ARCHIVIO MARZO 2005
Massima del giorno
Se arriva qualcuno e promette la felicità a tutti, sparategli senza neanche dargli il tempo di spiegare come intende fare. Sarà il costo minore.
G. P.

MOLLICHINE
Gli italiani sono diventati così poveri,  così poveri,  ma così poveri che se solo ci pensano gli va di traverso il caviale.

Tito Boeri,  sulla Stampa,  per risolvere la crisi del Sud,  in Italia,  propone "primo,  salari più bassi e riduzioni permanenti dei contributi. Secondo,  repressione senza quartiere dell'illecito". Speriamo sia assicurato sulla vita

Fassino: "anche se saremo di nuovo all'opposizione,  proporremo la modifica dell'articolo 138" (cambio Costituzione). E si sa che,  se lo dice lui,  l'Unione lo segue come un sol uomo.

"La carta stampata deve essere a più voci e forte economicamente",  ha detto Ciampi. Un pensiero al giorno vorremmo levarcelo di torno.

Tar lombardo: Alternativa Sociale riammessa a Milano e Lecco. Traduzione: la giurisprudenza delle magistrature superiori a volte diffonde stupidaggini.

Cossiga lascia il Partito popolare europeo dopo uno scontro con il segretario generale,  uno spagnolo. Una nuova globalizzazione: liti senza frontiere.

L'Onu approva le sanzioni contro il Sudan per le atrocità nel Darfur. Pare che da domani pare che a Khartum tutti saranno obbligati a respirare con due narici.

Risposta simmetrica alle critiche di Sartori alla nuova Costituzione: "Sartori è un imbecille malevolo e incompetente che ce l'ha con Berlusconi perché non gli ha mai offerto nulla". Se la risposta non pare simmetrica,  è che non si è letto il suo articolo.

Prodi ha detto: "Non si possono tenere toni bassi con chi dice che,  vincendo noi,  in Italia ci sarebbero terrore, miseria e morte". Ma Berlusconi aveva parlato del comunismo storico,  non dell'Unione: non si possono avere rapporti civili con chi mente in questo modo.

Gianni Pardo, 31-03-2005


Inaugurata da Berlusconi la nuova Fiera di Milano
Silvio Berlusconi ha tagliato il nastro tricolore inaugurale della nuova Fiera di Milano. Prima del taglio, il premier  ha sottolineato l'impegno del governo sulle infrastrutture. ''Nel grande piano decennale presentato agli elettori avevamo preso l'impegno di portare a termine entro cinque anni di governo almeno il 40% dei 125 progetti infrastrutturali presentati. Supereremo questo impegno e arriveremo al 57%''. Il presidente del Consiglio snocciola i numeri. ''In questo governo abbiamo aperto 37 cantieri con 32 mld di investimento e ci siamo impegnati al termine della legislatura di superare i cento cantieri e i 74 mld. Questo può avvenire solo con la stabilità''.
Otto padiglioni, una superficie totale dell'area fondiaria di 2 milioni di metri quadrati e 345 mila metri quadrati di area espositiva lorda. Ma anche un impatto economico di circa 4,3 miliardi per le attività economiche della Lombardia.
A margine, il Presidente del Consiglio, sollecitato dai giornalisti, ha parlato sulla mancata presenza dell'architetto che ha progettato la Fiera, Massimiliano Fuksas. Berlusconi la definisce una scelta «inopportuna» e «deve dispiacere a lui che si è perso una giornata magnifica, a me non dispiace assolutamente». Poi il presidente del Consiglio si toglie un altro sassolino: «Mi sembra che Fuksas abbia incrementato il suo reddito di 30 miliardi grazie a questi lavori. Non vedo come questa mattina potesse restare con il portafoglio a destra e il cuore a sinistra».

NOI, ZITELLE DELLA POLITICA,  CHE NON LA DIAMO PIÙ A NESSUNO
Che cosa sarebbe della nostra (mia) vita, del nostro (mio) vivere quotidiano se non ci potessimo permettere il lusso di essere, o essere stati per poco o tanto, radicali?
A questo pensavo poco fa quando, aprendo la posta elettronica, ho trovato un messaggio di Alessandro Tapparini che m'informava della sua  collaborazione a Notizie Radicali (il risultato è  qui sotto).
A questo pensavo  stamattina dopo aver divorato una paginata dell'amico Angiolo Bandinelli ("Vita e morte di un incompiuto", il Foglio 31-03-2005, clicca qui per leggere l'articolo),   racconto di smarrimenti e coraggio che m'ha lasciato occhi umidi e  gola secca ...
Sarà per questo che,  come un salvifico mantra,  m'è nostalgicamente ritornato alla  mente che “essere un radicale ... è ormai un’abitudine, come essere calvo, basso e con gli occhiali. E sta diventando altrettanto frustrante e deprimente” anche perché i radicali si sentono  “zitelle e zitelli della politica italiana”, per colpa del “male oscuro... in una sola parola: Pannella”,   che i radicali amano e odiano e di cui non possono più fare a meno perché li “fa sentire tutti dei primi della classe”.
Sarà per questo che, pur  frequentando abitudini,   zitelle  e  primi della classe, da dieci anni non sento il bisogno di iscrivermi  a un qualche cosa di radicale? (cp, 31-03-2005)


Europa Unita e Stati Uniti, una vecchia storia dimenticata
Con  questo articolo  Alessandro Tapparini inizia la sua collaborazione a Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani:
"Nel ricorrente dibattito sull’edificazione dell’Unione Europea, la tendenza a ragionare in termini di contrapposizione ostile rispetto agli USA è talmente dominante da far apparire quella degli “Stati Uniti d’Europa e d’America” come una estemporanea boutade di Marco Pannella e Daniele Capezzone.
Non è così.
Nel 1939 Clarence Streit, inviato del New York Times presso la Società delle Nazioni (della quale aveva quotidianamente riscontrato l’inadeguatezza e l’impotenza), pubblicò un fortunato saggio intitolato “Union Now. A Proposal for an Atlantic Federal Union of the Free”, nel quale sosteneva la necessità di una unione federale fra le potenze atlantiche democratiche per contrastare fascismi e nazionalismi, a partire dal nucleo anglofobo costituito da USA, Canada e Inghilterra.
L’idea piacque a John Foster Dulles, futuro Segretario di Stato nell’amministrazione Eisenhower, nonché uno dei primi importanti politici americani a sposare la causa del federalismo europeo.
Dulles intrattenne nei mesi seguenti una fitta corrispondenza con Streit, nella quale i due discussero la possibilità di includere tutta l’Europa nell’unione atlantica. In un articolo pubblicato nel gennaio 1942 sulla rivista Fortune, Dulles, dopo aver ripreso le proposte di Streit, lanciò l’idea che una unificazione federale dell’intera Europa rientrasse nell’interesse vitale degli stessi USA:
“Da un punto di vista strettamente egoista ogni programma di pace americano deve mirare a una federazione per l’Europa continentale. Dal punto di vista dei popoli interessati difficilmente essi possono sopravvivere a meno che le loro risorse non possano essere coordinate per trarne il massimo del godimento pacifico”.
Nell’immediato dopoguerra, questo fermento federalista atlantico non fece che aumentare vistosamente.
Nel marzo 1947, la rivista “Life” scrisse che per Dulles e per “un numero crescente di persone” che la pensavano come lui gli Stati Uniti avrebbero dovuto aiutare gli Stati europei a federarsi sul modello americano del 1787.

Negli stessi giorni J. William Fulbright, senatore democratico dell’Arkansas, ottenne che Camera e Senato approvassero una inconsueta risoluzione congiunta che ebbe un effetto clamoroso sulla stampa e sull’opinione pubblica con la quale si dichiarava: “il Congresso favorisce la creazione degli Stati Uniti d’Europa nel quadro delle Nazioni Unite”. Intervenendo al Senato per illustrare l’iniziativa, Fulbright spiegò: “è necessario usare il nostro potere economico, e le nostre capacità di persuasione, per indurre gli europei a creare una federazione di Stati libera e democratica”.
E’ in quel clima politico e culturale che fu concepito, in quei mesi, l’embrione di quello che poi sarebbe divenuto il celeberrimo “Piano Marshall”: operazione che in un certo senso può essere considerata il primo grande esperimento di “ricatto democratico” attuato da Washington per “esportare la democrazia” oltreoceano. Non si trattò infatti solamente di un generoso aiuto alla ricostruzione ed di un argine contro l’espansione sovietica: fu anche un grande sistema di pressione (non militare) per spingere gli europei ad imboccare la via di un’associazione sempre più stretta, economica e politica, il più possibile “modellata” su quella statunitense.
Il generale George Marshall, da pochi mesi nominato Segretario di Stato nell’amministrazione Truman, presentò al mondo il mitico “piano” che sarebbe passato alla storia col suo nome (benché ufficialmente battezzato ERP - European Recovery Program) in un discorso pronunciato all'università di Harvard il 5 giugno 1947. Il giorno dopo il New York Times sintetizzava il discorso con questo titolo: “Marshall si dichiara a favore dell’unità europea”.
Fu lo stesso Marshall (di cui John Foster Dulles era stato consigliere generale a Mosca) ad organizzare a Parigi, nell’aprile dell’anno successivo, l’istituzione della prima organizzazione europea del dopoguerra, l'OECE (Organizzazione Europea di Cooperazione Economica).
L’OECE era essenzialmente finalizzata a far sì che gli aiuti del “Piano” venissero conferiti non ai singoli stati nazionali della vecchia Europa prebellica, ma ad una struttura congiunta che riunisse e rappresentasse una nuova Europa libera e democratica, e che favorisse la creazione di un’area continentale di libero scambio.
Nel 1961 USA e Canada entreranno a far parte della struttura, che si trasformerà nell’OCSE.
Il nostro mondo, il mondo in cui viviamo oggi, viene anche da lì: da quelle storie, da quelle battaglie, da quegli esperimenti solo in parte riusciti e però non ancora del tutto conclusi. Non si studia sui libri di scuola, ma è così.
Di questo troppo spesso non conserviamo memoria; e anche per questo l’idea che gli USA siano, da sempre un ostacolo all’unificazione europea, e che questa possa e debba viaggiare sul binario della dicotomia tra Stati Uniti ed Europa, anziché su quello di un’unione atlantica sempre più stretta e profonda, è un luogo comune duro a morire.
Purtroppo."


ZAPATERO, EL PACIFISTA QUE VENDE ARMAS
Il quotidiano spagnolo Abc denuncia l'incoerenza del premier socialista José Luis Zapatero. Nell'editoriale di oggi - clicca qui - afferma che i socialisti spagnoli prima ritirano i soldati dall'Iraq, in nome del pacifismo, e dopo il premier spagnolo decide di vendere armi al Venezuela, che ha una tradizione democratica non proprio cristallina. In Spagna il maggior partito d'opposizione, i popolari, chiede sarcasticamente a Zapatero se il modo migliore di dimostrare la sua famosa ansia infinita di pace è quello di riarmare il presidente venezuelano Hugo Chávez.

INVOLTINI PRIMAVERA
Dall'intervista -clicca qui per il testo completo -  di Giulio Tremonti al Corriere della Sera:
«A loro piacciono gli involtini primavera, a noi gli spaghetti; a loro il cuscus, a noi la pizza. A loro piacciono i banchieri, a noi i piccoli imprenditori, gli artigiani, gli agricoltori. Per loro il campanile e il minareto sono la stessa cosa, per noi no. Per loro la vita naturale e la vita artificiale si equivalgono, per noi no. Per loro le merci globali a basso costo per i consumatori contano più del lavoro degli imprenditori e degli operai europei, per noi no. Per loro i giottini sono meglio dei carabinieri, per noi i carabinieri sono meglio dei giottini»

USA: INCRIMINATO PER PEDOPORNOGRAFIA CAPO DEI BOY SCOUTS
Della serie: tanto va la gatta al lardo...  E' notizia di questi giorni,   Usatoday.com  pubblica un lungo articolo dove si racconta   di  uno dei massimi dirigenti dei Boy scouts americani  incriminato per possesso di pornografia infantile.
E' successo che in casa di Douglas Sovereign Smit, questo il nome del dirigente, è stato trovato ingente materiale pediofilo. Ora,  dimessosi dalla carica di direttore nazionale dei programmi per i Boy Scouts, 
Douglas Sovereign Smit dovra' rispondere davanti a un tribunale di Fort Worth, in Texas, dell'accusa di possesso e distribuzione di foto digitali di bambini impegnati "in una condotta sessualmente esplicita" con l'esibizione dei  genitali e vari tipi di rapporti sessuali.

ISRAELE E LO SPORT
E' bastata una partita di calcio, Irlanda-Israele, un gol a testa, quello per Israele calciato da Abbas Suan, arabo-israeliano, perche' alcuni media italiani, La Repubblica in testa,  si lanciassero a capofitto in cronache romantiche e insinuazioni gratuite sul povero giocatore arabo vittima dei tifosi israeliani e poi diventato eroe per aver permesso la qualificazione di Israele.
Ho guardato la partita in diretta TV e dopo 90 minuti di gioco il campo dello stadio di Ramat Gan era bello verde e pulito come all'inizio, niente bottiglie di plastica, niente bicchieri ne' biglie di metallo, niente rotoli di carta igienica, niente striscioni offensivi verso la squadra avversaria, solo bandiere, tante bandiere, israeliane e irlandesi.
Tutto era perfetto, nemmeno una cartina grande come un coriandolo che deturpasse le zolle erbose dello stadio.
Durante la partita non ho visto fuochi, ne' fumo, ne' seggiolini divelti  ma solo spettatori  ora preoccupati , ora felici ed esultanti, famiglie con bambini che gridavano per sostenere la loro squadra  a cavalcioni  sulle spalle dei grandi per vedere meglio.  I tifosi israeliani sanno comportarsi in modo civile, andare allo stadio e' una gioia non un pericolo  e questa e' una regola non un'eccezione.
Suan  non e' stato offeso dai tifosi ma da tifosi, cioe' dall'eccezione, da quelli  considerati i piu' focosi di tutta Israele, spesso incivili, facenti parte di quella famiglia di cretini la cui madre e' sempre incinta.
Si sa che la guerra non rende amici e purtroppo lo hanno appurato quegli israeliani  che si sono avventurati nei territori palestinesi e ne sono tornati cadaveri neanche tanto interi.    Gli arabi israeliani non vengono mai aggrediti ma , considerata la  partecipazione attiva di alcuni di loro agli attentati terroristici, si puo' capire, pur se non giuistificare,  l'astio generalizzato di alcune teste calde  nei loro confronti. Gli israeliani, cui  nulla viene perdonato e nulla viene mai riconosciuto, reagiscono come  tutti gli esseri umani alla tensione della guerra,  chi con rassegnazione, chi col dolore e la depressione, chi con rabbia.    In Israele tuttavia  non esiste la discriminazione  nello sport, ebrei, arabi, drusi giocano a calcio insieme senza nessun problema. Normale no? Certo, cosi' deve essere ma non mi risulta che  nelle squadre di calcio dei paesi arabi giochino ragazzi ebrei o cristiani.  

Quei pochi e incivili tifosi che in passato hanno insultato Abbas Suan sono  pero' ancora alla Scuola Materna rispetto a certi  tifosi italiani ed europei, plurilaureati in violenza e razzismo, odio e furore.
Non dimentichiamo la vergognosa storia dell'Udinese quando, dopo averlo accettato,  rifiuto' l'ingaggio di Ronnie Rosenthal, ebreo e israeliano, in seguito alle proteste dei tifosi e alle scritte comparse sui muri di Udine " Juden Rauss, niente ebrei in squadra".
La penosa scusa dei dirigenti dell'Udinese fu che  Rosenthal aveva le vertebre storte.
Fu acquistato dal Liverpool, gioco' 25 partite in un anno e fece 18 goal , altro che vertebre storte. Il manager del Liverpool lo defini' il miglior giocatore  della squadra, Ronnie divento' l'idolo del Liverpool e molti vorrebbero che figurasse nella sezione "leggende" della squadra.    Ricordiamo anche i vari insulti "ebrei "o "negri" che gridano i tifosi dagli spalti italiani e i versacci scimmieschi accompagnati da uhhhhhhhh quando giocava Gullit.    Non dobbiamo sottovalutare l'odio e la violenza tra le squadre del sud contro quelle del nord e viceversa, i vari "Forza Etna",  gli insulti, i motorini gettati in campo,  i morti, i ragazzi accoltellati piu' o meno gravemente. Le automobili rovesciate, la guerriglia urbana.    Il massimo fu pero' raggiunto alla fine degli anni 70 a Varese, partita di basket tra  Mobilghirgi Varese- Maccabi Tel Aviv.  Fu il delirio dell'odio antisemita.     Lo striscione piu' grande, lungo molti metri e sistemato nel bel mezzo del Palazzetto, diceva "Adolf Hitler ce l'ha insegnato, uccidere gli ebrei non e' reato", e altri  di accompagnamento:
"Ebrei = saponette",  "10-100-1000 Mauthausen" .

Il tutto in un turbinio di bandiere naziste e  svastiche da tutte le parti.     In una partita Roma-Lazio  lo striscione piu' in vista era: "Auschwitz e' il vostro paese, il crematorio la vostra casa".   In Olanda quest'anno e' stata sospesa una partita perche' i tifosi insultavano pesantemente l'arbitro di origine ebraica.
In tutta Europa il fenomeno del razzismo ha assunto aspetti preoccupanti e lo sport, anziche' esserne esente, fa la parte del leone come ha denunciato piu' volte la FIFA preoccupata per quello che accade negli stadi e nei campi da gioco europei.
Credo che , alla luce di questo triste e vergognoso aspetto dello sport europeo, i media italiani abbiano preferito ipocritamente  guardare la pagliuzza negli altrui occhi pur sapendo di avere i propri  pieni di travi!
Suan ha fatto un bellissimo gol, ha mandato Israele in visibilio e lo ha dedicato "A tutto il popolo di Israele, ebrei e arabi" perche' Suan, musulmano,  e'  orgoglioso di essere israeliano tanto che, quando gli hanno chiesto se ripetera' la sua performance anche martedi' contro la Francia, la sua risposta " tutta ebraica" e' stata "Beezrat ha Shem"(con l'aiuto del Nome), non "inshallah".
Chi conosce lo sport israeliano ed e' stato spettatore negli stadi o nei Palazzetti di Israele non puo' che ammirare la civilta' di tifosi e giocatori che non diventano mai divi perche', al di fuori dell' impegno nello  sport, non vengono loro richieste altre prestazioni essendo Israele  sprovvisto di "veline, letterine" e quant'altro.
 Il grande Dino Meneghin racconta: "La prima volta che giocai in Israele era il 1967, si giocava a Tel Aviv e il Palazzetto non era coperto. Prima della partita fecero entrare i piloti che avevano combattuto la Guerra dei 6 giorni. In quel momento capii cosa era Israele....Nel 1977 perdemmo la finale contro il Maccabi ed ero incazzato nero, dopo pero' vidi i tifosi israeliani ballare, cantare e piangere dalla gioia e allora sono stato felice per loro e per Israele. Da allora avro' giocato almeno altre 20 volte a Tel Aviv ed e' sempre stato bellissimo andarci".
Deborah Fait - informazionecorretta

Cicchitto: “In Italia una dittatura della minoranza”
Alice incontra l’On. Fabrizio Cicchitto, vice-coordinatore nazionale di Forza Italia: “La sinistra ha i media in mano. La RAI di Zaccaria al limite del colpo di Stato. Grazie all’intervento in Iraq il terrorismo è stato concentrato”.
L'appello di Prodi sul pericolo di regime
Da quando noi siamo al governo tutto si può dire tranne che abbiamo occupato il potere e abbiamo espresso un regime. Solo il gusto di una provocazione politica può portare Prodi a parlare di dittatura della maggioranza. Se devo dire la verità, certe volte ho l'impressione in Italia ci sia la dittatura della minoranza. E questo lo dico a partire dai mezzi di comunicazione di massa: oltre l'80% della stampa italiana non mi sembra sia controllata da Berlusconi, anzi, gli è praticamente contraria. Se poi andiamo a guardare le TV... non solo la Rai, ma anche Mediastet... beh, nella Rai c'è una rete ed un telegiornale che sono organicamente e strutturalmente contro Berlusconi ed il centro destra. Le altre due reti pubbliche, nel migliore dei casi, sono neutrali. Tutta la parte satirica e di intrattenimento è contro Berlusconi. In Mediaset, tranne Emilio Fede, i telegiornali, l'intrattenimento e la satira sono contro Berlusconi in modo unilaterale.
RAI: colpo di stato
Abbiamo un'opposizione anomala. Mi vengono i brividi nella schiena se pensassi a quello che potrebbe succedere se vincessero loro. Non dimentico l'ultima gestione RAI targata Zaccaria... lì siamo stati al limite del colpo di stato: sfido tutti i giuristi di questo mondo a spiegarmi se, nella fase finale della campagna elettorale, sa legittimo fare una tale opera di martellante discredito nei confronti del leader dell'opposizione. Essere nella Casa delle Libertà significa difendere lo stato di diritto, che io non vedo tutelato dallo schieramento del centro sinistra.
Politica estera italiana
Berlusconi ha introdotto elementi di discontinuità nella politica estera del nostro Paese. Negli ultimi anni essa presentava due derive entrambe non condivisibili: una subalternità rispetto ai tedeschi e ai francesi in Europa; l'opportunismo in Medio Oriente. Non era accettabile un opportunismo di certi rapporti per cui l'Italia era diventata un zona di libero scambio per scambi non leciti. La nostra scelta in politica estera è stata di alto profilo: l'alleanza preferenziale con gli Stati uniti e la Gran Bretagna. In questa scelta di campo portiamo la nostra cultura, capacità di mediazione e di collaborazione con il mondo arabo.
Situazione irachena

Gli Stati Uniti hanno fatto bene ad andare in Iraq. A coloro a sinistra che adesso esaltano le libere elezioni irachene ricordo un piccolo particolare: se ci fosse stato ancora Saddam le elezioni non si sarebbero potute celebrare. Gli Stati Uniti, però, hanno commesso errori: non avevano chiaro il quadro delle etnie locali; hanno smantellato in modo inopportuno e improvviso la burocrazia e l'esercito iracheno. Questi sbagli forse noi non li avremmo commessi perché abbiamo un know-how, una storia politica e una cultura di comprensione verso il mondo arabo che gli anglosassoni non hanno. Detto questo, le nostre peculiarità devono essere collocate all'interno di scelte politiche chiaramente al fianco degli americani.
Fondamentalismo islamico
Se fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989 la dialettica era stata tra mondo occidentale e comunismo, oggi è tra mondo occidentale e fanatismo islamico. L'Islam è attraversato da una contraddizione drammatica e noi dobbiamo cercare di far si che l'Islam moderato prevalga su quello integralista. Non c'è dubbio: o l'Iraq viene sistemato in una dimensione nella quale il terrorismo sia messo nelle condizioni di non nuocere o siamo andati lì per niente. Però vorrei ricordare che, grazie all'operazione irachena, di fatto il terrorismo è stato bloccato e concentrato.
Referendum radicali
Personalmente, in merito alla fecondazione assistita, ho idee diverse dalla maggioranza di Forza Italia. C'è una libertà di valutazione su una discriminante che è puramente filosofica: l'embrione è una persona o no?
Cristiano Pini
- dilloadalice


MOLLICHINE
Prodi. Riforme: "Si prepara un Parlamento che in caso di dissenso con il premier viene mandato a casa". Pericolo per la democrazia! È il sistema inglese.

Nel 2004 la disoccupazione all'8%,  il dato più basso dal '93. La sinistra: non è vero. E comunque sarebbe un disastro.

Cossutta: "la democrazia non si esporta con i missili". Lo sappiamo: si esporta con l'Armata Rossa.

21/3,  Porta a Porta,  dibattito erudito con sullo sfondo questa scritta: "Che cosa ci guadagnamo?" Sarebbe bello guadagnarci una buona ortografia.

C'è (veramente) un'agenzia matrimoniale,  www.unione.it. Dice che fa felice la gente. Pare che Prodi non c'entri per nulla.

"Il voto nel Lazio sarà invalidato sicuramente". L'ha detto il ministro Calderoli. E allora comincio a dubitarne.

D'Alema alla Cei: "Sia più prudente". Moniti fra prelati.

Presa una base terroristica irachena. 80 morti tra i guerriglieri. 80 automobili risparmiate.

Il Mis è stato riammesso alle regionali del Lazio. Come stupirsene? La lista di Rauti non danneggia il centro-destra?

Ratzinger: "Il Papa è lucido e governa la Chiesa". Ma è triste che qualcuno pensi a dirlo.

Pare che il presidente del Kirghizistan sia fuggito in Kazakistan: per sua fortuna,  da quelle parti sono capaci di distinguerli.

Re Abdallah di Giordania,  discendente di Maometto,  ha deciso di battersi contro l'antisemitismo. Potrebbe venire a parlare all'extra-sinistra italiana?

Gianni Pardo


AVERE UNA FACCIA
Racconta Thor Heyerdahl che, durante la traversata del Kon Tiki, atterrò sulla zattera, chissà come, un celacanto. O comunque un pesce che i naturalisti consideravano estinto. La notizia era talmente ghiotta che chi lo raccolse andrò a mostrarlo ad un compagno che dormiva, ma quello aprì un occhio e disse asciutto: "Questo pesce non esiste". E si riaddormentò.
Per temperamento credo di somigliare a quel naturalista e sono alieno dalle suggestioni. Se dovessi incontrare un fantasma la prima cosa che mi chiederei è come ha fatto, qualcuno, ad ottenere quell'effetto speciale. Se mentre sono solo in casa sento un frastuono in un'altra stanza la prima cosa che penso è che qualcosa era in bilico ed è caduto. Una volta che, avevo diciott'anni, gli amici organizzarono tutta una sceneggiata per terrorizzarmi, delusi tutti ridendone per primo. E tuttavia una volta mi sono preso uno spavento che non ho ancora dimenticato.
Al tempo dell‚Università avevo il vizio di vivere e studiare prevalentemente di notte.  Una volta - saranno state le due o le tre del mattino e il silenzio era da tempo assoluto - alzando gli occhi vidi che c'era un uomo, probabilmente in ginocchio, la cui faccia sporgeva dal bordo opposto del tavolo. Mi guardava intento e con aria minacciosa. Fu come un'esplosione, in me. Il cuore mi balzò in petto tanto violentemente, con una paura così forte, atavica, animalesca, che non ho mai dimenticato quel secondo o due che impiegai per capire che... avevo dimenticato uno specchio, sul tavolo. La faccia intenta e minacciosa era semplicemente la mia.
L'episodio serve anche per dire che, quando non sappiamo d'essere osservati, abbiamo un'espressione che potremmo chiamare "zero", quella di chi non pensa d'avere o di dovere avere una faccia. Nel mio caso, l'espressione zero è accigliata e intenta, tanto che a volte, ridendo, mi sono chiesto se non abbia un subconscio da carogna.
Certo è - e con questo vengo all'attualità - che se mi trovassi nelle condizioni della povera Terri Schiavo il mondo non si mobiliterebbe per far sopravvivere il mio cadavere. Quella povera donna, un giorno molto bella, anche oggi che è un rudere sembra sorridere a tutti, nella sua incoscienza. Sembra gradire la carezza di chi le sta accanto. E per questo fa molto più tenerezza di quanta ne farei io. O chiunque fosse brutto. Tanto che ci si può chiedere se, cambiando l'immagine, cambierebbe la reazione del mondo.
Ma forse questo è il pensiero di chi ha una faccia arcigna, se si distrae. Nella realtà sappiamo tutti che mai i cinematografari s'impegnerebbero a scegliere, come protagonista d'una storia d'amore, un bel giovane e una bella ragazza. Mai s'impegnerebbero a scegliere, come cattivo, uno con una faccia da cattivo. Mai il mondo si è lasciato influenzare dall'aspetto fisico del prossimo. Ci vuole il pensiero di chi ha una faccia arcigna, se si distrae, per negare questa evidenza.
Gianni Pardo, 25 marzo 2005

Blog dei liberi: l'avventura salpa da Ideazione
Allora, si parte. Sui blog di riferimento è partita la caccia al nome della casa comune che raggrupperà le decine di blog italiani nati negli ultimi anni e mesi nell’ambito culturale liberale, conservatore (neo, old, post), riformista, eccetera, eccetera. E mi fermo qua con le definizioni, perché tutte appaiono larghe e strette allo stesso tempo, e l’unica cosa che davvero accomuna questa nuova comunità è il sentirsi libera, slegata da appartenenze partitiche ma ben radicata e convinta che il mainstream mediatico nazionale non la racconta proprio giusta e che c’è un altro modo, o un’altra angolatura dalla quale guardare le vicende del mondo. Anzi, trecento angolature, perché questo è il numero verso il quale ci stiamo avvicinando, man mano che i bloggers si iscrivono e partecipano alle primarie sul nome, un modo per chiarirsi le idee e confrontarle con gli altri.
La Town Hall italiana, dunque, ha preso il largo. Siamo orgogliosi che lo abbia fatto salpando dalle sponde di Ideazione. Parte come network di blog, perché questo è il fenomeno più dirompente che negli ultimi tempi ha cambiato il volto della rete e ancora più promette di cambiarlo nei prossimi mesi (dedicheremo sull’edizione cartacea un’ampia sezione nei prossimi numeri). A questo fenomeno Ideazione ha partecipato inizialmente con due suoi canali, The Right Nation e Walking Class: il primo un blog sulla politica americana che si è giovato molto dell’attenzione mediatica attorno alle elezioni del novembre 2004, il secondo un blog misto di politica estera, viaggi e reportage, l’occhio di Ideazione sul mondo, come recita il sottotitolo. E’ stato un successo, per noi che li abbiamo realizzati e per i contatti che hanno ottenuto. Da lì è partita l’avventura che ha trovato nel nostro caporedattore Andrea Mancia uno straordinario motore.
Abbiamo guardato un po’ in giro e abbiamo trovato altri blog, più antichi dei nostri, di straordinaria qualità. Stesse idee, stessa passione, diversa prospettiva. Li abbiamo contattati, ci siamo conosciuti e abbiamo deciso di unire le forze. Nel tempo, i blog di Ideazione sono diventati nove, ma le richieste di ingresso sono tante, tante di più. Allora perché fermarci qui? Perché non pensare di creare un contenitore vasto e articolato, come vasta e articolata è la realtà di quanti si riconoscono in idee semplici come la libertà, la democrazia e il libero mercato, in valori forti come la nazione, la famiglia, la religione, in abitudini limpide come la tolleranza e il rispetto per l’individuo?
Eccoci dunque al passo successivo. Stiamo lavorando per creare quello che in gergo si chiama “aggregator”. Stiamo votando sul nome della nuova casa. Stiamo raccogliendo le iscrizioni, le osservazioni e i suggerimenti. Sembra di esser tornati indietro di dodici anni, quando su questo versante della cultura politica c’era il deserto e a Ideazione toccò il compito di iniziare ad arare il terreno, seminare i germi di una cultura liberale trascurata, dare spessore a un’esperienza politica che nasceva priva di background, ricca di novità e di entusiasmo ma ovviamente priva di spessore. Oggi le cose sono un po’ cambiate e molte altre realtà si sono aggiunte nel concimare i campi. Eppure non basta, segno che di lavoro ce n’è ancora tanto da fare, che non tutte le speranze sono state realizzate e che una nuova generazione avrà il compito di prendere il testimone e proseguire il cammino. Questa generazione si sta formando soprattutto nei blog. Noi ci crediamo.
24 marzo 2005 di Pierluigi Mennitti -  pmennitti@ideazione.com

GIULIETTO CHIESA E LA DEBOLEZZA DEGLI STATI UNITI
Chi sceglie volontariamente di leggere un articolo di Giulietto Chiesa, sulla "Stampa", poi non si lamenti.    In un articolo ("Usa-Europa luna di miele già finita", clicca qui per il testo completo dell'aricolo) egli afferma che Bush, nel suo secondo mandato, contrariamente alle promesse (?) si dimostra "unilaterale e guerriero"; <La breve illusione sulla «riconciliazione» tra Stati Uniti e Europa è già finita>, con ciò dando <un segno di debolezza dell'America di fronte alla insormontabili difficoltà di un «dopo guerra» iracheno che tutto è salvo un dopo guerra>. Ne deduciamo una volta per tutte che l'atteggiamento guerriero è un segno di debolezza. Come qualunque leone potrebbe tentare di spiegare a qualunque gazzella. Certo, egli continua: "Washington non intende modificare il suo corso e non sente affatto alcuna debolezza": ma forse perché è incosciente.
Secondo Chiesa, mettere Wolfowitz alla testa della Banca Mondiale è uno sgarbo e un atto d'arroganza nei confronti del pianeta Terra. Insomma un altro atto di debolezza, ne deduciamo. La sua nomina è "un vero e proprio innalzamento di ruoli: da guerriero americano a guerriero mondiale". In modo che il pianeta capisca che Washington è debole ed ha bisogno della simpatia europea. Bush è rimasto cattivo, proprio mentre dopo lo strappo iracheno tutti speravano in una reale "riappacificazione": come Chiesa scrive con ortografia da salumiere.
Uno strappo? ci si può chiedere. A qualcuno è sembrato che con la loro fronda Francia e Germania abbiano dimostrato ad abundantiam che gli Stati Uniti possono non tenere conto di loro. Erano proprio gli Stati Uniti, gli interessati ad una rappacificazione?
Ma Chiesa , a proposito di John Bolton, prosegue dicendo che "Inviare a New York, come rappresentante degli Stati Uniti, un teorico della esportazione della democrazia manu militari significa lanciare un segnale preciso, e inquietante, di indisponibilità a soluzioni prudenti e di compromesso". Visto? La debolezza degli Stati Uniti è proprio innegabile.
"L'Europa, specie la «vecchia Europa»,  non ha nulla di cui essere rassicurata". E tuttavia uno si può chiedere: ma che rassicurazione va cercando, se non le basta neppure la debolezza degli Stati Uniti?
Per queste nomine, rivela infine Chiesa, <Si dice che abbia telefonato a Chirac, Schroeder, Blair e perfino a Berlusconi, avvertendoli della sua decisione. Ma «telefonare per avvertire» non è esattamente la stessa cosa che «consultare»>. Consultare? Ma come, lui che ha il coraggio di affermare tutte le cose che precedono, perché non scrive "chiedere il permesso"?
Gianni Pardo


PAPA(BI)LE - PAPA(BI)LE
E’ partita la campagna mediatica per il dopo-Wojtyla e ad inaugurarla è stato il “papabilissimo” Joseph Ratzinger , prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e decano del collegio cardinalizio.
Con efficienza da comitato elettorale, è stata consegnata alla stampa l’anticipazione delle meditazioni, quest’anno affidate dal papa (?…) alla penna di Ratzinger, sulle simboliche 14 “stazioni” della Via Crucis 2005, che attende per domani lo stremato pontefice (ancora non si sa con che modalità “materiali” vi prenderà parte).
Ratzinger, che provvederà anche a celebrare la liturgia della notte pasquale (e che il 24 febbraio ha celebrato a Milano i funerali di don Giussani, nonostante la naturale conduzione del rito toccasse all’arcivescovo del luogo, il cardinale Dionigi Tettamanzi, altro papabile in pole position…), ha forgiato delle “meditazioni” dure, efficaci, a tratti sorprendenti e spiazzanti: soprattutto, colpisce questo passaggio:“Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloroche, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!”
E ancora: “Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto della tua Chiesa così sporchi ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli!”.
Un vero a proprio atto di accusa autocritico.
Marco Tosatti oggi sbatte la cosa in prima pagina su La Stampa, ma per il resto sembra che nessuno se ne sia accorto. Eppure è una mossa molto importante. Un po’ cinica forse, quanto meno nel calcolo della tempistica; ma questo di solito non scandalizza più di tanto. Ci siamo abituati.
(ale tap, 24.03.05)


IL PATTO DI STABILITÀ
Il Patto di Stabilità stabiliva severe sanzioni per chi superava il limite del 3%  disavanzo sul prodotto interno lordo. Germania e Francia hanno superato tale limite per qualche anno e le sanzioni non sono state applicate. Ora il Patto è stato modificato, rendendolo più elastico, e la prima domanda è: se non lo si è applicato quando era rigido ed automatico, come mai si pensa di poterlo applicare dopo che lo si è reso elastico e discutibile?
Chissà che la risposta non sia da rinvenire nella semplice, ovvia constatazione che gli Stati sovrani tengono fede ai patti solo finché lo desiderano: se sono abbastanza grossi e potenti, nessuno s'azzarda ad insistere perché rispettino i trattati liberamente sottoscritti. Anche nell'Ue,  la nuova situazione non fa che esplicitare questo stato di fatto: il Patto di Stabilità era affidato alla buona volontà dei singoli Stati. Solo le opposizioni (e in primis quella italiana) lo hanno preso alla lettera e sul serio: ma solo perché gli faceva gioco. Se fosse stato al governo, il centro-sinistra avrebbe detto che quel patto era stupido, che altri paesi l'avevano già violato, che conveniva all'Italia violarlo e che l'interesse della patria passa prima di tutto.
La stabilità è affidata alla buona volontà dei paesi dell'Ue ma non per questo è meno importante, innanzi tutto per l'area dell'euro. Se un paese sforasse pesantemente, e provocasse inflazione, produrrebbe uno squilibrio monetario che non potrebbe rimanere senza risposta. Questa risposta potrebbe essere una sua esclusione dall'area dell'euro (ma come farlo, in concreto?) o addirittura un'abolizione dell'euro stesso e un ritorno alle monete nazionali. Se ogni singolo paese giudicherà questo fenomeno abbastanza catastrofico da volerlo evitare, forse ci sarà stabilità. Del resto Tremonti ha a lungo insistito sul punto che "i conti dei paesi dell'Unione Europea sono in ordine". Se al contrario, volontariamente o involontariamente, si avesse un tracollo economico d'un paese, e soprattutto d'un paese importante, l'Unione monetaria scoppierebbe.
Si è voluto creare l'euro prima d'unificare i sistemi fiscali, le leggi sul lavoro e in generale la politica. Come se la moneta non fosse il riflesso del modo in cui è governato ogni singolo paese. Ora si torna alla realtà. E non rimane che sperare che l'esperienza non ci costringa a ricordare che non si fanno i conti senza l'oste.
Gianni Pardo, 23-03-2005


ALTERNATIVA SOCIALE
Riguardo a certi problemi a volte si è costretti a fidarsi dei giornali, malgrado i rischi: per la riammissione della lista di Alternativa Sociale nella competizione elettorale nel Lazio ci atteniamo dunque alla versione per cui il Consiglio di Stato l'avrebbe riammessa perché la falsità delle firme non è stata accertata con la procedura di rito.
I fatti. Poche settimane prima del voto Alternativa Sociale presenta la propria lista e qualcuno denuncia la falsità delle firme alla magistratura ordinaria. La Corte d'Appello riconosce quella falsità l'esclude la lista dalla competizione elettorale. Lo stesso fa il Tar del Lazio, probabilmente col sistema della "sospensiva". Le firme sono evidentemente false. Infine, quando il problema giunge sul tavolo del Consiglio di Stato, si stabilisce che ciò che afferma un pubblico ufficiale con la propria firma è considerato vero "fino a querela di falso" (Art.2700 C.c.) e dunque la presentazione è valida: giuridicamente le firme saranno false solo a conclusione dell‚accertamento formale. Accertamento che nel caso delle liste della Mussolini non s'è avuto. Tutto perfetto? Non si direbbe.
La Giustizia Amministrativa ha la caratteristica di poter adottare decisioni fondate sull'equità e sull'urgenza: le cosiddette "sospensive". In esse non si tiene conto di quanto prescrive la legge per certi adempimenti, perché da un ritardo potrebbe derivare un danno irreparabile a colui che appare titolare delle migliori ragioni. Nel caso in esame, le ipotesi sono due: o la presentazione delle liste di Alternativa Sociale alla fine risulterà regolare oppure alla fine risulterà irregolare.  Se si presume che risulterà regolare, bisognerebbe precipitarsi ad ammettere alle elezioni la lista di Alternativa Sociale. Infatti si tratta di evitare la ripetizione delle elezioni. Se si presume che risulterà irregolare bisognerebbe precipitarsi, per la stessa ragione, a tenere quella lista lontana dalle urne. Ebbene, qui lo stato di fatto è chiaro ed evidente. Non c'è stato nessuno, in Italia, nemmeno la Mussolini! che abbia sostenuto l'autenticità e conformità alla legge di quelle firme. Nemmeno la sinistra estrema. E allora? Si adotta una sospensiva per ragioni di buon senso e lo stesso buon senso lo si dimentica per appigliarsi alla procedura dell'accertamento della falsità? E soprattutto, come si può far funzionare la sospensiva in favore di chi, presumibilmente, perderà la causa?
La giustizia è di solito un'augusta signora che se ne sta seduta con una bilancia in mano e che non guarda in faccia a nessuno: fiat iustitia et pereat mundus, si applichi la legge, cascasse il mondo. In questo caso invece s'è alzata e s'è messa a correre: ma nella direzione sbagliata.
Lo si ripete ed è ovvio: nulla vieta che, fra un mese o due, lo stesso Consiglio dichiari quelle firme false; che vanno mandati in galera parecchi dei certificatori, di cui non pochi di sinistra (Artt.476-483 C.p.); e infine che è necessaria la ripetizione delle elezioni nel Lazio. Il diritto può essere ristabilito. Ma dal momento che la falsità delle firme è evidente, e dal momento che si è agito in via di buon senso (com'è caratteristica della giurisprudenza amministrativa) che cosa era meglio, vietare la partecipazione della Mussolini, lasciando la porta aperta ad un'(improbabile) ripetizione delle votazioni, o escluderla, visto che il giudizio finale concluderà per la falsità di troppe delle firme?
Ma forse sono falsi i dati di partenza. Almeno, questa è la speranza di chi vorrebbe poter credere nel diritto.
Gianni Pardo

Brigata nera & bandiera rossa
Fantastico. Il Consiglio di Stato in quattro ore decide a sorpresa che le firme false di Alessandra Mussolini non contano, e riammette la sua lista alla competizione per la presidenza del Lazio. Il Tar la pensava diversamente: tutte le sentenze vanno rispettate, l’ultimo numero del lotto è quello che decide di vincite e perdite, e buonasera. La sinistra antifascista brinda, colma di gioia febbricitante, e si prepara a festeggiare forse il presidente Marrazzo, di sicuro il 25 aprile. Finalmente è garantita, anche con il falso in atto pubblico, la gara della Mussolini e della sua scelta brigata nera, tra lo sventolio delle bandiere rosse e con la manina d’appoggio del soccorso rosso. Ma l’Italia ridicola è purtroppo anche l’altra, quella cosiddetta di destra che ha fatto della Mussolini, proprio per la contiguità psicologica con quel nome, un totem e un tabù, provocando con iniziative imprudenti e goffe uno psicodramma che mette ora in grado la Ducia di sfruttare la massima visibilità, la psicologia del più gridato ed efficace vittimismo, una campagna elettorale tutta in discesa contro il fratello separato Francesco Storace. E’ una costante. Le decisioni dei giudici italiani, penali o amministrative, sono ormai fischiate o applaudite alternativamente da schieramenti opposti, come se non potessero sfuggire esse stesse alla regola della faziosità, come se non esistesse un diritto positivo riconosciuto e accettato quale elemento di cultura comune. E’ la lunga scia della politicizzazione della magistratura, è il risultato di una cultura civile mai nata, di un sistema mediatico che se la gode a mangiucchiarsi le unghie e a fare la maglia sotto qualunque patibolo, per chiunque approntato. I problemi sembrerebbero quelli della crescita economica, della biopolitica, della politica estera e di sicurezza sui molti fronti di un mondo globalizzato, ma il cuore pulsante del reality italiano è un altro, è la soap firmaiola di Alessandra e Francesco, l’eccitazione delle curve. Il corrispondente da Roma di Time Magazine descrive bene questo bailamme a pagina due, nella sua rubrica settimanale, e da americano usa la parola circo, che è a suo modo rispettosa, viste le circostanze. Andrebbe meglio la parola bordello, noi italiani possiamo permetterci di pronunciarcela addosso.
Da Il Foglio, 23-03-2005

BLOG LIBERALI, CI SIAMO QUASI






Centinaia di blogger di cultura liberale, credenti e laici, hanno sentito la necessità di una piattaforma comunicativa comune, in grado di aggregare i loro singoli interventi e permettere uno scambio e una crescita dei contenuti culturali e politici.

Nello stesso tempo alcuni Think tank e strutture di formazione, alcune testate giornalistiche di area liberale si sono resi disponibili a supportare l'iniziativa. Per saperne di più,  cliccare qui e qui
______


Il Senato ha approvato la riforma costituzionale
Si è concluso l'esame in Aula degli emendamenti al disegno di legge di riforma della Parte II della Costituzione (ddl 2544-B), il Senato ha approvato tutti i 57 articoli del ddl di riforma costituzionale. Domani ci saranno le dichiarazioni di voto e il voto finale, per il secondo via libera di palazzo Madama dopo l'approvazione alla Camera lo scorso 15 ottobre. Trattandosi di una modifica della Costituzione, servira' un ulteriore passaggio sia alle Camere. Il ddl non e' stato modificato in nessuna parte, quindi, il secondo esame parlamentare sara' sulla legge nel complesso, senza la possibilita' di apportare modifiche. Secondo l'articolo 138, la riforma dovra' essere sottoposta a referendum confermativo, entro tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Referendum obbligatorio, dal momento che l'approvazione a Palazzo Madama avverra' domani a maggioranza. La giornata al Senato e' stata 'ravvivata' dalla rissa sfiorata quando, in Transatlantico, al senatore Compagna che urlava "la vostra e' un'aggressione squadrista", il capogruppo della Margherita Bordon replicava: "te ne intendi di aggressioni squadriste... viste le compagnie che ultimamente frequenti!". Compagna, piccato e rosso in volto, replicava "questo e' un discorso da stronzo" . Una coda della bagarre in Aula. I senatori dell'Unione hanno contestato le riforme con l'esposizione di cartelli "giu' le mani dalla Costituzione", 'ricambiati' dal "buffoni, buffoni" dai banchi della Cdl. Il presidente di turno, Francesco Moro, ha sospeso la seduta per cinque minuti.   22 marzo 2005.

Usa: no al ripristino dell’alimentazione per Terri Schiavo
Il giudice federale James Whittemore non ha concesso il ripristino dell'alimentazione artificiale a Terri Schiavo. Il tubo che alimenta artificialmente Terri, che da quindici anni vive in coma vegetativo in un ospedale della Florida, era stato rimosso venerdì scorso.
E' stata cosi respinta la richiesta dei genitori che in contrasto col marito della donna volevano che la figlia tornasse a ricevere alimentazione. Il magistrato ha deciso dopo avere ascoltato le parti e dopo essere stato investito da una legge "ad personam", varata in tempi brevissimi dal Congresso e dal presidente Bush su pressione della destra religiosa contraria all'eutanasia.

Nella sua decisione il giudice s'è ispirato al fatto che la sua corte non è una corte d'appello contro sentenze espresse da corti statali su materie statali. Il giudice ha così vanificato la mossa del Congresso, che aveva dato competenza su questo caso alle corti federali.

Diteglielo a Ambeyi Ligabo
Basterebbe rileggere senza malizia la vicenda delle firme false che ha visto coinvolta Alessandra Mussolini per capire che c'è qualcosa nell'informazione che non funziona.
Per giorni e giorni sui media (bianchi, rossi e verdi) è andata in scena la strategia della diversione. Nessuno a chiedersi  chi  ha   truccato (e convalidato!)
  le carte,   autenticando,  a favore della nipotina  del  Duce,  migliaia  di firme false.
Tutti a rincorrere  la teoria del complotto che il cattivissimo Storace avrebbe attivato per disfarsi della pasionaria di Alternativa Sociale.  Dal presidente dei ds D'Alema, per il quale Alessandra Mussolini "è caduta in una trappola", al sindaco di Roma Veltroni che per giorni c'ha deliziato con presunte violazioni della privacy... è  stato un susseguirsi di non notizie al servizio di immensi  polveroni  utili  a  non far capire che le  migliaia e migliaia  di firme false erano state autenticate, nella loro qualità di pubblici ufficiali, da  consiglieri provinciali e comunali  del centrosinistra.
Ma di che stupirsi?  mica siamo un qualunque funzionario dell'ONU noi! "La concentrazione del controllo dei media nella mani del presidente del Consiglio ha gravemente colpito la libertà di opinione ed espressione in Italia". Questo, infatti,   il giudizio dell'esperto (sic!) dell'Onu sulla libertà della stampa, Ambeyi Ligabo, in un rapporto reso noto in questi giorni a Ginevra. L'esperto (sic!), su mandato della Commissione dell'Onu sui diritti umani - quella presieduta dai libici!-  chiede addirittura, e qui gatta ci cova,   la riassunzione di giornalisti come Enzo Biagi o Michele Santoro!
Allora - fatelo sapere a Ligabo - con l'aiuto de L'Opinione - riepiloghiamo:  in Italia, la maggioranza dei direttori dei quotidiani, dei conduttori delle trasmissioni politiche più seguite e degli opinion makers di grido, sono  amici dichiarati di Prodi , o, almeno, giornalisti che gli sono molto, molto vicini e che provengono dalle truppe della sinistra. Sorvolando sull’Unità  di Furio Colombo, che cercando di rimanere ancora in sella ci ha scodellato un inserto del Prodi pensiero di due pagine intere, c’è il Corriere della Sera di Paolo Mieli che ufficialmente è terzista, ma certo non ostile a Prodi. Che vanta una solida amicizia con il presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, tra i soci del principale giornale. Il professore non si può nemmeno lamentare della Stampa di Marcello Sorgi, direttore che approdò al Tg1 con il suo governo e per questo potrebbe anche tornare a viale Mazzini come nuovo presidente di garanzia. Che dire poi della Repubblica di Ezio Mauro: Prodi non lo considera più amico suo? Forse è uno dei più fedeli, tanto che si sentono spesso al telefono. Come schierato con lui senza alcun dubbio è L’Espresso guidato da Daniela Hamaui, che una settimana sì e l’altra pure spara a zero su tutto quello che riguarda il premier, da come si veste alle case in cui abita. E non può considerarsi un nemico nemmeno Pietro Calabrese, alla guida dell’altro grande settimanale, Panorama. Passando all’informazione Tv, che il leader in bicicletta considera appannaggio esclusivo del presidente del Consiglio, bastava fare una scappata all’ultimo congresso dei Ds per capire, ad esempio, con chi stanno alcuni dei conduttori di punta del telegiornalismo. A partire da Giovanni Floris, che come successore ufficiale dell’informazione di sinistra alla Michele Santoro (che tornerebbe subito in onda) è stato presente al Palalottomatica dal primo giorno all’ultimo insieme ad un folto contingente di colleghi del Tg3 del suo amico Antonio Di Bella, che uno sgarbo a Prodi non lo farebbe mai e poi mai. A RaiTre poi Romano può contare sul Primo Piano di Maurizio Mannoni e Bianca Berlinguer, come sul talk show di Serena Dandini. Controlla anche le previsioni del tempo grazie a Fabio Fazio. Mentre a La7 brilla la stella di Gad Lerner, Infedele di nome e di programma, ma fedelissimo al Professore, visto che da quando è tornato in Italia, ha curato la sua comunicazione. Per finire la lunga lista degli amici di Prodi, ricordiamo anche Roberto Morrione, direttore di Rainews 24 e, quando partirà con il suo nuovo approfondimento su Canale 5, anche l’ex direttore del Tg5 Enrico Mentana.  (cp, 21-03-2005)


MOLLICHINE
"Berlusconi non dovrebbe ricandidarsi". Rutelli è come quel Francavilla (?) che si lamentava col proprio duellante: "Se continui a muoverti,  come t'infilzo?"

Katia Bellillo: Diliberto "non la deve recitare la parte del comunista,  come ha fatto in alcuni casi Bertinotti. E' talmente di cultura comunista che le tre narici le ha sul serio.

Prodi: "Berlusconi non ne ha avuto abbastanza dalla prima sconfitta". "Lo batterò ancora". Il professore (con quella faccia) come il Cassius Clay dei tempi d'oro.

"Opa di Bbva su Bnl e di Abn Amro su Antonveneta". Fosse stato scritto in tedesco, l'avrei capito.

Alessandra Mussolini è innocente. Non sapeva che nelle firme nome e cognome devono essere scritti dagli interessati.

Ciampi: "I dibattiti in Parlamento non sono mai inutili". Accidenti, veramente?

Gianni Pardo


I PROFESSORI SONO DI SINISTRA
È noto che i professori sono prevalentemente di sinistra. Che lo siano oggi, nel momento in cui in tutta Europa questa parte politica è passabilmente democratica, si potrebbe anche comprendere. Ma essi è sono stati a favore della sinistra anche quando il comunismo e l'Unione Sovietica di Stalin facevano un tutt'uno. La loro è una vocazione eterna. E tutto questo abbisogna d'una spiegazione.
I professori esercitano una professione che ha caratteristiche speciali. Mentre tutti gli intellettuali hanno da fare o con la realtà oggettiva (gli scienziati) o con adulti, i professori hanno da fare con minorenni: e rispetto ad essi hanno un piccolo potere. Questo implica che essi esprimano  idee senza contraddittorio. Fra l'altro, i possibili contraddittori non sono culturalmente attrezzati per dimostrargli che si sbagliano: e questo dà ai docenti un esagerato sentimento di sicurezza intellettuale.
I professori lavorano a reddito fisso: dunque, per loro, il reddito è sganciato sia dal rischio che dalla proporzione con lo sforzo. L'insegnamento è un dovere astratto cui corrisponde un'altra astrazione economica, lo stipendio. Questo produce un vero di disorientamento, rispetto alla realtà. Colui che s'è arricchito non viene visto come colui che è riuscito con merito a guadagnare più di altri ma come qualcuno indebitamente favorito non si sa da chi. Probabilmente dalla sua stessa immoralità. L'impresa non è dominata dal rapporto costi e ricavi ma dal dovere di distribuire paghe adeguate a chi vi lavora: tanto per i professori essa non può e non deve fallire, visto che in questo caso licenzierebbe dei lavoratori. Sta allo Stato salvarla. Il quale Stato a sua volta non può essere limitato e  costretto dai bilanci: deve tendere al Bene comunque e a qualunque costo, il quale del resto è un elemento secondario e ininfluente.
I professori non hanno coscienza delle tasse e per questo non si scandalizzano se si parla di aumentarle. Se gli si chiede quanto guadagnano, rispondono invariabilmente col netto; diranno magari che è troppo poco, ma non gli verrebbe mai in mente di guardare al lordo e di lamentarsi della differenza. Mentre un qualunque commerciante o piccolo imprenditore ha una coscienza acuta (e non raramente dolorosa) dello iato fra quanto guadagnato e quanto gli rimane in tasca dopo aver pagato le imposte.
I docenti hanno il compito di educare i giovani e per questo sono i corifei degli ideali della collettività. Predicano l'onestà, il disinteresse, l'amore per la cultura, e tutto ciò che la società reputa bello e morale. Per fortuna gli alunni non li prendono molto sul serio. Diversamente arriverebbero all'età adulta disarmati in un mondo di furbi e di semi-disonesti. Se pure avrebbero salva la vita, come ha segnalato una volta per tutte Erich Maria Remarque con "Niente di nuovo sul fronte occidentale". 

Tuttavia, a forza di parlarne, i professori riescono a convincere se stessi delle cose di cui non riescono a convincere gli altri. Ovviamente, il contenuto dei loro ideali è stato a lungo il Cristianesimo: i clerices in cattedra sono stati per secoli dei religiosi. Poi, con l'Illuminismo, il Cristianesimo ha perso parecchio smalto e, con il trionfo della scienza, si è cercato un corpus d'ideali che conciliasse speranze millenaristiche e mentalità scientifica. Il marxismo è sembrato fatto apposta per questo: coloro che prima indicavano la via del cielo sono passati ad indicare la via di Mosca.
Mettendo insieme tutti questi elementi si ha che i professori divengono dei Catoni intransigenti che guardano ai fini e non ai mezzi. Se lo Stato ha il dovere morale di fare qualcosa, DEVE farla e basta. Poco importa se possa o no permettersi una certa legge o una certa riforma: loro non si occupano di economia, anzi ne hanno un po‚ schifo. Non sta a loro indicare dove trovare i soldi: come Napoleone, hanno tendenza a dire che: l'intendance suivra"[1]  . E poiché ogni governo rimane lontano dalla realizzazione degli ideali, è ovvio che i professori abbiano la vocazione dell'opposizione.
Ma questo avviene in democrazia. Nelle autocrazie i professori sono spesso governativi perché la propaganda di regime - che come sempre si riempie la bocca di grandi progetti - mentre non inganna chi lavora per vivere, trova orecchie benevole in chi, per vivere, insegna. In fondo, piove sul bagnato. Ai docenti bastano i begli ideali e le belle parole.
Tutto questo spiega perché la classe che dovrebbe essere più colta e avvertita è spesso più balorda - dal punto di vista politico - degli operai e degli artigiani. I professori sono non raramente degli imbecilli che credono d'avere capito tutto e non hanno capito niente.
[1] Le salmerie seguiranno l'esercito che avanza -
Gianni Pardo, professore, 21 marzo 2005.


La Sinistra dei trucchi e degli inganni
La Mussolini a Roma, la Scala a Milano. In vista delle elezioni regionali la sinistra aveva piazzato due belle mine sotto i bastioni più significativi del potere locale del centro destra. La lista della nipote del Duce nel Lazio avrebbe dovuto svolgere la stessa funzione della lista della Fiamma nelle politiche del ’96. E provocare la clamorosa sconfitta di Francesco Storace ed il conseguente disastro della Casa delle Libertà nel bilancio finale del voto regionale. A sua volta l’esplosione del simbolo stesso di Milano alla immediata vigilia delle elezioni di aprile avrebbe dovuto dimostrare agli italiani tutti la totale incapacità di governare del centro destra milanese, lombardo e nazionale. Nessuno, ovviamente, pensava che l’effetto della vicenda della Scala avrebbe avuto lo stesso effetto politico della lista Mussolini. Per scalzare Formigoni sarebbe stato necessario mettere in mezzo anche il Duomo e la Madonnina. Ma una ondata di discredito si sarebbe comunque abbattuta sugli amministratori milanesi di centro destra e gli schizzi di fango avrebbero fatalmente colpito non solo il Governatore della Lombardia ma anche il Presidente del Consiglio. Ma anche in questa occasione il diavolo ha fatto le pentole dimenticando i coperchi. E la mina Mussolini si è trasformata in un clamoroso boomerang per il centro sinistra romano, laziale e nazionale. E la vicenda della Scala, per l’enorme notorietà internazionale del simbolo e dei personaggi implicati, è diventata la metafora del fallimento non di una giunta e neppure di una parte della classe politica ma di quel sistema di governo assistenziale che la sinistra ed i poteri forti ad essa legati hanno realizzato da tangentopoli in poi nella “capitale morale” lombarda. Le trappole predisposte dai dirigenti ulivisti, dunque, non hanno funzionato. O meglio, sono scattate al contrario. Ed hanno fornito l’ennesima dimostrazione della incredibile sfiducia della sinistra nella propria capacità di vincere una competizione elettorale senza ricorre agli imbrogli ed alle carte truccate. La morale della duplice faccenda è proprio questa. I partiti d’opposizione ed i gruppi dirigenti che si rifanno ai modelli dell’antico consociativismo catto-comunista sono talmente consapevoli che il loro progetto ha da tempo perso ogni capacità propulsiva (per dirla alla Berlinguer) che si vedono costretti ad aggrapparsi a qualsiasi mezzo e mezzuccio illegale o ai limiti della legalità per tentare di rimanere comunque a galla. Per questo sono condannati a continuare a perdere. Senza trucchi.
Arturo Diaconale, L'Opinione 21-03-2005


SENTI CHI PARLA!
Leggo l’ultima dichiarazione alla stampa del Presidente della Repubblica: «E' il Parlamento il luogo delle decisioni» (clicca qui per il testo completo della dichiarazione) e due sono le considerazioni che mi scappano.
La prima è che La Palisse, messo a confronto con Carlo Azeglio Ciampi, è un apprendista...
L’altra dipende dal modo in cui il Presidente interpreta l’art  87 della Costituzione vigente ( “Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale. Può inviare messaggi alle Camere.”... ) attenuando, con le sue estemporanee dichiarazioni al di fuori del Parlamento,  il carattere della funzione neutrale di garanzia, prendendo - di fatto -  parte alla competizione politica (nel caso,  la dichiarazione - fatta non nel Parlamento italiano ma davanti alla stampa inglese- sembra costruita apposta per fare un dispettuccio al Presidente del Consiglio... vedrete domani i titoli dei giornali d'opposizione), dilatando, di conseguenza,   i confini dell'azione politica del Colle.
E nessuno fiata.
 (cp, 18-03-2005)


LA "DUCIONA" HA TAROCCATO LE FIRME
Non ci sono più storie, Alessandra Mussolini ha taroccato le firme  per  la presentazione  della lista di Alternativa Sociale alle regionali del Lazio. Anche il TAR le ha dato torto. Rimangono così  senza mutande  i rumori di fondo e le cortine fumogene che la sinistra ha seminato in questi giorni per non far comprendere chi ha taroccato cosa.


Francia: "Battisti è estradabile"
Dalle agenzie. Per la Francia Cesare Battisti è definitivamente estradabile in Italia. Lo ha comunicato il Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso dei difensori dell'ex terrorista italiano, ora latitante. I legali di Battisti hanno annunciato il ricorso alla Corte di giustizia europea. Battisti, 50 anni, era stato condannato all'ergastolo in contumacia in Italia nel '93 per 4 omicidi commessi negli anni di piombo.
Dal 1990 si era rifugiato in Francia, dove godeva della protezione concessa dall'allora presidente della Repubblica Francois Mitterrand agli ex terroristi italiani che avessero rinunciato alla violenza. Battisti si era riciclato come custode del suo palazzo e giallista ed era rimasto indisturbato fino a quando, nel febbraio 2004, il governo francese, d'accordo con quello italiano, non ha deciso di estradarlo, dando inizio a un lungo braccio di ferro giudiziario.
La vicenda ha suscitato un movimento di solidarietà con Battisti e gli altri italiani rifugiati in Francia del quale hanno fatto parte numerosi personaggi della politica e dello spettacolo. Battisti ha fatto perdere le sue tracce a metà agosto scorso ed è attualmente latitante.
Nella sua decisione il Consiglio di Stato ha in particolare respinto l'eccezione sulla consapevolezza da parte di Battisti che un procedimento giudiziario a suo carico era in corso in Italia. Il ricorso si basava infatti sulla presunta irregolarità dell'estradizione in quanto all'epoca della prima latitanza Battisti non sarebbe stato "ufficialmente informato" - come la Corte di giustizia europea ha recentemente ricordato essere obbligatorio - che un processo contro di lui si stava celebrando a Milano. "Siamo molto delusi - ha commentato l'avvocato Arnaud Lyon- Caen - ma confermo che presenteremo al più presto il ricorso alla Corte di giustizia europea".

L'ISOLA DELLA FELICITA'

Fa una certa "impressssione"   leggere sul Corriere di oggi una intera paginata, con occhiello in prima pagina,  a sostegno del regime castrista che governa Cuba.
Certo, gli scritti e le interviste -soddisfatti ammirando- di Claudio Abbado  o Red Ronnie sembrano caricature comiche e drammatiche all'eccesso,  immagini capovolte di un film dell'orrore trasformato, da questi strani camerieri serventi del leader massimo,   in uno sdolcinato  cartone animato...
Comunque, tanto per non dimenticare, pubblichiamo   i rapporti su Cuba di Amnesty International (clicca qui),  il giudizio di  Sergio D'Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino (clicca qui)   e un bell'articolo sulla figura di Che Guevara a firma di Jay Nordlinger (clicca qui) pubblicato da Ideazione nel numero di marzo-aprile 2005.



LA SINISTRA E IL LIBANO: LA DOMANDA SORGE SPONTANEA
Da settimane le strade e le piazze di Beirut sono percorse da cortei imponenti di gente indignata per l'assassinio di Hariri ad opera dei servizi segreti siriani, da gente che reclama la fine del duro protettorato di Damasco, che ormai data da circa un ventennio, che esprime il suo desiderio di «veritá», di vivere finalmente libera dalla paura e dal ricatto esercitato in permanenza anche dalle milizie hezbollah, di cui è tra l'altro noto il ruolo terroristico svolto entro i confini israeliani.
Ma di fronte a tutto ció:
- di fronte ad un Paese del mondo arabo dove per la prima volta da tanto tempo si registra una grande mobilitazione pacifica e di massa a favore della democrazia;
- di fronte ad un movimento siffatto i cui obiettivi, come se non bastasse, coincidono con i deliberati delle Nazioni Unite;
- di fronte ad un regime dittatoriale torturatore come è quello di Damasco guidato da Assad figlio che è visibilmente messo alle corde da quanto sta accadendo e forse ne potrebbe essere fiaccato fino alla morte;
 insomma, di fronte ad un insieme di fatti che sembrano la rappresentazione quasi perfetta di ció che da due tre anni la sinistra italiana va dicendo essere la strategia su cui puntare, cosa fa questa stessa sinistra per appoggiarla?
In pratica, mi pare, assolutamente nulla.
I suoi esponenti tacciono, i suoi giornali informano sussurrando, il suo popolo non organizza cortei, non picchetta ambasciate, non sottoscrive manifesti. La sinistra dei buoni sentimenti democratici e pacifici non fa nulla, cosí come non fa nulla, neppure qualche blanda manifestazione di pubblica simpatia, per appoggiare il fermento democratico che percorre tutto il mondo arabo.
 Bisogna forse maliziosamente dedurne che l'antiamericanismo puó arrivare al punto di far preferire i tiranni agli Stati Uniti?”

(Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera, 17.03.05)
___


NOSTRA RISPOSTA AD ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA:

Sì.


I NEMICI E GLI AMICI DI DON CESARE