Ostaggi italiani in Iraq: dalla prigionia
alla liberazione
da Il Giornale di Sicilia del 2004-06-21,
Valter Vecellio firma quest' articolo dal titolo:
«Quegli sciocchezzai sugli ostaggi liberati»
I tre ex-ostaggi, nostri connazionali, sono finalmente ritornati nel nostro
Paese, ma le polemiche (inutili) sulla loro liberazione persistono. Ne scrive
Valter Vecellio sul Giornale di Sicilia di oggi.
Il lettore certamente ricorderà quel che si scrisse e si disse sul
conto dei quattro italiani che erano stati sequestrati dai terroristi in Irak:
dipinti come dei mercenari, una via di mezzo tra dei Rambo stupidi e spie
venute da qualche centrale innominabile ma comunque torbida, tutto sommato
un po’ se lo meritavano, non valeva la pena di scaldarsi tanto per loro:
che c’erano andati a fare in Irak, se ne potevano stare a casa loro.
Poi, il povero Maurizio Quattrocchi venne ucciso. E anche i Catoni più
pensosi e ulcerosi furono costretti a riconoscere la barbarie che si stava
consumando ai nostri occhi. Si dovette riconoscere che quei quattro ragazzi
erano poveri cristi che erano andati in Irak di loro spontanea volontà,
ma non facevano proprio nulla di torbido o di misterioso: semplicemente avevano
intravisto un’occasione per guadagnarsi la vita; come il povero Antonio Amato,
lo chef originario di Giugliano, massacrato in Arabia Saudita. Come cento
e cento altri ragazzi. Altro che 007 o Rambo!
Il Governo dopo alcuni tentativi di trattativa andati a vuoto, a un
certo punto ha chiesto il silenzio stampa: la confusione, le mille spontanee
iniziative tra loro spesso contraddittorie e incontrollate, alcune in buona
fede altre per smania di protagonismo, facevano soprattutto il gioco dei
terroristi, e non era proprio il caso. Una richiesta di staccare la spina
che venne accolta da una quantità di polemiche. Ora sappiamo che quella
scelta era giusta e opportuna, e le obiezioni posticce e fuori luogo.
Infine il blitz degli americani, atto finale di azioni e interventi congiunti
di varie intelligence. E i tre italiani assieme a un cittadino polacco, finalmente
salvi e liberi.
Gioia e soddisfazione di tutti, ma c’era anche chi - lo si indovinava dalle
espressioni incontrollabili del viso, dal tono saccente di certe dichiarazioni
- a parole era sì soddisfatto, ma evidentemente altri, e opposti, erano
i pensieri. E subito la ridda dei sospetti, delle insinuazioni, le dicerie
sussurrate e urlate. Più di tutti si è distinto il fondatore
di “Emergency” Gino Strada: a suo dire, la liberazione degli ostaggi più
che a un blitz è dovuto al pagamento di un riscatto di svariati milioni
di euro. Nessuna prova dell’avvenuto pagamento, tanti si “dice” da nulla
e nessuno suffragati, ma tant’è. Si è andati nei luoghi indicati
dal patron di “Emergency”: nessuno ha raccolto testimonianze che suffragassero
quel che ha detto. Sono giunte secche e recise smentite da parte del Governo,
dei responsabili delle Forze Armate, della Croce Rossa. Niente da fare: il
sospetto, duro a morire, è che la “liberazione” sia stata tutta una
messinscena ad uso elettorale. Come dire: Bush e Berlusconi, americani, italiani,
iracheni che cercano di ricostruire uno stato democratico e civile, servizi
segreti di svariate nazioni, tutti d’accordo in un “complotto” con l’obiettivo
di garantire un pugno di voti a Berlusconi e alla maggioranza. Un qualcosa
di ridicolo, ma come dice un detto: sparala più grossa che puoi, sarà
più facile che tu venga creduto.
Poi sono state diffuse alcune fotografie: mostrano chiaramente gli ostaggi
italiani mentre vengono liberati dai soldati americani. Basta? Neppure per
sogno. Il “TG1” mostra spezzoni di un filmato che i militari americani hanno
girato mentre l’azione era in corso grazie a speciali telecamere collocate
negli elmetti. Basta? Neanche a parlarne. I magistrati romani convocano Gino
Strada, che ribadisce la sua versione, ma senza fornire particolari elementi
che la suffraghino. Grida e sussurri continuano imperterriti. Si continua
a parlare in termini vaghi di riscatto, e a insinuare che si sia recitata
una sceneggiata pre-elettorale. Si ha voglia di smentire, produrre prove e
documenti che dimostrano il contrario: che gli italiani sono stati effettivamente
liberati, che i loro sequestratori erano pronti a ucciderli come hanno fatto
con altri poveretti; che un conto è pagare per ottenere informazioni
e creare il necessario vuoto attorno ai terroristi prima di agire; altro è
sostenere che nulla di quanto si è detto è vero, che tutti
stanno recitando una commedia.
Chi ha dato corpo e ha alimentato questo incredibile cumulo di sciocchezze
(partiti della sinistra più o meno estrema, politici interessati a
polemiche di basso cabotaggio essendo privi di progetti strategici, giornalisti
alla caccia di scoop ai quattro formaggi), di fronte alla evidente e incontrovertibile
smentita delle loro congetture, per un residuo di serietà e onestà
intellettuale che a tutti va accreditata, a questo punto dovrebbero solo e
unicamente ammettere il loro errore, e chiedere scusa. Finirla lì.
Invece no: si continua nel carosello dei sospetti, del “si dice” e del “può
essere”. Adombreranno sempre e comunque “lati oscuri” e “punti da chiarire”,
irriducibili, immarcescibili. Così va e così è (anche
se non ci piace).
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