Una forza internazionale
d'interposizione fra Gaza
e Israele, riuscirebbe ad impedire
il lancio di razzi ? Certo che no. L'Onu
saprebbe solo impedire ad Israele
di andare ad arrestare i terroristi o a
vendicarsi. Se l'attuale tregua reggesse,
sarebbe solo perché Israele ha colpito
duro i colpevoli.
Gianni Pardo
LA COLLEGA GIACOBBE
La spietatezza
a scuola
Si chiamava Giacobbe. Questo cognome,
col suo suono da passato remoto e
polverosamente biblico, si adattava benissimo
alla sua faccia grigiastra, al suo
vestire da bigotta e al suo aspetto da quaresimale.
Purtroppo per lei, il resto non la salvava.
Era cattolica fervente, aveva una voce stridula
e reputava la mansuetudine una virtù. Sarebbe
stata dovunque un’ideale testa di turco. Tuttavia
aveva dei meriti consistenti. Non solo si
era con merito elevata al rango d’insegnante di
storia e di filosofia in un liceo scientifico, ma
era l’unica o quasi che s’incontrasse ai concerti
e alle conferenze. Non era inadeguata, per l’insegnamento:
era l’insegnamento, ad essere inadeguato
a lei. Dal momento che mancava di autorità e
di carisma, e dal momento che, se avesse fatto dei rapporti,
il preside – un vile conformista – non vi avrebbe
dato corso, le sue ore in classe erano un calvario.
Perfino i i professori delle classi vicine non riuscivano
a far lezione per il baccano proveniente dalla sua.
La Giacobbe però non defletteva dai suoi principi:
i carnefici che la rimandavano a casa con le lacrime
agli occhi rimanevano quei bravi ragazzi: lei sapeva ch’erano
buoni, in fondo.
Una volta,esasperata, se ne lamentò
col suo collega di lingua e letteratura
francese e questi, un ateo pieno di taciuto
disprezzo per l’umanità - ma che la trattava
col massimo rispetto - decise di fare il possibile.
Non nutriva speranza ma, arrivato in classe,
parlò alla classe ammutolita.
Voi – gli disse – maltrattate la collega Giacobbe
perché siete
talmente bambini da credere che lei
rappresenti l’autorità mentre voi siete
i deboli che si ribellano. In realtà,
è lei che rappresenta la debolezza; l’autorità
sfornita di armi; l’unica portatrice di un’ideologia
opposta alla vostra, prevalentemente comunista.
Ed ecco che cinici, contro un’idealista,,
in molti contro una, vigliacchi impuniti e ignoranti contro
una persona colta, voi vi accanite contro chi
non sa e non può difendersi. Prosit, fate pure.
Ma almeno due cose dovete tenerle presenti. In primo
luogo, ci rimettete. Che cosa vi rimarrà di queste ore
perdute fra i banchi? Il piacere di avere sghignazzato
e berciato come in un’osteria? Da adulti riprenderete
forse i libri di storia e filosofia che ora non aprite?
Capisco che non ve ne importa nulla, per la maturità,
sappiamo che è una formalità: ma possibile
che vogliate uscire da queste aule ignoranti come
ci siete entrati?
Umanamente
siete vili e spietati. Voi che chiedete
sempre dialogo e comprensione, l’unica volta
che dovreste, voi, offrire dialogo e comprensione,
dimostrate di mancarne quanto dei kapò.
La vita vi punirà. La vostra ignoranza
sarà la vostra croce.
Commento di attualità.
In questi
giorni si narrano con scandalo
le crudeltà degli alunni fra loro o le violenze
contro i docenti e si crede di parlare di
eventi eccezionali. In realtà la nostra è
una società in cui l’autorità è delegittimata,
ha vinto la politica dell’egualitarismo e dell’abolizione
della meritocrazia, in cui impera il buonismo
e il pianto greco sulle difficoltà dei ragazzi.
In cui si crede o si fa finta di credere ad una estrema
fragilità degli alunni che non possono mai affaticarsi,
non possono subire lo stress di un’interrogazione
di lunedì, non possono essere bocciati perché
ne soffrirebbero. Tanto che i genitori vanno facilmente
a difenderli e protestare. Col risultato di un totale
disorientamento educativo ed esistenziale. Magari con
le conseguenze di cui poi finiscono col parlare le cronache,
quando qualcosa è documentato da fotografie o
da una denuncia dei carabinieri.
Avendo
perso autorità e serietà,
la scuola sopravvive solo quando il docente, per
le sue qualità culturali e soprattutto
caratteriali, dispone di un eccezionale carisma.
Ma ecco la domanda: con poco più di mille euro al
mese netti, si può pretendere di avere
docenti carismatici? E poi perché fare concorsi
rarissimi e per pochissimi posti, quando poi
si immettono in ruolo docenti a migliaia, con una
leggina?
I docenti
sono demotivati, privi d’autorità
e dei mezzi per imporla. Dunque non vedono l’ora
d’andare in pensione. La scuola tutta
è una zattera alla deriva, un costoso
e inefficiente carrozzone che sopravvive promuovendo
anche gli asini.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
Massima del
giorno
Il lavoro è spesso lodato da
chi invita gli altri a lavorare, non
da chi lavora.
G.P.
MOLLICHINE
Prodi: “Il paese è ancora addormentato,
ma sta cominciando a svegliarsi”.
Infatti: chi riuscirebbe a dormire, mentre
lo prendono a bastonate?
D’Alema propone “l’Italia come la
porta naturale di ingresso dei prodotti
cinesi in Europa”. In compenso noi esporteremo
la nostra disoccupazione in Cina.
Rutelli, 10 XI: «Le
critiche alla
tassa di soggiorno? Solo piagnistei assurdi»
Rutelli, 14 XI: «Il ritiro della
tassa di soggiorno? Saggia decisione: avrebbe
messo in difficoltà il turismo». Come
fare dell’ironia su chi è già
ridicolo di suo?
L’amministratore di Trenitalia, Moretti:
«Se non arrivano fondi freschi
portiamo i libri in tribunale».
Ma “portare i libri” è un trasporto: ce la faranno?
Diliberteide. Diliberto ci tiene a
ricordare che Nasrallah «era
il segretario della gioventù comunista del
Libano». Bella referenza, per il partito
comunista.
Napolitano: “Scelgo il treno quasi
da quando sono nato”. Effettivamente,
notavamo qualcosa di “lento”, in lui.
Diliberteide: «Nel mondo islamico
una delle poche realtà che si oppone
[che si oppongono] con efficacia all'imperialismo
americano è Hezbollah». Bin
Laden? No: Diliberto.
Mastella: “Fini nel Ppe è Fini
del Ppe”. E noi che eravamo fermi
a: Ibis et redibis non morieris in bello.
Un anonimo ha scritto su un blog: “D’Alema
è un lupo che non perde neanche
il pelo, soffre solo di alopecia”.
Nel 2036 l’asteroide Apophis potrebbe
colpire la Terra, con risultati devastanti.
Mi rimane da sperare che non colpisca la
mia tomba.
Diliberteide. Prodi per Diliberto
in piazza: «È stato un gravissimo
gesto di irresponsabilità”. E
che dire dell’irresponsabilità di chi l’ha portato
al governo?
Sergio Romano: “Pietro Nenni capì
subito la natura democratica della rivoluzione
ungherese”. Ma allora era veramente un genio!
Chiti: “Berlusconi ci compra i senatori”.
Vero o falso che sia, sicuro è
che Chiti li considera capaci di vendersi.
Diliberteide: «Io rispondo esclusivamente
di quello che fa il Pdci”. Che
Dio lo perdoni.
La maggioranza vota un maxi-emendamento
di 826 commi. 826 commi in un emendamento
sono come una Fiat Punto con 413 ruote
di scorta.
Nuovo ddl: “il luogo di lavoro sarà
chiuso se si impiegano quattro o più
clandestini”. Traduzione: chi li denunzia
li farà licenziare.
La magistratura anche stavolta apre
un’inchiesta sulla manifestazione
di Roma. Apre, apre. Mai che chiuda e spenga
la luce!
Diliberteide. “Quello che è accaduto
non aiuta certo la causa palestinese».
Ecco, è questo il suo unico, possibile
difetto.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
SÉGOLÈNE
Il coro di consensi con cui è
stato accolto, in Italia, il successo
della signora Ségolène
Royal lascia perplessi. Che vinca un cavallo
che non era dato per favorito può entusiasmare;
ma che lo si dichiari vincitore solo perché
non ha mai vinto prima o perché è più
bello, è sbagliato. Nessuno può negare
che un politico donna è considerato meno
credibile e che dunque, come diceva decenni fa
Françoise Giroud, per arrivare ad una
carica elevata una donna deve dimostrare il doppio
di capacità di un uomo. Per questo bisogna cavarsi
il cappello dinanzi a personaggi come Golda Meir o
Margareth Thatcher. Ma che questo handicap dell’esser
donna sia per ciò stesso trasformato in un vantaggio
è ugualmente sbagliato. La parità vuole
che una signora non sia né favorita né sfavorita,
quando concorre ad una carica, e vuole che siano riconosciuti
i suoi meriti senza problemi di “credibilità”:
ma fra questi meriti non c’è quello di
essere donna. E tantomeno quello di essere bella.
Il caso della signora Royal ha due
caratteristiche particolari. In
primo luogo, mentre Golda Meir era francamente
brutta, e la signora Thatcher, pur
essendo bella, era troppo legnosa e risoluta (The
Iron Lady) per essere seducente, Ségolène
punta molto sul proprio aspetto. Si presenta come
signora affascinante da un capo all’altro del
suo essere e non permette a nessuno di dimenticare
il suo sesso. E questo è stato il punto su cui
hanno insistito tutti i commentatori e tutti gli
entusiasti. Nessuno ha dimenticato di parlarne, fino
ad esagerare una venustà piuttosto modesta. Per
quanto riguarda poi la sostanza, politicamente questa
signora incolore sembra puntare su un giusto mezzo
insipido ed elastico che possa domani trasformarsi
in qualunque cosa si voglia. Insomma schiva tutti
i problemi e tutte le domande. Interrogata sull’ingresso
della Turchia nell’Ue, ha risposto che la sua opinione
sarà quella che esprimeranno i francesi. Che è
come dire che è pronta a farsi guidare dai suoi
concittadini piuttosto che guidarli. Il contrario di ciò
che fece De Gaulle nel 1940. Tutti coloro che si sono dichiarati
contenti della sua elezione, e che tanto l’hanno
lodata perché donna e perché bella, sarebbero
posti in imbarazzo da questa semplice domanda: “È
in grado di citarmi un’idea politica di Ségolène
Royal?”
Non si fa del moralismo.
Se la Royal, con
questi sistemi, riuscisse a divenire il
primo Presidente della Repubblica
Francese di sesso femminile, non ci sarebbe
che da applaudirla. Nell’ambito della democrazia
la vittoria giustifica i mezzi usati
per ottenerla. Incluse la demagogia o la bellezza.
Come Kennedy che vinse su Nixon. Ma il problema
qui è diverso. Finché si tratta di iscritti
al partito di riferimento, finché si tratta
di un ghiribizzo del cambiamento o di uno sgarbo ai
vecchi dinosauri del partito, si capisce questo voto.
Ma quando a votare saranno tutti i francesi, abbastanza
misogini soprattutto in provincia; quando da un
lato ci sarà la signora Royal, da molti ritenuta
una smorfiosa, e dall’altro quel carro armato
di Sarkozy, quale sarà il risultato, nel segreto
dell’urna?
Probabilmente sarebbe
stato meglio, per la sinistra francese,
affidarsi ad una persona meno estrosa.
Jospin, politico navigato, è stato
severamente bastonato, ma non è che una
bella donna inconsistente abbia maggiori
chances. Tutto questo è piuttosto un
lamento sulle speranze della sinistra che un
attacco a Madame Royal. Ché se poi vincesse,
e queste critiche si dimostrassero infondate,
non ci sarebbe che da esserne contenti. Le donne
sono effettivamente sfavorite, in politica,
e vederne trionfare una fa sempre piacere.
Gianni
Pardo giannipardo@libero.it
PERCHÉ VIOLENTARE
UNA UNDICENNE
A narrare la vicenda bastano
queste citazioni da un articolo del
Corriere della Sera (18.11.2006): “quindicenni/sedicenni
hanno tormentato sessualmente
per 14 mesi una compagna di giochi di 11 anni,
e i loro padri e madri non solo non offrono alcun
risarcimento ma anzi ‘tendono a negare la
gravità dei fatti commessi dai figli’ sino
a ‘individuarne la causa nel comportamento della ragazzina’”.
Una giovanetta di undici o tredici
anni può essere estremamente seducente,
come femmina. La sua è l’età in cui
con le mestruazioni la natura la dichiara
pronta per la riproduzione e dunque dev’essere nelle
migliori condizioni per lanciare segnali sessuali.
Lo stesso vale per i maschi. La loro potenza virile,
alla pubertà, è tutt’altro che
trascurabile ed esercita una pressione psicologica
enorme. Che dunque i giovanissimi dei due sessi
abbiano la tendenza ad incontrarsi è solo
naturale e in alcune società primitive i matrimoni
sono molto precoci. Perfino nel meridione italiano
di cent’anni fa il matrimonio fra adolescenti era tutt’altro
che raro.
La società attuale invece, per
mille validissime ragioni, non permette
la sessualità degli adolescenti e le famiglie
si ostinano anzi a considerare
i figli come bambini piccoli. Questo atteggiamento
sociale però non modifica i livelli ormonali
degli interessati e per questo la legge, a protezione
dei minori, stabilisce che qualunque
congiungimento con un minore di meno di quattordici
anni, anche entusiasta della cosa, costituisce
violenza carnale. Il consenso non ha valore. Questa
norma risulta tuttavia incomprensibile a chi,
per incultura, rimane più sensibile al dato
naturale. Molti, dinanzi all’accusa di violenza
carnale nei confronti di una giovanissima consenziente,
si ribellano e sembra loro di aggrapparsi
ad un dato evidente: quella provocante ragazza è
un chiaro, cosciente oggetto sessuale. Ha fatto qualcosa
che sapeva di fare e voleva fare. E questo riprovevole
atteggiamento diviene addirittura la regola per
i genitori dell’accusato, quando è anch’egli un
minorenne.
Qui si rivela un altro
dei gravi difetti della nostra
società. Una volta, i figli dovevano
rispetto ai genitori, agli insegnanti,
agli anziani, alle regole del vivere comune.
Oggi la società tende a dar loro tutto;
a permettere loro tutto, a perdonare loro
qualunque cattivo comportamento e a ricercare sempre
in persone diverse da loro i colpevoli delle loro
malefatte. Dunque i genitori del violentatore non
fanno che comportarsi come hanno sempre fatto;
anche contro ogni evidenza; anche contro una piccola
vittima adolescente; anche quando costei si è
difesa come ha potuto, ha pianto e si è disperata.
Un tempo i popolani invitavano il maestro elementare
a percuotere “forte” i loro figli se non studiavano o
si comportavano male, oggi le famiglie vanno a protestare
a scuola, e a chiedere conto del misfatto, se il loro
rampollo è stato bocciato. I ragazzi ne ricavano
la convinzione di una loro totale impunità che può
portare a percosse ai compagni più deboli o a violenze
sessuali, visto che gli altri sono solo oggetti.
La nostra è
una civiltà in cui si ha un’inflazione di sesso e violenza. Nessuno
ha il diritto di censurare gli spettacoli che si debbono vedere,
ma mentre l’adulto
li guarda distrattamente, l’adolescente
li prende per modelli di vita. Le ragazze
pensano solo ad essere belle e sognano un futuro
da veline; i ragazzi pensano solo a divertirsi,
essendo privi di ogni responsabilità.
Questi adolescenti sono il frutto avvelenato
di una civiltà demente e le famiglie,
col plauso di tutti, li difendono ancora.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
Massima
del giorno
La vita è generosa con chi si
lascia sedurre da lei: sapendo d’essere
fin troppo truccata, fin troppo svestita,
fin troppo smorfiosa, tratta con simpatia
chi la crede una signora.
G.P.
MOLLICHINE
Uno speleologo ha deciso di passare
mille giorni da solo sotto terra.
“Al mio ritorno mi piacerebbe apprendere
che l’Onu ha messo al bando la stupidità”.
E non rischia d’essere bandito lui stesso?
Annan: “In Iraq l’America è
in trappola, non può né restare
né andarsene”. Che le consiglia,
di rimane ferma su un solo piede?
Wael Hassanin, di Hamas, ucciso nella
sua abitazione da un commando
israeliano. Morte ai terroristi. Si fanno
consegne anche a domicilio.
A Istanbul 40 persone hanno manifestato
contro la visita del Papa. Quaranta
persone. Circa un abitante ogni 375.000
della popolazione di quella città.
Gorbaciov è stato operato alla
carotide per facilitare l’afflusso
di sangue al cervello. Ma allora aveva ragione
il KGB, chi rinnega il comunismo è
pazzo!
Gianni Pardo
CONTEMPLARE IL
PEGGIO
Gli “scenari”
peggiori del futuro nel mondo:
l’Estremo Oriente, il Vicino Oriente,
l’Europa.
Oggi l’Europa
L’Europa. Se gli integralisti islamici
decidessero di attaccare l’Europa
come attaccano l’Iraq, l’Europa non avrebbe
molte più difese di quante ne abbia oggi
l’Iraq. Contro l’attentatore suicida
non c’è risposta: ogni signore col cappotto può
essere un attentatore, ogni donna corpulenta può
essere incinta di una bomba. È impossibile
intimidire chi non teme neppure la morte. Quanto
alla reazione, molto dipenderebbe dal livello dell’attacco.
Se esso fosse relativamente modesto, i paesi
occidentali potrebbero tentare di rispondere con
l’intelligence, un enorme incremento del controllo
poliziesco sul territorio e un inasprimento delle
leggi. Ma se l’attacco fosse massiccio o durasse a
lungo, potrebbero prodursi fenomeni insoliti. A livello
popolare si potrebbe aprire un’orrenda caccia all’arabo,
e nessuno è più bestiale di una folla inferocita;
a livello governativo, anche per evitare la reazione
popolare, si potrebbero varare leggi di totale sospensione
delle garanzie democratiche per gli islamici, fino
alla loro totale espulsione in quanto tali. Del resto,
già oggi in Francia nell’aeroporto De Gaulle
hanno escluso gli islamici da contatti diretti con gli
aerei civili. È orribile arrivare a questo, ma
si tratta di risposte simmetriche: “Tu mi odii perché
cristiano, io ti espello perché musulmano”. E al il
singolo che protestasse di non avere fatto nulla di male,
basterebbe rispondere che alla barbarie di un attacco
contro civili inermi da parte del suo gruppo risponde
la barbarie della responsabilità di gruppo.
Da questi discorsi si esce con la mente
confusa e atterrita di chi ha assistito
ad un film dell’orrore. Si ritrova con
piacere, uscendo dalla sala, la luce del giorno
e la normalità della città. Solo che
qui il film dell’orrore è fuori, alla luce
del sole: e potrebbe non essere un film.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 25 novembre 2006
LA MAGREZZA
La magrezza è uno dei miti del
nostro tempo e rappresenta per tutti
un dovere. Un presupposto di bellezza e credibilità.
Ma non è stato sempre così.
Fino alla Seconda Guerra Mondiale sulle
sponde dei carretti siciliani era a volte dipinta
la seguente scenetta: una prima immagine
mostrava un uomo magrissimo, disperato, con le mani
nei capelli, seduto dinanzi ad una cassaforte aperta
e vuota. Sopra una scritta: “Io vendevo a credito”.
Nel pannello accanto un uomo felice stava seduto
in poltrona, dinanzi ad una cassaforte piena di oro e denaro.
Fumava un sigaro mentre una catena d’oro gli sbarrava l’enorme
pancione e sopra c’era la scritta: “Io vendevo in contanti”.
I binomi magrezza=miseria,
obesità=prosperità
erano evidenti. L’accoppiamento è stato valido
per milioni di anni e ancora oggi
lo è dovunque sia difficile nutrirsi
a sufficienza. Solo nei paesi sviluppati,
e da meno di un secolo, l’obesità ha cessato
di essere un segno di prosperità. Essa
è anzi divenuta una sorta d’infermità che
stravolge le forme, appesantisce le prestazioni
e toglie attrattiva sessuale. Si è
perfino arrivati a trasformare l’obesità in handicap:
dal momento che tutti hanno da mangiare a sufficienza,
l’essere grassi significa soltanto che “non si
bada alla linea”, si è meno belli e meno efficienti
di altri. La magrezza – che non significa più
miseria – è al contrario approvata entusiasticamente.
Ma il dato puramente
estetico non è l’unico che
pesi, in questo campo. In condizioni di
normale alimentazione, le forme più arrotondate
le hanno i bambini piccoli ed i vecchi.
Cioè le due classi di età che non
partecipano alla competizione sessuale. La conseguenza
è che la magrezza invia un messaggio
di fertilità riproduttiva e di gioventù.
Se tutti amano le gambe lunghe, nelle
donne, è perché i bambini hanno le gambe
corte. Se si amano le gambe snelle, è perché
le donne oltre i quaranta un tempo avevano gambe grosse
e pesanti.
Il pregiudizio collettivo
fa addirittura credere che l’efficacia
fisica si rifletta nell’efficacia intellettuale.
Tutti i maggiori leader mondiali –
Bush, Blair, Putin – si mantengono rigorosamente
magri e giovanili. Oggi sarebbe un po’ inverosimile
un uomo obeso - spudorato fumatore e bevitore
di cognac - come Winston Churchill. Il soprappeso
è imperdonabile. Un giovane e capace executive
che cercasse lavoro ma fosse obeso avrebbe difficoltà
ad essere assunto. Un insormontabile pregiudizio
negativo peserebbe forse di più del suo curriculum.
Le indossatrici – modello
devastante per le giovanissime -
sono costrette ad essere professionalmente
anoressiche perché devono corrispondere
all’immaginario collettivo. Nel momento
in cui si fa salire sulla passerella una giovane,
si vuole che sia conforme all’ideale
d’una adolescenziale e disincarnata magrezza. Col
risultato che le modelle non hanno più le
mestruazioni, mentre le ragazzine si affamano e
a volte si ammalano e muoiono per somigliare a loro.
Né è priva d’importanza
la televisione. Il suo valore
preminente è quello visivo ed essa
ci martella con immagini di esseri umani giovani
e belli: gli unici che contano, a costo
d’avere una bellezza a base di silicone. Il resto
sono comprimari. E il pregiudizio fa valanga.
In realtà c’è
un solo, serio motivo per essere
magri: è la salute. I magri vivono meglio
e più a lungo. Dunque è opportuno
avere il giusto peso, ma per il resto bisognerebbe
ricordare che apparteniamo alla specie dell’homo
sapiens, non dell’homo pulcher.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
-
25 novembre 2006
CARTOLINE
By "roberto satta" x Capperi
Questo broglio
non esiste. Ecco perché
Dopo il famoso profumo di pareggio,
registratosi nell’immediata vigilia
del voto, abbiamo oggi una nuova ipotesi
olfattiva, quella del broglio. Già era circolata,
più o meno clandestinamente, una cronaca
romanzata degli ultimi giorni elettorali:
un volume firmato da un anonimo agente italiano che portava
appunto l’eloquente titolo di Il broglio (Aliberti
editore). Il contenuto di quel romanzo è
molto simile alla denuncia fatta in questi giorni
da Enrico Deaglio, e contenuta nel suo film Uccidete
la democrazia! (con il punto esclamativo),
dove come noto gli autori ipotizzano che una macchinetta,
simile a quella ideata dall’informatico americano
Clinton Curtis, sia stata utilizzata anche in Italia
nelle ultime politiche per modificare un numero ingente
di schede bianche, in direzione di Forza Italia.
Qual è la prima anomalia che
ha fatto nascere il sospetto di brogli?
L’accentuata riduzione della quota di schede
bianche e nulle, rispetto a tutte le precedenti
elezioni politiche.
Si tratta di un fatto ancor oggi
comunque inspiegabile: dal 7 per
cento medio delle tre consultazioni della
seconda repubblica, si è passati a
meno del 3 per cento del 2006. Circa un milione e mezzo
di schede non valide in meno rispetto agli anni
passati.
Come spiegarselo? Molti analisti
ci hanno provato, senza alcun risultato
plausibile. E allora, cosa escogitare
di meglio se non un broglio, in cui si
ipotizza che molte delle schede bianche sono
diventate voti per il partito del premier? Resta da
capire come mai anche le schede nulle si siano così
drasticamente ridotte. Ma in questo caso di brogli
non si può certo parlare: difficile mutare
un insulto o un doppio voto in scelta partitica.
Riassumiamo, dunque. Le bianche
sono state, dal 1994 al 2006, rispettivamente
pari al 3,4 per cento nel 1994, 3,1 nel
1996, 4,2 nel 2001 e 1,1 per cento nel 2006. Le
nulle, negli stessi anni: 3,4 – 4,1 – 3,2 – 1,8.
Come si nota, due serie di dati e di comportamenti
di voto senza dubbio anomali.
Perché mai gli elettori hanno
improvvisamente deciso di fornire
voti validi, anziché continuare nella
loro scelta non valida? Secondo la
tesi complottista, non ci possono essere dubbi:
è stato un broglio, tanto più che tutti
i sondaggi pre-elettorali fornivano risultati
in cui Forza Italia appariva nettamente sotto-stimata
rispetto a quanto hanno poi affermato i risultati
ufficiali. Ora, la stessa logica potrebbe/dovrebbe
essere applicata anche per quanto riguarda le elezioni
tedesche.
Anche in quel caso
la Cdu era stata nettamente sovrastimata dalle rilevazioni demoscopiche,
con un vantaggio sulla Spd fino ad una settimana dal voto di
oltre 5-6 punti, risultato poi di meno di un punto dai risultati
reali. Brogli anche in Germania, dunque? Da parte di Schroeder,
premier uscente? Sostengono Deaglio e i suoi co-autori: se i sondaggi
pre-elettorari potevano forse sovrastimare il voto al centrosinistra,
non così può accadere negli exit-polls.
In questo caso si rileva
un voto già espresso, non già
un’ipotesi di voto. Si sono forse dimenticati
delle decine di errori commessi utilizzando
questa tecnica, a cominciare dalle
famose bandierine di Emilio Fede,
nelle regionali del 2005, quando l’Italia
era parsa andare a destra e risultò poi
al contrario percorsa da folate contrarie. Brogli
del centrosinistra, anche allora? O errori di
Crespi, successivamente dimenticati anche dallo
stesso Cavaliere, che ne fece il proprio sondaggista
principe? E come non ricordare il famoso caso
di Beppe Arnone ad Agrigento, eletto sindaco nel
1993 dagli exit-poll della Doxa, che si ritrovò poi
sconfitto la mattina successiva? Senza brogli. Semplicemente,
il frutto di errori più o meno evidenti
degli istituti di ricerca che si cimentavano
a volte in quelle performance senza il sufficiente
bagaglio metodologico per controllare le stime fornite.
Forse anche in questo caso è accaduto così.
E così si spiegano
le stime così incerte. Ma le proiezioni,
i cui risultati sono stati forniti
quest’anno comunque con incomprensibile
ritardo, hanno sempre stimato i risultati
con margini di errore molto meno rilevanti.
Se le proiezioni delle ultime elezioni
politiche hanno dunque dato stime molto simili ai
risultati “ufficiali”, è possibile che
i brogli siano stati effettuati proprio (anche)
nelle circa 2000 sezioni-campione scelte dall’istituto
responsabile della giornata elettorale? Sapendo
che gli stessi brogli sarebbero stati replicati
a livello nazionale? O erano tele- comandate anche le
proiezioni? Infine, se a livello centrale sarebbe stato
abbastanza semplice modificare artificialmente i risultati,
questa modifica non potrebbe risultare compatibile
con la sommatoria dei risultati provenienti dalle varie
corti d’appello, che riassumono i dati trasmessi
dai singoli 60 mila seggi italiani. E basterebbe, per
sincerarsi, analizzare sia il trend delle bianche nei
singoli comuni, ad esempio dell’Emilia rossa (molto
simile al resto d’Italia), sia il responso ufficiale confrontato
con quello locale (che non differisce).
Essendo noi in Italia,
nulla può essere sicuro, nemmeno
la volontà di non alterare il corretto
scrutinio dei voti.
Ma dalla eventuale
ipotesi di broglio alla sua reale
effettuazione mi pare ce ne passi.
E questo scoop di Deaglio sembra avere le gambe
corte. La verifica è già partita.
Speriamo che sia compiuta al più presto,
per togliere un po’ di inutile veleno a un clima
già di per sé insopportabile.
di Paolo Natale -
dal quotidiano EUROPA
Andrea's version
Dal momento che, come ha scritto
il professor Luca Ricolfi sulla
Stampa, "Deaglio ha lanciato l'amo e tutti
stanno abboccando". Dal momento che la procura
di Roma, sorda come una scimmietta per i
tre mesi in cui si sono insinuati brogli dall'altra
parte, ha aperto ora immediatamente un fascicolo.
Dal momento che la bufala del software è stata
giocata con mediocre abilità, ma che della
mediocrità pare vada pazza la stampa nazionale.
Dal momento che Sircana monta la panna, che
Bertinotti smentisce, ma rimonta la panna, che Fassino
ripete come un automa le sue frasette senza senso
sulla crucialità del nitore della democrazia. Dal
momento che ce ne stiamo tutti appesi a 'sto famoso software
che per la prima volta nel dopoguerra avrebbe fatto fesso
l'intero apparato elettorale dell'ex Pci (a proposito,
come si vive a passare per fessi col botto?). Dal momento
che intanto il Dvd è esaurito e verrà riprodotto.
Dal momento che il marketing si è rivelato ottimo.
Dal momento che Deaglio farà comunque una cappellata
di soldi. Dal momento che è la seconda volta che Deaglio
fa una cappellata di soldi grazie a Berlusconi. Non gli sembrerebbe
un'idea carina impiegarli per rifare Reporter?
L'angelo
C'è, nelle sale della Galleria
Nazionale di Parma, c'è un
angelo che sfoglia un libro. Un angelo,
femmina, dipinto dal Correggio intorno
al 1526. Un angelo, spostato un poco a sinistra
per chi guarda, in una luminosa composizione
che vede, sotto una tenda rossa tesa tra
le fronde degli alberi, al centro la Madonna col
bambino, a lato Maria Maddalena e san Giovannino,
dall'altro san Gerolamo e un leone, di cui s'intravede
la testa.
Quell'angelo è un angelo
la cui luminosa bellezza m'accompagna
da giorni; a dire il vero, alcune volte
girandomi di scatto, l'ho visto svolazzare,
sorridente e complice, al mio fianco.
Imbarazzante, dolcemente imbarazzante.
E allora, se è vero che per
dimenticarsi di qualcuno bisogna
incontralo, parliamone, dell'angelo e del
quadro ("Il Giorno").
Breseide Colla, vedova del nobile
parmense Orazio dei Bergonzi,
faceva tendenza. Quando, la mattina
sul presto, se ne usciva dalla sua casona
con gli stucchi alle finestre e il fregio
di famiglia in chiave di volta, quando se ne
usciva per la prima messa , lì, lungo
la via, all'angolo di Piazza Grande, c'era addirittura
chi l'aspettava, dietro i vetri delle case
basse, per vedere di che, quel giorno, vestisse
la gran signora dei Bergonzi.
Di sicuro, il suo salotto,
con i suoi ori cesellati e quelle
tavole dipinte alle pareti, e i suoi abiti,
trionfo di sete e ricami d'oro, non
lasciava indifferenti.
Accompagnava, la mattina -tutte
le mattine - la signora dei Bergonzi
verso la prima messa in San Giovanni,
una sveglia e vispa servetta dai riccioli
d'oro.
Nella chiesa dell'Evangelista-
siamo nella Parma risorta nei
colorati miracoli manieristi - muratori
e falegnami all'opera per completarne la
copertura, l' ingombrante ponteggio di
legno ingabbia l'altare maggiore fin sulla
cupola; lassù, tra operai indaffarati
a costruire sostegni, l'Antonio Allegri
da Correggio risolveva, per conto dei Benedettini,
la disputa religiosa sul se, e semmai sul come, si
potesse illustrare la Divinità e se dovesse
esserci o meno la Madonna.
Al tempo, per questioni
del genere,
ci si sbudellava e si consolidavano eresie.
I Benedettini - ne sapevano una
più del diavolo - ricorsero alla
visione che il vecchio San Giovanni ebbe poco
prima di morire: il Signore, tra le nuvole nell'alto
dei cieli, circondato da tutti gli Apostoli,
lo chiama a se.
Detto. Fatto. Oggi la chiesa di
San Giovanni è conosciuta proprio
per quel dipinto e per i numerosi
inserti che, qua e la tra le cappellette
laterali, lasciò il Parmigianino.
Ritorniamo alla Breseide Colla
e alla sua gentile servetta. Tutte
le sante mattine, eccole, sulle prime panche
davanti all'altare maggiore, a sentir messa.
Capitò al Correggio, lassù
nella cupola, d'incrociarne l'occhio birichino.
L'è come non l'é, la Breseide
Colla, si dice per togliersi l'imbarazzo del
piacere, volendo godere privatamente dell'arte
del maestro, gli commissionò un quadro - raccontano
le carte del solito Vasari - al prezzo di
400 lire imperiali, più due carri di fascine,
alcune staie di frumento ed un maiale.
E la bella servetta dai capelli
d'oro si ritrovo, manieristicamente,
nei panni dell'angelo, consolatrice
e custode dei miei più reconditi sogni..
cp, 24 novembre 2006
Tagli, ritagli
e frattaglie
Deaglio: "le schede bianche si
sono trasformate in voti per Forza
Italia". Capperina, spiegate a Deaglio
che Berlusconi ha perso le elezioni.
Dai
giornali: Den Harrow si è
sposato a Las Vegas, Tom Cruise a Bracciano.
Titolo
de "Il Manifesto": "Droghe
a buon mercato nell'Ue. Spopolano cannabis
e cocaina"
Zeman:
<<Lo sapevo fin dall'inizio
che con la Gea c'entrava anche Mancini,
mi sorprende il fatto che gli altri se
ne accorgono adesso>>
Titolo
de "Il Riformista": <<Perché
il verde Pecoraro non si occupa dei rifiuti?>>
<<
Mi piace l'odore del napalm
la mattina>>, Robert Duval, Apocalypse
Now
cp, 24
novembre 2006
D'ALEMASH
Caro Dago, c'era il ministro
degli Esteri D'Alema tanto preoccupato
per i comportamenti di Israele. Stamattina
c'era Ferrari sul "Corriere" tanto
rincuorato per la svolta positiva della
Siria. Bum bum, eccoteli serviti da un bell'agguato
a Beirut. Pierre Gemayel, ministro dell'Industria,
e dirigente del partito cristiano antisiriano,
è stato ammazzato. A Hezbollah stava
antipatico. Chissà che contenti i nostri
ragazzi, in missione di pace stavolta, in Libano.
Mgm (Maria Govanna Maglie)
Do you know guerra civile? L'autovettura
di Gemayel è stata investita
da una raffica di mitra che lo ha ferito
alla testa. E' morto all'ospedale.
La morte di Gemayel è stata così
definita durante una conferenza stampa da
Saad Hariri, leader del partito antisiriano
nonché figlio di Rafiq Hariri, assassinato un anno
fa: "Vogliono uccidere tutte le persone libere.
La serie degli assassini è cominciata".
L'uccisione dell'esponente
del partito della Falange, fondato
da sua padre Amin, fa precipitare una crisi
politica che, nel silenzio dei media e dei
governi europei, ha impegnato il partito del Hezbollah
in una lotta tremenda, condotta con
gli abituali metodi terroristici contro
il governo del premier Fuad Siniora per farlo cadere.
Come condizione per rinunciare
alle sue pressioni, il partito
di Dio, e i suoi alleati filo-siriani,
avevano chiesto otto ministeri, cioè
la maggioranza con potere di veto, al fine di controllare
le decisioni dell'esecutivo,
da loro ritenuto troppo filo-statunitense.
Ma il premier non aveva accettato
questo ricatto. Cinque ministri
sciiti si erano dimessi, giorni fa, dall'esecutivo
cristiano. Con l'uccisione di oggi
la minoranza filo-siriana del Hezbollah
si avvicina al suo obiettivo: far cadere
il governo per mancanza del numero legale. Un ministro
cristiano infatti ha scelto le dimissioni
per evitare di fare la fine di Gemayel.
L'assassinio di Gemayel
è l'ultimo finora
di una lunga serie di omicidi iniziata nel
2004 contro esponenti politici e intellettuali
sunniti e cristiani, ostili a Damasco,
che ha occupato militarmente il Libano per
trent'anni.
Ma l'eliminazione dell'ex premier
libanese Rafiq Hariri in un clamoroso
attentato con autobomba nel febbraio
del 2005, aveva unito il fronte anti-siriano
e portato in piazza soprattutto i giovani,
finché Damasco non ha ritirato le truppe dal
Libano, tre mesi più tardi. Scatenare
oggi la guerra civile può servire anche a
impedire l'istituzione di un tribunale
internazionale per giudicare gli assassini
e i loro mandanti.
Tutta bella gente che,
secondo l'inchiesta internazionale
svolta dalle Nazioni Unite, si trova
a Damasco.
A Washington il pericolo è
ben chiaro. Dice il sottosegretario
di Stato Usa, Nicolas Burns, che "è
una giornata particolarmente triste per
il Libano. Siamo stati scioccati da questo assassinio.
Consideriamo si tratti di un atto
terroristico - ha proseguito - e pensiamo si tratti
anche di un atto di intimidazione".
Intervistato dall'entusiasticamente
pacifista De Pasquale su Rainews24,
un marrazzone barbuto di Hezbollah ha rassicurato
il nostro. No, loro non ce l'hanno
con i soldati italiani, finché si comportano
da amici. Certo, se mostrano un volto di complici
degli Stati Uniti, il discorso cambia.
Dagospia
21 Novembre 2006
L'attacco
alle Due Torri per D'Alema non fu un atto di guerra
Il ministro degli Esteri Massimo
D'Alema ha personalissime
idee sul terrorismo. Si fa fotografare
a braccetto con gli Hezbollah, non
perde occasione per attaccare Israele e parlare
di "reazioni sproporzionate", ha un'idea
della diplomazia tutta sua, le relazioni internazionali
per D'Alema prescindono dalla forza e
dagli eserciti.
La realtà
ovviamente racconta un altro mondo
dove la guerra è un fattore determinante
della storia dell'uomo e la sua assenza
non significa affatto che vi sia sempre pace.
Oggi D'Alema aggiunge
un altro tassello a questa singolare
visione degli Affari Esteri
e afferma che nella lotta al terrorismo
"l'errore di fondo è stato quello di sostenere
che l'Occidente è in guerra. Bisogna
reagire a questa idea il terrorismo è una
minaccia grave, ma la guerra è un'altra cosa:
si fa tra stati e tra eserciti".
D'Alema ha superato
se stesso quando ha detto che
"per quanto spaventoso l'attacco alle
Torri Gemelle non configurava una guerra, lo
scenario di guerra anzi è più favorevole
ai terroristi e lo ha dimostrato il fatto che
Osama Bin Laden ha allargato la sua influenza
ed è diventato più popolare".
Il nostro ministro
degli Esteri dovrebbe ripassare se
non la strategia militare (evidentemente ignora
l'esistenza della guerra asimmetrica e
molto molto altro ancora) almeno la recente
storia che in fondo - essendo l'attuale titolare
della Farnesina - lo riguarda da vicino.
L'attacco alle
Twin Towers - tremila morti sul
suolo americano, evento paragonabile
solo a Pearl Harbor - fu un atto di guerra sia
dal punto di vista sostanziale che dal punto
di vista del diritto internazionale (materia
che il ministro degli Esteri dovrebbe cominciare
a masticare, almeno per evitare strafalcioni).
L'attacco nel cuore di New York fece scattare
per la prima volta l'articolo 5 della Nato
che stabiliva l'obbligo della mutua assistenza
tra Paesi aderenti al Trattato del Nord Atlantico.
E' in base a quell'articolo che gli Stati Uniti
e gli Alleati avviarono l'operazione Enduring
Freedom. E' perchè ci fu un atto di guerra che
l'Onu diede il via libera alla missione per rovesciare
il regime dei talebani. E' perchè l'Afghanistan
era diventato il rifugio sicuro di Osama Bin Laden
che si decise l'invasione. L'attacco alle Torri Gemelle
era un atto di guerra al quale si rispose dichiarando
guerra. Una guerra giusta in difesa dell'Occidente.
Il ministro degli
Esteri può permettersi molte
cose, alcune gli possono essere perdonate,
questa no.
Mario
Sechi
LA CHIESA
DORMIENTE
L’ultima crociata della Chiesa:
la vessazione dei giullari. E la
Chiesa che pensa ai giullari è
l’ennesima dimostrazione di una Chiesa, lontana
da quella che un anno e mezzo fa salutava
Giovanni Paolo II (attenzione, perché
per Chiesa intendo il Papa, i cardinali,
i sacerdoti e la gente, tutta la popolazione
dei credenti, cattolici e praticanti). Una Chiesa
immobile, intellettuale, pedante e debole. Immobile,
perché per espressione del suo capo spirituale
non si è mossa in alcun modo, né fisicamente,
né moralmente. Giovanni Paolo II, ed il confronto
è doveroso, sentì l’esigenza di
andare in Polonia, non per sé stesso, ma per la Polonia
e ben presto iniziò ad attraversare i paesi di serie
B, quelli che necessitavano di un risveglio
di coscienza: Messico, Filippine…
Benedetto XVI non sta guardando
al Sud America, al Messico, al centro-america,
dove pure la popolazione cattolica
è di gran lunga la maggioranza.
Lamenta le insofferenze di Milingo che ha seguito
in Africa, ma non sta offrendo la sua visibilità
in quel continente. Si offre al dialogo con l’Islam,
ma ha preparato nel peggiore dei modi
il suo viaggio in Turchia ed non ha invitato
nessun leader islamico a Roma. La Chiesa si
è isolato nel suo circolo intellettuale,
ha abbracciato la Fallaci, il presidente Pera, i
teologi come Kung, ma ha dimenticato la gente
comune. I bambini con cui parlava Papa Lucani,
i carcerati da cui si recò Giovanni XXIII,
i giovani che Giovanni Paolo II abbracciava e cercava
continuamente. Si è chiusa nel mondo dei libri
e delle riflessioni, deludendo chi si aspettava una
Chiesa degna di quella degli ultimi anni: attiva, presente,
coraggiosa.
Invece la Chiesa è diventata
pedante, retorica e noiosa e perfino
debole. L’ultima polemica avviata
con Crozza, Fiorello e Littizzetto
mostra l’immagine di un istituzione e di
un corpo, che si affaccia al mondo esterno,
per bacchettarne le mancanze di rispetto, piuttosto
che sorvolarci con estrema serenità
e che per giunta delega a fare la parte del guardiano
difensore, ciò che sembra essere la sua forza
ma è la manifestazione della sua crisi: l’associazionismo.
Avvenire, le edizioni cattoliche, Radio Vaticana,
le innumerevoli sigle in difesa dei cristiani, dei
valori cattolici, del Papa contro…tre comici, in un
mondo che cerca identità e rifugio nella Chiesa e trova
invece perfino ragioni di divisione all’interno
di essa. Quale cattolico potrà sentirsi tale, se
assalito dal dubbio che non appartenendo ad una casta
cattolica o non essendo ridotto ad un osservanza senza
coscienza, potrebbe essere tacciato come una persona
irrispettosa, vigliacca e schiava dei tempi. Si svegli Benedetto
XVI, si svegli. Lei è il Papa, lei è un punto
di riferimento e non basta vederla da un balcone lanciare
solidi messaggi e strali contro il progressismo ed
il materialismo. Prenda la sua spada e lo combatta con le sue
forze. La Chiesa deve conquistare i suoi fedeli e non aspettare
che questi chinino il capo.
Angelo M. D’Addesio
E LO CHIAMAVANO
"REGIME"....
Dal 10 aprile scorso nel nostro
Paese vanno affermandosi anomalie
democratiche che pochi apparentemente
vedono e ancor meno denunciano. Conquistato
il potere, infatti, l'Unione ha preso possesso
delle istituzioni, addomesticato le forze
sociali e gestito la dialettica politica e parlamentare
con piglio autoritario. A questo si
aggiunga che per eredità storica la sinistra
gode di buona stampa e di tanti sostegni nella
nomenklatura. È troppo poco per chiedersi
se si stia configurando un "regime"?
La problematica, come noto,
è fuori moda. La domanda che
oggi nessuno si azzarda a porre, in effetti,
è stata proposta centinaia e centinaia
di volte nella scorsa legislatura, quando
presidente del Consiglio era l'arcidiavolo nazionale
Silvio Berlusconi.
L'argomentazione forte dei
democratici, allora, era che
a configurare il regime non fossero tanto
i singoli provvedimenti deliberati
dal premier, quanto piuttosto la sua doppia
inscindibile natura di capo del govern&tycoon
dell'editoria. In altre parole, c'era
certamente un dittatore ma non una dittatura,
che è un po' come leggere un giallo
dove l'assassino non uccide nessuno. Per l'Italia
di Prodi, invece, il discorso è totalmente
diverso: il problema non riguarda la persona
che incidentalmente incarna il potere, ma
le tante anomalie democratiche già verificatesi
nel Paese in un solo semestre.
L'AUTOPROCLAMAZIONE
A SPOGLIO
IN CORSO
Il primo avvenimento anomalo
si è verificato il 10 aprile
scorso, prima ancora cioè dell'insediamento
del nuovo parlamento e del giuramento
del nuovo governo. La giornata è
frenetica. Lo spoglio delle schede stravolge
le previsioni degli exit poll, assottigliando
progressivamente i cinque punti
di vantaggio da tutti attribuiti all‚Unione
sulla Cdl. È un testa a testa sfibrante,
quale mai ce n'erano stati nella storia della Repubblica.
I leader del centrosinistra sono costretti
a rinviare ripetutamente i festeggiamenti
già programmati per il pomeriggio. A tarda notte
la Camera è ancora alla pari mentre al Senato
prevale la Cdl. Conquistata la maggioranza a Montecitorio
con meno di un punto percentuale di vantaggio e
con Palazzo Madama ancora da assegnare, succede qualcosa
di inedito. Prodi e i suoi rompono gli indugi e davanti
alle telecamere di Rai e Mediaset si autoproclamano
vincitori. A spoglio ancora in corso.
L'OCCUPAZIONE TOTALE
DELLO STATO
Conquistato il potere grazie
a 24 mila schede che il centrodestra
chiede immediatamente di ricontare,
il centrosinistra va al Governo consapevole
di rappresentare la metà esatta del
Paese. Nonostante ciò si rifiuta di fare
la minima concessione all'opposizione che rappresenta
l'altra metà della popolazione. Senza
curarsi del galateo democratico l'Unione piazza
Fausto Bertinotti alla presidenza della Camera
e Franco Marini alla presidenza del Senato.
Esclusa da entrambe le cariche dello Stato, la
minoranza si attende una soluzione di maggior equilibrio
al Quirinale. Ancora una volta, però, la
maggioranza forza la mano facendo di Giorgio Napolitano
il primo presidente della Repubblica espresso
dalla tradizione politica comunista.
TELECOM: IL PREMIER
NON DEVE
SPIEGAZIONI
A poche settimane
dall'insediamento a Palazzo Chigi
il presidente del Consiglio viene
travolto dalla vicenda Telecom che
adombra il dubbio di pesanti intromissioni
da parte del Governo in scelte di libero mercato.
Marco Tronchetti Provera si dimette
dalla presidenza della società e lo stesso
fa Angelo Rovati, consigliere personale del
premier. L'opposizione chiede che Prodi
spieghi in Parlamento il ruolo del Governo
nella faccenda ma, dalla Cina, il presidente del
Consiglio risponde in modo seccato e perentorio:
«Siamo matti?». Alle Camere
il Professore proprio non ci vuole andare e
continua a dire di "no" anche quando taluni esponenti
della maggioranza e il presidente della Camera
fanno pressione per fargli accettare la richiesta
della minoranza. Alla fine accetta di presentarsi
a Montecitorio, ma subito fa sapere che non andrà
al Senato. Seppur riottosamente, poi, si presenterà
anche a Palazzo Madama. Ma con una relazione elusiva
che diventerà un rap.
LA FANTAINQUISIZIONE
POLITICA:
I BROGLI...
In una democrazia
sana alla maggioranza spetta il
compito di governare mentre all'opposizione
spetta una funzione di controllo
sull'operato dell'esecutivo. Se le regole
sono queste, sarebbe lecito attendersi che
sia la minoranza a tenere sott'occhio la
maggioranza e non il contrario come avviene, nel
silenzio totale, da sei mesi a questa parte.
Da notare, inoltre, è il tenore e la virulenza
delle accuse rivolte dall‚Unione alla Cdl.
Il documentario prodotto da Enrico Deaglio chiarisce
meglio le idee. Il giornalista di "Diario", ideologicamente
vicino all'Unione, ha accusato il centrodestra
di avere truccato le scorse elezioni. Elezioni
perse. E di cui il centrodestra aveva rumorosamente
chiesto il riconteggio voto per voto. La bizzarria
è evidente. Ma è solo bizzarria? Se,
a risultati elettorali invertiti, una tale accusa
fosse stata mossa alla sinistra-minoranza dall'entourage
di Berlusconi non staremmo parlando di "derive
autoritarie"?
...E L'ACQUISTO DEI
SENATORI
Si obietterà che un giornalista,
benché simpatizzante conclamato,
non ha alcun ruolo politico o istituzionale.
Vero. Sta di fatto, però, che
pochi giorni dopo l'uscita del documentario
di Deaglio il ministro per i Rapporti con
il Parlamento, cioè una figura "ponte"
tra maggioranza e opposizione, abbia apertamente
accusato Silvio Berlusconi di comprare i
voti dei senatori dell'Unione. «È molto
grave - ha denunciato in Parlamento Vannino Chiti
- che il leader dell'opposizione stia
cercando di comprare alcuni senatori del centrosinistra».
Un'accusa gravissima ma vaga, non
circostanziata né supportata da prove
o testimonianze. Un'accusa, in definitiva,
indimostrabile e che ripropone l'anomalia di
una maggioranza che tende a delegittimare l'opposizione.
LA LIBERTÀ
VIGILATA DEI GRANDI FRATELLI
Parallelamente
alla funzione di controllo eccentricamente
esercitata dalla maggioranza
sull'opposizione, il ministero dell'Economia
ha attivato un'operazione simile
su tutto il Paese attivando un poderoso
"Grande Fratello tributario" che rischia seriamente
di svuotare di senso le normative sulla
privacy attualmente in vigore. Dell'individuo,
considerato presunto evasore, il
Fisco vuole sapere tutto, persino le cure mediche cui
si sottopone. L'ultima novità introdotta nel
testo della Finanziaria approvato dalla Camera
prevede, infatti, che i medici di famiglia trasmettano
le ricette al Ministero dell'Economia.
QUEI "GIOCHETTI" CON LA
PIAZZA
Si
è mai visto un Governo che scende
in piazza contro se stesso? E perché
mai una parte dell'esecutivo dovrebbe perorare
in piazza le istanze che con maggiore
efficacia può sostenere nel consiglio dei
ministri?
Considerando
che si tratta di un
Governo che
1)
si è autoproclamato tale prima
dello spoglio dei voti,
2)
che non ha lasciato nemmeno una carica
istituzionale all'opposizione,
3)
che è renitente a chiarire
i dubbi dell'opinione pubblica,
4)
che aggredisce l'opposizione
e
5)
che esercita uno strettissimo controllo
sui cittadini, si potrebbe azzardare
l'ipotesi che Palazzo Chigi abbia sentito
l'esigenza di allestire un grande spettacolo
che mostrasse nel più appariscente dei
modi l'elevatissimo livello di dissenso
consentito all'interno del Governo.
Si
obietterà che addomesticare decine di
migliaia di persone rendendole inconsapevoli
comparse di uno show non è possibile
né immaginabile. Domenica scorsa,
tuttavia, nel redarguire il collega Oliviero
Diliberto Romano Prodi ha usato un'espressione
inquietante. Ha detto: "Basta giocare con
la piazza". Il che evidentemente sottintende due
ammissioni: che la sinistra è in grado di
giocare con la piazza a piacimento e che questi
giochetti sono già stati fatti in passato.
ALESSANDRO
MONTANARI -
La Padania -
21/11/2006
BERNARDINI: SE
PRODI NON FA LE RIFORME E' SUICIDIO POLITICO
Comunque la pensiate, Rita
Bernardini è un angelo. Chi
altri, se non un angelo avrebbe, per
quasi trent’anni, potuto sopportare
il genio e resistere alla sregolatezza di Marco
Pannella?
Nei giorni
scorsi Rita Bernardini è
stata eletta Segretaria nazionale di
Radicali Italiani.
Telefono. M’intriga,
una donna a capo di un partito.
Non si nega: <<Domani alle 11,
Torre Argentina>>. Eccomi. Sede
dei Radicali, Via di Torre Argentina, Roma
centro che più centro non si può.
Sono le 11 meno tre minuti. Mi fanno
accomodare nel salone centrale. Odore di
fumo, alle pareti manifesti di nuove e vecchie
battaglie radicali. Conoscendo i
politici, mi appresto a contare le losanghe bianche
e nere del pavimento. <<Eccomi!>> un sorriso
spunta da una porta. E’ Rita Bernardini - 53 anni
(portati bene), capelli biondi, occhi azzurri,
- ha incontrato i radicali nel 1975, all'indomani
della vittoria sul divorzio. Nel 1976 costituisce
il FRI (Fronte Radicale Invalidi) per l'affermazione
dei diritti degli handicappati. Nel 1981,
mentre inizia la sua collaborazione con l'agenzia
di stampa 'Notizie Radicali', nel pieno della
battaglia contro lo sterminio per fame nel mondo,
fonda l'agenzia settimanale 'Azione Sopravvivenza’.
Fa il suo ingresso a Radio Radicale nel gennaio del
1983 e vi collabora, anche come vicedirettrice,
fino alla fine del 1991 quando, chiamata da Pannella,
assume il coordinamento della raccolta delle firme
per 9 referendum. Dopo essere stata presidente
del CoRA, Coordinamento Radicale Antiproibizionista,
dà vita al Movimento dei Club Pannella-Riformatori
del quale diviene segretaria nazionale coordinando
la campagna dei 20 referendum del 1995.
Negli ultimi
anni sono numerosissime le occasioni
politiche che la vedono impegnata
sul fronte dei diritti civili e delle libertà.
Scioperi della fame, sit-in, walk-around, arresti
e processi scandiscono gli anni
della sua militanza.
Arriva il caffè,
accendo il registratore.
Il congresso
dei Radicali italiani ha approvato
una mozione, proposta da lei e
da Daniele Capezzone, dove, tra l'altro,
si afferma che la strategia della
Rosa nel Pugno è tutta dentro l'alternativa
laica, socialista, liberale,
radicale… insomma, di tutto e di più.
Scusi, ma oggi voi radicali siete organici
al governo delle sinistre massimaliste
e contemporaneamente volete l'alternativa.
Che vuol dire? Viene in mente "partito di lotta
e di governo".
In campagna elettorale
abbiamo
adottato e propagandato lo slogan
“alternanza per l’alternativa”,
convinti che non bastava cambiare
governo per avviare un processo
riformatore, ma che occorreva lavorare
– e sodo – per l’alternativa laica socialista
liberale radicale. Alternativa a cosa?
A quel regime partitocratrico che unisce
i contendenti di centrodestra e di centrosinistra,
regime che da sempre, almeno come radicali, vogliamo
abbattere perché lo consideriamo il cancro
della politica italiana sempre più distruttiva
di ciò che è vitale e creativo
nel paese. Questa volta abbiamo deciso di tentare
di portare avanti la nostra impresa non da oppositori
della maggioranza e dell’opposizione come abbiamo
sempre fatto, ma stando in una delle due articolazioni
del regime. Del resto, alle regionali dello scorso anno
avevamo chiesto ospitalità ad ambedue le parti
che rifiutarono sostanzialmente con la stessa motivazione:
non potevano accettare che le liste si chiamassero
“Liste Luca Coscioni” perché solo il nome del
nostro Presidente di allora richiamava il tema della laicità
dello Stato e della libertà di ricerca scientifica,
troppo per chi vuole essere prono ai voleri del Vaticano.
Alle politiche di quest’anno, invece, l’Unione ha
accettato la “Rosa nel Pugno” che della laicità
ha fatto la bandiera della sua campagna elettorale.
Ed è così che Prodi ha vinto per un soffio, con
Berlusconi che si mangiava le mani per avere dato retta
a Buttiglione & company che non ci volevano. Noi
non facciamo, non abbiamo mai fatto, battaglie di mero
“posizionamento”, meno che mai intendiamo farle
in questa delicata congiuntura politica: noi saremo
leali con il Governo Prodi, lo abbiamo ripetuto fino alla
noia, e non abbiamo alcuna intenzione di puntare sulla
caduta dell’attuale esecutivo e sulla nascita di una Grande
Coalizione, come qualcuno, anche all’interno
dello SDI, teme; ma ciò non significa chiudere gli
occhi di fronte ai tanti problemi strutturali di un Paese
profondamente arretrato dal punto di vista economico
e sociale. D’altronde ricordo che fu lo stesso Romano Prodi,
questa estate, a dire che occorreva stupire il Paese con
riforme “radicali”; ebbene, se di qui in avanti non saremo noi
(intendo noi radicali ma anche noi della RnP) a chiedergli uno
scatto sulle riforme, chi lo farà? A sinistra, inutile
negarlo, ci sono forze politiche che hanno fatto una scelta
di campo corporativa, immobilista e reazionaria, scelta
di campo che noi dovremo essere capaci di combattere con
scelte coraggiose di respiro profondamente riformatore, innovatore
e modernizzatore. E comunque non dobbiamo mai dimenticare
che non più tardi di un anno fa come RnP siamo riusciti
a suscitare un certo entusiasmo con i 31 punti di Fiuggi,
per cui una volta entrati al Governo non è che
possiamo pensare di esimerci dal fare iniziativa politica proprio
su alcuni di quei 31 punti.
Leggo che
avete individuato nella promozione
di "Club di iniziativa politica"
, tematici o territoriali, lo strumento
di azione e mobilitazione politica.
In concreto?
Prima di rispondere a questa
domanda vorrei fare una breve
premessa. Sono sempre stata convinta
del fatto che l’entusiasmo attorno al progetto
della RnP si costruisca solo con l’iniziativa
politica. Ai compagni dello SDI mi
permetto quindi di dire che sbagliano se pensano
di riproporre la pregiudiziale della strutturazione
del partito come precondizione per andare
avanti. Prima rilanciamo l’iniziativa politica
e poi discutiamo pure sul modello, sulla
struttura e sulle regole. Detto questo, i
Club territoriali – che poi altro non sono se non
sedi e luoghi di confronto politico - servono
proprio a questo: innanzitutto a delineare
un perimetro di politica ufficiale comune della
RnP su cui tutti, radicali e socialisti, possiamo
ritrovarci (a partire dalle realtà locali
ed amministrative, penso ad es. ad un progetto politico
condiviso sul territorio e sull’ambiente ma anche
sul grande tema dei costi della politica, a cominciare
dall’ abolizione delle province e degli enti inutili
e così via), e poi ad aggregare nuove forze e nuove
energie, aprendoci alle associazioni, ai movimenti,
alle nuove realtà locali. L’importante è
uscire da questa fase di inerzia ed afasia politica,
evitando operazioni a freddo, di mera strutturazione
del partito; solo procedendo in questo modo risolveremo
pure tutto il resto, dal problema del simbolo a quello delle
elezioni regionali, provinciali e comunali.
Si, ho capito, ma non
le sembra sarcastico mettere in
una mozione politica addirittura la richiesta
di incontrare Prodi. Ma com'è,
siete i suoi "giapponesi" e il Presidente
del Consiglio si nega, anzi,
nemmeno vi parla?
Innanzitutto chiariamo subito
una cosa: come dice spesso Marco
Pannella, questo Governo, per quante
ne faccia, non potrà mai deluderci
perché non ci eravamo mai illusi. La stessa
Emma fa bene a ricordarci che questo non
è un Governo radicale. Il punto è un
altro: noi al Presidente Prodi proponiamo una sfida
tutta in positivo, anche perché se c’è una
cosa di cui sono sicura è che questo esecutivo
ha un bisogno vitale di forze politiche come la
nostra capaci di incalzarlo sul terreno delle riforme. Qui
sta la spiegazione di quel punto della mozione da
lei citato. Da questo punto di vista, un primo risultato
lo abbiamo già raggiunto: il Presidente del
Consiglio ha accettato di incontrare una nostra delegazione,
e nell’incontro che abbiamo avuto con lui giovedì
16, come Radicali Italiani e come Associazione Luca
Coscioni, abbiamo avanzato tutta una serie circoscritta
di richieste di estrema ragionevolezza: dalla
calendarizzazione delle proposte sui diritti civili,
alla vicenda della moratoria universale sulla
pena di morte; dallo sblocco, in Commissione, della
legge sui “sette giorni per un’impresa”, al completamento
della Legge Biagi; dal varo di un disegno di legge
collegato alla finanziaria sulle riforme strutturali
subito su sanità, pubblico impiego e finanza
locale, alle questioni di legalità riguardanti
l’esclusione di 8 senatori regolarmente eletti
e la nomina del Comitato Nazionale di bioetica scaduto
ormai da cinque mesi. Vedremo che tipo di risposte
saprà darci su tutto questo il Governo, io voglio
sperare che il Presidente del Consiglio sia veramente
consapevole, come ci ha detto, del fatto che per l’attuale
maggioranza non fare le riforme, stando fermi, sarebbe
un suicidio politico.
Ancora, Non una
delle vostre questioni politiche
e programmatiche, dai pacs alla
droga, dall'eutanasia alla riforma della
legge 40, ha trovato riscontro nelle politiche
del Governo, è forse per tirargli
la giacchetta che volevate incontrare
Prodi?
Intanto su pacs, droga,
testamento biologico e riforma
della legge 40 (perlomeno delle sue
linee guida), questa maggioranza sta tentando
di fare qualche piccolo passo (ancora
insufficiente, certo) che verificheremo
se andrà nella giusta direzione. Ripeto:
non siamo soliti fare battaglie di posizionamento,
per cui restiamo consapevoli del fatto
che non è cosa utile presentarsi all’opinione
pubblica esclusivamente come il soggetto politico
della “fedeltà prodiana”. Al contrario, coltiviamo
l’ambizione, su questi temi come su quelli dell’innovazione
economica, di poter sfruttare tutta la capacità
di mobilitazione nostra e della RnP. Se poi, come
dice Pannella, ci riuscirà di trasformare i partiti
dell’attuale maggioranza da “buoni a nulla” a “buoni
quasi a nulla”, tanto meglio.
La questione della
Legalizzazione delle droghe è
sempre stata uno dei cavalli di battaglia
dei radicali e suo in particolari
(lei, ha subito numerosi processi e qualche
condanna per distribuzione pubblica di marijuana
come pratica di disobbedienza civile
contro una legge che ritiene ingiusta).
Ora che siete al governo, a che punto siamo con
la legalizzazione o almeno con una nuova
politica non proibizionista sulle droghe?
Innanzitutto, è notizia
di qualche giorno fa, il Ministro
della Salute, Livia Turco, ha emanato
un decreto che raddoppia i quantitativi
di cannabis detenibili per uso personale.
Come ho già avuto modo di dire, si tratta
di un primo significativo atto di governo
rispetto ad un fenomeno che, pur coinvolgendo
milioni di consumatori per lo più giovani,
è oggi lasciato letteralmente nelle mani
della criminalità organizzata. Ora si tratta
di andare avanti tenendo ben presenti sia i risultati
popolari del referendum del 1993 che depenalizzarono
la detenzione per uso personale, sia
la necessità ispirata a ragionevolezza
di non considerare ugualmente pericolose tutte
le droghe (l’eroina non può essere equiparata
alla cannabis come fa la legge Fini Giovanardi)
sia, infine, di fare una seria valutazione
di quanto costi e cosa renda alla società
il proibizionismo sulle droghe. Sbagliamo noi
quando affermiamo - con Friedman – che
il proibizionismo rende le cose peggiori sia per
i tossicodipendenti che per la società in generale?
Dopo anni di divieti, di morti, di malattie,
di galera, di corruzione, di scandali e
di giustizia negata forse sono proprio i proibizionisti
a dover dare delle risposte convincenti sulla
loro strategia.
Parliamo dell'indulto.
Lo sappiamo, il carcere non
solo per mancanza d'adeguate strutture
ma –credo – anche per com'è
gestito, è sofferenza e inciviltà.
Punto. Visti i risultati e il disagio
sociale che l'indulto ha provocato,
sta provocando, davvero non avete nulla
da rimproverarvi? Insomma, dopo l'indulto
oltre l'indulto, qual è la vostra
proposta politica su carceri e giustizia
Se il recente indulto è
stato necessario per fronteggiare
la grave situazione di sovraffollamento,
non è ovviamente ad esso che ci si può
limitare. Circa un anno fa abbiamo promosso
la Marcia di Natale per l’amnistia:
hanno fatto l’indulto ma di amnistia non
si parla più perché i partiti hanno
paura di perdere consenso. Eppure, se si spiegasse
ai cittadini che non c’è giustizia quando i tavoli
dei magistrati sono sovraccarichi dei fascicoli
di milioni di processi che cadranno in prescrizione
o che saranno indultati dopo aver ingolfato i tribunali
italiani… Tornando al sovraffollamento carcerario
tamponato con l’indulto, nell’ultimo anno
a fronte di 88.000 scarcerazioni vi sono state 90.000
incarcerazioni: la situazione tornerà quindi
critica nell’arco di pochi anni.
E’ sulle cause del sovraffollamento
che occorre intervenire.
Decisiva in proposito è
stata l’incidenza della legge
Bossi-Fini: nel 2005 le ipotesi di reato
introdotte da questa legge hanno provocato
13.654 ingressi in carcere e per 11.515
è stata contestata la violazione
delle disposizioni sull’espulsione come unico
reato. Questa legge deve essere modificata.
Inoltre va incentivato il
ricorso alle misure alternative
alla detenzione (affidamento in prova
ordinario e per tossicodipendenti, semilibertà,
detenzione domiciliare) che negli
ultimi anni hanno dato ottimi risultati.
Ed è proprio al fine di favorire il ricorso
a queste modalità di espiazione della
pena, le uniche in grado di consentire un graduale
reinserimento del detenuto nel tessuto
sociale, che occorre modificare la legge ex Cirielli
nella parte in cui penalizza oltre ogni logica
i recidivi (reiterati), per lo più autori
di piccoli reati, considerati (contro il dettato
della Costituzione) soggetti ormai irrecuperabili
e, quindi, da punire duramente. Per costoro,
infatti, oltre a pene notevolmente più alte,
sono state introdotte inopinatamente maggiori difficoltà
e tempi lunghi per accedere ai benefici della legge
penitenziaria.
Ma oltre che sull’ordinamento
penitenziario occorre mettere
mano alla riforma del codice penale (solo
un diritto penale “sussidiario”, e,
dunque, “essenziale” e “leggero”, può garantire
la definizione dei processi entro
tempi ragionevoli, mentre le dimensioni pachidermiche
della vigente legislazione penale induce,
inevitabilmente, esiti di ineffettività
della risposta giudiziaria) e del codice
di procedura penale (su questo vanno ribadite
e valorizzate, come abbiamo sempre sostenuto,
le scelte del 1988 contro recuperi para-inquisitori);
senza dimenticare le storiche battaglie
radicali sulla riforma dell’ordinamento
giudiziario (con la separazione delle carriere tra
giudici e pubblici ministeri) e sulla responsabilità
civile dei magistrati.
Più della
metà del vostro tradizionale
elettorato - lo dicono gli studiosi di
flussi elettorali - non ha capito bene
che cosa state facendo nel Governo
Prodi. Vi ricordavano liberali, liberisti
(a proposito: dalla vostra mozione è
sparita la parola liberista) vi ritrovano
socialisti… Solo momentanea scelta tattica o
prospettiva storica?
Lasciamo perdere lo studio
dei flussi elettorali, anche
perché rischieremmo di star qui ore
a dire tutto ed il contrario di tutto.
E poi dove sta scritto che ci saremmo ritrovati
ad essere tutti socialisti: per noi
il trittico liberali-liberisti-libertari
resta il punto di partenza, nella sua unitarietà.
E’ inutile aggiungere che nel DNA della
RnP la componente e le istanze liberali hanno
pieno diritto di cittadinanza, non a caso
il nostro è un progetto che si basa sul quadrinomio
“liberali, laici, socialisti e radicali”
e sul trinomio “Blair-Fortuna-Zapatero”.
Sia chiaro: per noi la RnP è una prospettiva
strategica: un anno fa, a Fiuggi, ci
siamo posti l’obiettivo non facile di tenere
insieme diritti civili e modernizzazione economica
e sociale e non di fare l’ennesima “bicicletta” elettoralistica.
Ed è per questo che spero saremo presto
capaci di costruire un partito nuovo, centrato
su “club”, su una rete agile, dinamica,
tutta centrata sulla politica, che possa e riesca ad
essere modello alternativo al sistema dei partiti
esistenti.
Il Partito democratico
e la questione dei socialisti
dello SDI sembra arrivata ad un punto
di non ritorno: i diessini non vi vogliono,
la Margherita pure e i socialisti di Boselli
e Del Turco ci stanno . Voi?
Non posso né voglio
credere che i compagni dello SDI
siano disposti a rompere con noi per
entrare nel Partito Democratico; sarebbe
una follia, non avrebbero spazi e verrebbero
fagocitati nel vecchio compromesso DC-PCI.
Per quello che ne sappiamo, il costituendo
Partito Democratico non ha proprio nulla
a che vedere con il socialismo liberale, non è
mica un caso se D’Alema dice di voler coinvolgere
in questa nuova formazione politica
lo SDI e non i Radicali. Da questo punto di vista
la RnP è la sola garanzia che i compagni dello
SDI hanno oggi a tutela non solo della storica
indipendenza ed autonomia del socialismo italiano
ma anche della loro irriducibile differenza
rispetto alla grande melassa cattocomunista.
Ho la presunzione di pensare che come radicali
siamo i più attrezzati a dar vita al Partito
Democratico non solo per l’elaborazione di Statuti
programmatici che abbiamo saputo predisporre
(penso a quello federalista del 1967 e a quello del
Partito Radicale Transnazionale di metà degli
anni 80)) ma perché nell’azione politica abbiamo
saputo far vivere diversità che, invece, tutto
il sistema partitocratrico, in modo manicheo, acquisiva
o a sinistra o a destra. Io penso che è proprio
fuori del Partito Democratico voluto da DS e Margherita
che si aprono spazi politici immensi per una forza
laica, liberale, radicale e socialista. Le battaglie
politiche hanno un prezzo, me ne rendo conto, ma al momento
è questa la sfida che Boselli e Villetti hanno davanti.
A leggere i giornali,
il vero vincitore del vostro
congresso sembra essere Capezzone. Si
dice anche che il vostro ex segretario
ha talmente assimilato il doroteisno di
maniera che, pur vincendo, non ha voluto
umiliare lo sconfitto Pannella. Lei, lei Rita Bernardini
segretaria dei Radicali Italiani, sarebbe
il compromesso necessario…
Capita, a volte, che i giornali
vogliano farlo loro il Congresso
al posto degli aventi diritto (da
noi, gli iscritti). Non mi preoccupo
se i giornali scrivono che Capezzone
ha vinto il Congresso sconfiggendo Pannella.
Mi preoccuperei semmai se ad affermarlo
fosse Daniele. Dimostrerebbe di aver molto
studiato, ma poco capito della storia radicale
fatta di convinzioni e non di convenienze
momentanee. Marco non ha cercato gli applausi,
ha cercato di far ragionare il congresso sull’anno
politico che abbiamo di fronte, sul partito
e sulle sue necessarie ambizioni. Non mi sento
né oggetto né consapevole protagonista
di un compromesso. Compromesso fra chi e/o fra che
cosa?
Pannella. Parliamo
di Pannella. Ha dato tanto alla politica
e al paese (dal voto ai diciottenni
alla legge contro l’aborto clandestino,
dal diritto di famiglia ad una politica
estera non necessariamente anti-americana
e anti-israeliana) ora è, anche
per chi gli ha voluto bene, una sofferenza.
Non solo ci ha dato Prodi (e questo, secondo
molti, basta e avanza per mandarlo nel
dantesco quinto cerchio dell’inferno) ma
anche estenuanti giravolte parolaie e incontinenti
quanto incomprensibili satyagraha mondiali…
sembra Aceto sull’isola dei famosi: incazzato
e rancoroso.
Intanto, Pannella non ci
ha potuto dare Berlusconi perché
il Cavaliere si è dimostrato più interessato
a dar retta ai clericali che hanno posto
il veto all’ingresso dei radicali. Detto
questo, invito i “sofferenti” di oggi che snobbano
il satyagraha mondiale per la pace a
riflettere se per caso non siano loro ad essersi
discostati dal “bravo” Pannella di una volta. All’”incomprensibile”
satyagraha ha infatti appena aderito il
rabbino capo della comunità ebraica fiorentina.
Cos'è oggi "Radicali
Italiani e perché uno che,
ad esempio, si sente "radicale", per storia
personale e cultura politica, ma non
sopporta il nuovo compromesso storico tra ex
democristiani ed ex comunisti, e anche per questo
ha la tessera di Forza Italia, perché
uno così dovrebbe sostenervi?
Per tutto quello che ho
detto fin qui. Per quello che comprende
Billy Costacurta che – subito dopo la
conclusione dell’incasinatissimo Congresso
di Radicali Italiani – versa online
cinquemila euro avvertendoci che
lui “vota dall’altra parte” ma aggiungendo “siete
una bellissima voce libera e adoro le vostre
lotte per le libertà individuali ed
è per questo che ho deciso di darvi
un piccolo contributo”.
Nei giorni scorsi
i Riformatori Liberali di Benedetto
della Vedova hanno diffuso il
manifesto Liberali "DIAMO UN'ANIMA LIBERTARIA
AL CENTRODESTRA". Che ne pensa? Lei,
lo firmerebbe?
Il Manifesto dei Riformatori
Liberali contiene molti spunti
interessanti. Quando leggo che “sulle
questioni eticamente sensibili la politica
liberale non può assegnare
ogni potere allo Stato, senza riconoscere
alcun diritto alla libertà dell’individuo”,
e che quindi “il centrodestra non può
contrapporsi allo statalismo economico e civile,
e costruire allo stesso tempo un fronte
compatto a difesa dello statalismo etico”,
non posso non essere d’accordo. Il problema
è che l’attuale centrodestra, tuttora
dominato al suo interno da una forte componente
clericale, è da tempo preda di una involuzione
neointegralista, antilaica e ruiniana. Basta
sentire Casini e Bondi quando invitano la classe
politica a rispondere compatta all’appello del
Cardinal Ruini sulla famiglia per capire come l’arretramento
di principi fondamentali quali la tolleranza
e la laicità sia ormai un dato di fatto acquisito
all’interno della CdL.
Ho capito. Parliamo
d'altro. Oriana Fallaci scriveva
che "l'Europa è oramai una provincia
anzi una colonia dell'Islam e l'Italia
un avamposto…". C'è, in Europa,
una questione legata all'identità europea
e all'integrazione, per non dire del diritto
di poter criticare, o irridere,
l'Islam senza rischiare la propria vita… Emma
Bonino, al tempo, s'era addirittura fatta
arrestare dai talebani in Afghanistan per questioni
legate alla discriminazione delle donne – burka
e dintorni- ora su queste questioni
i radicali (italiani o transnazionali)
sono scomparsi. Meno male che c'è la Santanché!
No, non siamo scomparsi.
Continuiamo a fare quello che
abbiamo sempre fatto. Il problema è
che oggi stiamo attraversando un’epoca
storica caratterizzata da un’incipiente
fondamentalismo e da una forte “religiosità”
di ritorno: in sostanza, va prendendo sempre
più piede l’idea della religione come
supplemento morale della civiltà occidentale,
che poi altro non è se non l’atteggiamento
mentale tipico di chi si sente aggredito
anche se non è credente (è il caso dei
cosiddetti “atei devoti”). Tutto ciò porta alla
militarizzazione del pensiero, al ricorso
al cristianesimo come strumento di lotta; ed
è in questo contesto che noi restiamo convinti
che il discorso attorno alla laicità acquisti una
sua importanza ed autorità essenziale. Quando
sento i presunti difensori della civiltà
occidentale sostenere che bisogna superare il
laicismo e la secolarizzazione, mi chiedo: per
andare dove? Un tempo si volevano superare i limiti
delle democrazie liberali… No, grazie: questa
è una direzione di marcia che a noi radicali
non interessa. Risulta che altri, oltre
a noi, abbiano fatto e continuino a fare con in testa
Emma Bonino la campagna contro le mutilazioni genitali
femminili?
Cos'è questa
storia della censura?. On line,
al vostro slogan "Fortuna, Blair, Zapatero".
hanno ha aggiunto "Castro". Fidel Castro...
Chi dice queste cose non
sa di cosa parla. Mi limito solo
a ricordare che ad oggi siamo l’unico
partito a rendere disponibile on line
ogni riunione interna di Direzione. Facciamo
politica all’interno di una “casa
di vetro” e non perché siamo più bravi degli
altri… ci imponiamo comportamenti e regole
perché sappiamo che alla lunga faranno bene
a noi e alla società: vedrete,
anche su questo, prima o poi ci imiteranno. Su
questa storia della presunta “censura” qualcuno ha
voluto montare una polemica del tutto gratuita
e strumentale: nel caso di specie, ci siamo
semplicemente limitati ad invitare l’autore
del gustoso filmato “Casa Pannella” a rispettare
quanto previsto dalla licenza Creative Commons
e cioè a citare la fonte delle immagini nei modi
previsti, cosa che nel fattispecie non era stata
fatta. Tutto qui. Cosa abbia a che fare tutto
questo con il presunto attentato alla libertà di stampa
e di espressione, per me continua a rimanere un mistero.
Mi aspettavo, invece, che qualcuno scrivesse
un articolo su questa pazzia tutta radicale
di rendere fruibili le riunioni, di mettere a
disposizione gratuitamente gli archivi dando la
possibilità a tutti di scaricarli, manipolarli
e usarli perfino a fini commerciali con l’unica condizione
di citare la fonte nei modi previsti. Nemmeno un rigo!
Per finire,
me lo spiega questo
paradosso del superlibertario Pannella
che vorrebbe tutti intercettati
e pubblicati
Nessun
paradosso. Innanzitutto
Pannella non ha mai detto di volere tutti
“intercettati”. Ha detto una cosa diversa
ossia che i colloqui privati pubblicati
in questi mesi sulla stampa danno un grande
contributo alla conoscenza di cose che accadono.
E’ proprio grazie alla pubblicazione di questo
materiale che milioni e milioni di italiani passano
da generalizzazioni tipo la “politica è sporca”,
all’ascolto e alle rivelazioni di cose, fatti
e persone specifiche. D’altronde, senza
la pubblicazione, tutto questo materiale resterebbe
patrimonio di pochi esponenti dell’attuale
oligarchia di destra e sinistra, i quali
userebbero queste intercettazioni per colpirsi
e ricattarsi vicendevolmente. Il che è
inaccettabile… allora molto meglio mettere a frutto
la forza invasiva e potenzialmente democratica
di questi colloqui e conversazioni private tra
esponenti del mondo politico, economico e finanziario.
Intervista
di Carduccio Parizzi,
20
novembre 2006
Il
delirio di Roma e il paraculismo di Milano
Abbiamo
visto tutto ormai.
Il peggio del maleficio
sinistro lo abbiamo visto ieri a Roma dove
giovani e meno giovani scellerati coperti di kefieh
e di odio hanno dato la dimostrazione di quanto in basso
possa arrivare la natura umana.
Tutto era previsto e tutto
si e' compiuto, di tutto di piu',
il peggio del peggio, l'apoteosi
del Male colla emme maiuscola, il delirio
e la prova tangente che il nazismo
e' vivo fra noi, in Italia come in Europa.
Ieri erano le camicie brune
e le camicie nere, oggi abbiamo
le kefieh, stesse radici di odio,
razzismo e intolleranza che i nostri
politici cercano di minimizzare mettendo
tutti in pericolo e mettendo a rischio la
democrazia italiana.
Li abbiamo visti i cittadini
di questa democrazia, usata soltanto
per permettersi di sguazzare
nella violenza pura, disonorare la
bandiera italiana e i caduti di Nasyria,
li abbiamo sentiti gridare ancora "10, 100,
1000 Nasyria", slogan infame ma ormai obsoleto
per le loro menti bacate tanto che lo
hanno rinnovato aggiungendo l'altrettanto
infame: "l'unico tricolore da guardare
è quello disteso sulle vostre bare".
Traditori cui bisognerebbe
immediatamente levare la cittadinanza
italiana e mandare nei paesi
che amano: Iraq, Iran, Siria, Territori
palestinesi, anche qualcuno in Sudan
, cosi', tanto per gradire.
Abbiamo visto gli incendi
davanti davanti all'Altare
della Patria dove sono stati dati alle
fiamme tre fantocci rappresentanti
tre soldati , uno italiano, uno americano
e uno israeliano.
Davanti al fuoco saltavano
isterici urlando "Israele
brucera' " e "Palestina libera, Palestina
rossa", "intifada fino alla vittoria".
Abbiamo letto i soliti
slogan sui cartelli portati
da graziose fanciulle inkafiate
il cui morso potrebbe essere piu' velenoso
di quello di una vipera.
Abbiamo visto tutto ormai.
Personalmente, guardando
le immagini in TV, ho avuto
paura, una paura tremenda per chi
vive in Italia e rischia ogni giorno di imbattersi
in quelle belve immonde e deliranti
colle quali e' pericoloso persino parlare
ed esprimere idee diverse dalle loro.
Abbiamo dovuto ammirare
il Diliberto fare acrobazie da saltimbanco
per dissociarsi
da se stesso e dall'ideologia
del suo partito, l'amico di Nasrallah
non ha nemmeno il coraggio delle
proprie azioni, non ha nemmeno le palle
di ammettere che e' quella la sua politica,
violenza, fiamme, disonore, odio e diprezzo
contro le istituzioni e contro la democrazia.
Lo abbiamo sentito ripetere bovinamente
lo slogan caro ad Arafat, il terrorista
quando faceva ammazzare decine di persone in
Israele usava due lingue, in arabo parlava di
eroi e martiri della Palestina, poi, come per
magia, si faceva venire i lacrimoni e davanti ai
giornalisti occidentali piagnucolava " gli
attentati danneggiano la causa palestinese".
Cosi'
il Diliberto. Chiedere scusa?
Condannare? Quando mai! La manifestazione
per la pace non doveva essere altro
che una lurida manifestazione nazicomunista,
come sempre e' stato in Italia e in Europa.
A
Roma il delirio e a Milano il
paraculismo.
Bellini
i milanesi, educati, neanche
un incendio, nemmeno un po' di violenza,
bellini loro! Beh, si, tra i manifestanti
di Milano c'erano anche alcuni
ebrei di sinistra e si sa che quelli non
amano la violenza, sono personcine ammodo,
colte e di buona famiglia, loro chiedono
semplicemente la fine di Israele come paese
degli ebrei e quindi come democrazia ma lo chiedono
con educazione mica bruciando manichini.
Ebrei
contro l'occupazione,
Le donne in nero, erano 7 da una parte e 4
dall'altra con Moni Ovadia, travestito
da arabo, come apripista, dietro di loro
il vuoto.
Grandi
paraculi i milanesi perche'
bastava alzare gli occhi dalle loro
persone per rabbrividire davanti
ai cartelli che alcune gentili signore portavano
orgogliose.
Pericolosi
allo stesso modo degli
scellerati di Roma, potrei dire che
Milano e' la mente e Roma il braccio.
Compagni di merende, biechi personaggi imbevuti
di turpe ideologia.
E
che dire dei Cobas? Prima
della manifestazione hanno rilasciato
un comunicato stampa in odore
di antisemitismo dal titolo "la potenza
della lobby filo-israeliana" e hanno continuato......Trenitalia
si e' piegata
al
diktat della lobby filo-israeliana
......riconfermando la loro
sudditanza all'asse
statunitense-israeliano
che li
rende del tutto sordi alle tragedie del
popolo palestinese e di tutte le vittime
della guerra globale Usa e israeliana.
Questa
chiamasi propaganda
antisemita della piu' becera, quella
che usavano i nazifascisti e che e'
stata ereditata dai nazicomunisti.
Insomma
cambia il colore ma non
la sostanza e questo mi fa pensare che
vivere in Europa oggi sia pericoloso come
negli anni 30.
Deborah Fait -
www.informazionecorretta.com
Tagli,
ritagli e frattaglie
Dai giornali: Riad -
ha partorito un figlio 6 anni dopo
la morte del marito. E non essendosi
nel frattempo sposata ha dunque <<portato
avanti una gravidanza illegittima>>.
Per questo un tribunale dell'Arabia
Saudita l'ha condannata a morte per
lapidazione. La donna non ha ricorso. Ha detto
che desidera così <<purificarsi
l'anima e conquistare il paradiso>>.
Che gente!
<<Caro Romano...>> Ahmadinejad,
l'Hitler irananiano, scrive a Prodi
<<sei il mio preferito>>,
e lui lo fa sapere in giro.
"Di questo
passo potremo chiedere un posto
al tavolo dei <<non allineati>>,
dove siedono Castro, Chavez,
Mugabe e altri personaggi della stessa
risma", Livio Caputo, da il Giornale.
<<Finanziaria,
ridotti tagli su onorevoli
e magistrati>>, titolo di
Italia Oggi
<<Ho
smesso di credere a Babbo
Natale quando mio padre
me ne ha fatto vedere uno in carne e ossa
in un grande magazzino, e lui mi ha chiesto
l'autografo>> Shirley Temple (1928)
cp, 18 novembre
2006
METTETE UN NASTRO
BIANCO E AZZURRO ALLE VOSTRE
FINESTRE
Questa mattina accendendo
il computer ho trovato, mandatomi
da un amico, un vecchio e bellissimo
video di
Barbra Streisand che fa
gli auguri, in collegamento con Gerusalemme,
a Golda Meir. Il video mostra le
due donne, che, commosse e sorridenti, si parlano
affettuosamente e alla fine la bellissima
voce della Streisand intona l'Inno nazionale
di Israele, in onore di Golda.
La commozione
mi prende la gola e mi fa salire
le lacrime agli occhi, il pubblico
in piedi, tutti in piedi, mentre la Streisand
canta con l'anima nella voce meravigliosa
, l'ultima parola dell'Inno e' Yerushalaim
e la cantante la grida col viso rivolto
al cielo quasi a chiedere protezione per Gerusalemme,
per Israele, per lei ebrea, per tutto il popolo
di Israele, sempre e da sempre minacciato.
Dovremmo
gridare anche noi oggi, tutti
insieme, chi ama Israele, i giusti
del mondo, chi odia il razzismo , tutti
insieme, all'unisono, dovremmo alzarci
in piedi e urlare al cielo YERUSHALAIM, dovremmo
gridarlo perche' in questa giornata, oggi
18 novembre 2006, due cortei si snoderanno
a Roma e a Milano per eprimere a chiare lettere
il loro odio contro Israele.
Tutti i
partiti della sinistra, il sindacato
dei giornalisti, le giunte comunali,
i sindacati, l'ucoii dei musulmani,
ci saranno tutti, non manchera' nessuno
a dimostrare la vergogna di questa Italia
cosi' ipocrita, buonista e tollerante
con il terrorismo, chi lo commette
e chi lo organizza e cosi' severa, nemica
e intollerante con Israele, una democrazia
che si difende da 60 anni dalla minaccia di
distruzione.
Io non
ho mai visto cortei per le strade
italiane dopo la tragedia delle
Twin Towers, dopo Madrid, dopo Londra, mai
visti cortei di protesta contro il
criminale di Teheran che minaccia non
solo Israele ma il mondo intero.
No, mai
visti cortei di protesta contro
il terrorismo, ho sentito invece
frasi del tipo " gli sta bene" rivolte agli
americani, ho sentito gli stessi che
oggi saranno a Roma e Milano, urlare
"dieci, cento , mille Nasyria", li ho visti
bruciare bandiere americane e israeliane
e sfilare vestiti da terroristi-suicidi,
li ho sentiti urlare " lo stato di israele
deve essere distrutto", ho avuto conati di vomito
ascoltando le parole dei loro capi che accusavano
Israele di ogni igniminia e giustificavano
il demonio che anima la violenza terrorista.
Oggi dovremmo
tutti urlare contro quel
demonio che attraversera' le strade
italiane con la scusa ipocrita di manifestare
per la pace. La loro pace, quella
che dovrebbe vedere la capitolazione
di Israele e sua scomparsa dalle carte geografiche
come il nano di Teheran minaccia
ogni giorno senza che nessuno dei grandi del mondo
si alzi in piedi e gli dica "BASTA, CRIMINALE".
Si L'italia
e' messa proprio male.
Abbiamo
un ministro degli esteri, scritto
in minuscolo, che oltre che flirtare
con i peggiori satrapi del mondo
arabo/islamico, accusa gli ebrei italiani
di essere correi con i crimini di Israele
perche' non si ergono contro l'unica democrazia
del Medio Oriente. Un ministro degli esteri,
che e' anche vicepresidente del consiglio
( sempre minuscolo, minuscolissimo) che
condanna con rabbia e disprezzo le angosce di Israele,
per mettersi senza mezzi termini con Hamas,
Hezbollah, l'Iran. Un ministro degli esteri
di cui i cittadini democratici italiani dovrebbero
chiedere le dimissioni per ignominia.
Si , L'italia
e' messa male.
Il 30 novembre
il Senato della repubblica
opsitera' un convegno dal titolo
"La Palestina dei media, i media della Palestina.
Da un'informazione reticente
a un' informazione veritiera".
Tra i relatori
Hamza Piccardo, portavoce
dell'UCOII, associazione islamica in
odore di razzismo e antisemitismo che paragona
Israele ai nazisti.
Naturalmente,
oltre allo scandalo che
il Senato della repubblica italiana ospiti
una conferenza antisemita, abbiamo
la vergogna che vi partecipera' un ministro
della Repubblica, l'onorevole ( si fa
per dire) Paolo Cento, lo stesso che oggi sara'
in prima fila alla marcia contro Israele.
Si, L'Italia
e' messa proprio male.
Abbiamo
un Primo Ministro, quello che
chiamano il mortadella e che forse non
e' solo mortadella ma anche provolone,
che, dopo aver stretto la mano del criminale
di Teheran sorridendogli cordialmente,
adesso da la sua benedizione a
una pericolosa conferenza contro Israele
che vedra' uniti nel maleficio il solito
Massimo D'Alema, Moratinos, grande amico
di Arafat e ora ministro degli esteri spagnolo
e Chirac, quello che a Gerusalemme si era messo
a urlare ai soldati israeliani della scorta
"andate via di qua, questo non e' vostro territorio".
Quindi
vedremo uniti i tre paesi piu'
antiisraeliani d'Europa nel tentativo
di obbligare Israele a parlare con i
terroristi, a concedere tutto anche
la rinuncia all'autodifesa, e a regale a Bashar
Assad il Golan.
Tutto questo
sara' un premio per il terrorismo
cinico e assassino e uno sputo, l'ennesimo,
in faccia a Israele.
Si, L'italia
e' messa proprio male.
Oggi gli
antisemiti famosi o meno, la
gente che 60 anni fa ci avrebbe mandati
volentieri ad Aushwitz, i politici filoterroristi,
tutta l'Italia sinistra oltre che
di sinistra sfilera' compatta per chiedere
la fine della cooperazione con Israele, il
rientro in Israele degli eredi dei profughi
e la formula ipocrita che chiede la fine di
Israele cioe' quel: "due popoli per due stati",
di cui uno dei due smettererebbe di esistere con
una maggioranza di popolazione araba.
Ecco, questo
e' quello che vogliono gli ipocriti
antisemiti che spocheranno oggi l'Italia.
Che dire?
dove sono gli ebrei? Io sento
parlare sempre gli stessi, Pacifici,
Yarach , Reibman e adesso anche Victor
Magiar che pur essendo di sinistra
e' rimasto disgustato dalle dichiarazione
vergognose di Massimo D'alema e forse anche
dai suoi amoreggiamenti con i grandi terroristi
arabi.
In Italia
abbiamo circa 30.000 ebrei e
allora io gli grido "svegliatevi".
Svegliatevi
ebrei, non lasciate insultare
Israele, non permettete a degli
antisemiti di farla franca. Protestate compatti
contro chi offende l'italia e demonizza
Israele, mettete oggi alle vostre finestre
una bandiera di Israele e se non l'avete
mettete dei nastri bianchi e azzurri. Sia questa
la vostra protesta contro chi ama Golia e odia il
piccolo Davide!
Svegliatevi
ebrei, quelli che oggi chiedono
la capitolazione di Israele di fronte
al terrorismo, quelli che fanno pat-pat
sulla spalla di Ahmadinejad, quelli
che giustificano il terrorismo sono gli
stessi che facevano la spia ai nazisti
e che guardavano distratti i treni che hanno
portato l'ebraismo italiano verso i campi
della morte.
Sono gli
stessi, odiano Israele perche'
odiano noi.
Svegliatevi
ebrei!
Deborah
fait - www.informazionecorretta.com
PROFUMO DI DONNA
Ecco, ci risiamo.
Serata piena. Amici, musica,
buona cucina, un bicchiere di troppo
e profumo di donna. Devo stare attento,
per me la Parma della triade musica-donna-cibo,
va gustata... non sprecata. Un poco di Maria
Luigia, una spolverata di Farnese,
una fetta di culatello, la sensualità
di Tamara Baroni, due anolini in brodo, una
strofa di di Attilio Bertolucci, due
righe de "la Califfa", un putto del Parmigianino,
le tettine della Petra, un aria
di Verdi, una suonata di Toscanini, il culo
dell'Adalgisa, un mese dell'Antelami, l'Angiolino
del Duomo, l'alfabeto di
Bodoni, il profilo di Paola Pitagora...
E allora,
parliamo di donne, che poi - qui
in questo fumoso novembre parmense
- non sono solo sesso, musica e cucina.
C'è un filo "rosa" che lega la storia
di Parma alle donne. Eccola, la donna al
parmense, ispiratrice piuttosto che consigliera,
autoritaria e/o dolcissima, madre, sorella,
moglie, schiava o amante. Comunque divina. Donne,
con le loro belle facce, il petto abbondante
e i fianchi torniti; donne alle quali le condizioni
sociali del loro tempo avevano affidato, con
poche possibilità di scelta, ruoli domestici e apparentemente
subalterni; donne che, sfidando il tempo
e la storia, hanno saputo dare, senza uscire dalla
posizione loro assegnata dal tempo e dalla storia,
una propria impronta alla vita politica, sociale
e culturale di questa carissima terra parmense.
E che impronta!
Ecco, donne costrette
a matrimoni combinati o al chiostro
- donne rifiutate o condivise
- trasformarsi in diplomatiche,
mecenati, duchesse, regine, puttane,
poetesse, memoria popolare, mito...
Eccole, in modo disordinato,
ecco Margherita d'Austria,
la "Madama" di "palazzo Madama",
che, con entusiasmo e tenace caparbietà,
salva, facendo valere i suoi titoli
di bastarda imperiale, il Ducato appena
nato e già in pericolo; ecco Luisa
Elisabetta di Borbone, figlia di Luigi
XV, e sublime artefice della rinascita di
Parma, trasformata da decadente cittadina
di provincia nell'Atene d'Italia; ecco la parmigianissima
Elisabetta Farnese, al primo impatto
"ragazza burro e formaggio", poi regina,
moglie del Re di Spagna Filippo V, che governò,
si racconta, al posto del marito; Bianca Pellegrini
che conquistò il cuore di Pier Maria Rossi.
Per lei il condottiero parmense costruì due
imponenti castelli (Torrechiara e Roccabianca)
dove fece dipingere intere pareti per
raccontare il loro definitivo amore. E poi
ancora, ancora, ancora grazie alle donne, grazie al
loro intuito, oggi possiamo ammirare gli affreschi
del Correggio nella Camera di San Paolo (commissionati
dalla badessa Giovanna Piacenza) e quelli
del Parmigianino nella Rocca di Fontanellato
(voluti da Paola Gonzaga, moglie di Giangaleazzo
Sanvitale). Che dire di quella Giulia Farnese,
amante di papa Giulio II, "che la gonna alzò"
consentendo al fratello di esser nominato cardinale
e poi papa, con il nome di Paolo III, quello
del Concilio di Trento e dell'invenzione del Ducato
di Parma e Piacenza, da destinare ai figli...
Eccola, Maria Luigia
d'Austria, irrequieta duchessa
dai molti giovani amanti, diventata
quasi un mito per i parmigiani
"e la Gigiasa in tal canel col gambi praria..."
unitamente a Verdi e agli "anolini"...
Gli "anolini"?
... Questa grazia di dio, rigorosamente
in brodo, che fino a pochi
anni fa si portava in tavola solo in occasione
del Natale o Capodanno (mentre
i tortelli d'erbetta, ancor oggi,
sono d'obbligo per la "Notte di San Giovanni" con
le donne senza mutanda a strusciarsi nell'erba
per prendere la magica "rugiada").
E poi le storie della
Parma di Stendhal con Fabrizio
del Dongo, la Sanseverina, il conte
Mosca, Clelia Conti... storie della
Parma di Giacomo Casanova... o di quella
di Alberto Bevilacqua... storie raccontate
da Cesare Zavattini o Attilio Bertolucci...
da Pietro Bianchi... e Latino Barilli...
e Luigi Malerba... e la Claudia Cardinale
de "La ragazza con la valigia"... e Romy Schneider
de "La Califfa" ... e la Sandà di "Novecento"...
cp. 17 novembre 2006
Milton
Friedman 1912 -
2006
Chi era.
CONTEMPLARE
IL PEGGIO
Il Medio e il Vicino
Oriente non lasciano intravedere
niente di meglio. Qui l’ipotesi
di partenza è il possesso dell’atomica
da parte dell’Iran e il suo
tentativo di uccidere sei milioni di israeliani.
Questa aggressività ha caratteristiche
speciali. L’Iran non tende ad una conquista
territoriale o all’ottenimento
di vantaggi: tende puramente e semplicemente
ad assassinare tutti gli israeliani,
rimuovendone ogni traccia. Del resto, dell’esistenza
di una simile mentalità
s’è già avuta una prova quando gli israeliani
si sono ritirati da Gaza: i palestinesi,
non che continuare la produzione con le imprese
che ereditavano (e che davano lavoro
anche ai locali) hanno preferito distruggere tutto.
Perché quel tutto era “israeliano”.
Se si intende eliminare
Israele, non c’è altra
scelta che uccidere tutti gli israeliani.
I pieds noirs, dopo la guerra d’Algeria,
lasciarono tutto per tornare in
Francia: avevano una soluzione che gli
israeliani non hanno. Dunque questi ultimi
combatterebbero per la loro nuda sopravvivenza:
e dal momento che “la caccia all’ebreo
non è più gratuita”, non farebbero
sconti a nessuno.
Una guerra è
oggi più probabile di qualche
tempo fa perché nel sud del Libano,
con l’intervento dell’Iran e
della Siria, si sta tentando di organizzare
un esercito. Il Libano non avrebbe certo
inviato tanti razzi su Israele da
spingerla ad una reazione che è costata
tanto; e che molto più cara sarebbe potuta
costare se Israele non avesse avuto gli scrupoli
di una democrazia civile. L’esercito del
Partito di Dio invece non ha gli scrupoli di uno Stato;
non ha preoccupazioni per il territorio,
che non è suo; non ha preoccupazioni
per la popolazione, che usa col più totale
cinismo; infine i suoi soldati, fanatizzati,
non temono neppure di morire. Questo esercito è
dunque una scheggia impazzita, nello scacchiere
internazionale. Per fortuna, è privo di
un armamento pesante (che Israele non permetterebbe)
e dispone prevalentemente di missili: ma rispetto
al passato essi sono più potenti e di più
lunga gittata. È dunque possibile che, da punti
imprecisati del Libano (anche a nord del fiume Litani),
improvvisamente partano missili devastanti che
giungono a Tel Aviv, Gerusalemme e a tutte le principali
città d’Israele. Quali le conseguenze?
Nel campo bellico,
l’economia opera in negativo:
se distruggi un mio carro armato
e io ne distruggo due dei tuoi, ti conviene
astenerti dall’attaccarmi. Ma
se alcuni razzi facessero diecimila morti a
Gerusalemme, e Israele rispondesse
con un attacco missilistico che facesse ventimila
morti a Beirut, si può essere sicuri che
questo indurrebbe Hezbollah e l’Iran a desistere
dall’attacco? Nel frattempo Israele punirebbe
nella maniera più feroce quei paesi
che permettessero l’uso del loro territorio
per massicci attacchi terroristici: e a questo
punto che cosa avverrebbe? L’indignazione internazionale
per i morti di Beirut (quelli israeliani,
si sa, non contano) spingerebbe ad un’azione per
far cessare il massacro: ma quale azione? Come
impedire ad Hezbollah di proseguire la propria
politica di assassinio di civili? L’unica soluzione
sarebbe un capillare controllo del territorio
fino ad escludere che dei delinquenti isolati facciano
partire razzi dal cortile di casa: ma è cosa che
richiede mesi ed anni, oltre che un imponente spiegamento
di forze. Il Libano purtroppo non possiede né
un esercito degno di questo nome né la forza politica
di usarlo contro la volontà della Siria e dell’Iran.
Vicolo cieco, da questo lato. Potrebbe la comunità
internazionale inviare un esercito di centomila
o duecentomila soldati per occupare ogni
chilometro quadrato del Libano? Ovviamente no. E allora?
Rimarrebbe da sperare nell’influenza politica degli
altri paesi musulmani che, pur di salvare il Libano,
potrebbero riuscire ad ottenere da Siria ed Iran che
ordinino la fine dell’attacco. Potrebbero.
Andando al peggio
del peggio, si deve fare l’ipotesi
di un attacco atomico da parte
dell’Iran. In questo caso bisognerebbe
prevedere uno scenario simile al
precedente ma moltiplicato per cento.
Gli israeliani potrebbero essere uccisi
quasi totalmente ma gli attaccanti potrebbero star
certi che morirebbero almeno tre musulmani
per ogni israeliano. La sola Teheran
conta sette milioni di abitanti e non è
detto che ne sopravviverebbero. Gli ebrei, persi
per persi, si ricorderebbero della morte di
Sansone. Insomma bisognerebbe prevedere da venti
a trenta milioni di morti, senza contare le perdite
fra i paesi che avessero l’imprudenza di
associarsi all’azione dell’Iran.
Israele da sempre
prende sul serio l’ipotesi della
propria eliminazione fisica. La
Shoah ha insegnato che l’idea di
uccidere tutti gli ebrei in quanto tali
non è impensabile. Gli israeliani
non possono essere sicuri di vincere
ma sono sicuri del loro dovere: devono morire
con le armi in pugno, anche le donne, anche
i vecchi, anche i bambini, nel segno di Masada.
Rendendo tanto amara la vittoria al vincitore
da fargli rimpiangere d’averla desiderata.
Contrariamente a
ciò che pensano molte anime
belle in Occidente, è questa
rocciosa determinazione israeliana
l’unica speranza di trattenere tutti
gli aggressori sull’orlo del baratro.
Se gli integralisti islamici non sono frenati
dalla paura della morte di migliaia di
musulmani non rimane che prospettargli
la morte di molti milioni di musulmani.
Alla voce della forza i seguaci di Maometto
sono molto più sensibili che a quella del diritto.
Gianni Pardo,
www.pardo.ilcannocchiale.it
- 17 novembre 2006
CONTEMPLARE IL
PEGGIO
Gli “scenari”
peggiori del futuro nel mondo:
l’Estremo Oriente, il Vicino Oriente,
l’Europa.
Oggi l’Estremo Oriente.
Estremo Oriente.
L’armamento atomico di un paese
schiavo, affamato e delirante
come la Corea del Nord potrebbe provocare
una deflagrazione di proporzioni inimmaginabili.
Se l’ambizione criminale d’un
dittatore mentalmente disturbato come Kim
Jong Il dovesse portare all’uso dell’arma
nucleare, per esempio contro la Corea del Sud, si
potrebbe assistere ad una mattanza
di milioni di persone. E questo non nel corso di
quattro anni, come nella Prima Guerra Mondiale,
ma nel giro di pochi giorni o forse di poche ore.
È vero che né la Corea del Sud né il
Giappone attualmente hanno la bomba atomica
ma ambedue questi paesi beneficiano della protezione
nucleare americana e ambedue sono tanto sviluppati,
dal punto di vista industriale ed economico,
da potersi procurare quell’arma in (relativamente)
poco tempo. Anzi, proprio in questi
giorni il Giappone – contraddicendo quanto
costantemente asserito dal giorno di Hiroshima
– si è espresso in maniera possibilistica
sul possesso di un deterrente atomico.
Se la Corea del Nord
inviasse un missile atomico
su Seul, Pusan o un’altra grande
città coreana, il disastro sarebbe
immediato. La guerra atomica ha questo,
di caratteristico, che tutto si svolge
in brevissimo tempo. In pochi minuti si ha
una risposta non altrettanto devastante,
ma più devastante. Il paese aggredito
infatti deve scoraggiare l’aggressore fino
a fargli capire che una continuazione dell’attacco
avrebbe un prezzo insopportabile. Purtroppo,
questa deterrenza funziona purché nel
paese aggressore ci sia un certo tasso di
razionalità; se invece comanda un
dittatore demente, la tragedia può divenire
di proporzioni immani. Hitler, pur di giocare
la propria partita, era pronto a far morire tutti
i tedeschi: sosteneva anzi che il suo popolo
era troppo vile ed imbelle per meritare di sopravvivere.
Ecco i due problemi:
si può permettere che simili
fatti si verifichino o bisogna intervenire
prima, finché si è
in tempo? Inoltre, secondo problema non
meno grave: chi stabilisce che si può
permettere a Musharraf e al Pakistan
di avere un’atomica, e non si può permettere
a Kim Jong Il? La differenza fra i due
è evidente, ma non a tutti.
Ad esorcizzare questo
scenario non basta il fatto
che sia “troppo brutto”. Anche
la morte per cancro di un giovane trentenne
è “troppo brutta”: e tuttavia
si verifica. La schiatta di Hitler risale
a Caino e purtroppo, anche se lui non ha avuto
figli, continuerà fino alla fine dei
tempi. Il nostro senso estetico non domina
il mondo e nessuno ci mette al riparo da ciò
che certi figuri potrebbero provocare.
Gianni Pardo
giannipardo@libero.it
P.S. Se qualcuno
volesse leggere immediatamente
l’intero articolo lo trova su www.pardo.ilcannocchiale.it
tipo sostanzialmente
assolutorio. I terroristi
vengono identificati come vittime, le vittime
della storia che è sempre stata scritta dall'uomo
bianco, dagli stati coloniali. L'analisi non è
nuova nè da respingere in blocco,
ma il fatto che sia stata
fatta propria dagli stati europei
rivela unicamente i sensi di colpa mai risolti
di questi ultimi. Furono gli europei ad
essere stati colonialisti, non certo
Cara vecchia
Italia
Che mondo! Ancora bombe, ancora attentati,
ancora morti. Scriveva Alber Caraco,
singolare e sfortunato scrittore ebreo,
morto suicida nel 1971: "Il mondo che
abbiamo è duro, freddo, cupo, ingiusto e
metodico, i suoi governanti sono o imbecilli
patetici i veri scellerati... il potere
non è tale che di fatto, è un ripiego a cui
ci si rassegna... i ribelli trionfanti non avrebbero
altra scelta che essere i legatari delle tradizioni
sorpassate e degli imperativi assurdi. La farsa è
finita, comincia la tragedia".
A queste
parole pensavo, mentre il Governo di
questa nostra cara e vecchia Italia decideva,
in "fiducia", di quale tassa dovremo
morire...
A queste
parole pensavo, mentre il nostro Ministro degli
Esteri girava il mondo insultando, in
lode dei regimi arabi totalitari, la democrazia israeliana...
cp.
16 novembre 2006
Tagli, ritagli
e frattaglie
L'insegnante insegna - gambe aperte,
mutande sulla scrivania - i
ragazzi intorno, attenti.
L'onorevole: <<Ho piantatato "erba" a Montecitorio>>.
Coglione, non è
stagione di semina, tantomeno di raccolto.
Annamaria avrebbe ucciso ucciso il figlio mentre era sonnambula.
Si, insomma, potevano inventarsela
meglio...
Prodi pensa ad un complotto, il complotto pensa a Prodi.
Titolo "Il Riformista": <<E' pazza l'Italia o chi dovrebbe
(bontà sua) governarla?>>.
Al cuore non si comanda: è tornato il compagno G,
vuole iscriversi ai DS.
Capezzone: <<sono vittima di mobbing>>. Prendere nota:
Pannella si chiama mobbing.
D'Alema in Cina sembra Ciano in Cina.
Titolo "La Repubblica", <<Turco: "Mai più carcere
per uno spinello">> e quando mai s'andava in galera
per uno spinello?
Titolo Resto del Carlino: <<Pacifisti
al govermo, cresce la spesa militare>>
Dai giornali: "Prendete le impronte
agli immigrati". Borghesio? No, Violante!
Sondaggio del Corriere: "Il 63%
degli italiani boccia il Governo".
Preoccupa quel 37...
Titoli Eva tremila: <<Luca
Calvani non è gay>> <<
Guido Rossi è il sosia di Leone di Lernia.>>
Prodi quelli che, non avendo
nulla da dire sulla sostanza, s'attaccano
alla forma.
cp. 14 novembre 2006
«Il
senso di colpa dell'Occidente»
Nella guerra globale al terrorismo
l'Occidente sta perdendo due battaglie,
una sul piano politico-storico,
l'altra sul piano dell'informazione,
e la seconda deriva strettamente dalla prima.
Non è una vera e propria guerra, che iniziacon
una dichiarazione, ma si manifesta e procede
con attacchi continui, il cui elenco è
ormai lungo e risaputo, per dirci che, colpo dopo
colpo, per noi infedeli è giunto il tempo della
fine. Eppure, malgrado i segnali e gli avvertimenti
siano sotto gli occhi di tutti, l'analisi prevalente
nel vecchio continente è ancora di
l'America o Israele,
che però vengono indicati il primo come la
più grande potenza colonialista mai esistita ed il
secondo come uno stato dalle mire espansioniste, guerrafondaio
per eccellenza, quando durante la sua esistenza non
ha fatto altro che difendersi da chi voleva cancellarlo
dalla carta geografica.
Sentirsi colpevoli
per le politiche coloniali
del tempo passato può anche essere onorevole,
ma quando il risultato è la mancata
comprensione della realtà nella quale viviamo
oggi, allora non solo è cecità ma diventa
irresponsabilità criminale. Eppure su questa
menzogna imponente l'jihad ha fatto la sua
fortuna, e, prima di lui, i palestinesi e in genere
tutto quel mondo arabo musulmano che ha saputo
presentarsi come vittima dell'Occidente,
ottenendo così un doppio risultato. Da un
lato poter essere compreso, capito e giustificato,
anche se uccide, massacra innocenti, se compie
stragi fra i civili nelle città, e può
permettersi di aggredire con lanci di missili Israele
facendo passare lo Stato ebraico come aggressore
solo perchè ha cercato di impedirglielo. Nè
Arafat, nè Bin Laden, nè Ahmadinejad, nè
Nasrallah, né Assad hanno mai cercato di affrontare
e risolvere i problemi delle loro società con l'obiettivo
di risolverli. Avendo capito quanto rende la condizione
autodeterminata di vittime, è su quella che
hanno fondato il loro potere. Hanno capito quanto rende
proiettare su altri i propri problemi. Con il risultato
che l'America invade l'Iraq perchè vuole sfruttarlo,
Tzahal entra in Libano perchè
vuole conquistarlo. In una vignetta
pubblicata questa estate su un giornale
israeliano un Nasrallah sorridente faceva
questo ragionamento: " quando i nostri
missili uccidono i loro civili noi siamo soddisfatti,
quando loro uccidono i nostri civili abbiamo
la solidarietà del mondo intero, per questo Hezbollah
è grande, non importa chi muore.... noi
siamo sempre contenti ". Nasrallah ha ragione,
persino la risoluzione Onu sul cessate il fuoco prevede
gli aiuti per la ricostruzione delle infrastrutture
in Libano bombardate da Israele, ma neanche una
parola buona suIsraele per i danni enormi, umani
e materiali, causati dai missili di Hezbollah caduti
per un mese e mezzo al nord del paese. Vittime dunque,
che riescono a presentare la situazione libanese
l'opposto di quella che realmente è, quando l'invio
dei soldati libanesi - che dovrebbero impedire qualsiasi
azione terroristica nei confronti di Israele - sono di
fatto soldati di uno stato il cui governo è pesantemente
condizionato in ogni sua decisione dalla presenza di Hezbollah,
che del governo libanese fa pure parte. L'invio delle truppe
Unifil nella fascia di sicurezza, destinate ad uguale scopo,
si sta dimostrando una messinscena,come molti temevano. Prodi
e D‚Alema possono andare su e giù dal Libano anche con scadenza
settimanale, la realtà non cambia. L'azione di controllo
che i soldati dovrebbero esercitare
è solo di facciata, e,giustamente, non
viene presa sul serio da Nasrallah con i suoi Hezbollah,
che salutano e ringraziano il nostro governo per la
"comprensione" che dimostra. Nessuno si è preso
la briga di chiedersi se i bunker, i tunnel,
i covi rimasti attivi, dovessero venire smantellati
oppure no. .Anche in questo caso il comportamento
di Hezbollah viene giustificato , in fondo sono vittime, avranno
pure il diritto di "resistere all'invasore" ! La diffusione
delle informazioni manipolate è la seconda
battaglia perduta. Poco importa che la Reuters abbia
chiesto scusa per aver pubblicato fotografie "ritoccate",
poco importa che vi sia stato un vero e proprio piano
di diffusione alle agenzie e alle Tv di immagini organizzate
alla bisogna, in Italia, tranne i soliti maniaci della correttezza
nell'informazione, quasi nessuno ha dato a questo
scandalo l'importanza che meritava. Verranno ricordate
le immagini (false) di Beirut in fiamme, la donna anziana
dal vestito nero e le braccia alzate ripresa davanti
alla sua casa distrutta, poco importa che la stessa donna
sia stata fotografata, nella stessa stessa identica
posizione davanti ad altri edifici, con l‚ovvia spiegazione
che il servizio fotografico era pianificato secondo
le regole della propaganda. Come la bambina morta con
il giocattolo di peluche in mano, anche lei immortalata
in una immagine che abbiamo visto riprodotta in diversi
scenari, stessa bimba stesso peluche. Fa bene Nasrallah
ad essere contento,il suo miglior alleato è un'
Europa che si affida al basso profilo, che crede nella
funzione salvifica di una tregua che lascerebbe sperare
in una soluzione concordata e pacifica. E che invece darà
ai terroristi il tempo necessario per riarmarsi ed attaccare
nuovamente Israele. Dobbiamo capire le parole,
chiarissime, che il terrorismo adopera, invece di attribuirgli
un significato che non hanno.
Da SHALOM del novembre
2006, un articolo di Angelo Pezzana
Il difficile
amore di David Grossman.
L'ordine e' "fare
fuoco verso le fonti da dove arrivano
i missili".
Questo e' quello che deve
fare l'artiglieria, hamas lo sa perfettamente ed e'
per questo motivo che
sistema le rampe di missili in mezzo alle
case e a centri densamente abitati.
Il genio mediatico dei palestinesi
unito alla loro crudelta' e cinismo li
rende sempre vincitori agli occhi dell'opinione
pubblica occidentale.
Sono giorni che le televisioni
di tutto il mondo mandano in onda
le immagini di morte, di bambini insanguinati,
di donne che si strappano i capelli
da sotto il velo. Sono giorni che si leggono
accuse a Israele, i media e i forum vanno a nozze
con queste notizie perche' gli danno la possibilita'
di paragonare ancora Israele al nazismo, paragone
che non si fa mai con nessun altro paese al mondo in guerra,
non si fa neppure con l'odiata America, non si fa con
i palestinesi che in questi anni hanno avuto come obiettivo
i bambini israeliani, non si fa con i terroristi.
Solo Israele riceve tanto disonore.
Fa parte della teoria " finche'
paragoniamo Israele ai nazisti,
la nostra coscienza e' a posto". E vai con
le immagini di morte, come era successo
con la guerra in Libano quando le televisioni
ci facevano vedere le case distrutte dei poveri
libanesi, la morte dei poveri libanesi e raramente, en passant, si vedevano
la distruzione e la morte
in Israele, sempre grazie all'obiettivita'
di Claudio Pagliara.
Hamas cerca questo tipo di
tragedie, le vuole appassionatamente
perche' gli servono per accattivarsi
le simpatie del mondo e perche' ancora una
volta Israele sia additato come colpevole, assassino
e, naturalmente, nazista.
Abbiamo esempi anche recenti
del cinismo palestinese e della
loro spudorata capacita' mediatica
, ricordiamo la strage sulla spiaggia di Gaza
attribuita a Israele e compiuta da una mina
palestinese ma e' sempre la prima notizia
che resta nella mente della gente e quella bambina
piangente sulla spiaggia e' diventata un'icona
come Mohamed AlDurra ucciso da fuoco palestinese,
per la morte del quale Israele e' stato messo alla
gogna per anni, nonostante le smentite.
Ricordiamo quello
che e' successo pochi giorni
fa con le donne usate come scudi umani
da terroristi nascosti in moschea...
(Comtinua)
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lettura
Deborah Fait
- www.informazionecorretta.com
LA DIMISSIONE CIVILE
Da sessant’anni l’Europa non
è coinvolta in una guerra
che la riguardi personalmente. Per molto
tempo s’è dunque potuto pensare che
la guerra sia stata estromessa dalla storia.
Questo ha grandemente influenzato le attitudini
guerresche degli europei. Anche se si è
tentato di supplire alle loro incapacità
militari con i progressi della tecnologia non si
può dimenticare ciò che diceva un ammiraglio
di cent’anni fa: “Quand’ero giovane io le
navi erano di legno e gli uomini di ferro; oggi
le navi sono di ferro…”
Il
venir meno dello spirito militare
– fra le prime cause della caduta dell’Impero
Romano – è stato incoraggiato
dai governi che, seguendo l’opinione pubblica,
non hanno fatto che tagliare i fondi per
la difesa; gli effettivi sono stati ridotti; la
leva è stata abolita; l’esercito è divenuto
un corpo decorativo capace di mandare al massimo
diecimila soldati all’estero e utile solo per
le parate militari. Se domani paesi come la Germania
o la Francia dovessero affrontare una guerra, dovrebbero
partire da zero. Soprattutto per quanto riguarda gli
uomini.
Tutto
questo però è noto
e non sarebbe drammatico se si trattasse
solo di problemi militari. Una volta che una
guerra scoppia, lo spirito militare s’impara
non in mesi ma in giorni. Come disse una volta
un francese che era stato mandato in Algeria:
“Parti da civile pacifico, ma appena ti vedi morire
un commilitone vicino, sei pronto ad uccidere”.
Il
problema non è solo militare.
Il fenomeno più preoccupante è
una sorta di “dimissione civile”. Gli italiani,
per fare un esempio di cui sappiamo molto,
non si sentono più né cristiani, né
patrioti, né cittadini. Non si sentono
neppure italiani. Disprezzano troppo l’Italia
per accettare di fare parte di una comunità.
Non credono che finiscano col prevalere
i migliori ed anzi per non imbarcarsi in una faticosa
competizione preferiscono l’egualitarismo
al merito. Il posto fisso all’avventura del
lavoro indipendente. Preferiscono l’invidia per il
ricco all’ammirazione per chi si è arricchito.
Preferiscono insomma le utopie di sinistra.
Ma quel ch’è peggio, non si sentono meritevoli
di rispetto. Capiscono e approvano il musulmano
che rivendica le sue tradizioni e il rispetto della
sua religione, ma non pensano neppure per un momento a
difendere le proprie tradizioni: la religione italiana
e il modo di vivere italiano. Se un musulmano pretende –
lui ospite e per giunta in una struttura pubblica –
che solo un’ostetrica, e non un ostetrico, si occupi del
parto di sua moglie, tutti sono pronti a giustificarlo.
L’idea di mandarlo al diavolo, e di rispondergli a muso
duro che se non è soddisfatto del servizio può
tornarsene a casa sua, non è venuta a nessuno.
La crisi non è
solo militare, appunto. È
una crisi della ragionevolezza. L’assenza
di una guerra ha prodotto un
deragliamento dei cervelli da cui è
uscita stravolta la maggior parte delle evidenze
del passato. Un tempo chi non lavorava meritava
la fame, oggi anche chi non ha voglia di lavorare
deve avere più o meno gli stessi vantaggi di chi
si rompe la schiena. Una volta chi non studiava
era un asino e andava bocciato, oggi l’asino è
un giovane in difficoltà su cui si chinano
pensosi e premurosi insegnanti e psicologi, per
non parlare delle famiglie. Con l’ovvia conclusione
che merita un incoraggiamento e che intanto è
opportuno promuoverlo. Gli esempi sono inutili.
È in tutte le direzioni che il realismo
non è più di moda e anzi la società
guarda con sdegno l’incauto che osasse formularne
le conclusioni.
Questa
follia collettiva dell’Europa
e dell’America del Nord non appartiene
agli altri continenti. Altri paesi, magari
perché ammaestrati dalla fame, dalla
durezza dei loro costumi e dal loro minore
sviluppo culturale, conservano forti agganci con
la realtà più brutale. Questo, oltre
a tenerli lontani dalla demenza, dà loro
un’imprevista capacità di competere. Loro
sono disposti ad uccidere e ad uccidersi, l’Europa
non è disposta ad uccidere neanche per autodifesa.
Loro sono disposti ad alzare la voce, anche
con pretese assurde, l’Europa non è disposta
a rispondere e se lo fa è per chiedere scusa. Perfino
della miseria dei paesi poveri che è invece figlia
della loro incapacità di produzione e del loro
eccesso di natalità.
Mentre
i paesi più sviluppati e civili indietreggiano
in ogni campo, chiedendo scusa
di esistere, gli altri avanzano, giustificati
dalle nostre stesse idee. Se Tsahal entra a
Gaza per impedire il lancio di razzi contro
cittadini inermi, e negli scontri muoiono
dei civili, Israele è colpevole e nessuno cita
né il fatto che agisce per legittima difesa. E neppure
che mentre essa cerca i terroristi, i terroristi
cercano di colpire gli innocenti. Come mai, tutto
questo? La risposta è semplice: Israele,
come civiltà, è Europa, i palestinesi
no: dunque i palestinesi hanno comunque ragione
e Israele comunque torto. Anche quando agisce per legittima
difesa.
Una
simile involuzione della civiltà
non si guarisce con i discorsi o mettendo
l’Europa dinanzi ad uno specchio. Non
c’è uno specchio abbastanza grande. Ma l’Europa
guarirà, tutto d’un colpo,
quando la storia – speriamo il più tardi
possibile – l’immergerà nel bisogno e nel rischio
di morte. In quel caso, o ritroverà la strada
del vigore e del realismo o soccomberà ad un nuovo
Odoacre, meno civile di quello che depose Romolo
Augustolo.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
Tagli, ritagli
e frattaglie
Secondo la Cassazione
non è reato insultare il vicino
di casa se si è esasperati. Voglio
andare a vivere a fianco di Romano Prodi.
(Luxor);
"La donna bella
deve mostrare solo gli occhi", Abd
Erazak Salkih Eddine, iman del Centro
Islamico Culturale di Casalmaggiore (Cr):
<<Debuttano
a Modena le "ronde di sinistra">>
, Dal Resto del Carlino.
Non debuttano i commenti
(indignati) sui media nazionali.
"Se qualcuno succhia
una tetta, il film viene classificato
come Vietato ai minori. Se
invece qualcuno massacra quella stessa
tetta con un'ascia, il film è adatto
a tutte le età, purché con la
presenza dei genitori" - Jack Nicholson, attore
cp, 10 novembre
2006
BOCCALONI
E LA TERZA SIMONA
Non so, chiederò un
parere a Toni Capuozzo, l'unico
di cui mi fidi. Oppure aspetterò un nuovo
numero di "Diario", sperando che dopo
aver sputtanato quei mascalzoni che si erano
inventati il "massacro di Jenin"
prima che non accadesse (dico: non accadesse),
e dopo aver trascinato nel ridicolo quella
carovana di girovaghi del complotto occidentale
dell'11 settembre presi sul serio dai grandi
media, Enrico Deaglio ci racconti con un'inchiesta
vecchio stile la vera storia del rapimento delle
due Simone e di quello di Gabriele Torsello.
Dovessi credere senza verifiche
serie a quel che mi raccontano i poveri Tg
fotoromanzati e sentimentali, i servizi segreti
con il capo in persona che parla in prime
time e i complimenti bipartisan di D'Alema
e del Berlusca, i sottosegretari con delega
ai servizi di ogni governo, i giornalisti impegnati
di buon animo nella lunga faida tra sbirri e 007,
e le anime buone costrette a commentare il soggiorno
francescano tra i lupi delle varie Simone e dei
vari Gabrieli; mi sputerei in faccia, non una, ma due
volte, tre volte, mille volte.
Preferisco, nell'interesse del
lettore e mio, che mi sputi in faccia il
partito umanitario, saprò lavare l'onta.
Ma l'autosputo no. Vi dico dunque che cosa
non torna - secondo me - in tutte queste storie
a lieto fine, le uniche di cui questo paese di
stronzi si inorgoglisce, mentre quelle tragiche,
con un Quattrocchi impresentabile e poverocristo
che dice "vi faccio vedere come muore un italiano"
sembrano fatte apposta per farlo vergognare
di sé. Ecco, niente torna. E tutto torna alla
perfezione.
In Iraq e in Afghanistan agiscono
persone e organizzazioni cosiddette umanitarie
border Line, un po' di
qua e un po' di là. Per di qua intendo
il regime di protezione assicurato agli occidentali
dai soldati che muoiono per la libertà
di tutti combattendo allo scopo di intimare
la pace agli assassini e banditi islamisti,
dotare di costituzioni e governi eletti
quei paesi sventurati, tutelare milioni di iracheni
e di afghani abituati al taglio delle
mani, alla lapidazione nello stadio, alla segregazione
delle donne o ai gas anticurdi, alle
stragi antisciite, ai giochi neroniani della
corte di Saddam (a proposito, quando lo impiccano?).
Si
chiamano Emergency o
Un ponte per... con i puntini
sospensivi che fanno tanto universalista.
Sotto la protezione delle nostre baionette,
che a loro fanno peraltro assai schifo,
los umanitarios praticano la carità
in pieno sole, in modo che la mano destra sappia
sempre quello che fa la sinistra, in modo
che se ne possa parlare molto allo stadio e da Fazio,
e che sulla base della carità, questi
laici che insegnano il cristianesimo agli altri, quando
non direttamente l'islam, si possa fare politica
en plein air, come eroi sentimentali che ne sanno
una più del diavolo perché, come ripetono
ossessivamente e narcisisticamente, loro lavorano
sul campo.
Border line, dicevo.
Un po' di qua e un po' di là. Per di
là intendo quel che tutti sappiamo.
Gli aguzzini e i terroristi loro li
chiamano umanitariamente resistenti,
i baathisti sono "il grande popolo iracheno"
di cui parlarono per ringraziarlo le
due Simone al ritorno in patria, Corano in mano come
gentile cadeaux dei rapitori; e l'islam in
marcia che ci convertirà tutti è quello
talebano rappresentato dal fotografo vestito
da imam che dice di aver soggiornato al buio
per ventitré giorni ma di aver trovato consolazione
nella lettura del Corano, sempre al buio,
si suppone. Ecco, questi sono un po' tanto di qua
e un po' tanto di là.
A un certo punto,
in circostanze misteriose,
vengono rapiti. Poi, in circostanze
felicemente misteriose, vengono rilasciati.
In mezzo tanti altri misteri, stavolta grotteschi.
Telefonini che squillano. "Ciao Gabriele, come
va la prigionia?". Mediatori
che si affollano. Momenti di panico alla
conquista dell'opinione pubblica: ue',
questo lo ammazzano. Poi il lieto fine, con
un afghano di Emergency che va a prendere
il fotografo afghanizzato su un ciglio della strada.
Oppure, come a Baghdad, telecamere
che riprendono il rilascio in burnus appena lavato
e stirato.
Testoline di futuri candidati
al Parlamento, come quell'abruzzese della
croce rossa, che si fanno vedere e fanno
ciao ciao con la manina. Poi comizi islamo-pacifisti,
magari in piazza del Campidoglio. Servizi
italiani che fanno il loro mestiere e anche
qualcosa di più, in mezzo a qualche vanteria
di troppo. Infine il mistero più grottesco
di tutti. Quel segreto di stato che non protegge
gli agenti occidentali quando fanno il loro
lavoro e deportano al Cairo il famoso Abu Omar,
quel segreto invece funziona benissimo, e i dottori Spataro
dell'intera magistratura italiana dormono della
grossa, per negare e ancora negare che sia stato
pagato un riscatto.
Il principio di legalità,
come tutti i principi in bocca agli ipocriti che
vi si poggiano sopra, sa bene come piegarsi
alle circostanze. Niente riscatto, dunque.
Non sia mai si possa pensare che i nostri
quattrini vanno a finanziare gli attentati
contro i nostri soldati, e l'acquisto di armi per
il jihad. Che rafforzino quelli che hanno mozzato
la testa di Daniel Pearl, il giornalista ebreo del Wall
Street Journal per il quale non ci fu scampo né
lettura del Corano. Ce li hanno ridati, los umanitarios,
perché siamo bravi, abbiamo i servizi andreottiani
più ammanicati del mondo, facciamo una politique
arabe à l'italienne che non ha rivali.
Fossi un adepto della setta
di Chiesa Giulietto, direi che
questi se la rapiscono e se la cantano
da soli. Siccome non sono un complottista, non lo
dico. Dico che vorrei sapere la verità,
che la magistratura e il Parlamento
dovrebbero fare questo mestiere di accertamento,
e che quando Gino Strada dice che la sua organizzazione
benevola tiene aperti canali decisivi con
il nemico islamista, e se ne vanta, non ha torto.
Solo che per quei canali passano i riscatti umanitari
con cui si riforniscono i nostri nemici.
Complimenti allo stato e a chi ci crede.
Giuliano Ferrara
- Il foglio
LA SINISTRA RISCHIA
DI SUICIDARSI
Dario
Di Vico, sul Corriere della Sera,
riferisce che Franco Giordano (leader
Prc), dopo la manifestazione contro il governo,
ha telefonato a Prodi: «Caro
Romano quelle che sfilavano sono
le guardie del corpo del tuo governo. È
dagli altri che ti devi guardare».
L’articolista prosegue affermando come:
“l'idea di tassare per spendere abbia rappresentato
il leit motiv di questa Finanziaria: corrisponde
alla perfezione alla cultura politica di
quella parte della coalizione di centrosinistra
che vuole far piangere i ricchi e destinare
quote di spesa pubblica a finanziare la redistribuzione
del reddito”. Mentre “sono i riformisti
ad apparire romantici e privi di bussola politica”;
“il destino che si para loro davanti è
quello di dover soffrire per due mesi in Parlamento
votando in silenzio norme che non condividono affatto”.
Simili affermazioni
non provengono da
una fonte ostile al governo.
Ed anzi si rimane un po’ stupiti
dal fatto che Di
Vico non faccia il passo successivo:
se diagnostica una malattia potenzialmente
mortale, non è normale che
ne indichi il decorso e i possibili rimedi?
Se, come egli dice, questa politica corrisponde
all’estrema sinistra, e se questa estrema
sinistra, pure rimpolpata con quella parte dei Ds che
simpatizza per essa, arriva sì e no al 15%, che
senso ha governare contro l’85% del paese? Quali speranze
ha il centro-sinistra di vincere le prossime elezioni?
Fra l’altro non è neanche sicuro che l’Unione
abbia il tempo di far dimenticare l’impopolarità
delle recenti azioni di governo, perché un voto
di sfiducia al Senato potrebbe mandarla a casa fra un paio
di settimane. E a quel punto la sconfitta sarebbe assicurata,
con largo margine.
Lo
studio della storia insegna
come ci sia spesso da meravigliarsi della cecità
dei capi. Che senso ebbe uccidere Stilicone,
quando era proprio lui la speranza di riuscire
a difendersi dai nemici? Nello stesso modo,
anche chi non è di sinistra non può che
essere invaso dalla mestizia, vedendo come i moderati
rinunzino a salvarsi. È vero, l’estrema
sinistra ha un potere di ricatto: se non fate come
diciamo noi faremo cadere il governo. Ma anche la sinistra
moderata ha lo stesso potere di ricatto: se non fate come diciamo
noi faremo cadere il governo e per giunta siamo più
numerosi di voi. Se dunque l’estrema sinistra riesce a
prevalere è perché la sinistra moderata tiene più
al potere (e alla poltrona, per quelli che l’hanno) di quanto
non ci tenga la sinistra. Essa subisce la prevaricazione
di Bertinotti o Diliberto non per amore della stabilità
governativa e del bene del paese, ma solo per un miope interesse.
Non solo si prepara un pessimo domani elettorale ma non
è neppure detto che mantenga a lungo quella poltrona
cui è disposta a sacrificare tutto. Preferisce
l’uovo oggi che la gallina domani ma rischia di non avere
né l’uovo né la gallina.
Chi è sinceramente
democratico non può volere
l’annientamento della sinistra. L’Italia
ha già sofferto decenni di bipartitismo
imperfetto (la Dc sempre al governo, il Pci
sempre all’opposizione) e nessuno ha nostalgia di
quel sistema. Ma la viltà e la grettezza
della sinistra moderata rischiano di fare un danno
gravissimo alla vita politica. Neanche chi adorasse
Berlusconi potrebbe desiderare di vederlo
al potere per vent’anni senza interruzione.
Gianni Pardo,
www.pardo.ilcannocchiale.it -
7 novembre 2006
Non si sa
da dove incominciare.
Quando uno si mette davanti
al computer per scrivere un
articolo che riguardi Israele , obiettivamente
non sa da dove incominciare. Le notizie
sono un turbinio confuso e drammatico:
In
Iran fanno esercitazioni
con missili balistici che potranno raggiungere
Israele e i media ne parlano con poca
convinzione, due parole e via.
Sempre
in Iran viene organizzato un
concorso di vignette negazioniste e il vincitore,
un marocchino, viene premiato.
I
media, che strombazzano
sulle bombe a grappolo usate da Israele nella
guerra del Libano, non parlano
delle bombe cluster usate da hezbollah
contro la popolazione civile israeliana.
Luisa
Morgantini, l'europarlamentare
rifondarola e ex innamorata di
Arafat, grande fan del terrorismo
palestinese, va nei territori a incontrare
i dirigenti terroristi di Hamas e chiede di
isolare e punire Israele.
L'Unifil
gioca a carte mentre la
Siria riarma hezbollah.
Una
coppia di turisti israeliani
viene cacciata da un locale in Spagna tra
gli applausi dei clienti.
Nei
supermercati italiani c'e'
chi riporta la frutta nel bancone dopo essersi
accorto che e' frutta israeliana.
Un
quotidiano comunista auspica
la cacciata degli ebrei da Gerusalemme est e
dal Golan.
Notizie
notizie notizie , tutte contro,
si legge solo odio, persino quando
non e' possibile demonizzare
Israele, parlando della sua economia
competitiva, si riesce a farlo, esistono
giornalisti maestri nell'arte della
calunnia e capaci di distorcere le notizie
nel modo piu' ignobile.
In
questi giorni pero' quello che
interessa di piu' sono gli scontri tra
Israele e hamas e i media italiani
stanno dando il meglio della disinformazione
superando se stessi.
Ecco
alcuni titoli:
-
Gli israeliani sparano sulle
donne a Gaza. 10 morti
-
Gaza come la Cecenia, Israele spara
sulle donne
-
Israele spara sul corteo delle
donne
-
L'esercito israeliano spara
sulla folla che proteggeva i militanti di
hamas.
- Beit Hanun,
spari sulla folla. Raid israeliano in moschea.
-
Raid israeliano a Gaza, nuova
strage.
Sono
titoli di giornali da sempre diffusori
di volgari taroccamenti, da sempre
dalla parte del terrorismo palestinese.
Si
leggono articoli su Israele
che sono veri e propri conati di odio, giornalisti
che non scrivono ma vomitano
menzogne e pregiudizi, che giustificano
il terrorismo ma non ammettono
la giusta reazione di Israele dopo mesi,
anni di bombardamenti sulle case di cittadini
innocenti, giornalisti incapaci di raccontare
la verita', la semplice verita che si riassumerebbe
in poche parole: " Il governo Hamas
lancia quotidianamente missili sui civili israeliani
e finalmente l'esercito reagisce".
Stramaledetti.
Gentaglia senza coscienza,
ignobili razzisti ma soprattutto scribacchini
di terz'ordine incapaci di approfondire,
di capire, di informarsi.
Un
esempio tragicomico di come
informano i media italiani e' l'affermazione
fatta da Rainews24 :"Israel beitenu
sara' vice premier" confondendo il nome
del partito con quello del ministro che si chiama
Avigdor Liberman.
Una
sciocchezza direte. Vero ,
una sciocchezza ma stiamo parlano di giornalisti
e come disinformano sulle sciocchezze
altrettanto fanno con le cose piu' serie,
tipo guerra e terrorismo, tipo torti
e ragioni.
Tornando
a quello che sta succedendo
a Gaza, nessun giornale e' stato capace
di dare le notizie come etica vuole,
si sono limitati a fare propaganda, come
sempre e allora rinfreschiamo la memoria.
Israele
ha sferrato l'attacco a
Gaza contro i terroristi, che lanciano
missili sulle teste degli israeliani, dopo averli
avvisati da settimane, da mesi.
"State attenti, piantatela perche' se non
lo fate noi dobbiamo intervenire per difendere
i nostri cittadini".
Non
l'hanno piantata, hanno continuato
come sempre e Israele ha sferrato
l'attacco. L'obiettivo erano i terroristi
non la popolazione di Gaza ma e' immediatamente
scattata la nota amoralita' palestinese,
la solita barbarie, il solito cinismo.
I
terroristi si sono nascosti in
una moschea, tampinati dai soldati
che pero' non sono entrati nel luogo
"sacro", e la radio palestinese ha
chiamato le donne ad andare a fare da scudi umani
. Detto fatto, sono corse urlando
intabarrate nei loro caffetani sotto i quali portavano
altri caffetani per gli uomini nella moschea
e i baldi guerriglieri, coraggiosissimi, machissimi,
si sono vestiti da donna, sono usciti mescolandosi
alle donne vere e urlanti e sono fuggiti
come conigli.
Israele
ha sparato e Il raiss Abu
Mazen ha piagnucolato come al solito
"fermate il massacro di Beit Hanun"
e l'Unita' gli fa eco.
Fermate
Israele, vomita Umberto de
Giovannangeli..
In
tanti anni nessuno ha mai osato
scrivere "fermate il terrorismo" perche'
farlo poteva apparire come una sorta di
appoggio e simpatia per Israele.
Dio ne guardi, mica possono rovinarsi la reputazione
i giornalistucoli da strapazzo
inoltre agli scribacchini italiani
il terrorismo piace, lo ritengono una giusta
lotta contro Israele finche' Israele esistera'.
Giustificano
tutto il male che viene
dai palestinesi, non ricordano gli sforzi
fatti da Israele per risolvere la situazione,
non li ricordano al punto che Filippo
Landi ha al TG1 ha motivato l' azione
israeliana col tentativo di fermare
i lanci di razzi´ "verso gli
insediamenti ebraici".
Aiutoooo e adesso
chi glielo dice a Landi
che non esistono insediamenti
ebraici nella striscia di
Gaza? Chi ha il coraggio di dirgli, con
garbo e delicatezza, in modo che non si senta
un coglione, che gli insediamenti ebraici
sono stati completamente evacuati nell'agosto
del 2005? Chi lo informa con molto tatto
che oggi la striscia e' tutta un tunnel sotterraneo
per il deposito di armi? Soprattutto cosa si puo'
fare perche' l'opinione pubblica non venga
stuprata della verita' come avviene da molti anni
portandola a odiare Israele e a considerare
vittime i terroristi maledetti e assassini?
Cosa
si puo' fare perche' finalmente
prevalgano un po' di giustizia e di civilta'
contro la propaganda e la retorica
che gli scribacchini italiani hanno
imparato tanto bene alla scuola di Arafat?
L'unica
parola che mi viene in mente
e' NIENTE se non continuare a scrivere
contro i taroccamenti e l'esaltazione
della barbarie e della crudelta' palestinesi
e far capire all'opinione pubblica,
con i pochi mezzi che abbiamo, che i palestinesi
non lottano per avere un Paese sovrano
ma solo per eliminare Israele e poi consegnare la
Palestina judenrein al resto del mondo arabo.
Deborah
Fait - informazionecorretta