ARCHIVIO MARZO
2005
Massima del giorno
Se arriva qualcuno e promette la felicità
a tutti, sparategli senza neanche dargli il tempo di spiegare come
intende fare. Sarà il costo minore.
G. P.
MOLLICHINE
Gli italiani sono diventati così
poveri, così poveri, ma così poveri che se
solo ci pensano gli va di traverso il caviale.
Tito Boeri, sulla Stampa, per
risolvere la crisi del Sud, in Italia, propone "primo,
salari più bassi e riduzioni permanenti dei contributi. Secondo,
repressione senza quartiere dell'illecito". Speriamo sia assicurato
sulla vita
Fassino: "anche se saremo di nuovo all'opposizione,
proporremo la modifica dell'articolo 138" (cambio Costituzione). E
si sa che, se lo dice lui, l'Unione lo segue come un
sol uomo.
"La carta stampata deve essere a più
voci e forte economicamente", ha detto Ciampi. Un pensiero al
giorno vorremmo levarcelo di torno.
Tar lombardo: Alternativa Sociale riammessa
a Milano e Lecco. Traduzione: la giurisprudenza delle magistrature
superiori a volte diffonde stupidaggini.
Cossiga lascia il Partito popolare europeo
dopo uno scontro con il segretario generale, uno spagnolo.
Una nuova globalizzazione: liti senza frontiere.
L'Onu approva le sanzioni contro il Sudan
per le atrocità nel Darfur. Pare che da domani pare che a
Khartum tutti saranno obbligati a respirare con due narici.
Risposta simmetrica alle critiche di Sartori
alla nuova Costituzione: "Sartori è un imbecille malevolo
e incompetente che ce l'ha con Berlusconi perché non gli
ha mai offerto nulla". Se la risposta non pare simmetrica,
è che non si è letto il suo articolo.
Prodi ha detto: "Non si possono tenere
toni bassi con chi dice che, vincendo noi, in Italia
ci sarebbero terrore, miseria e morte". Ma Berlusconi aveva parlato
del comunismo storico, non dell'Unione: non si possono avere
rapporti civili con chi mente in questo modo.
Gianni Pardo, 31-03-2005
Inaugurata
da Berlusconi la nuova Fiera di Milano
Silvio
Berlusconi ha tagliato il nastro tricolore inaugurale della
nuova Fiera di Milano. Prima del taglio, il premier ha sottolineato
l'impegno del governo sulle infrastrutture. ''Nel grande
piano decennale presentato agli elettori avevamo preso l'impegno
di portare a termine entro cinque anni di governo almeno il 40%
dei 125 progetti infrastrutturali presentati. Supereremo questo
impegno e arriveremo al 57%''. Il presidente del Consiglio snocciola
i numeri. ''In questo governo abbiamo aperto 37 cantieri con
32 mld di investimento e ci siamo impegnati al termine della legislatura
di superare i cento cantieri e i 74 mld. Questo può avvenire
solo con la stabilità''.
Otto padiglioni, una superficie totale
dell'area fondiaria di 2 milioni di metri quadrati e 345
mila metri quadrati di area espositiva lorda. Ma anche un impatto
economico di circa 4,3 miliardi per le attività economiche
della Lombardia.
A margine, il Presidente del Consiglio,
sollecitato dai giornalisti, ha parlato sulla mancata presenza
dell'architetto che ha progettato la Fiera, Massimiliano Fuksas.
Berlusconi la definisce una scelta «inopportuna»
e «deve dispiacere a lui che si è perso una giornata
magnifica, a me non dispiace assolutamente». Poi il
presidente del Consiglio si toglie un altro sassolino: «Mi
sembra che Fuksas abbia incrementato il suo reddito di 30 miliardi
grazie a questi lavori. Non vedo come questa mattina potesse restare
con il portafoglio a destra e il cuore a sinistra».
NOI, ZITELLE DELLA
POLITICA, CHE NON LA DIAMO PIÙ A NESSUNO
Che cosa sarebbe della nostra (mia)
vita, del nostro (mio) vivere quotidiano se non ci potessimo
permettere il lusso di essere, o essere stati per poco o
tanto, radicali?
A questo pensavo poco fa quando,
aprendo la posta elettronica, ho trovato un messaggio di
Alessandro Tapparini che m'informava della sua collaborazione
a Notizie Radicali (il risultato è qui sotto).
A questo pensavo stamattina
dopo aver divorato una paginata dell'amico Angiolo Bandinelli
("Vita e morte di un incompiuto", il Foglio 31-03-2005, clicca
qui per leggere l'articolo),
racconto di smarrimenti e coraggio che m'ha lasciato occhi
umidi e gola secca ...
Sarà per questo che,
come un salvifico mantra, m'è nostalgicamente ritornato
alla mente che “essere un radicale ... è
ormai un’abitudine, come essere calvo, basso e con gli occhiali.
E sta diventando altrettanto frustrante e deprimente” anche
perché i radicali si sentono “zitelle e zitelli
della politica italiana”, per colpa del “male oscuro...
in una sola parola: Pannella”, che i radicali amano
e odiano e di cui non possono più fare a meno perché
li “fa sentire tutti dei primi della classe”.
Sarà per questo che, pur
frequentando abitudini, zitelle e primi della
classe, da dieci anni non sento il bisogno di iscrivermi
a un qualche cosa di radicale? (cp, 31-03-2005)
Europa Unita
e Stati Uniti, una vecchia storia dimenticata
Con questo articolo Alessandro
Tapparini inizia la sua collaborazione a Notizie Radicali, il giornale telematico
di Radicali Italiani:
"Nel
ricorrente dibattito sull’edificazione dell’Unione Europea,
la tendenza a ragionare in termini di contrapposizione ostile
rispetto agli USA è talmente dominante da far apparire quella
degli “Stati Uniti d’Europa e d’America” come una estemporanea
boutade di Marco Pannella e Daniele Capezzone.
Non è così.
Nel 1939 Clarence Streit, inviato
del New York Times presso la Società delle Nazioni (della
quale aveva quotidianamente riscontrato l’inadeguatezza e
l’impotenza), pubblicò un fortunato saggio intitolato “Union
Now. A Proposal for an Atlantic Federal Union of the Free”, nel
quale sosteneva la necessità di una unione federale fra le potenze
atlantiche democratiche per contrastare fascismi e nazionalismi,
a partire dal nucleo anglofobo costituito da USA, Canada e Inghilterra.
L’idea piacque a John Foster Dulles,
futuro Segretario di Stato nell’amministrazione Eisenhower,
nonché uno dei primi importanti politici americani a sposare
la causa del federalismo europeo.
Dulles intrattenne nei mesi seguenti
una fitta corrispondenza con Streit, nella quale i due
discussero la possibilità di includere tutta l’Europa
nell’unione atlantica. In un articolo pubblicato nel gennaio 1942
sulla rivista Fortune, Dulles, dopo aver ripreso le proposte di
Streit, lanciò l’idea che una unificazione federale dell’intera
Europa rientrasse nell’interesse vitale degli stessi USA:
“Da un punto di vista strettamente
egoista ogni programma di pace americano deve mirare a
una federazione per l’Europa continentale. Dal punto di vista
dei popoli interessati difficilmente essi possono sopravvivere
a meno che le loro risorse non possano essere coordinate
per trarne il massimo del godimento pacifico”.
Nell’immediato dopoguerra, questo
fermento federalista atlantico non fece che aumentare vistosamente.
Nel marzo 1947, la rivista “Life”
scrisse che per Dulles e per “un numero crescente di persone”
che la pensavano come lui gli Stati Uniti avrebbero dovuto
aiutare gli Stati europei a federarsi sul modello americano
del 1787.
Negli
stessi giorni J. William Fulbright, senatore democratico
dell’Arkansas, ottenne che Camera e Senato approvassero una
inconsueta risoluzione congiunta che ebbe un effetto clamoroso sulla
stampa e sull’opinione pubblica con la quale si dichiarava: “il
Congresso favorisce la creazione degli Stati Uniti d’Europa nel
quadro delle Nazioni Unite”. Intervenendo al Senato per illustrare
l’iniziativa, Fulbright spiegò: “è necessario usare
il nostro potere economico, e le nostre capacità di persuasione,
per indurre gli europei a creare una federazione di Stati libera
e democratica”.
E’ in quel clima politico e culturale
che fu concepito, in quei mesi, l’embrione di quello che
poi sarebbe divenuto il celeberrimo “Piano Marshall”: operazione
che in un certo senso può essere considerata il primo
grande esperimento di “ricatto democratico” attuato da Washington
per “esportare la democrazia” oltreoceano. Non si trattò infatti
solamente di un generoso aiuto alla ricostruzione ed di un argine
contro l’espansione sovietica: fu anche un grande sistema di pressione
(non militare) per spingere gli europei ad imboccare la via di
un’associazione sempre più stretta, economica e politica,
il più possibile “modellata” su quella statunitense.
Il generale George Marshall, da pochi
mesi nominato Segretario di Stato nell’amministrazione Truman,
presentò al mondo il mitico “piano” che sarebbe passato
alla storia col suo nome (benché ufficialmente battezzato
ERP - European Recovery Program) in un discorso pronunciato
all'università di Harvard il 5 giugno 1947. Il giorno dopo
il New York Times sintetizzava il discorso con questo titolo: “Marshall
si dichiara a favore dell’unità europea”.
Fu lo stesso Marshall (di cui John
Foster Dulles era stato consigliere generale a Mosca)
ad organizzare a Parigi, nell’aprile dell’anno successivo,
l’istituzione della prima organizzazione europea del dopoguerra,
l'OECE (Organizzazione Europea di Cooperazione Economica).
L’OECE era essenzialmente finalizzata
a far sì che gli aiuti del “Piano” venissero conferiti
non ai singoli stati nazionali della vecchia Europa prebellica,
ma ad una struttura congiunta che riunisse e rappresentasse
una nuova Europa libera e democratica, e che favorisse la creazione
di un’area continentale di libero scambio.
Nel 1961 USA e Canada entreranno
a far parte della struttura, che si trasformerà nell’OCSE.
Il nostro mondo, il mondo in cui
viviamo oggi, viene anche da lì: da quelle storie,
da quelle battaglie, da quegli esperimenti solo in parte
riusciti e però non ancora del tutto conclusi. Non si studia
sui libri di scuola, ma è così.
Di questo troppo spesso non conserviamo
memoria; e anche per questo l’idea che gli USA siano, da
sempre un ostacolo all’unificazione europea, e che questa
possa e debba viaggiare sul binario della dicotomia tra Stati
Uniti ed Europa, anziché su quello di un’unione atlantica
sempre più stretta e profonda, è un luogo comune duro
a morire.
Purtroppo."
ZAPATERO, EL PACIFISTA
QUE VENDE ARMAS
Il quotidiano spagnolo Abc
denuncia l'incoerenza del premier socialista José Luis Zapatero.
Nell'editoriale di oggi - clicca qui
- afferma che i socialisti spagnoli prima ritirano i soldati dall'Iraq,
in nome del pacifismo, e dopo il premier spagnolo decide
di vendere armi al Venezuela, che ha una tradizione democratica
non proprio cristallina. In Spagna il maggior partito d'opposizione,
i popolari, chiede sarcasticamente a Zapatero se il modo
migliore di dimostrare la sua famosa ansia infinita di pace
è quello di riarmare il presidente venezuelano Hugo Chávez.
INVOLTINI PRIMAVERA
Dall'intervista -clicca qui per il testo completo - di Giulio
Tremonti al Corriere della Sera: «A loro piacciono gli involtini primavera,
a noi gli spaghetti; a loro il cuscus, a noi la pizza.
A loro piacciono i banchieri, a noi i piccoli imprenditori,
gli artigiani, gli agricoltori. Per loro il campanile e il
minareto sono la stessa cosa, per noi no. Per loro la vita naturale
e la vita artificiale si equivalgono, per noi no. Per loro le merci
globali a basso costo per i consumatori contano più del
lavoro degli imprenditori e degli operai europei, per noi no. Per loro
i giottini sono meglio dei carabinieri, per noi i carabinieri sono
meglio dei giottini»
USA: INCRIMINATO
PER PEDOPORNOGRAFIA CAPO DEI BOY SCOUTS
Della serie: tanto va la gatta al lardo...
E' notizia di questi giorni, Usatoday.com
pubblica un lungo articolo dove si racconta di
uno dei massimi dirigenti dei Boy scouts americani incriminato
per possesso di pornografia infantile.
E' successo che in casa
di Douglas Sovereign Smit, questo il nome del dirigente,
è stato trovato ingente materiale pediofilo. Ora,
dimessosi dalla carica di direttore nazionale dei programmi
per i Boy Scouts, Douglas
Sovereign Smit dovra' rispondere davanti a un tribunale
di Fort Worth, in Texas, dell'accusa di possesso e distribuzione
di foto digitali di bambini impegnati "in una condotta sessualmente
esplicita" con l'esibizione dei genitali e vari tipi di rapporti
sessuali.
ISRAELE E LO SPORT
E' bastata una partita di calcio,
Irlanda-Israele, un gol a testa, quello per Israele calciato
da Abbas Suan, arabo-israeliano, perche' alcuni media
italiani, La Repubblica in testa, si lanciassero a capofitto
in cronache romantiche e insinuazioni gratuite sul povero
giocatore arabo vittima dei tifosi israeliani e poi diventato eroe
per aver permesso la qualificazione di Israele.
Ho guardato la partita in
diretta TV e dopo 90 minuti di gioco il campo dello stadio
di Ramat Gan era bello verde e pulito come all'inizio, niente
bottiglie di plastica, niente bicchieri ne' biglie di metallo,
niente rotoli di carta igienica, niente striscioni offensivi
verso la squadra avversaria, solo bandiere, tante bandiere,
israeliane e irlandesi.
Tutto era perfetto, nemmeno
una cartina grande come un coriandolo che deturpasse
le zolle erbose dello stadio.
Durante la partita non ho
visto fuochi, ne' fumo, ne' seggiolini divelti ma
solo spettatori ora preoccupati , ora felici ed esultanti,
famiglie con bambini che gridavano per sostenere la loro
squadra a cavalcioni sulle spalle dei grandi per vedere
meglio. I tifosi israeliani sanno comportarsi in modo
civile, andare allo stadio e' una gioia non un pericolo e
questa e' una regola non un'eccezione.
Suan non e' stato offeso
dai tifosi ma da tifosi, cioe' dall'eccezione, da quelli
considerati i piu' focosi di tutta Israele, spesso incivili,
facenti parte di quella famiglia di cretini la cui madre e'
sempre incinta.
Si sa che la guerra non rende
amici e purtroppo lo hanno appurato quegli israeliani
che si sono avventurati nei territori palestinesi e ne sono
tornati cadaveri neanche tanto interi. Gli arabi
israeliani non vengono mai aggrediti ma , considerata la
partecipazione attiva di alcuni di loro agli attentati terroristici,
si puo' capire, pur se non giuistificare, l'astio generalizzato
di alcune teste calde nei loro confronti. Gli israeliani,
cui nulla viene perdonato e nulla viene mai riconosciuto, reagiscono
come tutti gli esseri umani alla tensione della guerra, chi
con rassegnazione, chi col dolore e la depressione, chi con rabbia.
In Israele tuttavia non esiste la discriminazione
nello sport, ebrei, arabi, drusi giocano a calcio insieme senza nessun
problema. Normale no? Certo, cosi' deve essere ma non mi risulta
che nelle squadre di calcio dei paesi arabi giochino ragazzi
ebrei o cristiani.
Quei pochi e incivili tifosi che in passato
hanno insultato Abbas Suan sono pero' ancora alla Scuola
Materna rispetto a certi tifosi italiani ed europei,
plurilaureati in violenza e razzismo, odio e furore.
Non dimentichiamo la vergognosa
storia dell'Udinese quando, dopo averlo accettato,
rifiuto' l'ingaggio di Ronnie Rosenthal, ebreo e israeliano,
in seguito alle proteste dei tifosi e alle scritte comparse
sui muri di Udine " Juden Rauss, niente ebrei in squadra".
La penosa scusa dei dirigenti
dell'Udinese fu che Rosenthal aveva le vertebre
storte.
Fu acquistato dal Liverpool,
gioco' 25 partite in un anno e fece 18 goal , altro che
vertebre storte. Il manager del Liverpool lo defini' il
miglior giocatore della squadra, Ronnie divento' l'idolo
del Liverpool e molti vorrebbero che figurasse nella sezione
"leggende" della squadra. Ricordiamo anche i vari
insulti "ebrei "o "negri" che gridano i tifosi dagli spalti
italiani e i versacci scimmieschi accompagnati da uhhhhhhhh
quando giocava Gullit. Non dobbiamo sottovalutare
l'odio e la violenza tra le squadre del sud contro quelle del
nord e viceversa, i vari "Forza Etna", gli insulti, i motorini
gettati in campo, i morti, i ragazzi accoltellati piu' o meno
gravemente. Le automobili rovesciate, la guerriglia urbana.
Il massimo fu pero' raggiunto alla fine degli anni
70 a Varese, partita di basket tra Mobilghirgi Varese- Maccabi
Tel Aviv. Fu il delirio dell'odio antisemita.
Lo striscione piu' grande, lungo molti metri e sistemato nel bel
mezzo del Palazzetto, diceva "Adolf Hitler ce l'ha insegnato, uccidere
gli ebrei non e' reato", e altri di accompagnamento:
"Ebrei = saponette",
"10-100-1000 Mauthausen" .
Il tutto in un turbinio di bandiere naziste
e svastiche da tutte le parti. In una partita
Roma-Lazio lo striscione piu' in vista era: "Auschwitz
e' il vostro paese, il crematorio la vostra casa". In Olanda
quest'anno e' stata sospesa una partita perche' i tifosi insultavano
pesantemente l'arbitro di origine ebraica.
In tutta Europa il fenomeno
del razzismo ha assunto aspetti preoccupanti e lo sport,
anziche' esserne esente, fa la parte del leone come ha denunciato
piu' volte la FIFA preoccupata per quello che accade negli
stadi e nei campi da gioco europei.
Credo che , alla luce di
questo triste e vergognoso aspetto dello sport europeo,
i media italiani abbiano preferito ipocritamente guardare
la pagliuzza negli altrui occhi pur sapendo di avere i propri
pieni di travi!
Suan ha fatto un bellissimo
gol, ha mandato Israele in visibilio e lo ha dedicato
"A tutto il popolo di Israele, ebrei e arabi" perche' Suan,
musulmano, e' orgoglioso di essere israeliano tanto
che, quando gli hanno chiesto se ripetera' la sua performance
anche martedi' contro la Francia, la sua risposta " tutta ebraica"
e' stata "Beezrat ha Shem"(con l'aiuto del Nome), non "inshallah".
Chi conosce lo sport israeliano
ed e' stato spettatore negli stadi o nei Palazzetti
di Israele non puo' che ammirare la civilta' di tifosi e
giocatori che non diventano mai divi perche', al di fuori
dell' impegno nello sport, non vengono loro richieste
altre prestazioni essendo Israele sprovvisto di "veline, letterine"
e quant'altro.
Il grande Dino Meneghin
racconta: "La prima volta che giocai in Israele era il
1967, si giocava a Tel Aviv e il Palazzetto non era coperto.
Prima della partita fecero entrare i piloti che avevano
combattuto la Guerra dei 6 giorni. In quel momento capii cosa
era Israele....Nel 1977 perdemmo la finale contro il Maccabi
ed ero incazzato nero, dopo pero' vidi i tifosi israeliani ballare,
cantare e piangere dalla gioia e allora sono stato felice per loro
e per Israele. Da allora avro' giocato almeno altre 20 volte a Tel
Aviv ed e' sempre stato bellissimo andarci".
Deborah Fait - informazionecorretta
Cicchitto: “In
Italia una dittatura della minoranza”
Alice
incontra l’On. Fabrizio Cicchitto, vice-coordinatore nazionale
di Forza Italia: “La sinistra ha i media in mano. La RAI di
Zaccaria al limite del colpo di Stato. Grazie all’intervento
in Iraq il terrorismo è stato concentrato”.
L'appello di Prodi
sul pericolo di regime
Da quando noi siamo al
governo tutto si può dire tranne che abbiamo occupato
il potere e abbiamo espresso un regime. Solo il gusto
di una provocazione politica può portare Prodi a parlare
di dittatura della maggioranza. Se devo dire la verità,
certe volte ho l'impressione in Italia ci sia la dittatura
della minoranza. E questo lo dico a partire dai mezzi di comunicazione
di massa: oltre l'80% della stampa italiana non mi sembra sia
controllata da Berlusconi, anzi, gli è praticamente contraria.
Se poi andiamo a guardare le TV... non solo la Rai, ma anche Mediastet...
beh, nella Rai c'è una rete ed un telegiornale che sono organicamente
e strutturalmente contro Berlusconi ed il centro destra. Le altre
due reti pubbliche, nel migliore dei casi, sono neutrali. Tutta
la parte satirica e di intrattenimento è contro Berlusconi.
In Mediaset, tranne Emilio Fede, i telegiornali, l'intrattenimento
e la satira sono contro Berlusconi in modo unilaterale.
RAI: colpo di stato
Abbiamo un'opposizione
anomala. Mi vengono i brividi nella schiena se pensassi
a quello che potrebbe succedere se vincessero loro. Non
dimentico l'ultima gestione RAI targata Zaccaria... lì siamo
stati al limite del colpo di stato: sfido tutti i giuristi di
questo mondo a spiegarmi se, nella fase finale della campagna
elettorale, sa legittimo fare una tale opera di martellante discredito
nei confronti del leader dell'opposizione. Essere nella Casa delle
Libertà significa difendere lo stato di diritto, che io
non vedo tutelato dallo schieramento del centro sinistra.
Politica
estera italiana
Berlusconi ha introdotto
elementi di discontinuità nella politica estera del nostro
Paese. Negli ultimi anni essa presentava due derive entrambe
non condivisibili: una subalternità rispetto ai tedeschi
e ai francesi in Europa; l'opportunismo in Medio Oriente.
Non era accettabile un opportunismo di certi rapporti per cui l'Italia
era diventata un zona di libero scambio per scambi non leciti.
La nostra scelta in politica estera è stata di alto
profilo: l'alleanza preferenziale con gli Stati uniti e la Gran
Bretagna. In questa scelta di campo portiamo la nostra cultura, capacità
di mediazione e di collaborazione con il mondo arabo.
Situazione irachena
Gli Stati Uniti hanno
fatto bene ad andare in Iraq. A coloro a sinistra che adesso
esaltano le libere elezioni irachene ricordo un piccolo particolare:
se ci fosse stato ancora Saddam le elezioni non si sarebbero
potute celebrare. Gli Stati Uniti, però, hanno commesso
errori: non avevano chiaro il quadro delle etnie locali; hanno
smantellato in modo inopportuno e improvviso la burocrazia e
l'esercito iracheno. Questi sbagli forse noi non li avremmo
commessi perché abbiamo un know-how, una storia politica e una
cultura di comprensione verso il mondo arabo che gli anglosassoni
non hanno. Detto questo, le nostre peculiarità devono essere
collocate all'interno di scelte politiche chiaramente al fianco degli
americani.
Fondamentalismo
islamico
Se fino alla caduta del
muro di Berlino nel 1989 la dialettica era stata tra mondo
occidentale e comunismo, oggi è tra mondo occidentale
e fanatismo islamico. L'Islam è attraversato da una
contraddizione drammatica e noi dobbiamo cercare di far si che
l'Islam moderato prevalga su quello integralista. Non c'è
dubbio: o l'Iraq viene sistemato in una dimensione nella quale
il terrorismo sia messo nelle condizioni di non nuocere o siamo
andati lì per niente. Però vorrei ricordare che, grazie
all'operazione irachena, di fatto il terrorismo è stato
bloccato e concentrato.
Referendum radicali
Personalmente, in merito
alla fecondazione assistita, ho idee diverse dalla maggioranza
di Forza Italia. C'è una libertà di valutazione su
una discriminante che è puramente filosofica: l'embrione
è una persona o no?
Cristiano Pini
- dilloadalice
MOLLICHINE
Prodi. Riforme:
"Si prepara un Parlamento che in caso di dissenso
con il premier viene mandato a casa". Pericolo per la
democrazia! È il sistema inglese.
Nel 2004 la
disoccupazione all'8%, il dato più basso dal
'93. La sinistra: non è vero. E comunque sarebbe
un disastro.
Cossutta:
"la democrazia non si esporta con i missili". Lo sappiamo:
si esporta con l'Armata Rossa.
21/3,
Porta a Porta, dibattito erudito con sullo sfondo
questa scritta: "Che cosa ci guadagnamo?" Sarebbe
bello guadagnarci una buona ortografia.
C'è
(veramente) un'agenzia matrimoniale, www.unione.it.
Dice che fa felice la gente. Pare che Prodi non c'entri
per nulla.
"Il voto nel
Lazio sarà invalidato sicuramente". L'ha detto
il ministro Calderoli. E allora comincio a dubitarne.
D'Alema alla
Cei: "Sia più prudente". Moniti fra prelati.
Presa una
base terroristica irachena. 80 morti tra i guerriglieri.
80 automobili risparmiate.
Il Mis è
stato riammesso alle regionali del Lazio. Come stupirsene?
La lista di Rauti non danneggia il centro-destra?
Ratzinger:
"Il Papa è lucido e governa la Chiesa". Ma è
triste che qualcuno pensi a dirlo.
Pare che il
presidente del Kirghizistan sia fuggito in Kazakistan:
per sua fortuna, da quelle parti sono capaci
di distinguerli.
Re Abdallah
di Giordania, discendente di Maometto, ha deciso
di battersi contro l'antisemitismo. Potrebbe venire a parlare
all'extra-sinistra italiana?
Gianni
Pardo
AVERE UNA FACCIA
Racconta Thor
Heyerdahl che, durante la traversata del Kon Tiki,
atterrò sulla zattera, chissà come, un celacanto.
O comunque un pesce che i naturalisti consideravano estinto.
La notizia era talmente ghiotta che chi lo raccolse andrò
a mostrarlo ad un compagno che dormiva, ma quello aprì
un occhio e disse asciutto: "Questo pesce non esiste". E si riaddormentò.
Per temperamento
credo di somigliare a quel naturalista e sono alieno
dalle suggestioni. Se dovessi incontrare un fantasma
la prima cosa che mi chiederei è come ha fatto, qualcuno,
ad ottenere quell'effetto speciale. Se mentre sono solo
in casa sento un frastuono in un'altra stanza la prima cosa
che penso è che qualcosa era in bilico ed è caduto.
Una volta che, avevo diciott'anni, gli amici organizzarono tutta
una sceneggiata per terrorizzarmi, delusi tutti ridendone per
primo. E tuttavia una volta mi sono preso uno spavento che non ho
ancora dimenticato.
Al tempo dell‚Università
avevo il vizio di vivere e studiare prevalentemente di
notte. Una volta - saranno state le due o le tre del
mattino e il silenzio era da tempo assoluto - alzando gli
occhi vidi che c'era un uomo, probabilmente in ginocchio, la
cui faccia sporgeva dal bordo opposto del tavolo. Mi guardava
intento e con aria minacciosa. Fu come un'esplosione, in
me. Il cuore mi balzò in petto tanto violentemente, con
una paura così forte, atavica, animalesca, che non ho
mai dimenticato quel secondo o due che impiegai per capire che...
avevo dimenticato uno specchio, sul tavolo. La faccia intenta
e minacciosa era semplicemente la mia.
L'episodio
serve anche per dire che, quando non sappiamo d'essere
osservati, abbiamo un'espressione che potremmo chiamare
"zero", quella di chi non pensa d'avere o di dovere
avere una faccia. Nel mio caso, l'espressione zero è
accigliata e intenta, tanto che a volte, ridendo, mi sono
chiesto se non abbia un subconscio da carogna.
Certo è
- e con questo vengo all'attualità - che se mi
trovassi nelle condizioni della povera Terri Schiavo il
mondo non si mobiliterebbe per far sopravvivere il mio cadavere.
Quella povera donna, un giorno molto bella, anche
oggi che è un rudere sembra sorridere a tutti, nella
sua incoscienza. Sembra gradire la carezza di chi le sta
accanto. E per questo fa molto più tenerezza di quanta
ne farei io. O chiunque fosse brutto. Tanto che ci si può
chiedere se, cambiando l'immagine, cambierebbe la reazione
del mondo.
Ma forse questo
è il pensiero di chi ha una faccia arcigna, se
si distrae. Nella realtà sappiamo tutti che mai i cinematografari
s'impegnerebbero a scegliere, come protagonista d'una storia
d'amore, un bel giovane e una bella ragazza. Mai s'impegnerebbero
a scegliere, come cattivo, uno con una faccia da cattivo.
Mai il mondo si è lasciato influenzare dall'aspetto fisico
del prossimo. Ci vuole il pensiero di chi ha una faccia arcigna,
se si distrae, per negare questa evidenza.
Gianni
Pardo, 25 marzo 2005
Blog dei liberi:
l'avventura salpa da Ideazione
Allora, si parte. Sui blog
di riferimento è partita la caccia al nome della
casa comune che raggrupperà le decine di blog italiani
nati negli ultimi anni e mesi nell’ambito culturale liberale,
conservatore (neo, old, post), riformista, eccetera, eccetera.
E mi fermo qua con le definizioni, perché tutte appaiono
larghe e strette allo stesso tempo, e l’unica cosa che davvero
accomuna questa nuova comunità è il sentirsi
libera, slegata da appartenenze partitiche ma ben radicata e convinta
che il mainstream mediatico nazionale non la racconta proprio
giusta e che c’è un altro modo, o un’altra angolatura dalla
quale guardare le vicende del mondo. Anzi, trecento angolature,
perché questo è il numero verso il quale ci stiamo
avvicinando, man mano che i bloggers si iscrivono e partecipano
alle primarie sul nome, un modo per chiarirsi le idee e confrontarle
con gli altri.
La Town Hall italiana,
dunque, ha preso il largo. Siamo orgogliosi che lo
abbia fatto salpando dalle sponde di Ideazione. Parte come network
di blog, perché questo è il fenomeno più
dirompente che negli ultimi tempi ha cambiato il volto della
rete e ancora più promette di cambiarlo nei prossimi mesi
(dedicheremo sull’edizione cartacea un’ampia sezione nei prossimi
numeri). A questo fenomeno Ideazione ha partecipato inizialmente
con due suoi canali, The Right Nation e Walking Class: il primo
un blog sulla politica americana che si è giovato molto
dell’attenzione mediatica attorno alle elezioni del novembre
2004, il secondo un blog misto di politica estera, viaggi e
reportage, l’occhio di Ideazione sul mondo, come recita il sottotitolo.
E’ stato un successo, per noi che li abbiamo realizzati e per i
contatti che hanno ottenuto. Da lì è partita l’avventura
che ha trovato nel nostro caporedattore Andrea Mancia uno straordinario
motore.
Abbiamo guardato un po’
in giro e abbiamo trovato altri blog, più antichi
dei nostri, di straordinaria qualità. Stesse idee,
stessa passione, diversa prospettiva. Li abbiamo contattati,
ci siamo conosciuti e abbiamo deciso di unire le forze.
Nel tempo, i blog di Ideazione sono diventati nove, ma le richieste
di ingresso sono tante, tante di più. Allora perché
fermarci qui? Perché non pensare di creare un contenitore
vasto e articolato, come vasta e articolata è la realtà
di quanti si riconoscono in idee semplici come la libertà,
la democrazia e il libero mercato, in valori forti come la nazione,
la famiglia, la religione, in abitudini limpide come la tolleranza
e il rispetto per l’individuo?
Eccoci dunque al passo
successivo. Stiamo lavorando per creare quello che
in gergo si chiama “aggregator”. Stiamo votando sul nome della
nuova casa. Stiamo raccogliendo le iscrizioni, le osservazioni
e i suggerimenti. Sembra di esser tornati indietro di dodici
anni, quando su questo versante della cultura politica c’era
il deserto e a Ideazione toccò il compito di iniziare ad
arare il terreno, seminare i germi di una cultura liberale trascurata,
dare spessore a un’esperienza politica che nasceva priva di background,
ricca di novità e di entusiasmo ma ovviamente priva di spessore.
Oggi le cose sono un po’ cambiate e molte altre realtà si
sono aggiunte nel concimare i campi. Eppure non basta, segno che di
lavoro ce n’è ancora tanto da fare, che non tutte le speranze
sono state realizzate e che una nuova generazione avrà il
compito di prendere il testimone e proseguire il cammino. Questa
generazione si sta formando soprattutto nei blog. Noi ci crediamo.
24 marzo 2005
di Pierluigi Mennitti - pmennitti@ideazione.com
GIULIETTO CHIESA
E LA DEBOLEZZA DEGLI STATI UNITI
Chi sceglie volontariamente
di leggere un articolo di Giulietto Chiesa, sulla
"Stampa", poi non si lamenti. In un articolo ("Usa-Europa
luna di miele già finita", clicca qui per il testo completo dell'aricolo)
egli afferma che Bush, nel suo secondo mandato, contrariamente
alle promesse (?) si dimostra "unilaterale e guerriero"; <La
breve illusione sulla «riconciliazione» tra Stati
Uniti e Europa è già finita>, con ciò dando
<un segno di debolezza dell'America di fronte alla insormontabili
difficoltà di un «dopo guerra» iracheno che
tutto è salvo un dopo guerra>. Ne deduciamo una volta
per tutte che l'atteggiamento guerriero è un segno di debolezza.
Come qualunque leone potrebbe tentare di spiegare a qualunque
gazzella. Certo, egli continua: "Washington non intende modificare
il suo corso e non sente affatto alcuna debolezza": ma forse
perché è incosciente.
Secondo Chiesa, mettere
Wolfowitz alla testa della Banca Mondiale è
uno sgarbo e un atto d'arroganza nei confronti del pianeta
Terra. Insomma un altro atto di debolezza, ne deduciamo.
La sua nomina è "un vero e proprio innalzamento di ruoli:
da guerriero americano a guerriero mondiale". In modo
che il pianeta capisca che Washington è debole ed ha bisogno
della simpatia europea. Bush è rimasto cattivo, proprio
mentre dopo lo strappo iracheno tutti speravano in una reale "riappacificazione":
come Chiesa scrive con ortografia da salumiere.
Uno strappo? ci si può
chiedere. A qualcuno è sembrato che con la loro
fronda Francia e Germania abbiano dimostrato ad
abundantiam che gli Stati Uniti possono non tenere conto
di loro. Erano proprio gli Stati Uniti, gli interessati ad una
rappacificazione?
Ma Chiesa , a proposito
di John Bolton, prosegue dicendo che "Inviare a New
York, come rappresentante degli Stati Uniti, un teorico
della esportazione della democrazia manu militari
significa lanciare un segnale preciso, e inquietante, di indisponibilità
a soluzioni prudenti e di compromesso". Visto? La debolezza degli
Stati Uniti è proprio innegabile.
"L'Europa, specie la
«vecchia Europa», non ha nulla di cui essere
rassicurata". E tuttavia uno si può chiedere: ma che rassicurazione
va cercando, se non le basta neppure la debolezza degli
Stati Uniti?
Per queste nomine, rivela
infine Chiesa, <Si dice che abbia telefonato
a Chirac, Schroeder, Blair e perfino a Berlusconi, avvertendoli
della sua decisione. Ma «telefonare per avvertire»
non è esattamente la stessa cosa che «consultare»>.
Consultare? Ma come, lui che ha il coraggio di affermare
tutte le cose che precedono, perché non scrive "chiedere
il permesso"?
Gianni Pardo
PAPA(BI)LE - PAPA(BI)LE
E’ partita la campagna
mediatica per il dopo-Wojtyla e ad inaugurarla è
stato il “papabilissimo” Joseph
Ratzinger , prefetto della Congregazione per la
Dottrina della fede e decano del collegio cardinalizio.
Con efficienza da
comitato elettorale, è stata consegnata alla stampa
l’anticipazione delle meditazioni, quest’anno affidate dal
papa (?…) alla penna di Ratzinger, sulle simboliche 14 “stazioni”
della Via Crucis 2005, che attende per domani lo stremato
pontefice (ancora non si sa con che modalità “materiali” vi
prenderà parte).
Ratzinger, che provvederà
anche a celebrare la liturgia della notte pasquale
(e che il 24 febbraio ha celebrato a Milano i funerali di
don Giussani, nonostante la naturale conduzione del rito
toccasse all’arcivescovo del luogo, il cardinale Dionigi
Tettamanzi, altro papabile in pole position…), ha forgiato
delle “meditazioni” dure, efficaci, a tratti sorprendenti e
spiazzanti: soprattutto, colpisce questo passaggio:“Quanta
sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloroche,
nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui!
Quanta superbia, quanta autosufficienza!”
E ancora: “Signore,
spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta
per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti.
E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania
che grano. La veste e il volto della tua Chiesa così
sporchi ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli!”.
Un vero a proprio
atto di accusa autocritico.
Marco Tosatti oggi
sbatte la cosa in prima pagina su La Stampa, ma per
il resto sembra che nessuno se ne sia accorto. Eppure è
una mossa molto importante. Un po’ cinica forse, quanto meno
nel calcolo della tempistica; ma questo di solito non scandalizza
più di tanto. Ci siamo abituati.
(ale tap, 24.03.05)
IL PATTO DI STABILITÀ
Il Patto di
Stabilità stabiliva severe sanzioni per chi superava
il limite del 3% disavanzo sul prodotto interno
lordo. Germania e Francia hanno superato tale limite per qualche
anno e le sanzioni non sono state applicate. Ora il Patto
è stato modificato, rendendolo più elastico,
e la prima domanda è: se non lo si è applicato quando
era rigido ed automatico, come mai si pensa di poterlo applicare
dopo che lo si è reso elastico e discutibile?
Chissà
che la risposta non sia da rinvenire nella semplice,
ovvia constatazione che gli Stati sovrani tengono fede
ai patti solo finché lo desiderano: se sono abbastanza
grossi e potenti, nessuno s'azzarda ad insistere perché
rispettino i trattati liberamente sottoscritti. Anche nell'Ue,
la nuova situazione non fa che esplicitare questo stato di fatto:
il Patto di Stabilità era affidato alla buona volontà
dei singoli Stati. Solo le opposizioni (e in primis
quella italiana) lo hanno preso alla lettera e sul serio:
ma solo perché gli faceva gioco. Se fosse stato al governo,
il centro-sinistra avrebbe detto che quel patto era stupido,
che altri paesi l'avevano già violato, che conveniva all'Italia
violarlo e che l'interesse della patria passa prima di tutto.
La stabilità
è affidata alla buona volontà dei paesi dell'Ue
ma non per questo è meno importante, innanzi tutto
per l'area dell'euro. Se un paese sforasse pesantemente, e
provocasse inflazione, produrrebbe uno squilibrio monetario
che non potrebbe rimanere senza risposta. Questa risposta
potrebbe essere una sua esclusione dall'area dell'euro (ma come
farlo, in concreto?) o addirittura un'abolizione dell'euro stesso
e un ritorno alle monete nazionali. Se ogni singolo paese giudicherà
questo fenomeno abbastanza catastrofico da volerlo evitare, forse
ci sarà stabilità. Del resto Tremonti ha a lungo insistito
sul punto che "i conti dei paesi dell'Unione Europea sono in
ordine". Se al contrario, volontariamente o involontariamente,
si avesse un tracollo economico d'un paese, e soprattutto d'un
paese importante, l'Unione monetaria scoppierebbe.
Si è
voluto creare l'euro prima d'unificare i sistemi fiscali,
le leggi sul lavoro e in generale la politica. Come se
la moneta non fosse il riflesso del modo in cui è
governato ogni singolo paese. Ora si torna alla realtà.
E non rimane che sperare che l'esperienza non ci costringa
a ricordare che non si fanno i conti senza l'oste.
Gianni
Pardo, 23-03-2005
ALTERNATIVA SOCIALE
Riguardo a
certi problemi a volte si è costretti a fidarsi
dei giornali, malgrado i rischi: per la riammissione della
lista di Alternativa Sociale nella competizione elettorale
nel Lazio ci atteniamo dunque alla versione per cui il
Consiglio di Stato l'avrebbe riammessa perché la falsità
delle firme non è stata accertata con la procedura di
rito.
I fatti. Poche
settimane prima del voto Alternativa Sociale presenta
la propria lista e qualcuno denuncia la falsità
delle firme alla magistratura ordinaria. La Corte d'Appello
riconosce quella falsità l'esclude la lista dalla
competizione elettorale. Lo stesso fa il Tar del Lazio, probabilmente
col sistema della "sospensiva". Le firme sono evidentemente
false. Infine, quando il problema giunge sul tavolo del
Consiglio di Stato, si stabilisce che ciò che afferma
un pubblico ufficiale con la propria firma è considerato
vero "fino a querela di falso" (Art.2700 C.c.) e dunque la presentazione
è valida: giuridicamente le firme saranno false solo a
conclusione dell‚accertamento formale. Accertamento che nel
caso delle liste della Mussolini non s'è avuto. Tutto
perfetto? Non si direbbe.
La Giustizia
Amministrativa ha la caratteristica di poter adottare
decisioni fondate sull'equità e sull'urgenza:
le cosiddette "sospensive". In esse non si tiene conto di
quanto prescrive la legge per certi adempimenti, perché
da un ritardo potrebbe derivare un danno irreparabile a colui
che appare titolare delle migliori ragioni. Nel caso in esame,
le ipotesi sono due: o la presentazione delle liste di Alternativa
Sociale alla fine risulterà regolare oppure alla fine
risulterà irregolare. Se si presume che risulterà
regolare, bisognerebbe precipitarsi ad ammettere alle elezioni
la lista di Alternativa Sociale. Infatti si tratta di evitare
la ripetizione delle elezioni. Se si presume che risulterà
irregolare bisognerebbe precipitarsi, per la stessa ragione, a
tenere quella lista lontana dalle urne. Ebbene, qui lo
stato di fatto è chiaro ed evidente. Non c'è stato
nessuno, in Italia, nemmeno la Mussolini! che abbia sostenuto
l'autenticità e conformità alla legge di quelle
firme. Nemmeno la sinistra estrema. E allora? Si adotta una
sospensiva per ragioni di buon senso e lo stesso buon senso
lo si dimentica per appigliarsi alla procedura dell'accertamento
della falsità? E soprattutto, come si può
far funzionare la sospensiva in favore di chi, presumibilmente,
perderà la causa?
La giustizia
è di solito un'augusta signora che se ne sta
seduta con una bilancia in mano e che non guarda in faccia
a nessuno: fiat iustitia et pereat mundus, si applichi
la legge, cascasse il mondo. In questo caso invece s'è
alzata e s'è messa a correre: ma nella direzione sbagliata.
Lo si ripete
ed è ovvio: nulla vieta che, fra un mese o due,
lo stesso Consiglio dichiari quelle firme false; che vanno
mandati in galera parecchi dei certificatori, di cui non
pochi di sinistra (Artt.476-483 C.p.); e infine che è
necessaria la ripetizione delle elezioni nel Lazio. Il diritto
può essere ristabilito. Ma dal momento che la falsità
delle firme è evidente, e dal momento che si è agito
in via di buon senso (com'è caratteristica della giurisprudenza
amministrativa) che cosa era meglio, vietare la partecipazione
della Mussolini, lasciando la porta aperta ad un'(improbabile)
ripetizione delle votazioni, o escluderla, visto che il giudizio
finale concluderà per la falsità di troppe delle
firme?
Ma forse sono
falsi i dati di partenza. Almeno, questa è la
speranza di chi vorrebbe poter credere nel diritto.
Gianni
Pardo
Brigata nera
& bandiera rossa
Fantastico. Il Consiglio di Stato
in quattro ore decide a sorpresa che le firme false di
Alessandra Mussolini non contano, e riammette la sua lista
alla competizione per la presidenza del Lazio. Il Tar la pensava
diversamente: tutte le sentenze vanno rispettate, l’ultimo numero
del lotto è quello che decide di vincite e perdite, e buonasera.
La sinistra antifascista brinda, colma di gioia febbricitante,
e si prepara a festeggiare forse il presidente Marrazzo, di sicuro
il 25 aprile. Finalmente è garantita, anche con il falso
in atto pubblico, la gara della Mussolini e della sua scelta brigata
nera, tra lo sventolio delle bandiere rosse e con la manina d’appoggio
del soccorso rosso. Ma l’Italia ridicola è purtroppo anche l’altra,
quella cosiddetta di destra che ha fatto della Mussolini, proprio
per la contiguità psicologica con quel nome, un totem e un tabù,
provocando con iniziative imprudenti e goffe uno psicodramma che
mette ora in grado la Ducia di sfruttare la massima visibilità,
la psicologia del più gridato ed efficace vittimismo, una campagna
elettorale tutta in discesa contro il fratello separato Francesco
Storace. E’ una costante. Le decisioni dei giudici italiani, penali
o amministrative, sono ormai fischiate o applaudite alternativamente
da schieramenti opposti, come se non potessero sfuggire esse stesse
alla regola della faziosità, come se non esistesse un diritto
positivo riconosciuto e accettato quale elemento di cultura comune. E’
la lunga scia della politicizzazione della magistratura, è il
risultato di una cultura civile mai nata, di un sistema mediatico che
se la gode a mangiucchiarsi le unghie e a fare la maglia sotto qualunque
patibolo, per chiunque approntato. I problemi sembrerebbero quelli
della crescita economica, della biopolitica, della politica estera
e di sicurezza sui molti fronti di un mondo globalizzato, ma il cuore
pulsante del reality italiano è un altro, è la soap firmaiola
di Alessandra e Francesco, l’eccitazione delle curve. Il corrispondente
da Roma di Time Magazine descrive bene questo bailamme a pagina due,
nella sua rubrica settimanale, e da americano usa la parola circo,
che è a suo modo rispettosa, viste le circostanze. Andrebbe
meglio la parola bordello, noi italiani possiamo permetterci di pronunciarcela
addosso.
Da Il Foglio, 23-03-2005
BLOG LIBERALI,
CI SIAMO QUASI
Centinaia di blogger
di cultura liberale, credenti e laici, hanno sentito
la necessità di una piattaforma comunicativa comune,
in grado di aggregare i loro singoli interventi e permettere
uno scambio e una crescita dei contenuti culturali e politici.
Nello stesso tempo alcuni Think
tank e strutture di formazione, alcune testate giornalistiche
di area liberale si sono resi disponibili a supportare
l'iniziativa. Per saperne di più, cliccare qui e qui
______
Il Senato
ha approvato la riforma costituzionale
Si è concluso l'esame in Aula
degli emendamenti al disegno di legge di riforma della Parte
II della Costituzione (ddl 2544-B), il Senato
ha approvato tutti i 57 articoli del ddl di riforma costituzionale.
Domani ci saranno le dichiarazioni di voto e il voto finale,
per il secondo via libera di palazzo Madama dopo l'approvazione
alla Camera lo scorso 15 ottobre. Trattandosi di una modifica
della Costituzione, servira' un ulteriore passaggio sia alle
Camere. Il ddl non e' stato modificato in nessuna parte, quindi,
il secondo esame parlamentare sara' sulla legge nel complesso,
senza la possibilita' di apportare modifiche. Secondo l'articolo
138, la riforma dovra' essere sottoposta a referendum confermativo,
entro tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Referendum
obbligatorio, dal momento che l'approvazione a Palazzo Madama
avverra' domani a maggioranza. La giornata al Senato e' stata
'ravvivata' dalla rissa sfiorata quando, in Transatlantico, al
senatore Compagna che urlava "la vostra e' un'aggressione squadrista",
il capogruppo della Margherita Bordon replicava: "te ne intendi
di aggressioni squadriste... viste le compagnie che ultimamente
frequenti!". Compagna, piccato e rosso in volto, replicava "questo
e' un discorso da stronzo" . Una coda della bagarre in Aula. I
senatori dell'Unione hanno contestato le riforme con l'esposizione
di cartelli "giu' le mani dalla Costituzione", 'ricambiati' dal
"buffoni, buffoni" dai banchi della Cdl. Il presidente di turno,
Francesco Moro, ha sospeso la seduta per cinque minuti.
22 marzo 2005.
Usa: no al ripristino dell’alimentazione
per Terri Schiavo
Il
giudice federale James Whittemore
non ha concesso il ripristino dell'alimentazione artificiale
a Terri Schiavo. Il tubo che alimenta artificialmente Terri,
che da quindici anni vive in coma vegetativo in un ospedale
della Florida, era stato rimosso venerdì scorso.
E' stata cosi respinta
la richiesta dei genitori che in contrasto col marito
della donna volevano che la figlia tornasse a ricevere alimentazione.
Il magistrato ha deciso dopo avere ascoltato le parti e
dopo essere stato investito da una legge "ad personam", varata
in tempi brevissimi dal Congresso e dal presidente Bush su
pressione della destra religiosa contraria all'eutanasia.
Nella sua decisione il
giudice s'è ispirato al fatto che la sua corte
non è una corte d'appello contro sentenze espresse
da corti statali su materie statali. Il giudice ha così
vanificato la mossa del Congresso,
che aveva dato competenza su questo caso alle
corti federali.
Diteglielo a Ambeyi Ligabo
Basterebbe rileggere senza malizia la vicenda delle firme
false che ha visto coinvolta Alessandra Mussolini per
capire che c'è qualcosa nell'informazione che non
funziona.
Per giorni e giorni
sui media (bianchi, rossi e verdi) è andata
in scena la strategia della diversione. Nessuno a chiedersi
chi ha truccato (e convalidato!) le carte, autenticando, a
favore della nipotina del Duce, migliaia
di firme false.
Tutti a rincorrere
la teoria del complotto che il cattivissimo Storace
avrebbe attivato per disfarsi della pasionaria di Alternativa
Sociale. Dal presidente dei ds D'Alema, per il quale
Alessandra Mussolini "è caduta in una trappola",
al sindaco di Roma Veltroni che per giorni c'ha deliziato
con presunte violazioni della privacy... è
stato un susseguirsi di non notizie al servizio di immensi polveroni
utili a non far capire che le migliaia
e migliaia di firme false erano state autenticate, nella
loro qualità di pubblici ufficiali, da consiglieri
provinciali e comunali del centrosinistra.
Ma di che stupirsi?
mica siamo un qualunque funzionario dell'ONU noi!
"La concentrazione del controllo dei media nella
mani del presidente del Consiglio ha gravemente colpito
la libertà di opinione ed espressione in Italia".
Questo, infatti, il giudizio dell'esperto (sic!) dell'Onu
sulla libertà della stampa, Ambeyi Ligabo, in un rapporto
reso noto in questi giorni a Ginevra. L'esperto (sic!), su
mandato della Commissione dell'Onu sui diritti umani - quella
presieduta dai libici!- chiede addirittura, e qui gatta ci
cova, la riassunzione di giornalisti come Enzo Biagi o
Michele Santoro!
Allora - fatelo
sapere a Ligabo - con l'aiuto de L'Opinione - riepiloghiamo:
in Italia, la maggioranza dei direttori dei quotidiani,
dei conduttori delle trasmissioni politiche più
seguite e degli opinion makers di grido, sono amici
dichiarati di Prodi , o, almeno, giornalisti che gli sono
molto, molto vicini e che provengono dalle truppe della
sinistra. Sorvolando sull’Unità di Furio Colombo,
che cercando di rimanere ancora in sella ci ha scodellato un
inserto del Prodi pensiero di due pagine intere, c’è il
Corriere della Sera di Paolo Mieli che ufficialmente è
terzista, ma certo non ostile a Prodi. Che vanta una solida amicizia
con il presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, tra i soci
del principale giornale. Il professore non si può nemmeno
lamentare della Stampa di Marcello Sorgi, direttore che approdò
al Tg1 con il suo governo e per questo potrebbe anche tornare
a viale Mazzini come nuovo presidente di garanzia. Che dire poi della
Repubblica di Ezio Mauro: Prodi non lo considera più amico
suo? Forse è uno dei più fedeli, tanto che si sentono
spesso al telefono. Come schierato con lui senza alcun dubbio è
L’Espresso guidato da Daniela Hamaui, che una settimana sì
e l’altra pure spara a zero su tutto quello che riguarda il premier,
da come si veste alle case in cui abita. E non può considerarsi
un nemico nemmeno Pietro Calabrese, alla guida dell’altro grande
settimanale, Panorama. Passando all’informazione Tv, che il leader
in bicicletta considera appannaggio esclusivo del presidente
del Consiglio, bastava fare una scappata all’ultimo congresso dei Ds
per capire, ad esempio, con chi stanno alcuni dei conduttori di punta
del telegiornalismo. A partire da Giovanni Floris, che come successore
ufficiale dell’informazione di sinistra alla Michele Santoro
(che tornerebbe subito in onda) è stato presente al Palalottomatica
dal primo giorno all’ultimo insieme ad un folto contingente
di colleghi del Tg3 del suo amico Antonio Di Bella, che uno sgarbo
a Prodi non lo farebbe mai e poi mai. A RaiTre poi Romano può
contare sul Primo Piano di Maurizio Mannoni e Bianca Berlinguer,
come sul talk show di Serena Dandini. Controlla anche
le previsioni del tempo grazie a Fabio Fazio. Mentre a La7 brilla
la stella di Gad Lerner, Infedele di nome e di programma, ma fedelissimo
al Professore, visto che da quando è tornato in Italia, ha
curato la sua comunicazione. Per finire la lunga lista degli amici
di Prodi, ricordiamo anche Roberto Morrione, direttore di Rainews 24
e, quando partirà con il suo nuovo approfondimento su Canale 5,
anche l’ex direttore del Tg5 Enrico Mentana. (cp, 21-03-2005)
MOLLICHINE
"Berlusconi non dovrebbe ricandidarsi". Rutelli è come
quel Francavilla (?) che si lamentava col proprio duellante:
"Se continui a muoverti, come t'infilzo?"
Katia Bellillo:
Diliberto "non la deve recitare la parte del comunista,
come ha fatto in alcuni casi Bertinotti. E' talmente
di cultura comunista che le tre narici le ha sul serio.
Prodi: "Berlusconi
non ne ha avuto abbastanza dalla prima sconfitta".
"Lo batterò ancora". Il professore (con quella faccia)
come il Cassius Clay dei tempi d'oro.
"Opa di Bbva su
Bnl e di Abn Amro su Antonveneta". Fosse stato scritto
in tedesco, l'avrei capito.
Alessandra Mussolini
è innocente. Non sapeva che nelle firme nome
e cognome devono essere scritti dagli interessati.
Ciampi: "I dibattiti
in Parlamento non sono mai inutili". Accidenti, veramente?
Gianni Pardo
I PROFESSORI SONO DI SINISTRA
È noto che i professori sono prevalentemente di sinistra.
Che lo siano oggi, nel momento in cui in tutta Europa
questa parte politica è passabilmente democratica,
si potrebbe anche comprendere. Ma essi è sono stati
a favore della sinistra anche quando il comunismo e l'Unione
Sovietica di Stalin facevano un tutt'uno. La loro è una
vocazione eterna. E tutto questo abbisogna d'una spiegazione.
I professori esercitano
una professione che ha caratteristiche speciali.
Mentre tutti gli intellettuali hanno da fare o con la realtà
oggettiva (gli scienziati) o con adulti, i professori
hanno da fare con minorenni: e rispetto ad essi hanno un
piccolo potere. Questo implica che essi esprimano idee
senza contraddittorio. Fra l'altro, i possibili contraddittori
non sono culturalmente attrezzati per dimostrargli che si
sbagliano: e questo dà ai docenti un esagerato sentimento
di sicurezza intellettuale.
I professori lavorano
a reddito fisso: dunque, per loro, il reddito è
sganciato sia dal rischio che dalla proporzione con lo
sforzo. L'insegnamento è un dovere astratto cui corrisponde
un'altra astrazione economica, lo stipendio. Questo produce
un vero di disorientamento, rispetto alla realtà.
Colui che s'è arricchito non viene visto come colui
che è riuscito con merito a guadagnare più di
altri ma come qualcuno indebitamente favorito non si sa da
chi. Probabilmente dalla sua stessa immoralità. L'impresa
non è dominata dal rapporto costi e ricavi ma dal dovere
di distribuire paghe adeguate a chi vi lavora: tanto per i
professori essa non può e non deve fallire, visto che
in questo caso licenzierebbe dei lavoratori. Sta allo Stato
salvarla. Il quale Stato a sua volta non può essere limitato
e costretto dai bilanci: deve tendere al Bene comunque e a
qualunque costo, il quale del resto è un elemento secondario
e ininfluente.
I professori non
hanno coscienza delle tasse e per questo non si scandalizzano
se si parla di aumentarle. Se gli si chiede quanto guadagnano,
rispondono invariabilmente col netto; diranno magari che
è troppo poco, ma non gli verrebbe mai in mente di
guardare al lordo e di lamentarsi della differenza. Mentre
un qualunque commerciante o piccolo imprenditore ha una coscienza
acuta (e non raramente dolorosa) dello iato fra quanto guadagnato
e quanto gli rimane in tasca dopo aver pagato le imposte.
I docenti hanno
il compito di educare i giovani e per questo sono
i corifei degli ideali della collettività. Predicano
l'onestà, il disinteresse, l'amore per la cultura,
e tutto ciò che la società reputa bello e morale.
Per fortuna gli alunni non li prendono molto sul serio. Diversamente
arriverebbero all'età adulta disarmati in un mondo di furbi
e di semi-disonesti. Se pure avrebbero salva la vita, come
ha segnalato una volta per tutte Erich Maria Remarque con "Niente
di nuovo sul fronte occidentale".
Tuttavia, a forza di parlarne, i professori
riescono a convincere se stessi delle cose di cui
non riescono a convincere gli altri. Ovviamente, il contenuto
dei loro ideali è stato a lungo il Cristianesimo:
i clerices in cattedra sono stati per secoli dei religiosi.
Poi, con l'Illuminismo, il Cristianesimo ha perso parecchio
smalto e, con il trionfo della scienza, si è cercato
un corpus d'ideali che conciliasse speranze millenaristiche
e mentalità scientifica. Il marxismo è sembrato
fatto apposta per questo: coloro che prima indicavano la
via del cielo sono passati ad indicare la via di Mosca.
Mettendo insieme
tutti questi elementi si ha che i professori divengono
dei Catoni intransigenti che guardano ai fini e non ai mezzi.
Se lo Stato ha il dovere morale di fare qualcosa, DEVE farla
e basta. Poco importa se possa o no permettersi una certa legge
o una certa riforma: loro non si occupano di economia, anzi ne
hanno un po‚ schifo. Non sta a loro indicare dove trovare i soldi:
come Napoleone, hanno tendenza a dire che: l'intendance
suivra"[1] . E poiché ogni governo rimane lontano
dalla realizzazione degli ideali, è ovvio che i professori
abbiano la vocazione dell'opposizione.
Ma questo avviene
in democrazia. Nelle autocrazie i professori sono
spesso governativi perché la propaganda di regime
- che come sempre si riempie la bocca di grandi progetti
- mentre non inganna chi lavora per vivere, trova orecchie
benevole in chi, per vivere, insegna. In fondo, piove sul
bagnato. Ai docenti bastano i begli ideali e le belle parole.
Tutto questo spiega
perché la classe che dovrebbe essere più
colta e avvertita è spesso più balorda - dal
punto di vista politico - degli operai e degli artigiani.
I professori sono non raramente degli imbecilli che credono
d'avere capito tutto e non hanno capito niente.
[1] Le salmerie
seguiranno l'esercito che avanza - Gianni Pardo, professore, 21 marzo 2005.
La Sinistra dei trucchi
e degli inganni
La Mussolini
a Roma, la Scala a Milano. In vista delle elezioni
regionali la sinistra aveva piazzato due belle mine sotto
i bastioni più significativi del potere locale del centro
destra. La lista della nipote del Duce nel Lazio avrebbe
dovuto svolgere la stessa funzione della lista della Fiamma
nelle politiche del ’96. E provocare la clamorosa sconfitta di
Francesco Storace ed il conseguente disastro della Casa delle
Libertà nel bilancio finale del voto regionale. A sua volta
l’esplosione del simbolo stesso di Milano alla immediata vigilia
delle elezioni di aprile avrebbe dovuto dimostrare agli italiani
tutti la totale incapacità di governare del centro destra milanese,
lombardo e nazionale. Nessuno, ovviamente, pensava che l’effetto
della vicenda della Scala avrebbe avuto lo stesso effetto politico
della lista Mussolini. Per scalzare Formigoni sarebbe stato necessario
mettere in mezzo anche il Duomo e la Madonnina. Ma una ondata di discredito
si sarebbe comunque abbattuta sugli amministratori milanesi di
centro destra e gli schizzi di fango avrebbero fatalmente colpito
non solo il Governatore della Lombardia ma anche il Presidente del
Consiglio. Ma anche in questa occasione il diavolo ha fatto le pentole
dimenticando i coperchi. E la mina Mussolini si è trasformata
in un clamoroso boomerang per il centro sinistra romano, laziale
e nazionale. E la vicenda della Scala, per l’enorme notorietà
internazionale del simbolo e dei personaggi implicati, è
diventata la metafora del fallimento non di una giunta e neppure di
una parte della classe politica ma di quel sistema di governo assistenziale
che la sinistra ed i poteri forti ad essa legati hanno realizzato da
tangentopoli in poi nella “capitale morale” lombarda. Le trappole predisposte
dai dirigenti ulivisti, dunque, non hanno funzionato. O meglio, sono
scattate al contrario. Ed hanno fornito l’ennesima dimostrazione della
incredibile sfiducia della sinistra nella propria capacità di
vincere una competizione elettorale senza ricorre agli imbrogli ed alle
carte truccate. La morale della duplice faccenda è proprio questa.
I partiti d’opposizione ed i gruppi dirigenti che si rifanno ai modelli
dell’antico consociativismo catto-comunista sono talmente consapevoli
che il loro progetto ha da tempo perso ogni capacità propulsiva
(per dirla alla Berlinguer) che si vedono costretti ad aggrapparsi a qualsiasi
mezzo e mezzuccio illegale o ai limiti della legalità per tentare
di rimanere comunque a galla. Per questo sono condannati a continuare
a perdere. Senza trucchi.
Arturo Diaconale, L'Opinione
21-03-2005
SENTI CHI PARLA!
Leggo l’ultima dichiarazione alla stampa del Presidente
della Repubblica: «E' il Parlamento
il luogo delle decisioni» (clicca qui per il testo completo della dichiarazione)
e due sono le considerazioni che mi scappano.
La prima
è che La Palisse, messo a confronto con Carlo
Azeglio Ciampi, è un apprendista...
L’altra
dipende dal modo in cui il Presidente interpreta l’art
87 della Costituzione vigente ( “Il Presidente della
Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità
nazionale. Può inviare messaggi alle Camere.”...
) attenuando, con le sue estemporanee dichiarazioni
al di fuori del Parlamento, il carattere della funzione
neutrale di garanzia, prendendo - di fatto - parte alla
competizione politica (nel caso, la dichiarazione -
fatta non nel Parlamento italiano ma davanti alla stampa inglese-
sembra costruita apposta per fare un dispettuccio al Presidente
del Consiglio... vedrete domani i titoli dei giornali d'opposizione),
dilatando, di conseguenza, i confini dell'azione
politica del Colle.
E nessuno
fiata. (cp,
18-03-2005)
LA "DUCIONA" HA TAROCCATO
LE FIRME
Non ci sono più storie,
Alessandra Mussolini ha taroccato le firme per
la presentazione della lista di Alternativa Sociale
alle regionali del Lazio. Anche il TAR le ha dato torto.
Rimangono così senza mutande i rumori
di fondo e le cortine fumogene che la sinistra ha seminato
in questi giorni per non far comprendere chi ha taroccato cosa.
Francia: "Battisti è
estradabile"
Dalle agenzie. Per la Francia Cesare Battisti è
definitivamente estradabile in Italia. Lo ha comunicato
il Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso dei
difensori dell'ex terrorista italiano, ora latitante. I legali
di Battisti hanno annunciato il ricorso alla Corte di
giustizia europea. Battisti, 50 anni, era stato condannato
all'ergastolo in contumacia in Italia nel '93 per 4 omicidi
commessi negli anni di piombo.
Dal
1990 si era rifugiato in Francia, dove godeva della
protezione concessa dall'allora presidente della Repubblica
Francois Mitterrand agli ex terroristi italiani che
avessero rinunciato alla violenza. Battisti si era riciclato
come custode del suo palazzo e giallista ed era rimasto
indisturbato fino a quando, nel febbraio 2004, il governo
francese, d'accordo con quello italiano, non ha deciso di
estradarlo, dando inizio a un lungo braccio di ferro giudiziario.
La vicenda
ha suscitato un movimento di solidarietà con
Battisti e gli altri italiani rifugiati in Francia del quale
hanno fatto parte numerosi personaggi della politica e
dello spettacolo. Battisti ha fatto perdere le sue tracce
a metà agosto scorso ed è attualmente latitante.
Nella
sua decisione il Consiglio di Stato ha in particolare
respinto l'eccezione sulla consapevolezza da parte
di Battisti che un procedimento giudiziario a suo carico
era in corso in Italia. Il ricorso si basava infatti sulla
presunta irregolarità dell'estradizione in quanto
all'epoca della prima latitanza Battisti non sarebbe stato
"ufficialmente informato" - come la Corte di giustizia
europea ha recentemente ricordato essere obbligatorio - che un
processo contro di lui si stava celebrando a Milano. "Siamo
molto delusi - ha commentato l'avvocato Arnaud Lyon- Caen -
ma confermo che presenteremo al più presto il ricorso alla
Corte di giustizia europea".
L'ISOLA DELLA FELICITA'
Fa una certa "impressssione"
leggere sul Corriere di oggi una intera
paginata, con occhiello in prima pagina, a sostegno
del regime castrista che governa Cuba.
Certo,
gli scritti e le interviste -soddisfatti ammirando-
di Claudio Abbado o Red Ronnie sembrano caricature
comiche e drammatiche all'eccesso, immagini capovolte
di un film dell'orrore trasformato, da questi strani
camerieri serventi del leader massimo, in uno sdolcinato
cartone animato...
Comunque,
tanto per non dimenticare, pubblichiamo i rapporti
su Cuba di Amnesty International (clicca qui), il giudizio di Sergio
D'Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino (clicca
qui) e un bell'articolo
sulla figura di Che Guevara a firma di Jay Nordlinger
(clicca qui) pubblicato
da Ideazione nel numero di marzo-aprile 2005.
LA SINISTRA E IL LIBANO: LA DOMANDA SORGE SPONTANEA
“Da settimane
le strade e le piazze di Beirut sono percorse da
cortei imponenti di gente indignata per l'assassinio
di Hariri ad opera dei servizi segreti siriani, da gente
che reclama la fine del duro protettorato di Damasco, che
ormai data da circa un ventennio, che esprime il suo desiderio
di «veritá», di vivere finalmente
libera dalla paura e dal ricatto esercitato in permanenza
anche dalle milizie hezbollah, di cui è tra l'altro noto
il ruolo terroristico svolto entro i confini israeliani.
Ma
di fronte a tutto ció:
-
di fronte ad un Paese del mondo arabo dove per la prima
volta da tanto tempo si registra una grande mobilitazione
pacifica e di massa a favore della democrazia;
-
di fronte ad un movimento siffatto i cui obiettivi,
come se non bastasse, coincidono con i deliberati delle
Nazioni Unite;
-
di fronte ad un regime dittatoriale torturatore come
è quello di Damasco guidato da Assad figlio che è
visibilmente messo alle corde da quanto sta accadendo
e forse ne potrebbe essere fiaccato fino alla morte;
insomma,
di fronte ad un insieme di fatti che sembrano
la rappresentazione quasi perfetta di ció che
da due tre anni la sinistra italiana va dicendo essere
la strategia su cui puntare, cosa fa questa stessa sinistra
per appoggiarla?
In
pratica, mi pare, assolutamente nulla.
I
suoi esponenti tacciono, i suoi giornali informano
sussurrando, il suo popolo non organizza cortei,
non picchetta ambasciate, non sottoscrive manifesti.
La sinistra dei buoni sentimenti democratici e pacifici
non fa nulla, cosí come non fa nulla, neppure qualche
blanda manifestazione di pubblica simpatia, per
appoggiare il fermento democratico che percorre tutto
il mondo arabo.
Bisogna
forse maliziosamente dedurne che l'antiamericanismo
puó arrivare al punto di far preferire i tiranni
agli Stati Uniti?”
(Ernesto
Galli della Loggia, Corriere della Sera, 17.03.05)
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NOSTRA
RISPOSTA AD ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA:
Sì.
I NEMICI E GLI AMICI
DI DON CESARE