ARCHIVIO GENNAIO 2004
Nudi alla meta: le sinistre, D’Alema e
la Banca 121
Che povera Italia è
mai quella dove il centro-sinistra dei D’Alema, Prodi, Fassino,
Bersani e Violante difende l’ormai indifendibile Fazio per
il semplice motivo che costui ha lasciato gestire, dopo il 94-95,
il sistema bancario, come meglio aggradava al potere di una sinistra
che, pur di sentirsi legittimata dai Poteri Forti, Bankitalia in
testa, li ha lasciati scorrazzare a piacimento tra privatizzazioni,
svendite e accorpamenti come volpi nel pollaio. Basti pensare
alle vicende Cirio, Parmalat, Banca 121 o Coop Costruttori di Argenta.
Ma non si fa nulla "a gratis". C’è
stata, dicono in molti, anche qualche contropartita sostanziosa
per la sinistra di governo (“l’unica Merchant bank che non
parla inglese”, si sussurrava tra i gaudenti): la Banca 121
e connesse
macerie , la fine di Comit e Cariplo nelle mani del
“sinistro” Bazoli di Intesa, gli improvvisi e imprevisti scoop
finanziari, cioè finanziati dalle solite Banche (del Buco)
e, infine, il caso Tanzi che, lo sanno anche i muri, non era
della sinistra Dc, “era la sinistra Dc”, da De Mita e Prodi in
giù. Il fatto, politicamente rilevante, è che
la sinistra, coi Ds in testa, è storicamente la responsabile
della resa della politica ai Poteri Forti, della delega a questi
poteri, peraltro “irresponsabili” in quanto non elettivi, di scelte
e decisioni svincolate dal controllo, dalla mediazione, dalla legittimità
della politica. È con questa sinistra, a cominciare da Prodi,
che si installa in Italia, lo strapotere di una tecnocrazia arrogante
e vorace, di un management prepotente e spocchioso, di una nomenklatura
bancaria e finanziaria capace soltanto di moltiplicare i propri guadagni
mettendo a rischio o azzerando i risparmi altrui, a partire
da quelli dei piccoli risparmiatori.
Ad esempio, lasciando per una volta in
pace i Tanzi e i Cragnotti, come dimenticare lo strano
intreccio (raccontato qui)
tra Montepaschi-Banca 121-Colaninno: «E’ stata
una gestione scellerata sostenuta da diessini e Cgil»
strillavano le opposizioni del tempo... oppure come non ricordarsi
di «Quando la Banca 121 stava con D'Alema»
come racconta in questa intervista l’on.
Mantovano.
Forse anche a questo pensava l’altro
giorno Berlusconi quando parlava di politici arricchiti...
(cp, 27/02/2004)
Caro/a mittente,
vorrei raccogliere lo sdegno di quanti,
come il sottoscritto, ritengono una vergogna vera la cazzata
giornaliera di Gianni Boncompagni sul Foglio di Giuliano
Ferrara. Vorrei spedire la seguente e-mail con una lista di firme
quanto più lunga possibile.
Al direttore - Abbiamo pazientato
con Diaco, le pare che non possiamo pazientare con Boncompagni?
Fedeli,
Se pensi di potere dare il tuo consenso,
basta rispondere a questa mia con: nome, cognome, città.
Se poi puoi, a tua volta, raccogliere altre adesioni a questa
mia iniziativa, puoi aggiungere alla tua risposta i nomitativi
di chi ti ha assicurato il suo assenso. Dio te ne renda merito,
avrai dato il tuo piccolo aiuto ad un grande giornale. Scusa,
se, insensibile al dramma, questa mia ti ha importunato.
Luigi Castaldi, Napoli
Il piede in gangrena
E' fuor d'ogni dubbio che l'attuale Dicastero della Salute,
retto dal Ministro On. Prof. Girolamo Sirchia, si sia distinto più
di tutti quelli precedenti nell'intera storia della Repubblica nell'opera
di informazione, prevenzione e proibizione, al fine di risparmiare
vite minacciate da nicotina, colesterolo, pittbull, ecc.; in ciò
è parso consonante e in solido con la politica di altri Ministeri
che intanto, per consimile cura di informazione, prevenzione e proibizione,
altre vite risparmiavano, per fare un solo esempio, da incidenti stradali.
A chi della libertà individuale ha un'idea che mal tollera l'intervento
paternalistico dello Stato tutto ciò è sembrato eccesso,
talvolta addirittura arbitrio invadente, e dunque odioso. Obbligare per
legge dello Stato a proteggersi dall'eventualità d'un trauma cranico
in caso di caduta da un motoveicolo a due ruote; coprire di minacciose
dissuasioni le confezioni di tabacchi, di cui lo Stato stesso detiene
il monopolio di preparazione, distribuzione e spaccio; arrivare a ipotizzare
l'obbligo di mezze porzioni di pietanze in liberi luoghi di ristorazione;
questo, ed altro, è parso fattispecie d'insopportabile intrusione
nella sfera personale a siffatti spiriti liberali. Essi, ben oltre il mero
spunto di principio, hanno avanzato addirittura un malizioso sospetto: la
filosofia ipersalutista di questo governo mirava a contenere i costi della
spesa sanitaria, non già a salvaguardare la salute e le vite degli
individui. Nella crescente lista dei divieti, cui l'esecutivo veniva via
via ad apporre il sigillo del decreto e della norma, essi hanno letto un
intento affatto diverso dal paternalismo del tristemente noto Stato Etico,
che pure mai avevano digerito volentieri: essi hanno visto la libertà
della persona sacrificata alla ragion sufficiente del deficit di cassa.
Sospetti, se si vuole, ingrati, perchè il Ministro della Salute
ha più volte ribadito che il tenore severamente prescrittivo delle
azioni di governo, come per droga, libertà di ricerca, fecondazione
assistita, ecc., si poneva innanzi tutto uno scopo educativo: il rispetto
della vita. Il climax di queste argomentazioni arrivava ad un fermo rifiuto
di qualsivoglia pratica di eutanasia, che i detti spiriti liberali da sempre
considerano conquista di frontiera, realizzazione della piena decisione
personale sul destino umano di tutti e ciascuno. E' per questo, per tutto
questo, che una recente sortita del Ministro Sirchia dà adito a
qualche perplessità. Alla notizia di una paziente affetta da gangrena
all'arto inferiore, che aveva comunicato ai sanitari che tuttora l'hanno
in cura la decisione di rifiutare l'amputazione a costo della vita, il Ministro
ha affermato: "Dobbiamo rispettare le decisioni dei pazienti quando rifiutano
le cure. (...) Forse quella della paziente è una scelta sbagliata,
ma se la donna è capace di intendere e di volere, non c'è
possibilità neanche per il trattamento sanitario obbligatorio''.
Con la qualcosa parrebbesi sancire, in una singolarissima linea di principio,
che obbligatoria può essere la prevenzione, ma non la cura; scontentando
chi, anche alle soglie di un'insindacabile decisione come questa, vorrebbe
"non forzare ma convincere" (Roberto Formigoni), chi addirittura si pronuncia
per un "sì al trattamento obbligatorio" (Tiziana Maiolo) e chi è
tutelato da un non ancora toccato diritto costituzionale (la paziente col
piede in gangrena). "Questo va considerato nell'ambito della libera
scelta dell'uomo, che va rispettata" ribadisce il Ministro: una libera
scelta che in questo caso libera un posto letto. Mentre la libera scelta
di non mettere il casco, di fumare o di ordinare al ristorante una doppia
porzione potenzialmente ne occupa uno. Per chi vorrebbe poter fare della
sua vita quello che gliene pare ce n'è di che continuare a sospettare,
a crucciarsi e a protestare.
(Luigi Castaldi, 1.2.2004)
Piva Piva l’òli’ d’oliva
Testo integrale Report of the
Inquiry into the Circumstances Surrounding the Death of Dr David
Kelly C.M.G. di Lord Hutton
DURBAN 2, LA RISCOSSA
Il World Movement of
Democracy è una lobby mondiale pro-democrazia che storicamente
ha la sua spina dorsale nella ONG amerikana National Endowment for Democracy
.
Finanziata dal finanziato dal Congresso USA, Nata
sotto la dirigenza reaganiana ed ora gravitante in area bushista,
la N.E.D., se osservata da una prospettiva non particolarmente filoamericana,
viene vista come “ lo strumento con cui gli Stati uniti
forniscono soldi e sostegno ai propri alleati nel mondo, facendo
apertamente quel che la CIA faceva segretamente” (Ritt Goldstein,
Il Manifesto 06/06/02). In effetti, quei furfanti della NED combinano
un sacco di porcherie: ad esempio finanziano forze di opposizione
a Cuba, in Venezuela, in Iran.
Orbene: il WMD sta per dar corpo ad una sporca iniziativa
imperialista e sovversiva: fra due giorni, terrà una conferenza
internazionale sulla promozione della democrazia e dei diritti
umani nel mondo.
Davvero intrigante la location: Durban,
SudAfrica.
Perfidamente ironica e provocatoria la scelta di
adottare come sede proprio il luogo in cui nell’estate 2001 si
tenne la famosa conferenza internazionale dell'ONU “contro il razzismo”
in cui il sionismo venne equiparato a una "forma di razzismo" e l’unico
stato democratico del Medio Oriente venne definito "Stato razzista colpevole
di atti di genocidio", tanto che la delegazione statunitense abbandonò
polemicamente i lavori (purtroppo le delegazioni europee evitarono vilmente
di imitarla).
Ah, dimenticavo: parteciperà anche il Partito
Radicale Transnazionale.
(ale tap., 30.01.04)
«Scegliere Israele, scegliere la
democrazia»
Charta minuta, mensile diretto da Adolfo Urso,
pubblica nel suo ultimo numero (61) una analisi di Fiamma Nirenstein
sui rapporti fra destra, ebraismo e Israele.
E' forse la prima volta che una rivista della
destra affronta la "lunga marcia di AN", con contributi di altra
provenienza.
Fiamma Nirenstein, con coraggio e onestà,
senza nascondere alcunché, affronta tutti i temi che coinvolgono
la nuova linea di AN. Una analisi importante che ci sembra interessante
far conoscere.
Per il testo completo l’articolo cliccare qui.
(cp, 30/01/2004)
La moglie di Cesare e quella di Arafat
Plutarco, nel decimo capitolo della Vita di Giulio
Cesare, ci dice che in occasione di una festa dedicata alla dea
Bona, cui potevano partecipare soltanto le donne, Pompea, moglie
di Cesare, accolse nella sua abitazione, un suo spasimante, Publio
Clodio, travestito da suonatrice. Ma l’inganno venne scoperto e Clodio
scacciato via, poi trascinato in tribunale. Cesare, fu’ citato come
testimone. Al processo proclamò l' innocenza della moglie, quando
gli chiesero perché avesse allora divorziato, rispose:
"Perché la moglie di Cesare non può
essere macchiata neanche dal sospetto."
Torniamo ai giorni nostri, il programma "60
minutes" della CBS, andato in onda nel novembre scorso,
tra le tante informazioni sui finanziamenti a Yasser Arafat e all’ANP,
ci fa sapere che il presidente dell'Autorità Palestinese
ha sottratto più di 800 milioni di dollari dai conti dell'Autorità
Palestinese depositandoli su suoi conti privati (!).
Secondo il servizio, Arafat continua inoltre
a far arrivare a sua moglie Suha , che vive a Parigi con la
figlia, altri 100mila dollari ogni mese sottratti ai fondi per l'assistenza
dei palestinesi, donati all'Autorità Palestinese.
Non si sa cosa Arafat abbia risposto, di sicuro
nei corridoi della CBS si sussurra che la signora
Suha nulla ha a che fare con Cesare.
(cp, 28/01/2004)
IL REDDITO DI CITTADINANZA
Antonio Bassolino annuncia l'approvazione da parte
del Consiglio Regionale, di cui è presidente, di "una
legge di civiltà, quella sull'istituzione sperimentale in
Campania del reddito di cittadinanza", Luigi Castaldi
qui dice la sua.
Massima del giorno
Viviamo in un'epoca in cui non si è ricchi
o poveri secondo ciò che si eredita, ma secondo ciò
che si guadagna.
G.P.
MOLLICHINE
Telekom. Il centrosinistra contesta la gestione
della Commissione: "Continueremo a non partecipare
ai lavori". Sicché si passa dalla maggioranza all'unanimità.
"Roma ladrona", Veltroni querela
Bossi. E poi dicono che il sindaco di una grande città
ha molto da fare.
Se gli Stati Uniti non chiedono collaborazione,
si dice che sono arroganti. Se la chiedono, si dice che non ce
la fanno da soli.
Per Prodi l'aumento dei prezzi è avvenuto
perché il governo non ha saputo controllarli. Un economista che
fa finta d'ignorare la storia.
Musharraf: "Una legge che in Francia vietasse
il velo islamico nelle scuole sarebbe controproducente". Quasi
quanto la costruzione di una chiesa in Arabia Saudita.
Follini: "Berlusconi ha la maggioranza più
ampia della storia repubblicana: ne faccia buon uso". La classica
mosca cocchiera.
Platinette: "Mi candido con i radicali alle
elezioni, ma non chiamatemi Cicciolina". Viste le dimensioni,
Cicciolina 2, 3 e 4.
In Asia si allarga l'epidemia di influenza dei
polli. Ma anche in Italia: basti pensare agli investitori Parmalat.
Attuale parola d'ordine della sinistra: "Essere
contro Berlusconi non basta". Bisognerebbe sparargli?
giannipardo@libero.it
Benjamjn Formjgonj
Il quotidiano del partito cominista
iracheno, Al Mada, pubblica una lista di persone e societa'
che avrebbero goduto di cospicue regalie (calcolate in barili
di petrolio) da parte del deposto regime di Saddam Hussein. La notizia
e' stata ripresa anche dal quotidiano Le
Monde. Tra gli italiani figurano anche il presidente della regione Lombardia
Roberto Formigoni (che avrebbe
ricevuto 24,5 milioni di barili di greggio), Salvatore Nicotra - titolare
dell'Associazione italiana petrolio - (20 milioni), Padre
Benjamjn (!) (4,5 milioni), e altri. Ovviamente Formigoni
ha smentito....
(cp, 28/01/2004)
Antisemita anche il fratello di Prodi?
Il presidente della provincia di Bologna attacca
esponenti ebraici.
<<Buon sangue non mente. Anche
Vittorio Prodi, presidente della provincia di Bologna e fratello
del più famoso Romano a capo della Commissione europea dal
1997, incappa in una gaffe con gli ebrei.>> clicca qui
per il testo completo dell’articolo su “La Padania”.
(cp, 28/01/2004)
Ulan Bator
Non so se ci avete fatto caso, ma certe
volte "Capperi!" si astiene dal commento su argomenti che
riempiono pagine e pagine di giornali, per giorni e giorni,
che intasano di comments fior fior di blog, che estenuano li mejo
salotti de la capitale. Siamo in quattro, ma è evidente che
certi argomenti non sfiorano neppure lontanamente i nostri otto coglioni.
Così, talvolta, guardandoci nelle mutande, ce li sentiamo
molto provinciali, un po' spiazzati, fuori dal giro: ce li vediamo
out.
Prendete, per esempio, tutto il parlare
che s'è fatto della querelle Ricci-Bonolis: nel battibecco
isterico tra due ragazzacci permalosi e miliardari più
d'uno ha visto l'Armageddon tra tv pubblica e tv privata, la resa
dei conti tra due opposte deontologie professionali, l'eterno conflitto
gnostico tra il Bene e il Male, e Dio solo sa che altro. Neppure il
tempo di disinteressarcene, per dedicarci al Papa, a Scalfari e Togliatti,
che la querelle Ricci-Bonolis è svaporata senza lasciare traccia,
come la puzzetta d'un bebè. Fatecelo dire, permetteteci l'ennesima
presunzione: abbiamo naso, noi di "Capperi!".
Ne abbiamo tanto che quasi quasi, molto
volentieri, ci disintereremmo anche di quell'amena proposta
del ginecologo somalo trapiantato a Firenze, quello che con
una delirante accezione di "minor danno" vede in una simbolica
punturina al clitoride di una neonata la soluzione all'orrore di un
rito bestiale quanto millenario: l'amputazione di un organo, la
mortificazione della dignità umana. Avremmo potuto scherzarci
sopra, a modo nostro. "Clitoride" vuole più correttamente l'articolo
"il" o l'articolo "la"? Impossibile: abbiamo troppo rispetto e
simpatia per il (la) clitoride, non si scherza. Non è giusto
che i cannibali rinuncino al loro rito bestiale quanto millenario:
un "minor danno" anche per loro? Altrettanto impossibile: a dire
che un'altra cultura è bestiale, viene un cretino di "Nick"
a scacazzarci di comment con l'accusa di razzismo. Che targhetta
mettiamo sulla porta dell'ambulatorio dell'Ausl di Firenze, "mutilazioni
genitali femminili simboliche", "infibulazioni soft" o "punzonature
clitoridee neonatali"? Impossibile anche questa scelta: provocazione
che va bene al massimo per una letterina a Paolo Mieli, che poi regolarmente
la cestina per pubblicarne una sulla presa di Ulan Bator del 1732.
E allora niente, meglio anche stavolta astenersi dal commento.
En passant, quell'orrore non può
avere alcun diritto ad alcun tipo di tolleranza: quel che
devasta la persona non è meno ripugnante, se ci si presenta
in forma attenuata o simbolica. E qui "Capperi!" non aggiunge
altro, se non la solita jpg ad hoc.
(Luigi Castaldi, 28.I.2004)
Lacrime di coccodrillo
Ieri sull'Unità c'erano almeno
15
pagine dedicate alla "giornata della memoria". Anche
con la riproduzione di vecchi articoli, quasi a voler dire,
vedete, noi siamo sempre stati corretti. Oh, certo, anche il vecchio
PCi ricordava i morti, ma sempre con gli occhi chiusi su quanto
avveniva nella defunta URSS. Lì gli ebrei stavano benissimo,
era o non era il Paradiso?
Insomma, l'Unità ci dà ragione.
Lacrime di coccodrillo sugli ebrei morti. Spietata disinformazione
su Israele. Può non piacere, ma è la realtà.
D'altra parte rende bene. Il direttore dell'Unità Furio
Colombo è comunemente ritenuto "un buon amico di Israele".
Il suo giornale no, ah l'Unità certo no, ma lui, poverino,
che colpa ha, ne è solo il direttore. E' così che che
si diventa navigatori, qualunque sia la nave, chiunque sia l'armatore,
non importa con quale equipaggio. Complimenti a Furio Colombo. (Informazione
Corretta, cp, 28/01/2003)
Terzo Mondo sfruttato?
"Chi aiuta
di più i lavoratori del Terzo Mondo?" si chiede Maria Teresa Cometto in un articolo
sul "Corriere Economia" (clicca qui
per l'articolo completo) "Gli attivisti che chiedono standard
minimi di diritti sindacali e di norme ambientali alle multinazionali
attive in quei Paesi? Oppure le stesse multinazionali che
pagano quei lavoratori con una frazione del salario previsto
in una nazione industrializzata?"
Caro Silvio,
so bene che forse avrei dovuto iniziare questa
mia con un ben più acconcio "Signor Presidente del Consiglio"
o "Gentile Dottor Berlusconi". Ma ho appena finito di ascoltare
il tuo discorso del 24 gennaio al Palazzo dei Congressi dell'Eur,
quello per il decennale della tua "discesa in campo", ed ora nello
scriverti non riesco che a darti del tu. Non mi fraintendere,
ti prego. Mi sto macchiando di quello che, convengo, è un abuso
di confidenza, peraltro per ragioni affatto diverse da quelle di chi,
credendo nello Spirito Santo e nella sua imperscrutabile potenza,
te ne voglia ritenere incarnazione. Ti do del tu fuor d'ogni esaltazione
mistica or ora suggeritami dalla tua citazione di don Gianni Baget Bozzo,
fuor d'ogni devoto incanto dei tanti che, pur in un rispettosissimo
lei, fanno sentire l'eco di un tu filiale, cui sono autorizzati dalle
delizie (chiamiamole così) del tuo paternalismo. Nemmeno, sappi,
è il tu che dalla curva degli ultras piove sull'idolo lì
in campo, pronto a mutarsi in capro espiatorio, se la partita mette
male.
Io sono, molto e troppo semplicemente, un
tuo elettore da dieci anni, che non sa e non vuole considerarti
né padre né Spirito Santo. Ho sempre votato te e il
tuo partito (così poco "partito", così intrinsecamente
"tuo") per ragioni lontane dalle più o meno alte declinazioni
del fanatismo per le quali, in un senso e in quello opposto, la tua persona
sembrerebbe esser fatta. Sono soltanto un fazioso, la mia fazione è
quella liberale: se il tuo partito è un'azienda, io sono sempre
stato un socio di piccolissima minoranza, come ben dovresti sapere
anche se non mi aspetto che tu voglia ammetterlo. Il mio tu è
quello di chi ti ha scelto dieci anni fa come un "meno peggio" che la
controparte rendeva "quasi ottimo". E' il tu, consentimi, di un socio, piccolo
fino all'insignificanza, certo: sennò dimmi che senso avrebbe
prometterti il mio voto alle europee, per come "l'Italia che volevi" ora
manda in galera un adolescente che si spinella, rende difficili le cose
a chi ha problemi di salpingi e non sa ancora far di un magistrato un servo
dello Stato e basta. E' il tu che, dopo dieci anni, scappa detto dall'assicurato
all'assicuratore, in virtù d'una polizza firmata per necessità.
Il tuo discorso all'Eur mi fa sentire autorizzato
a questa confidenza, solo perchè m'invita a ricordare
con commozione la stipula di dieci anni or sono. Accetto l'invito,
ma avrei due paroline riguardo la commozione. Lo so, la tua assicurazione
mirava a coprire i rischi di tanti di fronte alla gioiosa macchina
da guerra di Occhetto e Borrelli, la maggioranza degli italiani come
poi dissero le urne: cattolici non rassegnati al catto-comunismo dei
dossettiani e degli azionisti, socialisti da sempre esuli dalla sinistra
italiana egemonizzata dal Pci, moderati senz'altra qualità
che la moderazione, fascisti stanchi di fogna, perfino qualche giustizialista
padano finalmente deciso alla mitica Fase 2. Tra questi, c'ero anch'io,
coi pochi, in verità pochissimi, che si dicevano liberali non
senza una ragione, perchè liberali da sempre. Non mi stupii che
tutto quanto tu dicessi avesse l'etichetta di liberale: cosa meglio
del liberalismo poteva far fronte a un blocco che sosteneva le tristemente
note ragioni dello Stato Etico? Ma nemmeno mi illusi: sapevo che "liberale"
sarebbe stato un aggettivo buono per molte evocative suggestioni, ma
che sarebbe andato spesso eluso nella pratica dei compromessi, che sono
così spesso dolorosi e necessari in questo paese sospeso tra il
culto di Padre Pio e la fantasiosa creatività di molti pezzaculisti.
C'era altra scelta, in quell'ormai lontanissimo 1994? No, neppure ora
credo: ho fatto bene a firmare quell'assicurazione e a rinnovare ogni volta
la polizza, anche se poi nella scheda della quota proporzionale non potevo
che tradirti per Pannella.
Dunque, ecco il "dunque": riguardo quella
commozione che ti aspetteresti, sappimi freddo. E sappi che,
delle assicurazioni contro i sinistri, ce n'è bisogno fintantoché
c'è il rischio di sinistri. Mi sei utile, non so capire se
in misura minore o maggiore di quanto ti sia utile io. Mi sei simpatico,
certamente più di quanto potrei esserti simpatico io, se appena
appena tu sapessi. Ma la commozione, scordatela. Almeno fino a quando
l'aggettivo "liberale" vorrai srotolarlo solo nei giorni di festa.
Ciao,
Luigi Castaldi
Scorretto e Corretto
(Dialogo plutonico)
Cliccando qui Luigi Castaldi, vi porterà
sul filo dello "scorretto e corretto".
L'amaca nel tinello
Michele Serra mi dà le strette
al cuore e, si badi bene, io ne ho uno piccolissimo, già
grinzo di suo. E sì che i fondamentali li avrebbe
tutti, benedetto ragazzone invecchiato male. Ma c'è
qualcosa (mea maxima culpa!) che ogni volta me lo mortifica,
dal genio che sarebbe, al talentuoso miserabile moralista del
cazzo che è. Questo, quando è in forma. Perchè,
quando gli butta male, le strette al cuore me lo ridanno in pena.
Un esempio, cosa recente, di due o tre giorni fa: un corsivetto
di quelli che si vede sono scritti all'ultimo momento, perchè
o ci si è impoltriti tutto il giorno a letto o si è
talmente precipitati in fondo a un maelstrom che riafforarne
è stato solo grazie a un proprio peso affatto inconsistente.
L'Amaca, Repubblica, querelle Bonolis-Striscia: "... il
video è un tinello, a quell'ora soprattutto, e l'Italia è
un paese piccolo, così piccolo che pareva di essere tutti quanti
lì, surrealmente inclusi, per quanto siamo, nei pochi metri quadrati
che chiamiamo share. Esperienza divertente, anche se un po' claustrofobica...".
"Surrealmente inclusi"? Sì, "per quanto siamo". Ecco, non
è la prima serata in piazza Italia, ma è questo tipo di
scrittura che mi risulta tinello. Claustrofobico, ma tutt'altro che divertente.
"Poi sono uscito, c'era
un'arietta frizzante e quasi nevicava". Che, al confronto,
"l'infinito fottersene" di Pietrangelo Buttafuoco sulla
stessa querelle è quasi tersissimo lirismo.
E allora sono uscito dal corsivo
di Michele Serra. Ho subito sentito un'arietta frizzante
e quasi nevicava. (L.C., 23.I.2004)
IL DIRE E IL FARE
L'eventualità che un
indagato inquini prove e la possibilità di una sua
fuga per sottrarsi al giudizio sono solitamente due buone ragioni
perché egli sia sottoposto a restrizioni cautelari.
A noi pare, però, che il carcere sia una misura spropositata,
almeno per quelle ipotesi di reato che non siano contro la persona:
gli arresti domiciliari e la stretta sorveglianza delle afferenze
e delle efferenze comunicative dell'indagato potrebbero e dovrebbero
bastare. Quando, poi, le indagini si annunciano, per loro stessa
natura, lunghe e, almeno nei postulati dell'ipotesi accusatoria,
foriere di possibili sviluppi in ordine ai vari gradi di correità,
diventa troppo forte la tentazione a credere che il carcere non
sia più una misura cautelare atta a salvaguardare gli esiti
dell'inchiesta, ma una vera e propria procedura estortiva, ricattatoria
e intimidatrice. Questo ci dà sgomento e ribrezzo. Se la presunzione
d'innocenza non vuol essere un vacuo principio, il carcere dovrebbe
essere previsto in casi eccezionali e per le sole ipotesi di reato
contro la persona. Nel caso della Parmalat, allo sgomento e al
ribrezzo aggiungiamo lo stupore: molti garantisti di professione
tacciono. La tragica esperienza di Mani Pulite ci ha insegnato che
troppo spesso un indagato può essere innocente; che per ottenere
la libertà può essere indotto, quasi costretto, a coinvolgere
nell'inchiesta altri innocenti; che la ricerca della verità
può diventare in questo modo un orribile tritacarne. Lungi da noi
il credere che un inquirente possa disporre la carcerazione di un indagato
per un rispetto della legge che eluda o annulli il rispetto per la persona;
men che mai che egli metta il carcere nel novero delle tecniche persuasive
e dissuasive, congrue a rendere servizio alla verità; ancor
meno, se possibile, che la foga investigativa sia in tal senso indotta
da momenti affatto estranei alla vicenda, come gli umori dell'opinione
pubblica, la solidarietà umana verso la parte lesa, l'interesse
carrieristico e di notorietà dell'inquirente. Lungi da noi il solo
formulare una di queste ipotesi. Però è con disagio che
leggiamo di un cardiopatico tenuto in carcere nonostante un episodio
di angina pectoris e sottoposto ad interrogatori della lunghezza
tra le cinque ed otto ore. Ci chiediamo com'è che tante belle
anime garantiste possano tutto d'un tratto aver perso la voce. Possibile
che avessero tutte investito in titoli Parmalat?
(CAPPERI, 22.01.2004)
"Questo
paese diventerà tutto un piazzale Loreto!"
Fedele Confalonieri, interv. al Corriere
della Sera
Napoli, 11 maggio 2008
Caro Polito,
mi faccia dirle, in un forte e commosso
abbraccio: buon compleanno! Possa lei sentire, in quest'abbraccio,
l'affetto e la solidarietà di quanti, a conoscenza che
oggi le avrei scritto, m'hanno perciò pregato di farmene
latore: ancora, anche da loro, auguri!
Dovrebbero esserci 52 candeline sulla
sua torta, oggi, se non sbaglio. Niente sospiri mesti, caro
Antonio, soffi con quanta anima ha in corpo, le spenga tutte
e stia su col morale, forza! A quest'età si ha ancora tutta
la vita davanti. Anche se un'assurda e odiosa ingiustizia si sta
accanendo sulla sua persona, come su quella dei migliori figli della
nostra povera Patria, sappia che lei è nel cuore di tanti.
Le giungano, con questa mia, il saluto di tanti amici e conoscenti,
di così eterogeneo assortimento ideale che lei nemmeno
crederebbe: berlusconiani di stretta osservanza, frondisti lib-lib-lib,
pannelliani, triciclisti, iraniani, riformisti e riformatori sfusi.
Questa follia massimalista, che già
tanto dolore e sangue e lacrime ha sparso per lo Stivale, ha
i giorni contati, non disperi. Vedrà, passerà
'a nuttata. Questo paese saprà ritrovare il senno perso
nelle esaltate adunate d'invasati forcaioli, nei belluini girotondi
al grido di "brucia, Arcore, brucia!" . Appena avrà finito
il suo strategico esilio a vela attorno al mondo, D'Alema riuscirà
a riprendere il controllo della situazione, stia certo. Riuscirà
ad aver ragione di questa demoniaca cricca di filosofi, professorini,
registucoli e pm che, chissà come, hanno portato la limpida
vittoria dell'Ulivo del 2006 alla vendicativa e bestiale deriva
che Fedele Confalonieri (ricorda quell'intervista a Latella del 2004?)
aveva profetizzato tra gli sfottò di tanti vacui e fatui fighetti.
La fine delle sofferenze è vicina,
vedrà che i legittimisti riusciranno a rimettere Prodi
al Chigi suo. L'Italia migliore saprà liberarsi dal delirio
dei micromeghisti, degli emergencisti, dei cunegondisti. Anche
noi del centrodestra daremo il nostro contributo, lo dobbiamo alla
memoria dei tanti nostri uomini caduti sotto l'orrido tagliente
della ghigliottina, mentre una feroce platea di parastatali, baby
pensionati e pezzaculisti ortodossi sferruzzavano in prima fila.
Lo dobbiamo alla memoria di Giuliano Ferrara, barbaramente sventrato
in redazione; a quella di don Gianni, affogato come un gattino in
un'acquasantiera rococò; a quella del povero Schifani, vilmente
linciato in piazza Esedra; a quella di Paolo Guzzanti (Dio che brutta
fine, quello: denunciato dai propri figli, come nella migliore tradizione!).
Lo dobbiamo alla memoria di tante giovani vite stroncate
nel fiore degli anni per aver osato opporsi all'agghiacciante
disegno di uno Stato Etico. Lo dobbiamo al sangue ancora caldo
di Adornato, di Facci, di Della Vedova e di Natalia Estrada. Lo dobbiamo
al cadavere oltraggiato del caro Velardi.
L'Italia saprà uscire da quest'altro
incubo, abbia fede, voglia averla. Coraggio, caro Polito,
coraggio!
Non mi chieda come sia riuscito ad avere
questo indirizzo di posta elettronica: non voglio mettere
nei guai un caro amico mio e suo, nella eventualità che
questa e-mail venisse intercettata. Desideravo inviarle una parola
di solidarietà fin dal momento in cui ho saputo che lei
era agli arresti domiciliari, ma non sapevo come fare, visto l'isolamento
cui era sottoposto. Più d'una volta, a sera, tornando a
Napoli dal mio studio sulla penisola sorrentina, mi sono detto
"al diavolo, se non ci sono i bravi di Caruso di guardia sotto casa,
gli faccio una citofonata!"; poi, ogni volta, la paura aveva la meglio,
non mi biasimi. Anch'io, nel mio piccolissimo, non me la sto cavando
molto bene. Ho avuto due terribili interrogatori per via di quelle
mie provocazioni epistolari: m'ha salvato l'idea di dirmi devoto a Gino
Strada. Solo ieri ho saputo dell'ingegnoso marchingegno (davvero geniale
l'idea del notebook truccato da stirapantaloni, complimenti!) col quale
lei è riuscito, almeno via modem, a rompere da qualche settimana
l'isolamento. E si figuri se non le mandavo un'e-mail delle mie. Baci,
Luigi Castaldi, Napoli
Massima del giorno
La musica è un messaggio che si
crede inviato da Dio ed è invece una lettera anonima.
G.P.
MOLLICHINE
Il presidente della Consob: "Su Parmalat
non potevamo fare di più. Si trattava di una truffa
di dimensioni ultranazionali". Insomma era tanto grande da essere
invisibile.
La Consulta: il lodo Schifani ha un intento"apprezzabile".
Come quel padre che diceva alla figlia: è un bravo
giovane, ma ti vieto di sposarlo.
BasharEl Assad, presidente siriano:"E'
Israele che deve disarmare". Diversamente potrebbe difendersi.
Gli sciiti iracheni di nuovo in piazza
a migliaia per chiedere subito le elezioni politiche. Subito.
Cioè come gliele concedeva Saddam Hussein non appena le
chiedevano.
Secondo i servizi israeliani, Hamas dice
sì alle donne kamikaze solo se disonorate. Tanto, sono
da buttare.
Sfrattata l'ambasciata d'Israele in Svezia.
Mette "a rischio la sicurezza degli inquilini". Insomma:
Vai al diavolo, potrebbero sbagliare e colpire me.
Parmalat. Sono più di 25 mila le
denunce dei risparmiatori alla procura di Milano. Oltre
ai soldi dell'investimento, perderanno quelli delle denunce.
Ruini: "Riforme mai a scapito dell'unità
nazionale". Ricordiamo male o qualche papa non voleva che
ne facesse parte Roma?
Giannipardo@libero.it
SUSCETTIBILI E POLEMICI
In linguistica esiste il concetto di
connotazione. La parola cobalto ha un suo significato ma
suscita echi e pensieri ben diversi in un pittore o in un
malato di cancro. Nello stesso modo Tribunale significa “lavoro”,
per un giudice, e “guai”, per un cittadino qualunque.
Se queste sono connotazioni di valore
generale, ce ne sono di private e personali. Se una moglie
dice che molti avvocati sono disonesti, il marito non accoglierà
l’affermazione in modo identico se il proprio padre è
un medico o, appunto, un avvocato.
La suscettibilità nasce spesso
da una certa “lettura” delle affermazioni altrui in chiave personale.
Nell’esempio della moglie che dice male degli avvocati dobbiamo
distinguere due casi: che effettivamente ella volesse dir male
quanto meno anche del suocero oppure che ella al suocero non avesse
neppure pensato. Dal lato del marito, i due casi speculari da prendere
in considerazione sono: che egli non abbia neppure pensato al proprio
padre o al contrario che egli abbia giudicato quelle parole una sicura
ed evidente allusione.
Suscettibile è colui che si crede
tanto sottile da non lasciarsi mai insultare a man salva da
tutti coloro che lo fanno furbescamente. Lo Zingarelli definisce
il suscettibile “Molto sensibile, facile a risentirsi, a offendersi”.
E se si può essere d’accordo sul risentirsi e l’offendersi,
bisogna invece contestare l’aggettivo “sensibile”. Il suscettibile
infatti non è più sensibile d’un altro: lo sarebbe se
percepisse qualcosa d’esistente, che gli altri non percepiscono,
e invece nel suo caso rasenta la paranoia. Il suscettibile è
proclive a credere esistenti anche intenzioni ed atteggiamenti cui
gli altri non hanno neppure pensato.
Certo, a volte si può rimanere
in dubbio. Ma se non si può essere sicuri dell’intenzione
malevola – ed è la maggior parte dei casi – la persona equilibrata
lascia perdere mentre il suscettibile passa all’attacco:
“È di mio padre, che vuoi parlare? No, sai, perché
mio padre è dieci volte più onesto del tuo, se vuoi
saperlo”. E così si passa alla seconda faccia della medaglia:
l’atteggiamento polemico.
Il suscettibile timido nota le
presunte offese ricevute ma non reagisce e si limita a pensare
che il mondo intero è cattivo con lui. Non dà a vedere
ciò che pensa e sente ma, poiché lo pensa e lo sente,
il fiele gli si accumula dentro inacidendone il carattere e rendendo
più amara la sua vita.
Il suscettibile aggressivo
invece non lascia passare nulla e reagisce immediatamente.
La moglie distratta dice al marito: “Ci pensi tu ad avvertire
il portinaio per la posta? Tu hai una buona memoria, per queste
cose”. E il marito risponde: “Intendi che io ricordo solo le sciocchezze
triviali mentre tu hai memoria per i dati culturali?” Questo è
il classico comportamento del suscettibile aggressivo. La moglie
intendeva dire soltanto che ella rischiava di dimenticare la piccola
incombenza, non che il marito fosse
un ignorante. Ma il suscettibile aggressivo non si limita ad ipotizzare
il peggio: addirittura ne è sicuro e reagisce innestando una
polemica. Infatti se la moglie fosse di malumore, pur non avendo prima
pensato a ferirlo, ora potrebbe replicare: “Per caso vuoi dirmi che
con il tuo diploma di ragioniere hai studiato quanto me, che sono laureata
in lettere?” È già nata una lite che potrebbe, seguita
da decine e decine di episodi analoghi, prima creare una patina di ruggine,
poi, a poco a poco, anche un’insofferenza reciproca. Molte amicizie,
molti matrimoni sono naufragati sugli scogli della suscettibilità.
Non sarebbe male se tutti utilizzassero,
anche nei rapporti quotidiani, il principio in dubio pro
reo. Ognuno deve dirsi: “Può darsi che abbia voluto
attaccarmi o può darsi che egli non ci abbia neppure pensato.
Nel dubbio non mi offendo”. Meglio non reagire ad un insulto e conservare
amore e amicizia che reagire ad insulti immaginari e giocarsi
le persone care.
Giannipardo@libero.it, 22 gennaio
2004
Le Riforme, Bossi e mio papà Bettino
“Considero
un gesto di grande sensibilità l'invito rivoltomi dal
direttore... di scrivere un articolo per "la Padania" in occasione
del quarto anniversario della morte di mio padre.
Quell'invito, e questo articolo,
rompono il ghiaccio di una lunga incomprensione tra la Lega
e i craxiani, un ghiaccio protrattosi più a lungo di
quanto le effettive distanze tra i due partiti non meritassero.” Articolo di Stefania Craxi per La Padania, qui
per il testo completo dell’articolo.
L’APPRODATO
Riscriviamola questa storia.
È il marzo del 1998. A Palazzo Chigi siede Romano
Prodi. A Collecchio di Parma siede invece Calisto Tanzi.
I due si conoscono da tempo. Hanno in comune un'amicizia di vecchia
data: Ciriaco De Mita, il leader della sinistra dc, protettore
politico d'entrambi. Ma i due si incontravano anche nel ‘93
quando Prodi era presidente dell'Iri e vendette la Cirio alla
sconosciuta finanziaria Fisvi, il cui 20% è di Tanzi.
In quel marzo del '98. L'Unione
Europea sta per chiudere definitivamente il capitolo
degli aiuti di Stato, a via XX settembre c'è un altro
democristiano di sinistra, Michele Pinto, a «sorvegliare»
il ministero delle Politiche Agricole. Il governo decide di fare
presto e a tempo di record viene varato un provvedimento:
«Disposizioni in materia di contenimento dei costi di
produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese
agricole», Il Sole 24 Ore, lo chiama decreto tagliacosti.
Non bisogna illudersi. Taglia i costi per le aziende, ma aumenta
quelli a carico delle casse dello Stato.
In altre parole, in barba a
quanto stabilito dall'Unione Europea (la cui commissione,
ironia della sorte, Prodi andrà a presiedere), si tratta
di un aiuto di stato bello e buono. Un regalino tout court.
Il governo dell'epoca, color Ulivo, disse che il provvedimento
serviva a ridare competitività alla filiera alimentare attraverso
una razionalizzazione della gestione aziendale. Il presupposto
era che i progetti fossero multiregionali, dovevano interessare
più aree del Paese.
Si tratta di una torta
di 200 miliardi di vecchie lire. Vengono presentati 250
progetti, 62 superano l'esame, ma soltanto otto vengono ammessi
al finanziamento. I primi sei in classifica sono consorzi: Oliveti
d'Italia, Moc-Olimer, Consorzio interregionale produzioni agricole
biologiche, Conapi, Conav e Consorzio per la tutela del formaggio
Grana Padano. Ma a beccarsi la fetta più grossa sono il penultimo
e l'ultimo in classifica. Rispettivamente Parmalat spa e Citterio
spa. Solo gli ultimi due incassano l’80% del finanziamento disponibile.
Inutile dire che a Tanzi va la quota maggiore di fondi: ben 68 miliardi
e 450 milioni.
Le proteste degli esclusi intasano
l’aria. La stampa non allineata con il Governo (ad esempio
IL TEMPO di Roma) ne parla.
Prodi va via, anzi viene mandato
a casa, e al ministero delle Politiche Agricole arriva
un suo fedelissimo, Paolo De Castro che poi diventerà
presidente dell'istituto di ricerca fondato dal professore bolognese,
Nomisma, del quale Tanzi diventerà socio (è a
tutt'oggi ancora nel board). De Castro non cede è ovviamente,
conferma la scelte fatte prima di lui.
Non ci stanno quelli del Tavernello,
i produttori del vino da tavola che fanno ricorso. Comincia
una lunga battaglia legale a colpi di carta bollata. Va
via anche De Castro e arriva un verde, Alfonso Pecoraro Scanio
al ministero. Tutti passano, ma non Tanzi. Che alla fine incassa
quei 68 miliardi. Amen.
Ad majora!
Sul Domenicale (anno
III, n.3, pp.12, € 1,00), una splendida recensione
di "Lontano da Gerusalemme. Cronache ebraiche contemporanee"
(G. Busi, Einaudi, pp.190, Torino 2003, € 9,80), a
firma di Giulio Meotti (Arezzo 1980, p.d.d.):
"Cronache
ebraiche contemporanee, cronache di libri soprattutto,
perchè la mikra, la riunione testaule, la 'patria
scritta' di Heine, per molti è la vera casa del
giudaismo, e l'ebraico, lingua ontogena, dispiega l'essere nei
luoghi...".
Poi, semmai, verrà
il giorno che ci snobberà, ma il Meotti è
passato da questo blog: "Capperi!" è fiero di lui.
Ad majora!
SBANCALAT
Strano, a quanto
scrivono i giornali, nei giorni scorsi il cavalier
Calisto Tanzi ha tirato in ballo Cesare Geronzi...
ma il patron di Capitalia
non risulta indagato: nemmeno un avviso
di garanzia!
Il banchiere ha
lasciato intendere che con il buco Parmalat non c’entra
nulla... anzi, lui, Geronzi, sarebbe
un truffato: tutta colpa di un clan di banditi (Tanzi, Tonna
& ragionieri).
Un poco come ai
tempi del crac Ferruzzi (inciso: anche allora l'inchiesta
la apri' il PM Greco), e i truffatori del caso furono
identificati in Gardini,
Garofano, Sama, Cusani e compagnia di ventura.
Se questa e' la
linea della Procura di Milano, a noi questa linea
non piace. Troppo comodo mettere alla gogna Tanzi &
Tonna, farli diventare i mostri ad uso mediatico, e chiuderla
così questa storia.
Il punto e' ben
diverso.
Il punto e' che
questa di Parmalat non e' la storia di un gruppo di
farabutti che ha fatto il buco; questa e' una colossale
truffa nel quale il sistema bancario, e il sistema dei controlli,
c'e' dentro fino al collo.
Troppo facile
fermarsi solo al cavalier Calisto e alla sua squadra
di “ragionieri” (tutti in galera in attesa di giudizio!).
Bisognerebbe andare a fondo sul ruolo giocato da
banche
(mica c’è solo Geronzi!) e controlllori, accertandone
le responsabilità'.
A margine, lo
sapevate che il presidente dell'Unicredit, Carlo Salvatori
(ex Banca Intesa), e' il nipote (figlio della sorella) del
governatore della Bankitalia
Antonio Fazio?
(cp, 19.01.2004)
"Divorzio" alla palestinese
Cose dell'altro mondo.
La
Repubblica scrive che, secondo il quotidiano
israeliano Haaretz,
l'attacco suicida di cui è stata protagonista una donna,
il 14 dicembre scorso al valico di confine di Erez, nasconde
una storia di corna.
La storia è quella
di una giovane signora di Gaza (nella foto), scoperta
dal marito in flagrante adulterio con un collega di Hamas,
che sarebbe stata costretta ad una morte da martire per
salvare l'onore della famiglia. Insomma, il marito l'ha costretta
a diventare terrorista, l'amante le ha fornito la cintura
esplosiva.
L'attentato e' stato rivendicato
dal leader di Hamas, dai martiri di Al Aqza, il braccio
armato di Arafat mentre il ministro degli esteri di Arafat,
Nabil Shaath, ha giustificato l'attentato durante la visita
in Danimarca.
(cp, 19.01.2004)
Spalare motivazioni
1.
L'Unità, domenica
18: "Caro Marco, in questa tua lettera vi
sono alcuni passaggi che non ci sentiamo di condividere.
Domani cercheremo di dire con chiarezza qual'è il punto
di vista del giornale su un tema considerato così importante
e delicato": domani mi mandano a spalar letame, avrei
pensato, se fossi stato Marco. Errore, perchè il cuore di
Madame è grande come una maison e sull'Unità, lunedì
19: "Ci pare importante - a parte il criterio di
libertà - la presenza di Marco sulle pagine di questo giornale
(...) Sono del parere che Massimo D'Alema non avrebbe dovuto trasformare
le sue chiare e risolute risposte pubblicate su questo giornale
in querela (...) Un politico sa che intorno al suo operato - per quanto
limpido - si formano scorie che richiedono, a volte rinunciando allo
sfogo e all'esasperazione, di essere spalate via". Marco è
salvo, s'è trovato chi mandare a spalare.
2.
"Devo riferirmi
ai cinque anni che ho trascorso alla Camera come
deputato Ds. (...) Ero e sono orgoglioso di quella esperienza
perché sapevo - e ne sono tuttora persuaso - di avere
servito un' Italia pulita, incomparabilmente migliore di quella
in cui stiamo vivendo. Eravamo vicini, coinvolti ogni giorno
nella rete di lavoro e informazioni personali, tra deputati,
commissioni e governo. Sarebbe stato impossibile non sapere di
trame e intrighi e disonestà nascoste" così Furio
Colombo, il testimone. Che poi rovina tutto: "Tra l'altro
mi sembra che manchino quelle che, in un processo, si chiamano le
motivazioni".
(L.C., 19.I.2004)
21 tonnellate
La storia è
un arzigogolo specioso: chi ha scritto la sceneggiatura
pensava di cavarsela alla Sofocle, con cinque o sei dignitossime
soggettive, straziate e confligenti, inevitabilmente
destinate alla lisi. Patapunfete: caduti dai coturni, con
la caviglia gonfia, i personaggi sono da fumetto di Lanciostory,
però ritratti con pessima china, una fotografia bella
sporca, da titillar tutte le nausee. Poi c'è la faccia
di Sean Pean, appena appena un po' più digeribile da
quando è stato in Iraq e gli è passata la scrofola
da radical, ma irreparabilmente incapsulata nelle uniche due
espressioni di cui è capace, quella del paranoico antipaticuccio
e quella dello sfigato simpaticuccio. Questo criceto nevrastenico
del cinema d'oltroceano ha il cuore in panne, gli serve il trapiantuccio.
Segue, come da manuale, la nota crisi bipolare. S'alternarno
sul grande schermo (e noi ce le sorbiamo): l'enfatica e generosa
(pure troppo) pulsione dello sdebitarsi verso il donatore, pardon,
la vedova; i relativi pasticci che ne seguono, però addomesticati
da un montaggio che li ingentilisce in moti men bestiali. Eccole,
21 tonnellate sulla uàllera, ahi!
(L.C., 19.I.2004)
Scalfari, la farfalla
E'
accaduto molte volte che, nel dipingere una Crocefissione,
il volto dei ladroni a lato di Cristo traesse ispirazione
da ceffi d'osteria o di gattabuia. In qualche caso, lampante
per puntualissimi riscontri documentali, risulta che
l'artista abbia ritratto se stesso, per il volto di Cristo.
Ben oltre la personale lettura di Matteo o Giovanni, il
dipinto diventava allora un manifesto: in esso, le strategie
psicologiche e politiche dell'artista. Qualcosa del genere
è parimenti riscontrabile in un filone della retorica,
quello della oratio funebris: nella filigrana del sudario
s'intravvede l'ordito del becchino; si tesse un elogio del
morto, tessendolo a se stessi.
"Alcuni
amici, estimatori o avversari che fossero, l'hanno
descritto come un socialista democratico, altri come
un liberalsocialista, altri ancora come un liberale
senza aggettivi e infine c'è che si è peritato
di definirlo un 'compagno di strada' del Pci, sia pure dotato
di notevole indipendenza di giudizio. Ma tutti convengono su
due tratti distintivi della sua personalità e della sua
biografia di intellettuale politico: fu l'uomo che assunse
il dubbio come valore preminente..." scrive Eugenio
Scalfari di Norberto Bobbio ("L'Espresso", n.3, 2004). Ma
in questa prosa c'è torsione, e tensione, come per un pudore
di proposta autobiografica.
"Il
ventaglio delle interpretazioni sul pensiero di Norberto
Bobbio [ovvio che, qui, bisogna leggervi un altro
nome] è dunque assai vasto e abbastanza contraddittorio
come sempre avviene per le personalità complesse e
quindi ricche, con la conseguenza che sia in vita che dopo la
morte è sempre stato tirato per la giacchetta con
il dichiarato obiettivo di annetterlo a supporto di qualcuna di
quelle varie correnti e visioni politiche. E tanto più
si ripetevano quei (maldestri) tentativi tanto più lui si
rifiutava, si chiudeva nella sua solitudine operosa, forniva smentite
puntuali a chi, cercando di fissarlo ad una parete come una
farfalla finalmente catturata, restava invece a mani vuote".
E forse è vero. Farfalle come Scalfari fanno impazzire gli
entomologi e la vispa Teresa, perfino i sadici ragazzetti di Guido
Gozzano che alle farfalle strappavano le ali. Qui non si vuol compiere
un simile oltraggio, sporcandoci le mani di quel fragile pulviscolo:
al massimo si vuol restare a bocc'aperta, col naso in aria,
a vederci svolazzare Scalfari sul capo. "Per esempio
la sua credenza del dubbio come valore persistente anche dopo
le scelte che la vita impone di fare...": ecco, vediamo questo
svolazzo. "Penso che il dubbio sia empiricamente un metodo
epistemologico più che un valore; così lo intese Cartesio,
così Kant, per delucidare i percorsi della mente snidando i
fantasmi e i luoghi comuni. Il dubbio si scioglie con l'azione e con
le scelte. Così è avvenuto anche per Bobbio".
Insomma: Cartesio,
Kant, Bobbio, Scalfari... stesso caldo stabulario
di sfarfallamento. "Questo ho trovato nelle sue
pagine (...): ' (...) La democrazia ha vinto la sfida del
comunismo, ma con quali mezzi e con quali ideali si dispone
ad affrontare gli stessi problemi dai quali era nata la sfida
comunista? Ora che i barbari non ci sono più - dice il poeta
- che cosa sarà di noi senza i barbari?".
Questo è
il lascito di Bobbio. Di qui riprende il nostro cammino".
Ma è chiaro che s'intende dire "il nostro svolazzare".
(Luigi
Castaldi, 18.I.2004)
Figlio di ....
Dopo
"Letizia" ci va la virgola, non i due punti. Vai a
studiare, figlio di girotondini! (L.C., 18.01.2004)
FATEGLIELO SAPERE
Dal Corriere della Sera ( qui
per il testo integrale dell'articolo):
"vasca rettangolare riempita di liquido
rosso, su cui galleggia una barca con il ritratto di Hanadi
Jaradat, autrice dell'attentato suicida che nell'ottobre
scorso ha ucciso 22 israeliani a Haifa."
Male ha fatto
il governo svedese ad inserire questa esaltazione
dei kamikaze palestinesi all'interno degli spazi dedicati
alla "Conferenza
contro sul genocidio" che si dovrebbe tenere a
fine mese a Stoccolma.
Tutta la
nostra solidarietà a Zvi Mazel, ambasciatore israeliano
in Svezia, che s'è ribellato a questa intollerabile
provocazione.
Vi chiediamo di mandare una e-mail
di protesta all'ambasciata svedese in Italia. Questo
l'indirizzo di posta elettronica dell'ambasciata svedese
in Italia: ambassaden.rom@foreign.ministry.se
(cp, 18.01.2004)
Massima del giorno
Quando
vince la nazionale diciamo "abbiamo vinto". Perché,
quando perde Mussolini, non dovremmo dire "abbiamo
perso"?
G.P.
MOLLICHINE
Il P.G. della Cassazione: resta
impunito l‚80% dei reati. L'unico vero pericolo, per
tutti, rimane la multa per divieto di sosta.
I sindacati si dividono sulla
riforma proposta dal governo: c'è chi è interamente
contro e c'è chi è del tutto contro.
Sharon lancia un avvertimento:
<<Applicheremo misure unilaterali per la sicurezza
di Israele>>. Fino ad ora con chi le aveva concordate?
7 iracheni uccisi dagli americani
mentre rubavano petrolio. Lo dicevamo noi che la guerra
era il per petrolio.
Presa la mente dell'attentato
a Musharraf, Sayed Yasin. Non s'è trovata nessuna
società disposta ad assicurarlo sulla vita.
Un giudice ha assolto
quel tale Ricca che ha gridato <<buffone>>
a Berlusconi. Buffone è del resto un mestiere onorato.
Come quello di giudice.
Il referendum abrogativo sul
lodo Schifani è ormai di fatto superato. Ma Di Pietro
insiste: <<Potrebbe essere ancora necessario>>.
A lui personalmente.
Batoli, di Banca Intesa, su
Parmalat: <<Non ci risultava che ci fosse del
marcio>>. O è che ci marciavano?
Il medico-killer Harold Shipman
s'è ucciso impiccandosi nel carcere inglese di Wakefield:
scontava l'ergastolo per aver eliminato dozzine di persone.
Viva la muerte!
Tremonti critica Bankitalia
e Consob: <<controlli insufficienti>>.
Calunnia. Sufficienti ad arrivare al risultato.
Tremonti ha dato ai parlamentari
il carteggio con Fazio sui casi Cirio e Parmalat. Il
colmo della perversione: provare le proprie accuse.
Giannipardo@libero.it
"Cos'è
il 740...?"
MILANO: modulo delle tasse.
ROMA: la Volvo. NAPOLI: le otto meno venti. PALERMO: e
che razza di calibro è... non e' che vi confondete con
la 7.65?
G.P.
La Apple e l'Istituto Gramsci
Dagli archivi della Apple, ogni tanto, spunta
un inedito dei Beatles. Di solito, ormai da anni, l'inedito
non toglie e non aggiunge nulla a quanto già sappiamo
del leggendario quartetto. Ma è comprensibile che gli
studiosi di filologia musicale ritengano merce ghiotta una versione
di "Let it be" mai stampata su vinile e che i fan considerino
indispensabile quell'inedito per il loro personale mausoleo domestico.
Accade la stessa cosa, ormai da anni, con gli archivi del Pci.
Stavolta è un inedito di Togliatti, il leader storico del
gruppo. Si tratta di una lettera in forma di appunto indirizzata
a Luigi Longo e datata 11 febbraio 1953: è stata pubblicata
dal Corriere del Mezzogiorno il 9 gennaio di quest'anno. Anche
qui, sembrerebbe, niente di nuovo: Togliatti rimane Togliatti,
almeno agli occhi di chi ne ha letto una mezza dozzina di biografie.
Il Migliore, qui, coi soliti suoi modi ruvidissimi, si raccomanda
presso Longo di attenuare l'enfasi delle celebrazioni per
il suo 60° compleanno, perché è venuto a conoscenza
di iniziative che gli appaiono eccessive (busto, targa commemorativa,
numero speciale di Rinascita, ecc.). Apparentemente potrebbe esserci
materia per imbastire un dibattito su un Togliatti anticipatore
delle picconate krusceviane alla odiosa consuetudine del "culto della
persona", ubiquitario a tutte le latitudini e longitudini comuniste,
da Stalin a Fidel Castro, dalla Romania d'un tempo alla Corea
del Nord di oggi. Intento affascinante, tant'è che lo storico
Beppe Vacca, esimio presidente dell'Istituto Gramsci, titola la
presentazione a questo testo togliattiano: "Al migliore non piaceva
il culto della personalità". Basta, però, leggere
qualche passo della lettera di Togliatti per doversi ricredere: "Come
indirizzo generale, insisto nel consigliare la sobrietà e
moderazione soprattutto in manifestazioni che escono dal corrente
costume politico del paese. Non siamo ancora al potere e questo costume,
purtroppo, lo dobbiamo ancora subire, se vogliamo evitare danni
evidenti (prestarsi alla caricatura, alla presa in giro davanti all'opinione
pubblica, nella quale tutto il sudiciume a rotocalco è pronto
a gettarsi sopra di noi)". Mi sono permesso di mettere in grassetto
"ancora" e "purtroppo", perché appaia evidente che tutta
questa materia di un eventuale dibattito revisore evapori, restituendoci
il Togliatti di sempre: quello che di fronte al "corrente costume
politico del paese" non sa che rassegnarsi in un "purtroppo"; e
che di fronte all'eventualità di fanatiche celebrazioni intorno
alla sua adorata persona consiglia, guardingo, un "non ancora".
Però, per Beppe Vacca, la lettera mostrerebbe che "il fastidio
di Togliatti per il culto della persona era sincero". Per ribadire
che "al migliore non piaceva il culto della personalità"
cita nella sua presentazione un'altra lettera, del 20 novembre 1954,
in cui Togliatti si dice contrario a intitolare una scuola col suo
nome. Dalla lettera: "Non si dà il nome di un vivo a un'organizzazione
qualsiasi se non per augurargli di morire". Che sembrerebbe più
una propensione alla scaramanzia che una picconata al "culto della persona".
Anche per questo sorge
spontanea la curiosità di chiedersi da quali finalità
sia mossa l'operazione. Se per la Apple è facile intuire
che un inedito possa essere il traino commerciale per l'ennesimo
sottoprodotto antologico, la cosa è veramente complicata
da spiegarsi con gli archivi del Pci. Passi la pubblicazione
delle lettere di Antonio Tatò ("Caro Berlinguer", Einaudi,
2003), un testo che ci ha illuminato, quasi violentemente, sulle
radici culturali, politiche e insieme psicologiche della così
detta "differenza" berlingueriana nell'Italia degli anni '70.
Ma quali novità aspettarsi ancora da Palmiro Togliatti?
Sopra tutto: perchè non aprire definitivamente gli archivi
del Pci, piuttosto che andare avanti con uno stillicidio di inediti?
Sarebbe almeno il modo di far capire che c'è una bella differenza
con la Apple.
(Luigi Castaldi)
MOTU PROPRIO
Immaginate di chiamarvi
Francesco Moranino, d'essere un partigiano comunista,
di aver trucidato decine di persone e di essere stato condannato
all'ergastolo per questo. Immaginate che, nel frattempo,
il Pci v'abbia candidato al Parlamento e che voi siate stati
eletti deputato. Immaginate che vi facciano fare addirittura
il sottosegretario alla Difesa. Poi fate un altro sforzo,
immaginando di godervi l'immunità parlamentare concessavi
a piene mani dalla Camera e di non fare neanche un giorno di
galera, fintantoché un Presidente della Repubblica vi conceda
"motu proprio" la grazia, senza che voi nemmeno l'abbiate chiesta,
e di godervi così un'altra decina d'anni a Montecitorio,
mentre mezz'Italia vi considera un eroe. Bello, eh? Ma toglietevelo
dalla testa, siamo nel 2004.
(L.C., 16.I.2004)
E' sicuro
che Pannella accetti?
Sulla prerogativa che la Costituzione assegna
al Presidente della Repubblica di nominare alcuni senatori
a vita non mi risulta che vigano regole restrittive in
relazione al loro numero, cosa che invece è chiaramente
stabilito per i plena dei cinque giudici costituzionali e degli
otto componenti del consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.
Insomma, non è la morte di Norberto Bobbio a costringere
ora il presidente Carlo Azeglio Ciampi a dover colmare un plenum
di senatori a vita. Già prima, dunque, egli avrebbe potuto
nominare senatore a vita Marco Pannella, se avesse voluto. Come
per la prerogativa di concessione della grazia, anch'essa non
soggetta a restrizioni quantitative, anche per la nomina dei senatori
a vita il Capo dello Stato "può e, se vuole, deve". Finora
non ha pensato di dovere, perchè, pur potendo, evidentemente
non ha voluto. Perchè dovrebbe volere ora? E sopra tutto:
potrebbe mai Marco Pannella, cultore quasi maniacale della forma e
della sostanza del Diritto, accettare quella nomina, ben sapendo che
nasce condizionata, in questo caso da voci del mondo civile, come la
fin qui mancata concessione della grazia ad Adriano Sofri è
condizionata da Castelli e Gifuni? Se quella che in Pannella è
sempre stata considerata testardaggine è invece coerenza,
non penso.
(L.C.,16.I.2004)
EFFEBIAI
Se da alcuni giorni
al vostro indirizzo di posta eletronica arrivano
quotidianamente 4 o 5 di questi messaggi:
“Ladies
and Gentlemen,
Downloading of
Movies, MP3s and Software is illegal and punishable
by law.
We hereby inform
you that your computer was scanned under the IP 61.71.109.7.
The contents of
your computer were confiscated as an evidence, and
you will be indicated.
In the next days,
you'll get the charge in writing.
In the Reference
code: #21910, are all files, that we found on your
computer.
The sender address
of this mail was masked, to fend off mail bombs.
- You get more
detailed information by the Federal Bureau of Investigation
-FBI-
- Department for
"Illegal Internet Downloads", Room 7350
- 935 Pennsylvania
Avenue . Washington, DC 20535, USA - (202) 324-3000”
Non vi preoccupate,
non inquietatevi nel timore di essere nel mirino
dell'FBI, soprattutto NON APRITE L'ALLEGATO che
non contiene la documentazione descritta dal messaggio,
ma contiene il virus vero e proprio.
Dunque, l'FBI
non c'entra. Nulla di quello che è scritto nel
messaggio è vero. E' semplicemente un messaggio
ingannevole usato da un virus, denominato I-Worm.Sober.c,
per diffondersi. La documentazione del virus è
disponibile qui.
(cp, 15.01.2004)
Hanno ammazzato Mino Pecorelli, per la
seconda volta
Vorrei lasciare
alle pagine di questo blog il mio sdegno per l'accostamento,
recentemente azzardato da Peppino Caldarola, tra
la buon'anima di Mino Pecorelli e quella così così
di Marco Travaglio. M'indigno, perchè il primo era una grande
penna, il secondo non mi risulta. Il mio sdegno, in verità,
non è neppure esente da un vivo sconcerto, perchè
sono sicuro che l'Urbe e l'Orbe del centrosinistra sarebbero
in fermento, se fosse stato, chessò, un Cesare Previti
ad azzardare questo accostamento: si griderebbe, ora, alla
minaccia bieca e sbieca, all'allusione gradiva d'intimidazione.
Così non è, nessuno osa, e lo sconcerto mi vira in
meraviglia per tanto tacere dei soliti dietrologi da salone
di coiffeur.
Ma questo
è lo sconcerto, il punto è un altro: m'indigna
che si accosti un maestro dell'ellissi, come Pecorelli,
ad un Travaglio, specialista in tangenti.
Le insinuazioni
del grande Pecorelli erano poetiche, fin al punto
da far credere, talvolta, che non avessero altro scopo
che la poesia, se intesa etimologicamente.
Sia consentito
un breve esempio, da "Op", 13 febbraio 1979: "Festa
grande a Cap d'Antibes il 27 dicembre. Il costruttore
milanese [nda: Silvio Berlusconi], creato cavaliere
del lavoro nell'ultima infornata di Leone Giovanni, ha invitato
nel suo yacht il fior fiore della stampa lombarda, rappresentata
nientemeno che da Nutrizio, Di Bella e Montanelli. Tra caviale,
sorrisi e champagne, si sarebbe parlato della presidenza della
Cariplo...".
C'è
bisogno di commento? No, è una scrittura che
bea. Quasi si sente, in questa prosa, la salsedine
del mare, il tintinnìo delle coppe, il dolce scoppiettare
delle palline di caviale tra lingua e palato; quasi
par di vederlo, il Montanelli, brindare alla buona sorte
della Cariplo; quasi par d'aver davanti agli occhi le basette
che il Cavaliere portava a quei tempi. E poi: l'impalpabile
arguzia di quel "Leone Giovanni", di quel "fior fiore", di quel
"nientemeno"... No, ogni commento è superfluo: grande,
grandissima penna, il Mino Pecorelli.
Di contro,
si prenda un qualsivoglia brano di Marco Travaglio
e si tenti una comparazione: non reggerà. Calambours
da cabaret di subburbia, doppi sensi da sceneggiatura
di B-movie, Platinette barbute, Case delle libertà provvisorie
ed altre stracche amenità, sempre le stesse: insomma,
il solito sgabuzzino polveroso della letteratura da strapaese.
Neanche si sfiora il registro alto della prosa pecorelliana,
di cui vorrei citare qui un altro breve passo (dalla Lettera
aperta a Giulio Andreotti, "Op", 20 gennaio 1975), invitando
a confrontarlo con qualsivoglia brano in cui Marco Travaglio
tenti analogo canone, quello del cittadino umiliato e offeso.
"Quando il
vero e il falso non potranno più essere distinti,
se vorremo ancora avere a disposizione un sistema
qualsiasi, norma qualsiasi di coesistenza, una logica
istituita, uno Stato insomma, per mettere un po' d'ordine
potremo solo pregare che Lei ce lo faccia. E noi sotto a bruciare
incenso e chiedere pietà". Con le "Bananas" dell'Unità
è la stessa differenza che corre tra Vissani e Suor Germana.
Ecco, è
in ciò che sono sdegnato per la sortita di Peppino
Caldarola, aggiungendovi una preoccupazione: se ora
a Marco Travaglio dovesse venire un raffreddore, tutto
il tribunale di Perugia andrebbe in agitazione.
(Luigi
Castaldi, 15.I.2004)
…MA NON CHIAMATELA PACE
Ci era proprio sfuggita la bellissima
intervista ad Emma Bonino su “Oggi” n.1 del 1° gennaio
2004 (articolo non online - special thanks to Mauro Suttora).
Tre perle:
1) Sulle armi di Saddam, trovate
e non:
«Certamente le armi chimiche
e battereologiche Saddam le aveva, perché le ha usate,
per esempio, contro i curdi. E non trovo, nella storia di
questo dittatore sanguinario, una sola ragione per cui dovrebbe
essersene liberato, lui che aveva questo disegno politico di
diventare il grande leader del mondo arabo. Diverso è il
discorso delle armi nucleari, che necessitano di infrastrutture
visibili e probabilmente non ci sono. Forse, sull’argomento,
qualcosa verrà fuori dagli interrogatori. Ma io continuo
a ritenere che la più grande arma di distruzione di massa fosse
Saddam stesso, rispetto al suo popolo».
2) Sulle accuse di “trattamento
disumano” del prigioniero mosse dal cardinale Martino
(e sottoscritte da Barbara
Spinelli ):
«Ma per favore... Certo,
ognuno ha la sua sensibilità. Io trovo che l’abbiano
fatto vedere esattamente come l’hanno trovato. Se lo avessero
mostrato ripulito e tirato a lucido, i dietrologi si sarebbero
inventati chissà quali altri scenari. Devo dire che questi
poveri americani, che pure di errori ne commettono parecchi, qualunque
cosa facciano non ne va mai bene una...»
3) In definitiva, su
questa guerra e sui suoi esiti:
«Io continuo a ritenere
che, come è successo per la Liberia e per il suo
sanguinario presidente Charles Taylor, era possibile arrivare
a un isolamento politico, anche arabo, di Saddam. Rendendo evidente,
a lui e a quelli vicini a lui, come fosse più interessante
negoziare un esilio forzato, piuttosto che finire così.
Ma non si è voluto percorrere questa strada. Anche i movimenti
pacifisti non sono stati di aiuto: una cosa è scendere in piazza
a milioni al grido di "Iraq libero!", un’altra è andarci con
striscioni che dicono "Bush uguale Saddam". Un amico iracheno mi
ha detto: "Voi avete la libertà di sfilare per le strade,
fate bene a farlo. Ma poiché quella che voi chiamate pace sono
state le nostre fosse comuni, le nostre torture, il nostro inferno,
allora fatemi un favore, continuate a sfilare, ma non chiamatela
pace". Ecco, vede, è sempre un po’ complicato parlare
di guerra e di pace. Diciamo che oggi, intanto, nel mondo c’è
un dittatore in meno, e per un Paese di venti milioni di abitanti non
è davvero poco. E diciamo anche che in Iraq hanno ricominciato
a usare una parola, dimenticata da tempo, che si chiama speranza.
Non è tutto, ma non mi pare poco».
No, non
è poco.
(ale tap., 14.01.04)
Facce di
bronzo
1.
Avrei una "critica politica"
da muovere ad Oscar Luigi Scalfaro per il suo intervento
alla Convention dei Girotondi, ma non sono del tutto sicuro
che poi, per me, uno che non è di sinistra e che non ha
parenti in magistratura, il gip proponga l'archiviazione. Mi
limiterei alla satira innocente: "Gargamella!"
2.
"Davanti al nemico, se vince,
nemmeno i morti saranno al sicuro" scriveva Walter
Benjamin, e il nemico era il nazismo. Ora, meditando su questa
frase, Antonio Tabucchi scrive: "I morti dell'11 settembre non
mi sembrano per niente al riparo da George W. Bush. Con una incredibile
rapidità, come se non avesse aspettato che questo,
se ne è impadronito per fare altri morti". Non fatevi
sviare dal parallelo Hitler-Bush, dall'insinuazione dietrologica
di quel "come se non avesse aspettato che questo", da quella
licenza poetica del "se ne è impadronito per fare altri
morti". Cogliete il respiro intero della frase, tipicamente benjaminiana:
questo è "Über Haschisch".
(L.C., 12.I.2004)
"Dignità e diritti della persona
con handicap mentale"
L'8 gennaio un simposio
internazionale sul tema "Dignità e diritti della persona
con handicap mentale", a cura della Congregazione per la
Dottrina della Fede, è stato onorato da un messaggio personale
del Papa. Vi si legge, tra l'altro: "Il presupposto per
l'educazione affettivo-sessuale della persona handicappata
sta nella persuasione che essa abbia un bisogno di affetto
per lo meno pari a quello di chiunque altro. Anch'essa ha bisogno
di amare e di essere amata, ha bisogno di tenerezza, di vicinanza,
di intimità". Sul fatto che la parola del Pontefice
riguardi qualsiasi forma di handicap, incluso quello mentale,
non v'è alcun margine di dubbio: per Karol Wojtyla, amare
ed essere amati sono condizioni che addirittura "riescono spesso
a riequilibrare il soggetto con handicap mentale". E come non
essere d'accordo? Come è immaginabile che il bisogno di amare
e di essere amato possa essere negato a chicchessia?
Tuttavia, le parole scritte
dal Papa in questa occasione sollevano più d'una
perplessità in ordine ad una materia, quella sessuale,
solitamente spinosa, quando affrontata a partire dagli insegnamenti
della Chiesa di Roma. Quello che, in linea di massima, saremmo
disposti a sottoscrivere ci interroga su più punti,
se essi debbono proprio essere illuminati dalla Dottrina della
Fede.
A meno che, oggi, Sua Santità
non voglia dare una particolare dispensa al pesante
fardello di ingiunzioni e di divieti in campo sessuale
che il Cattolicesimo solitamente carica sulla groppa del
suo gregge, e, per di più, farlo per i portatori di
handicap mentale, il messaggio sollecita molte domande dall'ardua
risposta.
Per "educazione affettivo-sessuale della persona con handicap mentale"
è da intendersi ciò che comunemente porta il soggetto
all'unione sessuale, al coito? La Chiesa ha riconosciuto
che essere omosessuali può essere naturale ed inevitabile;
maternamente li perdona e li accoglie nel proprio seno, a patto
che essi si astengano per sempre dal sesso. Il Papa ci invita a
considerare naturale che il "bisogno di tenerezza, di vicinanza,
di intimità" escluda il rapporto sessuale completo o
che esso possa risolversi in sublimazione, anche per i portatori
d'handicap mentale?