archivio NOVEMBRE 2006
Oltre 2.000.000
PRO IUDICIS
Alcune
righe a favore dei giudici scritte da uno che non li ama
Le recenti vicende riguardanti
la competenza territoriale
e la Cassazione inducono molti, anche
lontanissimi dalla pratica del
diritto, a riflettere sull’amministrazione
della giustizia. Molti si chiedono
se la sentenza sia una lotteria, se i giudici
siano competenti o no, se sia normale che si
spendano milioni di euro in anni ed anni di attività
giudiziaria per poi giungere alla conclusione
che si è scherzato per undici anni, fino
ad arrivare alla prescrizione, ecc.
Ciò che i profani
dovrebbero innanzi tutto tenere
presente è che i giudici hanno
come tutti la loro emotività e le loro
esperienze personali. Un giudice donnaiolo
guarderà con particolare favore un’imputata
bellissima e chic, mentre un giudice
brutto e moralista la guarderà con severità,
quasi come un simbolo di peccato e
una tentazione per il galantuomo. E ovviamente
questa emotività si estende ad altri
campi: un giudice di sinistra tenderà a
dar ragione all’inquilino come un giudice di destra
tenderà a perdonare l’eccesso di legittima
difesa. Per non parlare del caso in cui l’imputato
sia un politico.
I giudici non sono superuomini.
Fanno anzi un mestiere più
nevrotizzante di altri. Se nessuno vi dà
torto, se nessuno vi dice che v’è
rimasta un po’ di verdura fra i denti, finirete
con l’essere troppo sicuri di voi stessi
ed anche con l’andare in giro con i denti sporchi.
I giudici soffrono di “onnipotenza senza contraddittorio”.
Non si curano neanche di sapere se il giudice
di grado superiore ha completamente ribaltato
il loro giudizio e le loro argomentazioni. Nel
frattempo sono passati ad un altro caso. Un altro
processo nel quale esercitare la propria
onnipotenza.
Ma la cosa più
interessante e imprevista per
i profani è che il diritto
– che tutti immaginano come un binario
dal quale non si può uscire, un binario
che conduce diritto alla giustizia – è di
fatto molto più opinabile di quanto non si pensi.
Tutti abbiamo sentito dire “è stato condannato
senza prove”; oppure: “è stato assolto benché
le prove a suo carico fossero evidenti”: in realtà,
quelle prove c’erano o non c’erano? Il fatto è
che la domanda stessa è mal posta.
La prova non è un dato
obiettivo. Prova è ciò
che il giudice ritiene tale. E se non la
ritiene tale non è prova.
Ovviamente, se un tizio è stato
filmato mentre ammazza qualcuno, è
difficile trovare un giudice che lo assolva.
Ma non dimentichiamo che un tale ha
gridato “Buffone” a Berlusconi ed è stato assolto.
A quanto pare, la prova del dolo, cioè
la volontà di ingiuriare, per il giudice non
esisteva. Bisognerebbe che qualcuno gli gridasse
“Buffone!” per vedere come reagisce: ma probabilmente
lo condannerebbe severamente perché
la sua non è una critica politica ma un’ingiuria
a magistrato in udienza. Lui mica è Berlusconi.
Né ci i può lamentare
di questo sistema: coloro
che sono tanto sicuri che la colpevolezza
è provata (i colpevolisti dei grandi
processi) si contrappongono a coloro
che sostengono con altrettanta vigoria
che non esistono prove della colpevolezza
(gli innocentisti). Quelli che biasimano
i giudici si comportano esattamente
come loro, non avendo per giunta molti dati
sul processo.
Ciò che si è
detto per la prova vale anche
per le altre determinazioni, per esempio
la competenza territoriale, la legittima
suspicione, la ricusazione, ecc. Il giudice
è sottoposto in primo luogo alla
sua emotività e se vorrà decidere in una
data direzione riterrà prova un semplice indizio,
mentre se vorrà decidere nella
direzione opposta dirà che quella prova è
opinabile ed apparente. L’unica garanzia
è data dall’onestà intellettuale
del giudice, ma neanche su di essa tutti sono
pronti a contare. Piero Calamandrei scrisse
una volta: “Se mi accusassero di avere rubato
la Torre di Pisa io intanto mi darei alla latitanza”.
La conclusione è sconsolata
ma non sorprendente. Secoli
fa Bartolo di Sassoferrato (1313-1357),
“giureconsulto – dice la “Garzantina” – la
cui autorità si esercitò anche fuori d’Italia
e ben oltre il suo tempo”, disse una
volta più o meno queste parole: “Quando
mi propongono un caso, io sento immediatamente
qual è la soluzione giusta e poi cerco
le ragioni giuridiche per sostenerla”.
Bartolo era un uomo: ed anche un onest’uomo.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 3 dicembre
2006
Pazienza e
moderazione.
Ci si chiede dove vanno
a pescarli. Credo che per entrare
a far parte , a livello dirigenziale,
dell'organizzazione dei diritti umani
dell'ONU si debba sostenere un esame
di "odio per Israele" , se lo superi sei
dentro, se no fuori , via, non sei
degno!
Louise Arbour, capo
della delegazione per i diritti
umani delle Nazioni Unite, e' arrivata
in Israele per sculacciarci e farci
capire che dovremmo comprendere il diritto dei
palestinesi di bombardare le citta' israeliane.
E' arrivata, bella pimpante, ha dichiarato
che si, e' vero, in Darfur sono morte 200.000
persone per mano del governo islamico e che
2 milioni sono profughi ma " ogni persona che soffra di
violazioni dei diritti umani ha bisogno della nostra
attenzione" quindi eccola qui a dire che Israele
non deve opporsi ai diritti dei palestinesi di lanciare
missili e soprattutto che Israele non deve esagerare
nella risposta!
Evidentemente D'Alema
ha fatto scuola tra i nemici
di Israele.
La Arbour, una dolce
e piccola signora di 59 anni,
ha avuto anche la spudoratezza di farsi
portare a Sderot da dove pero' e' scappata
a gambe levate perche', proprio
nel momento in cui la delegazione entrava in
citta', i palestinesi, per niente grati,
si sono messi a sparare missili uno dei
quali e' caduto a pochi metri dall'auto
della loro paladina.
Sti palestinesi non
hanno proprio nessun rispetto
nemmeno per i loro amici di sempre!
La Arbour, probabilmente
sotto l'effetto di problemi
intestinali da fifa nera, e' scappata
accompagnata dai sassi che gli abitanti
di Sderot tiravano contro la sua auto
gridando "Fuori di qua' ,anche i nostri
figli hanno il diritto di vivere. Fuori di qua".
E adesso chi e' stato
nominato Capo della missione
dell'ONU per indagare sul bombardamento
israeliano a Beit Hanun?
Desmond Tutu!
Premio Nobel per la
pace, come Arafat, e, come Arafat,
uno che odia Israele fino alla psicosi.
Andiamo bene!
Desmond Tutu, Arcivescovo
sudafricano, che da anni paragona
la politica israeliana all'apartheid
sudafricana, ha fatto varie
dichiarazioni interessanti, vediamo di farne
un breve elenco tanto per inquadrare
il personaggio.
"Il sionismo ha molti
punti in comune col razzismo"
"Gli ebrei credono di
avere il monopolio di Dio e Gesu'
si e' arrabbiato perche' hanno
voluto chiudere fuori l'umanita'"
" La violenza sionista
nei territori occupati e'
disumana "
Tutu durante una conversazione
con l'ambasciatore di
Israele in SudAfrica si e' sempre
rifiutato di nominare la parola ISRAELE
riferendosi sempre e soltanto a PALESTINA.
Desmond Tutu, dunque,
personaggio che, oltre che
antisionista e antiisraeliano, si potrebbe
definire anche antisemita, guidera'
l'inchiesta dell'ONU su Beit Hanun
e possiamo gia' prevedere le conclusioni,
una farsa di cui lui dice di sentirsi
onorato. Una farsa che non prende in considerazione
i sei anni di missilate contro Israele
ne' una sola azione di terrorismo.
Una farsa immorale dunque
e per niente comica.
Tutu sara' anche onorato
ma e' da stabilire quale sia
il suo senso dell'onore considerando
il suo razzismo, il suo odio nei confronti
di Israele e il suo amore per i terroristi.
Forza Tutu, venga e
condanni e chiami pure Israele
Palestina, forse riuscira' persino
a beccarsi un secondo premio Nobel
con relativo assegno, naturalmente!
A questa porcheria possiamo
aggiungerne un altra, cioe'
l'ultima risoluzione ONU, non
so che numero sia poiche' le risoluzioni
contro Israele sono migliaia,
che intima a Israele di ritirarsi entro
i confini pre 1967, lasciare Gerusalemme e
il Golan.
Hanno votato a favore
155 paesi tra cui tutta l'Europa.
Ci sono state 10 astensioni e i paesi
che hanno votato contro, oltre naturalmente,
a Israele sono Stati Uniti, Micronesia,
le isole Marshall e Pallau.
Gli unici amici, tutti
gli altri vogliono la nostra
scomparsa come popolo e come Nazione.
Tutti gli altri vogliono
continuare il lavoro interrotto
in Europa 60 anni fa. Al Vecchio Continente
arteriosclerotico e tremolante non
basta essere il piu' grande cimitero ebraico
del mondo, non basta camminare
sulle ceneri di Auschwitz, l'Europa vuole
che gli ebrei non abbiano uno stato, una casa, l'Europa
vuole gli ebrei in sua balia, da ammazzare dando
una mano agli arabi , il tutto in nome di Ahmadinejad,
Hamas, Hezbollah come prima era in nome di Hitler,
Stalin, Mussolini.
Israele e' l'unico paese
al mondo cui si chiede di ritirarsi
da territori guadagnati in guerra,
dopo essere stato aggredito.
Israele e' l'unico paese
al mondo cui si chiede di scomparire
in favore del terrorismo e del fondametalismo
islamico.
Pazienza e moderazione,
dice Ehud Olmert.
Pazienza e moderazione
verso chi, alla faccia del
cessate il fuoco, continua a lanciare
missili su Israele.
Pazienza e moderazione
anche verso chi vuole la nostra
fine?
Pazienza e moderazione
anche di fronte allo smantellamento
di Israele?
Pazienza e moderazione
anche alla luce della vittoria
del terrorismo, grazie alla vigliaccheria
dell'Occidente?
Israele ha avuto pazienza
e moderazione per troppo tempo
comportandosi con una civilta' che
nessun altro paese aggredito al mondo
avrebbe avuto.
Adesso basta, adesso
hanno ancora una volta deciso
la nostra sorte.
Ancora una volta hanno
deciso di riaprire Auschwitz.
Ancora una volta vincono
i mostri dell'antisemitismo.
Ancora una volta il
mondo tace e acconsente, questo
maledettissimo mondo cane e
antisemita, questo mondo adoratore
dell'estremismo islamico che vuole
il sacrificio di Israele sull'altare dell'odio
e dell'ignominia e della vilta'.
Ancora una volta il
mondo e' assetato del nostro sangue.
No! Non avrete questa
soddisfazione, non avrete altri
6 milioni adesso e' ora che Israele
si alzi, in tutta la sua statura, e gridi
al mondo vigliacco e assassino: BASTA!
BASTA, BASTA, BASTA,
BASTA!
Deborah Fait
-www.informazionecorretta.com
EVASORI SIAMO TUTTI
Il biasimo nei confronti
dell’evasore fiscale è
un “topos” immarcescibile. Un argomento retorico
costantemente utilizzabile.
Le prime immagini che vengono in mente,
quando si parla di evasori, sono quelle
d’un commerciante ben pasciuto, d’un
industriale in long stretch limousine
(una di quelle automobili sesquipedali
che si vedono in film), o perfino quella d’un terroso
e semi-analfabeta commerciante di granaglie:
persone che hanno in comune questo, hanno
fatto i miliardi senza mai denunciare il loro vero
reddito. Letteratura. In realtà, evasori
siamo tutti.
Esistono quelli che
a via di contorcimenti tecnici
ed elusioni fiscali riescono a
pagare meno del dovuto, ma sono relativamente
pochi. Per giunta lo Stato li ha
tassati prevedendo i loro contorcimenti
tecnici e le loro elusioni. Si ha quello
che in francese si chiama un marché
de dupes, cioè un contratto in cui tutti
sono ingannati: “tu mi tassi più del
dovuto ed io sfuggo”, “tu mi dai meno di quello che
ti chiedo e io aumento le imposte”. Ma non sono
questi contribuenti che qui interessano. Qui ci
si vuole occupare dell’atteggiamento di scandalizzato
moralismo con cui in tanti vorrebbero vedere impiccati
gli evasori: dimenticando che probabilmente
la forca toccherebbe anche a loro.
Se una mattina un meccanico
non riesce a mettere in moto
l’automobile, pulisce i morsetti
della batteria e parte, è un evasore.
Infatti, mentre se lo fa uno qualunque è
lecito, se lo fa un meccanico è una prestazione
professionale. Non può certo pagare
se stesso e nessuno glielo chiede: ma
lo Stato su quella prestazione ha diritto all’IVA.
L’avvocato che dà en passant un consiglio
legale al proprio fratello, o suggerisce una
soluzione nel corso di un’assemblea di condominio,
fornisce una prestazione professionale. Dovrebbe
dunque riportare l’introito fra i suoi redditi
e pagare la relativa imposta, anche se quell’introito
non lo ha avuto. Si badi, non si sta scherzando. È
capitato che la Guardia di Finanza multasse dei parrucchieri
che non si erano fatti pagare dalla propria madre.
La lista si potrebbe allungare a volontà. È
evasore il professore che dà lezioni private senza
pagare le tasse sugli onorari. È evasore anche
se non si è fatto pagare: lo Stato, non avendo
né fratelli né nipoti, non rinuncia alla
sua parte. È evasore chi per ottenere uno sconto
accetta paga all’artigiano senza chiedere fattura.
Chi non pretende la fattura dal dentista, dal ginecologo,
dal meccanico, sempre sperando in uno sconto. La
lista è infinita.
Molti, quando si fanno
notare questi fatti, protestano:
“Ma si tratta di evasioni microscopiche!”
E questa è un’argomentazione ipocrita.
Se ci si abbassa ad essere evasori
per non pagare cento o duecento euro,
chi non cercherebbe di non pagarne mille o diecimila?
Ciascuno evade quanto può e il
pianto greco sugli evasori è assurdo.
Ma non c’è speranza che si smetta: corrisponde
troppo ai sentimenti d’invidia e alla generale
disinformazione della massa.
Lo Stato, per funzionare,
ha bisogno di denaro. E poiché
è troppo difficile andare ad inseguire
il professore che dà lezioni private
di nascosto, segue di solito due vie: o
colpisce con le imposte dirette i beni
che non si possono nascondere (il lavoro dipendente,
la casa, l’automobile), oppure si nutre
di imposte indirette. Ma le prime sono altamente
impopolari perché tutti o quasi hanno
una casa e un’automobile, e la tassazione
diretta si presenta nuda e cruda come una richiesta
di denaro; e le seconde sono politicamente
impopolari perché non progressive:
l’accisa su una bottiglia di grappa
la paga in uguale misura il proletario beone e il
miliardario.
La lotta all’evasione,
in modo che tutti contribuiscano
secondo le loro possibilità a
sostenere lo Stato (come dice la Costituzione),
è sacrosanta. Ma il miglior modo
di attuarla è tenere basse le
aliquote affinché diminuisca il numero degli
evasori e si possano stangare severamente quelli
che sono scoperti. Se le aliquote sono alte
e gli evasori troppi, anche a scoprirne molti,
continueranno ad evadere moltissimi. Inoltre,
bisogna accettare senza moralismi le imposte
indirette in quanto, pure se è vero
che non sono progressive, fanno pagare lo stesso
di più il ricco che il povero. Il ricco infatti
consuma di più.
Va infine ricordato
che lo Stato non può aumentare
le imposte a sua fantasia. Una legge
ineluttabile della scienza delle finanze
dice che, se si esagera con le aliquote,
il getto invece di aumentare diminuisce.
Se lo Stato mettesse un’imposta di
dieci euro su ogni bottiglia di acquavite, molti
smetterebbero di acquistarla (e il gettito
dell’imposta calerebbe), mentre altri
si darebbero al contrabbando (senza versare
un euro). Lo Stato ci perderebbe.
La conclusione è
che la materia fiscale è
una materia tecnica, non un campo per le esercitazioni
moralistiche degli idealisti.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
Commissione Mitrokhin, perchè Guzzanti
è nel mirino
L'accusa a Paolo Guzzanti
di aver fatto perfino dossieraggio
nei confronti di Romano Prodi, avrebbe
origine da una serie di documenti ancora
riservati, ma depositati negli archivi
del Senato, ottenuti dalla commisisone
Mitrokhin da alcuni governi dei paesi dell'ex
Urss. La commissione presieduta da Guzzanti
si è occupata molto di via Gradoli
e della "bufala" - così l'hanno definita anche
due senatori a vita, Giulio Andreotti
e Francesco Cossiga - della "seduta
spiritica". Vicende gravissime sulle quali
tentò di indagare anche Giovanni Pellegrino,
l'ex senatore diessino presidente della
commissione parlamentare d'inchiesta sulle
stragi e anche lui poco convinto della seduta
spiritica, senza molti risultati, anche perché
gli archivi dei paesi ex Urss erano chiusi ancora a
doppia mandata. Quello che della commissione
Mitrokhin avrebbe dato più fastidio al premier,
sarebbe una relazione fatta fare da Guzzanti sui presunti
rapporti fra il Kgb, Nomisma e Prodi e depositata
negli archivi di san Macuto. "Durante il rapimento
Moro, Romano Prodi ebbe la disinformazione su via
Gradoli dall'ufficiale del Kgb Felix Konopikhin, lo stesso
che sotto il falso nome del diligente studente Serguej
Sokolov seguiva i corsi di Aldo Moro fino alla mattina
del rapimento. Non è mai esistito quindi alcun
'bravo giovanotto dell'Autonomia operaia da proteggere'
(la legge permette senza sedute spiritiche di non rivelare
la fonte) ma invece un ufficiale del Kgb: questo è
quanto affermano due ufficiali ex sovietici che vivono
rifugiati in Francia - Eugenij Limarev, ndr- e negli Usa
i cui nomi mi sono noti e che si sono detti pronti a testimoniare.
Intanto, altri due ex ufficiali del Kgb indicano una connessione
fra Romano Prodi e il Kgb stesso risalente alla metà
degli anni Settanta, cioè qualche anno prima del rapimento
Moro. L'insieme di queste informazioni spiega
la messinscena del piattino e degli spiriti così
come apre interrogativi devastanti sul consenso
apertamente espresso da Prodi ai golpisti suoi amici
contro Gorbaciov, come dichiarato il 21 agosto 1991 al
Corriere della Sera, quando la società Nomisma era
in joint venture con l'istituto Plehanov, sezione economica
del Kgb. E infine spiega l'incredibile comportamento
del Sismi sotto la gestione Prodi, quando il dossier Mitrokhin
originale fu sbianchettato alla fonte e quello residuo
messo sotto chiave in violazione di ogni norma e legge,
vedi denuncia al Tribunale dei ministri. Il Sismi
di Romano Prodi impedì che si intervistasse Vasilij
Mitrokhin che aveva la chiave di tutte le notizie
criptate secondo un sistema che solo lui conosceva".
Secondo Guzzanti, "dal momento che la questione dei legami
fra Romano Prodi e il Kgb è ora all'attenzione e
agli atti del Parlamento europeo e che sono sopraggiunti
ulteriori testimonianze sulle pericolose relazioni fra
Romano Prodi e il Kgb, ritengo mio dovere spiegare che
secondo le testimonianze a me note il Kgb selezionò
un gruppo di intellettuali non comunisti europei, fra
cui Prodi, con l'intenzione di svilupparne prestigiose
carriere e poterli usare come agenti di influenza".
La prima testimonianza in questo senso è
quella dell'ex colonnello sovietico
Alexander Litvinenko,
ora cittadino britannico - l'ex
colonnello del Kgb assassinato a
Londra, ndr - che ha raccolto le notizie
nel servizio segreto prima sovietico
e poi russo, prima di rifugiarsi a Londra.
La seconda è di Oleg Gordiewski, il più
noto transfuga del Kgb, oggi ufficiale in pensione
del servizio segreto britannico, il quale, pur
non disponendo di informazioni dirette,
udì i suoi colleghi del Kgb che operavano
con lui in Scandinavia, dire: 'Prodi è
un uomo nostro: del Kgb'". "Le altre due testimonianze
provengono da ufficiali russi rifugiati
in Occidente (uno negli Stati Uniti e
uno in Francia) di cui non intendo fare il nome per
ovvi motivi di sicurezza, entrambi pronti a ripetere
quanto sanno alle autorità italiane. L'inspiegabile
reticenza di Prodi a rivelare la fonte
che gli suggerì la seduta spiritica per trasmettere
una micidiale disinformazione sul covo
di via Gradoli - conclude Guzzanti nella dichiarazione
al Velino - dipenderebbe dunque dal fatto
(dichiarano i due ex ufficiali Kgb disposti a testimoniare)
che la fonte dell'informazione e della
disinformazione (Gradoli paese in luogo di
via Gradoli in Roma) era il falso studente Sergueij
Sokolov che aveva pedinato a lungo e insospettito
Aldo Moro e la cui vera identità è Felix
Konopikhin (o Konopkhin, secondo traslitterazione
nell'alfabeto latino), oggi 52enne congedato che
vive a Mosca. Costui, secondo gli agenti rifugiati,
ebbe anche il compito di depistare gli emissari della
famiglia Moro con false informazioni".
Il Velino
Massima del giorno
Le pecore che vivono
più tranquille sono quelle
che riescono a tenersi sempre nel mezzo
del gregge.
G.P.
MOLLICHINE
Bob Bartley, direttore
del WSJ, ha dichiarato che
in 30 non ha ricevuto una telefonata,
dalla proprietà. Pessimi telefoni,
in USA. Quello tra Repubblica e CDB non si
è mai guastato.
Padoa-Schioppa: "taglio
delle tasse già dal 2007".
È come uno che ti bastona oggi e
ti promette di curarti domani.
Prodi: "l'impegno militare
in Afghanistan non e' l'unica
risposta". Giusto. Si può anche gridare
ai taliban: "Figli di puttana!"
"Gli esami hanno confermato
che Silvio Berlusconi
è in perfetta salute". E così pure,
dunque, il programma del centro-sinistra.
Il governo studia una
"governance a tre" per Alitalia.
Governance. Dio sa che diavolo
è. Che sia un'espressione inglese
per "triplo fallimento"?
Deaglio: "Soddisfatto
che l'Italia abbandoni il
voto elettronico". Ovvio, essendo
un progressista, è contro il progresso.
D'Alema, sull'affaire
Deaglio: "Non so niente, ero
all'estero, non saprei che dire. Non
ho visto il film". Quattro negazioni
al posto di una. Troppe.
Prodi trova i vertici
"noiosi". È sempre così,
quando non ti fanno partecipare
alla conversazione.
LE PAROLE DEL CODICE
Di fronte ad un processo
durato dieci anni e giunto fino
in Cassazione, il lettore di giornali
non osa avere un'opinione. Ed è
giusto che sia così: se i chirurghi
non sono d'accordo sulla tecnica da usare
per una laparotomia, non è l'infermiere
e ancor meno il malato che hanno il diritto
di dire chi ha ragione e chi ha torto.
Tuttavia, nel caso
del problema che la Cassazione
ha ieri definito, quel lettore
di giornali può quanto meno leggere
ciò che il Codice di Procedura Penale
afferma in materia di competenza per territorio.
Ecco le precise parole: "La competenza per
territorio è determinata dal luogo in cui
il reato è stato consumato".
Nel caso del processo
Sme-Ariosto, l'imputazione
era di corruzione in atti giudiziari
per processi celebrati a Roma. Dunque,
la competenza territoriale
era dei giudici di Roma. Una norma successiva
recita: "Se non è noto il luogo
indicato nel comma 1, la competenza appartiene
successivamente al giudice della
residenza, della dimora o del domicilio dell`imputato".
E tutti gli imputati, salvo Berlusconi
(che vi aveva il domicilio), erano residenti
a Roma. Infine, se si tiene conto del fatto
che alcuni imputati erano magistrati, la
competenza non doveva essere neppure di Roma ma di
Perugia, a causa della regola che segue: "I procedimenti
in cui un magistrato assume la qualità <<
di imputato >>, sono di competenza del giudice
... che ha sede nel capoluogo del distretto
di corte di appello determinato dalla legge". Corte
d'Appello che, per i giudici di Roma, è da sempre
quella di Perugia.
Con quali
contorcimenti giuridici
i giudici di Milano si siano potuti intestardire
a processare i giudici di Roma
per una eventuale corruzione riguardante
processi celebrati a Roma, non si comprende.
Gianni Pardo
- 1 dicembre 2006
LA COERENZA A SCOPPIO RITARDATO
La Turchia resta fuori
dalla porta dell'Unione Europea,
almeno per il momento. Tuttavia
è inutile dividersi in interessati
tifosi o acerrimi oppositori, come già
sta capitando in Europa ed in Italia:
sono le ragioni dei sì e dei no che vanno
bilanciate ed esaminate. Le ragioni del no
sono essenzialmente di carattere storico e di
principio e forse per questo snobbate dai più,
molto più attenti alle ragioni dei sì,
ovvero alle motivazioni politiche e commerciali
favorevoli all'ingresso. La Turchia ha ancora
numerosi scheletri nell'armadio e non ha voluto
scoprirne nessuno. Il genocidio armeno è ancora
fortemente minimizzato, al punto da essere considerato
come lo sfortunato evento che ha colpito alcune
centinaia di persone, appartenenti ad una minoranza
e di cui la Turchia nega la piena responsabilità.
Non solo. C'è la questione turco-cipriota,
ovvero il blocco commerciale ed il mancato riconoscimento
da parte dei turchi, di quella parte dell'isola
(paese entrato da poco dell'UE) sotto il controllo
della Grecia, anch'esso paese dell'UE. Resta ancora aperta
la delicata questione del Kurdistan, che la
Turchia ha deciso
di gestire alla maniera "irachena", prima frenando
qualsiasi richiesta fatta in passato da questa minoranza
unita a quella irachena appunto e poi incarcerando
ad uno ad uno tutti i suoi leader (anche se perla verità
l'appendice politica dei curdi in Turchia si è mostrata
alquanto violenta). La spinta estremista islamica
inoltre è sempre più presente ed in un certo
senso anche il primo partito dell'AKP, a volte, ha mostrato
il lato duro dell'intransigenza religiosa. A tutti questi
ostacoli, i sostenitori della Turchia hanno risposto
con un precedente massacro a svantaggio dei turchi, solo
qualche mese prima, con il rifiuto di un accorpamento di
tipo federale di Cipro, bocciato dai greco-ciprioti e non
dai turco-ciprioti. Sul Kurdistan, la Turchia inoltre ha
chiamato in causa la comunità internazionale, colpevolmente
assente ed aliena al problema. Insomma i turchi,
stando alle confutazioni indicate meriterebbero
l'ingresso. Ma allora quello che dobbiamo chiederci non sono
i meriti della Turchia, ma il significato dell'Europa.
L'Unione Europea è una delle istituzioni internazionali
più deboli. Non ha ancora approvato la costituzione
e nel frattempo sta imbarcando nuovi membri che la sottoscriveranno
solo per formalità oppure si rifiuteranno sistematicamente
di farlo; ha un potere economico che sfrutta bene al
suo interno, ma non riesce a far valere nei confronti
di Usa, Russia Giappone, Cina, India e Sud America; ha un limitato
potere politico fortemente condizionato dalle identità
nazionali molto forti. Con queste premesse l'Europa ammette
che la Turchia non è pronta ad entrare nell'UE,
ma è vero anche il contrario, anzi forse è più
vero che l'Europa non può permettersi la Turchia,
come non poteva permettersi Cipro, ancora coinvolto in
una divisione antica e pericolosa fra Grecia e Turchia
o i tre stati baltici, troppo lontani dalla realtà
europea, o la Romania e la Bulgaria che non danno garanzie
di stabilità economica, di serietà nelle politiche
sull'immigrazione ed affette da una congenita vocazione
alla corruzione in ogni campo. L'UE avrebbe potuto
dire no, se già prima avesse opposto il proprio rifiuto
agli ingressi molto dubbi di altri paesi non meritevoli. Adesso
non può dire no. Se la ragione dell'UE è diventata
soltanto l'allargamento del libero mercato economico,
a prescindere da situazioni politiche, economiche
interne, sociali, religiose, morali, allora anche la
Turchia ha diritto a farne parte. Essere rigidi e coerenti
troppo tardi non è un rimedio agli errori precedenti,
ma un errore doppio.
Angelo
M. D'Addesio
IL FUTURO DI PRODI
Se un pescatore dice
d’avere pescato una sardina
eccezionale che da sola pesava
trecentocinquanta grammi, qualcuno gli
crederà e ammetterà che è stata
una presa eccezionale. Ma se racconta
d’avere pescato una sardina da tre chili
e mezzo, si farà ridere in faccia.
Nello stesso modo in politica mentire non è
peccato, bisogna evitare di mentire troppo:
perché si rischia di farsi ridere in faccia.
È il rischio che correrebbe Prodi, se solo
gli italiani avessero un minimo di memoria.
Ecco la sua dichiarazione di ieri, riportata dal
“Foglio” di oggi: “Berlusconi ha fatto una legge
per farmi durare di meno, ma io durerò 5 anni”.
Ed ecco alcuni commenti evidenti.
1) La legge
non funziona per farlo durare
di meno ma per farlo durare di più.
Se alla Camera l’Unione
non avesse avuto l’enorme abbuono
che ha avuto in quanto vincitrice delle elezioni
(per sei decimillesimi dei voti), avrebbe
avuto in essa lo stesso scarto di parlamentari
che ha al Senato, meno i senatori a vita.
2) La legge
elettorale, per quanto riguarda
il Senato – se chi scrive non ricorda
male – aveva lo stesso meccanismo della
Camera ma, su pressione del Presidente Ciampi
e di altri, fu modificata per renderla così
com’è. Ed oggi l’Unione ha le maggiori
difficoltà nel ramo del Parlamento dove
la riforma del sistema elettorale non funziona
come fu originariamente concepita.
3) È
stata la Cdl che ha imposto la
nuova legge elettorale a Berlusconi
piuttosto che non sia stato lui a volerla.
Dunque, si può dire che è una
legge della Cdl; si può dire che
è anche di Berlusconi; ma dire che è sua,
e sua soltanto, è una stupidaggine.
Inoltre, dal momento che tendeva a favorire i
piccoli partiti (per questo l’Udc la voleva), essa
favorisce anche i piccoli partiti di sinistra,
i quali infatti non scalpitano per modificarla.
4) Quanto
al dire “durerò cinque anni”,
è una stupidaggine e basta. Prodi in
questo lasso di tempo – Dio non voglia
– potrebbe morire. Il Senato potrebbe mandarlo
a casa con uno dei tanti voti di fiducia
andati male. In seguito, anche se Napolitano
non sciogliesse le camere, l’Unione
probabilmente gli preferirebbe un altro
Primo Ministro. Come è già successo.
Il futuro è un tempo da maneggiare con cautela
ma uno che, in una breve frase, è capace
di dire tante sciocchezze, usa questa dinamite
con la disinvoltura. Come dice il proverbio
inglese, fools rush in where angels fear to tread,
gli sciocchi si precipitano lì dove gli
angeli hanno paura di camminare con cautela.
Gianni Pardo,
www.pardo.ilcannocchiale.it
-
28 novembre 2006
17,00 €
(Agi) - I magistrati
romani che indagano sui presunti
brogli elettorali denunciati
nel film documentario "Uccidete
la democrazia" di Enrico Deaglio e
Beppe Cremagnani, hanno deciso che non
riconteranno le schede bianche delle
ultime elezioni. A questa conclusione i sostituti
procuratori Salvatore Vitello e Maria
Francesca Loy sono giunti dopo l'audizione
del prefetto Adriana Fabbretti, direttore
centrale dell'ufficio elettorale del ministero
dell'Interno che ha sottolineato come i dati
diffusi dal Viminale abbiano valore divulgativo
e la procedura ufficiale sia quella
di tipo cartaceo senza trasmissione telematica.
Questa la notizia.
Dunque - già si sapeva, solo ulteriore
conferma - tutta la
sceneggiata dei brogli elettorali denunciata
e sostenuta dalla sinistra,
si stà dimostrando una vera
e propria bufala, - sòla,
direbbero a Roma; pacco,
a Napoli- confezionata, ad uso allocchi,
dal settimanale "Diario".
L'altra notizia:
se andate in edicola, trovate, per la serie
"I libri di diario", un misero
cartonato con dentro un librettino
dal titolo "Il broglio - romanzo simultaneo"
e il dvd "Uccidete la democrazia",
il tutto a 17€ .... poi dicono che i compagni
non sanno fare marketing...
A proposito, signori
magistrati - Diario o non Diario,
da mesi il centro-destra, Berlusconi,
denuncia brogli e chiede di ricontare
i voti, - per la nostra tranquillità
e la vostra credibilità (possibile
che la magistratura si metta in
moto solo quando lo chiede la sinistra?), li vogliamo ricontare questi voti
...
cp. 28 novembre
2006
UN EDITORIALE IN TRE RIGHE
Una forza internazionale
d'interposizione fra Gaza
e Israele, riuscirebbe ad impedire
il lancio di razzi ? Certo che no. L'Onu
saprebbe solo impedire ad Israele
di andare ad arrestare i terroristi o a
vendicarsi. Se l'attuale tregua reggesse,
sarebbe solo perché Israele ha colpito
duro i colpevoli.
Gianni Pardo
LA COLLEGA GIACOBBE
La spietatezza
a scuola
Si chiamava Giacobbe. Questo cognome,
col suo suono da passato remoto e
polverosamente biblico, si adattava benissimo
alla sua faccia grigiastra, al suo
vestire da bigotta e al suo aspetto da quaresimale.
Purtroppo per lei, il resto non la salvava.
Era cattolica fervente, aveva una voce stridula
e reputava la mansuetudine una virtù. Sarebbe
stata dovunque un’ideale testa di turco. Tuttavia
aveva dei meriti consistenti. Non solo si
era con merito elevata al rango d’insegnante di
storia e di filosofia in un liceo scientifico, ma
era l’unica o quasi che s’incontrasse ai concerti
e alle conferenze. Non era inadeguata, per l’insegnamento:
era l’insegnamento, ad essere inadeguato
a lei. Dal momento che mancava di autorità e
di carisma, e dal momento che, se avesse fatto dei rapporti,
il preside – un vile conformista – non vi avrebbe
dato corso, le sue ore in classe erano un calvario.
Perfino i i professori delle classi vicine non riuscivano
a far lezione per il baccano proveniente dalla sua.
La Giacobbe però non defletteva dai suoi principi:
i carnefici che la rimandavano a casa con le lacrime
agli occhi rimanevano quei bravi ragazzi: lei sapeva ch’erano
buoni, in fondo.
Una volta,esasperata, se ne lamentò
col suo collega di lingua e letteratura
francese e questi, un ateo pieno di taciuto
disprezzo per l’umanità - ma che la trattava
col massimo rispetto - decise di fare il possibile.
Non nutriva speranza ma, arrivato in classe,
parlò alla classe ammutolita.
Voi – gli disse – maltrattate la collega Giacobbe
perché siete
talmente bambini da credere che lei
rappresenti l’autorità mentre voi siete
i deboli che si ribellano. In realtà,
è lei che rappresenta la debolezza; l’autorità
sfornita di armi; l’unica portatrice di un’ideologia
opposta alla vostra, prevalentemente comunista.
Ed ecco che cinici, contro un’idealista,,
in molti contro una, vigliacchi impuniti e ignoranti contro
una persona colta, voi vi accanite contro chi
non sa e non può difendersi. Prosit, fate pure.
Ma almeno due cose dovete tenerle presenti. In primo
luogo, ci rimettete. Che cosa vi rimarrà di queste ore
perdute fra i banchi? Il piacere di avere sghignazzato
e berciato come in un’osteria? Da adulti riprenderete
forse i libri di storia e filosofia che ora non aprite?
Capisco che non ve ne importa nulla, per la maturità,
sappiamo che è una formalità: ma possibile
che vogliate uscire da queste aule ignoranti come
ci siete entrati?
Umanamente
siete vili e spietati. Voi che chiedete
sempre dialogo e comprensione, l’unica volta
che dovreste, voi, offrire dialogo e comprensione,
dimostrate di mancarne quanto dei kapò.
La vita vi punirà. La vostra ignoranza
sarà la vostra croce.
Commento di attualità.
In questi
giorni si narrano con scandalo
le crudeltà degli alunni fra loro o le violenze
contro i docenti e si crede di parlare di
eventi eccezionali. In realtà la nostra è
una società in cui l’autorità è delegittimata,
ha vinto la politica dell’egualitarismo e dell’abolizione
della meritocrazia, in cui impera il buonismo
e il pianto greco sulle difficoltà dei ragazzi.
In cui si crede o si fa finta di credere ad una estrema
fragilità degli alunni che non possono mai affaticarsi,
non possono subire lo stress di un’interrogazione
di lunedì, non possono essere bocciati perché
ne soffrirebbero. Tanto che i genitori vanno facilmente
a difenderli e protestare. Col risultato di un totale
disorientamento educativo ed esistenziale. Magari con
le conseguenze di cui poi finiscono col parlare le cronache,
quando qualcosa è documentato da fotografie o
da una denuncia dei carabinieri.
Avendo
perso autorità e serietà,
la scuola sopravvive solo quando il docente, per
le sue qualità culturali e soprattutto
caratteriali, dispone di un eccezionale carisma.
Ma ecco la domanda: con poco più di mille euro al
mese netti, si può pretendere di avere
docenti carismatici? E poi perché fare concorsi
rarissimi e per pochissimi posti, quando poi
si immettono in ruolo docenti a migliaia, con una
leggina?
I docenti
sono demotivati, privi d’autorità
e dei mezzi per imporla. Dunque non vedono l’ora
d’andare in pensione. La scuola tutta
è una zattera alla deriva, un costoso
e inefficiente carrozzone che sopravvive promuovendo
anche gli asini.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
Massima del
giorno
Il lavoro è spesso lodato da
chi invita gli altri a lavorare, non
da chi lavora.
G.P.
MOLLICHINE
Prodi: “Il paese è ancora addormentato,
ma sta cominciando a svegliarsi”.
Infatti: chi riuscirebbe a dormire, mentre
lo prendono a bastonate?
D’Alema propone “l’Italia come la
porta naturale di ingresso dei prodotti
cinesi in Europa”. In compenso noi esporteremo
la nostra disoccupazione in Cina.
Rutelli, 10 XI: «Le
critiche alla
tassa di soggiorno? Solo piagnistei assurdi»
Rutelli, 14 XI: «Il ritiro della
tassa di soggiorno? Saggia decisione: avrebbe
messo in difficoltà il turismo». Come
fare dell’ironia su chi è già
ridicolo di suo?
L’amministratore di Trenitalia, Moretti:
«Se non arrivano fondi freschi
portiamo i libri in tribunale».
Ma “portare i libri” è un trasporto: ce la faranno?
Diliberteide. Diliberto ci tiene a
ricordare che Nasrallah «era
il segretario della gioventù comunista del
Libano». Bella referenza, per il partito
comunista.
Napolitano: “Scelgo il treno quasi
da quando sono nato”. Effettivamente,
notavamo qualcosa di “lento”, in lui.
Diliberteide: «Nel mondo islamico
una delle poche realtà che si oppone
[che si oppongono] con efficacia all'imperialismo
americano è Hezbollah». Bin
Laden? No: Diliberto.
Mastella: “Fini nel Ppe è Fini
del Ppe”. E noi che eravamo fermi
a: Ibis et redibis non morieris in bello.
Un anonimo ha scritto su un blog: “D’Alema
è un lupo che non perde neanche
il pelo, soffre solo di alopecia”.
Nel 2036 l’asteroide Apophis potrebbe
colpire la Terra, con risultati devastanti.
Mi rimane da sperare che non colpisca la
mia tomba.
Diliberteide. Prodi per Diliberto
in piazza: «È stato un gravissimo
gesto di irresponsabilità”. E
che dire dell’irresponsabilità di chi l’ha portato
al governo?
Sergio Romano: “Pietro Nenni capì
subito la natura democratica della rivoluzione
ungherese”. Ma allora era veramente un genio!
Chiti: “Berlusconi ci compra i senatori”.
Vero o falso che sia, sicuro è
che Chiti li considera capaci di vendersi.
Diliberteide: «Io rispondo esclusivamente
di quello che fa il Pdci”. Che
Dio lo perdoni.
La maggioranza vota un maxi-emendamento
di 826 commi. 826 commi in un emendamento
sono come una Fiat Punto con 413 ruote
di scorta.
Nuovo ddl: “il luogo di lavoro sarà
chiuso se si impiegano quattro o più
clandestini”. Traduzione: chi li denunzia
li farà licenziare.
La magistratura anche stavolta apre
un’inchiesta sulla manifestazione
di Roma. Apre, apre. Mai che chiuda e spenga
la luce!
Diliberteide. “Quello che è accaduto
non aiuta certo la causa palestinese».
Ecco, è questo il suo unico, possibile
difetto.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it