ARCHIVIO APRILE 2005


AUTOVELOX
Le ricostruzioni, si sa, sono artificiali. Una specie di purgatorio dove tutto si confonde e rimane tra l'inferno e il paradiso in attesa della, improbabile,  risurrezione.
Ora, forse, l'improbabile ha da dire la sua. La scena della sparatoria del 4 marzo scorso al posto di blocco a Baghdad, nella quale fu ucciso Nicola Calipari e ferita la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena sarebbe stata ripresa da un satellite militare americano. È quanto afferma la rete tv americana Cbs, citando fonti del Pentagono. Le registrazioni quindi sarebbero servite alla ricostruzione che è ora alla base delle conclusioni dell'inchiesta della commissione congiunta italo-americana: i soldati della pattuglia mobile che spararono avrebbero visto la Toyota corolla «a una distanza di 137 yard», pari a 130 metri, e avrebbero sparato «a una distanza di 46 yard», pari a 42 metri. Secondo l'emittente quindi «tutto è avvenuto in meno di tre secondi», per cui l'auto andava a una velocità di 96 chilometri all'ora.
Clicca qui per il testo completo (senza omissis) della relazione USA .


CORNA, MUSICA E BESTEMMIE
Ci risiamo.  Anche nel reality di Rai Due, "Music Farm", viene pronunciata una bestemmia in diretta (è già accaduto al "Grande Fratello", a "La Fattoria" e a "Campioni, il sogno"). Stavolta l'imprecazione è sfuggita a Francesco Baccini il quale, come il regolamento prevede, è stato espulso immediatamente dal programma. Il cantante si è lasciato andare ad una pesante manifestazione di rabbia per via del tormentato rapporto d'amore tra lui e Dolcenera. Baccini ha espresso il suo amore verso la bella collega, ma lei, evidentemente, non prova nei confronti del 45enne artista genovese che del puro e semplice affetto. Baccini, rabbioso e ferito, ha dato sfogo alla sua frustrazione amorosa dando in escandescenza e bestemmiando più volte. Di fronte a questo comportamento i produttori di "Music Farm" non hanno potuto far altro che applicare le regole e cacciarlo dal programma. Dopo la comunicazione Baccini è scoppiato a piangere, ma poi ha compreso di aver sbagliato, ha preparato la sua sacca ed è uscito da Music Farm.
Francesco Baccini prima di entrare a "Music Farm" aveva una fidanzata, come lui stesso ha frequentemente affermato nel corso del reality. Il problema è proprio questo: Baccini "aveva" una fidanzata, perché ora non ce l'ha più. Dopo aver conosciuto Dolcenera e aver perso letteralmente la testa per lei, il cantante genovese è stato mollato da Patricia Vezzuli (nella foto), la sua bellissima, ed ora ex, fidanzata. Attraverso la televisione Patricia ha capito che Baccini si era innamorato di un'altra e sempre attraverso la televisione Patricia ha dato il benservito a Baccini. La Vezzuli, finalista Miss Italia 2001, infatti, ospite ieri sera di "Markette" di Chiambretti, ha ammesso con chiarezza di non voler avere più niente a che fare con Francesco: "credo che d'ora in poi ognuno andrà per la sua strada". Se non bastasse,  a Chiambretti che, sornione, le domanda: "Se lui tornasse con la coda tra le gambe?",  la modella ha risposto: "Vado in fuga io". 

 MA CHE CAUCUS DICI
Oggi a Santiago si è aperta la terza Conferenza “Community of Democracies”  (la prima fu Varsavia 2000, la seconda Seoul 2002), con lo scopo di procedere alla organizzazione di un’alleanza dei paesi democratici, o “Democracy Caucus”, che facciano lobby in seno all’ONU, a partire dalla Commissione sui Diritti Umani, per determinarne una radicale riforma.
La parola “Caucus” è stata mutuata da un idioma degli indiani d’America e si riferisce normalmente alla procedura che regola nella maggior parte degli Stati USA le primarie con le quali si selezionano “dal basso” i candidati alle elezioni: riunioni ristrette degli attivisti locali di un partito, qualcosa come “assemblea degli iscritti”, insomma.
Emma Bonino, che guida la delegazione italiana, stamattina a Radio Radicale riferiva di un intervento ostruzionistico da parte della delegazione francese, con un certo assenso di quella tedesca e di quella spagnola, la quale si sarebbe opposta al concetto di “caucus” paventando un non ben precisato rischio di creare un’istituzione “non inclusiva”; e faceva notare, giustamente, come l’organizzazione “inclusiva” ci sia già (l’Onu così com’è, cioè una ciofeca aggiungiamo noi), e che pensare di creare la  “Community of Democracies” tirando dentro “tutti” è come pensare di creare un’associazione ambientalista tirando dentro gli inquinatori.
La posizione italiana è invece di convinta spinta per la nascita dei “caucus”, e trova alleati nelle democrazie “giovani” come Cile e Polonia e Repubblica Ceca.
Insomma, l’Europa al solito si presenta sgangheratamente divisa, con i soliti che remano contro. Ora tutto dipenderà dalla posizione degli USA. Per oggi è previsto l’intervento di Condi Rice. Staremo a vedere.
(continua)
(ale tap, 29.04.05)


Dall'Inghilterra venti di odio
Arrivano dall'Inghilterra venti di odio contro Israele, sono folate di vento forti come la bora e insidiose come un uragano perche' non provengono da bande di teppisti urlanti ma dal mondo accademico, giornalistico e teatrale britannico.
Venti di odio doc dunque, di origine supercontrollata, refoli colti e blasonati  ma non per questo meno fanatici e ributtanti.
La sera della festa ebraica di Pesach, l'Associazione Britannica Insegnanti Universitari (AUT), approfittando dell'assenza dei membri ebrei  che avrebbero potuto opporsi,   ha approvato due mozioni di boicottaggio contro tre universita' israeliane, Haifa, Bar Ilan e Universita' Ebraica di Gerusalemme.
Il portavoce dell'associazione, tale Sue Blakwell, si e' presentata ai giornalisti avvolta nella bandiera palestinese e accompagnata dai suoi personali gorilla indossanti la kafiah palestinese, per dichiarare: " Israele e' un paese coloniale che pratica l'apartheid ed e' piu' pericoloso del Sud-Africa" e ancora , sempre piu'  invasata :"Bisogna rimuovere questo regime".
Sue Blakwell e altri 49.000 accademici inglesi hanno dunque deciso di interrompere lo scambio culturale e scientifico con l'unico Paese del Medio oriente dove esiste la totale liberta' accademica, dove l'Universita' e' aperta a tutti, indipendentemente dalla fede, dal credo politico e dal gruppo etnico; dove studiano centinaia di arabi.  
Questi disgustosi personaggi hanno deciso di boicottare il paese che piu' ha dato al mondo nel campo scientifico e tecnologico e hanno impedito agli oppositori di votare a sfavore dimostrando di essere degni  seguaci del loro leader spirituale Arafat,  maestro di teorie naziste ormai radicate in menti malate. 
La notizia ha provocato indignazione in Israele dove peraltro, in nome della democrazia e della liberta' che contraddistingue questo Paese, ci si rifiuta di licenziare il professore della Haifa University  che ha provocato questo schifo,  Ilan Pappe, filopalestinese e antisemita.
Qualcuno ha proposto provocatoriamente di mandarlo a insegnare nei territori palestinesi che  lui tanto ama  ma dove, ironia della sorte, non e' desiderato perche'  ....non  musulmano. (...)
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Deborah Fait - informazionecorretta

Verdi in crisi
Secondo quanto scrive The Economist (clicca qui per il testo dell'articolo in inglese) i movimenti ambientalisti sono in crisi in tutto il mondo. Negli Stati Uniti hanno subìto una serie di sconfitte su questioni importanti.  Anche i gruppi europei, politicamente più forti, pagano alcuni gravi errori: basti pensare all'invocazione del confuso principio di precauzione per demonizzare le nuove tecnologie, dalle centrali nucleari di nuova generazione agli organismi geneticamente modificati.

POLITICI E IMPRENDITORI
Molti, soprattutto a sinistra, hanno detto che Berlusconi è un incompetente, che ha fondato un partito di plastica da governare come un'azienda e, in una parola, che non è un vero politico. Hanno ragione? In buona parte sì.
Berlusconi è certamente un uomo di genio, capace d'imparare a grande velocità ed avere successo in campi che fino al giorno prima gli erano estranei. È passato con estrema naturalezza dall'edilizia alla televisione, per esempio. Ma in politica ha dei limiti. Perché mentre nei passaggi precedenti è rimasto nel mondo dell'imprenditoria, qui si è paracadutato in un mondo affatto diverso.
Il mondo dell'imprenditoria ha un parametro di base universalmente riconosciuto: il denaro. È positiva quell'azione che fa guadagnare denaro all'impresa, negativa quella che gliene fa perdere. Volendo salire ad un livello più alto, è positiva quell'azione che fa guadagnare più soldi a più persone (o all'intera economia nazionale), negativa quella che danneggia i più. Nel mondo della politica, invece, il denaro non conta quasi nulla. Non perché i politici non siano avidi (ché anzi la gente li immagina tutti ladri!) ma perché il denaro appartiene allo Stato. Mentre dunque l'imprenditore non farà mai nulla che possa danneggiare la sua impresa, il politico sarà disposto a far spendere cento allo Stato per far avere dieci al proprio partito. Si possono comprare macchine costosissime per l'ospedale, anche se nessuno le userà, o realizzare opere pubbliche faraoniche ed inutili solo perché ne viene un dieci per cento al partito (Tangentopoli). Oppure si possono provocare buchi in bilancio per un pugno di voti (l'abolizione del ticket a fine legislatura, 2001). O infine provocare danni stabili e permanenti all'economia nazionale pur di ottenere un successo demagogico (la rinunzia al nucleare).
Nel mondo dell'impresa il denaro è un elemento moralizzatore non solo perché domina l'interesse economico, ma anche perché l'imprenditore affidabile fa buoni affari e li fa fare agli altri. Nel mondo della politica invece questo baricentro manca. Obbedendo ai consigli di Machiavelli, il politico ha la preoccupazione d'apparire onesto, non quella di esserlo. Perché la politica non premia i migliori ma quelli che appaiono migliori: quelli che fanno le migliori promesse, perfino quelli che creano le migliori illusioni. È il mondo della fantasia e della speranza, non quello dei bilanci e dei conti del ragioniere. Per questo la politica è capace di realizzare, in positivo ma anche in negativo, finalità impensabili per l'economista.

Nel mondo della politica agisce infatti una forza che nel campo della libera economia manca: l'ideologia. Questa molla (che a volte maschera l'invidia, l'avidità, l'immaturità) può spingere a fare cose assurde. Qualcuno un giorno immaginò che i pazzi non fossero pazzi, ma individui che una società cattiva e insensibile emarginava, ed ottenne la chiusura dei manicomi. Non tenendo conto dei rischi per tutti e del fatto che, spedendo i pazzi a casa loro, si condannavano le famiglie d'appartenenza ad un‚assistenza per cui non erano preparate e che le avrebbe eccessivamente penalizzate. Infatti sono subito nati i "manicomi a pagamento", in cui le famiglie tengono dei parenti ingovernabili, e s'è subito visto che, pure cambiando il nome, bisognava mantenere strutture pubbliche per i casi più gravi (TPO). Una cosa del genere - negare l'evidenza della malattia mentale - non poteva certo venire in mente ad un economista.
Ma questo non è un caso isolato: basti dire che mentre per un economista è del tutto evidente che le prestazioni affidate allo Stato sono più costose e meno efficaci di quelle affidate ai privati, per l'ideologia populista o di sinistra lo Stato è sicuramente disinteressato, economico ed efficiente. Poco importa che la realtà contraddica costantemente questo assunto: l'invidia per il proprietario della Clinica Privata farà sempre favorire il costoso Ospedale Pubblico. L'ideologia non può essere contraddetta.
Ecco quello che Berlusconi non capisce. Per lui, incompetente, due più due fa quattro.
Ovviamente la conclusione non è che bisogna abolire la politica. Il sogno del governo dei tecnici di fatto è il sogno della dittatura illuminata, che tanti danni ha già fatto. La conclusione è al contrario che per operare bene in favore della collettività bisogna essere capaci di farlo malgrado la politica com'è.
L'ossimoro vincente è un Duca Valentino benefico.
Gianni Pardo, 29 aprile 2005


Tocca alla funzionaria Onu Laura Dolci rimediare alle ‘confusioni barbariche’ della Bignardi
Daria Bignardi conduce “Le invasioni barbariche”. Ha intervistato Laura Dolci, funzionaria Onu, vedova di Jean Selim Kanaan, morto due anni fa nell’attentato contro gli uffici Onu a Bagdad. Entrambe avevano partecipato alle principali missioni di pace degli ultimi anni. La Dolci ha spiegato, con pacatezza e competenza, che gli interventi Onu hanno avuto spesso esiti deludenti perché non supportate da adeguato uso della forza militare, e che gli eccessi di pacifismo sono dannosi. La Bignardi ha pensato di chiederle se conoscesse altre “vedove del terrorismo”, facendo l’esempio della vedova Calipari. La Dolci, severamente, le ha ricordato che vittime del terrorismo sono i nuovi poliziotti iraBignardi Invasioni barbaricheBBBBcheni uccisi quotidianamente, mentre quello di Calipari è stato un incidente.
Invasioni, o confusioni barbariche?

Valerio Fioravanti - l'Opinione

IL GOVERNO HA LA FIDUCIA DELLA CAMERA E DEL SENATO
Dopo la Camera dei Deputati anche l'assemblea di Palazzo Madama ha votato la fiducia. Per il Presidente del Consiglio Berlusconi si è trattato 'di una grande prova di compattezza'. Il voto  al Senato, ha fatto seguito ad una giornata di intenso dibattito alla Camera dei Deputati. Qui il Premier ha parlato due volte: la prima, martedì, pronunciando in aula il suo discorso che si è concluso con la richiesta di fiducia. La seconda, mercoledì, replicando agli interventi dei Deputati dei diversi partiti di maggioranza e di opposizione. 
Se "la sinistra" vincesse le elezioni politiche del 2006 - ha affermato Berlusconi durante la  replica a Montecitorio - in Italia ''la democrazia sarebbe minore". Ma "gli italiani sono saggi" e non daranno la maggioranza parlamentare all'Unione che, in questo frangente, si sta distinguendo per il "vecchio vizio italiano" di spargere ''pessimismo, disfattismo, catastrofismo".
Nella sua replica che ha anticipato le dichiarazioni di voto il Presidente Berlusconi ha parlato del negativo contesto economico internazionale i cui effetti si sono avuti sulle performance tenute in questi anni dall’Italia. “Inoltre – ha detto - è da sfatare il mito che gli altri Paesi europei abbiano un andamento migliore del nostro: anche il trend del debito  di Francia, Spagna o Germania, ad esempio, e' negativo, nel senso che aumenta"

IL BASTONE DI BERLUSCONI
Sergio Romano giudica una buona idea quella del partito unico di centro-destra.Ma sostiene che idee del genere possono avere successo a due condizioni. "In primo luogo debbono essere fatte da un leader vincente nel momento in cui il suo prestigio offre a tutti una ragionevole speranza di successi futuri. In secondo luogo il federatore deve dimostrare che la nuova casa sarà accogliente e che i partiti minori non saranno alloggiati in solaio o in cantina". La tesi dell'ambasciatore non risulta convincente.
Si faccia l'ipotesi che Berlusconi avesse cercato d'imporre il partito unico nell'autunno del 2001. Quale sarebbe stato il risultato? An e Udc avrebbero detto no, la coalizione sarebbe entrata in crisi e tutti - anche Romano - avrebbero ricordato l'imperativo quieta non movere, non bisogna creare inutili problemi. "La coalizione ha vinto, si sarebbe detto. È coesa, tutto procede per il meglio: che ambizione patologica divora Berlusconi? perché mai vuole essere l'unico leader, perché mai vuole esautorare tutti gli altri?" Recentemente l'Udc si è sentita "alloggiata in solaio o in cantina" mentre ancora era autonoma ed aveva un suo segretario: come si sarebbe sentita, se le si fosse proposto d'essere una semplice corrente del Partito della Liberta?
Romano però sostiene che in quel momento il Cavaliere avrebbe approfitto del "prestigio" dell'uomo vincente. Cioè dell'uomo che può offrire qualcosa. Ma - avrebbe potuto rispondergli Machiavelli - se la promessa di benefici è allettante, la promessa di punizioni può essere anche più efficace: "È meglio essere temuti che amati". Un Berlusconi vincente offre posti di governo, un Berlusconi perdente minaccia la distruzione del centro-destra e cent'anni d'opposizione per An e Udc. Follini è riuscito a creare un enorme sconquasso con la minaccia di sottrarre il suo piccolo apporto (necessario solo al Senato) ad una grande coalizione. Che effetto avrebbe, su questa coalizione, la sottrazione dell'apporto di Forza Italia?
Un partito del Cavaliere che rifiutasse gli apparentamenti, ammesso che non si dissolvesse completamente o non si scindesse in dieci partiti, non vincerebbe da solo le elezioni. Ma le vincerebbe forse Follini, anche se alleato con Fini? O l'Udc diverrebbe insignificante oppure, se volesse continuare a contare qualcosa, sarebbe costretta a fare ciò che ha sempre escluso di voler fare: passare armi e bagagli al centro-sinistra. Portando vasi a Samo, dal momento che sarebbe superflua. E provocando un'indeterminata esclusione dei moderati dal governo.
Berlusconi oggi non ha il fascino di chi può offrire grandi regali, in questo Romano ha ragione: ma ha la credibilità di chi impugna un nodoso bastone.
Gianni Pardo, 28 aprile 2005

Contro l'Onu.
"Le Nazioni Unite sono fallite.  Bisognerebbe prenderne atto, dirlo chiaramente, non sprecare tempo con riforme e alchimie istituzionali. Rispetto alle grandi questioni come la sicurezza e la pace, l’Onu è un ente inutile, anzi dannoso. Il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale hanno tradito lo spirito e i principi contenuti nella Carta istitutiva, come dimostrano i numerosi disastri e scandali, dal genocidio in Ruanda del 1994 alla corruzione gigantesca legata al programma umanitario Oil for Food scoperta nel 2004. Si impone un nuovo modello di azione globale perché le Nazioni Unite sono figlie della guerra fredda; oggi il mondo è cambiato, le frequenti crisi locali non rispondono più alla logica geopolitica del bipolarismo, ma richiedono analisi e interventi che negli ultimi anni solo gli Stati Uniti hanno dimostrato di saper operare. Se davvero crediamo nel sogno di stabilità dei fondatori dell’Onu è arrivato il momento di dire «mai più» alle Nazioni Unite e di sostenere la formidabile idea di un’alleanza tra le democrazie."

Quarta di copertina del nuovo libro di  Cristian Rocca
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BUON SENSO
«Agli amici della sinistra dico: non vi fate illusioni sul fatto di avere la vittoria in tasca. Gli italiani hanno buon senso. Sanno bene che voi dominate nelle scuole, sui giornali, nella corte costituzionale... E quindi non vorranno darvi anche il governo e la maggioranza parlamentare. Sono troppo saggi e sanno che non ci sarebbe più una democrazia. Siamo sicuri che gli italiani non vorranno mettere tutto nelle mani della sinistra. Ci accingiamo ad un anno straordinario per una nuova vittoria straordinaria come quella del 2001. Tanti auguri, vi chiedo la fiducia» (Silvio Berlusconi,  dibattito alla Camera sulla fiducia al nuovo governo)

Massima del giorno
C'è chi affetta disprezzo per tutto e tutti e sembra deluso dell'umanità: come se gliene avessero fornita una inferiore a quella vista sul catalogo.
G.P.


MOLLICHINE
Berlusconi-bis. Serio programma di governo: "Faremo il possibile; l'impossibile l'ha già promesso il Berlusconi-uno".

Berlusconi: "I nuovi obiettivi della maggioranza: le famiglie,  le imprese,  il sud". I vecchi per caso erano danneggiare le famiglie,  le imprese,  il sud?

Il Papa ai porporati: "Non fatemi mai mancare il vostro aiuto: restiamo uniti". Ma c'è qualche cardinale che si chiama Follini?

Berlusconi,  mentre gli alleati cercavano di eliminarlo,  ha formulato un programma fumoso e irrealizzabile. E poi dicono che quello di Berlusconi non è un paese normale!

Antiamericanismo. Arriva la Toyota Corolla e Giuliana Sgrena dice: "Finalmente comincia l'inchiesta". Mai vista tanta fiducia nella giustizia italiana.

Berlusconi: "La CdL ha bisogno di una nuova casa comune". E soprattutto ne ha bisogno lui.

Il mondo politico italiano,  destra come sinistra,  è poco propenso a seguire Zapatero per il matrimonio gay. Ancora non s'è spento l'allarme per la stretta di mano tra Prodi e Berlusconi!

Mussi: "Mi contento del Pacs,  che rappresenta già un bel passo avanti". E chi è la felice eletta, anzi, il felice eletto?
Gianni Pardo


Buona l'idea di privatizzare le spiagge
L’intenzione del nuovo vice-premier Giulio Tremonti di avviare un programma di cessione delle spiagge demaniali è, per l’Istituto Bruno Leoni, un piccolo ma significativo segnale incoraggiante. Secondo Alberto Mingardi, direttore del dipartimento ‘Globalizzazione e concorrenza’ dell’IBL, “non vi è dubbio che la crescita del settore turistico italiano passa anche dall’imporsi di quelle logiche imprenditoriali che solo la proprietà privata è in condizione di far emergere”.
 Al tempo stesso, per Mingardi “le privatizzazioni devono aver luogo pure in altri settori chiave (dalle ferrovie alle poste, per fare soltanto due esempi) e devono essere inquadrate in un progetto volto a ridurre le imposte: sia al Nord come al Sud. Perché se invece l’obiettivo è trovare risorse per nuove politiche d’intervento statale, allora è chiaro che si è del tutto fuori strada”.
L’IBL ricorda che “nell’Est europeo si sta assistendo ad una crescita economica talora assai forte – come ad esempio in Slovenia e in Estonia – e ciò grazie all’azione combinata di vaste privatizzazioni e di una fiscalità contenuta (non ultimo, grazie all’adozione di una flat tax, ovvero un'aliquota unica, al di sotto del 20%)”.


Il Genocidio degli Armeni
Una delle pagine più oscure, ed al tempo stesso meno divulgate, della storia del XIX secolo é quella del genocidio perpetrato dall'Impero Ottomano prima e dai Giovani Turchi poi, ai danni delle popolazioni armene stanziate da sempre sul territorio che comprendeva la parte nord-orientale dell'attuale Turchia e sulle terre a nord dell'Impero Persiano su fino alle cime del Caucaso. Ed infatti la storia ci racconta di una nazione eternamente contesa e frazionata tra molti grandi imperi, Persiano, Ottomano, Russo e continuamente devastata ed angariata da frotte di invasori quali i Turchi Selgucidi od i Mongoli. Per ulteriori informazioni:
- Cumunità armena in Italia: è il nuovo sito della comunità armena di Roma molto ben fatto ed utile per seguire le attività proposte dalla comunità.
- Sito  in inglese che oltre a fornire i dati sulla tragedia armena invita materialmente al sostegno di una massiccia campagna per il riconoscimento del genocidio.
- Sito che tratta nello specifico la storia dell'attuale Repubblica autonoma dell'Artsak, meglio nota in Italia con il nome turco di Nagorno Karabagh.

Elton John: "Sposerò David a metà dicembre"
Si sposeranno a dicembre. Tutto è pronto e tutto è deciso. Elton John e  il suo compagno David Furnish si uniranno in una cerimonia civile. L'annunicio arriva dal cantante 58enne che, in un'intervista al Daily Mirror,  spiega che gli piacerebbe sposarsi a Windsor, la stessa cittá dove si sono convolati a nozze recentemente il Principe Carlo e Camilla Parker Bowles. "Vogliamo sposarci intorno alla metá di dicembre - ha detto l'autore di 'Your song' che in questi giorni si trova a Las Vegas- probabilmente a Windsor. Ma non ci sará luna di miele perché sarò in tour".
 I matrimoni gay non sono permessi in Gran Bretagna
ma dopo il 5 dicembre 2005 le coppie omosessuali potranno avere alcuni riconoscimenti civili (tra cui quelli ereditari e fiscali) che derivano dai matrimoni. Il matrimonio non potrá tenersi prima del 21 dicembre perchè, dal momento dell'entrata in vigore della legge, dovranno passare almeno 15 giorni per avere lo stato civile necessario a sancire l'unione.
 Furnish, 42 anni, regista, è fidanzato con Elton John da 11 anni. Il mese scorso si era diffusa la voce che la coppia fosse in crisi ma un comunicato ufficiale dei due ha smentito l'indiscrezione spiegando, al contrario, che mai avevano attraversato un momento più felice. Elton John, nominato "Sir" nel 1998, ha parlato nell'intervista dell'importanza dell'amore che lo lega al compagno: "Incontrare David è stata la cosa più grande che mi sia capitata - ha detto John - Passiamo molto tempo distanti e non è facile ma la relazione funziona. Ci telefoniano cinque o sei volte al giorno e ci mandiamo cartoline da qualsiasi parte ci troviamo". Elton John è stato sposato per 4 anni nel 1984 con una donna tedesca, l'ingegnere del suono Renate Blauel.


25 Aprile
Perché sia la festa di tutti serve serietà
Se dev'essere una festa dal significato stravolto, come ormai tutto contribuisce a renderla, perché non usarla per fare i conti con il nostro passato? Se il 25 aprile dev'essere la festa dei no global, della liberazione di Santoro, dei girotondini, dell'articolo 21 della Costituzione, di quelli che sostengono che Berlusconi è come Mussolini, se dev'essere una sorta di bis concesso a Cofferati, se dev'essere la festa di quelli che cantano a sproposito «Bella Ciao», allora perché non farla diventare la festa oltrechè dei vincitori nella guerra di Liberazione anche dei vinti?
Le persone serie sanno bene che non è facile far diventare questo giorno la data di tutti e che forse rimarrà solo un desiderio irrealizzabile trasformarla nella festa di tutti gli italiani. Ma all'origine dell'aspirazione, almeno questo cerchiamo di spiegare, non c'è un voler confondere le carte, un voler scadere nell'ambiguità ma l'intenzione di aggiornare il valore ai fatti prodotti dalla storia.
E dunque a distanza di  60 anni il fatto prodotto è questo paese, abitato ormai purtroppo da pochi nonni, che si portano negli occhi le immagini di quella guerra e da tanti figli e tantissimi nipoti, che quella storia l'hanno vissuta trasmessa nelle versioni fornite dalle famiglie o, come è sempre più frequente, nei silenzi calati su quei fatti.
E dunque non è ormai giunto il tempo di prendere atto che nel suo significato storico questa festa può essere qualcosa di meno lontano e di più attuale? E se è troppo pensare che possa diventare una festa della riconciliazione, almeno proviamo a pensarla come festa che ricorda i nostri padri. E la loro giovinezza, che si perse nella tragedia. Non si tratta di andare dietro le mode del revisionismo, chè comunque in quantoatteggiamento aperto a rimettere in discussione tesi definite è sempre meglio di quello predicato dai sostenitori dei tabù e delle verità immutabili.
Ma il tempo ci ha fatto conoscere che c'era dignità anche in tanti italiani, schierati con i vinti. Abbiamo saputo che almeno in certi casi ci fu casualità o inconsapevolezza o amor patrio. Abbiamo saputo che nella gloria dei partigiani ci fu accanto a tanto autentico onore anche una parte contraffatto. E che dire allora di quelle migliaia di soldati, che sono sempre stati ignorati e che pagarono con il campo di concentramento la loro fedeltà all'esercito italiano, rifiutando e di imboscarsi (nascondersi nei boschi) e di collaborare con i tedeschi? Di certo qualcosa va letto in modo diverso in questo anniversario, che per il suo alto valore nazionale non deve finire in mano agli spiriti leggeri o ai martiri televisivi, che confondono la lotta di liberazione con le loro sbruffonate. (da il Giorno)
Per saperne di più,
"Appunti storiografici sulla Resistenza", memoria rossa, memoria nera, memoria grigia. Come e perché non si è riusciti a crearne invece una condivisa. Italiana. Vera. Clicca qui.

IL FESTIVAL DEL LUOGO COMUNE
Sono sessanta gli anni trascorsi dalla cosiddetta Liberazione e il centrosinistra ha profuso tutte le sue energìe per farne una manifestazione gigantesca da congiungersi con l'altra festa, quella del primo maggio. Da sempre assistiamo per la ricorrenza del 25 di aprile alla solita litanìa di luoghi comuni impastati di retorica e stavolta, ricorrendo il sessantesimo, gli interessati si sentono in diritto ed in dovere di rincarare le dosi.
Tra le dichiarazioni che già leggiamo ci sono quelle che dimostrano certamente la scarsa considerazione che viene riposta nel senso critico dell'italiano medio : la Liberazione come festa della democrazìa, l'avvenimento come preludio alla Costituzione del 1948 che va preservata pena la perdita dell'unità nazionale, il valore dell'antifascismo che essa rappresenta.
Perchè si tratta di dichiarazioni tendenziose e manifestamente di tipo propagandistico ?
Perchè, non si può trarre da un fatto storico una conclusione che certa non può essere. Che coloro che composero la Resistenza, prodigandosi in atti spesso eroici, volessero liberare l'Italia dai tedeschi e dai loro alleati della RSI non  ci son dubbi ;  ma che volessero, al tempo stesso, instaurare una democrazìa, non può essere assolutamente da ciò desunto, se non come semplice ipotesi e gli eccidi partigiani che son continuati fino al 1948 sono semmai un grave ( e clamoroso ) indizio di una volontà contraria.
Che la Liberazione sia il preludio alla nostra carta costituzionale ci dice pochissimo, perchè anche nei paesi comunisti avevano delle costituzioni che rappresentavano un modello di liberta e di democrazìa, basti pensare a quella fatta approvare da Stalin nella seconda metà degli anni '30, solo che questi testi normativi hanno sempre avuto il valore di mero vezzo letterario, cioè sono sempre rimasti lettera morta. Quindi, se non ci fosse stata la benedetta sconfitta elettorale del Fronte Popolare alle elezioni del 1948, con la vittoria della coalizione dei moderati, la nostra Costituzione poteva prevedere tutte le libertà che si possono volere, tanto oltre la carta la loro operatività non sarebbe andata. Il fatto che il rispetto della Costituzione debba sempre accompagnarsi alla sua assoluta immodificabilità, costituisce  un'assurdità inaudita e sarebbe da chiedere agli uomini del centro-sinistra perchè mai la Costituzione stessa preveda nel Titolo VI, sezione II, all'art.138 le regole da seguire per la sua modifica.

Infine, una festa che davvero unisca tutto il popolo italiano non può essere fondata sull'antifascismo, per il semplice fatto che ragionare in questo modo rivela l'azione propagandista di tutti i comunisti post e neo, perchè vuol nascondere la realtà che  il comunismo è sinonimo di dittatura e repressione, implicando invece che dittatura è stato solo il fascismo.
I valori del nostro stato devono fondarsi sull'opposizione decisa a tutte le forme di totalitarismo, di destra e sinistra, e non sul rifiuto subdolo ad una sola di espressioni autoritarie, e solo in questo modo potremmo davvero unire tutto il popolo italiano.
Per le suesposte ragioni è da apprezzarsi, perchè coraggiosa e anticonformista, la decisione del Presidente del Consiglio di non partecipare alle manifestazioni ufficiali per la celebrazione della Liberazione, mentre al contrario son particolarmente disprezzabili, per le stesse ragioni , le dichiarazioni rilasciate dall'ex presidente dell'IRI Prodi.
Lucio Sergio Catilina - 25-04-2005


L'ASSOLUZIONE DEI TERRORISTI
Nella motivazione della sentenza con la quale il giudice delle udienze preliminari Clementina Forleo ha assolto dall'imputazione di terrorismo internazionale alcuni accusati si legge una teoria giuridica sorprendente. A suo parere il terrorismo, se inquadrato in un conflitto anomalo ("guerriglia"), non è più terrorismo.  Viceversa, è noto che la giurisprudenza ed anche la Convenzione di Ginevra considerano da sempre atti terroristici gli atti di violenza armata commessi senza il rispetto di certe regole (indossare una divisa, non nascondere le armi, ecc.). Questo regole sono intese a dare alla guerra, malgrado la sua intrinseca brutalità, qualche regola e un minimo di lealtà. Soprattutto per proteggere i civili. Se infatti, presentandosi come civili, dei "resistenti" attaccano le truppe regolari, accade poi che le truppe regolari trattino i civili come nemici armati, facendone strage.
Tutto questo è giuridicamente pacifico ma in Italia, da sessant'anni, si glorifica la "Resistenza". La conseguenza è che qualcuno, come quel giudice, può pensare: se chi ha commesso atti di terrorismo contro i nazisti (con la patente autorilasciata di resistente) merita un monumento, non si vede perché chi commette atti di terrorismo contro gli americani o i loro alleati (sempre con la patente autorilasciata di resistente) debba essere considerato un delinquente.
Forse la dottoressa, piuttosto che badare al diritto, s'è lasciata suggestionare da una pubblicistica superficiale. Rimane però il fatto che, se ha torto, ha torto con lei tutta la retorica resistenziale italiana. Il diritto d'indignarsi, per quell'assoluzione, appartiene esclusivamente a chi ha considerato tecnicamente terroristi i partigiani. Ha diritto d'indignarsi il giurista, non il lettore di giornali. E neppure chi li scrive.
È avvenuto in questa occasione ciò che sempre avviene nelle rivoluzioni. Nel momento in cui si tratta di abbattere l'Ancien Régime, si glorifica la violenza rivoluzionaria. Ma nel momento in cui la Rivoluzione vince, essa si dimostra non meno repressiva dell'Ancien Régime. Ogni Stato ha un sano istinto di conservazione. La Forleo non ha capito che la glorificazione della violenza che ha portato all'instaurazione d'un certo Stato è pura politica, pura retorica, pura ipocrisia. Quando poi si va sul concreto si smette di scherzare e i terroristi, se presi, vanno in galera. Se sono fortunati.
Ma la storia non insegna niente a nessuno e a volte persino lo studio del diritto non lascia grandi tracce.
Gianni Pardo, 25 aprile 2005


LA FINE DEL BERLUSCONISMO (CAMPA  CAVALLO...)
Gli articoli politici dei giornali seri sono composti per un quarto di fatti e per tre quarti di previsioni, interpretazioni e predizioni. Al lettore non interessa tanto sapere che cosa è successo quanto che cosa significa e che cosa comporterà in futuro. L'editorialista si dannerebbe dunque l'anima per dimostrarsi affidabile profeta e una delle sue più grandi soddisfazioni è poter scrivere: "Ve l'avevo detto".
Molti, pur di poter scrivere quelle parole, oggi parlano di fine del berlusconismo. Anzi lo dànno per cosa assodata. Berlusconi - per quanto se ne sa - sta bene in salute; ha formato un nuovo governo; ha dinanzi a sé un intero anno (cioè la durata media dei governi d'un tempo) ma tutto questo non importa: il berlusconismo è finito. Ora, che sia vero o no, bisogna chiedersi che cosa ciò significherebbe; e per studiare un'ipotesi senza sbavature, facciamo l'ipotesi che Berlusconi muoia il 25 aprile. Ovviamente, Curzio Maltese direbbe che ha scelto quella data per rovinare la festa della Resistenza, ma lasciamo da parte i commentatori malevoli e vediamo quali sarebbero le conseguenze.

Mentre Udc e An hanno un loro passato e una loro ideologia, e potrebbero vegetare per anni in un'inconcludente opposizione, Forza Italia, a parere di tutti, si richiama solo a Berlusconi e senza di lui probabilmente sparirebbe. Infatti, da che cosa è nata? Dall'intuizione del Cavaliere di chiamare sotto le sue bandiere tutti gli orfani della Dc e del Psi che votavano "contro" la sinistra. Berlusconi ha aggiunto a questo "contro" un programma liberale: cioè la riforma delle pensioni e del lavoro, lo Stato minimo, l'abbassamento delle imposte, i grandi lavori, la riforma della giustizia. Tante belle cose che, nel sentimento di molti, non sono state realizzate. E non sono state realizzate soprattutto a causa degli alleati. Dunque, morto lui, l'idea più diffusa sarebbe: quell'uomo, se tutti non avessero remato contro (persino nella sua coalizione) avrebbe fatto di più: che possiamo aspettarci dai suoi nemici e dai suoi falsi amici?
Se questa analisi è vera, ben difficilmente, morto il leader, molti voterebbero per persone affidabili e sicuramente liberali come Antonio Martino. Forza Italia, se sopravvivesse, passerebbe da primo partito a partito di mera testimonianza. E dove andrebbero i voti d'un elettorato deluso? Nessuno potrebbe ragionevolmente pensare che si riverserebbero integralmente su An (che molti elettori di Forza Italia considerano vagamente fascista e retrograda) e sull'Udc (che molti elettori considerano causa prima del fallimento di Berlusconi). An e Udc ridiverrebbero irrilevanti, molti voterebbero a sinistra e il centro destra si sfalderebbe. Tornerebbe al punto in cui l'ha lasciato Martinazzoli. La fine di Berlusconi sarebbe la fine del quadro politico come lo conosciamo.
Ma Berlusconi è ancora vivo ed è il presente, che bisogna capire.
L'invidia è quel sentimento che preferisce il male altrui al bene proprio. Qualcuno ha detto che molte persone, se si vedessero offrire tremila, a patto di dare duemila al vicino, rifiuterebbero l'offerta. Nel presente, tutto il centro-sinistra e buona parte del centro-destra non hanno digerito il successo personale di Berlusconi. Molti, per farlo cadere, sono disposti ad andare a fondo anche loro. Non capiscono che egli è il ramo su cui sono seduti.
E allora l'Italia intera merita non solo la fine di Berlusconi, ma d'essere governata per vent'anni dal centro-sinistra. Da Pecoraro Scanio e Nichi Vendola, da Marco Rizzo e Willer Bordon, da Bertinotti e Cossutta. E soprattutto da quel grande leader dalle idee chiare e dalla parlata cristallina che è Romano Prodi.
Se Berlusconi non fosse ambizioso non sarebbe Berlusconi. Ma se non fosse ambizioso potrebbe andare in pensione e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Gianni Pardo, 24 aprile 2005


MARCO TRAVAGLIO
Qualcuno - forse non credendo di far male - ha mandato in giro un articolo di Marco Travaglio. Che è un giornalista speciale, ma fino ad un certo punto. Non è infatti l'unico che intinge la propria penna esclusivamente nel fiele; non è l'unico che scambia le opinioni dei requirenti per verità rivelate; non è l'unico che affibbia soprannomi ingiuriosi; non è l'unico che stravolge i fatti per farli servire alle sue tesi e infine non è 'unico convinto che più si esagera, ripetendo la propria tesi di fondo ogni rigo e mezzo (Berlusconi è il diavolo), meglio è. Ma è forse l'unico che mette tutte queste cose insieme.
La lettura d'un suo articolo induce una persona normale a chiedersi che cosa ne penserebbe uno psichiatra. Poi prevale l'atteggiamento che hanno i meccanici quando si fonde il motore d'una macchina che ha già dodici anni. Vale la pena di ripararlo? Varrebbe mai la pena di contestare le innumerevoli affermazioni azzardate o infondate, gli insulti gratuiti, le esagerazioni flagranti, i peccati di cattivo gusto che gridano vendetta dinanzi all'Altissimo?
Si deve tuttavia ammettere che Travaglio è inoffensivo. Dal momento che basta averne letto un paio di paragrafi per sapere che cosa ci si può aspettare da lui, è ovvio che fanno parte dei suoi lettori solo coloro che desiderano leggere proprio ciò che lui scrive. Chi, come il sottoscritto, l'ha assaggiato una volta, sa che il problema è risolto. Riguardo a lui uno può dire quello che si dice d'una pietanza cui si è allergici: dolente, non fa per me. Non solo non mi farebbe bene, ma mi farebbe male. Forse va bene per altri. C'è gente che digerisce le pietre.
Gianni Pardo


PESACH, QUANDO LA SUPERBIA DEL FARAONE E IL PANE DEGLI EBREI NON LIEVITARONO PIU'.
Quest’anno Pèsach cade la sera del 23 aprile in quanto l’anno ebraico in corso, il 5765, è un anno embolismico ossia ha un mese in più, necessario a sincronizzare l’anno lunare di 354 giorni con le stagioni dell’anno solare di 365. Pertanto ogni due-tre anni viene aggiunto un tredicesimo mese che precede il mese di Nisan in cui cade Pèsach.
Per saperne di più, clicca qui.

NUOVO GOVERNO BERLUSCONI
Il coraggio delle scelte
Quale che sia la sorte futura del neonato governo, si è comunque chiuso un ciclo decennale, dominato da Silvio Berlusconi. Quali effetti avrà la fine di questo ciclo sul centrosinistra? Nel decennio trascorso Berlusconi ha rappresentato una sfida per la sinistra su molti fronti. E l'ha profondamente influenzata. Sono almeno tre i terreni nei quali Berlusconi ha creato forti discontinuità rispetto alle tradizioni della Prima Repubblica. Il primo ha riguardato l'ambito, politicamente rilevantissimo, dei simboli. Sul piano simbolico il «berlusconismo» ha rappresentato l'esaltazione dell'impresa e della libertà economica, argomenti tabù per la politica tradizionale. Il fatto che Berlusconi non sia riuscito a tradurre quella discontinuità simbolica in una effettiva politica liberal-liberista è forse la vera causa della sua sconfitta. Ma, comunque, quel messaggio ha inciso per un decennio anche sulle idee della sinistra, obbligandola a modernizzare il proprio approccio ai temi del mercato e dell'impresa. Che cosa resterà di queste innovazioni, quanto meno simboliche, quando la sfida berlusconiana sarà archiviata?
Il secondo fronte ha riguardato la politica estera. Berlusconi è stato l'interprete di una politica «occidentalista»: fedeltà agli Usa anche al prezzo di tensioni in Europa, scelta di campo pro-israeliana, una politica europea meno disponibile a lasciare all'Italia il ruolo di ruota di scorta dell'asse franco-tedesco. E' anche a causa di questa politica occidentalista, e delle sue conseguenze (la presenza militare italiana in Iraq) che Piero Fassino ha potuto, al recente congresso del suo partito, prendere così radicalmente le distanze dall'antiamericanismo di sinistra.
Il terzo fronte (ma anche quello in cui Berlusconi ha avuto meno successo in assoluto) ha riguardato le istituzioni. Con proposte di riforme inadeguate e, su vari punti, anche sbagliate, egli si è fatto comunque interprete di un tentativo di radicale cambiamento delle istituzioni di governo. Ha fallito ma cosa resterà, dopo di lui, della legittima aspirazione a dare al premier i poteri necessari per non essere un ostaggio impotente nelle mani dei partiti? O della aspirazione a rendere più «occidentale» il nostro sistema giudiziario, per esempio separando le carriere di giudici e pubblici ministeri? E' possibile che, venuta meno la sfida berlusconiana, di tutto ciò non resti traccia e il centrosinistra si adagi in un conservatorismo soddisfatto, pago delle poche virtù e dimentico dei vizi delle nostre tradizioni politico-istituzionali. In questo caso potrà ereditare il potere ma non la capacità di esercitarlo per modernizzare il Paese. Dovrebbe essere fonte di preoccupazione per il centrosinistra constatare che, al momento, la regione più «rossa», ove maggiore è stato il suo successo, è la Basilicata, mentre proprio le due regioni economicamente più forti e dinamiche, Lombardia e Veneto, sfuggono alla sua presa.
Berlusconi commise l'errore, prima delle elezioni del 2001, di non affrontare il nodo rappresentato dalla eterogeneità interna della sua coalizione. Finse che il centrodestra fosse unito dietro di lui. Come primo ministro ha pagato questo errore.
Prodi corre oggi lo stesso rischio. Il centrosinistra è altrettanto diviso al suo interno e a Prodi converrebbe non imitare Berlusconi. E farsi ora promotore di una proposta di governo, non piattamente incentrata sull’antiberlusconismo e sulla difesa dello status quo (per esempio in tema di Costituzione), che porti alla luce subito i conflitti nel centrosinistra. Poiché — Berlusconi docet — ciò che non si ha il coraggio di fare prima, lo si sconta dopo. La furbizia di oggi verrà pagata domani. In credibilità e consenso.
Angelo Panebianco, Corriere della Sera, 24 aprile 2005


I pidocchi dell'Umanita'
Sui muri delle citta' israeliane, man mano che ci si avvicina alla data fatidica,  si vedono ormai molti poster sul disimpegno da Gaza. Di fronte a casa mia ce n'e' uno che fa "Ebrei non deportano ebrei", in altri si vede la fotografia di una famiglia spaventata davanti alla porta di casa sua e di fronte a loro un soldato che dice "No, Capitano, non io".
Decine di psicologi sono gia' a Gush Katif, vanno nelle famiglie per parlare, ascoltare, spiegare, consolare, vanno nelle scuole per ascoltare i ragazzi, i bambini ebrei , per spiegare il motivo di questa tragedia necessaria per ottenere un po' di sicurezza non solo per il Paese ma anche per loro che si sono visti piovere sulla testa piu' di 5000 missili.
Parlano gli psicologi e migliaia di occhi disperati li guardano e migliaia di orecchie ascoltano le loro parole ma migliaia di bocche chiedono "perche'?"
Perche' ancora e sempre degli ebrei devono essere portati via da qualche parte e nessuno se ne scandalizza?
Giorni fa hanno suonato alla porta di casa mia, sono andata ad aprire e mi sono trovata davanti una signora, una religiosa col cappellino con dei fiori blu in testa, era di Gush Katif e andava di casa in casa per offrire qualcosa. L'ho fatta entrare, ci siamo sedute e abbiamo chiacchierato. Mi ha raccontato della sua famiglia, dei suoi quattro bambini che ogni notte bagnano il letto per la tensione, della figlia piu' grande che non mangia piu' e chiede come faranno a trasportare la tomba del fratello maggiore ucciso dai palestinesi. Hadas, cosi' si chiamava quella signora, ha voluto darmi una busta di prezzemolo di Gush Katif, prezzemolo biologico e kasher come tutto quello che viene coltivato nelle loro immense serre, coltivazioni di verdure esportate in tutto il mondo perche' di prima qualita' e assolutamente prive di insetti.
Mi ha dato anche un libro e un dischetto per il computer con tutta la storia del suo kibbuz. Non ha chiesto niente in cambio "Quello che voglio e' che tutti sappiano cosa abbiamo fatto e quanto abbiamo lavorato per tutta Israele, che tutti ricordino il Gush come e' adesso, un paradiso. "
"Cosa posso fare io per voi?" le ho chiesto e lei , con una tristezza che le usciva dagli occhi, dalla pelle, dalle mani, mi ha abbracciata stretta e mi ha detto "prega per noi".
Se ne e' andata tranquilla come era venuta, silenziosa e dignitosa colle sue gonne lunghe e il suo cappellino con dei fiori blu in testa.
E io non sono nemmeno riuscita a dirle shalom, buona fortuna, andra' tutto bene, le frasi che sono un leit-motiv in Israele: "hakol ihie' beseder, tutto andra' bene".
Piangevo.
Mentre in Israele si sente quest'atmosfera di tragedia che restera' come  una ferita nel cuore di ogni israeliano, mentre i bambini del Gush Katif si fanno la pipi' addosso per la paura e mentre gli adolescenti diventano anoressici o si ribellano con violenza, il tutto nel tentativo di cercare un po' di pace con i palestinesi, tanto razzisti da non accettare nemmeno un ebreo su quello che forse un giorno diventera' Palestina.
Mentre qui si continua a soffrire dopo i 4 anni di incubo scatenato da Arafat e dalla sua cricca di criminali, in Italia ci sono degli ossessi che per l'ennesima volta impediscono a un israeliano di parlare all'Universita.
Questa volta e' toccato a Torino, prima era accaduto a Pisa e a Firenze e a Bologna, dove un diplomatico israeliano Elazar Choen e la docente di Geografia culturale Daniela Santus che lo aveva invitato a parlare sono stati minacciati dagli autonomi di estrema sinistra , dai figli di Hitler e Stalin, da ossessi dell'odio che alla fine sono arrivati a lanciare razzi contro la docente.
Questi "studenti" che all'Universita' in genere parcheggiano le loro chiappe per lo piu' mantenuti da papa', escono dal  letargo culturale che li contraddistingue  per trasformarsi in quello che in realta' sono: teppisti antisemiti, come quelli che sotto il fascismo costringevano gli ebrei a bere olio di ricino o come quelli che in URSS piombavano nei quartieri ebraici per ammazzare, stuprare, rubare.
Pidocchi dell'umanita'.
Non sono soli pero', pare che il mondo sia pieno di pidocchi. In Inghilterra  l' Association of University Teachers, cioe' i signori Accademici hanno votato il boicottaggio delle Universita' israeliane.
Il motivo ufficiale? la scarsa critica al Governo Sharon.
Il motivo ufficioso? L'odio senza confini che questi Accademici Pidocchi provano per Israele e per gli ebrei. E' dal 2002 che gli inglesi boicottano Israele e continuano in allegria.
In America invece le organizzazioni filopalestinesi, oltre alle solite manifestazioni di odio, oltre alle solite richieste di distruzione di Israele, hanno  chiesto e preteso che la Caterpillar non vendesse piu' i suo bulldozer a Israele.
La Societa', dopo un veloce consulto,  li ha mandati giustamente a quel paese.
In molte universita' americane, anzi amerikane, gli studenti ebrei temono ogni giorno per la propria incolumita' perche' i pidocchi studenti, affiancati dai pidocchi docenti, diventano di giorno in giorno piu' violenti in nome del pacifismo che per loro e' amore per chi assassina gli ebrei, kamikaze e compagni, anzi kompagni.
 "Prega per noi", mi ha detto Hadas abbracciandomi.
 Questa sera, mentre leggero', insieme alla mia famiglia,  la haggada' di Pesach, la storia del popolo ebraico liberato dalla schiavitu' del faraone, preghero' per loro ma nessuna remora mi impedira' di maledire tutti i pidocchi dell'umanita', da Torino all'Inghilterra, da Firenze alla Columbia University.
Si credo proprio che malediro' con tutto il cuore questi figli di Hitler e Stalin, con tutto il cuore e con tutto il mio disprezzo.
Deborah Fait - informazionecorretta  

LA TOLLERANZA IN EUROPA
È noto che il documentario di Theo Van Gogh che gli è costato la vita non è stato visto da molti. Ciò dipende dal fatto che le autorità, anche se dura solo dodici minuti, hanno fatto di tutto per scoraggiarne la proiezione per timore di disordini e attentati.
Che si sia potuti arrivare a tanto è cosa che merita commento.
Clicca qui.
Gianni Pardo, 22-04-2005

MOLLICHINE
Berlusconi ottimista malgrado tutto: fa pensare a un titolo di Schopenhauer,  "Il Mondo come Volontà e Rappresentazione".

Lite all'ultimo insulto e all'ultima querela fra Vattimo e l' "L'Unità". E non si ha nemmeno la possibilità di scegliere Barabba.

Follini ha fatto lo sgambetto al governo. Solo dopo s'è accordo che dentro c'era anche lui.

L'Udeur ha espulso Cirino Pomicino. "Se prima erano in quattro,  a fare tapìm tapùm,  adesso sono in tre,  a fare tapìm tapùm".

In Spagna primo "sì" ai matrimoni gay. In fondo, legalizza una realtà. Ora non ci rimane che legalizzare il matrimonio a tre.

All'uscita dal Quirinale gli uomini politici hanno detto o cose banali o cose incomprensibili. Cessato allarme: tutto è normale.

L'Udc ha chiesto a Follini di restare segretario e non entrare nel nuovo governo. L'inverso,  penseranno tutti gli italiani,  sarebbe stato una catastrofe.

Maroni: "E' una crisi al buio". Illuminante,  invece,  la novità dell'immagine.

Da Almunia un nuovo avvertimento all'Italia. Se non la smette gli faremo avere un avvertimento da Provenzano.

Per Castelli,  si rinuncia alla riforma degli ordini professionali. Lobby batte governo uno a zero.

Fallito il secondo attentato di Nassiryah contro gli italiani per un guasto tecnico. Che l'italianità sia contagiosa a questo punto?

Gianni Pardo

L'UNIONE FA LA FARSA
Rissa tra Prodi e Rifondazione Comunista al tavolo delle trattative per la delegazione
Il centrosinistra non riesce ad unirsi neanche sotto l’aura del Colle. La convocazione delle delegazioni dei partiti si è infatti trasformata, ieri, in una messinscena a metà tra la farsa e lo psicodramma. Lo riconosce l’Unione stessa, in cui aveva serpeggiato in un primo tempo l’idea di procedere con una delegazione unitaria ed un solo portavoce, Romano Prodi. Sarebbe stato un segnale. Si è invece rivelato un campanello d’allarme per la coalizione, incapace di esprimere una posizione unitaria per una occasione importante come quella di ieri. Per Prodi una cocente delusione, impossibile da mascherare: “Poteva concludersi in modo totalmente soddisfacente e invece, sul vertice dell'Unione di oggi, rimane una macchia che appanna il risultato”, recitava ieri una nota dell’ufficio stampa del Professore. I toni sono amari: “Benché a prevalere siano i giudizi con il segno più, sull'andamento dell'incontro rimane impresso il ''rammarico'' per non essere riusciti a salire al Colle per le consultazioni di Carlo Azeglio Ciampi con una sola delegazione”. L’animosità dei partiti, la rissosità della coalizione nel suo complesso e l’insolenza delle piccole formazioni, che da questi momenti traggono il massimo della visibilità, hanno impedito all’Unione l’ennesima comparsata da avanspettacolo. Ed il termine “rammarico” emerge dall’entourage prodiano per definire lo stato d'animo del Professore, che ieri aveva sentito per telefono Fausto Bertinotti che gli aveva spiegato le ragioni per cui il Prc non avrebbe comunque fatto parte della delegazione. Nessuno tra i segretari e i capigruppo dell'Unione si era fatto – per la verità – troppe illusioni sulle possibilità di un ripensamento. Eppure, subito dopo la relazione iniziale di Prodi (che avrebbe fatto solo un fugace accenno alla questione) e la determinazione di scrivere un testo unitario da sottoporre al presidente Ciampi, c’è stato un tentativo in extremis di convincere Rifondazione. Un vertice con i capigruppo Franco Giordano e Luigi Malabarba non avrebbe però dato i frutti sperati. Al pressing dei prodiani Giordano ha replicato infastidito che il sistema politico è basato su un sistema bipolare e non bipartitico, che il Prc fa parte di un’alleanza elettorale e che l'Unione, (''fino a prova contraria'', avrebbe affermato il capogruppo di Rifondazione) non e' un soggetto politico. “La prassi istituzionale e le procedure per le consultazioni - avrebbe argomentato ancora Giordano- vanno rispettate'', al pari dell'autonomia e dell'identita' dei partiti che compongono la coalizione. Oltre mezz’ora di discussione, un estenuante braccio di ferro e non poca tensione, per poi decidere che tra Federazione dell’Ulivo (Ds, Margherita e Sdi) e Rifondazione c’è talmente poca compatibilità che l’unica strada percorribile era quella di mandare al Quirinale due delegazioni distinte e separate. I piccoli partiti, tra i quali i Repubblicani Europei, che rappresentano lo zero virgola della politica italiana, hanno fatto il loro defilé. Un record vero e proprio quello battuto dalla senatrice Helga Thaler Ausserhofer, presidente della Sudtiroler Volkspartei, ricevuta per due volte nel giro di 90 minuti dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nell'ambito delle consultazioni per la soluzione della crisi di governo. E’ salita infatti una prima volta al Quirinale alle 11;35, quando con il collega di partito Karl Zeller ha incontrato il capo dello Stato in rappresentanza della Svp, ed una seconda volta subito dopo come rappresentante del gruppo senatoriale delle autonomie locali.
Aldo Torchiaro - L'Opinione del 22-04-2005

I diritti umani dei detenuti a Cuba (?)
Mentre, qui in Italy,   Marco Pannella ha di nuovo iniziato uno sciopero della sete per chiedere al Parlamento di votare un provvedimento di  amnistia per detenuti, a Cuba, c'informa il giornale  Gramma si è svolta la Prima Olimpiade dei Penitenziari.  Le gare hanno avuto una durata di sei giorni e gli atleti  che hanno partecipato sono stati 400, tra i quali 318 uomini e 82 donne, tutti reclusi e in rappresentanza delle prigioni di tutta l’isola.
Le gare si sono svolte nel Colosseo della capitale e comprendevano queste discipline sportive: baseball, pallacanestro, atletica, maratona ricreativa, ping pong, domino, calcio da sala, scacchi e dama. Il programma delle Olimpiadi è stato sviluppato dall’Istituto Nazionale dello Sport, l’Educazione fisica e la Ricreazione  con la Direzione delle Prigioni del Ministero degli Interni.
Gli atleti, sempre secondo Gramma,  hanno partecipato con vero entusiasmo e molta disciplina. Molti degli atleti detenuti hanno espresso un forte desiderio di reintegrarsi alla vita sociale assieme alla popolazione, per costruire una società giusta e solidale. "Gareggeremo con disciplina e onore" hanno giurato tutti gli atleti.

MONOTONIA DEL METODO
Rieccolo di nuovo. Joaquin Almunia, ex segretario del partito socialista spagnolo, per nove anni ministro socialista del governo Gonzalez, candidato socialista alle elezioni del 2000 contro Aznar, oggi Commissario europeo agli Affari economici, già a dicembre dello scorso anno,  in filo diretto con il centrosinistra italiano,  si era lasciato andare a commenti spericolati sul taglio delle tasse proposto dal governo italiano e sull’attendibilità delle nostre statistiche pubbliche, salvo poi doversi rimangiare tutto.
Non contento,  s'era messo a sparare  avventati giudizi sprezzanti sul tentativo di Berlusconi di modificare il patto di stabilità (che poi è stato modificato proprio secondo il progetto Berlusconi) e, pochi giorni fa, ha replicato annunciando con anticipo di almeno due mesi che a giugno aprirà una procedura a rischio deficit per l’Italia.
Ma non è finita. L'ex segretario del partito socialista spagnolo oggi mette il naso pure nella crisi politica italiana dichiarando: «Spero che la crisi politica in Italia si risolva presto e che il nuovo governo prenda gli impegni necessari a migliorare le finanze pubbliche guardando al 2006» riannunciando  che entro la fine di giugno la Commissione europea avvierà la procedura per deficit eccessivo sia per l'Italia, «tenendo conto di tutti i fattori rilevanti» introdotti dalla nuova versione del Patto «e tenendo fermo il tetto del 3% sul deficit». Prosit!

Il "nuovo" Foglio
Caro Ferrara,
scrivo per ringraziarla delle recenti tendenze editoriali del "Foglio". Prima non riuscivo a leggerlo tutto e mi rimaneva lo scrupolo d'aver perso qualcosa d'interessante, da qualche mese invece butto via paginate intere dopo avere letto a stento il titolo e il "Foglio" lo leggo in un'ora. Spero non mi costi il Paradiso. Comunque, grazie.
Gianni Pardo

Quale fine avremmo fatto Professore?
Dalle mie parti si dice: cchiù nnera da mezzanotte nun po' venì
Si va diffondendo sempre di più l'opinione, a mio avviso errata, che un "demagogus ridens" abbia rovinato l'Italia e che adesso si debba correre ai ripari, magari con elezioni anticipate. Nulla di più falso. In realtà Costui non ha fatto granché per rovinare l'Italia, che era già messa male per conto suo con un debito pubblico titanico e con quella gestione delle risorse comuni, clientelare ed inefficiente, che diede luogo alla ventata giustizialista e moralizzatrice di  mani pulite.
Semplicemente, la gestione della cosa pubblica durante questi ultimi anni non è stata l'oggetto principale dell'azione di governo o, almeno, non è stata l'oggetto esclusivo.
La colpa più grande di questo governo è stata l'inazione, la mancanza di progetti, il cedimento ai ricatti degli alleati, il compromesso non finalizzato a un risultato ma solo teso a preservare il potere. Un nulla evidenziato, per contrasto, da una inusitata vanteria e da demagogici proclami: milioni di posti di lavoro, opere faraoniche, ponti, energia ecc. ...
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(Paolo Manfredi,  via e-mail)

Perché non c’è una Ann Coulter di sinistra?
“Simbolo Sexy dei neo-con”: così lunedì 18 aprile La Repubblica, con un articolo di Arturo Zampaglione, etichettava l’opinionista americana Ann Coulter nel dar conto della copertina, a lei dedicata, dell’ultimo numero di TIME.
A Repubblica non sono nuovi a codesti svarioni: già nel luglio 2003 in un articolo di Federico Rampini sulla Coulter la stessa veniva ripetutamente etichettata come “neocon”.
E invece, la bionda polemista del Connecticut è ed è sempre stata, più semplicemente, una classica, becera conservatrice: nulla a che vedere, quindi, con i famigerati neo-con (che per definizione sono quella anomala destra venuta da sinistra portandosi dietro una parte rilevante del bagaglio culturale radical). Per rendersene conto basterebbe considerare i giudizi ("volgare demagogo", "fenomeno disgustoso") che Irving Cristol, supremo maitre-à-penser neo-con, scrisse a suo tempo su quel mitico senatore McCarthy che la Coulter è invece da anni impegnata a riabilitare.
In effetti molti neo-con la detestano proprio: memorabili gli spietati strali lanciati contro di lei da Andrew Sullivan sul Sunday Times. Alla National Review, testata che si colloca “più a destra” dei neo-con, non digerirono il suo editoriale scatenato del 12 settembre 2001, in cui lanciava il suo ormai celebre proclama (poi riprodotto persino su una popolare t-shirt): "Dobbiamo invadere i loro paesi, uccidere i loro leader e convertire i loro popoli al cristianesimo". Quando il giorno dopo inviò un secondo articolo in cui chiedeva perquisizioni su tutti gli "individui sospetti dalla carnagione scura", la rivista le revocò l’incarico. ...
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(ale tap. 21-04-2005)

Non habemus Presidente del Consiglio: Berlusconi da Ciampi per le dimissioni
Ore 15,29 - Berlusconi lascia Palazzo Grazioli per recarsi al Senato.
Ore 15,32 - Berlusconi arriva a Palazzo Madama. Ai giornalisti dice: «Nessuna sorpresa, dopo la relazione al Senato vado dal capo dello Stato per dimettermi».
Ore 15,37 - Il presidente del Senato, Marcello Pera, apre la seduta con un messaggio di congratulazioni per l'elezione di papa Benedetto XVI.
Ore 15,38 - Pera dà la parola al premier Berlusconi.
Ore 15,39 - Berlusconi inizia il proprio intervento ricordando a sua volta l'elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio assicurando la collaborazione dell'Italia con le istituzioni ecclesiali.
«Oggi sono qui per un atto di chiarimento politico - spiega il premier entrando nel vivo delle comunicazioni all'Aula - La coalizione attraversa ora una fase di difficoltà. Con le elezioni regionali il Paese ha mandato un segnale molto chiaro».
«Nessuno ha prospettato un cambio di maggioranza alle spalle del corpo elettorale. Tutte le forze hanno rinnovato la fiducia al presidente del consiglio e gli hanno dato mandato per la formazione nuovo esecutivo. Questa sfida io intendo accettarla».
«Questa è la maggioranza che governerà il Paese fino alla fine della legislatura. E' l'obiettivo che tutti noi della maggioranza condividiamo e che ci unisce più di ogni differenziazione».
«Dieci anni fa abbiamo iniziato un cammino per dare voce a maggioranza moderata del Paese. Vorrei che avessimo l'orgoglio per quello che abbiamo fatto in questi dieci anni, i più difficili della storia recemte. Gli anni del terrorismo internazionale e della crisi economica. Noi abbiamo messo fine all'instabilità del sistema politico, accresciuto prestigio internazionale dell'Italia, avviato riforme».
«Per rilanciare la nostra azione è mia intenzione aggiornare il nostro programma, per aiutare le famiglie, per sostenere le nostre imprese, per imprimere un rinnovato sviluppo al nostro Sud. Per questo intendo rafforzare la compagine del governo. E' necessario dare più forza alla coalizione dei nostri partiti per dare un futuro alla nostra storia comune. Vi chiedo di darmi fiducia. Fiducia nei nostri valori e nella nostra storia».
«Con la vostra fiducia e vostro sostegno scriveremo pagine importanti della storia del paese. Nelle democrazie più avanzate il premier può adeguare la propria squadra in base alle necessità. Il nostro sistema costituzionale prevede invece le dimissioni formali. Dovendo dar vita al nuovo governo non mi posso sottrarre al passaggio formale di una crisi di governo».
«Per questo ho convocato in questa sede il Consiglio dei ministri prima di recarmi dal Capo dello Stato per le dimissioni».
Ore 15,48 - Termina l'intervento del premier nell'aula del Senato. Il presidente Pera sospende la seduta nell'attesa delle determinazioni del Presidente della Repubblica.
(da Corriereonline)

Habemus Papam
Joseph Ratzinger è il nuovo Papa, prenderà il nome di Benedetto XVI.  Il cardinale tedesco ha 78 anni e durante il pontificato di Woytjla aveva assunto la carica di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

“Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola nel compito che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere, nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel Suo aiuto permanente. Andiamo avanto, il Signore ci aiuterà a Maria, Sua Santissimna Madre, sta dalla nostra parte. Grazie”-  Benedetto XVI,  prime parole dopo l'elezione.

"E' per tutti un momento di grande gioia" - Carlo Azelio Ciampi,  presidente della Repubblica

"L'auspicio di un apostolato fecondo e provvido per l'umanità intera" - Silvio Berlusconi,  presidente del Consiglio

"Si batterà contro la dittatura del relativismo. Con la sua dolcezza, risveglierà l'Europa"  - Marcello Pera, presidente del Senato

"Nella via maestra della Controriforma e di una “Chiesa” che regni e governi, al posto di Cesare, gli affari e il potere del mondo. Sarà più presente che mai nel passato la forza, la cultura, la teologia e il potere bellarminiano contro il Nemico, contro il “relativismo” di Giordano Bruno, della Riforma, contro la Religione della libertà e della responsabilità. Ma non è quello che siamo per lui, non è affatto il nostro Nemico: Papa Joseph, auguri!" - Marco Pannella,  leader radicale  

"Lo Spirito Santo ci Protegga"  - Daniele Capezzone,  segretario Radicali Italiani

"Evviva, il nuovo Papa è l' unica cosa non di sinistra che c'è oggi in Italia" - Calderoli,  Lega Nord

''E' uomo di profonda spiritualita', uomo di profonda cultura. E' stato teologo fondamentale e illuminato del Concilio" - Romano Prodi, leader Unione.

" Si chiama come mio figlio e mio padre" - Bobo Craxi, portavoce del PSI

" Auguri di lunga vita, di operosità e di fecondità intellettuale a un Papa che ci piace."  - Giuliano Ferrara, direttore "Il Foglio"

"Successo, felicità e salute nel difficile compito di guida della chiesa cattolica. Confidiamo che il cammino di collaborazione e rispetto tra Chiesa ed Ebraismo, intensificato in particolare  nell'ultimo Pontificato, prosegua e raggiunga ancora migliori risultati"  - Comunità ebraica di Roma

"L'elezione di Ratzinger è preoccupante" - Aki Ali F. Shuetz, esponente comunità islamica

"Con l’elezione di Benedetto XVI, cardinale Joseph Ratzinger ha vinto la Chiesa più retriva, contraria a qualsiasi apertura in materia di morale sessuale, assolutamente sorda rispetto all’evoluzione dei tempi e della società. Una Chiesa, che vuole continuare ad avere un forte potere d’interdizione nei confronti dei partiti e delle scelte politiche. Benedetto XVI, come prefetto della dottrina della fede, si è distinto come il campione dell’ortodossia, della conservazione, esprimendo più volte nostalgie pre-conciliari. Il cardinale Ratzinger, ha in questi anni più volte offeso le persone gay, lesbiche e transessuali del mondo e, ha ridotto al silenzio qualsiasi voce che, all’interno della Chiesa, ha dissentito rispetto ad una visione medioevale della fede cattolica. Come Arcigay attenderemo gli atti concreti del nuovo papa, che certamente con il suo passato non ci appare come il miglior interprete dell’originario messaggio d’amore di Gesù Cristo." Aurelio Mancuso Segretario nazionale Arcigay

Per saperne di più: quiqui,   qui  e  qui.

Ruini prepotente. Wojtyla ha cambiato la storia, in peggio.
A noi non piacciono i cosiddetti "preti scomodi".  Il perchè sta tutto in questa intervista a Don Andrea Gallo,  il prete rosso, il prete di strada, il prete no global. Fondatore della Comunità di San Benedetto al porto di Genova che accoglie tossicodipendenti e persone in difficoltà: ex prostitute, ex ladri, uomini e donne in transito da un sesso all'altro. Figura carismatica, la sua celebrità ha raggiunto una dimensione nazionale durante il G8 genovese. Don Gallo ha tenuto un accorato discorso durante lo storico concerto di Manu Chao, ha testimoniato contro il blitz di Bolzaneto ed è diventato una vera icona del mondo pacifista che lo vuole sempre in prima linea durante le marce della pace.
Don Gallo, però, è soprattutto un uomo di chiesa, profondamente convinto di indossare l'abito talare, e profondamente convinto di poterlo fare in piena libertà di pensiero e di azione. Un prete “angelicamente anarchico” com'è il titolo del libro che ha scritto lo stesso Don Gallo. L'intervista, a cura di Alex Castelli,  è ripresa da   Alice.

Don Gallo, lei è colui che si definisce chiaramente “un prete scomodo”. Come sono suoi rapporti con le gerarchie ecclesiastiche?
Già l'11 ottobre 1962 quando Papa Giovanni apriva il Concilio Vaticano II mi chiamavano “comunista” e “rivoluzionario”. Oggi assistiamo ad una prepotenza gerarchica. Ad esempio, il cardinale Camillo Ruini è un prepotente ed un arrogante. E cosa mi deve fare? Se uno lo è, lo è. E' una prepotenza mondana e troppo poco fraterna. Il centralismo romano occidentale è molto poco cattolico.
In che senso?
“Cattolico” significa universale; finché la Chiesa sarà così come è oggi mi domando come si possa andare ad evangelizzare. Il 74% dei cattolici non è occidentale, eppure questa Chiesa non è per nulla a favore all'ecumenismo, ma del verticismo.
Si considera un ribelle?
Io sono un po' anarchico; ad esempio, le gerarchie ecclesiastiche vanno alla marcia della pace di Assisi e io, per dispetto, non ci vado... così come non sono mai andato a Lourdes. Le faccio un esempio di come vanno le cose: siamo in un team di ricerca di un prodotto per una grande azienda. Ebbene, ad un certo momento un paio di ricercatori hanno un'idea nuova. Ah sì, e allora li sbattono fuori!! Ecco come pensa la Chiesa oggi! Per questo il pluralismo filosofico è così scarso. Questo ortodossismo è preoccupato più di frenare che di promuovere, è poco sensibile alla comunione plurale. In molti cattolici hanno creato un concetto di paura ecclesiastica, di sottomissione e di conformismo spirituale.
E di Giovanni Paolo II cosa pensa?
Giovanni Paolo II ha cambiato la storia, ma in peggio. Il concilio ed il primo post-concilio hanno riscattato il concetto di popolo di Dio, la Chiesa come comunione e non come gerarchica. La Chiesa deve essere vicina ai poveri, aiutarli a prendere coscienza di se stessi perché la comunità ecclesiale non è contrapposta agli emarginati, ma fa corpo con essi.
E' molto critico, ma allora perché continua a fare il prete?
Quando mi chiedono come io faccia a rimanere in questa struttura, rispondo sempre che è la mia casa... anche se ci vuole più coraggio a rimanere che ad andarsene. La Chiesa da mezzo per realizzare il regno di Dio è diventata fine della propria azione. E' troppo centralistica e piegata su se stessa e sul proprio apparato di potere. La bontà di Giovanni XXIII ci stimolava a non preoccuparci dei profeti di sventura e ad accarezzare i bambini quando andiamo a casa. Ecco, bisognerebbe riscoprire questa dolcezza e confortare chi è emarginato, abbandonato o è solo: amare l'handicappato, il malato cronico, l'anziano, il tossico dipendente, la prostituta, il carcerato, l'e x prete, l'esule, l'immigrato, il perseguitato. Amare chi non è amato da nessuno, dare voce a chi non ha voce.
Cosa pensa di Giovanni Paolo II?
Un milione di persone ha seguito il suo funerale, ma sono venticinque anni che il potere ha ucciso mons. Romero. E come mai di questo nessuno parla? Questo Papa ha frenato la collegialità ed ha riaffermato il potere assoluto e personale del successore di Pietro sullo stesso consiglio episcopale. Giovanni Paolo II continuava a dire di non avere paura, ma purtroppo le gerarchie hanno paura e chi ha paura non crede.
Non crede di essere troppo “polemico”?
Ormai non compare più rispetto ai poveri e agli emarginati la distinzione tra un progetto di liberazione e un'opera assistenziale. Vi è tanta solidarietà assistenziale, ma non quella liberatrice. Gli oppressi devono diventare i soggetti della loro liberazione e non è possibile negare questa conquista attraverso la lotta. Gli ultimi documenti della Chiesa sono così preoccupati da questa teoria che affermano che solo Dio può liberare l'uomo. Nessuno libera se stesso, perché occorre farlo insieme. Abramo, Mosè, Gesù, Marx, Freud, Einstein hanno cambiato la storia.
In tanti la definiscono “comunista”. E' così?
Il card. Tettamanzi, un vero papabile, una volta mi disse: “Preghi”. Io risposi: “Certo che prego, ma i primi 12 articoli della repubblica italiana”, ovvero la distinzione tra Chiesa e Stato, la lotta partigiana, la repubblica democratica e laica. L'antifascismo non è un optional perché non è un'ideologia ma è l'essenza laica della democrazia.
Cosa pensa del Conclave??
Spero che siano rimasti fuori Comunione e Liberazione, l'Opus Dei, i Legionari di Cristo e di Maria. A volte mi dicono che sono semplicistico, ma il messaggio di Gesù è semplice: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire”.

VECCHIA FORMULA
Il regista più libero del mondo, vale a dire Oliver Stone, dopo il resistibile successo del suo " Alexander ", ritorna in scena a distanza veramente breve, con un altro capitolo del suo " percorso ", la sua personalissima interpretazione di fatti, persone ed eventi. Per chi non sapesse,ed è per questo che Stone può essere definito il regista più libero del mondo, Oliver stone ha girato un film sull'assassinio di John Kennedy, in cui viene attribuito valore di fatti realmente accaduti o provati a teorie o testimonianze tra le più improbabili, quando non si arrivi addirittura alla falsificazione vera e propria. Ma questo al regista americano non importa, lui ha la sua verità preconcetta da dimostrare e se gli spettatori si godono uno spettacolo emozionante e impressionante, ma credete davvero che si preoccupino di andare a valutare la verità dei fatti ? La risposta implicita la si ha nel film che segue " JFK, un caso ancora aperto ", cioè in " Nixon, gli intrighi del potere "dove la ricostruzione è libera, perchè quello che ha da fare Stone è scrivere le scene e girarle, l'accuratezza della ricostruzione storica non lo sfiora, anzi è da lui percepita come una compressione alla libertà dell'artista. La gente apprezza i film, le opinioni si formano e i conti tornano, solo che se qualcuno si prova a ricercare i fatti e gli eventi scopre che le distorsioni sono incredibili e che la libertà dell'artista è da leggersi come arbitrio.
Oliver Stone è uomo di sinistra e sostanzialmente dalle sue opere "apprendiamo" che gli uomoni ( ritenuti ) di sinistra, come Kennedy fanno per definizione del bene e per tale ragione vengono tolti di mezzo dagli uomini di destra, sempre dediti al profitto ,alla guerra ed al mantenimento del potere come sarebbe il caso di Nixon.
Ma lo schema dell'uomo di sinistra non è completo se non procede alla romanticizzazione dei dittatori comunisti : questi vengono sempre ripresi in una luce umana, quindi giustificatrice ed " estremamente " comprensiva, mentre i dittatori destrorsi sono assasini puri e semplici. Oliver Stone ha intervistato Fidel Castro e dai commenti della Nadin Gordimer sappiamo che le domande sono dure, ma il dittatore cubano risponde senza peli sulla lingua e come ci illumima la scrittrice appena citata Cuba "...è un'isola del mondo in cui si mantiene vivo l'ideale dell'umanità che si evolve fino alla sua vera realizzazione." Appunto, Castro è al potere dal febbraio del 1959, il termine " elezioni " esiste nel vocabolario cubano solo per spiegare un fenomeno " straniero ", gli oppositori del regime sono stati uccisi a decine negli anni passati, oggi, e poi si dice che Castro non tenga ai diritti umani, si limitano a popolare le prigioni, la libertà di stampa non è mai pervenuta e di fronte a tutto questo si tiene a sottolineare quanto Castro tenga alla cultura, ma quale cultura se se non c'è libertà di ricerca ? I dati che più scandalizzano Stone e la Gordimer sono " l'ignobile embargo degli USA ed il campo di internamento politico nella Baia di Guantanamo " e non l'orrenda dittatura castrista e le miserrime condizioni in cui son ridotti i cubani.
I casi Stone, e devo aggiungere anche Gordimer, costituiscono un modello già visto di " intellettuale ", quello che vive in occidente con le libertà dell'occidente e che ammira i satrapi comunisti, presentadoli come figure romantiche, guidate dalla passione dei loro ideali, non arrivando a chiedersi del perchè, se questi uomini paiono così giusti e ben disposti verso l'umanità, giungano a processare come criminali coloro che solo tentino di dar vita ad un partito non comunista.
Lucio Sergio Catilina, 20-04-2005

UNO A ZERO, PALLA AL CENTRO: GRAZIE BERLUSCONI
* "...A Berlusconi dobbiamo riconoscere classe e coraggio: ha deciso di andare avanti, di non dimettersi al buio e non credere alle crisi pilotate. Del resto perché avrebbe dovuto farlo? Per una volta che abbiamo un Presidente eletto su indicazione popolare che è coerente con quel voto, perché trascinarlo nel burrone delle dimissioni? Non l’ha fatto e a lui va tutta la nostra stima. Ha dimostrato la stoffa del leader. Ha riconfermato al mondo politico la tempra del self made man che gli permise di diventare imprenditore di successo. Ha deciso di sfidare i palazzi romani che non hanno mai amato questo “bauscia” milanese e la sua filosofia del “ghe pensi mi”.
E c’ha pensato lui anche stavolta, entrando in Quirinale con una idea sorprendente. «Non mi sono dimesso», dirà ai giornalisti al termine dell’incontro con Ciampi. Una excusatio non petita, quindi qualcuno quelle dimissioni gliele aveva chieste eccome. Non s’è fidato... ha preferito tener fede agli accordi originari, ha preferito onorare il contratto con gli italiani.
Così è scattato in contropiede, «su cross di Bossi», come ha commentato il presidente della Lega Lombarda, Giancarlo Giorgetti. Ha segnato spiazzando tutti gli altri troppo scoperti in attacco.
Ha fatto gol, il Berlusca. Può esultare. Uno a zero, palla al centro..."  
*Dall'editoriale de "La Padania". Clicca qui per il testo completo dell'articolo.

UDC: IN RUTELLI VERITAS
Dall'intervista al "Messaggero" di Rutelli: <<Dobbiamo aspettare la conclusione della crisi. Se si chiude con lo "stiamo come stavamo", allora le critiche saranno fondate. Se l'Udc ottenesse di togliere la devolution, di bloccare la riforma della giustizia  e la revisione della par condico... allora sarebbe ingeneroso criticare.>>

Il ruggito del coniglio
“Convinto che nella storia d’Italia i veri guai, i veri arretramenti si sono avuti solo nelle occasioni in cui il pensiero liberale ha divorziato dalla cultura cattolica (l’unificazione del paese, la nascita del fascismo e la stessa battaglia contro il divorzio), Follini non ha cercato mediazioni o eufemismi, anche a costo di infrangere qualche tabù. Pur cosciente di essere in minoranza (la sua mozione fu nettamente sconfitta al congresso di Fiuggi del Ccd), il neopresidente ha ribadito anche la vocazione per il maggioritario. Una posizione coraggiosa perché il ritorno, in qualche forma, ai criteri del proporzionale è tuttora il più potente collante che unifica la grande parte delle anime post democristiane”.
Questo il ritratto che nel giugno 2001 il Foglio faceva dell’allora neoeletto presidente del CCD Marco Follini.
Nel triennio successivo, un destino spietato e beffardo ha voluto che proprio a quel personaggio fosse appioppato il compito di assumere, di fronte all’opinione pubblica, il ruolo di capofila della restaurazione democristiana.
L’estate passata Follini, che in origine si era distinto come uno dei pochissimi ex-DC favorevoli al maggioritario, minacciava il ribaltone se non gli davano una legge elettorale proporzionale (“passaggio obbligato, perché, come mi spiegò un giorno Andreotti,la proporzionale è come la pressione bassa: magari dà il mal di testa, ma salva dal coccolone…”). Su Libero fu definito “un pigmeo cui gli avversari del governo attribuiscono, strumentalmente, le sembianze di un gigante”. Poi “il coccolone” governativo non ci fu, e il ritorno al proporzionale neppure (se la cavò a fine anno con un posto da vicepremier).
La crisi di questi giorni appare ancor più “fine a se stessa”: e in fondo in un certo senso lo è, se il movente è quello di riaffermare il potere partitico centrista-“cattolico”, abbandonando le sperimentazioni maggioritarie coltivate, peraltro assai malamente, negli ultimi lustri, e ripristinando quanto più possibile la tendenza a far prevalere  gli accordi fra i partiti (anche sul nome dei premier) “ in Parlamento” rispetto alle scelte “dirette”degli elettori.
La legislatura volge al termine e la riforma costituzionale di prossima approvazione (?), per quanto zeppa di difetti, comunque di fatto porta all'elezione diretta del capo dell’esecutivo, quindi in direzione opposta rispetto al vecchio sistema “parlamentarista” all’italiana.
Per chi vuole tentare la retromarcia, ora o mai più.
Venerdì 15 aprile dalle colonne de La Repubblica Follini è stato sfidato a dimostrare che il suo non sia “il ruggito del coniglio”.Poche ore dopo  l’UDC ha ufficializzato l’uscita dal governo, per ora attenuata da un fumoso “appoggio esterno” non si sa bene a cosa.
In attesa di capire come evolverà la vicenda, c’è un dettaglio che sarà bene tenere a mente: tutti, diconsi TUTTI i parlamentari dell’UDC, deputati e senatori, sono stati eletti nel maggioritario: quindi non sotto il simbolo del partito, ma della coalizione. A cominciare dallo stesso Follini (deputato eletto nella circoscrizione XXI – PUGLIA - Collegio: 21 - Bari - Mola Di Bari). I parlamentari dell’UDC siedono quindi in parlamento grazie ai voti degli elettori dei partiti alleati; ed in particolare che i 23 parlamentari dell'UDC eletti al nord non sarebbero mai stati eletti senza i voti leghisti.
Se davvero assistiamo ad una partita tra fautori di sistemi politici alternativi, sarà bene tener presente che alcuni dei giocatori principali se la stanno giocando come a poker, con dei bluff davvero spudorati.  
Fingere di credere che la crisi del governo sia stata veramente provocata dal «ruggito del coniglio» farà pure comodo, ma probabilmente non spiega gran che.
(ale tap. 19-04-2005)

Spigoli e spigolature
“La sinistra italiana, dall’11 settembre in poi, si è limitata al ruolo di chi dice ‘no’ o di chi denuncia un mondo di congiure con al centro il Grande Fratello americano. La vicenda dell’Iraq è divenuta l’esempio perfetto di questo ruolo minore in cui la sinistra si è autorelegata”.
Lucia Annunziata, ‘La sinistra, l’America, la guerra’, editore Mondadori

"Mettiamola così, papale papale. Quel che doveva fare, Berlusconi in undici anni di politica l’ha fatto, e non è poco. Fermata l’aggressione procuratizia alla politica elettiva; ristrutturato radicalmente il sistema politico e istituzionale, con il maggioritario che funziona egregiamente e il bipolarismo che consente l’alternanza di forze diverse alla guida del paese; una svolta benedetta di centottanta gradi in politica estera, all’altezza del disastro di civiltà dell’11 settembre, una ricollocazione occidentalista coraggiosa, mobile, non ingessata nell’obbedienza franco-tedesca del vecchio e polveroso europeismo. Poi molto altro: un po’ di sano anticomunismo, protratto oltre il credibile con qualche sciatteria, e un’iniezione di sano spirito liberale, fatta di fortunosi tagli delle tasse ma soprattutto di uno spirito garibaldino, non professionale, un po’ folle e spesso allegro, che ha incantato ideologicamente il paese e ha messo a nudo l’inquietante mediocrità di certa politica professionale. Quando i vincitori delle elezioni di questi tre anni, che hanno trovato un culmine drammatico nel rovesciamento politico delle regionali, saranno indaffarati con la loro ordinaria amministrazione, se ce la faranno a riprendersi il governo, voci indipendenti e lungimiranti si metteranno a parlare per il fenomeno Berlusconi, a favore della sua energia anomala, fino a nuove italianissime consacrazioni ex post. Non finirà dannato, nemmeno se sconfitto. Avrà l’onore delle armi."
Giuliano Ferrara, Il Foglio

"Dobbiamo decidere cosa vogliamo essere"
Marco Follini, 10 aprile 2005 intervista al Corriere della Sera

"Non sono ancora cavaliere, ma non dispero.Checche'..."
Antonio de Curtis, Totò.

La salvezza dei dittatori è attaccare Israele, Gianni Minà lo spiega all'amico Fidel
Da Informazionecorretta: "Il Manifesto" di domenica 17 aprile 2005 pubblica a pagina 7 un articolo di Gianni Minà - titolo: «Le distrazioni dei media sulle censure dell'Onu a Israele»,  clicca qui per il testo completo dell'articolo - che istituisce un confronto tra la copertura mediatica della censura a Cuba da parte della Commisione dei diritti umani dell’Onu e la concomitante censura, o come preferisce Minà “pesantissima condanna” a Israele.
Secondo il massimo apolegeta italiano della dittatura caraibica (dell’”isola della revolucion”, come scrive lui senza pudore) i media italiani si occupano, figuriamoci, molto più di criticare Cuba che Israele.
E’ interessante analizzare da vicino le accuse rivolte a Israele dalla commisione Onu e le maggioranze che le hanno votate.
“La prima risoluzione” scrive Minà “riguardante la violazione di diritti umani nei territori arabi occupati della Palestina, inclusa Gerusalemme Est ha avuto 39 voti a favore (quasi tutti del sud del mondo, africani, asiatici, in particolare arabi, e latinoamericani), 2 contrari (Stati Uniti e Australia) e 12 astenuti fra cui l’Italia, ma anche Germania, Gran Bretagna, Olanda e Canada. In particolare la condanna si concentra sulla costruzione del muro da parte di Israele e fa cenno all’annuncio dato da Tel Aviv il 25 marzo scorso del progetto di costruzione di altre 3500 unità abitative a Maale Adumim, ulteriore atto d’annessione da parte di Israele”.
Dunque la prima condanna viene pronunciata dall’Onu contro Israele, con l’entusiastico sostegno di dittature del terzo mondo tra le quali primeggiano quelle arabe, per la sua pretesa di proteggersi dal terrorismo con la barriera difensiva e per un progetto di ampliamento di un insediamento che riguarda semmai i diritti nazionali e territoriali configgenti di israeliani e palestinesi e non i diritti umani.   La seconda, che ha avuto 29 voti favorevoli “sempre in prevalenza del sud del mondo” riguarda “l’uso della forza dell’esercito israeliano contro i civili palestinesi”, vale adire una deliberata menzogna, giacché l’esercito israeliano non ha come obiettivo i civili palestinesi.
La risoluzione è anche un esempio di cinico ribaltamento della realtà, dato che è il terrorismo palestinese a colpire intenzionalmente civili israeliani innocenti.  L’ultima condanna riguarda la “persistente occupazione dei territori siriani del Golan”, chiaramente una questione che non ha nulla a che vedere con i diritti umani.
L’articolo, però, non si fonda sulle cattive ragioni della condanna Onu a Israele.
No, quel che Minà fa ha una portata molto più generale. Indica un metodo, una strategia di difesa valida per tutte le dittature che ancora resistono del mondo: quando vengono messe alle strette per i loro crimini possono sempre giocare la carta di un comodo capro espiatorio. Israele appunto.
Del resto, proprio questo è stato per anni il mezzo attraverso cui i regimi arabi hanno difeso e consolidato il loro potere, canalizzando il malcontento creato dalla loro inefficienza, dal loro autoritarismo e dai loro crimini contro un nemico esterno dipinto come diabolico.
E’ un trucco che, come dimostrano le lotte per la libertà e la democrazia che iniziano scuotere il Medio Oriente, non funzionerà ancora per molto in quella regione.
Ma che qualcuno vorrebbe importare in Italia di seconda mano, a quanto pare.

FRANZA O SPAGNA...
Rai. I dirigenti svoltano a sinistra
(Prima Comunicazione - numero 350 - Aprile 2005) Dopo il terremoto delle elezioni regionali con la débâcle“Ormai il centrosinistra governa la Rai. Dopo l’Usigrai e la Confersind si è presa anche l’Adrai”, commentano amaramente dalle fila della destra aziendale. Il centrosinistra in realtà ha avuto buon gioco perché ha saputo cavalcare il malcontento condiviso dalla stragrande maggioranza dei dirigenti per l’alto management della Rai da cui non si sono sentiti valorizzati. C’è un giudizio negativo diffuso sulla quotazione in Borsa e la riorganizzazione aziendale.
del centrodestra, alla Rai non sanno più da che parte stare e sono con le antenne dritte a prendere bene le misure. Un segnale anticipato del vento che ha ripreso a girare a favore della sinistra è stato il rinnovo, a metà febbraio, del vertice dell’Adrai, l’Associazione dei dirigenti aziendali, che da sempre è un termometro politico. Sono state elezioni molto combattute, con una grossa partecipazione di votanti: 303 dirigenti su 316 aventi diritto che hanno assicurato la vittoria al centrosinistra, risultato clamoroso dopo tre anni di governo polista della Rai. La nuova Adrai fotografa alla presidenza Franco Di Loreto, esponente della Margherita. Vice presidenti sono i diessini Franco Modugno (il secondo più votato dopo Di Loreto) e Francesco De Domenico, con Paolo Del Brocco come segretario, anche lui arruolato nella Margherita. Il centrodestra è riuscito a strappare solo quattro consiglieri (una carica più onorifica che operativa): Roberto Ferrara di Forza Italia, Alessandro Zucca e Marco Anastasia di Alleanza nazionale e l’ex socialista Gianni Bellisario. Chi ha preso la mazzata è stato il partito di Gianfranco Fini che nel precedente direttivo Adrai contava i due vice presidenti Giuseppe Sangiovanni e Stanislao Argenti a fianco del presidente Luciano Flussi, un moderato della Margherita.

IL RE NON FA CORNA
Chi segue la politica da un lato dispone di dati, dall'altro del proprio senso critico. Il secondo è ovviamente opinabile ma almeno i fatti dovrebbero essere sicuri. E invece.
Per mesi il centro-sinistra ha parlato di elezioni primarie per designare il leader della coalizione. Per mesi si è criticato Bertinotti che aveva deciso di concorrere e si sono analizzate le conseguenze di questa sua (legittima) iniziativa. Poi, improvvisamente, la coalizione ha un eccellente successo in elezioni periferiche ed ecco che Prodi, che non era neppure candidato, dichiara che le primarie "non sono più necessarie". E perché non sono più necessarie? Perché lui dice che non sono più necessarie.
A questo punto chi gli aveva creduto, e perfino chi aveva creduto a Bertinotti, si trova spiazzato. Fa la figura ridicola dello scienziato che discettava dottamente della vescica natatoria dello squalo e poi apprese che lo squalo non ha vescica natatoria.
Prodi ha disinvoltamente cambiato le carte in tavola e non ha nemmeno fornito una spiegazione. A questo punto è facile osservare che se, invece d'un professore bolognese, si fosse trattato d'un certo imprenditore milanese, ci sarebbe stato il finimondo. Si sarebbe detto che la sua parola non valeva nulla. Si sarebbe detto che era un vile. Si sarebbe detto che era disposto a partecipare a una gara solo essendo l'unico iscritto. Si sarebbe sottolineato come non fosse stato capace neppure d'inventare una scusa appena appena accettabile per il suo ripensamento. Soprattutto si sarebbe detto che temeva il confronto con Bertinotti perché esso avrebbe fatto esplodere agli occhi di tutti gli insanabili contrasti programmatici della sua coalizione. Ma, dal momento che non si trattava di Berlusconi, tutto questo non è successo. Ed è francamente eccessivo.
Si possono comprendere i politici di centro-sinistra che hanno fatto finta di niente: nel tripudio e nel clamore della vittoria hanno sperato che la gente non badasse a quell'ignobile marcia indietro e sapevano che quelle primarie erano una bomba ad orologeria. Ma i commentatori indipendenti? L'autorevole Corriere della Sera? Nessuno ha sollevato uno scandalo, nessuno "ha fatto una piega". Solo perché Prodi non è Berlusconi.
Questo ricorda quanto accadeva nelle Corti d'un tempo: il Re si sceglieva per amante la moglie d'un cortigiano e nessuno fiatava. Un po' perché anche al marito potevano derivarne vantaggi , un po' perché nessuno ne aveva il coraggio. Tanto che si preferì derubricare il reato e per questo nacque il detto: "Il Re non fa corna". Quello che non si sapeva è che Prodi è un re perfino per i commentatori indipendenti.
Gianni Pardo, 16 aprile 2005

MANICOMIO ITALIA:  QUESTI, NEMMENO GOVERNANO E GIA' LITIGANO
Nonostante il clima politico favorevole, c’è del malessere nell’Unione, dove soffia un’aria di crescente insofferenza per l’alta instabilità interna.
Tanto per fare un’esempio, come ricorda oggi un aricolo de La Padania, "all’inizio della legislatura, dal 2001 a oggi, dei 48 fra deputati e senatori che hanno cambiato casacca ben 17 sono passati dalla Margherita all’Udeur di Clemente Mastella: per “arricchire” il panorama politico o per vedere dove e come si può essere “traghettati” nella Cdl, come sembrava prima delle regionali? Degli altri parlamentari "in mobilità", una decina appartiene nel complesso ai rimanenti tre partiti della Cdl, ma altri ancora passano dalla sinistra all’estrema sinistra, come ultimamente Pietro Ingrao, Pietro Folena e, caso fresco di ieri, l’ex senatrice Ersilia Salvato che lascia i DS, e in una lunga lettera a Fassino spiega di avere forti sospetti che in Campania il centrosinistra sia sceso a compromessi con la Camorra."
Poi c'è il caso di  Paolo Cirino Pomicino, espulso proprio ieri dall'Udeur.
Altro caso, del tutto analogo a quello di Pomicino, è quello del filosofo ex parlamentare diessino Gianni Vattimo. Per il turno di ballotaggio a San Giovanni in Fiore, in Calabria, esprime la sua preferenza per Antonio Barile, candidato del centrodestra. Spiega che la la scelta del candidato della Cdl «fornisce maggiori garanzie di rinnovamento e di risoluzione delle problematiche locali» rispetto a quello dell’Unione, Antonio Nicoletti, «espressione solo di vecchiume e di continuità rispetto all’Amministrazione comunale uscente», sostenuta dal centrosinistra.
A Venezia i due candidati sindaci sono Massimo Cacciari, sostenuto da Margherita e Udeur e Felice Casson, cui fa riferimento il resto del centrosinistra. Cacciari accusa la precedente amministrazione Costa: «Nessuno dialogava con l’altro, nessun lavoro di squadra, nessun lavoro di sistema, cinque anni di polemiche tra settori, molti dei quali si trovano ora ad appoggiare Casson». Da Roma è giunta una dichiarazione del ministro Gianni Alemanno, An, tutta a favore di Cacciari: «Nella sfida del ballottaggio nel comune di Venezia tra Cacciari e Casson - ha detto - non ci possono essere dubbi. Massimo Cacciari rappresenta una sinistra non ideologica, corretta nei rapporti politici e aperta a un cambiamento rispettoso delle identità e dei valori. Caratteristiche che è impossibile ravvisare nel suo avversario».

Quando Prodi trattava con Hamas
Articolo di Dimitri Buffa per La Padania: ”Odio la parola terrorismo, ho passato gran parte della mia vita tra i combattenti per la libertà come quelli che ci sono in Colombia e penso che noi in Europa siamo stati impressionati troppo dagli eventi dell' 11 settembre 2001 e che ciò ha determinato una risposta troppo emotiva..”
Il campione di relativismo etico che avrebbe pronunziato questa frase non è un no global qualunque, un Casarini o un Caruso. Ma un politico europeo con grandi responsabilità istituzionali ai tempi della Commissione Ue presieduta da Romano Prodi. Si chiama Alistair Crooke e fu consigliere per la sicurezza di Miguel Moratinos, all’epoca lo speciale inviato europeo per promuovere (chissà come) la pace in Medio Oriente.
La cosa più grave è che queste parole furono pronunziate nel giugno 2002 durante un incontro più clandestino che segreto coni vertici di Hamas, capeggiati da Ahmed Yassin, lo sceicco paraplegico poi fatto fuori dall’esercito israeliano con un cosiddetto “omicidio mirato”. Yassin infatti è il mandante materiale di decine di kamikaze islamici in
Israele e quindi di centinaia di vittime innocenti. Il 25 novembre 2004, data da tenere a mente, Javier Solana, allora capo della politica estera della Ue, attaccato da americani e israeliani che lo accusavano di avere avuto rapporti clandestini con esponenti di Hamas nel periodo più tragico dell’Intifada degli “shahid” negò sdegnato che simili voci avessero alcun fondamento. Solana allora non poteva sapere che gli israeliani già sapevano delle sue menzogne e ne possedevano le prove rinvenute in alcuni fortini dei terroristi della striscia di Gaza durante le periodiche incursioni bonificatrici dell’esercito. In una di esse, nel novembre 2002, era stato trovato e sequestrato un piccolo dossier in cui erano elencati questi contatti segreti che i delegati europei al Medio Oriente avevano tenuto tanto con le Brigate dei martiri Al Aqsa quanto conHamas.
In pratica i palestinesi conservavano dei verbali di questi incontri, circostanza che nei giorni scorsi ha permesso al governo israeliano di sbugiardare l’Europa di Prodi i cui rappresentanti avevano spergiurato di non avere mai avuto contatti segreti con Hamas.
Invece non solo questi approcci ci sarebbero stati, ma anche il tenore dei discorsi era a dir poco agghiacciante, almeno dal punto di vista della sicurezza di Israele. Alistair Crooke infatti si impegnava a far tornare indietro la Commissione Prodi che solo da poco aveva incluso Hamas nella lista dei movimenti terroristici da bandire dal vecchio continente, anche congelando i fondi raccolti dai “fratelli musulmani” nelle banche inglesi e francesi. Un’inclusione, tra parentesi, fortemente voluta dal governo italiano su input di quello statunitense.
Come se non bastasse Crooke parlava con Yassin che cercava di convincerlo che la soluzione buona per i palestinesi non era mica quella dei “due popoli in due stati” entro i confini precedenti alla guerra dei sei giorni del 1967. No, Yassin ricordava all’interlocutore europeo, che bontà sua si limitava ad annuire, che i veri confini da cui gli israeliani si dovevano ritirare erano quelli del 1948, cioè l’anno della fondazione dello stato ebraico. Che secondo Yassin era la causa della corruzione di tutta la popolazione araba della Palestina che avrebbe ritrovato la propria pace solo dopo la ricacciata in mare dell’odiato nemico sionista. E nella cornice di questi discorsi anti ebraici da Terzo Reich, Alistair Crooke, invece di alzare i tacchi e andarsene via, non ha trovato niente di meglio, sempre secondo il resoconto del documento sequestrato a Gaza nel novembre 2002, che promettere di mantenere segreti i colloqui e i loro contenuti “specie nei confronti di israeliani e americani che avrebbero potuto usarli a loro vantaggio”.
Nonché di discettare sul concetto di “terrorismo” così come vissuto da noi poveri idioti occidentali. Vantandosi, lui, di avere conosciuto “combattenti liberi” in Colombia. Che si riferisse ai narcotraficantes delle Farc, l’esercito marx-leninista di liberazione che con i propri squadroni della morte controlla tutta l’area di fabbricazione e produzione di cocaina in Sud America? Peraltro chi non ricorda che in Italia ai tempi del governo dell’Ulivo fu proprio l’allora presidente della Camera Luciano Violante a ricevere nel Parlamento italiano una delegazione delle Farc? Talvolta in Italia e in Europa vi è davvero un idem sentire. Che ha la caratteristica di repellere al cittadino comune.

SONDAGGIO SUL SESSO: LE ITALIANE PIU' AFFAMATE NEL MONDO
Calde, caldissime, anzi bollenti: ecco le donne italiane, uscite medaglia d'oro tra le 'affamate del sesso' in una 'olimpiade' organizzata dal mensile 'Esquire' nel numero in edicola a maggio. Poste di fronte alla scelta tra un rapporto sessuale e un tenero abbraccio, l'83% delle italiane interpellate nel sondaggio hanno risposto di preferire di gran lunga il sesso alle coccole, staccando di ben sette punti il 76% delle spagnole, il 72% delle brasiliane, il 69% delle tedesche, il 68% delle inglesi, il 63% delle americane.
Solo il 17% delle italiane sono emerse dal sondaggio di 'Esquire' come interessate soprattutto alle romanticherie.
Sempre sul fronte del 'terra terra' la rivista maschile ha chiesto alle giovani donne del rilevamento (in media 22 enni, per il 65 per cento single) di esprimersi, su una scala da uno a dieci, sul dilemma se per loro ''le dimensioni contano'': le israeliane sono risultate le piu' interessate (7,4) seguite dalle ragazze della penisola (6,5), dalle brasiliane (6,3) e dalle americane, con un voto di 6,2 al quarto posto della classifica.
Le italiane bruciano di desiderio dunque, ma sono anche pronte ad aspettare prima di concedersi a un nuovo fidanzato: in media, secondo il sondaggio di 'Esquire, aspettano infatti ''cinque appuntamenti e mezzo'' prima di andare a letto con un nuovo compagno. Ben piu' frettolose le svedesi, pronte a rotolarsi tra le lenzuole dopo aver visto il futuro partner appena quattro volte, e le australiane e le britanniche: si lasciano andare dopo una eedia matematica di ''4,4 incontri''.
L'olimpiade del sesso e' stata compilata da 'Esquire' interpellando 11 mila donne in tutto il mondo: nella gara le italiane sono risultate anche, relativamente parlando, tra le meno promiscue.
Alla domanda 'con quanti uomini siete andate a letto', hanno conquistato la medaglia d'oro le brasiliane, le russe e le israeliane con una media di dieci partner, davanti alle americane che hanno vantato nove compagni di lenzuola, e alle spagnole con otto uomini nel loro passato.
Ma a dispetto della loro promiscuita' e del fatto che in media diventano presto sessualmente attive (l'eta media per la perdita della verginita' negli Usa e' di 16 anni, secondo il sondaggio di Esquire', contro i 17 delle italiane, spagnole, filippine e russe) le americane, nel complesso, non sono state fotografate da 'Esquire' tra le donne piu' interessate al sesso, con una unica, avventurosa eccezione: i rapporti a tre.
Nel paese di 'Sex and the City', dove il 46% delle interpellate ha confessato di possedere un vibratore, il 33% di masturbarsi parecchie volte alla settimana e il 39% di aver avuto esperienze lesbiche, quasi 3 donne americane su 10 hanno confessato di averlo fatto, contro il 24% delle australiane, il 23% delle israeliane, il 22% delle indonesiane e il 22% delle russe.

I POLITICI SUL BALLATOIO
L'uscita dell'Udc dal governo, e la promessa del suo appoggio esterno, hanno sicuramente delle spiegazioni e alcuni fra i più acuti commentatori non mancheranno di farcele sapere. Tuttavia, la stragrande maggioranza degli italiani quelle spiegazioni non le leggerà e, se ne leggerà alcune, non ne leggerà altre. Sicché si contenterà, come sempre, della propria personale e sommaria impressione: "questi cretini hanno ancora litigato".
Per capire il perché di questo pesante e generico giudizio occorre partire da un episodio che si può considerare con maggiore serenità dal momento che ciò che era in sospensione nell'acqua è nel frattempo sedimentato. Quando Bertinotti fece cadere il governo Prodi aveva certamente le sue ragioni politiche. Ma, anche allora, quella parte del paese che vota per il centro-sinistra quelle ragioni non le capì. O non le approvò. Né ebbe torto, visto che alle successive elezioni vinse Berlusconi. Poi, la prova del fatto che ebbe ragione si ricava anche, a contrario, dall'ottimo risultato ottenuto alle recenti elezioni regionali. Se Rifondazione Comunista è disposta a stare in una coalizione in cui c'è anche Mastella - pensa la gente - è probabile che vinceremo. Magari, penserà ognuno, non si farà esattamente la politica che avrebbe voluto Rifondazione, magari non si farà esattamente la politica che avrebbe voluto Mastella, ma almeno non avremo un governo Berlusconi. Se invece saremo disuniti, perderemo ancora e sempre.
Ebbene, nel momento stesso in cui si ha un'ennesima riprova del valore dell'unione, da mantenere anche sacrificando parti importanti del proprio programma e della propria identità politica, Follini e i suoi amici sfasciano il governo. E lo fanno per ragioni che - lo si ripete - la stragrande maggioranza degli italiani non capisce e non capirà. Se ancora l'Udc fosse uscita dal governo per protestare - per esempio - contro la legge sulle rogatorie, magari la gente non avrebbe capito bene che cos'erano le rogatorie ma almeno avrebbe avuto una parola su cui informarsi. Oggi che cosa può pensare? Semplicemente questo: Follini vuole danneggiare Berlusconi perché ce l'ha con lui e non sappiamo neppure perché. "Svolte", "discontinuità", "programmi di fine legislatura", "rilancio" ed altre parole magiche provocano solo un senso di noia, nell'elettore medio. E che altro è in grado d'offrire, oggi, l'Udc?
I democristiani un tempo ebbero una tradizione d'unione malgrado tutto. Il loro partito teneva insieme, sotto lo stesso tetto, anche comunisti sostanziali e fascisti sostanziali. Oggi gli ex-democristiani non sono neppure in grado di leggere l'attualità. Non capiscono la lezione che ha impartito -  almeno fino ad ora - il centro-sinistra: sia pure mettendo insieme il diavolo e l'acqua santa, sia pure senza avere un programma, con l'unità si vincono le elezioni. Con le liti da ballatoio, si perdono.
Ma certi politici, sul ballatoio, ci abitano.
Gianni Pardo, venerdì 15 aprile 2005

REALITY SHOW
“Meglio Music Farm”, sentenziava qualche giorno fa l’amico Carduccio di fronte alla pena dei “dibbbattiti” post-elettorali.
Vero, ma non è sempre così.
Oggi sul Corriere Francesco Verderame propone una ricostruzione dell’ultimo vertice di maggioranza (“un pranzo che somiglia tanto a un'ultima cena, e non solo perché al vertice di maggioranza erano in tredici”) che ha ben poco da invidiare ad un tele-show di ultima generazione:.
Ripulendo appena un poco il testo dai fronzoli giornalistici, il copione è perfetto.
Come nei più classici reality show, il dialogo si svolge in un interno giorno, e i personaggi sono seduti a tavola.
Fini: «Secondo me dovresti dimetterti». Pausa. Primo piano del Berlusca, impassibile.
La camera torna su Fini: «Prendo atto che non lo farai e certo non saró io ad aprire la crisi».
Primo piano su Follini: «Serve la discontinuitá. Capisco che il lessico è sgradevole, ma a mio avviso il gesto è essenziale».
Primo piano sul Berlusca che serra la mascella e porta la mano alla gota, come se avesse preso una scudisciata in volto.
De Michelis: «devi capire che nemmeno i partiti li reggiamo piú… c'è la fuga, specie nel Mezzogiorno».
Primissimo piano sul Berlusca, alla ricerca di un cedimento emotivo, mentre fuori campo si sente la voce di Buttiglione, con tono falsamente implorante e pretesco: «Silvio, noi ti siamo amici. Tu hai lavorato bene e non devi preoccuparti di nulla. Accetta questo passaggio».
[ndr: sembra il maresciallo dei carabinieri nel “Caruso Pascoski” di Nuti: “tu non sei cattivo, no… sei solo uno che ha bevuto un po’ troppo… dài, vieni con me: ho la macchina laggiù, la vedi? Quella con le lucine che girano..”]
Alla fine, il Cav. sbotta: «Vi ho portato ai vertici del governo e delle istituzioni. Sono stato io a creare il centro destra. E ora che volete fare?».
Inquadratura su Fini e Follini, con lo sguardo basso. Il Cav. rincara:
«Questa storia del Berlusconi bis mi pare una vera buffonata, e io non faccio il buffone».
Follini si alza. Asciutto: « Mi spiace. Domani proporró al mio partito di ritirare la delegazione dal governo».
Il Cav. : «Vedremo se ce la farai».
Follini: [dando spalle alla tavolata]: «Vedremo».
Campo lungo su Follini che esce mentre il Cav., inquadrato con angolatura che dissimula il residuo di pelata, continua imperterrito: «Continueró anche senza di te. Sostituiró i ministri dimissionari, se necessario, e andró avanti».
Momento di silenzio, solo il rumore imbarazzato delle forchette; poi il cav. riprende rivolto agli altri, che hanno ripreso a mangiare in silenzio: «Uno come me, con un patrimonio di ventimila miliardi, deve perdere il tempo con voi... Vorrá dire che quando mi sará passata l'arrabbiatura, siccome sono una persona gentile vi scriveró qualche cartolina dalle Bahamas».
Sigla. (ale tap, 15.4.05)

RAPPORTO PRELIMINARE
Secondo la tv americana NBC,   i soldati  che presidiavano il posto di blocco avrebbero fatto dei segnali luminosi alla macchina sulla quale viaggiavano Nicola Calipari e Giuliana Sgrena, quest'ultima appena liberata dai suoi sequestratori.
E' questo uno dei passaggi chiave dell'inchiesta della commissione mista di italiani e americani che sta tentando di accertare le circostanze in cui è stato ucciso l'agente del Sismi Nicola Calipari: una prima conclusione dell'indagine assolve di fatto i soldati americani che aprirono il fuoco.
La NBC sarebbe entrata in possesso di un rapporto preliminare, dal quale non emergerebbero nuove rivelazioni sull'incidente occorso lo scorso 4 marzo. Il rapporto, inoltre, scaricherebbe ogni responsabilità nei confronti dei soldati che hanno sparato contro la macchina che trasportava Calipari e la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.
Il veicolo della Sgrena, in particolare, procedeva in direzione dell'aeroporto di Baghdad e non si sarebbe fermato: per questo i soldati avrebbero sparato dei colpi di avvertimento. La vettura avrebbe proseguito sul suo cammino e i soldati avrebbero aperto il fuoco contro la macchina con una mitragliatrice, i cui colpi uccisero Calipari e ferirono la Sgrena.
Sempre secondo quanto dichiarato da Nbc, sarebbero passati solo quattro secondi dal primo segnale di avvertimento ai colpi che uccisero l'agente del Sismi, ma i soldati avrebbero agito correttamente, rispettando le regole di ingaggio.
Inoltre, il rapporto preliminare citato dall'emittente rivelerebbe che Calipari decise di non coordinare i suoi spostamenti con le forze americane, per paura di pregiudicare la liberazione di Giuliana Sgrena.
Il punto ancora da accertare sarebbe quello che riguarda la velocità alla quale procedeva il veicolo. Secondo gli americani, l'auto viaggiava a circa 80 chilometri all'ora, mentre per gli italiani sarebbe andata molto più piano.

Le primarie funzionano, eccome
Del cattocomunista Niki Vendola non mi piace quasi nulla, ma non è questo il punto.
La vicenda che lo ha visto vincere, contro tutti i pronostici, prima la sfida delle primarie regionali ottenendo la candidatura per l’Unione, e poi la contesa elettorale strappando al centrodestra il posto di “governatore” della Regione Puglia, costituisce un precedente la cui importanza è stata, in questi giorni, significativamente ignorata o sminuita da gran parte dei media....
Clicca qui per proseguire nella lettura.
(ale.tap - 15-04-05)

Massima del giorno
Conscio del proprio valore: "A quel punto sono rimasto solo. Per fortuna, ero in maggioranza". 
G.P.

MOLLICHINE
Israele offre la pace ai paesi arabi. Formula preferita: "Ti arrendi?"

Almunia,  oltre all'Italia,  ha nel mirino Francia e Germania. Gli "romperà le reni"?

Prodi: "Sull'economia serve un dibattito parlamentare". Ah,  ecco.

Calderoli: <Nel governo c'è un "clima sereno">. A parte la grandine.

16,68% di Mediaset in vendita. Per Prodi si tratta "solo di un'operazione finanziaria". E non d'un premio letterario o di un'impresa sportiva.

Fmi: "Il deficit italiano va in direzione sbagliata". È triste,  sì. Ma qual è la direzione giusta?

Anch'io sono contro la discriminazione. Da domani voglio essere considerato giovane,  bello e alto un metro e novanta.

Fiat crolla sul mercato europeo: -16,7%. E se Montezemolo, invece di occuparsi del governo,  si occupasse della Fiat?

Attentato a un oleodotto a Kirkuk,  morti 12 soldati iracheni. La notizia non è la morte dei 12,  ma il "corpo" 8 o 10 in cui è scritta la notizia.

L'Iraq non sarà libero finché lì ci sarà un solo americano. Come non è libera l'Italia,  con gli americani a Napoli e Sigonella.

La Francia dice "no" all‚accanimento terapeutico. "L'Italia dei Valori" non aprirà una succursale in quel paese.

Gianni Pardo, 14 aprile 2005

LA "LIVELLA" POLITICA
In politica c'è una sorta di "livella", per dirla con Totò, rispetto a chi fa bene e chi fa male: nel senso che la gente non s'accorge della differenza. Per questo bisognerebbe far male se questo aiuta a vincere le elezioni e non far bene se questo le fa perdere. Un bell'esempio è l'abolizione del ticket sanitario (che denominazione!) quando finiva il quinquennio del centro-sinistra. Tutti sapevano - lo sapeva anche il centro-sinistra - che presto quel regalo insostenibile sarebbe stato abolito, chiunque vincesse le elezioni, ma in quel momento la coalizione al potere pensò potesse essere utile. Fece male? No. Al massimo fece male solo perché non bastò. E il centro-sinistra potrebbe oggi promettere benissimo (per poi non mantenere, è ovvio) di abolirlo di nuovo, se riconquistasse il potere. Questo non solo spiega l'enorme debito pubblico italiano, addirittura lo giustifica.
In realtà, per i grandi problemi le soluzioni offerte dai vari partiti sono "modeste varianti" d'una soluzione obbligata. Varianti che la gente non è in grado d'identificare. Sicché, entro certi limiti, bisogna governare non adottando le soluzioni effettivamente migliori ma quelle che piacciono alla gente. Il peso del buon governo è relativo e vige la cosiddetta "legge del pendolo" per la quale, dopo che è stata al potere per qualche tempo, una coalizione si vede cacciar via, sia che abbia governato bene, sia che abbia governato male. Ecco perché si dice che "il potere logora": Churchill, dopo aver salvato la Gran Bretagna e il mondo libero, si vide preferire Anthony Eden.
Ovviamente, si potrebbe anche attribuire il mutamento di simpatie dell'elettorato alla delusione rispetto a ciò che ci si attendeva. Ma se si promettesse solo il realizzabile non si vincerebbero le elezioni. E perfino l'aver mantenuto parecchie promesse non basterebbe per vincere le nuove elezioni. Il valore dei fatti è un'illusione in cui cadono a volte i politici, in particolare Berlusconi. La sua coalizione ha sfornato centinaia di leggi e lui è lieto di citare le più importanti, ma tutti dicono che "ha fatto solo un paio di leggine nel proprio interesse": a che potrebbero servirgli fatti e numeri, quand'anche gli dessero ragione?
È indifferente far bene o far male perché non c'è modo di provare che s'è agito bene. Infatti, mentre chi agisce opera nella realtà, chi critica opera sull'ideale. Chi agisce fabbrica per esempio un carcere per far vivere in maniera decente centinaia di detenuti, chi critica fa notare che non ha costruito un ospedale. Se si riuscisse a dimostrargli che non c'erano assolutamente i fondi per costruire l'ospedale, risponderebbe che l'ospedale era più necessario delle carceri e dunque il governo ha sbagliato. Si badi: se il governo avesse costruito l'ospedale, gli avrebbe rimproverato di non aver costruito il carcere.
Ovviamente, governando male, cioè andando parecchio oltre le "modeste varianti", si danneggia il paese e alla lunga la gente se ne accorge. A quel punto desidera punire selvaggiamente chi l'ha danneggiata ma in genere questa reazione virtuosa ed indignata è postuma. Colui che ha beneficiato d'un lungo potere fondato su queste tecniche ("meglio tirare a campare che tirare le cuoia", ha detto Andreotti), a chiunque gli dicesse che nel lungo periodo sarà stramaledetto, potrebbe sempre rispondere (con Keynes): "Nel lungo periodo saremo tutti morti".
La democrazia è indubbiamente il miglior sistema politico, viste le alternative. Ma essa distingue a stento fra Mussolini e De Gasperi. E comunque non è in grado di distinguere tra De Gasperi e Togliatti.
Gianni Pardo, 12 aprile 2005

LIBERTA' DI FEDE
E' interessante seguire la rassegna stampa italiana in questi giorni. I media si sono lanciati, chi piu' chi meno , in una ennesima campagna di demonizzazione di Israele.
La tensione vissuta domenica a Gerusalemme a causa di un gruppo di ebrei che reclamava il diritto di andare a pregare sul Monte del Tempio e' bastata per  scatenare una campagna di disinformazione antiebraica senza che nessuno si soffermasse per un solo momento a pensare al motivo per cui questi "cattivi" ebrei estremisti volessero salire sul Monte. 
Il Monte del Tempio e' l'unico luogo sacro dell'ebraismo, e' il luogo dove era stato costruito il Primo Tempio poi distrutto, il Secondo tempio poi distrutto e da quel momento l'inizio della Gola', la diaspora ebraica.
E' il luogo dove esisteva il l'Arca Santa ed e' qui che agli ebrei  e' vietato pregare, tranne brevi periodi di tolleranza, da piu' di 20 secoli.
Io lo trovo vergognoso.
Si parla tanto di diritto alla  Fede eppure  l'unico popolo che non ne puo' godere,  in casa propria per giunta,  e' il popolo ebraico.
Io lo trovo scandaloso, ignobile e razzista.
Il movimento  Revava', che auspica la costruzione del Terzo Tempio, naturalmente  e' solo un sogno irrealizzabile ma  sufficiente per  essere considerato una provocazione,  aveva organizzato per domenica scorsa  una grande manifestazione di protesta per reclamare anche per gli ebrei il  diritto di pregare sui propri luoghi sacri.
Erano previste almeno 10.000 persone e tremila poliziotti erano  stati dislocati davanti all'entrata per evitare che un solo ebreo riuscisse ad accedere al Monte provocando l'inizio della terza intifada, come  minacciato dai palestinesi e una ennesima guerra di tutti i Paesi del Medio Oriente contro Israele come paventato dagli organi di informazione di quasi tutto il mondo, sordi ai diritti degli ebrei ma molto tolleranti verso le prepotenze palestinesi.
Il pericolo non si e' verificato  perche' dei 10.000 promessi sono arrivate solo poche decine di cattivissimi estremisti si sono limitati a suonare i loro estremisti Shofar (armi pericolosissime!!), immediatamente allontanati dai poliziotti per evitare che il suono del corno sacro offendesse qualche ipersensibile orecchio islamico.
Dall'altra parte aspettavano al varco piu' di diecimila palestinesi urlanti, quelli che spesso e volentieri tirano pietre di qualche chilo sulle teste dei fedeli ebrei al Muro  sottostante,  arringati dal capo di Hamas Hassan Yussuf il quale attraverso Al Jazeera ha minacciato " Se i sionisti sfileranno sulla Spianata, avra' inizio la terza intifada e si sollevera' tutta la regione" .
Messaggio chiarissimo come tutti i messaggi che arrivano dall'Islam palestinese : "dove preghiamo noi non puo' pregare nessun altro e se lo fa allora noi facciamo scoppiare la guerra".
Altro che liberta' di fede! Col cavolo! Liberta' per loro e per nessun altro, men che meno per gli odiati  sionisti.
Domenica mattina la Televisione israeliana aveva intervistato un rappresentante degli arabi di Gerusalemme:
"Perche' gli ebrei non possono entrare sul Monte del Tempio?"
Risposta :"nessun ebreo dovra' mai mettere piede sulla Spianata delle moschee".
"Ma perche'?" insisteva la giornalista disperata.
E lui , come un disco rotto: "Nessun ebreo dovra' mai mettere piede sulla Spianata delle Moschee".
Punto e basta.
Nessuna motivazione se non l'odio irriducibile.
Nonostante i giornalisti italiani conoscano, bene o male , piu' male che bene, i fatti, non  hanno avuto  l'onesta' di porre l'interrogativo piu' semplice "Perche'?", ne' il fegato  di accusare i palestinesi e l'islam di portare avanti da anni un sopruso ignobile e vergognoso.
Nossignori! hanno invece dedicato pagine e pagine di colpe e calunnie agli ebrei, definiti ultras, parlando di assedio alla spianata delle moschee ....assedio di 36 ebrei  subito allontanati. Chissa' cosa riuscirebbero a scrivere se si verificasse la situazione opposta, se fossero gli ebrei a impedire ai palestinesi di entrare nelle proprie moschee.
 
Michele Giorgio ce ne  da un assaggio  sul Mattino dell'11 aprile dove ci ha graziosamente raccontato che il Monte e' il luogo del Tempio degli ebrei "secondo la tradizione" senza menzionare la storia e le testimonianze archeologiche. In parole semplici il fatto che la' esistesse il Tempio di Salomone viene passato al pubblico  come mera  fantasia ebraica, mentre evidentemente e'  da considerarsi verita' assoluta, visto che non ne fa cenno e non parla di "tradizione",  la leggenda che da quel luogo Maometto fosse asceso in cielo in groppa ad un candido destriero.
Un cavallo volante per reclamare un luogo santo come proprio, un cavallo  contro il Libro, contro la Parola scritta e le Pietre testimonianti. 
Questa dunque e' la verita'  indiscussa e indiscutibile mentre gli ebrei si accontentino della "tradizione", cioe' del ragionevole dubbio,  e tacciano se non vogliono essere subito tacciati di estremismo, terrorismo e hulliganismo.
E'  divertente  l'articolo di Michele Giorgio, pare una barzelletta priva di umorismo: Hamas  viene chiamato  molto paciosamente "movimento islamico"quindi rispettosamente religioso nonostante gli squartamenti, i linciaggi, migliaia  di attentati e uccisioni di israeliani e di palestinesi dissidenti o di chi offende la morale islamica come la ragazza di 22 anni sorpresa a spasso col fidanzato a Gaza e subito giustiziata. (....Chissa' com'e' ma  la parola  "Terrorista" resta sempre misteriosamente celata nella tastiera di certi computers....).
Revava' che  ha  commesso azioni di terrorismo in casi rarissimi e quasi tutti senza conseguenze e' invece definito  "estremista",   non gli si concede nemmeno l'onore di definirlo religioso bensi' ultra', estremista, integralista, ultraortodosso e cosa significa ultraortodosso lo sanno solo quelli che lo scrivono.
 
In questi giorni dunque e' stato ignominiosamente e ancora una volta preso in giro il pubblico italiano, ancora una volta la propaganda ha avuto la meglio secondo la legge dell'ingiustizia e  dell'arroganza che accetta e giustifica l'intolleranza e il sopruso se vengono dai palestinesi.
Cosa scriverebbero certi giornalisti e come reagirebbero i cristiani   se nel futuro destino dell'Eurabia fosse impedito ai fedeli di pregare a San Pietro?
 
Deborah Fait -  informazionecorretta

Cosa c'e' nell'iPod di George W. Bush?
Quali canzoni ascolta George W. Bush nell'iPod regalatogli dalle figlie lo scorso Luglio? Elisabet Bumiller del New York Times lo ha scoperto grazie alle rivelazioni di Mr. McKinnon, stratega per i media (incarico che ha ricoperto con successo durante l'ultima campagna presidenziale): l' incaricato dal presidente di acquistare la musica su iTunes Music Store è tale Blake Gottesman.
Così scopriamo che nel lettore di Apple "presidenziale" utilizzato anche per le passeggiate in mountain bike nel ranch texano possiamo trovare "soltanto" 250 canzoni che spaziano dal country al rock tradizionale e che lo aiutano a tenere alto il ritmo cardiaco che misura con un apposito dispositivo.
Cantanti tradizionali come George Jones, Alan Jackson and Kenny Chesney ma anche Van Morrison, con "Brown Eyed Girl" che è tra le favorite di Bush e a colonna sonora dei Texas Ranger quando ne era proprietario "Centerfield," di John Fogerty. Nella playlist troviamo anche "Circle Back" di John Hiatt, "(You're So Square) Baby, I Don't Care"di Joni Mitchell e "My Sharona," dei Knack nota ai più giovani nel nostro paese come colonna sonora di un spot pubblicitario.
L'articolo del NYT specifica i dettagli delle attività sportive del presidente e i relativi apporti e consumi calorici ma nota anche che tra i preferiti di Bush ci sono molti artisti che non lo amano affatto come lo stesso Fogerthy citato prima.
Fonti: New York Times del 12-04-2005 (per leggere l'articolo è richiesta la registrazione).

TG RAI3, 10.04.05:
"Tre giovani palestinesi falciati dai soldati Israeliani mentre giocavano al calcio".
Da Italian honestreporting: La zona in cui "giocavano al calcio" è la zona più calda della striscia di Gaza, il corridoio "Philadelphi", una zona di sicurezza chiusa a tutti, il confine fra la striscia e l'Egitto.
In questa zona nessuno "gioca al calcio", mai, ed è costantemente pattugliata dall'esercito, dato che attraverso la stessa gli arabi cercano di contrabbandare armi ed esplosivi dall'Egitto alla striscia per usi terroristici.
Altri due "giovani" che "giocavano al calcio" sono stati fermati dalla stessa "polizia" dell'AP, che ha comunicato ad Israele che i cinque cercavano d'infiltrarsi dalla striscia in Egitto per poi portare armi attraverso il confine Israeliano-Egiziano. Un "gioco" ben remunerativo.
I tre si sono avvicinati al confine trascinandosi per terra, un nuovo metodo di "giocare al calcio". Altri due sono rimasti dietro.
La versione Israeliana, ossia la verità, non è stata riferita. Sicuramente i cattivi soldati Israeliani non avevano niente di meglio da fare che sparare ai ragazzi innocenti.
Questo modo goebbelsiano di fare propaganda anziché giornalismo è inaccettabile, particolarmente, quando arriva da un ente statale com'è  RAI3.
Ma, si sa, gli arabi non mentono mai, come non ha mai mentito Pravda, e particolarmente da che Yasser ha stabilito, inter alia,  che Gerusalemme non fu mai Ebrea e che il Tempio Ebreo non è mai esistito.
Di conseguenza, RAI3 annuncia la menzognera versione palestinista come se fosse verità assoluta.
Questa notizia è solamente l'esempio più recente di tante faziosità e omissioni giornaliere commesse dalla RAI3.
Vorremmo sapere quando il mondo politico, cui è affidato il controllo della RAI, metterà fine a questo vergognoso modo di disinformare il pubblico conducendo una vera e propria campagna di propaganda araba anti Israeliana a spese del contribuente Italiano.  Tutti sanno com'è andata a finire la precedente campagna anti Ebrea.  Ecco la notizia riportata della non pro israeliana CNN: clicca qui.

Gli ebrei protestano: “Troppe bandiere palestinesi per il 25 aprile. Questo è antisemitismo”
Milano, gelo sulla festa della Liberazione. La comunità ebraica contro la sinistra. Articolo di Stefano Magni su L'Opinione.
<<Il 25 aprile sono sempre di più le bandiere palestinesi che soffocano le poche bandiere israeliane. Eppure il nascente Stato di Israele (allora ancora “focolare nazionale” non ancora riconosciuto) partecipò alla campagna di liberazione dell’Italia con la Brigata Ebraica, mentre i Palestinesi, negli stessi anni della II Guerra Mondiale, erano alleati dei Nazisti. Yasha Reibman (portavoce della comunità ebraica milanese), Davide Romano (segretario nazionale dell’Associazione Amici di Israele), David Parenzo (giornalista televisivo), Riccardo Pacifici (portavoce della Comunità Ebraica di Roma) e Andrée Ruth Shammah (direttore del Teatro Franco Parenti di Milano), in questi giorni hanno lanciato un appello all’Ucei, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, perché incomincino a reagire a questa continua distorsione della storia: “Ai sopravvissuti alla Shoà negli incontri nei licei” – si legge nel testo dell’appello – “viene puntualmente chiesto, nella più assoluta indifferenza - e talora con la complicità - della maggior parte dei professori, il perché dei comportamenti ‘nazisti’ di Israele. Il 25 aprile è ormai abitudine a Milano che le organizzazioni ebraiche e la Comunità partecipino al corteo dietro allo striscione della Brigata Ebraica e con molte bandiere israeliane al seguito. Ma per farlo devono usufruire della scorta delle forze dell’ordine. Tale situazione è inaccettabile”. “Proseguendo su questa strada il 25 aprile non sarà più il mio giorno della liberazione” – ci spiega Yasha Reibman – “Eppure dovrebbe anche essere il mio giorno della liberazione, perché segna la fine dell’occupazione nazi-fascista”. Il portavoce della Comunità Ebraica milanese spiega che non si tratta solo di una questione di bandiere, ma di un fenomeno grave: “Già è grave la diffusione di notizie false, come quando si paragona il terrorismo alla Resistenza, Abu Ghraib ad Auschwitz o si parla di ‘sterminio di Jenin’. Ma ancor più grave è che, così facendo, si solletica un antisemitismo che sopravvive, sottotraccia, in tutta Europa: se l’Ebreo è un nazista, si pensa, allora è legittimo sparargli, bruciargli le Sinagoghe… dalle parole ai fatti, il passo è molto breve”.
Ma da dove arriva questo nuovo negazionismo storico? “Credo che il senso di colpa per quello che è avvenuto in Europa nella II Guerra Mondiale non sia mai stato superato” – risponde Yasha Reibman – “Se sostieni che le vittime di ieri sono i persecutori di oggi, in un certo senso, ti liberi del senso di colpa.
Se non si distingue più tra vittime e colpevoli, dire che tutti sono colpevoli equivale a dire che nessuno lo è”. Ma non solo: “Sempre più falsi storici prodotti dai nazisti” – aggiunge Davide Romano – “vengono riciclati dalla propaganda araba e ci ritornano in Europa ripuliti della sigla originaria solo perché sono passati dal mondo arabo, riproposti con un nuova etichetta così che qualcuno ci creda ancora”.
Il percorso di riciclaggio è anche abbastanza evidente. Secondo Davide Romano: “Mi viene da pensare ai molti incontri che vengono fatti, anche in buona fede, tra gli esponenti no-global ed esponenti del mondo arabo. In questi incontri si parla, legittimamente, di uguaglianza e di giustizia sociale, ma quando si tocca il tema di Israele, quel minimo di guardia che i no-global dovrebbero tenere alta, si abbassa e lascia passare tutti gli slogan antisemiti fabbricati dalla propaganda araba”>>.

Ai lettori, con licenza
Riceviamo e pubblichiamo: Oggi mentre prendevo atto dell'estremo interesse suscitato dai miei pezzi, due articoli per zero commenti, punteggio pieno, mi sono avventurato a leggere i commenti agli articoli di coloro che sanno cogliere l'interesse e la passione dei lettori. Ebbene, sono rimasto inorridito, come in un incubo, ho avuto la sensazione di essere scivolato in un bidone per la raccolta dei rifiuti organici - di qualche giorno - , poi ripresa conoscenza, mi è rimasto addosso il dispiacere. Dispiacere per cosa ? Per come hanno  fatto precipitare il sito in maniera verticale, per come lo hanno fatto calare a picco.
Credevo che i lettori di Capperi.net fossero in primo luogo delle persone interessate agli argomenti ed in secondo luogo delle persone civili e la prima impressione che si ricava dal leggere " un tuffo nella fogna ", cioè i vari commenti, è che si abbia a che fare con naviganti poco interessati agli articoli, estremamente volgari e della stessa intensità mentale dei ragazzini quindicenni sboccati il cui massimo contributo intellettuale è dato dal parossistico ed ossessivo scambio di messaggi sul cellulare. Qualcuno crede davvero di  alimentare un dibattito scrivendo due righe di insulti ? Non capisce che se la cosa si ripete spesso, il sedicente commentatore finisce per descrivere sé stesso, più che " manifestare il suo pensiero " ?
Il sito apre la sua pagina iniziale con un inno alla libertà, ma cadrebbe in una vecchia trappola chi credesse che la libertà sia licenza di offendere oppure completa assenza di vincoli, di rispetto.
La libertà va continuamente conquistata e meritata, per questo propongo l'istituzione di un mediatore, che possa impedire l'intervento di quei commentatori in cui non sia ravvisabile, per usare un eufemismo, un contributo alla discussione, ma soltanto la ricreazione di un ambiente da bagno pubblico di un quartiere degradato.
Lucio Sergio Catilina

FUGA ANTICIPATA



L'INSUFFICIENTE BERLUSCONISMO
L'ultimo articolo di Galli della Loggia, sul "Corriere", è fastidioso per certo tono saccente, di chi la sa lunga e può giudicare dall'alto della montagna la plebe - incluso tutto il centro-destra - che vagola nella pianura fangosa.
La tesi dell'illustre politologo si può così riassumere: in quattro anni  Berlusconi non è riuscito a farsi amici né nel centro-sinistra né nella migliore società civile. E il torto è suo. Ciò che Galli della Loggia forse non vede o comunque sottace è che, programmaticamente, la controparte non avrebbe mai accettato la mano tesa: qualunque cosa avesse detto o fatto Berlusconi. Per certo pregiudizio antropologico gli uomini di sinistra si considerano così incomparabilmente superiori a quelli di destra, dal punto di vista morale e dal punto di vista intellettuale, che il problema non si pone. Come non si pone il problema dell'amicizia del genio col mentecatto. Insomma per Berlusconi l'alternativa è stata o concedere il governo del paese al centro-sinistra o ritrovarselo nemico sempre e comunque. Ed è ciò che è avvenuto.
Se fosse stato al posto di Berlusconi ce l'avrebbe fatta, Galli della Loggia, a farsi amici i politici dell'opposizione, i sindacati guidati da Cofferati ed Epifani?  Quale altro genio ce l'avrebbe fatta?
Rimane l'intellighenzia. Lo strato alto della società civile. E qui si dimentica che esso, per decenni, è stato di sinistra. O dichiaratamente di sinistra, o democristianamente di sinistra ("La Democrazia Cristiana è un partito di centro che guarda a sinistra", fu detto). E se si mettono insieme tutti i partiti di sinistra e i due terzi della Democrazia Cristiana, o più esattamente tutti coloro che provengono da queste aree, quanta parte del paese rimane per il liberalismo, per il libero mercato, per l'anticomunismo, per ciò che Berlusconi rappresenta?
Certo, Berlusconi ha vinto le ultime politiche e questo qualcosa deve pur significare. Probabilmente è stato votato dai molti che, a via di buon senso, erano stanchi di un'inconcludente politica di sinistra, oltretutto antesignana d'uno Stato costoso ed opprimente. Erano persone che volevano ordine, competitività e soprattutto libertà civile ed economica. E sono costoro, ad essere delusi. Se Berlusconi ha perso mordente nel paese non è perché non si è fatto amici a sinistra, ma perché non ha sufficientemente risposto alle speranza degli amici di destra. Se invece di fare leggine avesse veramente riformato la giustizia, con una netta e risoluta separazione delle carriere; se - non sappiamo come - fosse riuscito a trasformare la Giustizia da tartaruga in lepre; se avesse liberato il paese dallo strapotere dei sindacati con i loro scioperi politici ecc., allora forse avrebbe aumentato il proprio consenso. Ma non l'ha fatto. O per amore di concordia - quell'uomo è malato di bisogno di piacere - o perché gli alleati sono stati abbastanza forti per frenarlo: poco importa saperlo. Una cosa pare chiara: o per colpa propria, o per colpa dei propri alleati, l'insuccesso di Berlusconi non è dovuto ad un'insufficiente apertura verso gli altri, ma ad un insufficiente berlusconismo.
Gianni Pardo, 11 aprile 2005

Massima del giorno
Nella vita non importa avere ragione o torto: importa stare nel mezzo del gruppo.
G.P.

MOLLICHINE
Berlusconi parla di "un chiaro segnale di discontinuità". Di questo passo,  parlerà anche di convergenze parallele.

Katsav, il presidente israeliano, stringe la mano a Khatami e Assad. Poi tutti e tre si sono disinfettati.

Si terrà il 12 e il 13 giugno il referendum sulla fecondazione assistita. Pare che la data del 15 agosto fosse già impegnata.

Enorme successo dei funerali del Papa. Quasi quasi muoio anch'io.

Fassino definisce la posizione dei Ds sul programma di governo e "suscita perplessità in Rifondazione comunista". E ancora siamo alle interviste.

Disse Ratzinger: "Il papa è alle finestre della casa del Padre,  ci vede e ci benedice". Ma anche lui,  evidentemente,  lo vedeva.

Per Liberazione, alludendo a Fassino: "un programma fatto di flessibilità del lavoro,  tagli fiscali e liberalizzazioni è un programma di centro". E si può con esso conquistare il Palazzo d'Inverno?

Fini: "Per riconquistare consensi il centrodestra deve rafforzare la sua politica economica verso le imprese,  tutelare il potere d'acquisto della famiglie,  valorizzare il Meridione,  riflettere sulla devolution". E,  se non bastasse,  moltiplicare i pani e i pesci.

Gianni Pardo

IN MORTE (?) D'UN PAPA
C'è da credere che chi legge sia stato informato del fatto che Papa Giovanni Paolo II è morto. Quello che ancora non si sa è ciò che si scoprirà in seguito. Infatti non è bastato che James Dean, Elvis Presley, John F.Kennedy, o Lady Diana morissero, perché si smettesse di parlarne. Di James Dean ed Elvis Presley si disse a lungo che non erano morti; di Kennedy che era stato assassinato da un complotto (ordito da Lyndon B.Johnson?); di Lady Diana, oltre a scoprire legioni di amanti indiscreti, che il suo era stato un incidente stradale organizzato. Del resto l'aveva "previsto" anche lei!. Forse il pilastro del ponte, d'accordo con la Corte inglese, s'è inaspettatamente parato dinanzi alla sua auto.
Ora sarà il turno di Papa Giovanni Paolo II. La prima ipotesi (la si fece per Giovanni Paolo I) è che l'abbiano ammazzato. Hanno fatto finta di curarlo e hanno approfittato del fatto che stesse veramente male per finirlo. Anche per questo gli hanno praticato una tracheotomia: per impedirgli di denunciare il complotto. Poi, trascorso un tempo decente di malattia, gli hanno dato la spinta finale. Poverino.
Qualcuno invece comincerà a dire che, al contrario, non è morto. In fondo, non è difficile immaginare come sia andata: basta dire che il pover'uomo è defunto, basta mostrare in giro una statua di cera e organizzare grandi funerali. Che prova concreta si ha, di quella morte? Solo parole. Solo quello che ci hanno voluto dire.
E se il Papa non è morto, che è successo? Qui ci sono due possibilità. La prima, e quella cui tutti si aggrapperebbero, sarebbe che lo stesso Papa, sentendosi troppo malato per continuare a svolgere le sue funzioni, abbia deciso di darsi assente. Non volendosi dimettere - non avviene dai tempi di Celestino V, e del resto a costui mal gliene incolse - e non volendo essere un Papa muto e ininfluente, ha preferito darsi per morto. E per questo il conclave durerà molto a lungo, per evitare che ci siano un papa e un antipapa, come è avvenuto in passato.
Ovviamente se, invece d'avere un conclave che dura mesi o anni (è avvenuto), si elegge presto un nuovo Papa, questa ipotesi cessa d'essere valida. E la conclusione sarà diversa. Il Papa è vivo ma è prigioniero. Prima i medici - d'accordo con i congiurati - lo hanno reso incapace di parlare, poi, mentre era muto, lo hanno portato in Vaticano e lì lo tengono segregato. Dicono che sia morto? Ma è per permettere l'elezione del nuovo papa, l'autore del complotto! Chi è? Semplice. Basta aspettare che quel cardinale s'affacci al balcone e gridi: "Habemus Papam!" perché, immediatamente dopo, sappiamo il nome del colpevole. E il povero Wojtyla rimarrà chiuso in una stanza finché non morirà per davvero. Se la ricostruzione sembra fantascientifica, si badi al fatto che esiste una prova incontrovertibile: l'ultima volta che il Papa s'è affacciato alla sua finestra ha fatto uno sforzo terribile per parlare e non ce l'ha fatta. Gli hanno anche tolto il microfono. Come mai? Ovvio: voleva gridare ch'era prigioniero. Voleva chiedere aiuto. Ma i medici l'avevano sistemato meglio di quanto lui stesso sapesse: infatti, se avesse saputo in anticipo che non era in grado di parlare, e se non fosse stato disperato, non ci avrebbe neanche provato!

Smettiamola di scherzare su un simile argomento. A chiunque sia sano di mente dispiace se un povero vecchio sta veramente male, a tutti dispiace se muore. Ma sono quelli che dicono d'amarlo di più, quelli che non smettono di fantasticare sulla sua vita e sulla sua morte, i più capaci di mancargli di rispetto rendendolo protagonista d'imbecilli sceneggiate come quelle che precedono.
Sceneggiate di cui ha invece solo voluto sorridere il vostro miscredente
Gianni Pardo, 10 aprile 2005

DATTI UNA CALMATA, WALTER
Ringalluzzito per la buona  gestione logistica dei funerali di Giovanni Paolo II, il sindaco di Roma Walter Veltroni dichiara : <<Essere anti-romani è essere anti-italiani>>
Dal forun dei radicali, cogliamo queste schegge:
A. Grippo:  <<Bravi, avete affrontato l'emergenza vaticana del vaticano che tanto venerate. Bravissimi, ma prima e dopo (e durante) c'è il caos. Datti una calmata, Walter.>>
A. Depetro:   << La sinistra al potere è devastante. Chi non è con Roma non può considerarsi italiano. E questi signori della sinistra, affamatrice dell'Italia da 50 e più anni eredi di assassini, despoti, dittatori e regimi sovietici e cubani vengono a parlare di libertà. Ma nessuno si rende conto del lavaggio di cervello che questi stanno facendo agli italiani? Mah!>>

Fermati Marco! E spiegaci(ti) meglio
Diciamocela tutta, il nuovo sciopero della sete di Marco Pannella per un’amnistia generalizzata, che comprenda i reati commessi sino al dicembre 2004, come gesto concreto di riconoscenza nei confronti di papa Wojtyla desta non pochi dubbi, ma la sua iniziativa non ha provocato dibattito, quanto una specie di silenzio-assenso pressoché unanime (in attesa degli eventi?).
L’obiettivo. Non è ancora chiaro, a quasi una settimana di distanza dall’inizio del digiuno. a) Ottenere davvero un’amnistia generalizzata; b) sottolineare come l’ossequiosa riverenza della politica italiana nei confronti di Papa Wojtyla sia analoga a quella che si riservava ai Papa-re, e che ha per logica conseguenza l’esaudimento dei desiderata pontifici.
Nel suo discorso al Parlamento italiano del 14 novembre 2002 il papa pronunciò la richiesta di un “gesto di clemenza” per i detenuti, purché non in contraddizione con “la sicurezza dei cittadini”, e si riferì esplicitamente a una “riduzione” della pena, non a un’amnistia. ... Clicca qui per proseguire nella lettura.
Federico Punzi - Redattore di Radio Radicale

SEMPER EADEM
-18 agosto 2002 Papa Giovanni Paolo II, a Cracovia: <<rumorosa propaganda di liberalismo: falsa ideologia di libertà>>.
-8 dicembre 1864 Papa S. Pio IX, nel Sillabo :<< L' errore capitale dell’età nostra: Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà>>.

Siamo ancora agli steccati? I cattolici, anche nel XXI secolo, non dovrebbero essere con il progresso e la moderna civiltà e, soprattutto, non dovrebbero essere liberali?

Ripreso da  "Newsletter per l'azione liberale"

Caro papa, un ebreo ti scrive!
"Mi ha incontrata che avevo le gambe gonfie dal cammino, mi ha offerto una  tazza di the, pane e formaggio. Poi non riuscendo a camminare per arrivare a Krakov e prendere il treno, mi ha caricata sulle spalle e trasportata per  4Km". Mi sono svegliato cosi': alla radio l'intervista a un'ebrea  sopravvissuta ai campi dello sterminio nazisti situati in Polonia; in mente,  il Papa - sia benedetta la sua memoria.
Nato in una piccola citta' del Nord  Italia, ho vissuto i miei amici non-ebrei e con loro condiviso la storia  dell'Italia cattolica degli ultimi 30 anni. In una parte della memoria  costellati dai buchi creati dal tempo, mantengo ancora vivido il ricordo del  giorno della sua investitura, l'importanza del momento avvolgeva la casa.
Oggi a rivedere quelle immagini alla televisione un brivido mi percorre la  schiena, quegli attimi elettrizzanti forse sono rimasti impressi nella mia  mente infantile. Nella mia casa, la casa di un bambino ebreo, l'importanza  del momento era mista a speranza, ma inevitabilmente anche a qualcosa di  vecchio, una preoccupazione: sara' un Papa buono per gli ebrei?
Lo era gia' stato, come uomo, in giovinezza, in Polonia, ma questo di certo o non lo sapevo fino a questa mattina 28 anni dopo, e forse nemmeno mia  madre allora lo sapeva come gran parte degli ebrei italiani. Quasi subito la  sua figura divenne sinonimo di bonta' e lui agli occhi di un bambino  assomigliava a un nonno, buono e bianco. Mentre era impegnato a confrontarsi  con un mondo di grandi cambiamenti - che vedevano la guerra fredda arrivare  al suo apice per poi crollare con lo sgetolarsi del comunismo sovietico, il  terrorismo palestinese fare i suoi primi passi per poi ispirare altri  movimenti fondamentalisti, la crisi d'identita' dei giovani senza (?) troppe  cause per cui lottare, e massacri da un capo all'altro del mondo - io,  ebreo, mi muovevo nella societa' tra l'esonero dall'ora di religione, le  manifestazioni per la pace, Giorgio Gaber e i film su S. Francesco nel  doposcuola di un pomeriggio di sole in una piccola sala della cappella di p.zza Gries a Bolzano; mi muovevo tra un maestro di religione che mi impose  di alzarmi e pregare Gesu' Cristo e un altro che mi prego' di rimanere in  classe e iniziare un dialogo tra persone, tra religioni, tra culture  diverse. Mi muovevo nel mondo delle compagnie di ragazzi che a Bolzano erano  per lo piu' legati ai cortili delle parrocchie, vivevo la loro vita, le  discussioni e il loro impegno sociale, le partite di calcio, gli amori  adolescenziali, i litigi. Un ambiente che sicuramente era pregno della  policy papale verso i giovani, punto forte del suo periodo.
Il secondo  incontro emotivo "ravvicinato" con il Papa risale al suo storico ingresso
nella sinagoga di Trastevere a Roma, ospitato dal Elio Toaff, allora Rabbino Capo. Mi avvicinavo ormai all'eta' della coscienza, afferravo l'importanza  del momento nonostante fossi ancora all'oscurita' della gravita' delle  tragedie che prima di questo Papa caratterizzarono i rapporti Chiesa/Ebrei per piu' di un millennio in un tira e molla sporco di violenza e  imposizioni. Giovanni Paolo II, prese una decisione colma di responsabilita'  e simbolismo, ebbe il grande coraggio di guardare l'allora rabbino capo  d'Italia negli occhi e negli occhi di tutti noi ebrei incollati alla televisione, con le lacrime agli occhi per l'emozione. Una carica emotiva  che veniva dalle profondita' dello stomaco e della storia.  Un passo mai  fatto prima. Possa la sua memoria rimanere viva nel tempo. Quando raggiunsi  la maturita' decisi che era ora di completare la mia formazione spirituale, venni in Israele, terra di Abramo, Isacco e Giacobbe, terra di Maria e Gesu'  Cristo, terra intrisa di emozioni di simboli a per questo terra di  contrasti, che nella debolezza dell'uomo mutano in odio. Nella terra dei  nostri padri, del cristianesimo e dell'ebraismo ebbe luogo il mio terzo  incontro. Ho seguito da spettatore incuriosito ma felice e stanamente fiero, il Papa  in Israele. Un viaggio mirato  a riequilibrare i rapporti tra  cristiani e musulmani, corrosi nell'ultimo decennio del secolo scorso.
Lo  accompagnavo con gli occhi al museo della Shoah, mentre commosso pregava al  muro del pianto, pregava il D-O che ci accomuna. Portava con la sua persona  un severo messaggio di pace, quella pace che nei suoi ultimi giorni spero  abbia iniziato a scorgere, quella pace che e' voglia e rispetto della vita e  non negazione dell'altro (come spesso interpretata da movimenti di urlatori  in Europa).

Insomma, ti ringrazio Papa Giovanni Paolo II, ti ringrazio per aver cercato  nella tua vita di colmare divari, di ripristinare una sorta di giustizia in questa terra o in parte di essa, ti ringrazio per aver cercato di cambiare  come potevi quel frammento di storia di cui siamo stati partecipi. Venerdi'  sera in tempio ho pregato per la tua salute, le preghiere erano rivolte a te  nel mio cuore,  ieri sera ho pregato per la tua anima. Con te muore molto,  chiudi una parte della mia vita, e apri nuove paure, insicurezze che prego  verranno soffiate via dal vento nuovo che investe il Medio Oriente. Mi  mancherai, personalmente mi mancheranno il tuo viso e le tue parole, la tua originalita' e quella formalita' contro la quale andavi spesso. Come giovane  italiano ti ringrazio per le parole che hai dedicato a, noi, al futuro; come  giovane ebreo ti ringrazio per essere stato coraggioso e umile.
Sia benedetta la tua memoria.
Aaron Fait - 8 aprile 2005

IL PUNTO DI VISTA DEL NONNO
Il vantaggio dell'esser vecchi è che a volte ciò che gli altri vivono per la prima volta, i vecchi lo vivono per la seconda o per la terza volta.
Per il risultato delle elezioni regionali, c'è chi si strappa le vesti, chi esulta, chi si chiede quali conseguenze avrà questa tornata elettorale, chi si azzarda in profezie e chi ha in tasca la soluzione. L'anziano invece pensa, col grande giornalista Alistair Cooke, che "in politica sei mesi sono un'eternità". Questo vuol dire che dalle elezioni politiche - le uniche che importano - ci separano più di due eternità. È ozioso stare a dire, oggi, come andranno.
Ugualmente azzardato è spiegare perché la gente ha votato come ha votato. Se le ragioni fossero state chiare, la sinistra avrebbe previsto il successo: e invece non l'ha previsto. Prodi stesso aveva detto che avrebbe considerato un successo la conquista di altre due regioni. E se queste ragioni non erano chiare prima non lo sono certo adesso.
Si deve prendere atto del voto astenendosi dal facile senno di poi - l'inevitabile "io ve l'avevo detto" - visto che nessuno poteva dirlo. E se qualcuno per caso l'ha detto si può solo dire che "gli è andata bene". 
Poi ci si deve astenere dal pretendere di sapere il perché di questo voto. Nessuno prima è andato a chiedere personalmente che cosa pensava a ciascuno dei milioni di elettori e nessuno può farlo dopo. Si può solo azzardare qualcosa. Che cosa rimane?
Rimane il voto come è andato. Se questa tendenza si manterrà (quale che ne sia la causa), nel 2006 il centro-sinistra tornerà al potere e il centro-destra all'opposizione. Se non si manterrà, soprattutto se la maggioranza avrà una reazione positiva, non sappiamo come andrà a finire. Certo, si potrebbero sciogliere le Camere anche prima: ma chi conosce il futuro?
Una parola va poi detta a coloro che si strappano le vesti. Che diamine è successo, di così grave? Il centro-sinistra vince? Vince con un leader insopportabile come Prodi, con una coalizione priva d'un programma, con personaggi moraleggianti e urticanti? E perché ve la prendete? Significa che agli italiani piacciono Prodi, una coalizione senza programma, personaggi moraleggianti e urticanti. Questa è una democrazia. Se la coalizione che scelgono gli italiani si rivelerà dannosa per il paese, chi pagherà saranno gli stessi italiani. Non è necessario aspettare la Giustizia divina. E se non ci sarà nulla da pagare, vuol dire che qualcuno si strappava i capelli a torto.
Ai molti che non si capacitano di quanto avvenuto, si può ricordare che pare Mussolini dicesse: "Governare gli italiani non è né facile né difficile: è inutile". Non sappiamo se avesse ragione. Certamente ragione ha invece il vecchio proverbio per cui "ogni popolo ha il governo che merita".
Gianni Pardo, 8 aprile 2005

Democrazia: Ibrahim Jaafari è il nuovo premier iracheno. 
Il neoeletto presidente iracheno Jalal Talabani ha incaricato il leader sciita Ibrahim Jaafari di formare il nuovo governo. A due mesi dalle elezioni legislative del 30 gennaio, il paese fino a ieri non aveva ancora un esecutivo.
Jaafari confida di riuscire a portare a termine l'incarico entro due settimane.  Su Arab News leggi i commenti.

MOLLICHINE  
Il Conclave inizierà lunedì 18 aprile. Berlusconi non parte favorito. Ma non si sa mai.

Prodi: "Ora le primarie non servono". E prima erano addirittura pericolose.

Formigoni: "Il significato politico nazionale è che questo è un voto contro la Casa delle Libertà". Accidenti,  che intuito!

Fini per gli statali: "Oltre i 95 euro,  ma solo per coloro che se lo meritano". Secondo Amleto,  se ciascuno fosse trattato secondo il suo merito,  nessuno sfuggirebbe alla frusta.

La Mercedes richiama 1,  3 milioni di veicoli prodotti tra il 2001 e il 2004,  per difetti. 1,  3 milioni di richiamati: poi ci sono i volontari.

Prodi: "Risolto il problema della leadership". Votando per Nichi Vendola?

Su suggerimento d'un corrispondente: Berlusconi,  a Ballarò,  ha ammesso la sconfitta. Come Tardelli all'indomani dello storico 0-6 di Inter-Milan.

A Venezia ballottaggio Casson-Cacciari,  cioè la Giustizia Suprema contro la Suprema Cultura: come potremo permetterci un perdente?

L'elezione del Papa,  oltre che con la fumata bianca,  sarà annunciata con le campane. La nostra vista non è più quella d'un tempo.

Prodi "non chiederà elezioni anticipate". Aggiornamento: "NON chiedete e NON vi sarà dato. Ma almeno NON farete brutta figura".

Alemanno chiede "gli stati generali" della maggioranza. Stati Generali? Non è bastata una volta,  nel 1789?

La Russa vuole da Berlusconi: "proposte concrete". Non fiori ma opere di bene?

A Del Bosco,  per il lancio del treppiede a Berlusconi,  quattro mesi. Tre per il treppiede: e il quarto?

Blair ha sciolto la Camera: l'Inghilterra è sotto una dittatura!

Tabacci (Udc) ha chiesto un cambio radicale - anche di leadership - nella coalizione. Ve lo immaginate,  Tabacci,  leader della coalizione?

Berlusconi conferma la fiducia ai vertici di Forza Italia. Non è vero che nessuno ha più fiducia in loro.

"La benzina sfonda quota 1,25 euro al litro": Ma soprattutto sfonda le nostre tasche.

Il prete nell'omelia: "Dio ci manda persone come lei [Terri Schiavo] per ricordarci il significato della vita". Accidenti,  speriamo che quel prete si sbagli.

Gianni Pardo - 07-04-2005

DOPPIO STATO  
<<In Italia c'è uno Stato manifesto, costituito dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c'è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole  e nelle università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà  a questo Stato occulto di unirsi allo stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato>>
Silvio Berlusconi, intervista a Panorama.

PRODI E IL TIMORE PERSISTENTE
E' certamente peculiare che tra i primi e ripetuti commenti che Prodi ha rilasciato sia a caldo, quando il risultato delle elezioni era ormai certo, sia a freddo, nei giorni successivi, quando quel risultato era stato valutato e meditato, compaia il riferimento alle primarie. Già, Prodi dichiara che gli italiani ci hanno invitato a prepararci a governare, ed era il commento più condivisibile,  e subito dopo che ormai delle primarie non c'è più bisogno. Possibile che di fronte ad un risultato tanto schiacciante il pensiero di Prodi si concentri su un aspetto secondario ed interno alla coalizione, il metodo per scegliere i propri rappresentanti, invece che sugli eventuali scenari politici o sul programma ( se davvero c'è ) dell'Ulivo ?
Il filo del ragionamento del Professore è davvero rivelatore, per quanto concerne e l'argomento e le parole utilizzate per descriverlo.
Durante la preparazione per le elezioni regionali, onde dimostrare l'alto tasso di democraticità dell'Ulivo, la grande vicinanza verso gli elettori, la gente, gli esponenti del centro-sinistra avevano scelto di utlilizzare uno strumento tipico americano per scegliere i rappresentanti dei partiti, vale a dire le primarie. Con questo sistema, non è la Direzione Centrale di un partito che sceglie il candidato, ma gli elettori che si siano registrati come Democratici o Repubblicani che votando scelgono i rappresentanti dei due partiti che parteciperanno alle elezioni ed è bene precisare che questa procedura è seguita dall'elezione del sindaco, fino a quella del Presidente degli Stati Uniti. L'entusiasmo di Prodi per questa innovazione è sempre stato temperato dell'estremo timore che gli elettori avrebbero finito per scegliere dei candidati diversi da quelli da lui decisi e infine che in sostanza lui stesso avrebbe potuto essere clamorosamente bocciato - per le amministrative solo indirettamente, attraverso la sconfitta dei candidati di fede ulivista, eventualmente direttamente poi con le politiche del prossimo anno -. Infatti il Professore, clamorosamente, ha dall'inizio sostenuto che indipendentemente dal risultato delle primarie, lui comunque sarebbe rimasto l'uomo guida del centrosinistra. Ma allora perchè far votare gli elettori di quella parte politica nelle primarie ? I timori di Prodi venivano tutti confermati con l'elezione, nell'unica " primaria " tenutasi in Puglia, con la vittoria dell'esponente comunista Nicky Vendola, che si è imposto sul candidato ulivista. Di fronte alle ovvie pretese dei rifondatori comunisti, alla luce della vittoria ottenuta, la coalizione ha deciso di interrompere l'utilizzo di quel sistema " americano ". La paura però non è ancora rientrata per Prodi, il quale, come sopra detto, di fronte alla netta vittoria del centro sinistra alle amministrative, ha subito affermato che " non c'è più bisogno delle primarie ", con riferimento alle prossime elezioni, quelle politiche. Come ho detto , curioso è il termine, che significa non esserci più bisogno ? Il bisogno di per sè non c'è, per il semplice fatto che in italia gli esponenti dei partiti non sono scelti dagli elettori e non c'è una legge che ciò imponga, quindi è normale che non ci sia bisogno, solo che l'Ulivo doveva dimostrare che al suo interno erano gli elettori a contare, si doveva per questo distinguere, ma ora pare che di questa distinzione si possa fare a meno. Infatti il Professore ragiona apertamente più o meno in questo modo : per ragioni di immagine, avevamo pensato alle primarie, ora alla luce dell'ottimo risultato elettorale, che ci dà buone garanzìe di vittoria alle politiche, proprio non è il caso che ci impelaghiamo in sistemi che non ci appartengono, con il rischio che le scelte degli elettori del centrosinistra finiscano per scombinare quelle che sono le nostre impostazioni di forza all'interno della coalizione.
Tutta la vicenda dimostra quanto Prodi e l'uomo politico carismatico e guida di una forza politica siano una contraddizione in termini. Talmente sono povere e non all'altezza le uscite dell'uomo dell'Ulivo, volere le primarie, ma solo a patto che avallino il suo ruolo guida, eliminarle quando quelle non si rivelino controllabili, utilizzare un tono politico peggiore di quello che si rimprovera a Berlusconi, che una domanda sorge obbligata : ma perchè il centro sinistra si è incaponito - già dal 1996 - ad utilizzare quest'uomo come esponente della coalizione ? Se valuta il suo contributo utile non capisce  che il tipo di contributo può essere solo quello di consigliere, cioè di figura che consiglia, elabora, ma che se ne sta rigorosamente - quasi - sempre dietro le quinte, rilasciando un numero di dichiarazioni pubbliche più basso possibile ?
E tutto questo pare che lo stesso Prodi lo sappia bene, da qua quel timore persistente delle primarie, quel bisogno di scongiurarne il pericolo, il pericolo che gli elettori ulivisti lo possano rispedire alla cura della sua Nomisma.
Lucio Sergio Catilina - 07-04-2005

Naomi Klein non crede alla democrazia araba, e attacca, tanto per cambiare, Israele
Da Informazionecorretta: L'ESPRESSO datato 7 aprile 2005 pubblica a pagina 42 un articolo di Naomi Klein, "Medio Oriente made in Usa" nel quale si legge che, nonostante i paragoni dei "propagandisti" dell'amministrazione Bush tra gli sconvolgimenti politici del Medio Oriente e la caduta del muro di Berlino <<nella "Primavera Araba" l'unico muro che si vede -quello dell'Aparthaid in Israele- resta ben in piedi >>.
In realtà, la barriera difensiva non è "un muro dell'apartheid" e nemmeno serve, come il muro di Berlino, a tenere prigionieri gli abitanti di un intero paese. Serve a difendere vite umane dagli attacchi dei terroristi.
Va poi detto che quello israeliano non è l'unico "muro" del mondo, e nemmeno del Medio Oriente.
Ma sul muro tra Yemen e Arabia Saudita, per esempio, Naomi Klein non ha nulla da dire.
Poco dopo la saggista no-global ci fornisce la sua opinione sulla situazione politica libanese, scrivendo:
<<Indubbiamente, la maggior parte dei libanesi vorrebbe che la Siria si ritirasse dal loro territorio. Ma come hanno fatto capire chiaramente le centinaia di migliaia di manifestanti alla manifestazione pro-hezbollah dell'8 marzo, essi non sono disposti a subordinare il loro desiderio di indipendenza agli interessi di Washington e Tel Aviv.>>
A parte l'assimilazione arbitraria delle posizioni dell'opposizione libanese a quelle dei sostenitori di Hezbollah, schierati su un fronte opposto, è da rilevare che per la Klein, implicitamente, l'indipendenza libanese coincide con il permanere sul suo territorio di organizzazioni terroristiche come Hezbollah e Brigate al Aqsa, armate di tutto punto.
Che la sovranità di uno stato sia garantita dai gruppi terroristi che agiscono indisturbati nel e dal suo territorio è una tesi per noi incomprensibile, come pure quella per la quale la richiesta di Israele che siano disarmate organizzazioni che colpiscono la sua popolazione civile e mirano alla sua distruzione sarebbe una sopraffazione.
In proposito occorre comunque ricordare che tale disarmo non è, per una volta, richiesto solo da Stati Uniti e Israele, ma da una risoluzione Onu promossa dagli Usa e dalla Francia.

Se non altro
Servono anche le batoste, altroché.
Quella delle regionali un piccolo risultato positivo sul Berlusca l’ha già prodotto, almeno sul piano estetico-mediatico: l’ha finalmente smosso dalla sua vecchia repulsione per i confronti televisivi “all’americana” (ai quali ha sempre incomprensibilmente preferito gli indigesti monologhi autocelebrativi,  senza contraddittorio e possibilmente con l’assistenza di un intervistatore-reggipalle devotamente dedito alla fellatio politica).
Definitivamente confermata, tra l’altro la inettitudine comunicativa di Rutelli (il quale da anni anelava invano il confronto diretto col Cav., tanto che, giunto inatteso il suo momento, eccitato come il sarto di manzoniana memoria, si è fatto prendere dall’ansia da prestazione scivolando come un dilettante in deludenti eiaculazioni precoci, esibendo oltre ogni ragionevole limite ghigni e risolini di gran lunga più finti e acidi di quelli del berlusca tanto cari alla fisiognomica satirico-lombrosiana desinistra), e la inutilità umana  e politica di Alemanno (che, ancora più decomposto del solito, giocava come terzo uomo della sinistra, quantomeno con funzione di zavorra, probabilmente con dolo). Confermata altresì, senza sorprese, la pochezza di quel Flores, o Floris, o comecazzosichiama, che, abituato a far giocare i suoi amici contro uno Schifani qualunque, ieri sera non sapeva proprio che ci stava a fare in una trasmissione televisiva vera.
Buona anche l’idea dei due primi piani appaiati come a “Le Iene”. Peccato solo che contemporaneamente su Italia 1 andasse in onda l’originale: così nello zapping risultava difficile discernere il programma di politica dal semplice varietà (Ballarò, appunto).
(ale.tap, 6.04.05)

*Ranieri di Monaco è morto
Il principe Ranieri di Monaco, 81 anni, è morto stamattina al centro cardiotoracico del principato. Era ricoverato in rianimazione da due settimane per complicazioni polmonari.
*Morto il Nobel Saul Bellow
Lo scrittore statunitense Saul Bellow, 89 anni, è morto nella sua casa di Brookline, nel Massachusetts. Bellow ha vinto il Nobel per la letteratura nel 1976, un premio Pulitzer nel 1975 e tre National book award. È autore di molti romanzi, tra cui «Herzog», «Il dono di Humboldt» e «L'uomo in bilico».

ELEZIONI REGIONALI
Sembrerà strano ma, collezionando sconfitte, sono arrivato al punto nel quale passo  da un bisogno frenetico di informazione al bisogno di non volerne più. 
E così, se vedo in TV la faccia di un qualsiasi politico in commento,  il mio personale indice di sgadimento cambia canale. Meglio Music Farm!
(cp, 05-04-2005)

Massima del giorno
Per evitare che mi si applichi la massima di La Rochefoucauld, secondo cui "i vecchi stigmatizzano quei peccati che non sono più in grado di commettere", mi alleno a "dir bene di quei peccati che da giovane, pur potendoli commettere, non ho commesso".
G.P.

L'EREMITA
Un eremita viveva in una grotta, su una montagna, e sopravviveva grazie alla carità di alcuni valligiani che, sapendolo solo e privo di risorse, ogni tanto passavano a lasciargli qualcosa da mangiare o un vecchio maglione bucato. L'eremita ringraziava tutti con la sua aria trasognata e se il donatore si tratteneva gli offriva una pietra su cui sedersi. Era certo un misantropo, e per questo viveva lassù, ma la distanza dal paese era tale che il prossimo non l'importunava troppo di frequente e questo rendeva gradevoli i rapporti.
Il maestro elementare, un uomo anziano che insegnava a tutti i bambini insieme, dato che erano solo dodici, era l'autorità culturale del paese. Quando gli capitava di parlare con l'eremita non si privava del piacere di discutere qualche questione teologica o anche la sua scelta di vita.
- Come mai non ha nemmeno un cane? gli chiese un giorno.
- Un cane è l'ultima bestia che vorrei accanto a me, disse il vecchio.
- E perché mai? Tutti dicono che i cani sono affettuosi, gentili e onesti come forse nessun uomo riesce ad essere. Le terrebbe compagnia e le farebbe da sentinella.
- Non è per questo, spiegò l'eremita. Innanzi tutto non ho bisogno di sentinelle: non c'è nulla da rubare, qui. Poi, persino se m'uccidono affrettano di poco la mia morte. Il fatto è che un cane mi amerebbe comunque, anche se fossi un diavolo. Mi amerebbe e basta. E questo è un errore. Nessuno merita d'essere amato solo per avere fatto la fatica di nascere. Poi mi rispetterebbe come un capo: e chi dice che, agli occhi del Signore, io abbia titolo per comandare ad un altro essere vivente? Insomma il cane piace tanto alla gente perché, invece di coltivare l'umiltà dell'individuo, o più esattamente il suo senso della realtà e l'esatta misura di sé, fa sentire chiunque un sovrano dinanzi al quale il suddito s'inclina. Esiziale. Come se non bastasse, il cane è anche rumoroso. Se l'immagina il frastuono del suo abbaiare, in questa pace?
La discussione si ripeté pressoché senza variazioni ogni volta che il maestro andò a trovare l'eremita e ogni volta costui, pazientemente, ripeté gli stessi concetti, pensando che all'altro, forse, piaceva sentirseli ripetere.
Un giorno tuttavia l'insegnante cambiò registro.
- Sa che lei forse m'ha convinto? Il cane, visto come tratta l'uomo, non è poi la bestia intelligente che tutti dicono. È condizionato ad amare il suo padrone. Ha una natura di perfetto schiavo. E io ho trovato ciò che fa per lei: un gatto.
- Un gatto? Si stupì l'eremita. A quell'animale non aveva mai pensato.
- Certo. Non solo non abbaia - rise il maestro - ma forse l'amerà e forse no, forse le obbedirà e forse no. E comunque certo non l'amerà se non se lo merita. Che obiezioni può avere, contro un gatto?
L'eremita sul momento non seppe rispondere e fu così che, qualche settimana dopo, il maestro gli portò un micio di qualche mese, con cui l'eremita fece amicizia. Mangiavano le stesse cose, quando c'era da mangiare; a volte persino nella stessa ciotola; si tenevano caldi a vicenda sul pagliericcio. L'eremita infine lodava molto il suo compagno quando, per contribuire alle spese della comunità, si presentava con qualche uccellino o qualche topo che era riuscito a cacciare.
Un giorno - era passata da poco la Pasqua - all'eremita portarono una notevole quantità di dolci. Erano gli avanzi d'un festino e rischiavano d'andare a male, se non fossero stati consumati subito. L'eremita, che cose del genere non ne mangiava da anni, si chiese se commettesse peccato, approfittando di quella manna. Poi si disse che, contrariamente a tutta una tradizione di mortificazione della carne, dal Vangelo risulta che Gesù era una persona sana e solare. Mangiava e beveva con gli amici - a volte persino con donne - fino a farsi criticare dai benpensanti. Se avesse potuto invitarlo nella sua grotta, probabilmente anche il Cristo avrebbe apprezzato quelle buone cose. Purtroppo lui non poteva invitarlo: ma il gatto sì. Per questo, dopo averlo chiamato a gran voce e averlo visto arrivare, dopo qualche minuto, tutto allegro e con la coda dritta in alto (segno inequivocabile di gioia e amicizia), gli disse:
- Toh, annusa, che te ne pare di questo bignè?
Micio - si chiamava semplicemente Micio - annusò il bignè e lo guardò perplesso. Pareva chiedesse: si mangia?
- Ma certo che si mangia, scemo! Non avrai più un'occasione simile!
Micio rimase sulla negativa e l'eremita gli propose un pasticcino al cioccolato. Poi delle paste di mandorla. Una fettina di torta. Almeno un esemplare di tutto quello che gli avevano portato, finché dovette convincersi: Micio non voleva assaggiare nulla di tutto ciò che era arrivato. - Sei scemo, decretò l'eremita. Sei proprio scemo.
Quando il maestro venne a trovarlo, dopo averlo ringraziato del regalo del gattino, divenuto parte importante della sua vita, gli raccontò l'episodio e domandò:
- Fino a quel momento Micio m'era sempre sembrato intelligente e ragionevole. Persino raffinato, se penso alla sua discrezione, alla sua cortesia, alla sua eleganza. Ma in questa occasione s'è proprio comportato da cretino, non trova?
Il maestro lo guardò negli occhi e sorrise:
- Caro il mio sant'uomo, così profondo in tante riflessioni e così ingenuo in questo caso! Lei trova ottimi i dolci, anche se ne mangia rarissimamente, e Micio li ha rifiutati sdegnosamente. Lui, scemo? Nient'affatto. È semplicemente che ha dei gusti differenti dai suoi.
E l'eremita, improvvisamente, si sentì più scemo del gatto.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, 5 aprile 2005

UN UOMO INSOSTITUIBILE
L'uomo semplice è monarchico. Come ogni minorenne, ha bisogno d'un padre. Cioè d'un potere che possa identificare anche fisicamente. Perfino Dio nella sua astrattezza è rappresentato nelle chiese cattoliche come un vecchio dalla lunga barba bianca.
La folla ambisce avere un capo visibile che ama immaginare - come ogni buon padre - preoccupato del bene dei suoi figli. Lo schema è molto lontano dalla realtà come impietosamente l'ha descritta Machiavelli, ma conviene anche al capo il quale dunque si presenterà alla folla, per l'appunto, come un padre preoccupato del bene dei suoi figli.
Questa situazione dai risvolti vagamente teatrali è più o meno accentuata secondo la durata e l'ampiezza del potere. Un Presidente del Consiglio di fresca nomina, che rimarrà al potere un anno o due, è visto dalla gente con diffidenza e a volte con disprezzo. È un signore di cui non si sa nulla. Nemmeno se sia degno della carica ricevuta. Viceversa, quando il capo ha molto potere molto a lungo, la folla lo adora e lo ricopre di tutte le qualità positive che riesce ad immaginare. Anche se spesso è tutt‚altro che benefico, che importa! La gente lo conosce, lo vede da molto tempo, giornali e televisione non dicono che bene di lui (si chiama culto della personalità) e infine non riesce ad immaginare una realtà diversa. Per quanti crimini possa aver commesso, il dittatore morto è pianto in piazza: come avvenne per Stalin.
Fra questi estremi esistono tutte le sfumature. Quello stesso Presidente del Consiglio che era stato accolto con indifferenza diviene col tempo "il nostro Presidente del Consiglio". Quasi che fosse nato per essere tale. Lo stesso cardinale che, nominato Papa, è stato visto come insignificante e indegno del predecessore, se solo riesce a rimanere vivo abbastanza a lungo diviene a sua volta un'icona.
L'organizzazione sociale, conscia della convergenza fra la tendenza della folla e l'interesse del potere, collabora attivamente alla sacralizzazione della persona importante. Se un politico è nominato Presidente della Repubblica, dal giorno seguente vedrà riferire con rispetto, da tutti i giornali e le televisioni, qualunque cosa dirà. Sembra che non possa formulare che affermazioni indubbiamente giuste e da meditare; sembra che non possa proclamare che verità immortali. E tuttavia quello stesso uomo, spirato il termine della carica, non è più ascoltato, è intervistato raramente e soprattutto dice solo cose normali. Cose che si possono accettare o rifiutare ma non sono più aprioristicamente giuste.
Le lodi per la saggezza delle parole del PdR o di chiunque abbia un grande potere - soprattutto se di tipo ecumenico - sono prevalentemente infondate. Infatti è impossibile che la stessa persona prima non sia nessuno e dica cose insignificanti, poi per il tempo della carica divenga un costante faro di luce e infine torni ad essere nessuno, solo perché non sta più sulla stessa sedia.
Ovviamente, se scioglie le Camere, le parole del PdR sono tutt'altro che insignificanti. Ma qui si parla della stragrande maggioranza delle affermazioni, che sono viceversa prive di contenuto. Semplici e vuote tautologie. È inutile dire: "La Pace è il Bene supremo dell'umanità, io mi batto e, sono convinto, tutti voi vi battete per la Pace nel Mondo!" Sentendo una frase del genere la persona di buon senso smette d'ascoltare. Siamo tutti for mum and the applepie, come dicono gli americani, per la mamma e per la torta di mele. A che pro ripeterlo?
Questa tendenza alla vuota retorica collettiva si ha anche in caso di morte. Se il PdR ha un infarto fulminante, è assolutamente falso che lo Stato abbia subito una perdita irreparabile. Non è vero che tutti siano talmente addolorati da non potersi godere una partita di calcio. Non è vero che tutti non pensino ad altro. Morto un Papa se ne fa un altro, dice il proverbio. Anche il nuovo PdR, dal momento che è PdR, si può star certi che sarà indicato come un uomo eccezionale.
Magari insostituibile.

Gianni Pardo, domenica 3 aprile 2005

Shalom al Papa
E' stato il primo Papa a pronunciare la parola Israele quando i suoi predecessori parlavano solo di Terra Santa.
E' stato il primo Papa ad entrare in una Sinagoga, quella di Roma, che del Papato non aveva buoni ricordi.
E' stato il primo Papa ad andare a Gerusalemme per chiedere proprio dalla  Capitale di Israele perdono agli ebrei.
Oggi tutti i media israeliani parlano di Giovanni Paolo II con titoli cubitali "Il Papa degli ebrei" e il Jerusalem Post ha scritto "The Tikun Olam Pope" dall'espressione ebraica "riparare il mondo".
Giovanni Paolo e' stato il Papa che ha tentato di riparare il mondo, che ha iniziato un legame importante tra ebrei e cattolici dopo 20 secoli di odi e persecuzioni e per questo tutto il mondo ebraico e' in lutto.
Era venuto da un paese lontano e freddo eppure  ha saputo diffondere calore intorno a se' a piene mani .
Era venuto da un paese antisemita eppure  ha saputo amare gli ebrei.
Grande Papa che non si e' mai risparmiato, che ha avuto la capacita' di farsi amare e stimare dai non cattolici proprio per  il suo essere Uomo Giusto, amico e fratello.
Il suo viso aperto con quegli occhi azzurri un po' ironici e allegri sapeva conquistare le folle, pregava con chi voleva pregare, cantava con chi voleva cantare, baciava chi voleva essere baciato e si faceva accarezzare da chi aveva bisogno di toccarlo. Era caldo, era appassionato ed era coraggioso, era fatto di carne, aveva un corpo da toccare, non era semplicemente una tunica bianca, fredda e lontana da guardare con rispetto e timore. 
"Papa ti vogliamo bene" gli gridavano i giovani e lui rideva e cantava con loro perche' anche lui li amava e glielo faceva sentire questo amore, senza stupidi pudori e forse proprio questa e' stata la sua grandezza, non aver paura di amare.
Lui, polacco, ha saputo finalmente seguire le orme e gli insegnamenti del suo Maestro ebreo: amare senza riserve.
Gesu' e Woitila, li vedo bene insieme. L'ebreo e il polacco, insieme dovunque essi siano.
E' morto, ne  sentiremo la mancanza e forse il suo assassino, quel Ali' Agca presto libero e perdonato ripetutamente, incomincera' a vergognarsi, forse quel perdono non gli bastera' per continuare a vivere da uomo libero.
E' morto il Papa di tutti, il Papa degli ebrei, quello che ha tentato con grande sofferenza di riparare il mondo e io sono sicura che se  fosse stato Papa 60 anni fa avrebbe avuto il fegato di opporsi a Hitler.
Ne sono certa, Lui e non avrebbe permesso ai suoi fratelli maggiori di entrare nelle camere a gas.
Grazie Papa, grazie per averci amati, grazie  per essere venuto a Gerusalemme,  grazie per essere entrato in quella sinagoga, grazie per averci dato ancora speranza nell'uomo.
Grazie per averci fatto piangere perche' tutti abbiamo pianto ieri e per averci fatto sorridere.
Grazie per esserci stato.
Shalom Giovanni Paolo, riposa in pace, continua a cantare e a sorridere finalmente libero da quel corpo che tanto ti ha fatto soffrire.
Deborah Fait - informazionecorretta

Due o tre cose a margine
Giorni diversi, questi. Per trama bastarda, l'espressione "star da papa" non funziona e nemmeno Pasqua - l'unica festa che, cadendo la domenica successiva al plenilunio segue l'equinozio di primanera, può variare dal 22 marzo al 25 aprile - sembra Pasqua.  Novembre, piuttosto.
Anche oggi 1° aprile, giorno dedicato agli scherzi fin da quando Noè mandò per la prima volta fuori dall'arca la colomba che girò a vuoto  sulla distesa delle acque senza trovare nemmeno un pezzetto di terra emersa, non sembra il solito 1° aprile.  Anzi, qui si preparano giorni tristi.
Terri Schiavo è,  c'è chi dice "con 15 anni di ritardo",  morta e,  mentre nel piccolo principato di Monaco Ranieri ha già passato i poteri al figlio, nella piccola Città del Vaticano il Papa sta male. Qualcuno parla d'agonia. Così, quasi per un senso di pudore, anche la campagna elettorale per le regionali, oggi arrivata all'ultimo giorno, s'è interrotta... tant'è che all'Ansa, forse per la prima volta in questo millenio, non c'è  un comunicato del Pecoraro Scanio.
Omnia munda mundis, ma  basterebbe una  goccia a  fare traboccare il vaso...
(cp. 01-04-2005)