ARCHIVIO APRILE 2005


AUTOVELOX
Le ricostruzioni, si sa, sono artificiali. Una specie di purgatorio dove tutto si confonde e rimane tra l'inferno e il paradiso in attesa della, improbabile,  risurrezione.
Ora, forse, l'improbabile ha da dire la sua. La scena della sparatoria del 4 marzo scorso al posto di blocco a Baghdad, nella quale fu ucciso Nicola Calipari e ferita la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena sarebbe stata ripresa da un satellite militare americano. È quanto afferma la rete tv americana Cbs, citando fonti del Pentagono. Le registrazioni quindi sarebbero servite alla ricostruzione che è ora alla base delle conclusioni dell'inchiesta della commissione congiunta italo-americana: i soldati della pattuglia mobile che spararono avrebbero visto la Toyota corolla «a una distanza di 137 yard», pari a 130 metri, e avrebbero sparato «a una distanza di 46 yard», pari a 42 metri. Secondo l'emittente quindi «tutto è avvenuto in meno di tre secondi», per cui l'auto andava a una velocità di 96 chilometri all'ora.
Clicca qui per il testo completo (senza omissis) della relazione USA .


CORNA, MUSICA E BESTEMMIE
Ci risiamo.  Anche nel reality di Rai Due, "Music Farm", viene pronunciata una bestemmia in diretta (è già accaduto al "Grande Fratello", a "La Fattoria" e a "Campioni, il sogno"). Stavolta l'imprecazione è sfuggita a Francesco Baccini il quale, come il regolamento prevede, è stato espulso immediatamente dal programma. Il cantante si è lasciato andare ad una pesante manifestazione di rabbia per via del tormentato rapporto d'amore tra lui e Dolcenera. Baccini ha espresso il suo amore verso la bella collega, ma lei, evidentemente, non prova nei confronti del 45enne artista genovese che del puro e semplice affetto. Baccini, rabbioso e ferito, ha dato sfogo alla sua frustrazione amorosa dando in escandescenza e bestemmiando più volte. Di fronte a questo comportamento i produttori di "Music Farm" non hanno potuto far altro che applicare le regole e cacciarlo dal programma. Dopo la comunicazione Baccini è scoppiato a piangere, ma poi ha compreso di aver sbagliato, ha preparato la sua sacca ed è uscito da Music Farm.
Francesco Baccini prima di entrare a "Music Farm" aveva una fidanzata, come lui stesso ha frequentemente affermato nel corso del reality. Il problema è proprio questo: Baccini "aveva" una fidanzata, perché ora non ce l'ha più. Dopo aver conosciuto Dolcenera e aver perso letteralmente la testa per lei, il cantante genovese è stato mollato da Patricia Vezzuli (nella foto), la sua bellissima, ed ora ex, fidanzata. Attraverso la televisione Patricia ha capito che Baccini si era innamorato di un'altra e sempre attraverso la televisione Patricia ha dato il benservito a Baccini. La Vezzuli, finalista Miss Italia 2001, infatti, ospite ieri sera di "Markette" di Chiambretti, ha ammesso con chiarezza di non voler avere più niente a che fare con Francesco: "credo che d'ora in poi ognuno andrà per la sua strada". Se non bastasse,  a Chiambretti che, sornione, le domanda: "Se lui tornasse con la coda tra le gambe?",  la modella ha risposto: "Vado in fuga io". 

 MA CHE CAUCUS DICI
Oggi a Santiago si è aperta la terza Conferenza “Community of Democracies”  (la prima fu Varsavia 2000, la seconda Seoul 2002), con lo scopo di procedere alla organizzazione di un’alleanza dei paesi democratici, o “Democracy Caucus”, che facciano lobby in seno all’ONU, a partire dalla Commissione sui Diritti Umani, per determinarne una radicale riforma.
La parola “Caucus” è stata mutuata da un idioma degli indiani d’America e si riferisce normalmente alla procedura che regola nella maggior parte degli Stati USA le primarie con le quali si selezionano “dal basso” i candidati alle elezioni: riunioni ristrette degli attivisti locali di un partito, qualcosa come “assemblea degli iscritti”, insomma.
Emma Bonino, che guida la delegazione italiana, stamattina a Radio Radicale riferiva di un intervento ostruzionistico da parte della delegazione francese, con un certo assenso di quella tedesca e di quella spagnola, la quale si sarebbe opposta al concetto di “caucus” paventando un non ben precisato rischio di creare un’istituzione “non inclusiva”; e faceva notare, giustamente, come l’organizzazione “inclusiva” ci sia già (l’Onu così com’è, cioè una ciofeca aggiungiamo noi), e che pensare di creare la  “Community of Democracies” tirando dentro “tutti” è come pensare di creare un’associazione ambientalista tirando dentro gli inquinatori.
La posizione italiana è invece di convinta spinta per la nascita dei “caucus”, e trova alleati nelle democrazie “giovani” come Cile e Polonia e Repubblica Ceca.
Insomma, l’Europa al solito si presenta sgangheratamente divisa, con i soliti che remano contro. Ora tutto dipenderà dalla posizione degli USA. Per oggi è previsto l’intervento di Condi Rice. Staremo a vedere.
(continua)
(ale tap, 29.04.05)


Dall'Inghilterra venti di odio
Arrivano dall'Inghilterra venti di odio contro Israele, sono folate di vento forti come la bora e insidiose come un uragano perche' non provengono da bande di teppisti urlanti ma dal mondo accademico, giornalistico e teatrale britannico.
Venti di odio doc dunque, di origine supercontrollata, refoli colti e blasonati  ma non per questo meno fanatici e ributtanti.
La sera della festa ebraica di Pesach, l'Associazione Britannica Insegnanti Universitari (AUT), approfittando dell'assenza dei membri ebrei  che avrebbero potuto opporsi,   ha approvato due mozioni di boicottaggio contro tre universita' israeliane, Haifa, Bar Ilan e Universita' Ebraica di Gerusalemme.
Il portavoce dell'associazione, tale Sue Blakwell, si e' presentata ai giornalisti avvolta nella bandiera palestinese e accompagnata dai suoi personali gorilla indossanti la kafiah palestinese, per dichiarare: " Israele e' un paese coloniale che pratica l'apartheid ed e' piu' pericoloso del Sud-Africa" e ancora , sempre piu'  invasata :"Bisogna rimuovere questo regime".
Sue Blakwell e altri 49.000 accademici inglesi hanno dunque deciso di interrompere lo scambio culturale e scientifico con l'unico Paese del Medio oriente dove esiste la totale liberta' accademica, dove l'Universita' e' aperta a tutti, indipendentemente dalla fede, dal credo politico e dal gruppo etnico; dove studiano centinaia di arabi.  
Questi disgustosi personaggi hanno deciso di boicottare il paese che piu' ha dato al mondo nel campo scientifico e tecnologico e hanno impedito agli oppositori di votare a sfavore dimostrando di essere degni  seguaci del loro leader spirituale Arafat,  maestro di teorie naziste ormai radicate in menti malate. 
La notizia ha provocato indignazione in Israele dove peraltro, in nome della democrazia e della liberta' che contraddistingue questo Paese, ci si rifiuta di licenziare il professore della Haifa University  che ha provocato questo schifo,  Ilan Pappe, filopalestinese e antisemita.
Qualcuno ha proposto provocatoriamente di mandarlo a insegnare nei territori palestinesi che  lui tanto ama  ma dove, ironia della sorte, non e' desiderato perche'  ....non  musulmano. (...)
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Deborah Fait - informazionecorretta

Verdi in crisi
Secondo quanto scrive The Economist (clicca qui per il testo dell'articolo in inglese) i movimenti ambientalisti sono in crisi in tutto il mondo. Negli Stati Uniti hanno subìto una serie di sconfitte su questioni importanti.  Anche i gruppi europei, politicamente più forti, pagano alcuni gravi errori: basti pensare all'invocazione del confuso principio di precauzione per demonizzare le nuove tecnologie, dalle centrali nucleari di nuova generazione agli organismi geneticamente modificati.

POLITICI E IMPRENDITORI
Molti, soprattutto a sinistra, hanno detto che Berlusconi è un incompetente, che ha fondato un partito di plastica da governare come un'azienda e, in una parola, che non è un vero politico. Hanno ragione? In buona parte sì.
Berlusconi è certamente un uomo di genio, capace d'imparare a grande velocità ed avere successo in campi che fino al giorno prima gli erano estranei. È passato con estrema naturalezza dall'edilizia alla televisione, per esempio. Ma in politica ha dei limiti. Perché mentre nei passaggi precedenti è rimasto nel mondo dell'imprenditoria, qui si è paracadutato in un mondo affatto diverso.
Il mondo dell'imprenditoria ha un parametro di base universalmente riconosciuto: il denaro. È positiva quell'azione che fa guadagnare denaro all'impresa, negativa quella che gliene fa perdere. Volendo salire ad un livello più alto, è positiva quell'azione che fa guadagnare più soldi a più persone (o all'intera economia nazionale), negativa quella che danneggia i più. Nel mondo della politica, invece, il denaro non conta quasi nulla. Non perché i politici non siano avidi (ché anzi la gente li immagina tutti ladri!) ma perché il denaro appartiene allo Stato. Mentre dunque l'imprenditore non farà mai nulla che possa danneggiare la sua impresa, il politico sarà disposto a far spendere cento allo Stato per far avere dieci al proprio partito. Si possono comprare macchine costosissime per l'ospedale, anche se nessuno le userà, o realizzare opere pubbliche faraoniche ed inutili solo perché ne viene un dieci per cento al partito (Tangentopoli). Oppure si possono provocare buchi in bilancio per un pugno di voti (l'abolizione del ticket a fine legislatura, 2001). O infine provocare danni stabili e permanenti all'economia nazionale pur di ottenere un successo demagogico (la rinunzia al nucleare).
Nel mondo dell'impresa il denaro è un elemento moralizzatore non solo perché domina l'interesse economico, ma anche perché l'imprenditore affidabile fa buoni affari e li fa fare agli altri. Nel mondo della politica invece questo baricentro manca. Obbedendo ai consigli di Machiavelli, il politico ha la preoccupazione d'apparire onesto, non quella di esserlo. Perché la politica non premia i migliori ma quelli che appaiono migliori: quelli che fanno le migliori promesse, perfino quelli che creano le migliori illusioni. È il mondo della fantasia e della speranza, non quello dei bilanci e dei conti del ragioniere. Per questo la politica è capace di realizzare, in positivo ma anche in negativo, finalità impensabili per l'economista.

Nel mondo della politica agisce infatti una forza che nel campo della libera economia manca: l'ideologia. Questa molla (che a volte maschera l'invidia, l'avidità, l'immaturità) può spingere a fare cose assurde. Qualcuno un giorno immaginò che i pazzi non fossero pazzi, ma individui che una società cattiva e insensibile emarginava, ed ottenne la chiusura dei manicomi. Non tenendo conto dei rischi per tutti e del fatto che, spedendo i pazzi a casa loro, si condannavano le famiglie d'appartenenza ad un‚assistenza per cui non erano preparate e che le avrebbe eccessivamente penalizzate. Infatti sono subito nati i "manicomi a pagamento", in cui le famiglie tengono dei parenti ingovernabili, e s'è subito visto che, pure cambiando il nome, bisognava mantenere strutture pubbliche per i casi più gravi (TPO). Una cosa del genere - negare l'evidenza della malattia mentale - non poteva certo venire in mente ad un economista.
Ma questo non è un caso isolato: basti dire che mentre per un economista è del tutto evidente che le prestazioni affidate allo Stato sono più costose e meno efficaci di quelle affidate ai privati, per l'ideologia populista o di sinistra lo Stato è sicuramente disinteressato, economico ed efficiente. Poco importa che la realtà contraddica costantemente questo assunto: l'invidia per il proprietario della Clinica Privata farà sempre favorire il costoso Ospedale Pubblico. L'ideologia non può essere contraddetta.
Ecco quello che Berlusconi non capisce. Per lui, incompetente, due più due fa quattro.
Ovviamente la conclusione non è che bisogna abolire la politica. Il sogno del governo dei tecnici di fatto è il sogno della dittatura illuminata, che tanti danni ha già fatto. La conclusione è al contrario che per operare bene in favore della collettività bisogna essere capaci di farlo malgrado la politica com'è.
L'ossimoro vincente è un Duca Valentino benefico.
Gianni Pardo, 29 aprile 2005


Tocca alla funzionaria Onu Laura Dolci rimediare alle ‘confusioni barbariche’ della Bignardi
Daria Bignardi conduce “Le invasioni barbariche”. Ha intervistato Laura Dolci, funzionaria Onu, vedova di Jean Selim Kanaan, morto due anni fa nell’attentato contro gli uffici Onu a Bagdad. Entrambe avevano partecipato alle principali missioni di pace degli ultimi anni. La Dolci ha spiegato, con pacatezza e competenza, che gli interventi Onu hanno avuto spesso esiti deludenti perché non supportate da adeguato uso della forza militare, e che gli eccessi di pacifismo sono dannosi. La Bignardi ha pensato di chiederle se conoscesse altre “vedove del terrorismo”, facendo l’esempio della vedova Calipari. La Dolci, severamente, le ha ricordato che vittime del terrorismo sono i nuovi poliziotti iraBignardi Invasioni barbaricheBBBBcheni uccisi quotidianamente, mentre quello di Calipari è stato un incidente.
Invasioni, o confusioni barbariche?

Valerio Fioravanti - l'Opinione

IL GOVERNO HA LA FIDUCIA DELLA CAMERA E DEL SENATO
Dopo la Camera dei Deputati anche l'assemblea di Palazzo Madama ha votato la fiducia. Per il Presidente del Consiglio Berlusconi si è trattato 'di una grande prova di compattezza'. Il voto  al Senato, ha fatto seguito ad una giornata di intenso dibattito alla Camera dei Deputati. Qui il Premier ha parlato due volte: la prima, martedì, pronunciando in aula il suo discorso che si è concluso con la richiesta di fiducia. La seconda, mercoledì, replicando agli interventi dei Deputati dei diversi partiti di maggioranza e di opposizione. 
Se "la sinistra" vincesse le elezioni politiche del 2006 - ha affermato Berlusconi durante la  replica a Montecitorio - in Italia ''la democrazia sarebbe minore". Ma "gli italiani sono saggi" e non daranno la maggioranza parlamentare all'Unione che, in questo frangente, si sta distinguendo per il "vecchio vizio italiano" di spargere ''pessimismo, disfattismo, catastrofismo".
Nella sua replica che ha anticipato le dichiarazioni di voto il Presidente Berlusconi ha parlato del negativo contesto economico internazionale i cui effetti si sono avuti sulle performance tenute in questi anni dall’Italia. “Inoltre – ha detto - è da sfatare il mito che gli altri Paesi europei abbiano un andamento migliore del nostro: anche il trend del debito  di Francia, Spagna o Germania, ad esempio, e' negativo, nel senso che aumenta"

IL BASTONE DI BERLUSCONI
Sergio Romano giudica una buona idea quella del partito unico di centro-destra.Ma sostiene che idee del genere possono avere successo a due condizioni. "In primo luogo debbono essere fatte da un leader vincente nel momento in cui il suo prestigio offre a tutti una ragionevole speranza di successi futuri. In secondo luogo il federatore deve dimostrare che la nuova casa sarà accogliente e che i partiti minori non saranno alloggiati in solaio o in cantina". La tesi dell'ambasciatore non risulta convincente.
Si faccia l'ipotesi che Berlusconi avesse cercato d'imporre il partito unico nell'autunno del 2001. Quale sarebbe stato il risultato? An e Udc avrebbero detto no, la coalizione sarebbe entrata in crisi e tutti - anche Romano - avrebbero ricordato l'imperativo quieta non movere, non bisogna creare inutili problemi. "La coalizione ha vinto, si sarebbe detto. È coesa, tutto procede per il meglio: che ambizione patologica divora Berlusconi? perché mai vuole essere l'unico leader, perché mai vuole esautorare tutti gli altri?" Recentemente l'Udc si è sentita "alloggiata in solaio o in cantina" mentre ancora era autonoma ed aveva un suo segretario: come si sarebbe sentita, se le si fosse proposto d'essere una semplice corrente del Partito della Liberta?
Romano però sostiene che in quel momento il Cavaliere avrebbe approfitto del "prestigio" dell'uomo vincente. Cioè dell'uomo che può offrire qualcosa. Ma - avrebbe potuto rispondergli Machiavelli - se la promessa di benefici è allettante, la promessa di punizioni può essere anche più efficace: "È meglio essere temuti che amati". Un Berlusconi vincente offre posti di governo, un Berlusconi perdente minaccia la distruzione del centro-destra e cent'anni d'opposizione per An e Udc. Follini è riuscito a creare un enorme sconquasso con la minaccia di sottrarre il suo piccolo apporto (necessario solo al Senato) ad una grande coalizione. Che effetto avrebbe, su questa coalizione, la sottrazione dell'apporto di Forza Italia?
Un partito del Cavaliere che rifiutasse gli apparentamenti, ammesso che non si dissolvesse completamente o non si scindesse in dieci partiti, non vincerebbe da solo le elezioni. Ma le vincerebbe forse Follini, anche se alleato con Fini? O l'Udc diverrebbe insignificante oppure, se volesse continuare a contare qualcosa, sarebbe costretta a fare ciò che ha sempre escluso di voler fare: passare armi e bagagli al centro-sinistra. Portando vasi a Samo, dal momento che sarebbe superflua. E provocando un'indeterminata esclusione dei moderati dal governo.
Berlusconi oggi non ha il fascino di chi può offrire grandi regali, in questo Romano ha ragione: ma ha la credibilità di chi impugna un nodoso bastone.
Gianni Pardo, 28 aprile 2005

Contro l'Onu.
"Le Nazioni Unite sono fallite.  Bisognerebbe prenderne atto, dirlo chiaramente, non sprecare tempo con riforme e alchimie istituzionali. Rispetto alle grandi questioni come la sicurezza e la pace, l’Onu è un ente inutile, anzi dannoso. Il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale hanno tradito lo spirito e i principi contenuti nella Carta istitutiva, come dimostrano i numerosi disastri e scandali, dal genocidio in Ruanda del 1994 alla corruzione gigantesca legata al programma umanitario Oil for Food scoperta nel 2004. Si impone un nuovo modello di azione globale perché le Nazioni Unite sono figlie della guerra fredda; oggi il mondo è cambiato, le frequenti crisi locali non rispondono più alla logica geopolitica del bipolarismo, ma richiedono analisi e interventi che negli ultimi anni solo gli Stati Uniti hanno dimostrato di saper operare. Se davvero crediamo nel sogno di stabilità dei fondatori dell’Onu è arrivato il momento di dire «mai più» alle Nazioni Unite e di sostenere la formidabile idea di un’alleanza tra le democrazie."

Quarta di copertina del nuovo libro di  Cristian Rocca
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BUON SENSO
«Agli amici della sinistra dico: non vi fate illusioni sul fatto di avere la vittoria in tasca. Gli italiani hanno buon senso. Sanno bene che voi dominate nelle scuole, sui giornali, nella corte costituzionale... E quindi non vorranno darvi anche il governo e la maggioranza parlamentare. Sono troppo saggi e sanno che non ci sarebbe più una democrazia. Siamo sicuri che gli italiani non vorranno mettere tutto nelle mani della sinistra. Ci accingiamo ad un anno straordinario per una nuova vittoria straordinaria come quella del 2001. Tanti auguri, vi chiedo la fiducia» (Silvio Berlusconi,  dibattito alla Camera sulla fiducia al nuovo governo)

Massima del giorno
C'è chi affetta disprezzo per tutto e tutti e sembra deluso dell'umanità: come se gliene avessero fornita una inferiore a quella vista sul catalogo.
G.P.


MOLLICHINE
Berlusconi-bis. Serio programma di governo: "Faremo il possibile; l'impossibile l'ha già promesso il Berlusconi-uno".

Berlusconi: "I nuovi obiettivi della maggioranza: le famiglie,  le imprese,  il sud". I vecchi per caso erano danneggiare le famiglie,  le imprese,  il sud?

Il Papa ai porporati: "Non fatemi mai mancare il vostro aiuto: restiamo uniti". Ma c'è qualche cardinale che si chiama Follini?

Berlusconi,  mentre gli alleati cercavano di eliminarlo,  ha formulato un programma fumoso e irrealizzabile. E poi dicono che quello di Berlusconi non è un paese normale!

Antiamericanismo. Arriva la Toyota Corolla e Giuliana Sgrena dice: "Finalmente comincia l'inchiesta". Mai vista tanta fiducia nella giustizia italiana.

Berlusconi: "La CdL ha bisogno di una nuova casa comune". E soprattutto ne ha bisogno lui.

Il mondo politico italiano,  destra come sinistra,  è poco propenso a seguire Zapatero per il matrimonio gay. Ancora non s'è spento l'allarme per la stretta di mano tra Prodi e Berlusconi!

Mussi: "Mi contento del Pacs,  che rappresenta già un bel passo avanti". E chi è la felice eletta, anzi, il felice eletto?
Gianni Pardo


Buona l'idea di privatizzare le spiagge
L’intenzione del nuovo vice-premier Giulio Tremonti di avviare un programma di cessione delle spiagge demaniali è, per l’Istituto Bruno Leoni, un piccolo ma significativo segnale incoraggiante. Secondo Alberto Mingardi, direttore del dipartimento ‘Globalizzazione e concorrenza’ dell’IBL, “non vi è dubbio che la crescita del settore turistico italiano passa anche dall’imporsi di quelle logiche imprenditoriali che solo la proprietà privata è in condizione di far emergere”.
 Al tempo stesso, per Mingardi “le privatizzazioni devono aver luogo pure in altri settori chiave (dalle ferrovie alle poste, per fare soltanto due esempi) e devono essere inquadrate in un progetto volto a ridurre le imposte: sia al Nord come al Sud. Perché se invece l’obiettivo è trovare risorse per nuove politiche d’intervento statale, allora è chiaro che si è del tutto fuori strada”.
L’IBL ricorda che “nell’Est europeo si sta assistendo ad una crescita economica talora assai forte – come ad esempio in Slovenia e in Estonia – e ciò grazie all’azione combinata di vaste privatizzazioni e di una fiscalità contenuta (non ultimo, grazie all’adozione di una flat tax, ovvero un'aliquota unica, al di sotto del 20%)”.


Il Genocidio degli Armeni
Una delle pagine più oscure, ed al tempo stesso meno divulgate, della storia del XIX secolo é quella del genocidio perpetrato dall'Impero Ottomano prima e dai Giovani Turchi poi, ai danni delle popolazioni armene stanziate da sempre sul territorio che comprendeva la parte nord-orientale dell'attuale Turchia e sulle terre a nord dell'Impero Persiano su fino alle cime del Caucaso. Ed infatti la storia ci racconta di una nazione eternamente contesa e frazionata tra molti grandi imperi, Persiano, Ottomano, Russo e continuamente devastata ed angariata da frotte di invasori quali i Turchi Selgucidi od i Mongoli. Per ulteriori informazioni:
- Cumunità armena in Italia: è il nuovo sito della comunità armena di Roma molto ben fatto ed utile per seguire le attività proposte dalla comunità.
- Sito  in inglese che oltre a fornire i dati sulla tragedia armena invita materialmente al sostegno di una massiccia campagna per il riconoscimento del genocidio.
- Sito che tratta nello specifico la storia dell'attuale Repubblica autonoma dell'Artsak, meglio nota in Italia con il nome turco di Nagorno Karabagh.

Elton John: "Sposerò David a metà dicembre"
Si sposeranno a dicembre. Tutto è pronto e tutto è deciso. Elton John e  il suo compagno David Furnish si uniranno in una cerimonia civile. L'annunicio arriva dal cantante 58enne che, in un'intervista al Daily Mirror,  spiega che gli piacerebbe sposarsi a Windsor, la stessa cittá dove si sono convolati a nozze recentemente il Principe Carlo e Camilla Parker Bowles. "Vogliamo sposarci intorno alla metá di dicembre - ha detto l'autore di 'Your song' che in questi giorni si trova a Las Vegas- probabilmente a Windsor. Ma non ci sará luna di miele perché sarò in tour".
 I matrimoni gay non sono permessi in Gran Bretagna
ma dopo il 5 dicembre 2005 le coppie omosessuali potranno avere alcuni riconoscimenti civili (tra cui quelli ereditari e fiscali) che derivano dai matrimoni. Il matrimonio non potrá tenersi prima del 21 dicembre perchè, dal momento dell'entrata in vigore della legge, dovranno passare almeno 15 giorni per avere lo stato civile necessario a sancire l'unione.
 Furnish, 42 anni, regista, è fidanzato con Elton John da 11 anni. Il mese scorso si era diffusa la voce che la coppia fosse in crisi ma un comunicato ufficiale dei due ha smentito l'indiscrezione spiegando, al contrario, che mai avevano attraversato un momento più felice. Elton John, nominato "Sir" nel 1998, ha parlato nell'intervista dell'importanza dell'amore che lo lega al compagno: "Incontrare David è stata la cosa più grande che mi sia capitata - ha detto John - Passiamo molto tempo distanti e non è facile ma la relazione funziona. Ci telefoniano cinque o sei volte al giorno e ci mandiamo cartoline da qualsiasi parte ci troviamo". Elton John è stato sposato per 4 anni nel 1984 con una donna tedesca, l'ingegnere del suono Renate Blauel.


25 Aprile
Perché sia la festa di tutti serve serietà
Se dev'essere una festa dal significato stravolto, come ormai tutto contribuisce a renderla, perché non usarla per fare i conti con il nostro passato? Se il 25 aprile dev'essere la festa dei no global, della liberazione di Santoro, dei girotondini, dell'articolo 21 della Costituzione, di quelli che sostengono che Berlusconi è come Mussolini, se dev'essere una sorta di bis concesso a Cofferati, se dev'essere la festa di quelli che cantano a sproposito «Bella Ciao», allora perché non farla diventare la festa oltrechè dei vincitori nella guerra di Liberazione anche dei vinti?
Le persone serie sanno bene che non è facile far diventare questo giorno la data di tutti e che forse rimarrà solo un desiderio irrealizzabile trasformarla nella festa di tutti gli italiani. Ma all'origine dell'aspirazione, almeno questo cerchiamo di spiegare, non c'è un voler confondere le carte, un voler scadere nell'ambiguità ma l'intenzione di aggiornare il valore ai fatti prodotti dalla storia.
E dunque a distanza di  60 anni il fatto prodotto è questo paese, abitato ormai purtroppo da pochi nonni, che si portano negli occhi le immagini di quella guerra e da tanti figli e tantissimi nipoti, che quella storia l'hanno vissuta trasmessa nelle versioni fornite dalle famiglie o, come è sempre più frequente, nei silenzi calati su quei fatti.
E dunque non è ormai giunto il tempo di prendere atto che nel suo significato storico questa festa può essere qualcosa di meno lontano e di più attuale? E se è troppo pensare che possa diventare una festa della riconciliazione, almeno proviamo a pensarla come festa che ricorda i nostri padri. E la loro giovinezza, che si perse nella tragedia. Non si tratta di andare dietro le mode del revisionismo, chè comunque in quantoatteggiamento aperto a rimettere in discussione tesi definite è sempre meglio di quello predicato dai sostenitori dei tabù e delle verità immutabili.
Ma il tempo ci ha fatto conoscere che c'era dignità anche in tanti italiani, schierati con i vinti. Abbiamo saputo che almeno in certi casi ci fu casualità o inconsapevolezza o amor patrio. Abbiamo saputo che nella gloria dei partigiani ci fu accanto a tanto autentico onore anche una parte contraffatto. E che dire allora di quelle migliaia di soldati, che sono sempre stati ignorati e che pagarono con il campo di concentramento la loro fedeltà all'esercito italiano, rifiutando e di imboscarsi (nascondersi nei boschi) e di collaborare con i tedeschi? Di certo qualcosa va letto in modo diverso in questo anniversario, che per il suo alto valore nazionale non deve finire in mano agli spiriti leggeri o ai martiri televisivi, che confondono la lotta di liberazione con le loro sbruffonate. (da il Giorno)
Per saperne di più,
"Appunti storiografici sulla Resistenza", memoria rossa, memoria nera, memoria grigia. Come e perché non si è riusciti a crearne invece una condivisa. Italiana. Vera. Clicca qui.

IL FESTIVAL DEL LUOGO COMUNE
Sono sessanta gli anni trascorsi dalla cosiddetta Liberazione e il centrosinistra ha profuso tutte le sue energìe per farne una manifestazione gigantesca da congiungersi con l'altra festa, quella del primo maggio. Da sempre assistiamo per la ricorrenza del 25 di aprile alla solita litanìa di luoghi comuni impastati di retorica e stavolta, ricorrendo il sessantesimo, gli interessati si sentono in diritto ed in dovere di rincarare le dosi.
Tra le dichiarazioni che già leggiamo ci sono quelle che dimostrano certamente la scarsa considerazione che viene riposta nel senso critico dell'italiano medio : la Liberazione come festa della democrazìa, l'avvenimento come preludio alla Costituzione del 1948 che va preservata pena la perdita dell'unità nazionale, il valore dell'antifascismo che essa rappresenta.
Perchè si tratta di dichiarazioni tendenziose e manifestamente di tipo propagandistico ?
Perchè, non si può trarre da un fatto storico una conclusione che certa non può essere. Che coloro che composero la Resistenza, prodigandosi in atti spesso eroici, volessero liberare l'Italia dai tedeschi e dai loro alleati della RSI non  ci son dubbi ;  ma che volessero, al tempo stesso, instaurare una democrazìa, non può essere assolutamente da ciò desunto, se non come semplice ipotesi e gli eccidi partigiani che son continuati fino al 1948 sono semmai un grave ( e clamoroso ) indizio di una volontà contraria.
Che la Liberazione sia il preludio alla nostra carta costituzionale ci dice pochissimo, perchè anche nei paesi comunisti avevano delle costituzioni che rappresentavano un modello di liberta e di democrazìa, basti pensare a quella fatta approvare da Stalin nella seconda metà degli anni '30, solo che questi testi normativi hanno sempre avuto il valore di mero vezzo letterario, cioè sono sempre rimasti lettera morta. Quindi, se non ci fosse stata la benedetta sconfitta elettorale del Fronte Popolare alle elezioni del 1948, con la vittoria della coalizione dei moderati, la nostra Costituzione poteva prevedere tutte le libertà che si possono volere, tanto oltre la carta la loro operatività non sarebbe andata. Il fatto che il rispetto della Costituzione debba sempre accompagnarsi alla sua assoluta immodificabilità, costituisce  un'assurdità inaudita e sarebbe da chiedere agli uomini del centro-sinistra perchè mai la Costituzione stessa preveda nel Titolo VI, sezione II, all'art.138 le regole da seguire per la sua modifica.

Infine, una festa che davvero unisca tutto il popolo italiano non può essere fondata sull'antifascismo, per il semplice fatto che ragionare in questo modo rivela l'azione propagandista di tutti i comunisti post e neo, perchè vuol nascondere la realtà che  il comunismo è sinonimo di dittatura e repressione, implicando invece che dittatura è stato solo il fascismo.
I valori del nostro stato devono fondarsi sull'opposizione decisa a tutte le forme di totalitarismo, di destra e sinistra, e non sul rifiuto subdolo ad una sola di espressioni autoritarie, e solo in questo modo potremmo davvero unire tutto il popolo italiano.
Per le suesposte ragioni è da apprezzarsi, perchè coraggiosa e anticonformista, la decisione del Presidente del Consiglio di non partecipare alle manifestazioni ufficiali per la celebrazione della Liberazione, mentre al contrario son particolarmente disprezzabili, per le stesse ragioni , le dichiarazioni rilasciate dall'ex presidente dell'IRI Prodi.
Lucio Sergio Catilina - 25-04-2005


L'ASSOLUZIONE DEI TERRORISTI
Nella motivazione della sentenza con la quale il giudice delle udienze preliminari Clementina Forleo ha assolto dall'imputazione di terrorismo internazionale alcuni accusati si legge una teoria giuridica sorprendente. A suo parere il terrorismo, se inquadrato in un conflitto anomalo ("guerriglia"), non è più terrorismo.  Viceversa, è noto che la giurisprudenza ed anche la Convenzione di Ginevra considerano da sempre atti terroristici gli atti di violenza armata commessi senza il rispetto di certe regole (indossare una divisa, non nascondere le armi, ecc.). Questo regole sono intese a dare alla guerra, malgrado la sua intrinseca brutalità, qualche regola e un minimo di lealtà. Soprattutto per proteggere i civili. Se infatti, presentandosi come civili, dei "resistenti" attaccano le truppe regolari, accade poi che le truppe regolari trattino i civili come nemici armati, facendone strage.
Tutto questo è giuridicamente pacifico ma in Italia, da sessant'anni, si glorifica la "Resistenza". La conseguenza è che qualcuno, come quel giudice, può pensare: se chi ha commesso atti di terrorismo contro i nazisti (con la patente autorilasciata di resistente) merita un monumento, non si vede perché chi commette atti di terrorismo contro gli americani o i loro alleati (sempre con la patente autorilasciata di resistente) debba essere considerato un delinquente.
Forse la dottoressa, piuttosto che badare al diritto, s'è lasciata suggestionare da una pubblicistica superficiale. Rimane però il fatto che, se ha torto, ha torto con lei tutta la retorica resistenziale italiana. Il diritto d'indignarsi, per quell'assoluzione, appartiene esclusivamente a chi ha considerato tecnicamente terroristi i partigiani. Ha diritto d'indignarsi il giurista, non il lettore di giornali. E neppure chi li scrive.
È avvenuto in questa occasione ciò che sempre avviene nelle rivoluzioni. Nel momento in cui si tratta di abbattere l'Ancien Régime, si glorifica la violenza rivoluzionaria. Ma nel momento in cui la Rivoluzione vince, essa si dimostra non meno repressiva dell'Ancien Régime. Ogni Stato ha un sano istinto di conservazione. La Forleo non ha capito che la glorificazione della violenza che ha portato all'instaurazione d'un certo Stato è pura politica, pura retorica, pura ipocrisia. Quando poi si va sul concreto si smette di scherzare e i terroristi, se presi, vanno in galera. Se sono fortunati.
Ma la storia non insegna niente a nessuno e a volte persino lo studio del diritto non lascia grandi tracce.
Gianni Pardo, 25 aprile 2005


LA FINE DEL BERLUSCONISMO (CAMPA  CAVALLO...)
Gli articoli politici dei giornali seri sono composti per un quarto di fatti e per tre quarti di previsioni, interpretazioni e predizioni. Al lettore non interessa tanto sapere che cosa è successo quanto che cosa significa e che cosa comporterà in futuro. L'editorialista si dannerebbe dunque l'anima per dimostrarsi affidabile profeta e una delle sue più grandi soddisfazioni è poter scrivere: "Ve l'avevo detto".
Molti, pur di poter scrivere quelle parole, oggi parlano di fine del berlusconismo. Anzi lo dànno per cosa assodata. Berlusconi - per quanto se ne sa - sta bene in salute; ha formato un nuovo governo; ha dinanzi a sé un intero anno (cioè la durata media dei governi d'un tempo) ma tutto questo non importa: il berlusconismo è finito. Ora, che sia vero o no, bisogna chiedersi che cosa ciò significherebbe; e per studiare un'ipotesi senza sbavature, facciamo l'ipotesi che Berlusconi muoia il 25 aprile. Ovviamente, Curzio Maltese direbbe che ha scelto quella data per rovinare la festa della Resistenza, ma lasciamo da parte i commentatori malevoli e vediamo quali sarebbero le conseguenze.

Mentre Udc e An hanno un loro passato e una loro ideologia, e potrebbero vegetare per anni in un'inconcludente opposizione, Forza Italia, a parere di tutti, si richiama solo a Berlusconi e senza di lui probabilmente sparirebbe. Infatti, da che cosa è nata? Dall'intuizione del Cavaliere di chiamare sotto le sue bandiere tutti gli orfani della Dc e del Psi che votavano "contro" la sinistra. Berlusconi ha aggiunto a questo "contro" un programma liberale: cioè la riforma delle pensioni e del lavoro, lo Stato minimo, l'abbassamento delle imposte, i grandi lavori, la riforma della giustizia. Tante belle cose che, nel sentimento di molti, non sono state realizzate. E non sono state realizzate soprattutto a causa degli alleati. Dunque, morto lui, l'idea più diffusa sarebbe: quell'uomo, se tutti non avessero remato contro (persino nella sua coalizione) avrebbe fatto di più: che possiamo aspettarci dai suoi nemici e dai suoi falsi amici?
Se questa analisi è vera, ben difficilmente, morto il leader, molti voterebbero per persone affidabili e sicuramente liberali come Antonio Martino. Forza Italia, se sopravvivesse, passerebbe da primo partito a partito di mera testimonianza. E dove andrebbero i voti d'un elettorato deluso? Nessuno potrebbe ragionevolmente pensare che si riverserebbero integralmente su An (che molti elettori di Forza Italia considerano vagamente fascista e retrograda) e sull'Udc (che molti elettori considerano causa prima del fallimento di Berlusconi). An e Udc ridiverrebbero irrilevanti, molti voterebbero a sinistra e il centro destra si sfalderebbe. Tornerebbe al punto in cui l'ha lasciato Martinazzoli. La fine di Berlusconi sarebbe la fine del quadro politico come lo conosciamo.
Ma Berlusconi è ancora vivo ed è il presente, che bisogna capire.
L'invidia è quel sentimento che preferisce il male altrui al bene proprio. Qualcuno ha detto che molte persone, se si vedessero offrire tremila, a patto di dare duemila al vicino, rifiuterebbero l'offerta. Nel presente, tutto il centro-sinistra e buona parte del centro-destra non hanno digerito il successo personale di Berlusconi. Molti, per farlo cadere, sono disposti ad andare a fondo anche loro. Non capiscono che egli è il ramo su cui sono seduti.
E allora l'Italia intera merita non solo la fine di Berlusconi, ma d'essere governata per vent'anni dal centro-sinistra. Da Pecoraro Scanio e Nichi Vendola, da Marco Rizzo e Willer Bordon, da Bertinotti e Cossutta. E soprattutto da quel grande leader dalle idee chiare e dalla parlata cristallina che è Romano Prodi.
Se Berlusconi non fosse ambizioso non sarebbe Berlusconi. Ma se non fosse ambizioso potrebbe andare in pensione e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Gianni Pardo, 24 aprile 2005


MARCO TRAVAGLIO
Qualcuno - forse non credendo di far male - ha mandato in giro un articolo di Marco Travaglio. Che è un giornalista speciale, ma fino ad un certo punto. Non è infatti l'unico che intinge la propria penna esclusivamente nel fiele; non è l'unico che scambia le opinioni dei requirenti per verità rivelate; non è l'unico che affibbia soprannomi ingiuriosi; non è l'unico che stravolge i fatti per farli servire alle sue tesi e infine non è 'unico convinto che più si esagera, ripetendo la propria tesi di fondo ogni rigo e mezzo (Berlusconi è il diavolo), meglio è. Ma è forse l'unico che mette tutte queste cose insieme.
La lettura d'un suo articolo induce una persona normale a chiedersi che cosa ne penserebbe uno psichiatra. Poi prevale l'atteggiamento che hanno i meccanici quando si fonde il motore d'una macchina che ha già dodici anni. Vale la pena di ripararlo? Varrebbe mai la pena di contestare le innumerevoli affermazioni azzardate o infondate, gli insulti gratuiti, le esagerazioni flagranti, i peccati di cattivo gusto che gridano vendetta dinanzi all'Altissimo?
Si deve tuttavia ammettere che Travaglio è inoffensivo. Dal momento che basta averne letto un paio di paragrafi per sapere che cosa ci si può aspettare da lui, è ovvio che fanno parte dei suoi lettori solo coloro che desiderano leggere proprio ciò che lui scrive. Chi, come il sottoscritto, l'ha assaggiato una volta, sa che il problema è risolto. Riguardo a lui uno può dire quello che si dice d'una pietanza cui si è allergici: dolente, non fa per me. Non solo non mi farebbe bene, ma mi farebbe male. Forse va bene per altri. C'è gente che digerisce le pietre.
Gianni Pardo


PESACH, QUANDO LA SUPERBIA DEL FARAONE E IL PANE DEGLI EBREI NON LIEVITARONO PIU'.
Quest’anno Pèsach cade la sera del 23 aprile in quanto l’anno ebraico in corso, il 5765, è un anno embolismico ossia ha un mese in più, necessario a sincronizzare l’anno lunare di 354 giorni con le stagioni dell’anno solare di 365. Pertanto ogni due-tre anni viene aggiunto un tredicesimo mese che precede il mese di Nisan in cui cade Pèsach.
Per saperne di più, clicca qui.

NUOVO GOVERNO BERLUSCONI
Il coraggio delle scelte
Quale che sia la sorte futura del neonato governo, si è comunque chiuso un ciclo decennale, dominato da Silvio Berlusconi. Quali effetti avrà la fine di questo ciclo sul centrosinistra? Nel decennio trascorso Berlusconi ha rappresentato una sfida per la sinistra su molti fronti. E l'ha profondamente influenzata. Sono almeno tre i terreni nei quali Berlusconi ha creato forti discontinuità rispetto alle tradizioni della Prima Repubblica. Il primo ha riguardato l'ambito, politicamente rilevantissimo, dei simboli. Sul piano simbolico il «berlusconismo» ha rappresentato l'esaltazione dell'impresa e della libertà economica, argomenti tabù per la politica tradizionale. Il fatto che Berlusconi non sia riuscito a tradurre quella discontinuità simbolica in una effettiva politica liberal-liberista è forse la vera causa della sua sconfitta. Ma, comunque, quel messaggio ha inciso per un decennio anche sulle idee della sinistra, obbligandola a modernizzare il proprio approccio ai temi del mercato e dell'impresa. Che cosa resterà di queste innovazioni, quanto meno simboliche, quando la sfida berlusconiana sarà archiviata?
Il secondo fronte ha riguardato la politica estera. Berlusconi è stato l'interprete di una politica «occidentalista»: fedeltà agli Usa anche al prezzo di tensioni in Europa, scelta di campo pro-israeliana, una politica europea meno disponibile a lasciare all'Italia il ruolo di ruota di scorta dell'asse franco-tedesco. E' anche a causa di questa politica occidentalista, e delle sue conseguenze (la presenza militare italiana in Iraq) che Piero Fassino ha potuto, al recente congresso del suo partito, prendere così radicalmente le distanze dall'antiamericanismo di sinistra.
Il terzo fronte (ma anche quello in cui Berlusconi ha avuto meno successo in assoluto) ha riguardato le istituzioni. Con proposte di riforme inadeguate e, su vari punti, anche sbagliate, egli si è fatto comunque interprete di un tentativo di radicale cambiamento delle istituzioni di governo. Ha fallito ma cosa resterà, dopo di lui, della legittima aspirazione a dare al premier i poteri necessari per non essere un ostaggio impotente nelle mani dei partiti? O della aspirazione a rendere più «occidentale» il nostro sistema giudiziario, per esempio separando le carriere di giudici e pubblici ministeri? E' possibile che, venuta meno la sfida berlusconiana, di tutto ciò non resti traccia e il centrosinistra si adagi in un conservatorismo soddisfatto, pago delle poche virtù e dimentico dei vizi delle nostre tradizioni politico-istituzionali. In questo caso potrà ereditare il potere ma non la capacità di esercitarlo per modernizzare il Paese. Dovrebbe essere fonte di preoccupazione per il centrosinistra constatare che, al momento, la regione più «rossa», ove maggiore è stato il suo successo, è la Basilicata, mentre proprio le due regioni economicamente più forti e dinamiche, Lombardia e Veneto, sfuggono alla sua presa.
Berlusconi commise l'errore, prima delle elezioni del 2001, di non affrontare il nodo rappresentato dalla eterogeneità interna della sua coalizione. Finse che il centrodestra fosse unito dietro di lui. Come primo ministro ha pagato questo errore.
Prodi corre oggi lo stesso rischio. Il centrosinistra è altrettanto diviso al suo interno e a Prodi converrebbe non imitare Berlusconi. E farsi ora promotore di una proposta di governo, non piattamente incentrata sull’antiberlusconismo e sulla difesa dello status quo (per esempio in tema di Costituzione), che porti alla luce subito i conflitti nel centrosinistra. Poiché — Berlusconi docet — ciò che non si ha il coraggio di fare prima, lo si sconta dopo. La furbizia di oggi verrà pagata domani. In credibilità e consenso.
Angelo Panebianco, Corriere della Sera, 24 aprile 2005


I pidocchi dell'Umanita'
Sui muri delle citta' israeliane, man mano che ci si avvicina alla data fatidica,  si vedono ormai molti poster sul disimpegno da Gaza. Di fronte a casa mia ce n'e' uno che fa "Ebrei non deportano ebrei", in altri si vede la fotografia di una famiglia spaventata davanti alla porta di casa sua e di fronte a loro un soldato che dice "No, Capitano, non io".
Decine di psicologi sono gia' a Gush Katif, vanno nelle famiglie per parlare, ascoltare, spiegare, consolare, vanno nelle scuole per ascoltare i ragazzi, i bambini ebrei , per spiegare il motivo di questa tragedia necessaria per ottenere un po' di sicurezza non solo per il Paese ma anche per loro che si sono visti piovere sulla testa piu' di 5000 missili.
Parlano gli psicologi e migliaia di occhi disperati li guardano e migliaia di orecchie ascoltano le loro parole ma migliaia di bocche chiedono "perche'?"
Perche' ancora e sempre degli ebrei devono essere portati via da qualche parte e nessuno se ne scandalizza?
Giorni fa hanno suonato alla porta di casa mia, sono andata ad aprire e mi sono trovata davanti una signora, una religiosa col cappellino con dei fiori blu in testa, era di Gush Katif e andava di casa in casa per offrire qualcosa. L'ho fatta entrare, ci siamo sedute e abbiamo chiacchierato. Mi ha raccontato della sua famiglia, dei suoi quattro bambini che ogni notte bagnano il letto per la tensione, della figlia piu' grande che non mangia piu' e chiede come faranno a trasportare la tomba del fratello maggiore ucciso dai palestinesi. Hadas, cosi' si chiamava quella signora, ha voluto darmi una busta di prezzemolo di Gush Katif, prezzemolo biologico e kasher come tutto quello che viene coltivato nelle loro immense serre, coltivazioni di verdure esportate in tutto il mondo perche' di prima qualita' e assolutamente prive di insetti.
Mi ha dato anche un libro e un dischetto per il computer con tutta la storia del suo kibbuz. Non ha chiesto niente in cambio "Quello che voglio e' che tutti sappiano cosa abbiamo fatto e quanto abbiamo lavorato per tutta Israele, che tutti ricordino il Gush come e' adesso, un paradiso. "
"Cosa posso fare io per voi?" le ho chiesto e lei , con una tristezza che le usciva dagli occhi, dalla pelle, dalle mani, mi ha abbracciata stretta e mi ha detto "prega per noi".
Se ne e' andata tranquilla come era venuta, silenziosa e dignitosa colle sue gonne lunghe e il suo cappellino con dei fiori blu in testa.
E io non sono nemmeno riuscita a dirle shalom, buona fortuna, andra' tutto bene, le frasi che sono un leit-motiv in Israele: "hakol ihie' beseder, tutto andra' bene".
Piangevo.
Mentre in Israele si sente quest'atmosfera di tragedia che restera' come  una ferita nel cuore di ogni israeliano, mentre i bambini del Gush Katif si fanno la pipi' addosso per la paura e mentre gli adolescenti diventano anoressici o si ribellano con violenza, il tutto nel tentativo di cercare un po' di pace con i palestinesi, tanto razzisti da non accettare nemmeno un ebreo su quello che forse un giorno diventera' Palestina.
Mentre qui si continua a soffrire dopo i 4 anni di incubo scatenato da Arafat e dalla sua cricca di criminali, in Italia ci sono degli ossessi che per l'ennesima volta impediscono a un israeliano di parlare all'Universita.
Questa volta e' toccato a Torino, prima era accaduto a Pisa e a Firenze e a Bologna, dove un diplomatico israeliano Elazar Choen e la docente di Geografia culturale Daniela Santus che lo aveva invitato a parlare sono stati minacciati dagli autonomi di estrema sinistra , dai figli di Hitler e Stalin, da ossessi dell'odio che alla fine sono arrivati a lanciare razzi contro la docente.
Questi "studenti" che all'Universita' in genere parcheggiano le loro chiappe per lo piu' mantenuti da papa', escono dal  letargo culturale che li contraddistingue  per trasformarsi in quello che in realta' sono: teppisti antisemiti, come quelli che sotto il fascismo costringevano gli ebrei a bere olio di ricino o come quelli che in URSS piombavano nei quartieri ebraici per ammazzare, stuprare, rubare.
Pidocchi dell'umanita'.
Non sono soli pero', pare che il mondo sia pieno di pidocchi. In Inghilterra  l' Association of University Teachers, cioe' i signori Accademici hanno votato il boicottaggio delle Universita' israeliane.
Il motivo ufficiale? la scarsa critica al Governo Sharon.
Il motivo ufficioso? L'odio senza confini che questi Accademici Pidocchi provano per Israele e per gli ebrei. E' dal 2002 che gli inglesi boicottano Israele e continuano in allegria.
In America invece le organizzazioni filopalestinesi, oltre alle solite manifestazioni di odio, oltre alle solite richieste di distruzione di Israele, hanno  chiesto e preteso che la Caterpillar non vendesse piu' i suo bulldozer a Israele.
La Societa', dopo un veloce consulto,  li ha mandati giustamente a quel paese.
In molte universita' americane, anzi amerikane, gli studenti ebrei temono ogni giorno per la propria incolumita' perche' i pidocchi studenti, affiancati dai pidocchi docenti, diventano di giorno in giorno piu' violenti in nome del pacifismo che per loro e' amore per chi assassina gli ebrei, kamikaze e compagni, anzi kompagni.
 "Prega per noi", mi ha detto Hadas abbracciandomi.
 Questa sera, mentre leggero', insieme alla mia famiglia,  la haggada' di Pesach, la storia del popolo ebraico liberato dalla schiavitu' del faraone, preghero' per loro ma nessuna remora mi impedira' di maledire tutti i pidocchi dell'umanita', da Torino all'Inghilterra, da Firenze alla Columbia University.
Si credo proprio che malediro' con tutto il cuore questi figli di Hitler e Stalin, con tutto il cuore e con tutto il mio disprezzo.
Deborah Fait - informazionecorretta  

LA TOLLERANZA IN EUROPA
È noto che il documentario di Theo Van Gogh che gli è costato la vita non è stato visto da molti. Ciò dipende dal fatto che le autorità, anche se dura solo dodici minuti, hanno fatto di tutto per scoraggiarne la proiezione per timore di disordini e attentati.
Che si sia potuti arrivare a tanto è cosa che merita commento.
Clicca qui.
Gianni Pardo, 22-04-2005

MOLLICHINE
Berlusconi ottimista malgrado tutto: fa pensare a un titolo di Schopenhauer,  "Il Mondo come Volontà e Rappresentazione".

Lite all'ultimo insulto e all'ultima querela fra Vattimo e l' "L'Unità". E non si ha nemmeno la possibilità di scegliere Barabba.

Follini ha fatto lo sgambetto al governo. Solo dopo s'è accordo che dentro c'era anche lui.

L'Udeur ha espulso Cirino Pomicino. "Se prima erano in quattro,  a fare tapìm tapùm,  adesso sono in tre,  a fare tapìm tapùm".

In Spagna primo "sì" ai matrimoni gay. In fondo, legalizza una realtà. Ora non ci rimane che legalizzare il matrimonio a tre.

All'uscita dal Quirinale gli uomini politici hanno detto o cose banali o cose incomprensibili. Cessato allarme: tutto è normale.

L'Udc ha chiesto a Follini di restare segretario e non entrare nel nuovo governo. L'inverso,  penseranno tutti gli italiani,  sarebbe stato una catastrofe.

Maroni: "E' una crisi al buio". Illuminante,  invece,  la novità dell'immagine.

Da Almunia un nuovo avvertimento all'Italia. Se non la smette gli faremo avere un avvertimento da Provenzano.

Per Castelli,  si rinuncia alla riforma degli ordini professionali. Lobby batte governo uno a zero.

Fallito il secondo attentato di Nassiryah contro gli italiani per un guasto tecnico. Che l'italianità sia contagiosa a questo punto?

Gianni Pardo

L'UNIONE FA LA FARSA
Rissa tra Prodi e Rifondazione Comunista al tavolo delle trattative per la delegazione
Il centrosinistra non riesce ad unirsi neanche sotto l’aura del Colle. La convocazione delle delegazioni dei partiti si è infatti trasformata, ieri, in una messinscena a metà tra la farsa e lo psicodramma. Lo riconosce l’Unione stessa, in cui aveva serpeggiato in un primo tempo l’idea di procedere con una delegazione unitaria ed un solo portavoce, Romano Prodi. Sarebbe stato un segnale. Si è invece rivelato un campanello d’allarme per la coalizione, incapace di esprimere una posizione unitaria per una occasione importante come quella di ieri. Per Prodi una cocente delusione, impossibile da mascherare: “Poteva concludersi in modo totalmente soddisfacente e invece, sul vertice dell'Unione di oggi, rimane una macchia che appanna il risultato”, recitava ieri una nota dell’ufficio stampa del Professore. I toni sono amari: “Benché a prevalere siano i giudizi con il segno più, sull'andamento dell'incontro rimane impresso il ''rammarico'' per non essere riusciti a salire al Colle per le consultazioni di Carlo Azeglio Ciampi con una sola delegazione”. L’animosità dei partiti, la rissosità della coalizione nel suo complesso e l’insolenza delle piccole formazioni, che da questi momenti traggono il massimo della visibilità, hanno impedito all’Unione l’ennesima comparsata da avanspettacolo. Ed il termine “rammarico” emerge dall’entourage prodiano per definire lo stato d'animo del Professore, che ieri aveva sentito per telefono Fausto Bertinotti che gli aveva spiegato le ragioni per cui il Prc non avrebbe comunque fatto parte della delegazione. Nessuno tra i segretari e i capigruppo dell'Unione si era fatto – per la verità – troppe illusioni sulle possibilità di un ripensamento. Eppure, subito dopo la relazione iniziale di Prodi (che avrebbe fatto solo un fugace accenno alla questione) e la determinazione di scrivere un testo unitario da sottoporre al presidente Ciampi, c’è stato un tentativo in extremis di convincere Rifondazione. Un vertice con i capigruppo Franco Giordano e Luigi Malabarba non avrebbe però dato i frutti sperati. Al pressing dei prodiani Giordano ha replicato infastidito che il sistema politico è basato su un sistema bipolare e non bipartitico, che il Prc fa parte di un’alleanza elettorale e che l'Unione, (''fino a prova contraria'', avrebbe affermato il capogruppo di Rifondazione) non e' un soggetto politico. “La prassi istituzionale e le procedure per le consultazioni - avrebbe argomentato ancora Giordano- vanno rispettate'', al pari dell'autonomia e dell'identita' dei partiti che compongono la coalizione. Oltre mezz’ora di discussione, un estenuante braccio di ferro e non poca tensione, per poi decidere che tra Federazione dell’Ulivo (Ds, Margherita e Sdi) e Rifondazione c’è talmente poca compatibilità che l’unica strada percorribile era quella di mandare al Quirinale due delegazioni distinte e separate. I piccoli partiti, tra i quali i Repubblicani Europei, che rappresentano lo zero virgola della politica italiana, hanno fatto il loro defilé. Un record vero e proprio quello battuto dalla senatrice Helga Thaler Ausserhofer, presidente della Sudtiroler Volkspartei, ricevuta per due volte nel giro di 90 minuti dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nell'ambito delle consultazioni per la soluzione della crisi di governo. E’ salita infatti una prima volta al Quirinale alle 11;35, quando con il collega di partito Karl Zeller ha incontrato il capo dello Stato in rappresentanza della Svp, ed una seconda volta subito dopo come rappresentante