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AGOSTO 2005
FAZIO OGGI E FAZIO
UN ANNO FA
Non è che l'argomento
sia particolarmente appassionante, ma è stupefacente.
Mesi fa, quando ci sono stati gli scandali Cirio e Parmalat,
in cui sono stati danneggiati pesantemente migliaia e migliaia
di risparmiatori, e quando le responsabilità per omessa
vigilanza della Banca d'Italia sembravano evidenti, tutto l'establishment
ha protetto Fazio e attaccato Tremonti. Proprio mentre questi,
come oggi fanno in tanti, chiedeva conto dell'omessa vigilanza
e proponeva una riforma della Banca d'Italia. Inoltre, in quel caso
c'era un grandissimo danno, per giunta a carico dei piccoli che non
possono difendersi, coloro che tutti i partiti dicono di voler proteggere,
mentre qui si tratta d'uno scontro di colossi, nessuno dei quali
fa pietà. In quel caso, per provare che c'era del marcio,
bastava citare la circostanza che erano rimasti scottati i risparmiatori
"fai da te", mentre coloro che si erano affidati agli amministratori
di fondi non avevano patito perdite. I competenti li avevano protetti
tenendoli alla larga da imprese che sapevano decotte e insolvibili.
I piccoli promotori finanziari sapevano, la Banca d'Italia no. Non
è strano?
Gavazzi, nell'editoriale
del Corriere della Sera di oggi, dice che la gente
sfilava con cartelli che chiedevano come mai Beppe Grillo
sapesse dell'inghippo e chi doveva vigilare no. Ebbene,
in quella circostanza, forse perché ancora Fazio gli era
utile, e forse in odio a Tremonti, pur in presenza di fatti
gravissimi, né l'opposizione né la maggioranza
chiesero seriamente le sue dimissioni . Ora avvengono cose che,
qualunque cosa dicano gli "antipatizzanti" del Governatore,
non costituiscono reato, e neanche qualcosa di chiaramente rimproverabile:
e tuttavia il coro è contro di lui. Mah. Non era simpatico
prima, quell'uomo, non è simpatico oggi, ma è poco
elegante allinearsi automaticamente con gli osanna e i crucifige.
Puzzava di bruciato la sua innocenza di allora, puzza di bruciato
la sua colpevolezza di oggi.
Molti poi dicono: anche se
non è colpevole di nulla, dovrebbe dimettersi per
ragioni di opportunità. Innanzi tutto va sottolineato
che, nel caso il Governatore fosse veramente innocente
di tutto, il discredito della Banca d'Italia l'avrebbero
creato coloro che denunciano scandali (giuridicamente) inesistenti.
Ma soprattutto dà un grande fastidio questa tendenza
a essere nobili e generosi a spese altrui. Sarebbe bello vedere
come si comporterebbero i critici, se fossero loro a doversi
dimettere! Si può certo lodare chi si è dimesso, per
esempio Cossiga dopo l'assassinio di Moro, ma non si può
pretendere il suicidio di nessuno.
Fra l'altro Cossiga - che
certamente era innocente - dimettendosi fece un gran
figura, Fazio dimettendosi darebbe ragione a chi oggi ce l'ha
con lui e confesserebbe d'essere colpevole. E perché dovrebbe
farlo, soprattutto se soggettivamente si sente innocente? Con
quale coraggio si può chiederglielo?
Ognuno dovrebbe chiedersi
onestamente: Che cosa farei, al suo posto? E magari
poi non rispondere: è più facile essere eroi in
teoria che in concreto.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
Massima del giorno
È meglio essere
preparati al peggio che impreparati al male.
G.P.
MOLLICHINE
Proteste per le parrocchie-seggio
delle primarie di centro-sinistra. Perché,
poi? Il fondatore frequentava pubblicani e prostitute.
Un razzo partito dal
Libano è finito nel pollaio di un kibbutz. Pare
che gli attentatori non volessero uccidere le galline in quanto
ebree ma in quanto sioniste.
A Baquba 5.000 sunniti
hanno manifestato contro la bozza di costituzione.
Paese in crisi? Ma se solo a Baquba ci sono 5.000 costituzionalisti!
A Roma una ragazza di
strada su due è minorenne. Largo ai giovani.
Berlusconi si ricandida:
"Fanfani a 79 anni varava il suo sesto governo". A
sinistra distribuzione gratuita di ferro da toccare.
Marta Flavi: "Ringrazio
Maurizio Costanzo di avermi sposato. E di avermi lasciato".
Ci sono un "grazie" e due "o" di troppo.
Tabacci: "Stiamo passando
dai partiti-aziende ai partiti-banche". E accidenti,
lui non l'hanno fatto né Amministratore Delegato prima,
né Presidente poi.
Tabacci: "Riguardo alla
Banca d'Italia è accaduto quello che non era
accaduto mai". Correzione: non che facesse male ma che se
ne dicesse male.
Tabacci: "La Banca d'Italia
il conflitto d'interesse ce l'ha nel suo capitale,
che è tutto di banche". A Berlusconi anche il conflitto
d'interessi vogliono sottrarre?
Tabacci: "E noi che
facciamo? Ci teniamo Fazio?" Ingenuo. È Fazio
che tiene loro.
Dal Riformista: "un
team di scienziati americani ha detto di avere scoperto
che le donne, quando indossano un bikini, diventano meno intelligenti".
E loro si occupano di misurarne l'intelligenza?
Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it
BERLUSCONI SI CANDIDA
Non tutti hanno un'antipatia viscerale per Berlusconi,
alcuni anzi (più della metà dei votanti, nel '91
e nel '96) hanno tendenza ad apprezzarlo. Ma cosa risponderebbe
uno di loro se gli chiedessero: "Ti è piaciuta l'affermazione
di Berlusconi secondo cui lui si candida facendo un enorme, enorme
sacrificio?" La risposta sarebbe, probabilmente, no.
La prima ragione per la disapprovazione è,
per così dire, linguistica. Comandare, giocare, fare l'amore
e le attività consimili sono considerate da tutti positivamente.
Come soddisfazioni e piaceri, non come sacrificio. Sarà pur
vero che comandare comporta stress e responsabilità, che
giocare può essere faticosissimo, per un maestro di tennis,
che fare l'amore è un brutto mestiere, per certe donne: ogni
medaglia ha il suo rovescio e non si può irridere chi mostra
questo rovescio. Ma - e qui si torna alla ragione linguistica - dal
momento che comandare, giocare ecc. sono cose che dànno soddisfazione,
bisogna astenersi dal provocare la reazione superficiale, naturale e
perfino volgare del prossimo. Il fardello del comando è un vero
fardello ma è vietato lamentarsene. Anche perché c'è
dietro la porta una lunga fila di persone disposta a metterselo sulle spalle.
C'è poi una seconda e più seria
ragione per disapprovare la frase di Berlusconi. Ognuno di noi
fornisce a se stesso le più commendevoli ragioni e le più
virtuose motivazioni per fare ciò che aveva voglia di fare o
interesse a fare. Prendiamo l'onestà: questa è una qualità
che ha i suoi costi eccome, ma come vive, il disonesto, vive forse
bene? Riscuote la fiducia e la stima del prossimo? Tutti hanno
nella loro esperienza il caso di quei ristorantini che aprono,
offrono buoni pasti a buoni prezzi e dopo qualche tempo, rinunciando
all'onestà, aumentano i prezzi, abbassano la qualità
e qualche tempo dopo chiudono. Ecco la ragione per essere onesti:
essere onesti, se si è ristoratori, conviene. La clientela si
affeziona, i tavoli non sono mai vuoti e alla fine, come molti fanno,
si potrà scrivere: "dal 1986", "dal 1971" o perfino "dal 1958".
L'anzianità è prova di qualità ed onestà.
Chi è corretto, chi paga i suoi debiti,
chi mantiene la parola data paga un prezzo. Ma è anche
vero che dorme bene la notte e, se non si arricchisce, certo è
più felice o almeno sereno di tanti altri, alla fin dei conti.
È questo il senso della frase "La virtù è il premio
di se stessa".
Anche l'esercizio del comando ha i suoi prezzi
ma il suo premio è l'ambizione appagata. Che possa essere
un "grande, grande" sacrificio significa soltanto che per l'interessato
è un "grande, grande" piacere. Migliore, secondo i napoletani,
del grande piacere per eccellenza. Niente di male, in tutto
questo. Ma Berlusconi dimostra di essere eccellente imprenditore,
straordinario politico e insufficiente filosofo. Non può
chiedere ringraziamenti, se si candida. Gli si può credere
quando afferma di tenere in conto gli interessi dell'Italia (tutti
ne teniamo conto), ma la molla dell'ambizione, da che mondo è
mondo, non è la causa da servire ma il narcisismo di chi la vuole
servire.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
PAPA BENEDETTO
XVI
visto
da un miscredente
Quando un miscredente parla di religione
rischia di urtare sia i credenti che i miscredenti. I primi,
perché dimostra di non prendere del tutto sul serio la
religione, i secondi perché sembra prenderla sul serio.
In realtà la religione andrebbe sempre presa sul serio,
perché se è vera ci impone un tipo di vita e se è
falsa ce ne impone un altro. Meglio scegliere a ragion veduta.
Ma praticamente tutti non si dànno la pena di pensare a
queste cose e vivono come più gli aggrada. Perfino dicendosi
credenti e praticanti mentre non sanno a che cosa credono e non
praticano quel poco che sanno.
Trattare la religione a proprio modo è
consentito solo al miscredente informato e poi, in misura minore,
all'adepto d'una religione in cui il rapporto credente-divinità
sia libero. Nell'Islàm non c'è un clero nel senso
cristiano del termine. Il rapporto Dio-credente è diretto,
senza mediazioni e il singolo è guidato dal Corano: ma come
debba leggerlo, come debba interpretarlo è affar suo. Farà
certo bene a dar retta agli imam e ai grandi teologi, perché ne sanno
più di lui ma essi non hanno su di lui un'autorità gerarchica,
hanno solo quella che deriva dalla loro maggiore competenza.
L'islamismo è una religione astratta,
semplice ed essenziale. La sua pratica non è affollata
di norme e il suo cielo è sgombro: c'è posto solo per
Dio. Nel cristianesimo le cose stanno diversamente. Ogni Chiesa
ha tendenza a stabilire punti fermi, credenze essenziali senza
le quali si è esclusi dalla comunità. Non si può
essere luterani se si insiste per confessarsi come non si può
essere cattolici se si insiste nel non confessarsi. Anche qui è
opportuno notare che le differenze fra sunniti e sciiti sono minori
di quelle che si hanno nell'ambito del Cristianesimo.
Il Cattolicesimo tocca tuttavia il culmine
della regolamentazione. In esso la religione - forse anche
influenzata dalla mentalità giuridica romana - è divenuta
un corpus strutturato al livello dottrinale, al livello giuridico
(col diritto canonico), e infine al livello dell'organizzazione
del culto. Non solo esiste un clero, ma questo clero somiglia ad un
esercito con i vari gradi e un comandante supremo e indiscutibile:
il Papa. Questo assolutismo religioso travalica per giunta il
tempo e il Vaticano non si limita a disciplinare il presente, disciplina
anche il futuro. Quando è stato proclamato il dogma dell'Immacolata
Concezione di Maria, nel 1854, non ci si è limitati a dire
ai contemporanei: "oggi siete obbligati a credere a questo"; si
è detto: "chiunque voglia essere cattolico, oggi e anche in
futuro, dovrà credere a questo".
Il cattolicesimo è una religione
cristallizzata e senza marcia indietro. Potrebbe domani consentire
ai preti di sposarsi, dal momento che il celibato dei sacerdoti
non è un dogma di fede, ma non potrebbe mai andare contro i
principi fondamentali e contro i dogmi già proclamati. Chiunque
li neghi è eretico e fuori dalla Chiesa. Tutto ciò posto,
coloro (e sono molti) che vivono il cattolicesimo come un'occasione
di togetherness ("insiemità"), una forma di gioiosa benevolenza
verso tutti in cui le singole regole non hanno più importanza,
sono eretici. Non basta dire "io amo Gesù tutti i giorni dell'anno"
per essere dispensati dall'andare a messa la domenica. Non basta dire
"anche Dio è amore" per essere autorizzati a fare l'amore col
fidanzato. Il cattolicesimo non è una religione à la carte.
Dal
punto di vista della realtà sociale, è vero che molti
parroci mostrano solo il volto sorridente ed indulgente del cattolicesimo.
È vero che un Papa come Giovanni XXIII ha potuto far credere
che il cattolicesimo consistesse nel farsi benedire da un nonno
benevolo e informale: ma è un inganno. La dottrina non è
un vino che si possa annacquare all'infinito: perché alla
fine si distribuirà acqua e ciò che si guadagna in popolarità
si perde in serietà della fede.
Tuttavia questa è una tendenza del
nostro tempo. In passato i tiepidi ascoltavano le prediche
dei passionisti o dei gesuiti con l'anima colpevole, sentivano
che quella rampogna li riguardava. Oggi i tiepidi reclamano il
diritto di dirsi perfettamente ortodossi mentre continuano a vivere
a modo loro. Io, non sarei un buon cattolico? Ma se non faccio male
a nessuno!
Ecco perché è interessante
ciò che Benedetto XVII ha detto a Colonia: "Per dire
il vero, non di rado la religione diventa quasi un prodotto di
consumo. Si sceglie quello che piace, e certuni sanno anche
trarne profitto. Ma la religione creata alla maniera del fai da
te, alla fine non ci aiuta. E comoda ma nell'ora della crisi ci
abbandona a noi stessi".
Il Papa ha perfettamente ragione. Tuttavia,
se questo capo dell'ex-Santo Uffizio continuerà ad essere
seriamente contro "la religione fai da te", le chiese che già
sono abbastanza vuote rischieranno d'esserlo ancora di più.
Sarà un bene, perché vi entreranno più veri
credenti e meno passanti, più penitenti e meno party di matrimonio
o di battesimo: ma è bene sapere che la gente non ama una
chiesa inflessibile.
La massa si comporta oggi come un tempo
potevano sognare di comportarsi solo i sovrani. Enrico VIII
desiderava gli fossero applicate norme ad personam e, pur essendo
re e pur minacciando uno scisma, non ci riuscì. La gente
questo lo dimentica e quando Paolo VI ribadì il divieto degli
anticoncezionali ne rimase scandalizzata. Molti dicevano: "Ma come,
al giorno d'oggi!", dimenticando che la Chiesa non ha il metro
del "giorno d'oggi". Ha il metro dell'eternità. Un letto
di Procuste peggio che scomodo, anche se dietro gli ampi paludamenti
di Giovanni XXIII si scorgeva appena.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
Il radicale Della Vedova. «Pannella
con Prodi? Io non lo seguirò»
ROMA — Dopo aver contribuito in maniera
decisiva a introdurre in Italia il bipolarismo e dopo un
decennio di fiero isolamento che gli ha impedito di superare la
soglia di sbarramento del 4% e di eleggere pertanto anche un
solo deputato, i Radicali sono prossimi ad allearsi con lo Sdi
di Boselli e dunque con l’Unione prodiana. Una scelta epocale.
Che però Benedetto
Della Vedova, membro della Direzione del Pr, non condivide.
Qual è il problema?
«Il problema è
che c’è stata un’accelerazione fino a poco tempo fa
imprevedibile».
Nel senso?
«Beh, nell’assemblea
che tenemmo dopo il risultato del referendum sulla procreazione
assistita, io fui l’unico a sostenere che non aveva senso
rimanere fuori dalle istituzioni e che pertanto dovevamo accettare
il gioco delle alleanze...».
Gli
altri che dissero?
«Pannella mi aggredì
perché sostenni che avevamo ecceduto con l’anticlericalismo.
‘Parli come Rutelli’, mi disse con tono sprezzante».
E la Bonino?
«La Bonino fu ancora
più dura, disse che se il partito avesse deciso di stringere
un’alleanza con uno dei due poli, lei se ne sarebbe andata».
Evidentemente, hanno cambiato idea.
«Evidentemente, e
la cosa mi fa piacere. Contesto, però, la scelta
di unirci al centrosinistra».
La contesta dal punto di
vista liberal-liberista?
«Certo. Intendiamoci:
non mi sfugge il fatto che Berlusconi non è la Thatcher,
ma, per capirci, il centrosinistra vorrebbe persino abolire
la legge Biagi. Dal punto di vista delle grandi scelte di politica
economica ed estera, è evidente che siamo più in
sintonia con la Cdl che con l’Unione».
Dal punto di vista dei diritti e
delle libertà, però…
«Intanto, Prodi non
è Zapatero. Ma, se anche lo fosse, Rutelli e gli altri
centristi dell’Unione bloccherebbero ogni sua eventuale
iniziativa».
E’ quel che dall’altra
parte farebbero Pera, Buttiglione, Giovanardi…
«D’accordo, ma io
non credo che per essere liberali bisogna essere anticlericali,
così come non sento alcun bisogno di enfatizzare il
ruolo della Chiesa nel presente».
Andiamo al sodo. Se Pannella
sceglie Prodi, lei che fa: organizza una scissione?
«Ho il senso della
misura e capisco che dov’è Pannella, lì è
il Partito Radicale».
Ma?
«Ma per me la scelta
radicale dev’essere quella del centrodestra».
In caso contrario?
«Non credo che potrò
rinunciare alle mie idee».
Si dice che Berlusconi le abbia già
offerto la candidatura e che, grazie a lei e a Taradash,
vorrebbe creare una lista pseudo-radicale di appoggio alla
Cdl…
«Il discorso è
ancora prematuro. Ne discuteremo quando si sarà
chiarita la scelta del partito».
Non rischia di ritrovarsi da solo?
«So che in molti stanno
facendo le mie stesse riflessioni, anche se, ad oggi,
sono l’unico ad uscire allo scoperto. Ma sul territorio,
al di fuori del nocciolo duro della dirigenza radicale, c’è
molta perplessità verso l’orientamento di Pannella».
Eppure, per una volta Pannella si
dimostra pragmatico: va con chi si ritiene che vincerà.
«Sì, ed è
ragionevole che, oltre alle considerazioni politiche, abbia
pensato anche a questo. Marco non ha mai messo in secondo
piano la questione delle risorse e, dal momento che i conti del
partito sono pessimi, eleggere un deputato in più o in
meno fa la differenza».
Intervista
a cura di Andrea Cangini, dal Quotidiano Nazionale del 28.08.2005
FAZIO
Può avvenire che, sentendo
le arringhe dell'accusa e della difesa, uno si chieda:
"E io, che ne penso?" Giunti a questo punto, si sta attenti
a cogliere il particolare, l'indizio, la prova che, almeno
ai nostri occhi, tagli la testa al toro: è colpevole,
è innocente.
Qualcosa di analogo avviene
in questi giorni a proposito della vicenda che ha visto
come protagonista il Governatore della Banca d'Italia. Qui
le arringhe dell'accusa sono state numerose e pronunciate
da avvocati di grandissima rinomanza e autorevolezza, mentre
le arringhe della difesa sono state sommesse e pronunciate con
qualche imbarazzo. Come se questi oratori avessero voglia di
dire: "Saremmo stati tanto lieti di non dover difendere questo imputato!"
Se questo è il quadro,
è ovvio che la prima tendenza del lettore di giornali
è quella di concludere per la colpevolezza di Antonio
Fazio: molti accusatori convinti e pochi difensori svogliati
per giunta renderebbero perplesso qualunque giudice. Se però
si è abituati ad avere le idee chiare, non si può evitare
di porsi la domanda: "Ma, esattamente, che cosa ha fatto di male?"
Non basta che abbia telefonato ad un amico. Se non ha influenzato la
sentenza, il giudice che telefona all'imputato per preannunciargli
l'assoluzione non può essere detto scorretto.
Sono passati molti giorni nell'attesa
di sapere che cosa esattamente abbia fatto Fazio che
gli imporrebbe di avere la decenza di dimettersi. E poiché,
nel corso di questi giorni, la cosa non si è saputa -
o perché non esiste o perché i grandi avvocati dell'accusa
non hanno saputo illustrarla - non rimane che assolvere l'imputato.
Né è lecito ironizzare sulla sua tesi, secondo la quale
non lo si può accusare di nulla se ha rispettato le leggi. L'ordinamento
giuridico non chiede e non può chiedere nulla di più,
al singolo. Neanche se è il Governatore della Banca d'Italia.
Tutto questo non impedisce
che l'uomo sia antipatico e, forse, altezzoso. Ma lo
era già da prima, quando ogni sua parola era un oracolo
e quando - come per Ciampi e, absit iniuria verbis, i
morti - di lui non si poteva dire nihil nisi bonum[1]
Quanto al fatto - di cui pare
abbia parlato Siniscalco - che comunque si è provocato
un certo discredito della Banca d'Italia (basta citare l'acido
Financial Times), Fazio può anche chiedere se questo discredito
l'abbia provocato lui, che non ha commesso niente di male,
o coloro che hanno affermato falsamente che l'aveva commesso.
In Italia si dimette chi è
in torto e non può evitare di farlo. Fazio sostiene
così pervicacemente di non essere in torto che fa bene
a non dimettersi. L'innocente presidente Leone fu indotto a dimettersi,
pur essendo innocente, ma questo lo salvò forse dal discredito?
Sembrò anzi confermarne le ragioni.
Sta agli altri dimostrare che
Fazio ha sbagliato, non a lui darla vinta a chi l'accusa
senza prove. Per giudicare si aspettano ancora i fatti. Chi
si limita, novello Catone, a stracciarsi le vesti non per questo
convince: si limita ad aumentare le spese per il proprio
guardaroba.
Gianni Pardo -
Giannipardo@libero.it - 27 agosto 2005
[1] Absit iniuria verbis:
che non si prendano a male le parole dette. Nihil
nisi bonum: niente che non sia positivo e a sua lode.
CASELLI ED ANDREOTTI
Giancarlo Caselli scrive al
"Giornale" per rivendicare i propri meriti di giudice
antimafia e i propri meriti di accusatore di Andreotti. Dal
momento che egli non tralascia occasione per difendere le sue
tesi, è forse utile rispondergli ogni volta.
Egli sostiene che Andreotti
non è stato assolto ma "condannato". Si fa forte,
per questo, delle seguenti parole: < la sentenza
della Corte d'appello di Palermo... dichiara estinto (solo) per
prescrizione il reato di associazione per delinquere "concretamente
ravvisabile a carico" dell‚imputato e da lui "commesso" (le
parole sono proprio "concretamente ravvisabile a carico" e "commesso")
fino alla primavera del 1980... . Per conseguenza, che Andreotti
< non pensi di potersela cavare a buon mercato, almeno agli
occhi di chi non sa come stanno le cose, prendendosela coi magistrati
che si son dovuti occupare di lui>.
Sembra che contro Andreotti
l'ex-Procuratore disponga non di un petardo ma di un
cannone e non è così. Infatti questo argomento è
degno di Marco Travaglio.
Per ogni imputazione che ricada
sotto la prescrizione il giudice ha due possibilità:
se risulta patentemente che l'imputato è innocente, l'assolve
con formula piena. Lo scopo di questa norma è non lasciare
neppure un'ombra sul buon nome di qualcuno che è stato
accusato ingiustamente.
Se viceversa l'innocenza non
è tanto evidente da doverla dichiarare senza ulteriori
indagini, il giudice, senza entrare nel merito della colpevolezza
o dell'innocenza (per le quali non ha svolto adeguate indagini),
assolve per intervenuta prescrizione. Lo scopo della prescrizione
è la certezza del diritto. Non sarebbe economico, per
lo Stato e per la chiarezza dei rapporti giuridici fra i cittadini,
che i reati non si prescrivessero mai.
Proprio perché la ratio
della prescrizione è, per così dire, economica,
il giudice non deve fare indagini per sapere se l'accusato
cui spetta la prescrizione sia innocente. Se ciò facesse,
dimostrerebbe di utilizzare la propria funzione (ed anche
il denaro e le strutture dell'Amministrazione della giustizia)
per favorire la buona fama di un accusato. Ovviamente, se
non è lecito indagare per provare l'innocenza dell'accusato
riguardo ad un reato estinto, a più forte ragione è
vietato indagare per provarne la colpevolezza. Perché in questo
caso si utilizzerebbe la propria funzione, ed anche il denaro
e le strutture dell'Amministrazione della giustizia, per nuocere
alla buona fama di un accusato.
Volendo provare che Andreotti
è colpevole, il dr.Caselli ha in realtà provato
che:
1) la Corte d'Appello ha dimostrato
un'insolita e ben poco deontologica animosità
nei confronti dell'imputato;
2) il giudice estensore, scrivendo
quelle parole, ha abusato della propria funzione, in
quanto ha detto cose orribili di un uomo cui non era data
la possibilità di rispondere e con un mezzo che non è
lecito contestare;
3) infine Andreotti forse era
ancora più innocente di quanto i giudici non abbiano
detto. Essi infatti lo hanno "condannato" e disonorato a
morte lì dove non poteva difendersi, mentre hanno dovuto
assolverlo per tutti i reati che non erano prescritti e per i
quali gli è stata data (dalla legge, non dai giudici) la possibilità
di difendersi.
Al dottor Caselli basterà
dunque rispondere che l'estensore della sentenza è
solo un signore che la pensa come lui. Un signore cui forse
interessava che il processo avesse un certo sbocco politico e
che ha cercato di farglielo avere a dispetto delle risultanze processuali.
Per lo Stato, per un serio giurista e per tutti i cittadini di
buon senso, Andreotti è solo un uomo di Stato che è
stato sottoposto ad un'inammissibile persecuzione. Dopo l'assoluzione
l'accusa dovrebbe rassegnarsi: perseverare è diabolicum.
( Con molte scuse se questo testo contiene inesattezze giuridiche.)
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
- 27 agosto 2005
Provate ad
immaginare
Provate ad immaginare
se un comizio di Berlusconi e Fini fosse finanziato
da una Amministrazione comunale di centro-destra
con un contributo di 19.500 €..
Scandalo, vero?
Bene, a Fidenza (Pr)
è in programma, all'interno del lilliput festival,
un comizio di Prodi e uno di D'Alema. Naturalmente, senza nessuno
scandalo, l'Amministrazione comunale di centro-sinistra
ha deciso di finanziare l'iniziativa con 19.500 € ...
Chi
sono i palestinesi?
"Ma chi sono questi Palestinesi
cui riserviamo sempre un trattamento di favore nonostante
abbiano infestato il pianeta coi peggiori terroristi, tra
i quali anche il capo di Al Qaeda in Iraq, Al Zarqawi?"
Clicca qui.
MOLLICHINE
Ore 7 del 22 agosto,
Tg1, scritta per i titoli: "Raikkonen über
ulles". Über alles però significa "al di sopra
di tutto", (Raikkonen al di sopra di tutto?). Poi si sono detti
che si pronuncia "a" ma siccome è inglese, si scrive ulles.
Forse Gino Strada
si candiderà. La strada dell'inferno è lastricata
di buone intenzioni.
Dagospia: "Bush ha
appena firmato un disegno di legge sui trasporti.
Tutte le nuove strade verranno costruite in discesa". Impossibile.
Solo l'estrema sinistra fa le strade tutte in discesa.
"Continuano a spuntare
insegnanti che hanno fatto sesso con studenti".
Prima li consideravano asini, ora stalloni.
Dagospia: "La Giornata
dei Giovani a Colonia ha segnato la fine di un mito:
l'efficienza tedesca". Non ci sono più i meeting
di una volta. In uno per il cibo addirittura moltiplicarono
i pani e i pesci.
Sul Riformista: Rutelli
e Casini, "golden boys", "Ci piacciono perché
sono belli. Sono gli unici in grado di portare magnificamente
una camicia azzurra". E Fassino? Quale attaccapanni sostiene
una giacca meglio di lui?
Pezzotta chiede al
governo di "andare a prendere i soldi dove ci sono",
cioè nelle rendite finanziarie. O, più sbrigativamente,
assaltando diligenze e rapinando banche.
Favorevole il ministro
Alemanno che chiede una discussione "senza pregiudizi".
E soprattutto senza nozioni di finanza.
Casini: è
il momento di "passare da un'alleanza carismatica
a un'alleanza politica". Ed è anche il momento di parlare
chiaro.
Casini: "Anche un cretino capisce
che non vuole sostituire Berlusconi chi dice le cose
che sto dicendo io". Molti siamo peggio che cretini.
Rutelli: "Preferisco
che il candidato sia Berlusconi, così vinciamo
più facilmente". Ma così favorisce la sua eliminazione!
Teme dunque che rimanga?
Abu Mazen chiede
di fermare "la costruzione del muro di separazione
razziale". Dunque gli ebrei sono una razza. Non è il
primo, a dirlo.
Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it
Buone battute trovate
su Dagospia:
Nel weekend, un vicino
di Bush, in Texas, ha sparato due colpi in aria.
Non sopportava più i manifestanti. Bush è rimasto
scioccato, non gli era mai capitato di trovarsi così
vicino a un combattimento.
Nei locali di KFC
e di Pizza Hut sarà vietato fumare. La gente non
vuole essere colpita dal cancro prima di avere un infarto!
Israele ha vinto
Quando i soldati
sono entrati , dopo aver abbattuto colla fiamma
ossidrica la porta blindata della yeshiva' dell'insediamento
di Sa Nur in Samaria, hanno guardato la massa di giovani
allacciati l'uno all'altro come un unico corpo ma non si
sono occupati di loro. Per prima cosa hanno raccolto
i libri dalle mensole e li hanno depositati con cura in cartoni
preparati all'esterno.
Ho pensato:
"Eccolo qua il popolo del Libro, non si smentisce
mai, nemmeno in momenti tragici come questo".
Solo dopo aver
messo in salvo i libri e qualche oggetto sacro i
soldati si sono rivolti ai ragazzi che li guardavano
pregando a voce altissima , stanchi gli uni e stanchi
gli altri dopo 6 giorni di incredibile, disumano, stress
psicologico.
Per prima cosa
gli hanno dato da bere e poi, con pazienza, con forza,
parlando in continuazione i soldati, pregando in continuazione
i giovani, e' incominciato lo sgombero della Yeshiva'
e quando l'ultimo ragazzo e' stato portato fuori ,
abbiamo visto i soldati accasciarsi sulla soglia della scuola
per bere avidamente e per accendersi, con mani tremanti,
una sigaretta.
Quando , domenica,
e' incominciato sgombero di Nezarim, ultimo insediamento
del Gush Katif ad essere evacuato, un ufficiale e una soldatessa
sono stati invitati da una famiglia perche' tutti i suoi
componenti , bambini compresi, desideravano parlare del
loro dolore dopo 27 anni di vita in quella casa, quattro generazioni,
e ognuno, meno la piu' piccola che ancora non sapeva parlare, ha
chiesto ai due soldati: "Perche'?".
I due soldati,
senza poter rispondere, hanno abbracciato uno ad
uno, tutta la famiglia .
All'uscita
dalla casa, a un giornalista che gli chiedeva se era
stato tanto tempo con loro per convincerli, l'ufficiale
ha risposto "No, sono stato con loro per consolarli".
In meno di
una settimana e' tutto finito.
Da mercoledi
a mercoledi, compreso il riposo del sabato, venticinque
insediamenti evacuati, 15.000 persone , di cui circa
6000 non residenti, portate in altre zone di Israele.
Tutto e' successo
tra coraggio, lacrime e pochissima violenza, quasi
nulla se paragonata all enormita' dell'operazione
e alla sua gravita'. Quello che i media paventavano come
una prossima tragedia, una guerra fratricida con morti
e feriti, e poteva veramente succedere, si e' conclusa con una
grande vittoria di Zahal, di Israele e di Sharon, quindi con
una grande vittoria della democrazia e del popolo ebraico.
Avevamo paura
perche' tutto poteva accadere.
Quando abbiamo
visto striscioni che dicevano "Kfar Darom non cadra'"
inevitabilmente come un flash si e' presentata davanti
ai nostri occhi la tragedia gloriosa di Masada e gli ebrei
suicidi per non essere catturati dai Romani.
Niente e' accaduto,
i coloni, sempre descritti dai media europei come
mostri barbuti e violenti, hanno dimostrato di essere,
alla faccia della propaganda demonizzante
dei palestino-comunisti, persone meravigliose, dolcissime
e piene di coraggio.
Mamme, papa',
nonni, bambini hanno voluto parlare con i soldati,
hanno voluto pregare insieme a loro, hanno offerto quello
che avevano da bere e da mangiare e alla fine chi colle
proprie gambe, chi portati a braccia dai soldati sono
usciti per sempre dalla loro vita per entrare in un futuro
senza sicurezze, senza casa, sradicati da tutto per almeno
un paio d'anni.
Chi potrebbe
sopportare questo peso senza ribellarsi? chi potrebbe
sopportare questo stress senza desiderare vendetta?
Chi non avrebbe tentato di sparare per difendere la
propria casa e le proprie radici?
Il popolo ebraico
ha potuto farlo, per amore di Israele.
Il 20% delle
case sono gia' state distrutte dalle ruspe.
A giorni
avverra' lo spostamento delle maggiori sinagoghe,
che verrranno ricostruite altrove pietra su pietra,
e dei cimiteri.
Squadre di
animalisti stanno raccogliendo gli animali lasciati
nella zona, centinaia di cani e gatti, ma anche uccellini
domestici, ramarri, iguane che verranno ospitati in centri
in attesa di adozione.
Il Keren
Kayemet Le Israel portera' via piu' di 1000 alberi.
Niente e' lasciato
al caso, niente di quello che e' stato vita ebraica
verra' abbandonato al nemico, nessuna famiglia che piange
i suoi morti a causa del terrorismo palestinese dovra'
temere che una sola pietra della sua casa finisca
tra le mani degli assassini dei suoi cari.
Chi, in Israele,
ha seguito la diretta, 24 ore su 24, dell'evacuazione
e ha visto quello che e' successo a Nezarim si e' sentito
piccolo di fronte alla grandezza delle persone che erano
la'.
Gli abitanti,
aiutati dai soldati, hanno portato fuori dalla sinagoga
L'Aron ha Kodesh, le Tavole della Legge, la grande Menorah
e tenendoli alti nel cielo, perche' tutti potessero vederli,
hanno formato un enorme corteo, rabbini, civili, famiglie, soldati
e polizia, tutti insieme, e hanno fatto lentamente il giro di
tutta la cittadina, sempre cantando le loro preghiere al D*o di
Israele.
Un bambino
di circa 10 anni intanto correva disperato di soldato
in soldato e singhiozzando chiedeva "Perche'? Cosa ti
ho fatto?"
Poi hanno consegnato
gli oggetti sacri a chi di dovere e sono saliti
sugli autobus che li avrebbero portati via per sempre.
Forse sono
un po' sorda ma non ho sentito nessuna nota di ammirazione
per come e' stata portata avanti l'evacuazione.
Forse sono
un po' confusa ma credo di aver letto sui media italiani
opinioni del tipo:"si vabbe', ok, lo hanno fatto ma non
basta, devono continuare".
Forse sono
cieca ma non ho letto nessun articolo che parlasse
del dovere dei palestinesi di fare ...qualcosina anche
loro.
E i palestinesi?
Ho sentito
l'intervista a un uomo della strada a Gaza City: "la
comunita' internazionale deve aiutarci" ,solita mania
di accattonaggio contestata dal giornalista che chiariva
"ma gli USA vi hanno appena dato 50 milioni di dollari".
"non basta" ha risposto l'uomo della strada.
Certo non gli
bastera' mai. Chi nasce accattone muore accattone.
E l'ANP? Eccola
qua:
"Oh
Hanadi, martire di Allah, fa‚ esplodere il nemico!"
Il Ministero
della cultura dell‚Autorità Palestinese ha pubblicato
lunedì il suo „Libro del Mese‰, una raccolta di
poesie in onore della terrorista suicida Hanadi Jaradat responsabile
dell‚assassinio di 21 israeliani innocenti. Il
libro è stato distribuito come supplemento speciale
del quotidiano Al-Ayyam.
Ancora
una volta Israele ha vinto, ha vinto il suo esercito,
la sua gente e il suo Premier. Ha vinto la sua democrazia
e il suo desiderio di pace.
Ancora una
volta i palestinesi hanno perso.
Deborah
Fait - informazionecorretta.com
LA
PRESCRIZIONE PRIVATA
Molte persone
proclamano - forse bisognerebbe dire si vantano -
d'essere incapaci di mantenere a lungo un rancore. Esse
dicono di se stesse, sorridendo, Sul momento mi arrabbio come
una bestia, poi dimentico tutto. Ora, a prescindere dal
fatto che quest'atteggiamento - prima collerico e poi svagato
- andrebbe controllato nei fatti, ci si può chiedere:
c'è da vantarsi, di questo comportamento?
Il presupposto
per discutere seriamente del rancore è che sia
giustificato. Perché se esso nasce dall'invidia o
dalla semplice suscettibilità, non è nemmeno
ammissibile che sorga. Invece, se il rancore è ben
fondato, come nel caso di chi abbia subito un grave sgarbo,
perché mai il tempo dovrebbe avere un'influenza? Se
si ha ragione di essere offesi in gennaio, che ragione c'è
di non esserlo più in marzo, solo perché son passati
due mesi?
Forse tutto
dipende dal fatto che il rancore è un sentimento
e col tempo sbiadisce. Come sbiadiscono le stoffe
al sole. È come se la persona offesa, che magari
sul momento sarà stata urtata dall'indifferenza
dei terzi, al racconto del dramma, dopo qualche tempo dimostrasse
lo stesso loro atteggiamento. Dopo tutto non è morto
nessuno, pensa. Esattamente come coloro che, non essendo
lesi, hanno tendenza ad essere magnanimi. Proprio per questo
ogni uomo razionale dovrebbe, nel momento in cui sente scoppiarsi
in petto il rancore, chiedersi se ha ragione o torto di avere
quel sentimento. Se ha torto, o se soltanto pensa che fra qualche
settimana la collera gli sbollirà, deve inghiottire immediatamente
il rospo e cercare di non pensarci più. Se invece ha
ragione di sentirsi seriamente offeso, deve assumere un comportamento
- invariabile nel tempo - che i terzi e lui stesso, anche dieci
anni dopo, possano ancora approvare.
È un
errore serbare un rancore ingiustificato, ma è
anche un errore dimenticare un rancore giustificato.
Una persona
competente di diritto potrebbe tuttavia osservare
che la legge conosce la prescrizione. Anche per il diritto
penale, il passaggio del tempo non è senza effetto.
È un'obiezione da prendere sul serio. Mentre di solito
l'ordinamento giuridico non soffre di sentimentalismi
e punisce nello stesso modo l'assassino preso un giorno o dieci
anni dopo il delitto, lo stesso ordinamento, dopo un certo
tempo, ci mette una pietra sopra: si chiama, appunto, prescrizione
del reato. Ma la ratio di questo principio non è il perdono,
è solo l'effetto del passaggio del tempo. La legge rinuncia
a punire i reati commessi troppo tempo prima perché il
tentativo di correggere tutti i torti, anche i più antichi,
provocherebbe un'incertezza giuridica gravissima. Il compito dello
Stato non è quello di tendere ad un'astratta giustizia ma quello
di permettere un'ordinata vita sociale. Si preferisce dunque lasciar
perdere i vecchi debiti e i vecchi reati, considerando legittima
la situazione presente. Se lo Stato potesse permetterselo, abolirebbe
la prescrizione.
Del resto, anche
attualmente non è che lasci perdere facilmente.
Dal punto di vista dei profani, esso potrebbe anzi essere
definito rancoroso. Per una contravvenzione stradale
che chiunque, in quanto privato, dimenticherebbe dopo
ventiquattr'ore, lo Stato si concede sei mesi per la notificazione
e cinque anni di tempo per punire. Se dunque il singolo si
concedesse, come tempi del rancore, tempi simili a quelli
dello Stato, sarebbe considerato un pazzo.
Ma c'è
di più. Il singolo ha meno problemi dello Stato,
per tenere a mente i torti subiti. Non ha migliaia di
controversie, non ha subito migliaia di offese, i suoi amici
ed i suoi nemici sono facilmente numerabili. Dunque le
esigenze di certezza dei rapporti sono assicurate. La prescrizione
privata non ha ragion d'essere, è solo una confessione
d'incostanza ed emotività.
Bisogna non
avere rancori stupidi, mentre la fine d'un rancore
razionale deve derivare soltanto dall'aver fatto giustizia
o dal perdono che il colpevole ha chiesto e ottenuto.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it - Agosto 1993
L'ODIO
In margine ad una
diatriba su "Capperi!"
Jaffa scrive
a Deborah Fait:
"ma
chi cazzo e`lei ma chi cazzo si crede di essere,ha
proprio ragione dacia valent a mandarla a far in culo,
vecchia degenerata, a lei niente shalom, perche`il suo
odio e`disumano
jaffa"
08.25.05
È
molto raro che gli insulti siano interessanti. L'invettiva
è un genere letterario di cui non molti sono all'altezza.
Invece gli insulti banali, da sempre e per sempre,
sono le ragioni di chi non ha ragioni. Perciò delle
righe sopra riportate val la pena di commentare l'unica frase che
ha senso: "il suo odio è disumano".
L'odio è
un brutto sentimento. Più importante di questo
giudizio estetico è tuttavia stabilire se esso sia
giustificato o ingiustificato: ed è quello che
si è tentato di dimostrare tanti anni fa a proposito
del rancore, cioè del parente povero dell'odio.
Come sa chi
ha seguito le recenti diatribe, io ho criticato lo
stile di Deborah Fait. Le ho detto che esso non è
il più efficace perché uno stile appassionato
è adatto più ad esacerbare le passioni
opposte che a convincere. Ma nel momento in cui si accusa
un'ebrea di odio, e per giunta di odio disumano, devo protestare
con tutte le mie forze. Non si può accusare chi è
odiato di odiare chi lo odia: è semplicemente legittima
difesa. Si possono biasimare quegli ebrei che odiano i tedeschi
in generale: infatti non solo molti tedeschi di oltre sessant‚anni
fa non hanno neppure saputo dell'Olocausto, ma i tedeschi di oggi
quella storia la leggono e la studiano sui libri, più o meno
come noi. Viceversa gli ebrei hanno il diritto di odiare Hitler,
i nazisti e COLORO CHE ANCORA OGGI LA PENSANO COME LORO.
C'è stata e c'è in giro fin
troppa retorica ma essa non annulla i fatti. Il Ventesimo
Secolo è stato pieno di un odio disumano, appunto,
per gli ebrei. Un odio militante e fattivo che ha fatto milioni
di morti ed ha provocato innumerevoli tragedie. Con la fine
della Seconda Guerra Mondiale si sarebbe potuto sperare che l'umanità
intera si vergognasse e che quell'odio finalmente si estinguesse,
ma così non è stato. Oggi parecchi arabi, e comunque
la quasi totalità dei palestinesi, odiano gli ebrei con
la stessa intensità e le stesse intenzioni di Hitler. Il
loro sogno non è d'avere un Stato palestinese accanto
ad Israele, è quello di eliminare Israele, di cancellarlo
dalla carta geografica (nella quale loro personalmente non l'hanno
mai ammesso), se possibile sterminando tutti gli israeliani. C'è
da stupirsi se, di fronte a questo odio, alcuni, come Deborah Fait,
rispondono con uguale veemenza? Chi ha cominciato, Deborah Fait o
Hamas? Deborah Fait o gli antisemiti d'ogni pelame? E perché
mai Deborah dovrebbe avere più stile di chi l'insulta, mentre
lei piange le vittime innocenti d'Israele e forse non s'è
ancora asciugate le lacrime per la Shoah?
Gli antisemiti
esistono. Poco importa se chiamano se stessi antisionisti:
sono antisemiti viscerali. Se dunque qualche israelita
risponde con la stessa moneta, perché alzare le sopracciglia?
È strano che si risponda col disprezzo al disprezzo,
all'odio con l'odio?
Qualcuno risponde
che Israele è uno stato "europeo", civile e
democratico, e non può rispondere a chi l'attacca
selvaggiamente scendendo al suo stesso livello. Può
essere. Ma a parte il fatto che chi consiglia ciò nel
frattempo se ne sta tranquillo in un paese in cui può
prendere serenamente un autobus senza rischiare di saltare
in aria, ci si può forse aspettare che questa superiorità
dimostri il governo di Gerusalemme: ma la si può anche
pretendere dai singoli? I singoli hanno il diritto d'essere
passionali e acerbi almeno quanto lo sono gli antisemiti.
O bisogna permettere solo a chi attacca gli ebrei d'essere aggressivo
ed eccessivo?
Io ho criticato
Deborah Fait per certo suo tono non perché non
ne avesse diritto ma solo perché, a mio parere,
non era il più efficace. Però condannare l'odio di
chi si sente odiato, e odiato senza ragione, d'un odio mortale
e omicida, è troppo.
La religione
cristiana parla di porgere l'altra guancia. Ma un cadavere
- e l'unico ebreo "buono", per parecchia gente, è
appunto un cadavere - non può porgere nemmeno l'altra
guancia.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it - 25 agosto 2005
CHE RAZZA DI PERA
Le affermazioni sul “meticciato”
pronunciate il 21 agosto da Marcello Pera al meeting
di CL (clicca qui ) sono scandalose?
Non mi pare, ma anche se fosse, tanto meglio.
Sono sbagliate?
Probabilmente almeno in parte, soprattutto laddove
le conclusioni che il Presidente del Senato ne ha tratto
si risolvono nella solita insipida ed ambigua sbobba delle
“radici giudaico-cristiane”.
Ma una cosa è
confutarle nel merito, altra cosa è tacciarle
di xenofobia nazistoide (o semplicemente definirle ''indegne
e deliranti'', come ha fatto il solito Pecoraro Scanio).
Su l’Unità
del 22 agosto assai sobriamente quelle frasi sono state
accostate ad altre scritte nel 1938 sulla rivista
“La difesa della razza” dall’antropologo Lidio Cipriani,
teorico delle politiche razzista del regime fascista, cercando
con un affannoso e taglia-e-cuci di creare un effetto ottico
che suggerisca assonanze amio avviso inesistenti. L’impressione
è quella di un giochino del tutto speculare a quello
di chi qualche tempo fa affiggeva manifesti in cui i sostenitori
dei referendum sulla fecondazione assistita venivano equiparati
alle camicie brune di Hitler.
Più raffinate ma non tanto più
convincenti mi sono parse le affermazioni di una docente della
Bocconi che, intervistata su Radio Radicale, ha spiegato che “una
società senza multiculturalismo è una società
senza rischio”, sicché “l’onorevole Pera si colloca
con le sue affermazioni nella linea classica novecentesca del
pensiero totalitario” (sic!).
Non ricordo di
aver visto stroncare con toni altrettanto apocalittici
ed indignati le tesi del prof. Giovanni Sartori, beniamino
della sinistra ed ospite fisso dei talk show di Rai3 grazie
alle sue frequenti professioni di antiberlusconismo, allorché
nel suo saggio del 2000 “Pluralismo, multiculturalismo
e estranei” condannò il multiculturalismo in quanto
fattore di disintegrazione sociale… né quando Sartori
difese il famigerato “la rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci
dalle critiche di Tiziano Terzani e Dacia Maraini, affermando:
“Terzani scrive che l'intolleranza di Oriana lo inquieta.
A me inquieta molto di più, confesso, la cecità
di chi fruisce di una "buona vita" (etico-politica) che non vede
perché non sa vedere in contrasto. Per Oriana Fallaci,
"se crolla l'America crolla l'Europa. Crolla l'Occidente, crolliamo
noi. Blair l'ha capito...". Evidentemente Terzani e la Maraini
no. Perciò sono davvero spaventato”.
Se l’avesse detto
Pera, sarebbero certamente state parole ''indegne
e deliranti'' per i soliti isterici doppiopesisti…
Mi piacerebbe invece
che qualcuno sufficientemente attrezzato (quale io
non sono) si cimentasse nel confutare Pera nel merito, approfondendo
e confrontandosi serenamente con i problemi da lui posti.
Potrebbe venirne fuori, ad esempio, che lo svarione più
grave Pera lo abbia commesso scegliendo di usare l’espressione
“meticciato” per individuare il pericolo da scongiurare, laddove,
invece, il resto del suo ragionamento va più che altro nella
direzione opposta. La società multiculturale, in cui
le diverse comunità etnico-religiose convivono in regime
di separatezza, è proprio quella che rifiuta la contaminazione.
Se riconosciamo che quel multiculturalismo è sbagliato
ed è fallito, qual è l’alternativa? Posto che è
ridicolo ed inconcepibile pensare di far assimilare “al mille
per mille” l’identità di un popolo ad un altro popolo (non
esiste una “integrazione integrale”), l’unica alternativa è
la contaminazione, il melting pot, il “meticciato” appunto.
Che, nella cultura come nella genetica, è da sempre occasione
di arricchimento e di rivitalizzazione.
Quindi, essere contro
il multiculturalismo e per l’integrazione, significa
proprio essere dei “fan” del meticciato.
Ovviamente il gioco
non è così semplice, perché è fisiologico
che la prospettiva della contaminazione appaia inquietante
ai più se non avviene con certe “garanzie”.
E’ fisiologico, intendo dire, che la comunità preesistente
sia disposta a “meticciarsi” solo in posizione dominante; e che
quella immigrante si veda perciò imporre un meticciato
di tipo soccombente. Le norme, le tradizioni, le abitudini
di vita, le mentalità di cui gli immigrati sono portatori
non sono sullo stesso piano di quelle delle comunità preesistenti.
Certo, il “politically
correct” vorrebbe il contrario, vorrebbe la neutralità,
la “par condicio”: ed ecco il problema del “relativismo”.
A questo punto, è d’obbligo
una precisazione. Ho l’impressione che a taluni laici frettolosi,
che tendono a liquidare la questione con apriorismo
e sufficienza, sfugga il fatto che quando il presidente del
Senato usa questo argomento – denunciando “la dottrina che
tutte le culture sono uguali, che non si possono comparare,
e non si possono porre su alcuna scala per giudicare l'una migliore
dell'altra”, lo fa servendosi (se più o meno correttamente,
andrà poi verificato e/o confutato nel merito; ma per ora
mi limito alla segnalazione) non tanto delle parole della sua
frequentazione più recente (e più sbandierata), ossia
gli ultimi due pontefici, bensì di quelle della sua frequentazione
più remota, cioè il grande epistemologo liberale
Karl Popper.
Il quale Popper
nel 1964 avvertì l’esigenza di aggiungere al suo
capolavoro “La Società Aperta è i suoi Nemici” una
apposita corposa appendice intitolata “Fatti, standard e
verità: un’ulteriore critica del relativismo”, nella
quale esordiva così:
“La più
grande malattia filosofica del nostro tempo è costituita
dal relativismo intellettuale e dal relativismo morale,
il secondo dei quali trova, almeno in parte, nel primo il proprio
fondamento. Per relativismo – o, se si preferisce, scetticismo
– intendo, in sostanza, la teoria secondo la quale la scelta
fra teorie concorrenti è arbitraria; ed è arbitraria
perché non esiste alcunché che si possa considerare
come verità oggettiva; ovvero, anche se esiste, non c’è
alcuna teoria che si possa considerare come vera, o comunque (anche
se non vera) più vicina alla realtà di un’altra; ovvero,
se ci troviamo di fronte a due o più teorie, non abbiamo
alcun modo o mezzo di decidere se una di esse è migliore
dell’altra”.
Il fatto di combattere
il relativismo ed di pretendere che determinate
norme, determinati ordinamenti, determinati e determinati
“stili di vita” prevalgano rispetto ad altri perché migliori
e più aderenti alla “verità” rispetto ad altre,
non è di per sé né illiberale, né iniquo
né irragionevole. Anzi.
Naturalmente, resta
poi da vedere caso per caso il merito di ogni problema.
Il che sarà tanto più fattibile quanto più
si sta sul piano dei singoli problemi concreti e specifici,
e quanto meno si rifugge nell’empireo ideologico dei “valori”
e delle “radici”, concetti vaghi e fumosi tanto cari al presidente
Pera.
(ale tap,
25.08.05)
GAZA E L'IDENTITÀ
D'ISRAELE
L'articolo di Barbara Spinelli di domenica
21 agosto, fluviale e un po' confuso come sempre, fa
osservare che alcuni coloni di Gaza pensavano d'avere
il diritto eterno di rimanere lì dov'erano, in
quanto quella terra è stata assegnata agli ebrei
da Dio stesso. Ora lo Stato d'Israele li fa sloggiare e
si ha dunque un contrasto fra la fede e il diritto, tra
l'autorità religiosa e quella laica. Una crisi
d'identità come la vive chi si chiede se deve obbedire
a Dio o alla legge degli uomini. Si direbbe che Israele debba
decidere se essere (o rimanere) lo Stato degli ebrei oppure
ammettere d'essere uno Stato come gli altri. Secondo la Spinelli
Sharon, ordinando lo sgombero delle colonie di Gaza, avrebbe
detto in sostanza: "Non possiamo salvare la natura ebraica del
nostro Stato-nazione". Questo dubbio sull'identità d'Israele
è stato espresso all'autore di queste righe, in una lettera
privata, anche da Vittorio Dan Segre, una delle più grandi
autorità, in questo campo. Dunque le obiezioni che
seguono sono espresse più come domande che come affermazioni.
Innanzi tutto, la copertura
giornalistica dello sgombero di quegli ottomila coloni
è stata eccezionale. Complice un agosto povero
di notizie, si è insistito sulle lacrime di chi doveva
abbandonare la propria casa e sulle lacrime di chi doveva costringere
il proprio fratello a farlo; sul rimpianto nel rinunciare
ad un‚attività creata con stenti e sacrifici e sul contrasto
fra ebrei devoti e freddezza di uno Stato che "deporta"
i propri cittadini. Ma è anche possibile chiedersi:
quanti coloni, se pure addolorati quanto gli altri, sono andati
via senza fiatare? Quanti di coloro che più hanno fatto
resistenza non abitavano neppure in quelle colonie ed erano lì
esattamente allo scopo di fare quello che hanno fatto? Non potrebbe
essere avvenuto che lì, accanto agli interessati che
soffrivano un vero sradicamento, ci fossero degli estremisti, un
po‚ come avviene in Italia quando, in occasione di uno sciopero
di metalmeccanici, degli "autonomi" s'infiltrano nei cortei al solo
scopo di operare distruzioni e scontrarsi con la polizia? È
una prima domanda. Sarebbe utile sapere quanti sgomberi sono stati
"drammatici" e quanti "pacifici", anche se pacifico non può
certo essere l'abbandono della propria casa. Non dimentichiamo
che se ogni madre piange, perdendo un figlio, solo certe donne
fanno del loro dolore uno spettacolo da scalmanati.
In secondo
luogo, è strano che ci si ponga la domanda sulla
natura dello Stato d'Israele. Questo Stato, pure
a prevalenza ebraica, è giuridicamente laico.
Esso assicura una totale libertà di vita, di parola
e di culto alla comunità musulmana (oltre un milione
di persone; le uniche, insieme con i turchi, che partecipano
ad elezioni libere), alla comunità cristiana e a ogni
altra religione. Anche l'Italia è uno Stato dove
c'è una religione prevalente, il cattolicesimo:
tanto è vero che c'è il crocefisso anche nelle
scuole o nei tribunali. Ma forse che per questo l'Italia è
uno Stato cattolico, sottintendendo che è il cattolicesimo
che lo tiene insieme?
Ulteriore
questione riguarda il modo in cui gli ebrei vivono
la loro religione, in Israele. Si ama pensare a tutti
gli israeliani come a ebrei ortodossi, col barbone, il
cappellaccio e vestiti di nero come becchini. In realtà
gli ebrei sono religiosi più o meno come lo siamo noi:
magari con maggiore fervore (noi siamo pagani), ma senza farne
una stretta norma di quotidiano comportamento. Israele non
è il Monte Athos. Dunque tutti questi richiami alla terra
come cosa sacra data direttamente da Dio non è una tesi
che tutti gli israeliani prendono sul serio: come è provato
dal fatto che lo sgombero da Gaza è largamente sostenuto
dalla maggioranza dei cittadini. Sharon è tutt'altro che
solo. Ha certo messo in crisi il suo partito, che forse si spaccherà:
ma questo non significa che egli non potrebbe vincere le
prossime elezioni. È riuscito sia a ridurre drasticamente
il terrorismo palestinese (grazie all'efficienza della "fence",
della barriera) sia a districarsi da Gaza: non sono piccoli
titoli di merito.
Non bisogna neppure dimenticare
che quei coloni lavoravano e facevano miracoli, nel deserto
ma non sarebbero potuti rimanere lì un solo
giorno se non fossero stati protetti da un esercito che
ha presidiato costantemente la zona. Il disimpegno da
Gaza comporta una spesa, per il governo, ma è una
spesa una tantum, mentre la protezione era una spesa gravosa
e a tempo indeterminato. I coloni non occupavano una parte
di Gaza e basta: obiettivamente esigevano che gli altri israeliani
pagassero per la loro protezione.
Più
difficile è capire i moventi dell'azione di
Sharon. Moventi che devono essere potentissimi, se si considerano
le difficoltà che ha dovuto affrontare e superare.
Si possono
fare parecchie ipotesi. La prima, ma non la più
seria, è quella già detta, il costo. Più
probabile è invece che Sharon, sganciandosi da
Gaza, abbia messo sul tavolo un asso di briscola politico.
Rinunciando a pezzi di terra privi d'importanza strategica,
ed anzi difficili da tenere, ha dato al mondo l'impressione
che Israele ha compiuto un passo enorme e dolorosissimo
verso la pace. È riuscito a mettere in mora, dal punto
di vista dei media, coloro che, sempre dal punto di vista
dei media, erano riusciti a mettere in mora Israele. Tanto che
il mondo ha sentito il dovere di chiedersi: e i palestinesi che
cosa hanno fatto, che cosa faranno, in cambio? Come dimostreranno
la loro volontà di pace?
Fra i
palestinesi quelli che hanno la massima voce in capitolo
sono i violenti e costoro non hanno intenzione di far nulla.
Sia perché il loro scopo non è ottenere qualcosa
da Israele, ma ottenere che Israele scompaia dal Vicino Oriente
(come è scomparso, anzi, come non è mai comparso
nelle loro carte geografiche), sia perché essi sono incapaci
di uscire dalla loro retorica. I palestinesi non prendono quella
di Sharon come un'iniziativa di pace ma sostengono che Israele
si ritira sconfitto dalle loro azioni di terrorismo: cosa che prova
la bontà del terrorismo stesso come metodo di lotta. Mentre
è ovvio che Israele avrebbe potuto rimanere lì ancora
per decenni. Con lo stesso meccanismo retorico usato quando Israele
si è ritirato dal Libano, stravolgono la realtà, sicché
per loro non si è fatto nessun passo verso la pace. Al massimo
- nella loro ottica - un passo verso la vittoria su Israele.
Parecchi
israeliani temono che dopo lo sgombero Gaza possa
trasformarsi in una centrale terroristica. E potrebbe
anche essere. Ma in passato i terroristi che sono arrivati
in Israele non venivano da Gaza: venivano dal resto dei
territori. Perché intorno a Gaza c'era una "fence" come
quella ora è stata costruita approssimativamente
lungo i confini del '67 e dunque, se non ci saranno coloni,
Tsahàl potrà sigillare la Striscia ancor meglio
di prima.
Inoltre,
se si materializza la minaccia d'una centrale terroristica,
Sharon potrà dire ai governi "moderati" musulmani:
noi siamo un piccolo paese chiuso a riccio e dunque sopravviviamo,
ma voi guardate l'Iraq e misurate il rischio che
correte. Non potete più sostenere, sia pure a parole,
la causa dei violenti palestinesi: perché ora dovrete
proteggere voi stessi da loro. E sapete bene che integralisti
sono contro ogni governo che non sia del tipo instaurato
dai Taliban.
È infatti con molta preoccupazione
che l'Egitto, che già a suo tempo rifiutò
la restituzione di Gaza, si appresta a presidiare la frontiera
fra la Striscia e il Sinai. Perché prima le armi
passavano dall'Egitto a Gaza, per attaccare Israele,
domani, mancando il gendarme israeliano, potrebbero passare
da Gaza all'Egitto per attaccare il Cairo.
Molti
commentatori, sia in Italia che nel mondo, hanno visto
questo sgombero come un preludio alla possibilità
che Israele si ritiri dalla Cisgiordania e francamente
sembra un'esagerazione. È come se, vedendo un uomo
che fa l'elemosina, si presumesse che è il primo
passo verso la totale, francescana rinuncia a tutti i suoi
beni. Non solo nella Cisgiordania ci sono oltre duecentomila
coloni (e non ottomila), ma mentre le colonie di Gaza erano
per Gerusalemme un problema anche militare il resto dei territori
sono una garanzia di sopravvivenza. Perché chi vorrà
attaccare Gerusalemme dovrà prima percorrere quegli spazi.
Se essi fossero infatti sgomberati totalmente la guerra comincerebbe
dai confini del 1967: e quale governo potrebbe essere sicuro
di vincere anche questa quinta guerra?
Sharon
ha giocato le sue carte da maestro e dal punto di
vista pubblicitario è stato indubbiamente un
capolavoro. Ma - speriamo tanto di sbagliarci - in
futuro non cambierà praticamente nulla.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 22
agosto 2005
Democrazia
è libertà? In difesa dell'Occidente
Marcello
Pera, discorso pronunciato in apertura del Meeting
dell'amicizia - Rimini, 21 agosto 2005
Per il
testo colpleto dell'intervento, clicca qui.
LO STILE DEL CUORE
Una querelle
amichevole all'interno del blog
Deborah
Fait è una donna che scrive da Israele per difendere
le ragioni d'Israele e fa questo con tutta la passione
e tutta la foga di chi sente profondamente ciò
che dice. Anzi, di chi ha il cuore colmo d'amarezza, di dolore
e d'indignazione per le ingiustizie subite. A margine d'un
ennesimo articolo pieno di colore e di punti esclamativi è
avvenuto che le scrivessi: "Lasciamo stare se ha ragione
o torto (e io penso che abbia largamente ragione), ma lei
crede che convincerà mai qualcuno, con questo stile? Le scrivo
perché mi addolora il pensiero che i suoi scritti potrebbero
essere controproducenti. Spero di sbagliarmi".
Lei
ha risposto: "Caro Pardo, io scrivo come voglio
e non voglio convincere nessuno ... mi scusi, non credo
che nessuno possa chiedere a chi scrive di cambiare stile.
Io scrivo col cuore. Chi non capisce sono affari suoi".
Innanzi
tutto, chiunque ha il diritto di chiedere ad un altro
di cambiare stile e chiunque ha il diritto di rispondere
che non lo cambierà. Poi il problema è
un altro: è utile, uno stile appassionato?
Come
è noto, fra professionisti si cerca di non operare
a favore di persone della propria famiglia. Un medico
cerca di non curare i propri figli, l'avvocato non
difende la propria moglie. Tutti si affidano ad un collega,
anche quando si tratta di loro stessi, e non perché,
improvvisamente, abbiano perso la stima di sé,
ma perché l'esperienza professionale ha insegnato
che il coinvolgimento emotivo va a scapito della professionalità.
Nello
stesso modo, chi "scrive col cuore" non convince
il lettore che "col cuore" è di parere diverso.
Con questo stile ci si chiude nel guscio dell'io e
si induce il prossimo a chiudersi nel guscio dell'io. Se
ci si sposta dal piano dei fatti e dei ragionamenti al piano
dei sentimenti, chi legge opporrà ai sentimenti di chi
scrive i suoi propri, dispensandosi anche dall'essere
ragionevole. Se legge qualcosa che gli dà interamente
torto, invece d'inchinarsi ai fatti, "col cuore" dirà
che non è vero, che l'altro, visto che scrive e pensa "col
cuore", magari quel fatto l'ha inventato.
Una seconda critica, stavolta
estetica, è che lo stile appassionato
e in prima persona è lo stile dei giovani. È
lo stile della tempesta ormonale, del diario e della
lettera d'amore: tutte cose che la professionalità impone
di mettere da parte. Meglio evitare la paroletta "io", meglio
evitare i ricordi personali, meglio non farsi notare e, come
avrebbe detto Gustave Flaubert, sparire dietro la propria
opera: uno dei canoni di questo supremo maestro della prosa
era infatti l'impersonalità.
È
vero, esiste un'Oriana Fallaci che di queste regole
ha fatto strame ed ha ottenuto un grande successo:
ma da un lato c'è gente che non riesce a leggerla,
per questo, dall'altro non sempre ex uno disce omnes,
non sempre ciò che vale per uno vale per tutti.
Forse lei ha una particolare arte, nell'esprimersi in questo
modo. Forse ha azzeccato i sentimenti di molti lettori e
costoro potrebbero trovare nelle sue righe la stessa passione
che sentivano già da prima. Il che corrisponde a dire
- e si torna alla tesi principale - che Oriana Fallaci ha sfondato
porte aperte: è stata applaudita solo da gente che
già la pensava come lei.
Deborah
Fait però addirittura l'afferma, che non vuol
convincere nessuno. Ma anche questa è un'affermazione
"col cuore". Sarebbe come dire, scrivendo una lettera
"ti invio queste righe affinché tu non le legga". Nel
giornalismo d'opinione tutti scriviamo per convincere. Vogliamo
mostrare il nostro punto di vista nella speranza che sia e soprattutto
che divenga il punto di vista del lettore. Ci si può
rassegnare al fatto che non si è stati convincenti, ma
affermare che non s'intendeva esserlo è contraddittorio:
in quel caso, sarebbe bastato stare zitti.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 21 agosto
2005
Tra gli italiani
pregiudizi e ignoranza su Israele
"Libero" di sabato 20 agosto
2005 pubblica a pagina 3 un articolo di Andrea
Colombo che commenta i risultati di un sondaggio sulla
percezione del conflitto mediorientale da parte degli
italiani.
Clicca qui per il testo dell'articolo.
GALLI DELLA LOGGIA
E IL CONFLITTO D'INTERESSI DI BERLUSCONI
Galli della
Loggia, sul "Corriere della Sera", sostiene che Berlusconi
ha buone ragioni per essere il candidato del centro-destra
alle elezioni del 2006. In sintesi, militano in favore
di questa ipotesi la sua centralità politica e il
suo potere economico. Poi però il politologo aggiunge
che queste, oltre che essere buoni ragioni, sono anche pessime
ragioni: si veda il brano in calce.
Di questo
articolo, certamente non benevolo, visto che anzi
alla fine si sfiora persino l'irrisione, interessa soprattutto
passaggio: "I cordoni della borsa, insomma,
ce li ha in mano solo Berlusconi, ed è difficile
immaginare il Cavaliere non più candidato ma egualmente
munifico come fino a oggi è stato". Perché
fa sorgere un mucchio di domande.
Ma come, non
si è parlato ad nauseam del conflitto
d'interessi, nel senso che Berlusconi vorrebbe trarre
vantaggi economici dalla sua carriera politica? Come
mai oggi si dice che "fino ad oggi" è stato
"munifico"? Dunque i soldi li avrebbe dati e non
presi? Come mai Galli della Loggia parla dei cordoni della
borsa personale del premier da cui i soldi dovrebbero uscire
invece che entrare? Come mette d'accordo questa idea con ciò
che perfino commentatori non scioccamente fanatici come Mieli,
Romano, Sartori e tanti altri hanno mille volte affermato?
Insomma, Berlusconi con la politica ci guadagna o ci perde?
E come mai non si fa l'ipotesi che non ci guadagni e non ci perda,
se non indirettamente e involontariamente? Sorge insomma il
sospetto che per tirare palle alla testa di turco qualunque proiettile
sia buono.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it , 21 agosto 2005
Dall'articolo
di Galli della Loggia:
"I
cordoni della borsa, insomma, ce li ha in mano solo
Berlusconi, ed è difficile immaginare il Cavaliere
non più candidato ma egualmente munifico come
fino a oggi è stato. Peccato però che questi validi
motivi cui Berlusconi può appellarsi non siano affatto
delle buone ragioni. Siano anzi pessime, e cioè la
prova più evidente dell'insufficienza della sua leadership
e della sua azione di governo: e dunque anche la causa del
forte declino elettorale dell'immagine sua e del centrodestra
in genere. Da quando più di dieci anni fa' infatti,
è entrato in politica, egli sembra aver fatto di tutto perché
Forza Italia restasse quel partito finto che è, dove c'è
posto solo per chi è d'accordo con lui sempre e comunque
(come si vede anche oggi a proposito della sua autocandidatura).
Egualmente la sua azione di premier non è riuscita ad amalgamare
la coalizione, a darle un minimo comune di ispirazione e di volontà.
In questo modo il centrodestra è rimasto unicamente Silvio
Berlusconi: e così egli ha stabilito che debba essere
anche in futuro. Quanto alle elezioni, niente paura, a vincere
ci penserà ancora una volta sempre lui: con le «sue»
trovate ingegnose, i «suoi» slogan, i «suoi»
manifesti. E naturalmente con le «sue» tv e i «suoi»
soldi."
Corriere
della Sera, 19 agosto 2005
MOLLICHINE
Montezemolo
su Ricucci e Rcs: inammissibile "uno che dice: prendo
il 20, prendo il 40, oggi compero, oggi vendo, per far
salire o abbassare il titolo". E che diamine! Queste cose
si dicono solo agli intimi.
Nella casa
romana di Hamdi Issac sarebbe stata sequestrata una
cartina della metropolitana di Parigi. Mio Dio! E io
che ne ho di parecchie città...
In Bangladesh
350 esplosioni contemporanee con due morti e 150
feriti provocate da estremisti islamici. Yankees go
home?
In Inghilterra
si potrà scegliere se avere un figlio maschio
o femmina. È un contagio che viene dalla Spagna, dove
c'è la possibilità di scegliersi una moglie maschio
o femmina.
Cade un elicottero
spagnolo in Afghanistan e la sinistra chiede a
Zapatero il ritiro anche da lì. Strano paese: da
que viva la muerte! a que viva la cobardía!
La missione
in Afghanistan tuttavia non corre rischi per il sostegno
del Partito Popular, di opposizione. Sounds familiar?
Baccini: "il governo prenda posizione
su Bankitalia". Solo così potrà dargli torto.
I Ds vogliono
che Prodi li difenda più chiaramente dagli attacchi
degli alleati. Grande partito e grande fantasia: riescono
ad immaginare Prodi come un guerriero.
Santagata
(sul rapporto Prodi-Ds): "se uno dei due chiede che
gli si dica "ti amo‚, vorrà dire che lo diremo". Ingenuo.
In politica già basterebbe: "Non ti uccido. Quanto
meno, non subito".
Prodi: "no
alla politica dei due tempi: bonifica dei conti pubblici
e rilancio economico devono andare insieme". Per l'economia,
incrementare soprattutto la vendita di fumo.
Secondo Putin
serve una conferenza internazionale sull'Iraq entro
la fine dell'anno. Al solito, chi fa fa, chi non fa giudica.
Iniziate
le manovre congiunte Cina-Russia. È già
pericoloso il "fuoco amico", figuriamoci il "fuoco simpatizzante".
Prodi ha
spiegato che «la moralità» del leader
della Quercia e del suo partito «è fuori discussione».
Nel senso che certamente c'è o che certamente non
c'è?
Salvi rilancia
tra i Ds la questione morale e la fa con parole contorte
e frasi involute. Urge traduttore: "Abbasso Fassino!"
Create le
mutande da guerra, non puzzano e sono antibatteriche.
Allo studio anche i sederi da guerra: senza buco.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
Il Gush Katif e' morto
Ecco signori,
e' successo : Il Gush katif e' morto.
Gli ebrei
sono stati evacuati, con dolore, con pianti, in alcuni
casi con una rabbiosa, violenta, disperata quanto
inutile resistenza. Gli ebrei sono stati evacuati da soldati
israeliani in lacrime ma fermi, calmi, pazienti, affettuosi.
Il nostro grande esercito, i nostri bravi e coraggiosi
ragazzi, che tutto il mondo civile ci invidia, sono riusciti
a svuotare la Striscia di Gaza della presenza ebraica e lo
hanno fatto consolando, accarezzando, baciando i bambini e anche
i piu' grandi e, all'occorrenza, prendendo i resistenti a forza
trasportandoli verso gli autobus, colla massima delicatezza possibile.
Il Gush Katif
e' morto per sempre ma il mondo non e' sazio di dolore
ebraico, ne vuole ancora, ne vuole di piu', la sinistra
antigiudaica e ammiratrice del terrorismo palestinese
aspetta e spera.... la fine di Israele.
E' vero che
oggi alcuni politici di sinistra timidamente e dopo
40 anni di demonizzazioni e falsificazioni della
storia, incominciano a parlar bene di Israele e di
Sharon," adesso siamo piu' vicini alla pace" dicono
e dimostrano una volta di piu' di non aver capito niente.
La pace e'
lontana come prima perche' questi signori non tengono
conto del punto piu' importante : il perenne rifiuto dei
palestinesi di fare la pace con un Israele di cui non
riconoscono il diritto all'esistenza.
Senza Arafat,
il maledetto criminale , avremo tregue piu' lunghe,
forse anche anni, ma la pace mai, non fa parte della
loro cultura.
Il Gush Katif
e' morto , le ruspe stanno distruggendo le case
vuote e deserte , la tragedia si e' quasi conclusa, mancano
ancora un paio di insediamenti, ma il trauma continuera'
per molti anni ancora.
Un trauma
dovuto alla non accettazione dei rabbini che hanno
illuso gli ebrei osservanti dicendo che l'evacuazione
non sarebbe avvenuta perche' Dio avrebbe fatto
il miracolo.
Oggi non
ci sono piu' miracoli, non di quel tipo. Oggi il vero
miracolo e' l'esistenza di Israele nonostante le guerre
arabe e l'odio del mondo intero.
Un trauma
dovuto anche alla considerazione che tutto sia stato
fatto senza motivo e ingiustamente, perche'
abbiamo gia' sentito i primi "non basta".
Lo ha detto
Condoleezza Rice "Non sara' solo Gaza...non bastera'
per avanzare nella pace....".
Avanzare
nella pace, Rice? Il "popolo della morte" non vorra'
mai la pace, il "popolo della morte" ama la guerra,
il terrorismo e ama mandare i propri figli a farsi
esplodere. Altro che pace!
Eppure la Rice ha ragione, dopo
Gaza vorranno Giudea e Samaria, poi Haifa e Gerusalemme ,
poi Ashdod e Ashkelon perche' i palestinesi hanno sempre detto
chiaramente che tutta Israele e' un "insediamento". Hanno
detto anche di piu' , "riuniremo la Palestina alla Giordania,
dal fiume al mare."
Quindi se
il sogno, di pochi, di costruire la Grande Israele su
antichi territori ebraici e' finito , non e' assolutamente
finito il sogno di tutti gli arabi, della Grande Palestina
su territori mai stati "palestinesi" in tutta
la storia millenaria del medio oriente.
Nonostante
tutto pero' siamo convinti che Sharon abbia compiuto
un passo necessario che solo lui poteva avere il
coraggio di fare anche a costo di sentirsi chiamare traditore
da una parte minoritaria della societa' israeliana. La
maggior parte della popolazione e' con lui, la maggior parte
della popolazione sa che andava fatto perche' era inconcepibile
che 8000 persone fossero circondate da 1.500.000 di arabi pronti
ad ucciderle e che l'esercito di Israele, cosi' impegnato
su tutti i fronti, stesse la' in pianta stabile a proteggerli.
Questo e'
sionismo, dicono alcuni ma i tempi sono cambiati, non
siamo piu' al periodo eroico delle guerra per l'indipendenza.
Oggi sionismo
significa mantenere Israele ebraico.
Oggi sionismo
e' difendere Israele dal pericolo dell'annientamento
demografico a causa delle pance sempre gravide delle donne
palestinesi.
Oggi sionismo
e' difendere colle unghie e coi denti quello che
abbiamo, anche se piu' piccolo.
Oggi sionismo
e' essere ebrei in un Israele ebraico aperto al mondo
occidentale e non chiuso in se stesso.
Oggi sionismo
significa collaborare col mondo occidentale nella
lotta contro l'islam e il terrorismo.
Oggi sionismo
significa amare Israele sempre di piu' e mantenerlo
pulito e democratico difendendo la nostra identita'
e l'orgoglio di essere ebrei.
Portare gli
ebrei dentro Israele, lontano da quelle terre che
loro considerano ebraiche ma che non lo sono piu', e'
stata una decisione strategica forse geniale di Sharon che
adesso potra' anche decidere e convincere il mondo che vanno
fatti finalmente dei confini e che, se i palestinesi li violeranno
colla guerra e il terrorismo, la reazione di Israele
sara' tremenda!
La cosa che
piu' addolora pero' non e' solo la tragedia dei nostri
ebrei evacuati, siamo un popolo forte e supereremo
anche questo trauma, quello che piu' addolora
e' vedere che il mondo dei politici e dei media non capisce
niente, meno di niente.
C'e' qualcuno
che ha detto o scritto " adesso tocca ai palestinesi"?
Chi lo ha
detto?
Chi lo ha scritto?
Chi si ricorda
che il primissimo punto della Road Map pretende
la fine
totale del
terrorismo palestinese?
Nessuno!
Tutti pero'
dicono: ma si, ma che bravo Sharon, adesso pero'
avanti, fuori dalla Giudea, fuori dalla Samaria, forza.....Israele
deve fare, deve dare... deve... deve...deve!
E se incominciassimo
a mandare via da Israele i palestinesi che vi
vivono solo da 30 anni e anche meno , come abbiamo portato
via i "coloni" da Gaza?
Chi vive
qua da pochi anni e si sente sempre palestinese
non puo' certo dire di essere "a casa sua" e in piu'
molti collaborano con i terroristi e odiano Israele
e allora via! Fuori! Tornassero a casa loro.
Abbiamo trasferito
gli ebrei da Gaza? Bene. Adesso trasferiamo da
Israele gli arabi che non si sentono israeliani ma palestinesi.
Cosa direbbe
il mondo se Israele lo facesse?
Wow,
non oso pensarlo.
Gia' prevedo
le reazioni a questa mia voluta provocazione.
I sacrifici
si richiedono solo agli ebrei e lo sa il Cielo se ne
hanno fatti di sacrifici in questi 57 anni ricevendo in
cambio solo condanne e accuse.
Il motivo
e' uno: non sono solo i palestinesi e gli altri
arabi ma e' il mondo intero che non riesce a riconoscere
a Israele il diritto di esistere,
ed esistere
ebraicamente, in un minuscolo fazzoletto di terra.
Il mondo
non ci vuole, Sharon lo ha capito e ha deciso di fare
in modo che il mondo almeno ci accetti senza sputarci sempre
addosso.
Di piu' non
si puo' pretendere, siamo ebrei, abbiamo solo i nostri
cervelli, siamo privi di petrolio e materie prime,
e si sa che al mondo i cervelli non servono granche'.
Deborah
Fait - informazionecorretta
AVERE DELLE OPINIONI
Avere delle opinioni, e perfino
delle opinioni che gli altri amano ascoltare, è certamente
una cosa positiva. Ma non si possono avere opinioni
fondate su tutto, sicché in certi casi è
bene stare zitti. E rinunciare a trinciare giudizi. Purtroppo,
non è raro che questo consiglio non sia seguito da
chi ha pienamente dimostrato il proprio merito ma, appunto,
in altri campi. Una volta un giornalista, discutendo di mutamenti
climatici, intervistò il fisico Carlo Rubbia e questi
disse compuntamene la sua. Con la sua faccia da premio Nobel
disse cose che avrebbe potuto dire anche il barbiere sotto
casa.
In questi
giorni, per uno di quei raggruppamenti che produce
la distribuzione a caso, ci sono molti argomenti su
cui un onest'uomo farebbe bene a tenere la bocca chiusa.
Si può
cominciare col ritiro da Gaza. I coloni che
abitano su quella Striscia sono violentemente contro lo
sradicamento, in questo sostenuti
dalla estrema destra israeliana. Tuttavia Sharon, che dalla
destra proviene, è stato ed è irremovibile.
Ovviamente reputa che l'azione sia utile ad Israele e in
questo è sostenuto da una larga parte della Knesseth.
Ma non da tutta. Anche i suoi oppositori credono di protestare
nell'interesse di Israele. Come si può decidere, da
qui, chi ha ragione e chi ha torto?
Inoltre,
questa evacuazione non corrisponde affatto al "ritiro
da territori occupati" di cui parlava quella famosa
risoluzione Onu. Infatti qui si tratta di circa 8.000
persone in pochi insediamenti, a Gaza, mentre esistono circa
230.000 israeliani che hanno stabilito colonie in Cisgiordania
(per chiamare la regione col suo vecchio nome). Infine non
è vero né che i palestinesi prenderanno questo
gesto per un atto di buona volontà (i loro estremisti
pensano che sia una vittoria dei loro terroristi, che - nientemeno
- hanno costretto Israele a ritirarsi) né che questo ritiro
contribuirà seriamente alla pace. Una pace che i palestinesi
non vogliono, perché vogliono tutta la Palestina.
Si potrebbe
infine pensare che il governo di Gerusalemme voglia
porre fine al gravoso impegno economico di assicurare
la sicurezza di quegli insediamenti in un ambiente ostile,
ma neanche questo è vero, se si pensa al costo degli
indennizzi promessi ai coloni. Come concludere, riguardo
a questo ritiro da Gaza? Con una semplice alzata di spalle:
aspettiamo di vedere come va.
Qualcosa
di analogo si può dire riguardo alla guerra in
Iraq. Bisogna innanzitutto sottolineare che la varietà
di scuse allegate per invadere l'Iraq, se vere, non avrebbero
giustificato l'invasione e, se false, non l'avrebbero resa
sbagliata. Viviamo nell'epoca dei mezzi di comunicazione
di massa e di political correctness e dunque gli
Stati Uniti potrebbero avere invocato scuse insulse ma popolari,
come la liberazione degli irakeni dal tiranno (motivazione
che li costringerebbe a fare guerra in troppe parti del mondo),
mentre avevano una ragione seria, valida e inconfessabile: la
geopolitica. Con l'allentarsi dei legami con l'Arabia Saudita e il
precisarsi delle mire egemoniche regionali di Saddam Hussein, il
Medio Oriente era divenuto una zona a rischio. L'attentato al World
Trade Center ha poi fatto precipitare le cose. Col rovesciamento
del governo dei Taliban gli Stati Uniti hanno non solo inferto un grave
colpo al terrorismo, privandolo d'una base importante, ma, con la
successiva invasione dell'Iraq, hanno completamente cambiato la fisionomia
del Medio Oriente. Un paese come la Siria, che prima poteva sentirsi
in una botte di ferro, oggi si trova circondata da amici degli Stati
Uniti: Israele, Turchia e Iraq. L'Iran è nella tenaglia Afghanistan-Iraq.
Ovviamente la guerra potrebbe essere stata un errore, chi dice di no?
C'è forse nella storia qualcuno che abbia potuto essere sicuro
del risultato a lungo termine delle proprie azioni? Se per giunta in
Iraq si riuscisse ad impiantare una democrazia, benché imperfetta,
si darebbe una speranza a quanti, nel mondo islamico, cercano di
sfuggire al medievale integralismo islamico predicato da Osam bin
Laden e dai suoi simpatizzanti. Che non combattono contro gli americani,
combattono contro l'ipotesi di un governo irakeno laico. Ma se la guerra
sia stata un colpo di genio o un colossale errore, lo dirà il
tempo. L'opinione "fondata" in questo momento non avrebbe su che cosa
appoggiarsi.
Un ultimo
caso riguarda il governatore della Banca d'Italia
Antonio Fazio e le famose scalate al Banco Antoniano Veneto,
alla Banca Nazionale del Lavoro e alla Rcs (Rizzoli-Corriere
della Sera). Qui c'è tutto un turbinare di nomi, intercettazioni,
accuse, contraccuse, diffamazioni, pareri tecnici,
milioni di euro che volano in tutte le direzioni come foglie
in autunno, atteggiamenti faziosi, fiumi di parole, sospetti,
questioni morali, ipocrisie. Solo chi, avendone la competenza
e disponendo dei dati, fosse disposto a studiare queste questioni
per ore potrebbe alla fine farsi un'opinione. Ma il normale
lettore di giornali non può capirci nulla. Già la parola
"aggiotaggio" è da quiz televisivo. E poi, come avere un'opinione
fondata quando molti discutono del problema dal punto di vista della
morale, del buon gusto, dello scrupolo e della correttezza, quando
quello è un mondo in cui della morale, del buon gusto, dello
scrupolo, della correttezza tutti si fanno un baffo? E quando si corre
il rischio di scoprire che coloro che avremmo tendenza a difendere sono
peggiori di coloro che avremmo tendenza a condannare?
Capire
è una bella cosa, non capire è triste. Ma
mentre è bello avere l'onestà
di dire "non ho capito", non c'è peggior
cosa di fingere d'aver capito.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
Lacrime e
dolore
Tante lacrime e tanto
dolore.
Ormai i due giorni
piu' lunghi e sofferti di Israele stanno passando
e la maggior parte della Striscia di Gaza e' judenrein
come la vogliono i palestinesi.
Israele che ha
vinto tutte le guerre di aggressione mosse dagli arabi
negli ultimi 60 anni sta dando al mondo una enorme prova
di grandezza politica e morale.
Israele che ha
subito negli ultimi cinque anni la piu' feroce guerra
di terrorismo mai sferrata al mondo, vincendola e incarcerando
il criminale Arafat nel suo quartier generale fino alla
sua morte mai abbastanza benedetta, sta dimostrando la sua
capacita' di trasformare guerra, terrorismo e paura in
strategia politica di grande intelligenza.
In ognuno di noi,
in questi giorni, si dibattono due anime, un'anima
di testa che ci dice che nel futuro Israele avra' del
bene da questo sacrificio e un'anima di pancia che chiede
disperatamente "perche' sempre noi dobbiamo pagare il prezzo
della ferocia altrui?".
"Perche'? Cosa
abbiamo fatto?" gridavano tra le lacrime gli ebrei
evacuati.
L'evacuazione dal 70% dei villaggi
del Gush Katif si e' svolta e, nel limite della possibilita'
umana rispetto a un trauma cosi' enorme, si e' svolta
senza violenza grazie ai soldati e alle soldatesse di
Zahal e ai poliziotti e poliziotte che hanno saputo unire
il loro cuore e la loro sensibilita' a un perfetto addestramento.
Abbiamo visto esercito
e polizia comportarsi quasi come infermieri, con
una delicatezza e un'umanita' che facevano commuovere.
Li abbiamo visti portare fuori di peso le persone che si
rifiutavano di uscire spontaneamente , parlandogli, dandogli
da bere, accarezzandoli. Una soldatessa ha aiutato una donna
a pelare le carote, chiacchierando del piu' e del meno, poi l'ha
abbracciata forte e sono uscite insieme "Volevo trattarla come
avrei desiderato fosse trattata mia madre", ha spiegato alla
fine piangendo.
Abbiamo visto soldati
abbracciare le persone e piangere con loro, abbiamo
visto una giovane in divisa di Zahal, dopo aver concluso
il trasferimento dei bambini dell'asilo, sedersi per terra
e gridare la sua disperazione verso il cielo tenedosi
la testa tra le mani.
Abbiamo visto i soldati e le soldatesse
restare impassibili, guardando a terra, quasi distrutti
dagli insulti pesanti di alcune persone impazzite dalla
disperazione.
Abbiamo visto purtroppo
anche due genitori indegni di questo nome, per fortuna
solo due tra tutti quelli del Gush Katif, mandare
i loro figli verso gli autobus colle mani alzate e le stelle
ebraiche attaccate al petto, come gli ebrei che andavano
verso i campi della morte nazisti.
Che la vergogna
ricada su questi due genitori e spero che, una volta
concluso l'esodo, qualcuno si occupi psicologicamente
di loro e impedisca che continuino danneggiare i loro
figli.
Tutta
l'operazione dell'evacuazione e' stata resa piu'
difficile da quelli che Fiamma Nirenstein chiama "i guastatori
in kippa'", cioe' quei giovani, spesso giovanissimi,
venuti dal resto di Israele, che impedivano ai nostri fratelli
di andare verso gli autobus per essere trasferiti a Nizan
dove centinaia di villette prefabbricate li aspettavano.
La polizia ne ha
arrestati a centinaia ma sono come le zanzare, fastidiosi
e pungenti.
Siamo tutti orgogliosi
dei nostri soldati e soldatesse, della nostra polizia,
siamo tutti orgogliosi dei nostri fratelli ebrei che
hanno capito il messaggio politico per il bene loro e di
tutto il paese, che hanno capito che non potevano continuare
a vivere circondati da un milione e mezzo di cani rabbiosi pronti
ad ucciderli tutti.
Hanno capito ,
credo che moltissimi abbiano capito che non c'era
altra soluzione ma il dolore, la rabbia e la disperazione
per il momento prevalgono.
Il Gush Katif restera'
per molto tempo bagnato delle loro lacrime e il
loro dolore aleggera' tra i resti delle loro case e
delle loro serre e i palestinesi, Diisraele o sa quanto
immeritatamente, si prenderanno quel territorio per trasformarlo
forse in uno stato palestinese, primo stato terrorista
e etnicamente pulito del mondo.
Succedera' tra
la gioia del mondo intero, un mondo insano e mai mondato
dal suo odio antigiudaico.
Che il mondo continui
a non capire lo si evince dagli articoli che alcuni
manigoldi hanno scritto in questi giorni sui media internazionali.
Abbiamo letto sui giornali italiani titoli vergognosi,
abbiamo sentito un'assoluta mancanza di pieta', comprensione
e ammirazione per il trauma immenso che tutti stiamo
vivendo con sofferto coraggio.
Il mondo non capira'
niente nemmeno quando Gaza diventera' una dependance
di Al Queda.
Israele pero' avra'
vinto.
Israele ha aperto
al mondo la sua anima ebraica, forte, grande e
generosa.
Israele sta dando
al mondo una lezione di grande democrazia, di civilta'
e di maturita' politica e civile.
Il Gush Katif
ha provocato un buco nei nostri cuori, il suo ricordo
restera' nella nostra storia e le lacrime si
asciugheranno un po' alla volta grazie all'orgoglio di essere
ebrei, i Fratelli Maggiori del mondo intero.
Deborah
Fait -
informazionecorretta
MOLLICHINE
Corriere: "A Villa
San Giovanni, attesa di circa due ore per imbarcarsi".
I Verdi che aspettano sotto il sole sono felici.
Di Pietro moralizza
i Ds. È uno che in questo campo rompe. Gli indugi.
Secondo Dagospia
la relazione Carlo-Silvio continua: "Nozze segrete?".
Sì, ma dovrebbero andare in Spagna.
Il nuovo ambasciatore
U.S. è Ronald Spogli. Meglio dirgli sempre di
no. Perché dicendo "Sì Spogli"
Scontro tra Berlusconi
e Casini per la premiership. Secondo "Chi", "Novella
2000" e "Gente" dovrebbe vincere Casini che è più
giovane, più alto e più bello.
Il giudice Cardaci:
"Nessun deputato intercettato". Se uno sente strani
ronzii o voci di carabinieri, è un guasto della Telecom.
Berlusconi vuole
vietare le intercettazioni, salvo che per mafia.
La sinistra: E crede di sfuggire?
La Corte Suprema
di Gerusalemme ha stabilito che le sinagoghe non
potranno essere abbattute dopo il ritiro. Giusto. Ci penseranno
i palestinesi.
Baccini (Udc):
"potremmo correre da soli alle prossime politiche".
L'importante non è vincere, è partecipare.
Berlusconi: gli
alleati contrari alla sua leadership "sono liberi di
andare dove vogliono". Al nemico che fugge...
"Scandali" finanziari
e Unipol. Cannavò (Prc), schifato, invita il
suo partito a non allearsi con i Ds. Inoltre la sede del
partito dovrebbe essere spostata sul Monte Athos.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it
IL GIUDICE PASSIONALE
Il lungo,
appassionato e' nello stile, ingenuo articolo di Caselli,
sulla "Stampa", sembra fatto apposta per provare la tesi
opposta a quella sostenuta dall'autore. Non è necessario
essere versati nella raffinata arte di leggere fra le
righe per vedere quale sia la posizione politica e quali
siano le intenzioni di questo magistrato. Qui infatti non vengono
discusse la maggior parte delle sue affermazioni - date per assolutamente
certe ed evidenti - perché è prima naturale chiedersi
se si possa affidare un posto di responsabilità a qualcuno
che abbia la dichiarata volontà di far politica dallo scranno
del giudice. Non solo infatti nessun esecutivo tollererebbe una
magistratura che ha il dichiarato intento di fargli la guerra - l'indipendenza
del "giudiziario" non può spingersi fino a questo punto -
ma sarebbe inadatto ad un posto di responsabilità anche un giudice
che avesse la passione politica governativa. Che volesse cioè,
mediante la sua carica e le sue funzioni, combattere i nemici del
governo e farsi paladino d'un rinnovamento morale della nazione.
L'inaccettabilità
delle posizioni di Giancarlo Caselli è precedente
al colore delle sue posizioni politiche. Personaggi
come Saint-Just, Fouquier-Tinville o Vishinskij hanno
accusato e fatto condannare a morte anche innocenti ma
non è soltanto per questo che essi devono essere ritenuti
pessimi magistrati. È perché - quand'anche fossero
stati in buona fede, cosa di cui si può dubitare - nella
loro azione furono animati dal "sacro fuoco" della loro
passione politica al servizio del potere e dal loro odio
nei confronti dei nemici di questo stesso potere. Essi
tendevano a ritenere irrilevanti le sofferenze degli accusati
e l'eventuale condanna d'innocenti perché il loro principio
fondamentale era che la "causa" era più importante degli
individui. Questo è esattamente il contrario dello schema
mentale che deve animare il giudice di un paese democratico.
La
maggior parte della gente, non necessariamente
versata in studi giuridici, pensa che l'ottimo giudice
sia quello che "vuol fare giustizia": ed è un errore.
L'ottimo giudice è soltanto quello che "vuole applicare
la legge". Il giudice che vuol fare giustizia si sostituisce
presuntuosamente a Dio, alla moralità in sé e,
soprattutto, al legislatore di cui dovrebbe sentirsi schiavo.
Se una legge è sbagliata e crudele, o se lui la giudica
sbagliata e crudele, non per questo non deve applicarla.
È giusto desideri che essa sia modificata, ma ci
si chiede addirittura se egli abbia titolo per intervenire nel
dibattito nazionale, visto che questo dibattito è il campo
della pubblicistica e soprattutto della politica.
Rimane
certo che fare politica dal seggio del giudice
è antigiuridico e contrario alla deontologia. Per
questo ben poco accettabile appare la contestazione, da
parte di Caselli, delle sentenze assolutorie dei colleghi
con argomenti speciosi e al limite calunniatori nei confronti
degli accusati ormai prosciolti. Ma tutto questo per lui è
irrilevante: la sua stagione a Palermo, a sentirlo, è stata
un'interrotta serie di trionfi contro il male.
Non è
facile sapere se Caselli sia o no vittima di una persecuzione
ad personam. Fra l'altro lui stesso annota che la legge
si applica ad altri 1.500 magistrati. Ma ciò che
sembra innegabile è che un simile giudice l'esclusione
ad personam la meriterebbe.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it - 17 agosto 2005
Discorso di un
grande statista ai suoi cittadini
È grazie alla
nostra forza, non per debolezza, che facciamo questo passo
Lunedì
sera il primo ministro israeliano Ariel Sharon si è
rivolto alla nazione con un discorso trasmesso da radio e tv
a reti unificate. Grazie a Deborah Fait, riportiamo il testo
integrale:
"Cittadini d'Israele -
ha detto Sharon - il giorno è arrivato. Stiamo dando
inizio al passo più difficile e doloroso di tutti: lo
sgombero delle nostre comunità dalla striscia di Gaza
e dalla Samaria settentrionale.
Un passo molto difficile
per me personalmente. È stato con il cuore pesante
che il governo d'Israele prese la decisione del disimpegno,
ed anche la Knesset non lo ha approvato a cuor leggero. Non
è un segreto che io, come molti altri, credevo e speravo
che potessimo tenere per sempre Netzarim e Kfar Darom. Ma la mutata
realtà nel nostro paese, in questa regione e nel mondo hanno reso
necessaria una nuova valutazione e un mutamento di posizioni.
Gaza non può essere
tenuta per sempre. Vi vive più di un milione di
palestinesi, e raddoppiano il loro numero ad ogni generazione.
Vivono in campi profughi incredibilmente stipati, nella
povertà e nello squallore, veri focolai di odio sempre crescente,
senza speranze all'orizzonte.
È grazie alla nostra
forza, non per la nostra debolezza, che facciamo questo
passo. Abbiamo cercato di arrivare con i palestinesi a
degli accordi che facessero avanzare i due popoli sulla strada
della pace. Questi accordi si sono infranti contro un muro
di odio e di fanatismo.
Il piano di disimpegno
unilaterale, che annunciai circa due anni fa, è
la risposta israeliana a questa realtà di fatto. È
un piano positivo per Israele in qualunque scenario futuro.
Stiamo riducendo le occasioni quotidiane di attrito, e le vittime
che esso provoca a entrambe le parti. Le Forze di Difesa israeliane
verranno rischierate su linee difensive dietro la barriera
di sicurezza. Coloro che continueranno a combatterci dovranno
fare i conti con tutta la potenza delle nostre forze di difesa
e di sicurezza.
Ora tocca ai palestinesi
l'onere della prova. Essi devono combattere le organizzazioni
terroristiche, smantellare le strutture del terrorismo
e mostrare sincere intenzioni di pace per poter sedere con noi
al tavolo negoziale.
Il mondo aspetta la risposta
dei palestinesi: una mano tesa per la pace o il continuo
fuoco terrorista. Davanti a una mano tesa in pace, risponderemo
con un ramo d'olivo. Ma se sceglieranno il fuoco, reagiremo
col fuoco, più severo che mai.
Il disimpegno ci permetterà
di volgere l'attenzione al nostro interno. Cambierà
la nostra agenda nazionale. La nostra politica economica
sarà libera di dedicarsi al superamento dei gap sociali
e di impegnarsi in una effettiva lotta contro la povertà.
Faremo progredire l'istruzione e accresceremo la sicurezza
personale di ogni cittadino nel paese.
Le discordie sul disimpegno
hanno provocato gravi ferite, un odio amaro tra fratelli,
dichiarazioni e gesti di estrema gravità. Io capisco
i sentimenti, il dolore e il pianto di coloro che dissentono.
Ma comunque noi siamo un'unica nazione, anche quando discutiamo
e ci scontriamo.
Abitanti della striscia
di Gaza, la giornata di oggi segna la fine di un glorioso
capitolo della storia d'Israele, un capitolo centrale nella
storia delle vostre vite di pionieri, di realizzatori di un
sogno che hanno portato il fardello della sicurezza e dell‚insediamento
per tutti noi. Il vostro dolore e le vostre lacrime sono parte
inseparabile della storia di questo paese. Quali che siano i disaccordi
che ci dividono, noi non vi abbandoneremo e, dopo lo sgombero,
faremo tutto ciò che è in nostro potere per ricostruire
le vostre vite e le vostre comunità.
Desidero dire
ai soldati delle Forze di Difesa israeliane, agli agenti
della polizia israeliana e della guardia di frontiera: state
affrontato una missione difficile. Non è un nemico quello
che dovete affrontare, bensì i nostri fratelli e sorelle.
Sensibilità e pazienza sono l'imperativo del momento.
Sono certo che è così che vi comporterete. Voglio
che sappiate che l'intera nazione è con voi ed è
fiera di voi.
Cittadini d'Israele, la
responsabilità per il futuro di Israele ricade
sulle mie spalle. Ho avviato questo piano perché sono giunto
alla conclusione che questa scelta è vitale per Israele.
Credetemi, il dolore che provo per questa scelta è pari
solo alla risoluta consapevolezza che è una cosa che era
necessario fare.
Ci stiamo avviando su
una nuova strada che comporta molti rischi, ma anche
un raggio di speranza per tutti noi. Con l'aiuto del Signore,
possa questa strada essere una strada di unità e non di
divisione, di rispetto reciproco e non di inimicizia tra fratelli,
di amore senza riserve e non di odio senza fondamento.
Farò tutto il possibile
per garantire che sia così.
(Da: MFA, 15.08.05)
NUOVI INGRESSI
In rete da N.Y.
il blog di Mauro Suttora.
Tutto e' incominciato
Le famiglie vanno
a dire addio ai loro morti.
Si vede un triste
pellegrinaggio nei cimiteri ebraici della Striscia
di Gaza.
Madri, padri,
figli, parenti, tutti vanno a recitare le benedizioni
sulle tombe dei loro cari, li salutano, piangono,
gli raccontano del loro dolore e della loro rabbia per
essere costretti ad andarsene dalle loro case, dalla loro
vita.
Molte delle tombe
appartengono a vittime del terrorismo palestinese
e possiamo immaginare i sentimenti delle famiglie che oltre
ad essere state colpite nei loro affetti piu' cari , adesso
si vedono scacciati per consegnare la terra che hanno
amato e lavorato agli assassini dei loro amati.
Come si puo'
pretendere che non siano disperati e pieni di rabbia?
Cosa possiamo
chiedere ancora a questi ebrei che hanno lavorato,
sudando sangue, sempre sotto il fuoco nemico, per creare
un paradiso da quella che gli arabi chiamavano "terra
maledetta".
Lasciano le case,
le serre che rifornivano il mondo intero di fiori
bellissimi e di verdure biologiche, le stalle ad alta tecnologia,
gli allevamenti di cavalli, le scuole, e i cimiteri dove
recitano l'ultimo kaddish per i loro morti e lo recitano piangendo
sconsolatamente come avevano pianto disperatamente al momento
dei funerali.
In una tomba
riposa una mamma uccisa da un terrorista, morta sul
colpo, poi il terrorista si e' avvicinato alla macchina,
ha visto che sul sedile posteriore c'erano quattro bambine
piangenti e le ha uccise, una a una, a bruciapelo.
Ormai tutto e'
incominciato. La fine e' arrivata.
Ieri sera 150.000
persone hanno manifestato a Kikar Rabin a Tel Aviv,
la grande piazza era tutta color arancione. Centocinquantamila
persone tristi, sconsolate e disperate che ascoltavano quelli
che parlavano sul palco.
Lacrime e nastri
arancione.
Lacrime e cartelli:
"Soldati, noi vi vogliamo bene - Soldati , siete
i nostri fratelli, i nostri figli - Siamo un popolo unico
e unito".
Una parte del
popolo arancione era la' ieri sera.
Una parte del
popolo azzurro era a casa e piangeva per i fratelli
esiliati.
Una parte del
mondo esulta e non capisce. Come sempre.
Ormai tutto e
incominciato, inesorabilmente e con tanto dolore.
Il Paradiso di
Gush Katif ritornera' ad essere "terra maledetta".
Deborah Fait
- informazionecorretta
LA SBANDATA DI
SARTORI
Giovanni Sartori,
sul Corriere della Sera di oggi 13 agosto 2005, scrive
un pezzo da moralista (qualifica che arditamente ammette)
dimenticando che in italiano la parola ha una connotazione
negativa: indica spesso una persona conformista e un po'
qualunquista, quando non ipocrita. Sartori certo ipocrita
non è ma il pezzo rappresenta una sbandata mentale: lo
dimostra il fatto che, come una Fallaci qualunque, si mette a
parlare di suo padre e gli eleva un monumento.
La sua tesi è
che esistono persone per bene e persone immorali
per le quali <il fine di fare soldi o di conquistare
potere giustifica qualsiasi mezzo: non c'è scrupolo,
non c‚è «coscienza » che li fermi>.
E si sarebbe tentati di dargli entusiasticamente ragione
se non si fosse fermati da un'osservazione: Sartori è
un economista? Un industriale? Un finanziere? No: è
semplicemente un professore. Cioè qualcuno che questa tentazione,
di "fare soldi con qualsiasi mezzo", non può averla. E
ci si può chiedere se il suo titolo per giudicare gli altri
non derivi da questa impossibilità. La Rochefoucauld diceva
che i vecchi condannano severissimamente i peccati che non sono in
grado di commettere.
Sartori tuttavia
- lui che ha tanto parlato di conflitto d'interessi
- ha uno scopo, nel sostenere la sua tesi. Scrive infatti:
"Ma è di tutta evidenza che per i vari Ricucci,
Gnutti e Fiorani mio padre era soltanto un fesso". Dunque
il suo discorso non ha valore generale. È una lancia contro
quei signori in particolare, nella presunta difesa (?) del
giornale su cui scrive. E questo è molto triste. I "per male",
come li chiama lui, magari commettono azioni scorrette per
guadagnare denaro, cioè nel proprio interesse. Ma che
cosa dobbiamo pensare di chi sostiene una tesi morale nell'interesse
(economico) di terzi?
Uno che ha il
coraggio di scrivere, con stile predicatorio e virulento,
che "i neo-pescecani di assalto del capitalismo speculativo
sono finalmente stati scoperchiati. Finora i vari Ricucci,
Fiorani e Gnutti l'avevano fatta franca; ma ora sono
indagati per insider trading, aggiottaggio, falso
in bilancio, falso in prospetto, abuso di ufficio, e altro
ancora". Questo non è il linguaggio della morale e
della serenità: è quello della fazione. Non è
né morale né lecito dichiarare colpevoli persone
che non sono state condannate nemmeno in primo grado, tanto
che Sartori stesso usa il brutto aggettivo "indagati". Ma
oggi non era la sua giornata nemmeno per la lingua italiana: infatti
ha scritto aggiotaggio con due "t".
"Il nostro è
ormai un Paese sporco, molto sporco", conclude. Sarà
vero. Ma non sembra che il suo sia il modo giusto di pulirlo.
Gianni
Pardo, ex-professore - giannipardo@libero.it - 14
agosto 2005
Sembra che nessuno
abbia tempo per scrivere agli amici e - immagino
- per leggere. Buone vacanze a tutti ed ecco solo
un paio di
MOLLICHINE
Prodi chiede
di rivedere le regole perché c'è "rischio di
commistione tra politica ed economia". Ma non mi dire!
Mahmoud Abbas
(Abu Mazen): le elezioni palestinesi, previste nel
luglio scorso, si terranno nel 2006. Mantiene così
il potere. Semel Abbas, semper Abbas.
Per Castagnetti
Berlusconi è estraneo alla scalata Rcs «ma
è inverosimile che sia realizzata senza il suo
consenso». Da "non può non sapere" a "non può
non esserne responsabile".
Mastella ai Ds:
"Nessuno vuole dare lezioni a nessuno ma neppure accettiamo
lezioni da chi ha sempre cercato di darle agli altri". Insomma
le scuole sono chiuse.
"Allarme terrorismo in Arabia Saudita".
Toh, anche lì ci sono soldati americani?
L'Aiea s'è
spaccata sulla questione del nucleare iraniano. Ma
che c'è da spaccarsi? Ci sono tanti modi di calarsi
le braghe?
Arrestata in
Cile la moglie di Pinochet. Del suo cane nessuna notizia.
Pare si sia dato alla latitanza.
Manifestazione
di donne irachene a favore della sharia.
Non sanno che Sanson, il boia, finì sulla ghigliottina.
Berlusconi è
sospettato d'essere interessato alla "scalata" alla
Rcs, a sua volta solo sospettata d'essere irregolare.
Sospettiamo che qualcuno esageri coi sospetti.
L'ombra di Berlusconi
sul "Corriere della Sera". Non può essere una
grande ombra, viste le dimensioni dell'uomo.
Petrolio a 66$.
Alemanno pensa di "utilizzare tutte le energie rinnovabili".
Per esempio la forza d'imprecare.
Il ministro di
Seul Chung Dong-young a favore del nucleare nordcoreano.
Pare che Chung Dong-young si traduca "Tafazzi".
Vattimo: "chi
si arricchisce con la speculazione non è diverso
da un rapinatore di strada". È solo più intelligente
di un rapinatore di strada. E di Vattimo.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it <mailto:giannipardo@libero.it\>
MORALISTI DI
GIORNATA
Fassino ne
è sicuro, la questione morale non è argomento
con cui attaccare il suo partito, i Democratici di Sinistra.
Il segretario vuole smarcarsi dalle polemiche di questi
giorni e accreditare i Ds di un glorioso passato. Se c’è
qualcosa di glorioso nella storia degli eredi del Pci è
la capacità di svicolare sempre dalle assunzioni di
colpa. In tangentopoli ci caddero in pieno, ma furono l’unico
grande partito che sopravvisse alla mannaia giustizialista.
Qualche volta dovettero anche ringraziare i magistrati che
le inchieste più scottanti le fecero finire definitivamente
nella pattumiera.
Come successe
con l'inchiesta della magistratura veneziana contro
Massimo D’Alema e Achille Occhetto per le presunte tangenti
al Pci- Pds, rimasta “dimenticata” per oltre quattro
anni negli uffici giudiziari lagunari e soltanto a metà
ottobre 2004 trasmessa alla procura della Repubblica di Roma.
Lo scoprì nel novembre dell’anno scorso, destando molto
scalpore, Bruno Vespa che ne parlò nel suo libro “Storia
d’Italia da Mussolini a Berlusconi”. Rifacendo la storia di Tangentopoli,
Vespa andò a verificare le posizioni di tutti gli imputati.
Arrivato
al Pci-Pds seppe che il giudice delle indagini preliminari
di Venezia non aveva accolto la richiesta di archiviazione
per Occhetto e D'Alema richiesta l'11 novembre ’98.
Il Gip non provvide all'archiviazione dichiarando la propria
incompetenza e ordinò la trasmissione degli atti alla
procura della Repubblica di Roma. Ma a piazzale Clodio gli atti
non arrivarono mai. O meglio, arrivarono soltanto quando
qualcuno, pressato dalle richieste di chiarimento di Vespa,
si accorse che i fascicoli giacevano ancora negli uffici
veneziani e si affrettò a spedirli lì dove dovevano
arrivare nel 2000. «Poichè i fatti sono del ’91 -
concluse Vespa nel suo libro - anche se per caso (improbabile) la
prescrizione (che cade dopo 15 anni) sarebbe inevitabile». Roma,
una volta avute le carte cosa fece? Semplice, la procura di Roma
chiese al gip l’archiviazione salvando D’Alema e Occhetto.
Oggi Fassino può parlare di questione morale perchè
allora il Pci ricevette da parte della magistratura coperture
che impedirono le inchieste più scomode, confermando le tesi
di chi dietro tangentopoli vedeva il disegno di eliminare alcuni partiti
per aiutarne altri.
Continuano a spararci
addosso
Fra una settimana
ci sara' il ritiro da Gaza deciso unilateralmente
dal Governo israeliano per ridar vita alla road map bloccata
da anni a causa dell'inettitudine europea e dell'aggressivita'
palestinese e per dare una spinta significativa verso
una improbabile anche se sperata pace con i palestinesi.
Man mano
che ci avviciniamo al giorno fatale in cui ebrei verranno
portati via dalle loro case e dal paradiso di serre
e fiori che avevano creato, ci convinciamo sempre piu'
che i palestinesi non hanno nessuna intenzione di lasciarci
uscire in pace, ci sparano addosso ogni maledetto giorno.
Sparano sulle
macchine che transitano ferendo gravemente bambini
ebrei, sparano missili su Sderot e i villaggi israeliani
vicino alla Striscia, sparano tanto da ammazzarsi anche
fra loro, sparano sull'esercito e su ogni cosa israeliana che si
muova, sparano perche' questa e' l'unica cosa che sanno fare e
il loro capo, Abu Mazen, sta a guardare senza muovere un dito.
Grande premier
questo Abu Mazen, degno capo di una popolazione
di terroristi.
Oltre che
sparare preparano grandi manifestazioni con striscioni
" Il popolo palestinese libera la sua terra".
Poveri allocchi!
Il popolo palestinese non libera un bel niente e,
se Sharon non avesse deciso di andarsene, gli insediamenti
starebbero la' ancora per molti anni perche' gente che sa solo
sparare, linciare, ammazzare, gente che in decenni non ha saputo
tirar su nemmeno una casa, che non ha saputo far crescere
nemmeno un filo d'erba, gente del genere non merita niente.
E' solo per
concessione di Israele che i palestinesi entreranno
in possesso della striscia di Gaza Judenrein come loro,
i nazisti del Medio oriente, pretendono.
Bene, ancora sette giorni e poi
assisteremo alla piu' grande tragedia israeliana di
questi ultimi vent'anni.
Sara' un
bene per noi nel futuro? E' quello che tutti speriamo.
Sara' un bene perche' il mondo forse si accorgera'
di chi sono loro, sara' un bene perche' forse il mondo si
accorgera' di chi siamo noi.
Dico forse
perche' se non se ne sono accorti in questi ultimi
40 anni in cui Arafat ha distrutto tutto quello che i suoi
occhi cisposi guardavano, se non si sono accorti che
i palestinesi non vogliono la pace ma solo la distruzione di
Israele , significa che il mondo nemmeno adesso, dopo questo
sacrificio immenso , uno dei tanti ma forse il piu' doloroso,
capira' niente.
Sara' un
bene forse soltanto perche' Israele avra' la possibilita'
di restare una Nazione Ebraica, il paese degli ebrei.
Il motivo per cui era rinato a Nazione 60 anni fa.
Sara' un bene perche' Sharon ha voluto trasformare la guerra
e l'ideologia in politica e il discorso politico e' che
Israele per poter esistere come Casa degli ebrei e per non correre
il rischio di dire "l'ultimo spenga la luce" deve liberarsi
di quanti piu' arabi possibile a costo di rimpicciolirsi.
Deborah Fait - informazionecorretta
Eden Nathan Zada
Ieri e' stato sepolto a Rishon le
Zion , con funerali civili, Eden Nathan Zada, il ragazzo di
19 anni che, dicono, abbia ammazzato 4 arabi a Shfaram .
Dopo aver
visto le fotografie del ragazzo linciato mentre era
ammanettato le cose si fanno un po' piu' confuse. Qualche
dubbio c'e'.
Eden e' un
assassino o un assassinato? Abbiamo solo le testimonianze
degli arabi linciatori ma cosa e' veramente successo
su quell'autobus? Gli arabi di Shfaram minacciano la
polizia, non vogliono nessuna inchiesta sul linciaggio,
credono di essere in Sudan e non in Israele, dopo tanti
anni ancora non capiscono cosa sia la democrazia.
Forse, nonostante
l'inchiesta, non sapremo mai cosa e' successo,
per il momento e da testimonianze di persone vicine
a lui sappiamo che il ragazzo era uno gentile e schivo,
sensibile e buono. Un mio caro amico che lo ha conosciuto
mi ha scritto queste parole, quello che ha commesso, dice
ancora , non corrisponde al carattere timido di Eden. Se fosse
stata solo autodifesa?
Tutti lo
abbiamo condannato senza nessun dubbio, tutti lo abbiamo
chiamato terrorista, tutti ci siamo vergognati di lui,
un ebreo che ammazza gente indifesa ma nessuno ha
sentito la sua campana perche' e' morto, morto linciato
all'usanza barbara araba e con i polsi legati. Forse e'
vero che in un momento di follia voleva ammazzare degli arabi
ma allora perche' e' andato in un villaggio druso?
Strano, molto
strano.
Se non lo
avessero ucciso ma arrestato come fanno le persone
civili ci potrebbe raccontare anche la sua versione.
E gli arabi
non vogliono inchieste.
Strano ,
molto strano.
Deborah
Fait - informazionecorretta
Massima del giorno
Neanche gli dei amano le novità,
dal momento che queste rischiano di abolirli.
G.P.
MOLLICHINE
Hamdi Issac, il terrorista
etiope arrestato a Roma, ha detto che lui e gli altri
volevano "vendicarsi degli inglesi" per la loro reazione
al 7 luglio. Ha ragione. Gli inglesi non sanno stare allo
scherzo.
Prodi
prima ha definito i militari in Iraq "truppe d'occupazione",
poi ha precisato che sono "percepite come truppe
d'occupazione". Alcuni non osano dire in pubblico come
"percepiscono" Prodi.
Carlo
De Stefano: "Per l'antiterrorismo è possibile
un attentato in Italia". Speriamo non lo paghino per avere
scoperto questo.
Follini:
"La Cdl deve saper cambiare per vincere". Per esempio
cambiare il segretario dell'Udc?
Pera
ha chiesto informazioni al tribunale di Milano sulle
intercettazioni del Senato. Ma non era più semplice
intercettare i telefoni del tribunale di Milano?
Mollichina
con annesso aneddoto. Il governo iraniano ha respinto
l'invito a fare a meno del nucleare annunciando che
non rinuncerà ai suoi "legittimi diritti". Ed ecco
l'aneddoto. Una volta un alto dignitario indiano si
recò dal governatore britannico dell'India per fargli
notare come il divieto di bruciare le vedove sulla pira del
marito andasse contro gli usi e le tradizioni del paese.
Il governatore rispose: "Lungi da me l'idea di violare le
vostre tradizioni e i vostri usi. Ho per essi il massimo rispetto.
Ma anche voi dovete rispettare i nostri. Ed è una vecchia
tradizione dell'Inghilterra impiccare chi brucia le vedove".
Nello stesso modo, qualche Stato potrebbe giudicare un proprio
legittimo diritto distruggere le minacciose installazioni atomiche
iraniane.
In Arabia
Saudita niente bandiere a mezz'asta "per non abbassare
il nome di Dio che è scritto su di esse". Per fortuna
non è anche scritto sulla fibbia dei pantaloni.
Gli investigatori
inglesi sono "molto irritati" perché non sono
ancora riusciti a interrogare Hamdi Issac. Ma non si sono
sempre vantati di fare la coda? Prima risolviamo l'omicidio
d'un certo Giulio Cesare.
Franco
Ionta: nessun dissidio con Scotland Yard: "Forniremo
la massima collaborazione alle autorità inglesi".
Adelante con juicio, con juicio, con juicio"
Iran. Ahmadinejad accusa i
paesi occidentali di voler privare il suo paese di
quella tecnologia (nucleare) di cui essi dispongono.
Mentre lui è generosamente disposto ad estendere
a loro il governo islamico.
Bioetica.
Primo cane clonato a Seul. Non è stato comunicato
se abbaia in maniera morale o immorale.
Al Zawahiri
minaccia agli Stati Uniti un nuovo Vietnam in Iraq.
Qualcuno l'informi che in Iraq non c'è foresta pluviale.
Al Zawahiri:
"Smettetela di sfruttare le nostre risorse petrolifere".
Ah, se solo potessimo non comprarlo, quel petrolio!
Per Zawahiri,
Blair "ha portato la distruzione nel cuore di Londra".
I terroristi invece, immaginiamo, la pace.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
LA TOPPA E IL BUCO
Per porre
termine al can can provocato dal suo incontro con
il "Cavaliere" Carlo De Benedetti ha scritto a Repubblica
affermando che a torto s'è parlato di un "presunto,
e inesistente, accordo con Berlusconi"; che questo
accordo era più che lecito; che comunque lui ci ha rinunziato.
Ma queste toppe sono peggiori del buco che dovrebbero coprire.
De Benedetti
riferisce: "Berlusconi mi ha chiesto quale fosse
il mio investimento e mi ha prontamente chiesto, con
gentilezza, se avremmo accettato lo stesso investimento
da parte sua. Con altrettanta semplicità gli ho
risposto di sì. Non ci sono stati, né potevano
esserci, né accordi né patti". Ora è chiaro,
attraverso la stessa lettera di smentita, che Berlusconi
non ha proposto una partecipazione simbolica o di piccola
minoranza: ha proposto di mettere nell'impresa lo stesso impegno
finanziario del promotore. Praticamente una partnership 50%-50%.
E qual è stata la reazione? L'"Ingegnere" ha risposto
di sì. E questo non è un accordo? Non è un patto?
E che cos'è, allora, un rifiuto? La smentita somiglia a
quella della donna che negava d'aver tradito il marito, confessando
soltanto d'essere andata a letto con l'idraulico. (...) Clicca
qui per continuare nella lettura
Gianni Pardo - 06-08-2005
Eden, disertore
e terrorista
Ecco
qua. Abbiamo anche noi il nostro assassino.
autob,
disertore di 19 anni, e' salito su un autobus a
Shafran, una citta araba di Galilea, si e' messo a litigare
con qualche passeggero e poi ha incominciato a sparare
ammazzando quattro persone innocenti e gettando l'intera
comunita' di Israele nel buio, gli arabi di Shafran, la sua
famiglia disperata, i cittadini di Israele che tra rabbia
e dolore, costernazione e avvilimento, si vergognano
perche' e' accaduto qualcosa di terribile contrario alla
nostra cultura.
Michel Bahus, 56; Nader Hayak, 55; Hazar Turki,
23 e sua sorella Dina di 21 anni sono morti per
mano di un ebreo. Solo il pensiero mi fa star male.
Per cinque anni ho temuto questo. Per cinque anni i
nostri giovani sono cresciuti in mezzo agli
attentati quotidiani , per cinque anni tutti siamo
vissuti nella paura, nella rabbia di non poter far niente
per far finire questa tragedia.
Per cinque anni io ho pensato che prima o poi anche
tra noi sarebbe uscito un fuori di testa, un pazzo
fanatico pronto ad ammazzare per odio e per vendetta.
Un'anima persa come quella di Yigal Amir.
Come lo chiameremo questo assassino? Vediamo un po',
i media stranieri hanno sempre scritto che gli assassini
palestinesi, quelli che entravano nel paese per
far saltare autobus, pizzerie, bar e discoteche
ammazzando donne vecchi e bambini , erano militanti, attivisti,
guerriglieri. Per qualche giornale filoterrorista e
antisemita erano persino "ragazzi disperati".
E allora per questo assassino ebreo israeliano quale
appellattivo potremmo usare? Militante? Guerrigliero?
Attivista? Ragazzo disperato a causa della situazione
del nostro Paese e a causa del prossimo esilio degli ebrei
da Gush Katif ?
No, quando si tratta di Israele tutto viene risimensionato
e Eden non e' altro che un terrorista assassino,
per noi e per i media italiani , e' un terrorista assassino
come i suoi coetanei palestinesi che per cinque anni
ci hanno fatti vivere l'inferno in terra creando alla fine
il mostro anche tra noi.
Succede che a forza di vivere vicino alla spazzatura
si incomincia a puzzare ed era impossibile che
tra noi non ci fosse qualcuno pronto a diventare un assassino
puzzolente. Siamo esseri umani e sfido qualsiasi societa'
costretta a vivere nelle stesse condizioni di terrore
della societa' israeliana ad uscirne pulita e candida.
Siamo riusciti ad essere indenni dalla puzza per cinque
anni, mai una dimostrazione, mai un arabo che non
fosse piu' che sicuro in Israele, neanche quelli che
gioivano degli attentati.
Mai niente che potesse farci vergognare e pensare
di non essere una societa' civile.
Eravamo tutti orgogliosi di essere israeliani e di
saper fronteggiare la bestialita' palestinese con
dignita' e molta calma.
Dovevamo immaginare che in questi 5 anni la puzza avrebbe
contaminato qualche giovane vissuto nel terrore di
uscire di casa o di prendere un autobus sicuro di tornare
vivo dalla sua famiglia per poi vedere che le bestie
venivano ricompensate a spese di altri ebrei , quelli che saranno
portati via dalle loro case.
La puzza e' arrivata, inesorabile, ha contaminato
Eden Nathan -Zada, disertore di 19 anni, e' entrata
nel suo cuore e nella sua mente, lo ha fatto salire
su un autobus, ha imbracciato il fucile e ha sparato.
Speriamo che sia il primo e l'ultimo, preghiamo
con tutte le nostre forze che sia l'ultimo. Non vogliamo
che qualche altro mostro fuori di testa faccia del
male ai nostri connazionali arabi.
Mai piu'!
Lo hanno linciato, ho visto le foto, era irriconoscibile, il viso
non esisteva piu'.
Eden Nathan-Zada, assassino e terrorista, disertore
di 19 anni, e' stato linciato dalla folla di arabi
di Shafran.
Ha avuto quello che si meritava?
Forse ma non posso far a meno di pensare che
mai un palestinese terrorista e' stato linciato
in Israele.
Per fortuna e nonostante tutto siamo ancora diversi.
Deborah Fait
- informazionecorretta
“Prodi? Un vile
cialtrone”. Cossiga contro Romano
“Dopo aver udito quel che Romano Prodi ha detto
rispetto alla natura della nostra missione militare
in Iraq, e dopo aver ascoltato la sua dichiarazione
frapporsi il segreto di Stato all'accertamento
di tutte le responsabilità per la strage di Bologna, in
perfetta serenità, ricordandogli che io fui
presidente solo due mesi dopo la strage e che lui da presidente
del Consiglio nulla fece, sotto la mia responsabilità politica,
morale, civile e penale e sollevando l'agenzia Adnkronos
e i suoi giornalisti dichiaro che Romano Prodi è moralmente
un vile ed anche un perfetto cialtrone”. L’affermazione, riferita
dall’agenzia citata, è del Presidente emerito della Repubblica,
Francesco Cossiga. L’ex inquilino del Colle lancia il suo
affondo contro il Professore dopo che – a ricasco dei riflettori
puntati sulla commemorazione dell’anniversario della strage di
Bologna – ha pensato bene di fare gli onori di casa con una delle
sue esternazioni. Solo due giorni fa, avendo sparato a zero su
un presunto ruolo di “truppa occupante” del nostro esercito, aveva
in un colpo solo screditato i militari italiani, mentito sulla natura
della missione, spezzato l’asse riformista in favore di Bertinotti
ed ammiccato, senza mezze misure, al mondo dell’estremismo islamico
di casa nostra. Il quale non ha fatto tardare la sua risposta:
l’apprezzamento è reciproco. L’Unione delle comunità
islamiche in Italia, a margine di una riunione tenutasi proprio
nel capoluogo bolognese, ha confermato la sua adesione alla militanza
prodiana. Il segretario dell’associazione islamica Hamza Roberto
Piccardo si era infatti lasciato andare ad una esortazione,
“Che Dio dia la vittoria a Prodi”, di straordinaria eloquenza. Piccardo
ha proseguito illustrando tutte le ragioni della sua comunanza
di idee con la linea Prodinotti. “Quella in Iraq è una guerra
ingiusta che lede gli interessi della popolazione e dello Stato
italiano. L’Italia è un ponte tra due sponde del Mediterraneo
e il coinvolgimento nella guerra rovina l’immagine del Paese”. Avevamo
guadagnato, ha proseguito Piccardo una bella immagine come amici
del mondo arabo, questa sciagurata impresa l’ha rovinata”. Una sintonia
che la dice lunga, quella tra la contestatissima sigla in aria
di estremismo islamico ed il Professore. L’Ucoii fa infatti riferimento
al movimento Jihadista dei Fratelli Musulmani, ed è stata l’ispiratrice
di una controversa traduzione del Corano. Shaykh Abdul Hadi Palazzi,
il segretario dell'Assemblea musulmana d'Italia sostiene che Piccardo
non ha alcuna dimestichezza con la lingua araba, e che in quella
lingua non è in grado di sostenere neppure una conversazione
di livello elementare. Come può essere stato il promotore
di una nuova edizione, rivisitata in chiave antisemita, del Corano?
Su richiesta dei candidati-traduttori Piccardo precisò
che il “committente” altri non era che il banchiere Youssef Nada,
allora direttore della Banca Al Taqwa, poi ridenominata Nada Management
Trust. Dopo l'11 settembre divenne di dominio pubblico che Nada
stesso era il curatore degli interessi bancari dei Fratelli
Musulmani in Europa, e che il Nada Management Trust era - a quanto
affermava il Dipartimento di Giustizia USA - “il principale referente
finanziario di Al Qaeda in Europa”. Insomma con tali amici ed estimatori,
è chiarissimo che la svolta zapaterianaa di Romano Prodi
gode di un supporto non indifferente.
Da L'Opinione, articolo
di Aldo Torchiaro
La ex terrorista
dei Nar condannata per la strage del 1980
torna a proclamare la sua innocenza: «Hanno
finto di non vedere le tracce che portano a Carlos».
Articolo da "IL MANIFESTO"
A 25 anni dalla strage di Bologna, la più sanguinosa
nella storia della repubblica italiana, Francesca
Mambro, condannata con Valerio Fioravanti per
quel delitto, torna a proclamare la sua innocenza. Intervistata
da Sky Tv24 rimette in campo la pista mediorientale,
indicata frequentemente nell'ultimo anno anche da Francesco
Cossiga, allora presidente del consiglio. «Non
indagare sulla pista mediorientale - afferma la Mambro -
significa gettare le basi per occultare la verità».
Quindi ricorda l'emersione di nuovi particolari che
imporrebbero di indagare ulteriormente su quel versante.
Si tratta della presenza a Bologna, nei giorni immediatamente
precedenti alla strage, di due militanti rivoluzionari
tedeschi probabilmente legati al gruppo terrorista guidato
da Ilich Ramirez Sanchez, comunemente noto come Carlos. La
presenza di Thomas Kram a Bologna nella notte tra il primo e
il 2 agosto 1980 è accertata, molto probabile quella di
Christa Frohlich, accusata di un attentato avvenuto in Francia
nell'82, detenuta in Italia dall'82 all'88 perché trovata
in possesso di esplosivo, poi arrestata di nuovo nel `95 in
Italia, in circostanze di più che dubbia legalità.
La Frohlich, che dal momento della liberazione nell'88 viveva
ad Hannover, era in Italia per un colloquio con il marito detenuto,
il brigatista rosso Sandro Padula.
Oltre alla presenza a Bologna dei due tedeschi,
la pista mediorientale si basa essenzialmente solo
su un altro elemento: un'informativa dell'11 luglio
`80 inviata dal direttore dell'Ucigos De Francisci,
indirizzata al direttore del Sisde Grassini nella quale
si segnalava il rischio di una «reazione negativa
del Fronte popolare per la liberazione della Palestina»
in seguito alla detenzione in Italia del militante del Fplp Abu
Saleh, arrestato il 7 novembre 1979 con tre autonomi romani
nel corso di un trasporto di missili «Strela-Sam
7». Con l'arresto di Saleh, secondo l'interpretazione
dei sostenitori della «pista palestinese»
in buona misura avallata anche da Cossiga, l'Italia avrebbe
contravvenuto agli accordi stretti da Moro con l'Olp. Secondo
il giudice milanese Mastelloni, infine, Saleh, pur aderendo
al Fplp di George Habbash, sarebbe in realtà rimasto
legato anche all'organizzazione dissidente di Carlos.
Gli elementi in questione,
così come le voci che da anni circolano sulla
cosidetta «pista libica» (secondo
cui la strage sarebbe da mettere in relazione all'abbattimento
pochi giorni prima del Dc 9 di Ustica), non sono certo
sufficienti a formare una prova anche solo indiziaria,
e lo stesso Fioravanti lo segnala: «Dire che due tedeschi
legati a Carlos dormivano a Bologna prima dell'attentato
non significa affatto affermare che siano responsabili della
strage. L'elemento interessante, per noi, è che la
polizia italiana abbia accuratamente evitato di informare
chicchessia di questa traccia, venuta fuori solo in seguito
alle richieste degli inquirenti francesi e tedeschi».
Assai più che non l'emersione di nuove piste,
in effetti, l' elemento determinante nella oscura
vicenda di Bologna rimane l'assoluta fragilità
dell'impianto accusatorio a carico sia di Fioravanti e
Mambro (condannati con formula definitiva) sia dell'allora
diciassettenne Luigi Ciavardini, condannato (ma ancora
in attesa della seconda sentenza di Cassazione) per aver
materialmente depositato il micidiale ordigno a Bologna.
E' opportuno ricordare che i principali testi a carico dei Nar
sono stati il malavitoso legato alla banda della Magliana Massimo
Sparti, smentito dai suoi stessi familiari, scarcerato subito
dopo aver accusato Mambro e Fioravanti grazie a una perizia medica
che lo definiva morente ma sopravvissuto poi per oltre vent'anni,
e Angelo Izzo, il massacratore del Circeo recentemente tornato
all'onore delle cronache per un duplice omicidio.
Si è indignato fragorosamente per le dichiarazioni
di Cossiga il giudice bolognese Libero Mancuso:
«Oggi vecchi fantasmi del passato tentano di
creare polveroni per ingannare il paese, e dal momento che
queste iniziative vengono da parte di chi ha avuto responsabilità
massime, capiamo che c'è qualcosa di irrisolto
che merita di essere conosciuto». Cossiga, furibondo,
ha replicato rinfacciandogli di aver contribuito pesantemente
a delegittimare il giudice antimafia Falcone. Scambi
di cortesie al cianuro a parte, il problema, per quanto
riguarda Mancuso, è la sua assoluta fiducia,
ancora oggi, in un galantuomo come Izzo, che tra parentesi
con il terrorismo nero dei tardi anni `70 non ha mai avuto
niente a che spartire.
S'indigna anche il Prc dell'Emilia-Romagna. Se
la prende giustamente con il segreto di stato, molto
meno comprensibilmente, si scaglia contro «chi
tenta di confutare la matrice fascista della strage».
E c'è da chiedersi se, prima di indignarsi,
il Prc emiliano si sia preso la briga di consultare gli atti
processuali che hanno portato alle condanne dei Nar.
2 AGOSTO 1980 - DA
ACCORDO OLP-ITALIA LA STRAGE DI BOLOGNA
Roma, 20 lug. (Adnkronos) - Vi e' “il dubbio grave”
che la strage di Bologna del 2 agosto 1980 sia stata
“o un atto del terrorismo arabo o della fortuita
deflagrazione di una o piu' valigie di esplosivo trasportato
da palestinesi, che si credevano garantiti dall' 'accordo
Moro'”. Lo scrive Francesco Cossiga, nell' '80 Presidente
del Consiglio, in una lettera inviata al capogruppo di
An in commissione Mitrokhin, Enzo Fragala', a seguito dell'acquisizione
agli atti da parte dell'organismo parlamentare di alcuni
documenti relativi al periodo che precedette la strage di
Bologna.
Quello che l'ex Capo dello Stato definisce l' 'accordo
Moro', e “stipulato sulla parola tra la resistenza
ed il terrorismo palestinese da una parte e
dal governo italiano dall'altra, al fine di tenere l'Italia
al riparo dagli atti terroristici di quelle organizzazioni”,
spiega perche', aggiunge Cossiga nella lettera, “ufficiali
del Sismi, ente sempre fedele all'accordo e leale verso
perfino la memoria di Aldo Moro, tentarono il depistaggio verso
esponenti credo neonazisti del terrorismo tedesco, e per
questo furono condannati”.
“Le carte raccolte dalla commissione Mitrokhin a
mio avviso potrebbero costituire -scrive il senatore
a vita- base per la valida revisione del processo
che porto' alla condanna della Mambro e del Fioravanti,
difesi presso di me da esponenti importanti delle Brigate Rosse
che teorizzarono il perche' i due non potessero essere che
innocenti”. Cossiga riepiloga gli avvenimenti che precedettero
la strage e dei quali fu protagonista in qualita' di capo
del governo.
“Quando la Polizia stradale intercetto' un camion
con due missili, scortato dal 'pacifista non violento'
Pifano, 'dominus' di quel circolo culturale della
cosidetta Autonomia, cosi' lo defini' il giudice che annullando
una ordinanza da me emanata in base alle leggi speciali quale
ministro dell'Interno, e cioe' il cosiddetto covo di via
dei Volsci, il Sismi mi passo' una informativa che si affermava
originata dalla 'stazione' di Beirut, alias dal colonnello Giovannone,
l' 'uomo' di Aldo Moro, secondo la quale una determinata organizzazione
della resistenza palestinese, la Fplp, rivendicava la proprieta'
dei due missili, non destinati all'Italia”.
“In realta' non fu difficile a me ed al Sottosegretario
all'Informazione e alla Sicurezza, on. Mazzola,
comprendere che i dirigenti del Sismi, ci nascondevano
qualcosa. Vi fu un burrascoso incontro notturno a Palazzo
Chigi, ed alla fine mi fu detta la verita' e mi fu esibito
-scrive l'ex Presidente del Consiglio- un documento
trasmesso dalla nostra 'stazione': un telegramma del capo della
Fplp a me indirizzato con cui, con il tono di chi si sente
offeso per l'atto che ritiene compiuto in violazione di
precedenti accordi, mi contestava il sequestro dei due missili
e ne richiedeva la restituzione, insieme alla liberazione
del 'compagno' Pifano”.
Secondo l'ex Capo del Governo, la richiesta avanzata
dall'Fplp di restituzione dei missili faceva forse
parte “dell'accordo mai dimostrato 'per tabulas',
ma notorio, stilulato sulla parola tra la resistenza
ed il terrorismo palestinese da una parte e dal governo
italiano dall'altra, quando era per la prima volta
Presidente del Consiglio dei Ministri l'on. Aldo Moro.
La totale fedelta' e conseguente riservatezza che i collaboratori
sia del Ministero degli esteri sia del Sifar e poi Sismi,
di Aldo Moro nutrivano per lui, impedi' sempre a me, benche'
'autoritariamente curioso', di sapere alcunche' di piu' preciso
sia da ministro dell'Interno che da Presidente del Consiglio
dei Ministri e da Presidente della Repubblica”.
Cossiga rivela inoltre che un altro “degli episodi
legati all'accordo e' la distruzione da parte dei
servizi israeliani dell'aereo militare Argo 16, in dotazione
al Sismi, come ritorsione alla 'esfiltrazione' di cinque
terroristi palestinesi arrestati in quanto avevano tentato
di abbattere con missili terra-aria un areo civile israeliano
in partenza da Fiumicino”.
“Esfiltrazione o 'fuga agevolata', annota ancora
Cossiga, “operata da agenti del nostro servizio,
naturalmente d'accordo con la magistratura che giustamente
talvolta fa eccezioni al principio dell'esercizio dell'azione
penale e della obbligatorieta' teorica dei provvedimenti
limitativi che dovrebbero discenderne”.
Nessuno ha mai creduto al fatto che la strage di
Bologna avesse origini "fasciste". Ci fu subito una
levata di scudi e l'indicazione di colpa venne fatta sui
palchi dove parlarono i politici, all'indomani della strage.
Se nella città emiliana -comprensibilmente- fu naturale
prendersela con gli "anticomunisti", più strana
fu la solerzia della stampa. In effetti lo stragismo fascista
non aveva più ragione di esistere e di agire: le sinistre
erano allo sbando, dalle BR al PCI, arrivava la stagione del
disimpegno. In compenso, era crescente il livello di azione
dei palestinesi in Italia, che trovò il suo culmine nella
liberazione armata da parte dei carabinieri di Craxi del capo-dirottatore
della Achille Lauro. Anche in quel caso ci furono complicità
a più livelli: difficile, dopo le parole di Cossiga, e dopo aver
conosciuto da Bat Ye'Or l'esistenza del Patto euro-arabo, non pensare
all'intervento congiunto di diversi organismi, inclusa la magistratura
(che intervenne il giorno dopo la fuga di Abbas in Yugoslavia
-su aerei militari italiani-). Grazie, Cossiga.
Postato da Paolo-di-Lautreamont
Islam moderato
e Bambi il terrorista
In Italia e' in atto un lavaggio del cercello.
Ogni minuto della giornata siamo bombardati da notizie
sull'Islam moderato, da moniti sul terrorista Issac
che non e' un terrorista e che il suo soprannome e'
Bambi. Chiunque porti un simile soprannome non puo'
essere un terrorista!!
Si vuole quindi umanizzare un mostro che ha
tentato di ammazzare inglesi per la seconda volta
in due settimane, si vuole redimere una cultura della
morte trasformandola nella panzana della cultura della pace
e ogni mezzo va bene, persino il cous cous.
Siamo veramente arrivati al ridicolo.
A San Vito Lo Capo, nella bella Sicilia, ogni
anno si fa una gara di cous cous, piatto mediorientale
molto conosciuto, come in Italia la pizza. Ebbene
la retorica pacifista italiana e' arrivata a trasformare
una semplice gara culinaria in "piatto della pace".
Cosa c'entra la pace col cous cous? Certo che c'entra perche'
e' un piatto che si mangia soprattutto nei paesi arabi quindi
e' presto fatto, il messaggio e' : arabi = pace.
Ci sono anche gare di pizza ma
non ho mai sentito definire la pizza piatto della
pace. La pizza non ha niente di arabo, e' tipicamente
italiana quindi occidentale quindi cattiva. Il cous
cous invece e' arabo, buono e pacifista.
Evviva il cous cous, tutti fratelli col cous cous,
se le vittime del terrorismo islamico avessero mangiato
cous cous, il piatto della pace, insieme ai figli
di cane loro assassini , non sarebbero morte ammazzate.
Si, siamo al ridicolo. La propaganda filoaraba italiana
ha superato il limite e tenta, forse con successo
poiche' gli italiani sono brava gente, di convincerci
che esiste un islam moderato, un islam buono, un
islam che condanna il terrorismo.
Peccato che da queste parti non ce ne eravamo accorti.
Peccato che l'islam buono e moderato faccia festa
e vada in piazza a ballare ad ogni attentato in Israele
.
Peccato che questo sconosciuto islam moderato abbia
incominciato a condannare il terrorismo nel
momento in cui, colpendo l'Europa, ha temuto per
il proprio portafoglio e per i propri permessi di soggiorno.
Peccato che fino all'attentato di Londra questo
introvabile islam moderato non abbia mai detto mezza
parola contro il terrorismo, contro i morti americani,
israeliani e che in Egitto sia stata fatta
una primissima dimostrazione solo dopo i 90 morti di Sharm
el Sheickh non per solidarieta' con le vittime ma
per fifa blu per la scomparsa del turismo, quindi della
pappa quotidiana.
Peccato che gli stessi che hanno dimostrato per
il loro portafoglio si fossero messi a ballare di
gioia l'11 settembre del 2001 nelle piazze del Cairo,
Amman (paesi arabi moderati), Gaza, e giu' giu fino in Indonesia,
Filippine e ogni paese con una forte comunita' islamica.
Qualcuno anche in Europa.
Gli italiani credono alla propaganda filoaraba e
filoislamica italiana, altroche' se ci credono.
Gli italiani hanno capito che l'islam si divide
in islam cattivo, i figli di cane terroristi che
colpiscono gli europei loro amici, e in islam buono
e che quest'ultimo finora abbia taciuto,
sostenuto, difeso i figli di cane terroristi e
festeggiato le loro azioni omicide contro il Grande e
il Piccolo Diavolo :USA e Israele, e' solo un dettaglio.
Tutti nella trappola, ormai siamo cosi' abituati
a vedere teste mozzate, gole sgozzate, pezzi di
corpi negli autobus, nelle metropolitane, nelle pizzerie
e discoteche, cenere di corpi umani a Ground Zero, che
consideriamo buono e moderato chi non decapita, non sgozza,
non si fa esplodere per ammazzare.
Il lavaggio del cervello e' giostrato con tanta
maestria che quasi tutti sono disposti a considerare
buoni e moderati i figli di cane terroristi che
ammazzano in Israele perche' Israele e' brutto, cattivo
e ebreo.
Cosi' dice Ken il rosso, il criminale sindaco di
Londra, cosi' ha detto la first lady inglese, cosi'
dicono i sinistri ammiratori dei figli di cane.
Tutti sono caduti nella trappola, tutti parlano
di islam moderato, non se ne puo' piu', il figlio
di cane Issac e' un bravo ragazzo, soprannominato
Bambi (chi non si intenerisce al pensiero del piccolo maculato
cerbiatto della nostra infanzia?)
Diabolicamente furbi!
E gli inglesi tremano
al pensiero che resti in Italia e trovi un
bravo giudice pacioso e innamorato dell'islam moderato
e di Walt Disney che lo liberi perche' il fatto non costituisce
reato.
Non abbiamo piu' morale ne' moralita', non sappiamo
piu' distinguere tra il bene e il male.
Male e' ammazzare inglesi, spagnoli, iracheni, turchi,
non e' poi tanto male ammazzare israeliani, ce
lo ha detto anche la Santa Sede dimenticando i morti di
Natanya ammazzati un paio di giorni dopo le vittime
di Londra.
Male e' Israele, bene e' islam. Male e' pensare che
tutti i musulmani siano terroristi o conniventi
e bene e' pensare che tutto e', naturalmente, colpa
di Israele.
In questi ultimi anni abbiamo visto troppi sgozzati
in diretta TV , abbiamo visto l'inferno e il sudiciume
della cultura della morte e ne siamo stati contaminati.Abbiamo
preso il virus.
Non abbiamo piu' capacita' di giudizio e questo
significa che niente piu' ci differenzia dalle
bestie feroci.
Deborah Fait - informazionecorretta
Il pacchetto sicurezza
del Governo approvato dal Parlamento
Il pacchetto sicurezza composto di 19 articoli,
si prefigge di rendere più ampia ed efficace
l'azione di contrasto del terrorismo internazionale
mediante specifiche e mirate misure volte a perfezionare
norme e istituti già in vigore, nonché a potenziare
gli strumenti di indagine e di controllo.
Questo il dettaglio:
- nuove norme per il rilascio di permessi di soggiorno
per fini investigativi, per l'espulsione per
motivi di terrorismo e quelle che estendono ai servizi
di intelligence la possibilità di effettuare intercettazioni
preventive. Si prevede la costituzione di Unità
di polizia giudiziaria specializzate per le indagini
antiterrorismo, simili a quelle adottate per i sequestri
di persona.
- salvaguardia dei dati
essenziali relativi alle comunicazioni telefoniche
e telematiche e alle misure amministrative utili
per controllare attività sensibili ai fini di terrorismo,
come gli esercizi di internet point e simili, le attività
di volo, le attività inerenti agli esplosivi. Sono previsti
anche interventi in materia di fermo e di arresto e di identificazione
delle persone. Al riguardo sono previsti anche accertamenti
biologici «a basso livello di invasività» per
l'identificazione delle persone indagate, mentre il nuovo art.
497 bis del Codice penale è volto a punire adeguatamente
il possesso e la fabbricazione di documenti falsi.
- ripristinato, nelle circostanze più gravi,
l'arresto fuori flagranza (possesso di giubbotti
antiproiettile e di autoblindati) e «soprattutto
prevedendo uno specifico intervento di prevenzione
patrimoniale nel caso di risorse utilizzabili per
finalità di terrorismo». Tra le innovazioni,
l'estensione della sanzione anche ai casi di reclutamento
e addestramento per finalità di terrorismo.
- rilascio di uno speciale permesso di soggiorno
agli stranieri che collaborano con la giustizia. Viene
prevista una specifica causa di espulsione amministrativa,
per esigenze di prevenzione del terrorismo interno
e internazionale, disposta dal prefetto. L'espulsione
può essere sospesa o revocata se è necessario
acquisire notizie sulla prevenzione di attività terroristiche.
- per il traffico telefonico
e telematico è prevista una moratoria di 30 mesi
per la loro conservazione. Vengono anche perfezionate le modalità
di identificazione di chi acquista tessere telefoniche prepagate.
Fino al 31 dicembre 2007 saranno necessarie specifiche autorizzazioni
di polizia per gli esercizi pubblici in cui vengono offerti
servizi di comunicazione o telematici e verranno adottate misure
particolari di identificazione degli utenti.
- più stretti controlli anche per armi ed
esplosivi, in particolare per i detonatori elettrici
a bassa e media intensità. Vengono introdotte
sanzioni per l'addestramento indebito alla fabbricazione
o all'uso di esplosivi e armi da guerra. Vengono incrementati
i controlli di sicurezza per lo svolgimento di attività
aeronautiche, fin dal momento in cui l'interessato può
essere ammesso alle attività di addestramento pratico.
- identificazione delle persone sospette, è
previsto che la durata «dell'accompagnamento
per l'identificazione» in un ufficio di polizia sia elevata
a 24 ore nei casi in cui l'accertamento sia più
difficoltoso. Quanto al nuovo reato relativo a chi fabbrica,
usa, o detiene un documento falso valido per l'espatrio,
è prevista la reclusione da uno a quattro anni, con
pena aumentata da un terzo alla metà per chi fabbrica
o forma il documento falso.
- integrati i poteri della polizia giudiziaria
per l'identificazione delle persone indagate,
consentendo il prelievo di campioni biologici per l'estrazione
del Dna. Saranno sufficiente poche tracce di saliva,
prelevate con uno stick dalla bocca per effettuare l'analisi
del Dna da cui trarre dati che potranno essere scambiati
tra gli organismi investigativi dei vari Stati.
- il permesso e la carta di soggiorno elettronici
avranno la stessa valenza degli altri documenti
di identità elettronici previsti per i cittadini.
I reati in materia di terrorismo prevedono due
nuovi articoli del Codice penale: 270-quater (arruolamento
con finalità di terrorismo anche internazionale) e
270-quinquies (addestramento ad attività con finalità
di terrorismo anche internazionale). terroristi arabi
«Patti pericolosi»
In una
intervista al Corriere (28 luglio)
Giuliano Amato si è detto preoccupato che possa emergere
in Italia un «maccartismo antiislamico». E' una
giusta preoccupazione. Però bisognerebbe individuare una
linea di confine che consenta di decidere cosa sia maccartismo
e cosa no.
Prendiamo
le tesi che Magdi Allam, giorno dopo giorno, con grande
lucidità, illustra su questo giornale. Allam
sostiene che per ignoranza, ignavia, superficialità,
abbiamo permesso, nel corso degli anni, che la rappresentanza
dell'Islam italiano venisse «sequestrata» dai
Fratelli Musulmani e dai wahhabiti, pericolosi gruppi fondamentalisti
che controllano gran parte delle moschee e degli altri
luoghi di aggregazione musulmana nel nostro Paese. Gruppi la
cui ideologia è impregnata di odio per l'Occidente,
e che non perseguono il fine dell'integrazione dei musulmani
in Italia ma quello del proprio radicamento territoriale come
corpi separati. Pare si sia verificata una grave distorsione
del meccanismo della rappresentanza. A partecipare nei luoghi
di aggregazione è soprattutto la minoranza dei fondamentalisti
militanti, mentre la maggioranza di musulmani venuti per lavorare
in pace non partecipa. Risultato: la minoranza estremista si
è presa il cento per cento o giù di lì della «rappresentanza
islamica». E' maccartismo dire che è suicida tollerare
questa situazione?
Non corriamo
solo rischi di attentati a breve termine. Corriamo
anche rischi a più lungo termine: come fare crescere
potentati islamici fuori controllo, in grado di
intimidire i tanti musulmani non rappresentati proprio perché
non estremisti. Per non parlare del fatto che i luoghi di
aggregazione dominati da quei gruppi sono brodo di coltura dei
futuri kamikaze. Coltiviamo con cura la leggenda secondo
cui esisterebbe un Islam «moderato». Ma gli esperti
ci spiegano che non esiste. Esistono musulmani che apprezzano
la democrazia, i diritti civili, la parità giuridica
fra uomini e donne, e che non vorrebbero essere governati dalla
legge islamica. E poi ci sono gli altri, quelli con cui non
si capisce su cosa dovremmo «dialogare».
L'Italia
è un Paese di grandi talenti e intelligenze private,
individuali, ma anche, spesso, di grandi esibizioni di
stupidità pubblica. Non andrà a finire che saremo
l'unico Paese al mondo a battezzare come «Islam moderato»
niente meno che i Fratelli Musulmani? Non sarà proprio
con loro che andremo a fare quella «consulta islamica»
di cui ha parlato il ministro Pisanu? Magari accontentandoci
di qualche frase di condanna del terrorismo in Europa (dagli
stessi che seminano odio contro il nostro modo di vita, esaltano
la guerra santa, inneggiano ai kamikaze in Palestina e in Iraq)?
In Gran
Bretagna venne fatto un patto tacito con i fondamentalisti.
E' finito male. Ma almeno si era trattato di una scelta
deliberata. Noi rischiamo di fare un «compromesso
storico» con l'estremismo senza neppure saperlo (per
esempio, grazie all'ignoranza di amministratori locali
che, come ha documentato Allam, finanziano moschee controllate
dai Fratelli Musulmani). Ci sono purtroppo molti modi
per soffrire e per morire. Il più stupido è
rinunciare a difendersi per paura di apparire retrivi nei salotti
e nei giornali ove si decide cosa sia politicamente corretto
e cosa no.
CORRIERE
DELLA SERA di lunedì 1 agosto 2005 - editoriale
di Angelo Panebianco
Arabia Saudita:
è morto re Fahd.
Re Fahd bin Abdul Aziz, custode delle due moschee
sante, quinto monarca d'Arabia Saudita, è morto
in ospedale. Aveva 82 anni. Da sei settimane era ricoverato
per una polmonite. Il suo successore è il principe
Abdullah.
Per maggiori informazioni
clicca qui.
Nazi-islamismo
una connection pericolosa per l'Occidente
Il legame
a doppio filo che si intuisce visionando i loro siti
piu' famosi e' quello dell'anti-semitismo (odio verso
gli ebrei e lo stato di Israele). I nazisti europei hanno
creato reti di diffusione di materiale propagandistico dei
principali gruppi terroristici islamici e sono collegati alle
centrali del terrore mediorientale. Non e' una novita' che da
anni un sito internet www.radioislam.com diffonda la sua nefanda
propaganda antisemita utilizzando - in tutte le lingue europee
e in arabo - materiale dell'estremismo nazifascista e materiale
delle principali organizzazioni terroristiche islamiche (Hamas,
Hezballah, Al-Qaeda, Jihad, Gruppo Salafita per il Combattimento,
Fratelli Musulmani). Questi gruppi non hanno certo bisogno
di sostegno on line di organizzazioni nazi ma ne utilizzano i siti
per la diffusione nelle nostre lingue europee dei loro deliranti
messaggi di morte e terrore. Il sito in questione e' notoriamente
una base di riferimento per i principali esponenti del neofascismo
europeo di cui rivendica una specie di unita' operativa di vedute
per la creazione di un Fronte unico anti-sionista (che nella realta'
e' un fronte contro gli ebrei sul modello proposto da "al-Qaeda"
quando minaccia 'crociati e cristiani'). Nessuno sembra essersi
reso conto della pericolosita' di questi legami tra Islam e neonazismo
e neofascismo europei. Sul sito in questione vengono segnalate diverse
letture di autori neofascisti (nella sezione in lingua italiana si
potranno cosi' consultare anche articoli tratti dai mensili e periodici
piu' antisemiti dell'estrema destra nostrana). "Avanguardia", "Orion",
"Il Puro Islam", sono solo alcune delle riviste che figurano nell'elenco
delle letture consigliate. Consigliate da chi? Da tale Ahmed Rami'
che si presenta come un ex sottufficiale dell'armee' marocchina e
che non nasconde la sua chiara ammirazione per il nazismo e il revisionismo
olocaustico riprendendo pari pari i testi e gli scritti di Faurrisson,
Bardeche, Graft, Rassinier e altri negazionisti dell'olocausto ebraico
in Europa gia' sconfessati in parecchie aule di tribunale come l'inglese
Irving. Non mancano
poi alcuni noti autori neonazisti italiani tra i quali Lattanzio,
Terracciano, Blondet e Negri (questultimo della redazione di Avanguardia).
Testi che denunciano la "minaccia sionista in Medio Oriente" e si
schierano al fianco dell'Islam radicale quello dai toni piu' duri
degli ayatollah iraniani e del movimento Hamas palestinese che
compie le sue stragi a Tel Aviv mietendo morti tra la popolazione
civile israeliana. La solidarieta' all'Islam anti-americano e
anti-israeliano e' una delle principali idee-forza di molti dei
movimenti neonazisti europei. In nome di valori quali razza, religione,
identita' e sangue infatti il Nazismo europeo cerca di scrollarsi
di dosso l'odioso crimine della shoa per presentarsi come un valido
alleato dei musulmani nella loro folle idea di disintegrare lo stato
d'Israele. Non sono infatti nuove le provocazioni nazistoidi in questo
senso ne' e' una novita' che molti dei convertiti italiani provengono
proprio dai ranghi del neofascismo. L'Islam e' per loro un approdo
"naturale" che li accomuna ai proclami allucinanti dei vari zarqawi,
bin laden, ecc. ecc. Non sono arrivati a sgozzare ancora alcun "porco
ebreo" in Europa ma intanto i nazi nostrani fanno la loro propaganda
senza alcuna censura senza che nessuno denunci e prenda provvedimenti
in merito. Ora anche su Indymedia non mancano deliri antisemitici
e anti-sionisti sia da parte di esponenti dell'estrema sinistra che
di veri e propri nazisti (che giustamente sono hiddati). Il vero problema
e' che non esista alcuna legislazione appropriata che possa impedire
questa propaganda on line. In ogni caso non vi chiediamo di sostenere
la politica del governo Sharon, che comunque critichiamo aspramente
per molti errori commessi anche nel recente passato, ma di mantenere
una certa soglia di vigilanza affinche' siano visualizzabili i connubi
tra elementi e gruppi neofascisti e organizzazioni islamiche. Quando
leggiamo che personaggi come Tariq Ramadan possono circolare liberamente
e tenere conferenze , come annunciato, in tutto il territorio nazionale
francamente proviamo un certo ribrezzo. Sono propagandisti di odio
e seminatori di violenza. Una violenza che sara' solo verbale ma che
genera altra violenza e non aiuta certo alcuna delle parti in causa
a capire , o almeno cercare di farlo, l'altro. Israele e' quello che
e' ma esiste e ha il diritto di esistere e vivere in pace. La Palestina
non esiste fin quando non verra' riconosciuta la sicurezza allo stato
di Israele e neanche gli altri paesi arabi sono poi cosi' interessati
al riconoscimento di una entita' palestinese indipendente , anche
perche' hanno a che fare con milioni di profughi i quali non solo
si sono stanziati dal Marocco al Kuwait , ma continuano a disinteressarsi
bellamente delle promesse mancate della loro stessa dirigenza corrotta.
Uno spiraglio possibile verra' da Abu Mazen? Ce lo auguriamo , intanto
pero' solo Sharon ha fatto un primo passo per evacuare Gaza mentre
dall'altra parte continuano le minacce, e anche gli attentati o i
lanci di missili qassam, da parte di Hamas e Jihad. Delle due l'una:
o la pace ad oltranza o la guerra ad oltranza. non esistono altre
soluzioni a questo problema per cui ognuno crede di avere la risposta
pronta. Ma quando si parlano nessuno sembra ascoltare o voler ascoltare
l'altro.
by abramo gentili - mail: abragentil@hotmail.com
Attentati a Londra.
Guardian: un altro dei sospetti terroristi e'
stato visto a Roma a inizio luglio
Londra, 1 agosto 2005- Le indagini sugli attacchi
falliti del 21 luglio a Londra si stanno concentrando
sugli spostamenti e i collegamenti di Hussein Osman,
l’uomo arrestato a Roma perché ritenuto tra i responsabili
di quella operazione terroristica.
Per seguire più da vicino le indagini, il quotidiano
britannico Guardian
ha inviato nella capitale italiana due suoi reporter,
che hanno raccolto informazioni in ambienti investigativi
e anche tra la gente comune.
Due testimoni hanno raccontato ai giornalisti britannici
che diverse settimane fa avrebbero visto a Roma
un altro dei terroristi responsabili degli attentati
del 21 luglio, in particolare colui che viene ritenuto
il leader del gruppo.
Stando a quanto pubblicato oggi dal Guardian, si tratta
di Muktar Said-Ibrahim. Una madre e una figlia che abitano
nello stabile dove è stato arrestato Osman, hanno rivelato
ai reporter di aver riconosciuto Ibrahim nelle immagini
che più volte sono state trasmesse in televisione
in questi giorni.
Ad inizio luglio, “eravamo uscite a mangiare una
pizza – ha raccontato la donna – e siamo tornati
intorno alle 10.30 della sera, quando abbiamo visto
lui (Osman Hussein) insieme all’altro, quello che è
stato arrestato a Londra (Ibrahim, ndr). Parlavano
in inglese. O meglio, parlavano in una lingua straniera,
credo fosse inglese”.
Sospetti &
misteri: Spie e «cimici», il Palazzo si sente assediato
ROMA—
«Se in Italia non ci fossero i pentiti e le
intercettazioni.... altro che Bin Laden, non riusciremmo
ad arrestare nemmeno un ladro di polli». Arrivato
a quasi 80 anni, il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi
è sicuro di aver passato una «buona metà
della vita» con il telefono sotto controllo. «Le
indagini vere — spiega —non le fa più nessuno e allora
via con le cimici, anche con chi fa politica». Non è
il solo a pensarla così. Dice Gianpiero Cantoni, che
prima di essere eletto per Forza Italia al Senato è stato
a lungo presidente della Bnl (visto che proprio di banche si tratta):
«Mi sento intercettato da sempre, e credo che anche qui
a Palazzo Madamale cose non siano cambiate. La verità è
che stiamo tornando ai tempi più bui della nostra Repubblica,
fatti di intercettazioni disinvolte e spregiudicate».
Anche dall’altra parte della barricata la sensazione
è la stessa: Giuseppe Ayala, senatore ds,
è stato pubblico ministero nel primo maxi processo
contro la mafia. Adesso ci scherza sopra: «C’è
un mio amico pescatore di Mazara del Vallo che quando viene
a Roma mi porta delle aragoste perché sa che mi
piacciono molto». Il problema è che quel pescatore
le aragoste le chiama «bambine». «Quindi
mi chiama sul telefonino e mi dice: "Senatore sono a Roma,
le ho portato le bambine". Lo interrompo subito: aspetta,
gli dico, che forse il maresciallo ci sta ascoltando.
Maresciallo, guardi che le bambine sono le aragoste, non
si faccia cattive idee». Ogni volta va così ed un
motivo c’è perché, aragoste ed ironia a parte, nel
Palazzo sono in molti a temere di essere spiati.
Tutti d’accordo con il richiamo di Marcello Pera,
quindi? Sì, mafino ad un certo punto: da destra
a sinistra i senatori condividono il suo appello,
né poteva essere altrimenti visto che il suo è
un richiamo al rispetto della Costituzione. Ma nell’opposizione
c’è chi sostiene che Pera poteva andare oltre: non
fermarsi alla forma di quelle intercettazioni ma andare dritto
al loro contenuto. «Certo — premette il ds Franco Bassanini
— le leggi vanno rispettate da tutti e anche dai magistrati. Quindi
il richiamo di Pera è del tutto legittimo. Tuttavia
lo stesso discorso deve valere anche per noi senatori così
come deve valere per tutti gli esponenti delle istituzioni il
principio per cui la politica non si deve occupare degli affari
e delle singole vicende finanziarie, ma solo di fare buone regole.
Pera tocca un problema vero ma forse non è il primo:
quello che c’è dietro è molto più importante.
Spero che sia altrettanto rigoroso nel difendere l’autonomia
delle istituzioni se dovessero emergere commistioni improprie
fra la politica e i protagonisti di alcune vicende della finanza
italiana che sono finite all’attenzione della magistratura, forse
perché non tutto era limpido ».
Ancora più esplicito Sauro
Turroni, Verdi: «Alla seconda carica dello Stato sarebbe
più consono il silenzio. Ma visto che Pera
ci ha abituato ad esternare su tutto, dal terrorismo
alla legge elettorale, dalla fecondazione all’ingresso
della Turchia in Europa, avrebbe potuto spendere due
parole anche su questo vergognoso pasticcio della Banca d’Italia.
Non vorrei che le sue parole fossero solo un polverone
per nascondere le magagne vere».
Giudizio non condiviso da Maurizio Eufemi, senatore
Udc considerato buon amico del governatore di Bankitalia
Antonio Fazio: «E’ dimostrato che ci sono apparati
dello Stato che si muovono al di fuori della legalità
e per questo bisogna rafforzare le misure di tutela dei
parlamentari. Tanto più in un momento come questo
in cui il pericolo del terrorismo internazionale spinge
il pendolo della giustizia esattamente dalla parte opposta.
Specie utilizzando l’escamotage dell’intercettazione indiretta:
non mettono sotto controllo il telefono di un parlamentare
ma quello dell’altra persona con cui parla. E il gioco
è fatto».
Nando Dalla Chiesa (Margherita) non sottoscrive: «Il
divieto di intercettare è giusto perché
è una garanzia per chi svolge la funzione di
rappresentare il popolo. Ma deve restare un’eccezione:
non può essere estesa ai collaboratori, agli amici,
alle fidanzate. Così come non è pensabile
che se la polizia sta intercettando un camorrista e su quel
numero arriva la telefonata di un deputato, bisogna fermare
tutto».
Lorenzo Salvia - Corriere della Sera - 01 agosto
2005
Massima del giorno
Il narcisismo è come il pisello, l'abbiamo tutti.
Ma la decenza vuole che lo nascondiamo.
G.P.
MOLLICHINE
Calderoli: "Definire
l'islam una civiltà sarebbe troppo qualificante".
Dimostrerebbe che chi dice ciò ha frequentato le scuole.
Due degli attentatori del 21 luglio avevano il sussidio
di povertà. L'Occidente è corrotto ma,
ancora una volta, il suo denaro non olet.
Fini e i "colonnelli": "Siamo d'accordo. E' superata
la fase dell'incomprensione". Incomprensione: quando
io non capisco che ce l'hai con me e tu non capisci che
ce l'ho con te.
Iraq, i terroristi hanno ucciso i due diplomatici
algerini. Forse hanno scoperto che erano ebrei
americani.
Fantozzi presidente di Antonveneta. Finalmente! Qualcuno
doveva pur vendicarlo, quell'infelice personaggio.
I pm di Roma hanno deciso di acquisire le intercettazioni
tra Fazio e alcuni indagati. Insomma hanno comprato
un paio di giornali.
L'Ucoii ha emanato una
fatwa alle moschee italiane: "denunciare i progetti
di attentati". Contro i terroristi?
Per l'Anm, dopo la riforma, "la battaglia si sposta
sui decreti delegati". E poi sulle montagne.
Pisanu: "L'incombere della minaccia terroristica
ci costringe a uno stato di allarme intenso e prolungato".
Intenso e prolungato. Siamo viziosi se pensiamo
all'orgasmo?
Casini ha fatto a Berlusconi i suoi "auguri più
affettuosi, che sono figli di un'amicizia vera".
Figuriamoci la falsa.
L'Unione concede il voto agli immigrati residenti
in Italia per le primarie del 16 ottobre. L'Unione
è buona, bbuona, bbbuona!
Prodi girerà l'Italia su un tir giallo. Senza
offesa e senza allusioni, è permesso dire che
in Francia le jaune est la couleur des cocus?
Fazio non è indagato per Antonveneta. Sarebbe
una buona notizia, se non fosse che per alcuni l'indagine
è già completa.
Hosni Mubarak si ricandida in elezioni che definisce
"'libere e democratiche". Ma in cui - vedi caso -
è sicuro di vincere.
Mubarak: una legge antiterrorismo potrebbe sostituire
lo stato d'emergenza in vigore da 24 anni. Stavolta
per un secolo?
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it