ARCHIVIO GIUGNO 2004
TREMONTI
L'unica tentazione sensata, nel diluvio di commenti
a seguito delle "dimissioni" di Giulio Tremonti, è quella
di non aggiungerne altri. Wittgenstein diceva che "su ciò,
di cui non si può parlare, si deve tacere". Rimane soltanto
il dovere di mostrare perché non se ne può dir molto.
Potrebbe darsi che la politica economica suggerita
-o imposta- da Tremonti fosse la migliore, potrebbe darsi che fosse
pessima. Ma chi può dirlo, senza essere un serio economista,
e per giunta un economista che ha in mano tutti i dati concreti del
problema? Tutti i commentatori, da questo punto di vista, parlano a
vanvera.
Una politica economica che, sulla carta, è
perfetta (o sbagliata) in concreto dà dei risultati non
sempre prevedibili. Sicché le due antinomie divengono quattro:
si va da una politica intelligente che dà risultati cattivi
ad una politica sbagliata che dà risultati positivi. E
questo non s'è avuto il tempo di vederlo.
La politica economica di Tremonti tuttavia è
stata attuata già per tre anni, sicché si potrebbe
giudicarlo almeno su di essa. Nemmeno questo è possibile.
La situazione è rimasta stazionaria. In una congiuntura
internazionale chiaramente sfavorevole, e in un'Italia inserita
in un contesto europeo che ne limita i movimenti e le decisioni, chi
può dire se Tremonti ha fatto il miracolo d'evitare il tracollo
(e gli sbilanci francesi e tedeschi) o se non è stato capace
di rilanciare, come altri avrebbe saputo fare, l'economia italiana?
I suoi stessi critici non aiutano a risolvere
i dubbi. Che vuol dire, come afferma Fini, che è necessaria
"una svolta"? Le svolte servono ad evitare montagne o precipizi,
ci sono svolte a destra e svolte a sinistra. Quali montagne, quali
precipizi si profilano, oggi, che genere di svolta bisogna fare?
Fini non l'ha detto. E se lui non lo dice, i cittadini non possono
certo sapere a che cosa pensa.
Infine rimane il problema del programma di governo.
Tremonti e Berlusconi sembravano risoluti a dargli attuazione,
in ossequio alle promesse elettorali. I partiti alleati ˆ salvo
la Lega per quanto riguarda il federalismo ˆ in questo campo sono
divenuti peggio che tiepidi. Ed ora sembrano aver vinto. Che ne sarà,
di quelle promesse? E se non saranno mantenute, chi ne pagherà
lo scotto? Come potrà Berlusconi presentarsi di nuovo agli elettori,
nel 2006, dicendo "Se non ho mantenuto ciò che ho promesso
non è colpa mia, è colpa di questi alleati che siedono
accanto a me"?
Infine, nella recente vicenda, è giustificato
il sospetto che ci sia un fattore umano. Tremonti sembra sia stato
irritante. Tutti i suoi colleghi di governo si sono spesso lamentati
della scarsa collegialità e d'essere stati posti troppe volte
di fronte a provvedimenti da controfirmare e basta. In questo il
superministro potrebbe avere sbagliato. Il grande medico non è
solo bravo a combattere la malattia. Il bravo medico ha anche il tocco
umano necessario per spiegare al malato di che cosa soffre e per dargli
l'impressione che partecipa alla scelta della terapia. In questo Tremonti,
sicuro della propria intelligenza e della propria competenza, che
gli fa dare dell'ignorante d'economia a chiunque incontri, forse ha ripetutamente
peccato. Si è fatto inutilmente dei nemici e questi hanno pazientemente
aspettato che fosse possibile presentargli il conto. Purtroppo, ammesso
che questa spiegazione sia vera, rimane il problema: Tremonti aveva
ragione o torto? Perché all'Italia non importa nulla dei problemi
personali della compagine di governo, importa della propria prosperità.
È dunque azzardato e demenziale voler predire
il futuro. A volte non siamo capaci neanche di capire il passato.
Giannipardo@libero.it, 3 luglio 2004
Cipolla, aglio,
sogni e pomodori
Stanotte, mentre il sonno tardava a venire
e questo magico inizio di luglio mi riportava tra Luciano
Erba ("Questo azzurro di luglio senza te ...") e il
"Cosmetici e Conserve" ("Quant a moy i'ay uoulou ce qui
ie seauois fut cogneu") del mitico Nostradamus;
stanotte, quando finalmente gli occhi si son chiusi sulle pagine
aperte; stanotte mentre nel dormiveglia i sogni, sfilacci ma pieni di richiami, rigiravano leggeri tra leggerissime
lenzuola; stanotte i pensieri -allucinati,
vendicativi come le pietre nella lapidazione evangelica,
ma anche sciolti e librati come l'armonia del preludio del Lohengrin-
stanotte il torto, come la ragione, è superfluo, anzi
non c'é, stanotte.
Eccoci. Al risveglio poco è rimasto:
un Marie-Antoine Carême - quale impalpabile e sublime
casualità ha voluto che l'inventore della grande cucina
moderna si chiamasse Carême, <<Quaresima>>?-
con al seguito un corteo di artisti, musicisti, intellettuali a cimentarsi
nel cogliere l'armonia tra gusto, vista e olfatto.
E ancora, Anna Bolena, in cucina
con grembiale d'oro tempestato di diamanti, alla quale, non
concordando sul tempo di cottura del roast-beef, Enrico
VIII taglia, all'istante, con la mezzaluna tra aglio
e cipolle, la testa sul tagliere.
E poi, il gaudente Gioacchino
Rossini, figaro qua figaro là, vestito
da Lindoro, insidiante, complici fumiganti tournedos,
le virtù della bella e vispa Rosina.
E poi, che d'altro? Si forse, un idea
del sapore di quel del formaggio tagliato nelle Nozze di Cana
da Giacomo Borlona nella chiesa di Clusone... e quel grappolo
d'uva che Greta Garbo - sdraiata, muta e in bianco e nero- tiene
alto sulla bocca aperta.
Ma è quasi mezzogiorno, basta sogni.
Via, presto a scaldar l'olio, tagliar cipolla, aglio e pomodori...
(cp. 02.07.2004)
"Al Jazeera
fu complice dei miei sequestratori"
Nuove accuse alla tv qatariota Al Jazeera
di essere collusa con l’estremismo e il terrorismo islamico.
Da "il Giornale": <<"C'è
una connivenza tra Al Jazeera e i criminali che mi hanno rapito".
Lo sostiene Saidan Saadun, ex ostaggio
saudita in Iraq, sfuggito ai suoi rapitori e tornato nella
sua casa in Kuwait. In un'intervista al quotidiano arabo Al Sharq
al-Awsat, Saadun dà una versione inquietante della sua prigionia.
"I miei carcerieri - racconta - contattarono telefonicamente l'ufficio
di Al Jazeera fornendo l'indirizzo della casa dove ero rinchiuso e
chiesero di inviare un operatore per filmare mentre leggevo una dichiarazione.
>>
Leggi qui l'intero
articolo.
Sudan: "Non
sono vittime degli israeliani o degli americani, non
è un argomento che possa interessare."
Il quotidiano londinese Al Sharq Al Awsat ha pubblicato
un articolo firmato dall’ex direttore Abdel Al Rahman Al
Rasheed dal titolo “La morte di 300.000 persone”.
Al Rasheed ha criticato l’indifferenza dei media arabi verso
la violenza in Sudan:
<<La
vita di mille persone nel Sudan occidentale è meno
preziosa o è più importante l’uccisione di un singolo
palestinese o iracheno, solo perché il nemico è israeliano
o americano? Stando alle stime delle delegazioni delle Nazioni
Unite, che compiono ispezioni su quanto succede in quell’area,
300.000 sudanesi sono in pericolo di sterminio per la guerra in corso
laggiù.>>
Ecco l’articolo: clicca qui.
Gossip: Bignardi
sposa Sofri
Clicca qui
per la notizia.
EUROPA ALLARGATA
Capperi!, pur non opponendo pregiudiziali
preconcette all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea,
ritiene di proporre, in alternativa, l’allargamento della
UE al Brasile, per ragioni di opportunità che, con
espressione degna di Thomas Jefferson, oseremmo definire
self-evident (vedi foto).
Per adesioni a questa
mozione, lasciate quel che potete nei comment.
(special thanks to rtm)
Massima del giorno:
"L'idea di porre l'uomo come
fine e non come mezzo è profondamente irreligiosa.
Geova comanda d'uccidere Isacco, il Cristianesimo ha ucciso
gli eretici, gli integralisti islamici mandano in giro terroristi
suicidi. Solo il diritto non pone se stesso al di sopra dell'uomo.
Per questo preferisco la tolleranza di Voltaire a quella del
Califfo". G.P.
MOLLICHINE
Il tg3 riferisce
l'opinione della Corte dei Conti ("Per le pensioni
rimedi drastici") come se fosse una critica al governo.
Ma se il governo li adottasse, come reagirebbe?
Annan, ha annunciato
che nominerà il rappresentante dell'Onu a Baghdad
Dopo l'annuncio, per compensare lo sforzo, ha richiesto
un periodo di riposo.
Urne aperte in Islanda.
Concorrono il presidente Grimsson, ma anche Magnusson
e Agustsson. E chi son? Chi son son.
Per Rutelli "le
elezioni fissano la caduta rovinosa di Berlusconi e
riflettono il fallimento del governo e della coalizione".
E per giunta fa un caldo boia.
Banca dei Regolamenti
Internazionali: "Il crac Parmalat è
il più oneroso della storia" e "sono emerse carenze a
ogni livello". Ma nessun colpevole.
Hamas colpisce
coi missili un asilo infantile nel villaggio israeliano
di Sderot, nel Negev. Nessuna novità. Sapevamo già
che Hamas si occupa di assistenza, maternità e infanzia.
Si arrende il terrorista
saudita Othman al Amri, dopo che il principe reggente
ha promesso un'amnistia a chi si consegna entro un mese.
Othman al Amri: Terrorista o credulone?
Montezemolo: "Prima
della riduzione delle tasse, devi avere i tagli
di spesa che giustifichino i tagli fiscali". Appena nominato
e già mosca cocchiera?
Per il blocco di Montecorvino
denunciati 81 manifestanti, tra cui 7 pregiudicati.
Magari per reati che comportavano l'arresto in flagranza
di reato?
Giannipardo@libero.it
L'ATOMICA NELL'ERA
CONTEMPORANEA
Un brillante e concettoso articolo
del Foglio (29/6) spiega le ragioni per cui non si interviene
in Corea del Nord, benché essa si vanti d'avere l'atomica
e benché Kim Jong Il non sia migliore, moralmente, di
Saddam Hussein. Esse sono: la Corea dispone del quinto esercito
del mondo e, a quanto pare, di almeno sei bombe atomiche: potrebbe
in un sol colpo uccidere i 40.000 soldati americani vicini al confine.
Per non parlare della Corea del Sud. Inoltre il potere tiene in
un immenso gulag i suoi 22 milioni di abitanti e dunque non si può
neppure sperare in una reazione interna. Questo è il problema,
di cui non si vede la soluzione. Fino ad ora sono stati immensi
vantaggi, a Kim, perché rinunci all'atomica, ma senza successo.
Che fare, dunque? Isolare il paese? È già isolato. Prendere
iniziative risolute? Ma esse contrasterebbero con l'approccio dolce
di chi vuole comprare la pace (Cina, Giappone, Corea del Sud): e non
si possono certo scavalcare i diretti interessati. E poi quali iniziative,
radere al suolo l'intero, innocente paese, prima che un suo aereo
si alzi in volo e sganci un'atomica su Seoul? Non diciamo assurdità.
Ma c'è di che sbattere la testa contro il muro, dinanzi
ad un problema del genere. Ed ecco perché ci se ne può
servire per un diverso scopo: meditare sulla vanità di
chi crede di poter ottenere la pace perpetua solo chiedendola.
Nella Corea del Nord,
monarchia assoluta ereditaria, Kim Jong Il è un
dittatore totale, a quanto pare assolutamente privo di scrupoli.
Perfino psicopatico, secondo alcuni. Che succederebbe se, in
un accesso di "lunacy”, sganciasse una bomba sugli americani in
Corea? A parte il fall out sull'immensa Seoul (quasi undici milioni
di abitanti e circa quaranta chilometri dalla frontiera e, in questo
caso, dalla bomba), è pensabile che gli Stati Uniti non reagirebbero
con uguale violenza? Ed anzi, quale paese, in possesso della bomba
nucleare, non reagirebbe con essa, una volta che avesse visto morire
decine di migliaia di propri concittadini innocenti?
Del resto questo è lo stesso
gioco letale che si gioca, sotto traccia, nel caso d'Israele.
Questo paese, notoriamente, nega d'avere l'atomica e, altrettanto
notoriamente, ce l'ha. A che serve? Serve ovviamente a far sapere
a tutti che, se riuscisse il piano palestinese di cancellare
Israele dalla faccia della Terra (con un'atomica, o ammazzando
tutti gli israeliani in maniera artigianale), Israele reagirebbe
trascinando nella propria morte milioni di palestinesi, siriani,
egiziani, giordani e chiunque altro partecipasse a quel genocidio.
Sarebbe forse l'ultima cosa che farebbe quello Stato, ma la farebbe.
E non si può nemmeno biasimarlo: tutti i codici includono
la legittima difesa. Ecco quali dovrebbero essere le preoccupazioni
di chi ama la pace.
La lezione di queste
ipotesi catastrofiche e tristissime è che la tranquillità
perpetua alla quale ci crediamo destinati, e di cui beneficiamo
da sessant‚anni, è meno solida di quanto pensiamo.
Nessuno ci garantisce che le ipotesi più terribili siano
per ciò stesso inverosimili. Per anni moltissimi reputarono
inverosimile le proporzioni della Shoah, quando questa
era già avvenuta. Ma il rifiuto dell'orrore non ne
implica la non-esistenza o l'evitabilità. Non è affatto
escluso che le armi nucleari siano usate, nel prossimo grande
conflitto, né si può sapere quali proporzioni raggiungerebbe
questo conflitto e chi riuscirebbe a restarne fuori. La preoccupazione
è straziante perché da un lato le armi nucleari possono
essere in mano di dittatori folli che non devono rispondere a nessuno
delle loro azioni, dall'altro perché qualche paese, minacciato
di morte, può anche ricorrere legittimamente ad esse, mettendo
in moto una catena causale infernale.
Di fronte ad un simile quadro della
situazione, si veda quanto vale una bandiera iridata e
ormai scolorita, appesa ad un balcone.
Giannipardo@libero.it , 30 giugno
2004
I NUOVI
CONSOLI
Ci sono
personaggi storici la cui grandezza è innegabile
e comprensibile. Quando De Gaulle raccoglie da terra
il tricolore di Francia infangato e calpestato e riesce
a rientrare a Parigi, qualche anno dopo, con quel tricolore
che sventola da vincitore, chi oserebbe contestargli d'avere
realizzato un capolavoro politico-militare? Certo, s'era
fatto aiutare da inglesi ed americani: anzi, li aveva costretti
ad aiutarlo anche al di là di ciò che quegli alleati
sarebbero stati lieti di dargli. Ma è il risultato finale,
che conta. L'immagine che la storia ricorderà è quella
di De Gaulle che, insieme con Leclerc e gli altri fedelissimi,
sfila lungo gli Champs Elysées.
Altri
personaggi, invece, sono meno appariscenti. Molti
giovani forse non hanno neppure sentito nominare Konrad
Adenauer, eppure è per merito di questo vecchio
grinzoso che la Germania, dopo la tragedia del nazismo,
ha ritrovato la sua dignità e il suo posto in Europa.
Infine
ci sono personaggi minori ma non meno interessanti,
per esempio Umberto Bossi. Uomo incolto, rozzo, non
raramente volgare, è tuttavia un animale politico
senza eguali, capace di captare certe tendenze dell'elettorato
fino a creare partendo da zero un partito e a farlo pesare
seriamente nella politica nazionale, magari ottenendo
quel nessun altro avrebbe ottenuto.
Ciò posto, non ci si può esimere
dal chiedersi a che cosa sia dovuto il successo di altri
politici e soprattutto di Prodi. Non ha fondato
un partito, non ha idee politiche, non si è mai presentato
in prima persona nell'agone elettorale, non ha nessun titolo
veramente proprio se non quello (non esaltante) di professore
universitario. Non è neppure un grande economista
di cui si ricordi l'opera anche se, con la fama di tecnico (ma
sempre tecnico "d'area", cioè amico di amici politici) è
stato capace di farsi eleggere a capo dell'Iri ed è stato
ministro: ma sempre senza lasciare traccia di sé. A meno
che non si voglia parlare della vicenda Sme, quando ha tentato
di vendere per 475 miliardi di lire un'impresa di Stato che poi
è stata venduta, a pezzi, per un totale di milletrecento
miliardi.
Ha forse
qualità che non abbiamo notato? È simpatico,
è bello come Casini, ha una bella voce, parla con
un bell'accento, ha una retorica trascinante? Se sì,
non ce ne siamo accorti. Tutto quello che ricordiamo
è che, a suo tempo, è stato scelto dal centrosinistra
come faccia presentabile, visto che gli ex-comunisti
apparivano ancora più comunisti che ex. L'essenziale
era che non facesse troppa ombra e non esprimesse idee tali
da inimicargli una parte della sua coalizione. Parte che a Prodi,
portatore di idee passepartout ed anzi vagamente papale, nelle
sue allocuzioni, andava benissimo.
Se le
cose stanno così, se Prodi dev'essere soprattutto
una faccia presentabile, va benissimo, come candidato.
È solo una sorta di Gruber. Nella Roma antica
lui e lei si sarebbero potuti presentare insieme per il
consolato.
Giannipardo@libero.it,
30 giugno 2004
Extra Dizioni
(ANSA)
- PARIGI, 30 GIU - La Chambre de l'Instruction della
Corte d'appello di Parigi ha deciso oggi che Cesare Battisti
dovra' essere estradato in Italia. Lo ha annunciato
il presidente del tribunale. Battisti, ex leader del
PAC, condannato all'ergastolo per quattro omicidi in Italia.
Hanno atteso la decisione fuori al palazzo di Giustizia,
le figlie dell'ex terrorista oggi cinquantenne, sostenitori,
intellettuali di gauche, amici ed esponenti politici del
Comune di Parigi.
SCRIPTA
VOLANT: LA PENA DI MORTE IN IRAQ
All’indomani del passaggio
di consegne al nuovo governo a
Bagdad si torna a parlare di ripristino della
pena di morte.
I commentatori “pacifisti” nostrani si leccano i baffi
scorgendo un ghiotto argomento a sostegno della
tesi della inutilità della liberazione a stelle
e strisce dell’Iraq.
Tanto per rinfrescare un po’ la memoria, ripeschiamo
dall’archivio un articolo apparso su La Repubblica
nel febbraio 1999, in cui Magdi Allam spiegava accuratamente
cos’era davvero la pena di morte (e la tortura) in
Iraq al tempo di Saddam. Con buona pace di quelli che “non
è cambiato niente”…
Clicca qui per l'articolo
di Magdi Allam.
(ale.tap.,30.06.2004)
LA POSTA IN GIOCO
Le cose procedono a
Baghdad, ma la vera posta in gioco in Medio Oriente
continua ad essere Ryad. Davvero illuminante il lunghissimo
editoriale di Fareed Zakaria sull’ultimo numero di Newswee,
clicca
qui per il testo completo dell'editoriale.
Alcuni estratti:
“Siamo
forse all'inizio di una guerra civile in Arabia Saudita?
È davvero possibile che i jihadisti riescano
a prendere il controllo della nazione petrolifera più
potente del mondo ed usare la sua risorsa vitale come arma
contro il mondo moderno che tanto odiano? Alla ricerca di risposte,
ho attraversato l'Arabia Saudita il mese scorso, ed ho parlato
con principi, predicatori, uomini d'affari e dissidenti”.
“I funzionari sauditi
citano un recente sondaggio (segreto) fatto fare
dal governo, che ha mostrato un consenso del 49 per cento
per le idee di Osama bin Laden. Parlano della necessità di
muoversi "lentamente e con cautela"”.
“Durante gli anni
‘50 e ‘60, altri governi arabi come l'Egitto e la Siria
avevano espulso i fondamentalisti islamici. Al che i Sauditi,
in quanto concorrenti di quei regimi, hanno invece accolto
favorevolmente i “dissidenti”, che sono confluiti in Arabia
Saudita portandosi appresso le loro idee rivoluzionarie
di un Medio Oriente governato da stati islamici “puri”. […]
Sperando di cooptare
gli islamisti, la famiglia reale ha consegnato l’istruzione,
i tribunali e gli affari culturali agli imam. Molte delle
rigidità nell’attuale sistema di vita saudita - niente
donne in televisione, niente musica nei media, un’overdose
di religione nelle scuole, i negozi chiusi durante le
ore di preghiera, poteri accresciuti per la polizia religiosa
- sono state introdotte all'inizio degli anni 80”.
“Oggi
qui la gente non sente altra voce che quella degli
imam. La gente è a mala pena a conoscenza dell’esistenza
di altre forme più tolleranti di islam”. […]
“ "Ciò
di cui I regnanti hanno paura è che se se la
prendessero con i religiosi, gli imam smetteranno di pronunciare
sermoni contro gli infedeli e cominceranno a parlare della
decadenza del regime", mi spiega un giornalista che mi chiede
di rimanere anonimo. […] “Si stima che circa il 25% del
PIL saudita vada a finire nel sostentamento della famiglia
reale e delle relative clientele”.
“Re Fahd ha 82 anni
ed è ormai totalmente incapace; e "Azouzzi "
(il soprannome del suo figlio prediletto Abdel-Aziz, appena
trentaduenne) detiene il potere di firmare assegni con la
firma paterna, disponendo dei forzieri reali. E che assegni:
pare che il costo dei palazzi di Abdel-Aziz sono sia stato
di ben 2 miliardi di dollari”.
“Il principe ereditario
Abdullah è un uomo per bene, diciamo che è
onesto rispetto agli standard della famiglia, e appare desideroso
di modernizzare il suo paese; ma non ha nemmeno l’autorità
di bloccare gli assegni del fratello trentaduenne. Gli altri
fratelli hanno le loro autonome basi di potere: alcuni
di loro appoggiano quel clero reazionario che Abdullah sta combattendo”.
“La tragedia è
che l'Arabia Saudita avrebbe uno dei più grandi
gruppi di liberali riformisti del Medio Oriente. Combinazione
bizzarra: la società più conservatrice
e una gran banda di modernisti. Grazie ai proventi del
petrolio, il paese ha mandato decine di migliaia di giovani
sauditi in Occidente (principalmente in America) negli ultimi
decenni. A differenza della maggior parte degli altri arabi,
questi studenti non sono tornati a casa imbevuti di socialismo,
nazionalismo arabo e retorica anticoloniale. Per lo più
hanno invece gradito l'Occidente, specialmente l’America, il
mondo degli affari la modernità”.
Tutto ciò,
che ci piaccia o no, ci riguarda.
Parecchio.
(Per la cronaca: oggi sul New York Times c’è
un corsivo di Thomas Friedman – clicca
qui per il testo completo del corsivo- che è praticamente
il sunto di quello di Zakaria. L’originale resta però
più interessante).
(ale.tap, 2906.2004)
ARIA DI CASA
Amministrative.
In questa tornata di ballottaggi, nello sfascio quasi
generale del Centro Destra, a Salsomaggiore Terme
le sinistre, dopo sassant'anni di governo ininterrotto,
perdono il comune.
Succede che il candidato
del centrodestra, Giuseppe Franchi, ha avuto la
meglio nei confronti di Massimo Tedeschi (attuale segretario
provinciale dei DS, sindaco uscente di Fidenza
in trasferta elettorale a Salsomaggiore...).
Nel ballottaggio
5.864 voti (50,92%) per Franchi, contro i 5.652
voti (49,07%) di Tedeschi.
Festeggiamenti
in corso.
(cp. 28.06.2004)
Giochi
& terrore
Apprendiamo
da La
Repubblica che il presidente palestinese
Yasser Arafat, parlando a Ramallah ad una delegazione
di diplomatici stranieri e agli atleti palestinesi che
si accingono a prendere parte ai giochi di Atene, ha
annunciato una tregua olimpica: "osserveremo una tregua
che durerà per tutto il periodo dei giochi olimpici".
Come? Una tregua? Del terrorismo?
E qui casca
l'asino. Se Arafat non fosse davvero un capo terrorista
e mandante dei terroristi, di quale tregua sta parlando?
Nessun commento
da La Repubblica che, salvo alcuni sporadici casi,
nel Medio Oriente si rifiuta di vedere la realtà: (clicca
qui, in inglese)
Per non dimenticare,
ricordiamo il massacro alle olimpiadi di Monaco
perpetrato da di Abu Daoud, fedele “consigliere” di
Arafat e parte del suo entourage.
STRANAMOORE
Michael
Moore è quel cineasta americano che ha vinto
un premio a Cannes con un film il cui nocciolo è
che bisogna dire e pensare il peggio di George W.Bush.
Inoltre il signor Moore va in giro in Europa a dire che gli
americani sono “forse il popolo più scemo del pianeta” .
Ricordandosi di essere anche lui americano confessa che “La nostra
stupidità è imbarazzante” . Neanche il sorriso di
cortesia trova perdono: “Abbiamo quel grande sorriso in faccia
tutto il tempo perché il nostro cervello non è
collegato” . Del resto, gli Stati Uniti “sono noti per portare
tristezza e miseria in tutti i posti del globo” . “Noi, gli
Stati Uniti d’America, siamo colpevoli di commettere tanti
atti di terrore e di versare tanto sangue che dovremmo pur
capire la cultura di violenza della quale siamo stati attivi
partecipanti” . Ma il peggio rimane l’insufficiente cultura,
di cui ogni europeo è dotato dalla nascita, per scienza
infusa. Tanto che si chiede, virtuosamente, a proposito dell’America:
“Un tale popolo ignorante dovrebbe guidare il mondo?” E
certo, dopo aver sentito parlare lui, uno è tentato di
rispondere no.
La cosa
più imbarazzante è che Moore ottiene molto
successo. Non solo a Cannes ma dovunque, in Europa,
vada a distribuire il suo illuminato verbo. Come
La Fayette, quel marchese che era contro i nobili e l’Ancien
Régime, lui è contro il paese da cui viene.
Un paese che gli permette anche di dire cose del genere e
chiama questo libertà d’espressione.
Il fatto però, stanti
le dimensioni dell’uomo e delle sue idee, è interessante
ragioni che lo trascendono.
Le comari
che sono sottorraneamente strafelici delle disgrazie
sentimentali o di salute che colpiscono le grandi
attrici, le professional beauties, le principesse e
i V.i.p. in genere non si rendono conto che, in questo modo,
esse sottolineano la loro immensa frustrazione. Se non fossero
frustrate al punto da ritenere quelle persone dei semidei,
se le considerassero umane come loro, dimostrerebbero
per loro pietà umana, come la sentirebbero per una loro
vicina di casa. Invece, l’incontenibile piacere di sentir
dire male di qualcuno significa soltanto che questo qualcuno
è tanto superiore a noi che lo abbiamo mitizzato e che
la nostra invidia s’è mutata in odio, fino a scardinare
la nostra stessa umanità. Tutti sarebbero oltremodo scandalizzati
se qualcuno dicesse in pubblico che tutti i Congolesi, oltre
che brutti, neri e cattivi (e perfino sorridenti), sono anche il
popolo più cretino della terra. E lo scandalo sarebbe giustificato.
Invece, quando si tratta degli Stati Uniti, un Michael Moore
qualunque può dire queste cose, essere applaudito a Monaco
di Baviera o a Cambridge, e un italiano deve venire a saperlo
dal New York Times. Perché in Europa, e a Cannes in particolare,
siamo talmente frustrati ed umiliati dalla nuova potenza degli
Stati Uniti, che se potessimo diremmo che sono dei nazisti. Eh
già, dek resti qualcuno già lo dice. Magari Marco Rizzo?
La seconda
considerazione riguarda il riconoscimento dei limiti
e difetti della propria parte. Il fanatico che segue
il principio right or wrong, my country, è urtante
ed abbastanza sciocco. Ma Chauvin, almeno, era un valoroso.
Uno che per il suo imperatore era pronto a dare la vita. Viceversa,
chi esagera nella critica della propria parte, della propria
famiglia, del proprio popolo, anche se ha successo, è
un verme. Perde la solidarietà della propria parte e non
acquista quella della parte avversa, che lo considererà
sempre uno che ha tradito la sua vecchia patria e potrebbe altrettanto
bene tradire la nuova. Marlene Dietrich, anche se oggi ha un museo,
a Berlino, è stata disprezzata dai tedeschi, a suo tempo,
anche da quelli che erano contro Hitler, perché durante
la guerra ha molto sostenuto le truppe americane che combattevano
contro la Germania. Sarà stata in buona fede ed Hitler
era un mostro, d’accordo, ma mai applaudire chi sta andando a sparare
contro i nostri connazionali. Soprattutto pensando che molti di
quei connazionali sono lì perché sono stati costretti
ad essere lì.
Michael
Moore non è Temistocle. Non è neppure
un grande traditore. È solo uno che ha trovato una
formuletta per attirare l’attenzione e raccattare
un po’ di successo nel canale di scolo. Le prostitute
sono disprezzate perché vendono il loro corpo, ma
a fine giornata, come i minatori, si lavano. Moore invece
vende il proprio onore e quello del suo popolo: e non c’è
sapone che basti.
Giannipardo@libero.it
"Saddam agli iracheni
quando ci sarà più sicurezza", ha detto Bush.
Sicurezza che lo facciano a fette?
Maroni accelera sulle
pensioni: "La riforma va approvata entro luglio".
Il caro ministro dimentica l'esistenza del reato d'abuso
della credulità popolare.
"Ho visto molti governi
morire di fiducia" (Violante, Ds). Noi ne abbiamo visti
anche morire di sfiducia (Prodi).
Buttiglione: "Sui brogli
Berlusconi e‚ stato frainteso". Intendeva dire che li
hanno fatti quelli di Forza Italia?
I primi carri armati Ariete
per il contingente italiano sono arrivati a Nassiriyah.
Ora. Giugno 2004. Saranno arrivati via terra e senza affrettarsi.
Il principe ereditario
d'Arabia Abdullah riguardo ai terroristi: "Quelli che
si arrenderanno saranno trattati secondo la legge di Dio".
I terroristi toccano ferro.
Al Qaida si scatena contro
la possibile democrazia in Iraq: circa 100 morti e
320 feriti La pensa come Massimo Fini: la democrazia va evitata
ad ogni costo.
Giannipardo@libero.it,
26.06.2004
I
SOGNATORI DEL DENARO
I luoghi comuni sono tali
perché comuni, appunto. Si tratta di cose che
pensano tutti e dunque, salvo smentite, di cose vere. Se si
giudicano male le unioni squilibrate ("Mogli e buoi dei paesi
tuoi") è perché sono note le difficoltà
che insorgono nell'urto fra condizionamenti diversi. Chi dice "con
precisione svizzera" indica una delle caratteristiche positive
di quel piccolo paese e chi dice ad un altro "smettila di
sognare e pensa ai soldi" manifesta un forte, prosaico senso della
realtà. O almeno, questo crede. E non è detto
che ci azzecchi.
Certo, il denaro è
pane e companatico, è tetto e sicurezza, è
salute e divertimento. C'è chi dice, esagerando, che il
denaro compra tutto e non è vero: tuttavia compra tante
di quelle cose che prenderlo sottogamba è una stupidaggine.
Il sognatore che non bada alla realtà sbaglia pesantemente.
Una volta, in America, c'era un cartello: "Un treno merci di
venti vagoni impiega circa quindici secondi ad attraversare questo
passaggio a livello. Che la vostra automobile sia sui binari o
no". Il sognatore è uno che, attraversando un passaggio a
livello, non guarda se sta arrivando un treno.
In linea di principio
è ovvio che bisogna smetterla di sognare e pensare
ai soldi. Ma se qualcuno ha già il pane, il companatico
e il resto, e continua a pensare al denaro, soprattutto
al denaro, è realista? Non è piuttosto un sognatore
del denaro?
La spiegazione dell'atteggiamento
nevrotico che, nei confronti del denaro, ha l'uomo
moderno, nasce dal non aver digerito e messo da parte
la mentalità del neolitico. L'uomo delle caverne aveva
una produttività estremamente bassa. Il cibo era scarso
e le rare volte che era abbondante non si poteva conservare.
Per conseguenza, l'impegno per sopravvivere era quotidiano
e richiedeva l'intera giornata. Fu la scarsità a trasformare
l'uomo in un animale avido: non per vizio ma perché non sapeva
mai quando sarebbe stata di nuovo ora di pranzo. La natura diceva
all'uomo delle caverne: se riuscirai a mettere una piccola riserva
di grasso sotto la tua pelle, sarai avvantaggiato nel momento della
carestia. Il risultato è che oggi siamo obesi. Abbiamo un meccanismo
della fame regolato sulla grande attività fisica e sulla scarsità
di cibo, mentre stiamo prevalentemente seduti in un mondo in cui c'è
cibo a volontà.
Questa mentalità
si riflette nel rapporto col denaro, forma moderna
e riassuntiva dei beni economici. Se l'uomo fosse saggio,
avendo abbastanza denaro per i bisogni fondamentali, dovrebbe
occuparsi di vivere nel senso più pieno della parola.
Cioè di dormire a volontà, di godere della
bellezza della natura, di fare spesso l'amore, di vivere belle
serate con gli amici. Di tutto ciò che dà sapore
alla vita e la rende degna di essere vissuta. Invece molti, dimenticando
che il denaro è un mezzo e non uno scopo, si dedicano
interamente ad esso e pretendono, con questo, di essere realisti.
È un errore. Non è realista la cicala che canta
e non pensa all'inverno, ma non è realista neppure la
formica, che non canta mai. A che scopo vive, allora? Questo insetto
ha ben meritato il disprezzo di La Fontaine.
Chi è innamorato
del denaro è un sognatore. Né gli impedisce
di esserlo il fatto che sogni una cosa prosaica. È
un poeta della mera possibilità. È uno che
non fa nulla, col proprio denaro, ma potrebbe farla, e questo
gli basta. Potrebbe comprarsi un'altra casa, potrebbe andare
per un mese in Giappone, potrebbe assumere solo per sé il
cuoco della Tour d'Argent, ma non fa nulla di tutto questo. Gli basta
sognare tutte le cose che potrebbe avere e mai avrà, esattamente
come il povero che non potrebbe mai averle e mai le avrà.
Il problema della quantità
giusta di denaro è insolubile. Ognuno ha diritto
ad un'opinione diversa. Ma il realista è colui
che non dimentica che siamo mortali. Che non si può rinviare
ad un domani, molto eventuale, la vita di cui non stiamo approfittando
oggi. Meglio andare a vedere la primavera con un'utilitaria,
che contentarsi della mera possibilità d'andarci con
un'auto di lusso.
Giannipardo@libero.it
Tempo
di ballottaggi
(Dal
sito maus
che ringraziamo)
Serial
Mail
Per gli iniziati
è una passione che può raggiungere qualità
drogastiche, per gli snob è un must, per
gli arrampicatori uno status symbol. Per i presenzialisti
è un imperativo categorico, per i neofiti è
un orgoglio, per gli esclusi una vergogna.
E pensare che
fino a pochi anni fa mandare lettere ai giornali
equivaleva ad autoaccusarsi di sdolcinatezza stantia.
La “lettera al
direttore” emanava odore di vecchiume, evocava
sentimentalismo deteriore e caramellosità del gusto.
“Che sfigato” era la cosa sussurrata, con un sorrisetto di
compatimento, tra amico ed amico.
Ora no. Ora -tempo
di veline- siamo in piena restaurazione. Eccoci
al ritorno in grande stile della “lettera al direttore”,
multiplo, soph opera da diecimila puntate tutte
uguali, ha promosso il ripristino delle emozioni primitive
fatte di comiche slinguazzate al direttore pubblicante.
Insomma, è
la riscossa degli ex clandestini, degli ex polverosi,
degli ex signor nessuno che tornano alla carica,
armati fino ai denti di argomenti categorici, personificazione
di un sentimento esagerato.
C’è il
Buono, il Cattivo, l’Innamorato, il Traditore, il Furbo,
l’Agnostico, il Clericale, l'Anticlericale, quello di Destra,
quello di Sinistra ma sempre soprattutto lui, lo scrittore
seriale, l’unico che pensa, secerne, firma e imbuca.
Tuca tuca.
<<Così
su due piedi non so dire qual è la morale...>>,
la Duchessa ad Alice.
(cp, 25.06.2004)
'GEGGE', IL NEOCON CHE NON T'ASPETTI
/ 3
Della serie: "quando anche lui la raccontava
giusta''
Terza puntata, in cui si (ri)scopre che nel
’91 l’allora direttore di Repubblica plaudiva all’oltranzismo
militare di Bush (padre), lodandolo per aver mandato a fare
in culo Tarek Aziz e Gorbaciov schivando i trabocchetti della mediazione
diplomatica, e per non essersi fermato neanche davanti alla
ritirata di Saddam. Altro che ritiro delle truppe...
FINISH THE JOB:
-1-
“Le
guerre sarebbe meglio non farle, ma quando si decide di correre
il rischio bisogna assumersene gli oneri fino in fondo”
“Potrà
Bush, nelle prossime ore, rifiutare la piattaforma sapientemente
costruita da Gorbaciov e da Tarek Aziz? Potrà continuare
le azioni di guerra mentre il mandato dell’O-nu risulta, almeno
da un punto di vista forma-le, adempiuto?
E’ assai difficile che questo possa avvenire.
L’ipotesi più probabile è dunque che il clamo-re
di guerra cessi, che i cannoni cessino di tuonare e le bombe
di esplodere e la pace tanto desiderata sia finalmente recuperata.
[…] Saddam Hussein uscirebbe sostanzialmente impunito da una
delle più gravi aggressioni che siano state perpetrate dall’ultima
guerra mondiale in poi […]
Bush esce abbastanza malconcio da questa
vicenda. Aveva promes-so che il Kuwait sarebbe stato liberato
e questo obbiettivo è stato realizzato, i dettati dell’Onu
sono stati adempiuti.
Ma il nemico contro il quale era stata
mobilitata la più gran forza militare e politica che si
potesse metter in campo ha resistito e si è preso il lusso
di sbeffeggiare fino all’ultimo l’avversario della Casa bianca.
[…]
La partita è stata giocata male,
questo è certo. Le guerre sarebbe meglio non farle, ma quando
si decide di correre il rischio bisogna assumersene gli oneri fino
in fondo. Se si resta a metà del guado, prima o poi si finisce
in balia della corrente. Questo, a quanto si può giudicare ora,
è quanto è accaduto”.
(Eugenio Scalfari - La Repubblica,
22 febbraio 1991)
-2-
“La pace ha da esser giusta: quindi
l’unica garanzia di pace è che le truppe USA non mollino
finché Saddam non sarà del tutto disarmato”.
“Saddam Hussein si ritira, anzi fugge;
gli Stati Uniti per ora rispondono che la guerra continua.
Bush ha respinto la mediazione sovietica. […]
Fin dall’inizio dell’offensiva terrestre
è apparso chiaro che l’ob-biettivo principale della Grande
Armata non era quello di liberare Kuwait City e il territo-rio
dell’emirato. ma di chiudere l’intero eser-cito iracheno in una
morsa senza scampo. L’annuncio che Saddam si ritira, diffuso ieri
notte quando è omai risultato evidente che l’esercito iracheno
era in rotta completa, ha dunque questo evidente significato:
uscire dalla morsa, giocare ancora una volta d’astu-zia, salvarsi
per il rotto della cuffia pronto a ricominciare appena possibile,
appena la Grande Armata avrà ripassato il mare e sarà lontana
e dunque non pio temibile.
Fa bene Bush a proseguire. Il VII Corpo
d’armata lanciato verso l’Eufrate è a questo punto una
garanzia di pace. Quando avrà raggiunto i suoi obbiettivi
si potrà cominciare ad operare per un assetto giusto ed
equilibrato della regione.
La pace ha da esser giusta, ha detto papa
Giovanni Paolo II. Una pace giusta non è compatibile
con un Iraq armato e tuttora temibile. Ci vuole un Iraq disarmato
per ottenere che tutti gli Stati della regione disarmino, a cominciare
da Israele, ed accettino le regole d’una pacifica convivenza garantita
dai nuovo ordine internazionale”.
(Eugenio Scalfari - La Repubblica,
26 febbraio 1991)
(continua)
L'altra
donna
Capperi,
in esclusiva, intervista Rita Bernardini.
Vi svelo
un segreto. Se Emma Bonino è l'immagine, icona
riconosciuta del Partito Radicale, Rita
Bernardini, l'altra donna dei radicali -se cerchi in Google
"Rita Bernardini" le pagine che la riguardano sono 10.700!-
ne è il motore e l'anima. 52 anni (ma non li dimostra!) capelli
biondi, fisico da mannequin, Rita a partire
dai primi anni '80 è la "voce" di Radio Radicale ("voce
bella" , così veniva chiamata da numerosi ascoltatori);
solo intorno agli anni '90 abbandona la radio per dedicarsi, chiamata
da Marco Pannella, interamente al Partito.
Ai radicali Rita Bernardini è
iscritta dal 1975, all'indomani della vittoria sul divorzio.
Candidata più volte alle elezioni, partecipa come militante
alla raccolta firme dei referendum. Nel 1976 costituisce il
FRI (Fronte Radicale Invalidi) per l'affermazione dei diritti
degli handicappati. Nel 1981, mentre inizia la sua collaborazione
con l'agenzia di stampa 'Notizie Radicali', nel pieno della
battaglia contro lo sterminio per fame nel mondo, fonda l'agenzia
settimanale 'Azione Sopravvivenza'. Fa il suo ingresso a Radio
Radicale nel gennaio del 1983 e vi collabora, anche come vicedirettrice,
fino alla fine del 1991 quando assume il coordinamento della raccolta
delle firme per 9 referendum. Dopo essere stata presidente del
CoRA , Coordinamento Radicale Antiproibizionista, dà vita al
Movimento dei Club Pannella-Riformatori del quale diviene segretaria
nazionale coordinando la campagna dei 20 referendum del 1995.
Negli ultimi anni sono
numerosissime le occasioni politiche che la vedono impegnata
sul fronte dei diritti civili e delle libertà. Scioperi
della fame, sit-in, walk-around, arresti e processi scandiscono
gli anni della sua militanza.
Oggi Rita Bernardini, pur essendo
stata eletta dall'ultimo Congresso Tesoriere dei radicali,
continua ad essere in buona sostanza una semplice militante radicale
impegnata come sempre sul fronte dell'iniziativa politica radicale.
Con lei parliamo del referendum,
sul quale in questi giorni (e sono gli ultimi) si stanno
raccogliendo le firme (a proposito: informatevi e andate a
firmare, i moduli per la firma sono a disposizione presso le segreterie
di tutti i Comuni italiani!) e di altro.
Per leggere l'intervista, clicca qui .
(intervista a cura
di Carduccio Parizzi, 23 giugno 2004)
REFERENDUM
Il parlamento italiano ha approvato
quest' anno una legge che vieta di fatto la fecondazione
assistita in Italia. Non è più consentita la fecondazione
eterologa (con seme di donatore esterno alla coppia); una
donna che abbia il marito sterile non può più farsi
fecondare artificialmente e avere un figlio proprio. In altri casi
di infertilità parziale, non possono essere prelevati e fecondati
più di tre ovociti alla volta, il che vanifica la maggior
parte dei tentativi, costringendo la donna aspirante madre a ripetuti
interventi di stimolazione ormonale, prelievi ed impianti, con
grave danno per la sua salute. I tre embrioni così prodotti
devono essere obbligatoriamente impiantati, anche se il medico
si accorgesse di gravi difetti genetici; devono essere inoltre impiantati
contemporaneamente, con il rischio di gravidanze plurigemellari non
volute. Gli aspiranti genitori portatori di una delle tante malattie
genetiche ereditarie, ad esempio la thalassemia, potevano fino all'
anno passato concepire in provetta figli sani grazie alle selezione
pre-impianto degli embrioni; ora anche questo è vietato. E' vietato
inoltre l' utilizzo degli embrioni sovrannumerari (avanzati dai tentativi
di fecondazione), allo scopo di ricerca scientifica; saranno così
gettati nella spazzatura. E' vietata la "clonazione terapeutica", tecnica
che consentirebbe di produrre cellule staminali in grado di riparare
i tessuti umani danneggiati da gravi malattie (infarto, diabete, Alzheimer,
Parkinson, e tante altre) e non, come qualche novello inquisitore
sostiene in mala fede, di riprodurre un essere umano per ottenerne
parti di ricambio ! Per saperne di più sul referendum, clicca qui.
"Capperi!" ti invita a
firmare per abrogare questa legge. Mancano pochi giorni
alla chiusura della raccolta firme. Puoi firmare recandoti,
munito di un documento d'identità valido, nella segreteria
del tuo comune.
UNA FORZA DELLA STORIA: LA DEMAGOGIA
"Da bambini molti abbiamo avuto la sensazione
che la storia, per come ci veniva insegnata, fosse un seguito
di guerre. Chi vinceva si ingrandiva e dominava, chi perdeva
a volte scompariva dal libro. In seguito siamo venuti in contatto
con una storia più raffi-nata e approfondita, che parlava
anche di guerre, certo, ma spiegandole piuttosto come conseguenze
di altri fenomeni che come delle cause. C'erano addirittura degli
studiosi che volevano spiegare tutto con l'economia e la lotta di classe.
Infine, da adulti, mille teorie ci hanno confuso le idee e ci siamo ritrovati
a chiederci: cosa è successo e perché è successo? La
gente era più sana mentalmente prima della rivoluzione indu-striale?
Il Terrore è stato necessario o no, per la Rivoluzione Francese?
Se Napoleone avesse sottomesso tutta l'Europa oggi saremmo più
felici? Perché è scoppiata la Prima Guerra Mondiale? E col
tempo siamo stati tentati di aggiungere a queste altre perplessità:
la religione è un elemento positivo o negativo, per lo sviluppo
di un paese? E la risposta vale per qualunque religione o varia da
una religione all'altra? La razza influenza le istitu-zioni politiche?
Se fossero vissuti in Inghilterra, i Giapponesi avrebbero inventato la
democrazia? In che misura la storia è influenzata dalla super-stizione?"
.... segue...
Clicca qui
per leggere l'intero articolo.
Giannipardo@libero.it
Ostaggi
italiani in Iraq: dalla prigionia alla liberazione
«Quegli sciocchezzai sugli
ostaggi liberati»
<<I tre ex-ostaggi, nostri connazionali,
sono finalmente ritornati nel nostro Paese, ma le polemiche (inutili)
sulla loro liberazione persistono.>>. Sul
Giornale di Sicilia ne scrive Valter Vecellio. Clicca qui per il testo completo dell'articolo.
Zapaterismo
olé: Europei 2004, la Spagna a casa (sai che novità!)
Primi verdetti
e prime sorprese ad Euro 2004. Dopo la Repubblica Ceca, unica
a qualificarsi dopo appena due giornate, è toccato al Portogallo
(vincente ieri nel derby iberico) e Grecia raggiungere i quarti
di finale. Estromessa la Russia nonostante il successo finale
contro i greci. In onore alla politica del nuovo premier Zapatero,
a casa anche la Spagna.
Olé!
OH
MY GOD
“Ricordo che pure nella Costituzione
degli Stati Uniti d’America si invoca Dio”. Così
il Cardinale Dionigi Tettamanzi, intervistato oggi su Il Gornale
(pag.10), nell’associarsi al cordoglio papale per la mancata
menzione delle “radici cristiane” nella nascente “Costituzione”
europea.
Sbagliato: è vero il contrario.
Qualcuno lo spieghi a Tettamanzi – o, almeno, ai lettori
del Giornale. Nella Costituzione
degli Stati Uniti d’America non è mai stata inserita alcuna
menzione di “God”. Il che è tutt’altro che banale, se si considera
che James Madison, il “padre” della Costituzione e del relativo Bill
of Rights, era credente e praticante e in gioventù aveva addirittura
fatto il tirocinio come ministro presbiteriano. Il fatto è che
il cristiano Madison era convinto sostenitore del principio della separazione
tra Chiesa e Stato: nella Virginia coloniale si era strenuamente
battuto contro le leggi che autorizzavano i funzionari del governo
britannico ad arrestare ministri della chiesa battista per il "crimine
di eresia", e contro i tentativi di affermare il primato della Chiesa
Episcopale come chiesa di Stato ufficiale in Virginia.
Quello di Madison non era certo un
caso isolato: John Adams era un seguace della Chiesa Congregazionalista,
mentre Jefferson e Franklin erano entrambi teisti. Eppure si
trovarono tutti d’accordo nell’omettere la parola "Dio" nella
Costituzione.
Alla fine degli anni Cinquanta, un
nutrito gruppo di parlamentari propose al Congresso un emendamento
alla Costituzione che avrebbe sancito che gli USA erano una
"Christian nation" . Se fosse passato, gli USA sarebbero
diventati la "Repubblica Cristiana degli USA", un po’ come la "Repubblica
Islamica dell’Iran". L’emendamento venne invece respinto sia
alla Camera che al Senato, e non è mai stato riproposto.
(ale tap., 21.6.04)
Massima
del giorno:
Mi considero casualmente italiano
e solo occasionalmente umano.
G.P.
MOLLICHINE
Totti ha firmato un libro di barzellette
scritte da un altro. Ora sputa ad un danese e la paga cara.
Che sciocco. Avrebbe dovuto far firmare lo sputo ad un altro.
Montezemolo al governo: "Basta litigi".
E gliel'ha detto a muso duro. Insomma ha cominciato a litigare
col governo.
Non è passato il riferimento
alle radici cristiane dell'Europa. Peccato. Soprattutto
visto che le radici, anche se sono secche, nessuno le vede.
giannipardo@libero.it
IL
TEMPIO
Che un miscredente, neppure professore
di storia dell'arte, si lanci a parlare di luoghi di culto
è forse un azzardo. Ma quando si sono viste la maggior
parte delle cattedrali d'Europa e le più belle moschee d'Istànbul,
qualche considerazione nasce spontanea.
La cattedrale gotica conosce Dio
e lo vede in alto, in alto, in alto. Lontano dal fedele
che, immerso nella penombra, si perde nella foresta dei pilastri.
L'uomo può solo inginocchiarsi sul gelo delle pietre, in presenza
d'un Dio capace di perdono ma incapace di nascondere la sua implacabile
severità. Forse quel Dio è più vicino ai
suoi colleghi di rango: al cavaliere di marmo, inginocchiato su
un cuscino di marmo, che non abbandona la sua spada di marmo. Al vescovo
sdraiato per quanto è lungo, e tuttavia ancora saldato alla
sua mitra. Gli stessi quadri, nelle cappelle laterali, non parlano
certo di vita quotidiana. Narrano di martiri, di santi, di miracoli
e miti biblici, sicché il misero credente è respinto al
suo rango di roturier. Forse parteciperà al gran banchetto del
Paradiso, ma certo non siederà al tavolo delle autorità.
La chiesa barocca è meno accigliata.
Luminosa, luccicante di oro vero e di oro falso, fastosa
e curvilinea, parla di un dio vestito come un gentiluomo del Seicento,
con un eccesso di stoffe e di nastri. È un Dio sorridente
e vagamente mondano, apparentemente benevolo ma con degnazione,
con la certezza che il plebeo, l'uomo dell'ultimo rango, non si farà
illusioni. Dio è ricco e il fedele è povero. Dio, attorniato
da una folla multicolore e tondeggiante di cortigiani, è
felice, il credente è sbigottito e respinto alle sue miserie
piccolo-borghesi. Chissà, forse gli sarebbe consentito di
lasciare una supplica scritta a qualche monsignore dall'aria disgustata,
ma di un colloquio diretto col Signore non si parla neppure.
La moschea, infine, non mostra Dio. Non ne
fornisce l'immagine e non ne descrive le qualità. Egli
non è né ricco né povero, né benevolo
né malevolo. In questo luogo ˆ incarnazione dell'argomento
ontologico ˆ Dio è solo colui che è.
La moschea non ha un altare maggiore,
non ha un orientamento cui l'uomo possa rifarsi. È
a pianta quadrata e Dio non risiede, come il Cristo di Monreale,
nell'incàvo dell'abside. Certo, una direzione è
discretamente suggerita, ed è quella della Mecca. Ma essa
parla di Maometto, non di Dio. La stessa cupola che tutto sovrasta,
col suo andamento circolare, supera lo schema quadrato della
sala. Dice che Dio non è né a Nord né a Sud, né
a Ovest né a Est. È in ogni direzione ed in ogni luogo,
è perfettamente astratto e schiaccia l'uomo con la sua incommensurabile
diversità e superiorità.
Il devoto accetta questa sproporzione
e si prosterna fino a toccare il tappeto con la fronte:
ma questo non lo avvicina alla divinità. Le statue
del Buddha sorridono, il Dio dell'Islàm non sorride e non
si degna neppure d'essere arcigno. Non invia sacerdoti muniti di
speciali poteri di mediazione con cui parlare: invita al dialogo
diretto ma finisce col costringere il fedele ad un monologo. Il
Dio di Maometto, simile al Demiurgo aristotelico, non sembra né
provvidenziale né consolatore. La sua natura è così
semplice, così pura essenza, che la moschea la descrive non descrivendola.
La sua formula spoglia e severa non è attenuata neanche
dalle più ricche e complicate decorazioni. Perché anche
queste sono astratte e ripetitive: Dio è, Dio è,
Dio è. E tu, uomo, che forse troverai misericordia se ti umilii
e ti abbandoni alla volontà del tuo Creatore, sei solo un
peccatore. Un nulla.
O forse sei un turista italiano,
freddo e miscredente ben più di Voltaire, che tuttavia
dice in cuor suo: "Se dovessi scegliere un Dio, nel quale
poi non credere, sarebbe questo".
Gianni Pardo, 20 giugno 2004
Lo «spirito di Monaco» aleggia
ancora sull'Europa?
<<Lo "spirito di Monaco" passerà
alla storia come il simbolo dell'ignavia dei governanti europei
di fronte alle minacce delle dittature. Nel 1938, la conferenza
di Monaco portò gli Stati europei - Francia, Gran Bretagna
e Italia - ad aprire ad Hitler le porte per l'invasione della
Cecoslovacchia. Per preservare la "pace" non si esitò a sacrificare
l'indipendenza dei cittadini cechi e slovacchi, ritardando
solo di un anno il confronto con la minaccia nazista, con una politica
detta dell'appeasement. Quello spirito però, ancora «aleggia
e soffia sull'Europa». Ne è fermamente convinto
il presidente del Senato, Marcello Pera, intervenuto al convegno
«Il Nuovo Spirito di Monaco in Europa», organizzato
dalla Fondazione Magna Charta in collaborazione con il quotidiano
il Riformista...>>
Incipit dell' articolo
di Federico Punzi di RR (clicca qui per
il testo completo dell'articolo) sul convegno organizzato dalla
Fondazione Magna Carta in collaborazione con "Il Riformista".
NUOVE
TENDENZE MUSICALI: DA MADONNA ALLA ...
Da un nostro amico a N.Y. riceviamo
e pubblichiamo:
CULO
BERLUSCONIANO: ECONOMIA IN RIPRESA
Vuoi vedere che il diavolo,
come al solito, fa le pentole (le elezioni) ma non
i coperchi (l'economia)? Toc toc, chi é?
A sentire “La
Repubblica” è in arrivo la ripresa.
Per l’Ansa,
anche: “I dati ormai fugano i dubbi, la ripresa
dell'export italiano e' una realta'',
Mollichine
"L'Onu non va in Iraq perché
quel paese è pericoloso. È disposta a portare
la pace soltanto dove la pace c'è già."
(Gianni Pardo 18.06.2004)
FURIO FESTIVAL
Lasciamo al commento dei nostri lettori
questo articolo dell'Unità:
LISTA BONINO, COSA E’ SUCCESSO?
di
Furio Colombo
Un sondaggio su
Emma Bonino è facile. Chiedete a caso, anche
a persone che non seguono attivamente la vita politica
e vi diranno: capace, competente, merita fiducia. Ma il
contrasto con il risultato elettorale è grande: la lista
Bonino si attesta poco sopra il due per cento.
Raramente i commentatori,
che spaccano il capello in quattro per altre vicende,
sostano presso il “mistero radicale” per capire come le qualificazioni
ovvie di un personaggio forse unico in Italia non produca
che una modesta attenzione elettorale.
Chi sceglierà
di soffermarsi sulla strana vicenda – strana perché
c’è un contrato evidente fra la persona e il risultato
– noterà due cose. La prima riguarda lo stato delle
cose in Italia. La seconda, alcuni radicali italiani in
questo momento.
Lo stato delle
cose dimostra che è possibile il blocco totale
della comunicazione. E’ vero che in passato si doveva
a una politica di governi che potevano sempre evaporare, anche
se sono riusciti a passarsi quell’impegno di embargo da
un governo evanescente all’altro. Mentre questo che stiamo
vivendo è il caso di un controllo assoluto e personale
di una sola persona che usa la sua ricchezza e le sue proprietà
per bloccare la parte privata dell’informazione. E – con ovvio
e clamoroso conflitto di interessi – usa le sue cariche
politiche per controllare e bloccare la parte pubblica delle
comunicazioni.
L’anomalia, dunque,
continua. Ma è più grande e scandalosa e unica
al mondo. Quelli come noi, che in questo giornale si
battono fin dal primo momento contro questo e contro tutti
gli embarghi sono stupiti del fatto che su questo punto fondamentale
no ci sia mai stato un segno di riconoscimento reciproco
di un’antica battaglia. Lo stesso stupore riguarda i punti
fondamentali di coincidenza che ci sono nel territorio della
cultura di sinistra e certo di questo giornale: sulla libertà
di ricerca scientifica, sull’umiliante e incivile legge per la
procreazione assistita, sul referendum per abolirla al più
presto possibile, sull’insegnamento religioso obbligatorio e
messo dalla riforma Moratti “al centro di tutte le altre discipline”,
sulla lotta contro la pena di morte e per il Tribunale internazionale
sui crimini contro l’umanità, sul proibizionismo ferreo,
automatico e immensamente dannoso della legge Fini, sullo spinello.
Entra in scena
a questo punto il giovane e dinamico segretario del
Partito radicale Daniele Capezzone. Sceglie un rigoroso
schierarsi a destra. Dice America, ma intende esclusivamente
i neoconservatori americani verso i quali gli Stati Uniti
stanno ormai esprimendo una forte crisi di rigetto. Ha dimenticato
del tutto la campagna internazionale di Pannella per la rimozione
senza guerra di Saddam Hussein e fa della guerra un indiscutibile
articolo di fede, lanciando strali contro chiunque della guerra
di eserciti e della distruzione fisica di città e villaggi
come modo di combattere il pericolo immenso ma elusivo del terrorismo,
esprima dubbi. Quando tocca a lui scrivere o parlare, impasta
ogni argomento che non condivide in una polvere di paleo-sinistra,
se necessario con riferimenti all’Unione Sovietica, anche per
persone che con essa e il vecchio Pci non hanno mai avuto niente
a che fare. La spinta a destraimpressa da Capezzone ai radicali
è netta. C’è da chiedersi se non scardini la base
storica di quel partito. Certo disorienta, peché viene
proposto un apparato ideologico che celebra forza e potenza nel
mezzo di una aggregazione di persone libere preoccupate di diritti
civili e di protezione individuale delle persone. Forse non è
improprio pensare che un simile, pesantissimo bagaglio abbia fatalmente
rallentato e poi fermato il percorso politico di una tra le più
interessanti e promettenti figure
italiane nella vita internazionale.
Giochino
Estivo
Ghazi Al Yawer
Da MEMRI, THE MIDDLE EAST MEDIA RESEARCH
INSTITUTE:
Le nuove figure-guida
dell’Iraq: il presidente ad interim, sceicco Ghazi
Al Yawer
Clicca qui
per il testo completo dell'articolo.
EREZIONI 4
My name is Massimo,
Massimo Lensi.
Manco su questo blog
da qualche giorno, ma una ragione c'è. La
mia pigrizia. Sono ancora stanco, stanchissimo, "mezzo" come
si dice dalle mie parti. La campagna elettorale ha avuto
un crescendo di "cose da fare". Ho dormito poco e con me nel
rush finale ho trascinato Grazia, ormai cotta come un pomodoro
al forno. Un frullio di incontri, manifestazioni, feste di
fine campagna, conferenze stampa, verifiche e sudore. Milioni
di sigarette. Bene (si fa per dire). Domenici, il sindaco con
gli occhi belli, è stato spedito al ballottaggio. Una bella
rogna per lui; ora dovrà piegarsi a Rifondazione e ai Professori
oppure ai narcisismi di Cardini per ottenere l'antidoto ai brutti
incubi della sconfitta. Il ballottaggio è sempre una strana
bestia e il nostro Domenico Valentino si è rivelato un piccolo
diesel. Lento lento, con le sue battutacce in romanesco, Valentino
inizia a piacere al popolo di Firenze. Con lui adesso dovremo partire
in quarta, incalzare il sindaco arrogante, far montare l'idea che il
cambiamento a Firenze è possibile: basta volerlo. Vedremo,
Firenze è una città strana (quante volte ve l'ho ripetuto?),
pigra, preferisce sempre lo status quo, pur pessimo,
al nuovo. La borghesia fiorentina
è spalmata su Domenici, non così invece il
"popolino", cuore pulsante del centro storico e dei quartieri
popolari. A dirla tutta infatti, in questi quartieri Valentino
è andato bene. E' vero,
La sconfitta di Domenici,
è dovuta soprattutto al risultato della forte
lista della De Zordo (proff più RC), schizzata al 12
per cento, però è altrettanto vero che perfino
questo voto "senza se e senza ma" è da rubricarsi
come voto critico (da sinistra) all'operato di Domenici.
Noi speriamo anche in loro (perché no?), tutti insieme
contro il Fanfulla da Lodi dei diesse fiorentini. All'attacco,
quindi e ... in bocca al lupo a tutti. Per primo a Valentino e
un po' pure a me ... che con il gruppo degli indomabili testardi
condivido la responsabilità di organizzargli la campagna del ballottaggio,
con pochi soldi, pochi mezzi, ma tanta fiducia. Ah, già,
quasi dimenticavo. Ancora non c'è stata la proclamazione ufficiale,
non ho seguito bene (Grazia invece sì) lo sviluppo
notturno del voto, ma sembra proprio che sia entrato a far parte
della pattuglia degli eletti al consiglio provinciale come "indipendente"
(ma che schifo di parola) nelle liste di Forza Italia. E questo
nonostante, anzi grazie anche al fatto che nella mia campagnuccia,
ho sempre alzato le bandiere radicali, ricordando la mia "antropologia
culturale", la mia nascita politica, le mie battaglie e, forse,
il posto dove ancora il mio cuore batte. Parte dei miei voti da
lì vengono e ciò mi fa da specchio. Ora mi aspetta un
quinquennato istituzionale in Provincia, una vera novità
per me. Che vi devo dire? Solo che ce la metterò tutta. Sì,
questo è certo, a tutta birra.
Da ultimo i ringraziamenti:
ai compagni radicali di Firenze, a Capperi, all'amico
dei tempi d'oro Carduccio, al SuperTap e tutti quelli che in
questa campagna hanno fatto il tifo per me: non sono pochi (e
molti sono militanti di FI).
Un pensiero a MP (con
autonomia). Un bacio a Grazia, mia moglie, che mi
ha sopportato e incoraggiato, preziosa compagna di tante battaglie.
Pensiero del giorno: "quando gioco con la mia gatta, chi
sa se lei non si diverte con me più di quanto io mi diverto
con lei" (Montaigne). Ciao.
EREZIONI 3
MASSIMO LENSI ELETTO, CAPPERI! ESULTA
In controtendenza
rispetto a tutto e tutti, il “nostro” candidato Massimo Lensi, che
in queste settimane ci ha regolarmente omaggiato
del suo gustosissimo “diario” elettorale,
ce l’ha fatta: da oggi è membro del consiglio
provinciale di Firenze, eletto come indipendente
nelle liste di Forza Italia.
Una candidatura controcorrente
in tutti i sensi, radicalmente liberale e amerikana,
che, in barba al conformismo cittadino, ha visto il Lensi
avanti di 4 punti percentuali rispetto al dato complessivo
del partito.
Noi di Capperi! esultiamo
sommamente per questa elezione meritatissima, davvero
una gran notizia. Condita, oltretutto, con l’ulteriore soddisfazione
data dal fatto che Domenici, il sindaco ulivista uscente
pacifist-chic, è costretto al ballottaggio, contro
ogni pronostico: tié!
Ringraziamo l’amico
Max per aver condiviso con noi questo successo e gli
facciamo un grosso in bocca al lupo per il suo lustro da
rompicoglioni in Provincia.
Forza Lensi!