del Consiglio"
CHI
E' CHI?
Mercenari,
terroristi e paradossi
La
strana legge italiana. Incipit dell'articolo di Magdi
Allam sul Corriere della Sera
<<In Iraq ci sono alcune
migliaia di mujahidin, combattenti islamici, e aspiranti
shahid, martiri per Allah, arruolati in Europa, Medio Oriente
e altrove nel mondo. Ebbene per la legge italiana non sono punibili
per la loro scelta ideologica, nonostante siano responsabili di
efferate stragi e mirino a sovvertire violentemente un governo
legittimo riconosciuto internazionalmente. Viceversa la stessa
legge potrebbe sanzionare pesantemente un pugno di cittadini
italiani che si recano in Iraq per lavorare onestamente come operatori
della sicurezza privati, a difesa delle istituzioni e dei beni della
collettività...>>
Non
credo che il mondo si renda conto di quanto
e' successo ieri in Israele.
Leggo su internet ancora
critiche, ancora lamentele, ancora frasi del tipo
"ma la cosa sara' lunga... ma non li porteranno via subito....
ma Sharon fa il furbo..." e mi chiedo se queste persone capiscono
di cosa stanno parlando o se si rendono conto della loro crudelta'
e cinismo.
Ariel Sharon ha preso la
decisione piu' difficile e pericolosa della sua vita,
ha deciso che basta, che bisogna dare una svolta alla
cancrena di disperazione che dopo 4 anni di guerra e di terrorismo
sta avvolgendo Israele.
Dopo aver sconfitto il
terrorismo all'interno del Paese il Premier si
e' trovato alle prese con le bande armate di criminali che
sparano missili sulle citta' israeliane vicine alla striscia
di Gaza. Per fermarli non basta rispondere colpo su colpo,
per fermarli bisognerebbe fare come gli americani in Afghanistan,
bombardare a tappeto con gravi perdite tra la popolazione. Impossibile
perche' contrario all'etica di Zahal e perche' gli israeliani
stessi insorgerebbero.
Sharon ha deciso di dire agli ebrei
di Gaza " via di la', e' doloroso, e' contrario a quello
che ho voluto per anni ma e' arrivato il momento di andarsene,
non abbiamo scelta ".
Grande coraggio, grande
lucidita', grande intelligenza politica. Una scelta
drammatica.
Ieri c'era una manifestazione
di settlers davanti alla Knesset e mentre guardavo quelle
famiglie con bambini e bandiere stare tranquilli ad aspettare
col cuore in gola per poi piangere una volta saputo il risultato
del voto, pensavo a quanto male dovevano sentire e, anche se
non serviva a niente, sentivo che li stavamo tradendo e
piangevo con loro.
Avrei voluto dirgli " E'
per la vostra vita, per la vita di tutti, per la nostra
democrazia, cercate di capire e perdonateci".
La decisione di Sharon
arriva in un momento in cui Israele e' logorato dalla
guerra, la gente non ce la fa piu', la tensione e' altissima,
il paese e' diviso anche se la maggioranza sta col premier
e ammira la sua determinazione.
Nessuno puo' dire se sara'
un bene o un male, non abbiamo nessuno con cui parlare
dall'altra parte se non il terrorista che ha scatenato questo
inferno, protetto ancora oggi dall'Unione Europea nonostante
le prove di quanto sia demente, corrotto e assassino,
intorno a lui i suoi schiavetti e i macellai del terrore.
E' difficile fare la pace
da soli, impossibile. Probabilmente non avremo la pace
per molto tempo ancora ma Sharon tenta la sua ultima
carta per cambiare l'ordine delle cose, una carta che potrebbe
costargli la vita, una carta dentro una scatola chiusa, fra
le lacrime disperate dei fratelli che verranno portati via dalle
loro case , da tutto quello che hanno costruito in tanti anni, circondati
dall' odio e dalla morte.
Basta! Ebrei non devono
piu' morire per la follia di nemici che non hanno mai
accettato uno stato ebraico in medio oriente.
Ebrei non devono piu' morire
perche' una parte dell'occidente si e' innamorato
di un pazzo terrorista e per anni , decenni, lo ha protetto
giustificando i suoi crimini.
Ebrei non devono piu' morire
e basta.
La democrazia israeliana
ha deciso e ha votato.
La democrazia israeliana
sapra' affrontare giorni tremendi di dolore e di rabbia.
Israele avra' il coraggio
e la forza di sopportare tutto questo , compresa
la solita incomprensione di una parte del mondo per cui niente
e' abbastanza, nessun sacrificio di Israele e' sufficiente
per avere un "bravi", hanno sempre fame di noi e delle nostre
sofferenze. Mai sazi, i cannibali.
Supereremo anche questo,
ci aspettano giorni duri e terribili, la fine di un
sogno per tanti e l'inizio dell'ignoto per tutti.
Unica realta' Israele,
il suo coraggio e la sua tragedia e la determinazione
del vecchio Leone.
Deborah Fait - informazionecorretta
CHE COSA FACCIANO NOI?
<<...Ma la politica non esaurisce
la vita. C'è un altro problema, e serio. Come si organizza
la società che crede laicamente nelle libertà
e nei diritti, ma non nell'uniformismo bacchettone e nel relativismo
inteso come assoluto?
Che cosa facciamo noi, che non siamo
omofobi né misogini, e anche per questo non siamo
favorevoli ad alcun tipo di discriminazione clerical-radicale
mascherata?
Che cosa fanno i cittadini
di fede e di milizia culturale cattolica, le classi dirigenti
in formazione senza le quali il conformismo laicista rimarrebbe
la sola dogmatica ideologia del continente?
Come facciamo ad andare oltre l'espressione
delle opinioni, che già pesa e batte il ritmo di pensiero
di tanta gente assennata?
Come facciamo a far circolare le
idee che legano, con mille sfumature di differenza, e
in nome del diritto alla differenza e alla pluralità
di linguaggi e di comportamenti, gli occidentali che non hanno
rinunciato a un pensiero autonomo sulla realtà e sul
mondo, sulle istituzioni e sulla politica?
Come facciamo a pesare in un'Europa
che idoleggia lo spirito di resa di Chirac e l'identificazione
della verità con il numero, con la mera maggioranza aritmetica,
fatta da Zapatero?
Mobilitiamoci, scriviamo, parliamo,
passiamo all'azione sociale diffusa. Non c'è cosa
più interessante e significativa da fare in un tempo come
questo.>>
Giuliano Ferrara, Il Foglio,
28.10.2004
DESIDERARE LA MORTE (ALTRUI)
Il verbo desiderare contiene la parola
“sidera”, stelle. Non significa attivarsi perché
qualcosa accada, significa solo sentire quale esito si preferirebbe
che il fato ci accordasse. Se gli amici hanno programmato un
pic nic e noi speriamo che piova sulle nostre campagne, e poi effettivamente
piove, non è che noi abbiamo impedito il
pic nic degli amici. Né, se loro avessero gioito
del loro pic nic in una giornata di sole, per ciò stesso avrebbero
provocato la nostra perdita economica, con la siccità.
Dichiarare quale esito si preferirebbe non ha influenza sulla
realtà. Certo, in un senso magico, da selvaggi, si può
pensare che la fattucchieria può provocare il male altrui.
Ma, per il diritto e per la mentalità razionale, la fattucchieria,
se a pagamento, è semplicemente una truffa.
È giuridicamente e moralmente
lecito giudicare la positività della presenza o no sulla
scena di certe persone. È anche lecito desiderarne
la rimozione per via di pensionamento, vacanze, morte naturale,
dimissioni, come che sia. C‚è un esempio che taglia la
testa al toro. Se Hitler avesse avuto un infarto mortale alla
fine del 1938, sarebbe stato ricordato come l’autore della rinascita
di una Germania che lasciava più grande, più forte e
potente di quanto non fosse mai stata. Inoltre, se il governo seguente
(come è probabile) fosse stato più o meno normale, sei
milioni di ebrei non sarebbero stati sterminati nei lager; venticinque
milioni di russi non sarebbero morti nella Grande Guerra Patriottica;
la Germania non sarebbe stata trasformata in un mucchio di rovine
fumanti; non ci sarebbero stati i massacri di Coventry, Dresda, Hiroshima...
Qualcuno ha potuto dire che la Divina Provvidenza avrebbe meglio provato
la propria esistenza fulminando Hitler nel 1938. E comunque chi, immaginandosi
nel 1938, non desidererebbe quell’infarto?
A
livelli inferiori abbiamo altri esempi. Se Stalin fosse
morto nel 1934 probabilmente si sarebbero evitate le famose
e orrende "purghe"; milioni di sventurati non sarebbero morti
nel gulag e l'Unione Sovietica non avrebbe rischiato la sconfitta
contro Hitler.
La stessa esclamazione di Ana De Palacio,
secondo cui sarebbe stato meglio se Castro, invece di rompersi
una spalla, si fosse rotto l'osso del collo, sarà poco
elegante ed anzi brutale, ma esprime un concetto semplice:
la speranza che, senza Castro, Cuba torni alla democrazia e alla
libertà.
Oggi il problema si pone per Arafat.
Tutti sanno che la sua presenza è un ostacolo sulla
via della pace, più per sua incapacità intellettuale
e per un amore ossessivo per il potere che per una comprensibile
posizione politica. Sicché il desiderio di molti è
di vederlo messo da parte, in modo che prendano il suo posto
capi più capaci di comprendere l’interesse dei palestinesi.
Ma ora sta male ed ecco che tutti si affrettano a sperare nella
sua guarigione, quasi che la sua eventuale perdita fosse chissà
che danno. Invece la semplice realtà è che, senza
Arafat - messo da parte, morto, in vacanza definitiva alle Seychelles,
poco importa - il mondo sarebbe migliore.
Tutto questo non si può dire.
Non è politically correct e neppure secondo il bon
ton. Forse non è nemmeno “morale”. Andiamo in giro in
giacca e cravatta e abbiamo ancora la mentalità dei primitivi.
Non abbiamo il coraggio delle nostre idee e dei nostri sentimenti.
Temiamo di offendere gli dei. Che Thanatos in persona venga
a dirci: “Tu m’invochi per altri ma visto che mi ami vengo da te”.
E, chissà, gli stessi morti, benché tenuti a distanza
nei cimiteri, potrebbero venire di notte a provocarci incubi, a vendicarsi
in qualche modo. Tutti discorsi da selvaggi. Finché non
si trasformano in azioni, le parole e i desideri non hanno influenza
sulla realtà. Per questo è lecito dire che, per il
bene del Vicino Oriente, è bene che Arafat non abbia il potere.
Lo si curi amorevolmente, come si fa con ogni essere umano che sta
male, ma ci si dispensi in anticipo dal piangere sulla sua eventuale
morte.
Giannipardo@libero.it , 28 ott. 2004
Commissione
Ue, Barroso ritira la squadra
Dal
Corriere on line: Il presidente designato chiede e ottiene
il rinvio dell'investitura per esaminare l'ipotesi rimpasto:
«Metterò le cose a posto»
STRASBURGO - Tabula rasa. Josè
Manuel Durdo Barroso, il presidente designato della Commissione
Ue, ritira la sua squadra di candidati commissari ed evita
così il voto di fiducia del parlamento atteso per oggi e
che con ogni probabilità l'avrebbe visto uscire sconfitto. Intuito
il rischio bocciatura, Barroso ha giocato d'anticipo e ha chiesto
tempo. Un mese, per esaminare l'ipotesi rimpasto. Richiesta subito
accolta dalle opposizioni che si augurano che la nuova commissione
sia «più forte e più rappresentativa».
Esultano i socialisti. Il capogruppo del Pse, Martin Shulz parla di
vittoria dell'Europarlamento e chiede a Barroso «di tornare
con una nuova Commissione capace di raccogliere la maggioranza».
Ora è a forte rischio la poltrona di Rocco Buttiglione, il candidato
italiano che travolto dalle critiche per le frasi sui gay ha rifiutato
fino all'ultimo di fare un passo indietro come gli aveva chiesto Barroso.
Il rimpasto riguarderebbe lui, ma non solo. Altri commissari indicati
potrebbero essere costretti a lasciare.
LA RETROMARCIA - «Se si votasse
oggi sulla Commissione l'esito non sarebbe positivo per
le istituzioni europee e per il progetto europeo. Stando
così le circostanze ho deciso di fronte alle attuali circostanze
di non presentare la nuova Commissione alla vostra approvazione»,
dichiara fra gli applausi Barroso nel suo intervento dall'assemblea
plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. «Ho bisogno
di maggior tempo per valutare le cose - continua l'ex premier portoghese
- e soppesarle e per consultarmi con il Consiglio e per consultarmi
ulteriomente con voi tutti affinché voi possiate offire un
sostegno più saldo per la Commissione entrate. Ho bisogno di
più tempo per aggiustare le cose», chiosa. Subito dopo
la seduta del parlamento viene sospesa. Il presidente del Parlamento
europeo, Josep Borrell prende atto delle parole di Barroso e certifica
lo slittamento: «A questo punto è chiaro che il Parlamento
non può pronunciarsi sulla nuova Commissione europea»,
dichiara.
RIMPASTO - E adesso? Barroso ricomincerà
le consultazioni con gli Stati membri. Nel frattempo, Romano
Prodi, presidente uscente, rimarrà a Bruxelles per
qualche settimana in più per il disbrigo delle pratiche
correnti. Prodi ha già fatto sapere di aver accettato
la richiesta di rimanere in carica fino all'assunzione di mandato
della prossima Commissione Europea. Dopo di che Barroso tornerà
al Consiglio europeo per proporre la sua nuova lista di commissari.
Secondo il vicepresidente del Pse, l'austriaco Hannes Swoboda il
rimpasto riguarderebbe Rocco Buttiglione (giustizia e affari interni)
e l'olandese Neeile Kroes (concorrenza).
NUOVO VOTO - Tutta la procedura
slitterà comunque alla prossima plenaria dell'assemblea
di Strasurgo in programma dal 15 al 18 novembre. Lo rendono
noto fonti dell'europarlamento ribadendo che, comunque, un
rinvio è contrario ai trattati e quindi per procedere
in tal senso occorre un accordo tra Consiglio europeo, Commissione
e Parlamento. Nei prossimi giorni, qualcuno ipotizza già
a Roma in occasione della firma della Costituzione, i capi di
stato e di governo si consulteranno. Il tema potrebbe entrare quindi
nell'agenda del Consiglio europeo del 4 e 5 novembre a Bruxelles.
Una volta fatte le modifiche saranno programmate nuove audizioni,
limitate ai commissari coinvolti nel rimpasto. Quindi nella seduta
del 16 novembre Barroso potrà ripresentare la nuova squadra,
sulla cui investitura si voterà il giorno successivo.
"Lo scandalo
di un'alleanza"
Su "La Stampa", analisi
di Fiamma Nirenstein della convergenza politica sul piano
di ritiro da Gaza tra il premier israeliano Sharon e il capo
dell'opposizione Peres.
<<Due vecchi sionisti
diversi l’uno dall’altro quanto si può immaginare,
si sono trovati uniti dal momento storico, in mezzo a un
mare di urla. E’ stato breve e compatto il discorso di Sharon
che da domani cambierà la politica di Israele, a meno di
sorprese straordinarie. Come ai tempi di Rabin, ancora una volta
un generale ha parlato a Israele del suo desiderio di porre un
freno alla guerra, stavolta al carissimo prezzo dello sgombero
degli insesiamenti, dello sradicamento di 8000 persone almeno, alla
violenza che tormenta la sua gente da secoli, ha dichiarato la sua
difficolta: «E’ stata la decisione più difficile
della mia vita». Ha mostrato empatia e amore verso i coloni,
verso la loro onestà e la loro dedizione alla patria, ma
non ha esitato a dir loro: la storia non è più vostra,
non siete la maggioranza, non fate della vostra idea una verità
assoluta, abbandonate il vostro pericoloso messianismo, attenetevi
alle regole democratiche, abbiamo già avuto un orribile
delitto politico. E breve e infuocato è stato anche il discorso
dell’altro vecchio, il capo del campo opposto, Shimon Peres, che
ha riconosciuto pubblicamente il coraggio di Sharon, gli ha promesso
aiuto, gli ha dato il credito di «saper guardare negli occhi
la realtà» pur insistendo sulla sua opzione quella
del dialogo, opposta all’ unilateralità scelta da Sharon. E’
stato un abbraccio che di fatto sussiste nel popolo, per il 65
per cento favorevole allo sgombero, ma che è risultato scandalo
e anatema agli occhi di tanti, anche perchè scardina i vecchi
ordini, pone domande definitive al Likud e alla sinistra, sposta
al centro tutti i fautori dello sgombero e scansa ai margini i suoi oppositori.
Sharon
e Peres, mentre robusti commessi accompagnavano fuori
della Knesset alcuni deputati agitati (tre in mezz’ora)
tenevano saldamente il centro. E’ certo un risultato di questi
quattro terribili anni di guerra contro il terrorismo che i due
vecchi si siano ritrovati sullo stesso fronte, di nuovo minuscola
e in pericolo anche nel contesto internazionale, come ha ricordato
Sharon quando ha parlato in particolare il rischio iraniano. Sharon
e Peres più che fare politica, si ritrovano nel tentativo di
tentare ogni strada possibile con audacia, anche se è una strada
stretta.
Il capo del governo e quello
dell’opposizione hanno parlato all’unisono. Sharon era
un po’ balbettante e un po’ sudato, la voce piana e quasi senza
espressione, aveva preparato il discorso da solo e chiuso
in casa, consultandosi solo con i vari testi che ha citato dicendo
sempre : aperte virgolette, chiuse virgolette. Fra gli altri
il poeta Altermann, e Menahem Begin il primo ministro di destra
che fece la pace con l’Egitto. Intorno a lui una tempesta di urla
da parte soprattutto della destra estrema che gli urlava «vattene
a casa» e anche da parte araba, che, forse per preparare
il proprio pubblico a un inopinato voto contro lo sgombero,
inveiva accusandolo di uccidere i palestinesi. Dopo il discorso
di Sharon la famosa fulminante retorica di Peres ha investito
l’aula, con domande dirette agli astanti («Forse che Hevron
è meno santo di Gaza? E allora perchè Netanyahu col
voto del partito di destra Mafdal l’ha ceduto, e nessuno ha chiesto
un referendum? Perche, tu, ministro Sharansky, voti contro oggi se
ieri hai votato a favore? Ah, perchè quello era un accordo
con una controparte? E allora chiedi un accordo anche oggi!»)
con un fuoco di sbarramento per proteggere il nemico di tanti anni,
e una persona tanto diversa da lui antropologicamente: Peres, un
intellettuale cosmopolita, Premio Nobel per la pace, gradito in
tutto il mondo; Sharon un contadino e allevatore di mucche, un generale
eroico e discusso, un soldato di poche parole e poca grazia, addirittura
odiato a sinistra, quanto Peres invece è aggraziato e elegante.
Ma si tratta di due grandi personaggi
che sanno, per età e cultura, cosa siano state le
strade d’Europa per gli ebrei che ne hanno subito l’aggressione
forsennata e quasi definitiva, e conoscono per averla costruita
la salvezza a loro derivata dallo Stato d’Israele che ambedue
hanno contribuito a fondare: per questo cercano disperatamente
una strada, insieme, come si fa quando il fronte è
assediato.>> (ripreso
da informazionecorretta)
26 OTTOBRE 1954: TRIESTE
RITORNA ITALIANA
Massima del
giorno
Per Shakespeare la vita è "il racconto
narrato da un idiota, pieno di strepito e furore, che non significa
nulla". Per Gibbon, la storia è "una registrazione di delitti,
follie e sventure dell'umanità". Per le anime belle
la vita invece è un paradiso in terra con alcuni piccoli,
recenti difetti: ma loro si stanno attivando per rimuoverli.
G.P.
MOLLICHINE
Anche Feltri e Ferrara nella lista delle Br.
Speriamo non si montino la testa.
Casini: "La politica favorisca chi cerca
una vita onesta in Italia". Autolesionismo?
Castro, quale ritorsione contro gli
Usa, ha detto che il dollaro non avrà più
corso a Cuba. Sopra il banco, ovviamente. Sotto...
Fucci, segretario dell'Anm: "Sarebbe
grave, assurdo e paradossale che questa riforma passasse".
Basta così, lo sappiamo che la magistratura è
apolitica.
Prodi: "C'è paura di questa coalizione
forte". Vero. Purtroppo anche a sinistra.
La nuova Dottrina Sociale della Chiesa esprime
il rifiuto della guerra preventiva. Prima succede il
guaio, poi interviene l'esercito del Vaticano.
In Iraq sono scomparse 380 tonnellate di
esplosivo. Nessuna preoccupazione. Ricompariranno.
Nuove cariche europee. Prodi: "Se sarà
necessario, sono pronto a restare". Nessuno lascia il
certo per l'incerto.
Giannipardo@libero.it
WOODY ALLEN EXPRESS
(2)
20. Il delitto non paga, ma lascia ottimi
conti in banca.
21. Il sesso è una cosa molto bella
tra due persone; in cinque è fantastica!
22. Non sono narcisista, né egoista.
Se fossi vissuto nell'antica Grecia non sarei stato Narciso".
"E chi saresti stato?". "Giove".
23. Da bambino volevo un cane. Ma i miei
erano poveri. Così mi comprarono una formica.
24. Andai ad un campeggio estivo per bambini
di tutte le religioni. Così fui picchiato da bambini
di tutte le religioni.
25. Dio non esiste. Però noi siamo
il suo popolo eletto.
26. Un automobilista pericoloso è
quello che vi sorpassa malgrado tutti i vostri sforzi per impedirglielo.
27. Gli Americani non gettano mai via
i loro rifiuti. Li trasformano in show televisivi!
28. Un tizio: "Provi ad avvicinarsi alla
contessa e io la faccio a pezzi". Allen: "Se un uomo mi dicesse
quello che lei mi ha detto, lo ucciderei". Il tizio: "Ma io sono
un uomo!". Allen: "Beh, intendevo un uomo un po’ meno alto…"
29. Torno a casa con una ragazza che ho
portato fuori e sei isolati prima di casa sua tira fuori
le chiavi. Allora la porto sui gradini e le metto le braccia intorno
alla vita e lei fa: "No, no, ti prego. Domani mattina mi odíerò
". E io le dico: "Basta che ti svegli al pomeriggio".
30. Durante la mia prima notte di nozze
mia moglie, sul più bello, si è alzata in piedi
per un'ovazione.
31.
Avevo un buon rapporto, direi, con i miei genitori. Di rado
mi picchiavano. Anzi, credo che mi picchiarono, in effetti,
una unica volta, durante l'infanzia. Cominciarono a picchiarmi
di santa ragione il 23 dicembre del 1942 e smisero nel '44, a
primavera inoltrata. (Il dittatore dello stato libero di Bananas).
32. Il vantaggio di essere intelligente
è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario
è del tutto impossibile.
33. Sono meravigliato dalle persone che
vogliono conoscere l'universo quando è abbastanza
difficile trovare la strada attorno Chinatown.
34. Dio ha detto agli Ebrei: Voi siete
il popolo eletto... Mmmh, a mio parere, c'è bisogno
di un ballottaggio.
35. Quando ascolto troppo Wagner mi viene
voglia di invadere la Polonia.
36. Le difficoltà sono come la
carta igienica: uno ne tira un foglio e ne vengono fuori
dieci.
37. Avrei voluto essere una spia, ma bisognava
ingoiare dei microfilm e il mio medico me l'aveva sconsigliato.
38. Io, quando guido, se non leggo m'addormento.
39. Se io faccio così bene all'amore,
è perchè mi sono esercitato a lungo da solo.
40. Ogni volta, quando un mio film ha
successo, mi chiedo: come ho fatto a fregarli ancora?
41. Una auto-stoppista è spesso
una giovane ragazza poco vestita che si trova sul vostro cammino
quando siete con vostra moglie.
42. Allora tutto il film della mia vita
mi è passato davanti agli occhi in un momento! E io
non ero nel cast!
43.
Sono a casa seduto davanti alla TV quando il telefono suona
e una voce dall'altra parte dice: "Le piacerebbe essere l'uomo
vodka di quest'anno?". E io dico: No, sono un artista, e non faccio
pubblicità, non sono un ruffiano, non bevo vodka e se lo
facessi non berrei la vostra!". E lui: "Peccato, paghiamo 5 milioni
di dollari". E io dico: "Attenda in linea, prego. Le passo il signor
Allen".
44. Ho comprato qualche disco per Sophia
Loren perchè a lei piace il jazz e volevo portarla su
qualcosa di interessante. Che so, sul divano, per esempio".
45. Di pensate discretamente profonde
ne ho fatte anch'io anche se le mie vertevano invariabilmente
su una hostess svedese.
46. Il mio fisico non tollera la roba,
l'alcool. Veramente! Ho bevuto due Martini la vigilia dell'ultimo
dell’anno e ho tentato di dirottare un ascensore su Cuba!
48. L'ultima volta che sono stato al mare
è stato con Mrs Allen, mia moglie. Durante la luna di
miele. Ero favoloso. Mi avreste adorato. Stavo sciando sull'acqua,
nudo fino alla cintola, scivolavo veloce sulla cresta dell'onda.
I muscoli luccicanti d'olio, mi tenevo con una mano sola. Lo sci
d'acqua è una meraviglia. Mia moglie, nella barca davanti a
me, vogava con foga.
48. Quand'ero piccolo i miei genitori
hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre
riuscito a trovarli.
COME I NAZISTI
Ogni mattina accendo il computer,
leggo la posta e inorridisco. Ogni mattina provo lo stesso
buco nello stomaco che nemmeno dieci caffe' riescono a cancellare.
Forse dovrei prendere dieci tazze di camomilla, se mi piacesse.
Si, la camomilla andrebbe meglio
per poter metabolizzare le notizie che mi arrivano dall'Italia.
Notizie di odio, di antisemitismo stile 1938, di violenza e
intolleranza.
Dopo il disgustoso episodio dell'Universita'
Pisa dove squadristi rossi hanno impedito al consigliere dell'ambasciata
di Israele di tenere la conferenza per la quale era
stato invitato, oggi leggo su internet un appello del
forum Palestina che chiama le gente a una grande manifestazione contro
Israele e contro quello che questa gente, nel suo odio fatto di
ignoranza, chiama "il muro dell'apartheid" invocando il congelamento
delle relazioni economiche, diplomatiche e commerciali con Israele,
il ritiro ai confini del 67 (non sanno che non erano confini ma
linee armistizali), il "rientro" ...dove?.... dei profughi...quali?....Esistono
profughi per diritto ereditario? Forse intendono parlare di quei
profughi mantenuti dall'UNRWA che impiega e da lo stipendio a membri
di Hamas?
Ahhh, dimenticavo! Per queste persone
Hamas e' un'organizzazione benefica dedita all'assassinio
all'ingrosso di ebrei.
Le
firme che appoggiano questo vergognoso appello sono moltissime,
tutte di sinistra, persone singole, associazioni, circoli,
comitati.
Non c'e' che dire, Israele ha molti nemici,
sono gli stessi del branco di Pisa, gli stessi che alle
manifestazioni non mancano di urlare "Palestina, vogliamo tutto,
lo stato di Israele deve essere distrutto", gli stessi che , a
pugno chiuso e coraggiosamente nascosti sotto la kefiah, urlano
"a morte Israele".
Italiani di cui mi vergogno di essere
connazionale, italiani che invocano la distruzione di una
nazione straniera in nome dell'odio che provano nei confronti
del popolo che la abita.
Uno si chiede legittimamente come sia
possibile, con quale faccia tosta queste persone si possano
definire "paladini della liberta'".
Se lo fossero andrebbero in Sudan
per difendere i neri sterminati dagli arabi.
Andrebbero in Tibet per difendere i tibetani
sterminati e resi schiavi dai cinesi.
Dovevano andare nell'Iraq di Saddam Hussein
per difendere i curdi sterminati col gas.
Andrebbero in Iran dove si lapidano bambine.
Chi li ha visti da quelle parti? E chi
li ha visti in altre parti del mondo dove avvengono stermini
di popolazioni? E chi li ha visti manifestare per la mancanza
di ogni diritto nei paesi arabi?
Loro stanno a casa, in Italia, al sicuro
e da la' urlano il loro odio contro gli ebrei. Organizzano manifestazioni,
rigorosamente in Italia, sempre rigorosamente al sicuro, contro
l'unico stato da cui non hanno niente da temere: Israele.
Che cuor di leoni!
Quelli di Pisa, quel branco di energumeni
che ha minacciato fisicamente un ebreo israeliano nell'esplicazione
del suo lavoro, saranno nella vita ordinaria persone normali,
bravi figli, aiuteranno le vecchiette ad attraversare la strada,
andranno a ballare, andranno al cinema, a mangiare la pizza, persone
normali insomma, giovani studenti come tanti, solo che un'ideologia
marcia e una propaganda battente colla quale sono probabilmente cresciuti,
li hanno trasformati in mostri pieni di odio alla vista di colui che
da millenni gli europei sono abituati ad odiare:l'ebreo.
E quelli che stanno organizzando la grande
manifestazione di novembre per chiedere all'Italia di boicottare
Israele e per invocare la scomparsa di questo paese in favore
di una mai esistita Palestina saranno anch'essi , forse, persone
normali che in determinate occasioni, quando sentono odore di ebreo,
si scatenano.
Come i nazisti, questi figli di mamma
si augurano la scomparsa di 5 milioni di ebrei, un milione
in meno di quelli che i loro fratelli di odio erano riusciti
a massacrare.
E come i nazisti sono convinti di essere
nel giusto, come i nazisti si dedicano alla propaganda antisemita,
come i nazisti usano la discriminazione, come i nazisti sono
senza cuore, senza coscienza e senza palle e si muovono in branco.
Deborah Fait - informazionecorretta.
AGENZIA VIAGGI
PADRE BENJAMIN
da REPORTERASSOCIATI:
<<Padre Benjamin, lei ha contatti
diretti con i rapitori dei reporter francesi?
"Si, ho contatti diretti con un emissario
del gruppo che ospita attualmente i reporter francesi..."
Che 'ospita'?
"Certo, George Malbrunot e Christian
Chesnot non possono essere considerati "rapiti" ma, appunto,
ospiti di uno dei maggiori gruppi della resistenza irachena.
Hanno deciso di comune accordo di rimanere in Iraq per documentare
le azioni della resistenza, lavorando fra mille difficolta'.
Le posso dire di piu', i rappresentanti della resistenza hanno
dato ai due reporter molto materiale audio-video che documenta quello
che davvero accade a Falluja, tempestata dai bombardamenti americani,
nonche' l'impegno delle forze della resistenza per aiutare la popolazione.
Sono video e foto che non piaceranno a Washington. Posso anticiparle
che tra pochi giorni i due reporter saranno accompagnati ad una frontiera
e saranno lasciati liberi di rientrare a Parigi con tutta la documentazione
raccolta".>>
I FIGLI DEL LEONE
Quando ci si pone il problema del
perché la gente voglia avere figli si arriva spesso
alla conclusione che ciò dipende dall'istinto di conservazione
della specie. Esistono però altri moventi: la pressione
sociale, per esempio: “Che matrimonio è, se non ci sono
figli?”. O anche da ben poco fondati motivi di sicurezza: “Diversamente,
chi si occuperà di me, quando sarò vecchio?” Un motivo
altrettanto serio è condensato nella domanda: "Ma se non hai
figli, a chi lasci il tuo cognome? La tua stirpe si estinguerà
con te!" Queste parole meritano di essere studiate.
Il leone che riesce a succedere al
capobranco uccide spesso i piccoli del precedente maschio
dominante. Ottiene in questo modo che le leonesse ridivengano
presto fecondabili, in modo da poterle ingravidare col proprio
seme. Tutto questo si spiega con l’istinto di diffondere quanto più
si può i propri geni, anche a danno dei congeneri. E questo discorso
non è esclusivamente zoologico. In Italia c'è un
dolciaio, di fama nazionale, il cui nome è un insulto, si
chiama Lazzaroni: ma questo non l’ha spinto a chiamare la sua fabbrica
Aldebaran o Gold. L'ha chiamata proprio Lazzaroni. Ha ceduto all’istinto
di diffondere, nello stesso tempo, i propri geni commerciali e i
propri geni naturali.
Il desiderio di far sì che
il proprio cognome non si estingua a volte fa ridere. Ci
sono persone che si chiamano Scornavacca, Porcu, Caratozzolo,
Porcacchia, Biribicchi e tuttavia tengono al loro casato. Essi
cercano ad esempio di tramandare il nome dei Puzzoni o dei Guardalavecchia
perché è una stirpe importante, carica di storia come
i Bourbon o i Windsor, o perché composta di esseri superiori:
si sforzano solo di far sopravvivere i propri geni giusto in quanto
propri. Che è esattamente la mentalità del leone.
Ed è ancora per questo che i genitori fanno di tutto per lasciar
molti beni ai figli. Se sono ricchi, avranno più possibilità
di sopravvivere e perpetuare la discendenza.
Un'ulteriore
considerazione nasce dal fatto che i figli portano il cognome
del padre, perché la nostra società, come quella
dei leoni, è maschilista. La leonessa che, oltre a concepirli,
partorisce ed allatta i leoncini generati dal maschio sconfitto,
accoglie senza farci molto caso il loro assassino. Fra gli uomini
occidentali, la madre investe un capitale genetico equivalente
a quello del padre, si sottopone a fatiche molto maggiori e tuttavia
il figlio appartiene alla stirpe paterna piuttosto che a quella
materna. Il paragone sembrerà a molti offensivo, ma è
difficile non vedere la parentela. Lo shakespeariano Riccardo III
non è meno criminale dei leoni della savana. Qualche decennio
fa lo Scià di Persia ripudiò la bellissima Soraya solo perché
sterile e sposò un'altra donna, meno bella, meno amata, ma fertile.
Almeno in certi casi, la moglie non è la compagna dell'uomo;
non è il suo amore o la sua amica: è il suo utero.
Fra gli occidentali, soprattutto
cattolici, questa disinvoltura non è possibile: al
povero Baldovino non è stato permesso di utilizzare un
altro utero e il trono del Belgio è passato al fratello. Ma
il fatto che le nostre tradizioni non ci consentano la disinvoltura
dei leoni e degli Scià non significa che tutto questo ci sia estraneo.
Gli uomini vogliono avere dei figli
perché così hanno la sensazione di non morire del
tutto. Questo spiega anche l'amore dei nonni per i nipoti.
I nipoti sono la promessa vivente che i geni sopravviveranno
anche ai primi generati. È come se l'individuo potesse
vedere personalmente il successo nel tempo della propria riproduzione.
I nonni sono poi felici quando vedono imporre ai nipoti il proprio
stesso nome: il bambino che si chiama esattamente come loro, magari
Calcedonio Guardalavecchia, ma è più giovane di una
cinquantina d'anni, è quasi l'immagine della loro eternità
genetica.
Giannipardo@libero.it
MANICOMIO ITALIA
Gip Bari: sono stato frainteso,
Quattrocchi è eroe
Il magistrato: «Non
mi dite che sono un filoterrorista e parlo con parole
in libertà, mi dispiace che esca adesso questa motivazione
dell'ordinanza che peraltro è lettera morta dopo quattro
giorni dalla decisione del tribunale del riesame che ha revocato
il divieto di espatrio». Così replica De Benedictis,
visibilmente contrariato per le polemiche scaturite dalla
diffusione della sua ordinanza (con la quale motivava la decisione
del ritiro del passaporto a Giampiero Spinelli, il compaesano
e amico di Cupertino, indagato per arruolamento non autorizzato
al servizio di uno Stato estero). «È una questione
di grammatica - ha spiegato De Benedictis - semanticamente mercenario
è colui che combatte e che rischia la propria vita in
favore di un'altra persona o anche di un esercito, per denaro, nel
caso di specie io ho usato il termine per intendere che rischiavano
la propria vita ed offrivano la loro protezione a privati. Mercenari
al soldo degli americani - ha precisato con forza - non c'è
nel provvedimento è una pura invenzione, un collage, questo
lo posso dire perchè sicuramente non l'ho mai scritto».
«Per quanto riguarda l'essere fiancheggiatori della coalizione
- ha precisato ancora il gip - si intende dire in diritto, perchè
è una frase giuridica, che c'è qualcuno che offre il proprio
fianco, il proprio aiuto. Io non solo non ho scritto ma neppure
mai pensato di poter offendere queste persone che hanno già
pagato duramente, la frase è in linguaggio giuridico, se non
giustifica spiega l'atteggiamento dei sequestratori, spiega cioè
per quale motivo si sia deciso da parte dei rapitori di sequestrare
quelle persone, identificate, a torto o a ragione , come potenziali
nemici. Ovviamente questa loro decisione, così da me spiegata,
non è assolutamente giustificata. Tutto potrei giustificare
- ha aggiunto - tranne un sequestro tanto più con un omicidio,
io onoro Quattrocchi». «Del reclutamento non come mercenari
ma come presunti body guard ne sono convinto per il semplice fatto
che lo ha ammesso lo stesso Spinelli - ha concluso il gip de Benedictis
- per quanto riguarda l'addestramento è impossibile che
potesse addestrarli per il semplice fatto che aveva una sede legale
alle Seychelles ed una specie di sede a Sammichele di Bari dove
mai nessuno avrebbe potuto addestrare. Del resto lo stesso Spinelli
mi ha confermato di non essere mai stato addestrato all'uso delle
armi». (dalle news
del Corriere della Sera)
Massima del
giorno
Una
persona di buon senso, e incapace di farsi illusioni, non
vota per nessuno: vota contro qualcuno.
G.P.
MOLLICHINE
Casini: “lo sciopero dei magistrati è
sempre sbagliato”. Ma di che si preoccupa, d’un errore in
più?
Per processare Andreotti sono stati
spesi 127 miliardi di lire. Che spreco. Già con un
centinaio di milioni si organizza una strage di Capaci.
Un lettore del Corriere tuona contro
i negozi aperti la domenica. Chissà perché.
Certo non ha mai fatto la spesa, lui.
Bertinotti candidato alternativo a
Prodi. Volete l’originale o la copia?
Secondo Montezemolo, il costo dell’energia
penalizza l’Italia. Forse il governo dovrebbe fare un buco
in piazza Montecitorio e trovare il petrolio.
Sciopero. L’Anm ha sospeso le udienze
per la prossima settimana: i processi, invece di durare dieci
anni, dureranno dieci anni e un giorno.
I giudici costituzionali vietano l’espulsione
e il respingimento degli immigrati irregolari. Forse anzi
li accoglieranno a casa loro.
Siniscalco: “La stagione dei condoni
è finita”. Sarà. Fino ad ora è durata sessant’anni.
Il governo reinserisce i test psicologici
per i magistrati. Contrari gli interessati. È comprensibile.
Fidel Castro è caduto.
Ci dispiace. Avremmo preferito cadesse il suo regime.
Teheran: “Non abbiamo alcuna intenzione
di produrre armi atomiche”. È quello che dicono nei giorni
dispari.
Giannipardo@libero.it -
22-10-2004
PERVERSIONI
Dino Risi intervistato da Claudio
sabelli Fioretti su Corsera Magazine – 21.10.2004:
- La prima volta di sesso
vero?
«Quasi sesso, al casino.
Lei cominciò a raccontarmi le sue storie tristi e non
facemmo niente. Poi mi innamorai di un’altra prostituta, una
certa Tina. Uscivamo insieme ogni due giorni, come due fidanzati.
Tra un camparino in galleria e
un caffè ai giardini mi raccontò la storia di quel
famoso politico che andava da lei, tirava fuori da una borsa delle
pratiche, leggeva, sottolineava e intanto lei doveva spogliarsi,
infilarsi nel letto e poi dopo pochi minuti suonava la sveglia,
lei si alzava, si stirava, faceva un bagno, usciva tutta bagnata
e doveva dirgli: “ma non ti sembra di lavorare troppo?” E lui rispondeva:
“il Paese ha bisogno di me”. Lasciava una busta con i soldi ed andava
via».
- Il nome, il nome, il nome.
«È vivo e famoso»
“SPIEGA, SE NON
GIUSTIFICA”
“Prima dell'avvento del fascismo
l'Emilia, e in particolar tutto il territorio comprendente
le province di Modena, Bologna, Forlì, Ravenna e Ferrara,
fu un focolaio di gravi agitazioni. Per affermarsi e per impedire
che le masse continuassero a seguire altri partiti, il fascismo
dovette in quella zona dare largo sviluppo allo squadrismo (...)
Tutto ciò ha concorso a creare profondi rancori. A ciò
si aggiungano le distruzioni operate dalla guerra e i soprusi compiuti,
in larga scala e in maniera talvolta efferata, durante la dominazione
nazifascista. Si è così determinata un'atmosfera di odi
e di violenza che spiega, se non giustifica, i criminosi atti di
reazione verificatesi dalla data della liberazione in poi (...) Sono
fatti dolorosi e condannevoli, ma occorre anche tener presente che
essi sono da considerarsi inerenti all'insurrezione popolare, la quale
ha sempre portato ad eccessi. In ogni epoca della storia la pubblica
opinione ha umanamente deplorato tali eccessi ma li ha altresì
giustificati politicamente e socialmente”
Da un documento redatto dall'arma
dei Carabinieri nell'agosto '45, scoperto presso l'Archivio
di Stato (ACS, Mi, Ps-Agr 1944-46, b. 15) e Citato nell'intervento
di G. CRAINZ Fra "dovere di memoria" e "diritto all'oblio",
nella rivista “I viaggi di Erodono”, n. 28 (gennaio-aprile
1996)
Giuseppe De Benedictis,
Gip.
<<Mercenari...gorilla...
erano veri e propri fiancheggiatori delle forze della
coalizione e questo spiega, se non giustifica, l'atteggiamento
dei sequestratori nei loro confronti>>
Che dire?
Come può essere che, in nome del popolo italiano,
un magistrato, fosse solo
per arroganza intellettuale, scriva
in un provvedimento giudiziario simili scempiaggini?
Sono oramai persuaso che
ci disinganneremo troppo tardi. Il razzismo ha un avvenire.
(cp, 22.10.2004)
"Che" sfiga,
Castro!
Desidero segnalare
al nostro ministro degli Interni
Desidero segnalare al nostro
ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, un fatto della cui gravità
ciascuno può giudicare. Pochi giorni fa, all’ombra
della Torre pendente, a qualche decina di metri da piazza dei Miracoli,
avrebbe dovuto svolgersi una conferenza presso la facoltà
di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Quando
un gruppo di venti studenti, appartenenti al Collettivo,
ha invaso l’aula e rivolto minacce agli organizzatori e al
relatore. Visto il clima, il preside della facoltà, professor
Alberto Massera, ha deciso e annunciato di cancellare l’iniziativa,
ha condannato il clima di violenza e accompagnato il relatore
all’uscita. Non ha ritenuto invece di avvisare le forze dell’ordine.
Il tema della conferenza avrebbe dovuto essere nientemeno che
“La repubblica di Israele oggi”. I relatori erano Maurizio Vernassa,
professore di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici,
e Shai Cohen, consigliere dell’ambasciata d’Israele a Roma. Nella
stessa aula in passato avevano avuto luogo regolarmente iniziative
sulle varie “resistenze” curda, palestinese, zapatista... Questo
accade nell’anno 2004, sessanta anni dopo la fine del regime fascista,
in una città democratica.
Yasha Reibman
Da
“Tempi” n.43 - 21 Ottobre 2004
DO
UT DES
L'organizzazione
Transparency International
ha pubblicato il suo rapporto
annuale sul tasso di corruzione percepita nei
vari paesi nel mondo.
Guidano la classifica
Haiti e il Bangladesh, paesi dove la corruzione
compromette lo sviluppo della società civile e dell'economia.
Al capo opposto della lista c'è la Finlandia che
anche quest'anno è risultata la nazione con il minor
tasso di corruzione percepita al mondo. L'Italia affianca
l'Ungheria al quarantaduesimo posto.
Kerrybaldo
I seguaci del candidato democratico alla
Casa Bianca, John F. Kerry sono stati ufficialmente invitati
dal proprio partito a denunciare qualsiasi tentativo di intimidazione
o di soppressione del diritto di voto da parte dei repubblicani.
Niente di strano, se non fosse per la postilla: denunciate,
anche "preventivamente", anche a costo di inventarvi tutto.
Il Drudge Report ha pubblicato
su internet la fotografia dell'inquietante documento, di
cui il Democratic National Council ha confermato l'autenticità.
E' tutto nero su bianco, stampato a chiare lettere nell'Election
Day Manual del partito dell'asinello. Un documento di
66 pagine messo insieme dai curatori della campagna elettorale
di Kerry e Edwards per guidare i loro supporter nella grande
sfida contro il nemico pubblico numero uno, George W. Bush.
Che cosa si consiglia
ai militanti? Come prima cosa di lanciare una campagna
mediatica che abbia per protagonisti i leader delle minoranze.
Un'intimidazione a sfondo razziale è ancora meglio
di un'intimidazione generica. Militanti e Avvocati democratici
sono già scesi in campo seguendo pedissequamente
le istruzioni ricevute dal quartier generale.
Insieme
a loro, ovviamente, la stampa italiana. Non solo "Il
Manifesto" che titola da giorni sui brogli elettorali
americani. Ma anche il Corriere della Sera, con un articolo
di prima pagina firmato dal solito Gianni Riotta, rilancia
i proclami kerrysti senza nemmeno citare il fatto che sono stati
studiati a tavolino, come arma disperata di una campagna elettorale
che sembra volgere al peggio per l'Asinello.
IL TROPPO STROPPIA
Non può essere una semplice coincidenza. Della
serie: le disgrazie non arrivano mai sole. Brutti tempi
per Rocco Buttiglione. Non bastava la querelle
culattoniana. No. Il Daily Telegraph -che tempismo!-
racconta, in un articolo, di un suo coinvolgimento
in indagini di riciclaggio a Montecarlo.
Non basterà
, come da regolare dispaccio ANSA, che Rocco
Buttiglione annunci di non saperne nulla e d'aver
querelato il quotidiano britannico. Vedrete, il capogruppo
dei kapò a Strasburgo Martin Schulz
non perderà questa occasione. Come si dice: calunniate
calunniate qualche cosa resterà.
Ah, dimenticavo,
il cardinale Renato Martino, sbeffeggiato per
aver puntato il dito contro le «potenti lobby
culturali, economiche e politiche», è
stato visto accendere un cero per grazia ricevuta.
(cp. 20.10.2004)
CULATTONI
L'autore britannico Alan Hollinghurst
ha vinto il Booker Prize, uno dei più prestigiosi
premi letterari del mondo, con il romanzo «The
Line of beauty». «È
stata una decisione molto difficile», ha spiegato
il presidente della giuria, l'ex ministro britannico della
Cultura Chris Smith. Gli organizzatori hanno confermato
che è la prima volta, nei 36 anni di storia del premio,
che il riconoscimento viene assegnato a un romanzo gay.
Il libro è una satira della Gran Bretagna all'epoca del
governo di Margaret Thatcher.
Bin Laden e i terrorristi di Hamas: ecco
gli eroi delle televisioni arabe
"Aria avvelenata
in Medio Oriente. Nei mercatini palestinesi si vende
come il pane la cassetta con le amputazioni delle teste
dei rapiti in Iraq; Arafat ha dichiarato recentemente
che Israele appesta l’aria dei palestinesi con residui atomici.
Intanto è iniziata la stagione televisiva del santo
mese di Ramadan, cominciato tre giorni fa. La notte, quando finalmente
possono mangiare, le famiglie musulmane si ritrovano a casa
l’uno dell’altro. E anche quest’anno potranno guardare in tv,
com’è tradizione, importanti serial che vengono preparati
proprio per questa occasione.
L’anno scorso
ebbe grande popolarità il serial della tv Hezbollah
Al Manar «Al ha Shatat», Diaspora, basato
sui Protocolli dei Savi di Sion - il libello ottocentesco
che durante il nazismo diffuse l’idea che gli ebrei congiurano
per dominare il mondo - e sul «blood libel»,
la sete di sangue degli ebrei che si esprime in assassini per
impastare di sangue le azzime di Pasqua.
Tutto questo
era rappresentato con grandi particolari anche nelle
quaranta puntate del serial dell’anno prima, «Cavaliere
senza cavallo». A nulla sono servite le proteste
internazionali. L’evento di quest’anno è una
coproduzione siriano-palestinese, imperniata su Yehie Ayyash,
il famoso «ingegnere» responsabile della serie
di attacchi terroristi suicidi che sugli autobus di Tel Aviv
e di Gerusalemme, fra il 1994 e il 1966, uccisero più di
cento innocenti. Nel ‘96 i servizi segreti israeliani scoprirono
il nascondiglio dell’Ingegnere a Gaza e lo eliminarono con
una carica di tritolo nascosta dentro un telefonino. L’Autorità
palestinese - e lo stesso Arafat - lo ha sempre pubblicamente
lodato e esaltato.
Un altro serial,
di produzione giordano-khatara, è avvolto da
un’aria di cupo mistero: pronto in Giordania per Ramadan,
intitolato «La via per Kabul», racconta
la storia di una coppia che vuole tornare in Afghanistan
per partecipare ai movimenti islamisti estremi. Così
è effettivamente accaduto a molti che, fuoriusciti
con l’invasione russa, vollero poi unirsi alle file dei
talebani per combatterla e tornare a dominare il Paese. La storia
sembra essere intrecciata con quella di Bin Laden, ma non
se ne sa molto: è stata interrotta d’urgenza dopo che la
tv ha ricevuto minacce dall’organizzazione dei Mujaheddin di Iraq
e Siria. I quali hanno annunciato che, se la vicenda non corrisponderà
alla verità «storica» dello scontro in atto
col mondo occidentale, la stazione tv sarà debitamente
punita. Così, nonostante i tre milioni di dollari spesi
nella produzione, i trasmettitori sono stati chiusi.
Chi l’avrebbe detto poi che dopo
tanti salamelecchi di confine, dopo le telefonate notturne
fra Sharon e Mubarak, tanto sangue e tanto sforzo in
comune negli attentati di Taba e di Ras el Satan in Sinai,
dall’Egitto sarebbe arrivata la solita vecchia musica di
odio antiebraico! Già dal primo dibattito in tv, cinque
intellettuali egiziani avevano ripetuto la solita teoria della
cospirazione: è stata Israele a mettere le bombe. Poi l’accusa
è arrivata, urlata su tutti i giornali egiziani,
da «Al Ahram», giornale di Stato, a «Al Mustakbal
al Gadal», il settimanale portavoce del partito al potere
diretto dal figlio di Mubarak, l’erede, Gamal. L’Egitto ha anche
altri importanti record di cospirazioni fantasiose e sinceramente
stupefacenti. Mubarak stesso ha ripetuto che gli attentatori
dell’11 di settembre alle Twin Towers non potevano essere arabi.
La prova del
coinvolgimento del Mossad negli attentati sul Mar
Rosso sarebbero le ambulanze schierate al confine. In
realtà, si finge di non conoscere la velocità
con cui i soccorsi israeliani hanno imparato a raggiungere
i luoghi degli attentati, per altro in questo caso vicinissimi
alla città israeliana di Eilat. Tutto ciò sarebbe comico
se non avesse alle spalle un’enorme, solida massa di propaganda.
«Se volete sapere chi è il perpetratore di ogni atto
di terrorismo - scriveva in aprile su «Al Goumoryya» (statale)
il vicedirettore Abd Al Wahhab - cercate gli ebrei sionisti...
L’ultima operazione è stato l’attentato di Madrid»."
Fiamma
Nirenstein su LA STAMPA
LA DOTTRINA DI MARCO RIZZO
Marco
Rizzo ha scritto una lettera al Corriere (in calce*)
ed io ho scritto al Corriere la lettera che segue. Non
che siano parole d'oro, ma possono rilanciare la discussione
fra noi.
Marco
Rizzo, oltre a ripetere le solite distorsioni del pensiero
di Buttiglione, scrive che egli costruisce "un muro
sempre più spesso tra la sua interpretazione del
cattolicesimo e il resto del mondo". Io sono ateo e tuttavia
posso assicurargli che quell'interpretazione, che ci piaccia
o no, è solo corretta dottrina cristiana. Voti contro
Buttiglione quanto vuole, ma nec ultra crepidam.
In secondo
luogo, egli scrive di preferire i religiosi e i
credenti che s'impegnano nel sociale, per la pace, ecc.
Cioè confonde religione e beneficenza, religione e politica.
Farebbe bene ad occuparsi solo di quest'ultima.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
* Caro
Mieli, secondo lei il modo di
agire di Buttiglione rende
popolare il cattolicesimo, ossia ne aiuta la causa impregnandolo
di carisma per le nuove generazioni o rischia invece
di ottenere un effetto contrario, coperto com'è da
una cupa coltre di ideologismo?
Buttiglione
si è cimentato in una sequela di dichiarazioni
di intensità via via crescente, in un simbolico autodafé,
che ha riguardato gli omosessuali, relegandoli nella
categoria del peccato, il ruolo della donna nella società,
in casa coi figli e sottomessa al marito, la donna
single, pessima madre, e infine i figli che devono crescere
in famiglia. Cui prodest? Buttiglione così facendo non
sta forse costruendo un muro sempre più spesso tra la
sua interpretazione del cattolicesimo (che va rispettata finché
rimane nella sfera privata, non pubblica né tanto meno
politica e per di più in sede europea) e il resto del
mondo? Non sono un cattolico, ma ho stima e rispetto per quei religiosi
e quei credenti che dedicano gran parte del proprio tempo
nel sociale, impegnati nel movimento per la pace, dando conforto
a chi ha bisogno, proiettando così nella sfera pubblica, con
coerenza, propri convincimenti di fede. Uno come Buttiglione
invece ottiene l'effetto opposto, perché porta davvero a quello
scontro di civiltà, così pericoloso soprattutto in
un momento delicatissimo come quello che stiamo vivendo.
Marco Rizzo, Presidente
della delegazione dei Comunisti italiani al Parlamento
europeo
OBIETTIVO: ELIMINARE ISRAELE
Lo scorso
4 ottobre il New York
Times ha pubblicato un articolo, firmato dal consulente
legale dell’Olp Michael Tarazi, che conteneva un’affermazione
politica di primissima importanza. Un articolo che non sarebbe
mai potuto comparire senza l’approvazione della dirigenza
dell’Olp e un ampio consenso fra i suoi quadri. Il titolo,
“Due popoli, uno solo stato”, dice tutto.
La posizione
dell’Olp è dunque tornata pubblicamente e ufficialmente
quella che era negli anni ’60 e ’70. Il suo obiettivo
dichiarato: l’eliminazione di Israele.
Sarebbe un errore
minimizzare la novità della cosa dicendo che
questo è sempre stato l’intento implicito dell’Olp.
Il fatto che adesso l’Olp renda esplicita questa posizione
segnala un cambiamento davvero rilevante.
Questa scelta costituisce un’ulteriore
prova che le possibilità di far avanzare il processo
di pace con questi interlocutori sono illusorie. Dichiarazioni,
delegazioni, Road Map e quant’altro possono contribuire alla
pace nel lungo periodo, ma nel contesto immediato sono vani esercizi
di wishful thinking.
La chiave per
comprendere la storia del conflitto arabo-israeliano
degli ultimi cinquant’anni è che l’Olp non è
mai stato un autentico movimento nazionalista. Se lo fosse
stato, il problema sarebbe stato risolto già da
un pezzo. Per l’Olp, distruggere Israele è più importante
che edificare uno stato palestinese indipendente o alleviare
le sofferenze del popolo palestinese. Questo è il motivo
per cui Yasser Arafat respinse l’offerta israeliana a Camp David
e la proposta di Clinton, benché entrambe offrissero la
possibilità di fondare uno stato indipendente e vitale
con capitale a Gerusalemme. In effetti non è mai stata
seriamente considerata l’assoluta irrazionalità di tale
comportamento dal punto di vista di un genuino nazionalismo palestinese...
In fondo, e sfortunatamente, questa nuova campagna dimostra
che, quando anche Israele si ritirasse dalla striscia di Gaza
o accettasse uno stato palestinese in Cisgiordania, avrebbe
solo inizio una nuova fase nella quale la dirigenza palestinese
pretenderebbe come passo successivo la demolizione di Israele.
Tarazi vuole
far credere che questa pretesa palestinese sia qualcosa
cui i palestinesi sono stati costretti dalla politica
d’Israele. In realtà, è ciò che i
leader palestinesi vanno ripetendo da anni in privato, anche
nel pieno del processo di pace.
La richiesta esplicita di smantellare Israele anziché
cercare di costruire uno stato palestinese al suo fianco scaturisce
anche dalla valutazione attuale che fanno i palestinesi. E’
un “diritto al ritorno” agli slogan degli anni ’60 e ’70 che
nasce dalla combinazione di intifada perduta, vittoria nell’arena
della propaganda internazionale e rifiuto di un reale compromesso
di pace.
Ed è anche
l’ultimo di una lunga serie di errori da parte dei
palestinesi. Per ogni persona in occidente che è
disposta ad assecondare i palestinesi nella loro pretesa
di distruggere Israele, ve ne sono altre cinque o dieci che
sono disposte ad accettare solo la presunta posizione nazionalista
palestinese: credono ai palestinesi quando dicono di volere
soltanto una patria per se stessi, ma non accetteranno
l’idea che quella patria debba comprendere anche Israele. A maggior
ragione i governi e i politici occidentali. La nuova linea
dell’Olp rischia di tradursi in un disastro sul piano delle pubbliche
relazioni, annullando quelli che sembrano essere i grandi successi
dei palestinesi nella battaglia per l’opinione pubblica.
Lo stesso Tarazi
svela l’ipocrisia di fingere che la nuova posizione
politica palestinese sia una sofferta scelta politica
ancora in discussione, quando conclude: “La sola questione
è quanto tempo ci vorrà, e quanto le due
parti dovranno ancora patire” prima che gli ebrei israeliani
si rassegnino al risultato finale.
Come sanno bene
i veri moderati palestinesi, definire il conflitto
in questi termini serve solo a garantire che, indipendentemente
da chi guida Israele, la lotta andrà avanti per
molto tempo, con molte altre sofferenze, e che i palestinesi
non avranno uno stato per molti anni ancora.
(Da: Jerusalem
Post, 12.10.04)
Antidemocratici
italiani, oggi come ieri
Alcuni anni
fa La Federazione Italia-Israele aveva l'abitudine
di invitare nelle scuole italiane ragazzi israeliani
che conoscessero la nostra lingua. Era molto importante
questo tipo di approccio con i giovani italiani completamente
avvelenati dalla politica antiisraeliana dei vari governi
catto-comunisti della penisola e dalla miliardaria, cinica
e potente propaganda filopalestinese.
Era il periodo
delle bare nere gettate dai sindacati davanti alla
Sinagoga di Roma.
Era il periodo
dei cortei della famosa Pantera con migliaia di giovani
inkaffiati e urlanti "a Morte Israele".
Era il periodo
di manifestazioni oceaniche in cui si parlava del
"Demonio Israele".
Era il periodo
in cui il Papa non nominava mai la parola Israele
e non esistevano relazioni diplomatiche tra Israele e Vaticano
tutto teso verso i paesi arabi, feroci dittature ma
stracolmi di Nunzi Apostolici.
Era il periodo
in cui i terroristi palestinesi assassini di bambini
ebrei italiani, (un pensiero al piccolo Stefano Tache'
di due anni, assassinato dai feddayin mentre usciva dalla
Sinagoga di Roma) e di anziani ebrei paralitici venivano
fatti scappare dalle massime autorita' italiane per essere accolti
come eroi dall'OLP di Arafat.
Era il periodo
in cui dire "sono ebreo e sionista" era molto pericoloso.
Era il periodo
in cui , mentre Israele veniva bombardato da Saddam
Hussein, in Italia si manifestava per il dittatore.
Era il periodo in cui chi amava
Israele si sentiva frustrato, arrabbiato, furioso e terribilmente
addolorato.
Vanda e
Golan erano due ragazzini israeliani quattordicenni,
vennero in Italia, invitati dalla Federazione,
per andare a raccontare ai loro coetanei la loro realta',
la vita dei giovani israeliani perennemente in pericolo,
nati in guerra e vissuti nel terrore. Erano arrivati pieni
di entusiasmo, emozionati di visit