ARCHIVIO GIUGNO 2006


L'INTERROGATORIO

(Quattrocento parole per dire tutto)
Qualche giorno fa Ruggero Guarini si chiedeva come mai la signorina Gregoraci, interrogata dal P.M. su sui (eventuali) rapporti sessuali col sig.Sottile, non abbia risposto semplicemente: "Non ho il dovere di riferirle questi fatti".
La prima probabile ragione è che il P.M. non chiedeva, come avrebbe dovuto, "Le è stato chiesta una prestazione sessuale, accompagnata dalla minaccia che, in caso di risposta negativa, la sua richiesta sarebbe stata respinta?" Aveva l'aria di chiedere notizie del fatto in sé, al di fuori della sua rilevanza penale. E si ha addirittura la tentazione di temere che il fatto sarebbe stato sufficiente. Era possibile farne una concussione dopo, coprendolo autonomamente con una presunzione di minaccia.
Il tono era comunque inammissibile. L'ultima cosa che vorrebbe sentire, un vescovo, è una donna che denuncia curiosità pruriginose del parroco in confessionale. Rilevante è l'adulterio, non in che posizione è stato commesso.
Se poi il P.M., inducendo la teste a "confidarsi", tendeva soltanto a condurre un interrogatorio "astuto", si può avere il legittimo dubbio che egli intendesse influenzarla  per trovare la prova della colpevolezza dell‚accusato. E anche questo è scorretto: perché qualunque interrogatorio suggestivo è un interrogatorio inaffidabile.
Altrettanto interessante è la ragione per la quale la giovane - essendo esclusa ogni forma di pressione, intimidazione o violenza - non ha risposto affermando che erano fatti suoi e basta. La spiegazione è che, in un mondo dominato dalla televisione, tutti hanno un invincibile timore reverenziale nei confronti di chi porge il microfono. Mentre di solito si sente d'avere il diritto di rispondere o no alle domande indiscrete, se chi fa la domanda tiene un microfono in mano ognuno ha la sensazione d'avere incontrato il dio-audience in persona, il dio-televisione in persona, un dio cui tutto è dovuto, cui nulla si può nascondere e con cui non si può non collaborare, pena l'umiliazione, la squalifica mediatica fino alla damnatio memoriae. La nonna o la bisnonna dell'interrogata avrebbero risposto semplicemente: "Come si permette di farmi simili domande?"
Ma era un tempo in cui una donna era, più spesso di oggi, una signora e sapeva mantenere le distanze, quando occoreva. Un tempo in cui il termine "dama" non faceva ancora parte dell'archeologia. Oggi invece siamo tutti degli esclusi del "Grande Fratello".
Ma non perdiamo le speranze. Chissà, anche il microfono di un P.M. potrebbe domani essere un trampolino di lancio.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 29 giugno 2006

Bastardi, non si chiamava "colono"
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu.
Studiava, sorrideva alla vita  e quando lo hanno catturato stava facendo l'autostop per tornare a casa.
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu.
Lo hanno catturato  e giustiziato subito , senza pieta' e d'altronde sarebbe troppo aspettarsi pieta' dai nazisti palestinesi.
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu, non si chiamava "colono" come, con spietatezza disgustosa, lo definiscono tutti i media italiani.
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu.
Quando muore un palestinese, quando muore un kamikaze, i media fanno a gara a scrivere la sua storia, si esaltano pubblicando le sue foto, quelle delle loro madri urlanti non solo il loro normale dolore ma anche il loro odio e l' orgoglio che sempre provano se il figlio morendo ha anche ammazzato degli  ebrei.
Di Eliahu nemmeno il nome sui giornali, nemmeno un accenno al suo sorriso, alla sua vita di ragazzo.
Aveva una mamma? aveva fratelli? aveva una famiglia ? Non lo scrivono i giornali italiani. Colono e basta , con questa parola si sottraggono ad ogni sentimento di pieta' perche' per gli italiani la parola "colono" e' una parolaccia , terrorista no,  infatti li chiamano attivisti, militanti, guerriglieri, persino ministri ma mai terroristi.
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu!

E'' stato "giustiziato" con un colpo in testa, lo stesso giorno del rapimento, domenica.
Ammazzato, violato il corpo e gettato nella terra  e due giorni dopo un nazista palestinese ha avuto il coraggio di mostrare alle televisioni di tutto il mondo la sua carta di identita' dicendo che, se Israele avesse attaccato, Eliahu sarebbe stato ucciso.
Era gia' morto Eliahu, avevano gia' spento quel sorriso felice di ragazzo.
Sara' morto col terrore negli occhi cercando aiuto ma aveva davanti solo i suoi assassini  palestinesi.  
Sono questi coloro che il mondo dei dhimmi  ha sempre giustificato e protetto, gentaglia nazista, senza onore, senza coraggio, senza faccia se non quella della barbarie.
Aveva 18 anni e si chiamava Eliahu e voi che , senza vergogna, lo chiamate colono non siete migliori dei suoi assassini.
Intanto l'Esercito di Israele sta conducendo una vasta operazione a sud della striscia di Gaza nel tentativo di liberare Gilad, il soldato diciannovenne  rapito a Kerem Shalom, e per fermare il diluvio di razzi qassam che ogni giorno si rovescia  sui villaggi  israeliani del Neghev e su Sderot.
Sara' ancora vivo Gilad? Un intero esercito si e' mosso per lui. Grande Israele!
Suo padre spera di si, sua madre non parla,  tutti noi speriamo ma la speranza sta diventando una specie di scudo contro la paura che anche lui sia stato sacrificato dalla barbarie dei suoi rapitori.
Israele ha arrestato 64 parlamentari palestinesi, ha distrutto la centrale elettrica di Gaza, ha avvisato i civili palestinesi di allontanarsi dalle loro case e ha mandato la sua aeronautica militare  a fare un giretto di avvertimento sopra il palazzo di Assad a Damasco dove si nasconde Meshal, il capo assoluto di hamas.
Le cronache dicono che gli aerei di Israele hanno superato la barriera del suono proprio sopra le loro teste.
"Guardati dalla rabbia dei Giusti" scrive la Bibbia.
Oggi Eliahu verra' sepolto a Gerusalemme.
Riposi in pace e che il suo sorriso di ragazzo possa illuminare le nostre vite.
Aveva un nome, un nome bellissimo, Eliahu,  aveva la vita e gliel'hanno tolta perche' era ebreo.
Non si chiamava "colono".
Si chiamava Eliahu e aveva solo 18 anni.
 
Deborah Fait - informazionecorretta


Massima del giorno
Per i pessimisti: non è il mondo, che è peggiorato; è migliorata la conoscenza che ne avete.
Gianni Pardo

BAMBINI DI TRENT'ANNI
Uno studio di Bruce Charlton, professore nella School of Biology dell‚Università di Newcastle upon Tyne (Inghilterra), afferma che un crescente numero di persone mantiene i comportamenti e gli atteggiamenti associati alla gioventù. Gli adulti presentano sempre più un comportamento da immaturi. La conseguenza, secondo le parole della ricerca, è che "many older people simply never achieve mental adulthood", molti mentalmente non raggiungono mai l'età adulta.
Egli asserisce che gli esseri umani sentono una forte attrazione per la gioventù fisica che rappresenta fertilità, salute, vitalità. Inoltre, la flessibilità lavorativa richiesta dai tempi moderna implica che si mantenga, come i giovani, una "flessibilità pressoché infantile di atteggiamenti, comportamenti e conoscenze". Per giunta l‚educazione formale si estende parecchio oltre la maturità fisica, sicché alle fine dei corsi gli studenti sono lasciati con menti, secondo le sue parole, "non finite": contrastando così il raggiungimento della maturità psicologica che diversamente si avrebbe all'incirca a questa età.
Charlton, qualificato "leading expert on evolutionary psychiatry", sostiene che in passato la società presentava un environment (ambiente, mondo) più stabile e permetteva dunque la maturità psicologica prima dei vent'anni. Oggi invece l'immaturità è corrente sopratutto fra le persone che hanno ricevuto una notevole educazione. "Professori, insegnanti, scienziati e molti altri professionisti sono spesso stupefacentemente immaturi al di fuori della loro stretta sfera di competenza e risultano imprevedibili, squilibrati quanto alle priorità e tendenti a reazioni inconsulte".
Queste conclusioni sono fondate su osservazioni sul campo e non si può non essere d'accordo.  I dati sono incontestabili. Le ipotesi sulla causa del fenomeno sono invece opinabili, probabilmente perché esulano dal campo strettamente sperimentale. Non basta infatti osservare che i professori e gli scienziati hanno studiato più a lungo di altri e sembrano meno adulti di altri: bisogna trovare il nesso causale tra le due cose. E proprio su questo nesso si ha il diritto alla propria opinione.
L'età adulta risulta da due elementi, uno fisico e uno mentale. Quello fisico è dato dalla pubertà, cioè da uno sviluppo fisico sufficiente per le attività dell'essere umano primitivo (caccia, raccolta, procreazione). Quello mentale è dato dalla capacità di amministrare la propria vita, personalmente e in seno alla comunità (famiglia, tribù). Fra questi due elementi esiste una discrepanza cronologica da millenni. Neanche nell‚antico Egitto o a Roma un adolescente di sedici anni - pure perfettamente sviluppato - era considerato un adulto a tutti gli effetti. La discrepanza è tuttavia diventata voragine nell'ultimo secolo. E la causa deve dunque essere ricercata in questo tempo.

La scienza è nata concettualmente nel XVII Secolo, ha cominciato a svilupparsi concretamente nel XVIII, ha trionfato nel XIX ed è infine esplosa, cambiando il mondo e la maniera di vivere dei paesi sviluppati, nel XX Secolo. Da allora oltre ad un immenso progresso tecnologico si è avuto un progresso economico che ha  portato i risultati scientifici ad influenzare la vita di tutti, anche quella dei "poveri". Il telefono, invenzione della metà dell‚Ottocento, è finalmente divenuto tanto comune da poter dire che chiunque ne possiede uno. La scienza, per influenzare la società, abbisognava di quel benessere economico di cui era a sua volta causa.
Oggi la prosperità, nei paesi sviluppati, è generale. Nessuno soffre la fame, nessuno soffre il freddo, nessuno cucina col carbone e nessuno spacca pietre o dissoda il terreno. Tutti vanno in automobile, tutti hanno un telefono, tutti hanno un frigorifero e un televisore. La facilità della vita, tanto apprezzata dagli adulti che hanno conosciuto tempi più duri, è banale ed ovvia per le generazioni successive che sono nate direttamente in tale mondo. I genitori inoltre - a causa del loro naturale affetto per la prole - hanno fornito ai figli tutti i possibili vantaggi, fino a farli vivere in un mondo in cui la fame, invece d'essere una costante minaccia di morte, è divenuta uno stimolo per consumare le merendine. Lo sforzo fisico, invece d'essere il prezzo per sopravvivere, è diventato un complemento dello sport. Sempre che si abbia voglia di fare sport. Inoltre non appena il singolo è in difficoltà la società, invece di approfittare dell'occasione per lasciare indietro il più debole (struggle for life), si precipita a soccorrerlo con atteggiamento materno. Se un ragazzo di diciassette anni non studia la cosa è motivo di preoccupazione e di analisi per genitori, professori e psicologi. Magari per concludere che la colpa non è sua.
Insomma, quello che il prof. Charlton non ha visto è che gli esseri umani hanno sempre meno tendenza a divenire adulti semplicemente perché la società li tratta troppo a lungo da bambini.
Ognuno del mondo conosce solo ciò che esperimenta personalmente. Se si nasce in Scozia si leggerà sui libri com‚è fatta la foresta pluviale, che cos'è un mercato sull'acqua nel Sud-Est asiatico e che significa per i giapponesi "perdere la faccia". Ma saranno dati culturali. Ciò che si conoscerà veramente sarà il clima in Scozia, l‚accento locale, la mentalità della gente, ecc. Chi nasce lì è innanzi tutto scozzese. Solo con la cultura potrà divenire prima britannico, poi europeo e infine, se ce la mette tutta, cittadino del mondo. Nello stesso modo, se si nasce in una società in cui non si corrono pericoli, si è accuditi fino ai venticinque anni e si è perdonati se si fanno sciocchezze, come si può pretendere che si giunga alla maturità?

La mentalità adulta è quella che alle anime belle fa ribrezzo. Quella che è considerata "orribile cinismo", "spudorata immoralità", "inammissibile barbarie". Una mentalità che il piccolo selvaggio impara invece molto presto, perché la natura non fa sconti. La scimmia che "sbaglia" e cade dall'albero non solo si rompe le ossa ma è sbranata dal leopardo in quanto preda facile. Nello stesso modo il sedicenne primitivo, se non riesce a difendersi dalle belve e a procurarsi il cibo, non ha come sanzione quella di "ripetere l'anno": sa che l'aspetta la morte sua, della sua donna e dei suoi piccoli. Quel sedicenne è un adulto.
La prova di quanto sopra si rinviene persino nelle lettere ai giornali che di solito sono un‚esplosione di moralismo. Si rimprovera alla società di non far abbastanza per questo o quello; si biasimano i politici che non sono solleciti nel correre in soccorso del popolo come la madre più sensibile; si condanna nella maniera più intransigente qualunque comportamento che non sia in linea con la santità. La gente vive in un mondo di sua invenzione: il mondo dei bambini. Se uno dice che il politico è arrivato dov'è arrivato perché è un ambizioso e un vanitoso (e dunque il suo primo scopo è pensare a se stesso) provoca indignazione e proteste. Perché questo quadro - pure realistico - non corrisponde al libro di lettura di quarta elementare.
Charlton ha ragione: gli adulti sono sempre più infantili. Ed ovviamente più infantili degli altri sono quelli che meno ricevono lezioni dalla realtà: coloro che frequentano l'università fino a venticinque anni e passa. L'apprendista meccanico, se deve smontare un carburatore, lo deve smontare senza romperlo: diversamente il capofficina non gli manderà a dire quant‚è cretino e quanto gli tratterrà sulla paga. Al contrario chi fa studi avanzati (divenendo poi scienziato, professionista, docente) rimane a lungo nella condizione di figlio di famiglia e vivendo da minorenne mantiene una mentalità da minorenne.
Gli adulti sono spesso dei bambini viziati con trent‚anni di più.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 29 giugno 2006


Costituito il "Gregoraci fans club"
Comunicato stampa:
Presso il blog "capperi.net" si è costituito  il "Gregoraci fans club".
Si accettano adesioni.


PORCO MONDO
Un  avvocato,  famoso mezzo secolo fa, soleva ricordare la raccomandazione paterna a lui studente: <<Studia , studia: sennò diventerai pubblico ministero.>>.
Questo m’è tornato alla mente dopo aver riletto:
W: senta, lei l'amore con Sottile l'ha fatto quel pomeriggio alla Farnesina?
G: eh...
W: eh? Dica, risponda, signorina... Ha fatto l'amore alla Farnesina? E dica sì o no, signorina Gregoraci.
G: no, no.
W: e quando l'ha fatto?
G: ma no, non l'ho fatto.
W: e che cosa è successo alla Farnesina? (...)
G: ma nulla... io... l'ho salutato nel suo ufficio, abbiamo parlato...
W: e questi bacini quando ve li siete dati?
G: quando sono arrivata e quando sono andata via.
W: ah, quindi è stato un bacino di saluto?
G: sì.
W: non c'è stato mai... quindi, voglio dire, lei è sicura... io, guardi, io non è che glielo posso chiedere tutto il pomeriggio (...) io più che ricordarle, diciamo, che lei deve dire la verità, più che... io credo che...
G: va bè, ok, è capitato, io l'ho fatto, sì.
W: ha fatto l'amore?
G: perché mi andava di farlo. (...)

cp, 28  giugno 2006

IL REFERENDUM COSTITUZIONALE
La materia costituzionale è difficile. Prova ne sia che Sartori sostiene che neanche i professori di diritto costituzionale (se sono stati per il sì) ne capiscono qualcosa. E se nessuno di loro arriva alla solitaria grandezza del politologo toscano, s’immagini quanto ne abbiano capito i cittadini normali che sarebbero in imbarazzo se dovessero spiegare che significano le parole bicameralismo perfetto e  bicameralismo imperfetto (con l’imperfetto migliore del perfetto!), conflitti di competenza o di attribuzione, potestà legislativa esclusiva, Primo Ministro e Presidente del Consiglio. Dunque la gente non ha votato scegliendo fra due costituzioni, ma per motivi diversi.
1) La prima ragione per votare in un modo piuttosto che nell’altro è l’appartenenza politica. Per i sostenitori dell’Unione, se il centro-sinistra ha detto che ogni cosa che ha fatto il centro-destra è da buttare nella spazzatura, non si vede perché bisognerebbe salvare questa riforma. Dunque, se Fassino, Rutelli, Diliberto e soci dicono che bisogna votare “no”, si voterà “no”. Non diversamente, anche se in maniera opposta, hanno votato per il “sì” molti che precedentemente hanno votato per il centro-destra.
2) La seconda ragione è l’influenza dell’establishment e dei grandi giornali. Questi, pur schierandosi per la ragione precedente, hanno dato ad intendere che lo facevano per grandi, nobili e specialistici motivi. E molti hanno pensato che, se il “Corriere della Sera”, la Stampa, la Repubblica ecc. erano contro, ci dovevano essere buone ragioni per essere contro. In Italia la pubblicistica è talmente schierata da non scandalizzarsi – è episodio recentissimo - se un ministro propone di licenziare 400.000 statali. E anzi da passare sotto silenzio la notizia, per non doverne discutere.
3) Un’altra ragione che ha pesato moltissimo anche per gli elettori di centro-destra è l’abilità della retorica di sinistra. Gli adepti di questa chiesa non hanno esitato a parlare dei disastri più gravi, delle ingiustizie più cocenti, delle più catastrofiche minacce alla democrazia. Hanno descritto cittadini che non potevano più farsi curare in buoni ospedali, magari dissanguandosi per un “viaggio della speranza”, di attentati all’unità del paese e di chissà a che altro ancora. Chi avesse avuto la pazienza di prendere nota di tutti i capitoli di questo libro nero, avrebbe potuto scrivere una nuova apocalisse.

4) Ma fra i migliori argomenti contro la nuova costituzione c’è il fatto che per troppi anni si è stati afflitti, riguardo ad essa, da timori reverenziali. Quando qualcuno ha detto che essa è retorica (la repubblica “fondata sul lavoro”!), declamatoria e inapplicabile (il diritto al lavoro!), s’è sempre trovato chi gli ha dato sulla voce come avesse fatto un tutto in chiesa. E invece, come diceva Montanelli, non si fa la rivoluzione “con la protezione dei carabinieri”. Non si possono passare decenni a scappellarsi dinanzi a questo testo come se fosse un feticcio – dandogli perfino senza ridere il Premio Strega - per poi dire che lo si vorrebbe cambiare perché ha un bel po’ di difetti. È come se si adulasse da sempre il re per poi chiedergli improvvisamente di abdicare. Il popolo insorgerebbe in favore del caro sovrano. Volendo cambiare la Costituzione sarebbe stato necessario criticarla aspramente per anni: preparando il terreno.
5) E infatti – si giunge all’argomento centrale – la riforma non ha sbattuto contro un elettorato a favore del centro-sinistra ma contro un elettorato allarmato e misoneista. Il popolo è sempre misoneista. Perché molti italiani non vogliono la TAV? Perché la TAV è una novità. Perché non vogliono il Ponte sullo Stretto, prima d’informarsi seriamente per sapere quanto costa e chi lo paga? Semplicemente perché è una novità. Come ha detto qualcuno, se Dio avesse voluto che la Sicilia fosse unita alla Calabria, avrebbe creato un istmo. Che è come dire “se mio figlio sta morendo di difterite non lo faccio operare, perché se Dio volesse che viva, non lo farebbe ammalare”. Il misoneismo è una grande forza storica. Il popolo italiano non è mai stato a favore delle ferrovie, del voto alle donne, del suffragio universale, della laicità dello stato. Si è schierato a favore di queste cose quando esse erano divenute altrove delle ovvietà. Nel caso del divorzio ci fu chi propose un referendum abrogativo, proprio contando sul misoneismo, e se perse fu perché la gente aveva nel frattempo visto troppi film in cui si divorziava per non capire che non sarebbe crollato il mondo. Non vinse la laicità, vinse Hollywood.
6) Comica l’affermazione del centro-sinistra secondo cui bisognava votare “no” affinché poi si modificasse la costituzione. In che modo? Non si sa. Comunque non se ne farà niente. Ma così s’è messo a tacere anche chi non si sentiva di negare i difetti della presente costituzione. Prodi è poi arrivato al ridicolo personale promettendo – proprio lui che ha costituito il più pletorico governo di tutti i tempi – che avrebbe ridotto il numero dei parlamentari.
7) Comica è pure l’affermazione che non si può modificare la costituzione “a colpi di maggioranza”. Essendo escluso che essa si possa modificare a colpi di minoranza, rimarrebbe il caso di norme che siano votate con entusiasmo da Marco Rizzo e da Maurizio Gasparri, da Pannella e da Mastella, da Berlusconi e da Diliberto. E poi la costituzione non la modificò a colpi di maggioranza proprio il centro-sinistra, negli ultimi giorni della penultima legislatura?
L’ultima consultazione elettorale non è stata una vittoria del centro-sinistra ma del misoneismo. Il centro-destra, nel tentare una riforma per la quale l’opinione pubblica non era matura, ha commesso un errore. Ma è un errore più adatto ad uno studio sociologico che ad uno studio politico.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 28 giugno 2006


Israele reagisce e in Italia...aprono le fogne
Ogni volta che succede qualcosa in Israele e' interessante leggere e ascoltare i commenti dei media italiani, interessante e deprimente come al solito.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto in Israele un grande concerto, Roger Waters e' venuto a cantare mandando in visibilio migliaia di giovani israeliani.
Ha cantato a Neve' Shalom, un kibbuz dove vivono insieme israeliani di varie fedi, ebraica, islamica, cristiana.  All'estero parlano di questo kibbuz come di qualcosa di paradisiaco mentre per noi, in Israele, non c'e' niente di piu' normale poiche' in tutto il Paese gli israeliani  vivono insieme tra loro, indipendentemente dalla loro fede.
In Israele esistono scuole miste , ebrei e islamici insieme, in Israele viviamo fianco a fianco ebrei, cristiani, musulmani, drusi, circassi, e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Nel mio palazzo viviamo in santa pace, ebrei, russi non ebrei, una famiglia di arabi cristiani. Qui vicino vivono beduini e vengono a fare la spesa nel mio supermercato.
Neve' Shalom quindi non e' niente di particolare per noi ma in Europa  e' una specie di simbolo e spesso e' la scusa per fare propaganda antiisraeliana ...situandolo altrove.....
E' successo anche col concerto di Waters, la RAI e' riuscita a taroccare magistralmente il bel servizio di Claudio Pagliara che spiegava chiaramente dove si trova il kibbuz, cioe' in Israele, tra Tel Aviv e Gerusalemme.
Come hanno fatto? In modo estremamente semplice e  con tale  noncuranza da non far venire nessun dubbio a chi ascoltava.
Il giornalista che presentava il TG da studio ha parlato sorridendo beato del grande successo del concerto di Roger Waters nel "famoso villaggio di Neve'Shalom, in Cisgiordania", contemporaneamente partiva il  il supporto scritto, in sovraimpressione, : "Neve' Shalom, Cisgiordania"
Ecco fatto. Cancellato Israele in un batter di ciglia.

D'ora in poi tutti sapranno che in un non precisato posto chiamato Cis-Giordania,  esiste un villaggio di brave persone che vivono insieme pacificamente, altro che in Israele.....
E' cosi' che funziona la propaganda, messaggi subliminali, quelli che la gente non dimentica mai perche' penetrano nel cervello. Esattamente come la foto della ragazzina che urlava sulla spiaggia davanti al corpo del padre morto ...ammazzato dai palestinesi...pero' di questo non si parla piu'...vietato...da quando e' stato provato che ...i palestinesi sono responsabili, non se ne parla piu'  ma  quella foto restera' sempre nella memoria della gente come di una vittima di Israele.
Mohamed Al Durra insegna.
Ogni volta che Israele reagisce alle azioni di terrorismo dei palestinesi e' interessante e disgustoso vedere come , all'improvviso, i topi escano dalle fogne e incomincino a spargere tutto intorno la peste del loro odio.
Parliamo proprio dei topi di fogna, cioe' di quelli che dopo aver tenuta la bocca serrata per tutto il periodo in cui, dall'evacuazione degli ebrei dalla striscia di Gaza,  il sud del Neghev veniva bombardato sistematicamente , quotidianamente, dai palestinesi, adesso escono dai tombini e  scrivono comunicati  chiedendo  aiuto per i palestinesi.
Hanno tenuto le bocche serrate nonostante le vittime israeliane, i feriti, la gente sotto schock all'ospedale , la citta' di Sderot ridotta ad essere una citta' di gente disperata.
Cose irrilevanti per loro.
Aprono le loro fetide bocche adesso perche' Israele  finalmente reagisce, dopo che i bombardamenti si sono centuplicati e dopo che un commando di terroristi e' uscito di sotto terra in territorio israeliano, dentro il kibbuz Kerem Shalom, ammazzando due soldati e rapendo un terzo.
I soldati uccisi si chiamavano Hanan Barak e Pavel Slutsker, e lo scrivo perche' i giornali italiani  dimenticano sempre di citare le vittime israeliane per nome.
Il soldato rapito si chiama Gilad Shalit, 19 anni,  e il suo rapimento ha gettato tutto Israele nella disperazione, ricordando la fine di altri israeliani rapiti dai palestinesi e mai tornati o tornati in pezzi.
L'esercito e' entrato per la prima volta dopo un anno nella striscia e i topastri subito protestano e scrivono nefandezze e sollecitano interventi internazionali per fermare Israele e impedirgli di difendersi.
Alcuni di questi topastri si dichiarano ebrei, vogliono una pace giusta e duratura con Israele entro i confini del 67, Gerusalemme capitale di Israele e Palestina, cioe' parlano molto apertamente  e senza vergogna  dello smantellamento di Israele.

Non soddisfatti, vogliono anche che Israele riconosca che la sua nascita nel 1948 e' stata null'altro che un regalo dell'Europa, regalo che ha provocato sofferenza inenarrabili  agli arabi.
Cambiano la storia, raccontano menzogne, senza vergogna, senza vergogna, senza vergogna.
Questi topi di fogna sono di sinistra ma il loro odio e' lo stesso di quelli storici, i topi di fogna fascisti: stessa razza stessa faccia, cambia solo il colore.
Giorni fa ho letto un'interessante intervista a Emanuele Fiano, neodeputato della sinistra, che a un certo punto dichiara :"Devo dire che il mio pensiero entrando in Parlamento è andato ai miei nonni e zii e a tutti i miei familiari uccisi ad Auschwitz; ho sentito che si chiudeva un cerchio".
Mi spiace contraddirlo ma nessun cerchio si chiude, qua tutto si riapre e la sinistra che odia Israele non e' una parte minoritaria, e' quella che applaude ai discorsi di D'alema che continua a parlare con tanta comprensione del terrorismo palestinese, con tanto livore dell'aggressione israeliana...e con tanta speranza di prossimi buoni rapporti con Ahmadinejad, arrivando a stringere la mano al suo ministro degli Esteri. 
Sotto le ceneri di Auschwitz e' ancora vivo l'odio che vuole distruggere oggi Israele, senza crematori, semplicemente riducendolo alla non esistenza.
Questo e' quello che i topastri vogliono ed e' per questo motivo che gli israeliani di origine italiana, alle ultime elezioni, hanno votato Forza Italia con la bellezza del 60% dei voti, come da un'analisi di Sergio Della Pergola sul giornale degli italiani di Israele, Kol Haitalkim.
Sentire sulla propria pelle il pericolo di un secondo Olocausto, leggere le cronache piene di odio e menzogne  sui media della sinistra italiana,   constatare che l'unico governo italiano  amico di Israele degli ultimi 40 anni e' stato quello di Berlusconi, ha determinato il voto.
Altro che cerchio chiuso, l'Italia e' piena di topastri che escono dalle fogne per morsicare e spargere la peste dell'odio intorno a loro.
Il desiderio di Auschwitz numero due e' per loro simile al desiderio di droga.
Non gli basta mai, vogliono Israele per poterlo distruggere in nome della loro pace giusta quella che dovrebbe portare la maggior parte degli  israeliani al cimitero e i sopravvissuti  ebrei ancora raminghi per il mondo.
 
Deborah Fait
- informazionecorretta

LA NOTIZIA È LA NON NOTIZIA
Un articolo del Giornale (a firma Antonio Signorini, 26/6/’06) così comincia: “Gli statali sono circa tre milioni e mezzo. Ma bisognerebbe ridurli di 300-400 mila unità”. Chi dice questo è il ministro alla Funzione pubblica Luigi Nicolais. “La posizione del ministro Ds non è distante da quella dei sindacati di categoria” i quali avrebbero proposto “l’assunzione di 300 mila lavoratori precari in cambio di esodi incentivati”. “L’economista Ds Nicola Rossi invece ha proposto 100 mila prepensionamenti”. Altri sindacalisti protestano, ma il punto è un altro.
Se simili annunci fossero stati fatti da un ministro del precedente governo, i giornali sarebbero saliti sugli spalti per stracciarsi le vesti per l’attentato all’occupazione. In un mondo in cui tanta gente è disoccupata licenziare 300-400 mila persone? Licenziarle no, mandarle in pensione: ma col trattamento pensionistico guadagnerebbero meno e non è detto possano permetterselo; inoltre, nel momento in cui si alzano alti lai e si parla di stringere drammaticamente la cinghia, quale sarebbe l’aggravio di spesa per lo Stato il quale, fatalmente, dovrebbe presto assumere nuovo personale, visto che dopo un simile salasso la macchina dello Stato non sarebbe in grado di funzionare? E i sindacati, invece di protestare e dichiarare la guerra civile – che è più o meno ciò che avrebbero fatto sotto il governo Berlusconi – che cosa fanno? Dànno una mano con proposte analoghe. L’assunzione di precari da licenziare alla fine del precariato.
Ed ecco la notizia: la notizia è che nessuno parla di questa notizia. Berlusconi s’è a lungo vantato di un milione o più di nuovi posti di lavoro e gli si è non raramente dato dell’imbonitore e del visionario. Qui si parla di tagliarne più o meno la metà e nessuno se ne occupa. Né per dare del visionario né per dare del delinquente affamatore del popolo.
Non è strano che in Italia vinca spesso la sinistra. Se i giornali e le televisioni hanno questa obiettività, potrebbe risultare che le donne vergini sono delle complessate da TPO (Trattamento psichiatrico obbligatorio) mentre gli stupratori sono maschi gagliardi che dispongono di un invidiabile eccesso di testosterone.
Tutto sta a come si presentano le cose.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it


COME SI FORMANO LE FRONTIERE
Il mondo che conta per noi, cioè l’Occidente, non vive guerre importanti da sessant’anni. Questo fa sì che gli adulti conoscono solo un mondo dalle frontiere stabili e per questo, aiutati da una notevole ignoranza storica, le concepiscono come “naturali”, “immutabili” e forse “sacre”. Se, tanto per giocare con le idee, la Germania ipotizzasse una spedizione militare per andare a riconquistare Königsberg, l’idea - prima che stupida, azzardata ecc. - apparirebbe inconcepibile. Come assurdo apparirebbe che l’Italia pensasse d’andare a riprendersi l’Istria con le armi. E tuttavia forse che l’Istria non è appartenuta per secoli alla repubblica di Venezia? E oggi non appartiene alla Croazia e alla Slovenia solo perché loro hanno vinto la guerra e l’Italia l’ha perduta? Forse che la patria di Kant non appartiene alla Russia perché la Russia ha vinto la guerra e la Germania l’ha perduta? E l’unione sovietica  non s’è appropriata grandi territori polacchi, compensando la Polonia con vasti territori tedeschi, tanto che si è parlato di una Verschiebung (spostamento, dislocazione) dell’intera Polonia verso ovest? Tutti questi fenomeni non rappresentano spostamenti di frontiere in epoche preistoriche: sono i risultati dell’ultima guerra continentale.
A volte – è vero - le frontiere sono stabili perché determinate dalla geografia. O c’è un mare, fra due paesi, oppure un grande ostacolo naturale: fra la Spagna e la Francia i Pirenei non solo hanno fatto sviluppare lingue e storie diverse, ma per la difficoltà di attraversamento porrebbero un bel problema se un paese volesse dominare una regione dell’altro. Al di là di questi casi, il modo fondamentale per stabilire le frontiere non è né la geografia, né la storia, né il principio di nazionalità: è la vittoria militare.
Per molto tempo, ciò è stato ovvio. Ed è per questo che son potuti esistere imperi multinazionali senza gravi tensioni interne: un esempio su tutti, l’impero austriaco, dove per molto tempo l’Ungheria non soffrì dell’unione personale con l’Austria.
A partire dall’Ottocento si è invece sentito giusto che qualunque gruppo umano, identificato da una propria civiltà fatta di storia, lingua, e religione, fosse indipendente (nazionalismo). Ma anche in questo caso è rimasto vero che la forza delle armi prevale sulla nazionalità. Königsberg era una città tanto tedesca quando Kiel o Rostock, e tuttavia l’Unione Sovietica ha praticamente buttato fuori i tedeschi e ne ha fatto una città russa al punto che oggi la Germania non saprebbe che farsene. Essa è drammaticamente decaduta e in una situazione geografica addirittura assurda, essendo tagliata fuori tanto dal territorio tanto russo quanto dal territorio tedesco.
Né si deve pensare che lo spostamento delle frontiere con la forza delle armi si sia fermato con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1950 la Corea del Nord, aiutata dalla Cina, quasi riuscì ad invadere la Corea del Sud e ad annettersela: mancava solo un fazzoletto di terra intorno a Pusan, da cui partì la riscossa. Il Vietnam del Nord, qualche mese dopo il ritiro degli americani, invase ed annetté il Vietnam del Sud. Il quale fu così lieto di essere riunificato col Nord che molta gente, pur di scappare, morì in mare (boat people). Saddam Hussein, con la scusa che il Kuwait era una regione irakena irredenta, l’invase e l’annetté. Poco importa che quelli della Corea del Nord e di Saddam Hussein siano stati tentativi falliti e quello del Vietnam del Nord sia stato un successo: se Saddam Hussein non fosse stato sloggiato dal Kuwait, col tempo il fatto che il Kuwait prima era stato indipendente sarebbe divenuto una curiosità. Come l’indipendenza di Venezia prima di Campoformio.
La maggior parte delle persone ha convinzioni che non sono figlie della cultura ma dell’esperienza personale. Per questo, poiché nella cultura europea recente è mancata l’esperienza del cannone, non si capisce l’origine delle frontiere e si crede che esse stiano in piedi per virtù propria. Se un deprecato giorno la pace finisse, molti imparerebbero molto in poco tempo.


Nota a proposito d’Israele
Israele è nato dalla Dichiarazione Balfour del 1917 e poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, da una decisione dell’Onu. La sua intenzione era quella di vivere pacificamente negli strettissimi territori assegnati. L’essenziale non era infatti l’estensione o la potenza dello Stato, ma il possesso di un “National Home”, come si esprimeva la Dichiarazione Balfour: cioè di un posto in cui gli ebrei non potessero essere sottoposti a pogrom e da cui nessuno potesse scacciarli. Fu l’aggressione araba del 1948 che costrinse Israele a difendersi militarmente e, per conseguenza, le frontiere lasciate dall’armistizio che concluse quella breve guerra furono per qualche tempo “definitive”. L’attacco arabo si ripeté però nel 1967 con conseguenze ancor più gravi per gli aggressori: infatti gli israeliani conquistarono tutta la Cisgiordania, le Golan Heights, la Gaza Strip e l’intero Sinai fino al canale di Suez.
A questo punto – ed ecco si torna a parlare di frontiere – Israele avrebbe potuto annettersi tutti questi territori e mantenerli in eterno ma di fatto, almeno per quanto riguardava il Sinai, la cosa non era poi tanto vantaggiosa. Si ebbero dunque due interessi convergenti: l’Egitto, con la chiusura del canale di Suez, e la perdita dei pozzi petroliferi di Abu Rudeis (dal 1967 al 1973), perdeva consistenti introiti e subiva danni che non poteva facilmente permettersi. Israele dal canto suo preferiva una pace stabile con l’Egitto a tutte quelle pietre. Per questo, dopo la guerra del 1973, (ancora una volta perduta dagli aggressori, con la task force di Ariel Sharon in vista del Cairo), ambedue i paesi stipularono un accordo: Israele restituiva il Sinai, l’Egitto si tirava fuori per sempre da ogni coalizione aggressiva contro Israele e questo calmava una volta per sempre i sogni militari di
tutti i paesi arabi, incapaci di battere Israele con l’aiuto dell’Egitto, e a fortiori incapaci di farlo senza il suo aiuto. Solo i palestinesi, come sempre assolutamente privi di senso del reale, continuarono a parlare di riconquista militare.
Rimane aperta – visto che l’argomento sono le frontiere - la questione del perché Israele non abbia annesso gli altri territori occupati.
Annessione significa allargamento del proprio territorio ma anche concessione della cittadinanza alle persone che su quel territorio abitano, con tutti i diritti che ne conseguono. Ma se Israele si fosse annesso i territori occupati avrebbe rischiato di avere più votanti arabi che israeliani,  avrebbe stravolto le ragioni della fondazione del proprio Stato (il sionismo) e avrebbe posto in pericolo la stessa sopravvivenza degli ebrei, divenuti minoranza. Inoltre, lo stato israeliano è moderno e dunque costoso. Uno Stato dove esiste un servizio sanitario nazionale, un sistema pensionistico, ecc., finirebbe in bancarotta se dovesse estendere i propri vantaggi ad una popolazione che, a causa della propria povertà e della propria bassa produttività, contribuisce in maniera insufficiente alla creazione delle risorse necessarie. Infine l’annessione avrebbe avuto pessima stampa e avrebbe danneggiato l’immagine internazionale di Israele. Anche se – visto come comunque gli si dà sempre torto – questa avrebbe dovuto essere la ragione meno importante. L’annessione non era dunque un assurdo giuridico – la maggior parte delle frontiere sono frutto della violenza internazionale – ma era poco conveniente.
C’era tuttavia un’ultima soluzione: invadere la Palestina e scacciare con la forza tutti gli arabi. In questo caso Israele avrebbe avuto un territorio più vasto senza nessun problema. Qualcuno sicuramente si scandalizza alla sola ipotesi: ma a torto. La soluzione è barbarica ma non infrequente, neanche negli ultimi secoli. Quando los Reyes Catolicos invasero il sud della Spagna (1492) ne scacciarono gli ebrei ed infatti costoro dovettero cercare rifugio altrove, nel Nord Africa musulmano (allora ben più tollerante di oggi) e in Turchia (anch’essa musulmana). Quando i russi hanno cominciato ad invadere le regioni orientali della Germania, i loro eserciti si sono dati a tali stupri e a tali massacri che i tedeschi orientali sono fuggiti via a piedi, a milioni, verso l’ovest, per avere salva la vita. E questo ha reso facile rendere polacco il territorio da loro abbandonato. E infatti di questo possibile irredentismo nemmeno si parla.
Dunque quando Hamas parla di eliminare Israele e prenderne il territorio dice qualcosa di barbarico, ma non fuori dal mondo. Mentre se Israele, pur avendone la possibilità militare, non pensa nemmeno di eliminare o scacciare tutta la popolazione palestinese, non è perché sia fuori del mondo, perché non possa farlo o perché nessuno l’abbia mai fatto: è perché si tratta di un paese civile. Civile quanto Hamas non sarà mai.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 25 giugno 2006


LA DIETROLOGIA
Se c’è un peccato di cui nessuno vuole dichiararsi colpevole è l’ingenuità. Ma alcuni dall’orrore per questa colpa sono indotti al peccato opposto, a quella diffidenza fantasiosa e affabulatoria che ha nome “dietrologia”.
La dietrologia è l’atteggiamento di chi, dinanzi ad un fatto magari chiaro, ha il sospetto che si tratti di un fondale, di una mera “species”, di un’apparenza che cela una verità che sta “dietro”. E i sospetti aumentano quando un fatto clamoroso sembra evidentissimo: possibile che le cose stiano semplicemente così? Non è che per caso qualcuno è riuscito a darla a bere a tutti? Il dietrologo si lancia allora in un’indagine senza remore e senza complessi a base di “cui prodest?” (a chi giova?) e spesso preferisce le ipotesi più inverosimili a quelle più na
turali.
Un esempio è la teoria largamente diffusa secondo cui gli americani non sono mai arrivati sulla Luna. I filmati, le foto, le cronache televisive non sono altro che una montatura vagamente hollywoodiana (del resto se ne è fatto un film!) per far credere al mondo che è stata compiuta quell’impresa. Perfino i russi, che pure avevano ogni interesse a negare quel successo, sono stati perfettamente ingannati. Qualcuno ha perfino fatto notare una foto in cui si vede una bandiera americana che sventola sul suolo lunare mentre si sa benissimo che sulla Luna non c’è atmosfera. E dunque non ci può essere vento. Cosa che il dietrologo casalingo sa ma i tecnici della Nasa evidentemente ignorano.
Il massimo della fantasia dietrologica si scatenò con l’assassinio John F. Kennedy. Per mesi, per anni e infine per decenni imperversò la più appassionata caccia all’orrenda verità nascosta. Già un anno dopo il fatto, nel tentativo di mettere punto a queste fantasie, l’Amministrazione americana istituì la commissione Warren, guidata da un magistrato universalmente apprezzato e stimato, e l’indagine si concluse con la banale verità iniziale: Kennedy era stato ucciso da una sorta di balordo di nome Lee Oswald. Ma questo non bastò a porre un termine alle speculazioni. Per molti decenni ancora, con un mare di pubblicazioni, c’è stato chi ha fatto il conto dei testimoni venuti meno, chi ha messo in dubbio la casualità di chi era morto in un incidente, chi si è chiesto quanti fossero gli assassini, chi ha confrontato questo e quello, accusando di volta in volta Johnson (che prese il posto di Kennedy), gli ebrei, gli arabi, Castro e forse anche la Spectre. Sono passati quarant’anni e l’unica cosa sicura è ciò che si sapeva già dopo un mese: che Kennedy è stato ucciso da Lee Oswald. E tuttavia chi s’è sempre limitato a questo, chi ha detto che non c’era niente di speciale da scoprire, è stato coperto d’irrisioni ed è passato per un ingenuo.
Qualcosa di analogo si è verificato per l’attentato alle Twin Towers. C’è gente che è andata a chiedersi quanti ebrei ci fossero negli edifici, per sapere se erano stati avvertiti (l’attentato sarebbe stato organizzato dallo Shin Beth, evidentemente!); se ce n’erano meno del solito e quanti se ne erano salvati. Altri hanno immaginato che l’attentato addirittura non si sia mai verificato (lo sostiene un lettore sul “Corriere della Sera” del 22 giugno 2006) e una mente simile deve avere anche quel tale Ahmadinejad il quale sostiene che la Shoah non ha mai avuto luogo. Probabilmente alcuni milioni di ebrei sono evaporati perché l’estate era calda.
Questo atteggiamento nasce da un complesso d’inferiorità: “La cosa sembra evidente ma forse c’è il trucco e io non sono abbastanza intelligente per vederlo”. E infatti l’obiezione che si fa a chi è allergico a queste fantasie è: “Non pensi che potrebbero averti ingannato?” Come dire: “Sei sicuro d’essere più intelligente di me?”
È vero, a volte si è ingannati; e può occasionalmente avvenire che la verità si scopra in ritardo. Ma la persona normale, se vede un semaforo rosso, pensa che sia un semaforo rosso. Un daltonico non distingue il rosso? E che dunque non sappiamo se in realtà il semaforo sia o no rosso? La questione – in filosofia chiamata “problema della conoscenza” – è oziosa. Il daltonico non vede il rosso, il nostro orecchio non percepisce gli ultrasuoni, e tuttavia, se a distanza normale e in buone condizioni di illuminazione vedo un gatto, non ho dubbi: come diceva Bertrand Russell, so che si tratta di un gatto “capace di gioie e dolori felini”.
I fatti evidenti sono veri fino a prova del contrario e al semaforo rosso è meglio fermarsi. Per non dover discutere del problema della conoscenza con San Pietro.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 24 giugno 2006


Ridiamo per non piangere
Allora, e' passata!
Israele dopo 60 anni di richieste sempre respinte e' entrata ufficialmente a far parte dei paesi membri della Croce Rossa Internazionale.
Il Maghen David Adom e' stato ammesso! Evento straordinario se si pensa che fino all'ultimo momento i paesi islamici si sono opposti.
Il MDA ha lavorato con la CRI dal lontano 1930, molti anni prima che Israele diventasse uno stato, e dal 1949  Israele ne chiede l'ammissione come membro dell'organizzazione, ammissione sempre negata a causa del veto arabo e dell'allergia islamica , e non solo, al simbolo della Stella di David.
Dopo anni di richieste, di rifiuti, di accuse, soprattutto dopo decenni di superbo lavoro fatto dal MDA in campo internazionale portando dovunque fosse necessario il proprio personale superspecializzato e ospedali da campo ad alta tecnologia, ecco che ieri finalmente Israele cessa di essere tabu', paria, maledetto, per diventare membro ufficiale del Croce Rossa Internazionale.
Che bello, che bello!
Chissa' perche' pero' non mi riesce di essere contenta, chissa' perche' provo un senso di nausea, chissa' perche' neanche questa volta la CRI riesce ad uscirne pulita.
Semplice.
Ogni organizzazione sanitaria facente parte della CRI deve, per legge, appartenere ad una Nazione Sovrana e cosa hanno fatto ieri?
Zakkete! Un colpo di bacchetta magica e la legge e' stata cancellata nel giro di mezzo secondo!  Perche',  vi chiederete voi , persone oneste.
Come perche'...non lo potete immaginare?? Per poter ammettere, simultaneamente a Israele,  ...indovina indovinello.....cena pagata a chi indovina.....anche la Mezza luna rossa PALESTINESE.
Ecco.
Ricapitolando, un Paese democratico, Israele, con tutti i meriti riconosciuti al MDA, ha impiegato 60 anni per riuscire a entrare a far parte della CRI e i palestinesi, senza avere uno stato sovrano, eccoli la' , dentro anche loro, senza fatica, senza dover chiedere, dentro e basta. Sono palestinesi perbacco, porte aperte per loro dovunque.
Il motivo della nausea che mi travolge e' che le organizzazioni sanitarie distintesi, come il MDA e altre, nel salvare la gente in giro per il mondo, saranno in compagnia di quella palestinese, facente parte di un'entita' terrorista, naturalmente sovrana, e  distintasi per il trasporto di terroristi suicidi dai Territori in Israele e per il trasporto di armi.
Come si dice da queste parti: Kol ha kavod , complimenti, alla Croce Rossa Internazionale, proprio un bel acquisto e forse il sospetto del ricatto e' molto piu' di un sospetto.
O la Palestina o niente Israele....
Che nausea.....
 
Deborah Fait
- informazionecorretta

L'ossessione planetaria che si chiama Israele
E' successo  il finimondo ai Mondiali di calcio: un giocatore della squadra del Ghana, proveniente dall'Hapoel Tel Aviv, alla fine della partita vinta dalla sua squadra, tira fuori da una tasca dei pantaloncini un piccola bandiera di Israele e la sventola ridendo felice. Perche'? Per motivi suoi, forse per la gioia di aver vinto, forse per rendere omaggio al Paese, Israele, che lo ospita e lo ama, un gesto insomma di pura e semplice felicita'.
In se' il fatto non avrebbe grande importanza, lo sport affratella, dicono, ma diventa un caso internazionale se la bandiera sventolata e' quella di Israele, in questo caso lo sport divide e un gesto innocente non e' piu' una semplice manifestazione di gioia ma  diventa uno scandalo mondiale.
I giornalisti arabi presenti allo stadio, senza eccezione, si sono messi a urlare isterici "Cosa stai facendo", lo urlano in diretta, con orrore!
Il mondo arabo-islamico, notoriamente razzista e antisemita, fa scoppiare immediatamente il caso, accusa Paintsil di essere un agente del mossad, parla di complotto sionista.
Il Ghana chiede scusa, fa passare il proprio giocatore per un povero sempliciotto, naiif, qualcuno , in Italia, insinua essere stato pagato dai "sionisti".
Lui, John Painstil, e' obbligato dalla Federazione Calcio del Ghana a chiedere scusa.
Fantascienza? Viviamo in un mondo sbagliato?
Viviamo in una societa' dove comandano loro, gli arabi e chi gli fa uno sgarro , perche' per loro la bandiera di Israele e' come per il toro la muleta rossa, e' finito! Finito! 
E' di oggi la notizia che il Ghana ha chiesto scusa anche alla Lega Araba.
Capite? la lega Araba e' come l'ONU degli arabi, rappresenta paesi con cui Israele ha gia' fatto la pace e altri paesi con cui dovrebbe farla, eppure questo organismo che dovrebbe essere serio ha preteso le scuse perche' un calciatore, nella foga della vittoria,  ha sventolato una bandierina di Israele.
Scandaloso!
Questo dovrebbe far capire chi sono queste persone e come sono lontane dalla sola idea della pace e del dialogo  ma sappiamo tutti che nessuno proferira' verbo contro di loro in difesa di Painstil e del suo gesto di felicita'. Sappiamo tutti che il giocatore verra' lasciato solo tra le fauci  dei barbari.
I pacifisti dicono a Israele "dovete parlare , parlare, parlare con loro".
Parlare? Con chi? E' possibile parlare di cose serie come la pace e la fine del terrorismo con gente che considera uno sgarro incommensurabile lo sventolio di una bandierina israeliana in un campo di calcio?
Si puo' parlare con chi vuole le scuse per questo? Scuse per cosa? scuse perche'?
Come si puo' avere un dialogo con chi e' cosi' lontano da ogni valore civile e democratico?
Non e' difficile immaginare che Painstil, con il suo gesto, ha messo a rischio la propria  vita. Tornera' in Israele dove risiede la sua famiglia, ma poi? Cosa lo aspettera' quando andra' a giocare altrove? Ha un marchio indelebile, gli sta simpatico Israele, ama Israele, lo ha onorato sventolandone la bandiera che teneva in tasca a mo' di portafortuna. E' finito ormai.
Chi ama Israele, e lo dimostra apertamente e senza paura, perde ogni diritto, diventa un paria per gli arabi e per i loro schiavetti europei.
Cosa dite che sarebbe accaduto se avesse sventolato una bandiera palestinese? , Sarebbe scoppiata un'ovazione in onore suo e del coraggioso popolo palestinese e Painstil diventerebbe miliardario.
Poveraccio, come tanti di noi , ha scelto di stare dalla parte sbagliata.
Dalla nostra parte non c'e' onore, non ci sono soldi, ci sono solo insulti e minacce ma abbiamo il rispetto di noi stessi perche' difendiamo la democrazia e l'onesta' di un Paese aggredito da piu' di 60 anni, ininterrottamente, che sa sempre mantenersi giusto.
Nessun paese al mondo avrebbe la pazienza di Israele eppure viene demonizzato ogni volta che dall'altra parte muore un civile.
E' terribile, i bambini non dovrebbero mai essere uccisi ma sarebbe ora di gridarlo forte ai loro padri, ai loro fratelli.
Gridiamoglielo una buona volta! basta mandare i vostri figli al macello!
Quando si mettono le rampe di lancio missili in mezzo alla gente,   quando si va girellando per le strade affollate di una citta' con furgoni pieni di razzi katiuscha   e' inevitabile che vengano colpiti i civili. Ed e' ancora piu' inevitabile quando i terroristi fanno il lancio e prima che arrivi la risposta scappano, mentre gli altri restano la' a guardare, probabilmente non abbastanza veloci come i loro padri assassini .
Possibile che mai nessuno si chieda come mai tanti bambini vengono colpiti? Possibile che mai nessuno voglia sapere perche' i genitori non tengono lontani i loro figli dalle postazioni del terroristi?
Possibile che nessuno si scandalizzi per l'uso di scudi umani che fanno i palestinesi?
E tutti sono scudi umani da quelle parti, per quella gentaglia, tutti,  bambini, mogli, donne incinte, ragazzini, tutti la', una folla.
Israele ha solo due possibilita',  rispondere colpo su colpo o lasciare che loro continuino la loro attivita' di assassini, senza difendersi.
Un'altra cosa deve smettere di fare Israele, chiedere scusa!
Sono i genitori di quei bambini che dovrebbero chiedere scusa e sono i genitori di quei bambini che dovrebbero saltare addosso ai terroristi che li fanno ammazzare.
Una famiglia di Beit Hanun, nel cui giardino hamas metteva le rampe, lo ha fatto, si e' ribellata ma... non si e' piu' saputo niente di cosa le sia successo.
Un'altra cosa sta accadendo in questi giorni. La Croce Rossa Internazionale sta per varare il simbolo che permetterebbe anche a Israele, dopo 60 anni , di entrare a far parte dell'Organizzazione. Anche qui  sono gli arabi che si oppongono, lo fanno dal 1949, e non e' del tutto sicuro che passera' la mozione perche' continuano a sbraitare che no, Israele non deve entrare.
Vedremo, l'unica speranza che abbiamo tutti noi democratici, per il bene del Mondo non solo di Israele, e' che il petrolio finisca presto.
 
Deborah Fait - informazionecorretta


UNA NOTA SULLA MATURITÀ
Ai ragazzi, in occasione della maturità, è stato richiesto di trattare il tema: "Finalità e limiti della conoscenza scientifica: che cosa ci dice la scienza sul mondo che ci circonda, noi stessi e sul senso della vita".
La traccia è fuorviante.
La scienza ha come unico fine la conoscenza. Questa attività ha certo delle ricadute concrete, ma in sé la scienza ha come fine solo la conoscenza.
Essa ci fornisce molti dati sul mondo che ci circonda, inclusi noi stessi, ma nulla sul senso della vita. Questo problema, essendo questione metafisica, esula dall‚ambito delle sue possibilità.
Per i "limiti" della conoscenza, basterà dire che hanno provato in molti, a mettere la museruola alla scienza, ma nessuno c'è riuscito. Ciò che si è vietato qui è stato fatto lì. Quella dell'etica scientifica è una battaglia di retroguardia in una guerra definitivamente perduta. La scienza segue un solo principio, la ricerca della verità scientifica: e non ha limiti. Soprattutto perché, una volta trovata una soluzione, nessuno si priva dei vantaggi ottenuti.
Sui banchi di scuola, il risultato sarà stato invece una serie di geremiadi retoriche e disinformate sugli ogm, i rischi del nucleare, le cellule staminali e, oddio!, quanto sono cattivi e pericolosi gli scienziati. Il tutto senza privarsi, immediatamente dopo, di tutti i vantaggi della scienza più avanzata, a cominciare dalle play-stations, dai VCR, dai DVD,  dal GPS e dai telefonini che a momenti fanno anche il caffè.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 21 giugno 2006


IL SIGNOR SAVOIA
Se non si è particolarmente appassionati di cronaca nera, la vicenda di Vittorio Emanuele di Savoia è totalmente priva d’interesse. Per questo val più la pena di commentare i commenti che quei fatti squallidi.
Molti si sono stracciati le vesti per il linguaggio scurrile, per la reificazione della donna avvilita al livello di mero oggetto di piacere e in generale per una volgarità intollerabile. E tuttavia è necessario chiarire. Da sempre, gli esseri umani si appartano per accoppiarsi e chiudono la porta del bagno perfino per fare una cosa innocente come la doccia. Ci sono cose destinate al segreto. Anche Elisabetta d’Inghilterra si mette le dita nel naso, in privato, ma si può serenamente escludere che lo faccia in pubblico.
Anche per la lingua si può dire che ce n’è una pubblica e una privata. La linguistica parla di “registri”, o “livelli di lingua”. Il giovane capitano che si comporta in maniera impeccabile durante una serata di gala in un’ambasciata è la stessa persona che, la mattina, ha usato un “linguaggio da caserma”. Perché in caserma, appunto, quel “registro” è  appropriato. E si provocherebbe uno scandalo se, durante la serata, si proiettasse un film con quello stesso uomo che dice oscenità, tratta scortesemente i soldati semplici, o che, sotto la doccia, nudo come tutti, scherza sui genitali dei colleghi o spiega in lungo e in largo quello che farebbe con la moglie del colonnello. A questo punto si potrebbe dire che “il capitano ha provocato uno scandalo”? Certamente no. Lo scandalo lo provoca chi porta in ambasciata il “registro di lingua” appropriato ad un altro ambiente. Se si praticasse per tutti, quanti si salverebbero?
Con lo sbracamento imperante, oggi esiste una tendenza a confondere gli ambienti. Ci sono uomini, come Vittorio Sgarbi, che non riescono a non dire parolacce in televisione; e ci sono donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente lontano è andato l’imbarbarimento della lingua: ma non negli ambienti borghesi. Qui le persone tengono ancora alle forme e durante una cena o una conversazione la parolaccia non sarebbe gradita. Sarebbe anzi un imperdonabile atto di cattivo gusto. E in passato è stato molto peggio. Già “casino” un tempo era una parola impronunciabile. Al sottoscritto capitò di scandalizzare una signora che aveva largamente l’età per essere sua madre, per avere usato la parola “preservativo”. O forse la parola fu pudicamente “profilattico”: ma era l’oggetto stesso, ad essere innominabile. E tuttavia c’è un fenomeno linguistico deteriore che ha resistito, nel tempo, anche fra i buoni borghesi: ed è quello che si potrebbe chiamare “il lessico sessuale virile”.

Questo registro puramente virile nasce dall’esigenza di controbilanciare l’inconscia paura di non essere all’altezza delle prestazioni sessuali richieste dal mito. Il mito  di una virilità straordinaria, senza falle e senza limiti. Per questo gli uomini hanno sempre raccontato balle sulle loro prestazioni sessuali e si sono lasciati andare ad affermazioni iper-mitologiche quando si è trattato di semplici parole. Di ipotesi del tipo: “a quella farei questo e quello”, ecc. La vanteria da ragazzi di borgata, praticata anche da adulti e padri di famiglia, è stata sempre una caratteristica dell’ambiente puramente maschile. Un ambiente in cui nessuno parlerebbe mai delle proprie difficoltà, delle proprie timidezze, dei propri insuccessi a letto. La regola è una totale mancanza di finezza e delicatezza, un cinismo ai limiti della delinquenza, una proclamazione della propria indefettibile disponibilità al sesso, pressoché senza limiti, neppure fisiologici, e una totale reificazione della donna. Con l’unica eccezione della propria madre e delle mogli dei presenti.
Questo fenomeno è così diffuso, o è stato così diffuso in passato, che si sono esibiti in questo modo anche uomini delicati e sensibili, che non osavano mostrarsi quali erano durante il festival della volgarità. Perfetti gentiluomini con tutte le donne che si sono poi innamorati e sposati, e non raramente sono persino stati fedeli alle loro mogli. Dal mito si era passati alla realtà.
Ma se così stanno le cose, perché scandalizzarsi – come non si è privato di fare nemmeno Prodi, come se qualcuno l’avesse obbligato a parlare di cronaca nera – per il linguaggio di Vittorio Emanuele? È soltanto una persona che non ha avuto la schiena abbastanza diritta e il gusto abbastanza buono per resistere alla tendenza corrente. Se ha commesso dei reati, che paghi per i reati. Quanto al linguaggio, non rimane che da disapprovarlo – se si è sicuri che non lo si pratica personalmente – come un atto di cattivo gusto. E per il resto, se non si è monarchici, non c’è altro da dire.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
I n passato gli uomini hanno spesso adottato fra loro un linguaggio diverso da quello usato quando c’erano delle signore. Anche se oggi, con lo sbracamento imperante, esiste una tendenza a confondere i due ambienti. Da un lato ci sono uomini, come Vittorio Sgarbi, che non riescono a fare la distinzione, dall’altro ci sono donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente lontano è andato l’imbarbarimento della lingua. Ma cinquant’anni fa “casino” era ancora una parola impronunciabile.
Oggi, con lo sbracamento imperante, esiste una tendenza a confondere i due ambienti. Ci sono uomini, come Vittorio Sgarbi, che non riescono a non dire parolacce in televisione, dall’altro ci sono donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente lontano è andato l’imbarbarimento della lingua: ma non negli ambienti borghesi. Qui le persone tengono ancora alle forme. Durante una cena o una conversazione la parolaccia non sarebbe gradita, sarebbe anzi un imperdonabile atto di cattivo gusto. Quello che invece è rimasto abbastanza invariato è certo modo di parlare di sesso fra uomini. In passato gli uomini adottavano un linguaggio diverso secondo che fossero ne presenti delle donne mentre
In passato gli uomini adottavano fra loro un linguaggio diverso da quello usato quando c’erano delle signore. Già “casino” era una parola impronunciabile. Al sottoscritto capitò di scandalizzare una signora che aveva l’età per essere largamente sua madre, per avere usato la parola “preservativo”. O forse la parola fu pudicamente “profilattico” ma era l’oggetto stesso, ad essere innominabile. Oggi, con lo sbracamento imperante, esiste una tendenza a confondere i due ambienti. Ci sono uomini, come Vittorio Sgarbi, che non riescono a non dire parolacce in televisione, dall’altro ci sono donne capaci di dire “non mi rompere i coglioni”. Talmente lontano è andato l’imbarbarimento della lingua: ma non negli ambienti borghesi. Qui le persone tengono ancora alle forme. Durante una cena o una conversazione la parolaccia non sarebbe gradita, sarebbe anzi un imperdonabile atto di cattivo gusto. Quello che invece è rimasto abbastanza invariato è certo modo di parlare di sesso fra uomini.

Sì al referendum per il dialogo e la riforma
Diritto e Giustizia: Il referendum confermativo del 25 e 26 giugno sulla riforma costituzionale costituisce un'importante occasione per compiere una scelta di modernizzazione delle nostre istituzioni.
Il testo sottoposto a referendum:
1. rafforza la figura del Primo ministro quale leader responsabile di una coalizione; rafforza i poteri del governo in Parlamento e i poteri del Primo ministro all'interno del governo e della maggioranza; egli può nominare e revocare i ministri, come è dappertutto fuorché in Italia, e può proporre al Capo dello Stato lo scioglimento anticipato, potere bilanciato da quello attribuito alla Camera di evitare lo scioglimento stesso mediante l'approvazione di una mozione nella quale la maggioranza espressa dalle elezioni indichi il nome di un nuovo Primo ministro;
2. affida al Presidente della Repubblica un ruolo di garanzia, disciplinando l'esercizio dei poteri presidenziali di più immediata valenza politica (nomina del Primo ministro e scioglimento) in modo da ridurre il rischio di dannosi dualismi;
3. supera finalmente, con una scelta coraggiosa, il bicameralismo indifferenziato (un'assurda anomalia italiana), limitando il rapporto fiduciario alla sola Camera dei deputati; si tratta di una scelta essenziale, sia per realizzare un assetto di tipo federale, che presuppone l'istituzione di una Camera federale come sede di raccordo tra Stato e Regioni, sia per evitare che un'eventuale divaricazione nella composizione politica delle due Camere pregiudichi la governabilità e lo stesso bipolarismo;
4. riduce di un quinto il numero totale dei parlamentari;
5. corregge in più punti le irragionevoli soluzioni introdotte nei rapporti Stato-Regioni dalla revisione costituzionale operata nel 2001 dal centrosinistra. Quella riforma ha minato gravemente la funzionalità del nostro sistema normativo e istituzionale e ha provocato un fortissimo contenzioso tra Stato e Regioni, ha diffuso incertezza tra i cittadini, le imprese, gli operatori economici. Il testo ora proposto al voto dei cittadini reintroduce il limite dell'interesse nazionale, riconduce allo Stato una serie di materie impropriamente inserite tra le materie di competenza regionale e, nonostante quel che sostengono parole d'ordine falsificanti, attribuisce in esclusiva alle Regioni competenze legislative (in tema di sanità, istruzione e polizia amministrativa) che esse già possiedono.
La riforma non "spezza l'unità del Paese" - anzi la ricrea - né impone la "dittatura del premier". Essa introduce, invece, innovazioni che consolidano a livello costituzionale l'evoluzione reale della forma di governo, assicurando i necessari cambiamenti istituzionali per la definitiva trasformazione della nostra in una democrazia dell'alternanza, in sintonia con le grandi democrazie europee, ferma restando la intangibilità dei principi fondamentali della Costituzione vigente.
Se prevarrà il "No", la spinta conservatrice pregiudicherà per molti anni a venire qualsiasi tentativo riformatore della Carta del 1948 che non è più adeguata ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo.
Non ci nascondiamo il fatto che la riforma meriti di essere successivamente integrata con alcuni correttivi, che riguardano in particolare:
* il complesso procedimento legislativo che appare farraginoso, e che rischia di determinare conflitti di competenza tra le due Camere paralizzando l'iter formativo della legge;
* la forma di governo, ove alcune rigidità finiscono per attribuire poteri di veto e di ricatto a componenti minoritarie della maggioranza;
* la composizione e il ruolo del Senato, non pienamente rappresentativo delle Regioni e dotato di poteri decisionali che pregiudicherebbero la funzione di indirizzo del Governo;
* lo statuto dell'opposizione solo abbozzato e che va rafforzato.
Queste incongruenze e difetti riguardano però, in particolare, quelle parti della riforma che entrerebbero in vigore solo in un secondo momento: nel 2011 o nel 2016. E' questa un'opportunità che consente di conciliare l'esigenza di emendare con urgenza il Titolo V con quella di apportare correzioni, da effettuarsi con metodo auspicabilmente bipartisan, alle parti della riforma che necessitano ancora di riconsiderazione.
Del resto, lo stesso Presidente della Repubblica, nel suo messaggio dopo il giuramento, ha affermato che dopo il voto "si dovrà comunque verificare la possibilità di nuove proposte di riforma capaci di raccogliere il necessario largo consenso in Parlamento".
Per queste ragioni, i sottoscritti ritengono che il "Si" alla riforma costituisca oggi l'unica possibile scelta per rendere le nostre istituzioni adeguate alle mutate esigenze della società italiana e per giungere a una riforma condivisa e quindi alla legittimazione reciproca degli schieramenti politici.
E si appellano a quanti non hanno abbandonato la speranza che il nostro Paese possa rinnovare le sue istituzioni, perché votare "Sì" al referendum significa impedire che l'ennesima occasione vada perduta.

Per aderire al manifesto dei docenti universitari "Si' al referendum, per il dialogo e la riforma" scrivere a info@magna-carta.it
Per conoscere i nomi dei irmatari clicca qui.

Fondazione Magna-Carta

PROGNOSI
Per capire la situazione politica italiana è sempre necessario un grande sforzo di semplificazione. Recentemente però questo sforzo non sembra sufficiente. Il centro-sinistra ha vinto le elezioni; da un mese è stato formato un nuovo governo; scorrono i famosi “cento giorni” che dovrebbero rappresentare la luna di miele della legislatura e tuttavia, per quanto se ne sa, tutta l’attività dei vertici della politica si limita a promesse e minacce, veti e proclami, liti e ammonimenti. Tanto che il cittadino si chiede chi veramente comandi e che cosa ci si debba realmente aspettare.
Il metodo giusto per affrontare i problemi complessi è partire dai pochi dati sicuri.
l governo Prodi è caratterizzato al Senato da una maggioranza risicatissima. Il raffreddore d’un anziano senatore a vita, la stilettata d’un franco tiratore, lo scrupolo di coscienza d’un cattolico o d’un comunista possono farlo cadere. E il risultato si vede. Come si sa, per rispondere alla fame di poltrone si è proceduto allo “spacchettamento” di alcuni ministeri; e poiché questo avveniva in violazione della legge Bassanini, è stata necessaria una decisione del Senato. E tuttavia su questo primo provvedimento, così banale, è stata posta la questione di fiducia e i senatori sono stati costretti a votare alla luce del sole. Ma questo metodo non può essere adottato costantemente e al contrario, anche il suo uso frequente è un rischio: se si sbaglia una volta, si va tutti a casa.

La situazione è drammatica.
Dal momento che la maggioranza è risicatissima, ognuno dei nove partiti dell’Unione ha un enorme potere di ricatto. Questo spiega il governo pletorico che è stato messo su. Non è che Prodi sia stato felice di formare il governo più numeroso di tutti i tempi, inclusi quelli – tanto vituperati – della Prima Repubblica: è stato obbligato a farlo perché i singoli partiti non hanno chiesto, hanno preteso certi posti e certe poltrone. Puntandogli una pistola alla tempia. Inoltre parecchi di questi partiti sono “ideologici”, cioè tendenzialmente rigidi, impermeabili al buon senso e capaci di impuntature e veti incrociati. Sono dei pessimi compagni di cordata.
A questo punto si può stabilire una sorta di parallelogramma delle forze. Il governo ha lo svantaggio d’essere sottoposto ad ogni sorta di ricatti – basti vedere il modo in cui Bertinotti ha reclamato ed ottenuto la Presidenza della Camera – ed ha il vantaggio che assolutamente tutti i partiti della coalizione e tutti i singoli parlamentari sanno d’essere a rischio. La sopravvivenza della maggioranza è sospesa alla fedeltà di tutti, al di sopra sia dei principi sia degli interessi particolari. La prognosi a questo punto è semplice: prevarrà il piacere di esercitare il potere di ricatto o il piacere d’essere al potere? E per i singoli senatori, prevarrà la disciplina di partito o il piacere di seguire la propria coscienza o perfino di pugnalare alle spalle, col voto segreto, qualche dirigente del proprio partito o un governo in cui c’è stato posto per tutti ma non per