ARCHIVIO  DICEMBRE 2003


APPAIO DUNQUE SONO
È una banalità corrente: nel nostro tempo - che è il tempo della fotografia e della televisione - apparire corrisponde ad essere. Anzi se, pur non esistendo, si appare, come nel caso di Paperino, si provoca una maggiore sensazione di realtà di chi è ma non appare. Quale giovane ha mai sognato di essere Cuccia? Viceversa, quante donne hanno cambiato pettinatura per adottare quella della famosa Lady Diana?
L’apparire è stato spesso visto come un raggiungimento degno di ogni sforzo. C’è chi pur di apparire diviene magari un famoso chirurgo, Barnard, e poi si gode sfacciatamente la notorietà, e c’è chi, non avendo nessuna speciale abilità, diviene un omicida in serie. Ma qualcuno questo risultato lo raggiunge partendo dal nulla e senza neanche commettere crimini famosi: l’esempio più classico è quello dell’attore di cinema. Un tizio che ha fatto molti mestieri, fallendo in tutti, ha una bella faccia; poi, per una serie di combinazioni, si trova davanti alla macchina da presa e piace. È il caso di Harrison Ford, che prima è stato falegname nella realtà e poi, sullo schermo, medico o archeologo. Da quel momento è uno dei volti noti, esiste, è qualcuno. E questa parabola esiziale fa sognare milioni di giovani inconcludenti.
In realtà, è poi una simile fortuna essere un volto noto? La cronaca ci mostra persone che hanno speso metà della propria vita a cercare di farsi inseguire dai fotografi e l’altra metà a cercare di sfuggirgli. Magari a rotta di collo, come Diana Spencer.
Essere un volto noto fa sì che milioni di comari (donne e uomini) s’interessino a quello che uno fa. Il risultato è che si perde la libertà. Se dobbiamo vivere costantemente su un palcoscenico, quando potremo finalmente metterci le dita nel naso?
È vero, tutti abbiamo bisogno di stimarci e a nessuno sembrerebbe debba riuscire più facile che a colui che è continuamente seguito dall’interesse del prossimo. Purtroppo è un’illusione. La persona intelligente si rende conto che questo genere d’interesse è come quello che si ha per un personaggio di romanzo, una maschera, un giocattolo. Harrison Ford, se non è uno stupido, deve sempre chiedersi se la gente s’interessa a lui o ad Indiana Jones. Persino quando il pubblico sembra occuparsi della felicità dei suoi idoli è in agguato la Schadenfreude, il piacere maligno di vedere che le cose vanno male anche ai semidei. “È bellissima ma è stata piantata dal suo uomo, che le preferisce un’altra”. In fondo il grande pubblico è sempre quello del Colosseo.
Giannipardo@libero.it


ABC
(A) Non vorrei sembrare più rozzo di un neocon, ma nel punto in cui due civiltà irreparabilmente collidono la peggio toccherà sempre a quella che delle due ritenga che vi sia qualcosa di più importante del mero vincere sull'altra. Io credo che, se necessario, è giusto che una parte dei valori si perdano per strada, purchè il grosso arrivi alla meta. Ci sarà sempre occasione di recuperare il perso, dopo aver vinto. Il mascalzone è antipatico, ma ha sempre a better chance, quando il gentleman deperisce a dandy. Lo scontro abbrutisce sempre, da qualsiasi primato antropologico o culturale si parta. Non ci è concesso il malincuore, se è necessario.
 
(B) Mi si permetta il seguente paradosso. Nel caso di due contrapposte civiltà giuridiche, di qua la fatwa inappellabile che ancora rincorre Salman Rushdie, di là una condanna di Saddam Hussein annullata in ultimo grado per vizio formale, avremmo più possibilità di vedere Saddam Hussein affacciarsi da un balcone di Tigrit, o Salman Rushdie, almeno in foto, affacciarsi dalle copertine dei suoi libri in vetrina, a Khartoum o ad Algeri o a Manila?
 
(C) A proposito di Federica Eminente, avvocato ed esponente della comunità israelitica di La Spezia, che non ha voluto recusare la difesa d'ufficio dell'ex ufficiale delle Ss Heinrich Ludwig Sonntag, Moni Ovadia ha commentato: "E' un raggio di luce in un'epoca di tenebre". Siamo sicuri? Quando si collide, non vale la bruta regola che recita "a brigante, brigante e mezzo"?
 
A, B e C possono essere letti anche di seguito, in qualsiasi ordine (ABC, ACB, BAC, BCA, CAB, CBA).
(L.C., 30.XII.2003)


Taccuino
Via, come giudicheremmo chi si permettesse di sfottere Alex Zanardi per le sue gambe artificiali o Luca Coscioni per il suo sintetizzatore vocale? Cosa penseremmo di chi sfotte un Padre della Patria per la sua protesi dell'anca o il suo catetere o il suo peicemaker? Liquideremmo quelle beffe come schifose carognate e il beffatore come schifosa carogna. Anche un minimo di civiltà ci fa sentire che il sarcasmo sulle protesi altrui non è meno idiota e sadico del sarcasmo sugli altrui difetti fisici. Eppure, c'è un'eccezione: si può sfottere chi porta la dentiera, senza che nessuno protesti, addirittura raccogliendo qualche complice malizia nell'uditorio. E, cosa strana, coloro che più dovrebbero protestare, cioè gli edentuli, rimangono a bocca chiusa. Ritengo poco delicato riportare qui il nome dei beffati e dei beffatori, ma almeno sul mio parzialissimo taccuino ci sono ben diciotto episodi di questo tipo sulla stampa del 2003 e non è ch'io legga molto. Bene, nessuno ha protestato, nemmeno gli sdentati. Questa malsana e crudele abitudine di prendersi gioco dei portatori di protesi dentaria, a volte addirittura se defunti, meriterebbe un po' d'indignazione da parte di coloro che s'indignano di tutto. Evidentemente la dentiera è l'ultimo tabù del politicamente corretto. Per chi è zoppo sempre più delicatezze: claudicante, handicappato, disabile, diversamente abile. Per chi è ciccione doppia razione di delicatezze. Nessuno si sogna più d'insultare i miopi con l'epiteto di "cecato" o chi porta gli occhiali con quello di "quattrocchi". Ma di chi ha perso i denti si deve ancora leggere, scritto da qualche imbecille, "X sfoggiava la sua nuova dentiera da sera". E senza che nessun campione del politicamente corretto si stracci le vesti in pieno Sinedrio e lo rampogni. Temo che la cosa sia destinata a durare ancora per molto e avrei un'idea del perché. Mi nasce dall'urgenza del precisare che, dietro, ho una decina di capsule e quelli davanti sono tutti miei. (L.C., 29.XII.2003)

PARMALAT  E  DINTORNI
Dunque, in soldoni:
1) Parmalat  ha emesso obbligazioni con false garanzie raccogliendo dal mercato oltre 6 miliardi di Euro (oltre 11500 miliardi di  lire);
2) la dichiarata, a bilancio,   liquidità’ ( in contante , titoli od investimenti di immediata liquidabilita’ ) per oltre 4 miliardi di €   si è dimostrata non vera;
3) il fondo Epicurum , con sede alle isole Caymans , nel quale Parmalat aveva investito  circa 600 milioni di €, non è  stato in grado di provvedere ad alcun  rimborso per mancanza di fondi;
4) il conto  presso la Bank of America,  che dichiarava,  sempre a bilancio,  una di liquidità per 3,95 miliardi di Euro ( oltre 7500 miliardi di lire) della controllata Bonlat,, anch’essa incorporata alle isole Cayman, si è dimostrato inesistente.
Per ora,  questo è quello che sappiamo del  “buco” Parmalat, ma, al di la dei soldi, la vicenda ha fatto uscire allo scoperto  un modo a parte - tutto legato ai vecchi equilibri , e conflitti d’interesse,  di un  potere bancario, finanziario ed industriale vicino al centro-sinistra parmense ed emiliano romagnolo - dove il dott. 
Giovanni Panebianco, procuratore capo della procura parmense (procura che indaga sulla vicenda Parmalat),  si ritrova  rinviato a giudizio dai suoi colleghi  di Firenze per "corruzione in atti giudiziari" (clicca qui  e qui per altri dettagli sulla vicenda) per aver fatto dare da Cariparma,  tramite l’allora, siamo nel 1996,  presidente della Cariparma Luciano Silingardi (nelle foto),  sette miliardi di finanziamenti senza garanzie, e mai più rientrati, a dei suoi "raccomandati" dall'oscuro passato mafioso e camorrista.
Se Calisto Tanzi  è finito in galera (a proposito, ma quando la finiamo con il vecchio vizio di mettere in galera preventiva i cittadini in attesa di giudizio?) ,  impalpabile la posizione di Luciano Silingardi.  Nessuno, in questi giorni sui giornali,   ha sottolineato il grave conflitto di interessi che ha coinvolto, coinvolge,   l'ex presidente di Cariparma e oggi presidente della Fondazione della banca, infatti  Silingardi  per lungo tempo è stato il banchiere da cui dipendevano i finanziamenti a Calisto Tanzi e alla Parmalat, e contemporaneamente  il suo consulente, il suo commercialista e un componente del Comitato Ristretto della Parmalat con delega al "corporate governance" ...
Ma questa è  altra storia  e,  se  magistrati e  giornalisti  la  smettessero per un attimo di concentrarsi sull'unico conflitto d'interessi che gli interessa, allora -forse- ne vedremo delle belle. (cp, 28.12.2003
)

LA FORTUNA

"La fortuna e la sfortuna sono il giudizio positivo o negativo che diamo ad una serie causale ignota che ci favorisce o ci danneggia.".  Gianni Pardo
qui ci parla delle serie causali


Massima del giorno
Peggio del nemico che ti affronta c'è la massa che neppure ti ascolta.
G.P.


MOLLICHINE

Pisanu: "Un solo disegno sembra unificare le vecchie e le nuove Br". Lo sappiamo. La stella asimmetrica a cinque punte.

Ciampi : "La missione italiana in Iraq è sulla strada giusta". Speriamo non sia quella su cui è passato il veicolo bomba di novembre.

In progetto una legge che salverà le aziende con almeno 1 miliardo di debiti. Mi raccomando, non un euro meno di debiti.

Parmalat. Gli inquirenti stimano un buco di 7 miliardi. Fossero almeno state lire!

Visto da destra: Approvato il decreto retequattro-RAI 3. Visto da sinistra: Approvato il decreto RETEQUATTRO-rai 3:

Assassinato a Mosul (Iraq) un alto magistrato, Youssef Khorshid. Qualcuno penserà che Berlusconi ha il braccio lungo.

Gheddafi: "Siria, Nord Corea e Iran seguano il nostro esempio e rinuncino alle armi di sterminio". Come nell'anonima alcolisti: da peccatore a predicatore.

Giannipardo@libero.it

Mutata mutanda
Ultimamente si va parlando di un'ipotesi "belga" per la grazia ad Adriano Sofri. Si tratterebbe di adattare, mutata mutanda, quello specioso marchingegno in tre tempi che qualche anno fa, in Belgio, sbloccò una grave empasse derivante da un'irriducibile obiezione di coscienza di re Baldovino in tema di aborto: per non firmare una legge che sollevava quest'obiezione e per evitare una seria crisi politico-istituzionale, il sovrano abdicò per poche ore e, a legge ormai promulgata, riprese lo scettro. Stessa cosa dovrebbe toccare, in Italia, al Guardasigilli Roberto Castelli, che al momento s'è detto indisponibile, e non senza rispettabili ragioni sul piano umano e su quello politico. Infatti, l'innesco del meccanismo dovrebbero essere delle dimissioni che, in partenza, sarebbero date come temporanee e strumentalmente atte a bypassare un ostacolo di natura morale. Correttamente egli s'è addirittura detto disposto alle dimissioni, ma non alla riassunzione della carica, a grazia concessa. Inutile dire che la risposta del ministro Castelli a tale ipotesi "belga" ha slatentizzato il punto debole di questa opzione: un re è una cosa, un ministro della giustizia un'altra. Sicchè verrebbe una grande curiosità: chi può aver partorito questo sproposito? Il senatore Marco Boato è stato il primo che ha fatto qualche accenno pubblico all'ipotesi "belga", ma senza accollarsene la paternità. Pare che Daniel Cohn-Bendit e Silvio Berlusconi ne abbiano parlato informalmente a Strasburgo. Il primo ha avuto l'idea e l'ha suggerita al secondo? Gli è stata a sua volta suggerita da amici italiani? L'idea è nata da qualcuno dei consiglieri di Berlusconi, e quest'ultimo s'è limitato a chiedere qualche ragguaglio tecnico-procedurale a chi, come Cohn-Bendit, doveva essergli stato segnalato come persona bene informata sull'intera vicenda? Sembrerebbe più verosimile questa terza ipotesi: uno come Berlusconi si intrattiene a parlare informalmente con uno come Cohn-Bendit solo se ce n'è un motivo a priori. Ed uno come Adriano Sofri conviene che sia libero più al centrodestra che al centrosinistra. E allora ritorna prepotente la curiosità: chi può aver partorito l'ipotesi "belga"? Si può tentare una risposta, a partire da una premessa. L'idea può essere adattata al caso italiano con la sequenza "dimissioni di Castelli - interim di Berlusconi alla giustizia - grazia a Sofri - reincarico alla giustizia per Castelli", ma anche con quella "microrimpasto governativo - grazia a Sofri - secondo microrimpasto", che elimina la necessità di dimissioni volontarie del Guardasigillo. Perchè chi ha partorito l'ipotesi "belga" non ha pensato a questa seconda ipotesi? Chi è, tra i consiglieri di Berlusconi, che non vuole assolutamente alcun rimpasto, fosse pure meramente formale? Chi è che sente primario e più che simbolico il bisogno che il governo Berlusconi batta un record di durata attualmente ancora detenuto dal governo Craxi? Chi è che per non pensare a due miseri rimpastini è dovuto andare a scomodare i dolori del buon Baldovino? Che significato può avere, per qualcuno, che il governo Berlusconi II batta il record di durata di quello Craxi I (04.08.1983 - 27.06.1986)? Quando scommettiamo che, dopo aver battuto tale record (aprile 2004), si farà strada anche l'ipotesi dei due microrimpasti? (L.C., 26.XII.2003)

Strumenti
Vergogna! Avete nelle vostre case apparecchiature tecnologiche sofisticatissime e le sfruttate sì e no al cinque per cento. Nel forno a micro-onde vi limitate a scongelarci i piselli, invece di cucinarci, come si potrebbe, una douzine d'escargot ; il pc lo aprite solo ad Internet Explorer e ad Outlook Express, manco sapete come un Picam2000 potrebbe semplificarvi la vita; il masterizzatore, poi, lo usate solo per clonare un Louis Armstrong o un Gigi D'Alessio, al massimo per un'antologia di cori alpini. Vergogna! E sì che queste meraviglie, di cui semmai state ancora pagando le rate, permetterebbero miracoli di creazioni fatte in casa, portenti veri. Robe da sentirvi uomini del III Millennio! Ma voi, ovviamente, odiate i libretti delle istruzioni: preferite la filosofia teoretica e la Settimana Enigmistica. Dunque, sarà difficile che possiate capirmi...
Ho registrato l'augurio papale di Buon Natale nelle varie lingue. Quest'anno il Vecchio farfugliava da Dio, al massimo si capiva "in lingua cinese... thailandese... giapponese... ebraica...", il resto era puro labiale, gutturale e dentale, acciacchi di sillabe, inciampi e scoppi, sbavati, strusciati, frammenti di iati, insomma una goduria. Con tutti i sancta sanctorum tecnologici di casa mia ho tolto dal nastro quello che si capiva: "... thailandese... giapponese... ebraica..."; e ho costruito un loop con il mero fonema poliglotta papale. L'ho seriato e arricchito con tre piste parallele: bass (cello), drums (bells) e accompagnamento (piano elettrico). Ho rallentato le sequenze a 1:16 della velocità normale, sovrapponendole, e ho aggiunto sul pezzo complessivo (3'44") sei inserti d'archi (scale ascendenti per accordi di quinta e settima) e due linee di trombe barocche (contrappunto). Sul tutto ho inciso una settima pista, un poesia di Gozzano, ma "lavorando" un po' la mia voce su un equalizzatore fino a tirarla come quella d'un enfisematoso molto ispirato. Titolo: "La falena". Tempo totale del postprocessing: trentadue minuti. Giusto il tempo che ci mette il mio amore per decidere cosa mettersi per uscire. Uno splendore. (L.C., 25.XII.2003)


Mano di bianco

I crimini di Saddam sono infinitamente più terribili di quelli di Mussolini. Chi compiange Saddam Hussein e non ha un solo pensiero per le sue vittime, trasforma il boia in vittima. E’ il metodo che consente di dare una mano di bianco a ogni crimine contro l’umanità”,   così il filosofo francese André Glucksmann in un articolo sul   Foglio, clicca qui per l'articolo..




L'arancione e il nero
  1.
"Io quest'articolo non lo firmo", si fa per dire: il pezzo in prima pagina sul Foglio del 23 dicembre inizia con "io", il che è già mezza firma; non c'è traccia di virgole prima e dopo "quest'articolo", come vorrebbe il pronome "lo"; qua e là, "cotanto", "malgré soi", "ch'ella"; c'è anche un "il nemico si schifa, non si legge", una traccia biologica; poi, al terzo rigo dell'ultimo capoverso, un "sono disposta...", l'altra metà della firma. Via, perchè tenerci sulle spine? Quando e dove si tiene quest'arrapantissimo incontro di lotta nel fango "Sab'na vs Guia"?
 
2.
Cosa non si fa per piacere a Giuliano Ferrara ed avere da lui una paterna pacca sulla spalla. Guardate, ad esempio, il sillogismo sbilenco del professor Giorgio Israel, solitamente persona a modo, sul Foglio dello stesso giorno. Grosso modo, egli dice: la "big science" di ieri era la fisica nucleare; addirittura uno dei suoi padri, John von Neumann, giunse alla convinzione che c'era bisogno di regole e restrizioni; oggi, la "big science" è la genetica, ergo... e Ferrara, benigno, mette il suo visto. Ma, dico, è un argomentare onesto e serio, questo? Riescono il professore e il vistatore a immaginare due mondi nei quali viga una selvaggia deregulation rispettivamente per l'una e per l'altra "big science", ammesso, ma non concesso, che chi s'è battuto e si batterà contro questa stupida legge voglia poi una selvaggia deregulation? Nell'un caso, la distruzione del genere umano. Nell'altro, qualche bambino in più per un'umanità che diventa sempre più sterile. Ed ecco un altro saggio che, scrutando le stelle, è caduto nel fosso.
 
3.
Partito per scrivere una recensione di "Esportare l'America" di Christian Rocca e trovatosi ben presto a corto di elementi per una stroncatura, Alberto Mingardi, sul Riformista di martedì, si fa tentare dal pezzo forte del suo non ricchissimo repertorio: l'invettiva anti neocon. Certo, sembrano ammorbiditi i toni che gli facevano scrivere, l'anno scorso, "the virus of neo-conservatism is spreading all over the world" e, nel luglio di quest'anno, "i neoconservative amano la guerra", ma è chiaro che è il solito Mingardi. Fatta eccezione per lo Spiderman delle passate perfomances, oggi sostituito, chissà perchè, da Batman, è chiaro che è sempre lui: il tormentone "Hobbes vs Locke", immancabile in ogni pagina web che porti la sua firma; la stanca ripetizione di "Kagan=slogan", che ormai è uno slogan; il parlare di libertà, democrazia e liberalismo, per concludere che non sono articolo "Made in Texas", perchè li vendono sotto casa sua, insomma sotto casa del Mingardi... Insomma, per dirla come forse la diranno al Foglio, dove qualche volta sbagliano le citazioni dalla Bibbia, ma hanno il naso fino per inchiodare il fighetto di turno: la solita fuffa anti Usa. Io credo, invece, che con quello di Daniele Capezzone, il libro di Christian Rocca sia tra le cose più interessanti che si siano potute leggere quest'anno, e che semplicemente Mingardi non se ne sia accorto. D'altra parte, lo stesso Rocca scrive alla fine del suo libro, in una splendida pagina intitolata "Che cos'è l'America": "Non sono un esperto, i giornalisti non sono mai esperti, sennò avrebbero scelto un altro lavoro". Ecco, a leggere la recensione m'è parso che Mingardi non avrebbe potuto sceglierne un altro. (L.C., 24.XII.2003)

Gerardo
Certo, l’argomento è sempre quello,  una specie di luogo comune, una cifra particolarmente cara alla sinistra  italiana: Berlusconi,  il male assoluto.
Questa specie di scorciatoia, propedeutica a sostituire il dibatto o il ragionamento,    l’abbiamo rivista e risentita ieri sera a "Ballarò".
C’era Rutelli,  solita enfasi contro il titolare del “male assoluto” e  solite banalità da ufficio stampa pre-elettorale, insomma,   nulla di nuovo.
C’era pure Gerardo D’Ambrosio,   l’ex  capo della Procura di Milano, e son stati scoppi e fuochi... artificiali.
Eccolo, questo gran talento di magistrato in pensione, contorcersi sulla sedia,  eccolo inerpicarsi sul piano inclinato delle spiegazioni tecniciste, poi incartato come quando a scala quaranta ti rimangono in mano due carte fesse, eccolo divincolarsi e buttare all’aria il mazzo:  “la nuova legge   abroga il  falso in bilancio, dunque il vero colpevole del buco Parmalat è Berlusconi.”
Si, è veramente un guaio! Sembrerebbe che la  nostra Repubblica ci pigli gusto ad allevare questi talenti televisivi. (cp, 23.12.2003)




Massima del giorno
C'è gente che se cambia idea non può che guadagnarci.
G.P.


MOLLICHINE

Confindustria: "Sulle riforme serve un salto di qualità". Uffa, no, serve soprattutto un cambio di frasario.

Nuovo ordine d'arresto per Marini. Sarà un fior di gaglioffo, ma è costato all'Italia solo la sua manutenzione in carcere.

Il Papa: "La pace con la forza del diritto, non con quella delle armi". Diritto che la Polonia non seppe opporre ad Hitler.

Un alto ufficiale dell'esercito Usa: "Gli ex baathisti gia‚ arrestati stanno cantando come canarini". Miracoli che fanno le gabbie.

La figlia del rais, Raghad, vuole una Corte "internazionale, giusta e legittima". Internazionale, giusta e legittima come quella che ha mandato a morte i generi di Saddam.

L'euro sfonda quota 1,24 (1,2420) sul dollaro e sale anche il petrolio (33,60 dollari al barile). Insomma è l'euro che sale o è il dollaro che scende?

Chirac: no al velo e ai simboli religiosi nelle scuole. Permesso il gesto dell'ombrello, che religioso non è.

Caso di Sars a Taiwan: contagiato uno scienziato che faceva ricerche sul virus. Umorismo nero: lo ha trovato.

Cattaneo: "Decreto per Raitre entro il 31 dicembre o ci saranno licenziamenti". Bisogna chiudere Retequattro perché lo impone la Costituzione. I licenziamenti sono forse contro la Costituzione?

Gianni Pardo, 23.12.2003


LA DIVINA PROVVIDENZA ARRIVA A CAVALLO
  Gianni Pardo ci invia  un testo che può urtare chi la pensa diversamente.
Ma una conversazione senza dissenso è senza sale.
... clicca qui

DIATRIBA SULL’EURO
La gente ha l’impressione che con l’euro tutto sia rincarato. Alcuni dicono che oggi un euro equivale alle mille lire di ieri e ognuno spara la prima percentuale d’inflazione che gli viene alla bocca. In realtà, l’unica percentuale credibile è quella fornita dall’Istat, nella misura in cui sono state credibili, in passato, le percentuali dell’Istat. Né di più né di meno. In secondo luogo, è vero che c’è stato un rincaro ed è vero che è stato introdotto l’euro: ma che il primo fenomeno dipenda dal secondo è tutto da dimostrare. Questo chiude il discorso economico e permette di passare a quello politico.
Tutto è cominciato con Prodi e il centro-sinistra che si sono vantati per anni d’avere portato l’Italia in Europa (dove stava, prima?) e d’averla fatta partecipare all’euro tra mille difficoltà. Insomma promettevano quasi il paradiso economico in terra ed era una bugia: ma se le cose fossero andate per il verso giusto sarebbe stata una bugia politicamente molto produttiva.
Le cose sono andate male ed ora Berlusconi, nella sua conferenza stampa, attribuisce i rincari all’euro. È anche questa una bugia. Ma è una bugia speculare a quella di Prodi e soci. Loro dicevano che l’eventuale bonanza sarebbe stata il frutto dell’euro, Berlusconi dice che l’attuale difficoltà economica è il frutto dell’euro. Demagogia contro demagogia. Non sarà una mossa commendevole ma essa può essere rimproverata al Presidente del Consiglio solo da quei pochi che, prima, hanno rimproverato Prodi e soci per avere vantato come operazione salvifica un’operazione che salvifica non era. Come provato del resto dalla Gran Bretagna che se ne è tenuta volontariamente fuori.
Prodi tuttavia ha osato difendersi affermando che i rincari sono dovuti all’incapacità del governo di tenere i prezzi sotto controllo. Continua dunque a ricorrere alla più spregevole demagogia: infatti, sin dai tempi di Diocleziano, è noto che nessuno può tenere i prezzi sotto controllo. Prodi, quando dice questo, non è un economista: è un Pecoraro Scanio qualunque. E in materia di demagogia è recidivo.
Giannipardo@libero.it , 23 dicembre 2003


Manuale di stile
1.
Ace-of-spades ha avuto una gioventù bruciata e una maturità da godfather. Sulla sua testa c'era una taglia che ha fatto gola a qualche tagliagola dei suoi bodyguards: i nostri l'hanno pizzicato nella sua tana tra barrette di Mars e un mucchio di bigliettoni verdi, alla fine d'una grande fuga. S'era fatto crescere la barba, come i fuggiaschi dei b-movies e quasi sicuramente finirà i suoi giorni da dead man walking. Sembrerebbe una sottoproduzione per l'esportazione, ma il soundtrack è originale, tutto darbuka, zurna e qanun.
 
2.
Da "Per la Costituente dell'Ulivo" di Elio Veltri, Paolo Sylos Labini ed Enzo Marzo, sull'Unità di martedì 16 dicembre: "Nell'ipotesi che i tre principali partiti del centrosinistra non siano disposti ad aprire senza porre condizioni, attraverso il processo costituente, ai movimenti ed ai partiti minori, noi dobbiamo presentare alle europee una lista nostra". Lista? Ma in Italia tre persone insieme non facevano un partito politico? (L.C., 18.XII.2003)


IL PRESENTE INCONOSCIBILE
S’immagini un esercito in cui nella prima fila c’è solo un uomo, nella seconda due, nella terza quattro e così via, finché, nelle ultime file, si arriverebbe ai miliardi. Se questo esercito si muovesse in avanti, è ovvio che i primi uomini arriverebbero in un posto quando gli ultimi ne sarebbero ancora lontanissimi.
Questa immagine rappresenta il cammino dell’umanità. Quando i primi uomini, per esempio Voltaire, Diderot, Montesquieu, erano in piena modernità settecentesca, molti, pure nel loro ambiente, ne erano lontani. I loro stessi valletti, le loro femmes de chambre, per esempio, pur vivendo accanto a loro, erano ancora legati a schemi molto più arretrati. E tuttavia questi domestici, a contatto con lo strato più evoluto della società, erano più moderni dei domestici di un ignoto barone del Limousin o della Corrèze. Senza dire che anche questi domestici provinciali erano a loro volta più evoluti dei semplici contadini: i quali tuttavia erano più moderni ed evoluti dei contadini di altri paesi meno sviluppati. E via di seguito, fino ai primitivi dell’Africa e dell’Oceania.
Quando il Cristianesimo ha trionfato, quando persino l’imperatore si è proclamato cristiano, si è potuto credere che il mondo avesse girato pagina, dal punto di vista religioso: e invece la stessa etimologia dell’aggettivo “pagano” dimostra il contrario. Pagano deriva da pagus, villaggio: mentre infatti le città erano cristiane, nei paesi la gente continuava a credere in Giove, Giunone e Venere. In seguito anche i piccoli centri sono diventati coralmente cristiani ma sono le città che hanno cominciato a scristianizzarsi. Se esse dovessero avere chiese capaci, come le cattedrali del Medio Evo, di contenere tutta la popolazione, ben diverso aspetto avrebbero le nostre metropoli.
Nel presente vivono effettivamente in pochi.
Gli esempi che si possono fornire del fenomeno sono praticamente illimitati. Un tempo non esisteva la scienza modernamente intesa e dunque nessuno poteva avere mentalità scientifica. Ma una volta che il metodo si è affermato, non si può certo dire che tutti l’abbiano acquistata, questa mentalità. La maggior parte ha mantenuto la propria visione magica e primitiva della realtà, con i suoi antropomorfismi, i suoi pregiudizi, i suoi idola. Perfino fra gli scienziati professionisti la mentalità che viene applicata al campo di lavoro molto raramente viene usata per il resto della loro vita.
Dunque c’è un gruppetto di testa di persone con vera mentalità scientifica, persone che mai imprecherebbero contro il cattivo tempo, perché imprecare contro il cattivo tempo significa avere una visione antropomorfica del reale. Poi c’è una massa di professionisti o di intellettuali che quella mentalità hanno solo in parte e solo in parte applicano. Seguono le persone che della scienza hanno qualche vaga nozione e infine, nelle ultime file, ci sono, nel Terzo Mondo, coloro che sono lontani dalla modernità più o meno quanto ne erano lontani i contadini di età romana. Ed ecco che torna l’immagine dell’esercito che avanza a cuneo: mentre i primi sono andati tanto lontano da chiedersi magari, criticamente, a quali errori potrebbe condurre la mentalità scientifica, nelle ultime file molti non ne hanno neppure sentito parlare.
La massa degli uomini non si accorge di vivere nel passato. Quando compra un televisore o un computer, e li chiede dell’ultimo modello, crede di essere al passo con i tempi e sbaglia. Infatti un prodotto, per il semplice fatto di essere sul mercato, è concettualmente superato. Gli uffici studi delle fabbriche si stanno già occupando del prodotto che lo sostituirà. Lo stato dell’arte, come si usa dire, non è quello che si ritrova nei prodotti già commercializzati, così come lo stato dell’arte della fisica teorica non è quello che si può leggere nei libri per le scuole. Il presente della fisica è ciò che, in questo stesso momento, è oggetto della ricerca. È un dato largamente inconoscibile: infatti ciò che è pubblicato è già parte del passato.
Nessuno vive interamente nel presente. Il massimo che si riesca ad ottenere è di vivere nel presente per una certa parte. Il fisico che sta studiando un problema scientifico assolutamente nuovo - e dunque presente - andrà all’università con un’automobile che magari ha un paio d’anni, dunque con un’automobile del passato. Sarà curato dal suo medico con la medicina del passato. Leggerà una letteratura del passato, ascolterà notizie che, per il semplice fatto d’essere tali, riguardano il passato. 
Gli uomini civili più colti e più informati sono coloro che riescono a vivere nel passato prossimo piuttosto che nel passato remoto: ma oltre questo punto non si può andare.
Giannipardo@libero.it

Massima del giorno
La vecchiaia è come l'insonnia, viene tanto più facilmente quanto più la si teme. G.P.

MOLLICHINE
Violante (Ds): "Il governo non ha guida né politica né economica, il suo nemico è la maggioranza stessa". E, ricordatelo, la fine del mondo è vicina.

Il Consiglio europeo s’accorda sulla difesa comune, Rimane il problema: dieci o venti disarmati sono più temibili di due o tre o due disarmati?

Due neocon (nientemeno) hanno definito "stupida" l’esclusione dei paesi anti-guerra dagli appalti irakeni. Intelligente è invece stata la famosa decisione: "non un uomo, non un soldo".

Paul Martin è il nuovo premier canadese: un miliardario. Dopo l’Ulivo mondiale avremo il conflitto d'interessi mondiale?

La Francia ha deciso di cancellare parte dei crediti che vanta con Baghdad. Un re (personaggio del "Piccolo Principe") diceva al protagonista: "Ti ordino di sederti". "Preferisco stare in piedi", replicava l’altro. "Ti ordino di stare in piedi".

Gianni Pardo


 Arbitro o arbitrio?
Ciampi? Ciampi, diciamolo, si fa tirar troppo la giacchetta e  interviene su tutto: dall’Europa alla resistenza,  quasi ogni sera in TV a leggere il suo fogliettino.
Non così -  dice la nostra Costituzione -  dovrebbe comportarsi un Presidente della Repubblica che,  per intervenire nel dibattito politico tra i partiti,   dovrebbe usare il  mes saggio presidenziale al parlamento.
Pazienza, è prassi.
Poi, a guardar bene,  il Presidente nei confronti del nostro Governo,  sempre con il suo fogliettino in TV,  è come un tutore che vuol consigliare, indirizzare, correggere.
Durante il semestre di presidenza italiano ha addirittura marcato stretto il presidente di turno: questo si, questo no.
Ieri ha rimandato alle Camere la Gasparri.
C’era chi dubitava?
(cp, 16.12.2003)

'Azzo!
Può darsi che sia solo una mia impressione, ma mi pare che non ci sia mai soddisfazione piena, a sinistra, quando cade un dittatore. Anche quando libertà e democrazia fanno palesemente la differenza, mai un completo compiacersi, mai un corteo di giubilo, mai un concerto gratis in piazza San Giovanni. Anche quando è evidente che un popolo si è liberato da un criminale, spesso mezzo sanguinario e mezzo narcisista, la sinistra non ha mai espressioni di gioia vera e piena. La cattura di Saddam Hussein, l'arresto di Milosevic, l'eliminazione di Ceausescu, la morte di Stalin non suscitano mai tripudio, a sinistra. C'è sempre qualcosa che, nella sinistra meno rozza, è l'amarognolo d'un distinguo o di una prognosi mesta e che, in quella rozza assai, è quasi lutto o livido scontento. Sentite il buon Eugenio Scalfari, l'amarognolo: "L'Iraq è in preda al terrorismo che prima non c'era per la semplice ragione che il dittatore al potere non l'avrebbe mai permesso" (La Repubblica, 23.XI.2003). Ce l'avrei qui davanti a me, ma vi risparmio una citazione da Alfonso Pecoraro Scanio, il livido scontento. Il becero di destra avrebbe tutto il diritto di chiedere: "Perbaccolina, vi risciacquate la bocca di libertà e democrazia tre volte al giorno, prima e dopo i pasti, e poi quando tocca a un Saddam oggi o a un Fidel domani nemmeno un decimo dell'euforia di quando guadagnate due punti percentuali a un elezione amministrativa? Via, compagni, allegria!". Questo, il becero di destra. Io mi limiterei a un 'Azzo! (L.C., 16.XII.2003)

•  'We got him'
 


Massima del giorno
 
Nessuno si sarebbe rivolto ai medici se gli stregoni avessero avuto la metà dei loro risultati. La mentalità corrente tende al magico, non alla scienza. G.P.

MOLLICHINE

Mieli: Ad Haiti vengono importate le noci di cocco di cui l'isola sovrabbonda ma che gli haitiani non vogliono raccogliere. Cocchi di mamma.

Padre Gheddo, missionario: Quando si sostiene che il 20% della popolazione mondiale possiede l‚80% per cento delle ricchezze <si bara con le parole>. In realtà il 20% produce l‚80% delle ricchezze. Anathema sit.

Ciampi (83 anni): "Ho lo stesso entusiasmo di quando avevo vent'anni". Preoccupante. Ma grazie al cielo incredibile.

9 dicembre: Iraq, nessun attentato mortale. Tre soldati americani uccisi in un incidente stradale. Ne uccide più il volante che la spada.

Sirchia, ministro e medico: "Il provvedimento [sulla procreazione assistita] mette fine alla mancanza di regole". Si chiamava amenorrea.   

Il titolo Parmalat declassato dalla Standars & Poor al livello CC\C. Coraggio, ancora diciotto lettere e siamo alla Z.

Pezzotta, parlando dei sindacati: "Siamo uniti come la santissima trinità". Cioè: è un mistero come lo siano.

Parigi e Berlino fuori dalla ricostruzione dell'Iraq e protestano. Il chinghiale l'avete ammazzato voi, ma a tavola vogliamo sederci anche noi.

Il capo negoziatore di Abu Ala, Nabil Shaat: "Il problema è il muro". E prima, quando non c'era?

Giannipardo@libero.it

Allegato, per chi ha tempo, un "Dizionario italiano" da prendere solo come un divertimento, clicca qui.


MADE IN TAIWAN
Si sa che la Cina, da sempre, si muove per annettersi Taiwan con la forza, in nome della "unificazione nazionale"; e si sa che, se i cinesi non hanno ancora scatenato il blocco navale (se non addirittura l'attacco aereo), ciò si deve agli USA, che non glie lo avrebbero permesso (e, a scanso di equivoci, hanno rifornito Taiwan di armamenti).
La questione, manco a dirlo, non ha mai scalfito la granitica indifferenza dei “demogradigi” nostrani, perpetuamente indignati dagli atteggiamenti “imperialisti” degli yankee verso Cuba, ma per nulla disturbati dalle mire della Cina nei confronti di Taiwan.
Ebbene: dopo le recenti dichiarazioni del presidente Chen Shui-bian sul “referendum difensivo”, ha cominciato a tirare aria di “scaricamento” da parte di Washington, nell’ottica di un ritrovato “appeasement” verso la Cina (così importante per tenere al suo posto la “canaglia” nordcoreana). Insomma, un ritorno al più classico realismo kissingeriano.
La scorsa settimana, sul Weekly Standard, i “neocon” William Kristol e Gary Schmitt si sono schierati contro tale eventuale riposizionamento del governo USA sulla questione di Taiwan, inopportuno “regalo” al regime di Pechino.
Bush, però, stavolta non ha dato loro retta, e, in occasione di una visita del premier cinese, si è pronunciato proprio nel senso che temevano, diffidando Taiwan dal provocare Pechino con “iniziative volte a sconvolgere unilateralmente lo status quo” (e senza spendere una parola sulla installazione da parte di Pechino di missili puntati contro l’isola).
Ora i due “neocon” di cui sopra, con l’aggiunta di Robert Kagan, intervengono nuovamente (sempre sul Weekly Standard – qui per l'articolo) per cazziarlo senza mezzi termini:
“La presa di posizione del Presidente è un errore. L’accondiscendenza nei confronti di una dittatura non può che incentivare ulteriori tentativi di intimidazione da parte di questa. Mostrare di stare dalla parte del regime democratico di Taiwan, contribuisce ad assicurare la stabilità nell’Asia orientale. Il che non avviene se invece mostriamo di voler premiare la prepotenza di Pechino”.
Ancora una volta si resta spiazzati nell’assistere alla contrapposizione tra i “neocon” da una parte, e i vecchi conservatori dall’altra, con i “progressisti” europei che, distrattamente, si ritrovano de facto posizionati accanto a questi ultimi, sulla sponda della realpolitik. In questo panorama, dov’è la destra e dov’è la sinistra?
(ale tap., 13.12.03)

Il mio amico G.
Il mio amico G. vuol diventare un grande giornalista. Meglio non dire nome e cognome, ché se poi diventa un grande giornalista davvero, gli rimproverano a vita che non lo è diventato da signore: elegantemente, senza raccomandazioni, per caso. Sputtanerei un amico? Dunque, dicevo, G. vorrebbe entrare in un giornale, lavorarci gratis per un anno, essere assunto con uno stipendio base del tipo casa-auto-moglie-figli-barca-amante. Per lui significa mantenersi bassi, rispetto ai suoi meriti. Poi, mai mettere limiti al genio, qualche milione d'euro di serenità psico-esistenziale, libri, convegni, sponsorizzazioni. E' inutile tentare di accennargli che forse le cose sono un pochino diverse, da quest'orecchio non ci sente. Anzi, mi confida che lui è onestantemente convinto che: scrive meglio di Diaco; è più simpatico di Buttafuoco; è più preparato di Sofri jr.; sa cucinare meglio della Soncini. Gli voglio bene, cosa obiettargli? Gli dico che gli invidio anche la culinaria. Ma dite: non è l'esatta proiezione, questo mio caro amico, di quella immagine di giornalista che amate tutti voi? Non lo volete senza peli sulla lingua, in tutti i sensi? Eccovelo, perchè non lo assumete? Io, che posso dirgli? Cosa posso consigliargli? Qualche volta abbozzo qualche strambo consiglio. Ad esempio: inventarsi un nuovo di tipo di giornalismo, sfondare con quello. "Chessò, G., - gli ho detto l'ultima volta - potresti fare il botto con una serie di simpatiche macchiette alla Ricci, ma in piccolo... Chessò, G., autoprodurti una serie di servizi, con piccolo corsivo di presentazione, in cui consegni al politico di turno una piccola statuina in polistirolo, riproducente uno sproposito fecale, semmai madornale... Chessò, Smerdailpolitico! Sarebbe roba tosta, nazionalpopolare... Sarebbe giornalismo da jet privato e massaggiatrici thailandesi personali... No, G., non scherzo, non ti sto prendendo per il culo...". Be', però, in fondo... Maledetti voi, uomini del vip system, che ficcate in testa ai nostri bravi ragazzi tutti questi miraggi stronzi! Maledetti, maledetti, maledetti! E qui mi fermo, perchè con questo triplo "maledetti" mi sono sentito Toni Negri e mi sono vomitato addosso. Vi saluto ma non vi bacio, per ovvi motivi. A proposito: m'ha scritto Natalino Russo chiedendomi se potevo ogni tanto citarlo su "Capperi!" e nelle lettere che scrivo al Foglio o al Riformista, "per promozionarlo" ha scritto. Natali', m'è sfuggito di citarti su quelle che oggi ho spedito a Ferrara e a Polito, ma, come vedi, in extremis, mi sono ricordato di te.

Madonna mia! (L.C., 13.XII.2003)


Il nipote di Münchhausen
I
o capisco i cattolici. I cattolici hanno una teoria bella e pronta, con tanto di marchio papale. Se dunque dicono che la vita è un dono, che la vita è sacra, che la vita appartiene a Dio, e il resto, hanno una loro coerenza. E infatti non è con loro, che voglio discutere. Sono i laici, che non capisco . Nel senso che tutte le cose belle e spirituali che dicono mi sembrano fondate sul nulla. O allora solo sulla loro sensibilità, che non è un’argomentazione.

Per un laico vero non esiste metafisica e l’uomo può far tutto. La scienza può far tutto. L’unico limite è quello indicato a suo tempo da Voltaire: far male agli altri. Se una donna non sposata vuole avere un figlio senza avere contatti con uomini, perché non farglielo avere? Che differenza c'è, fra una single che ha un figlio da un laboratorio di biologia e una ragazza madre abbandonata dal suo uomo? Si dirà che con questo s'impone ad un bambino di non avere padre, ed è vero. Ma è male anche imporre alla donna, disponendo del suo corpo, che le appartiene interamente, di non avere figli. E poi, se non avere un padre fosse un tale male, bisognerebbe coerentemente sopprimere, per fini umanitari, il figlio della ragazza madre perché abbandonata dall’uomo che l’ha ingravidata. O almeno rendere reato mettere incinta una donna che non si sia preventivamente sposata: quod non est. La verità è che queste ipotesi sembrano assurde perché si considera ciò che è naturale morale e ciò che è artificiale immorale. La quale idea è un semplice pregiudizio. E infatti lo si applica quando non va contro i propri interessi. Se fosse immorale tutto ciò che è artificiale bisognerebbe astenersi dal farsi operare, se si sta male. Da un lato la natura ha deciso che dobbiamo soffrire e morire e dall'altro tutta la chirurgia è artificiale. Chissà quanti moralisti sarebbero in questo caso coerenti.

Per indurre tutti ad impietosirsi sulla sorte degli ovuli fecondati (e del feto), qualcuno dice: "se mia madre avesse avuto il diritto d’abortire io non sarei nato". È una frase senza senso. Non solo vale per i milioni e milioni di spermatozoi che ogni uomo produce e butta via nei suoi decenni e decenni di vita fertile, ma se quel signore non fosse nato non ci sarebbe mai stato nessuno capace di dolersi di non essere nato. Questa argomentazione dei sentimentali somiglia al metodo seguito da Münchhausen per trarsi fuori da una palude: afferarsi per i (propri) capelli e tirarsi su.

Poi è inutile dire, come pare dica il filosofo Severino, che "nascere è sempre meglio che non nascere". Perché chi non è nato non si può dolere di nulla, mentre chi è nato può dolersi eccome dell’esser nato. Mettere al mondo un bambino che si sa sarà un minorato per tutta la vita corrisponde a preferire l’astratto principio della sacertas della vita ai sentimenti e alle sofferenze di quell’essere umano. La maggior parte dei moralisti è crudele, ecco la verità. Preferisce la sofferenza (purché altrui) alle novità. L'uomo pietoso non m'impietosisce dinanzi ad embrioni, ovuli fecondati e feti di pochi giorni, del tutto incapaci di sofferenza, mentre si scioglie in lacrime se pensa ad una lepre col piede in una tagliola, all'orsacchiatto cui è stata ammazzata la madre, al bambino che soffre la fame perché messo al mondo senza riflettere un istante. Chi ha orrore della sofferenza di chiunque trova che essa pesa più di qualunque astratta morale.

Il punto centrale dell’argomentazione che qui si vuol svolgere è il seguente: ogni volta che non si ha un motivo concreto (a parte quelli religiosi) da opporre alla totale libertà della scienza e degli uomini le argomentazioni sono inconsistenti. Il male è la sofferenza, il resto conta poco. Tutto ciò che si può indicare contro la totale libertà, nella fecondazione artificiale, in genere si rifà, quando non a miti ("la vita è un dono", "ogni vita è sacra", "la sacra casualità della virta", "questo contraddice la  natura", e via sognando), a controindicazioni discutibili. Si dice che il figlio della provetta non ha padre, il figlio di due lesbiche non ha un imprinting corretto, eccetera. Ed è vero. Queste e le altre simili sono argomentazioni reali che però urtano contro l’impossibilità di realizzare un mondo perfetto. La donna che mette al mondo un figlio senza padre è discutibile, ma discutibile è anche il padre che ha l’hobby del rocciatore o delle corse automobilistiche. Ambedue possono facilmente lasciare un orfano, in giro. Oppure l'uomo sposato che fa un figlio all'amante: cosa che non costituisce nemmeno un'infrazione amministrativa. Insomma, le controindicazioni, in materia di fecondazione artificiale, sono reali, ma non più importanti di quelle che se, tenute in considerazione, ci impedirebbero di vivere come viviamo. La frittura fa male, via la frittura. I grassi fanno male, via il lardo. L’alcool fa male, via l'alcool. In automobile si può anche morire, andiamo a piedi. Tutti questi esempi susciterebbero l’indignazione dei moralisti: "ma si possono mettere sullo stesso piano cose del genere?"

Risposta: "Perché no?" Perché la vita è sacra, la fecondazione artificiale è artificiale, perché la totale libertà della scienza è male, appunto? Ma questo è il thema probandum, il vostro thema probandum.

Insomma, le obbiezioni laiche contro la fecondazione assistita non devono partire da grandi principi, visto che basta non condividerli perché essi perdano la loro importanza. Devono partire da motivi concreti e tanto solidi da non necessitare alcun ricorso a motivazioni fumose e idealistiche. Quando lo Stato vieta che si gareggi con le automobili sulle strade non ha bisogno di fare appello ad alti principi. L’utilità di quella norma è evidente, non solo perché i partecipanti potrebbero rompersi l’osso del collo, ma soprattutto perché potrebbero uccidere dei terzi incolpevoli. Ebbene, è un’utilità del genere che si amerebbe ravvisare ogni volta nei limiti alla scienza.

Dopo avere tanto litigato, si ha l'obbligo di riconoscere che tutta questa discussione è assolutamente oziosa ed è anzi questa la ragione per la quale - personalmente - non mi sono seriamente interessato della questione. Non solo basterà varcare la frontiera per trovare legislazioni meno oppressive e moralistiche, ma la storia c’insegna che si è sempre lottato contro le innovazioni scientifiche e si è sempre perso. Sicché anche ai vincitori di oggi si può dire: io forse non vedrò la vostra sconfitta, ma mio figlio probabilmente sì, E certamente la vedrà mio nipote.

Giannipardo@libero.it


Eco: se ci sei batti un colpo
Una premessa. La fissazione di una "congiura mondiale dell’ebraismo" è radicata nella mente di tante persone. Se il discorso casca sugli ebrei,  gente di solito ragionevole si lascia andare alle considerazioni più balorde; insomma gli ebrei,  sotto sotto, non avrebbero altro in testa che il dominio del mondo. La fonte di questa teoria - che dovrebbe esserne anche la prova - sono i cosiddetti "Protocolli dei Savi di Sion". Essi dovrebbero essere le scritture segrete del governo occulto dell’ebraismo mondiale e contengono un programma dettagliato per la distruzione della cristianità a la conquista del potere mondiale da parte degli ebrei e dei massoni.n realtà i cosiddetti "Protocolli dei Savi di Sion" furono un falso  costruito a tavolino dal servizio segreto dello Zar. Raccontiamola questa storia. Verso il 1898  un feroce antisemita, certo Pjotor Ratschkowskij, in missione a Parigi, riceve l’incarico di compilare un libello che serva da arma propagandistica ai circoli reazionari zaristi.  Ratschkowskij, aiutato da un altro agente, certo Matwei Golowinski, si mette subito al lavoro. Le falsificazioni sono il suo pane quotidiano. Nella Biblioteca Nazionale di Parigi i due 007 fin du siècle cominciano a copiare passaggi da un libro  che un certo Maurice Joly aveva scritto a Bruxelles nel 1864 dal titolo "Dialogue aux Enfers entro Machiavel et Montesquieu". Il libro è una satira contro il governo di Napoleone III. Ma i due, cambiando riferimenti e sopprimendo passaggi, ne ottengono un testo adatto ai loro scopi. Per la cornice storica si ispirano a un romanzo-orrore, "Biarritz", di Hermann Goedsche, nel quale si favoleggia di raduni notturni al cimitero di Praga fra i rappresentanti delle dodici tribù d’Israele e Satana in persona, al quale gli ebrei illustrano i loro piani per demolire la cristianità.
Fu Philip Graves, in una serie di articoli apparsi su Times nel 1921, a dimostrare che i tre quinti dei "Protocollli"  sono tratti dai due libri sopra citati. Non bastò. Sotto la croce o sotto la mezzaluna, tra i tanti  anche Hitler, Goebbels e Goering,  si servirono dei "Protocolli" come nulla osta per lo sterminio del popolo ebreo... ancora oggi nei paesi arabi i “Protocolli” rimangono il fondamento della furia antiebraica.
Chiarito  come e perché i “Protocolli dei Savi di Sion”  sono un falso provato scientificamente, la notizia è che recentemente si è aperto presso la nuova biblioteca di Alessandria,  rinnovata dai governi egiziano e italiano col contributo dell’UNESCO, un museo dei manoscritti. Nel numero del 17 novembre 2003 del settimanale egiziano Al-Usbu’, il corrispondente Jihan Hussein  scrive che  il museo ha aggiunto i ‘Protocolli dei savi di Sion’ nella bacheca dei testi sacri delle religioni monoteistiche, accanto alla Torah. Su questa  notizia, pubblicata da  MENRI,  il giornalista Carlo Panella,  ( Il Foglio qui  l'articolo),   indirizza una lunga lettera aperta ad Umberto Eco.
Eco? Che c’entra Umberto Eco? Ahinoi, Eco,   con Suzanne Mubarak che ne è presidente,  Jacques Attali, Tahar Ben Jalloun, Hanan Hasrawi e altri 25 emeriti professori, Umberto Eco fa parte del Board of Trustees della biblioteca di Alessandria.
Dunque Panella,  scrive: “nella biblioteca di Alessandria non vi è nessuna dicitura, nessuna spiegazione scritta che segnali ai visitatori che i Protocolli dei Savi Anziani di Sion non sono un libro come tutti gli altri esposti, ma un testo prodotto dalla polizia segreta zarista.”, e, visto il ruolo che Eco ricopre nella biblioteca, si chiede: “se sarebbe forse utile un suo intervento immediato, un suo suggerimento che stimoli a colmare subito questa imbarazzante e ipocrita lacuna.”
Ce lo chiediamo anche noi ma, al riguardo, nonostante le  settimanali “bustine di minerva”, nulla è dato  sapere: nessun eco.

(cp, 12.12.2003) I

Ferrara e l'indù
Adesso che omnia consummata sunt, sdrammatizziamo con un bel sofisma, in attesa del referendum. Facciamo conto che io e la mia compagna si voglia avere un figlio e che per certe nostre complicate patologie (ognuno ha le sue) lo si possa avere soltanto in un modo che questa legge non contempla, cioè congelando embrioni. Che si fa? O violiamo la legge o andiamo a chiedere consiglio a Giuliano Ferrara. Decidiamo per la seconda. Ferrara ci consiglia di rassegnarci, ci dice che non si può sempre avere tutto ciò che si vuole, ci urla addosso che non possiamo sovvertire le leggi del Creato per due fregole di paternità e maternità che, quando inibite da Madre Natura, sono ridicole nevrosi. Poi ci indica col suo terribile dito grassottello la legge che è stata appena approvata, la stessa per la quale è si speso con qualche alone di sprezzatura. Come ce la chiosa, questa legge? E' stata votata a maggioranza dal parlamento italiano; piace a quel Sant'Uomo del Papa; soddisfa addirittura l'ansia del non credente che, Deus sive natura, ha bisogno a tutti i costi di un surrogato, sennò gli viene in sogno Dostoevskij. Inoltre, parrebbe di capire, a sentire lui, che questa legge ha un'altra perfezione: non tocca i programmi esistenziali di chi non vuole figli e di chi è facile a rassegnarsi, ergo è una santa legge. Allora ci rassegnamo, anche per non fare brutta figura. Addirittura, intimamente grati, lo invitiamo a cena a casa, visto che ci sovviene che abbiamo una decina di bistecche in frigo. Lui accetta, è un onore. Si chiacchiera, tutti e tre, di fuffa e di bellurie attorno alla bistecchiera, quando un induista bussa al campanello. Tenga presente che per un induista un bovino ha stessa dignità e sacralità di un embrione. Su questo, la prego, non conviene stare lì a contrargomentare, sennò l'induista si risente e offende me, la mia compagna e Ferrara. Il che non sarebbe niente, perchè può darsi pure che gli salti in testa di chiedere a Ferrara quando, secondo lui, l'anima scenderebbe nello zigote a dargli essenza, dignità e diritti. E lì l'appetito ci passerebbe comunque, porca vacca, pardon porco dio! Che farne, delle bistecche? Nello sciacquone, come gli embrioni. Sterili e a bocc'asciutta, ecco. A pensarci prima, sarebbe stato meglio andare a fare un figlio a Zurigo, dove tra l'altro si mangiano ottime bistecche. (L.C., 12.XII.2003)

A proposito di censura.
Nei giorni scorsi, seguendo il tam tam dei bloggers,  avevamo dato notizia di una manifestazione “contro il terrorismo” che si sarebbe tenuta il 10 scorso a Baghdad.
Bene, la manifestazione c’è stata:  “Un corteo lungo 5 chilometri chiede la fine delle violenze. Baghdad in piazza: no al terrorismo, sì all’Islam” titola oggi il Corriere della Sera (qui il testo dell’articolo).
Peccato,  nessuna televisione e nessun telegiornale, pubblico o privato,  ha trasmesso le immagini della manifestazione.
Strano, in Iraq stazionano decine di giornalisti italiani e no, tutti con telecamera al seguito,   le immagini da Baghdad sono la quotidianità dei telegiornali... eppure, mentre qui in Italy si concede la diretta per l’ennesimo corteo sindacale (dov’è la notizia?), in TV da Baghdad (dove ci sarebbe la notizia!) non un fotogramma, nulla di nulla.
Sembrerebbe  che il giornalista in Iraq serve solo, con immagini e parole,  a dimostrare che tutto il popolo iracheno odia coloro che  hanno liberato il paese dall’incubo Saddam.
Addirittura sembrerebbe che se non c’è l’americano  (o inglese... italiano... spagnolo...) morto nell’attentato, con qualche disgraziato che scalcia o danza sul cadavere,  le notizie non arrivano, le immagini in TV non passano.
E allora diciamolo: si parla tanto di censura,  e da noi ci si trastulla con quella - promozionale e costruita- dei Fo e delle Guzzantine... ma quella esercitata in questo caso dai me
dia italiani   cos’è?  satira?
(cp, 11.12.2003)



Fecondazione assistita, il Senato vara la legge
ROMA (Reuters) - Il Senato ha votato oggi la legge sulla procreazione assistita, la prima che regola la materia in Italia, fissando limiti all'aiuto medico all'inseminazione.
La legge è stata approvata con 169 sì, 92 no e 5 astenuti, in uno scrutinio che ha diviso il centrosinistra.
Adesso il testo tornerà alla Camera ma solo per un passaggio tecnico, necessario per la copertura finanziaria.
Dopo che il governo ha invitato la maggioranza a non fare modifiche al testo del ddl, che non dispiace alla chiesa cattolica, l'assemblea del Senato ha bocciato ieri tutti gli emendamenti presentati da opposizione di sinistra e da un gruppo di laici della Casa delle Libertà.
L'Ulivo si è spaccato, dopo che buona parte della Margherita ha votato a favore della legge.
La legge limita il ricorso alla procreazione assistita ai casi di infertilità e vieta il ricorso a donatori esterni alla coppia. Quest'ultima, solo eterosessuale, potrà anche non essere sposata, ma la loro relazione dovrà essere "stabile". No al congelamento degli embrioni e sanzioni pesanti per i medici che violano la legge.

VOI COSA NE PENSATE?



ANCORA TU
Cliccando qui, Alessandro Tapparini parla del convegno  «Giusti nel gulag», dedicato al «valore della resistenza morale al totalitarismo sovietico>>, con  Ernesto Galli della Loggia a presentare il conto  ai <<dirigenti del Pci e poi dai Ds>> e Furio Colombo che, cercando di smarcarsi,  passa la palla a Vladimir Putin...



IL BURRO NELLA TEGLIA
  Non devo farmi tentare, perchè la tentazione sarebbe grossa. La direzione diffusa di questo blog mi ha dato il compito di spiegare cosa veramente sia stato questo convegno dei Radicali Italiani a Bruxelles, il 7 e l'8 dicembre. Ok, eccomi di ritorno. La tentazione, visto che ci sono stato, sarebbe quella di trattare la cosa da inviato, cioè spremendo paradossi, che poi sarebbe il modo più comodo, quello ruffiano. Invece, facciamo un giochino. Immaginate di essere iscritti ad An, che già come idea-in-sè è un gran bel giochino. Vi arriva un'e-mail dalla Casa Madre: dice che, previo esborso di trenta euro, il Sancta Sanctorum di An vi ospita in un albergo a cinque stelle a Gerusalemme per discutere con voi del futuro del partito. State immaginando? Vi sembra uno sproposito assurdo, vero? Sarà, però come sproposito ha il suo fascino, dovrete ammettere. D'un tratto, avere la tessera di An vi dà più pseudopoteri di quanti ne avesse donn'Assunta Almirante due settimane fa. E allora solo un altro poco di pazienza. Immaginate che, arrivati a Gerusalemme, Gianfranco Fini prenda il microfono e dica a voi camerati ancora carichi di borsoni e zainetti che Israele, da oggi, è amica; che gli extracomunitari, da oggi, possono votare; che Mussolini, da oggi, non è il più grande statista dello scorso secolo. Come la chiamereste se non provocazione, questa tentazione? Cercherò di non provocare e di non farmi provocare, perchè nel caso di Bruxelles la democrazia collaudava strumenti, nel caso di Gerusalemme il paradosso avrebbe collaudato incidenti. Prendete tutto quanto fin qui immaginato e mettete, al posto dei camerati di Fini, i Radicali di Pannella, ed io in mezzo a quelli. Ma chi mi c'ha inviato?, chiedo io.
Partenza alle 7 di mattina in charter, solo bagaglio a mano, meschino me, che non riesco a chiuder occhio se non mi porto appresso un busto di Sandor Ferenczi da comodino, bronzo, sei chili. Budubùmpete, navetta, albergo. Prima delle quindici, niente stanza: tutti a sentire Angiolo Bandinelli, in un grande afrore di mufloni non violenti e di caprette lib. Riprendiamo un attimo il parallelismo con An: appena scesi all'Hotel Sinai, Ignazio La Russa vi fa il bignamino. Poi Capezzone, poi Cappato, poi budubùmpete, arriva pure la Grande Emma.
C'è un'aria che vien da chiedersi: allegra scampagnata per scroccare lo scroccabile al macchinone burocratico della colenda Europa, povera zoppetta, oppure setta in trasferta che medita chissà che prima pietra? Nè l'una nè l'altra cosa. Piuttosto, il solito colpo di genio di quel benedett'uomo del Mahatma: occupare con la forza di una presenza militante (e che militi!) la forma vuota del Partito Liberale Europeo, spalmarci dentro l'aggettivo Radicale come il burro nella teglia, lasciare a lievitare, il forno può attendere, vedremo.
Insomma, se si trattava di An, questo pezzo riusciva meglio. Ma adesso ho conosciuto un altro modo di creare politica viva dal niente. Vedete? Sto qui a scrivervi che ho ancora la bocca aperta. (L.C., 10.XII.2003)


VASI COMUNICANTI
Secondo Newsweek , durante l’ultimo Ramadan si sarebbe tenuto in Afghanistan, vicino al confine con il Pakistan, un “vertice” fra tre alti dirigenti di Al Qaeda e due leader talibani, nel corso del quale i primi avrebbero dato ai secondi la “cattiva notizia” che l’organizzazione di Bin Laden ha in programma di spostare un’ingente porzione delle proprie risorse - “umane” e non - dal fronte afgano a quello irakeno. In particolare, per dedicarsi al fronte irakeno Osama sarebbe intenzionato a dimezzare l’ammontare del contributo finanziario mensile destinato alla “resistenza” talibana, che attualmente ammonterebbe a circa 3 milioni di dollari.
(ale tap., 9.12.03)


Il pensiero dell’istinto
Grazie a  Gianni Pardo,  ci   s’interroga su  bioetica (<<un bel nome che copre solo dei pregiudizi>>), istinto di conservazione dell’individuo e istinto di conservazione  della specie...
Per  leggere l’articolo cliccare qui.



Massima del giorno
 La meritocrazia, per molti italiani, è solo una dimostrazione d'insufficiente affetto per amici e parenti.
G.P.


MOLLICHINE
Pisanu: "Il terrorismo bussa alle porte del nostro continente". E poi dicono che è maleducato.

Per la Nbc, un hotel a 4 stelle a Milano apparterrebbe ad Ahmed Idris Nasreddin, presunto finanziatore di al Qaida. Ouf, meno male. Temevamo appartenesse a Berlusconi.

Pisanu invita a "sviluppare il dialogo con i moderati islamici". Trovandoli.

Contro la legge Gasparri, proteste e girotondi. Giusto: è come la legge sulle rogatorie, che ha fatto uscire di galera migliaia e migliaia di assassini, pedofili e stupratori.

Fassino ribadisce: "La legge Gasparri è incostituzionale, ma non si deve tirare Ciampi per la giacca". Ma Ciampi, benedetto uomo, perché non va in giro in maglione?

Frattini: "Non resteremo [in Iraq] per sempre". L'eternità è avvertita.

"An non mi ha voluto recuperare", dice la Mussolini. È questo, il rischio delle dimissioni: che siano accettate.

Tremonti : "Lo spirito del Patto di stabilità non è morto". Lo spirito, appunto. È difficile che un fantasma muoia.

Avvertimento a Iran, Corea del Nord, Siria, Libia e Cuba da parte del sottosegretario di Stato americano. Un consiglio amichevole. Come quello dato all'Iraq.

Profondità intellettuali. La Russa: "Stento a decifrare Storace" E non ha ancora provato con Pecoraro Scanio!

Divisioni trasversali, nelle coalizioni, sulla procreazione assistita. Sempre così, nel sesso. Come dice un proverbio siciliano, "pene drizzato non conosce parentado".

Ciampi: "No alla retorica del declino economico italiano, il made in Italy è il marchio più forte del mondo". Purché non si passi alla retorica dei destini imperiali di Roma.

"Ci vuole più ottimismo sulla Carta Ue", dice Berlusconi. "Trovare un accordo non è molto facile, ma nemmeno così difficile". È semplicemente impossibile.

Nuovo sciopero di bus e metro il 15 dicembre. Ma se avvertono prima che gusto c'è?

Bossi: "Federalismo subito o secessione". Ogni tanto si alza col piede sbagliato.

(G.P. 08.12.2003)

Regola sindacale.
 Come previsto, ieri si è ripetuto, insieme al  copione del sindacato-opposizione politica, anche il miracolo della moltiplicazione dei manifestanti.  E' storia vecchia: Cgil, Cisl e Uil, grazie alle loro «macchine» organizzative dispendiose ma ben rodate hanno riempito a suon  di pullman e treni speciali le strade di Roma di manifestanti.  Tante le persone in piazza ma  sui numeri  c’è contrasto: era stato annunciato un milione di persone,  poi da parte della “triplice”  si è parlato di 1,5 milioni, in realtà, secondo  la Questura,   i manifestanti erano tra i 200 e i 250mila.
Insomma, siamo nella norma, la regola sindacale non ammette eccezioni: prendi uno e conti cinque. (cp, 07.12.2003)



10 DICEMBRE IN IRAK CONTRO IL TERRORISMO

 

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PROSECCO
Avete presente la storia del bicchiere che qualcuno vede  mezzo pieno  e qualcun altro  mezzo vuoto? Bene, il Il 37° Rapporto Censis/2003 è il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Insomma, il "Rapporto" racconta di tante cose e ognuno ci inzuppa il suo biscotto.
Racconta di una ricerca di qualità localistica della vita, con una diffusa propensione “borghigiana”, di implicito primato della “convivialità”, di una crescente tendenza ad instaurare virtuosi “stili di vita”, di una maturazione a livello individuale di un’etica della responsabilità, racconta di vizi e paure, luoghi comuni e solidarietà;  sul piano economico, vede la tendenziale convergenza di interessi delle centinaia di medie imprese a fare sinergia nella competizione internazionale e la formazione di consistenti “geocomunità” nell’area orientale e centro-settentrionale del Paese.
Nel "Rapporto" vi è anche un’analisi delle principali fenomenologie, tra cui: i comportamenti di consumo; l’inflazione con effetti diseguali; la latente fragilità degli anziani; la crescita del lavoro imprenditoriale fra gli immigrati;  eppoi vi è una cascata di analisi settoriali: la Formazione, il Lavoro, il Welfare, il Territorio, i Soggetti economici, la Comunicazione, i Processi innovativi, la Sicurezza e la Legalità.
Tutto e un poco di più. Dunque,  in che modo i giornali italiani hanno letto il Rapporto Censis?
Ecco una breve sintesi di titoli:
-Rainews
   "Censis. Italiani preoccupati ma sempre più alla ricerca del benessere: si riscopre la convivialità"
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-Reuters
    "Rapporto Censis 2003: immigrati sempre meno "subalterni"
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-La Repubblica
    "Il Censis scopre i neoborghesi virtuosi, campagnoli e riformatori"
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-L’Espresso
    "Rapporto Censis, il 59% dei giovani usa Internet"
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-Libero.it
    "Stando al rapporto annuale del Censis Servizi, il Valdobbiadene Prosecco risulta lo spumante di metodo Charmat piu' apprezzato nel              mondo".
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-l’Unità
    "Rapporto Censis: italiani più poveri, soli e spaventati"
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-Il Foglio
    "Per il Censis l’Italia si rimette in moto"
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-Corriere della Sera
   "Rapporto del Censis: Italiani diffidenti verso l'information tecnology. Possiede un pc solo il 51,3% delle famiglie"
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-AGI
   "Censis: Cresciuta in due anni la paura di guerra e terrorismo"
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-Libero
   "Un popolo di narcisi e salutisti" (artricolo non in rete)
-Il Giornale
   "Sale il numero degli immigrati e negli italiani cresce la paura per la criminalità" (articolo non in rete)
(cp. 05.12.2003)