archivio DICEMBRE 2006
IL TIRANNICIDIO
Nel
buonismo imperante, la violenza è stramaledetta.
Si fa anzi a gara per essere più capaci degli
altri di comprendere l’incomprensibile, giustificare
l’ingiustificabile, perdonare l’imperdonabile. Si
dimentica che ci si può permettere di escludere la violenza
dalla pratica corrente solo perché essa è
divenuta monopolio dello Stato. La “forza pubblica” rende
inutile la privata. Ma la violenza non cessa per questo di esistere.
Non appena dei singoli cercassero di forzare la porta della
nostra casa per aggredirci, telefoneremmo ai Carabinieri aspettandoci
che vengano: e non per convincere a parole i malintenzionati,
magari mentre quelli continuano a darsi da fare col piede
di porco, ma per sbatterli in galera con la forza. E se i Carabinieri
non potessero intervenire, ci metteremmo noi stessi a sparare.
Il singolo dunque può rinunciare alla violenza solo
in quanto possa chiedere ad un altro di usarla per lui: ma se
quest’altro non c’è o è troppo lontano, non rimane
che andare tutti in giro con la Colt alla cintura. Come nel Far
West.
In uno Stato ordinato,
l’esercizio della violenza legale è
piramidale: il carabiniere obbedisce al maresciallo,
questi al capitano e tutti al Ministro competente,
il quale a sua volta obbedisce al Parlamento e al Governo
in un sistema di checks and balances (garanzie). Quando
invece si giunge al potere incontrastato di un singolo,
l’autocrate ha un potere senza confini e non esiste nessuna
possibilità di ricorrere a qualcuno sopra di lui. Questo
innesca il tirannicidio, ammesso da molti illustri pensatori
ed anche da Tommaso d’Aquino per il quale esso si
configura come una forma di legittima difesa della società
“quando non è possibile il ricorso a un’istanza superiore”
(citazione tratta dal “Foglio”). Appunto: al di sopra del
dittatore non c’è nessuno.
Il
potere assoluto si paga col rischio del tirannicidio.
È come se il popolo dicesse: “Se tu, autorità
suprema, rifiuti di sottoporti al mio scrutinio,
alla tua nuda violenza posso rispondere solo con la nuda
violenza del tirannicidio”. Come capiva il Caligola
di Albert Camus, il tiranno è l’unico uomo libero
del paese. Dunque la sua semplice esistenza toglie la libertà
all’intero popolo e ne giustifica la legittima difesa. Ecco
perché la violenza delle Brigate Rosse non aveva giustificazione:
in Italia si votava regolarmente.
Più sfumato
è il problema del tirannicidio quando
il tiranno sia ormai caduto. Quando il despota
è vinto, tecnicamente non è più tale.
È un ex-capo di Stato e non mette in pericolo la
libertà dei cittadini. Essendo però un privato cittadino
può e deve essere giudicato: ma per gli eventuali
crimini commessi, non per la sua attività politica.
Mussolini non avrebbe potuto essere giudicato perché
aveva dominato l’Italia, ma per avere commissionato
l’omicidio di qualcuno, se mai l’ha fatto. Invece oggi
in Italia si biasima l’esecuzione di un bieco e crudele
tiranno come Saddam Hussein, mentre non si hanno ripensamenti
riguardo all’assassinio senza processo di Mussolini e della
sua incolpevole amante.
L’eventuale
condanna a morte dell’ex-tiranno deve avere il
normale valore retributivo di questa sanzione.
Poi – certo – si può essere contro di essa: ma se
questa pena è prevista, l’esecuzione fa parte
della normale amministrazione della giustizia.
In
conclusione, il pianto greco per Saddam Hussein è
del tutto fuor di luogo: è solo un condannato
fra gli altri. Fra gli innumerevoli colleghi della
Cina, passati per le armi per crimini infinitamente inferiori.
Inoltre è vagamente surreale sentir condannare l’esecuzione
di Saddam perché “contraria alla nostra civiltà”.
¿E che cosa gliene importa, agli irakeni, della
nostra civiltà? ¿A parte il fatto che fino
a pochi decenni fa la ghigliottina funzionava così bene
nello Stato Pontificio, noi che ci sbracciamo ogni giorno per
permettere agli islamici di avere le loro moschee, la loro
poligamia, il loro modo di macellare gli ovini, cioè di
avere la loro civiltà, con quale coraggio li giudichiamo
se condannano a morte uno dei più grandi criminali del secolo?
¿Per lui andiamo ad esaminare nei dettagli se c’è
qualcosa di discutibile nella procedura, quando di procedura certi
paesi non si sono mai troppo interessati? ¿ E men che meno se
ne è mai interessato lo stesso Saddam? Si è perfino rimproverato
alla giustizia irakena di averlo condannato ed ucciso prima di
celebrare altri processi per altri crimini, magari più grandi
(la gasificazione dei curdi), come se si potessero infliggere più
condanne a morte alla stessa persona. Dimenticando le volte in
cui abbiamo sorriso della giustizia americana capace di condannare
un sessantenne a centotrenta anni di carcere. Se poi si fosse
fatto giudicare Saddam Hussein da un tribunale internazionale,
si sarebbe contestato il fatto che egli non era giudicato dai suoi,
ma da estranei vincitori. Per impiccarlo insomma, come per Giufà,
l’unico albero adatto era il prezzemolo.
C’è
da pensare che la difesa di Saddam Hussein nasconda
un semplice dato di solidarietà affettiva, per i
nostri pensatori di sinistra: Hussein era contro gli americani.
E questo basta per offrirgli tutti i sostegni possibili.
Gianni
Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 31 dicembre
2006
Premio peggior
editorialista 2006 dei giornali borghesi
Avevo
pensato di premiare Gad Lerner, per l'opera omnia
e in particolare per quel memorabile editoriale
in cui spiegava che le proteste mediorientali anti vignette
di Maometto erano un'invenzione dei giornali occidentali.
Ma con un colpo di genio oggi è arrivato Michele
Serra a bruciare l'amico Gad sul traguardo. Il pezzo di
oggi è un capolavoro.
"Per buona parte del
mondo islamico Saddam diventerà un martire. E non è
necessario essere laureati alla Sorbona per capirlo, basterebbe
il buon senso, basterebbe fare zapping su televisioni di
altre province, non solo della nostra. La morte è un
bonus politico davvero immeritato per un ducetto locale che solo
l´infinita stoltezza dell´amministrazione
Bush (che disgrazia per il povero pianeta Terra) ha
deciso di identificare con il terrorismo islamista. Sbagliando
analisi, sbagliando tattica e strategia, credendo ciecamente
nelle proprie bugie e nelle proprie ossessioni, regalando
ai santuari dei fanatici un leader inesistente, un santino
da inalberare nei cortei furenti di folle inferocite e ignoranti.
Terribile momento,
terribili prospettive: questa guerra maledetta e mendace
ha allungato di molti chilometri la miccia dell´odio
religioso, ha rafforzato nel mondo povero l´idea
funesta di un Occidente invasore e neocolonialista, che
vuole fare il padrone in casa altrui, imporre le proprie
leggi, insediare governi "amici". Globalizzazione vuol
dire, anche, che pagheremo tutti, anche chi è innocente,
il prezzo dello sguardo fesso di George W. Bush. Lo sguardo
più antiamericano della storia".
Ora, a parte le stupidaggini
e le falsità contenute nell'articolo e l'ignoranza
palese delle cose di cui scrive, vorrei far notare questa
cosa del Bush fesso. E' considerato normale sostenere che Bush
sia scemo. Io non so Michele Serra, ma Bush si è laureato
in STORIA a Yale (con voti migliori di quelli di John Kerry), ha
fatto il master in business administration ad Harvard, ha vinto
due elezioni da governatore in uno degli Stati più importanti
d'America e di salda tradizione democratica e poi due,
anzi tre con le midterm del 2002, elezioni nazionali nel
paese più potente del mondo. Però è
fesso. E dovete crederci se lo dice un intelligentone - nonché
teorico della superiorità antropologica della razza
di sinistra - che nella vita ha diretto un inserto di
barzellette allegato al giornale del Partito Comunista.
29 dicembre da Camillo,
il blog di Cristian Rocca
"Altro che Saddam...
E Mussolini?"
BAGDAD
- Le autorità italiane che criticano l'impiccagione
di Saddam, non ricordano cosa accadde a Piazzale
Loreto? E' questo uno dei passaggi dell'intervista
telefonica all'emittente Al Iraqiya concessa da Yassim
Majid, uno dei consiglieri del premier iracheno Nuri Al Maliki.
Respingendo le critiche avanzate nei confronti di Bagdad
da diversi paesi europei ("sono affari interni del mio Paese"),
Majid rimanda al mittente in particolare lo "sgomento" espresso
da Romano Prodi, attraverso un parallelo con la morte di Mussolini.
"Coloro che ci criticano
hanno forse dimenticato i crimini commessi dal regime
di Saddam Hussein contro gli iracheni e contro l'umanità",
premette Majid. E al premier italiano l'esponente iracheno
replica ricordando che "alla fine della seconda guerra mondiale,
Mussolini è stato processato per un solo minuto.
Il giudice gli ha chiesto il suo nome e alla risposta
'Benito Mussolini' gli ha detto: 'il tribunale vi condanna
a morte' e la sentenza è stata eseguita immediatamente".
"I Paesi europei che condannano
l'esecuzione - prosegue Majid - dovrebbero ricordare
che "non hanno il diritto di interferire negli affari degli
altri paesi, che hanno le loro proprie leggi".
Nei giorni scorsi, prima
dell'esecuzione della condanna a morte di Saddam,
Prodi aveva reso ufficiale la posizione dell'Italia
che, aveva detto, resta "contraria alla pena capitale,
sempre e comunque", anche nel caso dell'ex presidente
iracheno. "Pur senza voler sminuire i crimini di cui si
è macchiato Saddam Hussein e la ferocia con cui ha
gestito il potere durante il regime - aveva aggiunto il presidente
del Consiglio - e pur nel rispetto dell'autonomia e della
legittimità delle istituzioni irachene, non posso non
esprimere la ferma contrarietà del governo italiano e mia
personale alla condanna a morte dell'ex rais".
Lo scorso 29 dicembre,
appena un giorno prima dell'impiccagione, Prodi
aveva rivolto un appello a chi aveva condannato Saddam
"affinché prevalgano la saggezza e la magnanimità
". "La decisione di procedere all'esecuzione di Saddam Hussein
- aveva detto - ci riempie di sgomento".
(31 dicembre 2006)
da "La Repubblica" <http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/esteri/iraq-105/maliki-prodi/maliki-prodi.html#up>
Felice Anno
Nuovo
SADDAM E' STATO
IMPICCATO: MEGLIO COSI'
E' stato impiccato all'alba. Mi vengono in mente
due considerazioni, una umana e l'altra politica.
Ho sempre avuto dubbi sul proclama assoluto di dogmi quali
" nessuno tocchi Caino ". Penso che in questo campo si dovrebbe
distinguere astenendoci di pronunciare formule etiche
di principio che assomigliano tanto, troppo, ad espressioni
religiose. Saddam non è stato un assassino comune,
di quelli che agiscono in relazione a situazioni contingenti,
e nemmeno un serial killer che ha provato impulsi irrefrenabili
e patologici ad uccidere. Non ha ucciso per soldi, per gelosia
o per mille altri motivi di umana meschinità verso i quali
è auspicabile, se non clemenza, almeno una risposta di
livello più civile. Saddam ha perpretato stragi sistematiche
e continuate per oltre trent'anni, di avversari politici e minoranze
etniche e/o religiose in maniera del tutto simile a quelle
nazifasciste nei confronti dei quali responsabili gli stati
occidentali misero in piedi Norimberga. Non si capisce per quale
motivo i glorificatori della decisione del CLN di uccidere Mussolini
( meno responsabile di Saddam ) senza processo oggi belino sul
collo tirato di questo stronzo. Saddam, e molti come lui, non sono
Caino, sono mostri che nascono al fine di privare della vita altri
esseri umani ed è un fine che perseguono freddamente, per
anni. Lasciarlo al mondo sarebbe stato, a mio avviso, un affronto
a quelle decine di migliaia di morti che si è lasciato dietro,
niente dogmi quindi e cominciamo a comprendere che ci sono tante
eccezioni nei buoni principi, così tante che i buoni principi
sarebbe meglio sussurrarli piano piano anzichè gridarli a gran
voce.
Dal punto di vista politico....stiamo
scherzando? Se l'obbiettivo è quello di
dare credito al governo irakeno come si poteva fare
a meno di giustiziare rapidamente Saddam? Nel mondo arabo
la pena di morte per impiccagione è di gran lunga
la minore delle pene da infliggere ad uno come Saddam, se fosse
stato diversamente pochi avrebbero capito in Irak,
nessuno avrebbe compreso una trasformazione della pena
nell'ergastolo e anche chi aderisce alle politche del nuovo
governo irakeno avrebbe iniziato ad avere seri dubbi. Saddam
diventerà un martire sunnita? certo, sicuro che lo diventerà
perchè laggiù le cose funzionano così. Ma
se fosse rimasto vivo, oltre ad i suoi fedelissimi che
magari aumentaranno un po' avrebbe messo in testa seri dubbi
anche nei suoi avversari....è morto Saddam, il mondo non
è meglio di prima ma nemmeno peggio, solo un po' più
coerente.
Mirko Bacci
Massima del giorno
Spesso, coloro che si ammantano nella nobiltà
del loro operato, ciò fanno per evitare più
accurati controlli su di esso.
G.P.
MOLLICHINA
Migliore (Rc), oggi: “Aboliamo lo scalone e aumentiamo
le pensioni minime”. L’anno venturo: “Aboliamo
il lavoro, aumentiamo i salari!”
CI SI PUÒ
FIDARE DELLA SCIENZA?
La lettura di un libro di filosofia della scienza
può gettare nello sconforto. Si credeva di avere
delle certezze indubitabili e si apprende che proprio
quelle certezze non sono tali. Anzi, sono istituzionalmente
discutibili e ribaltabili. Il colpo di grazia lo
dà poi il criterio della Fehlbarkeitstheorie, o
Fälschungsmöglichkeit di Karl Popper per cui (riassumendo)
“una proposizione può definirsi scientifica
solo se è falsificabile”. Parole da cui parecchi deducono
che, essendo falsificabile, è sbagliata o almeno
dubbia. E questo è un errore.
Si prenda un’affermazione non falsificabile, per
quanto banale: “Ieri notte ho sognato mio nonno”.
Chi può dimostrare che la cosa sia vera? E chi può
dimostrare che sia falsa? Ecco perché in nessun caso
questa può essere un’affermazione scientifica.
Un esempio più serio è l’affermazione secondo
cui “Leonardo è un artista più grande di
Raffaello”: essa è inconfutabile non nel senso che
nessuno possa dubitarne ma, al contrario, nel senso che non
è dimostrabile né che sia falsa né che sia
vera. Nel campo del gusto, e in generale dell’arte, le dimostrazioni
sono impossibili. Nello stesso modo è non falsificabile
un’affermazione come “Dio esiste” perché, come ha
spiegato Kant, la non esistenza o l’esistenza di Dio non si
possono provare. Se viceversa qualcuno afferma che “il tale
medicinale abbassa la pressione”, basta fare degli esperimenti
in ospedale per sapere se l’affermazione è vera o falsa.
Se si dimostra vera, l’azione di quel medicinale diviene una
piccola “verità scientifica”; se invece l’abbassamento
della pressione non si verifica, la tesi è confutata
e quell’affermazione – che pure era scientifica perché
falsificabile – si rivela falsa.
La falsificabilità, come si vede, non corrisponde
affatto alla falsità, che è solamente
una delle sue possibili conclusioni. Chi prova a falsificare
una teoria (a partire dalla stessa persona che l’ha
formulata) lo fa spera ndo di sbattere sempre contro conferme
di essa, tanto da poter affermare che non ha falle. Viceversa,
le affermazioni delle quali non è possibile dimostrare
la falsità o la verità mediante un ragionamento
o un esperimento, non sono scientifiche. In questo senso la
cura Di Bella del cancro era scientifica perché falsificabile
ma, appunto, è stata dimostrata falsa.
Ovviamente la distinzione non è netta. Una
teoria scientifica è un’ipotesi che risolve
molti problemi e rimane scientifica anche se non li
risolve tutti: si ricordi la lunga discussione sulla
natura quantica od ondulatoria della luce. Essa ha comunque
diritto di soppiantare la teoria preesistente se risolve
un maggior numero di problemi. Il sistema tolemaico è
stato soppiantato dal sistema copernicano non perché
il primo non fosse scientifico, ma perché quello nuovo
spiegava più cose, e meglio. Fino a non lasciare zone
d’ombra. Viceversa la psicoanalisi è una teoria molto discutibile
perché difficilmente falsificabile nel senso popperiano
del termine. Molti sono sorpresi dall’idea – tuttavia banale
- che una verità scientifica è tale fino a prova del
contrario.
Dal punto di vista sociale,
le questioni sollevate dall’epistemologia sono state una
manna per chi aveva tanta voglia di mettere in discussione
la scienza come fonte di “verità”. Molti sono stati
felici quando Heisenberg ha formulato la legge per cui “è
impossibile determinare contemporaneamente posizione e quantità
di moto o di energia e tempo di misura di una particella con
una precisione superiore a un valore dato”. Questo “principio
di indeterminazione” per molti appariva come una mazzata al
determinismo scientifico. Nello stesso modo, alcuni tentano
pateticamente di ribaltare l’evoluzionismo per tornare
ad un improbabile (e “infalsificabile”) creazionismo.
La scienza ride delle contestazioni dei profani.
Mettere in dubbio la rotondità della Terra è
un esercizio per perdigiorno. Una diagnosi di cancro
all’ultimo stadio non lascia spazio né alle incertezze
né ai miracoli. È solo ai margini della
scienza che regna l’incertezza: ma è un’incertezza che
a volte promette verità future. Inoltre, nella realtà
corrente gli uomini non hanno da fare con l’infinitamente grande
o con l’infinitamente piccolo: pochissimi si occupano d’astronomia
o vanno a sbattere contro quel famoso “principio di
indeterminazione” e quasi nella totalità dei casi la
scienza formula affermazioni perentorie che sarebbe sciocco
discutere. Come sarebbe sciocco mettere in dubbio l’attrazione
della Terra. Del resto, basta abbandonare a se stesso un bicchiere
di cristallo ad un metro dal suolo per sentire la realtà
darci del cretino con fragore.
La scienza è una grande conquista dell’umanità
ma non bisogna commettere l’errore di attribuirle
compiti non suoi. La scienza non deve e non può
occuparsi di Dio. Così come non ha il compito
di distinguere il bene dal male, il bello dal brutto, il
buono dal cattivo. Sono tutti campi scientificamente “infalsificabili”.
E chi crede che un grande scienziato, solo perché
tale, sia più saggio o intelligente di altri
in campi non scientifici, si sbaglia di grosso. Come era
incongruo, per dimostrare l’esistenza di Dio, citare il
fatto che ci credesse Einstein.
Gli uomini hanno veramente bisogno di mitizzare qualcuno
o qualcosa. Per loro o la scienza è un imbroglio
(e mitizzano la filosofia), o credono che
essa sia l’unica fonte di verità e che possa risolvere
problemi non suoi. Galileo e Bacone vanno ringraziati
perché ci hanno regalato, con gli sviluppi del
loro metodo, la lavatrice e la televisione: ma per quanto
riguarda la felicità, la saggezza, il bene e il male,
continueremo a discuterne con Socrate e Pascal.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 30 dicembre
2006
Gerald Batten
su Prodi - Litvinenko - con sottotitoli
(clicca sull'immagine, si aprirà la pagina
di YouTube, nella striscia Search digita il
nome Prodi e clicca su Search, si aprirà una nuova
pagina, il video si trova sotto il titolo "Prodi spia
del kgb)
GUZZANTI: LA MIA
RISPOSTA A PRODI E A TUTTI COLORO CHE
DA SINISTRA PRETENDONO DI CRITICARMI PER
ESSERE STATO IMPECCABILMENTE RESPONSABILE E ISTITUZIONALE,
COME I FATTI DIMOSTRANO
Ho molto apprezzato la spasmodica prudenza con cui
il signor Presidente del Consiglio dei Ministri ci ha
voluto far sapere che le commissioni parlamentari devono
fare il loro lavoro e non cercare di far paura agli avversari
politici. Tuttavia, per quanto prudente fino a rasentare la
crisi di nervi, una tale presa di posizione somiglia a quella
di chi avverte che non sta bene derubare gli anziani o bollire
i bambini durante le carestie. Ma Prodi tira in ballo i costi
delle Commissioni e dice che ‘La commissione Mitrokhin e’ costata
un sacco, come anche la commissione Telekom-Serbja. Bisogna
riflettere, le commissioni parlamentari non possono essere
strumentalizzate per abbattere gli avversari politici”.
E lì si sbaglia di grosso, perché la Commissione
Mitrokhin è costata pochissimo rispetto alla Commissione
Stragi (l’unica paragonabile per omogeneità)
con la differenza che la Stragi non ha neanche prodotto una
relazione finale, ma al massimo un interessante libro-intervista
del suo presidente, mentre la Commissione Mitrokhin ha
prodotto ben due relazioni: una discussa e approvata a maggioranza
che è dunque un documento del Parlamento della Repubblica
e una seconda che è rimasta una “relazione del
Presidente” perché fu presentata a campagna elettorale
aperta e tre commissari ritennero più importante
la loro campagna e fecero mancare il numero legale. Ma anche
quella seconda relazione porta le firme dei commissari ed
è un documento del Parlamento.
Circolano poi da quando Scaramella è in prigione
le notizie più stravaganti sulla Commissione.
Adesso si discute seriamente del fatto che il
consulente Scaramella non mi avrebbe avvertito del “diminuito
pericolo” rispetto ad un possibile attentato, come se
costui fosse stato, anziché un collaboratore della
Commissione, un ufficiale di polizia. Scaramella per
la verità non mi parlò mai di un attentato nei miei
confronti, ma mi avvertì di aver passato alla polizia
di Stato alcune informazioni da lui ricevute, credo da
Litvinenko, sul transito del famoso camioncino ucraino che
portava imprecisate armi.
Furono le agenzie di stampa a rendere noto il sequestro
e gli arresti il 16 ottobre del 2005 e fu il cortese
direttore del Mattino di Napoli ad avvertirmi
con una telefonata amichevole che i suoi redattori presso
la Procura avevano raccolto una voce secondo cui io
avrei potuto essere l’obiettivo di un attentato. Al processo
di teramo ho udito di nuovo e più volte questa spiegazione,
anche se nessuno me l’ha fornita ufficialmente. La notizia
fu comunque pesante: le granate Rpg servono per far saltare
una casa, una macchina blindata, un carro armato e io presi
moglie e figli e li portai fuori dall’Italia per un paio di
settimane. Presi atto del fatto che lo Stato mi aveva elevato
la scorta al secondo livello come l’ambasciatore di Israele
e sta di fatto che da tre anni vivo come un recluso agli arresti
domiciliari.
Ma l’idea che il dottor Mario
Scaramella dovesse, lui, avvertirmi del fatto che,
non so in base a quali valutazioni, il rischio nei
miei confronti dovesse considerarsi diminuito, mi appare
strampalata e del tutto impropria: Scaramella non era
il mio addetto alla sicurezza e poiché l’arresto
degli ucraini e il sequestro delle granate furono operati
dalla polizia di Stato, ho sempre pensato e ancora penso
che siano la Polizia o gli organismi di intelligence a doversi
occupare di queste faccende e non un consulente di Commissione
parlamentare.
Ho trovato poi altrettanto bizzarra, per non dir
altro, l’idea che possa essere stata considerata
sbagliata la mia scelta, che al contrario rivendico
come istituzionale e saggia, di non voler incontrare
personalmente sia Alexander Litvinenko che qualsiasi
altro dei russi che erano le fonti personali del consulente
Mario Scaramella. Benissimo ho fatto perché così
ho evitato, malgrado le sue insistenti richieste, di incontrare
il tristemente famoso Eugenij Limarev che ha fornito
la prima fabbricazione contro di me a Repubblica, dicendo
di avermi incontrato e di aver avuto da me indicazioni sulla
fabbricazione di dossier su esponenti politici.
Voglio anche a questo proposito essere chiaro ancora
una volta: la Commissione Mitrokhin ha lavorato
per quattro anni nel silenzio più sconfortante,
compiendo un lavoro noiosissimo e serissimo e non si
è mai e poi mai occupata di costruire dossier o comunque
li si voglia chiamare sul conto di esponenti politici.
L’unico politico sul quale non ho redatto alcun
“dossier” ma su cui viceversa ho indagato pubblicamente
e alla luce del sole è stato Romano Prodi (ma
per questioni meno rilevanti ci siamo occupati anche di
Lamberto Dini e Massimo D’Alema nella loro qualità
di Presidenti del Consiglio durante la gestione del
dossier Mitrokhin) i cui comportamenti mi sembravano e
mi sembrano tuttora degni di attenzione storica - non
giudiziaria – sia per la cosiddetta “seduta spiritica” che
fece scappare i brigatisti che avevano Moro, sia per il fatto
che la società Nomisma a Mosca fosse in joint-venture
direttamente con il braccio economico del Kgb, e poi
per la benevola approvazione in corso d’opera del golpe
contro Gorbaciov, per il fatto che il Sismi sotto la sua responsabilità
di Presidente del Consiglio violò le norme della legge 801
e non indagò mai sul materiale Mitrokhin e infine
perché il povero Litvinenko (morto ammazzato) riferì
che il suo amico ed ex capo Anatolij Trofimov (morto ammazzato
anche lui) gli aveva sconsigliato di vivere in Italia
“dove ci sono tantissimi politici legati al Kgb e dove Prodi
è il nostro uomo”.
Per carità,
forse mi sbaglio, forse sono un visionario,
ma indagando su questi aspetti della vita politica
del professor Prodi io ho ritenuto di assolvere
a quanto la legge 90 del 2002 prescriveva alla Commissione
bicamerale parlamentare d’Inchiesta sul dossier
Mitrokhin e l’Intelligence italiana.
Quindi, mai furono costruiti dossier di sorta,
ma semmai un esposto denuncia che io stesso un anno
fa, il 22 dicembre 2005, portai con le mie mani a Palazzo
di Giustizia a Piazzale Clodio di Roma e consegnai nelle
mani del gentilissimo signor procuratore capo dott. Giovanni
Ferrara, che poi provvide a inoltrare al Tribunale dei ministri
e che, se ricordo bene, mi offrì un tè nel
suo studio. Altro che sordidi dossier.
Quindi il presidente Prodi non ha di che lamentarsi:
come lui stesso ricorderà, il 2 dicembre
del 2005 io esposi tutte le ragioni che consideravo
e considero valide per indagare su di lui in una emittente
televisiva privata, la “Nessuno tv” che poi ho saputo
da Cossiga essere molto vicina a Massimo D’Alema. In quell’occasione
il professor Prodi annunciò una querela che poi la prudenza
gli suggerì di non portare avanti.
Colgo l’occasione, l’ho già fatto una volta
in chiave semiseria e lo faccio oggi in chiave serissima,
per esprimere un dubbio: vuoi vedere che c’è
qualcuno che aizzandomi contro i cani cerca di farmi inferocire
per danneggiare proprio il professor Prodi e contribuire
alla sua demolizione? Non è una domanda peregrina.
Io credo che lo stesso professor Prodi dovrebbe porsela: la
Commissione Mitrokhin era finita ed era silenziata, tutto
taceva, tutto era calmo. Poi, l’uragano. Un caso? Certamente,
spiega Gordievsky, non per caso Litvinenko fu avvelenato
in modo tale da far passare proprio Scaramella per il suo assassino.
Certamente non per caso Scaramella è stato illuminato come
un topo in trappola e sbattuto in galera, udite udite, per aver
calunniato un agente del Kgb che secondo lui ordiva attentati.
Ora – sottopongo l’osservazione al prudente professor Prodi – ve l’immaginate
voi un collaboratore della Commissione Stragi, quella che stabilì
che ogni fatto di terrorismo dipese dalla Cia, arrestato e gettato
nelle segrete di Regina Coeli per aver “calunniato” un agente della
Cia? Suvvia, neanche la fantasia più perversa potrebbe mettere
in scena un tale evento.
Invece oggi abbiamo Scaramella in galera per aver
calunniato un uomo del Kgb, Litvinenko morto ammazzato
e un fuoco di batteria di interviste prefabbricate
e, alla verifica, più o meno false.
Adesso la novità
del giorno sarebbe che io dovrei spiegare perché non volli
ascoltare Alexander Litvinenko in Commissione Mitrokhin,
dopo aver saggiamente scelto di non incontrarlo privatamente,
perché questo sarebbe stato istituzionalmente inaccettabile.
Ebbene, la ragione è che Alexander Litvinenko, che non
era un collaboratore della Mitrokhin ma una fonte personale
e privata di un collaboratore della Mitrokhin, non
era un testimone diretto di nulla. Purtroppo, l’appena assassinato
Litvinenko poteva soltanto citare l’appena assassinato
Trofimov. Non sapeva nulla dell’Italia, ma sapeva che chi sapeva
dell’Italia gli “aveva detto che”. Inoltre, non c’era assolutamente
il tempo e il modo, in chiusura dei lavori di vincere le feroci
resistenze dell’opposizione di sinistra nella Commissione
e di convocare un Ufficio di Presidenza allargato, che
a sua volta convocasse una assemblea generale.
La mia decisione da Presidente era e resta sovrana:
io non devo né posso risponderne a nessuno.
Ho agito secondo la mia coscienza e secondo la legge,
fra l’altro proprio a tutela di Prodi e a tutela della
Commissione che io non volevo fosse usata come strumento
di campagna elettorale.
Per questo, quando Mario Scaramella depositò
i materiali che aveva elaborato e raccolto su Litvinenko
e li portò, come era suo dovere, alla Commissione,
io mi assunsi la responsabilità di fermarli all’Ufficio
del protocollo segretandoli. E lì sono rimasti.
Ma accadde anche un fatto esterno, che ho già
ricordato: il 3 aprile di quest’anno il deputato europeo
britannico Gerald Batten chiese in una seduta pubblica
una commissione d’inchiesta sui trascorsi di Prodi
con l’Unione Sovietica citando il suo “elettore Alexander
Litvinenko che mi ha riferito quel che gli disse il generale
Trofimov e cioè che l’Italia è piena di politici
collusi con il Kgb e che là Romano prodi è
il nostro uomo”. Questa uscita pubblica di Batten fu separata
e indipendente dall’attività della Commissione Mitrokhin,
anche se lo stesso Batten riferì nell’Europarlamento
che Litvinenko aveva fornito le stesse informazioni
anche al Parlamento italiano.
Dunque, ricapitolando, Scaramella non mi doveva
dare alcuna informazione sul “livello” di pericolo,
alto o basso, in cui mi trovavo; Litvinenko non fu da
me incontrato per una scelta istituzionale; non fu possibile
neanche iniziare una procedura di audizione per
mancanza di tempo; non ritenni che le sue dichiarazioni,
per quanto scioccanti sul “nostro uomo”, dovessero essere
date in pasto al pubblico essendo purtroppo indimostrabili.
Certo, aggiungo oggi,
l’assassinio di Litvinenko e le sue modalità pongono
la scena sotto altre luci e altre ombre. Io oggi
mi sento autorizzato a pensare che qualcuno abbia voluto
chiudere la bocca a quel povero profugo e abbia anche voluto
infangarlo e distruggerne la credibilità, per
depotenziare le sue rivelazioni. E sono molto curioso di
vedere se e quali linee investigative i magistrati avranno
il coraggio di prendere, oltre quelle a tutela della indubbia
onorabilità di un vecchio agente del Kgb.
Il Giornale, 29
dicembre 2006
PROVOCAZIONE ASTRONOMICA
Possiamo smettere per un po’ di parlare di politica?
Tesi 1: se l’universo è in espansione, deve
avere un centro. Tesi 2: se l’universo è in
espansione in tutte le direzioni con la stessa
accelerazione, la terra è al centro dell’Universo: e
questo sembra francamente inverosimile.
Questo testo propone un quesito ai competenti,
partendo da alcun osservazioni elementari e
riducendo il problema a due dimensioni: per riportarlo
alle tre dimensioni basterà poi aggiungere le
direzioni “su” e “giù”.
S’immagini un uomo al centro di una piazza, con
intorno altri quattro uomini. Se questi uomini
si allontanassero da lui uno verso nord, uno verso
est, uno verso sud e uno verso
ovest
a velocità costante (o con accelerazione uguale e
costante), si avrebbe la situazione che si ha osservando
l’universo dalla Terra: tutti gli astri si allontano
da noi a velocità tanto maggiore quanto più sono lontani,
e questo allontanamento è uguale (nella nostra
ipotesi a due dimensioni) in tutte e quattro i punti cardinali.
Ma l’universo, ci insegnano, non ha un centro.
L’espansione è nello stesso momento in tutte
le direzioni e ogni corpo si allontana dall’altro:
sopra, sotto, a destra e a manca. Solo che la cosa
non pare possibile. Si torni all’esempio della piazza.
Ci sono quattro uomini uno vicino all’altro e, a cento
metri ad est da loro, un quinto uomo. Ora ecco che i quattro
uomini, come nella prima ipotesi, si allontano verso
i quattro punti cardinali. I due che vanno verso nord e
verso sud, cioè lungo una rotta tangenziale rispetto
al quinto uomo, rimarranno pressoché alla stessa distanza
dal quinto uomo. Quello che andrà ad ovest si allontanerà
dal quinto uomo alla stessa velocità di cui all’ipotesi
precedente, mentre l’uomo che va verso est dovrebbe addirittura
avvicinarsi al quinto uomo piuttosto che allontanarsene.
L’ipotesi che sia possibile un movimento uniformemente accelerato
di allontanamento da un astro da parte di tutti gli altri
è possibile solo se questo astro è al centro dell’universo.
E poiché pare veramente improbabile che il centro dell’universo
sia un pianeta insignificante come la Terra, o anche una
stella di quarta categoria come il Sole, si chiedono lumi a
chi ne sa di più.
Perché questo è un problema che lascia
veramente perplessi.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 28
dicembre 2006
LA PENA DI MORTE
PER SADDAM HUSSEIN
Alcuni sono contro la pena di morte sulla base
di argomentazioni. Dicono per esempio che si tratta
d’una pena “inumana”, che non si può mai escludere
l’errore giudiziario, che la pena capitale è irreversibile
ed altro ancora. Altri hanno come argomento centrale
un sentimento di rigetto. Sono contro la pena di morte,
e basta. Quasi rifiutano di discutere la cosa. Costoro,
come Giacinto Pannella, sono spesso lodevoli nella loro coerenza:
sono incondizionatamente contro la pena di morte per chiunque,
incluso il peggiore degli uomini. Incluso Saddam Hussein.
Poiché però
ci sono persone che preferiscono ragionare su qualunque
cosa, e che si fidano moderatamente del proprio sentimento,
si desidera porre una questione. Chi è contro
la pena di morte comunque, lo è perché
considera la vita umana sacra, tanto che l’uomo non ha potere
su di essa. Ma questa affermazione richiede una dimostrazione.
Se si dice che “la vita è un dono di Dio” si deve provare
l’esistenza di Dio; che Dio abbia creato la vita; e che
la vita sia un dono. Una strada tutta in salita. E comunque
l’argomento non è opponibile a chi non crede all’esistenza
di Dio, a chi non crede in un Dio provvidenziale e infine
ai molti che, per le più diverse ragioni, non reputano
che la vita sia un dono ma un’occasione di sofferenza.
Rimane il secondo argomento fra quelli scelti
per aprire la discussione: che la pena di morte sia
inumana. Indubbiamente essa è tale se si pensa
alla fredda organizzazione e ai particolari triviali
dell’esecuzione, all’eventuale sofferenza del condannato
e all’angoscia sua e delle persone cui dovesse essere
caro. Ma tutto questo significa che la pena è “inumana”?
Certamente no. Se uccidere l’uomo fosse inumano, lo stesso
condannato non avrebbe ucciso. Nella maggior parte delle specie
animali la violenza intraspecifica non conduce alla morte
del simile, neanche nel corso degli scontri più furiosi
per le femmine. Mentre l’omicidio è una delle caratteristiche
umane come lo è quell’omicidio di gruppo che si chiama
guerra e che poche altre specie animali (per esempio le formiche)
conoscono.
Infine il problema dell’errore giudiziario. È
certamente un argomento serio, anche se non serio come
farebbero credere i tanti film: al cinema pare
infatti che nel braccio della morte ci siano solo innocenti
ingiustamente condannati. Tuttavia, l’orrore per
un’esecuzione capitale inflitta a qualcuno che poi
si scopre innocente è giustificato e va tenuto da conto.
Per questo bisognerebbe che il giudice (o la giuria) fossero
estremamente sicuri della colpevolezza dell’accusato.
Come del resto richiede qualunque legislazione civile. Ma nel
caso di Saddam Hussein la colpevolezza era evidente ancor
prima che il processo cominciasse. Lasciando da parte le
uccisioni in massa, come quella di cui al processo; lasciando
da parte lo sterminio dei curdi; lasciando da parte le torture
e gli assassini commessi all’ingrosso in suo nome, Hussein
si è reso colpevole perfino di assassini privati e familiari:
quando i suoi due generi fuggirono in Giordania, egli dopo qualche
tempo dichiarò pubblicamente che li perdonava e che potevano
tornare a Baghdad. Quelli gli credettero e lui all’arrivo li fece
uccidere. Nel caso di Saddam Hussein il dubbio sulla colpevolezza
può averlo solo un analfabeta o qualcuno che non legge i giornali.
Ecco perché si invitano qui i lettori a dire
per quale ragione, a loro parere, bisognerebbe
sostenere l’azione di Pannella oppure per quale
ragione bisognerebbe giudicarla fuor di luogo.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 27
dicembre 2006
LETTERA AD UN AMICO DI
SINISTRA
Mio caro amico,
mi sorprendo a guardarti come si guarda il coniuge
mentre si discute della separazione legale. Da
un lato si sa che è la soluzione migliore, che non
è il caso di tirare avanti, che il seguito non potrà
che essere peggiore. Dall’altro ci si chiede smarriti:
ma non è questa la persona di cui mi sono
un tempo innamorato? non è questa la persona con
cui ho condiviso anni belli? non è forse vero che
ci intendevamo così bene, che ci sentivamo nati
per stare insieme?
Con l’amico di sinistra ho infatti in comune tante,
tante cose. Lui desidera ardentemente il bene
dell’umanità, e anch’io lo desidero; lui vuole
la pace nel mondo e la voglio anch’io; lui auspica
la pietà per i più deboli e io pure la vorrei.
La lista delle convergenze è così lunga che
la lascio a mezzo. Anche perché, contrariamente a tanti
che si sentono dei moderati e sono dei filistei, sono personalmente
molto sensibile agli ideali. Sono disinteressato; sono quasi
uno svagato adolescente che dà più importanza
all’arte e all’amicizia che al denaro; un immaturo, se si vuole.
Quasi fossi di sinistra anch’io. E tuttavia la separazione legale
è inevitabile. Infatti non ci dividono i fini, ci dividono
i mezzi.
I
l mio amico di sinistra
vorrebbe migliorare l’umanità. Vorrebbe convincerla
a fare piuttosto il bene comune che il proprio. Anche
perché, se tutti lo facessero, ognuno avrebbe
alla fine anche più di quello che avrebbe avuto
agendo solo nel proprio interesse, per puro egoismo.
La collaborazione, la concordia, la scrupolosa
onestà e l’amore vicendevole producono risultati
meravigliosi, anche economicamente. E il mio amico
potrebbe chiedermi: non sei forse d’accordo?
Certo che sì, risponderei. In quel mondo
si vivrebbe tutti meglio ed io sarei prontissimo
a fare la mia parte, forse cercherei perfino di
dare il buon esempio. Ma io credo all’esperienza.
E tutte le frasi che precedono sono ammorbate da
una paroletta piccolissima e devastante: “se”. Se l’umanità
fosse così, se si comportasse cosà, se si facesse
questo, se si facesse quello. E non ci si chiede abbastanza
se l’umanità ne sia capace. Non si guarda alle esperienze
concrete del passato. Ci si rifiuta di vedere che tutti
gli esperimenti fondati sull’ideale hanno prodotto miseria
e disastri, mentre gli esperimenti fondati sulla concorrenza
spietata, e perfino sull’egoismo e sull’avidità,
hanno prodotto prosperità. Semplicemente perché
ciò che si fonda sull’egoismo ha basi solidissime nella
natura umana, ciò che si fonda sull’altruismo conduce
il fallimento. L’altruismo è una molla debole. Così
debole che di solito finisce con il maltrattamento dell’altruista
da parte degli egoisti. O addirittura con lo sfruttamento
dell’intera società da parte di un egoista che parla di altruismo:
si chiama dittatura del proletariato.
Ecco ciò che mi separa dall’amico di sinistra.
La penso come lui. Vorrei – come lui – che l’umanità
fosse diversa. Ma mentre lui spera che lo sia, magari
domani, io non lo spero. Né domani né mai. Gli
animali sgomitano per mangiare per primi e di più,
magari minacciando i più deboli e obbligandoli ad aspettare
per vedere se ne rimarrà per loro. Il più forte
si nutre per primo e ovviamente fa la parte del leone. L’uomo
è diverso, mi direbbe il mio amico. Ed è vero, sembra
diverso. Quando c’è abbastanza da mangiare. Quando
si è in pace. Quando non si corrono rischi. Ma quando si
tratta di sopravvivere, quando si rischia di morire di fame,
allora gli uomini dimenticano le buone maniere; e sgomitano;
e ringhiano e mordono come cani randagi.
Sono costretto a separarmi dal mio amico di sinistra
perché lui crede che gli uomini possano divenire
angeli, mentre io temo che perfino gli angeli, sotto
il manto di luce, nascondano coda e piedi caprini.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 28
dicembre 2006
SCARAMELLA E' STATO
MESSO IN GALERA PER AVER CALUNNIATO UN AGENTE UCRAINO. NON CI CREDETE? FATE
MALE: QUESTA E' L'ITALIA, BABY
A cominciare
da questa lettera al direttore de "il Giornale",
Capperi,net seguirà, con articoli e
commenti, la vicenda legata alla "Commisione
Mitrokhin"
Caro direttore
Qualche volta ho usato della tua ospitalità
non come giornalista, ma come presidente della
Mitrokhin, visto che di quella Commissione bicamerale
d'inchiesta a nessuno importava un fico secco:
non una notizia in un telegiornale, niente Vespa,
Ballarò, Matrix, nulla di nulla mai. Allora mi
disperavo, sia da giornalista che da parlamentare per
lo stato della (dis)informazione in Italia.
Bei tempi, verrebbe da dire oggi. Di colpo, senza
alcun preavviso, accade una serie di fatti imprevedibili.
Alexander Litvinenko (un russo di cui pochissimi
in Italia oltre me conoscevano l'esistenza) scopre
di essere stato avvelenato e, facendo due più due,
pensa di aver avuto la polpetta dal suo commensale Maro
Scaramella al famoso Sushi Bar di Piccadilly Circus
di Londra. E di colpo, flash!, si accendono tutti i fari,
gli spot, le torce elettriche del pianeta mediatico puntate
su un solo uomo: l'equivoco, ambiguo, misterioso italiano
(gli aggettivi vengono venduti in kit da 10, 20 e 30 pezzi)
che sedeva con il povero russo trasportato in ospedale,
senza capelli e che è probabilmente l'assassino.
Insomma, Scaramella. Ancora nessuno parlava di Polonio
210 e anzi nessuno sapeva neanche che cosa fosse.
Poi si scopre che il povero Litvinenko non è
stato ammazzato con il Tallio (un topicida) ma con
un veleno nucleare che costa alcuni miliardi al
microgrammo e che è stato usato però in maniera
maldestra tanto che il vero luogo in cui l'avvelenamento
è avvenuto, l'hotel Millennium di Londra,
è contaminato e molti dipendenti si contorcono
dal dolore e vengono ospedalizzati.
A questo punto si scopre che
Scaramella con il polonio e con l'avvelenamento
di Litvinenko non c'entra niente, perché a dare
la polpetta avvelenata al russo erano stati quattro
agenti maschi una donna che si erano piazzati già da
due settimane nell'hotel Millennium aspettando che Scaramella
arrivasse a Londra per l'annuale sessione dell'International
Maritime Organization e che incontrasse l'esule amico
della povera Anna Politkovskaja.
Che le cose siano andate in questo modo me lo ha
spiegato "on the record" Oleg Gordievsky che
ha collaborato con Scotland Yard e che è stato
fatto passare per il grande accusatore di Scaramella,
mentre è in realtà il suo paladino e strenuo
difensore come posso dimostrare, a differenza di qualcun
altro che non può dimostrare niente. La sua intervista
è stata pubblicata sul tuo Giornale
Non so se i nostri lettori, caro direttore, si
rendono conto dell'enormità della cosa: tutto
tace per anni su di me, la Mitrokhin e Scaramella finché
una squadra di assassini non viene inviata a Londra per
ammazzare Litvinenko e per incastrare Scaramella,
sicché la conseguenza cronologica successiva
è che in Italia, da quel momento non un istante
prima, si scatena l'inferno mediatico su Scaramella e
poi su di me come ex Presidente della Commissione Mitrokhin
e quindi sulla Commissione stessa e sull'intero Parlamento
della precedente legislatura versando fango con le idrovore
sulla parte politica che oggi è in minoranza parlamentare,
benché sia maggioranza larghissima nel Paese.
E qui veniamo all'arresto di Scaramella della
vigilia di Natale e la sua traduzione a sirene
spiegate a Regina Coeli a Roma. Ho passato la giornata
di ieri a rispondere a colleghi giornalisti italiani
e stranieri che mi facevano tutti la stessa domanda:
che ne pensavo di quell'arresto, che cosa sapevo,
che cosa potevo dire.
Ho risposto che Mario Scaramella sapeva di trovare
le manette sotto la scaletta dell'aereo quando
ha deciso di rientrare perché ha detto: "La polizia
inglese mi ha avvertito di essere tenuta a far
sapere alla polizia italiana con quale volo rientrerò.
Ciò può voler dire una sola cosa: che intendono
arrestarmi e di fare del mio arresto un momento mediatico,
sbattendomi nei telegiornali e sulle prime pagine".
Gli avevo chiesto perché non trascorresse almeno
i tre giorni di Natale a Londra per rientrare il 27, oggi, e
mi ha dato questa risposta: "Io qui ho finito quel che dovevo
fare. La polizia inglese mi ha rilasciato un attestato di ringraziamento
per la collaborazione e non ho motivo per restare qui.
Se vogliono farmi passare Natale in carcere anziché
con i miei bambini, che posso fare? Ho la coscienza a posto
e le carte in regola".
Questo è
quanto so. Ho poi letto sulle agenzie che quest'uomo
sarebbe stato arrestato per un reato veramente
grave: calunnia aggravata e continuata. Contro
chi? Qualcuno ha pensato a Prodi, ma il presidente
del Consiglio non c'entra. Sembra invece che c'entri
un ucraino che Scaramella avrebbe accusato di terrorismo,
non so. Giudichino i lettori: il tremendo Scaramella,
il personaggio oscuro e ambiguo perché lavorava
per la Commissione Mitrokhin, viene catturato come
un terrorista sotto l'aereo che lo riporta a casa e messo
in gattabuia perché accusato di calunnia nei confronti
di un uomo dell'intelligence ucraina, un certo Talik.
Dì la verità, direttore, hai mai sentito
una storia del genere? Un uomo sbattuto in galera a Natale
per un ordine di custodia cautelare, cioè di arresto,
per aver calunniato un agente segreto ucraino?
Intanto, come sai, subito dopo la morte di Litvinenko,
il quotidiano "La Repubblica" ha pubblicato
il 26 novembre, un mese fa, una devastante intervista
che era stata tenuta nel cassetto per quasi due anni,
di un certo Eugenij Limarev e un'intervista postuma a
Litvinenko, il quale che non può smentire e di cui
a quanto pare non esiste alcuna registrazione. Questo
Limarev, che io non ho mai voluto conoscere malgrado le sue
insistenze, mi ha accusato di reati da ergastolo, come aver
predisposto una sorta di servizio segreto parallelo (c'è
sempre in Italia un servizio segreto parallelo, o "spezzoni
deviati" come si usa dire in sinistrese avanzato) e di aver
schedato insigni uomini politici e altri assolutamente ignoti.
Naturalmente è tutto assolutamente falso, salvo
il fatto che io ho indagato a lungo su Romano Prodi e l'ho fatto
alla luce del sole. Ma l'accusa si regge puntellandosi sempre
su Scaramella che viene servito ormai come un ibrido fra
Scaramouche e Pulcinella, spadaccino teatrale e maschera napoletana.
Nessuno chiede frattanto conto a Repubblica del
fatto che ha taciuto di gravissime notizie di
reato, ancorché false, e di averle tirate fuori quando
a Londra scatta la trappola a due posti, una mortale per
Litvinenko e una mediatica per Scaramella. Nulla da obiettare.
Tutto regolare. Nessuno chiede neanche le prove dell'attendibilità
delle interviste, dichiarate "on the record". Nessuno si
chiede neanche perché Gordievsky sia oggi tanto
furioso per quel che gli è stato attribuito fra virgolette
e mi abbia chiesto la versione inglese dell‚articolo, o
come mai sia svanita, come il sorriso del gatto del Cheshire,
proprio l'intervista di Gordievsky dal sito del quotidiano
che l'ha clamorosamente pubblicata.
Nessuno si chiede
nulla. Tutto normale, nel mondo mediatico in cui la
sinistra comanda e spadroneggia. Nessuno,
neppure, chiede al signor ministro degli Interni con
quale coraggio e con quali risultati abbia lanciato una
"inchiesta sulla Commissione Mitrokhin" che in realtà
era un'inchiesta sul personale di polizia, servizi e
carabinieri, sulla base dell'unica intervista di Limarev
pubblicata - bravi, avete indovinato - da Repubblica.
Nessuno ha trovato nulla da commentare sul fatto
che il Copaco, che ha il potere di controllo sui
servizi segreti, abbia certificato come bufala
l'ipotesi di una collaborazione ambigua e losca fra
"spezzoni" di servizi segreti e la Commissione Mitrokhin.
Tutte ipotesi demenziali, ma che hanno consigliato
quel simpatico personaggio che si chiama Clemente Mastella
a dichiarare che "Guzzanti è indifendibile".
Da quali accuse, di grazia, signor Guardasigilli?
Insomma, non è questo, signor direttore,
un Paese meraviglioso? In Pinocchio, il giudice
avverte il burattino:"Mio caro, il fatto che siate
innocente è la più lampante dimostrazione che
siete colpevole". Ora, gentile direttore, io non
voglio abusare né dell'ospitalità, né
della pazienza dei tuoi lettori i quali, quasi soli nel panorama
del "lettorato" italiano, hanno almeno avuto il
privilegio di una informazione costante della vicenda
Mitrokhin.
Ma in genere i poveri italiani, finché non
si è scatenato l'inferno determinato dall'assassinio
di Litvinenko e dalla trappola londinese del
Kgb per Scaramella non hanno saputo nulla di nulla della
Commissione, dei suoi noiosissimi, burocratici,
ma fondamentali lavori, sicché gli italiani
di fronte all'arresto di Natale del mostro Scaramella
sono frastornati, non capiscono molto, salvo il fatto che
tutto ciò non quadra, che tutto ciò appare
come un infernale meccanismo ad orologeria, comprese le
mie famose intercettazioni vergognosamente illegali e che
costituiscono un attacco golpista alle prerogative del
Parlamento, nelle quali però, badi bene, io prendo
a male parole proprio Scaramella accusandolo di volermi
dare come prove, prove che a mio parere non provavano nulla.
Dunque, se proprio le famose intercettazioni dimostrano la
mia trasparenza, quelle intercettazioni diventano però
una miscela esplosiva se mescolate con le invenzioni del mercenario
Limarev con cui il famoso quotidiano cui ho dedicato io stesso
quattordici anni della mia vita ha aperto le danze di questo ballo
satanico-politico volto a screditare metà dell'Italia,
metà degli italiani, metà del Parlamento.
A chi mi chiede che cosa mi aspetto, rispondo
con la rituale fiducia nella magistratura: i
magistrati hanno un'occasione d'oro per mostrare
trasparenza e verità. Alcuni di loro li conosco
e so che politicamente sono orientati in maniera diversa
dalla mia. Sono sicuro che la loro opinione politica non
farà loro velo e spero dunque che facciano presto e
bene il loro lavoro.
Quanto a me, la mia
forsennata campagna per la verità non conoscerà
soste né tentennamenti: qualcuno qui ha commesso l'errore
madornale di scoperchiare per metà il vaso di Pandora-Mitrokhin
che era stato tenuto prudentemente serrato per anni. Adesso
scoprono che non potranno più a richiuderlo e questo
sarà un bene per la verità e, di conseguenza, un
bene per la libertà giacché, ne converrai anche
tu caro direttore, non si dà libertà se la verità
è tenuta in ceppi e torturata con le tenaglie.
Grazie ancora una volta per avermi ospitato.
Sen.
Paolo Guzzanti - Già Presidente della Commissione
Mitrokin
(per
altre informazioni, www.paologuzzanti.it
)
Massima del giorno
Se avessero chiesto al cardinale Bellarmino "Quanto
fa 5 x 5?" forse avrebbe risposto: "Quid prodest
ecclesiae?"
G.P.
MOLLICHINE
È stato rivelato che i radicali hanno messo
statuine gay nel presepe. Non solo: pare che i pastori
abbiano una relazione innaturale con le pecore.
D'Alema sostiene Siniora e Abu Mazen. Visto il
suo intuito politico, siamo preoccupati per loro.
I sindacati dell'Alitalia minacciano l‚ipotesi
estrema del blocco totale. Risultato che però
si otterrebbe anche più facilmente col fallimento.
I preti preoccupati per la nuova legge sulle
"coppie di fatto". Alle amanti potranno continuare
a negare il matrimonio, ma il Pacs?
Gesù
e Maria palestinesi
E' finito il Natale. E' finita Chanukka'. E' arrivata
la neve in Israele e, finalmente , tanta pioggia.
.
I fedeli cristiani a Betlemme erano pochi per
la Messa del 25 dicembre, ogni anno di meno.
Dal 90% di prima porcesso di "pace" di Oslo i cristiani
si sono ridotti al 9% contro il 90% dei musulmani
e, se si va avanti di questo passo, Betlemme
finira' per diventare la citta' del C'era una volta...C'era
una volta una citta' che diede i natali a un bambino
ebreo di nome Gesu'...e a Betlemme arriveranno i cristiani
dal resto del mondo ma non ci saranno piu' nativi cristiani
nella citta'.
Arafat aveva ridotto i cristiani palestinesi
alla stregua di dhimmi, abitanti sottomessi dell'ANP,
minacciati quotidianamente dal governo mafioso
e terrorista del Boccadirosa in kefiah, soggetti
al pagamento del pizzo per lavorare.
Oggi il potere e' di hamas e i pochi cristiani
rimasti continuano ad avere paura, vengono
scacciati dalle loro case per far posto a islamici,
i loro affari vengono boicottati , sono costretti
ad osservare il Ramadan e la Sharia, hanno paura di
portare al collo la catenina con la croce.
Il Primo Ministro Ismail Haniyeh, a Teheran per
la conferenza negazionista della Shoa' , ha detto
di essere il protettore della terra islamica di
Palestina.
Naturalmente gli
arabi e gli europei loro seguaci dicono che i cristiani
se ne vanno da Betlemme per colpa di Israele e
della guerra, semplice no? Dare la colpa a Israele
va sempre bene, tutti ci credono, tutti lo accettano.
Abbiamo dovuto digerire ben altro, abbiamo dovuto
sopportare la falsificazione della storia del Medio Oriente
versione Arafat il quale ha cambiato i numeri, ha fatto credere
che i palestinesi esistessero qui da sempre, li
ha fatti discendere prima dai cananei, poi dai
filistini, lui poteva, il mondo gli credeva, era ai suoi
piedi. Tutto quello che usciva dalla sua bocca era la sacra
verita' e il risultato e' stato la demonizzazione di Israele
e il disconoscimento del suo diritto all'esistenza.
Che gli arabi siano arrivati a moltiplicarsi
in Palestina come conseguenza della presenza
ebraica non interessa, che nel 1800 siano stati
poche migliaia aumentando via via che gli ebrei offrivano
loro lavoro tirandoli fuori dalla miseria dei
paesi da cui fuggivano non lo dice nessuno.
Che le immigrazioni arabe in Palestina siano
avvenute dal 1880 al 1948 non lo crede nessuno.
Che, grazie agli ebrei, la mortalita' dei bambini
arabi sia diminuita verticalmente non interessa.
Per anni, e ancora oggi, la propaganda di Arafat
e' stata Vangelo, si sono scritti libri di storia
falsificati, i media hanno strombazzato ai quattro
venti le sue teorie aumentando in occidente e a dismisura
l'odio contro gli ebrei, facendo rinascere da sotto
le ceneri l'antisemitismo.
Ma Arafat ha fatto molto di piu' , non solo ha
cambiato la storia mettendo Israele perennemente
sul banco degli imputati e parlando della sua
obbligatoria distruzione, Arafat ha rubato a Gesu'
la sua ebraicita' e lo ha fatto passare per palestinese.
Gesu' non era un ebreo per Boccadirosa in kefiah,
Gesu' era arabo palestinese, figlio della Palestina,
quale non si sa .
Arafat , oltre a essere un grande criminale ,
era anche pazzo ma le sue teorie folli , le
sue menzogne indegne, la sua retorica piagnucolante
hanno messo radici e dalle radici sono nati
i suoi cloni e ancora oggi un buon numero di cattocomunisti
e' pronto a giurare, contro ogni logica e prova storica,
che Gesu' fosse un arabo palestinese.
Lo ricorda inesorabilmente,
circa una volta all'anno, Vauro con
le sue vignette ignobili, sempre puntuale lui con
i suoi disegnini di Gesu' Bambino che piange e
si lamenta perche' ancora aggredito dai cattivi giudei.
Lo ricorda quest'anno quel giornale britannico
che fa dell'antisemitismo la sua battaglia di sempre
,l'Indipendent che , come avvisa Honestreporting,
approfitta delle feste di Natale per descrivere
Maria, Madre di Gesu', come una "rifugiata palestinese
a Betlemme" e parla delle donne palestinesi incinte
come "Le Marie del 21 secolo che soffrono come la Maria
di 2000 anni fa".
Si puo' ridere, ci si puo' chiedere come sia possibile
essere tanto miseramente idioti ma
dobbiamo pensare con paura, che un solo uomo
e' riuscito in 40 anni di potere assoluto a rubare Gesu'
ai cristiani di Betlemme , a defraudare Gesu' della
sua ebraicita' e a cambiare la storia del Medio Oriente
facendo diventare Israele il demonio "occupante terra
palestinese".
Una bugia ripetuta in un mondo antisemita diventa
subito verita' assoluta e
Arafat ha fatto per 40 anni un corso propedeutico
di odio che continua a dare risultati in
Occidente e nel mondo arabo-islamico.
I sentimenti antiebraici del mondo occidentale
hanno trovato in Arafat un profeta del Male
e gli ebrei e Israele continuano a pagarne le conseguenze
perche' il profeta ha figliato e oggi abbiamo
Hamas, abbiamo Ahmadinejad, abbiamo i Neturei Karta,
abbiamo conferenze per appurare che l'Olocausto non e'
mai esistito e che la sua invenzione e' servita solo a
creare uno stato fittizio , Israele, che, essendo fittizio,
deve essere distrutto.
Quante volte abbiamo sentito queste teorie
diaboliche uscire dalla boccaccia di Arafat mentre
veniva coccolato dai cattocomunisti occidentali
e portato in trionfo di nazione in nazione in Europa.
Betlemme non tornera' mai piu' quella di una volta,
tempo una decina d'anni, sara' la citta'
del "c'era una volta".
Forse solo oggi la Chiesa si sta rendendo conto
che aver protetto e aiutato un mostro per dare
addosso a Israele ha portato al dissolvimento
della popolazione cristiana nei territori palestinesi,
popolazione che oggi non raggiunge
il 2%. I cristiani palestinesi devono ringraziare Monsignor
Sabbah e la sua politica filoterrorista e filoarafattiana.
Non bisogna mai dimenticare queste verita', mai
dimenticare il Male fatto dal terrorista palestinese
piu' amato, protetto e finanziato dal mondo.
Non dimentichiamolo mai, bisogna parlarne, bisogna
ricordare, bisogna smentire, dobbiamo difenderci
anche da questo , non solo dalle bombe, dobbiamo
difenderci dal Male perche' le colpe verranno
date al capro espiatorio di sempre, Israele.
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com
LA
SOLUZIONE DEL PROBLEMA INSOLUBILE
Narra la leggenda che nella città di Gordio
c’era un aratro il cui timone era fissato con
un nodo così stretto e complicato che – si diceva
– chi fosse riuscito a scioglierlo sarebbe divenuto il padrone
del mondo. Poi a Gordio arrivò Alessandro il Macedone
che estrasse la spada e tagliò il nodo. Era un problema
insolubile o no? La risposta dipendeva da come si pretendeva
che fosse risolto. Nel corso dei secoli i problemi sono
stati spesso risolti alla maniera di Alessandro Magno. Il problema
dello spazio vitale, per esempio. Non solo le invasioni barbariche
stanno lì a dimostrare che una popolazione può
sterminarne un’altra e vivere serena sul suo territorio
ma il procedimento si è ripetuto un’infinità di
volte. Ancora nel Settecento e nell’Ottocento i coloni
americani hanno scacciato o massacrato i pellerossa. I selvaggi
fondamentalmente non erano agricoltori e potevano sopravvivere
disponendo di spazi pressoché sconfinati, i coloni invece
avevano bisogno di terra da coltivare e di steccati per i loro
allevamenti. Lo scontro fu inevitabile e prevalse il più
forte. Il problema insolubile fu risolto.
Gli esempi di soluzione di problemi insolubili
non si limitano alle invasioni. In Iraq arriva
la democrazia e la gente dà libero sfogo
alle proprie tendenze alla violenza. Sotto Saddam Hussein
non c’erano né libertà né scrupoli di
umanità e di terrorismo non si parlava neppure.
E non è un’eccezione: non ci sono stati né
terrorismo né moti di piazza contro Stalin, Hitler,
Mao. Quando la repressione è feroce il rivoluzionario
si calma. E in Iraq ci sarebbe presto la pace, almeno
nelle strade, se tornasse al potere un nuovo Saddam Hussein.
La gente sarebbe torturata e uccisa in luoghi chiusi.
Un ultimo esempio è quello della Palestina.
Anche questo è un problema insolubile:
Israele è disposta a dare mezza Palestina,
i palestinesi la vogliono tutta, ammazzando tutti
gli israeliani. È difficile concepire un compromesso.
Anzi, non esiste, come giustamente dice Al Zawahiri.
Ma se per sciogliere questo nodo non fosse obbligatorio
usare le mani, se fosse lecito usare la spada, il problema
cesserebbe d’essere insolubile. Israele dovrebbe sterminare
i palestinesi? Certamente no. Ma ci sarebbe da essere
tanto, tanto più contenti se tutti coloro che creano
problemi risolubili con la spada si rendessero conto che,
in fondo, beneficiano della benevolenza del loro nemico.
Tutti i simil-ribelli che sfilano per le strade
dei paesi democratici, tutti coloro che rivedono
le bucce al sistema democratico, tutti coloro che
si stracciano le vesti se un potente rubacchia un
po’, sembrano ignorare che stanno usufruendo di un
lusso che non è stato concesso né a tutti i
popoli né in tutti i tempi. Il tiranno di Siracusa
mise a morte un fedele cortigiano che gli raccontò di
aver sognato che lo uccideva. Ecco uno che sarebbe stato difficile
contestare.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 27
dicembre 2006
Natale, appunti
a margine.
È Natale ed ho appena scritto un pezzo in
cui dico che gli spietati fanno regnare l'ordine
e non hanno, apparentemente, nemici. Anche perché,
al minimo sospetto, li ammazzano. Ho anche aggiunto
che molti dei problema reputati insolubili di fatto
sono perfettamente solubili, se si ammazzano alcune
migliaia o decine di migliaia di persone. Poi guardo il calendario
e vedo che è la vigilia di Natale. E mi chiedo
perché mi devo sempre inchiodare al realismo. Perché
non mi debba consentire, per alcune ore, di sognare, sognando
sogni natalizi.
L'umanità è molto infelice perché
è poco saggia. Se sapesse che un comportamento
onesto e morale, che la generosità,
fra innamorati prima e coniugi poi, schiude la
porta del paradiso, che bisogna preferire l'amicizia
al trionfo sull'altro, come sarebbe diverso il mondo!
Ma è inutile predicare queste cose. Gli
uomini, come i bambini, preferiscono mettersi
nei guai piuttosto che seguire i consigli dei filosofi.
E anzi, quanto più ricchi sono, tanto più
si lamentano; quanto più liberi sono, tanto
più criticano la democrazia del loro tollerante
paese: non c'è spazio per la felicità.
In troppi la rifiutano, in nome di una mitologia di felicità.
E allora non rimane che tendere la mano a chi ci somiglia,
a chi ci vuol bene, a chi condivide con noi l'amore
disincantato per una vita che, se affrontata con saggezza,
può anche essere piacevole.
Al sottoscritto non rimane che augurare a tutti
la metà della propria felicità fatta
di nulla. Se nulla è essere sereni, amare
la solitudine e la propria compagna, e il bicchiere
di grappa che mi tiene compagnia in questo
momento.
Amen.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
Con gli occhi
pieni d'oro
A Parma, in quest'inverno gentile, val la
pena d'andarci solo per visitare - in centro, dietro
piazza Garibaldi - la chiesa della Steccata.
Già a raccontare del nome - Steccata -
si metterebbe in crisi la noia di un pomeriggio
natalizio ...ma è altra storia.
Qui, ora, a raccontare dell'arcone del
presbiterio, preziosissimo scrigno, e non
solo per lo scintillio dei 6300 fogli d'oro
usati per cornici e rosoni.
Basterebbe l'azzurro del lapislazzolo o il rosso
scarlatto, e il rosa, il verdino, il celestino,
il violaceo dei motivi ornamentali, commestibili
allegorie di terra, acqua e fuoco. Basterebbero,
al centro, quelle sei raffinate fanciulle, tre per parte,
dai biondi capelli raccolti ad evidenziarne colli
sottili.
Fanciulle, dal portamento e dalla gestualità
elegantemente non anoressica, come i lunghi abiti
che sembrano usciti freschi freschi da una sfilata
di Vivienne Westwood (www.viviennewestwood.com)
e posano leggeri su fianchi e seni ben torniti.
Fanciulle, che portano sul capo preziosi
vasi d'argento pieni di gigli bianchi, simbolo
della loro condizione verginale e scambiano
tra loro due lampade: accese e brillanti quelle
delle Vergini Sagge, spente quelle delle Vergini Stolte.
Dieci anni, e un poco di galera, son occorsi
al Parmigianino per finire il racconto evangelico
(Matteo, XXV, 1-13); la, in alto, sull'arcone
del presbiterio della chiesa di Santa Maria della
Steccata a Parma.
Si, ci tenevano, quelli della Compania
della Steccata, a veder finito il lavoro.
Ci tenevano, per via di quelle fanciulle
vergini che, per tradizione, si recavano in processione
dalla Steccata al Duomo e dalle mani del Vescovo ricevevano
una borsa, ricamata dalla Compania, contenente
simbolicamente la dote. Dote che sarebbe stata
loro consegnata al momento del matrimonio o della monacazione.
Oggi, dimenticata la tradizione ma non il Parmigianino,
la in alto, nell'arcone, puoi ammirare
quel preziosissimo scrigno.
Testa all'insù - meglio verso le 17,
quando c'è messa e le luci s'accendono -
con gli occhi pieni d'oro.
cp, 24 dicembre 2006
Massima del giorno
L'Occidente non distingue cause giuste da
cause sbagliate, ma cause di moda da cause non
di moda.
G.P.
MOLLICHINE
È stato rivelato che i radicali hanno
messo statuine gay nel presepe. Non solo:
pare che i pastori abbiano una relazione innaturale
con le pecore.
D'Alema sostiene Siniora e Abu Mazen. Visto
il suo intuito politico, siamo preoccupati
per loro.
Prodi a Berlusconi operato negli Stati Uniti:
"Torna presto". O mi si sfalda l'Unione.
Libertà entro Roma per Barbara Balzerani.
Potrebbe andare a trovare Priebke, che pare
non possa uscire di casa.
Fioroni riforma la maturità: la rende
più seria. L'avesse fatto Berlusconi, lìavrebbe
resa meritocratica e discriminatoria.
Gianni Pardo
149 parole
Quando un argomento è trattato da troppi
e troppo a lungo, se ne può parlare
solo se si ha qualcosa di assolutamente speciale
da offrire. Su Welby offro la brevità (meno di
150 parole). Il giudizio sul suo caso dipende solo da
questo: che si sia religiosi o no. Solo i religiosi possono
credere che la vita sia un dono di Dio. Chi non è
religioso si ritiene padrone del proprio corpo e della propria
vita. Questo vale anche per l’aborto, la legge 40 e in ogni
altro caso in cui il comportamento di uno non danneggia la
vita di un altro. Come per esempio avviene con l’omosessualità.
Il resto delle discussioni nasce dal fatto che chi
è religioso vuole convincere gli altri che
le tesi che sostiene non sono religiose ma “naturali”.
Come se fosse naturale che un uomo porti gli occhiali.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 22 dicembre 2006
L’ABORTO VIRILE
Qualcuno una volta ha scritto che la possibilità
concessa alla donna di abortire nelle prime
settimane di gestazione nasce anche dal diritto
di non accettare nel proprio corpo un ospite
sgradito il quale – appunto – non si limiterà a
nove mesi di permanenza, ma esigerà in seguito
d’essere curato, accudito, spesato ed educato. Magari
per una ventina d’anni o più. “Ma è suo
figlio!”, obietteranno le anime belle, senza vedere
la petitio principii: se la donna rifiuta la maternità,
è proprio che figli non ne vuole. Ma questo discorso
riguarda il passato: nei paesi sviluppati la possibilità
legale dell’aborto nelle prime settimane di gestazione è
un dato corrente e lo si darà per acquisito. In
modo da discuterne da un punto di vista esclusivamente
laico e partendo dall’ipotesi che la gravidanza sia il frutto
di un incolpevole errore della coppia.
I casi di possibile
contrasto di opinione fra i genitori sono
due: madre favorevole all’aborto e padre
contrario, padre favorevole all’aborto e madre contraria.
Attualmente, se il padre desidera il figlio e la donna
lo rifiuta, nessuno può obbligare la donna a proseguire
la gravidanza. Se invece il padre desidera l’aborto
e la madre lo rifiuta, nessuno può obbligare la donna
ad abortire: l’uomo sarà padre contro la sua volontà.
È evidente disparità fra i due sessi. In ultima
analisi decide la donna. De iure condendo (cioè se
si dovesse emanare una legge), quale sarebbe la soluzione giusta?
Nel caso la donna sia per l’aborto, non ci
dovrebbero essere discussioni: si tratta
del suo corpo. Suo è il fastidio dell’essere
incinta (in spagnolo, significativamente,
embarazada), suo è il dolore e il rischio del
parto. Nessuno può imporle il figlio. Il problema
dunque nasce solo nel caso in cui l’uomo non lo
voglia e la madre sì. Qui non si tratta più
di dolore fisico (quello dell’aborto legale, nelle prime
settimane di gravidanza, è comparativamente insignificante),
ma di vedersi imporre la prole. Perché il
bambino che nascerà sarà figlio di quell’uomo
esattamente quanto di quella donna, con la stessa quantità
di geni e Dna.
Il problema è forse insolubile. Non
basterebbe infatti che l’uomo si dissociasse
da questa gravidanza, tanto da essere esonerato,
per legge, dall’aver cura del bambino.
Non solo perché si priverebbe il bambino,
incolpevole, del sostegno di uno dei genitori, ma
perché per la coscienza sociale un padre che non si
cura dei suoi figli è un immorale. D’altro canto,
come imporre alla donna un aborto, se non lo vuole?
Come intervenire sul suo corpo, se lei non è d’accordo?
Per il diritto questo è inammissibile.
Lasciando la porta aperta a tutte le opinioni
- inclusa quella cattolica per cui l’aborto
è sempre un male e un peccato da evitare
- si potrebbe concludere che il problema, essendo insolubile
giuridicamente, può condurre a formulare solo
una raccomandazione morale: anche nell’interesse del
bambino, la donna non dovrebbe portare avanti una gravidanza
sgradita al padre, perché rischierebbe di mettere
al mondo un bambino orfano dalla nascita. Inoltre
violerebbe gravemente la libertà dell’uomo,
imponendogli un figlio, non diversamente da come ogni società
che vieta l’aborto impone alla donna d’avere il figlio,
anche quando è la conseguenza di uno stupro.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
<http://www.pardo.ilcannocchiale.it/>
- 21 dicembre 2006
E' morto Piergiorgio
Welby
UNA SOCIETÀ
SENZA CATTOLICI
In un lungo articolo sul “Corriere della
Sera” (Una società senza cattolici), Galli
Della Loggia sostiene che in Italia i laici sono
larghissima maggioranza nei media e proclamano
dovunque le loro idee, mentre i cattolici finiscono
con l’apparire una sparuta e debole minoranza.
Se vengono negate le loro idee, essi reagiscono solo con
un imbarazzato silenzio. Quando infine il dibattito non
può escludere il punto di vista religioso, l’illustrazione
di questo punto di vista è affidata a prelati,
sottolineando così, involontariamente,
la marginalità di quel punto di vista. Tuttavia, conclude
Della Loggia, questa disparità è artificiale.
Nel paese la religione è molto più sentita
di quanto si possa capire seguendo televisione e giornali:
come dimostra il voto sulla legge 40.
La tesi è condivisibile nei risultati
- cioè nei fatti che abbiamo sotto gli occhi
- ma non nelle cause.
La conoscenza della dottrina cristiana è
generalmente molto scarsa. Non solo essa
è placidamente ignorata da chi si dichiara
miscredente, ma perfino molti sedicenti
cattolici “credono in Gesù ma non in tutte le
cose che dicono i preti”. Per questo non vanno a messa,
divorziano, hanno una vita sessuale prima del matrimonio
o anche un’amante durante il matrimonio. Non sanno
neppure che leggere gli oroscopi è peccato e non si
confessano mai. Galli Della Loggia dovrebbe chiedersi
se i cattolici italiani non siano semplicemente dei
benpensanti, perplessi quando si discutono punti di
dottrina che in fondo non convincono neanche loro.
E che per questo reagiscono con un imbarazzato silenzio.
La comprensione
del fenomeno esige che si risalga ad
un livello più generale. La religione
sacralizza i principi fondamentali della convivenza.
Il primo istinto, dopo quello di conservazione
dell’individuo, è quello della sopravvivenza della
specie. Per questo la maternità è sacra,
non si deve fare male ai bambini e infine i maschi di
molte specie si scontrano violentemente per le femmine
senza che questi scontri siano letali. La religione include
nella sua dottrina questi principi istintuali. Il divieto
contenuto nel quinto comandamento di Mosè è
in realtà un dato etologico. Tutte le regole che migliorano
la convivenza divengono norme religiose e il decalogo è
molto vicino ad essere un codice penale.
Gli intellettuali, o perché di tendenze
di sinistra (il marxismo non era forse chiamato
materialismo storico?), o perché seriamente
miscredenti, dànno l’impressione che il
paese sia molto laico: e non è vero. Tuttavia
il fenomeno sottostante alla attuale situazione
italiana non è la religione, è la progressiva
scristianizzazione della società e la reductio
della religione al suo dato etico comunemente accettato.
Molti cioè confondono il dato morale col dato religioso
e si credono religiosi perché onesti. Un’indagine demoscopia
in cui si chiedesse seccamente “Lei è cristiano?”
direbbero che l’Italia è composta da persone religiose
all’ottanta per cento ma in realtà coloro che sanno
in che cosa credono e che seguono le prescrizioni della
Chiesa sono una minoranza sparuta.
Ecco perché il voto sulla legge 40, di
cui parla Galli Della Loggia, è
tutt’altro che una prova della religiosità
italiana. La protezione della vita è il
più forte imperativo naturale e rimane ben
impresso nei cuori di tutti. Non c’è bisogno
della Chiesa (che vieta anche il suicidio, l’aborto e
perfino l’onanismo) perché la gente si opponga a
che “sia soppressa una vita”. Senza che le interessi sapere
che cosa sia effettivamente un embrione, che cosa possa
sentire, che utilità si potrebbe trarre dalle
cellule staminali e il resto dei problemi. Se si
parla di questo argomento, l’ovvia risposta è che “nessuna
vita umana dev’essere soppressa”. E basta.
In Italia chi non delinque si crede un buon
cattolico e dimentica che la religione
è fatta anche di riti, di credenze, di dogmi,
di imperativi non meramente morali: e in questo
inganno cade anche Galli Della Loggia, mentre
nel nostro paese abbiamo solo un cristianesimo di facciata.
Chi crede veramente in qualcosa non si vergogna di proclamarlo
alto e forte, soprattutto in una società in cui
non si rischia nulla neanche dicendo le enormità
che dice quotidianamente Diliberto. E se la nostra appare
una società senza cattolici è perché,
in larga misura, è effettivamente senza cattolici. I “tiepidi”
non sono veri credenti. Sono degli opportunisti che
non si vogliono inimicare nemmeno Dio: se esiste.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 21 dicembre 2006
PALESTINA SENTIMENTALE
La ragione è fredda, calcolatrice,
egoista: soprattutto nei rapporti umani
non può avere buona stampa. Il sentimento
è nobile, bello, generoso e ovviamente
molti parteggiano per il sentimento. Tuttavia
gli stereotipi, in questa dicotomia, possono dimostrarsi
falsi. Il cane che per affetto vi applica due zampe
fangose sul vestito bianco non può che essere
assolto, sulla base del sentimento: ma chi paga la
smacchiatoria? La ragione è l’eco mentale della
realtà e neanche il sentimento può prescinderne.
I popoli sono più o meno sentimentali.
Totalmente sentimentali o quasi sono
i primitivi, semplicemente perché in essi
non si è ancora sviluppata la mentalità
dell’adulto: e per questo i libri di etnologia spesso
studiano in parallelo i comportamenti del bambino,
del pazzo e, appunto, del selvaggio. Il massimo di
razionalità si ha invece in quei paesi in cui si
è avuto un grande sviluppo culturale e tecnologico,
unito ad una decadenza degli atteggiamenti fideistici:
un buon esempio è l’Olanda, considerata appunto il
paese-cavia di ogni audace modernismo.
La Palestina è un caso emblematico.
In primo luogo in essa il tenore di vita
è veramente misero e dunque lo sviluppo culturale
e perfino il contatto con la tecnologia raffinata
sono scarsi: col risultato che la mentalità
scientifica non raggiunge alti livelli. Poi da decenni
i palestinesi sono stati incoraggiati ad avere atteggiamenti
poco realistici. Anzi, a non tenere conto della realtà.
Ammesso che gli arabi avessero tanta voglia di cancellare
l’esistenza di Israele, se dopo sessant’anni e quattro
o cinque guerre da cui sono usciti ogni volta in condizioni
peggiori di prima non ce l’hanno fatta, non sarebbe
realistico abbandonare il progetto? Ma questa è
mentalità scientifica. In concreto, non solo i palestinesi
non hanno imparato nessuna lezione, ma hanno continuato
ad alzare la posta. Incoraggiati in questo dagli altri paesi
arabi, che di loro si servono come d’una vetrina e di un alibi.
La stessa cosa avviene per quanto
riguarda economia e terrorismo. Prima c’erano
migliaia di frontalieri, persone che andavano
a lavorare in Israele e nutrivano bene la propria famiglia.
Col terrorismo Israele si è chiuso dietro
un muro e i frontalieri hanno perso lavoro e serenità
economica. I palestinesi sono arrivati all’assurdo,
quando Israele si è ritirato da Gaza, di distruggere
gli impianti produttivi israeliani invece di
continuare a servirsene per produrre ricchezza per
se stessi. Infine, sempre sobillati da coloro che non pagavano
di persona, hanno votato per un’organizzazione ufficialmente
terroristica come Hamas, perdendo le sovvenzioni
straniere. Oggi sono ancor più miserabili di prima
e gli impiegati statali rimangono senza stipendio.
In questi giorni si rischia lo scontro armato
fra Fatah e Hamas, cioè fra chi vorrebbe
mettere rimedio al disastro, magari riconoscendo
Israele e rinunciando al terrorismo, e
chi, sulla base di un voto demagogico, porta i palestinesi
a una vita ancora più disperata. E qui si torna
al problema sentimento-ragione. Hamas rappresenta
il sentimento e l’emotività, Abu Mazen (anche
se a capo di un’organizzazione squalificata e corrotta
come Fatah) rappresenta la ragione, cioè il tentativo
di evitare il peggio. Ma quante speranze ha? Hamas
è una sorta di Arafat collettivo. Il rais, se pure
manovrando con un’ambiguità e un’abilità molto
maggiori, non migliorò mai in nulla la situazione
dei palestinesi e tuttavia fu reputato il loro più
grande uomo di stato. Semplicemente perché, pur
intascando fondi immensi destinati ai palestinesi, li
accarezzò secondo il verso del pelo e coltivò
le loro fantasie.
La Palestina, oltre che un dramma politico
ed economico, è un caso di sottosviluppo
psicologico.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 19 dicembre 2006
AUGURI DI
FELICE CHANUKKA'
Il
25 di Kislèv cade la festa di
Chanukkà (Inaugurazione) che dura otto giorni.
Si chiama anche Chàg Haneròth
(festa dei lumi), Chàg Haurìm
(festa delle luci) e Chàg Hamakkabìm
(festa dei Maccabei). Era l'anno 165 a. E.V.
Quando Giuda, figlio del sacerdote Mattatià
e soprannominato Maccabeo, dalle iniziali delle parole
della frase: "Mi Kamòkha Baelìm Adon-i?"
(Chi è pari a Te, o Signore?) entrò nel
Tempio di Gerusalemme , a capo dei suoi valorosi seguaci,
sapeva bene quale fosse il suo primo compito: riconsacrare
il Santuario al Signore e abbattere gli idoli, fatti installare
dal re Antioco IV Epifane di Siria, sotto il cui
governo era caduta Èretz Israèl. Antioco,
infatti, voleva che gli ebrei abolissero completamente
l'osservanza della Torà e seguissero la religione e
la cultura greca, secondo le quali egli stesso era cresciuto.
Molti ebrei morirono piuttosto che tradire la loro fede
e ne è esempio, tra gli altri, il sacrificio di
Anna e dei suoi sette figli. Ma col passare del tempo, gli animi
erano giunti all'esasperazione e quando il vecchio Mattatià,
appoggiato dai suoi figli, diede il segno della rivolta,
molti non indugiarono a seguirlo.
Le forze di Israele, sotto il comando
di Giuda, riuscirono finalmente ad
affrontare e sopraffare il nemico, entrando
a Gerusalemme. Il Talmùd racconta
che quando gli Asmonei riconsacrarono il Tempio,
trovarono una piccola ampolla di olio puro, col
sigillo del Sommo Sacerdote. L'olio poteva bastare
per un solo giorno, ma avvenne un grande miracolo:
Nes gadòl hayà pò e l'olio
bruciò per otto giorni, diffondendo una bellissima
luce e dando così la possibilità ai Sacerdoti
di prepararne dell'altro nuovo. Allora fu proclamato
che il 25 Kislèv si festeggiasse l'avvenimento,
per tutti i tempi. Ancora oggi accendiamo i lumi per
otto sere, in ricordo non solo del miracolo dell'olio,
ma soprattutto del miracolo che pochi ebrei, con l'aiuto
del Signore, riuscirono a sconfiggere l'esercito
potente dei siriani.
Accensione
della lampada: La prima sera
si accende un solo lume, a partire dal lato destro
della lampada; ogni sera, per otto sere, si aggiunge
un lume in più, accendendo da sinistra
a destra. I lumi devono rimanere accesi per almeno
mezz'ora.
Di Shabbàth si accendono prima
la lampada di Chanukkà e poi quella di
Shabbàth; nelle altre sere si accende
dopo il tramonto.
È usanza sistemare la lampada
davanti ad una finestra o vicino alla
porta di entrata, a sinistra, perché
a destra c'è la mezuzà.
La lampada di Chanukkà è formata
da otto lumi che devono essere tutti in
fila, più uno, a sé stante, che è
chiamato shammàsh (servitore); questo ci
serve non solo per accendere tutti gli altri, ma
anche per darci una luce in più di cui possiamo usufruire.
Infatti, nell‚accendere la lampada, noi recitiamo
"Haneròth hallàlu" in cui si
dice che: "Questi lumi sono sacri e non ci è
permesso di servircene ma solo di guardarli, al
fine di rendere omaggio al Signore per i miracoli e i
prodigi e le vittorie da Lui operate".
(Da www.morasha.it)
LA FLAT TAX
L’aliquota fiscale è la percentuale
che si paga allo Stato e la curva delle
aliquote è il meccanismo per cui se guadagni
tot, pagherai con una certa percentuale,
se guadagni di più, pagherai con una percentuale
più alta. Se tutti pagassero con la stessa
percentuale, senza tener conto del totale guadagnato,
la curva diverrebbe una linea orizzontale e rappresenterebbe
la “flat tax”: la tassa piatta. Sulla sua opportunità
esiste un’accanita discussione fra moralisti, economisti
e studiosi di scienza delle finanze, tanto che qui
se ne parla più per lanciare un dibattito che per
fornire risposte. Ricordando tuttavia che essa non è
una fantasia di liberisti selvaggi: a favore di essa
c’è la testimonianza storica delle reaganomics, tanto
irrise sul momento, con cui Ronald Reagan tentò di avvicinarsi
alla flat tax e osò mettere in pratica le idee di Milton
Friedman. Egli non solo riuscì a ridurre le imposte dirette
ma, cosa stupefacente, ad aumentare gettito delle imposte.
Per rendere chiari a tutti i termini del
problema, è opportuno fornire un
paio di concetti. Tassazione diretta è quella
che colpisce l’individuo sulla base di ciò che
guadagna: se guadagni trentamila euro l’anno devi
pagarne, per dire, cinquemila di Irpef. Tassazione indiretta
è quella che i contribuenti pagano in occasione
del consumo: se compri dieci litri di benzina sborsi una
somma che per la maggior parte va allo Stato.
Le imposte indirette dànno un buon
gettito con poca o nessuna evasione; rappresentano
un’enorme semplificazione e sono meno irritanti:
i contribuenti infatti considerano il prezzo
complessivo del bene - non la percentuale d’imposte
- e al limite possono non pagare la tassa
astenendosi dal consumo. Contro di esse c’è
però il punto di vista morale: non è giusto
che il ricco paghi quanto il povero. A questo si potrebbe
già rispondere che l’economia è un branca
della conoscenza indipendente dalla morale ma la storia
non va a ritroso e oggi lo Stato tende sostituire la
Divina Provvidenza. Si sostituisce perfino al buon senso
del bonus pater familias. Il liberale vorrebbe
che lo Stato avesse solo la funzione di “impedire il male”,
non di “fare il bene”, ma il punto di vista etico è
oggi prevalente e va tenuto da conto.
In primo luogo
l’affermazione per cui “non è
giusto che il ricco paghi quanto il povero” è
discutibile: perché se ambedue chiedono lo
stesso bene, un cono gelato, sarebbe ingiusto
farglielo pagare di più. Egli ha già
pagato le imposte dirette con un’aliquota più alta.
In realtà poi il ricco paga sempre più
del povero, anche nel caso di una flat tax, per la semplice
ragione che consuma di più. Se compera più
oggetti, più servizi, più lussi, se fa molti chilometri
con una grossa automobile, paga molto di più
di quanto paghi il povero. In Italia invece la “mentalità
etica” è così forte, che non è piatta neppure la
tassa indiretta. Si fa pagare più caro il cono gelato
al ricco. Ecco la prova: lo Stato applica una tariffa più
alta per chi consuma molta elettricità, invece di fargli
uno sconto, come fanno i negozianti al buon cliente. Si paga
di più il telefono della seconda casa, benché il servizio
fornito sia minore di quello fornito dal telefono della prima casa.
E si potrebbe continuare.
Tuttavia la tassazione più odiosa,
perché più visibile, è quella diretta.
E infatti i contribuenti cercano di pagare
il minimo. Anzi, più alta è l’imposta,
più forte è l’incentivo all’evasione
e all’elusione. Tempo fa l’aliquota sui profitti
delle società era del 70% e l’impresa non
ne dichiarava. Truccava i bilanci e se non poteva
comprava nuove macchine o inventava spese pressoché
inutili: è meglio avere una macchinetta per il caffè
in più nell’atrio che dare quei soldi al fisco.
Come se non bastasse, a fronte di questa tendenza all’evasione,
ci sono per lo Stato i costi della repressione. Questa
assorbe una parte del gettito e provoca un enorme aumento
della conflittualità. I contribuenti infatti
fanno ricorsi su ricorsi che lo Stato non riesce ad espletare,
tanto che alla fine si vara un condono calcolando che è
meglio recuperare il trenta per cento del dovuto che perdere
l’intera imposta evasa. L’alta tassazione non è
priva di controindicazioni.
Le imposte sono assolutamente necessarie
perché il paese funzioni, ma bisognerebbe
trattare la materia prescindendo dall’atteggiamento
invidioso nei confronti di chi guadagna di
più. E non si parla di ricchi perché
la soglia è impossibile da stabilire: chi
guadagna mille euro al mese chiama ricco chi ne guadagna
duemila, chi ne guadagna diecimila chiama ricco
chi ne guadagna ventimila. Una tassazione di rapina è
stupida e non è neppure detto che provochi un incremento
del gettito. Il fisco ideale deve fornire allo Stato il necessario
e favorire nel contempo l’aumento del prodotto interno
lordo, senza scoraggiare il profitto. Perché in questo
caso si produrrebbe una ricchezza minore e la collettività,
malgrado ogni sforzo etico, sarebbe meno prospera.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 17 dicembre 2006 - P.S.
L’autore è tecnicamente, secondo i dati Istat, un
povero.
Massima del giorno
Non sono immortale e per questo accetto
ogni giorno come un valore in sé,
non come una promessa.
G.P.
MOLLICHINE
Il Sudan donerà
dieci milioni di dollari ad Hamas per far fronte
ai bisogni più urgenti. Dieci milioni in
tutto. Avranno pensato alla carta igienica.
La legge finanziaria: un unico emendamento
con 1.400 commi. Come dire un gatto con
mille e quattrocento zampe.
Prodi: "Ho scommesso tutto sulla Finanziaria
e la rifarei identica". Identica a quale delle
347 versioni?
Fassino ha annunciato che il prossimo congresso
"non segnerà l'esaurimento della sinistra
né lo scioglimento del suo principale
partito". Excusatio non petita.
Padoa Schioppa:
"Alitalia va gestita come un'impresa".
"Come" un'impresa. Perché non lo è?
Naomi Campbell, ripetutamente accusata
di percosse,ha deciso di non rimanere
mai sola con qualcuno. Se vorrà far
sesso, a scanso di rischi, lo farà con
un masochista.
Prodi sbaglia Finanziaria e paragoni:<<Nessuna
medicina è dolce e chi non
la vuole prendere non guarisce>>. Mai
assaggiato uno sciroppo per la tosse?
Presto sarà sdoganata la messa pre-conciliare.
In Vaticano ci si è accorti che
dopo tutto Dio il latino lo capiva.
Ahmadinejad è "felice d'essere contestato".
Noi saremmo felici di rivedere i contestatori.
Prodi: "C'è unità d'azione nel governo".
Con quella voce, può dire ciò
che vuole.
L'Alitalia in sciopero. E uno pensa a dei
marinai che fanno buchi nella chiglia del
Titanic.
Prodi: "No a ricerca sulle staminali embrionali".
La faranno altrove. E poi noi compreremo
le royalties per usare i medicinali con essa
creati.
Gianni Vattimo. "Non essere Dio". fascetta:
"Autobiografia eretica di un grande filosofo".
Passi il non essere Dio, che anzi sospettavamo.
Passi l'autobiografia, ed anche che sia eretica.
Ma grande filosofo?
I palestinesi si sparano fra loro e per
D'Alema è colpa d'Israele. Il ministro
degli esteri pensa solo a ciò che avviene
fuori d'Italia. Insomma è fuori di testa.
Avanti, c'e'
posto
Ehud Olmert e' tornato dal suo viaggio in
Germania e in Italia.
Successo diplomatico, baci e abbracci in
Italia, calorose strette di mano in Germania.
L'abbraccio tra Olmert e Prodi assomigliava
all'incontro tra due innamorati, peccato
che Prodi avesse lo stesso caloroso sorriso sul
suo faccione mortadelloso anche quando all'ONU aveva
incontrato il nano-Hitler di Teheran.
A Berlino nessuna manifestazione , forse
per il freddo.
A Roma invece non perdono mai l'occasione
per fare brutte figure e, come sempre,
e' stata raggiunta l'apoteosi della vergogna
con un corteo dei soliti fuori di testa della
sinistra e estrema sinistra, forum Palestina e kamerati/kompagni
vari che portavano un enorme striscione "OLMERT
PERSONA NON GRADITA-
PALESTINA LIBERA".
La Palestina potrebbe essere libera...peccato
che non c'e'.
Comunque alle mie rimostranze per questo
corteo inutile, stupido e razzista alcuni
amici mi ha risposto "In Italia si puo' dimostrare,
siamo in democrazia".
O bella, si! Peccato che le dimostrazioni
siano sempre contro Israele, e' solo
questo che mi lascia interdetta mica il nullafacentismo
dei fuori di testa di cui sopra.
Anzi, guarderei a questi sciagurati quasi
con simpatia se avessero avuto la fantasia
di fare anche una manifestazione contro il nano-Hitler
di Teheran in occasione della sua vergognosa
conferenza negazionista.
Allora si che gli amici avrebbero potuto
dirmi con orgoglio "In Italia si
puo' dimostrare, siamo una democrazia".
Che cavolo di democrazia manifesta contro
un'altra democrazia e tace davanti alle
prodezze razziste e negazioniste di un dittatore
islamico? Per lo meno una democrazia molto imperfetta
con al suo interno un gran numero di non democratici,
antiimperialisti di stampo nazista, fannulloni
di sinistra, pagliacci antisemiti, filopalestinesi
dei miei strivali.
I
noltre sono talmente
idioti da urlare ancora Palestina Libera,
antistorici e ignoranti!
Antistorici perche' negano il fatto che
gia' nel 1947 poteva essere creato uno stato
arabo-palestinese e non accadde per il rifiuto
arabo.
Ignoranti perche' ignorano completamente
la storia degli ultimi 60 anni e sono imbottiti
di propaganda.
In verita' non sono i soli e gli unici:
tutta Europa fa finta di non vedere e di
non sentire. Non hanno visto ne' sentito
quello che e' accaduto a Teheran liquindandolo
con uno sbadiglio annoiato. Non vedono che nei Territori
c'e' la guerra civile e continuano a ripetere
come dei poveri scemi che Abu Mazen vuole nuove elezioni
e che Abu Mazen fara' un governo di unita' nazionale.
Non vedo, non sento, non parlo, anzi per
parlare parlano e dicono che sotto sotto
tutto e' colpa di Gerusalemme naturalmente
e D'Alema, il grande ministro degli esteri, quello
che va a braccetto con hezbollah, dice a pappagallo
che bisogna sbloccare il processo di pace.
Di che processo di pace parla? Quello iniziato nel
1993 e mandato a puttane da Arafat? Parla forse della
Road Map mandata a puttane dal terrorismo? Di che cavolo di
processo di pace parla il signor D'Alema? Non sarebbe
il caso di fare un po' di pulizia in Europa , prima di parlare
di cose piu' grandi di lui?
La conferenza negazionista e' finita con
l'appello che l'entita' sionista , cioe'
Israele, debba essere cancellata dalla carta
geografica del mondo e , finita la festa gabbato
lu santo, nessuno ne parla piu' e se non se ne parla
significa che non c'e' stata. Semplice.
Hanno protestato alcuni giovani ebrei e
i coraggiosi studenti iraniani per
i quali bisognerebbe alzarsi in piedi ed applaudire.
Qualcuno lo ha fatto? No, nessuno si e' messo in
corteo per applaudire quei ragazzi, si mettono
in coreto per urlare palestina libera , gli idioti,
e gli studenti di Teheran sono rimasti soli col loro
coraggio.
Che tristezza e che vergogna.
L'Europa intanto sta atrtraversando,
in onore al nano/hitler iraniano, ondate
di antisemitismo tali da poterle paragonare a
quelle che hanno sconvolto il vecchio
continente prima e durante la guerra di Hitler.
Il sionismo nacque in Francia quando Theodor
Herzl assistette a orde di cittadini benpensanti
correre per le strade urlando " A morte gli ebrei"
drante il processo Dreyfus nel 1894.
Oggi in quella stessa Francia dove vivono
600.000 ebrei circondati da 6 milioni di
musulmani, accadono cose molto pericolose,
nel silenzio generale:
- A Lione un' auto e' stata lanciata contro
una sinagoga e data alle fiamme.
- A Montpellier il Centro religioso della
Comunita' ebraica e' stato incendiato,
come a Strasburgo e a Marsiglia.
- A Creteil
e' stata incendiata una scuola ebraica.
- A Tolosa un club sportivo ebraico e' stato
attaccato a bombe molotov e la statua di Albert
Dreyfus violata con le parole "Sporco ebreo".
- A Bondy 15 uomini hanno aggredito un team
di giocatori di football ebrei con bastoni
e spranghe di ferro.
- A Aubervilliers l'autobus che porta a
scuola i bambini ebrei e' stato attaccato
tre volte negli ultimi 14 mesi.
- Secondo la Polizia Metropolitana di Parigi,
10- 12 ebrei AL GIORNO sono stati aggrediti
negli ultimi 30 giorni.
- Sui muri delle case vicine al quartiere
ebraico di Parigi si rinnovano sempre le
scritte " Gli ebrei nelle camere a gas" e "morte
agli ebrei".
- Un uomo ha sparato contro una macelleria
kasher a Tolosa.
- Una coppia di ebrei e' stata bastonata
da 5 uomini a Villeurbanne. La donna
era incinta.
- A Sarcelles una scuola ebraica e' stata
vandalizzata e danneggiata, una settimana
fa.
Alla luce di questi segnali macabri che
ci portano alla memoria ricordi drammatici,
decenza vorrebbe che il mondo, o almeno l'Europa,
dove le ceneri di Auschwitz stanno ancora fumando,
si sollevasse davanti al nano-hitler di Teheran
e gli gridasse NEVER AGAIN !
MAI PIU' !
Invece non e' successo e non succedera'
mai, per vigliaccheria e per lo stesso prurito
antisemita di cui soffrono sempre gli italiani
che organizzano cortei contro Israele,
sempre contro Israele, solo contro Israele.
L'ultimo posto, come si conviene a un ometto
da niente, e' per Jimmy Carter il cui
libro "Palestina, Pace non Apartheid" e' diventato
un best seller ed e' gia' alla quarta edizione
e accendera' altri calienti spiriti antisemiti.
Colpaccio di Carter che temeva di essere
ricordato solo come il fratello di "quello
delle noccioline" e come il peggior presidente
che gli USA abbiano avuto. Adesso sara' ricordato
anche come l'unico ex presidente apertamente antisemita.
Grande onore.
L'ultimissimo posto va ai rinnegati, ai
quei sei ebrei dell' infame gruppo Neturei
Karta che erano a Teheran ad abbracciare Ahmadinejad.
Che Dio li perdoni perche' nessun ebreo
potra' mai farlo.
Deborah Fait - www.informazionecorretta.it
- www.deborahfait.ilcannocchiale.it
L'avesse fatto Berlusconi...
Evidente
il paradosso. A pensarci, pure
divertente. Provate ad immaginare
Prodi sconfitto e Berlusconi vittorioso alle ultime
elezioni politiche.
Tra i due, una differenza (non certa
e sottoposta a verifica) di nemmeno 24.000
voti, lo zerovirgolazeroqualcosa...
Provate ad immaginare se Berlusconi
- Presidente del Consiglio dello zerovirgolazeroqualcosa - avesse
fatto eleggere un ex fascista, magari sostenitore del golpe di Pinochet, a
Presidente della Repubblica... provate immaginare se alla Camera avesse fatto
eleggere Presidente Giovanardi e al Senato Borghezio... provate
ad immaginare se avesse trafficato per favorire fusioni bancarie al cui vertice
mettere uomini suoi... idem per servizi segreti, carabinieri, guardia di
finanza e decine di enti, fondazioni, istituti, autority, giornali e telegiornali...
Provate ad immaginare se Berlusconi -
con
il suo ministro degli esteri a braccetto con i dirigenti
di organizzazioni terroriste
che non accettano l'esistenza d'Israele - avesse
mandato in nostri
soldati in Libano.
Provate ad immaginare se nella TV pubblica,
dopo aver occupato all'80% gli spazi d'informazione
a favore del Governo e della sua maggioranza,
si organizzassero programmi di prima serata per
infangare, deridere, sputtanare l'opposizione
... e non esistesse un solo progranmma di
satira per prendere in giro gli strafalcioni
del Governo e del Presidente del Consiglio...
Provate ad immaginare se Berlusconi fosse
stato accusato - da una ex spia della
Cia, fatta poi fuori con dosi letali di polonio
- di essere un fidato corrispondente - lui e
le sue aziende - dell'agenzia di spionaggio...
Provate ad immaginare la vicenda Telecom...
oppure, per farla breve, quest'ultima,
con la "finanziaria" cambiata 348 volte
- una volta ogni 5 ore - e contenente, nei 1365 commi
dell'emendamentone finale su cui porre
la fiducia, il colpo di spugna per i reati
contro il patrimonio dello Stato ... provate ad immaginare
se il Governo Berlusconi si reggesse per il voto di
5 Senatori a vita, non votati - cioè non
eletti democraticamente- da nessuno, ma nominati da
Presidenti della Repubblica e tutti confinanti con
una sola parte politica...
L'avesse fatto Berlusconi...
cp, 16 dicembre 2006
Massima del
giorno
Chi implora l'amore non ha scelto
la strada migliore per ottenerlo.
G.P.
MOLLICHINE
Il Papa dice "no agli inganni del potere,
del denaro, del piacere". Speriamo
che anche quelli della schiavitù, della
povertà e del dolore siano inganni.
Follini chiedeva la discontinuità.
Ora Fassino chiede al governo "un
cambio di passo". Cavolo, ma perché
non dicono semplicemente ciò che vogliono?
I liberal americani s'impegnano contro
Bush a "immaginare collettivamente
un futuro migliore". Io riesco singolarmente
a immaginare un gruppo che parla a vanvera.
Il Csm ha bocciato la nomina di Carbone
a Presidente della Cassazione. Del resto,
una Cassazione a Carbone sarebbe inquinante.
Teheran. Il siriano Ghazi Hussein
ha definito la Shoah "una triste favola".
Giusto. In confronto alla corposa realtà
della sua idiozia, è quasi una favola.
Nel suo ultimo discorso, Annan ha
attaccato gli Stati Uniti. Non ha voluto
che si dicesse che "alla fine s'era riscattato".
Diliberto: "Ho bisogno di essere accudito,
coccolato". Inutile dirlo,
l'abbiamo sempre saputo che i comunisti sono
mentalmente immaturi.
Dishonest
reporter of
the year award
L'oscar per l'ipocrisia a tutte le
testate arabe scandalizzate per le
vignette su Maometto ma non per quelle antisemite
dei loro giornali. Ogni anno l'esilarante
cerimonia della consegna ideale dei premi per la
disonestà intellettuale alle varie testate
giornalistiche, che hanno fatto della verità dei
fatti un optional, si ripete. E anche quest'anno
il "Dishonest reporter of the year award" riserva
tante simpatiche sorprese per i mentitori di professione.
Svergognati sul web anche per via podcast. Si
va dalle foto taroccate dei bombardamenti di Beirut
pubblicate dal New York Times e da Time Magazine alle
vittime dei bombardamenti americani e israeliani
che si mettono in posa in dieci località diverse
come è accaduto al National Post, alle immagini
costruite come in un set dalla Bbc dove si vede un
ragazzino libanese in posa vicino a un ordigno inesploso
quasi più grande di lui, ai fotografati, sempre
dal New York Times, morti che poi resuscitano in
altre foto, alle ignobili vignette antisemite appannaggio
non più solo di alcune testate arabe di regime
o vicine ai fondamentalisti della setta dei Fratelli
Musulmani, ma anche del leftist britannico "The Guardian".
Che fa concorrenza alla malafede di giornali come "Liberazione"
o "Il Manifesto" a proposito di notizie sul conflitto
mediorientale.
Se si può fare un appunto a questo
monitoraggio che premia i più disonesti
intellettualmente e giornalisticamente
nel mondo, è quello della mancanza
delle doverose citazioni che riguardano
il nostro Paese. Quelli di "honest reporting" potrebbero
farsi un giretto al giorno sul sito informazionecorretta.it
di Angelo Pezzana e troverebbero
pane per i propri denti. Particolarmente sarcastico
il premio "Simphaty for the devil", che cita un
omonimo titolo di una grande canzone di successo
dei Rolling Stones, assegnato quest‚anno alla
rete televisiva Cbc, rea di avere mandato in onda un'intervista
in ginocchio ai familiari di Samir Kuntar, terrorista
libanese della grande famiglia degli Hezbollah, personaggio
che in un certo momento pareva che potesse essere scambiato
insieme ad altri con i tre soldati israeliani rapiti
dal Partito di Dio. Nell'intervista i familiari del terrorista
si lamentavano tanto che il padre fosse in prigione ma
nessuno spiegava perché. Poi dopo la protesta della
signora Smadar Haran Kaiser, che si vide trucidare la propria
famiglia per mano del Kuntar in questione, si decise a trasmettere
anche un'intervista alle vittime dirette del terrorismo.
Premiato
come "Canard of the year", cioè
sparacazzate dell'anno, il tanto osannato
in Italia Robert Fisk, editorialista anche
su "Repubblica" e profeta dei no global pacifisti.
Fisk è quello che ha parlato, per primo
e senza prove, su "The Independent", delle bombe
all'uranio impoverito usate da Israele nel Libano.
Ma lo ha fatto senza tenere conto che i test fatti
dalle Nazioni Unite erano risultati negativi. Per
la cronaca in Italia gli è andato dietro Maurizio
Torrealta di RaiNews24, i cui filmati sono gettonatissimi
ai convegni anti-israeliani di Infopalestina
che si fanno in sale di proprietà del Senato, il tutto
tentando di escludere giornalisti scomodi. Una menzione
particolare il premio inventato da "HonestReporting"
l'ha dedicata a tutti i direttori dei giornali arabi
che hanno montato l'indignazione di repertorio per le
vignette danesi su Maometto. E' un ideale oscar all'ipocrisia:
questa gente si scandalizza solo se sente insultata la
propria religione, ma nei giornali in questione si calpesta
con vignette antisemite e anticristiane quasi ogni giorno la
fede degli altri.
Dimitri Buffa per l'Opinione
BABBO NATALE IN
GALERA CON
WANNA MARCHI
Sutton Coldielf, una maestra elementare
inglese, ha detto a muso duro ai suoi
scolaretti che Babbo Natale non esiste. Risultato:
pianti dei bambini, proteste dei genitori,
licenziamento. Non è il caso di stare a giudicare
né le intenzioni della maestra né
la giustezza del provvedimento adottato. Per la
scuola basterà dire che essa insegna la cultura
e le convenzioni di una data società: e non sta
al docente giudicare né quella cultura
né quelle convenzioni.
Più
interessante è chiedersi se
sia una buona cosa ammettere o addirittura propagandare
l’esistenza di Babbo Natale. Il problema
è molto più generale. Di Babbi Natale
ce ne sono a decine. Uno è che l’amore
eterno sia una legittima aspettativa di ognuno;
un altro che i politici abbiano come prima preoccupazione
il bene del paese; un altro che gli adulti siano
pronti a fare spazio ai giovani; un altro che le cose
non possano andare troppo male, a tutto c’è rimedio…
Si potrebbe continuare a lungo. Le illusioni consolatorie
sono moneta corrente. La società, i media,
la scuola, la retorica dipingono un mondo in rosa. Al
singolo capita dunque di sbagliare, perché si è
fidato degli stereotipi, e poi di stupirsi delle dolorose
conseguenze, perché aveva solo seguito le indicazioni
ricevute.
Lo stesso Babbo Natale è una
favoletta che possono permettersi
i bambini ricchi. A loro Babbo Natale prova
la sua esistenza con i regali. Ma quel Babbo
Natale di cui parla anche la televisione (come
in televisione parlava Wanna Marchi) al bambino
povero oppure orfano non porta nulla, e il poverino
che cosa deve dedurre? Che Babbo Natale ce l’ha
con lui? Che ha fatto qualcosa per meritare di
essere dimenticato, mentre magari è stato più
buono del bambino ricco? O che, diversamente dagli scolari
della maestra Coldief, lui sì ha l’età
per conoscere la realtà?
Babbo Natale esiste anche per molti
ventenni o trentenni. Molti sono convinti
che l’amore sia una soluzione di per sé.
E in base a questo assunto farebbero un salto
sulla sedia se si parlasse loro di buona educazione,
di generosità, di tolleranza.
Il concetto romantico (e rousseauiano) di santità
del sentimento, dell’istinto come stella polare,
fa sì che moltissima gente confonda spontaneità
e amore, emotività senza controllo e solido affetto.
Per questo ci si lascia andare a non tenere
conto dell’altro ma del proprio sentimento soltanto,
fino a che, soprattutto se l’altro appartiene
alla stessa chiesa, il rapporto scoppia. Due generosità
creano il paradiso, due egoismi, anche sentimentali,
aprono la botola dell’inferno.
Perfino le amicizie non sopravvivono
all’illusione di Babbo Natale.
L’amico non è qualcuno che ascolta le
nostre pene mentre noi non ascoltiamo mai le
sue, non è quello che fa molto per noi mentre
noi non facciamo quasi nulla per lui, non diviene
il nostro servitore solo perché l’abbiamo
definito amico. E dunque coloro che “non hanno
amici” dovrebbero chiedersi se hanno offerto amicizia,
al prossimo, o se hanno soltanto chiesto aiuto.
Hanno amici coloro che partono con l’idea di dare sessanta
quando ricevono quaranta; coloro che non si impongono
mai; coloro che rendono la loro amicizia leggera
come una piuma e solida come l’acciaio. Costoro avranno
mille amici e il problema di frenare gli ingenui che
vorrebbero approfittare di loro.
Quella maestra non doveva parlare
di Babbo Natale ma è tragico che
l’intera società continui a credere
a questo pupazzo. L’illusione, come la
droga, è una cosa meravigliosa: se non ci
fosse un dopo.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
Verso l'irachizzazione
di Gaza
Poche ore dopo i funerali di Osama
(10 anni), Ahmed (6 anni) e Salah
(3 anni) Balousha, deliberatamente crivellati
di colpi martedì mattina a Gaza nell'auto
che li portava a scuola (perché figli di
un alto ufficiale filo-Abu Mazen), qualche decina di
bambini, amici delle tre piccole vittime della violenza
intestina palestinese, si sono ritrovati sul luogo
della carneficina per accendere qualche candela e cantare
qualche canzone. Poche ore prima si levava il fumo di copertoni
bruciati per protesta.
La sensazione di molti abitanti di
Gaza è quella di trovarsi sull'orlo
di una guerra civile. Cinque giorni fa
alcuni estremisti appartenenti a un gruppo
chiamato "Spade dell'Islam" avevano aggredito
una giovane ragazza che osava aggirarsi in
jeans e volto scoperto. Più tardi, erano stati
devastati dodici esercizi commerciali perché
offrono servizi internet e noleggio video.
"Poi inizieranno a far scoppiare
auto-bombe contro postazioni ed esponenti
della parte politica avversa, come in
Iraq" dice un ufficiale della Sicurezza Preventiva
palestinese affiliato a Fatah. Anche se evita
di nominare esplicitamente i responsabili
del triplice assassinio di martedì,
si sa che tutti i sospetti cadono su Hamas e su un
gruppo come l'Esercito dell'Islam di Mumtaz Durmush,
che collabora strettamente con Hamas.
L'ufficiale dice che Hamas sta attivamente
insabbiando le indagini sull'omicidio
dell'ufficiale dell'intelligence palestinese
Jad Tayah, assassinato pochi mesi fa. Baha
Balousha, il padre dei tre bambini uccisi
lunedì, si stava appunto occupando
di quelle indagini. Alcune settimane fa il suo
comandante provvisorio Tawfiq Tirawi aveva scoperto
che Hamas si rifiuta di fornire i nastri delle telecamere
di sicurezza installate presso la casa del primo
ministro palestinese Ismail Haniyeh, che si ritiene
possano contenere le immagini dell'assassinio.
"Haniyeh ha stretto un'alleanza
con gli iraniani e ha un nuovo padrone
- dice l‚ufficiale palestinese -. Non
solo riceverà da loro 250 milioni di dollari,
ma sembra anche che gli piaccia molto quel
regime che pone i leader religiosi alla base dell‚autorità
di governo. Ogni venerdì sale sul pulpito
della moschea e fa il suo sermone"
Intanto lunedì Haniyeh non è
sembrato molto interessato né molto
commosso per l'uccisione a sangue freddo
dei tre bambini a Gaza, mentre gongolava tutto
entusiasta della sua visita ufficiale a
Tehran, dove i suoi ospiti si comportavano con
lui come quei genitori che portano il figlio in
un negozio di giocattoli e gli lasciano comprare tutto
quello che vuole. Prima di ripartire alla volta del
Sudan, Haniyeh ha incassato dalla leadership iraniana
impegni senza precedenti, ma tutti con un prezzo
preciso, un po‚ come quello che devono pagare gli Hezbollah
libanesi. D'ora in poi l'Iran sarà strettamente
coinvolto nelle decisioni del governo palestinese controllato
da Hamas. Il regime di Hamas potrà sopravvivere,
forse anche senza il famoso governo di unità nazionale.
Il boicottaggio internazionale non lo preoccuperà
più.
Come ogni buon genitore, Tehran sa
che non deve dare a Haniyeh proprio
tutto quello che vuole altrimenti si vizia.
Haniyeh è volato in Sudan con un volo di linea
perché l'Iran non gli ha comprato un jet
privato.
(Da un articolo di Avi Issacharoff
. Ha'aretz, 12.12.06)
Perché
a Nairobi il clima non è cambiato
È calata la polvere sollevata
dalla transumanza di politici,
funzionari ed ecoturisti verso la recente riunione
di Nairobi sul riscaldamento globale,
che ha avuto solo un risultato dilatorio. Gli
ingenui legati allo sciagurato principio "il numero
è potenza", traggono la conclusione
che, se tanti delegati ed anime belle si muovono,
significa che la Terra sta arrostendo. Lo
stesso Giovanni Sartori (in un "fondo" del Corriere
della Sera del 22 novembre 2006) prende a giustificazione
Nairobi quale sufficiente conferma per il
suo catastrofismo sul riscaldamento globale. Ma la realtà
è ben diversa.
Anzitutto è crollata una delle
prove chiave del riscaldamento. Si
tratta, in gergo, del grafico "mazza da hockey
rotta". Ci spieghiamo: prova principe portata
dai pessimisti era un grafico rappresentante
le temperature terrestri degli ultimi mille anni nell'emisfero
Nord, contenuto nel Rapporto 2001 dell'Intergovernmental
panel on climate change (Ipcc, organismo
dell'Onu). Il grafico mostra una temperatura
praticamente costante dall'anno 1000 sino alla fine
del 20esimo secolo, a partire dal quale si sarebbe
invece mostrato un notevole riscaldamento (determinante
il manico della mazza rappresentato dalle temperature
in ascesa).Ma questa prova è stata distrutta
da due studiosi (Stephen McIntyre e Ross McKitrick);
essi provano che il grafico è il risultato di:
errori nella raccolta dei dati, estrapolazioni ingiustificate
dei dati di base, calcoli scorretti delle principali
componenti, ed altro. La successiva battaglia scatenatasi,
è stata praticamente chiusa dal Rapporto di una
squadra di statistici raccolta dal Senatore americano
Joe Barton, i quali provano che le critiche al grafico
sono valide e convincenti.
Ma
non basta: nel 2006 la Camera dei
Lord britannica ha pubblicato, con il
contributo di ottimi specialisti, il Rapporto
"L'economia del cambiamento climatico",
che con imparzialità discute le tesi sul
riscaldamento globale. Nel documento, per la prima
volta si critica ufficialmente l'Ipcc, accusandola
di manipolare i suoi Rapporti, soprattutto
le sintesi per i politici, in direzione
favorevole al riscaldamento globale. Giudizio più
brutalmente esposto da una politologa (Sonja Boehmer
Christensen) che ritiene l'Ipcc "un gruppo misto di credenti
auto-selezionati... che non danno, e in realtà
non possono dare, un parere onesto". L'economista David
Henderson, già Chief Economist dell'Ocse,
ritiene perciò necessaria un'alternativa
all‚Ipcc, per instaurare un processo "più obiettivo,
più rappresentativo, più rigoroso e
bilanciato" per informare governi ed opinione pubblica.
Ma vale l'evangelico "nemo propheta
in patria": il governo britannico
ha recentemente pubblicato una nuova analisi
sull'economia del cambiamento climatico
(Stern review, dal nome del suo presidente).
In essa il contributo dei Lord è totalmente
ignorato, sono vangelo i rapporti dell'Ipcc,
sicché i danni del cambiamento climatico
sarebbero spaventosi: pari al 20% del pil mondiale
in assenza di interventi. Ciò esclusivamente
sulla base delle estrapolazioni ottenute dagli scienziati,
con modelli da molti esperti ritenuti incapaci di
incorporare gli innumerevoli dati e le complesse
interazioni del clima stesso. Inoltre William Nordhaus,
autorevole economista, osserva che la Stern Review
"non deriva da alcuna nuova Economia, scienza
o modelli. Dipende decisamente dall'ipotesi di un
tasso di sconto sociale vicino a zero [riferito ai
costi da sostenere]. Le conclusioni della Review sulla
necessità di azioni immediate ed estreme, non sopravviveranno
alla sostituzione di ipotesi sullo sconto compatibili
col mercato attuale".
Un gruppo di esperti, fra cui alcuni
premi Nobel, ha valutato le più
importanti emergenze globali (Copenhagen
Consensus). I risultati hanno il pregio
di coincidere con il senso comune. Le principali aree
su cui intervenire sono l'aids e la fame nei
Paesi poveri, all'ultimo posto il cambiamento
climatico, che si suggerisce di contrastare
con una tassa sul carbonio, inizialmente con
aliquota relativamente bassa, da innalzare eventualmente
nel tempo, se nuove evidenze lo giustificheranno.
Un consiglio prezioso, anche in vista
della mancata attuazione da parte di molti Paesi,
il nostro incluso, del Protocollo di Kyoto, comunque
inefficace perché non comprende i principali inquinatori:
Usa, Cina, India e Brasile.
Da Il Sole 24 Ore, dicembre 2006
MOLLICHINE
Casini, coppie di fatto: "Pronti
a dare battaglia". Conigli, all'attacco!
Perché Ahmadinejad nega la
Shoah di Hitler? Semplice. Perché
vuole essere il primo a realizzarla.
Gianni Pardo
PINOCHET, IL FRUTTO
DI UN
PAESE DEBOLE
Si dice che ogni paese ha la dittatura
che si merita e che ogni dittatura
è figlia degli errori gravi di una classe
politica e soprattutto del suo popolo.
E’ stato così anche per il Cile. In quel maggio
del 1973, il Cile era una paese, politicamente senza
struttura propria, molto sensibile alle infiltrazioni
esterne, falcidiato da sospetti e divisioni
e con una popolazione fortemente immatura a dare
credito ad una classe politica. Il Cile aveva regalato
a Salvador Allende una mezza
vittoria, 36 seggi al Parlamento per l’Unidad
Popular, un partito che nel nome e nella tradizione
si riproponeva di ripercorrere nel paese cileno,
la via intrapresa da Castro a Cuba, o la lotta di Sendero
Luminoso in Perù, ma solo nel nome, non nei programmi.
Anzi Allende per smentire la fama di marxista iniziò
una massiccia riforma economica che non solo non aiutò
le classi medie e borghesi che gli erano invise, ma gli fece
perdere l’implicito appoggio dei comunisti veri, quelli
rappresentativi dei minatori di rame, degli operai di rame,
dei “senza terra”. Allende aveva perso la sua sfida, era
in minoranza: non gli rimaneva altro che ergersi a dittatore,
affrontare i golpe dell’opposizione e subirne eventuali
conseguenze. Ma neppure quelli ci furono. La destra di Alessandri
e di Frei, che pure avevano perso solo per un piccolo punto,
la Democrazia Cristiana di Tomic non potevano raccogliere
quella richiesta di ordine, né rimediare allo stato di
sfiducia del paese. Neppure la comunità internazionale,
in quel periodo spaccata a metà e ad occidente ossessionata
dall’URSS e spaventate da ipotizzabili derive di ispirazione
comunista di Allende, capì che le influenze della
CIA e la propria inerzia avrebbero portato il Cile (come tutto
il Sud America), ad essere perfino più fangoso e pericoloso.
Anche la comunità internazionale deve battersi il petto
per aver chiuso gli occhi. Non restò che Pinochet sullo
sfondo, e quel potere militare che in ogni stato sudamericano
era pronto ad impossessarsi delle istituzioni politiche,
nel vuoto della politica stessa. Quel potere militare che
Allende, colpevolmente, non pensò mai di allentare, anche
quando le elezioni democratiche avevano deciso la composizione
del Congresso e si era instaurato un normale processo democratico;
anche quando un regolamento di conti interno all’esercito, forse
ordito anche dallo stesso Pinochet, portò all’uccisione
del comandante in capo Schneider troppo “morbido” ed all’entrata
in scena dell’esercito che avrebbe dovuto vigilare sull’investitura
di Allende (e sicuramente su Allende stesso). Pinochet servì
a coprire i buchi dello stato, il “disordine”. E così
le centinaia mi migliaia di morti, divennero un ennesima
dimostrazione dell’ordine imposto, della necessità di
riavviare il processo democratico. Nulla di più falso.
Pinochet continuò a governare nel terrore fino al marzo
del 1990, fino a quando anche lui fu tradito dalla sua
megalomania, perse una sorta di referendum indetto sulla sua persona
e seppe scendere intelligentemente i gradini del potere, ma mantenne
ciò che gli serviva: il comando dell’esercito (che proprio
l’amico di famiglia Allende gli aveva affidato nel dopo Schneider)
che in una democrazia acerba sarebbe potuto tornare utile e
l’immunità di senatore a vita. Nel 1998, in Gran Bretagna,
la comunità internazionale aprì gli occhi sulla verità
di Pinochet e tal Baltazar Garzon, il giudice punitore dei
leader, decise di aprire un procedimento che neppure il Cile
del nuovo corso aveva avuto la possibilità o il coraggio
di aprire. Come tutti i dittatori, anche Augusto Pinochet ha segnato
l’esperienza politica del Cile, così tanto, da diventarne
un simbolo, per molti, del periodo più buio del paese,
per altri di un era di presunto ordine ed onnipotenza. Oggi il
Cile di Michelle Bachelet, che sopportò la morte di suo padre
sotto il regime non ha remore a chiamarlo dittatore, a ricordare
il sacrificio di molti, ma non potrà dimenticare
la debolezza del suo paese, pagata a caro prezzo e trasformatasi
in Pinochet, così crudele eppure ancora
così conteso, imbarazzante ma mai definitivamente.
Angelo M. D'Addesio
POLITICA SECONDO
IL
MODELLO PALESTINESE
Dal Corriere della Sera: "Tre
bambini tra 6 e 10 anni e il loro
autista sono stati uccisi in un attacco compiuti
da palestinesi armati davanti a una
scuola di Gaza. I bambini erano i figli di Baha Balousheh,
un capo dei servizi di sicurezza fedele al
presidente palestinese Abu Mazen."
CASINI
E
DILIBERTO IN UN SOLO PARTITO
In Italia c’è un bipartitismo
imperfetto. Ci sono due coalizioni
tenute insieme dall’animosità contro l’altra
e che pesano più o meno lo stesso. Questo
fa sì che anche pochi voti siano preziosi
per vincere e ognuna delle due formazioni
sia disposta ad imbarcare chiunque. Berlusconi
nel 2001 si è acconciato a ripescare Bossi, malgrado
il suo voltafaccia del 1994, e Prodi ha accettato
la scomoda compagnia del Pdci, dei Verdi
e di personaggi come Caruso e Luxuria. Le coalizioni
rischiano dunque di disorientare o disgustare i propri
stessi elettori ma non c’è soluzione: se il centro-sinistra
vuole rimanere al governo deve sopportare “amici”
che bruciano i fantocci dei soldati italiani.
Il dubbio che si può proporre
è questo: se il nocciolo duro di
una coalizione (a destra Fi, An e Lega, a sinistra
Ds, Dl e Udc) escludesse risolutamente
le estreme o comunque i dissidenti, perderebbe
sì, in un primo momento, un certo
numero di voti e magari perderebbe: ma farebbe
un cattivo affare, alla lunga? Il Partito Democratico
potrebbe dire: “Siamo una grande forza
coerente con un programma coerente. Un programma che esclude
le mattane ideologiche e rovinose di sognatori
come i Verdi o archeorivoluzionari come i Comunisti
Italiani. Se volete un governo di centro-sinistra,
votate per noi. Se invece date un voto di testimonianza
ai partitini, otterrete una opposizione variopinta e
Berlusconi al governo”. Dovrebbe anzi andare più
lontano: dovrebbe promettere solennemente di “non portare
con sé al governo quei partiti neanche se, alleandosi
con loro, avesse il 60 dei seggi in parlamento e senza
di loro dovesse restare all’opposizione”. Ecco lo slogan:
“Votare per l’estrema sinistra corrisponde a votare
contro la sinistra”.
Lo scopo di questa audace manovra
sarebbe quello di ridurre i marginali
al livello di conventicola di utopisti e
disadattati. Attualmente invece avviene
che, per il bisogno di raccogliere perfino il
voto di un eventuale Partito dei Cacciatori
Progressisti, si dà a questo pulviscolo di partiti
una patente di validità. Chi vota per
il Partito della Rifondazione Comunista sa che
non dominerà il governo ma ne influenzerà le
decisioni. Non sarà magari la vera politica di Prc,
ma sarà una politica più di sinistra di come sarebbe
stata senza di esso. È questa rendita che bisognerebbe
azzerare. Non è solo un sogno. L’ha fatto Schröder,
in Germania, a costo di perdere la maggioranza e la Cancelleria.
E sarebbe anche facile da far capire: o il Partito Democratico
o Berlusconi.
Tutto questo vale anche per il
centro-destra. Il quinquennio berlusconiano
è stato tormentato dalle punture
di spillo, dalle impuntature e dai
ricatti dell’Udc. Questo partito col cuore non
è mai stato di centro-destra. Ha impedito alcune
riforme, ha frenato l’approvazione di alcune
leggi, s’è compiaciuto di dare l’immagine
di una coalizione fratturata. Fino al ridicolo
di un rimpasto che non serviva a niente e che non ha
prodotto niente. Prova ne sia che si fa fatica a ricordarsene.
Ma Follini e i suoi amici avevano bisogno d’un
fumoso segno di “discontinuità”:
un cambiamento per il piacere del cambiamento, nel
segno di “anything but”, cioè “qualunque
cosa salvo”. E perfino la stessa cosa dopo aver
fatto la mossa.
Governare l’Italia è normalmente
la tredicesima fatica di Ercole
ma con l’Udc diviene una fatica impossibile.
Per questo il centro-destra non dovrebbe
aspettare il ritorno del figliol prodigo Casini.
Dovrebbe unificarsi, creare un programma
breve, coraggioso e preciso (non più di dieci
pagine) e dire agli elettori: o noi o Prodi. E se votate
per Casini votate per Prodi, visto che in nessun
caso lo riprenderemo con noi al governo. Lo stesso schema
del Partito Democratico, insomma: tanto che Casini
e Diliberto sarebbero in un solo partito, quello degli
esclusi.
Se le due coalizioni adottassero
insieme questo schema, lo farebbero
senza rischi e a costo zero. Con grande
vantaggio per la governabilità e l’azione di governo.
Ma ora, per favore, parlate piano, ché
sono in una fase di sonno Rem.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 11 dicembre 2006 - 666
WATERGATE
ALL'ITALIANA
Sì, è vero: l’avevamo
intuito, scritto. L’avevamo denunciato
sul Giornale a maggio, con tutti
gli strumenti in nostro possesso, quelli
dell’inchiesta giornalistica. Nessuno se ne
era curato. Poi, dopo sette lunghi mesi,
la verità che avevamo documentato sul caos
che ha dominato il voto degli italiani all’estero
affiora come il relitto di un galeone dal fondo del
mare, quando meno ce lo aspettavamo: errori,
falsificazioni, conti alterati, scrutini celebrati
senza regole. Schede annullate che non dovevano esserlo,
e altre irregolari che sono state computate come se
nulla fosse. Questo è stato lo scrutinio di Castelnuovo
di Porto.
Ma stavolta a dirlo davanti a
una commissione parlamentare - prima
con le involuzioni della lingua burocratica
amministrativa, poi inequivocabilmente
- è il presidente dell’Ufficio centrale
della commissione Estero, Claudio Fancelli.
Fancelli è un magistrato serio, consapevole,
esperto. E il suo racconto a Palazzo Madama è
tanto scarno quanto onesto, tanto pacato quanto
sconvolgente. L’incontro si svolge, senza clamore
mediatico il 14 novembre. Il verbale stenografico
(l’abbiamo letto solo ieri) è di 16 pagine, contiene
dati a dir poco incredibili. In una sezione su 7
i conti non tornano. Ovvero: il 15% dello scrutinio
è dichiaratamente inattendibile. E a dirlo
è il massimo responsabile di quella votazione.
Ecco il riassunto dello stesso Fancelli. Europa: «In
75 sezioni su 479 non è stato possibile parificare
i dati, che presentano delle incongruenze».
Africa-Asia-Oceania: «In 12 sezioni su 113 non è
possibile parificare i verbali». E ancora:
in America meridionale, «in 31 sezioni su 204 non
è possibile parificare i verbali». Di più:
«All’ufficio statistico della Corte risultano
67 verbali di consolato (67 sezioni) con problematiche
ripianate come di consueto». Ovvero: taroccate
nei verbali di seggio perchè i conti non tornavano.
La prima domanda è: è stato un grande
complotto? No. Ma è l’effetto di un sistema che a
detta degli stessi tecnici, per via del voto postale, era
impostato in maniera delirante fin dall’invio dei plichi,
e chiuso in modo altrettanto incredibile da uno scrutinio
assolutamente fuori misura, per rapporto fra personale
dei seggi, condizioni logistiche e numero dei votanti. Non
c’è stato dolo, o almeno nella maggior parte dei casi
no. È bastato il sistema di voto. È lo stesso Fancelli
ad ammetterlo, quando incalzato dal senatore di An, Filippo Berselli,
esplode: «Dipende dal Parlamento modificare la norma.
Diversamente, queste situazioni si verificheranno sempre,
e ogni volta staremo qui a dire che le operazioni di voto
degli italiani nel mondo sono uno schifo, che è successo
di tutto, e chi più ne ha ne metta!». In qualsiasi
altro Paese, se il massimo responsabile di uno scrutinio dicesse
a una commisione parlamentare che le operazioni di voto
sono state (e saranno) uno schifo si aprirebbe un watergate.
Qui da noi è come se nulla fosse.
Ma i numeri che citiamo non dicono
tutto, sono solo la punta di un iceberg.
Perchè a parte i verbali in cui
i conti palesemente non tornano, ce ne sono
tantissimi altri - ammette Fancelli - «fatti
con i piedi» (anche se magari i conti formalmente
tornano). Quando poi risponde alla domanda
- ovvia - su quanti siano, questi casi, il funzionario
è preso da un moto di disperazione che emerge
persino dalla freddezza dello stenografico:
«Si dice che quando i conti non tornavano alcuni
verbali venivano aggiustati... Ma io che ne
posso sapere! Il dominus (il responsabile, ndr) era
il presidente di seggio, tutto ricade su di lui».
La parola chiave, in burocratese,
di questo mistero è: «preannullamento».
Ovvero: molti dei voti
arrivati per corrispondenza in busta
non avrebbero nemmeno dovuto essere contati (per
assenza del tagliando o di schede correttamente
votate). Anche qui (dopo le domande tecniche
e circostanziate del senatore di Forza Italia
Lucio Malàn), Fancelli ammette irregolarità
palesi: «Quante volte è capitato che le buste
fossero aperte e in questo caso andava annullato
tutto! C’è stato invece qualche presidente
di seggio che ha dichiarato di non voler annullare il voto:
affari suoi!». Qui persino Fancelli sottovaluta
la gravità di quanto lui stesso racconta. Dice
di voti che arrivano «a dorso di mulo o di cammello»,
«di poveracci (scrutatori, ndr) che tra schede
nulle, annullate, preannullate e voti nulli non
hanno capito più niente», di seggi in
cui risultavano «6 preferenze e zero voti per una
lista» (!), di voti «invertiti tra un partito
e l’altro». Parole che dovrebbero portare a un’unica
soluzione, il riconteggio di tutto. Speriamo che chi
deve prendere questa decisione non ci metta altri sette
mesi.
luca.telese@ilgiornale.it
MARCO
FOLLINI:
CIÒ CHE PENSO
Caro Direttore, il mio
destino, sostiene Mario Sechi,
è di essere cattivo. Così cattivo
che chi se la prende con il mio amico Casini
lo accusa di essere folliniano. Di più.
Così cattivo da muovere a Casini
il rilievo di non esserlo abbastanza. Ma forse questa
è invece proprio la prova che in fondo, a
modo mio, sono buono anche io. E vengo al punto. Io
ho criticato Berlusconi quando era al suo apogeo.
Gli ho contestato le due aliquote fiscali (missione
compiuta in parte), la legge Gasparri (missione
fallita), l'idea di cambiare la par condicio (missione
compiuta) e molte altre cose. Avrei voluto da questa
parte un altro leader, ho combattuto, ho perso - anche
per fuoco amico.
Oggi Berlusconi nel suo campo
è leader più di prima. E dopo
Piazza San Giovanni tanto più.
Il centrodestra è lui, un po' populista
(io dico troppo) e un po' moderato (troppo
poco). Contestare Berlusconi e restare
nei ranghi del centrodestra è come
ordinare un filetto alla Chateaubriand in un ristorante
vegetariano. E infatti la mia obiezione è
sulla politica non sulla persona. Io penso che
occorra ricostruire una posizione centrale forte
e autonoma, svincolata dai comandamenti del
bipolarismo, libera dalla leadership di Berlusconi
e dalla compagnia della destra, dedicata a
ricostruire un equilibrio, un'idea di interesse
generale che l'attuale divisione in due ha messo in crisi.
Questa è l'Italia di mezzo e non è una
landa desolata ma il luogo dove la democrazia italiana
è stata a suo tempo edificata.
È questo che vuole anche
l'Udc? Ho qualche dubbio e una buona
dose di diffidenza, lo ammetto. Ma
se questo fosse lo sbocco, io sarei della
partita promettendo perfino di diventare buono.
Se invece, come temo, si vuole dare un
colpo al cerchio e uno alla botte, logorare Berlusconi,
e promuovere un garbato berlusconismo in miniatura
e in tono minore, io resto aggrappato alla mia cattiveria.
Che almeno è chiara.
Marco Follini
Follini è antipatico ma
proprio per questo bisogna precipitarsi
a dire che il suo articolo ha una vena di
humour e di autoironia apprezzabili. Uno
che è capace di scrivere in maniera tanto
asciutta: “ho combattuto, ho perso - anche
per fuoco amico”, merita che si rispetti. Anche
per la franchezza con cui ammette qualcosa
che non deve certo fargli piacere: “Avrei voluto
da questa parte un altro leader… Oggi Berlusconi
nel suo campo è leader più di prima.
E dopo Piazza San Giovanni tanto più.
Il centrodestra è lui”. Rimane però da vedere
se abbia combattuto una buona guerra.
Se Berlusconi “è il centrodestra”,
se “Contestare Berlusconi
e restare nei ranghi del centrodestra
è come ordinare un filetto alla
Chateaubriand in un ristorante vegetariano”,
che senso ha cercare di distruggere
Berlusconi – perché si distruggerebbe il
centro-destra – e che senso ha chiedere un filetto
alla Châteaubriand in un ristorante vegetariano?
“la mia obiezione è sulla
politica non sulla persona”. Perché
no. Solo che si rimane perplessi sulla
possibilità di fare politica se non c’è
quella persona. Follini vuole incidere
nella vita politica italiana o si contenta di essere
vox clamantis in deserto? Ma soprattutto, non è
lui che scrive: “Avrei voluto da questa parte un
altro leader”? E chi è questo “altro leader”?
Può anche darsi che, per
realizzare le sue idee, “occorra
ricostruire una posizione centrale forte
e autonoma, svincolata dai comandamenti
del bipolarismo, libera dalla leadership di
Berlusconi e dalla compagnia della destra”,
ma il rischio è che questa frase sia plausibile
quanto quest’altra: “Per evitare il ponte sullo
Stretto di Messina e tuttavia rendere facili i collegamenti
occorre avvicinare la Sicilia alla Calabria in modo
che siano separate da non più di cento metri”. Occorre,
certo. Occorre.
Follini è a favore di “un'idea
di interesse generale che l'attuale
divisione in due ha messo in crisi”. E
poiché questa divisione in due è la
posizione del 90% degli italiani, non gli resta
che convincere il 90% degli italiani che stanno
sbagliando.
Infine egli critica l’Udc perché
non persegue questo irrealistico progetto.
“Temo si voglia dare un colpo al cerchio
e uno alla botte, logorare Berlusconi,
e promuovere un garbato berlusconismo in miniatura
e in tono minore”. Cioè teme che Casini si voglia
proporre come contraltare di Berlusconi.
Ma, a parte che già Casini non fa il peso, se non
lui, chi? Follini?
“io resto aggrappato alla mia
cattiveria”. Cattiveria? No, sogni.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 10 dicembre 2006
ANONYMOUS
Nei blog nessuno è obbligato
a firmarsi col proprio vero nome.
Molti si dànno uno pseudonimo e
rimangono sostanzialmente anonimi. Inoltre,
dal momento che tutti sono liberi di cambiare
lo pseudonimo quando vogliono, possono sempre
fare “morire” un commentatore e farne nascere un
altro. Ad alcuni però questo anonimato non basta
ed hanno bisogno di un anonimato “al quadrato”:
non firmano neppure con uno pseudonimo, tanto che il
server inserisce automaticamente le parole: “anonimo”
o “anonymous”.
Una nota al passaggio: nel gergo
del blog, lo pseudonimo è
chiamato nickname, ma credo che il nickname
sia il soprannome. Cioè qualcosa
che ci dànno gli altri, mentre
lo pseudonimo lo scegliamo noi stessi.
Dunque nel blog ci sono pseudonimi, non
nicknames.
Una firma di fantasia non dice
nulla, a proposito dello scrivente.
Tuttavia, in un mondo in cui imperano
gli pseudonimi, i partecipanti alla discussione
è come se accettassero le parti in commedia:
“Arlecchino” sarà vagamente affettuoso con “Colombina”,
mentre non risparmierà insulti grossolani
al pomposo “Balanzone”. Lo stile dello scrivente
si adatta al destinatario. Se un nemico
ha detto che la musica da camera è bellissima,
gli si dirà che quella musica andrà bene
per i parrucconi come lui; se invece è un
amico, gli si dirà che non tutti sono in grado
di capirla e bisogna rispettare anche chi ama la musica rock.
Si leggono le righe del nemico cercando di vedere come si
potrà attaccarlo e quelle dell’amico cercando di
vedere come si potrà sostenerlo.
L’anonimo è mal visto. Si
cerca di stanarlo dandogli del vigliacco
perché non osa firmarsi. Come se chi
usa uno pseudonimo si fosse fatto conoscere.
In realtà, l’anonymous meriterebbe d’essere
più apprezzato. È uno che propone parole
e concetti ed obbliga chi lo legge a giudicare
ciò che è scritto, non chi scrive. È
vero che questo dà una sensazione di spaesamento:
si ama sapere con chi si ha a che fare. Anche
se è un “chi” immaginario. Ma l’anonimo
ha appunto questo merito: obbliga ad una totale assunzione
di responsabilità intellettuale, nel giudizio.
Senza dire della maggiore libertà che consente
a coloro che, con lo pseudonimo, hanno assunto l’impegno
di uno stile. Se “Della Casa” (che s’è
firmato così perché tiene molto alla buona
educazione) ad un certo punto ha voglia di mandare
al diavolo qualcuno, non potrà farlo efficacemente.
Potrà dirgli, al massimo, “la prego di non interloquire
più con me”. Anonymous invece (lo stesso Della
Casa) anche se fino al giorno prima ha distillato perle
di cortesia potrà lasciarsi andare a sputargli in faccia
un rotondo “vaffanculo”.
Una generalizzazione della firma
“anonimo” potrebbe essere positiva. Non
come licenza per un linguaggio scurrile
e insultante, ma come superiore livello di oggettività.
Si imparerebbe che non importa chi parla,
importa ciò che dice. E nessuno, se anonimo,
potrebbe sperare nella solidarietà dei
compagni di partito o d’ideologia.
Ovviamente queste digressioni
sono un passatempo. Come nessuno potrebbe
convincere i commentatori dei blog a
firmarsi con il loro vero nome, nessuno
potrà convincerli a fare a meno del
personaggio che si sono costruiti con lo pseudonimo.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 10 dicembre 2006
NOTICINA SULLO
SCANDALO
DELLE FOTO COMPROMETTENTI
Sullo scandalo delle persone
in vista ricattate per foto scandalose,
di cui tanto si parla, chi non conosce
gli atti del processo non sa niente di
sicuro. Figurarsi quanto ne sa chi non ha letto
neanche gli articoli di giornali. Ma una nota
giuridica rimane possibile.
Se un tizio ha le foto di un magnate
che fa l'amore con l'amante all'aperto,
e si presenta a lui dicendogli che o
gli dà ventimila euro o passa quelle
foto alla moglie, siamo in presenza di un'estorsione.
Se invece lo stesso fatto avviene con un grande
attore del cinema, l'estorsione potrebbe non
esserci. Disistima degli attori del cinema? Per
nulla. La differenza è giuridica.
Se le foto costituiscono soltanto
un mezzo di pressione (come sarebbe
un coltello puntato alla gola) si tratta
di estorsione. Infatti, con le foto del
magnate non si potrebbero far soldi diversamente
che con la minaccia di creargli dei guai. Se viceversa,
sperando che nessuno li vedesse, un attore
e un attrice fanno l'amore in luogo aperto, chi
avrà scattato delle foto non avrà solo
un mezzo di pressione ad personam, ma una merce
che potrà vendere ad un qualunque tabloid,
ad un qualunque giornale scandalistico, a
volte su scala mondiale. Dunque il fotografo si
trova nella posizione di chi dice: "Queste foto valgono,
sul mercato, cinquantamila dollari. Ora, o me li
dài tu o me li dà qualche giornale. Io ti
sto solo passando la preferenza, perché a me interessa
solo vendere queste foto, non provocarti danni". E
se il prezzo è quello corrente non si tratta affatto
di un'estorsione: l'attore che compra quelle fotografie
è nella posizione di un giornale che compra un'esclusiva.
Dov'è il reato?
Ovviamente questo nulla significa
rispetto al caso di cui si discute
a Potenza e di cui chi scrive ignora tutto: si
è solo voluto sottolineare che, quando
si tratta di foto scandalistiche, esiste una discriminante
giuridica interessante.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 10 dicembre 2006
Massima del giorno
L'Onu: un'illusione che sopravvive
ai fatti per sessant'anni è
per ciò stesso veneranda. Ma non per
altre ragioni.
G.P.
MOLLICHINE
Pyongyang contro i negoziati
"se gli Stati Uniti non cambieranno
posizione". Ma non lo sanno che quelli
s'intestardiscono con la posizione del
missionario?
La Commissione europea: via libera
alla vendita di Alitalia "a patto
che il prezzo sia quello di mercato".
Ma allora sanno tutto di Prodi e della
Sme!
Napolitano: "L'Occidente non
è una civiltà superiore". Si
può rispondere? "Parla per te".
Bocciato il decreto della Turco
sulla cannabis. Un progetto andato
in fumo.
Ferrero: "Bisogna rimuovere urgentemente
i manager incapaci". Disse.
Avviandosi all'uscita.
Mastella: "Se l'Udc pensa che
io mi dimetta dal governo vuol
dire che non hanno capito la mia idea politica".
Lui la chiama idea.
Casini: "La Cdl non ha più
senso". Il grande centro non l'ha
mai avuto.
Casini: "I vertici se li facciano
Berlusconi, Fini e Bossi". Giusto.
Lui infatti, essendo solo, con chi potrebbe
farli?
Padoa-Schioppa ha promesso un
abbassamento del carico fiscale
"se sparirà l'evasione". E se il Po
si deciderà a risalire la Valle
Padana.
Giuliano Amato: potrei testimoniare
che "Craxi era Alì Babà e
chi gli stava intorno erano i 40 ladroni". E
lui dove stava? Sopra? Sotto?
Ahmadinejad
minaccia gli europei di rivedere
le relazioni se "porranno ostacoli al nucleare".
"Vi ammazzeremo a muso duro, invece
che cortesemente", pare abbia detto.
D'Alema sulla Russia: "L'Italia
auspica... riforme per rafforzare
lo stato di diritto". Come mai i
comunisti non le hanno mai raccomandate
a Stalin e Breznev?
Prodi: "Le missioni di pace sono
difficili, complicate, rischiose
e costose: un sacrificio economico
e di vite indispensabile per raggiungere
la pace". Purché non in Iraq.
Livia Turco: "Sono contraria
a staccare la spina, ma andrò
a trovare Welby". Poi, certo, se uscendo
inciampa nel filo elettrico...
Per il delitto Biagi confermati
4 ergastoli. Che severità.
Anche se è vero che era di sinistra,
Berlusconi lo stimava.
Il riconteggio delle schede.
Fessi di sinistra: se la conta
confermerà i risultati, non ci avranno
guadagnato niente, se non li confermerà
avranno perduto la loro legittimità.
Fessi di destra: se la conta confermerà
i risultati, non ci guadagneranno niente;
se non li confermerà non otterranno
niente lo stesso, perché la maggioranza
voterà in Parlamento la propria legittimità,
contro venti e maree.
Forza e coraggio
Donne e Uomini di Israele.
Pare che l'Italia non si sia stancata
di proporre grandi bluff, altrimenti
detti cazzate! La presenza dell'Unifil
in Libano sta facendo quello che molti
avevano paventato e previsto , cioe' sono tutti
la' che, nelle belle giornate , prendono il
sole. non hanno altro da fare, nessuno da disarmare,
come promesso!
Hezbollah sta raccogliendo armamenti
mandati dalla solita Siria e dal solito
Iran, Seniora ha detto e ripetuto
in modo molto chiaro di non sognarsi neppure
di disarmare Nasrallah che invece porta
in piazza milioni di persone contro Seniora.
Stranezze mediorientali.
Bashar Assad, in Siria,
continua a portare avanti il suo ruolo
di capomafia.
Suo padre, il vecchio Assad, si
rivoltera' nella tomba per questo
inutile erede, anche Assad il vecchio era
un Padrino ma era intelligente e dopo due batoste
non aveva piu' disturbato Israele. Bashar
e' un padrinetto un po' scemo, quindi anche
piu' pericoloso e non si capisce se sia Bashar
che da ordini a hezbollah o viceversa. Fattosta'
che dalla Siria arrivano armi in Libano senza che
nessuno si sogni di fermarli. D'Alema tace perche'
non puo' offendere i suoi amici dopo essere andato
a braccetto con loro e la Francia e' occupata
a minacciare Israele che ogni tanto sorvola
la zona per far capire di stare all'erta.
Hamas, altra simpatia del ministro
D'Alema, ha proclamato per l'ennesima
volta, nel caso non fosse ancora chiaro,
che mai i palestinesi riconosceranno il
diritto all'esistenza di Israele, lo ha ribadito
il primo ministro Haniye vicino al suo
kompagnuccio Ahamadinejad che rideva felice
mostrando la sua bianca dentatura in attesa
della grande tavola rotonda che neghera'
ancora un volta l'Olocausto, spina nel fianco del
nanerottolo , reincarnazione di Hitler e Arafat,
a scelta.
L'Italia , nonostante questi insuccessi
da vergogna ma previsti dai
piu', continua nella sua politica del
nulla e vuole mandare altri soldati a Gaza,
come forza di interposizione tra Israele e
i palestinesi. Insomma l'Italia pacifista
ha messo in cantina tutte le bandiere arcobaleno
e va a guerreggiare.
Olmert, questa volta, ha risposto
da grande diplomatico, non ha mandato
al diavolo i politici italiani, non
ha detto che non capiscono niente, ha semplicemente
risposto " Se l'Italia e' preparata a
mettere il suo esercito di fronte ai terroristi,
hamas, jihad islamica, e tutte le altre
organizzazioni del terrore operanti a Gaza,
questa sarebbe una bella notizia. Siete pronti
a combattere? Siete pronti a sacrificare i vostri
soldati? Siete pronti a mettere in pericolo la
vostra gente come facciamo noi perche' non abbiamo
altra scelta? Se questa e' veramente la vostra politica,
allora se ne puo' discutere."
E cosa risponde D'Alema? e'
vivo o si sta scavando un buco dove
infilarsi per la vergogna che tutti i
suoi terroristi stiano facendo esattamente
quello che vogliono alla faccia sua e
della sua reputazione gia' tanto provata.
Io intanto mi sento in dovere
di avvisare le mamme italiane che
mandare i loro figli a Gaza vorrebbe dire
metterli direttamente nelle fauci del demonio,
i palestinesi non scherzano, loro uccidono,
smembrano corpi, a volte addirittura ...beh,
lasciamo perdere, non voglio spaventarle.
Intanto ci si avvicina al
Natale e tutti sono buoni, tanto buoni
che in Inghilterra hanno deciso di non
dare nessun significato religioso alla
Festa, basta con gli auguri di 'Buon Natale",
basta con i pupazzi di Babbo Natale, basta
con i simboli religiosi, tutto diventa asettico
per non disurbare le altre religioni.
E qui ci va una pernacchia alla
Toto' rivolta a chi e' tanto ipocritamente
politicamente corretto da non avere le
palle di dire che questa ennesima
caduta di brache non e' dovuta al rispetto per le "altre
religioni" che se ne fregano del Natale e
speso lo fesateggiano addirittura ( Qui dove
vivo io a Rehovot, in Israele si vendono splendidi
alberi di Natale con relative palline colorate e
addobbi babbonataleschi). Non solo ma le altre
religioni, le culture tolleranti e civili che hanno
fatto grande l'Europa , vengono miseramente offese
da queste decisioni prive di criterio , di intelligenza,
di rispetto per chiunque non sia musulmano.
Quelli che oggi stanno facendo
a pezzi la cultura europea in favore
di quella islamica, si sono mai posti
il problema di non offendere gli ebrei,
i valdesi, i buddisti? Naturalmente no, non ne
hanno paura quindi non li considerano.
La calata di brache e' soltanto
a causa dell'islam, guai a
ferire l'orgoglio islamico, una supercalata
di brache, come dire, da....paura.
Dove puo' finire una religione
che si vergogna di se stessa? Dove
puo' arrivare un'Europa che ha vergogna
di chiamarsi Europa e che, ormai affetta da
demenza senile, da se', autonomamente,
tremando vigliacca, si ribattezza Eurabia?
Oggi un sacerdote ospite di
Unomattina, col suo atteggiamento,
ha fatto capire bene in che situazione
ci troviamo.
Gli hanno chiesto :
" Cosa pensa del fatto che il
governo inglese abbia deciso di
togliere ogni simbolo religioso natalizio
per non offendere i musulmani?"
SILENZIO. Ha fatto finta di non
sentire.
Poi si e' lanciato in una filippica
contro il muro che esiste a Padova
per proteggere la popolazione da un quartiere
di spacciatori e delinquenti che avevano invaso
la citta'.
Il sacerdote, glissando tutte
le altre domande, dice testualmente"
il Vescovo si rammarica perche' in quella
citta' e' stato alzato un muro contro gli
stranieri".
Stranieri????
Veramente, signor sacerdote,
si tratta criminali, drogati, spacciatori,
ladri che entrano nelle case di abitazione
e quel muro e' la soluzione seguita
a molti altri tentativi inutili , un muro per
difendere la gente per bene, tra cui anche molti
stranieri per bene, da un branco di criminali.
Altro che stranieri!
In definitiva il male di questa
nostra societa' e' il politicamente
corretto che fa mentire, che nasconde
i pericoli, che se ne frega della gente,
che non si preoccupa se la minaccia di un'altra
e definitiva Shoa' sia stata elevata a
politica di governo in Iran come accadde nella
Germania nazista.
Possibile che siano tutti ciechi,
falsi e ipocriti?
Si, certo, e' possibile, e adesso
ci si mette anche l'America che ,
attraverso il suo nuovo Ministro della
Difesa , parla di dare il Golan alla Siria!
Ehhhh, caro signor Baker, forse
si confonde. Il Golan e' stato conquistato
da Israele nel 1967 a seguito della
guerra preparata dagli arabi, il Golan e'
stato riconfermato territorio israeliano anche nel
1973 quando, durante l'attacco della guerra
del kippur, Israele riusci' a ricacciare
le truppe siriane gia' entrate in territorio israeliano
e le ricaccio cosi' bene da arrivare ad inseguirle
fino a 25 kilometri da Damasco!
Scappavano a gambe levate i siriani,
signor Backer, e adesso lei vorrebbe
che Israele gli consegnasse il Golan?
Ridia lei il Texas e la California
al Messico, chieda alla Slovenia
di consegnare l'Istria all'Italia e a tutta
Europa di scambiarsi territori presi
gli uni agli altri durante l'ultima guerra mondiale.
E non ci rompa le scatole
appena eletto. Possibile che sia
un must rompere le scarole a Israele?
Ieri Olmert ha detto anche di
essere pronto a fare la pace SENZA
CONDIZIONI. Israele ha sempre cercato di
aprirsi alle possibilita' di pace, offrendo
territori, spogliandosi di terre importanti,
deportando cittadini israeliani da luoghi
cari al loro cuore per consegnare altre terre
ai palestinesi.
Israele ha dato , ha offerto l'impossibile
chiedendo pace e tranquillita',
in cambio ha avuto solo morti e sputi
in faccia dall'Occidente. Tuttavia
mai come oggi Israele e' pronto a enormi sacrifici,
sacrifici senza condizioni.
Mi viene la pelle d'oca al pensiero.
Le risposte?
Non
riconosceremo mai Israele, l'entita'
sionista va distrutta, regalate il Golan
alla Siria.
I media italiani parlano di questi
ultimi avvenimenti? Vedono e
riconoscono la buona volonta' di Israele?
Riescono a capire quanta cattiveria e falsita',
quanto odio, quanta barbarie alberga nell'animo
dei suoi nemici ?
No, non lo vedono, non lo capiscono,
i media della sinistra poi esaltano
e ammirano questa cattiveria , falsita',
odio, barbarie, forse perche' li coindividono.
Personalmente ho soltanto
un desiderio, mandarli tutti al
diavolo.
Agli uomini e alle donne di Israele
invece dico Forza e Coraggio, siamo
uniti, siamo forti e Israele e' nostro.
Vogliono stancarci? vogliono distruggerci?
Non e' una novita' per noi
e siamo sempre risorti, siamo risorti
persino dalle ceneri di Auschwitz e questo
li ha resi sbavanti rabbia, non vogliono
rassegnarsi che siamo ancora qui piu' vivi
che mai. Credevano di averci finiti e invece
siamo rinati , abbiamo fondato un Paese dal nulla,
lo abbiamo lavorato e coltivato e reso bellissimo,
abbiamo persino creato un esercito, un esercito
di cittadini che, pur odiando la guerra, sono pronti
a morire per difenderlo.
Forza e coraggio Donne e Uomini
di Israele.
Israele vive e vivra'.
Deborah Fait
- www.informazionecorretta.com
PERCHÉ MOLTI
SONO DI SINISTRA
La maggior parte delle persone
non ha studiato filosofia; quasi
nessuno ha letto un libro di storia delle
dottrine politiche; quasi nessuno ha
nozioni di economia; molti, quel poco di storia
che hanno studiato a scuola si può dire che
non l’abbiano capito: la storia è infatti
materia per adulti. La maggior parte delle persone
dunque non solo non capisce, ma non può capire
la politica: le mancano gli strumenti cognitivi essenziali.
Non è un’affermazione elitaria o spocchiosa:
sarebbe elitario scrivere che la maggior parte
delle persone non ha studiato chimica e che quei pochi
che l’hanno studiata o non l’hanno capita o l’hanno
dimenticata? Perché dovremmo tutti essere in
grado di capire la politica, non avendo le basi culturali
necessarie, mentre non comprendiamo la chimica, non avendo
le basi culturali necessarie?
Tuttavia, mentre nessuno è
obbligato ad occuparsi di chimica,
la politica riguarda tutti e in democrazia
– per fortuna – possono votare tutti.
Alla politica non si sfugge. Si comprende dunque
perché è giusto che ognuno, anche incompetente,
tenti di formarsi un’opinione e dica la sua col
voto. Vi è infatti costretto: “se voi non vi
occupate di politica, ricordate che la politica
si occupa di voi”. E dunque in un mondo bipolare
o si è di destra o si è di sinistra.
La mentalità di destra è
conservatrice, non raramente religiosa,
attenta agli interessi economici,
scettica, individualista, severa.
La mentalità di sinistra è l’opposto:
è progressista, laica, appassionata,
permissiva, statalista e soprattutto morale
ed idealista. La destra corrisponde spesso ad
un buon senso terra terra, quando non filisteo, la
sinistra ad una spinta ideale quando non rivoluzionaria.
A naso, fra queste due posizioni, sembra
più plausibile la seconda e tuttavia un esame
degli aggettivi con cui la si è definita ne
mostra i limiti.
La sinistra è progressista
seguendo la convinzione illuministica
per cui il nuovo è migliore
del vecchio. Ma questa idea è tanto
infondata quanto quella per cui il vecchio
è migliore del nuovo: la novità
va esaminata e giudicata. In quanto novità
non è né positiva né negativa.
In sé, progressismo e conservatorismo
sono sbagliati.
La sinistra dovrebbe essere laica
ma molti, di sinistra, sono lungi
dall’essere atei. Sono dei tiepidi, in
materia di cristianesimo e alla religione tributano
quanto meno un omaggio esteriore. Il
loro laicismo si esprime solo contro la
Chiesa, non contro la religione in sé. È
un laicismo politico, non religioso, che forse
è il frutto di una storia secolare di contrasti
col Papa-Re.
La sinistra è appassionata.
Si sentono di sinistra coloro che
si fidano interamente dei propri sentimenti.
Coloro che, dinanzi a qualcosa di brutto,
dicono perentori: “non so come, ma questa
cosa non deve più esistere”. Essenziali
sono le parole: “non so come”. L’idealista non
si picca d’essere uno specialista; disprezza la
ragioneria ed opera su un piano diverso e più
alto; lascia agli altri le technicalities;
dice “non è ammissibile che…”, “qualcuno
risolva questo problema”, esattamente come un
monsignore. Sulla base di evidenze intime che rifiutano
la discussione. Non serve a niente fargli presente
quanti bambini hanno fame nel mondo e quanti siamo in
grado di aiutarne: la conclusione è lo stesso che i
bambini non dovrebbero avere mai fame, in nessun posto.
E se gli si sbattono sul muso numeri innegabili, dicono:
“se non possiamo aiutarli tutti almeno aiutiamone cento”.
Cosa che corrisponde a mettersi a posto la coscienza mentre
il problema rimane quello che era.
La sinistra è permissiva perché,
avendo orecchie più per
Rousseau che per Voltaire, è convinta che
la società è cattiva e l’uomo è buono.
Il ladro non è nato ladro e non
ha voluto essere ladro: è stato reso
ladro dalla società. Nello stesso
modo, perché bocciare lo studente asino?
È colpa sua se è nato poco intelligente,
o se per problemi suoi non vuole studiare?
E infine se non ha scuse ma solo è pigro, non
è forse colpa della sua famiglia e della società,
che non gli hanno insegnato il senso del
dovere? Lo stesso vale all’occasione per i
postini che non consegnano la posta, per i dipendenti
statali che vanno a fare la spesa in orario di
lavoro, per i molti che battono la fiacca o si dànno
malati perché “hanno altro da fare”.
La sinistra è statalista perché
il suo ideale è un mondo in cui l’egoismo
non esista. Ama lo Stato – soprattutto quando
ne è un dipendente - perché è
un ente che opera senza alcun interesse
personale e dunque dà il massimo senza pretendere
nulla. Purtroppo, lo Stato è un concetto.
In realtà, quando un’attività o un servizio
gli sono affidati, esso restituisce all’incirca
il 60% di ciò che ha ricevuto. Non intasca
nulla personalmente ma permette lo spreco di circa
il 40% delle utilità, anche se queste ed altre
percentuali sono solo esemplificative. Se invece
il servizio è affidato ad un privato, e costui
restituisce magari il 90% delle utilità ricevute,
ma intasca il 10%, la cosa rimane inammissibile per
la mentalità di sinistra e gli entusiasmi statalisti
non vengono meno. L’imprenditore è “un
egoista” che sfrutta i bisogni altrui e il rimprovero marxista
verso il “padrone” - e l’invidia per la sua ricchezza
- sono così forti che in fondo si preferisce avere il
60% di ciò che si è pagato piuttosto che il 90%,
pur di non vedere il “padrone” in motoscafo a Capri o a Montecarlo.
Quest’ultimo atteggiamento conduce
al cuore della mentalità di sinistra.
Essa nasce da una spinta morale così
forte e intransigente che rifiuta perfino
di tenere conto della realtà. Se le
si spiega che non si può avere successo
in politica se non si è ambiziosi, continuerà
lo stesso a desiderare politici non ambiziosi.
Se le si ricorda che l’ambizione ha
come molla il potere, e il potere serve all’autostima
quando non alla vanità dell’uomo politico,
continua a sperare che i politici non
amino il potere ma il popolo. Se le si fa notare che
da secoli è esperienza comune (portata sul piano
teorico nel Sedicesimo Secolo) che il politico
non mantiene la parola data; che tradisce all’occasione
gli amici; che segue l’interesse proprio e
del partito più che quello del paese; che in
totale obbedisce al consiglio machiavellico di
far mostra di tutte le virtù senza praticarne alcuna,
non cambia opinione: esige un politico che
sia un modello di virtù. E se il politico
che ha scelto dimostra dei limiti morali, invece di
rendersi conto che chiedeva l’impossibile, si contorce
intellettualmente per continuare ad assolverlo e
ad attribuirgli ogni virtù.
Per questo, ovviamente, chi ha
la mentalità di sinistra è la vittima
designata di ogni forma di demagogia.
Volendo ad ogni costo credere nelle
cose più belle, segue facilmente chi gliele
promette, anche se non le realizza per nulla.
Questo spiega il favore con cui gli intellettuali
di sinistra hanno sostenuto per decenni l’Unione Sovietica.
Era sì un inferno, ma i suoi dittatori proclamavano
gli ideali che erano i loro, formulavano le promesse
che piacevano loro, e la smentita della realtà
era ridotta a semplice sbavatura rispetto all’ideale.
Una sbavatura al 99%, ma si sa, nessuno è
perfetto.
La divisione fra destra e sinistra
non è una divisione razionale.
Per questo è inutile discutere con qualcuno
che sia veramente di sinistra. Perché
la sua stella polare è il sentimento e
il sentimento non si cambia con le discussioni.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 7 dicembre 2006
Hamas dice che non riconoscerà mai Israele
e incassa i contatti con l'Ue. Haniye
rafforza l'asse con Teheran, le forze
libanesi spiegano di non aver l'ordine
di disarmare Hezbollah e l'Europa cede
Ismail Haniye, premier palestinese
di Hamas, è impegnato in questi
giorni in uno dei suoi rari viaggi ufficiali
all'estero. Dopo essere stato accolto a
Damasco con tutti gli onori, è ora in Iran. Per
ringraziare Teheran del sostegno politico
e finanziario al gruppo e alla causa, Haniye,
davanti a migliaia di iraniani, ha detto e ribadito
che Hamas non riconoscerà mai Israele. La comunità
internazionale chiede al gruppo islamico di accettare
l'esistenza di Israele, di rinunciare alla
violenza e di sottoscrivere gli accordi firmati in
precedenza dall'Autorità nazionale palestinese.
Se queste condizioni non saranno soddisfatte il
blocco degli aiuti, in vigore dell'elezione di Hamas,
continuerà. L'Iran di Mahmoud Ahmadinejad,
invece, che ospita sul suo territorio gli uffici del
movimento islamico e quelli di Hezbollah, ha donato al
governo palestinese 120 milioni di dollari nell'ultimo anno
e rinsalda di continuo l'asse con la Siria per l'offensiva
ultima contro Israele e l'immediata destabilizzazione
del Libano. Le armi continuano ad arrivare al Partito
di Dio e l'esercito di Beirut ha detto ieri di non aver ricevuto
alcun ordine dal premier, Fouad Siniora, per confiscare
armi a Hezbollah. Nessuno disarma, insomma.
Poche ore prima del discorso
di Haniye a Teheran, il Congresso
americano aveva approvato un documento,
già passato al Senato, che proibisce
il trasferimento di aiuti all'esecutivo
di Hamas e colloqui ufficiali con i suoi membri, ma
permette il flusso di denaro alla presidenza del
rais, Abu Mazen, e il sostegno ad alcuni progetti
umanitari legati a organizzazioni non governative.
Il documento ha rassicurato chi, in Israele, aveva
temuto un raffreddamento delle posizioni dell'alleato
americano. Nelle scorse ore, infatti,
i mass media hanno dato molto spazio alla pubblicazione
del rapporto di James A. Baker e Lee H. Hamilton
sull'Iraq, che lega il miglioramento della
situazione a Baghdad con la risoluzione del conflitto
israelo-palestinese e spinge al dialogo
con i due maggiori antagonisti d'Israele: Siria
e Iran. Il premier Ehud Olmert è intervenuto
spiegando che il dialogo con i due difficili
vicini è per Israele prematuro. Oltre alla pubblicazione
del rapporto, mercoledì, le parole del
neosegretario alla Difesa americano, Robert Gates,
hanno fatto pensare, in Israele, a un cambio d'attitudine
di Washington nei confronti dello storico alleato
mediorientale. Gates, infatti, ha infranto il tabù
del "non chiedo, non dico", sul nucleare israeliano,
inviolato da Washington sin dagli anni Sessanta. Raccontando
con franchezza le sue ragioni sul perché gli
iraniani starebbero cercando di costruire la Bomba,
ha detto: "Sono circondati da potenze nucleari: il Pakistan
a est, la Russia a nord, Israele a ovest e noi nel Golfo
Persico".
Sono diverse le voci in arrivo
dall'Europa, attraverso fonti
del governo di Hamas. L'agenzia di stampa
palestinese Maan pochi giorni fa riportava
l'esistenza di contatti tra funzionari
di Bruxelles e membri del gruppo islamico: "Gli
europei stanno ammorbidendo le loro posizioni
nei confronti di Hamas e del governo palestinese".
All'agenzia lo avrebbe detto un alto
esponente dell'esecutivo, il quale avrebbe
spiegato che le posizioni europee starebbero cambiando
grazie agli sforzi degli inviati di Hamas in
Europa. La fonte racconta che gli europei hanno
iniziato a soppesare l'idea di una risoluzione
del conflitto attraverso una "tregua", come vorrebbe
Hamas, e non più sulla base dell'idea di
"terra in cambio di pace". Sarebbero Francia e Gran
Bretagna i paesi europei coinvolti nei colloqui. Anche
membri del Partito democratico americano avrebbero
incontrato, in un paese terzo non specificato, funzionari
di Hamas. E‚ delle ultime ore la rivelazione, apparsa
sui quotidiani israeliani, che l'Unione europea avrebbe
donato 185 euro a 73 mila famiglie palestinesi provate
dall'attuale crisi economica. Dall'elezione di Hamas
e dal conseguente blocco degli aiuti internazionali,
sono circa 160 mila i funzionari palestinesi cui da mesi
non è pagato lo stipendio e la crisi economica nei
Territori, soprattutto a Gaza, è reale. Per questo,
l'Onu ha annunciato una campagna per raccogliere fondi
per l'Anp, la più grande mai organizzata finora, che
si propone di raggiungere 450 milioni di dollari.
Ieri, a Gaza, in migliaia sono
scesi in strada per dimostrare il
loro sostegno a Haniye e per chiedergli
di rimanere alla guida di un eventuale
esecutivo di unità nazionale. Finora l'unico
accordo raggiunto tra le parti è proprio
sulle dimissioni del premier in favore di
una figura super partes.
(da Il Foglio - 09/12/2006)
Unioni di
fatto:
Sì al riconoscimento delle unioni
gay, no ad un diritto di famiglia
parallelo.
Dichiarazione
di Benedetto Della Vedova,
presidente dei Riformatori Liberali
e deputato di Forza Italia:
<<La mediazione dell‚Unione
sulle unioni di fatto è un capolavoro
di ipocrisia, non solo sul piano
del metodo, ma anche su quello dei contenuti.
L'Odg si limita ad aggiornare un impegno
programmatico vago e confuso ma - per evitare
lo scoglio politico rappresentato dai rapporti
gay - finisce per delineare una sorta di "diritto
di famiglia parallello" assai più
eversivo dal punto di vista costituzionale del
semplice riconoscimento civile delle coppie
omosessuali. Il problema non è di estendere
alle coppie eterosessuali non sposate un insieme
di diritti e benefici riservati ai coniugi, perché
nulla osta a che essi vi accedano (se lo vogliono) ricorrendo
all'istituto matrimoniale. L'idea che il regime
fiscale dei coniugi vada esteso a coloro che, potendolo,
non vogliono diventare coniugi ha, letteralmente,
dell'incredibile. Non solo per gli effetti che questo
avrebbe sul piano finanziario, ma innanzitutto
perché questa "beneficenza di stato" prescinderebbe
totalmente dalla scelta libera e responsabile
dei "beneficiati". Altro è il discorso che riguarda
le coppie gay, che hanno l'esigenza di garantire il
contenuto "contrattuale" del loro rapporto e che
sono del tutto privi di istituti di tutela. Su questo
- e non da oggi - ritengo che l'ordinamento civile dovrebbe
essere aggiornato, riconoscendo una realtà sociale
(e non solo personale), come quella delle coppie gay,
che non deve essere discriminate e, nello stesso tempo, non
possono essere a forza fatte rientrare nello schema della "famiglia
tradizionale". Su questa fattispecie (e solo su questa) è
urgente intervenire, scegliendo laicamente non già di
estendere ad essi benefici e prestazioni, ma di riconoscere loro
diritti (civili, e quindi economici) di cui al momento sono
ingiustamente privi.>>
Presi per
il
culo...
Stamattina, a leggere le prime
pagine dei giornali di sinistra
(Corsera: <<L'Unione: si
alle copie di fatto>>; Repubblica:
<<Governo, si alle copie di
fatto>>; Unità: <<Coppie
di fatto anche gay: arriva la legge>>)
sembrerebbe che i Pacs hanno
sbaragliato le ultime resistenze e
sono in dirittura d'arrivo.
Al contrario, si
è fatto un passo indietro. A ben leggere, il Governo,
su pressione dei deputati di Margherita e Udeur, ha
fatto decadere l'emendamento alla Finanziaria dove, sulle
successioni, si equiparavano coniugi e conviventi more
uxorio.
Resta la promessa
(campa cavallo...) che, entro il 31
gennaio 2007, il Governo "predisporrà"
un disegno di legge sulle copie
di fatto.
cp. 8 dicembre 2006
L’ALITALIA
IN VENDITA: UNA TRUFFA?
L’Alitalia opera in perdita
per qualche motivo che si può
risolvere o per qualche motivo che
non si può risolvere? Nel primo caso,
non si capisce perché in tanti anni
i problemi dell’Alitalia non siano
stati risolti. E se non sono risolvibili, chi
è il folle che compra un’immensa impresa
per poi dover ripianare costantemente deficit
di molti milioni di euro l’anno, come fino ad
ora ha fatto lo Stato?
La gestione privata è
più economica della pubblica proprio
perché opera in maniera diversa
dallo Stato. Lo dimostrano le molte compagnie
low cost. Ma se il compratore si deve impegnare
a “mantenere i livelli occupazionali”, se non ha
la garanzia che il sindacato permetterà,
senza scioperare, di diminuire i
costi, se insomma dovrà comportarsi esattamente
come lo Stato, come potrebbe fare profitti dove
lo Stato ha avuto solo perdite? E come potrebbe
non fallire, se operasse costantemente in grave
perdita? Se l’automobile si è fermata per mancanza
di benzina, come si può pretendere che riprenda
a correre se non le si fornisce il carburante?
Se l’Alitalia o, più esattamene,
il suo personale ed i sindacati,
non sono disposti ad un cambiamento
che renda la gestione più economica
non si può sperare d’avere un’Alitalia
diversa dall’attuale. Già Guglielmo
Epifani ha intimato che “non si devono far
soldi con Alitalia”: e se questa è l’alba,
figuriamoci il giorno.
Gli altissimi dirigenti di
queste gigantesche imprese hanno
stipendi da maharajah perché si pensa
che debbano avere un’altissima competenza
per dirigerle al meglio. E probabilmente
l’hanno. Ma se la soluzione d’un certo
inconveniente è il licenziamento di mille
o diecimila dipendenti, e glielo si vieta,
il grande manager potrà sedersi comodo,
continuare ad incassare lo stipendio e quando,
alla fine, qualcuno gli rimprovererà che
il malato è morto, potrà sempre rispondere:
mi avete vietato di tagliargli le gambe in
piena cancrena, come vi avevo proposto, e si è
verificato ciò che vi avevo predetto. Siete
voi che avete imposto una terapia assurda”.
In realtà, anche se
lo Stato fosse disposto a lasciar
mano libera al privato, rimarrebbe
il problema del personale e dei sindacati:
chi salverebbe l’imprenditore dal dissesto
se i dipendenti si mettessero a scioperare senza
tregua, provocando danni immensi alla compagnia?
E chi, in Italia, può andare contro i sindacati?
O l’eventuale compratore è
un pazzo, o la vendita non avrà
luogo, oppure infine di questa vicenda non
abbiamo capito niente perché non ci hanno
detto la verità.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 7 dicembre 2006
<<Io
non capisco la gente che non ci piacciono
i capperi...>>
Leggo interventi di un signor
anonimo, che qui - "è la libertà,
bellezza" - dileggia, pontifica,
carogneggia.
Che bravo!
A scorrere le sue leziosità,
che dire? Questo è il suo target,
condizione antropologica, da degrado
culturale, da discesa per inerzia nella
stupidità. Senza colpa, per forza di
gravità.
M'accorgo, di fronte
alla gestione del piacere mediocre
di un anonimo che trova piacere nella
mediocrità, di avere persino
compassione per un tipo così.
Di sicuro, infanzia infelice.
A dio piacendo, gli mando
un saluto, un cappero e, tanto
per tenersi aggiornato, una infelicità:
quella di non poter - qui - intervenire.
cp, 6 dicembre 2006
Massima del giorno
Meglio
il senso del dovere che l'entusiasmo.
L'entusiasmo può svanire,
il senso del dovere no.
G.P.
GALLI DELLA LOGGIA
e LA SINISTRA
In un articolo che il “Corriere”
ha opportunamente intitolato “Il
leader, il popolo e niente in mezzo”, Galli
della Loggia critica Forza Italia, un
partito costruito intorno a Berlusconi e senza
contatto con l’élite nazionale;
un partito capace di ottenere grandi risultati
elettorali ma non radicato nella società
italiana.
L’osservazione non è
infondata. Rimane tuttavia
il problema dell’uovo e della gallina. Non
esiste un contatto di Forza Italia con l’establishment
perché Berlusconi non l’ha voluto
coltivare o non esiste un establishment
che accetta di stringere la mano tesa di Berlusconi?
L’Italia intellettuale e borghese
è più o meno arrabbiatamente
di sinistra. Da noi chiunque emetta concetti
popolari e pieni di buon senso – per esempio,
“preferirei spendere io stesso i miei soldi, piuttosto
che affidarli allo Stato affinché li spenda
per me” – viene guardato come un lebbroso. Poco importa
che lo stesso concetto, in maniera più
scientifica ed elegante, l’abbiano detto economisti
del calibro di Milton Friedman o, in Italia,
Sergio Ricossa. Da noi chi invoca uno Stato più
leggero non è un adepto di una nuova economia,
è un amico degli evasori fiscali. Chi invoca
privatizzazioni ha sicuramente un interesse economico,
per chiederle. Chi tollera la ricchezza è
immorale: non è forse vero che anche i ricchi
devono piangere?
E si vorrebbe che questo
mondo accettasse la mano tesa di
Berlusconi? Gli stessi professori
che si sono avvicinati al suo partito,
anni fa, ne sono poi usciti. L’Italia è
uno strano posto in cui gli intellettuali
ragionano meno bene delle comari. Prova
ne sia che se dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Italia
non è divenuta una Repubblica Democratica
sotto il tallone di Stalin lo deve alle comari e
non agli artisti e agli intellettuali.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 5 dicembre 2006
IL
PUNTO DI VISTA POLITICO
"Non c'è peggiore
pornografia di quella sentimentale"
scriveva Ennio Flaiano. "Sono
arrivata alla conclusione che il punto
di vista politico è imprescindibile da
quello emotivo ed affettivo" scrive nel
suo blog una (ex?) amica.
Io so, in conclusione, che
essendo sensibile alle dissonanze,
sono condannato all'infelicità
della pornografia. E, purificato ed esaltato,
me ne vanto. E provo pena (che è
amore) per l'imprescindibilità del niente.
E' tutto.
cp, 4 dicembre 2004
IL PROGETTO
DELL’UDC
Scopi e possibilità
di successo dell’attuale azione
di Casini
Amleto ha detto una frase
immortale: “conscience does
make cowards of us all”, “la coscienza
ci rende proprio tutti vili”. Intendeva
che solo chi non riflette troppo è
pronto per l’azione. Solo chi è ottimista
è capace di sperare l’impossibile.
Mentre il saggio è frenato dalla
coscienza delle difficoltà, delle
diverse ipotesi che è capace di formulare
e persino dal proprio scetticismo.
Se Berlusconi non fosse
stato un po’ folle, avrebbe potuto
concepire, nel 1993, di opporsi “single
handed”, cioè da solo, alla “gioiosa
macchina da guerra” di Occhetto,
un enorme ariete che avanzava per sfondare
una porta di cartapesta? Avrebbe
potuto sognare di fondare, lui, un non-politico
privo di appoggi, un partito che in pochi
giorni avrebbe potuto rivaleggiare con la
Balena Bianca, le cui origini risalivano a
Don Sturzo e all’antifascismo anteguerra? Eppure
Berlusconi ha osato ed ha vinto. Come altri prima
di lui nella storia.
Per questi motivi, il tentativo
di Casini di staccarsi dalla
Casa delle Libertà, va guardato
con rispetto. Sembra un progetto da
pazzi ma i progetti da pazzi a volte hanno successo.
Non rimane che vedere quante probabilità
di successo abbia.
Si dice oggi che il paese
sia tendenzialmente bipolare;
spaccato in mezzo; metà a destra
e metà a sinistra. Purtroppo, ciò
che tiene unita ogni metà non è
un progetto, ma l’odio per l’altra metà.
E questo è un guaio : come diceva Talleyrand
“on peut tout faire avec des baïonnettes,
sauf s’asseoir dessus”, « si può
fare di tutto con le baionette, salvo sedercisi sopra
». Quel grande uomo di Stato intendeva fra
l’altro che l’odio è ottimo per combattere ma
pessimo per costruire.
Il bipolarismo italiano
funziona accettabilmente all’opposizione
e malissimo al governo. All’opposizione
si può dire in coro che bisogna rilanciare
l’economia, riformare le pensioni, guarire
i mali dell’amministrazione della giustizia,
magari senza indicare come. Quando si è
al governo, e quelle cose bisognerebbe farle,
la coalizione si accorge che era unita nell’odiare
ma è disunita nel fare. E non riesce
a sedersi sulle baionette. Questo spiega perché
Berlusconi non abbia potuto attuare tutte le riforme
promesse in campagna elettorale: una volta
al governo, nella coalizione è divenuta
operante la disunione interna. Ogni partito
dispone del potere di ricatto e i veti incrociati
conducono non raramente alla paralisi. La maggioranza
non “va a casa” perché il potere fa gola a tutti
ma il governo amministra se stesso più di
quanto non amministri il paese.
Il caso attuale dell’Udc
è ancora più disastroso. Pur
sapendo che in Italia si vince riunendo coalizioni
(inghiottendo, nel 2001, il rospo
d’imbarcare il “traditore” Bossi; inghiottendo,
nel 2006, la scomoda compagnia di partitini
deliranti come Prc, Pdci e Verdi), Casini
e i suoi amici vogliono staccarsi dalla
Cdl già come opposizione. Avranno i
loro scopi. Il loro progetto “folle e tuttavia
possibile”. L’unica ipotesi fantapolitica
che si può formulare è che riescano
a staccare alcuni moderati dall’Unione (Mastella?),
fino a creare il famoso “Terzo Polo”. Questo
non sarebbe altro che una federazione di centro
con propositi ricattatori sia nei confronti
del centro-destra che del centro-sinistra.
Si tratterebbe di por fine al bipolarismo, “far
perdere” le elezioni ad ambedue le grandi formazioni
e di presentarsi come la forza minore senza cui
non si governa.
Il successo dell’operazione
è ovviamente legato all’attrazione
che l’Udc sarà in grado di esercitare
nei confronti dei moderati dell’Unione.
Ma il tentativo è forse meno rischioso
di quanto non si pensi. Se Casini riuscirà,
sarà forse il capo di questa “Terza
Forza” e dunque “l’uomo più forte d’Italia”.
Se non riuscirà, potrà in qualunque
momento tornare alla Cdl, che lo riaccoglierà
a braccia aperte, dal momento che in politica non esistono
problemi di lealtà, di gratitudine,
di coerenza, e men che meno di amicizie: esistono
solo interessi convergenti.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 4 dicembre 2006
Letterina
proditoria
Ma perché Prodi insiste
a non raccontarci come, e perché
e da chi ebbe l'informazione su "Gradoli"?
Se non lo dice, autorizza a pensare
che quelle notizie provenivano da qualche
Servizio, o, peggio ancora, direttamente
da qualche terrorista delle BR, o, in
ultima ipotesi, da qualche suo amico o collaboratore
in contatto con le BR o con qualche Servizio,
italiano? straniero? amico? nemico?
Insomma, se non fa chiarezza, lì sempre
si torna...
Invece di lanciare anatemi
e denunce su una legittima Commissione
Parlamentare che, nella sua
attività, ha il dovere di raccogliere
notizie e informazioni su chiunque
nell'ambito del suo mandato. E invece
cosa succede? La Commissione Mitrokin
addirittura è stata fatta spiare telefonicamente;
ma per ordine di chi? E per quali scopi?
E da quali organi o paraorganismi statali?
E come sono giunte al solito quotidiano le trascrizioni
telefoniche? Questo è il vero scandalo!
E queste sono le risposte che la maggioranza
degli italiani vogliono da Prodi, non dal Senatore
Guzzanti.
a. memoriam (da
Dagospia)