ARCHIVIO GIUGNO 2006
L'INTERROGATORIO
(Quattrocento
parole per dire tutto)
Qualche giorno
fa Ruggero Guarini si chiedeva come mai la signorina
Gregoraci, interrogata dal P.M. su sui (eventuali) rapporti
sessuali col sig.Sottile, non abbia risposto semplicemente:
"Non ho il dovere di riferirle questi fatti".
La prima probabile
ragione è che il P.M. non chiedeva, come avrebbe
dovuto, "Le è stato chiesta una prestazione sessuale,
accompagnata dalla minaccia che, in caso di risposta
negativa, la sua richiesta sarebbe stata respinta?" Aveva
l'aria di chiedere notizie del fatto in sé, al di fuori
della sua rilevanza penale. E si ha addirittura la tentazione
di temere che il fatto sarebbe stato sufficiente. Era possibile
farne una concussione dopo, coprendolo autonomamente con
una presunzione di minaccia.
Il tono era
comunque inammissibile. L'ultima cosa che vorrebbe
sentire, un vescovo, è una donna che denuncia curiosità
pruriginose del parroco in confessionale. Rilevante è
l'adulterio, non in che posizione è stato commesso.
Se poi il P.M.,
inducendo la teste a "confidarsi", tendeva soltanto
a condurre un interrogatorio "astuto", si può avere
il legittimo dubbio che egli intendesse influenzarla
per trovare la prova della colpevolezza dell‚accusato. E
anche questo è scorretto: perché qualunque interrogatorio
suggestivo è un interrogatorio inaffidabile.
Altrettanto
interessante è la ragione per la quale la giovane
- essendo esclusa ogni forma di pressione, intimidazione
o violenza - non ha risposto affermando che erano fatti
suoi e basta. La spiegazione è che, in un mondo dominato
dalla televisione, tutti hanno un invincibile timore
reverenziale nei confronti di chi porge il microfono. Mentre
di solito si sente d'avere il diritto di rispondere o no
alle domande indiscrete, se chi fa la domanda tiene un microfono
in mano ognuno ha la sensazione d'avere incontrato il dio-audience
in persona, il dio-televisione in persona, un dio cui tutto
è dovuto, cui nulla si può nascondere e con cui
non si può non collaborare, pena l'umiliazione, la squalifica
mediatica fino alla damnatio memoriae. La nonna o la bisnonna
dell'interrogata avrebbero risposto semplicemente: "Come si
permette di farmi simili domande?"
Ma era un tempo
in cui una donna era, più spesso di oggi, una
signora e sapeva mantenere le distanze, quando occoreva.
Un tempo in cui il termine "dama" non faceva ancora
parte dell'archeologia. Oggi invece siamo tutti degli esclusi
del "Grande Fratello".
Ma non perdiamo
le speranze. Chissà, anche il microfono di
un P.M. potrebbe domani essere un trampolino di lancio.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 29 giugno 2006
Bastardi,
non si chiamava "colono"
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu.
Studiava,
sorrideva alla vita e quando lo hanno catturato
stava facendo l'autostop per tornare a casa.
Aveva 18
anni e si chiamava Eliahu.
Lo hanno
catturato e giustiziato subito , senza pieta' e
d'altronde sarebbe troppo aspettarsi pieta' dai nazisti
palestinesi.
Aveva 18
anni e si chiamava Eliahu, non si chiamava "colono"
come, con spietatezza disgustosa, lo definiscono tutti
i media italiani.
Aveva 18
anni e si chiamava Eliahu.
Quando muore
un palestinese, quando muore un kamikaze, i media
fanno a gara a scrivere la sua storia, si esaltano pubblicando
le sue foto, quelle delle loro madri urlanti non
solo il loro normale dolore ma anche il loro odio e l' orgoglio
che sempre provano se il figlio morendo ha anche ammazzato
degli ebrei.
Di Eliahu
nemmeno il nome sui giornali, nemmeno un accenno
al suo sorriso, alla sua vita di ragazzo.
Aveva una
mamma? aveva fratelli? aveva una famiglia ? Non lo
scrivono i giornali italiani. Colono e basta , con questa
parola si sottraggono ad ogni sentimento di pieta'
perche' per gli italiani la parola "colono" e' una parolaccia
, terrorista no, infatti li chiamano attivisti, militanti,
guerriglieri, persino ministri ma mai terroristi.
Aveva 18
anni e si chiamava Eliahu!
E'' stato "giustiziato"
con un colpo in testa, lo stesso giorno del
rapimento, domenica.
Ammazzato,
violato il corpo e gettato nella terra e due giorni
dopo un nazista palestinese ha avuto il coraggio di mostrare
alle televisioni di tutto il mondo la sua carta di identita'
dicendo che, se Israele avesse attaccato, Eliahu sarebbe stato
ucciso.
Era gia'
morto Eliahu, avevano gia' spento quel sorriso felice
di ragazzo.
Sara' morto
col terrore negli occhi cercando aiuto ma aveva
davanti solo i suoi assassini palestinesi.
Sono questi
coloro che il mondo dei dhimmi ha sempre giustificato
e protetto, gentaglia nazista, senza onore, senza coraggio,
senza faccia se non quella della barbarie.
Aveva 18
anni e si chiamava Eliahu e voi che , senza vergogna,
lo chiamate colono non siete migliori dei suoi assassini.
Intanto
l'Esercito di Israele sta conducendo una vasta operazione
a sud della striscia di Gaza nel tentativo di liberare
Gilad, il soldato diciannovenne rapito a Kerem Shalom,
e per fermare il diluvio di razzi qassam che ogni giorno
si rovescia sui villaggi israeliani del Neghev e
su Sderot.
Sara' ancora
vivo Gilad? Un intero esercito si e' mosso per lui.
Grande Israele!
Suo padre
spera di si, sua madre non parla, tutti noi speriamo
ma la speranza sta diventando una specie di scudo contro
la paura che anche lui sia stato sacrificato dalla barbarie
dei suoi rapitori.
Israele
ha arrestato 64 parlamentari palestinesi, ha distrutto
la centrale elettrica di Gaza, ha avvisato i civili
palestinesi di allontanarsi dalle loro case e ha mandato
la sua aeronautica militare a fare un giretto di avvertimento
sopra il palazzo di Assad a Damasco dove si nasconde Meshal,
il capo assoluto di hamas.
Le cronache
dicono che gli aerei di Israele hanno superato la
barriera del suono proprio sopra le loro teste.
"Guardati dalla rabbia dei Giusti"
scrive la Bibbia.
Oggi Eliahu
verra' sepolto a Gerusalemme.
Riposi in
pace e che il suo sorriso di ragazzo possa illuminare
le nostre vite.
Aveva un
nome, un nome bellissimo, Eliahu, aveva la vita
e gliel'hanno tolta perche' era ebreo.
Non si chiamava
"colono".
Si chiamava
Eliahu e aveva solo 18 anni.
Deborah
Fait - informazionecorretta
Massima del giorno
Per i pessimisti:
non è il mondo, che è peggiorato; è
migliorata la conoscenza che ne avete.
Gianni
Pardo
BAMBINI DI
TRENT'ANNI
Uno studio
di Bruce Charlton, professore nella School of Biology
dell‚Università di Newcastle upon Tyne (Inghilterra),
afferma che un crescente numero di persone mantiene
i comportamenti e gli atteggiamenti associati alla gioventù.
Gli adulti presentano sempre più un comportamento
da immaturi. La conseguenza, secondo le parole della ricerca,
è che "many older people simply never achieve mental
adulthood", molti mentalmente non raggiungono mai l'età
adulta.
Egli asserisce
che gli esseri umani sentono una forte attrazione
per la gioventù fisica che rappresenta fertilità,
salute, vitalità. Inoltre, la flessibilità
lavorativa richiesta dai tempi moderna implica che si mantenga,
come i giovani, una "flessibilità pressoché
infantile di atteggiamenti, comportamenti e conoscenze".
Per giunta l‚educazione formale si estende parecchio oltre
la maturità fisica, sicché alle fine dei corsi
gli studenti sono lasciati con menti, secondo le sue parole,
"non finite": contrastando così il raggiungimento della
maturità psicologica che diversamente si avrebbe all'incirca
a questa età.
Charlton,
qualificato "leading expert on evolutionary psychiatry",
sostiene che in passato la società presentava
un environment (ambiente, mondo) più
stabile e permetteva dunque la maturità psicologica
prima dei vent'anni. Oggi invece l'immaturità
è corrente sopratutto fra le persone che hanno ricevuto
una notevole educazione. "Professori, insegnanti, scienziati
e molti altri professionisti sono spesso stupefacentemente
immaturi al di fuori della loro stretta sfera di competenza
e risultano imprevedibili, squilibrati quanto alle priorità
e tendenti a reazioni inconsulte".
Queste conclusioni
sono fondate su osservazioni sul campo e non si
può non essere d'accordo. I dati sono incontestabili.
Le ipotesi sulla causa del fenomeno sono invece opinabili,
probabilmente perché esulano dal campo strettamente
sperimentale. Non basta infatti osservare che i professori
e gli scienziati hanno studiato più a lungo di altri
e sembrano meno adulti di altri: bisogna trovare il nesso causale
tra le due cose. E proprio su questo nesso si ha il diritto
alla propria opinione.
L'età
adulta risulta da due elementi, uno fisico e uno mentale.
Quello fisico è dato dalla pubertà, cioè
da uno sviluppo fisico sufficiente per le attività dell'essere
umano primitivo (caccia, raccolta, procreazione). Quello
mentale è dato dalla capacità di amministrare la
propria vita, personalmente e in seno alla comunità
(famiglia, tribù). Fra questi due elementi esiste
una discrepanza cronologica da millenni. Neanche nell‚antico
Egitto o a Roma un adolescente di sedici anni - pure perfettamente
sviluppato - era considerato un adulto a tutti gli effetti. La
discrepanza è tuttavia diventata voragine nell'ultimo secolo.
E la causa deve dunque essere ricercata in questo tempo.
La scienza è nata concettualmente
nel XVII Secolo, ha cominciato a svilupparsi concretamente
nel XVIII, ha trionfato nel XIX ed è infine esplosa,
cambiando il mondo e la maniera di vivere dei paesi
sviluppati, nel XX Secolo. Da allora oltre ad un immenso
progresso tecnologico si è avuto un progresso economico
che ha portato i risultati scientifici ad influenzare
la vita di tutti, anche quella dei "poveri". Il telefono, invenzione
della metà dell‚Ottocento, è finalmente divenuto
tanto comune da poter dire che chiunque ne possiede uno. La
scienza, per influenzare la società, abbisognava di quel benessere
economico di cui era a sua volta causa.
Oggi la
prosperità, nei paesi sviluppati, è generale.
Nessuno soffre la fame, nessuno soffre il freddo,
nessuno cucina col carbone e nessuno spacca pietre o
dissoda il terreno. Tutti vanno in automobile, tutti hanno
un telefono, tutti hanno un frigorifero e un televisore.
La facilità della vita, tanto apprezzata dagli adulti
che hanno conosciuto tempi più duri, è banale ed
ovvia per le generazioni successive che sono nate direttamente
in tale mondo. I genitori inoltre - a causa del loro naturale
affetto per la prole - hanno fornito ai figli tutti i possibili
vantaggi, fino a farli vivere in un mondo in cui la fame, invece
d'essere una costante minaccia di morte, è divenuta uno
stimolo per consumare le merendine. Lo sforzo fisico, invece d'essere
il prezzo per sopravvivere, è diventato un complemento dello
sport. Sempre che si abbia voglia di fare sport. Inoltre non appena
il singolo è in difficoltà la società, invece
di approfittare dell'occasione per lasciare indietro il più
debole (struggle for life), si precipita a soccorrerlo
con atteggiamento materno. Se un ragazzo di diciassette anni non
studia la cosa è motivo di preoccupazione e di analisi per
genitori, professori e psicologi. Magari per concludere che la
colpa non è sua.
Insomma,
quello che il prof. Charlton non ha visto è che
gli esseri umani hanno sempre meno tendenza a divenire
adulti semplicemente perché la società li
tratta troppo a lungo da bambini.
Ognuno del
mondo conosce solo ciò che esperimenta personalmente.
Se si nasce in Scozia si leggerà sui libri com‚è
fatta la foresta pluviale, che cos'è un mercato sull'acqua
nel Sud-Est asiatico e che significa per i giapponesi "perdere
la faccia". Ma saranno dati culturali. Ciò che si
conoscerà veramente sarà il clima in Scozia, l‚accento
locale, la mentalità della gente, ecc. Chi nasce lì
è innanzi tutto scozzese. Solo con la cultura potrà
divenire prima britannico, poi europeo e infine, se ce la
mette tutta, cittadino del mondo. Nello stesso modo, se si
nasce in una società in cui non si corrono pericoli, si è
accuditi fino ai venticinque anni e si è perdonati se si
fanno sciocchezze, come si può pretendere che si giunga
alla maturità?
La mentalità adulta è quella
che alle anime belle fa ribrezzo. Quella che è considerata
"orribile cinismo", "spudorata immoralità",
"inammissibile barbarie". Una mentalità che il piccolo
selvaggio impara invece molto presto, perché la natura
non fa sconti. La scimmia che "sbaglia" e cade dall'albero
non solo si rompe le ossa ma è sbranata dal leopardo in
quanto preda facile. Nello stesso modo il sedicenne primitivo,
se non riesce a difendersi dalle belve e a procurarsi il cibo,
non ha come sanzione quella di "ripetere l'anno": sa che l'aspetta
la morte sua, della sua donna e dei suoi piccoli. Quel sedicenne
è un adulto.
La prova
di quanto sopra si rinviene persino nelle lettere ai
giornali che di solito sono un‚esplosione di moralismo.
Si rimprovera alla società di non far abbastanza
per questo o quello; si biasimano i politici che non sono
solleciti nel correre in soccorso del popolo come la madre
più sensibile; si condanna nella maniera più intransigente
qualunque comportamento che non sia in linea con la santità.
La gente vive in un mondo di sua invenzione: il mondo dei bambini.
Se uno dice che il politico è arrivato dov'è arrivato
perché è un ambizioso e un vanitoso (e dunque il suo primo
scopo è pensare a se stesso) provoca indignazione e proteste.
Perché questo quadro - pure realistico - non corrisponde
al libro di lettura di quarta elementare.
Charlton
ha ragione: gli adulti sono sempre più infantili.
Ed ovviamente più infantili degli altri sono quelli
che meno ricevono lezioni dalla realtà: coloro
che frequentano l'università fino a venticinque anni
e passa. L'apprendista meccanico, se deve smontare un carburatore,
lo deve smontare senza romperlo: diversamente il capofficina
non gli manderà a dire quant‚è cretino e quanto
gli tratterrà sulla paga. Al contrario chi fa studi avanzati
(divenendo poi scienziato, professionista, docente)
rimane a lungo nella condizione di figlio di famiglia e vivendo
da minorenne mantiene una mentalità da minorenne.
Gli adulti
sono spesso dei bambini viziati con trent‚anni di
più.
Gianni
Pardo giannipardo@libero.it - 29 giugno 2006
Costituito
il "Gregoraci fans club"
Comunicato
stampa:
Presso
il blog "capperi.net" si è costituito il
"Gregoraci fans club".
Si
accettano adesioni.
PORCO MONDO
Un avvocato, famoso
mezzo secolo fa, soleva ricordare la raccomandazione
paterna a lui studente: <<Studia , studia: sennò
diventerai pubblico ministero.>>.
Questo m’è tornato alla mente dopo aver riletto:
W: senta, lei l'amore con Sottile l'ha fatto
quel pomeriggio alla Farnesina?
G: eh...
W: eh? Dica, risponda, signorina... Ha fatto l'amore
alla Farnesina? E dica sì o no, signorina
Gregoraci.
G: no, no.
W: e quando l'ha fatto?
G: ma no, non l'ho fatto.
W: e che cosa è successo alla Farnesina? (...)
G: ma nulla... io... l'ho salutato nel suo ufficio,
abbiamo parlato...
W: e questi bacini quando ve li siete dati?
G: quando sono arrivata e quando sono andata via.
W: ah, quindi è stato un bacino di saluto?
G: sì.
W: non c'è stato mai... quindi, voglio dire,
lei è sicura... io, guardi, io non è che
glielo posso chiedere tutto il pomeriggio (...) io
più che ricordarle, diciamo, che lei deve dire la
verità, più che... io credo che...
G: va bè, ok, è capitato, io l'ho fatto,
sì.
W: ha fatto l'amore?
G: perché mi andava di farlo. (...)
cp, 28 giugno 2006
IL REFERENDUM COSTITUZIONALE
La materia costituzionale è
difficile. Prova ne sia che Sartori sostiene che neanche
i professori di diritto costituzionale (se sono stati per
il sì) ne capiscono qualcosa. E se nessuno di loro arriva
alla solitaria grandezza del politologo toscano, s’immagini
quanto ne abbiano capito i cittadini normali che sarebbero in imbarazzo
se dovessero spiegare che significano le parole bicameralismo perfetto
e bicameralismo imperfetto (con l’imperfetto migliore del
perfetto!), conflitti di competenza o di attribuzione, potestà
legislativa esclusiva, Primo Ministro e Presidente del Consiglio.
Dunque la gente non ha votato scegliendo fra due costituzioni, ma per
motivi diversi.
1) La prima ragione per votare
in un modo piuttosto che nell’altro è l’appartenenza
politica. Per i sostenitori dell’Unione, se il centro-sinistra
ha detto che ogni cosa che ha fatto il centro-destra è
da buttare nella spazzatura, non si vede perché bisognerebbe
salvare questa riforma. Dunque, se Fassino, Rutelli, Diliberto e
soci dicono che bisogna votare “no”, si voterà “no”. Non diversamente,
anche se in maniera opposta, hanno votato per il “sì” molti
che precedentemente hanno votato per il centro-destra.
2) La seconda ragione è
l’influenza dell’establishment e dei grandi giornali.
Questi, pur schierandosi per la ragione precedente, hanno
dato ad intendere che lo facevano per grandi, nobili e specialistici
motivi. E molti hanno pensato che, se il “Corriere della Sera”,
la Stampa, la Repubblica ecc. erano contro, ci dovevano essere
buone ragioni per essere contro. In Italia la pubblicistica è
talmente schierata da non scandalizzarsi – è episodio recentissimo
- se un ministro propone di licenziare 400.000 statali. E anzi
da passare sotto silenzio la notizia, per non doverne discutere.
3) Un’altra ragione che ha pesato
moltissimo anche per gli elettori di centro-destra è
l’abilità della retorica di sinistra. Gli adepti di questa
chiesa non hanno esitato a parlare dei disastri più gravi,
delle ingiustizie più cocenti, delle più catastrofiche
minacce alla democrazia. Hanno descritto cittadini che non potevano
più farsi curare in buoni ospedali, magari dissanguandosi per
un “viaggio della speranza”, di attentati all’unità del
paese e di chissà a che altro ancora. Chi avesse avuto la
pazienza di prendere nota di tutti i capitoli di questo libro nero,
avrebbe potuto scrivere una nuova apocalisse.
4)
Ma fra i migliori argomenti contro la nuova costituzione
c’è il fatto che per troppi anni si è stati afflitti,
riguardo ad essa, da timori reverenziali. Quando qualcuno
ha detto che essa è retorica (la repubblica “fondata sul lavoro”!),
declamatoria e inapplicabile (il diritto al lavoro!), s’è
sempre trovato chi gli ha dato sulla voce come avesse fatto un tutto
in chiesa. E invece, come diceva Montanelli, non si fa la rivoluzione
“con la protezione dei carabinieri”. Non si possono passare decenni
a scappellarsi dinanzi a questo testo come se fosse un feticcio – dandogli
perfino senza ridere il Premio Strega - per poi dire che lo si vorrebbe
cambiare perché ha un bel po’ di difetti. È come se si
adulasse da sempre il re per poi chiedergli improvvisamente di abdicare.
Il popolo insorgerebbe in favore del caro sovrano. Volendo cambiare
la Costituzione sarebbe stato necessario criticarla aspramente per
anni: preparando il terreno.
5) E infatti – si giunge all’argomento
centrale – la riforma non ha sbattuto contro un elettorato
a favore del centro-sinistra ma contro un elettorato allarmato
e misoneista. Il popolo è sempre misoneista. Perché
molti italiani non vogliono la TAV? Perché la TAV è
una novità. Perché non vogliono il Ponte sullo Stretto,
prima d’informarsi seriamente per sapere quanto costa e chi lo
paga? Semplicemente perché è una novità. Come
ha detto qualcuno, se Dio avesse voluto che la Sicilia fosse unita
alla Calabria, avrebbe creato un istmo. Che è come dire “se
mio figlio sta morendo di difterite non lo faccio operare, perché
se Dio volesse che viva, non lo farebbe ammalare”. Il misoneismo è
una grande forza storica. Il popolo italiano non è mai stato
a favore delle ferrovie, del voto alle donne, del suffragio universale,
della laicità dello stato. Si è schierato a favore
di queste cose quando esse erano divenute altrove delle ovvietà.
Nel caso del divorzio ci fu chi propose un referendum abrogativo,
proprio contando sul misoneismo, e se perse fu perché la
gente aveva nel frattempo visto troppi film in cui si divorziava per
non capire che non sarebbe crollato il mondo. Non vinse la laicità,
vinse Hollywood.
6) Comica l’affermazione del centro-sinistra
secondo cui bisognava votare “no” affinché poi
si modificasse la costituzione. In che modo? Non si sa.
Comunque non se ne farà niente. Ma così s’è
messo a tacere anche chi non si sentiva di negare i difetti della
presente costituzione. Prodi è poi arrivato al ridicolo
personale promettendo – proprio lui che ha costituito il più
pletorico governo di tutti i tempi – che avrebbe ridotto il numero
dei parlamentari.
7) Comica è pure l’affermazione
che non si può modificare la costituzione “a colpi
di maggioranza”. Essendo escluso che essa si possa modificare
a colpi di minoranza, rimarrebbe il
caso di norme che siano votate
con entusiasmo da Marco Rizzo e da Maurizio Gasparri, da Pannella
e da Mastella, da Berlusconi e da Diliberto. E poi la costituzione
non la modificò a colpi di maggioranza proprio il centro-sinistra,
negli ultimi giorni della penultima legislatura?
L’ultima consultazione elettorale
non è stata una vittoria del centro-sinistra ma del
misoneismo. Il centro-destra, nel tentare una riforma per la
quale l’opinione pubblica non era matura, ha commesso un errore.
Ma è un errore più adatto ad uno studio sociologico
che ad uno studio politico.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 28 giugno 2006
Israele reagisce
e in Italia...aprono le fogne
Ogni volta che succede qualcosa
in Israele e' interessante leggere e ascoltare i commenti
dei media italiani, interessante e deprimente come al solito.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto
in Israele un grande concerto, Roger Waters e' venuto
a cantare mandando in visibilio migliaia di giovani israeliani.
Ha cantato a Neve' Shalom, un
kibbuz dove vivono insieme israeliani di varie fedi, ebraica,
islamica, cristiana. All'estero parlano di questo
kibbuz come di qualcosa di paradisiaco mentre per noi, in Israele,
non c'e' niente di piu' normale poiche' in tutto il Paese gli
israeliani vivono insieme tra loro, indipendentemente dalla
loro fede.
In Israele esistono scuole miste
, ebrei e islamici insieme, in Israele viviamo fianco
a fianco ebrei, cristiani, musulmani, drusi, circassi, e chi
piu' ne ha piu' ne metta.
Nel mio palazzo viviamo in santa
pace, ebrei, russi non ebrei, una famiglia di arabi
cristiani. Qui vicino vivono beduini e vengono a fare la
spesa nel mio supermercato.
Neve' Shalom quindi non e' niente
di particolare per noi ma in Europa e' una specie di
simbolo e spesso e' la scusa per fare propaganda antiisraeliana
...situandolo altrove.....
E' successo anche col concerto
di Waters, la RAI e' riuscita a taroccare magistralmente
il bel servizio di Claudio Pagliara che spiegava chiaramente
dove si trova il kibbuz, cioe' in Israele, tra Tel Aviv e Gerusalemme.
Come hanno fatto? In modo estremamente
semplice e con tale noncuranza da non far venire
nessun dubbio a chi ascoltava.
Il giornalista che presentava
il TG da studio ha parlato sorridendo beato del grande successo
del concerto di Roger Waters nel "famoso villaggio di Neve'Shalom,
in Cisgiordania", contemporaneamente partiva il il supporto
scritto, in sovraimpressione, : "Neve' Shalom, Cisgiordania"
Ecco fatto. Cancellato Israele
in un batter di ciglia.
D'ora
in poi tutti sapranno che in un non precisato posto chiamato
Cis-Giordania, esiste un villaggio di brave persone che
vivono insieme pacificamente, altro che in Israele.....
E' cosi' che funziona la propaganda,
messaggi subliminali, quelli che la gente non dimentica
mai perche' penetrano nel cervello. Esattamente come la foto
della ragazzina che urlava sulla spiaggia davanti al corpo del
padre morto ...ammazzato dai palestinesi...pero' di questo non
si parla piu'...vietato...da quando e' stato provato che ...i palestinesi
sono responsabili, non se ne parla piu' ma quella foto
restera' sempre nella memoria della gente come di una vittima
di Israele.
Mohamed Al Durra insegna.
Ogni volta che Israele reagisce
alle azioni di terrorismo dei palestinesi e' interessante
e disgustoso vedere come , all'improvviso, i topi escano
dalle fogne e incomincino a spargere tutto intorno la peste del
loro odio.
Parliamo proprio dei topi di
fogna, cioe' di quelli che dopo aver tenuta la bocca serrata
per tutto il periodo in cui, dall'evacuazione degli ebrei
dalla striscia di Gaza, il sud del Neghev veniva bombardato
sistematicamente , quotidianamente, dai palestinesi, adesso
escono dai tombini e scrivono comunicati chiedendo
aiuto per i palestinesi.
Hanno tenuto le bocche serrate
nonostante le vittime israeliane, i feriti, la gente
sotto schock all'ospedale , la citta' di Sderot ridotta ad
essere una citta' di gente disperata.
Cose irrilevanti per loro.
Aprono le loro fetide bocche
adesso perche' Israele finalmente reagisce, dopo che
i bombardamenti si sono centuplicati e dopo che un commando
di terroristi e' uscito di sotto terra in territorio israeliano,
dentro il kibbuz Kerem Shalom, ammazzando due soldati e rapendo
un terzo.
I soldati uccisi si chiamavano
Hanan Barak e Pavel Slutsker, e lo scrivo perche' i
giornali italiani dimenticano sempre di citare le vittime
israeliane per nome.
Il soldato rapito si chiama Gilad
Shalit, 19 anni, e il suo rapimento ha gettato tutto
Israele nella disperazione, ricordando la fine di altri israeliani
rapiti dai palestinesi e mai tornati o tornati in pezzi.
L'esercito e' entrato per la
prima volta dopo un anno nella striscia e i topastri
subito protestano e scrivono nefandezze e sollecitano interventi
internazionali per fermare Israele e impedirgli di difendersi.
Alcuni di questi topastri si
dichiarano ebrei, vogliono una pace giusta e duratura
con Israele entro i confini del 67, Gerusalemme capitale di
Israele e Palestina, cioe' parlano molto apertamente e senza
vergogna dello smantellamento di Israele.
Non
soddisfatti, vogliono anche che Israele riconosca che
la sua nascita nel 1948 e' stata null'altro che un regalo
dell'Europa, regalo che ha provocato sofferenza inenarrabili
agli arabi.
Cambiano la storia, raccontano
menzogne, senza vergogna, senza vergogna, senza vergogna.
Questi topi di fogna sono di
sinistra ma il loro odio e' lo stesso di quelli storici,
i topi di fogna fascisti: stessa razza stessa faccia, cambia
solo il colore.
Giorni fa ho letto un'interessante
intervista a Emanuele Fiano, neodeputato della sinistra,
che a un certo punto dichiara :"Devo dire che il mio pensiero
entrando in Parlamento è andato ai miei nonni e zii
e a tutti i miei familiari uccisi ad Auschwitz; ho sentito che
si chiudeva un cerchio".
Mi spiace contraddirlo ma nessun
cerchio si chiude, qua tutto si riapre e la sinistra
che odia Israele non e' una parte minoritaria, e' quella
che applaude ai discorsi di D'alema che continua a parlare con
tanta comprensione del terrorismo palestinese, con tanto livore
dell'aggressione israeliana...e con tanta speranza di prossimi
buoni rapporti con Ahmadinejad, arrivando a stringere la mano
al suo ministro degli Esteri.
Sotto le ceneri di Auschwitz
e' ancora vivo l'odio che vuole distruggere oggi Israele,
senza crematori, semplicemente riducendolo alla non esistenza.
Questo e' quello che i topastri
vogliono ed e' per questo motivo che gli israeliani di
origine italiana, alle ultime elezioni, hanno votato Forza
Italia con la bellezza del 60% dei voti, come da un'analisi di
Sergio Della Pergola sul giornale degli italiani di Israele,
Kol Haitalkim.
Sentire sulla propria pelle il
pericolo di un secondo Olocausto, leggere le cronache
piene di odio e menzogne sui media della sinistra italiana,
constatare che l'unico governo italiano amico di Israele
degli ultimi 40 anni e' stato quello di Berlusconi, ha determinato
il voto.
Altro che cerchio chiuso, l'Italia
e' piena di topastri che escono dalle fogne per morsicare
e spargere la peste dell'odio intorno a loro.
Il desiderio di Auschwitz numero
due e' per loro simile al desiderio di droga.
Non gli basta mai, vogliono Israele
per poterlo distruggere in nome della loro pace giusta
quella che dovrebbe portare la maggior parte degli israeliani
al cimitero e i sopravvissuti ebrei ancora raminghi per il
mondo.
Deborah Fait
-
informazionecorretta
LA NOTIZIA È
LA NON NOTIZIA
Un articolo del Giornale (a firma
Antonio Signorini, 26/6/’06) così comincia: “Gli
statali sono circa tre milioni e mezzo. Ma bisognerebbe
ridurli di 300-400 mila unità”. Chi dice questo è
il ministro alla Funzione pubblica Luigi Nicolais. “La posizione
del ministro Ds non è distante da quella dei sindacati
di categoria” i quali avrebbero proposto “l’assunzione di 300
mila lavoratori precari in cambio di esodi incentivati”.
“L’economista Ds Nicola Rossi invece ha proposto 100 mila prepensionamenti”.
Altri sindacalisti protestano, ma il punto è un altro.
Se simili annunci fossero stati
fatti da un ministro del precedente governo, i giornali
sarebbero saliti sugli spalti per stracciarsi le vesti per
l’attentato all’occupazione. In un mondo in cui tanta gente è
disoccupata licenziare 300-400 mila persone? Licenziarle no,
mandarle in pensione: ma col trattamento pensionistico guadagnerebbero
meno e non è detto possano permetterselo; inoltre, nel momento
in cui si alzano alti lai e si parla di stringere drammaticamente
la cinghia, quale sarebbe l’aggravio di spesa per lo Stato il quale,
fatalmente, dovrebbe presto assumere nuovo personale, visto che
dopo un simile salasso la macchina dello Stato non sarebbe in grado
di funzionare? E i sindacati, invece di protestare e dichiarare
la guerra civile – che è più o meno ciò che avrebbero
fatto sotto il governo Berlusconi – che cosa fanno? Dànno una
mano con proposte analoghe. L’assunzione di precari da licenziare
alla fine del precariato.
Ed ecco la notizia: la notizia
è che nessuno parla di questa notizia. Berlusconi
s’è a lungo vantato di un milione o più di nuovi
posti di lavoro e gli si è non raramente dato dell’imbonitore
e del visionario. Qui si parla di tagliarne più o meno
la metà e nessuno se ne occupa. Né per dare del visionario
né per dare del delinquente affamatore del popolo.
Non è strano che in Italia
vinca spesso la sinistra. Se i giornali e le televisioni
hanno questa obiettività, potrebbe risultare che
le donne vergini sono delle complessate da TPO (Trattamento psichiatrico
obbligatorio) mentre gli stupratori sono maschi gagliardi
che dispongono di un invidiabile eccesso di testosterone.
Tutto sta a come si presentano
le cose.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
COME SI FORMANO
LE FRONTIERE
Il mondo che conta per noi,
cioè l’Occidente, non vive guerre importanti da sessant’anni.
Questo fa sì che gli adulti conoscono solo un mondo
dalle frontiere stabili e per questo, aiutati da una notevole
ignoranza storica, le concepiscono come “naturali”, “immutabili”
e forse “sacre”. Se, tanto per giocare con le idee, la Germania
ipotizzasse una spedizione militare per andare a riconquistare
Königsberg, l’idea - prima che stupida, azzardata ecc. -
apparirebbe inconcepibile. Come assurdo apparirebbe che l’Italia
pensasse d’andare a riprendersi l’Istria con le armi. E tuttavia
forse che l’Istria non è appartenuta per secoli alla repubblica
di Venezia? E oggi non appartiene alla Croazia e alla Slovenia
solo perché loro hanno vinto la guerra e l’Italia l’ha perduta?
Forse che la patria di Kant non appartiene alla Russia perché
la Russia ha vinto la guerra e la Germania l’ha perduta? E l’unione
sovietica non s’è appropriata grandi territori polacchi,
compensando la Polonia con vasti territori tedeschi, tanto che si è
parlato di una Verschiebung (spostamento, dislocazione) dell’intera
Polonia verso ovest? Tutti questi fenomeni non rappresentano spostamenti
di frontiere in epoche preistoriche: sono i risultati dell’ultima
guerra continentale.
A volte – è vero - le frontiere
sono stabili perché determinate dalla geografia. O c’è
un mare, fra due paesi, oppure un grande ostacolo naturale:
fra la Spagna e la Francia i Pirenei non solo hanno fatto sviluppare
lingue e storie diverse, ma per la difficoltà di attraversamento
porrebbero un bel problema se un paese volesse dominare una
regione dell’altro. Al di là di questi casi, il modo fondamentale
per stabilire le frontiere non è né la geografia,
né la storia, né il principio di nazionalità:
è la vittoria militare.
Per molto tempo, ciò
è stato ovvio. Ed è per questo che son potuti
esistere imperi multinazionali senza gravi tensioni interne:
un esempio su tutti, l’impero austriaco, dove per molto tempo
l’Ungheria non soffrì dell’unione personale con l’Austria.
A partire dall’Ottocento si
è invece sentito giusto che qualunque gruppo umano,
identificato da una propria civiltà fatta di storia,
lingua, e religione, fosse indipendente (nazionalismo). Ma
anche in questo caso è rimasto vero che la forza delle armi
prevale sulla nazionalità. Königsberg era una
città tanto tedesca quando Kiel o Rostock, e tuttavia
l’Unione Sovietica ha praticamente buttato fuori i tedeschi e
ne ha fatto una città russa al punto che oggi la Germania non
saprebbe che farsene. Essa è drammaticamente decaduta e
in una situazione geografica addirittura assurda, essendo tagliata
fuori tanto dal territorio tanto russo quanto dal territorio
tedesco.
Né si deve pensare che
lo spostamento delle frontiere con la forza delle armi
si sia fermato con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel
1950 la Corea del Nord, aiutata dalla Cina, quasi riuscì
ad invadere la Corea del Sud e ad annettersela: mancava solo un
fazzoletto di terra intorno a Pusan, da cui partì la riscossa.
Il Vietnam del Nord, qualche mese dopo il ritiro degli americani,
invase ed annetté il Vietnam del Sud. Il quale fu così
lieto di essere riunificato col Nord che molta gente, pur di scappare,
morì in mare (boat people). Saddam Hussein, con la scusa
che il Kuwait era una regione irakena irredenta, l’invase e l’annetté.
Poco importa che quelli della Corea del Nord e di Saddam Hussein
siano stati tentativi falliti e quello del Vietnam del Nord
sia stato un successo: se Saddam Hussein non fosse stato sloggiato
dal Kuwait, col tempo il fatto che il Kuwait prima era stato indipendente
sarebbe divenuto una curiosità. Come l’indipendenza di
Venezia prima di Campoformio.
La maggior parte delle persone
ha convinzioni che non sono figlie della cultura ma
dell’esperienza personale. Per questo, poiché nella
cultura europea recente è mancata l’esperienza del cannone,
non si capisce l’origine delle frontiere e si crede che
esse stiano in piedi per virtù propria. Se un deprecato giorno
la pace finisse, molti imparerebbero molto in poco tempo.
Nota a proposito d’Israele
Israele è nato dalla
Dichiarazione Balfour del 1917 e poi, dopo la Seconda
Guerra Mondiale, da una decisione dell’Onu. La sua intenzione
era quella di vivere pacificamente negli strettissimi territori
assegnati. L’essenziale non era infatti l’estensione o la potenza
dello Stato, ma il possesso di un “National Home”, come si esprimeva
la Dichiarazione Balfour: cioè di un posto in cui gli ebrei
non potessero essere sottoposti a pogrom e da cui nessuno potesse
scacciarli. Fu l’aggressione araba del 1948 che costrinse Israele
a difendersi militarmente e, per conseguenza, le frontiere lasciate
dall’armistizio che concluse quella breve guerra furono per qualche
tempo “definitive”. L’attacco arabo si ripeté però nel
1967 con conseguenze ancor più gravi per gli aggressori: infatti
gli israeliani conquistarono tutta la Cisgiordania, le Golan Heights,
la Gaza Strip e l’intero Sinai fino al canale di Suez.
A questo punto – ed ecco si
torna a parlare di frontiere – Israele avrebbe potuto
annettersi tutti questi territori e mantenerli in eterno
ma di fatto, almeno per quanto riguardava il Sinai, la cosa
non era poi tanto vantaggiosa. Si ebbero dunque due interessi
convergenti: l’Egitto, con la chiusura del canale di Suez,
e la perdita dei pozzi petroliferi di Abu Rudeis (dal 1967
al 1973), perdeva consistenti introiti e subiva danni che non
poteva facilmente permettersi. Israele dal canto suo preferiva
una pace stabile con l’Egitto a tutte quelle pietre. Per questo,
dopo la guerra del 1973, (ancora una volta perduta dagli aggressori,
con la task force di Ariel Sharon in vista del Cairo), ambedue i
paesi stipularono un accordo: Israele restituiva il Sinai, l’Egitto
si tirava fuori per sempre da ogni coalizione aggressiva contro Israele
e questo calmava una volta per sempre i sogni militari di tutti
i paesi arabi, incapaci di battere Israele con l’aiuto dell’Egitto,
e a fortiori incapaci di farlo senza il suo aiuto. Solo i palestinesi,
come sempre assolutamente privi di senso del reale, continuarono a
parlare di riconquista militare.
Rimane aperta
– visto che l’argomento sono le frontiere - la questione
del perché Israele non abbia annesso gli altri territori
occupati.
Annessione significa allargamento
del proprio territorio ma anche concessione della cittadinanza
alle persone che su quel territorio abitano, con tutti
i diritti che ne conseguono. Ma se Israele si fosse annesso i
territori occupati avrebbe rischiato di avere più votanti
arabi che israeliani, avrebbe stravolto le ragioni della fondazione
del proprio Stato (il sionismo) e avrebbe posto in pericolo
la stessa sopravvivenza degli ebrei, divenuti minoranza. Inoltre,
lo stato israeliano è moderno e dunque costoso. Uno Stato
dove esiste un servizio sanitario nazionale, un sistema pensionistico,
ecc., finirebbe in bancarotta se dovesse estendere i propri vantaggi
ad una popolazione che, a causa della propria povertà e della
propria bassa produttività, contribuisce in maniera insufficiente
alla creazione delle risorse necessarie. Infine l’annessione avrebbe
avuto pessima stampa e avrebbe danneggiato l’immagine internazionale
di Israele. Anche se – visto come comunque gli si dà sempre
torto – questa avrebbe dovuto essere la ragione meno importante. L’annessione
non era dunque un assurdo giuridico – la maggior parte delle frontiere
sono frutto della violenza internazionale – ma era poco conveniente.
C’era tuttavia un’ultima soluzione:
invadere la Palestina e scacciare con la forza tutti
gli arabi. In questo caso Israele avrebbe avuto un territorio
più vasto senza nessun problema. Qualcuno sicuramente
si scandalizza alla sola ipotesi: ma a torto. La soluzione è
barbarica ma non infrequente, neanche negli ultimi secoli. Quando
los Reyes Catolicos invasero il sud della Spagna (1492) ne scacciarono
gli ebrei ed infatti costoro dovettero cercare rifugio altrove,
nel Nord Africa musulmano (allora ben più tollerante di
oggi) e in Turchia (anch’essa musulmana). Quando i russi hanno cominciato
ad invadere le regioni orientali della Germania, i loro eserciti
si sono dati a tali stupri e a tali massacri che i tedeschi orientali
sono fuggiti via a piedi, a milioni, verso l’ovest, per avere salva
la vita. E questo ha reso facile rendere polacco il territorio
da loro abbandonato. E infatti di questo possibile irredentismo nemmeno
si parla.
Dunque quando Hamas parla di
eliminare Israele e prenderne il territorio dice qualcosa
di barbarico, ma non fuori dal mondo. Mentre se Israele,
pur avendone la possibilità militare, non pensa nemmeno
di eliminare o scacciare tutta la popolazione palestinese,
non è perché sia fuori del mondo, perché non
possa farlo o perché nessuno l’abbia mai fatto: è
perché si tratta di un paese civile. Civile quanto Hamas
non sarà mai.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 25 giugno 2006
LA DIETROLOGIA
Se c’è un peccato
di cui nessuno vuole dichiararsi colpevole è
l’ingenuità. Ma alcuni dall’orrore per questa colpa sono
indotti al peccato opposto, a quella diffidenza fantasiosa
e affabulatoria che ha nome “dietrologia”.
La dietrologia è l’atteggiamento
di chi, dinanzi ad un fatto magari chiaro, ha il sospetto
che si tratti di un fondale, di una mera “species”, di un’apparenza
che cela una verità che sta “dietro”. E i sospetti
aumentano quando un fatto clamoroso sembra evidentissimo: possibile
che le cose stiano semplicemente così? Non è che
per caso qualcuno è riuscito a darla a bere a tutti? Il
dietrologo si lancia allora in un’indagine senza remore e senza
complessi a base di “cui prodest?” (a chi giova?) e spesso preferisce
le ipotesi più inverosimili a quelle più naturali.
Un esempio è la teoria
largamente diffusa secondo cui gli americani non sono
mai arrivati sulla Luna. I filmati, le foto, le cronache televisive
non sono altro che una montatura vagamente hollywoodiana
(del resto se ne è fatto un film!) per far credere al mondo
che è stata compiuta quell’impresa. Perfino i russi, che
pure avevano ogni interesse a negare quel successo, sono stati perfettamente
ingannati. Qualcuno ha perfino fatto notare una foto in cui si
vede una bandiera americana che sventola sul suolo lunare mentre
si sa benissimo che sulla Luna non c’è atmosfera. E dunque non
ci può essere vento. Cosa che il dietrologo casalingo sa ma
i tecnici della Nasa evidentemente ignorano.
Il massimo della fantasia
dietrologica si scatenò con l’assassinio John F.
Kennedy. Per mesi, per anni e infine per decenni imperversò
la più appassionata caccia all’orrenda verità nascosta.
Già un anno dopo il fatto, nel tentativo di mettere punto
a queste fantasie, l’Amministrazione americana istituì
la commissione Warren, guidata da un magistrato universalmente apprezzato
e stimato, e l’indagine si concluse con la banale verità
iniziale: Kennedy era stato ucciso da una sorta di balordo di
nome Lee Oswald. Ma questo non bastò a porre un termine
alle speculazioni. Per molti decenni ancora, con un mare di pubblicazioni,
c’è stato chi ha fatto il conto dei testimoni venuti meno,
chi ha messo in dubbio la casualità di chi era morto in un incidente,
chi si è chiesto quanti fossero gli assassini, chi ha confrontato
questo e quello, accusando di volta in volta Johnson (che prese il posto
di Kennedy), gli ebrei, gli arabi, Castro e forse anche la Spectre.
Sono passati quarant’anni e l’unica cosa sicura è ciò
che si sapeva già dopo un mese: che Kennedy è stato ucciso
da Lee Oswald. E tuttavia chi s’è sempre limitato a questo, chi
ha detto che non c’era niente di speciale da scoprire, è stato
coperto d’irrisioni ed è passato per un ingenuo.
Qualcosa di analogo si è
verificato per l’attentato alle Twin Towers. C’è
gente che è andata a chiedersi quanti ebrei ci fossero
negli edifici, per sapere se erano stati avvertiti (l’attentato
sarebbe stato organizzato dallo Shin Beth, evidentemente!);
se ce n’erano meno del solito e quanti se ne erano salvati. Altri
hanno immaginato che l’attentato addirittura non si sia mai
verificato (lo sostiene un lettore sul “Corriere della Sera” del
22 giugno 2006) e una mente simile deve avere anche quel tale Ahmadinejad
il quale sostiene che la Shoah non ha mai avuto luogo. Probabilmente
alcuni milioni di ebrei sono evaporati perché l’estate era
calda.
Questo atteggiamento nasce
da un complesso d’inferiorità: “La cosa sembra
evidente ma forse c’è il trucco e io non sono abbastanza
intelligente per vederlo”. E infatti l’obiezione che si fa
a chi è allergico a queste fantasie è: “Non pensi
che potrebbero averti ingannato?” Come dire: “Sei sicuro d’essere
più intelligente di me?”
È vero, a volte si
è ingannati; e può occasionalmente avvenire
che la verità si scopra in ritardo. Ma la persona normale,
se vede un semaforo rosso, pensa che sia un semaforo rosso.
Un daltonico non distingue il rosso? E che dunque non sappiamo
se in realtà il semaforo sia o no rosso? La questione –
in filosofia chiamata “problema della conoscenza” – è oziosa.
Il daltonico non vede il rosso, il nostro orecchio non percepisce
gli ultrasuoni, e tuttavia, se a distanza normale e in buone condizioni
di illuminazione vedo un gatto, non ho dubbi: come diceva Bertrand
Russell, so che si tratta di un gatto “capace di gioie e dolori
felini”.
I fatti evidenti sono veri
fino a prova del contrario e al semaforo rosso è
meglio fermarsi. Per non dover discutere del problema della
conoscenza con San Pietro.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 24 giugno 2006
Ridiamo per
non piangere
Allora, e' passata!
Israele dopo 60 anni di
richieste sempre respinte e' entrata ufficialmente
a far parte dei paesi membri della Croce Rossa Internazionale.
Il Maghen David Adom e'
stato ammesso! Evento straordinario se si pensa che
fino all'ultimo momento i paesi islamici si sono opposti.
Il MDA ha lavorato con
la CRI dal lontano 1930, molti anni prima che Israele
diventasse uno stato, e dal 1949 Israele ne chiede l'ammissione
come membro dell'organizzazione, ammissione sempre negata
a causa del veto arabo e dell'allergia islamica , e non solo,
al simbolo della Stella di David.
Dopo anni di richieste,
di rifiuti, di accuse, soprattutto dopo decenni di
superbo lavoro fatto dal MDA in campo internazionale portando
dovunque fosse necessario il proprio personale superspecializzato
e ospedali da campo ad alta tecnologia, ecco che ieri finalmente
Israele cessa di essere tabu', paria, maledetto, per diventare
membro ufficiale del Croce Rossa Internazionale.
Che bello, che bello!
Chissa' perche' pero'
non mi riesce di essere contenta, chissa' perche'
provo un senso di nausea, chissa' perche' neanche questa volta
la CRI riesce ad uscirne pulita.
Semplice.
Ogni organizzazione sanitaria
facente parte della CRI deve, per legge, appartenere
ad una Nazione Sovrana e cosa hanno fatto ieri?
Zakkete! Un colpo di bacchetta
magica e la legge e' stata cancellata nel giro di mezzo
secondo! Perche', vi chiederete voi , persone oneste.
Come perche'...non lo
potete immaginare?? Per poter ammettere, simultaneamente
a Israele, ...indovina indovinello.....cena pagata
a chi indovina.....anche la Mezza luna rossa PALESTINESE.
Ecco.
Ricapitolando, un Paese
democratico, Israele, con tutti i meriti riconosciuti
al MDA, ha impiegato 60 anni per riuscire a entrare a far
parte della CRI e i palestinesi, senza avere uno stato sovrano,
eccoli la' , dentro anche loro, senza fatica, senza dover chiedere,
dentro e basta. Sono palestinesi perbacco, porte aperte per
loro dovunque.
Il motivo della nausea
che mi travolge e' che le organizzazioni sanitarie distintesi,
come il MDA e altre, nel salvare la gente in giro per il mondo,
saranno in compagnia di quella palestinese, facente parte
di un'entita' terrorista, naturalmente sovrana, e distintasi
per il trasporto di terroristi suicidi dai Territori in Israele
e per il trasporto di armi.
Come si dice da queste
parti: Kol ha kavod , complimenti, alla Croce Rossa
Internazionale, proprio un bel acquisto e forse il sospetto
del ricatto e' molto piu' di un sospetto.
O la Palestina o niente
Israele....
Che nausea.....
Deborah Fait
- informazionecorretta
L'ossessione planetaria
che si chiama Israele
E' successo il
finimondo ai Mondiali di calcio: un giocatore della
squadra del Ghana, proveniente dall'Hapoel Tel Aviv, alla fine
della partita vinta dalla sua squadra, tira fuori da una
tasca dei pantaloncini un piccola bandiera di Israele e la
sventola ridendo felice. Perche'? Per motivi suoi, forse per
la gioia di aver vinto, forse per rendere omaggio al Paese, Israele,
che lo ospita e lo ama, un gesto insomma di pura e semplice felicita'.
In se' il fatto non
avrebbe grande importanza, lo sport affratella, dicono,
ma diventa un caso internazionale se la bandiera sventolata
e' quella di Israele, in questo caso lo sport divide e un
gesto innocente non e' piu' una semplice manifestazione di
gioia ma diventa uno scandalo mondiale.
I giornalisti arabi
presenti allo stadio, senza eccezione, si sono messi
a urlare isterici "Cosa stai facendo", lo urlano in diretta,
con orrore!
Il mondo arabo-islamico,
notoriamente razzista e antisemita, fa scoppiare
immediatamente il caso, accusa Paintsil di essere un
agente del mossad, parla di complotto sionista.
Il Ghana chiede scusa,
fa passare il proprio giocatore per un povero sempliciotto,
naiif, qualcuno , in Italia, insinua essere stato pagato
dai "sionisti".
Lui, John Painstil,
e' obbligato dalla Federazione Calcio del Ghana a
chiedere scusa.
Fantascienza? Viviamo
in un mondo sbagliato?
Viviamo in una societa'
dove comandano loro, gli arabi e chi gli fa uno
sgarro , perche' per loro la bandiera di Israele e' come
per il toro la muleta rossa, e' finito! Finito!
E' di oggi la notizia
che il Ghana ha chiesto scusa anche alla Lega Araba.
Capite? la lega Araba
e' come l'ONU degli arabi, rappresenta paesi con
cui Israele ha gia' fatto la pace e altri paesi con cui dovrebbe
farla, eppure questo organismo che dovrebbe essere serio ha
preteso le scuse perche' un calciatore, nella foga della vittoria,
ha sventolato una bandierina di Israele.
Scandaloso!
Questo dovrebbe far
capire chi sono queste persone e come sono lontane
dalla sola idea della pace e del dialogo ma sappiamo
tutti che nessuno proferira' verbo contro di loro in difesa
di Painstil e del suo gesto di felicita'. Sappiamo tutti che
il giocatore verra' lasciato solo tra le fauci dei barbari.
I pacifisti dicono a
Israele "dovete parlare , parlare, parlare con loro".
Parlare? Con chi? E'
possibile parlare di cose serie come la pace e la fine
del terrorismo con gente che considera uno sgarro incommensurabile
lo sventolio di una bandierina israeliana in un campo
di calcio?
Si puo' parlare con
chi vuole le scuse per questo? Scuse per cosa? scuse
perche'?
Come si puo' avere un
dialogo con chi e' cosi' lontano da ogni valore civile
e democratico?
Non e' difficile immaginare
che Painstil, con il suo gesto, ha messo a rischio
la propria vita. Tornera' in Israele dove risiede la
sua famiglia, ma poi? Cosa lo aspettera' quando andra' a giocare
altrove? Ha un marchio indelebile, gli sta simpatico Israele,
ama Israele, lo ha onorato sventolandone la bandiera che
teneva in tasca a mo' di portafortuna. E' finito ormai.
Chi ama Israele, e lo
dimostra apertamente e senza paura, perde ogni diritto,
diventa un paria per gli arabi e per i loro schiavetti
europei.
Cosa dite che sarebbe
accaduto se avesse sventolato una bandiera palestinese?
, Sarebbe scoppiata un'ovazione in onore suo e del coraggioso
popolo palestinese e Painstil diventerebbe miliardario.
Poveraccio, come tanti
di noi , ha scelto di stare dalla parte sbagliata.
Dalla nostra parte
non c'e' onore, non ci sono soldi, ci sono solo insulti
e minacce ma abbiamo il rispetto di noi stessi perche'
difendiamo la democrazia e l'onesta' di un Paese aggredito
da piu' di 60 anni, ininterrottamente, che sa sempre mantenersi
giusto.
Nessun
paese al mondo avrebbe la pazienza di Israele eppure
viene demonizzato ogni volta che dall'altra parte muore
un civile.
E' terribile,
i bambini non dovrebbero mai essere uccisi ma sarebbe
ora di gridarlo forte ai loro padri, ai loro fratelli.
Gridiamoglielo
una buona volta! basta mandare i vostri figli al
macello!
Quando
si mettono le rampe di lancio missili in mezzo alla
gente, quando si va girellando per le strade affollate
di una citta' con furgoni pieni di razzi katiuscha
e' inevitabile che vengano colpiti i civili. Ed e' ancora
piu' inevitabile quando i terroristi fanno il lancio e prima
che arrivi la risposta scappano, mentre gli altri restano
la' a guardare, probabilmente non abbastanza veloci come i loro
padri assassini .
Possibile
che mai nessuno si chieda come mai tanti bambini vengono
colpiti? Possibile che mai nessuno voglia sapere perche'
i genitori non tengono lontani i loro figli dalle postazioni
del terroristi?
Possibile
che nessuno si scandalizzi per l'uso di scudi umani
che fanno i palestinesi?
E tutti
sono scudi umani da quelle parti, per quella gentaglia,
tutti, bambini, mogli, donne incinte, ragazzini, tutti
la', una folla.
Israele
ha solo due possibilita', rispondere colpo su colpo
o lasciare che loro continuino la loro attivita' di assassini,
senza difendersi.
Un'altra
cosa deve smettere di fare Israele, chiedere scusa!
Sono i
genitori di quei bambini che dovrebbero chiedere scusa
e sono i genitori di quei bambini che dovrebbero saltare
addosso ai terroristi che li fanno ammazzare.
Una famiglia
di Beit Hanun, nel cui giardino hamas metteva le
rampe, lo ha fatto, si e' ribellata ma... non si e' piu' saputo
niente di cosa le sia successo.
Un'altra
cosa sta accadendo in questi giorni. La Croce Rossa
Internazionale sta per varare il simbolo che permetterebbe
anche a Israele, dopo 60 anni , di entrare a far parte dell'Organizzazione.
Anche qui sono gli arabi che si oppongono, lo fanno
dal 1949, e non e' del tutto sicuro che passera' la mozione
perche' continuano a sbraitare che no, Israele non deve entrare.
Vedremo,
l'unica speranza che abbiamo tutti noi democratici,
per il bene del Mondo non solo di Israele, e' che il petrolio
finisca presto.
Deborah
Fait - informazionecorretta
UNA NOTA SULLA
MATURITÀ
Ai ragazzi, in occasione
della maturità, è stato richiesto di
trattare il tema: "Finalità e limiti della conoscenza
scientifica: che cosa ci dice la scienza sul mondo che
ci circonda, noi stessi e sul senso della vita".
La traccia è
fuorviante.
La scienza ha come
unico fine la conoscenza. Questa attività ha
certo delle ricadute concrete, ma in sé la scienza ha
come fine solo la conoscenza.
Essa ci fornisce molti
dati sul mondo che ci circonda, inclusi noi stessi,
ma nulla sul senso della vita. Questo problema, essendo
questione metafisica, esula dall‚ambito delle sue possibilità.
Per i "limiti" della
conoscenza, basterà dire che hanno provato in
molti, a mettere la museruola alla scienza, ma nessuno c'è
riuscito. Ciò che si è vietato qui è stato fatto
lì. Quella dell'etica scientifica è una battaglia
di retroguardia in una guerra definitivamente perduta.
La scienza segue un solo principio, la ricerca della verità
scientifica: e non ha limiti. Soprattutto perché, una
volta trovata una soluzione, nessuno si priva dei vantaggi ottenuti.
Sui banchi di scuola,
il risultato sarà stato invece una serie di geremiadi
retoriche e disinformate sugli ogm, i rischi del nucleare,
le cellule staminali e, oddio!, quanto sono cattivi e pericolosi
gli scienziati. Il tutto senza privarsi, immediatamente
dopo, di tutti i vantaggi della scienza più avanzata,
a cominciare dalle play-stations, dai VCR, dai DVD,
dal GPS e dai telefonini che a momenti fanno anche il caffè.
Gianni Pardo
giannipardo@libero.it - 21 giugno 2006
IL SIGNOR SAVOIA
Se non si è
particolarmente appassionati di cronaca nera, la vicenda
di Vittorio Emanuele di Savoia è totalmente priva
d’interesse. Per questo val più la pena di commentare
i commenti che quei fatti squallidi.
Molti
si sono stracciati le vesti per il linguaggio scurrile,
per la reificazione della donna avvilita al livello di mero
oggetto di piacere e in generale per una volgarità intollerabile.
E tuttavia è necessario chiarire. Da sempre, gli esseri
umani si appartano per accoppiarsi e chiudono la porta del bagno
perfino per fare una cosa innocente come la doccia. Ci sono
cose destinate al segreto. Anche Elisabetta d’Inghilterra si
mette le dita nel naso, in privato, ma si può serenamente
escludere che lo faccia in pubblico.
Anche
per la lingua si può dire che ce n’è una pubblica
e una privata. La linguistica parla di “registri”, o “livelli
di lingua”. Il giovane capitano che si comporta in maniera
impeccabile durante una serata di gala in un’ambasciata
è la stessa persona che, la mattina, ha usato un “linguaggio
da caserma”. Perché in caserma, appunto, quel “registro”
è appropriato. E si provocherebbe uno scandalo se,
durante la serata, si proiettasse un film con quello stesso
uomo che dice oscenità, tratta scortesemente i soldati semplici,
o che, sotto la doccia, nudo come tutti, scherza sui genitali
dei colleghi o spiega in lungo e in largo quello che farebbe
con la moglie del colonnello. A questo punto si potrebbe dire che
“il capitano ha provocato uno scandalo”? Certamente no. Lo scandalo
lo provoca chi porta in ambasciata il “registro di lingua” appropriato
ad un altro ambiente. Se si praticasse per tutti, quanti si salverebbero?
Con
lo sbracamento imperante, oggi esiste una tendenza
a confondere gli ambienti. Ci sono uomini, come Vittorio
Sgarbi, che non riescono a non dire parolacce in televisione;
e ci sono donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente
lontano è andato l’imbarbarimento della lingua: ma non
negli ambienti borghesi. Qui le persone tengono ancora alle forme
e durante una cena o una conversazione la parolaccia non sarebbe
gradita. Sarebbe anzi un imperdonabile atto di cattivo gusto. E
in passato è stato molto peggio. Già “casino” un tempo
era una parola impronunciabile. Al sottoscritto capitò di
scandalizzare una signora che aveva largamente l’età per
essere sua madre, per avere usato la parola “preservativo”. O
forse la parola fu pudicamente “profilattico”: ma era l’oggetto
stesso, ad essere innominabile. E tuttavia c’è un fenomeno
linguistico deteriore che ha resistito, nel tempo, anche fra i
buoni borghesi: ed è quello che si potrebbe chiamare “il lessico
sessuale virile”.
Questo registro puramente virile
nasce dall’esigenza di controbilanciare l’inconscia paura
di non essere all’altezza delle prestazioni sessuali richieste
dal mito. Il mito di una virilità straordinaria,
senza falle e senza limiti. Per questo gli uomini hanno sempre
raccontato balle sulle loro prestazioni sessuali e si sono
lasciati andare ad affermazioni iper-mitologiche quando si è
trattato di semplici parole. Di ipotesi del tipo: “a quella farei
questo e quello”, ecc. La vanteria da ragazzi di borgata, praticata
anche da adulti e padri di famiglia, è stata sempre una
caratteristica dell’ambiente puramente maschile. Un ambiente
in cui nessuno parlerebbe mai delle proprie difficoltà,
delle proprie timidezze, dei propri insuccessi a letto. La regola
è una totale mancanza di finezza e delicatezza, un cinismo
ai limiti della delinquenza, una proclamazione della propria indefettibile
disponibilità al sesso, pressoché senza limiti, neppure
fisiologici, e una totale reificazione della donna. Con l’unica
eccezione della propria madre e delle mogli dei presenti.
Questo fenomeno è
così diffuso, o è stato così diffuso in passato,
che si sono esibiti in questo modo anche uomini
delicati e sensibili, che non osavano mostrarsi quali
erano durante il festival della volgarità. Perfetti
gentiluomini con tutte le donne che si sono poi innamorati
e sposati, e non raramente sono persino stati fedeli alle loro
mogli. Dal mito si era passati alla realtà.
Ma se così stanno le cose,
perché scandalizzarsi – come non si è privato di fare
nemmeno Prodi, come se qualcuno l’avesse obbligato a parlare
di cronaca nera – per il linguaggio di Vittorio Emanuele? È
soltanto una persona che non ha avuto la schiena abbastanza
diritta e il gusto abbastanza buono per resistere alla tendenza
corrente. Se ha commesso dei reati, che paghi per i reati. Quanto
al linguaggio, non rimane che da disapprovarlo – se si è
sicuri che non lo si pratica personalmente – come un atto di
cattivo gusto. E per il resto, se non si è monarchici, non
c’è altro da dire.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
I
n passato gli uomini
hanno spesso adottato fra loro un linguaggio diverso
da quello usato quando c’erano delle signore. Anche se
oggi, con lo sbracamento imperante, esiste una tendenza
a confondere i due ambienti. Da un lato ci sono uomini, come
Vittorio Sgarbi, che non riescono a fare la distinzione, dall’altro
ci sono donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente
lontano è andato l’imbarbarimento della lingua. Ma cinquant’anni
fa “casino” era ancora una parola impronunciabile.
Oggi, con lo sbracamento
imperante, esiste una tendenza a confondere i due
ambienti. Ci sono uomini, come Vittorio Sgarbi, che non riescono
a non dire parolacce in televisione, dall’altro ci sono
donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente
lontano è andato l’imbarbarimento della lingua: ma non
negli ambienti borghesi. Qui le persone tengono ancora alle
forme. Durante una cena o una conversazione la parolaccia non sarebbe
gradita, sarebbe anzi un imperdonabile atto di cattivo gusto.
Quello che invece è rimasto abbastanza invariato è
certo modo di parlare di sesso fra uomini. In passato gli uomini
adottavano un linguaggio diverso secondo che fossero ne presenti
delle donne mentre
In passato gli uomini
adottavano fra loro un linguaggio diverso da quello
usato quando c’erano delle signore. Già “casino” era
una parola impronunciabile. Al sottoscritto capitò
di scandalizzare una signora che aveva l’età per essere
largamente sua madre, per avere usato la parola “preservativo”.
O forse la parola fu pudicamente “profilattico” ma era
l’oggetto stesso, ad essere innominabile. Oggi, con lo sbracamento
imperante, esiste una tendenza a confondere i due ambienti.
Ci sono uomini, come Vittorio Sgarbi, che non riescono a non
dire parolacce in televisione, dall’altro ci sono donne capaci
di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente lontano è
andato l’imbarbarimento della lingua: ma non negli ambienti borghesi.
Qui le persone tengono ancora alle forme. Durante una cena o una
conversazione la parolaccia non sarebbe gradita, sarebbe anzi un
imperdonabile atto di cattivo gusto. Quello che invece è rimasto
abbastanza invariato è certo modo di parlare di sesso fra
uomini.
Sì
al referendum per il dialogo e la riforma
Diritto e Giustizia:
Il referendum confermativo del 25 e 26 giugno sulla
riforma costituzionale costituisce un'importante occasione
per compiere una scelta di modernizzazione delle nostre
istituzioni.
Il testo sottoposto
a referendum:
1. rafforza
la figura del Primo ministro quale leader responsabile
di una coalizione; rafforza i poteri del governo in
Parlamento e i poteri del Primo ministro all'interno del governo
e della maggioranza; egli può nominare e revocare i
ministri, come è dappertutto fuorché in Italia, e può
proporre al Capo dello Stato lo scioglimento anticipato, potere
bilanciato da quello attribuito alla Camera di evitare lo scioglimento
stesso mediante l'approvazione di una mozione nella quale la
maggioranza espressa dalle elezioni indichi il nome di un nuovo
Primo ministro;
2. affida al
Presidente della Repubblica un ruolo di garanzia,
disciplinando l'esercizio dei poteri presidenziali di
più immediata valenza politica (nomina del Primo
ministro e scioglimento) in modo da ridurre il rischio
di dannosi dualismi;
3. supera finalmente,
con una scelta coraggiosa, il bicameralismo indifferenziato
(un'assurda anomalia italiana), limitando il rapporto
fiduciario alla sola Camera dei deputati; si tratta di
una scelta essenziale, sia per realizzare un assetto
di tipo federale, che presuppone l'istituzione di una Camera
federale come sede di raccordo tra Stato e Regioni, sia per
evitare che un'eventuale divaricazione nella composizione
politica delle due Camere pregiudichi la governabilità
e lo stesso bipolarismo;
4. riduce di
un quinto il numero totale dei parlamentari;
5. corregge
in più punti le irragionevoli soluzioni introdotte
nei rapporti Stato-Regioni dalla revisione costituzionale
operata nel 2001 dal centrosinistra. Quella riforma
ha minato gravemente la funzionalità del nostro sistema
normativo e istituzionale e ha provocato un fortissimo
contenzioso tra Stato e Regioni, ha diffuso incertezza tra
i cittadini, le imprese, gli operatori economici. Il testo
ora proposto al voto dei cittadini reintroduce il limite dell'interesse
nazionale, riconduce allo Stato una serie di materie impropriamente
inserite tra le materie di competenza regionale e, nonostante
quel che sostengono parole d'ordine falsificanti, attribuisce
in esclusiva alle Regioni competenze legislative (in tema di
sanità, istruzione e polizia amministrativa) che esse
già possiedono.
La riforma
non "spezza l'unità del Paese" - anzi la ricrea
- né impone la "dittatura del premier". Essa introduce,
invece, innovazioni che consolidano a livello costituzionale
l'evoluzione reale della forma di governo, assicurando
i necessari cambiamenti istituzionali per la definitiva
trasformazione della nostra in una democrazia dell'alternanza,
in sintonia con le grandi democrazie europee, ferma restando
la intangibilità dei principi fondamentali della Costituzione
vigente.
Se prevarrà
il "No", la spinta conservatrice pregiudicherà per
molti anni a venire qualsiasi tentativo riformatore della
Carta del 1948 che non è più adeguata ad affrontare
le grandi sfide del nostro tempo.
Non ci nascondiamo
il fatto che la riforma meriti di essere successivamente
integrata con alcuni correttivi, che riguardano in
particolare:
* il complesso
procedimento legislativo che appare farraginoso,
e che rischia di determinare conflitti di competenza tra
le due Camere paralizzando l'iter formativo della legge;
* la forma
di governo, ove alcune rigidità finiscono per
attribuire poteri di veto e di ricatto a componenti minoritarie
della maggioranza;
* la composizione
e il ruolo del Senato, non pienamente rappresentativo
delle Regioni e dotato di poteri decisionali che pregiudicherebbero
la funzione di indirizzo del Governo;
* lo statuto
dell'opposizione solo abbozzato e che va rafforzato.
Queste incongruenze
e difetti riguardano però, in particolare,
quelle parti della riforma che entrerebbero in vigore solo
in un secondo momento: nel 2011 o nel 2016. E' questa un'opportunità
che consente di conciliare l'esigenza di emendare con urgenza
il Titolo V con quella di apportare correzioni, da effettuarsi
con metodo auspicabilmente bipartisan, alle parti della
riforma che necessitano ancora di riconsiderazione.
Del resto,
lo stesso Presidente della Repubblica, nel suo messaggio
dopo il giuramento, ha affermato che dopo il voto
"si dovrà comunque verificare la possibilità di
nuove proposte di riforma capaci di raccogliere il necessario
largo consenso in Parlamento".
Per queste
ragioni, i sottoscritti ritengono che il "Si" alla
riforma costituisca oggi l'unica possibile scelta per
rendere le nostre istituzioni adeguate alle mutate esigenze
della società italiana e per giungere a una riforma condivisa
e quindi alla legittimazione reciproca degli schieramenti
politici.
E si appellano
a quanti non hanno abbandonato la speranza che il
nostro Paese possa rinnovare le sue istituzioni, perché
votare "Sì" al referendum significa impedire
che l'ennesima occasione vada perduta.
Per aderire
al manifesto dei docenti universitari "Si' al referendum,
per il dialogo e la riforma" scrivere a info@magna-carta.it
Per conoscere
i nomi dei irmatari clicca qui.
Fondazione Magna-Carta
PROGNOSI
Per capire la
situazione politica italiana è sempre necessario
un grande sforzo di semplificazione. Recentemente però
questo sforzo non sembra sufficiente. Il centro-sinistra
ha vinto le elezioni; da un mese è stato formato un
nuovo governo; scorrono i famosi “cento giorni” che dovrebbero
rappresentare la luna di miele della legislatura e tuttavia,
per quanto se ne sa, tutta l’attività dei vertici della
politica si limita a promesse e minacce, veti e proclami, liti
e ammonimenti. Tanto che il cittadino si chiede chi veramente
comandi e che cosa ci si debba realmente aspettare.
Il metodo giusto
per affrontare i problemi complessi è partire
dai pochi dati sicuri.
l governo Prodi
è caratterizzato al Senato da una maggioranza
risicatissima. Il raffreddore d’un anziano senatore a
vita, la stilettata d’un franco tiratore, lo scrupolo
di coscienza d’un cattolico o d’un comunista possono farlo
cadere. E il risultato si vede. Come si sa, per rispondere
alla fame di poltrone si è proceduto allo “spacchettamento”
di alcuni ministeri; e poiché questo avveniva in violazione
della legge Bassanini, è stata necessaria una decisione
del Senato. E tuttavia su questo primo provvedimento,
così banale, è stata posta la questione di fiducia
e i senatori sono stati costretti a votare alla luce del sole.
Ma questo metodo non può essere adottato costantemente
e al contrario, anche il suo uso frequente è un rischio:
se si sbaglia una volta, si va tutti a casa.
La situazione è drammatica.
Dal momento che
la maggioranza è risicatissima, ognuno dei nove
partiti dell’Unione ha un enorme potere di ricatto. Questo
spiega il governo pletorico che è stato messo su. Non
è che Prodi sia stato felice di formare il governo più
numeroso di tutti i tempi, inclusi quelli – tanto vituperati – della
Prima Repubblica: è stato obbligato a farlo perché
i singoli partiti non hanno chiesto, hanno preteso certi posti e
certe poltrone. Puntandogli una pistola alla tempia. Inoltre parecchi
di questi partiti sono “ideologici”, cioè tendenzialmente
rigidi, impermeabili al buon senso e capaci di impuntature e veti
incrociati. Sono dei pessimi compagni di cordata.
A questo punto
si può stabilire una sorta di parallelogramma delle
forze. Il governo ha lo svantaggio d’essere sottoposto ad ogni
sorta di ricatti – basti vedere il modo in cui Bertinotti ha reclamato
ed ottenuto la Presidenza della Camera – ed ha il vantaggio che
assolutamente tutti i partiti della coalizione e tutti i singoli
parlamentari sanno d’essere a rischio. La sopravvivenza della
maggioranza è sospesa alla fedeltà di tutti, al di sopra
sia dei principi sia degli interessi particolari. La prognosi a
questo punto è semplice: prevarrà il piacere di esercitare
il potere di ricatto o il piacere d’essere al potere? E per i singoli
senatori, prevarrà la disciplina di partito o il piacere
di seguire la propria coscienza o perfino di pugnalare alle spalle, col
voto segreto, qualche dirigente del proprio partito o un governo in
cui c’è stato posto per tutti ma non per