ARCHIVIO GENNAIO 2007
"Puntate le
armi contro Israele."
Marwan Barghouti, il terrorista che deve scontare
5 ergastoli nelle carceri di Israele, eroe della
sinistra radicale italiana che ne chiede la scarcerazione
definendolo "uomo di pace", unico degno successore
di Arafat, ha mandato un proclama ai palestinesi che
sono nel pieno della guerra civile , godendo come matti nell'ammazzarsi
a vicenda.
Il proclama del terrorista recita , fra altri deliri
di una retorica da vomito, in modo molto chiaro
:
" O nostro grande popolo, noi chiediamo ai nostri
fratelli, agli eroi della lotta armata, di mantenere
la purezza delle loro armi, a non diventare strumento
per atti di combattimenti interni. Queste armi sono per
la salvaguardia del paese e della sua gente, e devono essere,
oggi più che mai, puntate contro l‚occupante israeliano."
L'appello pacifista di Barghouti e' stato ripreso
da Abu Mazen, la mammoletta, anche lui ha raccomandato
di rivolgere le armi contro Israele.
Beh, bisogna capirlo, povero fiorellino, ogni giorno
praticamente rischia di essere fatto fuori da qualche
picciotto di hamas, quindi se invece di puntare le armi
contro di lui le puntassero contro Israele gli andrebbe di
violino.
E
i palestinesi obbediscono ai loro capi.
Mantengono la purezza delle loro armi bagnandole
del sangue dei "fratelli", piu' purezza di cosi',
e, per non contaminarle con sangue ebraico, quindi
di scimmie e maiali, hanno mandato contro
l'occupante israeliano, che non si sa bene cosa occupi,
il solito neonazista ventenne, militante della Jihad
, cresciuto in una famigliola che si e' dichiarata orgogliosa
del figlio assassino.
E cosi', per la gioia di mamma e papa', il giovane
neonazista e' andato in gita a Eilat per farsi esplodere
in una panetteria ammazzando tre ragazzi di nemmeno
trent'anni, vittime dell'odio, dell'ignoranza , della
barbarie di persone incapaci di fare altro che guerra e terrorismo.
La guerra se la fanno tra loro per intascare il pizzo
di tutti i soldi che il mondo manda ai capimafia.
Il terrorismo lo dedicano a Israele, odiato nemico.
L'odio, l'unica cosa che riesce a unirli.
Interessante la reazione negli ambienti rosso/neri
( ogni allusione al calcio e' puramente casuale)
italiani, molto interessante perche' pare che la
colpa dell'attentato sia di Israele perche' non aveva
previsto la cosa distruggendo preventivamente
il tunnel da cui e' uscito il topo di fogna.
Quando invece Israele li distruggeva i tunnel gli
stessi cerebrolesi urlavano che non era vero, che
non c'era nessun tunnel, che era solo una scusa per
bombardare i poveri innocenti palestinesi.
Avevi voglia a mandare in giro fotografie, niente
da fare, "ve li scavate voi" dicevano.
Adesso invece , miracolosamente, i tunnel esistono
e Israele se l'e' voluta perche' e' cosi' scemo
da non averli distrutti. Non sanno i poveretti che
i tunnel sono migliaia e che distruggerli tutti diventerebbe
complicato vista la densita' della popolazione palestinese
e il particolare che la maggior parte viene scavata
dai coraggiosi combattenti della Palestina nelle cucine
delle abitazioni e sotto le culle dei pargoletti.
Secondo i media invece Israele ha violato la
tregua bombardando, dopo l'attentato, il tunnel
da cui e' passato il neonazista.
Mi
soffermo su questo perche' vorrei capire se
quelli che scrivono le notizie stanno in letargo quando
gli conviene per svegliarsi soltanto quando Israele
reagisce ad un attentato.
Se stavano in letargo allora li informo che , da
quando e' stata proclamata la tregua, alla fine
di novembre, i palestinesi hanno fatto 140 lanci
di missili qassam sulle citta' e kibbuz del Neghev.
Israele non ha mai risposto quindi per i dormienti
significa che la tregua non e' mai stata violata.
Ragionamento liscio come l'olio ma puzzolente come
come una fogna!
Anche Massimo D'Alema, ineffabile ministro degli
esteri, quello che divide gli ebrei italiani in democratici
se di sinistra, non democratici se no. Quello
che definisce lobby la comunita' ebraica italiana. Quello
che gli trema il baffetto al nominare Israele. Bene Baffetto
ha detto che questo ultimo attentato nasce dalla volonta'
di allontanare la prospettiva della pace mettendo a
rischio il cessate il fuoco.
Insomma anche Baffetto sta volentieri in letargo.
Se cosi' non fosse, se fosse sveglio e pensante,
mi piacerebbe sapere di quale prospettiva di pace
sta parlando e di quale cavolo di tregua sta parlando!
Ce lo dice, signor Ministro? No? Non lo sa nemmeno
lei? Immaginavo, pero' potrebbe sempre chiederlo
a Hezbollah.
Insomma quello che ci ha confermato quest'ultimo
attentato e' che Israele ha sempre torto, che i palestinesi
hanno sempre ragione e che chi non e' daccordo
e' un fascista.
Che la Terra di Israele sia lieve per questi
tre ragazzi ammazzati mentre lavoravano:
Emil Almaliakh, 23 anni z.l.
Michael Ben Sa'adon, 27 anni z.l
Israel Samolia, 26 anni z.l.
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com
- www.deborahfait.ilcannocchiale.it
PROBLEMI DIFFICILI
Ci sono problemi per i quali la discussione non finisce
mai e che sembrano complessi, difficili, forse
insolubili. E invece sono semplicemente mal posti. Ecco
tre esempi, quasi di moda:
1) Il testamento biologico e l’eutanasia.
2) L’uso dell’ingegneria genetica, delle cellule
staminali e della fecondazione assistita.
3) Il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.
Sulla base della logica, si potrebbe dire che tutte
le attività che non danneggiano gli altri sono
lecite. Per la Chiesa cattolica il suicidio e la masturbazione
sono peccato ma per lo Stato non costituiscono reato.
Il testamento biologico riguarda ciò che l’individuo
dispone avvenga di sé quando non sarà in
grado di deciderlo, non diversamente da come il testatore
dispone in vita di ciò che avverrà dei suoi beni
dopo la sua morte. Nel caso dell’eutanasia le cose sono ancora
più chiare: colui che decide di cessare di vivere lo fa
essendo pienamente in grado d’intendere e di volere. Dunque esercitando
sul proprio corpo un diritto simile a quello di chi si fa tatuare,
decide di dimagrire o si suicida. Anche le attività di cui al
numero due non riguardano affatto i terzi: nessuno chiede
ai cittadini di fornire cellule staminali o alle donne di
farsi impiantare un ovulo. E lo stesso ragionamento è facile
fare per i rapporti fra omosessuali. Chi non lo è non lo
diverrà certo a causa di questa legge e gli stessi omosessuali
non saranno certo costretti ad unirsi per la vita ad un loro
simile. E allora di che si sta discutendo?
Il problema è esclusivamente religioso. Per
l’eutanasia, i credenti rispondono che la vita è
un dono di Dio e l’uomo non può disporne. Neanche
se sta parlando della propria e nemmeno se soffre al
punto che preferirebbe morire. Per il secondo problema dicono
che gli scienziati e i medici maneggiano la vita e che
essa, appunto, è sacra ed appartiene a Dio. Nel terzo
caso, dicono che l’omosessualità è peccato (informarsi
con Dante!) e dunque lo Stato non può sancire un simile
rapporto. Non più di quanto non stabilisca regole
sul modo di pagare le prestazioni delle prostitute: è una materia
immorale ed è già molto se lo Stato non la sanziona
penalmente.
A questo punto tutto è chiaro. Se si è
miscredenti e coerenti, la soluzione è la liceità.
Se si è religiosi, l’illiceità. E
se infine si chiede chi ha ragione dei due gruppi si pone
una domanda sbagliata, anche se gravida di storia.
Per secoli (e ancora oggi, spesso, nel mondo islamico)
i credenti non hanno permesso ai non credenti di
essere tali. Lo Chevalier de la Barre fu processato per
avere (forse) maltrattato una statua del Cristo e (a
quanto dicevano) non essersi scoperto il capo al passaggio
della processione del Corpus Domini. Il diciannovenne
fu condannato alla tortura ordinaria e a quella straordinaria
per rivelare i nomi degli eventuali complici, poi ad avere
il pugno e lingua tagliata, ad essere decapitato e bruciato.
Il processo si tenne a Parigi e la sentenza fu eseguita
nel 1766, in piena epoca dei lumi, non nell’alto Medio Evo. Un
simile accanimento si spiega con la certezza di essere dal lato
della ragione. I credenti non si fermano dinanzi al fatto che,
con l’eutanasia, un essere umano decide della propria vita: per
loro chi vuole morire e chi l’aiuta a morire feriscono un bene
che non è loro, che è sacro, che è di Dio. E
in nome di Dio si armano ed intervengono.
In
conclusione non si tratta di sapere se i tre
problemi sono razionali o irrazionali, morali o immorali,
leciti o illeciti. Si tratta soltanto di sapere
se la società deve dare ascolto alle convinzioni
dei credenti o dei miscredenti. In democrazia basterebbe
chiedere: per te la vita è sì o no un dono
di Dio? E poi contare le teste. La discussione è
totalmente inutile.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it -
31 gennaio 2007
LA LEGGE GENTILONI
Il 2 gennaio, Eric J. Lyman, su The Hollywood Reporter,
media americano che segue l’industria cine-televisiva,
ha spiegato che “l’Italia sta iniziando ad assomigliare
a tutto il resto del mondo per il presidente di News
Corp. Rupert Murdoch: terreno fertile di conquista”.
Infatti la nuova legge sulle tv, firmata dal ministro
Paolo Gentiloni, “indebolisce Mediaset” fissando un tetto
del 45 per cento alla raccolta della pubblicità.
Ora le reti di Berlusconi raccolgono il 66,38 per cento, e
come ha protestato Fedele Confalonieri perderebbero un
terzo del fatturato. La legge porta anche la stessa Mediaset
e la Rai a trasferirsi dall’analogico, la tv com’è ora,
al digitale entro il 30 novembre 2012. Da una parte Mediaset,
oltre a dover spendere per portare Rete4 sul satellite, come
dovrà fare anche la Rai con una sua rete, è costretta
a investire sulla tv del futuro digitale, dall’altra però
perde entrate pubblicitarie, non potendo peraltro contare sul
canone, come la Rai, o sugli abbonamenti, come Sky di Murdoch.
Un’analisi pubblicata dal New York Times e fatta da IT Media prevede
che, con la riforma, Mediaset perderà circa 103 milioni
di euro in un anno. E Sky? Guadagnerà 28 milioni di euro.
Una bella notizia, per un’azienda che peraltro è già
il terzo polo italiano, con quasi un terzo dell’intera torta
(pubblicità, canone, abbonamenti, pay) dei ricavi
del mercato tv, e per di più quasi monopolista in un settore,
quello via satellite e pay. Vero, dicono, ma la tv ce l’hanno
22 milioni di famiglie e il satellite solo (solo?) 4 milioni. Però
la tv analogica sta scomparendo, quindi Mediaset e Rai continueranno
a farsi concorrenza sul digitale terrestre e sull’analogico,
con meno risorse, mentre Sky potrà prosperare quasi indisturbata
– e con più risorse – nel settore in cui gode di una posizione
di dominio, con tanto di tutto-ilcalcio- minuto-per-minuto e
con ritmi di crescita già elevati. Nel dicembre 2006 Sky,
la rete preferita dal premier Prodi per le sue interviste in esclusiva,
ha superato i 4 milioni di abbonati, più del doppio del
luglio 2003, la sua data di nascita. La platea televisiva di Sky
(stime Sky) è di 12 milioni di spettatori, con 160 canali.
Non è già un terzo polo? Non saremo noi a dirlo, ma
leggiamo, il 4 dicembre 2006, su Affari e Finanza di Repubblica,
giornale non certo amico di Berlusca, che tra Mediaset e Sky “la
distanza non appare incolmabile soprattutto guardando al tasso
di crescita dei ricavi”, insomma “i tassi di crescita di Mediaset
non sono esaltanti, né potrebbero esserlo visto che il mercato
della tv è un mercato maturo. Quelli di Sky sembrano ancora
in forte crescita”.
Penalizzare un settore già saturo e favorire
un settore già in ascesa? Ce n’è bisogno?
Ha senso? La Gentiloni è una riforma vecchia,
che non tiene conto della fine della tv generalista
analogica e della nuova tecnologia. La transizione al
digitale va accelerata, ma sottrarre risorse non è
la via giusta. Come non è una buona idea fissarsi
contro quel 66,38 per cento di raccolta pubblicitaria di
Mediaset, dimenticando magari quel 95 per cento di mercato
pay di Sdy.
Dal “Foglio” di sabato 27 gennaio.
LA GUERRA IN IRAQ:
UN ERRORE?
Chi è visceralmente filoamericano è
profondamente infastidito ogni volta che sente calunniare
gli Stati Uniti, ne vede mettere in dubbio la buona
fede - a volte tanto profonda da sfiorare l’ingenuità
- o vede misconoscere il grande debito che in tanti, nel
mondo, abbiamo verso questo baluardo della libertà.
L’America è un modello di vita che tutti seguono,
mentre dicono di disprezzarlo. E ne imitano persino le balordaggini:
la “musica” deleteria, la political correctness, l’antiamericanismo
idealistico ed irenico, l’ignoranza senza scrupoli, la superficialità:
tanto forte è l’irraggiamento della sua civiltà.
A volte il filoamericano critico sembra più severo
di coloro che dicono di odiare gli States e li prendono costantemente
a modello.
Oggi una grande percentuale degli abitanti di
questo mondo, anche negli Stati Uniti, considera
la guerra in Iraq un errore. Dunque, dopo avere
aspettato per quattro anni un’aurora che ancora non si vede,
è bene che anche il più risoluto filoamericano
si ponga il problema di questa valutazione.
La prima cosa da chiedersi è che cosa ha indotto
Bush a rovesciare Saddam Hussein. Ovviamente,
l’ipotesi della guerra per il petrolio è da Bar
Sport. L’Iraq ha sempre venduto il suo petrolio e continuerà
a venderlo: non lo regalerà certo all’America,
cui anzi la guerra è costata infinitamente più
di quanto avrebbe guadagnato con qualche eventuale sconto o con
qualche contratto per le infrastrutture.
Né molto più seria è l’ipotesi
delle armi di distruzione di massa. Anche ammesso
che si credesse in buona fede nella loro esistenza
- e Saddam Hussein fece di tutto perché in
molti ci credessero - esse non avrebbero giustificato la
guerra. Altrimenti non si capirebbe perché oggi non
si attacca l’Iran e qualunque altro paese – per esempio la
Corea del Nord – che rappresenti un pericolo per la pace.
Infine non sembra seria l’ipotesi che si sia voluto
liberare l’Iraq da una orrenda tirannide perché,
in questo caso, la lista degli altri paesi da liberare
sarebbe molto lunga. Come direbbe
De Gaulle, sarebbe un “vaste programme”.
La
ragione che è sembrata più plausibile
è stata dunque quella geopolitica. Immaginando
un Iraq pacifico e democratico nel centro del Medio
Oriente si avrebbero le seguenti conseguenze: 1) un’interruzione
geografica fra regimi tendenzialmente autocratici
e con qualche propensione all’estremismo religioso: da un
lato la Siria, la Palestina, l’Arabia Saudita, dall’altro
l’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan. 2) un evidente modello
di libertà e di tolleranza laica, pur nell’ambito
del Medio Oriente e pur in un paese privo di unità
religiosa, che rappresenterebbe un esempio da imitare. 3)
infine un paese amico dell’Occidente, cui lo legherebbe una
comunanza di istituzioni di base: la libertà, la
democrazia e, chissà, la prosperità economica
che ad esse spesso si accompagna.
La speranza sarebbe dunque stata quella di cambiare
il quadro politico di questo importante scacchiere,
fino a costringere la storia a svoltare. Il
presupposto, probabilmente, era che qualunque popolo
preferisce la libertà alla schiavitù e la pace
alla guerra. Qualunque popolo è lieto di vedersi
regalare la democrazia, come la Germania, l’Italia e il
Giappone del 1945, o di potersela infine permettere, come
i popoli dell’Est Europa. Dunque – secondo questa teoria
– bastava liberare l’Iraq da Saddam Hussein e il resto
sarebbe venuto da sé. Come le altre volte.
Ma non è venuto da sé. Essendo caduto
un governo crudele e poliziesco e avuta la libertà,
gli irakeni hanno prima cercato di ammazzare
gli americani, poi, quando questo è divenuto difficile,
hanno spostato la carneficina verso i propri connazionali,
macellandoli a decine, a centinaia, a migliaia.
Con sprezzo della propria vita, la maggior parte delle
volte. Tutto questo è così irragionevole, incomprensibile,
assurdo che gli americani non lo hanno previsto. E neppure
molti di noi europei. È pur vero che il popolo
irakeno, nella sua quasi totalità, ha reagito come
sperato: ha costituito dei partiti, si è recato a votare
con entusiasmo malgrado i rischi e le minacce, ha fondato decine
e decine di giornali, ha approvato una nuova costituzione, ha
dato inizio ad una sorta di boom economico: ma tutto questo
non è bastato a disarmare gli assassini. Fino a far vedere
a tutto il mondo l’Iraq come un paese sul bordo della guerra civile
e gli Stati Uniti come gli autori di un’impresa fallimentare.
Le questioni finali sono ora queste: è un
vero fallimento? Alla lunga vincerà il terrorismo
o vincerà la democrazia? Che ne sarà dell’Iraq
quando gli americani lo abbandoneranno? Nessuno ha
le risposte a queste domande. E per questo si tornerà
a quella che ci si poneva da principio: la guerra in Iraq è
stata un errore?
La risposta è probabilmente sì ma essa
dovrebbe far piacere solo a chi è razzista.
Infatti se la guerra è stata un errore i massimi
dirigenti americani sono degli sprovveduti, ma se
è stata un errore significa anche che certi
popoli non sono come gli altri, non sono come l’Italia
o il Giappone, o anche come la Polonia e l’Ungheria: non sono
ancora degni della democrazia e di un governo civile.
Gli americani – i soliti ingenui - hanno creduto
che tutti gli uomini sono uguali. Invece ce ne
sono di inferiori che preferiscono il massacro
alla democrazia.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it -
28 gennaio 2007
27
gennaio 1945 - 27 gennaio 2007
IL
DOVERE DI RICORDARE
Link
CHI NEGA LA SHOA'
NEGA L'EVIDENZA
La sinistra radicale italiana e' rimasta sconvolta
dalle parole del Presidente Napolitano "No
all'antisemitismo anche se si traveste da antisionismo"
e ancora:
"Antisionismo significa
negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico, delle
ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza
oggi, al di là dei governi che si alternano
nella guida di Israele".
Panicooooo.
A
molti politici di sinistra presenti gli
e' venuto il coccolone, da voci di corridoio
pare che alcuni abbiano corso il rischio di soffocare,
rossi di rabbia come peperoni.
Panicooooo.
Tanto
panico che giornali rossi come Liberazione
e Manifesto non ne fanno cenno, come mai dette..."
non le scriviamo cosi' e' come se non le avessimo sentite".
Censura
anche da parte dell'Unita' che ne accenna
sbrigativamente come sottotitolo e il quotidiano
della Margherita relega il tutto , senza nominare
il termine "antisionismo" in un breve trafiletto.
Panicooooo.
Un
comunista mai pentito come Giorgio Napolitano
si e' finalmente accorto che la sinistra radicale
e semiradicale e' antisemita esattamente come
i fascisti soltanto che , a differenza dei fascisti, e'
piu' ipocrita e nasconde il suo odio sotto forma di "critica
legittima" allo stato di Israele.
Peccato che questa
critica si trasformi sempre in condanna, diffamazione,
delegittimazione, accuse di fascismo, di
nazismo allo stato degli ebrei, parole vergognose,
irreali, disumane come " gli ebrei fanno ai palestinesi
quello che i nazisti hanno fatto loro".
Peccato che i ragazzotti e cinquantenni nullafacenti
dei centri sociali esprimano questa critica
legittima bruciando bandiere e urlando slogan razzisti.
Come faranno adesso i vari Diliberto, Cento,
Caruso, Cossutta , Rashid e tutti i loro affezionati
seguaci? Come faranno a smentire il loro Presidente?
Come faranno i bruciatori di bandiere?
Come faranno gli anonimi e i non anonimi
che scrivono in internet "Israele boia, israeliani
assassini, Palestina libera-Palestina rossa"?
L'ho letto proprio ieri, quasi che l'anonimo
scrittore, temendo la galera, volesse sfogare
il suo odio prima dell'entrata in vigore la legge
Mastella, ho letto proprio ieri definire "bestie e
animali" gli ebrei di Hebron ma non devono preoccuparsi
gli antisemiti/antisionisti perche' la legge Mastella,
gratta gratta, prevede il carcere solo per "chi
diffonda in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità
o l'odio razziale o etnico, ovvero inciti (detenzione da 6 mesi
a 4 anni) a commettere o commetta atti di discriminazione...».
Percio' per gli antisionisti va benissimo,
dire " lo Stato di Israele deve essere distrutto"
non fara' parte di questi nuovi reati.
Anche per gli antisemiti va piu' che bene perche'
il Negazionismo non fara' parte della Legge
in questione e potranno scrivere sui muri "dieci,
cento, mille Shoa' " come e' accaduto ieri ad Arezzo
o disegnare collo spray Maghen David gialle sulla porta
di una sinagoga come e' accaduto a Mantova.
Non gli accadra' niente.
Quindi cosa e' cambiato? Niente, e' stato soltanto
ripristinato e corretto il decreto Mancino che
mai nessuno ha rispettato e credo che questa legge
cadra' nel vuoto e fara' la stessa fine del vecchio
decreto.
Maurizio Blondet e Susan Scheidt, eroi antisemiti
della destra e della sinistra, gettonati in
tutti i forum rosso/neri, potranno continuare
a scrivere la loro propaganda di odio contro Israele.
I fascisti rossi potranno continuare indisturbati
a cucire bandiere bianco/azzurre da bruciare,
su internet potra' continuare indisturbata la
propaganda antiisraeliana e i pacifisti potranno continuare
imperterriti a sputare il loro veleno e ad ascoltare
distrattamente le minacce di distruzione di Israele
da parte di Ahmadinejad.
Repubblica potra' presentare l'antisemita Norman
Finkelstein, che accusa Israele di usare l'Olocausto
per giustificare la sua poltica contro
i palestinesi, come un eroe della liberta' di pensiero...purche'
il pensiero sia contro Israele.
Ski potra' intervistare negazionisti come David
Irving che ci ha informati che Auschwitz era un
luogo di villeggiatura.
Moni Ovadia potra' continuare tranquillo a dissertare
noiosamente contro lo stato ebraico da lui
tanto odiato e a parlare, altrettanto noiosamente,
dell'Olocausto con in testa la papalina araba. Pensando
che, mentre venivano massacrati 6 milioni di ebrei,
gli arabi erano alleati di Hitler, io quella papalina
gliela farei mangiare molto volentieri.
Tutto uguale dunque.
A Giorgio Napolitano
va il merito di aver fatto andare di traverso il
respiro a qualcuno dei suoi compagni di partito.
A Giorgio Napolitano va il merito e l'onore di
aver detto finalmente la verita' e, d'ora in poi,
quelli che sghignazzavano sarcasticamente e facevano
passare per matti visionari coloro che dicevano quanto fosse
inesistente il confine tra l'odio per gli ebrei e l'odio
per Israele, dovranno tacere.
Giorgio napolitano gli ha rotto le uova nel paniere.
Grazie Presidente, con quelle parole lei ha riscattato
decenni di ingiustizia, anni e anni di
insulti, lazzi e sberleffi a chi diceva quello
che lei ha affermato nel suo discorso.
Non sappiamo se lei lo pensi veramente o se l'ha
detto per altri motivi , l'importante e' averlo
fatto, l'importante e' aver dato un colpo alla superbia
razzista di molti kompagni che si sentivano in
diritto di diffamare Israele senza esternare mai una
critica ai palestinesi, santi subito per loro, e se qualcuno
glielo faceva notare rispondevano che e' legittima la
critica a Israele.
Chiuso il discorso per questi infami.
Bene, d'ora in poi il discorso non sara' chiuso
perche' uno di loro, una Personalita' di sinistra,
la piu' alta Personalita italiana, lo ha detto:
l'antisionismo va condannato esattamente come l'antisemitismo!
Punto e basta.
Adesso pero' e' doveroso il silenzio
perche' oggi si commemora la pagina piu' vergognosa
della storia dell'umanita', oggi ricordiamo solo
un po' di piu' perche' la Memoria deve vivere con noi
sempre, ogni giorno della nostra vita, il ricordo dell'orrore
deve far parte di noi perche' sei milioni di ebrei
sono stati assassinati, sei milioni dietro ai quali
c'erano sei milioni di vite, di amori, di desideri, di sogni,
di speranze, di giochi di bambini, di carezze.
Sei milioni, sei milioni.
Facciamo silenzio per sentire meglio il loro
sussurro, lassu' nell'aria, dove sono arrivati
uscendo dai camini dei forni crematori e da dove
ci guardano.
Allo Yad vaShem di Gerusalemme , nel padiglione
dei bambini, ci si ritrova improvvisamente
nel buio in mezzo a un cielo stellato dove un
milione e mezzo di stelle hanno un nome e i nomi vengono
elencati ininterrottamente un milione e mezzo di
volte, come un'ossessione, l'ossessione dell'orrore
accaduto solo 60 anni fa in un'Europa indifferente.
Ascoltiamo quei nomi bambini, ascoltiamo il sussurro
di 6 milioni, in silenzio, e ricordiamo.
Ricordiamo anche i 500.000 Rom e Sinti, uniti
agli ebrei nell'orrore, torturati, gasati,
bruciati insieme agli ebrei.
Gli unici tre popoli che in Europa non hanno
mai fatto guerre, assassinati.
Gli unici tre popoli disarmati e indifesi, trucidati
e passati per i camini.
Rav Elio Toaff ha detto :" Chi nega la Shoa'
nega l'evidenza".
Silenzio.
Ricordate.
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com
Massima del giorno
Si rende agli amici morti l'affettuoso omaggio
del nostro ricordo, ma purtroppo essi non sono
per questo meno morti.
G.P.
MOLLICHINE
Siniora ha raccolto 7,6 mld di dollari per riparare
i danni inferti al Libano da Israele. Che
ha perso la guerra. Figuriamoci se l'avesse vinta.
Franco Giordano (Prc) ha parlato della natura
poco pacifista del governo. E ora ci toccherà
immaginare Prodi come un guerriero.
Sospetto di cartello sul prezzo della benzina.
Come se non bastasse vedere che gli altri non
l'abbassano.
Il "Foglio" chiede a D'Alema di sostenere Siniora
contro Hezbollah. Non conoscendo l'arabo ci
serviamo del giapponese: questo si chiamerebbe
"seppuku".
Nel mirino del governo edicolanti, barbieri,
benzinai. Ecco come si combattono le potenti
lobby plutocratiche.
Sinistra ed estrema sinistra non sono d'accordo
sulle coppie di fatto. Di fatto, sono una coppia
disunita.
Padoa-Schioppa: "Una riduzione delle tasse potrà
essere decisa solo nel 2008". E attuata nel...
comunque non c'è premura.
Alessandro Bianchi: "L'asta per la privatizzazione
dell‚Alitalia non dovrebbe andare deserta". E
comunque ci affidiamo al vostro buon cuore.
Quattro morti a Gaza negli scontri tra Fatah
e Hamas. Pare però che le pallottole fossero
state fabbricate in Israele.
D'Alema (dal "Foglio"): "Per quanto mi riguarda,
non sono attaccato alle poltrone". Ma quel plurale
è inquietante. Per uno che non c'è attaccato...
LA NUOVA LEGGE
SUL CINEMA PROPOSTA DA RIFONDAZIONE
Alcuni anziani barbogi, che forse ne hanno viste
troppe, non vanno più al cinema. Molti,
che un tempo lo consideravano lo svago principale,
oggi lo trascurano: come del resto è dimostrato
dalla diminuzione del numero di sale e di introiti.
Che questo dipenda dall’abbondanza d’immagini e di
fiction fornite dalla televisione oppure da un calo del
livello artistico delle produzioni, o da qualche altra
cosa ancora, poco importa. Rispetto al periodo d’oro
dello star system, è un fatto.
Nell’ambito di questa crisi s’inserisce la crisi
del cinema italiano. Sono lontani gli anni del
neorealismo. Sbiadisce la memoria di grandi registi
come De Sica, Rossellini, Fellini. E perfino di geni
discutibili e noiosi come Antonioni. Rimane il raffinatissimo
Zeffirelli, ma – si sa –in epoca ellenistica l’arte
prima diviene formalmente perfettissima, poi muore.
Il cinema italiano è malato. Non possono
farlo guarire film comici da avanspettacolo
o storie di vita quotidiana recitate così così
che non dicono nulla. A questo punto l’estrema sinistra trasferisce
nell’ambito dell’arte la sua mentalità giustizialista
e vuol risolvere tutto col codice penale. Quel pangiuridicismo
che crede di risolvere tutti i problemi della politica
gettando in galera qualche assessore avido. Quella mentalità
per cui ciò che non ci piace è per ciò stesso
illegale e ci deve pur essere un giudice per punire l’incauto.
Da tutto questo nascerebbe una legge che obbliga i gestori
di cinema e i dirigenti della televisione alla programmazione
di una forte percentuale di film italiani o europei, in modo
da limitare lo strapotere statunitense in questo campo. Uno strapotere
che da un lato (pensano loro) sottrae spettatori alle nostre
virtuose ed artistiche produzioni, dall’altro diffonde il germe
della mentalità edonistica statunitense.
Ottimo provvedimento. Chi è convinto che
i cavalli siano assetati e li porta alla fontana
non fa forse un’opera meritoria? Il problema è
che a volte i cavalli si rifiutano di bere. Nell’ambito
del cinema, la conseguenza sarebbe che il pubblico
si limiterebbe ad andare ancora di meno al cinema.
O a fare ressa nelle sale solo quando i film sono americani proprio
perché, essendo in minor numero, si sceglierebbero
i migliori e ciò li renderebbe ancor più attraenti.
Una cosa è certa: alla sinistra l’idea che
la gente debba essere libera di dire ciò
che vuole, leggere ciò che vuole, vedere gli spettacoli
che preferisce e divertirsi a modo suo non le
va a sangue. La sua mentalità è veramente simile
a quella teocratica: essendo in possesso di un bene indubitabile,
non riesce a sfuggire alla tentazione d’imporlo con
la forza. Non diversamente da come, nell’alto Medio Evo,
si poneva a volte ai barbari l’alternativa tra essere
uccisi e convertirsi al Cristianesimo. Lo si faceva per salvare
le loro anime, che diamine!
Chi vive oggi in questa Italia di centro-sinistra
ha a volte la sensazione che il passato più
lontano non voglia morire. Che i progressisti siano
coloro che ci vorrebbero far fare un salto indietro di
un millennio o più. Che gli uomini continuino ad
avere la vocazione dell’intolleranza e della redenzione
dei reprobi. I quali reprobi vorremmo solo essere liberi
di pensare e vivere a modo nostro, senza essere costretti,
come Voltaire, ad emigrare in Inghilterra.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it
- 24 gennaio 2007
Mollichine
Ghrewati, medico siriano in Italia: «la
poligamia è un rimedio contro le tensioni
sociali e i tumori della prostata e del seno».
Basta prescriverla con una ricetta.
Casini: “Con una maggioranza diversa da quella
governativa, Prodi dovrebbe trarne le conclusioni”.
Cioè dovrebbe dare un ministero di peso a
Casini.
Ruini ribadisce il no alle coppie di fatto. Nel
caso, i preti le loro amanti devono sposarle.
L’Iran non accetta i controlli dell’AIEA. Alla
lunga uno diviene sospettoso: vuoi vedere
che questi vogliono acquisire una tecnologia
nucleare?
Romano Prodi uomo del KGB? Ora comprendiamo
perché è crollata l’Unione Sovietica.
Cossiga annuncia il suo voto contrario alla
missione in Afghanistan. Perché? Ma
è semplice: perché tutti si aspettavano
che votasse a favore.
Ségolène Royal, come De Gaulle,
s’dichiarata a favore del Québec indipendente.
Solo che lei è mezzo metro meno alta di De
Gaulle.
Pecoraro Scanio ha parlato di un “estremismo
di centro” del governo. L’estremismo di centro è
come la centralità degli estremi.
Gianni Pardo
L’ULTIMO SFOGO
Una nuova legge prevedrà “da sei mesi
a quattro anni di carcere per chi incita alla
discriminazione razziale, etnica, religiosa e di
genere”. Accidenti, mi devo affrettare: innanzi tutto,
le donne sono cretine;, noi uomini lo diciamo da
sempre; quelle ebree sono anche malefiche, come siamo
sporchi e delinquenti noi terroni. E i neri sono più
cretini dei bianchi, vogliamo negarlo? Ma il peggio
del peggio sono i musulmani, che – si sa – sono tutti
poligami, prova ne sia che nei loro paesi ci sono in media
quattro donne per ogni uomo. Ahhh…, l’ho detto. Ora mi metto
buono buono a non correre rischi.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it -
26 gennaio 2007
IL NEGAZIONISMO,
GLI OROSCOPI, LA RELIGIONE
A molti sembra assurdo che il codice penale
vada a vietare una tesi storica, per quanto
peregrina, ma l’idea di punire il negazionismo con
una sanzione penale non è delirante. Parecchi
paesi, quali Svizzera, Austria, Germania, Belgio,
Spagna, Lituania, già prevedono questo reato
e lo storico David Irving è già stato in galera.
Dunque del problema si deve parlare seriamente.
La prima questione
riguarda il concetto di punibilità di un’opinione.
Gaetano Quagliariello, sul “Giornale” del
24 gennaio, sostiene queste punibilità in quanto
“esiste una differenza abissale tra libertà
d'espressione e libertà di menzogna”. E fin qui,
senza scomodare la Shoah, non si può che dargli
ragione: sappiamo tutti che la libertà d’espressione
non copre la calunnia, l’ingiuria, la diffamazione.
“La bugia pubblica, sostiene poi il senatore, deve essere
sanzionata in modo proporzionato al danno che produce,
al singolo o alla comunità. Se si prescinde da questo
principio elementare, si corre il rischio d'introdurre
il relativismo nella cittadella della storia”. E qui invece
si passa repentinamente dal pacifico all’azzardato. Il
relativismo nella cittadella della storia ci risiede con
buon diritto: è difficile a volte stabilire dove
finiscono i fatti e dove comincia l’interpretazione dei fatti.
Le stupidaggini, in campo storico, sono anch’esse teorie
storiche. Se qualcuno afferma che Napoleone è stato
soltanto un grande criminale sostiene una tesi che ben difficilmente
convincerà gli storici francesi e no, ma non è
detto che non trovi ascoltatori. Ed è comunque la critica
dei colleghi storici, degli studiosi, e in generale dei lettori,
quella che fa giustizia delle balordaggini.
In realtà, il discrimine di Quagliariello
è un altro. Egli non sopporta che si sparino
enormi bugie quando esse “concernono drammi collettivi
dell'umanità che hanno causato morti innocenti,
distruzioni, sofferenze mai prima immaginate”, cioè
la Shoah. Quando “si spaccino per vere farneticazioni
che disorientano e creano le premesse per lo sviluppo
dell'anti-semitismo… Ci si trova al cospetto di un comportamento
che può causare un danno alla società e
che, come tale, può essere perseguito”. Perché oggi
c’è un Ahmadinejad che vorrebbe uccidere tutti gli
ebrei con la bomba atomica, perché si organizzano convegni
negazionisti a Teheran, perché aumenta un po’ dovunque
l’antisemitismo. Tuttavia, dopo avergli assicurato che
si condivide con profonda convinzione il suo orrore per la
Shoah e per chi vorrebbe rinnovarla, e che anzi non si perde
occasione per difendere le ragioni degli ebrei, si deve osservare
che il nocciolo della sua argomentazione è teoricamente
inaccettabile.
Quagliariello sostiene
che bisogna vietare le teorie platealmente infondate e nocive
ma il negazionismo è lungi dall’essere l’unica.
L’umanità intera è immersa in una serie
di credenze infondate e nocive. Quando qualcuno dice “sono
sfortunato” dice una sciocchezza che lo deresponsabilizza
e gli impedisce di capire la realtà: la casualità
di molti avvenimenti è del tutto incapace di prendere
di mira qualcuno in particolare. E quante persone
sanno che la sfortuna non esiste? Quando qualcuno
pubblica gli oroscopi, mette in giro false credenze e alimenta
la superstizione: e qualcuno può negare che la superstizione
sia un bugia pubblica infondata e nociva? Quando la
televisione finisce col far credere che il valore più
alto, nella vita, è essere belli, non tende a disorientare
i giovani?
Inoltre il criterio di falsità fondato sulla
contraddizione con i documenti storici - o sull’assenza
di documenti storici a sostegno - è giustissimo
ma pericolosissimo. Un novello Tito Lucrezio Caro
potrebbe dire che non esistono documenti storici
che provino la predicazione di Gesù e soprattutto
la sua resurrezione. Per unanime consenso, uno storico
è reputato affidabile se non racconta fatti inverosimili:
e si ha fiducia in Tucidide proprio perché ai racconti
mitologici non dà mai credito. Ora, è verosimile
una resurrezione? Non è forse arbitrario che reputiamo
una leggenda del tutto incredibile quella dell’angelo che
detta il Corano a Maometto mentre reputiamo verosimile la
resurrezione di un morto già puzzolente come Lazzaro?
Chi fa la differenza tra le fandonie dannose e le rispettabili
convinzioni religiose? Lucrezio reputava la religione una
bugia pubblica nociva e l’avrebbe volentieri sradicata dalla
società: e non parlava certo del Cristianesimo,
ancora di là da venire!
Qualcuno potrebbe scandalizzarsi del fatto che
si mettano sullo stesso piano il negazionismo,
gli oroscopi e la religione. Ma il parallelismo è
fondato: il negazionismo è assurdo per gli storici,
gli oroscopi sono assurdi per gli scienziati, la religione
è assurda per i miscredenti. E questi ultimi
non si possono trattare con disprezzo, visto che, oltre
al citato Lucrezio, sono miscredenti molti illustri
pensatori fra cui Voltaire e Nietzsche.
Il criterio della nocività della bugia
pubblica non può essere adottato. Può
essere adottato solo politicamente, nel senso
che alcune bugie sono condivise o tollerate,
mentre altre non sono né condivise né tollerate.
Si vieti dunque il negazionismo, se proprio lo
si vuole, ma in nome delle proprie convinzioni, non in nome
di un principio generale.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it -
24 gennaio 2007
SPIE CHE MUOIONO,
VESCOVI-SPIE CHE VANNO, PRODI-SPIE CHE RESTANO
Oggi sono seriamente preoccupata.
Non perché ho scoperto che Prodi è
(stato?) un uomo del KGB.
No. Questo lo sapevo da tempo. Sono mesi che
leggo la battaglia per la verità che Guzzanti
sta portando avanti su "our man in Italy".
Né mi sconvolge il fatto che, di fronte
a certe accuse, non esista uno straccio di
procura che si decida ad indagare seriamente
su questa vicenda, visto che sapete bene come la penso
sulla magistratura italiana.
Non sono certo così ottimista e sognatrice
da illudermi che Prodi abbia l'onestà
politica e morale di dimettersi di fronte a uno
scandalo di tale portata.
Mi angoscia molto di più il fatto che, dopo
quello che è accaduto ieri sera, i nostri
media continuino a far finta che la notizia
non esista.
E lo trovo di una gravità incredibile.
I due più importanti network inglesi
- BBC e ITV, considerati la bibbia dei nostri compagni,
quando sparavano pallettoni sul precedente
governo - in una terra libera ancora scossa dal'omicidio
di Litvinenko, hanno trasmesso un'intervista inedita
di quel poveraccio recentemente ucciso dal Polonio.
E questi dichiarava con estrema tranquillità
di aver saputo dall'ex vice-capo dell'Fsb (ex Kgb)
- generale Trofimov, anche lui morto di morte naturale
nel 2005, per aver incrociato accidentalmente una
scarica di mitra proveniente dalla direzione opposta
alla sua - che il nostro attuale presidente del consiglio,
Romano Prodi (oggi uso nomi e cognomi), è, sin
da tempi remoti, sempre stato considerato un uomo di riferimento
del KGB in Italia.
Testuali parole: <<Trofimov non disse
esattamente che Prodi era un agente del Kgb
perché il Kgb evita di usare quella parola.
Disse che Prodi era "un nostro uomo", un uomo del Kgb
e che con Prodi il Kgb portava avanti in Italia qualche
operazione segreta, sporca. Io ho capito che Prodi lavorava
per il Kgb>>.
Così, una dichiarazione di un uomo,
appena assassinato con metodi poco ortodossi,
che ha suscitato un certo scalpore in Inghilterra,
a noi non ci fa un baffo.
Il diretto interessato fa finta di niente e
dalla Turchia si rifiuta persino di commentare,
né permette ai due network inglesi di raccogliere
almeno uno straccio di "no comment", da parte sua
o almeno del fido Sircana.
E fa bene, a quanto pare.
Perché se il suo silenzio può essere
comprensibile, anche se non giustificabile,
altrettanto non si può dire dei nostri media
che hanno dolosamente occultato la notizia.
L'unico quotidiano che oggi ne parla è il Giornale.
Il Corrierone l'ha liquidata in un trafiletto
verso fine giornale, sostenendo semplicemente
che i magistrati italiani l'avevano già
esaminata e non la ritenevano attendibile.
Come se ci fidassimo ancora di quello che ritengono
i nostri procuratori d'assalto. E poi perché
inattendibile? Su quali basi? A seguito di un‚indagine
vera e propria, o così, per puro istinto e sesto
senso dei pm, tanto solerti ad archiviare tutto ciò
che riguarda alcuni, quanto lesti ad arrestare e indagare
su tutto ciò che riguarda altri.
E sopratutto, se l'avevano già esaminata
perché non se n'è saputo niente, né
è uscita nemmeno un'indiscrezione dalle cancellerie
notoriamente colabrodo?
Stamattina, SkyTg24 era l'unico tg a dare la
notizia, ma nelle edizioni successive è
già sparita. Gli altri tacciono.
Ma vi sembra normale?
dal Blog di Barbara
di Salvo
Massima del giorno
Il massimo del pessimismo si raggiunge quando
si comprende che il massimo del male lo fa
spesso chi vuol fare il massimo del bene.
G.P.
MOLLICHINE
Il governo ha varato la mobilità degli impiegati.
Solo che rimane volontaria. Come se si chiedesse
al capitone il suo parere sulla partecipazione
al Natale.
Moltissimi parlamentari di centro-sinistra
sono contro l’eutanasia. Per cominciare, meglio
soffrire stando al governo che allontanarsene.
Pdci, Prd e Verdi, a causa della base di Vicenza,
minacciano di rendere la vita impossibile
al governo. Maramaldi.
Leoluca Orlando: “Prodi farebbe bene a dimettersi
per riaffermare la propria leadership”.
E magari a suicidarsi per vivere a lungo.
Gianni Pardo
ALARICO
Sergio Romano scrive oggi che le basi statunitensi
in Italia non dovrebbero essere discusse in
occasione dell’eventuale allargamento di quella
di Vicenza ma nell’ambito del loro significato generale.
Finché c’è stata la guerra fredda l’Italia
ha partecipato ad un’alleanza difensiva contro un
“nemico” comune; nelle condizioni attuali – essendo
sparito quel nemico potenziale - è normale
chiedersi quale sia il loro significato.
La prima cosa da sottolineare
è che le basi straniere in Italia non sono
“americane”, sono “Nato” e rappresentano la difesa
del “lato sud” dell’alleanza. Dunque ogni nuova discussione
sulle basi non riguarderebbe solo l’Italia ma
l’intera alleanza. Non si può, unilateralmente,
dire “basta”. Del resto, finché c’è stato
il pericolo di un’aggressiva Unione Sovietica, non siamo
forse stati ben contenti di sapere che in Baviera c’erano
truppe americane che rappresentavano una garanzia di difesa?
Che poi le basi in Italia siano occupate da americani,
con equipaggiamento americano e comandate da americani,
dipende più dalla tirchieria e dal pacifismo
europei che dagli americani stessi. Senza di loro la Nato conterebbe
pochissimo. Il problema dunque non è americani sì
o americani no: il problema è quello di sapere se
si può fare a meno dell’alleanza.
L’Unione Sovietica, per molto
tempo l’“aggressore potenziale”, non esiste
più; ma possiamo esser sicuri che l’Italia
non ha e non avrà in futuro altri potenziali
aggressori? Tenendo conto dell’esistenza della
Nato, abbiamo sempre avuto un armamento poco più
che simbolico; ci siamo attenuti al minimo richiesto
perché sapevamo che in caso di bisogno avremmo
avuto al nostro fianco gli alleati. Dunque non dobbiamo
chiederci: “a che scopo mantenere basi straniere sul nostro
territorio?”; dobbiamo chiederci: “rinunciando all’alleanza,
siamo in grado di difenderci da soli?” Senza gli americani
già qui, e rimanendo nella Nato, possiamo essere
sicuri che la Francia e la Germania manderebbero i loro soldati
a rischiare la vita per noi? Soprattutto in un mondo in cui
alcuni paesi poco affidabili hanno o stanno per avere la bomba
atomica?
Da decenni l’Italia spende, per
gli armamenti, una frazione di ciò che spendono
altri paesi. Non solo Israele, che per così
dire si leva il pane di bocca per la difesa, ma anche
paesi vicini come la Francia o la Gran Bretagna e soprattutto
paesi ai quali di solito non si pensa molto, come la Cina.
Se ci siamo permessi di spendere i nostri soldi diversamente
è stato perché pensiamo che nessuno mai ci
attaccherà. Perché siamo pacifici e pacifisti.
Come se la storia non insegnasse l’esatto contrario.
I governanti dal canto loro si sono contentati del
fatto che l’Italia è stata inserita in un’alleanza
difensiva affidabile. Cioè la Nato. Cioè
quell’alleanza a causa della quale ci sono delle basi straniere
in Italia. E qui il serpente si morde di nuovo la coda.
Le basi sono americane piuttosto che tedesche o francesi
soltanto perché gli americani vogliono essere pronti
ad agire (si pensi alla guerra di Corea), mentre gli altri
in caso di crisi alzano le sopracciglia, discutono, esitano.
E Dio salvi chi ha bisogno di loro.
È lecito vedere come il fumo
negli occhi gli americani a Sigonella, a Napoli
o ad Aviano. E possiamo benissimo invitarli ad andarsene
a casa. Purché siamo in grado di sostituirli:
con un esercito vero, un’aviazione vera, una marina
vera; e spendendo tutto quello che c’è da spendere.
Perché in definitiva si tratta di una questione
di soldi. L’estrema sinistra consentirà mai a questo
esborso, a preferenza di ospedali, asili nido, pensioni
ai cinquantenni e comunque opere pie? In un paese in cui
si crede che la guerra sia uno sport per mentecatti criminali,
e comunque un optional al quale basta dire “no, grazie”,
quante speranze ci sono che si facciano sacrifici per una
difesa credibile?
La Roma del basso impero reputava
impensabile che i barbari osassero attaccarla
e oggi troppi irridono chi indica i pericoli
di un pacifismo estremo: e non c’è modo di convincerli.
Ci riuscirebbe solo Alarico.
Gianni Pardo, www.pardo.ilcannocchiale.it - 22 gennaio 2007
I DUE TROFEI
Leggendo Tucidide ci si imbatte più volte
in battaglie al termine delle quali ambedue
gli eserciti innalzavano il trofeo, simbolo
e celebrazione della vittoria. È chiaro che i trofei
erano in contraddizione: una battaglia non può
essere vinta da ambedue i contendenti. Ma ad ognuno
veniva proposto di credere alla propria vittoria e di
dichiarare falsa quella dell’altro. Fra l’altro, se
in una bugia ci si crede abbastanza seriamente, diviene
verità. Per la Seconda Guerra Mondiale l’Italia
ha l’atteggiamento d’un paese democratico che ha prevalso con
le proprie forze sul bieco nemico nazista. Oltre Mentone
e Lugano a questa balla non ci crede nessuno, ma in Italia la
verità è questa. Basta innalzare il proprio trofeo.
Magari il 25 aprile.
Il
fenomeno non si limita alle battaglie
e alle guerre. Perfino nella politica spicciola
si possono avere interpretazioni che trasformano
il mito in realtà. In Italia si è
avuta la documentazione di un imponente aumento del
gettito fiscale nel mese di giugno 2006, cioè mentre s’era
appena costituito il governo di centro-sinistra, e la compagine
di centro-destra s’è naturalmente affrettata
a battere la grancassa per questo successo. Il centro-sinistra
invece da un lato ha negato il fatto, dall’altro
ha detto che, se aumento c’era stato, dipendeva dalla paura
della severità fiscale del centro-sinistra. In
altre parole la gente, sapendo che avrebbe vinto Prodi,
s’era messa già da prima a non evadere le tasse.
Anche
nel resto dell’anno, i conti sono
andati meglio del previsto. Il centro-destra ne
ha approfittato per proclamare che non era affatto
vero che avesse lasciato i conti in disordine e
per sottolineare anzi che dal punto di vista finanziario
qualunque cosa avveniva nel 2006 era conseguenza
della finanziaria del 2005, ma anche questo il centro-sinistra
ha negato. Se era merito suo il miglioramento del gettito
fiscale quando non era ancora al governo, figurarsi dopo!
Ovviamente,
in questi casi la persona di buon senso
amerebbe avere dati certi e una verità incontestabile.
Ma sono impossibili. Fra le opposte fazioni
si instaura una tale diffidenza che – come è
avvenuto negli anni berlusconiani - non si crede neppure
ai dati Istat. Se lo dice il mio nemico non è
vero. E se non vedo come negarlo, significa che non ho
capito il trucco.
In
queste condizioni ognuno crede al proprio
trofeo e bisogna aspettare i secoli per sapere
chi ha vinto la battaglia. Quando magari la cosa
non interessa più a nessuno.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it www.pardo.ilcannocchiale.it
- 21 gennaio 2007
<<Mi
hanno detto che era un uomo dei servizi segreti
russi>>
Neppure un «no comment» ufficiale,
da Palazzo Chigi. Un muro totale, la scelta di
ignorare la notizia, nella speranza probabilmente
che cadesse nel vuoto.
Malgrado i ripetuti tentativi della redazione
di Itv, la più importante rete televisiva
privata inglese, che supera per ascolti anche
la più famosa Bbc, Romano Prodi e il suo
staff non hanno voluto commentare in alcun modo
il filmato andato in onda nella serata di ieri. E,
soprattutto, le pesanti accuse lanciate al premier
dall'ex spia russa Alexander Litvinenko, poi avvelenata
con il polonio. Dalla Turchia hanno fatto semplicemente
sapere che non avevano «nulla da dire».
La decisione di diffondere il video delle
dichiarazioni, è stata presa in mattinata
nella sede centrale di Independent Tv, in Grey
Inn. Nella riunione di redazione il servizio è
stato affidato all’anchorman di punta Bill Neely,
molto popolare in Gran Bretagna, quello che ha sempre
seguito la vicenda in questi mesi.
Proprio lui, nel primo pomeriggio, ha iniziato
a lavorare insieme ai suoi collaboratori, per
mettersi in contatto con il presidente del
Consiglio Prodi, o almeno con il suo portavoce Silvio
Sircana, o almeno con un rappresentante dell’ufficio-stampa
che rispondesse ufficialmente che il Professore
non voleva rispondere.
Neppure questo è stato possibile e
a Londra ritengono questo fatto perlomeno «inusuale».
Di solito, ad una richiesta del genere,
si risponde almeno con un comunicato ufficiale,
appunto di «no comment». La richiesta
dell’Itv è stata trasmessa all’inizio con una
e-mail che spiegava l’intenzione del network televisivo
di diffondere il documento in suo possesso, in
cui Litvinenko parlava in prima persona di fronte alla
telecamera, con la traduzione in inglese del fratello,
Maksim.
Altri tentativi, numerosi, sono stati fatti
per telefono in tutto il pomeriggio. Agli uffici
di Palazzo Chigi, però, ci si è sempre
scontrati con un muro. Prima, è stato riferito
che c’erano problemi tecnici a