ARCHIVIO APRILE
2005
AUTOVELOX
Le
ricostruzioni, si sa, sono artificiali. Una specie
di purgatorio dove tutto si confonde e rimane tra l'inferno
e il paradiso in attesa della, improbabile, risurrezione.
Ora, forse, l'improbabile ha da dire la sua. La scena
della sparatoria del 4 marzo scorso al posto di blocco
a Baghdad, nella quale fu ucciso Nicola Calipari e
ferita la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena sarebbe
stata ripresa da un satellite militare americano. È
quanto afferma la rete tv americana
Cbs, citando fonti del Pentagono. Le registrazioni quindi
sarebbero servite alla ricostruzione che è ora alla base
delle conclusioni dell'inchiesta della commissione congiunta
italo-americana: i soldati della pattuglia mobile che spararono
avrebbero visto la Toyota corolla «a una distanza di
137 yard», pari a 130 metri, e avrebbero sparato «a
una distanza di 46 yard», pari a 42 metri. Secondo l'emittente
quindi «tutto è avvenuto in meno di tre secondi»,
per cui l'auto andava a una velocità di 96 chilometri
all'ora. Clicca qui per il testo completo (senza omissis)
della relazione USA .
CORNA, MUSICA E BESTEMMIE
Ci risiamo. Anche nel reality di Rai Due, "Music Farm", viene pronunciata
una bestemmia in diretta (è già accaduto
al "Grande Fratello", a "La Fattoria" e a
"Campioni, il sogno"). Stavolta l'imprecazione
è sfuggita a Francesco Baccini il quale, come il regolamento
prevede, è stato espulso immediatamente dal programma.
Il cantante si è lasciato andare ad una pesante
manifestazione di rabbia per via del tormentato rapporto
d'amore tra lui e Dolcenera. Baccini ha espresso
il suo amore verso la bella collega, ma lei, evidentemente,
non prova nei confronti del 45enne artista genovese
che del puro e semplice affetto. Baccini, rabbioso e ferito,
ha dato sfogo alla sua frustrazione amorosa dando in escandescenza
e bestemmiando più volte. Di fronte a questo comportamento
i produttori di "Music Farm" non hanno potuto far altro
che applicare le regole e cacciarlo dal programma. Dopo la comunicazione
Baccini è scoppiato a piangere, ma poi ha compreso di
aver sbagliato, ha preparato la sua sacca ed è uscito
da Music Farm.
Francesco Baccini prima di entrare a "Music Farm"
aveva una fidanzata, come lui stesso ha frequentemente
affermato nel corso del reality. Il problema
è proprio questo: Baccini "aveva" una fidanzata,
perché ora non ce l'ha più. Dopo aver
conosciuto Dolcenera e aver perso letteralmente la testa
per lei, il cantante genovese è stato mollato da
Patricia Vezzuli (nella foto), la sua bellissima, ed ora
ex, fidanzata. Attraverso la televisione Patricia ha capito
che Baccini si era innamorato di un'altra e sempre attraverso
la televisione Patricia ha dato il benservito a Baccini.
La Vezzuli, finalista Miss Italia 2001, infatti, ospite ieri
sera di "Markette" di Chiambretti, ha ammesso con chiarezza
di non voler avere più niente a che fare con Francesco:
"credo che d'ora in poi ognuno andrà per la sua strada".
Se non bastasse, a Chiambretti che, sornione, le domanda:
"Se lui tornasse con la coda tra le gambe?", la modella ha
risposto: "Vado in fuga io".
MA
CHE CAUCUS DICI
Oggi a Santiago si è aperta la terza Conferenza “Community of Democracies”
(la prima fu Varsavia 2000, la seconda Seoul 2002), con
lo scopo di procedere alla organizzazione
di un’alleanza dei paesi democratici, o “Democracy
Caucus”, che facciano lobby in seno all’ONU,
a partire dalla Commissione sui Diritti Umani, per determinarne
una radicale riforma.
La parola “Caucus” è stata mutuata da
un idioma degli indiani d’America e si riferisce
normalmente alla procedura che regola nella maggior
parte degli Stati USA le primarie con le quali si
selezionano “dal basso” i candidati alle elezioni: riunioni
ristrette degli attivisti locali di un partito, qualcosa
come “assemblea degli iscritti”, insomma.
Emma Bonino, che guida la delegazione italiana,
stamattina a Radio Radicale riferiva di un intervento
ostruzionistico da parte della delegazione
francese, con un certo assenso di quella tedesca
e di quella spagnola, la quale si sarebbe opposta al
concetto di “caucus” paventando un non ben precisato rischio
di creare un’istituzione “non inclusiva”; e faceva
notare, giustamente, come l’organizzazione “inclusiva” ci
sia già (l’Onu così com’è, cioè una
ciofeca aggiungiamo noi), e che pensare di creare la “Community
of Democracies” tirando dentro “tutti” è come pensare
di creare un’associazione ambientalista tirando dentro gli
inquinatori.
La posizione italiana è invece di convinta
spinta per la nascita dei “caucus”, e trova alleati
nelle democrazie “giovani” come Cile e Polonia e Repubblica
Ceca.
Insomma, l’Europa al solito si presenta sgangheratamente
divisa, con i soliti che remano contro.
Ora tutto dipenderà dalla posizione degli USA.
Per oggi è previsto l’intervento di Condi Rice.
Staremo a vedere.
(continua)
(ale tap, 29.04.05)
Dall'Inghilterra
venti di odio
Arrivano dall'Inghilterra venti di odio contro
Israele, sono folate di vento forti come la
bora e insidiose come un uragano perche' non provengono
da bande di teppisti urlanti ma dal mondo accademico,
giornalistico e teatrale britannico.
Venti di odio doc dunque, di origine supercontrollata,
refoli colti e blasonati ma non per
questo meno fanatici e ributtanti.
La sera della festa ebraica di Pesach, l'Associazione
Britannica Insegnanti Universitari (AUT),
approfittando dell'assenza dei membri ebrei
che avrebbero potuto opporsi, ha approvato
due mozioni di boicottaggio contro tre universita' israeliane,
Haifa, Bar Ilan e Universita' Ebraica di Gerusalemme.
Il portavoce dell'associazione, tale Sue Blakwell,
si e' presentata ai giornalisti avvolta nella
bandiera palestinese e accompagnata dai suoi personali
gorilla indossanti la kafiah palestinese, per dichiarare:
" Israele e' un paese coloniale che pratica l'apartheid
ed e' piu' pericoloso del Sud-Africa" e ancora , sempre
piu' invasata :"Bisogna rimuovere questo regime".
Sue Blakwell e altri 49.000 accademici inglesi
hanno dunque deciso di interrompere lo scambio
culturale e scientifico con l'unico Paese del Medio
oriente dove esiste la totale liberta' accademica, dove
l'Universita' e' aperta a tutti, indipendentemente
dalla fede, dal credo politico e dal gruppo etnico; dove
studiano centinaia di arabi.
Questi disgustosi personaggi hanno deciso di boicottare
il paese che piu' ha dato al mondo nel campo
scientifico e tecnologico e hanno impedito agli
oppositori di votare a sfavore dimostrando di essere degni
seguaci del loro leader spirituale Arafat, maestro di
teorie naziste ormai radicate in menti malate.
La notizia ha provocato indignazione in Israele
dove peraltro, in nome della democrazia e della
liberta' che contraddistingue questo Paese, ci si
rifiuta di licenziare il professore della Haifa University
che ha provocato questo schifo, Ilan Pappe, filopalestinese
e antisemita.
Qualcuno ha proposto provocatoriamente di mandarlo
a insegnare nei territori palestinesi che
lui tanto ama ma dove, ironia della sorte, non e' desiderato
perche' ....non musulmano. (...)
Clicca qui per continuare
nella lettura.
Deborah Fait
- informazionecorretta
Verdi in crisi
Secondo quanto scrive The Economist (clicca
qui
per il testo dell'articolo in inglese) i movimenti ambientalisti
sono in crisi in tutto il mondo. Negli Stati
Uniti hanno subìto una serie di sconfitte
su questioni importanti. Anche i gruppi europei,
politicamente più forti, pagano alcuni gravi
errori: basti pensare all'invocazione del confuso principio
di precauzione per demonizzare le nuove tecnologie,
dalle centrali nucleari di nuova generazione agli organismi
geneticamente modificati.
POLITICI E IMPRENDITORI
Molti, soprattutto
a sinistra, hanno detto che Berlusconi è un
incompetente, che ha fondato un partito di plastica da governare
come un'azienda e, in una parola, che non è un
vero politico. Hanno ragione? In buona parte sì.
Berlusconi
è certamente un uomo di genio, capace d'imparare
a grande velocità ed avere successo in campi che
fino al giorno prima gli erano estranei. È
passato con estrema naturalezza dall'edilizia alla televisione,
per esempio. Ma in politica ha dei limiti. Perché mentre
nei passaggi precedenti è rimasto nel mondo dell'imprenditoria,
qui si è paracadutato in un mondo affatto diverso.
Il mondo
dell'imprenditoria ha un parametro di base universalmente
riconosciuto: il denaro. È positiva quell'azione
che fa guadagnare denaro all'impresa, negativa quella
che gliene fa perdere. Volendo salire ad un livello più
alto, è positiva quell'azione che fa guadagnare più
soldi a più persone (o all'intera economia nazionale),
negativa quella che danneggia i più. Nel mondo della
politica, invece, il denaro non conta quasi nulla. Non perché
i politici non siano avidi (ché anzi la gente li immagina
tutti ladri!) ma perché il denaro appartiene allo Stato.
Mentre dunque l'imprenditore non farà mai nulla che possa
danneggiare la sua impresa, il politico sarà disposto
a far spendere cento allo Stato per far avere dieci al proprio
partito. Si possono comprare macchine costosissime per l'ospedale,
anche se nessuno le userà, o realizzare opere pubbliche
faraoniche ed inutili solo perché ne viene un dieci per cento
al partito (Tangentopoli). Oppure si possono provocare buchi in
bilancio per un pugno di voti (l'abolizione del ticket a fine
legislatura, 2001). O infine provocare danni stabili e permanenti
all'economia nazionale pur di ottenere un successo demagogico
(la rinunzia al nucleare).
Nel mondo
dell'impresa il denaro è un elemento moralizzatore
non solo perché domina l'interesse economico,
ma anche perché l'imprenditore affidabile fa buoni
affari e li fa fare agli altri. Nel mondo della politica invece
questo baricentro manca. Obbedendo ai consigli di Machiavelli,
il politico ha la preoccupazione d'apparire onesto, non quella
di esserlo. Perché la politica non premia i migliori
ma quelli che appaiono migliori: quelli che fanno le migliori
promesse, perfino quelli che creano le migliori illusioni.
È il mondo della fantasia e della speranza, non quello dei
bilanci e dei conti del ragioniere. Per questo la politica è
capace di realizzare, in positivo ma anche in negativo, finalità
impensabili per l'economista.
Nel mondo della politica
agisce infatti una forza che nel campo della libera
economia manca: l'ideologia. Questa molla (che a volte
maschera l'invidia, l'avidità, l'immaturità)
può spingere a fare cose assurde. Qualcuno un
giorno immaginò che i pazzi non fossero pazzi, ma individui
che una società cattiva e insensibile emarginava,
ed ottenne la chiusura dei manicomi. Non tenendo conto dei rischi
per tutti e del fatto che, spedendo i pazzi a casa loro, si
condannavano le famiglie d'appartenenza ad un‚assistenza per cui
non erano preparate e che le avrebbe eccessivamente penalizzate.
Infatti sono subito nati i "manicomi a pagamento", in cui
le famiglie tengono dei parenti ingovernabili, e s'è
subito visto che, pure cambiando il nome, bisognava mantenere
strutture pubbliche per i casi più gravi (TPO). Una cosa
del genere - negare l'evidenza della malattia mentale - non poteva
certo venire in mente ad un economista.
Ma questo
non è un caso isolato: basti dire che mentre per
un economista è del tutto evidente che le prestazioni
affidate allo Stato sono più costose e meno efficaci
di quelle affidate ai privati, per l'ideologia populista
o di sinistra lo Stato è sicuramente disinteressato,
economico ed efficiente. Poco importa che la realtà
contraddica costantemente questo assunto: l'invidia per il
proprietario della Clinica Privata farà sempre favorire
il costoso Ospedale Pubblico. L'ideologia non può essere
contraddetta.
Ecco quello
che Berlusconi non capisce. Per lui, incompetente,
due più due fa quattro.
Ovviamente
la conclusione non è che bisogna abolire la
politica. Il sogno del governo dei tecnici di fatto
è il sogno della dittatura illuminata, che tanti
danni ha già fatto. La conclusione è al contrario
che per operare bene in favore della collettività bisogna
essere capaci di farlo malgrado la politica com'è.
L'ossimoro
vincente è un Duca Valentino benefico.
Gianni
Pardo, 29 aprile 2005
Tocca alla funzionaria Onu
Laura Dolci rimediare alle ‘confusioni barbariche’
della Bignardi
Daria Bignardi
conduce “Le invasioni barbariche”. Ha intervistato
Laura Dolci, funzionaria Onu, vedova di Jean Selim Kanaan,
morto due anni fa nell’attentato contro gli uffici Onu a
Bagdad. Entrambe avevano partecipato alle principali missioni
di pace degli ultimi anni. La Dolci ha spiegato, con pacatezza
e competenza, che gli interventi Onu hanno avuto spesso esiti
deludenti perché non supportate da adeguato uso della forza
militare, e che gli eccessi di pacifismo sono dannosi. La Bignardi
ha pensato di chiederle se conoscesse altre “vedove del terrorismo”,
facendo l’esempio della vedova Calipari. La Dolci, severamente,
le ha ricordato che vittime del terrorismo sono i nuovi poliziotti
iraBignardi Invasioni barbaricheBBBBcheni uccisi quotidianamente,
mentre quello di Calipari è stato un incidente.
Invasioni,
o confusioni barbariche?
Valerio Fioravanti - l'Opinione
IL GOVERNO HA LA FIDUCIA DELLA
CAMERA E DEL SENATO
Dopo la Camera
dei Deputati anche l'assemblea di Palazzo Madama
ha votato la fiducia. Per il Presidente del Consiglio
Berlusconi si è trattato 'di una grande prova di compattezza'.
Il voto al Senato, ha fatto seguito ad una giornata di intenso
dibattito alla Camera dei Deputati. Qui il Premier ha
parlato due volte: la prima, martedì, pronunciando
in aula il suo discorso che si è concluso con la richiesta
di fiducia. La seconda, mercoledì, replicando agli
interventi dei Deputati dei diversi partiti di maggioranza e
di opposizione.
Se "la sinistra"
vincesse le elezioni politiche del 2006 - ha affermato
Berlusconi durante la replica a Montecitorio
- in Italia ''la democrazia sarebbe minore". Ma "gli italiani
sono saggi" e non daranno la maggioranza parlamentare
all'Unione che, in questo frangente, si sta distinguendo per
il "vecchio vizio italiano" di spargere ''pessimismo, disfattismo,
catastrofismo".
Nella sua
replica che ha anticipato le dichiarazioni di voto
il Presidente Berlusconi ha parlato del negativo contesto
economico internazionale i cui effetti si sono avuti
sulle performance tenute in questi anni dall’Italia.
“Inoltre – ha detto - è da sfatare il mito che gli altri
Paesi europei abbiano un andamento migliore del nostro: anche
il trend del debito di Francia, Spagna o Germania, ad
esempio, e' negativo, nel senso che aumenta"
IL BASTONE DI BERLUSCONI
Sergio
Romano giudica una buona idea quella del partito
unico di centro-destra.Ma sostiene che idee del
genere possono avere successo a due condizioni.
"In primo luogo debbono essere fatte da un leader
vincente nel momento in cui il suo prestigio offre a
tutti una ragionevole speranza di successi futuri. In secondo
luogo il federatore deve dimostrare che la nuova casa sarà
accogliente e che i partiti minori non saranno alloggiati
in solaio o in cantina". La tesi dell'ambasciatore non
risulta convincente.
Si faccia
l'ipotesi che Berlusconi avesse cercato d'imporre
il partito unico nell'autunno del 2001. Quale sarebbe
stato il risultato? An e Udc avrebbero detto no, la
coalizione sarebbe entrata in crisi e tutti - anche
Romano - avrebbero ricordato l'imperativo quieta non movere,
non bisogna creare inutili problemi. "La coalizione ha vinto,
si sarebbe detto. È coesa, tutto procede per il meglio:
che ambizione patologica divora Berlusconi? perché
mai vuole essere l'unico leader, perché mai vuole esautorare
tutti gli altri?" Recentemente l'Udc si è sentita "alloggiata
in solaio o in cantina" mentre ancora era autonoma ed aveva un
suo segretario: come si sarebbe sentita, se le si fosse proposto
d'essere una semplice corrente del Partito della Liberta?
Romano però sostiene che in quel
momento il Cavaliere avrebbe approfitto del "prestigio"
dell'uomo vincente. Cioè dell'uomo che può
offrire qualcosa. Ma - avrebbe potuto rispondergli Machiavelli
- se la promessa di benefici è allettante, la promessa
di punizioni può essere anche più efficace: "È
meglio essere temuti che amati". Un Berlusconi vincente
offre posti di governo, un Berlusconi perdente minaccia la distruzione
del centro-destra e cent'anni d'opposizione per An e Udc.
Follini è riuscito a creare un enorme sconquasso
con la minaccia di sottrarre il suo piccolo apporto (necessario
solo al Senato) ad una grande coalizione. Che effetto avrebbe,
su questa coalizione, la sottrazione dell'apporto di Forza Italia?
Un partito
del Cavaliere che rifiutasse gli apparentamenti,
ammesso che non si dissolvesse completamente o non si
scindesse in dieci partiti, non vincerebbe da solo le
elezioni. Ma le vincerebbe forse Follini, anche se alleato
con Fini? O l'Udc diverrebbe insignificante oppure, se
volesse continuare a contare qualcosa, sarebbe costretta
a fare ciò che ha sempre escluso di voler fare: passare
armi e bagagli al centro-sinistra. Portando vasi a Samo,
dal momento che sarebbe superflua. E provocando un'indeterminata
esclusione dei moderati dal governo.
Berlusconi
oggi non ha il fascino di chi può offrire grandi
regali, in questo Romano ha ragione: ma ha la credibilità
di chi impugna un nodoso bastone.
Gianni Pardo, 28 aprile 2005
Contro
l'Onu.
"Le Nazioni Unite sono fallite. Bisognerebbe
prenderne atto, dirlo chiaramente, non sprecare
tempo con riforme e alchimie istituzionali. Rispetto alle
grandi questioni come la sicurezza e la pace, l’Onu è
un ente inutile, anzi dannoso. Il Consiglio di Sicurezza
e l’Assemblea Generale hanno tradito lo spirito e i principi
contenuti nella Carta istitutiva, come dimostrano i numerosi
disastri e scandali, dal genocidio in Ruanda del 1994 alla
corruzione gigantesca legata al programma umanitario Oil for
Food scoperta nel 2004. Si impone un nuovo modello di azione globale
perché le Nazioni Unite sono figlie della guerra fredda;
oggi il mondo è cambiato, le frequenti crisi locali
non rispondono più alla logica geopolitica del bipolarismo,
ma richiedono analisi e interventi che negli ultimi anni solo
gli Stati Uniti hanno dimostrato di saper operare. Se davvero
crediamo nel sogno di stabilità dei fondatori dell’Onu
è arrivato il momento di dire «mai più»
alle Nazioni Unite e di sostenere la formidabile idea di un’alleanza
tra le democrazie."
Quarta
di copertina del nuovo libro di Cristian Rocca (clicca qui
per ordinarlo).
BUON SENSO
«Agli amici della sinistra dico: non vi fate
illusioni sul fatto di avere la vittoria in tasca.
Gli italiani hanno buon senso. Sanno bene che voi dominate
nelle scuole, sui giornali, nella corte costituzionale...
E quindi non vorranno darvi anche il governo e la maggioranza
parlamentare. Sono troppo saggi e sanno che non ci sarebbe più
una democrazia. Siamo sicuri che gli italiani non vorranno mettere
tutto nelle mani della sinistra. Ci accingiamo ad un anno straordinario
per una nuova vittoria straordinaria come quella del 2001.
Tanti auguri, vi chiedo la fiducia» (Silvio Berlusconi,
dibattito alla Camera sulla fiducia al nuovo governo)
Massima del giorno
C'è
chi affetta disprezzo per tutto e tutti e sembra deluso
dell'umanità: come se gliene avessero fornita
una inferiore a quella vista sul catalogo.
G.P.
MOLLICHINE
Berlusconi-bis. Serio programma
di governo: "Faremo il possibile; l'impossibile l'ha
già promesso il Berlusconi-uno".
Berlusconi:
"I nuovi obiettivi della maggioranza: le famiglie,
le imprese, il sud". I vecchi per caso erano danneggiare
le famiglie, le imprese, il sud?
Il Papa
ai porporati: "Non fatemi mai mancare il vostro aiuto:
restiamo uniti". Ma c'è qualche cardinale che si
chiama Follini?
Berlusconi,
mentre gli alleati cercavano di eliminarlo,
ha formulato un programma fumoso e irrealizzabile. E poi
dicono che quello di Berlusconi non è un paese
normale!
Antiamericanismo.
Arriva la Toyota Corolla e Giuliana Sgrena dice:
"Finalmente comincia l'inchiesta". Mai vista tanta fiducia
nella giustizia italiana.
Berlusconi:
"La CdL ha bisogno di una nuova casa comune". E
soprattutto ne ha bisogno lui.
Il mondo
politico italiano, destra come sinistra, è
poco propenso a seguire Zapatero per il matrimonio gay. Ancora
non s'è spento l'allarme per la stretta di mano tra
Prodi e Berlusconi!
Mussi:
"Mi contento del Pacs, che rappresenta già
un bel passo avanti". E chi è la felice eletta,
anzi, il felice eletto?
Gianni Pardo
Buona l'idea
di privatizzare le spiagge
L’intenzione del nuovo vice-premier Giulio Tremonti
di avviare un programma di cessione delle spiagge demaniali
è, per l’Istituto Bruno
Leoni, un piccolo ma significativo segnale
incoraggiante. Secondo Alberto Mingardi, direttore
del dipartimento ‘Globalizzazione e concorrenza’ dell’IBL,
“non vi è dubbio che la crescita del settore
turistico italiano passa anche dall’imporsi di quelle
logiche imprenditoriali che solo la proprietà privata
è in condizione di far emergere”.
Al tempo stesso, per Mingardi “le privatizzazioni
devono aver luogo pure in altri settori chiave
(dalle ferrovie alle poste, per fare soltanto due esempi)
e devono essere inquadrate in un progetto volto a ridurre
le imposte: sia al Nord come al Sud. Perché se invece
l’obiettivo è trovare risorse per nuove politiche d’intervento
statale, allora è chiaro che si è del tutto
fuori strada”.
L’IBL ricorda che “nell’Est europeo si sta
assistendo ad una crescita economica talora assai
forte – come ad esempio in Slovenia e in Estonia –
e ciò grazie all’azione combinata di vaste privatizzazioni
e di una fiscalità contenuta (non ultimo, grazie all’adozione
di una flat tax, ovvero un'aliquota unica, al di sotto del
20%)”.
Il Genocidio
degli Armeni
Una delle pagine più oscure, ed al tempo stesso
meno divulgate, della storia del XIX secolo é
quella del genocidio perpetrato dall'Impero Ottomano
prima e dai Giovani Turchi poi, ai danni delle popolazioni
armene stanziate da sempre sul territorio che comprendeva
la parte nord-orientale dell'attuale Turchia e sulle terre
a nord dell'Impero Persiano su fino alle cime del Caucaso.
Ed infatti la storia ci racconta di una nazione eternamente
contesa e frazionata tra molti grandi imperi, Persiano,
Ottomano, Russo e continuamente devastata ed angariata da frotte
di invasori quali i Turchi Selgucidi od i Mongoli. Per ulteriori
informazioni:
- Cumunità armena in Italia: è il
nuovo sito della comunità armena di Roma
molto ben fatto ed utile per seguire le attività proposte
dalla comunità.
- Sito in inglese che
oltre a fornire i dati sulla tragedia armena invita
materialmente al sostegno di una massiccia campagna
per il riconoscimento del genocidio.
- Sito che tratta nello specifico la storia dell'attuale
Repubblica autonoma dell'Artsak, meglio nota in
Italia con il nome turco di Nagorno Karabagh.
Elton John:
"Sposerò David a metà dicembre"
Si sposeranno
a dicembre. Tutto è pronto e tutto è
deciso. Elton John e il suo compagno David Furnish
si uniranno in una cerimonia civile. L'annunicio
arriva dal cantante 58enne che, in un'intervista
al Daily Mirror, spiega che gli piacerebbe sposarsi
a Windsor, la stessa cittá dove si sono convolati
a nozze recentemente il Principe Carlo e Camilla
Parker Bowles. "Vogliamo sposarci intorno alla metá di
dicembre - ha detto l'autore di 'Your song' che in questi giorni
si trova a Las Vegas- probabilmente a Windsor. Ma non ci sará
luna di miele perché sarò in tour".
I
matrimoni gay non sono permessi in Gran Bretagna
ma dopo
il 5 dicembre 2005 le coppie omosessuali potranno avere
alcuni riconoscimenti civili (tra cui quelli ereditari
e fiscali) che derivano dai matrimoni. Il matrimonio
non potrá tenersi prima del 21 dicembre perchè,
dal momento dell'entrata in vigore della legge, dovranno passare
almeno 15 giorni per avere lo stato civile necessario a sancire
l'unione.
Furnish,
42 anni, regista, è fidanzato con Elton John
da 11 anni. Il mese scorso si era diffusa la voce che la
coppia fosse in crisi ma un comunicato ufficiale dei due
ha smentito l'indiscrezione spiegando, al contrario, che
mai avevano attraversato un momento più felice. Elton
John, nominato "Sir" nel 1998, ha parlato nell'intervista
dell'importanza dell'amore che lo lega al compagno: "Incontrare
David è stata la cosa più grande che mi sia
capitata - ha detto John - Passiamo molto tempo distanti
e non è facile ma la relazione funziona. Ci telefoniano
cinque o sei volte al giorno e ci mandiamo cartoline da qualsiasi
parte ci troviamo". Elton John è stato sposato per 4 anni
nel 1984 con una donna tedesca, l'ingegnere del suono Renate Blauel.
25 Aprile
Perché sia la festa
di tutti serve serietà
Se dev'essere una festa dal significato stravolto,
come ormai tutto contribuisce a renderla, perché
non usarla per fare i conti con il nostro passato? Se il
25 aprile dev'essere la festa dei no global, della liberazione
di Santoro, dei girotondini, dell'articolo 21 della Costituzione,
di quelli che sostengono che Berlusconi è come Mussolini,
se dev'essere una sorta di bis concesso a Cofferati,
se dev'essere la festa di quelli che cantano a sproposito «Bella
Ciao», allora perché non farla diventare la
festa oltrechè dei vincitori nella guerra di Liberazione
anche dei vinti?
Le persone serie sanno bene che non è facile
far diventare questo giorno la data di tutti e che
forse rimarrà solo un desiderio irrealizzabile
trasformarla nella festa di tutti gli italiani. Ma all'origine
dell'aspirazione, almeno questo cerchiamo di spiegare,
non c'è un voler confondere le carte, un voler
scadere nell'ambiguità ma l'intenzione di aggiornare
il valore ai fatti prodotti dalla storia.
E dunque a distanza di 60 anni il fatto prodotto
è questo paese, abitato ormai purtroppo da pochi
nonni, che si portano negli occhi le immagini di quella
guerra e da tanti figli e tantissimi nipoti, che quella
storia l'hanno vissuta trasmessa nelle versioni fornite dalle
famiglie o, come è sempre più frequente, nei silenzi
calati su quei fatti.
E dunque non è ormai giunto il tempo di prendere
atto che nel suo significato storico questa festa
può essere qualcosa di meno lontano e di più
attuale? E se è troppo pensare che possa diventare
una festa della riconciliazione, almeno proviamo
a pensarla come festa che ricorda i nostri padri. E la loro
giovinezza, che si perse nella tragedia. Non si tratta di
andare dietro le mode del revisionismo, chè comunque
in quantoatteggiamento aperto a rimettere in discussione
tesi definite è sempre meglio di quello predicato dai sostenitori
dei tabù e delle verità immutabili.
Ma il tempo ci ha fatto conoscere che c'era dignità
anche in tanti italiani, schierati con i vinti.
Abbiamo saputo che almeno in certi casi ci fu casualità
o inconsapevolezza o amor patrio. Abbiamo saputo che
nella gloria dei partigiani ci fu accanto a tanto autentico
onore anche una parte contraffatto. E che dire allora
di quelle migliaia di soldati, che sono sempre stati ignorati
e che pagarono con il campo di concentramento la loro fedeltà
all'esercito italiano, rifiutando e di imboscarsi (nascondersi
nei boschi) e di collaborare con i tedeschi? Di certo
qualcosa va letto in modo diverso in questo anniversario,
che per il suo alto valore nazionale non deve finire in mano
agli spiriti leggeri o ai martiri televisivi, che confondono
la lotta di liberazione con le loro sbruffonate. (da il Giorno)
Per saperne di più, "Appunti
storiografici sulla Resistenza",
memoria rossa, memoria nera, memoria
grigia. Come e perché non si è riusciti
a crearne invece una condivisa. Italiana. Vera.
Clicca qui.
IL FESTIVAL DEL
LUOGO COMUNE
Sono
sessanta gli anni trascorsi dalla cosiddetta Liberazione
e il centrosinistra ha profuso tutte le sue energìe
per farne una manifestazione gigantesca da congiungersi
con l'altra festa, quella del primo maggio. Da sempre
assistiamo per la ricorrenza del 25 di aprile alla solita
litanìa di luoghi comuni impastati di retorica e
stavolta, ricorrendo il sessantesimo, gli interessati
si sentono in diritto ed in dovere di rincarare le dosi.
Tra
le dichiarazioni che già leggiamo ci sono quelle
che dimostrano certamente la scarsa considerazione
che viene riposta nel senso critico dell'italiano medio
: la Liberazione come festa della democrazìa, l'avvenimento
come preludio alla Costituzione del 1948 che va preservata
pena la perdita dell'unità nazionale, il valore dell'antifascismo
che essa rappresenta.
Perchè
si tratta di dichiarazioni tendenziose e manifestamente
di tipo propagandistico ?
Perchè,
non si può trarre da un fatto storico una
conclusione che certa non può essere. Che coloro
che composero la Resistenza, prodigandosi in atti spesso
eroici, volessero liberare l'Italia dai tedeschi e dai
loro alleati della RSI non ci son dubbi ; ma che volessero,
al tempo stesso, instaurare una democrazìa, non
può essere assolutamente da ciò desunto, se non
come semplice ipotesi e gli eccidi partigiani che son continuati
fino al 1948 sono semmai un grave ( e clamoroso ) indizio di
una volontà contraria.
Che
la Liberazione sia il preludio alla nostra carta costituzionale
ci dice pochissimo, perchè anche nei paesi
comunisti avevano delle costituzioni che rappresentavano
un modello di liberta e di democrazìa, basti
pensare a quella fatta approvare da Stalin nella seconda metà
degli anni '30, solo che questi testi normativi hanno sempre
avuto il valore di mero vezzo letterario, cioè sono
sempre rimasti lettera morta. Quindi, se non ci fosse stata
la benedetta sconfitta elettorale del Fronte Popolare alle
elezioni del 1948, con la vittoria della coalizione dei moderati,
la nostra Costituzione poteva prevedere tutte le libertà
che si possono volere, tanto oltre la carta la loro operatività
non sarebbe andata. Il fatto che il rispetto della Costituzione
debba sempre accompagnarsi alla sua assoluta immodificabilità,
costituisce un'assurdità inaudita e sarebbe da
chiedere agli uomini del centro-sinistra perchè mai
la Costituzione stessa preveda nel Titolo VI, sezione II,
all'art.138 le regole da seguire per la sua modifica.
Infine, una festa che davvero
unisca tutto il popolo italiano non può essere fondata
sull'antifascismo, per il semplice fatto che ragionare
in questo modo rivela l'azione propagandista di tutti i comunisti
post e neo, perchè vuol nascondere la realtà che
il comunismo è sinonimo di dittatura e repressione, implicando
invece che dittatura è stato solo il fascismo.
I
valori del nostro stato devono fondarsi sull'opposizione
decisa a tutte le forme di totalitarismo, di destra
e sinistra, e non sul rifiuto subdolo ad una sola di
espressioni autoritarie, e solo in questo modo potremmo davvero
unire tutto il popolo italiano.
Per
le suesposte ragioni è da apprezzarsi, perchè
coraggiosa e anticonformista, la decisione del Presidente
del Consiglio di non partecipare alle manifestazioni
ufficiali per la celebrazione della Liberazione, mentre
al contrario son particolarmente disprezzabili,
per le stesse ragioni , le dichiarazioni rilasciate dall'ex
presidente dell'IRI Prodi.
Lucio Sergio Catilina - 25-04-2005
L'ASSOLUZIONE DEI TERRORISTI
Nella motivazione della sentenza con la quale il
giudice delle udienze preliminari Clementina Forleo
ha assolto dall'imputazione di terrorismo internazionale
alcuni accusati si legge una teoria giuridica sorprendente.
A suo parere il terrorismo, se inquadrato in un conflitto
anomalo ("guerriglia"), non è più terrorismo.
Viceversa, è noto che la giurisprudenza ed anche
la Convenzione di Ginevra considerano da sempre atti terroristici
gli atti di violenza armata commessi senza il rispetto
di certe regole (indossare una divisa, non nascondere le armi,
ecc.). Questo regole sono intese a dare alla guerra, malgrado
la sua intrinseca brutalità, qualche regola e un
minimo di lealtà. Soprattutto per proteggere i civili.
Se infatti, presentandosi come civili, dei "resistenti" attaccano
le truppe regolari, accade poi che le truppe regolari trattino
i civili come nemici armati, facendone strage.
Tutto questo è giuridicamente pacifico ma in
Italia, da sessant'anni, si glorifica la "Resistenza".
La conseguenza è che qualcuno, come quel giudice, può
pensare: se chi ha commesso atti di terrorismo contro i
nazisti (con la patente autorilasciata di resistente) merita
un monumento, non si vede perché chi commette atti
di terrorismo contro gli americani o i loro alleati (sempre con
la patente autorilasciata di resistente) debba essere considerato
un delinquente.
Forse la dottoressa, piuttosto che badare al diritto,
s'è lasciata suggestionare da una pubblicistica
superficiale. Rimane però il fatto che,
se ha torto, ha torto con lei tutta la retorica resistenziale
italiana. Il diritto d'indignarsi, per quell'assoluzione,
appartiene esclusivamente a chi ha considerato tecnicamente
terroristi i partigiani. Ha diritto d'indignarsi il
giurista, non il lettore di giornali. E neppure chi li
scrive.
È avvenuto in questa occasione ciò che
sempre avviene nelle rivoluzioni. Nel momento in
cui si tratta di abbattere l'Ancien Régime,
si glorifica la violenza rivoluzionaria. Ma nel momento
in cui la Rivoluzione vince, essa si dimostra non meno
repressiva dell'Ancien Régime. Ogni
Stato ha un sano istinto di conservazione. La Forleo non ha
capito che la glorificazione della violenza che ha portato
all'instaurazione d'un certo Stato è pura politica,
pura retorica, pura ipocrisia. Quando poi si va sul concreto
si smette di scherzare e i terroristi, se presi, vanno in
galera. Se sono fortunati.
Ma la storia non insegna niente a nessuno e a volte
persino lo studio del diritto non lascia grandi tracce.
Gianni Pardo, 25 aprile 2005
LA FINE DEL BERLUSCONISMO
(CAMPA CAVALLO...)
Gli articoli politici dei giornali seri sono composti
per un quarto di fatti e per tre quarti di previsioni,
interpretazioni e predizioni. Al lettore non interessa
tanto sapere che cosa è successo quanto che cosa significa
e che cosa comporterà in futuro. L'editorialista
si dannerebbe dunque l'anima per dimostrarsi affidabile
profeta e una delle sue più grandi soddisfazioni
è poter scrivere: "Ve l'avevo detto".
Molti, pur di poter scrivere quelle parole, oggi
parlano di fine del berlusconismo. Anzi lo dànno
per cosa assodata. Berlusconi - per quanto se ne
sa - sta bene in salute; ha formato un nuovo governo;
ha dinanzi a sé un intero anno (cioè la durata
media dei governi d'un tempo) ma tutto questo non importa:
il berlusconismo è finito. Ora, che sia vero o no,
bisogna chiedersi che cosa ciò significherebbe; e
per studiare un'ipotesi senza sbavature, facciamo l'ipotesi
che Berlusconi muoia il 25 aprile. Ovviamente, Curzio
Maltese direbbe che ha scelto quella data per rovinare
la festa della Resistenza, ma lasciamo da parte i commentatori
malevoli e vediamo quali sarebbero le conseguenze.
Mentre Udc e An hanno
un loro passato e una loro ideologia, e potrebbero
vegetare per anni in un'inconcludente opposizione,
Forza Italia, a parere di tutti, si richiama solo a Berlusconi
e senza di lui probabilmente sparirebbe. Infatti, da
che cosa è nata? Dall'intuizione del Cavaliere
di chiamare sotto le sue bandiere tutti gli orfani della
Dc e del Psi che votavano "contro" la sinistra. Berlusconi
ha aggiunto a questo "contro" un programma liberale: cioè
la riforma delle pensioni e del lavoro, lo Stato minimo,
l'abbassamento delle imposte, i grandi lavori, la riforma della
giustizia. Tante belle cose che, nel sentimento di molti,
non sono state realizzate. E non sono state realizzate soprattutto
a causa degli alleati. Dunque, morto lui, l'idea più
diffusa sarebbe: quell'uomo, se tutti non avessero remato contro
(persino nella sua coalizione) avrebbe fatto di più:
che possiamo aspettarci dai suoi nemici e dai suoi falsi amici?
Se questa analisi è vera, ben difficilmente,
morto il leader, molti voterebbero per persone affidabili
e sicuramente liberali come Antonio Martino. Forza
Italia, se sopravvivesse, passerebbe da primo partito
a partito di mera testimonianza. E dove andrebbero i voti
d'un elettorato deluso? Nessuno potrebbe ragionevolmente
pensare che si riverserebbero integralmente su An (che
molti elettori di Forza Italia considerano vagamente fascista
e retrograda) e sull'Udc (che molti elettori considerano
causa prima del fallimento di Berlusconi). An e Udc ridiverrebbero
irrilevanti, molti voterebbero a sinistra e il centro
destra si sfalderebbe. Tornerebbe al punto in cui l'ha lasciato
Martinazzoli. La fine di Berlusconi sarebbe la fine del quadro
politico come lo conosciamo.
Ma Berlusconi è ancora vivo ed è il presente,
che bisogna capire.
L'invidia è quel sentimento che preferisce
il male altrui al bene proprio. Qualcuno ha detto
che molte persone, se si vedessero offrire tremila,
a patto di dare duemila al vicino, rifiuterebbero l'offerta.
Nel presente, tutto il centro-sinistra e buona parte del
centro-destra non hanno digerito il successo personale
di Berlusconi. Molti, per farlo cadere, sono disposti ad
andare a fondo anche loro. Non capiscono che egli è il
ramo su cui sono seduti.
E allora l'Italia intera merita non solo la fine
di Berlusconi, ma d'essere governata per vent'anni
dal centro-sinistra. Da Pecoraro Scanio e Nichi Vendola,
da Marco Rizzo e Willer Bordon, da Bertinotti e Cossutta.
E soprattutto da quel grande leader dalle idee chiare e
dalla parlata cristallina che è Romano Prodi.
Se Berlusconi non fosse ambizioso non sarebbe Berlusconi.
Ma se non fosse ambizioso potrebbe andare in pensione
e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Gianni Pardo, 24 aprile 2005
MARCO TRAVAGLIO
Qualcuno - forse non credendo di far male - ha mandato
in giro un articolo di Marco Travaglio. Che è
un giornalista speciale, ma fino ad un certo punto.
Non è infatti l'unico che intinge la propria penna
esclusivamente nel fiele; non è l'unico che scambia
le opinioni dei requirenti per verità rivelate;
non è l'unico che affibbia soprannomi ingiuriosi;
non è l'unico che stravolge i fatti per farli servire
alle sue tesi e infine non è 'unico convinto che più
si esagera, ripetendo la propria tesi di fondo ogni rigo e mezzo
(Berlusconi è il diavolo), meglio è. Ma è
forse l'unico che mette tutte queste cose insieme.
La lettura d'un suo articolo induce una persona
normale a chiedersi che cosa ne penserebbe uno
psichiatra. Poi prevale l'atteggiamento che hanno
i meccanici quando si fonde il motore d'una macchina che ha
già dodici anni. Vale la pena di ripararlo? Varrebbe
mai la pena di contestare le innumerevoli affermazioni
azzardate o infondate, gli insulti gratuiti, le esagerazioni
flagranti, i peccati di cattivo gusto che gridano vendetta
dinanzi all'Altissimo?
Si deve tuttavia ammettere che Travaglio è
inoffensivo. Dal momento che basta averne letto
un paio di paragrafi per sapere che cosa ci si può
aspettare da lui, è ovvio che fanno parte dei suoi
lettori solo coloro che desiderano leggere proprio
ciò che lui scrive. Chi, come il sottoscritto, l'ha
assaggiato una volta, sa che il problema è risolto.
Riguardo a lui uno può dire quello che si dice d'una pietanza
cui si è allergici: dolente, non fa per me. Non solo non
mi farebbe bene, ma mi farebbe male. Forse va bene per altri.
C'è gente che digerisce le pietre.
Gianni Pardo
PESACH,
QUANDO LA SUPERBIA DEL FARAONE E IL PANE
DEGLI EBREI NON LIEVITARONO PIU'.
Quest’anno
Pèsach cade la sera del 23 aprile in quanto
l’anno ebraico in corso, il 5765, è un anno
embolismico ossia ha un mese in più, necessario
a sincronizzare l’anno lunare di 354 giorni con le stagioni
dell’anno solare di 365. Pertanto ogni due-tre anni
viene aggiunto un tredicesimo mese che precede il mese di Nisan
in cui cade Pèsach.
Per saperne di più,
clicca qui.
NUOVO
GOVERNO BERLUSCONI
Il coraggio delle scelte
Quale
che sia la sorte futura del neonato governo, si è comunque chiuso
un ciclo decennale, dominato da Silvio Berlusconi.
Quali effetti avrà la fine di questo ciclo sul centrosinistra?
Nel decennio trascorso Berlusconi ha rappresentato una
sfida per la sinistra su molti fronti. E l'ha profondamente
influenzata. Sono almeno tre i terreni nei quali Berlusconi
ha creato forti discontinuità rispetto alle tradizioni
della Prima Repubblica. Il primo ha riguardato l'ambito, politicamente
rilevantissimo, dei simboli. Sul piano simbolico il «berlusconismo»
ha rappresentato l'esaltazione dell'impresa e della libertà
economica, argomenti tabù per la politica tradizionale.
Il fatto che Berlusconi non sia riuscito a tradurre quella discontinuità
simbolica in una effettiva politica liberal-liberista è
forse la vera causa della sua sconfitta. Ma, comunque, quel messaggio
ha inciso per un decennio anche sulle idee della sinistra, obbligandola
a modernizzare il proprio approccio ai temi del mercato e dell'impresa.
Che cosa resterà di queste innovazioni, quanto meno simboliche,
quando la sfida berlusconiana sarà archiviata?
Il secondo fronte ha riguardato
la politica estera. Berlusconi è stato l'interprete
di una politica «occidentalista»: fedeltà
agli Usa anche al prezzo di tensioni in Europa, scelta di campo
pro-israeliana, una politica europea meno disponibile a lasciare
all'Italia il ruolo di ruota di scorta dell'asse franco-tedesco.
E' anche a causa di questa politica occidentalista, e delle
sue conseguenze (la presenza militare italiana in Iraq) che Piero
Fassino ha potuto, al recente congresso del suo partito, prendere
così radicalmente le distanze dall'antiamericanismo di
sinistra.
Il terzo fronte (ma anche
quello in cui Berlusconi ha avuto meno successo in assoluto)
ha riguardato le istituzioni. Con proposte di riforme inadeguate
e, su vari punti, anche sbagliate, egli si è fatto
comunque interprete di un tentativo di radicale cambiamento
delle istituzioni di governo. Ha fallito ma cosa resterà,
dopo di lui, della legittima aspirazione a dare al premier
i poteri necessari per non essere un ostaggio impotente nelle
mani dei partiti? O della aspirazione a rendere più «occidentale»
il nostro sistema giudiziario, per esempio separando le carriere
di giudici e pubblici ministeri? E' possibile che, venuta
meno la sfida berlusconiana, di tutto ciò non resti traccia
e il centrosinistra si adagi in un conservatorismo soddisfatto,
pago delle poche virtù e dimentico dei vizi delle nostre
tradizioni politico-istituzionali. In questo caso potrà
ereditare il potere ma non la capacità di esercitarlo per
modernizzare il Paese. Dovrebbe essere fonte di preoccupazione
per il centrosinistra constatare che, al momento, la regione
più «rossa», ove maggiore è stato il
suo successo, è la Basilicata, mentre proprio le due regioni
economicamente più forti e dinamiche, Lombardia e Veneto,
sfuggono alla sua presa.
Berlusconi commise l'errore,
prima delle elezioni del 2001, di non affrontare
il nodo rappresentato dalla eterogeneità interna della
sua coalizione. Finse che il centrodestra fosse unito
dietro di lui. Come primo ministro ha pagato questo errore.
Prodi corre oggi lo stesso
rischio. Il centrosinistra è altrettanto diviso
al suo interno e a Prodi converrebbe non imitare Berlusconi.
E farsi ora promotore di una proposta di governo, non piattamente
incentrata sull’antiberlusconismo e sulla difesa dello
status quo (per esempio in tema di Costituzione), che porti alla
luce subito i conflitti nel centrosinistra. Poiché — Berlusconi
docet — ciò che non si ha il coraggio di fare prima,
lo si sconta dopo. La furbizia di oggi verrà pagata domani.
In credibilità e consenso.
Angelo Panebianco,
Corriere della Sera, 24 aprile 2005
I pidocchi dell'Umanita'
Sui muri
delle citta' israeliane, man mano che ci si avvicina alla
data fatidica, si vedono ormai molti poster sul disimpegno
da Gaza. Di fronte a casa mia ce n'e' uno che fa "Ebrei non deportano
ebrei", in altri si vede la fotografia di una famiglia spaventata
davanti alla porta di casa sua e di fronte a loro un soldato che
dice "No, Capitano, non io".
Decine di psicologi sono
gia' a Gush Katif, vanno nelle famiglie per parlare,
ascoltare, spiegare, consolare, vanno nelle scuole per
ascoltare i ragazzi, i bambini ebrei , per spiegare il
motivo di questa tragedia necessaria per ottenere un po'
di sicurezza non solo per il Paese ma anche per loro che
si sono visti piovere sulla testa piu' di 5000 missili.
Parlano gli psicologi e
migliaia di occhi disperati li guardano e migliaia
di orecchie ascoltano le loro parole ma migliaia di bocche
chiedono "perche'?"
Perche' ancora e sempre
degli ebrei devono essere portati via da qualche
parte e nessuno se ne scandalizza?
Giorni fa hanno suonato
alla porta di casa mia, sono andata ad aprire e
mi sono trovata davanti una signora, una religiosa col
cappellino con dei fiori blu in testa, era di Gush Katif
e andava di casa in casa per offrire qualcosa. L'ho fatta
entrare, ci siamo sedute e abbiamo chiacchierato. Mi ha
raccontato della sua famiglia, dei suoi quattro bambini che
ogni notte bagnano il letto per la tensione, della figlia
piu' grande che non mangia piu' e chiede come faranno a
trasportare la tomba del fratello maggiore ucciso dai palestinesi.
Hadas, cosi' si chiamava quella signora, ha voluto darmi una
busta di prezzemolo di Gush Katif, prezzemolo biologico e kasher
come tutto quello che viene coltivato nelle loro immense serre,
coltivazioni di verdure esportate in tutto il mondo perche'
di prima qualita' e assolutamente prive di insetti.
Mi ha dato anche un libro
e un dischetto per il computer con tutta la storia
del suo kibbuz. Non ha chiesto niente in cambio "Quello
che voglio e' che tutti sappiano cosa abbiamo fatto e quanto
abbiamo lavorato per tutta Israele, che tutti ricordino
il Gush come e' adesso, un paradiso. "
"Cosa posso fare io per
voi?" le ho chiesto e lei , con una tristezza
che le usciva dagli occhi, dalla pelle, dalle mani, mi
ha abbracciata stretta e mi ha detto "prega per noi".
Se ne e' andata tranquilla
come era venuta, silenziosa e dignitosa colle
sue gonne lunghe e il suo cappellino con dei fiori blu
in testa.
E io non sono nemmeno riuscita
a dirle shalom, buona fortuna, andra' tutto
bene, le frasi che sono un leit-motiv in Israele: "hakol
ihie' beseder, tutto andra' bene".
Piangevo.
Mentre in Israele
si sente quest'atmosfera di tragedia che restera'
come una ferita nel cuore di ogni israeliano,
mentre i bambini del Gush Katif si fanno la pipi' addosso
per la paura e mentre gli adolescenti diventano anoressici
o si ribellano con violenza, il tutto nel tentativo
di cercare un po' di pace con i palestinesi, tanto razzisti
da non accettare nemmeno un ebreo su quello che forse un
giorno diventera' Palestina.
Mentre qui si continua a
soffrire dopo i 4 anni di incubo scatenato da Arafat
e dalla sua cricca di criminali, in Italia ci sono degli
ossessi che per l'ennesima volta impediscono a un israeliano
di parlare all'Universita.
Questa volta e' toccato
a Torino, prima era accaduto a Pisa e a Firenze
e a Bologna, dove un diplomatico israeliano Elazar Choen
e la docente di Geografia culturale Daniela Santus che lo
aveva invitato a parlare sono stati minacciati dagli autonomi
di estrema sinistra , dai figli di Hitler e Stalin, da ossessi
dell'odio che alla fine sono arrivati a lanciare razzi
contro la docente.
Questi "studenti" che all'Universita'
in genere parcheggiano le loro chiappe per
lo piu' mantenuti da papa', escono dal letargo culturale
che li contraddistingue per trasformarsi in quello che
in realta' sono: teppisti antisemiti, come quelli che
sotto il fascismo costringevano gli ebrei a bere olio di ricino
o come quelli che in URSS piombavano nei quartieri ebraici
per ammazzare, stuprare, rubare.
Pidocchi dell'umanita'.
Non sono soli pero', pare
che il mondo sia pieno di pidocchi. In Inghilterra
l' Association of University Teachers, cioe' i signori
Accademici hanno votato il boicottaggio delle Universita'
israeliane.
Il motivo ufficiale? la
scarsa critica al Governo Sharon.
Il motivo ufficioso? L'odio
senza confini che questi Accademici Pidocchi
provano per Israele e per gli ebrei. E' dal 2002 che gli
inglesi boicottano Israele e continuano in allegria.
In America invece le organizzazioni
filopalestinesi, oltre alle solite manifestazioni
di odio, oltre alle solite richieste di distruzione
di Israele, hanno chiesto e preteso che la Caterpillar
non vendesse piu' i suo bulldozer a Israele.
La Societa', dopo un veloce
consulto, li ha mandati giustamente a quel paese.
In molte universita' americane,
anzi amerikane, gli studenti ebrei temono
ogni giorno per la propria incolumita' perche' i pidocchi
studenti, affiancati dai pidocchi docenti, diventano
di giorno in giorno piu' violenti in nome del pacifismo
che per loro e' amore per chi assassina gli ebrei, kamikaze
e compagni, anzi kompagni.
"Prega per noi", mi ha detto Hadas abbracciandomi.
Questa sera, mentre
leggero', insieme alla mia famiglia, la haggada'
di Pesach, la storia del popolo ebraico liberato dalla
schiavitu' del faraone, preghero' per loro ma nessuna
remora mi impedira' di maledire tutti i pidocchi dell'umanita',
da Torino all'Inghilterra, da Firenze alla Columbia University.
Si credo proprio che malediro'
con tutto il cuore questi figli di Hitler e
Stalin, con tutto il cuore e con tutto il mio disprezzo.
Deborah Fait -
informazionecorretta
LA TOLLERANZA
IN EUROPA
È noto che il documentario di Theo Van Gogh che
gli è costato la vita non è stato visto da
molti. Ciò dipende dal fatto che le autorità,
anche se dura solo dodici minuti, hanno fatto di tutto
per scoraggiarne la proiezione per timore di disordini e
attentati.
Che si sia potuti
arrivare a tanto è cosa che merita commento.
Clicca qui.
Gianni Pardo,
22-04-2005
MOLLICHINE
Berlusconi ottimista malgrado tutto: fa pensare
a un titolo di Schopenhauer, "Il Mondo come Volontà
e Rappresentazione".
Lite
all'ultimo insulto e all'ultima querela fra
Vattimo e l' "L'Unità". E non si ha nemmeno la
possibilità di scegliere Barabba.
Follini ha fatto
lo sgambetto al governo. Solo dopo s'è accordo
che dentro c'era anche lui.
L'Udeur ha espulso
Cirino Pomicino. "Se prima erano in quattro,
a fare tapìm tapùm, adesso sono in tre,
a fare tapìm tapùm".
In Spagna primo
"sì" ai matrimoni gay. In fondo, legalizza
una realtà. Ora non ci rimane che legalizzare
il matrimonio a tre.
All'uscita dal
Quirinale gli uomini politici hanno detto o cose
banali o cose incomprensibili. Cessato allarme: tutto
è normale.
L'Udc ha chiesto
a Follini di restare segretario e non entrare
nel nuovo governo. L'inverso, penseranno tutti
gli italiani, sarebbe stato una catastrofe.
Maroni: "E' una
crisi al buio". Illuminante, invece, la
novità dell'immagine.
Da Almunia un nuovo
avvertimento all'Italia. Se non la smette gli
faremo avere un avvertimento da Provenzano.
Per Castelli,
si rinuncia alla riforma degli ordini professionali.
Lobby batte governo uno a zero.
Fallito il secondo
attentato di Nassiryah contro gli italiani per
un guasto tecnico. Che l'italianità sia contagiosa
a questo punto?
Gianni
Pardo
L'UNIONE
FA LA FARSA
Rissa tra Prodi e Rifondazione Comunista al tavolo
delle trattative per la delegazione
Il centrosinistra
non riesce ad unirsi neanche sotto l’aura del
Colle. La convocazione delle delegazioni dei partiti si
è infatti trasformata, ieri, in una messinscena
a metà tra la farsa e lo psicodramma. Lo riconosce
l’Unione stessa, in cui aveva serpeggiato in un
primo tempo l’idea di procedere con una delegazione unitaria
ed un solo portavoce, Romano Prodi. Sarebbe stato un segnale.
Si è invece rivelato un campanello d’allarme per
la coalizione, incapace di esprimere una posizione unitaria
per una occasione importante come quella di ieri. Per Prodi
una cocente delusione, impossibile da mascherare: “Poteva
concludersi in modo totalmente soddisfacente e invece, sul
vertice dell'Unione di oggi, rimane una macchia che appanna
il risultato”, recitava ieri una nota dell’ufficio stampa
del Professore. I toni sono amari: “Benché a prevalere
siano i giudizi con il segno più, sull'andamento
dell'incontro rimane impresso il ''rammarico'' per non
essere riusciti a salire al Colle per le consultazioni di
Carlo Azeglio Ciampi con una sola delegazione”. L’animosità
dei partiti, la rissosità della coalizione nel suo complesso
e l’insolenza delle piccole formazioni, che da questi momenti
traggono il massimo della visibilità, hanno
impedito all’Unione l’ennesima comparsata da avanspettacolo.
Ed il termine “rammarico” emerge dall’entourage prodiano
per definire lo stato d'animo del Professore, che ieri aveva
sentito per telefono Fausto Bertinotti che gli aveva spiegato
le ragioni per cui il Prc non avrebbe comunque fatto parte
della delegazione. Nessuno tra i segretari e i capigruppo
dell'Unione si era fatto – per la verità – troppe
illusioni sulle possibilità di un ripensamento. Eppure,
subito dopo la relazione iniziale di Prodi (che avrebbe
fatto solo un fugace accenno alla questione) e la determinazione
di scrivere un testo unitario da sottoporre al presidente Ciampi,
c’è stato un tentativo in extremis di convincere Rifondazione.
Un vertice con i capigruppo Franco Giordano e Luigi Malabarba
non avrebbe però dato i frutti sperati. Al pressing dei
prodiani Giordano ha replicato infastidito che il sistema politico
è basato su un sistema bipolare e non bipartitico, che
il Prc fa parte di un’alleanza elettorale e che l'Unione, (''fino
a prova contraria'', avrebbe affermato il capogruppo di Rifondazione)
non e' un soggetto politico. “La prassi istituzionale e le procedure
per le consultazioni - avrebbe argomentato ancora Giordano- vanno
rispettate'', al pari dell'autonomia e dell'identita' dei partiti
che compongono la coalizione. Oltre mezz’ora di discussione, un estenuante
braccio di ferro e non poca tensione, per poi decidere che tra Federazione
dell’Ulivo (Ds, Margherita e Sdi) e Rifondazione c’è talmente
poca compatibilità che l’unica strada percorribile era quella
di mandare al Quirinale due delegazioni distinte e separate. I piccoli
partiti, tra i quali i Repubblicani Europei, che rappresentano
lo zero virgola della politica italiana, hanno fatto il loro
defilé. Un record vero e proprio quello battuto dalla
senatrice Helga Thaler Ausserhofer, presidente della Sudtiroler
Volkspartei, ricevuta per due volte nel giro di 90 minuti dal
presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nell'ambito
delle consultazioni per la soluzione della crisi di governo. E’
salita infatti una prima volta al Quirinale alle 11;35, quando
con il collega di partito Karl Zeller ha incontrato il capo
dello Stato in rappresentanza della Svp, ed una seconda volta
subito dopo come rappresentante