INTERVISTA A DANIELE  CAPEZZONE,
SEGRETARIO DEI RADICALI ITALIANI:

 <<le decisioni assunte dal Partito ci hanno visti concordi... Sartori è Oriana Fallaci... gli elogi mi procurano solo guai.... andarsene dell'Iraq è  atto vile, cinico e irresponsabile... sto scrivendo un libro:“Euroghost - Un fantasma s’aggira per l’Europa: l’Europa”... basta fare il contrario di quello che fa Pannella, e si azzecca senz’altro>>    
                                                                                                                                             
 
Nei giorni scorsi, dal magico cappello dei radicali è sbucato un nuovo organismo, il "Coordinamento delle iniziative elettorali e referendarie dell'area radicale e liberale-radicale" che, guidato dall’eurodeputato Marco Cappato, dovrebbe traghettare i radicali verso la presentazione di una lista alle prossime elezioni europee.

  Per parlare di questo, e di tanto altro, abbiamo contattato telefonicamente Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani.
Capezzone è divenuto segretario di Radicali Italiani appena ventottenne, nel luglio 2001. Fino a quel momento era stato “Responsabile Informazione” dei radicali, e si era fatto conoscere conducendo una trasmissione quotidiana su Radio Radicale.
Ha sempre cercato ispirazione nel dibattito politico-culturale americano: dapprima richiamandosi alla teoria “terzista” del “radical center” ideata dai politologi americani Ted Halstead e Michael Lind (“c’è una maggioranza assoluta di cittadini insieme liberisti e libertari, che non vogliono eccessive intromissioni stataliste nell’economia e perciò, per lo più, “votano a destra”, ma non per questo sono disposti ad arretrare di un millimetro sul versante dei diritti individuali”), e poi, dopo l’11/9, spostando l’attenzione verso il mondo “neocon”, sul quale ha scritto il primo libro italiano sull’argomento (“Uno shock radicale per il 21° secolo”).


- Dunque, Capezzone,  i radicali  si preparano alle elezioni europee e Marco Cappato ha provveduto, come suo primo atto di governo, a convocare il 5° congresso italiano del partito radicale transnazionale e l'ha fatto nella sua nuova veste di responsabile delle iniziative elettorali e referendarie dell'area radicale. Perché Daniele, pur essendo lei titolare di uno specifico mandato elettorale da parte degli iscritti, non hai mai preso una simile iniziativa? Per mancanza di fantasia o per rispetto degli iscritti e dello statuto?
- La prima risposta è facile…: non compete al segretario di Radicali italiani convocare altro che i Congressi e i Comitati del proprio movimento. Se osassi fare altro, sarebbe necessario chiamare i carabinieri (o degli infermieri, in alternativa). Gli stessi infermieri e gli stessi carabinieri che sarebbero già dovuti intervenire, peraltro, nel caso in cui una mozione di Radicali italiani si fosse occupata della convocazione di appuntamenti del PRT.

- Contestualmente alla convocazione del 5° congresso, Marco Cappato ha potuto annunciare la decisione dell'adozione del simbolo <Emma Bonino> per le  prossime elezioni europee. Eppure Emma Bonino si era ripetutamente dichiarata contraria a simile soluzione e non ha presenziato alla riunione in cui detta decisione è stata assunta. Come lo spiega ? Era lei l'intralcio alla "disponibilità" di Emma? Oppure?
- Eh, qui le cose si fanno più lunghe. Andiamo con ordine.
Primo. Radicali italiani avrebbe potuto “decidere” in materia elettorale se avesse scelto (e, a mio avviso, abbiamo fatto bene a non farlo) di raccogliere firme per una “nostra” lista, comunque denominata o caratterizzata. Non avendolo fatto, c’è un solo soggetto giuridicamente in grado di decidere la presentazione di una lista senza dover raccogliere sottoscrizioni: ed è l’Associazione politica nazionale Lista Marco Pannella.
Secondo. Emma, nel corso della nostra recente Convention, non ha detto “no” alla presentazione di una Lista Bonino. Ha -a mio avviso sennatamente- messo tutti in guardia rispetto alla scontatezza con cui quella decisione rischiava di essere presa, ed ha aperto un dibattito utile, credo.
Terzo. Emma ha partecipato alla riunione di direzione di Radicali italiani, da me convocata nello scorso week-end, in cui tutte queste decisioni sono maturate: la notizia data domenica mattina da “Il Giornale” secondo cui lei sarebbe partita sabato sera era inesatta.
Quarto. Le decisioni assunte ci hanno visto concordi, Emma inclusa.
Quinto. Io mi considero un intralcio…da circa 31 anni, sotto diversi punti di vista! Ma che io fossi o sia tuttora un intralcio alla disponibilità politica di Emma su qualunque fronte mi pare francamente lunare.

- Il 9 marzo scorso a Washington lei è stato ospite dell’American Enterprise Institute  dove ha tenuto una conferenza sul tema “Stati Uniti d’Europa e d’America, per un’Organizzazione Mondiale della e delle Democrazie”, lei crede che le Nazioni Unite abbiano fallito nella loro missione, e come è possibile  organizzare con successo una rivoluzione democratica globale?
- Credo che questa sia la sfida dei prossimi dieci anni, in cui vinceremo o perderemo tutto. Occorre sconfiggere queste Nazioni Unite e questo multilateralismo, fatti per garantire e far prosperare dittature e tirannie. Ho letto che in questi giorni in tanti, dal professor Sartori ai soliti Scalfari, Serra e Spinelli, hanno ironizzato sulla “promozione globale delle democrazia”. Il loro atteggiamento è tecnicamente razzista, e non si rendono conto che la loro vera portavoce è…Oriana Fallaci, che -con brutale, e per me orribile, chiarezza- teorizza l’inferiorità degli islamici, che non sarebbero degni di conquistare libertà e democrazia. Per me, tutto ciò è fonte di vergogna: vivere in un paese in cui i maggiori editorialisti, i maitres à penser (o à dominer) propongono simili enormità (e pretendono di farlo…da sinistra!) è sconfortante.
Invece, solo dalla crisi di questa Onu può risorgere lo spirito e la lettera della Carta fondativa delle stesse Nazioni Unite, che peraltro coincide…con la nostra impostazione di Organizzazione Mondiale della Democrazia.
Poi (ma questo, voi di Capperi -che Dio o chi per lui vi conservi a lungo!- lo sapete già…) io sono convinto che questa nostra battaglia potrà essere combattuta e vinta solo insieme agli amici americani: come gli Stati Uniti furono luogo di esilio volontario o forzato per tanti padri del pensiero liberale, cattolico-liberale, liberalsocialista, così oggi rappresentano il terreno più fertile, forse l’unico, per la crescita delle nostre sp
eranze.  

- Una domanda di stretta attualità: cosa ne pensa della decisione del neo-premier spagnolo Zapatero di ritirare immediatamente le sue truppe dall’Iraq? E’ una fuga oppure  è questa la nuova politica che auspica anche Prodi e il centrosinistra italiano?
- Farò …riemozionare il povero Occhetto, ma non ho che da ripetere quanto gli ho detto in tv. Intanto, quella di Zapetero è una scelta che viene vissuta e trasmessa da Al Qaeda, dalle bande che imperversano in Iraq, dai regimi limitrofi come una vittoria, come un trionfo. Dopo di che, nel merito, si tratta di un atto vile, cinico e irresponsabile. Questa non è l’ora del “via dall’Iraq”, ma, all’opposto, del “tutti in Iraq”. A cominciare (vili, cinici e irresponsabili, anch’essi) da quei tedeschi, francesi e russi che ancora pretendono di lucrare sui contratti stipulati con Saddam, ma che non hanno ancora messo a disposizione un uomo e un soldo per la ricostruzione. E’ l’Europa di Monaco ’38 (o, più recentemente, di Srebrenica), che si ripropone alla grande nel 2004.

- Parliamo di Israele, unica democrazia dell’area  mediorientale, bene, dopo l’eliminazione fisica dei capi terroristi di Hamas, molte voci in Italia,in Europa e nel mondo si sono levate contro Israele e il suo governo. Lei non crede sia sacrosanto il diritto di Israele a difendersi?
- Considero rischiosa e in ultima analisi negativa la scelta di Sharon. Ma trovo infami, ancora una volta, le grida o le prediche col dito alzato che vedo e sento in queste ore. Se fosse stato per questa Europa, Israele sarebbe già stata definitivamente distrutta, cancellata, rasa al suolo. E questo va detto con molta chiarezza.

- Israele nella UE è una proposta dei radicali ma il problema forse non è proprio l’Europa,  questa Europa dove l’antisemitismo ha rialzato la testa e lo stesso PE dopo aver  finanziato le organizzazioni terroristiche palestinesi ha  di nuovo messo sotto accusa Israele per la costruzione di barriera difensiva contro gli attentati terroristici.
- Esatto, e proprio questo è il punto secondo me più significativo della proposta di Pannella. Così come “Iraq libero” era anche un “manifesto dell’Onu possibile” (cioè il tentativo di strappare le Nazioni Unite all’inerzia colpevole di Kofi Annan e di indirizzarle verso il cammino segnato dalla Carta fondativa -e quindi, lo ripeto ancora- verso la prospettiva dell’OMD), allo stesso modo “Israele nell’Unione Europea” è un modo di aiutare anche l’Europa a cambiare, a divenire altro dalla misera realtà attuale. Le vicende losche dei nostri finanziamenti all’ANP (mentre la popolazione palestinese continua a vivere in miseria) e le ipocrisie sul cosiddetto “muro” sono un eloquente esempio di quanto questa riforma sia necessaria.

- Eccoci ai referendum. I radicali,  nonostante l’istituto del  referendum si sia  dimostrato  uno strumento non più efficace per imporre o cambiare una legge o una politica, hanno messo in campo un nuovo referendum per abrogare la legge sulla procreazione assistita. Di che si tratta, ne vogliamo parlare?
- Bisogna provarci. Ai tavoli, in questi giorni, firmano tutti, a prescindere dal voto che hanno espresso alle politiche. Sono cittadini sinceramente mortificati da quella legge. Non posso non domandarmi cosa accadrebbe se solo potessimo far sapere a 10 milioni di italiani che è possibile cancellarla.

- "Capperi" è un blog da 200 accessi al giorno e non possiamo assicurarle, caro Capezzone,  che tutti i nostri lettori abbiano sensibilità da studiosi dell’Istituto Aspen; siamo costretti a domande ingenue, che poi si sa in politica sono le più aggressive.
Vorremmo farne due, entrambe molto ingenue, entrambe relative  a quell’aspetto che dei radicali appare più oscuro a chi non li conosce da vicino ma solo per i meriti, diremmo, storici. La prima: perché i radicali sono parcellizzati in così tanti soggetti politici  (dall’associazione Luca Coscioni agli esperantisti, dagli antiproibizionisti a Nessuno tocchi Caino),  invece di essere partito e dare a commissioni interne la delega ai problemi di pertinenza? Più di un maligno ha insinuato che il “divide et impera”  di Pannella sia la reale ragione di questa parcellizzazione;  potrebbe smentircelo in modo ingenuo ma non aggressivo?

- Beh, intanto lasciamo da parte il “divide et impera”, che -ammettetelo- fa abbastanza sorridere.  Venendo alla sostanza, credo che mi si possa dare atto di avere ripetutamente (e in sede di relazione congressuale, tra l’altro) posto il problema dell’articolazione dell”area radicale”, che esiste. Ritengo che ci siano due esigenze da salvaguardare: la prima è la ricchezza di realtà diverse, che non vanno confuse o sovrapposte (io, per fare un esempio a caso, e lo dico con rispetto e amicizia al carissimo Giorgio Pagano, non ho feeling con il merito della battaglia esperantista); la seconda è la necessità che tutto concorra ad un disegno complessivo, che vi sia un respiro coordinato e unitario della “cosa” radicale. Da questo punto di vista, la strada tracciata dai congressi transnazionali di Ginevra e Tirana (con il cosiddetto “Senato”, ad esempio, o comunque con meccanismi tali da assicurare quel respiro, quel disegno) era molto seria. Mi auguro che possa essere ripresa presto.

- E ancora, il genio politico di Pannella non ha bisogno di fede,  di conferme e riconferme da anni con intuizioni che paiono balzane e spericolate solo al momento della loro formulazione per poi rivelarsi acutissime e profetiche. Ciò nonostante, quanto di questo tesoro è stato sperperato secondo il suo parere?
- Non sono d’accordo. Teniamo presente (e questo taglia di per sé la testa al toro) che Marco incarna l’esperienza liberale più lunga dall’unità d’Italia ad oggi. I radicali sono in campo dal 1955, con piena continuità anche statutaria. Altro che sperperare, quindi: c’è, in ogni senso, una attenzione semita a costruire, e a conservare quel che si è costruito. E infatti non solo Marco è ancora qui, ma, molto probabilmente, sarà in circolazione anche quando molti altri di noi si saranno stancati.  

- Quando,  secondo lei,  Pannella riesce a farsi intendere dai media al di la dell’alta simbolicità  delle sue azione nonviolente. Non è per piaggeria ne per strapparle confessioni compromettenti, ma ieri l’abbiamo vista a Porta a Porta e lei c’è sembrato efficacissimo.Spesso invece Pannella non ci sembra all’altezza per eccesso di retorica e di enfasi,  per ripetitività oscurità espositiva,  involutezza del messaggio,  salto di passaggi nelle argomentazioni,  mania dello slogan...Ne è cosciente, glielo si fa notare oppure è troppo il rispetto?
- Anche su questo non sono d’accordo. Marco, nonostante decenni di linciaggi e di aggressioni, dispone di un patrimonio di credibilità personale straordinario, unico: tanto presso l’establishment quanto presso la grande realtà popolare del paese.
Spesso, poi, il suo obiettivo è seminare cose, concetti, piuttosto che andare demagogicamente all’incasso. Non dimenticate il Pannella del 1992-93: mentre i partiti suoi avversari crollano e i mozzaorecchi alla Leoluca Orlando fanno demagogia, lui sceglie di difendere il Parlamento e le istituzioni repubblicane. C’è molto bisogno di questo Pannella: pensate alla necessità di dire parole altrettanto chiare a proposito dell’attuale unità nazionale-europea-mondiale su quella che chiamano “pace”.
Quanto ai miei rapporti con la tv, gioco in ogni senso (come una squadra che sta nelle serie inferiori) in un’altra categoria rispetto a Marco. E comunque accetto solo critiche: anche perché mi considero piuttosto bravo, e poi perché gli elogi mi procurano solo guai
.  

- Scusi, Capezzone, ci parli un poco di lei... insomma a che ora si sveglia, qual è la sua giornata tipo, ha qualche hobby, sa giocare a carte, per quale squadra di calcio fa il tifo, qual è l’ultimo libro che ha letto e l’ultimo film (non  in TV) che ha visto, il quotidiano che preferisce, guarda il Grande Fratello, il suo piatto preferito e la cravatta (che lei porta con grande classe) come la sceglie?
- Sveglia verso le sei e mezzo. Un’ora di stampa italiana (cominciando da “Il Foglio”), e un’ora di stampa americana (grazie a Internet). Tutto il giorno al partito (a parte le frequentissime trasferte) fino alla trasmissione serale alla radio. Poi cena, e, dopo mezzanotte, la liberazione: si stacca il telefono, e rimangono due ore fantastiche per leggere e scrivere. Per il resto, frequenti colloqui telefonici con George W. Bush, il leone della Metro Goldwyn Mayer e Diabolik (sono avvisati Occhetto e Bandinelli: è una battuta). Considero un piatto (abbondante) di rigatoni al dente una delle principali ragioni per stare felicemente al mondo. Non gioco a carte e non tifo, ma seguo il calcio quanto basta per rompere le scatole, il lunedì, ai perdenti del giorno prima. Ho visto l’altra settimana “The Passion”, ma, come Gianni Boncompagni, mi sono addormentato al secondo chiodo. Non seguo “il Grande Fratello” perché mi mette sonno (pure senza chiodi). Quanto ai libri, vi passo lo “sgub” biscardiano: ne sto scrivendo un altro (vorrei farcela in tempi strettissimi), che si chiamerà “Euroghost - Un fantasma s’aggira per l’Europa: l’Europa”. Ah, dimenticavo le cravatte: basta fare il contrario di quello che fa Pannella, e si azzecca senz’altro


CAPPERI, 21 aprile 2004