Fiabe e leggende: Mosè, Salomone,
Giulio Cesare, Platone, San Pietro…
Su Informazione Corretta del 2004-08-11, Federico Steinhaus firma un articolo
dal titolo «Fiabe e leggende: Mosè, Salomone, Giulio Cesare,
Platone, San Pietro…»
Gli italiani non hanno alcun
collegamento storico e culturale con l’antica Roma, ed hanno inventato leggende
su personaggi mai esistiti, come Giulio Cesare, al solo scopo di giustificare
la loro presenza in Italia, una terra che invece appartiene all’ Islam, come
è testimoniato dalla presenza dei musulmani in gran parte del territorio
nel corso di molti secoli.
Platone e Socrate per i greci, Ferdinando ed Isabella per gli spagnoli, e
chissà quanti altri nomi celebri che affiorano nella nostra memoria
scolastica non hanno altra funzione che questa: accreditare, pur non essendo
mai esistiti, un preteso diritto di un popolo nei confronti di un territorio
che in realtà non è suo, ma dell' Islam.
E poi…quella storia di San Pietro arrivato a Roma per fondarvi la Chiesa
cristiana, e quell’ altra che proprio in questi giorni si è concretizzata
nel pellegrinaggio a Santiago de Compostela…servono solamente a far credere
che in questi paesi europei si sia radicata in tempi antichissimi una religione
che invece non vi è mai stata il culto dominante.
No, non siamo impazziti. Abbiamo semplicemente trasferito nella nostra realtà
europea il contenuto di un programma educativo della rubrica culturale trasmesso
dalla televisione nazionale palestinese tra la fine di luglio ed i primi
di agosto, trascritto e tradotto in inglese da Palestinian Media Watch (http://www.pmw.org.il).
Eccone alcuni estratti.
Parlano gli storici palestinesi Dr. Jarir Al-Qidwah, direttore della Biblioteca
pubblica palestinese e consigliere culturale di Arafat, ed il Dr. Issam Sissalem,
già direttore del Dipartimento di Storia dell’ Università palestinese.
Il moderatore è Mohammed Albaz.
Albaz: Da dove proviene la storia del Tempio di Salomone?
Al-Qidwa: …Credo che sia stato costruito dai Cananei che erano i vicini degli
Israeliti…Devo chiarire con fermezza che la Bibbia è un documento
d’ archivio, che non rappresenta ciò che i primi ebrei erano, ma ciò
che essi credevano di essere, quel che immaginavano. Il Tempio è il
frutto della loro immaginazione. In ogni caso, quando la nostra nazione ed
i nostri progenitori cananei vennero in Palestina, essi costruirono il Tempio…un
tempio a Gerusalemme.
Sissalem: Noi, la nazione palestinese che combatte per la sua libertà
e liberazione, non dobbiamo prestare troppa attenzione a queste false leggende
bibliche. La storia della nostra terra si protrae da più di mille
anni. Terra di battaglie e guerre, eserciti, tribù e condottieri che
l’ attraversarono. Non dobbiamo prestare attenzione su quelle che sono chiamate
le tribù ebree bibliche, che di fatto erano beduine ed arabe. Quelle
tribù (ebree) furono cancellate e cessarono di esistere e non vi fu
più alcuna traccia di esse…Quella gente non aveva una religione pura.
Essi pretesero che fosse stato Salomone, che riposi in pace, a costruire
il Tempio… Salomone fu un Profeta musulmano e fa parte del nostro patrimonio
storico.
Un ascoltatore telefona: Il movimento sionista mondiale e la massoneria hanno
guidato gli ebrei, distorcendo la Bibbia ed i Protocolli degli Anziani di
Sion (si noti l’ accostamento, ndt) e la nuova Bibbia, per farli venire qui…gli
ebrei sono invasori stranieri che passeranno come gli altri passarono, sia
la volontà di Allah.
Al-Qidwa: così sia la volontà di Allah!
Sissalem: così sia la volontà di Allah!
Albaz: così sia la volontà di Allah!
Ascoltatore: e la Palestina sarà per loro un cimitero, così
sia la volontà di Allah!
Al-Qidwa: Il sionismo è un movimento razzista...mescola nazione e
religione...gli ebrei sono una religione, non una razza...La questione del
tempio è una innovazione sionista. Nessuno ha detto che il tempio
costruito a Gerusalemme, né i cananei né i romani, nessuno
ha detto che era nel luogo dell' Al Haram islamico....Questi ebrei furono
dispersi tra molte nazioni. Gli ultimi, dopo molti secoli, gli ebrei del
Khazar, sono quelli che vivono ora in Palestina. Quando questa gente ha cominciato
a scrivere la Bibbia hanno scoperto che era scritta in una lingua straniera...quando
arrivarono in Palestina non avevano nessuna conoscenza o cultura.
Sissalem: Gli ebrei del Khazar avevano uno stato in Caucasia, che fu distrutto
dalla famiglia Vladimir e dagli attacchi mongoli che li invase nel 13. secolo.
Furono dispersi e si rinchiusero nei ghetti, in ciò che si chiama
Russia, Ucraina e Polonia, e vennero qui nel 19. secolo con false pretese
sioniste basate su leggende.
Da queste poche battute, che, ricordiamolo, si sono scambiate due docenti
di prestigio nel corso di una trasmissione culturale programmata dalla televisione
di stato palestinese, risulta evidente che il loro insegnamento intende trasmettere
le seguenti informazioni ai palestinesi:
- che gli ebrei dell' epoca biblica non hanno alcun collegamento storico,
culturale o religioso con quelli di oggi
- che gli ebrei della Bibbia in realtà erano arabi
- che i profeti della Bibbia erano musulmani
- che anche re Salomone era un profeta musulmano
- che il Tempio di Salomone non fu costruito dagli ebrei, ma dai cananei,
che erano i progenitori dei palestinesi d'oggi
- che la Bibbia è un racconto leggendario frutto di pura invenzione
- che gli ebrei che oggi vivono in Israele in realtà discendono da
tribù medievali del Khazar, senza alcun legame con Israele
- che il luogo in cui sorgeva il Tempio è una invenzione sionista.
Un altro programma culturale della televisione di stato palestinese ha recentemente
trasmesso quasi ogni giorno un poema la cui lettura era sempre corredata
da immagini:
"Voi siete fantasmi nella mia terra" (nel video compaiono immagini di israeliani)
"E le nostre radici qui sono profonde" (panorami della Palestina)
"Per un milione di anni è stata la nostra patria"
"Noi siamo arrivati- l' alba della creazione dell' uomo nel mondo ed il nostro
arrivo- l' inizio "
"Prima di noi nessun piede l' aveva calpestata" (scene di paesaggio palestinese)
"Nostre sono le caverne dei suoi monti, nostri i suoi fiumi, nostri i suoi
alberi, vigneti, campi"
"Questo è l' inizio" (immagini di Arafat)
"Ed ogni inizio è seguito da una fine" (immagini della Moschea di
Al Aqsa)
"I giorni sono lunghi" (scene di guerra)
"I giorni sono sempre stati lunghi ed il corso della storia- la rivoluzione"
(sventola la bandiera palestinese).
Nella storia delle nazioni i movimenti di rivendicazione nazionale si sono
sempre accreditati nell' immaginario pubblico al quale si appellavano facendo
leva anche su vere o presunte eredità storiche, culturali o spirituali.
Ma nel caso in esame constatiamo che esiste da parte dell' Autorità
Palestinese una strategia coordinata e massiccia di delegittimazione morale
che ha lo scopo di tagliare di netto ogni legame degli ebrei con il loro
passato.
I nazisti, alla cui scuola il mondo arabo ha attinto a piene mani illudendosi
anche di poterne importare la "soluzione finale", cancellavano nelle proprie
vittime ebree l' individualità marchiandole con un numero impresso
a fuoco sul braccio, e toglievano loro ogni dignità umana costringendole
a spogliarsi prima di essere assassinate.
I palestinesi, e non da oggi, fanno di più: tentano di sradicare qualsiasi
collegamento storico, culturale, spirituale e persino religioso degli ebrei
con il loro passato.
Negare che sia esistito un Tempio ebraico a Gerusalemme, negare che re Salomone
fosse ebreo, negare che i profeti della Bibbia fossero ebrei, affermare che
tutto ciò è parte essenziale della religione musulmana e della
storia araba non è - come qualcuno potrebbe giudicare - un ingenuo
e perfino ridicolo tentativo di rubare agli ebrei la loro storia: è
una velenosa ed in quanto tale pericolosa strategia che tende a far crescere
nella menzogna una generazione, forse due, di palestinesi, che impareranno
dai programmi culturali della loro televisione e dalle affermazioni dei loro
leaders che nella storia plurimillenaria di quella terra ogni volta che trovano
la parola "ebrei" la dovranno sostituire con la parola "arabi". Non dobbiamo
dimenticare che in molte occasioni, negli ultimi dieci anni, lo stesso Arafat
ha affermato sfrontatamente che Gesù era un arabo palestinese, lanciando
in tal modo un amo al quale sperava che anche una parte del mondo cristiano
potesse abboccare.
L' antisemitismo gestito dal mondo arabo costituisce una coerente appendice
di questa strategia, calata nel quotidiano per rafforzare con il pregiudizio
e con l' odio quel contesto pseudoculturale che rimane, invece, all' interno
del mondo arabo.Così si spiegano i perenni riferimenti al deicidio,
all' omicidio rituale ed alle altre accuse del Medioevo europeo e cristiano
che sono dominanti nell' antisemitismo arabo.
E ci sia consentita, in conclusione di questa analisi, anche una illazione
che a questo punto non ci pare priva di fondamento logico.
Da oltre un anno l' antisemitismo è divenuto un serio problema in
Grecia, che pure ne era stata sempre immune: lo troviamo nei giornali, nelle
vignette satiriche, nei programmi televisivi, senza che da parte governativa
sia stata intrapresa una sola iniziativa per impedirne il dilagare.Pochi
giorni or sono il sindaco di Atene, figlia di un importante uomo politico
e dunque certo non ingenua, ha dichiarato che non vi è alcun timore
che il terrorismo islamico possa colpire i Giochi olimpici, dato che i rapporti
della Grecia con il mondo arabo sono eccellenti. Non sarà stato l'
antisemitismo il prezzo che la Grecia ha pagato per questo salvacondotto?