ARCHIVIO MAGGIO 2005


Massima del giorno
Ogni volta che si ricorre alla ragione per discutere di fede, si corre il rischio che il giudice dia torto a chi l'ha invocato.
G.P.


MOLLICHINE
Pare ci sia del vero nell'oltraggio al Corano a Guantánamo. Un paio sono stati decapitati e uno,  addirittura,  è stato lapidato.

Montezemolo: "Abbiamo una classe dirigente che temo non si renda conto della drammatica situazione". Traduzione: tutta l'intelligenza nazionale s'è rifugiata nella sua testa.

Ciampi: "Quali siano le cose da fare è noto a tutti". Quando un teste parla di "tutti" il giudice l'invita a fare qualche nome.

Montezemolo: "Servono scelte coraggiose,  magari impopolari". Armiamoci e partite.

Prodi: "Ho preso una decisione che sottolinea la necessità di unità dell'Ulivo". Fondando un nuovo partito.

I Ds ribadiscono "il loro sostegno all'Ulivo". Soprattutto finché rimane sinonimo di Ds.

Abu Mazen: "Bisogna mettere fine al conflitto israelo-palestinese prima che sia troppo tardi". Troppo tardi? Per ora dura da 57 anni.

Rutelli: «Sviluppare idee,  poche ma concrete,  in grado di rilanciarci». Poche e concrete. Dica,  dica...

Montezemolo sul contratto degli statali: "Basta coi rinnovi che costano sacrifici ai conti pubblici senza migliorare i servizi". E oltre tutti lui neanche li usa.

Al Zarqawi ferito. Qualcuno,  diversamente da lui,  non ha saputo fare bene il lavoro.

Montezemolo: "Livelli da record della corruzione nella pubblica amministrazione". Marco Travaglio for president! / Rutelli a Montezemolo: «ci poniamo lo stessa domanda sul futuro dell'Italia che verrà»,  ha detto. Poi si è asciugato il sudore.
Giannipardo@libero.it


IL POPOLO PER IL POPOLO
La democrazia è nata dell'esigenza che per il popolo decidesse il popolo. A questo progetto ha sempre fatto da contrappeso l'idea che il popolo fosse troppo stupido e ignorante per decidere per il meglio. L'osservazione è tanto ben fondata che lo stesso Voltaire, nume protettore dei liberali, non era favorevole alla democrazia ma all'utopia del "tiranno illuminato". Anche se poi l'esperienza con Federico di Prussia lo deluse non poco.
Col tempo il popolo è divenuto sempre meno ignorante - l'analfabetismo in Italia, per esempio, è del tutto scomparso - e la democrazia è divenuta un'ovvietà: ma l'idea che c'è sempre qualcuno che "knows better" (che è più saggio ed informato) non per questo è venuta meno. Se l'intera Italia votasse in favore dell'aborto, questo non impedirebbe alla Chiesa Cattolica non solo di rimanere contraria, ma di rimanere contraria con la certezza d'essere nel giusto, anche contro tutti, perché le sue verità non sono demoscopiche o maggioritarie ma trascendentali.

Inoltre può accadere che, pur votando democraticamente, venga meno il principio per cui chi vota decide riguardo a se stesso. Il fenomeno si verifica quando non si vota per i propri interessi ma per vicende che riguardano terzi: in questo caso infatti si vota sulla base di pregiudizi o principi morali che si intendono applicare ad altri.
Un buon esempio si ebbe con l'introduzione del divorzio. La Chiesa e molti benpensanti, per non parlare dei semplici misoneisti, erano ovviamente contrari. Era certo largamente scontato che il referendum riguardava solo coloro che desideravano divorziare, era scontato che nessuno sarebbe stato costretto a farlo, e tuttavia furono ovviamente invitati a votare gli scapoli; coloro che non avevano nessuna intenzione di separarsi; i religiosi votati alla castità; le vedove e i vedovi e insomma tutte le persone che, essendo personalmente disinteressate, davano un voto astrattamente morale, quando non religioso. Non era il popolo interessato a votare (come vorrebbe la democrazia) ma, al di fuori d‚ogni considerazione pratica, l'astratta coscienza morale del paese. Quando non la semplice tradizione. Per fortuna le famiglie scombinate erano tanto numerose da rendere chiaro a tutti che nessuna legge avrebbe tenuto insieme una coppia litigiosa:  e il divorzio passò.
Attualmente ci si avvia a votare - e più probabilmente a non votare neppure - per un problema che riguarda una percentuale estremamente sparuta di persone. Poche migliaia di donne su un elettorato di decine di milioni di cittadini: e come si voterà, se non in base a vaghi principi morali?
Qualcuno potrebbe obiettare che un tale voto e più che rispettabile: è nobile. Ma questa affermazione sarebbe valida se il popolo votasse moralmente su una materia che lo riguarda. Altrimenti somiglierebbe a coloro (e sono tanti!) che dicono parole di fuoco contro l'evasione fiscale ma cercano essi stessi di evadere più che possono. Nel prossimo referendum si voterà sulla natura sacra della vita anche a livello embrionale, ma senza che dal sì o dal no consegua nulla per la stragrande maggioranza di cittadini. Se infatti si votasse per una legge che riguarda il cancro, e il diavolo lo guarisse, la gente voterebbe a favore del diavolo.
E allora, sommando il disinteresse vero (astensione), il moralismo a spese dei terzi (no) è l'astensione strumentale (no via mancanza di quorum), è molto probabile che il referendum non passerà. Questo risultato, dal punto di vista della democrazia, è patologico: molti disinteressati decidono sulla pelle dei pochi interessati.
Di questo si ha la prova a contrario. Quando si è trattato dell'aborto, cioè di uccidere non un embrione ma un feto, un "quasi bambino", il popolo, stavolta personalmente interessato (dal momento che l'aborto clandestino era largamente praticato) ha votato a favore. Niente teorie morali, niente affermazione di principio a carico di terzi, niente di nobile e teorico: l'aborto conveniva ai molti e i molti l'hanno approvato. Al contrario, coloro che sono interessati ai risultati della legge 40 solo pochi e il popolo, dimenticando che il principio democratico vuole che ciascuno decida per se stesso, deciderà per questi pochi. Ovviamente proclamando che la vita, visto che in questo caso la cosa non lo riguarda, è sacra.
Gianni Pardo

LIBERATE CLEMENTINA
Ma dove sono tutti i pacifisti che manifestavano per le due Simone e per Giuliana Sgrena? Dove sono finiti?Hanno rapito una ragazza italiana, si chiama Clementina Cantoni. Lo sapete, pacifisti?
Era in Afghanistan per aiutare le donne e i bambini senza farsi pubblicita'.  E questo lo sapete, pacifisti?
L'abbiamo vista oggi, spaventata e avvolta nel chador con due mitra puntati  alla testa, gli occhi spaventati. Ma non piangeva, lei!
L'abbiamo sentita dire il suo nome, il nome del padre e della madre, col cuore spezzato l'abbiamo vista confondersi sulla data mentre cercava di  incontrare lo sguardo dei carcerieri forse per paura di essere punita per questo.
Hanno rapito Clementina Cantoni e in Italia non e' successo niente! Il  sindaco di Roma ha pensato solo dopo una settimana di esporre la sua  fotografia in Campidoglio.
Hanno rapito Clementina Cantoni!
Mi sentite signori dell'arcobaleno? Pacifisti dei miei stivali? In Italia e'  stata fatta una manifestazione tirata per i capelli, con quattro gatti, la  solita minoranza silenziosa che ha paura di esporsi. Ma la maggioranza  casinista, quella che urla, quella che rovescia i cassonetti, che riempie le  piazze solo se i rapiti sono tesserati dove e' finita?
Clementina fa parte di un'associazione di aiuti umanitari antica di 40 anni  e fondata negli Stati Uniti. Un nome, CARE, cosi' poco eclatante, un nome  per il quale non vale la pena di scomodarsi tanto lo fanno le donne afghane  , quelle col burka, loro sono la' che piangono e si strappano i capelli per  questa giovane donna che le aiutava.
Gli italiani lasciano fare, indifferenti. Del resto c'era da aspettarselo. Quando sono morti i nostri soldati a Nassirya i pacifisti hanno manifestato con le bandiere della resistenza  irachena urlando "una , dieci, mille Nassirya", quando e' stato ucciso  Fabrizio Quattrocchi hanno insinuato che fosse un mercenario.

Poi sono arrivate le due Simone, due eroine, per poter finalmente  manifestare come si deve per due amiche del popolo iracheno, due che sono  state trattate a cioccolatini e caramelle dagli amici terroristi, due che  hanno fatto subito sapere che "dovete andarvene dall'Iraq". Infine l'apoteosi raggiunta con Giuliana Sgrena! Mai rapimento fu piu'  seguito, mai rapimento fu piu' coinvolgente. La Sgrena che piangeva e noi  italiani con lei, la Sgrena dietro un cestino pieno di frutta che diceva di  essere stata trattata bene e noi italiani abbiamo smesso di piangere.
I telegiornali aprivano direttamente nella sede del Manifesto e puntavano le  telecamere sugli occhioni azzurri di Pier e noi italiani abbiamo  incominciato a provare un senso di fastidio.
Fiaccolate a non finire, cortei, bandiere, interviste a tutta la famiglia,  troppe decisamente, fino alla conclusione tragica e la morte del povero  Nicola Calipari che era andato a salvarla.
Per Clementina niente, la famiglia non rilascia interviste e si comporta con  grande dignita' chiusa nel proprio dolore, bandiere non se ne vedono, cortei  meno ancora, ogni tanto la nomina Ciampi chiamandola "ragazza italiana"  forse perche' si dimentica il nome.
I pacifisti hanno altre cose da fare. Per la liberazione di Clementina urlano le donne senza voce, le donne afghane, piangono per lei sotto il burka, firmano per lei appelli con  l'impronta del pollice e stanno la', non se ne vanno, dopo tre settimane  sono ancora la' e ancora piangono.
In Italia niente.
Che fare in mezzo a tanta vergognosa indifferenza ? Posso solo gridare senza voce come le sue amiche afghane :"Liberate Clementina"
Deborah Fait - informazionecorretta


Francia, Europa rischiano crisi politica dopo "no" a Carta Ue
Dalle agenzie: Gli elettori francesi hanno respinto a larga maggioranza la nuova Costituzione europea nel referendum che si è tenuto ieri, gettando l'Unione europea in una profonda crisi e delineando forse un colpo fatale al Trattato, elaborato alla scopo di consentire all'Unione a 25 membri di funzionare in modo più efficiente.
Il ministero dell'Interno ha reso noti i dati definitivi: il no ha raccolto il 54,87% dei voti contro il 45,13% dei si'.
L'affluenza alle urne e' stata del 70%. Si tratta di una partecipazione record che ha largamente superato l'affluenza al precedente referendum europeo sul Trattato di Maastricht, il 20 settembre del 1992, attestatasi al 69,7%.
"Un capolavoro di masochismo", è stato il modo in cui il quotidiano di sinistra Libération ha definito il 54,87% di voti contro la carta Ue. "I francesi sanno per esperienza che il loro paese va male. Sfortunatamente, stamattina va ancora peggio".
"Il popolo francese ha dato un bello schiaffone a un intero sistema che ha la sfrontatezza di dirci cosa dobbiamo pensare", ha commentato il nazionalista Philippe de Villiers, uno dei principali oppositori della Carta.
In generale, nove paesi hanno già approvato il Trattato, tra cui la Germania. Il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha dichiarato: "Il risultato del referendum è un colpo al processo costituzionale, ma non la fine di esso e non è neanche la fine della partnership franco-tedesca in e per l'Europa".

GIULIVO


                     


GIROTONTINI
Mentre Rutelli e Prodi se la danno di santa ragione, c'è chi a sinistra invoca una  sorta di CNL...  Dal sito di
Libertà e Giustizia: Andiamo avanti così. Tanto gli elettori non hanno scelta. Ma sappiano, i leader del centrosinistra così presi dalle loro granitiche certezze che nessuno li capisce: l’unico messaggio che arriva al popolo dell’Ulivo (chissà se quando lo si cita gli si vuole anche bene oppure ormai lo si identifica con un fastidioso effetto indesiderato delle sciagure di questi anni) è che si ha voglia di ballare sull’orlo del vulcano.
E’ vero che le responsabilità non sono le stesse per tutti i protagonisti del sangue versato ieri, ma a quelle, a ripartire in maniera giusta torti e ragioni, ci penserà la storia.
Noi intanto siamo qui, a denunciare ogni giorno una crisi devastante del sistema economico e istituzionale, sul punto di perdere anche la nostra Costituzione, sul punto di non poter più fermare il debito pubblico avviato a abissi noti solo ai tempi catastrofici della prima Repubblica, e invece di esser l’opposizione, a gridare per prima all’emergenza se la sente rinfacciare dai berlusconiani che ne sono la causa.
Qualcuno presenterà il conto. Saranno le masse dei giovani presto senza lavoro (appena finito il turno del contrattino che stanno facendo), saranno i magistrati colpiti nella loro autonomia dalla riforma che sta per essere approvata, saranno i cittadini ormai privi di una informazione degna di questo nome, saranno gli studenti o coloro che hanno bisogno di una sanità decente, sarà l’italiano medio che si trova con un paese smembrato territorialmente da federalismi insensati e da localismi partitici procacciatori di voti e clientele, sarà l’Italia tutta a chiedere se questo non fosse il tempo dell’unità piuttosto che della radicalità.
C’è chi sente il bisogno di una sorta di Comitato di Liberazione Nazionale. Ma chi lo potrebbe mettere insieme mentre continua la danza sull’orlo del vulcano?


FORZA ORIANA!
Le adesioni al "Comitato per Oriana Fallaci e il diritto di libera espressione" potranno essere raccolte presso il Club Brunelleschi  -  fax: 055/289098 -  mail: clubbrunelleschi@libero.it

Sembra fantascienza ma Adel Smith, lanciatore di crocefissi da lui definiti "due pezzi di legno su cui e' attaccato un cadaverino", ha denunciato Oriana Fallaci e, fatto ancor piu' fantascientifico, un giudice di Bergamo ha accolto la sua denuncia  e ha citato in giudizio la Fallaci per vilipendio all'islam!
Grandioso!

L'Italia dunque e' diventata il Paese di Balocchi per i musulmani che vi possono tramare, delinquere, aprire migliaia di moschee dove fare apologia di terrorismo e nascondere armi,  sicuri che niente potra' mai fermarli tantomeno la giustizia italiana.
La cosa peggiore che potrebbe capitargli e' di essere espulsi  dalla porta per poi rientrare dalla finestra con mogli, figli e decine di parenti al seguito.
L'Italia e' il paese dove si fanno uscire di galera i terroristi con tante scuse  e si tenta di mandare al fresco Oriana Fallaci, la voce piu' bella e coraggiosa della cultura occidentale, innamorata della sua Firenze, della sua Toscana e della sua Italia ormai prede di integralisti, terroristi che scorazzano indisturbati, protetti  da nugoli di idioti acclamanti alla multicultura nazionale ed europea. Talmente idioti da non capire che questi scorazzatori mirano a una sola cultura, quella di casa loro, quella che, appunto, sta trasformando l'Europa in Eurabia. La democrazia in dittatura. La liberta' di espressione in crimine punibile con un processo.
Adel Smith, dopo aver fatto volare dalla finestra della scuola dei suoi figli,  il crocefisso  considerato lesivo della sensibilita' d'animo dei piccoli musulmani e dopo aver definito la Chiesa un'associazione per delinquere, non ha fatto nemmeno mezz'oretta di galera per vilipendio alla religione.
Credete che qualcuno lo abbia denunciato? Nooo, anzi  il contrario, vi sono stati insegnanti che si sono affrettati a gettare i crocefissi delle loro classi nel cestino dei rifiuti per non offendere gli alunni islamici.
Cosa state dicendo? la sensibilita' degli alunni cattolici? Di quella non gliene potrebbe fregar di meno a quel tipo di insegnanti, come non gliene e' mai importato degli alunni ebrei, valdesi, buddisti e via dicendo.
Indegni maestri, privi di dignita', tremanti di paura, ottenebrati dall'odio antioccidentale che dovrebbero essere mandati in Arabia Saudita a insegnare il Vangelo.
Questo Adel Smith, esponente dell'unico islam  che conosciamo, cioe' l'islam violento e integralista, intollerante e razzista, ha organizzato il colpaccio del secolo denunciando la scrittrice piu' famosa del secolo, quella che, dopo l'11 settembre, ha aperto gli occhi di mezzo mondo su un' Europa , islamizzata, schiava, cornuta  e contenta.
Questo colpaccio pero' gli si rivoltera' contro perche' , come e' gia' accaduto in Francia, Oriana si difendera' anche in Italia con l'orgoglio che la contraddistingue  e vederla alla sbarra, senza che nessun pagliaccio integralista possa scalfire la sua forza,  sara' un onore per tutti noi che punteremo il dito verso questo sistema giudiziario cosi' traballante,  debole e forcaiolo da sottomettersi a chi vilipendia le radici della cultura europea per processare chi queste radici difende con tutta  la sua Forza della Ragione.
Forza Oriana, siamo tutti con te, a testa alta contro la prepotenza, l'arroganza,  l'ignoranza e il servilismo.
 Deborah Fait - informazionecorretta

Massima del giorno
Il vantaggio dell'esser vecchi è che a volte ciò che gli altri vivono per la prima volta, i vecchi lo vivono per la seconda o per la terza volta.
 G.P.


MOLLICHINE
L'economia russa continua a correre: il prodotto interno lordo a +6,1%. Il fatto è che,  da loro,  il comunismo è finito.

Approvata un'altra proroga degli sfratti. Anche Dio aveva creato il sole solo per un giorno. Poi ha concesso una proroga,  poi un'altra...

Bush condanna la Corea per la ricerca sugli embrioni. Come quel Papa che vietò la balestra: e infatti il progresso delle armi si fermò.
Gianni Pardo


SPIEGARSI L'INSPIEGABILE
Le religioni hanno un loro notevole apparato teorico che la maggior parte dei credenti non conosce e comunque non segue appieno. Sicché è necessario distinguere il corpus teologico - che è un dato culturale e specialistico - dal dato sociologico. Per la gente alcune notizie su Gesù derivate dai vangeli apocrifi e le notizie derivate dai quattro vangeli stanno sullo stesso piano. Tutti ignorano quali sono "ufficiali" (nel senso di approvate dalla Chiesa) e quali leggendarie: dunque fra esse non c'è differenza.
Ogni religione rappresenta - oltre che la sacralizzazione delle norme di comportamento - un'esegesi della realtà in termini comprensibili ai più. La teoria darwinista spiega l'uomo come risultato d'una lunghissima evoluzione ma essa è poco accettabile per l'uomo comune, dal momento che al massimo egli ragiona in termini di secoli. La costanza del fenotipo - e quasi la sua eternità - è per lui un'evidenza. Una scimmia non è un uomo e nessun uomo è mai nato da una scimmia. Invece il racconto d'un dio creatore - comune a molte religioni - è molto più facile da digerire. Tutti comprendono che da un pezzo di legno o di marmo un artigiano è capace d'ottenere una statua.

Le religioni nascono dall'insopprimibile bisogno che hanno gli uomini di darsi delle spiegazioni. Tanto che, se non ne dispongono, le inventano. Nel Seicento milanese la microbiologia non esisteva certo ma la spiegazione della peste ci fu lo stesso: la provocavano gli untori. Non si capisce come, non si capisce perché, ma la provocavano loro.
La religione o comunque l'atteggiamento religioso soddisfano il bisogno di certezze dell'uomo con spiegazioni adatte alla sua mentalità. Se, nel Seicento, qualcuno avesse potuto spiegare la peste scientificamente, avrebbe lo stesso lasciato senza risposta la domanda fondamentale: e perché, tutto questo? Perché punire così crudelmente l'umanità? L'idea che un simile massacro fosse senza un perché, un semplice fenomeno come la pioggia, sarebbe stata insopportabile, incomprensibile, inammissibile. E dunque falsa. Per tutti, che l'esistenza dell'uomo sia frutto del caso e non abbia né senso né scopo, è inaccettabile. Una simile idea sarebbe troppo brutta e dunque è falsa.
Questo ci consente di capire meglio la politica internazionale. Soprattutto la politica dei paesi arretrati in cui l'intera visione della realtà è prevalentemente su base magico-religiosa. I paesi islamici sono ad esempio popolati da una massa d'analfabeti poverissimi. Queste persone sono permeabili solo a spiegazioni in linea con la loro emotività. È per loro quasi impossibile ammettere che due paesi siano uno ricco e l'altro povero solo come conseguenza della laboriosità del primo e dell'infingardaggine del secondo. Mentalità che del resto si ritrova in molta parte delle sinistre europee. È molto più semplice  e credibile, per tutti, dare la colpa al colonialismo, alle multinazionali, agli ebrei, al capitalismo o perfino alla disonestà di tutti i ricchi. Poco importa che la Francia, dopo aver rinunciato alle colonie, sia rimasta un paese ricco; poco importa che tutte le ex colonie, finalmente liberate dall'oppressione e in possesso di tutte le proprie risorse, siano relativamente ancor più povere di prima; poco importa che siano ricchi i paesi più risolutamente capitalisti, come gli Stati Uniti, la Svizzera o il Giappone, e miserabili i paesi dove il capitalismo non è neppure riuscito a nascere: su tutto prevale ciò che si ha voglia di credere. Tanto da crearsi spiegazioni magiche e nominalistiche per superare l'evidenza: finito al colonialismo c'è il neocolonialismo; e poi, ovviamente, il capitalismo si fonda sullo sfruttamento dei paesi poveri... basti pensare - dicono i fini economisti della domenica - a quanto costa una tonnellata d'automobile e quanto costa una tonnellata di cotone. E che a nessuno venga in mente di chiedere chi obbliga i paesi del terzo mondo che producono cotone a comprare Ford o Volkswagen.

Per un palestinese la propria povertà, già grave, diviene addirittura insopportabile se comparata alla situazione economica d'Israele. L'unica spiegazione possibile è che egli ebrei abbiano rubato la loro ricchezza; anzi, l'hanno rubata ai palestinesi. Dunque ammazzando tutti gli ebrei i palestinesi si farebbe giustizia e si erediterebbero i beni dei ladri. È così difficile capire perché i palestinesi odiano gli israeliani?
Il fanatismo che arriva al terrorismo suicida trova in tutto questo una spiegazione. Immerso in un mondo magico, privo di cultura e per conseguenza di senso critico, oggetto d'un condizionamento privo di falle, incoraggiato nelle proprie credenze dalla società, dalle autorità religiose, dalle autorità civili, dalla famiglia come dagli amici e dalla scuola, come potrebbe l'individuo riuscire ad avere un pensiero autonomo? Il giovane giunge anzi a certezze che lo scienziato - abituato al dubbio metodico - non avrà mai. Certezze più forti persino dell'istinto di conservazione: infatti i sunniti hanno potuto trovare, in Iraq, oltre 400 persone disposte a trasformarsi in assassini-suicidi.
Questo mondo è talmente lontano dall'uomo occidentale che per esso egli può sentire solo orrore. Ma bisognerebbe essere più umili: il terrorista suicida va eliminato schiacciandolo come uno scorpione, ma senza animosità. Lo scorpione non è colpevole d'essere uno scorpione. Un terrorista suicida è in fondo un poveraccio che è stato manipolato al punto che nessun uomo civile dovrebbe mai dire "non farei mai una cosa del genere". Per partecipare alla lapidazione della propria figlia bisogna essere nati e cresciuti in certi posti. Il londinese non ha nessun merito si dice "io non lo farei mai".
Un'ultima parola di commento merita la posizione delle "teste pensanti" dei paesi arretrati. Possibile che prendano sul serio i principi più assurdi e crudeli? La risposta è un facile sì. Infatti mentre il terrorista suicida è uno sciocco che perde la vita per commettere una cattiva azione, il mandante è un cinico che la propria vita conserva e trae profitto dal sacrificio dell'altro. Il rais che, nel nome dell'Islam, lotta contro la democrazia, lotta nello stesso tempo per il mantenimento del proprio potere, quanto più è possibile illimitato e incontrastato. Chi dà ordini a tutti i nome di Dio dà ordini che a lui personalmente convengono. Che poi siano ordini di Dio rimane da vedere: e comunque lo scienziato occidentale dichiara questo compito oltre le proprie competenze. Insomma le teste pensanti hanno tutto l'interesse a proclamare certi principi. E, come si sa, non c'è nessun argomento tanto convincente, per credere qualcosa, quanto l'interesse a crederlo.
Gianni Pardo - giannipardo@libero.it
- 26 maggio 2005

 OLIVE
PRODI: «Di fronte alla ribadita decisione della Margherita, di cui non posso che prendere atto, ho deciso di promuovere una lista che tenga aperta la prospettiva dell'Ulivo e dia forza e stabilità all'Unione. Il Paese ha bisogno di un governo capace di prendere le misure necessarie per affrontare le grandi difficoltà dell'Italia»;
RUTELLI: «Quanto alla riflessione solitaria di Prodi, io stento a credere che Prodi voglia dare vita ad una lista che esclude la Margherita e che indebolisce e squilibra politicamente la coalizione - ha detto in una conferenza stampa -. Una lista Prodi con alcuni partiti della coalizione, con i Ds ad esempio, non avrebbe nulla a che fare con l'Ulivo».
Commento di Repubblica: "Una cosa è certa. Su queste basi, il centrosinistra può anche riuscire miracolosamente a vincere. Ma non riuscirà mai a governare."

CAZZO, PERFINO PEGGIO DEI FRANCESI!
Oriana Fallaci sarà processata per vilipendio della religione islamica. Lo ha deciso il dott. Armando Grasso, GIP presso il Tribunale di Bergamo, il quale ha anche disposto il sequestro, presso la tipografia, dell’ultimo libro della Fallaci, La forza della ragione.
Il GIP di Bergamo (tribunale competente per territorio in quanto è là che ha sede la tipografia), ha così respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero dottoressa Rota, ed anche la più grave imputazione di incitamento all’odio religioso che era stata ipotizzata dagli autori dell’esposto che ha dato impulso al procedimento. Il processo è infatti nato da un esposto del presidente dell’ “Unione musulmani d’Italia” Adel Smith.
Il giudice ha ritenuto che alcuni passaggi siano “inequivocabilmente offensivi nei confronti dell’Islam”. Alcuni dei passi “incriminati”:
…in una donna il Corano vede anzitutto un ventre per
partorire…”;
“…la macellazione halal è una barbarie…”;
“…il razzismo islamico, cioè l’odio per i cani-infedeli regna sovrano, e non viene mai processato, mai punito… i musulmani dichiarano apertamente: Dobbiamo approfittare dello spazio democratico che la Francia ci offre, dobbiamo sfruttare la democrazia, cioè servircene per occupare territori… non pochi di loro (i musulmani) aggiungono (che) Hitler era un grand’uomo”;
“… (i musulmani affermano che)… la biologia è una scienza invereconda perché si occupa del corpo umano e del sesso…”
“…l’infibulazione è la mutilazione che i musulmani impongono alle bambine per impedire loro, una volta cresciute… di godere l’atto sessuale. È la castrazione femminile che i musulmani praticano in ventotto paesi dell’Africa islamica, e per cui ogni anno due milioni di creature muoiono per sepsi o dissanguamento…”.

Entro breve sarà decisa la data della prima udienza del processo.
Si tratta di un’operazione-fotocopia rispetto a quella che in Francia nel 2002 aveva visto processata la fallaci per il libro “La rabbia e l’orgoglio”, su denuncia delle associazioni “Movimento contro il razzismo e per l’amicizia tra i popoli” (Mrap), “Lega dei diritti dell’uomo” (Ldh) e “Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo” (Licra – quest’ultima per la precisione si era limitata a chiedere che l'editore francese inserisse una fascetta sulla copertina del libro per mettere in guardia il lettore sulle espressioni contro l'Islam in esso contenute). In quel caso, però, era stato dapprima negato il sequestro (sul semplice presupposto che tanto il libro aveva ormai ampia diffusione in tutto il mondo), e poi scagionata la scrittrice da tutte le accuse.
ale tap. 25.05.2005

IL POLITICO BERLUSCONI
Una delle caratterizzazioni più tipiche relative a Silvio Berlusconi, e sfruttata tanto a destra che a sinistra, sarebbe quella secondo cui l'attuale capo del governo non sarebbe un uomo politico, col che si intende sottolineare che lui è un imprenditore ed è stato prestato alla politica dal mondo dell'impresa ; mondo in cui vigono altre regole, mi riferisco in particolare agli usi, cioè alle regole non scritte, rispetto a quelle del mondo della politica.
Devo dire che questa caratterizzazione comincia ormai ad essere piuttosto logora, pare una citazione del 1994, quando il Cavaliere decise di entrare nell'agone politico scompaginando quelli che parevano giochi già decisi. Affermo questo per la semplice ed ovvia ragione che una persona che sia in politica - a tempo pieno - da ormai più di dieci anni, e vi sia da capo di una coalizione ( prima al governo per un breve periodo, poi all'opposizione, poi di nuovo al governo con la prospettiva ormai davvero concreta di durare per tutta la legislatura ) ha ormai acquistato la qualifica di politico e indubbiamente ha incominciato a ragionare da politico e i recenti fatti costituiscono indizi abbastanza precisi che si tratta di un politico di successo.
Berlusconi infatti,con l'impegno personale nella campagna elettorale siciliana, è riuscito ad invertire una tendenza di sconfitta per il Polo delle libertà davvero preoccupante e difficile ( a Catania il candidato dell'Unione era un ex-ministro del governo di centro-sinistra, quindi con una notorietà nazionale ), ma è riuscito anche a porre una questione a livello politico, il che ha obbligato tutte le formazioni politiche a prendere posizione in proposito : mi riferisco alla proposta della formazione del partito unico del centro-destra.
Questa, non  a caso, è una finalità abbastanza naturale di un sistema che si vuole - senza troppa convinzione - maggioritario e che sia un'esigenza avvertita anche a sinistra è chiaramente dimostrato dal nome che questa coalizione ha scelto, cambiando quello precedente di Ulivo, vale a dire l'Unione. L'accelerazione data da Berlusconi a questo obiettivo, latente al nostro sistema politico, ha creato negli avversari, che appunto hanno chiamato la loro formazione Unione, il bisogno di pronunciarsi e per le ragioni già dette questa pronuncia non poteva che essere - tra le righe, ovviamente - positiva, cioè riconoscere la validità della formazione, anche a sinistra, di un partito unico. Questo però ha creato un sostanziale disagio nei partiti più piccoli del centrosinistra, sempre timorosi di essere assorbiti da quello maggiore, ed alla fine abbiamo assistito alla clamorosa rottura di Rutelli e della Margherita, i quali nell'elezione proporzionale,nelle prossime elezioni politiche, hanno deciso di correre per conto proprio, rivendicando con forza la loro autonomia e indipendenza.
Quindi quella formazione che pareva assolutamente vincente e compatta fino a poco tempo prima ha dimostrato,a seguito dell'intervento di Berlusconi, di avere dei limiti e delle crepe evidenti nella sua facciata, così che gli italiani hanno potuto constatare che la cosiddetta Unione non era e non è niente più di una coalizione elettorale formata da soggetti politici in grado di reggere a fatica, più o meno, e probabilmente meno, lo stesso periodo dell'Ulivo, prima che una delle operazioni più abominevoli e con grossi sospetti di incostituzionalità portasse ai governi di D'alema con i voti del centro destra di Cossiga, in un'esatta parodia del sistema maggioritario.

Per le ragioni indicate, Berlusconi, che lo si apprezzi o detesti, può essere classificato a questo punto come un politico a tutti gli effetti.
LUCIO SERGIO CATILINA

Corte costituzionale, Violante rinuncia alla candidatura
(Adnkronos/Ign) - Il giorno dopo il richiamo dei presidenti delle Camere a procedere in fretta alla scelta dei due giudici della Consulta, arriva la rinuncia alla candidatura del diessino Luciano Violante. Dopo aver appreso dal presidente dei deputati di Forza Italia che la maggioranza intende proporre per la Corte due candidati non politici, infatti, Violante - che s'era detto disponibile a candidarsi nel caso d'un ''consenso largamente maggioritario del Parlamento" - in una lettera inviata al leader dell'Unione Romano Prodi sottolinea come "insistere sul mio nome produrrebbe divisioni e conflitti su scelte che per la stessa funzione della Corte Costituzionale dovrebbero essere invece rapide e largamente condivise''.
''Ritengo pertanto che non siano presenti le condizioni per quella mia disponibilità", afferma Violante, aggiungendo che ''d'altra parte, i presidenti delle Camere hanno autorevolmente manifestato la necessità di evitare al Parlamento ulteriori ritardi che lederebbero il suo prestigio e la sua credibilità. La mia decisione intende rispondere anche a questa esigenza''.
Nella lettera inviata a Prodi l'esponente diessino aggiunge inoltre che ''il presidente del gruppo dei deputati di Forza Italia mi ha comunicato che la maggioranza ritiene opportuno proporre per la Corte Costituzionale due candidati non politici e ha indicato il nome del professor Claudio Chiola''.

Oggi, intanto, una riunione dei capigruppo del centrosinistra ha deciso che l'Unione non parteciperà alla seduta comune del Parlamento convocata domani per eleggere i due giudici costituzionali di nomina delle Camere, giudicando ''inaccettabile'' il metodo seguito dalla Cdl, che a ventiquatt'ore dal voto ha indicato appunto il nome di Claudio Chiola come candidato del centrodestra.


RECESSIONE
Mercoledì 25 maggio appuntamento da non perdere per i golosi del pane. I laboratori dei fornai italiani saranno aperti ai consumatori, per "svelare" i segreti della produzione di questo sano alimento, della sua lievitazione nelle diverse modalità e offriranno assaggi delle tante specialità che giornalmente vengono sfornate dalla panetterie nostrane. Tutto questo per la "Festa del pane", manifestazione organizzata dalla Fippa, la Federazione Italiana Panificatori giunta quest’anno alla sua terza edizione. La Festa, che nei due anni precedenti ha riscosso un notevole successo, anche quest’anno è tesa a consolidare il rapporto tra fornai e consumatori, a promuovere il pane come base di una sana alimentazione mediterranea e rimarcare il valore del pane quale simbolo di concreta solidarietà.

Walter Veltroni e Piero Fassino c'e' posta per voi!
Una lettera laida (clicca qui per il testo),  scritta da gente dal cuore pieno di odio e dal cervello vuoto, gente  vicina a quei neonazisti che in varie citta' italiane hanno impedito a rappresentanti di Israele di entrare a parlare  nelle Universita' in cui qualcuno li aveva invitati.
In questa missiva vi si chiede di rinunciare, durante il vostro prossimo viaggio in Israele,  all'incontro con Ariel Sharon, definito da questo marciume  della societa' italiana "criminale di guerra e responsabile di innumerevoli massacri ".
Segue un lungo elenco di crimini cui questa gente crede ciecamente grazie all'apostolato quarantennale di Arafat e di tutto il suo apparato criminale e miliardario tanto enorme che nessuno e' ancora riuscito a quantificarlo, un po' per paura di fare una brutta fine e un po' per imposta segretezza. 
Gli esiti di questa propaganda li conosciamo da anni e oggi possiamo constatare che la sinistra mondiale, compatta come un sol uomo, e' antisemita nel senso storico della parola.
Non e' antisionista, non e' antiSharon , e' stata  antiRabin, antiPeres, antiOslo, antiPace,  antiTutto quello che riguardava Israele perche' e' semplicemente antisemita!
La sinistra odia Israele e odia gli ebrei, chiede a gran voce, come e' accaduto ieri, ancora una volta  in Inghilterra, durante una manifestazione filopalestinese, che Israele sia distrutto dopo essere boicottato in modo totale.
Nell' elenco di crimini segnalati in questa lettera odiosa  ecco ancora il dogma di Sabra e Chatila, massacro commesso dai cristiano maroniti libanesi guidati dall'agente siriano Eli Hubeika ma attribuito a Israele, e a Sharon che non c'era , esattamente come vengono ancora accusati gli ebrei della morte di Gesu', ordinata da Ponzio Pilato.
Agli ebrei niente viene perdonato, nemmeno i delitti commessi da altri.
Tutto viene invece concesso  agli arabi,  in particolare ai palestinesi di cui non si menzionano mai le stragi ne' si racconta  che Arafat ha ammazzato in Libano, dopo aver distrutto il Paese con le sue bande criminali, 40.000 persone, in maggioranza cristiani.  

Shhhhhhhh, silenzio, non si dice, insabbiamo, insabbiamo, chiunque odi Israele e' amico nostro e Arafat e' nostro padre, nostro Guru, lui si che sapeva odiare con acume, fingendo di volere la pace. Lui si! Shhhhhhhhhhhhhh. Silenzio! Prima o poi riusciremo a farli fuori questi ebrei, come voleva LUI!
Shhhhhh, silenzio!
Altro dogma della sinistra antisemita e' Jenin,  la citta' da cui sono partiti decine di attentatori suicidi che hanno assassinato, ferito e mutilato centinaia di israeliani innocenti, soprattutto  vecchi donne e bambini. Jenin poteva essere bombardata dall'aviazione israeliana per porre fine allo stillicidio degli attentati e per evitare perdite all'esercito ma si preferi' partire con l'attacco da terra per non rischiare di colpire i civili palestinesi ostaggi dei terroristi. I soldati  sono entrati nel campo di Jenin passando tra le case, tutte  minate,  con grande cautela, rischiando la vita.
La battaglia e' durata otto giorni, 23 nostri soldati sono rimasti uccisi, 64 feriti. I morti palestinesi, secondo il rapporto ONU, sono stati 52, tutti guerriglieri o meglio, tanto per chiamare le cose col loro nome, tutti TERRORISTI.
Naturalmente la battaglia della propaganda arafattiana e' incominciata subito. Il primo colpo l'hanno sparato le autorita' sanitarie palestinesi che si sono rifiutate, anche dopo le sollecitazioni israeliane, di rimuovere i corpi dei loro morti. Hanno preferito  lasciarli  per le strade, esposti al sole e all'arrivo di fotografi e cameramen. Sapevano bene che le immagini di morte , si sarebbero impresse  nella memoria collettiva insieme al grido di Arafat "500 morti". Cosa c'era  di male ad aggiungere uno zero dal momento che milioni di allocchi gli avrebbero creduto ciecamente ?
Il demonio criminale conosceva bene  il suo mestiere, non c'e' che dire. Cinismo e menzogna sono sempre state  le qualita' di questa carogna , guru delle sinistre e di tutti gli antisemiti del mondo.
Dopo l'elenco dei crimini di Sharon, compresa la barriera salvavita che i firmatari della lettera chiamano "Muro dell'apartheid" altrimenti detto anche "muro della vergogna"perche' permette agli ebrei di vivere, una vergogna, appunto!  ecco che viene la parte piu' divertente.
Hanno inizio gli appelli, quelli che vogliono lanciare il messaggio subliminale: "vedete noi non siamo antisemiti, guardate quanti ebrei amiamo".

Veltroni e Fassino, vi scrivono,  andate da Vanunu, ex ebreo, oggi anglicano, traditore da sempre. Tra le sue frasi piu' note "Odio Israele- Israele non deve esistere".
Andate a parlare coi refusnik, disertori e vigliacchi che hanno preferito scappare   piuttosto che difendere il loro Paese dal terrorismo e dalla guerra dichiarati da Arafat nel 2000.
Andate a parlare con quegli israeliani definiti pacifisti perche' non vogliono che Israele esista come stato autonomo e di diritto e andate anche a parlare con quei palestinesi definiti pacifisti perche' vogliono distruggere Israele senza i kamikaze ma con la sua stessa democrazia, cioe' entrando nel Paese e diventando la maggioranza.
Walter Veltroni e Piero Fassino, c'e' posta per voi.
Fate attenzione a non sporcarvi.
Deborah Fait - informazionecorretta

Massima del giorno
Chi non ammira nessuno rischia d'essere un invidioso. Per questo bisogna allenarsi ad ammirare Riina: è qualcuno che, nella sua propria chiesa, è riuscito a divenire Papa
.G.P.


MOLLICHINE
Berlusconi: "Non credo alla recessione". In materia di miscredenza,  è più facile l'ateismo.

Berlusconi nega aumenti agli statali. Mancano i fondi. Ma chi crede di essere,  Cofferati?

La Fiat vende sempre meno. Governo ladro!

Secondo Visco, "Il disavanzo reale va dal 4 al 4,  5 per cento,  ma se si considera il fabbisogno di cassa siamo al 6 del Pil". Però i suoi personali desideri salgono al 12%.

Prodi sulle questioni del programma: "E' arrivato il momento di affrontarle". Solo ora?

Newsweek ha provocato un disastro con la notizia del Corano nel cesso. La notizia era inesatta: era Newsweek che sarebbe dovuto finire nel cesso.

Ciampi: "E' un momento delicato,  ognuno faccia la sua parte". La sua include le prediche?

Riferisce Marcenaro che il filosofo Sgalambro è disgustato del risultato di Catania, dove s'è tanto parlato di fognature. "Dice di sentirsi addosso come un puzzo".  Io, a sentir parlare di Sgalambro, mi sento un po‚ sciocco.
Giannipardo@libero.it

SALUTO ROMANO
La libertà di parola consiste nella possibilità di dire ciò che si ha voglia di dire. La tolleranza (cioè il rispetto della libertà di parola altrui) consiste nel permettere agli altri di dire ciò che hanno voglia di dire. La legge ha il compito di vietare le parole che possono fare male agli altri o quegli atteggiamenti che possono interferire con la libertà di parola altrui.
Il problema è quello di stabilire quando le parole e le azioni devono essere dichiarate fuori legge. È certamente da tutelare il diritto di critica ma l'insulto rimane inaccettabile. Perfino il presidente della corte d'assise, mentre condanna un imputato all'ergastolo, non ha il diritto d'aggiungere "e ben le sta' perché lei è un criminale immorale e crudele". L'ergastolo sì, l'insulto no. Fra l'altro perché l'insulto non è costruttivo.
Nei paesi democratici gli usi - più importanti ancora delle leggi - garantiscono il diritto di critica. Non si può dire che il Presidente del Consiglio è un cretino ma si può dire che le sue idee politiche sono nocive per il paese. Diversamente i giornali d'opposizione non sarebbero permessi. Anche nei paesi democratici, tuttavia, si tende a considerare illecita la critica alla religione prevalente (cattolicesimo, antifascismo). Se in Italia qualcuno dice "Il Papa sostiene i peggiori pregiudizi dei paesi arretrati", si può star certi che solleverà un vespaio. Potrebbe anche essere condannato per oltraggio a capo di stato estero. Del resto, anche se il Papa non fosse il capo d'uno stato estero (escamotage attualmente necessario per condannare l‚imprudente) si troverebbe un modo per dare addosso a chi a osato criticarlo in tal modo.
Non parliamo di quello che avverrebbe a chi, in Arabia Saudita o in Iran, dicesse che l'islamismo, come è praticato in questi paesi, è una forma di barbarie.
Tutto questo fa pensare che la libertà di critica abbia ancora parecchia strada da percorrere. Non solo in Arabia Saudita, dove non esiste affatto, ma perfino nell'Europa Occidentale. Basti dire che in Italia è vietata la ricostituzione del partito fascista, quasi fosse un pericolo reale e quasi bastasse il divieto, se fosse un pericolo reale. È ridicolo, vista l'opinione della stragrande maggioranza della gente. Ma a un imbecille basterebbe dire bene del nazismo per avere molti problemi. Non diversamente da come, nel Seicento, uno che si fosse proclamato ateo avrebbe avuto i suoi bravi problemi col Sant'Uffizio.
Il bello è che coloro che sono così vigili nella repressione di ogni compiacenza verso l'empietà, il fascismo, il nazismo e ogni altra idea stramaledetta, non si accorgono che il principale difetto delle autocrazie è la repressione del dissenso.
Le dittature commettono in grande il peccato che questi moderni, piccoli censori afflitti da un eccesso di buona coscienza commettono in piccolo.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it


GLI ITALIANI ALLO SPECCHIO
In punto di fatto sono tutti d'accordo: che la si chiami recessione, che la si chiami stagnazione, è certo che l'Italia è economicamente nei guai. Tanto che si è parlato seriamente di un'azione coordinata di maggioranza e opposizione per mettere rimedio all'incombente disastro. Tuttavia nei giornali non si riesce a trovare né la proposta della maggioranza né la proposta dell‚opposizione. E men che meno la proposta unitaria. Che non si vede neppure quale potrebbe essere. La strada degli sgravi fiscali tentata da Berlusconi si è rivelata un vicolo cieco. Di tagli ed economie si parla da anni e non è detto che ci sia molto da raschiare, dal fondo del barile. Per rilanciare l'economia con il deficit spending di keynesiana memoria, bisognerebbe aumentare drammaticamente il debito pubblico, creare inflazione, con la conseguente uscita dall'euro e, forse, dall'Europa. Per non parlare della più totale certezza di perdere le successive elezioni. Insomma, dovunque si guardi si vedono porte sbarrate e vie senz'uscita. A questo punto chiunque è autorizzato a formulare una sua propria eziologia del fenomeno e a baloccarsi con ipotesi di terapia e prognosi.
Il primo paese al quale si è tentati di fare riferimento è il Giappone. Anche quel gigante, dopo anni di prosperità e boom, ha vissuto un dramma che sembrava interminabile. Si è parlato, in questo caso, di crisi del modello; cioè del fatto che un certo sistema di vita e di mentalità non era più adatto alla situazione presente. Il Giappone ne è uscito, ma ci ha messo più di dieci anni. Nel caso dell‚Italia, potrebbe darsi che essa, benché si sia creduta per lunghi decenni un paese sviluppato, si trovi oggi posta dinanzi ad una sconfortante evidenza: non è né un paese capace della frugale laboriosità degli operai cinesi né un paese dall'industria avanzata e per così dire insostituibile come la Germania o gli Stati Uniti. Il suo modello di vita è in crisi.
Se questo è vero, le soluzioni sono solo due: o si rassegna alla povertà e a vivere producendo quei beni a bassa tecnologia in cui ci sono tanti concorrenti nel mondo; oppure, ma non si vede come, si trasforma improvvisamente in un paese produttore di beni ad alta tecnologia. Come è ovvio, quale che sia la coalizione che in esso ha la maggioranza, non è il Parlamento che può determinare simili sviluppi sociali.
Il Giappone sembra uscito dal momento peggiore della sua crisi ma delle percentuali di sviluppo d'un tempo nessuno più parla. In che modo ne uscirà l'Italia, se ne uscirà, nessuno può dirlo. I grandi cambiamenti sono il risultato d‚un numero troppo grande di fattori perché si possa azzardare una previsione. Una sola cosa è certa: chi si illude che la politica da sola possa risolvere l'attuale problema si sbaglia pesantemente. Non basterà buttare nell'immondizia Berlusconi, non basterà buttare nell'immondizia Prodi, non servirà a nulla guardare ai nostri mille parlamentari: per una volta, è impossibile che siano i colpevoli o i salvatori. Gli italiani dovranno guardarsi allo specchio.
Gianni Pardo

 IL TORMENTO DELLA RUSSIA
Da "Pagine di Difesa" riprendiamo questa analisi di Andrea Tani:
La costellazione ex sovietica continua a riempire i titoli dei giornali e i dossier delle cancellerie. Le celebrazioni di Mosca sulla fine della seconda guerra mondiale hanno visto il susseguirsi di una serie di strappi e controstrappi che mostra il tentativo in atto da parte della Russia di riaffermare la propria statura geopolitica anche e soprattutto attraverso le sue radici storiche, abbandonando qualsiasi pretesa ideologica, e la contemporanea determinazione di quasi tutti gli ex satelliti a smarcarsi da tale pretesa. I medesimi satelliti - tali anche se facenti parte organicamente dell'Urss, come si è visto dalla subitaneità del loro dileguarsi dalla tutela della terza Roma subito dopo la caduta del Muro - non perdono occasione per mettere in luce la natura essenzialmente oppressiva e totalitaria di tale tutela, in qualsiasi versione si fosse espressa nel passato, zarista o bolscevica, nonché la loro ferma determinazione a cercare altrove il contesto di riferimento del loro futuro.
Il presidente Bush ha avuto buon gioco nel celebrare le virtù della democrazia e della libertà di matrice stellata nelle capitali visitate a cavallo delle celebrazioni di Mosca, Riga e Tbilisi - in quella che è stata definita la "diplomazia del sandwich"(con Mosca a fare la parte del prosciutto cotto) - soprattutto perché le folle e i governi che ha incontrato erano ancora più realiste del re, ansiose ed entusiaste di acclamarlo come certamente nessuno in Europa e probabilmente neanche negli Stati Uniti. Si è trattato di un successo di immagine travolgente, che si è immediatamente tradotto in sostanza politica, ancora di più di quanto non fosse in conseguenza di investimenti, aiuti, lobby varie, cooperazioni militari, basi, eccetera. Un successo che ha messo a tacere chi aveva criticato la presenza di un presidente americano a una manifestazione così smaccatamente sciovinista e revanscista come il 9 maggio della Piazza Rossa. Se qualcuno ci ha rimesso dall'operazione che il presidente americano ha portato a termine così brillantemente, non sono certo gli Stati Uniti.
 (...) Continua, clicca qui per continuare nella lettura.

IL VELENO E L'ANTIDOTO
Pare incredibile ma  tutto serve per farsi prendere dalla frenesia della propaganda antiisraeliana.
Giornalisti e redazioni si buttano a pesce non appena intravvedono un appiglio, anche il piu' idiota e facilmente contestabile, per sprizzare veleno.
Sulla Stampa del 16 maggio  e' apparso un articolo firmato Klaus Davi in cui si annuncia  che il gay pride previsto in agosto a Gerusalemme e' stato annullato  e  il giornalista conclude con amara  malinconia che il clima "asfittico" della Capitale non tiene conto del fatto che i gay "servono a Israele".
Piu' che altro e' Israele che "serve" ai gay, quelli palestinesi, che vi trovano rifugio scappando dai territori e da morte sicura e neanche tanto indolore poiche' prima di essere assassinati vengono accuratamente torturati e mutilati.
Klaus Davi insinua che il ritiro da Gaza sia solo una scusa per proibire la manifestazione perche' in realta', udite udite,  il ritiro non ci sara'.
E' tutto una palla israeliana, glielo ha detto Al Jazeera, il Vangelo degli italiani. 
A questo punto sara' bene farlo sapere ai diretti interessati e rassicurarli un po' .
Nessun trasloco, tranquilli, e' tutto un giochetto di quel mostro di Sharon per gettare fumo negli occhi al mondo intero, non dovete fare i bagagli,  lo dice la TV araba e gh'e' minga come Al Jazeera per far sapere la verita' urbi et orbi.
Sorpresa!
L'International Gay Pride non e' stato annullato ma solo rimandato con grande senso di responsabilita' dei dirigenti del Jerusalem's Gay and Lesbian Center, il cui presidente Nathan Sattah ha dichiarato: "Abbiamo preso questa decisione per  rispetto al difficile clima politico che Israele dovra' affrontare in agosto."
Il gay pride internazionale quindi e' stato spostato al 6-12 agosto 2006 mentre quello locale, che si tiene tutti gli anni, avra' luogo come sempre, il 30 giugno, a Gerusalemme.
Nessun clima asfittico dunque ma una grande apertura mentale e rispetto reciproco poiche' i gay israeliani sono consapevoli delle difficolta' che Israele vivra' nel mese di agosto e si rendono conto che la polizia in quel periodo  avra' problemi ben piu' gravi e dolorosi da affrontare.

I gay israeliani hanno anche capito  che la loro sensibilita' sarebbe stata veramente  "asfittica" se avessero perseverato nella decisione di ballare e cantare per le strade della Capitale di Israele quando migliaia di loro fratelli, in quello stesso momento, piangeranno di disperazione a causa di un esodo che, per loro e per chiunque in Israele, avra' il sapore della tragedia.
Un' altra occasione dei media italiani di sputacchiare veleno viene da due giornali distribuiti gratuitamente, Metro e City.
La foto pubblicata  sotto il titolo :" Israele, bambini e armi"  rappresenta  due bambini israeliani, con kippa' in testa e fucile in mano, affascinati dalle armi dei "grandi"come tutti i ragazzini di questo mondo.
La didascalia dice " alcuni bambini "testano" le armi durante una celebrazione degli "eroi dell'esercito" che hanno perso la vita per lo Stato ".
-Eroi dell'esercito-  viene virgolettato!!! Che furbi! Conoscono tutti i trucchi di quel venticello che si chiama allusione maligna!
 In Israele, che non e' un paese militarista, non si fanno  parate oceaniche per la Festa dell'Indipendenza, come succede in Italia o in altri paesi in ricorrenze analoghe, ma si spalancano le porte delle  caserme e dei musei militari  per permettere alle famiglie di  visitare i loro cari in servizio e di ammirare le armi antiche e moderne con cui l'esercito  ha difeso e continua a difendere  il Paese dalle aggressioni arabe.
In quell'occasione i bambini si divertono un mondo, toccano  le armi di Zahal,   salgono a giocare sui carriarmati e si fanno fotografare orgogliosi.
Nulla di disdicevole  o di oscuro dunque , soltanto festa, una  grande festa di tutti ma anche questo momento di unione e di gioia  viene proposto agli italiani insinuando, col disgustoso intento di diffondere pregiudizi e di suscitare antipatia per Israele, realta' inesistenti, menzogne cosi' laide da far rabbrividire.
Veleno, veleno, veleno, soltanto veleno dunque  e non si riesce in nessun modo a testare l'antidoto il cui solo nome fa scoppiare  allergie terribili a  tanti giornalisti. 
Un unico antidoto rifiutato con orrore perche' provoca grattamenti inconsulti agl
i eroi dei media italiani.
Si chiama Verita'.
 Deborah Fait -
informazionecorretta

CINESERIE & CAPRICCI
Si parla di prezzi, mercato,  concorrenza dei prodotti cinesi e sarebbe forse eccessivo, addirittura una presa in giro,  tirare in ballo i capricci,  però  il  Brillat-Savarin  raccontava questa storiella:
"<<Rallegratevi, cara amica>>, dicevo un giorno alla signora di V..., <<alla Società d'incoraggiamento è stato presentato un telaio meccanico con cui si faranno merletti stupendi che non costeranno quasi nulla>>.
<<Eh!>> mi rispose la bella signora con uno sguardo di sovrana indifferenza <<se i merletti costeranno poco, credete che vorremmo portare tali straccetti?>>"
Vale la pena rifletterci su.
(cp, 17-05-2005)


INAFFIDABILI
Ricordate l'edizione del 12 maggio di "8,30" della trasmissione di Giuliano Ferrara? Il nuovo sindaco di Bologna  Sergio Cofferati, Franco Giordano (di Rifondazione Comunista), Ritanna Armeni (giornalista di "Liberazione") e Ferrara discutevano, tra le altre,  del premio di produzione ai dipendenti comunali bolognesi. Guazzaloca, il sindaco uscente,  l'aveva accordato, Cofferati, sindaco entrante,  no.
Insomma,  con la scusa che "un'amministrazione che subentra non è tenuta a rispettare gli accordi presi dalle precedente" , il nuovo sindaco di Bologna non riconosceva il premio di 400 €  promessi da Guazzaloca perché, dichiarava con un sorrisetto furbetto, i soldi "non c'erano, non ci sono e soprattutto non ci saranno"
Passano pochi giorni,  nella notte di venerdì scorso Cofferati, dopo 48 ore di trattative, dichiara che "i 400 € non sono in discussione" e promette che  ad ottobre entreranno in busta paga dei dipendenti comunali bolognesi.
Complimenti per la coerenza!


André Glucksmann Bush su Yalta ha ragione
Da Ragiopolitica: Sfatare Yalta è un merito di Bush, ma Bush non è un first comer sul tema. Lo ha detto anche André Glucksmann, intervenendo nella violenta polemica seguita alle esternazioni del presidente americano nel sessantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale. A chi si indigna, a chi, ipocrita, si nasconde dietro il solito muro di conformismo, Glucksmann non le manda a dire. Nel '45 Yalta ha sancito la spartizione della torta nello scenario post-guerra, e in quella divisione vi furono molti popoli che ebbero in sorte la tirannia sovietica al posto di quella nazionalsocialista. Stolto chi crede che le varie Bulgaria, Romania, Ungheria, ecc...siano veramente state liberate dai sovietici. Furono occupate e vessate da regimi dispotici per lunghi anni, soffrirono il clima di dittature in cui non ti puoi fidare nemmeno dei tuoi famigliari. La polemica, a dire il vero, era latente, come si era visto negli anni di Solidarnosc. Già allora gli europei erano divisi tra quelli che pensavano che l'ordine di Yalta fosse sacro e inviolabile, e quelli che già allora si opponevano a questa visione, tra cui è ascrivibile da lungo tempo Glucksmann.
Glucksmann è un pensatore libero, che alla propria libertà non ha mai rinunciato, talora al punto da risultare scomodo ai politici. Celebri le sue critiche all'interventismo russo in Cecenia e all'autoritarismo di Putin. In seno alla UE non sono in pochi a volergli mettere un bavaglio, specie nel momento in cui la UE intende fare la corte a Putin e ai suoi oleodotti. Ma Glucksmann non è tipo da piegarsi ai trend. Egli ha sempre apprezzato la presa di posizione di Bush contro i Sauditi, in vistoso disallineamento con Bush senior e con la totalità dei presidenti USA democratici dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Proprio per questo, gli pareva che Bush fosse in contraddizione con la propria linea nella misura in cui non estendeva la sua critica al governo di Putin. In Italia a Glucksmann è stata data poca visibilità sull'argomento, forse un po' lo hanno fatto i Radicali, proprio perché le relazioni con Putin sono improntate ad un'entente cordiale. Questo non toglie che effettivamente la Russia, pur avendo compiuto rimarchevoli progressi nell'apertura all'economia di mercato, per contro rischi di tornare indietro di decenni a causa dell'interventismo statale. Una longa manus, quella del Cremlino, che ha sbattuto in carcere Khodorkovskji e che lo tiene dietro alle sbarre senza un processo che si possa chiamare tale. Tutti aspetti su cui, pur avendo ben presenti le evidenti affinità diplomatiche e commerciali tra Russia e Italia, non si dovrebbe tacere. A poco importa che la voce italiana possa non sortire effetto: è una questione di principio. Si fa presto a pensare a una Magna Europa, comprensiva di Turchia e Russia. Si fa molto meno presto a liberarsi dei problemi che affliggerebbero questa Europa teorica ed astratta.
La negazione della libertà non è una questione marginale, ma i politici se ne scordano troppo in fretta. Bush per ora è l'unico dei grandi, insieme a Blair, a essersene ricordato. Grazie anche a quelli come Glucksmann che, vox clamans in deserto, non hanno rinunciato alla parola. Nonostante i tromboni, come Sergio Romano, che con fare da damerino, rivendicano la Storia per gli storici, e si indignano quando Bush addita Yalta per quello che realmente fu.


NOTEBOOK
Dalle agenzie: Un banale errore giornalistico ha causato decine di scontri religiosi in Afghanistan e la morte di molte persone. Il settimanale Newsweek aveva dato notizia su alcuni militari americani della base di Guantanamo che gettavano copie del Corano nei water durante gli interrogatori.
Notizia che però non è stata confermata dalla fonte costringendo il settimanale a scusarsi con le famiglie delle vittime. La fonte utilizzata per l'articolo, hanno ammesso gli editori di Newsweek, non è in grado di ricordare dove il fatto sarebbe avvenuto. "Ci scusiamo per aver pubblicato una storia che conteneva delle imprecisioni ed estendiamo la nostra solidarietà alle vittime delle violenze e ai soldati che ci sono finiti in mezzo", scrive Mark Whitaker, direttore della rivista.


Ritagli
Dal Corriere Cultura, stralci dalle note del diario  di Giorgio Agosti ("Dopo il tempo del furore" Editore Einaudi):
*22 marzo 1957 "Vado a trovare Ernesto (Rossi) ... ha ragione, dobbiamo avere il coraggio, gloriarci anzi di essere anticlericali";
*10 febbraio 1987: "Le rumorose manifestazioni radicali per il ventesimo della morte di Ernesto Rossi mi indispongono. Il radicalismo di Ernesto mon aveva proprio nulla in comune con l'esibizionismo pagliaccesco di Pannella. In comune non è rimasto che il nome"


W GLI ALPINI
Buoni e semplici / come eroi e fanciulli; / audaci e prudenti / come soldati di razza; robusti, / resistenti / come il granito / dei loro monti; / calmi / sereni / come pensatori o filosofi;    / col cuore pieno di passione / malgrado la fredda / scorza esteriore,/ al pari di vulcani / coperti di ghiaccio / e di neve; / tali apparvero / nell'Alpe nostra, gli Alpini d'Italia.
 *C. Battisti - 21.04.1916

BENEDETTO XVI, NULLA DA DIRE ?
Da Informazionecorretta. Su L'Opinione di oggi