ARCHIVIO DI FEBBRAIO 2005
Le primarie dell'Unione superate persino dalla mezza democrazia egiziana
Abbiamo finalmente capito qual era il modello istituzionale cui si ispiravano le primarie monocefale che si dovrebbero celebrare nell’Unione di centrosinistra per incoronare il candidato Romano Prodi. Si tratta, più o meno, dello stesso meccanismo che finora ha portato alla nomina del rais egiziano. Il parlamento del Cairo designava, con una maggioranza dei due terzi, il candidato presidente, che è sempre il presidente uscente. Poi si svolgeva un referendum con il quale il popolo veniva chiamato a esprimersi su un solo candidato, il quale risultava trionfalmente “eletto”, ma con un sistema che si faceva fatica a definire democratico. Ora però, anche in Egitto, qualcosa si muove. Condoleezza Rice si è molto irritata per l’arresto di un dissidente egiziano e, ancora di più, perché un vertice arabo e del G8, che si doveva tenere al Cairo il mese prossimo per discutere di democrazia, è stato annullato da Hosni Mubarak. Di fronte alle pressioni degli americani, che hanno com’è noto il pallino dell’esportazione della democrazia, Mubarak è stato indotto a proporre una modifica al meccanismo elettorale. Sarà sempre il parlamento a definire le candidature ma, per la prima volta nella storia egiziana, dai faraoni in poi, i candidati sottoposti al voto popolare saranno più d’uno. La proposta di Mubarak è stata approvata entusiasticamente dallo stesso parlamento che altrettanto entusiasticamente aveva appoggiato l’arresto di quelli che chiedevano la stessa cosa fino a una settimana prima. Ora Prodi potrebbe seguire l’esempio del rais e presentarsi alla prossima assise dell’Unione per ripetere un suo antico slogan, “competition is competition”, e per aggiungere che con un candidato solo la competizione non c’è. Può darsi che, in questo caso, l’entusiasmo non assuma i toni levantini, soprattutto tra i Ds che vedono come il fumo negli occhi la candidatura di Fausto Bertinotti. D’altra parte è un po’ difficile per chi denuncia ad ogni piè sospinto il “degrado” della democrazia, rimanere indietro persino rispetto al regime autocratico egiziano (da Il Foglio)

Million dollar baby
Vincitore di quattro premi Oscar  'Million dollar baby', ha avuto la meglio su   'The Aviator' di Martin Scorsese.

Tre modi diversi di essere studenti
Mentre dei farabutti in Italia impedivano all'ambasciatore di Israele di parlare all'Universita' di Firenze i loro amici nei territori preparavano l'attentato di stanotte a Tel Aviv.
Per il momento abbiamo cinque morti e piu' di 50 feriti alcuni dei quali molto gravi. Ragazzi, esattamente come i manigoldi di Firenze, ragazzi come i terroristi palestinesi.
Ragazzi israeliani che erano in fila per andare a ballare in un locale di fronte al mare di Tel Aviv .
Qualcuno in Italia ha voluto giustificare la vergognosa contestazione all'ambasciatore Gol, qualcuno ha addirittura osato dire che i farabutti non erano nazi-comunisti, che la sinistra e' un'altra cosa. Peccato che urlassero dentro l'Ateneo di Firenze "Palestina libera Palestina rossa" e che tutti faccciano parte di partiti della sinistra i cui leader dichiarano che Israele e' uno "stato terrorista" o  vanno in Libano per incontrare i loro amici del cuore , i terroristi Hezbollah.
Posso immaginare, data la loro completa assenza di moralita', l'urlo di soddisfazione che avra' accolto la notizia dei ragazzi assassinati in Israele dai loro maledetti amici. Posso immaginare le feste e l'esaltazione per questa ennesima strage di giovani ebrei loro coetanei.
Ieri sera, come era accaduto quattro anni fa al Dolphinarium di Tel Aviv, dei ragazzi di Israele non hanno fatto nemmeno in tempo ad entrare nel locale quando, alle 23.20, uno studente universitario palestinese  di 21 anni, Abdullah Badran, si e' fatto esplodere in mezzo a loro per ammazzarli.
Vediamo quindi tre diversi modi di essere studenti.
In Italia usano il tempo per creare comitati e cellule politiche e per impedire la democrazia.
Usano il loro tempo per fare violenza sui rappresentanti di una nazione odiata, Israele, una democrazia nel cuore del mondo fanatico arabo da loro tanto apprezzato.
Usano il loro tempo per organizzare cortei violenti inneggianti alle dittature di tutto il mondo, spaccare vetrine e bruciare cassonetti.
Manigoldi.
Nei territori palestinesi gli studenti universitari, degni compari di quelli italiani, organizzano attentati per ammazzare giovani come loro purche' ebrei e israeliani. Lo fanno da sempre e di tempo ne hanno a volonta'  tanto le Universita' nei territori sono sempre chiuse per sciopero e occupate da criminali terroristi ventenni.
Un bel futuro per la non ancora esistente Palestina.
Un  futuro  in mano a giovani assassini, fanatici pieni di odio e innamorati della violenza  e della dittature, degni figli di Arafat.
Assassini.
In Israele gli studenti universitari fanno una cosa strana: studiano.
Nella vita fanno un'altra cosa strana : difendono il loro paese dai manigoldi e dagli assassini e quando vogliono distrarsi e il venerdi sera vanno a ballare per esorcizzare le preoccupazioni e la paura  vengono raccolti a pezzi in un lago di sangue.
Sangue innocente di ragazzi che avrebbero voluto vivere in pace.
Fate festa, farabutti di Firenze, rallegratevi perche' siete cosi' idioti da non capire che quelli ad essere senza futuro siete voi con le vostre anime perse e il vostro odio.
Fate festa, bruciate bandiere, urlate "palestina libera palestina rossa" perche' non sapete fare altro nella vita e vi lasciate incantare da quelli piu' grandi e furbi di voi. Suppongo che questo assassino, Abdullah Badran, entrera' a far parte della rosa dei vostri eroi.
Io piango per i giovani di Israele che sono stati assassinati stanotte, per voi e i vostri amici assassini palestinesi solo tanto disprezzo.
Deborah Fait -
informazionecorretta

Massima del giorno
Non ci affrettiamo a denunciare i nostri difetti. Se ne occuperanno volentieri i nostri amici.
G.P.


MOLLICHINE
Unione. Una parola che normalmente indica uno stato di fatto. In politica indica invece un desiderio.

Bush: "L'idea di attaccare l'Iran è ridicola. Ma nessuna opzione è esclusa". Traduzione: io non intendo affogarti,  ma tu sta‚ lontano dall'acqua.

Alcuni studenti volevano impedire all‚ambasciatore israeliano di parlare. Forse l'avrebbero sentito meglio se avesse avuto una certa cintura e si fosse fatto esplodere.

"Liberate Giuliana Sgrena,  liberatela!" ha ingiunto Ciampi. Urge ripasso grammaticale. L'imperativo è il modo per dare gli ordini.

Il Csm ha bocciato (16 sì,  3 no e 1 astenuto) la ex legge Cirielli ("Salva Previti"). Tutto regolare,  se Csm significasse "Club sempre malevolo".

Pisanu: "Per liberare Giuliana Sgrena non lasceremo nulla d'intentato". Magari una seduta spiritica bipartisan con Prodi?

Sgrena. La tv irachena Al Sharqiya aveva parlato di "liberazione imminente". Secondo il Manifesto si trattava di "un falso allarme". Allarme?

Castelli per l'Ue: "Declassare l'italiano è un'umiliazione intollerabile". Ma per farsi capire avrebbe dovuto dire: "The down-grading of Italian is an intolerable humiliation".

Putin: "La democrazia per noi è un fatto acquisito". Acquisito e messo in archivio?

Gianni Pardo


IL PROFESSORE VOLENTEROSO e la political correctness
Massimo Gramellini, sulla Stampa, commenta con scandalo una sentenza della Cassazione (peraltro più mite di quella d'Appello) con cui un professore è stato  "condannato a una multa e al pagamento delle spese processuali" per avere cercato di "strappare il telefonino a una studentessa strafottente che si rifiutava di spegnerlo durante le lezioni". Il professore, in questo caso, è stato giudicato colpevole di tentata violenza privata, in quanto in fin dei conti quel telefonino non gliel'ha neppure tolto di mano.
Secondo il giornalista, la sentenza va contro il senso comune. E qui si potrebbe aggiungere che un giurista, ammesso che osasse discutere l'opinione della Cassazione, avrebbe potuto dire che l'azione del professore non rientrava nell'<abuso dei mezzi di correzione e di disciplina>, art.571 del codice penale, come forse il caso andava più rettamente inquadrato, e dunque essa non era punibile. Ma il punto sostanziale risiede altrove.
La scuola è un estensione della famiglia e della sua azione educativa. Ecco perché tutti si aspettano dai docenti atteggiamenti non meramente amministrativi o tecnici, ma sensibili, umani e pieni di buona volontà: ben al di là dell'insegnamento puro e semplice. Si vuole insomma che i docenti siano quasi dei genitori e abbiano un'attività in linea con la patria potestà. I docenti, da parte loro, essendo del tutto digiuni di diritto, intendono la loro professione a tal punto in linea con questi precetti che, se s'indignano, hanno tendenza a dare uno scappellotto all'allievo esattamente come farebbero col proprio figlio. Anzi, proprio in base a questo sentimento: "In questo caso darei uno schiaffo a mio figlio, che è carne della mia carne, e devo lasciarla passare liscia a costui?"
La conseguenza di tutto questo è che fin troppo spesso finiscono sui giornali, per violenze o altro, quei docenti che più ingenuamente e appassionatamente cercano di fare il proprio lavoro. Magari avranno qualche fragilità psichica: ma nessuno può chiedere ad una maestra elementare d'avere il sistema nervoso d'acciaio d'un incursore della Marina.

Un professore più solido e meglio informato, nel caso del telefonino, non si sarebbe alzato dalla cattedra. Avrebbe detto freddamente alla ragazza: "S'accomodi fuori". Anzi, l'avrebbe mandata dal Preside con un rapporto sul registro. Non si sarebbe scomodato, avrebbe dato una lezione all'intera classe e non sarebbe finito dinanzi al giudice.
Viviamo tuttavia in un tempo in cui anche le autorità, a volte, si alleano con chi va contro la legge. Perché questo ordina la political correctness. Se un cittadino ingiungesse ad Commissario di polizia di obbedire alla legge e rimuovere un blocco stradale d'origine sindacale (in flagranza d'un grave reato), e non ottenendolo lo denunciasse alla magistratura, forse si vedrebbe condannare lui stesso per calunnia. Il blocco stradale, che manderebbe in galera per anni - da due a dodici - i tre o quattro che lo facessero senza avallo politico, diviene lecito quando a commetterlo sono centinaia di persone. Ma così va il mondo da oltre mezzo secolo.
Un professore fece rapporto ad alcuni maturandi che, non temendo più la bocciatura, disturbavano la lezione. Nello spirito di cui sopra, il Preside, per motivi politici, decise di non sostenerlo. E non prese nessun provvedimento. Il professore, che insolitamente disponeva di cultura giuridica, a questo punto non si scompose: dal giorno dopo, in classe, si mise a leggere un libro per i fatti suoi. Da principio gli studenti fecero festa. Poi videro che la cosa si prolungava e cominciarono a preoccuparsi per gli esami di fine d'anno. Finì che tutti insieme, loro e il Preside, andarono dal professore a chiedergli scusa e a pregarlo di riprendere il suo lavoro. Questi infatti aveva dalla sua un'arma imbattibile: "Sono stato disturbato; il Preside, titolare delle sanzioni disciplinari, non mi ha sostenuto; sono nell'impossibilità d'insegnare: dunque non insegno". Nel nostro Paese il diritto di fare il proprio lavoro a volte ha questo prezzo.
Si può solo sentire pietà per i tanti professori che sbagliano per eccesso di buona volontà. Bisognerebbe insegnargli che, in un mondo in cui i genitori sono contro i più normali mezzi di coercizione e di disciplina, l'essenziale è arrivare in orario e promuovere tutti, anche se sono dei perfetti asini. In questo caso si sarà amati dai Direttori Didattici, dai Presidi, dai Provveditori agli Studi, dai Ministri e, soprattutto, dagli studenti e dalle loro famiglie.
Gianni Pardo, 26 febbraio 2005

PRODI EXPORT
Romano Prodi ha scritto una pagina intera sul Corriere per spiegare che l'articolo 11 della nostra Costituzione costituisce "un rifiuto fermo e assoluto" alla guerra. Solo che non è vero. "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli". Le dittature, va da sé, offendono la libertà dei popoli. Fare una guerra a una dittatura significa difendere la libertà di quei popoli oppressi, non offenderla. E' ovvio, no? Ed è anche scritto in italiano. Essendo stati liberati da un intervento armato, ovviamente i costituenti non avrebbero mai potuto escludere le ragioni di una guerra contro una dittatura.
Prodi ha anche scritto che "l'Onu è, nella quasi generalità dei casi, l'unica istituzione dalla quale può legittimamente derivare l'approvazione della comunità internazionale".
La "quasi generalità" è un modo di dire per escludere la guerra che il governo dell'Ulivo fece alla Serbia per evitare, preventivamente, che si consumasse un genocidio in Kosovo. Una guerra giustificata dalle fosse comuni, che poi non sono mai state trovate. Una guerra geostrategica contro un dittatore che nel bel mezzo dell'Europa impediva l'allargamento della Nato e dell'Unione europea. Una guerra che ha avuto l'effetto domino dell'esportazione della democrazia. Una guerra senza l'Onu (anzi senza nemmeno una risoluzione dell'Onu). Ricorda qualcosa?
Prodi dice di averla fatta lui, da Bruxelles, l'esportazione. Una barzelletta, visto che tutti sanno che dobbiamo la democrazia in Europa dell'est alla guerra fredda vinta da Ronald Reagan, con l'aiuto del Papa. Allora lo schieramento che oggi sostiene Prodi stava coscientemente, o di fatto, con quelli che volevano esportare la dittatura, non la democrazia. (da Camillo, il blog di Christian Rocca)

«Furio Colombo, un uomo per tutte le stagioni»
Senza che per questo lo si possa confrontare con Tommaso Moro, anche Furio Colombo potrebbe essere definito un uomo per tutte le stagioni. Esplicitamente e sinceramente amico di Israele all’epoca del suo mandato di direttore dell’ Istituto Culturale di New York, amico di Israele ai tempi del suo mandato parlamentare, Colombo ha poi diretto per alcuni anni uno degli organi di stampa di più marcata ed incandescente avversione nei confronti di Israele che rispecchia e modella l’ opinione di larga parte del partito del quale esso è portavoce ufficiale; ed ora, in coincidenza con la sua sostituzione alla guida di quel giornale, Colombo ha scoperto che negli anni della sua direzione quel quotidiano e quel partito sono stati ingiusti ed ottusi nel giudicare il governo Sharon, che sta conducendo Israele verso una difficile pace con il recalcitrante vicino palestinese. Bentornato fra gli amici di un tempo, Furio Colombo!
Tutto ciò potrebbe rimanere poco interessante per noi osservatori esterni se non innescasse una nostra riflessione sull’insieme di cui questa vicenda è parte e sintomo.
Popper ci aiuta in questo tentativo di comprensione, quando sintetizza la differenza fra estremisti e riformisti nel loro diverso approccio alla realtà: i primi la vogliono cambiare tutta e subito, ma soprattutto vogliono il tutto o il nulla, mentre i secondi seguono la via faticosa e tortuosa dei cambiamenti graduali del mondo, al termine dei quali si intravede quel cambiamento globale e radicale che somiglia a quanto avrebbero voluto gli estremisti, incapaci invece di avvicinarvisi.
Così è la sinistra di casa nostra: eternamente divisa sui metodi, idealista ma incapace di trasformare i suoi nobili voli pindarici in pragmatiche iniziative sociali o politiche; e la sua versione estremista tende a prevalere, non certo numericamente ma nella funzione di indirizzo ideologico, contaminando con una certa sua congenita incapacità di capire e gestire la realtà (Popper) anche le altre componenti.

Applichiamo questa analisi alla visione che di Israele, dei suoi governi, della sua linea politica, dei suoi problemi ha la sinistra in generale. Vedremo che gli amici di Israele, quanti a sinistra ne comprendono il dramma e ne condividono almeno nella sostanza le scelte, ci sono e sono anche molti: ma sono intimiditi, messi a tacere, emarginati nel dibattito interno e poco visibili dall’esterno. Chi urla più forte, chi di fatto determina il tono della discussione, è la sinistra radicale, un conglomerato di individui, gruppi, partiti, movimenti che nell’essere contro il sanguinario Israele, contro il demone Sharon, contro una pace di compromesso trovano il loro coagulante.
Cerchiamo nella cronaca più recente una dimostrazione di questo assunto. A Firenze un gruppo di sciagurati studenti di Scienze Politiche - chi scrive si è laureato in Scienze Politiche nel glorioso Istituto Cesare Alfieri che ora sperabilmente arrossisce di vergogna – impedisce all’ambasciatore di Israele, invitato, di prendere la parola, come già era successo non molto tempo fa a Pisa. Ma poi qualcuno ritiene di poter affermare che quella contestazione è fascista e non può essere definita di sinistra: come se anche a sinistra non esistesse, ed in forma particolarmente evidente proprio quando si tratta di Israele, quella profonda voragine culturale e nemica delle libertà (al plurale: di pensiero, di parola, di scelta) che oramai abbiamo accettato di definire semplicisticamente come fascista, ma che più correttamente dovrebbe essere etichettata come oscurantista.
La sinistra nobile, quella con radicate tradizioni di libertà, quella che è sicuramente maggioritaria, deve subire in un sofferto silenzio: si avvicinano elezioni, bisogna battere l’ avversario, ogni voto è utile – anche a costo di perdere in dignità.
Ma torniamo ad Israele. Da questo atteggiamento ostinatamente negativo, accecato dall’ideologia ed incapace di una analisi critica, scaturisce talvolta l’antisemitismo, che è cosa ben diversa dalla critica per quanto aspra; più volte lo abbiamo denunciato come un male oscuro di una certa sinistra, ma fortunatamente non di tutta la sinistra. Abbiamo letto che è in corso un dibattito autocritico in quella parte della sinistra che, facendo capo al PCI ed ai sindacati ad esso legati, tollerò per incapacità di comprendere e di agire il terrorismo brigatista che covava nei suoi anfratti. Le Brigate Rosse hanno ucciso molte persone innocenti, ma hanno perso. L’ antisemitismo non ha ucciso, anche se non è meno doloroso e devastante, e perderà anch’ esso: ma non per merito della sinistra, che ne scopre gli orrori, e scopre di averne consentito l’espandersi, quando è troppo tardi. (da informazionecorretta)

CREDENTE
Ma Fausto Bertinotti e' ateo? "Sarei cosi' prudente da evitare una risposta conchiusa. Se me lo avesse chiesto a 20 oppure a 30 anni, avrei risposto senza esitazione: si'. Oggi, pur non essendo credente, eviterei risposte cosi' definitive. Non e' il segno di chi ha oggi un'incertezza, ma di chi non vuole negarsi la ricerca".
Cosi' il segretario di Rifondazione comunista a Panorama.


BUON GIORNO, MARCO
Uno si sveglia, si stiracchia, poi,  trascinandosi,  s'infila sotto la  doccia.  In radio il  mitico Bordin ha già iniziato la rassegna stampa. Dopo un poco, finita la doccia e anche la rassegna stampa, mentre ci si insapona  per farsi la barba,  arriva, in voce, Marco Pannella. La trasmissione è un poco disturbata...:  "Sto partendo... frushhh..  sono all'aereoporto...frushhh",  sembra Radio Londra che annuncia lo sbarco in Normandia:  "Servono tempo, denaro, generosità e fiducia", questa frase è ripetuta una, due,  tre volte. E ancora: "religione delle libertà, religione delle libertà, religione delle libertà". E poi: "C'è un'aggiunta per il Vaticano: 'so-do-mia...' Anzi no, sbagliavo: 'si-mo-nia, si-mo-nia si-mo-mia...'". Il rasoio rimane a mezz'aria: "Non sono impazzito sono davvero pazzo... Sono Marco che vi augura buon giorno, buona lotta, buona fiducia in voi stesssi...". Buon giorno anche a te,  Marco.  
(cp. 24-02-2005)

L'ACME E IL POSSIBILE TRACOLLO DEL TERRORISMO
Un pugno sul naso fa male. Due pugni anche di più ed il violento può dunque pensare che, aumentando le dosi, si aumentino gli effetti. Tuttavia, la storia a volte dimostra il contrario. Può avvenire che, inanellando vittorie su vittorie, alla fine si giunga al disastro. È la parabola di Alessandro, di Napoleone, di Hitler. Ha maggiori probabilità di duratura vittoria chi, anche attraverso i successi militari, cerca la pace: il miglior esempio, in questo campo, è quello di Ottaviano Augusto.
Scendendo da questi grandi esempi a vicende più umili e più recenti, chi ha vissuto la stagione del terrorismo, in Italia, ricorda come le Brigate Rosse sembrassero imbattibili ed invulnerabili. Non si identificava nessuno, non si arrestava nessuno e intanto la litania degli ammazzati sembrava infinita. Proprio non s'intravedeva la luce, in fondo al tunnel. La cosa sembrò toccare il fondo, irreversibile, col sequestro di Moro e l'assassinio a freddo della numerosa scorta. Ma proprio qui si verificò il fenomeno di cui si diceva prima: il più grande e più sanguinoso "successo" dei brigatisti divenne per loro l'inizio della fine. O perché l'orrore aveva toccato il suo punto più alto, o perché i politici cominciarono finalmente ad avere paura personalmente, si cambiò atteggiamento0 sia politicamente si giuridicamente. Lo Stato divenne più risoluto e varò anche la legislazione che premiava gli eventuali pentiti. Certo è che, nel giro di qualche anno, il terrorismo italiano divenne un ricordo.
Qualcosa di analogo avvenne con l'attacco alle Twin Towers di New York.  Il terrorismo musulmano esisteva da decenni, con decine di migliaia di morti. Basti pensare all'annoso macello algerino e allo stillicidio di morti in Israele. Tuttavia il mondo sembrava sopportare questa peste, senza speranza. Come nel caso delle molte vittime delle Br, non si reagiva, ci si dichiarava impotenti dinanzi ad un fenomeno apparentemente inarrestabile. Per questo bin Laden e gli altri hanno forse pensato che, se un pugno faceva male anche al mendicante, una serie di pugni al principe, in questo caso gli Stati Uniti, avrebbe avuto un effetto devastante e vincente. Ma si sbagliavano. A tirare la coda al drago si rischia d‚esserne inceneriti.
Gli Stati Uniti, per fare un esempio, non avevano avuto nessun interesse a proteggere il governo algerino e i civili di quell‚infelice paese da una seria assurda di macabri sgozzamenti. Ché anzi, se se ne fossero interessati, sarebbero stati accusati da tutti d'interventismo imperiale. Ma quando sono stati colpiti personalmente, sulla base d'una reazione che in tutte le legislazioni ha fatto nascere l'esimente della legittima difesa, hanno deciso di colpire sempre e dovunque i loro nemici. Per giunta, anche i loro possibili nemici. Il giorno dopo l'11 settembre 2001 arabi e musulmani hanno esultato, nelle piazze, ma quanti di loro potevano immaginare che di lì a qualche mese i Taliban, padroni d'un paese poverissimo e perduto nel mezzo dell'Asia, sarebbero stati attaccati dagli Stati Uniti, sarebbero stati rovesciati, e il loro paese sarebbe diventato una pedina degli americani? Ancora meno si poteva immaginare che questa catena di reazioni avrebbe condotto a spodestare Saddam Hussein, non per le armi di distruzione di massa, di cui troppo e a sproposito s'è parlato, da tutte le parti, ma per cambiare completamente la mappa politica della regione. E questo mentre i terroristi, in oltre quattro anni, non riuscivano a mettere a segno nessun grande attentato, in America.
Gli Stati Uniti hanno ottenuto successi non solo militari ma anche politici. Il loro atteggiamento ha del tutto cancellato il sentimento d'impunità che ogni rogue state (stato canaglia) poteva coltivare all'interno dei suoi confini. Oggi gli Stati Uniti passano il tempo a ripetere che non intendono invadere né la Corea del Nord né l'Iran, ma il fatto che debbano dirlo significa che tutti l'ipotizzano e lo temono. E questo è già un risultato di proporzioni impressionanti.

Una seconda traccia del mutato atteggiamento degli Stati Uniti è la situazione in Palestina. Finché il terrorismo è stato "affare degli altri", gli Stati Uniti hanno cercato la pace con le offerte e gli accordi. Quando  è divenuto "affar loro", hanno abbandonato ogni forma di tolleranza nei confronti dei terroristi e ogni forma di sostegno ad Arafat, di cui s'è finalmente ammesso che era un ostacolo sulla via della pace. Hanno dato via libera a Sharon sia per difendere Israele con la barriera sia con gli omicidi mirati di capi terroristi, finché, alla morte di Arafat, anche da parte palestinese si è giunti in tutta fretta alla  ricerca d'una forma di convivenza pacifica. I palestinesi hanno capito che gli Stati Uniti non li sostengono più come un tempo Clinton sostenne Arafat, e che Israele è divenuto ogni giorno più invulnerabile e ogni giorno più capace di sopprimere a domicilio chi attenta alla sua sicurezza. La politica della carota clintoniana fallì, il bastone di Bush e Sharon ha fatto miracoli.
In totale l'attentato dell'11 settembre 2001, che sembrava annunciare l'alba d'una sanguinosa riscossa araba, ha costituito l'acme del terrorismo e insieme l'inizio del suo tramonto. È ovvio che, soprattutto se l'esperimento democratico irakeno riesce, il tempo lavora contro i terroristi. La stessa crudeltà con cui cercano d'impedire una vita normale e libera, in Iraq, perfino sacrificando con attacchi suicidi i loro uomini, dimostra quanto essi temano la riuscita di questo esperimento. Quanto essi temano l'eventuale effetto domino nella regione. L'Afghanistan era lontano da tutto, spopolato e insignificante, una democrazia che confini con la Turchia, la Siria, la Giordania, l'Arabia Saudita, il Kuwait, l'Iran sarebbe un esempio di valore dirompente. Il livello inaudito di terrorismo forse indica il livello inaudito di pericolo percepito dagli integralisti islamici. E corrispondentemente le dimensioni d'un eventuale successo della democrazia.
È troppo presto per dirlo. Ma se l'avventura afgana e irakena dovesse produrre questi effetti positivi, bisognerebbe dire grazie a bin Laden. Gli Stati Uniti non avrebbero dato inizio alla guerra al terrorismo, nel mondo, se non si fossero sentiti essi stessi in pericolo: ma di un'eventuale vittoria sul terrorismo beneficerebbe tutto il mondo civile e pacifico.
Gianni Pardo 24 febbraio 2005

ARRAFATTI
Grave episodio di contestazione a Firenze nei confronti dell'ambasciatore di Israele in Italia, Ehud Gol, invitato a tenere una lezione sul Medio Oriente alla facoltà di giurisprudenza dell'ateneo fiorentino.
Studenti inneggianti alla Palestina hanno esposto uno striscione e bandiere palestinesi interrompendo la lezione, e gridando slogan e  ingiurie all'indirizzo del premier Sharon e contro Israele.
Agenti della Digos hanno allontanato gli studenti contestatori, alcuni dei quali hanno opposto resistenza.  "È scandaloso -ha detto l'ambasciatore di Israele Ehud Gol- che un gruppo di ignoranti fascisti non mi permetta di parlare. Sono degli ignoranti che non sanno nulla nè di Israele, nè della Palestina, nè della situazione in Medio Oriente"


Il presidente e la marijuana
George W. Bush ha ammesso di aver fatto uso di marijuana, ma ha aggiunto di non averlo mai detto pubblicamente per non dare un cattivo esempio ai figli. L'ammissione è stata fatta durante un colloquio privato con un suo amico Doug Wead, ex esponente dello staff di Bush senior. Wead ha registrato la conversazione all'insaputa dal presidente e il nastro è stato mandato in onda dalla rete Abc e pubblicato dal New York Times.

Alzatevi in piedi e applaudite Israele
La Knesset ha votato il disimpegno da Gaza.
Sono stati liberati 500 prigionieri e altri 400 seguiranno nonostante le proteste dei parenti delle vittime del terrorismo. Erano tutti in silenzio davanti alle prigioni con le fotografie dei loro cari morti  tra le mani. Non una parola, solo quelle fotografie e le lacrime che scendevano  lungo il viso.
Israele deve dimostrare buona volonta', come sempre, solo che questo non e‚ solo buona volonta‚ e‚ il dramma, e‚ chiedere il nostro sangue e ferire le nostre anime, e‚ pretendere da Israele cose che mai a nessun altro paese e‚ stato richiesto  e che nessun paese del mondo avrebbe mai accettato.
Israele mette in gioco la propria esistenza e Sharon la propria vita  non per una certezza di pace ma per una semplice speranza.
Siamo preoccupati, abbiamo paura perche' non sappiamo se tutto questo ci permettera' di fare una vita diversa. Molti israeliani sono ottimisti e fiduciosi, altri sono molto scettici ma solo il futuro dira' chi aveva ragione. L'unica  cosa certa e' che gli arabi non ci lasceranno mai in pace e che non c'e' altra soluzione al di fuori della guerra fino alla fine di uno dei due  o tentare la pace a costo di terribili sacrifici.  17 ministri contro 5 hanno scelto.   Mentre noi viviamo la nostra tragedia nazionale con una tensione incredibile non sapendo dove ci portera' tutta questa generosita' nei confronti di chi non ha mai pensato ad altro che a distruggerci, cerchiamo di distrarci osservando   quello che accade fuori di qui.  
In Italia ballano e cantano per la liberazione di Giuliana Sgrena portando striscioni incomprensibili del tipo "liberate la pace".  Cosa significa "liberate la pace"?
Per i manifestanti significa lasciare l'Iraq in mano alla "resistenza", cioe' ai tagliatori di gole.  La pace non si libera, si conquista con fatica e con dolore, spesso attraverso la guerra.   Slogans cosi' stupidi, grondanti luoghi comuni, sdolcinati e mielosi se li possono permettere soltanto quelli che non sanno cosa siano  guerra e terrorismo che poi sono gli stessi che al Parlamento europeo difendono a spada tratta la Siria, l'Iran e che rifiutano di considerare terroristi i terroristi.
Gli stessi che fanno sapere al mondo islamico di essere a sua disposizione.
Mentre nel Vecchio Mondo annegano nella melassa dei luoghi comuni e  i politici europei parlano, parlano, parlano e dicono stupidaggini, Israele sa trovare la forza e il coraggio  di reagire a quattro anni e mezzo da incubo e entro settembre la Striscia di Gaza sara' judenrein.
Cosa direbbe il mondo se Israele chiedesse la par condicio e facesse uscire dal Paese altrettanti arabi? Inutile chiederselo, la risposta la sappiamo.  E nei territori? Cosa succede nei territori?  Sono contenti?  No , vogliono di piu‚, non gli basta, non gli bastera‚ mai.
Stanno preparando un paese decente?
Macche‚, anziche' varare le riforme promesse da anni hanno appena  ufficializzato la pena di morte.  Le condanne a morte ci sono sempre state  durante la dittatura di Arafat ma nessuno ne parlava in un' Europa sempre solidale  coi crimini palestinesi.
Tutti zitti, muti, mai una critica all'amichetto Arafat, guardavano dall'altra parte. Avvenivano fucilazioni senza processi , cadaveri e non ancora cadaveri legati alle macchine e trascinati in giro per le citta', cadaveri appesi per i piedi e presi a coltellate dai  "pacifici" cittadini palestinesi.
L'Italia del "liberate la pace" non vedeva niente, viveva in un sonno profondo, un letargo da cui usciva solo  per condannare Israele e per manifestare con le bandiere palestinesi, poi di nuovo a nanna.
A questo punto farei  un invito a quegli italiani  che hanno saputo solo insultarci e condannarci,  che hanno sempre espresso la loro simpatia a chi voleva la nostra morte.
A quelli che hanno saputo disprezzarci .
A coloro che urlavano "a morte".
A  quei politici e a quei giornalisti che hanno usato le loro parole e le loro penne per spargere veleno e per demonizzarci:
Alzatevi in piedi, giu' il cappello  e applaudite Israele.

Deborah Fait -
informazionecorretta

Massima del giorno
Il tempo passa e non lascia tracce. Un po‚ come quelle tombe romane o cartaginesi che è impensabile puzzino.
G.P.


MOLLICHINE
Dal 16 febbraio è in vigore il protocollo di Kyoto. Sarà scrupolosamente applicato da tutti quei paesi che non devono far nulla per applicarlo.

Bush: John Negroponte dovrà "colpire i terroristi prima che ci colpiscano". Una dichiarazione da cui pare Al Zarqawi sia rimasto molto copito.

Iraq: in tre giorni 29 morti per vari attentati. Due righe in cronaca. L'inflazione,  nel campo del delitto,  si chiama assuefazione.

"L'Ecofin: si‚ al piano italiano di stabilità". Suggeriamo un titolo all‚Unità: "Un'altra figuraccia internazionale dell'Italia".

L'Ecofin dà il via alla procedura per deficit eccessivo (5,5) contro la Grecia. Il deficit è molto grande. E la Grecia è molto più piccola di Francia e Germania.

Scrive Ferrara: "perfino Furio Colombo si è accorto che era Arafat,  l'ostacolo al negoziato". Come,  "perfino"? Se un uomo di sinistra s'accorge d'un errore prima che siano passati vent'anni è un genio.

Il premio "è giornalismo",  come riferisce in una cronaca osannante Luigi La Spina,  è stato attribuito a Barbara Spinelli da una giuria composta da Enzo Biagi,  Giorgio Bocca,  Curzio Maltese,  Gianni Riotta e Gian Antonio Stella. Come mai una simile giuria non l'ha assegnato,  che so,  a Vittorio Feltri?

Allerta dei servizi segreti: "via dall'Iraq i giornalisti italiani". Soprattutto quelli che non hanno l'abilità di lavorare dal balcone del Palestine.

Radicali vicini all'intesa con l'Unione. Pannella,  da liberale e liberista diviene socialdemocratico e statalista. Sic transit.

Cinzia Banelli. "Mi sono pentita per mio figlio". È l'Italia. Anche i Br tengono famiglia.

Ingroia e Prestipino restano pm nel processo contro il prefetto Mori e il tenente De Caprio. Il ruolo del cattivo,  dopo quello del protagonista,  resta sempre il più ambito.

Abu Moussa, segretario della Lega araba: "Presto la Siria ritirerà le truppe dal Libano". Quanto avremmo preferito un preciso "fra due anni"!

Gianni Pardo


IL PUNTO DI VISTA DEI POSTERI
Berlusconi fu un imprenditore che, dal'oggi al domani - o più esattamente in un paio di mesi - fondò un partito politico, vinse le elezioni e divenne Primo Ministro. Se si considerano i tempi, fece molto più in fretta di Napoleone. Per questo fu inevitabilmente destinato ad essere un mito. Positivo o negativo è da vedere.
Berlusconi, nato piccolo borghese e divenuto stramiliardario, conquistò il governo per meno d'un anno, nel 1994. In seguito dovette scontare sei anni d'opposizione. Riuscì tuttavia a tornare al potere e, questa volta, per un'intera legislatura. Come non era mai successo nell'Italia repubblicana: e il mito ne uscì ancora ingrandito.

Una delle conseguenze della leggenda fu che la gente gli attribuì tutti i poteri possibili. Dal momento che era ricchissimo, dal momento che era il capo del partito più forte e dal momento che era Capo del Governo, che cosa c'era che non potesse fare? Si dimenticava che l'Italia era una Repubblica, e non una dittatura e che in essa il Primo Ministro aveva meno poteri che in tutti gli altri grandi paesi democratici. Berlusconi non poteva mandar via un ministro, non poteva sciogliere le camere, dipendeva in tutto e per tutto dal suo partito, dagli alleati, dalle leggi. Se gli fosse venuto l'uzzolo di scendere in strada e prendere un autobus, non aveva il potere per intimare all'autista di farlo salire fuori dalla sua fermata. Dicevano che possedeva tre televisioni private ed era il padrone sostanziale delle tre reti pubbliche: di fatto compariva in esse molto meno di altri e i comici (tutti), pur accusandolo di cose fantastiche, non l'accusavano d'avere chiesto ad un singolo giornalista di dir bene di lui o modificare qualcosa.
Ovviamente, questo non esclude che avesse un potere immenso. Nel suo partito, tutti sapevano che, cadendo in disgrazia, avrebbero potuto considerare conclusa la loro carriera politica. Ma questo potere non si estendeva ai partiti alleati e ai loro rappresentanti. L'uomo che "poteva tutto" passava il suo tempo a mediare fra i membri della sua coalizione. A mettere pace, a rappezzare gli strappi che si producevano or qui or là, a difendersi dagli attacchi di amici e nemici e perfino, dopo tutto questo, a governare il paese. Aveva magari la più grande influenza ma in Italia nessuno, neppure lui, poteva decidere qualcosa d'importante obbligando gli altri a seguirlo. Probabilmente questa era la conseguenza della volontà dei costituenti, scottati dalla dittatura di Mussolini, ma è certo che Berlusconi non aveva tutto il potere che molti suoi sostenitori (e soprattutto tutti i suoi critici) pensavano avesse. L'azione del governo dipendeva da lui ma anche da tutta la sua coalizione ed dalla congiuntura internazionale. La quale congiuntura, unita ai disastri naturali che colpirono l'Italia nel suo tempo, fu tanto negativa che qualcuno con acredine arrivò a dire che "Berlusconi porta sfiga".
Napoleone ci mise più tempo di Berlusconi, per conquistare il potere: ma infine lo conquistò, il potere. Mentre Berlusconi conquistò soltanto la carica di Primo Ministro. Cosa che in Italia era molto lontana dal potere.
Le leggende e i miti non sono il miglior modo di studiare la storia. Storicamente Berlusconi va giudicato con moderazione. Se fece male, non tutta la colpa fu sua; se fece bene non tutto il merito fu suo.
Gianni Pardo, 13 febbraio 2005

In Irak s'è fatto meglio.
Il quarto referendum della storia spagnola dalla fine della dittatura si è chiuso con una netta vittoria del sì alla costituzione europea (76,73% contro il 17,24% di no). Ma c'è anche stata la partecipazione più bassa mai registrata in una consultazione popolare, ha votato solo il 43%.  In Irak s'è fatto meglio!
Articolo de El Pais


In testa un Kyoto fisso
<<Farà freddissimo. No, caldissimo. Fa niente: è il carnevale del Protocollo sui gas nocivi, in vigore  dal 16 febbraio. Ecco  quanto ci costa e a cosa non serve. >>  
Riccardo Cascioli per Il Domenicale, clicca qui per leggere l'articolo.


Prodi non incanta i consiglieri di George Bush
Avrà ragione Paolo Franchi che, sul “Corriere della Sera”, dà fiducia alla “svolta” filo-americana di Romano Prodi? O coglierà nel segno Antonio Polito che, dalle colonne del “Riformista”, mette in guardia dalla deriva social-gollista del leader dell’Unione? L’ottimismo di Franchi si poggia di certo su un legittimo auspicio, ma anche su basi tutt’altro che solide. Un amichevole “welcome Mr. President”, in calce ad un articolo su “Repubblica”, è troppo poco per arruolare il Professore tra gli amici di Bush. Soprattutto dopo il voto contrario alla missione italiana in Irak, fortemente voluto proprio da Prodi. L’analisi del direttore del “Riformista” invece trova molti più riscontri nella realtà. Secondo Polito sbagliano coloro che credono che l’Unione non abbia una politica estera o che questa sia il tallone d’Achille della coalizione. Prodi non solo ha in mente una strategia ben definita, ma proprio la politica estera dovrà rappresentare nei suoi piani uno dei cavalli di battaglia per la prossima campagna elettorale. Il prodiano “riportiamo l’Italia in Europa”, non è uno slogan così per dire. E’ l’indice di una precisa volontà di riallineare Roma all’asse Parigi-Berlino. Il dialogo con gli Usa, certo dovrà riprendere: ne è convinto anche Prodi. Ma in una chiave decisamente antagonistica. Insomma come scrive Polito, “niente è più alternativo al berlusconismo della politica estera di Prodi”. Quel che teme però Polito è che le idee di Prodi siano perfettamente chiare all’amministrazione americana. Tanto chiare che, alla fine, Bush finirà per essere “il più forte alleato di Berlusconi” alle prossime elezioni politiche. Il direttore del “Riformista”, attento osservatore delle cose americane, sa bene che (per la prima volta dopo tanti anni di disinteresse più o meno marcato) a Washington si sono fatti un’idea molto precisa della situazione politica in Italia. La teoria è semplice e rimbalza con inusuale frequenza in tutti gli ambienti che in qualche modo influenzano la visione del presidente: “Se a Roma ci fosse stato un governo diverso – dicono - l’Italia non si sarebbe rivelata quell’alleato fedele che è stato”. Lo ripetono nei colloqui informali molti tra i consiglieri al dipartimento di Stato, lo spiegano nei corsi di relazioni internazionali all’università professori come Shalini Venturelli dell’American University di Washington, lo scrivono ripetutamente nelle loro note i ricercatori dei think-tank conservatori più autorevoli come John Hulsman della Heritage Foundation. Molti degli appunti che sono piovuti sulla scrivania del presidente Usa alla vigilia del suo viaggio in Europa mettono in guardia Bush dal rinascere della vecchia leadership franco-tedesca impostata su una concezione dell’Europa come contropotere globale rispetto agli Stati Uniti. E sottolineano il pericolo che, con un cambio di maggioranza, anche l’Italia si riunisca a quell’asse. Particolare non del tutto gradito al presidente.
Cristina Missiroli per l'Opinione


Europa, attenta la Pace dipende soltanto da noi.
"Oggi l'America e l'Europa possono far imboccare alla Storia la strada della speranza. Cogliere questo momento richiede realismo",  così il presidente George W. Bush ieri a Bruxelles.
Clicca qui per il testo completo del discorso di Bush.


DON LUIGI GIUSSANI
Luigi Giussani era nato nel 1922 a Desio, un paese nei dintorni di Milano. Giovanissimo, Giussani è entrato nel seminario diocesano di Milano, proseguendo gli studi e infine completandoli presso la Facoltà teologica di Venegono sotto la guida di maestri come Gaetano Corti, Giovanni Colombo, Carlo Colombo e Carlo Figini. Ordinato sacerdote, don Giussani si dedica all'insegnamento presso lo stesso seminario di Venegono. In quegli anni si specializza nello studio della teologia orientale (specie sugli slavofili), della teologia protestante americana e nell'approfondimento della motivazione razionale dell’adesione alla fede e alla Chiesa. A metà degli anni Cinquanta lascia l'insegnamento in seminario per quello nelle scuole medie superiori. Per dieci anni, dal 1954 al 1964, insegna al Liceo classico «Berchet» di Milano. Dal 1964 al 1990 terrà la cattedra di Introduzione alla Teologia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In più di un’occasione viene inviato dai superiori negli Stati Uniti per periodi di studio. È stato creato Monsignore da Giovanni Paolo II nel 1983 con il titolo di Prelato d'onore di Sua Santità.
Ma la storia di Giussani è soprattutto la storia di Comunione e Libarazione,  di cui il sacerdote milanese è stato il fondatore ma anche l'anima. Tutto ha inizio negli anni Cinquanta, quando Giussani intuisce la necessità di ricostruire una presenza cristiana in ambito studentesco. All’epoca il «Gius» insegnava alla facoltà teologica di Venegono (Varese), ma ben presto decise di dedicarsi solamente all’insegnamento della religione nella scuola. L’esperienza di un piccolo gruppo di studenti del liceo classico Berchet di Milano, che si riuniva attorno a lui, darà vita a Gioventù Studentesca. Era l'inizio di quello che con gli anni diventerà Cl, con circa 48 mila membri della Fraternità in 64 paesi del mondo. L'allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, incoraggiò fortemente Giussani a proseguire l’avventura. Ben presto Gioventù Studentesca si diffuse in altre città italiane e dopo il Sessantotto cominciò a coinvolgere universitari e adulti. Cl nel 1960 ricevette il riconoscimento canonico dall'abate ordinario di Montecassino mentre i primi gruppi di fraternità si costituiscono nella seconda metà degli anni Settanta per iniziativa di ex universitari che desiderano approfondire l'appartenenza alla Chiesa. Il Vaticano, per volere di Giovanni Paolo II che ha sempre creduto nella forza dei movimenti, riconoscerà la Fraternità di Comunione e Liberazione nel 1982. Col tempo i gruppi appartenenti alla Fraternità diedero vita ad opere culturali e caritative. Un vero e proprio arcipelago a cominciare dalla Compagnia delle Opere, con sedi in Italia e all'estero; dal Banco Alimentare che fornisce vitto quotidiano a mezzo milione di poveri in Italia; il Banco Farmaceutico ma anche centri di solidarietà per aiutare carcerati, disoccupati e famiglie bisognose. E poi il Meeting di Rimini, kermesse politico-culturale di fine estate.

A VOLTE RITORNANO
Ricordate Pino Arlacchi,? 
Massì, quel   vice segretario generale delle Nazioni Unite che, al tempo dei taleban, pensò bene di risolvere il problema della droga prodotta in Afganistan finanziando con milioni di dollari i taleban che con quei soldi avrebbero dovuto sostituire le coltivazioni di oppio con quelle di frumento e patate. Ricordate? E ricordate com'è andata a finire? Con i soldi del signor Arlacchi i taleban, invece di intervenire sui campi di papavero, si comprarono le armi...
Bene, oggi  Pino Arlacchi, che deve essere furbisssimo ma monotono,  ci riprova. Intervistato dall'Unità  (clicca qui per il testo dell'intervista) il nostro eroe propone che l'Italia "ritiri il contingente militare - dall'Irak, ndr - e decida che la cifra che viene spesa annualmente per la missione dei nostri soldati in Iraq - una cifra enorme, che si aggira attorno ai 200 milioni euro - venga messa a disposizione del governo iracheno per la formazione della polizia irachena». Capito l'antifona?   (cp, 18-02-2005)

L'UNIONE FA LA PORCA
Causa troppi candidati rinviate le primarie dell’Unione (ex Ulivo)  all’autunno 2005. Se tutto va bene, gli iracheni avranno un governo prima che il centrosinistra abbia scelto un leader.

Bagdad aderisce alla Corte penale internazionale
La commissione elettorale irachena ha ufficializzato ieri la composizione del nuovo parlamento di Baghdad, a maggioranza sciita. Subito dopo il primo ministro iracheno ad interim Iyad Allawi con un decreto legge ha deciso di far aderire il paese allo statuto di Roma che, nel 1998, istituì la Corte penale internazionale (Cpi). La Cpi è il primo tribunale permanente incaricato di perseguire crimini di guerra, crimini contro l‚umanità e genocidi in tutto il mondo. Leggi l'articolo di Le Monde.

I POLITICI DISONESTI
La maggior parte delle persone reputa che i politici siano in larga maggioranza disonesti. Ha ragione? Forse sì. Ma non nel senso che pensa.
Il politico è qualcuno che appartiene ad un partito. Questo implica che, nella maggior parte dei casi, avrà opinioni in linea con quel partito. Ma implica anche che, nei casi in cui ciò non dovesse verificarsi, sarà lo stesso obbligato a seguire la linea ufficiale. Se richiesto, dovrà addirittura sostenere pubblicamente un'opinione che è opposta alla sua. È onesto, questo? La risposta ovvia è no: ma non è detto che sia la migliore. Infatti, se i partiti non fossero disciplinati, non peserebbero molto. Chi fa politica è un po‚ come se avesse venduto l'anima al diavolo e alcuni principi normali si ribaltano. Il politico onesto non è colui che segue la propria coscienza; è colui che, anche nel segreto dell'urna, vota come gli ha ordinato di fare il suo partito. Il "franco tiratore", in particolare non è un eroe, soprattutto perché non è disposto a pagare per la propria opinione: è un solo un traditore.
Al di fuori delle aule parlamentari i rimproveri che si fanno ai politici sono soprattutto questi tre: sono bugiardi, non hanno scrupoli e rubano.
Per il primo punto, si avrebbe voglia di rispondere: il popolo imputet sibi, se la prenda con se stesso. Se, da sempre, vuole sentirsi dire certe cose, e se, da sempre, segue i demagoghi e li vota, come può pretendere che i politici gli dicano la verità?
Gli scrupoli, viceversa, sono un lusso, soprattutto in un ambiente spietato. Dinanzi ad una soglia il cavaliere dice alla dama: "La prego, dopo di lei". Ma in caso d'incendio tutti, incluso quel cavaliere, si precipitano verso l'uscita per uscire per primi, a costo di calpestare qualcuno ed uccidere i più deboli. L'interesse personale, quando è forte, fa dimenticare tutto. E del resto la massa dei cittadini è severissima solo quando parla dei comportamenti altrui. Non c'è custode della morale sessuale più arcigna della signora che non ha ancora fatto le corna al marito. Viceversa, quando si è implicati personalmente le cose cambiano. Tutti scoprono mille impensate giustificazioni e mille distinguo; tutti cercano scorciatoie e raccomandazioni; provano ad evadere le tasse; mentono spudoratamente ogni volta che gli conviene: proprio non si capisce con quale coraggio non vorrebbero perdonare nulla ai politici. Non è giusto crocifiggerli sui principi che proclamano, visto che anche i cittadini quei principi li proclamano e non li applicano.

Al di là di questo, la gente non ha idea di che cosa siano il bilancio dello Stato, la strategia internazionale, i rapporti di forza, la macroeconomia, la ragion di Stato e mille altri fattori importanti senza i quali è impossibile sapere che cosa fare. Viceversa tutti sono capaci di decidere, nel loro tinello, con la bocca piena, senza conoscere nemmeno la storia e la geografia che si studiano alle medie, chi ha fatto bene e chi ha fatto male, quale politico va bene e quale è cretino. La gente li giudica come giudicherebbe il proprio vicino di casa, sulla base di argomentazioni peggio che rozze e d'una ipocrita morale piccolo borghese che avrebbe fatto venire un coccolone a Machiavelli. 
La politica internazionale, in particolare, non è affare da educande. È un campo in cui, per millenni, tradimenti ed assassini sono stati all'ordine del giorno. La gente dimentica che se i politici, per obbedire agli ideali più alti, non facessero l'interesse del Paese, nessuno glielo perdonerebbe. Parlando al futuro si chiedono ideali ma parlando al passato si pretendono risultati. I politici, secondo i moralisti, dovrebbero vincere anche con un braccio legato dietro la schiena ma se perdono non sarà certo la loro onestà a salvarli. Molti decenni non hanno ancora spento le risate provocate dall‚ingenuità di Chamberlain, a Monaco, nel 1938: e tuttavia, sul momento, tutti l'applaudirono fino a scorticarsi le mani.

Infine il denaro. I politici più di altri hanno l'occasione di rubare e dunque avrebbero diritto di condannarli tutti coloro che hanno avuto l'occasione di rubare e non ne hanno approfittato. Questo - si può esserne sicuri - ridurrebbe grandemente il numero dei giudici.
In secondo luogo, per molto tempo tutti i partiti si sono sostenuti con le tangenti. Di esse non hanno approfittato solo i partiti lontani dal potere, dunque prevalentemente per mancanza d'occasione: i radicali e, in misura minore, i missini. E che dire di tutti gli altri? Che forse sono meno colpevoli di quanto non si pensi. Come poteva il politico non commettere concussioni in serie, se da esse dipendevano siano le finanze del partito che la sua stessa sopravvivenza politica? Il furto era istituzionalizzato e costituivo un preciso, ineludibile dovere di chiunque accettava d'essere messo in un posto in cui poteva rubare. Come stupirsi infine se, educato in questa scuola di latrocinio, qualche politico (ed è un miracolo che si parli di qualche politico), abbia rubato anche pro domo sua? È giusto condannarlo, certamente, ma non è lecito meravigliarsi del suo comportamento.
Infine c'è stata la stagione di Mani Pulite. Sarebbe bello essere autorizzati a reputare che l'Italia abbia finalmente scoperto il marcio ed abbia avuto una reazione d'indignazione. Purtroppo non è stato così. Se i giudici avessero sempre obbedito alle leggi avrebbero agito molto tempo prima, nei decenni precedenti. Nel momento stesso in cui questo sistema della corruzione e del peculato andava avanti alla grande ed era noto a tutti, da sempre. Ma i Procuratori della Repubblica sembravano vivere nel Paese delle Meraviglie. Tanto inverosimili dovevano apparire loro le denunce che le archiviavano in massa. Chissà, forse erano delle anime candide, incapaci di concepirlo, il male, e a fortiori di perseguirlo.
La magistratura negli anni di Mani Pulite non ha indagato e condannato in obbedienza alla legge. L'ha fatto conformemente alla legge, ma non obbedendo alla legge. Coloro che dovrebbero essere i custodi istituzionali di quel "minimo etico" che alcuni credono costituisca il nocciolo del diritto si sono mossi solo quando il clima politico, o peggio gli interessi della loro fazione, gliel'hanno chiesto.
La conclusione è che la questione dell'onestà dei politici è inutile e stucchevole. Quello che importa non è la loro onestà ma la positività della loro azione. Se un emerito disonesto fosse riuscito, mettendosi in tasca l'equivalente di cento milioni di euro, a tenere l'Italia fuori dalla Seconda Guerra Mondiale, non avrebbe forse meritato l'eterna gratitudine degli italiani, a preferenza dell'integerrimo Benito Mussolini?
Gianni Pardo, 18 febbraio 2005


"Quando va in onda l'appello della Sgrena, per la prima volta un vero telegiornale sull'Iraq"
Basta il titolo dell'articolo di Furio Colombo (madam Verdurin), pubblicato oggi da L'Unità,  per capire di che pasta è fatto l'uomo.
Quanto alla sua morale, alla distinzione  tra il giusto e l'ingiusto, il bene e il male, il lecito e l'illecito, be', quella  non vale il
capolavoro di  Duchamp. (cp, 17-02-2005)

ITALIENI
L'Unione prodiana (ex Ulivo) ha votato no al rifinanziamento della missione di pace in Iraq. Insomma, lasciate che gli sgozzatori facciano il loro porco mestiere, in pace.
 Anche  negli Stati Uniti si è votato per il rifinanziamento,  ma le cose sono andate diversamente. Kerry,  l'icona dell'Ulivo ai tempi delle elezioni presidenziali americane, ha appoggiato le proposte del governo Bush.
Dunque,  Kerry, nei fatti, si è  ricordato che in politica estera prima di essere all'opposizione è  americano;  quelli dell'Unione prodiana (ex Ulivo), nei fatti,   in politica estera si sentono più all'opposizione che italiani.
(cp, 17-02-2005)

Massima del giorno
La gratitudine, in campo storico e politico, è troppo spesso postuma.
G.P.


MOLLICHINE
Castelli criticato per aver detto che ora Ciampi dovrà in ogni caso firmare la riforma della giustizia. L'infame osa ripetere ciò che dice la Costituzione.

Arresti di mafiosi,  volevano approfittare del Ponte sullo stretto di Messina. Ma, allora, veramente si farà!

Prodi: "Non bisogna dare alla lettera di K.Annan un significato opposto a quello che ha". Ma perché non ci dice il vero senso?

Autobombe in Iraq,  in Israele,  in Libano. Accidenti,  invecchiamo. Pensare che siamo nati quando le automobili servivano per viaggiare.

Pare che Massimo D'Alema abbia proposto per scherzo di spedire Fausto Bertinotti in Iraq. Pare (pare) che Bertinotti abbia proposto per scherzo di spedire D'Alema all'inferno.

Panebianco,  sul Corriere,  ha scritto che "è difficile piegare i più acerrimi nemici dei radicali". Quasi quanto distinguere un aggettivo normale da un superlativo.

Secondo Prodi "la minoranza della Fed che ha votato in maniera difforme durante l'assemblea" è solo un "rametto" dell'Ulivo. Fed? Ulivo? Ma non si chiamava Unione?

Gianni Pardo


 SPERIAMO DI AVERE FORTUNA
Sono andata a visitare il Giardino dell'Eden dei bambini di Sderot e ne sono uscita sconvolta,  piena di ammirazione e di rabbia.
La mia ammirazione va a chi lo ha realizzato, alla delicatezza, all'attenzione, alla sensibilita' che sono serviti per creare questo piccolo pezzo di mondo senza paure e senza incubi.
All'esterno un grande giardino, tanti alberi da frutto dai cui rami  pendono cestini di paglia pieni di fiori, tutto intorno fontanelle zampillanti, grandi gabbie  di coniglietti con panchine e seggiolini per i bambini, vialetti di pietre bianche, luci colorate che diffondono colori strani e misteriosi tra i tronchi degli alberi dove sembra di veder spuntare folletti sorridenti.
Il rumore rasserenante dell'acqua  sui ciottoli.
All'interno grandi ambienti pieni di luci soffuse, vasche di sabbia , spostando la sabbia colle mani si disegnano strisce di luci diverse , rosse, verdi, gialle sistemate magicamente sotto le vasche.
Da questa stanza si entra in un ambiente il cui pavimento e' fatto di materassi ad acqua dove i bambini si tuffano, si sdraiano e parlano  dopo aver fatto la jacuzzi e i massaggi rilassanti in stanze da bagno calde e profumate .
Un sogno , un sogno artificiale per coccolarli, per consolarli delle paure che vivono nel loro ambiente naturale quando piovono i missili e quando sentono il rumore delle bombe vicino a casa. Un sogno che e' servito a rasserenare bambini che sentivano di autobus che esplodevano e che la notte bagnavano il letto per la paura o che non mangiavano fino a quando il papa', i fratelli, le sorelle  soldato non tornavano a casa .
Israele tutto, paese nato dall'amore e dal sogno, poteva essere un Giardino dell'Eden.
I primi sionisti hanno lavorato, dissodato, sudato sangue sulla sabbia,  sulle pietre e nelle paludi  sperando di  creare un paradiso ma  il sogno e' stato brutalmente distrutto dalla violenza e dall'odio.
"Lavorate con noi " aveva invocato Ben Gurion.
Invece hanno sparato contro di noi.
La loro parola d'ordine e' sempre stata "ammazza un ebreo e andrai in paradiso"
Israele e' stato attaccato dagli arabi e demonizzato dagli occidentali, messo con le spalle al muro, accusato di nefandezze mai commesse, di aver rubato terre di altri.
Terre comprate, terre deserte e desolate , terre conquistate ma mai rubate eppure in occidente era questa la menzogna cui tutti hanno bovinamente creduto.

Dopo quasi 60 anni di dolore  Israele coraggiosamente e ancora una volta rinuncia a territori in cambio della pace desiderata  e decide di trasportare i suoi cittadini via dalle case dove vivono da quattro generazioni.
Sempre il solito leitmotiv che vale solo per Israele, unico paese al mondo che deve dare terra in cambio di pace e non pace in cambio di pace.
Israele non e' in colpa, tutto quello che e' successo dal 48 in poi, tutta la tragedia, l'hanno voluta e l'hanno imposta gli arabi col loro odio e l'ossessione di distruggere una democrazia nascente nel bel mezzo di un mondo teocratico di fanatici simpatizzanti del nazismo.
Non e' stato Israele a rifiutare il piano di spartizione dell'ONU, non e' stato Israele a iniziare le guerre. Non e' Israele che ha scritto nella sua dichiarazione di Indipendenza che gli arabi palestinesi debbano essere gettati a mare e annientati.
Non e' Israele a linciare i palestinesi, ne' e' Israele che fa saltare autobus nei territori palestinesi.
Israele  ha sempre teso la mano, sdegnosamente rifiutata dal nemico, Israele ha sempre concesso territori, inutilmente, Israele ha sempre liberato prigionieri , usati poi per il terrorismo.
Israele ha firmato trattati di tregua e persino di pace, sempre disattesi.
Mentre Israele sperava nella pace  gli altri organizzavano una lunga e atroce guerra. 
Eppure, incredibilmente e immoralmente,  e' Israele che deve continuare a fare concessioni, Il governo  liberera' 900 detenuti palestinesi e ritirera' le proprie truppe da cinque città della Cisgiordania (Gerico, Tulkarem, Betlemme, Qalquilya e Ramallah).
In luglio avra' inizio l'esodo da Gaza.

In cambio ai palestinesi si chiede semplicemente di non ammazzarci, di non venire a farsi esplodere in mezzo ai nostri figli. Gli si chiede quindi di non fare le bestie feroci. Che sforzo! 
E' vero che dalla morte di Arafat le cose sono cambiate radicalmente, sembra un altro mondo, ringraziamoli,  Abu Mazen promette varie cose anche se non ha la forza di portarle a termine, ringraziamo pure lui. Dopo il summit di Sharm sono stati fatti dei passi avanti verso una vera e propria tregua, niente kamikaze, bonta' loro,  ma chi deve fare concessioni dolorose e' sempre Israele a causa del mito infame che la Palestina e' dei palestinesi.

Deborah Fait - informazionecorretta

BERTINOTTI AVREBBE OBBEDITO?
Lucia Annunziata, in un articolo della "Stampa" sostiene che, in occasione del rifinanziamento della missione italiana in Iraq, l'opposizione avrebbe dovuto astenersi o, ancora meglio, votare sì: la sinistra ha perso un'occasione. Il titolo del suo articolo tuttavia è "Una doppia occasione mancata": perché a suo parere in questo caso ha sbagliato anche la maggioranza. "Quel governo ha chiesto con calore e urgenza al centrosinistra di ripensare alla sua posizione: ma cosa ha davvero fatto per ottenerne il consenso?"
Il problema che lei non si è posto è però un altro: siamo sicuri che al governo convenisse cooptare l'opposizione, in questo voto?
L'Unione avrebbe potuto votare sì sostenendo che la situazione è cambiata. La guerra era sbagliata e una vera sinistra s'oppone a qualunque guerra: tuttavia, avrebbe potuto aggiungere, come diceva don Abbondio se un cristiano ha ricevuto un pugno sul naso neanche il Papa glielo può levare. Nello stesso modo, dal momento che la guerra è finita e dal momento che l'Iraq in concreto s'avvia alla normalizzazione, è bene aiutare gli iracheni nel loro cammino verso la democrazia. "La guerra fa parte del passato e votiamo sì": ecco che cos'era nel suo interesse dell'Unione dire. Essa stessa doveva capirlo. Senza che nessuno glielo spiegasse alla lavagna o l'allettasse in tutti i modi.
Invece, votando no, che cosa ha ottenuto? Ha offerto a Berlusconi e soci il destro di dire: avete visto? Non c'è più la guerra; in Iraq c'è un evidente problema d'ordine pubblico; c'è un evidente anelito democratico; le nostre truppe sono in quel paese ad esplicita richiesta dell‚Onu e d'un governo più o meno legittimato dal voto popolare, e questi che decidono? Votano ancora no. Ancora e sempre no. Sapete perché? Perché sono antiamericani viscerali; perché qualunque cosa proponga Berlusconi loro devono dire di no; perché così è piaciuto a Bertinotti, la cui credibilità come governante dell'Italia tutti sono in grado di giudicare. Perché, insomma, non hanno cultura di governo.
Perché mai il centro-destra avrebbe dovuto cercare di sedurre, con spiegazioni e blandizie varie, l'Unione? Dei suoi voti il governo non aveva alcun bisogno. Chi dunque ha ricavato un vantaggio, dal voto negativo del centro-sinistra?