Le armi di
distruzione di massa di Saddam
Il Foglio di oggi spiega i retroscena del mercato di materiale
nucleare, chimico e biologico fiorisce in Medio Oriente e ha in Iraq
il principale canale di smercio . Dire con assoluta certezza che le
armi di distruzione di massa di Saddam non siano esistite, come fanno
opinionisti e politici nostrani, alla luce di questo articolo, si rivela
essere un'affermazione azzardata e non realistica.
Ecco l'articolo:
<<Vienna. Per la vulgata corrente
George Tenet, direttore dimissionario della Cia, ha confuso lucciole
per lanterne alla ricerca di armi proibite in Iraq. Ma all’Agenzia atomica
internazionale (Aiea), torre d’avorio della crema degli ingegneri nucleari
e degli scienziati di tutto il mondo, corrono altre voci. “L’Iraq
è il bazar delle meraviglie per la vendita di materiale nucleare
e biologico”, dice al Foglio una fonte dell’agenzia. Se non le armi,
è assodato che almeno componenti nucleari, agenti biologici e
chimici di distruzione di massa sono presenti in Iraq e riforniscono il
mondo. Camion stipati di componenti e sostanze pericolose viaggiano ogni
giorno verso le frontiere.
Provano il confine turco, ma spesso sono respinti. Le autorità
di Ankara sono vigili: un carico di missili in transito dall’Ucraina all’Egitto
(forse per Gaza) è stato intercettato mercoledì nel porto
di Ambarli, a ovest di Istanbul. L’Iran invece non fa mistero di gradire
questo tipo di prodotti, ma dal supermercato iracheno le consegne verso
Teheran sono complicate. La frontiera iraniana è rischiosa: troppa
sorveglianza. Anche la Siria, sotto pressione americana, ora tentenna.
I camion varcano più facilmente il confine giordano. Alcuni vengono
fermati e sequestrati, molti altri no. Abbiamo a che fare con l’arsenale
fantasma di Saddam mentre cade la testa di chi lo ha cercato per mesi?
“Difficile sostenerlo, anche se la possibilità non può
essere del tutto esclusa”, spiegano fonti dell’Aiea. L’ipotesi più
accreditata è che si tratti del materiale sigillato tra il ’91 e
il ’98 dagli ispettori dell’Onu: secondo le valutazioni degli analisti
del Palazzo di vetro più di mille siti sono stati depredati. Componenti
di centrifughe, uranio naturale e a basso arricchimento sono sul
mercato. Il 14 aprile il direttore dell’Aiea, Mohammed El Baradei, ha
sottolineato che “la spazzatura nucleare può servire per costruire
bombe sporche e allargare i magazzini degli Stati votati alla proliferazione”.
Ma potrebbe anche non essere solo “spazzatura”. All’Aiea nessuno ha dato
credito alla storia dei laboratori mobili, ma fonti dell’agenzia sottolineano
che negli anni 90 Saddam fece galoppare la ricerca sulle armi batteriologiche.
La descrizione degli aerei attrezzati per la dispersione di armi biologiche
fatta dal segretario di Stato Colin Powell nel febbraio 2003 in Consiglio
di sicurezza “è accurata”. “Gli aerei c’erano e Saddam ne saggiò
in più occasioni l’operatività”. Come ha ricordato Hans Blix,
capo degli ispettori dell’Onu: “Nel dicembre 2002 siamo tornati (in Iraq,
ndr) pensando che ci fossero ancora armi di distruzione di massa”. Poi non
si trovarono riscontri, ma nel suo libro “Disarming Iraq” Blix scrive: “Non
sarei potuto andare in buona fede davanti al Consiglio di sicurezza a sostenere
che le armi di distruzione di massa furono tutte distrutte”.
Sia nel ’98 sia nel 2003 gli ispettori, sottolineano all’Aiea, tornarono
da Baghdad con molti dubbi. Non pensavano come Bill Tierney, inviato Unscom
(la commissione dell’Onu per le ispezioni, ndr) nel ’97-98, che il rais possedesse
“almeno una piccola bomba”, ma erano allarmati per i 30 tentativi andati
a vuoto di verificare le informazioni in loro possesso. Materiale sensibile
catalogato e sigillato non potè essere ricontrollato. Nessuno può
garantire che parte del materiale sigillato dall’Aiea non sia stato volto
ad altri utilizzi. Nessuno – dicono fonti dell’Aiea – può essere certo
che il rais non lo abbia mercanteggiato con altro. Tubi di provenienza irachena
sono stati recentemente rinvenuti nei Paesi Bassi. Si tratta di alluminio
radioattivo e non è chiaro quando sia stato trasportato in Europa,
se sia riconducibile al materiale sigillato dall’Unscom prima del ’98 o se
invece sia riconducibile alla partita di tubi di alta qualità rinvenuta
in Giordania nel 2000 e destinata Saddam. “Ci sono sono in giro tubi intonsi
di buona e di cattiva qualità, altri corrosi, altri contaminati, molto
pericolosi. Sappiamo che arrivano dall’Iraq, il resto della storia è
ancora da scrivere”.>>
SE SIA LECITO AVERE
OPINIONI DRASTICHE
Molte persone reputano saggio non avere opinioni drastiche,
del tipo A ha ragione e B ha torto. Oppure X è vero e Y è
falso. Queste persone reputano che la realtà è in genere
sfumata e che, anche se A ha ragione, non è che B abbia del tutto
torto. Inoltre, anche nelle affermazioni false c’è una parte di
verità, cosa fra l’altro provata dal fatto che qualcuno quelle
affermazioni le prende per vere. Infine, per predicare la tolleranza,
si cita sempre Voltaire.
La teoria è suggestiva. Innanzi tutto sembra prefigurare
un mondo in cui, nessuno essendo brutalmente d’un certo parere, nessuno
dà sostanzialmente del cretino a chi la pensa diversamente. Inoltre
contiene una buona parte di verità: la realtà è
complessa e ben raramente tutto il torto sta da una parte e tutta la ragione
dall’altra.
Tuttavia l’errore di questa teoria consiste nel fatto che
essa condanna un atteggiamento che essa stessa ha immaginato: l’atteggiamento
assolutistico di chi dice che A ha interamente ragione, al 100%, e
B interamente torto, al 100%. Non è detto che tutti diamo lo
stesso significato all’avverbio <interamente>.
Se per <interamente> s’intende che uno ha ragione
al 100,00%, forse nessuno potrà mai avere interamente ragione.
Nelle formulazioni matematiche è possibile avere verità
a tenuta stagna (la somma degli angoli interni d’un triangolo è
uguale a 180°) ma nei rapporti umani è inutile stare a cercare
il 100,00%. In tutte le questioni non matematiche, <interamente>
significa qualcosa di diverso. Significa che le ragioni di A sono talmente
prevalenti su quelle di B (anche se queste non sono del tutto assenti),
che è giusto A prevalga, nel nostro giudizio. Ed è forse il
caso di passare ad un caso concreto.
Un vecchio proverbio ordina: “fra moglie e marito non mettere
il dito”. Nel senso che nessuno conosce veramente la sostanza del
rapporto di due coniugi. E un bel proverbio siciliano a sua volta precisa:
“nessuno conosce i guai della pentola se non il mestolo che mescola
la minestra”. Però, se il marito insulta la moglie in pubblico
appena apre bocca. Se pretende d’essere servito come un pascià
e nel frattempo non fa nulla per lei. Se la tradisce, la fa morire di
fame, e per giunta è violento, fino a provocarle dei lividi e delle
ferite, come negare che, chiedendo la separazione, la moglie ha interamente
ragione e il marito interamente torto? Certo, guardando più da
vicino si può vedere che la moglie, cui il marito impedisce di parlare
in pubblico, lo guarda spesso con ironia e lo rende un po’ ridicolo. Si
può vedere che lei non ha attività esterne, sicché potrebbe
occuparsi delle faccende di casa con accuratezza. E infine si potrebbe vedere
che, pur avendo un marito violento, a volte non si è privata di provocarlo.
Ecco perché, a causa di queste mancanze, qualcuno potrebbe dire che
non ha interamente ragione. Ed è qui, l’errore.
Parlando d’avere ragione o torto non si devono
ipotizzare da un lato un santo e dall’altro un diavolo. Quand’anche
si potesse rimproverare qualcosa a quella donna, è il marito
violento che ha sicuramente e interamente torto. Basterebbe questo per
dire che la donna ha il diritto d’ottenere la separazione per colpa
di lui. Chi guarda un altro ironicamente ne urta certo la sensibilità,
ma è infinitamente lontano, come colpa, da chi gli dice “sta’
zitto, tu, cretino!” O passa a vie di fatto.
La discussione sull’avverbio <interamente> non ha
una base filosofica o matematica: ha una base per così dire
giuridica. Una persona intelligente non è uno che non ha mai
detto una sciocchezza in vita sua; è una persona che dice prevalentemente
cose intelligenti. Un buon libro è un libro che si legge volentieri,
e questo anche se, da pagina 181 a pagina 183, ci si è un po’
annoiati. Una teoria è falsa non quando non contenga neppure
una particella di verità, ma quando il suo nocciolo è falso.
Per esempio, il marxismo economico contiene molto più di una particella
di verità e tuttavia si può definire una teoria falsa perché,
all’ingrosso, non ha funzionato nella realtà.
Insomma, aquila non capit muscas. Chi, per
paura di usare l’avverbio <interamente>, dinanzi alle sofferenze
di una moglie ovviamente maltrattata, se la cava dicendo che, personalmente,
non si sente di prendere posizione, non è un moderato: è
un vile che, dinanzi ad una vittima, non offre neppure il conforto della
propria parola.
A fortiori quanto detto vale per grandi avvenimenti storici
quali le guerre, per esempio. Se negli Anni Trenta la Francia avesse
– in seguito alla violazione da parte della Germania delle norme del
trattato di pace – invaso la Ruhr per evitare il riarmo tedesco, qualche
militare francese sarebbe certamente morto. Ed anche qualche tedesco.
Nessuno può negare che questi fatti sarebbero stati negativi,
soprattutto per gli interessati e le loro famiglie. Ma se questa invasione
avesse evitato la Seconda Guerra Mondiale e lo sterminio degli ebrei,
chi potrebbe negare che essa sarebbe stata <interamente> utile
e da applaudire?
La conclusione è che bisogna essere estremamente
cauti quando non si dispone di sufficienti elementi di giudizio.
Ma bisogna anche essere coraggiosi, nel prendere posizione, perché
se aspettiamo certezze di tipo matematico non saremo migliori di Ponzio
Pilato.
Giannipardo@libero.it
DOCUMENTI:
Il relativismo, il Cristianesimo e l’Occidente
Lezione del Presidente del Senato Marcello Pera alla Pontificia
Università Lateranense per i 150 anni di fondazione della
Facoltà di diritto civile, Roma, 12 maggio 2004
:
<<...dobbiamo cominciare a stropicciarsi gli occhi e a svegliarci.>>
Clicca qui per il testo completo
dell'ntervento.
L'OBIETTIVO
DEL TERRORISMO
<<Bisogna chiedersi chi deve fare attenzione
al pericolo del terrorismo. La risposta che darebbe l'uomo della
strada è: gli Stati Uniti ed i loro amici. Ma è una
risposta che non resiste ad un esame più attento dei fatti...>>
Gianni Pardo (clicca qui per il testo completo) analizza i
veri obiettivi del terrorismo islamico così termina il suo intervento:
<<...Tutti i paesi islamici,
per compiacere le loro piazze, ammalate d’invidia e frustrazione
nei confronti dell'Occidente prospero e libero, tengono certo
il piede in due scarpe, in materia di terrorismo. Da un lato sembrano
sostenere chiunque sia islamico, dall'altro sono pronti alla repressione
più dura nei confronti degli estremisti e dei terroristi.
Perché ne va della loro stessa esistenza.
Se tutto questo è vero, la risposta al
terrorismo è una difesa senza complessi e senza debolezze,
sul piano militare e sul piano dell'intelligence. Non basterebbe
a noi europei dichiarare che odiamo gli Stati Uniti e promettere
che non mangeremo più carne di maiale. La difesa sostanziale
più seria consiste nel capire che non esiste terreno d'intesa,
con bin Laden e chi la pensa come lui. I primi a rendersene conto sono
stati, a suo tempo, i governanti dell'Arabia Saudita, che lo hanno
espulso dal paese.
Bisogna riconoscere che l'Occidente oggi non
ha colpe nei confronti di nessuno (se mai ne ha avute in passato)
ed ha il pieno diritto di vivere a modo proprio. Se qualcuno
vuole impedirglielo è bene che sappia che l'Occidente si
difenderà. Gli estremisti che, per darci di selvaggi, ci
chiamano “i crociati", dovrebbero ricordare che, appunto, essi non
ebbero affatto la mano leggera, a volte. Per esempio quando uccisero
tutti gli abitanti di Gerusalemme.
Chi ha, come Riccardo, un cuor di leone, potrebbe
anche averne le zanne.>>
Giannipardo@libero.it
John Keegan
sul The Daily Telegraph
John Keegan scrive sul The Daily Telegraph che: "I commentatori
che si credono strateghi dovrebbero smettere di indulgere alle
loro emozioni e fare un po' di raffronti storici".
Lo riportiamo dedicandolo a tutti coloro
che per professione attacano Bush e Blair.
Clicca qui
per il testo completo dell'articolo.
'GEGGE', IL NEOCON
CHE NON T'ASPETTI
della serie: "quando anche lui la raccontava
giusta''
Sì alla guerra contro
Saddam, mettendo la ragion (geo)politica davanti alle
questioni giuridiche; ricordando che Israele lotta per la
sopravvivenza, fanculo ai pacifisti a senso al neutralismo venusiano
di molti governi europei.
Sembra riecheggiare gli
odierni j’accuse di Kagan, di Ledeen e di Glucksmann.
O anche solo di Ferrara. E invece, sorpresa, è Eugenio
Scalfari. Uno Scalfari che non t’aspetti… anzi, che non ti ricordi:
gli articoli risalgono a più di tredici anni fa. Leggere
per credere…
(1)
ALLA VIGILIA DELLA GUERRA:
“L’Europa si domanda se
valga la pena di morire per Kuwait City, così
come si domandò 50anni fa se valesse la pena di morire
per Danzica”
“Perché i pacifisti
non vanno a gridare anche sotto l’ambasciata irakena?
La Francia renitente rischia di mandare in pezzi il simulacro
dell’unione europea…”
“Un milione
di uomini ha in questo momento preciso il dito sul grilletto:
i piloti sono pronti nelle carlinghe degli aerei, i marinai
ai posti di manovra sulle navi in navigazione nelle acque del
Golfo, carristi, fanti e artiglieri si fronteggiano nel
lungo confine del deserto d’Arabia. […] Il dittatore iracheno
ha già fatto scrivere sulle bandiere del suo esercito
l’invocazione della guerra santa “Allah Akhbar”; i leaders cristiani
traggono forza morale dal diritto che è stato calpestato
e che ora deve essere restaurato”. […]
“E l’Europa? L’Europa si
domanda se valga la pena di morire per Kuwait City, così
come si domandò cinquant’anni fa se valesse la pena di
morire per Danzica, e poi in seguito per Berlino, per Budapest
o per Praga, negli anni del Muro e della guerra fredda” […]
“Questo dittatore sanguinario
non è alle sue prime prove come elemento di grave
destabilizzazione internazionale. Otto anni di guerra
con l’Iran e centinaia di migliaia di morti senza una sola
ragione e senza un solo risultato lo testimoniano. L’immenso
arsenale bellico da lui ammassato con la complicità dei
trafficanti di armi e di molti governi e istituzioni occidentali
lo testimonia. L’essere stato da decenni uno dei principali finanziatori
e protettori del terrorismo internazionale lo testimonia”.
“I pacifisti del pacifico
Occidente, che hanno legittimamente sfilato nelle
città europee ed americane a testimonianza d’un ideale
di grande valore civile, avrebbero tuttavia dovuto soffermarsi
anche sotto le finestre delle ambasciate irachene e gridare
il loro sdegno anche contro il governo di quel paese aggressore:
la loro credibilità ne sarebbe risultata assai più
rafforzata.
All’ultim’ora la Francia,
con il sostegno italiano, ha rilanciato un ultimo tentativo
per ammansire il dittatore di Baghdad: legare il ritiro dal
Kuwait alla conferenza sulla Palestina. […] L’iniziativa
francese e l’appoggio italiano che le è stato immediatamente
offerto rischiano di mandare in pezzi il simulacro dell’unione
europea e rischiano di indebolire l’alleanza occidentale
proprio nel momento più delicato. Non è un buon inizio
sulla strada del nascituro governo mondiale, tanto meno dell’unità
politica dell’Europa di fronte ad un macellaio che, con ogni probabilità,
è il mandante del duplice assassinio di Tunisi che
ha eliminato i leaders dell’OLP più favorevoli a staccare
la causa palestinese dal ricatto iracheno.[…]
L’Europa somiglia ormai
sempre più alla Lega delle città greche dopo
la guerra del Peloponneso, ai tempi di Filippo il Macedone e
di Alessandro. Forse è una fortuna per noi europei essere
usciti dal ruolo di protagonisti attivi, dopo aver provocato
due guerre spaventose che hanno devastato il mondo intero.
La nostra vocazione è quella dell’Italia del Cinque e Seicento:
i commerci, la finanza, il buon vivere, la cultura. Un po’ d’intrigo.
Ma molte gelosie. Molte velleità. Parecchie furbizie. E molto
“esprit florentin””.
(Eugenio Scalfari, La Repubblica,
16 gennaio 1991) ... (continua)
STRADA
GINO: Conoscerlo meglio.
<<C'è uno
strano caso di "silenzio stampa" in questo nostro
grande paese: quello riguardante il passato violento del dottor
Gino Strada. Il pacifista, la colomba, l'uomo che ama il
bene e fa del bene, il missionario laico che va in soccorso degli
oppressi, colui che predica col ramoscello d'ulivo in bocca, è
lo stesso che faceva da "luogotenente" - insieme al futuro
odontoiatra Leghissa - a Luca Cafiero il famigerato capo del servizio
d'ordine del famigerato Movimento Studentesco del l'Università
Statale di Milano, quello dei terribili e mai dimenticati "katanghesi"....>>
Incipit dell'articolo di Gigi Moncalvo dalla newsletter di Giuliana
d'Olcese
Clicca qui per il testo completo dell'articolo.
IL
PRINCIPIO DI PRECAUZIONE
Il principio
di precauzione può essere così espresso:
"Bisogna astenersi da tutto ciò che potrebbe rivelarsi
pericoloso".
Questa formulazione
stabilisce una distinzione tra ciò di cui si
conosce la pericolosità (andare in automobile costituisce
infatti un pericolo che non è più necessario
rivelare) e ciò di cui non si sa sia pericoloso:
per esempio bere l'acqua di un torrentello che potrebbe
essere inquinato. Ma significa anche che siamo tutti
disposti a correre dei rischi: sappiamo che andando
in automobile potremmo avere un incidente, che stando in casa
potremmo essere sepolti sotto le macerie da un terremoto e che
andando al ristorante potremmo essere avvelenati da una cattiva
igiene in cucina e tuttavia non ci asteniamo né dall'andare
in automobile, né dal vivere in case in muratura né
dall'andare al ristorante... Continua qui.
Giannipardo@libero.it
Mauro di Manhattan 2
Arieccolo lo strepitoso Mauro Suttora sex
end city. Da N.Y (Manhattan); questa volta (sempre sul
The New York Observer,
clicca qui per l'articolo
del NYO; clicca qui per l'articolo tradotto
in italiano) la tipa si chiama Marsha "(una bella trentenne"), incontrata
al ristorante Serafina... approccio ipnotico
("Mi sorrideva con sospetto, soprattutto
dopo averle detto che ero un giornalista italiano
della rivista Oggi. Aveva capito “Orgy”, come capita
a tanti, e non sapeva se fingere l’imbarazzo....")
, si divaga
sull'ombelico del mondo; obiettivo: scoparsela; pre-obiettivo:
numero di telefono. <<Il numero di telefono. "Nell’Upper
East Side funziona cosi’: su dieci belle donne che incontri,
hai il coraggio di parlare a non piu’ di cinque. Di queste, solo
una (la piu’ brutta) ti da’ il suo numero di telefono (di solito
falso). Delle altre quattro, alle quali hai dato il tuo biglietto
da visita, solo una (la meno bella) ti richiama o ti manda un’e-mail
distratta dopo giorni e giorni. Le proponi un appuntamento per il
week-end, e lei si proclama invariabilmente occupata. Riduci allora il
tuo invito a un aperitivo dopo il lavoro, e lei risponde: “Magari la
prossima settimana”....>>. Riuscirà il nostro
eroe... Segue...
«ITALIANI,
NON LASCIATE SOLI GLI AMERICANI»
Su Familia
Cristiana (miracolo?) parla il vescovo caldeo di
Kirkuk monsignor Louis Sako. Le nostre truppe
«sono in Irak per aiutare la gente»,
dice il prelato. «E quelle Usa hanno
fatto anche cose buone».
Clicca
qui per
il testo completo dell'articolo.
MOLLICHINE
Iraq. Bertinotti,
ex-sindacalista: "La bozza Onu non risolve
il problema dell'occupazione". E neanche quello della
disoccupazione.
90 magistrati su
100 in sciopero. Quel giorno in Italia la giustizia
non ha funzionato. Nessuno se n'è accorto.
Bush, Chirac, Joschka
Fisher apprezzano la proposta di risoluzione Onu di
Bush e Blair. La sinistra italiana è severamente sulla
negativa. Tempi duri, per l'Onu.
L'Istituto Internazionale
di Studi Strategici (Londra): "Al Qaida ha
18.000 terroristi pronti a colpire". Visto che i terroristi
operano nell'ombra, all'anima della tettoia, per ripararli!
Visita di Bush. La
lista Prodi ha chiesto al ministro Pisanu di "garantire
il libero esercizio del dissenso" e insieme
di "tutelare la sicurezza generale". Al Casino questo
si chiama puntare sul rosso e sul nero.
Magistratura democratica:
"Altri scioperi se il governo non cambia
linea". Un"offetta ca Vossignoria non po' rifiutari.
Ciampi: "Il terrorismo
è il nemico principale della pace". Che
terrorismo ci dev'essere stato, nel 1939!
Denunciati oltre
4.500 medici per i prodotti della Glaxo. 4.500? Li
processeranno al Colosseo?
Montezemolo eletto
presidente di Confindustria con il 98,5% dei consensi.
Stalin lo batteva. Ma di poco.
giannipardo@libero.it
Valter
Vecellio: Io so
<<...
Io so che in quella democrazia così vituperata
e dileggiata, guardata in cagnesco e con sospetto, si discute
e si dibatte di tutto: da Abu Ghraib agli scandali finanziari,
dalle lobby ai conflitti di interesse, e molto prima e
molto meglio di quanto non facciano i Gore Vidal e i Michel
Moore... Così, ecco: l’Irak è “occupato”.
I terroristi sono “resistenti”. Gli assassinii quotidiani a
Baghdad e altrove, sono lotta di liberazione. Si è volgari,
sicuro, se si dice che possono andarsene tutti a quel paese, quelli
che dicono, scrivono e pensano queste cose. Volgari, ma se
lo meritano.
Bisognerebbe
pur dire e ricordare (ma quanto poco lo si dice
e lo si ricorda; e non si obietti che è cosa scontata,
sottintesa. Niente è scontato e sottinteso), che
non siamo, intanto, noi cittadini d’Europa i più titolati
a scagliare pietre dello scandalo...>>
Clicca qui per il testo completo dell'articolo.
CAPPERI, IN ESCLUSIVA, INTERVISTA
DON GIANNI BAGET BOZZO: PREFERISCO PERA A CASINI...
<<Sono nato
a Savona: ero un bastardo. Mia madre non era
sposata. Per questo ho due cognomi. Baget, quello
di mia madre, catalana, Bozzo, quello degli zii che mi
hanno adottato quando avevo 5 anni e mia madre morì.>>
Così don Gianni Baget Bozzo, si racconta in una
intervista a Sette del marzo scorso. In realtà
don Gianni non avrebbe bisogno di presentazioni:
fine scrittore fra le sue opere recenti di saggistica religiosa
ricordiamo: La metamorfosi della cristianità,
Dio e l’Occidente, Il futuro del cattolicesimo, Il
Dio perduto, L’Anticristo e Profezia; giornalista professionista,
scrive articoli d’attualità politica per “Il Giornale
e “Panorama” ; molti lo vedono, in queste sere
di appassionati dibattiti televisivi, discutere di
pace e guerra nel salotto televisivo di Vespa, di Ferrara
piuttosto che in quello di Socci o di Lerner. Le sue presenze
a Ballarò lasciano il segno. Segue.
Riceviamo e pubblichiamo:
Perché mi sono candidato
con Forza Italia: Evviva i cattivi!
di Massimo
Lensi
Cari amici di Capperi, questa campagna
elettorale è ben strana. Lo dicono tutti. I giornali
si riempiono di taccuini elettorali, veri e propri
ghetti dell’ambizione perduta. Filari di micro-notizie
dal mondo tossico dei candidati, che danno l’impressione
più di una dissociazione in corso che di altro. Cocktail
e biciclettate, apertura di pallidi siti Internet e comitati
elettorali, depliant e “santini”, chi più ne ha più
ne metta, tutto all'insegna del “vota per Tizio”. Gli slogan impazzano.
Cassette postali e telematiche si riempiono di scritti che
difficilmente saranno letti dal ricevente. Bene, anzi male,
perché sia per le Europee che per le amministrative la vera
campagna elettorale si sta svolgendo altrove: nel collegio
di Nassirya, provincia di Abu Grahib... Segue.
MOLLICHINE
Martino: "Le regole di ingaggio dei
militari italiani non cambieranno". Rimane valida la
regola: Porgere l'altra guancia.
Abu Ala ha proposto un piano che prevede
"la cessazione di ogni attività militare israeliana
nei Territori". Non aliquid pro aliquo, ma aliquid pro
nihilo.
Dal "Foglio": "Incursione israeliana
a Rafah: 19 i palestinesi morti, tra cui sei civili".
I palestinesi non hanno un esercito. Che diamine erano i tredici
non civili? Incivili?
Re Abdullah di Giordania: Arafat dovrebbe
"fare un profondo esame di coscienza". Il difficile
non è l'esame, è trovare cosa mettere sul vetrino.
Zacchera (di An): "ritiro delle
truppe italiane dopo il 30 giugno". La Russa (di An):
"Sono opinioni personali". Opinioni personali? Quando
c'era lui, caro lei!
D'Alema: ritiro a meno che non ci sia
"un'assunzione piena di responsabilità da parte dell'Onu
e quindi un passo indietro da parte degli americani".
O.K.: Americani via, per sostituirli con 200.00 europei, di cui
50.000 italiani.
Mubarak: "Ritirare le truppe il
30 giugno è un grave errore". Ma che ne sa, lui,
dei paesi islamici? S'informi con Pecoraro Scanio.
Nasce il Csm europeo. Presidente è
stato nominato Luigi Berlinguer. Garante europeo d'imparzialità
politica.
Giannipardo@libero.it - 26.05.2004
Onu,
ritiro e strategia americana
Intervista a Michael Ledeen dell'American Enterprise
Institute
A pagina
5 di Il Giornale del 2004-05-24, Mario Secchi firma
un articolo dal titolo «La miglior strategia Usa?
La vittoria», l'articolo non è in rete. Riteniamo
utile pubblicarlo integralmente:
L’American
Entreprise Institute è il pensatoio della politica
neoconservatrice americana. Il think tank di Washington, fondato
nel 1943, è uno dei punti di riferimento per la nuova
politica estera dell’amministrazione Bush. L’Aei ha spesso ispirato
le mosse della Casa Bianca, i suoi docenti hanno lavorato al
fianco di Nixon, Reagan, Bush padre e figlio. Michael Ledeen, esperto
di relazioni internazionali, commentatore per National Review,
Washington Times e Wall Street Journal, è uno dei professori
di Aei che conosce bene l’Italia. Il suo punto di vista è interessante
per capire qual è oggi il dibattito tra i neocon (non sono
tutti d’accordo sul “che fare?”) sulla guerra al terrorismo, ma
cominciamo l’intervista dall’Italia e la missione in Irak. Clicca
qui per il testo completo dell'intervista.
Il discorso di Berlusconi in Parlamento
sull'Iraq
Il settimanale on line "Dillo ad Alice" pubblica
l'intervento di Berlusconi in Parlamento sull'Irak.
Clicca qui
per il testo completo dell'intervento.
ANVEDI
COME PARLA NANDO
“Una
missione di pace non cambia la natura solo perché
vi è qualcuno che non vuole la pace. È del tutto
evidente, al contrario, che una missione di pace si rivela
tanto più necessaria quanto più vi sono sul
campo forze che la pace non la vogliono. Altrimenti, che
senso avrebbe una serie di pace?”
Ferdinando
Adornato, Camera dei Deputati, Seduta n. 471 del 20/5/2004
Ignorato
il "grazie Italia" del segretario Onu
L'Opinione pubblica
oggi questo articolo di Sergio Menicucci:
“Bisogna garantire la rappresentanza delle culture
di sinistra”. Parola dello storico cattolico-liberale
Giorgio Rumi, uno dei quattro consiglieri di amministrazione
della Rai rimasti dopo le dimissioni di Lucia Annunziata,
in quota “ulivista”. Una saggia affermazione che tuttavia
cozza con la realtà. Le culture di sinistra sono,
da un trentennio, abbondantemente garantite e rappresentate
in Rai. Non occorre un “presidente di garanzia”. Ci sono a livello
giornalistico i vari direttori di area come Roberto Morrione
o Marcello Del Bosco, ci sono i tanti giornalisti del Tg1
orfani di Lilli Gruber che ha scelto di candidarsi alle Europee
per il “ Triciclo” ossia Ds-Margherita-Sdi, ci sono stati
fino a poco tempo fa Michele Santoro e Enzo Biagi.
La cultura di sinistra è garantita dai comici
Guzzanti, Serena Dandini, Marco Travaglio, dai cantanti
Venditti, Morandi, Gigliola Cinquetti, Marco Masini,
Vasco Rossi, Roberto Vecchioni, dagli attori Montesano,
Proietti e via di seguito. Al professor Rumi allora si potrebbe
rivolgere la domanda: chi ha garantito, garantisce
e garantirà le culture della destra? Da “cattolico-liberale”
come mai ignora la denuncia dei Radicali e delle tante voci
che non trovano spazio nei programmi informativi e di
intrattenimento della Rai?
La verità è che tutti protestano ma la stampa
italiana in questo periodo è abbondantemente
annebbiata dalle ideologie, dalle cordate, dal prevalere
di tesi a senso unico: l’Italia va male, colpa del
governo di centrodestra del premier Berlusconi, attaccato
per ogni cosa. Una stampa che, però, minimizza la
frase “grazie Italia per quanto sta facendo in Iraq” del segretario
generale dell’Onu Kofi Annan o pubblica le foto false tratte
dal Daily Mirror senza scusarsi, come hanno fatto gli inglesi.
Salvo poi scandalizzarsi e attaccare Tg5, il Foglio e Libero per
le foto della decapitazione dell’americano Nick Berg.
Kamikaze
eroi
"Massacri. Distruzioni. Assassinii. Brutali
bombardamenti. Attacchi indiscriminati. Punizioni
collettive. Azioni vendicative. Martiri. Martirizzati.
Vittime. Resistenti. Civili inermi. Donne e bambini
innocenti. Queste le parole chiave ricorrenti
nei servizi di al Jazeera e di al Arabiya, trasmessi
ieri alle 17 e alle 18, sui combattimenti tra gli americani
e le milizie sciite di Moqtada al Sadr a Kerbala e sul
bombardamento israeliano a Rafah a sud di Gaza. Accomunando
in modo indistinto e automatico da un lato, americani e
israeliani e, dall'altro, iracheni e palestinesi.
Per contro i funerali di Ezzedine Salim,
il Presidente del Consiglio del governo di transizione
iracheno assassinato il 17 maggio, sono ignorati dalle
due maggiori televisioni arabe di sole news..."
[dal Corriere della Sera del 20-05.2004, incipit
dell'articolo di Magdi Allam, clicca
qui per il testo completo ]
Mauro
di Manhattan
Strepitoso il Mauro Suttora sex end
city. Da N.Y (Manhattan) racconta (clicca
qui per
il testo in inglese, qui per il testo in italiano) la donna
americana: mastica Altoid; beve vino carissimo;
veste Prada, Bulgari, Helen Yarmak, Dolce
e Gabbana; ascolta Ramazzotti e Laura Pausini;
bacia come una principessa; utilizza la sua vagina
per avere monologhi; "Don't, non vengo
mai la prima volta".
Sorry!
(cp, 20.05.2004)
SENZA
PAROLE
A proposito
di dimissioni... Sandro Curzi, nulla da dichiarare?
Quello che qui pubblichiamo è
la prima pagina del quotidiano "Liberazione" del 12 maggio scorso.
Per giustificare il titolo "Berlusconi
lo sapeva" , il direttore Curzi, nella didascalia
che commenta la foto, mette in bocca a Pina Bonanno, vedova
del maresciallo dei carabinieri morto a Nassiriya,
questa frase virgolettata:
La vedova del maresciallo
Bonanno, che mai ha pronunciato queste parole, in
realtà si riferiva al carcere di Nassiriya, carcere
gestito dagli iracheni..., la manina di Curzi ha fatto
il resto.
Curzi, nulla da dichiarare?
(cp. 19.05.2004)
E oggi si
ride
(dal sito: ilgiulivo)
(da Il Foglio)
IN EDICOLA
EUGENIO
SCALFARI – ARTICOLI – La
Repubblica dal 1985 al 1995.
Lo sfoglio.
Le paginette ultrasottili tipo vangelo provocano,
al tatto, una indefinibile voluttà.
Sbircio
la retrocopertina: “A richiesta con Repubblica
a soli 9,90 Euro in più”.
Esito.
«Questo
è in vendita con Repubblica, vero? »
«Sì.
Però… Mi spiace, Repubblica l’ho finito. Se vuole
glie lo posso vendere con un altro giornale, a sua
scelta».
Annuisco,
e immagino sul mio volto l’espressione “dell’agente
di commercio che scopre al casello che c’è
sciopero e non si paga, e si sforza di fare la faccia seria,
ma dentro… ride” *
(continua)
* [Gene
Gnocchi in “Blumùn”, di R. Vecchioni]
(ale tap.,
18.5.04)
MOLLICHINE
Grande casino per le torture in Iraq.
Scandalizzata, indignata oltre ogni dire la sinistra.
Se solo avesse saputo di cose del genere alla Lubianka,
al tempo di Stalin, avrebbe ingiunto al Berlusconi di turno di
far guerra all'U.R.S.S.
"Bush è un criminale di guerra",
ripete Oliviero Diliberto. Avevamo detto che è un
beep ed anche un beep beep. In verità è anche peggio.
La Croce Rossa dice d'aver denunciato
le torture mesi fa. O l'ha fatto a bassa voce o non era
di moda ascoltarla.
Fassino: "Berlusconi va da Bush a
dirgli che è l'alleato più fedele di chi tortura?”.
È solo una domanda. Come quest'altra: Fassino è
un coglione?
Amnesty International accusa le truppe
britanniche d'aver sparato e ucciso civili in situazioni
che non costituivano "pericolo grave". Né costituisce
"pericolo grave" il posto in cui si trova Amnesty International.
Martino ha accusato l'opposizione:
"Non ha espresso alcuno sdegno per la decapitazione dell'ostaggio
americano". Sdegno? Ma che dice? L'estrema sinistra avrebbe
esultato, se si fosse trattato di Bush.
Il presidente del Copaco, Bianco:
"Il Sisde non è venuto mai a conoscenza, né
in via diretta, né indiretta, di questi episodi". Ecco
a che serve mettere a capo del Sisde uno dell'opposizione.
Cesare Battisti può essere
estradato: questo il parere della Procura generale di Parigi.
Ovviamente non composta d'intellettuali.
Prodi: "Dopo il fatto nuovo delle
torture in Iraq è complicato definire questa come
una missione di pace". Quasi quanto definire Prodi un uomo di
Stato.
Il Cda Alitalia ha chiesto un prestito
ponte. E che vi avevamo detto?
Giannipardo@libero.it
COME SI VINCONO LE GUERRE
Visto che la guerra è uno scontro
di forze, le guerre si vincono essendo più forti dell'avversario.
Questo assioma viene spesso inteso in senso militare, ma il
punto di vista militare non è l'unico. Bin Laden sostiene
che gli islamici vinceranno contro l'Occidente perché gli
occidentali amano la vita mentre loro la disprezzano, anzi, "amano
la morte". "Que viva la muerte!” si diceva del resto durante la guerra
civile spagnola. L'affermazione è importante, per la dottrina
militare. Chi ha la forza di morire, o la forza di mandare altri a
morire, è più forte di chi teme di morire o di far morire altri.
Che poi quest'ultimo sia moralmente migliore è cosa che non
interessa nella polemologia. Questo significa che bisogna considerare
"mezzi per vincere le guerre" tutti i sistemi, le azioni, le armi,
gli accorgimenti che consentono di vincere, anche se immateriali come
la propaganda o il terrore.
Ma qui sorge il problema di come rispondere
quando il nemico usa sistemi che la controparte giudica
inaccettabili. Durante la guerra di Corea, l'aviazione cinese
interveniva in difesa della Corea del Nord ma, a missione compiuta
o se le cose si mettevano male, si rifugiava nel cielo cinese,
dove l'aviazione americana non osava inseguirla. Facevano bene,
gli americani, a rispettare una sovranità e neutralità
che la Cina non rispettava? Nello stesso modo, durante la guerra
del Vietnam, un generale statunitense disse che gli americani
non potevano "combattere con un braccio legato dietro la schiena".
Un paese civile e democratico deve rimanere sempre un esempio di
virtù, anche se questo può costargli la sconfitta in
guerra? Solo chi ha dimenticato il significato di "sconfitta” può
dire di sì.
Un problema analogo riguarda il dopoguerra.
In questo caso tutto dipende da chi sia il vinto e chi
sia il vincitore. Se quest'ultimo è umano e benefico,
e il vinto contento della fine delle ostilità, si può
addirittura parlare di liberazione (Europa, 1943- ‘45). Se il vincitore
è umano e il vinto, pur scontento, è disciplinato
e civile (Giappone) tutto può ancora andar bene. Se, pur essendo
il vinto contento (Ucraina, 1941), il vincitore è un oppressore
inumano, si può scatenare la resistenza, con guai per tutti.
Se infine il vincitore è benevolo ed umano e il vinto è
irragionevole e violento (West Bank giordana, Iraq), come bisogna
comportarsi?
Se la storia è maestra, il
primo punto da aver chiaro è che il vinto non ha nessun
diritto. Neanche quello alla vita, visto che è completamente
alla mercé del vincitore. È vero, esistono le Convenzioni
di Ginevra e sarebbe bello se tutti ad esse si attenessero (incluse
le popolazioni vinte). Ma è ovvio che se durante la guerra il
vincitore oppure il vinto, o infine tutti e due, non rispettano un trattato,
non avviene nulla e non può avvenire nulla perché il ricorso
alla forza, ultima ratio, è già in atto. In concreto, dunque,
rimane valido il vecchio principio per cui il vinto, come insegnava
già Brenno, non ha nessun diritto. Questo, che sembra eccessivo
a chi è digiuno di storia, è un fatto che si è verificato
fin troppo spesso. Abbiamo letto cento volte di assalitori che, conquistata
la città, la depredavano, uccidevano tutti gli abitanti
e alla fine appiccavano il fuoco perché rimanessero solo rovine.
Altro che Convenzione di Ginevra.
Questa barbarie totale non fu tuttavia
la regola. Infatti, perché uccidere una bella ragazza
se la si può prima stuprare e poi farne una schiava sessuale?
Perché uccidere un giovane vigoroso se se ne può
fare un animale da lavoro? Meglio serbarli, conservarli: e questi
verbi hanno come radice servus, schiavo. Gli schiavi, nell'antichità,
erano da principio vinti che si erano risparmiati, quasi dei
fortunati che erano sfuggiti alla morte.
Tutto questo per lo storico è
avvenuto appena ieri, ma è inconcepibile per i lettori
di giornali i quali sembrano chiedere al vincitore di rinunciare
alla propria vittoria solo perché al vinto non piace perdere.
Sembra assurdo ma è così. L'Occidente non vive una
guerra degna di questo nome da sessant'anni e le idee assurde sembrano
avere corso legale.
Non è vero che gli israeliani
abbiano vinto una guerra contro i palestinesi per l'eccellente
ragione che i palestinesi non esistono. Oppure, se parliamo
dal punto di vista geografico moderno, palestinesi sono anche gli
israeliani. I Territori Occupati appartenevano alla Giordania, che
ha deciso di non occuparsene più. In un certo senso, sono res
nullius. Gli israeliani, se volessero, li potrebbero annettere sia
a questo titolo che a titolo di diritto di conquista. Senza alcun problema.
Quanti lo sanno? E quanti sanno che la guerra conclusa con quell'occupazione
fu voluta dalla Giordania (cioè anche dagli attuali "palestinesi”)
e Israele semplicemente la subì? Poi, perché parlare
di "diritti legittimi" dei palestinesi? A parte il fatto che non
ne hanno alcuno, se ne avessero, in base a quale legge sarebbero "legittimi”?
La legge internazionale di cui tanto si parla semplicemente non
esiste e, se esistesse, non sarebbe applicabile, per mancanza di
una forza internazionale irresistibile.
Per quanto riguarda le popolazioni
di tutti i territori occupati in seguito ad una guerra, le
varie Convenzioni di Ginevra hanno tentato di frenare l'aggressività
del vincitore nell'ovvio presupposto che il vinto non l'attaccasse,
per non indurlo a comportarsi come gli eserciti di una volta.
È invece avvenuto - a causa della Seconda Guerra Mondiale
e dei miti da essa creati - che da un lato si sia santificata
la resistenza all'invasore e dall'altro si sia condannata come moralmente
inaccettabile la difesa contro tale resistenza (rappresaglia)(nota
1). Si fa notare al passaggio che Israele non si è
mai servita di questa norma e che, tuttavia, molte persone ritengono
Israele troppo duro con i palestinesi dei Territori Occupati. A
riprova del fatto che oggi, in Occidente, rinnegando millenni di storia,
si attribuiscono più doveri ai vincitori che ai vinti.
In Iraq si ha poi un'esemplificazione
delle più smaglianti della confusione mentale contemporanea.
In tutti i telegiornali si vedono civili armati (anche di
armi simili a bazooka) che circolano liberamente, persone
che esultano dinanzi a veicoli alleati in fiamme o perfino cadaveri
di innocenti trucidati. Dei banditi si asserragliano in ospedali
per farsi scudo dei malati e i militari attaccati che non rispondo
al fuoco, ecc.
In queste condizioni molti dicono
che gli americani e i loro alleati stanno perdendo la
guerra. Potrebbe essere vero. Ma non la starebbero perdendo per
l'azione di alcune centinaia di esaltati, la starebbero perdendo
perché non si comportano come ci si comporta in guerra
e perché, nelle retrovie, i loro connazionali sono diventati
pazzi. Quos Jupiter perdere vult, dementat prius (nota
2). Se i conquistatori usassero il pugno di ferro, se stabilissero
un feroce coprifuoco, se avvertissero che chiunque sarà
evidentemente armato sarà immediatamente ucciso, se, rifiutandosi
un gruppo di guerriglieri di arrendersi, si distruggesse l'intera casa
in cui sono, i vinti s'accorgerebbero d'essere vinti. Invece, in queste
condizioni, gli aggrediti, gli assediati, coloro che si sentono in
pericolo (di vita e di sconfitta) sono i vincitori.
Ma forse vincitori del genere meritano
d'essere degli sconfitti.
Giannipardo@libero.it
Nota 1. Al riguardo,
si fa il massimo di pressione consentita dalla cortesia affinché
i competenti di Internet trovino le norme sulla rappresaglia
legittima (di cui le Convenzioni fin qui rinvenute dicono soltanto
che dev‚essere "proporzionata“) e in particolare quella norma
che consentiva ai tedeschi di fucilare dieci ostaggi per ogni militare
ucciso da coloro che non facevano parte di un esercito regolare
(secondo la Convenzione di Ginevra, militari in divisa e con armi
portate in maniera visibile).
Nota 2: Dio rende pazzi coloro che
vuol distruggere.
MENZOGNE MEDIATICHE
Ascoltavo, l’altra sera
a “L’Infedele”, il solito Lerner, circondato da scodinzolanti
sodali, raccontare - sui neocon, sulla pace e sulla guerra-
le sue verità come se fossero la “Verità”.
In generale -Lerner lo sa-
basta un niente per inventare una menzogna e metterla in
circolazione. Basta una trasmissione televisiva ben calibrata
e in poche ore quella menzogna fa il giro del mondo,
rilanciata e moltiplicata da tutti gli organi di informazione.
Ad esempio, se -come è
realmente successo ieri- le televisioni arabe annunciassero:
“la bomba al mercato l’hanno messa gli italiani”,
pochi dei loro ascoltatori ne dubiterebbero, soprattutto
se la menzogna mediatica è una menzogna che “piace” perché
conferma gli stereotipi: gli americani? stupidi e guerrafondai;
gli israeliani? impuri assassini; palestinesi
e iracheni? povere vittime; gli italiani: servi sciocchi
degli americani.
Insomma, più la menzogna
è grossolana, più funziona.
Un mito in questo senso è
il rappresentante dell’Autorità Palestinese in Italia.
Ricordate? Ricordate quando quel signore (!), faccia triste
di circostanza, è andato in televisione
da Costanzo ad accusare Israele di togliere le luci di Natale ai
bambini di Betlemme? Era una balla, ma ancora oggi c’è
chi su quella balla fonda il suo odio verso i “cattivi” israeliani.
E così via, in modo martellante,
giorno dopo giorno, menzogna dopo menzogna. "Passiamo
una notizia per cento volte al giorno attraverso i media
e questa diventa realtà anche se non lo è"
Chi diceva questo? Goebbels.
E come non pensare a Goebbels
quando la menzogna comincia fin dai primi testi delle
elementari usati nelle scuole di Arafat, che neppure riportano
sulle mappe l'esistenza dello Stato Ebraico, le città
israeliane vengono rappresentate come città palestinesi,
l'industria e l'agricoltura israeliane vengono illustrate
come successi palestinesi, gli ebrei vengono definiti scaltri, truffatori,
traditori, sleali, animali, maiali aggressori, ladri, banditi
ecc.; incitano alla jihad (guerra santa) e al terrorismo,
alimentando l'odio e il fanatismo fin dalla più tenera età.
Anche l'inizio dell'intifada
a settembre 2000 è partorito dalla menzogna in quanto
la visita di Ariel Sharon, che i media di tutto il mondo
hanno definito provocatoria, è successa alla spianata
del Tempio, non quindi alla moschea di Al-aksa ed è stata
preceduta dal consenso dell'autorità islamica (quindi non
improvvisata) e i poliziotti con lui erano 15 e non migliaia come riportato
dai media.
Sempre riguardo alle notizie
false corredate da immagini, è bene ricordare che
il bambino palestinese abbracciato dal padre, promosso
dalle testate giornalistico-televisive di tutto il mondo a
simbolo della crudeltà israeliana, è stato purtroppo
ucciso da in proiettile della polizia di Arafat. La cosa è
certa, ma ancora oggi non c'è servizio di qualsiasi rete
televisiva che non racconti, utilizzando quelle immagini, di
quanto "cattivi" siano gli israeliani che ammazzano i bambini...
e anche qui nei comments (scommettiamo?) arriverà il solito
qualcuno a farci, insieme alla morale buonista, il
conto dei bambini uccisi dai "cattivi" con la Stella di David,
Insomma, il "Make tea, not war!",
trova le sue giustificazioni morali nelle “verità”
costruite ad hoc e, a questo punto, se non si
trova un efficace rimedio, il corto circuito è dietro
l'angolo.
(cp. 17.05.2004)
Ma qui in Italy,
s'è scusato o dimesso qualcuno?
L'Espresso, in edicola,
pubblica le foto delle torture che sarebbero state inflitte
dai soldati inglesi sugli iracheni detenuti a Bassora.
Purtroppo per L'Espresso, le foto riprese dal quotidiano Daily
Mirror si sono dimostrate un falso. Sempre a proposito di falsi e torture,
pochi giorni fa il direttore del TG3 ha dovuto difendersi
dall'accusa di aver manipolato un'intervista con la moglie
di un carabiniere morto a Nassiriya
"Spiacenti ... Siamo stati imbrogliati",
titola in caratteri cubitali, a tutta prima pagina,
il tabloid londinese, pubblicando, sempre in prima, un editoriale
di scuse verso i suoi 1,9 milioni di lettori. Per la vicenda,
il direttore del "Mirror", Piers Morgan, si è dimesso
ieri, con effetto immediato.
Il ministero della Difesa
britannico aveva annunciato giovedì che un'inchiesta
aveva dimostrato che le foto di abusi e sevizie pubblicate
dal quotidiano il primo maggio - in una si vedeva un presunto
soldato britannico che urinava su un detenuto iracheno
- non potevano essere state fatte in Iraq. Ieri il gruppo editoriale
Trinity Mirror si è scusato anche con il Queen's Lancashire
Regiment, chiamato in causa.
"È chiaro, oggi,
che le fotografie di militari britannici che brutalizzavano
prigionieri in Iraq erano false", scrive oggi il giornale.
"Quando ci sbagliamo, deludiamo quelli che ai nostri occhi
contano di più, i nostri lettori. Vi presentiamo dunque
le nostre scuse per aver pubblicato queste foto, che oggi consideriamo
non essere autentiche", conclude l'editoriale.
Domanda: all'Espresso,
o al TG3, s'è scusato o se dimesso qualcuno?
(cp,15-05-2004)
Ma'alot
Trent’anni fa: 15
maggio 1973.
Ma'alot, cittadina
Galilea a nord di Israele, a meno di un’ora di macchina
da Haifa.
Camuffati da uomini
della sicurezza, tre terroristi palestinesi si introducono
in una scuola e prendono in ostaggio gli scolari e gli
insegnanti. Chiedono la immediata liberazione di tutti i
palestinesi detenuti in Israele. La timeline: le 18.00 del
giorno stesso.
La Knesset si riunisce
in sessione straordinaria. Al governo c’è Golda
Meir. Si decide di chiedere una proroga dell’ultimatum.
I terroristi rifiutano.
Ammazzano ventuno
bambini
e tre insegnanti, prima di venire freddati dai militari israeliani.
Testimonianze descrivono
i bambini che si nascondono sotto i banchi della
scuola urlando di paura e i terroristi palestinesi che li scovano
e li scannano come bestie.
I terroristi appartenevano
ad una formazione con base in Libano denominata “Fronte
Democratico di Liberazione della Palestina”, gruppo
filosovietico di origine marxista-leninista nato dalla scissione
dal Fronte Popolare di Liberazione della Palestina nel
1969. L’organizzazione è tutt’oggi esistente ed
ha sede a Damasco.
Ci sono cose che preferiremmo
poter obliare.
Ma poiché sono
già in troppi ad obliarle, scegliamo, a malincuore,
il peso della memoria.
Confidando che quanto
prima divenga superfluo.
Le tette della
giustizia
Leggiamo sul blog
di Nicholas Kristof che in Iran il regime ha decretato
che i manichini
nelle vetrine dei negozi di abbigliamento non
debbono avere aspetto troppo voluttuoso o troppo realistico;
e che, coerentemente, il regime ha fatto abbattere le
tette di una statua femminile raffigurante la Giustizia, a
Teheran.
Evidentemente, per
i galantuomini del clero komeinista c’era il rischio
che la Giustizia risultasse troppo voluttuosa o realistica.
A qualcuno poteva venire qualche strana voglia.
(ale tap., 14.5.04)
13 MAGGIO 1974 /
13 MAGGIO 2004
Trenta anni dal referendum sul
divorzio
Il 12 e il 13 maggio del 1974 gli italiani vanno alle
urne per il referendum abrogativo, proposto dalla DC
e dai movimenti cattolici, sulla legge Fortuna. Si tratta
della legge approvata nel 1970, che ha introdotto lo scioglimento
del matrimonio in Italia. Il responso della chiamata alle
urne è chiaro. I cittadini vogliono il mantenimento
del divorzio, con un'indicazione popolare che arriva al 59,1%
dei voti, con punte altissime nelle grandi aree metropolitane.
Questi i link per ritrovare la memoria di que giorni:
cronologia;
documenti;
Radio Radicale
speciale divorzio
Glucksmann:
non si può pareggiare lo scempio dei morti con quello dei vivi
«No,
non è definibile in alcun modo risposta e neppure
vendetta brandire pezzi di cadavere in un sacco di plastica
né sgozzare un uomo davanti a una telecamera»
«Gli
occidentali condannano qualsiasi violenza terroristica,
dalla Cecenia a ogni angolo del mondo Soltanto per
il terrorismo palestinese c’è un implicito pregiudizio
favorevole»
Così
il filosofo francese su il quotidiano "L'Avvenire",
clicca qui
per il testo completo dell'articolo.
Bush
vince se fa Bush
Articolo
di Christian Rocca su "Il
Foglio" dove si analizzano i dubbi
della Casa Bianca sul futuro dell'Iraq, tra
piano Brahimi e la richiesta di libere elezioni da svolgersi
al più presto. Una situazione resa ancor più
difficile dalla vicenda del carcere Abu Ghraib. Con la consueta
chiarezza, Rocca ci fa capire quel che sta avvenendo.
LA
SPINTA MORALE
Gli studiosi hanno criticato Marx per
avere identificato nell'economia la principale molla dei
grandi avvenimenti della storia ma non c'è dubbio che, nel
corso dei secoli, l'economia è stata sottovalutata. Sicché,
in questo senso, Marx è stato utile. Analogamente ogni
volta che si è cercato di vedere che influenza hanno avuto,
nei vari secoli, la religione, la sovrappopolazione, le fonti
energetiche o le risorse naturali, la follia, e perfino l'invidia,
si sono fatti progressi nella comprensione del reale.
Su una scala più piccola, e
cioè riguardo al modo di funzionamento delle democrazie
(i regimi in cui si vota), è interessante valutare il
peso della spinta morale.
Nel dibattito pubblico quale si riflette
nei giornali, in televisione ed anche in Parlamento, è
facile notare come, costantemente, tutti facciano a gara
per essere gli uni più morali degli altri. In quei fori la
ricerca dell'utile individuale -molla suprema di tutti- è
completamente dimenticata. Si critica, severamente e senza attenuanti,
ogni comportamento che non sia al più alto livello etico.
Il fenomeno è tanto evidente che non dovrebbe essere necessario
fornire esempi: ma gli esempi a volte sono più chiari della
teoria.
Ricorrente è l'affermazione
che non bisognerebbe spendere denaro in armamenti, visto
che c'è tanta fame nel mondo. Ovviamente, chi dice questo
non si è mai chiesto a che cosa servano gli armamenti,
e come mai tutti i paesi vogliano averli: ma non importa. È
ovvio che nutrire bambini affamati è più morale che
fabbricare o comprare cannoni e tanto basta.
Non appena c'è un grande progetto,
tutti sono pronti a dire quante altre cose si potrebbero
fare con quei soldi. Nutrire gli affamati (nunc et semper),
costruire case per i non abbienti e ospedali per i malati, aumentare
le pensioni a tutti. Magari dimenticando che, se si costruiscono
ospedali, qualcuno protesterà perché la situazione delle
carceri è inumana, bisognerebbe costruirne di nuove. E se
si costruiscono le carceri, qualcuno protesterà che si spendono
soldi per i delinquenti, mentre c'è gente che vive con cinquecento
euro al mese. E che su un certo tratto d'autostrada ci sono state
decine d'incidenti mortali e bisogna modificarlo. Si potrebbe continuare
indefinitamente.
E molti hanno anche la ricetta (ovviamente
moralissima) per i fondi necessari. Ci sono quelli che
risolverebbero tutti i problemi economici dei vecchi e dei
poveri dimezzando la paga dei deputati, quelli che vorrebbero
sequestrare il patrimonio ai ricchi oltre un certo livello (sicuramente
non il loro personale), quelli, perfino, che vorrebbero la benzina
a dieci euro al litro, "così la gente ricomincerebbe ad andare
a piedi e l'aria sarebbe più pulita". Quasi che la maggior
parte della gente circolasse in automobile per divertimento e
non si svenasse ogni volta che si ferma al distributore.
Analogamente, quando c'è un
grande conflitto sindacale ed una grande impresa è
dinanzi al fallimento, tutte le anime buone e morali insegnano
che bisogna trovare una soluzione che salvi quell'impresa e tutti
i posti di lavoro. Ogni altra soluzione è (moralmente) del
tutto inaccettabile. E intanto loro non l'accettano. Come mettere
insieme le capre e i cavoli? Non importa. Ci deve pensare qualcun altro.
Lo Stato. Lo Stato taumaturgico. Il quale poi, se come taumaturgo
fallisce, dev‚essere condannato. "Il governo non ha voluto salvare
quell'impresa, il governo ha voluto che fossero licenziati quegli
operai". E magari si fornisce la soluzione giusta, cui lo Stato non
aveva pensato: bastava raddoppiare le tasse dei ricchi! Bastava
eliminare l'evasione fiscale! Bastava raddoppiare i pedaggi delle
autostrade, dice quello che non le usa. Bastava triplicare il prezzo
degli alcolici, dice l'astemio. E bastava cominciare, intanto, col dimezzare
gli stipendi dei parlamentari, dimenticando che saranno pure un mucchio
di bricconi strapagati, ma sono solo un migliaio.
Di fatto spesso lo Stato si occupa
effettivamente dei problemi delle grandi imprese in crisi,
ma lo fa perché se ne occupano i giornali, non perché
abbia pietà dei lavoratori. Infatti, se fallisce il
salumiere e licenzia il suo banconista, lo Stato non si commuove,
anzi nessuno si commuove. Il banconista non ha una famiglia,
non mangia, non beve, non ha bisogno di nulla. Neanche di pietà.
E infatti i giornali non gliela manifestano.
No, non si finirebbe mai. Basti pensare
allo scandalo con cui si accoglie l'idea che gli Stati fanno
tutti il proprio interesse. Si dimentica che i francesi hanno
sempre parlato di “égoïsme sacré”: i governanti
non devono scusarsi per avere fatto gli interessi del proprio
paese a scapito degli altri, mancando alla parola data, approfittando
della debolezza di qualcun altro e magari con la violenza: è
loro preciso dovere, comportarsi così, e se non lo fanno non
avranno scuse, nei confronti della storia. Nei confronti della storia
e nei confronti dei loro stessi concittadini, quando si vedranno
le conseguenze.
Per quanto riguarda la politica, troppi
parlano come se, loro personalmente, se fossero eletti, si
dedicherebbero anima e corpo al bene comune, dimentichi di
sé e dei propri interessi. A cominciare da quello di essere
rieletti. Ma il fatto che si critichino tutti i politici, di
tutti i partiti e di ogni tempo e paese, non suggerisce l'idea che,
o la critica è eccessiva oppure il fatto è inevitabile,
e dunque probabilmente anche loro, i moralisti, una volta eletti
si comporterebbero come gli altri? Ah già, no, è impossibile.
Loro hanno la spinta morale.
È questo, l'equivoco di fondo.
Gli adepti della spinta morale non hanno preoccupazioni di
realismo, di lezioni dell'esperienza, di economia, di compatibilità
soprattutto. Mentre chi suggerisce una soluzione tecnica deve
preoccuparsi delle reazioni di coloro che questa soluzione
danneggia (non si fa omelette senza rompere le uova), chi indica
la Stella Polare del Bene è sicuro di cadere in piedi.
Per esempio ogni tanto c'è qualcuno che, dinanzi alle stragi
sulle strade, propone di costruire automobili che non facciano
più di cinquanta chilometri orari. Se poi sono subissati
di obiezioni sono sempre pronti a rispondere: e vale più una
vita umana o tutto quello che dite voi? Forte della superiorità
morale, il cittadino etico può sorridere di mille obiezioni
tecniche. Si sa, del resto: la tecnica è inferiore alla morale,
qualunque arciprete potrà confermarlo. E chi indica un qualunque
Bene da perseguire non rischia nulla. Se per esempio qualcuno obietta
al costruttore di prigioni più umane in Puglia che sarebbe bene
costruire, piuttosto, un ospedale a Sassari, quel tale risponderà
con aria trionfante che lo Stato deve fare sia l'una sia l'altra cosa,
visto che ambedue sono necessarie. E i soldi? Trovare i soldi è
affare dello Stato. E allora aumentiamo le tasse? Certamente, aumentiamole:
ma ai ricchi. E chi sono i ricchi? I ricchi sono quelli che guadagnano
più di me.
In conclusione, non c'è modo
di fermare questa valanga di moralità. Malgrado la
sua spesso patente imbecillità, essa manifesta il sentimento
di molta gente. E dunque di molti elettori. Ecco perché
i politici sono costretti a fare discorsi analoghi. A presentarsi
come molto più morali di come siano e di come mai potrebbero
essere. Col bel risultato di vedersi poi accusare d'essere disonesti
ed ipocriti, visto che non hanno realizzato quell'impossibile
che avevano promesso. E senza la cui promessa i cittadini non li
avrebbero eletti.
La cosa dolorosa è che, mentre
il Foro è pieno di Catoni, la vita privata è
piena di persone egoiste, avide, scorrette. Tutto il contrario
di quel mondo di predicatori del Bene. Ognuno di noi non sfugge
al contrasto, peggio che stridente, tra un Bene lontano - predicato
da tutti purché a spese di altri - e il bene concreto cui
il singolo, nel proprio interesse, si appiglia senza scrupoli e
con sfacciata avidità. Si pensi all'evasione fiscale. Tutti
sono pronti a bollarla col marchio della più severa indignazione
ed invocano per i cattivi la galera e il sequestro di tutti i beni.
Solo che anche loro sono evasori. L'avvocato che, distrattamente,
dà un consiglio alla sorella per una questione di condominio
è un evasore: dovrebbe emettere fattura e dare la sua parte
allo Stato. Idem per il meccanico che ripara l'auto del cognato o
per il professore (i professori sono dei grandi moralisti) che danno
lezioni private senza emettere fattura e senza mai inserire l'introito
nella dichiarazione dei redditi. Tutte queste persone obietterebbero,
se pure capissero il ragionamento, che "va bene, è evasione, ma
così piccola!”. Dimenticando che evade poco chi può evadere
poco ed evade molto chi può evadere molto.
La spinta morale ammorba pericolosamente
l'aria della vita pubblica. Perché il singolo, quando
agisce nel proprio interesse, agisce razionalmente e, secondo
la teoria economica classica, si ha il massimo bene generale quando
ciascuno agisce ragionevolmente nel proprio interesse. Quando
invece i singoli, non sentendosi coinvolti personalmente, possono
agire (e votare) secondo la spinta morale, i loro comportamenti
cessano d'essere ragionevoli. Mirano al Bene supremo, e sono dunque
soggetti ai più stupidi idola, alla demagogia, alla politica
dell'invidia vindice e miope. Insomma ad un Bene Supremo che, a volte,
somiglia al disastro supremo.
Madame Rolland, condannata alla ghigliottina,
esclamò: O Giustizia, quanti crimini si commettono
in tuo nome!
La Giustizia, si sa, è supremamente
morale.
Giannipardo@libero.it , 11 maggio 2004
Cent'anni
L'11 maggio di cento anni fa
a Mothiari, nel Bengala, nasceva Eric Blair , universalmente
noto come George Orwell.
Romanziere e saggista egli è
noto soprattutto per la celeberrima <<Fattoria degli
animali>>, satira, semplice e scintillante insieme,
della rivoluzione russa, pubblicata nell'agosto del 1945.
In quell'apologo, ambientato nel
regno dei cavalli, egli mostrò come anche un bambino
potesse capire ciò che gli adulti si erano intestarditi
a non capire: l'inevitabile degenerazione di una rivoluzione
che sia dominata dai capi-partito. Per diciotto mesi l'opera era
stata respinta da numerosi editori nel timore che se ne sentisse
offeso l'alleato sovietico della Gran Bretagna. A quell'epoca
fino al '56 ed anche successivamente, la maggior parte dell' <<intellighentsija>>
della sinistra del mondo intero era impegnata a tempo pieno a tapparsi
gli occhi davanti alla terribile realtà dell'URSS. Un poco
come l' <<intellighentsija>> nostrana, oggi tutta impegnata
a tapparsi gli occhi di fronte alla cruda e dura e pericolosa
realtà del terrorismo di matrice islamica e deiu suoi obiettivi
di dominio.
Insomma, fu tra i pochi a
capire che, sconfitto il nazi-fascismo, il nemico era il
totalitarismo nella sua totalità.
Lui, Orwell, dei metodi stalinisti
aveva fatto personale esperienza in Spagna, dove aveva
combattuto volontario nelle brigate internazionali. In <<Omaggio
alla Catalogna>>, memorie di straordinario e sconvolgente
fascino, fu il primo a mostrare come i comunisti spagnoli,
guidati da funzionari russi, avevano trasformato la lotta per
salvare la repubblica spagnola in una guerra di sterminio contro
chiunque non la pensasse come loro.
Fu dunque un profeta quest'uomo
che trascorse gli ultimi anni della sua vita tra il letto
e il sanatorio, scrivendovi il suo capolavoro, <<1984>>.
Massima
del giorno:
Nessuno ha di sé
la cattiva opinione che di lui ha il suo migliore amico.
G.P.