archivio NOVEMBRE 2006

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PRO IUDICIS
Alcune righe a favore dei giudici scritte da uno che non li ama
Le recenti vicende riguardanti la competenza territoriale e la Cassazione inducono molti, anche lontanissimi dalla pratica del diritto, a riflettere sull’amministrazione della giustizia. Molti si chiedono se la sentenza sia una lotteria, se i giudici siano competenti o no, se sia normale che si spendano milioni di euro in anni ed anni di attività giudiziaria per poi giungere alla conclusione che si è scherzato per undici anni, fino ad arrivare alla prescrizione, ecc.
Ciò che i profani dovrebbero innanzi tutto tenere presente è che i giudici hanno come tutti la loro emotività e le loro esperienze personali. Un giudice donnaiolo guarderà con particolare favore un’imputata bellissima e chic, mentre un giudice brutto e moralista la guarderà con severità, quasi come un simbolo di peccato e una tentazione per il galantuomo. E ovviamente questa emotività si estende ad altri campi: un giudice di sinistra tenderà a dar ragione all’inquilino come un giudice di destra tenderà a perdonare l’eccesso di legittima difesa. Per non parlare del caso in cui l’imputato sia un politico.
I giudici non sono superuomini. Fanno anzi un mestiere più nevrotizzante di altri. Se nessuno vi dà torto, se nessuno vi dice che v’è rimasta un po’ di verdura fra i denti, finirete con l’essere troppo sicuri di voi stessi ed anche con l’andare in giro con i denti sporchi. I giudici soffrono di “onnipotenza senza contraddittorio”. Non si curano neanche di sapere se il giudice di grado superiore ha completamente ribaltato il loro giudizio e le loro argomentazioni. Nel frattempo sono passati ad un altro caso. Un altro processo nel quale esercitare la propria onnipotenza.
Ma la cosa più interessante e imprevista per i profani è che il diritto – che tutti immaginano come un binario dal quale non si può uscire, un binario che conduce diritto alla giustizia – è di fatto molto più opinabile di quanto non si pensi. Tutti abbiamo sentito dire “è stato condannato senza prove”; oppure: “è stato assolto benché le prove a suo carico fossero evidenti”: in realtà, quelle prove c’erano o non c’erano? Il fatto è che la domanda stessa è mal posta.
La prova non è un dato obiettivo. Prova è ciò che il giudice ritiene tale. E se non la ritiene tale non è prova. Ovviamente, se un tizio è stato filmato mentre ammazza qualcuno, è difficile trovare un giudice che lo assolva. Ma non dimentichiamo che un tale ha gridato “Buffone” a Berlusconi ed è stato assolto. A quanto pare, la prova del dolo, cioè la volontà di ingiuriare, per il giudice non esisteva. Bisognerebbe che qualcuno gli gridasse “Buffone!” per vedere come reagisce: ma probabilmente lo condannerebbe severamente perché la sua non è una critica politica ma un’ingiuria a magistrato in udienza. Lui mica è Berlusconi.
Né ci i può lamentare di questo sistema: coloro che sono tanto sicuri che la colpevolezza è provata (i colpevolisti dei grandi processi) si contrappongono a coloro che sostengono con altrettanta vigoria che non esistono prove della colpevolezza (gli innocentisti). Quelli che biasimano i giudici si comportano esattamente come loro, non avendo per giunta molti dati sul processo.
Ciò che si è detto per la prova vale anche per le altre determinazioni, per esempio la competenza territoriale, la legittima suspicione, la ricusazione, ecc. Il giudice è sottoposto in primo luogo alla sua emotività e se vorrà decidere in una data direzione riterrà prova un semplice indizio, mentre se vorrà decidere nella direzione opposta dirà che quella prova è opinabile ed apparente. L’unica garanzia è data dall’onestà intellettuale del giudice, ma neanche su di essa tutti sono pronti a contare. Piero Calamandrei scrisse una volta: “Se mi accusassero di avere rubato la Torre di Pisa io intanto mi darei alla latitanza”.
La conclusione è sconsolata ma non sorprendente. Secoli fa Bartolo di Sassoferrato (1313-1357), “giureconsulto – dice la “Garzantina” – la cui autorità si esercitò anche fuori d’Italia e ben oltre il suo tempo”, disse una volta più o meno queste parole: “Quando mi propongono un caso, io sento immediatamente qual è la soluzione giusta e poi cerco le ragioni giuridiche per sostenerla”. Bartolo era un uomo: ed anche un onest’uomo.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 3 dicembre 2006


Pazienza e moderazione.
Ci si chiede dove vanno a pescarli. Credo che per entrare a far parte , a livello dirigenziale, dell'organizzazione dei diritti umani dell'ONU si debba sostenere un esame di "odio per Israele" , se lo superi sei dentro, se no fuori , via, non sei degno!
Louise Arbour, capo della delegazione per i  diritti umani delle Nazioni Unite, e' arrivata in Israele per sculacciarci e farci capire che dovremmo comprendere  il diritto dei palestinesi di bombardare le citta' israeliane. E' arrivata, bella pimpante, ha dichiarato che si, e' vero, in Darfur sono morte 200.000 persone per mano del governo islamico e che 2 milioni sono profughi ma " ogni persona che soffra di violazioni dei diritti umani ha bisogno della nostra attenzione" quindi eccola qui a dire che Israele non deve opporsi ai diritti dei palestinesi di lanciare missili e soprattutto che Israele non deve esagerare nella risposta!
Evidentemente D'Alema ha fatto scuola tra i nemici di Israele.
La Arbour, una dolce e piccola signora di 59 anni,  ha avuto anche la spudoratezza di farsi portare  a Sderot da dove pero' e' scappata a gambe levate perche', proprio nel momento in cui la delegazione entrava in citta',  i palestinesi, per niente grati,  si sono messi a sparare  missili uno dei quali e' caduto a pochi metri dall'auto della loro paladina.
Sti palestinesi non hanno proprio nessun rispetto nemmeno per i loro amici di sempre!
La Arbour, probabilmente sotto l'effetto di problemi intestinali da fifa nera,  e' scappata accompagnata dai sassi che gli abitanti di Sderot tiravano contro la sua auto gridando "Fuori di qua' ,anche i nostri figli hanno il diritto di vivere. Fuori di qua".
E adesso chi e' stato nominato Capo della missione dell'ONU per indagare sul bombardamento israeliano a Beit Hanun?
Desmond Tutu! 
Premio Nobel per la pace, come Arafat, e, come Arafat, uno che odia Israele fino alla psicosi.
Andiamo bene!
Desmond Tutu, Arcivescovo sudafricano, che da anni  paragona la politica israeliana all'apartheid sudafricana,  ha fatto varie dichiarazioni interessanti, vediamo di farne un breve elenco tanto per inquadrare il personaggio.
"Il sionismo ha molti punti in comune col razzismo"
"Gli ebrei credono di avere il monopolio di Dio e Gesu' si e' arrabbiato perche' hanno voluto chiudere fuori l'umanita'"
" La violenza sionista nei territori occupati e' disumana "
Tutu durante una conversazione con l'ambasciatore di Israele in SudAfrica si e' sempre rifiutato di nominare la parola ISRAELE riferendosi sempre e soltanto a PALESTINA.
Desmond Tutu, dunque, personaggio che, oltre che antisionista e antiisraeliano, si potrebbe definire anche antisemita,  guidera' l'inchiesta dell'ONU su Beit Hanun e possiamo gia' prevedere le conclusioni, una farsa  di cui lui dice di sentirsi onorato. Una farsa che non prende in considerazione i sei anni di missilate contro Israele ne' una sola azione di terrorismo.
Una farsa immorale dunque e per niente comica. 
Tutu sara' anche onorato ma e' da stabilire quale sia il suo senso dell'onore  considerando il suo razzismo, il suo odio nei confronti di Israele e il suo amore per i terroristi.
Forza Tutu, venga e condanni e chiami pure Israele Palestina, forse riuscira' persino a beccarsi un secondo premio Nobel con relativo assegno, naturalmente!
A questa porcheria possiamo aggiungerne un altra, cioe' l'ultima risoluzione ONU, non so che numero sia  poiche' le risoluzioni contro Israele sono migliaia, che intima a Israele di ritirarsi entro i confini pre 1967, lasciare Gerusalemme e il Golan.
Hanno votato a favore 155 paesi tra cui tutta l'Europa. Ci sono state 10 astensioni e i paesi che hanno votato contro, oltre naturalmente, a Israele  sono Stati Uniti,  Micronesia, le isole Marshall e Pallau.
Gli unici amici, tutti gli altri vogliono la nostra scomparsa come popolo e come Nazione.
Tutti gli altri vogliono continuare il lavoro interrotto in Europa 60 anni fa. Al Vecchio Continente arteriosclerotico e tremolante  non basta essere il piu' grande cimitero ebraico del mondo, non  basta camminare sulle ceneri di Auschwitz, l'Europa vuole che gli ebrei non abbiano uno stato, una casa, l'Europa vuole gli ebrei in sua balia, da ammazzare dando una mano agli arabi , il tutto in nome di Ahmadinejad, Hamas, Hezbollah come prima era in nome di Hitler, Stalin, Mussolini.
Israele e' l'unico paese al mondo cui si chiede di ritirarsi da territori guadagnati in guerra, dopo essere stato aggredito.
Israele e' l'unico paese al mondo cui si chiede di scomparire in favore del terrorismo e del fondametalismo islamico.
Pazienza e moderazione, dice Ehud Olmert.
Pazienza e moderazione verso chi, alla faccia del cessate il fuoco, continua a lanciare missili su Israele.
Pazienza e moderazione anche verso chi vuole la nostra fine?
Pazienza e moderazione anche di fronte allo smantellamento di Israele?
Pazienza e moderazione  anche alla luce della vittoria del terrorismo, grazie alla vigliaccheria dell'Occidente?
Israele ha avuto pazienza e moderazione per troppo tempo comportandosi con una civilta'  che nessun altro paese aggredito al mondo avrebbe avuto.
Adesso basta, adesso hanno ancora una volta deciso la nostra sorte.
Ancora una volta hanno deciso di riaprire Auschwitz.
Ancora una volta vincono i mostri dell'antisemitismo.
Ancora una volta il mondo tace e acconsente, questo maledettissimo mondo cane e antisemita, questo mondo adoratore dell'estremismo islamico che vuole il sacrificio di Israele sull'altare dell'odio e dell'ignominia e della vilta'.
Ancora una volta il mondo e' assetato del nostro sangue.
No! Non avrete questa soddisfazione, non avrete altri 6 milioni  adesso e' ora che Israele si alzi, in tutta la sua statura, e gridi al mondo vigliacco e assassino: BASTA!
BASTA, BASTA, BASTA, BASTA!
 
Deborah Fait -www.informazionecorretta.com

EVASORI SIAMO TUTTI
Il biasimo nei confronti dell’evasore fiscale è un “topos” immarcescibile. Un argomento retorico costantemente utilizzabile. Le prime immagini che vengono in mente, quando si parla di evasori, sono quelle d’un commerciante ben pasciuto, d’un industriale in long stretch limousine (una di quelle automobili sesquipedali che si vedono in film), o perfino quella d’un terroso e semi-analfabeta commerciante di granaglie: persone che hanno in comune questo, hanno fatto i miliardi senza mai denunciare il loro vero reddito. Letteratura. In realtà, evasori siamo tutti.
Esistono quelli che a via di contorcimenti tecnici ed elusioni fiscali riescono a pagare meno del dovuto, ma sono relativamente pochi. Per giunta lo Stato li ha tassati prevedendo i loro contorcimenti tecnici e le loro elusioni. Si ha quello che in francese si chiama un marché de dupes, cioè un contratto in cui tutti sono ingannati: “tu mi tassi più del dovuto ed io sfuggo”, “tu mi dai meno di quello che ti chiedo e io aumento le imposte”. Ma non sono questi contribuenti che qui interessano. Qui ci si vuole occupare dell’atteggiamento di scandalizzato moralismo con cui in tanti vorrebbero vedere impiccati gli evasori: dimenticando che probabilmente la forca toccherebbe anche a loro.
Se una mattina un meccanico non riesce a mettere in moto l’automobile, pulisce i morsetti della batteria e parte, è un evasore. Infatti, mentre se lo fa uno qualunque è lecito, se lo fa un meccanico è una prestazione professionale. Non può certo pagare se stesso e nessuno glielo chiede: ma lo Stato su quella prestazione ha diritto all’IVA. L’avvocato che dà en passant un consiglio legale al proprio fratello, o suggerisce una soluzione nel corso di un’assemblea di condominio, fornisce una prestazione professionale. Dovrebbe dunque riportare l’introito fra i suoi redditi e pagare la relativa imposta, anche se quell’introito non lo ha avuto. Si badi, non si sta scherzando. È capitato che la Guardia di Finanza multasse dei parrucchieri che non si erano fatti pagare dalla propria madre. La lista si potrebbe allungare a volontà. È evasore il professore che dà lezioni private senza pagare le tasse sugli onorari. È evasore anche se non si è fatto pagare: lo Stato, non avendo né fratelli né nipoti, non rinuncia alla sua parte. È evasore chi per ottenere uno sconto accetta paga all’artigiano senza chiedere fattura. Chi non pretende la fattura dal dentista, dal ginecologo, dal meccanico, sempre sperando in uno sconto. La lista è infinita.
Molti, quando si fanno notare questi fatti, protestano: “Ma si tratta di evasioni microscopiche!” E questa è un’argomentazione ipocrita. Se ci si abbassa ad essere evasori per non pagare cento o duecento euro, chi non cercherebbe di non pagarne mille o diecimila? Ciascuno evade quanto può e il pianto greco sugli evasori è assurdo. Ma non c’è speranza che si smetta: corrisponde troppo ai sentimenti d’invidia e alla generale disinformazione della massa.
Lo Stato, per funzionare, ha bisogno di denaro. E poiché è troppo difficile andare ad inseguire il professore che dà lezioni private di nascosto, segue di solito due vie: o colpisce con le imposte dirette i beni che non si possono nascondere (il lavoro dipendente, la casa, l’automobile), oppure si nutre di imposte indirette. Ma le prime sono altamente impopolari perché tutti o quasi hanno una casa e un’automobile, e la tassazione diretta si presenta nuda e cruda come una richiesta di denaro; e le seconde sono politicamente impopolari perché non progressive: l’accisa su una bottiglia di grappa la paga in uguale misura il proletario beone e il miliardario.
La lotta all’evasione, in modo che tutti contribuiscano secondo le loro possibilità a sostenere lo Stato (come dice la Costituzione), è sacrosanta. Ma il miglior modo di attuarla è tenere basse le aliquote affinché diminuisca il numero degli evasori e si possano stangare severamente quelli che sono scoperti. Se le aliquote sono alte e gli evasori troppi, anche a scoprirne molti, continueranno ad evadere moltissimi. Inoltre, bisogna accettare senza moralismi le imposte indirette in quanto, pure se è vero che non sono progressive, fanno pagare lo stesso di più il ricco che il povero. Il ricco infatti consuma di più.
Va infine ricordato che lo Stato non può aumentare le imposte a sua fantasia. Una legge ineluttabile della scienza delle finanze dice che, se si esagera con le aliquote, il getto invece di aumentare diminuisce. Se lo Stato mettesse un’imposta di dieci euro su ogni bottiglia di acquavite, molti smetterebbero di acquistarla (e il gettito dell’imposta calerebbe), mentre altri si darebbero al contrabbando (senza versare un euro). Lo Stato ci perderebbe.
La conclusione è che la materia fiscale è una materia tecnica, non un campo per le esercitazioni moralistiche degli idealisti.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it

Commissione Mitrokhin, perchè Guzzanti è nel mirino
L'accusa a Paolo Guzzanti di aver fatto perfino dossieraggio nei confronti di Romano Prodi, avrebbe origine da una serie di documenti ancora riservati, ma depositati negli archivi del Senato, ottenuti dalla commisisone Mitrokhin da alcuni governi dei paesi dell'ex Urss. La commissione presieduta da Guzzanti si è occupata molto di via Gradoli e della "bufala" - così l'hanno definita anche due senatori a vita, Giulio Andreotti e Francesco Cossiga - della "seduta spiritica". Vicende gravissime sulle quali tentò di indagare anche Giovanni Pellegrino, l'ex senatore diessino presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi e anche lui poco convinto della seduta spiritica, senza molti risultati, anche perché gli archivi dei paesi ex Urss erano chiusi ancora a doppia mandata. Quello che della commissione Mitrokhin avrebbe dato più fastidio al premier, sarebbe una relazione fatta fare da Guzzanti sui presunti rapporti fra il Kgb, Nomisma e Prodi e depositata negli archivi di san Macuto. "Durante il rapimento Moro, Romano Prodi ebbe la disinformazione su via Gradoli dall'ufficiale del Kgb Felix Konopikhin, lo stesso che sotto il falso nome del diligente studente Serguej Sokolov seguiva i corsi di Aldo Moro fino alla mattina del rapimento. Non è mai esistito quindi alcun 'bravo giovanotto dell'Autonomia operaia da proteggere' (la legge permette senza sedute spiritiche di non rivelare la fonte) ma invece un ufficiale del Kgb: questo è quanto affermano due ufficiali ex sovietici che vivono rifugiati in Francia - Eugenij Limarev, ndr- e negli Usa i cui nomi mi sono noti e che si sono detti pronti a testimoniare. Intanto, altri due ex ufficiali del Kgb indicano una connessione fra Romano Prodi e il Kgb stesso risalente alla metà degli anni Settanta, cioè qualche anno prima del rapimento Moro. L'insieme di queste informazioni spiega la messinscena del piattino e degli spiriti così come apre interrogativi devastanti sul consenso apertamente espresso da Prodi ai golpisti suoi amici contro Gorbaciov, come dichiarato il 21 agosto 1991 al Corriere della Sera, quando la società Nomisma era in joint venture con l'istituto Plehanov, sezione economica del Kgb. E infine spiega l'incredibile comportamento del Sismi sotto la gestione Prodi, quando il dossier Mitrokhin originale fu sbianchettato alla fonte e quello residuo messo sotto chiave in violazione di ogni norma e legge, vedi denuncia al Tribunale dei ministri. Il Sismi di Romano Prodi impedì che si intervistasse Vasilij Mitrokhin che aveva la chiave di tutte le notizie criptate secondo un sistema che solo lui conosceva". Secondo Guzzanti, "dal momento che la questione dei legami fra Romano Prodi e il Kgb è ora all'attenzione e agli atti del Parlamento europeo e che sono sopraggiunti ulteriori testimonianze sulle pericolose relazioni fra Romano Prodi e il Kgb, ritengo mio dovere spiegare che secondo le testimonianze a me note il Kgb selezionò un gruppo di intellettuali non comunisti europei, fra cui Prodi, con l'intenzione di svilupparne prestigiose carriere e poterli usare come agenti di influenza".
La prima testimonianza in questo senso è quella dell'ex colonnello sovietico Alexander Litvinenko, ora cittadino britannico - l'ex colonnello del Kgb assassinato a Londra, ndr - che ha raccolto le notizie nel servizio segreto prima sovietico e poi russo, prima di rifugiarsi a Londra. La seconda è di Oleg Gordiewski, il più noto transfuga del Kgb, oggi ufficiale in pensione del servizio segreto britannico, il quale, pur non disponendo di informazioni dirette, udì i suoi colleghi del Kgb che operavano con lui in Scandinavia, dire: 'Prodi è un uomo nostro: del Kgb'". "Le altre due testimonianze provengono da ufficiali russi rifugiati in Occidente (uno negli Stati Uniti e uno in Francia) di cui non intendo fare il nome per ovvi motivi di sicurezza, entrambi pronti a ripetere quanto sanno alle autorità italiane. L'inspiegabile reticenza di Prodi a rivelare la fonte che gli suggerì la seduta spiritica per trasmettere una micidiale disinformazione sul covo di via Gradoli - conclude Guzzanti nella dichiarazione al Velino - dipenderebbe dunque dal fatto (dichiarano i due ex ufficiali Kgb disposti a testimoniare) che la fonte dell'informazione e della disinformazione (Gradoli paese in luogo di via Gradoli in Roma) era il falso studente Sergueij Sokolov che aveva pedinato a lungo e insospettito Aldo Moro e la cui vera identità è Felix Konopikhin (o Konopkhin, secondo traslitterazione nell'alfabeto latino), oggi 52enne congedato che vive a Mosca. Costui, secondo gli agenti rifugiati, ebbe anche il compito di depistare gli emissari della famiglia Moro con false informazioni".

 Il Velino

Massima del giorno
Le pecore che vivono più tranquille sono quelle che riescono a tenersi sempre nel mezzo del gregge.
G.P.

MOLLICHINE
Bob Bartley, direttore del WSJ, ha dichiarato che in 30 non ha ricevuto una telefonata, dalla proprietà. Pessimi telefoni, in USA. Quello tra Repubblica e CDB non si è mai guastato.

Padoa-Schioppa: "taglio delle tasse già dal 2007". È come uno che ti bastona oggi e ti promette di curarti domani.

Prodi: "l'impegno militare in Afghanistan non e' l'unica risposta". Giusto. Si può anche gridare ai taliban: "Figli di puttana!"

"Gli esami hanno confermato che Silvio Berlusconi è in perfetta salute". E così pure, dunque, il programma del centro-sinistra.

Il governo studia una "governance a tre" per Alitalia. Governance. Dio sa che diavolo è. Che sia un'espressione inglese per "triplo fallimento"?

Deaglio: "Soddisfatto che l'Italia abbandoni il voto elettronico". Ovvio, essendo un progressista, è contro il progresso.

D'Alema, sull'affaire Deaglio: "Non so niente, ero all'estero, non saprei che dire. Non ho visto il film". Quattro negazioni al posto di una. Troppe.

Prodi trova i vertici "noiosi". È sempre così, quando non ti fanno partecipare alla conversazione.

LE PAROLE DEL CODICE
Di fronte ad un processo durato dieci anni e giunto fino in Cassazione, il lettore di giornali non osa avere un'opinione. Ed è giusto che sia così: se i chirurghi non sono d'accordo sulla tecnica da usare per una laparotomia, non è l'infermiere e ancor meno il malato che hanno il diritto di dire chi ha ragione e chi ha torto.
Tuttavia, nel caso del problema  che la Cassazione ha ieri definito, quel lettore di giornali può quanto meno leggere ciò che il Codice di Procedura Penale afferma in materia di competenza per territorio. Ecco le precise parole: "La competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato consumato".
Nel caso del processo Sme-Ariosto, l'imputazione era di corruzione in atti giudiziari per processi celebrati a Roma. Dunque, la competenza territoriale era dei giudici di Roma. Una norma successiva recita: "Se non è noto il luogo indicato nel comma 1, la competenza appartiene successivamente al giudice della residenza, della dimora o del domicilio dell`imputato". E tutti gli imputati, salvo Berlusconi (che vi aveva il domicilio), erano residenti a Roma. Infine, se si tiene conto del fatto che alcuni imputati erano magistrati, la competenza non doveva essere neppure di Roma ma di Perugia, a causa della regola che segue: "I procedimenti in cui un magistrato assume la qualità << di imputato >>, sono di competenza del giudice ... che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello determinato dalla legge". Corte d'Appello che, per i giudici di Roma, è da sempre quella di Perugia.
Con quali contorcimenti giuridici i giudici di Milano si siano potuti intestardire a processare i giudici di Roma per una eventuale corruzione riguardante processi celebrati a Roma, non si comprende.

Gianni Pardo - 1 dicembre 2006

LA COERENZA A SCOPPIO RITARDATO
La Turchia resta fuori dalla porta dell'Unione Europea, almeno per il momento. Tuttavia è inutile dividersi in interessati tifosi o acerrimi oppositori, come già sta capitando in Europa ed in Italia: sono le ragioni dei sì e dei no che vanno bilanciate ed esaminate. Le ragioni del no sono essenzialmente di carattere storico e di principio e forse per questo snobbate dai più, molto più attenti alle ragioni dei sì, ovvero alle motivazioni politiche e commerciali favorevoli all'ingresso. La Turchia ha ancora numerosi scheletri nell'armadio e non ha voluto scoprirne nessuno. Il genocidio armeno è ancora fortemente minimizzato, al punto da essere considerato come lo sfortunato evento che ha colpito alcune centinaia di persone, appartenenti ad una minoranza e di cui la Turchia nega la piena responsabilità. Non solo. C'è la questione turco-cipriota, ovvero il blocco commerciale ed il mancato riconoscimento da parte dei turchi, di quella parte dell'isola (paese entrato da poco dell'UE) sotto il controllo della Grecia, anch'esso paese dell'UE. Resta ancora aperta la delicata questione del Kurdistan, che la Turchia ha deciso di gestire alla maniera "irachena", prima frenando qualsiasi richiesta fatta in passato da questa minoranza unita a quella irachena appunto e poi incarcerando ad uno ad uno tutti i suoi leader (anche se perla verità l'appendice politica dei curdi in Turchia si è mostrata alquanto violenta). La spinta estremista islamica inoltre è sempre più presente ed in un certo senso anche il primo partito dell'AKP, a volte, ha mostrato il lato duro dell'intransigenza religiosa. A tutti questi ostacoli, i sostenitori della Turchia hanno risposto con un precedente massacro a svantaggio dei turchi, solo qualche mese prima, con il rifiuto di un accorpamento di tipo federale di Cipro, bocciato dai greco-ciprioti e non dai turco-ciprioti. Sul Kurdistan, la Turchia inoltre ha chiamato in causa la comunità internazionale, colpevolmente assente ed aliena al problema. Insomma i turchi, stando alle confutazioni indicate meriterebbero l'ingresso. Ma allora quello che dobbiamo chiederci non sono i meriti della Turchia, ma il significato dell'Europa. L'Unione Europea è una delle istituzioni internazionali più deboli. Non ha ancora approvato la costituzione e nel frattempo sta imbarcando nuovi membri che la sottoscriveranno solo per formalità oppure si rifiuteranno sistematicamente di farlo; ha un potere economico che sfrutta bene al suo interno, ma non riesce a far valere nei confronti di Usa, Russia Giappone, Cina, India e Sud America; ha un limitato potere politico fortemente condizionato dalle identità nazionali molto forti. Con queste premesse l'Europa ammette che la Turchia non è pronta ad entrare nell'UE, ma è vero anche il contrario, anzi forse è più vero che l'Europa non può permettersi la Turchia, come non poteva permettersi Cipro, ancora coinvolto in una divisione antica e pericolosa fra Grecia e Turchia o i tre stati baltici, troppo lontani dalla realtà europea, o la Romania e la Bulgaria che non danno garanzie di stabilità economica, di serietà nelle politiche sull'immigrazione ed affette da una congenita vocazione alla corruzione in ogni campo. L'UE avrebbe potuto dire no, se già prima avesse opposto il proprio rifiuto agli ingressi molto dubbi di altri paesi non meritevoli. Adesso non può dire no. Se la ragione dell'UE è diventata soltanto l'allargamento del libero mercato economico, a prescindere da situazioni politiche, economiche interne, sociali, religiose, morali, allora anche la Turchia ha diritto a farne parte. Essere rigidi e coerenti troppo tardi non è un rimedio agli errori precedenti, ma un errore doppio.

 Angelo M. D'Addesio

IL FUTURO DI PRODI
Se un pescatore dice d’avere pescato una sardina eccezionale che da sola pesava trecentocinquanta grammi, qualcuno gli crederà e ammetterà che è stata una presa eccezionale. Ma se racconta d’avere pescato una sardina da tre chili e mezzo, si farà ridere in faccia. Nello stesso modo in politica mentire non è peccato, bisogna evitare di mentire troppo: perché si rischia di farsi ridere in faccia. È il rischio che correrebbe Prodi, se solo gli italiani avessero un minimo di memoria. Ecco la sua dichiarazione di ieri, riportata dal “Foglio” di oggi: “Berlusconi ha fatto una legge per farmi durare di meno, ma io durerò 5 anni”. Ed ecco alcuni commenti evidenti.
1) La legge non funziona per farlo durare di meno ma per farlo durare di più. Se alla Camera l’Unione non avesse avuto l’enorme abbuono che ha avuto in quanto vincitrice delle elezioni (per sei decimillesimi dei voti), avrebbe avuto in essa lo stesso scarto di parlamentari che ha al Senato, meno i senatori a vita.
2) La legge elettorale, per quanto riguarda il Senato – se chi scrive non ricorda male – aveva lo stesso meccanismo della Camera ma, su pressione del Presidente Ciampi e di altri, fu modificata per renderla così com’è. Ed oggi l’Unione ha le maggiori difficoltà nel ramo del Parlamento dove la riforma del sistema elettorale non funziona come fu originariamente concepita.
3) È stata la Cdl che ha imposto la nuova legge elettorale a Berlusconi piuttosto che non sia stato lui a volerla. Dunque, si può dire che è una legge della Cdl; si può dire che è anche di Berlusconi; ma dire che è sua, e sua soltanto, è una stupidaggine. Inoltre, dal momento che tendeva a favorire i piccoli partiti (per questo l’Udc la voleva), essa favorisce anche i piccoli partiti di sinistra, i quali infatti non scalpitano per modificarla.
4) Quanto al dire “durerò cinque anni”, è una stupidaggine e basta. Prodi in questo lasso di tempo – Dio non voglia – potrebbe morire. Il Senato potrebbe mandarlo a casa con uno dei tanti voti di fiducia andati male. In seguito, anche se Napolitano non sciogliesse le camere, l’Unione probabilmente gli preferirebbe un altro Primo Ministro. Come è già successo. Il futuro è un tempo da maneggiare con cautela ma uno che, in una breve frase, è capace di dire tante sciocchezze, usa questa dinamite con la disinvoltura. Come dice il proverbio inglese, fools rush in where angels fear to tread, gli sciocchi si precipitano lì dove gli angeli hanno paura di camminare con cautela.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
 - 28 novembre 2006

17,00
(Agi) - I magistrati romani che indagano sui presunti brogli elettorali denunciati nel film documentario "Uccidete la democrazia" di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, hanno deciso che non riconteranno le schede bianche delle ultime elezioni. A questa conclusione i sostituti procuratori Salvatore Vitello e Maria Francesca Loy sono giunti dopo l'audizione del prefetto Adriana Fabbretti, direttore centrale dell'ufficio elettorale del ministero dell'Interno che ha sottolineato come i dati diffusi dal Viminale abbiano valore divulgativo e la procedura ufficiale sia quella di tipo cartaceo senza trasmissione telematica.
Questa la notizia. Dunque - già si sapeva, solo ulteriore conferma -  tutta la  sceneggiata dei brogli elettorali denunciata e sostenuta dalla sinistra, si stà dimostrando  una  vera e propria bufala, - sòla, direbbero a Roma;  pacco,  a Napoli-  confezionata, ad uso allocchi,  dal settimanale "Diario".
L'altra notizia:   se andate in edicola, trovate, per la serie "I libri di diario",  un misero cartonato con dentro   un librettino dal titolo "Il broglio - romanzo simultaneo" e  il dvd "Uccidete la democrazia",   il tutto a 17€  .... poi dicono che i compagni non sanno fare marketing...
A proposito, signori magistrati - Diario o non Diario, da mesi il centro-destra, Berlusconi,  denuncia brogli e chiede di ricontare i voti, - per la nostra tranquillità e la vostra credibilità (
possibile che la magistratura si metta in moto solo quando lo chiede la sinistra?)
, li vogliamo ricontare questi voti ...

cp. 28 novembre 2006

UN EDITORIALE IN TRE RIGHE
Una forza internazionale d'interposizione fra Gaza e Israele, riuscirebbe ad impedire il lancio di razzi ? Certo che no. L'Onu saprebbe solo impedire ad Israele di andare ad arrestare i terroristi o a vendicarsi. Se l'attuale tregua reggesse, sarebbe solo perché Israele ha colpito duro i colpevoli.
Gianni Pardo

LA   COLLEGA GIACOBBE
La spietatezza a scuola
Si chiamava Giacobbe. Questo cognome, col suo suono da passato remoto e polverosamente biblico, si adattava benissimo alla sua faccia grigiastra, al suo vestire da bigotta e al suo aspetto da quaresimale. Purtroppo per lei, il resto non la salvava. Era cattolica fervente, aveva una voce stridula e reputava la mansuetudine una virtù. Sarebbe stata dovunque un’ideale testa di turco. Tuttavia aveva dei meriti consistenti. Non solo si era con merito elevata al rango d’insegnante di storia e di filosofia in un liceo scientifico, ma era l’unica o quasi che s’incontrasse ai concerti e alle conferenze. Non era inadeguata, per l’insegnamento: era l’insegnamento, ad essere inadeguato a lei. Dal momento che mancava di autorità e di carisma, e dal momento che, se avesse fatto dei rapporti, il preside – un vile conformista – non vi avrebbe dato corso, le sue ore in classe erano un calvario. Perfino i i professori delle classi vicine non riuscivano a far lezione per il baccano proveniente dalla sua. La Giacobbe però non defletteva dai suoi principi: i carnefici che la rimandavano a casa con le lacrime agli occhi rimanevano quei bravi ragazzi: lei sapeva ch’erano buoni, in fondo.
Una volta,esasperata, se ne lamentò col suo collega di lingua e letteratura francese e questi, un ateo pieno di taciuto disprezzo per l’umanità - ma che la trattava col massimo rispetto - decise di fare il possibile. Non nutriva speranza ma, arrivato in classe, parlò alla classe ammutolita.
Voi – gli disse – maltrattate la collega Giacobbe perché siete talmente bambini da credere che lei rappresenti l’autorità mentre voi siete i deboli che si ribellano. In realtà, è lei che rappresenta la debolezza; l’autorità sfornita di armi; l’unica portatrice di un’ideologia opposta alla vostra, prevalentemente comunista. Ed ecco che cinici, contro un’idealista,, in molti contro una, vigliacchi impuniti e ignoranti contro una persona colta, voi vi accanite contro chi non sa e non può difendersi. Prosit, fate pure. Ma almeno due cose dovete tenerle presenti. In primo luogo, ci rimettete. Che cosa vi rimarrà di queste ore perdute fra i banchi? Il piacere di avere sghignazzato e berciato come in un’osteria? Da adulti riprenderete forse i libri di storia e filosofia che ora non aprite? Capisco che non ve ne importa nulla, per la maturità, sappiamo che è una formalità: ma possibile che vogliate uscire da queste aule ignoranti come ci siete entrati?
Umanamente siete vili e spietati. Voi che chiedete sempre dialogo e comprensione, l’unica volta che dovreste, voi, offrire dialogo e comprensione, dimostrate di mancarne quanto dei kapò. La vita vi punirà. La vostra ignoranza sarà la vostra croce.

Commento di attualità.
In questi giorni si narrano con scandalo le crudeltà degli alunni fra loro o le violenze contro i docenti e si crede di parlare di eventi eccezionali. In realtà la nostra è una società in cui l’autorità è delegittimata, ha vinto la politica dell’egualitarismo e dell’abolizione della meritocrazia, in cui impera il buonismo e il pianto greco sulle difficoltà dei ragazzi. In cui si crede o si fa finta di credere ad una estrema fragilità degli alunni che non possono mai affaticarsi, non possono subire lo stress di un’interrogazione di lunedì, non possono essere bocciati perché ne soffrirebbero. Tanto che i genitori vanno facilmente a difenderli e protestare. Col risultato di un totale disorientamento educativo ed esistenziale. Magari con le conseguenze di cui poi finiscono col parlare le cronache, quando qualcosa è documentato da fotografie o da una denuncia dei carabinieri.
Avendo perso autorità e serietà, la scuola sopravvive solo quando il docente, per le sue qualità culturali e soprattutto caratteriali, dispone di un eccezionale carisma. Ma ecco la domanda: con poco più di mille euro al mese netti, si può pretendere di avere docenti carismatici? E poi perché fare concorsi rarissimi e per pochissimi posti, quando poi si immettono in ruolo docenti a migliaia, con una leggina?
I docenti sono demotivati, privi d’autorità e dei mezzi per imporla. Dunque non vedono l’ora d’andare in pensione. La scuola tutta è una zattera alla deriva, un costoso e inefficiente carrozzone che sopravvive promuovendo anche gli asini.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it

Massima del giorno
Il lavoro è spesso lodato da chi invita gli altri a lavorare, non da chi lavora.
G.P.


MOLLICHINE
Prodi: “Il paese è ancora addormentato, ma sta cominciando a svegliarsi”. Infatti: chi riuscirebbe a dormire, mentre lo prendono a bastonate?

D’Alema propone “l’Italia come la porta naturale di ingresso dei prodotti cinesi in Europa”. In compenso noi esporteremo la nostra disoccupazione in Cina.

Rutelli, 10 XI: «Le critiche alla tassa di soggiorno? Solo piagnistei assurdi» Rutelli, 14 XI: «Il ritiro della tassa di soggiorno? Saggia decisione: avrebbe messo in difficoltà il turismo». Come fare dell’ironia su chi è già ridicolo di suo?

L’amministratore di Trenitalia, Moretti: «Se non arrivano fondi freschi portiamo i libri in tribunale». Ma “portare i libri” è un trasporto: ce la faranno?

Diliberteide. Diliberto ci tiene a ricordare che Nasrallah «era il segretario della gioventù comunista del Libano». Bella referenza, per il partito comunista.

Napolitano: “Scelgo il treno quasi da quando sono nato”. Effettivamente, notavamo qualcosa di “lento”, in lui.

Diliberteide: «Nel mondo islamico una delle poche realtà che si oppone [che si oppongono] con efficacia all'imperialismo americano è Hezbollah». Bin Laden? No: Diliberto.

Mastella: “Fini nel Ppe è Fini del Ppe”. E noi che eravamo fermi a: Ibis et redibis non morieris in bello.

Un anonimo ha scritto su un blog: “D’Alema è un lupo che non perde neanche il pelo, soffre solo di alopecia”.

Nel 2036 l’asteroide Apophis potrebbe colpire la Terra, con risultati devastanti. Mi rimane da sperare che non colpisca la mia tomba.

Diliberteide. Prodi per Diliberto in piazza: «È stato un gravissimo gesto di irresponsabilità”. E che dire dell’irresponsabilità di chi l’ha portato al governo?

Sergio Romano: “Pietro Nenni capì subito la natura democratica della rivoluzione ungherese”. Ma allora era veramente un genio!

Chiti: “Berlusconi ci compra i senatori”. Vero o falso che sia, sicuro è che Chiti li considera capaci di vendersi.

Diliberteide: «Io rispondo esclusivamente di quello che fa il Pdci”. Che Dio lo perdoni.

La maggioranza vota un maxi-emendamento di 826 commi. 826 commi in un emendamento sono come una Fiat Punto con 413 ruote di scorta.

Nuovo ddl: “il luogo di lavoro sarà chiuso se si impiegano quattro o più clandestini”. Traduzione: chi li denunzia li farà licenziare.

La magistratura anche stavolta apre un’inchiesta sulla manifestazione di Roma. Apre, apre. Mai che chiuda e spenga la luce!

Diliberteide. “Quello che è accaduto non aiuta certo la causa palestinese». Ecco, è questo il suo unico, possibile difetto.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it

SÉGOLÈNE
Il coro di consensi con cui è stato accolto, in Italia, il successo della signora Ségolène Royal lascia perplessi. Che vinca un cavallo che non era dato per favorito può entusiasmare; ma che lo si dichiari vincitore solo perché non ha mai vinto prima o perché è più bello, è sbagliato. Nessuno può negare che un politico donna è considerato meno credibile e che dunque, come diceva decenni fa Françoise Giroud, per arrivare ad una carica elevata una donna deve dimostrare il doppio di capacità di un uomo. Per questo bisogna cavarsi il cappello dinanzi a personaggi come Golda Meir o Margareth Thatcher. Ma che questo handicap dell’esser donna sia per ciò stesso trasformato in un vantaggio è ugualmente sbagliato. La parità vuole che una signora non sia né favorita né sfavorita, quando concorre ad una carica, e vuole che siano riconosciuti i suoi meriti senza problemi di “credibilità”: ma fra questi meriti non c’è quello di essere donna. E tantomeno quello di essere bella.
Il caso della signora Royal ha due caratteristiche particolari. In primo luogo, mentre Golda Meir era francamente brutta, e la signora Thatcher, pur essendo bella, era troppo legnosa e risoluta (The Iron Lady) per essere seducente, Ségolène punta molto sul proprio aspetto. Si presenta come signora affascinante da un capo all’altro del suo essere e non permette a nessuno di dimenticare il suo sesso. E questo è stato il punto su cui hanno insistito tutti i commentatori e tutti gli entusiasti. Nessuno ha dimenticato di parlarne, fino ad esagerare una venustà piuttosto modesta. Per quanto riguarda poi la sostanza, politicamente questa signora incolore sembra puntare su un giusto mezzo insipido ed elastico che possa domani trasformarsi in qualunque cosa si voglia. Insomma schiva tutti i problemi e tutte le domande. Interrogata sull’ingresso della Turchia nell’Ue, ha risposto che la sua opinione sarà quella che esprimeranno i francesi. Che è come dire che è pronta a farsi guidare dai suoi concittadini piuttosto che guidarli. Il contrario di ciò che fece De Gaulle nel 1940. Tutti coloro che si sono dichiarati contenti della sua elezione, e che tanto l’hanno lodata perché donna e perché bella, sarebbero posti in imbarazzo da questa semplice domanda: “È in grado di citarmi un’idea politica di Ségolène Royal?”
Non si fa del moralismo. Se la Royal, con questi sistemi, riuscisse a divenire il primo Presidente della Repubblica Francese di sesso femminile, non ci sarebbe che da applaudirla. Nell’ambito della democrazia la vittoria giustifica i mezzi usati per ottenerla. Incluse la demagogia o la bellezza. Come Kennedy che vinse su Nixon. Ma il problema qui è diverso. Finché si tratta di iscritti al partito di riferimento, finché si tratta di un ghiribizzo del cambiamento o di uno sgarbo ai vecchi dinosauri del partito, si capisce questo voto. Ma quando a votare saranno tutti i francesi, abbastanza misogini soprattutto in provincia; quando da un lato ci sarà la signora Royal, da molti ritenuta una smorfiosa, e dall’altro quel carro armato di Sarkozy, quale sarà il risultato, nel segreto dell’urna?
Probabilmente sarebbe stato meglio, per la sinistra francese, affidarsi ad una persona meno estrosa. Jospin, politico navigato, è stato severamente bastonato, ma non è che una bella donna inconsistente abbia maggiori chances. Tutto questo è piuttosto un lamento sulle speranze della sinistra che un attacco a Madame Royal. Ché se poi vincesse, e queste critiche si dimostrassero infondate, non ci sarebbe che da esserne contenti. Le donne sono effettivamente sfavorite, in politica, e vederne trionfare una fa sempre piacere.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it

PERCHÉ VIOLENTARE UNA UNDICENNE
A narrare la vicenda  bastano queste citazioni da un articolo del Corriere della Sera (18.11.2006): “quindicenni/sedicenni hanno tormentato sessualmente per 14 mesi una compagna di giochi di 11 anni, e i loro padri e madri non solo non offrono alcun risarcimento ma anzi ‘tendono a negare la gravità dei fatti commessi dai figli’ sino a ‘individuarne la causa nel comportamento della ragazzina’”.
Una giovanetta di undici o tredici anni può essere estremamente seducente, come femmina. La sua è l’età in cui con le mestruazioni la natura la dichiara pronta per la riproduzione e dunque dev’essere nelle migliori condizioni per lanciare segnali sessuali. Lo stesso vale per i maschi. La loro potenza virile, alla pubertà, è tutt’altro che trascurabile ed esercita una pressione psicologica enorme. Che dunque i giovanissimi dei due sessi abbiano la tendenza ad incontrarsi è solo naturale e in alcune società primitive i matrimoni sono molto precoci. Perfino nel meridione italiano di cent’anni fa il matrimonio fra adolescenti era tutt’altro che raro.
La società attuale invece, per mille validissime ragioni, non permette la sessualità degli adolescenti e le famiglie si ostinano anzi a considerare i figli come bambini piccoli. Questo atteggiamento sociale però non modifica i livelli ormonali degli interessati e per questo la legge, a protezione dei minori, stabilisce che qualunque congiungimento con un minore di meno di quattordici anni, anche entusiasta della cosa, costituisce violenza carnale. Il consenso non ha valore. Questa norma risulta tuttavia incomprensibile a chi, per incultura, rimane più sensibile al dato naturale. Molti, dinanzi all’accusa di violenza carnale nei confronti di una giovanissima consenziente, si ribellano e sembra loro di aggrapparsi ad un dato evidente: quella provocante ragazza è un chiaro, cosciente oggetto sessuale. Ha fatto qualcosa che sapeva di fare e voleva fare. E questo riprovevole atteggiamento diviene addirittura la regola per i genitori dell’accusato, quando è anch’egli un minorenne.
Qui si rivela un altro dei gravi difetti della nostra società. Una volta, i figli dovevano rispetto ai genitori, agli insegnanti, agli anziani, alle regole del vivere comune. Oggi la società tende a dar loro tutto; a permettere loro tutto, a perdonare loro qualunque cattivo comportamento e a ricercare sempre in persone diverse da loro i colpevoli delle loro malefatte. Dunque i genitori del violentatore non fanno che comportarsi come hanno sempre fatto; anche contro ogni evidenza; anche contro una piccola vittima adolescente; anche quando costei si è difesa come ha potuto, ha pianto e si è disperata. Un tempo i popolani invitavano il maestro elementare a percuotere “forte” i loro figli se non studiavano o si comportavano male, oggi le famiglie vanno a protestare a scuola, e a chiedere conto del misfatto, se il loro rampollo è stato bocciato. I ragazzi ne ricavano la convinzione di una loro totale impunità che può portare a percosse ai compagni più deboli o a violenze sessuali, visto che gli altri sono solo oggetti.
La nostra è una civiltà in cui si ha un’inflazione di sesso e violenza. Nessuno ha il diritto di censurare gli spettacoli che si debbono vedere, ma mentre l’adulto li guarda distrattamente, l’adolescente li prende per modelli di vita. Le ragazze pensano solo ad essere belle e sognano un futuro da veline; i ragazzi pensano solo a divertirsi, essendo privi di ogni responsabilità. Questi adolescenti sono il frutto avvelenato di una civiltà demente e le famiglie, col plauso di tutti, li difendono ancora.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it

Massima del giorno
La vita è generosa con chi si lascia sedurre da lei: sapendo d’essere fin troppo truccata, fin troppo svestita, fin troppo smorfiosa, tratta con simpatia chi la crede una signora.
G.P.

MOLLICHINE
Uno speleologo ha deciso di passare mille giorni da solo sotto terra. “Al mio ritorno mi piacerebbe apprendere che l’Onu ha messo al bando la stupidità”. E non rischia d’essere bandito lui stesso?

Annan: “In Iraq l’America è in trappola, non può né restare né andarsene”. Che le consiglia, di rimane ferma su un solo piede?

Wael Hassanin, di Hamas, ucciso nella sua abitazione da un commando israeliano. Morte ai terroristi. Si fanno consegne anche a domicilio.

A Istanbul 40 persone hanno manifestato contro la visita del Papa. Quaranta persone. Circa un abitante ogni 375.000 della popolazione di quella città.

Gorbaciov è stato operato alla carotide per facilitare l’afflusso di sangue al cervello. Ma allora aveva ragione il KGB, chi rinnega il comunismo è pazzo!

Gianni Pardo

CONTEMPLARE IL PEGGIO
Gli “scenari” peggiori del futuro nel mondo: l’Estremo Oriente, il Vicino Oriente, l’Europa.
Oggi l’Europa
L’Europa. Se gli integralisti islamici decidessero di attaccare l’Europa come attaccano l’Iraq, l’Europa non avrebbe molte più difese di quante ne abbia oggi l’Iraq. Contro l’attentatore suicida non c’è risposta: ogni signore col cappotto può essere un attentatore, ogni donna corpulenta può essere incinta di una bomba. È impossibile intimidire chi non teme neppure la morte. Quanto alla reazione, molto dipenderebbe dal livello dell’attacco. Se esso fosse relativamente modesto, i  paesi occidentali potrebbero tentare di rispondere con l’intelligence, un enorme incremento del controllo poliziesco sul territorio e un inasprimento delle leggi. Ma se l’attacco fosse massiccio o durasse a lungo, potrebbero prodursi fenomeni insoliti. A livello popolare si potrebbe aprire un’orrenda caccia all’arabo, e nessuno è più bestiale di una folla inferocita; a livello governativo, anche per evitare la reazione popolare, si potrebbero varare leggi di totale sospensione delle garanzie democratiche per gli islamici, fino alla loro totale espulsione in quanto tali. Del resto, già oggi in Francia nell’aeroporto De Gaulle hanno escluso gli islamici da contatti diretti con gli aerei civili. È orribile arrivare a questo, ma si tratta di risposte simmetriche: “Tu mi odii perché cristiano, io ti espello perché musulmano”. E al il singolo che protestasse di non avere fatto nulla di male, basterebbe rispondere che alla barbarie di un attacco contro civili inermi da parte del suo gruppo risponde la barbarie della responsabilità di gruppo.

Da questi discorsi si esce con la mente confusa e atterrita di chi ha assistito ad un film dell’orrore. Si ritrova con piacere, uscendo dalla sala, la luce del giorno e la normalità della città. Solo che qui il film dell’orrore è fuori, alla luce del sole: e potrebbe non essere un film.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 25 novembre 2006

LA MAGREZZA
La magrezza è uno dei miti del nostro tempo e rappresenta per tutti un dovere. Un presupposto di bellezza e credibilità. Ma non è stato sempre così. Fino alla Seconda Guerra Mondiale sulle sponde dei carretti siciliani era  a volte dipinta la seguente scenetta: una prima immagine mostrava un uomo magrissimo, disperato, con le mani nei capelli, seduto dinanzi ad una cassaforte aperta e vuota. Sopra una scritta: “Io vendevo a credito”. Nel pannello accanto un uomo felice stava seduto in poltrona, dinanzi ad una cassaforte piena di oro e denaro. Fumava un sigaro mentre una catena d’oro gli sbarrava l’enorme pancione e sopra c’era la scritta: “Io vendevo in contanti”.
I binomi magrezza=miseria, obesità=prosperità erano evidenti. L’accoppiamento è stato valido per milioni di anni e ancora oggi lo è dovunque sia difficile nutrirsi a sufficienza. Solo nei paesi sviluppati, e da meno di un secolo, l’obesità ha cessato di essere un segno di prosperità. Essa è anzi divenuta una sorta d’infermità che stravolge le forme, appesantisce le prestazioni e toglie attrattiva sessuale. Si è perfino arrivati a trasformare l’obesità in handicap: dal momento che tutti hanno da mangiare a sufficienza, l’essere grassi significa soltanto che “non si bada alla linea”, si è meno belli e meno efficienti di altri. La magrezza – che non significa più miseria – è al contrario approvata entusiasticamente.
Ma il dato puramente estetico non è l’unico che pesi, in questo campo. In condizioni di normale alimentazione, le forme più arrotondate le hanno i bambini piccoli ed i vecchi. Cioè le due classi di età che non partecipano alla competizione sessuale. La conseguenza è che la magrezza invia un messaggio di fertilità riproduttiva e di gioventù. Se tutti amano le gambe lunghe, nelle donne, è perché i bambini hanno le gambe corte. Se si amano le gambe snelle, è perché le donne oltre i quaranta un tempo avevano gambe grosse e pesanti.
Il pregiudizio collettivo fa addirittura credere che l’efficacia fisica si rifletta nell’efficacia intellettuale. Tutti i maggiori leader mondiali – Bush, Blair, Putin – si mantengono rigorosamente magri e giovanili. Oggi sarebbe un po’ inverosimile un uomo obeso - spudorato fumatore e bevitore di cognac - come Winston Churchill. Il soprappeso è imperdonabile. Un giovane e capace executive che cercasse lavoro ma fosse obeso avrebbe difficoltà ad essere assunto. Un insormontabile pregiudizio negativo peserebbe forse di più del suo curriculum.
Le indossatrici – modello devastante per le giovanissime - sono costrette ad essere professionalmente anoressiche perché devono corrispondere all’immaginario collettivo. Nel momento in cui si fa salire sulla passerella una giovane, si vuole che sia conforme all’ideale d’una adolescenziale e disincarnata magrezza. Col risultato che le modelle non hanno più le mestruazioni, mentre le ragazzine si affamano e a volte si ammalano e muoiono per somigliare a loro.
Né è priva d’importanza la televisione. Il suo valore preminente è quello visivo ed essa ci martella con immagini di esseri umani giovani e belli: gli unici che contano, a costo d’avere una bellezza a base di silicone. Il resto sono comprimari. E il pregiudizio fa valanga.
In realtà c’è un solo, serio motivo per essere magri: è la salute. I magri vivono meglio e più a lungo. Dunque è opportuno avere il giusto peso, ma per il resto bisognerebbe ricordare che apparteniamo alla specie dell’homo sapiens, non dell’homo pulcher.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
 - 25 novembre 2006

CARTOLINE











By "roberto  satta" x  Capperi


Questo broglio non esiste. Ecco perché
Dopo il famoso profumo di pareggio, registratosi nell’immediata vigilia del voto, abbiamo oggi una nuova ipotesi olfattiva, quella del broglio. Già era circolata, più o meno clandestinamente, una cronaca romanzata degli ultimi giorni elettorali: un volume firmato da un anonimo agente italiano che portava appunto l’eloquente titolo di Il broglio (Aliberti editore). Il contenuto di quel romanzo è molto simile alla denuncia fatta in questi giorni da Enrico Deaglio, e contenuta nel suo film Uccidete la democrazia! (con il punto esclamativo), dove come noto gli autori ipotizzano che una macchinetta, simile a quella ideata dall’informatico americano Clinton Curtis, sia stata utilizzata anche in Italia nelle ultime politiche per modificare un numero ingente di schede bianche, in direzione di Forza Italia.
Qual è la prima anomalia che ha fatto nascere il sospetto di brogli? L’accentuata riduzione della quota di schede bianche e nulle, rispetto a tutte le precedenti elezioni politiche.
Si tratta di un fatto ancor oggi comunque inspiegabile: dal 7 per cento medio delle tre consultazioni della seconda repubblica, si è passati a meno del 3 per cento del 2006. Circa un milione e mezzo di schede non valide in meno rispetto agli anni passati.
Come spiegarselo? Molti analisti ci hanno provato, senza alcun risultato plausibile. E allora, cosa escogitare di meglio se non un broglio, in cui si ipotizza che molte delle schede bianche sono diventate voti per il partito del premier? Resta da capire come mai anche le schede nulle si siano così drasticamente ridotte. Ma in questo caso di brogli non si può certo parlare: difficile mutare un insulto o un doppio voto in scelta partitica.
Riassumiamo, dunque. Le bianche sono state, dal 1994 al 2006, rispettivamente pari al 3,4 per cento nel 1994, 3,1 nel 1996, 4,2 nel 2001 e 1,1 per cento nel 2006. Le nulle, negli stessi anni: 3,4 – 4,1 – 3,2 – 1,8. Come si nota, due serie di dati e di comportamenti di voto senza dubbio anomali.
Perché mai gli elettori hanno improvvisamente deciso di fornire voti validi, anziché continuare nella loro scelta non valida? Secondo la tesi complottista, non ci possono essere dubbi: è stato un broglio, tanto più che tutti i sondaggi pre-elettorali fornivano risultati in cui Forza Italia appariva nettamente sotto-stimata rispetto a quanto hanno poi affermato i risultati ufficiali. Ora, la stessa logica potrebbe/dovrebbe essere applicata anche per quanto riguarda le elezioni tedesche
.
Anche in quel caso la Cdu era stata nettamente sovrastimata dalle rilevazioni demoscopiche, con un vantaggio sulla Spd fino ad una settimana dal voto di oltre 5-6 punti, risultato poi di meno di un punto dai risultati reali. Brogli anche in Germania, dunque? Da parte di Schroeder, premier uscente? Sostengono Deaglio e i suoi co-autori: se i sondaggi pre-elettorari potevano forse sovrastimare il voto al centrosinistra, non così può accadere negli exit-polls.
In questo caso si rileva un voto già espresso, non già un’ipotesi di voto. Si sono forse dimenticati delle decine di errori commessi utilizzando questa tecnica, a cominciare dalle famose bandierine di Emilio Fede, nelle regionali del 2005, quando l’Italia era parsa andare a destra e risultò poi al contrario percorsa da folate contrarie. Brogli del centrosinistra, anche allora? O errori di Crespi, successivamente dimenticati anche dallo stesso Cavaliere, che ne fece il proprio sondaggista principe? E come non ricordare il famoso caso di Beppe Arnone ad Agrigento, eletto sindaco nel 1993 dagli exit-poll della Doxa, che si ritrovò poi sconfitto la mattina successiva? Senza brogli. Semplicemente, il frutto di errori più o meno evidenti degli istituti di ricerca che si cimentavano a volte in quelle performance senza il sufficiente bagaglio metodologico per controllare le stime fornite. Forse anche in questo caso è accaduto così.
E così si spiegano le stime così incerte. Ma le proiezioni, i cui risultati sono stati forniti quest’anno comunque con incomprensibile ritardo, hanno sempre stimato i risultati con margini di errore molto meno rilevanti. Se le proiezioni delle ultime elezioni politiche hanno dunque dato stime molto simili ai risultati “ufficiali”, è possibile che i brogli siano stati effettuati proprio (anche) nelle circa 2000 sezioni-campione scelte dall’istituto responsabile della giornata elettorale? Sapendo che gli stessi brogli sarebbero stati replicati a livello nazionale? O erano tele- comandate anche le proiezioni? Infine, se a livello centrale sarebbe stato abbastanza semplice modificare artificialmente i risultati, questa modifica non potrebbe risultare compatibile con la sommatoria dei risultati provenienti dalle varie corti d’appello, che riassumono i dati trasmessi dai singoli 60 mila seggi italiani. E basterebbe, per sincerarsi, analizzare sia il trend delle bianche nei singoli comuni, ad esempio dell’Emilia rossa (molto simile al resto d’Italia), sia il responso ufficiale confrontato con quello locale (che non differisce).
Essendo noi in Italia, nulla può essere sicuro, nemmeno la volontà di non alterare il corretto scrutinio dei voti.
Ma dalla eventuale ipotesi di broglio alla sua reale effettuazione mi pare ce ne passi. E questo scoop di Deaglio sembra avere le gambe corte. La verifica è già partita. Speriamo che sia compiuta al più presto, per togliere un po’ di inutile veleno a un clima già di per sé insopportabile.

di Paolo Natale
- dal quotidiano EUROPA

Andrea's version
Dal momento che, come ha scritto il professor Luca Ricolfi sulla Stampa, "Deaglio ha lanciato l'amo e tutti stanno abboccando". Dal momento che la procura di Roma, sorda come una scimmietta per i tre mesi in cui si sono insinuati brogli dall'altra parte, ha aperto ora immediatamente un fascicolo. Dal momento che la bufala del software è stata giocata con mediocre abilità, ma che della mediocrità pare vada pazza la stampa nazionale. Dal momento che Sircana monta la panna, che Bertinotti smentisce, ma rimonta la panna, che Fassino ripete come un automa le sue frasette senza senso sulla crucialità del nitore della democrazia. Dal momento che ce ne stiamo tutti appesi a 'sto famoso software che per la prima volta nel dopoguerra avrebbe fatto fesso l'intero apparato elettorale dell'ex Pci (a proposito, come si vive a passare per fessi col botto?). Dal momento che intanto il Dvd è esaurito e verrà riprodotto. Dal momento che il marketing si è rivelato ottimo. Dal momento che Deaglio farà comunque una cappellata di soldi. Dal momento che è la seconda volta che Deaglio fa una cappellata di soldi grazie a Berlusconi. Non gli sembrerebbe un'idea carina impiegarli per rifare Reporter?

L'angelo
C'è, nelle sale della Galleria Nazionale di Parma, c'è un angelo che sfoglia un libro. Un angelo,  femmina, dipinto dal  Correggio intorno al 1526. Un angelo,  spostato un poco a sinistra per chi guarda, in una luminosa composizione che vede,  sotto una tenda rossa tesa tra le fronde degli alberi, al centro la Madonna col bambino, a lato Maria Maddalena e san Giovannino, dall'altro san Gerolamo e un leone, di cui s'intravede la testa.
Quell'angelo è un angelo la cui luminosa bellezza m'accompagna da giorni; a dire il vero, alcune volte girandomi di scatto, l'ho visto svolazzare, sorridente e complice, al mio fianco.
Imbarazzante, dolcemente imbarazzante.
E allora, se è vero che per dimenticarsi di qualcuno bisogna incontralo, parliamone, dell'angelo e del quadro ("Il Giorno").
Breseide Colla, vedova del nobile parmense Orazio dei Bergonzi, faceva tendenza. Quando, la mattina sul presto, se ne usciva dalla sua casona con gli stucchi alle finestre e il fregio di famiglia in chiave di volta, quando se ne usciva per la prima messa , lì,  lungo la via, all'angolo di Piazza Grande, c'era addirittura chi l'aspettava, dietro i vetri delle case basse, per vedere di che, quel giorno,  vestisse la gran signora dei Bergonzi.
Di sicuro,  il suo salotto, con i suoi ori cesellati e quelle tavole dipinte alle pareti, e i suoi abiti,  trionfo di sete e ricami d'oro,  non lasciava indifferenti.
Accompagnava, la mattina -tutte le mattine - la signora dei Bergonzi verso la prima messa in San Giovanni, una sveglia e vispa servetta dai riccioli d'oro.
Nella  chiesa dell'Evangelista- siamo nella Parma  risorta nei  colorati miracoli manieristi -  muratori e falegnami  all'opera per completarne la copertura, l' ingombrante ponteggio di legno ingabbia l'altare maggiore fin sulla cupola; lassù, tra operai indaffarati a costruire sostegni,   l'Antonio Allegri da Correggio risolveva, per conto dei Benedettini, la disputa religiosa sul se, e semmai sul come,  si potesse illustrare  la Divinità e se dovesse esserci o meno la Madonna
.
Al tempo, per questioni del genere, ci si sbudellava e si consolidavano eresie.
I Benedettini - ne sapevano una più del diavolo -  ricorsero alla visione che il vecchio San Giovanni ebbe poco prima di morire: il Signore, tra le nuvole nell'alto dei cieli, circondato da tutti gli Apostoli, lo chiama a se.
Detto. Fatto. Oggi la chiesa di San Giovanni è conosciuta proprio per quel dipinto e per i numerosi inserti che, qua e la tra le cappellette laterali, lasciò il Parmigianino.
Ritorniamo alla Breseide Colla e alla sua gentile servetta. Tutte le sante mattine, eccole, sulle prime panche davanti all'altare maggiore, a sentir messa.
Capitò  al Correggio, lassù nella cupola, d'incrociarne l'occhio birichino. L'è come non l'é,  la Breseide Colla, si dice per togliersi l'imbarazzo del piacere, volendo godere privatamente dell'arte del maestro, gli commissionò un quadro - raccontano le carte del solito Vasari  - al prezzo di 400 lire imperiali, più due carri di fascine,  alcune staie di frumento ed un maiale.
E la bella servetta dai capelli d'oro si ritrovo, manieristicamente, nei panni dell'angelo, consolatrice  e  custode dei miei più reconditi sogni..

cp, 24 novembre 2006

Tagli, ritagli e frattaglie
Deaglio: "le schede bianche si sono trasformate in voti per Forza Italia". Capperina, spiegate a Deaglio che Berlusconi ha perso le elezioni.

Dai giornali: Den Harrow si è sposato a Las Vegas, Tom Cruise a Bracciano.

Titolo de "Il Manifesto": "Droghe a buon mercato nell'Ue. Spopolano cannabis e cocaina"

Zeman: <<Lo sapevo fin dall'inizio che con la Gea c'entrava anche Mancini, mi sorprende il fatto che gli altri se ne accorgono adesso>>

Titolo de "Il Riformista": <<Perché il verde Pecoraro non si occupa dei rifiuti?>>

<< Mi piace l'odore del napalm la mattina>>,  Robert Duval, Apocalypse Now

cp, 24 novembre 2006

D'ALEMASH
Caro Dago, c'era il ministro degli Esteri D'Alema tanto preoccupato per i comportamenti di Israele. Stamattina c'era Ferrari sul "Corriere" tanto rincuorato per la svolta positiva della Siria. Bum bum, eccoteli serviti da un bell'agguato a Beirut. Pierre Gemayel, ministro dell'Industria, e dirigente del partito cristiano antisiriano, è stato ammazzato. A Hezbollah stava antipatico. Chissà che contenti i nostri ragazzi, in missione di pace stavolta, in Libano. Mgm (Maria Govanna Maglie)
Do you know guerra civile? L'autovettura di Gemayel è stata investita da una raffica di mitra che lo ha ferito alla testa. E' morto all'ospedale. La morte di Gemayel è stata così definita durante una conferenza stampa da Saad Hariri, leader del partito antisiriano nonché figlio di Rafiq Hariri, assassinato un anno fa: "Vogliono uccidere tutte le persone libere. La serie degli assassini è cominciata".
L'uccisione dell'esponente del partito della Falange, fondato da sua padre Amin, fa precipitare una crisi politica che, nel silenzio dei media e dei governi europei, ha impegnato il partito del Hezbollah in una lotta tremenda, condotta con gli abituali metodi terroristici contro il governo del premier Fuad Siniora per farlo cadere.
Come condizione per rinunciare alle sue pressioni, il partito di Dio, e i suoi alleati filo-siriani, avevano chiesto otto ministeri, cioè la maggioranza con potere di veto, al fine di controllare le decisioni dell'esecutivo, da loro ritenuto troppo filo-statunitense.
Ma il premier non aveva accettato questo ricatto. Cinque ministri sciiti si erano dimessi, giorni fa, dall'esecutivo cristiano. Con l'uccisione di oggi la minoranza filo-siriana del Hezbollah si avvicina al suo obiettivo: far cadere il governo per mancanza del numero legale. Un ministro cristiano infatti ha scelto le dimissioni per evitare di fare la fine di Gemayel.
L'assassinio di Gemayel è l'ultimo finora di una lunga serie di omicidi iniziata nel 2004 contro esponenti politici e intellettuali sunniti e cristiani, ostili a Damasco, che ha occupato militarmente il Libano per trent'anni.
Ma l'eliminazione dell'ex premier libanese Rafiq Hariri in un clamoroso attentato con autobomba nel febbraio del 2005, aveva unito il fronte anti-siriano e portato in piazza soprattutto i giovani, finché Damasco non ha ritirato le truppe dal Libano, tre mesi più tardi. Scatenare oggi la guerra civile può servire anche a impedire l'istituzione di un tribunale internazionale per giudicare gli assassini e i loro mandanti.
Tutta bella gente che,  secondo l'inchiesta internazionale svolta dalle Nazioni Unite, si trova a Damasco.
A Washington il pericolo è ben chiaro. Dice il sottosegretario di Stato Usa, Nicolas Burns, che "è una giornata particolarmente triste per il Libano. Siamo stati scioccati da questo assassinio. Consideriamo si tratti di un atto terroristico - ha proseguito - e pensiamo si tratti anche di un atto di intimidazione".
Intervistato dall'entusiasticamente pacifista De Pasquale su Rainews24, un marrazzone barbuto di Hezbollah ha rassicurato il nostro. No, loro non ce l'hanno con i soldati italiani, finché si comportano da amici. Certo, se mostrano un volto di complici degli Stati Uniti, il discorso cambia.

Dagospia 21 Novembre 2006

L'attacco alle Due Torri per D'Alema non fu un atto di guerra
Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha personalissime idee sul terrorismo. Si fa fotografare a braccetto con gli Hezbollah, non perde occasione per attaccare Israele e parlare di "reazioni sproporzionate", ha un'idea della diplomazia tutta sua, le relazioni internazionali per D'Alema prescindono dalla forza e dagli eserciti.
La realtà ovviamente racconta un altro mondo dove la guerra è un fattore determinante della storia dell'uomo e la sua assenza non significa affatto che vi sia sempre pace.
Oggi D'Alema aggiunge un altro tassello a questa singolare visione degli Affari Esteri e afferma che nella lotta al terrorismo "l'errore di fondo è stato quello di sostenere che l'Occidente è in guerra. Bisogna reagire a questa idea il terrorismo è una minaccia grave, ma la guerra è un'altra cosa: si fa tra stati e tra eserciti".
D'Alema ha superato se stesso quando ha detto che "per quanto spaventoso l'attacco alle Torri Gemelle non configurava una guerra, lo scenario di guerra anzi è più favorevole ai terroristi e lo ha dimostrato il fatto che Osama Bin Laden ha allargato la sua influenza ed è diventato più popolare".
Il nostro ministro degli Esteri dovrebbe ripassare se non la strategia militare (evidentemente ignora l'esistenza della guerra asimmetrica e molto molto altro ancora) almeno la recente storia che in fondo - essendo l'attuale titolare della Farnesina - lo riguarda da vicino.
L'attacco alle Twin Towers - tremila morti sul suolo americano, evento paragonabile solo a Pearl Harbor - fu un atto di guerra sia dal punto di vista sostanziale che dal punto di vista del diritto internazionale (materia che il ministro degli Esteri dovrebbe cominciare a masticare, almeno per evitare strafalcioni). L'attacco nel cuore di New York fece scattare per la prima volta l'articolo 5 della Nato che stabiliva l'obbligo della mutua assistenza tra Paesi aderenti al Trattato del Nord Atlantico. E' in base a quell'articolo che gli Stati Uniti e gli Alleati avviarono l'operazione Enduring Freedom. E' perchè ci fu un atto di guerra che l'Onu diede il via libera alla missione per rovesciare il regime dei talebani. E' perchè l'Afghanistan era diventato il rifugio sicuro di Osama Bin Laden che si decise l'invasione. L'attacco alle Torri Gemelle era un atto di guerra al quale si rispose dichiarando guerra. Una guerra giusta in difesa dell'Occidente.
Il ministro degli Esteri può permettersi molte cose, alcune gli possono essere perdonate, questa no.

Mario Sechi

LA CHIESA DORMIENTE
L’ultima crociata della Chiesa: la vessazione dei giullari. E la Chiesa che pensa ai giullari è l’ennesima dimostrazione di una Chiesa, lontana da quella che un anno e mezzo fa salutava Giovanni Paolo II (attenzione, perché per Chiesa intendo il Papa, i cardinali, i sacerdoti e la gente, tutta la popolazione dei credenti, cattolici e praticanti). Una Chiesa immobile, intellettuale, pedante e debole. Immobile, perché per espressione del suo capo spirituale non si è mossa in alcun modo, né fisicamente, né moralmente. Giovanni Paolo II, ed il confronto è doveroso, sentì l’esigenza di andare in Polonia, non per sé stesso, ma per la Polonia e ben presto iniziò ad attraversare i paesi di serie B, quelli che necessitavano di un risveglio di coscienza: Messico, Filippine…
Benedetto XVI non sta guardando al Sud America, al Messico, al centro-america, dove pure la popolazione cattolica è di gran lunga la maggioranza. Lamenta le insofferenze di Milingo che ha seguito in Africa, ma non sta offrendo la sua visibilità in quel continente. Si offre al dialogo con l’Islam, ma ha preparato nel peggiore dei modi il suo viaggio in Turchia ed non ha invitato nessun leader islamico a Roma. La Chiesa si è isolato nel suo circolo intellettuale, ha abbracciato la Fallaci, il presidente Pera, i teologi come Kung, ma ha dimenticato la gente comune. I bambini con cui parlava Papa Lucani, i carcerati da cui si recò Giovanni XXIII, i giovani che Giovanni Paolo II abbracciava e cercava continuamente. Si è chiusa nel mondo dei libri e delle riflessioni, deludendo chi si aspettava una Chiesa degna di quella degli ultimi anni: attiva, presente, coraggiosa.
Invece la Chiesa è diventata pedante, retorica e noiosa e perfino debole. L’ultima polemica avviata con Crozza, Fiorello e Littizzetto mostra l’immagine di un istituzione e di un corpo, che si affaccia al mondo esterno, per bacchettarne le mancanze di rispetto, piuttosto che sorvolarci con estrema serenità e che per giunta delega a fare la parte del guardiano difensore, ciò che sembra essere la sua forza ma è la manifestazione della sua crisi: l’associazionismo. Avvenire, le edizioni cattoliche, Radio Vaticana, le innumerevoli sigle in difesa dei cristiani, dei valori cattolici, del Papa contro…tre comici, in un mondo che cerca identità e rifugio nella Chiesa e trova invece perfino ragioni di divisione all’interno di essa. Quale cattolico potrà sentirsi tale, se assalito dal dubbio che non appartenendo ad una casta cattolica o non essendo ridotto ad un osservanza senza coscienza, potrebbe essere tacciato come una persona irrispettosa, vigliacca e schiava dei tempi. Si svegli Benedetto XVI, si svegli. Lei è il Papa, lei è un punto di riferimento e non basta vederla da un balcone lanciare solidi messaggi e strali contro il progressismo ed il materialismo. Prenda la sua spada e lo combatta con le sue forze. La Chiesa deve conquistare i suoi fedeli e non aspettare che questi chinino il capo.

Angelo M. D’Addesio


E LO CHIAMAVANO "REGIME"....
Dal 10 aprile scorso nel nostro Paese vanno affermandosi anomalie democratiche che pochi apparentemente vedono e ancor meno denunciano. Conquistato il potere, infatti, l'Unione ha preso possesso delle istituzioni, addomesticato le forze sociali e gestito la dialettica politica e parlamentare con piglio autoritario. A questo si aggiunga che per eredità storica la sinistra gode di buona stampa e di tanti sostegni nella nomenklatura. È troppo poco per chiedersi se si stia configurando un "regime"?
La problematica, come noto, è fuori moda. La domanda che oggi nessuno si azzarda a porre, in effetti, è stata proposta centinaia e centinaia di volte nella scorsa legislatura, quando presidente del Consiglio era l'arcidiavolo nazionale Silvio Berlusconi.
L'argomentazione forte dei democratici, allora, era che a configurare il regime non fossero tanto i singoli provvedimenti deliberati dal premier, quanto piuttosto la sua doppia inscindibile natura di capo del govern&tycoon dell'editoria. In altre parole, c'era certamente un dittatore ma non una dittatura, che è un po' come leggere un giallo dove l'assassino non uccide nessuno. Per l'Italia di Prodi, invece, il discorso è totalmente diverso: il problema non riguarda la persona che incidentalmente incarna il potere, ma le tante anomalie democratiche già verificatesi nel Paese in un solo semestre.

L'AUTOPROCLAMAZIONE A SPOGLIO IN CORSO
Il primo avvenimento anomalo si è verificato il 10 aprile scorso, prima ancora cioè dell'insediamento del nuovo parlamento e del giuramento del nuovo governo. La giornata è frenetica. Lo spoglio delle schede stravolge le previsioni degli exit poll, assottigliando progressivamente i cinque punti di vantaggio da tutti attribuiti all‚Unione sulla Cdl. È un testa a testa sfibrante, quale mai ce n'erano stati nella storia della Repubblica. I leader del centrosinistra sono costretti a rinviare ripetutamente i festeggiamenti già programmati per il pomeriggio. A tarda notte la Camera è ancora alla pari mentre al Senato prevale la Cdl. Conquistata la maggioranza a Montecitorio con meno di un punto percentuale di vantaggio e con Palazzo Madama ancora da assegnare, succede qualcosa di inedito. Prodi e i suoi rompono gli indugi e davanti alle telecamere di Rai e Mediaset si autoproclamano vincitori. A spoglio ancora in corso.


L'OCCUPAZIONE TOTALE DELLO STATO
Conquistato il potere grazie a 24 mila schede che il centrodestra chiede immediatamente di ricontare, il centrosinistra va al Governo consapevole di rappresentare la metà esatta del Paese. Nonostante ciò si rifiuta di fare la minima concessione all'opposizione che rappresenta l'altra metà della popolazione. Senza curarsi del galateo democratico l'Unione piazza Fausto Bertinotti alla presidenza della Camera e Franco Marini alla presidenza del Senato. Esclusa da entrambe le cariche dello Stato, la minoranza si attende una soluzione di maggior equilibrio al Quirinale. Ancora una volta, però, la maggioranza forza la mano facendo di Giorgio Napolitano il primo presidente della Repubblica espresso dalla tradizione politica comunista.

TELECOM: IL PREMIER NON DEVE SPIEGAZIONI
A poche settimane dall'insediamento a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio viene travolto dalla vicenda Telecom che adombra il dubbio di pesanti intromissioni da parte del Governo in scelte di libero mercato. Marco Tronchetti Provera si dimette dalla presidenza della società e lo stesso fa Angelo Rovati, consigliere personale del premier. L'opposizione chiede che Prodi spieghi in Parlamento il ruolo del Governo nella faccenda ma, dalla Cina, il presidente del Consiglio risponde in modo seccato e perentorio: «Siamo matti?». Alle Camere il Professore proprio non ci vuole andare e continua a dire di "no" anche quando taluni esponenti della maggioranza e il presidente della Camera fanno pressione per fargli accettare la richiesta della minoranza. Alla fine accetta di presentarsi a Montecitorio, ma subito fa sapere che non andrà al Senato. Seppur riottosamente, poi, si presenterà anche a Palazzo Madama. Ma con una relazione elusiva che diventerà un rap.


LA FANTAINQUISIZIONE POLITICA: I BROGLI...
In una democrazia sana alla maggioranza spetta il compito di governare mentre all'opposizione spetta una funzione di controllo sull'operato dell'esecutivo. Se le regole sono queste, sarebbe lecito attendersi che sia la minoranza a tenere sott'occhio la maggioranza e non il contrario come avviene, nel silenzio totale, da sei mesi a questa parte. Da notare, inoltre, è il tenore e la virulenza delle accuse rivolte dall‚Unione alla Cdl. Il documentario prodotto da Enrico Deaglio chiarisce meglio le idee. Il giornalista di "Diario", ideologicamente vicino all'Unione, ha accusato il centrodestra di avere truccato le scorse elezioni. Elezioni perse. E di cui il centrodestra aveva rumorosamente chiesto il riconteggio voto per voto. La bizzarria è evidente. Ma è solo bizzarria? Se, a risultati elettorali invertiti, una tale accusa fosse stata mossa alla sinistra-minoranza dall'entourage di Berlusconi non staremmo parlando di "derive autoritarie"?


...E L'ACQUISTO DEI SENATORI
Si obietterà che un giornalista, benché simpatizzante conclamato, non ha alcun ruolo politico o istituzionale. Vero. Sta di fatto, però, che pochi giorni dopo l'uscita del documentario di Deaglio il ministro per i Rapporti con il Parlamento, cioè una figura "ponte" tra maggioranza e opposizione, abbia apertamente accusato Silvio Berlusconi di comprare i voti dei senatori dell'Unione. «È molto grave - ha denunciato in Parlamento Vannino Chiti - che il leader dell'opposizione stia cercando di comprare alcuni senatori del centrosinistra». Un'accusa gravissima ma vaga, non circostanziata né supportata da prove o testimonianze. Un'accusa, in definitiva, indimostrabile e che ripropone l'anomalia di una maggioranza che tende a delegittimare l'opposizione.

LA LIBERTÀ VIGILATA DEI GRANDI FRATELLI
Parallelamente alla funzione di controllo eccentricamente esercitata dalla maggioranza sull'opposizione, il ministero dell'Economia ha attivato un'operazione simile su tutto il Paese attivando un poderoso "Grande Fratello tributario" che rischia seriamente di svuotare di senso le normative sulla privacy attualmente in vigore. Dell'individuo, considerato presunto evasore, il Fisco vuole sapere tutto, persino le cure mediche cui si sottopone. L'ultima novità introdotta nel testo della Finanziaria approvato dalla Camera prevede, infatti, che i medici di famiglia trasmettano le ricette al Ministero dell'Economia.


QUEI "GIOCHETTI" CON LA PIAZZA
Si è mai visto un Governo che scende in piazza contro se stesso? E perché mai una parte dell'esecutivo dovrebbe perorare in piazza le istanze che con maggiore efficacia può sostenere nel consiglio dei ministri?
Considerando che si tratta di un Governo che
1) si è autoproclamato tale prima dello spoglio dei voti,
2) che non ha lasciato nemmeno una carica istituzionale all'opposizione,
3) che è renitente a chiarire i dubbi dell'opinione pubblica,
4) che aggredisce l'opposizione e
5) che esercita uno strettissimo controllo sui cittadini, si potrebbe azzardare l'ipotesi che Palazzo Chigi abbia sentito l'esigenza di allestire un grande spettacolo che mostrasse nel più appariscente dei modi l'elevatissimo livello di dissenso consentito all'interno del Governo.
Si obietterà che addomesticare decine di migliaia di persone rendendole inconsapevoli comparse di uno show non è possibile né immaginabile. Domenica scorsa, tuttavia, nel redarguire il collega Oliviero Diliberto Romano Prodi ha usato un'espressione inquietante. Ha detto: "Basta giocare con la piazza". Il che evidentemente sottintende due ammissioni: che la sinistra è in grado di giocare con la piazza a piacimento e che questi giochetti sono già stati fatti in passato.

ALESSANDRO MONTANARI
- La Padania  - 21/11/2006

BERNARDINI: SE PRODI NON FA LE RIFORME E' SUICIDIO POLITICO
Comunque la pensiate, Rita Bernardini è un angelo. Chi altri,  se non un angelo avrebbe,  per quasi trent’anni, potuto  sopportare  il genio e resistere alla sregolatezza di Marco Pannella?
Nei giorni scorsi Rita Bernardini è stata eletta Segretaria nazionale di Radicali Italiani.
Telefono. M’intriga, una donna a capo di un partito. Non si nega: <<Domani alle 11,  Torre Argentina>>. Eccomi.  Sede dei Radicali,  Via di Torre Argentina,  Roma centro che più centro non si può. Sono le 11 meno tre minuti. Mi fanno accomodare nel salone centrale. Odore di fumo, alle pareti  manifesti di nuove e vecchie battaglie radicali.  Conoscendo i politici, mi appresto a contare le losanghe bianche e nere del pavimento. <<Eccomi!>> un sorriso spunta da una porta. E’ Rita Bernardini - 53 anni (portati bene), capelli biondi, occhi  azzurri, - ha incontrato i radicali nel  1975,  all'indomani della vittoria sul divorzio. Nel 1976 costituisce il FRI (Fronte Radicale Invalidi) per l'affermazione dei diritti degli handicappati. Nel 1981, mentre inizia la sua collaborazione con l'agenzia di stampa 'Notizie Radicali', nel pieno della battaglia contro lo sterminio per fame nel mondo, fonda l'agenzia settimanale 'Azione Sopravvivenza’. Fa il suo ingresso a Radio Radicale nel gennaio del 1983 e vi collabora, anche come vicedirettrice, fino alla fine del 1991 quando, chiamata da Pannella,  assume il coordinamento della raccolta delle firme per 9 referendum. Dopo essere stata presidente  del CoRA, Coordinamento Radicale Antiproibizionista, dà vita al Movimento dei Club Pannella-Riformatori del quale diviene segretaria nazionale coordinando la campagna dei 20 referendum del 1995.
Negli ultimi anni sono numerosissime le occasioni politiche che la vedono impegnata sul fronte dei diritti civili e delle libertà.  Scioperi della fame, sit-in, walk-around, arresti e processi  scandiscono gli anni  della sua militanza.
Arriva il caffè, accendo il registratore.

Il congresso dei Radicali italiani ha approvato una mozione, proposta da lei e da Daniele Capezzone, dove, tra l'altro, si afferma che la strategia della Rosa nel Pugno è tutta dentro l'alternativa laica, socialista, liberale, radicale… insomma, di tutto e di più. Scusi, ma oggi voi radicali siete organici al governo delle sinistre massimaliste e contemporaneamente volete l'alternativa. Che vuol dire? Viene in mente "partito di lotta e di governo".

In campagna elettorale abbiamo adottato e propagandato lo slogan “alternanza per l’alternativa”, convinti che non bastava cambiare governo per avviare un processo riformatore, ma che occorreva lavorare – e sodo – per l’alternativa laica socialista liberale radicale. Alternativa a cosa? A quel regime partitocratrico che unisce i contendenti di centrodestra e di centrosinistra, regime che da sempre, almeno come radicali, vogliamo abbattere perché lo consideriamo il cancro della politica italiana sempre più distruttiva di ciò che è vitale e creativo nel paese. Questa volta abbiamo deciso di tentare di portare avanti la nostra impresa non da oppositori della maggioranza e dell’opposizione come abbiamo sempre fatto, ma stando in una delle due articolazioni del regime. Del resto, alle regionali dello scorso anno avevamo chiesto ospitalità ad ambedue le parti che rifiutarono sostanzialmente con la stessa motivazione: non potevano accettare che le liste si chiamassero “Liste Luca Coscioni” perché solo il nome del nostro Presidente di allora richiamava il tema della laicità dello Stato e della libertà di ricerca scientifica, troppo per chi vuole essere prono ai voleri del Vaticano. Alle politiche di quest’anno, invece, l’Unione ha accettato la “Rosa nel Pugno” che della laicità ha fatto la bandiera della sua campagna elettorale. Ed è così che Prodi ha vinto per un soffio, con Berlusconi che si mangiava le mani per avere dato retta a Buttiglione & company che non ci volevano. Noi non facciamo, non abbiamo mai fatto, battaglie di mero “posizionamento”, meno che mai intendiamo farle in questa delicata congiuntura politica: noi saremo leali con il Governo Prodi, lo abbiamo ripetuto fino alla noia, e non abbiamo alcuna intenzione di puntare sulla caduta dell’attuale esecutivo e sulla nascita di una Grande Coalizione, come qualcuno, anche all’interno dello SDI, teme; ma ciò non significa chiudere gli occhi di fronte ai tanti problemi strutturali di un Paese profondamente arretrato dal punto di vista economico e sociale. D’altronde ricordo che fu lo stesso Romano Prodi, questa estate, a dire che occorreva stupire il Paese con riforme “radicali”; ebbene, se di qui in avanti non saremo noi (intendo noi radicali ma anche noi della RnP) a chiedergli uno scatto sulle riforme, chi lo farà? A sinistra, inutile negarlo, ci sono forze politiche che hanno fatto una scelta di campo corporativa, immobilista e reazionaria, scelta di campo che noi dovremo essere capaci di combattere con scelte coraggiose di respiro profondamente riformatore, innovatore e modernizzatore. E comunque non dobbiamo mai dimenticare che non più tardi di un anno fa come RnP siamo riusciti a suscitare un certo entusiasmo con i 31 punti di Fiuggi, per cui una volta entrati  al Governo non è che possiamo pensare di esimerci dal fare iniziativa politica proprio su alcuni di quei 31 punti.

Leggo che  avete individuato nella promozione di "Club di iniziativa politica" , tematici o territoriali,  lo strumento di azione e mobilitazione politica. In concreto?

Prima di rispondere a questa domanda vorrei fare una breve premessa. Sono sempre stata convinta del fatto che l’entusiasmo attorno al progetto della RnP si costruisca solo con l’iniziativa politica. Ai compagni dello SDI mi permetto quindi di dire che sbagliano se pensano di riproporre la pregiudiziale della strutturazione del partito come precondizione per andare avanti. Prima rilanciamo l’iniziativa politica e poi discutiamo pure sul modello, sulla struttura e sulle regole. Detto questo, i Club territoriali – che poi altro non sono se non sedi e luoghi di confronto politico - servono proprio a questo: innanzitutto a delineare un perimetro di politica ufficiale comune della RnP su cui tutti, radicali e socialisti, possiamo ritrovarci (a partire dalle realtà locali ed amministrative, penso ad es. ad un progetto politico condiviso sul territorio e sull’ambiente ma anche sul grande tema dei costi della politica, a cominciare dall’ abolizione delle province e degli enti inutili e così via), e poi ad aggregare nuove forze e nuove energie, aprendoci alle associazioni, ai movimenti, alle nuove realtà locali. L’importante è uscire da questa fase di inerzia ed afasia politica, evitando operazioni a freddo, di mera strutturazione del partito; solo procedendo in questo modo risolveremo pure tutto il resto, dal problema del simbolo a quello delle elezioni regionali, provinciali e comunali.

Si,  ho capito,  ma non le sembra sarcastico mettere in una mozione politica addirittura la richiesta di incontrare  Prodi. Ma com'è, siete i suoi "giapponesi" e il Presidente del Consiglio si nega, anzi, nemmeno vi parla?

Innanzitutto chiariamo subito una cosa: come dice spesso Marco Pannella, questo Governo, per quante ne faccia, non potrà mai deluderci perché non ci eravamo mai illusi. La stessa Emma  fa bene a ricordarci che questo non è un Governo radicale. Il punto è un altro: noi al Presidente Prodi proponiamo una sfida tutta in positivo, anche perché se c’è una cosa di cui sono sicura è che questo esecutivo ha un bisogno vitale di forze politiche come la nostra capaci di incalzarlo sul terreno delle riforme. Qui sta la spiegazione di quel punto della mozione da lei citato. Da questo punto di vista, un primo risultato lo abbiamo già raggiunto: il Presidente del Consiglio ha accettato di incontrare una nostra delegazione, e nell’incontro che abbiamo avuto con lui giovedì 16, come Radicali Italiani e come Associazione Luca Coscioni, abbiamo avanzato tutta una serie circoscritta di richieste di estrema ragionevolezza: dalla calendarizzazione delle proposte sui diritti civili, alla vicenda della moratoria universale sulla pena di morte; dallo sblocco, in Commissione, della legge sui “sette giorni per un’impresa”, al completamento della Legge Biagi; dal varo di un disegno di legge collegato alla finanziaria sulle riforme strutturali subito su sanità, pubblico impiego e finanza locale, alle questioni di legalità riguardanti l’esclusione di 8 senatori regolarmente eletti e la nomina del Comitato Nazionale di bioetica scaduto ormai da cinque mesi. Vedremo che tipo di risposte saprà darci su tutto questo il Governo, io voglio sperare che il Presidente del Consiglio sia veramente consapevole, come ci ha detto, del fatto che per l’attuale maggioranza non fare le riforme, stando fermi, sarebbe un suicidio politico.

Ancora, Non una delle vostre questioni politiche e programmatiche, dai pacs alla droga, dall'eutanasia alla riforma della legge 40, ha trovato riscontro nelle politiche del Governo,  è forse per tirargli la giacchetta che volevate incontrare Prodi?

Intanto su pacs, droga, testamento biologico e riforma della legge 40 (perlomeno delle sue linee guida), questa maggioranza sta tentando di fare qualche piccolo passo (ancora insufficiente, certo) che verificheremo se andrà nella giusta direzione. Ripeto: non siamo soliti fare battaglie di posizionamento, per cui restiamo consapevoli del fatto che non è cosa utile presentarsi all’opinione pubblica esclusivamente come il soggetto politico della “fedeltà prodiana”. Al contrario, coltiviamo l’ambizione, su questi temi come su quelli dell’innovazione economica, di poter sfruttare tutta la capacità di mobilitazione nostra e della RnP. Se poi, come dice Pannella, ci riuscirà di trasformare i partiti dell’attuale maggioranza da “buoni a nulla” a “buoni quasi a nulla”, tanto meglio.

La questione della Legalizzazione delle droghe è sempre stata uno dei cavalli di battaglia dei radicali e suo in particolari (lei, ha subito numerosi processi e qualche condanna per distribuzione pubblica di marijuana come pratica di disobbedienza civile contro una legge che ritiene ingiusta). Ora che siete al governo, a che punto siamo con la legalizzazione o almeno con una nuova politica non proibizionista sulle droghe?

Innanzitutto, è notizia di qualche giorno fa, il Ministro della Salute, Livia Turco, ha emanato un decreto che raddoppia i quantitativi di cannabis detenibili per uso personale. Come ho già avuto modo di dire, si tratta di un primo significativo atto di governo rispetto ad un fenomeno che, pur coinvolgendo milioni di consumatori per lo più giovani, è oggi lasciato letteralmente nelle mani della criminalità organizzata. Ora si tratta di andare avanti tenendo ben presenti sia i risultati popolari del referendum del 1993 che depenalizzarono la detenzione per uso personale, sia la necessità ispirata a ragionevolezza di non considerare ugualmente pericolose tutte le droghe (l’eroina non può essere equiparata alla cannabis come fa la legge Fini Giovanardi) sia, infine, di fare una seria valutazione di quanto costi e cosa renda alla società il proibizionismo sulle droghe. Sbagliamo noi quando affermiamo -  con Friedman – che il proibizionismo rende le cose peggiori sia per i tossicodipendenti che per la società in generale? Dopo anni di divieti, di morti, di malattie, di galera, di corruzione, di scandali e di giustizia negata forse sono proprio i proibizionisti a dover dare delle risposte convincenti sulla loro strategia.

Parliamo dell'indulto. Lo sappiamo, il carcere non solo per mancanza d'adeguate strutture ma –credo – anche   per com'è gestito,  è sofferenza e  inciviltà. Punto.  Visti i risultati e il disagio sociale che l'indulto  ha provocato, sta provocando, davvero non avete nulla da rimproverarvi? Insomma, dopo l'indulto oltre l'indulto,    qual è la vostra proposta politica su carceri e giustizia

Se il recente indulto è stato necessario per fronteggiare la grave situazione di sovraffollamento, non è ovviamente ad esso che ci si può limitare. Circa un anno fa abbiamo promosso la Marcia di Natale per l’amnistia: hanno fatto l’indulto ma di amnistia non si parla più perché i partiti hanno paura di perdere consenso. Eppure, se si spiegasse ai cittadini che non c’è giustizia quando i tavoli dei magistrati sono sovraccarichi dei fascicoli di milioni di processi che cadranno in prescrizione o che saranno indultati dopo aver ingolfato i tribunali italiani… Tornando al sovraffollamento carcerario tamponato con l’indulto, nell’ultimo anno a fronte di 88.000 scarcerazioni vi sono state 90.000 incarcerazioni: la situazione tornerà quindi critica nell’arco di pochi anni.
E’ sulle cause del sovraffollamento che occorre intervenire.
Decisiva in proposito è stata l’incidenza della legge Bossi-Fini: nel 2005 le ipotesi di reato introdotte da questa legge hanno provocato 13.654 ingressi in carcere e per 11.515 è stata contestata la violazione delle disposizioni sull’espulsione come unico reato. Questa legge deve essere modificata.
Inoltre va incentivato il ricorso alle misure alternative alla detenzione (affidamento in prova ordinario e per tossicodipendenti, semilibertà, detenzione domiciliare) che negli ultimi anni hanno dato ottimi risultati. Ed è proprio al fine di favorire il ricorso a queste modalità di espiazione della pena, le uniche in grado di consentire un graduale reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, che occorre modificare la legge ex Cirielli nella parte in cui penalizza oltre ogni logica i recidivi (reiterati), per lo più autori di piccoli reati, considerati (contro il dettato della Costituzione) soggetti ormai irrecuperabili e, quindi, da punire duramente. Per costoro, infatti, oltre a pene notevolmente più alte, sono state introdotte inopinatamente maggiori difficoltà e tempi lunghi per accedere ai benefici della legge penitenziaria.
Ma oltre che sull’ordinamento penitenziario occorre mettere mano alla riforma del codice penale (solo un diritto penale “sussidiario”, e, dunque, “essenziale” e “leggero”, può garantire la definizione dei processi entro tempi ragionevoli, mentre le dimensioni pachidermiche della vigente legislazione penale induce, inevitabilmente, esiti di ineffettività della risposta giudiziaria) e del codice di procedura penale (su questo vanno ribadite e valorizzate, come abbiamo sempre sostenuto, le scelte del 1988 contro recuperi para-inquisitori); senza dimenticare le storiche battaglie radicali sulla riforma dell’ordinamento giudiziario (con la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri) e sulla responsabilità civile dei magistrati.

Più della metà del vostro tradizionale elettorato - lo dicono gli studiosi di flussi elettorali - non ha capito bene che cosa state facendo nel Governo Prodi. Vi ricordavano liberali, liberisti (a proposito: dalla vostra mozione è sparita la parola liberista) vi ritrovano socialisti… Solo momentanea scelta tattica o prospettiva storica?  

Lasciamo perdere lo studio dei flussi elettorali, anche perché rischieremmo di star qui ore a dire tutto ed il contrario di tutto. E poi dove sta scritto che ci saremmo ritrovati ad essere tutti socialisti: per noi il trittico liberali-liberisti-libertari resta il punto di partenza, nella sua unitarietà. E’ inutile aggiungere che nel DNA della RnP la componente e le istanze liberali hanno pieno diritto di cittadinanza, non a caso il nostro è un progetto che si basa sul quadrinomio “liberali, laici, socialisti e radicali” e sul trinomio “Blair-Fortuna-Zapatero”. Sia chiaro: per noi la RnP è una prospettiva strategica: un anno fa, a Fiuggi, ci siamo posti l’obiettivo non facile di tenere insieme diritti civili e modernizzazione economica e sociale e non di fare l’ennesima “bicicletta” elettoralistica. Ed è per questo che spero saremo presto capaci di costruire un partito nuovo, centrato su “club”, su una rete agile, dinamica, tutta centrata sulla politica, che possa e riesca ad essere modello alternativo al sistema dei partiti esistenti.

Il Partito democratico e la questione dei socialisti dello SDI sembra arrivata ad un punto di non ritorno: i diessini non vi vogliono, la Margherita pure e i socialisti di Boselli e Del Turco ci stanno . Voi?

Non posso né voglio credere che i compagni dello SDI siano disposti a rompere con noi per entrare nel Partito Democratico; sarebbe una follia,  non avrebbero spazi e verrebbero fagocitati nel vecchio compromesso DC-PCI. Per quello che ne sappiamo, il costituendo Partito Democratico non ha proprio nulla a che vedere con il socialismo liberale, non è mica un caso se D’Alema dice di voler coinvolgere in questa nuova formazione politica lo SDI e non i Radicali. Da questo punto di vista la RnP è la sola garanzia che i compagni dello SDI hanno oggi a tutela non solo della storica indipendenza ed autonomia del socialismo italiano ma anche della loro irriducibile differenza rispetto alla grande melassa cattocomunista. Ho la presunzione di pensare che come radicali siamo i più attrezzati a dar vita al Partito Democratico non solo per l’elaborazione di Statuti programmatici che abbiamo saputo predisporre (penso a quello federalista del 1967 e a quello del Partito Radicale Transnazionale di metà degli anni 80)) ma perché nell’azione politica abbiamo saputo far vivere diversità che, invece, tutto il sistema partitocratrico, in modo manicheo, acquisiva o a sinistra o a destra. Io penso che è proprio fuori del Partito Democratico voluto da DS e Margherita che si aprono spazi politici immensi per una forza laica, liberale, radicale e socialista. Le battaglie politiche hanno un prezzo, me ne rendo conto, ma al momento è questa la sfida che Boselli e Villetti hanno davanti.

A leggere i giornali, il vero vincitore del vostro congresso sembra essere Capezzone. Si dice anche  che il vostro ex segretario ha talmente assimilato il doroteisno di maniera che, pur vincendo,  non ha voluto umiliare lo sconfitto Pannella. Lei, lei Rita Bernardini segretaria dei Radicali Italiani,  sarebbe il compromesso necessario…

Capita, a volte, che i giornali vogliano farlo loro il Congresso al posto degli aventi diritto (da noi, gli iscritti). Non mi preoccupo se i giornali scrivono che Capezzone ha vinto il Congresso sconfiggendo Pannella. Mi preoccuperei semmai se ad affermarlo fosse Daniele. Dimostrerebbe di aver molto studiato, ma poco capito della storia radicale fatta di convinzioni e non di convenienze momentanee. Marco non ha cercato gli applausi, ha cercato di far ragionare il congresso sull’anno politico che abbiamo di fronte, sul partito e sulle sue necessarie ambizioni. Non mi sento né oggetto né consapevole protagonista di un compromesso. Compromesso fra chi e/o fra che cosa?

Pannella. Parliamo di Pannella.  Ha dato tanto alla politica e al paese (dal voto ai diciottenni alla legge contro l’aborto clandestino,  dal diritto di famiglia ad una politica estera non necessariamente anti-americana  e anti-israeliana) ora è, anche per chi gli ha voluto bene, una sofferenza. Non solo ci ha dato Prodi (e questo, secondo molti,  basta e avanza per mandarlo nel dantesco  quinto  cerchio dell’inferno) ma anche estenuanti  giravolte parolaie e incontinenti quanto incomprensibili  satyagraha  mondiali… sembra  Aceto sull’isola dei famosi: incazzato  e rancoroso.

Intanto, Pannella non ci ha potuto dare Berlusconi perché il Cavaliere si è dimostrato più interessato a dar retta ai clericali che hanno posto il veto all’ingresso dei radicali. Detto questo, invito i “sofferenti” di oggi che snobbano il satyagraha mondiale per la pace a riflettere se per caso non siano loro ad essersi discostati dal “bravo” Pannella di una volta. All’”incomprensibile” satyagraha ha infatti appena aderito il rabbino capo della comunità ebraica fiorentina.

Cos'è oggi "Radicali Italiani e perché uno che, ad esempio, si sente "radicale", per storia personale e cultura politica, ma non sopporta il nuovo compromesso storico tra ex democristiani ed ex comunisti, e anche per questo ha la tessera di Forza Italia, perché uno così  dovrebbe sostenervi?


Per tutto quello che ho detto fin qui. Per quello che comprende Billy Costacurta che – subito dopo la conclusione dell’incasinatissimo Congresso di Radicali Italiani – versa online cinquemila euro avvertendoci che lui “vota dall’altra parte” ma aggiungendo “siete una bellissima voce libera e adoro le vostre lotte per le libertà individuali ed è per questo che ho deciso di darvi un piccolo contributo”. 

Nei giorni scorsi i Riformatori Liberali di Benedetto della Vedova hanno diffuso   il manifesto Liberali "DIAMO UN'ANIMA LIBERTARIA AL CENTRODESTRA". Che ne pensa? Lei,  lo firmerebbe?

Il Manifesto dei Riformatori Liberali contiene molti spunti interessanti. Quando leggo che “sulle questioni eticamente sensibili la politica liberale non può assegnare ogni potere allo Stato, senza riconoscere alcun diritto alla libertà dell’individuo”, e che quindi “il centrodestra non può contrapporsi allo statalismo economico e civile, e costruire allo stesso tempo un fronte compatto a difesa dello statalismo etico”, non posso non essere d’accordo. Il problema è che l’attuale centrodestra, tuttora dominato al suo interno da una forte componente clericale, è da tempo preda di una involuzione neointegralista, antilaica e ruiniana. Basta sentire Casini e Bondi quando invitano la classe politica a rispondere compatta all’appello del Cardinal Ruini sulla famiglia per capire come l’arretramento di principi fondamentali quali la tolleranza e la laicità sia ormai un dato di fatto acquisito all’interno della CdL.

Ho capito. Parliamo d'altro. Oriana Fallaci scriveva che  "l'Europa è oramai una provincia anzi una colonia dell'Islam e l'Italia un avamposto…". C'è, in Europa, una questione legata all'identità europea e  all'integrazione, per non dire del diritto di poter criticare, o irridere,   l'Islam senza rischiare la propria vita… Emma Bonino, al tempo,  s'era addirittura fatta arrestare dai talebani in Afghanistan  per questioni legate alla discriminazione delle donne – burka e dintorni- ora su queste questioni i radicali (italiani o transnazionali)   sono scomparsi.  Meno male che c'è la Santanché!

No, non siamo scomparsi. Continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto. Il problema è che oggi stiamo attraversando un’epoca storica caratterizzata da un’incipiente fondamentalismo e da una forte “religiosità” di ritorno: in sostanza, va prendendo sempre più piede l’idea della religione come supplemento morale della civiltà occidentale, che poi altro non è se non l’atteggiamento mentale tipico di chi si sente aggredito anche se non è credente (è il caso dei cosiddetti “atei devoti”). Tutto ciò porta alla militarizzazione del pensiero, al ricorso al cristianesimo come strumento di lotta; ed è in questo contesto che noi restiamo convinti che il discorso attorno alla laicità acquisti una sua importanza ed autorità essenziale. Quando sento i presunti difensori della civiltà occidentale sostenere che bisogna superare il laicismo e la secolarizzazione, mi chiedo: per andare dove? Un tempo si volevano superare i limiti delle democrazie liberali… No, grazie: questa è una direzione di marcia che a noi radicali non interessa. Risulta che altri, oltre a noi, abbiano fatto e continuino a fare con in testa Emma Bonino la campagna contro le mutilazioni genitali femminili?

Cos'è questa storia della censura?. On line, al vostro slogan  "Fortuna, Blair, Zapatero". hanno ha aggiunto "Castro". Fidel  Castro...

Chi dice queste cose non sa di cosa parla. Mi limito solo a ricordare che ad oggi siamo l’unico partito a rendere disponibile on line ogni riunione interna di Direzione. Facciamo politica all’interno di una “casa di vetro” e non perché siamo più bravi degli altri… ci imponiamo comportamenti e regole perché sappiamo che alla lunga faranno bene a noi e alla società: vedrete, anche su questo, prima o poi ci imiteranno. Su questa storia della presunta “censura” qualcuno ha voluto montare una polemica del tutto gratuita e strumentale: nel caso di specie, ci siamo semplicemente limitati ad invitare l’autore del gustoso filmato “Casa Pannella” a rispettare quanto previsto dalla licenza Creative Commons e cioè a citare la fonte delle immagini nei modi previsti, cosa che nel fattispecie non era stata fatta. Tutto qui. Cosa abbia a che fare tutto questo con il presunto attentato alla libertà di stampa e di espressione, per me continua a rimanere un mistero. Mi aspettavo, invece, che qualcuno scrivesse un articolo su questa pazzia tutta radicale di rendere fruibili le riunioni, di mettere a disposizione gratuitamente gli archivi dando la possibilità a tutti di scaricarli, manipolarli e usarli perfino a fini commerciali con l’unica condizione di citare la fonte nei modi previsti. Nemmeno un rigo!

Per finire,  me lo spiega questo paradosso del superlibertario   Pannella che  vorrebbe tutti intercettati e pubblicati
   
Nessun paradosso. Innanzitutto Pannella non ha mai detto di volere tutti “intercettati”. Ha detto una cosa diversa ossia che i colloqui privati pubblicati in questi mesi sulla stampa danno un grande contributo alla conoscenza di cose che accadono. E’ proprio grazie alla pubblicazione di questo materiale che milioni e milioni di italiani passano da generalizzazioni tipo la “politica è sporca”, all’ascolto e alle rivelazioni di cose, fatti e persone specifiche. D’altronde, senza la pubblicazione, tutto questo materiale resterebbe patrimonio di pochi esponenti dell’attuale oligarchia di destra e sinistra, i quali userebbero queste intercettazioni per colpirsi e ricattarsi vicendevolmente. Il che è inaccettabile… allora molto meglio mettere a frutto la forza invasiva e potenzialmente democratica di questi colloqui e conversazioni private tra esponenti del mondo politico, economico e finanziario.

Intervista di Carduccio Parizzi, 20 novembre 2006

Il delirio di Roma e il paraculismo di Milano
Abbiamo visto tutto ormai.
Il peggio del maleficio sinistro lo abbiamo visto ieri a Roma dove giovani e meno giovani scellerati coperti di kefieh e di odio hanno dato la dimostrazione di quanto in basso possa arrivare la natura umana.
Tutto era previsto e tutto si e' compiuto, di tutto di piu', il peggio del peggio, l'apoteosi del Male colla emme maiuscola, il delirio e la prova tangente che il nazismo e' vivo fra noi, in Italia come in Europa.
Ieri erano le camicie brune e le camicie nere, oggi abbiamo le kefieh, stesse radici di odio, razzismo e intolleranza che i nostri politici cercano di minimizzare mettendo tutti in pericolo e mettendo a rischio la democrazia italiana.
Li abbiamo visti i cittadini di questa democrazia, usata soltanto per permettersi di sguazzare  nella violenza pura,  disonorare la bandiera italiana e i caduti di Nasyria, li abbiamo sentiti gridare ancora "10, 100, 1000 Nasyria", slogan infame ma ormai obsoleto per le  loro menti bacate tanto che lo hanno rinnovato aggiungendo l'altrettanto infame:  "l'unico tricolore da guardare è quello disteso sulle vostre bare".
Traditori cui bisognerebbe immediatamente levare la cittadinanza italiana e mandare nei paesi che amano: Iraq, Iran, Siria, Territori palestinesi, anche qualcuno in Sudan , cosi', tanto per gradire.
Abbiamo visto gli incendi davanti davanti all'Altare della Patria  dove sono stati dati alle fiamme tre fantocci rappresentanti tre soldati , uno italiano, uno americano e uno israeliano.
Davanti al fuoco saltavano isterici urlando "Israele brucera' " e "Palestina libera, Palestina rossa", "intifada fino alla vittoria".
Abbiamo letto i soliti slogan sui cartelli portati da graziose fanciulle inkafiate  il cui morso potrebbe essere piu' velenoso di quello di una vipera.
Abbiamo visto tutto ormai.
Personalmente, guardando le immagini in TV, ho avuto paura, una paura tremenda per chi vive  in Italia e rischia ogni giorno di imbattersi in quelle belve immonde e deliranti colle quali e' pericoloso persino parlare ed esprimere idee diverse dalle loro.
Abbiamo dovuto ammirare il Diliberto fare acrobazie da saltimbanco  per dissociarsi da se stesso e dall'ideologia  del suo partito, l'amico di Nasrallah non ha  nemmeno il coraggio delle proprie azioni, non ha nemmeno le palle di ammettere che e' quella la sua politica, violenza, fiamme, disonore, odio e diprezzo contro le istituzioni e contro la democrazia. Lo abbiamo sentito ripetere bovinamente lo slogan caro ad Arafat, il terrorista quando faceva ammazzare decine di persone in Israele usava due lingue, in arabo parlava di eroi e martiri della Palestina, poi, come per magia,  si faceva venire i lacrimoni e davanti ai giornalisti occidentali piagnucolava " gli attentati danneggiano la causa palestinese".
Cosi' il Diliberto. Chiedere scusa? Condannare? Quando mai! La manifestazione per la pace non doveva essere altro che una lurida manifestazione nazicomunista, come sempre e' stato in Italia e in Europa.  
A Roma il delirio e a Milano il paraculismo.
Bellini i milanesi, educati, neanche un incendio, nemmeno un po' di violenza, bellini loro! Beh, si, tra i manifestanti di Milano c'erano anche alcuni ebrei di sinistra e si sa che quelli non amano la violenza, sono personcine ammodo, colte e di buona famiglia, loro chiedono semplicemente la fine di Israele come paese degli ebrei e quindi come democrazia ma lo chiedono con educazione mica bruciando manichini.
Ebrei contro l'occupazione, Le donne in nero, erano 7 da una parte e 4 dall'altra con Moni Ovadia, travestito da arabo,  come apripista, dietro di loro il vuoto.
Grandi paraculi i milanesi perche' bastava alzare gli occhi dalle loro persone  per rabbrividire davanti ai cartelli che alcune gentili signore portavano orgogliose.
Pericolosi allo stesso modo degli scellerati di Roma, potrei dire che Milano e' la mente e Roma il braccio. Compagni di merende, biechi personaggi imbevuti di turpe ideologia.
E che dire dei Cobas? Prima della manifestazione hanno rilasciato un comunicato stampa in odore di antisemitismo dal titolo "la potenza della lobby filo-israeliana" e hanno continuato......Trenitalia si e' piegata
al diktat della lobby filo-israeliana ......riconfermando la loro sudditanza all'asse
statunitense-israeliano che li  rende del tutto sordi alle tragedie del popolo palestinese e di tutte le vittime della guerra globale Usa e israeliana.
Questa chiamasi propaganda antisemita della piu' becera, quella che usavano i nazifascisti e che e' stata ereditata dai nazicomunisti.
Insomma cambia il colore ma non la sostanza e questo mi fa pensare che vivere in Europa oggi sia pericoloso come negli anni 30.
 
Deborah Fait  - www.informazionecorretta.com

Tagli, ritagli e frattaglie
Dai giornali: Riad - ha partorito un figlio 6 anni dopo la morte del marito. E non essendosi nel frattempo sposata ha dunque <<portato avanti una gravidanza illegittima>>. Per questo un tribunale dell'Arabia Saudita l'ha condannata a morte per lapidazione. La donna non ha ricorso. Ha detto che desidera così <<purificarsi l'anima e conquistare il paradiso>>.

Che gente! <<Caro Romano...>> Ahmadinejad, l'Hitler irananiano, scrive a Prodi <<sei il mio preferito>>, e lui lo fa sapere in giro.

"Di questo passo potremo chiedere un posto al tavolo dei <<non allineati>>, dove siedono Castro, Chavez, Mugabe e altri personaggi della stessa risma",  Livio Caputo, da il Giornale.

<<Finanziaria, ridotti tagli su onorevoli e magistrati>>, titolo di Italia Oggi

<<Ho smesso di credere a  Babbo Natale  quando mio padre me ne ha fatto vedere uno in carne e ossa in un grande magazzino, e lui mi ha chiesto l'autografo>> Shirley Temple (1928)


cp, 18 novembre 2006

METTETE UN NASTRO BIANCO E AZZURRO ALLE VOSTRE FINESTRE
Questa mattina accendendo il computer ho trovato, mandatomi da un amico, un  vecchio e bellissimo video di Barbra Streisand  che fa gli auguri, in collegamento con Gerusalemme,  a Golda Meir. Il video mostra le due donne, che, commosse e sorridenti, si parlano affettuosamente e alla fine la bellissima voce della Streisand intona l'Inno nazionale di Israele, in onore di Golda.
La commozione mi prende la gola e mi fa salire le lacrime agli occhi, il pubblico  in piedi, tutti in piedi, mentre la Streisand canta con l'anima nella voce meravigliosa , l'ultima parola dell'Inno e' Yerushalaim e la cantante la grida col viso rivolto al cielo quasi a chiedere protezione per Gerusalemme, per Israele, per lei ebrea, per tutto il popolo di Israele, sempre e da sempre minacciato.
Dovremmo gridare anche noi oggi, tutti insieme, chi ama Israele, i giusti del mondo, chi odia il razzismo , tutti insieme, all'unisono, dovremmo alzarci  in piedi e urlare al cielo YERUSHALAIM, dovremmo gridarlo perche' in questa giornata, oggi 18 novembre 2006,  due cortei si snoderanno a Roma e a Milano per eprimere a chiare lettere il loro odio contro Israele.
Tutti i partiti della sinistra, il sindacato dei giornalisti, le giunte comunali, i sindacati, l'ucoii dei musulmani,  ci saranno tutti, non manchera' nessuno  a dimostrare la vergogna di questa Italia cosi' ipocrita,  buonista e tollerante con il terrorismo, chi lo commette e chi lo organizza e cosi' severa, nemica  e intollerante con Israele, una democrazia che si difende da 60 anni dalla minaccia di distruzione.
Io non ho mai visto cortei per le strade italiane dopo la tragedia delle Twin Towers, dopo Madrid, dopo Londra, mai visti cortei di protesta contro il criminale di Teheran che minaccia non solo Israele ma il mondo intero.
No, mai visti cortei di protesta contro il terrorismo, ho sentito invece  frasi del tipo " gli sta bene" rivolte agli americani, ho sentito gli stessi che oggi saranno a Roma e Milano, urlare "dieci, cento , mille Nasyria", li ho visti bruciare bandiere americane e israeliane e sfilare vestiti da terroristi-suicidi, li ho sentiti urlare " lo stato di israele deve essere distrutto", ho avuto conati di vomito ascoltando le parole dei loro capi che accusavano Israele di ogni igniminia e giustificavano il demonio che anima la violenza terrorista.
Oggi dovremmo tutti urlare contro quel demonio che attraversera' le strade italiane con la scusa ipocrita di manifestare per la pace. La loro pace, quella che dovrebbe vedere la capitolazione di Israele e sua scomparsa dalle carte geografiche come il nano  di Teheran minaccia ogni giorno senza che nessuno dei grandi del mondo si alzi in piedi e gli dica "BASTA, CRIMINALE".
Si L'italia e' messa proprio male.
Abbiamo un ministro degli esteri, scritto in minuscolo, che oltre che flirtare con i peggiori satrapi del mondo arabo/islamico, accusa gli ebrei italiani di essere correi con i crimini di Israele perche' non si ergono contro l'unica democrazia del Medio Oriente. Un ministro degli esteri, che e' anche vicepresidente del consiglio ( sempre minuscolo, minuscolissimo) che condanna con rabbia e disprezzo le angosce di Israele, per mettersi senza mezzi termini con Hamas, Hezbollah, l'Iran. Un ministro degli esteri di cui i cittadini democratici italiani dovrebbero chiedere le dimissioni per ignominia.
Si , L'italia e' messa male. 
Il 30 novembre il Senato della repubblica opsitera' un convegno dal titolo "La Palestina dei media, i media della Palestina. Da un'informazione reticente a un' informazione veritiera".
Tra i relatori Hamza Piccardo, portavoce dell'UCOII, associazione islamica in odore di razzismo e antisemitismo che paragona Israele ai nazisti.
Naturalmente, oltre allo scandalo che il Senato della repubblica italiana ospiti una conferenza antisemita, abbiamo la vergogna che vi partecipera' un ministro della Repubblica, l'onorevole ( si fa per dire) Paolo Cento, lo stesso che oggi sara' in prima fila alla marcia contro Israele.
Si, L'Italia e' messa proprio male.
Abbiamo un Primo Ministro, quello che chiamano il mortadella e che forse non e' solo mortadella ma anche provolone, che, dopo aver stretto la mano del criminale di Teheran sorridendogli cordialmente, adesso da la sua benedizione a una pericolosa conferenza contro Israele  che vedra' uniti nel maleficio  il solito Massimo D'Alema, Moratinos, grande amico di Arafat e ora ministro degli esteri spagnolo e Chirac, quello che a Gerusalemme si era messo a urlare ai soldati israeliani della scorta "andate via di qua, questo non e' vostro territorio".
Quindi vedremo uniti i tre paesi piu' antiisraeliani d'Europa nel tentativo di obbligare Israele a parlare con i terroristi, a concedere tutto anche la rinuncia all'autodifesa, e a regale a Bashar Assad il Golan.
Tutto questo sara' un premio per il terrorismo cinico e assassino e uno sputo, l'ennesimo, in faccia a Israele.
Si, L'italia e' messa proprio male.
Oggi gli antisemiti famosi o meno, la gente che  60 anni fa ci avrebbe mandati volentieri ad Aushwitz, i politici filoterroristi, tutta l'Italia sinistra oltre che di sinistra sfilera' compatta per chiedere la fine della cooperazione con Israele, il rientro in Israele degli eredi dei profughi e la formula ipocrita che chiede la fine di Israele cioe' quel: "due popoli per due stati", di cui uno dei due smettererebbe  di esistere con una maggioranza di popolazione araba.
Ecco, questo e' quello che vogliono  gli ipocriti antisemiti che spocheranno oggi l'Italia.
Che dire? dove sono gli ebrei? Io sento parlare sempre gli stessi, Pacifici, Yarach , Reibman e adesso anche Victor Magiar che pur essendo di sinistra e' rimasto disgustato dalle dichiarazione vergognose di Massimo D'alema e forse anche dai suoi amoreggiamenti con i grandi terroristi arabi.
In Italia abbiamo circa 30.000 ebrei e allora io gli grido "svegliatevi".
Svegliatevi ebrei, non lasciate insultare Israele, non permettete a degli antisemiti di farla franca. Protestate compatti contro chi offende l'italia e demonizza Israele, mettete oggi alle vostre finestre una bandiera di Israele  e se non l'avete mettete dei nastri bianchi e azzurri. Sia questa la vostra protesta contro chi ama Golia e odia il piccolo Davide!
Svegliatevi ebrei, quelli che oggi chiedono la capitolazione di Israele di fronte al terrorismo, quelli che fanno pat-pat sulla spalla di Ahmadinejad, quelli che giustificano il terrorismo sono gli stessi che facevano la spia ai nazisti e che guardavano distratti i treni che hanno portato l'ebraismo italiano verso i campi della morte.
Sono gli stessi, odiano Israele perche' odiano noi.
 Svegliatevi ebrei!
 
Deborah fait - www.informazionecorretta.com

PROFUMO DI DONNA
Ecco, ci risiamo. Serata piena. Amici, musica, buona cucina, un bicchiere di troppo e profumo di donna. Devo stare attento, per me la Parma della triade musica-donna-cibo,  va gustata... non sprecata. Un poco di Maria Luigia, una spolverata di Farnese, una fetta di culatello,  la sensualità di Tamara Baroni,  due anolini in brodo,  una strofa di di Attilio Bertolucci,  due righe de "la Califfa",  un putto del Parmigianino, le tettine della Petra,  un aria di Verdi,  una suonata di Toscanini,  il culo dell'Adalgisa,  un mese dell'Antelami,  l'Angiolino del Duomo, l'alfabeto di Bodoni,  il profilo di Paola Pitagora...
E allora,  parliamo di donne, che poi - qui in questo fumoso novembre parmense -  non sono solo sesso, musica e cucina. C'è un filo "rosa" che lega la storia di Parma alle donne.  Eccola,  la donna al parmense, ispiratrice piuttosto che consigliera, autoritaria e/o dolcissima,  madre, sorella, moglie, schiava o amante. Comunque divina. Donne, con le loro belle facce,  il petto abbondante e i fianchi torniti;  donne alle quali le condizioni sociali del loro tempo avevano affidato, con poche possibilità di scelta, ruoli domestici e apparentemente subalterni; donne che, sfidando il tempo e la storia, hanno saputo dare, senza uscire dalla posizione loro assegnata dal tempo e dalla storia, una propria impronta alla vita politica, sociale e culturale di questa carissima terra parmense.
E che impronta!
Ecco, donne costrette a matrimoni combinati o al chiostro - donne rifiutate o condivise - trasformarsi in diplomatiche, mecenati, duchesse, regine, puttane, poetesse, memoria popolare, mito...
Eccole, in modo disordinato, ecco Margherita d'Austria, la "Madama" di "palazzo Madama", che, con entusiasmo e tenace caparbietà, salva, facendo valere i suoi titoli di bastarda imperiale, il Ducato appena nato e già in pericolo;  ecco Luisa Elisabetta di Borbone, figlia di Luigi XV, e sublime  artefice della rinascita di Parma, trasformata da decadente cittadina di provincia nell'Atene d'Italia;  ecco la parmigianissima Elisabetta Farnese,  al primo impatto "ragazza burro e formaggio",  poi regina, moglie del Re di Spagna Filippo V, che governò, si racconta, al posto del marito; Bianca Pellegrini che conquistò il cuore di Pier Maria Rossi.  Per lei il condottiero parmense costruì due imponenti castelli (Torrechiara e Roccabianca) dove fece dipingere intere pareti per raccontare il loro definitivo amore. E poi ancora, ancora, ancora grazie alle donne, grazie al loro intuito, oggi possiamo ammirare gli affreschi del Correggio nella Camera di San Paolo (commissionati dalla badessa Giovanna Piacenza)  e quelli del Parmigianino nella Rocca di Fontanellato (voluti da Paola Gonzaga, moglie di Giangaleazzo Sanvitale). Che dire di quella Giulia Farnese, amante di papa Giulio II, "che la gonna alzò" consentendo al fratello di esser nominato cardinale e poi  papa,  con il nome di Paolo III, quello del Concilio di Trento e dell'invenzione del Ducato di Parma e Piacenza,  da destinare ai figli... 
Eccola, Maria Luigia d'Austria, irrequieta duchessa dai molti giovani amanti,  diventata quasi un mito per i parmigiani "e la Gigiasa in tal canel col gambi praria..."  unitamente a Verdi e agli "anolini"...
Gli "anolini"? ... Questa grazia di dio, rigorosamente in brodo, che fino a pochi anni fa si portava in tavola solo in occasione del Natale o Capodanno (mentre i tortelli d'erbetta, ancor oggi,  sono d'obbligo per la "Notte di San Giovanni" con le donne senza mutanda a strusciarsi  nell'erba per prendere la magica "rugiada").
E poi le storie della Parma di Stendhal con Fabrizio del Dongo, la Sanseverina, il conte Mosca, Clelia Conti... storie della Parma di Giacomo Casanova... o di quella di Alberto Bevilacqua... storie raccontate da Cesare Zavattini o Attilio Bertolucci... da Pietro Bianchi... e Latino Barilli... e Luigi Malerba... e la Claudia Cardinale de "La ragazza con la valigia"... e Romy Schneider de "La Califfa" ... e la Sandà di "Novecento"...

cp. 17 novembre 2006

Milton Friedman 1912 - 2006
Chi era.

CONTEMPLARE IL PEGGIO
Il Medio e il Vicino Oriente non lasciano intravedere niente di meglio. Qui l’ipotesi di partenza è il possesso dell’atomica da parte dell’Iran e il suo tentativo di uccidere sei milioni di israeliani. Questa aggressività ha caratteristiche speciali. L’Iran non tende ad una conquista territoriale o all’ottenimento di vantaggi: tende puramente e semplicemente ad assassinare tutti gli israeliani, rimuovendone ogni traccia. Del resto, dell’esistenza di una simile mentalità s’è già avuta una prova quando gli israeliani si sono ritirati da Gaza: i palestinesi, non che continuare la produzione con le imprese che ereditavano (e che davano lavoro anche ai locali) hanno preferito distruggere tutto. Perché quel tutto era “israeliano”.
Se si intende eliminare Israele, non c’è altra scelta che uccidere tutti gli israeliani. I pieds noirs, dopo la guerra d’Algeria, lasciarono tutto per tornare in Francia: avevano una soluzione che gli israeliani non hanno. Dunque questi ultimi combatterebbero per la loro nuda sopravvivenza: e dal momento che “la caccia all’ebreo non è più gratuita”, non farebbero sconti a nessuno.
Una guerra è oggi più probabile di qualche tempo fa perché nel sud del Libano, con l’intervento dell’Iran e della Siria, si sta tentando di organizzare un esercito. Il Libano non avrebbe certo inviato tanti razzi su Israele da spingerla ad una reazione che è costata tanto; e che molto più cara sarebbe potuta costare se Israele non avesse avuto gli scrupoli di una democrazia civile. L’esercito del Partito di Dio invece non ha gli scrupoli di uno Stato; non ha preoccupazioni per il territorio, che non è suo; non ha preoccupazioni per la popolazione, che usa col più totale cinismo; infine i suoi soldati, fanatizzati, non temono neppure di morire. Questo esercito è dunque una scheggia impazzita, nello scacchiere internazionale. Per fortuna, è privo di un armamento pesante (che Israele non permetterebbe) e dispone prevalentemente di missili: ma rispetto al passato essi sono più potenti e di più lunga gittata. È dunque possibile che, da punti imprecisati del Libano (anche a nord del fiume Litani), improvvisamente partano missili devastanti che giungono a Tel Aviv, Gerusalemme e a tutte le principali città d’Israele. Quali le conseguenze?
Nel campo bellico, l’economia opera in negativo: se distruggi un mio carro armato e io ne distruggo due dei tuoi, ti conviene astenerti dall’attaccarmi. Ma se alcuni razzi facessero diecimila morti a Gerusalemme, e Israele rispondesse con un attacco missilistico che facesse ventimila morti a Beirut, si può essere sicuri che questo indurrebbe Hezbollah e l’Iran a desistere dall’attacco? Nel frattempo Israele punirebbe nella maniera più feroce quei paesi che permettessero l’uso del loro territorio per massicci attacchi terroristici: e  a questo punto che cosa avverrebbe? L’indignazione internazionale per i morti di Beirut (quelli israeliani, si sa, non contano) spingerebbe ad un’azione per far cessare il massacro: ma quale azione? Come impedire ad Hezbollah di proseguire la propria politica di assassinio di civili? L’unica soluzione sarebbe un capillare controllo del territorio fino ad escludere che dei delinquenti isolati facciano partire razzi dal cortile di casa: ma è cosa che richiede mesi ed anni, oltre che un imponente spiegamento di forze. Il Libano purtroppo non possiede né un esercito degno di questo nome né la forza politica di usarlo contro la volontà della Siria e dell’Iran. Vicolo cieco, da questo lato. Potrebbe la comunità internazionale inviare un esercito di centomila o duecentomila soldati per occupare ogni chilometro quadrato del Libano? Ovviamente no. E allora? Rimarrebbe da sperare nell’influenza politica degli altri paesi musulmani che, pur di salvare il Libano, potrebbero riuscire ad ottenere da Siria ed Iran che ordinino la fine dell’attacco. Potrebbero.
Andando al peggio del peggio, si deve fare l’ipotesi di un attacco atomico da parte dell’Iran. In questo caso bisognerebbe prevedere uno scenario simile al precedente ma moltiplicato per cento. Gli israeliani potrebbero essere uccisi quasi totalmente ma gli attaccanti potrebbero star certi che morirebbero almeno tre musulmani per ogni israeliano. La sola Teheran conta sette milioni di abitanti e non è detto che ne sopravviverebbero. Gli ebrei, persi per persi, si ricorderebbero della morte di Sansone. Insomma bisognerebbe prevedere da venti a trenta milioni di morti, senza contare le perdite fra i paesi che avessero l’imprudenza di associarsi all’azione dell’Iran.
Israele da sempre prende sul serio l’ipotesi della propria eliminazione fisica. La Shoah ha insegnato che l’idea di uccidere tutti gli ebrei in quanto tali non è impensabile. Gli israeliani non possono essere sicuri di vincere ma sono sicuri del loro dovere: devono morire con le armi in pugno, anche le donne, anche i vecchi, anche i bambini, nel segno di Masada. Rendendo tanto amara la vittoria al vincitore da fargli rimpiangere d’averla desiderata.
Contrariamente a ciò che pensano molte anime belle in Occidente, è questa rocciosa determinazione israeliana l’unica speranza di trattenere tutti gli aggressori sull’orlo del baratro. Se gli integralisti islamici non sono frenati dalla paura della morte di migliaia di musulmani non rimane che prospettargli la morte di molti milioni di musulmani. Alla voce della forza i seguaci di Maometto sono molto più sensibili che a quella del diritto.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 17 novembre 2006


CONTEMPLARE IL PEGGIO
Gli “scenari” peggiori del futuro nel mondo: l’Estremo Oriente, il Vicino Oriente, l’Europa.
Oggi l’Estremo Oriente.

Estremo Oriente. L’armamento atomico di un paese schiavo, affamato e delirante come la Corea del Nord potrebbe provocare una deflagrazione di proporzioni inimmaginabili. Se l’ambizione criminale d’un dittatore mentalmente disturbato come Kim Jong Il dovesse portare all’uso dell’arma nucleare, per esempio contro la Corea del Sud, si potrebbe assistere ad una mattanza di milioni di persone. E questo non nel corso di quattro anni, come nella Prima Guerra Mondiale, ma nel giro di pochi giorni o forse di poche ore. È vero che né la Corea del Sud né il Giappone attualmente hanno la bomba atomica ma ambedue questi paesi beneficiano della protezione nucleare americana e ambedue sono tanto sviluppati, dal punto di vista industriale ed economico, da potersi procurare quell’arma in (relativamente) poco tempo. Anzi, proprio in questi giorni il Giappone – contraddicendo quanto costantemente asserito dal giorno di Hiroshima –  si è espresso in maniera possibilistica sul possesso di un deterrente atomico.
Se la Corea del Nord inviasse un missile atomico su Seul, Pusan o un’altra grande città coreana, il disastro sarebbe immediato. La guerra atomica ha questo, di caratteristico, che tutto si svolge in brevissimo tempo. In pochi minuti si ha una risposta non altrettanto devastante, ma più devastante. Il paese aggredito infatti deve scoraggiare l’aggressore fino a fargli capire che una continuazione dell’attacco avrebbe un prezzo insopportabile. Purtroppo, questa deterrenza funziona purché nel paese aggressore ci sia un certo tasso di razionalità; se invece comanda un dittatore demente, la tragedia può divenire di proporzioni immani. Hitler, pur di giocare la propria partita, era pronto a far morire tutti i tedeschi: sosteneva anzi che il suo popolo era troppo vile ed imbelle per meritare di sopravvivere.
Ecco i due problemi: si può permettere che simili fatti si verifichino o bisogna intervenire prima, finché si è in tempo? Inoltre, secondo problema non meno grave: chi stabilisce che si può permettere a Musharraf e al Pakistan di avere un’atomica, e non si può permettere a Kim Jong Il? La differenza fra i due è evidente, ma non a tutti.
Ad esorcizzare questo scenario non basta il fatto che sia “troppo brutto”. Anche la morte per cancro di un giovane trentenne è “troppo brutta”: e tuttavia si verifica. La schiatta di Hitler risale a Caino e purtroppo, anche se lui non ha avuto figli, continuerà fino alla fine dei tempi. Il nostro senso estetico non domina il mondo e nessuno ci mette al riparo da ciò che certi figuri potrebbero provocare.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it
P.S. Se qualcuno volesse leggere immediatamente l’intero articolo lo trova su www.pardo.ilcannocchiale.it
tipo sostanzialmente assolutorio. I terroristi vengono identificati come vittime, le vittime della storia che è sempre stata scritta dall'uomo bianco, dagli stati coloniali. L'analisi non è nuova nè da respingere in blocco, ma il fatto che sia stata fatta propria dagli stati europei rivela unicamente i sensi di colpa mai risolti di questi ultimi. Furono gli europei ad essere stati colonialisti, non certo
Cara vecchia Italia
Che mondo! Ancora bombe, ancora attentati, ancora morti. Scriveva Alber Caraco, singolare e sfortunato scrittore ebreo, morto suicida nel 1971:  "Il mondo che abbiamo  è duro, freddo, cupo, ingiusto e metodico, i suoi governanti sono o imbecilli patetici i veri scellerati... il potere non è tale che di fatto, è un ripiego a cui ci si rassegna... i ribelli trionfanti non avrebbero altra scelta che essere i legatari delle tradizioni sorpassate e degli imperativi assurdi. La farsa è finita, comincia la tragedia".
A queste parole pensavo, mentre il Governo  di questa  nostra cara e vecchia Italia decideva, in "fiducia",  di quale tassa dovremo morire...
A queste parole pensavo,  mentre il nostro Ministro degli Esteri girava il mondo insultando, in lode dei regimi arabi totalitari, la democrazia israeliana...

cp. 16 novembre 2006

Tagli, ritagli e frattaglie
L'insegnante insegna - gambe aperte,  mutande sulla scrivania -  i ragazzi intorno, attenti.

L'onorevole: <<Ho piantatato "erba" a Montecitorio>>. Coglione,   non è  stagione di semina,  tantomeno di raccolto.

Annamaria  avrebbe ucciso ucciso il figlio mentre era sonnambula.  Si,  insomma, potevano inventarsela meglio...

Prodi pensa ad un complotto, il complotto pensa a Prodi.

Titolo  "Il Riformista": <<E' pazza l'Italia o chi dovrebbe (bontà sua) governarla?>>.

Al cuore non si comanda: è tornato il compagno G,  vuole iscriversi ai DS.

Capezzone: <<sono vittima di mobbing>>. Prendere nota:  Pannella  si chiama mobbing.

D'Alema in Cina sembra Ciano in Cina.

Titolo  "La Repubblica", <<Turco: "Mai più carcere per uno spinello">> e quando mai s'andava in galera per uno spinello?

Titolo Resto del Carlino: <<Pacifisti al govermo, cresce la spesa militare>>

Dai giornali: "Prendete le impronte agli immigrati".  Borghesio?  No, Violante!  

Sondaggio del Corriere: "Il 63% degli italiani boccia il Governo".  Preoccupa quel  37...

Titoli  Eva tremila: <<Luca Calvani non è gay>>  << Guido Rossi è il sosia di Leone di Lernia.>>

Prodi quelli che,  non avendo nulla da dire sulla sostanza, s'attaccano alla forma.

cp. 14 novembre 2006


«Il senso di colpa dell'Occidente»
Nella guerra globale al terrorismo l'Occidente sta perdendo due battaglie, una sul piano politico-storico, l'altra sul piano dell'informazione, e la seconda deriva strettamente dalla prima. Non è una vera e propria guerra, che iniziacon una dichiarazione, ma si manifesta e procede con attacchi continui, il cui elenco è ormai lungo e risaputo, per dirci che, colpo dopo colpo, per noi infedeli è giunto il tempo della fine. Eppure, malgrado i segnali e gli  avvertimenti siano sotto gli occhi di tutti, l'analisi prevalente nel vecchio continente è ancora di
l'America o Israele, che però vengono indicati il primo come la più grande potenza colonialista mai esistita ed il secondo come uno stato dalle mire espansioniste, guerrafondaio per eccellenza, quando durante la sua esistenza non ha fatto altro che difendersi da chi voleva cancellarlo dalla carta geografica.
Sentirsi colpevoli per le politiche coloniali del tempo passato può anche essere onorevole, ma quando il risultato è la mancata comprensione della realtà nella quale viviamo oggi, allora non solo è cecità ma diventa irresponsabilità criminale. Eppure su questa menzogna imponente l'jihad ha fatto la sua fortuna, e, prima di lui, i palestinesi e in genere tutto quel mondo arabo musulmano che ha saputo presentarsi come vittima dell'Occidente, ottenendo così un doppio risultato. Da un lato  poter essere compreso, capito e giustificato, anche se uccide, massacra innocenti, se compie stragi fra i civili nelle città,  e può permettersi di aggredire con lanci di missili Israele facendo passare lo Stato ebraico come aggressore solo perchè ha cercato di impedirglielo. Nè Arafat, nè Bin Laden, nè Ahmadinejad, nè Nasrallah, né Assad hanno mai cercato di affrontare e risolvere i problemi delle loro società con l'obiettivo di risolverli. Avendo capito quanto rende la condizione autodeterminata di vittime, è su quella che hanno fondato il loro potere. Hanno capito quanto rende proiettare su altri i propri problemi. Con il risultato che l'America invade l'Iraq perchè vuole sfruttarlo,
Tzahal entra in Libano perchè vuole conquistarlo. In una vignetta pubblicata questa estate su un giornale israeliano un Nasrallah  sorridente faceva questo ragionamento: " quando i nostri missili uccidono i loro civili noi siamo soddisfatti,  quando loro uccidono i nostri civili abbiamo la solidarietà del mondo intero, per questo Hezbollah è grande, non importa chi muore.... noi siamo sempre contenti ". Nasrallah ha ragione, persino la risoluzione Onu sul cessate il fuoco prevede gli aiuti per la ricostruzione delle infrastrutture in Libano bombardate da Israele, ma neanche una parola buona suIsraele per i danni enormi, umani e materiali, causati dai missili di Hezbollah  caduti per un mese e mezzo al nord del paese. Vittime dunque, che riescono a presentare  la situazione libanese l'opposto di quella che realmente è, quando l'invio dei soldati libanesi - che dovrebbero impedire qualsiasi azione terroristica nei confronti di Israele - sono di fatto soldati di uno stato il cui governo è pesantemente condizionato in ogni sua decisione dalla presenza di Hezbollah, che del governo libanese fa pure parte. L'invio delle truppe Unifil nella fascia di sicurezza, destinate ad uguale scopo, si sta dimostrando una messinscena,come molti temevano. Prodi e D‚Alema possono andare su e giù dal Libano anche con scadenza settimanale, la realtà non cambia. L'azione di controllo che i soldati  dovrebbero
esercitare è solo di facciata, e,giustamente, non viene presa sul serio da Nasrallah con i suoi Hezbollah, che salutano e ringraziano il nostro governo per la "comprensione" che dimostra.  Nessuno si è preso la briga di chiedersi se  i bunker, i tunnel, i covi rimasti attivi, dovessero venire smantellati oppure no. .Anche in questo caso il comportamento di Hezbollah viene giustificato , in fondo sono vittime, avranno pure il diritto di "resistere all'invasore" ! La diffusione  delle informazioni  manipolate è la seconda battaglia perduta. Poco importa che la Reuters abbia chiesto scusa per aver pubblicato fotografie "ritoccate", poco importa che vi sia stato un vero e proprio piano di diffusione alle agenzie e alle Tv di immagini organizzate alla bisogna, in Italia, tranne i soliti maniaci della correttezza nell'informazione, quasi nessuno ha dato a questo scandalo l'importanza che meritava. Verranno ricordate le immagini (false) di Beirut in fiamme, la donna anziana dal vestito nero e le braccia alzate ripresa davanti alla sua casa distrutta, poco importa che la stessa donna sia stata fotografata, nella stessa stessa identica posizione davanti ad altri edifici, con l‚ovvia spiegazione che il servizio fotografico era pianificato secondo le regole della propaganda. Come la bambina morta con il giocattolo di peluche in mano, anche lei immortalata in una immagine che abbiamo visto riprodotta in diversi scenari, stessa bimba stesso peluche. Fa bene Nasrallah ad essere contento,il suo miglior alleato è un' Europa che si affida al basso profilo, che crede nella funzione salvifica di una tregua che lascerebbe sperare  in una soluzione concordata e pacifica. E che invece darà ai terroristi il tempo necessario per riarmarsi ed attaccare nuovamente Israele.  Dobbiamo capire le parole, chiarissime, che il terrorismo adopera, invece di attribuirgli un significato che non hanno.

Da SHALOM del novembre 2006, un articolo di Angelo Pezzana


Il difficile amore di David Grossman.
L'ordine e' "fare fuoco verso le fonti da dove arrivano i missili".

Questo e' quello che deve fare l'artiglieria,  hamas lo sa perfettamente ed e' per questo motivo che sistema le rampe di missili  in mezzo alle case e a centri densamente abitati. Il genio mediatico dei palestinesi unito alla loro crudelta' e cinismo li rende sempre  vincitori agli occhi dell'opinione pubblica occidentale. 
Sono giorni che le televisioni di tutto il mondo mandano in onda le immagini di morte, di bambini insanguinati, di donne che si strappano i capelli da sotto il velo. Sono giorni che si leggono accuse a Israele, i media e i forum vanno a nozze con queste notizie perche' gli danno la possibilita' di paragonare ancora Israele al nazismo, paragone che non si fa mai con nessun altro paese al mondo in guerra, non si fa neppure con l'odiata America, non si fa con i palestinesi che in questi anni hanno avuto come obiettivo i bambini israeliani, non si fa con i terroristi.
Solo Israele riceve tanto disonore.
Fa parte della teoria " finche' paragoniamo Israele ai nazisti, la nostra coscienza e' a posto". E vai con le immagini di morte, come era successo con la guerra in Libano quando le televisioni ci facevano vedere le case distrutte dei poveri libanesi, la morte dei poveri 
libanesi e raramente, en passant, si vedevano la distruzione e la morte in Israele, sempre grazie all'obiettivita' di Claudio Pagliara.
Hamas cerca questo tipo di tragedie, le vuole appassionatamente perche' gli servono per accattivarsi le simpatie del mondo e perche' ancora una volta Israele sia additato come colpevole, assassino e, naturalmente,  nazista.
Abbiamo esempi anche recenti del cinismo palestinese e della loro  spudorata capacita' mediatica , ricordiamo la strage sulla spiaggia di Gaza attribuita a Israele e compiuta da una mina palestinese ma e' sempre la prima notizia che resta nella mente della gente e quella bambina piangente sulla spiaggia e' diventata un'icona come Mohamed AlDurra ucciso da fuoco palestinese, per la morte del quale Israele e' stato messo alla gogna per anni, nonostante le smentite.
Ricordiamo quello che e' successo pochi giorni fa con le donne usate come scudi umani da terroristi nascosti in moschea... (Comtinua)
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Deborah Fait - www.informazionecorretta.com

LA DIMISSIONE CIVILE
Da sessant’anni l’Europa non è coinvolta in una guerra che la riguardi personalmente. Per molto tempo s’è dunque potuto pensare che la guerra sia stata estromessa dalla storia. Questo ha grandemente influenzato le attitudini guerresche degli europei. Anche se si è tentato di supplire alle loro incapacità militari con i progressi della tecnologia non si può dimenticare ciò che diceva un ammiraglio di cent’anni fa: “Quand’ero giovane io le navi erano di legno e gli uomini di ferro; oggi le navi sono di ferro…”
Il venir meno dello spirito militare – fra le prime cause della caduta dell’Impero Romano – è stato incoraggiato dai governi che, seguendo l’opinione pubblica, non hanno fatto che tagliare i fondi per la difesa; gli effettivi sono stati ridotti; la leva è stata abolita; l’esercito è divenuto un corpo decorativo capace di mandare al massimo diecimila soldati all’estero e utile solo per le parate militari. Se domani paesi come la Germania o la Francia dovessero affrontare una guerra, dovrebbero partire da zero. Soprattutto per quanto riguarda gli uomini.
Tutto questo però è noto e non sarebbe drammatico se si trattasse solo di problemi militari. Una volta che una guerra scoppia, lo spirito militare s’impara non in mesi ma in giorni. Come disse una volta un francese che era stato mandato in Algeria: “Parti da civile pacifico, ma appena ti vedi morire un commilitone vicino, sei pronto ad uccidere”.
Il problema non è solo militare. Il fenomeno più preoccupante è una sorta di “dimissione civile”. Gli italiani, per fare un esempio di cui sappiamo molto, non si sentono più né cristiani, né patrioti, né cittadini. Non si sentono neppure italiani. Disprezzano troppo l’Italia per accettare di fare parte di una comunità. Non credono che finiscano col prevalere i migliori ed anzi per non imbarcarsi in una faticosa competizione preferiscono l’egualitarismo al merito. Il posto fisso all’avventura del lavoro indipendente. Preferiscono l’invidia per il ricco all’ammirazione per chi si è arricchito. Preferiscono insomma le utopie di sinistra. Ma quel ch’è peggio, non si sentono meritevoli di rispetto. Capiscono e approvano il musulmano che rivendica le sue tradizioni e il rispetto della sua religione, ma non pensano neppure per un momento a difendere le proprie tradizioni: la religione italiana e il modo di vivere italiano. Se un musulmano pretende – lui ospite e per giunta in una struttura pubblica – che solo un’ostetrica, e non un ostetrico, si occupi del parto di sua moglie, tutti sono pronti a giustificarlo. L’idea di mandarlo al diavolo, e di rispondergli a muso duro che se non è soddisfatto del servizio può tornarsene a casa sua, non è venuta a nessuno.
La crisi non è solo militare, appunto. È una crisi della ragionevolezza. L’assenza di una guerra ha prodotto un deragliamento dei cervelli da cui è uscita stravolta la maggior parte delle evidenze del passato. Un tempo chi non lavorava meritava la fame, oggi anche chi non ha voglia di lavorare deve avere più o meno gli stessi vantaggi di chi si rompe la schiena. Una volta chi non studiava era un asino e andava bocciato, oggi l’asino è un giovane in difficoltà su cui si chinano pensosi e premurosi insegnanti e psicologi, per non parlare delle famiglie. Con l’ovvia conclusione che merita un incoraggiamento e che intanto è opportuno promuoverlo. Gli esempi sono inutili. È in tutte le direzioni che il realismo non è più di moda e anzi la società guarda con sdegno l’incauto che osasse formularne le conclusioni.
Questa follia collettiva dell’Europa e dell’America del Nord non appartiene agli altri continenti. Altri paesi, magari perché ammaestrati dalla fame, dalla durezza dei loro costumi e dal loro minore sviluppo culturale, conservano forti agganci con la realtà più brutale. Questo, oltre a tenerli lontani dalla demenza, dà loro un’imprevista capacità di competere. Loro sono disposti ad uccidere e ad uccidersi, l’Europa non è disposta ad uccidere neanche per autodifesa. Loro sono disposti ad alzare la voce, anche con pretese assurde, l’Europa non è disposta a rispondere e se lo fa è per chiedere scusa. Perfino della miseria dei paesi poveri che è invece figlia della loro incapacità di produzione e del loro eccesso di natalità.
Mentre i paesi più sviluppati e civili indietreggiano in ogni campo, chiedendo scusa di esistere, gli altri avanzano, giustificati dalle nostre stesse idee. Se Tsahal entra a Gaza per impedire il lancio di razzi contro cittadini inermi, e negli scontri muoiono dei civili, Israele è colpevole e nessuno cita né il fatto che agisce per legittima difesa. E neppure che mentre essa cerca i terroristi, i terroristi cercano di colpire gli innocenti. Come mai, tutto questo? La risposta è semplice: Israele, come civiltà, è Europa, i palestinesi no: dunque i palestinesi hanno comunque ragione e Israele comunque torto. Anche quando agisce per legittima difesa.
Una simile involuzione della civiltà non si guarisce con i discorsi o mettendo l’Europa dinanzi ad uno specchio. Non c’è uno specchio abbastanza grande. Ma l’Europa guarirà, tutto d’un colpo, quando la storia – speriamo il più tardi possibile – l’immergerà nel bisogno e nel rischio di morte. In quel caso, o ritroverà la strada del vigore e del realismo o soccomberà ad un nuovo Odoacre, meno civile di quello che depose Romolo Augustolo.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it

Tagli, ritagli e frattaglie
Secondo la Cassazione non è reato insultare il vicino di casa se si è esasperati. Voglio andare a vivere a fianco di Romano Prodi.  (Luxor);

"La donna bella deve mostrare solo gli occhi", Abd Erazak Salkih Eddine, iman del Centro Islamico Culturale di Casalmaggiore (Cr):

<<Debuttano a Modena le "ronde di sinistra">> ,  Dal Resto del Carlino. Non debuttano i commenti (indignati) sui media nazionali.

"Se qualcuno succhia una tetta, il film viene classificato come Vietato ai minori.  Se invece qualcuno massacra quella stessa tetta con un'ascia, il film è  adatto a tutte le età, purché con la presenza dei genitori" - Jack Nicholson, attore

cp, 10 novembre 2006


BOCCALONI E LA TERZA SIMONA
Non so, chiederò un parere a Toni Capuozzo, l'unico di cui mi fidi. Oppure aspetterò un nuovo numero di "Diario", sperando che dopo aver sputtanato quei mascalzoni che si erano inventati il "massacro di Jenin" prima che non accadesse (dico: non accadesse), e dopo aver trascinato nel ridicolo quella carovana di girovaghi del complotto occidentale dell'11 settembre presi sul serio dai grandi media, Enrico Deaglio ci racconti con un'inchiesta vecchio stile la vera storia del rapimento delle due Simone e di quello di Gabriele Torsello.
Dovessi credere senza verifiche serie a quel che mi raccontano i poveri Tg fotoromanzati e sentimentali, i servizi segreti con il capo in persona che parla in prime time e i complimenti bipartisan di D'Alema e del Berlusca, i sottosegretari con delega ai servizi di ogni governo, i giornalisti impegnati di buon animo nella lunga faida tra sbirri e 007, e le anime buone costrette a commentare il soggiorno francescano tra i lupi delle varie Simone e dei vari Gabrieli; mi sputerei in faccia, non una, ma due volte, tre volte, mille volte.
Preferisco, nell'interesse del lettore e mio, che mi sputi in faccia il partito umanitario, saprò lavare l'onta. Ma l'autosputo no. Vi dico dunque che cosa non torna - secondo me - in tutte queste storie a lieto fine, le uniche di cui questo paese di stronzi si inorgoglisce, mentre quelle tragiche, con un Quattrocchi impresentabile e poverocristo che dice "vi faccio vedere come muore un italiano" sembrano fatte apposta per farlo vergognare di sé. Ecco, niente torna. E tutto torna alla perfezione.
In Iraq e in Afghanistan agiscono persone e organizzazioni cosiddette umanitarie border Line, un po' di qua e un po' di là. Per di qua intendo il regime di protezione assicurato agli occidentali dai soldati che muoiono per la libertà di tutti combattendo allo scopo di intimare la pace agli assassini e banditi islamisti, dotare di costituzioni e governi eletti quei paesi sventurati, tutelare milioni di iracheni e di afghani abituati al taglio delle mani, alla lapidazione nello stadio, alla segregazione delle donne o ai gas anticurdi, alle stragi antisciite, ai giochi neroniani della corte di Saddam (a proposito, quando lo impiccano?).
Si chiamano Emergency o Un ponte per... con i puntini sospensivi che fanno tanto universalista. Sotto la protezione delle nostre baionette, che a loro fanno peraltro assai schifo, los umanitarios praticano la carità in pieno sole, in modo che la mano destra sappia sempre quello che fa la sinistra, in modo che se ne possa parlare molto allo stadio e da Fazio, e che sulla base della carità, questi laici che insegnano il cristianesimo agli altri, quando non direttamente l'islam, si possa fare politica en plein air, come eroi sentimentali che ne sanno una più del diavolo perché, come ripetono ossessivamente e narcisisticamente, loro lavorano sul campo.
 Border line, dicevo. Un po' di qua e un po' di là. Per di là intendo quel che tutti sappiamo. Gli aguzzini e i terroristi loro li chiamano umanitariamente resistenti, i baathisti sono "il grande popolo iracheno" di cui parlarono per ringraziarlo le due Simone al ritorno in patria, Corano in mano come gentile cadeaux dei rapitori; e l'islam in marcia che ci convertirà tutti è quello talebano rappresentato dal fotografo vestito da imam che dice di aver soggiornato al buio per ventitré giorni ma di aver trovato consolazione nella lettura del Corano, sempre al buio, si suppone. Ecco, questi sono un po' tanto di qua e un po' tanto di là.
A un certo punto, in circostanze misteriose, vengono rapiti. Poi, in circostanze felicemente misteriose, vengono rilasciati. In mezzo tanti altri misteri, stavolta grotteschi. Telefonini che squillano. "Ciao Gabriele, come va la prigionia?". Mediatori che si affollano. Momenti di panico alla conquista dell'opinione pubblica: ue', questo lo ammazzano. Poi il lieto fine, con un afghano di Emergency che va a prendere il fotografo afghanizzato su un ciglio della strada. Oppure, come a Baghdad, telecamere che riprendono il rilascio in burnus appena lavato e stirato.
Testoline di futuri candidati al Parlamento, come quell'abruzzese della croce rossa, che si fanno vedere e fanno ciao ciao con la manina. Poi comizi islamo-pacifisti, magari in piazza del Campidoglio. Servizi italiani che fanno il loro mestiere e anche qualcosa di più, in mezzo a qualche vanteria di troppo. Infine il mistero più grottesco di tutti. Quel segreto di stato che non protegge gli agenti occidentali quando fanno il loro lavoro e deportano al Cairo il famoso Abu Omar, quel segreto invece funziona benissimo, e i dottori Spataro dell'intera magistratura italiana dormono della grossa, per negare e ancora negare che sia stato pagato un riscatto.
Il principio di legalità, come tutti i principi in bocca agli ipocriti che vi si poggiano sopra, sa bene come piegarsi alle circostanze. Niente riscatto, dunque. Non sia mai si possa pensare che i nostri quattrini vanno a finanziare gli attentati contro i nostri soldati, e l'acquisto di armi per il jihad. Che rafforzino quelli che hanno mozzato la testa di Daniel Pearl, il giornalista ebreo del Wall Street Journal per il quale non ci fu scampo né lettura del Corano. Ce li hanno ridati, los umanitarios, perché siamo bravi, abbiamo i servizi andreottiani più ammanicati del mondo, facciamo una politique arabe à l'italienne che non ha rivali.
Fossi un adepto della setta di Chiesa Giulietto, direi che questi se la rapiscono e se la cantano da soli. Siccome non sono un complottista, non lo dico. Dico che vorrei sapere la verità, che la magistratura e il Parlamento dovrebbero fare questo mestiere di accertamento, e che quando Gino Strada dice che la sua organizzazione benevola tiene aperti canali decisivi con il nemico islamista, e se ne vanta, non ha torto. Solo che per quei canali passano i riscatti umanitari con cui si riforniscono i nostri nemici. Complimenti allo stato e a chi ci crede.

Giuliano Ferrara - Il foglio

LA SINISTRA RISCHIA DI SUICIDARSI
Dario Di Vico, sul Corriere della Sera, riferisce che   Franco Giordano (leader Prc), dopo la manifestazione contro il governo, ha telefonato a Prodi: «Caro Romano quelle che sfilavano sono le guardie del corpo del tuo governo. È dagli altri che ti devi guardare». L’articolista prosegue affermando come: “l'idea di tassare per spendere abbia rappresentato il leit motiv di questa Finanziaria: corrisponde alla perfezione alla cultura politica di quella parte della coalizione di centrosinistra che vuole far piangere i ricchi e destinare quote di spesa pubblica a finanziare la redistribuzione del reddito”. Mentre “sono i riformisti ad apparire romantici e privi di bussola politica”; “il destino che si para loro davanti è quello di dover soffrire per due mesi in Parlamento votando in silenzio norme che non condividono affatto”.
Simili affermazioni non provengono da una fonte ostile al governo. Ed anzi si rimane un po’ stupiti dal fatto che Di Vico non faccia il passo successivo: se diagnostica una malattia potenzialmente mortale, non è normale che ne indichi il decorso e i possibili rimedi? Se, come egli dice, questa politica corrisponde all’estrema sinistra, e se questa estrema sinistra, pure rimpolpata con quella parte dei Ds che simpatizza per essa, arriva sì e no al 15%, che senso ha governare contro l’85% del paese? Quali speranze ha il centro-sinistra di vincere le prossime elezioni? Fra l’altro non è neanche sicuro che l’Unione abbia il tempo di far dimenticare l’impopolarità delle recenti azioni di governo, perché un voto di sfiducia al Senato potrebbe mandarla a casa fra un paio di settimane. E a quel punto la sconfitta sarebbe assicurata, con largo margine.
Lo studio della storia insegna come ci sia spesso da meravigliarsi della cecità dei capi. Che senso ebbe uccidere Stilicone, quando era proprio lui la speranza di riuscire a difendersi dai nemici? Nello stesso modo, anche chi non è di sinistra non può che essere invaso dalla mestizia, vedendo come i moderati rinunzino a salvarsi. È vero, l’estrema sinistra ha un potere di ricatto: se non fate come diciamo noi faremo cadere il governo. Ma anche la sinistra moderata ha lo stesso potere di ricatto: se non fate come diciamo noi faremo cadere il governo e per giunta siamo più numerosi di voi. Se dunque l’estrema sinistra riesce a prevalere è perché la sinistra moderata tiene più al potere (e alla poltrona, per quelli che l’hanno) di quanto non ci tenga la sinistra. Essa subisce la prevaricazione di Bertinotti o Diliberto non per amore della stabilità governativa e del bene del paese, ma solo per un miope interesse. Non solo si prepara un pessimo domani elettorale ma non è neppure detto che mantenga a lungo quella poltrona cui è disposta a sacrificare tutto. Preferisce l’uovo oggi che la gallina domani ma rischia di non avere né l’uovo né la gallina.
Chi è sinceramente democratico non può volere l’annientamento della sinistra. L’Italia ha già sofferto decenni di bipartitismo imperfetto (la Dc sempre al governo, il Pci sempre all’opposizione) e nessuno ha nostalgia di quel sistema. Ma la viltà e la grettezza della sinistra moderata rischiano di fare un danno gravissimo alla vita politica. Neanche chi adorasse Berlusconi potrebbe desiderare di vederlo al potere per vent’anni senza interruzione.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 7 novembre 2006

Non si sa da dove incominciare.
Quando uno si mette davanti al computer per scrivere un articolo che riguardi Israele , obiettivamente non sa da dove incominciare. Le notizie sono un turbinio  confuso e drammatico:
In Iran  fanno esercitazioni con missili balistici che potranno raggiungere Israele e i media ne parlano con poca convinzione, due parole e via.
Sempre in Iran viene organizzato un concorso di vignette negazioniste e il vincitore, un marocchino, viene premiato.
I media, che strombazzano sulle bombe a grappolo usate da Israele nella guerra del Libano,  non parlano delle bombe cluster usate da hezbollah contro la popolazione civile israeliana.
Luisa Morgantini, l'europarlamentare rifondarola e ex innamorata di Arafat, grande fan  del terrorismo palestinese, va nei territori a incontrare i dirigenti terroristi di Hamas e chiede di isolare e punire Israele.
L'Unifil gioca a carte mentre la Siria riarma hezbollah.
Una coppia di turisti israeliani viene cacciata da un locale in Spagna tra gli applausi dei clienti.
Nei supermercati italiani c'e' chi riporta la frutta nel bancone dopo essersi accorto che e' frutta israeliana.
Un quotidiano comunista auspica la cacciata degli ebrei da Gerusalemme est e dal Golan.
Notizie notizie notizie , tutte contro, si legge solo  odio, persino quando non e' possibile demonizzare Israele, parlando della sua economia competitiva,  si riesce a farlo, esistono giornalisti maestri nell'arte della calunnia e capaci di  distorcere le notizie nel modo piu' ignobile.
In questi giorni pero' quello che interessa di piu' sono gli scontri tra  Israele e hamas e  i media italiani stanno dando il meglio della disinformazione superando se stessi.
Ecco alcuni titoli:
- Gli israeliani sparano sulle donne a Gaza. 10 morti
- Gaza come la Cecenia, Israele spara sulle donne
- Israele spara sul corteo delle donne
- L'esercito israeliano  spara sulla folla che proteggeva i militanti di hamas.
- Beit Hanun, spari sulla folla. Raid israeliano in moschea.
- Raid israeliano a Gaza, nuova strage.
Sono titoli di giornali da sempre diffusori di volgari taroccamenti, da sempre dalla parte del terrorismo palestinese.
Si leggono articoli su Israele  che sono veri e propri conati di odio, giornalisti che non scrivono ma  vomitano menzogne e pregiudizi, che giustificano il terrorismo ma  non ammettono la  giusta reazione di Israele dopo mesi, anni di bombardamenti sulle case di cittadini innocenti, giornalisti  incapaci di raccontare la verita', la semplice verita che si riassumerebbe in poche parole:  " Il governo  Hamas lancia quotidianamente missili sui civili israeliani e finalmente l'esercito reagisce".
Stramaledetti. Gentaglia senza coscienza,  ignobili razzisti ma soprattutto  scribacchini di terz'ordine incapaci di approfondire,  di capire, di informarsi.
Un esempio tragicomico di come informano i media italiani e' l'affermazione fatta da Rainews24 :"Israel beitenu sara' vice premier" confondendo il nome del partito con quello del ministro che si chiama Avigdor Liberman.
Una sciocchezza direte. Vero , una sciocchezza ma stiamo parlano di giornalisti  e come disinformano sulle sciocchezze altrettanto fanno con le cose piu' serie, tipo guerra e terrorismo, tipo torti e ragioni.
Tornando a quello che sta succedendo a Gaza, nessun giornale e' stato capace di dare le notizie come etica vuole, si sono limitati a fare propaganda, come sempre e allora rinfreschiamo la memoria.
Israele ha sferrato l'attacco a Gaza contro i terroristi, che lanciano  missili  sulle teste degli israeliani, dopo averli avvisati da settimane, da mesi. "State attenti, piantatela perche' se non lo fate noi dobbiamo intervenire per difendere i nostri cittadini".
Non l'hanno piantata, hanno continuato come sempre e Israele ha sferrato l'attacco. L'obiettivo erano i terroristi non la popolazione di Gaza ma e' immediatamente scattata la nota amoralita' palestinese, la solita barbarie, il solito cinismo.
I terroristi si sono nascosti in una moschea, tampinati dai soldati che pero' non sono entrati nel luogo "sacro",  e  la radio palestinese ha chiamato le donne ad andare a fare da scudi umani . Detto fatto, sono corse  urlando  intabarrate nei loro caffetani sotto i quali portavano altri caffetani per gli uomini nella moschea e i baldi guerriglieri, coraggiosissimi, machissimi, si sono vestiti da donna, sono usciti mescolandosi alle donne vere e urlanti  e sono fuggiti come conigli.
Israele ha sparato e Il raiss Abu Mazen ha piagnucolato come al solito "fermate il massacro di Beit Hanun" e l'Unita' gli fa eco.
Fermate Israele, vomita Umberto de Giovannangeli..
In tanti anni nessuno ha mai osato scrivere "fermate il terrorismo" perche' farlo poteva apparire  come una sorta di appoggio e simpatia per  Israele. Dio ne guardi, mica possono rovinarsi la reputazione i giornalistucoli da strapazzo    inoltre  agli scribacchini italiani il terrorismo piace, lo ritengono una giusta lotta contro Israele  finche' Israele esistera'.
Giustificano tutto il male che viene dai palestinesi, non ricordano gli sforzi fatti da Israele  per risolvere la situazione, non li ricordano al punto che Filippo Landi ha al TG1  ha motivato l' azione israeliana col tentativo di fermare i lanci di razzi´  "verso gli insediamenti ebraici".
Aiutoooo e adesso chi glielo dice a Landi che non esistono insediamenti ebraici nella striscia di Gaza?  Chi ha il coraggio di dirgli,  con garbo e delicatezza,  in modo che non si senta un coglione, che gli insediamenti ebraici sono stati completamente evacuati nell'agosto del 2005? Chi lo informa con molto tatto  che oggi la striscia e' tutta un tunnel sotterraneo per il deposito di armi? Soprattutto cosa si puo' fare perche' l'opinione pubblica non venga stuprata della verita' come avviene da molti anni portandola a odiare Israele e a considerare vittime i terroristi maledetti e assassini?
Cosa si puo' fare perche' finalmente prevalgano un po' di giustizia e di civilta' contro la  propaganda e la retorica che gli scribacchini italiani hanno imparato tanto bene alla scuola di Arafat?
L'unica parola che mi viene in mente e' NIENTE se non  continuare a scrivere contro i taroccamenti e l'esaltazione della barbarie e della crudelta' palestinesi e far capire all'opinione pubblica, con i pochi mezzi che abbiamo, che i palestinesi non lottano per avere un Paese  sovrano ma solo per eliminare Israele e poi consegnare la Palestina judenrein al resto del mondo arabo.
 
Deborah Fait - informazionecorretta