archivio DICEMBRE 2006



IL TIRANNICIDIO
Nel buonismo imperante, la violenza è stramaledetta. Si fa anzi a gara per essere più capaci degli altri di comprendere l’incomprensibile, giustificare l’ingiustificabile, perdonare l’imperdonabile. Si dimentica che ci si può permettere di escludere la violenza dalla pratica corrente solo perché essa è divenuta monopolio dello Stato. La “forza pubblica” rende inutile la privata. Ma la violenza non cessa per questo di esistere. Non appena dei singoli cercassero di forzare la porta della nostra casa per aggredirci, telefoneremmo ai Carabinieri aspettandoci che vengano: e non per convincere a parole i malintenzionati, magari mentre quelli continuano a darsi da fare col piede di porco, ma per sbatterli in galera con la forza. E se i Carabinieri non potessero intervenire, ci metteremmo noi stessi a sparare. Il singolo dunque può rinunciare alla violenza solo in quanto possa chiedere ad un altro di usarla per lui: ma se quest’altro non c’è o è troppo lontano, non rimane che andare tutti in giro con la Colt alla cintura. Come nel Far West.
In uno Stato ordinato, l’esercizio della violenza legale è piramidale: il carabiniere obbedisce al maresciallo, questi al capitano e tutti al Ministro competente, il quale a sua volta obbedisce al Parlamento e al Governo in un sistema di checks and balances (garanzie). Quando invece si giunge al potere incontrastato di un singolo, l’autocrate ha un potere senza confini e non esiste nessuna possibilità di ricorrere a qualcuno sopra di lui. Questo innesca il tirannicidio, ammesso da molti illustri pensatori ed anche da Tommaso  d’Aquino per il quale esso si configura come una forma di legittima difesa della società “quando non è possibile il ricorso a un’istanza superiore” (citazione tratta dal “Foglio”).  Appunto: al di sopra del dittatore non c’è nessuno.
Il potere assoluto si paga col rischio del tirannicidio. È come se il popolo dicesse: “Se tu, autorità suprema, rifiuti di sottoporti al mio scrutinio, alla tua nuda violenza posso rispondere solo con la nuda violenza del tirannicidio”. Come capiva il Caligola di Albert Camus, il tiranno  è l’unico uomo libero del paese. Dunque la sua semplice esistenza toglie la libertà all’intero popolo e ne giustifica la legittima difesa. Ecco perché la violenza delle Brigate Rosse non aveva giustificazione: in Italia si votava regolarmente.

Più sfumato è il problema del tirannicidio quando il tiranno sia ormai caduto. Quando il despota è vinto, tecnicamente non è più tale. È un ex-capo di Stato e non mette in pericolo la libertà dei cittadini. Essendo però un privato cittadino può e deve essere giudicato: ma per gli eventuali crimini commessi, non per la sua attività politica. Mussolini non avrebbe potuto essere giudicato perché aveva dominato l’Italia, ma per avere  commissionato l’omicidio di qualcuno, se mai l’ha fatto. Invece oggi in Italia si biasima l’esecuzione di un bieco e crudele tiranno come Saddam Hussein, mentre non si hanno ripensamenti riguardo all’assassinio senza processo di Mussolini e della sua incolpevole amante.
L’eventuale condanna a morte dell’ex-tiranno deve avere il normale valore retributivo di questa sanzione. Poi – certo – si può essere contro di essa: ma se questa pena è prevista, l’esecuzione fa parte della normale amministrazione della giustizia.
In conclusione, il pianto greco per Saddam Hussein è del tutto fuor di luogo: è solo un condannato fra gli altri. Fra gli innumerevoli colleghi della Cina, passati per le armi per crimini infinitamente inferiori. Inoltre è vagamente surreale sentir condannare l’esecuzione di Saddam perché “contraria alla nostra civiltà”. ¿E che cosa gliene importa, agli irakeni, della nostra civiltà? ¿A parte il fatto che fino a pochi decenni fa la ghigliottina funzionava così bene nello Stato Pontificio, noi che ci sbracciamo ogni giorno per permettere agli islamici di avere le loro moschee, la loro poligamia, il loro modo di macellare gli ovini, cioè di avere la loro civiltà, con quale coraggio li giudichiamo se condannano a morte uno dei più grandi criminali del secolo? ¿Per lui andiamo ad esaminare nei dettagli se c’è qualcosa di discutibile nella procedura, quando di procedura certi paesi non si sono mai troppo interessati? ¿ E men che meno se ne è mai interessato lo stesso Saddam? Si è perfino rimproverato alla giustizia irakena di averlo condannato ed ucciso prima di celebrare altri processi per altri crimini, magari più grandi (la gasificazione dei curdi), come se si potessero infliggere più condanne a morte alla stessa persona. Dimenticando le volte in cui abbiamo sorriso della giustizia americana capace di condannare un sessantenne a centotrenta anni di carcere. Se poi si fosse fatto giudicare Saddam Hussein da un tribunale internazionale, si sarebbe contestato il fatto che egli non era giudicato dai suoi, ma da estranei vincitori. Per impiccarlo insomma, come per Giufà, l’unico albero adatto era il prezzemolo.
C’è da pensare che la difesa di Saddam Hussein nasconda un semplice dato di solidarietà affettiva, per i nostri pensatori di sinistra: Hussein era contro gli americani. E questo basta per offrirgli tutti i sostegni possibili.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 31 dicembre 2006

Premio peggior editorialista 2006 dei giornali borghesi
Avevo pensato di premiare Gad Lerner, per l'opera omnia e in particolare per quel memorabile editoriale in cui spiegava che le proteste mediorientali anti vignette di Maometto erano un'invenzione dei giornali occidentali. Ma con un colpo di genio oggi è arrivato Michele Serra a bruciare l'amico Gad sul traguardo. Il pezzo di oggi è un capolavoro.
"Per buona parte del mondo islamico Saddam diventerà un martire. E non è necessario essere laureati alla Sorbona per capirlo, basterebbe il buon senso, basterebbe fare zapping su televisioni di altre province, non solo della nostra. La morte è un bonus politico davvero immeritato per un ducetto locale che solo l´infinita stoltezza dell´amministrazione Bush (che disgrazia per il povero pianeta Terra) ha deciso di identificare con il terrorismo islamista. Sbagliando analisi, sbagliando tattica e strategia, credendo ciecamente nelle proprie bugie e nelle proprie ossessioni, regalando ai santuari dei fanatici un leader inesistente, un santino da inalberare nei cortei furenti di folle inferocite e ignoranti.
Terribile momento, terribili prospettive: questa guerra maledetta e mendace ha allungato di molti chilometri la miccia dell´odio religioso, ha rafforzato nel mondo povero l´idea funesta di un Occidente invasore e neocolonialista, che vuole fare il padrone in casa altrui, imporre le proprie leggi, insediare governi "amici". Globalizzazione vuol dire, anche, che pagheremo tutti, anche chi è innocente, il prezzo dello sguardo fesso di George W. Bush. Lo sguardo più antiamericano della storia".
Ora, a parte le stupidaggini e le falsità contenute nell'articolo e l'ignoranza palese delle cose di cui scrive, vorrei far notare questa cosa del Bush fesso. E' considerato normale sostenere che Bush sia scemo. Io non so Michele Serra, ma Bush si è laureato in STORIA a Yale (con voti migliori di quelli di John Kerry), ha fatto il master in business administration ad Harvard, ha vinto due elezioni da governatore in uno degli Stati più importanti d'America e di salda tradizione democratica e poi due, anzi tre con le midterm del 2002, elezioni nazionali nel paese più potente del mondo. Però è fesso. E dovete crederci se lo dice un intelligentone - nonché teorico della superiorità antropologica della razza di sinistra - che nella vita ha diretto un inserto di barzellette allegato al giornale del Partito Comunista.
29 dicembre da Camillo, il blog di Cristian Rocca

"Altro che Saddam... E Mussolini?"
BAGDAD - Le autorità italiane che criticano l'impiccagione di Saddam, non ricordano cosa accadde a Piazzale Loreto? E' questo uno dei passaggi dell'intervista telefonica all'emittente Al Iraqiya concessa da Yassim Majid, uno dei consiglieri del premier iracheno Nuri Al Maliki. Respingendo le critiche avanzate nei confronti di Bagdad da diversi paesi europei ("sono affari interni del mio Paese"), Majid rimanda al mittente in particolare lo "sgomento" espresso da Romano Prodi, attraverso un parallelo con la morte di Mussolini.
"Coloro che ci criticano hanno forse dimenticato i crimini commessi dal regime di Saddam Hussein contro gli iracheni e contro l'umanità", premette Majid. E al premier italiano l'esponente iracheno replica ricordando che "alla fine della seconda guerra mondiale, Mussolini è stato processato per un solo minuto. Il giudice gli ha chiesto il suo nome e alla risposta 'Benito Mussolini' gli ha detto: 'il tribunale vi condanna a morte' e la sentenza è stata eseguita immediatamente".
"I Paesi europei che condannano l'esecuzione - prosegue Majid - dovrebbero ricordare che "non hanno il diritto di interferire negli affari degli altri paesi, che hanno le loro proprie leggi".
Nei giorni scorsi, prima dell'esecuzione della condanna a morte di Saddam, Prodi aveva reso ufficiale la posizione dell'Italia che, aveva detto, resta "contraria alla pena capitale, sempre e comunque", anche nel caso dell'ex presidente iracheno. "Pur senza voler sminuire i crimini di cui si è macchiato Saddam Hussein e la ferocia con cui ha gestito il potere durante il regime - aveva aggiunto il presidente del Consiglio - e pur nel rispetto dell'autonomia e della legittimità delle istituzioni irachene, non posso non esprimere la ferma contrarietà del governo italiano e mia personale alla condanna a morte dell'ex rais".
Lo scorso 29 dicembre, appena un giorno prima dell'impiccagione, Prodi aveva rivolto un appello a chi aveva condannato Saddam "affinché prevalgano la saggezza e la magnanimità ". "La decisione di procedere all'esecuzione di Saddam Hussein - aveva detto - ci riempie di sgomento".
(31 dicembre 2006) da "La Repubblica"  <http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/esteri/iraq-105/maliki-prodi/maliki-prodi.html#up>

                         
                  Felice Anno Nuovo
                                            

SADDAM E' STATO IMPICCATO: MEGLIO COSI'
E' stato impiccato all'alba. Mi vengono in mente due considerazioni, una umana e l'altra politica. Ho sempre avuto dubbi sul proclama assoluto di dogmi quali " nessuno tocchi Caino ". Penso che in questo campo si dovrebbe distinguere astenendoci di pronunciare formule etiche di principio che assomigliano tanto, troppo, ad espressioni religiose. Saddam non è stato un assassino comune, di quelli che agiscono in relazione a situazioni contingenti, e nemmeno un serial killer che ha provato impulsi irrefrenabili e patologici ad uccidere. Non ha ucciso per soldi, per gelosia o per mille altri motivi di umana meschinità verso i quali è auspicabile, se non clemenza, almeno una risposta di livello più civile. Saddam ha perpretato stragi sistematiche e continuate per oltre trent'anni, di avversari politici e minoranze etniche e/o religiose in maniera del tutto simile a quelle nazifasciste nei confronti dei quali responsabili gli stati occidentali misero in piedi Norimberga. Non si capisce per quale motivo i glorificatori della decisione del CLN di uccidere Mussolini ( meno responsabile di Saddam ) senza processo oggi belino sul collo tirato di questo stronzo. Saddam, e molti come lui, non sono Caino, sono mostri che nascono al fine di privare della vita altri esseri umani ed è un fine che perseguono freddamente, per anni. Lasciarlo al mondo sarebbe stato, a mio avviso, un affronto a quelle decine di migliaia di morti che si è lasciato dietro, niente dogmi quindi e cominciamo a comprendere che ci sono tante eccezioni nei buoni principi, così tante che i buoni principi sarebbe meglio sussurrarli piano piano anzichè gridarli a gran voce.
Dal punto di vista politico....stiamo scherzando? Se l'obbiettivo è quello di dare credito al governo irakeno come si poteva fare a meno di giustiziare rapidamente Saddam? Nel mondo arabo la pena di morte per impiccagione è di gran lunga la minore delle pene da infliggere ad uno come Saddam, se fosse stato diversamente pochi avrebbero capito in Irak, nessuno avrebbe compreso una trasformazione della pena nell'ergastolo e anche chi aderisce alle politche del nuovo governo irakeno avrebbe iniziato ad avere seri dubbi. Saddam diventerà un martire sunnita? certo, sicuro che lo diventerà perchè laggiù le cose funzionano così. Ma se fosse rimasto vivo, oltre ad i suoi fedelissimi che magari aumentaranno un po' avrebbe messo in testa seri dubbi anche nei suoi avversari....è morto Saddam, il mondo non è meglio di prima ma nemmeno peggio, solo un po' più coerente.

Mirko Bacci

Massima del giorno
Spesso, coloro che si ammantano nella nobiltà del loro operato, ciò fanno per evitare più accurati controlli su di esso.
G.P.


MOLLICHINA
Migliore (Rc), oggi: “Aboliamo lo scalone e aumentiamo le pensioni minime”. L’anno venturo: “Aboliamo il lavoro, aumentiamo i salari!”

CI SI PUÒ FIDARE DELLA  SCIENZA?
La lettura di un libro di filosofia della scienza può gettare nello sconforto. Si credeva di avere delle certezze indubitabili e si apprende che proprio quelle certezze non sono tali. Anzi, sono istituzionalmente discutibili e ribaltabili. Il colpo di grazia lo dà poi il criterio della Fehlbarkeitstheorie, o Fälschungsmöglichkeit di Karl Popper per cui (riassumendo) “una proposizione può definirsi scientifica solo se è falsificabile”. Parole da cui parecchi deducono che, essendo falsificabile, è sbagliata o almeno dubbia. E questo è un errore.
Si prenda un’affermazione non falsificabile, per quanto banale: “Ieri notte ho sognato mio nonno”. Chi può dimostrare che la cosa sia vera? E chi può dimostrare che sia falsa? Ecco perché in nessun caso questa può essere un’affermazione scientifica. Un esempio più serio è l’affermazione secondo cui “Leonardo è un artista più grande di Raffaello”: essa è inconfutabile non nel senso che nessuno possa dubitarne ma, al contrario, nel senso che non è dimostrabile né che sia falsa né che sia vera. Nel campo del gusto, e in generale dell’arte, le dimostrazioni sono impossibili. Nello stesso modo è non falsificabile un’affermazione come “Dio esiste” perché, come ha spiegato Kant, la non esistenza o l’esistenza di Dio non si possono provare. Se viceversa qualcuno afferma che “il tale medicinale abbassa la pressione”, basta fare degli esperimenti in ospedale per sapere se l’affermazione è vera o falsa. Se si dimostra vera, l’azione di quel medicinale diviene una piccola “verità scientifica”; se invece l’abbassamento della pressione non si verifica, la tesi è confutata e quell’affermazione – che pure era scientifica perché falsificabile – si rivela falsa.
La falsificabilità, come si vede, non corrisponde affatto alla falsità, che è solamente una delle sue possibili conclusioni. Chi prova a falsificare una teoria (a partire dalla stessa persona che l’ha formulata) lo fa spera ndo di sbattere sempre contro conferme di essa, tanto da poter affermare che non ha falle. Viceversa, le affermazioni delle quali non è possibile dimostrare la falsità o la verità mediante un ragionamento o un esperimento, non sono scientifiche. In questo senso la cura Di Bella del cancro era scientifica perché falsificabile ma, appunto, è stata dimostrata falsa.
Ovviamente la distinzione non è netta. Una teoria scientifica è un’ipotesi che risolve molti problemi e rimane scientifica anche se non li risolve tutti: si ricordi la lunga discussione sulla natura quantica od ondulatoria della luce. Essa ha comunque diritto di soppiantare la teoria preesistente se risolve un maggior numero di problemi. Il sistema tolemaico è stato soppiantato dal sistema copernicano non perché il primo non fosse scientifico, ma perché quello nuovo  spiegava più cose, e meglio. Fino a non lasciare zone d’ombra. Viceversa la psicoanalisi è una teoria molto discutibile perché difficilmente falsificabile nel senso popperiano del termine. Molti sono sorpresi dall’idea – tuttavia banale - che una verità scientifica è tale fino a prova del contrario.

Dal punto di vista sociale, le questioni sollevate dall’epistemologia sono state una manna per chi aveva tanta voglia di mettere in discussione la scienza come fonte di “verità”. Molti sono stati felici quando Heisenberg ha formulato la legge per cui “è impossibile determinare contemporaneamente posizione e quantità di moto o di energia e tempo di misura di una particella con una precisione superiore a un valore dato”. Questo “principio di indeterminazione” per molti appariva come una mazzata al determinismo scientifico. Nello stesso modo, alcuni tentano pateticamente di ribaltare l’evoluzionismo per tornare ad un improbabile (e “infalsificabile”) creazionismo.
La scienza ride delle contestazioni dei profani. Mettere in dubbio la rotondità della Terra è un esercizio per perdigiorno. Una diagnosi di cancro all’ultimo stadio non lascia spazio né alle incertezze né ai miracoli. È solo ai margini della scienza che regna l’incertezza: ma è un’incertezza che a volte promette verità future. Inoltre, nella realtà corrente gli uomini non hanno da fare con l’infinitamente grande o con l’infinitamente piccolo: pochissimi si occupano d’astronomia o vanno a sbattere contro quel famoso “principio di indeterminazione” e quasi nella totalità dei casi la scienza formula affermazioni perentorie che sarebbe sciocco discutere. Come sarebbe sciocco mettere in dubbio l’attrazione della Terra. Del resto, basta abbandonare a se stesso un bicchiere di cristallo ad un metro dal suolo per sentire la realtà darci del cretino con fragore.
La scienza è una grande conquista dell’umanità ma non bisogna commettere l’errore di attribuirle compiti non suoi. La scienza non deve e non può occuparsi di Dio. Così come non ha il compito di distinguere il bene dal male, il bello dal brutto, il buono dal cattivo. Sono tutti campi scientificamente “infalsificabili”. E chi crede che un grande scienziato, solo perché tale, sia più saggio o intelligente di altri in campi non scientifici, si sbaglia di grosso. Come era incongruo, per dimostrare l’esistenza di Dio, citare il fatto che ci credesse Einstein.
Gli uomini hanno veramente bisogno di mitizzare qualcuno o qualcosa. Per loro o la scienza è un imbroglio (e mitizzano la filosofia), o credono che essa sia l’unica fonte di verità e che possa risolvere problemi non suoi. Galileo e Bacone vanno ringraziati perché ci hanno regalato, con gli sviluppi del loro metodo, la lavatrice e la televisione: ma per quanto riguarda la felicità, la saggezza, il bene e il male, continueremo a discuterne con Socrate e Pascal.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 30 dicembre 2006


Gerald Batten su Prodi - Litvinenko - con sottotitoli (clicca sull'immagine, si aprirà la pagina di YouTube, nella striscia Search digita il nome Prodi e clicca su Search, si aprirà una nuova pagina, il video si trova sotto il titolo "Prodi spia del kgb)


GUZZANTI: LA MIA RISPOSTA A PRODI E A TUTTI COLORO CHE DA SINISTRA PRETENDONO DI CRITICARMI PER ESSERE STATO IMPECCABILMENTE RESPONSABILE E ISTITUZIONALE, COME I FATTI DIMOSTRANO
Ho molto apprezzato la spasmodica prudenza con cui il signor Presidente del Consiglio dei Ministri ci ha voluto far sapere che le commissioni parlamentari devono fare il loro lavoro e non cercare di far paura agli avversari politici. Tuttavia, per quanto prudente fino a rasentare la crisi di nervi, una tale presa di posizione somiglia a quella di chi avverte che non sta bene derubare gli anziani o bollire i bambini durante le carestie. Ma Prodi tira in ballo i costi delle Commissioni e dice che ‘La commissione Mitrokhin e’ costata un sacco, come anche la commissione Telekom-Serbja. Bisogna riflettere, le commissioni parlamentari non possono essere strumentalizzate per abbattere gli avversari politici”. E lì si sbaglia di grosso, perché la Commissione Mitrokhin è costata pochissimo rispetto alla Commissione Stragi (l’unica paragonabile per omogeneità) con la differenza che la Stragi non ha neanche prodotto una relazione finale, ma al massimo un interessante libro-intervista del suo presidente, mentre la Commissione Mitrokhin ha prodotto ben due relazioni: una discussa e approvata a maggioranza che è dunque un documento del Parlamento della Repubblica e una seconda che è rimasta una “relazione del Presidente” perché fu presentata a campagna elettorale aperta e tre commissari ritennero più importante la loro campagna e fecero mancare il numero legale. Ma anche quella seconda relazione porta le firme dei commissari ed è un documento del Parlamento.
Circolano poi da quando Scaramella è in prigione le notizie più stravaganti sulla Commissione. Adesso si discute seriamente del fatto che il consulente Scaramella non mi avrebbe avvertito del “diminuito pericolo” rispetto ad un possibile attentato, come se costui fosse stato, anziché un collaboratore della Commissione, un ufficiale di polizia. Scaramella per la verità non mi parlò mai di un attentato nei miei confronti, ma mi avvertì di aver passato alla polizia di Stato alcune informazioni da lui ricevute, credo da Litvinenko, sul transito del famoso camioncino ucraino che portava imprecisate armi.
Furono le agenzie di stampa a rendere noto il sequestro e gli arresti il 16 ottobre del 2005 e fu il cortese direttore del Mattino di Napoli ad avvertirmi con una telefonata amichevole che i suoi redattori presso la Procura avevano raccolto una voce secondo cui io avrei potuto essere l’obiettivo di un attentato. Al processo di teramo ho udito di nuovo e più volte questa spiegazione, anche se nessuno me l’ha fornita ufficialmente. La notizia fu comunque pesante: le granate Rpg servono per far saltare una casa, una macchina blindata, un carro armato e io presi moglie e figli e li portai fuori dall’Italia per un paio di settimane. Presi atto del fatto che lo Stato mi aveva elevato la scorta al secondo livello come l’ambasciatore di Israele e sta di fatto che da tre anni vivo come un recluso agli arresti domiciliari.
Ma l’idea che il dottor Mario Scaramella dovesse, lui, avvertirmi del fatto che, non so in base a quali valutazioni, il rischio nei miei confronti dovesse considerarsi diminuito, mi appare strampalata e del tutto impropria: Scaramella non era il mio addetto alla sicurezza e poiché l’arresto degli ucraini e il sequestro delle granate furono operati dalla polizia di Stato, ho sempre pensato e ancora penso che siano la Polizia o gli organismi di intelligence a doversi occupare di queste faccende e non un consulente di Commissione parlamentare.
Ho trovato poi altrettanto bizzarra, per non dir altro, l’idea che possa essere stata considerata sbagliata la mia scelta, che al contrario rivendico come istituzionale e saggia, di non voler incontrare personalmente sia Alexander Litvinenko che qualsiasi altro dei russi che erano le fonti personali del consulente Mario Scaramella. Benissimo ho fatto perché così ho evitato, malgrado le sue insistenti richieste, di incontrare il tristemente famoso Eugenij Limarev che ha fornito la prima fabbricazione contro di me a Repubblica, dicendo di avermi incontrato e di aver avuto da me indicazioni sulla fabbricazione di dossier su esponenti politici.
Voglio anche a questo proposito essere chiaro ancora una volta: la Commissione Mitrokhin ha lavorato per quattro anni nel silenzio più sconfortante, compiendo un lavoro noiosissimo e serissimo e non si è mai e poi mai occupata di costruire dossier o comunque li si voglia chiamare sul conto di esponenti politici.
L’unico politico sul quale non ho redatto alcun “dossier” ma su cui viceversa ho indagato pubblicamente e alla luce del sole è stato Romano Prodi (ma per questioni meno rilevanti ci siamo occupati anche di Lamberto Dini e Massimo D’Alema nella loro qualità di Presidenti del Consiglio durante la gestione del dossier Mitrokhin) i cui comportamenti mi sembravano e mi sembrano tuttora degni di attenzione storica - non giudiziaria – sia per la cosiddetta “seduta spiritica” che fece scappare i brigatisti che avevano Moro, sia per il fatto che la società Nomisma a Mosca fosse in joint-venture direttamente con il braccio economico del Kgb, e poi per la benevola approvazione in corso d’opera del golpe contro Gorbaciov, per il fatto che il Sismi sotto la sua responsabilità di Presidente del Consiglio violò le norme della legge 801 e non indagò mai sul materiale Mitrokhin e infine perché il povero Litvinenko (morto ammazzato) riferì che il suo amico ed ex capo Anatolij Trofimov (morto ammazzato anche lui) gli aveva sconsigliato di vivere in Italia “dove ci sono tantissimi politici legati al Kgb e dove Prodi è il nostro uomo”.

Per carità, forse mi sbaglio, forse sono un visionario, ma indagando su questi aspetti della vita politica del professor Prodi io ho ritenuto di assolvere a quanto la legge 90 del 2002 prescriveva alla Commissione bicamerale parlamentare d’Inchiesta sul dossier Mitrokhin e l’Intelligence italiana.
Quindi, mai furono costruiti dossier di sorta, ma semmai un esposto denuncia che io stesso un anno fa, il 22 dicembre 2005, portai con le mie mani a Palazzo di Giustizia a Piazzale Clodio di Roma e consegnai nelle mani del gentilissimo signor procuratore capo dott. Giovanni Ferrara, che poi provvide a inoltrare al Tribunale dei ministri e che, se ricordo bene, mi offrì un tè nel suo studio. Altro che sordidi dossier.
Quindi il presidente Prodi non ha di che lamentarsi: come lui stesso ricorderà, il 2 dicembre del 2005 io esposi tutte le ragioni che consideravo e considero valide per indagare su di lui in una emittente televisiva privata, la “Nessuno tv” che poi ho saputo da Cossiga essere molto vicina a Massimo D’Alema. In quell’occasione il professor Prodi annunciò una querela che poi la prudenza gli suggerì di non portare avanti.
Colgo l’occasione, l’ho già fatto una volta in chiave semiseria e lo faccio oggi in chiave serissima, per esprimere un dubbio: vuoi vedere che c’è qualcuno che aizzandomi contro i cani cerca di farmi inferocire per danneggiare proprio il professor Prodi e contribuire alla sua demolizione? Non è una domanda peregrina. Io credo che lo stesso professor Prodi dovrebbe porsela: la Commissione Mitrokhin era finita ed era silenziata, tutto taceva, tutto era calmo. Poi, l’uragano. Un caso? Certamente, spiega Gordievsky, non per caso Litvinenko fu avvelenato in modo tale da far passare proprio Scaramella per il suo assassino. Certamente non per caso Scaramella è stato illuminato come un topo in trappola e sbattuto in galera, udite udite, per aver calunniato un agente del Kgb che secondo lui ordiva attentati. Ora – sottopongo l’osservazione al prudente professor Prodi – ve l’immaginate voi un collaboratore della Commissione Stragi, quella che stabilì che ogni fatto di terrorismo dipese dalla Cia, arrestato e gettato nelle segrete di Regina Coeli per aver “calunniato” un agente della Cia? Suvvia, neanche la fantasia più perversa potrebbe mettere in scena un tale evento.
Invece oggi abbiamo Scaramella in galera per aver calunniato un uomo del Kgb, Litvinenko morto ammazzato e un fuoco di batteria di interviste prefabbricate e, alla verifica, più o meno false.

Adesso la novità del giorno sarebbe che io dovrei spiegare perché non volli ascoltare Alexander Litvinenko in Commissione Mitrokhin, dopo aver saggiamente scelto di non incontrarlo privatamente, perché questo sarebbe stato istituzionalmente inaccettabile. Ebbene, la ragione è che Alexander Litvinenko, che non era un collaboratore della Mitrokhin ma una fonte personale e privata di un collaboratore della Mitrokhin, non era un testimone diretto di nulla. Purtroppo, l’appena assassinato Litvinenko poteva soltanto citare l’appena assassinato Trofimov. Non sapeva nulla dell’Italia, ma sapeva che chi sapeva dell’Italia gli “aveva detto che”. Inoltre, non c’era assolutamente il tempo e il modo, in chiusura dei lavori di vincere le feroci resistenze dell’opposizione di sinistra nella Commissione e di convocare un Ufficio di Presidenza allargato, che a sua volta convocasse una assemblea generale.
La mia decisione da Presidente era e resta sovrana: io non devo né posso risponderne a nessuno. Ho agito secondo la mia coscienza e secondo la legge, fra l’altro proprio a tutela di Prodi e a tutela della Commissione che io non volevo fosse usata come strumento di campagna elettorale.
Per questo, quando Mario Scaramella depositò i materiali che aveva elaborato e raccolto su Litvinenko e li portò, come era suo dovere, alla Commissione, io mi assunsi la responsabilità di fermarli all’Ufficio del protocollo segretandoli. E lì sono rimasti.
Ma accadde anche un fatto esterno, che ho già ricordato: il 3 aprile di quest’anno il deputato europeo britannico Gerald Batten chiese in una seduta pubblica una commissione d’inchiesta sui trascorsi di Prodi con l’Unione Sovietica citando il suo “elettore Alexander Litvinenko che mi ha riferito quel che gli disse il generale Trofimov e cioè che l’Italia è piena di politici collusi con il Kgb e che là Romano prodi è il nostro uomo”. Questa uscita pubblica di Batten fu separata e indipendente dall’attività della Commissione Mitrokhin, anche se lo stesso Batten riferì nell’Europarlamento che Litvinenko aveva fornito le stesse informazioni anche al Parlamento italiano.
Dunque, ricapitolando, Scaramella non mi doveva dare alcuna informazione sul “livello” di pericolo, alto o basso, in cui mi trovavo; Litvinenko non fu da me incontrato per una scelta istituzionale; non fu possibile neanche iniziare una procedura di audizione per mancanza di tempo; non ritenni che le sue dichiarazioni, per quanto scioccanti sul “nostro uomo”, dovessero essere date in pasto al pubblico essendo purtroppo indimostrabili.

Certo, aggiungo oggi, l’assassinio di Litvinenko e le sue modalità pongono la scena sotto altre luci e altre ombre. Io oggi mi sento autorizzato a pensare che qualcuno abbia voluto chiudere la bocca a quel povero profugo e abbia anche voluto infangarlo e distruggerne la credibilità, per depotenziare le sue rivelazioni. E sono molto curioso di vedere se e quali linee investigative i magistrati avranno il coraggio di prendere, oltre quelle a tutela della indubbia onorabilità di un vecchio agente del Kgb.

Il Giornale,  29 dicembre 2006

PROVOCAZIONE ASTRONOMICA
Possiamo smettere per un po’ di parlare di politica?
Tesi 1: se l’universo è in espansione, deve avere un centro. Tesi 2: se l’universo è in espansione in tutte le direzioni con la stessa accelerazione, la terra è al centro dell’Universo: e questo sembra francamente inverosimile.
Questo testo propone un quesito ai competenti, partendo da alcun osservazioni elementari e riducendo il problema a due dimensioni: per riportarlo alle tre dimensioni basterà poi aggiungere le direzioni “su” e “giù”.
S’immagini un uomo al centro di una piazza, con intorno altri quattro uomini. Se questi uomini si allontanassero da lui uno verso nord, uno verso est, uno verso sud e uno verso ovest a velocità costante (o con accelerazione uguale e costante), si avrebbe la situazione che si ha osservando l’universo dalla Terra: tutti gli astri si allontano da noi a velocità tanto maggiore quanto più sono lontani, e questo allontanamento è uguale (nella nostra ipotesi a due dimensioni) in tutte e quattro i punti cardinali.
Ma l’universo, ci insegnano, non ha un centro. L’espansione è nello stesso momento in tutte le direzioni e ogni corpo si allontana dall’altro: sopra, sotto, a destra e a manca. Solo che la cosa non pare possibile. Si torni all’esempio della piazza. Ci sono quattro uomini uno vicino all’altro e, a cento metri ad est da loro, un quinto uomo. Ora ecco che i quattro uomini, come nella prima ipotesi, si allontano verso i quattro punti cardinali. I due che vanno verso nord e verso sud, cioè lungo una rotta tangenziale rispetto al quinto uomo, rimarranno pressoché alla stessa distanza dal quinto uomo. Quello che andrà ad ovest si allontanerà dal quinto uomo alla stessa velocità di cui all’ipotesi precedente, mentre l’uomo che va verso est dovrebbe addirittura avvicinarsi al quinto uomo piuttosto che allontanarsene. L’ipotesi che sia possibile un movimento uniformemente accelerato di allontanamento da un astro da parte di tutti gli altri è possibile solo se questo astro è al centro dell’universo. E poiché pare veramente improbabile che il centro dell’universo sia un pianeta insignificante come la Terra, o anche una stella di quarta categoria come il Sole, si chiedono lumi a chi ne sa di più.
Perché questo è un problema che lascia veramente perplessi.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 28 dicembre 2006

LA PENA DI MORTE PER SADDAM HUSSEIN
Alcuni sono contro la pena di morte sulla base di argomentazioni. Dicono per esempio che si tratta d’una pena “inumana”, che non si può mai escludere l’errore giudiziario, che la pena capitale è irreversibile ed altro ancora. Altri hanno come argomento centrale un sentimento di rigetto. Sono contro la pena di morte, e basta. Quasi rifiutano di discutere la cosa. Costoro, come Giacinto Pannella, sono spesso lodevoli nella loro coerenza: sono incondizionatamente contro la pena di morte per chiunque, incluso il peggiore degli uomini. Incluso Saddam Hussein.
Poiché però ci sono persone che preferiscono ragionare su qualunque cosa, e che si fidano moderatamente del proprio sentimento, si desidera porre una questione. Chi è contro la pena di morte comunque, lo è perché considera la vita umana sacra, tanto che l’uomo non ha potere su di essa. Ma questa affermazione richiede una dimostrazione. Se si dice che “la vita è un dono di Dio” si deve provare l’esistenza di Dio; che Dio abbia creato la vita; e che la vita sia un dono. Una strada tutta in salita. E comunque l’argomento non è opponibile a chi non crede all’esistenza di Dio, a chi non crede in un Dio provvidenziale e infine ai molti che, per le più diverse ragioni, non reputano che la vita sia un dono ma un’occasione di sofferenza.
Rimane il secondo argomento fra quelli scelti per aprire la discussione: che la pena di morte sia inumana. Indubbiamente essa è tale se si pensa alla fredda organizzazione e ai particolari triviali dell’esecuzione, all’eventuale sofferenza del condannato e all’angoscia sua e delle persone cui dovesse essere caro. Ma tutto questo significa che la pena è “inumana”? Certamente no. Se uccidere l’uomo fosse inumano, lo stesso condannato non avrebbe ucciso. Nella maggior parte delle specie animali la violenza intraspecifica non conduce alla morte del simile, neanche nel corso degli scontri più furiosi per le femmine. Mentre l’omicidio è una delle caratteristiche umane come lo è quell’omicidio di gruppo che si chiama guerra e che poche altre specie animali (per esempio le formiche) conoscono.
Infine il problema dell’errore giudiziario. È certamente un argomento serio, anche se non serio come farebbero credere i tanti film: al cinema pare infatti che nel braccio della morte ci siano solo innocenti ingiustamente condannati. Tuttavia, l’orrore per un’esecuzione capitale inflitta a qualcuno che poi si scopre innocente è giustificato e va tenuto da conto. Per questo bisognerebbe che il giudice (o la giuria) fossero estremamente sicuri della colpevolezza dell’accusato. Come del resto richiede qualunque legislazione civile. Ma nel caso di Saddam Hussein la colpevolezza era evidente ancor prima che il processo cominciasse. Lasciando da parte le uccisioni in massa, come quella di cui al processo; lasciando da parte lo sterminio dei curdi; lasciando da parte le torture e gli assassini commessi all’ingrosso in suo nome, Hussein si è reso colpevole perfino di assassini privati e familiari: quando i suoi due generi fuggirono in Giordania, egli dopo qualche tempo dichiarò pubblicamente che li perdonava e che potevano tornare a Baghdad. Quelli gli credettero e lui all’arrivo li fece uccidere. Nel caso di Saddam Hussein il dubbio sulla colpevolezza può averlo solo un analfabeta o qualcuno che non legge i giornali.
Ecco perché si invitano qui i lettori a dire per quale ragione, a loro parere, bisognerebbe sostenere l’azione di Pannella oppure per quale ragione bisognerebbe giudicarla fuor di luogo.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 27 dicembre 2006


LETTERA AD UN AMICO DI SINISTRA
Mio caro amico,
mi sorprendo a guardarti come si guarda il coniuge mentre si discute della separazione legale. Da un lato si sa che è la soluzione migliore, che non è il caso di tirare avanti, che il seguito non potrà che essere peggiore. Dall’altro ci si chiede smarriti: ma non è questa la persona di cui mi sono un tempo innamorato? non è questa la persona con cui ho condiviso anni belli? non è forse vero che ci intendevamo così bene, che ci sentivamo nati per stare insieme?
Con l’amico di sinistra ho infatti in comune tante, tante cose. Lui desidera ardentemente il bene dell’umanità, e anch’io lo desidero; lui vuole la pace nel mondo e la voglio anch’io; lui auspica la pietà per i più deboli e io pure la vorrei. La lista delle convergenze è così lunga che la lascio a mezzo. Anche perché, contrariamente a tanti che si sentono dei moderati e sono dei filistei, sono personalmente molto sensibile agli ideali. Sono disinteressato; sono quasi uno svagato adolescente che dà più importanza all’arte e all’amicizia che al denaro; un immaturo, se si vuole. Quasi fossi di sinistra anch’io. E tuttavia la separazione legale è inevitabile. Infatti non ci dividono i fini, ci dividono i mezzi.

Il mio amico di sinistra vorrebbe migliorare l’umanità. Vorrebbe convincerla a fare piuttosto il bene comune che il proprio. Anche perché, se tutti lo facessero, ognuno avrebbe alla fine anche più di quello che avrebbe avuto agendo solo nel proprio interesse, per puro egoismo. La collaborazione, la concordia, la scrupolosa onestà e l’amore vicendevole producono risultati meravigliosi, anche economicamente. E il mio amico potrebbe chiedermi: non sei forse d’accordo?
Certo che sì, risponderei. In quel mondo si vivrebbe tutti meglio ed io sarei prontissimo a fare la mia parte, forse cercherei perfino di dare il buon esempio. Ma io credo all’esperienza. E tutte le frasi che precedono sono ammorbate da una paroletta piccolissima e devastante: “se”. Se l’umanità fosse così, se si comportasse cosà, se si facesse questo, se si facesse quello. E non ci si chiede abbastanza se l’umanità ne sia capace. Non si guarda alle esperienze concrete del passato. Ci si rifiuta di vedere che tutti gli esperimenti fondati sull’ideale hanno prodotto miseria e disastri, mentre gli esperimenti fondati sulla concorrenza spietata, e perfino sull’egoismo e sull’avidità, hanno prodotto prosperità. Semplicemente perché ciò che si fonda sull’egoismo ha basi solidissime nella natura umana, ciò che si fonda sull’altruismo conduce il fallimento. L’altruismo è una molla debole. Così debole che di solito finisce con il maltrattamento dell’altruista da parte degli egoisti. O addirittura con lo sfruttamento dell’intera società da parte di un egoista che parla di altruismo: si chiama dittatura del proletariato.
Ecco ciò che mi separa dall’amico di sinistra. La penso come lui. Vorrei – come lui – che l’umanità fosse diversa. Ma mentre lui spera che lo sia, magari domani, io non lo spero. Né domani né mai. Gli animali sgomitano per mangiare per primi e di più, magari minacciando i più deboli e obbligandoli ad aspettare per vedere se ne rimarrà per loro. Il più forte si nutre per primo e ovviamente fa la parte del leone. L’uomo è diverso, mi direbbe il mio amico. Ed è vero, sembra diverso. Quando c’è abbastanza da mangiare. Quando si è in pace. Quando non si corrono rischi. Ma quando si tratta di sopravvivere, quando si rischia di morire di fame, allora gli uomini dimenticano le buone maniere; e sgomitano; e ringhiano e mordono come cani randagi.
Sono costretto a separarmi dal mio amico di sinistra perché lui crede che gli uomini possano divenire angeli, mentre io temo che perfino gli angeli, sotto il manto di luce, nascondano coda e piedi caprini.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 28 dicembre 2006


SCARAMELLA E' STATO MESSO IN GALERA PER AVER CALUNNIATO UN AGENTE UCRAINO. NON CI CREDETE? FATE MALE: QUESTA E' L'ITALIA, BABY
A cominciare da questa lettera al direttore de "il Giornale", Capperi,net seguirà, con articoli e commenti,  la vicenda legata alla "Commisione Mitrokhin"
Caro direttore
Qualche volta ho usato della tua ospitalità non come giornalista, ma come presidente della Mitrokhin, visto che di quella Commissione bicamerale d'inchiesta a nessuno importava un fico secco: non una notizia in un telegiornale, niente Vespa, Ballarò, Matrix, nulla di nulla mai. Allora mi disperavo, sia da giornalista che da parlamentare per lo stato della (dis)informazione in Italia.
Bei tempi, verrebbe da dire oggi. Di colpo, senza alcun preavviso, accade una serie di fatti imprevedibili. Alexander Litvinenko (un russo di cui pochissimi in Italia oltre me conoscevano l'esistenza) scopre di essere stato avvelenato e, facendo due più due, pensa di aver avuto la polpetta dal suo commensale Maro Scaramella al famoso Sushi Bar di Piccadilly Circus di Londra. E di colpo, flash!, si accendono tutti i fari, gli spot, le torce elettriche del pianeta mediatico puntate su un solo uomo: l'equivoco, ambiguo, misterioso italiano (gli aggettivi vengono venduti in kit da 10, 20 e 30 pezzi) che sedeva con il povero russo trasportato in ospedale, senza capelli e che è probabilmente l'assassino. Insomma, Scaramella. Ancora nessuno parlava di Polonio 210 e anzi nessuno sapeva neanche che cosa fosse.
Poi si scopre che il povero Litvinenko non è stato ammazzato con il Tallio (un topicida) ma con un veleno nucleare che costa alcuni miliardi al microgrammo e che è stato usato però in maniera maldestra tanto che il vero luogo in cui l'avvelenamento è avvenuto, l'hotel Millennium di Londra, è contaminato e molti dipendenti si contorcono dal dolore e vengono ospedalizzati.
A questo punto si scopre che Scaramella con il polonio e con l'avvelenamento di Litvinenko non c'entra niente, perché a dare la polpetta avvelenata al russo erano stati quattro agenti maschi una donna che si erano piazzati già da due settimane nell'hotel Millennium aspettando che Scaramella arrivasse a Londra per l'annuale sessione dell'International Maritime Organization e che incontrasse l'esule amico della povera Anna Politkovskaja.
Che le cose siano andate in questo modo me lo ha spiegato "on the record" Oleg Gordievsky che ha collaborato con Scotland Yard e che è stato fatto passare per il grande accusatore di Scaramella, mentre è in realtà il suo paladino e strenuo difensore come posso dimostrare, a differenza di qualcun altro che non può dimostrare niente. La sua intervista è stata pubblicata sul tuo Giornale
Non so se i nostri lettori, caro direttore, si rendono conto dell'enormità della cosa: tutto tace per anni su di me, la Mitrokhin e Scaramella finché una squadra di assassini non viene inviata a Londra per ammazzare Litvinenko e per incastrare Scaramella, sicché la conseguenza cronologica successiva è che in Italia, da quel momento non un istante prima, si scatena l'inferno mediatico su Scaramella e poi su di me come ex Presidente della Commissione Mitrokhin e quindi sulla Commissione stessa e sull'intero Parlamento della precedente legislatura versando fango con le idrovore sulla parte politica che oggi è in minoranza parlamentare, benché sia maggioranza larghissima nel Paese.
E qui veniamo all'arresto di Scaramella della vigilia di Natale e la sua traduzione a sirene spiegate a Regina Coeli a Roma. Ho passato la giornata di ieri a rispondere a colleghi giornalisti italiani e stranieri che mi facevano tutti la stessa domanda: che ne pensavo di quell'arresto, che cosa sapevo, che cosa potevo dire.
Ho risposto che Mario Scaramella sapeva di trovare le manette sotto la scaletta dell'aereo quando ha deciso di rientrare perché ha detto: "La polizia inglese mi ha avvertito di essere tenuta a far sapere alla polizia italiana con quale volo rientrerò. Ciò può voler dire una sola cosa: che intendono arrestarmi e di fare del mio arresto un momento mediatico, sbattendomi nei telegiornali e sulle prime pagine". Gli avevo chiesto perché non trascorresse almeno i tre giorni di Natale a Londra per rientrare il 27, oggi, e mi ha dato questa risposta: "Io qui ho finito quel che dovevo fare. La polizia inglese mi ha rilasciato un attestato di ringraziamento per la collaborazione e non ho motivo per restare qui. Se vogliono farmi passare Natale in carcere anziché con i miei bambini, che posso fare? Ho la coscienza a posto e le carte in regola".
Questo è quanto so. Ho poi letto sulle agenzie che quest'uomo sarebbe stato arrestato per un reato veramente grave: calunnia aggravata e continuata. Contro chi? Qualcuno ha pensato a Prodi, ma il presidente del Consiglio non c'entra. Sembra invece che c'entri un ucraino che Scaramella avrebbe accusato di terrorismo, non so. Giudichino i lettori: il tremendo Scaramella, il personaggio oscuro e ambiguo perché lavorava per la Commissione Mitrokhin, viene catturato come un terrorista sotto l'aereo che lo riporta a casa e messo in gattabuia perché accusato di calunnia nei confronti di un uomo dell'intelligence ucraina, un certo Talik. Dì la verità, direttore, hai mai sentito una storia del genere? Un uomo sbattuto in galera a Natale per un ordine di custodia cautelare, cioè di arresto, per aver calunniato un agente segreto ucraino?
Intanto, come sai, subito dopo la morte di Litvinenko, il quotidiano "La Repubblica" ha pubblicato il 26 novembre, un mese fa, una devastante intervista che era stata tenuta nel cassetto per quasi due anni, di un certo Eugenij Limarev e un'intervista postuma a Litvinenko, il quale che non può smentire e di cui a quanto pare non esiste alcuna registrazione. Questo Limarev, che io non ho mai voluto conoscere malgrado le sue insistenze, mi ha accusato di reati da ergastolo, come aver predisposto una sorta di servizio segreto parallelo (c'è sempre in Italia un servizio segreto parallelo, o "spezzoni deviati" come si usa dire in sinistrese avanzato) e di aver schedato insigni uomini politici e altri assolutamente ignoti. Naturalmente è tutto assolutamente falso, salvo il fatto che io ho indagato a lungo su Romano Prodi e l'ho fatto alla luce del sole. Ma l'accusa si regge puntellandosi sempre su Scaramella che viene servito ormai come un ibrido fra Scaramouche e Pulcinella, spadaccino teatrale e maschera napoletana.
Nessuno chiede frattanto conto a Repubblica del fatto che ha taciuto di gravissime notizie di reato, ancorché false, e di averle tirate fuori quando a Londra scatta la trappola a due posti, una mortale per Litvinenko e una mediatica per Scaramella. Nulla da obiettare. Tutto regolare. Nessuno chiede neanche le prove dell'attendibilità delle interviste, dichiarate "on the record". Nessuno si chiede neanche perché Gordievsky sia oggi tanto furioso per quel che gli è stato attribuito fra virgolette e mi abbia chiesto la versione inglese dell‚articolo, o come mai sia svanita, come il sorriso del gatto del Cheshire, proprio l'intervista di Gordievsky dal sito del quotidiano che l'ha clamorosamente pubblicata.

Nessuno si chiede nulla. Tutto normale, nel mondo mediatico in cui la sinistra comanda e spadroneggia. Nessuno, neppure, chiede al signor ministro degli Interni con quale coraggio e con quali risultati abbia lanciato una "inchiesta sulla Commissione Mitrokhin" che in realtà era un'inchiesta sul personale di polizia, servizi e carabinieri, sulla base dell'unica intervista di Limarev pubblicata - bravi, avete indovinato - da Repubblica.
Nessuno ha trovato nulla da commentare sul fatto che il Copaco, che ha il potere di controllo sui servizi segreti, abbia certificato come bufala l'ipotesi di una collaborazione ambigua e losca fra "spezzoni" di servizi segreti e la Commissione Mitrokhin. Tutte ipotesi demenziali, ma che hanno consigliato quel simpatico personaggio che si chiama Clemente Mastella a dichiarare che "Guzzanti è indifendibile". Da quali accuse, di grazia, signor Guardasigilli?
Insomma, non è questo, signor direttore, un Paese meraviglioso? In Pinocchio, il giudice avverte il burattino:"Mio caro, il fatto che siate innocente è la più lampante dimostrazione che siete colpevole". Ora, gentile direttore, io non voglio abusare né dell'ospitalità, né della pazienza dei tuoi lettori i quali, quasi soli nel panorama del "lettorato" italiano, hanno almeno avuto il privilegio di una informazione costante della vicenda Mitrokhin.
Ma in genere i poveri italiani, finché non si è scatenato l'inferno determinato dall'assassinio di Litvinenko e dalla trappola londinese del Kgb per Scaramella non hanno saputo nulla di nulla della Commissione, dei suoi noiosissimi, burocratici, ma fondamentali lavori, sicché gli italiani di fronte all'arresto di Natale del mostro Scaramella sono frastornati, non capiscono molto, salvo il fatto che tutto ciò non quadra, che tutto ciò appare come un infernale meccanismo ad orologeria, comprese le mie famose intercettazioni vergognosamente illegali e che costituiscono un attacco golpista alle prerogative del Parlamento, nelle quali però, badi bene, io prendo a male parole proprio Scaramella accusandolo di volermi dare come prove, prove che a mio parere non provavano nulla. Dunque, se proprio le famose intercettazioni dimostrano la mia trasparenza, quelle intercettazioni diventano però una miscela esplosiva se mescolate con le invenzioni del mercenario Limarev con cui il famoso quotidiano cui ho dedicato io stesso quattordici anni della mia vita ha aperto le danze di questo ballo satanico-politico volto a screditare metà dell'Italia, metà degli italiani, metà del Parlamento.
A chi mi chiede che cosa mi aspetto, rispondo con la rituale fiducia nella magistratura: i magistrati hanno un'occasione d'oro per mostrare trasparenza e verità. Alcuni di loro li conosco e so che politicamente sono orientati in maniera diversa dalla mia. Sono sicuro che la loro opinione politica non farà loro velo e spero dunque che facciano presto e bene il loro lavoro.

Quanto a me, la mia forsennata campagna per la verità non conoscerà soste né tentennamenti: qualcuno qui ha commesso l'errore madornale di scoperchiare per metà il vaso di Pandora-Mitrokhin che era stato tenuto prudentemente serrato per anni. Adesso scoprono che non potranno più a richiuderlo e questo sarà un bene per la verità e, di conseguenza, un bene per la libertà giacché, ne converrai anche tu caro direttore, non si dà libertà se la verità è tenuta in ceppi e torturata con le tenaglie.
Grazie ancora una volta per avermi ospitato.

Sen. Paolo Guzzanti - Già Presidente della Commissione Mitrokin (per altre informazioni,  www.paologuzzanti.it )

Massima del giorno
Se avessero chiesto al cardinale Bellarmino "Quanto fa 5 x 5?" forse avrebbe risposto: "Quid prodest ecclesiae?"
G.P.

MOLLICHINE
È stato rivelato che i radicali hanno messo statuine gay nel presepe. Non solo: pare che i pastori abbiano una relazione innaturale con le pecore.

D'Alema sostiene Siniora e Abu Mazen. Visto il suo intuito politico, siamo preoccupati per loro.

I sindacati dell'Alitalia minacciano l‚ipotesi estrema del blocco totale. Risultato che però si otterrebbe anche più facilmente col fallimento.

I preti preoccupati per la nuova legge sulle "coppie di fatto". Alle amanti potranno continuare a negare il matrimonio, ma il Pacs?


Gesù e Maria palestinesi
E' finito il Natale. E' finita Chanukka'. E' arrivata la neve in Israele e, finalmente , tanta pioggia. .
I fedeli cristiani a Betlemme erano pochi per la Messa del 25 dicembre, ogni anno di meno. Dal 90% di prima porcesso di "pace" di Oslo i cristiani si sono ridotti al 9%  contro il 90% dei musulmani e, se si va avanti di questo passo,  Betlemme finira' per diventare la citta' del C'era una volta...C'era una volta una citta' che diede i natali a un bambino ebreo  di nome Gesu'...e a Betlemme arriveranno i cristiani dal resto del mondo ma non ci saranno piu' nativi cristiani nella citta'.
Arafat aveva ridotto i cristiani palestinesi  alla stregua di dhimmi, abitanti sottomessi  dell'ANP, minacciati quotidianamente dal governo mafioso e terrorista  del Boccadirosa in kefiah, soggetti al pagamento del pizzo per lavorare.
Oggi il potere e' di hamas e i pochi cristiani rimasti continuano ad avere paura, vengono scacciati dalle loro case per far posto a islamici, i loro affari vengono boicottati , sono costretti ad osservare il Ramadan e la Sharia, hanno paura di portare al collo la catenina con la croce.
Il Primo Ministro Ismail Haniyeh, a Teheran per la conferenza negazionista della Shoa' , ha detto di essere il protettore della terra islamica di Palestina.

Naturalmente gli arabi e gli europei loro seguaci dicono che i cristiani se ne vanno da Betlemme per colpa di Israele e della guerra, semplice no? Dare la colpa a Israele va sempre bene, tutti ci credono, tutti lo accettano. Abbiamo dovuto digerire  ben altro, abbiamo dovuto sopportare la falsificazione della storia del Medio Oriente versione Arafat il quale ha cambiato i numeri, ha fatto credere che i palestinesi esistessero qui da sempre,  li ha  fatti  discendere prima  dai cananei, poi dai filistini, lui poteva, il mondo gli credeva, era ai suoi piedi. Tutto quello che usciva dalla sua bocca era la sacra verita' e il risultato e' stato la demonizzazione di Israele e il disconoscimento del suo diritto all'esistenza.
Che gli arabi siano arrivati a moltiplicarsi in Palestina come conseguenza della presenza ebraica non interessa, che nel 1800 siano stati poche migliaia  aumentando via via che gli ebrei offrivano loro lavoro tirandoli fuori dalla miseria dei paesi da cui fuggivano non lo dice  nessuno.
Che le immigrazioni arabe in Palestina siano avvenute  dal 1880 al 1948 non lo crede nessuno.
Che, grazie agli ebrei, la mortalita' dei bambini arabi sia diminuita verticalmente non interessa.
Per anni, e ancora oggi, la propaganda di Arafat e' stata  Vangelo, si sono scritti libri di storia falsificati, i media hanno strombazzato ai quattro venti le sue teorie aumentando in occidente e a dismisura l'odio contro gli ebrei, facendo rinascere da sotto le ceneri l'antisemitismo. 
Ma Arafat ha fatto molto di piu' , non solo ha cambiato la storia mettendo Israele perennemente sul banco degli imputati e parlando della sua obbligatoria distruzione, Arafat ha rubato a Gesu' la sua ebraicita' e lo ha fatto passare per palestinese.
Gesu' non era un ebreo per Boccadirosa in kefiah, Gesu' era arabo palestinese, figlio della Palestina, quale non si sa .
Arafat , oltre a essere un grande criminale , era anche pazzo ma  le sue teorie folli , le sue menzogne indegne, la sua retorica piagnucolante  hanno messo radici  e dalle radici sono nati  i suoi cloni e ancora oggi un buon numero di cattocomunisti e' pronto a giurare, contro ogni logica e prova storica, che Gesu' fosse un arabo palestinese.

Lo ricorda inesorabilmente, circa una volta all'anno, Vauro con le sue vignette ignobili,  sempre puntuale lui con i suoi disegnini di Gesu' Bambino  che piange e si lamenta perche'  ancora aggredito dai cattivi giudei.
Lo ricorda quest'anno quel giornale britannico  che fa dell'antisemitismo la sua battaglia di sempre ,l'Indipendent che , come avvisa Honestreporting, approfitta delle feste di Natale per descrivere  Maria, Madre di Gesu', come una "rifugiata palestinese a Betlemme" e parla delle donne palestinesi incinte come "Le Marie del 21 secolo che soffrono come la Maria di 2000 anni fa".
Si puo' ridere, ci si puo' chiedere come sia possibile essere tanto miseramente  idioti  ma dobbiamo pensare con paura, che un solo uomo e' riuscito in 40 anni di potere assoluto a rubare Gesu' ai cristiani di Betlemme , a defraudare Gesu' della sua ebraicita' e a cambiare la storia del Medio Oriente facendo diventare Israele il demonio "occupante terra palestinese".
Una bugia ripetuta in un mondo antisemita diventa subito verita' assoluta e
Arafat ha fatto per 40 anni un corso propedeutico di odio  che continua a dare risultati  in Occidente e nel mondo arabo-islamico.
I sentimenti antiebraici del mondo occidentale hanno trovato in Arafat un profeta del Male e gli ebrei e Israele continuano a pagarne le conseguenze perche' il profeta ha figliato e oggi abbiamo Hamas, abbiamo Ahmadinejad, abbiamo i Neturei Karta, abbiamo conferenze per appurare che l'Olocausto non e' mai esistito e che la sua invenzione e' servita solo a creare uno stato fittizio , Israele, che, essendo fittizio, deve essere distrutto.
Quante volte abbiamo sentito queste teorie  diaboliche uscire dalla boccaccia di Arafat mentre  veniva coccolato dai cattocomunisti occidentali e portato in trionfo di nazione in nazione in Europa.
Betlemme non tornera' mai piu' quella di una volta, tempo una decina d'anni,  sara' la citta' del "c'era una volta".
Forse solo oggi la Chiesa si sta rendendo conto che aver protetto e aiutato un mostro per dare addosso a Israele ha portato al dissolvimento della popolazione cristiana  nei territori palestinesi, popolazione che  oggi non raggiunge il 2%. I cristiani palestinesi devono ringraziare Monsignor Sabbah e la sua politica filoterrorista e filoarafattiana.
Non bisogna mai dimenticare queste verita', mai dimenticare il Male fatto dal terrorista palestinese piu' amato, protetto e finanziato  dal mondo.
Non dimentichiamolo mai, bisogna parlarne, bisogna ricordare, bisogna smentire, dobbiamo difenderci anche da questo , non solo dalle bombe, dobbiamo difenderci dal Male  perche' le colpe verranno date al capro espiatorio di sempre, Israele.

 
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com

LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA INSOLUBILE
Narra la leggenda che nella città di Gordio c’era un aratro il cui timone era fissato con un nodo così stretto e complicato che – si diceva – chi fosse riuscito a scioglierlo sarebbe divenuto il padrone del mondo. Poi a Gordio arrivò Alessandro il Macedone che estrasse la spada e tagliò il nodo. Era un problema insolubile o no? La risposta dipendeva da come si pretendeva che fosse risolto. Nel corso dei secoli i problemi sono stati spesso risolti alla maniera di Alessandro Magno. Il problema dello spazio vitale, per esempio. Non solo le invasioni barbariche stanno lì a dimostrare che una popolazione può sterminarne un’altra e vivere serena sul suo territorio ma il procedimento si è ripetuto un’infinità di volte. Ancora nel Settecento e nell’Ottocento i coloni americani hanno scacciato o massacrato i pellerossa. I selvaggi fondamentalmente non erano agricoltori e potevano sopravvivere disponendo di spazi pressoché sconfinati, i coloni invece avevano bisogno di terra da coltivare e di steccati per i loro allevamenti. Lo scontro fu inevitabile e prevalse il più forte. Il problema insolubile fu risolto.
Gli esempi di soluzione di problemi insolubili non si limitano alle invasioni. In Iraq arriva la democrazia e la gente dà libero sfogo alle proprie tendenze alla violenza. Sotto Saddam Hussein non c’erano né libertà né scrupoli di umanità e di terrorismo non si parlava neppure. E non è un’eccezione: non ci sono stati né terrorismo né moti di piazza contro Stalin, Hitler, Mao. Quando la repressione è feroce il rivoluzionario si calma. E in Iraq ci sarebbe presto la pace, almeno nelle strade, se tornasse al potere un nuovo Saddam Hussein. La gente sarebbe torturata e uccisa in luoghi chiusi.
Un ultimo esempio è quello della Palestina. Anche questo è un problema insolubile: Israele è disposta a dare mezza Palestina, i palestinesi la vogliono tutta, ammazzando tutti gli israeliani. È difficile concepire un compromesso. Anzi, non esiste, come giustamente dice Al Zawahiri. Ma se per sciogliere questo nodo non fosse obbligatorio usare le mani, se fosse lecito usare la spada, il problema cesserebbe d’essere insolubile. Israele dovrebbe sterminare i palestinesi? Certamente no. Ma ci sarebbe da essere tanto, tanto più contenti se tutti coloro che creano problemi risolubili con la spada si rendessero conto che, in fondo, beneficiano della benevolenza del loro nemico.
Tutti i simil-ribelli che sfilano per le strade dei paesi democratici, tutti coloro che rivedono le bucce al sistema democratico, tutti coloro che si stracciano le vesti se un potente rubacchia un po’, sembrano ignorare che stanno usufruendo di un lusso che non è stato concesso né a tutti i popoli né in tutti i tempi. Il tiranno di Siracusa mise a morte un fedele cortigiano che gli raccontò di aver sognato che lo uccideva. Ecco uno che sarebbe stato difficile contestare.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 27  dicembre 2006


Natale, appunti  a margine.
È Natale ed ho appena scritto un pezzo in cui dico che gli spietati fanno regnare l'ordine e non hanno, apparentemente, nemici. Anche perché, al minimo sospetto, li ammazzano. Ho anche aggiunto che molti dei problema reputati insolubili di fatto sono perfettamente solubili, se si ammazzano alcune migliaia o decine di migliaia di persone. Poi guardo il calendario e vedo che è la vigilia di Natale. E mi chiedo perché mi devo sempre inchiodare al realismo. Perché non mi debba consentire, per alcune ore, di sognare, sognando sogni natalizi.
L'umanità è molto infelice perché è poco saggia. Se sapesse che un comportamento onesto e morale, che la generosità, fra innamorati prima e coniugi poi, schiude la porta del paradiso, che bisogna preferire l'amicizia al trionfo sull'altro, come sarebbe diverso il mondo!
Ma è inutile predicare queste cose. Gli uomini, come i bambini, preferiscono mettersi nei guai piuttosto che seguire i consigli dei filosofi. E anzi, quanto più ricchi sono, tanto più si lamentano; quanto più liberi sono, tanto più criticano la democrazia del loro tollerante paese: non c'è spazio per la felicità. In troppi la rifiutano, in nome di una mitologia di felicità. E allora non rimane che tendere la mano a chi ci somiglia, a chi ci vuol bene, a chi condivide con noi l'amore disincantato per una vita che, se affrontata con saggezza, può anche essere piacevole.
Al sottoscritto non rimane che augurare a tutti la metà della propria felicità fatta di nulla. Se nulla è essere sereni, amare la solitudine e la propria compagna, e il bicchiere di grappa che mi tiene compagnia in questo momento.
Amen.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it

Con gli occhi pieni d'oro
A Parma, in quest'inverno gentile,  val la pena d'andarci solo per visitare - in centro, dietro piazza Garibaldi - la chiesa della Steccata.
Già a raccontare del nome - Steccata - si metterebbe in crisi la noia di un pomeriggio natalizio ...ma è altra storia.
Qui, ora,  a raccontare  dell'arcone del presbiterio,  preziosissimo scrigno,  e non solo per lo scintillio dei 6300 fogli d'oro usati per cornici e rosoni.
Basterebbe l'azzurro del lapislazzolo o il rosso scarlatto,  e il rosa, il verdino, il celestino, il violaceo dei motivi ornamentali, commestibili allegorie di terra, acqua e fuoco. Basterebbero,  al centro,  quelle sei raffinate fanciulle, tre per parte, dai biondi capelli raccolti ad evidenziarne colli sottili.
Fanciulle, dal portamento e dalla gestualità elegantemente non anoressica,  come i lunghi abiti che sembrano usciti freschi freschi da una sfilata di Vivienne Westwood (www.viviennewestwood.com) e posano leggeri su fianchi e  seni ben torniti.
Fanciulle,  che portano sul capo preziosi vasi d'argento pieni di gigli bianchi, simbolo della loro condizione verginale e scambiano tra loro due lampade: accese e brillanti quelle delle Vergini Sagge, spente quelle delle Vergini Stolte.
Dieci anni, e un poco di galera,  son occorsi al Parmigianino  per finire il racconto evangelico (Matteo, XXV, 1-13);  la,  in alto,  sull'arcone del presbiterio della chiesa di Santa Maria della Steccata a Parma.
Si, ci tenevano,  quelli della Compania della Steccata,  a veder finito il lavoro. Ci tenevano,  per via di quelle fanciulle vergini che, per tradizione, si recavano in processione dalla Steccata al Duomo e dalle mani del Vescovo ricevevano una borsa, ricamata dalla Compania,  contenente simbolicamente la dote.  Dote che sarebbe stata loro consegnata al momento del matrimonio o della monacazione.
Oggi, dimenticata la tradizione ma non il Parmigianino, la in alto, nell'arcone, puoi ammirare quel preziosissimo scrigno.
Testa all'insù - meglio  verso le 17,  quando c'è messa e le luci s'accendono -  con gli occhi pieni d'oro.

cp, 24 dicembre 2006


Massima del giorno
L'Occidente non distingue cause giuste da cause sbagliate, ma cause di moda da cause non di moda.
G.P.


MOLLICHINE
È stato rivelato che i radicali hanno messo statuine gay nel presepe. Non solo: pare che i pastori abbiano una relazione innaturale con le pecore.

D'Alema sostiene Siniora e Abu Mazen. Visto il suo intuito politico, siamo preoccupati per loro.

Prodi a Berlusconi operato negli Stati Uniti: "Torna presto". O mi si sfalda l'Unione.

Libertà entro Roma per Barbara Balzerani. Potrebbe andare a trovare Priebke, che pare non possa uscire di casa.

Fioroni riforma la maturità: la rende più seria. L'avesse fatto Berlusconi, lìavrebbe resa meritocratica e discriminatoria.

Gianni Pardo

149 parole
Quando un argomento è trattato da troppi e troppo a lungo, se ne può parlare solo se si ha qualcosa di assolutamente speciale da offrire. Su Welby offro la brevità (meno di 150 parole). Il giudizio sul suo caso dipende solo da questo: che si sia religiosi o no. Solo i religiosi possono credere che la vita sia un dono di Dio. Chi non è religioso si ritiene padrone del proprio corpo e della propria vita. Questo vale anche per l’aborto, la legge 40 e in ogni altro caso in cui il comportamento di uno non danneggia la vita di un altro. Come per esempio avviene con l’omosessualità. Il resto delle discussioni nasce dal fatto che chi è religioso vuole convincere gli altri che le tesi che sostiene non sono religiose ma “naturali”. Come se fosse naturale che un uomo porti gli occhiali.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 22 dicembre 2006

L’ABORTO VIRILE
Qualcuno una volta ha scritto che la possibilità concessa alla donna di abortire nelle prime settimane di gestazione nasce anche dal diritto di non accettare nel proprio corpo un ospite sgradito il quale – appunto – non si limiterà a nove mesi di permanenza, ma esigerà in seguito d’essere curato, accudito, spesato ed educato. Magari per una ventina d’anni o più. “Ma è suo figlio!”, obietteranno le anime belle, senza vedere la petitio principii: se la donna rifiuta la maternità, è proprio che figli non ne vuole. Ma questo discorso riguarda il passato: nei paesi sviluppati la possibilità legale dell’aborto nelle prime settimane di gestazione è un dato corrente e lo si darà per acquisito. In modo da discuterne da un punto di vista esclusivamente laico e partendo dall’ipotesi che la gravidanza sia il frutto di un incolpevole errore della coppia.
I casi di possibile contrasto di opinione fra i genitori sono due: madre favorevole all’aborto e padre contrario, padre favorevole all’aborto e madre contraria. Attualmente, se il padre desidera il figlio e la donna lo rifiuta, nessuno può obbligare la donna a proseguire la gravidanza. Se invece il padre desidera l’aborto e la madre lo rifiuta, nessuno può obbligare la donna ad abortire: l’uomo sarà padre contro la sua volontà. È evidente disparità fra i due sessi. In ultima analisi decide la donna. De iure condendo (cioè se si dovesse emanare una legge), quale sarebbe la soluzione giusta?
Nel caso la donna sia per l’aborto, non ci dovrebbero essere discussioni: si tratta del suo corpo. Suo è il fastidio dell’essere incinta (in spagnolo, significativamente, embarazada), suo è il dolore e il rischio del parto. Nessuno può imporle il figlio. Il problema dunque nasce solo nel caso in cui l’uomo non lo voglia e la madre sì. Qui non si tratta più di dolore fisico (quello dell’aborto legale, nelle prime settimane di gravidanza, è comparativamente insignificante), ma di vedersi imporre la prole. Perché il bambino che nascerà sarà figlio di quell’uomo esattamente quanto di quella donna, con la stessa quantità di geni e Dna.
Il problema è forse insolubile. Non basterebbe infatti che l’uomo si dissociasse da questa gravidanza, tanto da essere esonerato, per legge, dall’aver cura del bambino. Non solo perché si priverebbe il bambino, incolpevole, del sostegno di uno dei genitori, ma perché per la coscienza sociale un padre che non si cura dei suoi figli è un immorale. D’altro canto, come imporre alla donna un aborto, se non lo vuole? Come intervenire sul suo corpo, se lei non è d’accordo? Per il diritto questo è inammissibile.
Lasciando la porta aperta a tutte le opinioni - inclusa quella cattolica per cui l’aborto è sempre un male e un peccato da evitare - si potrebbe concludere che il problema, essendo insolubile giuridicamente, può condurre a formulare solo una raccomandazione morale: anche nell’interesse del bambino, la donna non dovrebbe portare avanti una gravidanza sgradita al padre, perché rischierebbe di mettere al mondo un bambino orfano dalla nascita. Inoltre violerebbe gravemente la libertà dell’uomo, imponendogli un figlio, non diversamente da come ogni società che vieta l’aborto impone alla donna d’avere il figlio, anche quando è la conseguenza di uno stupro.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it <http://www.pardo.ilcannocchiale.it/>  - 21 dicembre 2006

E' morto Piergiorgio Welby

UNA SOCIETÀ SENZA CATTOLICI
In un lungo articolo sul “Corriere della Sera” (Una società senza cattolici), Galli Della Loggia sostiene che in Italia i laici sono larghissima maggioranza nei media e  proclamano dovunque le loro idee, mentre i cattolici finiscono con l’apparire una sparuta e debole minoranza. Se vengono negate le loro idee, essi reagiscono solo con un imbarazzato silenzio. Quando infine il dibattito non può escludere il punto di vista religioso, l’illustrazione di questo punto di vista è affidata a prelati, sottolineando così, involontariamente, la marginalità di quel punto di vista. Tuttavia, conclude Della Loggia, questa disparità è artificiale. Nel paese la religione è molto più sentita di quanto si possa capire seguendo televisione e giornali: come dimostra il voto sulla legge 40.
La tesi è condivisibile nei risultati - cioè nei fatti che abbiamo sotto gli occhi - ma non nelle cause.
La conoscenza della dottrina cristiana è generalmente molto scarsa. Non solo essa è placidamente ignorata da chi si dichiara miscredente, ma perfino molti sedicenti cattolici “credono in Gesù ma non in tutte le cose che dicono i preti”. Per questo non vanno a messa, divorziano, hanno una vita sessuale prima del matrimonio o anche un’amante durante il matrimonio. Non sanno neppure che leggere gli oroscopi è peccato e non si confessano mai. Galli Della Loggia dovrebbe chiedersi se i cattolici italiani non siano semplicemente dei benpensanti, perplessi quando si discutono punti di dottrina che in fondo non convincono neanche loro. E che per questo reagiscono con un imbarazzato silenzio.

La comprensione del fenomeno esige che si risalga ad un livello più generale. La religione sacralizza i principi fondamentali della convivenza. Il primo istinto, dopo quello di conservazione dell’individuo, è quello della sopravvivenza della specie. Per questo la maternità è sacra, non si deve fare male ai bambini e infine i maschi di molte specie si scontrano violentemente per le femmine senza che questi scontri siano letali. La religione include nella sua dottrina questi principi istintuali. Il divieto contenuto nel quinto comandamento di Mosè è in realtà un dato etologico. Tutte le regole che migliorano la convivenza divengono norme religiose e il decalogo è molto vicino ad essere un codice penale.
Gli intellettuali, o perché di tendenze di sinistra (il marxismo non era forse chiamato materialismo storico?), o perché seriamente miscredenti, dànno l’impressione che il paese sia molto laico: e non è vero. Tuttavia il fenomeno sottostante alla attuale situazione italiana non è la religione, è la progressiva scristianizzazione della società e la reductio della religione al suo dato etico comunemente accettato. Molti cioè confondono il dato morale col dato religioso e si credono religiosi perché onesti. Un’indagine demoscopia in cui si chiedesse seccamente “Lei è cristiano?” direbbero che l’Italia è composta da persone religiose all’ottanta per cento ma in realtà coloro che sanno in che cosa credono e che seguono le prescrizioni della Chiesa sono una minoranza sparuta.
Ecco perché il voto sulla legge 40, di cui parla Galli Della Loggia, è tutt’altro che una prova della religiosità italiana. La protezione della vita è il più forte imperativo naturale e rimane ben impresso nei cuori di tutti. Non c’è bisogno della Chiesa (che vieta anche il suicidio, l’aborto e perfino l’onanismo) perché la gente si opponga a che “sia soppressa una vita”. Senza che le interessi sapere che cosa sia effettivamente un embrione, che cosa possa sentire, che utilità si potrebbe trarre dalle cellule staminali e il resto dei problemi. Se si parla di questo argomento, l’ovvia risposta è che “nessuna vita umana dev’essere soppressa”. E basta.
In Italia chi non delinque si crede un buon cattolico e dimentica che la religione è fatta anche di riti, di credenze, di dogmi, di imperativi non meramente morali: e in questo inganno cade anche Galli Della Loggia, mentre nel nostro paese abbiamo solo un cristianesimo di facciata. Chi crede veramente in qualcosa non si vergogna di proclamarlo alto e forte, soprattutto in una società in cui non si rischia nulla neanche dicendo le enormità che dice quotidianamente Diliberto. E se la nostra appare una società senza cattolici è perché, in larga misura, è effettivamente senza cattolici. I “tiepidi” non sono veri credenti. Sono degli opportunisti che non si vogliono inimicare nemmeno Dio: se esiste.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 21 dicembre 2006


PALESTINA SENTIMENTALE
La ragione è fredda, calcolatrice, egoista: soprattutto nei rapporti umani non può avere buona stampa.  Il sentimento è nobile, bello, generoso e ovviamente molti parteggiano per il sentimento. Tuttavia gli stereotipi, in questa dicotomia, possono dimostrarsi falsi. Il cane che per affetto vi applica due zampe fangose sul vestito bianco non può che essere assolto, sulla base del sentimento: ma chi paga la smacchiatoria? La ragione è l’eco mentale della realtà e neanche il sentimento può prescinderne.
I popoli sono più o meno sentimentali. Totalmente sentimentali o quasi sono i primitivi, semplicemente perché in essi non si è ancora sviluppata la mentalità dell’adulto: e per questo i libri di etnologia spesso studiano in parallelo i comportamenti del bambino, del pazzo e, appunto, del selvaggio. Il massimo di razionalità si ha invece in quei paesi in cui si è avuto un grande sviluppo culturale e tecnologico, unito ad una decadenza degli atteggiamenti fideistici: un buon esempio è l’Olanda, considerata appunto il paese-cavia di ogni audace modernismo.
La Palestina è un caso emblematico. In primo luogo in essa il tenore di vita è veramente misero e dunque lo sviluppo culturale e perfino il contatto con la tecnologia raffinata sono scarsi: col risultato che la mentalità scientifica non raggiunge alti livelli. Poi da decenni i palestinesi sono stati incoraggiati ad avere atteggiamenti poco realistici. Anzi, a non tenere conto della realtà. Ammesso che gli arabi avessero tanta voglia di cancellare l’esistenza di Israele, se dopo sessant’anni e quattro o cinque guerre da cui sono usciti ogni volta in condizioni peggiori di prima non ce l’hanno fatta, non sarebbe realistico abbandonare il progetto? Ma questa è mentalità scientifica. In concreto, non solo i palestinesi non hanno imparato nessuna lezione, ma hanno continuato ad alzare la posta. Incoraggiati in questo dagli altri paesi arabi, che di loro si servono come d’una vetrina e di un alibi.

La stessa cosa avviene per quanto riguarda economia e terrorismo. Prima c’erano migliaia di frontalieri, persone che andavano a lavorare in Israele e nutrivano bene la propria famiglia. Col terrorismo Israele si è chiuso dietro un muro e i frontalieri hanno perso lavoro e serenità economica. I palestinesi sono arrivati all’assurdo, quando Israele si è ritirato da Gaza, di distruggere gli impianti produttivi israeliani invece di continuare a servirsene per produrre ricchezza per se stessi. Infine, sempre sobillati da coloro che non pagavano di persona, hanno votato per un’organizzazione ufficialmente terroristica come Hamas, perdendo le sovvenzioni straniere. Oggi sono ancor più miserabili di prima e gli impiegati statali rimangono senza stipendio.
In questi giorni si rischia lo scontro armato fra Fatah e Hamas, cioè fra chi vorrebbe mettere rimedio al disastro, magari riconoscendo Israele e rinunciando al terrorismo, e  chi, sulla base di un voto demagogico, porta i palestinesi a una vita ancora più disperata. E qui si torna al problema sentimento-ragione. Hamas rappresenta il sentimento e l’emotività, Abu Mazen (anche se a capo di un’organizzazione squalificata e corrotta come Fatah) rappresenta la ragione, cioè il tentativo di evitare il peggio. Ma quante speranze ha? Hamas è una sorta di Arafat collettivo. Il rais, se pure manovrando con un’ambiguità e un’abilità molto maggiori, non migliorò mai in nulla la situazione dei palestinesi e tuttavia fu reputato il loro più grande uomo di stato. Semplicemente perché, pur intascando fondi immensi destinati ai palestinesi, li accarezzò secondo il verso del pelo e coltivò le loro fantasie.
La Palestina, oltre che un dramma politico ed economico, è un caso di sottosviluppo psicologico.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 19 dicembre 2006


AUGURI DI FELICE CHANUKKA'
Il 25 di Kislèv cade la festa di Chanukkà (Inaugurazione) che dura otto giorni. Si chiama anche Chàg Haneròth (festa dei lumi), Chàg Haurìm (festa delle luci) e Chàg Hamakkabìm (festa dei Maccabei). Era l'anno 165 a. E.V. Quando Giuda, figlio del sacerdote Mattatià e soprannominato Maccabeo, dalle iniziali delle parole della frase: "Mi Kamòkha Baelìm Adon-i?" (Chi è pari a Te, o Signore?) entrò nel Tempio di Gerusalemme  , a capo dei suoi valorosi seguaci, sapeva bene quale fosse il suo primo compito: riconsacrare il Santuario al Signore e abbattere gli idoli, fatti installare dal re Antioco IV Epifane di Siria, sotto il cui governo era caduta Èretz Israèl. Antioco, infatti, voleva che gli ebrei   abolissero completamente l'osservanza della Torà e seguissero la religione e la cultura greca, secondo le quali egli stesso era cresciuto. Molti ebrei morirono piuttosto che tradire la loro fede e ne è esempio, tra gli altri, il sacrificio di Anna e dei suoi sette figli. Ma col passare del tempo, gli animi erano giunti all'esasperazione e quando il vecchio Mattatià, appoggiato dai suoi figli, diede il segno della rivolta, molti non indugiarono a seguirlo.

Le forze di Israele, sotto il comando di Giuda, riuscirono finalmente ad affrontare e sopraffare il nemico, entrando a Gerusalemme. Il Talmùd racconta che quando gli Asmonei riconsacrarono il Tempio, trovarono una piccola ampolla di olio puro, col sigillo del Sommo Sacerdote. L'olio poteva bastare per un solo giorno, ma avvenne un grande miracolo: Nes gadòl hayà pò e l'olio bruciò per otto giorni, diffondendo una bellissima luce e dando così la possibilità ai Sacerdoti di prepararne dell'altro nuovo. Allora fu proclamato che il 25 Kislèv si festeggiasse l'avvenimento, per tutti i tempi. Ancora oggi accendiamo i lumi per otto sere, in ricordo non solo del miracolo dell'olio, ma soprattutto del miracolo che pochi ebrei, con l'aiuto del Signore, riuscirono a sconfiggere l'esercito potente dei siriani.

Accensione della lampada: La prima sera si accende un solo lume, a partire dal lato destro della lampada; ogni sera, per otto sere, si aggiunge un lume in più, accendendo da sinistra a destra. I lumi devono rimanere accesi per almeno mezz'ora.
Di Shabbàth si accendono prima la lampada di Chanukkà e poi quella di Shabbàth; nelle altre sere si accende dopo il tramonto.
È usanza sistemare la lampada davanti ad una finestra o vicino alla porta di entrata, a sinistra, perché a destra c'è la mezuzà.
 
La lampada di Chanukkà è formata da otto lumi che devono essere tutti in fila, più uno, a sé stante, che è chiamato shammàsh (servitore); questo ci serve non solo per accendere tutti gli altri, ma anche per darci una luce in più di cui possiamo usufruire. Infatti, nell‚accendere la lampada, noi recitiamo "Haneròth hallàlu" in cui si dice che: "Questi lumi sono sacri e non ci è permesso di servircene ma solo di guardarli, al fine di rendere omaggio al Signore per i miracoli e i prodigi e le vittorie da Lui operate".


(Da www.morasha.it)

LA FLAT TAX
L’aliquota fiscale è la percentuale che si paga allo Stato e la curva delle aliquote è il meccanismo per cui se guadagni tot, pagherai con una certa percentuale, se guadagni di più, pagherai con una percentuale più alta. Se tutti pagassero con la stessa percentuale, senza tener conto del totale guadagnato, la curva diverrebbe una linea orizzontale e rappresenterebbe la “flat tax”: la tassa piatta. Sulla sua opportunità esiste un’accanita discussione fra moralisti, economisti e studiosi di scienza delle finanze, tanto che qui se ne parla più per lanciare un dibattito che per fornire risposte. Ricordando tuttavia che essa non è una fantasia di liberisti selvaggi: a favore di essa c’è la testimonianza storica delle reaganomics, tanto irrise sul momento, con cui Ronald Reagan tentò di avvicinarsi alla flat tax e osò mettere in pratica le idee di Milton Friedman. Egli non solo riuscì a ridurre le imposte dirette ma, cosa stupefacente, ad aumentare gettito delle imposte.
Per rendere chiari a tutti i termini del problema, è opportuno fornire un paio di concetti. Tassazione diretta è quella che colpisce l’individuo sulla base di ciò che guadagna: se guadagni trentamila euro l’anno devi pagarne, per dire, cinquemila di Irpef. Tassazione indiretta è quella che i contribuenti pagano in occasione del consumo: se compri dieci litri di benzina sborsi una somma che per la maggior parte va allo Stato.
Le imposte indirette dànno un buon gettito con poca o nessuna evasione; rappresentano un’enorme semplificazione e sono meno irritanti: i contribuenti infatti considerano il prezzo complessivo del bene - non la percentuale d’imposte - e al limite possono non pagare la tassa astenendosi dal consumo. Contro di esse c’è però il punto di vista morale: non è giusto che il ricco paghi quanto il povero. A questo si potrebbe già rispondere che l’economia è un branca della conoscenza indipendente dalla morale ma la storia non va a ritroso e oggi lo Stato tende sostituire la Divina Provvidenza. Si sostituisce perfino al buon senso del bonus pater familias. Il liberale vorrebbe che lo Stato avesse solo la funzione di “impedire il male”, non di “fare il bene”, ma il punto di vista etico è oggi prevalente e va tenuto da conto.

In primo luogo l’affermazione per cui “non è giusto che il ricco paghi quanto il povero” è discutibile: perché se ambedue chiedono lo stesso bene, un cono gelato, sarebbe ingiusto farglielo pagare di più. Egli ha già pagato le imposte dirette con un’aliquota più alta. In realtà poi il ricco paga sempre più del povero, anche nel caso di una flat tax, per la semplice ragione che consuma di più. Se compera più oggetti, più servizi, più lussi, se fa molti chilometri con una grossa automobile, paga molto di più di quanto paghi il povero. In Italia invece la “mentalità etica” è così forte, che non è piatta neppure la tassa indiretta. Si fa pagare più caro il cono gelato al ricco. Ecco la prova: lo Stato applica una tariffa più alta per chi consuma molta elettricità, invece di fargli uno sconto, come fanno i negozianti al buon cliente. Si paga di più il telefono della seconda casa, benché il servizio fornito sia minore di quello fornito dal telefono della prima casa. E si potrebbe continuare.
Tuttavia la tassazione più odiosa, perché più visibile, è quella diretta. E infatti i contribuenti cercano di pagare il minimo. Anzi, più alta è l’imposta, più forte è l’incentivo all’evasione e all’elusione. Tempo fa l’aliquota sui profitti delle società era del 70% e l’impresa non ne dichiarava. Truccava i bilanci e se non poteva comprava nuove macchine o inventava spese pressoché inutili: è meglio avere una macchinetta per il caffè in più nell’atrio che dare quei soldi al fisco. Come se non bastasse, a fronte di questa tendenza all’evasione, ci sono per lo Stato i costi della repressione. Questa assorbe una parte del gettito e provoca un enorme aumento della conflittualità. I contribuenti infatti fanno ricorsi su ricorsi che lo Stato non riesce ad espletare, tanto che alla fine si vara un condono calcolando che è meglio recuperare il trenta per cento del dovuto che perdere l’intera imposta evasa. L’alta tassazione non è priva di controindicazioni.
Le imposte sono assolutamente necessarie perché il paese funzioni, ma bisognerebbe trattare la materia prescindendo dall’atteggiamento invidioso nei confronti di chi guadagna di più. E non si parla di ricchi perché la soglia è impossibile da stabilire: chi guadagna mille euro al mese chiama ricco chi ne guadagna duemila, chi ne guadagna diecimila chiama ricco chi ne guadagna ventimila. Una tassazione di rapina è stupida e non è neppure detto che provochi un incremento del gettito. Il fisco ideale deve fornire allo Stato il necessario e favorire nel contempo l’aumento del prodotto interno lordo, senza scoraggiare il profitto. Perché in questo caso si produrrebbe una ricchezza minore e la collettività, malgrado ogni sforzo etico, sarebbe meno prospera.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 17 dicembre 2006  -
P.S. L’autore è tecnicamente, secondo i dati Istat, un povero.

Massima del giorno
Non sono immortale e per questo accetto ogni giorno come un valore in sé, non come una promessa.
G.P.


MOLLICHINE
Il Sudan donerà dieci milioni di dollari ad Hamas per far fronte ai bisogni più urgenti. Dieci milioni in tutto. Avranno pensato alla carta igienica.

La legge finanziaria: un unico emendamento con 1.400 commi. Come dire un gatto con mille e quattrocento zampe.

Prodi: "Ho scommesso tutto sulla Finanziaria e la rifarei identica". Identica a quale delle 347 versioni?

Fassino ha annunciato che il prossimo congresso "non segnerà l'esaurimento della sinistra né lo scioglimento del suo principale partito". Excusatio non petita.


Padoa Schioppa: "Alitalia va gestita come un'impresa". "Come" un'impresa. Perché non lo è?

Naomi Campbell, ripetutamente accusata di percosse,ha deciso di non rimanere mai sola con qualcuno. Se vorrà far sesso, a scanso di rischi, lo farà con un masochista.

Prodi sbaglia Finanziaria e paragoni:<<Nessuna medicina è dolce e chi non la vuole prendere non guarisce>>. Mai assaggiato uno sciroppo per la tosse?

Presto sarà sdoganata la messa pre-conciliare. In Vaticano ci si è accorti che dopo tutto Dio il latino lo capiva.

Ahmadinejad è "felice d'essere contestato". Noi saremmo felici di rivedere i contestatori.

Prodi: "C'è unità d'azione nel governo". Con quella voce, può dire ciò che vuole.

L'Alitalia in sciopero. E uno pensa a dei marinai che fanno buchi nella chiglia del Titanic.

Prodi: "No a ricerca sulle staminali embrionali". La faranno altrove. E poi noi compreremo le royalties per usare i medicinali con essa creati.

Gianni Vattimo. "Non essere Dio". fascetta: "Autobiografia eretica di un grande filosofo". Passi il non essere Dio, che anzi sospettavamo. Passi l'autobiografia, ed anche che sia eretica. Ma grande filosofo?

I palestinesi si sparano fra loro e per D'Alema è colpa d'Israele. Il ministro degli esteri pensa solo a ciò che avviene fuori d'Italia. Insomma è fuori di testa.


Avanti, c'e' posto
Ehud Olmert e' tornato dal suo viaggio in Germania e in Italia.
Successo diplomatico, baci e abbracci in Italia, calorose strette di mano in Germania.
L'abbraccio tra Olmert e Prodi assomigliava all'incontro tra due innamorati, peccato che Prodi avesse lo stesso caloroso sorriso sul suo faccione mortadelloso anche quando all'ONU aveva incontrato il nano-Hitler di Teheran.
A Berlino nessuna manifestazione , forse per il freddo.
A Roma invece non perdono mai l'occasione per fare brutte figure e, come sempre, e' stata raggiunta l'apoteosi della vergogna con un corteo dei soliti fuori di testa della sinistra e estrema sinistra, forum Palestina e kamerati/kompagni vari che portavano un enorme striscione "OLMERT PERSONA NON GRADITA-
PALESTINA LIBERA".
La Palestina potrebbe essere libera...peccato che non c'e'.
Comunque alle mie rimostranze per questo corteo inutile, stupido e razzista alcuni amici mi ha risposto "In Italia si puo' dimostrare, siamo in democrazia".
O bella, si! Peccato che le dimostrazioni siano sempre contro Israele, e' solo questo che mi lascia interdetta mica il nullafacentismo dei fuori di testa di cui sopra.
Anzi, guarderei a questi sciagurati quasi con simpatia se avessero avuto la fantasia di fare anche una manifestazione contro il nano-Hitler di Teheran in occasione della sua vergognosa conferenza  negazionista.
Allora si che gli amici avrebbero potuto dirmi con orgoglio  "In Italia si puo' dimostrare, siamo una democrazia".
Che cavolo di democrazia manifesta contro un'altra democrazia e tace  davanti alle prodezze razziste e negazioniste di un dittatore islamico? Per lo meno una democrazia molto imperfetta con al suo interno un gran numero di non democratici, antiimperialisti di stampo nazista, fannulloni  di sinistra, pagliacci antisemiti, filopalestinesi dei miei strivali.

Inoltre sono talmente idioti da urlare ancora Palestina Libera, antistorici e ignoranti!
Antistorici perche' negano il fatto che gia' nel 1947 poteva essere creato uno stato arabo-palestinese e non accadde per il rifiuto arabo.
Ignoranti perche' ignorano completamente la storia degli ultimi 60 anni e sono imbottiti di propaganda.
In verita' non sono i soli e gli unici: tutta Europa fa finta di non vedere e di non sentire. Non hanno visto ne' sentito quello che e' accaduto a Teheran liquindandolo con uno sbadiglio annoiato. Non vedono che nei Territori c'e' la guerra civile e continuano a ripetere come dei poveri scemi che Abu Mazen vuole nuove elezioni e che Abu Mazen fara' un governo di unita' nazionale. 
Non vedo, non sento, non parlo, anzi per parlare parlano e dicono che sotto sotto tutto e' colpa di Gerusalemme naturalmente  e D'Alema, il grande ministro degli esteri, quello che va a braccetto con hezbollah, dice a pappagallo che bisogna sbloccare il processo di pace. Di che processo di pace parla? Quello iniziato nel 1993 e mandato a puttane da Arafat? Parla forse della Road Map mandata a puttane dal terrorismo? Di che cavolo di processo di pace parla il signor D'Alema? Non sarebbe il caso di fare un po' di pulizia in Europa , prima di parlare di cose piu' grandi di lui?
La conferenza negazionista e' finita con l'appello che l'entita' sionista , cioe' Israele, debba essere cancellata dalla carta geografica del mondo e , finita la festa gabbato lu santo, nessuno ne parla piu' e se non se ne parla significa che non c'e' stata. Semplice.
Hanno protestato alcuni giovani ebrei e i coraggiosi studenti iraniani  per i quali bisognerebbe alzarsi in piedi ed applaudire. Qualcuno lo ha fatto? No, nessuno si e' messo in corteo per applaudire quei ragazzi,  si mettono in coreto per urlare palestina libera , gli idioti, e gli studenti di Teheran sono rimasti soli col loro coraggio.
Che tristezza e che vergogna.
L'Europa intanto  sta atrtraversando, in onore al nano/hitler iraniano, ondate di antisemitismo tali da poterle paragonare a quelle che hanno sconvolto il vecchio continente prima e durante la guerra di Hitler.
Il sionismo nacque in Francia quando Theodor Herzl assistette a orde di cittadini benpensanti correre per le strade urlando " A morte gli ebrei" drante il processo Dreyfus nel 1894.
Oggi in quella stessa Francia dove vivono 600.000 ebrei circondati da 6 milioni di musulmani, accadono cose molto  pericolose, nel silenzio generale:
- A Lione un' auto e' stata lanciata contro una sinagoga e data alle fiamme.
- A Montpellier il Centro religioso della Comunita' ebraica e' stato incendiato, come a Strasburgo e a Marsiglia.

- A Creteil  e' stata  incendiata una scuola ebraica.
- A Tolosa un club sportivo ebraico e' stato  attaccato a bombe molotov e la statua di Albert Dreyfus violata con le parole "Sporco ebreo".
- A Bondy 15 uomini hanno aggredito un team di giocatori di football ebrei con bastoni  e spranghe di ferro.
- A Aubervilliers l'autobus che porta a scuola i bambini ebrei e' stato attaccato tre volte negli ultimi 14 mesi.
- Secondo la Polizia Metropolitana di Parigi, 10- 12 ebrei AL GIORNO sono stati aggrediti negli ultimi 30 giorni.
- Sui muri delle case vicine al quartiere ebraico  di Parigi si rinnovano sempre le scritte " Gli ebrei nelle camere a gas" e "morte agli ebrei".
- Un uomo ha sparato contro una macelleria kasher  a Tolosa.
- Una coppia di ebrei e' stata bastonata da 5 uomini  a Villeurbanne. La donna era incinta.
- A Sarcelles una scuola ebraica e' stata vandalizzata e danneggiata, una settimana fa.
 
Alla luce di questi segnali macabri che ci portano alla memoria ricordi drammatici, decenza vorrebbe che il mondo, o almeno l'Europa, dove le ceneri di Auschwitz stanno ancora fumando,  si sollevasse davanti al nano-hitler di Teheran  e gli gridasse NEVER AGAIN !
MAI PIU' !
Invece non e' successo e non succedera' mai, per vigliaccheria e per lo stesso prurito antisemita di cui soffrono sempre gli italiani che organizzano cortei contro Israele, sempre contro Israele, solo contro Israele.
L'ultimo posto, come si conviene a un ometto da niente, e' per Jimmy Carter il cui libro "Palestina, Pace non Apartheid" e' diventato un best seller ed e' gia' alla quarta edizione e accendera' altri calienti spiriti antisemiti.
Colpaccio di Carter che temeva di essere ricordato solo come il fratello di "quello delle noccioline"  e come il peggior presidente che gli USA abbiano avuto. Adesso sara' ricordato anche come l'unico ex presidente apertamente antisemita. Grande onore.
L'ultimissimo posto va ai rinnegati, ai quei sei ebrei dell' infame gruppo Neturei Karta che erano a Teheran ad abbracciare Ahmadinejad.
Che Dio li perdoni perche' nessun ebreo potra' mai farlo.
 
Deborah Fait - www.informazionecorretta.it - www.deborahfait.ilcannocchiale.it


L'avesse fatto Berlusconi...
Evidente il paradosso. A pensarci,  pure divertente. Provate ad immaginare Prodi sconfitto e Berlusconi vittorioso alle ultime elezioni politiche.
Tra i due,  una differenza (non certa e sottoposta a verifica) di nemmeno 24.000 voti, lo zerovirgolazeroqualcosa...
Provate ad immaginare se  Berlusconi - Presidente del Consiglio dello 
zerovirgolazeroqualcosa - avesse fatto eleggere un ex fascista, magari sostenitore del golpe di Pinochet, a Presidente della Repubblica... provate immaginare se alla Camera avesse fatto eleggere Presidente Giovanardi  e  al Senato Borghezio... provate ad immaginare se avesse trafficato per favorire fusioni bancarie al cui vertice mettere uomini suoi... idem per servizi segreti, carabinieri, guardia di finanza e decine di enti, fondazioni, istituti, autority, giornali e telegiornali...
Provate ad immaginare se Berlusconi -
con  il suo ministro degli esteri  a braccetto con i dirigenti di organizzazioni terroriste che non accettano  l'esistenza d'Israele -  avesse mandato in nostri soldati in Libano.
Provate ad immaginare se nella TV pubblica, dopo aver occupato all'80% gli spazi d'informazione a favore del Governo e della sua maggioranza,  si organizzassero programmi di prima serata per infangare, deridere, sputtanare l'opposizione ... e non esistesse un solo progranmma di satira per prendere in giro gli strafalcioni del Governo e del Presidente del Consiglio...
Provate ad immaginare se Berlusconi fosse stato accusato - da una ex spia della Cia,   fatta poi fuori con dosi letali di polonio - di essere un fidato corrispondente - lui e le sue aziende - dell'agenzia di spionaggio...
Provate ad immaginare la vicenda Telecom... oppure,  per farla breve,  quest'ultima,  con la "finanziaria"  cambiata 348 volte - una volta ogni 5 ore - e contenente, nei 1365 commi dell'emendamentone finale su cui porre la fiducia,  il colpo di spugna per i reati contro il patrimonio dello Stato ... provate ad immaginare se il Governo Berlusconi si reggesse per il voto di 5 Senatori a vita, non votati - cioè non  eletti democraticamente-  da nessuno,  ma nominati da Presidenti della Repubblica e tutti confinanti con  una sola  parte politica...
L'avesse fatto Berlusconi...

cp, 16 dicembre 2006


Massima del giorno
Chi implora l'amore  non ha scelto la strada migliore per ottenerlo.
G.P.


MOLLICHINE
Il Papa dice "no agli inganni del potere, del denaro, del piacere". Speriamo che anche quelli della schiavitù, della povertà e del dolore siano inganni.

Follini chiedeva la discontinuità. Ora Fassino chiede al governo "un cambio di passo". Cavolo, ma perché non dicono semplicemente ciò che vogliono?

I liberal americani s'impegnano contro Bush a "immaginare collettivamente un futuro migliore". Io riesco singolarmente a immaginare un gruppo che parla a vanvera.

Il Csm ha bocciato la nomina di Carbone a Presidente della Cassazione. Del resto, una Cassazione a Carbone sarebbe inquinante.

Teheran. Il siriano Ghazi Hussein ha definito la Shoah "una triste favola". Giusto. In confronto alla corposa realtà della sua idiozia, è quasi una favola.

Nel suo ultimo discorso, Annan ha attaccato gli Stati Uniti. Non ha voluto che si dicesse che "alla fine s'era riscattato".

Diliberto: "Ho bisogno di essere accudito, coccolato". Inutile dirlo, l'abbiamo sempre saputo che i comunisti sono mentalmente immaturi.



Dishonest reporter of the year award
L'oscar per l'ipocrisia a tutte le testate arabe scandalizzate per le vignette su Maometto ma non per quelle antisemite dei loro giornali. Ogni anno l'esilarante cerimonia della consegna ideale dei premi per la disonestà intellettuale alle varie testate giornalistiche, che hanno fatto della verità dei fatti un optional, si ripete. E anche quest'anno il "Dishonest reporter of the year award" riserva tante simpatiche sorprese per i mentitori di professione. Svergognati sul web anche per via podcast. Si va dalle foto taroccate dei bombardamenti di Beirut pubblicate dal New York Times e da Time Magazine alle vittime dei bombardamenti americani e israeliani che si mettono in posa in dieci località diverse come è accaduto al National Post, alle immagini costruite come in un set dalla Bbc dove si vede un ragazzino libanese in posa vicino a un ordigno inesploso quasi più grande di lui, ai fotografati, sempre dal New York Times, morti che poi resuscitano in altre foto, alle ignobili vignette antisemite appannaggio non più solo di alcune testate arabe di regime o vicine ai fondamentalisti della setta dei Fratelli Musulmani, ma anche del leftist britannico "The Guardian". Che fa concorrenza alla malafede di giornali come "Liberazione" o "Il Manifesto" a proposito di notizie sul conflitto mediorientale.
Se si può fare un appunto a questo monitoraggio che premia i più disonesti intellettualmente e giornalisticamente nel mondo, è quello della mancanza delle doverose citazioni che riguardano il nostro Paese. Quelli di "honest reporting" potrebbero farsi un giretto al giorno sul sito informazionecorretta.it di Angelo Pezzana e troverebbero pane per i propri denti. Particolarmente sarcastico il premio "Simphaty for the devil", che cita un omonimo titolo di una grande canzone di successo dei Rolling Stones, assegnato quest‚anno alla rete televisiva Cbc, rea di avere mandato in onda un'intervista in ginocchio ai familiari di Samir Kuntar, terrorista libanese della grande famiglia degli Hezbollah, personaggio che in un certo momento pareva che potesse essere scambiato insieme ad altri con i tre soldati israeliani rapiti dal Partito di Dio. Nell'intervista i familiari del terrorista si lamentavano tanto che il padre fosse in prigione ma nessuno spiegava perché. Poi dopo la protesta della signora Smadar Haran Kaiser, che si vide trucidare la propria famiglia per mano del Kuntar in questione, si decise a trasmettere anche un'intervista alle vittime dirette del terrorismo.

Premiato come "Canard of the year", cioè sparacazzate dell'anno, il tanto osannato in Italia Robert Fisk, editorialista anche su "Repubblica" e profeta dei no global pacifisti. Fisk è quello che ha parlato, per primo e senza prove, su "The Independent", delle bombe all'uranio impoverito usate da Israele nel Libano. Ma lo ha fatto senza tenere conto che i test fatti dalle Nazioni Unite erano risultati negativi. Per la cronaca in Italia gli è andato dietro Maurizio Torrealta di RaiNews24, i cui filmati sono gettonatissimi ai convegni anti-israeliani di Infopalestina che si fanno in sale di proprietà del Senato, il tutto tentando di escludere giornalisti scomodi. Una menzione particolare il premio inventato da "HonestReporting" l'ha dedicata a tutti i direttori dei giornali arabi che hanno montato l'indignazione di repertorio per le vignette danesi su Maometto. E' un ideale oscar all'ipocrisia: questa gente si scandalizza solo se sente insultata la propria religione, ma nei giornali in questione si calpesta con vignette antisemite e anticristiane quasi ogni giorno la fede degli altri.

Dimitri Buffa per l'Opinione

BABBO NATALE IN GALERA CON WANNA MARCHI
Sutton Coldielf, una maestra elementare inglese, ha detto a muso duro ai suoi scolaretti che Babbo Natale non esiste. Risultato: pianti dei bambini, proteste dei genitori, licenziamento. Non è il caso di stare a giudicare né le intenzioni della maestra né la giustezza del provvedimento adottato. Per la scuola basterà dire che essa insegna la cultura e le convenzioni di una data società: e non sta al docente giudicare né quella cultura né quelle convenzioni.
Più interessante è chiedersi se sia una buona cosa ammettere o addirittura propagandare l’esistenza di Babbo Natale. Il problema è molto più generale. Di Babbi Natale ce ne sono a decine. Uno è che l’amore eterno sia una legittima aspettativa di ognuno; un altro che i politici abbiano come prima preoccupazione il bene del paese; un altro che gli adulti siano pronti a fare spazio ai giovani; un altro che le cose non possano andare troppo male, a tutto c’è rimedio… Si potrebbe continuare a lungo. Le illusioni consolatorie sono moneta corrente. La società, i media, la scuola, la retorica dipingono un mondo in rosa. Al singolo capita dunque di sbagliare, perché si è fidato degli stereotipi, e poi di stupirsi delle dolorose conseguenze, perché aveva solo seguito le indicazioni ricevute.
Lo stesso Babbo Natale è una favoletta che possono permettersi i bambini ricchi. A loro Babbo Natale prova la sua esistenza con i regali. Ma quel Babbo Natale di cui parla anche la televisione (come in televisione parlava Wanna Marchi) al bambino povero oppure orfano non porta nulla, e il poverino che cosa deve dedurre? Che Babbo Natale ce l’ha con lui?  Che ha fatto qualcosa per meritare di essere dimenticato, mentre magari è stato più buono del bambino ricco? O che, diversamente dagli scolari della maestra Coldief, lui sì ha l’età per conoscere la realtà?
Babbo Natale esiste anche per molti ventenni o trentenni. Molti sono convinti che l’amore sia una soluzione di per sé. E in base a questo assunto farebbero un salto sulla sedia se si parlasse loro di buona educazione, di generosità, di tolleranza. Il concetto romantico (e rousseauiano) di santità del sentimento, dell’istinto come stella polare, fa sì che moltissima gente confonda spontaneità e amore, emotività senza controllo e solido affetto. Per questo ci si lascia andare a non tenere conto dell’altro ma del proprio sentimento soltanto, fino a che, soprattutto se l’altro appartiene alla stessa chiesa, il rapporto scoppia. Due generosità creano il paradiso, due egoismi, anche sentimentali, aprono la botola dell’inferno.
Perfino le amicizie non sopravvivono all’illusione di Babbo Natale. L’amico non è qualcuno che ascolta le nostre pene mentre noi non ascoltiamo mai le sue, non è quello che fa molto per noi mentre noi non facciamo quasi nulla per lui, non diviene il nostro servitore solo perché l’abbiamo definito amico. E dunque coloro che “non hanno amici” dovrebbero chiedersi se hanno offerto amicizia, al prossimo, o se hanno soltanto chiesto aiuto. Hanno amici coloro che partono con l’idea di dare sessanta quando ricevono quaranta; coloro che non si impongono mai; coloro che rendono la loro amicizia leggera come una piuma e solida come l’acciaio. Costoro avranno mille amici e il problema di frenare gli ingenui che vorrebbero approfittare di loro.
Quella maestra non doveva parlare di Babbo Natale ma è tragico che l’intera società continui a credere a questo pupazzo. L’illusione, come la droga, è una cosa meravigliosa: se non ci fosse un dopo.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it


Verso l'irachizzazione di Gaza
Poche ore dopo i funerali di Osama (10 anni), Ahmed (6 anni) e Salah (3 anni) Balousha, deliberatamente crivellati di colpi martedì mattina a Gaza nell'auto che li portava a scuola (perché figli di un alto ufficiale filo-Abu Mazen), qualche decina di bambini, amici delle tre piccole vittime della violenza intestina palestinese, si sono ritrovati sul luogo della carneficina per accendere qualche candela e cantare qualche canzone. Poche ore prima si levava il fumo di copertoni bruciati per protesta.
La sensazione di molti abitanti di Gaza è quella di trovarsi sull'orlo di una guerra civile. Cinque giorni fa alcuni estremisti appartenenti a un gruppo chiamato "Spade dell'Islam" avevano aggredito una giovane ragazza che osava aggirarsi in jeans e volto scoperto. Più tardi, erano stati devastati dodici esercizi commerciali perché offrono servizi internet e noleggio video.
"Poi inizieranno a far scoppiare auto-bombe contro postazioni ed esponenti della parte politica avversa, come in Iraq" dice un ufficiale della Sicurezza Preventiva palestinese affiliato a Fatah. Anche se evita di nominare esplicitamente i responsabili del triplice assassinio di martedì, si sa che tutti i sospetti cadono su Hamas e su un gruppo come l'Esercito dell'Islam di Mumtaz Durmush, che collabora strettamente con Hamas.
L'ufficiale dice che Hamas sta attivamente insabbiando le indagini sull'omicidio dell'ufficiale dell'intelligence palestinese Jad Tayah, assassinato pochi mesi fa. Baha Balousha, il padre dei tre bambini uccisi lunedì, si stava appunto occupando di quelle indagini. Alcune settimane fa il suo comandante provvisorio Tawfiq Tirawi aveva scoperto che Hamas si rifiuta di fornire i nastri delle telecamere di sicurezza installate presso la casa del primo ministro palestinese Ismail Haniyeh, che si ritiene possano contenere le immagini dell'assassinio.
"Haniyeh ha stretto un'alleanza con gli iraniani e ha un nuovo padrone - dice l‚ufficiale palestinese -. Non solo riceverà da loro 250 milioni di dollari, ma sembra anche che gli piaccia molto quel regime che pone i leader religiosi alla base dell‚autorità di governo. Ogni venerdì sale sul pulpito della moschea e fa il suo sermone"
Intanto lunedì Haniyeh non è sembrato molto interessato né molto commosso per l'uccisione a sangue freddo dei tre bambini a Gaza, mentre gongolava tutto entusiasta della sua visita ufficiale a Tehran, dove i suoi ospiti si comportavano con lui come quei genitori che portano il figlio in un negozio di giocattoli e gli lasciano comprare tutto quello che vuole. Prima di ripartire alla volta del Sudan, Haniyeh ha incassato dalla leadership iraniana impegni senza precedenti, ma tutti con un prezzo preciso, un po‚ come quello che devono pagare gli Hezbollah libanesi. D'ora in poi l'Iran sarà strettamente coinvolto nelle decisioni del governo palestinese controllato da Hamas. Il regime di Hamas potrà sopravvivere, forse anche senza il famoso governo di unità nazionale. Il boicottaggio internazionale non lo preoccuperà più.
Come ogni buon genitore, Tehran sa che non deve dare a Haniyeh proprio tutto quello che vuole altrimenti si vizia. Haniyeh è volato in Sudan con un volo di linea perché l'Iran non gli ha comprato un jet privato.

(
Da un articolo di Avi Issacharoff .  Ha'aretz, 12.12.06)

Perché a Nairobi il clima non è cambiato
È calata la polvere sollevata dalla transumanza di politici, funzionari ed ecoturisti verso la recente riunione di Nairobi sul riscaldamento globale, che ha avuto solo un risultato dilatorio. Gli ingenui legati allo sciagurato principio "il numero è potenza", traggono la conclusione che, se tanti delegati ed anime belle si muovono, significa che la Terra sta arrostendo. Lo stesso Giovanni Sartori (in un "fondo" del Corriere della Sera del 22 novembre 2006) prende a giustificazione Nairobi quale sufficiente conferma per il suo catastrofismo sul riscaldamento globale. Ma la realtà è ben diversa.
Anzitutto è crollata una delle prove chiave del riscaldamento. Si tratta, in gergo, del grafico "mazza da hockey rotta". Ci spieghiamo: prova principe portata dai pessimisti era un grafico rappresentante le temperature terrestri degli ultimi mille anni nell'emisfero Nord, contenuto nel Rapporto 2001 dell'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc, organismo dell'Onu). Il grafico mostra una temperatura praticamente costante dall'anno 1000 sino alla fine del 20esimo secolo, a partire dal quale si sarebbe invece mostrato un notevole riscaldamento (determinante il manico della mazza rappresentato dalle temperature in ascesa).Ma questa prova è stata distrutta da due studiosi (Stephen McIntyre e Ross McKitrick); essi provano che il grafico è il risultato di: errori nella raccolta dei dati, estrapolazioni ingiustificate dei dati di base, calcoli scorretti delle principali componenti, ed altro. La successiva battaglia scatenatasi, è stata praticamente chiusa dal Rapporto di una squadra di statistici raccolta dal Senatore americano Joe Barton, i quali provano che le critiche al grafico sono valide e convincenti.
Ma non basta: nel 2006 la Camera dei Lord britannica ha pubblicato, con il contributo di ottimi specialisti, il Rapporto "L'economia del cambiamento climatico", che con imparzialità discute le tesi sul riscaldamento globale. Nel documento, per la prima volta si critica ufficialmente l'Ipcc, accusandola di manipolare i suoi Rapporti, soprattutto le sintesi per i politici, in direzione favorevole al riscaldamento globale. Giudizio più brutalmente esposto da una politologa (Sonja Boehmer Christensen) che ritiene l'Ipcc "un gruppo misto di credenti auto-selezionati... che non danno, e in realtà non possono dare, un parere onesto". L'economista David Henderson, già Chief Economist dell'Ocse, ritiene perciò necessaria un'alternativa all‚Ipcc, per instaurare un processo "più obiettivo, più rappresentativo, più rigoroso e bilanciato" per informare governi ed opinione pubblica.
Ma vale l'evangelico "nemo propheta in patria": il governo britannico ha recentemente pubblicato una nuova analisi sull'economia del cambiamento climatico (Stern review, dal nome del suo presidente). In essa il contributo dei Lord è totalmente ignorato, sono vangelo i rapporti dell'Ipcc, sicché i danni del cambiamento climatico sarebbero spaventosi: pari al 20% del pil mondiale in assenza di interventi. Ciò esclusivamente sulla base delle estrapolazioni ottenute dagli scienziati, con modelli da molti esperti ritenuti incapaci di incorporare gli innumerevoli dati e le complesse interazioni del clima stesso. Inoltre William Nordhaus, autorevole economista, osserva che la Stern Review "non deriva da alcuna nuova Economia, scienza o modelli. Dipende decisamente dall'ipotesi di un tasso di sconto sociale vicino a zero [riferito ai costi da sostenere]. Le conclusioni della Review sulla necessità di azioni immediate ed estreme, non sopravviveranno alla sostituzione di ipotesi sullo sconto compatibili col mercato attuale".
Un gruppo di esperti, fra cui alcuni premi Nobel, ha valutato le più importanti emergenze globali (Copenhagen Consensus). I risultati hanno il pregio di coincidere con il senso comune. Le principali aree su cui intervenire sono l'aids e la fame nei Paesi poveri, all'ultimo posto il cambiamento climatico, che si suggerisce di contrastare con una tassa sul carbonio, inizialmente con aliquota relativamente bassa, da innalzare eventualmente nel tempo, se nuove evidenze lo giustificheranno. Un consiglio prezioso, anche in vista della mancata attuazione da parte di molti Paesi, il nostro incluso, del Protocollo di Kyoto, comunque inefficace perché non comprende i principali inquinatori: Usa, Cina, India e Brasile.

Da Il Sole 24 Ore,  dicembre 2006


MOLLICHINE
Casini, coppie di fatto: "Pronti a dare battaglia". Conigli, all'attacco!

Perché Ahmadinejad nega la Shoah di Hitler? Semplice. Perché vuole essere il primo a realizzarla.

Gianni Pardo


PINOCHET, IL FRUTTO DI UN PAESE DEBOLE
Si dice che ogni paese ha la dittatura che si merita e che ogni dittatura è figlia degli errori gravi di una classe politica e soprattutto del suo popolo. E’ stato così anche per il Cile. In quel maggio del 1973, il Cile era una paese, politicamente senza struttura propria, molto sensibile alle infiltrazioni esterne, falcidiato da sospetti e divisioni e con una popolazione fortemente immatura a dare credito ad una classe politica. Il Cile aveva regalato a Salvador Allende una mezza vittoria, 36 seggi al Parlamento per l’Unidad Popular, un partito che nel nome e nella tradizione si riproponeva di ripercorrere nel paese cileno, la via intrapresa da Castro a Cuba, o la lotta di Sendero Luminoso in Perù, ma solo nel nome, non nei programmi. Anzi Allende per smentire la fama di marxista iniziò una massiccia riforma economica che non solo non aiutò le classi medie e borghesi che gli erano invise, ma gli fece perdere l’implicito appoggio dei comunisti veri, quelli rappresentativi dei minatori di rame, degli operai di rame, dei “senza terra”. Allende aveva perso la sua sfida, era in minoranza: non gli rimaneva altro che ergersi a dittatore, affrontare i golpe dell’opposizione e subirne eventuali conseguenze. Ma neppure quelli ci furono. La destra di Alessandri e di Frei, che pure avevano perso solo per un piccolo punto, la Democrazia Cristiana di Tomic non  potevano raccogliere quella richiesta di ordine, né rimediare allo stato di sfiducia del paese.  Neppure la comunità internazionale, in quel periodo spaccata a metà e ad occidente ossessionata dall’URSS e spaventate da ipotizzabili derive di ispirazione comunista di Allende, capì che le influenze della CIA e la propria inerzia avrebbero portato il Cile (come tutto il Sud America), ad essere perfino più fangoso e pericoloso. Anche la comunità internazionale deve battersi il petto per aver chiuso gli occhi. Non restò che Pinochet sullo sfondo, e quel potere militare che in ogni stato sudamericano era pronto ad impossessarsi delle istituzioni politiche, nel vuoto della politica stessa. Quel potere militare che Allende, colpevolmente, non pensò mai di allentare, anche quando le elezioni democratiche avevano deciso la composizione del Congresso e si era instaurato un normale processo democratico; anche quando un regolamento di conti interno all’esercito, forse ordito anche dallo stesso Pinochet, portò all’uccisione del comandante in capo Schneider troppo “morbido” ed all’entrata in scena dell’esercito che avrebbe dovuto vigilare sull’investitura di Allende (e sicuramente su Allende stesso). Pinochet servì a coprire i buchi dello stato, il “disordine”. E così le centinaia mi migliaia di morti, divennero un ennesima dimostrazione dell’ordine imposto, della necessità di riavviare il processo democratico. Nulla di più falso. Pinochet continuò a governare nel terrore fino al marzo del 1990, fino a quando anche lui fu tradito dalla sua  megalomania, perse una sorta di referendum indetto sulla sua persona e seppe scendere intelligentemente i gradini del potere, ma mantenne ciò che gli serviva: il comando dell’esercito (che proprio l’amico di famiglia Allende gli aveva affidato nel dopo Schneider) che in una democrazia acerba sarebbe potuto tornare utile e l’immunità di senatore a vita. Nel 1998, in Gran Bretagna, la comunità internazionale aprì gli occhi sulla verità di Pinochet e tal  Baltazar Garzon, il giudice punitore dei leader, decise di aprire un procedimento che neppure il Cile del nuovo corso aveva avuto la possibilità o il coraggio di aprire. Come tutti i dittatori, anche Augusto Pinochet ha segnato l’esperienza politica del Cile, così tanto, da diventarne un simbolo, per molti, del periodo più buio del paese, per altri di un era di presunto ordine ed onnipotenza. Oggi il Cile di Michelle Bachelet, che sopportò la morte di suo padre sotto il regime non ha remore a chiamarlo dittatore, a ricordare il sacrificio di molti, ma non potrà dimenticare la debolezza del suo paese, pagata a caro prezzo e trasformatasi in Pinochet, così crudele eppure ancora così conteso, imbarazzante ma mai definitivamente.
Angelo M. D'Addesio

POLITICA SECONDO IL MODELLO PALESTINESE
Dal Corriere della Sera: "Tre bambini tra 6 e 10 anni e il loro autista sono stati uccisi in un attacco compiuti da palestinesi armati davanti a una scuola di Gaza. I bambini erano i figli di Baha Balousheh, un capo dei servizi di sicurezza fedele al presidente palestinese Abu Mazen."

CASINI E DILIBERTO IN UN SOLO PARTITO
In Italia c’è un bipartitismo imperfetto. Ci sono due coalizioni tenute insieme dall’animosità contro l’altra e che pesano più o meno lo stesso. Questo fa sì che anche pochi voti siano preziosi per vincere e ognuna delle due formazioni sia disposta ad imbarcare chiunque. Berlusconi nel 2001 si è acconciato a ripescare Bossi, malgrado il suo voltafaccia del 1994, e Prodi ha accettato la scomoda compagnia del Pdci, dei Verdi e di personaggi come Caruso e Luxuria. Le coalizioni rischiano dunque di disorientare o disgustare i propri stessi elettori ma non c’è soluzione: se il centro-sinistra vuole rimanere al governo deve sopportare “amici” che bruciano i fantocci dei soldati italiani.
Il dubbio che si può proporre è questo: se il nocciolo duro di una coalizione (a destra Fi, An e Lega, a sinistra Ds, Dl e Udc) escludesse risolutamente le estreme o comunque i dissidenti, perderebbe sì, in un primo momento, un certo numero di voti e magari perderebbe: ma farebbe un cattivo affare, alla lunga? Il Partito Democratico potrebbe dire: “Siamo una grande forza coerente con un programma coerente. Un programma che esclude le mattane ideologiche e rovinose di sognatori come i Verdi o archeorivoluzionari come i Comunisti Italiani. Se volete un governo di centro-sinistra, votate per noi. Se invece date un voto di testimonianza ai partitini, otterrete una opposizione variopinta e Berlusconi al governo”. Dovrebbe anzi andare più lontano: dovrebbe promettere solennemente di “non portare con sé al governo quei partiti neanche se, alleandosi con loro, avesse il 60 dei seggi in parlamento e senza di loro dovesse restare all’opposizione”. Ecco lo slogan: “Votare per l’estrema sinistra corrisponde a votare contro la sinistra”.
Lo scopo di questa audace manovra sarebbe quello di ridurre i marginali al livello di conventicola di utopisti e disadattati. Attualmente invece avviene che, per il bisogno di raccogliere perfino il voto di un eventuale Partito dei Cacciatori Progressisti, si dà a questo pulviscolo di partiti una patente di validità. Chi vota per il Partito della Rifondazione Comunista sa che non dominerà il governo ma ne influenzerà le decisioni. Non sarà magari la vera politica di Prc, ma sarà una politica più di sinistra di come sarebbe stata senza di esso. È questa rendita che bisognerebbe azzerare. Non è solo un sogno. L’ha fatto Schröder, in Germania, a costo di perdere la maggioranza e la Cancelleria. E sarebbe anche facile da far capire: o il Partito Democratico o Berlusconi.
Tutto questo vale anche per il centro-destra. Il quinquennio berlusconiano è stato tormentato dalle punture di spillo, dalle impuntature e dai ricatti dell’Udc. Questo partito col cuore non è mai stato di centro-destra. Ha impedito alcune riforme, ha frenato l’approvazione di alcune leggi, s’è compiaciuto di dare l’immagine di una coalizione fratturata. Fino al ridicolo di un rimpasto che non serviva a niente e che non ha prodotto niente. Prova ne sia che si fa fatica a ricordarsene. Ma Follini e i suoi amici avevano bisogno d’un fumoso segno di “discontinuità”: un cambiamento per il piacere del cambiamento, nel segno di “anything but”, cioè “qualunque cosa salvo”. E perfino la stessa cosa dopo aver fatto la mossa.
Governare l’Italia è normalmente la tredicesima fatica di Ercole ma con l’Udc diviene una fatica impossibile. Per questo il centro-destra non dovrebbe aspettare il ritorno del figliol prodigo Casini. Dovrebbe unificarsi, creare un programma breve, coraggioso e preciso (non più di dieci pagine) e dire agli elettori: o noi o Prodi. E se votate per Casini votate per Prodi, visto che in nessun caso lo riprenderemo con noi al governo. Lo stesso schema del Partito Democratico, insomma: tanto che Casini e Diliberto sarebbero in un solo partito, quello degli esclusi.
Se le due coalizioni adottassero insieme questo schema, lo farebbero senza rischi e a costo zero. Con grande vantaggio per la governabilità e l’azione di governo. Ma ora, per favore, parlate piano, ché sono in una fase di sonno Rem.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 11 dicembre 2006 - 666


WATERGATE ALL'ITALIANA
Sì, è vero: l’avevamo intuito, scritto. L’avevamo denunciato sul Giornale a maggio, con tutti gli strumenti in nostro possesso, quelli dell’inchiesta giornalistica. Nessuno se ne era curato. Poi, dopo sette lunghi mesi, la verità che avevamo documentato sul caos che ha dominato il voto degli italiani all’estero affiora come il relitto di un galeone dal fondo del mare, quando meno ce lo aspettavamo: errori, falsificazioni, conti alterati, scrutini celebrati senza regole. Schede annullate che non dovevano esserlo, e altre irregolari che sono state computate come se nulla fosse. Questo è stato lo scrutinio di Castelnuovo di Porto.
Ma stavolta a dirlo davanti a una commissione parlamentare - prima con le involuzioni della lingua burocratica amministrativa, poi inequivocabilmente - è il presidente dell’Ufficio centrale della commissione Estero, Claudio Fancelli. Fancelli è un magistrato serio, consapevole, esperto. E il suo racconto a Palazzo Madama è tanto scarno quanto onesto, tanto pacato quanto sconvolgente. L’incontro si svolge, senza clamore mediatico il 14 novembre. Il verbale stenografico (l’abbiamo letto solo ieri) è di 16 pagine, contiene dati a dir poco incredibili. In una sezione su 7 i conti non tornano. Ovvero: il 15% dello scrutinio è dichiaratamente inattendibile. E a dirlo è il massimo responsabile di quella votazione. Ecco il riassunto dello stesso Fancelli. Europa: «In 75 sezioni su 479 non è stato possibile parificare i dati, che presentano delle incongruenze». Africa-Asia-Oceania: «In 12 sezioni su 113 non è possibile parificare i verbali». E ancora: in America meridionale, «in 31 sezioni su 204 non è possibile parificare i verbali». Di più: «All’ufficio statistico della Corte risultano 67 verbali di consolato (67 sezioni) con problematiche ripianate come di consueto». Ovvero: taroccate nei verbali di seggio perchè i conti non tornavano. La prima domanda è: è stato un grande complotto? No. Ma è l’effetto di un sistema che a detta degli stessi tecnici, per via del voto postale, era impostato in maniera delirante fin dall’invio dei plichi, e chiuso in modo altrettanto incredibile da uno scrutinio assolutamente fuori misura, per rapporto fra personale dei seggi, condizioni logistiche e numero dei votanti. Non c’è stato dolo, o almeno nella maggior parte dei casi no. È bastato il sistema di voto. È lo stesso Fancelli ad ammetterlo, quando incalzato dal senatore di An, Filippo Berselli, esplode: «Dipende dal Parlamento modificare la norma. Diversamente, queste situazioni si verificheranno sempre, e ogni volta staremo qui a dire che le operazioni di voto degli italiani nel mondo sono uno schifo, che è successo di tutto, e chi più ne ha ne metta!». In qualsiasi altro Paese, se il massimo responsabile di uno scrutinio dicesse a una commisione parlamentare che le operazioni di voto sono state (e saranno) uno schifo si aprirebbe un watergate. Qui da noi è come se nulla fosse.
Ma i numeri che citiamo non dicono tutto, sono solo la punta di un iceberg. Perchè a parte i verbali in cui i conti palesemente non tornano, ce ne sono tantissimi altri - ammette Fancelli - «fatti con i piedi» (anche se magari i conti formalmente tornano). Quando poi risponde alla domanda - ovvia - su quanti siano, questi casi, il funzionario è preso da un moto di disperazione che emerge persino dalla freddezza dello stenografico: «Si dice che quando i conti non tornavano alcuni verbali venivano aggiustati... Ma io che ne posso sapere! Il dominus (il responsabile, ndr) era il presidente di seggio, tutto ricade su di lui».
La parola chiave, in burocratese, di questo mistero è: «preannullamento». Ovvero: molti dei voti arrivati per corrispondenza in busta non avrebbero nemmeno dovuto essere contati (per assenza del tagliando o di schede correttamente votate). Anche qui (dopo le domande tecniche e circostanziate del senatore di Forza Italia Lucio Malàn), Fancelli ammette irregolarità palesi: «Quante volte è capitato che le buste fossero aperte e in questo caso andava annullato tutto! C’è stato invece qualche presidente di seggio che ha dichiarato di non voler annullare il voto: affari suoi!». Qui persino Fancelli sottovaluta la gravità di quanto lui stesso racconta. Dice di voti che arrivano «a dorso di mulo o di cammello», «di poveracci (scrutatori, ndr) che tra schede nulle, annullate, preannullate e voti nulli non hanno capito più niente», di seggi in cui risultavano «6 preferenze e zero voti per una lista» (!), di voti «invertiti tra un partito e l’altro». Parole che dovrebbero portare a un’unica soluzione, il riconteggio di tutto. Speriamo che chi deve prendere questa decisione non ci metta altri sette mesi.

luca.telese@ilgiornale.it

MARCO FOLLINI: CIÒ CHE PENSO
Caro Direttore, il mio destino, sostiene Mario Sechi, è di essere cattivo. Così cattivo che chi se la prende con il mio amico Casini lo accusa di essere folliniano. Di più. Così cattivo da muovere a Casini il rilievo di non esserlo abbastanza. Ma forse questa è invece proprio la prova che in fondo, a modo mio, sono buono anche io. E vengo al punto. Io ho criticato Berlusconi quando era al suo apogeo. Gli ho contestato le due aliquote fiscali (missione compiuta in parte), la legge Gasparri (missione fallita), l'idea di cambiare la par condicio (missione compiuta) e molte altre cose. Avrei voluto da questa parte un altro leader, ho combattuto, ho perso - anche per fuoco amico.
Oggi Berlusconi nel suo campo è leader più di prima. E dopo Piazza San Giovanni tanto più. Il centrodestra è lui, un po' populista (io dico troppo) e un po' moderato (troppo poco). Contestare Berlusconi e restare nei ranghi del centrodestra è come ordinare un filetto alla Chateaubriand in un ristorante vegetariano. E infatti la mia obiezione è sulla politica non sulla persona. Io penso che occorra ricostruire una posizione centrale forte e autonoma, svincolata dai comandamenti del bipolarismo, libera dalla leadership di Berlusconi e dalla compagnia della destra, dedicata a ricostruire un equilibrio, un'idea di interesse generale che l'attuale divisione in due ha messo in crisi. Questa è l'Italia di mezzo e non è una landa desolata ma il luogo dove la democrazia italiana è stata a suo tempo edificata.
È questo che vuole anche l'Udc? Ho qualche dubbio e una buona dose di diffidenza, lo ammetto. Ma se questo fosse lo sbocco, io sarei della partita promettendo perfino di diventare buono. Se invece, come temo, si vuole dare un colpo al cerchio e uno alla botte, logorare Berlusconi, e promuovere un garbato berlusconismo in miniatura e in tono minore, io resto aggrappato alla mia cattiveria. Che almeno è chiara.

Marco Follini
Follini è antipatico ma proprio per questo bisogna precipitarsi a dire che il suo articolo ha una vena di humour e di autoironia apprezzabili. Uno che è capace di scrivere in maniera tanto asciutta: “ho combattuto, ho perso - anche per fuoco amico”, merita che si rispetti. Anche per la franchezza con cui ammette qualcosa che non deve certo fargli piacere: “Avrei voluto da questa parte un altro leader… Oggi Berlusconi nel suo campo è leader più di prima. E dopo Piazza San Giovanni tanto più. Il centrodestra è lui”. Rimane però da vedere se abbia combattuto una buona guerra.
Se Berlusconi “è il centrodestra”, se “Contestare Berlusconi e restare nei ranghi del centrodestra è come ordinare un filetto alla Chateaubriand in un ristorante vegetariano”, che senso ha cercare di distruggere Berlusconi – perché si distruggerebbe il centro-destra – e che senso ha chiedere un filetto alla Châteaubriand in un ristorante vegetariano?
“la mia obiezione è sulla politica non sulla persona”. Perché no. Solo che si rimane perplessi sulla possibilità di fare politica se non c’è quella persona. Follini vuole incidere nella vita politica italiana o si contenta di essere vox clamantis in deserto? Ma soprattutto, non è lui che scrive: “Avrei voluto da questa parte un altro leader”? E chi è questo “altro leader”?
Può anche darsi che, per realizzare le sue idee, “occorra ricostruire una posizione centrale forte e autonoma, svincolata dai comandamenti del bipolarismo, libera dalla leadership di Berlusconi e dalla compagnia della destra”, ma il rischio è che questa frase sia plausibile quanto quest’altra: “Per evitare il ponte sullo Stretto di Messina e tuttavia rendere facili i collegamenti occorre avvicinare la Sicilia alla Calabria in modo che siano separate da non più di cento metri”. Occorre, certo. Occorre.
Follini è a favore di “un'idea di interesse generale che l'attuale divisione in due ha messo in crisi”. E poiché questa divisione in due è la posizione del 90% degli italiani, non gli resta che convincere il 90% degli italiani che stanno sbagliando.
Infine egli critica l’Udc perché non persegue questo irrealistico progetto. “Temo si voglia dare un colpo al cerchio e uno alla botte, logorare Berlusconi, e promuovere un garbato berlusconismo in miniatura e in tono minore”. Cioè teme che Casini si voglia proporre come contraltare di Berlusconi. Ma, a parte che già Casini non fa il peso, se non lui, chi? Follini?
“io resto aggrappato alla mia cattiveria”. Cattiveria? No, sogni.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 10 dicembre 2006


ANONYMOUS
Nei blog nessuno è obbligato a firmarsi col proprio vero nome. Molti si dànno uno pseudonimo e rimangono sostanzialmente anonimi. Inoltre, dal momento che tutti sono liberi di cambiare lo pseudonimo quando vogliono, possono sempre fare “morire” un commentatore e farne nascere un altro. Ad alcuni però questo anonimato non basta ed hanno bisogno di un anonimato “al quadrato”:  non firmano neppure con uno pseudonimo, tanto che il server inserisce automaticamente le parole: “anonimo” o “anonymous”.
Una nota al passaggio: nel gergo del blog, lo pseudonimo è chiamato nickname, ma credo che il nickname sia il soprannome. Cioè qualcosa che ci dànno gli altri, mentre lo pseudonimo lo scegliamo noi stessi. Dunque nel blog ci sono pseudonimi, non nicknames.
Una firma di fantasia non dice nulla, a proposito dello scrivente. Tuttavia, in un mondo in cui imperano gli pseudonimi, i partecipanti alla discussione è come se accettassero le parti in commedia: “Arlecchino” sarà vagamente affettuoso con “Colombina”, mentre non risparmierà insulti grossolani al pomposo “Balanzone”. Lo stile dello scrivente si adatta al destinatario. Se un nemico ha detto che la musica da camera è bellissima, gli si dirà che quella musica andrà bene per i parrucconi come lui; se invece è un amico, gli si dirà che non tutti sono in grado di capirla e bisogna rispettare anche chi ama la musica rock. Si leggono le righe del nemico cercando di vedere come si potrà attaccarlo e quelle dell’amico cercando di vedere come si potrà sostenerlo.
L’anonimo è mal visto. Si cerca di stanarlo dandogli del vigliacco perché non osa firmarsi. Come se chi usa uno pseudonimo si fosse fatto conoscere. In realtà, l’anonymous meriterebbe d’essere più apprezzato. È uno che propone parole e concetti ed obbliga chi lo legge a giudicare ciò che è scritto, non chi scrive. È vero che questo dà una sensazione di spaesamento: si ama sapere con chi si ha a che fare. Anche se è un “chi” immaginario. Ma l’anonimo ha appunto questo merito: obbliga ad una totale assunzione di responsabilità intellettuale, nel giudizio. Senza dire della maggiore libertà che consente a coloro che, con lo pseudonimo, hanno assunto l’impegno di uno stile. Se “Della Casa” (che s’è firmato così perché tiene molto alla buona educazione) ad un certo punto ha voglia di mandare al diavolo qualcuno, non potrà farlo efficacemente. Potrà dirgli, al massimo, “la prego di non interloquire più con me”. Anonymous invece (lo stesso Della Casa) anche se fino al giorno prima ha distillato perle di cortesia potrà lasciarsi andare a sputargli in faccia un rotondo “vaffanculo”.
Una generalizzazione della firma “anonimo” potrebbe essere positiva. Non come licenza per un linguaggio scurrile e insultante, ma come superiore livello di oggettività. Si imparerebbe che non importa chi parla, importa ciò che dice. E nessuno, se anonimo, potrebbe sperare nella solidarietà dei compagni di partito o d’ideologia.
Ovviamente queste digressioni sono un passatempo. Come nessuno potrebbe convincere i commentatori dei blog a firmarsi con il loro vero nome, nessuno potrà convincerli a fare a meno del personaggio che si sono costruiti con lo pseudonimo.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 10 dicembre 2006


NOTICINA SULLO SCANDALO DELLE FOTO COMPROMETTENTI
Sullo scandalo delle persone in vista ricattate per foto scandalose, di cui tanto si parla, chi non conosce gli atti del processo non sa niente di sicuro. Figurarsi quanto ne sa chi non ha letto neanche gli articoli di giornali. Ma una nota giuridica rimane possibile.
Se un tizio ha le foto di un magnate che fa l'amore con l'amante all'aperto, e si presenta a lui dicendogli che o gli dà ventimila euro o passa quelle foto alla moglie, siamo in presenza di un'estorsione. Se invece lo stesso fatto avviene con un grande attore del cinema, l'estorsione potrebbe non esserci. Disistima degli attori del cinema? Per nulla. La differenza è giuridica.
Se le foto costituiscono soltanto un mezzo di pressione (come sarebbe un coltello puntato alla gola) si tratta di estorsione. Infatti, con le foto del magnate non si potrebbero far soldi diversamente che con la minaccia di creargli dei guai. Se viceversa, sperando che nessuno li vedesse, un attore e un attrice fanno l'amore in luogo aperto, chi avrà scattato delle foto non avrà solo un mezzo di pressione ad personam, ma una merce che potrà vendere ad un qualunque tabloid, ad un qualunque giornale scandalistico, a volte su scala mondiale. Dunque il fotografo si trova nella posizione di chi dice: "Queste foto valgono, sul mercato, cinquantamila dollari. Ora, o me li dài tu o me li dà qualche giornale. Io ti sto solo passando la preferenza, perché a me interessa solo vendere queste foto, non provocarti danni". E se il prezzo è quello corrente non si tratta affatto di un'estorsione: l'attore che compra quelle fotografie è nella posizione di un giornale che compra un'esclusiva. Dov'è il reato?
Ovviamente questo nulla significa rispetto al caso di cui si discute a Potenza e di cui chi scrive ignora tutto: si è solo voluto sottolineare che, quando si tratta di foto scandalistiche, esiste una discriminante giuridica interessante.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 10 dicembre 2006

Massima del giorno
L'Onu: un'illusione che sopravvive ai fatti per sessant'anni è per ciò stesso veneranda. Ma non per altre ragioni.
G.P
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MOLLICHINE
Pyongyang contro i negoziati "se gli Stati Uniti non cambieranno posizione". Ma non lo sanno che quelli s'intestardiscono con la posizione del missionario?

La Commissione europea: via libera alla vendita di Alitalia "a patto che il prezzo sia quello di mercato". Ma allora sanno tutto di Prodi e della Sme!

Napolitano: "L'Occidente non è una civiltà superiore". Si può rispondere? "Parla per te".

Bocciato il decreto della Turco sulla cannabis. Un progetto andato in fumo.

Ferrero: "Bisogna rimuovere urgentemente i manager incapaci". Disse. Avviandosi all'uscita.

Mastella: "Se l'Udc pensa che io mi dimetta dal governo vuol dire che non hanno capito la mia idea politica". Lui la chiama idea.

Casini: "La Cdl non ha più senso". Il grande centro non l'ha mai avuto.

Casini: "I vertici se li facciano Berlusconi, Fini e Bossi". Giusto. Lui infatti, essendo solo, con chi potrebbe farli?

Padoa-Schioppa ha promesso un abbassamento del carico fiscale "se sparirà l'evasione". E se il Po si deciderà a risalire la Valle Padana.

Giuliano Amato: potrei testimoniare che "Craxi era Alì Babà e chi gli stava intorno erano i 40 ladroni". E lui dove stava? Sopra? Sotto?


Ahmadinejad minaccia gli europei di rivedere le relazioni se "porranno ostacoli al nucleare". "Vi ammazzeremo a muso duro, invece che cortesemente", pare abbia detto.

D'Alema sulla Russia: "L'Italia auspica... riforme per rafforzare lo stato di diritto". Come mai i comunisti non le hanno mai raccomandate a Stalin e Breznev?

Prodi: "Le missioni di pace sono difficili, complicate, rischiose e costose: un sacrificio economico e di vite indispensabile per raggiungere la pace". Purché non in Iraq.

Livia Turco: "Sono contraria a staccare la spina, ma andrò a trovare Welby". Poi, certo, se uscendo inciampa nel filo elettrico...

Per il delitto Biagi confermati 4 ergastoli. Che severità. Anche se è vero che era di sinistra, Berlusconi lo stimava.

Il riconteggio delle schede.
Fessi di sinistra: se la conta confermerà i risultati, non ci avranno guadagnato niente, se non li confermerà avranno perduto la loro legittimità.
Fessi di destra: se la conta confermerà i risultati, non ci guadagneranno niente; se non li confermerà non otterranno niente lo stesso, perché la maggioranza voterà in Parlamento la propria legittimità, contro venti e maree.


Forza e coraggio Donne e Uomini di Israele.
Pare che l'Italia non si sia stancata di proporre grandi bluff, altrimenti detti cazzate! La presenza dell'Unifil in Libano sta facendo quello che molti avevano paventato e previsto , cioe' sono tutti la' che, nelle belle giornate , prendono il sole. non hanno altro da fare, nessuno da disarmare, come promesso!
Hezbollah sta raccogliendo armamenti  mandati dalla solita Siria e dal solito Iran, Seniora ha detto e ripetuto in modo molto chiaro di non sognarsi neppure di disarmare Nasrallah che invece porta in piazza milioni di persone contro Seniora. Stranezze mediorientali.
Bashar Assad, in Siria,   continua a portare avanti il suo ruolo di capomafia.
Suo padre, il vecchio Assad, si rivoltera' nella tomba per questo  inutile erede, anche Assad il vecchio era un Padrino ma era intelligente e dopo due batoste non aveva piu' disturbato Israele. Bashar e' un padrinetto un po' scemo, quindi anche piu' pericoloso e non si capisce se sia Bashar che da ordini a hezbollah o viceversa. Fattosta' che dalla Siria  arrivano armi in Libano senza che nessuno si sogni di fermarli. D'Alema  tace perche' non puo' offendere i suoi amici  dopo essere andato a braccetto con loro e la Francia e' occupata a minacciare Israele che ogni tanto sorvola la zona per far capire di stare all'erta.
Hamas, altra simpatia del ministro D'Alema, ha proclamato per l'ennesima volta, nel caso non fosse ancora chiaro,  che mai i palestinesi riconosceranno il diritto all'esistenza  di Israele, lo ha ribadito il primo ministro Haniye vicino al  suo kompagnuccio Ahamadinejad che rideva felice  mostrando la sua bianca dentatura in attesa della grande tavola rotonda che neghera' ancora un volta l'Olocausto, spina nel fianco del nanerottolo , reincarnazione di Hitler e Arafat, a scelta.
L'Italia , nonostante questi insuccessi da vergogna ma  previsti dai piu', continua nella sua politica del nulla e vuole mandare altri soldati a Gaza, come forza di interposizione tra Israele e i palestinesi. Insomma l'Italia pacifista ha messo in cantina tutte le bandiere arcobaleno e va a guerreggiare.
Olmert, questa volta,  ha risposto da grande diplomatico, non ha mandato al diavolo i politici italiani,  non ha detto che non capiscono niente,  ha semplicemente risposto " Se l'Italia e' preparata a mettere  il suo esercito di fronte ai terroristi, hamas, jihad islamica, e tutte le altre organizzazioni del terrore operanti a Gaza, questa sarebbe una bella notizia. Siete pronti a combattere? Siete pronti a sacrificare i vostri soldati? Siete pronti a mettere in pericolo la vostra gente  come facciamo noi perche' non abbiamo altra scelta? Se questa e' veramente la vostra politica, allora se ne puo' discutere."
E  cosa risponde D'Alema? e' vivo o si sta scavando un buco dove infilarsi per la vergogna che tutti i suoi terroristi stiano facendo esattamente quello che vogliono alla faccia sua  e della sua reputazione gia' tanto provata.
Io intanto mi sento in dovere di avvisare le mamme italiane che mandare i loro figli a Gaza vorrebbe dire metterli  direttamente nelle fauci del demonio, i palestinesi non scherzano, loro uccidono, smembrano corpi,  a volte addirittura ...beh, lasciamo perdere, non voglio spaventarle.
 
Intanto ci si  avvicina al Natale e tutti sono buoni, tanto buoni che in Inghilterra hanno deciso di non dare nessun significato religioso alla Festa, basta con gli auguri di  'Buon Natale", basta con i pupazzi di Babbo Natale, basta con i simboli religiosi, tutto diventa asettico per non disurbare le altre religioni.
E qui ci va una pernacchia alla Toto' rivolta a chi e' tanto ipocritamente politicamente corretto da non avere le palle di  dire che questa ennesima caduta di brache non e' dovuta al rispetto per le "altre religioni" che se ne fregano del Natale e speso lo fesateggiano addirittura ( Qui dove vivo io a Rehovot, in Israele si vendono splendidi alberi di Natale con relative palline colorate e addobbi babbonataleschi). Non solo ma le altre religioni, le culture tolleranti e civili che hanno fatto grande l'Europa , vengono miseramente offese da queste decisioni prive di criterio , di intelligenza, di rispetto per chiunque non sia musulmano.
Quelli che oggi stanno facendo a pezzi la cultura europea in favore di quella islamica, si sono mai posti il problema di non offendere gli ebrei, i valdesi, i buddisti? Naturalmente no, non ne  hanno paura quindi non li considerano.   
La calata  di brache  e' soltanto a causa dell'islam, guai a ferire l'orgoglio islamico, una supercalata di brache, come dire, da....paura.
Dove puo' finire una religione  che si vergogna di se stessa? Dove puo' arrivare un'Europa  che ha vergogna di chiamarsi Europa e che, ormai affetta da demenza senile, da se', autonomamente, tremando vigliacca,  si ribattezza Eurabia?
Oggi un sacerdote ospite di  Unomattina, col suo atteggiamento,  ha fatto capire bene in che situazione ci troviamo.
Gli hanno chiesto :
" Cosa pensa del fatto che il governo inglese abbia deciso di togliere ogni simbolo religioso natalizio per non offendere i musulmani?"
SILENZIO. Ha fatto finta di non sentire.
Poi si e' lanciato in una filippica contro il muro che esiste a Padova per proteggere la popolazione da un quartiere di spacciatori e delinquenti che avevano invaso la citta'.
Il sacerdote, glissando tutte le altre domande, dice  testualmente" il Vescovo si rammarica perche' in quella citta' e' stato alzato un muro contro gli stranieri".
Stranieri????
Veramente, signor sacerdote,  si tratta criminali, drogati, spacciatori, ladri che entrano nelle case di abitazione e quel muro e' la soluzione seguita a molti altri tentativi inutili , un muro per difendere la gente per bene, tra cui anche molti stranieri per bene, da un branco di criminali.
Altro che stranieri!
In definitiva il male di questa nostra societa' e' il politicamente corretto che fa mentire, che  nasconde i pericoli, che se ne frega della gente,   che non si preoccupa se la minaccia di un'altra e definitiva Shoa' sia stata elevata a politica di governo in Iran come accadde  nella  Germania nazista.
Possibile che siano tutti ciechi, falsi e ipocriti? 
Si, certo, e' possibile, e adesso ci si mette anche l'America che , attraverso il suo nuovo Ministro della Difesa , parla di dare il Golan alla Siria!
Ehhhh, caro signor Baker, forse si confonde. Il Golan e' stato conquistato da Israele nel 1967 a seguito della guerra preparata dagli arabi, il Golan e' stato riconfermato territorio israeliano anche nel 1973 quando, durante l'attacco della guerra del kippur, Israele riusci'  a ricacciare le truppe siriane gia'  entrate in territorio israeliano e le ricaccio cosi' bene da arrivare ad inseguirle fino a 25 kilometri da Damasco!
Scappavano a gambe levate i siriani, signor Backer, e adesso lei vorrebbe che Israele gli consegnasse il Golan?
Ridia lei il Texas e la California al Messico, chieda alla Slovenia di consegnare l'Istria all'Italia e a tutta Europa di scambiarsi territori presi gli uni agli altri durante l'ultima guerra mondiale.
E  non ci  rompa le scatole appena eletto. Possibile che sia un must rompere le scarole a Israele?
Ieri Olmert ha detto anche di essere pronto a fare la pace SENZA CONDIZIONI. Israele ha sempre cercato di aprirsi alle possibilita' di pace, offrendo territori, spogliandosi di terre importanti, deportando  cittadini israeliani da luoghi cari al loro cuore per consegnare altre terre ai palestinesi.
Israele ha dato , ha offerto l'impossibile chiedendo pace e tranquillita', in cambio ha avuto solo morti e sputi in faccia dall'Occidente. Tuttavia mai come oggi Israele e' pronto a enormi sacrifici, sacrifici senza condizioni.
Mi viene la pelle d'oca al pensiero.
Le risposte?

Non riconosceremo mai Israele, l'entita' sionista va distrutta, regalate il Golan alla Siria.
I media italiani parlano di questi ultimi avvenimenti? Vedono e riconoscono la buona volonta' di Israele? Riescono a capire quanta cattiveria e falsita', quanto odio, quanta barbarie alberga nell'animo dei suoi nemici ?
No, non lo vedono, non lo capiscono, i media della sinistra poi esaltano e ammirano questa cattiveria , falsita', odio, barbarie, forse perche' li coindividono.
 Personalmente ho soltanto un desiderio, mandarli tutti al diavolo.
Agli uomini e alle donne di Israele invece dico Forza e Coraggio, siamo uniti, siamo forti e Israele e' nostro.
Vogliono stancarci? vogliono distruggerci? Non e' una novita' per noi e siamo sempre risorti, siamo risorti persino dalle ceneri di Auschwitz e questo li ha resi sbavanti rabbia, non vogliono rassegnarsi che siamo ancora qui piu' vivi che mai. Credevano di averci finiti e invece siamo rinati , abbiamo fondato un Paese dal nulla, lo abbiamo lavorato e coltivato e reso bellissimo, abbiamo persino creato un esercito, un esercito di cittadini che, pur odiando la guerra, sono pronti a morire per difenderlo.
Forza e coraggio Donne e Uomini di Israele.
Israele vive e vivra'.
 
Deborah Fait    -  www.informazionecorretta.com


PERCHÉ MOLTI SONO DI SINISTRA
La maggior parte delle persone non ha studiato filosofia; quasi nessuno ha letto un libro di storia delle dottrine politiche; quasi nessuno ha nozioni di economia; molti, quel poco di storia che hanno studiato a scuola si può dire che non l’abbiano capito: la storia è infatti materia per adulti. La maggior parte delle persone dunque non solo non capisce, ma non può capire la politica: le mancano gli strumenti cognitivi essenziali. Non è un’affermazione elitaria o spocchiosa: sarebbe elitario scrivere che la maggior parte delle persone non ha studiato chimica e che quei pochi che l’hanno studiata o non l’hanno capita o l’hanno dimenticata? Perché dovremmo tutti essere in grado di capire la politica, non avendo le basi culturali necessarie, mentre non comprendiamo la chimica, non avendo le basi culturali necessarie?
Tuttavia, mentre nessuno è obbligato ad occuparsi di chimica, la politica riguarda tutti e in democrazia – per fortuna – possono votare tutti. Alla politica non si sfugge. Si comprende dunque perché è giusto che ognuno, anche incompetente, tenti di formarsi un’opinione e dica la sua col voto. Vi è infatti costretto: “se voi non vi occupate di politica, ricordate che la politica si occupa di voi”. E dunque in un mondo bipolare o si è di destra o si è di sinistra.
La mentalità di destra è conservatrice, non raramente religiosa, attenta agli interessi economici, scettica, individualista, severa. La mentalità di sinistra è l’opposto: è progressista, laica, appassionata, permissiva, statalista e soprattutto morale ed idealista. La destra corrisponde spesso ad un buon senso terra terra, quando non filisteo, la sinistra ad una spinta ideale quando non rivoluzionaria. A naso, fra queste due posizioni, sembra più plausibile la seconda e tuttavia un esame degli aggettivi con cui la si è definita ne mostra i limiti.
La sinistra è progressista seguendo la convinzione illuministica per cui il nuovo è migliore del vecchio. Ma questa idea è tanto infondata quanto quella per cui il vecchio è migliore del nuovo: la novità va esaminata e giudicata. In quanto novità non è né positiva né negativa. In sé, progressismo e conservatorismo sono sbagliati.
La sinistra dovrebbe essere laica ma molti, di sinistra, sono lungi dall’essere atei. Sono dei tiepidi, in materia di cristianesimo e alla religione tributano quanto meno un omaggio esteriore. Il loro laicismo si esprime solo contro la Chiesa, non contro la religione in sé. È un laicismo politico, non religioso, che forse è il frutto di una storia secolare di contrasti col Papa-Re.
La sinistra è appassionata. Si sentono di sinistra coloro che si fidano interamente dei propri sentimenti. Coloro che, dinanzi a qualcosa di brutto, dicono perentori: “non so come, ma questa cosa non deve più esistere”. Essenziali sono le parole: “non so come”. L’idealista non si picca d’essere uno specialista; disprezza la ragioneria ed opera su un piano diverso e più alto; lascia agli altri le technicalities; dice “non è ammissibile che…”, “qualcuno risolva questo problema”, esattamente come un monsignore. Sulla base di evidenze intime che rifiutano la discussione. Non serve a niente fargli presente quanti bambini hanno fame nel mondo e quanti siamo in grado di aiutarne: la conclusione è lo stesso che i bambini non dovrebbero avere mai fame, in nessun posto. E se gli si sbattono sul muso numeri innegabili, dicono: “se non possiamo aiutarli tutti almeno aiutiamone cento”. Cosa che corrisponde a mettersi a posto la coscienza mentre il problema rimane quello che era.
La sinistra è permissiva perché, avendo orecchie più per Rousseau che per Voltaire, è convinta che la società è cattiva e l’uomo è buono. Il ladro non è nato ladro e non ha voluto essere ladro: è stato reso ladro dalla società. Nello stesso modo, perché bocciare lo studente asino? È colpa sua se è nato poco intelligente, o se per problemi suoi non vuole studiare? E infine se non ha scuse ma solo è pigro, non è forse colpa della sua famiglia e della società, che non gli hanno insegnato il senso del dovere? Lo stesso vale all’occasione per i postini che non consegnano la posta, per i dipendenti statali che vanno a fare la spesa in orario di lavoro, per i molti che battono la fiacca o si dànno malati perché “hanno altro da fare”.
La sinistra è statalista perché il suo ideale è un mondo in cui l’egoismo non esista. Ama lo Stato – soprattutto quando ne è un dipendente - perché è un ente che opera senza alcun interesse personale e dunque dà il massimo senza pretendere nulla. Purtroppo, lo Stato è un concetto. In realtà, quando un’attività o un servizio gli sono affidati, esso restituisce all’incirca il 60% di ciò che ha ricevuto. Non intasca nulla personalmente ma permette lo spreco di circa il 40% delle utilità, anche se queste ed altre percentuali sono solo esemplificative. Se invece il servizio è affidato ad un privato, e costui restituisce magari il 90% delle utilità ricevute, ma intasca il 10%, la cosa rimane inammissibile per la mentalità di sinistra e gli entusiasmi statalisti non vengono meno. L’imprenditore è “un egoista” che sfrutta i bisogni altrui e il rimprovero marxista verso il “padrone” - e l’invidia per la sua ricchezza - sono così forti che in fondo si preferisce avere il 60% di ciò che si è pagato piuttosto che il 90%, pur di non vedere il “padrone” in motoscafo a Capri o a Montecarlo.
Quest’ultimo atteggiamento conduce al cuore della mentalità di sinistra. Essa nasce da una spinta morale così forte e intransigente che rifiuta perfino di tenere conto della realtà. Se le si spiega che non si può avere successo in politica se non si è ambiziosi, continuerà lo stesso a desiderare politici non ambiziosi. Se le si ricorda che l’ambizione ha come molla il potere, e il potere serve all’autostima quando non alla vanità dell’uomo politico, continua a sperare che i politici non amino il potere ma il popolo. Se le si fa notare che da secoli è esperienza comune (portata sul piano teorico nel Sedicesimo Secolo) che il politico non mantiene la parola data; che tradisce all’occasione gli amici;  che segue l’interesse proprio e del partito più che quello del paese; che in totale obbedisce al consiglio machiavellico di far mostra di tutte le virtù senza praticarne alcuna, non cambia opinione: esige un politico che sia un modello di virtù. E se il politico che ha scelto dimostra dei limiti morali, invece di rendersi conto che chiedeva l’impossibile, si contorce intellettualmente per continuare ad assolverlo e ad attribuirgli ogni virtù.
Per questo, ovviamente, chi ha la mentalità di sinistra è la vittima designata di ogni forma di demagogia. Volendo ad ogni costo credere nelle cose più belle, segue facilmente chi gliele promette, anche se non le realizza per nulla. Questo spiega il favore con cui gli intellettuali di sinistra hanno sostenuto per decenni l’Unione Sovietica. Era sì un inferno, ma i suoi dittatori proclamavano gli ideali che erano i loro, formulavano le promesse che piacevano loro, e la smentita della realtà era ridotta a semplice sbavatura rispetto all’ideale. Una sbavatura al 99%, ma si sa, nessuno è perfetto.
La divisione fra destra e sinistra non è una divisione razionale. Per questo è inutile discutere con qualcuno che sia veramente di sinistra. Perché la sua stella polare è il sentimento e il sentimento non si cambia con le discussioni.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 7 dicembre 2006


Hamas dice che non riconoscerà mai Israele e incassa i contatti con l'Ue.  Haniye rafforza l'asse con Teheran, le forze libanesi spiegano di non aver l'ordine di disarmare Hezbollah e l'Europa cede
Ismail Haniye, premier palestinese di Hamas, è impegnato in questi giorni in uno dei suoi rari viaggi ufficiali all'estero. Dopo essere stato accolto a Damasco con tutti gli onori, è ora in Iran. Per ringraziare Teheran del sostegno politico e finanziario al gruppo e alla causa, Haniye, davanti a migliaia di iraniani, ha detto e ribadito che Hamas non riconoscerà mai Israele. La comunità internazionale chiede al gruppo islamico di accettare l'esistenza di Israele, di rinunciare alla violenza e di sottoscrivere gli accordi firmati in precedenza dall'Autorità nazionale palestinese. Se queste condizioni non saranno soddisfatte il blocco degli aiuti, in vigore dell'elezione di Hamas, continuerà. L'Iran di Mahmoud Ahmadinejad, invece, che ospita sul suo territorio gli uffici del movimento islamico e quelli di Hezbollah, ha donato al governo palestinese 120 milioni di dollari nell'ultimo anno e rinsalda di continuo l'asse con la Siria per l'offensiva ultima contro Israele e l'immediata destabilizzazione del Libano. Le armi continuano ad arrivare al Partito di Dio e l'esercito di Beirut ha detto ieri di non aver ricevuto alcun ordine dal premier, Fouad Siniora, per confiscare armi a Hezbollah. Nessuno disarma, insomma.
Poche ore prima del discorso di Haniye a Teheran, il Congresso americano aveva approvato un documento, già passato al Senato, che proibisce il trasferimento di aiuti all'esecutivo di Hamas e colloqui ufficiali con i suoi membri, ma permette il flusso di denaro alla presidenza del rais, Abu Mazen, e il sostegno ad alcuni progetti umanitari legati a organizzazioni non governative. Il documento ha rassicurato chi, in Israele, aveva temuto un raffreddamento delle posizioni dell'alleato americano. Nelle scorse ore, infatti, i mass media hanno dato molto spazio alla pubblicazione del rapporto di James A. Baker e Lee H. Hamilton sull'Iraq, che lega il miglioramento della situazione a Baghdad con la risoluzione del conflitto israelo-palestinese e spinge al dialogo con i due maggiori antagonisti d'Israele: Siria e Iran. Il premier Ehud Olmert è intervenuto spiegando che il dialogo con i due difficili vicini è per Israele prematuro. Oltre alla pubblicazione del rapporto, mercoledì, le parole del neosegretario alla Difesa americano, Robert Gates, hanno fatto pensare, in Israele, a un cambio d'attitudine di Washington nei confronti dello storico alleato mediorientale. Gates, infatti, ha infranto il tabù del "non chiedo, non dico", sul nucleare israeliano, inviolato da Washington sin dagli anni Sessanta. Raccontando con franchezza le sue ragioni sul perché gli iraniani starebbero cercando di costruire la Bomba, ha detto: "Sono circondati da potenze nucleari: il Pakistan a est, la Russia a nord, Israele a ovest e noi nel Golfo Persico".
Sono diverse le voci in arrivo dall'Europa, attraverso fonti del governo di Hamas. L'agenzia di stampa palestinese Maan pochi giorni fa riportava l'esistenza di contatti tra funzionari di Bruxelles e membri del gruppo islamico: "Gli europei stanno ammorbidendo le loro posizioni nei confronti di Hamas e del governo palestinese". All'agenzia lo avrebbe detto un alto esponente dell'esecutivo, il quale avrebbe spiegato che le posizioni europee starebbero cambiando grazie agli sforzi degli inviati di Hamas in Europa. La fonte racconta che gli europei hanno iniziato a soppesare l'idea di una risoluzione del conflitto attraverso una "tregua", come vorrebbe Hamas, e non più sulla base dell'idea di "terra in cambio di pace". Sarebbero Francia e Gran Bretagna i paesi europei coinvolti nei colloqui. Anche membri del Partito democratico americano avrebbero incontrato, in un paese terzo non specificato, funzionari di Hamas. E‚ delle ultime ore la rivelazione, apparsa sui quotidiani israeliani, che l'Unione europea avrebbe donato 185 euro a 73 mila famiglie palestinesi provate dall'attuale crisi economica. Dall'elezione di Hamas e dal conseguente blocco degli aiuti internazionali, sono circa 160 mila i funzionari palestinesi cui da mesi non è pagato lo stipendio e la crisi economica nei Territori, soprattutto a Gaza, è reale. Per questo, l'Onu ha annunciato una campagna per raccogliere fondi per l'Anp, la più grande mai organizzata finora, che si propone di raggiungere 450 milioni di dollari.
Ieri, a Gaza, in migliaia sono scesi in strada per dimostrare il loro sostegno a Haniye e per chiedergli di rimanere alla guida di un eventuale esecutivo di unità nazionale. Finora l'unico accordo raggiunto tra le parti è proprio sulle dimissioni del premier in favore di una figura super partes.

(da Il Foglio - 09/12/2006)

Unioni di fatto:  Sì al riconoscimento delle unioni gay, no ad un diritto di famiglia parallelo.
Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia:
<<La mediazione dell‚Unione sulle unioni di fatto è un capolavoro di ipocrisia, non solo sul piano del metodo, ma anche su quello dei contenuti. L'Odg si limita ad aggiornare un impegno programmatico vago e confuso ma - per evitare lo scoglio politico rappresentato dai rapporti gay - finisce per delineare una sorta di "diritto di famiglia parallello" assai più eversivo dal punto di vista costituzionale del semplice riconoscimento civile delle coppie omosessuali. Il problema non è di estendere alle coppie eterosessuali non sposate un insieme di diritti e benefici riservati ai coniugi, perché nulla osta a che essi vi accedano (se lo vogliono) ricorrendo all'istituto matrimoniale. L'idea che il regime fiscale dei coniugi vada esteso a coloro che, potendolo, non vogliono diventare coniugi ha, letteralmente, dell'incredibile. Non solo per gli effetti che questo avrebbe sul piano finanziario, ma innanzitutto perché questa "beneficenza di stato" prescinderebbe totalmente dalla scelta libera e responsabile dei "beneficiati". Altro è il discorso che riguarda le coppie gay, che hanno l'esigenza di garantire il contenuto "contrattuale" del loro rapporto e che sono del tutto privi di istituti di tutela. Su questo - e non da oggi - ritengo che l'ordinamento civile dovrebbe essere aggiornato, riconoscendo una realtà sociale (e non solo personale), come quella delle coppie gay, che non deve essere discriminate e, nello stesso tempo, non possono essere a forza fatte rientrare nello schema della "famiglia tradizionale". Su questa fattispecie (e solo su questa) è urgente intervenire, scegliendo laicamente non già di estendere ad essi benefici e prestazioni, ma di riconoscere loro diritti (civili, e quindi economici) di cui al momento sono ingiustamente privi.>>

Presi per il culo...
Stamattina, a leggere le prime pagine dei  giornali di sinistra (Corsera: <<L'Unione: si alle copie di fatto>>; Repubblica: <<Governo, si alle copie di fatto>>; Unità: <<Coppie di fatto anche gay: arriva la legge>>) sembrerebbe che  i Pacs hanno sbaragliato le ultime resistenze   e sono in dirittura d'arrivo.
Al contrario, si è fatto un passo indietro. A ben leggere, il Governo, su pressione dei deputati di Margherita e Udeur,  ha fatto decadere l'emendamento alla Finanziaria dove, sulle successioni, si equiparavano coniugi e conviventi more uxorio.
Resta la promessa (campa cavallo...)  che, entro il 31 gennaio 2007,  il Governo "predisporrà" un disegno di legge sulle copie di fatto.

cp. 8 dicembre 2006


L’ALITALIA IN VENDITA: UNA TRUFFA?
L’Alitalia opera in perdita per qualche motivo che si può risolvere o per qualche motivo che non si può risolvere? Nel primo caso, non si capisce perché in tanti anni i problemi dell’Alitalia non siano stati risolti. E se non sono risolvibili, chi è il folle che compra un’immensa impresa per poi dover ripianare costantemente deficit di molti milioni di euro l’anno, come fino ad ora ha fatto lo Stato?
La gestione privata è più economica della pubblica proprio perché opera in maniera diversa dallo Stato. Lo dimostrano le molte compagnie low cost. Ma se il compratore si deve impegnare a “mantenere i livelli occupazionali”, se non ha la garanzia che il sindacato permetterà, senza scioperare, di diminuire i costi, se insomma dovrà comportarsi esattamente come lo Stato, come potrebbe fare profitti dove lo Stato ha avuto solo perdite? E come potrebbe non fallire, se operasse costantemente in grave perdita? Se l’automobile si è fermata per mancanza di benzina, come si può pretendere che riprenda a correre se non le si fornisce il carburante?
Se l’Alitalia o, più esattamene, il suo personale ed i sindacati, non sono disposti ad un cambiamento che renda la gestione più economica non si può sperare d’avere un’Alitalia diversa dall’attuale. Già Guglielmo Epifani ha intimato che “non si devono far soldi con Alitalia”: e se questa è l’alba, figuriamoci il giorno.
Gli altissimi dirigenti di queste gigantesche imprese hanno stipendi da maharajah perché si pensa che debbano avere un’altissima competenza per dirigerle al meglio. E probabilmente l’hanno. Ma se la soluzione d’un certo inconveniente è il licenziamento di mille o diecimila dipendenti, e glielo si vieta, il grande manager potrà sedersi comodo, continuare ad incassare lo stipendio e quando, alla fine, qualcuno gli rimprovererà che il malato è morto, potrà sempre rispondere: mi avete vietato di tagliargli le gambe in piena cancrena, come vi avevo proposto, e si è verificato ciò che vi avevo predetto. Siete  voi che avete imposto una terapia assurda”.
In realtà, anche se lo Stato fosse disposto a lasciar mano libera al privato, rimarrebbe il problema del personale e dei sindacati: chi salverebbe l’imprenditore dal dissesto se i dipendenti si mettessero a scioperare senza tregua, provocando danni immensi alla compagnia? E chi, in Italia, può andare contro i sindacati?
O l’eventuale compratore è un pazzo, o la vendita non avrà luogo, oppure infine di questa vicenda non abbiamo capito niente perché non ci hanno detto la verità.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 7 dicembre 2006

<<Io non capisco la gente che non ci piacciono i capperi...>>
Leggo interventi di un signor anonimo,  che qui - "è la libertà, bellezza" - dileggia, pontifica,  carogneggia.
Che bravo!
A scorrere le sue leziosità,  che dire? Questo è il suo target,  condizione  antropologica, da degrado culturale, da discesa per inerzia nella stupidità.  Senza colpa,  per forza di gravità.
M'accorgo,   di fronte alla gestione del piacere mediocre di un anonimo  che trova piacere nella mediocrità, di avere persino compassione per un tipo così.
Di sicuro,  infanzia infelice.
A dio piacendo, gli mando un saluto,  un cappero e, tanto per tenersi aggiornato,  una infelicità: quella di non poter - qui - intervenire.

cp, 6 dicembre 2006

Massima del giorno
Meglio il senso del dovere che l'entusiasmo. L'entusiasmo può svanire, il senso del dovere no.
G.P.


GALLI DELLA LOGGIA e LA SINISTRA
In un articolo che il “Corriere” ha opportunamente intitolato “Il leader, il popolo e niente in mezzo”, Galli della Loggia critica Forza Italia, un partito costruito intorno a Berlusconi e senza contatto con l’élite nazionale; un partito capace di ottenere grandi risultati elettorali ma non radicato nella società italiana.
L’osservazione non è infondata. Rimane tuttavia il problema dell’uovo e della gallina. Non esiste un contatto di Forza Italia con l’establishment perché Berlusconi non l’ha voluto coltivare o non esiste un establishment che accetta di stringere la mano tesa di Berlusconi? L’Italia intellettuale e borghese è più o meno arrabbiatamente di sinistra. Da noi chiunque emetta concetti popolari e pieni di buon senso – per esempio, “preferirei spendere io stesso i miei soldi, piuttosto che affidarli allo Stato affinché li spenda per me” – viene guardato come un lebbroso. Poco importa che lo stesso concetto, in maniera più scientifica ed elegante, l’abbiano detto economisti del calibro di Milton Friedman o, in Italia, Sergio Ricossa. Da noi chi invoca uno Stato più leggero non è un adepto di una nuova economia, è un amico degli evasori fiscali. Chi invoca privatizzazioni ha sicuramente un interesse economico, per chiederle. Chi tollera la ricchezza è immorale: non è forse vero che anche i ricchi devono piangere?
E si vorrebbe che questo mondo accettasse la mano tesa di Berlusconi? Gli stessi professori che si sono avvicinati al suo partito, anni fa, ne sono poi usciti. L’Italia è uno strano posto in cui gli intellettuali ragionano meno bene delle comari. Prova ne sia che se dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Italia non è divenuta una Repubblica Democratica sotto il tallone di Stalin lo deve alle comari e non agli artisti e agli intellettuali.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 5 dicembre 2006


IL PUNTO DI VISTA POLITICO
"Non c'è peggiore pornografia di quella sentimentale" scriveva Ennio Flaiano. "Sono arrivata alla conclusione che il punto di vista politico è imprescindibile da quello emotivo ed affettivo" scrive nel suo blog una (ex?) amica.
Io so, in conclusione, che essendo sensibile alle dissonanze, sono condannato all'infelicità della pornografia. E, purificato ed esaltato,  me ne vanto. E provo pena (che è  amore) per l'imprescindibilità del niente.  
E' tutto.
cp, 4 dicembre 2004

IL PROGETTO DELL’UDC
Scopi e possibilità di successo dell’attuale azione di Casini
Amleto ha detto una frase immortale: “conscience does make cowards of us all”, “la coscienza ci rende proprio tutti vili”. Intendeva che solo chi non riflette troppo è pronto per l’azione. Solo chi è ottimista è capace di sperare l’impossibile. Mentre il saggio è frenato dalla coscienza delle difficoltà, delle diverse ipotesi che è capace di formulare e persino dal proprio scetticismo.
Se Berlusconi non fosse stato un po’ folle, avrebbe potuto concepire, nel 1993, di opporsi “single handed”, cioè da solo, alla “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto, un enorme ariete che avanzava per sfondare una porta di cartapesta? Avrebbe potuto sognare di fondare, lui, un non-politico privo di appoggi, un partito che in pochi giorni avrebbe potuto rivaleggiare con la Balena Bianca, le cui origini risalivano a Don Sturzo e all’antifascismo anteguerra? Eppure Berlusconi ha osato ed ha vinto. Come altri prima di lui nella storia.
Per questi motivi, il tentativo di Casini di staccarsi dalla Casa delle Libertà, va guardato con rispetto. Sembra un progetto da pazzi ma i progetti da pazzi a volte hanno successo. Non rimane che vedere quante probabilità di successo abbia.
Si dice oggi che il paese sia tendenzialmente bipolare; spaccato in mezzo; metà a destra e metà a sinistra. Purtroppo, ciò che tiene unita ogni metà non è un progetto, ma l’odio per l’altra metà. E questo è un guaio : come diceva Talleyrand “on peut tout faire avec des baïonnettes, sauf s’asseoir dessus”, « si può fare di tutto con le baionette, salvo sedercisi sopra ». Quel grande uomo di Stato intendeva fra l’altro che l’odio è ottimo per combattere ma pessimo per costruire.
Il bipolarismo italiano funziona accettabilmente all’opposizione e malissimo al governo. All’opposizione si può dire in coro che bisogna rilanciare l’economia, riformare le pensioni, guarire i mali dell’amministrazione della giustizia, magari senza indicare come. Quando si è al governo, e quelle cose bisognerebbe farle, la coalizione si accorge che era unita nell’odiare ma è disunita nel fare. E non riesce a sedersi sulle baionette. Questo spiega perché Berlusconi non abbia potuto attuare tutte le riforme promesse in campagna elettorale: una volta al governo, nella coalizione è divenuta operante la disunione interna. Ogni partito dispone del potere di ricatto e i veti incrociati conducono non raramente alla paralisi. La maggioranza non “va a casa” perché il potere fa gola a tutti ma il governo amministra se stesso più di quanto non amministri il paese.
Il caso attuale dell’Udc è ancora più disastroso. Pur sapendo che in Italia si vince riunendo coalizioni (inghiottendo, nel 2001, il rospo d’imbarcare il “traditore” Bossi; inghiottendo, nel 2006, la scomoda compagnia di partitini deliranti come Prc, Pdci e Verdi), Casini e i suoi amici vogliono staccarsi dalla Cdl già come opposizione. Avranno i loro scopi. Il loro progetto “folle e tuttavia possibile”. L’unica ipotesi fantapolitica che si può formulare è che riescano a staccare alcuni moderati dall’Unione (Mastella?), fino a creare il famoso “Terzo Polo”. Questo non sarebbe altro che una federazione di centro con propositi ricattatori sia nei confronti del centro-destra che del centro-sinistra. Si tratterebbe di por fine al bipolarismo, “far perdere” le elezioni ad ambedue le grandi formazioni e di presentarsi come la forza minore senza cui non si governa.
Il successo dell’operazione è ovviamente legato all’attrazione che l’Udc sarà in grado di esercitare nei confronti dei moderati dell’Unione. Ma il tentativo è forse meno rischioso di quanto non si pensi. Se Casini riuscirà, sarà forse il capo di questa “Terza Forza” e dunque “l’uomo più forte d’Italia”. Se non riuscirà, potrà in qualunque momento tornare alla Cdl, che lo riaccoglierà a braccia aperte, dal momento che in politica non esistono problemi di lealtà, di gratitudine, di coerenza, e men che meno di amicizie: esistono solo interessi convergenti.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 4 dicembre 2006

Letterina proditoria
Ma perché Prodi insiste a non raccontarci come, e perché e da chi ebbe l'informazione su "Gradoli"? Se non lo dice, autorizza a pensare che quelle notizie provenivano da qualche Servizio, o, peggio ancora, direttamente da qualche terrorista delle BR, o, in ultima ipotesi, da qualche suo amico o collaboratore in contatto con le BR o con qualche Servizio, italiano? straniero? amico? nemico? Insomma, se non fa chiarezza, lì sempre si torna...
Invece di lanciare anatemi e denunce su una legittima Commissione Parlamentare che, nella sua attività, ha il dovere di raccogliere notizie e informazioni su chiunque nell'ambito del suo mandato. E invece cosa succede? La Commissione Mitrokin addirittura è stata fatta spiare telefonicamente; ma per ordine di chi? E per quali scopi? E da quali organi o paraorganismi statali? E come sono giunte al solito quotidiano le trascrizioni telefoniche? Questo è il vero scandalo! E queste sono le risposte che la maggioranza degli italiani vogliono da Prodi, non dal Senatore Guzzanti.

a. memoriam (da Dagospia)