L’IGNORANZA
Alcune persone sono correntemente ritenute colte eppure Socrate è
rimasto famoso per aver detto “so di non sapere”. In realtà era colto
o no? Bisognerà intendersi.
È autentica, assoluta, l’ignoranza del pastore analfabeta che vive
isolato in montagna e che non sa nulla di nulla. Un uomo che non sa telefonare
o prendere un ascensore è un ignorante anche per un analfabeta cittadino.
Relativa è invece l’ignoranza di colui che, anche più colto
della media, è inferiore al livello che dovrebbe avere. In questo
senso un cattivo neurochirurgo è un ignorante. E non dei meno pericolosi.
Tuttavia dare dell’ignorante ad un neurochirurgo suscita qualche perplessità.
Per questo, la buona lingua consiglia di definire quel medico piuttosto un
incompetente che un ignorante. La cultura corrisponde, infatti, ad un vasto
sapere, mentre la competenza è la capacità professionale in
una data branca d’attività. La competenza serve per il lavoro, la
cultura non è funzionale a nulla, se non al piacere dell’informazione
e alla saggezza. Proprio per questo essa manifesta una preferenza per le
scienze umane. L’uomo colto s’interessa di politica, di sociologia, d’arte,
d’economia, di geografia, di lingue e soprattutto di storia. È ovvio
che in questi campi non è competente e non potrà mai esserlo:
il suo sapere è spalmato su tutta la realtà e dunque lo strato
non può che essere sottile. Del resto, anche il competente di storia
non è che conosca, seriamente, tutta la storia dell’umanità:
è uno specialista e se vuol essere veramente informato deve limitare
moltissimo il campo d’indagine.
Anche ad avere, per caso, nozioni approfondite in un determinato campo, l’uomo
colto non ne fa sfoggio. Secondo un’immortale massima (n.203) di La Rochefoucauld,
“le vrai honnête homme est celui qui ne se pique de rien”, l’uomo di
mondo non pretende di essere un’autorità in nulla: e sottintendeva
che, se competente fosse stato, avrebbe dovuto nasconderlo, per non divenire
barboso o professorale.
Oggi le persone più facilmente considerate colte sono gli opinionisti,
i politici d’alto livello e ovviamente i professori di scienze umane. Perché
è a loro che si può chiedere un parere su un fatto di cronaca,
sugli sviluppi sociali di un dato fenomeno o su un problema politico. Il
neurochirurgo invece, anche competente, non ha certo avuto il tempo di informarsi
su molte cose che non riguardano la medicina. In un salotto dove potrebbero
brillare Voltaire o Diderot, questo lo condanna al mutismo.
L’accenno al salotto non è del tutto casuale. Non solo è nei
salotti francesi che si è sviluppata la moda della conversazione colta
e intelligente ma c’è il rischio che qualcuno definisca la cultura
sopra descritta “da salotto”. Con un sarcasmo fuor di luogo. Non solo è
tutt’altro che facile far bella figura in un salotto intellettuale (provare
per credere) ma la cultura non può brillare che nella conversazione
improvvisata e con interlocutori imprevedibili. Se non è questo, si
chiama prolusione, omelia, lezione, comizio, predica, conferenza: tutte cose
che appartengono non alla cultura ma alla competenza. E alla noia.
L’uomo colto è qualcuno cui si può chiedere indifferentemente
se si va verso una rinascita o una decadenza delle arti figurative, se sono
ancora ipotizzabili guerre per il petrolio, se convenga comprare una macchina
a benzina o una diesel, se in futuro ci sarà ancora la famiglia come
la concepiamo ancora oggi e se la filosofia abbia risolto il problema di
Dio o no. La risposta non sarà definitiva ma sarà almeno interessante.
Ovviamente sarà meno accurata di quella del competente: l’uomo colto
è il primo a saperlo. Ed è proprio per questo che, mentre gli
altri lo considerano colto, Socrate si proclama sinceramente ignorante.
Nessun uomo può avere un’informazione completa. Senza dire che ci
sono campi che non permettono nessuna presunzione. Rispetto a tutto quello
che si potrebbe sapere, nell’ambito della storia, anche gli specialisti rimangono
ignoranti e conservano il dovere dell’umiltà. Si può viceversa
sapere quasi tutto sulla fabbricazione dei bulloni, certo: ma a chi interessa?
Socrate aveva ragione. Chi studia l’intera realtà umana che altro
potrebbe considerarsi, se non un ignorante? Chi scala la montagna della cultura
allarga certamente l’orizzonte delle proprie conoscenze, ma molto di più
si allarga l’orizzonte della propria ignoranza.
Forse il filosofo avrebbe dovuto completare la sua frase così: “Io
sono competente come scalpellino, anche se lavoro poco; poi sono forse più
colto di te, mio caro concittadino, perché passo il tempo ad occuparmi
di problemi oziosi; ma in totale ignoro tante di quelle cose, che chiunque
ha parecchio da insegnarmi. Tu per primo. E a proposito, forse puoi risolvermi
un problema: il sacro è caro agli dei perché è sacro,
o è sacro perché è caro agli dei?”
Giannipardo@libero.it