L'OBIETTIVO DEL TERRORISMO

 

Bisogna chiedersi chi deve fare attenzione al pericolo del terrorismo. La risposta che darebbe l'uomo della strada è: gli Stati Uniti ed i loro amici. Ma è una risposta che non resiste ad un esame più attento dei fatti.

Nei giorni scorsi -anche se i giornali non hanno dato grande rilievo alla cosa-  si sono avuti parecchi attentati terroristici e scontri a fuoco in Arabia Saudita ed è di avant'ieri la notizia che, ad Amman, è stato sventato un complesso e micidiale attentato. Si trattava, nientemeno, di tre autocarri da lanciare contro edifici pubblici e contro l'ambasciata americana, con esplosivi ed armi chimiche che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto provocare ottantamila vittime (Rai 2, 27/04/2004, ore 13). L'attentato -è stato detto dagli arrestati- era pianificato e guidato dal vice di Bin Laden, Abu Musab Al Zarkawi. Il fatto che l'attentato sia stato scoperto in tempo non ne sminuisce l'importanza.

Se il terrorismo avesse di mira gli americani e i loro amici, non si vede perché dovrebbe prendere di mira l'Arabia Saudita che non è territorio americano e non è neanche un'alleata: il regno ha rapporti meramente commerciali con gli Stati Uniti. Ed anzi prima - quando non c'erano attentati - ospitava basi degli Stati Uniti, in particolare durante la guerra per il Kuwait, mentre ora ha negato ogni collaborazione.

La Giordania è stata tradizionalmente considerata un'amica non degli Stati Uniti, ma di Saddam Hussein. Quasi un entroterra irakeno. Un posto in cui rifugiarsi sicuri d'essere accolti bene. Magari Amman faceva questo perché il dittatore era troppo vicino, scomodo e aggressivo, certo è che i rapporti tra Giordania e Stati Uniti sono ufficialmente di pura cortesia. In totale, nulla che giustifichi un attacco col quale si spera di fare ottantamila morti.

Dalla morte di Anwar el Sadat (1981) l'Egitto, per paura dell'integralismo islamico, mantiene lo stato d'emergenza e una sostanziale sospensione delle garanzie democratiche. I terroristi del resto hanno agito più volte, fino a mettere a rischio l'industria del turismo. E tuttavia nemmeno l'Egitto è un alleato degli Stati Uniti. Per non parlare dell'attacco terroristico al centro di Damasco (27/04/2004): e la Siria è da sempre nemica degli Stati Uniti.

Si potrebbe continuare. Ciò che è certo è che la motivazione dell'amicizia con gli Stati Uniti non è sufficiente. Né vale dire che i terroristi attaccano i non islamici. Infatti l'Arabia Saudita è il Vaticano dell'islamismo, la Giordania e l'Egitto sono musulmani, la Turchia, vittima di un attentato sanguinoso e selvaggio, è stata per secoli il più importante paese maomettano e le stesse vittime civili che i terroristi stanno provocando in gran numero in Iraq, in questo momento, sono di religione islamica.

A questo punto si potrebbe fare l'ipotesi che la motivazione vera sia di natura psichiatrica: questa gente vuole ammazzare e basta. Ma la diagnosi -che magari conterrà qualche parte di verità- nasconderebbe una motivazione più verosimile e credibile, in fondo fornita da bin Laden in persona.

Osama bin Laden, rampollo d'una famiglia di ottimati sauditi, ricchissimo, ha iniziato la sua carriera andando contro la famiglia che governa l'Arabia Saudita, accusata d'empietà perché ospitava le basi americane. Non in quanto americane, ma in quanto piene d'infedeli: avrebbero potuto essere giapponesi, per questo. Insomma l'autocrazia saudita non era sufficientemente pia. E infatti quando, privato della nazionalità saudita per indegnità, è dovuto fuggire, si è rifugiato in Afghanistan, paese in cui la sharia era applicata secondo l'interpretazione che ne dava Osama bin Laden stesso: nessuna separazione tra chiesa e stato, dominio assoluto dei religiosi e della legge islamica applicata nel modo più tradizionale e all'occasione feroce. Il governo laico in quanto tale, secondo una certa interpretazione dell'Islàm, è illegittimo ed empio.

Questo ci spiega finalmente dove sta lo spartiacque. Gli integralisti di questo tipo hanno una visione della religione che non solo contrasta col modus vivendi occidentale, ma anche con tutti gli stati islamici non teocratici. I terroristi non rappresentano un pericolo solo per l'Olanda o l'Austria ma anche per l'Indonesia (che infatti ha subito attentati), la Giordania, l'Egitto e tutti i paesi in cui esiste un governo laico. Che è come dire tutti i paesi salvo l'Iran.

Tutti i paesi islamici, per compiacere le loro piazze, ammalate d' invidia e frustrazione nei confronti dell'Occidente prospero e libero, tengono certo il piede in due scarpe, in materia di terrorismo. Da un lato sembrano sostenere chiunque sia islamico, dall'altro sono pronti alla repressione più dura nei confronti degli estremisti e dei terroristi. Perché ne va della loro stessa esistenza.

Se tutto questo è vero, la risposta al terrorismo è una difesa senza complessi e senza debolezze, sul piano militare e sul piano dell'intelligence. Non basterebbe a noi europei dichiarare che odiamo gli Stati Uniti e promettere che non mangeremo più carne di maiale. La difesa sostanziale più seria consiste nel capire che non esiste terreno d'intesa, con bin Laden e chi la pensa come lui. I primi a rendersene conto sono stati, a suo tempo, i governanti dell'Arabia Saudita, che lo hanno espulso dal paese.

Bisogna riconoscere che l'Occidente oggi non ha colpe nei confronti di nessuno (se mai ne ha avute in passato) ed ha il pieno diritto di vivere a modo proprio. Se qualcuno vuole impedirglielo è bene che sappia che l'Occidente si difenderà. Gli estremisti che, per darci di selvaggi, ci chiamano "i crociati", dovrebbero ricordare che, appunto, essi non ebbero affatto la mano leggera, a volte. Per esempio quando uccisero tutti gli abitanti di Gerusalemme.

Chi ha, come Riccardo, un cuor di leone, potrebbe anche averne le zanne.

Giannipardo@libero.it

28 aprile 2004