ARCHIVIO OTTOBRE 2004

Massima del giorno
Se fossimo obbligati a vivere costantemente su un palcoscenico, come certe persone celebri, quando potremmo metterci le dita nel naso?
G.P.

MOLLICHINE
Fini: “occorre una pausa di riflessione”.  No.  Occorre finirla con i luoghi comuni.

Mozione unitaria della Gad sul ritiro dall’Iraq.  Prima posizioni differenziate,  ora una sola.  Quella sbagliata.

“Sciopero generale sulla Finanziaria a novembre” ha annunciato Epifani.  Ah,  ecco la soluzione.

Gianni (Udc): “Confermiamo la richiesta di dimissioni del Cda della Rai”.  Hanno già ottenuto quelle dell'Annunziata: si contentino.

Ciampi,  operato,  ha ringraziato gli italiani per “il calore che ho sentito attorno a me”.  O era qualche linea di febbre?

Fassino: “Sono tre anni che dall’Italia vengono solo guai per l’Europa” ha detto.  In francese si chiama folie des grandeurs,  in tedesco Grössenwahn e in inglese megalomania.

L’inflazione al 2%.  I sindacati: “È il risultato della crisi dei consumi”.  Chiaro.  Un tizio esce guarito dall’ospedale: è il risultato dell’essersi ammalato.

Diliberto: “Fini ha aperto la crisi”.  Abbia però la cortesia di dirglielo,  forse non se n‚è accorto.

Gianni Pardo, 1 nov. 2004

LA LOTTA POLITICA DI SINISTRA
C'è un comportamento caratteristico della sinistra - anche quando si tratta di una sinistra democratica, occidentale e “decent” come quella americana - per cui essa mostra da un lato la tendenza a dare lezioni di morale a tutti e dall'altro una totale indifferenza riguardo alla nobiltà del gesto o alla verità. Sempre e a tutto si preferisce l'interesse della propria fazione. Di tutto questo abbiamo una testimonianza, in un articolo di David Brooks (New York Times), a proposito dell'apparizione di Bin Laden e delle dichiarazioni dei due candidati.

Bush ha reagito dicendo che non si sarebbe lasciato intimidire da bin Laden ed ha affermato che Kerry (espressamente citato) sarebbe certamente stato d’accordo con lui. In altre parole, facendosi rappresentante degli Stati Uniti, ha risposto al mondo che ambedue i candidati sono unanimi e fungibili nella difesa del paese.

Kerry non lo ha smentito ma ha approfittato dell'occasione per accusare Bush di non avere impedito l'insorgere del problema avendo “scelto di non usare forze americane per catturare Osama bin Laden. Egli ha appaltato il lavoro a stranieri”. Approfittare d'un particolare del genere pur di attaccare Bush, usare il termine commerciale e industriale di outsourcing, per un'operazione di guerra, è già abbastanza spregevole di per sé. Ma c'è di peggio.

Nel dicembre del 2001 (riferisce Brooks), quando si cercava bin Laden a Tora Bora, Kerry disse a Larry King, a proposito della strategia del momento, che essa “sta avendo il suo effetto ed è il miglior modo di proteggere le nostre truppe”. Aggiungendo: “Penso che in questa occasione ci siamo comportati piuttosto bene e dovremmo continuare a comportarci in questo modo”. In altre parole, secondo Kerry, Bush è colpevole dessersi comportato come lui stesso, Kerry, si sarebbe comportato al posto suo. Chapeau. Senza dire che, quando gli Stati Uniti agiscono da soli, sono arroganti e unilaterali, quando si fanno aiutare “appaltano il lavoro a stranieri”. È veramente tanto sbagliato affermare che è caratteristico della sinistra vedere non la verità ma l'interesse della propria fazione e parlare solo in funzione di esso?


Qualcuno potrebbe affermare che non si può considerare Kerry il modello di tutta la sinistra in ogni paese. Ed è giusto. Solo che, in Italia, esperienze del passato ci hanno fornito esempi ancora peggiori.

Giannipardo@libero.it, 30 ottobre 2004


Radicali (italiani?)
  <<...In filosofia come in politica, io sono per ogni teoria  che rifiuti l'innocenza dell'uomo e per ogni prassi che lo tratti da colpevole...>>
Più che Pasolini, leggendo la  relazione di Daniele Capezzone al terzo Congresso dei Radicali Italiani ( 29 ottobre - 1 novembre. Roma, Hotel Ergife) è Alber Camus che m'è venuto alla mente.
<<... Un tempo , non avevo sulle labbra che libertà. Per colazione la spalmavo sui crostini, tutto il giorno la masticavo, portavo fra la gente un alito deliziosamente fresco e profumato di libertà. Assestavo questa parola maiuscola a chiunque mi contraddiceva, l'avevo messa al servizio dei miei desideri e della mia potenza. ... Bisogna perdonarmi per quelle imprudenze, non sapevo quel che facevo. Non sapevo che la libertà non è una ricompensa, né una decorazione che si festeggi con lo spumante; e neppure  un regalo, una scatola di leccornie. Oh! no, anzi è lavoro ingrato, una corsa di resistenza molto solitaria, molto estenuante. Niente spumante, niente amici che levano il bicchiere guardandoti amorevolmente. Solo in un'aula tetra, solo sulla pedana al cospetto dei giudici, e solo a decidere, di fronte a se stessi o al giudizio altrui. Alla fine di ogni atto di libertà, c'è una sentenza; per questo la libertà pesa troppo, specie quando si ha la febbre, o si è inquieti, o non si ama nessuno...>> (Albert Camus, La Caduta, ed. Bompiani, pag. 82, 83)
cp, 30.10.2004

Ue, Buttiglione: ''Mi dimetto da commissario''
Il ministro: ''La mia affermazione sul tema dell'omosessualità è stata deformata. Contro di essa una campagna superficiale e rozza''
Roma, 30 ott. (Adnkronos) - ''Sono pronto a farmi da parte e quindi do le dimissioni per favorire il percorso della Commissione Barroso''. Lo ha annunciato il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, in una conferenza nella sede dell'Associazione stampa estera.
''Rennèe Girard ha scritto una volta che le comunità umane sono periodicamente attraversate da una irresistibile pulsione di purificare se stesse selezionando al loro interno una vittima innocente a cui addebitare tutte le proprie colpe e le proprie nefandezze -ha spiegato il ministro-. Questa volta, per questo compito, sono stato prescelto io e non me ne lamento più di tanto. Del resto è compito del politico assumersi anche delle responsabilità non sue quando questo serve per il bene della comunità''.
Il professore, nel comunicato letto durante la conferenza, è voluto tornare su quanto accaduto a Strasburgo in occasione della sua audizione quando affrontò i temi dell'omosessualità. Buttiglione ha precisato che la sua affermazione sulla questione ''è stata deformata in molti modi e su di essa si è scatenata una campagna di stampa di grande superficialità e rozzezza''.
Buttiglione si è detto ''orgoglioso di far parte di questo governo'' e ''desideroso di dare il mio contributo''. ''Ringrazio Silvio Berlusconi e tutto il governo per la fiducia che mi hanno accordato e per il sostegno che non mi hanno fatto mancare'', ha concluso.


ROMA: FIRMATA LA COSTITUZIONE DELL'UNIONE EUROPEA



(AGI) - Roma, 29 ott. - Roma: i 25 Paesi dell'Ue hanno firmato la costituzione. Ciampi: "Sogno si realizza"; Berlusconi: "Storico"; Prodi: "Non e' punto d'arrivo". - Nella sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio, la stessa dove il 25 marzo del 1957 nacque la Comunita' europea con i trattati di Roma, sono riuniti i rappresentanti dei 25 Paesi che hanno firmato la prima Costituzione dell'Unione europea. Il primo ad apporre la firma e' stato il premier del Belgio, seguito, in ordine alfabetico (secondo la propria lingua) dai capi di governo di Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Olanda, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna. Turchia, Romania, e Bulgaria hanno firmato solo l'atto finale. La Croazia e' presente come Paese candidato osservatore.
   Nell'inaugurare la cerimonia, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha parlato di "giornata storica". La cerimonia si e' svolta alla presenza del presidente della Repubblica: "E' un sogno che si realizza", ha commentato soddisfatto Carlo Azeglio Ciampi.


TROMBONI, TROMBETTE & PUGNETTE
USIGRAI:  "Le immagini che avete visto della firma della Costituzione europea non sono immagini Rai. Le riprese sono state effettuate da una società incaricata dalla Presidenza del Consiglio"


CHI E' CHI?     
 

   
 








Mercenari, terroristi e paradossi
La strana legge italiana. Incipit dell'articolo di Magdi Allam sul Corriere della Sera
<<In Iraq ci sono alcune migliaia di mujahidin, combattenti islamici, e aspiranti shahid, martiri per Allah, arruolati in Europa, Medio Oriente e altrove nel mondo. Ebbene per la legge italiana non sono punibili per la loro scelta ideologica, nonostante siano responsabili di efferate stragi e mirino a sovvertire violentemente un governo legittimo riconosciuto internazionalmente. Viceversa la stessa legge potrebbe sanzionare pesantemente un pugno di cittadini italiani che si recano in Iraq per lavorare onestamente come operatori della sicurezza privati, a difesa delle istituzioni e dei beni della collettività...>>


Non credo che il mondo  si renda conto di quanto  e' successo ieri in Israele.
Leggo su internet ancora critiche, ancora lamentele, ancora frasi del tipo "ma la cosa sara' lunga... ma non li porteranno via subito.... ma Sharon fa il furbo..." e mi chiedo se queste persone capiscono di cosa stanno parlando o se si rendono conto della loro crudelta' e cinismo.
 
Ariel Sharon ha preso la decisione piu' difficile e pericolosa della sua vita, ha deciso che basta, che bisogna dare una svolta  alla cancrena di disperazione che dopo 4 anni di guerra e di terrorismo sta avvolgendo Israele.
Dopo aver sconfitto il terrorismo all'interno del Paese il Premier  si e' trovato alle prese con le bande armate di criminali che sparano missili sulle citta' israeliane vicine alla striscia di Gaza. Per fermarli non basta rispondere colpo su colpo, per fermarli bisognerebbe fare come gli americani in Afghanistan, bombardare a tappeto con gravi perdite tra la popolazione. Impossibile perche' contrario all'etica di Zahal e perche' gli israeliani stessi insorgerebbero.

Sharon ha deciso di dire agli ebrei di Gaza " via di la', e' doloroso, e' contrario a quello che ho voluto per anni ma e' arrivato il momento di andarsene, non abbiamo scelta ".
Grande coraggio, grande lucidita', grande intelligenza politica. Una scelta drammatica.
Ieri c'era una manifestazione di settlers davanti alla Knesset e mentre guardavo quelle famiglie con bambini e bandiere stare tranquilli ad aspettare col cuore in gola per poi piangere una volta saputo il risultato del voto, pensavo a quanto male dovevano sentire e, anche se non serviva a niente,  sentivo che li stavamo tradendo e  piangevo con loro.
Avrei voluto dirgli " E' per la vostra vita, per la vita di tutti, per la nostra democrazia, cercate di capire e perdonateci".
La decisione di Sharon arriva in un momento in cui Israele e' logorato dalla guerra, la gente non ce la fa piu', la tensione e' altissima, il paese e' diviso anche se la maggioranza sta col premier e ammira la sua determinazione.
Nessuno puo' dire se sara' un bene o un male, non abbiamo nessuno con cui parlare dall'altra parte se non il terrorista che ha scatenato questo inferno, protetto ancora oggi dall'Unione Europea nonostante le prove di quanto sia demente, corrotto e assassino,  intorno a lui i suoi schiavetti e i macellai del terrore.
 
E' difficile fare la pace da soli, impossibile. Probabilmente non avremo la pace per molto tempo ancora  ma Sharon  tenta la sua ultima carta per cambiare l'ordine delle cose, una carta che potrebbe costargli la vita, una carta dentro una scatola chiusa, fra le lacrime disperate dei fratelli che verranno portati via dalle loro case , da tutto quello che hanno costruito in tanti anni, circondati dall' odio e dalla morte.
Basta! Ebrei non devono piu' morire per la follia di nemici che non hanno mai accettato uno stato ebraico in medio oriente.
Ebrei non devono piu' morire perche' una parte dell'occidente si e' innamorato di un pazzo terrorista e per anni , decenni, lo ha protetto giustificando i suoi crimini.
Ebrei non devono piu' morire e basta.
La democrazia israeliana ha deciso e ha votato.
La democrazia israeliana sapra'  affrontare giorni tremendi di dolore e di rabbia.
Israele avra' il coraggio e la forza di sopportare tutto questo , compresa  la solita incomprensione di una parte del mondo per cui niente e' abbastanza, nessun sacrificio di Israele e' sufficiente per avere un "bravi", hanno sempre fame di noi e delle nostre sofferenze. Mai sazi,  i cannibali.
Supereremo anche questo, ci aspettano giorni duri e terribili, la fine di un sogno per tanti e l'inizio dell'ignoto per tutti.
Unica realta' Israele,  il suo coraggio e la sua tragedia e la determinazione del vecchio Leone.
 
Deborah Fait - informazionecorretta

CHE COSA FACCIANO NOI?
<<...Ma la politica non esaurisce la vita. C'è un altro problema, e serio. Come si organizza la società che crede laicamente nelle libertà e nei diritti, ma non nell'uniformismo bacchettone e nel relativismo inteso come assoluto?
Che cosa facciamo noi, che non siamo omofobi né misogini, e anche per questo non siamo favorevoli  ad alcun tipo di discriminazione clerical-radicale mascherata?
Che  cosa fanno i cittadini di fede e di milizia culturale cattolica, le classi dirigenti in formazione senza le quali il conformismo laicista rimarrebbe la sola dogmatica ideologia del continente?
Come facciamo ad andare oltre l'espressione delle opinioni, che già pesa e batte il ritmo di pensiero di tanta gente assennata?
Come facciamo a far circolare le idee che legano, con mille sfumature di differenza, e in nome del diritto alla differenza e alla pluralità di linguaggi e di comportamenti, gli occidentali che non hanno rinunciato a un pensiero autonomo sulla realtà e sul mondo, sulle istituzioni e sulla politica?
Come facciamo a pesare in un'Europa che idoleggia lo spirito di resa di Chirac e l'identificazione della verità con il numero, con la mera maggioranza aritmetica, fatta da Zapatero?
Mobilitiamoci, scriviamo, parliamo, passiamo all'azione sociale diffusa. Non c'è cosa più interessante e significativa da fare in un tempo come questo.>>
Giuliano Ferrara, Il Foglio
, 28.10.2004

DESIDERARE LA MORTE (ALTRUI)
Il verbo desiderare contiene la parola “sidera”, stelle. Non significa attivarsi perché qualcosa accada, significa solo sentire quale esito si preferirebbe che il fato ci accordasse. Se gli amici hanno programmato un pic nic e noi speriamo che piova sulle nostre campagne, e poi effettivamente piove, non è che noi abbiamo impedito il pic nic degli amici. Né, se loro avessero gioito del loro pic nic in una giornata di sole, per ciò stesso avrebbero provocato la nostra perdita economica, con la siccità. Dichiarare quale esito si preferirebbe non ha influenza sulla realtà. Certo, in un senso magico, da selvaggi, si può pensare che la fattucchieria può provocare il male altrui. Ma, per il diritto e per la mentalità razionale, la fattucchieria, se a pagamento, è semplicemente una truffa.

È giuridicamente e moralmente lecito giudicare la positività della presenza o no sulla scena di certe persone. È anche lecito desiderarne la rimozione per via di pensionamento, vacanze, morte naturale, dimissioni, come che sia. C‚è un esempio che taglia la testa al toro. Se Hitler avesse avuto un infarto mortale alla fine del 1938, sarebbe stato ricordato come l’autore della rinascita di una Germania che lasciava più grande, più forte e potente di quanto non fosse mai stata. Inoltre, se il governo seguente (come è probabile) fosse stato più o meno normale, sei milioni di ebrei non sarebbero stati sterminati nei lager; venticinque milioni di russi non sarebbero morti nella Grande Guerra Patriottica; la Germania non sarebbe stata trasformata in un mucchio di rovine fumanti; non ci sarebbero stati i massacri di Coventry, Dresda, Hiroshima... Qualcuno ha potuto dire che la Divina Provvidenza avrebbe meglio provato la propria esistenza fulminando Hitler nel 1938. E comunque chi, immaginandosi nel 1938, non desidererebbe quell’infarto?

A livelli inferiori abbiamo altri esempi. Se Stalin fosse morto nel 1934 probabilmente si sarebbero evitate le famose e orrende "purghe"; milioni di sventurati non sarebbero morti nel gulag e l'Unione Sovietica non avrebbe rischiato la sconfitta contro Hitler.

La stessa esclamazione di Ana De Palacio, secondo cui sarebbe stato meglio se Castro, invece di rompersi una spalla, si fosse rotto l'osso del collo, sarà poco elegante ed anzi brutale, ma esprime un concetto semplice: la speranza che, senza Castro, Cuba torni alla democrazia e alla libertà.

Oggi il problema si pone per Arafat. Tutti sanno che la sua presenza è un ostacolo sulla via della pace, più per sua incapacità intellettuale e per un amore ossessivo per il potere che per una comprensibile posizione politica. Sicché il desiderio di molti è di vederlo messo da parte, in modo che prendano il suo posto capi più capaci di comprendere l’interesse dei palestinesi. Ma ora sta male ed ecco che tutti si affrettano a sperare nella sua guarigione, quasi che la sua eventuale perdita fosse chissà che danno. Invece la semplice realtà è che, senza Arafat - messo da parte, morto, in vacanza definitiva alle Seychelles, poco importa - il mondo sarebbe migliore.

Tutto questo non si può dire. Non è politically correct e neppure secondo il bon ton. Forse non è nemmeno “morale”. Andiamo in giro in giacca e cravatta e abbiamo ancora la mentalità dei primitivi. Non abbiamo il coraggio delle nostre idee e dei nostri sentimenti. Temiamo di offendere gli dei. Che Thanatos in persona venga a dirci: “Tu m’invochi per altri ma visto che mi ami vengo da te”. E, chissà, gli stessi morti, benché tenuti a distanza nei cimiteri, potrebbero venire di notte a provocarci incubi, a vendicarsi in qualche modo. Tutti discorsi da selvaggi. Finché non si trasformano in azioni, le parole e i desideri non hanno influenza sulla realtà. Per questo è lecito dire che, per il bene del Vicino Oriente, è bene che Arafat non abbia il potere. Lo si curi amorevolmente, come si fa con ogni essere umano che sta male, ma ci si dispensi in anticipo dal piangere sulla sua eventuale morte.

Giannipardo@libero.it , 28 ott. 2004

Commissione Ue, Barroso ritira la squadra
Dal Corriere on line: Il presidente designato chiede e ottiene il rinvio dell'investitura per esaminare l'ipotesi rimpasto: «Metterò le cose a posto»
STRASBURGO - Tabula rasa. Josè Manuel Durdo Barroso, il presidente designato della Commissione Ue, ritira la sua squadra di candidati commissari ed evita così il voto di fiducia del parlamento atteso per oggi e che con ogni probabilità l'avrebbe visto uscire sconfitto. Intuito il rischio bocciatura, Barroso ha giocato d'anticipo e ha chiesto tempo. Un mese, per esaminare l'ipotesi rimpasto. Richiesta subito accolta dalle opposizioni che si augurano che la nuova commissione sia «più forte e più rappresentativa». Esultano i socialisti. Il capogruppo del Pse, Martin Shulz parla di vittoria dell'Europarlamento e chiede a Barroso «di tornare con una nuova Commissione capace di raccogliere la maggioranza». Ora è a forte rischio la poltrona di Rocco Buttiglione, il candidato italiano che travolto dalle critiche per le frasi sui gay ha rifiutato fino all'ultimo di fare un passo indietro come gli aveva chiesto Barroso. Il rimpasto riguarderebbe lui, ma non solo. Altri commissari indicati potrebbero essere costretti a lasciare.
LA RETROMARCIA - «Se si votasse oggi sulla Commissione l'esito non sarebbe positivo per le istituzioni europee e per il progetto europeo. Stando così le circostanze ho deciso di fronte alle attuali circostanze di non presentare la nuova Commissione alla vostra approvazione», dichiara fra gli applausi Barroso nel suo intervento dall'assemblea plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. «Ho bisogno di maggior tempo per valutare le cose - continua l'ex premier portoghese - e soppesarle e per consultarmi con il Consiglio e per consultarmi ulteriomente con voi tutti affinché voi possiate offire un sostegno più saldo per la Commissione entrate. Ho bisogno di più tempo per aggiustare le cose», chiosa. Subito dopo la seduta del parlamento viene sospesa. Il presidente del Parlamento europeo, Josep Borrell prende atto delle parole di Barroso e certifica lo slittamento: «A questo punto è chiaro che il Parlamento non può pronunciarsi sulla nuova Commissione europea», dichiara.
RIMPASTO - E adesso? Barroso ricomincerà le consultazioni con gli Stati membri. Nel frattempo, Romano Prodi, presidente uscente, rimarrà a Bruxelles per qualche settimana in più per il disbrigo delle pratiche correnti. Prodi ha già fatto sapere di aver accettato la richiesta di rimanere in carica fino all'assunzione di mandato della prossima Commissione Europea. Dopo di che Barroso tornerà al Consiglio europeo per proporre la sua nuova lista di commissari. Secondo il vicepresidente del Pse, l'austriaco Hannes Swoboda il rimpasto riguarderebbe Rocco Buttiglione (giustizia e affari interni) e l'olandese Neeile Kroes (concorrenza).
NUOVO VOTO - Tutta la procedura slitterà comunque alla prossima plenaria dell'assemblea di Strasurgo in programma dal 15 al 18 novembre. Lo rendono noto fonti dell'europarlamento ribadendo che, comunque, un rinvio è contrario ai trattati e quindi per procedere in tal senso occorre un accordo tra Consiglio europeo, Commissione e Parlamento. Nei prossimi giorni, qualcuno ipotizza già a Roma in occasione della firma della Costituzione, i capi di stato e di governo si consulteranno. Il tema potrebbe entrare quindi nell'agenda del Consiglio europeo del 4 e 5 novembre a Bruxelles. Una volta fatte le modifiche saranno programmate nuove audizioni, limitate ai commissari coinvolti nel rimpasto. Quindi nella seduta del 16 novembre Barroso potrà ripresentare la nuova squadra, sulla cui investitura si vot
erà il giorno successivo.


"Lo scandalo di un'alleanza"
Su "La Stampa",  analisi di Fiamma Nirenstein della convergenza politica sul piano di ritiro da Gaza tra il premier israeliano Sharon e il capo dell'opposizione Peres.
<<Due vecchi sionisti diversi l’uno dall’altro quanto si può immaginare, si sono trovati uniti dal momento storico, in mezzo a un mare di urla. E’ stato breve e compatto il discorso di Sharon che da domani cambierà la politica di Israele, a meno di sorprese straordinarie. Come ai tempi di Rabin, ancora una volta un generale ha parlato a Israele del suo desiderio di porre un freno alla guerra, stavolta al carissimo prezzo dello sgombero degli insesiamenti, dello sradicamento di 8000 persone almeno, alla violenza che tormenta la sua gente da secoli, ha dichiarato la sua difficolta: «E’ stata la decisione più difficile della mia vita». Ha mostrato empatia e amore verso i coloni, verso la loro onestà e la loro dedizione alla patria, ma non ha esitato a dir loro: la storia non è più vostra, non siete la maggioranza, non fate della vostra idea una verità assoluta, abbandonate il vostro pericoloso messianismo, attenetevi alle regole democratiche, abbiamo già avuto un orribile delitto politico. E breve e infuocato è stato anche il discorso dell’altro vecchio, il capo del campo opposto, Shimon Peres, che ha riconosciuto pubblicamente il coraggio di Sharon, gli ha promesso aiuto, gli ha dato il credito di «saper guardare negli occhi la realtà» pur insistendo sulla sua opzione quella del dialogo, opposta all’ unilateralità scelta da Sharon. E’ stato un abbraccio che di fatto sussiste nel popolo, per il 65 per cento favorevole allo sgombero, ma che è risultato scandalo e anatema agli occhi di tanti, anche perchè scardina i vecchi ordini, pone domande definitive al Likud e alla sinistra, sposta al centro tutti i fautori dello sgombero e scansa ai margini i suoi oppositori.

Sharon e Peres, mentre robusti commessi accompagnavano fuori della Knesset alcuni deputati agitati (tre in mezz’ora) tenevano saldamente il centro. E’ certo un risultato di questi quattro terribili anni di guerra contro il terrorismo che i due vecchi si siano ritrovati sullo stesso fronte, di nuovo minuscola e in pericolo anche nel contesto internazionale, come ha ricordato Sharon quando ha parlato in particolare il rischio iraniano. Sharon e Peres più che fare politica, si ritrovano nel tentativo di tentare ogni strada possibile con audacia, anche se è una strada stretta.
Il capo del governo e quello dell’opposizione hanno parlato all’unisono. Sharon era un po’ balbettante e un po’ sudato, la voce piana e quasi senza espressione, aveva preparato il discorso da solo e chiuso in casa, consultandosi solo con i vari testi che ha citato dicendo sempre : aperte virgolette, chiuse virgolette. Fra gli altri il poeta Altermann, e Menahem Begin il primo ministro di destra che fece la pace con l’Egitto. Intorno a lui una tempesta di urla da parte soprattutto della destra estrema che gli urlava «vattene a casa» e anche da parte araba, che, forse per preparare il proprio pubblico a un inopinato voto contro lo sgombero, inveiva accusandolo di uccidere i palestinesi. Dopo il discorso di Sharon la famosa fulminante retorica di Peres ha investito l’aula, con domande dirette agli astanti («Forse che Hevron è meno santo di Gaza? E allora perchè Netanyahu col voto del partito di destra Mafdal l’ha ceduto, e nessuno ha chiesto un referendum? Perche, tu, ministro Sharansky, voti contro oggi se ieri hai votato a favore? Ah, perchè quello era un accordo con una controparte? E allora chiedi un accordo anche oggi!») con un fuoco di sbarramento per proteggere il nemico di tanti anni, e una persona tanto diversa da lui antropologicamente: Peres, un intellettuale cosmopolita, Premio Nobel per la pace, gradito in tutto il mondo; Sharon un contadino e allevatore di mucche, un generale eroico e discusso, un soldato di poche parole e poca grazia, addirittura odiato a sinistra, quanto Peres invece è aggraziato e elegante.
Ma si tratta di due grandi personaggi che sanno, per età e cultura, cosa siano state le strade d’Europa per gli ebrei che ne hanno subito l’aggressione forsennata e quasi definitiva, e conoscono per averla costruita la salvezza a loro derivata dallo Stato d’Israele che ambedue hanno contribuito a fondare: per questo cercano disperatamente una strada, insieme, come si fa quando il fronte è assediato.>>
(ripreso da informazionecorretta)


26 OTTOBRE 1954: TRIESTE RITORNA ITALIANA



Massima del giorno
Per Shakespeare la vita è "il racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e furore, che non significa nulla". Per Gibbon, la storia è "una registrazione di delitti, follie e sventure dell'umanità". Per le anime belle la vita invece è un paradiso in terra con alcuni piccoli, recenti difetti: ma loro si stanno attivando per rimuoverli.
G.P.

MOLLICHINE
Anche Feltri e Ferrara nella lista delle Br.  Speriamo non si montino la testa.

Casini: "La politica favorisca chi cerca una vita onesta in Italia".  Autolesionismo?

Castro,  quale ritorsione contro gli Usa,  ha detto che il dollaro non avrà più corso a Cuba.  Sopra il banco,  ovviamente.  Sotto...

Fucci,  segretario dell'Anm: "Sarebbe grave,  assurdo e paradossale che questa riforma passasse". Basta così,  lo sappiamo che la magistratura è apolitica.

Prodi: "C'è paura di questa coalizione forte".  Vero.  Purtroppo anche a sinistra.

La nuova Dottrina Sociale della Chiesa esprime il rifiuto della guerra preventiva.  Prima succede il guaio,  poi interviene l'esercito del Vaticano.

In Iraq sono scomparse 380 tonnellate di esplosivo.  Nessuna preoccupazione.  Ricompariranno.

Nuove cariche europee. Prodi: "Se sarà necessario,  sono pronto a restare".  Nessuno lascia il certo per l'incerto.

Giannipardo@libero.it


WOODY ALLEN EXPRESS (2)
20. Il delitto non paga, ma lascia ottimi conti in banca.

21. Il sesso è una cosa molto bella tra due persone; in cinque è fantastica!

22. Non sono narcisista, né egoista. Se fossi vissuto nell'antica Grecia non sarei stato Narciso". "E chi saresti stato?". "Giove".

23. Da bambino volevo un cane. Ma i miei erano poveri. Così mi comprarono una formica.

24. Andai ad un campeggio estivo per bambini di tutte le religioni. Così fui picchiato da bambini di tutte le religioni.

25. Dio non esiste. Però noi siamo il suo popolo eletto.

26. Un automobilista pericoloso è quello che vi sorpassa malgrado tutti i vostri sforzi per impedirglielo.

27. Gli Americani non gettano mai via i loro rifiuti. Li trasformano in show televisivi!

28. Un tizio: "Provi ad avvicinarsi alla contessa e io la faccio a pezzi". Allen: "Se un uomo mi dicesse quello che lei mi ha detto, lo ucciderei". Il tizio: "Ma io sono un uomo!". Allen: "Beh, intendevo un uomo un po’ meno alto…"

29. Torno a casa con una ragazza che ho portato fuori e sei isolati prima di casa sua tira fuori le chiavi. Allora la porto sui gradini e le metto le braccia intorno alla vita e lei fa: "No, no, ti prego. Domani mattina mi odíerò ". E io le dico: "Basta che ti svegli al pomeriggio".

30. Durante la mia prima notte di nozze mia moglie, sul più bello, si è alzata in piedi per un'ovazione.

31. Avevo un buon rapporto, direi, con i miei genitori. Di rado mi picchiavano. Anzi, credo che mi picchiarono, in effetti, una unica volta, durante l'infanzia. Cominciarono a picchiarmi di santa ragione il 23 dicembre del 1942 e smisero nel '44, a primavera inoltrata. (Il dittatore dello stato libero di Bananas).

32. Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile.

33. Sono meravigliato dalle persone che vogliono conoscere l'universo quando è abbastanza difficile trovare la strada attorno Chinatown.

34. Dio ha detto agli Ebrei: Voi siete il popolo eletto... Mmmh, a mio parere, c'è bisogno di un ballottaggio.

35. Quando ascolto troppo Wagner mi viene voglia di invadere la Polonia.

36. Le difficoltà sono come la carta igienica: uno ne tira un foglio e ne vengono fuori dieci.

37. Avrei voluto essere una spia, ma bisognava ingoiare dei microfilm e il mio medico me l'aveva sconsigliato.

38. Io, quando guido, se non leggo m'addormento.

39. Se io faccio così bene all'amore, è perchè mi sono esercitato a lungo da solo.

40. Ogni volta, quando un mio film ha successo, mi chiedo: come ho fatto a fregarli ancora?

41. Una auto-stoppista è spesso una giovane ragazza poco vestita che si trova sul vostro cammino quando siete con vostra moglie.

42. Allora tutto il film della mia vita mi è passato davanti agli occhi in un momento! E io non ero nel cast!

43. Sono a casa seduto davanti alla TV quando il telefono suona e una voce dall'altra parte dice: "Le piacerebbe essere l'uomo vodka di quest'anno?". E io dico: No, sono un artista, e non faccio pubblicità, non sono un ruffiano, non bevo vodka e se lo facessi non berrei la vostra!". E lui: "Peccato, paghiamo 5 milioni di dollari". E io dico: "Attenda in linea, prego. Le passo il signor Allen".

44. Ho comprato qualche disco per Sophia Loren perchè a lei piace il jazz e volevo portarla su qualcosa di interessante. Che so, sul divano, per esempio".

45. Di pensate discretamente profonde ne ho fatte anch'io anche se le mie vertevano invariabilmente su una hostess svedese.

46. Il mio fisico non tollera la roba, l'alcool. Veramente! Ho bevuto due Martini la vigilia dell'ultimo dell’anno e ho tentato di dirottare un ascensore su Cuba!

48. L'ultima volta che sono stato al mare è stato con Mrs Allen, mia moglie. Durante la luna di miele. Ero favoloso. Mi avreste adorato. Stavo sciando sull'acqua, nudo fino alla cintola, scivolavo veloce sulla cresta dell'onda. I muscoli luccicanti d'olio, mi tenevo con una mano sola. Lo sci d'acqua è una meraviglia. Mia moglie, nella barca davanti a me, vogava con foga.

48. Quand'ero piccolo i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre riuscito a trovarli.


COME I NAZISTI
Ogni mattina accendo il computer,  leggo la posta e inorridisco. Ogni mattina provo lo stesso buco nello stomaco che nemmeno dieci caffe' riescono a cancellare. Forse dovrei prendere dieci tazze di camomilla, se mi piacesse.
Si, la camomilla andrebbe  meglio per poter metabolizzare le notizie che mi arrivano dall'Italia. Notizie di odio, di antisemitismo stile 1938, di violenza e intolleranza.
Dopo il disgustoso episodio dell'Universita' Pisa dove squadristi rossi hanno impedito al consigliere dell'ambasciata di Israele di tenere la conferenza   per la quale era stato invitato,  oggi  leggo su internet un appello del forum Palestina che chiama le gente a una grande manifestazione contro Israele e contro quello che questa gente, nel suo odio fatto di ignoranza, chiama "il muro dell'apartheid" invocando il congelamento delle relazioni economiche, diplomatiche e commerciali con Israele, il ritiro ai confini del 67 (non sanno che non erano confini ma linee armistizali), il "rientro" ...dove?.... dei profughi...quali?....Esistono profughi per diritto ereditario? Forse intendono parlare di quei profughi mantenuti dall'UNRWA che impiega e da lo stipendio a membri di Hamas?
Ahhh, dimenticavo!  Per queste persone Hamas e' un'organizzazione benefica dedita all'assassinio all'ingrosso di ebrei.

Le firme che appoggiano questo vergognoso appello sono moltissime, tutte di sinistra, persone singole, associazioni, circoli, comitati.
Non c'e' che dire, Israele ha molti nemici, sono gli stessi  del branco di Pisa, gli stessi che alle manifestazioni non mancano di urlare "Palestina, vogliamo tutto, lo stato di Israele deve essere distrutto", gli stessi che , a pugno chiuso e coraggiosamente nascosti sotto la kefiah, urlano "a morte Israele".
Italiani di cui mi vergogno di essere connazionale, italiani che invocano la distruzione di una nazione straniera in nome dell'odio che provano nei confronti del popolo che la abita.
Uno si chiede legittimamente come sia possibile, con quale faccia tosta queste persone si possano definire "paladini della liberta'".
Se lo fossero  andrebbero in Sudan per difendere i neri sterminati dagli arabi.
Andrebbero in Tibet per difendere i tibetani sterminati e resi schiavi dai cinesi.
Dovevano andare nell'Iraq di Saddam Hussein per difendere i curdi sterminati  col gas.
Andrebbero in Iran dove si lapidano bambine.
Chi li ha visti da quelle parti? E chi li ha visti in altre parti del mondo dove avvengono stermini di popolazioni? E chi li ha visti  manifestare per la mancanza di ogni diritto nei paesi arabi?
Loro stanno a casa, in Italia, al sicuro e da la' urlano il loro odio contro gli ebrei. Organizzano manifestazioni, rigorosamente in Italia, sempre rigorosamente al sicuro, contro l'unico stato da cui non hanno niente da temere: Israele.
Che cuor di leoni!
Quelli di Pisa, quel branco di energumeni che ha minacciato fisicamente un ebreo israeliano nell'esplicazione del suo lavoro, saranno nella vita ordinaria persone normali, bravi figli, aiuteranno le vecchiette ad attraversare la strada, andranno a ballare, andranno al cinema, a mangiare la pizza, persone normali insomma, giovani studenti come tanti, solo che un'ideologia marcia e una propaganda battente colla quale sono probabilmente cresciuti, li hanno trasformati in mostri pieni di odio alla vista di colui che da millenni gli europei sono abituati ad odiare:l'ebreo.
E quelli che stanno organizzando la grande manifestazione di novembre per chiedere all'Italia di boicottare Israele e per invocare la scomparsa di questo paese in favore di una mai esistita Palestina saranno anch'essi , forse, persone normali che in determinate occasioni, quando sentono odore di ebreo, si scatenano.
Come i nazisti, questi figli di mamma si augurano la scomparsa di 5 milioni di ebrei, un milione in meno di quelli che i loro fratelli di odio erano riusciti a massacrare.
E come i nazisti sono convinti di essere nel giusto, come i nazisti si dedicano alla propaganda antisemita, come i nazisti usano la discriminazione, come i nazisti sono senza cuore, senza coscienza e senza palle e si muovono in branco.
 
Deborah Fait - i
nformazionecorretta.

AGENZIA VIAGGI  PADRE BENJAMIN
da REPORTERASSOCIATI:
<<Padre Benjamin, lei ha contatti diretti con i rapitori dei reporter francesi?
"Si, ho contatti diretti con un emissario del gruppo che ospita attualmente i reporter francesi..."
Che 'ospita'?
"Certo, George Malbrunot e Christian Chesnot non possono essere considerati "rapiti" ma, appunto, ospiti di uno dei maggiori gruppi della resistenza irachena. Hanno deciso di comune accordo di rimanere in Iraq per documentare le azioni della resistenza, lavorando fra mille difficolta'. Le posso dire di piu', i rappresentanti della resistenza hanno dato ai due reporter molto materiale audio-video che documenta quello che davvero accade a Falluja, tempestata dai bombardamenti americani, nonche' l'impegno delle forze della resistenza per aiutare la popolazione. Sono video e foto che non piaceranno a Washington. Posso anticiparle che tra pochi giorni i due reporter saranno accompagnati ad una frontiera e saranno lasciati liberi di rientrare a Parigi con tutta la documentazione raccolta".>>


I FIGLI DEL LEONE
Quando ci si pone il problema del perché la gente voglia avere figli si arriva spesso alla conclusione che ciò dipende dall'istinto di conservazione della specie. Esistono però altri moventi: la pressione sociale, per esempio: “Che matrimonio è, se non ci sono figli?”. O anche da ben poco fondati motivi di sicurezza: “Diversamente, chi si occuperà di me, quando sarò vecchio?” Un motivo altrettanto serio è condensato nella domanda: "Ma se non hai figli, a chi lasci il tuo cognome? La tua stirpe si estinguerà con te!" Queste parole meritano di essere studiate.

Il leone che riesce a succedere al capobranco uccide spesso i piccoli del precedente maschio dominante. Ottiene in questo modo che le leonesse ridivengano presto fecondabili, in modo da poterle ingravidare col proprio seme. Tutto questo si spiega con l’istinto di diffondere quanto più si può i propri geni, anche a danno dei congeneri. E questo discorso non è esclusivamente zoologico. In Italia c'è un dolciaio, di fama nazionale, il cui nome è un insulto, si chiama Lazzaroni: ma questo non l’ha spinto a chiamare la sua fabbrica Aldebaran o Gold. L'ha chiamata proprio Lazzaroni. Ha ceduto all’istinto di diffondere, nello stesso tempo, i propri geni commerciali e i propri geni naturali.

Il desiderio di far sì che il proprio cognome non si estingua a volte fa ridere. Ci sono persone che si chiamano Scornavacca, Porcu, Caratozzolo, Porcacchia, Biribicchi e tuttavia tengono al loro casato. Essi cercano ad esempio di tramandare il nome dei Puzzoni o dei Guardalavecchia perché è una stirpe importante, carica di storia come i Bourbon o i Windsor, o perché composta di esseri superiori: si sforzano solo di far sopravvivere i propri geni giusto in quanto propri. Che è esattamente la mentalità del leone. Ed è ancora per questo che i genitori fanno di tutto per lasciar molti beni ai figli. Se sono ricchi, avranno più possibilità di sopravvivere e perpetuare la discendenza.


Un'ulteriore considerazione nasce dal fatto che i figli portano il cognome del padre, perché la nostra società, come quella dei leoni, è maschilista. La leonessa che, oltre a concepirli, partorisce ed allatta i leoncini generati dal maschio sconfitto, accoglie senza farci molto caso il loro assassino. Fra gli uomini occidentali, la madre investe un capitale genetico equivalente a quello del padre, si sottopone a fatiche molto maggiori e tuttavia il figlio appartiene alla stirpe paterna piuttosto che a quella materna. Il paragone sembrerà a molti offensivo, ma è difficile non vedere la parentela. Lo shakespeariano Riccardo III non è meno criminale dei leoni della savana. Qualche decennio fa lo Scià di Persia ripudiò la bellissima Soraya solo perché sterile e sposò un'altra donna, meno bella, meno amata, ma fertile. Almeno in certi casi, la moglie non è la compagna dell'uomo; non è il suo amore o la sua amica: è il suo utero.

Fra gli occidentali, soprattutto cattolici, questa disinvoltura non è possibile: al povero Baldovino non è stato permesso di utilizzare un altro utero e il trono del Belgio è passato al fratello. Ma il fatto che le nostre tradizioni non ci consentano la disinvoltura dei leoni e degli Scià non significa che tutto questo ci sia estraneo.

Gli uomini vogliono avere dei figli perché così hanno la sensazione di non morire del tutto. Questo spiega anche l'amore dei nonni per i nipoti. I nipoti sono la promessa vivente che i geni sopravviveranno anche ai primi generati. È come se l'individuo potesse vedere personalmente il successo nel tempo della propria riproduzione. I nonni sono poi felici quando vedono imporre ai nipoti il proprio stesso nome: il bambino che si chiama esattamente come loro, magari Calcedonio Guardalavecchia, ma è più giovane di una cinquantina d'anni, è quasi l'immagine della loro eternità genetica.

Giannipardo@libero.it


MANICOMIO ITALIA
Gip Bari: sono stato frainteso, Quattrocchi è eroe
Il magistrato:  «Non mi dite che sono un filoterrorista e parlo con parole in libertà, mi dispiace che esca adesso questa motivazione dell'ordinanza che peraltro è lettera morta dopo quattro giorni dalla decisione del tribunale del riesame che ha revocato il divieto di espatrio». Così replica De Benedictis, visibilmente contrariato per le polemiche scaturite dalla diffusione della sua ordinanza (con la quale motivava la decisione del ritiro del passaporto a Giampiero Spinelli, il compaesano e amico di Cupertino, indagato per arruolamento non autorizzato al servizio di uno Stato estero). «È una questione di grammatica - ha spiegato De Benedictis - semanticamente mercenario è colui che combatte e che rischia la propria vita in favore di un'altra persona o anche di un esercito, per denaro, nel caso di specie io ho usato il termine per intendere che rischiavano la propria vita ed offrivano la loro protezione a privati. Mercenari al soldo degli americani - ha precisato con forza - non c'è nel provvedimento è una pura invenzione, un collage, questo lo posso dire perchè sicuramente non l'ho mai scritto». «Per quanto riguarda l'essere fiancheggiatori della coalizione - ha precisato ancora il gip - si intende dire in diritto, perchè è una frase giuridica, che c'è qualcuno che offre il proprio fianco, il proprio aiuto. Io non solo non ho scritto ma neppure mai pensato di poter offendere queste persone che hanno già pagato duramente, la frase è in linguaggio giuridico, se non giustifica spiega l'atteggiamento dei sequestratori, spiega cioè per quale motivo si sia deciso da parte dei rapitori di sequestrare quelle persone, identificate, a torto o a ragione , come potenziali nemici. Ovviamente questa loro decisione, così da me spiegata, non è assolutamente giustificata. Tutto potrei giustificare - ha aggiunto - tranne un sequestro tanto più con un omicidio, io onoro Quattrocchi». «Del reclutamento non come mercenari ma come presunti body guard ne sono convinto per il semplice fatto che lo ha ammesso lo stesso Spinelli - ha concluso il gip de Benedictis - per quanto riguarda l'addestramento è impossibile che potesse addestrarli per il semplice fatto che aveva una sede legale alle Seychelles ed una specie di sede a Sammichele di Bari dove mai nessuno avrebbe potuto addestrare. Del resto lo stesso Spinelli mi ha confermato di non essere mai stato addestrato all'uso d
elle armi».
(dalle news del Corriere della Sera)

Massima del giorno
Una persona di buon senso, e incapace di farsi illusioni, non vota per nessuno: vota contro qualcuno.
 G.P.

MOLLICHINE
Casini: “lo sciopero dei magistrati è sempre sbagliato”. Ma di che si preoccupa, d’un errore in più?

Per processare Andreotti sono stati spesi 127 miliardi di lire. Che spreco. Già con un centinaio di milioni si organizza una strage di Capaci.

Un lettore del Corriere tuona contro i negozi aperti la domenica. Chissà perché. Certo non ha mai fatto la spesa, lui.

Bertinotti candidato alternativo a Prodi. Volete l’originale o la copia?

Secondo Montezemolo, il costo dell’energia penalizza l’Italia. Forse il governo dovrebbe fare un buco in piazza Montecitorio e trovare il petrolio.

Sciopero. L’Anm ha sospeso le udienze per la prossima settimana: i processi, invece di durare dieci anni, dureranno dieci anni e un giorno.

I giudici costituzionali vietano l’espulsione e il respingimento degli immigrati irregolari. Forse anzi li accoglieranno a casa loro.

Siniscalco: “La stagione dei condoni è finita”. Sarà. Fino ad ora è durata sessant’anni.

Il governo reinserisce i test psicologici per i magistrati. Contrari gli interessati. È comprensibile.

Fidel Castro è caduto. Ci dispiace. Avremmo preferito cadesse il suo regime.

Teheran: “Non abbiamo alcuna intenzione di produrre armi atomiche”. È quello che dicono nei giorni dispari.

Giannipardo@libero.it
- 22-10-2004


PERVERSIONI
Dino Risi intervistato da Claudio sabelli Fioretti su Corsera Magazine – 21.10.2004:

 - La prima volta di sesso vero?

«Quasi sesso, al casino. Lei cominciò a raccontarmi le sue storie tristi e non facemmo niente. Poi mi innamorai di un’altra prostituta, una certa Tina. Uscivamo insieme ogni due giorni, come due fidanzati.
Tra un camparino in galleria e un caffè ai giardini mi raccontò la storia di quel famoso politico che andava da lei, tirava fuori da una borsa delle pratiche, leggeva, sottolineava e intanto lei doveva spogliarsi, infilarsi nel letto e poi dopo pochi minuti suonava la sveglia, lei si alzava, si stirava, faceva un bagno, usciva tutta bagnata e doveva dirgli: “ma non ti sembra di lavorare troppo?” E lui rispondeva: “il Paese ha bisogno di me”. Lasciava una busta con i soldi ed andava via».

- Il nome, il nome, il nome.

«È vivo e famoso»

“SPIEGA, SE NON GIUSTIFICA”
“Prima dell'avvento del fascismo l'Emilia, e in particolar tutto il territorio comprendente le province di Modena, Bologna, Forlì, Ravenna e Ferrara, fu un focolaio di gravi agitazioni. Per affermarsi e per impedire che le masse continuassero a seguire altri partiti, il fascismo dovette in quella zona dare largo sviluppo allo squadrismo (...) Tutto ciò ha concorso a creare profondi rancori. A ciò si aggiungano le distruzioni operate dalla guerra e i soprusi compiuti, in larga scala e in maniera talvolta efferata, durante la dominazione nazifascista. Si è così determinata un'atmosfera di odi e di violenza che spiega, se non giustifica, i criminosi atti di reazione verificatesi dalla data della liberazione in poi (...) Sono fatti dolorosi e condannevoli, ma occorre anche tener presente che essi sono da considerarsi inerenti all'insurrezione popolare, la quale ha sempre portato ad eccessi. In ogni epoca della storia la pubblica opinione ha umanamente deplorato tali eccessi ma li ha altresì giustificati politicamente e socialmente”

Da un documento redatto dall'arma dei Carabinieri nell'agosto '45, scoperto presso l'Archivio di Stato (ACS, Mi, Ps-Agr 1944-46, b. 15) e Citato nell'intervento di G. CRAINZ Fra "dovere di memoria" e "diritto all'oblio", nella rivista “I viaggi di Erodono”, n. 28 (gennaio-aprile 1996)


Giuseppe De Benedictis, Gip.
<<Mercenari...gorilla...  erano veri e propri fiancheggiatori delle forze della coalizione e questo spiega, se non giustifica, l'atteggiamento dei sequestratori nei loro confronti>>
Che dire? Come può essere che, in nome del popolo italiano,  un magistrato
, fosse solo per arroganza intellettuale, scriva in un provvedimento giudiziario  simili scempiaggini?
Sono oramai persuaso che ci disinganneremo troppo tardi. Il razzismo ha un avvenire.

(cp, 22.10.2004)


"Che" sfiga, Castro!





Desidero segnalare al nostro ministro degli Interni
Desidero segnalare al nostro ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, un fatto della cui gravità ciascuno può giudicare. Pochi giorni fa, all’ombra della Torre pendente, a qualche decina di metri da piazza dei Miracoli, avrebbe dovuto svolgersi una conferenza presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Quando un gruppo di venti studenti, appartenenti al Collettivo, ha invaso l’aula e rivolto minacce agli organizzatori e al relatore. Visto il clima, il preside della facoltà, professor Alberto Massera, ha deciso e annunciato di cancellare l’iniziativa, ha condannato il clima di violenza e accompagnato il relatore all’uscita. Non ha ritenuto invece di avvisare le forze dell’ordine. Il tema della conferenza avrebbe dovuto essere nientemeno che “La repubblica di Israele oggi”. I relatori erano Maurizio Vernassa, professore di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, e Shai Cohen, consigliere dell’ambasciata d’Israele a Roma. Nella stessa aula in passato avevano avuto luogo regolarmente iniziative sulle varie “resistenze” curda, palestinese, zapatista... Questo accade nell’anno 2004, sessanta anni dopo la fine del regime fascista, in una città democratica.
Yasha Reibman
Da “Tempi” n.43 - 21 Ottobre 2004


DO UT DES
L'organizzazione Transparency International ha pubblicato il suo rapporto annuale sul tasso di corruzione percepita nei vari paesi nel mondo.
 Guidano la classifica Haiti e il Bangladesh, paesi dove la corruzione compromette lo sviluppo della società civile e dell'economia. Al capo opposto della lista c'è la Finlandia che anche quest'anno è risultata la nazione con il minor tasso di corruzione percepita al mondo. L'Italia  affianca l'Ungheria al quarantaduesimo posto.


Kerrybaldo
I seguaci del candidato democratico alla Casa Bianca, John F. Kerry  sono stati ufficialmente  invitati dal proprio partito a denunciare qualsiasi tentativo di intimidazione o di soppressione del diritto di voto da parte dei repubblicani. Niente di strano, se non fosse per la postilla: denunciate, anche "preventivamente", anche a costo di inventarvi tutto.

Il Drudge Report  ha pubblicato su internet la fotografia dell'inquietante documento, di cui il Democratic National Council ha confermato l'autenticità. E' tutto nero su bianco, stampato a chiare lettere nell'Election Day Manual del partito dell'asinello. Un documento di 66 pagine messo insieme dai curatori della campagna elettorale di Kerry e Edwards per guidare i loro supporter nella grande sfida contro il nemico pubblico numero uno, George W. Bush.

Che cosa si consiglia ai militanti? Come prima cosa di lanciare una campagna mediatica che abbia per protagonisti i leader delle minoranze. Un'intimidazione a sfondo razziale è ancora meglio di un'intimidazione generica. Militanti e Avvocati democratici sono già scesi in campo seguendo pedissequamente le istruzioni ricevute dal quartier generale.


Insieme a loro, ovviamente, la stampa italiana. Non solo "Il Manifesto" che titola da giorni  sui brogli elettorali americani. Ma anche il Corriere della Sera,  con un articolo di prima pagina firmato dal solito Gianni Riotta, rilancia i proclami kerrysti senza nemmeno citare il fatto che sono stati studiati a tavolino, come arma disperata di una campagna elettorale che sembra volgere al peggio per l'Asinello.     

IL TROPPO STROPPIA
Non può essere una semplice coincidenza. Della serie: le disgrazie non arrivano mai sole. Brutti tempi per Rocco Buttiglione. Non bastava la querelle culattoniana. No. Il  Daily Telegraph -che tempismo!- racconta, in  un articolo,  di un suo coinvolgimento in indagini di riciclaggio a Montecarlo.
Non basterà , come da regolare dispaccio ANSA, che  Rocco Buttiglione annunci  di non saperne nulla e   d'aver querelato il quotidiano britannico. Vedrete, il  capogruppo  dei kapò  a Strasburgo Martin Schulz non perderà questa occasione.  Come si dice: calunniate calunniate qualche cosa  resterà.
Ah, dimenticavo, il cardinale Renato Martino, sbeffeggiato per aver puntato il dito contro le  «potenti lobby culturali, economiche e politiche»,  è stato visto accendere un cero per grazia ricevuta.

(cp. 20.10.2004)


CULATTONI
L'autore britannico Alan Hollinghurst ha vinto il Booker Prize, uno dei più prestigiosi premi letterari del mondo, con il romanzo «The Line of beauty». «È stata una decisione molto difficile», ha spiegato il presidente della giuria, l'ex ministro britannico della Cultura Chris Smith. Gli organizzatori hanno confermato che è la prima volta, nei 36 anni di storia del premio, che il riconoscimento viene assegnato a un romanzo gay. Il libro è una satira della Gran Bretagna all'epoca del governo di Margaret Thatcher.


Bin Laden e i terrorristi di Hamas: ecco gli eroi delle televisioni arabe
"Aria avvelenata in Medio Oriente. Nei mercatini palestinesi si vende come il pane la cassetta con le amputazioni delle teste dei rapiti in Iraq; Arafat ha dichiarato recentemente che Israele appesta l’aria dei palestinesi con residui atomici. Intanto è iniziata la stagione televisiva del santo mese di Ramadan, cominciato tre giorni fa. La notte, quando finalmente possono mangiare, le famiglie musulmane si ritrovano a casa l’uno dell’altro. E anche quest’anno potranno guardare in tv, com’è tradizione, importanti serial che vengono preparati proprio per questa occasione.
L’anno scorso ebbe grande popolarità il serial della tv Hezbollah Al Manar «Al ha Shatat», Diaspora, basato sui Protocolli dei Savi di Sion - il libello ottocentesco che durante il nazismo diffuse l’idea che gli ebrei congiurano per dominare il mondo - e sul «blood libel», la sete di sangue degli ebrei che si esprime in assassini per impastare di sangue le azzime di Pasqua.
Tutto questo era rappresentato con grandi particolari anche nelle quaranta puntate del serial dell’anno prima, «Cavaliere senza cavallo». A nulla sono servite le proteste internazionali. L’evento di quest’anno è una coproduzione siriano-palestinese, imperniata su Yehie Ayyash, il famoso «ingegnere» responsabile della serie di attacchi terroristi suicidi che sugli autobus di Tel Aviv e di Gerusalemme, fra il 1994 e il 1966, uccisero più di cento innocenti. Nel ‘96 i servizi segreti israeliani scoprirono il nascondiglio dell’Ingegnere a Gaza e lo eliminarono con una carica di tritolo nascosta dentro un telefonino. L’Autorità palestinese - e lo stesso Arafat - lo ha sempre pubblicamente lodato e esaltato.
Un altro serial, di produzione giordano-khatara, è avvolto da un’aria di cupo mistero: pronto in Giordania per Ramadan, intitolato «La via per Kabul», racconta la storia di una coppia che vuole tornare in Afghanistan per partecipare ai movimenti islamisti estremi. Così è effettivamente accaduto a molti che, fuoriusciti con l’invasione russa, vollero poi unirsi alle file dei talebani per combatterla e tornare a dominare il Paese. La storia sembra essere intrecciata con quella di Bin Laden, ma non se ne sa molto: è stata interrotta d’urgenza dopo che la tv ha ricevuto minacce dall’organizzazione dei Mujaheddin di Iraq e Siria. I quali hanno annunciato che, se la vicenda non corrisponderà alla verità «storica» dello scontro in atto col mondo occidentale, la stazione tv sarà debitamente punita. Così, nonostante i tre milioni di dollari spesi nella produzione, i trasmettitori sono stati chiusi.

Chi l’avrebbe detto poi che dopo tanti salamelecchi di confine, dopo le telefonate notturne fra Sharon e Mubarak, tanto sangue e tanto sforzo in comune negli attentati di Taba e di Ras el Satan in Sinai, dall’Egitto sarebbe arrivata la solita vecchia musica di odio antiebraico! Già dal primo dibattito in tv, cinque intellettuali egiziani avevano ripetuto la solita teoria della cospirazione: è stata Israele a mettere le bombe. Poi l’accusa è arrivata, urlata su tutti i giornali egiziani, da «Al Ahram», giornale di Stato, a «Al Mustakbal al Gadal», il settimanale portavoce del partito al potere diretto dal figlio di Mubarak, l’erede, Gamal. L’Egitto ha anche altri importanti record di cospirazioni fantasiose e sinceramente stupefacenti. Mubarak stesso ha ripetuto che gli attentatori dell’11 di settembre alle Twin Towers non potevano essere arabi.
La prova del coinvolgimento del Mossad negli attentati sul Mar Rosso sarebbero le ambulanze schierate al confine. In realtà, si finge di non conoscere la velocità con cui i soccorsi israeliani hanno imparato a raggiungere i luoghi degli attentati, per altro in questo caso vicinissimi alla città israeliana di Eilat. Tutto ciò sarebbe comico se non avesse alle spalle un’enorme, solida massa di propaganda. «Se volete sapere chi è il perpetratore di ogni atto di terrorismo - scriveva in aprile su «Al Goumoryya» (statale) il vicedirettore Abd Al Wahhab - cercate gli ebrei sionisti... L’ultima operazione è stato l’attentato di Madrid»."
Fiamma Nirenstein su LA STAMPA


LA DOTTRINA DI MARCO RIZZO
Marco Rizzo ha scritto una lettera al Corriere (in calce*) ed io ho scritto al Corriere la lettera che segue. Non che siano parole d'oro, ma possono rilanciare la discussione fra noi.
Marco Rizzo, oltre a ripetere le solite distorsioni del pensiero di Buttiglione, scrive che egli costruisce "un muro sempre più spesso tra la sua interpretazione del cattolicesimo e il resto del mondo". Io sono ateo e tuttavia posso assicurargli che quell'interpretazione, che ci piaccia o no, è solo corretta dottrina cristiana. Voti contro Buttiglione quanto vuole, ma nec ultra crepidam.
In secondo luogo, egli scrive di preferire i religiosi e i credenti che s'impegnano nel sociale, per la pace, ecc. Cioè confonde religione e beneficenza, religione e politica. Farebbe bene ad occuparsi solo di quest'ultima.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

* Caro Mieli, secondo lei il modo di
agire di Buttiglione rende popolare il cattolicesimo, ossia ne aiuta la causa impregnandolo di carisma per le nuove generazioni o rischia invece di ottenere un effetto contrario, coperto com'è da una cupa coltre di ideologismo?
Buttiglione si è cimentato in una sequela di dichiarazioni di intensità via via crescente, in un simbolico autodafé, che ha riguardato gli omosessuali, relegandoli nella categoria del peccato, il ruolo della donna nella società, in casa coi figli e sottomessa al marito, la donna single, pessima madre, e infine i figli che devono crescere in famiglia. Cui prodest? Buttiglione così facendo non sta forse costruendo un muro sempre più spesso tra la sua interpretazione del cattolicesimo (che va rispettata finché rimane nella sfera privata, non pubblica né tanto meno politica e per di più in sede europea) e il resto del mondo? Non sono un cattolico, ma ho stima e rispetto per quei religiosi e quei credenti che dedicano gran parte del proprio tempo nel sociale, impegnati nel movimento per la pace, dando conforto a chi ha bisogno, proiettando così nella sfera pubblica, con coerenza, propri convincimenti di fede. Uno come Buttiglione invece ottiene l'effetto opposto, perché porta davvero a quello scontro di civiltà, così pericoloso soprattutto in un momento delicatissimo come quello che stiamo vivendo.
Marco Rizzo, Presidente della delegazione dei Comunisti italiani al Parlamento europeo



 OBIETTIVO: ELIMINARE ISRAELE
Lo scorso 4 ottobre il  New York Times ha pubblicato un articolo, firmato dal consulente legale dell’Olp Michael Tarazi, che conteneva un’affermazione politica di primissima importanza. Un articolo che non sarebbe mai potuto comparire senza l’approvazione della dirigenza dell’Olp e un ampio consenso fra i suoi quadri. Il titolo, “Due popoli, uno solo stato”, dice tutto.
La posizione dell’Olp è dunque tornata pubblicamente e ufficialmente quella che era negli anni ’60 e ’70. Il suo obiettivo dichiarato: l’eliminazione di Israele.
Sarebbe un errore minimizzare la novità della cosa dicendo che questo è sempre stato l’intento implicito dell’Olp. Il fatto che adesso l’Olp renda esplicita questa posizione segnala un cambiamento davvero rilevante.
Questa scelta costituisce un’ulteriore prova che le possibilità di far avanzare il processo di pace con questi interlocutori sono illusorie. Dichiarazioni, delegazioni, Road Map e quant’altro possono contribuire alla pace nel lungo periodo, ma nel contesto immediato sono vani esercizi di wishful thinking.
La chiave per comprendere la storia del conflitto arabo-israeliano degli ultimi cinquant’anni è che l’Olp non è mai stato un autentico movimento nazionalista. Se lo fosse stato, il problema sarebbe stato risolto già da un pezzo. Per l’Olp, distruggere Israele è più importante che edificare uno stato palestinese indipendente o alleviare le sofferenze del popolo palestinese. Questo è il motivo per cui Yasser Arafat respinse l’offerta israeliana a Camp David e la proposta di Clinton, benché entrambe offrissero la possibilità di fondare uno stato indipendente e vitale con capitale a Gerusalemme. In effetti non è mai stata seriamente considerata l’assoluta irrazionalità di tale comportamento dal punto di vista di un genuino nazionalismo palestinese... In fondo, e sfortunatamente, questa nuova campagna dimostra che, quando anche Israele si ritirasse dalla striscia di Gaza o accettasse uno stato palestinese in Cisgiordania, avrebbe solo inizio una nuova fase nella quale la dirigenza palestinese pretenderebbe come passo successivo la demolizione di Israele.
Tarazi vuole far credere che questa pretesa palestinese sia qualcosa cui i palestinesi sono stati costretti dalla politica d’Israele. In realtà, è ciò che i leader palestinesi vanno ripetendo da anni in privato, anche nel pieno del processo di pace.

La richiesta esplicita di smantellare Israele anziché cercare di costruire uno stato palestinese al suo fianco scaturisce anche dalla valutazione attuale che fanno i palestinesi. E’ un “diritto al ritorno” agli slogan degli anni ’60 e ’70 che nasce dalla combinazione di intifada perduta, vittoria nell’arena della propaganda internazionale e rifiuto di un reale compromesso di pace.
Ed è anche l’ultimo di una lunga serie di errori da parte dei palestinesi. Per ogni persona in occidente che è disposta ad assecondare i palestinesi nella loro pretesa di distruggere Israele, ve ne sono altre cinque o dieci che sono disposte ad accettare solo la presunta posizione nazionalista palestinese: credono ai palestinesi quando dicono di volere soltanto una patria per se stessi, ma non accetteranno l’idea che quella patria debba comprendere anche Israele. A maggior ragione i governi e i politici occidentali. La nuova linea dell’Olp rischia di tradursi in un disastro sul piano delle pubbliche relazioni, annullando quelli che sembrano essere i grandi successi dei palestinesi nella battaglia per l’opinione pubblica.
Lo stesso Tarazi svela l’ipocrisia di fingere che la nuova posizione politica palestinese sia una sofferta scelta politica ancora in discussione, quando conclude: “La sola questione è quanto tempo ci vorrà, e quanto le due parti dovranno ancora patire” prima che gli ebrei israeliani si rassegnino al risultato finale.
Come sanno bene i veri moderati palestinesi, definire il conflitto in questi termini serve solo a garantire che, indipendentemente da chi guida Israele, la lotta andrà avanti per molto tempo, con molte altre sofferenze, e che i palestinesi non avranno uno stato per molti anni ancora.
(Da: Jerusalem Post, 12.10.04)


Antidemocratici italiani, oggi come ieri
Alcuni anni fa La Federazione Italia-Israele aveva l'abitudine di invitare nelle scuole italiane ragazzi israeliani che conoscessero la nostra lingua. Era molto importante questo tipo di approccio con i giovani italiani completamente avvelenati dalla politica antiisraeliana dei vari governi catto-comunisti della penisola e dalla miliardaria, cinica  e potente  propaganda filopalestinese.
Era il periodo delle bare nere gettate dai sindacati davanti alla Sinagoga di Roma.
Era il periodo dei cortei della famosa Pantera con migliaia di giovani inkaffiati e urlanti "a Morte Israele".
Era il periodo di manifestazioni oceaniche in cui si parlava del "Demonio Israele".
Era il periodo in cui il Papa non nominava mai la parola Israele  e non esistevano relazioni diplomatiche tra Israele e Vaticano tutto teso verso i paesi arabi, feroci dittature ma stracolmi di Nunzi Apostolici.
Era il periodo in cui i terroristi palestinesi assassini di bambini ebrei italiani, (un pensiero al piccolo Stefano Tache' di due anni, assassinato dai feddayin mentre usciva dalla Sinagoga di Roma) e di anziani ebrei paralitici venivano fatti scappare dalle massime autorita' italiane per essere accolti come eroi dall'OLP di Arafat.
Era il periodo in cui dire "sono ebreo e sionista" era molto pericoloso.
Era il periodo in cui , mentre Israele veniva bombardato da Saddam Hussein, in Italia si manifestava per il dittatore.

Era il periodo in cui chi amava Israele si sentiva frustrato, arrabbiato, furioso e terribilmente addolorato.
Vanda e Golan erano due ragazzini israeliani quattordicenni, vennero in Italia, invitati dalla Federazione,  per andare a raccontare ai loro coetanei la loro realta', la vita dei giovani israeliani perennemente in pericolo, nati in guerra e vissuti nel terrore. Erano arrivati pieni di entusiasmo, emozionati di visit