ARCHIVIO GIUGNO 2004




TREMONTI
L'unica tentazione sensata, nel diluvio di commenti a seguito delle "dimissioni" di Giulio Tremonti, è quella di non aggiungerne altri. Wittgenstein diceva che "su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere". Rimane soltanto il dovere di mostrare perché non se ne può dir molto.

Potrebbe darsi che la politica economica suggerita -o imposta- da Tremonti fosse la migliore, potrebbe darsi che fosse pessima. Ma chi può dirlo, senza essere un serio economista, e per giunta un economista che ha in mano tutti i dati concreti del problema? Tutti i commentatori, da questo punto di vista, parlano a vanvera.

Una politica economica che, sulla carta, è perfetta (o sbagliata) in concreto dà dei risultati non sempre prevedibili. Sicché le due antinomie divengono quattro: si va da una politica intelligente che dà risultati cattivi ad una politica sbagliata che dà risultati positivi. E questo non s'è avuto il tempo di vederlo.

La politica economica di Tremonti tuttavia è stata attuata già per tre anni, sicché si potrebbe giudicarlo almeno su di essa. Nemmeno questo è possibile. La situazione è rimasta stazionaria. In una congiuntura internazionale chiaramente sfavorevole, e in un'Italia inserita in un contesto europeo che ne limita i movimenti e le decisioni, chi può dire se Tremonti ha fatto il miracolo d'evitare il tracollo (e gli sbilanci francesi e tedeschi) o se non è stato capace di rilanciare, come altri avrebbe saputo fare, l'economia italiana?

I suoi stessi critici non aiutano a risolvere i dubbi. Che vuol dire, come afferma Fini, che è necessaria "una svolta"? Le svolte servono ad evitare montagne o precipizi, ci sono svolte a destra e svolte a sinistra. Quali montagne, quali precipizi si profilano, oggi, che genere di svolta bisogna fare? Fini non l'ha detto. E se lui non lo dice, i cittadini non possono certo sapere a che cosa pensa.

Infine rimane il problema del programma di governo. Tremonti e Berlusconi sembravano risoluti a dargli attuazione, in ossequio alle promesse elettorali. I partiti alleati ˆ salvo la Lega per quanto riguarda il federalismo ˆ in questo campo sono divenuti peggio che tiepidi. Ed ora sembrano aver vinto. Che ne sarà, di quelle promesse? E se non saranno mantenute, chi ne pagherà lo scotto? Come potrà Berlusconi presentarsi di nuovo agli elettori, nel 2006, dicendo "Se non ho mantenuto ciò che ho promesso non è colpa mia, è colpa di questi alleati che siedono accanto a me"?

Infine, nella recente vicenda, è giustificato il sospetto che ci sia un fattore umano. Tremonti sembra sia stato irritante. Tutti i suoi colleghi di governo si sono spesso lamentati della scarsa collegialità e d'essere stati posti troppe volte di fronte a provvedimenti da controfirmare e basta. In questo il superministro potrebbe avere sbagliato. Il grande medico non è solo bravo a combattere la malattia. Il bravo medico ha anche il tocco umano necessario per spiegare al malato di che cosa soffre e per dargli l'impressione che partecipa alla scelta della terapia. In questo Tremonti, sicuro della propria intelligenza e della propria competenza, che gli fa dare dell'ignorante d'economia a chiunque incontri, forse ha ripetutamente peccato. Si è fatto inutilmente dei nemici e questi hanno pazientemente aspettato che fosse possibile presentargli il conto. Purtroppo, ammesso che questa spiegazione sia vera, rimane il problema: Tremonti aveva ragione o torto? Perché all'Italia non importa nulla dei problemi personali della compagine di governo, importa della propria prosperità.

È dunque azzardato e demenziale voler predire il futuro. A volte non siamo capaci neanche di capire il passato.

Giannipardo@libero.it, 3 luglio 2004


Cipolla, aglio, sogni e pomodori
Stanotte, mentre il sonno tardava a venire e questo magico inizio di luglio mi riportava tra  Luciano Erba ("Questo azzurro di luglio senza te ...") e il  "Cosmetici e Conserve" ("Quant a moy i'ay uoulou  ce qui ie seauois fut cogneu")  del mitico Nostradamus;   stanotte, quando finalmente gli occhi si son chiusi sulle pagine aperte;  stanotte mentre nel dormiveglia i sogni,   sfilacci ma pieni di richiami,  rigiravano leggeri  tra leggerissime lenzuola;    stanotte i pensieri  -allucinati, vendicativi come le pietre nella   lapidazione evangelica,  ma anche sciolti e librati come l'armonia del preludio del Lohengrin- stanotte il torto, come la ragione,  è superfluo, anzi non c'é, stanotte.
Eccoci. Al risveglio poco è rimasto: un Marie-Antoine Carême - quale impalpabile e sublime casualità  ha voluto che l'inventore della grande cucina moderna si chiamasse Carême, <<Quaresima>>?-  con al seguito un corteo di artisti, musicisti, intellettuali a cimentarsi nel cogliere l'armonia tra gusto, vista e olfatto. 
E ancora,  Anna Bolena, in cucina con grembiale d'oro tempestato di diamanti, alla quale, non concordando sul tempo di cottura del roast-beef,  Enrico VIII taglia,  all'istante,  con la  mezzaluna tra aglio e cipolle,  la testa sul tagliere.
E poi,  il gaudente Gioacchino Rossini, figaro qua figaro là,  vestito da Lindoro, insidiante, complici fumiganti tournedos, le virtù della bella e vispa Rosina.
E poi,  che d'altro? Si forse, un idea del sapore di quel del formaggio tagliato nelle Nozze di Cana da Giacomo Borlona nella chiesa di Clusone... e quel grappolo d'uva che Greta Garbo - sdraiata,  muta e in bianco e nero- tiene alto sulla bocca aperta.

Ma è quasi mezzogiorno,  basta sogni.  Via, presto a scaldar l'olio,  tagliar cipolla, aglio e pomodori...
(cp. 02.07.2004)

"Al Jazeera fu complice dei miei sequestratori"
Nuove accuse alla tv qatariota Al Jazeera di essere collusa con l’estremismo e il terrorismo islamico.
Da "il Giornale": <<"C'è una connivenza tra Al Jazeera e i criminali che mi hanno rapito".
Lo sostiene Saidan Saadun, ex ostaggio saudita in Iraq, sfuggito ai suoi rapitori e tornato nella sua casa in Kuwait. In un'intervista al quotidiano arabo Al Sharq al-Awsat, Saadun dà una versione inquietante della sua prigionia. "I miei carcerieri - racconta - contattarono telefonicamente l'ufficio di Al Jazeera fornendo l'indirizzo della casa dove ero rinchiuso e chiesero di inviare un operatore per filmare mentre leggevo una dichiarazione.
>>
Leggi qui l'intero articolo.


Sudan: "Non sono vittime degli israeliani o degli americani,  non è un argomento che possa interessare."
Il quotidiano londinese Al Sharq Al Awsat ha pubblicato un articolo firmato dall’ex direttore Abdel Al Rahman Al Rasheed dal titolo “La morte di 300.000 persone”. Al Rasheed ha criticato l’indifferenza dei media arabi verso la violenza in Sudan:
<<La vita di mille persone nel Sudan occidentale è meno preziosa o è più importante l’uccisione di un singolo palestinese o iracheno, solo perché il nemico è israeliano o americano? Stando alle stime delle delegazioni delle Nazioni Unite, che compiono ispezioni su quanto succede in quell’area, 300.000 sudanesi sono in pericolo di sterminio per la guerra in corso laggiù.>>
Ecco l’articolo: clicca qui
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Gossip: Bignardi sposa Sofri
 






Clicca qui per la notizia.

EUROPA ALLARGATA
Capperi!, pur non opponendo pregiudiziali preconcette all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, ritiene di proporre, in alternativa, l’allargamento della UE  al Brasile, per ragioni di opportunità che, con espressione degna di Thomas Jefferson, oseremmo definire self-evident (vedi foto).
Per adesioni a questa mozione, lasciate quel che potete nei comment.


(special thanks to rtm)

Massima del giorno:
 "L'idea di porre l'uomo come fine e non come mezzo è profondamente irreligiosa. Geova comanda d'uccidere Isacco, il Cristianesimo ha ucciso gli eretici, gli integralisti islamici mandano in giro terroristi suicidi. Solo il diritto non pone se stesso al di sopra dell'uomo. Per questo preferisco la tolleranza di Voltaire a quella del Califfo".  G.P.

MOLLICHINE
Il tg3 riferisce l'opinione della Corte dei Conti ("Per le pensioni rimedi drastici") come se fosse una critica al governo. Ma se il governo li adottasse, come reagirebbe?

Annan, ha annunciato che nominerà il rappresentante dell'Onu a Baghdad Dopo l'annuncio, per compensare lo sforzo, ha richiesto un periodo di riposo.

Urne aperte in Islanda. Concorrono il presidente Grimsson, ma anche Magnusson e Agustsson. E chi son? Chi son son.

Per Rutelli "le elezioni fissano la caduta rovinosa di Berlusconi e riflettono il fallimento del governo e della coalizione". E per giunta fa un caldo boia.

 Banca dei Regolamenti Internazionali: "Il crac Parmalat è il più oneroso della storia" e "sono emerse carenze a ogni livello".  Ma nessun colpevole.

 Hamas colpisce coi missili un asilo infantile nel villaggio israeliano di Sderot, nel Negev. Nessuna novità. Sapevamo già che Hamas si occupa di assistenza, maternità e infanzia.

Si arrende il terrorista saudita Othman al Amri, dopo che il principe reggente ha promesso un'amnistia a chi si consegna entro un mese. Othman al Amri: Terrorista o credulone?

Montezemolo: "Prima della riduzione delle tasse, devi avere i tagli di spesa che giustifichino i tagli fiscali". Appena nominato e già mosca cocchiera?

Per il blocco di Montecorvino denunciati 81 manifestanti, tra cui 7 pregiudicati. Magari per reati che comportavano l'arresto in flagranza di reato?

Giannipardo@libero.it


L'ATOMICA NELL'ERA CONTEMPORANEA
Un brillante e concettoso articolo del Foglio (29/6) spiega le ragioni per cui non si interviene in Corea del Nord, benché essa si vanti d'avere l'atomica e benché Kim Jong Il non sia migliore, moralmente, di Saddam Hussein. Esse sono: la Corea dispone del quinto esercito del mondo e, a quanto pare, di almeno sei bombe atomiche: potrebbe in un sol colpo uccidere i 40.000 soldati americani vicini al confine. Per non parlare della Corea del Sud. Inoltre il potere tiene in un immenso gulag i suoi 22 milioni di abitanti e dunque non si può neppure sperare in una reazione interna. Questo è il problema, di cui non si vede la soluzione.  Fino ad ora sono stati immensi vantaggi, a Kim, perché rinunci all'atomica, ma senza successo. Che fare, dunque? Isolare il paese? È già isolato. Prendere iniziative risolute? Ma esse contrasterebbero con l'approccio dolce di chi vuole comprare la pace (Cina, Giappone, Corea del Sud): e non si possono certo scavalcare i diretti interessati. E poi quali iniziative, radere al suolo l'intero, innocente paese, prima che un suo aereo si alzi in volo e sganci un'atomica su Seoul? Non diciamo assurdità. Ma c'è di che sbattere la testa contro il muro, dinanzi ad un problema del genere. Ed ecco perché ci se ne può servire per un diverso scopo: meditare sulla vanità di chi crede di poter ottenere la pace perpetua solo chiedendola.

Nella Corea del Nord, monarchia assoluta ereditaria, Kim Jong Il è un dittatore totale, a quanto pare assolutamente privo di scrupoli. Perfino psicopatico, secondo alcuni. Che succederebbe se, in un accesso di "lunacy”, sganciasse una bomba sugli americani in Corea? A parte il fall out sull'immensa Seoul (quasi undici milioni di abitanti e circa quaranta chilometri dalla frontiera e, in questo caso, dalla bomba), è pensabile che gli Stati Uniti non reagirebbero con uguale violenza? Ed anzi, quale paese, in possesso della bomba nucleare, non reagirebbe con essa, una volta che avesse visto morire decine di migliaia di propri concittadini innocenti?

Del resto questo è lo stesso gioco letale che si gioca, sotto traccia, nel caso d'Israele. Questo paese, notoriamente, nega d'avere l'atomica e, altrettanto notoriamente, ce l'ha. A che serve? Serve ovviamente a far sapere a tutti che, se riuscisse il piano palestinese di cancellare Israele dalla faccia della Terra (con un'atomica, o ammazzando tutti gli israeliani in maniera artigianale), Israele reagirebbe trascinando nella propria morte milioni di palestinesi, siriani, egiziani, giordani e chiunque altro partecipasse a quel genocidio. Sarebbe forse l'ultima cosa che farebbe quello Stato, ma la farebbe. E non si può nemmeno biasimarlo: tutti i codici includono la legittima difesa. Ecco quali dovrebbero essere le preoccupazioni di chi ama la pace.


La lezione di queste ipotesi catastrofiche e tristissime è che la tranquillità perpetua alla quale ci crediamo destinati, e di cui beneficiamo da sessant‚anni, è meno solida di quanto pensiamo. Nessuno ci garantisce che le ipotesi più terribili siano per ciò stesso inverosimili. Per anni moltissimi reputarono inverosimile le proporzioni della Shoah, quando questa era già avvenuta. Ma il rifiuto dell'orrore non ne implica la non-esistenza o l'evitabilità. Non è affatto escluso che le armi nucleari siano usate, nel prossimo grande conflitto, né si può sapere quali proporzioni raggiungerebbe questo conflitto e chi riuscirebbe a restarne fuori. La preoccupazione è straziante perché da un lato le armi nucleari possono essere in mano di dittatori folli che non devono rispondere a nessuno delle loro azioni, dall'altro perché qualche paese, minacciato di morte, può anche ricorrere legittimamente ad esse, mettendo in moto una catena causale infernale.

Di fronte ad un simile quadro della situazione, si veda quanto vale una bandiera iridata e ormai scolorita, appesa ad un balcone.

Giannipardo@libero.it , 30 giugno 2004


I NUOVI CONSOLI
Ci sono personaggi storici la cui grandezza è innegabile e comprensibile. Quando De Gaulle raccoglie da terra il tricolore di Francia infangato e calpestato e riesce a rientrare a Parigi, qualche anno dopo, con quel tricolore che sventola da vincitore, chi oserebbe contestargli d'avere realizzato un capolavoro politico-militare? Certo, s'era fatto aiutare da inglesi ed americani: anzi, li aveva costretti ad aiutarlo anche al di là di ciò che quegli alleati sarebbero stati lieti di dargli. Ma è il risultato finale, che conta. L'immagine che la storia ricorderà è quella di De Gaulle che, insieme con Leclerc e gli altri fedelissimi, sfila lungo gli Champs Elysées.

Altri personaggi, invece, sono meno appariscenti. Molti giovani forse non hanno neppure sentito nominare Konrad Adenauer, eppure è per merito di questo vecchio grinzoso che la Germania, dopo la tragedia del nazismo, ha ritrovato la sua dignità e il suo posto in Europa.

Infine ci sono personaggi minori ma non meno interessanti, per esempio Umberto Bossi. Uomo incolto, rozzo, non raramente volgare, è tuttavia un animale politico senza eguali, capace di captare certe tendenze dell'elettorato fino a creare partendo da zero un partito e a farlo pesare seriamente nella politica nazionale, magari ottenendo quel nessun altro avrebbe ottenuto.

Ciò posto, non ci si può esimere dal chiedersi a che cosa sia dovuto il successo di altri politici e soprattutto di Prodi. Non ha fondato un partito, non ha idee politiche, non si è mai presentato in prima persona nell'agone elettorale, non ha nessun titolo veramente proprio se non quello (non esaltante) di professore universitario. Non è neppure un grande economista di cui si ricordi l'opera anche se, con la fama di tecnico (ma sempre tecnico "d'area", cioè amico di amici politici) è stato capace di farsi eleggere a capo dell'Iri ed è stato ministro: ma sempre senza lasciare traccia di sé. A meno che non si voglia parlare della vicenda Sme, quando ha tentato di vendere per 475 miliardi di lire un'impresa di Stato che poi è stata venduta, a pezzi, per un totale di milletrecento miliardi.

Ha forse qualità che non abbiamo notato? È simpatico, è bello come Casini, ha una bella voce, parla con un bell'accento, ha una retorica trascinante? Se sì, non ce ne siamo accorti. Tutto quello che ricordiamo è che, a suo tempo, è stato scelto dal centrosinistra come faccia presentabile, visto che gli ex-comunisti apparivano ancora più comunisti che ex. L'essenziale era che non facesse troppa ombra e non esprimesse idee tali da inimicargli una parte della sua coalizione. Parte che a Prodi, portatore di idee passepartout ed anzi vagamente papale, nelle sue allocuzioni, andava benissimo.

Se le cose stanno così, se Prodi dev'essere soprattutto una faccia presentabile, va benissimo, come candidato. È solo una sorta di Gruber. Nella Roma antica lui e lei si sarebbero potuti presentare insieme per il consolato.

Giannipardo@libero.it, 30 giugno 2004


Extra Dizioni
(ANSA) - PARIGI, 30 GIU - La Chambre de l'Instruction della Corte d'appello di Parigi ha deciso oggi che Cesare Battisti dovra' essere estradato in Italia. Lo ha annunciato il presidente del tribunale. Battisti, ex leader del PAC, condannato all'ergastolo per quattro omicidi in Italia. Hanno atteso la decisione fuori al palazzo di Giustizia, le figlie dell'ex terrorista oggi cinquantenne, sostenitori, intellettuali di gauche, amici ed esponenti politici del Comune di Parigi.

 SCRIPTA VOLANT: LA PENA DI MORTE IN IRAQ
All’indomani del passaggio di consegne al nuovo governo a Bagdad  si torna a parlare di ripristino della pena di morte.
I commentatori “pacifisti” nostrani si leccano i baffi scorgendo un ghiotto argomento a sostegno della tesi della inutilità della liberazione a stelle e strisce dell’Iraq.
Tanto per rinfrescare un po’ la memoria, ripeschiamo dall’archivio un articolo apparso su La Repubblica nel febbraio 1999, in cui Magdi Allam spiegava accuratamente cos’era davvero la pena di morte (e la tortura) in Iraq al tempo di Saddam. Con buona pace di quelli che “non è cambiato niente”…
Clicca qui per l'articolo di Magdi Allam.
(ale.tap.,30.06.2004)


LA POSTA IN GIOCO
Le cose procedono a Baghdad, ma la vera posta in gioco in Medio Oriente continua ad essere Ryad. Davvero illuminante il lunghissimo editoriale di Fareed Zakaria sull’ultimo numero di Newswee, clicca qui per il testo completo dell'editoriale.
Alcuni estratti:

“Siamo forse all'inizio di una guerra civile in Arabia Saudita? È davvero possibile che i jihadisti riescano a prendere il controllo della nazione petrolifera più potente del mondo ed usare la sua risorsa vitale come arma contro il mondo moderno che tanto odiano? Alla ricerca di risposte, ho attraversato l'Arabia Saudita il mese scorso, ed ho parlato con principi, predicatori, uomini d'affari e dissidenti”.

“I funzionari sauditi citano un recente sondaggio (segreto) fatto fare dal governo,  che ha mostrato un consenso del 49 per cento per le idee di Osama bin Laden. Parlano della necessità di muoversi "lentamente e con cautela"”.
“Durante gli anni ‘50 e ‘60, altri governi arabi come l'Egitto e la Siria avevano espulso i fondamentalisti islamici. Al che i Sauditi, in quanto concorrenti di quei regimi, hanno invece accolto favorevolmente i “dissidenti”, che sono confluiti in Arabia Saudita portandosi appresso le loro idee rivoluzionarie di un Medio Oriente governato da stati islamici “puri”. […] 
Sperando di cooptare gli islamisti, la famiglia reale ha consegnato l’istruzione, i tribunali e gli affari culturali agli imam. Molte delle rigidità nell’attuale sistema di vita saudita - niente donne in televisione, niente musica nei media, un’overdose di religione nelle scuole, i negozi chiusi dur
ante le ore di preghiera, poteri accresciuti  per la polizia religiosa - sono state introdotte all'inizio degli anni 80”.
“Oggi qui la gente non sente altra voce che quella degli imam. La gente è a mala pena a conoscenza dell’esistenza di altre forme più tolleranti di islam”. […]
 “ "Ciò di cui I regnanti hanno paura è che se se la prendessero con i religiosi, gli imam smetteranno di pronunciare sermoni contro gli infedeli e cominceranno a parlare della decadenza del regime", mi spiega un giornalista che mi chiede di rimanere anonimo. […] “Si stima che circa il 25% del PIL saudita vada a finire nel sostentamento della famiglia reale e delle relative clientele”.
“Re Fahd ha 82 anni ed è ormai totalmente incapace; e "Azouzzi " (il soprannome del suo figlio prediletto Abdel-Aziz, appena trentaduenne) detiene il potere di firmare assegni con la firma paterna, disponendo dei forzieri reali. E che assegni: pare che il costo dei palazzi di Abdel-Aziz sono sia stato di ben 2 miliardi di dollari”.
“Il principe ereditario Abdullah è un uomo per bene, diciamo che è onesto rispetto agli standard della famiglia, e appare desideroso di modernizzare il suo paese; ma non ha nemmeno l’autorità di bloccare gli assegni del fratello trentaduenne. Gli altri fratelli hanno le loro autonome basi di potere:  alcuni di loro appoggiano quel clero reazionario che Abdullah sta combattendo”.

“La tragedia è che l'Arabia Saudita avrebbe uno dei più grandi gruppi di liberali riformisti del Medio Oriente. Combinazione bizzarra: la società più conservatrice e una gran banda di modernisti. Grazie ai proventi del petrolio, il paese ha mandato decine di migliaia di giovani sauditi in Occidente (principalmente in America) negli ultimi decenni. A differenza della maggior parte degli altri arabi, questi studenti non sono tornati a casa imbevuti di socialismo, nazionalismo arabo e retorica anticoloniale. Per lo più hanno invece gradito l'Occidente, specialmente l’America, il mondo deg
li affari la modernità”.

Tutto ciò, che ci piaccia o no, ci riguarda.
Parecchio.


(Per la cronaca: oggi sul New York Times c’è un corsivo di Thomas Friedman – clicca qui per il testo completo del corsivo-  che è praticamente il sunto di quello di Zakaria. L’originale resta però più interessante).
(ale.tap, 2906.2004)

ARIA DI CASA
Amministrative. In questa tornata di ballottaggi, nello sfascio quasi generale del Centro Destra, a Salsomaggiore Terme  le sinistre, dopo sassant'anni di governo ininterrotto, perdono il comune. 
Succede che il candidato del centrodestra, Giuseppe Franchi,  ha avuto la meglio nei confronti di Massimo Tedeschi (attuale segretario provinciale dei DS,  sindaco uscente  di Fidenza in trasferta elettorale a Salsomaggiore...). 
Nel ballottaggio  5.864 voti (50,92%) per Franchi, contro i 5.652 voti (49,07%) di Tedeschi.

Festeggiamenti in corso.

(cp. 28.06.2004)

Giochi & terrore
Apprendiamo da La Repubblica che il presidente palestinese Yasser Arafat, parlando a Ramallah ad una delegazione di diplomatici stranieri e agli atleti palestinesi che si accingono a prendere parte ai giochi di Atene, ha  annunciato una tregua olimpica: "osserveremo una tregua che durerà per tutto il periodo dei giochi olimpici".
Come?
Una tregua? Del terrorismo?
E qui casca l'asino.  Se Arafat non fosse davvero  un capo terrorista e mandante dei terroristi, di quale tregua sta parlando?
Nessun commento  da La Repubblica che, salvo alcuni sporadici casi,  nel Medio Oriente si rifiuta di vedere la realtà: (clicca qui, in inglese)
Per non dimenticare,   ricordiamo il  massacro alle olimpiadi di Monaco perpetrato da  di Abu Daoud, fedele “consigliere” di Arafat e parte del suo entourage.

STRANAMOORE
Michael Moore è quel cineasta americano che ha vinto un premio a Cannes con un film il cui nocciolo è che bisogna dire e pensare il peggio di George W.Bush. Inoltre il signor Moore va in giro in Europa a dire che gli americani sono “forse il popolo più scemo del pianeta” . Ricordandosi di essere anche lui americano confessa che “La nostra stupidità è imbarazzante” . Neanche il sorriso di cortesia trova perdono: “Abbiamo quel grande sorriso in faccia tutto il tempo perché il nostro cervello non è collegato” . Del resto, gli Stati Uniti “sono noti per portare tristezza e miseria in tutti i posti del globo” . “Noi, gli Stati Uniti d’America, siamo colpevoli di commettere tanti atti di terrore e di versare tanto sangue che dovremmo pur capire la cultura di violenza della quale siamo stati attivi partecipanti” . Ma il peggio rimane l’insufficiente cultura, di cui ogni europeo è dotato dalla nascita, per scienza infusa. Tanto che si chiede, virtuosamente, a proposito dell’America: “Un tale popolo ignorante dovrebbe guidare il mondo?”  E certo, dopo aver sentito parlare lui, uno è tentato di rispondere no.
La cosa più imbarazzante è che Moore ottiene molto successo. Non solo a Cannes ma dovunque, in Europa, vada a distribuire il suo illuminato verbo. Come La Fayette, quel marchese che era contro i nobili e l’Ancien Régime, lui è contro il paese da cui viene. Un paese che gli permette anche di dire cose del genere e chiama questo libertà d’espressione.

Il fatto però, stanti le dimensioni dell’uomo e delle sue idee, è interessante ragioni che lo trascendono.
Le comari che sono sottorraneamente strafelici delle disgrazie sentimentali o di salute che colpiscono le grandi attrici, le professional beauties, le principesse e i V.i.p. in genere non si rendono conto che, in questo modo, esse sottolineano la loro immensa frustrazione. Se non fossero frustrate al punto da ritenere quelle persone dei semidei, se le considerassero umane come loro, dimostrerebbero per loro pietà umana, come la sentirebbero per una loro vicina di casa. Invece, l’incontenibile piacere di sentir dire male di qualcuno significa soltanto che questo qualcuno è tanto superiore a noi che lo abbiamo mitizzato e che la nostra invidia s’è mutata in odio, fino a scardinare la nostra stessa umanità. Tutti sarebbero oltremodo scandalizzati se qualcuno dicesse in pubblico che tutti i Congolesi, oltre che brutti, neri e cattivi (e perfino sorridenti), sono anche il popolo più cretino della terra. E lo scandalo sarebbe giustificato. Invece, quando si tratta degli Stati Uniti, un Michael Moore qualunque può dire queste cose, essere applaudito a Monaco di Baviera o a Cambridge,  e un italiano deve venire a saperlo dal New York Times. Perché in Europa, e a Cannes in particolare, siamo talmente frustrati ed umiliati dalla nuova potenza degli Stati Uniti, che se potessimo diremmo che sono dei nazisti. Eh già, dek resti qualcuno già lo dice. Magari Marco Rizzo?
La seconda considerazione riguarda il riconoscimento dei limiti e difetti della propria parte. Il fanatico che segue il principio right or wrong, my country, è urtante ed abbastanza sciocco. Ma Chauvin, almeno, era un valoroso. Uno che per il suo imperatore era pronto a dare la vita. Viceversa, chi esagera nella critica della propria parte, della propria famiglia, del proprio popolo, anche se ha successo, è un verme. Perde la solidarietà della propria parte e non acquista quella della parte avversa, che lo considererà sempre uno che ha tradito la sua vecchia patria e potrebbe altrettanto bene tradire la nuova. Marlene Dietrich, anche se oggi ha un museo, a Berlino, è stata disprezzata dai tedeschi, a suo tempo, anche da quelli che erano contro Hitler, perché durante la guerra ha molto sostenuto le truppe americane che combattevano contro la Germania. Sarà stata in buona fede ed Hitler era un mostro, d’accordo, ma mai applaudire chi sta andando a sparare contro i nostri connazionali. Soprattutto pensando che molti di quei connazionali sono lì perché sono stati costretti ad essere lì.
Michael Moore non è Temistocle. Non è neppure un grande traditore. È solo uno che ha trovato una formuletta per attirare l’attenzione e raccattare un po’ di successo nel canale di scolo. Le prostitute sono disprezzate perché vendono il loro corpo, ma a fine giornata, come i minatori, si lavano. Moore invece vende il proprio onore e quello del suo popolo: e non c’è sapone che basti.
Giannipardo@libero.it

"Saddam agli iracheni quando ci sarà più sicurezza", ha detto Bush. Sicurezza che lo facciano a fette?

Maroni accelera sulle pensioni: "La riforma va approvata entro luglio". Il caro ministro dimentica l'esistenza del reato d'abuso della credulità popolare.

"Ho visto molti governi morire di fiducia" (Violante, Ds). Noi ne abbiamo visti anche morire di sfiducia (Prodi).

Buttiglione: "Sui brogli Berlusconi e‚ stato frainteso". Intendeva dire che li hanno fatti quelli di Forza Italia?

I primi carri armati Ariete per il contingente italiano sono arrivati a Nassiriyah. Ora. Giugno 2004. Saranno arrivati via terra e senza affrettarsi.

Il principe ereditario d'Arabia Abdullah riguardo ai terroristi: "Quelli che si arrenderanno saranno trattati secondo la legge di Dio". I terroristi toccano ferro.

Al Qaida si scatena contro la possibile democrazia in Iraq: circa 100 morti e 320 feriti La pensa come Massimo Fini: la democrazia va evitata ad ogni costo.

Giannipardo@libero.it, 26.06.2004


I SOGNATORI DEL DENARO
I luoghi comuni sono tali perché comuni, appunto. Si tratta di cose che pensano tutti e dunque, salvo smentite, di cose vere. Se si giudicano male le unioni squilibrate ("Mogli e buoi dei paesi tuoi")  è perché sono note le difficoltà che insorgono nell'urto fra condizionamenti diversi. Chi dice "con precisione svizzera" indica una delle caratteristiche positive di quel piccolo paese e chi dice ad un altro "smettila di sognare e pensa ai soldi" manifesta un forte, prosaico senso della realtà. O almeno, questo crede. E non è detto che ci azzecchi.
Certo, il denaro è pane e companatico, è tetto e sicurezza, è salute e divertimento. C'è chi dice, esagerando, che il denaro compra tutto e non è vero: tuttavia compra tante di quelle cose che prenderlo sottogamba è una stupidaggine. Il sognatore che non bada alla realtà sbaglia pesantemente. Una volta, in America, c'era un cartello: "Un treno merci di venti vagoni impiega circa quindici secondi ad attraversare questo passaggio a livello. Che la vostra automobile sia sui binari o no". Il sognatore è uno che, attraversando un passaggio a livello, non guarda se sta arrivando un treno.
In linea di principio è ovvio che bisogna smetterla di sognare e pensare ai soldi. Ma se qualcuno ha già il pane, il companatico e il resto, e continua a pensare al denaro, soprattutto al denaro, è realista? Non è piuttosto un sognatore del denaro?
La spiegazione dell'atteggiamento nevrotico che, nei confronti del denaro, ha l'uomo moderno, nasce dal non aver digerito e messo da parte la mentalità del neolitico. L'uomo delle caverne aveva una produttività estremamente bassa. Il cibo era scarso e le rare volte che era abbondante non si poteva conservare. Per conseguenza, l'impegno per sopravvivere era quotidiano e richiedeva l'intera giornata. Fu la scarsità a trasformare l'uomo in un animale avido: non per vizio ma perché non sapeva mai quando sarebbe stata di nuovo ora di pranzo. La natura diceva all'uomo delle caverne: se riuscirai a mettere una piccola riserva di grasso sotto la tua pelle, sarai avvantaggiato nel momento della carestia. Il risultato è che oggi siamo obesi. Abbiamo un meccanismo della fame regolato sulla grande attività fisica e sulla scarsità di cibo, mentre stiamo prevalentemente seduti in un mondo in cui c'è cibo a volontà.
Questa mentalità si riflette nel rapporto col denaro, forma moderna e riassuntiva dei beni economici. Se l'uomo fosse saggio, avendo abbastanza denaro per i bisogni fondamentali, dovrebbe occuparsi di vivere nel senso più pieno della parola. Cioè di dormire a volontà, di godere della bellezza della natura, di fare spesso l'amore, di vivere belle serate con gli amici. Di tutto ciò che dà sapore alla vita e la rende degna di essere vissuta. Invece molti, dimenticando che il denaro è un mezzo e non uno scopo, si dedicano interamente ad esso e pretendono, con questo, di essere realisti. È un errore. Non è realista la cicala che canta e non pensa all'inverno, ma non è realista neppure la formica, che non canta mai. A che scopo vive, allora? Questo insetto ha ben meritato il disprezzo di La Fontaine.
Chi è innamorato del denaro è un sognatore. Né gli impedisce di esserlo il fatto che sogni una cosa prosaica. È un poeta della mera possibilità. È uno che non fa nulla, col proprio denaro, ma potrebbe farla, e questo gli basta. Potrebbe comprarsi un'altra casa, potrebbe andare per un mese in Giappone, potrebbe assumere solo per sé il cuoco della Tour d'Argent, ma non fa nulla di tutto questo. Gli basta sognare tutte le cose che potrebbe avere e mai avrà, esattamente come il povero che non potrebbe mai averle e mai le avrà.
Il problema della quantità giusta di denaro è insolubile. Ognuno ha diritto ad un'opinione diversa. Ma il realista è colui che non dimentica che siamo mortali. Che non si può rinviare ad un domani, molto eventuale, la vita di cui non stiamo approfittando oggi. Meglio andare a vedere la primavera con un'utilitaria, che contentarsi della mera possibilità d'andarci con un'auto di lusso.
Giannipardo@libero.it


Tempo di ballottaggi
             
(Dal sito maus che ringraziamo)

Serial Mail
Per gli iniziati è una passione che può raggiungere qualità drogastiche, per gli snob è un must, per gli arrampicatori uno status symbol. Per i presenzialisti è un imperativo categorico, per i neofiti è un orgoglio, per gli esclusi una vergogna.
E pensare che fino a pochi anni fa  mandare lettere ai giornali  equivaleva ad autoaccusarsi di sdolcinatezza stantia.
La “lettera al direttore”  emanava odore di vecchiume, evocava sentimentalismo deteriore e caramellosità del gusto. “Che sfigato” era la cosa sussurrata, con un sorrisetto di compatimento, tra amico ed amico.
Ora no. Ora -tempo di veline-  siamo in piena restaurazione. Eccoci al ritorno in grande stile della “lettera al direttore”,  multiplo,  soph opera da diecimila puntate tutte uguali, ha promosso il ripristino delle emozioni primitive fatte di comiche slinguazzate al direttore pubblicante.
Insomma, è la riscossa degli ex clandestini, degli ex polverosi, degli ex signor nessuno che tornano  alla carica, armati fino ai denti di argomenti  categorici, personificazione di un sentimento esagerato.
C’è il Buono, il Cattivo, l’Innamorato, il Traditore, il Furbo, l’Agnostico, il Clericale, l'Anticlericale, quello di Destra, quello di Sinistra ma sempre soprattutto lui,  lo scrittore seriale, l’unico che pensa, secerne, firma e imbuca.
Tuca tuca.
<<Così su due piedi non so dire qual è la morale...>>,  la Duchessa ad Alice.
(cp, 25.06.2004)

'GEGGE', IL NEOCON CHE NON T'ASPETTI / 3
Della serie: "quando anche lui la raccontava giusta'' 

Terza puntata, in cui si (ri)scopre che nel ’91 l’allora direttore di Repubblica plaudiva all’oltranzismo militare di Bush (padre), lodandolo per aver mandato a fare in culo Tarek Aziz e Gorbaciov schivando i trabocchetti della mediazione diplomatica, e per non essersi fermato neanche davanti alla ritirata di Saddam. Altro che ritiro delle truppe...
                                               FINISH THE JOB:

                                                                                 -1-

“Le guerre sarebbe meglio non farle, ma quando si decide di correre il rischio bisogna assumersene gli oneri fino in fondo”

“Potrà Bush, nelle prossime ore, rifiutare la piattaforma sapientemente costruita da Gorbaciov e da Tarek Aziz? Potrà continuare le azioni di guerra mentre il mandato dell’O-nu risulta, almeno da un punto di vista forma-le, adempiuto?
E’ assai difficile che questo possa avvenire. L’ipotesi più probabile è dunque che il clamo-re di guerra cessi, che i cannoni cessino di tuonare e le bombe di esplodere e la pace tanto desiderata sia finalmente recuperata. […] Saddam Hussein uscirebbe sostanzialmente impunito da una delle più gravi aggressioni che siano state perpetrate dall’ultima guerra mondiale in poi […]
Bush esce abbastanza malconcio da questa vicenda. Aveva promes-so che il Kuwait sarebbe stato liberato e questo obbiettivo è stato realizzato, i dettati dell’Onu sono stati adempiuti.
Ma il nemico contro il quale era stata mobilitata la più gran forza militare e politica che si potesse metter in campo ha resistito e si è preso il lusso di sbeffeggiare fino all’ultimo l’avversario della Casa bianca. […]
La partita è stata giocata male, questo è certo. Le guerre sarebbe meglio non farle, ma quando si decide di correre il rischio bisogna assumersene gli oneri fino in fondo. Se si resta a metà del guado, prima o poi si finisce in balia della corrente. Questo, a quanto si può giudicare ora, è quanto è accaduto”.
(Eugenio Scalfari -  La Repubblica,  22 febbraio 1991)


-2-
“La pace ha da esser giusta: quindi l’unica garanzia di pace è che le truppe USA non mollino finché Saddam non sarà del tutto disarmato”.

“Saddam Hussein si ritira, anzi fugge; gli Stati Uniti per ora rispondono che la guerra continua. Bush ha respinto la mediazione sovietica. […]
Fin dall’inizio dell’offensiva terrestre è apparso chiaro che l’ob-biettivo principale della Grande Armata non era quello di liberare Kuwait City e il territo-rio dell’emirato. ma di chiudere l’intero eser-cito iracheno in una morsa senza scampo. L’annuncio che Saddam si ritira, diffuso ieri notte quando è omai risultato evidente che l’esercito iracheno era in rotta completa, ha dunque questo evidente significato: uscire dalla morsa, giocare ancora una volta d’astu-zia, salvarsi per il rotto della cuffia pronto a ricominciare appena possibile, appena la Grande Armata avrà ripassato il mare e sarà lontana e dunque non pio temibile.
Fa bene Bush a proseguire. Il VII Corpo d’armata lanciato verso l’Eufrate è a questo punto una garanzia di pace. Quando avrà raggiunto i suoi obbiettivi si potrà cominciare ad operare per un assetto giusto ed equilibrato della regione.
La pace ha da esser giusta, ha detto papa Giovanni Paolo II. Una pace giusta non è compatibile con un Iraq armato e tuttora temibile. Ci vuole un Iraq disarmato per ottenere che tutti gli Stati della regione disarmino, a cominciare da Israele, ed accettino le regole d’una pacifica convivenza garantita dai nuovo ordine internazionale”.
(Eugenio Scalfari -  La Repubblica,  26 febbraio 1991)
(continua)


L'altra donna
Capperi,  in esclusiva, intervista  Rita Bernardini.
Vi svelo un segreto. Se Emma Bonino è l'immagine, icona  riconosciuta  del Partito Radicale,    Rita Bernardini,  l'altra donna dei radicali -se cerchi in Google "Rita Bernardini" le pagine che la riguardano sono 10.700!-  ne è il motore e l'anima. 52 anni (ma non li dimostra!) capelli biondi, fisico da mannequin, Rita  a partire dai primi anni '80  è la "voce" di Radio Radicale ("voce bella" , così veniva chiamata da numerosi ascoltatori);  solo intorno agli anni '90 abbandona la radio per dedicarsi, chiamata da Marco Pannella,  interamente  al Partito.
Ai radicali Rita Bernardini è iscritta dal 1975,  all'indomani della vittoria sul divorzio.  Candidata  più volte alle elezioni, partecipa come militante alla raccolta firme dei referendum. Nel 1976 costituisce il FRI (Fronte Radicale Invalidi) per l'affermazione dei diritti degli handicappati. Nel 1981, mentre inizia la sua collaborazione con l'agenzia di stampa 'Notizie Radicali', nel pieno della battaglia contro lo sterminio per fame nel mondo, fonda l'agenzia settimanale 'Azione Sopravvivenza'. Fa il suo ingresso a Radio Radicale nel gennaio del 1983 e vi collabora, anche come vicedirettrice, fino alla fine del 1991 quando assume il coordinamento della raccolta delle firme per 9 referendum. Dopo essere stata presidente  del CoRA , Coordinamento Radicale Antiproibizionista, dà vita al Movimento dei Club Pannella-Riformatori del quale diviene segretaria nazionale coordinando la campagna dei 20 referendum del 1995.

Negli ultimi anni sono numerosissime le occasioni politiche che la vedono impegnata sul fronte dei diritti civili e delle libertà.  Scioperi della fame, sit-in, walk-around, arresti e processi  scandiscono gli anni  della sua militanza.
Oggi Rita Bernardini, pur essendo stata eletta dall'ultimo Congresso Tesoriere dei radicali,  continua ad essere in buona sostanza una semplice militante radicale impegnata come sempre sul fronte dell'iniziativa politica radicale.
Con lei parliamo del referendum
, sul quale in questi giorni (e sono gli ultimi) si stanno raccogliendo le firme (a proposito: informatevi e  andate a firmare, i moduli per la firma sono a disposizione presso le segreterie di tutti i Comuni italiani!) e di altro.
Per leggere l'intervista, clicca qui .

 (intervista a cura di Carduccio Parizzi, 23 giugno 2004)

REFERENDUM
Il parlamento italiano ha approvato quest' anno una legge che vieta di fatto la fecondazione assistita in Italia. Non è più consentita la fecondazione eterologa (con seme di donatore esterno alla coppia); una donna che abbia il marito sterile non può più farsi fecondare artificialmente e avere un figlio proprio. In altri casi di infertilità parziale, non possono essere prelevati e fecondati più di tre ovociti alla volta, il che vanifica la maggior parte dei tentativi, costringendo la donna aspirante madre a ripetuti interventi di stimolazione ormonale, prelievi ed impianti, con grave danno per la sua salute. I tre embrioni così prodotti devono essere obbligatoriamente impiantati, anche se il medico si accorgesse di gravi difetti genetici; devono essere inoltre impiantati contemporaneamente, con il rischio di gravidanze plurigemellari non volute. Gli aspiranti genitori portatori di una delle tante malattie genetiche ereditarie, ad esempio la thalassemia, potevano fino all' anno passato concepire in provetta figli sani grazie alle selezione pre-impianto degli embrioni; ora anche questo è vietato. E' vietato inoltre l' utilizzo degli embrioni sovrannumerari (avanzati dai tentativi di fecondazione), allo scopo di ricerca scientifica; saranno così gettati nella spazzatura. E' vietata la "clonazione terapeutica", tecnica che consentirebbe di produrre cellule staminali in grado di riparare i tessuti umani danneggiati da gravi malattie (infarto, diabete, Alzheimer, Parkinson, e tante altre) e non, come qualche novello inquisitore sostiene in mala fede, di riprodurre un essere umano per ottenerne parti di ricambio !  Per saperne di più sul referendum, clicca qui.
"Capperi!" ti invita a firmare per abrogare questa legge. Mancano pochi giorni alla chiusura della raccolta firme. Puoi firmare recandoti, munito di un documento d'identità valido,  nella segreteria del tuo comune.


UNA FORZA DELLA STORIA: LA DEMAGOGIA
"Da bambini molti abbiamo avuto la sensazione che la storia, per come ci veniva insegnata, fosse un seguito di guerre. Chi vinceva si ingrandiva e dominava, chi perdeva a volte scompariva dal libro. In seguito siamo venuti in contatto con una storia più raffi-nata e approfondita, che parlava anche di guerre, certo, ma spiegandole piuttosto come conseguenze di altri fenomeni che come delle cause. C'erano addirittura degli studiosi che volevano spiegare tutto con l'economia e la lotta di classe. Infine, da adulti, mille teorie ci hanno confuso le idee e ci siamo ritrovati a chiederci: cosa è successo e perché è successo? La gente era più sana mentalmente prima della rivoluzione indu-striale? Il Terrore è stato necessario o no, per la Rivoluzione Francese? Se Napoleone avesse sottomesso tutta l'Europa oggi saremmo più felici? Perché è scoppiata la Prima Guerra Mondiale? E col tempo siamo stati tentati di aggiungere a queste altre perplessità: la religione è un elemento positivo o negativo, per lo sviluppo di un paese? E la risposta vale per qualunque religione o varia da una religione all'altra? La razza influenza le istitu-zioni politiche? Se fossero vissuti in Inghilterra, i Giapponesi avrebbero inventato la democrazia? In che misura la storia è influenzata dalla super-stizione?" .... segue...
 Clicca qui per leggere l'intero articolo.

Giannipardo@libero.it


Ostaggi italiani in Iraq: dalla prigionia alla liberazione
«Quegli sciocchezzai sugli ostaggi liberati»
<<I tre ex-ostaggi, nostri connazionali, sono finalmente ritornati nel nostro Paese, ma le polemiche (inutili) sulla loro liberazione persistono.>>.  Sul Giornale di Sicilia ne scrive Valter Vecellio. Clicca qui per il testo completo dell'articolo.

Zapaterismo olé: Europei 2004, la Spagna a casa (sai che novità!)
Primi verdetti e prime sorprese ad Euro 2004. Dopo la Repubblica Ceca, unica a qualificarsi dopo appena due giornate, è toccato al Portogallo (vincente ieri nel derby iberico) e Grecia raggiungere i quarti di finale. Estromessa la Russia  nonostante il successo finale contro i greci.  In onore alla politica del nuovo premier Zapatero, a casa anche la Spagna.
Olé!


OH MY GOD
“Ricordo che pure nella Costituzione degli Stati Uniti d’America si invoca Dio”. Così il Cardinale Dionigi Tettamanzi, intervistato oggi su Il Gornale (pag.10), nell’associarsi al cordoglio papale per la mancata menzione delle “radici cristiane” nella nascente “Costituzione” europea.
Sbagliato: è vero il contrario. Qualcuno lo spieghi a Tettamanzi – o, almeno, ai lettori del Giornale. Nella Costituzione degli Stati Uniti d’America  non è mai stata inserita alcuna menzione di “God”. Il che è tutt’altro che banale, se si considera che James Madison, il “padre” della Costituzione e del relativo Bill of Rights, era credente e praticante e in gioventù aveva addirittura fatto il tirocinio come ministro presbiteriano. Il fatto è che il cristiano Madison era convinto sostenitore del principio della separazione tra Chiesa e Stato:  nella Virginia coloniale si era strenuamente battuto contro le leggi che autorizzavano i funzionari del governo britannico ad arrestare ministri della chiesa battista per il "crimine di eresia", e contro i tentativi di affermare il primato della Chiesa Episcopale come chiesa di Stato ufficiale in Virginia.
Quello di Madison non era certo un caso isolato: John Adams era un seguace della Chiesa Congregazionalista, mentre Jefferson e Franklin erano entrambi teisti. Eppure si trovarono tutti d’accordo nell’omettere la parola "Dio" nella Costituzione.
Alla fine degli anni Cinquanta, un nutrito gruppo di parlamentari propose al Congresso un emendamento alla Costituzione che avrebbe sancito che gli USA erano una "Christian nation" . Se fosse passato, gli USA sarebbero diventati la "Repubblica Cristiana degli USA", un po’ come la "Repubblica Islamica dell’Iran". L’emendamento venne invece respinto sia alla Camera che al Senato, e non è mai stato riproposto.
(ale tap., 21.6.04)


Massima del giorno:
Mi considero casualmente italiano e solo occasionalmente umano.
G.P.


MOLLICHINE
Totti ha firmato un libro di barzellette scritte da un altro. Ora sputa ad un danese e la paga cara. Che sciocco. Avrebbe dovuto far firmare lo sputo ad un altro.

Montezemolo al governo: "Basta litigi". E gliel'ha detto a muso duro. Insomma ha cominciato a litigare col governo.

Non è passato il riferimento alle radici cristiane dell'Europa. Peccato. Soprattutto visto che le radici, anche se sono secche, nessuno le vede.

giannipardo@libero.it

IL TEMPIO
Che un miscredente, neppure professore di storia dell'arte, si lanci a parlare di luoghi di culto è forse un azzardo. Ma quando si sono viste la maggior parte delle cattedrali d'Europa e le più belle moschee d'Istànbul, qualche considerazione nasce spontanea.

La cattedrale gotica conosce Dio e lo vede in alto, in alto, in alto. Lontano dal fedele che, immerso nella penombra, si perde nella foresta dei pilastri. L'uomo può solo inginocchiarsi sul gelo delle pietre, in presenza d'un Dio capace di perdono ma incapace di nascondere la sua implacabile severità. Forse quel Dio è più vicino ai suoi colleghi di rango: al cavaliere di marmo, inginocchiato su un cuscino di marmo, che non abbandona la sua spada di marmo. Al vescovo sdraiato per quanto è lungo, e tuttavia ancora saldato alla sua mitra. Gli stessi quadri, nelle cappelle laterali, non parlano certo di vita quotidiana. Narrano di martiri, di santi, di miracoli e miti biblici, sicché il misero credente è respinto al suo rango di roturier. Forse parteciperà al gran banchetto del Paradiso, ma certo non siederà al tavolo delle autorità.

La chiesa barocca è meno accigliata. Luminosa, luccicante di oro vero e di oro falso, fastosa e curvilinea, parla di un dio vestito come un gentiluomo del Seicento, con un eccesso di stoffe e di nastri. È un Dio sorridente e vagamente mondano, apparentemente benevolo ma con degnazione, con la certezza che il plebeo, l'uomo dell'ultimo rango, non si farà illusioni. Dio è ricco e il fedele è povero. Dio, attorniato da una folla multicolore e tondeggiante di cortigiani, è felice, il credente è sbigottito e respinto alle sue miserie piccolo-borghesi. Chissà, forse gli sarebbe consentito di lasciare una supplica scritta a qualche monsignore dall'aria disgustata, ma di un colloquio diretto col Signore non si parla neppure.

La moschea, infine, non mostra Dio. Non ne fornisce l'immagine e non ne descrive le qualità. Egli non è né ricco né povero, né benevolo né malevolo. In questo luogo ˆ incarnazione dell'argomento ontologico ˆ Dio è solo colui che è.

La moschea non ha un altare maggiore, non ha un orientamento cui l'uomo possa rifarsi. È a pianta quadrata e Dio non risiede, come il Cristo di Monreale, nell'incàvo dell'abside. Certo, una direzione è discretamente suggerita, ed è quella della Mecca. Ma essa parla di Maometto, non di Dio. La stessa cupola che tutto sovrasta, col suo andamento circolare, supera lo schema quadrato della sala. Dice che Dio non è né a Nord né a Sud, né a Ovest né a Est. È in ogni direzione ed in ogni luogo, è perfettamente astratto e schiaccia l'uomo con la sua incommensurabile diversità e superiorità.

Il devoto accetta questa sproporzione e si prosterna fino a toccare il tappeto con la fronte: ma questo non lo avvicina alla divinità. Le statue del Buddha sorridono, il Dio dell'Islàm non sorride e non si degna neppure d'essere arcigno. Non invia sacerdoti muniti di speciali poteri di mediazione con cui parlare: invita al dialogo diretto ma finisce col costringere il fedele ad un monologo. Il Dio di Maometto, simile al Demiurgo aristotelico, non sembra né provvidenziale né consolatore. La sua natura è così semplice, così pura essenza, che la moschea la descrive non descrivendola. La sua formula spoglia e severa non è attenuata neanche dalle più ricche e complicate decorazioni. Perché anche queste sono astratte e ripetitive: Dio è, Dio è, Dio è. E tu, uomo, che forse troverai misericordia se ti umilii e ti abbandoni alla volontà del tuo Creatore, sei solo un peccatore. Un nulla. 

O forse sei un turista italiano, freddo e miscredente ben più di Voltaire, che tuttavia dice in cuor suo: "Se dovessi scegliere un Dio, nel quale poi non credere, sarebbe questo".

Gianni Pardo, 20 giugno 2004


Lo «spirito di Monaco» aleggia ancora sull'Europa?
<<Lo "spirito di Monaco" passerà alla storia come il simbolo dell'ignavia dei governanti europei di fronte alle minacce delle dittature. Nel 1938, la conferenza di Monaco portò gli Stati europei - Francia, Gran Bretagna e Italia - ad aprire ad Hitler le porte per l'invasione della Cecoslovacchia. Per preservare la "pace" non si esitò a sacrificare l'indipendenza dei cittadini cechi e slovacchi, ritardando solo di un anno il confronto con la minaccia nazista, con una politica detta dell'appeasement. Quello spirito però, ancora «aleggia e soffia sull'Europa». Ne è fermamente convinto il presidente del Senato, Marcello Pera, intervenuto al convegno «Il Nuovo Spirito di Monaco in Europa», organizzato dalla Fondazione Magna Charta in collaborazione con il quotidiano il Riformista...>>
Incipit dell' articolo di Federico Punzi di RR (clicca qui per il testo completo dell'articolo) sul convegno organizzato dalla Fondazione Magna Carta in collaborazione con "Il Riformista".

NUOVE TENDENZE MUSICALI:  DA MADONNA ALLA ...
Da un nostro amico a N.Y. riceviamo e pubblichiamo:
 

CULO BERLUSCONIANO: ECONOMIA IN RIPRESA
Vuoi vedere che il diavolo, come al solito, fa le pentole (le elezioni)  ma non i coperchi (l'economia)?  Toc toc,  chi é?  A sentire “La Repubblica”  è in arrivo la ripresa. Per l’Ansa, anche: “I dati ormai fugano i dubbi, la ripresa dell'export italiano e' una realta'',

Mollichine
  "L'Onu non va in Iraq perché quel paese è pericoloso. È disposta a portare la pace soltanto dove la pace c'è già."
(Gianni Pardo 18.06.2004)


FURIO  FESTIVAL
Lasciamo al commento dei nostri lettori questo articolo dell'Unità:
LISTA BONINO, COSA E’ SUCCESSO?
di Furio Colombo
Un sondaggio su Emma Bonino è facile. Chiedete a caso, anche a persone che non seguono attivamente la vita politica e vi diranno: capace, competente, merita fiducia. Ma il contrasto con il risultato elettorale è grande: la lista Bonino si attesta poco sopra il due per cento.
Raramente i commentatori, che spaccano il capello in quattro per altre vicende, sostano presso il “mistero radicale” per capire come le qualificazioni ovvie di un personaggio forse unico in Italia non produca che una modesta attenzione elettorale.
Chi sceglierà di soffermarsi sulla strana vicenda – strana perché c’è un contrato evidente fra la persona e il risultato – noterà due cose. La prima riguarda lo stato delle cose in Italia. La seconda, alcuni radicali italiani in questo momento.
Lo stato delle cose dimostra che è possibile il blocco totale della comunicazione. E’ vero che in passato si doveva a una politica di governi che potevano sempre evaporare, anche se sono riusciti a passarsi quell’impegno di embargo da un governo evanescente all’altro. Mentre questo che stiamo vivendo è il caso di un controllo assoluto e personale di una sola persona che usa la sua ricchezza e le sue proprietà per bloccare la parte privata dell’informazione. E – con ovvio e clamoroso conflitto di interessi – usa le sue cariche politiche per controllare e bloccare la parte pubblica delle comunicazioni.
L’anomalia, dunque, continua. Ma è più grande e scandalosa e unica al mondo. Quelli come noi, che in questo giornale si battono fin dal primo momento contro questo e contro tutti gli embarghi sono stupiti del fatto che su questo punto fondamentale no ci sia mai stato un segno di riconoscimento reciproco di un’antica battaglia. Lo stesso stupore riguarda i punti fondamentali di coincidenza che ci sono nel territorio della cultura di sinistra e certo di questo giornale: sulla libertà di ricerca scientifica, sull’umiliante e incivile legge per la procreazione assistita, sul referendum per abolirla al più presto possibile, sull’insegnamento religioso obbligatorio e messo dalla riforma Moratti “al centro di tutte le altre discipline”, sulla lotta contro la pena di morte e per il Tribunale internazionale sui crimini contro l’umanità, sul proibizionismo ferreo, automatico e immensamente dannoso della legge Fini, sullo spinello.
Entra in scena a questo punto il giovane e dinamico segretario del Partito radicale Daniele Capezzone. Sceglie un rigoroso schierarsi a destra. Dice America, ma intende esclusivamente i neoconservatori americani verso i quali gli Stati Uniti stanno ormai esprimendo una forte crisi di rigetto. Ha dimenticato del tutto la campagna internazionale di Pannella per la rimozione senza guerra di Saddam Hussein e fa della guerra un indiscutibile articolo di fede, lanciando strali contro chiunque della guerra di eserciti e della distruzione fisica di città e villaggi come modo di combattere il pericolo immenso ma elusivo del terrorismo, esprima dubbi. Quando tocca a lui scrivere o parlare, impasta ogni argomento che non condivide in una polvere di paleo-sinistra, se necessario con riferimenti all’Unione Sovietica, anche per persone che con essa e il vecchio Pci non hanno mai avuto niente a che fare. La spinta a destraimpressa da Capezzone ai radicali è netta. C’è da chiedersi se non scardini la base storica di quel partito. Certo disorienta, peché viene proposto un apparato ideologico che celebra forza e potenza nel mezzo di una aggregazione di persone libere preoccupate di diritti civili e di protezione individuale delle persone. Forse non è improprio pensare che un simile, pesantissimo bagaglio abbia fatalmente rallentato e poi fermato il percorso politico di una tra le più interessanti e promettenti figure
 italiane nella vita internazionale.


Giochino Estivo


Ghazi Al Yawer
Da MEMRI, THE MIDDLE EAST MEDIA RESEARCH INSTITUTE:
Le nuove figure-guida dell’Iraq: il presidente ad interim, sceicco Ghazi Al Yawer
Clicca qui per il testo completo dell'articolo.


EREZIONI 4
My name is Massimo, Massimo Lensi.
Manco su questo blog da qualche giorno, ma una ragione c'è. La mia pigrizia. Sono ancora stanco, stanchissimo, "mezzo" come si dice dalle mie parti. La campagna elettorale ha avuto un crescendo di "cose da fare". Ho dormito poco e con me nel rush finale ho trascinato Grazia, ormai cotta come un pomodoro al forno. Un frullio di incontri, manifestazioni, feste di fine campagna, conferenze stampa, verifiche e sudore. Milioni di sigarette. Bene (si fa per dire). Domenici, il sindaco con gli occhi belli, è stato spedito al ballottaggio. Una bella rogna per lui; ora dovrà piegarsi a Rifondazione e ai Professori oppure ai narcisismi di Cardini per ottenere l'antidoto ai brutti incubi della sconfitta. Il ballottaggio è sempre una strana bestia e il nostro Domenico Valentino si è rivelato un piccolo diesel. Lento lento, con le sue battutacce in romanesco, Valentino inizia a piacere al popolo di Firenze. Con lui adesso dovremo partire in quarta, incalzare il sindaco arrogante, far montare l'idea che il cambiamento a Firenze è possibile: basta volerlo. Vedremo, Firenze è una città strana (quante volte ve l'ho ripetuto?), pigra, preferisce sempre lo status quo, pur pessimo, al nuovo. La borghesia fiorentina è spalmata su Domenici, non così invece il  "popolino", cuore pulsante del centro storico e dei quartieri popolari. A dirla tutta infatti, in questi quartieri Valentino è andato bene. E' vero,
La sconfitta di Domenici, è dovuta soprattutto al risultato della forte lista della De Zordo (proff più RC), schizzata al 12 per cento, però è  altrettanto vero che perfino questo voto "senza se e senza ma" è da rubricarsi come voto critico (da sinistra) all'operato di Domenici. Noi speriamo anche in loro (perché no?), tutti insieme contro il Fanfulla da Lodi dei diesse fiorentini. All'attacco, quindi e ... in bocca al lupo a tutti. Per primo a Valentino e un po' pure a me ... che con il gruppo degli indomabili testardi condivido la responsabilità di organizzargli la campagna del ballottaggio, con pochi soldi, pochi mezzi, ma tanta fiducia. Ah, già, quasi dimenticavo. Ancora non c'è stata la proclamazione ufficiale, non ho seguito bene (Grazia invece sì) lo sviluppo notturno del voto, ma sembra proprio che sia entrato a far parte della pattuglia degli eletti al consiglio provinciale come "indipendente" (ma che schifo di parola) nelle liste di Forza Italia. E questo nonostante, anzi grazie anche al fatto che nella mia campagnuccia, ho sempre alzato le bandiere radicali, ricordando la mia "antropologia culturale", la mia nascita politica, le mie battaglie e, forse, il posto dove ancora il mio cuore batte. Parte dei miei voti da lì vengono e ciò mi fa da specchio. Ora mi aspetta un quinquennato istituzionale in Provincia, una vera novità per me. Che vi devo dire? Solo che ce la metterò tutta. Sì, questo è certo, a tutta birra.
Da ultimo i ringraziamenti: ai compagni radicali di Firenze, a Capperi, all'amico dei tempi d'oro Carduccio, al SuperTap e tutti quelli che in questa campagna hanno fatto il tifo per me: non sono pochi (e molti sono militanti di FI).
Un pensiero a MP (con autonomia). Un bacio a Grazia, mia moglie, che mi ha sopportato e incoraggiato, preziosa compagna di tante battaglie. Pensiero del giorno: "quando gioco con la mia gatta, chi sa se lei non si diverte con me più di quanto io mi diverto con lei" (Montaigne). Ciao.


EREZIONI 3
MASSIMO LENSI ELETTO, CAPPERI! ESULTA
In controtendenza rispetto a tutto e tutti, il “nostro” candidato Massimo Lensi, che in queste settimane ci ha regolarmente omaggiato del suo gustosissimo “diario” elettorale, ce l’ha fatta: da oggi è membro del consiglio provinciale di Firenze, eletto come indipendente nelle liste di Forza Italia.
Una candidatura controcorrente in tutti i sensi, radicalmente liberale e amerikana, che, in barba al conformismo cittadino, ha visto il Lensi avanti di 4 punti percentuali rispetto al dato complessivo del partito.
Noi di Capperi! esultiamo sommamente per questa elezione meritatissima, davvero una gran notizia. Condita, oltretutto, con l’ulteriore soddisfazione data dal fatto che Domenici, il sindaco ulivista uscente pacifist-chic, è costretto al ballottaggio, contro ogni pronostico: tié!
Ringraziamo l’amico Max per aver condiviso con noi questo successo e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per il suo lustro da rompicoglioni in Provincia.
Forza Lensi!