Il falso in bilancio
non è stato depenalizzato, è stato reholato
in modo diverso.
Stan Laurel e
Olvier Hardy, Caino e Abele, Oreste e Pilade, Bruto
e Cassio, le coppie maschili della storia sono innumerevoli.
Alcune fantastiche, come Tom & Jerry, altre tragiche
come Eteocle e Polinice, ma tutte accomunate da un destino
comune, nel far ridere o piangere. L’ultima coppia della serie
potrebbe essere quella di Bruno Tabacci e Mario Baccini, che
annunciano la loro intenzione di lasciare l’Udc. Ne hanno facoltà,
come si usa dire in Parlamento: ma l’iniziativa ha senso?
Napolitano
ha conferito l’incarico a Franco Marini, pure se, come
noto, la Cdl è rimasta ferma sulle proprie posizioni.
Il Presidente riconosce che la soluzione del governo
dell’esploratore “è stata considerata impraticabile
da quelle forze politiche che hanno indicato nello scioglimento
delle Camere e nella convocazione delle elezioni sulla base
della legge vigente il solo sbocco dell'attuale crisi politica”
ma – sostiene - sciogliere le Camere a meno di due anni dalla
loro costituzione è decisione tanto impegnativa che egli
preferisce tentare di evitarla. Dunque, dice, “ho chiesto al presidente
del Senato, facendo appello al suo senso di responsabilità
istituzionale, di verificare le possibilità di consenso su un
preciso progetto di riforma della legge elettorale e di sostegno ad
un governo funzionale all'approvazione di quel progetto e all'assunzione
delle decisioni più urgenti in alcuni campi”. E qui sta
il veleno: se avesse parlato solo della legge elettorale, qualcuno
avrebbe potuto sostenerlo, quel governo, ma si accenna “all'assunzione
delle decisioni più urgenti in alcuni campi”. L’incarico
include dunque qualunque legge Marini e la sua eventuale maggioranza
reputino urgente: e non sono urgenti la riforma della Giustizia,
della fiscalità, del precariato e via enumerando? E quanti
anni ci vorrebbero, per condurle in porto? Marini in sostanza
non è stato incaricato di costituire un governo esclusivamente
per la riforma elettorale, è stato incaricato di costituire
un governo normale, nel pieno delle sue funzioni.
Valentino Parlato,
Una cosa è
evidente finché nessuno chiede: “perché?”
Se qualcuno lo chiede, infatti, bisognerà dimostrarla.
E una cosa da dimostrare non è evidente.
Le
consultazioni del Presidente della Repubblica occupano
tutte le pagine dei giornali e sono riferite da tutti
i telegiornali. Non mancano inoltre – e anzi, sono
una valanga – i commenti dei quotidiani: su ciò
che avviene, su ciò che potrebbe avvenire, su ciò
che Tizio sostiene risolutamente e Caio nega risolutamente.
Con un risultato di indicibile noia. Si battaglia come se,
dalla discussione, potesse derivare qualche conseguenza.
I politici e i giornalisti sembrano un’assemblea di topi che
discutono se è giusto e morale che il gatto li mangi,
mentre in realtà l’unico interrogativo è se il gatto
abbia fame o no. Attualmente, tutto dipende da Berlusconi. Se
mantiene la sua richiesta di elezioni immediate, Napolitano non
potrà che sciogliere le camere. E se non le scioglie, basterà
che Berlusconi e i suoi neghino la fiducia all’eventuale governicchio
proposto, perché si vada alle elezioni: ritorno alla casella
di partenza. Tutto sta a vedere se il gatto insiste per mangiare.
La
politica è il regno dell’ambizione, della menzogna,
dell’interesse. E per questo può appassionare
moltissimo chi non ha interessi, non è ambizioso
e soprattutto è innamorato della verità.
Sembra un paradosso e non lo è.
W
Obama, “i sogni possono diventare realtà”.
La rassegna di sogni che parte da Abramo Lincoln e
passa per Luther King e Malcom X, arrivando fino
a John Kennedy sta continuando, anzi proprio nel nome Kennedy
ha conosciuto il suo apice, con lo schieramento in massa
della famiglia al fianco del candidato dell’Illinois,
giovane, travolgente, nuovo. E così tutti hanno fatto
i loro calcoli. Dopo Kerry, adesso anche i Kennedy,
quindi il Partito: Obama è il candidato che a Denver
a fine agosto si accingerà a sfidare il candidato repubblicano.
In questo scenario ciò che si può vedere non
ha per nulla il sapore del sogno, ma soprattutto non ha nulla
di reale, anzi è un veloce viaggio nei luoghi comuni
da cui Obama dovrebbe ben guardarsi per non farsi fregare.
Perché in realtà Kerry è la pecora nera
del partito, dopo la sua sconfitta con Bush quattro anni fa,
perché Ted Kennedy è senatore ed uomo di considerazione
solo perché fratello di John e Bob, in una sorta di
riconoscimento morale dovuto alle tragedie del passato, visto
che più volte si è “bruciato” in scandali sessuali
ed economici. Ecco perché la “famiglia” ha fatto parlare
la mamma e non il politico, ovvero Caroline, quasi a voler
rappresentare l’anima sociale, quella più umile ed idealista
in appoggio ad Obama, proprio su quel NY Times che giorni prima
aveva incoronato pericolosamente Hillary. Gli appoggi insomma
possono essere scomodi, ma anche insulsi (pensate a Bill “Bob”
Clinton, cane da tartufo della padroncina Rodham, sempre più
Rodham). Stupisce la scarsa lungimiranza di qualche analista politico
che ha fatto troppo presto due più due. Se i Kennedy sono
per Obama anche Mary Shriver, figlia di Eunice Kennedy moglie di Schwarznegger
è per Obama in California, o Patrick figlio di Ted deputato nel
Rhode Island, o ancora Mary figlia di Bob potrebbe fare molto, essendo…ex
moglie di Cuomo, procuratore generale dello Stato. O ancora altri
figli di Bob sono influenti nel Massachussets…In questa analisi
kennediana, i repubblicani diventano democratici, i Kennedy diventano
“Partito”. Non è così. Il Partito Democratico da tempo
ha fornito molto più soldi ad Hillary che non ad Obama,
il quale deve ringraziare il generoso Sud, il buon aiuto di Jessie
Jackson, l’”azionariato popolare” avviato sul web per la sua campagna.
Il resto del partito è Nancy Pelosi, che non si è
schierata, ma è dalla parte di Hillary, certamente più
insopportabile, ma donna e profeta della grande borghesia newyorkese
che non ci pensa proprio a perdere i suoi privilegi. Il Partito
è fatto da numerosi ed influenti politici italo-americani
che non ci pensano proprio a lasciare il monopolio al Sud, per
giunta non quello repubblicano ma addirittura democratico. E’
una lotta sporca e Hillary lo sa. Volutamente sta indirizzando Obama
verso la strada senza uscita: la lotta economica ovvero poveri
contro ricchi, i giovani contro i vecchi e meno vecchi, i neri
contro i bianchi, le minoranze contro le maggioranze. E chi voterà
nel Super-Tuesday se non la devastante potenza industriale ed
economica americana: California, New York, Colorado quindi Denver,
Georgia quindi Atlanta, l’impero delle grandi multinazionali,
Missouri e St-Louis. Dalla parte di Obama il 5 febbraio ci sarà
il suo Illinois, il Minnesota, quella parte della Georgia che
soffre ancora dei pregiudizi nel profondo Sud, il Nuovo Messico dove
ci sono quegli ispanici che hanno già tradito Obama in Nevada.
Ecco, proprio il Nevada è l’emblema del dilemma Obama: i
dipendenti ed i sindacati dei casinò lo hanno votato, ma non
di certo i proprietari. L’America democratica sogna, ma si sveglierà
proprio il 5 febbraio, quando, paradossalmente potrebbe decidersi
molto ma non tutto (in tale marasma Texas, Ohio, Mississipi,
Washington, Massachussets), forse però quanto basta per capire
che nella scelta decisiva Hillary sarà in vantaggio su Obama.
Non tiriamo le cuoia ad Obama, semplicemente il realismo impone questo
e per molti sarà triste svegliarsi così bruscamente
dal “sogno americano”, ma parafrasando e modificando il finale di
“Pretty Woman”, siamo in America, tutti possono sognare, ma vincere
è un’altra cosa.
Nei prossimi giorni, ne potete star certi, assisteremo
a un penoso spettacolo di recriminazioni reciproche:
la colpa è di Mastella, la colpa è di Veltroni,
la colpa è di Prodi, la colpa è del Vaticano
... Magari capiterà anche a me di ripetere una tesi
che ho sostenuto per oltre un anno: il risultato più importante
del governo Prodi è stato di rendere più
probabile, molto più probabile, il ritorno di Berlusconi.
Qualcuno lo considererà un merito, personalmente
la considero una grave responsabilità che, con
la sua perenne litigiosità, si è assunto
l’intero gruppo dirigente della sinistra. C’è però
anche un altro modo, più tranquillo e distaccato, di guardare
agli eventi di questi giorni. Proviamo, per un attimo, a dimenticare
le beghe del Palazzo e chiediamoci semplicemente: come racconteranno
le vicende di questi anni gli storici di domani? Che cosa si
dirà della seconda Repubblica?
La tesi
del fondo di oggi di Barbara Spinelli è che
l’opposizione, essendo composta per la maggior parte
di delinquenti, vuole tornare al potere per procurarsi
l’impunità giudiziaria: infatti cita Contrada, Dell’Utri
e Cuffaro. In particolare stigmatizza, per quest’ultimo,
la difesa che ne ha fatto Casini e dimentica che, mentre
la sinistra tratta con i guanti Adriano Sofri, colpevole di
omicidio per responsabilità personale, i personaggi della
destra sono accusati di reati piuttosto evanescenti: Contrada
è accusato solamente da pentiti, a quanto dicono, e
Cuffaro è stato condannato in primo grado, per un reato non
certo infamante come l’omicidio. La cosa più significativa
è invece che se la sinistra onora tanto Sofri, e il centro
destra non smette di stimare Dell’Utri, è perché l’intera
nazione non ha fiducia nell’obiettività dei giudici. Berlusconi
non vuole restaurare il “governo della malavita”, ma la credibilità
della magistratura.
In
parecchi editoriali dei giornali di sinistra si parla
fino alla nausea di un governo “tecnico”, “istituzionale”
o comunque si voglia designare un esecutivo nato per
fare una nuova legge elettorale ed evitare elezioni
subito. Perché l’attuale legge è “un disastro”,
dicono: e con essa non si potrebbe andare alle urne. Ma
questa tesi offre il fianco a molte obiezioni.
La fine del governo Prodi mi ha tramortito. Spesso,
di fronte ai piccoli fatti della vita, la mia mente
si diverte a stabilire collegamenti, risalire nel
tempo, azzardare previsioni. Ed ecco che cade un governo
di cui ho sperato la caduta da prima ancora che fosse
costituito, e tutto quello che so ricavarne è un risveglio
alle quattro del mattino, come mi avvenne, tanti anni fa,
quando decisi di separarmi da mia moglie. E con gli occhi
sbarrati, nel buio, non sono riuscito a trovare il bandolo
della matassa, la considerazione fondamentale, un qualunque
modo per digerire la notizia. Magari riaddormentandomi.
"Haniye', ci ha convocati nel suo ufficio, siamo
entrati e abbiamo trovato lui e i suoi ministri, al
buio, seduti intorno al tavolo e davanti a ognuno
c'era una candela accesa. Strano, abbiamo pensato,
perche' era giorno e sulle scale c'era la luce elettrica!
Avevano chiuso tutte le tende per rendere la stanza completamente
buia. Ci ha ordinato di fotografare e di ritornare la
sera stessa. Siamo ritornati e abbiamo trovato il quartiere
al buio, nelle zone da cui venivamo invece c'era la luce,
e decine di donne e bambini per la strada con le candele accese
in mano".