ARCHIVIO APRILE
2005
AUTOVELOX
Le
ricostruzioni, si sa, sono artificiali. Una specie
di purgatorio dove tutto si confonde e rimane tra l'inferno
e il paradiso in attesa della, improbabile, risurrezione.
Ora, forse, l'improbabile ha da dire la sua. La scena
della sparatoria del 4 marzo scorso al posto di blocco
a Baghdad, nella quale fu ucciso Nicola Calipari e
ferita la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena sarebbe
stata ripresa da un satellite militare americano. È
quanto afferma la rete tv americana
Cbs, citando fonti del Pentagono. Le registrazioni quindi
sarebbero servite alla ricostruzione che è ora alla base
delle conclusioni dell'inchiesta della commissione congiunta
italo-americana: i soldati della pattuglia mobile che spararono
avrebbero visto la Toyota corolla «a una distanza di
137 yard», pari a 130 metri, e avrebbero sparato «a
una distanza di 46 yard», pari a 42 metri. Secondo l'emittente
quindi «tutto è avvenuto in meno di tre secondi»,
per cui l'auto andava a una velocità di 96 chilometri
all'ora. Clicca qui per il testo completo (senza omissis)
della relazione USA .
CORNA, MUSICA E BESTEMMIE
Ci risiamo. Anche nel reality di Rai Due, "Music Farm", viene pronunciata
una bestemmia in diretta (è già accaduto
al "Grande Fratello", a "La Fattoria" e a
"Campioni, il sogno"). Stavolta l'imprecazione
è sfuggita a Francesco Baccini il quale, come il regolamento
prevede, è stato espulso immediatamente dal programma.
Il cantante si è lasciato andare ad una pesante
manifestazione di rabbia per via del tormentato rapporto
d'amore tra lui e Dolcenera. Baccini ha espresso
il suo amore verso la bella collega, ma lei, evidentemente,
non prova nei confronti del 45enne artista genovese
che del puro e semplice affetto. Baccini, rabbioso e ferito,
ha dato sfogo alla sua frustrazione amorosa dando in escandescenza
e bestemmiando più volte. Di fronte a questo comportamento
i produttori di "Music Farm" non hanno potuto far altro
che applicare le regole e cacciarlo dal programma. Dopo la comunicazione
Baccini è scoppiato a piangere, ma poi ha compreso di
aver sbagliato, ha preparato la sua sacca ed è uscito
da Music Farm.
Francesco Baccini prima di entrare a "Music Farm"
aveva una fidanzata, come lui stesso ha frequentemente
affermato nel corso del reality. Il problema
è proprio questo: Baccini "aveva" una fidanzata,
perché ora non ce l'ha più. Dopo aver
conosciuto Dolcenera e aver perso letteralmente la testa
per lei, il cantante genovese è stato mollato da
Patricia Vezzuli (nella foto), la sua bellissima, ed ora
ex, fidanzata. Attraverso la televisione Patricia ha capito
che Baccini si era innamorato di un'altra e sempre attraverso
la televisione Patricia ha dato il benservito a Baccini.
La Vezzuli, finalista Miss Italia 2001, infatti, ospite ieri
sera di "Markette" di Chiambretti, ha ammesso con chiarezza
di non voler avere più niente a che fare con Francesco:
"credo che d'ora in poi ognuno andrà per la sua strada".
Se non bastasse, a Chiambretti che, sornione, le domanda:
"Se lui tornasse con la coda tra le gambe?", la modella ha
risposto: "Vado in fuga io".
MA
CHE CAUCUS DICI
Oggi a Santiago si è aperta la terza Conferenza “Community of Democracies”
(la prima fu Varsavia 2000, la seconda Seoul 2002), con
lo scopo di procedere alla organizzazione
di un’alleanza dei paesi democratici, o “Democracy
Caucus”, che facciano lobby in seno all’ONU,
a partire dalla Commissione sui Diritti Umani, per determinarne
una radicale riforma.
La parola “Caucus” è stata mutuata da
un idioma degli indiani d’America e si riferisce
normalmente alla procedura che regola nella maggior
parte degli Stati USA le primarie con le quali si
selezionano “dal basso” i candidati alle elezioni: riunioni
ristrette degli attivisti locali di un partito, qualcosa
come “assemblea degli iscritti”, insomma.
Emma Bonino, che guida la delegazione italiana,
stamattina a Radio Radicale riferiva di un intervento
ostruzionistico da parte della delegazione
francese, con un certo assenso di quella tedesca
e di quella spagnola, la quale si sarebbe opposta al
concetto di “caucus” paventando un non ben precisato rischio
di creare un’istituzione “non inclusiva”; e faceva
notare, giustamente, come l’organizzazione “inclusiva” ci
sia già (l’Onu così com’è, cioè una
ciofeca aggiungiamo noi), e che pensare di creare la “Community
of Democracies” tirando dentro “tutti” è come pensare
di creare un’associazione ambientalista tirando dentro gli
inquinatori.
La posizione italiana è invece di convinta
spinta per la nascita dei “caucus”, e trova alleati
nelle democrazie “giovani” come Cile e Polonia e Repubblica
Ceca.
Insomma, l’Europa al solito si presenta sgangheratamente
divisa, con i soliti che remano contro.
Ora tutto dipenderà dalla posizione degli USA.
Per oggi è previsto l’intervento di Condi Rice.
Staremo a vedere.
(continua)
(ale tap, 29.04.05)
Dall'Inghilterra
venti di odio
Arrivano dall'Inghilterra venti di odio contro
Israele, sono folate di vento forti come la
bora e insidiose come un uragano perche' non provengono
da bande di teppisti urlanti ma dal mondo accademico,
giornalistico e teatrale britannico.
Venti di odio doc dunque, di origine supercontrollata,
refoli colti e blasonati ma non per
questo meno fanatici e ributtanti.
La sera della festa ebraica di Pesach, l'Associazione
Britannica Insegnanti Universitari (AUT),
approfittando dell'assenza dei membri ebrei
che avrebbero potuto opporsi, ha approvato
due mozioni di boicottaggio contro tre universita' israeliane,
Haifa, Bar Ilan e Universita' Ebraica di Gerusalemme.
Il portavoce dell'associazione, tale Sue Blakwell,
si e' presentata ai giornalisti avvolta nella
bandiera palestinese e accompagnata dai suoi personali
gorilla indossanti la kafiah palestinese, per dichiarare:
" Israele e' un paese coloniale che pratica l'apartheid
ed e' piu' pericoloso del Sud-Africa" e ancora , sempre
piu' invasata :"Bisogna rimuovere questo regime".
Sue Blakwell e altri 49.000 accademici inglesi
hanno dunque deciso di interrompere lo scambio
culturale e scientifico con l'unico Paese del Medio
oriente dove esiste la totale liberta' accademica, dove
l'Universita' e' aperta a tutti, indipendentemente
dalla fede, dal credo politico e dal gruppo etnico; dove
studiano centinaia di arabi.
Questi disgustosi personaggi hanno deciso di boicottare
il paese che piu' ha dato al mondo nel campo
scientifico e tecnologico e hanno impedito agli
oppositori di votare a sfavore dimostrando di essere degni
seguaci del loro leader spirituale Arafat, maestro di
teorie naziste ormai radicate in menti malate.
La notizia ha provocato indignazione in Israele
dove peraltro, in nome della democrazia e della
liberta' che contraddistingue questo Paese, ci si
rifiuta di licenziare il professore della Haifa University
che ha provocato questo schifo, Ilan Pappe, filopalestinese
e antisemita.
Qualcuno ha proposto provocatoriamente di mandarlo
a insegnare nei territori palestinesi che
lui tanto ama ma dove, ironia della sorte, non e' desiderato
perche' ....non musulmano. (...)
Clicca qui per continuare
nella lettura.
Deborah Fait
- informazionecorretta
Verdi in crisi
Secondo quanto scrive The Economist (clicca
qui
per il testo dell'articolo in inglese) i movimenti ambientalisti
sono in crisi in tutto il mondo. Negli Stati
Uniti hanno subìto una serie di sconfitte
su questioni importanti. Anche i gruppi europei,
politicamente più forti, pagano alcuni gravi
errori: basti pensare all'invocazione del confuso principio
di precauzione per demonizzare le nuove tecnologie,
dalle centrali nucleari di nuova generazione agli organismi
geneticamente modificati.
POLITICI E IMPRENDITORI
Molti, soprattutto
a sinistra, hanno detto che Berlusconi è un
incompetente, che ha fondato un partito di plastica da governare
come un'azienda e, in una parola, che non è un
vero politico. Hanno ragione? In buona parte sì.
Berlusconi
è certamente un uomo di genio, capace d'imparare
a grande velocità ed avere successo in campi che
fino al giorno prima gli erano estranei. È
passato con estrema naturalezza dall'edilizia alla televisione,
per esempio. Ma in politica ha dei limiti. Perché mentre
nei passaggi precedenti è rimasto nel mondo dell'imprenditoria,
qui si è paracadutato in un mondo affatto diverso.
Il mondo
dell'imprenditoria ha un parametro di base universalmente
riconosciuto: il denaro. È positiva quell'azione
che fa guadagnare denaro all'impresa, negativa quella
che gliene fa perdere. Volendo salire ad un livello più
alto, è positiva quell'azione che fa guadagnare più
soldi a più persone (o all'intera economia nazionale),
negativa quella che danneggia i più. Nel mondo della
politica, invece, il denaro non conta quasi nulla. Non perché
i politici non siano avidi (ché anzi la gente li immagina
tutti ladri!) ma perché il denaro appartiene allo Stato.
Mentre dunque l'imprenditore non farà mai nulla che possa
danneggiare la sua impresa, il politico sarà disposto
a far spendere cento allo Stato per far avere dieci al proprio
partito. Si possono comprare macchine costosissime per l'ospedale,
anche se nessuno le userà, o realizzare opere pubbliche
faraoniche ed inutili solo perché ne viene un dieci per cento
al partito (Tangentopoli). Oppure si possono provocare buchi in
bilancio per un pugno di voti (l'abolizione del ticket a fine
legislatura, 2001). O infine provocare danni stabili e permanenti
all'economia nazionale pur di ottenere un successo demagogico
(la rinunzia al nucleare).
Nel mondo
dell'impresa il denaro è un elemento moralizzatore
non solo perché domina l'interesse economico,
ma anche perché l'imprenditore affidabile fa buoni
affari e li fa fare agli altri. Nel mondo della politica invece
questo baricentro manca. Obbedendo ai consigli di Machiavelli,
il politico ha la preoccupazione d'apparire onesto, non quella
di esserlo. Perché la politica non premia i migliori
ma quelli che appaiono migliori: quelli che fanno le migliori
promesse, perfino quelli che creano le migliori illusioni.
È il mondo della fantasia e della speranza, non quello dei
bilanci e dei conti del ragioniere. Per questo la politica è
capace di realizzare, in positivo ma anche in negativo, finalità
impensabili per l'economista.
Nel mondo della politica
agisce infatti una forza che nel campo della libera
economia manca: l'ideologia. Questa molla (che a volte
maschera l'invidia, l'avidità, l'immaturità)
può spingere a fare cose assurde. Qualcuno un
giorno immaginò che i pazzi non fossero pazzi, ma individui
che una società cattiva e insensibile emarginava,
ed ottenne la chiusura dei manicomi. Non tenendo conto dei rischi
per tutti e del fatto che, spedendo i pazzi a casa loro, si
condannavano le famiglie d'appartenenza ad un‚assistenza per cui
non erano preparate e che le avrebbe eccessivamente penalizzate.
Infatti sono subito nati i "manicomi a pagamento", in cui
le famiglie tengono dei parenti ingovernabili, e s'è
subito visto che, pure cambiando il nome, bisognava mantenere
strutture pubbliche per i casi più gravi (TPO). Una cosa
del genere - negare l'evidenza della malattia mentale - non poteva
certo venire in mente ad un economista.
Ma questo
non è un caso isolato: basti dire che mentre per
un economista è del tutto evidente che le prestazioni
affidate allo Stato sono più costose e meno efficaci
di quelle affidate ai privati, per l'ideologia populista
o di sinistra lo Stato è sicuramente disinteressato,
economico ed efficiente. Poco importa che la realtà
contraddica costantemente questo assunto: l'invidia per il
proprietario della Clinica Privata farà sempre favorire
il costoso Ospedale Pubblico. L'ideologia non può essere
contraddetta.
Ecco quello
che Berlusconi non capisce. Per lui, incompetente,
due più due fa quattro.
Ovviamente
la conclusione non è che bisogna abolire la
politica. Il sogno del governo dei tecnici di fatto
è il sogno della dittatura illuminata, che tanti
danni ha già fatto. La conclusione è al contrario
che per operare bene in favore della collettività bisogna
essere capaci di farlo malgrado la politica com'è.
L'ossimoro
vincente è un Duca Valentino benefico.
Gianni
Pardo, 29 aprile 2005
Tocca alla funzionaria Onu
Laura Dolci rimediare alle ‘confusioni barbariche’
della Bignardi
Daria Bignardi
conduce “Le invasioni barbariche”. Ha intervistato
Laura Dolci, funzionaria Onu, vedova di Jean Selim Kanaan,
morto due anni fa nell’attentato contro gli uffici Onu a
Bagdad. Entrambe avevano partecipato alle principali missioni
di pace degli ultimi anni. La Dolci ha spiegato, con pacatezza
e competenza, che gli interventi Onu hanno avuto spesso esiti
deludenti perché non supportate da adeguato uso della forza
militare, e che gli eccessi di pacifismo sono dannosi. La Bignardi
ha pensato di chiederle se conoscesse altre “vedove del terrorismo”,
facendo l’esempio della vedova Calipari. La Dolci, severamente,
le ha ricordato che vittime del terrorismo sono i nuovi poliziotti
iraBignardi Invasioni barbaricheBBBBcheni uccisi quotidianamente,
mentre quello di Calipari è stato un incidente.
Invasioni,
o confusioni barbariche?
Valerio Fioravanti - l'Opinione
IL GOVERNO HA LA FIDUCIA DELLA
CAMERA E DEL SENATO
Dopo la Camera
dei Deputati anche l'assemblea di Palazzo Madama
ha votato la fiducia. Per il Presidente del Consiglio
Berlusconi si è trattato 'di una grande prova di compattezza'.
Il voto al Senato, ha fatto seguito ad una giornata di intenso
dibattito alla Camera dei Deputati. Qui il Premier ha
parlato due volte: la prima, martedì, pronunciando
in aula il suo discorso che si è concluso con la richiesta
di fiducia. La seconda, mercoledì, replicando agli
interventi dei Deputati dei diversi partiti di maggioranza e
di opposizione.
Se "la sinistra"
vincesse le elezioni politiche del 2006 - ha affermato
Berlusconi durante la replica a Montecitorio
- in Italia ''la democrazia sarebbe minore". Ma "gli italiani
sono saggi" e non daranno la maggioranza parlamentare
all'Unione che, in questo frangente, si sta distinguendo per
il "vecchio vizio italiano" di spargere ''pessimismo, disfattismo,
catastrofismo".
Nella sua
replica che ha anticipato le dichiarazioni di voto
il Presidente Berlusconi ha parlato del negativo contesto
economico internazionale i cui effetti si sono avuti
sulle performance tenute in questi anni dall’Italia.
“Inoltre – ha detto - è da sfatare il mito che gli altri
Paesi europei abbiano un andamento migliore del nostro: anche
il trend del debito di Francia, Spagna o Germania, ad
esempio, e' negativo, nel senso che aumenta"
IL BASTONE DI BERLUSCONI
Sergio
Romano giudica una buona idea quella del partito
unico di centro-destra.Ma sostiene che idee del
genere possono avere successo a due condizioni.
"In primo luogo debbono essere fatte da un leader
vincente nel momento in cui il suo prestigio offre a
tutti una ragionevole speranza di successi futuri. In secondo
luogo il federatore deve dimostrare che la nuova casa sarà
accogliente e che i partiti minori non saranno alloggiati
in solaio o in cantina". La tesi dell'ambasciatore non
risulta convincente.
Si faccia
l'ipotesi che Berlusconi avesse cercato d'imporre
il partito unico nell'autunno del 2001. Quale sarebbe
stato il risultato? An e Udc avrebbero detto no, la
coalizione sarebbe entrata in crisi e tutti - anche
Romano - avrebbero ricordato l'imperativo quieta non movere,
non bisogna creare inutili problemi. "La coalizione ha vinto,
si sarebbe detto. È coesa, tutto procede per il meglio:
che ambizione patologica divora Berlusconi? perché
mai vuole essere l'unico leader, perché mai vuole esautorare
tutti gli altri?" Recentemente l'Udc si è sentita "alloggiata
in solaio o in cantina" mentre ancora era autonoma ed aveva un
suo segretario: come si sarebbe sentita, se le si fosse proposto
d'essere una semplice corrente del Partito della Liberta?
Romano però sostiene che in quel
momento il Cavaliere avrebbe approfitto del "prestigio"
dell'uomo vincente. Cioè dell'uomo che può
offrire qualcosa. Ma - avrebbe potuto rispondergli Machiavelli
- se la promessa di benefici è allettante, la promessa
di punizioni può essere anche più efficace: "È
meglio essere temuti che amati". Un Berlusconi vincente
offre posti di governo, un Berlusconi perdente minaccia la distruzione
del centro-destra e cent'anni d'opposizione per An e Udc.
Follini è riuscito a creare un enorme sconquasso
con la minaccia di sottrarre il suo piccolo apporto (necessario
solo al Senato) ad una grande coalizione. Che effetto avrebbe,
su questa coalizione, la sottrazione dell'apporto di Forza Italia?
Un partito
del Cavaliere che rifiutasse gli apparentamenti,
ammesso che non si dissolvesse completamente o non si
scindesse in dieci partiti, non vincerebbe da solo le
elezioni. Ma le vincerebbe forse Follini, anche se alleato
con Fini? O l'Udc diverrebbe insignificante oppure, se
volesse continuare a contare qualcosa, sarebbe costretta
a fare ciò che ha sempre escluso di voler fare: passare
armi e bagagli al centro-sinistra. Portando vasi a Samo,
dal momento che sarebbe superflua. E provocando un'indeterminata
esclusione dei moderati dal governo.
Berlusconi
oggi non ha il fascino di chi può offrire grandi
regali, in questo Romano ha ragione: ma ha la credibilità
di chi impugna un nodoso bastone.
Gianni Pardo, 28 aprile 2005
Contro
l'Onu.
"Le Nazioni Unite sono fallite. Bisognerebbe
prenderne atto, dirlo chiaramente, non sprecare
tempo con riforme e alchimie istituzionali. Rispetto alle
grandi questioni come la sicurezza e la pace, l’Onu è
un ente inutile, anzi dannoso. Il Consiglio di Sicurezza
e l’Assemblea Generale hanno tradito lo spirito e i principi
contenuti nella Carta istitutiva, come dimostrano i numerosi
disastri e scandali, dal genocidio in Ruanda del 1994 alla
corruzione gigantesca legata al programma umanitario Oil for
Food scoperta nel 2004. Si impone un nuovo modello di azione globale
perché le Nazioni Unite sono figlie della guerra fredda;
oggi il mondo è cambiato, le frequenti crisi locali
non rispondono più alla logica geopolitica del bipolarismo,
ma richiedono analisi e interventi che negli ultimi anni solo
gli Stati Uniti hanno dimostrato di saper operare. Se davvero
crediamo nel sogno di stabilità dei fondatori dell’Onu
è arrivato il momento di dire «mai più»
alle Nazioni Unite e di sostenere la formidabile idea di un’alleanza
tra le democrazie."
Quarta
di copertina del nuovo libro di Cristian Rocca (clicca qui
per ordinarlo).
BUON SENSO
«Agli amici della sinistra dico: non vi fate
illusioni sul fatto di avere la vittoria in tasca.
Gli italiani hanno buon senso. Sanno bene che voi dominate
nelle scuole, sui giornali, nella corte costituzionale...
E quindi non vorranno darvi anche il governo e la maggioranza
parlamentare. Sono troppo saggi e sanno che non ci sarebbe più
una democrazia. Siamo sicuri che gli italiani non vorranno mettere
tutto nelle mani della sinistra. Ci accingiamo ad un anno straordinario
per una nuova vittoria straordinaria come quella del 2001.
Tanti auguri, vi chiedo la fiducia» (Silvio Berlusconi,
dibattito alla Camera sulla fiducia al nuovo governo)
Massima del giorno
C'è
chi affetta disprezzo per tutto e tutti e sembra deluso
dell'umanità: come se gliene avessero fornita
una inferiore a quella vista sul catalogo.
G.P.
MOLLICHINE
Berlusconi-bis. Serio programma
di governo: "Faremo il possibile; l'impossibile l'ha
già promesso il Berlusconi-uno".
Berlusconi:
"I nuovi obiettivi della maggioranza: le famiglie,
le imprese, il sud". I vecchi per caso erano danneggiare
le famiglie, le imprese, il sud?
Il Papa
ai porporati: "Non fatemi mai mancare il vostro aiuto:
restiamo uniti". Ma c'è qualche cardinale che si
chiama Follini?
Berlusconi,
mentre gli alleati cercavano di eliminarlo,
ha formulato un programma fumoso e irrealizzabile. E poi
dicono che quello di Berlusconi non è un paese
normale!
Antiamericanismo.
Arriva la Toyota Corolla e Giuliana Sgrena dice:
"Finalmente comincia l'inchiesta". Mai vista tanta fiducia
nella giustizia italiana.
Berlusconi:
"La CdL ha bisogno di una nuova casa comune". E
soprattutto ne ha bisogno lui.
Il mondo
politico italiano, destra come sinistra, è
poco propenso a seguire Zapatero per il matrimonio gay. Ancora
non s'è spento l'allarme per la stretta di mano tra
Prodi e Berlusconi!
Mussi:
"Mi contento del Pacs, che rappresenta già
un bel passo avanti". E chi è la felice eletta,
anzi, il felice eletto?
Gianni Pardo
Buona l'idea
di privatizzare le spiagge
L’intenzione del nuovo vice-premier Giulio Tremonti
di avviare un programma di cessione delle spiagge demaniali
è, per l’Istituto Bruno
Leoni, un piccolo ma significativo segnale
incoraggiante. Secondo Alberto Mingardi, direttore
del dipartimento ‘Globalizzazione e concorrenza’ dell’IBL,
“non vi è dubbio che la crescita del settore
turistico italiano passa anche dall’imporsi di quelle
logiche imprenditoriali che solo la proprietà privata
è in condizione di far emergere”.
Al tempo stesso, per Mingardi “le privatizzazioni
devono aver luogo pure in altri settori chiave
(dalle ferrovie alle poste, per fare soltanto due esempi)
e devono essere inquadrate in un progetto volto a ridurre
le imposte: sia al Nord come al Sud. Perché se invece
l’obiettivo è trovare risorse per nuove politiche d’intervento
statale, allora è chiaro che si è del tutto
fuori strada”.
L’IBL ricorda che “nell’Est europeo si sta
assistendo ad una crescita economica talora assai
forte – come ad esempio in Slovenia e in Estonia –
e ciò grazie all’azione combinata di vaste privatizzazioni
e di una fiscalità contenuta (non ultimo, grazie all’adozione
di una flat tax, ovvero un'aliquota unica, al di sotto del
20%)”.
Il Genocidio
degli Armeni
Una delle pagine più oscure, ed al tempo stesso
meno divulgate, della storia del XIX secolo é
quella del genocidio perpetrato dall'Impero Ottomano
prima e dai Giovani Turchi poi, ai danni delle popolazioni
armene stanziate da sempre sul territorio che comprendeva
la parte nord-orientale dell'attuale Turchia e sulle terre
a nord dell'Impero Persiano su fino alle cime del Caucaso.
Ed infatti la storia ci racconta di una nazione eternamente
contesa e frazionata tra molti grandi imperi, Persiano,
Ottomano, Russo e continuamente devastata ed angariata da frotte
di invasori quali i Turchi Selgucidi od i Mongoli. Per ulteriori
informazioni:
- Cumunità armena in Italia: è il
nuovo sito della comunità armena di Roma
molto ben fatto ed utile per seguire le attività proposte
dalla comunità.
- Sito in inglese che
oltre a fornire i dati sulla tragedia armena invita
materialmente al sostegno di una massiccia campagna
per il riconoscimento del genocidio.
- Sito che tratta nello specifico la storia dell'attuale
Repubblica autonoma dell'Artsak, meglio nota in
Italia con il nome turco di Nagorno Karabagh.
Elton John:
"Sposerò David a metà dicembre"
Si sposeranno
a dicembre. Tutto è pronto e tutto è
deciso. Elton John e il suo compagno David Furnish
si uniranno in una cerimonia civile. L'annunicio
arriva dal cantante 58enne che, in un'intervista
al Daily Mirror, spiega che gli piacerebbe sposarsi
a Windsor, la stessa cittá dove si sono convolati
a nozze recentemente il Principe Carlo e Camilla
Parker Bowles. "Vogliamo sposarci intorno alla metá di
dicembre - ha detto l'autore di 'Your song' che in questi giorni
si trova a Las Vegas- probabilmente a Windsor. Ma non ci sará
luna di miele perché sarò in tour".
I
matrimoni gay non sono permessi in Gran Bretagna
ma dopo
il 5 dicembre 2005 le coppie omosessuali potranno avere
alcuni riconoscimenti civili (tra cui quelli ereditari
e fiscali) che derivano dai matrimoni. Il matrimonio
non potrá tenersi prima del 21 dicembre perchè,
dal momento dell'entrata in vigore della legge, dovranno passare
almeno 15 giorni per avere lo stato civile necessario a sancire
l'unione.
Furnish,
42 anni, regista, è fidanzato con Elton John
da 11 anni. Il mese scorso si era diffusa la voce che la
coppia fosse in crisi ma un comunicato ufficiale dei due
ha smentito l'indiscrezione spiegando, al contrario, che
mai avevano attraversato un momento più felice. Elton
John, nominato "Sir" nel 1998, ha parlato nell'intervista
dell'importanza dell'amore che lo lega al compagno: "Incontrare
David è stata la cosa più grande che mi sia
capitata - ha detto John - Passiamo molto tempo distanti
e non è facile ma la relazione funziona. Ci telefoniano
cinque o sei volte al giorno e ci mandiamo cartoline da qualsiasi
parte ci troviamo". Elton John è stato sposato per 4 anni
nel 1984 con una donna tedesca, l'ingegnere del suono Renate Blauel.
25 Aprile
Perché sia la festa
di tutti serve serietà
Se dev'essere una festa dal significato stravolto,
come ormai tutto contribuisce a renderla, perché
non usarla per fare i conti con il nostro passato? Se il
25 aprile dev'essere la festa dei no global, della liberazione
di Santoro, dei girotondini, dell'articolo 21 della Costituzione,
di quelli che sostengono che Berlusconi è come Mussolini,
se dev'essere una sorta di bis concesso a Cofferati,
se dev'essere la festa di quelli che cantano a sproposito «Bella
Ciao», allora perché non farla diventare la
festa oltrechè dei vincitori nella guerra di Liberazione
anche dei vinti?
Le persone serie sanno bene che non è facile
far diventare questo giorno la data di tutti e che
forse rimarrà solo un desiderio irrealizzabile
trasformarla nella festa di tutti gli italiani. Ma all'origine
dell'aspirazione, almeno questo cerchiamo di spiegare,
non c'è un voler confondere le carte, un voler
scadere nell'ambiguità ma l'intenzione di aggiornare
il valore ai fatti prodotti dalla storia.
E dunque a distanza di 60 anni il fatto prodotto
è questo paese, abitato ormai purtroppo da pochi
nonni, che si portano negli occhi le immagini di quella
guerra e da tanti figli e tantissimi nipoti, che quella
storia l'hanno vissuta trasmessa nelle versioni fornite dalle
famiglie o, come è sempre più frequente, nei silenzi
calati su quei fatti.
E dunque non è ormai giunto il tempo di prendere
atto che nel suo significato storico questa festa
può essere qualcosa di meno lontano e di più
attuale? E se è troppo pensare che possa diventare
una festa della riconciliazione, almeno proviamo
a pensarla come festa che ricorda i nostri padri. E la loro
giovinezza, che si perse nella tragedia. Non si tratta di
andare dietro le mode del revisionismo, chè comunque
in quantoatteggiamento aperto a rimettere in discussione
tesi definite è sempre meglio di quello predicato dai sostenitori
dei tabù e delle verità immutabili.
Ma il tempo ci ha fatto conoscere che c'era dignità
anche in tanti italiani, schierati con i vinti.
Abbiamo saputo che almeno in certi casi ci fu casualità
o inconsapevolezza o amor patrio. Abbiamo saputo che
nella gloria dei partigiani ci fu accanto a tanto autentico
onore anche una parte contraffatto. E che dire allora
di quelle migliaia di soldati, che sono sempre stati ignorati
e che pagarono con il campo di concentramento la loro fedeltà
all'esercito italiano, rifiutando e di imboscarsi (nascondersi
nei boschi) e di collaborare con i tedeschi? Di certo
qualcosa va letto in modo diverso in questo anniversario,
che per il suo alto valore nazionale non deve finire in mano
agli spiriti leggeri o ai martiri televisivi, che confondono
la lotta di liberazione con le loro sbruffonate. (da il Giorno)
Per saperne di più, "Appunti
storiografici sulla Resistenza",
memoria rossa, memoria nera, memoria
grigia. Come e perché non si è riusciti
a crearne invece una condivisa. Italiana. Vera.
Clicca qui.
IL FESTIVAL DEL
LUOGO COMUNE
Sono
sessanta gli anni trascorsi dalla cosiddetta Liberazione
e il centrosinistra ha profuso tutte le sue energìe
per farne una manifestazione gigantesca da congiungersi
con l'altra festa, quella del primo maggio. Da sempre
assistiamo per la ricorrenza del 25 di aprile alla solita
litanìa di luoghi comuni impastati di retorica e
stavolta, ricorrendo il sessantesimo, gli interessati
si sentono in diritto ed in dovere di rincarare le dosi.
Tra
le dichiarazioni che già leggiamo ci sono quelle
che dimostrano certamente la scarsa considerazione
che viene riposta nel senso critico dell'italiano medio
: la Liberazione come festa della democrazìa, l'avvenimento
come preludio alla Costituzione del 1948 che va preservata
pena la perdita dell'unità nazionale, il valore dell'antifascismo
che essa rappresenta.
Perchè
si tratta di dichiarazioni tendenziose e manifestamente
di tipo propagandistico ?
Perchè,
non si può trarre da un fatto storico una
conclusione che certa non può essere. Che coloro
che composero la Resistenza, prodigandosi in atti spesso
eroici, volessero liberare l'Italia dai tedeschi e dai
loro alleati della RSI non ci son dubbi ; ma che volessero,
al tempo stesso, instaurare una democrazìa, non
può essere assolutamente da ciò desunto, se non
come semplice ipotesi e gli eccidi partigiani che son continuati
fino al 1948 sono semmai un grave ( e clamoroso ) indizio di
una volontà contraria.
Che
la Liberazione sia il preludio alla nostra carta costituzionale
ci dice pochissimo, perchè anche nei paesi
comunisti avevano delle costituzioni che rappresentavano
un modello di liberta e di democrazìa, basti
pensare a quella fatta approvare da Stalin nella seconda metà
degli anni '30, solo che questi testi normativi hanno sempre
avuto il valore di mero vezzo letterario, cioè sono
sempre rimasti lettera morta. Quindi, se non ci fosse stata
la benedetta sconfitta elettorale del Fronte Popolare alle
elezioni del 1948, con la vittoria della coalizione dei moderati,
la nostra Costituzione poteva prevedere tutte le libertà
che si possono volere, tanto oltre la carta la loro operatività
non sarebbe andata. Il fatto che il rispetto della Costituzione
debba sempre accompagnarsi alla sua assoluta immodificabilità,
costituisce un'assurdità inaudita e sarebbe da
chiedere agli uomini del centro-sinistra perchè mai
la Costituzione stessa preveda nel Titolo VI, sezione II,
all'art.138 le regole da seguire per la sua modifica.
Infine, una festa che davvero
unisca tutto il popolo italiano non può essere fondata
sull'antifascismo, per il semplice fatto che ragionare
in questo modo rivela l'azione propagandista di tutti i comunisti
post e neo, perchè vuol nascondere la realtà che
il comunismo è sinonimo di dittatura e repressione, implicando
invece che dittatura è stato solo il fascismo.
I
valori del nostro stato devono fondarsi sull'opposizione
decisa a tutte le forme di totalitarismo, di destra
e sinistra, e non sul rifiuto subdolo ad una sola di
espressioni autoritarie, e solo in questo modo potremmo davvero
unire tutto il popolo italiano.
Per
le suesposte ragioni è da apprezzarsi, perchè
coraggiosa e anticonformista, la decisione del Presidente
del Consiglio di non partecipare alle manifestazioni
ufficiali per la celebrazione della Liberazione, mentre
al contrario son particolarmente disprezzabili,
per le stesse ragioni , le dichiarazioni rilasciate dall'ex
presidente dell'IRI Prodi.
Lucio Sergio Catilina - 25-04-2005
L'ASSOLUZIONE DEI TERRORISTI
Nella motivazione della sentenza con la quale il
giudice delle udienze preliminari Clementina Forleo
ha assolto dall'imputazione di terrorismo internazionale
alcuni accusati si legge una teoria giuridica sorprendente.
A suo parere il terrorismo, se inquadrato in un conflitto
anomalo ("guerriglia"), non è più terrorismo.
Viceversa, è noto che la giurisprudenza ed anche
la Convenzione di Ginevra considerano da sempre atti terroristici
gli atti di violenza armata commessi senza il rispetto
di certe regole (indossare una divisa, non nascondere le armi,
ecc.). Questo regole sono intese a dare alla guerra, malgrado
la sua intrinseca brutalità, qualche regola e un
minimo di lealtà. Soprattutto per proteggere i civili.
Se infatti, presentandosi come civili, dei "resistenti" attaccano
le truppe regolari, accade poi che le truppe regolari trattino
i civili come nemici armati, facendone strage.
Tutto questo è giuridicamente pacifico ma in
Italia, da sessant'anni, si glorifica la "Resistenza".
La conseguenza è che qualcuno, come quel giudice, può
pensare: se chi ha commesso atti di terrorismo contro i
nazisti (con la patente autorilasciata di resistente) merita
un monumento, non si vede perché chi commette atti
di terrorismo contro gli americani o i loro alleati (sempre con
la patente autorilasciata di resistente) debba essere considerato
un delinquente.
Forse la dottoressa, piuttosto che badare al diritto,
s'è lasciata suggestionare da una pubblicistica
superficiale. Rimane però il fatto che,
se ha torto, ha torto con lei tutta la retorica resistenziale
italiana. Il diritto d'indignarsi, per quell'assoluzione,
appartiene esclusivamente a chi ha considerato tecnicamente
terroristi i partigiani. Ha diritto d'indignarsi il
giurista, non il lettore di giornali. E neppure chi li
scrive.
È avvenuto in questa occasione ciò che
sempre avviene nelle rivoluzioni. Nel momento in
cui si tratta di abbattere l'Ancien Régime,
si glorifica la violenza rivoluzionaria. Ma nel momento
in cui la Rivoluzione vince, essa si dimostra non meno
repressiva dell'Ancien Régime. Ogni
Stato ha un sano istinto di conservazione. La Forleo non ha
capito che la glorificazione della violenza che ha portato
all'instaurazione d'un certo Stato è pura politica,
pura retorica, pura ipocrisia. Quando poi si va sul concreto
si smette di scherzare e i terroristi, se presi, vanno in
galera. Se sono fortunati.
Ma la storia non insegna niente a nessuno e a volte
persino lo studio del diritto non lascia grandi tracce.
Gianni Pardo, 25 aprile 2005
LA FINE DEL BERLUSCONISMO
(CAMPA CAVALLO...)
Gli articoli politici dei giornali seri sono composti
per un quarto di fatti e per tre quarti di previsioni,
interpretazioni e predizioni. Al lettore non interessa
tanto sapere che cosa è successo quanto che cosa significa
e che cosa comporterà in futuro. L'editorialista
si dannerebbe dunque l'anima per dimostrarsi affidabile
profeta e una delle sue più grandi soddisfazioni
è poter scrivere: "Ve l'avevo detto".
Molti, pur di poter scrivere quelle parole, oggi
parlano di fine del berlusconismo. Anzi lo dànno
per cosa assodata. Berlusconi - per quanto se ne
sa - sta bene in salute; ha formato un nuovo governo;
ha dinanzi a sé un intero anno (cioè la durata
media dei governi d'un tempo) ma tutto questo non importa:
il berlusconismo è finito. Ora, che sia vero o no,
bisogna chiedersi che cosa ciò significherebbe; e
per studiare un'ipotesi senza sbavature, facciamo l'ipotesi
che Berlusconi muoia il 25 aprile. Ovviamente, Curzio
Maltese direbbe che ha scelto quella data per rovinare
la festa della Resistenza, ma lasciamo da parte i commentatori
malevoli e vediamo quali sarebbero le conseguenze.
Mentre Udc e An hanno
un loro passato e una loro ideologia, e potrebbero
vegetare per anni in un'inconcludente opposizione,
Forza Italia, a parere di tutti, si richiama solo a Berlusconi
e senza di lui probabilmente sparirebbe. Infatti, da
che cosa è nata? Dall'intuizione del Cavaliere
di chiamare sotto le sue bandiere tutti gli orfani della
Dc e del Psi che votavano "contro" la sinistra. Berlusconi
ha aggiunto a questo "contro" un programma liberale: cioè
la riforma delle pensioni e del lavoro, lo Stato minimo,
l'abbassamento delle imposte, i grandi lavori, la riforma della
giustizia. Tante belle cose che, nel sentimento di molti,
non sono state realizzate. E non sono state realizzate soprattutto
a causa degli alleati. Dunque, morto lui, l'idea più
diffusa sarebbe: quell'uomo, se tutti non avessero remato contro
(persino nella sua coalizione) avrebbe fatto di più:
che possiamo aspettarci dai suoi nemici e dai suoi falsi amici?
Se questa analisi è vera, ben difficilmente,
morto il leader, molti voterebbero per persone affidabili
e sicuramente liberali come Antonio Martino. Forza
Italia, se sopravvivesse, passerebbe da primo partito
a partito di mera testimonianza. E dove andrebbero i voti
d'un elettorato deluso? Nessuno potrebbe ragionevolmente
pensare che si riverserebbero integralmente su An (che
molti elettori di Forza Italia considerano vagamente fascista
e retrograda) e sull'Udc (che molti elettori considerano
causa prima del fallimento di Berlusconi). An e Udc ridiverrebbero
irrilevanti, molti voterebbero a sinistra e il centro
destra si sfalderebbe. Tornerebbe al punto in cui l'ha lasciato
Martinazzoli. La fine di Berlusconi sarebbe la fine del quadro
politico come lo conosciamo.
Ma Berlusconi è ancora vivo ed è il presente,
che bisogna capire.
L'invidia è quel sentimento che preferisce
il male altrui al bene proprio. Qualcuno ha detto
che molte persone, se si vedessero offrire tremila,
a patto di dare duemila al vicino, rifiuterebbero l'offerta.
Nel presente, tutto il centro-sinistra e buona parte del
centro-destra non hanno digerito il successo personale
di Berlusconi. Molti, per farlo cadere, sono disposti ad
andare a fondo anche loro. Non capiscono che egli è il
ramo su cui sono seduti.
E allora l'Italia intera merita non solo la fine
di Berlusconi, ma d'essere governata per vent'anni
dal centro-sinistra. Da Pecoraro Scanio e Nichi Vendola,
da Marco Rizzo e Willer Bordon, da Bertinotti e Cossutta.
E soprattutto da quel grande leader dalle idee chiare e
dalla parlata cristallina che è Romano Prodi.
Se Berlusconi non fosse ambizioso non sarebbe Berlusconi.
Ma se non fosse ambizioso potrebbe andare in pensione
e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Gianni Pardo, 24 aprile 2005
MARCO TRAVAGLIO
Qualcuno - forse non credendo di far male - ha mandato
in giro un articolo di Marco Travaglio. Che è
un giornalista speciale, ma fino ad un certo punto.
Non è infatti l'unico che intinge la propria penna
esclusivamente nel fiele; non è l'unico che scambia
le opinioni dei requirenti per verità rivelate;
non è l'unico che affibbia soprannomi ingiuriosi;
non è l'unico che stravolge i fatti per farli servire
alle sue tesi e infine non è 'unico convinto che più
si esagera, ripetendo la propria tesi di fondo ogni rigo e mezzo
(Berlusconi è il diavolo), meglio è. Ma è
forse l'unico che mette tutte queste cose insieme.
La lettura d'un suo articolo induce una persona
normale a chiedersi che cosa ne penserebbe uno
psichiatra. Poi prevale l'atteggiamento che hanno
i meccanici quando si fonde il motore d'una macchina che ha
già dodici anni. Vale la pena di ripararlo? Varrebbe
mai la pena di contestare le innumerevoli affermazioni
azzardate o infondate, gli insulti gratuiti, le esagerazioni
flagranti, i peccati di cattivo gusto che gridano vendetta
dinanzi all'Altissimo?
Si deve tuttavia ammettere che Travaglio è
inoffensivo. Dal momento che basta averne letto
un paio di paragrafi per sapere che cosa ci si può
aspettare da lui, è ovvio che fanno parte dei suoi
lettori solo coloro che desiderano leggere proprio
ciò che lui scrive. Chi, come il sottoscritto, l'ha
assaggiato una volta, sa che il problema è risolto.
Riguardo a lui uno può dire quello che si dice d'una pietanza
cui si è allergici: dolente, non fa per me. Non solo non
mi farebbe bene, ma mi farebbe male. Forse va bene per altri.
C'è gente che digerisce le pietre.
Gianni Pardo
PESACH,
QUANDO LA SUPERBIA DEL FARAONE E IL PANE
DEGLI EBREI NON LIEVITARONO PIU'.
Quest’anno
Pèsach cade la sera del 23 aprile in quanto
l’anno ebraico in corso, il 5765, è un anno
embolismico ossia ha un mese in più, necessario
a sincronizzare l’anno lunare di 354 giorni con le stagioni
dell’anno solare di 365. Pertanto ogni due-tre anni
viene aggiunto un tredicesimo mese che precede il mese di Nisan
in cui cade Pèsach.
Per saperne di più,
clicca qui.
NUOVO
GOVERNO BERLUSCONI
Il coraggio delle scelte
Quale
che sia la sorte futura del neonato governo, si è comunque chiuso
un ciclo decennale, dominato da Silvio Berlusconi.
Quali effetti avrà la fine di questo ciclo sul centrosinistra?
Nel decennio trascorso Berlusconi ha rappresentato una
sfida per la sinistra su molti fronti. E l'ha profondamente
influenzata. Sono almeno tre i terreni nei quali Berlusconi
ha creato forti discontinuità rispetto alle tradizioni
della Prima Repubblica. Il primo ha riguardato l'ambito, politicamente
rilevantissimo, dei simboli. Sul piano simbolico il «berlusconismo»
ha rappresentato l'esaltazione dell'impresa e della libertà
economica, argomenti tabù per la politica tradizionale.
Il fatto che Berlusconi non sia riuscito a tradurre quella discontinuità
simbolica in una effettiva politica liberal-liberista è
forse la vera causa della sua sconfitta. Ma, comunque, quel messaggio
ha inciso per un decennio anche sulle idee della sinistra, obbligandola
a modernizzare il proprio approccio ai temi del mercato e dell'impresa.
Che cosa resterà di queste innovazioni, quanto meno simboliche,
quando la sfida berlusconiana sarà archiviata?
Il secondo fronte ha riguardato
la politica estera. Berlusconi è stato l'interprete
di una politica «occidentalista»: fedeltà
agli Usa anche al prezzo di tensioni in Europa, scelta di campo
pro-israeliana, una politica europea meno disponibile a lasciare
all'Italia il ruolo di ruota di scorta dell'asse franco-tedesco.
E' anche a causa di questa politica occidentalista, e delle
sue conseguenze (la presenza militare italiana in Iraq) che Piero
Fassino ha potuto, al recente congresso del suo partito, prendere
così radicalmente le distanze dall'antiamericanismo di
sinistra.
Il terzo fronte (ma anche
quello in cui Berlusconi ha avuto meno successo in assoluto)
ha riguardato le istituzioni. Con proposte di riforme inadeguate
e, su vari punti, anche sbagliate, egli si è fatto
comunque interprete di un tentativo di radicale cambiamento
delle istituzioni di governo. Ha fallito ma cosa resterà,
dopo di lui, della legittima aspirazione a dare al premier
i poteri necessari per non essere un ostaggio impotente nelle
mani dei partiti? O della aspirazione a rendere più «occidentale»
il nostro sistema giudiziario, per esempio separando le carriere
di giudici e pubblici ministeri? E' possibile che, venuta
meno la sfida berlusconiana, di tutto ciò non resti traccia
e il centrosinistra si adagi in un conservatorismo soddisfatto,
pago delle poche virtù e dimentico dei vizi delle nostre
tradizioni politico-istituzionali. In questo caso potrà
ereditare il potere ma non la capacità di esercitarlo per
modernizzare il Paese. Dovrebbe essere fonte di preoccupazione
per il centrosinistra constatare che, al momento, la regione
più «rossa», ove maggiore è stato il
suo successo, è la Basilicata, mentre proprio le due regioni
economicamente più forti e dinamiche, Lombardia e Veneto,
sfuggono alla sua presa.
Berlusconi commise l'errore,
prima delle elezioni del 2001, di non affrontare
il nodo rappresentato dalla eterogeneità interna della
sua coalizione. Finse che il centrodestra fosse unito
dietro di lui. Come primo ministro ha pagato questo errore.
Prodi corre oggi lo stesso
rischio. Il centrosinistra è altrettanto diviso
al suo interno e a Prodi converrebbe non imitare Berlusconi.
E farsi ora promotore di una proposta di governo, non piattamente
incentrata sull’antiberlusconismo e sulla difesa dello
status quo (per esempio in tema di Costituzione), che porti alla
luce subito i conflitti nel centrosinistra. Poiché — Berlusconi
docet — ciò che non si ha il coraggio di fare prima,
lo si sconta dopo. La furbizia di oggi verrà pagata domani.
In credibilità e consenso.
Angelo Panebianco,
Corriere della Sera, 24 aprile 2005
I pidocchi dell'Umanita'
Sui muri
delle citta' israeliane, man mano che ci si avvicina alla
data fatidica, si vedono ormai molti poster sul disimpegno
da Gaza. Di fronte a casa mia ce n'e' uno che fa "Ebrei non deportano
ebrei", in altri si vede la fotografia di una famiglia spaventata
davanti alla porta di casa sua e di fronte a loro un soldato che
dice "No, Capitano, non io".
Decine di psicologi sono
gia' a Gush Katif, vanno nelle famiglie per parlare,
ascoltare, spiegare, consolare, vanno nelle scuole per
ascoltare i ragazzi, i bambini ebrei , per spiegare il
motivo di questa tragedia necessaria per ottenere un po'
di sicurezza non solo per il Paese ma anche per loro che
si sono visti piovere sulla testa piu' di 5000 missili.
Parlano gli psicologi e
migliaia di occhi disperati li guardano e migliaia
di orecchie ascoltano le loro parole ma migliaia di bocche
chiedono "perche'?"
Perche' ancora e sempre
degli ebrei devono essere portati via da qualche
parte e nessuno se ne scandalizza?
Giorni fa hanno suonato
alla porta di casa mia, sono andata ad aprire e
mi sono trovata davanti una signora, una religiosa col
cappellino con dei fiori blu in testa, era di Gush Katif
e andava di casa in casa per offrire qualcosa. L'ho fatta
entrare, ci siamo sedute e abbiamo chiacchierato. Mi ha
raccontato della sua famiglia, dei suoi quattro bambini che
ogni notte bagnano il letto per la tensione, della figlia
piu' grande che non mangia piu' e chiede come faranno a
trasportare la tomba del fratello maggiore ucciso dai palestinesi.
Hadas, cosi' si chiamava quella signora, ha voluto darmi una
busta di prezzemolo di Gush Katif, prezzemolo biologico e kasher
come tutto quello che viene coltivato nelle loro immense serre,
coltivazioni di verdure esportate in tutto il mondo perche'
di prima qualita' e assolutamente prive di insetti.
Mi ha dato anche un libro
e un dischetto per il computer con tutta la storia
del suo kibbuz. Non ha chiesto niente in cambio "Quello
che voglio e' che tutti sappiano cosa abbiamo fatto e quanto
abbiamo lavorato per tutta Israele, che tutti ricordino
il Gush come e' adesso, un paradiso. "
"Cosa posso fare io per
voi?" le ho chiesto e lei , con una tristezza
che le usciva dagli occhi, dalla pelle, dalle mani, mi
ha abbracciata stretta e mi ha detto "prega per noi".
Se ne e' andata tranquilla
come era venuta, silenziosa e dignitosa colle
sue gonne lunghe e il suo cappellino con dei fiori blu
in testa.
E io non sono nemmeno riuscita
a dirle shalom, buona fortuna, andra' tutto
bene, le frasi che sono un leit-motiv in Israele: "hakol
ihie' beseder, tutto andra' bene".
Piangevo.
Mentre in Israele
si sente quest'atmosfera di tragedia che restera'
come una ferita nel cuore di ogni israeliano,
mentre i bambini del Gush Katif si fanno la pipi' addosso
per la paura e mentre gli adolescenti diventano anoressici
o si ribellano con violenza, il tutto nel tentativo
di cercare un po' di pace con i palestinesi, tanto razzisti
da non accettare nemmeno un ebreo su quello che forse un
giorno diventera' Palestina.
Mentre qui si continua a
soffrire dopo i 4 anni di incubo scatenato da Arafat
e dalla sua cricca di criminali, in Italia ci sono degli
ossessi che per l'ennesima volta impediscono a un israeliano
di parlare all'Universita.
Questa volta e' toccato
a Torino, prima era accaduto a Pisa e a Firenze
e a Bologna, dove un diplomatico israeliano Elazar Choen
e la docente di Geografia culturale Daniela Santus che lo
aveva invitato a parlare sono stati minacciati dagli autonomi
di estrema sinistra , dai figli di Hitler e Stalin, da ossessi
dell'odio che alla fine sono arrivati a lanciare razzi
contro la docente.
Questi "studenti" che all'Universita'
in genere parcheggiano le loro chiappe per
lo piu' mantenuti da papa', escono dal letargo culturale
che li contraddistingue per trasformarsi in quello che
in realta' sono: teppisti antisemiti, come quelli che
sotto il fascismo costringevano gli ebrei a bere olio di ricino
o come quelli che in URSS piombavano nei quartieri ebraici
per ammazzare, stuprare, rubare.
Pidocchi dell'umanita'.
Non sono soli pero', pare
che il mondo sia pieno di pidocchi. In Inghilterra
l' Association of University Teachers, cioe' i signori
Accademici hanno votato il boicottaggio delle Universita'
israeliane.
Il motivo ufficiale? la
scarsa critica al Governo Sharon.
Il motivo ufficioso? L'odio
senza confini che questi Accademici Pidocchi
provano per Israele e per gli ebrei. E' dal 2002 che gli
inglesi boicottano Israele e continuano in allegria.
In America invece le organizzazioni
filopalestinesi, oltre alle solite manifestazioni
di odio, oltre alle solite richieste di distruzione
di Israele, hanno chiesto e preteso che la Caterpillar
non vendesse piu' i suo bulldozer a Israele.
La Societa', dopo un veloce
consulto, li ha mandati giustamente a quel paese.
In molte universita' americane,
anzi amerikane, gli studenti ebrei temono
ogni giorno per la propria incolumita' perche' i pidocchi
studenti, affiancati dai pidocchi docenti, diventano
di giorno in giorno piu' violenti in nome del pacifismo
che per loro e' amore per chi assassina gli ebrei, kamikaze
e compagni, anzi kompagni.
"Prega per noi", mi ha detto Hadas abbracciandomi.
Questa sera, mentre
leggero', insieme alla mia famiglia, la haggada'
di Pesach, la storia del popolo ebraico liberato dalla
schiavitu' del faraone, preghero' per loro ma nessuna
remora mi impedira' di maledire tutti i pidocchi dell'umanita',
da Torino all'Inghilterra, da Firenze alla Columbia University.
Si credo proprio che malediro'
con tutto il cuore questi figli di Hitler e
Stalin, con tutto il cuore e con tutto il mio disprezzo.
Deborah Fait -
informazionecorretta
LA TOLLERANZA
IN EUROPA
È noto che il documentario di Theo Van Gogh che
gli è costato la vita non è stato visto da
molti. Ciò dipende dal fatto che le autorità,
anche se dura solo dodici minuti, hanno fatto di tutto
per scoraggiarne la proiezione per timore di disordini e
attentati.
Che si sia potuti
arrivare a tanto è cosa che merita commento.
Clicca qui.
Gianni Pardo,
22-04-2005
MOLLICHINE
Berlusconi ottimista malgrado tutto: fa pensare
a un titolo di Schopenhauer, "Il Mondo come Volontà
e Rappresentazione".
Lite
all'ultimo insulto e all'ultima querela fra
Vattimo e l' "L'Unità". E non si ha nemmeno la
possibilità di scegliere Barabba.
Follini ha fatto
lo sgambetto al governo. Solo dopo s'è accordo
che dentro c'era anche lui.
L'Udeur ha espulso
Cirino Pomicino. "Se prima erano in quattro,
a fare tapìm tapùm, adesso sono in tre,
a fare tapìm tapùm".
In Spagna primo
"sì" ai matrimoni gay. In fondo, legalizza
una realtà. Ora non ci rimane che legalizzare
il matrimonio a tre.
All'uscita dal
Quirinale gli uomini politici hanno detto o cose
banali o cose incomprensibili. Cessato allarme: tutto
è normale.
L'Udc ha chiesto
a Follini di restare segretario e non entrare
nel nuovo governo. L'inverso, penseranno tutti
gli italiani, sarebbe stato una catastrofe.
Maroni: "E' una
crisi al buio". Illuminante, invece, la
novità dell'immagine.
Da Almunia un nuovo
avvertimento all'Italia. Se non la smette gli
faremo avere un avvertimento da Provenzano.
Per Castelli,
si rinuncia alla riforma degli ordini professionali.
Lobby batte governo uno a zero.
Fallito il secondo
attentato di Nassiryah contro gli italiani per
un guasto tecnico. Che l'italianità sia contagiosa
a questo punto?
Gianni
Pardo
L'UNIONE
FA LA FARSA
Rissa tra Prodi e Rifondazione Comunista al tavolo
delle trattative per la delegazione
Il centrosinistra
non riesce ad unirsi neanche sotto l’aura del
Colle. La convocazione delle delegazioni dei partiti si
è infatti trasformata, ieri, in una messinscena
a metà tra la farsa e lo psicodramma. Lo riconosce
l’Unione stessa, in cui aveva serpeggiato in un
primo tempo l’idea di procedere con una delegazione unitaria
ed un solo portavoce, Romano Prodi. Sarebbe stato un segnale.
Si è invece rivelato un campanello d’allarme per
la coalizione, incapace di esprimere una posizione unitaria
per una occasione importante come quella di ieri. Per Prodi
una cocente delusione, impossibile da mascherare: “Poteva
concludersi in modo totalmente soddisfacente e invece, sul
vertice dell'Unione di oggi, rimane una macchia che appanna
il risultato”, recitava ieri una nota dell’ufficio stampa
del Professore. I toni sono amari: “Benché a prevalere
siano i giudizi con il segno più, sull'andamento
dell'incontro rimane impresso il ''rammarico'' per non
essere riusciti a salire al Colle per le consultazioni di
Carlo Azeglio Ciampi con una sola delegazione”. L’animosità
dei partiti, la rissosità della coalizione nel suo complesso
e l’insolenza delle piccole formazioni, che da questi momenti
traggono il massimo della visibilità, hanno
impedito all’Unione l’ennesima comparsata da avanspettacolo.
Ed il termine “rammarico” emerge dall’entourage prodiano
per definire lo stato d'animo del Professore, che ieri aveva
sentito per telefono Fausto Bertinotti che gli aveva spiegato
le ragioni per cui il Prc non avrebbe comunque fatto parte
della delegazione. Nessuno tra i segretari e i capigruppo
dell'Unione si era fatto – per la verità – troppe
illusioni sulle possibilità di un ripensamento. Eppure,
subito dopo la relazione iniziale di Prodi (che avrebbe
fatto solo un fugace accenno alla questione) e la determinazione
di scrivere un testo unitario da sottoporre al presidente Ciampi,
c’è stato un tentativo in extremis di convincere Rifondazione.
Un vertice con i capigruppo Franco Giordano e Luigi Malabarba
non avrebbe però dato i frutti sperati. Al pressing dei
prodiani Giordano ha replicato infastidito che il sistema politico
è basato su un sistema bipolare e non bipartitico, che
il Prc fa parte di un’alleanza elettorale e che l'Unione, (''fino
a prova contraria'', avrebbe affermato il capogruppo di Rifondazione)
non e' un soggetto politico. “La prassi istituzionale e le procedure
per le consultazioni - avrebbe argomentato ancora Giordano- vanno
rispettate'', al pari dell'autonomia e dell'identita' dei partiti
che compongono la coalizione. Oltre mezz’ora di discussione, un estenuante
braccio di ferro e non poca tensione, per poi decidere che tra Federazione
dell’Ulivo (Ds, Margherita e Sdi) e Rifondazione c’è talmente
poca compatibilità che l’unica strada percorribile era quella
di mandare al Quirinale due delegazioni distinte e separate. I piccoli
partiti, tra i quali i Repubblicani Europei, che rappresentano
lo zero virgola della politica italiana, hanno fatto il loro
defilé. Un record vero e proprio quello battuto dalla
senatrice Helga Thaler Ausserhofer, presidente della Sudtiroler
Volkspartei, ricevuta per due volte nel giro di 90 minuti dal
presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nell'ambito
delle consultazioni per la soluzione della crisi di governo. E’
salita infatti una prima volta al Quirinale alle 11;35, quando
con il collega di partito Karl Zeller ha incontrato il capo
dello Stato in rappresentanza della Svp, ed una seconda volta
subito dopo come rappresentante del gruppo senatoriale delle
autonomie locali.
Aldo Torchiaro - L'Opinione
del 22-04-2005
I
diritti umani dei detenuti a Cuba
(?)
Mentre, qui in Italy, Marco Pannella ha
di nuovo iniziato uno sciopero della sete per
chiedere al Parlamento di votare un provvedimento
di amnistia per detenuti, a Cuba, c'informa il giornale Gramma, si è svolta la Prima Olimpiade dei Penitenziari.
Le gare hanno avuto una
durata di sei giorni e gli atleti che hanno
partecipato sono stati 400, tra i quali 318 uomini e 82
donne, tutti reclusi e in rappresentanza delle
prigioni di tutta l’isola.
Le gare si
sono svolte nel Colosseo della capitale e comprendevano
queste discipline sportive: baseball, pallacanestro,
atletica, maratona ricreativa, ping pong, domino,
calcio da sala, scacchi e dama. Il programma delle
Olimpiadi è stato sviluppato dall’Istituto Nazionale
dello Sport, l’Educazione fisica e la Ricreazione
con la Direzione delle Prigioni del Ministero degli Interni.
Gli atleti,
sempre secondo Gramma, hanno partecipato con
vero entusiasmo e molta disciplina. Molti degli atleti
detenuti hanno espresso un forte desiderio di reintegrarsi
alla vita sociale assieme alla popolazione, per costruire
una società giusta e solidale. "Gareggeremo con
disciplina e onore" hanno giurato tutti gli atleti.
MONOTONIA
DEL METODO
Rieccolo
di nuovo. Joaquin Almunia, ex segretario del partito
socialista spagnolo, per nove anni ministro socialista
del governo Gonzalez, candidato socialista alle elezioni
del 2000 contro Aznar, oggi Commissario europeo agli Affari
economici, già a dicembre dello scorso anno, in
filo diretto con il centrosinistra italiano, si era lasciato
andare a commenti spericolati sul taglio delle tasse proposto dal
governo italiano e sull’attendibilità delle nostre statistiche
pubbliche, salvo poi doversi rimangiare tutto.
Non contento, s'era messo
a sparare avventati giudizi sprezzanti sul
tentativo di Berlusconi di modificare il patto di stabilità
(che poi è stato modificato proprio secondo il progetto
Berlusconi) e, pochi giorni fa, ha replicato annunciando
con anticipo di almeno due mesi che a giugno aprirà una
procedura a rischio deficit per l’Italia.
Ma non è finita. L'ex segretario
del partito socialista spagnolo oggi mette il
naso pure nella crisi politica italiana dichiarando:
«Spero che la crisi politica in Italia si
risolva presto e che il nuovo governo prenda gli impegni
necessari a migliorare le finanze pubbliche guardando al
2006» riannunciando che entro la fine di giugno
la Commissione europea avvierà la procedura per deficit
eccessivo sia per l'Italia, «tenendo conto di
tutti i fattori rilevanti» introdotti dalla nuova versione
del Patto «e tenendo fermo il tetto del 3% sul
deficit». Prosit!
Il
"nuovo" Foglio
Caro Ferrara,
scrivo per ringraziarla delle
recenti tendenze editoriali del "Foglio". Prima
non riuscivo a leggerlo tutto e mi rimaneva lo scrupolo
d'aver perso qualcosa d'interessante, da qualche mese invece
butto via paginate intere dopo avere letto a stento il titolo
e il "Foglio" lo leggo in un'ora. Spero non mi costi il Paradiso.
Comunque, grazie.
Gianni Pardo
Quale
fine avremmo fatto Professore?
Dalle mie parti
si dice: cchiù nnera da mezzanotte nun
po' venì
Si
va diffondendo sempre di più l'opinione, a mio
avviso errata, che un "demagogus ridens"
abbia rovinato l'Italia e che adesso si debba correre
ai ripari, magari con elezioni anticipate. Nulla di più
falso. In realtà Costui non ha fatto granché
per rovinare l'Italia, che era già messa male per conto
suo con un debito pubblico titanico e con quella gestione
delle risorse comuni, clientelare ed inefficiente, che
diede luogo alla ventata giustizialista e moralizzatrice di
mani pulite.
Semplicemente, la gestione
della cosa pubblica durante questi ultimi anni
non è stata l'oggetto principale dell'azione di
governo o, almeno, non è stata l'oggetto esclusivo.
La colpa più grande
di questo governo è stata l'inazione, la
mancanza di progetti, il cedimento ai ricatti degli
alleati, il compromesso non finalizzato a un risultato
ma solo teso a preservare il potere. Un nulla evidenziato,
per contrasto, da una inusitata vanteria e da demagogici
proclami: milioni di posti di lavoro, opere faraoniche,
ponti, energia ecc. ...
Clicca qui per continuare nella lettura.
(Paolo Manfredi, via e-mail)
Perché
non c’è una Ann Coulter di sinistra?
“Simbolo Sexy dei neo-con”: così lunedì 18
aprile La Repubblica, con un articolo di Arturo Zampaglione,
etichettava l’opinionista americana Ann Coulter nel dar conto della
copertina, a lei dedicata, dell’ultimo numero di TIME.
A Repubblica
non sono nuovi a codesti svarioni: già nel luglio 2003
in un articolo di Federico Rampini sulla Coulter la stessa
veniva ripetutamente etichettata come “neocon”.
E invece, la bionda
polemista del Connecticut è ed è sempre
stata, più semplicemente, una classica, becera
conservatrice: nulla a che vedere, quindi, con i famigerati
neo-con (che per definizione sono quella anomala
destra venuta da sinistra portandosi dietro una parte
rilevante del bagaglio culturale radical). Per rendersene
conto basterebbe considerare i giudizi ("volgare demagogo",
"fenomeno disgustoso") che Irving Cristol, supremo maitre-à-penser
neo-con, scrisse a suo tempo su quel mitico senatore
McCarthy che la Coulter è invece da anni impegnata a
riabilitare.
In effetti molti
neo-con la detestano proprio: memorabili gli spietati
strali lanciati contro di lei da Andrew Sullivan sul
Sunday Times. Alla National Review, testata che si colloca
“più a destra” dei neo-con, non digerirono il
suo editoriale scatenato del 12 settembre 2001, in cui
lanciava il suo ormai celebre proclama (poi riprodotto persino
su una popolare t-shirt): "Dobbiamo invadere i loro paesi,
uccidere i loro leader e convertire i loro popoli al cristianesimo".
Quando il giorno dopo inviò un secondo articolo
in cui chiedeva perquisizioni su tutti gli "individui sospetti
dalla carnagione scura", la rivista le revocò l’incarico.
...
Clicca
qui per proseguire nella lettura.
(ale tap.
21-04-2005)
Non
habemus Presidente del Consiglio: Berlusconi
da Ciampi per le dimissioni
Ore 15,29 - Berlusconi
lascia Palazzo Grazioli per recarsi al Senato.
Ore 15,32 -
Berlusconi arriva a Palazzo Madama. Ai giornalisti
dice: «Nessuna sorpresa, dopo la relazione al
Senato vado dal capo dello Stato per dimettermi».
Ore 15,37 -
Il presidente del Senato, Marcello Pera, apre la
seduta con un messaggio di congratulazioni per l'elezione
di papa Benedetto XVI.
Ore 15,38 -
Pera dà la parola al premier Berlusconi.
Ore 15,39 -
Berlusconi inizia il proprio intervento ricordando
a sua volta l'elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio
assicurando la collaborazione dell'Italia con le
istituzioni ecclesiali.
«Oggi sono qui per
un atto di chiarimento politico - spiega il premier
entrando nel vivo delle comunicazioni all'Aula - La
coalizione attraversa ora una fase di difficoltà.
Con le elezioni regionali il Paese ha mandato un
segnale molto chiaro».
«Nessuno ha prospettato
un cambio di maggioranza alle spalle del corpo
elettorale. Tutte le forze hanno rinnovato la fiducia
al presidente del consiglio e gli hanno dato mandato per
la formazione nuovo esecutivo. Questa sfida io intendo accettarla».
«Questa è la
maggioranza che governerà il Paese fino alla
fine della legislatura. E' l'obiettivo che tutti noi
della maggioranza condividiamo e che ci unisce più
di ogni differenziazione».
«Dieci anni fa abbiamo
iniziato un cammino per dare voce a maggioranza
moderata del Paese. Vorrei che avessimo l'orgoglio
per quello che abbiamo fatto in questi dieci anni,
i più difficili della storia recemte. Gli anni
del terrorismo internazionale e della crisi economica.
Noi abbiamo messo fine all'instabilità del sistema
politico, accresciuto prestigio internazionale dell'Italia,
avviato riforme».
«Per rilanciare la
nostra azione è mia intenzione aggiornare il
nostro programma, per aiutare le famiglie, per sostenere
le nostre imprese, per imprimere un rinnovato sviluppo al
nostro Sud. Per questo intendo rafforzare la compagine
del governo. E' necessario dare più forza alla coalizione
dei nostri partiti per dare un futuro alla nostra storia comune.
Vi chiedo di darmi fiducia. Fiducia nei nostri valori e nella
nostra storia».
«Con la vostra fiducia
e vostro sostegno scriveremo pagine importanti
della storia del paese. Nelle democrazie più avanzate
il premier può adeguare la propria squadra in base
alle necessità. Il nostro sistema costituzionale
prevede invece le dimissioni formali. Dovendo dar vita
al nuovo governo non mi posso sottrarre al passaggio formale
di una crisi di governo».
«Per questo ho convocato
in questa sede il Consiglio dei ministri prima
di recarmi dal Capo dello Stato per le dimissioni».
Ore 15,48 -
Termina l'intervento del premier nell'aula del
Senato. Il presidente Pera sospende la seduta nell'attesa
delle determinazioni del Presidente della Repubblica.
(da Corriereonline)
Habemus
Papam
Joseph Ratzinger è il nuovo Papa, prenderà
il nome di Benedetto XVI. Il cardinale
tedesco ha 78 anni e durante il pontificato di Woytjla
aveva assunto la carica di Prefetto della Congregazione
per la Dottrina della Fede.
“Cari fratelli
e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II
i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile
lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola nel compito
che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti
insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere,
nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel Suo aiuto
permanente. Andiamo avanto, il Signore ci aiuterà a
Maria, Sua Santissimna Madre, sta dalla nostra parte. Grazie”-
Benedetto XVI, prime parole dopo l'elezione.
"E' per tutti
un momento di grande gioia" - Carlo
Azelio Ciampi, presidente della Repubblica
"L'auspicio
di un apostolato fecondo e provvido per l'umanità
intera" - Silvio Berlusconi, presidente
del Consiglio
"Si batterà contro la dittatura
del relativismo. Con la sua dolcezza, risveglierà
l'Europa" - Marcello Pera, presidente
del Senato
"Nella
via maestra della Controriforma e di una “Chiesa”
che regni e governi, al posto di Cesare, gli affari e il
potere del mondo. Sarà più presente che mai nel
passato la forza, la cultura, la teologia e il potere bellarminiano
contro il Nemico, contro il “relativismo” di Giordano Bruno,
della Riforma, contro la Religione della libertà e
della responsabilità. Ma non è quello che siamo
per lui, non è affatto il nostro Nemico: Papa Joseph,
auguri!" - Marco Pannella, leader radicale
"Lo Spirito Santo
ci Protegga" - Daniele
Capezzone, segretario Radicali Italiani
"Evviva, il nuovo
Papa è l' unica cosa non di sinistra che
c'è oggi in Italia" - Calderoli,
Lega Nord
''E' uomo di profonda spiritualita', uomo di
profonda cultura. E' stato teologo fondamentale
e illuminato del Concilio" - Romano Prodi,
leader Unione.
" Si chiama come
mio figlio e mio padre" - Bobo
Craxi, portavoce del PSI
" Auguri di
lunga vita, di operosità e di fecondità intellettuale
a un Papa che ci piace." - Giuliano Ferrara, direttore "Il Foglio"
"Successo,
felicità e salute nel difficile compito di
guida della chiesa cattolica. Confidiamo che il
cammino di collaborazione e rispetto tra Chiesa
ed Ebraismo, intensificato in particolare nell'ultimo
Pontificato, prosegua e raggiunga ancora migliori
risultati" - Comunità ebraica
di Roma
"L'elezione
di Ratzinger è
preoccupante" - Aki Ali F. Shuetz,
esponente comunità islamica
"Con l’elezione
di Benedetto XVI, cardinale Joseph Ratzinger
ha vinto la Chiesa più retriva, contraria a
qualsiasi apertura in materia di morale sessuale,
assolutamente sorda rispetto all’evoluzione dei tempi
e della società. Una Chiesa, che vuole continuare
ad avere un forte potere d’interdizione nei confronti
dei partiti e delle scelte politiche. Benedetto XVI, come
prefetto della dottrina della fede, si è distinto come
il campione dell’ortodossia, della conservazione, esprimendo
più volte nostalgie pre-conciliari. Il cardinale Ratzinger,
ha in questi anni più volte offeso le persone gay, lesbiche
e transessuali del mondo e, ha ridotto al silenzio qualsiasi voce
che, all’interno della Chiesa, ha dissentito rispetto ad una visione
medioevale della fede cattolica. Come Arcigay attenderemo gli atti
concreti del nuovo papa, che certamente con il suo passato non ci
appare come il miglior interprete dell’originario messaggio d’amore
di Gesù Cristo." - Aurelio Mancuso
Segretario nazionale Arcigay
Per
saperne di più:
qui, qui, qui e qui.
Ruini
prepotente. Wojtyla ha cambiato la storia,
in peggio.
A noi non piacciono i cosiddetti "preti scomodi".
Il perchè sta tutto in questa intervista
a Don Andrea Gallo,
il prete rosso, il prete di strada, il prete no global.
Fondatore della Comunità di San Benedetto al porto
di Genova che accoglie tossicodipendenti e persone in difficoltà:
ex prostitute, ex ladri, uomini e donne in transito da
un sesso all'altro. Figura carismatica, la sua celebrità
ha raggiunto una dimensione nazionale durante il G8 genovese.
Don Gallo ha tenuto un accorato discorso durante lo storico
concerto di Manu Chao, ha testimoniato contro il blitz di
Bolzaneto ed è diventato una vera icona del mondo pacifista
che lo vuole sempre in prima linea durante le marce della pace.
Don Gallo, però,
è soprattutto un uomo di chiesa, profondamente
convinto di indossare l'abito talare, e profondamente
convinto di poterlo fare in piena libertà di
pensiero e di azione. Un prete “angelicamente anarchico”
com'è il titolo del libro che ha scritto lo stesso
Don Gallo. L'intervista,
a cura di Alex Castelli, è ripresa da
Alice.
Don Gallo, lei
è colui che si definisce chiaramente “un prete
scomodo”. Come sono suoi rapporti con le gerarchie
ecclesiastiche?
Già l'11
ottobre 1962 quando Papa Giovanni apriva il Concilio
Vaticano II mi chiamavano “comunista” e “rivoluzionario”.
Oggi assistiamo ad una prepotenza gerarchica.
Ad esempio, il cardinale Camillo Ruini è un prepotente
ed un arrogante. E cosa mi deve fare? Se uno lo è,
lo è. E' una prepotenza mondana e troppo poco
fraterna. Il centralismo romano occidentale è molto
poco cattolico.
In che senso?
“Cattolico” significa
universale; finché la Chiesa sarà
così come è oggi mi domando come si possa andare
ad evangelizzare. Il 74% dei cattolici non è occidentale,
eppure questa Chiesa non è per nulla a favore
all'ecumenismo, ma del verticismo.
Si considera
un ribelle?
Io sono un po'
anarchico; ad esempio, le gerarchie ecclesiastiche
vanno alla marcia della pace di Assisi e io, per
dispetto, non ci vado... così come non sono mai
andato a Lourdes. Le faccio un esempio di come vanno
le cose: siamo in un team di ricerca di un prodotto per una
grande azienda. Ebbene, ad un certo momento un paio di
ricercatori hanno un'idea nuova. Ah sì, e allora
li sbattono fuori!! Ecco come pensa la Chiesa oggi! Per questo
il pluralismo filosofico è così scarso. Questo
ortodossismo è preoccupato più di frenare che
di promuovere, è poco sensibile alla comunione plurale.
In molti cattolici hanno creato un concetto di paura ecclesiastica,
di sottomissione e di conformismo spirituale.
E di Giovanni
Paolo II cosa pensa?
Giovanni Paolo
II ha cambiato la storia, ma in peggio. Il concilio
ed il primo post-concilio hanno riscattato il concetto
di popolo di Dio, la Chiesa come comunione e non come
gerarchica. La Chiesa deve essere vicina ai poveri, aiutarli
a prendere coscienza di se stessi perché la comunità
ecclesiale non è contrapposta agli emarginati,
ma fa corpo con essi.
E' molto
critico, ma allora perché continua a fare
il prete?
Quando mi chiedono
come io faccia a rimanere in questa struttura,
rispondo sempre che è la mia casa... anche se
ci vuole più coraggio a rimanere che ad andarsene.
La Chiesa da mezzo per realizzare il regno di Dio è
diventata fine della propria azione. E' troppo centralistica
e piegata su se stessa e sul proprio apparato di potere.
La bontà di Giovanni XXIII ci stimolava a non preoccuparci
dei profeti di sventura e ad accarezzare i bambini
quando andiamo a casa. Ecco, bisognerebbe riscoprire
questa dolcezza e confortare chi è emarginato,
abbandonato o è solo: amare l'handicappato, il malato
cronico, l'anziano, il tossico dipendente, la prostituta,
il carcerato, l'e
x prete, l'esule, l'immigrato, il perseguitato. Amare
chi non è amato da nessuno, dare voce a chi non ha voce.
Cosa
pensa di Giovanni Paolo II?
Un milione di persone
ha seguito il suo funerale, ma sono venticinque
anni che il potere ha ucciso mons. Romero. E come
mai di questo nessuno parla? Questo Papa ha frenato
la collegialità ed ha riaffermato il potere
assoluto e personale del successore di Pietro sullo stesso
consiglio episcopale. Giovanni Paolo II continuava
a dire di non avere paura, ma purtroppo le gerarchie
hanno paura e chi ha paura non crede.
Non crede
di essere troppo “polemico”?
Ormai non compare
più rispetto ai poveri e agli emarginati
la distinzione tra un progetto di liberazione e un'opera
assistenziale. Vi è tanta solidarietà
assistenziale, ma non quella liberatrice. Gli oppressi
devono diventare i soggetti della loro liberazione
e non è possibile negare questa conquista attraverso
la lotta. Gli ultimi documenti della Chiesa sono così
preoccupati da questa teoria che affermano che solo
Dio può liberare l'uomo. Nessuno libera se stesso, perché
occorre farlo insieme. Abramo, Mosè, Gesù,
Marx, Freud, Einstein hanno cambiato la storia.
In tanti
la definiscono “comunista”. E' così?
Il card. Tettamanzi,
un vero papabile, una volta mi disse: “Preghi”.
Io risposi: “Certo che prego, ma i primi 12 articoli
della repubblica italiana”, ovvero la distinzione tra
Chiesa e Stato, la lotta partigiana, la repubblica
democratica e laica. L'antifascismo non è un optional
perché non è un'ideologia ma è
l'essenza laica della democrazia.
Cosa pensa
del Conclave??
Spero
che siano rimasti fuori Comunione e Liberazione,
l'Opus Dei, i Legionari di Cristo e di Maria. A volte
mi dicono che sono semplicistico, ma il messaggio
di Gesù è semplice: “Non sono venuto per essere
servito, ma per servire”.
VECCHIA
FORMULA
Il regista
più libero del mondo, vale a dire Oliver Stone,
dopo il resistibile successo del suo " Alexander ", ritorna
in scena a distanza veramente breve, con un altro capitolo
del suo " percorso ", la sua personalissima interpretazione di
fatti, persone ed eventi. Per chi non sapesse,ed è per questo
che Stone può essere definito il regista più libero
del mondo, Oliver stone ha girato un film sull'assassinio di John
Kennedy, in cui viene attribuito valore di fatti realmente accaduti
o provati a teorie o testimonianze tra le più improbabili,
quando non si arrivi addirittura alla falsificazione vera e propria.
Ma questo al regista americano non importa, lui ha la sua verità
preconcetta da dimostrare e se gli spettatori si godono uno spettacolo
emozionante e impressionante, ma credete davvero che si preoccupino
di andare a valutare la verità dei fatti ? La risposta implicita
la si ha nel film che segue " JFK, un caso ancora aperto ", cioè
in " Nixon, gli intrighi del potere "dove la ricostruzione è
libera, perchè quello che ha da fare Stone è scrivere
le scene e girarle, l'accuratezza della ricostruzione storica non
lo sfiora, anzi è da lui percepita come una compressione
alla libertà dell'artista. La gente apprezza i film, le opinioni
si formano e i conti tornano, solo che se qualcuno si prova a ricercare
i fatti e gli eventi scopre che le distorsioni sono incredibili e
che la libertà dell'artista è da leggersi come arbitrio.
Oliver Stone è uomo di
sinistra e sostanzialmente dalle sue opere "apprendiamo"
che gli uomoni ( ritenuti ) di sinistra, come Kennedy
fanno per definizione del bene e per tale ragione vengono
tolti di mezzo dagli uomini di destra, sempre dediti
al profitto ,alla guerra ed al mantenimento del potere
come sarebbe il caso di Nixon.
Ma lo schema dell'uomo di
sinistra non è completo se non procede alla
romanticizzazione dei dittatori comunisti : questi vengono
sempre ripresi in una luce umana, quindi giustificatrice
ed " estremamente " comprensiva, mentre i dittatori
destrorsi sono assasini puri e semplici. Oliver Stone
ha intervistato Fidel Castro e dai commenti della Nadin
Gordimer sappiamo che le domande sono dure, ma il dittatore
cubano risponde senza peli sulla lingua e come ci illumima
la scrittrice appena citata Cuba "...è un'isola del
mondo in cui si mantiene vivo l'ideale dell'umanità che
si evolve fino alla sua vera realizzazione." Appunto, Castro
è al potere dal febbraio del 1959, il termine " elezioni
" esiste nel vocabolario cubano solo per spiegare un fenomeno
" straniero ", gli oppositori del regime sono stati uccisi a decine
negli anni passati, oggi, e poi si dice che Castro non tenga ai
diritti umani, si limitano a popolare le prigioni, la libertà
di stampa non è mai pervenuta e di fronte a tutto questo si tiene
a sottolineare quanto Castro tenga alla cultura, ma quale cultura
se se non c'è libertà di ricerca ? I dati che più
scandalizzano Stone e la Gordimer sono " l'ignobile embargo degli
USA ed il campo di internamento politico nella Baia di Guantanamo
" e non l'orrenda dittatura castrista e le miserrime condizioni
in cui son ridotti i cubani.
I casi Stone, e devo aggiungere anche Gordimer,
costituiscono un modello già visto di " intellettuale
", quello che vive in occidente con le libertà
dell'occidente e che ammira i satrapi comunisti, presentadoli
come figure romantiche, guidate dalla passione dei loro
ideali, non arrivando a chiedersi del perchè,
se questi uomini paiono così giusti e ben disposti verso
l'umanità, giungano a processare come criminali
coloro che solo tentino di dar vita ad un partito non comunista.
Lucio Sergio Catilina,
20-04-2005
UNO A
ZERO, PALLA AL CENTRO: GRAZIE BERLUSCONI
* "...A Berlusconi dobbiamo riconoscere classe
e coraggio: ha deciso di andare avanti, di non dimettersi
al buio e non credere alle crisi pilotate. Del resto
perché avrebbe dovuto farlo? Per una volta che abbiamo
un Presidente eletto su indicazione popolare che
è coerente con quel voto, perché trascinarlo nel
burrone delle dimissioni? Non l’ha fatto e a lui va
tutta la nostra stima. Ha dimostrato la stoffa del leader.
Ha riconfermato al mondo politico la tempra del self made
man che gli permise di diventare imprenditore di successo.
Ha deciso di sfidare i palazzi romani che non hanno mai
amato questo “bauscia” milanese e la sua filosofia del
“ghe pensi mi”.
E c’ha pensato
lui anche stavolta, entrando in Quirinale con
una idea sorprendente. «Non mi sono dimesso»,
dirà ai giornalisti al termine dell’incontro
con Ciampi. Una excusatio non petita, quindi qualcuno
quelle dimissioni gliele aveva chieste eccome. Non
s’è fidato... ha preferito tener fede agli accordi
originari, ha preferito onorare il contratto con gli italiani.
Così è
scattato in contropiede, «su cross di Bossi»,
come ha commentato il presidente della Lega
Lombarda, Giancarlo Giorgetti. Ha segnato spiazzando
tutti gli altri troppo scoperti in attacco.
Ha fatto gol,
il Berlusca. Può esultare. Uno a zero, palla
al centro..."
*Dall'editoriale
de "La Padania". Clicca qui per il testo completo dell'articolo.
UDC: IN
RUTELLI VERITAS
Dall'intervista al "Messaggero" di Rutelli:
<<Dobbiamo aspettare la conclusione della
crisi. Se si chiude con lo "stiamo come stavamo", allora
le critiche saranno fondate. Se l'Udc ottenesse
di togliere la devolution, di bloccare la riforma della giustizia
e la revisione della par condico... allora sarebbe
ingeneroso criticare.>>
Il
ruggito del coniglio
“Convinto che nella
storia d’Italia i veri guai, i veri arretramenti
si sono avuti solo nelle occasioni in cui il pensiero
liberale ha divorziato dalla cultura cattolica (l’unificazione
del paese, la nascita del fascismo e la stessa battaglia
contro il divorzio), Follini non ha cercato mediazioni
o eufemismi, anche a costo di infrangere qualche tabù.
Pur cosciente di essere in minoranza (la sua mozione
fu nettamente sconfitta al congresso di Fiuggi del Ccd), il
neopresidente ha ribadito anche la vocazione per il maggioritario.
Una posizione coraggiosa perché il ritorno, in qualche
forma, ai criteri del proporzionale è tuttora il
più potente collante che unifica la grande parte delle
anime post democristiane”.
Questo il ritratto
che nel giugno 2001 il Foglio faceva dell’allora
neoeletto presidente del CCD Marco Follini.
Nel triennio successivo,
un destino spietato e beffardo ha voluto
che proprio a quel personaggio fosse appioppato il
compito di assumere, di fronte all’opinione pubblica,
il ruolo di capofila della restaurazione democristiana.
L’estate
passata Follini, che in origine si era distinto
come uno dei pochissimi ex-DC favorevoli al maggioritario,
minacciava il ribaltone se non gli davano una legge
elettorale proporzionale (“passaggio obbligato, perché,
come mi spiegò un giorno Andreotti,la proporzionale
è come la pressione bassa: magari dà il mal
di testa, ma salva dal coccolone…”). Su Libero fu definito
“un pigmeo cui gli avversari del governo
attribuiscono, strumentalmente, le sembianze di un gigante”.
Poi “il coccolone” governativo non ci fu,
e il ritorno al proporzionale neppure (se la cavò a fine
anno con un posto da vicepremier).
La crisi di questi
giorni appare ancor più “fine a se stessa”:
e in fondo in un certo senso lo è, se il movente
è quello di riaffermare il potere partitico
centrista-“cattolico”, abbandonando le sperimentazioni
maggioritarie coltivate, peraltro assai malamente,
negli ultimi lustri, e ripristinando quanto più
possibile la tendenza a far prevalere gli accordi
fra i partiti (anche sul nome dei premier) “ in Parlamento”
rispetto alle scelte “dirette”degli elettori.
La legislatura
volge al termine e la riforma costituzionale di
prossima approvazione (?), per quanto zeppa di difetti,
comunque di fatto porta all'elezione diretta del capo
dell’esecutivo, quindi in direzione opposta rispetto
al vecchio sistema “parlamentarista” all’italiana.
Per chi vuole
tentare la retromarcia, ora o mai più.
Venerdì
15 aprile dalle colonne de La Repubblica Follini
è stato sfidato a dimostrare che il suo non sia “il
ruggito del coniglio”.Poche ore dopo l’UDC ha ufficializzato
l’uscita dal governo, per ora attenuata da un fumoso
“appoggio esterno” non si sa bene a cosa.
In attesa di capire
come evolverà la vicenda, c’è un dettaglio
che sarà bene tenere a mente: tutti, diconsi
TUTTI i parlamentari dell’UDC, deputati e senatori, sono
stati eletti nel maggioritario: quindi non sotto
il simbolo del partito, ma della coalizione. A cominciare
dallo stesso Follini (deputato eletto nella circoscrizione
XXI – PUGLIA - Collegio: 21 - Bari - Mola Di Bari). I parlamentari
dell’UDC siedono quindi in parlamento grazie ai voti degli
elettori dei partiti alleati; ed in particolare che i 23 parlamentari
dell'UDC eletti al nord non sarebbero mai stati eletti senza
i voti leghisti.
Se davvero assistiamo
ad una partita tra fautori di sistemi politici
alternativi, sarà bene tener presente che alcuni
dei giocatori principali se la stanno giocando come
a poker, con dei bluff davvero spudorati.
Fingere di credere
che la crisi del governo sia stata veramente
provocata dal «ruggito del coniglio» farà
pure comodo, ma probabilmente non spiega gran che.
(ale tap. 19-04-2005)
Spigoli
e spigolature
“La sinistra italiana, dall’11 settembre in
poi, si è limitata al ruolo di chi dice
‘no’ o di chi denuncia un mondo di congiure con al
centro il Grande Fratello americano. La vicenda dell’Iraq
è divenuta l’esempio perfetto di questo ruolo
minore in cui la sinistra si è autorelegata”.
Lucia
Annunziata, ‘La sinistra, l’America, la guerra’,
editore Mondadori
"Mettiamola
così, papale papale.
Quel che doveva fare, Berlusconi in undici anni di
politica l’ha fatto, e non è poco. Fermata
l’aggressione procuratizia alla politica elettiva;
ristrutturato radicalmente il sistema politico
e istituzionale, con il maggioritario che funziona
egregiamente e il bipolarismo che consente l’alternanza
di forze diverse alla guida del paese; una svolta benedetta
di centottanta gradi in politica estera, all’altezza
del disastro di civiltà dell’11 settembre, una ricollocazione
occidentalista coraggiosa, mobile, non ingessata nell’obbedienza
franco-tedesca del vecchio e polveroso europeismo. Poi
molto altro: un po’ di sano anticomunismo, protratto oltre
il credibile con qualche sciatteria, e un’iniezione di sano
spirito liberale, fatta di fortunosi tagli delle tasse ma soprattutto
di uno spirito garibaldino, non professionale, un po’ folle
e spesso allegro, che ha incantato ideologicamente il paese e ha
messo a nudo l’inquietante mediocrità di certa politica
professionale. Quando i vincitori delle elezioni di questi tre anni,
che hanno trovato un culmine drammatico nel rovesciamento politico
delle regionali, saranno indaffarati con la loro ordinaria amministrazione,
se ce la faranno a riprendersi il governo, voci indipendenti
e lungimiranti si metteranno a parlare per il fenomeno
Berlusconi, a favore della sua energia anomala, fino a nuove
italianissime consacrazioni ex post. Non finirà dannato,
nemmeno se sconfitto. Avrà l’onore delle armi."
Giuliano
Ferrara, Il Foglio
"Dobbiamo
decidere cosa vogliamo essere"
Marco
Follini, 10 aprile 2005 intervista al Corriere della Sera
"Non
sono ancora cavaliere, ma non dispero.Checche'..."
Antonio
de Curtis, Totò.
La salvezza
dei dittatori è attaccare Israele,
Gianni Minà lo spiega all'amico Fidel
Da Informazionecorretta:
"Il Manifesto" di domenica 17 aprile 2005 pubblica a pagina
7 un articolo di Gianni Minà - titolo: «Le
distrazioni dei media sulle censure dell'Onu
a Israele», clicca qui per il testo completo
dell'articolo - che istituisce un confronto tra la
copertura mediatica della censura a Cuba da parte
della Commisione dei diritti umani dell’Onu e la concomitante
censura, o come preferisce Minà “pesantissima
condanna” a Israele.
Secondo il massimo
apolegeta italiano della dittatura caraibica
(dell’”isola della revolucion”, come scrive lui
senza pudore) i media italiani si occupano, figuriamoci,
molto più di criticare Cuba che Israele.
E’ interessante
analizzare da vicino le accuse rivolte a Israele
dalla commisione Onu e le maggioranze che le hanno votate.
“La prima
risoluzione” scrive Minà “riguardante
la violazione di diritti umani nei territori arabi
occupati della Palestina, inclusa Gerusalemme Est
ha avuto 39 voti a favore (quasi tutti del sud del mondo,
africani, asiatici, in particolare arabi, e latinoamericani),
2 contrari (Stati Uniti e Australia) e 12 astenuti
fra cui l’Italia, ma anche Germania, Gran Bretagna,
Olanda e Canada. In particolare la condanna si concentra sulla
costruzione del muro da parte di Israele e fa cenno all’annuncio
dato da Tel Aviv il 25 marzo scorso del progetto di costruzione
di altre 3500 unità abitative a Maale Adumim, ulteriore
atto d’annessione da parte di Israele”.
Dunque la prima
condanna viene pronunciata dall’Onu contro Israele,
con l’entusiastico sostegno di dittature del terzo
mondo tra le quali primeggiano quelle arabe, per la
sua pretesa di proteggersi dal terrorismo con la
barriera difensiva e per un progetto di ampliamento
di un insediamento che riguarda semmai i diritti nazionali
e territoriali configgenti di israeliani e palestinesi
e non i diritti umani. La seconda, che ha avuto
29 voti favorevoli “sempre in prevalenza del sud
del mondo” riguarda “l’uso della forza dell’esercito israeliano
contro i civili palestinesi”, vale adire una deliberata
menzogna, giacché l’esercito israeliano non ha come
obiettivo i civili palestinesi.
La risoluzione
è anche un esempio di cinico ribaltamento
della realtà, dato che è il terrorismo
palestinese a colpire intenzionalmente civili israeliani
innocenti. L’ultima condanna riguarda la “persistente
occupazione dei territori siriani del Golan”,
chiaramente una questione che non ha nulla a che vedere
con i diritti umani.
L’articolo, però,
non si fonda sulle cattive ragioni della
condanna Onu a Israele.
No, quel che Minà
fa ha una portata molto più generale. Indica
un metodo, una strategia di difesa valida per tutte
le dittature che ancora resistono del mondo: quando vengono
messe alle strette per i loro crimini possono sempre giocare
la carta di un comodo capro espiatorio. Israele appunto.
Del resto, proprio
questo è stato per anni il mezzo attraverso
cui i regimi arabi hanno difeso e consolidato il loro
potere, canalizzando il malcontento creato dalla
loro inefficienza, dal loro autoritarismo e dai loro
crimini contro un nemico esterno dipinto come diabolico.
E’ un trucco
che, come dimostrano le lotte per la libertà e
la democrazia che iniziano scuotere il Medio Oriente, non
funzionerà ancora per molto in quella regione.
Ma che qualcuno
vorrebbe importare in Italia di seconda mano,
a quanto pare.
FRANZA
O SPAGNA...
Rai. I dirigenti svoltano a sinistra
(Prima Comunicazione -
numero 350 - Aprile 2005) Dopo il terremoto delle
elezioni regionali con la débâcle“Ormai
il centrosinistra governa la Rai. Dopo l’Usigrai
e la Confersind si è presa anche l’Adrai”,
commentano amaramente dalle fila della destra aziendale.
Il centrosinistra in realtà ha avuto buon gioco
perché ha saputo cavalcare il malcontento
condiviso dalla stragrande maggioranza dei dirigenti per
l’alto management della Rai da cui non si sono sentiti valorizzati.
C’è un giudizio negativo diffuso sulla quotazione in
Borsa e la riorganizzazione aziendale.
del centrodestra,
alla Rai non sanno più da che parte stare
e sono con le antenne dritte a prendere bene le misure.
Un segnale anticipato del vento che ha ripreso a girare
a favore della sinistra è stato il rinnovo, a
metà febbraio, del vertice dell’Adrai, l’Associazione
dei dirigenti aziendali, che da sempre è un
termometro politico. Sono state elezioni molto combattute,
con una grossa partecipazione di votanti: 303 dirigenti
su 316 aventi diritto che hanno assicurato la vittoria
al centrosinistra, risultato clamoroso dopo tre anni
di governo polista della Rai. La nuova Adrai fotografa alla
presidenza Franco Di Loreto, esponente della Margherita.
Vice presidenti sono i diessini Franco Modugno (il secondo
più votato dopo Di Loreto) e Francesco De Domenico,
con Paolo Del Brocco come segretario, anche lui arruolato
nella Margherita. Il centrodestra è riuscito a strappare
solo quattro consiglieri (una carica più onorifica
che operativa): Roberto Ferrara di Forza Italia, Alessandro Zucca
e Marco Anastasia di Alleanza nazionale e l’ex socialista Gianni
Bellisario. Chi ha preso la mazzata è stato il partito
di Gianfranco Fini che nel precedente direttivo Adrai contava
i due vice presidenti Giuseppe Sangiovanni e Stanislao Argenti
a fianco del presidente Luciano Flussi, un moderato della Margherita.
IL RE NON
FA CORNA
Chi segue la politica da un lato dispone di dati,
dall'altro del proprio senso critico. Il secondo
è ovviamente opinabile ma almeno i fatti dovrebbero
essere sicuri. E invece.
Per mesi il centro-sinistra
ha parlato di elezioni primarie per designare
il leader della coalizione. Per mesi si è
criticato Bertinotti che aveva deciso di concorrere
e si sono analizzate le conseguenze di questa sua (legittima)
iniziativa. Poi, improvvisamente, la coalizione ha un
eccellente successo in elezioni periferiche ed ecco che Prodi,
che non era neppure candidato, dichiara che le primarie "non
sono più necessarie". E perché non sono più
necessarie? Perché lui dice che non sono più necessarie.
A questo punto
chi gli aveva creduto, e perfino chi aveva creduto
a Bertinotti, si trova spiazzato. Fa la figura ridicola
dello scienziato che discettava dottamente della vescica
natatoria dello squalo e poi apprese che lo squalo
non ha vescica natatoria.
Prodi ha disinvoltamente
cambiato le carte in tavola e non ha nemmeno
fornito una spiegazione. A questo punto è
facile osservare che se, invece d'un professore bolognese,
si fosse trattato d'un certo imprenditore milanese,
ci sarebbe stato il finimondo. Si sarebbe detto che
la sua parola non valeva nulla. Si sarebbe detto che era
un vile. Si sarebbe detto che era disposto a partecipare
a una gara solo essendo l'unico iscritto. Si sarebbe sottolineato
come non fosse stato capace neppure d'inventare una
scusa appena appena accettabile per il suo ripensamento.
Soprattutto si sarebbe detto che temeva il confronto
con Bertinotti perché esso avrebbe fatto esplodere agli
occhi di tutti gli insanabili contrasti programmatici
della sua coalizione. Ma, dal momento che non si trattava
di Berlusconi, tutto questo non è successo. Ed è
francamente eccessivo.
Si possono comprendere
i politici di centro-sinistra che hanno
fatto finta di niente: nel tripudio e nel clamore
della vittoria hanno sperato che la gente non badasse
a quell'ignobile marcia indietro e sapevano che
quelle primarie erano una bomba ad orologeria. Ma i commentatori
indipendenti? L'autorevole Corriere della Sera? Nessuno
ha sollevato uno scandalo, nessuno "ha fatto una piega". Solo
perché Prodi non è Berlusconi.
Questo ricorda
quanto accadeva nelle Corti d'un tempo: il Re si
sceglieva per amante la moglie d'un cortigiano e nessuno
fiatava. Un po' perché anche al marito potevano
derivarne vantaggi , un po' perché nessuno ne
aveva il coraggio. Tanto che si preferì derubricare il
reato e per questo nacque il detto: "Il Re non fa corna".
Quello che non si sapeva è che Prodi è un re perfino
per i commentatori indipendenti.
Gianni
Pardo, 16 aprile 2005
MANICOMIO
ITALIA: QUESTI, NEMMENO GOVERNANO E GIA' LITIGANO
Nonostante il clima politico favorevole, c’è
del malessere nell’Unione, dove soffia un’aria di
crescente insofferenza per l’alta instabilità
interna.
Tanto per
fare un’esempio, come ricorda oggi un aricolo
de La Padania, "all’inizio
della legislatura, dal 2001 a oggi, dei 48
fra deputati e senatori che hanno cambiato casacca
ben 17 sono passati dalla Margherita all’Udeur
di Clemente Mastella: per “arricchire” il panorama politico
o per vedere dove e come si può essere “traghettati” nella
Cdl, come sembrava prima delle regionali? Degli altri parlamentari
"in mobilità", una decina appartiene nel complesso
ai rimanenti tre partiti della Cdl, ma altri ancora
passano dalla sinistra all’estrema sinistra, come ultimamente
Pietro Ingrao, Pietro Folena e, caso fresco di ieri,
l’ex senatrice Ersilia Salvato che lascia i DS, e in una lunga
lettera a Fassino spiega di avere forti sospetti che in
Campania il centrosinistra sia sceso a compromessi con la
Camorra."
Poi c'è
il caso di Paolo Cirino Pomicino, espulso
proprio ieri dall'Udeur.
Altro caso,
del tutto analogo a quello di Pomicino, è
quello del filosofo ex parlamentare diessino Gianni
Vattimo. Per il turno di ballotaggio a San Giovanni
in Fiore, in Calabria, esprime la sua preferenza per
Antonio Barile, candidato del centrodestra. Spiega
che la la scelta del candidato della Cdl «fornisce
maggiori garanzie di rinnovamento e di risoluzione
delle problematiche locali» rispetto a quello dell’Unione,
Antonio Nicoletti, «espressione solo di vecchiume
e di continuità rispetto all’Amministrazione
comunale uscente», sostenuta dal centrosinistra.
A Venezia
i due candidati sindaci sono Massimo Cacciari,
sostenuto da Margherita e Udeur e Felice Casson,
cui fa riferimento il resto del centrosinistra.
Cacciari accusa la precedente amministrazione Costa:
«Nessuno dialogava con l’altro, nessun lavoro
di squadra, nessun lavoro di sistema, cinque anni
di polemiche tra settori, molti dei quali si trovano
ora ad appoggiare Casson». Da Roma è giunta
una dichiarazione del ministro Gianni Alemanno, An, tutta
a favore di Cacciari: «Nella sfida del ballottaggio
nel comune di Venezia tra Cacciari e Casson - ha detto
- non ci possono essere dubbi. Massimo Cacciari rappresenta
una sinistra non ideologica, corretta nei rapporti politici e
aperta a un cambiamento rispettoso delle identità e
dei valori. Caratteristiche che è impossibile ravvisare
nel suo avversario».
Quando
Prodi trattava con Hamas
Articolo di Dimitri Buffa per La Padania: ”Odio la parola
terrorismo, ho passato gran parte della mia
vita tra i combattenti per la libertà come quelli
che ci sono in Colombia e penso che noi in Europa siamo stati
impressionati troppo dagli eventi dell' 11 settembre
2001 e che ciò ha determinato una risposta troppo emotiva..”
Il campione
di relativismo etico che avrebbe pronunziato
questa frase non è un no global qualunque,
un Casarini o un Caruso. Ma un politico europeo con
grandi responsabilità istituzionali ai tempi della
Commissione Ue presieduta da Romano Prodi. Si chiama
Alistair Crooke e fu consigliere per la sicurezza
di Miguel Moratinos, all’epoca lo speciale inviato europeo
per promuovere (chissà come) la pace in Medio
Oriente.
La cosa più
grave è che queste parole furono pronunziate
nel giugno 2002 durante un incontro più clandestino
che segreto coni vertici di Hamas, capeggiati da Ahmed
Yassin, lo sceicco paraplegico poi fatto fuori dall’esercito
israeliano con un cosiddetto “omicidio mirato”.
Yassin infatti è il mandante materiale di decine
di kamikaze islamici in
Israele e quindi
di centinaia di vittime innocenti. Il 25 novembre
2004, data da tenere a mente, Javier Solana, allora
capo della politica estera della Ue, attaccato da americani
e israeliani che lo accusavano di avere avuto rapporti
clandestini con esponenti di Hamas nel periodo più
tragico dell’Intifada degli “shahid” negò sdegnato che
simili voci avessero alcun fondamento. Solana allora non poteva
sapere che gli israeliani già sapevano delle sue menzogne
e ne possedevano le prove rinvenute in alcuni fortini dei terroristi
della striscia di Gaza durante le periodiche incursioni bonificatrici
dell’esercito. In una di esse, nel novembre 2002, era stato
trovato e sequestrato un piccolo dossier in cui erano elencati
questi contatti segreti che i delegati europei al Medio Oriente avevano
tenuto tanto con le Brigate dei martiri Al Aqsa quanto conHamas.
In pratica
i palestinesi conservavano dei verbali di
questi incontri, circostanza che nei giorni scorsi
ha permesso al governo israeliano di sbugiardare
l’Europa di Prodi i cui rappresentanti avevano spergiurato
di non avere mai avuto contatti segreti con Hamas.
Invece non
solo questi approcci ci sarebbero stati, ma anche
il tenore dei discorsi era a dir poco agghiacciante,
almeno dal punto di vista della sicurezza di
Israele. Alistair Crooke infatti si impegnava a far
tornare indietro la Commissione Prodi che solo da poco
aveva incluso Hamas nella lista dei movimenti terroristici
da bandire dal vecchio continente, anche congelando i
fondi raccolti dai “fratelli musulmani” nelle banche inglesi
e francesi. Un’inclusione, tra parentesi, fortemente voluta
dal governo italiano su input di quello statunitense.
Come se non
bastasse Crooke parlava con Yassin che cercava
di convincerlo che la soluzione buona per i palestinesi
non era mica quella dei “due popoli in due stati”
entro i confini precedenti alla guerra dei sei giorni del
1967. No, Yassin ricordava all’interlocutore europeo,
che bontà sua si limitava ad annuire, che i veri confini
da cui gli israeliani si dovevano ritirare erano quelli
del 1948, cioè l’anno della fondazione dello stato ebraico.
Che secondo Yassin era la causa della corruzione di tutta
la popolazione araba della Palestina che avrebbe ritrovato
la propria pace solo dopo la ricacciata in mare dell’odiato nemico
sionista. E nella cornice di questi discorsi anti ebraici da Terzo
Reich, Alistair Crooke, invece di alzare i tacchi e andarsene
via, non ha trovato niente di meglio, sempre secondo il resoconto
del documento sequestrato a Gaza nel novembre 2002, che promettere
di mantenere segreti i colloqui e i loro contenuti “specie nei confronti
di israeliani e americani che avrebbero potuto usarli a loro
vantaggio”.
Nonché
di discettare sul concetto di “terrorismo” così come
vissuto da noi poveri idioti occidentali. Vantandosi,
lui, di avere conosciuto “combattenti liberi” in Colombia.
Che si riferisse ai narcotraficantes delle
Farc, l’esercito marx-leninista di liberazione che
con i propri squadroni della morte controlla tutta
l’area di fabbricazione e produzione di cocaina in Sud
America? Peraltro chi non ricorda che in Italia ai tempi
del governo dell’Ulivo fu proprio l’allora presidente
della Camera Luciano Violante a ricevere nel Parlamento
italiano una delegazione delle Farc? Talvolta in Italia
e in Europa vi è davvero un idem sentire. Che ha
la caratteristica di repellere al cittadino comune.
SONDAGGIO
SUL SESSO: LE ITALIANE PIU' AFFAMATE NEL MONDO
Calde, caldissime, anzi bollenti:
ecco le donne italiane, uscite medaglia d'oro tra le
'affamate del sesso' in una 'olimpiade' organizzata
dal mensile 'Esquire'
nel numero in edicola a maggio. Poste di fronte alla
scelta tra un rapporto sessuale e un tenero abbraccio,
l'83% delle italiane interpellate nel sondaggio hanno
risposto di preferire di gran lunga il sesso alle coccole,
staccando di ben sette punti il 76% delle spagnole, il 72%
delle brasiliane, il 69% delle tedesche, il 68% delle inglesi,
il 63% delle americane.
Solo il 17% delle italiane
sono emerse dal sondaggio di 'Esquire' come
interessate soprattutto alle romanticherie.
Sempre sul fronte del
'terra terra' la rivista maschile ha chiesto alle
giovani donne del rilevamento (in media 22 enni, per
il 65 per cento single) di esprimersi, su una scala da
uno a dieci, sul dilemma se per loro ''le dimensioni contano'':
le israeliane sono risultate le piu' interessate (7,4)
seguite dalle ragazze della penisola (6,5), dalle brasiliane
(6,3) e dalle americane, con un voto di 6,2 al quarto
posto della classifica.
Le italiane bruciano
di desiderio dunque, ma sono anche pronte ad aspettare
prima di concedersi a un nuovo fidanzato: in media,
secondo il sondaggio di 'Esquire, aspettano infatti
''cinque appuntamenti e mezzo'' prima di andare a letto
con un nuovo compagno. Ben piu' frettolose le svedesi, pronte
a rotolarsi tra le lenzuole dopo aver visto il futuro partner
appena quattro volte, e le australiane e le britanniche:
si lasciano andare dopo una eedia matematica di ''4,4
incontri''.
L'olimpiade del sesso
e' stata compilata da 'Esquire' interpellando
11 mila donne in tutto il mondo: nella gara le italiane
sono risultate anche, relativamente parlando, tra le
meno promiscue.
Alla domanda 'con quanti
uomini siete andate a letto', hanno conquistato
la medaglia d'oro le brasiliane, le russe e le israeliane
con una media di dieci partner, davanti alle americane
che hanno vantato nove compagni di lenzuola, e alle spagnole
con otto uomini nel loro passato.
Ma a dispetto della
loro promiscuita' e del fatto che in media diventano
presto sessualmente attive (l'eta media per la perdita
della verginita' negli Usa e' di 16 anni, secondo
il sondaggio di Esquire', contro i 17 delle italiane, spagnole,
filippine e russe) le americane, nel complesso, non sono
state fotografate da 'Esquire' tra le donne piu' interessate
al sesso, con una unica, avventurosa eccezione: i rapporti
a tre.
Nel paese di 'Sex and
the City', dove il 46% delle interpellate ha confessato
di possedere un vibratore, il 33% di masturbarsi parecchie
volte alla settimana e il 39% di aver avuto esperienze
lesbiche, quasi 3 donne americane su 10 hanno confessato
di averlo fatto, contro il 24% delle australiane, il 23%
delle israeliane, il 22% delle indonesiane e il 22% delle
russe.
I POLITICI
SUL BALLATOIO
L'uscita dell'Udc dal governo, e la promessa del
suo appoggio esterno, hanno sicuramente delle spiegazioni
e alcuni fra i più acuti commentatori non mancheranno
di farcele sapere. Tuttavia, la stragrande maggioranza
degli italiani quelle spiegazioni non le leggerà
e, se ne leggerà alcune, non ne leggerà altre.
Sicché si contenterà, come sempre, della propria
personale e sommaria impressione: "questi cretini
hanno ancora litigato".
Per capire il perché
di questo pesante e generico giudizio occorre
partire da un episodio che si può considerare
con maggiore serenità dal momento che ciò che
era in sospensione nell'acqua è nel frattempo
sedimentato. Quando Bertinotti fece cadere il governo
Prodi aveva certamente le sue ragioni politiche. Ma, anche
allora, quella parte del paese che vota per il centro-sinistra
quelle ragioni non le capì. O non le approvò. Né
ebbe torto, visto che alle successive elezioni vinse Berlusconi.
Poi, la prova del fatto che ebbe ragione si ricava anche, a contrario,
dall'ottimo risultato ottenuto alle recenti elezioni regionali.
Se Rifondazione Comunista è disposta a stare in una coalizione
in cui c'è anche Mastella - pensa la gente - è probabile
che vinceremo. Magari, penserà ognuno, non si farà
esattamente la politica che avrebbe voluto Rifondazione, magari non
si farà esattamente la politica che avrebbe voluto Mastella,
ma almeno non avremo un governo Berlusconi. Se invece saremo disuniti,
perderemo ancora e sempre.
Ebbene, nel momento
stesso in cui si ha un'ennesima riprova del valore
dell'unione, da mantenere anche sacrificando parti
importanti del proprio programma e della propria
identità politica, Follini e i suoi amici sfasciano
il governo. E lo fanno per ragioni che - lo si ripete - la
stragrande maggioranza degli italiani non capisce e non
capirà. Se ancora l'Udc fosse uscita dal governo
per protestare - per esempio - contro la legge sulle rogatorie,
magari la gente non avrebbe capito bene che cos'erano le
rogatorie ma almeno avrebbe avuto una parola su cui informarsi.
Oggi che cosa può pensare? Semplicemente questo: Follini
vuole danneggiare Berlusconi perché ce l'ha con lui
e non sappiamo neppure perché. "Svolte", "discontinuità",
"programmi di fine legislatura", "rilancio" ed altre
parole magiche provocano solo un senso di noia, nell'elettore
medio. E che altro è in grado d'offrire, oggi, l'Udc?
I democristiani un
tempo ebbero una tradizione d'unione malgrado tutto.
Il loro partito teneva insieme, sotto lo stesso tetto,
anche comunisti sostanziali e fascisti sostanziali. Oggi
gli ex-democristiani non sono neppure in grado di leggere
l'attualità. Non capiscono la lezione che ha impartito
- almeno fino ad ora - il centro-sinistra: sia pure
mettendo insieme il diavolo e l'acqua santa, sia pure senza
avere un programma, con l'unità si vincono le elezioni.
Con le liti da ballatoio, si perdono.
Ma certi politici,
sul ballatoio, ci abitano.
Gianni Pardo,
venerdì 15 aprile 2005
REALITY
SHOW
“Meglio Music Farm”, sentenziava qualche giorno
fa l’amico Carduccio di fronte alla pena dei “dibbbattiti”
post-elettorali.
Vero, ma non è
sempre così.
Oggi sul Corriere
Francesco Verderame propone una ricostruzione
dell’ultimo vertice di maggioranza (“un pranzo
che somiglia tanto a un'ultima cena, e non solo perché
al vertice di maggioranza erano in tredici”)
che ha ben poco da invidiare ad un tele-show di ultima
generazione:.
Ripulendo appena
un poco il testo dai fronzoli giornalistici, il copione
è perfetto.
Come nei più
classici reality show, il dialogo si svolge in
un interno giorno, e i personaggi sono seduti a tavola.
Fini: «Secondo
me dovresti dimetterti». Pausa.
Primo piano del Berlusca, impassibile.
La camera torna
su Fini: «Prendo atto che non lo farai
e certo non saró io ad aprire la crisi».
Primo piano su
Follini: «Serve la discontinuitá.
Capisco che il lessico è sgradevole, ma a mio
avviso il gesto è essenziale».
Primo piano sul
Berlusca che serra la mascella e porta la mano
alla gota, come se avesse preso una scudisciata in volto.
De Michelis: «devi
capire che nemmeno i partiti li reggiamo
piú… c'è la fuga, specie nel Mezzogiorno».
Primissimo piano
sul Berlusca, alla ricerca di un cedimento emotivo,
mentre fuori campo si sente la voce di Buttiglione,
con tono falsamente implorante e pretesco: «Silvio,
noi ti siamo amici. Tu hai lavorato bene e non
devi preoccuparti di nulla. Accetta questo passaggio».
[ndr: sembra il
maresciallo dei carabinieri nel “Caruso Pascoski”
di Nuti: “tu non sei cattivo, no… sei solo uno che ha bevuto
un po’ troppo… dài, vieni con me: ho la macchina
laggiù, la vedi? Quella con le lucine che
girano..”]
Alla fine, il Cav.
sbotta: «Vi ho portato ai vertici
del governo e delle istituzioni. Sono stato io a creare
il centro destra. E ora che volete fare?».
Inquadratura su
Fini e Follini, con lo sguardo basso. Il Cav. rincara:
«Questa
storia del Berlusconi bis mi pare una vera buffonata,
e io non faccio il buffone».
Follini si alza.
Asciutto: « Mi spiace. Domani proporró
al mio partito di ritirare la delegazione dal governo».
Il Cav. : «Vedremo
se ce la farai».
Follini: [dando
spalle alla tavolata]: «Vedremo».
Campo lungo su
Follini che esce mentre il Cav., inquadrato con
angolatura che dissimula il residuo di pelata, continua
imperterrito: «Continueró anche
senza di te. Sostituiró i ministri dimissionari, se
necessario, e andró avanti».
Momento di
silenzio, solo il rumore imbarazzato delle forchette;
poi il cav. riprende rivolto agli altri, che hanno
ripreso a mangiare in silenzio: «Uno come
me, con un patrimonio di ventimila miliardi, deve perdere
il tempo con voi... Vorrá dire che quando mi sará
passata l'arrabbiatura, siccome sono una persona gentile
vi scriveró qualche cartolina dalle Bahamas».
Sigla. (ale tap,
15.4.05)
RAPPORTO
PRELIMINARE
Secondo
la tv americana NBC,
i soldati che presidiavano il posto di blocco avrebbero fatto
dei segnali luminosi alla macchina sulla quale
viaggiavano Nicola Calipari e Giuliana Sgrena,
quest'ultima appena liberata dai suoi sequestratori.
E' questo uno dei passaggi chiave
dell'inchiesta della commissione mista di
italiani e americani che sta tentando di accertare le circostanze
in cui è stato ucciso l'agente del Sismi Nicola
Calipari: una prima conclusione dell'indagine assolve
di fatto i soldati americani che aprirono il fuoco.
La NBC sarebbe entrata in possesso
di un rapporto preliminare, dal quale non emergerebbero
nuove rivelazioni sull'incidente occorso lo scorso
4 marzo. Il rapporto, inoltre, scaricherebbe ogni responsabilità
nei confronti dei soldati che hanno sparato contro la macchina
che trasportava Calipari e la giornalista del Manifesto
Giuliana Sgrena.
Il veicolo della Sgrena, in
particolare, procedeva in direzione dell'aeroporto
di Baghdad e non si sarebbe fermato: per questo i
soldati avrebbero sparato dei colpi di avvertimento. La
vettura avrebbe proseguito sul suo cammino e i soldati
avrebbero aperto il fuoco contro la macchina con
una mitragliatrice, i cui colpi uccisero Calipari e ferirono
la Sgrena.
Sempre secondo quanto dichiarato
da Nbc, sarebbero passati solo quattro secondi dal
primo segnale di avvertimento ai colpi che uccisero l'agente
del Sismi, ma i soldati avrebbero agito correttamente,
rispettando le regole di ingaggio.
Inoltre, il rapporto preliminare
citato dall'emittente rivelerebbe che Calipari
decise di non coordinare i suoi spostamenti con le forze
americane, per paura di pregiudicare la liberazione
di Giuliana Sgrena.
Il punto ancora da accertare
sarebbe quello che riguarda la velocità alla
quale procedeva il veicolo. Secondo gli americani, l'auto
viaggiava a circa 80 chilometri all'ora, mentre per gli italiani
sarebbe andata molto più piano.
Le
primarie funzionano, eccome
Del cattocomunista
Niki Vendola non mi piace quasi nulla, ma non è
questo il punto.
La vicenda che lo ha visto vincere,
contro tutti i pronostici, prima la sfida delle
primarie regionali ottenendo la candidatura per l’Unione,
e poi la contesa elettorale strappando al centrodestra
il posto di “governatore” della Regione Puglia, costituisce
un precedente la cui importanza è stata, in questi giorni,
significativamente ignorata o sminuita da gran parte dei
media....
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per proseguire nella lettura.
(ale.tap - 15-04-05)
Massima
del giorno
Conscio
del proprio valore: "A quel punto sono rimasto solo.
Per fortuna, ero in maggioranza".
G.P.
MOLLICHINE
Israele
offre la pace ai paesi arabi. Formula preferita: "Ti
arrendi?"
Almunia, oltre all'Italia,
ha nel mirino Francia e Germania. Gli "romperà
le reni"?
Prodi: "Sull'economia serve
un dibattito parlamentare". Ah, ecco.
Calderoli: <Nel governo
c'è un "clima sereno">. A parte la grandine.
16,68% di Mediaset in vendita.
Per Prodi si tratta "solo di un'operazione finanziaria".
E non d'un premio letterario o di un'impresa sportiva.
Fmi: "Il deficit italiano va
in direzione sbagliata". È triste, sì.
Ma qual è la direzione giusta?
Anch'io sono contro la discriminazione.
Da domani voglio essere considerato giovane,
bello e alto un metro e novanta.
Fiat crolla sul mercato europeo:
-16,7%. E se Montezemolo, invece di occuparsi
del governo, si occupasse della Fiat?
Attentato a un oleodotto a
Kirkuk, morti 12 soldati iracheni. La notizia non
è la morte dei 12, ma il "corpo" 8 o 10 in
cui è scritta la notizia.
L'Iraq non sarà libero
finché lì ci sarà un solo americano.
Come non è libera l'Italia, con gli americani
a Napoli e Sigonella.
La Francia dice "no" all‚accanimento
terapeutico. "L'Italia dei Valori" non aprirà
una succursale in quel paese.
Gianni Pardo, 14 aprile
2005
LA "LIVELLA"
POLITICA
In
politica c'è una sorta di "livella", per dirla
con Totò, rispetto a chi fa bene e chi fa male:
nel senso che la gente non s'accorge della differenza.
Per questo bisognerebbe far male se questo aiuta a vincere
le elezioni e non far bene se questo le fa perdere. Un
bell'esempio è l'abolizione del ticket sanitario (che
denominazione!) quando finiva il quinquennio del centro-sinistra.
Tutti sapevano - lo sapeva anche il centro-sinistra -
che presto quel regalo insostenibile sarebbe stato abolito,
chiunque vincesse le elezioni, ma in quel momento la coalizione
al potere pensò potesse essere utile. Fece male? No.
Al massimo fece male solo perché non bastò.
E il centro-sinistra potrebbe oggi promettere benissimo (per poi
non mantenere, è ovvio) di abolirlo di nuovo, se riconquistasse
il potere. Questo non solo spiega l'enorme debito pubblico
italiano, addirittura lo giustifica.
In realtà, per
i grandi problemi le soluzioni offerte dai vari
partiti sono "modeste varianti" d'una soluzione obbligata.
Varianti che la gente non è in grado d'identificare.
Sicché, entro certi limiti, bisogna
governare non adottando le soluzioni effettivamente
migliori ma quelle che piacciono alla gente. Il peso del buon
governo è relativo e vige la cosiddetta "legge del
pendolo" per la quale, dopo che è stata al potere per qualche
tempo, una coalizione si vede cacciar via, sia che abbia
governato bene, sia che abbia governato male. Ecco perché
si dice che "il potere logora": Churchill, dopo aver salvato
la Gran Bretagna e il mondo libero, si vide preferire Anthony
Eden.
Ovviamente, si potrebbe
anche attribuire il mutamento di simpatie dell'elettorato
alla delusione rispetto a ciò che ci si attendeva.
Ma se si promettesse solo il realizzabile non si
vincerebbero le elezioni. E perfino l'aver mantenuto
parecchie promesse non basterebbe per vincere le nuove
elezioni. Il valore dei fatti è un'illusione in cui
cadono a volte i politici, in particolare Berlusconi. La sua
coalizione ha sfornato centinaia di leggi e lui è lieto
di citare le più importanti, ma tutti dicono che "ha fatto
solo un paio di leggine nel proprio interesse": a che potrebbero
servirgli fatti e numeri, quand'anche gli dessero ragione?
È indifferente
far bene o far male perché non c'è modo
di provare che s'è agito bene. Infatti, mentre chi
agisce opera nella realtà, chi critica opera sull'ideale.
Chi agisce fabbrica per esempio un carcere per far vivere
in maniera decente centinaia di detenuti, chi critica
fa notare che non ha costruito un ospedale. Se si riuscisse
a dimostrargli che non c'erano assolutamente i fondi per
costruire l'ospedale, risponderebbe che l'ospedale era più
necessario delle carceri e dunque il governo ha sbagliato.
Si badi: se il governo avesse costruito l'ospedale, gli avrebbe
rimproverato di non aver costruito il carcere.
Ovviamente, governando
male, cioè andando parecchio oltre le "modeste
varianti", si danneggia il paese e alla lunga la
gente se ne accorge. A quel punto desidera punire
selvaggiamente chi l'ha danneggiata ma in genere questa
reazione virtuosa ed indignata è postuma. Colui
che ha beneficiato d'un lungo potere fondato su queste tecniche
("meglio tirare a campare che tirare le cuoia", ha detto Andreotti),
a chiunque gli dicesse che nel lungo periodo sarà stramaledetto,
potrebbe sempre rispondere (con Keynes): "Nel lungo periodo saremo
tutti morti".
La democrazia è
indubbiamente il miglior sistema politico, viste
le alternative. Ma essa distingue a stento fra Mussolini
e De Gasperi. E comunque non è in grado di distinguere
tra De Gasperi e Togliatti.
Gianni Pardo,
12 aprile 2005
LIBERTA'
DI FEDE
E' interessante
seguire la rassegna stampa italiana in questi giorni.
I media si sono lanciati, chi piu' chi meno , in una
ennesima campagna di demonizzazione di Israele.
La tensione vissuta domenica
a Gerusalemme a causa di un gruppo di ebrei che
reclamava il diritto di andare a pregare sul Monte del
Tempio e' bastata per scatenare una campagna di
disinformazione antiebraica senza che nessuno si soffermasse
per un solo momento a pensare al motivo per cui questi "cattivi"
ebrei estremisti volessero salire sul Monte.
Il Monte del Tempio e' l'unico
luogo sacro dell'ebraismo, e' il luogo dove era stato
costruito il Primo Tempio poi distrutto, il Secondo
tempio poi distrutto e da quel momento l'inizio della Gola',
la diaspora ebraica.
E' il luogo dove esisteva il
l'Arca Santa ed e' qui che agli ebrei e' vietato
pregare, tranne brevi periodi di tolleranza, da piu' di
20 secoli.
Io lo trovo vergognoso.
Si parla tanto di diritto alla
Fede eppure l'unico popolo che non ne puo' godere,
in casa propria per giunta, e' il popolo ebraico.
Io lo trovo scandaloso, ignobile
e razzista.
Il movimento Revava',
che auspica la costruzione del Terzo Tempio,
naturalmente e' solo un sogno irrealizzabile ma
sufficiente per essere considerato una provocazione,
aveva organizzato per domenica scorsa una grande manifestazione
di protesta per reclamare anche per gli ebrei il diritto
di pregare sui propri luoghi sacri.
Erano previste almeno 10.000
persone e tremila poliziotti erano stati dislocati
davanti all'entrata per evitare che un solo ebreo riuscisse
ad accedere al Monte provocando l'inizio della terza
intifada, come minacciato dai palestinesi e una ennesima
guerra di tutti i Paesi del Medio Oriente contro Israele come
paventato dagli organi di informazione di quasi tutto
il mondo, sordi ai diritti degli ebrei ma molto tolleranti
verso le prepotenze palestinesi.
Il pericolo non si e' verificato
perche' dei 10.000 promessi sono arrivate solo
poche decine di cattivissimi estremisti si sono limitati
a suonare i loro estremisti Shofar (armi pericolosissime!!),
immediatamente allontanati dai poliziotti per evitare
che il suono del corno sacro offendesse qualche ipersensibile
orecchio islamico.
Dall'altra parte aspettavano
al varco piu' di diecimila palestinesi urlanti, quelli
che spesso e volentieri tirano pietre di qualche chilo
sulle teste dei fedeli ebrei al Muro sottostante,
arringati dal capo di Hamas Hassan Yussuf il quale attraverso
Al Jazeera ha minacciato " Se i sionisti sfileranno sulla
Spianata, avra' inizio la terza intifada e si sollevera'
tutta la regione" .
Messaggio chiarissimo
come tutti i messaggi che arrivano dall'Islam
palestinese : "dove preghiamo noi non puo' pregare nessun
altro e se lo fa allora noi facciamo scoppiare la guerra".
Altro che liberta' di fede!
Col cavolo! Liberta' per loro e per nessun altro,
men che meno per gli odiati sionisti.
Domenica mattina la Televisione
israeliana aveva intervistato un rappresentante
degli arabi di Gerusalemme:
"Perche' gli ebrei non possono
entrare sul Monte del Tempio?"
Risposta :"nessun ebreo dovra'
mai mettere piede sulla Spianata delle moschee".
"Ma perche'?" insisteva la giornalista
disperata.
E lui , come un disco rotto:
"Nessun ebreo dovra' mai mettere piede sulla
Spianata delle Moschee".
Punto e basta.
Nessuna motivazione se non l'odio
irriducibile.
Nonostante i giornalisti italiani
conoscano, bene o male , piu' male che bene,
i fatti, non hanno avuto l'onesta' di porre l'interrogativo
piu' semplice "Perche'?", ne' il fegato di accusare
i palestinesi e l'islam di portare avanti da anni un sopruso
ignobile e vergognoso.
Nossignori! hanno invece dedicato
pagine e pagine di colpe e calunnie agli ebrei,
definiti ultras, parlando di assedio alla spianata delle
moschee ....assedio di 36 ebrei subito allontanati.
Chissa' cosa riuscirebbero a scrivere se si verificasse la situazione
opposta, se fossero gli ebrei a impedire ai palestinesi di
entrare nelle proprie moschee.
Michele Giorgio ce ne da
un assaggio sul Mattino dell'11 aprile dove ci ha
graziosamente raccontato che il Monte e' il luogo del
Tempio degli ebrei "secondo la tradizione" senza menzionare
la storia e le testimonianze archeologiche. In parole
semplici il fatto che la' esistesse il Tempio di Salomone
viene passato al pubblico come mera fantasia ebraica,
mentre evidentemente e' da considerarsi verita' assoluta,
visto che non ne fa cenno e non parla di "tradizione",
la leggenda che da quel luogo Maometto fosse asceso in cielo
in groppa ad un candido destriero.
Un cavallo volante per reclamare
un luogo santo come proprio, un cavallo contro
il Libro, contro la Parola scritta e le Pietre testimonianti.
Questa dunque e'
la verita' indiscussa e indiscutibile mentre gli ebrei
si accontentino della "tradizione", cioe' del ragionevole
dubbio, e tacciano se non vogliono essere subito
tacciati di estremismo, terrorismo e hulliganismo.
E' divertente l'articolo
di Michele Giorgio, pare una barzelletta priva di
umorismo: Hamas viene chiamato molto paciosamente
"movimento islamico"quindi rispettosamente religioso
nonostante gli squartamenti, i linciaggi, migliaia
di attentati e uccisioni di israeliani e di palestinesi dissidenti
o di chi offende la morale islamica come la ragazza di 22
anni sorpresa a spasso col fidanzato a Gaza e subito giustiziata.
(....Chissa' com'e' ma la parola "Terrorista"
resta sempre misteriosamente celata nella tastiera di certi
computers....).
Revava' che ha commesso
azioni di terrorismo in casi rarissimi e quasi
tutti senza conseguenze e' invece definito "estremista",
non gli si concede nemmeno l'onore di definirlo religioso
bensi' ultra', estremista, integralista, ultraortodosso
e cosa significa ultraortodosso lo sanno solo quelli che
lo scrivono.
In questi giorni dunque e' stato
ignominiosamente e ancora una volta preso in giro
il pubblico italiano, ancora una volta la propaganda ha
avuto la meglio secondo la legge dell'ingiustizia e dell'arroganza
che accetta e giustifica l'intolleranza e il sopruso se
vengono dai palestinesi.
Cosa scriverebbero certi giornalisti
e come reagirebbero i cristiani se nel
futuro destino dell'Eurabia fosse impedito ai fedeli
di pregare a San Pietro?
Deborah Fait
- informazionecorretta
Cosa c'e'
nell'iPod di George W. Bush?
Quali canzoni ascolta George
W. Bush nell'iPod regalatogli dalle figlie lo scorso
Luglio? Elisabet Bumiller del New York Times lo ha
scoperto grazie alle rivelazioni di Mr. McKinnon, stratega
per i media (incarico che ha ricoperto con successo
durante l'ultima campagna presidenziale): l' incaricato dal
presidente di acquistare la musica su iTunes Music Store
è tale Blake Gottesman.
Così scopriamo che
nel lettore di Apple "presidenziale" utilizzato
anche per le passeggiate in mountain bike nel ranch texano
possiamo trovare "soltanto" 250 canzoni che spaziano
dal country al rock tradizionale e che lo aiutano a tenere
alto il ritmo cardiaco che misura con un apposito dispositivo.
Cantanti tradizionali come
George Jones, Alan Jackson and Kenny Chesney ma anche
Van Morrison, con "Brown Eyed Girl" che è tra le
favorite di Bush e a colonna sonora dei Texas Ranger
quando ne era proprietario "Centerfield," di John Fogerty.
Nella playlist troviamo anche "Circle Back" di John Hiatt,
"(You're So Square) Baby, I Don't Care"di Joni Mitchell
e "My Sharona," dei Knack nota ai più giovani nel nostro
paese come colonna sonora di un spot pubblicitario.
L'articolo del NYT specifica
i dettagli delle attività sportive del presidente
e i relativi apporti e consumi calorici ma nota anche
che tra i preferiti di Bush ci sono molti artisti che
non lo amano affatto come lo stesso Fogerthy citato
prima.
Fonti: New York Times
del 12-04-2005 (per leggere l'articolo è
richiesta la registrazione).
TG RAI3,
10.04.05:
"Tre giovani palestinesi falciati
dai soldati Israeliani mentre giocavano al calcio".
Da Italian honestreporting:
La zona in cui "giocavano al calcio" è la
zona più calda della striscia di Gaza, il corridoio "Philadelphi",
una zona di sicurezza chiusa a tutti, il confine fra la
striscia e l'Egitto.
In questa zona nessuno "gioca
al calcio", mai, ed è costantemente pattugliata
dall'esercito, dato che attraverso la stessa gli arabi cercano
di contrabbandare armi ed esplosivi dall'Egitto alla
striscia per usi terroristici.
Altri due "giovani" che "giocavano
al calcio" sono stati fermati dalla stessa "polizia"
dell'AP, che ha comunicato ad Israele che i cinque
cercavano d'infiltrarsi dalla striscia in Egitto per poi
portare armi attraverso il confine Israeliano-Egiziano.
Un "gioco" ben remunerativo.
I tre si sono avvicinati al confine
trascinandosi per terra, un nuovo metodo di "giocare
al calcio". Altri due sono rimasti dietro.
La versione Israeliana, ossia
la verità, non è stata riferita. Sicuramente
i cattivi soldati Israeliani non avevano niente
di meglio da fare che sparare ai ragazzi innocenti.
Questo modo goebbelsiano di fare
propaganda anziché giornalismo è inaccettabile,
particolarmente, quando arriva da un ente statale
com'è RAI3.
Ma, si sa, gli arabi non mentono
mai, come non ha mai mentito Pravda, e particolarmente
da che Yasser ha stabilito, inter alia, che Gerusalemme
non fu mai Ebrea e che il Tempio Ebreo non è
mai esistito.
Di conseguenza, RAI3 annuncia
la menzognera versione palestinista come se fosse
verità assoluta.
Questa notizia è solamente
l'esempio più recente di tante faziosità
e omissioni giornaliere commesse dalla RAI3.
Vorremmo sapere quando il mondo
politico, cui è affidato il controllo della
RAI, metterà fine a questo vergognoso modo di disinformare
il pubblico conducendo una vera e propria campagna
di propaganda araba anti Israeliana a spese del contribuente
Italiano. Tutti sanno com'è andata a finire
la precedente campagna anti Ebrea. Ecco la notizia
riportata della non pro israeliana CNN: clicca qui.
Gli ebrei
protestano: “Troppe bandiere palestinesi
per il 25 aprile. Questo è antisemitismo”
Milano,
gelo sulla festa della Liberazione. La comunità
ebraica contro la sinistra. Articolo di Stefano Magni
su L'Opinione.
<<Il 25 aprile sono sempre
di più le bandiere palestinesi che soffocano
le poche bandiere israeliane. Eppure il nascente Stato
di Israele (allora ancora “focolare nazionale” non ancora
riconosciuto) partecipò alla campagna di liberazione
dell’Italia con la Brigata Ebraica, mentre i Palestinesi,
negli stessi anni della II Guerra Mondiale, erano alleati
dei Nazisti. Yasha Reibman (portavoce della comunità
ebraica milanese), Davide Romano (segretario nazionale dell’Associazione
Amici di Israele), David Parenzo (giornalista televisivo),
Riccardo Pacifici (portavoce della Comunità Ebraica
di Roma) e Andrée Ruth Shammah (direttore del Teatro
Franco Parenti di Milano), in questi giorni hanno lanciato
un appello all’Ucei, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane,
perché incomincino a reagire a questa continua distorsione
della storia: “Ai sopravvissuti alla Shoà negli incontri
nei licei” – si legge nel testo dell’appello – “viene puntualmente
chiesto, nella più assoluta indifferenza - e talora
con la complicità - della maggior parte dei professori, il perché
dei comportamenti ‘nazisti’ di Israele. Il 25 aprile è ormai
abitudine a Milano che le organizzazioni ebraiche e la Comunità
partecipino al corteo dietro allo striscione della Brigata Ebraica
e con molte bandiere israeliane al seguito. Ma per farlo devono
usufruire della scorta delle forze dell’ordine. Tale situazione
è inaccettabile”. “Proseguendo su questa strada il
25 aprile non sarà più il mio giorno della liberazione”
– ci spiega Yasha Reibman – “Eppure dovrebbe anche essere il mio
giorno della liberazione, perché segna la fine dell’occupazione
nazi-fascista”. Il portavoce della Comunità Ebraica
milanese spiega che non si tratta solo di una questione di bandiere,
ma di un fenomeno grave: “Già è grave la diffusione di
notizie false, come quando si paragona il terrorismo alla Resistenza,
Abu Ghraib ad Auschwitz o si parla di ‘sterminio di Jenin’. Ma
ancor più grave è che, così facendo, si solletica
un antisemitismo che sopravvive, sottotraccia, in tutta Europa:
se l’Ebreo è un nazista, si pensa, allora è legittimo
sparargli, bruciargli le Sinagoghe… dalle parole ai fatti, il passo
è molto breve”.
Ma da dove arriva questo nuovo
negazionismo storico? “Credo che il senso di
colpa per quello che è avvenuto in Europa nella II
Guerra Mondiale non sia mai stato superato” – risponde Yasha
Reibman – “Se sostieni che le vittime di ieri sono i persecutori
di oggi, in un certo senso, ti liberi del senso di colpa.
Se non si distingue più
tra vittime e colpevoli, dire che tutti sono colpevoli
equivale a dire che nessuno lo è”. Ma non
solo: “Sempre più falsi storici prodotti dai nazisti”
– aggiunge Davide Romano – “vengono riciclati dalla propaganda
araba e ci ritornano in Europa ripuliti della sigla originaria
solo perché sono passati dal mondo arabo, riproposti
con un nuova etichetta così che qualcuno ci creda ancora”.
Il percorso di riciclaggio
è anche abbastanza evidente. Secondo Davide
Romano: “Mi viene da pensare ai molti incontri che vengono
fatti, anche in buona fede, tra gli esponenti no-global
ed esponenti del mondo arabo. In questi incontri si parla,
legittimamente, di uguaglianza e di giustizia sociale,
ma quando si tocca il tema di Israele, quel minimo di guardia
che i no-global dovrebbero tenere alta, si abbassa e lascia
passare tutti gli slogan antisemiti fabbricati dalla propaganda
araba”>>.
Ai
lettori, con licenza
Riceviamo e pubblichiamo: Oggi mentre prendevo atto
dell'estremo interesse suscitato dai miei pezzi, due
articoli per zero commenti, punteggio pieno, mi sono
avventurato a leggere i commenti agli articoli di coloro che
sanno cogliere l'interesse e la passione dei lettori. Ebbene,
sono rimasto inorridito, come in un incubo, ho avuto la sensazione
di essere scivolato in un bidone per la raccolta dei rifiuti
organici - di qualche giorno - , poi ripresa conoscenza,
mi è rimasto addosso il dispiacere. Dispiacere per
cosa ? Per come hanno fatto precipitare il sito in maniera
verticale, per come lo hanno fatto calare a picco.
Credevo che i lettori
di Capperi.net fossero in primo luogo delle
persone interessate agli argomenti ed in secondo luogo
delle persone civili e la prima impressione che si
ricava dal leggere " un tuffo nella fogna ", cioè
i vari commenti, è che si abbia a che fare con naviganti
poco interessati agli articoli, estremamente volgari
e della stessa intensità mentale dei ragazzini quindicenni
sboccati il cui massimo contributo intellettuale è
dato dal parossistico ed ossessivo scambio di messaggi sul
cellulare. Qualcuno crede davvero di alimentare
un dibattito scrivendo due righe di insulti ? Non capisce
che se la cosa si ripete spesso, il sedicente commentatore
finisce per descrivere sé stesso, più che " manifestare
il suo pensiero " ?
Il sito apre la sua
pagina iniziale con un inno alla libertà,
ma cadrebbe in una vecchia trappola chi credesse che
la libertà sia licenza di offendere oppure completa assenza
di vincoli, di rispetto.
La libertà va
continuamente conquistata e meritata, per questo
propongo l'istituzione di un mediatore, che possa
impedire l'intervento di quei commentatori in cui
non sia ravvisabile, per usare un eufemismo, un contributo
alla discussione, ma soltanto la ricreazione di un ambiente
da bagno pubblico di un quartiere degradato.
Lucio Sergio
Catilina
FUGA
ANTICIPATA
L'INSUFFICIENTE
BERLUSCONISMO
L'ultimo articolo di Galli della Loggia, sul "Corriere",
è fastidioso per certo tono saccente, di
chi la sa lunga e può giudicare dall'alto della montagna
la plebe - incluso tutto il centro-destra - che vagola
nella pianura fangosa.
La tesi dell'illustre
politologo si può così riassumere: in
quattro anni Berlusconi non è riuscito a
farsi amici né nel centro-sinistra né nella
migliore società civile. E il torto è suo.
Ciò che Galli della Loggia forse non vede o comunque
sottace è che, programmaticamente, la controparte
non avrebbe mai accettato la mano tesa: qualunque cosa avesse
detto o fatto Berlusconi. Per certo pregiudizio antropologico
gli uomini di sinistra si considerano così incomparabilmente
superiori a quelli di destra, dal punto di vista morale
e dal punto di vista intellettuale, che il problema non
si pone. Come non si pone il problema dell'amicizia del genio
col mentecatto. Insomma per Berlusconi l'alternativa è
stata o concedere il governo del paese al centro-sinistra o ritrovarselo
nemico sempre e comunque. Ed è ciò che è
avvenuto.
Se fosse stato al posto
di Berlusconi ce l'avrebbe fatta, Galli della
Loggia, a farsi amici i politici dell'opposizione, i sindacati
guidati da Cofferati ed Epifani? Quale altro genio
ce l'avrebbe fatta?
Rimane l'intellighenzia.
Lo strato alto della società civile. E qui
si dimentica che esso, per decenni, è stato di
sinistra. O dichiaratamente di sinistra, o democristianamente
di sinistra ("La Democrazia Cristiana è un partito
di centro che guarda a sinistra", fu detto). E se si mettono
insieme tutti i partiti di sinistra e i due terzi della Democrazia
Cristiana, o più esattamente tutti coloro che provengono
da queste aree, quanta parte del paese rimane per il liberalismo,
per il libero mercato, per l'anticomunismo, per ciò che
Berlusconi rappresenta?
Certo, Berlusconi ha
vinto le ultime politiche e questo qualcosa deve
pur significare. Probabilmente è stato votato
dai molti che, a via di buon senso, erano stanchi di un'inconcludente
politica di sinistra, oltretutto antesignana d'uno Stato
costoso ed opprimente. Erano persone che volevano ordine,
competitività e soprattutto libertà civile ed economica.
E sono costoro, ad essere delusi. Se Berlusconi ha perso
mordente nel paese non è perché non si è
fatto amici a sinistra, ma perché non ha sufficientemente
risposto alle speranza degli amici di destra. Se invece di fare
leggine avesse veramente riformato la giustizia, con una netta
e risoluta separazione delle carriere; se - non sappiamo come
- fosse riuscito a trasformare la Giustizia da tartaruga in
lepre; se avesse liberato il paese dallo strapotere dei sindacati
con i loro scioperi politici ecc., allora forse avrebbe aumentato
il proprio consenso. Ma non l'ha fatto. O per amore di concordia
- quell'uomo è malato di bisogno di piacere - o perché
gli alleati sono stati abbastanza forti per frenarlo: poco importa
saperlo. Una cosa pare chiara: o per colpa propria, o per colpa dei
propri alleati, l'insuccesso di Berlusconi non è dovuto ad
un'insufficiente apertura verso gli altri, ma ad un insufficiente
berlusconismo.
Gianni Pardo,
11 aprile 2005
Massima
del giorno
Nella vita non importa avere ragione o torto: importa
stare nel mezzo del gruppo.
G.P.
MOLLICHINE
Berlusconi parla di "un chiaro segnale di discontinuità".
Di questo passo, parlerà anche di convergenze
parallele.
Katsav, il presidente
israeliano, stringe la mano a Khatami e Assad.
Poi tutti e tre si sono disinfettati.
Si terrà
il 12 e il 13 giugno il referendum sulla fecondazione
assistita. Pare che la data del 15 agosto fosse già
impegnata.
Enorme successo
dei funerali del Papa. Quasi quasi muoio anch'io.
Fassino definisce
la posizione dei Ds sul programma di governo
e "suscita perplessità in Rifondazione comunista".
E ancora siamo alle interviste.
Disse Ratzinger:
"Il papa è alle finestre della casa del Padre,
ci vede e ci benedice". Ma anche lui, evidentemente,
lo vedeva.
Per Liberazione,
alludendo a Fassino: "un programma fatto di
flessibilità del lavoro, tagli fiscali e liberalizzazioni
è un programma di centro". E si può
con esso conquistare il Palazzo d'Inverno?
Fini: "Per riconquistare
consensi il centrodestra deve rafforzare
la sua politica economica verso le imprese, tutelare
il potere d'acquisto della famiglie, valorizzare
il Meridione, riflettere sulla devolution". E,
se non bastasse, moltiplicare i pani e i pesci.
Gianni
Pardo
IN
MORTE (?) D'UN PAPA
C'è da credere che chi legge sia stato informato
del fatto che Papa Giovanni Paolo II è morto.
Quello che ancora non si sa è ciò che si scoprirà
in seguito. Infatti non è bastato che James Dean, Elvis
Presley, John F.Kennedy, o Lady Diana morissero, perché
si smettesse di parlarne. Di James Dean ed Elvis Presley
si disse a lungo che non erano morti; di Kennedy che era
stato assassinato da un complotto (ordito da Lyndon B.Johnson?);
di Lady Diana, oltre a scoprire legioni di amanti indiscreti,
che il suo era stato un incidente stradale organizzato. Del
resto l'aveva "previsto" anche lei!. Forse il pilastro del
ponte, d'accordo con la Corte inglese, s'è inaspettatamente
parato dinanzi alla sua auto.
Ora sarà il
turno di Papa Giovanni Paolo II. La prima ipotesi
(la si fece per Giovanni Paolo I) è che l'abbiano
ammazzato. Hanno fatto finta di curarlo e hanno
approfittato del fatto che stesse veramente male
per finirlo. Anche per questo gli hanno praticato una
tracheotomia: per impedirgli di denunciare il complotto.
Poi, trascorso un tempo decente di malattia, gli hanno dato
la spinta finale. Poverino.
Qualcuno
invece comincerà a dire che, al contrario,
non è morto. In fondo, non è difficile immaginare
come sia andata: basta dire che il pover'uomo è defunto,
basta mostrare in giro una statua di cera e organizzare
grandi funerali. Che prova concreta si ha, di quella morte?
Solo parole. Solo quello che ci hanno voluto dire.
E se il Papa non
è morto, che è successo? Qui ci sono
due possibilità. La prima, e quella cui tutti
si aggrapperebbero, sarebbe che lo stesso Papa, sentendosi
troppo malato per continuare a svolgere le sue funzioni,
abbia deciso di darsi assente. Non volendosi dimettere
- non avviene dai tempi di Celestino V, e del resto a costui
mal gliene incolse - e non volendo essere un Papa muto e
ininfluente, ha preferito darsi per morto. E per questo il
conclave durerà molto a lungo, per evitare che ci siano
un papa e un antipapa, come è avvenuto in passato.
Ovviamente se, invece
d'avere un conclave che dura mesi o anni (è
avvenuto), si elegge presto un nuovo Papa, questa ipotesi
cessa d'essere valida. E la conclusione sarà diversa.
Il Papa è vivo ma è prigioniero. Prima
i medici - d'accordo con i congiurati - lo hanno reso incapace
di parlare, poi, mentre era muto, lo hanno portato in Vaticano
e lì lo tengono segregato. Dicono che sia morto? Ma è
per permettere l'elezione del nuovo papa, l'autore del complotto!
Chi è? Semplice. Basta aspettare che quel cardinale
s'affacci al balcone e gridi: "Habemus Papam!" perché,
immediatamente dopo, sappiamo il nome del colpevole. E il povero
Wojtyla rimarrà chiuso in una stanza finché non
morirà per davvero. Se la ricostruzione sembra fantascientifica,
si badi al fatto che esiste una prova incontrovertibile:
l'ultima volta che il Papa s'è affacciato alla sua finestra
ha fatto uno sforzo terribile per parlare e non ce l'ha
fatta. Gli hanno anche tolto il microfono. Come mai? Ovvio:
voleva gridare ch'era prigioniero. Voleva chiedere aiuto. Ma
i medici l'avevano sistemato meglio di quanto lui stesso sapesse:
infatti, se avesse saputo in anticipo che non era in grado di parlare,
e se non fosse stato disperato, non ci avrebbe neanche provato!
Smettiamola di scherzare
su un simile argomento. A chiunque sia sano
di mente dispiace se un povero vecchio sta veramente
male, a tutti dispiace se muore. Ma sono quelli che dicono
d'amarlo di più, quelli che non smettono
di fantasticare sulla sua vita e sulla sua morte, i più
capaci di mancargli di rispetto rendendolo protagonista
d'imbecilli sceneggiate come quelle che precedono.
Sceneggiate di cui
ha invece solo voluto sorridere il vostro miscredente
Gianni Pardo,
10 aprile 2005
DATTI
UNA CALMATA, WALTER
Ringalluzzito per la buona gestione
logistica dei funerali di Giovanni Paolo II,
il sindaco di Roma Walter Veltroni dichiara
: <<Essere anti-romani è essere anti-italiani>>
Dal
forun dei radicali, cogliamo
queste schegge:
A. Grippo: <<Bravi,
avete affrontato l'emergenza vaticana
del vaticano che tanto venerate. Bravissimi, ma
prima e dopo (e durante) c'è il caos. Datti
una calmata, Walter.>>
A. Depetro:
<< La sinistra al potere è devastante.
Chi non è con Roma non può considerarsi
italiano. E questi signori della sinistra, affamatrice
dell'Italia da 50 e più anni eredi di assassini,
despoti, dittatori e regimi sovietici e cubani vengono
a parlare di libertà. Ma nessuno si rende conto
del lavaggio di cervello che questi stanno facendo agli italiani?
Mah!>>
Fermati
Marco! E spiegaci(ti) meglio
Diciamocela tutta, il nuovo sciopero della sete
di Marco Pannella per un’amnistia generalizzata,
che comprenda i reati commessi sino al dicembre
2004, come gesto concreto di riconoscenza nei confronti
di papa Wojtyla desta non pochi dubbi, ma la sua iniziativa
non ha provocato dibattito, quanto una specie di silenzio-assenso
pressoché unanime (in attesa degli eventi?).
L’obiettivo.
Non è ancora chiaro, a quasi una settimana
di distanza dall’inizio del digiuno. a) Ottenere
davvero un’amnistia generalizzata; b) sottolineare
come l’ossequiosa riverenza della politica italiana
nei confronti di Papa Wojtyla sia analoga a quella che
si riservava ai Papa-re, e che ha per logica conseguenza
l’esaudimento dei desiderata pontifici.
Nel suo discorso
al Parlamento italiano del 14 novembre 2002 il
papa pronunciò la richiesta di un “gesto di clemenza”
per i detenuti, purché non in contraddizione
con “la sicurezza dei cittadini”, e si riferì esplicitamente
a una “riduzione” della pena, non a un’amnistia.
... Clicca qui per proseguire
nella lettura.
Federico
Punzi - Redattore di Radio Radicale
SEMPER
EADEM
-18 agosto 2002 Papa Giovanni Paolo II, a Cracovia:
<<rumorosa propaganda di liberalismo:
falsa ideologia di libertà>>.
-8 dicembre
1864 Papa S. Pio IX, nel Sillabo :<< L'
errore capitale dell’età nostra: Il Romano
Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione
col progresso, col liberalismo e con la moderna
civiltà>>.
Siamo ancora
agli steccati? I cattolici, anche nel XXI secolo,
non dovrebbero essere con il progresso e la moderna
civiltà e, soprattutto, non dovrebbero essere liberali?
Ripreso da
"Newsletter per l'azione
liberale"
Caro
papa, un ebreo ti scrive!
"Mi ha incontrata che avevo le gambe gonfie dal cammino,
mi ha offerto una tazza di the, pane e formaggio.
Poi non riuscendo a camminare per arrivare a Krakov
e prendere il treno, mi ha caricata sulle spalle e trasportata
per 4Km". Mi sono svegliato cosi': alla radio l'intervista
a un'ebrea sopravvissuta ai campi dello sterminio
nazisti situati in Polonia; in mente, il Papa -
sia benedetta la sua memoria.
Nato in una piccola
citta' del Nord Italia, ho vissuto i
miei amici non-ebrei e con loro condiviso la storia
dell'Italia cattolica degli ultimi 30 anni.
In una parte della memoria costellati dai buchi
creati dal tempo, mantengo ancora vivido il ricordo del
giorno della sua investitura, l'importanza del
momento avvolgeva la casa.
Oggi a rivedere
quelle immagini alla televisione un brivido mi
percorre la schiena, quegli attimi elettrizzanti
forse sono rimasti impressi nella mia mente
infantile. Nella mia casa, la casa di un bambino ebreo,
l'importanza del momento era mista a speranza,
ma inevitabilmente anche a qualcosa di vecchio,
una preoccupazione: sara' un Papa buono per gli ebrei?
Lo
era gia' stato, come uomo, in giovinezza, in Polonia,
ma questo di certo o non lo sapevo fino a
questa mattina 28 anni dopo, e forse nemmeno mia madre
allora lo sapeva come gran parte degli ebrei italiani.
Quasi subito la sua figura divenne sinonimo di
bonta' e lui agli occhi di un bambino assomigliava
a un nonno, buono e bianco. Mentre era impegnato a
confrontarsi con un
mondo di grandi cambiamenti - che vedevano la guerra fredda
arrivare al suo apice
per poi crollare con lo sgetolarsi del comunismo sovietico,
il terrorismo palestinese
fare i suoi primi passi per poi ispirare altri movimenti
fondamentalisti, la crisi d'identita' dei
giovani senza (?) troppe cause
per cui lottare, e massacri da un capo all'altro
del mondo - io, ebreo, mi muovevo
nella societa' tra l'esonero dall'ora di religione, le
manifestazioni per la pace,
Giorgio Gaber e i film su S. Francesco nel doposcuola
di un pomeriggio di sole in una piccola sala della
cappella di p.zza Gries a
Bolzano; mi muovevo tra un maestro di religione che mi
impose di alzarmi
e pregare Gesu' Cristo e un altro che mi prego' di rimanere
in classe e iniziare un
dialogo tra persone, tra religioni, tra culture diverse.
Mi muovevo nel mondo delle compagnie di ragazzi
che a Bolzano erano per
lo piu' legati ai cortili delle parrocchie, vivevo
la loro vita, le discussioni e
il loro impegno sociale, le partite di calcio, gli amori
adolescenziali, i litigi.
Un ambiente che sicuramente era pregno della policy
papale verso i giovani, punto forte del suo periodo.
Il secondo incontro emotivo "ravvicinato"
con il Papa risale al suo storico ingresso
nella sinagoga di Trastevere a Roma, ospitato
dal Elio Toaff, allora Rabbino Capo.
Mi avvicinavo ormai all'eta' della coscienza, afferravo
l'importanza del momento nonostante fossi ancora
all'oscurita' della gravita' delle tragedie che
prima di questo Papa caratterizzarono i rapporti Chiesa/Ebrei
per piu' di un millennio in un tira e molla sporco di violenza
e imposizioni. Giovanni Paolo II, prese una decisione
colma di responsabilita' e simbolismo, ebbe il grande
coraggio di guardare l'allora rabbino capo d'Italia
negli occhi e negli occhi di tutti noi ebrei incollati alla
televisione, con le lacrime agli occhi per l'emozione. Una carica
emotiva che veniva dalle profondita' dello stomaco e della
storia. Un passo mai fatto prima. Possa la sua memoria
rimanere viva nel tempo. Quando raggiunsi la maturita'
decisi che era ora di completare la mia formazione spirituale,
venni in Israele, terra di Abramo, Isacco e Giacobbe, terra di Maria
e Gesu' Cristo, terra intrisa di emozioni di simboli a per
questo terra di contrasti, che nella debolezza dell'uomo mutano
in odio. Nella terra dei nostri padri, del cristianesimo e dell'ebraismo
ebbe luogo il mio terzo incontro. Ho seguito da spettatore
incuriosito ma felice e stanamente fiero, il Papa in Israele.
Un viaggio mirato a riequilibrare i rapporti tra cristiani
e musulmani, corrosi nell'ultimo decennio del secolo scorso.
Lo accompagnavo con gli occhi al
museo della Shoah, mentre commosso pregava al
muro del pianto, pregava il D-O che ci accomuna.
Portava con la sua persona un severo messaggio
di pace, quella pace che nei suoi ultimi giorni spero
abbia iniziato a scorgere, quella pace che e' voglia
e rispetto della vita e non negazione dell'altro
(come spesso interpretata da movimenti di urlatori
in Europa).
Insomma,
ti ringrazio Papa Giovanni Paolo II,
ti ringrazio per aver cercato nella tua vita
di colmare divari, di ripristinare una sorta di giustizia
in questa terra o in parte di essa, ti ringrazio per
aver cercato di cambiare come potevi quel frammento
di storia di cui siamo stati partecipi. Venerdi' sera
in tempio ho pregato per la tua salute, le preghiere
erano rivolte a te nel mio cuore, ieri sera ho
pregato per la tua anima. Con te muore molto, chiudi una
parte della mia vita, e apri nuove paure, insicurezze che prego
verranno soffiate via dal vento nuovo che investe il Medio
Oriente. Mi mancherai, personalmente mi mancheranno
il tuo viso e le tue parole, la tua originalita' e quella formalita'
contro la quale andavi spesso. Come giovane italiano
ti ringrazio per le parole che hai dedicato a, noi, al futuro;
come giovane ebreo ti ringrazio per essere stato coraggioso
e umile.
Sia benedetta
la tua memoria.
Aaron Fait
- 8 aprile 2005
IL PUNTO
DI VISTA DEL NONNO
Il vantaggio dell'esser vecchi è che a volte
ciò che gli altri vivono per la prima volta, i
vecchi lo vivono per la seconda o per la terza volta.
Per il risultato delle
elezioni regionali, c'è chi si strappa le
vesti, chi esulta, chi si chiede quali conseguenze avrà
questa tornata elettorale, chi si azzarda in profezie e
chi ha in tasca la soluzione. L'anziano invece pensa,
col grande giornalista Alistair Cooke, che "in politica
sei mesi sono un'eternità". Questo vuol dire
che dalle elezioni politiche - le uniche che importano -
ci separano più di due eternità. È ozioso
stare a dire, oggi, come andranno.
Ugualmente azzardato
è spiegare perché la gente ha votato come
ha votato. Se le ragioni fossero state chiare, la sinistra
avrebbe previsto il successo: e invece non l'ha previsto.
Prodi stesso aveva detto che avrebbe considerato un successo
la conquista di altre due regioni. E se queste ragioni non
erano chiare prima non lo sono certo adesso.
Si deve prendere atto
del voto astenendosi dal facile senno di poi -
l'inevitabile "io ve l'avevo detto" - visto che nessuno
poteva dirlo. E se qualcuno per caso l'ha detto si può
solo dire che "gli è andata bene".
Poi ci si deve astenere
dal pretendere di sapere il perché di questo
voto. Nessuno prima è andato a chiedere personalmente
che cosa pensava a ciascuno dei milioni di elettori
e nessuno può farlo dopo. Si può solo azzardare
qualcosa. Che cosa rimane?
Rimane il voto come
è andato. Se questa tendenza si manterrà
(quale che ne sia la causa), nel 2006 il centro-sinistra
tornerà al potere e il centro-destra all'opposizione.
Se non si manterrà, soprattutto se la maggioranza
avrà una reazione positiva, non sappiamo come andrà
a finire. Certo, si potrebbero sciogliere le Camere anche prima:
ma chi conosce il futuro?
Una parola va poi detta
a coloro che si strappano le vesti. Che diamine
è successo, di così grave? Il centro-sinistra
vince? Vince con un leader insopportabile come Prodi,
con una coalizione priva d'un programma, con personaggi
moraleggianti e urticanti? E perché ve la prendete?
Significa che agli italiani piacciono Prodi, una coalizione
senza programma, personaggi moraleggianti e urticanti.
Questa è una democrazia. Se la coalizione che scelgono
gli italiani si rivelerà dannosa per il paese, chi
pagherà saranno gli stessi italiani. Non è necessario
aspettare la Giustizia divina. E se non ci sarà nulla
da pagare, vuol dire che qualcuno si strappava i capelli a torto.
Ai molti che non si
capacitano di quanto avvenuto, si può ricordare
che pare Mussolini dicesse: "Governare gli italiani
non è né facile né difficile: è inutile".
Non sappiamo se avesse ragione. Certamente ragione ha invece
il vecchio proverbio per cui "ogni popolo ha il governo che
merita".
Gianni Pardo,
8 aprile 2005
Democrazia:
Ibrahim
Jaafari è il nuovo premier iracheno.
Il neoeletto presidente iracheno Jalal Talabani
ha incaricato il leader sciita Ibrahim Jaafari di
formare il nuovo governo. A due mesi dalle elezioni
legislative del 30 gennaio, il paese fino a ieri non
aveva ancora un esecutivo.
Jaafari confida
di riuscire a portare a termine l'incarico entro
due settimane. Su Arab News
leggi i commenti.
MOLLICHINE
Il Conclave inizierà lunedì 18 aprile. Berlusconi
non parte favorito. Ma non si sa mai.
Prodi: "Ora le
primarie non servono". E prima erano addirittura
pericolose.
Formigoni: "Il
significato politico nazionale è che questo
è un voto contro la Casa delle Libertà".
Accidenti, che intuito!
Fini per gli
statali: "Oltre i 95 euro, ma solo per coloro
che se lo meritano". Secondo Amleto, se ciascuno
fosse trattato secondo il suo merito, nessuno sfuggirebbe
alla frusta.
La Mercedes richiama
1, 3 milioni di veicoli prodotti tra il
2001 e il 2004, per difetti. 1, 3 milioni di
richiamati: poi ci sono i volontari.
Prodi: "Risolto
il problema della leadership". Votando per Nichi
Vendola?
Su suggerimento
d'un corrispondente: Berlusconi, a
Ballarò, ha ammesso la sconfitta. Come
Tardelli all'indomani dello storico 0-6 di Inter-Milan.
A Venezia ballottaggio
Casson-Cacciari, cioè la Giustizia Suprema
contro la Suprema Cultura: come potremo permetterci
un perdente?
L'elezione del
Papa, oltre che con la fumata bianca,
sarà annunciata con le campane. La nostra vista
non è più quella d'un tempo.
Prodi "non chiederà
elezioni anticipate". Aggiornamento: "NON
chiedete e NON vi sarà dato. Ma almeno NON farete
brutta figura".
Alemanno chiede
"gli stati generali" della maggioranza. Stati
Generali? Non è bastata una volta, nel 1789?
La Russa vuole
da Berlusconi: "proposte concrete". Non fiori
ma opere di bene?
A Del Bosco,
per il lancio del treppiede a Berlusconi, quattro
mesi. Tre per il treppiede: e il quarto?
Blair ha sciolto
la Camera: l'Inghilterra è sotto una dittatura!
Tabacci (Udc)
ha chiesto un cambio radicale - anche di leadership
- nella coalizione. Ve lo immaginate, Tabacci,
leader della coalizione?
Berlusconi conferma
la fiducia ai vertici di Forza Italia. Non
è vero che nessuno ha più fiducia in loro.
"La benzina sfonda
quota 1,25 euro al litro": Ma soprattutto sfonda
le nostre tasche.
Il prete nell'omelia:
"Dio ci manda persone come lei [Terri Schiavo]
per ricordarci il significato della vita". Accidenti,
speriamo che quel prete si sbagli.
Gianni Pardo
- 07-04-2005
DOPPIO
STATO
<<In Italia c'è uno
Stato manifesto, costituito dal governo e dalla
sua maggioranza in Parlamento, e c'è uno
Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere
dalla sinistra nelle scuole e nelle università,
nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella
magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta.
Se si consentirà a questo Stato occulto
di unirsi allo stato palese, avremo in Italia un regime
vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità
e ostile a tutto ciò che è privato>>
Silvio Berlusconi, intervista a Panorama.
PRODI
E IL TIMORE PERSISTENTE
E' certamente peculiare che tra i primi e ripetuti
commenti che Prodi ha rilasciato sia a caldo,
quando il risultato delle elezioni era ormai certo,
sia a freddo, nei giorni successivi, quando quel risultato
era stato valutato e meditato, compaia il riferimento
alle primarie. Già, Prodi dichiara che gli italiani
ci hanno invitato a prepararci a governare, ed
era il commento più condivisibile, e subito dopo
che ormai delle primarie non c'è più bisogno.
Possibile che di fronte ad un risultato tanto schiacciante
il pensiero di Prodi si concentri su un aspetto secondario
ed interno alla coalizione, il metodo per scegliere i propri
rappresentanti, invece che sugli eventuali scenari politici
o sul programma ( se davvero c'è ) dell'Ulivo
?
Il filo del
ragionamento del Professore è davvero rivelatore,
per quanto concerne e l'argomento e le parole
utilizzate per descriverlo.
Durante la
preparazione per le elezioni regionali, onde dimostrare
l'alto tasso di democraticità dell'Ulivo,
la grande vicinanza verso gli elettori, la gente,
gli esponenti del centro-sinistra avevano scelto di utlilizzare
uno strumento tipico americano per scegliere i rappresentanti
dei partiti, vale a dire le primarie. Con questo sistema,
non è la Direzione Centrale di un partito che
sceglie il candidato, ma gli elettori che si siano registrati
come Democratici o Repubblicani che votando scelgono
i rappresentanti dei due partiti che parteciperanno
alle elezioni ed è bene precisare che questa procedura
è seguita dall'elezione del sindaco, fino a quella
del Presidente degli Stati Uniti. L'entusiasmo di
Prodi per questa innovazione è sempre stato temperato
dell'estremo timore che gli elettori avrebbero finito
per scegliere dei candidati diversi da quelli da lui decisi
e infine che in sostanza lui stesso avrebbe potuto essere
clamorosamente bocciato - per le amministrative solo indirettamente,
attraverso la sconfitta dei candidati di fede ulivista,
eventualmente direttamente poi con le politiche del prossimo
anno -. Infatti il Professore, clamorosamente, ha dall'inizio
sostenuto che indipendentemente dal risultato delle primarie,
lui comunque sarebbe rimasto l'uomo guida del centrosinistra.
Ma allora perchè far votare gli elettori di quella
parte politica nelle primarie ? I timori di Prodi venivano
tutti confermati con l'elezione, nell'unica " primaria "
tenutasi in Puglia, con la vittoria dell'esponente comunista
Nicky Vendola, che si è imposto sul candidato ulivista.
Di fronte alle ovvie pretese dei rifondatori comunisti, alla
luce della vittoria ottenuta, la coalizione ha deciso di interrompere
l'utilizzo di quel sistema " americano ". La paura però
non è ancora rientrata per Prodi, il quale, come sopra
detto, di fronte alla netta vittoria del centro sinistra
alle amministrative, ha subito affermato che " non c'è
più bisogno delle primarie ", con riferimento alle
prossime elezioni, quelle politiche. Come ho detto , curioso
è il termine, che significa non esserci più bisogno
? Il bisogno di per sè non c'è, per il semplice
fatto che in italia gli esponenti dei partiti non sono scelti
dagli elettori e non c'è una legge che ciò imponga,
quindi è normale che non ci sia bisogno, solo che l'Ulivo
doveva dimostrare che al suo interno erano gli elettori a contare,
si doveva per questo distinguere, ma ora pare che di questa distinzione
si possa fare a meno. Infatti il Professore ragiona apertamente
più o meno in questo modo : per ragioni di immagine, avevamo
pensato alle primarie, ora alla luce dell'ottimo risultato elettorale,
che ci dà buone garanzìe di vittoria alle politiche,
proprio non è il caso che ci impelaghiamo in sistemi che
non ci appartengono, con il rischio che le scelte degli elettori
del centrosinistra finiscano per scombinare quelle che sono le
nostre impostazioni di forza all'interno della coalizione.
Tutta
la vicenda dimostra quanto Prodi e l'uomo politico
carismatico e guida di una forza politica siano una
contraddizione in termini. Talmente sono povere e non all'altezza
le uscite dell'uomo dell'Ulivo, volere le primarie,
ma solo a patto che avallino il suo ruolo guida, eliminarle
quando quelle non si rivelino controllabili, utilizzare
un tono politico peggiore di quello che si rimprovera a Berlusconi,
che una domanda sorge obbligata : ma perchè il centro
sinistra si è incaponito - già dal 1996 - ad utilizzare
quest'uomo come esponente della coalizione ? Se valuta il
suo contributo utile non capisce che il tipo di contributo
può essere solo quello di consigliere, cioè di figura
che consiglia, elabora, ma che se ne sta rigorosamente - quasi -
sempre dietro le quinte, rilasciando un numero di dichiarazioni pubbliche
più basso possibile ?
E tutto questo
pare che lo stesso Prodi lo sappia bene, da qua
quel timore persistente delle primarie, quel bisogno
di scongiurarne il pericolo, il pericolo che
gli elettori ulivisti lo possano rispedire alla
cura della sua Nomisma.
Lucio
Sergio Catilina - 07-04-2005
Naomi
Klein non crede alla democrazia araba, e attacca,
tanto per cambiare, Israele
Da Informazionecorretta:
L'ESPRESSO datato 7 aprile 2005 pubblica a pagina 42
un articolo di Naomi Klein, "Medio
Oriente made in Usa" nel quale si legge che, nonostante
i paragoni dei "propagandisti" dell'amministrazione
Bush tra gli sconvolgimenti politici del Medio
Oriente e la caduta del muro di Berlino <<nella
"Primavera Araba" l'unico muro che si vede -quello
dell'Aparthaid in Israele- resta ben in piedi >>.
In realtà,
la barriera difensiva non è "un muro
dell'apartheid" e nemmeno serve, come il muro
di Berlino, a tenere prigionieri gli abitanti
di un intero paese. Serve a difendere vite umane dagli
attacchi dei terroristi.
Va poi detto
che quello israeliano non è l'unico "muro"
del mondo, e nemmeno del Medio Oriente.
Ma sul muro
tra Yemen e Arabia Saudita, per esempio, Naomi
Klein non ha nulla da dire.
Poco dopo
la saggista no-global ci fornisce la sua opinione
sulla situazione politica libanese, scrivendo:
<<Indubbiamente,
la maggior parte dei libanesi vorrebbe
che la Siria si ritirasse dal loro territorio.
Ma come hanno fatto capire chiaramente le centinaia
di migliaia di manifestanti alla manifestazione
pro-hezbollah dell'8 marzo, essi non sono disposti
a subordinare il loro desiderio di indipendenza agli
interessi di Washington e Tel Aviv.>>
A parte
l'assimilazione arbitraria delle posizioni dell'opposizione
libanese a quelle dei sostenitori di Hezbollah,
schierati su un fronte opposto, è da
rilevare che per la Klein, implicitamente, l'indipendenza
libanese coincide con il permanere sul suo territorio
di organizzazioni terroristiche come Hezbollah
e Brigate al Aqsa, armate di tutto punto.
Che la sovranità
di uno stato sia garantita dai gruppi terroristi
che agiscono indisturbati nel e dal suo territorio
è una tesi per noi incomprensibile, come pure
quella per la quale la richiesta di Israele che
siano disarmate organizzazioni che colpiscono la sua
popolazione civile e mirano alla sua distruzione sarebbe
una sopraffazione.
In proposito
occorre comunque ricordare che tale disarmo
non è, per una volta, richiesto solo da Stati
Uniti e Israele, ma da una risoluzione Onu promossa
dagli Usa e dalla Francia.
Se
non altro
Servono anche le batoste, altroché.
Quella
delle regionali un piccolo risultato positivo
sul Berlusca l’ha già prodotto, almeno
sul piano estetico-mediatico: l’ha finalmente
smosso dalla sua vecchia repulsione per i confronti
televisivi “all’americana” (ai quali ha sempre incomprensibilmente
preferito gli indigesti monologhi autocelebrativi,
senza contraddittorio e possibilmente con l’assistenza
di un intervistatore-reggipalle devotamente dedito
alla fellatio politica).
Definitivamente
confermata, tra l’altro la inettitudine
comunicativa di Rutelli (il quale da anni anelava
invano il confronto diretto col Cav., tanto
che, giunto inatteso il suo momento, eccitato come
il sarto di manzoniana memoria, si è fatto prendere
dall’ansia da prestazione scivolando come un dilettante
in deludenti eiaculazioni precoci, esibendo oltre
ogni ragionevole limite ghigni e risolini di gran lunga
più finti e acidi di quelli del berlusca tanto
cari alla fisiognomica satirico-lombrosiana desinistra),
e la inutilità umana e politica di
Alemanno (che, ancora più decomposto del solito,
giocava come terzo uomo della sinistra, quantomeno con
funzione di zavorra, probabilmente con dolo). Confermata
altresì, senza sorprese, la pochezza di quel
Flores, o Floris, o comecazzosichiama, che, abituato
a far giocare i suoi amici contro uno Schifani qualunque,
ieri sera non sapeva proprio che ci stava a fare in
una trasmissione televisiva vera.
Buona anche
l’idea dei due primi piani appaiati come a
“Le Iene”. Peccato solo che contemporaneamente
su Italia 1 andasse in onda l’originale: così
nello zapping risultava difficile discernere il
programma di politica dal semplice varietà (Ballarò,
appunto).
(ale.tap,
6.04.05)
*Ranieri di Monaco è morto
Il
principe Ranieri di Monaco, 81 anni, è
morto stamattina al centro cardiotoracico del principato.
Era ricoverato in rianimazione da due settimane
per complicazioni polmonari.
*Morto
il Nobel Saul Bellow
Lo
scrittore statunitense Saul Bellow, 89 anni, è
morto nella sua casa di Brookline, nel Massachusetts.
Bellow ha vinto il Nobel per la letteratura nel
1976, un premio Pulitzer nel 1975 e tre National book
award. È autore di molti romanzi, tra cui «Herzog»,
«Il dono di Humboldt» e «L'uomo
in bilico».
ELEZIONI
REGIONALI
Sembrerà strano ma, collezionando sconfitte,
sono arrivato al punto nel quale passo da
un bisogno frenetico di informazione al bisogno
di non volerne più.
E così,
se vedo in TV la faccia di un qualsiasi
politico in commento, il mio personale indice di
sgadimento cambia canale. Meglio
Music Farm!
(cp,
05-04-2005)
Massima
del giorno
Per evitare che mi si applichi la massima
di La Rochefoucauld, secondo cui "i vecchi
stigmatizzano quei peccati che non sono più in
grado di commettere", mi alleno a "dir bene di quei
peccati che da giovane, pur potendoli commettere,
non ho commesso".
G.P.
L'EREMITA
Un eremita viveva in una grotta, su una montagna,
e sopravviveva grazie alla carità di
alcuni valligiani che, sapendolo solo e privo di
risorse, ogni tanto passavano a lasciargli qualcosa
da mangiare o un vecchio maglione bucato. L'eremita ringraziava
tutti con la sua aria trasognata e se il donatore
si tratteneva gli offriva una pietra su cui sedersi. Era
certo un misantropo, e per questo viveva lassù, ma
la distanza dal paese era tale che il prossimo non l'importunava
troppo di frequente e questo rendeva gradevoli i
rapporti.
Il maestro
elementare, un uomo anziano che insegnava a tutti
i bambini insieme, dato che erano solo dodici, era
l'autorità culturale del paese. Quando gli capitava
di parlare con l'eremita non si privava del piacere
di discutere qualche questione teologica o anche la sua
scelta di vita.
- Come mai
non ha nemmeno un cane? gli chiese un giorno.
- Un cane è
l'ultima bestia che vorrei accanto a me, disse
il vecchio.
- E perché
mai? Tutti dicono che i cani sono affettuosi,
gentili e onesti come forse nessun uomo riesce
ad essere. Le terrebbe compagnia e le farebbe da
sentinella.
- Non è
per questo, spiegò l'eremita. Innanzi tutto
non ho bisogno di sentinelle: non c'è nulla
da rubare, qui. Poi, persino se m'uccidono affrettano
di poco la mia morte. Il fatto è che un cane mi
amerebbe comunque, anche se fossi un diavolo. Mi amerebbe
e basta. E questo è un errore. Nessuno merita d'essere
amato solo per avere fatto la fatica di nascere.
Poi mi rispetterebbe come un capo: e chi dice che, agli
occhi del Signore, io abbia titolo per comandare ad
un altro essere vivente? Insomma il cane piace tanto alla
gente perché, invece di coltivare l'umiltà
dell'individuo, o più esattamente il suo senso
della realtà e l'esatta misura di sé, fa sentire
chiunque un sovrano dinanzi al quale il suddito s'inclina.
Esiziale. Come se non bastasse, il cane è anche rumoroso.
Se l'immagina il frastuono del suo abbaiare, in questa
pace?
La discussione
si ripeté pressoché senza variazioni
ogni volta che il maestro andò a trovare l'eremita
e ogni volta costui, pazientemente, ripeté
gli stessi concetti, pensando che all'altro, forse, piaceva
sentirseli ripetere.
Un giorno tuttavia
l'insegnante cambiò registro.
- Sa che lei
forse m'ha convinto? Il cane, visto come tratta
l'uomo, non è poi la bestia intelligente che
tutti dicono. È condizionato ad amare il suo padrone.
Ha una natura di perfetto schiavo. E io ho trovato
ciò che fa per lei: un gatto.
- Un
gatto? Si stupì l'eremita. A quell'animale
non aveva mai pensato.
- Certo. Non
solo non abbaia - rise il maestro - ma forse l'amerà
e forse no, forse le obbedirà e forse no. E
comunque certo non l'amerà se non se lo merita.
Che obiezioni può avere, contro un gatto?
L'eremita
sul momento non seppe rispondere e fu così che,
qualche settimana dopo, il maestro gli portò
un micio di qualche mese, con cui l'eremita fece amicizia.
Mangiavano le stesse cose, quando c'era da mangiare;
a volte persino nella stessa ciotola; si tenevano
caldi a vicenda sul pagliericcio. L'eremita infine lodava
molto il suo compagno quando, per contribuire alle
spese della comunità, si presentava con qualche uccellino
o qualche topo che era riuscito a cacciare.
Un giorno -
era passata da poco la Pasqua - all'eremita portarono
una notevole quantità di dolci. Erano gli
avanzi d'un festino e rischiavano d'andare a male,
se non fossero stati consumati subito. L'eremita, che
cose del genere non ne mangiava da anni, si chiese se
commettesse peccato, approfittando di quella manna. Poi
si disse che, contrariamente a tutta una tradizione di
mortificazione della carne, dal Vangelo risulta che
Gesù era una persona sana e solare. Mangiava e beveva
con gli amici - a volte persino con donne - fino a farsi
criticare dai benpensanti. Se avesse potuto invitarlo nella
sua grotta, probabilmente anche il Cristo avrebbe apprezzato
quelle buone cose. Purtroppo lui non poteva invitarlo: ma
il gatto sì. Per questo, dopo averlo chiamato a gran voce
e averlo visto arrivare, dopo qualche minuto, tutto allegro
e con la coda dritta in alto (segno inequivocabile di gioia e
amicizia), gli disse:
- Toh, annusa,
che te ne pare di questo bignè?
Micio - si
chiamava semplicemente Micio - annusò il
bignè e lo guardò perplesso. Pareva chiedesse:
si mangia?
- Ma certo
che si mangia, scemo! Non avrai più un'occasione
simile!
Micio rimase
sulla negativa e l'eremita gli propose un pasticcino
al cioccolato. Poi delle paste di mandorla. Una
fettina di torta. Almeno un esemplare di tutto quello
che gli avevano portato, finché dovette convincersi:
Micio non voleva assaggiare nulla di tutto ciò
che era arrivato. - Sei scemo, decretò l'eremita.
Sei proprio scemo.
Quando il maestro
venne a trovarlo, dopo averlo ringraziato
del regalo del gattino, divenuto parte importante
della sua vita, gli raccontò l'episodio e domandò:
- Fino a quel
momento Micio m'era sempre sembrato intelligente
e ragionevole. Persino raffinato, se penso alla
sua discrezione, alla sua cortesia, alla sua eleganza.
Ma in questa occasione s'è proprio comportato da
cretino, non trova?
Il maestro
lo guardò negli occhi e sorrise:
- Caro il mio
sant'uomo, così profondo in tante riflessioni
e così ingenuo in questo caso! Lei trova ottimi
i dolci, anche se ne mangia rarissimamente, e Micio
li ha rifiutati sdegnosamente. Lui, scemo? Nient'affatto.
È semplicemente che ha dei gusti differenti
dai suoi.
E l'eremita,
improvvisamente, si sentì più scemo del
gatto.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it, 5 aprile 2005
UN UOMO
INSOSTITUIBILE
L'uomo semplice è monarchico. Come ogni
minorenne, ha bisogno d'un padre. Cioè d'un
potere che possa identificare anche fisicamente.
Perfino Dio nella sua astrattezza è rappresentato
nelle chiese cattoliche come un vecchio dalla
lunga barba bianca.
La folla
ambisce avere un capo visibile che ama immaginare
- come ogni buon padre - preoccupato del bene
dei suoi figli. Lo schema è molto lontano
dalla realtà come impietosamente l'ha descritta
Machiavelli, ma conviene anche al capo il quale dunque
si presenterà alla folla, per l'appunto,
come un padre preoccupato del bene dei suoi figli.
Questa situazione
dai risvolti vagamente teatrali è più
o meno accentuata secondo la durata e l'ampiezza del
potere. Un Presidente del Consiglio di fresca nomina,
che rimarrà al potere un anno o due, è visto
dalla gente con diffidenza e a volte con disprezzo.
È un signore di cui non si sa nulla. Nemmeno se sia
degno della carica ricevuta. Viceversa, quando il capo ha
molto potere molto a lungo, la folla lo adora e lo ricopre
di tutte le qualità positive che riesce ad immaginare.
Anche se spesso è tutt‚altro che benefico, che importa!
La gente lo conosce, lo vede da molto tempo, giornali e
televisione non dicono che bene di lui (si chiama culto della
personalità) e infine non riesce ad immaginare una
realtà diversa. Per quanti crimini possa aver commesso,
il dittatore morto è pianto in piazza: come avvenne per
Stalin.
Fra questi
estremi esistono tutte le sfumature. Quello stesso
Presidente del Consiglio che era stato accolto
con indifferenza diviene col tempo "il nostro Presidente
del Consiglio". Quasi che fosse nato per essere tale.
Lo stesso cardinale che, nominato Papa, è stato
visto come insignificante e indegno del predecessore,
se solo riesce a rimanere vivo abbastanza a lungo diviene
a sua volta un'icona.
L'organizzazione
sociale, conscia della convergenza fra
la tendenza della folla e l'interesse del potere,
collabora attivamente alla sacralizzazione della
persona importante. Se un politico è nominato
Presidente della Repubblica, dal giorno seguente vedrà
riferire con rispetto, da tutti i giornali e le televisioni,
qualunque cosa dirà. Sembra che non possa
formulare che affermazioni indubbiamente giuste e da meditare;
sembra che non possa proclamare che verità immortali.
E tuttavia quello stesso uomo, spirato il termine della
carica, non è più ascoltato, è intervistato
raramente e soprattutto dice solo cose normali.
Cose che si possono accettare o rifiutare ma non sono più
aprioristicamente giuste.
Le lodi per
la saggezza delle parole del PdR o di chiunque
abbia un grande potere - soprattutto se di tipo ecumenico
- sono prevalentemente infondate. Infatti è
impossibile che la stessa persona prima non sia nessuno
e dica cose insignificanti, poi per il tempo della carica
divenga un costante faro di luce e infine torni ad essere
nessuno, solo perché non sta più sulla stessa
sedia.
Ovviamente,
se scioglie le Camere, le parole del
PdR sono tutt'altro che insignificanti. Ma qui
si parla della stragrande maggioranza delle affermazioni,
che sono viceversa prive di contenuto. Semplici
e vuote tautologie. È inutile dire: "La Pace
è il Bene supremo dell'umanità, io
mi batto e, sono convinto, tutti voi vi battete per la Pace
nel Mondo!" Sentendo una frase del genere la persona
di buon senso smette d'ascoltare. Siamo tutti
for mum and the applepie, come dicono gli americani,
per la mamma e per la torta di mele. A che pro ripeterlo?
Questa tendenza
alla vuota retorica collettiva si ha anche
in caso di morte. Se il PdR ha un infarto fulminante,
è assolutamente falso che lo Stato abbia subito
una perdita irreparabile. Non è vero che tutti
siano talmente addolorati da non potersi godere una partita
di calcio. Non è vero che tutti non pensino
ad altro. Morto un Papa se ne fa un altro, dice il proverbio.
Anche il nuovo PdR, dal momento che è PdR, si può
star certi che sarà indicato come un uomo eccezionale.
Magari insostituibile.
Gianni Pardo,
domenica 3 aprile 2005
Shalom
al Papa
E' stato il primo Papa a pronunciare la parola
Israele quando i suoi predecessori parlavano
solo di Terra Santa.
E' stato
il primo Papa ad entrare in una Sinagoga, quella
di Roma, che del Papato non aveva buoni ricordi.
E' stato
il primo Papa ad andare a Gerusalemme per chiedere
proprio dalla Capitale di Israele perdono agli
ebrei.
Oggi tutti
i media israeliani parlano di Giovanni Paolo
II con titoli cubitali "Il Papa degli ebrei" e il Jerusalem
Post ha scritto "The Tikun Olam Pope" dall'espressione
ebraica "riparare il mondo".
Giovanni
Paolo e' stato il Papa che ha tentato di riparare
il mondo, che ha iniziato un legame importante
tra ebrei e cattolici dopo 20 secoli di odi e persecuzioni
e per questo tutto il mondo ebraico e' in lutto.
Era venuto
da un paese lontano e freddo eppure ha saputo
diffondere calore intorno a se' a piene mani
.
Era venuto
da un paese antisemita eppure ha saputo amare
gli ebrei.
Grande Papa
che non si e' mai risparmiato, che ha avuto la
capacita' di farsi amare e stimare dai non cattolici
proprio per il suo essere Uomo Giusto, amico e
fratello.
Il suo viso
aperto con quegli occhi azzurri un po' ironici
e allegri sapeva conquistare le folle, pregava
con chi voleva pregare, cantava con chi voleva
cantare, baciava chi voleva essere baciato e si faceva
accarezzare da chi aveva bisogno di toccarlo. Era
caldo, era appassionato ed era coraggioso, era fatto
di carne, aveva un corpo da toccare, non era semplicemente
una tunica bianca, fredda e lontana da guardare
con rispetto e timore.
"Papa ti
vogliamo bene" gli gridavano i giovani e lui rideva
e cantava con loro perche' anche lui li amava
e glielo faceva sentire questo amore, senza stupidi
pudori e forse proprio questa e' stata la sua grandezza,
non aver paura di amare.
Lui, polacco,
ha saputo finalmente seguire le orme e gli
insegnamenti del suo Maestro ebreo: amare senza
riserve.
Gesu' e
Woitila, li vedo bene insieme. L'ebreo e il polacco,
insieme dovunque essi siano.
E'
morto, ne sentiremo la mancanza e forse
il suo assassino, quel Ali' Agca presto libero
e perdonato ripetutamente, incomincera' a vergognarsi,
forse quel perdono non gli bastera' per continuare
a vivere da uomo libero.
E' morto
il Papa di tutti, il Papa degli ebrei, quello
che ha tentato con grande sofferenza di riparare
il mondo e io sono sicura che se fosse stato
Papa 60 anni fa avrebbe avuto il fegato di opporsi a Hitler.
Ne sono
certa, Lui e non avrebbe permesso ai suoi fratelli
maggiori di entrare nelle camere a gas.
Grazie Papa,
grazie per averci amati, grazie per essere
venuto a Gerusalemme, grazie per essere entrato
in quella sinagoga, grazie per averci dato
ancora speranza nell'uomo.
Grazie per
averci fatto piangere perche' tutti abbiamo pianto
ieri e per averci fatto sorridere.
Grazie per
esserci stato.
Shalom Giovanni
Paolo, riposa in pace, continua a cantare e
a sorridere finalmente libero da quel corpo che tanto
ti ha fatto soffrire.
Deborah
Fait - informazionecorretta
Due
o tre cose a margine
Giorni diversi, questi. Per trama bastarda,
l'espressione "star da papa" non funziona
e nemmeno Pasqua - l'unica festa che, cadendo la
domenica successiva al plenilunio segue l'equinozio
di primanera, può variare dal 22 marzo al
25 aprile - sembra Pasqua. Novembre, piuttosto.
Anche
oggi 1° aprile, giorno dedicato agli scherzi
fin da quando Noè mandò per la prima
volta fuori dall'arca la colomba che girò
a vuoto sulla distesa delle acque senza trovare
nemmeno un pezzetto di terra emersa, non sembra
il solito 1° aprile. Anzi, qui si preparano
giorni tristi.
Terri
Schiavo è, c'è chi dice "con
15 anni di ritardo", morta e, mentre
nel piccolo principato di Monaco Ranieri ha già
passato i poteri al figlio, nella piccola Città
del Vaticano il Papa sta male. Qualcuno parla d'agonia.
Così, quasi per un senso di pudore, anche la campagna
elettorale per le regionali, oggi arrivata all'ultimo
giorno, s'è interrotta... tant'è che all'Ansa,
forse per la prima volta in questo millenio, non c'è
un comunicato del Pecoraro Scanio.
Omnia
munda mundis, ma basterebbe una
goccia a fare traboccare il vaso...
(cp.
01-04-2005)