ARCHIVIO GIUGNO 2006


L'INTERROGATORIO

(Quattrocento parole per dire tutto)
Qualche giorno fa Ruggero Guarini si chiedeva come mai la signorina Gregoraci, interrogata dal P.M. su sui (eventuali) rapporti sessuali col sig.Sottile, non abbia risposto semplicemente: "Non ho il dovere di riferirle questi fatti".
La prima probabile ragione è che il P.M. non chiedeva, come avrebbe dovuto, "Le è stato chiesta una prestazione sessuale, accompagnata dalla minaccia che, in caso di risposta negativa, la sua richiesta sarebbe stata respinta?" Aveva l'aria di chiedere notizie del fatto in sé, al di fuori della sua rilevanza penale. E si ha addirittura la tentazione di temere che il fatto sarebbe stato sufficiente. Era possibile farne una concussione dopo, coprendolo autonomamente con una presunzione di minaccia.
Il tono era comunque inammissibile. L'ultima cosa che vorrebbe sentire, un vescovo, è una donna che denuncia curiosità pruriginose del parroco in confessionale. Rilevante è l'adulterio, non in che posizione è stato commesso.
Se poi il P.M., inducendo la teste a "confidarsi", tendeva soltanto a condurre un interrogatorio "astuto", si può avere il legittimo dubbio che egli intendesse influenzarla  per trovare la prova della colpevolezza dell‚accusato. E anche questo è scorretto: perché qualunque interrogatorio suggestivo è un interrogatorio inaffidabile.
Altrettanto interessante è la ragione per la quale la giovane - essendo esclusa ogni forma di pressione, intimidazione o violenza - non ha risposto affermando che erano fatti suoi e basta. La spiegazione è che, in un mondo dominato dalla televisione, tutti hanno un invincibile timore reverenziale nei confronti di chi porge il microfono. Mentre di solito si sente d'avere il diritto di rispondere o no alle domande indiscrete, se chi fa la domanda tiene un microfono in mano ognuno ha la sensazione d'avere incontrato il dio-audience in persona, il dio-televisione in persona, un dio cui tutto è dovuto, cui nulla si può nascondere e con cui non si può non collaborare, pena l'umiliazione, la squalifica mediatica fino alla damnatio memoriae. La nonna o la bisnonna dell'interrogata avrebbero risposto semplicemente: "Come si permette di farmi simili domande?"
Ma era un tempo in cui una donna era, più spesso di oggi, una signora e sapeva mantenere le distanze, quando occoreva. Un tempo in cui il termine "dama" non faceva ancora parte dell'archeologia. Oggi invece siamo tutti degli esclusi del "Grande Fratello".
Ma non perdiamo le speranze. Chissà, anche il microfono di un P.M. potrebbe domani essere un trampolino di lancio.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 29 giugno 2006

Bastardi, non si chiamava "colono"
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu.
Studiava, sorrideva alla vita  e quando lo hanno catturato stava facendo l'autostop per tornare a casa.
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu.
Lo hanno catturato  e giustiziato subito , senza pieta' e d'altronde sarebbe troppo aspettarsi pieta' dai nazisti palestinesi.
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu, non si chiamava "colono" come, con spietatezza disgustosa, lo definiscono tutti i media italiani.
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu.
Quando muore un palestinese, quando muore un kamikaze, i media fanno a gara a scrivere la sua storia, si esaltano pubblicando le sue foto, quelle delle loro madri urlanti non solo il loro normale dolore ma anche il loro odio e l' orgoglio che sempre provano se il figlio morendo ha anche ammazzato degli  ebrei.
Di Eliahu nemmeno il nome sui giornali, nemmeno un accenno al suo sorriso, alla sua vita di ragazzo.
Aveva una mamma? aveva fratelli? aveva una famiglia ? Non lo scrivono i giornali italiani. Colono e basta , con questa parola si sottraggono ad ogni sentimento di pieta' perche' per gli italiani la parola "colono" e' una parolaccia , terrorista no,  infatti li chiamano attivisti, militanti, guerriglieri, persino ministri ma mai terroristi.
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu!

E'' stato "giustiziato" con un colpo in testa, lo stesso giorno del rapimento, domenica.
Ammazzato, violato il corpo e gettato nella terra  e due giorni dopo un nazista palestinese ha avuto il coraggio di mostrare alle televisioni di tutto il mondo la sua carta di identita' dicendo che, se Israele avesse attaccato, Eliahu sarebbe stato ucciso.
Era gia' morto Eliahu, avevano gia' spento quel sorriso felice di ragazzo.
Sara' morto col terrore negli occhi cercando aiuto ma aveva davanti solo i suoi assassini  palestinesi.  
Sono questi coloro che il mondo dei dhimmi  ha sempre giustificato e protetto, gentaglia nazista, senza onore, senza coraggio, senza faccia se non quella della barbarie.
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu e voi che , senza vergogna, lo chiamate colono non siete migliori dei suoi assassini.
Intanto l'Esercito di Israele sta conducendo una vasta operazione a sud della striscia di Gaza nel tentativo di liberare Gilad, il soldato diciannovenne  rapito a Kerem Shalom, e per fermare il diluvio di razzi qassam che ogni giorno si rovescia  sui villaggi  israeliani del Neghev e su Sderot.
Sara' ancora vivo Gilad? Un intero esercito si e' mosso per lui. Grande Israele!
Suo padre spera di si, sua madre non parla,  tutti noi speriamo ma la speranza sta diventando una specie di scudo contro la paura che anche lui sia stato sacrificato dalla barbarie dei suoi rapitori.
Israele ha arrestato 64 parlamentari palestinesi, ha distrutto la centrale elettrica di Gaza, ha avvisato i civili palestinesi di allontanarsi dalle loro case e ha mandato la sua aeronautica militare  a fare un giretto di avvertimento sopra il palazzo di Assad a Damasco dove si nasconde Meshal, il capo assoluto di hamas.
Le cronache dicono che gli aerei di Israele hanno superato la barriera del suono proprio sopra le loro teste.
"Guardati dalla rabbia dei Giusti" scrive la Bibbia.
Oggi Eliahu verra' sepolto a Gerusalemme.
Riposi in pace e che il suo sorriso di ragazzo possa illuminare le nostre vite.
Aveva un nome, un nome bellissimo, Eliahu,  aveva la vita e gliel'hanno tolta perche' era ebreo.
Non si chiamava "colono".
Si chiamava Eliahu e aveva solo 18 anni.
 
Deborah Fait - informazionecorretta


Massima del giorno
Per i pessimisti: non è il mondo, che è peggiorato; è migliorata la conoscenza che ne avete.
Gianni Pardo

BAMBINI DI TRENT'ANNI
Uno studio di Bruce Charlton, professore nella School of Biology dell‚Università di Newcastle upon Tyne (Inghilterra), afferma che un crescente numero di persone mantiene i comportamenti e gli atteggiamenti associati alla gioventù. Gli adulti presentano sempre più un comportamento da immaturi. La conseguenza, secondo le parole della ricerca, è che "many older people simply never achieve mental adulthood", molti mentalmente non raggiungono mai l'età adulta.
Egli asserisce che gli esseri umani sentono una forte attrazione per la gioventù fisica che rappresenta fertilità, salute, vitalità. Inoltre, la flessibilità lavorativa richiesta dai tempi moderna implica che si mantenga, come i giovani, una "flessibilità pressoché infantile di atteggiamenti, comportamenti e conoscenze". Per giunta l‚educazione formale si estende parecchio oltre la maturità fisica, sicché alle fine dei corsi gli studenti sono lasciati con menti, secondo le sue parole, "non finite": contrastando così il raggiungimento della maturità psicologica che diversamente si avrebbe all'incirca a questa età.
Charlton, qualificato "leading expert on evolutionary psychiatry", sostiene che in passato la società presentava un environment (ambiente, mondo) più stabile e permetteva dunque la maturità psicologica prima dei vent'anni. Oggi invece l'immaturità è corrente sopratutto fra le persone che hanno ricevuto una notevole educazione. "Professori, insegnanti, scienziati e molti altri professionisti sono spesso stupefacentemente immaturi al di fuori della loro stretta sfera di competenza e risultano imprevedibili, squilibrati quanto alle priorità e tendenti a reazioni inconsulte".
Queste conclusioni sono fondate su osservazioni sul campo e non si può non essere d'accordo.  I dati sono incontestabili. Le ipotesi sulla causa del fenomeno sono invece opinabili, probabilmente perché esulano dal campo strettamente sperimentale. Non basta infatti osservare che i professori e gli scienziati hanno studiato più a lungo di altri e sembrano meno adulti di altri: bisogna trovare il nesso causale tra le due cose. E proprio su questo nesso si ha il diritto alla propria opinione.
L'età adulta risulta da due elementi, uno fisico e uno mentale. Quello fisico è dato dalla pubertà, cioè da uno sviluppo fisico sufficiente per le attività dell'essere umano primitivo (caccia, raccolta, procreazione). Quello mentale è dato dalla capacità di amministrare la propria vita, personalmente e in seno alla comunità (famiglia, tribù). Fra questi due elementi esiste una discrepanza cronologica da millenni. Neanche nell‚antico Egitto o a Roma un adolescente di sedici anni - pure perfettamente sviluppato - era considerato un adulto a tutti gli effetti. La discrepanza è tuttavia diventata voragine nell'ultimo secolo. E la causa deve dunque essere ricercata in questo tempo.

La scienza è nata concettualmente nel XVII Secolo, ha cominciato a svilupparsi concretamente nel XVIII, ha trionfato nel XIX ed è infine esplosa, cambiando il mondo e la maniera di vivere dei paesi sviluppati, nel XX Secolo. Da allora oltre ad un immenso progresso tecnologico si è avuto un progresso economico che ha  portato i risultati scientifici ad influenzare la vita di tutti, anche quella dei "poveri". Il telefono, invenzione della metà dell‚Ottocento, è finalmente divenuto tanto comune da poter dire che chiunque ne possiede uno. La scienza, per influenzare la società, abbisognava di quel benessere economico di cui era a sua volta causa.
Oggi la prosperità, nei paesi sviluppati, è generale. Nessuno soffre la fame, nessuno soffre il freddo, nessuno cucina col carbone e nessuno spacca pietre o dissoda il terreno. Tutti vanno in automobile, tutti hanno un telefono, tutti hanno un frigorifero e un televisore. La facilità della vita, tanto apprezzata dagli adulti che hanno conosciuto tempi più duri, è banale ed ovvia per le generazioni successive che sono nate direttamente in tale mondo. I genitori inoltre - a causa del loro naturale affetto per la prole - hanno fornito ai figli tutti i possibili vantaggi, fino a farli vivere in un mondo in cui la fame, invece d'essere una costante minaccia di morte, è divenuta uno stimolo per consumare le merendine. Lo sforzo fisico, invece d'essere il prezzo per sopravvivere, è diventato un complemento dello sport. Sempre che si abbia voglia di fare sport. Inoltre non appena il singolo è in difficoltà la società, invece di approfittare dell'occasione per lasciare indietro il più debole (struggle for life), si precipita a soccorrerlo con atteggiamento materno. Se un ragazzo di diciassette anni non studia la cosa è motivo di preoccupazione e di analisi per genitori, professori e psicologi. Magari per concludere che la colpa non è sua.
Insomma, quello che il prof. Charlton non ha visto è che gli esseri umani hanno sempre meno tendenza a divenire adulti semplicemente perché la società li tratta troppo a lungo da bambini.
Ognuno del mondo conosce solo ciò che esperimenta personalmente. Se si nasce in Scozia si leggerà sui libri com‚è fatta la foresta pluviale, che cos'è un mercato sull'acqua nel Sud-Est asiatico e che significa per i giapponesi "perdere la faccia". Ma saranno dati culturali. Ciò che si conoscerà veramente sarà il clima in Scozia, l‚accento locale, la mentalità della gente, ecc. Chi nasce lì è innanzi tutto scozzese. Solo con la cultura potrà divenire prima britannico, poi europeo e infine, se ce la mette tutta, cittadino del mondo. Nello stesso modo, se si nasce in una società in cui non si corrono pericoli, si è accuditi fino ai venticinque anni e si è perdonati se si fanno sciocchezze, come si può pretendere che si giunga alla maturità?

La mentalità adulta è quella che alle anime belle fa ribrezzo. Quella che è considerata "orribile cinismo", "spudorata immoralità", "inammissibile barbarie". Una mentalità che il piccolo selvaggio impara invece molto presto, perché la natura non fa sconti. La scimmia che "sbaglia" e cade dall'albero non solo si rompe le ossa ma è sbranata dal leopardo in quanto preda facile. Nello stesso modo il sedicenne primitivo, se non riesce a difendersi dalle belve e a procurarsi il cibo, non ha come sanzione quella di "ripetere l'anno": sa che l'aspetta la morte sua, della sua donna e dei suoi piccoli. Quel sedicenne è un adulto.
La prova di quanto sopra si rinviene persino nelle lettere ai giornali che di solito sono un‚esplosione di moralismo. Si rimprovera alla società di non far abbastanza per questo o quello; si biasimano i politici che non sono solleciti nel correre in soccorso del popolo come la madre più sensibile; si condanna nella maniera più intransigente qualunque comportamento che non sia in linea con la santità. La gente vive in un mondo di sua invenzione: il mondo dei bambini. Se uno dice che il politico è arrivato dov'è arrivato perché è un ambizioso e un vanitoso (e dunque il suo primo scopo è pensare a se stesso) provoca indignazione e proteste. Perché questo quadro - pure realistico - non corrisponde al libro di lettura di quarta elementare.
Charlton ha ragione: gli adulti sono sempre più infantili. Ed ovviamente più infantili degli altri sono quelli che meno ricevono lezioni dalla realtà: coloro che frequentano l'università fino a venticinque anni e passa. L'apprendista meccanico, se deve smontare un carburatore, lo deve smontare senza romperlo: diversamente il capofficina non gli manderà a dire quant‚è cretino e quanto gli tratterrà sulla paga. Al contrario chi fa studi avanzati (divenendo poi scienziato, professionista, docente) rimane a lungo nella condizione di figlio di famiglia e vivendo da minorenne mantiene una mentalità da minorenne.
Gli adulti sono spesso dei bambini viziati con trent‚anni di più.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 29 giugno 2006


Costituito il "Gregoraci fans club"
Comunicato stampa:
Presso il blog "capperi.net" si è costituito  il "Gregoraci fans club".
Si accettano adesioni.


PORCO MONDO
Un  avvocato,  famoso mezzo secolo fa, soleva ricordare la raccomandazione paterna a lui studente: <<Studia , studia: sennò diventerai pubblico ministero.>>.
Questo m’è tornato alla mente dopo aver riletto:
W: senta, lei l'amore con Sottile l'ha fatto quel pomeriggio alla Farnesina?
G: eh...
W: eh? Dica, risponda, signorina... Ha fatto l'amore alla Farnesina? E dica sì o no, signorina Gregoraci.
G: no, no.
W: e quando l'ha fatto?
G: ma no, non l'ho fatto.
W: e che cosa è successo alla Farnesina? (...)
G: ma nulla... io... l'ho salutato nel suo ufficio, abbiamo parlato...
W: e questi bacini quando ve li siete dati?
G: quando sono arrivata e quando sono andata via.
W: ah, quindi è stato un bacino di saluto?
G: sì.
W: non c'è stato mai... quindi, voglio dire, lei è sicura... io, guardi, io non è che glielo posso chiedere tutto il pomeriggio (...) io più che ricordarle, diciamo, che lei deve dire la verità, più che... io credo che...
G: va bè, ok, è capitato, io l'ho fatto, sì.
W: ha fatto l'amore?
G: perché mi andava di farlo. (...)

cp, 28  giugno 2006

IL REFERENDUM COSTITUZIONALE
La materia costituzionale è difficile. Prova ne sia che Sartori sostiene che neanche i professori di diritto costituzionale (se sono stati per il sì) ne capiscono qualcosa. E se nessuno di loro arriva alla solitaria grandezza del politologo toscano, s’immagini quanto ne abbiano capito i cittadini normali che sarebbero in imbarazzo se dovessero spiegare che significano le parole bicameralismo perfetto e  bicameralismo imperfetto (con l’imperfetto migliore del perfetto!), conflitti di competenza o di attribuzione, potestà legislativa esclusiva, Primo Ministro e Presidente del Consiglio. Dunque la gente non ha votato scegliendo fra due costituzioni, ma per motivi diversi.
1) La prima ragione per votare in un modo piuttosto che nell’altro è l’appartenenza politica. Per i sostenitori dell’Unione, se il centro-sinistra ha detto che ogni cosa che ha fatto il centro-destra è da buttare nella spazzatura, non si vede perché bisognerebbe salvare questa riforma. Dunque, se Fassino, Rutelli, Diliberto e soci dicono che bisogna votare “no”, si voterà “no”. Non diversamente, anche se in maniera opposta, hanno votato per il “sì” molti che precedentemente hanno votato per il centro-destra.
2) La seconda ragione è l’influenza dell’establishment e dei grandi giornali. Questi, pur schierandosi per la ragione precedente, hanno dato ad intendere che lo facevano per grandi, nobili e specialistici motivi. E molti hanno pensato che, se il “Corriere della Sera”, la Stampa, la Repubblica ecc. erano contro, ci dovevano essere buone ragioni per essere contro. In Italia la pubblicistica è talmente schierata da non scandalizzarsi – è episodio recentissimo - se un ministro propone di licenziare 400.000 statali. E anzi da passare sotto silenzio la notizia, per non doverne discutere.
3) Un’altra ragione che ha pesato moltissimo anche per gli elettori di centro-destra è l’abilità della retorica di sinistra. Gli adepti di questa chiesa non hanno esitato a parlare dei disastri più gravi, delle ingiustizie più cocenti, delle più catastrofiche minacce alla democrazia. Hanno descritto cittadini che non potevano più farsi curare in buoni ospedali, magari dissanguandosi per un “viaggio della speranza”, di attentati all’unità del paese e di chissà a che altro ancora. Chi avesse avuto la pazienza di prendere nota di tutti i capitoli di questo libro nero, avrebbe potuto scrivere una nuova apocalisse.

4) Ma fra i migliori argomenti contro la nuova costituzione c’è il fatto che per troppi anni si è stati afflitti, riguardo ad essa, da timori reverenziali. Quando qualcuno ha detto che essa è retorica (la repubblica “fondata sul lavoro”!), declamatoria e inapplicabile (il diritto al lavoro!), s’è sempre trovato chi gli ha dato sulla voce come avesse fatto un tutto in chiesa. E invece, come diceva Montanelli, non si fa la rivoluzione “con la protezione dei carabinieri”. Non si possono passare decenni a scappellarsi dinanzi a questo testo come se fosse un feticcio – dandogli perfino senza ridere il Premio Strega - per poi dire che lo si vorrebbe cambiare perché ha un bel po’ di difetti. È come se si adulasse da sempre il re per poi chiedergli improvvisamente di abdicare. Il popolo insorgerebbe in favore del caro sovrano. Volendo cambiare la Costituzione sarebbe stato necessario criticarla aspramente per anni: preparando il terreno.
5) E infatti – si giunge all’argomento centrale – la riforma non ha sbattuto contro un elettorato a favore del centro-sinistra ma contro un elettorato allarmato e misoneista. Il popolo è sempre misoneista. Perché molti italiani non vogliono la TAV? Perché la TAV è una novità. Perché non vogliono il Ponte sullo Stretto, prima d’informarsi seriamente per sapere quanto costa e chi lo paga? Semplicemente perché è una novità. Come ha detto qualcuno, se Dio avesse voluto che la Sicilia fosse unita alla Calabria, avrebbe creato un istmo. Che è come dire “se mio figlio sta morendo di difterite non lo faccio operare, perché se Dio volesse che viva, non lo farebbe ammalare”. Il misoneismo è una grande forza storica. Il popolo italiano non è mai stato a favore delle ferrovie, del voto alle donne, del suffragio universale, della laicità dello stato. Si è schierato a favore di queste cose quando esse erano divenute altrove delle ovvietà. Nel caso del divorzio ci fu chi propose un referendum abrogativo, proprio contando sul misoneismo, e se perse fu perché la gente aveva nel frattempo visto troppi film in cui si divorziava per non capire che non sarebbe crollato il mondo. Non vinse la laicità, vinse Hollywood.
6) Comica l’affermazione del centro-sinistra secondo cui bisognava votare “no” affinché poi si modificasse la costituzione. In che modo? Non si sa. Comunque non se ne farà niente. Ma così s’è messo a tacere anche chi non si sentiva di negare i difetti della presente costituzione. Prodi è poi arrivato al ridicolo personale promettendo – proprio lui che ha costituito il più pletorico governo di tutti i tempi – che avrebbe ridotto il numero dei parlamentari.
7) Comica è pure l’affermazione che non si può modificare la costituzione “a colpi di maggioranza”. Essendo escluso che essa si possa modificare a colpi di minoranza, rimarrebbe il caso di norme che siano votate con entusiasmo da Marco Rizzo e da Maurizio Gasparri, da Pannella e da Mastella, da Berlusconi e da Diliberto. E poi la costituzione non la modificò a colpi di maggioranza proprio il centro-sinistra, negli ultimi giorni della penultima legislatura?
L’ultima consultazione elettorale non è stata una vittoria del centro-sinistra ma del misoneismo. Il centro-destra, nel tentare una riforma per la quale l’opinione pubblica non era matura, ha commesso un errore. Ma è un errore più adatto ad uno studio sociologico che ad uno studio politico.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 28 giugno 2006


Israele reagisce e in Italia...aprono le fogne
Ogni volta che succede qualcosa in Israele e' interessante leggere e ascoltare i commenti dei media italiani, interessante e deprimente come al solito.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto in Israele un grande concerto, Roger Waters e' venuto a cantare mandando in visibilio migliaia di giovani israeliani.
Ha cantato a Neve' Shalom, un kibbuz dove vivono insieme israeliani di varie fedi, ebraica, islamica, cristiana.  All'estero parlano di questo kibbuz come di qualcosa di paradisiaco mentre per noi, in Israele, non c'e' niente di piu' normale poiche' in tutto il Paese gli israeliani  vivono insieme tra loro, indipendentemente dalla loro fede.
In Israele esistono scuole miste , ebrei e islamici insieme, in Israele viviamo fianco a fianco ebrei, cristiani, musulmani, drusi, circassi, e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Nel mio palazzo viviamo in santa pace, ebrei, russi non ebrei, una famiglia di arabi cristiani. Qui vicino vivono beduini e vengono a fare la spesa nel mio supermercato.
Neve' Shalom quindi non e' niente di particolare per noi ma in Europa  e' una specie di simbolo e spesso e' la scusa per fare propaganda antiisraeliana ...situandolo altrove.....
E' successo anche col concerto di Waters, la RAI e' riuscita a taroccare magistralmente il bel servizio di Claudio Pagliara che spiegava chiaramente dove si trova il kibbuz, cioe' in Israele, tra Tel Aviv e Gerusalemme.
Come hanno fatto? In modo estremamente semplice e  con tale  noncuranza da non far venire nessun dubbio a chi ascoltava.
Il giornalista che presentava il TG da studio ha parlato sorridendo beato del grande successo del concerto di Roger Waters nel "famoso villaggio di Neve'Shalom, in Cisgiordania", contemporaneamente partiva il  il supporto scritto, in sovraimpressione, : "Neve' Shalom, Cisgiordania"
Ecco fatto. Cancellato Israele in un batter di ciglia.

D'ora in poi tutti sapranno che in un non precisato posto chiamato Cis-Giordania,  esiste un villaggio di brave persone che vivono insieme pacificamente, altro che in Israele.....
E' cosi' che funziona la propaganda, messaggi subliminali, quelli che la gente non dimentica mai perche' penetrano nel cervello. Esattamente come la foto della ragazzina che urlava sulla spiaggia davanti al corpo del padre morto ...ammazzato dai palestinesi...pero' di questo non si parla piu'...vietato...da quando e' stato provato che ...i palestinesi sono responsabili, non se ne parla piu'  ma  quella foto restera' sempre nella memoria della gente come di una vittima di Israele.
Mohamed Al Durra insegna.
Ogni volta che Israele reagisce alle azioni di terrorismo dei palestinesi e' interessante e disgustoso vedere come , all'improvviso, i topi escano dalle fogne e incomincino a spargere tutto intorno la peste del loro odio.
Parliamo proprio dei topi di fogna, cioe' di quelli che dopo aver tenuta la bocca serrata per tutto il periodo in cui, dall'evacuazione degli ebrei dalla striscia di Gaza,  il sud del Neghev veniva bombardato sistematicamente , quotidianamente, dai palestinesi, adesso escono dai tombini e  scrivono comunicati  chiedendo  aiuto per i palestinesi.
Hanno tenuto le bocche serrate nonostante le vittime israeliane, i feriti, la gente sotto schock all'ospedale , la citta' di Sderot ridotta ad essere una citta' di gente disperata.
Cose irrilevanti per loro.
Aprono le loro fetide bocche adesso perche' Israele  finalmente reagisce, dopo che i bombardamenti si sono centuplicati e dopo che un commando di terroristi e' uscito di sotto terra in territorio israeliano, dentro il kibbuz Kerem Shalom, ammazzando due soldati e rapendo un terzo.
I soldati uccisi si chiamavano Hanan Barak e Pavel Slutsker, e lo scrivo perche' i giornali italiani  dimenticano sempre di citare le vittime israeliane per nome.
Il soldato rapito si chiama Gilad Shalit, 19 anni,  e il suo rapimento ha gettato tutto Israele nella disperazione, ricordando la fine di altri israeliani rapiti dai palestinesi e mai tornati o tornati in pezzi.
L'esercito e' entrato per la prima volta dopo un anno nella striscia e i topastri subito protestano e scrivono nefandezze e sollecitano interventi internazionali per fermare Israele e impedirgli di difendersi.
Alcuni di questi topastri si dichiarano ebrei, vogliono una pace giusta e duratura con Israele entro i confini del 67, Gerusalemme capitale di Israele e Palestina, cioe' parlano molto apertamente  e senza vergogna  dello smantellamento di Israele.

Non soddisfatti, vogliono anche che Israele riconosca che la sua nascita nel 1948 e' stata null'altro che un regalo dell'Europa, regalo che ha provocato sofferenza inenarrabili  agli arabi.
Cambiano la storia, raccontano menzogne, senza vergogna, senza vergogna, senza vergogna.
Questi topi di fogna sono di sinistra ma il loro odio e' lo stesso di quelli storici, i topi di fogna fascisti: stessa razza stessa faccia, cambia solo il colore.
Giorni fa ho letto un'interessante intervista a Emanuele Fiano, neodeputato della sinistra, che a un certo punto dichiara :"Devo dire che il mio pensiero entrando in Parlamento è andato ai miei nonni e zii e a tutti i miei familiari uccisi ad Auschwitz; ho sentito che si chiudeva un cerchio".
Mi spiace contraddirlo ma nessun cerchio si chiude, qua tutto si riapre e la sinistra che odia Israele non e' una parte minoritaria, e' quella che applaude ai discorsi di D'alema che continua a parlare con tanta comprensione del terrorismo palestinese, con tanto livore dell'aggressione israeliana...e con tanta speranza di prossimi buoni rapporti con Ahmadinejad, arrivando a stringere la mano al suo ministro degli Esteri. 
Sotto le ceneri di Auschwitz e' ancora vivo l'odio che vuole distruggere oggi Israele, senza crematori, semplicemente riducendolo alla non esistenza.
Questo e' quello che i topastri vogliono ed e' per questo motivo che gli israeliani di origine italiana, alle ultime elezioni, hanno votato Forza Italia con la bellezza del 60% dei voti, come da un'analisi di Sergio Della Pergola sul giornale degli italiani di Israele, Kol Haitalkim.
Sentire sulla propria pelle il pericolo di un secondo Olocausto, leggere le cronache piene di odio e menzogne  sui media della sinistra italiana,   constatare che l'unico governo italiano  amico di Israele degli ultimi 40 anni e' stato quello di Berlusconi, ha determinato il voto.
Altro che cerchio chiuso, l'Italia e' piena di topastri che escono dalle fogne per morsicare e spargere la peste dell'odio intorno a loro.
Il desiderio di Auschwitz numero due e' per loro simile al desiderio di droga.
Non gli basta mai, vogliono Israele per poterlo distruggere in nome della loro pace giusta quella che dovrebbe portare la maggior parte degli  israeliani al cimitero e i sopravvissuti  ebrei ancora raminghi per il mondo.
 
Deborah Fait
- informazionecorretta

LA NOTIZIA È LA NON NOTIZIA
Un articolo del Giornale (a firma Antonio Signorini, 26/6/’06) così comincia: “Gli statali sono circa tre milioni e mezzo. Ma bisognerebbe ridurli di 300-400 mila unità”. Chi dice questo è il ministro alla Funzione pubblica Luigi Nicolais. “La posizione del ministro Ds non è distante da quella dei sindacati di categoria” i quali avrebbero proposto “l’assunzione di 300 mila lavoratori precari in cambio di esodi incentivati”. “L’economista Ds Nicola Rossi invece ha proposto 100 mila prepensionamenti”. Altri sindacalisti protestano, ma il punto è un altro.
Se simili annunci fossero stati fatti da un ministro del precedente governo, i giornali sarebbero saliti sugli spalti per stracciarsi le vesti per l’attentato all’occupazione. In un mondo in cui tanta gente è disoccupata licenziare 300-400 mila persone? Licenziarle no, mandarle in pensione: ma col trattamento pensionistico guadagnerebbero meno e non è detto possano permetterselo; inoltre, nel momento in cui si alzano alti lai e si parla di stringere drammaticamente la cinghia, quale sarebbe l’aggravio di spesa per lo Stato il quale, fatalmente, dovrebbe presto assumere nuovo personale, visto che dopo un simile salasso la macchina dello Stato non sarebbe in grado di funzionare? E i sindacati, invece di protestare e dichiarare la guerra civile – che è più o meno ciò che avrebbero fatto sotto il governo Berlusconi – che cosa fanno? Dànno una mano con proposte analoghe. L’assunzione di precari da licenziare alla fine del precariato.
Ed ecco la notizia: la notizia è che nessuno parla di questa notizia. Berlusconi s’è a lungo vantato di un milione o più di nuovi posti di lavoro e gli si è non raramente dato dell’imbonitore e del visionario. Qui si parla di tagliarne più o meno la metà e nessuno se ne occupa. Né per dare del visionario né per dare del delinquente affamatore del popolo.
Non è strano che in Italia vinca spesso la sinistra. Se i giornali e le televisioni hanno questa obiettività, potrebbe risultare che le donne vergini sono delle complessate da TPO (Trattamento psichiatrico obbligatorio) mentre gli stupratori sono maschi gagliardi che dispongono di un invidiabile eccesso di testosterone.
Tutto sta a come si presentano le cose.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it


COME SI FORMANO LE FRONTIERE
Il mondo che conta per noi, cioè l’Occidente, non vive guerre importanti da sessant’anni. Questo fa sì che gli adulti conoscono solo un mondo dalle frontiere stabili e per questo, aiutati da una notevole ignoranza storica, le concepiscono come “naturali”, “immutabili” e forse “sacre”. Se, tanto per giocare con le idee, la Germania ipotizzasse una spedizione militare per andare a riconquistare Königsberg, l’idea - prima che stupida, azzardata ecc. - apparirebbe inconcepibile. Come assurdo apparirebbe che l’Italia pensasse d’andare a riprendersi l’Istria con le armi. E tuttavia forse che l’Istria non è appartenuta per secoli alla repubblica di Venezia? E oggi non appartiene alla Croazia e alla Slovenia solo perché loro hanno vinto la guerra e l’Italia l’ha perduta? Forse che la patria di Kant non appartiene alla Russia perché la Russia ha vinto la guerra e la Germania l’ha perduta? E l’unione sovietica  non s’è appropriata grandi territori polacchi, compensando la Polonia con vasti territori tedeschi, tanto che si è parlato di una Verschiebung (spostamento, dislocazione) dell’intera Polonia verso ovest? Tutti questi fenomeni non rappresentano spostamenti di frontiere in epoche preistoriche: sono i risultati dell’ultima guerra continentale.
A volte – è vero - le frontiere sono stabili perché determinate dalla geografia. O c’è un mare, fra due paesi, oppure un grande ostacolo naturale: fra la Spagna e la Francia i Pirenei non solo hanno fatto sviluppare lingue e storie diverse, ma per la difficoltà di attraversamento porrebbero un bel problema se un paese volesse dominare una regione dell’altro. Al di là di questi casi, il modo fondamentale per stabilire le frontiere non è né la geografia, né la storia, né il principio di nazionalità: è la vittoria militare.
Per molto tempo, ciò è stato ovvio. Ed è per questo che son potuti esistere imperi multinazionali senza gravi tensioni interne: un esempio su tutti, l’impero austriaco, dove per molto tempo l’Ungheria non soffrì dell’unione personale con l’Austria.
A partire dall’Ottocento si è invece sentito giusto che qualunque gruppo umano, identificato da una propria civiltà fatta di storia, lingua, e religione, fosse indipendente (nazionalismo). Ma anche in questo caso è rimasto vero che la forza delle armi prevale sulla nazionalità. Königsberg era una città tanto tedesca quando Kiel o Rostock, e tuttavia l’Unione Sovietica ha praticamente buttato fuori i tedeschi e ne ha fatto una città russa al punto che oggi la Germania non saprebbe che farsene. Essa è drammaticamente decaduta e in una situazione geografica addirittura assurda, essendo tagliata fuori tanto dal territorio tanto russo quanto dal territorio tedesco.
Né si deve pensare che lo spostamento delle frontiere con la forza delle armi si sia fermato con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1950 la Corea del Nord, aiutata dalla Cina, quasi riuscì ad invadere la Corea del Sud e ad annettersela: mancava solo un fazzoletto di terra intorno a Pusan, da cui partì la riscossa. Il Vietnam del Nord, qualche mese dopo il ritiro degli americani, invase ed annetté il Vietnam del Sud. Il quale fu così lieto di essere riunificato col Nord che molta gente, pur di scappare, morì in mare (boat people). Saddam Hussein, con la scusa che il Kuwait era una regione irakena irredenta, l’invase e l’annetté. Poco importa che quelli della Corea del Nord e di Saddam Hussein siano stati tentativi falliti e quello del Vietnam del Nord sia stato un successo: se Saddam Hussein non fosse stato sloggiato dal Kuwait, col tempo il fatto che il Kuwait prima era stato indipendente sarebbe divenuto una curiosità. Come l’indipendenza di Venezia prima di Campoformio.
La maggior parte delle persone ha convinzioni che non sono figlie della cultura ma dell’esperienza personale. Per questo, poiché nella cultura europea recente è mancata l’esperienza del cannone, non si capisce l’origine delle frontiere e si crede che esse stiano in piedi per virtù propria. Se un deprecato giorno la pace finisse, molti imparerebbero molto in poco tempo.


Nota a proposito d’Israele
Israele è nato dalla Dichiarazione Balfour del 1917 e poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, da una decisione dell’Onu. La sua intenzione era quella di vivere pacificamente negli strettissimi territori assegnati. L’essenziale non era infatti l’estensione o la potenza dello Stato, ma il possesso di un “National Home”, come si esprimeva la Dichiarazione Balfour: cioè di un posto in cui gli ebrei non potessero essere sottoposti a pogrom e da cui nessuno potesse scacciarli. Fu l’aggressione araba del 1948 che costrinse Israele a difendersi militarmente e, per conseguenza, le frontiere lasciate dall’armistizio che concluse quella breve guerra furono per qualche tempo “definitive”. L’attacco arabo si ripeté però nel 1967 con conseguenze ancor più gravi per gli aggressori: infatti gli israeliani conquistarono tutta la Cisgiordania, le Golan Heights, la Gaza Strip e l’intero Sinai fino al canale di Suez.
A questo punto – ed ecco si torna a parlare di frontiere – Israele avrebbe potuto annettersi tutti questi territori e mantenerli in eterno ma di fatto, almeno per quanto riguardava il Sinai, la cosa non era poi tanto vantaggiosa. Si ebbero dunque due interessi convergenti: l’Egitto, con la chiusura del canale di Suez, e la perdita dei pozzi petroliferi di Abu Rudeis (dal 1967 al 1973), perdeva consistenti introiti e subiva danni che non poteva facilmente permettersi. Israele dal canto suo preferiva una pace stabile con l’Egitto a tutte quelle pietre. Per questo, dopo la guerra del 1973, (ancora una volta perduta dagli aggressori, con la task force di Ariel Sharon in vista del Cairo), ambedue i paesi stipularono un accordo: Israele restituiva il Sinai, l’Egitto si tirava fuori per sempre da ogni coalizione aggressiva contro Israele e questo calmava una volta per sempre i sogni militari di
tutti i paesi arabi, incapaci di battere Israele con l’aiuto dell’Egitto, e a fortiori incapaci di farlo senza il suo aiuto. Solo i palestinesi, come sempre assolutamente privi di senso del reale, continuarono a parlare di riconquista militare.
Rimane aperta – visto che l’argomento sono le frontiere - la questione del perché Israele non abbia annesso gli altri territori occupati.
Annessione significa allargamento del proprio territorio ma anche concessione della cittadinanza alle persone che su quel territorio abitano, con tutti i diritti che ne conseguono. Ma se Israele si fosse annesso i territori occupati avrebbe rischiato di avere più votanti arabi che israeliani,  avrebbe stravolto le ragioni della fondazione del proprio Stato (il sionismo) e avrebbe posto in pericolo la stessa sopravvivenza degli ebrei, divenuti minoranza. Inoltre, lo stato israeliano è moderno e dunque costoso. Uno Stato dove esiste un servizio sanitario nazionale, un sistema pensionistico, ecc., finirebbe in bancarotta se dovesse estendere i propri vantaggi ad una popolazione che, a causa della propria povertà e della propria bassa produttività, contribuisce in maniera insufficiente alla creazione delle risorse necessarie. Infine l’annessione avrebbe avuto pessima stampa e avrebbe danneggiato l’immagine internazionale di Israele. Anche se – visto come comunque gli si dà sempre torto – questa avrebbe dovuto essere la ragione meno importante. L’annessione non era dunque un assurdo giuridico – la maggior parte delle frontiere sono frutto della violenza internazionale – ma era poco conveniente.
C’era tuttavia un’ultima soluzione: invadere la Palestina e scacciare con la forza tutti gli arabi. In questo caso Israele avrebbe avuto un territorio più vasto senza nessun problema. Qualcuno sicuramente si scandalizza alla sola ipotesi: ma a torto. La soluzione è barbarica ma non infrequente, neanche negli ultimi secoli. Quando los Reyes Catolicos invasero il sud della Spagna (1492) ne scacciarono gli ebrei ed infatti costoro dovettero cercare rifugio altrove, nel Nord Africa musulmano (allora ben più tollerante di oggi) e in Turchia (anch’essa musulmana). Quando i russi hanno cominciato ad invadere le regioni orientali della Germania, i loro eserciti si sono dati a tali stupri e a tali massacri che i tedeschi orientali sono fuggiti via a piedi, a milioni, verso l’ovest, per avere salva la vita. E questo ha reso facile rendere polacco il territorio da loro abbandonato. E infatti di questo possibile irredentismo nemmeno si parla.
Dunque quando Hamas parla di eliminare Israele e prenderne il territorio dice qualcosa di barbarico, ma non fuori dal mondo. Mentre se Israele, pur avendone la possibilità militare, non pensa nemmeno di eliminare o scacciare tutta la popolazione palestinese, non è perché sia fuori del mondo, perché non possa farlo o perché nessuno l’abbia mai fatto: è perché si tratta di un paese civile. Civile quanto Hamas non sarà mai.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 25 giugno 2006


LA DIETROLOGIA
Se c’è un peccato di cui nessuno vuole dichiararsi colpevole è l’ingenuità. Ma alcuni dall’orrore per questa colpa sono indotti al peccato opposto, a quella diffidenza fantasiosa e affabulatoria che ha nome “dietrologia”.
La dietrologia è l’atteggiamento di chi, dinanzi ad un fatto magari chiaro, ha il sospetto che si tratti di un fondale, di una mera “species”, di un’apparenza che cela una verità che sta “dietro”. E i sospetti aumentano quando un fatto clamoroso sembra evidentissimo: possibile che le cose stiano semplicemente così? Non è che per caso qualcuno è riuscito a darla a bere a tutti? Il dietrologo si lancia allora in un’indagine senza remore e senza complessi a base di “cui prodest?” (a chi giova?) e spesso preferisce le ipotesi più inverosimili a quelle più na
turali.
Un esempio è la teoria largamente diffusa secondo cui gli americani non sono mai arrivati sulla Luna. I filmati, le foto, le cronache televisive non sono altro che una montatura vagamente hollywoodiana (del resto se ne è fatto un film!) per far credere al mondo che è stata compiuta quell’impresa. Perfino i russi, che pure avevano ogni interesse a negare quel successo, sono stati perfettamente ingannati. Qualcuno ha perfino fatto notare una foto in cui si vede una bandiera americana che sventola sul suolo lunare mentre si sa benissimo che sulla Luna non c’è atmosfera. E dunque non ci può essere vento. Cosa che il dietrologo casalingo sa ma i tecnici della Nasa evidentemente ignorano.
Il massimo della fantasia dietrologica si scatenò con l’assassinio John F. Kennedy. Per mesi, per anni e infine per decenni imperversò la più appassionata caccia all’orrenda verità nascosta. Già un anno dopo il fatto, nel tentativo di mettere punto a queste fantasie, l’Amministrazione americana istituì la commissione Warren, guidata da un magistrato universalmente apprezzato e stimato, e l’indagine si concluse con la banale verità iniziale: Kennedy era stato ucciso da una sorta di balordo di nome Lee Oswald. Ma questo non bastò a porre un termine alle speculazioni. Per molti decenni ancora, con un mare di pubblicazioni, c’è stato chi ha fatto il conto dei testimoni venuti meno, chi ha messo in dubbio la casualità di chi era morto in un incidente, chi si è chiesto quanti fossero gli assassini, chi ha confrontato questo e quello, accusando di volta in volta Johnson (che prese il posto di Kennedy), gli ebrei, gli arabi, Castro e forse anche la Spectre. Sono passati quarant’anni e l’unica cosa sicura è ciò che si sapeva già dopo un mese: che Kennedy è stato ucciso da Lee Oswald. E tuttavia chi s’è sempre limitato a questo, chi ha detto che non c’era niente di speciale da scoprire, è stato coperto d’irrisioni ed è passato per un ingenuo.
Qualcosa di analogo si è verificato per l’attentato alle Twin Towers. C’è gente che è andata a chiedersi quanti ebrei ci fossero negli edifici, per sapere se erano stati avvertiti (l’attentato sarebbe stato organizzato dallo Shin Beth, evidentemente!); se ce n’erano meno del solito e quanti se ne erano salvati. Altri hanno immaginato che l’attentato addirittura non si sia mai verificato (lo sostiene un lettore sul “Corriere della Sera” del 22 giugno 2006) e una mente simile deve avere anche quel tale Ahmadinejad il quale sostiene che la Shoah non ha mai avuto luogo. Probabilmente alcuni milioni di ebrei sono evaporati perché l’estate era calda.
Questo atteggiamento nasce da un complesso d’inferiorità: “La cosa sembra evidente ma forse c’è il trucco e io non sono abbastanza intelligente per vederlo”. E infatti l’obiezione che si fa a chi è allergico a queste fantasie è: “Non pensi che potrebbero averti ingannato?” Come dire: “Sei sicuro d’essere più intelligente di me?”
È vero, a volte si è ingannati; e può occasionalmente avvenire che la verità si scopra in ritardo. Ma la persona normale, se vede un semaforo rosso, pensa che sia un semaforo rosso. Un daltonico non distingue il rosso? E che dunque non sappiamo se in realtà il semaforo sia o no rosso? La questione – in filosofia chiamata “problema della conoscenza” – è oziosa. Il daltonico non vede il rosso, il nostro orecchio non percepisce gli ultrasuoni, e tuttavia, se a distanza normale e in buone condizioni di illuminazione vedo un gatto, non ho dubbi: come diceva Bertrand Russell, so che si tratta di un gatto “capace di gioie e dolori felini”.
I fatti evidenti sono veri fino a prova del contrario e al semaforo rosso è meglio fermarsi. Per non dover discutere del problema della conoscenza con San Pietro.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 24 giugno 2006


Ridiamo per non piangere
Allora, e' passata!
Israele dopo 60 anni di richieste sempre respinte e' entrata ufficialmente a far parte dei paesi membri della Croce Rossa Internazionale.
Il Maghen David Adom e' stato ammesso! Evento straordinario se si pensa che fino all'ultimo momento i paesi islamici si sono opposti.
Il MDA ha lavorato con la CRI dal lontano 1930, molti anni prima che Israele diventasse uno stato, e dal 1949  Israele ne chiede l'ammissione come membro dell'organizzazione, ammissione sempre negata a causa del veto arabo e dell'allergia islamica , e non solo, al simbolo della Stella di David.
Dopo anni di richieste, di rifiuti, di accuse, soprattutto dopo decenni di superbo lavoro fatto dal MDA in campo internazionale portando dovunque fosse necessario il proprio personale superspecializzato e ospedali da campo ad alta tecnologia, ecco che ieri finalmente Israele cessa di essere tabu', paria, maledetto, per diventare membro ufficiale del Croce Rossa Internazionale.
Che bello, che bello!
Chissa' perche' pero' non mi riesce di essere contenta, chissa' perche' provo un senso di nausea, chissa' perche' neanche questa volta la CRI riesce ad uscirne pulita.
Semplice.
Ogni organizzazione sanitaria facente parte della CRI deve, per legge, appartenere ad una Nazione Sovrana e cosa hanno fatto ieri?
Zakkete! Un colpo di bacchetta magica e la legge e' stata cancellata nel giro di mezzo secondo!  Perche',  vi chiederete voi , persone oneste.
Come perche'...non lo potete immaginare?? Per poter ammettere, simultaneamente a Israele,  ...indovina indovinello.....cena pagata a chi indovina.....anche la Mezza luna rossa PALESTINESE.
Ecco.
Ricapitolando, un Paese democratico, Israele, con tutti i meriti riconosciuti al MDA, ha impiegato 60 anni per riuscire a entrare a far parte della CRI e i palestinesi, senza avere uno stato sovrano, eccoli la' , dentro anche loro, senza fatica, senza dover chiedere, dentro e basta. Sono palestinesi perbacco, porte aperte per loro dovunque.
Il motivo della nausea che mi travolge e' che le organizzazioni sanitarie distintesi, come il MDA e altre, nel salvare la gente in giro per il mondo, saranno in compagnia di quella palestinese, facente parte di un'entita' terrorista, naturalmente sovrana, e  distintasi per il trasporto di terroristi suicidi dai Territori in Israele e per il trasporto di armi.
Come si dice da queste parti: Kol ha kavod , complimenti, alla Croce Rossa Internazionale, proprio un bel acquisto e forse il sospetto del ricatto e' molto piu' di un sospetto.
O la Palestina o niente Israele....
Che nausea.....
 
Deborah Fait
- informazionecorretta

L'ossessione planetaria che si chiama Israele
E' successo  il finimondo ai Mondiali di calcio: un giocatore della squadra del Ghana, proveniente dall'Hapoel Tel Aviv, alla fine della partita vinta dalla sua squadra, tira fuori da una tasca dei pantaloncini un piccola bandiera di Israele e la sventola ridendo felice. Perche'? Per motivi suoi, forse per la gioia di aver vinto, forse per rendere omaggio al Paese, Israele, che lo ospita e lo ama, un gesto insomma di pura e semplice felicita'.
In se' il fatto non avrebbe grande importanza, lo sport affratella, dicono, ma diventa un caso internazionale se la bandiera sventolata e' quella di Israele, in questo caso lo sport divide e un gesto innocente non e' piu' una semplice manifestazione di gioia ma  diventa uno scandalo mondiale.
I giornalisti arabi presenti allo stadio, senza eccezione, si sono messi a urlare isterici "Cosa stai facendo", lo urlano in diretta, con orrore!
Il mondo arabo-islamico, notoriamente razzista e antisemita, fa scoppiare immediatamente il caso, accusa Paintsil di essere un agente del mossad, parla di complotto sionista.
Il Ghana chiede scusa, fa passare il proprio giocatore per un povero sempliciotto, naiif, qualcuno , in Italia, insinua essere stato pagato dai "sionisti".
Lui, John Painstil, e' obbligato dalla Federazione Calcio del Ghana a chiedere scusa.
Fantascienza? Viviamo in un mondo sbagliato?
Viviamo in una societa' dove comandano loro, gli arabi e chi gli fa uno sgarro , perche' per loro la bandiera di Israele e' come per il toro la muleta rossa, e' finito! Finito! 
E' di oggi la notizia che il Ghana ha chiesto scusa anche alla Lega Araba.
Capite? la lega Araba e' come l'ONU degli arabi, rappresenta paesi con cui Israele ha gia' fatto la pace e altri paesi con cui dovrebbe farla, eppure questo organismo che dovrebbe essere serio ha preteso le scuse perche' un calciatore, nella foga della vittoria,  ha sventolato una bandierina di Israele.
Scandaloso!
Questo dovrebbe far capire chi sono queste persone e come sono lontane dalla sola idea della pace e del dialogo  ma sappiamo tutti che nessuno proferira' verbo contro di loro in difesa di Painstil e del suo gesto di felicita'. Sappiamo tutti che il giocatore verra' lasciato solo tra le fauci  dei barbari.
I pacifisti dicono a Israele "dovete parlare , parlare, parlare con loro".
Parlare? Con chi? E' possibile parlare di cose serie come la pace e la fine del terrorismo con gente che considera uno sgarro incommensurabile lo sventolio di una bandierina israeliana in un campo di calcio?
Si puo' parlare con chi vuole le scuse per questo? Scuse per cosa? scuse perche'?
Come si puo' avere un dialogo con chi e' cosi' lontano da ogni valore civile e democratico?
Non e' difficile immaginare che Painstil, con il suo gesto, ha messo a rischio la propria  vita. Tornera' in Israele dove risiede la sua famiglia, ma poi? Cosa lo aspettera' quando andra' a giocare altrove? Ha un marchio indelebile, gli sta simpatico Israele, ama Israele, lo ha onorato sventolandone la bandiera che teneva in tasca a mo' di portafortuna. E' finito ormai.
Chi ama Israele, e lo dimostra apertamente e senza paura, perde ogni diritto, diventa un paria per gli arabi e per i loro schiavetti europei.
Cosa dite che sarebbe accaduto se avesse sventolato una bandiera palestinese? , Sarebbe scoppiata un'ovazione in onore suo e del coraggioso popolo palestinese e Painstil diventerebbe miliardario.
Poveraccio, come tanti di noi , ha scelto di stare dalla parte sbagliata.
Dalla nostra parte non c'e' onore, non ci sono soldi, ci sono solo insulti e minacce ma abbiamo il rispetto di noi stessi perche' difendiamo la democrazia e l'onesta' di un Paese aggredito da piu' di 60 anni, ininterrottamente, che sa sempre mantenersi giusto.
Nessun paese al mondo avrebbe la pazienza di Israele eppure viene demonizzato ogni volta che dall'altra parte muore un civile.
E' terribile, i bambini non dovrebbero mai essere uccisi ma sarebbe ora di gridarlo forte ai loro padri, ai loro fratelli.
Gridiamoglielo una buona volta! basta mandare i vostri figli al macello!
Quando si mettono le rampe di lancio missili in mezzo alla gente,   quando si va girellando per le strade affollate di una citta' con furgoni pieni di razzi katiuscha   e' inevitabile che vengano colpiti i civili. Ed e' ancora piu' inevitabile quando i terroristi fanno il lancio e prima che arrivi la risposta scappano, mentre gli altri restano la' a guardare, probabilmente non abbastanza veloci come i loro padri assassini .
Possibile che mai nessuno si chieda come mai tanti bambini vengono colpiti? Possibile che mai nessuno voglia sapere perche' i genitori non tengono lontani i loro figli dalle postazioni del terroristi?
Possibile che nessuno si scandalizzi per l'uso di scudi umani che fanno i palestinesi?
E tutti sono scudi umani da quelle parti, per quella gentaglia, tutti,  bambini, mogli, donne incinte, ragazzini, tutti la', una folla.
Israele ha solo due possibilita',  rispondere colpo su colpo o lasciare che loro continuino la loro attivita' di assassini, senza difendersi.
Un'altra cosa deve smettere di fare Israele, chiedere scusa!
Sono i genitori di quei bambini che dovrebbero chiedere scusa e sono i genitori di quei bambini che dovrebbero saltare addosso ai terroristi che li fanno ammazzare.
Una famiglia di Beit Hanun, nel cui giardino hamas metteva le rampe, lo ha fatto, si e' ribellata ma... non si e' piu' saputo niente di cosa le sia successo.
Un'altra cosa sta accadendo in questi giorni. La Croce Rossa Internazionale sta per varare il simbolo che permetterebbe anche a Israele, dopo 60 anni , di entrare a far parte dell'Organizzazione. Anche qui  sono gli arabi che si oppongono, lo fanno dal 1949, e non e' del tutto sicuro che passera' la mozione perche' continuano a sbraitare che no, Israele non deve entrare.
Vedremo, l'unica speranza che abbiamo tutti noi democratici, per il bene del Mondo non solo di Israele, e' che il petrolio finisca presto.
 
Deborah Fait - informazionecorretta


UNA NOTA SULLA MATURITÀ
Ai ragazzi, in occasione della maturità, è stato richiesto di trattare il tema: "Finalità e limiti della conoscenza scientifica: che cosa ci dice la scienza sul mondo che ci circonda, noi stessi e sul senso della vita".
La traccia è fuorviante.
La scienza ha come unico fine la conoscenza. Questa attività ha certo delle ricadute concrete, ma in sé la scienza ha come fine solo la conoscenza.
Essa ci fornisce molti dati sul mondo che ci circonda, inclusi noi stessi, ma nulla sul senso della vita. Questo problema, essendo questione metafisica, esula dall‚ambito delle sue possibilità.
Per i "limiti" della conoscenza, basterà dire che hanno provato in molti, a mettere la museruola alla scienza, ma nessuno c'è riuscito. Ciò che si è vietato qui è stato fatto lì. Quella dell'etica scientifica è una battaglia di retroguardia in una guerra definitivamente perduta. La scienza segue un solo principio, la ricerca della verità scientifica: e non ha limiti. Soprattutto perché, una volta trovata una soluzione, nessuno si priva dei vantaggi ottenuti.
Sui banchi di scuola, il risultato sarà stato invece una serie di geremiadi retoriche e disinformate sugli ogm, i rischi del nucleare, le cellule staminali e, oddio!, quanto sono cattivi e pericolosi gli scienziati. Il tutto senza privarsi, immediatamente dopo, di tutti i vantaggi della scienza più avanzata, a cominciare dalle play-stations, dai VCR, dai DVD,  dal GPS e dai telefonini che a momenti fanno anche il caffè.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 21 giugno 2006


IL SIGNOR SAVOIA
Se non si è particolarmente appassionati di cronaca nera, la vicenda di Vittorio Emanuele di Savoia è totalmente priva d’interesse. Per questo val più la pena di commentare i commenti che quei fatti squallidi.
Molti si sono stracciati le vesti per il linguaggio scurrile, per la reificazione della donna avvilita al livello di mero oggetto di piacere e in generale per una volgarità intollerabile. E tuttavia è necessario chiarire. Da sempre, gli esseri umani si appartano per accoppiarsi e chiudono la porta del bagno perfino per fare una cosa innocente come la doccia. Ci sono cose destinate al segreto. Anche Elisabetta d’Inghilterra si mette le dita nel naso, in privato, ma si può serenamente escludere che lo faccia in pubblico.
Anche per la lingua si può dire che ce n’è una pubblica e una privata. La linguistica parla di “registri”, o “livelli di lingua”. Il giovane capitano che si comporta in maniera impeccabile durante una serata di gala in un’ambasciata è la stessa persona che, la mattina, ha usato un “linguaggio da caserma”. Perché in caserma, appunto, quel “registro” è  appropriato. E si provocherebbe uno scandalo se, durante la serata, si proiettasse un film con quello stesso uomo che dice oscenità, tratta scortesemente i soldati semplici, o che, sotto la doccia, nudo come tutti, scherza sui genitali dei colleghi o spiega in lungo e in largo quello che farebbe con la moglie del colonnello. A questo punto si potrebbe dire che “il capitano ha provocato uno scandalo”? Certamente no. Lo scandalo lo provoca chi porta in ambasciata il “registro di lingua” appropriato ad un altro ambiente. Se si praticasse per tutti, quanti si salverebbero?
Con lo sbracamento imperante, oggi esiste una tendenza a confondere gli ambienti. Ci sono uomini, come Vittorio Sgarbi, che non riescono a non dire parolacce in televisione; e ci sono donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente lontano è andato l’imbarbarimento della lingua: ma non negli ambienti borghesi. Qui le persone tengono ancora alle forme e durante una cena o una conversazione la parolaccia non sarebbe gradita. Sarebbe anzi un imperdonabile atto di cattivo gusto. E in passato è stato molto peggio. Già “casino” un tempo era una parola impronunciabile. Al sottoscritto capitò di scandalizzare una signora che aveva largamente l’età per essere sua madre, per avere usato la parola “preservativo”. O forse la parola fu pudicamente “profilattico”: ma era l’oggetto stesso, ad essere innominabile. E tuttavia c’è un fenomeno linguistico deteriore che ha resistito, nel tempo, anche fra i buoni borghesi: ed è quello che si potrebbe chiamare “il lessico sessuale virile”.

Questo registro puramente virile nasce dall’esigenza di controbilanciare l’inconscia paura di non essere all’altezza delle prestazioni sessuali richieste dal mito. Il mito  di una virilità straordinaria, senza falle e senza limiti. Per questo gli uomini hanno sempre raccontato balle sulle loro prestazioni sessuali e si sono lasciati andare ad affermazioni iper-mitologiche quando si è trattato di semplici parole. Di ipotesi del tipo: “a quella farei questo e quello”, ecc. La vanteria da ragazzi di borgata, praticata anche da adulti e padri di famiglia, è stata sempre una caratteristica dell’ambiente puramente maschile. Un ambiente in cui nessuno parlerebbe mai delle proprie difficoltà, delle proprie timidezze, dei propri insuccessi a letto. La regola è una totale mancanza di finezza e delicatezza, un cinismo ai limiti della delinquenza, una proclamazione della propria indefettibile disponibilità al sesso, pressoché senza limiti, neppure fisiologici, e una totale reificazione della donna. Con l’unica eccezione della propria madre e delle mogli dei presenti.
Questo fenomeno è così diffuso, o è stato così diffuso in passato, che si sono esibiti in questo modo anche uomini delicati e sensibili, che non osavano mostrarsi quali erano durante il festival della volgarità. Perfetti gentiluomini con tutte le donne che si sono poi innamorati e sposati, e non raramente sono persino stati fedeli alle loro mogli. Dal mito si era passati alla realtà.
Ma se così stanno le cose, perché scandalizzarsi – come non si è privato di fare nemmeno Prodi, come se qualcuno l’avesse obbligato a parlare di cronaca nera – per il linguaggio di Vittorio Emanuele? È soltanto una persona che non ha avuto la schiena abbastanza diritta e il gusto abbastanza buono per resistere alla tendenza corrente. Se ha commesso dei reati, che paghi per i reati. Quanto al linguaggio, non rimane che da disapprovarlo – se si è sicuri che non lo si pratica personalmente – come un atto di cattivo gusto. E per il resto, se non si è monarchici, non c’è altro da dire.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
I n passato gli uomini hanno spesso adottato fra loro un linguaggio diverso da quello usato quando c’erano delle signore. Anche se oggi, con lo sbracamento imperante, esiste una tendenza a confondere i due ambienti. Da un lato ci sono uomini, come Vittorio Sgarbi, che non riescono a fare la distinzione, dall’altro ci sono donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente lontano è andato l’imbarbarimento della lingua. Ma cinquant’anni fa “casino” era ancora una parola impronunciabile.
Oggi, con lo sbracamento imperante, esiste una tendenza a confondere i due ambienti. Ci sono uomini, come Vittorio Sgarbi, che non riescono a non dire parolacce in televisione, dall’altro ci sono donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente lontano è andato l’imbarbarimento della lingua: ma non negli ambienti borghesi. Qui le persone tengono ancora alle forme. Durante una cena o una conversazione la parolaccia non sarebbe gradita, sarebbe anzi un imperdonabile atto di cattivo gusto. Quello che invece è rimasto abbastanza invariato è certo modo di parlare di sesso fra uomini. In passato gli uomini adottavano un linguaggio diverso secondo che fossero ne presenti delle donne mentre
In passato gli uomini adottavano fra loro un linguaggio diverso da quello usato quando c’erano delle signore. Già “casino” era una parola impronunciabile. Al sottoscritto capitò di scandalizzare una signora che aveva l’età per essere largamente sua madre, per avere usato la parola “preservativo”. O forse la parola fu pudicamente “profilattico” ma era l’oggetto stesso, ad essere innominabile. Oggi, con lo sbracamento imperante, esiste una tendenza a confondere i due ambienti. Ci sono uomini, come Vittorio Sgarbi, che non riescono a non dire parolacce in televisione, dall’altro ci sono donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente lontano è andato l’imbarbarimento della lingua: ma non negli ambienti borghesi. Qui le persone tengono ancora alle forme. Durante una cena o una conversazione la parolaccia non sarebbe gradita, sarebbe anzi un imperdonabile atto di cattivo gusto. Quello che invece è rimasto abbastanza invariato è certo modo di parlare di sesso fra uomini.

Sì al referendum per il dialogo e la riforma
Diritto e Giustizia: Il referendum confermativo del 25 e 26 giugno sulla riforma costituzionale costituisce un'importante occasione per compiere una scelta di modernizzazione delle nostre istituzioni.
Il testo sottoposto a referendum:
1. rafforza la figura del Primo ministro quale leader responsabile di una coalizione; rafforza i poteri del governo in Parlamento e i poteri del Primo ministro all'interno del governo e della maggioranza; egli può nominare e revocare i ministri, come è dappertutto fuorché in Italia, e può proporre al Capo dello Stato lo scioglimento anticipato, potere bilanciato da quello attribuito alla Camera di evitare lo scioglimento stesso mediante l'approvazione di una mozione nella quale la maggioranza espressa dalle elezioni indichi il nome di un nuovo Primo ministro;
2. affida al Presidente della Repubblica un ruolo di garanzia, disciplinando l'esercizio dei poteri presidenziali di più immediata valenza politica (nomina del Primo ministro e scioglimento) in modo da ridurre il rischio di dannosi dualismi;
3. supera finalmente, con una scelta coraggiosa, il bicameralismo indifferenziato (un'assurda anomalia italiana), limitando il rapporto fiduciario alla sola Camera dei deputati; si tratta di una scelta essenziale, sia per realizzare un assetto di tipo federale, che presuppone l'istituzione di una Camera federale come sede di raccordo tra Stato e Regioni, sia per evitare che un'eventuale divaricazione nella composizione politica delle due Camere pregiudichi la governabilità e lo stesso bipolarismo;
4. riduce di un quinto il numero totale dei parlamentari;
5. corregge in più punti le irragionevoli soluzioni introdotte nei rapporti Stato-Regioni dalla revisione costituzionale operata nel 2001 dal centrosinistra. Quella riforma ha minato gravemente la funzionalità del nostro sistema normativo e istituzionale e ha provocato un fortissimo contenzioso tra Stato e Regioni, ha diffuso incertezza tra i cittadini, le imprese, gli operatori economici. Il testo ora proposto al voto dei cittadini reintroduce il limite dell'interesse nazionale, riconduce allo Stato una serie di materie impropriamente inserite tra le materie di competenza regionale e, nonostante quel che sostengono parole d'ordine falsificanti, attribuisce in esclusiva alle Regioni competenze legislative (in tema di sanità, istruzione e polizia amministrativa) che esse già possiedono.
La riforma non "spezza l'unità del Paese" - anzi la ricrea - né impone la "dittatura del premier". Essa introduce, invece, innovazioni che consolidano a livello costituzionale l'evoluzione reale della forma di governo, assicurando i necessari cambiamenti istituzionali per la definitiva trasformazione della nostra in una democrazia dell'alternanza, in sintonia con le grandi democrazie europee, ferma restando la intangibilità dei principi fondamentali della Costituzione vigente.
Se prevarrà il "No", la spinta conservatrice pregiudicherà per molti anni a venire qualsiasi tentativo riformatore della Carta del 1948 che non è più adeguata ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo.
Non ci nascondiamo il fatto che la riforma meriti di essere successivamente integrata con alcuni correttivi, che riguardano in particolare:
* il complesso procedimento legislativo che appare farraginoso, e che rischia di determinare conflitti di competenza tra le due Camere paralizzando l'iter formativo della legge;
* la forma di governo, ove alcune rigidità finiscono per attribuire poteri di veto e di ricatto a componenti minoritarie della maggioranza;
* la composizione e il ruolo del Senato, non pienamente rappresentativo delle Regioni e dotato di poteri decisionali che pregiudicherebbero la funzione di indirizzo del Governo;
* lo statuto dell'opposizione solo abbozzato e che va rafforzato.
Queste incongruenze e difetti riguardano però, in particolare, quelle parti della riforma che entrerebbero in vigore solo in un secondo momento: nel 2011 o nel 2016. E' questa un'opportunità che consente di conciliare l'esigenza di emendare con urgenza il Titolo V con quella di apportare correzioni, da effettuarsi con metodo auspicabilmente bipartisan, alle parti della riforma che necessitano ancora di riconsiderazione.
Del resto, lo stesso Presidente della Repubblica, nel suo messaggio dopo il giuramento, ha affermato che dopo il voto "si dovrà comunque verificare la possibilità di nuove proposte di riforma capaci di raccogliere il necessario largo consenso in Parlamento".
Per queste ragioni, i sottoscritti ritengono che il "Si" alla riforma costituisca oggi l'unica possibile scelta per rendere le nostre istituzioni adeguate alle mutate esigenze della società italiana e per giungere a una riforma condivisa e quindi alla legittimazione reciproca degli schieramenti politici.
E si appellano a quanti non hanno abbandonato la speranza che il nostro Paese possa rinnovare le sue istituzioni, perché votare "Sì" al referendum significa impedire che l'ennesima occasione vada perduta.

Per aderire al manifesto dei docenti universitari "Si' al referendum, per il dialogo e la riforma" scrivere a info@magna-carta.it
Per conoscere i nomi dei irmatari clicca qui.

Fondazione Magna-Carta

PROGNOSI
Per capire la situazione politica italiana è sempre necessario un grande sforzo di semplificazione. Recentemente però questo sforzo non sembra sufficiente. Il centro-sinistra ha vinto le elezioni; da un mese è stato formato un nuovo governo; scorrono i famosi “cento giorni” che dovrebbero rappresentare la luna di miele della legislatura e tuttavia, per quanto se ne sa, tutta l’attività dei vertici della politica si limita a promesse e minacce, veti e proclami, liti e ammonimenti. Tanto che il cittadino si chiede chi veramente comandi e che cosa ci si debba realmente aspettare.
Il metodo giusto per affrontare i problemi complessi è partire dai pochi dati sicuri.
l governo Prodi è caratterizzato al Senato da una maggioranza risicatissima. Il raffreddore d’un anziano senatore a vita, la stilettata d’un franco tiratore, lo scrupolo di coscienza d’un cattolico o d’un comunista possono farlo cadere. E il risultato si vede. Come si sa, per rispondere alla fame di poltrone si è proceduto allo “spacchettamento” di alcuni ministeri; e poiché questo avveniva in violazione della legge Bassanini, è stata necessaria una decisione del Senato. E tuttavia su questo primo provvedimento, così banale, è stata posta la questione di fiducia e i senatori sono stati costretti a votare alla luce del sole. Ma questo metodo non può essere adottato costantemente e al contrario, anche il suo uso frequente è un rischio: se si sbaglia una volta, si va tutti a casa.

La situazione è drammatica.
Dal momento che la maggioranza è risicatissima, ognuno dei nove partiti dell’Unione ha un enorme potere di ricatto. Questo spiega il governo pletorico che è stato messo su. Non è che Prodi sia stato felice di formare il governo più numeroso di tutti i tempi, inclusi quelli – tanto vituperati – della Prima Repubblica: è stato obbligato a farlo perché i singoli partiti non hanno chiesto, hanno preteso certi posti e certe poltrone. Puntandogli una pistola alla tempia. Inoltre parecchi di questi partiti sono “ideologici”, cioè tendenzialmente rigidi, impermeabili al buon senso e capaci di impuntature e veti incrociati. Sono dei pessimi compagni di cordata.
A questo punto si può stabilire una sorta di parallelogramma delle forze. Il governo ha lo svantaggio d’essere sottoposto ad ogni sorta di ricatti – basti vedere il modo in cui Bertinotti ha reclamato ed ottenuto la Presidenza della Camera – ed ha il vantaggio che assolutamente tutti i partiti della coalizione e tutti i singoli parlamentari sanno d’essere a rischio. La sopravvivenza della maggioranza è sospesa alla fedeltà di tutti, al di sopra sia dei principi sia degli interessi particolari. La prognosi a questo punto è semplice: prevarrà il piacere di esercitare il potere di ricatto o il piacere d’essere al potere? E per i singoli senatori, prevarrà la disciplina di partito o il piacere di seguire la propria coscienza o perfino di pugnalare alle spalle, col voto segreto, qualche dirigente del proprio partito o un governo in cui c’è stato posto per tutti ma non per loro?
Per evitare di scontentare qualcuno, Prodi non ha fatto praticamente nulla. Non ha mai preso posizione e quando non ha potuto cavarsela diplomaticamente ha semplicemente taciuto. La politica attuale sembra seguire il consiglio andreottiano “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”: ma tirare a campare non è governare. Inoltre cedere alle estorsioni è una pessima politica perché corrisponde a dare il massimo potere a chi è massimamente senza scrupoli.
Forse sarebbe stato meglio che Prodi, esercitando per primo il potere di ricatto, avesse detto: mi rifiuto di varare un governo ridicolmente pletorico; chiarisco qual è il programma reale di questa legislatura; vi avverto che nei prossimi anni si farà questo e quello ma non quell’altro. Chi è d’accordo alzi la mano e chi non è d’accordo faccia cadere il governo oggi stesso.
Se avesse fatto così, o sarebbe andato immediatamente a casa con onore oppure il centro-sinistra avrebbe avuto un leader e una linea politica.
Ma Prodi è un leader?

Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 20 giugno 2006


L’ASSOLUTA VERITÀ SUL “CODICE DA VINCI”
Sono un reprobo ed anche un originale: un reprobo perché ho letto “Il Codice da Vinci” e un originale perché ammetto di essermi divertito. Non ho seguito nessuna discussione al riguardo e tuttavia l’arcangelo Raffaele mi ha rivelato qualcosa d’interessante.
La storia delle religioni può essere vista in due modi, secondo che si sia fedeli o miscredenti. Che il Corano sia stato dettato a Maometto da un angelo è storia per i musulmani e leggenda per i cristiani. Per conseguenza, se qualcuno dice che il Corano non fu dettato dall’arcangelo Gabriele ma dall’arcangelo Raffaele, si può obiettare dicendo che tutta la tradizione islamica parla di Gabriele e non di Raffaele (risposta del credente) oppure dicendo che entrambe  le versioni sono pure fantasie, di cui non si può discutere razionalmente (risposta del miscredente).
Per quanto riguarda i cattolici credenti si deve fare un’ulteriore suddivisione. Ci sono coloro che riconoscono l’autorità della Chiesa e coloro che non la riconoscono. Gli obbedienti, quand’anche trovassero che l’assunzione in cielo di Maria sia discutibile, s’inchineranno al dogma proclamato nel 1950. I negatori dell’autorità, cioè gli adepti del Cristianesimo fai-da-te, reclamano invece la loro indipendenza di giudizio. Accettano magari che Maria sia stata sempre vergine ma se reputano l’assunzione inverosimile (un corpo? E dov’è?) negano questo dogma. Credono ad una cosa e non ad un’altra e, senza saperlo, sono eretici. Oppure, quando si organizzano in setta, protestanti.
Dunque il Codice da Vinci può essere visto in tre modi.
I miscredenti leggono il libro, si divertono e non si pongono neppure il problema della verosimiglianza. Chi si chiede se James Bond è veramente esistito, se la Spectre minaccia il mondo e se E.T. è poi veramente tornato a casa?
I credenti magari si divertono ma proclamano assurde tutte le affermazioni in contrasto con l’insegnamento della Chiesa.
I credenti fai-da-te tirano fuori i vangeli apocrifi ed affermano, giustamente, che il loro minore valore rispetto ai sinottici e al vangelo di Giovanni è solo una decisione della Chiesa. Loro hanno il diritto di leggere anche gli altri e pesarli e giudicarli per quello che valgono. Ed è qui che la diatriba diviene infinita. Perché, essendo nel campo dell’inverosimile, la controversia ha presto aspetti surreali, come quando si discute se il Corano sia stato dettato da Gabriele o da Raffaele.
Il buon senso vuole che il miscredente non si occupi del problema. Esso è infatti privo d’interesse per chi già non crede a nulla. Il credente invece è bene che segua l’insegnamento della Chiesa, che solo per questo ha accettato quattro vangeli e non sette o dieci. I credenti fai-da-te invece discuteranno fra loro e si azzufferanno, finché l’argomento sarà di moda, ma non caveranno un ragno dal buco.
L’unica cosa veramente affliggente è vedere che c’è gente che solo ora scopre la critica neotestamentaria, solo ora si pone il problema del Cristo storico, solo ora applica la riflessione a qualcosa da cui potrebbe dipendere la sua vita eterna.
L’assoluta verità sul “Codice da Vinci” è che non se ne può discutere seriamente.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 17 giugno 2006

MOLLICHINE
Tremonti: “I problemi non sono grossi. È il governo che è piccolo”.  Come disse la moglie al marito che non  la soddisfaceva.

Irap più pesante in cinque regioni per lo sforamento della spesa sanitaria. Ma l’Irap è quell’imposta dichiarata illegale e che andava abolita?

Il Pontefice: “E’ un’illusione poter risolvere i problemi [della Palestina] con la forza o in modo unilaterale”. Però, come disse papale papale il topo, il difficile è convincere il gatto.

D’Alema: “Che gli Stati Uniti chiudano Guantanamo”. E gli Usa sono sistemati. Putin invece è in attesa di ordini.

D’Alema sull’Iraq: “Ritireremo le nostre truppe ma non il sostegno al governo iracheno”. Gli diremo, “Forza, dài!”

Gianni Pardo

Il mondo pigola pio...pio...pio...
Allora, appurato che non e' stato Israele ad ammazzare la famiglia sulla spiaggia di Gaza direi che  ci aspettiamo le scuse di tutti, dei media, dei capi di stato, del signor Kofi Annan, tanto turbato da non riuscire a proferire parola adesso che e' stato informato  che ad ammazzare quelle persone sono stati i palestinesi stessi riempiendo di mine la battigia di Gaza.
Veramente un paio di parole le ha dette, ha bofonchiato che lui non crede all'inchiesta e che considera "bizzarra" l'idea che i palestinesi possano ammazzare altri palestinesi.
Confido a Kofi Annan un segreto: lo hanno sempre fatto, Signor Segretario, e' una loro tecnica, ammazzano palestinesi o fanno in modo che siano uccisi per dare la colpa a Israele sicuri che tutto il mondo , da Kofi Annan, al Papa, a tutti i capi di stato, alla gente comune, gli credera'.
I palestinesi hanno un'arma invincibile , piu' potente di mille bombe atomiche: la menzogna cinica accompagnata alla capacita' di piagnucolamento e un nemico che si chiama Israele odiato da tutti come l'ebreo tra gli stati.
Se i palestinesi avessero come controparte l'Ukraina o la Finlandia, nessuno saprebbe chi sono.
Bene, alla luce della nostra inchiesta  io voglio le scuse, di tutti, adesso,  belle, chiare e forti!
Le scuse per aver creduto subito e senza il minimo dubbio agli assassini, le scuse per aver sparato a zero contro Israele che, frastornato e attonito, diceva "se siamo stati noi chiediamo scusa ma forse non siamo stati noi!"
Niente da fare, tutti i media a parlare e scrivere di "altra strage" israeliana ai danni dei palestinesi.
Intanto loro, i palestinesi, immuni da ogni senso della morale, saltellavano di gioia al pensiero di avere un'altro motivo per far condannare Israele dalla Comunita' Internazionale, sicuri che quest'ultima avrebbe creduto solo a loro, agli assassini.
Avevano ragione, li conoscono bene i loro polli, sanno che pigolano come pulcini spaventati quando i palestinesi scatenano la loro efficiente e aberrante propaganda.
" pio...pio... vi crediamo...pio...pio ...crediamo solo a voi...pio...pio...pio..."
 Ci sono stati altri morti civili? si , ci sono stati perche' i signori della guerra palestinesi sono tanto vigliacchi da girare con furgoni pieni di razzi katiusha in mezzo ai civili,  come se trasportassero meloni.
Per chi non lo sapesse si trattava di missili Grad, katiusha appunto,  molto piu' precisi e potenti delle centinaia di qassam che ogni giorno piovono su Sderot. Se li avessero lanciati ci sarebbero state molte vittime quindi e' arrivato l'ordine di fermarli prima di arrivare alle rampe.
Dove dispongono le loro maledette rampe  i palestinesi? In mezzo alla gente, la loro gente, nel bel mezzo di Beit Hanun, vicino alle case, cosi' quando Israele risponde, e deve farlo e chiunque lo farebbe, vengono inevitabilmente coinvolti dei civili.
Il Mondo  allora, ...pio...pio...pio , condanna Israele.
Una condanna in piu' una in meno che differenza fa? Tutti sanno perfettamente che i  palestinesi  da sempre usano i civili per le loro azioni di terrorismo, tutti sanno che sono spregevoli assassini, vigliacchi, tutti sanno che la popolazione li appoggia perche' e' stata nutrita di odio eppure questi  TUTTI, questi pigolanti   vigliacchi li difendono  perche' il capro espiatorio esiste da sempre,  e' cosi' comodo avere il solito ebreo da accusare e da demonizzare e da delegittimare.
Sono spiacente per gli amici cattolici ma il discorso del Papa di ieri mi ha disgustata, a cosa gli e' servito andare a Auschwitz per poi fare un discorso in cui, senza mai nominare Israele, ha  accusato solo Israele? Moderazione ha detto? lo chieda ai palestinesi, Santo Padre, il Paese che Lei non nomina, Israele,  si difende.
Non e' d'accordo su decisioni unilaterali del Paese che Lei non nomina?
Non c'e' scelta , Santo Padre, se non c'e' nessuno con cui trattare l'innominato Paese decide da solo, per la propria esistenza e per la vita dei suoi cittadini.
Il Paese che lei non nomina, Santo Padre si chiama Israele, non Terra Santa.
Un ultima domanda, Santo Padre, ha Lei, dall'alto della sua posizione, detto una sola parola sul lancio di missili contro le citta' israeliane del Neghev? Ha mai condannato?
Ha mai invitato "loro" alla moderazione? Si e' mai chiesto, Santo Padre, come stanno i cittadini ebrei che vivono da quelle parti e che hanno solo 15 secondi di tempo, da quando partono i missili, per mettersi in salvo?
Provi a contare fino a 15 e a scappare, Santo Padre, vediamo dove arriva.
"la Santa Sede segue con grande apprensione e dolore gli episodi di  crescente, cieca violenza, che insanguinano in questi giorni la Terra  Santa".
Gli episodi  di cieca violenza che sanguino Israele per mano dei palestinesi sono vecchi di decenni, Santo Padre, non se ne era mia accorto prima?
Un'altra notizia che ha commosso il  pigolante Mondo e' la proposta di hamas di 50 anni di tregua se Israele gli dara' quello che chiedono.
Ma che bravi,pio...pio....pio... ma che buoni, ecco che offrono persino la tregua e cosi' lunga!
Cosa vogliono di piu' questi israeliani ? Pio....pio....pio....?
Allora , al di la' della proposta indecente, vediamo di ripassare questi ultimi anni di attualita' israelo-palestinese, ricordando anche che i palestinesi non sono Anwar Sadat che non ha mai pronunciato la parola hudna ma sempre e solo, insieme a Menachem Begin, la parola Pace, Shalom, Salam!
E pace fu e pace e' con l'Egitto.
I palestinesi invece fanno cosi:
Nel 1994 Israele ha dato ai palestinesi Gaza, Gerico, altre 7 citta' e l'Autonomia e ha ricevuto in cambio sei anni di violenza e terrorismo.
Nei 30 mesi seguiti agli accordi di Oslo i palestinesi hanno ammazzato piu' israeliani dei dieci anni precedenti e sto parlando del periodo in cui era ancora "attuale" il processo di pace.
Nel luglio del 2000 Israele ha offerto ai palestinesi l' 88% dei territori e parte di Gerusalemme est,  ha ricevuto in cambio un bel rifiuto e il ritorno  a Gaza di un Arafat urlante "Jihad JIhad JIhad". Per salvare la situazione  c'e' stato il tentativo di Taba in cui Israele aumento' l'offerta al 95% dei territori piu' il Monte del Tempio, la risposta fu che  non gli bastava e  diedero inizio alla guerra
mentre il solito terrorista seriale Arafat urlava che voleva tanti morti, un milione almeno.
Il Mondo, pio...pio...pio..., continua a chiedere a Israele nuove concessioni ed  ecco che Sharon, con una decisione epocale,  porta via dalla striscia di Gaza 8000 ebrei che vi avevano creato un impero di esportazione di frutta e verdura con serre ad alta tecnologia.
Fuori gli ebrei, si pensava, sarebbero entrati i bravi e laboriosi palestinesi , avrebbero preso possesso delle serre lasciate loro all'uopo e si sarebbero messi a lavorare per creare finalmente  una loro economia.
Illusione!
Lavorare stanca e hanno distrutto tutto, ogni serra, ogni computer, ogni edificio e hanno allestito al loro posto e immediatamente, (chi dice che non vogliono lavorare?)   decine di rampe per il bombardamento delle citta' israeliane.
Non soddisfatto, il Mondo pio...pio...pio...chiede altri sacrifici a Israele e sara' accontantato quando porteremo via da Giudea e Samaria, antiche e storiche terre ebraiche,  80.000 ebrei.
Neanche questo va bene pero' , vogliono che prima di regalargli tutto, noi parliamo con loro. Niente decisioni unilaterali, tuonano, anzi pigolano,  dall'ONU al Vaticano, pur consapevoli che Israele non ha nessun interlocutore ma assolutamente indifferenti a questa realta'.
Israele non puo' agire, Israele non puo' difendersi, Israele non puo' decidere della propria vita. Israele non puo' e basta.
50 anni di tregua. E non gli viene neanche da ridere. Ma lo sanno cosa significa Hudna per un arabo? significa che in ogni momento la puo' rompere. Un israeliano si soffia il naso? Ci ha infastiditi,  rompiamo la tregua. E il Mondo sgridera' Israele per essersi soffiato il naso.
E' cosi' che funziona, inutile farci illusioni.
Ricapitolando, se accettiamo il referendum sulla base del documento preparato dai galeotti palestinesi imprigionati per stragi in Israele, loro ci concederanno 50 anni di tregua.
Non arrivano a capire, questi pigolanti pollastri del Mondo,  che  quel documento non prevede il riconoscimento di Israele, non esiste questa parola nel documento, reclama il rientro in Israele di tutti i profughi e l'ampliamento della lotta armata.
Se Israele lo accettasse in un paio d'anni cesserebbe di esitere.
Forse e' per  questo che quel Mondo la' fuori si commuove:  tutto cio'  porterebbe finalmente allo smantellamento di questa Nazione di ebrei rompiscatole e al compimento definitivo della Shoa'.
No, continuate a pigolare, non vi daremo questa soddisfazione.
Ricordatevi  la lezione del sionismo "odiateci pure ma nessun ebreo verra' mai piu' ammazzato gratis,  d'ora in poi pagherete il conto".
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com


Il REFERENDUM PALESTINESE
Come è noto, Abu Mazen ha indetto un referendum per il 26 luglio. Si deve votare il “documento di riconciliazione nazionale” elaborato da alcuni leader palestinesi in prigione, fra cui il noto Barghouti. Il Presidente rischia la guerra civile perché, secondo Hamas, il documento, ipotizzando due stati, ipotizza con ciò stesso il riconoscimento d’Israele. Ecco la sintesi in diciotto punti (Dal “Foglio”).  I commenti sono in corsivo
1. Costituzione di uno stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme sui territori occupati nel 1967 e introduzione del diritto al ritorno dei rifugiati.
Uno stato palestinese che fosse veramente indipendente avrebbe anche il diritto di lasciar passare sul proprio territorio le forze armate dei paesi alleati per attaccare Israele. Questo Israele non lo permetterà mai. Dunque l’indipendenza di questo stato sarà limitata sia nel riarmo proprio che nella possibilità di accettare truppe straniere sul proprio territorio.
Impossibile è che la capitale sia Gerusalemme, visto che essa è già la capitale d’Israele. A meno che Israele non consenta ai palestinesi di porre la loro capitale nei dintorni arabi. Ma il centro della città non potrà mai essere ceduto volontariamente.
Proporsi di ricuperare tutti i territori perduti nel 1967 è inverosimile perché Israele non potrebbe consentirlo per ragioni di sicurezza. Molta parte di essi sì. Barak a suo tempo propose perfino di restituire il 92% del territorio, più o meno: ma restituire tutto è impossibile. Per ragioni di sicurezza..
Il diritto al ritorno dei rifugiati è impossibile per ragioni economiche e perché Israele non ha mai accettato compromessi su questo punto. Ma su questo punto probabilmente il documento fa solo retorica. Lo stesso Stato palestinese non saprebbe né dove mettere né come sfamare centinaia e centinaia di migliaia di persone.
2. Integrazione di Hamas e del Jihad islamico nell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp).
3. Diritto alla resistenza all’occupazione di Israele dei territori di cui lo stato ebraico si è impadronito nel 1967. Diritto alla resistenza è espressione priva di senso. Sia perché per opporsi militarmente nessuno ha bisogno del diritto, sia perché ci si può dare alla violenza contro qualcuno ma bisogna poi vedere come reagisce questo qualcuno. 
4. Formulare un programma politico di consenso nazionale per mobilitare tutto il mondo arabo, islamico e internazionale per la causa palestinese.
Pure parole. Tutto il mondo arabo non ha mai fatto nulla per i palestinesi, se non usarli per la propria propaganda. 
5. Consolidare l’Autorità palestinese come nucleo di base del nuovo stato.
6. Formare un governo di unità nazionale al quale partecipino tutte le fazioni.
7. L’Olp e il presidente dell’Anp, Abu Mazen, saranno incaricati di gestire i negoziati di pace con Israele. Questa è una ovvietà, visto che Hamas è stata qualificata “organizzazione terroristica” e nessuno stato decente si siede ad un tavolo per discutere con un’organizzazione terroristica. Nemmeno lo Stato italiano, che pure sappiamo quanto sia accomodante, si abbassò a discutere con i brigatisti rossi per salvare Aldo Moro.
8. Liberazione di tutti i prigionieri palestinesi detenuti da Israele. Questo è un fare i conti senza l’oste. Se la cosa è espressa come desiderio, passi. Ma pretendere che uno Stato straniero liberi chi si è macchiato di delitti di sangue o di terrorismo sul proprio territorio, è fuori dal mondo.
9. Aiuto ai rifugiati.
10. Costituzione del Fronte per la resistenza palestinese per coordinare la lotta all’occupazione. Si veda il punto 3. Con l’aggravante che, se per “lotta” intendesse l’uccisione di civili disarmati, l’Olp potrebbe vedersi qualificare “organizzazione terroristica”.
11. Sostenere le elezioni e una vita politica democratica.
12. Condannare l’assedio dei palestinesi da parte di Israele e degli Stati Uniti. Da parte degli Stati Uniti?
13. Promuovere l’unità nazionale sostenendo l’Anp, il presidente, l’Olp e il governo.
14. Vietare l’uso di armi nei conflitti interni e rinunciare alle divisioni e alla violenza interpalestinese. Interpalestinese significa sempre che si legittima la violenza contro gli israeliani. Dimenticando che gli israeliani, se volessero essere violenti con loro, li potrebbero sterminare come mosche. Ma si conta sempre sulla moderazione e sulla civiltà di una democrazia di tipo occidentale.
15. Accrescere la partecipazione della popolazione della Striscia di Gaza, in modo che sia d’aiuto per la liberazione della Cisgiordania e di Gerusalemme.
Francamente, la distinzione fra Cisgiordania e Gaza è sorprendente. Se loro sostengono di essere palestinesi, che importanza ha che a suo tempo Gaza sia stata amministrata dall’Egitto e la Cisgiordania dalla Giordania? Quanto a liberare Gerusalemme, lo si potrebbe ottenere con una guerra vinta e lo sterminio degli ebrei. Ma fino ad ora - nel 1948, nel 1956, nel 1967 e nel 1973 – la cosa non è riuscita. Anzi, ogni volta, le condizioni dei palestinesi sono peggiorate.
16. Riformare e sviluppare le forze di sicurezza. Finché si tratta di polizia, munita di armi leggere. Diversamente, Israele reagirebbe.
17. Adottare leggi per riorganizzare le forze di sicurezza e vietare ogni attività politica a chi lavora nei servizi di sicurezza.
18. Aiutare i gruppi di solidarietà che, nel mondo, lottano contro l’occupazione israeliana, gli insediamenti della popolazione ebrea e il “muro dell’apartheid”.
L’occupazione israeliana cesserebbe immediatamente, se dalla Cisgiordania non partissero terroristi o eserciti per attaccare Israele. Il muro dell’apartheid poi, come lo chiamano, non è un muro ma una barriera (salvo in pochi chilometri). Inoltre di che apartheid parlano, se si tratta o si tratterà di due stati separati da una frontiera? Il fatto che gli svizzeri tengano delle guardie sulla loro frontiera e non fanno passare se non chi vogliono loro fa sì che l’Italia viva in condizioni di apartheid a causa della Svizzera?
La conclusione è che già questo documento è un libro dei sogni. E tuttavia per Hamas è ancora troppo blando perché non chiede puramente e semplicemente l’eliminazione di Israele e degli ebrei. I palestinesi sembrano drammaticamente poco sensibili ai messaggi della realtà.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 14 giugno 2006

Massima del giorno
Rimproverare ai politici di non essere morali corrisponde a rimproverare ai chirurghi il fatto che si sporchino le mani di sangue.
G.P.


MOLLICHINE
Berlusconi: ritiro dall'Iraq entro l'anno (31/12/‚06). D'Alema, ritiro dall'Iraq entro l'autunno (21/12/‚06). Quando si dice cambiare politica.

Prodi: In "Iraq nessun militare anche a fronte di un'eventuale missione civile". Chiunque volesse suicidarsi, saprà finalmente dove andare.

Il Vaticano: "Se l'uomo si arroga il potere di fabbricare l'uomo, allora si arroga anche il potere di distruggerlo". Ma questo non se l'è arrogato già dalla preistoria?

Piero Ricca disse a Berlusconi: "Fatti processare, buffone!" La Cassazione l'ha assolto. Allora è anche lecito dire che cosa si pensa della Cassazione?

Borrelli: "Confessioni piene non ce ne sono state". E, vedi caso, neanche carcerazioni preventive.

DON GIOVANNI
Su Don Giovanni si possono fare parecchie ipotesi. Chi sia vittima delle sue curiosità sessuali, tanto che ha bisogno di cambiare spesso partner. Che seducendo vergini e donne sposate voglia dimostrare l'inconsistenza della morale sessuale (un po‚ la tesi di Choderlos de Laclos, nelle Liaisons dangereuses). Che soffra d'una sindrome d'impotenza, sicché deve provarsi il contrario con ripetute conquiste e amplessi. Che infine sia un innamorato cronico delle donne: un po' come Casanova il quale di ogni nuova donna sinceramente s'infiammava. E la varietà d'interpretazioni ne consente un‚ultima: che Don Giovanni sia semplicemente un amante del sesso.
Il sesso al meglio si pratica in due. Per capire Don Giovanni bisogna dunque accostarlo alla sua partner, distinguendo i due ruoli. L'uomo, con l'allettamento del piacere, è spinto dalla natura a diffondere al massimo i suoi geni, come del resto fanno tutti i mammiferi. La donna invece non ha nessun interesse a diffondere i propri geni con un surplus di amplessi: dal momento che può mettere al mondo un figlio alla volta, le basta un solo partner. Importante è piuttosto che contribuisca alle cure parentali. Dal punto di vista della natura la fame sessuale della donna è molto meno importante di quella del maschio. Sarà una banalità dire che la donna tende più ad essere amata, cioè ad avere un partner stabile e devoto accanto, che ad avere molti amanti, ma è la verità. Dunque l'erotismo è visto diversamente dall'uomo e dalla donna. E ne nasce un fraintendimento. L'uomo cerca la donna per il piacere che può dargli, la donna, se veramente lo gradisce come partner, poi lo vorrebbe per sempre tutto per sé. E quando questo pericolo si presenta Don Giovanni, che non è nato per essere un marito, rompe e passa ad un'altra. La corteggia, la lusinga, le dà piacere e se, come è lecito pensare, è un uomo amabile oltre che un amante delicato e abile, avviene che anche lei desideri tenerlo per sempre e il ciclo ricomincia.
La società in passato ha ricoperto il sesso di morale. Ogni uomo che fecondava una donna voleva essere sicuro che, se si dedicava alle cure parentali, queste cure fossero rivolte alla perpetuazione dei suoi propri geni e non di quelli di un altro. Da questo nacque la stima della verginità, la gelosia maschile e soprattutto la morale imposta alle donne, particolarmente nei paesi islamici. Se la società riprovava il comportamento di Don Giovanni era perché rifiutava di dedicarsi alle cure parentali, con rischio per la specie e col il rischio, per gli altri uomini, che egli potesse lasciare i suoi geni nelle loro donne.
Ma Don Giovanni è un modello adatto al mondo contemporaneo. Egli ha totalmente scisso il sesso dalla procreazione e in larga misura la società sviluppata attuale in questo lo segue: non solo le donne hanno il primo figlio dopo i trenta, ma è chiaro che per molti - a cominciare dalle coppie sposate senza figli e dai single - il sesso è stato sganciato dalla procreazione. Don Giovanni ha solo il torto di essere più coerente di altri: quello che gli altri fanno al novanta per cento lui lo fa al cento per cento. Quello che gli altri fanno dopo il primo o il secondo figlio, lui lo fa già da prima. Pratica il sesso per il sesso e si dedica a tutte le donne che ci stanno. La separazione fra sesso e procreazione è con lui cosciente e radicale.
È immorale, quest'uomo? Sarebbe immorale se tutti accettassero il comando della Chiesa secondo cui ogni accoppiamento dovrebbe tendere alla procreazione. Ma se non si accetta questo imperativo è bene non essere ipocriti ed accettare che il sesso è giustificato dal piacere che può dare.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 11 giugno 2006

"Come sarebbe in pace e in catee il mondo se negli ultimi quindici anni avessimo obbedito alla 'sinistra illiberatrice' " - C. Rocca, Cambiare regime, pagg. 254, euro 14,50
C'era un tempo in cui al grido di Aung San Suu Kyi (Nobel per la Pace 1991), «per favore, usate la vostra libertà per promuovere la nostra», la sinistra europea sarebbe corsa a cantare i diritti di questa combattiva donna birmana. Nel caso, anche impugnando le armi. Oggi la sinistra ha tradito quell'imperativo morale, dopo aver venduto l'anima alla burocrazia corrotta delle Nazioni Unite. Christian Rocca, giornalista del Foglio, a questo nuovo «tradimento dei chierici», per usare l'adagio coniato dal grande Julien Benda ai primi del Novecento, ha dedicato un libro formidabile dal titolo eloquente: Cambiare regime (Einaudi). Un lungo racconto che si alza sulle macerie dell'11 settembre; macerie che per qualcuno, come Rocca, non hanno mai smesso di fumare rabbia, tanto è il dolore sparso sopra New York una mattina di cinque anni fa da diciannove messaggeri votati alla Morte e alla Barbarie.
L'autore, che negli ultimi tre anni ha raccontato sul Foglio la guerra americana al terrorismo islamista, dall'Afghanistan all'Irak, sostiene che promuovere la democrazia non è una strategia inventata da George W. Bush. Presidenti come Madison, Jefferson, Wilson, Roosevelt, Truman, Kennedy, Carter, Reagan e Clinton - nomi che si intrecciano a formare la leggenda americana - hanno esportato libertà e difeso i diritti umani ovunque nel mondo. È vasto il banco degli imputati di Rocca, a cominciare dal progetto genocida dei «guerrasantieri islamici», i pan-jihadisti che hanno insanguinato le stazioni di Atocha e Euston. E su tutto c'è «la sinistra illiberatrice, politica e giornalistica, che è contraria pregiudizialmente a tutto ciò che fa il mondo anglosassone e che non è mai stata interessata al progetto di rinascita democratica delle società arabe».
È un pamphlet idealista e coraggioso, considerando come la pubblicistica italiana tratta gli Stati Uniti e il loro sforzo eroico di sradicare il male là dove nasce. Un libro a cui va dato il benvenuto nella letteratura dell'orgoglio, minoritaria perché costretta a scavare come un tarlo dentro anni e anni di cattiva coscienza. Il terreno in cui si muove Rocca è quello seminato da una parte della sinistra anglosassone, a cominciare da Christopher Hitchens e Paul Berman, due liberal banditori della libertà americana. Quell'Hitchens che a New York, durante il faccia a faccia con il saddamita inglese George Galloway, ha detto: «Se negli ultimi 15 anni avessimo seguito i consigli dei pacifisti, oggi avremmo un Kuwait annesso all'Irak, Slobodan Milosevic al potere in Serbia con il Kosovo ripulito etnicamente, i talebani che opprimono l'Afghanistan ospitando i terroristi di Al Qaeda e Saddam Hussein padrone di quel campo di concentramento in superficie con fosse comuni sottoterra che era il suo Irak». Turbanti persiani, corrotti, terzomondisti, diplomatici venduti, baathisti, osservatori ciechi, giornalisti faziosi, intellettuali mercenari, sono solo alcuni dei personaggi che formano questo romanzo dell'antitirannide. Unico, appunto. Dove si vede perché l'America non è l'Europa. L'America combatte il male perché abbraccia il futuro, nasce da una cultura ottimista, umana e giusta fino all'idolatria della perfezione. L'Europa invece nasce da un passato di morte, scende a patti con il male, vive, da sempre, immersa nel veleno del pessimismo. Non si va a liberare un paese se prima non si crede nel proprio. God bless America.

Giulio Meotti - Tempi num.23 del 01/06/2006


INCONCILIABILI
Si è talmente abituati all'idea di vivere nella società che non si riesce più nemmeno ad immaginare che cosa si saprebbe fare da soli.  Se qualcun altro non li avesse fabbricati non sapremmo dove prendere un'arma per andare a caccia, un utensile per coltivare la terra, un coltello per scuoiare un animale. Da solo l'uomo attuale è meno capace di sopravvivere del suo antenato dell'età della pietra.
Per fortuna, nessuno è chiamato ad una simile prova. Anzi si eccede nella direzione opposta. La società ha nei confronti del singolo un atteggiamento materno. In cambio del suo lavoro, dall'asilo alla pensione, gli fornisce tutto e questo sarebbe bellissimo se l'individuo, come i bambini viziati, non finisse con l'eccedere nelle aspettative: da un lato diviene irresponsabile, dall'altro esoso e scontento. Negli Stati Uniti si rischiano somme enormi in risarcimenti se la scala non è ben illuminata e un vecchio miope, ubriaco e malfermo sulle gambe cade e si ferisce. Se un bambino spacca un giocattolo di plastica e si taglia con i cocci. Se un malato di mente si suicida dopo aver parlato con uno psichiatra e questi non gli ha rivolto la domanda sacramentale: "Scusi, non è che lei abbia pensato al suicidio?".
Oggi l'interessato è dispensato dal badare alla propria sicurezza. Deve pensarci la collettività e, per essa, chiunque offra un servizio, accetti qualcuno sotto il proprio tetto, venda prodotti. Le merci devono essere "foolproof", cioè tali che neanche un cretino riesca a farsi male con esse. Come quei medicinali il cui tappo può essere svitato solo dagli iniziati.
In passato solo un pazzo non si chiedeva di che cosa sarebbe vissuto, da vecchio, o se si fosse ammalato. In seguito, lo Stato si è preso cura degli incoscienti - ed anzi di tutti - imponendo i contributi per la previdenza e creando il Welfare State. Esso ha anche imposto la cintura di sicurezza, in auto, come se la necessità di quell'elementare misura di sicurezza non fosse evidente di per sé: ma ai bambini la prudenza bisogna imporla.
L'adulto responsabile reagisce a tutto questo con fastidio. È abituato ad essere previdente, a tenere conto dei rischi, a non chiedere niente a nessuno. A pensare a se stesso, in una parola. E sogna uno Stato meno invadente, meno costoso e perfino meno protettivo. Costui è un liberale.
Chi invece si sente profondamente membro della comunità, fino a percepire come sbiadita la propria individualità; chi reputa che non ci sia differenza fra individualismo e asocialità; chi si sente buono e pietoso arriva a dire (come quel tale di cui molti dimenticano che era un socialista), "tutto nello Stato, niente fuori dello Stato, nulla contro lo Stato". Costui è di sinistra.
Questi due uomini saranno sempre avversari, se non nemici. Non li separa infatti qualche idea politica o qualche principio di economia: li separa il temperamento e la visione della vita.
L'uomo di sinistra considera il liberale spietato, egoista e perfino un po' delinquente.
Il liberale considera l'uomo di sinistra un imbecille.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 10 giugno 2006

ROBA DA MATTI
Ultimamente le notizie sul conflitto israelo-palestinese non apparivano sulle prime pagine dei giornali per due motivi: i palestinesi si ammazzavano tra loro e i palestinesi bombardavano Sderot, la citta israeliana del Neghev. Notizie cui non dare peso, notizie da non divulgare, niente di interessante.
Negli ultimi tempi per le strade di Gaza c'e' la guerra civile, ogni giorno morti e feriti ma queste notizie i media italiani  non le trovano interessanti e le danno, quando le danno, quasi di corsa, senza soffermarsi troppo.
Da cinque anni e mezzo i palestinesi bombardano Sderot e neanche questo fa  notizia. Missili sulle scuole? Va bene, niente paura, i bambini erano appena usciti.
I bambini e molti adulti di Sderot devono essere seguiti da psicologi?
Devono vivere nei rifugi, fare scuola nei rifugi come succede ai loro coetanei del nord della Galilea bombardati da Hezbollah?
Chissenefrega!
Kofi Annan non ha mai detto niente, lui fa le parole crociate.
Israele e' stato colpito dal terrorismo piu' infame,  per cinque anni, senza sosta?  Saltano autobus? saltano supermercati? saltano ristoranti? Arrivano missili sulle citta? si, si, ci sono varie vittime, vabbe' poveracci, ma adesso, ehhhh adesso chissa' come rispondera' Israele!
Questo e' sempre stato il punto piu' importante per i media e anche per l'opinione pubblica: la rappresaglia israeliana, sulle vittime israeliane neanche mezza parola. Neanche un nome.
Noi, in Israele, abbiamo sopportato questa indifferenza mentre  seppellivamo in silenzio i nostri morti. In silenzio, tra le lacrime. Senza urla , senza manifestazioni.
Solo silenzio. Forse questo e' stato l'errore, avessimo fatto piu' casino qualcuno avrebbe capito meglio la nostra sofferenza e l'ingiustizia di essere un paese aggredito cui tutti danno addosso per difendere gli aggressori.
Da ieri invece siamo di nuovo sulle prime pagine dei giornali e telegiornali perche' ad essere colpiti non sono stati civili israeliani ma palestinesi, non bambini israeliani ma palestinesi e per mano israeliana.
E allora ecco che  tutti si scatenano come un sol uomo  e  Kofi Annan si dice "turbato".
Ma prima dove era Kofi Annan? Si era  mai detto 'turbato" prima?
Ha mai informato  i palestinesi, a nome dell'ONU,  che non si puo' colpire in continuazione Israele, che non si possono fare morti e feriti, che non si puo' continuare a bombardare senza motivo le citta' (ormai  i missili stanno arrivando fino ad Ashdod,  una trentina di chilometri da Tel Aviv), senza aspettarsi che a Israele girino le scatole? 
A sud bombardano hamas e i suoi affiliati, a nord bombardano gli  Hezbollah ,  che colpiscono Israele per conto di Siria e Iran, ma mai il segretario dell'ONU ha fatto dichiarazioni di turbamento.
Forse per lui e' normale che i bambini di Israele debbano vivere nei rifugi per poter non morire!
E Abu Mazen? Ha mai fatto qualcosa per fermare il terrorismo?  Niente, lui dorme, Annan fa le parole crociate, i terroristi di tutti i gruppi bombardano Israele e quando succede l'incidente, ancora non provato, allora di colpo l'uno si sveglia e subito telefona a Condoleeza Rice per dirle quanto siamo cattivi e l'altro, il segretario dell'ONU,  si turba!   
Mentre su Sderot piovevano missili ininterrottamente dal primo giorno della guerra di Arafat, 5 anni fa,  ieri  una corvetta militare israeliana ha sparato verso le postazioni dei terroristi e pare che un missile per fatalita' abbia deviato e sia finito su una famiglia palestinese. Israele ha chiesto scusa, ha aperto un'inchiesta , i palestinesi che non sanno contare bene hanno urlato subito alle 15 vittime.
Lo fanno sempre, hanno problemi di conta, a Jenin avevano diffuso a tutte le agenzie la notizia  di  500 morti, alla fine erano  50, le meta' israeliani pero' nella memoria di tutto il mondo e' rimasta la notizia taroccata e molti  ancora oggi credono ai 500 morti i cui cadaveri sono inesistenti ma non fa niente, basta strombazzarlo in giro e la gente ci crede ed ecco che esplode l'odio e si bruciano bandiere.
E' cosi' che funziona, e' la magnifica ed efficentissima propaganda palestinese.
La verita' che nessuno ha il coraggio di dire e' che Israele e' sempre troppo clemente, che Israele aspetta sempre troppo per colpire, che nessun altro paese al mondo avrebbe avuto tanta pazienza, i nervi tanrto saldi e una popolazione cosi' civile e calma .
Nessuno al mondo avrebbe sopportato quello che Israele subisce ogni giorno dai palestinesi da anni e anni.
Morti, minacce, dichiarazioni di inesistenza di Israele, bombardamenti, terrorismo senza mai un solo giorno di sosta!
Ma gli italiani sanno cosa e'  il terrorismo e cosa significa  per la gente  aver visto autobus pieni di cadaveri carbonizzati, cosa significa aspettare una telefonata che ti annunci che tuo figlio e' morto, cosa significa vivere nei rifugi e sentire  decine di missili che ti passano sulla testa ogni minuto?
NO,  non lo sanno e neanche Kofi Annan lo sa  pero' sono tutti pronti a condannare e a turbarsi.
Bene, gli do una notizia, e la do a tutti quelli che in questo momento dicono "poveri bambini". Certo, poveri bambini!
Poveri bambini che devono vivere in territori dove a nessuno interessa niente di loro se non per vestirli da terroristi kamikaze a meno di un anno e farli marciare urlando "a morte gli ebrei' a meno di tre anni.
Poveri bambini destinati a diventare  terroristi prima ancora di nascere!
Poveri bambini vicino ai quali vanno a mettersi gli adulti per sparare contro Israele e poi scappare e aspettare la risposta che cadra'  esattamente nel posto dove prima c'erano i terroristi  e dove invece sono rimasti solo loro, i bambini.
La responsabilita' di ogni bambino palestinese ammazzato e' di Abu Mazen come prima era di Arafat che ha avuto anche il coraggio sporco di dichiararlo, tra il silenzio del mondo, che sperava in un milione di morti bambini.  E parlava di quelli palestinesi e piangeva con le sue lacrime di coccodrillo chiamandoli angeli e  martiri che dovevano morire  per lui.
La guerra e' guerra ma i bambini israeliani e palestinesi sono morti per sola responsabilita' dei palestinesi che hanno sempre rifiutato ogni possibilita' di dialogo per scegliere il terrorismo.
Adesso urlano che la tregua e' finita. Ma quando mai c'e' stata? Quando mai hanno smesso un solo giorno di colpirci? Passano 15 secondi di tempo dal momento in cui parte un missile dai territori verso Israele e le sirene suonano, 15 secondi per trovare un rifugio o gettarsi a terra sperando di restare vivi. Questo succede tutti i giorni , a tutte le ore del giorno e loro osano parlare di tregua e i media riportano  le loro menzogne senza vergognarsi!
Altra notizia che i media italiani non hanno dato e' il rifiuto dei palestinesi di ricevere  34 TIR di medicinali che Israele mandava.
Vediamo i fatti:  da quando hamas e' andato al potere , piagnucolano che non hanno soldi nemmeno per comprare medicine, allora Israele ha fatto due conti sui dazi  e anziche' mandargli i soldi che loro usano per comprare armi e esplosivo, gli ha mandato medicinali. 34 TIR di medicinali.
Bene, improvvisamente non ne avevano piu' bisogno , li hanno rifiutati e hanno urlato: "mandateci il grano", nel senso di grana, soldi, dane',  money . Loro vogliono soldi per ammazzare, mica medicine per curare.
Intanto stanno sorgendo dubbi sulla strage. Puo' essere stata una loro bomba.
Lo sapremo mai? Non credo, loro insabbiano e se Israele parla nessuno ascolta.
In definitiva, qui abbiamo dei morti, gli ultimi che non saranno ultimi da entrambe le parti, abbiamo un segretario dell'ONU che  si dichiara "turbato" senza che nessun israeliano  lo mandi a quel paese e abbiamo chi e' troppo occupato a scaricare su Israele tonnellate di insulti.
Abbiamo un presidente dell'ANP che fa esattamente quello che faceva Arafat e un capo del governo palestinese che e' a capo di un'organizzazione terrorista tra le peggiori e che dichiara ogni giorno che Israele deve cessare di esistere. Questo e' il quadro.
Solita storia, solito tragico deja' vu, fino al prossimo autobus che esplodera' cui seguiranno  il silenzio e l'indifferenza rotti solo dalla solita domanda "E adesso come reagira' Israele?"
 
Deborah Fait - informazionecorretta

L'ANTI-PATICO
Quella che segue è l'intervista a Romano Prodi come è stata pubblicata dalla Zeit. Di essa è interessante il titolo: "Dieses Land ist versklavt worden", questo paese è stato schiavizzato. Esattamente la frase che poi Prodi ha dichiarato di non avere detto. Ora s'immagini quanto verosimile sia che una frase così diretta, e compromettente, e violenta sia stata inventata dai giornalisti. I quali da tempo hanno la buona abitudine di tenere un registratore acceso, mentre effettuano le interviste. Dunque si può star sicuri che Prodi quelle parole le ha dette. Del resto, se così non fosse, non avrebbe accusato il giornale della peggiore disonestà, magari fino a fargli causa?
Non funziona neanche l'ipotesi di una cattiva traduzione. Chiunque conosca i rudimenti del tedesco sa che "ver" è una preposizione che rende negativo il nucleo semantico che lo segue, e dunque quello che importa è proprio questo gruppo semantico in cui anche chi non conosce il tedesco riconosce nello "sklav" (la "t" fa il participio passato) lo schiavo. La parola, anche in tedesco, è di origine latina.
Il testo integrale è in calce, qui vengono poste in evidenza alcune risposte.
Gli intervistatori parlano della loro difficoltà di capire lItalia e dicono:
 - Cominciamo col fatto che non sappiamo neppure a quale partito lei di fatto appartiene.
- Siamo in procinto di fondare il partito democratico, è questa non è in nessun modo musica del futuro. Esso unificherà i due più grandi partiti della mia coalizione, i Ds e la Margherita.
Qui notiamo che Prodi non dice a quale partito appartiene, ma a quale amerebbe appartenere. La risposta onesta sarebbe stata: "Per il momento non appartengo a nessun partito..." Ma Prodi è sempre afflitto da un eccesso di ottimismo rispetto a se stesso. Quando non di arroganza. Si veda lo scambio di battute che segue:
-Nella vostra coalizione ci sono quaranta diverse tendenze, non soltanto nove! E inoltre i tedeschi, scusi la mia franchezza, hanno avuto bisogno di molto più tempo per siglare il loro contratto di coalizione, di quanto ne abbiamo avuto bisogno noi (...) Io in un mese ho fatto eleggere il Presidente della Camera, un Presidente della Repubblica, ho formato il Governo ed ho superato due voti di fiducia.
A parte la scortesia di criticare le persone di cui si è ospiti, c'è tanta di quell'arroganza e tanta di quella vanità (io ho fatto questo, io ho fatto quest'altro), in queste parole, che sarebbe stato adeguato farle seguire dalla Cavalcata delle Valchirie.
E questo atteggiamento spocchioso è confermato dalla risposta seguente. Dopo che ha detto che applicherà il programma, afferma:
- La situazione è tuttavia chiara. Se vado via io, va via il governo; e se va via questo governo, rimarremo all'opposizione per i prossimi sessant'anni.
Qualcuno, prima di lui, ha detto "dopo di me il diluvio". Ma almeno era il re di Francia.
Se poi i giornalisti tedeschi dicono una sciocchezza calunniosa sul conto dell'Italia, Prodi, invece di rintuzzarla, l'aggrava. Basta leggere:
- La giustizia italiana è riprovata ogni anno dalla Corte Europea di Giustizia per i diritti umani a causa della sua lentezza. Invece di lavorare efficacemente, il Tribunale di Roma si lamenta che non ha più carta. Non ha carta per le sentenze, e questo mentre ci sono pendenti 700.000 processi civili.
- Probabilmente manca anche la carta igienica. Il governo Berlusconi ci ha lasciato questa situazione.
E segue una acerba critica del governo precedente (che avrebbe scialacquato il denaro pubblico!), ma questo si può tollerare: è pura campagna politica interna. Ma stavolta Prodi calunnia il nostro paese agli occhi dello straniero. Purtroppo, gli italiani - e questo è ancora un esempio - odiano i compatrioti e non sanno che cosa sia l'amor patrio.
Egli dichiara poi:
- Quando noi economizziamo sulle auto blu, la cosa è importante per la gente dal punto di vista psicologico. Ho assunto già una volta, nel 1966, la guida di un paese le cui finanze erano disastrose. Allora ho rimesso le finanze in ordine e lo farò anche stavolta. Conosco il mio mestiere. E mi permetta anche di dire: Questo paese precedentemente è stato schiavizzato. Il precedente presidente del Consiglio poteva fare e non fare tutto quello che voleva.
Il caro Prodi non dice che la precedente legislatura di centro-sinistra ha lasciato una voragine - certificata dall'Europa - nei conti, e non dice di avere portato i membri del governo a 102, battendo il primato di Andreotti di quindici anni fa. Probabilmente questo esercito di membri del governo lavorerà gratis. Mentre il governo Berlusconi ha azzerato l'avanzo primario ma non ha lasciato nessun "buco". E non è cosa da poco, nella congiuntura di questi anni. Ma quello che importa soprattutto è la frase sul fatto che l'Italia è stata resa schiava da Berlusconi, un tiranno fornito di tutti i poteri. Ma non di quello di mandare in esilio Prodi, a quanto pare.
- Lei ha designato il movimento politico di Berlusconi, Forza Italia, come il partito di quelli che parcheggiano in seconda fila. Che cosa intendeva con ciò?
- Proprio lui ha predicato questo: imbrogliare il fisco non è un problema. Parcheggiare in seconda fila non è un problema. Lo stato è l'avversario, il nemico. E con le sue televisioni ha sempre diffuso questa propaganda...
Nessun commento. Anche un piccolo blog può essere querelato e la giustizia ci ha spiegato che aì, si può dare al prossimo del "buffone": ma a condizione che il suo cognome sia Berlusconi.

Gianni Pardo

L’ANTI-DUCE
Le folle hanno tendenza ad eleggere un loro profeta. È sufficiente che si presenti come rappresentante supremo e disinteressato dei loro ideali, perché essi lo seguano fedelmente e lo eleggano loro guida. Non  è un caso che guida in tedesco si dica Führer, in italiano Duce, in romeno Conducator, in inglese leader ecc: agli uomini come ai bambini, nelle circostanze più varie, dà sicurezza tenere la mano del padre.
Questo fenomeno ha avuto una delle figure paradigmatiche in Mussolini. In seguito la costituzione italiana ha stabilito regole per evitare l’emergere di questi personaggi carismatici e per decenni non s’è vista l’ombra d’un grande capo. Negli ultimi dodici anni tuttavia, con Berlusconi, è imprevedibilmente apparso l’anti-duce. Il duce trascina una buona parte del paese (ed ha come avversaria la rimanente parte), l’anti-duce non trascina tutta la sua parte ma fa l’unanimità dei suoi avversari.
Il Cavaliere non è il leader di tutto il centro-destra: ci sono quelli che non lo amano per nulla, per esempio nell’Udc; ci sono quelli che ne subiscono la leadership per convenienza, come in An; ci sono quelli che votano per lui perché anti-sinistra, anti-destra e anticlericali: è insomma il meno peggio. Il suo elettorato al novanta per cento sa più quello che non vuole che quello che vuole. Nella coalizione opposta invece l’ostilità a Berlusconi costituisce un articolo di fede. Riguardo alla religione, tra le idee dei radicali e quelle della Margherita ci sono grandi differenze; tra le idee economiche di Diliberto e quelle di Fassino o di Dini ci sono abissi; tra la politica internazionale di Rifondazione e quella dei Ds ci sono contrasti insanabili; ma in questa guerra di tutti contro tutti un solo punto è comune: l’odio per Berlusconi. Questi, che non è il capo incontrastato del centro-destra, è l’incontrastato elemento unificatore dell’intera sinistra in quanto nemico numero uno.
Il programma del centro-sinistra è infatti immenso, contraddittorio e vago perché, se non vuole far scoppiare i contrasti, non può dire niente di definito. E allora i più fanatici e i più ingenui, non che rendersi conto del vuoto delle loro idee, dicono solo il peggio del peggio di Berlusconi come se, con ciò, confermassero la purezza della loro fede politica e annunciassero un’azione di governo.
Tanta ostilità è nata nel 1994. Se non ci fosse stato l’uomo di Arcore, Occhetto avrebbe vinto le elezioni a man bassa: ma troppi dimenticano che nessuno avrebbe potuto realizzare questa incredibile impresa se non avesse trovato un elettorato pronto a sostenere chiunque si fosse seriamente presentato a sbarrare la strada “ai comunisti”. Volendo negare questo, ancora dodici anni dopo la sinistra si sforza giorno e notte di stramaledire l’inciampo, dimenticando che l’ostacolo non è Berlusconi, è un elettorato ostile ad una sinistra inconcludente, divisa e tuttavia pericolosa.
Chi non è capace di venerare il Conducator di turno, e corrispondentemente di odiare qualcuno quasi fosse l’origine di tutti i mali, è sommamente infastidito dal gregge di coloro che hanno bisogno di seguire un capo o, in mancanza, di odiarlo.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 9 maggio 2006


Uno di meno: al Zarqawi
Abu Mussab al Zarqawi, il leader di al Qaeda in Iraq ritratto qui a fianco in un momento della sua attività di "resistente", è stato ucciso nel corso di un raid aereo. L'ha annunciato il primo ministro iracheno Nuri al Maliki nel corso di una conferenza stampa a Baghdad, alla quale erano presenti anche l'ambasciatore degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, e il comandante della truppe americane in Iraq, il generale George Casey. Insieme a Zarqawi sono morti sette dei suoi uomini. Si nascondevano a Baquba, a 40 chilometri dalla capitale.

Massima del giorno
C'è gente che è in lite col mondo e crede che il torto sia del mondo.
G.P.


MOLLICHINE
Urso: Una parte della maggioranza giustifica la propria partecipazione alla parata militare del 2 giugno dicendo che "sarà l'ultima". Poi sfileranno gli eserciti degli invasori.

Iraq, arrestato Hamza Khairi al Ani, responsabile di innumerevoli omicidi e di aver personalmente decapitato decine di ostaggi. Ma è solo un "compagno che sbaglia".

Sbeffeggiato dal critico Grasso, Mughini ha scritto che giacche e occhiali suoi sono premiati ed esposti in musei. Vero. Poveri musei.

Napolitano: "il popolo nutre affetto per le forze armate". Tanto che, per il 2 giugno, hanno detto a molti per non strapazzarsi di rimanere a casa. In particolare ai carristi.


LA REDENZIONE DI D’ELIA
In Parlamento è stato nominato segretario della Presidenza della Camera Sergio D’Elia, deputato della Rosa nel Pugno. Costui decenni fa è stato condannato per omicidio in quanto dirigente di Lotta Continua e mandante di una rapina finita col morto. Egli ha scontato la pena, si è pentito, si è redento. Dunque alcuni sostengono che, tanti anni dopo, e dopo aver pagato il proprio debito, qualunque cittadino è uguale ad un altro. Diversamente la sanzione per un delitto non avrebbe mai termine. Altri invece protestano vivamente contro questa nomina: quel passato è troppo pesante e bisogna tenere conto dei sentimenti dei parenti delle vittime. Un innocente sotto terra e un colpevole alto funzionario del Parlamento a qualcuno sembra un contrasto troppo stridente.
Nessuno ha interamente torto. In origine la reazione al crimine fu la legittima difesa sul momento o la vendetta in seguito. Ma la vendetta ha due difetti: non sempre chi dovrebbe esercitarla ne ha i mezzi e, quando ne ha i mezzi, essa può essere eccessiva. Per questo lo Stato, creando l’amministrazione della giustizia penale, si è riservato la vendetta: in modo che da un lato nessuno sfugga alla sanzione e dall’altro questa sia quanto più è possibile commisurata al male fatto. Tuttavia, per quanto si cerchi di correlare la pena al delitto, la legge ha delle rigidità. Mentre per i giudici è giusta una certa pena, per l’opinione pubblica può essere un’altra. Molti vorrebbero Sofri assolto, malgrado i dati giuridici, altri vorrebbero vedere la matricida Erika messa a morte.
Tutto questo significa che non necessariamente la determinazione giurisprudenziale corrisponde al sentimento dei cittadini. E comunque l’assassino non può pretendere dalla famiglia della vittima d’essere accolto come un qualunque altro uomo solo perché ha scontato i suoi anni di carcere. I conti li ha pareggiati con la giustizia, non con la morale o l’opinione pubblica. Per questo D’Elia non può risentirsi della reazione di molti, quand’anche essa fosse ingiusta. Il suo pentimento può essere sincero, il rinnegamento del suo passato totale e la reazione di chi si rifiuta di dimenticare il passato eccessiva: e tuttavia il colpevole non ha nessun diritto d’imporre alle vittime o all’opinione pubblica di perdonarlo. I cittadini hanno rinunciato alla vendetta privata ma mantengono integro il diritto ai propri sentimenti.
Ci si può porre il problema se l’implacabilità sia morale o no. Può infatti sembrare inammissibile che si inchiodi qualcuno ad un’azione compiuta tanti anni prima. Ma, inammissibile o no che sia, è ciò che avviene nella vita di tutti. Anche degli onesti. Molti, usciti dalle scuole secondarie, hanno scelto per un motivo contingente la facoltà universitaria sbagliata e tuttavia sono andati fino in fondo: si sono laureati e per tutta la vita hanno fatto un lavoro che non era il più adatto a loro. Molti si sono innamorati di una donna e l’hanno sposata, magari solo perché era bella, per poi accorgersi che è stato un errore; e tuttavia rimangono con lei fino alla morte per i figli, per i parenti, per inerzia. In gioventù le scelte sembrano reversibili, a volte perfino poco importanti, e poi invece esse determinano tutto il corso della vita. Il nostro passato è come un padre che a nessuno è permesso rinnegare.
Non è per motivi giuridici o morali che D’Elia deve – o non deve - rimanere al suo posto. La decisione dipende dall’opinione pubblica prevalente e dalla sensibilità che il Parlamento mostrerà per essa
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
 - 7 giugno 2006

Solidarieta' a Andrea Jarach e breve storia dell'antisemitismo sovietico
L'articolo di Enzo Biagi pubblicato recentemente dall'Espresso e'  la dimostrazione che gli uomini,  invecchiando, non  migliorano a differenza del vino buono.
Leggendo la diffamazione nel confronti di Andrea Jarach, l'ebreo cattivo perche' non di sinistra, sono stata presa da una gran voglia di spiegare a Enzo Biagi, ma soprattutto a quelli che bovinamente lo hanno letto dandogli ragione, qualcosina di cui difficilmente  si parla,  mi riferisco all'ossessione antisemita di Stalin parallela a quella di Hitler.
Dei crimini nazisti conosciamo tutto ma passano sempre stranamente sotto silenzio i crimini dell'Unione Sovietica contro gli ebrei.
Stalin contrasse il virus dell'antisemitismo da piccolissimo in famiglia, composta da un padre ubriacone e da una mamma fervente cattolica e convinta dell'assassinio di Cristo da parte del giudei, diabolica analogia con la famiglia Hitler.
Il suo odio infantile ebbe poi l'imprimatur nel seminario di Tbilisi dove studenti e professori erano profondamente antisemiti e dove Stalin entro' giovanissimo uscendone col virus  trasformato in metatstasi.
Il comunismo in URSS  assassino' meticolosamente gli intellettuali ebrei,  perseguito' la popolazione ebraica sovietica, ridiede vita alla macabra usanza russa dei pogrom e delle epurazioni.
Nel 1953 incomincio' apertamente la caccia all'ebreo e due milioni di ebrei sovietici si trovarono in grande pericolo di vita e deportati per la maggior parte nei campi di concentramento in Siberia,  Kazakhstan e Birobidıan. I maggiori intellettuali ebrei furono  costretti a firmare la "Dichiarazione ebraica" che auspicava la deportazione di tutti gli ebrei nei suddetti campi di concentramento.
Il famoso Teatro Ebraico fu dissolto e i suoi componenti scomparvero, nel silenzio generale,  nelle segrete della Lubianka per mai piu' riapparire, ne' vivi ne' morti..
Gli ebrei sionisti vennero arrestati, tutti, mandati nei manicomi criminali, ammazzati, torturati e i sopravvissuti finirono nei gulag siberiani.
Nathan Sharanski, ex ministro della Knesset, resto' prigioniero, tra manicomi e gulag, per 18 anni prima di poter emigrare in Israele. Racconta che l'unica cosa che lo salvo' dalla pazzia furono gli scacchi che, naturalmente, giocava senza scacchi a disposizione e da solo, faceva tutto con la mente.
La polizia segreta sovietica, mentre torturava gli intellettuali e medici ebrei nel palazzo della Lubianka,  aveva annunciato che avrebbe completato il lavoro di Hitler e riusci' a sterminare , prima della morte benvenuta di Stalin, 600.000 ebrei.

Questa, per sommissimi capi, la storia antisemita del comunismo.
Per parlare dell'attualita' ricorderei a Enzo Biagi  i sentimenti di odio della sinistra nei confronti del sionismo e di Israele e accennerei alla simpatia, adesso sconfessata, della sinistra per i terroristi palestinesi.
Ricordo le foto di Diliberto con Arafat e il suo amore per il defunto terrorista e assassino, ricordo le sue dichiarazioni deliranti contro Israele. 
Ricordo la sinistra pacifista che arrivava  in Israele per urlare  "Assassini" agli  israeliani che venivano decimati dagli attentati.
Ricordo la sinistra dell'arcobaleno e le sue manifestazioni antisemite.
Ricordo i cortei con gli slogan contro Israele e per la Palestina, una, libera e islamica.
Ricordo l'odio che scorreva a fiumi, per tutti i 40 anni del potere di Arafat, nelle menti ottuse dei sinistri italiani, ebrei compresi.
Se Andrea Jarach avesse dato il suo nome e la sua rispettabilita' a partiti antisemiti della sinistra , avrebbe avuto da dire Enzo Biagi? Certamente no!
Tristemente devo dire che Biagi, con questo infamante articolo, ha offeso se stesso, la sua onesta' intellettuale e gli ebrei che rifiutano di essere ingabbiati in una sinistra solo a parole loro amica, in realta' profondamente nemica e antisemita con gli ebrei vivi mentre ipocritamente piange gli ebrei morti, solo se ammazzati dai nazisfascisti, naturalmente.
Gli altri, gli ebrei sovietici, non li piange e non li ricorda nessuno.
Devo dargli anche  una notizia che certamente non gli fara' piacere: alla luce dei fatti che ho esposto e alla tremenda campagna di odio contro Israele portata avanti dalla sinistra europea, un buona parte degli ebrei italiani si e' resa conto di essere stata strumentalizzata e ha smesso di dare il suo voto a chi auspica piu' o meno apertamente la fine di Israele.
Naturalmente  anche a destra c'e' dell'antisemitismo ma il Centro-destra e' compattamente filoisraeliano, a parte alcuni elementi criminali e fascisti.
La sinistra e' compattamente antiisraeliana, a parte alcuni elementi democratici e pensanti.
Concludo per esprimere la mia totale solidarieta' a Andrea Jarach , augurandomi di essere seguita da altre persone libere e oneste.
 
Deborah Fait
-informazionecorretta

RELIGIONE SENZA DIO
Sergio Romano ha scritto un editoriale per commentare la dichiarazione del capogruppo di Rifondazione Comunista alla Camera, Gennaro Migliore, il quale vuole eliminare i Centri di Permanenza Temporanea e aprire le porte ad ogni forma di immigrazione. Ovviamente inclusa quella clandestina. L’Ambasciatore osserva che costui si comporta come se non facesse parte della coalizione di governo e come se non gliene importasse nulla né degli accordi di Schengen né degli interessi dell’Italia. Quello che però non viene adeguatamente spiegato è il perché di tutto questo.
Migliore non può essere un cretino. È solo il genere di persona che preferisce il suo ideale al dato dell’esperienza: e in questo non è certo l’unico. Il suo comportamento può infatti essere etichettato come una forma di religiosità.
La religiosità è una caratteristica umana che non raramente informa di sé un’intera comunità e può anche entrare in conflitto con l’esperienza o il buon senso. L’indolenza degli arabi – indolenza per cui i palestinesi, sulla stessa terra, sono tanto più poveri degli israeliani - non deve fare meraviglia: per l’islamismo infatti il dogma fondamentale è l’abbandono alla volontà di Dio (Islàm) e chiunque si dia molto da fare per ottenere un risultato è come se non credesse al suo intervento. Mentre è veramente pio chi non fa nulla.
Né noi cristiani abbiamo il diritto di dichiararci lontanissimi da tutto questo. Nel vangelo di Luca (12, 22-31) si legge: “Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! ...  Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. …  Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l'animo in ansia … Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date per soprappiù”. Ecco perché nel corso dei secoli si è avuta tanta stima dei frati mendicanti: costoro non erano persone che non lavoravano, erano santi che pregavano e si aspettavano il cibo “per soprappiù”.
Gennaro Migliore fa un “ragionamento” analogo. Poiché il vero comunista, come l’immagina lui, non distingue tra bianchi e neri, tra colti e incolti, tra italiani e stranieri, e al limite tra onesti e delinquenti, ogni barriera all’immigrazione clandestina è un errore e le e obiezioni di Romano non lo riguardano. Se una verità religiosa superiore incontra obiezioni minori, magari di semplice buon senso, non per questo va ignorata. Se no bisognerebbe concludere che il Gesù di cui ci parla Luca ha detto una sciocchezza. Per conseguenza questo deputato non ha il dovere di badare a quello che dice e poco importa che esso potrebbe dispiacere al governo, ai nostri partner europei o al resto degli italiani. Gli basta seguire la stella polare della sua personale ideologia.
Sergio Romano ha sprecato il fiato. Non solo è inutile mettersi a ragionare d’arte con Girolamo Savonarola, o di sesso con San Girolamo, ma è supremamente inutile mettersi a ragionare con chi ha principi religiosi senza nemmeno avere una religione. Il vero comunista non sente il dovere di spiegare nulla e di giustificarsi di nulla. Gli bastano i suoi personali dogmi. E se è andato al governo è solo per renderne testimonianza. Quali che possano essere le conseguenze concrete. Anche se vien fatto di chiedersi: un tempo i frati mendicanti almeno speravano in Dio, che veste i gigli e nutre gli uccelli; ma Gennaro Migliore in che cosa spera?

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  -5 giugno 2006

UNA STORIA DI GIUSTIZIA E DI “STATO”
Una storia di ordinaria ingiustizia oppure una delle classiche storie “di stato” destinate diventare storie collaterali a vicende ben più grandi, dolorose eppure anch’essere ridotte semplicemente a memoriali d’occasione o peggio ancora a tristi pretesti per proclami politici.
Come in tutte le storie collaterali, ci sono i “poveri cristi” che ben presto si perdono nei meandri dell’ingiusta giustizia, fra procure, magistrati, politici e politicanti, mafiosi di alto lignaggio e di basso rango, imprenditori collusi e sospetti. Molti di questi “poveri cristi” capiscono che è meglio lasciare perdere, che il rischio da correre è quello di finire, non ucciso, ma peggio ancora additato come bugiardo, calunniatore, fallito, visionario in cerca di vendette o notorietà.
Uno di questi, Gioacchino Basile ha deciso di prendere una strada diversa. Dopo quasi venti anni di battaglia giudiziaria, la sua storia meriterà di essere conosciuta in una fiction tv che si terrà su RaiUno, il 5 ed il 6 giugno e come tutte le storie di ordinaria ingiustizia, ma anche di “stato” sono talmente lunghe e complicate da sembrare romanzi.
E’ un romanzo difficile da spiegare, quello di Gioacchino Basile, ma ci ha pensato lui, nel suo sito  www.gioacchinobasile.it, ad inserire documenti, copie di esposti e di lettere, fra cui una indirizzata congiuntamente al Presidente della Repubblica, al Procuratore Nazionale antimafia Pietro Grasso ed al figlio di tal Paolo Borsellino che egli stesso incrociò appena 3 giorni prima della sua morte e da cui ricevette l’invito a spedirgli l’esposto-dossier sul caso Fincantieri di Palermo e su possibili collusioni fra l’imprenditoria navale palermitana, la classe politica del luogo e non solo e potenti famiglie mafiose, fra cui quella dei Galatolo. Tutto parte da quell’esposto dato in copia a Borsellino, una sera del 25 giugno 1992, poi successivamente spedito in Procura e poi oggetto di un verbale del 16 luglio 1992, dove sono raccolte verità che “un magistrato” dell’epoca non ha voluto mandare avanti, affidandosi unicamente ad una concezione esecutoria che, secondo il nostro, ha portato solo a verità superficiali, ma non alla verità assoluta, quella che avrebbe dovuto incastrare la Fincantieri e chiunque in campo politico e malavitoso avrebbe potuto mettere sotto pressione la Procura di Palermo, costringendola ad errori voluti o in buona fede.
Neppure la Procura ed il GIP di Caltanissetta avviarono le necessarie indagini su quelle tesi esposte nel verbale-esposto-dossier del 16 luglio 1992. Nessuno verificò il libro mastro e la documentazione trovata in casa dei Madonia e che identificava nei Madonia e nei Galatolo gli autori del traffico di cocaina attuato con la nave Big John, ormeggiata per molto tempo nei cantieri della Fincantieri. L’operazione Big John, finì con l’ordinaria accusa dei pentiti contro altri mafiosi. Punto.
Nessun seguito venne mai dato alla relazione della Commissione nazionale Antimafia, pur spedita alla Procura di Palermo, anni dopo, frutto di indagini accurate ed ascolto di testimoni, che chiamava in causa la dirigenza della Fincantieri. Nessun seguito alla presunta consegna della borsa di Paolo Borsellino e dell’inseparabile agenda rossa da parte di un Capitano dei Carabinieri a tre magistrati, fra cui il “magistrato” cui fa riferimento lo stesso Basile e che il magistrato ha negato di aver mai ricevuto.
In questa lunga storia, ci sono famiglie mafiose che sono state incastrate, ma non sono mai state il fulcro di tutta la verità, magistrati troppo legati ad ipotesi investigative ad oltranza e mai troppo convinti delle verità esposte da Gioacchino Basile, altri personaggi, che pure erano interessati e convinti della battaglia, costretti ad uscire di scena, imprenditori con scheletri nell’armadio mai aperto e politici che forse osservavano dall’alto, il mare che scorreva.
Sullo sfondo, una strage, quella di Via D’Amelio, due personaggi, Falcone e Borsellino, che non sarebbero mai scesi a patti con chicchessia forma di potere e che solitari, come erano realmente avrebbero combattuto per ottenere la verità e numerosi familiari e vittime della mafia, in nome delle quali Gioacchino Basile dice di voler combattere, perché la sua e la loro vita abbia un senso.
Anche Gioacchino Basile è una vittima, condannato, come accade talvolta in qualche incubo notturno, ad urlare senza però che la sua voce esca dalla bocca e possa essere ascoltata. Chi sognerebbe di crearsi un castello di carte, fatto di documenti, di esposti, di querele, di licenziamenti, di minacce, di pericoli? Forse un pazzo oppure un uomo che sete di verità. Il peccato del nostro paese, le due cose finiscono ingiustamente con il coincidere, per indifferenza o per paura.
Angelo M. D'Addesio.

EVASORI A VELA
Sul Corriere della Sera Giavazzi ha scritto che ci sono 17.000 persone che guadagnano 200.000 €  l'anno mentre le barche di lusso sono 65.000. Questo ha sconvolto Michele Serra su Repubblica e Filippo Facci sul Giornale: scandalo bipartisan, per una volta. Infatti essi presumono che quelle barche appartengano a persone ricche e dunque si può calcolare che ci sarebbero (65.000 - 17.00) 48.000 grandi evasori solo fra i possessori di barche. Oppure che ciascuno di loro possieda 3,8 barche di lusso. Cosa francamente inverosimile.
Chi non ha lo scandalo facile amerebbe però saperne di più. Magari si scoprirebbe che molte di queste barche sono possedute da persone che guadagnano molto meno di duecentomila euro l'anno e che quella barca l'hanno comprata di seconda mano. dopo anni di risparmi e sacrifici. Poi è possibile che una sola barca sia posseduta da più persone: perfino D'Alema non possiede per intero quella con cui va per mare.  Infine è possibile che il natante sia comprato con escamotage fiscali vari, per esempio intestandolo ad una SpA. O che le cose stiano in modo ancora diverso. Come si fa ad essere sicuri che si tratti di evasione fiscale?

Il moralismo sommario è fastidioso. Perché pensare che la Guardia Finanza, durante i cinque anni del centro-sinistra, e poi durante i cinque anni del centro-destra, ed ora di nuovo sotto un governo di centro-sinistra non abbia fatto e faccia il suo dovere? Ed eventualmente di che cosa scandalizzarsi, se non dell'inefficienza del sistema di accertamento piuttosto che della malvagità dei possessori di barche?
È francamente poco realistica la pretesa che i cittadini vadano contro i propri interessi anche quando possono evitarlo senza violare la legge; oppure quando la legge è talmente inefficiente da permettergli di violarla con rischi probabilistici accettabili. Questo secondo punto merita d'essere sviluppato.
Molti vorrebbero che i cittadini pagassero le tasse anche in assenza di qualunque accertamento e di qualunque sanzione, solo perché pagare le tasse, e contribuire al benessere comune, è un dovere. Costoro proseguono condannando con molta severità, come immorali e quasi delinquenti, coloro che questo dovere non lo sentono e cercano di pagare il meno possibile. Ma tutto questo è sbagliato. Si confonde la sfera giuridica con la sfera etica.
Lo Stato non può aspettarsi dai cittadini un comportamento morale e questa aspettativa non lo assolve in caso d‚inefficienza. Se aumenta il numero delle rapine non può cavarsela dicendo: "purtroppo ci sono molte persone immorali". Il popolo si aspetta un ordine pubblico accettabile a costo di ottenerlo "con le cattive". Del resto è noto che le prediche non servono a nulla, se rivolte a certi soggetti. Nello stesso modo, scandalizzarsi per l'evasione fiscale è sciocco. In primo luogo, almeno per l'esperienza corrente, chiunque può evitare di pagare tasse cerca di evitarlo e la riprovazione morale dell'evasore non serve a niente. Soprattutto i lavoratori a reddito fisso - che non possono evadere - sono severissimi. Anche se poi loro stessi cercano di non pagare l'IVA dell‚artigiano che gli ripara il bagno o la terrazza. Poi tutti biasimano soprattutto coloro che hanno evaso somme maggiori delle loro, mentre per sé sono indulgenti. E se proprio non possono qualificare ragazzate le loro evasioni di decine o centinaia di migliaia di euro, ecco dicono che, se pagassero tutte le tasse, dovrebbero chiudere bottega. Insomma, tutti assolvono se stessi, moralmente, e condannano solo gli altri. Ecco perché il discorso è sterile.
L'evasione fiscale non è un crimine dei cittadini: è il risultato dell'inefficienza o dell'esosità dello Stato. È in queste direzioni che bisogna cercare il rimedio.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 3 giugno 2006


Operazione Salomone, 15 anni fa
Quando sono arrivati, 15 anni fa in questo periodo, tutta Israele piangeva.
Scendevano dagli aerei, erano frastornati, in poche ore avevano fatto un viaggio di 1000 anni, forse piu'.
Scendevano, di notte, dai cargo, cui preventivamente  erano stati tolti i sedili e sostituiti con materassi per avere piu' posto e permettere loro, easusti, di dormire.
Si guardavano intorno, molti piangevano, altri erano come ipnotizzati, i bambini roteavano  gli occhioni umidi sgranati dallo stupore.
Erano gli ebrei etiopi, 14.266 persone,  che Israele, salvandoli da un promesso sterminio, portava a casa, una casa sconosciuta, moderna, caotica, piena di luci.
Avevano persino abbassato le luci all'interno dell'aeroporto per spaventarli meno.
Erano gli ebrei etiopi cui era stata messa in mano una bandierina biancoazzurra che sventolavano timidamente e che crollava a terra con loro quando, di colpo, come colpiti da un fulmine, si inginocchiavano per baciare la terra che li accoglieva con entusiasmo e tante lacrime, poi si rialzavano e, piangendo di emozione e certamente anche di paura, camminavano in una fila silenziosa  davanti alle centinaia di israeliani che li applaudivano e li abbracciavano, per poi salire sugli autobus.
Erano vestiti di bianco, il colore della festa e delle nozze, perche' stavano andando a Gerusalemme e questo era il loro matrimonio, arrivare a Sion, diventare ebrei in tutto e per tutto, senza doversi nascondere o rischiare la morte, lasciare alle spalle  il loro passato e i loro villaggi per venire catapultati nel presente che per loro era gia' il futuro.

Non conoscevano la luce elettrica, non conoscevano il gas, l'acqua corrente, non sapevano cosa fosse un aereo, quasi tutti malati di tubercolosi da denutrizione,  tutti senza una professione, sapevano pero' di essere ebrei, discendenti di Salomone e della regina di Saba, chiamata Makeda dalla tradizione africana,  e del loro figlio Menelik che fu il capostipite di una stirpe ebraica in Africa e che poi divento' il primo imperatore d'Etiopia col nome di Menelik I .
L'Operazione Salomone non fu il primo riuscito tentativo di portare in Israele gli ebrei etiopi, la prima fu l'Operazione Mose' del 1984 che diede  un fortissimo impatto emotivo ad ogni ebreo del mondo e agli israeliani in particolare.
Ancora una volta Israele salvava ebrei minacciati di morte, questa volta arrivavano dall'Africa, prima erano arrivati dallo Yemen, da tutti i paesi arabi, dall'India e prima ancora dai cimiteri-lager  d'Europa.
Israele  ha accolto i suoi etiopi  con amore e con orgoglio, il Governo li ha aiutati come meglio ha potuto ma i problemi ci sono perche' queste persone, soprattutto le piu' anziane ma anche molti giovani,  sono ancora emotivamente  fragili quindi con grandi difficolta' di inserirsi nella societa' israeliana che e' molto selettiva anche se estremamente generosa.
Arrivare, in una notte,  dai villaggi isolati in Africa, alla societa' ultramoderna e multietnica di Israele e' stato uno schock inenarrabile cui molti non hanno retto.
Bisogna considerare che le tradizioni di queste persone erano rurali,  i bambini vivevano nell'aia davanti alla capanna,  andavano a prendere acqua al pozzo , quando c'era e la vita era quella semplice del villaggio.
In Israele,  i piu'  anziani pensavano di continuare lo stesso stile di vita tribale, l'attaccamento alle loro antiche tradizioni  e l'impossibilita' pratica di seguirle  li ha confusi, sradicati  e, in un certo senso, allontanati dai  giovani molto piu' aperti ai cambiamenti radicali di vita.
I giovani inoltre hanno un vantaggio in piu',  l'Esercito di Israele che  e' , per eccellenza, il luogo in cui i giovani ebrei etiopi imparano a considerarsi alla pari dei loro compagni.  L'IDF e' una specie di frullatore che mescola le tante diversita' delle varie etnie in un'unica israelianita' ebraica.
Tutti uguali, tutti fratelli, tutti per Israele.... o quasi....
Col passare del tempo, le nuovissime generazioni stanno lentamente superando le enormi difficolta' dei primi anni, l'idea del clan, della tribu', viene abbandonata per l'idea piu' allargata della societa', del Paese, della Patria che non hanno mai avuto.

Se i piu' anziani , arrivati in Israele 15 e 22 anni fa,  non hanno saputo e potuto capire le nuove esigenze dei loro figli in una societa' diversa, le giovani coppie di oggi sono radicalmente cambiate, seguono i propri figli, scuola, doposcuola, sport, esercito, si sentono totalmente israeliani e vogliono parlare solo ebraico.
I giovani etiopi sono il futuro di Israele come tutti i giovani israeliani e gli anziani rappresentano la tribu' antica, le tradizioni ancestrali, bisogna quindi  trovare il modo di legare questi due mondi cosi' diversi tra loro e di ricucire gli strappi gia' avvenuti.
Per questo il governo ha varato un programma di aiuto e sostegno, di cui fanno parte professionisti e volontari  israeliani, che vuole avvicinare i giovani agli anziani per evitare i ghetti psicologici e culturali e l'allontanamento dalla famiglia che porta inevitabilmente alla solitudine, all'emarginazione , a volte anche al suicidio.
Il programma ha lo scopo di integrare sempre meglio gli etiopi al resto della societa' e soprattutto di far conoscere ai giovani e giovanissimi le loro tradizioni, la loro provenienza,  gli raccontano come era la vita in Etiopia, li inducono  ad essere orgogliosi dei loro genitori e della loro storia e a capire che  i piu' anziani  "pensano" ancora come all'epoca della vita sulle montagne africane e sono spaventati perche' qui non trovano il sostegno della tribu'. I giovani non li capiscono e allora bisogna aiutarli a diventare forti dando forza a chi non ne puo' avere, a chi vive  nel terzo millennio, in un paese moderno, con la mentalita' del villaggio africano e la estrema debolezza che ne deriva.
Il  programma del Governo tenta di costruire ponti  tra gli etiopi stessi e poi tra essi e il resto della societa' e pare che funzioni perche' non si vedono quasi mai per la strada anziani etiopi da soli, sono sempre insieme ai figli e ai nipotini. Non hanno piu' la loro  tribu' ma li hanno aiutati a ritrovare la famiglia. E sorridono.
Ci sono ancora problemi, ancora suicidi, alcuni tendono a vivere tutti insieme, sono ancora la parte piu' debole della societa' israeliana  ma  stranamente sono quelli che hanno piu' speranze perche' vedono che il Paese risponde, sentono di non essere abbandonati, credono nel futuro, credono in Israele perche' sanno che Israele li ama. 
Intanto e' gia' in atto l' "Operazione Promessa" che portera' in Israele gli ultimi etiopi di origine ebraica, i Falasha Mura, arriveranno anch'essi vestiti di bianco come per un matrimonio, baceranno la terra che li accogliera' e sventoleranno le loro bandierine ma saranno molto meno spaventati della loro nuova vita e Israele sara' molto piu' preparato a riceverli con maggiore  praticita', meno romanticismo ma tutto l'orgoglio di un Paese, minuscolo e sempre in guerra,  che riesce a fare cose grandiose che nessuna nazione  al mondo si sognerebbe di fare. 

Alla conclusione dell'Operazione Promessa tutta l'Etiopia ebraica sara' in Israele per dare il via a future generazioni di israeliani sempre piu' belli e variopinti. 
Aviva Aling ha 24 anni, e' un ufficiale dell'IDF, e' arrivata in Israele a 9 anni e racconta che da piccola su quel Cargo pensava di arrivare nella Terra del latte  e del miele dove tutto era d'oro  e i sassi erano pane.
Aviva non ha trovato trovato l'oro ma dice sorridendo  di continuare a cercarlo perche' adesso lei vive in Israele dove tutto e' un miracolo.
Il miracolo e' che 100.000 persone sono arrivate, dal cielo, su grandi uccelli,  vestite di bianco,  dall'epoca della Regina di Saba e da sperduti villaggi delle montagne etiopi, per camminare liberi e bellissimi per le strade di Israele.
 
Deborah Fait
- informazionecorretta