Era un babau, figlio mio
Gli innamorati di Arafat, a un anno dalla morte, non sanno piu' cosa fare
per ricordare l'assassino di tanti loro connazionali e per rendere eterna
la sua malefica memoria.
Il virus dell'odio, da Marano dove, sabato, il sindaco comunista Mauro Bertini
ha voluto dedicare una strada al mostro, si e' allargato verso la Capitale
dove il movimento giovanile di AN guidato dal suo presidente Federico Iadacicco,
vuole onorare il mostro defunto intitolandogli un parco.
Gia', l'odio comune unisce gli estremi, io l'ho sempre asserito, neri e rossi
appassionatamente insieme contro ebrei e Israele.
Ricordo che quando, bambina, passeggiavo con i miei genitori nei giardini
pubblici della mia bella citta', mi fermavo davanti ai busti di Mazzini,
Cavour, Dante Alighieri e , curiosa, chiedevo chi fossero e cosa avessero
fatto. Ho imparato cosi' , gia' piccolissima, la storia d'Italia ed ero orgogliosa
di quei personaggi che mi guardavano con i loro occhi vuoti di pietra.
Lo stesso succedeva con le targhe che portavano i nomi delle strade dedicate
a Piccolomini, a Domenico Rossetti, Francesco Guicciardini, Garibaldi, Carducci.
Sotto il nome c'era sempre la data di nascita e di morte dei personaggi e
quello che avevano fatto in vita ... poeta, patriota, scrittore, storico....
mia madre raccontava, raccontava, io bevevo ogni parola e fu cosi' che ,
dalla curiosita' che suscitavano in me quei nomi , nacque la mia passione
per la storia, la letteratura e soprattutto il mio amore per l'Italia.
Provo dunque a immaginare il dialogo tra un bambino maranese o romano e sua
madre:
"Mamma chi era Yasser Arafat?"
" Figlio mio, era un signore che ha ucciso molti italiani soprattutto qui
a Roma, era un malvagio che ha fatto ammazzare un bambino piu' piccolo di
te, si chiamava Stefano, la sua mamma lo chiamava Stefanino. Era uno che
ha fatto esplodere tanti aerei, che ha fatto gettare in mare un nonno ammalato
che si chiamava Leon, era uno che voleva distruggere un'intera Nazione. Era
un signore cattivo, un assassino e un ladro. Era un babau, figlio mio
"
"Ma mamma, allora perche' gli hanno dedicato questo parco?"
"Non lo so, figlio mio, nessuno lo sa, forse chi lo ha fatto e' stato imbrogliato
da qualcuno piu' furbo di lui. Sai , bambino mio , purtroppo il mondo e'
pieno di persone cattive e furbacchione".
Ricordando la mia infanzia provo una gran pena per questi bambini italiani
cui viene inculcata l'idea che il male sia bene. Come diventeranno da grandi?
Probabilmente andranno in giro a gridare morte a qualcuno, probabilmente
sventoleranno davanti a una metropolitana distrutta o a un autobus fumante
le bandiere arcobaleno gridando la loro ammirazione per gli assassini responsabili
dello scempio. Probabilmente odieranno l'Italia...una, cento, mille Nassyria...
probabilmente saranno razzisti.
Probabilmente scriveranno sui muri delle loro citta' "A morte Israele" e
andranno in corteo urlando, invasati, "vogliamo questo, vogliamo tutto, lo
Stato di Israele deve essere distrutto".
Una bella responsabilita' per i signori Bertini e Iadacicco, fossi in loro
non dormirei bene.
Che siano ignoranti? nel senso che ignorano, naturalmente , e tentano, maluccio
in verita', di giustificare le loro ignobili decisioni dicendo che Arafat
ha avuto il merito di dare ai palestinesi un' unita' nazionale.
Ma che bravi! Certo che gliel'ha data un'unita' nazionale : tutti insieme
i palestinesi dovevano soffrire la miseria, tutti insieme dovevano obbedire
ai suoi ordini, tutti i bambini di quel popolo dovevano venire usati per
farne dei terroristi, tutti insieme quelli che vivevano nei campi profughi,
dove erano stati imprigionati dai paesi arabi nel 1948, la' dentro dovevano
restare, pena la morte, per essere nutriti , giorno per giorno, anno dopo
anno, di propaganda e di odio contro gli ebrei.
Li ha uniti per farne un popolo di terroristi assassini e per avere il potere
assoluto su di essi.
Ha unito i palestinesi creando campeggi estivi per insegnare ai bambini ad
ammazzare gli ebrei, saziandoli di miseria morale e materiale per avere sempre
piu' potere, un potere che lo inebriava e lo ha indotto a rubare miliardi,
a condannare a morte chi dissentiva, a invadere la Giordania e a distruggere
il Libano.
Si, certo, ha unito un popolo per poter arrivare a distruggere un altro e
godere, grazie alla sua ferocia e al suo antisemitismo, degli onori che un
mondo alla rovescia gli ha sempre tributato.
Ha ricevuto il Nobel, obiettano ancora i suoi ammiratori.
Altroche' se lo ha ricevuto ma nel suo caso e per la prima volta nella storia
del prestigioso Premio, non gli fu dato per il suo passato (impossibile visto
che era un criminale) ma per quello che....speravano...avrebbe fatto....
dopo! Speravano , conferendo il Nobel per la pace a un assassino, di dargli
la caramella giusta per soddisfare il suo ego di tiranno e ammorbidire la
sua ferocia.
Credevano di aver a che fare nonostante tutto con un essere umano, crudele
ma recuperabile, non con uno dei peggiori mostri prodotti dal XX secolo.
Stupidamente, forse ingenuamente, platealmente ingannati dal suo genio di
attore che gli permetteva di piangere pubblicamente per le vittime che lui
ordinava di ammazzare, hanno declassato per sempre un' istituzione importante
e seria come il Nobel.
Era un innamorato dello zio nazista il Mufti Hai Amin al Husseini, collaboratore
e amico di Hitler, ideatore della teoria "sterminare gli ebrei di Palestina
come veniva fatto in Europa".
Il nipote ha sempre tentato di farlo e oggi a quel nipote e' stata dedicata
una strada in Italia e qualcuno vuole dare il suo disonorato e disonorevole
nome a un parco della Capitale.
En passant, desidererei ricordare che il Premio Nobel per la pace fu dato
anche a Itzhac Rabin, morto pure lui. Stranamente nessuno dei due signori
in questione ha pensato di dedicargli strade o piazze.
Posso azzardare ?
Azzardo!
Rabin era un ebreo israeliano.
A questo punto, per avere un quadro completo, mi pare giusto citare alcune
delle perle uscite dalla bocca sputacchiante di Yasser Arafat.
"Il nostro obiettivo è la distruzione di Israele. Non ci può
essere né compromesso né moderazione. No, noi non vogliamo
la pace. Vogliamo la guerra e la vittoria. La pace per noi significa la distruzione
di Israele e niente altro." (Yasser Arafat su "Esquire", Buenos Aires, 21.3.1971).
"Nulla ci fermerà fino a quando Israele non sarà distrutto.
Scopo della nostra lotta è la fine di Israele. Non vi sono compromessi
né mediazioni possibili. Non vogliamo la pace: vogliamo la vittoria.
Per noi la pace è la distruzione di Israele e niente altro. (Yasser
Arafat su "New Republic", 16.11.1974).
"Il popolo palestinese combattera' il nemico sionista fino all'ultimo bambino
nel ventre della madre" (Yasser Arafat, Algeri , 1985)
"La fondazione di uno Stato palestinese in Cisgiordania e in Gaza sarà
l'inizio della sconfitta dell'entità sionista. Nella fiducia in questa
sconfitta, noi saremo in grado di portare a compimento il nostro obiettivo
finale." (1992).
"La marcia vittoriosa andrà avanti fino a che la bandiera palestinese
sventolerà a Gerusalemme e in tutta la Palestina, dal Giordano al
mare, da Rosh Hanikra fino a Eilat (città israeliane, n.d.a.)." (1992).
"Non abbiamo posato il fucile. Fatah continua ad avere gruppi armati che
continueranno ad esistere. Tutto quello che sentirete [di contrario], serve
solo ed esclusivamente per scopi strategici." (1992).
"Il nostro primo obiettivo è il ritorno a Nablus [Cisgiordania], poi
proseguiremo per Tel Aviv" (città israeliana, n.d.a.) (1994).
"La battaglia contro il nemico sionista non è una battaglia che riguarda
i confini di Israele, ma l'esistenza di Israele." (1994).
"[Il processo di pace] è soltanto una tregua d'armi fino al prossimo
stadio della lotta armata. Fatah non ha mai preso la decisione di cessare
la lotta armata contro l'occupazione." (1994).
Lo stesso giorno in cui Arafat firmò la "Declaration of Principles"
nel giardino della Casa Bianca nel 1993, spiegò la sua azione alla
TV giordana. Ecco cosa disse:
"Visto che non possiamo sconfiggere Israele con la guerra, dobbiamo farlo
in diverse tappe. Prenderemo tutti i territori della Palestina che riusciremo
a prendere, vi stabiliremo la sovranità, e li useremo come punto di
partenza per prendere di più. Quando verrà il tempo, potremo
unirci alle altre nazioni arabe per l'attacco finale contro Israele".
Spero che chi oggi lo onora e lo ricorda con ammirazione non abbia mai il
coraggio di guardare negli occhi i propri figli quando gli chiederanno "Papa',
chi era Yasser Arafat?"
Spero che abbia la coscienza di arrossire di vergogna.
Deborah Fait