“PER BUTTIGLIONE NON E’ FATTA, MOBILITIAMOCI PER DIRE NO”
* Articolo de ”l’Unità” del 26 luglio 2004, pagina
1
di Giampiero Rossi
Milano. “A causa di necessità impellenti interne alla maggioranza,
l’Italia rischia di mandare in Europa non un cattolico liberale, ma l’espressione
dell’integralismo cattolico.” Marco Pannella non si rassegna all’idea che
un regolamento di conti politico tra Berlusconi e un pezzo dell’Udc possa
tradursi nella nomina di Rocco Buttiglione a commissario europeo. Ma il leader
radicale, insiste anche nel sottolineare che i giochi ancora non sono fatti
e che se le opposizioni, politiche e sociali, si muovono energicamente c’è
ancora tempo per fare pressione e promuovere la candidatura di Emma Bonino,
che dopo quella prestigiosa di Mario Monti è stata bruciata “per vendetta
da chi pochi giorni prima gli aveva offerto di diventare il numero due del
governo italiano”. Lo dice anche un sondaggio, diffuso ieri da Radio radicale:
il 40% degli italiani avrebbe preferito Monti, il 27% la Bonino, solo il
20% approva il nome di Buttiglione.
Pannella, perché secondo lei sarebbe così negativa la nomina
di Buttiglione alla commissione europea?
“Per la sua cultura: non è un cattolico liberale bensì l’espressione
di un integralismo confessionale che già ha condotto l’Italia a produrre
la peggiore legge che c’è in tutta Europa, quella sulla procreazione
assistita, che lui ha difeso. Questo, in un panorama internazionale in cui
il Papa parla a Bush non di guerra e di pace ma piuttosto di embrioni e cellule
staminali, significa che l’Italia porta in Europa posizioni che anche altri
paesi hanno nella loro cultura ma non nelle loro politiche legislative”.
Insomma, secondo lei, si corre il rischio di riportare indietro il calendario
della cultura acquisita nell’approccio al progresso scientifico?
“Io temo una figura che cerca di incardinare in Europa la posizione specifica
dello stato Vaticano, che tra i tanti effettivi avrebbe quello di aggravare
la posizione della nostra ricerca scientifica, già duramente colpita,
con il primo effetto dell’emigrazione di tanti ricercatori, in fuga verso
l’Asia, da Taiwan alla Corea del sud”.
Lei però continua a usare il condizionale: lo fa perché ritiene
ancora aperta la partita per la nomina di Buttiglione?
“Ma, insomma, per una disputa interna alla maggioranza viene fatto fuori
Monti, cioè una candidatura il cui prestigio era stato sottolineato
dallo stesso Berlusconi che gli aveva offerto, in sostanza, di fare il numero
due del governo. E questo si può anche leggere, oggi, come una vendetta.
E poi è stata ignorata, in alternativa, anche una candidatura naturale
come quella di Emma Bonino, riconosciuta pubblicamente come tale anche da
diversi uomini di Berlusconi. Noi abbiamo anche i dati di un sondaggio della
Swg, completato tra venerdì e sabato, che dice che il 40% degli italiani
avrebbe preferito Monti, il 27% la Bonino e solo il 20% Buttiglione”.
Certo, Berlusconi è sensibile ai sondaggi e al consenso, ma secondo
lei basta questo per fargli cambiare idea?
“Intanto farebbe bene a prenderne atto. Ma quello che voglio dire è
che formalmente l’iter per la composizione della Commissione europea è
ancora aperto: perché non si tratta più di “nomina” da parte
dei governi nazionali, ma di una “indicazione”, che poi il presidente Barroso
dovrà accogliere e successivamente il parlamento europeo potrebbe
anche sfiduciare le sue stesse nomine. Insomma, c’è ancora tutto lo
spazio per una mobilitazione politica che punti a sostenere, dopo Monti,
la candidatura più naturale.”
Cioè Emma Bonino?
“Certamente, perché oltre al prestigio internazionale, raccoglie ampi
consensi, proprio perché rappresenta una cultura decisamente opposta
a quella di Buttiglione, è che in Europa è condivisa”.
E cosa dovrebbe accadere, adesso, secondo lei?
“Io sono meravigliato del silenzio che è calato subito dopo che tutti
i giornali hanno accolto con clamore la bocciatura di Monti e la contemporanea
promozione di Buttiglione. E soprattutto le opposizioni dovrebbero muoversi,
insieme alle altre forze sociali, per mettere in difficoltà Berlusconi
su questa scelta. Ci sono le condizioni ideali per cambiare il finale di
questa vicenda davvero non mi spiego perché questo silenzio generale”.