ARCHIVIO
MAGGIO 2005
Massima del giorno
Ogni volta che si ricorre
alla ragione per discutere di fede, si corre il rischio
che il giudice dia torto a chi l'ha invocato.
G.P.
MOLLICHINE
Pare ci sia del vero nell'oltraggio
al Corano a Guantánamo. Un paio sono stati decapitati
e uno, addirittura, è stato lapidato.
Montezemolo: "Abbiamo una
classe dirigente che temo non si renda conto della
drammatica situazione". Traduzione: tutta l'intelligenza
nazionale s'è rifugiata nella sua testa.
Ciampi: "Quali siano le
cose da fare è noto a tutti". Quando un teste parla
di "tutti" il giudice l'invita a fare qualche nome.
Montezemolo: "Servono scelte
coraggiose, magari impopolari". Armiamoci e partite.
Prodi: "Ho preso una decisione
che sottolinea la necessità di unità dell'Ulivo".
Fondando un nuovo partito.
I Ds ribadiscono "il loro
sostegno all'Ulivo". Soprattutto finché rimane
sinonimo di Ds.
Abu Mazen: "Bisogna mettere
fine al conflitto israelo-palestinese prima che sia
troppo tardi". Troppo tardi? Per ora dura da 57 anni.
Rutelli: «Sviluppare
idee, poche ma concrete, in grado di rilanciarci».
Poche e concrete. Dica, dica...
Montezemolo sul contratto
degli statali: "Basta coi rinnovi che costano sacrifici
ai conti pubblici senza migliorare i servizi". E oltre
tutti lui neanche li usa.
Al Zarqawi ferito. Qualcuno,
diversamente da lui, non ha saputo fare bene il lavoro.
Montezemolo: "Livelli da
record della corruzione nella pubblica amministrazione".
Marco Travaglio for president! / Rutelli a Montezemolo:
«ci poniamo lo stessa domanda sul futuro dell'Italia
che verrà», ha detto. Poi si è asciugato
il sudore.
Giannipardo@libero.it
IL POPOLO PER IL POPOLO
La democrazia è nata
dell'esigenza che per il popolo decidesse il popolo.
A questo progetto ha sempre fatto da contrappeso l'idea che
il popolo fosse troppo stupido e ignorante per decidere per
il meglio. L'osservazione è tanto ben fondata che lo
stesso Voltaire, nume protettore dei liberali, non era favorevole
alla democrazia ma all'utopia del "tiranno illuminato". Anche
se poi l'esperienza con Federico di Prussia lo deluse non poco.
Col tempo il popolo è
divenuto sempre meno ignorante - l'analfabetismo in Italia,
per esempio, è del tutto scomparso - e la democrazia
è divenuta un'ovvietà: ma l'idea che c'è
sempre qualcuno che "knows better" (che è più
saggio ed informato) non per questo è venuta meno. Se l'intera
Italia votasse in favore dell'aborto, questo non impedirebbe
alla Chiesa Cattolica non solo di rimanere contraria, ma di rimanere
contraria con la certezza d'essere nel giusto, anche contro tutti,
perché le sue verità non sono demoscopiche o maggioritarie
ma trascendentali.
Inoltre può
accadere che, pur votando democraticamente, venga meno
il principio per cui chi vota decide riguardo a se stesso.
Il fenomeno si verifica quando non si vota per i propri interessi
ma per vicende che riguardano terzi: in questo caso infatti
si vota sulla base di pregiudizi o principi morali che si intendono
applicare ad altri.
Un buon esempio si ebbe
con l'introduzione del divorzio. La Chiesa e molti
benpensanti, per non parlare dei semplici misoneisti, erano
ovviamente contrari. Era certo largamente scontato che il referendum
riguardava solo coloro che desideravano divorziare, era scontato
che nessuno sarebbe stato costretto a farlo, e tuttavia furono
ovviamente invitati a votare gli scapoli; coloro che non avevano
nessuna intenzione di separarsi; i religiosi votati alla castità;
le vedove e i vedovi e insomma tutte le persone che, essendo personalmente
disinteressate, davano un voto astrattamente morale, quando non
religioso. Non era il popolo interessato a votare (come vorrebbe la
democrazia) ma, al di fuori d‚ogni considerazione pratica, l'astratta
coscienza morale del paese. Quando non la semplice tradizione. Per fortuna
le famiglie scombinate erano tanto numerose da rendere chiaro a tutti
che nessuna legge avrebbe tenuto insieme una coppia litigiosa:
e il divorzio passò.
Attualmente ci si avvia
a votare - e più probabilmente a non votare neppure
- per un problema che riguarda una percentuale estremamente
sparuta di persone. Poche migliaia di donne su un elettorato
di decine di milioni di cittadini: e come si voterà,
se non in base a vaghi principi morali?
Qualcuno potrebbe obiettare
che un tale voto e più che rispettabile: è
nobile. Ma questa affermazione sarebbe valida se il popolo
votasse moralmente su una materia che lo riguarda. Altrimenti
somiglierebbe a coloro (e sono tanti!) che dicono parole
di fuoco contro l'evasione fiscale ma cercano essi stessi di evadere
più che possono. Nel prossimo referendum si voterà
sulla natura sacra della vita anche a livello embrionale, ma
senza che dal sì o dal no consegua nulla per la stragrande
maggioranza di cittadini. Se infatti si votasse per una legge
che riguarda il cancro, e il diavolo lo guarisse, la gente voterebbe
a favore del diavolo.
E allora, sommando il disinteresse
vero (astensione), il moralismo a spese dei terzi (no)
è l'astensione strumentale (no via mancanza di
quorum), è molto probabile che il referendum non passerà.
Questo risultato, dal punto di vista della democrazia, è
patologico: molti disinteressati decidono sulla pelle dei
pochi interessati.
Di questo si ha la prova
a contrario. Quando si è trattato dell'aborto, cioè
di uccidere non un embrione ma un feto, un "quasi bambino",
il popolo, stavolta personalmente interessato (dal momento
che l'aborto clandestino era largamente praticato) ha votato
a favore. Niente teorie morali, niente affermazione di principio
a carico di terzi, niente di nobile e teorico: l'aborto conveniva
ai molti e i molti l'hanno approvato. Al contrario, coloro che
sono interessati ai risultati della legge 40 solo pochi e il popolo,
dimenticando che il principio democratico vuole che ciascuno decida
per se stesso, deciderà per questi pochi. Ovviamente proclamando
che la vita, visto che in questo caso la cosa non lo riguarda,
è sacra.
Gianni Pardo
LIBERATE
CLEMENTINA
Ma dove sono tutti i pacifisti
che manifestavano per le due Simone e per Giuliana
Sgrena? Dove sono finiti?Hanno rapito una ragazza italiana,
si chiama Clementina Cantoni. Lo sapete, pacifisti?
Era in Afghanistan per
aiutare le donne e i bambini senza farsi pubblicita'.
E questo lo sapete, pacifisti?
L'abbiamo vista oggi,
spaventata e avvolta nel chador con due mitra puntati
alla testa, gli occhi spaventati. Ma non piangeva,
lei!
L'abbiamo sentita dire
il suo nome, il nome del padre e della madre, col
cuore spezzato l'abbiamo vista confondersi sulla data mentre
cercava di incontrare lo sguardo dei carcerieri
forse per paura di essere punita per questo.
Hanno rapito Clementina
Cantoni e in Italia non e' successo niente! Il sindaco
di Roma ha pensato solo dopo una settimana di esporre la sua
fotografia in Campidoglio.
Hanno rapito Clementina
Cantoni!
Mi sentite signori dell'arcobaleno?
Pacifisti dei miei stivali? In Italia e' stata
fatta una manifestazione tirata per i capelli, con quattro
gatti, la solita minoranza silenziosa che ha paura
di esporsi. Ma la maggioranza casinista, quella che
urla, quella che rovescia i cassonetti, che riempie le piazze
solo se i rapiti sono tesserati dove e' finita?
Clementina fa parte di
un'associazione di aiuti umanitari antica di 40 anni
e fondata negli Stati Uniti. Un nome, CARE, cosi'
poco eclatante, un nome per il quale non vale la pena
di scomodarsi tanto lo fanno le donne afghane , quelle
col burka, loro sono la' che piangono e si strappano i capelli
per questa giovane donna che le aiutava.
Gli italiani lasciano
fare, indifferenti. Del resto c'era da aspettarselo.
Quando sono morti i nostri soldati a Nassirya i pacifisti
hanno manifestato con le bandiere della resistenza irachena
urlando "una , dieci, mille Nassirya", quando e' stato ucciso
Fabrizio Quattrocchi hanno insinuato che fosse un mercenario.
Poi sono arrivate le
due Simone, due eroine, per poter finalmente manifestare
come si deve per due amiche del popolo iracheno,
due che sono state trattate a cioccolatini e caramelle
dagli amici terroristi, due che hanno fatto subito sapere
che "dovete andarvene dall'Iraq". Infine l'apoteosi raggiunta
con Giuliana Sgrena! Mai rapimento fu piu' seguito, mai
rapimento fu piu' coinvolgente. La Sgrena che piangeva e noi italiani
con lei, la Sgrena dietro un cestino pieno di frutta che diceva
di essere stata trattata bene e noi italiani abbiamo smesso
di piangere.
I telegiornali aprivano
direttamente nella sede del Manifesto e puntavano
le telecamere sugli occhioni azzurri di Pier e noi italiani
abbiamo incominciato a provare un senso di fastidio.
Fiaccolate a non finire,
cortei, bandiere, interviste a tutta la famiglia,
troppe decisamente, fino alla conclusione tragica
e la morte del povero Nicola Calipari che era andato
a salvarla.
Per Clementina niente,
la famiglia non rilascia interviste e si comporta
con grande dignita' chiusa nel proprio dolore, bandiere
non se ne vedono, cortei meno ancora, ogni tanto la
nomina Ciampi chiamandola "ragazza italiana" forse
perche' si dimentica il nome.
I pacifisti hanno altre
cose da fare. Per la liberazione di Clementina urlano
le donne senza voce, le donne afghane, piangono per lei sotto
il burka, firmano per lei appelli con l'impronta del
pollice e stanno la', non se ne vanno, dopo tre settimane sono
ancora la' e ancora piangono.
In Italia niente.
Che fare in mezzo a tanta
vergognosa indifferenza ? Posso solo gridare senza
voce come le sue amiche afghane :"Liberate Clementina"
Deborah Fait
- informazionecorretta
Francia, Europa
rischiano crisi politica dopo "no" a Carta Ue
Dalle agenzie: Gli elettori francesi
hanno respinto a larga maggioranza la nuova Costituzione
europea nel referendum che si è tenuto ieri, gettando
l'Unione europea in una profonda crisi e delineando forse
un colpo fatale al Trattato, elaborato alla scopo di consentire
all'Unione a 25 membri di funzionare in modo più efficiente.
Il ministero dell'Interno
ha reso noti i dati definitivi: il no ha raccolto il
54,87% dei voti contro il 45,13% dei si'.
L'affluenza alle urne
e' stata del 70%. Si tratta di una partecipazione record
che ha largamente superato l'affluenza al precedente referendum
europeo sul Trattato di Maastricht, il 20 settembre del 1992,
attestatasi al 69,7%.
"Un capolavoro di
masochismo", è stato il modo in cui il quotidiano
di sinistra Libération ha definito il 54,87% di
voti contro la carta Ue. "I francesi sanno per esperienza
che il loro paese va male. Sfortunatamente, stamattina
va ancora peggio".
"Il popolo francese
ha dato un bello schiaffone a un intero sistema che
ha la sfrontatezza di dirci cosa dobbiamo pensare",
ha commentato il nazionalista Philippe de Villiers, uno
dei principali oppositori della Carta.
In generale, nove paesi
hanno già approvato il Trattato, tra cui la
Germania. Il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha dichiarato:
"Il risultato del referendum è un colpo al processo
costituzionale, ma non la fine di esso e non è
neanche la fine della partnership franco-tedesca in e
per l'Europa".
GIULIVO
GIROTONTINI
Mentre Rutelli e Prodi
se la danno di santa ragione, c'è chi a sinistra
invoca una sorta di CNL... Dal sito di Libertà
e Giustizia: Andiamo avanti così.
Tanto gli elettori non hanno scelta. Ma sappiano, i leader
del centrosinistra così presi dalle loro granitiche certezze
che nessuno li capisce: l’unico messaggio che arriva al popolo
dell’Ulivo (chissà se quando lo si cita gli si vuole anche
bene oppure ormai lo si identifica con un fastidioso effetto
indesiderato delle sciagure di questi anni) è che si ha
voglia di ballare sull’orlo del vulcano.
E’ vero che le responsabilità
non sono le stesse per tutti i protagonisti del sangue versato
ieri, ma a quelle, a ripartire in maniera giusta torti e
ragioni, ci penserà la storia.
Noi intanto siamo qui,
a denunciare ogni giorno una crisi devastante del sistema
economico e istituzionale, sul punto di perdere anche la
nostra Costituzione, sul punto di non poter più fermare
il debito pubblico avviato a abissi noti solo ai tempi catastrofici
della prima Repubblica, e invece di esser l’opposizione, a
gridare per prima all’emergenza se la sente rinfacciare dai
berlusconiani che ne sono la causa.
Qualcuno presenterà
il conto. Saranno le masse dei giovani presto senza lavoro
(appena finito il turno del contrattino che stanno facendo),
saranno i magistrati colpiti nella loro autonomia dalla riforma
che sta per essere approvata, saranno i cittadini ormai
privi di una informazione degna di questo nome, saranno gli studenti
o coloro che hanno bisogno di una sanità decente, sarà
l’italiano medio che si trova con un paese smembrato territorialmente
da federalismi insensati e da localismi partitici procacciatori
di voti e clientele, sarà l’Italia tutta a chiedere se questo
non fosse il tempo dell’unità piuttosto che della radicalità.
C’è chi sente il
bisogno di una sorta di Comitato di Liberazione Nazionale.
Ma chi lo potrebbe mettere insieme mentre continua la danza
sull’orlo del vulcano?
FORZA ORIANA!
Le
adesioni al "Comitato per Oriana Fallaci e il diritto
di libera espressione" potranno essere raccolte presso
il Club Brunelleschi - fax: 055/289098 -
mail: clubbrunelleschi@libero.it
Sembra fantascienza
ma Adel Smith, lanciatore di crocefissi da lui definiti
"due pezzi di legno su cui e' attaccato un cadaverino",
ha denunciato Oriana Fallaci e, fatto ancor piu' fantascientifico,
un giudice di Bergamo ha accolto la sua denuncia e ha
citato in giudizio la Fallaci per vilipendio all'islam!
Grandioso!
L'Italia dunque e' diventata il
Paese di Balocchi per i musulmani che vi possono tramare, delinquere,
aprire migliaia di moschee dove fare apologia di terrorismo
e nascondere armi, sicuri che niente potra' mai fermarli
tantomeno la giustizia italiana.
La cosa peggiore
che potrebbe capitargli e' di essere espulsi dalla
porta per poi rientrare dalla finestra con mogli, figli e
decine di parenti al seguito.
L'Italia e' il paese
dove si fanno uscire di galera i terroristi con tante
scuse e si tenta di mandare al fresco Oriana Fallaci,
la voce piu' bella e coraggiosa della cultura occidentale,
innamorata della sua Firenze, della sua Toscana e della sua
Italia ormai prede di integralisti, terroristi che scorazzano
indisturbati, protetti da nugoli di idioti acclamanti
alla multicultura nazionale ed europea. Talmente idioti da non
capire che questi scorazzatori mirano a una sola cultura, quella
di casa loro, quella che, appunto, sta trasformando l'Europa in Eurabia.
La democrazia in dittatura. La liberta' di espressione in crimine
punibile con un processo.
Adel Smith, dopo
aver fatto volare dalla finestra della scuola dei suoi
figli, il crocefisso considerato lesivo della sensibilita'
d'animo dei piccoli musulmani e dopo aver definito
la Chiesa un'associazione per delinquere, non ha fatto nemmeno
mezz'oretta di galera per vilipendio alla religione.
Credete che qualcuno
lo abbia denunciato? Nooo, anzi il contrario,
vi sono stati insegnanti che si sono affrettati a gettare
i crocefissi delle loro classi nel cestino dei rifiuti per
non offendere gli alunni islamici.
Cosa state dicendo?
la sensibilita' degli alunni cattolici? Di quella
non gliene potrebbe fregar di meno a quel tipo di insegnanti,
come non gliene e' mai importato degli alunni ebrei, valdesi,
buddisti e via dicendo.
Indegni maestri,
privi di dignita', tremanti di paura, ottenebrati dall'odio
antioccidentale che dovrebbero essere mandati in Arabia
Saudita a insegnare il Vangelo.
Questo Adel Smith,
esponente dell'unico islam che conosciamo, cioe'
l'islam violento e integralista, intollerante e razzista,
ha organizzato il colpaccio del secolo denunciando la scrittrice
piu' famosa del secolo, quella che, dopo l'11 settembre,
ha aperto gli occhi di mezzo mondo su un' Europa , islamizzata, schiava,
cornuta e contenta.
Questo colpaccio
pero' gli si rivoltera' contro perche' , come e' gia'
accaduto in Francia, Oriana si difendera' anche in Italia
con l'orgoglio che la contraddistingue e vederla alla
sbarra, senza che nessun pagliaccio integralista possa scalfire
la sua forza, sara' un onore per tutti noi che punteremo
il dito verso questo sistema giudiziario cosi' traballante,
debole e forcaiolo da sottomettersi a chi vilipendia le radici
della cultura europea per processare chi queste radici difende
con tutta la sua Forza della Ragione.
Forza Oriana, siamo
tutti con te, a testa alta contro la prepotenza,
l'arroganza, l'ignoranza e il servilismo.
Deborah
Fait - informazionecorretta
Massima del giorno
Il vantaggio
dell'esser vecchi è che a volte ciò che
gli altri vivono per la prima volta, i vecchi lo vivono per
la seconda o per la terza volta.
G.P.
MOLLICHINE
L'economia russa
continua a correre: il prodotto interno lordo a +6,1%.
Il fatto è che, da loro, il comunismo è
finito.
Approvata un'altra
proroga degli sfratti. Anche Dio aveva creato il
sole solo per un giorno. Poi ha concesso una proroga,
poi un'altra...
Bush condanna
la Corea per la ricerca sugli embrioni. Come quel
Papa che vietò la balestra: e infatti il progresso
delle armi si fermò.
Gianni
Pardo
SPIEGARSI L'INSPIEGABILE
Le religioni
hanno un loro notevole apparato teorico che la maggior
parte dei credenti non conosce e comunque non segue appieno.
Sicché è necessario distinguere il corpus teologico
- che è un dato culturale e specialistico - dal dato sociologico.
Per la gente alcune notizie su Gesù derivate dai vangeli apocrifi
e le notizie derivate dai quattro vangeli stanno sullo stesso piano.
Tutti ignorano quali sono "ufficiali" (nel senso di approvate
dalla Chiesa) e quali leggendarie: dunque fra esse non c'è
differenza.
Ogni religione
rappresenta - oltre che la sacralizzazione delle
norme di comportamento - un'esegesi della realtà in
termini comprensibili ai più. La teoria darwinista spiega
l'uomo come risultato d'una lunghissima evoluzione ma
essa è poco accettabile per l'uomo comune, dal momento
che al massimo egli ragiona in termini di secoli. La costanza
del fenotipo - e quasi la sua eternità - è per lui
un'evidenza. Una scimmia non è un uomo e nessun uomo è
mai nato da una scimmia. Invece il racconto d'un dio creatore
- comune a molte religioni - è molto più facile da
digerire. Tutti comprendono che da un pezzo di legno o di marmo un
artigiano è capace d'ottenere una statua.
Le religioni nascono dall'insopprimibile
bisogno che hanno gli uomini di darsi delle spiegazioni.
Tanto che, se non ne dispongono, le inventano. Nel
Seicento milanese la microbiologia non esisteva certo
ma la spiegazione della peste ci fu lo stesso: la provocavano
gli untori. Non si capisce come, non si capisce perché,
ma la provocavano loro.
La religione
o comunque l'atteggiamento religioso soddisfano il
bisogno di certezze dell'uomo con spiegazioni adatte alla
sua mentalità. Se, nel Seicento, qualcuno avesse
potuto spiegare la peste scientificamente, avrebbe lo
stesso lasciato senza risposta la domanda fondamentale: e perché,
tutto questo? Perché punire così crudelmente
l'umanità? L'idea che un simile massacro fosse
senza un perché, un semplice fenomeno come la pioggia,
sarebbe stata insopportabile, incomprensibile, inammissibile.
E dunque falsa. Per tutti, che l'esistenza dell'uomo sia frutto
del caso e non abbia né senso né scopo, è inaccettabile.
Una simile idea sarebbe troppo brutta e dunque è falsa.
Questo ci consente
di capire meglio la politica internazionale. Soprattutto
la politica dei paesi arretrati in cui l'intera visione
della realtà è prevalentemente su base magico-religiosa.
I paesi islamici sono ad esempio popolati da una massa
d'analfabeti poverissimi. Queste persone sono permeabili
solo a spiegazioni in linea con la loro emotività.
È per loro quasi impossibile ammettere che due paesi siano
uno ricco e l'altro povero solo come conseguenza della laboriosità
del primo e dell'infingardaggine del secondo. Mentalità
che del resto si ritrova in molta parte delle sinistre europee.
È molto più semplice e credibile, per tutti,
dare la colpa al colonialismo, alle multinazionali, agli ebrei,
al capitalismo o perfino alla disonestà di tutti i ricchi.
Poco importa che la Francia, dopo aver rinunciato alle colonie,
sia rimasta un paese ricco; poco importa che tutte le ex colonie,
finalmente liberate dall'oppressione e in possesso di tutte
le proprie risorse, siano relativamente ancor più povere
di prima; poco importa che siano ricchi i paesi più risolutamente
capitalisti, come gli Stati Uniti, la Svizzera o il Giappone,
e miserabili i paesi dove il capitalismo non è neppure riuscito
a nascere: su tutto prevale ciò che si ha voglia di credere.
Tanto da crearsi spiegazioni magiche e nominalistiche per superare
l'evidenza: finito al colonialismo c'è il neocolonialismo;
e poi, ovviamente, il capitalismo si fonda sullo sfruttamento
dei paesi poveri... basti pensare - dicono i fini economisti della
domenica - a quanto costa una tonnellata d'automobile e quanto costa
una tonnellata di cotone. E che a nessuno venga in mente di chiedere
chi obbliga i paesi del terzo mondo che producono cotone a comprare
Ford o Volkswagen.
Per un palestinese la propria povertà,
già grave, diviene addirittura insopportabile
se comparata alla situazione economica d'Israele. L'unica
spiegazione possibile è che egli ebrei abbiano rubato
la loro ricchezza; anzi, l'hanno rubata ai palestinesi. Dunque
ammazzando tutti gli ebrei i palestinesi si farebbe giustizia
e si erediterebbero i beni dei ladri. È così
difficile capire perché i palestinesi odiano gli israeliani?
Il fanatismo
che arriva al terrorismo suicida trova in tutto questo
una spiegazione. Immerso in un mondo magico, privo di cultura
e per conseguenza di senso critico, oggetto d'un condizionamento
privo di falle, incoraggiato nelle proprie credenze
dalla società, dalle autorità religiose, dalle
autorità civili, dalla famiglia come dagli amici e dalla
scuola, come potrebbe l'individuo riuscire ad avere un pensiero
autonomo? Il giovane giunge anzi a certezze che lo scienziato
- abituato al dubbio metodico - non avrà mai. Certezze
più forti persino dell'istinto di conservazione: infatti
i sunniti hanno potuto trovare, in Iraq, oltre 400 persone disposte
a trasformarsi in assassini-suicidi.
Questo mondo
è talmente lontano dall'uomo occidentale che
per esso egli può sentire solo orrore. Ma bisognerebbe
essere più umili: il terrorista suicida va
eliminato schiacciandolo come uno scorpione, ma senza animosità.
Lo scorpione non è colpevole d'essere uno scorpione.
Un terrorista suicida è in fondo un poveraccio che è
stato manipolato al punto che nessun uomo civile dovrebbe mai
dire "non farei mai una cosa del genere". Per partecipare alla
lapidazione della propria figlia bisogna essere nati e cresciuti
in certi posti. Il londinese non ha nessun merito si dice "io non
lo farei mai".
Un'ultima parola
di commento merita la posizione delle "teste pensanti"
dei paesi arretrati. Possibile che prendano sul serio
i principi più assurdi e crudeli? La risposta è
un facile sì. Infatti mentre il terrorista suicida
è uno sciocco che perde la vita per commettere una cattiva
azione, il mandante è un cinico che la propria vita
conserva e trae profitto dal sacrificio dell'altro. Il rais
che, nel nome dell'Islam, lotta contro la democrazia, lotta nello
stesso tempo per il mantenimento del proprio potere, quanto
più è possibile illimitato e incontrastato. Chi dà
ordini a tutti i nome di Dio dà ordini che a lui personalmente
convengono. Che poi siano ordini di Dio rimane da vedere: e comunque
lo scienziato occidentale dichiara questo compito oltre le proprie
competenze. Insomma le teste pensanti hanno tutto l'interesse a
proclamare certi principi. E, come si sa, non c'è nessun argomento
tanto convincente, per credere qualcosa, quanto l'interesse a
crederlo.
Gianni
Pardo - giannipardo@libero.it
- 26 maggio 2005
OLIVE
PRODI: «Di
fronte alla ribadita decisione della Margherita,
di cui non posso che prendere atto, ho deciso di promuovere
una lista che tenga aperta la prospettiva dell'Ulivo e
dia forza e stabilità all'Unione. Il Paese ha bisogno di un
governo capace di prendere le misure necessarie per affrontare
le grandi difficoltà dell'Italia»;
RUTELLI:
«Quanto alla riflessione solitaria di Prodi,
io stento a credere che Prodi voglia dare vita ad una
lista che esclude la Margherita e che indebolisce
e squilibra politicamente la coalizione - ha detto in una
conferenza stampa -. Una lista Prodi con alcuni partiti
della coalizione, con i Ds ad esempio, non avrebbe nulla a che
fare con l'Ulivo».
Commento
di Repubblica: "Una cosa è certa. Su queste
basi, il centrosinistra può anche riuscire miracolosamente
a vincere. Ma non riuscirà mai a governare."
CAZZO, PERFINO
PEGGIO DEI FRANCESI!
Oriana Fallaci sarà processata
per vilipendio della religione islamica. Lo ha deciso
il dott. Armando Grasso, GIP presso il Tribunale di Bergamo,
il quale ha anche disposto il sequestro, presso la tipografia,
dell’ultimo libro della Fallaci, La forza della ragione.
Il GIP
di Bergamo (tribunale competente per territorio in
quanto è là che ha sede la tipografia), ha così
respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico
ministero dottoressa Rota, ed anche la più grave
imputazione di incitamento all’odio religioso che era stata
ipotizzata dagli autori dell’esposto che ha dato impulso
al procedimento. Il processo è infatti nato da un
esposto del presidente dell’ “Unione musulmani d’Italia” Adel
Smith.
Il giudice
ha ritenuto che alcuni passaggi siano “inequivocabilmente
offensivi nei confronti dell’Islam”. Alcuni dei
passi “incriminati”:
“…in
una donna il Corano vede anzitutto un ventre per
partorire…”;
“…la
macellazione halal è una barbarie…”;
“…il
razzismo islamico, cioè l’odio per i cani-infedeli
regna sovrano, e non viene mai processato, mai
punito… i musulmani dichiarano apertamente: Dobbiamo
approfittare dello spazio democratico che la Francia
ci offre, dobbiamo sfruttare la democrazia, cioè
servircene per occupare territori… non pochi di loro (i musulmani)
aggiungono (che) Hitler era un grand’uomo”;
“… (i
musulmani affermano che)… la biologia è una
scienza invereconda perché si occupa del corpo umano
e del sesso…”
“…l’infibulazione
è la mutilazione che i musulmani impongono
alle bambine per impedire loro, una volta cresciute…
di godere l’atto sessuale. È la castrazione femminile
che i musulmani praticano in ventotto paesi dell’Africa
islamica, e per cui ogni anno due milioni di creature muoiono
per sepsi o dissanguamento…”.
Entro
breve sarà decisa la data della prima udienza
del processo.
Si tratta
di un’operazione-fotocopia rispetto a quella che
in Francia nel 2002 aveva visto processata la fallaci
per il libro “La rabbia e l’orgoglio”, su denuncia delle
associazioni “Movimento contro il razzismo e per l’amicizia
tra i popoli” (Mrap), “Lega dei diritti dell’uomo” (Ldh)
e “Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo”
(Licra – quest’ultima per la precisione si era limitata a chiedere
che l'editore francese inserisse una fascetta sulla copertina
del libro per mettere in guardia il lettore sulle espressioni
contro l'Islam in esso contenute). In quel caso, però,
era stato dapprima negato il sequestro (sul semplice presupposto
che tanto il libro aveva ormai ampia diffusione in tutto il
mondo), e poi scagionata la scrittrice da tutte le accuse.
ale tap. 25.05.2005
IL POLITICO BERLUSCONI
Una delle caratterizzazioni
più tipiche relative a Silvio Berlusconi,
e sfruttata tanto a destra che a sinistra, sarebbe quella
secondo cui l'attuale capo del governo non sarebbe un uomo
politico, col che si intende sottolineare che lui è
un imprenditore ed è stato prestato alla politica dal
mondo dell'impresa ; mondo in cui vigono altre regole, mi riferisco
in particolare agli usi, cioè alle regole non scritte,
rispetto a quelle del mondo della politica.
Devo dire che
questa caratterizzazione comincia ormai ad essere
piuttosto logora, pare una citazione del 1994, quando
il Cavaliere decise di entrare nell'agone politico scompaginando
quelli che parevano giochi già decisi. Affermo questo
per la semplice ed ovvia ragione che una persona che sia in
politica - a tempo pieno - da ormai più di dieci anni,
e vi sia da capo di una coalizione ( prima al governo per un
breve periodo, poi all'opposizione, poi di nuovo al governo
con la prospettiva ormai davvero concreta di durare per
tutta la legislatura ) ha ormai acquistato la qualifica di
politico e indubbiamente ha incominciato a ragionare da politico
e i recenti fatti costituiscono indizi abbastanza precisi
che si tratta di un politico di successo.
Berlusconi infatti,con
l'impegno personale nella campagna elettorale siciliana,
è riuscito ad invertire una tendenza di sconfitta
per il Polo delle libertà davvero preoccupante
e difficile ( a Catania il candidato dell'Unione era un ex-ministro
del governo di centro-sinistra, quindi con una notorietà
nazionale ), ma è riuscito anche a porre una questione
a livello politico, il che ha obbligato tutte le formazioni
politiche a prendere posizione in proposito : mi riferisco alla
proposta della formazione del partito unico del centro-destra.
Questa, non
a caso, è una finalità abbastanza naturale
di un sistema che si vuole - senza troppa convinzione
- maggioritario e che sia un'esigenza avvertita anche a
sinistra è chiaramente dimostrato dal nome che questa
coalizione ha scelto, cambiando quello precedente di Ulivo,
vale a dire l'Unione. L'accelerazione data da Berlusconi a
questo obiettivo, latente al nostro sistema politico, ha creato
negli avversari, che appunto hanno chiamato la loro formazione
Unione, il bisogno di pronunciarsi e per le ragioni già
dette questa pronuncia non poteva che essere - tra le righe, ovviamente
- positiva, cioè riconoscere la validità della formazione,
anche a sinistra, di un partito unico. Questo però ha creato
un sostanziale disagio nei partiti più piccoli del centrosinistra,
sempre timorosi di essere assorbiti da quello maggiore,
ed alla fine abbiamo assistito alla clamorosa rottura di Rutelli
e della Margherita, i quali nell'elezione proporzionale,nelle
prossime elezioni politiche, hanno deciso di correre per conto
proprio, rivendicando con forza la loro autonomia e indipendenza.
Quindi quella
formazione che pareva assolutamente vincente e compatta
fino a poco tempo prima ha dimostrato,a seguito dell'intervento
di Berlusconi, di avere dei limiti e delle crepe evidenti
nella sua facciata, così che gli italiani hanno potuto
constatare che la cosiddetta Unione non era e non è
niente più di una coalizione elettorale formata da soggetti
politici in grado di reggere a fatica, più o meno, e probabilmente
meno, lo stesso periodo dell'Ulivo, prima che una delle
operazioni più abominevoli e con grossi sospetti di incostituzionalità
portasse ai governi di D'alema con i voti del centro destra di
Cossiga, in un'esatta parodia del sistema maggioritario.
Per
le ragioni indicate, Berlusconi, che lo si apprezzi
o detesti, può essere classificato a questo punto
come un politico a tutti gli effetti.
LUCIO
SERGIO CATILINA
Corte
costituzionale, Violante rinuncia alla candidatura
(Adnkronos/Ign) - Il giorno dopo il richiamo
dei presidenti delle Camere a procedere in fretta alla
scelta dei due giudici della Consulta, arriva la rinuncia
alla candidatura del diessino Luciano Violante. Dopo aver
appreso dal presidente dei deputati di Forza Italia che la
maggioranza intende proporre per la Corte due candidati non politici,
infatti, Violante - che s'era detto disponibile a candidarsi nel
caso d'un ''consenso largamente maggioritario del Parlamento"
- in una lettera inviata al leader dell'Unione Romano Prodi sottolinea
come "insistere sul mio nome produrrebbe divisioni e conflitti
su scelte che per la stessa funzione della Corte Costituzionale dovrebbero
essere invece rapide e largamente condivise''.
''Ritengo
pertanto che non siano presenti le condizioni per
quella mia disponibilità", afferma Violante,
aggiungendo che ''d'altra parte, i presidenti delle Camere
hanno autorevolmente manifestato la necessità di
evitare al Parlamento ulteriori ritardi che lederebbero il
suo prestigio e la sua credibilità. La mia decisione
intende rispondere anche a questa esigenza''.
Nella lettera
inviata a Prodi l'esponente diessino aggiunge inoltre
che ''il presidente del gruppo dei deputati di Forza
Italia mi ha comunicato che la maggioranza ritiene opportuno
proporre per la Corte Costituzionale due candidati
non politici e ha indicato il nome del professor Claudio Chiola''.
Oggi,
intanto, una riunione dei capigruppo del centrosinistra
ha deciso che l'Unione non parteciperà alla seduta
comune del Parlamento convocata domani per eleggere i due
giudici costituzionali di nomina delle Camere, giudicando ''inaccettabile''
il metodo seguito dalla Cdl, che a ventiquatt'ore dal voto
ha indicato appunto il nome di Claudio Chiola come candidato
del centrodestra.
RECESSIONE
Mercoledì
25 maggio appuntamento da non perdere per i golosi
del pane. I laboratori dei fornai italiani saranno aperti
ai consumatori, per "svelare" i segreti della produzione
di questo sano alimento, della sua lievitazione nelle diverse
modalità e offriranno assaggi delle tante specialità
che giornalmente vengono sfornate dalla panetterie nostrane.
Tutto questo per la "Festa del pane", manifestazione organizzata
dalla Fippa, la Federazione Italiana Panificatori giunta
quest’anno alla sua terza edizione. La Festa, che nei due anni
precedenti ha riscosso un notevole successo, anche quest’anno
è tesa a consolidare il rapporto tra fornai e consumatori,
a promuovere il pane come base di una sana alimentazione mediterranea
e rimarcare il valore del pane quale simbolo di concreta solidarietà.
Walter Veltroni
e Piero Fassino c'e' posta per voi!
Una
lettera laida (clicca qui
per il testo), scritta da gente dal cuore pieno di odio
e dal cervello vuoto, gente vicina a quei neonazisti
che in varie citta' italiane hanno impedito a rappresentanti
di Israele di entrare a parlare nelle Universita'
in cui qualcuno li aveva invitati.
In
questa missiva vi si chiede di rinunciare, durante
il vostro prossimo viaggio in Israele, all'incontro
con Ariel Sharon, definito da questo marciume
della societa' italiana "criminale di guerra e responsabile
di innumerevoli massacri ".
Segue
un lungo elenco di crimini cui questa gente crede
ciecamente grazie all'apostolato quarantennale di Arafat
e di tutto il suo apparato criminale e miliardario
tanto enorme che nessuno e' ancora riuscito a quantificarlo,
un po' per paura di fare una brutta fine e un po' per imposta
segretezza.
Gli
esiti di questa propaganda li conosciamo da anni e
oggi possiamo constatare che la sinistra mondiale,
compatta come un sol uomo, e' antisemita nel senso storico
della parola.
Non
e' antisionista, non e' antiSharon , e' stata antiRabin,
antiPeres, antiOslo, antiPace, antiTutto quello
che riguardava Israele perche' e' semplicemente antisemita!
La
sinistra odia Israele e odia gli ebrei, chiede a gran
voce, come e' accaduto ieri, ancora una volta in
Inghilterra, durante una manifestazione filopalestinese,
che Israele sia distrutto dopo essere boicottato in modo
totale.
Nell'
elenco di crimini segnalati in questa lettera odiosa
ecco ancora il dogma di Sabra e Chatila, massacro commesso
dai cristiano maroniti libanesi guidati dall'agente siriano
Eli Hubeika ma attribuito a Israele, e a Sharon che
non c'era , esattamente come vengono ancora accusati gli
ebrei della morte di Gesu', ordinata da Ponzio Pilato.
Agli
ebrei niente viene perdonato, nemmeno i delitti
commessi da altri.
Tutto
viene invece concesso agli arabi, in particolare
ai palestinesi di cui non si menzionano mai le stragi
ne' si racconta che Arafat ha ammazzato in Libano,
dopo aver distrutto il Paese con le sue bande criminali,
40.000 persone, in maggioranza cristiani.
Shhhhhhhh, silenzio,
non si dice, insabbiamo, insabbiamo, chiunque odi
Israele e' amico nostro e Arafat e' nostro padre, nostro
Guru, lui si che sapeva odiare con acume, fingendo di
volere la pace. Lui si! Shhhhhhhhhhhhhh. Silenzio! Prima
o poi riusciremo a farli fuori questi ebrei, come voleva
LUI!
Shhhhhh,
silenzio!
Altro
dogma della sinistra antisemita e' Jenin, la citta'
da cui sono partiti decine di attentatori suicidi che
hanno assassinato, ferito e mutilato centinaia
di israeliani innocenti, soprattutto vecchi donne e
bambini. Jenin poteva essere bombardata dall'aviazione
israeliana per porre fine allo stillicidio degli attentati
e per evitare perdite all'esercito ma si preferi' partire
con l'attacco da terra per non rischiare di colpire i
civili palestinesi ostaggi dei terroristi. I soldati
sono entrati nel campo di Jenin passando tra le case,
tutte minate, con grande cautela, rischiando
la vita.
La
battaglia e' durata otto giorni, 23 nostri soldati
sono rimasti uccisi, 64 feriti. I morti palestinesi,
secondo il rapporto ONU, sono stati 52, tutti guerriglieri
o meglio, tanto per chiamare le cose col loro nome, tutti
TERRORISTI.
Naturalmente
la battaglia della propaganda arafattiana e' incominciata
subito. Il primo colpo l'hanno sparato le autorita'
sanitarie palestinesi che si sono rifiutate, anche
dopo le sollecitazioni israeliane, di rimuovere
i corpi dei loro morti. Hanno preferito lasciarli per
le strade, esposti al sole e all'arrivo di fotografi e cameramen.
Sapevano bene che le immagini di morte , si sarebbero
impresse nella memoria collettiva insieme al grido di Arafat
"500 morti". Cosa c'era di male ad aggiungere uno
zero dal momento che milioni di allocchi gli avrebbero creduto
ciecamente ?
Il
demonio criminale conosceva bene il suo mestiere,
non c'e' che dire. Cinismo e menzogna sono sempre
state le qualita' di questa carogna , guru delle
sinistre e di tutti gli antisemiti del mondo.
Dopo
l'elenco dei crimini di Sharon, compresa la barriera
salvavita che i firmatari della lettera chiamano
"Muro dell'apartheid" altrimenti detto anche "muro
della vergogna"perche' permette agli ebrei di vivere, una
vergogna, appunto! ecco che viene la parte piu' divertente.
Hanno
inizio gli appelli, quelli che vogliono lanciare il
messaggio subliminale: "vedete noi non siamo antisemiti,
guardate quanti ebrei amiamo".
Veltroni e Fassino, vi
scrivono, andate da Vanunu, ex ebreo, oggi anglicano,
traditore da sempre. Tra le sue frasi piu' note "Odio
Israele- Israele non deve esistere".
Andate
a parlare coi refusnik, disertori e vigliacchi
che hanno preferito scappare piuttosto
che difendere il loro Paese dal terrorismo e dalla guerra
dichiarati da Arafat nel 2000.
Andate
a parlare con quegli israeliani definiti pacifisti
perche' non vogliono che Israele esista come stato
autonomo e di diritto e andate anche a parlare con quei
palestinesi definiti pacifisti perche' vogliono distruggere
Israele senza i kamikaze ma con la sua stessa democrazia,
cioe' entrando nel Paese e diventando la maggioranza.
Walter
Veltroni e Piero Fassino, c'e' posta per voi.
Fate
attenzione a non sporcarvi.
Deborah Fait - informazionecorretta
Massima del giorno
Chi non ammira
nessuno rischia d'essere un invidioso. Per questo
bisogna allenarsi ad ammirare Riina: è qualcuno
che, nella sua propria chiesa, è riuscito a divenire
Papa
.G.P.
MOLLICHINE
Berlusconi: "Non
credo alla recessione". In materia di miscredenza,
è più facile l'ateismo.
Berlusconi nega
aumenti agli statali. Mancano i fondi. Ma chi crede
di essere, Cofferati?
La Fiat vende
sempre meno. Governo ladro!
Secondo Visco,
"Il disavanzo reale va dal 4 al 4, 5 per cento,
ma se si considera il fabbisogno di cassa siamo al 6
del Pil". Però i suoi personali desideri salgono al
12%.
Prodi sulle questioni
del programma: "E' arrivato il momento di affrontarle".
Solo ora?
Newsweek ha provocato
un disastro con la notizia del Corano nel cesso.
La notizia era inesatta: era Newsweek che sarebbe dovuto
finire nel cesso.
Ciampi: "E' un
momento delicato, ognuno faccia la sua parte".
La sua include le prediche?
Riferisce Marcenaro
che il filosofo Sgalambro è disgustato del risultato
di Catania, dove s'è tanto parlato di fognature.
"Dice di sentirsi addosso come un puzzo". Io, a sentir
parlare di Sgalambro, mi sento un po‚ sciocco.
Giannipardo@libero.it
SALUTO ROMANO
La libertà di parola consiste
nella possibilità di dire ciò che si ha voglia
di dire. La tolleranza (cioè il rispetto della libertà
di parola altrui) consiste nel permettere agli altri di dire
ciò che hanno voglia di dire. La legge ha il compito
di vietare le parole che possono fare male agli altri o quegli
atteggiamenti che possono interferire con la libertà
di parola altrui.
Il problema è
quello di stabilire quando le parole e le azioni devono
essere dichiarate fuori legge. È certamente da tutelare
il diritto di critica ma l'insulto rimane inaccettabile. Perfino
il presidente della corte d'assise, mentre condanna un imputato
all'ergastolo, non ha il diritto d'aggiungere "e ben le sta'
perché lei è un criminale immorale e crudele". L'ergastolo
sì, l'insulto no. Fra l'altro perché l'insulto
non è costruttivo.
Nei paesi democratici
gli usi - più importanti ancora delle leggi
- garantiscono il diritto di critica. Non si può
dire che il Presidente del Consiglio è un cretino
ma si può dire che le sue idee politiche sono nocive
per il paese. Diversamente i giornali d'opposizione non sarebbero
permessi. Anche nei paesi democratici, tuttavia, si tende
a considerare illecita la critica alla religione prevalente (cattolicesimo,
antifascismo). Se in Italia qualcuno dice "Il Papa sostiene
i peggiori pregiudizi dei paesi arretrati", si può star
certi che solleverà un vespaio. Potrebbe anche essere condannato
per oltraggio a capo di stato estero. Del resto, anche se il Papa
non fosse il capo d'uno stato estero (escamotage attualmente necessario
per condannare l‚imprudente) si troverebbe un modo per dare addosso
a chi a osato criticarlo in tal modo.
Non parliamo di
quello che avverrebbe a chi, in Arabia Saudita o in
Iran, dicesse che l'islamismo, come è praticato in questi
paesi, è una forma di barbarie.
Tutto questo fa
pensare che la libertà di critica abbia ancora
parecchia strada da percorrere. Non solo in Arabia Saudita,
dove non esiste affatto, ma perfino nell'Europa Occidentale.
Basti dire che in Italia è vietata la ricostituzione
del partito fascista, quasi fosse un pericolo reale e quasi bastasse
il divieto, se fosse un pericolo reale. È ridicolo, vista
l'opinione della stragrande maggioranza della gente. Ma a un imbecille
basterebbe dire bene del nazismo per avere molti problemi.
Non diversamente da come, nel Seicento, uno che si fosse proclamato
ateo avrebbe avuto i suoi bravi problemi col Sant'Uffizio.
Il bello è
che coloro che sono così vigili nella repressione
di ogni compiacenza verso l'empietà, il fascismo,
il nazismo e ogni altra idea stramaledetta, non si accorgono
che il principale difetto delle autocrazie è la repressione
del dissenso.
Le dittature commettono
in grande il peccato che questi moderni, piccoli
censori afflitti da un eccesso di buona coscienza commettono
in piccolo.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it
GLI ITALIANI ALLO
SPECCHIO
In punto di fatto
sono tutti d'accordo: che la si chiami recessione,
che la si chiami stagnazione, è certo che l'Italia
è economicamente nei guai. Tanto che si è
parlato seriamente di un'azione coordinata di maggioranza
e opposizione per mettere rimedio all'incombente disastro.
Tuttavia nei giornali non si riesce a trovare né la
proposta della maggioranza né la proposta dell‚opposizione.
E men che meno la proposta unitaria. Che non si vede neppure
quale potrebbe essere. La strada degli sgravi fiscali tentata
da Berlusconi si è rivelata un vicolo cieco. Di tagli
ed economie si parla da anni e non è detto che ci sia molto
da raschiare, dal fondo del barile. Per rilanciare l'economia
con il deficit spending di keynesiana memoria, bisognerebbe aumentare
drammaticamente il debito pubblico, creare inflazione, con la conseguente
uscita dall'euro e, forse, dall'Europa. Per non parlare della
più totale certezza di perdere le successive elezioni. Insomma,
dovunque si guardi si vedono porte sbarrate e vie senz'uscita. A
questo punto chiunque è autorizzato a formulare una sua
propria eziologia del fenomeno e a baloccarsi con ipotesi di terapia
e prognosi.
Il primo paese
al quale si è tentati di fare riferimento è
il Giappone. Anche quel gigante, dopo anni di prosperità
e boom, ha vissuto un dramma che sembrava interminabile.
Si è parlato, in questo caso, di crisi del modello;
cioè del fatto che un certo sistema di vita e di mentalità
non era più adatto alla situazione presente. Il
Giappone ne è uscito, ma ci ha messo più di dieci
anni. Nel caso dell‚Italia, potrebbe darsi che essa, benché
si sia creduta per lunghi decenni un paese sviluppato, si trovi
oggi posta dinanzi ad una sconfortante evidenza: non è
né un paese capace della frugale laboriosità degli
operai cinesi né un paese dall'industria avanzata e per così
dire insostituibile come la Germania o gli Stati Uniti. Il suo modello
di vita è in crisi.
Se questo è
vero, le soluzioni sono solo due: o si rassegna alla
povertà e a vivere producendo quei beni a bassa
tecnologia in cui ci sono tanti concorrenti nel mondo; oppure,
ma non si vede come, si trasforma improvvisamente in un
paese produttore di beni ad alta tecnologia. Come è ovvio,
quale che sia la coalizione che in esso ha la maggioranza,
non è il Parlamento che può determinare simili sviluppi
sociali.
Il Giappone sembra
uscito dal momento peggiore della sua crisi ma delle
percentuali di sviluppo d'un tempo nessuno più parla.
In che modo ne uscirà l'Italia, se ne uscirà,
nessuno può dirlo. I grandi cambiamenti sono il risultato
d‚un numero troppo grande di fattori perché si
possa azzardare una previsione. Una sola cosa è certa:
chi si illude che la politica da sola possa risolvere l'attuale
problema si sbaglia pesantemente. Non basterà buttare
nell'immondizia Berlusconi, non basterà buttare nell'immondizia
Prodi, non servirà a nulla guardare ai nostri mille
parlamentari: per una volta, è impossibile che siano
i colpevoli o i salvatori. Gli italiani dovranno guardarsi allo
specchio.
Gianni
Pardo
IL TORMENTO
DELLA RUSSIA
Da "Pagine di Difesa" riprendiamo
questa analisi di Andrea Tani:
La costellazione
ex sovietica continua a riempire i titoli dei
giornali e i dossier delle cancellerie. Le celebrazioni
di Mosca sulla fine della seconda guerra mondiale hanno
visto il susseguirsi di una serie di strappi e controstrappi
che mostra il tentativo in atto da parte della Russia di
riaffermare la propria statura geopolitica anche e soprattutto
attraverso le sue radici storiche, abbandonando qualsiasi
pretesa ideologica, e la contemporanea determinazione di quasi
tutti gli ex satelliti a smarcarsi da tale pretesa. I medesimi
satelliti - tali anche se facenti parte organicamente dell'Urss,
come si è visto dalla subitaneità del loro dileguarsi
dalla tutela della terza Roma subito dopo la caduta del Muro -
non perdono occasione per mettere in luce la natura essenzialmente
oppressiva e totalitaria di tale tutela, in qualsiasi versione
si fosse espressa nel passato, zarista o bolscevica, nonché
la loro ferma determinazione a cercare altrove il contesto
di riferimento del loro futuro.
Il presidente
Bush ha avuto buon gioco nel celebrare le virtù
della democrazia e della libertà di matrice stellata
nelle capitali visitate a cavallo delle celebrazioni di
Mosca, Riga e Tbilisi - in quella che è stata definita
la "diplomazia del sandwich"(con Mosca a fare la parte del
prosciutto cotto) - soprattutto perché le folle e i governi
che ha incontrato erano ancora più realiste del re, ansiose
ed entusiaste di acclamarlo come certamente nessuno in Europa e
probabilmente neanche negli Stati Uniti. Si è trattato di
un successo di immagine travolgente, che si è immediatamente
tradotto in sostanza politica, ancora di più di quanto non
fosse in conseguenza di investimenti, aiuti, lobby varie, cooperazioni
militari, basi, eccetera. Un successo che ha messo a tacere chi
aveva criticato la presenza di un presidente americano a una manifestazione
così smaccatamente sciovinista e revanscista come il 9 maggio
della Piazza Rossa. Se qualcuno ci ha rimesso dall'operazione
che il presidente americano ha portato a termine così brillantemente,
non sono certo gli Stati Uniti. (...) Continua, clicca
qui per continuare nella lettura.
IL VELENO E L'ANTIDOTO
Pare incredibile ma tutto serve
per farsi prendere dalla frenesia della propaganda
antiisraeliana.
Giornalisti
e redazioni si buttano a pesce non appena intravvedono
un appiglio, anche il piu' idiota e facilmente contestabile,
per sprizzare veleno.
Sulla Stampa
del 16 maggio e' apparso un articolo firmato Klaus
Davi in cui si annuncia che il gay pride previsto
in agosto a Gerusalemme e' stato annullato e
il giornalista conclude con amara malinconia che il
clima "asfittico" della Capitale non tiene conto del fatto
che i gay "servono a Israele".
Piu' che
altro e' Israele che "serve" ai gay, quelli palestinesi,
che vi trovano rifugio scappando dai territori e da
morte sicura e neanche tanto indolore poiche' prima di essere
assassinati vengono accuratamente torturati e mutilati.
Klaus Davi
insinua che il ritiro da Gaza sia solo una scusa per
proibire la manifestazione perche' in realta', udite
udite, il ritiro non ci sara'.
E' tutto
una palla israeliana, glielo ha detto Al Jazeera,
il Vangelo degli italiani.
A questo
punto sara' bene farlo sapere ai diretti interessati
e rassicurarli un po' .
Nessun trasloco,
tranquilli, e' tutto un giochetto di quel mostro
di Sharon per gettare fumo negli occhi al mondo intero,
non dovete fare i bagagli, lo dice la TV araba e gh'e'
minga come Al Jazeera per far sapere la verita' urbi
et orbi.
Sorpresa!
L'International
Gay Pride non e' stato annullato ma solo rimandato
con grande senso di responsabilita' dei dirigenti del
Jerusalem's Gay and Lesbian Center, il cui presidente Nathan
Sattah ha dichiarato: "Abbiamo preso questa decisione per
rispetto al difficile clima politico che Israele dovra' affrontare
in agosto."
Il gay pride
internazionale quindi e' stato spostato al 6-12 agosto
2006 mentre quello locale, che si tiene tutti gli
anni, avra' luogo come sempre, il 30 giugno, a Gerusalemme.
Nessun clima
asfittico dunque ma una grande apertura mentale e
rispetto reciproco poiche' i gay israeliani sono consapevoli
delle difficolta' che Israele vivra' nel mese di agosto
e si rendono conto che la polizia in quel periodo
avra' problemi ben piu' gravi e dolorosi da affrontare.
I gay israeliani hanno anche capito
che la loro sensibilita' sarebbe stata veramente "asfittica"
se avessero perseverato nella decisione di ballare
e cantare per le strade della Capitale di Israele
quando migliaia di loro fratelli, in quello stesso momento,
piangeranno di disperazione a causa di un esodo che, per loro
e per chiunque in Israele, avra' il sapore della tragedia.
Un' altra
occasione dei media italiani di sputacchiare veleno
viene da due giornali distribuiti gratuitamente, Metro e
City.
La foto pubblicata
sotto il titolo :" Israele, bambini e armi"
rappresenta due bambini israeliani, con kippa' in testa
e fucile in mano, affascinati dalle armi dei "grandi"come tutti
i ragazzini di questo mondo.
La didascalia
dice " alcuni bambini "testano" le armi durante una
celebrazione degli "eroi dell'esercito" che hanno perso
la vita per lo Stato ".
-Eroi dell'esercito-
viene virgolettato!!! Che furbi! Conoscono tutti
i trucchi di quel venticello che si chiama allusione maligna!
In
Israele, che non e' un paese militarista, non si fanno
parate oceaniche per la Festa dell'Indipendenza, come succede
in Italia o in altri paesi in ricorrenze analoghe, ma si spalancano
le porte delle caserme e dei musei militari per permettere
alle famiglie di visitare i loro cari in servizio e di ammirare
le armi antiche e moderne con cui l'esercito ha difeso
e continua a difendere il Paese dalle aggressioni arabe.
In quell'occasione
i bambini si divertono un mondo, toccano le armi
di Zahal, salgono a giocare sui carriarmati e si
fanno fotografare orgogliosi.
Nulla di
disdicevole o di oscuro dunque , soltanto festa,
una grande festa di tutti ma anche questo momento
di unione e di gioia viene proposto agli italiani insinuando,
col disgustoso intento di diffondere pregiudizi e di
suscitare antipatia per Israele, realta' inesistenti, menzogne
cosi' laide da far rabbrividire.
Veleno, veleno,
veleno, soltanto veleno dunque e non si riesce
in nessun modo a testare l'antidoto il cui solo nome fa
scoppiare allergie terribili a tanti giornalisti.
Un unico
antidoto rifiutato con orrore perche' provoca grattamenti
inconsulti agli eroi dei media
italiani.
Si chiama Verita'.
Deborah
Fait - informazionecorretta
CINESERIE & CAPRICCI
Si parla di prezzi, mercato,
concorrenza dei prodotti cinesi e sarebbe forse eccessivo,
addirittura una presa in giro, tirare in ballo
i capricci, però il Brillat-Savarin
raccontava questa storiella:
"<<Rallegratevi,
cara amica>>, dicevo un giorno alla
signora di V..., <<alla Società d'incoraggiamento
è stato presentato un telaio meccanico con cui si
faranno merletti stupendi che non costeranno quasi nulla>>.
<<Eh!>>
mi rispose la bella signora con uno sguardo di
sovrana indifferenza <<se i merletti costeranno
poco, credete che vorremmo portare tali straccetti?>>"
Vale
la pena rifletterci su.
(cp, 17-05-2005)
INAFFIDABILI
Ricordate l'edizione del 12 maggio di "8,30" della trasmissione di Giuliano
Ferrara? Il nuovo sindaco di Bologna
Sergio Cofferati, Franco Giordano (di Rifondazione
Comunista), Ritanna Armeni (giornalista di "Liberazione")
e Ferrara discutevano, tra le altre, del
premio di produzione ai dipendenti comunali bolognesi.
Guazzaloca, il sindaco uscente, l'aveva accordato,
Cofferati, sindaco
entrante, no.
Insomma, con la scusa che "un'amministrazione
che subentra non è tenuta a rispettare
gli accordi presi dalle precedente" , il nuovo
sindaco di Bologna non riconosceva il premio
di 400 € promessi da Guazzaloca perché,
dichiarava con un sorrisetto furbetto, i soldi "non
c'erano, non ci sono e soprattutto non ci saranno".
Passano pochi giorni, nella notte di venerdì
scorso Cofferati, dopo 48 ore di trattative, dichiara
che "i 400 € non sono in discussione" e promette
che ad ottobre entreranno in busta paga dei dipendenti
comunali bolognesi.
Complimenti per la coerenza!
André Glucksmann:
Bush su
Yalta ha ragione
Da Ragiopolitica: Sfatare Yalta è un merito di Bush, ma Bush
non è un first comer sul
tema. Lo ha detto anche André Glucksmann,
intervenendo nella violenta polemica seguita alle esternazioni
del presidente americano nel sessantesimo anniversario
della fine della seconda guerra mondiale. A chi si
indigna, a chi, ipocrita, si nasconde dietro il solito muro
di conformismo, Glucksmann non le manda a dire. Nel '45
Yalta ha sancito la spartizione della torta nello scenario post-guerra,
e in quella divisione vi furono molti popoli che ebbero in
sorte la tirannia sovietica al posto di quella nazionalsocialista.
Stolto chi crede che le varie Bulgaria, Romania, Ungheria,
ecc...siano veramente state liberate dai sovietici. Furono
occupate e vessate da regimi dispotici per lunghi anni, soffrirono
il clima di dittature in cui non ti puoi fidare nemmeno dei
tuoi famigliari. La polemica, a dire il vero, era latente,
come si era visto negli anni di Solidarnosc. Già allora
gli europei erano divisi tra quelli che pensavano che l'ordine
di Yalta fosse sacro e inviolabile, e quelli che già allora
si opponevano a questa visione, tra cui è ascrivibile
da lungo tempo Glucksmann.
Glucksmann è un pensatore libero, che alla propria
libertà non ha mai rinunciato, talora al punto
da risultare scomodo ai politici. Celebri le sue critiche
all'interventismo russo in Cecenia e all'autoritarismo
di Putin. In seno alla UE non sono in pochi a volergli
mettere un bavaglio, specie nel momento in cui la UE intende
fare la corte a Putin e ai suoi oleodotti. Ma Glucksmann
non è tipo da piegarsi ai trend. Egli ha sempre apprezzato
la presa di posizione di Bush contro i Sauditi, in vistoso disallineamento
con Bush senior e con la totalità dei presidenti USA
democratici dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Proprio
per questo, gli pareva che Bush fosse in contraddizione con
la propria linea nella misura in cui non estendeva la sua critica
al governo di Putin. In Italia a Glucksmann è stata data poca
visibilità sull'argomento, forse un po' lo hanno fatto i
Radicali, proprio perché le relazioni con Putin sono improntate
ad un'entente cordiale. Questo non toglie che effettivamente la
Russia, pur avendo compiuto rimarchevoli progressi nell'apertura all'economia
di mercato, per contro rischi di tornare indietro di decenni a
causa dell'interventismo statale. Una longa manus, quella del
Cremlino, che ha sbattuto in carcere Khodorkovskji e che lo tiene
dietro alle sbarre senza un processo che si possa chiamare tale.
Tutti aspetti su cui, pur avendo ben presenti le evidenti affinità
diplomatiche e commerciali tra Russia e Italia, non si dovrebbe
tacere. A poco importa che la voce italiana possa non sortire effetto:
è una questione di principio. Si fa presto a pensare a una Magna
Europa, comprensiva di Turchia e Russia. Si fa molto meno presto
a liberarsi dei problemi che affliggerebbero questa Europa teorica
ed astratta.
La negazione della libertà non è una questione
marginale, ma i politici se ne scordano troppo in
fretta. Bush per ora è l'unico dei grandi, insieme
a Blair, a essersene ricordato. Grazie anche a quelli come
Glucksmann che, vox clamans in deserto, non hanno rinunciato
alla parola. Nonostante i tromboni, come Sergio Romano,
che con fare da damerino, rivendicano la Storia per gli
storici, e si indignano quando Bush addita Yalta per quello
che realmente fu.
NOTEBOOK
Dalle agenzie: Un banale errore giornalistico ha
causato decine di scontri religiosi in Afghanistan e
la morte di molte persone. Il settimanale Newsweek
aveva dato notizia su alcuni militari americani della base
di Guantanamo che gettavano copie del Corano nei water durante
gli interrogatori.
Notizia che però non è stata confermata
dalla fonte costringendo il settimanale a scusarsi
con le famiglie delle vittime. La fonte utilizzata
per l'articolo, hanno ammesso gli editori di Newsweek,
non è in grado di ricordare dove il fatto sarebbe
avvenuto. "Ci scusiamo per aver pubblicato una storia
che conteneva delle imprecisioni ed estendiamo la nostra
solidarietà alle vittime delle violenze e ai soldati
che ci sono finiti in mezzo", scrive Mark Whitaker, direttore
della rivista.
Ritagli
Dal Corriere Cultura, stralci dalle note del diario
di Giorgio Agosti ("Dopo il tempo del furore"
Editore Einaudi):
*22
marzo 1957 "Vado a trovare Ernesto (Rossi)
... ha ragione, dobbiamo avere il coraggio, gloriarci
anzi di essere anticlericali";
*10
febbraio 1987: "Le rumorose manifestazioni
radicali per il ventesimo della morte di Ernesto Rossi
mi indispongono. Il radicalismo di Ernesto mon aveva proprio
nulla in comune con l'esibizionismo pagliaccesco di Pannella.
In comune non è rimasto che il nome"
W GLI ALPINI
Buoni e semplici / come eroi e fanciulli;
/ audaci e prudenti / come soldati di razza; robusti,
/ resistenti / come il granito / dei loro monti; / calmi
/ sereni / come pensatori o filosofi; / col
cuore pieno di passione / malgrado la fredda / scorza esteriore,/
al pari di vulcani / coperti di ghiaccio / e di neve; / tali
apparvero / nell'Alpe nostra, gli Alpini d'Italia.
*C. Battisti - 21.04.1916
BENEDETTO XVI,
NULLA DA DIRE ?
Da Informazionecorretta.
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