ARCHIVIO GENNAIO 2007




 "Puntate le armi contro Israele."
Marwan Barghouti, il terrorista che deve scontare 5 ergastoli nelle carceri di Israele, eroe della sinistra radicale italiana che ne chiede la scarcerazione definendolo "uomo di pace", unico degno successore di Arafat, ha mandato un proclama ai palestinesi che sono nel pieno della guerra civile , godendo come matti nell'ammazzarsi a vicenda.
Il proclama del terrorista recita , fra altri deliri di una retorica da vomito, in modo molto chiaro :
" O nostro grande popolo, noi chiediamo ai nostri fratelli, agli eroi della lotta armata, di mantenere la purezza delle loro armi, a non diventare strumento per atti di combattimenti interni. Queste armi sono per la salvaguardia del paese e della sua gente, e devono essere, oggi più che mai, puntate contro l‚occupante israeliano."
L'appello pacifista di Barghouti e' stato ripreso da Abu Mazen, la mammoletta, anche lui ha raccomandato di rivolgere le armi contro Israele.
Beh, bisogna capirlo, povero fiorellino, ogni giorno praticamente rischia di essere fatto fuori da qualche picciotto di hamas, quindi se invece di puntare le armi contro di lui le puntassero contro Israele gli andrebbe di violino.

E i palestinesi obbediscono ai loro capi.
Mantengono la purezza delle loro armi bagnandole del sangue dei "fratelli", piu' purezza di cosi', e, per non contaminarle con sangue ebraico, quindi di scimmie e  maiali,  hanno mandato contro l'occupante israeliano, che non si sa bene cosa occupi, il solito neonazista ventenne, militante della Jihad , cresciuto in una famigliola  che si e' dichiarata orgogliosa del figlio assassino.
E cosi', per la gioia di mamma e papa', il giovane neonazista e' andato in gita a Eilat per farsi esplodere in una panetteria ammazzando tre ragazzi di nemmeno trent'anni, vittime dell'odio, dell'ignoranza , della barbarie di persone incapaci di fare altro che guerra e terrorismo.
La guerra se la fanno tra loro per intascare il pizzo di tutti i soldi che il mondo manda ai capimafia.
Il terrorismo lo dedicano a Israele, odiato nemico.
L'odio, l'unica cosa che riesce a unirli.
Interessante la reazione negli ambienti rosso/neri ( ogni allusione al calcio e' puramente casuale) italiani, molto interessante perche' pare che la colpa dell'attentato sia di Israele perche' non aveva previsto la cosa distruggendo preventivamente  il tunnel da cui e' uscito il topo di fogna. 
Quando invece Israele li distruggeva i tunnel gli stessi cerebrolesi urlavano che non era vero, che non c'era nessun tunnel, che era solo una scusa per bombardare i poveri innocenti palestinesi.
Avevi voglia a mandare in giro fotografie, niente da fare, "ve li scavate voi" dicevano.
Adesso invece , miracolosamente, i tunnel esistono e Israele se l'e' voluta perche' e' cosi' scemo da non averli distrutti. Non sanno i poveretti che i tunnel sono migliaia e che distruggerli tutti diventerebbe complicato vista la densita' della popolazione palestinese e  il particolare che la maggior parte viene scavata dai coraggiosi combattenti della Palestina nelle cucine delle abitazioni e sotto le culle dei pargoletti.
Secondo i media invece  Israele ha violato la tregua bombardando, dopo l'attentato, il tunnel da cui e' passato il neonazista.

Mi soffermo su questo perche' vorrei capire se quelli che scrivono le notizie stanno in letargo quando gli conviene per svegliarsi soltanto quando Israele reagisce ad un attentato.
Se stavano in letargo allora li informo che , da quando e' stata proclamata la tregua, alla fine di novembre, i palestinesi hanno fatto 140 lanci di missili qassam sulle citta' e kibbuz del Neghev. 
Israele non ha mai risposto quindi per i dormienti significa che la tregua non e' mai stata violata. Ragionamento liscio come l'olio ma puzzolente come come una fogna!
Anche Massimo D'Alema, ineffabile ministro degli esteri, quello che divide gli ebrei italiani in democratici se di sinistra, non democratici se no. Quello che definisce lobby la comunita' ebraica italiana. Quello che gli trema il baffetto al nominare Israele. Bene Baffetto ha detto che questo ultimo attentato nasce dalla volonta' di allontanare la prospettiva della pace mettendo a rischio il cessate il fuoco.
Insomma anche Baffetto sta volentieri in letargo. Se cosi' non fosse, se fosse sveglio e pensante, mi piacerebbe sapere  di quale prospettiva di pace sta parlando e di quale cavolo di tregua sta parlando!
Ce lo dice, signor Ministro? No? Non lo sa nemmeno lei? Immaginavo, pero' potrebbe sempre chiederlo a Hezbollah.
Insomma quello che ci ha confermato quest'ultimo attentato e' che Israele ha sempre torto,  che i palestinesi hanno sempre ragione e che chi non e' daccordo e' un fascista.
 Che  la Terra di Israele sia lieve per questi tre ragazzi ammazzati mentre lavoravano:
Emil Almaliakh, 23 anni  z.l.
Michael Ben Sa'adon, 27 anni z.l
Israel Samolia, 26 anni z.l.

 Deborah Fait  - www.informazionecorretta.com - www.deborahfait.ilcannocchiale.it


PROBLEMI DIFFICILI
Ci sono problemi per i quali la discussione non finisce mai e che sembrano complessi, difficili, forse insolubili. E invece sono semplicemente mal posti. Ecco tre esempi, quasi di moda:
1) Il testamento biologico e l’eutanasia.
2) L’uso dell’ingegneria genetica, delle cellule staminali e della fecondazione assistita.
3) Il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.
Sulla base della logica, si potrebbe dire che tutte le attività che non danneggiano gli altri sono lecite. Per la Chiesa cattolica il suicidio e la masturbazione sono peccato ma per lo Stato non costituiscono reato. Il testamento biologico riguarda ciò che l’individuo dispone avvenga di sé quando non sarà in grado di deciderlo, non diversamente da come il testatore dispone in vita di ciò che avverrà dei suoi beni dopo la sua morte. Nel caso dell’eutanasia le cose sono ancora più chiare: colui che decide di cessare di vivere lo fa essendo pienamente in grado d’intendere e di volere. Dunque esercitando sul proprio corpo un diritto simile a quello di chi si fa tatuare, decide di dimagrire o si suicida. Anche le attività di cui al numero due non riguardano affatto i terzi: nessuno chiede ai cittadini di fornire cellule staminali o alle donne di farsi impiantare un ovulo. E lo stesso ragionamento è facile fare per i rapporti fra omosessuali. Chi non lo è non lo diverrà certo a causa di questa legge e gli stessi omosessuali non saranno certo costretti ad unirsi per la vita ad un loro simile. E allora di che si sta discutendo?
Il problema è esclusivamente religioso. Per l’eutanasia, i credenti rispondono che la vita è un dono di Dio e l’uomo non può disporne. Neanche se sta parlando della propria e nemmeno se soffre al punto che preferirebbe morire. Per il secondo problema dicono che gli scienziati e i medici maneggiano la vita e che essa, appunto, è sacra ed appartiene a Dio. Nel terzo caso, dicono che l’omosessualità è peccato (informarsi con Dante!) e dunque lo Stato non può sancire un simile rapporto. Non più di quanto non stabilisca regole sul modo di pagare le prestazioni delle prostitute: è una materia immorale ed è già molto se lo Stato non la sanziona penalmente.
A questo punto tutto è chiaro. Se si è miscredenti e coerenti, la soluzione è la liceità. Se si è religiosi, l’illiceità. E se infine si chiede chi ha ragione dei due gruppi si pone una domanda sbagliata, anche se gravida di storia.
Per secoli (e ancora oggi, spesso, nel mondo islamico) i credenti non hanno permesso ai non credenti di essere tali. Lo Chevalier de la Barre fu processato per avere (forse) maltrattato una statua del Cristo e (a quanto dicevano) non essersi scoperto il capo al passaggio della processione del Corpus Domini. Il diciannovenne fu condannato alla tortura ordinaria e a quella straordinaria per rivelare i nomi degli eventuali complici, poi ad avere il pugno e lingua tagliata, ad essere decapitato e bruciato. Il processo si tenne a Parigi e la sentenza fu eseguita nel 1766, in piena epoca dei lumi, non nell’alto Medio Evo. Un simile accanimento si spiega con la certezza di essere dal lato della ragione. I credenti non si fermano dinanzi al fatto che, con l’eutanasia, un essere umano decide della propria vita: per loro chi vuole morire e chi l’aiuta a morire feriscono un bene che non è loro, che è sacro, che è di Dio. E in nome di Dio si armano ed intervengono.

In conclusione non si tratta di sapere se i tre problemi sono razionali o irrazionali, morali o immorali, leciti o illeciti. Si tratta soltanto di sapere se la società deve dare ascolto alle convinzioni dei credenti o dei miscredenti. In democrazia basterebbe chiedere: per te la vita è sì o no un dono di Dio? E poi contare le teste. La discussione è totalmente inutile.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it  - 31 gennaio 2007


LA LEGGE GENTILONI
Il 2 gennaio, Eric J. Lyman, su The Hollywood Reporter, media americano che segue l’industria cine-televisiva, ha spiegato che “l’Italia sta iniziando ad assomigliare a tutto il resto del mondo per il presidente di News Corp. Rupert Murdoch: terreno fertile di conquista”. Infatti la nuova legge sulle tv, firmata dal ministro Paolo Gentiloni, “indebolisce Mediaset” fissando un tetto del 45 per cento alla raccolta della pubblicità. Ora le reti di Berlusconi raccolgono il 66,38 per cento, e come ha protestato Fedele Confalonieri perderebbero un terzo del fatturato. La legge porta anche la stessa Mediaset e la Rai a trasferirsi dall’analogico, la tv com’è ora, al digitale entro il 30 novembre 2012. Da una parte Mediaset, oltre a dover spendere per portare Rete4 sul satellite, come dovrà fare anche la Rai con una sua rete, è costretta a investire sulla tv del futuro digitale, dall’altra però perde entrate pubblicitarie, non potendo peraltro contare sul canone, come la Rai, o sugli abbonamenti, come Sky di Murdoch. Un’analisi pubblicata dal New York Times e fatta da IT Media prevede che, con la riforma, Mediaset perderà circa 103 milioni di euro in un anno. E Sky? Guadagnerà 28 milioni di euro. Una bella notizia, per un’azienda che peraltro è già il terzo polo italiano, con quasi un terzo dell’intera torta (pubblicità, canone, abbonamenti, pay) dei ricavi del mercato tv, e per di più quasi monopolista in un settore, quello via satellite e pay. Vero, dicono, ma la tv ce l’hanno 22 milioni di famiglie e il satellite solo (solo?) 4 milioni. Però la tv analogica sta scomparendo, quindi Mediaset e Rai continueranno a farsi concorrenza sul digitale terrestre e sull’analogico, con meno risorse, mentre Sky potrà prosperare quasi indisturbata – e con più risorse – nel settore in cui gode di una posizione di dominio, con tanto di tutto-ilcalcio- minuto-per-minuto e con ritmi di crescita già elevati. Nel dicembre 2006 Sky, la rete preferita dal premier Prodi per le sue interviste in esclusiva, ha superato i 4 milioni di abbonati, più del doppio del luglio 2003, la sua data di nascita. La platea televisiva di Sky (stime Sky) è di 12 milioni di spettatori, con 160 canali. Non è già un terzo polo? Non saremo noi a dirlo, ma leggiamo, il 4 dicembre 2006, su Affari e Finanza di Repubblica, giornale non certo amico di Berlusca, che tra Mediaset e Sky “la distanza non appare incolmabile soprattutto guardando al tasso di crescita dei ricavi”, insomma “i tassi di crescita di Mediaset non sono esaltanti, né potrebbero esserlo visto che il mercato della tv è un mercato maturo. Quelli di Sky sembrano ancora in forte crescita”.
Penalizzare un settore già saturo e favorire un settore già in ascesa? Ce n’è bisogno? Ha senso? La Gentiloni è una riforma vecchia, che non tiene conto della fine della tv generalista analogica e della nuova tecnologia. La transizione al digitale va accelerata, ma sottrarre risorse non è la via giusta. Come non è una buona idea fissarsi contro quel 66,38 per cento di raccolta pubblicitaria di Mediaset, dimenticando magari quel 95 per cento di mercato pay di Sdy.

Dal “Foglio” di sabato 27 gennaio.


LA GUERRA IN IRAQ: UN ERRORE?
Chi è visceralmente filoamericano è profondamente infastidito ogni volta che sente calunniare gli Stati Uniti, ne vede mettere in dubbio la buona fede - a volte tanto profonda da sfiorare l’ingenuità - o vede misconoscere il grande debito che in tanti, nel mondo, abbiamo verso questo baluardo della libertà. L’America è un modello di vita che tutti seguono, mentre dicono di disprezzarlo. E ne imitano persino le balordaggini: la “musica” deleteria, la political correctness, l’antiamericanismo idealistico ed irenico, l’ignoranza senza scrupoli, la superficialità: tanto forte è l’irraggiamento della sua civiltà. A volte il filoamericano critico sembra più severo di coloro che dicono di odiare gli States e li prendono costantemente a modello.
Oggi una grande percentuale degli abitanti di questo mondo, anche negli Stati Uniti, considera la guerra in Iraq un errore. Dunque, dopo avere aspettato per quattro anni un’aurora che ancora non si vede, è bene che anche il più risoluto filoamericano si ponga il problema di questa valutazione.
La prima cosa da chiedersi è che cosa ha indotto Bush a rovesciare Saddam Hussein. Ovviamente, l’ipotesi della guerra per il petrolio è da Bar Sport. L’Iraq ha sempre venduto il suo petrolio e continuerà a venderlo: non lo regalerà certo all’America, cui anzi la guerra è costata infinitamente più di quanto avrebbe guadagnato con qualche eventuale sconto o con qualche contratto per le infrastrutture.
Né molto più seria è l’ipotesi delle armi di distruzione di massa. Anche ammesso che si credesse in buona fede nella loro esistenza - e Saddam Hussein fece di tutto perché in molti ci credessero - esse non avrebbero giustificato la guerra. Altrimenti non si capirebbe perché oggi non si attacca l’Iran e qualunque altro paese – per esempio la Corea del Nord – che rappresenti un pericolo per la pace.
Infine non sembra seria l’ipotesi che si sia voluto liberare l’Iraq da una orrenda tirannide perché, in questo caso, la lista degli altri paesi da liberare sarebb
e molto lunga. Come direbbe De Gaulle, sarebbe un “vaste programme”.

La ragione che è sembrata più plausibile è stata dunque quella geopolitica. Immaginando un Iraq pacifico e democratico nel centro del Medio Oriente si avrebbero le seguenti conseguenze: 1) un’interruzione geografica fra regimi tendenzialmente autocratici e con qualche propensione all’estremismo religioso: da un lato la Siria, la Palestina, l’Arabia Saudita, dall’altro l’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan. 2) un evidente modello di libertà e di tolleranza laica, pur nell’ambito del Medio Oriente e pur in un paese privo di unità religiosa, che rappresenterebbe un esempio da imitare. 3) infine un paese amico dell’Occidente, cui lo legherebbe una comunanza di istituzioni di base: la libertà, la democrazia e, chissà, la prosperità economica che ad esse spesso si accompagna.
La speranza sarebbe dunque stata quella di cambiare il quadro politico di questo importante scacchiere, fino a costringere la storia a svoltare. Il presupposto, probabilmente, era che qualunque popolo preferisce la libertà alla schiavitù e la pace alla guerra. Qualunque popolo è lieto di vedersi regalare la democrazia, come la Germania, l’Italia e il Giappone del 1945, o di potersela infine permettere, come i popoli dell’Est Europa. Dunque – secondo questa teoria – bastava liberare l’Iraq da Saddam Hussein e il resto sarebbe venuto da sé. Come le altre volte.
Ma non è venuto da sé. Essendo caduto un governo crudele e poliziesco e avuta la libertà, gli irakeni hanno prima cercato di ammazzare gli americani, poi, quando questo è divenuto difficile, hanno spostato la carneficina verso i propri connazionali, macellandoli a decine, a centinaia, a migliaia. Con sprezzo della propria vita, la maggior parte delle volte. Tutto questo è così irragionevole, incomprensibile, assurdo che gli americani non lo hanno previsto. E neppure molti di noi europei. È pur vero che il popolo irakeno, nella sua quasi totalità, ha reagito come sperato: ha costituito dei partiti, si è recato a votare con entusiasmo malgrado i rischi e le minacce, ha fondato decine e decine di giornali, ha approvato una nuova costituzione, ha dato inizio ad una sorta di boom economico: ma tutto questo non è bastato a disarmare gli assassini. Fino a far vedere a tutto il mondo l’Iraq come un paese sul bordo della guerra civile e gli Stati Uniti come gli autori di un’impresa fallimentare.
Le questioni finali sono ora queste: è un vero fallimento? Alla lunga vincerà il terrorismo o vincerà la democrazia? Che ne sarà dell’Iraq quando gli americani lo abbandoneranno? Nessuno ha le risposte a queste domande. E per questo si tornerà a quella che ci si poneva da principio: la guerra in Iraq è stata un errore?
La risposta è probabilmente sì ma essa dovrebbe far piacere solo a chi è razzista. Infatti se la guerra è stata un errore i massimi dirigenti americani sono degli sprovveduti, ma se è stata un errore significa anche che certi popoli non sono come gli altri, non sono come l’Italia o il Giappone, o anche come la Polonia e l’Ungheria: non sono ancora degni della democrazia e di un governo civile.
Gli americani – i soliti ingenui - hanno creduto che tutti gli uomini sono uguali. Invece ce ne sono di inferiori che preferiscono il massacro alla democrazia.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 28 gennaio 2007


27  gennaio 1945 - 27 gennaio 2007
IL DOVERE DI RICORDARE
                                                                       
         
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CHI NEGA LA SHOA' NEGA L'EVIDENZA
La sinistra radicale italiana e' rimasta sconvolta dalle parole del Presidente Napolitano "No all'antisemitismo anche se si traveste da antisionismo"  e ancora:
"Antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele".
Panicooooo.
 A molti politici di sinistra presenti gli e' venuto il coccolone, da voci di corridoio pare che alcuni abbiano corso il rischio di soffocare, rossi di rabbia come peperoni.
Panicooooo.
Tanto panico che giornali rossi come Liberazione e Manifesto non ne fanno cenno, come mai dette..." non le scriviamo cosi' e' come se non le avessimo sentite".
Censura anche da parte dell'Unita' che ne accenna sbrigativamente come sottotitolo e il quotidiano della Margherita relega il tutto , senza nominare il termine "antisionismo" in un breve trafiletto.
Panicooooo.
Un comunista mai pentito come Giorgio Napolitano si e' finalmente accorto che la sinistra radicale e semiradicale  e' antisemita esattamente come i fascisti soltanto che , a differenza dei fascisti, e' piu' ipocrita e nasconde il suo odio sotto forma di "critica legittima" allo stato di Israele.
Peccato che questa critica si trasformi sempre in condanna, diffamazione, delegittimazione, accuse di fascismo, di nazismo allo stato degli ebrei, parole vergognose, irreali, disumane  come " gli ebrei fanno ai palestinesi quello che i nazisti hanno fatto loro".
Peccato che i ragazzotti e cinquantenni nullafacenti dei centri sociali esprimano questa critica legittima bruciando bandiere e urlando slogan razzisti.   
Come faranno adesso i vari Diliberto, Cento, Caruso, Cossutta , Rashid e tutti i loro affezionati seguaci? Come faranno a smentire il loro Presidente?
Come faranno i bruciatori di bandiere?
Come faranno gli anonimi e i non anonimi  che scrivono in internet "Israele boia, israeliani assassini,  Palestina libera-Palestina rossa"?
L'ho letto proprio ieri, quasi che  l'anonimo scrittore, temendo la galera,  volesse sfogare il suo odio prima dell'entrata in vigore la legge Mastella, ho letto proprio ieri definire "bestie e animali" gli ebrei di Hebron ma non devono preoccuparsi gli antisemiti/antisionisti perche' la legge Mastella, gratta gratta,  prevede il carcere solo per "chi diffonda in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o l'odio razziale o etnico, ovvero inciti (detenzione da 6 mesi a 4 anni) a commettere o commetta atti di discriminazione...».
Percio'  per gli antisionisti va benissimo, dire " lo Stato di Israele deve essere distrutto"   non fara' parte di questi nuovi reati.
Anche per gli antisemiti va piu' che bene perche' il Negazionismo non fara' parte della Legge in questione e potranno scrivere sui muri "dieci, cento, mille Shoa' " come e' accaduto ieri ad Arezzo o disegnare collo spray Maghen David gialle sulla porta di una sinagoga come e' accaduto a Mantova.
Non gli accadra' niente.  
Quindi cosa e' cambiato? Niente, e' stato soltanto ripristinato e corretto il decreto Mancino che mai nessuno ha rispettato e credo che questa legge cadra' nel vuoto e fara' la stessa fine del vecchio decreto.
Maurizio Blondet e Susan Scheidt, eroi antisemiti della destra e della sinistra, gettonati in tutti i forum  rosso/neri,  potranno continuare a scrivere la loro propaganda di odio contro Israele.
I fascisti rossi potranno continuare indisturbati a cucire bandiere bianco/azzurre da bruciare,  su internet potra' continuare indisturbata la propaganda antiisraeliana e i pacifisti potranno continuare imperterriti a sputare il loro veleno e ad ascoltare distrattamente le minacce di distruzione di Israele da parte di Ahmadinejad.
Repubblica potra' presentare l'antisemita Norman Finkelstein, che  accusa Israele di usare l'Olocausto per giustificare la sua poltica contro i palestinesi,  come un eroe della liberta' di pensiero...purche' il pensiero sia contro Israele.
Ski potra' intervistare negazionisti come David Irving che ci ha informati che Auschwitz era un luogo di villeggiatura.
Moni Ovadia potra' continuare tranquillo a dissertare noiosamente contro lo stato ebraico da lui tanto odiato  e a parlare, altrettanto noiosamente,  dell'Olocausto con in testa la papalina araba. Pensando che, mentre venivano massacrati 6 milioni di ebrei, gli arabi erano alleati di Hitler, io quella papalina gliela farei mangiare molto volentieri.
Tutto uguale dunque.
A Giorgio Napolitano va il merito di aver fatto andare di traverso il respiro a qualcuno dei suoi compagni di partito.
A Giorgio Napolitano va il merito e l'onore di aver detto finalmente la verita' e, d'ora in poi, quelli che sghignazzavano sarcasticamente e facevano passare per matti visionari coloro che dicevano quanto fosse inesistente il confine tra l'odio per gli ebrei e l'odio per Israele, dovranno tacere.
Giorgio napolitano gli ha rotto le uova nel paniere.
Grazie Presidente, con quelle parole lei ha riscattato decenni di ingiustizia, anni e anni di insulti, lazzi e sberleffi  a chi diceva quello che lei ha affermato nel suo discorso.
Non sappiamo se lei lo pensi veramente o se l'ha detto per altri motivi , l'importante e' averlo fatto, l'importante e' aver dato un colpo alla superbia razzista di molti kompagni che si sentivano in diritto di diffamare Israele senza esternare mai una critica ai palestinesi, santi subito per loro, e se qualcuno glielo faceva notare rispondevano che e' legittima la critica a Israele.
Chiuso il discorso per questi infami.
Bene, d'ora in poi il discorso non sara' chiuso perche' uno di loro, una Personalita' di sinistra, la piu' alta Personalita italiana, lo ha detto: l'antisionismo va condannato esattamente come l'antisemitismo!
Punto e basta.
 Adesso pero'  e' doveroso il silenzio perche' oggi si commemora la pagina piu' vergognosa della storia dell'umanita', oggi ricordiamo solo un po' di piu' perche' la Memoria  deve vivere con noi sempre, ogni giorno della nostra vita, il ricordo dell'orrore deve far parte di noi perche' sei milioni di  ebrei sono stati assassinati, sei milioni dietro ai quali c'erano sei milioni di vite, di amori, di desideri, di sogni, di speranze, di giochi di bambini, di carezze.
Sei milioni, sei milioni.
Facciamo silenzio per sentire meglio il loro sussurro, lassu' nell'aria, dove sono arrivati uscendo dai camini dei forni crematori e da dove ci guardano.
Allo Yad vaShem di Gerusalemme , nel padiglione dei bambini, ci si ritrova improvvisamente nel  buio in mezzo a un cielo stellato dove un milione e mezzo di stelle hanno un nome e i nomi vengono elencati ininterrottamente un milione e mezzo di volte, come un'ossessione, l'ossessione dell'orrore accaduto solo 60 anni fa in un'Europa indifferente.
Ascoltiamo quei nomi bambini, ascoltiamo il sussurro di 6 milioni, in silenzio, e ricordiamo.
Ricordiamo anche i 500.000 Rom e Sinti, uniti agli ebrei nell'orrore, torturati, gasati, bruciati insieme agli ebrei.
Gli unici tre popoli che in Europa non hanno mai fatto guerre, assassinati.
Gli unici tre popoli disarmati e indifesi, trucidati e passati per i camini.
Rav Elio Toaff ha detto :" Chi nega la Shoa' nega l'evidenza".
Silenzio.
Ricordate.

Deborah Fait - www.informazionecorretta.com

Massima del giorno
Si rende agli amici morti l'affettuoso omaggio del nostro ricordo, ma purtroppo essi non sono per questo meno morti.
G.P.


MOLLICHINE
Siniora ha raccolto 7,6 mld di dollari per riparare i danni inferti al Libano da Israele. Che ha perso la guerra. Figuriamoci se l'avesse vinta.

Franco Giordano (Prc) ha parlato della natura poco pacifista del governo. E ora ci toccherà immaginare Prodi come un guerriero.

Sospetto di cartello sul prezzo della benzina. Come se non bastasse vedere che gli altri non l'abbassano.

Il "Foglio" chiede a D'Alema di sostenere Siniora contro Hezbollah. Non conoscendo l'arabo ci serviamo del giapponese: questo si chiamerebbe "seppuku".

Nel mirino del governo edicolanti, barbieri, benzinai. Ecco come si combattono le potenti lobby plutocratiche.

Sinistra ed estrema sinistra non sono d'accordo sulle coppie di fatto. Di fatto, sono una coppia disunita.

Padoa-Schioppa: "Una riduzione delle tasse potrà essere decisa solo nel 2008". E attuata nel... comunque non c'è premura.

Alessandro Bianchi: "L'asta per la privatizzazione dell‚Alitalia non dovrebbe andare deserta". E comunque ci affidiamo al vostro buon cuore.

Quattro morti a Gaza negli scontri tra Fatah e Hamas. Pare però che le pallottole fossero state fabbricate in Israele.

D'Alema (dal "Foglio"): "Per quanto mi riguarda, non sono attaccato alle poltrone". Ma quel plurale è inquietante. Per uno che non c'è attaccato...

LA NUOVA LEGGE SUL CINEMA PROPOSTA DA RIFONDAZIONE
Alcuni anziani barbogi, che forse ne hanno viste troppe, non vanno più al cinema. Molti, che un tempo lo consideravano lo svago principale, oggi lo trascurano: come del resto è dimostrato dalla diminuzione del numero di sale e di introiti.  Che questo dipenda dall’abbondanza d’immagini e di fiction fornite dalla televisione oppure da un calo del livello artistico delle produzioni, o da qualche altra cosa ancora, poco importa. Rispetto al periodo d’oro dello star system, è un fatto.
Nell’ambito di questa crisi s’inserisce la crisi del cinema italiano. Sono lontani gli anni del neorealismo. Sbiadisce la memoria di grandi registi come De Sica, Rossellini, Fellini. E perfino di geni discutibili e noiosi come Antonioni. Rimane il raffinatissimo Zeffirelli, ma – si sa –in epoca ellenistica l’arte prima diviene formalmente perfettissima,  poi muore.
Il cinema italiano è malato. Non possono farlo guarire film comici da avanspettacolo o storie di vita quotidiana recitate così così che non dicono nulla. A questo punto l’estrema sinistra trasferisce nell’ambito dell’arte la sua mentalità giustizialista e vuol risolvere tutto col codice penale. Quel pangiuridicismo che crede di risolvere tutti i problemi della politica gettando in galera qualche assessore avido. Quella mentalità per cui ciò che non ci piace è per ciò stesso illegale e ci deve pur essere un giudice per punire l’incauto. Da tutto questo nascerebbe una legge che obbliga i gestori di cinema e i dirigenti della televisione alla programmazione di una forte percentuale di film italiani o europei, in modo da limitare lo strapotere statunitense in questo campo. Uno strapotere che da un lato (pensano loro) sottrae spettatori alle nostre virtuose ed artistiche produzioni, dall’altro diffonde il germe della mentalità edonistica statunitense.
Ottimo provvedimento. Chi è convinto che i cavalli siano assetati e li porta alla fontana non fa forse un’opera meritoria? Il problema è che a volte i cavalli si rifiutano di bere. Nell’ambito del cinema, la conseguenza sarebbe che il pubblico si limiterebbe ad andare ancora di meno al cinema. O a fare ressa nelle sale solo quando i film sono americani proprio perché, essendo in minor numero, si sceglierebbero i migliori e ciò li renderebbe ancor più attraenti.
Una cosa è certa: alla sinistra l’idea che la gente debba essere libera di dire ciò che vuole, leggere ciò che vuole, vedere gli spettacoli che preferisce e divertirsi a modo suo non le va a sangue. La sua mentalità è veramente simile a quella teocratica: essendo in possesso di un bene indubitabile, non riesce a sfuggire alla tentazione d’imporlo con la forza. Non diversamente da come, nell’alto Medio Evo, si poneva a volte ai barbari l’alternativa tra essere uccisi e convertirsi al Cristianesimo. Lo si faceva per salvare le loro anime, che diamine!
Chi vive oggi in questa Italia di centro-sinistra ha a volte la sensazione che il passato più lontano non voglia morire. Che i progressisti siano coloro che ci vorrebbero far fare un salto indietro di un millennio o più. Che gli uomini continuino ad avere la vocazione dell’intolleranza e della redenzione dei reprobi. I quali reprobi vorremmo solo essere liberi di pensare e vivere a modo nostro, senza essere costretti, come Voltaire, ad emigrare in Inghilterra.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 24 gennaio 2007

Mollichine
Ghrewati, medico siriano in Italia: «la poligamia è un rimedio contro le tensioni sociali e i tumori della prostata e del seno». Basta prescriverla con una ricetta.

Casini: “Con una maggioranza diversa da quella governativa, Prodi dovrebbe trarne le conclusioni”. Cioè dovrebbe dare un ministero di peso a Casini.

Ruini ribadisce il no alle coppie di fatto. Nel caso, i preti le loro amanti devono sposarle.

L’Iran non accetta i controlli dell’AIEA. Alla lunga uno diviene sospettoso: vuoi vedere che questi vogliono acquisire una tecnologia nucleare?

Romano Prodi uomo del KGB? Ora comprendiamo perché è crollata l’Unione Sovietica.

Cossiga annuncia il suo voto contrario alla missione in Afghanistan. Perché? Ma è semplice: perché tutti si aspettavano che votasse a favore.

Ségolène Royal, come De Gaulle, s’dichiarata a favore del Québec indipendente. Solo che lei è mezzo metro meno alta di De Gaulle.

Pecoraro Scanio ha parlato di un “estremismo di centro” del governo. L’estremismo di centro è come la centralità degli estremi.

Gianni Pardo

L’ULTIMO SFOGO
Una nuova legge prevedrà “da sei mesi a quattro anni di carcere per chi incita alla discriminazione razziale, etnica, religiosa e di genere”. Accidenti, mi devo affrettare: innanzi tutto, le donne sono cretine;, noi uomini lo diciamo da sempre; quelle ebree sono anche malefiche, come siamo sporchi e delinquenti noi terroni. E i neri sono più cretini dei bianchi, vogliamo negarlo? Ma il peggio del peggio sono i musulmani, che – si sa – sono tutti poligami, prova ne sia che nei loro paesi ci sono in media quattro donne per ogni uomo. Ahhh…, l’ho detto. Ora mi metto buono buono a non correre rischi.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 26 gennaio 2007

IL NEGAZIONISMO, GLI OROSCOPI, LA RELIGIONE
A molti sembra assurdo che il codice penale vada a vietare una tesi storica, per quanto peregrina, ma l’idea di punire il negazionismo con una sanzione penale non è delirante. Parecchi paesi, quali Svizzera, Austria, Germania, Belgio, Spagna, Lituania, già prevedono questo reato e lo storico David Irving è già stato in galera. Dunque del problema si deve parlare seriamente.
La prima questione riguarda il concetto di punibilità di un’opinione. Gaetano Quagliariello, sul “Giornale” del 24 gennaio, sostiene queste punibilità in quanto “esiste una differenza abissale tra libertà d'espressione e libertà di menzogna”. E fin qui, senza scomodare la Shoah, non si può che dargli ragione: sappiamo tutti che la libertà d’espressione non copre la calunnia, l’ingiuria, la diffamazione. “La bugia pubblica, sostiene poi il senatore, deve essere sanzionata in modo proporzionato al danno che produce, al singolo o alla comunità. Se si prescinde da questo principio elementare, si corre il rischio d'introdurre il relativismo nella cittadella della storia”. E qui invece si passa repentinamente dal pacifico all’azzardato. Il relativismo nella cittadella della storia ci risiede con buon diritto: è difficile a volte stabilire dove finiscono i fatti e dove comincia l’interpretazione dei fatti. Le stupidaggini, in campo storico, sono anch’esse teorie storiche. Se qualcuno afferma che Napoleone è stato soltanto un grande criminale sostiene una tesi che ben difficilmente convincerà gli storici francesi e no, ma non è detto che non trovi ascoltatori. Ed è comunque la critica dei colleghi storici, degli studiosi, e in generale dei lettori, quella che fa giustizia delle balordaggini.
In realtà, il discrimine di Quagliariello è un altro. Egli non sopporta che si sparino enormi bugie quando esse “concernono drammi collettivi dell'umanità che hanno causato morti innocenti, distruzioni, sofferenze mai prima immaginate”, cioè la Shoah. Quando “si spaccino per vere farneticazioni che disorientano e creano le premesse per lo sviluppo dell'anti-semitismo… Ci si trova al cospetto di un comportamento che può causare un danno alla società e che, come tale, può essere perseguito”. Perché oggi c’è un Ahmadinejad che vorrebbe uccidere tutti gli ebrei con la bomba atomica, perché si organizzano convegni negazionisti a Teheran, perché aumenta un po’ dovunque l’antisemitismo. Tuttavia, dopo avergli assicurato che si condivide con profonda convinzione il suo orrore per la Shoah e per chi vorrebbe rinnovarla, e che anzi non si perde occasione per difendere le ragioni degli ebrei, si deve osservare che il nocciolo della sua argomentazione è teoricamente inaccettabile.
Quagliariello sostiene che bisogna vietare le teorie platealmente infondate e nocive ma il negazionismo è lungi dall’essere l’unica. L’umanità intera è immersa in una serie di credenze infondate e nocive. Quando qualcuno dice “sono sfortunato” dice una sciocchezza che lo deresponsabilizza e gli impedisce di capire la realtà: la casualità di molti avvenimenti è del tutto incapace di prendere di mira qualcuno in particolare. E quante persone sanno che la sfortuna non esiste? Quando qualcuno pubblica gli oroscopi, mette in giro false credenze e alimenta la superstizione: e qualcuno può negare che la superstizione sia un bugia pubblica infondata e nociva? Quando la televisione finisce col far credere che il valore più alto, nella vita, è essere belli, non tende a disorientare i giovani?
Inoltre il criterio di falsità fondato sulla contraddizione con i documenti storici - o sull’assenza di documenti storici a sostegno - è giustissimo ma pericolosissimo. Un novello Tito Lucrezio Caro potrebbe dire che non esistono documenti storici che provino la predicazione di Gesù e soprattutto la sua resurrezione. Per unanime consenso, uno storico è reputato affidabile se non racconta fatti inverosimili: e si ha fiducia in Tucidide proprio perché ai racconti mitologici non dà mai credito. Ora, è verosimile una resurrezione? Non è forse arbitrario che reputiamo una leggenda del tutto incredibile quella dell’angelo che detta il Corano a Maometto mentre reputiamo verosimile la resurrezione di un morto già puzzolente come Lazzaro? Chi fa la differenza tra le fandonie dannose e le rispettabili convinzioni religiose? Lucrezio reputava la religione una bugia pubblica nociva e l’avrebbe volentieri sradicata dalla società: e non parlava certo del Cristianesimo, ancora di là da venire!
Qualcuno potrebbe scandalizzarsi del fatto che si mettano sullo stesso piano il negazionismo, gli oroscopi e la religione. Ma il parallelismo è fondato: il negazionismo è assurdo per gli storici, gli oroscopi sono assurdi per gli scienziati, la religione è assurda per i miscredenti. E questi ultimi non si possono trattare con disprezzo, visto che, oltre al citato Lucrezio, sono miscredenti molti illustri pensatori fra cui Voltaire e Nietzsche.
Il criterio della nocività della bugia pubblica non può essere adottato. Può essere adottato solo politicamente, nel senso che alcune bugie sono condivise o tollerate, mentre altre non sono né condivise né tollerate. Si vieti dunque il negazionismo, se proprio lo si vuole, ma in nome delle proprie convinzioni, non in nome di un principio generale.

Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 24 gennaio 2007

SPIE CHE MUOIONO, VESCOVI-SPIE CHE VANNO, PRODI-SPIE CHE RESTANO
Oggi sono seriamente preoccupata.
Non perché ho scoperto che Prodi è (stato?) un uomo del KGB.
No. Questo lo sapevo da tempo. Sono mesi che leggo la battaglia per la verità che Guzzanti sta portando avanti su "our man in Italy".
Né mi sconvolge il fatto che, di fronte a certe accuse, non esista uno straccio di procura che si decida ad indagare seriamente su questa vicenda, visto che sapete bene come la penso sulla magistratura italiana.
Non sono certo così ottimista e sognatrice da illudermi che Prodi abbia l'onestà politica e morale di dimettersi di fronte a uno scandalo di tale portata.
Mi angoscia molto di più il fatto che, dopo quello che è accaduto ieri sera, i nostri media continuino a far finta che la notizia non esista.
E lo trovo di una gravità incredibile.
I due più importanti network inglesi - BBC e ITV, considerati la bibbia dei nostri compagni, quando sparavano pallettoni sul precedente governo - in una terra libera ancora scossa dal'omicidio di Litvinenko, hanno trasmesso un'intervista inedita di quel poveraccio recentemente ucciso dal Polonio.
E questi dichiarava con estrema tranquillità di aver saputo dall'ex vice-capo dell'Fsb (ex Kgb)  - generale Trofimov, anche lui morto di morte naturale nel 2005, per aver incrociato accidentalmente una scarica di mitra proveniente dalla direzione opposta alla sua - che il nostro attuale presidente del consiglio, Romano Prodi (oggi uso nomi e cognomi), è, sin da tempi remoti, sempre stato considerato un uomo di riferimento del KGB in Italia.
Testuali parole: <<Trofimov non disse esattamente che Prodi era un agente del Kgb perché il Kgb evita di usare quella parola. Disse che Prodi era "un nostro uomo", un uomo del Kgb e che con Prodi il Kgb portava avanti in Italia qualche operazione segreta, sporca. Io ho capito che Prodi lavorava per il Kgb>>.
Così, una dichiarazione di un uomo, appena assassinato con metodi poco ortodossi, che ha suscitato un certo scalpore in Inghilterra, a noi non ci fa un baffo.
Il diretto interessato fa finta di niente e dalla Turchia si rifiuta persino di commentare, né permette ai due network inglesi di raccogliere almeno uno straccio di "no comment", da parte sua o almeno del fido Sircana.
E fa bene, a quanto pare.
Perché se il suo silenzio può essere comprensibile, anche se non giustificabile, altrettanto non si può dire dei nostri media che hanno dolosamente occultato la notizia.
L'unico quotidiano che oggi ne parla è il Giornale.
Il Corrierone l'ha liquidata in un trafiletto verso fine giornale, sostenendo semplicemente che i magistrati italiani l'avevano già esaminata e non la ritenevano attendibile.
Come se ci fidassimo ancora di quello che ritengono i nostri procuratori d'assalto. E poi perché inattendibile? Su quali basi? A seguito di un‚indagine vera e propria, o così, per puro istinto e sesto senso dei pm, tanto solerti ad archiviare tutto ciò che riguarda alcuni, quanto lesti ad arrestare e indagare su tutto ciò che riguarda altri.
E sopratutto, se l'avevano già esaminata perché non se n'è saputo niente, né è uscita nemmeno un'indiscrezione dalle cancellerie notoriamente colabrodo?
Stamattina, SkyTg24 era l'unico tg a dare la notizia, ma nelle edizioni successive è già sparita. Gli altri tacciono.
Ma vi sembra normale?

dal Blog di Barbara di Salvo

Massima del giorno
Il massimo del pessimismo si raggiunge quando si comprende che il massimo del male lo fa spesso chi vuol fare il massimo del bene.
G.P.

MOLLICHINE
Il governo ha varato la mobilità degli impiegati. Solo che rimane volontaria. Come se si chiedesse al capitone il suo parere sulla partecipazione al Natale.

Moltissimi parlamentari di centro-sinistra sono contro l’eutanasia. Per cominciare, meglio soffrire stando al governo che allontanarsene.

Pdci, Prd e Verdi, a causa della base di Vicenza, minacciano di rendere la vita impossibile al governo. Maramaldi.

Leoluca Orlando: “Prodi farebbe bene a dimettersi per riaffermare la propria leadership”. E magari a suicidarsi per vivere a lungo.

Gianni Pardo

ALARICO
Sergio Romano scrive oggi che le basi statunitensi in Italia non dovrebbero essere discusse in occasione dell’eventuale allargamento di quella di Vicenza ma nell’ambito del loro significato generale. Finché c’è stata la guerra fredda l’Italia ha partecipato ad un’alleanza difensiva contro un “nemico” comune; nelle condizioni attuali – essendo sparito quel nemico potenziale - è normale chiedersi quale sia il loro significato.
La prima cosa da sottolineare è che le basi straniere in Italia non sono “americane”, sono “Nato” e rappresentano la difesa del “lato sud” dell’alleanza. Dunque ogni nuova discussione sulle basi non riguarderebbe solo l’Italia ma l’intera alleanza. Non si può, unilateralmente, dire “basta”. Del resto, finché c’è stato il pericolo di un’aggressiva Unione Sovietica, non siamo forse stati ben contenti di sapere che in Baviera c’erano truppe americane che rappresentavano una garanzia di difesa? Che poi le basi in Italia siano occupate da americani, con equipaggiamento americano e comandate da americani, dipende più dalla tirchieria e dal pacifismo europei che dagli americani stessi. Senza di loro la Nato conterebbe pochissimo. Il problema dunque non è americani sì o americani no: il problema è quello di sapere se si può fare a meno dell’alleanza.
L’Unione Sovietica, per molto tempo l’“aggressore potenziale”, non esiste più; ma possiamo esser sicuri che l’Italia non ha e non avrà in futuro altri potenziali aggressori? Tenendo conto dell’esistenza della Nato, abbiamo sempre avuto un armamento poco più che simbolico; ci siamo attenuti al minimo richiesto perché sapevamo che in caso di bisogno avremmo avuto al nostro fianco gli alleati. Dunque non dobbiamo chiederci: “a che scopo mantenere basi straniere sul nostro territorio?”; dobbiamo chiederci: “rinunciando all’alleanza, siamo in grado di difenderci da soli?” Senza gli americani già qui, e rimanendo nella Nato, possiamo essere sicuri che la Francia e la Germania manderebbero i loro soldati a rischiare la vita per noi? Soprattutto in un mondo in cui alcuni paesi poco affidabili hanno o stanno per avere la bomba atomica?
Da decenni l’Italia spende, per gli armamenti, una frazione di ciò che spendono altri paesi. Non solo Israele, che per così dire si leva il pane di bocca per la difesa, ma anche paesi vicini come la Francia o la Gran Bretagna e soprattutto paesi ai quali di solito non si pensa molto, come la Cina. Se ci siamo permessi di spendere i nostri soldi diversamente è stato perché pensiamo che nessuno mai ci attaccherà. Perché siamo pacifici e pacifisti. Come se la storia non insegnasse l’esatto contrario. I governanti dal canto loro si sono contentati del fatto che l’Italia è stata inserita in un’alleanza difensiva affidabile. Cioè la Nato. Cioè quell’alleanza a causa della quale ci sono delle basi straniere in Italia. E qui il serpente si morde di nuovo la coda. Le basi sono americane piuttosto che tedesche o francesi soltanto perché gli americani vogliono essere pronti ad agire (si pensi alla guerra di Corea), mentre gli altri in caso di crisi alzano le sopracciglia, discutono, esitano. E Dio salvi chi ha bisogno di loro.
È lecito vedere come il fumo negli occhi gli americani a Sigonella, a Napoli o ad Aviano. E possiamo benissimo invitarli ad andarsene a casa. Purché siamo in grado di sostituirli: con un esercito vero, un’aviazione vera, una marina vera; e spendendo tutto quello che c’è da spendere. Perché in definitiva si tratta di una questione di soldi. L’estrema sinistra consentirà mai a questo esborso, a preferenza di ospedali, asili nido, pensioni ai cinquantenni e comunque opere pie? In un paese in cui si crede che la guerra sia uno sport per mentecatti criminali, e comunque un optional al quale basta dire “no, grazie”, quante speranze ci sono che si facciano sacrifici per una difesa credibile?
La Roma del basso impero reputava impensabile che i barbari osassero attaccarla e oggi troppi irridono chi indica i pericoli di un pacifismo estremo: e non c’è modo di convincerli. Ci riuscirebbe solo Alarico.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
 - 22 gennaio 2007

I DUE TROFEI
Leggendo Tucidide ci si imbatte più volte in battaglie al termine delle quali ambedue gli eserciti innalzavano il trofeo, simbolo e celebrazione della vittoria. È chiaro che i trofei erano in contraddizione: una battaglia non può essere vinta da ambedue i contendenti. Ma ad ognuno veniva proposto di credere alla propria vittoria e di dichiarare falsa quella dell’altro. Fra l’altro, se in una bugia ci si crede abbastanza seriamente, diviene verità. Per la Seconda Guerra Mondiale l’Italia ha l’atteggiamento d’un paese democratico che ha prevalso con le proprie forze sul bieco nemico nazista. Oltre Mentone e Lugano a questa balla non ci crede nessuno, ma in Italia la verità è questa. Basta innalzare il proprio trofeo. Magari il 25 aprile.
Il fenomeno non si limita alle battaglie e alle guerre. Perfino nella politica spicciola si possono avere interpretazioni che trasformano il mito in realtà. In Italia si è avuta la documentazione di un imponente aumento del gettito fiscale nel mese di giugno 2006, cioè mentre s’era appena costituito il governo di centro-sinistra, e la compagine di centro-destra s’è naturalmente affrettata a battere la grancassa per questo successo. Il centro-sinistra invece da un lato ha negato il fatto, dall’altro ha detto che, se aumento c’era stato, dipendeva dalla paura della severità fiscale del centro-sinistra. In altre parole la gente, sapendo che avrebbe vinto Prodi, s’era messa già da prima a non evadere le tasse.
Anche nel resto dell’anno, i conti sono andati meglio del previsto. Il centro-destra ne ha approfittato per proclamare che non era affatto vero che avesse lasciato i conti in disordine e per sottolineare anzi che dal punto di vista finanziario qualunque cosa avveniva nel 2006 era conseguenza della finanziaria del 2005, ma anche questo il centro-sinistra ha negato. Se era merito suo il miglioramento del gettito fiscale quando non era ancora al governo, figurarsi dopo!
Ovviamente, in questi casi la persona di buon senso amerebbe avere dati certi e una verità incontestabile. Ma sono impossibili. Fra le opposte fazioni si instaura una tale diffidenza che – come è avvenuto negli anni berlusconiani - non si crede neppure ai dati Istat. Se lo dice il mio nemico non è vero. E se non vedo come negarlo, significa che non ho capito il trucco.
In queste condizioni ognuno crede al proprio trofeo e bisogna aspettare i secoli per sapere chi ha vinto la battaglia. Quando magari la cosa non interessa più a nessuno.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
www.pardo.ilcannocchiale.it - 21 gennaio 2007

<<Mi hanno detto che era un uomo dei servizi segreti russi>>
Neppure un «no comment» ufficiale, da Palazzo Chigi. Un muro totale, la scelta di ignorare la notizia, nella speranza probabilmente che cadesse nel vuoto.
Malgrado i ripetuti tentativi della redazione di Itv, la più importante rete televisiva privata inglese, che supera per ascolti anche la più famosa Bbc, Romano Prodi e il suo staff non hanno voluto commentare in alcun modo il filmato andato in onda nella serata di ieri. E, soprattutto, le pesanti accuse lanciate al premier dall'ex spia russa Alexander Litvinenko, poi avvelenata con il polonio. Dalla Turchia hanno fatto semplicemente sapere che non avevano «nulla da dire».
La decisione di diffondere il video delle dichiarazioni, è stata presa in mattinata nella sede centrale di Independent Tv, in Grey Inn. Nella riunione di redazione il servizio è stato affidato all’anchorman di punta Bill Neely, molto popolare in Gran Bretagna, quello che ha sempre seguito la vicenda in questi mesi.
Proprio lui, nel primo pomeriggio, ha iniziato a lavorare insieme ai suoi collaboratori, per mettersi in contatto con il presidente del Consiglio Prodi, o almeno con il suo portavoce Silvio Sircana, o almeno con un rappresentante dell’ufficio-stampa che rispondesse ufficialmente che il Professore non voleva rispondere.
Neppure questo è stato possibile e a Londra ritengono questo fatto perlomeno «inusuale». Di solito, ad una richiesta del genere, si risponde almeno con un comunicato ufficiale, appunto di «no comment». La richiesta dell’Itv è stata trasmessa all’inizio con una e-mail che spiegava l’intenzione del network televisivo di diffondere il documento in suo possesso, in cui Litvinenko parlava in prima persona di fronte alla telecamera, con la traduzione in inglese del fratello, Maksim.
Altri tentativi, numerosi, sono stati fatti per telefono in tutto il pomeriggio. Agli uffici di Palazzo Chigi, però, ci si è sempre scontrati con un muro. Prima, è stato riferito che c’erano problemi tecnici a