Archivio marzo 2004



À LA TÊTE DU CLIENT  

  I francesi, quando si accorgono che un prezzo non è fisso, ma cambia secondo chi lo deve pagare, dicono che è “à la tête du client”, cioè secondo la faccia del cliente. In Italia, à la tête du client abbiamo la giustizia. Lo si vede da come oltre mezzo paese si batte per vedere libero Sofri mentre dubitiamo fortemente che, se Previti fosse già stato condannato con sentenza definitiva e messo in carcere, il paese si sarebbe mobilitato per lui e Ciampi avrebbe addirittura scritto al Ministro della Giustizia. Ci si può chiedere il perché di questa differenza, mettendo in parallelo Sofri com’è, e Previti come sarebbe, se in galera.

1.      Sofri si reputa innocente, ma chiunque abbia mai frequentato le carceri sa che la maggior parte dei condannati si reputa innocente. Molti di loro sono anzi soggettivamente innocenti ed oggettivamente colpevoli. Il che rende ancor meno importante la loro opinione. Quanto a Previti, ha proclamato la propria innocenza mille volte, fino alla nausea.

2.      Sofri è stato sottoposto ad un giudizio di primo grado, due o tre di secondo grado, tre o quattro di Cassazione, uno di revisione, seguito dalla conferma della Cassazione e infine uno della Corte Europea. Tutti questi giudizi - salvo un caso d’assoluzione in Corte d'Assise d’Appello, per volontà dei giudici popolari e col dissenso dei giudici togati - sono stati di colpevolezza. Se Previti fosse nella stessa condizione, nessuno (giustamente) metterebbe in dubbio le sentenze o lo considererebbe una vittima.

3.      Previti è antipatico, ma anche Sofri è antipatico: la sua arroganza sostanziale tocca livelli insoliti. Solo che a lui, stante la sua storia e la sua collocazione politica, si perdona anche l’essere antipatico.

4.      Sofri si è comportato bene, in galera. Ma, appunto, se si fosse comportato male, ci sarebbero state sanzioni. Insomma il comportarsi bene è un elementare dovere, non un elemento positivo. Previti, probabilmente, si comporterebbe benissimo: è un grande avvocato e un uomo d’una certa età.

5.      Sofri libero non rappresenterebbe certo un pericolo per la società. Ma neppure Previti, soprattutto se, in seguito alla condanna, gli fosse vietata la professione.

6.      Sofri infine si reputa talmente innocente da rifiutarsi di presentare la domanda di grazia. Sicché la grazia concessa a lui avrebbe il valore di una riparazione per un errore giudiziario. Ci chiediamo chi, in queste condizioni, ammesso che Previti fosse stato condannato sette od otto volte, sarebbe in favore della concessione della grazia.

Il parallelo potrebbe continuare ma si può saltare alla conclusione. Sofri ha un unico merito: i vecchi compagni di sinistra che un tempo gli furono accanto ora hanno in mano il potere politico, giornalistico, ecc. e non dimenticano gli amici. Previti invece è l’avvocato di Berlusconi. Ammettiamo che abbia corrotto dei giudici, anche se fino ad ora le sentenze non dicono per quali processi: rimane il fatto che la sua colpa principale, nell’Italia d’oggi, è di non essere simpatico a Ferrara, Boato, alla sinistra tutta. Ed infine a Ciampi, che ha più sensibilità d’un anemometro.

Una nota particolare merita Pannella che fa lo sciopero della sete non per Sofri, oh no! ma per i poteri del Presidente della Repubblica. E non è che lo faccia oggi perché oggi si parla tanto di Sofri, oh no! lo fa per motivi giuridici eterni. Ne prendiamo nota.

Dal momento che non somiglio in nulla a Tyrone Power e neppure a George Clooney, non credo d'avere la “tête de client” giusta.  Cercherò dunque di non commettere neppure il reato di divieto di sosta. E nel caso sono pronto alla latitanza.

Gianni Pardo, 2 aprile 2004
P.S: Senza questo baccano e con una domanda di grazia, sarei a favore di Sofri.

AVANTI, BRAVA GENTE...
  "Avanti, brava gente che tappezzate i vostri balconi di belle bandiere arcobaleno, spiegateci con sufficienza che la colpa è di Berlusconi, Blair e Bush. Non è evidente? Senza intervento occidentale in Iraq, nessun rogo a Falluja. Saddam sarebbe ancora sul suo trono.
Senza occidentali in Iraq, gli stranieri potrebbero vendere in pace camion e cannoni mentre le pile di cadaveri crescerebbero di nuovo alla media calcolata di 300/400 morti al giorno. Spoglie irachene, naturalmente: le trovate più sopportabili perché autoctone, o sublimi antirazzisti? Ieri la barbarie calava dalle alte sfere locali e insanguinava 25 milioni di irakeni.
Oggi, risorge tra gli ambienti sunniti inquadrati e diretti dalla passata nomenklatura. Dall’inizio alla fine, questa efferatezza resta abominevole, porta il segno di un Saddam o di un Bin Laden, l’uno privo di scrupoli quanto l’altro.
Avete mai sentito parlare di guerre di religione? Non portano la responsabilità di Blair. E Guernica? Berlusconi non c’entra nulla. E le fosse Ardeatine, credete di potervi scorgere la mano nascosta della Cia o dei Neocon? Vi prego: osate, per un istante, guardare in faccia l’odio e il fanatismo per come l’eternità li riproduce, uguali a se stessi.
Dimenticate per un momento le vostre sacrosante baruffe da campanile, perché non hanno voce in capitolo: Prodi o Berlusconi sono zuppa o pan bagnato per i linciatori del Medio Oriente. Mentre voi brandite i vostri deliziosi striscioni intitolati “pace”, quelli concludono la loro festa a colpi di vanga e di pietre sui corpi incendiati."
(01.04.2004 - articolo di Andrè Glucksmann sul Corriere della Sera, articolo non in rete)

Perle d’intervista
- 16 Marzo 2004,  D'Alema, intervista al "Corriere della Sera"

...«La posizione di Zapatero è la stessa da noi sostenuta nel recente dibattito parlamentare.»
...« sul Medio Oriente, ha ragione Prodi.»...
...« Anche sul Kosovo ci fu il pacifismo ma la logica era diversa.»...
...«La penso come Prodi»...
...«Gli americani non hanno capito che, oggi più che mai, la svolta globale dell'area passa per Gerusalemme. Lì c'è il principale alimento dell'integralismo islamico.»...
...«Per questo condivido in tutto l'analisi di Prodi»...
...«Il verbo sciogliere fa paura, io non lo uso, diciamo mettere insieme»...

- 28 Marzo 2004, D'Alema, intervista a La Stampa
 
...«Faccio osservare che noi con l'Internazionale socialista, in Iraq ci siamo andati a luglio»...
...«La proposta, è chiara. Ne ho discusso a lungo, anche con Prodi»...
...«Non possiamo e non dobbiamo accettare l'idea che a Gerusalemme si combatte il terrorismo come a Madrid. A Gerusalemme ci sono tragici atti di terrorismo, inaccettabili, e che vanno condannati e contrastati con durezza. Ma c'è anche uno Stato aggressore Israele, che tende a confinare i palestinesi in una riserva indiana. A reprimerli, a umiliarli. E questo noi non sempre lo vediamo, anche a causa di un comportamento della Rai in alcuni momenti apertamente fazioso".»...
...«Capisco Blair, Chirac e Schroeder. Se hanno cose serie di cui parlare, perché dovrebbero chiamare uno come Berlusconi?»...

(cp, 31.03.2004)

Riceviamo dalla nostra faina e volentieri pubblichiamo:
Di tutte le cose che Tanzi ha detto una in particolar modo viene tenuta in seria considerazione. Pare infatti che i "contributi" dati a D'Alema, Berlusconi, Prodi, Scalfaro, Casini, nelle forme più varie siano in realtà legittimi contributi. Ma c'è un poltico che, si dice, non sia in questa stessa condizione, in quella, cioè, di poter dimostrare di non aver intascato cifre da Tanzi per "chiudere un occhio" su alcune cose e non semplicemente come "contributi per il partito". Il gioco in Procura si sta delineando in maniera chiara. In molti si domandano: quando scoppierà la bomba ? O la Procura deciderà di non farla scoppiare ? E perché dovrebbe ? Lo scenario è inquietante. Una persona a Roma se la ride, tutto sapendo e nulla temendo: un ex presidente.

C.F.Kane

   Ué, belli!
Ué, belli, vi scrivo da una città in cui almeno quattro o cinque volte all'anno accade che le forze dell'ordine vengano tragicomicamente ostacolate da comuni cittadini, chiamiamoli così, nel corso delle operazioni di cattura di pesci grandi, medii e piccolissimi della delinquenza indigena. Passi per l'incintissima moglie del boss, che disperata s'avvinghia ad una gamba del maresciallo, mentre l'amante del marito s'avvinghia all'altra, ed il boss istesso, intanto, sgaiattola per il tunnel sotto la vasca ad idromassaggio. In questo caso, con uno sforzo di comprensione che travalichi il penale, potremmo dire che ogni luogo sia paese, che questo accada anche a Brescia, a Oslo e a Phoenix. Ma, se fate un salto in emeroteca, vedrete che nella città da cui vi scrivo è spesso, spessissimo, accaduto altro, di più. Leggerete di volanti della polizia accerchiate, prima, e capovolte, dopo, da fan, sodali, simpatizzanti e clienti di un pusher che intanto se la squagliava in moto, facendo slalom nei vicoli tra passeggini e banchetti di sigarette di contrabbando. Leggerete di carabinieri coperti di calci, insulti e sputi da comuni cittadini, s'è detto che li chiamavamo in questo modo, in difesa d'uno scippatore colto in flagrante; e poi, di finanzieri ridotti a mal partito da pietose matrone, virgulti con gli occhiali a specchio, attempati edentuli ed altri estemporanei samaritani per aver tentato l'arresto di un guardamacchine abusivo, di un ambulante venditore di cd clonati, di un peripatetico commerciante di bombe di Maradona; e poi, di vigili urbani pestati a sangue da automobilisti che avevano parcheggiato in terza fila, con la collaborazione di quelli parcheggiati in seconda; e poi, di altro, che a raccontarlo quasi non sembra vero. Nella questura della città da cui vi scrivo c'è qualche poliziotto che ancora si carezza il bozzo che gli causò la pioggia di masserizie piovute dai balconi per impedire la cattura dell'eroe di turno, braccato nel suo basso superaccessoriato o nel suo appartemento blindato e videocontrollato, fin lì riverito, coccolato, invidiato e omertosamente protetto da tutto il cordiale vicinato. Gente col cuore in mano, la gente della città da cui vi scrivo, ma spesso nella mano sbagliata.
Orbene, belli, stamane, qui, si son tenuti i funerali di una ragazzina di 14 anni, passata da due giorni di coma alla morte, per una pallottola uscita non si sa bene ancora da quale pistola. Un killer cercava di far fuori un boss che passeggiava in una strada affollata; pare che il boss abbia afferrato la ragazza per i capelli, facendosene scudo. Questa è stata la prima versione. Ora, invece, andrebbe prevalendo un'altra idea tra gli investigatori: sarebbe stato il boss a sparare per difendersi dal killer, e avrebbe sbagliato mira. Errare humanum est, sbaglia il chirurgo, sbaglia il centravanti, sbaglia pure il boss. Non so quale delle due versioni offra più attenuanti generiche all'assassino, ma si farà fatica a stabilirlo. Questo perché non s'è trovato uno dei tanti presenti all'accaduto capace di chiarire la dinamica. E sì che nella città da cui vi scrivo si è capaci di cogliere un fuorigioco anche dall'ultimo anello delle tribune dello stadio, di poterci giurare sulla buon'anima di mammina, sicché, se l'arbitro non l'ha visto, si bruciano auto e cassonetti per ristabilire una frenzola di giustizia. Gente dalla meninge sveglia, capace di ricordare a memoria, fino all'ultimo lamento, tutti i testi dell'ultimo cd di Gigi D'Alessio, di calcolare tutti i ritardi del 15 e del 74 sulla ruota di Genova e di Palermo. In questo caso, niente, c'era distrazione. Commozione, invece, quanta ne vuole, avrebbe dovuto vedere i funerali, strazianti com'è ovvio. Parenti stravolti, ma composti. Prete che si augurava che da tanto dolore potesse nascere una speranza e bla bla bla, amen. Autorità attonite, come sgomente del fatto che tanta violenza sia possibile in una città in cui è si messa qualche fioriera qua, qualche lampione là, qualche reddito di cittadinanza di qua e di là. Qua e là dolore sceneggiato di chi nemmeno conosceva la ragazza, a questi funerali, ma "c'aggia fa', so' commosso, mi devo sfogare". S'è detto: "C'era tutta Forcella", questo il nome del quartiere in cui è accaduto il fatto. Tutta? Nemmeno un complice, più o meno volontario, della diffusa delinquenzialità cittadina che ha maturato quest'ultimo assassinio? Nemmeno un amico del boss o del killer? Vuol dire che in emeroteca ci sono scritte tutte balle. Scusatemi se ve le ho riportate, pensando fossero prova di un crimine peggiore dell'omertà: l'ipocrisia. Ué, belli, diciamo che vi ho intrattenuto con un po' di folkloristico disfattismo. Baci.
 
(Luigi Castaldi, 31.3.2004)

PEDALO',  TRICICLO
(ANSA) - ROMA, 30 MAR - Botta e risposta sul filo dell' ironia tra il ministro dell' Economia Giulio Tremonti e il responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani, durante la tramissione Ballarò. "Berlusconi - ha detto Bersani parlando della congiuntura economica e lanciando il sasso per primo - è come il pedalò, va bene quando c'é il sole".   "Ma dai - gli ha subito risposto Tremonti - non di dimenticare che tu sei il triciclo".

No pasaràn
« L'Italia deve sentirsi fiera d'aver svolto un ruolo centrale in Iraq. E un eventuale governo italiano di sinistra, erede della grande tradizione antifascista, sbaglierebbe a seguire la strada del disimpegno auspicata da Zapatero: un terribile e tragico sbaglio (...)  Nello slogan dei terroristi di Madrid, ' viva la muerte',  Zapatero avrebbe dovuto riconoscere subito la parentela col franchismo, rispondendo con lo stesso ' no pasaràn', simbolo della lotta dei socialisti spagnoli contro la dittatura » » .
Parla Paul Berman (intervistato lunedì dal Corriere della Sera, intervista pubblicata on line da Informazione Corretta: clicca qui),   lo scrittore liberal americano il cui nuovo libro « Terrore e Liberalismo » ( Einaudi, Stile Libero) sta per uscire in Italia.
E ancora, dal sito di Radio Radicale, clicca qui,  Paul Berman, Chistopher Hitchens, Andrew Sullivan,  e altri   interventi sui neocons, la guerra al terrorismo  e le contraddizioni nuova sinistra americana a confronto con la vecchia sinistra italiana.
(cp, 30.03.2004)

MAGIC MOMENT
Per fortuna ho registrato in vhs una puntata di Telecamere (Raitre, 21 marzo 2004), ospiti Di Pietro, Mastella, La Malfa e De Michelis, sennò tutti quei momenti sarebbero andati persi nel tempo come lacrime nella pioggia, insieme alle navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e i raggi B alle porte di Tannhäuser. Ci sono cose in quella cassetta che voi umani non potete neppure immaginare. Di Pietro prende appunti con un sorrisetto da sfinge, mentre parla De Michelis. De Michelis sorseggia ripetutamente il suo bicchiere d'acqua e butta gli occhi al cielo, mentre parla Di Pietro. Mentre i due parlano, Mastella si rassetta le vibrisse. Quando viene il suo turno e risponde alle domande della gentile conduttrice, non stacca gli occhi dalla lucina della telecamera, il seduttore. Mentre parla La Malfa, la gentile conduttrice contrae la fronte in un tremendo sforzo, come per capire. Poi De Michelis interrompe Di Pietro che è interrotto da La Malfa, interrotto da Di Pietro. Mastella sorride, con la gamba accavallata. Così anche La Malfa, che non sorride. De Michelis e Di Pietro a gambe larghe, poi anche Di Pietro a un certo punto le accavalla, mentre Mastella si aggiusta la cravatta e fa una fossetta su una guancia succhiandosi le gengive. La Malfa è in vestito grigio chiaro, camicia bianca, cravatta blù avion. De Michelis è in grigio scuro con cravatta a pallini. Di Pietro, da vero Cincinnato, è in completo spezzato con cravatta di bancarella. Mastella, anche col fermo immagine, non si capisce. Di cosa s'è parlato? E chi ci ha fatto caso! Solo in punto, m'è sembrato, c'era Di Pietro che proponeva di non candidare politici che avessero avuto una condanna penale e presentava la proposta come cosa prepolitica, mentre la gentile conduttrice si torturava la collana al collo con un sorriso obliquo, e gli altri tre triangolavano gli sguardi. Momenti irripetibili, da guardare e riguardare.
(L.C., 30.3.2004)
   1° APRILE?



GNOSEOLOGIA PRAGMATICA
Come osservava Pascal, l’universo esiste ma non è capace di dire “io”. L’uomo invece non solo sa di esistere ma è capace di riflessione: cioè di riflettere nella propria coscienza l’esistenza dell’universo come in uno specchio.

Meraviglioso, tutto questo: e tuttavia il fenomeno incontra un gravissimo limite nella sproporzione fra l’immagine da riflettere e lo specchio usato. Se si rendesse veramente conto della complessità del reale l’uomo non oserebbe formulare conclusioni. Poiché però questo non sarebbe utile, ecco che, per ragioni di sopravvivenza e più genericamente “economiche”,  l’uomo si forma un complesso di nozioni, parametri, principi che lo fanno sentire informato e fin troppo in grado d’orientarsi nella realtà.

Per il selvaggio dell’età della pietra una formica era una formica. Non sapeva come funzionava, come riusciva a sopravvivere, con quali meccanismi biochimici, psicologici eccetera riuscisse ad interagire con l’ambiente ma questo non lo turbava. Del resto neanche noi sapremmo spiegare perché una formica che va veloce in una direzione improvvisamente devia a destra o si ferma. Ma tutto questo era senza importanza allora come oggi. Una formica è solo una formica. Una volta che le abbiamo dato un nome e non ce la troviamo nel brodo può vivere e morire per i fatti suoi quante volte vuole. Non è come la zecca, da cui temiamo d’essere aggrediti. E neppure come il leone o la mucca da latte. Questi sì sono importanti: la formica no. E la differenza la fanno l’utilità o il pericolo che rappresentano.

Quasi tutta la nostra conoscenza è orientata utilitaristicamente. Questo non sarebbe un male se noi non avessimo tendenza ad assegnare alla nostra utilità un valore assoluto ed addirittura etico. Noi uomini non ci limitiamo ad ammazzare la zecca perché potrebbe attaccarsi a noi o al nostro cane, ma perché è cattiva in assoluto. Perché merita d’essere soppressa.

Questo fenomeno si riproduce anche nei rapporti umani e particolarmente in quelli politici. Non è che quelli che non la pensano come noi sbaglino in buona fede, no: sono cattivi, malintenzionati, vogliono il nostro male o, addirittura, il male di tutti. La lezione di Socrate, secondo il quale il male è solo ignoranza (o stupidità), non è stata raccolta. Si preferisce dividere l’umanità in buoni e malvagi, mettendo indefettibilmente noi stessi ed i nostri amici dalla parte dei buoni.

Questo atteggiamento è forse inevitabile e, al limite, utile alla sopravvivenza della specie: ma non va accettato dal punto di vista intellettuale. È lecito che io cerchi d’uccidere chi vuole uccidermi, anche se le sue ragioni per uccidermi sono migliori di quelle che ho io per uccidere lui, ma non devo dare a me più ragione che a lui. Posso uccidere il leone che vuol mangiarmi, ma non è che il leone abbia torto ed io ragione. Infatti a mia volta, prima d’uscire dalla tenda, ho mangiato una bistecca di manzo. Come diceva Nietzsche, l’uomo, rispetto a tutti gli altri animali, ama concedersi un lusso in più: non solo fa i propri interessi a scapito degli altri, ma ama pensare d’avere ragione e che sia morale comportarsi come fa.

Almeno dal punto di vista astrattamente intellettuale dovremmo cercare di ricordarci che il nostro avversario si sente tanto nel giusto quanto ci sentiamo noi. Sentimento e morale infatti sono molto flessibili e si curvano facilmente a servire il loro portatore. Ecco perché l’unica discussione utile è quella oggettiva e scientifica, non quella sentimentale o morale. Sentimento e morale ci pareggiano tutti. Dimmi con calma le tue ragioni e ascolta con calma le mie: forse è impossibile fare di più.

Giannipardo@libero.it

26 marzo 2004

dato che l’argomento ha riflessi filosofici, se ho scritto sciocchezze sarei grato se mi fossero segnalate.

Massima del giorno
Per l'omicidio è ovvio che ci debba essere un secondo grado di giudizio, per la stupidità no.
 G.P.

MOLLICHINE

I palestinesi hanno detto che il ragazzino mancato kamikaze è un ritardato mentale. Che gaffe. I segreti di Stato non devono essere violati.

Ciampi: “No ai muri contro il terrorismo”. Meglio le porte aperte.

“Per Hamas Sharon è un obiettivo”. Non bisognava dirglielo: avrebbero potuto sorprenderlo!

Berlusconi: “La sinistra deve smetterla di compatire i nostri soldati”. Ma c’è da capirla, la sinistra: esterofila, segue un atteggiamento europeo secolare.

giannipardo@libero.it

Napul'è
  Il quartiere di Napoli in cui, sabato sera, una ragazzina di 14 anni è stata ridotta al coma vegetativo da un proiettile destinato ad un boss locale, che non ha esitato a usarla come scudo umano, è lo stesso quartiere in cui, più volte in passato, si sono verificati tragicomici episodi di ostruzionismo da parte dei residenti nel tentativo di ostacolare le forze dell'ordine impegnate nella cattura di pesci grandi e piccoli della delinquenza di Forcella. Atti di vera e propria devozione popolare verso gli esponenti della malavita indigena, di cui fa parte anche il galantuomo che avrebbe afferrato per i capelli la ragazzina, parandosi e così salvando la sua tanto preziosa vita. E' utile, io credo, che questo venga ricordato per chiarire il contesto in cui s'è maturato questo orrore, a fronte dei vittimismi che ora verranno stesi come panni messi ad asciugare, tra finestra e finestra nei vicoli, tra connivenze antropologiche ed inefficienze istituzionali. Carduccio, se possibile, questa postala senza firma, non si può mai sapere.
(29.3.2004)

Il soldato ciccione e psicotico
C'è da giurarci: per il caso dei soldati americani suicidi in Iraq, assisteremo alla solita manipolazione dei dati statistici in campo clinico. Dolosa, colposa o preterintenzionale che sia, considero pericolosissima la cosa: induce distorsione nella comprensione dei fatti. Un caso esemplare del passato: la frequenza dei malati di Aids tra i gay, negli anni ottanta. Penso a tutto il ritardo che il fascino della metafora "castigo divino" procurò ad una vincente strategia nella  profilassi. Ho una simpatica collezione di ritagli di giornali di quegli anni che, indipendentemente dal midollo ideologico della penna, contenevano vistose concessioni a quella metafora, in forma di lapsus. Suggestioni? E' di quella natura il rapporto tra chi legge e chi scrive. Ricordate di quando si parlò della percentuale di suicidi nella popolazione carceraria italiana? Io forse pretendo troppo, vorrei che in voi non ci fosse neppure un briciolo di moralismo, così forse sbaglio, mi considerete repellente. Ma si dovrà pur dire che il numero dei suicidi tra i detenuti italiani è uguale a quello tra popstar americane, manager giapponesi e adolescenti scandinavi' Il che nulla toglie al fatto che le carceri italiane facciano veramente schifo, siano una vera vergogna per un paese che sbruffoneggia a fare la quinta o la sesta potenza al mondo ed è un "caso", ecc. ecc.. Ma ho l'umile parere che il senso di quella valenza statistica non potesse e non dovesse essere piegata ad un pur nobile fine, a quel modo, ancillare di una pedagogia pietistica. Lì, anche il Foglio c'è cascato, come il Messaggero di Sant'Antonio.
Vedrete che, per i soldati americani suicidi in Iraq, la stampa non potrà fare a meno di invitare a nozze Fromm, il Vietnam, De Andrè... vi risparmio la lista degli invitati, tutte anime gentili. Eppure basterebbe riflettere sul fatto che lo studio al riguardo data almeno 14 gennaio (un'AGI/AFT da Washington) e che viene cucinato solo ora dalle cucine informative di casa nostra. Epperò, quell'agenzia includeva i seguenti fatti: lo studio scientifico era stato condotto dal Pentagono, che non ne aveva tenuto celati i risultati (facilissimo per un Iraq giornalisticamente molto ambiguo); il funzionario della Difesa addetto alle questioni sanitarie, William Winkenwerder, contestualmente all'annuncio dei dati aveva precisato: "Non vediamo un trend che ci dice che c'è qualcosa in più o di diverso che potremmo fare"; aveva altresì precisato che in Iraq era operativo da tempo un sistema di monitoraggio psicologico delle truppe e che i militari considerati a rischio venivano via via rimpatriati; che i dati epidemiologici erano limitati ad una sola Arma. Di queste cose, vedrete, cosa saprà scriverci qualche piscialetto della sinistra nostrana. Scommettiamo che tirano fuori il soldato ciccione e psicotico di Full metal jacket? Vi propongo la macabra lotteria: chi lo farà per primo, uno scienziato o un umanista? Cancrini o Vattimo? Galimberti o Scalfari?
 
(Luigi Castaldi, 29.3.2004)

Dal nostro inviato in seconda all'Ergife: Tutto su Cecchi (ovvero: la ruota del Paone)   
In effetti il fatto che la prova dell’applausometro alla Convention dell’Ergife sia stata stravinta di parecchie lunghezze non da Pannella né dalla Bonino, bensì da un Alessandro Cecchi Paone in versione niciana, dà la misura di come i radicali stiano attraversando un momento davvero difficile.
A parte il solito Pecoraio Scanio, dedito unicamente a ravvivarsi l’abbronzatura accaparrandosi i fari delle telecamere presenti in sala (al punto da beccarsi un cazziatone in diretta dalla Bonino), tutti gli altri ospiti si sono cimentati fiaccamente nell’improbabile impresa di improvvisarsi pannelliani: da un Bertinotti docente di nonviolenza, ad un Violante dedito allo shopping sulla bancarella dei libri di cultura gay-libertaria, eppoi Pierferdy Casini, monsignor Bondi, fino allo stesso attesissimo Giuliano Amato, tutti (incluso quest’ultimo) prodighi di gratuite pacche sulle spalle e di inconsistenti blandizie, ma sempre rigorosamente senza alcuna proposta/offerta concreta, senza ciccia. Dalla platea solo sbadigli, giustamente.
Invece con il bel Paone , tutta un’altra musica. L’unico ad infervorare la sala, l’unico a far alzare i culi dalle sedie. Eppure, in fondo, perché? Nel suo acclamato intervento non ha fatto che sciorinare il rosario dei più ritriti luoghi comuni dell’ anticlericalismo da bar, dalla religione “causa di tutti gli odi e di tutte le guerre” alla famiglia che semplicemente “non esiste più”, senza omettere nessun classico della serie (a parte quello degli oratori crogiuolo della pedofilia, stranamente pretermesso).
Qualcuno ha malignato che il palinsesto di Radio Radicale potrebbe presto venir rivoluzionato per far spazio ad una conversazione settimanale con il conduttore della Macchina del Tempo. Il Direttore Bordin smentisce categoricamente. Chi vivrà, vedrà…

(ale tap., 29.03.04)

Dal nostro inviato all'Ergife: Tutto su Paone (Un'emozione serpeggiò)                                  
Con non poco tremulo passo ci eravamo apprestati alla soglia di questa Convention dei Radicali. Quasi sembravamo zoppi per il tremulare. Si annunciava il botto. La cosa, perversa per chi tra i Radicali è destro, squisita per chi è sinistro, doveva essere che i mistici più invischiati nelle cose di questo mondo saltassero su quello sgangherato trabiccolo dell'Ulivo. Questo, per i gonzi. Le sensibilità più fini, invece, dicevano che fosse 'paso doble'. Be', comunque un botto, no? E invece nulla, nulla, nulla. Come l'istesso nome dice, la Convention è stata momento convenzionale e conventuale. Qualche nervosismo della Bonino che per 2'18" ha impensierito Pannella, ma davvero davvero. Notavamo pensono Della Vedova: "Per farlo impensierire anch'io, ecco, mi stabilisco a Ulan Bator, comincio a studiare il mongolo, chissà!". Ma per il resto, nulla, nulla, nulla. Fatta eccezione per lui, il Paone, sì, il Cecchi, proprio lui, l'Alessandro. In un intervento dalle violacee tinte anticlericali, il Paone (in subordine, il Cecchi) ha scosso la platea e riscosso un successone. In soldoni: la Croce non è un simbolo d'amore, i single e le famiglie scassate titillano l'economia, e poco ci mancava un "porca-la-madonna!" per darci godimento da stile libero nella Nutella. Grande, il Paone! Altro che documentaruzzi sul Velociraptor e sulla sempre tragica tragedia di Pompei. S'è anche detto disponibile a dare una mano, non ha specificato quale. Be', se questi Radicali volevano sfondare il muro di silenzio in cui i media li avvolgono da decenni, adesso hanno una talpa nel sistema televisivo. Uno che, quando parla di clericarismo, le dice chiare e tonde, porco qui e porco là, facendo perfino arrossire Platinette in prima fila. Un figo!
(L.C., 28.3.2004)

Roba di gusto
Adesso non si venisse a dire che è stato un errore il non apporre, qui in Italia, il divieto ai minori di 14 anni sui truculenti effetti speciali della Passione di Mel Gibson. Si darebbe ragione ad Adel Smith, che sul Crocifisso ci vedeva un cadaverino martoriato. Lo dico da non credente, davvero non sarebbe bello. Ma si darebbe ragione anche - e questo sarebbe per me ancor meno bello - a chi continua a definire vera arte il Vangelo secondo Matteo by Pier Paolo Pasolini. Questi vorrebbe convincerci che vita, parole, opere e morte di Cristo sarebbero un'occasione - una delle tante - di metafora poetica. Chi più poeta d'un cristiano che portava la Novella in giro con alfetta grigio metallizzato? Questi vorrebbe convincerci che il dolore deve avere un altro fine oltre al riscatto, se non vuol esser trash. Che questo fine dev'essere l'arte, la loro arte. Roba di gusto, ovviamente, il loro gusto. No, per piacere. Sarà un noiosissimo polpettone antisionista, ma adesso fateglielo guardare in pace ai signori bambini - con pop corn e aranciata. E' la prole di chi fino a ieri, pur non credente, faceva il cattolico apostolico romano. Non ci venisse a dire, adesso, qualche bella e importante signora del centrodestra, che lei, quei grumi di violenza, non li fa vedere ai propri figli. Eventualmente li mette davanti a Pasolini. Non lo venisse a dire a noi che nel variegatissimo acquario del centrodestra ci siamo presi fama di pescecani mangiaprete per aver osato dire che non ci dev'essere religione di stato o di civiltà. Potremmo far notare a modo nostro, con mite sarcasmo, che pure la coerenza è un'arma buona, insieme alla Croce. Ma figuriamoci se ci permettono il sarcasmo, per quanto mite. Le belle e importanti signore, talvolta principessine, del centrodestra sono infiammate di cristianissima fede nelle interviste, ma anche loro, come le analoghe e omologhe del centrosinistra, non vogliono che la notte er pupo me se sveja e rompa er cazzo co li sogni brutti.
(Luigi Castaldi, 27.3.2004)

Cose così
Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, al quotidiano arabo Al Hayat: "Un anno fa non c'era terrorismo in Iraq, oggi è diffuso ovunque. Ogni giorno attentati, non possiamo chiamarlo progresso". Ma il terrorismo avrebbe le ore contate, perché il simpatico burocrate ha una soluzione: "Un'équipe di esperti partirà nei prossimi giorni per Baghdad, per valutare le condizioni di future elezioni in vista del trasferimento dei poteri". Geniale, i terroristi ne saranno terrorizzati.
(Luigi Castaldi, 27.3.2004)

To smoke
  Trovo davvero sconcertante che gli oltranzisti della "pace senza se e senza ma" operino una costante mistificazione dell'art.11 della Costituzione, e senza che alcuno, tra coloro cui pur piace così com'è, s'indigni e segnali il tradimento della lettera e del senso. Ultimo esempio, in ordine di tempo: un appello della "Sinistra Ds per il Socialismo", pubblicato sull'Unità di venerdì 26 marzo. Nel titolone: "L'Italia ripudia la guerra...". Proprio così, con i puntini sospensivi. In realtà, a leggere oltre sulla Carta, l'Italia la ripudia "come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli". L'Italia, oggi, offende la libertà del popolo iracheno, o forse non la offendeva Saddam Hussein? Leggendo ancora oltre: l'Italia la ripudia anche "come strumento di risoluzione delle controversie internazionali". E quando gli altri strumenti di risoluzione si fossero dimostrati inefficaci? Cosa dovrebbe fare per risolvere un'ipotetica controversia con la Repubblica di San Marino che, armi in pugno lì lì to smoke, intendesse annettersi Rimini, Riccione e, per un vitale sbocco sul Tirreno, Capalbio? Ripudiando la guerra senza se e senza ma, cedergliele? E dove vanno più a riposarsi delle dure marce invernali i poveri pacifisti quando viene l'estate? Cuba, alla lunga, annoia.
 
(L.C., 26.3.2004)

OMNIA MUNDA MUNDIS
J. C. Maxwell è un nostro attaché che, evidentemente turbato (!) dalla verità di quanto appare nella vignetta qui sotto, provocatoriamente m'invia questa e-mail:

"Parizzi, Parizzi! Carina la vignetta propagandistica pubblicata venerdì 26 marzo su Capperi. Visto che le interessa la questione degli innocenti impiegati illegalmente nelle operazioni militari, credo non mancherà di pubblicare anche la foto che le ho mandato. E' tratta da un rapporto sull'utilizzo di civili palestinesi come scudi umani realizzato dall'organizzazione israeliana B'Tselem e disponibile sul sito di quest'ultima all'indirizzo www.btselem.org   nella sezione "publications" (immagino vorrà linkarlo). Con tanta tanta stima,  J. C. Maxwell."

Per così poco, caro Maxwell,  dove sta il problema?  Contento? (cp. 26.03.2004)


SENZA COMMENTO

...E un altro blogger irakeno, non filo-USA, scrive: <<ne valeva la pena>>
Sabato, in occasione dell’anniversario della guerra, il canale satellitare BBCworld ha trasmesso un servizio molto bello e molto ben costruito che aveva per protagonista il più celebre blogger mesopotamico, il mitico “Salam Pax”, titolare del blog “dear raed”.
Ateo, architetto, gay, “Salam” non è un blogger incline alla propaganda politica, e non lo si può certo definire filoamericano (è solito accusare gli USA di cinismo, opportunismo ed ipocrisia): il suo blog è divenuto un punto di riferimento anche per questo. E’ stato ingaggiato come collaboratore di importanti testate, e i suoi interventi sul suo blog sono diventati persino un libro, edito anche in italia (Baghdad blog, Sperling & Kupfer).
Ah, dimenticavo: dicevamo del servizio per la BBC. Gente intervistata per la strada, voci e volti non banali. “Salam” in persona appare come intervistatore e poi di tanto in tanto mentre ticchetta sul portatile, seduto davanti a una moschea. Alla fine la sua voce fuori campo tira le somme:
“Saddam è acqua passata, e questo grazie agli americani. Ne è valsa la pena? Sì, statene certi. Lo sappiamo tutti: eravamo arrivati ad un punto in cui non ci saremmo mai potuti sbarazzare di Saddam senza l’intervento straniero”.
(ale tap., 24.03.04)


Un blogger iracheno scrive ai pacifisti: <<in che mondo vivete?>>
Bagdad: "Quando ho visto le manifestazioni pacifiste che si sono svolte in numerosi paesi del mondo in occasione dell'anniversario della guerra contro Saddam, non ho potuto fare a meno di pensare: perché fanno una cosa simile?". Ali, un blogger iracheno, si rivolge ai pacifisti. Oggi Il Foglio  pubblica il suo intervento. Cliccare qui.  
(cp, 24.03.2004)

Videoconferenza inter nos
A questo blog ogni tanto vengono le smanie. Voglia di rinnovarsi, d'inventare qualcosa. Ma mica è facile. Giorni fa noi quattro ci siamo riuniti in teleconferenza e abbiamo sviscerato la questione. Gianni era dell'idea che dovevamo fare un salto di qualità, chessò mettere su un giornale. Col suo gesticolare lento e ieratico che nella finestrella di NetMeeting fa il suo bell'effetto, diceva: "Tanto lo fanno tutti. Io proporrei di partire da una fondazione, chessò qualcosa del tipo 'Democrazia intransitiva' o 'Liberalismo semideponente', arrivare in qualche modo a dei finanziamenti e bla bla bla..." Proposta bocciata, mai leccato il culo ai politici, mai bazzicato per conventicole, nessuna amicizia importante. E poi, di noi quattro, nessuno è tanto obeso e barbuto da credersi Ferrara, nè cotonato e acidulo da credersi Colombo. Carduccio ha proposto di far diventare "Capperi!" un videoblog. Ma, appena s'è capito che gli serviva ad autopromuoversi come gastronomo nelle sue ricette in diretta, abbiamo spezzato le cosce alla proposta. Certo, c'era di stuzzicante nella proposta quella possibilità di link con chat lesbo, fetish e teen che lui ci assicurava per certe conoscenze di ferro. Ma poi, alla fin fine, gli abbiamo fatto capire che non avremmo retto a lungo agli effetti speciali. Castaldi, non ne parliamo proprio, sempre lo stesso: voleva trasformare "Capperi!" in sito a pagamento, con un web-ricatto del tipo "o ci scegli o ci sciogli". In realtà, non s'è capito bene in cosa consistesse la sua proposta, ché parla oscuro e a volte non si capisce neanche lui: l'abbiamo zittito a metà di uno sproloquio di due ore, in cui ha citato un sei dozzine di capoccioni, da Euripide, il tragico, a Tonino, il suo carrozziere. Per fortuna, Ale ha avuto un'ideona: scegliere un giornale e recensirlo spietatamente tutti i giorni, fino all'ultimo pelo perineale. Voi direte: dove sta la novità? Non fa così anche Il Foglio con Repubblica e Il Giornale, non fanno così anche altri blog con Il Foglio? Sì, è vero, ma qui sta l'ideona di Ale, che ha alle spalle uno studio legale da stratosfera e che non apre bocca se la virgola non è a pennello di codice commentato: stroncare con tutta la cattiveria possibile quel giornale, ma certi al mille per mille di non incorrere in alcun reato; fargli saltare i nervi, agli stronzoni (ché abbiamo intenzione di sceglierci degli stronzoni, così, per intantissimo sfizio); provocare, se si può, qualche epilettica querela; e poi rifarci con la richiesta di danno esistenziale. Ché noi a esistenza stiamo messi mica male. Ottima proposta, no? Sì, ma che giornale? Giro di proposte: Gianni diceva il Messaggero; Carduccio con un fogliaccio della piana che neanche più ricordo il nome, adesso; Castaldi, tontolone, diceva l'Osservatore Romano ed insisteva (diceva: "Gli togliamo anche la Pietà di Michelangelo!"); Ale, che pure aveva fatto la proposta, se chiuso in un "uhmmm" del cazzo. Niente, abbiamo rinviato la decisione. Al 13 maggio. Chissà che fino ad allora non ci venga l'idea buona. Ehi, voi, se ne viene una, non lesinate.
(L. C. , 24.3.2004)

Massima del giorno
Non importa quanto sapiente sia colui che cerca di dimostrarmi che i cani hanno sette zampe, io posso solo ascoltarlo per cortesia e lottando strenuamente per non addormentarmi.
G.P.

MOLLICHINE
  Secondo Paolo Cento (Verdi), "è sempre più evidente che [per piazza Fontana] si tratta di una strage di Stato". Ora sappiamo cosa porta in giro, Andreotti, nella sua gobba.

Folena: "Berlusconi deve dare all'amministrazione Bush un ultimatum perché ceda il controllo all'Onu". Perché non comincia lui, dando un ultimatum a Berlusconi?

L'Iran congela le ispezioni dell'Onu sul nucleare. Teheran non ha dunque imparato che è pericoloso nascondere anche le armi che non si hanno?

Applicando la teoria formulata nel 1764 dal matematico inglese Thomas Bayes, lo scienziato britannico Stephen Unwin ha stabilito per Dio una probabilità d'esistenza del 67%. Più o meno la stessa probabilità di scienziati scemi.

Il compositore della musica del film The Passion sostiene che Satana gli è comparso più volte, durante il lavoro. Bisognava metterlo nei titoli di testa e magari pagarlo.

Il poeta americano Derek Walcott: <<Credo di credere in Dio>>. Io credo che creda di credere ma di fatto non crede, perché credo che, se credesse, non avrebbe l'impressione di credere ma la certezza di credere. Almeno, credo.

Hieronimus Bosch si chiamava van Aeken e cambiò il nome in Bosch in onore del paese natale, Œs-Hertogenbosch. Per fortuna non era nato a Milano.

Secondo il geriatra David Demko, Keith Richards, il 60enne chitarrista dei Rolling Stones, sarebbe dovuto morire otto anni fa. C'è gente incapace d'essere in orario.

Derby Roma-Lazio, partita sospesa. Una guerra per un pallone. Meglio la guerra di Troia.

Dopo l'aggressione a Fassino, Angius: "Nel centrosinistra serve un chiarimento politico, altro che scuse". Ma se neanche le botte gli sono chiare, che spiegazioni si crede in grado di capire?

Parmalat, Tanzi interrogato di nuovo. Visto che lo interrogano da settimane, immaginiamo stia concedendo dei bis.

Giannipardo@libero.it

YASSIN

Piccola notizia: il numero due di Hamas, Abdul Aziz Al Rantissi, mentre si trovava in mezzo alla folla scesa nelle strade di Gaza per i funerali dello sceicco Yassin, ha dichiarato che "non ci sarà vendetta, gli israeliani sanno che ormai è guerra aperta". Poche parole si prestano a più numerose considerazioni.

1.      Rantissi parlava in mezzo ad una folla composta di centinaia di persone come quelle che egli minacciava di uccidere. Solo una differenza antropologica, come quella che i nazisti facevano fra se stessi e gli ebrei, rende concepibile un simile assurdo.

2.      Egli minaccia di uccidere centinaia di persone in Israele ma difficilmente riuscirà a farlo. Al contrario Israele potrebbe già oggi, con pochissimo sforzo (un elicottero e qualche missile), uccidere quelle stesse persone che gli stanno intorno. Sarebbe un colmo d'audacia dunque, da parte di Rantissi, dire quelle cose orribili, se non fosse un colmo di stima per la civiltà d'Israele.

3.      Egli stesso sta in quella folla perché gli israeliani non permettono a se stessi d'attaccarlo lì in mezzo. In altre parole, egli si fa uno scudo della decency israeliana nel momento stesso in cui dimostra di non sapere che cosa sia, la decency.

4.      Gli stessi funerali, conditi di slogan di odio e minacce di sterminio per gli ebrei, sono una prova della tolleranza d'Israele. Essi non si potrebbero tenere in quella forma se fossero vietati. Né questo divieto sarebbe un provvedimento criminale, visto che l'Austria, quando cominciarono i moti indipendentisti italiani, vietò gli assembramenti di più di tre persone.  Andate a dire che l'Austria era uno Stato criminale.

5.      Per chi si ponesse il problema dell'efficacia del divieto, basterebbe pensare all'uso intensivo di gas lacrimogeni gettati da un elicottero o, al limite, una sventagliata di mitragliatrice. Sotto Stalin non ci furono funerali solenni di dissidenti.

6.      Rantissi parla poi di un'intensificazione dell'intifadah, e parla di guerra aperta. Questo implicherebbe che Hamas fino ad oggi non ha fatto tutto quello che poteva fare, in materia di terrorismo. Che ha risparmiato qualcuno o qualcosa: e questa è una patente bugia, fra le mille altre. Infatti, fra gli attentatori, Hamas ha usato non solo uomini ma anche donne, anche giovani, anche incinte. Ha usato adolescenti e recentemente ha tentato di sacrificare senza neppure chiedergli la sua opinione  un ragazzino di dodici anni. Per quanto riguarda le vittime, ha scelto persone che si recano al lavoro in autobus, uccidendo bambini, vecchi, donne, studenti, ogni sorta di persona. In un lontano passato l'Olp ha preso in ostaggio e minacciato d'uccidere tutti i bambini d'un asilo infantile (A Kiriat Shmonà). Che possono fare di peggio? In conclusione l'errore, nelle reazioni di Hamas, è quello di credere d'avere uno spazio di manovra. Chi ha fatto il massimo non può fare di più. E quando si sfida un nemico che ha invece ancora molte altre frecce al suo arco, bisognerebbe stare più attenti.

Giannipardo@libero.it , 23 marzo 2004

"Capperi!" riceve dalla faina e volentieri posta:
Ma come sta Bossi ? In molti se lo chiedono e non saremo certo noi a paventare conoscenze che nemmeno i fedelissimi hanno. Procediamo quindi con metodo: si trova ormai in neurologia da vari giorni quindi un danno c'è stato. Visto che Bossi è una Formula Uno della politica sappiamo bene come anche un piccolissimo danno, in una Ferrari, comprometta le prestazioni. Quali le conseguenze ? L'immediata è la paventata scissione della Lega in due tronconi: veneto e lombardo. L'altra però viene da Arcore. In una delle ultime cene del lunedì Tremonti e Letta hanno fatto presente di come il principale consulente del Cavaliere debba essere dato virtualmente per perso. Torna prepotentemente in auge la "vecchia guardia" e sempre più spesso si nota la presenza di Scajola.

A Milano la disputa per il ruolo di segretario cittadino di Forza Italia sta volgendo nettamente a favore degli uomini di Dell'Utri. Altro segnale di ritorno della "vecchia guardia".

(C.F. Kane)

Lo stomaco dell'Elefantino
"Solo della testa abbiamo disperatamente bisogno" scriveva l'Elefantino sul Foglio di lunedì. Concordiamo, il cuore fa sempre troppi guai. Ma sarà il caso, crediamo, di usare parsimonia anche con lo stomaco, che risaputamente è più vicino al cuore che alla testa. "L'assassinio mirato fa schifo" scrive oggi. Con l'azzardo di fargli schifo anche noi, vorremmo dire che, quando si elimina uno che manda per il mondo ragazzini imbottiti di esplosivo, l'assassinio mirato non fa schifo. E' cosa da fare e basta, eventualmente fa schifo sbagliare la mira.
Ci uniremmo oggi alle nausee dell'Elefantino, se le strade di Tel Aviv si fossero riempite di canti e grida e spari in aria e bandiere palestinesi in fiamme per festeggiare la morte di Shaik Ahmad Yasin, se l'elicotterista che ha fulminato quel vecchio terrorista fosse stato portato in spalla come un eroe, se alla sua famiglia fossero stati dati 25.000 dollari in premio, se qualche rabbino avesse detto che Jahveh premia questi lavoretti col paradiso. Ma questo, e lo sa anche l'Elefantino, non è lo stile di Israele. Lo stomaco può non essere scomodato.
(L.C., 23.3.2004)


Talking shop
1.
Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, al quotidiano arabo Al Hayat: "Un anno fa non c'era terrorismo in Iraq, oggi è diffuso ovunque. Ogni giorno attentati, non possiamo chiamarlo progresso". Ma il terrorismo avrebbe le ore contate, perché il simpatico burocrate ha una soluzione: "Un'équipe di esperti partirà nei prossimi giorni per Baghdad, per valutare le condizioni di future elezioni in vista del trasferimento dei poteri". Geniale, i terroristi ne saranno terrorizzati.
 
2.
Sabato abbiamo udito la voce di chi è contrario a risolvere i problemi con l'invio di truppe armate: "E' possibile la pace per la via della ragione e del buon senso". Era scritto in un comunicato dell'Eta.

L.C., 22-03.2004

"Il Duca di Mantova" di Franco Cordelli
 Non si può avere una del tutto compiuta idea di cosa sia l'ultimo libro di Franco Cordelli, "Il Duca di Mantova" (Rizzoli 2004), se si è all'oscuro della "teoria del meme". Libro chiama libro, la "teoria del meme" è racchiusa ne "The Selfish Gene" di Richard Dawkins (Oxford University Press 1976), tradotto in Italia col titolo "Il Gene Egoista" (Mondadori, 1989): "Esempi di memi sono melodie, idee, frasi...Se un'idea fa presa, si può dire che si propaga diffondendosi di cervello in cervello... Quando si pianta un meme fertile in una mente, il cervello ne viene letteralmente parassitato e si trasforma in un veicolo per la sua propagazione, proprio come un virus".
E' Berlusconi il meme che ha parassitato Cordelli, non v'è dubbio alcuno. Tra le 213 pagine di questo che l'autore ci dice "romanzo... o note di diario...diario tematico... pamphlet... una manciata di appunti, di schizzi, di ricordi... zibaldone... tapis roulant in forma di libro... taccuino gotico..." e troppo altro ancora, si stenta a trovarne una sola che possa dimostrare inconfutabilmente salvo da quel meme almeno un sol neurone di Cordelli: l'idea, il virus di Berlusconi, ha parassitato il parassitabile. Se guardi troppo nell'abisso, si sa, diventi abisso tu stesso: Cordelli c'è cascato. Era un bel dire: "Non parlatene più, se no fate il suo gioco". Cordelli non ha ascoltato il consiglio sulla soglia fatale, è entrato, si è perso. E non si tratta della perdizione nota, la miscela triste di narcisismo e proiezione, di cui quell'intervista raccolta da Claudio Sabelli Fioretti ridava poco fa la eco stenterella: "Berlusconi è nato e vissuto solo perché io potessi scrivere questo libro" ("Sette", 29.1.2004). No, è possessione, parassitamento. Il Duca è Rigoletto, e Rigoletto è il Duca. Non è l'epifania del Doppio, è replicazione. Cordelli è Berlusconi, e Berlusconi (ahinoi!) è Cordelli.
"Il mio risentimento nei suoi confronti, per usare il più gentile dei termini di cui dispongo..." finisce per diventare scrittura "per disprezzo, per rabbia, per nausea, per schifo, per repulsione"; poi, ancora qualche resistenza ("E'... ridicolo? Cioè, è ridicola la mia passione?... E merita tanta sofferenza, o attenzione, l'oggetto della mia scrittura?"), per convincersi che la resistenza è vana, "la resistenza è cosa del passato"; un fatale cedimento, ancora ("Potrei io finire con l'amare il Duca? Tutto è possibile..."), e ancora un disperato ristare ("Debbo dunque scansarlo, debbo evitare di parlarne, di nominarlo..."); poi, la resa: "Se fossi nato prima... se fossi vissuto in un'epoca in cui il Duca non fosse ancora apparso..., io sarei diventato uno scrittore diverso, o forse sarei stato uno scrittore vero e proprio". E' una dedica. Come la geniale figata di chiamare il proprio cane Silvio, "un dalmata di sei mesi, di un vigore impressionante". Portentoso, il meme. Prima intrusivo, poi devastante.
Fin qui, il diario sotterraneo di una possessione, sotto traccia. Perché "Il Duca di Mantova", pur non valendo i 15 euro che millanta, è parecchio altro, nella forma e nella sostanza. Carnet di chi gira, frequenta, fa cose, vede gente; agenda di chi vede film, dibattendo(si); libricino nero delle frette e delle contumelie; album di cosmogonie domestiche; fors'anche, chat delle meschinelle vendette. Deh, vieni, ti sputtanerò l'editore che mi sta sul cazzo: "Il sempre allegro e tacitiano Piero Gelli, che tutto trasfigura nell'abbaglio continuo del suo mestiere di editore, l'abbaglio di chi scopre le cose, ovvero le merci". Seguimi, ti dirò d'una femmina "che, si diceva, era stata amante  di Previti. Questo fatto mi attraeva enormemente". Vieni, ti parlerò di Deanna, dagli occhi a mandorla. Ascolta, vieni, senti: una volta l'ho visto in carne ed ossa, il Duca, col maglioncino a girocollo, coi molti indizi suoi di compiaciuta ottusità.
Nel registro, se non nel timbro, la scrittura s'apparenta alla loquela sciatta, la cugina povera, la ciarla, memore pure di qualche utensile di cui reca il segno: "Quand'ero uno scrittore all'antica... misuravo ogni parola, sceglievo con cura gli aggettivi...". Ora: "Le cose andarono in modo diverso, in modo cioè normale", in modo cioè normale. La quinta si dilata, la romanza diventa romanzo, alla faccia del "cioè normale". E solo l'eccesso passionale, spavaldamente, da re o buffone (non fa differenza), ridà la cifra patognomonica del melodramma. Per Franco Cordelli - questo è il punto - il melodramma è quella pagliacciata subculturale che ci disse Gramsci e che "il principe Tomasi di Lampedusa detestava con tutte le sue forze" perché "tonitruante, smargiassa, accorata", insomma roba da televisione commerciale, forma (ancor più, epifania) berlusconiana. Da odiare, da odiare. Odia Berlusconi, odia la tv, odia gli editori, odia perfino gli scrittori. Perfino odia "quella che ancora chiamiamo sinistra... questa ultra-privilegiata, smisurata élite". Questo consente l'almanaccare, e Cordelli almanacca: "La questione morale sarebbe l'aspirazione ad un mondo più giusto, l'istintiva o meditata rivolta contro il mondo com'è". Ma, infine, poi, chi sono questo re François e questo Triboulet? Dov'è il Duca, se non la sua Mantova? Gilda, dov'è? "Gilda è perduta; quella, (...) chi può giurare che sia incolpevole?
"Chi scrive, si sa, è un cretino", ma "sempre stato fortunato. Avevo deciso di non lavorare e in effetti ci sono riuscito"  ("Sette", ibidem). Un cretino fortunato. Poi, "i ruoli si sono rovesciati. In effetti io sono un politico e lui è un facitore di romanzi. Per essere più precisi (...) le soap, le serie, gli sceneggiati, i telefilm, i romanzi a puntate, le fiction, le telenovelas, le sit-com, (...) i lungometraggi, i mediometraggi, i corti". Si salva? Non si salva. "Chi scrive, si sa, è un cretino", ma anche chi compone musica non scherza. Prendi quel Verdi, per esempio: "Se si può essere peggio del Duca, (...) Verdi lo è, il grande bugiardo, l'onnipresente consolatore". Ma sono bizzarrie di gusto, passino. Se, come dice il divino Rondolino, tutti s'improvvisano allenatori della Nazionale e recensori della Bassa, "e sempre un tanto al chilo" (Il Foglio, 11.3.2004), perché Cordelli non può fare il critico musicale? La penna c'è: "Il territorio si è deterritorializzato". Il Duca ci si impappinerebbe, peggio che sul famoso scioglilingua dell'Arcivescovo di Costantinopoli, quello che si disarcivescoviscostantinopolizza. "Ecco perché scrivo, se è una risposta. Scrivo perché non sono Berlusconi". Troppo tardi, il meme è dappertutto. Al punto da parlare attraverso Cordelli e fargli dire: "L'autore è sempre meno presentabile del suo personaggio". Ah, questo Berlusconi!
 
(Luigi Castaldi, 21.3.2004)

Sofri? No, non soffro.
Come la mettiamo? Si, come la mettiamo se, pur essendo favorevole alla grazia a Sofri,  ne ho le palle piene dei Sofriboy e dei loro lamentosi lamenti.
Ma come! Ai signori deputati è consentito soltanto prendere il "pacchetto" così come è stato confezionato ... non  votare secondo coscienza ... altrimenti viene giù il mondo.
 Al contrario, a Sofri, proprio per via della sua coscienza,  si preparano leggi per nemmeno fargliela chiedere, la grazia... e non vien giù nemmeno un granello di sabbia.
(cp, 19.03.2004)


"Va', pensiero!"
1. Ogni volta che dalle finestrelle della nostra turris eburnea, scritta su un cartiglio arrotolato in un bussolotto, che poi leghiamo alla zampetta d'un piccione viaggiatore, congediamo un'idea nostra per le sconfinate vastità del mondo - ecco, ogni volta, dovremmo esser di molto premurosi con quell'idea, deh, in fondo è nostra! Immaginare che arrivi, sì, dove vorremmo - e che ci vuole? - ma che, lì giunta, possano cucinarsi il piccione in fricassea e dell'idea farne contorno. A questo punto, immagino, avrete finito il cosciotto. Non vi piaceva il contorno? Fa nulla. Un po' di pazienza, ché arrivano frutta, dessert e, a scelta, tiramisù o amaro.
 
2. Al direttore - Posso produrle amplia e dettagliata certificazione sul fatto che molti tra i suoi più assidui e affezionati lettori, l'umile sottoscritto con essi, fossero già da un bel pezzo al punto che lei fissa nell'editoriale "Una destra cialtrona", per altre parole date e non mantenute. L'abbiamo letto mormorando: "Finalmente!"
Senza sperarci, noi l'aspettavamo e così ora non sappiamo nasconderle la gioia, anche se vorremmo provarci, perché sappiamo con quanta amara rabbia si giunge in questo punto e quanto fuori luogo possa sembrare la gioia a chi è vi appena giunto. Saremo condoglianti per un po', sappia, a fatica. Ci faccia un segno quando avrà ripreso il buon umore.
Amici dell'America e d'Israele, liberali genuini, innamorati della democrazia: hic manebimus optime. Se ci vogliono, sanno dove stiamo.
 
3. Risposta del direttore - A ciascuno la sua disillusione, prego.
 
4. Al direttore - A ciascuno la sua disillusione, ci mancherebbe altro. Ce n'è di due tipi: "disincanto" e "disinganno". Le lascio la scelta, io mi accontenterò dell'altro. Le auguro serenità.
 
(L.C., 19.3.2004)



CAZZOTTI
Un'autorevole corrente di analisti è convinta che gli attentati del terrorismo fondamentalista in occidente non siano episodi di un epocale "scontro di civiltà", ma solo effetti collaterali di uno scisma che vada consumandosi in seno alla cultura islamica. Che, dunque, non bisognerebbe esagerare con azioni ritorsive come quelle di occupare Afghanistan e Iraq, perché questo avrebbe il solo effetto di rafforzare una fazione scismatica sull'altra. Esportare la democrazia per distruggere le centrali del terrore sarebbe un rimedio peggiore del male. Può darsi, anche gli scismi consumati in occidente furono lunghi e sanguinosi, ne ricordiamo qualcosa. Rimane il fatto che noi non andavamo a rompere il cazzo agli indù o ai buddisti.
 
Stavo mettendo un po' d'ordine tra le mie carte, quando m'è capitato tra le mani il faldone di ritagli con l'etichetta "Sofri libero". Ho fatto un calcolo assai approssimativo su quanto sia stato speso in passione, intelligenza, fatica e tempo per scrivere quei sette chili di argomentazioni, appelli e miserere, a quanto pare inutili, ma sopraffini. E mi chiedevo: ma tutti questi amici, utilizzando gli stessi sette chili di passione, intelligenza, fatica e tempo, non avrebbero potuto combinare un'evasione alla grande? Immagino l'obiezione: Sofri non accetterebbe. Controbiezione: un cazzotto in testa, e via. A mali estremi, estremi rimedi.
 
(L.C., 19.3.2004)



Scoopofilia
In data 17.3.2004, tardo pomeriggio, il sito di Roberto D'Agostino  posta la notizia "Ferrara molla il Cavaliere". Si sa a cosa servano i titoli delle notizie: dall'Antico Testamento ad Eva 3000, servono ad attirare quel fessacchiotto del lettore con una sintesi disinvolta e sbrigativa. Non voglio qui annoiare quei quattro gatti che mi leggono con il mio umile parere sul perché quella notizia non vada letta a quel modo. Andiamo avanti.
Il fessacchiotto qui sottoscritto apre la pagina relativa alla notizia  e trova il testo dell'editoriale di Ferrara , che è stato anticipato dall'Ansa alle ore 18.26; è introdotto da uno spocchioso cappello, tratto da un blog  che ne ha fatto post alle 18.31; non v'è citata la fonte, né questa è riportata dalla pagina di Dapospia. Stimo Roberto D'Agostino: so che se ci fosse stato scritto "dall'Ansa", avrebbe riportato "dall'Ansa".
Non m'intrattengo: 1) sulla qualità di quel cappello, ove si legge che "Giuliano Ferrara completa lo sganciamento da Silvio Berlusconi" (più d'una analisi sembra una lettura dei fondi del caffè); 2) sul preziosismo lirico ("la cenere nascondesse un fuoco alimentato da altra la legna") che è cosa davvero degna d'incanto, tenuto conto del taglia-incolla dall'Ansa in soli cinque minuti cinque; 3) sul criptico finale ("non badate alle sole apparenze") di stile tra Lucarelli e Pecorelli.
 Mi astengo anche da un giudizio, seppur sommario, del blog in questione, in tutto banalissimo, se non in un'esilarante rivelazione: come ogni bacarozzo, il blog sogna di schiudersi in farfalla. Un quotidiano, addirittura. E già, con queste virtù deontologiche... Campa cavallo! In Italia si va dal notaio quando non si sa che fare... Ma poi, quand'anche le vendessero queste sei copie, la studiano di notte la regola del chi, come, quando, dove, come e perché? O stanno già studiando da stagisti sotto qualche scrivania? Domande che è inutile rivolgere al responsabile del blog, ché puoi aspettarti l'ammissione d'un errore da un professionista vero, mica da chi è alle prime armi con le vongole. Rimane una domanda: di che materiale bisogna farglielo il monumento allo scoop?
(L.C., 18.3.2004)



Al Zapatero

Il programma di Aznar schierava la Spagna al fianco degli Usa e dei paesi europei che si erano convinti, per tempo, che la guerra al terrorismo impone coraggiosi sacrifici e tempi lunghi; il programma di Zapatero, su quello vincente, s'illude di trattare con Al Qaida per ottenere uno statuto di garanzie sottaciute, implicite e provvisorie in cambio di un depotenziamento dell'asse atlantico. La paura del popolo spagnolo ha premiato Zapatero, incoraggiato Al Qaida, depresso l'alleanza antiterroristica, al momento. Ora, però, è oltremodo sgradevole ammettere che si è ricevuta l'investitura del potere per un maggioritario moto di paura. Così qualche lestofante cerca di convincerci che il governo Aznar sarebbe caduto perché ha mentito all'opinione pubblica. I pronostici dell'antivigilia sarebbero stati capovolti dall'indignazione morale, insomma, non dal terrore seminato tra chi ha più carne che fede. La storia non offre controprove (cosa sarebbe cambiato se Aznar avesse detto subito "è stata Al Qaida"?); così il lestofante ce lo ripeterà infinite volte, fino a convincersene, fino al prossimo attentato. Perché, se "chi ama la vita" cede una sola volta alla paura che gli incute chi "ama la morte", ha ceduto per sempre, Madrid brucerà ancora, quando la posta s'alzerà. Il lestofante è quello che Ann Coulter definirebbe traditore. Abbiamo un nemico in casa, anche noi europei. Non è il musulmano: per carità di Dio, lasciatelo in pace, odia Osama bin Laden più di quanto sia capace di odiarlo un pacifista. E' il lestofante, quel nemico. Falsificando la storia, mentre essa si fa, ci consegna alla viltà.
(L.C., 16.3.2004)





Hoy somos todos madrileños

                       

   
Rassegna stampa

Francesca Pierantozzi: «Per Finkielkraut l'Europa è vile, non sa riconoscere il male e cerca solo giustificazioni morali». Da Il Foglio
Parigi. Sul tavolo, giornali, fogli di appunti sparsi e il libro di Solzenicyn. L’attualità, la riflessione e il punto di riferimento: il lavoro di Alain Finkielkraut va avanti da anni sulla strada, spesso difficile, della critica del presente. Un presente che oggi – ammette – lo “sconvolge’’: Le bombe, le elezioni, l’Iraq. L’attualità è drammatica e appare drammaticamente confusa. Dunque meglio cercare di chiarire cominciando dal principio. 11 settembre 2001-11 marzo 2004: simmetria fatidica delle date, asimmetria tragicomica delle reazioni. “Quando l’America viene colpita dal terrorismo, gli americani rispondono. Quando l’Europa viene colpita dal terrorismo, gli europei si pentono. Il nuovo primo ministro spagnolo non ha nemmeno aspettato l’investitura ufficiale per annunciare urbi et orbi il ritiro del contingente spagnolo in Iraq. Ai terroristi che per la prima volta nella storia hanno dettato la scelta elettorale di un popolo, Zapatero ha risposto: ‘vi ho compreso’. Si è comportato in un certo senso come il loro mandante, è stato eletto dai terroristi per mettere fine alla presenza spagnola in Iraq”. Molti giornalisti europei ci dicono che gli spagnoli hanno in realtà sanzionato una manipolazione, che hanno dato una bella lezione morale al resto del mondo: Ma quale menzogna? La mattina dell’11 marzo il governo spagnolo ha creduto in buona fede che l’attentato fosse firmato dall’Eta. Esistevano forti indizi che lo lasciavano credere. L’ostinazione a indicare l’Eta come responsabile è stata forse patetica, ma il governo ha fornito praticamente in tempo reale le informazioni che contraddicevano la sua tesi. Mi sembra che a forza di vedere la manipolazione laddove c’è soltanto disordine e confusione, il disprezzo diventa impossibile: l’Eta non è più una mafia delinquente capace del peggio, ma un gruppo rivoluzionario accusato ingiustamente di un crimine abominevole. Gli spagnoli in realtà non hanno sanzionato una menzogna o una manipolazione, ma l’intervento in Iraq, ovvero l’allineamento del loro governo sulla politica americana. Hanno rifiutato di considerare il terrorismo come il nemico, e ne hanno fatto il loro signore”. Ma esiste un vero pensiero antiterrorista? “No. Ascoltiamo Zapatero. All’indomani di queste elezioni dichiara che le motivazioni della guerra in Iraq non erano credibili. E il popolo, con lui, ritiene che una guerra che non era la sua ha portato il terrorismo in casa. Qualche ora dopo apprendiamo che Abu Mussab Al Zarkaui sarebbe legato alle stragi di Madrid. Il suo nome era stato fatto il 23 febbraio dell’anno scorso da Colin Powell, che lo aveva indicato come un terrorista pericoloso con base in Iraq, quale doveva essere impedito di nuocere. Oggi possiamo rammaricarci che gli americani, nonostante l’invasione, non siano riusciti a catturarlo, ma mi sembra che gli attentati di Madrid diano ancora più credito all’intervento in Iraq. E’ incredibile lo scarto tra il comportamento reale degli europei il modo con cui lo vivono. L’Europa, titolano i giornali, è sul piede di guerra: ma non vero. L’Europa, al contrario, dice basta, ritira. Certo si faranno riunioni, si creerà una nuova burocrazia poliziesca e si riempiranno i treni di cani poliziotto per cercare valigie piene di esplosivo. Ma questa non è la lotta contro il terrorismo. Lottare contro il terrorismo è andare a cercare i terroristi. E a questo l’Europa ha rinunciato. Cosa succede se domani esplode una bomba in Francia? Il governo francese sceglierà di ritirare la legge che vieta il velo islamico nelle scuole? Assistiamo chiaramente ad una politica di appeasement. Si vuole addomesticare la bestia, quando si dovrebbe aver capito che più si cerca di accontentarla, più la bestia reclama. Dov’è finita la vigilanza degli intellettuali europei? L’Europa risponde con quella che ritiene la propria intelligenza: gli americani sono cowboy, noi siamo più raffinati, loro hanno Bush, noi abbiamo Derrida e Agamben, gente che sa andare oltre le apparenze, che quando si parla di terrorismo usa virgolette di precauzione, gente che s’interroga, che risale alle cause. E quali sono le cause del terrorismo, secondo questa intelligenza? La disperazione. E da dove viene la disperazione? Dalla dominazione dell’impero americano e dall’oppressione dei palestinesi in Israele. E così, in meno di ventiquattr’ore, il crimine commesso in Spagna è stato fatto proprio al grido di ‘Aznar, Bush assassini’. Senza contare che è molto più comodo e confortevole combattere un potere democratico – dunque impotente – che non l’idra del terrorismo islamico”. Questi significa che l’Occidente non ha più armi, nemmeno mentali, per far fronte alla minaccia? “Parlerei di europei e non di occidentali, perché è chiaro che gli americani – e in gran parte anche gli inglesi – non reagiscono nello stesso modo. L’Europa è entrata nell’era post-nazionale delle democrazie. Non abitiamo più delle nazioni, ma delle società. E ciò che caratterizza le società è la vita come bene supremo. La società si definisce attraverso la manutenzione del processo vitale. In questo contesto la pace diventa l’obiettivo supremo, non in quanto obiettivo politico di mutuo riconoscimento, ma in quanto ‘sicurezza’. La pace nel senso di ‘lasciateci in pace’, ‘fateci stare tranquilli’. Sono stato colpito dal fatto che praticamente nessuno, in Spagna o in Europa, ha fatto il minimo paragone tra gli autobus israeliani polverizzati e i vagoni sventrati di Madrid. Questo perché per la maggioranza degli europei gli israeliani se la sono cercata: gli israeliani sono colpevoli, mentre gli europei proclamano la loro innocenza. L’Europa ‘intelligente’ è quella che cerca le cause, e la causa prima del male è il conflitto israelo-palestinese, che alcuni assimilano – è il caso di Edgar Morin – a un cancro che produce metastasi. Ho l’impressione che l’Europa nutra un grande sogno di chemioterapia politica. La maggioranza dell’opinione pubblica sembra subire le decisioni politiche delle classi dirigenti. L’Europa si chiede: ma cosa ho fatto per meritare tutto questo? Certo, noi abbiamo colonizzato, noi viviamo nel lusso, mentre ‘loro’ vivono nella miseria. E’ uno strano miscuglio di inerzia e coscienza sporca che rischia di trasformarsi nella giustificazione morale di una viltà di cui l’Europa ha mostrato svariati esempi nella storia recente”. Usciamo allora sconfitti dal famigerato “scontro di civiltà”? “Io esiterei a impiegare questa figura. L’Islam non è certo una religione di pace, prevede il jihad, che non soltanto una lotta contro se stessi. Tuttavia l’Islam non è le bombe, non è le stragi di Madrid, non è l’11 settembre. Tra bin Laden, al Qaida e l’Islam esiste una differenza. Ritengo semplicemente che non sia ancora arrivato il tempo delle spiegazioni. Dobbiamo accettare di trovarci davanti qualcosa che è il male. E uso questo termine a ragion veduta, perché il male è il termine cui si ricorre quando mancano i concetti, le spiegazioni. Il male è irriducibile al principio di causalità. C’è, e non sappiamo perché. Nonostante tutti i libri, non siamo riusciti a spiegare Hitler. Anche il terrorismo oggi è un fenomeno irriducibile a una spiegazione: non è l’Islam, non è la disperazione. E’ la capacità di uccidere senza limiti. E a questa capacità occorre trovare risposte diverse di quelle che propone l’Unione europea”.

-Emanuele Ottolenghi: "Pagando il pizzo ad al Qaida non illudiamoci che ci lasci in pace", Il Foglio
<<Il terrorismo colpisce a casaccio, ma la sua logica non è casuale. C’è nell’attacco di giovedì scorso il freddo calcolo di influenzare il voto, cosa pienamente riuscita. Al Qaida aveva annunciato questa strategia sin dall’anno scorso, in un libro circolato su siti islamici radicali. Nel testo, disponibile sul sito www.e-prism.org, si discute a lungo della Spagna come il punto debole dell’alleanza “crociata”. Il libro sostiene come la posizione del governo spagnolo possa cambiare a causa della forte opposizione popolare alla guerra e alla presenza di truppe spagnole sul suolo iracheno. Tre elementi emergono: il numero di attacchi necessari a spostare l’opinione pubblica, la possibilità che i socialisti vincano le elezioni, e la centralità quindi del voto del 14 marzo. Chi scrive capisce benissimo i sentimenti degli europei, intuisce come l’uso della violenza possa essere calibrato, nei modi e nei tempi, per influenzare le elezioni, e ne fa conseguente uso, colpendo ripetutamente obbiettivi spagnoli in Iraq e Marocco, e infine a Madrid alla vigilia del voto. La logica è ferrea: mostra lucidità di pensiero e piena comprensione della nostra mentalità. Al Qaida ha vinto le elezioni di domenica: come previsto dai terroristi, i socialisti spagnoli cedono al loro ricatto annunciando il ritiro delle truppe. Nulla di più logico e razionale. Il nemico dell’Occidente ne comprende benissimo la psicologia, la studia e ne cerca i
punti deboli, che utilizz