archivio NOVEMBRE 2006

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PRO IUDICIS
Alcune righe a favore dei giudici scritte da uno che non li ama
Le recenti vicende riguardanti la competenza territoriale e la Cassazione inducono molti, anche lontanissimi dalla pratica del diritto, a riflettere sull’amministrazione della giustizia. Molti si chiedono se la sentenza sia una lotteria, se i giudici siano competenti o no, se sia normale che si spendano milioni di euro in anni ed anni di attività giudiziaria per poi giungere alla conclusione che si è scherzato per undici anni, fino ad arrivare alla prescrizione, ecc.
Ciò che i profani dovrebbero innanzi tutto tenere presente è che i giudici hanno come tutti la loro emotività e le loro esperienze personali. Un giudice donnaiolo guarderà con particolare favore un’imputata bellissima e chic, mentre un giudice brutto e moralista la guarderà con severità, quasi come un simbolo di peccato e una tentazione per il galantuomo. E ovviamente questa emotività si estende ad altri campi: un giudice di sinistra tenderà a dar ragione all’inquilino come un giudice di destra tenderà a perdonare l’eccesso di legittima difesa. Per non parlare del caso in cui l’imputato sia un politico.
I giudici non sono superuomini. Fanno anzi un mestiere più nevrotizzante di altri. Se nessuno vi dà torto, se nessuno vi dice che v’è rimasta un po’ di verdura fra i denti, finirete con l’essere troppo sicuri di voi stessi ed anche con l’andare in giro con i denti sporchi. I giudici soffrono di “onnipotenza senza contraddittorio”. Non si curano neanche di sapere se il giudice di grado superiore ha completamente ribaltato il loro giudizio e le loro argomentazioni. Nel frattempo sono passati ad un altro caso. Un altro processo nel quale esercitare la propria onnipotenza.
Ma la cosa più interessante e imprevista per i profani è che il diritto – che tutti immaginano come un binario dal quale non si può uscire, un binario che conduce diritto alla giustizia – è di fatto molto più opinabile di quanto non si pensi. Tutti abbiamo sentito dire “è stato condannato senza prove”; oppure: “è stato assolto benché le prove a suo carico fossero evidenti”: in realtà, quelle prove c’erano o non c’erano? Il fatto è che la domanda stessa è mal posta.
La prova non è un dato obiettivo. Prova è ciò che il giudice ritiene tale. E se non la ritiene tale non è prova. Ovviamente, se un tizio è stato filmato mentre ammazza qualcuno, è difficile trovare un giudice che lo assolva. Ma non dimentichiamo che un tale ha gridato “Buffone” a Berlusconi ed è stato assolto. A quanto pare, la prova del dolo, cioè la volontà di ingiuriare, per il giudice non esisteva. Bisognerebbe che qualcuno gli gridasse “Buffone!” per vedere come reagisce: ma probabilmente lo condannerebbe severamente perché la sua non è una critica politica ma un’ingiuria a magistrato in udienza. Lui mica è Berlusconi.
Né ci i può lamentare di questo sistema: coloro che sono tanto sicuri che la colpevolezza è provata (i colpevolisti dei grandi processi) si contrappongono a coloro che sostengono con altrettanta vigoria che non esistono prove della colpevolezza (gli innocentisti). Quelli che biasimano i giudici si comportano esattamente come loro, non avendo per giunta molti dati sul processo.
Ciò che si è detto per la prova vale anche per le altre determinazioni, per esempio la competenza territoriale, la legittima suspicione, la ricusazione, ecc. Il giudice è sottoposto in primo luogo alla sua emotività e se vorrà decidere in una data direzione riterrà prova un semplice indizio, mentre se vorrà decidere nella direzione opposta dirà che quella prova è opinabile ed apparente. L’unica garanzia è data dall’onestà intellettuale del giudice, ma neanche su di essa tutti sono pronti a contare. Piero Calamandrei scrisse una volta: “Se mi accusassero di avere rubato la Torre di Pisa io intanto mi darei alla latitanza”.
La conclusione è sconsolata ma non sorprendente. Secoli fa Bartolo di Sassoferrato (1313-1357), “giureconsulto – dice la “Garzantina” – la cui autorità si esercitò anche fuori d’Italia e ben oltre il suo tempo”, disse una volta più o meno queste parole: “Quando mi propongono un caso, io sento immediatamente qual è la soluzione giusta e poi cerco le ragioni giuridiche per sostenerla”. Bartolo era un uomo: ed anche un onest’uomo.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 3 dicembre 2006


Pazienza e moderazione.
Ci si chiede dove vanno a pescarli. Credo che per entrare a far parte , a livello dirigenziale, dell'organizzazione dei diritti umani dell'ONU si debba sostenere un esame di "odio per Israele" , se lo superi sei dentro, se no fuori , via, non sei degno!
Louise Arbour, capo della delegazione per i  diritti umani delle Nazioni Unite, e' arrivata in Israele per sculacciarci e farci capire che dovremmo comprendere  il diritto dei palestinesi di bombardare le citta' israeliane. E' arrivata, bella pimpante, ha dichiarato che si, e' vero, in Darfur sono morte 200.000 persone per mano del governo islamico e che 2 milioni sono profughi ma " ogni persona che soffra di violazioni dei diritti umani ha bisogno della nostra attenzione" quindi eccola qui a dire che Israele non deve opporsi ai diritti dei palestinesi di lanciare missili e soprattutto che Israele non deve esagerare nella risposta!
Evidentemente D'Alema ha fatto scuola tra i nemici di Israele.
La Arbour, una dolce e piccola signora di 59 anni,  ha avuto anche la spudoratezza di farsi portare  a Sderot da dove pero' e' scappata a gambe levate perche', proprio nel momento in cui la delegazione entrava in citta',  i palestinesi, per niente grati,  si sono messi a sparare  missili uno dei quali e' caduto a pochi metri dall'auto della loro paladina.
Sti palestinesi non hanno proprio nessun rispetto nemmeno per i loro amici di sempre!
La Arbour, probabilmente sotto l'effetto di problemi intestinali da fifa nera,  e' scappata accompagnata dai sassi che gli abitanti di Sderot tiravano contro la sua auto gridando "Fuori di qua' ,anche i nostri figli hanno il diritto di vivere. Fuori di qua".
E adesso chi e' stato nominato Capo della missione dell'ONU per indagare sul bombardamento israeliano a Beit Hanun?
Desmond Tutu! 
Premio Nobel per la pace, come Arafat, e, come Arafat, uno che odia Israele fino alla psicosi.
Andiamo bene!
Desmond Tutu, Arcivescovo sudafricano, che da anni  paragona la politica israeliana all'apartheid sudafricana,  ha fatto varie dichiarazioni interessanti, vediamo di farne un breve elenco tanto per inquadrare il personaggio.
"Il sionismo ha molti punti in comune col razzismo"
"Gli ebrei credono di avere il monopolio di Dio e Gesu' si e' arrabbiato perche' hanno voluto chiudere fuori l'umanita'"
" La violenza sionista nei territori occupati e' disumana "
Tutu durante una conversazione con l'ambasciatore di Israele in SudAfrica si e' sempre rifiutato di nominare la parola ISRAELE riferendosi sempre e soltanto a PALESTINA.
Desmond Tutu, dunque, personaggio che, oltre che antisionista e antiisraeliano, si potrebbe definire anche antisemita,  guidera' l'inchiesta dell'ONU su Beit Hanun e possiamo gia' prevedere le conclusioni, una farsa  di cui lui dice di sentirsi onorato. Una farsa che non prende in considerazione i sei anni di missilate contro Israele ne' una sola azione di terrorismo.
Una farsa immorale dunque e per niente comica. 
Tutu sara' anche onorato ma e' da stabilire quale sia il suo senso dell'onore  considerando il suo razzismo, il suo odio nei confronti di Israele e il suo amore per i terroristi.
Forza Tutu, venga e condanni e chiami pure Israele Palestina, forse riuscira' persino a beccarsi un secondo premio Nobel con relativo assegno, naturalmente!
A questa porcheria possiamo aggiungerne un altra, cioe' l'ultima risoluzione ONU, non so che numero sia  poiche' le risoluzioni contro Israele sono migliaia, che intima a Israele di ritirarsi entro i confini pre 1967, lasciare Gerusalemme e il Golan.
Hanno votato a favore 155 paesi tra cui tutta l'Europa. Ci sono state 10 astensioni e i paesi che hanno votato contro, oltre naturalmente, a Israele  sono Stati Uniti,  Micronesia, le isole Marshall e Pallau.
Gli unici amici, tutti gli altri vogliono la nostra scomparsa come popolo e come Nazione.
Tutti gli altri vogliono continuare il lavoro interrotto in Europa 60 anni fa. Al Vecchio Continente arteriosclerotico e tremolante  non basta essere il piu' grande cimitero ebraico del mondo, non  basta camminare sulle ceneri di Auschwitz, l'Europa vuole che gli ebrei non abbiano uno stato, una casa, l'Europa vuole gli ebrei in sua balia, da ammazzare dando una mano agli arabi , il tutto in nome di Ahmadinejad, Hamas, Hezbollah come prima era in nome di Hitler, Stalin, Mussolini.
Israele e' l'unico paese al mondo cui si chiede di ritirarsi da territori guadagnati in guerra, dopo essere stato aggredito.
Israele e' l'unico paese al mondo cui si chiede di scomparire in favore del terrorismo e del fondametalismo islamico.
Pazienza e moderazione, dice Ehud Olmert.
Pazienza e moderazione verso chi, alla faccia del cessate il fuoco, continua a lanciare missili su Israele.
Pazienza e moderazione anche verso chi vuole la nostra fine?
Pazienza e moderazione anche di fronte allo smantellamento di Israele?
Pazienza e moderazione  anche alla luce della vittoria del terrorismo, grazie alla vigliaccheria dell'Occidente?
Israele ha avuto pazienza e moderazione per troppo tempo comportandosi con una civilta'  che nessun altro paese aggredito al mondo avrebbe avuto.
Adesso basta, adesso hanno ancora una volta deciso la nostra sorte.
Ancora una volta hanno deciso di riaprire Auschwitz.
Ancora una volta vincono i mostri dell'antisemitismo.
Ancora una volta il mondo tace e acconsente, questo maledettissimo mondo cane e antisemita, questo mondo adoratore dell'estremismo islamico che vuole il sacrificio di Israele sull'altare dell'odio e dell'ignominia e della vilta'.
Ancora una volta il mondo e' assetato del nostro sangue.
No! Non avrete questa soddisfazione, non avrete altri 6 milioni  adesso e' ora che Israele si alzi, in tutta la sua statura, e gridi al mondo vigliacco e assassino: BASTA!
BASTA, BASTA, BASTA, BASTA!
 
Deborah Fait -www.informazionecorretta.com

EVASORI SIAMO TUTTI
Il biasimo nei confronti dell’evasore fiscale è un “topos” immarcescibile. Un argomento retorico costantemente utilizzabile. Le prime immagini che vengono in mente, quando si parla di evasori, sono quelle d’un commerciante ben pasciuto, d’un industriale in long stretch limousine (una di quelle automobili sesquipedali che si vedono in film), o perfino quella d’un terroso e semi-analfabeta commerciante di granaglie: persone che hanno in comune questo, hanno fatto i miliardi senza mai denunciare il loro vero reddito. Letteratura. In realtà, evasori siamo tutti.
Esistono quelli che a via di contorcimenti tecnici ed elusioni fiscali riescono a pagare meno del dovuto, ma sono relativamente pochi. Per giunta lo Stato li ha tassati prevedendo i loro contorcimenti tecnici e le loro elusioni. Si ha quello che in francese si chiama un marché de dupes, cioè un contratto in cui tutti sono ingannati: “tu mi tassi più del dovuto ed io sfuggo”, “tu mi dai meno di quello che ti chiedo e io aumento le imposte”. Ma non sono questi contribuenti che qui interessano. Qui ci si vuole occupare dell’atteggiamento di scandalizzato moralismo con cui in tanti vorrebbero vedere impiccati gli evasori: dimenticando che probabilmente la forca toccherebbe anche a loro.
Se una mattina un meccanico non riesce a mettere in moto l’automobile, pulisce i morsetti della batteria e parte, è un evasore. Infatti, mentre se lo fa uno qualunque è lecito, se lo fa un meccanico è una prestazione professionale. Non può certo pagare se stesso e nessuno glielo chiede: ma lo Stato su quella prestazione ha diritto all’IVA. L’avvocato che dà en passant un consiglio legale al proprio fratello, o suggerisce una soluzione nel corso di un’assemblea di condominio, fornisce una prestazione professionale. Dovrebbe dunque riportare l’introito fra i suoi redditi e pagare la relativa imposta, anche se quell’introito non lo ha avuto. Si badi, non si sta scherzando. È capitato che la Guardia di Finanza multasse dei parrucchieri che non si erano fatti pagare dalla propria madre. La lista si potrebbe allungare a volontà. È evasore il professore che dà lezioni private senza pagare le tasse sugli onorari. È evasore anche se non si è fatto pagare: lo Stato, non avendo né fratelli né nipoti, non rinuncia alla sua parte. È evasore chi per ottenere uno sconto accetta paga all’artigiano senza chiedere fattura. Chi non pretende la fattura dal dentista, dal ginecologo, dal meccanico, sempre sperando in uno sconto. La lista è infinita.
Molti, quando si fanno notare questi fatti, protestano: “Ma si tratta di evasioni microscopiche!” E questa è un’argomentazione ipocrita. Se ci si abbassa ad essere evasori per non pagare cento o duecento euro, chi non cercherebbe di non pagarne mille o diecimila? Ciascuno evade quanto può e il pianto greco sugli evasori è assurdo. Ma non c’è speranza che si smetta: corrisponde troppo ai sentimenti d’invidia e alla generale disinformazione della massa.
Lo Stato, per funzionare, ha bisogno di denaro. E poiché è troppo difficile andare ad inseguire il professore che dà lezioni private di nascosto, segue di solito due vie: o colpisce con le imposte dirette i beni che non si possono nascondere (il lavoro dipendente, la casa, l’automobile), oppure si nutre di imposte indirette. Ma le prime sono altamente impopolari perché tutti o quasi hanno una casa e un’automobile, e la tassazione diretta si presenta nuda e cruda come una richiesta di denaro; e le seconde sono politicamente impopolari perché non progressive: l’accisa su una bottiglia di grappa la paga in uguale misura il proletario beone e il miliardario.
La lotta all’evasione, in modo che tutti contribuiscano secondo le loro possibilità a sostenere lo Stato (come dice la Costituzione), è sacrosanta. Ma il miglior modo di attuarla è tenere basse le aliquote affinché diminuisca il numero degli evasori e si possano stangare severamente quelli che sono scoperti. Se le aliquote sono alte e gli evasori troppi, anche a scoprirne molti, continueranno ad evadere moltissimi. Inoltre, bisogna accettare senza moralismi le imposte indirette in quanto, pure se è vero che non sono progressive, fanno pagare lo stesso di più il ricco che il povero. Il ricco infatti consuma di più.
Va infine ricordato che lo Stato non può aumentare le imposte a sua fantasia. Una legge ineluttabile della scienza delle finanze dice che, se si esagera con le aliquote, il getto invece di aumentare diminuisce. Se lo Stato mettesse un’imposta di dieci euro su ogni bottiglia di acquavite, molti smetterebbero di acquistarla (e il gettito dell’imposta calerebbe), mentre altri si darebbero al contrabbando (senza versare un euro). Lo Stato ci perderebbe.
La conclusione è che la materia fiscale è una materia tecnica, non un campo per le esercitazioni moralistiche degli idealisti.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it

Commissione Mitrokhin, perchè Guzzanti è nel mirino
L'accusa a Paolo Guzzanti di aver fatto perfino dossieraggio nei confronti di Romano Prodi, avrebbe origine da una serie di documenti ancora riservati, ma depositati negli archivi del Senato, ottenuti dalla commisisone Mitrokhin da alcuni governi dei paesi dell'ex Urss. La commissione presieduta da Guzzanti si è occupata molto di via Gradoli e della "bufala" - così l'hanno definita anche due senatori a vita, Giulio Andreotti e Francesco Cossiga - della "seduta spiritica". Vicende gravissime sulle quali tentò di indagare anche Giovanni Pellegrino, l'ex senatore diessino presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi e anche lui poco convinto della seduta spiritica, senza molti risultati, anche perché gli archivi dei paesi ex Urss erano chiusi ancora a doppia mandata. Quello che della commissione Mitrokhin avrebbe dato più fastidio al premier, sarebbe una relazione fatta fare da Guzzanti sui presunti rapporti fra il Kgb, Nomisma e Prodi e depositata negli archivi di san Macuto. "Durante il rapimento Moro, Romano Prodi ebbe la disinformazione su via Gradoli dall'ufficiale del Kgb Felix Konopikhin, lo stesso che sotto il falso nome del diligente studente Serguej Sokolov seguiva i corsi di Aldo Moro fino alla mattina del rapimento. Non è mai esistito quindi alcun 'bravo giovanotto dell'Autonomia operaia da proteggere' (la legge permette senza sedute spiritiche di non rivelare la fonte) ma invece un ufficiale del Kgb: questo è quanto affermano due ufficiali ex sovietici che vivono rifugiati in Francia - Eugenij Limarev, ndr- e negli Usa i cui nomi mi sono noti e che si sono detti pronti a testimoniare. Intanto, altri due ex ufficiali del Kgb indicano una connessione fra Romano Prodi e il Kgb stesso risalente alla metà degli anni Settanta, cioè qualche anno prima del rapimento Moro. L'insieme di queste informazioni spiega la messinscena del piattino e degli spiriti così come apre interrogativi devastanti sul consenso apertamente espresso da Prodi ai golpisti suoi amici contro Gorbaciov, come dichiarato il 21 agosto 1991 al Corriere della Sera, quando la società Nomisma era in joint venture con l'istituto Plehanov, sezione economica del Kgb. E infine spiega l'incredibile comportamento del Sismi sotto la gestione Prodi, quando il dossier Mitrokhin originale fu sbianchettato alla fonte e quello residuo messo sotto chiave in violazione di ogni norma e legge, vedi denuncia al Tribunale dei ministri. Il Sismi di Romano Prodi impedì che si intervistasse Vasilij Mitrokhin che aveva la chiave di tutte le notizie criptate secondo un sistema che solo lui conosceva". Secondo Guzzanti, "dal momento che la questione dei legami fra Romano Prodi e il Kgb è ora all'attenzione e agli atti del Parlamento europeo e che sono sopraggiunti ulteriori testimonianze sulle pericolose relazioni fra Romano Prodi e il Kgb, ritengo mio dovere spiegare che secondo le testimonianze a me note il Kgb selezionò un gruppo di intellettuali non comunisti europei, fra cui Prodi, con l'intenzione di svilupparne prestigiose carriere e poterli usare come agenti di influenza".
La prima testimonianza in questo senso è quella dell'ex colonnello sovietico Alexander Litvinenko, ora cittadino britannico - l'ex colonnello del Kgb assassinato a Londra, ndr - che ha raccolto le notizie nel servizio segreto prima sovietico e poi russo, prima di rifugiarsi a Londra. La seconda è di Oleg Gordiewski, il più noto transfuga del Kgb, oggi ufficiale in pensione del servizio segreto britannico, il quale, pur non disponendo di informazioni dirette, udì i suoi colleghi del Kgb che operavano con lui in Scandinavia, dire: 'Prodi è un uomo nostro: del Kgb'". "Le altre due testimonianze provengono da ufficiali russi rifugiati in Occidente (uno negli Stati Uniti e uno in Francia) di cui non intendo fare il nome per ovvi motivi di sicurezza, entrambi pronti a ripetere quanto sanno alle autorità italiane. L'inspiegabile reticenza di Prodi a rivelare la fonte che gli suggerì la seduta spiritica per trasmettere una micidiale disinformazione sul covo di via Gradoli - conclude Guzzanti nella dichiarazione al Velino - dipenderebbe dunque dal fatto (dichiarano i due ex ufficiali Kgb disposti a testimoniare) che la fonte dell'informazione e della disinformazione (Gradoli paese in luogo di via Gradoli in Roma) era il falso studente Sergueij Sokolov che aveva pedinato a lungo e insospettito Aldo Moro e la cui vera identità è Felix Konopikhin (o Konopkhin, secondo traslitterazione nell'alfabeto latino), oggi 52enne congedato che vive a Mosca. Costui, secondo gli agenti rifugiati, ebbe anche il compito di depistare gli emissari della famiglia Moro con false informazioni".

 Il Velino

Massima del giorno
Le pecore che vivono più tranquille sono quelle che riescono a tenersi sempre nel mezzo del gregge.
G.P.

MOLLICHINE
Bob Bartley, direttore del WSJ, ha dichiarato che in 30 non ha ricevuto una telefonata, dalla proprietà. Pessimi telefoni, in USA. Quello tra Repubblica e CDB non si è mai guastato.

Padoa-Schioppa: "taglio delle tasse già dal 2007". È come uno che ti bastona oggi e ti promette di curarti domani.

Prodi: "l'impegno militare in Afghanistan non e' l'unica risposta". Giusto. Si può anche gridare ai taliban: "Figli di puttana!"

"Gli esami hanno confermato che Silvio Berlusconi è in perfetta salute". E così pure, dunque, il programma del centro-sinistra.

Il governo studia una "governance a tre" per Alitalia. Governance. Dio sa che diavolo è. Che sia un'espressione inglese per "triplo fallimento"?

Deaglio: "Soddisfatto che l'Italia abbandoni il voto elettronico". Ovvio, essendo un progressista, è contro il progresso.

D'Alema, sull'affaire Deaglio: "Non so niente, ero all'estero, non saprei che dire. Non ho visto il film". Quattro negazioni al posto di una. Troppe.

Prodi trova i vertici "noiosi". È sempre così, quando non ti fanno partecipare alla conversazione.

LE PAROLE DEL CODICE
Di fronte ad un processo durato dieci anni e giunto fino in Cassazione, il lettore di giornali non osa avere un'opinione. Ed è giusto che sia così: se i chirurghi non sono d'accordo sulla tecnica da usare per una laparotomia, non è l'infermiere e ancor meno il malato che hanno il diritto di dire chi ha ragione e chi ha torto.
Tuttavia, nel caso del problema  che la Cassazione ha ieri definito, quel lettore di giornali può quanto meno leggere ciò che il Codice di Procedura Penale afferma in materia di competenza per territorio. Ecco le precise parole: "La competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato consumato".
Nel caso del processo Sme-Ariosto, l'imputazione era di corruzione in atti giudiziari per processi celebrati a Roma. Dunque, la competenza territoriale era dei giudici di Roma. Una norma successiva recita: "Se non è noto il luogo indicato nel comma 1, la competenza appartiene successivamente al giudice della residenza, della dimora o del domicilio dell`imputato". E tutti gli imputati, salvo Berlusconi (che vi aveva il domicilio), erano residenti a Roma. Infine, se si tiene conto del fatto che alcuni imputati erano magistrati, la competenza non doveva essere neppure di Roma ma di Perugia, a causa della regola che segue: "I procedimenti in cui un magistrato assume la qualità << di imputato >>, sono di competenza del giudice ... che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello determinato dalla legge". Corte d'Appello che, per i giudici di Roma, è da sempre quella di Perugia.
Con quali contorcimenti giuridici i giudici di Milano si siano potuti intestardire a processare i giudici di Roma per una eventuale corruzione riguardante processi celebrati a Roma, non si comprende.

Gianni Pardo - 1 dicembre 2006

LA COERENZA A SCOPPIO RITARDATO
La Turchia resta fuori dalla porta dell'Unione Europea, almeno per il momento. Tuttavia è inutile dividersi in interessati tifosi o acerrimi oppositori, come già sta capitando in Europa ed in Italia: sono le ragioni dei sì e dei no che vanno bilanciate ed esaminate. Le ragioni del no sono essenzialmente di carattere storico e di principio e forse per questo snobbate dai più, molto più attenti alle ragioni dei sì, ovvero alle motivazioni politiche e commerciali favorevoli all'ingresso. La Turchia ha ancora numerosi scheletri nell'armadio e non ha voluto scoprirne nessuno. Il genocidio armeno è ancora fortemente minimizzato, al punto da essere considerato come lo sfortunato evento che ha colpito alcune centinaia di persone, appartenenti ad una minoranza e di cui la Turchia nega la piena responsabilità. Non solo. C'è la questione turco-cipriota, ovvero il blocco commerciale ed il mancato riconoscimento da parte dei turchi, di quella parte dell'isola (paese entrato da poco dell'UE) sotto il controllo della Grecia, anch'esso paese dell'UE. Resta ancora aperta la delicata questione del Kurdistan, che la Turchia ha deciso di gestire alla maniera "irachena", prima frenando qualsiasi richiesta fatta in passato da questa minoranza unita a quella irachena appunto e poi incarcerando ad uno ad uno tutti i suoi leader (anche se perla verità l'appendice politica dei curdi in Turchia si è mostrata alquanto violenta). La spinta estremista islamica inoltre è sempre più presente ed in un certo senso anche il primo partito dell'AKP, a volte, ha mostrato il lato duro dell'intransigenza religiosa. A tutti questi ostacoli, i sostenitori della Turchia hanno risposto con un precedente massacro a svantaggio dei turchi, solo qualche mese prima, con il rifiuto di un accorpamento di tipo federale di Cipro, bocciato dai greco-ciprioti e non dai turco-ciprioti. Sul Kurdistan, la Turchia inoltre ha chiamato in causa la comunità internazionale, colpevolmente assente ed aliena al problema. Insomma i turchi, stando alle confutazioni indicate meriterebbero l'ingresso. Ma allora quello che dobbiamo chiederci non sono i meriti della Turchia, ma il significato dell'Europa. L'Unione Europea è una delle istituzioni internazionali più deboli. Non ha ancora approvato la costituzione e nel frattempo sta imbarcando nuovi membri che la sottoscriveranno solo per formalità oppure si rifiuteranno sistematicamente di farlo; ha un potere economico che sfrutta bene al suo interno, ma non riesce a far valere nei confronti di Usa, Russia Giappone, Cina, India e Sud America; ha un limitato potere politico fortemente condizionato dalle identità nazionali molto forti. Con queste premesse l'Europa ammette che la Turchia non è pronta ad entrare nell'UE, ma è vero anche il contrario, anzi forse è più vero che l'Europa non può permettersi la Turchia, come non poteva permettersi Cipro, ancora coinvolto in una divisione antica e pericolosa fra Grecia e Turchia o i tre stati baltici, troppo lontani dalla realtà europea, o la Romania e la Bulgaria che non danno garanzie di stabilità economica, di serietà nelle politiche sull'immigrazione ed affette da una congenita vocazione alla corruzione in ogni campo. L'UE avrebbe potuto dire no, se già prima avesse opposto il proprio rifiuto agli ingressi molto dubbi di altri paesi non meritevoli. Adesso non può dire no. Se la ragione dell'UE è diventata soltanto l'allargamento del libero mercato economico, a prescindere da situazioni politiche, economiche interne, sociali, religiose, morali, allora anche la Turchia ha diritto a farne parte. Essere rigidi e coerenti troppo tardi non è un rimedio agli errori precedenti, ma un errore doppio.

 Angelo M. D'Addesio

IL FUTURO DI PRODI
Se un pescatore dice d’avere pescato una sardina eccezionale che da sola pesava trecentocinquanta grammi, qualcuno gli crederà e ammetterà che è stata una presa eccezionale. Ma se racconta d’avere pescato una sardina da tre chili e mezzo, si farà ridere in faccia. Nello stesso modo in politica mentire non è peccato, bisogna evitare di mentire troppo: perché si rischia di farsi ridere in faccia. È il rischio che correrebbe Prodi, se solo gli italiani avessero un minimo di memoria. Ecco la sua dichiarazione di ieri, riportata dal “Foglio” di oggi: “Berlusconi ha fatto una legge per farmi durare di meno, ma io durerò 5 anni”. Ed ecco alcuni commenti evidenti.
1) La legge non funziona per farlo durare di meno ma per farlo durare di più. Se alla Camera l’Unione non avesse avuto l’enorme abbuono che ha avuto in quanto vincitrice delle elezioni (per sei decimillesimi dei voti), avrebbe avuto in essa lo stesso scarto di parlamentari che ha al Senato, meno i senatori a vita.
2) La legge elettorale, per quanto riguarda il Senato – se chi scrive non ricorda male – aveva lo stesso meccanismo della Camera ma, su pressione del Presidente Ciampi e di altri, fu modificata per renderla così com’è. Ed oggi l’Unione ha le maggiori difficoltà nel ramo del Parlamento dove la riforma del sistema elettorale non funziona come fu originariamente concepita.
3) È stata la Cdl che ha imposto la nuova legge elettorale a Berlusconi piuttosto che non sia stato lui a volerla. Dunque, si può dire che è una legge della Cdl; si può dire che è anche di Berlusconi; ma dire che è sua, e sua soltanto, è una stupidaggine. Inoltre, dal momento che tendeva a favorire i piccoli partiti (per questo l’Udc la voleva), essa favorisce anche i piccoli partiti di sinistra, i quali infatti non scalpitano per modificarla.
4) Quanto al dire “durerò cinque anni”, è una stupidaggine e basta. Prodi in questo lasso di tempo – Dio non voglia – potrebbe morire. Il Senato potrebbe mandarlo a casa con uno dei tanti voti di fiducia andati male. In seguito, anche se Napolitano non sciogliesse le camere, l’Unione probabilmente gli preferirebbe un altro Primo Ministro. Come è già successo. Il futuro è un tempo da maneggiare con cautela ma uno che, in una breve frase, è capace di dire tante sciocchezze, usa questa dinamite con la disinvoltura. Come dice il proverbio inglese, fools rush in where angels fear to tread, gli sciocchi si precipitano lì dove gli angeli hanno paura di camminare con cautela.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
 - 28 novembre 2006

17,00
(Agi) - I magistrati romani che indagano sui presunti brogli elettorali denunciati nel film documentario "Uccidete la democrazia" di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, hanno deciso che non riconteranno le schede bianche delle ultime elezioni. A questa conclusione i sostituti procuratori Salvatore Vitello e Maria Francesca Loy sono giunti dopo l'audizione del prefetto Adriana Fabbretti, direttore centrale dell'ufficio elettorale del ministero dell'Interno che ha sottolineato come i dati diffusi dal Viminale abbiano valore divulgativo e la procedura ufficiale sia quella di tipo cartaceo senza trasmissione telematica.
Questa la notizia. Dunque - già si sapeva, solo ulteriore conferma -  tutta la  sceneggiata dei brogli elettorali denunciata e sostenuta dalla sinistra, si stà dimostrando  una  vera e propria bufala, - sòla, direbbero a Roma;  pacco,  a Napoli-  confezionata, ad uso allocchi,  dal settimanale "Diario".
L'altra notizia:   se andate in edicola, trovate, per la serie "I libri di diario",  un misero cartonato con dentro   un librettino dal titolo "Il broglio - romanzo simultaneo" e  il dvd "Uccidete la democrazia",   il tutto a 17€  .... poi dicono che i compagni non sanno fare marketing...
A proposito, signori magistrati - Diario o non Diario, da mesi il centro-destra, Berlusconi,  denuncia brogli e chiede di ricontare i voti, - per la nostra tranquillità e la vostra credibilità (
possibile che la magistratura si metta in moto solo quando lo chiede la sinistra?)
, li vogliamo ricontare questi voti ...

cp. 28 novembre 2006

UN EDITORIALE IN TRE RIGHE
Una forza internazionale d'interposizione fra Gaza e Israele, riuscirebbe ad impedire il lancio di razzi ? Certo che no. L'Onu saprebbe solo impedire ad Israele di andare ad arrestare i terroristi o a vendicarsi. Se l'attuale tregua reggesse, sarebbe solo perché Israele ha colpito duro i colpevoli.
Gianni Pardo

LA   COLLEGA GIACOBBE
La spietatezza a scuola
Si chiamava Giacobbe. Questo cognome, col suo suono da passato remoto e polverosamente biblico, si adattava benissimo alla sua faccia grigiastra, al suo vestire da bigotta e al suo aspetto da quaresimale. Purtroppo per lei, il resto non la salvava. Era cattolica fervente, aveva una voce stridula e reputava la mansuetudine una virtù. Sarebbe stata dovunque un’ideale testa di turco. Tuttavia aveva dei meriti consistenti. Non solo si era con merito elevata al rango d’insegnante di storia e di filosofia in un liceo scientifico, ma era l’unica o quasi che s’incontrasse ai concerti e alle conferenze. Non era inadeguata, per l’insegnamento: era l’insegnamento, ad essere inadeguato a lei. Dal momento che mancava di autorità e di carisma, e dal momento che, se avesse fatto dei rapporti, il preside – un vile conformista – non vi avrebbe dato corso, le sue ore in classe erano un calvario. Perfino i i professori delle classi vicine non riuscivano a far lezione per il baccano proveniente dalla sua. La Giacobbe però non defletteva dai suoi principi: i carnefici che la rimandavano a casa con le lacrime agli occhi rimanevano quei bravi ragazzi: lei sapeva ch’erano buoni, in fondo.
Una volta,esasperata, se ne lamentò col suo collega di lingua e letteratura francese e questi, un ateo pieno di taciuto disprezzo per l’umanità - ma che la trattava col massimo rispetto - decise di fare il possibile. Non nutriva speranza ma, arrivato in classe, parlò alla classe ammutolita.
Voi – gli disse – maltrattate la collega Giacobbe perché siete talmente bambini da credere che lei rappresenti l’autorità mentre voi siete i deboli che si ribellano. In realtà, è lei che rappresenta la debolezza; l’autorità sfornita di armi; l’unica portatrice di un’ideologia opposta alla vostra, prevalentemente comunista. Ed ecco che cinici, contro un’idealista,, in molti contro una, vigliacchi impuniti e ignoranti contro una persona colta, voi vi accanite contro chi non sa e non può difendersi. Prosit, fate pure. Ma almeno due cose dovete tenerle presenti. In primo luogo, ci rimettete. Che cosa vi rimarrà di queste ore perdute fra i banchi? Il piacere di avere sghignazzato e berciato come in un’osteria? Da adulti riprenderete forse i libri di storia e filosofia che ora non aprite? Capisco che non ve ne importa nulla, per la maturità, sappiamo che è una formalità: ma possibile che vogliate uscire da queste aule ignoranti come ci siete entrati?
Umanamente siete vili e spietati. Voi che chiedete sempre dialogo e comprensione, l’unica volta che dovreste, voi, offrire dialogo e comprensione, dimostrate di mancarne quanto dei kapò. La vita vi punirà. La vostra ignoranza sarà la vostra croce.

Commento di attualità.
In questi giorni si narrano con scandalo le crudeltà degli alunni fra loro o le violenze contro i docenti e si crede di parlare di eventi eccezionali. In realtà la nostra è una società in cui l’autorità è delegittimata, ha vinto la politica dell’egualitarismo e dell’abolizione della meritocrazia, in cui impera il buonismo e il pianto greco sulle difficoltà dei ragazzi. In cui si crede o si fa finta di credere ad una estrema fragilità degli alunni che non possono mai affaticarsi, non possono subire lo stress di un’interrogazione di lunedì, non possono essere bocciati perché ne soffrirebbero. Tanto che i genitori vanno facilmente a difenderli e protestare. Col risultato di un totale disorientamento educativo ed esistenziale. Magari con le conseguenze di cui poi finiscono col parlare le cronache, quando qualcosa è documentato da fotografie o da una denuncia dei carabinieri.
Avendo perso autorità e serietà, la scuola sopravvive solo quando il docente, per le sue qualità culturali e soprattutto caratteriali, dispone di un eccezionale carisma. Ma ecco la domanda: con poco più di mille euro al mese netti, si può pretendere di avere docenti carismatici? E poi perché fare concorsi rarissimi e per pochissimi posti, quando poi si immettono in ruolo docenti a migliaia, con una leggina?
I docenti sono demotivati, privi d’autorità e dei mezzi per imporla. Dunque non vedono l’ora d’andare in pensione. La scuola tutta è una zattera alla deriva, un costoso e inefficiente carrozzone che sopravvive promuovendo anche gli asini.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it

Massima del giorno
Il lavoro è spesso lodato da chi invita gli altri a lavorare, non da chi lavora.
G.P.


MOLLICHINE
Prodi: “Il paese è ancora addormentato, ma sta cominciando a svegliarsi”. Infatti: chi riuscirebbe a dormire, mentre lo prendono a bastonate?

D’Alema propone “l’Italia come la porta naturale di ingresso dei prodotti cinesi in Europa”. In compenso noi esporteremo la nostra disoccupazione in Cina.

Rutelli, 10 XI: «Le critiche alla tassa di soggiorno? Solo piagnistei assurdi» Rutelli, 14 XI: «Il ritiro della tassa di soggiorno? Saggia decisione: avrebbe messo in difficoltà il turismo». Come fare dell’ironia su chi è già ridicolo di suo?

L’amministratore di Trenitalia, Moretti: «Se non arrivano fondi freschi portiamo i libri in tribunale». Ma “portare i libri” è un trasporto: ce la faranno?

Diliberteide. Diliberto ci tiene a ricordare che Nasrallah «era il segretario della gioventù comunista del Libano». Bella referenza, per il partito comunista.

Napolitano: “Scelgo il treno quasi da quando sono nato”. Effettivamente, notavamo qualcosa di “lento”, in lui.

Diliberteide: «Nel mondo islamico una delle poche realtà che si oppone [che si oppongono] con efficacia all'imperialismo americano è Hezbollah». Bin Laden? No: Diliberto.

Mastella: “Fini nel Ppe è Fini del Ppe”. E noi che eravamo fermi a: Ibis et redibis non morieris in bello.

Un anonimo ha scritto su un blog: “D’Alema è un lupo che non perde neanche il pelo, soffre solo di alopecia”.

Nel 2036 l’asteroide Apophis potrebbe colpire la Terra, con risultati devastanti. Mi rimane da sperare che non colpisca la mia tomba.

Diliberteide. Prodi per Diliberto in piazza: «È stato un gravissimo gesto di irresponsabilità”. E che dire dell’irresponsabilità di chi l’ha portato al governo?

Sergio Romano: “Pietro Nenni capì subito la natura democratica della rivoluzione ungherese”. Ma allora era veramente un genio!

Chiti: “Berlusconi ci compra i senatori”. Vero o falso che sia, sicuro è che Chiti li considera capaci di vendersi.

Diliberteide: «Io rispondo esclusivamente di quello che fa il Pdci”. Che Dio lo perdoni.

La maggioranza vota un maxi-emendamento di 826 commi. 826 commi in un emendamento sono come una Fiat Punto con 413 ruote di scorta.

Nuovo ddl: “il luogo di lavoro sarà chiuso se si impiegano quattro o più clandestini”. Traduzione: chi li denunzia li farà licenziare.

La magistratura anche stavolta apre un’inchiesta sulla manifestazione di Roma. Apre, apre. Mai che chiuda e spenga la luce!

Diliberteide. “Quello che è accaduto non aiuta certo la causa palestinese». Ecco, è questo il suo unico, possibile difetto.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it