archivio maggio 2007
INTERVISTA SPECIALE
Dal Corriere della Sera, 3 giugno 2007
ROMA — «Voglio vederlo questo decreto. Poi deciderò». Il generale Roberto Speciale attende che gli venga comunicato ufficialmente il provvedimento del Consiglio dei ministri con cui viene estromesso dal comando della Guardia di finanza. In attesa, affila le armi. Deciso a reagire. A non farsi stritolare.
Deve lasciare l'incarico subito?
«Da quello che ho capito, mi cacciano con effetto immediato. Ma io ho chiesto di rimanere almeno fino al 21 giugno, giorno in cui si celebra la festa della Finanza».
E gliel'hanno concesso?
«Non ho idea. Aspetto di capire. Vedrò cosa dice esattamente il decreto. Se non me lo concedono, so io cosa fare».
Può spiegarsi meglio?
«Ho già parlato con insigni giuristi, i quali mi hanno detto che se faccio ricorso non c'è partita. Vinco alla grande. Qui siamo proprio fuori da ogni regola giuridica».
In altre parole, lei sta dicendo che il governo ha commesso un abuso?
«Io avrei una parola per definire quello che hanno fatto, ma non la posso dire. Allora mi limito a dire che il provvedimento è immotivato. Non c'è una ragione. È un atto irrazionale, forse preso sull'onda dell'emozione. Io ho fatto il mio dovere e mi sbattono fuori. Eh, no. Io mi devo tutelare. E lo farò».
Chi le ha comunicato che doveva andarsene?
«Mi ha chiamato il ministro Padoa- Schioppa. Mi ha detto: siamo arrivati a un punto in cui bisogna prendere una decisione, allora la cosa migliore sarebbe che lei presentasse una lettera di dimissioni e noi in cambio avremo un occhio di riguardo, le troveremo una buona sistemazione».
E lei cosa ha risposto?
«Ho detto: non se ne parla proprio. Lettera di dimissioni? E perché, che ho fatto, io ho la coscienza a posto e non me ne voglio andare. Allora lui mi fa: in questo caso dobbiamo procedere in altro modo. Benissimo, gli ho detto, procedete pure, io non ho problemi».
E così ci ha pensato il Consiglio dei ministri a toglierle l'incarico d'imperio.
«Sì. Che poi vorrei anche vedere se questo Consiglio dei ministri è regolare. Nel senso che non c'era quasi nessuno. Rutelli non c'era, Di Pietro mancava, Amato non c'era, D'Alema era a Valencia alle regate di Luna Rossa. È valido 'sto Consiglio dei ministri? Mah».
Le hanno comunque garantito un incarico alla Corte dei Conti.
«Un baratto. Di questo si tratta. E allora prima che io accetti un baratto ci penserò mille volte. Ripeto: valuterò le iniziative da prendere dopo aver letto il decreto. Ora posso solo dire che nulla è scontato».
Gira voce che la Guardia di finanza stava per mettere le mani su qualcosa di compromettente. Perciò avrebbero deciso di liberarsi di lei.
«Sono sciocchezze. Io ho sempre agito alla luce del sole. Non sono abituato a fare trabocchetti. No, la vicenda è molto semplice: per salvare un viceministro, devo pagarla io. Ma non è corretto».
Lei si è presentato ai Fori Imperiali alla parata del 2 giugno davanti a tutte le autorità di governo. Come l'hanno accolta?
«Prodi malissimo. Quando mi ha visto ha cambiato strada. Gli altri sono stati gentili. Ma soprattutto mi ha riempito di gioia la reazione della gente. Mi hanno fatto la ola quando passavo. Questo è un chiaro segno di simpatia verso una persona che ha subito un sopruso».
Casini, Cesa e Berlusconi sono venuti a salutarla. Chi altro l'ha accolta bene?
«Il presidente del Senato Marini mi ha commosso. È stato molto affettuoso. Gentilissimo anche il presidente della Camera Bertinotti».

Marco Nese - 03 giugno 2007


PERCHE' NON POSSIAMO  ESSERE BERTINOTTIANI (E MENO CHE MAI COMUNISTI)
Grand'Italia, piccole cose! Avete presente Bertinotti? Quell'omino, tutto kashmir e comunismo,   che, impeccabile nella divisa di uomo di Stato,  si presenta alla parata (militare) del 2 giugno con  il simbolo dell'arcobaleno pacifista all'occhiello della giacca d'ordinanza.
Ecco,  quell'omino lì, che  nel suo ruolo di presidente della Camera dovrebbe rappresentare noi  tutti cittadini italiani,  chissà mai perché,  poco tempo fa,  durante la trasmissione Telecamere, ha esaltato un  dittatore con le carceri piene di dissidenti: "Penso una cosa banale: che Fidel Castro sia per Cuba insostituibile";  poi - la notizia è dell'altro giorno-   si rifiuta di rispondere alla domanda, banale,  se stringerebbe o meno la mano al presidente degli Stati Uniti,  tra poco in visita di Stato nel nostro paese.
Dove sono quelli che  si chiedono perché uno si butta a destra?


cp, 3 giugno 2007


PIOVE, GOVERNO LADRO
I commenti di un blog possono essere sconclusionati, sgrammaticati o scurrili ma sono sintomatici. Mentre nei giornali le lettere pubblicate sono selezionate e comunque vengono escluse quelle calunniose, diffamatorie o ingiuriose, su Internet, in cui tradizionalmente non esiste censura o filtro, i lettori esprimono le loro idee con una passione che è l’equivalente verbale di una rissa. Tanta partecipazione potrebbe apparire incomprensibile: si accapigliano infatti dei signor Nessuno, spesso a proposito dell’articolo di un signor Nessuno; le loro logomachie non lasciano traccia non convincono mai l’avversario e tuttavia si arriva ad una sorta di guerra civile. Il fenomeno merita un tentativo di spiegazione.
L’uomo primitivo fronteggia una natura avara e ostile su cui non ha nessuna influenza. Anche se cerca di dominarla alleandosi con gli dei per farli intervenire in proprio soccorso, rimane in condizioni d’impotenza: sugli dei ha il minimo potere.
Per l’uomo civile, che vive immerso in un mondo artificiale, le cose vanno diversamente. Il clima non influenza la sua vita: non solo dispone di impermeabili ed ombrelli, ma lavora prevalentemente al chiuso e spostandosi viaggia protetto e riscaldato all’interno di un’automobile. Il cibo è assicurato. Non solo non dipende più dalla fortuna della caccia ma perfino le siccità e le alluvioni non provocano carestie, perché l’agricoltura è globalizzata. La medicina offre molti rimedi contro i malanni e in totale si dispone di tanti vantaggi che, se solo si ha un lavoro, si vive in condizioni di sicurezza del tutto inimmaginabili per l’uomo primitivo.
Questo cambiamento ha una conseguenza imprevista: mentre un tempo le condizioni di vita dipendevano dalla natura, oggi tutto dipende dall’organizzazione sociale e questa diviene dunque il centro dei nostri interessi. Lo Stato ha il ruolo che prima aveva la natura ed esso non è governato da un potere imperscrutabile: è retto da uomini come noi. Noi cittadini prima scegliamo i governanti col nostro voto e poi cerchiamo anche d’influenzarli - affinché agiscano come noi desideriamo - con le manifestazioni di piazza, i dibattiti televisivi, gli articoli dei giornali e perfino – appunto - con le discussioni fra amici. Non possiamo dire al Ministro dell’Interno come trattare gli immigrati clandestini ma lo diciamo al collega d’ufficio. O a un altro frequentatore di blog.

La politica appassiona tanto il cittadino perché si rende conto che da essa dipende tutta la sua vita. Per questo, ogni volta che incontra qualcuno che non la pensa come lui, scatta un selvaggio riflesso di legittima difesa. Costui vorrebbe aprire le porte agli immigrati clandestini? Questo gli dà voglia di dargli una legnata sul muso: perché se prevale lui e chi la pensa come lui, avrò un problema nel suo quartiere e non sarà più tranquillo quando i suoi figli andranno a scuola. Si parla di riformare le pensioni? L’argomento è scottante. C’è chi teme di ricevere una miseria, a suo tempo; c’è chi teme di dovere, col proprio lavoro, nutrire anche la famiglia di un pensionato; c’è chi teme di non avere il tempo di godersi qualche anno di riposo; molti infine temono che, per fare contenti tutti, si aumentino le imposte, già ad un livello insopportabile. E lo stesso discorso può farsi per tutti gli argomenti sociali, visto che tutti da vicino o da lontano toccano la politica. Non c’è un campo di cui lo Stato non si occupi e se di qualcosa non si occupasse (per esempio dei problemi di bioetica), ci sarebbe subito qualcuno che lo invocherebbe e l’accuserebbe di colpevole assenza.
Non bisogna meravigliarsi degli scontri e delle risse verbali. Ognuno, proiettivamente, guida la collettività verso il meglio e combatte i nemici del Bene. Che poi tutto questo sia in grande misura illusorio, importa poco: l’uomo moderno ha la risorsa di prendersela con chi non la pensa come lui e con lo Stato: “Piove, governo ladro!”
 
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it.

2 giugno Festa della Repubblica? No, no, questa volta è la Festa della Republicoop...
Se la Guardia di Finanza conduce, su mandato della Procura della Repubblica di Milano,  una verifica  su una qualsiasi azienda per "plusvalenze", "tesoretti", "commisioni milionarie estero su estero"  e tasse non pagate... l'azienda si può aspettare  gli uffici bloccati per mesi, qualche periodo -più o meno lungo-  di galera preventiva per gli amministratori,  
rinvii a giudizio, una multa milionaria e il cambio del commercialista.
Se, al contrario,  la Guardia di Finanza conduce, su mandato dlla Procura della Repubblica di Milano,  una verifica fiscale sulle Coop... il minimo che  può capitare è l'intervento del Ministro alle Finanze per bloccare le indagini e il successivo  traferimento ad altro incarico  del Comandante generale della Guardia di Finanza...

W la Repubblicoop!

cp, 2 giugno 2007


MOLLICHINE
Chiti ha escluso pressioni di Visco sulle Fiamme Gialle. Visco non premeva. E se premeva dormiva.

Zergout, imam sospettato della strage di Casablanca,assolto, non espulso e a piede libero a Milano. Per fortuna almeno Corona è agli arresti domiciliari.

Chiti, sullo scandalo Gdf-Visco. “Il comportamento di Visco è stato ineccepibile”. Cioè: bisogna difendere ad ogni costo i colleghi di partito.

Soluzione salomonica per il caso Visco. Stavolta Salomone ha tagliato in due la vera madre e ha dato il bambino alla falsa.

Gianni Pardo


 Via coll'embargo contro Israele.
Ci sono riusciti.
L'ordine palestinese di boicottare Israele e' stato onorato e le Universita' britanniche con 158 voti a favore e 99 contrari hanno fatto passare la mozione che dovrebbe estromettere dal sacro suolo dell'Isola gli accademici israeliani per sostituirli con quelli palestinesi.
State ridendo?
Beh, ve ne passera' la voglia perche' effettivamente i rappresentanti del Britain's University and College Union (UCU) hanno intenzione di  stabilire contatti diretti con la creme de la creme degli accademici palestinesi a scapito dei molti Premi Nobel israeliani che a loro fanno schifo.
Si, proprio cosi', amore e'  amore,   e l'amore per il terrorismo palestinese unito all'odio per gli ebrei e' una miscela esplosiva cosi' forte che a questi patetici rappresentanti della cultura britannica non interessa niente di  far scadere le loro universita' al livello di quelle palestinesi.
L'importante e' danneggiare  quelle israeliane.
Il voto e' stato preceduto  da una discussione piena di odio in cui si accusava Israele di praticare l'apartheid e di essere colpevole di crimini contro l'umanita'.
La UCU pero' non e' soddisfatta, vuole molto di piu', ha  intenzione di estendere la proposta di boicottaggio a tutti i membri dell'Unione entro 12 mesi e la mozione,  che dovrebbe convincere a firmare i 120.000 membri,  invita a considerare i problemi morali che comporterebbe avere legami con le istituzioni accademiche israeliane.
L'Unione  si prefigge anche di impedire  ogni relazione accademica tra la EU e Israele e di bloccare i fondi che l'Europa elargisce per cooperare nella ricerca con le Universita' israeliane.
Gli unici ebrei  che verranno accettati in Britannia saranno i traditori, quelli pronti a  condannare e a rinnegare Israele.
Odio puro dunque, odio isterico cui fece da battistrada la Chiesa anglicana durante i primi anni della guerra del terrore di Arafat contro Israele, seguita subito dalla Association of University Teachers (AUT), poi dalla NATFHE , insegnanti delle scuole superiori, poi e' stato il turno dei medici inglesi  contro i medici israeliani, infine degli architetti contro i loro colleghi ebrei.

La  perfidissima Albione, ormai islamizzata,  fa proprio una bella figura, non c'e' che dire.
La quantita' di firme arabe tra i boicottanti e' incredibile e se pensiamo che l'Inghilterra ha milioni di cittadini arabi e islamici che ormai fanno parte di ogni istituzione britannica sprizzando da ogni poro della pelle propaganda antisemita , non c'e' dubbio che nei prossimi mesi e anni Israele non potra' piu' avere contatti con quel paese e probabilmente con molti altri in Europa.
Benissimo,  pero' gli chiederei di boicottare Israele e gli ebrei in modo serio non con questi patetici giochetti antisemiti, devono imitare  i loro maestri, quelli con le palle : Hitler che bandi' gli studi di fisica di Einstein definendoli "roba ebraica" e Ahmadinejad che si sta leccando i baffi all'idea di poter distruggere Israele.
Quindi incomincino a boicottare le scoperte in campo medico, le cure contro la sclerosi multipla, contro le malattie veneree, contro la poliomielite, contro la SARS.
Boicottino ogni ricerca e ogni scoperta utile alla salute mondiale fatta da scienziati israeliani, boicottino i prodotti che servono a ridare l'uso delle mani e delle gambe a molti malati affetti da problemi spinali, boicottino i medicinali per curare il diabete, boicottino la ricerca fatta dalla  Child Hood che permette ai bambini con gravi problemi respiratori di dormire meglio la notte.
Boicottino i premi Nobel che hanno scoperto la cellula umana che potra' proteggere da difetti del DNA , boicottino la ricerca israeliana che ha gia' eliminato i disturbi del Parkinson, boicottino le gocce nasali che ci vaccineranno da ogni tipo di influenza per ben cinque anni.
Inoltre dovrebbero boicottare i loro computer, anzi gettarli via poiche' i sistemi Windows sono progetti della Microsoft Israel.
Tutta la tecnologia, comprese le email e gli instant messanger ICQ sono programmi sviluppati in Israele nel lontano 1996. Devono anche gettare dalla finestra i cellulari poiche' sono anche questi un prodotto della Motorola israeliana  che e' la piu' grande del mondo.
Boicottino tutto quello che e' israeliano e lo sostituiscano con la ricerca e le invenzioni dei palestinesi, tipo , che so, giubbotti esplosivi, bombe, candelotti, missili a breve e lunga gittata.

 
E' dell'ultima ora la notizia che anche il sindacato inglese UNISON ha deciso il l'embargo, ne discuteranno in una conferenza indetta dal 19 al 22 giugno   e sicuramente la mozione passera' creando gravi probelmi perche' il sindacato controlla la maggior parte delle aziende e industrie inglesi quindi sara' un effetto  a catena che non avra' fine.
Il governo britannico e' contrario, Inghilterra e Israele hanno buoni rapporti diplomatici  e di collaborazione ma poco potra' ottenere  contro il potere di questi disgustosi e sinistri soggetti imbevuti di odio antiebraico e di ammirazione per l'islam estremista e i suoi diktat.
 
Ma non e' finita, si sta verificando un fenomeno globale, l'orgasmo del boicottaggio si sta propagando a macchia d'olio e alI'Inghilterra  si e' appena aggiunto, sbavando di malcelata goduria, il SudAfrica.
Il presidente del Congresso del South African Trade Unions (COSATU), Willy Madisha, dopo un affettuoso e fruttoso incontro con Abu Mazen, ha appena annunciato  la sua campagna di embargo chiedendo al governo sudafricano  di cessare ogni rapporto diplomatico con Israele.
L'organizzazione Not in My Name che fa parte della coalizione antiisraeliana,  guidata da un ebreo antisemita di nome Kasril, ministro del governo di Pretoria, amico intimo di tutti i boss mafiosi palestinesi,  lavora alacremente, con una passione disumana, per attivare  l'embargo e ha intenzione di piazzare i suoi iscritti piu' perfidi e violenti a picchettare davanti ai negozi che vendono prodotti israeliani per impedire  alla gente di entrarvi. 
Kasril ha dichiarato che lui gia' da anni non compra niente che sia israeliano.
Spero che boicotti tutto , proprio tutto,  ma veramente tutto e che abbia il fegato di subirne le conseguenze nel caso si ammalasse di sifilide  o di morbo di Parkinson o anche solo di influenza.
Insomma quale e' la morale?
Israele per questi infami non fa mai abbastanza.
Israele non ha diritti, soprattutto quello di difendersi quindi di esistere.

 
Israele tenta il negoziato e la risposta sono i missili?
Colpa sua.
Israele esce da Gaza e lascia la terra ai palestinesi e questi la usano per metterci le rampe di missili?
Colpa sua
Perche'?
Perche' doveva negoziare l'evacuazione con i palestinesi.
Ma se alla richiesta  di negoziato, prima dell'evacuazione, Abu Mazen aveva rifiutato ogni contatto?
Non importa doveva negoziare con i fantasmi.
E' comunque colpa di Israele.
Ma  l'Iran, il Sudan, i palestinesi che ammazzano le persone come fossero scarafaggi?
Colpa di Israele.
Ma  i paesi che si sono stabiliti in mezzo a popolazioni estranee?
Colpa di Israele.
Ma la Spagna che non da l'autonomia ai baschi?
Colpa di Israele.
Ma la stessa Inghilterra che occupa l'Irlanda del nord e non vuole dare l'autonomia alla Scozia?(Perche' non vi boicottate da soli, inglesi?)
Colpa di Israele.
Niente da fare, e' Israele l'oggetto dell'odio e della rabbia del mondo.
All'embargo si aggiungeranno altri paesi, altre organizzazioni antisemite pacifiste, altre Universita', altri sindacati, altri Not In My Name, altri Ebrei contro l'Occupazione cosi' vilmente mediocri che fanno quasi pena.
Vogliono isolarci sempre di piu', vogliono rovinarci in attesa che il loro amico iraniano abbia pronta la bomba per sterminarci e far tutti contenti.
Quando accadra' pero' si creera' un serio problema perche' il mondo non avra' piu' nessuno da odiare e allora dovra' reinventarsi gli ebrei per evitare pericolose crisi di astinenza.
L'odio sopravvive alla morte, la storia europea del dopo Shoa' lo dimostra.
 
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com

LOTTA CONTINUA CONTRO LA VERITÀ
La storia piegata alle esigenze di Sofri
Fino a ieri la storia ce l’hanno raccontata gli assassini. Ora che hanno cominciato a scriverla le vittime, narrandoci il dolore di crescere senza padre, di diventare adulti sentendo gli insulti contro chi ti ha generato, ora chi armò gli assassini, anziché ammettere le colpe e tacere, preferisce cercar scuse per sé e per i suoi complici.
Adriano Sofri, il professorino che insegnò la lotta continua a centinaia di ragazzi, in questo è tuttora un maestro. L’altro ieri sul Foglio ha scritto un’intera pagina a commento del libro di Mario Calabresi, il figlio del commissario assassinato da un commando di Lc. Un delitto per cui lo stesso Sofri è stato condannato a 22 anni di carcere. Più di 500 righe per autoassolversi, per dire che quei giovani che sognavano la rivoluzione non erano i migliori, ma neanche i peggiori. Un lenzuolo per sventolare ancora una volta la teoria dell’innocenza perduta per colpa dello Stato, ovviamente scritto in minuscolo. «Nel periodo in cui lo stato faceva male, e noi ci vendicavamo col rincaro delle parole», scrive l’ex capo di Lotta continua, «avemmo per la prima volta davanti agli occhi una vedova, due orfane». Una paginata per spiegare che sì, lui seminò odio, altri sangue, ma lo fecero per la vedova Pinelli e per le sue figlie. Lo fecero perché c’erano tutti quei morti «di stato», nella banca, nella questura. Quello Stato di cui era un «fedele servitore» il commissario Calabresi. Insomma, Sofri e i suoi compagni odiarono e agirono per colpa dello Stato. Persero l’innocenza, inneggiarono al fucile, diventarono terroristi, ma per reazione. Anzi, per difendersi: «Ce n’era abbastanza per agitare le notti dei paladini di vedove e orfani. E un delitto commesso dallo stato è peggio di uno privato».
Uno straordinario esempio di storia piegata alle proprie esigenze, un piccolo capolavoro di ipocrisia e di rimozione. Per Sofri tutto comincia il 12 dicembre del 1969, il giorno dell’attentato di piazza Fontana, una strage di Stato, ovviamente. Per sostenere la sua tesi dimentica la data di fondazione delle Br, che è antecedente all’attentato. Scorda la nascita del primo gruppo che scelse la lotta armata e l’omicidio, la banda XXII Ottobre. Cancella la morte dell’agente Antonio Annarumma, ucciso a Milano durante una manifestazione un mese prima della bomba alla Banca dell’Agricoltura. Rimuove gli attentati contro varie sedi di polizia e carabinieri che accompagnarono il ’69. Ha un’amnesia sugli appelli alla rivoluzione che Potere operaio lanciava alla piazza, al punto che il direttore della rivista fu condannato per istigazione alla rivolta contro lo Stato, resistenza alla forza pubblica, sequestro di persona e danneggiamento.

Leggendo ciò che ha scritto, si capisce che per Sofri la lotta continua, in particolare quella contro la verità. L’ex capo di Lc è disposto anche a consegnare alla storia una rivelazione, ossia la richiesta di una mazzetta di omicidi da parte dell’allora direttore degli Affari riservati, Federico Umberto D’Amato. Nel racconto dell’invecchiato leader della rivoluzione, la polizia ritorna assassina: voleva uccidere i militanti dei Nap, i Nuclei armati proletari. E a sostegno della sua tesi cita i compagni «manovrati e trucidati senza scampo» durante una rapina «seguita, se non promossa, dalle forze dell’ordine e lasciata svolgere fino all’uccisione dei suoi autori», «persone specialmente generose, trascinate oltre e contro le proprie convinzioni». Slogan vecchi: «Ps uguale Ss». Non importa se Lc, nel 1975, era ormai finita e di lì a meno di un anno sarebbe scomparsa. Federico Umberto D’Amato si rivolse proprio a lui per eliminare i terroristi. Nessuno ovviamente può confermare: D’Amato è morto, i compagni non sanno o non ricordano. L’unico che spalleggia Sofri in questo delirio giustificazionista è Enrico Deaglio, o meglio Deraglio, il direttore del Diario, un militante: prima dice di non saperne nulla, poi si fa tornare la memoria e «crede di ricordare», aggiungendo di condividere la decisione di Sofri di parlare ora: «È legata all’ultima fase di monumentalizzazione della figura di Calabresi, stiamo assistendo ad una riscrittura della storia così ufficiale, sigillata e ipocrita».
Gli ex capi di Lotta continua non possono accettare che le vittime raccontino gli anni di piombo, che riscrivano una storia che finora è stata narrata solo dagli ex terroristi. Non si può dire che furono ammazzati dei servitori dello Stato, delle persone perbene e oneste. Non si può svelare che il terrorismo ha per padri un pugno di giovanotti che avevano in sprezzo le vite altrui perché sognavano la dittatura del proletariato. Accettare la banalità del male, il delirio che stava dietro la rivoluzione, è uno sforzo troppo grande per questi comunisti ingrigiti. Non possono riconoscere le loro colpe – senza se e senza ma – perché sarebbe come ammettere che loro non sono la meglio gioventù, ma la peggior vecchiaia. Continuino a cullarsi nella menzogna dello Stato che armò il terrorismo, ma almeno lo facciano in silenzio.
Maurizio Belpietro

APOLOGIA DI PRODI
(scritta da uno che non lo sopporta)
In un articolo del “Corriere della Sera” Sergio Romano, come sempre un po’ acre e un po’ altezzoso, invita Prodi a farsi da parte, soprattutto per quanto riguarda la futura vita del Partito Democratico. Le ragioni che allinea sono tutte valide ma è come se qualcuno, sull’arca di Noè, al ventesimo giorno di diluvio dicesse: “Toh, piove”. A Romano e a tutti i leader del centro-sinistra si potrebbe ricordare che Prodi può piacere o non piacere, lo si può trovare iracondo e velleitario, rancoroso e bugiardo, e chissà che altro ancora, ma una cosa è certa: non costituisce una novità. E non si capisce perché, mentre lui è uguale a ciò che è sempre stato, solo oggi in tanti gli diano addosso. Forse perché è in difficoltà la sua leadership e il suo governo? Se così fosse, non si tratterebbe tanto dei suoi demeriti quanto dell’irresistibile tentazione del calcio dell’asino: finché era in auge e serviva per vincere, Prodi era l’insostituibile capo e sarebbe stato impopolare dirne il minimo male; oggi invece si possono sfogare antichi malumori con giudizi tanto impietosi quanto prima repressi. Sicché l’onere della sua difesa finisce col ricadere su chi quell’uomo non l’ha mai sopportato.

Della situazione attuale del centro-sinistra nel suo complesso si può dire tutto il male che si vuole ma non è corretto darne la colpa a Prodi. Ha il torto di offrirne una facciata scoraggiante, quando non irritante: ma la sostanza delle cose non dipende da lui. Già prima che incominciasse la legislatura, si sapeva che essa sarebbe stata o condannata  all’immobilità o costretta al varo di pochi provvedimenti tanto impopolari quanto rovinosi. E infatti abbiamo visto ambedue le cose. Tuttavia Prodi è riuscito a sopravvivere per oltre un anno e non è piccola impresa: ha potuto farlo sopportando l’insopportabile, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, smussando gli angoli, perfino attuando patetici tentativi di decisionismo (“Si fa come dico io!”) e infine spandendo tonnellate di melassa a uso e consumo del popolo italiano. Non è amabile, questo Premier. Come è stato brillantemente detto, gronda bonomia da tutti gli artigli e dà l’impressione che venderebbe sua madre pur di rimanere al potere. Inoltre, vantando gli immaginari successi del suo governo, carica il proprio (già notevole) sedere di più piume di pavone di quante possa ragionevolmente contenerne; ma è sempre stato così: che colpa ha, dell’attuale tempesta?
Il centro-sinistra non deve avercela con Prodi se vuole essere il dominus del futuro Partito Democratico. Non c’è politico che non sia ambizioso e non serve rimproverare a nessuno l’amore del potere. Piuttosto bisognerebbe rendersi conto che non si fonda un partito prima di sapere quale sarà il suo programma e quale sarà il suo leader. È come mettere sulla strada un autobus senza sapere dove si vuole andare e chi dovrà guidare.
Il problema della leadership non dipende da Prodi e non dipende neppure dall’esistenza, in attesa del Capo, di un coordinatore, di uno speaker o di un reggente. Il vero leader non è qualcuno che si nomina, è qualcuno che riesce ad imporsi. Fini non comanda Alleanza Nazionale perché a suo tempo Almirante l’aiutò ad emergere, comanda perché ha saputo affermarsi e nessuno è mai stato in grado di scalzarlo. Nello stesso modo, Berlusconi è talmente il leader di Forza Italia che in molti pensano che, se venisse a mancare, quel partito potrebbe sciogliersi al sole. De Gasperi, Craxi, Reagan, per non parlare di De Gaulle, sono stati dei veri Capi. E un Capo è persino Bertinotti.  Qui invece la scelta è fra figure di secondo piano già a titolo personale (l’inconsistente Veltroni, il velenoso D’Alema, il giulebboso Rutelli), che per giunta non beneficiano della fiducia di tutto il futuro partito. Le due anime di questa coalizione rimangono ben distinte, come l’olio e l’acqua in una bottiglia.
Si lasci dunque in pace Prodi. Lo si metta da parte, se si vuole, ma senza fargli la morale. Ha avuto ed ha limiti e difetti, tuttavia al centro-sinistra è stato utile: se oggi lo si vuole licenziare, che gli si faccia almeno l’inchino.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 31 maggio 2007

SHANGRI LA
Quand’ero ragazzo ero innamorato dei film fantastici. Un esempio massimo (che reca la firma di Frank Capra)  fu “Shangri La”, del 1937. Vi si racconta di una società ideale, di eterna giovinezza e d’amore, anche se la conclusione è il ritorno all’amara realtà. Un altro film indimenticabile fu “Accadde domani”, di René Clair, anno di produzione 1943. La premessa è questa: il protagonista si vede offrire ogni giorno, da un collega defunto, il quotidiano del giorno dopo, cosa che gli consente comunque di sapere in anticipo dove si verificherà l’evento del giorno. Finché non legge sul giornale una notizia che lo riguarda personalmente... Si potrebbe continuare con gli esempi, ma una cosa è certa: mentre tanti anni fa il fantastico mi attirava tanto, mi faceva sognare e mi faceva sperare che anche la realtà, una volta o l’altra, si sarebbe piegata alle ragioni del cuore e dell’estetica, oggi i film fantastici non li sopporto più. Non appena capisco che si sta deviando verso il magico, verso il sogno, verso l’irrealtà, ho tendenza a spegnere il televisore. Come mai?
Flaubert, in madame Bovary, scrive la storia di una donna che, vittima dei suoi sogni ad occhi aperti, trascura la realtà e le buone regole di vita per innamorarsi di bellimbusti miserabili, per inguaiarsi con i debiti, arrivando infine a suicidarsi per la disperazione. Emma è un personaggio romantico che non si rassegna alla mediocrità della sua vita di provincia: vuole anche lei vivere come le eroine dei libri che ha letto e ne paga il prezzo con la vita. Il romanzo ha segnato, in Francia, il trionfo del realismo letterario sul romanticismo morente e il personaggio ha fatto versare oceani d’inchiostro ma qui interessa la famosa affermazione di Flaubert: “Madame Bovary, c’est moi”, sono io. Gustave infatti era stato romantico da giovane ed aveva una sensibilità romantica: ma la riflessione l’aveva condotto a negarsi, sia nello stile (cristallino e smagliante, ma sorvegliatissimo e limatissimo) sia nelle idee. L’atteggiamento romantico, in buona misura una fuga dalla realtà, è un grave errore che rende dei disadattati coloro che l’assumono fino in fondo. Solo vivendo abbastanza a lungo si riesce a cogliere tutta l’ampiezza dell’inganno. Solo  riflettendo a sangue si arriva, come Flaubert, a convincersi fino alla feccia di quanto le fughe dall’esperienza concreta siano delle impasse e di quanto dolore possano arrecare.
Ecco perché si può arrivare a sentire un’enorme pietà per Emma Bovary e nel contempo addirittura disprezzarla intellettualmente. Ecco perché Shangri La, con tutta la sua poesia, è un film nocivo, avrebbe detto Platone. Una troppo grande parte dell’umana infelicità, soprattutto in amore, è dovuta al troppo che si desidera rispetto al poco che la realtà può offrire. Quanto male non hanno fatto gli imprevisti happy end dei film a chi vive una vita piatta e spietata! In essa alle cause normali seguono gli effetti normali. E non ci viene regalato nulla; l’amore – quando va bene – non si trasforma in paradiso ma in placido affetto coniugale. E non leggeremo mai oggi il giornale di domani.
Il mio rifiuto dei film fantastici è lo stesso rifiuto di Flaubert per la scelta di Emma Bovary. È il rancore di chi si è visto rifiutare, dalla vita, quel sogno che l’arte aveva così coloritamente presentato. Il fatto è che non esistono le fate. Tutto ciò che di positivo si può dire è che non ci sono neanche gli orchi, i diavoli, i fantasmi. E neanche la Sfortuna. Siamo confinati nella nostra banale, umilissima realtà di mammiferi. Viviamo in un universo dalle regole meccanicistiche. Il meglio che ci offrirà gratis la vita non andrà molto oltre l’affetto di nostra madre, quando eravamo piccoli.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 29 maggio 2007

Due note.
Durante la seconda guerra mondiale molti si meravigliarono di un bombardamento effettuato da aerei americani su Tokyo mentre nell’area non c’era basi da cui potessero decollare. Il Presidente degli Stati Uniti Roosevelt, richiesto di una spiegazione, disse ridendo che erano partiti da “Shangri La”. In realtà erano partiti da una portaerei, non da una base terreste. E per questo fu poi varata, nel 1944, una portaerei col nome Shangri La.
Il protagonista di Shangri La fu Ronald Colman ed io, da bambino, per ricordarmi di distinguerlo da un altro Ronald, Reagan, mi ero imposto di ricordare “Colman buono, Reagan cattivo”. Eh sì, come attore Colman era certamente migliore.


Lettera agli amici.
Mi scuso se a volte credo di fare dell’umorismo e non ci riesco, nel senso che non sono abbastanza chiaro e sono preso sul serio. Un paio di esempi. Nella mollichina riguardante Walter Veltroni, quando lo paragonavo a John Kennedy per il bell’aspetto, mi pareva evidente che fosse uno scherzo: Veltroni per me è fisicamente repellente. Ma forse non sono una donna e non percepisco con sufficiente forza il fascino virile. Altro esempio, nel brano riguardante “il vantaggio di morire”, mi si fa osservare – giustamente – che non sappiamo nulla di ciò che potrebbero sentire o no i morti, e che comunque parlarne come soggetti di qualche frase, cioè come di “coloro che compiono l’azione”, è in contraddizione col concetto di inesistenza. Tanto di cappello, tutto vero. Ma io alla fine scherzavo, scrivendo che la morte è “esentasse”, scherzavo dicendo che “i morti non si divertono gran che”, ecc. Okay, non sono stato chiaro. Un altro amico mi dice: vantaggi di morire? E come no. Purché non avvenga troppo presto. Anche qui, chi lo nega? Io stesso mi ero congratulato con me stesso per avere immeritatamente superato l’età di Schubert, di Mozart e perfino quella dei miei genitori.
Una brillante amica giornalista mi fa notare che quanto da me sostenuto può andar bene per chi non ha figli, mentre chi ha dei figli e dei nipoti si preoccupa giustamente per loro. Anche qui, tanto di cappello. Ma il fatto è che, da quando ho letto Nietzsche, ho completamente smesso di ragionare in termini di specie. Io mi sono sempre disinteressato della sua sopravvivenza. Ai figli nel testo non ho pensato perché chi ha dei figli, oltre che per obbedire all’istinto, li ha per procurarsi una (illusoria) sopravvivenza dei propri geni. Dunque crede ad una sorta d’immortalità genetica ed è normale che si preoccupi per figli e nipoti, fino a dimenticare che lui personalmente non ne saprà niente. La mia amica del resto dice all’incirca – e per questo l’ho definita brillante – “Quello che fa correre come dei disperati i nonni per proteggere anche i nipoti, fino alle ultime ore della propria vita, è l'inconscio senso di colpa per avere loro inflitto la vita”. Noto al passaggio che l’espressione “inflitto la vita” si trova all’inizio dell’autobiografia di Chateaubriand. Ed è anche un bel concetto che sarebbe piaciuto a Giacomo Leopardi.
Un altro amico, lui pure brioso, mi dice che ci si innamora anche a settant’anni. E dunque anche a quell’età si possono soffrire le pene d’amore. Ma, chissà, forse un ricovero nel reparto geriatrico riuscirebbe a guarirle. Vedete, non riesco  a non scherzare!
Alla fine riferisco che un amico ha ricevuto un virus come se fosse stato mandato da me. Me ne scuserei, se avessi la minima colpa al riguardo, ma mi premuro di sottolineare che non invio mai una mail con allegati se non aggiungendo un paio di parole, nella mail, che certifichino che quella mail proviene effettivamente da me. Se la mail con l’allegato fosse bianca, o contenesse solo espressioni valide per chiunque e da chiunque (“Very funny!”, “You’ll appreciate this!”), è chiaro che non l’ho mandata io ed è pericolosa.
Bene, ho quasi raggiunto la lunghezza di un articolo e per questo vi saluto tutti cordialmente. Mi tenete molta compagnia.

Gianni


CECITA' MORALE
Quando riguardano Israele i giudizi sono sempre al vetriolo e affetti da cecita' morale, le condanne piovono senza pieta' e senza il minimo imbarazzo.
Israele arresta una trentina di capi terroristi di hamas e D'alema che fa?
Perbacco interviene immediatamente defininendo l'arresto  «un atto molto preoccupante che non contribuisce a rilanciare le condizioni di dialogo». Naturalmente il ministro degli esteri italiano non fa nessuna dichiarazione contro  i lanci continui di Kassam su Israele che hanno gia' ammazzato nell'ultima settimana due persone, ShirEl, una ragazza di 32 anni che andava a trovare la madre e Oshri, un un tecnico informatico  di 36 che andava a Sderot a lavorare e lascia la moglie incinta e una bambina di due anni.  
Non si preoccupa per i morti ammazzati israeliani Tovarisch D'alema?
Il lancio ininterrotto di missili contribuisce a rilanciare il dialogo?
Si e' mai preoccupato per i 7 lunghi anni in cui Sderot bombardata e' diventata una citta' martire, ormai semivuota?
D'alema si sveglia  soltanto quando Israele incomincia a difendersi e c'e' il pericolo che faccia  la bua ai suoi amici, allora  reagisce immediatamente , alza la voce e assume quell'espressione di fastidio cosi' usuale in lui quando nomina Israele.
Come vorrei costringerlo a stare una setimana, solo una settimana, a Sderot , dentro un normale appartamento, a farsela sotto ogni volta che suona la sirena per avvisare che ci sono soltanto 20 secondi per mettersi in salvo.
Come vorrei vederlo correre verso un rifugio col terrore  di non arrivarci in tempo.
Una settimana, una settimana soltanto, di botti, di sirene, di buuuum dove casca casca,  gli  stessi assordanti rumori  che hanno reso sordi e folli di paura  i bambini e i cittadini di Sderot.
Sderot era una bella cittadina industriale fino a 7 anni fa, oggi, dopo 8000 missili, e' una citta' silenziosa,  disperata, semideserta, l'ombra tragica di quello che era un tempo eppure nessun politico , nessun ministro, nessun presidente  di questo mondo infame, che blocca sempre Israele quando reagisce, ha tentato di fermare i terroristi.
Non c'e' mai stata una condanna ufficiale se non qualche timido sussurro, qualche "se non la smettete non vi mandiamo soldi" e intanto  le donazioni ai palestinesi sono raddoppiate  rispetto al 2005.
Il popolo della sinistra estrema  ha persino la ferocia di prendere in giro "ma tanto quei fiammiferi di hamas non ammazzano nessuno", sghignazzano i kompagni.
Invece hanno ammazzato, anche bambini,  continuano ad ammazzare,  hanno completamente distrutto la salute e il morale della cittadinanza, hanno rovinato la futura generazione rendendo i bambini terrorizzati che vomitano dalla paura, che fanno la pipi' a letto per il terrore, che non vogliono stare da soli nemmeno sotto la doccia.
Li vorreste cosi' i vostri figli, voi gente senza anima?

Vorreste vedere vostro figlio tremare tanto da non reggersi in piedi  quando suona l'allarme rosso e buttarsi per terra perche' consapevole di non arrivare mai in tempo al rifugio e poi mettersi a vomitare perche' ormai nessuno e' piu' padrone dei propri nervi.
E perche' succede tutto questo dopo che Israele non ha piu' niente a che vedere con Gaza, dopo che ha evacuato tutta la striscia e portato via 8000 persone che vi lavoravano e vivevano da decenni ?
Semplice, succede perche' hamas, dopo aver traformato  le ex serre di Gaza in una Santabarbara e distrutto tutto quello che gli ebrei avevano costruito , vuole onorare il suo statuto e gettarci in mare.
Succede perche' il loro unico obiettivo, la loro ragione di vita sono  il terrorismo contro gli ebrei, le scimmie che  gli imam maledicono nelle moschee.
Succede perche' questo non e' un popolo che vuole uno stato ma un insieme di gruppi terroristici che cercano soltanto il caos per consolidare il loro potere su una popolazione avvelenata dall'educazione all'odio.
Infine succede perche' questa gentaglia  non puo' accettare di vivere accanto ai sionisti, agli ebrei tanto odiati , perche' come ha scritto il giornale di Hamas: <<Lo sterminio degli ebrei è un bene per gli abitanti del mondo intero...>>.

Mentre questi maledetti tentato di realizzare lo sterminio , altri maledetti tacciono per protestare  soltanto quando Israele attacca per difendersi.
Amnesty International, ha reso pubblico il suo rapporto annuale dove risulta che Israele si e' macchiato di crimini contro l'umanita' per aver risposto alle aggressioni di hezbollah nel luglio del 2006, quando, senza la minima provocazione , i terroristi hanno ucciso otto soldati in territorio israeliano , rapito due di cui nessuno sa piu' niente e mandato sulle citta' della Galilea una grandine di 4000 missili.
Questo e' accaduto dopo che Israele aveva lasciato la striscia di sicurezza in Libano dal 2000, cioe' piu' di 7 anni fa.
Amnesty International, esattamente come tovarisch D'alema, mette sullo stesso piano i terroristi e e la democrazia israeliana, aggressori e aggrediti, creando un problema morale enorme perche' e' l'indegno modus operandi di hamas e hezbollah che costringe Israele a rispondere al lancio dei missili sulle citta' israeliane.
Ed e' esattamente a questo punto, quando Israele risponde, che  la distrazione compiacente per i bombardamenti  sulla Galilea o su Sderot, si trasforma, come per incanto, e si fa indignata protesta.
Contro chi? Ma contro Israele naturalmente.
Ecco cosa scrive Amnesty :" Sia Israele che Hezbollah hanno dimostrato di non rispettare le popolazioni civili commettendo cosi' grosse violazioni dei diritti umani  e della legge internazionale macchiandosi di crimini di guerra"
Allora proviamo a ricordare a questa inutile organizzazione   che hezbollah ha costruito un'infrastruttura terroristica perfetta atta ad  usare i libanesi come scudi umani, mettere dunque sullo stesso piano terroristi e esercito israeliano e' non solo ingiusto ma immorale. Questa situazione, questo vile modo di fare la guerra degno dei topi di fogna che sono i terroristi libanesi e palestinesi, questo colpire i civili israeliani dalle case dei civili libanesi, ha purtroppo reso vano il tentativo di Zahal di non colpire  la popolazione tenuta in ostaggio dai barbudos in turbante.
Ma non e' finita,  mentre Israele vive questo dramma , gli intellettuali inglesi, forse i piu' sinistramente razzisti d'Europa, continuano a boicottare il Paese e le sue Universita', i giornalisti, gli accademici, gli architetti, i medici e chi piu' ne ha piu' ne metta,  tutti uniti, questi infami, ci negano il diritto di vivere e di esistere a casa nostra.
Questi fascistoni rossi hanno persino ricattato gli accademici israeliani dicendo che chi condannera' il proprio Paese non verra' boicottato.
La sinistra fascista europea , britannica in testa, vuole rafforzare nella gente l'idea che la nascita di Israele sia stato un tragico errore e chiede che i sionisti, democraticamente, rinuncino al loro Paese perche  diventi una dittatura araba guidata dalla legge della Sharia.
Che dire? Cosa e' cambiato da sessant'anni fa? Che differenza c'e' tra i nazisti e questi infami fascisti rossi?
I nazisti mettevano gli ebrei nei forni e per ammazzarli tutti andavano a raccoglierli in ogni paese europeo, questi  intellettuali rossi di fuori e neri come la pece di dentro devono fare meno fatica,  hanno qui 5 milioni di ebrei da far fuori, tutti in una volta, e hanno gia' la bava alla bocca.
 
Deborah Fait  - www.informazionecorretta.com

Salviamo Sderot!
Da sette anni, gli abitanti di Sderot vivono nel costante terrore.  Su quella che un tempo era una ridente cittadina di 20.000 abitanti,
da sette anni piovono con frequenza quasi quotidiana missili Qassam  lanciati dai palestinesi della striscia di Gaza.
In sette anni, circa 8.000 razzi palestinesi hanno avuto come  bersaglio esclusivamente obiettivi civili israeliani, quali case,  scuole, ospedali, giardini d'infanzia, centri commerciali e ogni  altro luogo in cui ci sia un'alta concentrazione umana.
Scopo evidente è uccidere il maggior numero di persone, uomini e donne, vecchi e bambini.
Nell'agosto 2005 il governo israeliano ha messo in atto lo sgombero totale dei 25 villaggi situati nella striscia di Gaza, nella speranza di ottenere in cambio una maggiore sicurezza per i suoi cittadini residenti nel Sud del Paese e lungo i suoi confini.
La risposta palestinese non si è fatta attendere: dove erano le  serre, che producevano tonnellate di verdure e davano lavoro a centinaia di palestinesi, sono stati scavati i tunnel dai quali passa il contrabbando di armi e l'ingresso dei terroristi, come possiamo vedere qui, e quelli che un tempo erano fertili insediamenti agricoli sono stati in un attimo trasformati in ulteriori basi di lancio, e l'intensità dei lanci è aumentata.
Per avere un'idea della situazione suggeriamo di guardare, fra i molti disponibili, questi due filmati: 1° filmato; 2° filmato.
Durante tutti questi anni abbiamo assistito, incredibilmente, a un silenzio pressoché totale su tutto questo: sia i media che la  politica internazionale hanno totalmente ignorato quanto sta accadendo, hanno ignorato il martirio che la città di Sderot sta quotidianamente subendo, per svegliarsi unicamente quando Israele
decide di reagire. Quando ciò accade, è tutto un indignarsi, è tutto un protestare, è tutto un condannare: rivolto a Israele, beninteso.
Anche in questi ultimi giorni, in cui i palestinesi hanno ulteriormente intensificato i lanci di missili, non abbiamo sentito se non condanne per "l'uso sproporzionato della forza" da parte di Israele. E nel frattempo Sderot muore. Nel frattempo gli abitanti di Sderot fuggono a migliaia. Nel frattempo quelli che non possono
fuggire, avendo non più di 15 secondi di preavviso tra l'allarme e la caduta del missile soffrono per gravi traumi psicologici e psichici.
Noi vogliamo che tutto ciò abbia termine. Chiediamo a tutti coloro che leggeranno questo testo di agire in prima persona. Chiediamo che  tutti scrivano ai propri giornali di riferimento per chiedere di informare puntualmente sul martirio che Sderot sta subendo, e non solo sulle risposte israeliane. Chiediamo che tutti scrivano al maggior numero possibile di politici per chiedere loro di prendere nettamente posizione su quanto sta accadendo da anni sotto gli occhi di tutti, per chiedere loro di chiudere una volta per tutte la vergognosa pagina della "equivicinanza" tra carnefici e vittime che da troppo tempo contraddistingue la nostra politica estera, per
chiedere loro di fare pressione sui propri contatti palestinesi per far cessare questa barbarie.


Potete trovare gli indirizzi email dei deputati e qui quelli dei senatori.
Chiediamo infine che tutti coloro che, fra quanti leggeranno questo testo, dispongono di un sito web, di un blog, di un qualunque tipo di spazio pubblico, lo utilizzino per diffondere ulteriormente questo appello, chiediamo che tutti coloro che lo riceveranno lo inoltrino alle proprie mailing list. E firmiamo anche le petizioni indirizzate agli stati membri dell'Unione Europea qui: e qui:

Collaboriamo tutti, per quanto sta nelle nostre possibilità, a salvare Sderot dalla distruzione totale.

Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro
messaggi presso
HR-Italia@honestreporting.com
HonestReportingItalia vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a:
HR-Italia@honestreporting.com

IL VANTAGGIO DI MORIRE
L’uomo è l’unico essere che sa di dover morire. Tutti i mammiferi conoscono la paura, il dolore fisico, l’eccitazione sessuale, perché queste sono esperienze esistenziali: la conoscenza della morte invece è intellettuale. È una deduzione di cui solo l’uomo è capace. Noi siamo in grado di accorgerci che tutti coloro che sono vissuti cent’anni prima  di noi sono morti ed è dunque ragionevole – più che ragionevole – pensare che tutti moriremo. Pensiero scomodo, se mai ce ne fu uno: e che tuttavia ha i suoi vantaggi. Se toglie ogni speranza al di là di una certa data, toglie anche ogni preoccupazione.
Colui che oggi ha settant’anni può mettersi comodo a leggere che il petrolio finirà entro un paio di decenni. Forse l’uomo, non essendo riuscito ad addomesticare la fusione fredda, dovrà  tornare a interessarsi molto degli equini. Questo potrà infastidire gli altri ma non lui personalmente, ché fra gli appiedati non ci sarà. Nello stesso modo leggerà che la Cina si sta dotando di sottomarini nucleari capaci di trasportare dodici missili con un raggio di gittata di cinque-ottomila chilometri, recanti ciascuno una bomba mille volte più possente di quella di Hiroshima, con cui potrebbe colpire in qualunque punto del pianeta. Che accadrebbe se cadesse nelle mani di un dittatore folle? E se di sottomarini nucleari con quelle capacità si dotasse un Ahmadinejad, un Saddam Hussein, un Bokassa, un Caligola? Il vecchio potrà continuare a sorridere: da un lato la Cina attualmente è governata da un’oligarchia razionale, e il pericolo non è dunque per domattina e quanto agli altri, avranno ancora bisogno di parecchio tempo; potrà dunque girare pagina e passare alle rubriche di cultura e spettacolo. Non morirà d’una bomba cinese.
La riflessione estende le ragioni di tranquillità a molti ambiti. Chi oggi è anziano non rischia di vivere in un pianeta inquinato e dal clima distorto, perché queste modificazioni richiedono parecchio tempo; e lui personalmente di questo tempo non dispone. Non rischia l’Aids: chi mai gliela dovrebbe contagiare? Non rischia le pene d’amore, perché a settant’anni non ci si innamora. Non rischia nemmeno il cancro perché più si è anziani più lento è il suo decorso: tanto che, di solito, il vecchio muore prima di qualche altra cosa. E quando infine si trova a faccia a faccia con questo triste esito, può sempre dire, come Socrate, ho settant’anni, la mia vita l’ho vissuta. Ormai, mese più mese meno, la cosa ha un’importanza limitata. Né devo dimenticare che Schubert, Mozart e tanti altri geni non hanno avuto la mia stessa fortuna.
L’idea di morire non è divertente. Tuttavia, dal momento che la cosa va messa in conto, tanto vale vederne i lati positivi. La non-esistenza ha i suoi vantaggi. Non solo è una delle poche cose esentasse, ma se è vero che i morti non si divertono gran che, è anche vero che non soffrono di nulla. Mai.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 26 maggio 2007


MOLLICHINE
Aperta un’inchiesta sugli scioperi degli assistenti di volo di Alitalia. Pare ce ne sia stato uno giustificato.

Israele attacca il Libano, dice Ahmadinejad, sarà “sradicato” dalla terra. È come uno che dica alla moglie adultera: se lo rifai ti ammazzo.

Il governo tecnico è composto da apolitici di centro, apolitici di sinistra e apolitici di destra.

Fassino: “Non ho mai alzato il telefono per raccomandare qualcuno in Rai”. E perché se ne vanta? Mai nessun politico l’ha fatto.

Caso Visco. Bersani: “È solo un polverone”. Come disse Noè: “Pare che voglia piovere”.

Berlusconi su Montezemolo:  “Ha proposto le mie idee”. Sì, può essere. Ma col ciuffo kennediano sono tutt’altra cosa.


Gianni Pardo

Caracas, Zimbabwe 
Hugo Chavez non perde occasione di ricordare a tutti che "Il Venezuela si sta dirigendo verso il socialismo, e niente e nessuno potrà impedirlo". Un vero e proprio memento mori, vien fatto di pensare. E anche le ultime "riforme" economiche del compagno-presidente confermano il rapido approssimarsi del Venezuela a standard molto simili a quelli dello Zimbabwe. Ad esempio, Chavez dal 2005 ha avviato una riforma agraria che consiste nell‚assegnare terre coltivabili a cooperative attraverso un sistema di prestiti che di fatto sono erogazioni a fondo perduto. La tecnica è quella classica: esproprio parziale di grandi tenute agrarie a prezzi "politici". Anche la retorica è sempre quella: lotta di classe e raggiungimento dell‚autosufficienza agricola. L'elevata incertezza ha spinto le aziende agricole, costantemente sotto la spada di Damocle dell‚esproprio, a contrarre fortemente la propria produzione, spesso avvicinandola a livelli di mera sussistenza dei proprietari, ai quali è precluso l'accesso al credito delle banche statali in caso di superficie coltivata superiore ai 100 ettari.

Il risultato di tali condizioni ha già iniziato a manifestarsi, con un calo dell‚8 per cento della produzione di alimentari, nel 2006. Nell'era del boom delle quotazioni di canna da zucchero e mais, guidate dalla nuova grande sete di etanolo che viene dagli Stati Uniti, la produzione venezuelana di canna di zucchero sta cedendo vistosamente. La carestia prossima ventura è alimentata anche dalle politiche di controllo dei prezzi introdotte dal regime di Chavez che, come noto, rappresentano sempre uno dei primissimi capitoli del manuale del perfetto autocrate. La fortissima espansione della spesa pubblica, alimentata anche dai proventi petroliferi, ha causato forti aumenti dei salari. In un contesto di prezzi di mercato, ciò avrebbe determinato un inevitabile processo di aggiustamento attraverso l'inflazione. La presenza di controlli sui prezzi, invece, influisce sui comportamenti degli agenti economici per altre vie: i produttori non hanno incentivo a portare la propria produzione sul mercato a prezzi non remunerativi, e quindi tagliano i livelli di attività. Quelli che continuano a produrre lo fanno per esportare oltre confine, soprattutto in Colombia, o per alimentare un fiorente mercato nero. Fenomeni simili a quelli che l'Iran sta sperimentando nell'ambito del mercato dei carburanti.

Sequestri di terre coltivabili, sradicamento violento della tutela dei diritti di proprietà, introduzione di controlli sui prezzi, mercato nero, contrabbando, svalutazione del cambio, crescenti deficit pubblici per acquisti sussidiati dallo stato, monetizzazione del deficit pubblico ad opera di banche centrali sottoposte a controllo governativo, iperinflazione. Un tracciato classico, l'ennesimo déjà-vu. Ancora una volta, la storia non è magistra vitae. Stati-canaglia? Forse. Certamente stati-coglioni.

di Mario Seminerio - epistemes.org


Falcone ha ancora nemici
«Sono responsabile della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, ho commesso e ordinato oltre 150 delitti, ho strangolato parecchie persone, ho sciolto i cadaveri nell‚acido muriatico, e, prima di farlo, molti li ho carbonizzati su graticole costruite apposta».
Parole di Giovanni Brusca, il mafioso che esattamente 15 anni fa, il 23 maggio 1992, fece saltare in aria Giovanni Falcone e tutta la sua scorta. Brusca ha messo queste cose a verbale e nel 1999 le ha pure raccontate al collega Saverio Lodato.
«Il mio risentimento nei confronti di Falcone era identico a quello di tutti gli affiliati a Cosa nostra: era il primo magistrato, dopo Chinnici, che era riuscito a metterci seriamente in difficoltà. Era riuscito a entrare dentro Cosa nostra, sia perché ne capiva le logiche, sia perché aveva trovato le chiavi giuste. Lo odiavamo, lo abbiamo sempre odiato».
Non erano i soli. Sin da quando giunse a Palermo nel 1978, chiamato dal consigliere istruttore Rocco Chinnici, Falcone fece poco per rendersi simpatico. A Palermo era stato appena assassinato il giudice Cesare Terranova, e «mafia» era una parola che si pronunciava ancora malvolentieri. «Prendemmo la decisione iniziale di ucciderlo, per la prima volta, alla fine del 1982» racconta Brusca. «Non tramontò mai il progetto di uccidere Falcone, di eliminare lui e tutti i nostri avversari: quelli che ci avevano tradito, quelli che erano stati amici e ci erano diventati nemici, e mi riferisco agli uomini politici che spesso si trinceravano dietro lo scudo dell‚antimafia per rifarsi una verginità. Per esempio quelli che ormai realizzavano tutto ciò che chiedeva Falcone: le sue leggi, i suoi provvedimenti, le sue misure restrittive. Giulio Andreotti per ripulire la sua immagine ci provocò danni immensi: Salvo Lima e Ignazio Salvo sono stati uccisi per questo».
Falcone non era simpatico neppure ai vicini di casa. Alcuni condòmini del giudice, in via Notarbartolo, stesso stabile dove ora c'è «l'albero Falcone», scrissero al Giornale di Sicilia nel timore che un attentato potesse tirarli in mezzo. Dopo l'apertura del maxiprocesso nell'aula bunker, nel febbraio 1986, Ombretta Fumagalli Carulli, purtroppo sul Giornale, giunse a scrivere così: «Il vero nodo del contrasto sta in un fenomeno allarmante che solo ora, dopo le notizie intorno alle coperture date da Falcone al costruttore Costanzo, comincia a essere percepito». Così, quando il 16 dicembre 1987 la Corte d‚assise di Palermo comminò 19 ergastoli, le polemiche non calarono: tutti si attendevano che il nuovo consigliere istruttore di Palermo dovesse essere lui, Falcone: ma il Csm, il 19 gennaio 1988, scelse Antonino Meli seguendo il criterio dell'anzianità. Cominciarono a voltargli le spalle in tanti. Leoluca Orlando, tuonando contro gli andreottiani, era diventato sindaco e aveva inaugurato una cosiddetta «primavera di Palermo» che auspicava un certo gioco di sponda tra procura e istituzioni, anzi «una sinergia» come aveva detto Falcone stesso. Durerà fino all‚estate del 1989, quando il pentito Giuseppe Pellegriti accusò il democristiano Salvo Lima di essere il mandante di una serie di delitti palermitani, ma Falcone fiutò subito la calunnia: Orlando si convinse che il giudice volesse proteggere Andreotti. Fu durante una puntata di Samarcanda che Orlando scagliò l'accusa: Falcone ha una serie di documenti sui delitti eccellenti, disse, ma li tiene chiusi nei cassetti. Accusa che verrà ripetuta a ritornello da molti uomini del movimento di Orlando: Carmine Mancuso, Nando Dalla Chiesa e Alfredo Galasso. È di quel periodo, peraltro, un primo e sottovalutato attentato a Falcone: il comunista Gerardo Chiaromonte, defunto presidente della Commissione Antimafia, circa la bomba ritrovata nella casa al mare di Falcone, all'Addaura, scriverà così: «I seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità». E la voce circolò.

Così, quando Falcone accettò l'invito del ministro della Giustizia Claudio Martelli a dirigere gli Affari penali, la gragnuola delle accuse non poté che aumentare. L'obiettivo di Falcone era creare strumenti come la procura nazionale antimafia, ma in sostanza fu accusato di tradimento. Si scagliò contro di lui il Giornale di Napoli: «Dovremo guardarci da due "Cosa nostra", quella che ha la Cupola a Palermo e quella che sta per insediarsi a Roma». Così Sandro Viola su Repubblica: «Non si capisce come mai Falcone non abbandoni la magistratura... s'avverte l'eruzione d'una vanità, d'una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste dei guitti televisivi». L'Unità, due mesi prima che Falcone saltasse in aria, fece scrivere un corsivo al membro pidiessino del Csm Alessandro Pizzorusso: «Falcone superprocuratore? Non può farlo, vi dico perché». È la stessa Unità che poco tempo prima aveva titolato così: «Falcone preferì insabbiare tutto».
Cosa nostra aveva già deciso di saldare il conto: la Cassazione, infatti, il 30 gennaio aveva confermato gli ergastoli del maxiprocesso. Mentre Roma discuteva su come impedire la nomina di Falcone, Giovanni Brusca stava facendo dei sopralluoghi sull‚autostrada Palermo-Punta Raisi. Poi, a macerie fumanti, il tentativo di sfruttare la morte di Falcone per portare acqua all'inchiesta Mani pulite resterà uno degli episodi più disgustosi della storia del giornalismo italiano. Piero Colaprico, su Repubblica, definì Antonio Di Pietro «il Falcone del Nord», e inventò che «si è saputo solo ieri che Falcone seguiva da vicino l‚inchiesta sulle tangenti, ma adesso una tonnellata di tritolo ha spezzato per sempre il suo contributo all‚indagine milanese». L'Unità scrisse: «A Milano i magistrati hanno considerato la strage anche un avvertimento per quanti vogliono smascherare i signori di Tangentopoli». Solo Ilda Boccassini, e gliene si faccia onore, ebbe la forza di urlare nella aula magna del Tribunale di Milano, rivolta ai colleghi di Magistratura democratica: «Voi avete fatto morire Giovanni, con la vostra indifferenza e le vostre critiche; voi diffidavate di lui; adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali»