ARCHIVIO DICEMBRE 2003
APPAIO DUNQUE SONO
È una banalità corrente: nel nostro tempo
- che è il tempo della fotografia e della televisione - apparire
corrisponde ad essere. Anzi se, pur non esistendo, si appare, come nel
caso di Paperino, si provoca una maggiore sensazione di realtà
di chi è ma non appare. Quale giovane ha mai sognato di essere Cuccia?
Viceversa, quante donne hanno cambiato pettinatura per adottare quella
della famosa Lady Diana?
L’apparire è stato spesso visto come un raggiungimento
degno di ogni sforzo. C’è chi pur di apparire diviene magari
un famoso chirurgo, Barnard, e poi si gode sfacciatamente la notorietà,
e c’è chi, non avendo nessuna speciale abilità, diviene
un omicida in serie. Ma qualcuno questo risultato lo raggiunge partendo
dal nulla e senza neanche commettere crimini famosi: l’esempio più
classico è quello dell’attore di cinema. Un tizio che ha fatto molti
mestieri, fallendo in tutti, ha una bella faccia; poi, per una serie di
combinazioni, si trova davanti alla macchina da presa e piace. È
il caso di Harrison Ford, che prima è stato falegname nella realtà
e poi, sullo schermo, medico o archeologo. Da quel momento è uno
dei volti noti, esiste, è qualcuno. E questa parabola esiziale
fa sognare milioni di giovani inconcludenti.
In realtà, è poi una simile fortuna essere
un volto noto? La cronaca ci mostra persone che hanno speso metà
della propria vita a cercare di farsi inseguire dai fotografi e l’altra
metà a cercare di sfuggirgli. Magari a rotta di collo, come Diana
Spencer.
Essere un volto noto fa sì che milioni di comari
(donne e uomini) s’interessino a quello che uno fa. Il risultato
è che si perde la libertà. Se dobbiamo vivere costantemente
su un palcoscenico, quando potremo finalmente metterci le dita nel naso?
È vero, tutti abbiamo bisogno di stimarci e a
nessuno sembrerebbe debba riuscire più facile che a colui
che è continuamente seguito dall’interesse del prossimo. Purtroppo
è un’illusione. La persona intelligente si rende conto che questo
genere d’interesse è come quello che si ha per un personaggio
di romanzo, una maschera, un giocattolo. Harrison Ford, se non è
uno stupido, deve sempre chiedersi se la gente s’interessa a lui
o ad Indiana Jones. Persino quando il pubblico sembra occuparsi della
felicità dei suoi idoli è in agguato la Schadenfreude,
il piacere maligno di vedere che le cose vanno male anche ai semidei.
“È bellissima ma è stata piantata dal suo uomo, che le preferisce
un’altra”. In fondo il grande pubblico è sempre quello del Colosseo.
Giannipardo@libero.it
ABC
(A) Non vorrei sembrare più
rozzo di un neocon, ma nel punto in cui due civiltà
irreparabilmente collidono la peggio toccherà sempre
a quella che delle due ritenga che vi sia qualcosa di più
importante del mero vincere sull'altra. Io credo che, se necessario,
è giusto che una parte dei valori si perdano per strada,
purchè il grosso arrivi alla meta. Ci sarà sempre occasione
di recuperare il perso, dopo aver vinto. Il mascalzone è
antipatico, ma ha sempre a better chance, quando il gentleman deperisce
a dandy. Lo scontro abbrutisce sempre, da qualsiasi primato antropologico
o culturale si parta. Non ci è concesso il malincuore, se è
necessario.
(B) Mi si permetta il seguente
paradosso. Nel caso di due contrapposte civiltà
giuridiche, di qua la fatwa inappellabile che ancora rincorre
Salman Rushdie, di là una condanna di Saddam Hussein annullata
in ultimo grado per vizio formale, avremmo più possibilità
di vedere Saddam Hussein affacciarsi da un balcone di Tigrit,
o Salman Rushdie, almeno in foto, affacciarsi dalle copertine
dei suoi libri in vetrina, a Khartoum o ad Algeri o a Manila?
(C) A proposito di Federica
Eminente, avvocato ed esponente della comunità israelitica
di La Spezia, che non ha voluto recusare la difesa d'ufficio
dell'ex ufficiale delle Ss Heinrich Ludwig Sonntag, Moni Ovadia
ha commentato: "E' un raggio di luce in un'epoca di tenebre".
Siamo sicuri? Quando si collide, non vale la bruta regola che recita
"a brigante, brigante e mezzo"?
A, B e C possono essere letti
anche di seguito, in qualsiasi ordine (ABC, ACB, BAC,
BCA, CAB, CBA).
(L.C., 30.XII.2003)
Taccuino
Via, come giudicheremmo chi
si permettesse di sfottere Alex Zanardi per le sue gambe
artificiali o Luca Coscioni per il suo sintetizzatore vocale?
Cosa penseremmo di chi sfotte un Padre della Patria per la sua
protesi dell'anca o il suo catetere o il suo peicemaker? Liquideremmo
quelle beffe come schifose carognate e il beffatore come schifosa
carogna. Anche un minimo di civiltà ci fa sentire che il
sarcasmo sulle protesi altrui non è meno idiota e sadico
del sarcasmo sugli altrui difetti fisici. Eppure, c'è
un'eccezione: si può sfottere chi porta la dentiera, senza
che nessuno protesti, addirittura raccogliendo qualche complice
malizia nell'uditorio. E, cosa strana, coloro che più dovrebbero
protestare, cioè gli edentuli, rimangono a bocca chiusa.
Ritengo poco delicato riportare qui il nome dei beffati e dei
beffatori, ma almeno sul mio parzialissimo taccuino ci sono ben diciotto
episodi di questo tipo sulla stampa del 2003 e non è ch'io
legga molto. Bene, nessuno ha protestato, nemmeno gli sdentati.
Questa malsana e crudele abitudine di prendersi gioco dei portatori
di protesi dentaria, a volte addirittura se defunti, meriterebbe
un po' d'indignazione da parte di coloro che s'indignano di tutto.
Evidentemente la dentiera è l'ultimo tabù del politicamente
corretto. Per chi è zoppo sempre più delicatezze: claudicante,
handicappato, disabile, diversamente abile. Per chi è ciccione
doppia razione di delicatezze. Nessuno si sogna più d'insultare
i miopi con l'epiteto di "cecato" o chi porta gli occhiali con quello
di "quattrocchi". Ma di chi ha perso i denti si deve ancora leggere,
scritto da qualche imbecille, "X sfoggiava la sua nuova dentiera
da sera". E senza che nessun campione del politicamente corretto
si stracci le vesti in pieno Sinedrio e lo rampogni. Temo che la
cosa sia destinata a durare ancora per molto e avrei un'idea del perché.
Mi nasce dall'urgenza del precisare che, dietro, ho una decina di capsule
e quelli davanti sono tutti miei. (L.C., 29.XII.2003)
PARMALAT E DINTORNI
Dunque, in soldoni:
1) Parmalat ha
emesso obbligazioni con false garanzie raccogliendo
dal mercato oltre 6 miliardi di Euro (oltre 11500 miliardi
di lire);
2) la dichiarata, a bilancio,
liquidità’ ( in contante , titoli od investimenti di immediata
liquidabilita’ ) per oltre 4 miliardi di € si è
dimostrata non vera;
3) il fondo Epicurum
, con sede alle isole Caymans , nel quale Parmalat
aveva investito circa 600 milioni di €, non è
stato in grado di provvedere ad alcun rimborso per
mancanza di fondi;
4) il conto presso
la Bank of America, che dichiarava, sempre a bilancio,
una di liquidità per 3,95 miliardi di Euro ( oltre 7500
miliardi di lire) della controllata Bonlat,, anch’essa incorporata
alle isole Cayman, si è dimostrato
inesistente.
Per ora, questo
è quello che sappiamo del “buco” Parmalat, ma,
al di la dei soldi, la vicenda ha fatto uscire allo scoperto
un modo a parte - tutto legato ai vecchi equilibri , e conflitti
d’interesse, di un potere bancario, finanziario ed
industriale vicino al centro-sinistra parmense ed emiliano romagnolo
- dove il dott. Giovanni Panebianco, procuratore capo della procura parmense (procura
che indaga sulla vicenda Parmalat), si ritrova rinviato
a giudizio dai suoi colleghi di Firenze per "corruzione in
atti giudiziari" (clicca qui
e qui
per altri dettagli sulla vicenda) per aver fatto dare da Cariparma,
tramite l’allora, siamo nel 1996, presidente della Cariparma
Luciano Silingardi (nelle foto), sette
miliardi di finanziamenti senza garanzie, e mai più
rientrati, a dei suoi "raccomandati" dall'oscuro passato
mafioso e camorrista.
Se Calisto Tanzi
è finito in galera (a proposito, ma quando la finiamo
con il vecchio vizio di mettere in galera preventiva i cittadini
in attesa di giudizio?) , impalpabile la posizione di
Luciano Silingardi. Nessuno, in questi giorni sui giornali,
ha sottolineato il grave conflitto di interessi che ha coinvolto,
coinvolge, l'ex presidente di Cariparma e oggi presidente
della Fondazione della banca, infatti Silingardi
per lungo tempo è stato il banchiere da cui dipendevano i finanziamenti
a Calisto Tanzi e alla Parmalat, e contemporaneamente il suo
consulente, il suo commercialista e un componente del Comitato
Ristretto della Parmalat con delega al "corporate governance" ...
Ma questa è
altra storia e, se magistrati e giornalisti
la smettessero per un attimo di concentrarsi sull'unico
conflitto d'interessi che gli interessa, allora -forse- ne vedremo
delle belle. (cp, 28.12.2003)
LA FORTUNA
"La fortuna e la sfortuna sono il giudizio positivo
o negativo che diamo ad una serie causale ignota che ci favorisce
o ci danneggia.". Gianni Pardo qui ci parla delle serie causali
Massima del giorno
Peggio del nemico che ti affronta c'è la massa
che neppure ti ascolta.
G.P.
MOLLICHINE
Pisanu: "Un solo disegno sembra unificare le vecchie
e le nuove Br". Lo sappiamo. La stella asimmetrica a cinque punte.
Ciampi : "La missione italiana in Iraq è sulla
strada giusta". Speriamo non sia quella su cui è passato
il veicolo bomba di novembre.
In progetto una legge che salverà le aziende
con almeno 1 miliardo di debiti. Mi raccomando, non un euro meno
di debiti.
Parmalat. Gli inquirenti stimano un buco di 7 miliardi.
Fossero almeno state lire!
Visto da destra: Approvato il decreto retequattro-RAI
3. Visto da sinistra: Approvato il decreto RETEQUATTRO-rai 3:
Assassinato a Mosul (Iraq) un alto magistrato, Youssef
Khorshid. Qualcuno penserà che Berlusconi ha il braccio lungo.
Gheddafi: "Siria, Nord Corea e Iran seguano il nostro
esempio e rinuncino alle armi di sterminio". Come nell'anonima
alcolisti: da peccatore a predicatore.
Giannipardo@libero.it
Mutata mutanda
Ultimamente si va parlando di un'ipotesi "belga" per
la grazia ad Adriano Sofri. Si tratterebbe di adattare, mutata mutanda,
quello specioso marchingegno in tre tempi che qualche anno fa, in
Belgio, sbloccò una grave empasse derivante da un'irriducibile
obiezione di coscienza di re Baldovino in tema di aborto: per non firmare
una legge che sollevava quest'obiezione e per evitare una seria crisi
politico-istituzionale, il sovrano abdicò per poche ore e, a
legge ormai promulgata, riprese lo scettro. Stessa cosa dovrebbe toccare,
in Italia, al Guardasigilli Roberto Castelli, che al momento s'è
detto indisponibile, e non senza rispettabili ragioni sul piano umano
e su quello politico. Infatti, l'innesco del meccanismo dovrebbero
essere delle dimissioni che, in partenza, sarebbero date come temporanee
e strumentalmente atte a bypassare un ostacolo di natura morale. Correttamente
egli s'è addirittura detto disposto alle dimissioni, ma non alla
riassunzione della carica, a grazia concessa. Inutile dire che la risposta
del ministro Castelli a tale ipotesi "belga" ha slatentizzato il punto
debole di questa opzione: un re è una cosa, un ministro della
giustizia un'altra. Sicchè verrebbe una grande curiosità:
chi può aver partorito questo sproposito? Il senatore Marco Boato
è stato il primo che ha fatto qualche accenno pubblico all'ipotesi
"belga", ma senza accollarsene la paternità. Pare che Daniel Cohn-Bendit
e Silvio Berlusconi ne abbiano parlato informalmente a Strasburgo. Il
primo ha avuto l'idea e l'ha suggerita al secondo? Gli è stata
a sua volta suggerita da amici italiani? L'idea è nata da qualcuno
dei consiglieri di Berlusconi, e quest'ultimo s'è limitato a chiedere
qualche ragguaglio tecnico-procedurale a chi, come Cohn-Bendit, doveva
essergli stato segnalato come persona bene informata sull'intera
vicenda? Sembrerebbe più verosimile questa terza ipotesi: uno
come Berlusconi si intrattiene a parlare informalmente con uno come
Cohn-Bendit solo se ce n'è un motivo a priori. Ed uno come Adriano
Sofri conviene che sia libero più al centrodestra che al centrosinistra.
E allora ritorna prepotente la curiosità: chi può aver
partorito l'ipotesi "belga"? Si può tentare una risposta, a partire
da una premessa. L'idea può essere adattata al caso italiano
con la sequenza "dimissioni di Castelli - interim di Berlusconi alla
giustizia - grazia a Sofri - reincarico alla giustizia per Castelli",
ma anche con quella "microrimpasto governativo - grazia a Sofri - secondo
microrimpasto", che elimina la necessità di dimissioni volontarie
del Guardasigillo. Perchè chi ha partorito l'ipotesi "belga" non
ha pensato a questa seconda ipotesi? Chi è, tra i consiglieri di
Berlusconi, che non vuole assolutamente alcun rimpasto, fosse pure meramente
formale? Chi è che sente primario e più che simbolico il
bisogno che il governo Berlusconi batta un record di durata attualmente
ancora detenuto dal governo Craxi? Chi è che per non pensare a due
miseri rimpastini è dovuto andare a scomodare i dolori del buon Baldovino?
Che significato può avere, per qualcuno, che il governo Berlusconi
II batta il record di durata di quello Craxi I (04.08.1983 - 27.06.1986)?
Quando scommettiamo che, dopo aver battuto tale record (aprile 2004), si
farà strada anche l'ipotesi dei due microrimpasti? (L.C., 26.XII.2003)
Strumenti
Vergogna! Avete nelle vostre
case apparecchiature tecnologiche sofisticatissime e le sfruttate
sì e no al cinque per cento. Nel forno a micro-onde vi limitate
a scongelarci i piselli, invece di cucinarci, come si potrebbe,
una douzine d'escargot ; il pc lo aprite solo ad Internet Explorer
e ad Outlook Express, manco sapete come un Picam2000 potrebbe semplificarvi
la vita; il masterizzatore, poi, lo usate solo per clonare un Louis
Armstrong o un Gigi D'Alessio, al massimo per un'antologia di cori
alpini. Vergogna! E sì che queste meraviglie, di cui semmai
state ancora pagando le rate, permetterebbero miracoli di creazioni
fatte in casa, portenti veri. Robe da sentirvi uomini del III Millennio!
Ma voi, ovviamente, odiate i libretti delle istruzioni: preferite
la filosofia teoretica e la Settimana Enigmistica. Dunque, sarà
difficile che possiate capirmi...
Ho registrato l'augurio papale di Buon Natale
nelle varie lingue. Quest'anno il Vecchio farfugliava da Dio,
al massimo si capiva "in lingua cinese... thailandese... giapponese...
ebraica...", il resto era puro labiale, gutturale e dentale, acciacchi
di sillabe, inciampi e scoppi, sbavati, strusciati, frammenti di iati,
insomma una goduria. Con tutti i sancta sanctorum tecnologici di casa
mia ho tolto dal nastro quello che si capiva: "... thailandese... giapponese...
ebraica..."; e ho costruito un loop con il mero fonema poliglotta papale.
L'ho seriato e arricchito con tre piste parallele: bass (cello), drums
(bells) e accompagnamento (piano elettrico). Ho rallentato le sequenze
a 1:16 della velocità normale, sovrapponendole, e ho aggiunto
sul pezzo complessivo (3'44") sei inserti d'archi (scale ascendenti per
accordi di quinta e settima) e due linee di trombe barocche (contrappunto).
Sul tutto ho inciso una settima pista, un poesia di Gozzano, ma "lavorando"
un po' la mia voce su un equalizzatore fino a tirarla come quella
d'un enfisematoso molto ispirato. Titolo: "La falena". Tempo totale
del postprocessing: trentadue minuti. Giusto il tempo che ci mette
il mio amore per decidere cosa mettersi per uscire. Uno splendore.
(L.C., 25.XII.2003)
Mano di bianco
“I crimini di Saddam
sono infinitamente più terribili di quelli di Mussolini.
Chi compiange Saddam Hussein e non ha un solo pensiero per le
sue vittime, trasforma il boia in vittima. E’ il metodo che consente
di dare una mano di bianco a ogni crimine contro l’umanità”,
così il filosofo francese André Glucksmann
in un articolo sul Foglio, clicca qui per l'articolo..
L'arancione e il nero
1.
"Io quest'articolo non lo firmo", si fa
per dire: il pezzo in prima pagina sul Foglio del 23 dicembre
inizia con "io", il che è già mezza firma; non c'è
traccia di virgole prima e dopo "quest'articolo", come vorrebbe
il pronome "lo"; qua e là, "cotanto", "malgré soi",
"ch'ella"; c'è anche un "il nemico si schifa, non si legge",
una traccia biologica; poi, al terzo rigo dell'ultimo capoverso,
un "sono disposta...", l'altra metà della firma. Via, perchè
tenerci sulle spine? Quando e dove si tiene quest'arrapantissimo incontro
di lotta nel fango "Sab'na vs Guia"?
2.
Cosa non si fa per piacere a Giuliano Ferrara
ed avere da lui una paterna pacca sulla spalla. Guardate,
ad esempio, il sillogismo sbilenco del professor Giorgio Israel,
solitamente persona a modo, sul Foglio dello stesso giorno. Grosso
modo, egli dice: la "big science" di ieri era la fisica nucleare;
addirittura uno dei suoi padri, John von Neumann, giunse alla convinzione
che c'era bisogno di regole e restrizioni; oggi, la "big science"
è la genetica, ergo... e Ferrara, benigno, mette il suo visto.
Ma, dico, è un argomentare onesto e serio, questo? Riescono il
professore e il vistatore a immaginare due mondi nei quali viga una
selvaggia deregulation rispettivamente per l'una e per l'altra "big
science", ammesso, ma non concesso, che chi s'è battuto e si batterà
contro questa stupida legge voglia poi una selvaggia deregulation? Nell'un
caso, la distruzione del genere umano. Nell'altro, qualche bambino in
più per un'umanità che diventa sempre più sterile.
Ed ecco un altro saggio che, scrutando le stelle, è caduto
nel fosso.
3.
Partito per scrivere una recensione di "Esportare
l'America" di Christian Rocca e trovatosi ben presto a corto
di elementi per una stroncatura, Alberto Mingardi, sul Riformista
di martedì, si fa tentare dal pezzo forte del suo non ricchissimo
repertorio: l'invettiva anti neocon. Certo, sembrano ammorbiditi
i toni che gli facevano scrivere, l'anno scorso, "the virus of
neo-conservatism is spreading all over the world" e, nel luglio di
quest'anno, "i neoconservative amano la guerra", ma è chiaro
che è il solito Mingardi. Fatta eccezione per lo Spiderman delle
passate perfomances, oggi sostituito, chissà perchè, da
Batman, è chiaro che è sempre lui: il tormentone "Hobbes
vs Locke", immancabile in ogni pagina web che porti la sua firma; la
stanca ripetizione di "Kagan=slogan", che ormai è uno slogan;
il parlare di libertà, democrazia e liberalismo, per concludere
che non sono articolo "Made in Texas", perchè li vendono sotto casa
sua, insomma sotto casa del Mingardi... Insomma, per dirla come forse
la diranno al Foglio, dove qualche volta sbagliano le citazioni dalla Bibbia,
ma hanno il naso fino per inchiodare il fighetto di turno: la solita
fuffa anti Usa. Io credo, invece, che con quello di Daniele Capezzone,
il libro di Christian Rocca sia tra le cose più interessanti che
si siano potute leggere quest'anno, e che semplicemente Mingardi non
se ne sia accorto. D'altra parte, lo stesso Rocca scrive alla fine del
suo libro, in una splendida pagina intitolata "Che cos'è l'America":
"Non sono un esperto, i giornalisti non sono mai esperti, sennò
avrebbero scelto un altro lavoro". Ecco, a leggere la recensione m'è
parso che Mingardi non avrebbe potuto sceglierne un altro. (L.C., 24.XII.2003)
Gerardo
Certo, l’argomento è sempre
quello, una specie di luogo comune, una cifra particolarmente
cara alla sinistra italiana: Berlusconi, il male assoluto.
Questa specie di scorciatoia, propedeutica
a sostituire il dibatto o il ragionamento,
l’abbiamo rivista e risentita ieri sera a "Ballarò".
C’era Rutelli, solita enfasi
contro il titolare del “male assoluto” e solite banalità
da ufficio stampa pre-elettorale, insomma, nulla
di nuovo.
C’era pure Gerardo D’Ambrosio,
l’ex capo della Procura di Milano, e son stati scoppi e fuochi...
artificiali.
Eccolo, questo gran talento di magistrato
in pensione, contorcersi sulla sedia, eccolo inerpicarsi
sul piano inclinato delle spiegazioni tecniciste, poi incartato
come quando a scala quaranta ti rimangono in mano due carte
fesse, eccolo divincolarsi e buttare all’aria il mazzo: “la
nuova legge abroga il falso in bilancio, dunque il
vero colpevole del buco Parmalat è Berlusconi.”
Si, è veramente un guaio! Sembrerebbe
che la nostra Repubblica ci pigli gusto ad allevare
questi talenti televisivi. (cp, 23.12.2003)
Massima del giorno
C'è gente che
se cambia idea non può che guadagnarci.
G.P.
MOLLICHINE
Confindustria: "Sulle riforme serve un salto
di qualità". Uffa, no, serve soprattutto un cambio di
frasario.
Nuovo ordine d'arresto per Marini. Sarà
un fior di gaglioffo, ma è costato all'Italia solo la
sua manutenzione in carcere.
Il Papa: "La pace con la forza del diritto,
non con quella delle armi". Diritto che la Polonia non seppe
opporre ad Hitler.
Un alto ufficiale dell'esercito Usa: "Gli ex
baathisti gia‚ arrestati stanno cantando come canarini". Miracoli
che fanno le gabbie.
La figlia del rais, Raghad, vuole una Corte
"internazionale, giusta e legittima". Internazionale, giusta
e legittima come quella che ha mandato a morte i generi di Saddam.
L'euro sfonda quota 1,24 (1,2420) sul dollaro
e sale anche il petrolio (33,60 dollari al barile). Insomma è
l'euro che sale o è il dollaro che scende?
Chirac: no al velo e ai simboli religiosi nelle
scuole. Permesso il gesto dell'ombrello, che religioso non è.
Caso di Sars a Taiwan: contagiato uno scienziato
che faceva ricerche sul virus. Umorismo nero: lo ha trovato.
Cattaneo: "Decreto per Raitre entro il 31 dicembre
o ci saranno licenziamenti". Bisogna chiudere Retequattro perché
lo impone la Costituzione. I licenziamenti sono forse contro la Costituzione?
Gianni Pardo, 23.12.2003
LA DIVINA PROVVIDENZA ARRIVA A CAVALLO
Gianni Pardo
ci invia un testo che può urtare chi la pensa diversamente.
Ma una conversazione senza dissenso è
senza sale.... clicca qui
DIATRIBA SULL’EURO
La gente ha l’impressione che con l’euro tutto
sia rincarato. Alcuni dicono che oggi un euro equivale alle
mille lire di ieri e ognuno spara la prima percentuale d’inflazione
che gli viene alla bocca. In realtà, l’unica percentuale
credibile è quella fornita dall’Istat, nella misura in cui
sono state credibili, in passato, le percentuali dell’Istat. Né
di più né di meno. In secondo luogo, è vero
che c’è stato un rincaro ed è vero che è stato introdotto
l’euro: ma che il primo fenomeno dipenda dal secondo è tutto
da dimostrare. Questo chiude il discorso economico e permette di passare
a quello politico.
Tutto è cominciato con Prodi e il centro-sinistra
che si sono vantati per anni d’avere portato l’Italia in Europa
(dove stava, prima?) e d’averla fatta partecipare all’euro tra
mille difficoltà. Insomma promettevano quasi il paradiso
economico in terra ed era una bugia: ma se le cose fossero andate
per il verso giusto sarebbe stata una bugia politicamente molto produttiva.
Le cose sono andate male ed ora Berlusconi,
nella sua conferenza stampa, attribuisce i rincari all’euro.
È anche questa una bugia. Ma è una bugia speculare
a quella di Prodi e soci. Loro dicevano che l’eventuale bonanza
sarebbe stata il frutto dell’euro, Berlusconi dice che l’attuale
difficoltà economica è il frutto dell’euro. Demagogia
contro demagogia. Non sarà una mossa commendevole ma essa
può essere rimproverata al Presidente del Consiglio solo
da quei pochi che, prima, hanno rimproverato Prodi e soci per avere
vantato come operazione salvifica un’operazione che salvifica non
era. Come provato del resto dalla Gran Bretagna che se ne è tenuta
volontariamente fuori.
Prodi tuttavia ha osato difendersi affermando
che i rincari sono dovuti all’incapacità del governo
di tenere i prezzi sotto controllo. Continua dunque a ricorrere
alla più spregevole demagogia: infatti, sin dai tempi
di Diocleziano, è noto che nessuno può tenere i prezzi
sotto controllo. Prodi, quando dice questo, non è un economista:
è un Pecoraro Scanio qualunque. E in materia di demagogia è
recidivo.
Giannipardo@libero.it , 23 dicembre 2003
Manuale di stile
1.
Ace-of-spades ha avuto una gioventù
bruciata e una maturità da godfather. Sulla sua testa
c'era una taglia che ha fatto gola a qualche tagliagola
dei suoi bodyguards: i nostri l'hanno pizzicato nella sua tana
tra barrette di Mars e un mucchio di bigliettoni verdi, alla
fine d'una grande fuga. S'era fatto crescere la barba, come i
fuggiaschi dei b-movies e quasi sicuramente finirà i suoi
giorni da dead man walking. Sembrerebbe una sottoproduzione per
l'esportazione, ma il soundtrack è originale, tutto darbuka,
zurna e qanun.
2.
Da "Per la Costituente dell'Ulivo"
di Elio Veltri, Paolo Sylos Labini ed Enzo Marzo, sull'Unità
di martedì 16 dicembre: "Nell'ipotesi che i tre principali
partiti del centrosinistra non siano disposti ad aprire
senza porre condizioni, attraverso il processo costituente,
ai movimenti ed ai partiti minori, noi dobbiamo presentare
alle europee una lista nostra". Lista? Ma in Italia tre persone
insieme non facevano un partito politico? (L.C., 18.XII.2003)
IL PRESENTE INCONOSCIBILE
S’immagini un esercito in
cui nella prima fila c’è solo un uomo, nella seconda
due, nella terza quattro e così via, finché, nelle
ultime file, si arriverebbe ai miliardi. Se questo esercito si
muovesse in avanti, è ovvio che i primi uomini arriverebbero
in un posto quando gli ultimi ne sarebbero ancora lontanissimi.
Questa immagine rappresenta
il cammino dell’umanità. Quando i primi uomini,
per esempio Voltaire, Diderot, Montesquieu, erano in piena
modernità settecentesca, molti, pure nel loro ambiente,
ne erano lontani. I loro stessi valletti, le loro femmes de
chambre, per esempio, pur vivendo accanto a loro, erano ancora
legati a schemi molto più arretrati. E tuttavia questi domestici,
a contatto con lo strato più evoluto della società,
erano più moderni dei domestici di un ignoto barone del Limousin
o della Corrèze. Senza dire che anche questi domestici
provinciali erano a loro volta più evoluti dei semplici contadini:
i quali tuttavia erano più moderni ed evoluti dei contadini
di altri paesi meno sviluppati. E via di seguito, fino ai primitivi
dell’Africa e dell’Oceania.
Quando il Cristianesimo ha
trionfato, quando persino l’imperatore si è proclamato
cristiano, si è potuto credere che il mondo avesse
girato pagina, dal punto di vista religioso: e invece la stessa
etimologia dell’aggettivo “pagano” dimostra il contrario. Pagano
deriva da pagus, villaggio: mentre infatti le città erano
cristiane, nei paesi la gente continuava a credere in Giove, Giunone
e Venere. In seguito anche i piccoli centri sono diventati coralmente
cristiani ma sono le città che hanno cominciato a scristianizzarsi.
Se esse dovessero avere chiese capaci, come le cattedrali del
Medio Evo, di contenere tutta la popolazione, ben diverso aspetto
avrebbero le nostre metropoli.
Nel presente vivono effettivamente
in pochi.
Gli esempi che si possono
fornire del fenomeno sono praticamente illimitati. Un
tempo non esisteva la scienza modernamente intesa e dunque
nessuno poteva avere mentalità scientifica. Ma una volta
che il metodo si è affermato, non si può certo
dire che tutti l’abbiano acquistata, questa mentalità.
La maggior parte ha mantenuto la propria visione magica e primitiva
della realtà, con i suoi antropomorfismi, i suoi pregiudizi,
i suoi idola. Perfino fra gli scienziati professionisti la
mentalità che viene applicata al campo di lavoro molto raramente
viene usata per il resto della loro vita.
Dunque c’è un gruppetto
di testa di persone con vera mentalità scientifica,
persone che mai imprecherebbero contro il cattivo tempo, perché
imprecare contro il cattivo tempo significa avere una visione antropomorfica
del reale. Poi c’è una massa di professionisti
o di intellettuali che quella mentalità hanno solo
in parte e solo in parte applicano. Seguono le persone che della
scienza hanno qualche vaga nozione e infine, nelle ultime file,
ci sono, nel Terzo Mondo, coloro che sono lontani dalla modernità
più o meno quanto ne erano lontani i contadini di età
romana. Ed ecco che torna l’immagine dell’esercito che avanza
a cuneo: mentre i primi sono andati tanto lontano da chiedersi magari,
criticamente, a quali errori potrebbe condurre la mentalità
scientifica, nelle ultime file molti non ne hanno neppure sentito
parlare.
La massa degli uomini non
si accorge di vivere nel passato. Quando compra un televisore
o un computer, e li chiede dell’ultimo modello, crede di essere
al passo con i tempi e sbaglia. Infatti un prodotto, per il
semplice fatto di essere sul mercato, è concettualmente
superato. Gli uffici studi delle fabbriche si stanno già
occupando del prodotto che lo sostituirà. Lo stato
dell’arte, come si usa dire, non è quello che si ritrova
nei prodotti già commercializzati, così come lo
stato dell’arte della fisica teorica non è quello che si
può leggere nei libri per le scuole. Il presente della fisica
è ciò che, in questo stesso momento, è oggetto
della ricerca. È un dato largamente inconoscibile: infatti
ciò che è pubblicato è già parte del passato.
Nessuno vive interamente
nel presente. Il massimo che si riesca ad ottenere
è di vivere nel presente per una certa parte. Il fisico
che sta studiando un problema scientifico assolutamente nuovo
- e dunque presente - andrà all’università con un’automobile
che magari ha un paio d’anni, dunque con un’automobile del
passato. Sarà curato dal suo medico con la medicina del
passato. Leggerà una letteratura del passato, ascolterà
notizie che, per il semplice fatto d’essere tali, riguardano
il passato.
Gli uomini civili più
colti e più informati sono coloro che riescono a
vivere nel passato prossimo piuttosto che nel passato remoto:
ma oltre questo punto non si può andare.
Giannipardo@libero.it
Massima del giorno
La vecchiaia è come
l'insonnia, viene tanto più facilmente quanto più
la si teme. G.P.
MOLLICHINE
Violante (Ds): "Il governo
non ha guida né politica né economica, il suo
nemico è la maggioranza stessa". E, ricordatelo,
la fine del mondo è vicina.
Il Consiglio europeo s’accorda
sulla difesa comune, Rimane il problema: dieci o venti
disarmati sono più temibili di due o tre o due disarmati?
Due neocon (nientemeno) hanno
definito "stupida" l’esclusione dei paesi anti-guerra
dagli appalti irakeni. Intelligente è invece stata la
famosa decisione: "non un uomo, non un soldo".
Paul Martin è il nuovo
premier canadese: un miliardario. Dopo l’Ulivo mondiale
avremo il conflitto d'interessi mondiale?
La Francia ha deciso di cancellare
parte dei crediti che vanta con Baghdad. Un re (personaggio
del "Piccolo Principe") diceva al protagonista: "Ti ordino
di sederti". "Preferisco stare in piedi", replicava l’altro.
"Ti ordino di stare in piedi".
Gianni Pardo
Arbitro o arbitrio?
Ciampi? Ciampi, diciamolo,
si fa tirar troppo la giacchetta e interviene su
tutto: dall’Europa alla resistenza, quasi ogni sera
in TV a leggere il suo fogliettino.
Non così -
dice la nostra Costituzione - dovrebbe comportarsi
un Presidente della Repubblica che, per intervenire
nel dibattito politico tra i partiti, dovrebbe usare
il mes saggio presidenziale al parlamento.
Pazienza, è prassi.
Poi, a guardar bene,
il Presidente nei confronti del nostro Governo, sempre
con il suo fogliettino in TV, è come un tutore che
vuol consigliare, indirizzare, correggere.
Durante il semestre di
presidenza italiano ha addirittura marcato stretto
il presidente di turno: questo si, questo no.
Ieri ha rimandato alle
Camere la Gasparri.
C’era chi dubitava?
(cp, 16.12.2003)
'Azzo!
Può darsi che sia solo una mia impressione,
ma mi pare che non ci sia mai soddisfazione piena, a sinistra, quando
cade un dittatore. Anche quando libertà e democrazia fanno
palesemente la differenza, mai un completo compiacersi, mai un corteo
di giubilo, mai un concerto gratis in piazza San Giovanni. Anche quando
è evidente che un popolo si è liberato da un criminale,
spesso mezzo sanguinario e mezzo narcisista, la sinistra non ha mai
espressioni di gioia vera e piena. La cattura di Saddam Hussein, l'arresto
di Milosevic, l'eliminazione di Ceausescu, la morte di Stalin non suscitano
mai tripudio, a sinistra. C'è sempre qualcosa che, nella sinistra
meno rozza, è l'amarognolo d'un distinguo o di una prognosi mesta
e che, in quella rozza assai, è quasi lutto o livido scontento. Sentite
il buon Eugenio Scalfari, l'amarognolo: "L'Iraq è in preda al
terrorismo che prima non c'era per la semplice ragione che il dittatore
al potere non l'avrebbe mai permesso" (La Repubblica, 23.XI.2003).
Ce l'avrei qui davanti a me, ma vi risparmio una citazione da Alfonso
Pecoraro Scanio, il livido scontento. Il becero di destra avrebbe tutto
il diritto di chiedere: "Perbaccolina, vi risciacquate la bocca di libertà
e democrazia tre volte al giorno, prima e dopo i pasti, e poi quando tocca
a un Saddam oggi o a un Fidel domani nemmeno un decimo dell'euforia di
quando guadagnate due punti percentuali a un elezione amministrativa?
Via, compagni, allegria!". Questo, il becero di destra. Io mi limiterei
a un 'Azzo! (L.C., 16.XII.2003)
• 'We got him'
Massima del giorno
Nessuno si sarebbe rivolto ai medici
se gli stregoni avessero avuto la metà dei loro
risultati. La mentalità corrente tende al magico,
non alla scienza. G.P.
MOLLICHINE
Mieli:
Ad Haiti vengono importate le noci di cocco di cui
l'isola sovrabbonda ma che gli haitiani non vogliono raccogliere.
Cocchi di mamma.
Padre Gheddo, missionario:
Quando si sostiene che il 20% della popolazione mondiale
possiede l‚80% per cento delle ricchezze <si bara con
le parole>. In realtà il 20% produce l‚80% delle
ricchezze. Anathema sit.
Ciampi (83 anni): "Ho
lo stesso entusiasmo di quando avevo vent'anni". Preoccupante.
Ma grazie al cielo incredibile.
9 dicembre: Iraq, nessun
attentato mortale. Tre soldati americani uccisi in
un incidente stradale. Ne uccide più il volante che la
spada.
Sirchia, ministro e medico:
"Il provvedimento [sulla procreazione assistita]
mette fine alla mancanza di regole". Si chiamava amenorrea.
Il titolo Parmalat declassato
dalla Standars & Poor al livello CC\C. Coraggio,
ancora diciotto lettere e siamo alla Z.
Pezzotta, parlando dei
sindacati: "Siamo uniti come la santissima trinità".
Cioè: è un mistero come lo siano.
Parigi e Berlino fuori
dalla ricostruzione dell'Iraq e protestano. Il chinghiale
l'avete ammazzato voi, ma a tavola vogliamo sederci anche
noi.
Il capo negoziatore di
Abu Ala, Nabil Shaat: "Il problema è il muro". E
prima, quando non c'era?
Giannipardo@libero.it
Allegato,
per chi ha tempo, un "Dizionario italiano" da prendere
solo come un divertimento, clicca qui.
MADE IN TAIWAN
Si sa che la Cina, da
sempre, si muove per annettersi Taiwan con la forza,
in nome della "unificazione nazionale"; e si sa che, se i
cinesi non hanno ancora scatenato il blocco navale (se non
addirittura l'attacco aereo), ciò si deve agli USA, che
non glie lo avrebbero permesso (e, a scanso di equivoci, hanno
rifornito Taiwan di armamenti).
La questione, manco a
dirlo, non ha mai scalfito la granitica indifferenza
dei “demogradigi” nostrani, perpetuamente indignati dagli
atteggiamenti “imperialisti” degli yankee verso Cuba, ma per
nulla disturbati dalle mire della Cina nei confronti di Taiwan.
Ebbene: dopo le recenti
dichiarazioni
del presidente Chen Shui-bian sul “referendum difensivo”,
ha cominciato a tirare aria di “scaricamento” da parte
di Washington, nell’ottica di un ritrovato “appeasement”
verso la Cina (così importante per tenere al suo posto
la “canaglia” nordcoreana). Insomma, un ritorno al più classico
realismo kissingeriano.
La scorsa settimana, sul
Weekly Standard, i “neocon” William Kristol e Gary Schmitt
si sono schierati contro tale eventuale riposizionamento
del governo USA sulla questione di Taiwan, inopportuno “regalo”
al regime di Pechino.
Bush, però, stavolta
non ha dato loro retta, e, in occasione di una visita
del premier cinese, si è pronunciato proprio nel senso
che temevano, diffidando Taiwan dal provocare Pechino con
“iniziative volte a sconvolgere unilateralmente lo status quo”
(e senza spendere una parola sulla installazione da parte di
Pechino di missili puntati contro l’isola).
Ora i due “neocon” di
cui sopra, con l’aggiunta di Robert Kagan, intervengono
nuovamente (sempre sul Weekly Standard – qui
per l'articolo) per cazziarlo senza mezzi termini:
“La presa di
posizione del Presidente è un errore. L’accondiscendenza
nei confronti di una dittatura non può che incentivare
ulteriori tentativi di intimidazione da parte di questa. Mostrare
di stare dalla parte del regime democratico di Taiwan, contribuisce
ad assicurare la stabilità nell’Asia orientale. Il che
non avviene se invece mostriamo di voler premiare la prepotenza
di Pechino”.
Ancora una volta si resta
spiazzati nell’assistere alla contrapposizione tra
i “neocon” da una parte, e i vecchi conservatori dall’altra,
con i “progressisti” europei che, distrattamente, si ritrovano
de facto posizionati accanto a questi ultimi, sulla sponda della
realpolitik. In questo panorama, dov’è la destra
e dov’è la sinistra?
(ale tap., 13.12.03)
Il mio amico G.
Il mio amico G. vuol diventare
un grande giornalista. Meglio non dire nome e cognome,
ché se poi diventa un grande giornalista davvero,
gli rimproverano a vita che non lo è diventato da signore:
elegantemente, senza raccomandazioni, per caso. Sputtanerei un
amico? Dunque, dicevo, G. vorrebbe entrare in un giornale, lavorarci
gratis per un anno, essere assunto con uno stipendio base del
tipo casa-auto-moglie-figli-barca-amante. Per lui significa
mantenersi bassi, rispetto ai suoi meriti. Poi, mai mettere
limiti al genio, qualche milione d'euro di serenità psico-esistenziale,
libri, convegni, sponsorizzazioni. E' inutile tentare di accennargli
che forse le cose sono un pochino diverse, da quest'orecchio
non ci sente. Anzi, mi confida che lui è onestantemente convinto
che: scrive meglio di Diaco; è più simpatico di Buttafuoco;
è più preparato di Sofri jr.; sa cucinare meglio della Soncini.
Gli voglio bene, cosa obiettargli? Gli dico che gli invidio anche la
culinaria. Ma dite: non è l'esatta proiezione, questo mio caro
amico, di quella immagine di giornalista che amate tutti voi? Non lo volete
senza peli sulla lingua, in tutti i sensi? Eccovelo, perchè non
lo assumete? Io, che posso dirgli? Cosa posso consigliargli? Qualche volta
abbozzo qualche strambo consiglio. Ad esempio: inventarsi un nuovo di tipo
di giornalismo, sfondare con quello. "Chessò, G., - gli ho detto
l'ultima volta - potresti fare il botto con una serie di simpatiche macchiette
alla Ricci, ma in piccolo... Chessò, G., autoprodurti una serie di
servizi, con piccolo corsivo di presentazione, in cui consegni al politico
di turno una piccola statuina in polistirolo, riproducente uno sproposito
fecale, semmai madornale... Chessò, Smerdailpolitico! Sarebbe roba
tosta, nazionalpopolare... Sarebbe giornalismo da jet privato e massaggiatrici
thailandesi personali... No, G., non scherzo, non ti sto prendendo
per il culo...". Be', però, in fondo... Maledetti voi, uomini
del vip system, che ficcate in testa ai nostri bravi ragazzi tutti questi
miraggi stronzi! Maledetti, maledetti, maledetti! E qui mi fermo, perchè
con questo triplo "maledetti" mi sono sentito Toni Negri e mi sono vomitato
addosso. Vi saluto ma non vi bacio, per ovvi motivi. A proposito: m'ha
scritto Natalino Russo chiedendomi se potevo ogni tanto citarlo su "Capperi!"
e nelle lettere che scrivo al Foglio o al Riformista, "per promozionarlo"
ha scritto. Natali', m'è sfuggito di citarti su quelle che oggi
ho spedito a Ferrara e a Polito, ma, come vedi, in extremis, mi sono ricordato
di te.
Madonna mia! (L.C., 13.XII.2003)
Il nipote di Münchhausen
Io capisco i cattolici. I cattolici hanno una teoria
bella e pronta, con tanto di marchio papale. Se dunque dicono
che la vita è un dono, che la vita è sacra, che la
vita appartiene a Dio, e il resto, hanno una loro coerenza. E infatti
non è con loro, che voglio discutere. Sono i laici, che non
capisco . Nel senso che tutte le cose belle e spirituali che
dicono mi sembrano fondate sul nulla. O allora solo sulla loro
sensibilità, che non è un’argomentazione.
Per un laico vero non esiste metafisica
e l’uomo può far tutto. La scienza
può far tutto. L’unico limite è quello indicato
a suo tempo da Voltaire: far male agli altri. Se una donna non
sposata vuole avere un figlio senza avere contatti con uomini, perché
non farglielo avere? Che differenza c'è, fra una single
che ha un figlio da un laboratorio di biologia e una ragazza madre
abbandonata dal suo uomo? Si dirà che con questo s'impone ad un
bambino di non avere padre, ed è vero. Ma è male anche imporre
alla donna, disponendo del suo corpo, che le appartiene interamente,
di non avere figli. E poi, se non avere un padre fosse un tale male,
bisognerebbe coerentemente sopprimere, per fini umanitari, il figlio
della ragazza madre perché abbandonata dall’uomo che l’ha ingravidata.
O almeno rendere reato mettere incinta una donna che non si sia preventivamente
sposata: quod non est. La verità è che queste ipotesi
sembrano assurde perché si considera ciò che è
naturale morale e ciò che è artificiale immorale. La
quale idea è un semplice pregiudizio. E infatti lo si applica quando
non va contro i propri interessi. Se fosse immorale tutto ciò
che è artificiale bisognerebbe astenersi dal farsi operare, se si
sta male. Da un lato la natura ha deciso che dobbiamo soffrire e morire
e dall'altro tutta la chirurgia è artificiale. Chissà quanti
moralisti sarebbero in questo caso coerenti.
Per indurre tutti ad impietosirsi
sulla sorte degli ovuli fecondati (e del feto), qualcuno
dice: "se mia madre avesse avuto il diritto d’abortire io non
sarei nato". È una frase senza senso. Non solo vale per i
milioni e milioni di spermatozoi che ogni uomo produce e butta via
nei suoi decenni e decenni di vita fertile, ma se quel signore
non fosse nato non ci sarebbe mai stato nessuno capace
di dolersi di non essere nato. Questa argomentazione dei sentimentali
somiglia al metodo seguito da Münchhausen per trarsi fuori da
una palude: afferarsi per i (propri) capelli e tirarsi su.
Poi è inutile dire, come pare
dica il filosofo Severino, che "nascere è sempre
meglio che non nascere". Perché chi non è nato
non si può dolere di nulla, mentre chi è nato può
dolersi eccome dell’esser nato. Mettere al mondo un bambino che
si sa sarà un minorato per tutta la vita corrisponde a preferire
l’astratto principio della sacertas della vita ai sentimenti e
alle sofferenze di quell’essere umano. La maggior parte dei moralisti
è crudele, ecco la verità. Preferisce la sofferenza
(purché altrui) alle novità. L'uomo pietoso non m'impietosisce
dinanzi ad embrioni, ovuli fecondati e feti di pochi giorni, del
tutto incapaci di sofferenza, mentre si scioglie in lacrime se pensa
ad una lepre col piede in una tagliola, all'orsacchiatto cui è
stata ammazzata la madre, al bambino che soffre la fame perché
messo al mondo senza riflettere un istante. Chi ha orrore della sofferenza
di chiunque trova che essa pesa più di qualunque astratta morale.
Il punto centrale dell’argomentazione
che qui si vuol svolgere è il seguente: ogni volta che
non si ha un motivo concreto (a parte quelli religiosi) da opporre
alla totale libertà della scienza e degli uomini le argomentazioni
sono inconsistenti. Il male è la sofferenza, il resto conta
poco. Tutto ciò che si può indicare contro la totale libertà,
nella fecondazione artificiale, in genere si rifà, quando
non a miti ("la vita è un dono", "ogni vita è sacra",
"la sacra casualità della virta", "questo contraddice la
natura", e via sognando), a controindicazioni discutibili. Si dice
che il figlio della provetta non ha padre, il figlio di due lesbiche
non ha un imprinting corretto, eccetera. Ed è vero. Queste
e le altre simili sono argomentazioni reali che però urtano contro
l’impossibilità di realizzare un mondo perfetto. La donna che
mette al mondo un figlio senza padre è discutibile, ma discutibile
è anche il padre che ha l’hobby del rocciatore o delle corse
automobilistiche. Ambedue possono facilmente lasciare un orfano, in
giro. Oppure l'uomo sposato che fa un figlio all'amante: cosa che non
costituisce nemmeno un'infrazione amministrativa. Insomma, le controindicazioni,
in materia di fecondazione artificiale, sono reali, ma non più
importanti di quelle che se, tenute in considerazione, ci impedirebbero
di vivere come viviamo. La frittura fa male, via la frittura. I grassi
fanno male, via il lardo. L’alcool fa male, via l'alcool. In automobile
si può anche morire, andiamo a piedi. Tutti questi esempi susciterebbero
l’indignazione dei moralisti: "ma si possono mettere sullo stesso piano
cose del genere?"
Risposta: "Perché no?" Perché
la vita è sacra, la fecondazione artificiale è artificiale,
perché la totale libertà della scienza è
male, appunto? Ma questo è il thema probandum, il vostro
thema probandum.
Insomma, le obbiezioni laiche contro
la fecondazione assistita non devono partire da grandi
principi, visto che basta non condividerli perché
essi perdano la loro importanza. Devono partire da motivi concreti
e tanto solidi da non necessitare alcun ricorso a motivazioni
fumose e idealistiche. Quando lo Stato vieta che si gareggi con
le automobili sulle strade non ha bisogno di fare appello ad alti
principi. L’utilità di quella norma è evidente, non solo
perché i partecipanti potrebbero rompersi l’osso del collo,
ma soprattutto perché potrebbero uccidere dei terzi incolpevoli.
Ebbene, è un’utilità del genere che si amerebbe ravvisare
ogni volta nei limiti alla scienza.
Dopo avere tanto litigato, si ha
l'obbligo di riconoscere che tutta questa discussione
è assolutamente oziosa ed è anzi questa la ragione
per la quale - personalmente - non mi sono seriamente interessato
della questione. Non solo basterà varcare la frontiera
per trovare legislazioni meno oppressive e moralistiche, ma la
storia c’insegna che si è sempre lottato contro le innovazioni
scientifiche e si è sempre perso. Sicché anche
ai vincitori di oggi si può dire: io forse non vedrò la
vostra sconfitta, ma mio figlio probabilmente sì, E certamente
la vedrà mio nipote.
Giannipardo@libero.it
Eco: se ci sei batti un
colpo
Una premessa. La fissazione di una "congiura mondiale
dell’ebraismo" è radicata nella mente di tante
persone. Se il discorso casca sugli ebrei, gente di solito
ragionevole si lascia andare alle considerazioni più
balorde; insomma gli ebrei, sotto sotto, non avrebbero altro
in testa che il dominio del mondo. La fonte di questa teoria -
che dovrebbe esserne anche la prova - sono i cosiddetti "Protocolli
dei Savi di Sion". Essi dovrebbero essere le scritture segrete
del governo occulto dell’ebraismo mondiale e contengono un programma
dettagliato per la distruzione della cristianità a la
conquista del potere mondiale da parte degli ebrei e dei massoni.n realtà i cosiddetti "Protocolli dei Savi
di Sion" furono un falso costruito a tavolino dal
servizio segreto dello Zar. Raccontiamola questa storia. Verso
il 1898 un feroce antisemita, certo Pjotor Ratschkowskij, in
missione a Parigi, riceve l’incarico di compilare un libello che
serva da arma propagandistica ai circoli reazionari zaristi.
Ratschkowskij, aiutato da un altro agente, certo Matwei Golowinski,
si mette subito al lavoro. Le falsificazioni sono il suo pane quotidiano.
Nella Biblioteca Nazionale di Parigi i due 007 fin du siècle
cominciano a copiare passaggi da un libro che un certo Maurice
Joly aveva scritto a Bruxelles nel 1864 dal titolo "Dialogue
aux Enfers entro Machiavel et Montesquieu". Il libro è
una satira contro il governo di Napoleone III. Ma i due, cambiando
riferimenti e sopprimendo passaggi, ne ottengono un testo adatto
ai loro scopi. Per la cornice storica si ispirano a un romanzo-orrore,
"Biarritz", di Hermann Goedsche, nel quale si favoleggia
di raduni notturni al cimitero di Praga fra i rappresentanti delle
dodici tribù d’Israele e Satana in persona, al quale gli ebrei
illustrano i loro piani per demolire la cristianità.
Fu Philip Graves, in una serie di articoli
apparsi su Times nel 1921, a dimostrare che i tre quinti
dei "Protocollli" sono tratti dai due libri sopra
citati. Non bastò. Sotto la
croce o sotto la mezzaluna, tra i tanti anche Hitler, Goebbels
e Goering, si servirono dei "Protocolli" come
nulla osta per lo sterminio del popolo ebreo... ancora oggi nei
paesi arabi i “Protocolli” rimangono il fondamento della
furia antiebraica.
Chiarito come e perché
i “Protocolli dei Savi di Sion” sono un
falso provato scientificamente, la notizia è che recentemente
si è aperto presso la nuova biblioteca di Alessandria,
rinnovata dai governi egiziano e italiano col contributo dell’UNESCO,
un museo dei manoscritti. Nel numero del 17 novembre 2003 del
settimanale egiziano Al-Usbu’, il corrispondente Jihan Hussein
scrive che il museo ha aggiunto i ‘Protocolli dei savi
di Sion’ nella bacheca dei testi sacri delle religioni monoteistiche,
accanto alla Torah. Su questa notizia, pubblicata
da MENRI, il giornalista Carlo Panella,
( Il Foglio qui l'articolo),
indirizza una lunga lettera aperta ad Umberto Eco.
Eco? Che c’entra Umberto Eco?
Ahinoi, Eco, con Suzanne Mubarak che ne è presidente,
Jacques Attali, Tahar Ben Jalloun, Hanan Hasrawi e altri 25
emeriti professori, Umberto Eco fa parte del Board of
Trustees della biblioteca di Alessandria.
Dunque Panella, scrive:
“nella biblioteca di Alessandria non vi è nessuna
dicitura, nessuna spiegazione scritta che segnali ai visitatori
che i Protocolli dei Savi Anziani di Sion non sono un libro
come tutti gli altri esposti, ma un testo prodotto dalla polizia
segreta zarista.”, e, visto il ruolo che Eco ricopre nella biblioteca,
si chiede: “se sarebbe forse utile un suo intervento
immediato, un suo suggerimento che stimoli a colmare subito questa
imbarazzante e ipocrita lacuna.”
Ce lo chiediamo anche noi ma,
al riguardo, nonostante le settimanali “bustine
di minerva”, nulla è dato sapere: nessun eco.
(cp, 12.12.2003) I
Ferrara e l'indù
Adesso che omnia consummata sunt, sdrammatizziamo
con un bel sofisma, in attesa del referendum. Facciamo conto
che io e la mia compagna si voglia avere un figlio e che per
certe nostre complicate patologie (ognuno ha le sue) lo si possa
avere soltanto in un modo che questa legge non contempla, cioè
congelando embrioni. Che si fa? O violiamo la legge o andiamo a
chiedere consiglio a Giuliano Ferrara. Decidiamo per la seconda. Ferrara
ci consiglia di rassegnarci, ci dice che non si può sempre
avere tutto ciò che si vuole, ci urla addosso che non possiamo
sovvertire le leggi del Creato per due fregole di paternità e
maternità che, quando inibite da Madre Natura, sono ridicole
nevrosi. Poi ci indica col suo terribile dito grassottello la legge
che è stata appena approvata, la stessa per la quale
è si speso con qualche alone di sprezzatura. Come ce la chiosa,
questa legge? E' stata votata a maggioranza dal parlamento
italiano; piace a quel Sant'Uomo del Papa; soddisfa addirittura l'ansia
del non credente che, Deus sive natura, ha bisogno a tutti i
costi di un surrogato, sennò gli viene in sogno Dostoevskij.
Inoltre, parrebbe di capire, a sentire lui, che questa legge ha
un'altra perfezione: non tocca i programmi esistenziali di chi non
vuole figli e di chi è facile a rassegnarsi, ergo è
una santa legge. Allora ci rassegnamo, anche per non fare brutta
figura. Addirittura, intimamente grati, lo invitiamo a cena a casa,
visto che ci sovviene che abbiamo una decina di bistecche in frigo. Lui accetta, è un onore. Si chiacchiera, tutti
e tre, di fuffa e di bellurie attorno alla bistecchiera, quando
un induista bussa al campanello. Tenga presente che per un induista
un bovino ha stessa dignità e sacralità di un embrione.
Su questo, la prego, non conviene stare lì a contrargomentare,
sennò l'induista si risente e offende me, la mia compagna
e Ferrara. Il che non sarebbe niente, perchè può darsi
pure che gli salti in testa di chiedere a Ferrara quando, secondo
lui, l'anima scenderebbe nello zigote a dargli essenza, dignità
e diritti. E lì l'appetito ci passerebbe comunque, porca vacca,
pardon porco dio! Che farne, delle bistecche? Nello sciacquone, come
gli embrioni. Sterili e a bocc'asciutta, ecco. A pensarci prima, sarebbe
stato meglio andare a fare un figlio a Zurigo, dove tra l'altro si mangiano
ottime bistecche. (L.C., 12.XII.2003)
A proposito di censura.
Nei giorni scorsi, seguendo il tam tam dei
bloggers, avevamo
dato notizia di una manifestazione “contro il terrorismo”
che si sarebbe tenuta il 10 scorso a Baghdad.
Bene, la manifestazione
c’è stata: “Un corteo lungo 5 chilometri
chiede la fine delle violenze. Baghdad in piazza: no al terrorismo,
sì all’Islam” titola oggi il Corriere della Sera
(qui
il testo dell’articolo).
Peccato, nessuna televisione
e nessun telegiornale, pubblico o privato, ha
trasmesso le immagini della manifestazione.
Strano, in Iraq stazionano
decine di giornalisti italiani e no, tutti con telecamera
al seguito, le immagini da Baghdad sono la quotidianità
dei telegiornali... eppure, mentre qui in Italy si concede
la diretta per l’ennesimo corteo sindacale (dov’è la
notizia?), in TV da Baghdad (dove ci sarebbe la notizia!) non un
fotogramma, nulla di nulla.
Sembrerebbe che il
giornalista in Iraq serve solo, con immagini e parole,
a dimostrare che tutto il popolo iracheno odia coloro che
hanno liberato il paese dall’incubo Saddam.
Addirittura sembrerebbe
che se non c’è l’americano (o inglese... italiano...
spagnolo...) morto nell’attentato, con qualche disgraziato
che scalcia o danza sul cadavere, le notizie non arrivano,
le immagini in TV non passano.
E allora diciamolo: si parla
tanto di censura, e da noi ci si trastulla con quella
- promozionale e costruita- dei Fo e delle Guzzantine...
ma quella esercitata in questo caso dai media italiani cos’è?
satira?
(cp, 11.12.2003)
Fecondazione assistita, il Senato vara la legge
ROMA (Reuters) - Il Senato ha votato oggi la legge
sulla procreazione assistita, la prima che regola la materia
in Italia, fissando limiti all'aiuto medico all'inseminazione.
La legge è stata approvata con 169 sì,
92 no e 5 astenuti, in uno scrutinio che ha diviso il centrosinistra.
Adesso il testo tornerà alla Camera ma
solo per un passaggio tecnico, necessario per la copertura finanziaria.
Dopo che il governo ha invitato la maggioranza
a non fare modifiche al testo del ddl, che non dispiace alla chiesa
cattolica, l'assemblea del Senato ha bocciato ieri tutti gli emendamenti
presentati da opposizione di sinistra e da un gruppo di laici
della Casa delle Libertà.
L'Ulivo si è spaccato, dopo che buona parte
della Margherita ha votato a favore della legge.
La legge limita il ricorso alla procreazione assistita
ai casi di infertilità e vieta il ricorso a donatori esterni
alla coppia. Quest'ultima, solo eterosessuale, potrà anche
non essere sposata, ma la loro relazione dovrà essere "stabile".
No al congelamento degli embrioni e sanzioni pesanti per i medici che
violano la legge.
VOI COSA NE PENSATE?
ANCORA TU
Cliccando qui,
Alessandro Tapparini parla del convegno «Giusti
nel gulag», dedicato al «valore della resistenza
morale al totalitarismo sovietico>>, con Ernesto
Galli della Loggia a presentare il conto ai <<dirigenti
del Pci e poi dai Ds>> e Furio Colombo che, cercando di
smarcarsi, passa la palla a Vladimir Putin...
IL BURRO NELLA
TEGLIA
Non devo farmi
tentare, perchè la tentazione sarebbe grossa. La direzione
diffusa di questo blog mi ha dato il compito di spiegare cosa veramente
sia stato questo convegno dei Radicali Italiani a Bruxelles, il
7 e l'8 dicembre. Ok, eccomi di ritorno. La tentazione, visto che
ci sono stato, sarebbe quella di trattare la cosa da inviato, cioè
spremendo paradossi, che poi sarebbe il modo più comodo,
quello ruffiano. Invece, facciamo un giochino. Immaginate di essere
iscritti ad An, che già come idea-in-sè è un gran
bel giochino. Vi arriva un'e-mail dalla Casa Madre: dice che, previo
esborso di trenta euro, il Sancta Sanctorum di An vi ospita in un
albergo a cinque stelle a Gerusalemme per discutere con voi del futuro
del partito. State immaginando? Vi sembra uno sproposito assurdo,
vero? Sarà, però come sproposito ha il suo fascino,
dovrete ammettere. D'un tratto, avere la tessera di An vi dà più
pseudopoteri di quanti ne avesse donn'Assunta Almirante due settimane
fa. E allora solo un altro poco di pazienza. Immaginate che, arrivati
a Gerusalemme, Gianfranco Fini prenda il microfono e dica a voi camerati
ancora carichi di borsoni e zainetti che Israele, da oggi, è
amica; che gli extracomunitari, da oggi, possono votare; che Mussolini,
da oggi, non è il più grande statista dello scorso secolo.
Come la chiamereste se non provocazione, questa tentazione? Cercherò
di non provocare e di non farmi provocare, perchè nel caso
di Bruxelles la democrazia collaudava strumenti, nel caso di Gerusalemme
il paradosso avrebbe collaudato incidenti. Prendete tutto quanto
fin qui immaginato e mettete, al posto dei camerati di Fini, i Radicali
di Pannella, ed io in mezzo a quelli. Ma chi mi c'ha inviato?, chiedo
io.
Partenza alle 7 di mattina in charter,
solo bagaglio a mano, meschino me, che non riesco a chiuder
occhio se non mi porto appresso un busto di Sandor Ferenczi
da comodino, bronzo, sei chili. Budubùmpete, navetta, albergo.
Prima delle quindici, niente stanza: tutti a sentire Angiolo Bandinelli,
in un grande afrore di mufloni non violenti e di caprette lib. Riprendiamo
un attimo il parallelismo con An: appena scesi all'Hotel Sinai,
Ignazio La Russa vi fa il bignamino. Poi Capezzone, poi Cappato, poi
budubùmpete, arriva pure la Grande Emma.
C'è un'aria che vien da chiedersi:
allegra scampagnata per scroccare lo scroccabile al macchinone
burocratico della colenda Europa, povera zoppetta, oppure
setta in trasferta che medita chissà che prima pietra? Nè
l'una nè l'altra cosa. Piuttosto, il solito colpo di genio
di quel benedett'uomo del Mahatma: occupare con la forza di
una presenza militante (e che militi!) la forma vuota del Partito
Liberale Europeo, spalmarci dentro l'aggettivo Radicale come il burro
nella teglia, lasciare a lievitare, il forno può attendere,
vedremo.
Insomma, se si trattava di An, questo pezzo
riusciva meglio. Ma adesso ho conosciuto un altro modo di creare
politica viva dal niente. Vedete? Sto qui a scrivervi che ho
ancora la bocca aperta. (L.C., 10.XII.2003)
VASI COMUNICANTI
Secondo Newsweek ,
durante l’ultimo Ramadan si sarebbe tenuto in Afghanistan, vicino
al confine con il Pakistan, un “vertice” fra tre alti dirigenti di
Al Qaeda e due leader talibani, nel corso del quale i primi avrebbero
dato ai secondi la “cattiva notizia” che l’organizzazione di Bin Laden
ha in programma di spostare un’ingente porzione delle proprie
risorse - “umane” e non - dal fronte afgano a quello irakeno.
In particolare, per dedicarsi al fronte irakeno Osama sarebbe intenzionato
a dimezzare l’ammontare del contributo finanziario mensile
destinato alla “resistenza” talibana, che attualmente ammonterebbe
a circa 3 milioni di dollari.
(ale tap., 9.12.03)
Il pensiero
dell’istinto
Grazie a
Gianni Pardo, ci s’interroga su bioetica
(<<un bel nome che copre solo dei pregiudizi>>),
istinto di conservazione dell’individuo e istinto di conservazione
della specie...
Per leggere l’articolo
cliccare qui.
Massima del
giorno
La meritocrazia,
per molti italiani, è solo una dimostrazione d'insufficiente
affetto per amici e parenti.
G.P.
MOLLICHINE
Pisanu: "Il
terrorismo bussa alle porte del nostro continente".
E poi dicono che è maleducato.
Per la Nbc, un hotel a 4 stelle
a Milano apparterrebbe ad Ahmed Idris Nasreddin, presunto
finanziatore di al Qaida. Ouf, meno male. Temevamo appartenesse
a Berlusconi.
Pisanu invita a "sviluppare
il dialogo con i moderati islamici". Trovandoli.
Contro la legge Gasparri, proteste
e girotondi. Giusto: è come la legge sulle rogatorie,
che ha fatto uscire di galera migliaia e migliaia di assassini,
pedofili e stupratori.
Fassino ribadisce: "La legge
Gasparri è incostituzionale, ma non si deve tirare
Ciampi per la giacca". Ma Ciampi, benedetto uomo, perché
non va in giro in maglione?
Frattini: "Non resteremo [in
Iraq] per sempre". L'eternità è avvertita.
"An non mi ha voluto recuperare",
dice la Mussolini. È questo, il rischio delle dimissioni:
che siano accettate.
Tremonti : "Lo spirito del
Patto di stabilità non è morto". Lo spirito,
appunto. È difficile che un fantasma muoia.
Avvertimento a Iran, Corea
del Nord, Siria, Libia e Cuba da parte del sottosegretario
di Stato americano. Un consiglio amichevole. Come quello
dato all'Iraq.
Profondità intellettuali.
La Russa: "Stento a decifrare Storace" E non ha ancora
provato con Pecoraro Scanio!
Divisioni trasversali, nelle
coalizioni, sulla procreazione assistita. Sempre così,
nel sesso. Come dice un proverbio siciliano, "pene drizzato
non conosce parentado".
Ciampi: "No alla retorica del
declino economico italiano, il made in Italy è
il marchio più forte del mondo". Purché non si
passi alla retorica dei destini imperiali di Roma.
"Ci vuole più ottimismo
sulla Carta Ue", dice Berlusconi. "Trovare un accordo
non è molto facile, ma nemmeno così difficile".
È semplicemente impossibile.
Nuovo sciopero di bus e metro
il 15 dicembre. Ma se avvertono prima che gusto c'è?
Bossi: "Federalismo subito
o secessione". Ogni tanto si alza col piede sbagliato.
(G.P. 08.12.2003)
Regola sindacale.
Come previsto, ieri
si è ripetuto, insieme al copione del sindacato-opposizione
politica, anche il miracolo della moltiplicazione dei
manifestanti. E' storia vecchia: Cgil, Cisl e Uil, grazie
alle loro «macchine» organizzative dispendiose
ma ben rodate hanno riempito a suon di pullman e treni speciali
le strade di Roma di manifestanti. Tante le persone in piazza
ma sui numeri c’è contrasto: era stato annunciato
un milione di persone, poi da parte della “triplice”
si è parlato di 1,5 milioni, in realtà, secondo
la Questura, i manifestanti erano tra i 200 e i 250mila.
Insomma, siamo nella norma,
la regola sindacale non ammette eccezioni: prendi uno
e conti cinque. (cp, 07.12.2003)
10 DICEMBRE IN IRAK CONTRO IL TERRORISMO
Cliccare qui per firmare
a sostegno della manifestazione dei democratici Iracheni
contro il terrorismo
Avete presente la storia del
bicchiere che qualcuno vede mezzo pieno e qualcun
altro mezzo vuoto? Bene, il Il 37° Rapporto Censis/2003 è il
classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Insomma,
il "Rapporto" racconta di tante cose e ognuno ci inzuppa
il suo biscotto.
Racconta
di una ricerca di qualità localistica della vita, con
una diffusa propensione “borghigiana”, di implicito primato
della “convivialità”, di una crescente tendenza
ad instaurare virtuosi “stili di vita”, di una maturazione a
livello individuale di un’etica della responsabilità,
racconta di vizi e paure, luoghi comuni e solidarietà;
sul piano economico, vede la tendenziale convergenza di interessi
delle centinaia di medie imprese a fare sinergia nella competizione
internazionale e la formazione di consistenti “geocomunità”
nell’area orientale e centro-settentrionale del Paese.
Nel "Rapporto"
vi è anche un’analisi delle principali fenomenologie,
tra cui: i comportamenti di consumo; l’inflazione con effetti
diseguali; la latente fragilità degli anziani; la crescita
del lavoro imprenditoriale fra gli immigrati; eppoi vi
è una cascata di analisi settoriali: la Formazione, il
Lavoro, il Welfare, il Territorio, i Soggetti economici, la Comunicazione,
i Processi innovativi, la Sicurezza e la Legalità.
Tutto
e un poco di più. Dunque, in che modo i giornali
italiani hanno letto il Rapporto Censis?
Ecco
una breve sintesi di titoli:
-Rainews
"Censis. Italiani preoccupati ma sempre più
alla ricerca del benessere: si riscopre la convivialità"
Clicca qui
per il testo completo dell’articolo
-Reuters
"Rapporto Censis 2003: immigrati sempre meno
"subalterni"
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per il testo completo dell’articolo
-La Repubblica
"Il Censis scopre i neoborghesi virtuosi, campagnoli
e riformatori"
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per il testo completo dell’articolo
-L’Espresso
"Rapporto Censis, il 59% dei giovani usa Internet"
Clicca qui
per il testo completo dell’articolo
-Libero.it
"Stando al rapporto annuale del Censis Servizi,
il Valdobbiadene Prosecco risulta lo spumante di metodo
Charmat piu' apprezzato nel
mondo".
Clicca qui per
il testo completo dell’articolo
-l’Unità
"Rapporto Censis: italiani più poveri,
soli e spaventati"
Clicca qui
per il testo completo dell’articolo
-Il Foglio
"Per il Censis l’Italia si rimette in moto"
Clicca qui
per il testo completo dell’articolo
-Corriere della Sera
"Rapporto del Censis: Italiani diffidenti
verso l'information tecnology. Possiede un pc solo il
51,3% delle famiglie"
Clicca qui
per il testo completo dell’articolo
-AGI
"Censis: Cresciuta in due anni la paura di
guerra e terrorismo"
Clicca qui
per il testo completo dell’articolo
-Libero
"Un popolo di narcisi e salutisti" (artricolo
non in rete)
-Il Giornale
"Sale il numero degli immigrati e negli italiani
cresce la paura per la criminalità" (articolo
non in rete)
(cp. 05.12.2003)