ARCHIVIO
DI FEBBRAIO 2005
Le primarie dell'Unione
superate persino dalla mezza democrazia egiziana
Abbiamo finalmente
capito qual era il modello istituzionale cui si ispiravano
le primarie monocefale che si dovrebbero celebrare nell’Unione
di centrosinistra per incoronare il candidato Romano
Prodi. Si tratta, più o meno, dello stesso meccanismo
che finora ha portato alla nomina del rais egiziano. Il
parlamento del Cairo designava, con una maggioranza dei
due terzi, il candidato presidente, che è sempre il presidente
uscente. Poi si svolgeva un referendum con il quale il popolo
veniva chiamato a esprimersi su un solo candidato, il quale
risultava trionfalmente “eletto”, ma con un sistema che si
faceva fatica a definire democratico. Ora però, anche in
Egitto, qualcosa si muove. Condoleezza Rice si è molto
irritata per l’arresto di un dissidente egiziano e, ancora di
più, perché un vertice arabo e del G8, che si doveva
tenere al Cairo il mese prossimo per discutere di democrazia,
è stato annullato da Hosni Mubarak. Di fronte alle pressioni
degli americani, che hanno com’è noto il pallino dell’esportazione
della democrazia, Mubarak è stato indotto a proporre una
modifica al meccanismo elettorale. Sarà sempre il parlamento
a definire le candidature ma, per la prima volta nella storia
egiziana, dai faraoni in poi, i candidati sottoposti al voto popolare
saranno più d’uno. La proposta di Mubarak è stata approvata
entusiasticamente dallo stesso parlamento che altrettanto entusiasticamente
aveva appoggiato l’arresto di quelli che chiedevano la stessa
cosa fino a una settimana prima. Ora Prodi potrebbe seguire
l’esempio del rais e presentarsi alla prossima assise dell’Unione
per ripetere un suo antico slogan, “competition is competition”,
e per aggiungere che con un candidato solo la competizione non c’è.
Può darsi che, in questo caso, l’entusiasmo non assuma i
toni levantini, soprattutto tra i Ds che vedono come il fumo negli
occhi la candidatura di Fausto Bertinotti. D’altra parte è
un po’ difficile per chi denuncia ad ogni piè sospinto il “degrado”
della democrazia, rimanere indietro persino rispetto al regime autocratico
egiziano (da Il Foglio)
Million dollar
baby
Vincitore
di quattro premi Oscar 'Million
dollar baby', ha avuto la meglio su 'The Aviator' di Martin Scorsese.
Tre modi diversi
di essere studenti
Mentre dei farabutti
in Italia impedivano all'ambasciatore di Israele di parlare
all'Universita' di Firenze i loro amici nei territori preparavano
l'attentato di stanotte a Tel Aviv.
Per
il momento abbiamo cinque morti e piu' di 50 feriti
alcuni dei quali molto gravi. Ragazzi, esattamente
come i manigoldi di Firenze, ragazzi come i terroristi
palestinesi.
Ragazzi
israeliani che erano in fila per andare a ballare
in un locale di fronte al mare di Tel Aviv .
Qualcuno
in Italia ha voluto giustificare la vergognosa contestazione
all'ambasciatore Gol, qualcuno ha addirittura osato
dire che i farabutti non erano nazi-comunisti, che
la sinistra e' un'altra cosa. Peccato che urlassero dentro
l'Ateneo di Firenze "Palestina libera Palestina rossa"
e che tutti faccciano parte di partiti della sinistra i cui
leader dichiarano che Israele e' uno "stato terrorista" o
vanno in Libano per incontrare i loro amici del cuore , i terroristi
Hezbollah.
Posso
immaginare, data la loro completa assenza di moralita',
l'urlo di soddisfazione che avra' accolto la notizia
dei ragazzi assassinati in Israele dai loro maledetti
amici. Posso immaginare le feste e l'esaltazione per questa
ennesima strage di giovani ebrei loro coetanei.
Ieri
sera, come era accaduto quattro anni fa al Dolphinarium
di Tel Aviv, dei ragazzi di Israele non hanno
fatto nemmeno in tempo ad entrare nel locale quando,
alle 23.20, uno studente universitario palestinese
di 21 anni, Abdullah Badran, si e' fatto esplodere in
mezzo a loro per ammazzarli.
Vediamo quindi tre diversi modi
di essere studenti.
In
Italia usano il tempo per creare comitati e cellule
politiche e per impedire la democrazia.
Usano
il loro tempo per fare violenza sui rappresentanti
di una nazione odiata, Israele, una democrazia nel cuore
del mondo fanatico arabo da loro tanto apprezzato.
Usano
il loro tempo per organizzare cortei violenti inneggianti
alle dittature di tutto il mondo, spaccare vetrine
e bruciare cassonetti.
Manigoldi.
Nei
territori palestinesi gli studenti universitari,
degni compari di quelli italiani, organizzano attentati
per ammazzare giovani come loro purche' ebrei e
israeliani. Lo fanno da sempre e di tempo ne hanno a volonta'
tanto le Universita' nei territori sono sempre chiuse per
sciopero e occupate da criminali terroristi ventenni.
Un
bel futuro per la non ancora esistente Palestina.
Un
futuro in mano a giovani assassini, fanatici pieni
di odio e innamorati della violenza e della dittature,
degni figli di Arafat.
Assassini.
In
Israele gli studenti universitari fanno una cosa
strana: studiano.
Nella
vita fanno un'altra cosa strana : difendono il loro
paese dai manigoldi e dagli assassini e quando vogliono
distrarsi e il venerdi sera vanno a ballare per esorcizzare
le preoccupazioni e la paura vengono raccolti a
pezzi in un lago di sangue.
Sangue
innocente di ragazzi che avrebbero voluto vivere
in pace.
Fate
festa, farabutti di Firenze, rallegratevi perche'
siete cosi' idioti da non capire che quelli ad essere
senza futuro siete voi con le vostre anime perse e il
vostro odio.
Fate
festa, bruciate bandiere, urlate "palestina libera
palestina rossa" perche' non sapete fare altro nella
vita e vi lasciate incantare da quelli piu' grandi
e furbi di voi. Suppongo che questo assassino, Abdullah
Badran, entrera' a far parte della rosa dei vostri eroi.
Io
piango per i giovani di Israele che sono stati assassinati
stanotte, per voi e i vostri amici assassini palestinesi
solo tanto disprezzo.
Deborah Fait - informazionecorretta
Massima del
giorno
Non
ci affrettiamo a denunciare i nostri difetti. Se ne
occuperanno volentieri i nostri amici.
G.P.
MOLLICHINE
Unione.
Una parola che normalmente indica uno stato di fatto.
In politica indica invece un desiderio.
Bush:
"L'idea di attaccare l'Iran è ridicola. Ma nessuna
opzione è esclusa". Traduzione: io non intendo
affogarti, ma tu sta‚ lontano dall'acqua.
Alcuni
studenti volevano impedire all‚ambasciatore israeliano
di parlare. Forse l'avrebbero sentito meglio se avesse
avuto una certa cintura e si fosse fatto esplodere.
"Liberate
Giuliana Sgrena, liberatela!" ha ingiunto Ciampi.
Urge ripasso grammaticale. L'imperativo è il
modo per dare gli ordini.
Il
Csm ha bocciato (16 sì, 3 no e 1 astenuto)
la ex legge Cirielli ("Salva Previti"). Tutto regolare,
se Csm significasse "Club sempre malevolo".
Pisanu:
"Per liberare Giuliana Sgrena non lasceremo nulla
d'intentato". Magari una seduta spiritica bipartisan con
Prodi?
Sgrena.
La tv irachena Al Sharqiya aveva parlato di "liberazione
imminente". Secondo il Manifesto si trattava di
"un falso allarme". Allarme?
Castelli
per l'Ue: "Declassare l'italiano è un'umiliazione
intollerabile". Ma per farsi capire avrebbe dovuto
dire: "The down-grading of Italian is an intolerable
humiliation".
Putin:
"La democrazia per noi è un fatto acquisito".
Acquisito e messo in archivio?
Gianni
Pardo
IL PROFESSORE VOLENTEROSO
e la political correctness
Massimo
Gramellini, sulla Stampa, commenta con scandalo
una sentenza della Cassazione (peraltro più mite di
quella d'Appello) con cui un professore è stato
"condannato a una multa e al pagamento delle spese processuali"
per avere cercato di "strappare il telefonino a una studentessa
strafottente che si rifiutava di spegnerlo durante le
lezioni". Il professore, in questo caso, è stato
giudicato colpevole di tentata violenza privata, in quanto
in fin dei conti quel telefonino non gliel'ha neppure tolto
di mano.
Secondo
il giornalista, la sentenza va contro il senso comune.
E qui si potrebbe aggiungere che un giurista, ammesso
che osasse discutere l'opinione della Cassazione, avrebbe
potuto dire che l'azione del professore non rientrava
nell'<abuso dei mezzi di correzione e di disciplina>,
art.571 del codice penale, come forse il caso andava più
rettamente inquadrato, e dunque essa non era punibile.
Ma il punto sostanziale risiede altrove.
La
scuola è un estensione della famiglia e della
sua azione educativa. Ecco perché tutti si
aspettano dai docenti atteggiamenti non meramente
amministrativi o tecnici, ma sensibili, umani e pieni di
buona volontà: ben al di là dell'insegnamento
puro e semplice. Si vuole insomma che i docenti siano quasi
dei genitori e abbiano un'attività in linea con la patria
potestà. I docenti, da parte loro, essendo del tutto
digiuni di diritto, intendono la loro professione a tal punto
in linea con questi precetti che, se s'indignano, hanno tendenza
a dare uno scappellotto all'allievo esattamente come farebbero
col proprio figlio. Anzi, proprio in base a questo sentimento:
"In questo caso darei uno schiaffo a mio figlio, che è carne
della mia carne, e devo lasciarla passare liscia a costui?"
La
conseguenza di tutto questo è che fin troppo
spesso finiscono sui giornali, per violenze o altro,
quei docenti che più ingenuamente e appassionatamente
cercano di fare il proprio lavoro. Magari avranno qualche
fragilità psichica: ma nessuno può chiedere ad una
maestra elementare d'avere il sistema nervoso d'acciaio d'un incursore
della Marina.
Un professore più
solido e meglio informato, nel caso del telefonino, non si
sarebbe alzato dalla cattedra. Avrebbe detto freddamente
alla ragazza: "S'accomodi fuori". Anzi, l'avrebbe mandata
dal Preside con un rapporto sul registro. Non si sarebbe scomodato,
avrebbe dato una lezione all'intera classe e non sarebbe finito
dinanzi al giudice.
Viviamo
tuttavia in un tempo in cui anche le autorità,
a volte, si alleano con chi va contro la legge. Perché
questo ordina la political correctness. Se un
cittadino ingiungesse ad Commissario di polizia di obbedire
alla legge e rimuovere un blocco stradale d'origine sindacale
(in flagranza d'un grave reato), e non ottenendolo lo denunciasse
alla magistratura, forse si vedrebbe condannare lui stesso
per calunnia. Il blocco stradale, che manderebbe in galera
per anni - da due a dodici - i tre o quattro che lo facessero
senza avallo politico, diviene lecito quando a commetterlo
sono centinaia di persone. Ma così va il mondo da oltre
mezzo secolo.
Un
professore fece rapporto ad alcuni maturandi che,
non temendo più la bocciatura, disturbavano la lezione.
Nello spirito di cui sopra, il Preside, per motivi
politici, decise di non sostenerlo. E non prese nessun provvedimento.
Il professore, che insolitamente disponeva di cultura
giuridica, a questo punto non si scompose: dal giorno
dopo, in classe, si mise a leggere un libro per i fatti
suoi. Da principio gli studenti fecero festa. Poi videro
che la cosa si prolungava e cominciarono a preoccuparsi
per gli esami di fine d'anno. Finì che tutti insieme,
loro e il Preside, andarono dal professore a chiedergli
scusa e a pregarlo di riprendere il suo lavoro. Questi infatti
aveva dalla sua un'arma imbattibile: "Sono stato disturbato;
il Preside, titolare delle sanzioni disciplinari, non mi ha sostenuto;
sono nell'impossibilità d'insegnare: dunque non insegno". Nel
nostro Paese il diritto di fare il proprio lavoro a volte ha questo
prezzo.
Si
può solo sentire pietà per i tanti professori
che sbagliano per eccesso di buona volontà.
Bisognerebbe insegnargli che, in un mondo in cui
i genitori sono contro i più normali mezzi di coercizione
e di disciplina, l'essenziale è arrivare in
orario e promuovere tutti, anche se sono dei perfetti
asini. In questo caso si sarà amati dai Direttori Didattici,
dai Presidi, dai Provveditori agli Studi, dai Ministri
e, soprattutto, dagli studenti e dalle loro famiglie.
Gianni
Pardo, 26 febbraio 2005
PRODI EXPORT
Romano Prodi ha scritto una pagina
intera sul Corriere per spiegare che l'articolo
11 della nostra Costituzione costituisce "un rifiuto
fermo e assoluto" alla guerra. Solo che non è vero.
"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa
alla libertà degli altri popoli". Le dittature, va
da sé, offendono la libertà dei popoli. Fare
una guerra a una dittatura significa difendere la libertà
di quei popoli oppressi, non offenderla. E' ovvio, no? Ed è
anche scritto in italiano. Essendo stati liberati da un intervento
armato, ovviamente i costituenti non avrebbero mai potuto escludere
le ragioni di una guerra contro una dittatura.
Prodi ha anche scritto che "l'Onu è, nella
quasi generalità dei casi, l'unica istituzione dalla
quale può legittimamente derivare l'approvazione
della comunità internazionale".
La "quasi generalità" è un modo di dire
per escludere la guerra che il governo dell'Ulivo
fece alla Serbia per evitare, preventivamente,
che si consumasse un genocidio in Kosovo. Una guerra
giustificata dalle fosse comuni, che poi non sono mai
state trovate. Una guerra geostrategica contro un
dittatore che nel bel mezzo dell'Europa impediva l'allargamento
della Nato e dell'Unione europea. Una guerra che ha avuto
l'effetto domino dell'esportazione della democrazia. Una
guerra senza l'Onu (anzi senza nemmeno una risoluzione dell'Onu).
Ricorda qualcosa?
Prodi dice di averla fatta lui, da Bruxelles, l'esportazione.
Una barzelletta, visto che tutti sanno che dobbiamo
la democrazia in Europa dell'est alla guerra fredda
vinta da Ronald Reagan, con l'aiuto del Papa. Allora
lo schieramento che oggi sostiene Prodi stava coscientemente,
o di fatto, con quelli che volevano esportare
la dittatura, non la democrazia. (da Camillo, il blog di Christian
Rocca)
«Furio
Colombo, un uomo per tutte le stagioni»
Senza che per questo lo si possa
confrontare con Tommaso Moro, anche Furio Colombo potrebbe
essere definito un uomo per tutte le stagioni. Esplicitamente
e sinceramente amico di Israele all’epoca del suo mandato
di direttore dell’ Istituto Culturale di New York, amico di Israele
ai tempi del suo mandato parlamentare, Colombo ha poi diretto
per alcuni anni uno degli organi di stampa di più marcata
ed incandescente avversione nei confronti di Israele che rispecchia
e modella l’ opinione di larga parte del partito del quale esso
è portavoce ufficiale; ed ora, in coincidenza con la sua
sostituzione alla guida di quel giornale, Colombo ha scoperto che
negli anni della sua direzione quel quotidiano e quel partito sono
stati ingiusti ed ottusi nel giudicare il governo Sharon, che sta
conducendo Israele verso una difficile pace con il recalcitrante vicino
palestinese. Bentornato fra gli amici di un tempo, Furio Colombo!
Tutto ciò potrebbe rimanere
poco interessante per noi osservatori esterni se non
innescasse una nostra riflessione sull’insieme di cui questa
vicenda è parte e sintomo.
Popper ci aiuta in questo tentativo
di comprensione, quando sintetizza la differenza fra
estremisti e riformisti nel loro diverso approccio alla realtà:
i primi la vogliono cambiare tutta e subito, ma soprattutto
vogliono il tutto o il nulla, mentre i secondi seguono la via
faticosa e tortuosa dei cambiamenti graduali del mondo, al termine
dei quali si intravede quel cambiamento globale e radicale che
somiglia a quanto avrebbero voluto gli estremisti, incapaci invece
di avvicinarvisi.
Così è la sinistra
di casa nostra: eternamente divisa sui metodi, idealista
ma incapace di trasformare i suoi nobili voli pindarici
in pragmatiche iniziative sociali o politiche; e la sua versione
estremista tende a prevalere, non certo numericamente ma nella
funzione di indirizzo ideologico, contaminando con una certa
sua congenita incapacità di capire e gestire la realtà
(Popper) anche le altre componenti.
Applichiamo questa analisi alla
visione che di Israele, dei suoi governi, della sua linea
politica, dei suoi problemi ha la sinistra in generale. Vedremo
che gli amici di Israele, quanti a sinistra ne comprendono
il dramma e ne condividono almeno nella sostanza le scelte,
ci sono e sono anche molti: ma sono intimiditi, messi a tacere,
emarginati nel dibattito interno e poco visibili dall’esterno.
Chi urla più forte, chi di fatto determina il tono della
discussione, è la sinistra radicale, un conglomerato di
individui, gruppi, partiti, movimenti che nell’essere contro
il sanguinario Israele, contro il demone Sharon, contro una pace
di compromesso trovano il loro coagulante.
Cerchiamo nella cronaca più
recente una dimostrazione di questo assunto. A Firenze
un gruppo di sciagurati studenti di Scienze Politiche -
chi scrive si è laureato in Scienze Politiche nel glorioso
Istituto Cesare Alfieri che ora sperabilmente arrossisce di
vergogna – impedisce all’ambasciatore di Israele, invitato, di
prendere la parola, come già era successo non molto tempo
fa a Pisa. Ma poi qualcuno ritiene di poter affermare che quella
contestazione è fascista e non può essere definita
di sinistra: come se anche a sinistra non esistesse, ed in forma
particolarmente evidente proprio quando si tratta di Israele, quella
profonda voragine culturale e nemica delle libertà (al
plurale: di pensiero, di parola, di scelta) che oramai abbiamo
accettato di definire semplicisticamente come fascista, ma che
più correttamente dovrebbe essere etichettata come oscurantista.
La sinistra nobile, quella
con radicate tradizioni di libertà, quella che
è sicuramente maggioritaria, deve subire in un sofferto
silenzio: si avvicinano elezioni, bisogna battere l’ avversario,
ogni voto è utile – anche a costo di perdere in dignità.
Ma torniamo ad Israele. Da
questo atteggiamento ostinatamente negativo, accecato
dall’ideologia ed incapace di una analisi critica, scaturisce
talvolta l’antisemitismo, che è cosa ben diversa dalla
critica per quanto aspra; più volte lo abbiamo denunciato
come un male oscuro di una certa sinistra, ma fortunatamente non
di tutta la sinistra. Abbiamo letto che è in corso un dibattito
autocritico in quella parte della sinistra che, facendo capo al
PCI ed ai sindacati ad esso legati, tollerò per incapacità
di comprendere e di agire il terrorismo brigatista che covava
nei suoi anfratti. Le Brigate Rosse hanno ucciso molte persone
innocenti, ma hanno perso. L’ antisemitismo non ha ucciso, anche
se non è meno doloroso e devastante, e perderà anch’ esso:
ma non per merito della sinistra, che ne scopre gli orrori, e scopre
di averne consentito l’espandersi, quando è troppo tardi.
(da informazionecorretta)
CREDENTE
Ma Fausto Bertinotti
e' ateo? "Sarei cosi' prudente da evitare una
risposta conchiusa. Se me lo avesse chiesto a 20 oppure
a 30 anni, avrei risposto senza esitazione: si'. Oggi, pur
non essendo credente, eviterei risposte cosi' definitive. Non
e' il segno di chi ha oggi un'incertezza, ma di chi non vuole
negarsi la ricerca".
Cosi' il segretario
di Rifondazione comunista a Panorama.
BUON GIORNO, MARCO
Uno si sveglia, si stiracchia,
poi, trascinandosi, s'infila sotto la doccia.
In radio il mitico Bordin ha già iniziato la rassegna
stampa. Dopo un poco, finita la doccia e anche la rassegna
stampa, mentre ci si insapona per farsi la barba, arriva,
in voce, Marco Pannella. La trasmissione è un poco disturbata...:
"Sto partendo... frushhh.. sono all'aereoporto...frushhh",
sembra Radio Londra che annuncia lo sbarco in Normandia:
"Servono tempo, denaro, generosità e fiducia",
questa frase è ripetuta una, due, tre volte.
E ancora: "religione delle libertà, religione delle
libertà, religione delle libertà". E poi:
"C'è un'aggiunta per il Vaticano: 'so-do-mia...'
Anzi no, sbagliavo: 'si-mo-nia, si-mo-nia si-mo-mia...'".
Il rasoio rimane a mezz'aria: "Non sono impazzito
sono davvero pazzo... Sono Marco che vi augura buon giorno, buona
lotta, buona fiducia in voi stesssi...". Buon giorno anche
a te, Marco.
(cp. 24-02-2005)
L'ACME E IL POSSIBILE
TRACOLLO DEL TERRORISMO
Un pugno sul naso fa male. Due
pugni anche di più ed il violento può dunque pensare
che, aumentando le dosi, si aumentino gli effetti. Tuttavia,
la storia a volte dimostra il contrario. Può avvenire
che, inanellando vittorie su vittorie, alla fine si giunga
al disastro. È la parabola di Alessandro, di Napoleone,
di Hitler. Ha maggiori probabilità di duratura vittoria chi,
anche attraverso i successi militari, cerca la pace: il miglior
esempio, in questo campo, è quello di Ottaviano Augusto.
Scendendo da questi grandi esempi
a vicende più umili e più recenti, chi ha vissuto
la stagione del terrorismo, in Italia, ricorda come le
Brigate Rosse sembrassero imbattibili ed invulnerabili. Non
si identificava nessuno, non si arrestava nessuno e intanto
la litania degli ammazzati sembrava infinita. Proprio non s'intravedeva
la luce, in fondo al tunnel. La cosa sembrò toccare
il fondo, irreversibile, col sequestro di Moro e l'assassinio
a freddo della numerosa scorta. Ma proprio qui si verificò
il fenomeno di cui si diceva prima: il più grande e più
sanguinoso "successo" dei brigatisti divenne per loro l'inizio
della fine. O perché l'orrore aveva toccato il suo punto più
alto, o perché i politici cominciarono finalmente ad avere
paura personalmente, si cambiò atteggiamento0 sia politicamente
si giuridicamente. Lo Stato divenne più risoluto e varò
anche la legislazione che premiava gli eventuali pentiti. Certo è
che, nel giro di qualche anno, il terrorismo italiano divenne un ricordo.
Qualcosa di analogo avvenne
con l'attacco alle Twin Towers di New York. Il
terrorismo musulmano esisteva da decenni, con decine di migliaia
di morti. Basti pensare all'annoso macello algerino e allo
stillicidio di morti in Israele. Tuttavia il mondo sembrava sopportare
questa peste, senza speranza. Come nel caso delle molte vittime
delle Br, non si reagiva, ci si dichiarava impotenti dinanzi
ad un fenomeno apparentemente inarrestabile. Per questo bin Laden
e gli altri hanno forse pensato che, se un pugno faceva male anche
al mendicante, una serie di pugni al principe, in questo caso
gli Stati Uniti, avrebbe avuto un effetto devastante e vincente. Ma
si sbagliavano. A tirare la coda al drago si rischia d‚esserne inceneriti.
Gli Stati Uniti, per fare
un esempio, non avevano avuto nessun interesse a proteggere
il governo algerino e i civili di quell‚infelice paese da
una seria assurda di macabri sgozzamenti. Ché anzi,
se se ne fossero interessati, sarebbero stati accusati da
tutti d'interventismo imperiale. Ma quando sono stati colpiti
personalmente, sulla base d'una reazione che in tutte le legislazioni
ha fatto nascere l'esimente della legittima difesa, hanno deciso
di colpire sempre e dovunque i loro nemici. Per giunta, anche
i loro possibili nemici. Il giorno dopo l'11 settembre 2001 arabi
e musulmani hanno esultato, nelle piazze, ma quanti di loro potevano
immaginare che di lì a qualche mese i Taliban, padroni d'un
paese poverissimo e perduto nel mezzo dell'Asia, sarebbero stati attaccati
dagli Stati Uniti, sarebbero stati rovesciati, e il loro paese sarebbe
diventato una pedina degli americani? Ancora meno si poteva immaginare
che questa catena di reazioni avrebbe condotto a spodestare Saddam
Hussein, non per le armi di distruzione di massa, di cui troppo
e a sproposito s'è parlato, da tutte le parti, ma per cambiare
completamente la mappa politica della regione. E questo mentre i
terroristi, in oltre quattro anni, non riuscivano a mettere a segno
nessun grande attentato, in America.
Gli Stati Uniti hanno ottenuto
successi non solo militari ma anche politici. Il loro
atteggiamento ha del tutto cancellato il sentimento d'impunità
che ogni rogue state (stato canaglia) poteva coltivare all'interno
dei suoi confini. Oggi gli Stati Uniti passano il tempo a
ripetere che non intendono invadere né la Corea del Nord
né l'Iran, ma il fatto che debbano dirlo significa che tutti
l'ipotizzano e lo temono. E questo è già un risultato
di proporzioni impressionanti.
Una seconda traccia del mutato
atteggiamento degli Stati Uniti è la situazione in Palestina.
Finché il terrorismo è stato "affare degli altri",
gli Stati Uniti hanno cercato la pace con le offerte e gli
accordi. Quando è divenuto "affar loro", hanno abbandonato
ogni forma di tolleranza nei confronti dei terroristi e ogni
forma di sostegno ad Arafat, di cui s'è finalmente ammesso
che era un ostacolo sulla via della pace. Hanno dato via libera
a Sharon sia per difendere Israele con la barriera sia con gli omicidi
mirati di capi terroristi, finché, alla morte di Arafat,
anche da parte palestinese si è giunti in tutta fretta alla
ricerca d'una forma di convivenza pacifica. I palestinesi hanno capito
che gli Stati Uniti non li sostengono più come un tempo Clinton
sostenne Arafat, e che Israele è divenuto ogni giorno più
invulnerabile e ogni giorno più capace di sopprimere a domicilio
chi attenta alla sua sicurezza. La politica della carota clintoniana
fallì, il bastone di Bush e Sharon ha fatto miracoli.
In totale l'attentato dell'11
settembre 2001, che sembrava annunciare l'alba d'una
sanguinosa riscossa araba, ha costituito l'acme del terrorismo
e insieme l'inizio del suo tramonto. È ovvio che, soprattutto
se l'esperimento democratico irakeno riesce, il tempo lavora
contro i terroristi. La stessa crudeltà con cui cercano d'impedire
una vita normale e libera, in Iraq, perfino sacrificando con attacchi
suicidi i loro uomini, dimostra quanto essi temano la riuscita di
questo esperimento. Quanto essi temano l'eventuale effetto domino nella
regione. L'Afghanistan era lontano da tutto, spopolato e insignificante,
una democrazia che confini con la Turchia, la Siria, la Giordania, l'Arabia
Saudita, il Kuwait, l'Iran sarebbe un esempio di valore dirompente.
Il livello inaudito di terrorismo forse indica il livello inaudito di
pericolo percepito dagli integralisti islamici. E corrispondentemente
le dimensioni d'un eventuale successo della democrazia.
È troppo presto
per dirlo. Ma se l'avventura afgana e irakena dovesse
produrre questi effetti positivi, bisognerebbe dire grazie
a bin Laden. Gli Stati Uniti non avrebbero dato inizio alla
guerra al terrorismo, nel mondo, se non si fossero sentiti essi
stessi in pericolo: ma di un'eventuale vittoria sul terrorismo
beneficerebbe tutto il mondo civile e pacifico.
Gianni Pardo
24 febbraio 2005
ARRAFATTI
Grave episodio di
contestazione a Firenze nei confronti dell'ambasciatore
di Israele in Italia, Ehud Gol, invitato a tenere una
lezione sul Medio Oriente alla facoltà di giurisprudenza
dell'ateneo fiorentino.
Studenti inneggianti
alla Palestina hanno esposto uno striscione e bandiere
palestinesi interrompendo la lezione, e gridando slogan
e ingiurie all'indirizzo del premier Sharon e contro
Israele.
Agenti della Digos
hanno allontanato gli studenti contestatori, alcuni
dei quali hanno opposto resistenza. "È
scandaloso -ha detto l'ambasciatore di Israele Ehud Gol-
che un gruppo di ignoranti fascisti non mi permetta
di parlare. Sono degli ignoranti che non sanno nulla nè
di Israele, nè della Palestina, nè della situazione
in Medio Oriente"
Il presidente
e la marijuana
George W. Bush ha ammesso
di aver fatto uso di marijuana, ma ha aggiunto di
non averlo mai detto pubblicamente per non dare un cattivo
esempio ai figli. L'ammissione è stata fatta durante
un colloquio privato con un suo amico Doug Wead, ex esponente
dello staff di Bush senior. Wead ha registrato la conversazione
all'insaputa dal presidente e il nastro è stato mandato
in onda dalla rete Abc e pubblicato dal New York
Times.
Alzatevi in piedi
e applaudite Israele
La Knesset
ha votato il disimpegno da Gaza.
Sono stati
liberati 500 prigionieri e altri 400 seguiranno nonostante
le proteste dei parenti delle vittime del terrorismo.
Erano tutti in silenzio davanti alle prigioni con le
fotografie dei loro cari morti tra le mani. Non una parola,
solo quelle fotografie e le lacrime che scendevano lungo
il viso.
Israele deve
dimostrare buona volonta', come sempre, solo che
questo non e‚ solo buona volonta‚ e‚ il dramma, e‚ chiedere
il nostro sangue e ferire le nostre anime, e‚ pretendere
da Israele cose che mai a nessun altro paese e‚ stato richiesto
e che nessun paese del mondo avrebbe mai accettato.
Israele mette
in gioco la propria esistenza e Sharon la propria
vita non per una certezza di pace ma per una semplice
speranza.
Siamo preoccupati,
abbiamo paura perche' non sappiamo se tutto questo
ci permettera' di fare una vita diversa. Molti israeliani
sono ottimisti e fiduciosi, altri sono molto scettici
ma solo il futuro dira' chi aveva ragione. L'unica
cosa certa e' che gli arabi non ci lasceranno mai in pace e
che non c'e' altra soluzione al di fuori della guerra fino alla
fine di uno dei due o tentare la pace a costo di terribili
sacrifici. 17 ministri contro 5 hanno scelto.
Mentre noi viviamo la nostra tragedia nazionale con
una tensione incredibile non sapendo dove ci portera' tutta
questa generosita' nei confronti di chi non ha mai pensato
ad altro che a distruggerci, cerchiamo di distrarci osservando
quello che accade fuori di qui.
In Italia ballano
e cantano per la liberazione di Giuliana Sgrena portando
striscioni incomprensibili del tipo "liberate la pace".
Cosa significa "liberate la pace"?
Per i manifestanti
significa lasciare l'Iraq in mano alla "resistenza",
cioe' ai tagliatori di gole. La pace non si libera,
si conquista con fatica e con dolore, spesso attraverso
la guerra. Slogans cosi' stupidi, grondanti luoghi
comuni, sdolcinati e mielosi se li possono permettere soltanto
quelli che non sanno cosa siano guerra e terrorismo
che poi sono gli stessi che al Parlamento europeo difendono
a spada tratta la Siria, l'Iran e che rifiutano di considerare
terroristi i terroristi.
Gli stessi
che fanno sapere al mondo islamico di essere a sua
disposizione.
Mentre nel
Vecchio Mondo annegano nella melassa dei luoghi comuni
e i politici europei parlano, parlano, parlano
e dicono stupidaggini, Israele sa trovare la forza e il
coraggio di reagire a quattro anni e mezzo da incubo
e entro settembre la Striscia di Gaza sara' judenrein.
Cosa direbbe
il mondo se Israele chiedesse la par condicio e facesse
uscire dal Paese altrettanti arabi? Inutile chiederselo,
la risposta la sappiamo. E nei territori?
Cosa succede nei territori? Sono contenti? No
, vogliono di piu‚, non gli basta, non gli bastera‚ mai.
Stanno preparando un paese
decente?
Macche‚, anziche'
varare le riforme promesse da anni hanno appena
ufficializzato la pena di morte. Le condanne a morte
ci sono sempre state durante la dittatura di
Arafat ma nessuno ne parlava in un' Europa sempre solidale
coi crimini palestinesi.
Tutti zitti,
muti, mai una critica all'amichetto Arafat, guardavano
dall'altra parte. Avvenivano fucilazioni senza processi
, cadaveri e non ancora cadaveri legati alle macchine e
trascinati in giro per le citta', cadaveri appesi per i piedi
e presi a coltellate dai "pacifici" cittadini palestinesi.
L'Italia del
"liberate la pace" non vedeva niente, viveva in un
sonno profondo, un letargo da cui usciva solo per
condannare Israele e per manifestare con le bandiere
palestinesi, poi di nuovo a nanna.
A questo punto
farei un invito a quegli italiani che hanno
saputo solo insultarci e condannarci, che hanno sempre
espresso la loro simpatia a chi voleva la nostra
morte.
A quelli che
hanno saputo disprezzarci .
A coloro che
urlavano "a morte".
A quei
politici e a quei giornalisti che hanno usato le
loro parole e le loro penne per spargere veleno e per
demonizzarci:
Alzatevi in
piedi, giu' il cappello e applaudite Israele.
Deborah Fait
- informazionecorretta
Massima del giorno
Il tempo passa
e non lascia tracce. Un po‚ come quelle tombe romane
o cartaginesi che è impensabile puzzino.
G.P.
MOLLICHINE
Dal 16 febbraio
è in vigore il protocollo di Kyoto. Sarà
scrupolosamente applicato da tutti quei paesi che non devono
far nulla per applicarlo.
Bush: John
Negroponte dovrà "colpire i terroristi prima che
ci colpiscano". Una dichiarazione da cui pare Al Zarqawi
sia rimasto molto copito.
Iraq: in tre
giorni 29 morti per vari attentati. Due righe in cronaca.
L'inflazione, nel campo del delitto, si chiama
assuefazione.
"L'Ecofin:
si‚ al piano italiano di stabilità". Suggeriamo
un titolo all‚Unità: "Un'altra figuraccia internazionale
dell'Italia".
L'Ecofin dà
il via alla procedura per deficit eccessivo (5,5)
contro la Grecia. Il deficit è molto grande. E la Grecia
è molto più piccola di Francia e Germania.
Scrive Ferrara:
"perfino Furio Colombo si è accorto che era
Arafat, l'ostacolo al negoziato". Come, "perfino"?
Se un uomo di sinistra s'accorge d'un errore prima che
siano passati vent'anni è un genio.
Il premio "è giornalismo", come
riferisce in una cronaca osannante Luigi La Spina, è
stato attribuito a Barbara Spinelli da una giuria composta
da Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Curzio Maltese,
Gianni Riotta e Gian Antonio Stella. Come mai una simile giuria
non l'ha assegnato, che so, a Vittorio Feltri?
Allerta dei
servizi segreti: "via dall'Iraq i giornalisti italiani".
Soprattutto quelli che non hanno l'abilità di lavorare
dal balcone del Palestine.
Radicali vicini
all'intesa con l'Unione. Pannella, da liberale
e liberista diviene socialdemocratico e statalista. Sic
transit.
Cinzia Banelli.
"Mi sono pentita per mio figlio". È l'Italia.
Anche i Br tengono famiglia.
Ingroia e
Prestipino restano pm nel processo contro il prefetto
Mori e il tenente De Caprio. Il ruolo del cattivo,
dopo quello del protagonista, resta sempre il più
ambito.
Abu Moussa,
segretario della Lega araba: "Presto la Siria ritirerà
le truppe dal Libano". Quanto avremmo preferito un preciso
"fra due anni"!
Gianni
Pardo
IL PUNTO DI VISTA
DEI POSTERI
Berlusconi fu un imprenditore
che, dal'oggi al domani - o più esattamente in un paio
di mesi - fondò un partito politico, vinse le elezioni
e divenne Primo Ministro. Se si considerano i tempi, fece
molto più in fretta di Napoleone. Per questo fu inevitabilmente
destinato ad essere un mito. Positivo o negativo è da
vedere.
Berlusconi, nato piccolo borghese
e divenuto stramiliardario, conquistò il governo
per meno d'un anno, nel 1994. In seguito dovette scontare sei
anni d'opposizione. Riuscì tuttavia a tornare al potere
e, questa volta, per un'intera legislatura. Come non era mai successo
nell'Italia repubblicana: e il mito ne uscì ancora ingrandito.
Una delle conseguenze della leggenda
fu che la gente gli attribuì tutti i poteri possibili.
Dal momento che era ricchissimo, dal momento che era il capo
del partito più forte e dal momento che era Capo del Governo,
che cosa c'era che non potesse fare? Si dimenticava che l'Italia
era una Repubblica, e non una dittatura e che in essa il Primo Ministro
aveva meno poteri che in tutti gli altri grandi paesi democratici.
Berlusconi non poteva mandar via un ministro, non poteva sciogliere
le camere, dipendeva in tutto e per tutto dal suo partito, dagli alleati,
dalle leggi. Se gli fosse venuto l'uzzolo di scendere in strada e prendere
un autobus, non aveva il potere per intimare all'autista di farlo
salire fuori dalla sua fermata. Dicevano che possedeva tre televisioni
private ed era il padrone sostanziale delle tre reti pubbliche: di
fatto compariva in esse molto meno di altri e i comici (tutti), pur accusandolo
di cose fantastiche, non l'accusavano d'avere chiesto ad un singolo
giornalista di dir bene di lui o modificare qualcosa.
Ovviamente, questo non esclude
che avesse un potere immenso. Nel suo partito, tutti
sapevano che, cadendo in disgrazia, avrebbero potuto considerare
conclusa la loro carriera politica. Ma questo potere non
si estendeva ai partiti alleati e ai loro rappresentanti. L'uomo
che "poteva tutto" passava il suo tempo a mediare fra i membri
della sua coalizione. A mettere pace, a rappezzare gli strappi che
si producevano or qui or là, a difendersi dagli attacchi
di amici e nemici e perfino, dopo tutto questo, a governare
il paese. Aveva magari la più grande influenza ma in Italia
nessuno, neppure lui, poteva decidere qualcosa d'importante obbligando
gli altri a seguirlo. Probabilmente questa era la conseguenza
della volontà dei costituenti, scottati dalla dittatura di
Mussolini, ma è certo che Berlusconi non aveva tutto il potere
che molti suoi sostenitori (e soprattutto tutti i suoi critici)
pensavano avesse. L'azione del governo dipendeva da lui ma anche da
tutta la sua coalizione ed dalla congiuntura internazionale. La
quale congiuntura, unita ai disastri naturali che colpirono l'Italia
nel suo tempo, fu tanto negativa che qualcuno con acredine arrivò
a dire che "Berlusconi porta sfiga".
Napoleone ci mise più
tempo di Berlusconi, per conquistare il potere: ma
infine lo conquistò, il potere. Mentre Berlusconi
conquistò soltanto la carica di Primo Ministro. Cosa che
in Italia era molto lontana dal potere.
Le leggende e i miti non sono
il miglior modo di studiare la storia. Storicamente Berlusconi
va giudicato con moderazione. Se fece male, non tutta la
colpa fu sua; se fece bene non tutto il merito fu suo.
Gianni Pardo, 13 febbraio
2005
In Irak s'è
fatto meglio.
Il quarto referendum della
storia spagnola dalla fine della dittatura si è
chiuso con una netta vittoria del sì alla costituzione
europea (76,73% contro il 17,24% di no). Ma c'è anche
stata la partecipazione più bassa mai registrata in una
consultazione popolare, ha votato solo il 43%. In Irak
s'è fatto meglio!
Articolo de El Pais
In testa un Kyoto
fisso
<<Farà freddissimo.
No, caldissimo. Fa niente: è il carnevale del
Protocollo sui gas nocivi, in vigore dal 16 febbraio.
Ecco quanto ci costa e a cosa non serve. >>
Riccardo Cascioli per
Il Domenicale, clicca qui per leggere l'articolo.
Prodi non
incanta i consiglieri di George Bush
Avrà ragione
Paolo Franchi che, sul “Corriere della Sera”, dà
fiducia alla “svolta” filo-americana di Romano Prodi? O coglierà
nel segno Antonio Polito che, dalle colonne del “Riformista”,
mette in guardia dalla deriva social-gollista del leader dell’Unione?
L’ottimismo di Franchi si poggia di certo su un legittimo
auspicio, ma anche su basi tutt’altro che solide. Un amichevole
“welcome Mr. President”, in calce ad un articolo
su “Repubblica”, è troppo poco per arruolare il Professore
tra gli amici di Bush. Soprattutto dopo il voto contrario alla
missione italiana in Irak, fortemente voluto proprio da Prodi.
L’analisi del direttore del “Riformista” invece trova molti più
riscontri nella realtà. Secondo Polito sbagliano coloro
che credono che l’Unione non abbia una politica estera o che questa
sia il tallone d’Achille della coalizione. Prodi non solo ha in
mente una strategia ben definita, ma proprio la politica estera dovrà
rappresentare nei suoi piani uno dei cavalli di battaglia per la prossima
campagna elettorale. Il prodiano “riportiamo l’Italia in Europa”,
non è uno slogan così per dire. E’ l’indice di una precisa
volontà di riallineare Roma all’asse Parigi-Berlino. Il
dialogo con gli Usa, certo dovrà riprendere: ne è convinto
anche Prodi. Ma in una chiave decisamente antagonistica. Insomma
come scrive Polito, “niente è più alternativo al berlusconismo
della politica estera di Prodi”. Quel che teme però Polito
è che le idee di Prodi siano perfettamente chiare all’amministrazione
americana. Tanto chiare che, alla fine, Bush finirà per essere
“il più forte alleato di Berlusconi” alle prossime elezioni
politiche. Il direttore del “Riformista”, attento osservatore
delle cose americane, sa bene che (per la prima volta dopo tanti
anni di disinteresse più o meno marcato) a Washington si sono
fatti un’idea molto precisa della situazione politica in Italia.
La teoria è semplice e rimbalza con inusuale frequenza in
tutti gli ambienti che in qualche modo influenzano la visione del
presidente: “Se a Roma ci fosse stato un governo diverso – dicono
- l’Italia non si sarebbe rivelata quell’alleato fedele che è
stato”. Lo ripetono nei colloqui informali molti tra i consiglieri al
dipartimento di Stato, lo spiegano nei corsi di relazioni internazionali
all’università professori come Shalini Venturelli dell’American
University di Washington, lo scrivono ripetutamente nelle loro
note i ricercatori dei think-tank conservatori più autorevoli
come John Hulsman della Heritage Foundation. Molti degli appunti
che sono piovuti sulla scrivania del presidente Usa alla vigilia
del suo viaggio in Europa mettono in guardia Bush dal rinascere della
vecchia leadership franco-tedesca impostata su una concezione dell’Europa
come contropotere globale rispetto agli Stati Uniti. E sottolineano
il pericolo che, con un cambio di maggioranza, anche l’Italia si
riunisca a quell’asse. Particolare non del tutto gradito al presidente.
Cristina Missiroli
per l'Opinione
Europa, attenta
la Pace dipende soltanto da noi.
"Oggi l'America e l'Europa possono
far imboccare alla Storia la strada della speranza. Cogliere
questo momento richiede realismo", così il presidente
George W. Bush ieri a Bruxelles.
Clicca qui per il testo completo del discorso
di Bush.
DON LUIGI GIUSSANI
Luigi Giussani era
nato nel 1922 a Desio, un paese nei dintorni di Milano.
Giovanissimo, Giussani è entrato nel seminario diocesano
di Milano, proseguendo gli studi e infine completandoli
presso la Facoltà teologica di Venegono sotto la guida
di maestri come Gaetano Corti, Giovanni Colombo, Carlo Colombo
e Carlo Figini. Ordinato sacerdote, don Giussani si dedica
all'insegnamento presso lo stesso seminario di Venegono. In quegli
anni si specializza nello studio della teologia orientale (specie
sugli slavofili), della teologia protestante americana e nell'approfondimento
della motivazione razionale dell’adesione alla fede e alla
Chiesa. A metà degli anni Cinquanta lascia l'insegnamento
in seminario per quello nelle scuole medie superiori. Per
dieci anni, dal 1954 al 1964, insegna al Liceo classico «Berchet»
di Milano. Dal 1964 al 1990 terrà la cattedra di Introduzione
alla Teologia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore
di Milano. In più di un’occasione viene inviato dai superiori
negli Stati Uniti per periodi di studio. È stato creato
Monsignore da Giovanni Paolo II nel 1983 con il titolo di Prelato
d'onore di Sua Santità.
Ma la storia di
Giussani è soprattutto la storia di Comunione
e Libarazione, di cui il sacerdote milanese è
stato il fondatore ma anche l'anima. Tutto ha inizio negli
anni Cinquanta, quando Giussani intuisce la necessità
di ricostruire una presenza cristiana in ambito studentesco.
All’epoca il «Gius» insegnava alla facoltà
teologica di Venegono (Varese), ma ben presto decise di
dedicarsi solamente all’insegnamento della religione nella
scuola. L’esperienza di un piccolo gruppo di studenti del liceo
classico Berchet di Milano, che si riuniva attorno a lui, darà
vita a Gioventù Studentesca. Era l'inizio di quello che con
gli anni diventerà Cl, con circa 48 mila membri della Fraternità
in 64 paesi del mondo. L'allora arcivescovo di Milano Giovanni
Battista Montini, futuro Paolo VI, incoraggiò fortemente
Giussani a proseguire l’avventura. Ben presto Gioventù Studentesca
si diffuse in altre città italiane e dopo il Sessantotto
cominciò a coinvolgere universitari e adulti. Cl nel 1960
ricevette il riconoscimento canonico dall'abate ordinario di
Montecassino mentre i primi gruppi di fraternità si costituiscono
nella seconda metà degli anni Settanta per iniziativa
di ex universitari che desiderano approfondire l'appartenenza alla
Chiesa. Il Vaticano, per volere di Giovanni Paolo II che ha
sempre creduto nella forza dei movimenti, riconoscerà la
Fraternità di Comunione e Liberazione nel 1982. Col tempo
i gruppi appartenenti alla Fraternità diedero vita ad opere
culturali e caritative. Un vero e proprio arcipelago a cominciare
dalla Compagnia delle Opere, con sedi in Italia e all'estero;
dal Banco Alimentare che fornisce vitto quotidiano a mezzo milione
di poveri in Italia; il Banco Farmaceutico ma anche centri di solidarietà
per aiutare carcerati, disoccupati e famiglie bisognose. E poi
il Meeting di Rimini, kermesse politico-culturale di fine estate.
A VOLTE RITORNANO
Ricordate
Pino Arlacchi,? Massì,
quel vice segretario generale delle Nazioni Unite
che, al tempo dei taleban, pensò bene di risolvere
il problema della droga prodotta in Afganistan finanziando con milioni di
dollari i taleban che con quei soldi avrebbero dovuto sostituire le
coltivazioni di oppio con quelle di frumento e patate. Ricordate? E ricordate
com'è andata a finire? Con i soldi del signor Arlacchi i taleban,
invece di intervenire sui campi di papavero, si comprarono le armi...
Bene, oggi Pino Arlacchi, che
deve essere furbisssimo ma monotono, ci riprova.
Intervistato dall'Unità (clicca qui per il testo dell'intervista)
il nostro eroe propone
che l'Italia "ritiri il contingente militare
- dall'Irak, ndr - e decida che la cifra che viene
spesa annualmente per la missione dei nostri soldati in
Iraq - una cifra enorme, che si aggira attorno ai 200
milioni euro - venga messa a disposizione del governo iracheno
per la formazione della polizia irachena». Capito l'antifona? (cp, 18-02-2005)
L'UNIONE FA LA
PORCA
Causa
troppi candidati rinviate le primarie dell’Unione
(ex Ulivo) all’autunno 2005. Se tutto va bene,
gli iracheni avranno un governo prima che il centrosinistra
abbia scelto un leader.
Bagdad aderisce
alla Corte penale internazionale
La commissione
elettorale irachena ha ufficializzato ieri la composizione
del nuovo parlamento di Baghdad, a maggioranza sciita.
Subito dopo il primo ministro iracheno ad interim Iyad
Allawi con un decreto legge ha deciso di far aderire il
paese allo statuto di Roma che, nel 1998, istituì la
Corte penale internazionale (Cpi). La Cpi è il primo
tribunale permanente incaricato di perseguire crimini
di guerra, crimini contro l‚umanità e genocidi in tutto
il mondo. Leggi l'articolo
di Le Monde.
I POLITICI DISONESTI
La maggior
parte delle persone reputa che i politici siano in
larga maggioranza disonesti. Ha ragione? Forse sì.
Ma non nel senso che pensa.
Il politico
è qualcuno che appartiene ad un partito. Questo
implica che, nella maggior parte dei casi, avrà
opinioni in linea con quel partito. Ma implica anche che,
nei casi in cui ciò non dovesse verificarsi, sarà
lo stesso obbligato a seguire la linea ufficiale. Se richiesto,
dovrà addirittura sostenere pubblicamente un'opinione
che è opposta alla sua. È onesto, questo? La risposta
ovvia è no: ma non è detto che sia la migliore.
Infatti, se i partiti non fossero disciplinati, non peserebbero
molto. Chi fa politica è un po‚ come se avesse venduto l'anima
al diavolo e alcuni principi normali si ribaltano. Il politico
onesto non è colui che segue la propria coscienza; è
colui che, anche nel segreto dell'urna, vota come gli ha ordinato
di fare il suo partito. Il "franco tiratore", in particolare
non è un eroe, soprattutto perché non è disposto
a pagare per la propria opinione: è un solo un traditore.
Al di fuori
delle aule parlamentari i rimproveri che si fanno ai
politici sono soprattutto questi tre: sono bugiardi,
non hanno scrupoli e rubano.
Per il primo
punto, si avrebbe voglia di rispondere: il popolo
imputet sibi, se la prenda con se stesso.
Se, da sempre, vuole sentirsi dire certe cose, e se,
da sempre, segue i demagoghi e li vota, come può pretendere
che i politici gli dicano la verità?
Gli scrupoli,
viceversa, sono un lusso, soprattutto in un ambiente
spietato. Dinanzi ad una soglia il cavaliere dice alla
dama: "La prego, dopo di lei". Ma in caso d'incendio tutti,
incluso quel cavaliere, si precipitano verso l'uscita per
uscire per primi, a costo di calpestare qualcuno ed uccidere
i più deboli. L'interesse personale, quando è
forte, fa dimenticare tutto. E del resto la massa dei cittadini
è severissima solo quando parla dei comportamenti altrui.
Non c'è custode della morale sessuale più arcigna
della signora che non ha ancora fatto le corna al marito. Viceversa,
quando si è implicati personalmente le cose cambiano.
Tutti scoprono mille impensate giustificazioni e mille distinguo;
tutti cercano scorciatoie e raccomandazioni; provano ad evadere
le tasse; mentono spudoratamente ogni volta che gli conviene:
proprio non si capisce con quale coraggio non vorrebbero perdonare
nulla ai politici. Non è giusto crocifiggerli sui principi
che proclamano, visto che anche i cittadini quei principi li
proclamano e non li applicano.
Al
di là di questo, la gente non ha idea di che
cosa siano il bilancio dello Stato, la strategia internazionale,
i rapporti di forza, la macroeconomia, la ragion di
Stato e mille altri fattori importanti senza i quali è
impossibile sapere che cosa fare. Viceversa tutti sono capaci
di decidere, nel loro tinello, con la bocca piena, senza conoscere
nemmeno la storia e la geografia che si studiano alle medie,
chi ha fatto bene e chi ha fatto male, quale politico va bene
e quale è cretino. La gente li giudica come giudicherebbe
il proprio vicino di casa, sulla base di argomentazioni
peggio che rozze e d'una ipocrita morale piccolo borghese che
avrebbe fatto venire un coccolone a Machiavelli.
La politica
internazionale, in particolare, non è affare da
educande. È un campo in cui, per millenni, tradimenti
ed assassini sono stati all'ordine del giorno. La gente
dimentica che se i politici, per obbedire agli ideali più
alti, non facessero l'interesse del Paese, nessuno glielo
perdonerebbe. Parlando al futuro si chiedono ideali ma parlando
al passato si pretendono risultati. I politici, secondo i moralisti,
dovrebbero vincere anche con un braccio legato dietro la schiena
ma se perdono non sarà certo la loro onestà a salvarli.
Molti decenni non hanno ancora spento le risate provocate dall‚ingenuità
di Chamberlain, a Monaco, nel 1938: e tuttavia, sul momento,
tutti l'applaudirono fino a scorticarsi le mani.
Infine il denaro. I politici più
di altri hanno l'occasione di rubare e dunque avrebbero diritto
di condannarli tutti coloro che hanno avuto l'occasione
di rubare e non ne hanno approfittato. Questo - si
può esserne sicuri - ridurrebbe grandemente il numero
dei giudici.
In
secondo luogo, per molto tempo tutti i partiti si
sono sostenuti con le tangenti. Di esse non hanno approfittato
solo i partiti lontani dal potere, dunque prevalentemente
per mancanza d'occasione: i radicali e, in misura minore,
i missini. E che dire di tutti gli altri? Che forse sono
meno colpevoli di quanto non si pensi. Come poteva il politico
non commettere concussioni in serie, se da esse dipendevano siano
le finanze del partito che la sua stessa sopravvivenza politica?
Il furto era istituzionalizzato e costituivo un preciso, ineludibile
dovere di chiunque accettava d'essere messo in un posto
in cui poteva rubare. Come stupirsi infine se, educato in
questa scuola di latrocinio, qualche politico (ed è un miracolo
che si parli di qualche politico), abbia rubato anche
pro domo sua? È giusto condannarlo, certamente,
ma non è lecito meravigliarsi del suo comportamento.
Infine c'è
stata la stagione di Mani Pulite. Sarebbe bello essere
autorizzati a reputare che l'Italia abbia finalmente
scoperto il marcio ed abbia avuto una reazione d'indignazione.
Purtroppo non è stato così. Se i giudici
avessero sempre obbedito alle leggi avrebbero agito molto
tempo prima, nei decenni precedenti. Nel momento stesso in cui
questo sistema della corruzione e del peculato andava avanti
alla grande ed era noto a tutti, da sempre. Ma i Procuratori
della Repubblica sembravano vivere nel Paese delle Meraviglie.
Tanto inverosimili dovevano apparire loro le denunce che le archiviavano
in massa. Chissà, forse erano delle anime candide, incapaci
di concepirlo, il male, e a fortiori di perseguirlo.
La magistratura
negli anni di Mani Pulite non ha indagato e condannato
in obbedienza alla legge. L'ha fatto conformemente
alla legge, ma non obbedendo alla legge. Coloro che dovrebbero
essere i custodi istituzionali di quel "minimo etico"
che alcuni credono costituisca il nocciolo del diritto si sono
mossi solo quando il clima politico, o peggio gli interessi
della loro fazione, gliel'hanno chiesto.
La conclusione
è che la questione dell'onestà dei politici
è inutile e stucchevole. Quello che importa non
è la loro onestà ma la positività della
loro azione. Se un emerito disonesto fosse riuscito, mettendosi
in tasca l'equivalente di cento milioni di euro, a tenere
l'Italia fuori dalla Seconda Guerra Mondiale, non avrebbe
forse meritato l'eterna gratitudine degli italiani, a preferenza
dell'integerrimo Benito Mussolini?
Gianni
Pardo, 18 febbraio 2005
"Quando
va in onda l'appello della Sgrena, per la prima
volta un vero telegiornale sull'Iraq"
Basta
il titolo dell'articolo di Furio Colombo
(madam Verdurin), pubblicato oggi da L'Unità, per
capire di che pasta è fatto l'uomo. Quanto alla sua morale, alla distinzione tra il giusto
e l'ingiusto, il bene e il male, il lecito
e l'illecito, be', quella non vale il capolavoro
di Duchamp. (cp, 17-02-2005)
ITALIENI
L'Unione
prodiana (ex Ulivo) ha votato no al rifinanziamento
della missione di pace in Iraq. Insomma, lasciate che
gli sgozzatori facciano il loro porco mestiere, in
pace.
Anche
negli Stati Uniti si è votato per il rifinanziamento,
ma le cose sono andate diversamente. Kerry, l'icona dell'Ulivo
ai tempi delle elezioni presidenziali americane, ha appoggiato le proposte del governo Bush.
Dunque,
Kerry, nei fatti, si è ricordato che
in politica estera prima di essere all'opposizione è
americano; quelli dell'Unione prodiana (ex Ulivo),
nei fatti, in politica estera si sentono più
all'opposizione che italiani.
(cp, 17-02-2005)
Massima del giorno
La gratitudine, in campo storico e politico, è
troppo spesso postuma.
G.P.
MOLLICHINE
Castelli
criticato per aver detto che ora Ciampi dovrà
in ogni caso firmare la riforma della giustizia. L'infame
osa ripetere ciò che dice la Costituzione.
Arresti
di mafiosi, volevano approfittare del Ponte sullo
stretto di Messina. Ma, allora, veramente si farà!
Prodi:
"Non bisogna dare alla lettera di K.Annan un significato
opposto a quello che ha". Ma perché non ci
dice il vero senso?
Autobombe
in Iraq, in Israele, in Libano. Accidenti,
invecchiamo. Pensare che siamo nati quando le automobili servivano
per viaggiare.
Pare
che Massimo D'Alema abbia proposto per scherzo di
spedire Fausto Bertinotti in Iraq. Pare (pare) che
Bertinotti abbia proposto per scherzo di spedire D'Alema
all'inferno.
Panebianco,
sul Corriere, ha scritto che "è difficile
piegare i più acerrimi nemici dei radicali". Quasi
quanto distinguere un aggettivo normale da un superlativo.
Secondo
Prodi "la minoranza della Fed che ha votato in
maniera difforme durante l'assemblea" è solo
un "rametto" dell'Ulivo. Fed? Ulivo? Ma non
si chiamava Unione?
Gianni
Pardo
SPERIAMO
DI AVERE FORTUNA
Sono andata
a visitare il Giardino dell'Eden dei bambini di Sderot e ne sono uscita sconvolta,
piena di ammirazione e di rabbia.
La mia ammirazione
va a chi lo ha realizzato, alla delicatezza, all'attenzione,
alla sensibilita' che sono serviti per creare questo
piccolo pezzo di mondo senza paure e senza incubi.
All'esterno
un grande giardino, tanti alberi da frutto dai cui
rami pendono cestini di paglia pieni di fiori, tutto intorno
fontanelle zampillanti, grandi gabbie di coniglietti
con panchine e seggiolini per i bambini, vialetti
di pietre bianche, luci colorate che diffondono colori
strani e misteriosi tra i tronchi degli alberi dove sembra
di veder spuntare folletti sorridenti.
Il rumore rasserenante
dell'acqua sui ciottoli.
All'interno
grandi ambienti pieni di luci soffuse, vasche di sabbia
, spostando la sabbia colle mani si disegnano strisce di
luci diverse , rosse, verdi, gialle sistemate magicamente sotto
le vasche.
Da questa stanza
si entra in un ambiente il cui pavimento e' fatto
di materassi ad acqua dove i bambini si tuffano, si sdraiano
e parlano dopo aver fatto la jacuzzi e i massaggi
rilassanti in stanze da bagno calde e profumate .
Un sogno ,
un sogno artificiale per coccolarli, per consolarli
delle paure che vivono nel loro ambiente naturale quando
piovono i missili e quando sentono il rumore delle bombe
vicino a casa. Un sogno che e' servito a rasserenare bambini
che sentivano di autobus che esplodevano e che la notte
bagnavano il letto per la paura o che non mangiavano fino
a quando il papa', i fratelli, le sorelle soldato non
tornavano a casa .
Israele tutto,
paese nato dall'amore e dal sogno, poteva essere
un Giardino dell'Eden.
I primi sionisti
hanno lavorato, dissodato, sudato sangue sulla sabbia,
sulle pietre e nelle paludi sperando di creare
un paradiso ma il sogno e' stato brutalmente distrutto
dalla violenza e dall'odio.
"Lavorate con
noi " aveva invocato Ben Gurion.
Invece hanno
sparato contro di noi.
La loro parola
d'ordine e' sempre stata "ammazza un ebreo e andrai
in paradiso"
Israele e'
stato attaccato dagli arabi e demonizzato dagli occidentali,
messo con le spalle al muro, accusato di nefandezze
mai commesse, di aver rubato terre di altri.
Terre comprate,
terre deserte e desolate , terre conquistate ma mai
rubate eppure in occidente era questa la menzogna cui
tutti hanno bovinamente creduto.
Dopo quasi 60 anni di dolore Israele coraggiosamente
e ancora una volta rinuncia a territori in cambio
della pace desiderata e decide di trasportare i suoi
cittadini via dalle case dove vivono da quattro generazioni.
Sempre il solito
leitmotiv che vale solo per Israele, unico paese
al mondo che deve dare terra in cambio di pace e non pace
in cambio di pace.
Israele non
e' in colpa, tutto quello che e' successo dal 48 in
poi, tutta la tragedia, l'hanno voluta e l'hanno imposta
gli arabi col loro odio e l'ossessione di distruggere una
democrazia nascente nel bel mezzo di un mondo teocratico di
fanatici simpatizzanti del nazismo.
Non e' stato
Israele a rifiutare il piano di spartizione dell'ONU,
non e' stato Israele a iniziare le guerre. Non e' Israele
che ha scritto nella sua dichiarazione di Indipendenza
che gli arabi palestinesi debbano essere gettati a
mare e annientati.
Non e' Israele
a linciare i palestinesi, ne' e' Israele che fa saltare
autobus nei territori palestinesi.
Israele
ha sempre teso la mano, sdegnosamente rifiutata dal
nemico, Israele ha sempre concesso territori, inutilmente,
Israele ha sempre liberato prigionieri , usati poi per il
terrorismo.
Israele ha
firmato trattati di tregua e persino di pace, sempre
disattesi.
Mentre Israele
sperava nella pace gli altri organizzavano una
lunga e atroce guerra.
Eppure, incredibilmente
e immoralmente, e' Israele che deve continuare a
fare concessioni, Il governo liberera' 900 detenuti
palestinesi e ritirera' le proprie truppe da cinque città
della Cisgiordania (Gerico, Tulkarem, Betlemme, Qalquilya
e Ramallah).
In luglio avra'
inizio l'esodo da Gaza.
In cambio ai palestinesi si chiede semplicemente
di non ammazzarci, di non venire a farsi esplodere
in mezzo ai nostri figli. Gli si chiede quindi di non fare
le bestie feroci. Che sforzo!
E' vero che
dalla morte di Arafat le cose sono cambiate radicalmente,
sembra un altro mondo, ringraziamoli, Abu Mazen
promette varie cose anche se non ha la forza di portarle
a termine, ringraziamo pure lui. Dopo il summit di Sharm
sono stati fatti dei passi avanti verso una vera e propria
tregua, niente kamikaze, bonta' loro, ma chi deve
fare concessioni dolorose e' sempre Israele a causa del mito
infame che la Palestina e' dei palestinesi.
Deborah Fait - informazionecorretta
BERTINOTTI AVREBBE
OBBEDITO?
Lucia Annunziata,
in un articolo della "Stampa"
sostiene che, in occasione del rifinanziamento della
missione italiana in Iraq, l'opposizione avrebbe dovuto
astenersi o, ancora meglio, votare sì: la sinistra
ha perso un'occasione. Il titolo del suo articolo tuttavia
è "Una doppia occasione mancata": perché a suo
parere in questo caso ha sbagliato anche la maggioranza. "Quel
governo ha chiesto con calore e urgenza al centrosinistra di
ripensare alla sua posizione: ma cosa ha davvero fatto per ottenerne
il consenso?"
Il problema
che lei non si è posto è però un altro:
siamo sicuri che al governo convenisse cooptare l'opposizione,
in questo voto?
L'Unione
avrebbe potuto votare sì sostenendo che la situazione
è cambiata. La guerra era sbagliata e una vera sinistra
s'oppone a qualunque guerra: tuttavia, avrebbe potuto
aggiungere, come diceva don Abbondio se un cristiano ha ricevuto
un pugno sul naso neanche il Papa glielo può levare.
Nello stesso modo, dal momento che la guerra è finita e
dal momento che l'Iraq in concreto s'avvia alla normalizzazione,
è bene aiutare gli iracheni nel loro cammino verso la
democrazia. "La guerra fa parte del passato e votiamo sì":
ecco che cos'era nel suo interesse dell'Unione dire. Essa stessa
doveva capirlo. Senza che nessuno glielo spiegasse alla lavagna
o l'allettasse in tutti i modi.
Invece,
votando no, che cosa ha ottenuto? Ha offerto a Berlusconi
e soci il destro di dire: avete visto? Non c'è
più la guerra; in Iraq c'è un evidente problema
d'ordine pubblico; c'è un evidente anelito democratico;
le nostre truppe sono in quel paese ad esplicita richiesta
dell‚Onu e d'un governo più o meno legittimato dal voto
popolare, e questi che decidono? Votano ancora no. Ancora e
sempre no. Sapete perché? Perché sono antiamericani
viscerali; perché qualunque cosa proponga Berlusconi
loro devono dire di no; perché così è piaciuto
a Bertinotti, la cui credibilità come governante dell'Italia
tutti sono in grado di giudicare. Perché, insomma,
non hanno cultura di governo.
Perché
mai il centro-destra avrebbe dovuto cercare di sedurre,
con spiegazioni e blandizie varie, l'Unione? Dei suoi
voti il governo non aveva alcun bisogno. Chi dunque ha
ricavato un vantaggio, dal voto negativo del centro-sinistra?