archivio maggio 2007
INTERVISTA
SPECIALE
Dal Corriere della Sera, 3 giugno
2007
ROMA —
«Voglio vederlo questo decreto. Poi deciderò».
Il generale Roberto Speciale attende che gli venga
comunicato ufficialmente il provvedimento del Consiglio
dei ministri con cui viene estromesso dal comando della
Guardia di finanza. In attesa, affila le armi. Deciso a reagire.
A non farsi stritolare.
Deve lasciare l'incarico subito?
«Da
quello che ho capito, mi cacciano con effetto immediato.
Ma io ho chiesto di rimanere almeno fino al 21 giugno,
giorno in cui si celebra la festa della Finanza».
E gliel'hanno
concesso?
«Non
ho idea. Aspetto di capire. Vedrò cosa dice esattamente
il decreto. Se non me lo concedono, so io cosa fare».
Può
spiegarsi meglio?
«Ho
già parlato con insigni giuristi, i quali mi
hanno detto che se faccio ricorso non c'è partita.
Vinco alla grande. Qui siamo proprio fuori da ogni regola
giuridica».
In altre
parole, lei sta dicendo che il governo ha commesso
un abuso?
«Io
avrei una parola per definire quello che hanno fatto,
ma non la posso dire. Allora mi limito a dire che
il provvedimento è immotivato. Non c'è una ragione.
È un atto irrazionale, forse preso sull'onda dell'emozione.
Io ho fatto il mio dovere e mi sbattono fuori. Eh, no.
Io mi devo tutelare. E lo farò».
Chi le
ha comunicato che doveva andarsene?
«Mi
ha chiamato il ministro Padoa- Schioppa. Mi ha detto:
siamo arrivati a un punto in cui bisogna prendere
una decisione, allora la cosa migliore sarebbe che lei
presentasse una lettera di dimissioni e noi in cambio
avremo un occhio di riguardo, le troveremo una buona sistemazione».
E lei
cosa ha risposto?
«Ho
detto: non se ne parla proprio. Lettera di dimissioni?
E perché, che ho fatto, io ho la coscienza
a posto e non me ne voglio andare. Allora lui mi fa:
in questo caso dobbiamo procedere in altro modo. Benissimo,
gli ho detto, procedete pure, io non ho problemi».
E così
ci ha pensato il Consiglio dei ministri a toglierle
l'incarico d'imperio.
«Sì.
Che poi vorrei anche vedere se questo Consiglio
dei ministri è regolare. Nel senso che non c'era
quasi nessuno. Rutelli non c'era, Di Pietro mancava,
Amato non c'era, D'Alema era a Valencia alle regate di
Luna Rossa. È valido 'sto Consiglio dei ministri?
Mah».
Le hanno
comunque garantito un incarico alla Corte dei Conti.
«Un
baratto. Di questo si tratta. E allora prima che
io accetti un baratto ci penserò mille volte. Ripeto:
valuterò le iniziative da prendere dopo aver letto il decreto.
Ora posso solo dire che nulla è scontato».
Gira voce
che la Guardia di finanza stava per mettere le mani
su qualcosa di compromettente. Perciò avrebbero
deciso di liberarsi di lei.
«Sono
sciocchezze. Io ho sempre agito alla luce del sole.
Non sono abituato a fare trabocchetti. No, la vicenda
è molto semplice: per salvare un viceministro,
devo pagarla io. Ma non è corretto».
Lei si
è presentato ai Fori Imperiali alla parata del
2 giugno davanti a tutte le autorità di governo.
Come l'hanno accolta?
«Prodi
malissimo. Quando mi ha visto ha cambiato strada.
Gli altri sono stati gentili. Ma soprattutto mi ha riempito
di gioia la reazione della gente. Mi hanno fatto la ola
quando passavo. Questo è un chiaro segno di simpatia
verso una persona che ha subito un sopruso».
Casini,
Cesa e Berlusconi sono venuti a salutarla. Chi altro
l'ha accolta bene?
«Il
presidente del Senato Marini mi ha commosso. È
stato molto affettuoso. Gentilissimo anche il presidente
della Camera Bertinotti».
Marco Nese - 03 giugno 2007
PERCHE' NON POSSIAMO
ESSERE BERTINOTTIANI (E MENO CHE MAI
COMUNISTI)
Grand'Italia,
piccole cose! Avete presente Bertinotti? Quell'omino,
tutto kashmir e comunismo, che, impeccabile
nella divisa di uomo di Stato, si presenta
alla parata (militare) del 2 giugno con il simbolo
dell'arcobaleno pacifista
all'occhiello della giacca d'ordinanza.
Ecco, quell'omino
lì, che nel suo ruolo di presidente della Camera
dovrebbe rappresentare noi tutti cittadini italiani,
chissà mai perché, poco tempo fa,
durante la trasmissione Telecamere, ha esaltato un
dittatore con le carceri piene di dissidenti: "Penso
una cosa banale: che Fidel Castro sia per Cuba insostituibile";
poi - la notizia è dell'altro giorno- si rifiuta
di rispondere alla domanda, banale, se stringerebbe o
meno la mano al presidente degli Stati Uniti, tra poco
in visita di Stato nel nostro paese.
Dove
sono quelli che si chiedono perché uno si butta
a destra?
cp, 3 giugno 2007
PIOVE, GOVERNO
LADRO
I commenti
di un blog possono essere sconclusionati, sgrammaticati
o scurrili ma sono sintomatici. Mentre nei giornali
le lettere pubblicate sono selezionate e comunque vengono
escluse quelle calunniose, diffamatorie o ingiuriose,
su Internet, in cui tradizionalmente non esiste censura
o filtro, i lettori esprimono le loro idee con una passione
che è l’equivalente verbale di una rissa. Tanta partecipazione
potrebbe apparire incomprensibile: si accapigliano infatti
dei signor Nessuno, spesso a proposito dell’articolo
di un signor Nessuno; le loro logomachie non lasciano traccia non
convincono mai l’avversario e tuttavia si arriva ad una sorta
di guerra civile. Il fenomeno merita un tentativo di spiegazione.
L’uomo
primitivo fronteggia una natura avara e ostile su
cui non ha nessuna influenza. Anche se cerca di dominarla
alleandosi con gli dei per farli intervenire in proprio
soccorso, rimane in condizioni d’impotenza: sugli dei
ha il minimo potere.
Per
l’uomo civile, che vive immerso in un mondo artificiale,
le cose vanno diversamente. Il clima non influenza la
sua vita: non solo dispone di impermeabili ed ombrelli,
ma lavora prevalentemente al chiuso e spostandosi
viaggia protetto e riscaldato all’interno di un’automobile.
Il cibo è assicurato. Non solo non dipende più
dalla fortuna della caccia ma perfino le siccità e
le alluvioni non provocano carestie, perché l’agricoltura
è globalizzata. La medicina offre molti rimedi
contro i malanni e in totale si dispone di tanti vantaggi
che, se solo si ha un lavoro, si vive in condizioni
di sicurezza del tutto inimmaginabili per l’uomo primitivo.
Questo
cambiamento ha una conseguenza imprevista: mentre
un tempo le condizioni di vita dipendevano dalla natura,
oggi tutto dipende dall’organizzazione sociale
e questa diviene dunque il centro dei nostri interessi. Lo Stato
ha il ruolo che prima aveva la natura ed esso non è
governato da un potere imperscrutabile: è retto
da uomini come noi. Noi cittadini prima scegliamo i governanti
col nostro voto e poi cerchiamo anche d’influenzarli - affinché
agiscano come noi desideriamo - con le manifestazioni di
piazza, i dibattiti televisivi, gli articoli dei giornali e perfino
– appunto - con le discussioni fra amici. Non possiamo dire al
Ministro dell’Interno come trattare gli immigrati clandestini
ma lo diciamo al collega d’ufficio. O a un altro frequentatore
di blog.
La politica appassiona
tanto il cittadino perché si rende conto che da essa
dipende tutta la sua vita. Per questo, ogni volta che incontra
qualcuno che non la pensa come lui, scatta un selvaggio
riflesso di legittima difesa. Costui vorrebbe aprire
le porte agli immigrati clandestini? Questo gli dà voglia
di dargli una legnata sul muso: perché se prevale lui
e chi la pensa come lui, avrò un problema nel suo quartiere
e non sarà più tranquillo quando i suoi figli
andranno a scuola. Si parla di riformare le pensioni? L’argomento
è scottante. C’è chi teme di ricevere una miseria,
a suo tempo; c’è chi teme di dovere, col proprio lavoro,
nutrire anche la famiglia di un pensionato; c’è chi teme
di non avere il tempo di godersi qualche anno di riposo; molti infine
temono che, per fare contenti tutti, si aumentino le imposte,
già ad un livello insopportabile. E lo stesso discorso può
farsi per tutti gli argomenti sociali, visto che tutti da vicino
o da lontano toccano la politica. Non c’è un campo di cui
lo Stato non si occupi e se di qualcosa non si occupasse (per esempio
dei problemi di bioetica), ci sarebbe subito qualcuno che lo invocherebbe
e l’accuserebbe di colpevole assenza.
Non
bisogna meravigliarsi degli scontri e delle risse
verbali. Ognuno, proiettivamente, guida la collettività
verso il meglio e combatte i nemici del Bene. Che poi tutto
questo sia in grande misura illusorio, importa poco:
l’uomo moderno ha la risorsa di prendersela con chi non la
pensa come lui e con lo Stato: “Piove, governo ladro!”
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it.
2 giugno Festa
della Repubblica? No, no, questa volta è
la Festa della Republicoop...
Se
la Guardia di Finanza conduce, su mandato della Procura
della Repubblica di Milano, una verifica
su una qualsiasi azienda per "plusvalenze", "tesoretti",
"commisioni milionarie estero su estero" e tasse
non pagate... l'azienda si può aspettare gli
uffici bloccati per mesi, qualche periodo -più
o meno lungo- di galera preventiva per gli amministratori, rinvii a giudizio, una multa milionaria
e il cambio del commercialista.
Se,
al contrario, la Guardia di Finanza conduce, su mandato
dlla Procura della Repubblica di Milano, una
verifica fiscale sulle Coop... il minimo che può
capitare è l'intervento del Ministro alle Finanze
per bloccare le indagini e il successivo traferimento
ad altro incarico del Comandante generale della Guardia
di Finanza...
W la Repubblicoop!
cp,
2 giugno 2007
MOLLICHINE
Chiti ha escluso pressioni di Visco sulle Fiamme
Gialle. Visco non premeva. E se premeva dormiva.
Zergout, imam sospettato della strage di Casablanca,assolto,
non espulso e a piede libero a Milano. Per fortuna
almeno Corona è agli arresti domiciliari.
Chiti, sullo scandalo Gdf-Visco. “Il comportamento
di Visco è stato ineccepibile”. Cioè:
bisogna difendere ad ogni costo i colleghi di partito.
Soluzione salomonica per il caso Visco. Stavolta Salomone
ha tagliato in due la vera madre e ha dato il bambino
alla falsa.
Gianni Pardo
Via
coll'embargo contro Israele.
Ci sono riusciti.
L'ordine palestinese di boicottare Israele e' stato
onorato e le Universita' britanniche con 158 voti
a favore e 99 contrari hanno fatto passare la mozione
che dovrebbe estromettere dal sacro suolo dell'Isola
gli accademici israeliani per sostituirli con quelli
palestinesi.
State ridendo?
Beh, ve ne passera' la voglia perche' effettivamente
i rappresentanti del Britain's University and College
Union (UCU) hanno intenzione di stabilire contatti
diretti con la creme de la creme degli accademici palestinesi
a scapito dei molti Premi Nobel israeliani che a loro
fanno schifo.
Si, proprio cosi', amore e' amore,
e l'amore per il terrorismo palestinese unito all'odio
per gli ebrei e' una miscela esplosiva cosi' forte che
a questi patetici rappresentanti della cultura britannica
non interessa niente di far scadere le loro universita'
al livello di quelle palestinesi.
L'importante e' danneggiare quelle israeliane.
Il voto e' stato preceduto da una discussione piena
di odio in cui si accusava Israele di praticare
l'apartheid e di essere colpevole di crimini contro
l'umanita'.
La UCU pero' non e' soddisfatta, vuole molto di
piu', ha intenzione di estendere la proposta
di boicottaggio a tutti i membri dell'Unione entro
12 mesi e la mozione, che dovrebbe convincere a
firmare i 120.000 membri, invita a considerare i problemi
morali che comporterebbe avere legami con le istituzioni
accademiche israeliane.
L'Unione si prefigge anche di impedire ogni
relazione accademica tra la EU e Israele e di bloccare
i fondi che l'Europa elargisce per cooperare nella ricerca
con le Universita' israeliane.
Gli unici ebrei che verranno accettati in Britannia
saranno i traditori, quelli pronti a condannare
e a rinnegare Israele.
Odio puro dunque, odio isterico cui fece da battistrada
la Chiesa anglicana durante i primi anni della
guerra del terrore di Arafat contro Israele, seguita
subito dalla Association of University Teachers (AUT),
poi dalla NATFHE , insegnanti delle scuole superiori,
poi e' stato il turno dei medici inglesi contro i medici
israeliani, infine degli architetti contro i loro colleghi
ebrei.
La perfidissima Albione,
ormai islamizzata, fa proprio una bella figura,
non c'e' che dire.
La quantita' di firme arabe tra i boicottanti e'
incredibile e se pensiamo che l'Inghilterra ha milioni
di cittadini arabi e islamici che ormai fanno parte
di ogni istituzione britannica sprizzando da ogni poro
della pelle propaganda antisemita , non c'e' dubbio che
nei prossimi mesi e anni Israele non potra' piu' avere
contatti con quel paese e probabilmente con molti altri
in Europa.
Benissimo, pero' gli chiederei di boicottare
Israele e gli ebrei in modo serio non con questi
patetici giochetti antisemiti, devono imitare i
loro maestri, quelli con le palle : Hitler che bandi' gli studi
di fisica di Einstein definendoli "roba ebraica" e
Ahmadinejad che si sta leccando i baffi all'idea di poter
distruggere Israele.
Quindi incomincino a boicottare le scoperte in campo
medico, le cure contro la sclerosi multipla, contro
le malattie veneree, contro la poliomielite, contro
la SARS.
Boicottino ogni ricerca e ogni scoperta utile alla
salute mondiale fatta da scienziati israeliani,
boicottino i prodotti che servono a ridare l'uso
delle mani e delle gambe a molti malati affetti da
problemi spinali, boicottino i medicinali per curare
il diabete, boicottino la ricerca fatta dalla Child
Hood che permette ai bambini con gravi problemi respiratori
di dormire meglio la notte.
Boicottino i premi Nobel che hanno scoperto la cellula
umana che potra' proteggere da difetti del DNA
, boicottino la ricerca israeliana che ha gia' eliminato
i disturbi del Parkinson, boicottino le gocce nasali
che ci vaccineranno da ogni tipo di influenza per ben
cinque anni.
Inoltre dovrebbero boicottare i loro computer, anzi
gettarli via poiche' i sistemi Windows sono progetti
della Microsoft Israel.
Tutta la tecnologia, comprese le email e gli instant
messanger ICQ sono programmi sviluppati in Israele
nel lontano 1996. Devono anche gettare dalla finestra
i cellulari poiche' sono anche questi un prodotto della
Motorola israeliana che e' la piu' grande del mondo.
Boicottino tutto quello che e' israeliano e lo sostituiscano
con la ricerca e le invenzioni dei palestinesi,
tipo , che so, giubbotti esplosivi, bombe, candelotti, missili
a breve e lunga gittata.
E' dell'ultima ora la
notizia che anche il sindacato inglese UNISON
ha deciso il l'embargo, ne discuteranno in una conferenza
indetta dal 19 al 22 giugno e sicuramente
la mozione passera' creando gravi probelmi perche' il
sindacato controlla la maggior parte delle aziende e industrie
inglesi quindi sara' un effetto a catena che non avra'
fine.
Il governo britannico e' contrario, Inghilterra
e Israele hanno buoni rapporti diplomatici e
di collaborazione ma poco potra' ottenere contro
il potere di questi disgustosi e sinistri soggetti imbevuti
di odio antiebraico e di ammirazione per l'islam estremista
e i suoi diktat.
Ma non e' finita, si sta verificando un fenomeno
globale, l'orgasmo del boicottaggio si sta propagando
a macchia d'olio e alI'Inghilterra si e' appena aggiunto,
sbavando di malcelata goduria, il SudAfrica.
Il presidente del Congresso del South African Trade
Unions (COSATU), Willy Madisha, dopo un affettuoso
e fruttoso incontro con Abu Mazen, ha appena annunciato
la sua campagna di embargo chiedendo al governo sudafricano
di cessare ogni rapporto diplomatico con Israele.
L'organizzazione Not in My Name che fa parte della
coalizione antiisraeliana, guidata da un ebreo antisemita
di nome Kasril, ministro del governo di Pretoria,
amico intimo di tutti i boss mafiosi palestinesi, lavora
alacremente, con una passione disumana, per attivare
l'embargo e ha intenzione di piazzare i suoi iscritti piu'
perfidi e violenti a picchettare davanti ai negozi che
vendono prodotti israeliani per impedire alla gente di
entrarvi.
Kasril ha dichiarato che lui gia' da anni non compra
niente che sia israeliano.
Spero che boicotti tutto , proprio tutto, ma veramente
tutto e che abbia il fegato di subirne le conseguenze
nel caso si ammalasse di sifilide o di morbo di
Parkinson o anche solo di influenza.
Insomma quale e' la morale?
Israele per questi infami non fa mai abbastanza.
Israele non ha diritti, soprattutto quello di difendersi
quindi di esistere.
Israele tenta il negoziato
e la risposta sono i missili?
Colpa sua.
Israele esce da Gaza e lascia la terra ai palestinesi
e questi la usano per metterci le rampe di missili?
Colpa sua
Perche'?
Perche' doveva negoziare l'evacuazione con i palestinesi.
Ma se alla richiesta di negoziato, prima dell'evacuazione,
Abu Mazen aveva rifiutato ogni contatto?
Non importa doveva negoziare con i fantasmi.
E' comunque colpa di Israele.
Ma l'Iran, il Sudan, i palestinesi che ammazzano
le persone come fossero scarafaggi?
Colpa di Israele.
Ma i paesi che si sono stabiliti in mezzo
a popolazioni estranee?
Colpa di Israele.
Ma la Spagna che non da l'autonomia ai baschi?
Colpa di Israele.
Ma la stessa Inghilterra che occupa l'Irlanda del
nord e non vuole dare l'autonomia alla Scozia?(Perche'
non vi boicottate da soli, inglesi?)
Colpa di Israele.
Niente da fare, e' Israele l'oggetto dell'odio e
della rabbia del mondo.
All'embargo si aggiungeranno altri paesi, altre
organizzazioni antisemite pacifiste, altre Universita',
altri sindacati, altri Not In My Name, altri Ebrei
contro l'Occupazione cosi' vilmente mediocri che fanno quasi
pena.
Vogliono isolarci sempre di piu', vogliono rovinarci
in attesa che il loro amico iraniano abbia pronta
la bomba per sterminarci e far tutti contenti.
Quando accadra' pero' si creera' un serio problema
perche' il mondo non avra' piu' nessuno da odiare
e allora dovra' reinventarsi gli ebrei per evitare
pericolose crisi di astinenza.
L'odio sopravvive alla morte, la storia europea del
dopo Shoa' lo dimostra.
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com
LOTTA CONTINUA
CONTRO LA VERITÀ
La storia piegata alle esigenze di Sofri
Fino a ieri la storia ce l’hanno raccontata gli
assassini. Ora che hanno cominciato a scriverla le
vittime, narrandoci il dolore di crescere senza
padre, di diventare adulti sentendo gli insulti contro
chi ti ha generato, ora chi armò gli assassini,
anziché ammettere le colpe e tacere, preferisce cercar
scuse per sé e per i suoi complici.
Adriano Sofri, il professorino che insegnò la
lotta continua a centinaia di ragazzi, in questo
è tuttora un maestro. L’altro ieri sul Foglio
ha scritto un’intera pagina a commento del libro di Mario
Calabresi, il figlio del commissario assassinato
da un commando di Lc. Un delitto per cui lo stesso Sofri
è stato condannato a 22 anni di carcere. Più di 500
righe per autoassolversi, per dire che quei giovani che sognavano
la rivoluzione non erano i migliori, ma neanche i peggiori.
Un lenzuolo per sventolare ancora una volta la teoria dell’innocenza
perduta per colpa dello Stato, ovviamente scritto in minuscolo.
«Nel periodo in cui lo stato faceva male, e noi ci vendicavamo
col rincaro delle parole», scrive l’ex capo di Lotta
continua, «avemmo per la prima volta davanti agli
occhi una vedova, due orfane». Una paginata per spiegare
che sì, lui seminò odio, altri sangue, ma lo fecero
per la vedova Pinelli e per le sue figlie. Lo fecero perché
c’erano tutti quei morti «di stato», nella banca, nella
questura. Quello Stato di cui era un «fedele servitore»
il commissario Calabresi. Insomma, Sofri e i suoi compagni odiarono
e agirono per colpa dello Stato. Persero l’innocenza, inneggiarono
al fucile, diventarono terroristi, ma per reazione. Anzi, per
difendersi: «Ce n’era abbastanza per agitare le notti
dei paladini di vedove e orfani. E un delitto commesso dallo stato
è peggio di uno privato».
Uno straordinario esempio di storia piegata alle
proprie esigenze, un piccolo capolavoro di ipocrisia
e di rimozione. Per Sofri tutto comincia il 12 dicembre
del 1969, il giorno dell’attentato di piazza Fontana,
una strage di Stato, ovviamente. Per sostenere la
sua tesi dimentica la data di fondazione delle Br, che è
antecedente all’attentato. Scorda la nascita del primo
gruppo che scelse la lotta armata e l’omicidio, la banda
XXII Ottobre. Cancella la morte dell’agente Antonio Annarumma,
ucciso a Milano durante una manifestazione un mese prima
della bomba alla Banca dell’Agricoltura. Rimuove gli attentati
contro varie sedi di polizia e carabinieri che accompagnarono
il ’69. Ha un’amnesia sugli appelli alla rivoluzione che Potere
operaio lanciava alla piazza, al punto che il direttore della rivista
fu condannato per istigazione alla rivolta contro lo Stato, resistenza
alla forza pubblica, sequestro di persona e danneggiamento.
Leggendo ciò
che ha scritto, si capisce che per Sofri la lotta
continua, in particolare quella contro la verità.
L’ex capo di Lc è disposto anche a consegnare alla
storia una rivelazione, ossia la richiesta di una mazzetta
di omicidi da parte dell’allora direttore degli Affari
riservati, Federico Umberto D’Amato. Nel racconto dell’invecchiato
leader della rivoluzione, la polizia ritorna assassina:
voleva uccidere i militanti dei Nap, i Nuclei armati proletari.
E a sostegno della sua tesi cita i compagni «manovrati
e trucidati senza scampo» durante una rapina «seguita,
se non promossa, dalle forze dell’ordine e lasciata svolgere
fino all’uccisione dei suoi autori», «persone
specialmente generose, trascinate oltre e contro le proprie
convinzioni». Slogan vecchi: «Ps uguale
Ss». Non importa se Lc, nel 1975, era ormai finita e
di lì a meno di un anno sarebbe scomparsa. Federico Umberto
D’Amato si rivolse proprio a lui per eliminare i terroristi.
Nessuno ovviamente può confermare: D’Amato è morto,
i compagni non sanno o non ricordano. L’unico che spalleggia
Sofri in questo delirio giustificazionista è Enrico Deaglio,
o meglio Deraglio, il direttore del Diario, un militante: prima dice
di non saperne nulla, poi si fa tornare la memoria e «crede
di ricordare», aggiungendo di condividere la decisione di Sofri
di parlare ora: «È legata all’ultima fase di monumentalizzazione
della figura di Calabresi, stiamo assistendo ad una riscrittura
della storia così ufficiale, sigillata e ipocrita».
Gli ex capi di Lotta continua non possono accettare
che le vittime raccontino gli anni di piombo,
che riscrivano una storia che finora è stata
narrata solo dagli ex terroristi. Non si può dire
che furono ammazzati dei servitori dello Stato, delle
persone perbene e oneste. Non si può svelare che il
terrorismo ha per padri un pugno di giovanotti che avevano
in sprezzo le vite altrui perché sognavano la dittatura
del proletariato. Accettare la banalità del male,
il delirio che stava dietro la rivoluzione, è uno
sforzo troppo grande per questi comunisti ingrigiti. Non
possono riconoscere le loro colpe – senza se e senza ma – perché
sarebbe come ammettere che loro non sono la meglio gioventù,
ma la peggior vecchiaia. Continuino a cullarsi nella menzogna
dello Stato che armò il terrorismo, ma almeno lo facciano
in silenzio.
Maurizio Belpietro
APOLOGIA DI PRODI
(scritta da uno che non lo sopporta)
In un articolo del “Corriere della Sera” Sergio
Romano, come sempre un po’ acre e un po’ altezzoso,
invita Prodi a farsi da parte, soprattutto per
quanto riguarda la futura vita del Partito Democratico.
Le ragioni che allinea sono tutte valide ma è
come se qualcuno, sull’arca di Noè, al ventesimo
giorno di diluvio dicesse: “Toh, piove”. A Romano e a
tutti i leader del centro-sinistra si potrebbe ricordare
che Prodi può piacere o non piacere, lo si può
trovare iracondo e velleitario, rancoroso e bugiardo, e
chissà che altro ancora, ma una cosa è certa:
non costituisce una novità. E non si capisce perché,
mentre lui è uguale a ciò che è sempre stato,
solo oggi in tanti gli diano addosso. Forse perché è
in difficoltà la sua leadership e il suo governo? Se così
fosse, non si tratterebbe tanto dei suoi demeriti quanto dell’irresistibile
tentazione del calcio dell’asino: finché era in auge
e serviva per vincere, Prodi era l’insostituibile capo
e sarebbe stato impopolare dirne il minimo male; oggi invece
si possono sfogare antichi malumori con giudizi tanto impietosi
quanto prima repressi. Sicché l’onere della sua difesa finisce
col ricadere su chi quell’uomo non l’ha mai sopportato.
Della situazione attuale
del centro-sinistra nel suo complesso si può
dire tutto il male che si vuole ma non è corretto
darne la colpa a Prodi. Ha il torto di offrirne una facciata
scoraggiante, quando non irritante: ma la sostanza delle
cose non dipende da lui. Già prima che incominciasse
la legislatura, si sapeva che essa sarebbe stata o condannata
all’immobilità o costretta al varo di pochi provvedimenti
tanto impopolari quanto rovinosi. E infatti abbiamo visto
ambedue le cose. Tuttavia Prodi è riuscito a sopravvivere
per oltre un anno e non è piccola impresa: ha potuto
farlo sopportando l’insopportabile, dando un colpo al cerchio
e uno alla botte, smussando gli angoli, perfino attuando patetici
tentativi di decisionismo (“Si fa come dico io!”) e infine
spandendo tonnellate di melassa a uso e consumo del popolo
italiano. Non è amabile, questo Premier. Come è
stato brillantemente detto, gronda bonomia da tutti gli artigli
e dà l’impressione che venderebbe sua madre pur di rimanere
al potere. Inoltre, vantando gli immaginari successi del suo
governo, carica il proprio (già notevole) sedere di più
piume di pavone di quante possa ragionevolmente contenerne; ma
è sempre stato così: che colpa ha, dell’attuale
tempesta?
Il centro-sinistra non deve avercela con Prodi
se vuole essere il dominus del futuro Partito Democratico.
Non c’è politico che non sia ambizioso e non
serve rimproverare a nessuno l’amore del potere. Piuttosto
bisognerebbe rendersi conto che non si fonda un partito
prima di sapere quale sarà il suo programma e quale
sarà il suo leader. È come mettere sulla strada
un autobus senza sapere dove si vuole andare e chi dovrà
guidare.
Il problema della leadership non dipende da Prodi
e non dipende neppure dall’esistenza, in attesa
del Capo, di un coordinatore, di uno speaker o di
un reggente. Il vero leader non è qualcuno che si
nomina, è qualcuno che riesce ad imporsi. Fini
non comanda Alleanza Nazionale perché a suo tempo
Almirante l’aiutò ad emergere, comanda perché ha
saputo affermarsi e nessuno è mai stato in grado di scalzarlo.
Nello stesso modo, Berlusconi è talmente il
leader di Forza Italia che in molti pensano che, se venisse
a mancare, quel partito potrebbe sciogliersi al sole.
De Gasperi, Craxi, Reagan, per non parlare di De Gaulle,
sono stati dei veri Capi. E un Capo è persino Bertinotti.
Qui invece la scelta è fra figure di secondo piano
già a titolo personale (l’inconsistente Veltroni,
il velenoso D’Alema, il giulebboso Rutelli), che per giunta
non beneficiano della fiducia di tutto il futuro partito.
Le due anime di questa coalizione rimangono ben distinte, come
l’olio e l’acqua in una bottiglia.
Si lasci dunque in pace Prodi. Lo si metta da parte,
se si vuole, ma senza fargli la morale. Ha avuto
ed ha limiti e difetti, tuttavia al centro-sinistra
è stato utile: se oggi lo si vuole licenziare, che
gli si faccia almeno l’inchino.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it -
31 maggio 2007
SHANGRI LA
Quand’ero ragazzo ero innamorato dei film fantastici.
Un esempio massimo (che reca la firma di
Frank Capra) fu “Shangri La”, del 1937. Vi si
racconta di una società ideale, di eterna giovinezza
e d’amore, anche se la conclusione è il ritorno
all’amara realtà. Un altro film indimenticabile
fu “Accadde domani”, di René Clair, anno di produzione
1943. La premessa è questa: il protagonista si vede
offrire ogni giorno, da un collega defunto, il quotidiano
del giorno dopo, cosa che gli consente comunque di sapere
in anticipo dove si verificherà l’evento del giorno.
Finché non legge sul giornale una notizia che lo riguarda
personalmente... Si potrebbe continuare con gli esempi, ma una
cosa è certa: mentre tanti anni fa il fantastico mi attirava
tanto, mi faceva sognare e mi faceva sperare che anche la realtà,
una volta o l’altra, si sarebbe piegata alle ragioni del cuore
e dell’estetica, oggi i film fantastici non li sopporto più.
Non appena capisco che si sta deviando verso il magico, verso
il sogno, verso l’irrealtà, ho tendenza a spegnere
il televisore. Come mai?
Flaubert, in madame Bovary, scrive la storia
di una donna che, vittima dei suoi sogni ad occhi
aperti, trascura la realtà e le buone regole di
vita per innamorarsi di bellimbusti miserabili, per inguaiarsi
con i debiti, arrivando infine a suicidarsi per la disperazione.
Emma è un personaggio romantico che non si
rassegna alla mediocrità della sua vita di provincia:
vuole anche lei vivere come le eroine dei libri che ha
letto e ne paga il prezzo con la vita. Il romanzo ha segnato,
in Francia, il trionfo del realismo letterario sul romanticismo
morente e il personaggio ha fatto versare oceani d’inchiostro
ma qui interessa la famosa affermazione di Flaubert: “Madame
Bovary, c’est moi”, sono io. Gustave infatti era stato
romantico da giovane ed aveva una sensibilità romantica:
ma la riflessione l’aveva condotto a negarsi, sia nello stile
(cristallino e smagliante, ma sorvegliatissimo e limatissimo)
sia nelle idee. L’atteggiamento romantico, in buona
misura una fuga dalla realtà, è un grave errore
che rende dei disadattati coloro che l’assumono fino in
fondo. Solo vivendo abbastanza a lungo si riesce a cogliere tutta
l’ampiezza dell’inganno. Solo riflettendo a sangue
si arriva, come Flaubert, a convincersi fino alla feccia di
quanto le fughe dall’esperienza concreta siano delle impasse
e di quanto dolore possano arrecare.
Ecco perché si può arrivare a sentire
un’enorme pietà per Emma Bovary e nel contempo
addirittura disprezzarla intellettualmente. Ecco
perché Shangri La, con tutta la sua poesia, è un
film nocivo, avrebbe detto Platone. Una troppo grande parte
dell’umana infelicità, soprattutto in amore,
è dovuta al troppo che si desidera rispetto al poco
che la realtà può offrire. Quanto male non hanno
fatto gli imprevisti happy end dei film
a chi vive una vita piatta e spietata! In essa alle
cause normali seguono gli effetti normali. E non ci viene
regalato nulla; l’amore – quando va bene – non si trasforma
in paradiso ma in placido affetto coniugale. E non leggeremo
mai oggi il giornale di domani.
Il mio rifiuto dei film fantastici è lo
stesso rifiuto di Flaubert per la scelta di Emma
Bovary. È il rancore di chi si è visto
rifiutare, dalla vita, quel sogno che l’arte aveva così
coloritamente presentato. Il fatto è che non esistono
le fate. Tutto ciò che di positivo si può dire
è che non ci sono neanche gli orchi, i diavoli,
i fantasmi. E neanche la Sfortuna. Siamo confinati nella
nostra banale, umilissima realtà di mammiferi.
Viviamo in un universo dalle regole meccanicistiche.
Il meglio che ci offrirà gratis la vita non andrà
molto oltre l’affetto di nostra madre, quando eravamo piccoli.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
- 29 maggio 2007
Due note.
Durante la seconda guerra mondiale molti si meravigliarono
di un bombardamento effettuato da aerei americani
su Tokyo mentre nell’area non c’era basi da cui potessero
decollare. Il Presidente degli Stati Uniti Roosevelt,
richiesto di una spiegazione, disse ridendo che erano
partiti da “Shangri La”. In realtà erano partiti da
una portaerei, non da una base terreste. E per questo fu
poi varata, nel 1944, una portaerei col nome Shangri La.
Il protagonista di Shangri La fu Ronald Colman
ed io, da bambino, per ricordarmi di distinguerlo
da un altro Ronald, Reagan, mi ero imposto di ricordare
“Colman buono, Reagan cattivo”. Eh sì, come
attore Colman era certamente migliore.
Lettera agli
amici.
Mi scuso se a volte credo di fare dell’umorismo
e non ci riesco, nel senso che non sono abbastanza
chiaro e sono preso sul serio. Un paio di esempi.
Nella mollichina riguardante Walter Veltroni, quando
lo paragonavo a John Kennedy per il bell’aspetto, mi pareva
evidente che fosse uno scherzo: Veltroni per me è
fisicamente repellente. Ma forse non sono una donna e non
percepisco con sufficiente forza il fascino virile. Altro
esempio, nel brano riguardante “il vantaggio di morire”,
mi si fa osservare – giustamente – che non sappiamo nulla
di ciò che potrebbero sentire o no i morti, e che comunque
parlarne come soggetti di qualche frase, cioè come di “coloro
che compiono l’azione”, è in contraddizione col concetto
di inesistenza. Tanto di cappello, tutto vero. Ma io alla
fine scherzavo, scrivendo che la morte è “esentasse”,
scherzavo dicendo che “i morti non si divertono gran che”, ecc.
Okay, non sono stato chiaro. Un altro amico mi dice: vantaggi
di morire? E come no. Purché non avvenga troppo presto.
Anche qui, chi lo nega? Io stesso mi ero congratulato con me stesso
per avere immeritatamente superato l’età di Schubert,
di Mozart e perfino quella dei miei genitori.
Una brillante amica giornalista mi fa notare
che quanto da me sostenuto può andar bene
per chi non ha figli, mentre chi ha dei figli e dei nipoti
si preoccupa giustamente per loro. Anche qui, tanto
di cappello. Ma il fatto è che, da quando ho letto
Nietzsche, ho completamente smesso di ragionare in termini
di specie. Io mi sono sempre disinteressato della
sua sopravvivenza. Ai figli nel testo non ho pensato
perché chi ha dei figli, oltre che per obbedire all’istinto,
li ha per procurarsi una (illusoria) sopravvivenza
dei propri geni. Dunque crede ad una sorta d’immortalità
genetica ed è normale che si preoccupi per figli
e nipoti, fino a dimenticare che lui personalmente non ne
saprà niente. La mia amica del resto dice all’incirca
– e per questo l’ho definita brillante – “Quello che fa
correre come dei disperati i nonni per proteggere anche
i nipoti, fino alle ultime ore della propria vita, è
l'inconscio senso di colpa per avere loro inflitto la vita”.
Noto al passaggio che l’espressione “inflitto la vita” si
trova all’inizio dell’autobiografia di Chateaubriand. Ed
è anche un bel concetto che sarebbe piaciuto a Giacomo
Leopardi.
Un altro amico, lui pure brioso, mi dice che
ci si innamora anche a settant’anni. E dunque anche
a quell’età si possono soffrire le pene d’amore.
Ma, chissà, forse un ricovero nel reparto geriatrico
riuscirebbe a guarirle. Vedete, non riesco a non
scherzare!
Alla fine riferisco che un amico ha ricevuto
un virus come se fosse stato mandato da me.
Me ne scuserei, se avessi la minima colpa al riguardo,
ma mi premuro di sottolineare che non invio mai una mail
con allegati se non aggiungendo un paio di parole, nella
mail, che certifichino che quella mail proviene effettivamente
da me. Se la mail con l’allegato fosse bianca, o contenesse
solo espressioni valide per chiunque e da chiunque (“Very funny!”,
“You’ll appreciate this!”), è chiaro che non l’ho mandata
io ed è pericolosa.
Bene, ho quasi raggiunto la lunghezza di un articolo
e per questo vi saluto tutti cordialmente. Mi
tenete molta compagnia.
Gianni
CECITA' MORALE
Quando riguardano Israele i giudizi sono sempre
al vetriolo e affetti da cecita' morale, le condanne
piovono senza pieta' e senza il minimo imbarazzo.
Israele arresta una trentina di capi terroristi
di hamas e D'alema che fa?
Perbacco interviene immediatamente defininendo
l'arresto «un atto molto preoccupante che
non contribuisce a rilanciare le condizioni di dialogo».
Naturalmente il ministro degli esteri italiano
non fa nessuna dichiarazione contro i lanci continui
di Kassam su Israele che hanno gia' ammazzato
nell'ultima settimana due persone, ShirEl, una ragazza
di 32 anni che andava a trovare la madre e Oshri, un un
tecnico informatico di 36 che andava a Sderot a lavorare
e lascia la moglie incinta e una bambina di due anni.
Non si preoccupa per i morti ammazzati israeliani
Tovarisch D'alema?
Il lancio ininterrotto di missili contribuisce
a rilanciare il dialogo?
Si e' mai preoccupato per i 7 lunghi anni in
cui Sderot bombardata e' diventata una citta'
martire, ormai semivuota?
D'alema si sveglia soltanto quando Israele
incomincia a difendersi e c'e' il pericolo che
faccia la bua ai suoi amici, allora reagisce
immediatamente , alza la voce e assume quell'espressione
di fastidio cosi' usuale in lui quando nomina Israele.
Come vorrei costringerlo a stare una setimana,
solo una settimana, a Sderot , dentro un normale
appartamento, a farsela sotto ogni volta
che suona la sirena per avvisare che ci sono soltanto
20 secondi per mettersi in salvo.
Come vorrei vederlo correre verso un rifugio
col terrore di non arrivarci in tempo.
Una settimana, una settimana soltanto, di botti,
di sirene, di buuuum dove casca casca, gli
stessi assordanti rumori che hanno reso sordi e folli
di paura i bambini e i cittadini di Sderot.
Sderot era una bella cittadina industriale fino
a 7 anni fa, oggi, dopo 8000 missili, e' una citta'
silenziosa, disperata, semideserta, l'ombra
tragica di quello che era un tempo eppure nessun politico
, nessun ministro, nessun presidente di questo mondo
infame, che blocca sempre Israele quando reagisce,
ha tentato di fermare i terroristi.
Non c'e' mai stata una condanna ufficiale se
non qualche timido sussurro, qualche "se non
la smettete non vi mandiamo soldi" e intanto
le donazioni ai palestinesi sono raddoppiate rispetto
al 2005.
Il popolo della sinistra estrema ha persino
la ferocia di prendere in giro "ma tanto quei fiammiferi
di hamas non ammazzano nessuno", sghignazzano
i kompagni.
Invece hanno ammazzato, anche bambini, continuano
ad ammazzare, hanno completamente distrutto la salute
e il morale della cittadinanza, hanno rovinato la
futura generazione rendendo i bambini terrorizzati che
vomitano dalla paura, che fanno la pipi' a letto per
il terrore, che non vogliono stare da soli nemmeno sotto
la doccia.
Li vorreste cosi' i vostri figli, voi gente senza
anima?
Vorreste vedere
vostro figlio tremare tanto da non reggersi in
piedi quando suona l'allarme rosso e buttarsi per
terra perche' consapevole di non arrivare mai
in tempo al rifugio e poi mettersi a vomitare perche'
ormai nessuno e' piu' padrone dei propri nervi.
E perche' succede tutto questo dopo che Israele
non ha piu' niente a che vedere con Gaza, dopo
che ha evacuato tutta la striscia e portato via
8000 persone che vi lavoravano e vivevano da decenni
?
Semplice, succede perche' hamas, dopo aver traformato
le ex serre di Gaza in una Santabarbara e distrutto
tutto quello che gli ebrei avevano costruito , vuole
onorare il suo statuto e gettarci in mare.
Succede perche' il loro unico obiettivo, la loro
ragione di vita sono il terrorismo contro gli
ebrei, le scimmie che gli imam maledicono nelle
moschee.
Succede perche' questo non e' un popolo che vuole
uno stato ma un insieme di gruppi terroristici
che cercano soltanto il caos per consolidare il
loro potere su una popolazione avvelenata dall'educazione
all'odio.
Infine succede perche' questa gentaglia non
puo' accettare di vivere accanto ai sionisti,
agli ebrei tanto odiati , perche' come ha scritto
il giornale di Hamas: <<Lo sterminio degli ebrei
è un bene per gli abitanti del mondo intero...>>.
Mentre questi maledetti
tentato di realizzare lo sterminio , altri maledetti
tacciono per protestare soltanto quando Israele
attacca per difendersi.
Amnesty International, ha reso pubblico il suo
rapporto annuale dove risulta che Israele
si e' macchiato di crimini contro l'umanita'
per aver risposto alle aggressioni di hezbollah nel luglio
del 2006, quando, senza la minima provocazione
, i terroristi hanno ucciso otto soldati in territorio
israeliano , rapito due di cui nessuno sa piu' niente
e mandato sulle citta' della Galilea una grandine di 4000
missili.
Questo e' accaduto dopo che Israele aveva lasciato
la striscia di sicurezza in Libano dal 2000,
cioe' piu' di 7 anni fa.
Amnesty International, esattamente come tovarisch
D'alema, mette sullo stesso piano i terroristi
e e la democrazia israeliana, aggressori e aggrediti,
creando un problema morale enorme perche' e' l'indegno
modus operandi di hamas e hezbollah che costringe Israele
a rispondere al lancio dei missili sulle citta' israeliane.
Ed e' esattamente a questo punto, quando Israele
risponde, che la distrazione compiacente
per i bombardamenti sulla Galilea o su Sderot,
si trasforma, come per incanto, e si fa indignata
protesta.
Contro chi? Ma contro Israele naturalmente.
Ecco cosa scrive Amnesty :" Sia Israele che Hezbollah
hanno dimostrato di non rispettare le popolazioni
civili commettendo cosi' grosse violazioni
dei diritti umani e della legge internazionale
macchiandosi di crimini di guerra"
Allora proviamo a ricordare a questa inutile
organizzazione che hezbollah ha costruito un'infrastruttura
terroristica perfetta atta ad usare
i libanesi come scudi umani, mettere dunque sullo stesso
piano terroristi e esercito israeliano e' non solo
ingiusto ma immorale. Questa situazione, questo vile
modo di fare la guerra degno dei topi di fogna che sono
i terroristi libanesi e palestinesi, questo colpire i
civili israeliani dalle case dei civili libanesi, ha
purtroppo reso vano il tentativo di Zahal di non colpire
la popolazione tenuta in ostaggio dai barbudos in turbante.
Ma non e' finita, mentre Israele vive questo
dramma , gli intellettuali inglesi, forse i piu'
sinistramente razzisti d'Europa, continuano a boicottare
il Paese e le sue Universita', i giornalisti,
gli accademici, gli architetti, i medici e chi piu'
ne ha piu' ne metta, tutti uniti, questi infami,
ci negano il diritto di vivere e di esistere a casa nostra.
Questi fascistoni rossi hanno persino ricattato
gli accademici israeliani dicendo che chi condannera'
il proprio Paese non verra' boicottato.
La sinistra fascista europea , britannica in
testa, vuole rafforzare nella gente l'idea
che la nascita di Israele sia stato un tragico errore
e chiede che i sionisti, democraticamente, rinuncino
al loro Paese perche diventi una dittatura araba
guidata dalla legge della Sharia.
Che dire? Cosa e' cambiato da sessant'anni fa?
Che differenza c'e' tra i nazisti e questi infami
fascisti rossi?
I nazisti mettevano gli ebrei nei forni e per
ammazzarli tutti andavano a raccoglierli
in ogni paese europeo, questi intellettuali
rossi di fuori e neri come la pece di dentro devono fare
meno fatica, hanno qui 5 milioni di ebrei da far
fuori, tutti in una volta, e hanno gia' la bava alla
bocca.
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com
Salviamo Sderot!
Da sette anni, gli abitanti di Sderot vivono
nel costante terrore. Su quella che
un tempo era una ridente cittadina di 20.000 abitanti,
da sette anni piovono con frequenza quasi quotidiana
missili Qassam lanciati dai palestinesi
della striscia di Gaza.
In sette anni, circa 8.000 razzi palestinesi
hanno avuto come bersaglio esclusivamente
obiettivi civili israeliani, quali case,
scuole, ospedali, giardini d'infanzia, centri
commerciali e ogni altro luogo in cui
ci sia un'alta concentrazione umana.
Scopo evidente è uccidere il maggior numero
di persone, uomini e donne, vecchi e bambini.
Nell'agosto 2005 il governo israeliano ha messo
in atto lo sgombero totale dei 25 villaggi situati
nella striscia di Gaza, nella speranza di
ottenere in cambio una maggiore sicurezza per i
suoi cittadini residenti nel Sud del Paese e lungo
i suoi confini.
La risposta palestinese non si è fatta
attendere: dove erano le serre, che
producevano tonnellate di verdure e davano lavoro
a centinaia di palestinesi, sono stati scavati i
tunnel dai quali passa il contrabbando di armi e
l'ingresso dei terroristi, come possiamo vedere
qui, e
quelli che un tempo erano fertili insediamenti agricoli
sono stati in un attimo trasformati in ulteriori basi
di lancio, e l'intensità dei lanci è aumentata.
Per avere un'idea della situazione suggeriamo
di guardare, fra i molti disponibili, questi
due filmati: 1° filmato;
2° filmato.
Durante tutti questi anni abbiamo assistito,
incredibilmente, a un silenzio pressoché
totale su tutto questo: sia i media che la politica
internazionale hanno totalmente ignorato quanto
sta accadendo, hanno ignorato il martirio che la città
di Sderot sta quotidianamente subendo, per svegliarsi
unicamente quando Israele
decide di reagire. Quando ciò accade, è
tutto un indignarsi, è tutto un protestare,
è tutto un condannare: rivolto a Israele,
beninteso.
Anche in questi ultimi giorni, in cui i palestinesi
hanno ulteriormente intensificato i lanci
di missili, non abbiamo sentito se non condanne
per "l'uso sproporzionato della forza" da parte di
Israele. E nel frattempo Sderot muore. Nel frattempo
gli abitanti di Sderot fuggono a migliaia. Nel frattempo
quelli che non possono
fuggire, avendo non più di 15 secondi di
preavviso tra l'allarme e la caduta del missile
soffrono per gravi traumi psicologici e psichici.
Noi vogliamo che tutto ciò abbia termine.
Chiediamo a tutti coloro che leggeranno
questo testo di agire in prima persona. Chiediamo
che tutti scrivano ai propri giornali di riferimento
per chiedere di informare puntualmente sul martirio
che Sderot sta subendo, e non solo sulle risposte israeliane.
Chiediamo che tutti scrivano al maggior numero possibile
di politici per chiedere loro di prendere nettamente
posizione su quanto sta accadendo da anni sotto gli occhi
di tutti, per chiedere loro di chiudere una volta per
tutte la vergognosa pagina della "equivicinanza" tra carnefici
e vittime che da troppo tempo contraddistingue la nostra
politica estera, per
chiedere loro di fare pressione sui propri contatti
palestinesi per far cessare questa barbarie.
Potete trovare
gli indirizzi email dei deputati
e qui quelli dei senatori.
Chiediamo infine che tutti coloro che, fra
quanti leggeranno questo testo, dispongono di un
sito web, di un blog, di un qualunque tipo di spazio
pubblico, lo utilizzino per diffondere ulteriormente
questo appello, chiediamo che tutti coloro che lo riceveranno
lo inoltrino alle proprie mailing list. E firmiamo anche
le petizioni indirizzate agli stati membri dell'Unione
Europea qui:
e qui:
Collaboriamo tutti, per quanto sta nelle nostre
possibilità, a salvare Sderot dalla
distruzione totale.
Invitiamo i nostri lettori a scrivere
ai mass media per protestare contro servizi
scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro
messaggi presso HR-Italia@honestreporting.com
HonestReportingItalia vi invita inoltre
a proporci eventuali critiche ai media per
una possibile inclusione nei futuri comunicati.
Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in
questione o l'articolo stesso e invialo a:
HR-Italia@honestreporting.com
IL VANTAGGIO DI
MORIRE
L’uomo è l’unico essere che sa di dover
morire. Tutti i mammiferi conoscono la
paura, il dolore fisico, l’eccitazione sessuale,
perché queste sono esperienze esistenziali: la
conoscenza della morte invece è intellettuale.
È una deduzione di cui solo l’uomo è capace.
Noi siamo in grado di accorgerci che tutti coloro che
sono vissuti cent’anni prima di noi sono morti ed
è dunque ragionevole – più che ragionevole
– pensare che tutti moriremo. Pensiero scomodo, se mai ce
ne fu uno: e che tuttavia ha i suoi vantaggi. Se toglie
ogni speranza al di là di una certa data, toglie anche
ogni preoccupazione.
Colui che oggi ha settant’anni può mettersi
comodo a leggere che il petrolio finirà entro
un paio di decenni. Forse l’uomo, non essendo riuscito
ad addomesticare la fusione fredda, dovrà
tornare a interessarsi molto degli equini. Questo potrà
infastidire gli altri ma non lui personalmente,
ché fra gli appiedati non ci sarà.
Nello stesso modo leggerà che la Cina si sta dotando
di sottomarini nucleari capaci di trasportare dodici
missili con un raggio di gittata di cinque-ottomila chilometri,
recanti ciascuno una bomba mille volte più
possente di quella di Hiroshima, con cui potrebbe colpire
in qualunque punto del pianeta. Che accadrebbe se cadesse
nelle mani di un dittatore folle? E se di sottomarini
nucleari con quelle capacità si dotasse un Ahmadinejad,
un Saddam Hussein, un Bokassa, un Caligola? Il vecchio potrà
continuare a sorridere: da un lato la Cina attualmente è
governata da un’oligarchia razionale, e il pericolo non è
dunque per domattina e quanto agli altri, avranno ancora bisogno
di parecchio tempo; potrà dunque girare pagina e passare
alle rubriche di cultura e spettacolo. Non morirà
d’una bomba cinese.
La riflessione estende le ragioni di tranquillità
a molti ambiti. Chi oggi è anziano non
rischia di vivere in un pianeta inquinato e
dal clima distorto, perché queste modificazioni
richiedono parecchio tempo; e lui personalmente
di questo tempo non dispone. Non rischia l’Aids:
chi mai gliela dovrebbe contagiare? Non rischia
le pene d’amore, perché a settant’anni non ci si innamora.
Non rischia nemmeno il cancro perché più si
è anziani più lento è il suo decorso:
tanto che, di solito, il vecchio muore prima di qualche altra
cosa. E quando infine si trova a faccia a faccia con questo
triste esito, può sempre dire, come Socrate, ho settant’anni,
la mia vita l’ho vissuta. Ormai, mese più mese meno,
la cosa ha un’importanza limitata. Né devo dimenticare
che Schubert, Mozart e tanti altri geni non hanno avuto la mia
stessa fortuna.
L’idea di morire non è divertente. Tuttavia,
dal momento che la cosa va messa in conto, tanto
vale vederne i lati positivi. La non-esistenza
ha i suoi vantaggi. Non solo è una delle poche cose
esentasse, ma se è vero che i morti non si
divertono gran che, è anche vero che non soffrono
di nulla. Mai.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 26 maggio
2007
MOLLICHINE
Aperta un’inchiesta sugli scioperi degli
assistenti di volo di Alitalia. Pare ce
ne sia stato uno giustificato.
Israele attacca il Libano, dice Ahmadinejad,
sarà “sradicato” dalla terra. È come uno
che dica alla moglie adultera: se lo rifai ti
ammazzo.
Il governo tecnico è composto da apolitici
di centro, apolitici di sinistra e apolitici
di destra.
Fassino: “Non ho mai alzato il telefono per
raccomandare qualcuno in Rai”. E perché
se ne vanta? Mai nessun politico l’ha fatto.
Caso Visco. Bersani: “È solo un polverone”.
Come disse Noè: “Pare che voglia piovere”.
Berlusconi su Montezemolo: “Ha proposto le
mie idee”. Sì, può essere. Ma
col ciuffo kennediano sono tutt’altra cosa.
Gianni Pardo
Caracas, Zimbabwe
Hugo Chavez non perde occasione di ricordare
a tutti che "Il Venezuela si sta dirigendo
verso il socialismo, e niente e nessuno potrà
impedirlo". Un vero e proprio memento mori,
vien fatto di pensare. E anche le ultime "riforme"
economiche del compagno-presidente confermano il
rapido approssimarsi del Venezuela a standard molto simili
a quelli dello Zimbabwe.
Ad esempio, Chavez dal
2005 ha avviato una riforma agraria che
consiste nell‚assegnare terre coltivabili a cooperative
attraverso un sistema di prestiti che di fatto
sono erogazioni a fondo perduto. La tecnica è
quella classica: esproprio parziale di grandi tenute
agrarie a prezzi "politici". Anche la retorica è
sempre quella: lotta di classe e raggiungimento
dell‚autosufficienza agricola. L'elevata incertezza
ha spinto le aziende agricole, costantemente sotto la
spada di Damocle dell‚esproprio, a contrarre fortemente
la propria produzione, spesso avvicinandola a livelli
di mera sussistenza dei proprietari, ai quali è
precluso l'accesso al credito delle banche statali in caso
di superficie coltivata superiore ai 100 ettari.
Il risultato di tali condizioni ha già
iniziato a manifestarsi, con un calo dell‚8
per cento della produzione di alimentari, nel 2006.
Nell'era del boom delle quotazioni di canna da zucchero
e mais, guidate dalla nuova grande sete di etanolo che viene
dagli Stati Uniti, la produzione venezuelana di canna di
zucchero sta cedendo vistosamente. La carestia prossima ventura
è alimentata anche dalle politiche di controllo dei
prezzi introdotte dal regime di Chavez che, come noto, rappresentano
sempre uno dei primissimi capitoli del manuale del perfetto autocrate.
La fortissima espansione della spesa pubblica, alimentata
anche dai proventi petroliferi, ha causato forti aumenti
dei salari. In un contesto di prezzi di mercato, ciò
avrebbe determinato un inevitabile processo di aggiustamento
attraverso l'inflazione. La presenza di controlli sui
prezzi, invece, influisce sui comportamenti degli agenti economici
per altre vie: i produttori non hanno incentivo a portare
la propria produzione sul mercato a prezzi non remunerativi,
e quindi tagliano i livelli di attività. Quelli che continuano
a produrre lo fanno per esportare oltre confine, soprattutto
in Colombia, o per alimentare un fiorente mercato nero. Fenomeni
simili a quelli che l'Iran
sta sperimentando nell'ambito del mercato dei carburanti.
Sequestri di terre coltivabili, sradicamento
violento della tutela dei diritti di proprietà,
introduzione di controlli sui prezzi, mercato
nero, contrabbando, svalutazione del cambio, crescenti
deficit pubblici per acquisti sussidiati dallo stato,
monetizzazione del deficit pubblico ad opera di banche
centrali sottoposte a controllo governativo, iperinflazione.
Un tracciato classico, l'ennesimo déjà-vu.
Ancora una volta, la storia non è magistra vitae.
Stati-canaglia? Forse. Certamente stati-coglioni.
di Mario Seminerio - epistemes.org
Falcone ha
ancora nemici
«Sono responsabile della morte del
piccolo Giuseppe Di Matteo, ho commesso e ordinato
oltre 150 delitti, ho strangolato parecchie persone,
ho sciolto i cadaveri nell‚acido muriatico, e,
prima di farlo, molti li ho carbonizzati su graticole
costruite apposta».
Parole di Giovanni Brusca, il mafioso che
esattamente 15 anni fa, il 23 maggio 1992,
fece saltare in aria Giovanni Falcone e tutta la
sua scorta. Brusca ha messo queste cose a verbale e nel
1999 le ha pure raccontate al collega Saverio Lodato.
«Il mio risentimento nei confronti
di Falcone era identico a quello di tutti
gli affiliati a Cosa nostra: era il primo magistrato,
dopo Chinnici, che era riuscito a metterci seriamente
in difficoltà. Era riuscito a entrare
dentro Cosa nostra, sia perché ne capiva le logiche,
sia perché aveva trovato le chiavi giuste. Lo odiavamo,
lo abbiamo sempre odiato».
Non erano i soli. Sin da quando giunse a
Palermo nel 1978, chiamato dal consigliere istruttore
Rocco Chinnici, Falcone fece poco per rendersi
simpatico. A Palermo era stato appena assassinato il
giudice Cesare Terranova, e «mafia» era una
parola che si pronunciava ancora malvolentieri. «Prendemmo
la decisione iniziale di ucciderlo, per la prima volta,
alla fine del 1982» racconta Brusca. «Non tramontò
mai il progetto di uccidere Falcone, di eliminare lui e tutti
i nostri avversari: quelli che ci avevano tradito, quelli che
erano stati amici e ci erano diventati nemici, e mi riferisco
agli uomini politici che spesso si trinceravano dietro lo scudo
dell‚antimafia per rifarsi una verginità. Per esempio
quelli che ormai realizzavano tutto ciò che chiedeva
Falcone: le sue leggi, i suoi provvedimenti, le sue
misure restrittive. Giulio Andreotti per ripulire la sua immagine
ci provocò danni immensi: Salvo Lima e Ignazio Salvo
sono stati uccisi per questo».
Falcone non era simpatico neppure ai vicini
di casa. Alcuni condòmini del giudice,
in via Notarbartolo, stesso stabile dove ora c'è
«l'albero Falcone», scrissero al Giornale
di Sicilia nel timore che un attentato potesse
tirarli in mezzo. Dopo l'apertura del maxiprocesso nell'aula
bunker, nel febbraio 1986, Ombretta Fumagalli Carulli,
purtroppo sul Giornale, giunse a scrivere così:
«Il vero nodo del contrasto sta in un fenomeno allarmante
che solo ora, dopo le notizie intorno alle coperture date da
Falcone al costruttore Costanzo, comincia a essere percepito».
Così, quando il 16 dicembre 1987 la Corte d‚assise
di Palermo comminò 19 ergastoli, le polemiche non
calarono: tutti si attendevano che il nuovo consigliere
istruttore di Palermo dovesse essere lui, Falcone: ma il Csm,
il 19 gennaio 1988, scelse Antonino Meli seguendo il criterio
dell'anzianità. Cominciarono a voltargli le spalle
in tanti. Leoluca Orlando, tuonando contro gli andreottiani,
era diventato sindaco e aveva inaugurato una cosiddetta «primavera
di Palermo» che auspicava un certo gioco di sponda
tra procura e istituzioni, anzi «una sinergia»
come aveva detto Falcone stesso. Durerà fino all‚estate
del 1989, quando il pentito Giuseppe Pellegriti accusò
il democristiano Salvo Lima di essere il mandante di una serie
di delitti palermitani, ma Falcone fiutò subito la calunnia:
Orlando si convinse che il giudice volesse proteggere Andreotti.
Fu durante una puntata di Samarcanda che Orlando scagliò
l'accusa: Falcone ha una serie di documenti sui delitti eccellenti,
disse, ma li tiene chiusi nei cassetti. Accusa che verrà
ripetuta a ritornello da molti uomini del movimento di Orlando:
Carmine Mancuso, Nando Dalla Chiesa e Alfredo Galasso. È
di quel periodo, peraltro, un primo e sottovalutato attentato
a Falcone: il comunista Gerardo Chiaromonte, defunto presidente
della Commissione Antimafia, circa la bomba ritrovata nella
casa al mare di Falcone, all'Addaura, scriverà così:
«I seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso
Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità».
E la voce circolò.
Così,
quando Falcone
accettò l'invito del ministro della
Giustizia Claudio Martelli a dirigere gli Affari penali,
la gragnuola delle accuse non poté che aumentare.
L'obiettivo
di Falcone era creare strumenti come la procura nazionale
antimafia, ma in sostanza fu accusato di tradimento.
Si scagliò contro di lui il Giornale di Napoli:
«Dovremo guardarci da due "Cosa nostra",
quella che ha la Cupola a Palermo e quella che sta
per insediarsi a Roma». Così Sandro Viola
su Repubblica: «Non si capisce come mai Falcone
non abbandoni la magistratura... s'avverte l'eruzione
d'una vanità, d'una spinta a descriversi, a
celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste dei guitti
televisivi». L'Unità, due mesi prima che
Falcone saltasse in aria, fece scrivere un corsivo al
membro pidiessino del Csm Alessandro Pizzorusso: «Falcone
superprocuratore? Non può farlo, vi dico perché».
È la stessa Unità che poco tempo prima aveva
titolato così: «Falcone preferì
insabbiare tutto».
Cosa nostra aveva già deciso di saldare
il conto: la Cassazione, infatti, il 30
gennaio aveva confermato gli ergastoli del maxiprocesso.
Mentre Roma discuteva su come impedire la nomina
di Falcone, Giovanni Brusca stava facendo dei sopralluoghi
sull‚autostrada Palermo-Punta Raisi. Poi, a macerie
fumanti, il tentativo di sfruttare la morte di Falcone
per portare acqua all'inchiesta Mani pulite resterà
uno degli episodi più disgustosi della storia del giornalismo
italiano. Piero Colaprico, su Repubblica, definì
Antonio Di Pietro «il Falcone del Nord»,
e inventò che «si è saputo solo ieri
che Falcone seguiva da vicino l‚inchiesta sulle tangenti,
ma adesso una tonnellata di tritolo ha spezzato per sempre
il suo contributo all‚indagine milanese». L'Unità
scrisse: «A Milano i magistrati hanno considerato
la strage anche un avvertimento per quanti vogliono
smascherare i signori di Tangentopoli». Solo Ilda Boccassini,
e gliene si faccia onore, ebbe la forza di urlare nella
aula magna del Tribunale di Milano, rivolta ai colleghi di
Magistratura democratica: «Voi avete fatto morire Giovanni,
con la vostra indifferenza e le vostre critiche; voi diffidavate
di lui; adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali»