ARCHIVIO AGOSTO 2005

FAZIO OGGI E FAZIO UN ANNO FA
Non è che l'argomento sia particolarmente appassionante, ma è stupefacente. Mesi fa, quando ci sono stati gli scandali Cirio e Parmalat, in cui sono stati danneggiati pesantemente migliaia e migliaia di risparmiatori, e quando le responsabilità per omessa vigilanza della Banca d'Italia sembravano evidenti, tutto l'establishment ha protetto Fazio e attaccato Tremonti. Proprio mentre questi, come oggi fanno in tanti, chiedeva conto dell'omessa vigilanza e proponeva una riforma della Banca d'Italia. Inoltre, in quel caso c'era un grandissimo danno, per giunta a carico dei piccoli che non possono difendersi, coloro che tutti i partiti dicono di voler proteggere, mentre qui si tratta d'uno scontro di colossi, nessuno dei quali fa pietà. In quel caso, per provare che c'era del marcio, bastava citare la circostanza che erano rimasti scottati i risparmiatori "fai da te", mentre coloro che si erano affidati agli amministratori di fondi non avevano patito perdite. I competenti li avevano protetti tenendoli alla larga da imprese che sapevano decotte e insolvibili. I piccoli promotori finanziari sapevano, la Banca d'Italia no. Non è strano?  
Gavazzi, nell'editoriale del Corriere della Sera di oggi, dice che la gente sfilava con cartelli che chiedevano come mai Beppe Grillo sapesse dell'inghippo e chi doveva vigilare no. Ebbene, in quella circostanza, forse perché ancora Fazio gli era utile, e forse in odio a Tremonti, pur in presenza di fatti gravissimi, né l'opposizione né la maggioranza chiesero seriamente le sue dimissioni . Ora avvengono cose che, qualunque cosa dicano gli "antipatizzanti" del Governatore, non costituiscono reato, e neanche qualcosa di chiaramente rimproverabile: e tuttavia il coro è contro di lui. Mah. Non era simpatico prima, quell'uomo, non è simpatico oggi, ma è poco elegante allinearsi automaticamente con gli osanna e i crucifige. Puzzava di bruciato la sua innocenza di allora, puzza di bruciato la sua colpevolezza di oggi.
Molti poi dicono: anche se non è colpevole di nulla, dovrebbe dimettersi per ragioni di opportunità. Innanzi tutto va sottolineato che, nel caso il Governatore fosse veramente innocente di tutto, il discredito della Banca d'Italia l'avrebbero creato coloro che denunciano scandali (giuridicamente) inesistenti. Ma soprattutto dà un grande fastidio questa tendenza a essere nobili e generosi a spese altrui. Sarebbe bello vedere come si comporterebbero i critici, se fossero loro a doversi dimettere! Si può certo lodare chi si è dimesso, per esempio Cossiga dopo l'assassinio di Moro, ma non si può pretendere il suicidio di nessuno.
Fra l'altro Cossiga - che certamente era innocente - dimettendosi fece un gran figura, Fazio dimettendosi darebbe ragione a chi oggi ce l'ha con lui e confesserebbe d'essere colpevole. E perché dovrebbe farlo, soprattutto se soggettivamente si sente innocente? Con quale coraggio si può chiederglielo?
Ognuno dovrebbe chiedersi onestamente: Che cosa farei, al suo posto? E magari poi non rispondere: è più facile essere eroi in teoria che in concreto.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  


Massima del giorno
È meglio essere preparati al peggio che impreparati al male. 
G.P.


MOLLICHINE
Proteste per le parrocchie-seggio delle primarie di centro-sinistra. Perché, poi? Il fondatore frequentava pubblicani e prostitute.

Un razzo partito dal Libano è finito nel pollaio di un kibbutz. Pare che gli attentatori non volessero uccidere le galline in quanto ebree ma in quanto sioniste.

A Baquba 5.000 sunniti hanno manifestato contro la bozza di costituzione. Paese in crisi? Ma se solo a Baquba ci sono 5.000 costituzionalisti!

A Roma una ragazza di strada su due è minorenne. Largo ai giovani.

Berlusconi si ricandida: "Fanfani a 79 anni varava il suo sesto governo". A sinistra distribuzione gratuita di ferro da toccare.

Marta Flavi: "Ringrazio Maurizio Costanzo di avermi sposato. E di avermi lasciato". Ci sono un "grazie" e due "o" di troppo.

Tabacci: "Stiamo passando dai partiti-aziende ai partiti-banche". E accidenti, lui non l'hanno fatto né Amministratore Delegato prima, né Presidente poi.

Tabacci: "Riguardo alla Banca d'Italia è accaduto quello che non era accaduto mai". Correzione: non che facesse male ma che se ne dicesse male.

Tabacci: "La Banca d'Italia il conflitto d'interesse ce l'ha nel suo capitale, che è tutto di banche". A Berlusconi anche il conflitto d'interessi vogliono sottrarre?

Tabacci: "E noi che facciamo? Ci teniamo Fazio?" Ingenuo. È Fazio che tiene loro.

Dal Riformista: "un team di scienziati americani ha detto di avere scoperto che le donne, quando indossano un bikini, diventano meno intelligenti". E loro si occupano di misurarne l'intelligenza?

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it


BERLUSCONI SI CANDIDA
Non tutti hanno un'antipatia viscerale per Berlusconi, alcuni anzi (più della metà dei votanti, nel '91 e nel '96) hanno tendenza ad apprezzarlo. Ma cosa risponderebbe uno di loro se gli chiedessero: "Ti è piaciuta l'affermazione di Berlusconi secondo cui lui si candida facendo un enorme, enorme sacrificio?" La risposta sarebbe, probabilmente, no.
La prima ragione per la disapprovazione è, per così dire, linguistica. Comandare, giocare, fare l'amore e le attività consimili sono considerate da tutti positivamente. Come soddisfazioni e piaceri, non come sacrificio. Sarà pur vero che comandare comporta stress e responsabilità, che giocare può essere faticosissimo, per un maestro di tennis, che fare l'amore è un brutto mestiere, per certe donne: ogni medaglia ha il suo rovescio e non si può irridere chi mostra questo rovescio. Ma - e qui si torna alla ragione linguistica - dal momento che comandare, giocare ecc. sono cose che dànno soddisfazione, bisogna astenersi dal provocare la reazione superficiale, naturale e perfino volgare del prossimo. Il fardello del comando è un vero fardello ma è vietato lamentarsene. Anche perché c'è dietro la porta una lunga fila di persone disposta a metterselo sulle spalle.
C'è poi una seconda e più seria ragione per disapprovare la frase di Berlusconi. Ognuno di noi fornisce a se stesso le più commendevoli ragioni e le più virtuose motivazioni per fare ciò che aveva voglia di fare o interesse a fare. Prendiamo l'onestà: questa è una qualità che ha i suoi costi eccome, ma come vive, il disonesto, vive forse bene? Riscuote la fiducia e la stima del prossimo? Tutti hanno nella loro esperienza il caso di quei ristorantini che aprono, offrono buoni pasti a buoni prezzi e dopo qualche tempo, rinunciando all'onestà, aumentano i prezzi, abbassano la qualità e qualche tempo dopo chiudono. Ecco la ragione per essere onesti: essere onesti, se si è ristoratori, conviene. La clientela si affeziona, i tavoli non sono mai vuoti e alla fine, come molti fanno, si potrà scrivere: "dal 1986", "dal 1971" o perfino "dal 1958". L'anzianità è prova di qualità ed onestà.
Chi è corretto, chi paga i suoi debiti, chi mantiene la parola data paga un prezzo. Ma è anche vero che dorme bene la notte e, se non si arricchisce, certo è più felice o almeno sereno di tanti altri, alla fin dei conti. È questo il senso della frase "La virtù è il premio di se stessa".
Anche l'esercizio del comando ha i suoi prezzi ma il suo premio è l'ambizione appagata. Che possa essere un "grande, grande" sacrificio significa soltanto che per l'interessato è un "grande, grande" piacere. Migliore, secondo i napoletani, del grande piacere per eccellenza. Niente di male, in tutto questo. Ma Berlusconi dimostra di essere eccellente imprenditore, straordinario politico e insufficiente filosofo. Non può chiedere ringraziamenti, se si candida. Gli si può credere quando afferma di tenere in conto gli interessi dell'Italia (tutti ne teniamo conto), ma la molla dell'ambizione, da che mondo è mondo, non è la causa da servire ma il narcisismo di chi la vuole servire.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it

PAPA BENEDETTO XVI
visto da un miscredente
Quando un miscredente parla di religione rischia di urtare sia i credenti che i miscredenti. I primi, perché dimostra di non prendere del tutto sul serio la religione, i secondi perché sembra prenderla sul serio. In realtà la religione andrebbe sempre presa sul serio, perché se è vera ci impone un tipo di vita e se è falsa ce ne impone un altro. Meglio scegliere a ragion veduta. Ma praticamente tutti non si dànno la pena di pensare a queste cose e vivono come più gli aggrada.  Perfino dicendosi credenti e praticanti mentre non sanno a che cosa credono e non praticano quel poco che sanno.
Trattare la religione a proprio modo è consentito solo al miscredente informato e poi, in misura minore, all'adepto d'una religione in cui il rapporto credente-divinità sia libero. Nell'Islàm non c'è un clero nel senso cristiano del termine.  Il rapporto Dio-credente è diretto, senza mediazioni e il singolo è guidato dal Corano: ma come debba leggerlo, come debba interpretarlo è affar suo. Farà certo bene a dar retta agli imam e ai grandi teologi, perché ne sanno più di lui ma essi non hanno su di lui un'autorità gerarchica, hanno solo quella che deriva dalla loro maggiore competenza.
L'islamismo è una religione astratta, semplice ed essenziale. La sua pratica non è affollata di norme e il suo cielo è sgombro: c'è posto solo per Dio. Nel cristianesimo le cose stanno diversamente. Ogni Chiesa ha tendenza a stabilire punti fermi, credenze essenziali senza le quali si è esclusi dalla comunità. Non si può essere luterani se si insiste per confessarsi come non si può essere cattolici se si insiste nel non confessarsi. Anche qui è opportuno notare che le differenze fra sunniti e sciiti sono minori di quelle che si hanno nell'ambito del Cristianesimo.
Il Cattolicesimo tocca tuttavia il culmine della regolamentazione. In esso la religione - forse anche influenzata dalla mentalità giuridica romana - è divenuta un corpus strutturato al livello dottrinale, al livello giuridico (col diritto canonico), e infine al livello dell'organizzazione del culto. Non solo esiste un clero, ma questo clero somiglia ad un esercito con i vari gradi e un comandante supremo e indiscutibile: il Papa. Questo assolutismo religioso travalica per giunta il tempo e il Vaticano non si limita a disciplinare il presente, disciplina anche il futuro. Quando è stato proclamato il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria, nel 1854,  non ci si è limitati a dire ai contemporanei: "oggi siete obbligati a credere a questo"; si è detto: "chiunque voglia essere cattolico, oggi e anche in futuro, dovrà credere a questo".
Il cattolicesimo è una religione cristallizzata e senza marcia indietro. Potrebbe domani consentire ai preti di sposarsi, dal momento che il celibato dei sacerdoti non è un dogma di fede, ma non potrebbe mai andare contro i principi fondamentali e contro i dogmi già proclamati. Chiunque li neghi è eretico e fuori dalla Chiesa. Tutto ciò posto, coloro (e sono molti) che vivono il cattolicesimo come un'occasione di togetherness ("insiemità"), una forma di gioiosa benevolenza verso tutti in cui le singole regole non hanno più importanza, sono eretici. Non basta dire "io amo Gesù tutti i giorni dell'anno" per essere dispensati dall'andare a messa la domenica. Non basta dire "anche Dio è amore" per essere autorizzati a fare l'amore col fidanzato. Il cattolicesimo non è una religione à la carte.

Dal punto di vista della realtà sociale, è vero che molti parroci mostrano solo il volto sorridente ed indulgente del cattolicesimo. È vero che un Papa come Giovanni XXIII ha potuto far credere che il cattolicesimo consistesse nel farsi benedire da un nonno benevolo e informale: ma è un inganno. La dottrina non è un vino che si possa annacquare all'infinito: perché alla fine si distribuirà acqua e ciò che si guadagna in popolarità si perde in serietà della fede.
Tuttavia questa è una tendenza del nostro tempo. In passato i tiepidi ascoltavano le prediche dei passionisti o dei gesuiti con l'anima colpevole, sentivano che quella rampogna li riguardava. Oggi i tiepidi reclamano il diritto di dirsi perfettamente ortodossi mentre continuano a vivere a modo loro. Io, non sarei un buon cattolico? Ma se non faccio male a nessuno!
Ecco perché è interessante ciò che Benedetto XVII ha detto a Colonia: "Per dire il vero, non di rado la religione diventa quasi un prodotto di consumo. Si sceglie quello che piace, e certuni sanno anche trarne profitto. Ma la religione creata alla maniera del fai da te, alla fine non ci aiuta. E comoda ma nell'ora della crisi ci abbandona a noi stessi".
Il Papa ha perfettamente ragione. Tuttavia, se questo capo dell'ex-Santo Uffizio continuerà ad essere seriamente contro "la religione fai da te", le chiese che già sono abbastanza vuote rischieranno d'esserlo ancora di più. Sarà un bene, perché vi entreranno più veri credenti e meno passanti, più penitenti e meno party di matrimonio o di battesimo: ma è bene sapere che la gente non ama una chiesa inflessibile.
La massa si comporta oggi come un tempo potevano sognare di comportarsi solo i sovrani. Enrico VIII desiderava gli fossero applicate norme ad personam e, pur essendo re e pur minacciando uno scisma, non ci riuscì. La gente questo lo dimentica e quando Paolo VI ribadì il divieto degli anticoncezionali ne rimase scandalizzata. Molti dicevano: "Ma come, al giorno d'oggi!", dimenticando che la Chiesa non ha il metro del "giorno d'oggi". Ha il metro dell'eternità. Un letto di Procuste peggio che scomodo, anche se dietro gli ampi paludamenti di Giovanni XXIII si scorgeva appena.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

Il radicale Della Vedova. «Pannella con Prodi? Io non lo seguirò»
ROMA — Dopo aver contribuito in maniera decisiva a introdurre in Italia il bipolarismo e dopo un decennio di fiero isolamento che gli ha impedito di superare la soglia di sbarramento del 4% e di eleggere pertanto anche un solo deputato, i Radicali sono prossimi ad allearsi con lo Sdi di Boselli e dunque con l’Unione prodiana. Una scelta epocale. Che però
Benedetto Della Vedova, membro della Direzione del Pr, non condivide.  
Qual è il problema?
«Il problema è che c’è stata un’accelerazione fino a poco tempo fa imprevedibile».
Nel senso?
«Beh, nell’assemblea che tenemmo dopo il risultato del referendum sulla procreazione assistita, io fui l’unico a sostenere che non aveva senso rimanere fuori dalle istituzioni e che pertanto dovevamo accettare il gioco delle alleanze...».

Gli altri che dissero?
«Pannella mi aggredì perché sostenni che avevamo ecceduto con l’anticlericalismo. ‘Parli come Rutelli’, mi disse con tono sprezzante».
E la Bonino?
«La Bonino fu ancora più dura, disse che se il partito avesse deciso di stringere un’alleanza con uno dei due poli, lei se ne sarebbe andata».
Evidentemente, hanno cambiato idea.
«Evidentemente, e la cosa mi fa piacere. Contesto, però, la scelta di unirci al centrosinistra».
La contesta dal punto di vista liberal-liberista?
«Certo. Intendiamoci: non mi sfugge il fatto che Berlusconi non è la Thatcher, ma, per capirci, il centrosinistra vorrebbe persino abolire la legge Biagi. Dal punto di vista delle grandi scelte di politica economica ed estera, è evidente che siamo più in sintonia con la Cdl che con l’Unione».
Dal punto di vista dei diritti e delle libertà, però…
«Intanto, Prodi non è Zapatero. Ma, se anche lo fosse, Rutelli e gli altri centristi dell’Unione bloccherebbero ogni sua eventuale iniziativa».
E’ quel che dall’altra parte farebbero Pera, Buttiglione, Giovanardi…
«D’accordo, ma io non credo che per essere liberali bisogna essere anticlericali, così come non sento alcun bisogno di enfatizzare il ruolo della Chiesa nel presente».
Andiamo al sodo. Se Pannella sceglie Prodi, lei che fa: organizza una scissione?
«Ho il senso della misura e capisco che dov’è Pannella, lì è il Partito Radicale».
Ma?
«Ma per me la scelta radicale dev’essere quella del centrodestra».
In caso contrario?
«Non credo che potrò rinunciare alle mie idee».
Si dice che Berlusconi le abbia già offerto la candidatura e che, grazie a lei e a Taradash, vorrebbe creare una lista pseudo-radicale di appoggio alla Cdl…
«Il discorso è ancora prematuro. Ne discuteremo quando si sarà chiarita la scelta del partito».
Non rischia di ritrovarsi da solo?
«So che in molti stanno facendo le mie stesse riflessioni, anche se, ad oggi, sono l’unico ad uscire allo scoperto. Ma sul territorio, al di fuori del nocciolo duro della dirigenza radicale, c’è molta perplessità verso l’orientamento di Pannella».
Eppure, per una volta Pannella si dimostra pragmatico: va con chi si ritiene che vincerà.
«Sì, ed è ragionevole che, oltre alle considerazioni politiche, abbia pensato anche a questo. Marco non ha mai messo in secondo piano la questione delle risorse e, dal momento che i conti del partito sono pessimi, eleggere un deputato in più o in meno fa la differenza
».
Intervista a cura di Andrea Cangini, dal Quotidiano Nazionale del 28.08.2005

FAZIO
Può avvenire che, sentendo le arringhe dell'accusa e della difesa, uno si chieda: "E io, che ne penso?" Giunti a questo punto, si sta attenti a cogliere il particolare, l'indizio, la prova che, almeno ai nostri occhi, tagli la testa al toro: è colpevole, è innocente.
Qualcosa di analogo avviene in questi giorni a proposito della vicenda che ha visto come protagonista il Governatore della Banca d'Italia. Qui le arringhe dell'accusa sono state numerose e pronunciate da avvocati di grandissima rinomanza e autorevolezza, mentre le arringhe della difesa sono state sommesse e pronunciate con qualche imbarazzo. Come se questi oratori avessero voglia di dire: "Saremmo stati tanto lieti di non dover difendere questo imputato!"
Se questo è il quadro, è ovvio che la prima tendenza del lettore di giornali è quella di concludere per la colpevolezza di Antonio Fazio: molti accusatori convinti e pochi difensori svogliati per giunta renderebbero perplesso qualunque giudice. Se però si è abituati ad avere le idee chiare, non si può evitare di porsi la domanda: "Ma, esattamente, che cosa ha fatto di male?" Non basta che abbia telefonato ad un amico. Se non ha influenzato la sentenza, il giudice che telefona all'imputato per preannunciargli l'assoluzione non può essere detto scorretto.
Sono passati molti giorni nell'attesa di sapere che cosa esattamente abbia fatto Fazio che gli imporrebbe di avere la decenza di dimettersi. E poiché, nel corso di questi giorni, la cosa non si è saputa - o perché non esiste o perché i grandi avvocati dell'accusa non hanno saputo illustrarla - non rimane che assolvere l'imputato. Né è lecito ironizzare sulla sua tesi, secondo la quale non lo si può accusare di nulla se ha rispettato le leggi. L'ordinamento giuridico non chiede e non può chiedere nulla di più, al singolo. Neanche se è il Governatore della Banca d'Italia.
Tutto questo non impedisce che l'uomo sia antipatico e, forse, altezzoso. Ma lo era già da prima, quando ogni sua parola era un oracolo e quando - come per Ciampi e, absit iniuria verbis, i morti - di lui non si poteva dire nihil nisi bonum[1]
Quanto al fatto - di cui pare abbia parlato Siniscalco - che comunque si è provocato un certo discredito della Banca d'Italia (basta citare l'acido
Financial Times
), Fazio può anche chiedere se questo discredito l'abbia provocato lui, che non ha commesso niente di male, o coloro che hanno affermato falsamente che l'aveva commesso.
In Italia si dimette chi è in torto e non può evitare di farlo. Fazio sostiene così pervicacemente di non essere in torto che fa bene a non dimettersi. L'innocente presidente Leone fu indotto a dimettersi, pur essendo innocente, ma questo lo salvò forse dal discredito? Sembrò anzi confermarne le ragioni.
Sta agli altri dimostrare che Fazio ha sbagliato, non a lui darla vinta a chi l'accusa senza prove. Per giudicare si aspettano ancora i fatti. Chi si limita, novello Catone, a stracciarsi le vesti non per questo convince: si limita ad aumentare le spese per il proprio guardaroba.
Gianni Pardo  - Giannipardo@libero.it  - 27 agosto 2005
[1] Absit iniuria verbis: che non si prendano a male le parole dette. Nihil nisi bonum: niente che non sia positivo e a sua lode.

CASELLI ED ANDREOTTI
Giancarlo Caselli scrive al "Giornale" per rivendicare i propri meriti di giudice antimafia e i propri meriti di accusatore di Andreotti. Dal momento che egli non tralascia occasione per difendere le sue tesi, è forse utile rispondergli ogni volta.
Egli sostiene che Andreotti non è stato assolto ma "condannato". Si fa forte, per questo, delle seguenti parole: < la sentenza della Corte d'appello di Palermo... dichiara estinto (solo) per prescrizione il reato di associazione per delinquere "concretamente ravvisabile a carico" dell‚imputato e da lui "commesso" (le parole sono proprio "concretamente ravvisabile a carico" e "commesso") fino alla primavera del 1980... . Per conseguenza, che Andreotti < non pensi di potersela cavare a buon mercato, almeno agli occhi di chi non sa come stanno le cose, prendendosela coi magistrati che si son dovuti occupare di lui>.
Sembra che contro Andreotti l'ex-Procuratore disponga non di un petardo ma di un cannone e non è così. Infatti questo argomento è degno di Marco Travaglio.

Per ogni imputazione che ricada sotto la prescrizione il giudice ha due possibilità: se risulta patentemente che l'imputato è innocente, l'assolve con formula piena. Lo scopo di questa norma è non lasciare neppure un'ombra sul buon nome di qualcuno che è stato accusato ingiustamente.
Se viceversa l'innocenza non è tanto evidente da doverla dichiarare senza ulteriori indagini, il giudice, senza entrare nel merito della colpevolezza o dell'innocenza (per le quali non ha svolto adeguate indagini), assolve per intervenuta prescrizione. Lo scopo della prescrizione è la certezza del diritto. Non sarebbe economico, per lo Stato e per la chiarezza dei rapporti giuridici fra i cittadini, che i reati non si prescrivessero mai.
Proprio perché la ratio della prescrizione è, per così dire, economica, il giudice non deve fare indagini per sapere se l'accusato cui spetta la prescrizione sia innocente. Se ciò facesse, dimostrerebbe di utilizzare la propria funzione (ed anche il denaro e le strutture dell'Amministrazione della giustizia) per favorire la buona fama di un accusato. Ovviamente, se non è lecito indagare per provare l'innocenza dell'accusato riguardo ad un reato estinto, a più forte ragione è vietato indagare per provarne la colpevolezza. Perché in questo caso si utilizzerebbe la propria funzione, ed anche il denaro e le strutture dell'Amministrazione della giustizia, per nuocere alla buona fama di un accusato.
Volendo provare che Andreotti è colpevole, il dr.Caselli ha in realtà provato che:
1) la Corte d'Appello ha dimostrato un'insolita e ben poco deontologica animosità nei confronti dell'imputato;
2) il giudice estensore, scrivendo quelle parole, ha abusato della propria funzione, in quanto ha detto cose orribili di un uomo cui non era data la possibilità di rispondere e con un mezzo che non è lecito contestare;
3) infine Andreotti forse era ancora più innocente di quanto i giudici non abbiano detto. Essi infatti lo hanno "condannato" e disonorato a morte lì dove non poteva difendersi, mentre hanno dovuto assolverlo per tutti i reati che non erano prescritti e per i quali gli è stata data (dalla legge, non dai giudici) la possibilità di difendersi.
Al dottor Caselli basterà dunque rispondere che l'estensore della sentenza è solo un signore che la pensa come lui. Un signore cui forse interessava che il processo avesse un certo sbocco politico e che ha cercato di farglielo avere a dispetto delle risultanze processuali. Per lo Stato, per un serio giurista e per tutti i cittadini di buon senso, Andreotti è solo un uomo di Stato che è stato sottoposto ad un'inammissibile persecuzione. Dopo l'assoluzione l'accusa dovrebbe rassegnarsi: perseverare è diabolicum. ( Con molte scuse se questo testo contiene inesattezze giuridiche.)
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 27 agosto 2005


 Provate ad immaginare
Provate ad immaginare se un comizio di Berlusconi e Fini fosse finanziato   da una Amministrazione comunale di centro-destra con un contributo di 
19.500 €..
Scandalo, vero?
Bene, a Fidenza (Pr) è in programma,  all'interno del lilliput festival, un comizio di Prodi e uno di D'Alema. Naturalmente, senza nessuno scandalo,  l'Amministrazione comunale di centro-sinistra ha deciso di finanziare l'iniziativa con 19.500 € ...


 Chi sono i palestinesi?
"Ma chi sono questi Palestinesi cui riserviamo sempre un trattamento di favore nonostante abbiano infestato il pianeta coi peggiori terroristi, tra i quali anche il capo di Al Qaeda in Iraq, Al Zarqawi?"
Clicca qui.
 

MOLLICHINE
Ore 7 del 22 agosto, Tg1, scritta per i titoli: "Raikkonen über ulles". Über alles però significa "al di sopra di tutto", (Raikkonen al di sopra di tutto?). Poi si sono detti che si pronuncia "a" ma siccome è inglese, si scrive ulles.

Forse Gino Strada si candiderà. La strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni.

Dagospia: "Bush ha appena firmato un disegno di legge sui trasporti. Tutte le nuove strade verranno costruite in discesa". Impossibile. Solo l'estrema sinistra fa le strade tutte in discesa.

"Continuano a spuntare insegnanti che hanno fatto sesso con studenti". Prima li consideravano asini, ora stalloni.

Dagospia: "La Giornata dei Giovani a Colonia ha segnato la fine di un mito: l'efficienza tedesca". Non ci sono più i meeting di una volta. In uno per il cibo addirittura moltiplicarono i pani e i pesci.

Sul Riformista: Rutelli e Casini, "golden boys", "Ci piacciono perché sono belli. Sono gli unici  in grado di portare magnificamente una camicia azzurra". E Fassino? Quale attaccapanni sostiene una giacca meglio di lui?

Pezzotta chiede al governo di "andare a prendere i soldi dove ci sono", cioè nelle rendite finanziarie. O, più sbrigativamente, assaltando diligenze e rapinando banche.

Favorevole il ministro Alemanno che chiede una discussione "senza pregiudizi". E soprattutto senza nozioni di finanza.

Casini: è il momento di "passare da un'alleanza carismatica a un'alleanza politica". Ed è anche il momento di parlare chiaro.

Casini: "Anche un cretino capisce che non vuole sostituire Berlusconi chi dice le cose che sto dicendo io". Molti siamo peggio che cretini.

Rutelli: "Preferisco che il candidato sia Berlusconi, così vinciamo più facilmente". Ma così favorisce la sua eliminazione! Teme dunque che rimanga?

Abu Mazen chiede di fermare "la costruzione del muro di separazione razziale". Dunque gli ebrei sono una razza. Non è il primo, a dirlo.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it


Buone battute trovate su Dagospia:
Nel weekend, un vicino di Bush, in Texas, ha sparato due colpi in aria. Non sopportava più i manifestanti. Bush è rimasto scioccato, non gli era mai capitato di trovarsi così vicino a un combattimento.

Nei locali di KFC e di Pizza Hut sarà vietato fumare. La gente non vuole essere colpita dal cancro prima di avere un infarto!


Israele ha vinto
Quando i soldati sono entrati , dopo aver abbattuto colla fiamma ossidrica la porta blindata  della yeshiva' dell'insediamento di Sa Nur in Samaria, hanno guardato la massa di giovani allacciati l'uno all'altro come un unico corpo ma non si sono occupati di loro. Per prima cosa  hanno raccolto i libri dalle mensole e li hanno depositati con cura in cartoni preparati all'esterno.
Ho pensato: "Eccolo qua  il popolo del Libro, non si smentisce mai, nemmeno in momenti tragici come questo".
Solo dopo aver messo in salvo i libri e qualche oggetto sacro i soldati  si sono rivolti ai ragazzi che li guardavano pregando a voce altissima , stanchi gli uni e stanchi gli altri dopo 6 giorni di incredibile, disumano, stress psicologico.
Per prima cosa gli hanno dato da bere e poi, con pazienza, con forza, parlando in continuazione i soldati, pregando in continuazione i giovani, e' incominciato lo sgombero della Yeshiva' e quando l'ultimo ragazzo e' stato portato fuori , abbiamo visto i soldati accasciarsi sulla soglia della scuola per bere avidamente e per accendersi, con mani tremanti, una sigaretta.
Quando , domenica, e' incominciato  sgombero di Nezarim, ultimo insediamento del Gush Katif ad essere evacuato, un ufficiale e una soldatessa sono stati invitati da una famiglia perche' tutti i suoi componenti , bambini compresi, desideravano parlare del loro dolore dopo 27 anni di vita in quella casa, quattro generazioni,  e ognuno, meno la piu' piccola che ancora non sapeva parlare, ha chiesto ai due soldati: "Perche'?".
I due soldati, senza poter rispondere, hanno abbracciato uno ad uno, tutta la famiglia .
All'uscita dalla casa, a un giornalista che gli chiedeva se era stato tanto tempo con loro per convincerli, l'ufficiale ha risposto "No, sono stato con loro per consolarli".
In meno di una settimana e' tutto finito.
Da mercoledi a mercoledi, compreso il riposo del sabato,  venticinque insediamenti evacuati, 15.000 persone , di cui circa 6000 non residenti,  portate in altre zone di Israele.
Tutto e' successo tra coraggio, lacrime e pochissima violenza, quasi nulla se paragonata all enormita' dell'operazione e alla sua gravita'. Quello che i media paventavano come una prossima tragedia, una guerra fratricida con morti e feriti, e poteva veramente succedere, si e' conclusa con una grande vittoria di Zahal, di Israele e di Sharon, quindi con una grande vittoria della democrazia e del popolo ebraico.
Avevamo paura  perche' tutto poteva accadere.
Quando abbiamo visto striscioni che dicevano "Kfar Darom non cadra'" inevitabilmente come un flash  si e' presentata davanti ai nostri occhi la tragedia gloriosa di Masada e gli ebrei suicidi per non essere catturati dai Romani.
Niente e' accaduto, i coloni, sempre descritti dai media europei come mostri barbuti e violenti, hanno dimostrato di essere, alla faccia
della propaganda demonizzante dei palestino-comunisti, persone meravigliose, dolcissime  e piene di coraggio.
Mamme, papa', nonni, bambini hanno voluto parlare con i soldati, hanno voluto pregare insieme a loro, hanno offerto quello che avevano da bere e da mangiare e alla fine chi colle proprie gambe, chi portati a braccia dai soldati sono usciti per sempre dalla loro vita per entrare in un futuro senza sicurezze, senza  casa, sradicati da tutto per almeno un paio d'anni.
Chi potrebbe sopportare questo peso senza ribellarsi? chi potrebbe sopportare questo stress senza desiderare vendetta? Chi non avrebbe tentato di sparare per difendere la propria casa e le proprie radici?
Il popolo ebraico ha potuto farlo,  per amore di Israele.
Il 20% delle case sono gia' state distrutte dalle ruspe.
A giorni  avverra' lo spostamento delle maggiori sinagoghe, che verrranno ricostruite altrove pietra su pietra, e dei cimiteri.
Squadre di animalisti stanno raccogliendo gli animali lasciati nella zona,  centinaia di cani e gatti, ma anche uccellini domestici, ramarri, iguane che verranno ospitati in centri in attesa di adozione.
 Il Keren Kayemet Le Israel portera' via piu' di 1000 alberi.
Niente e' lasciato al caso, niente di quello che e' stato vita ebraica verra' abbandonato al nemico, nessuna famiglia che piange i suoi morti a causa del terrorismo palestinese dovra' temere che una sola pietra della sua casa  finisca tra le mani degli assassini dei suoi cari.
Chi, in Israele, ha seguito la diretta, 24 ore su 24, dell'evacuazione e ha visto quello che e' successo a Nezarim si e' sentito piccolo di fronte alla grandezza delle persone che erano la'.
Gli abitanti, aiutati dai soldati, hanno portato fuori dalla sinagoga L'Aron ha Kodesh, le Tavole della Legge, la grande Menorah e tenendoli alti nel cielo, perche' tutti potessero vederli,  hanno formato un enorme corteo, rabbini, civili, famiglie, soldati e polizia, tutti insieme, e hanno fatto lentamente il giro di tutta la cittadina, sempre cantando le loro preghiere al D*o di Israele. 
Un bambino di circa 10 anni intanto correva disperato di soldato in soldato e singhiozzando chiedeva "Perche'? Cosa ti ho fatto?"
Poi hanno consegnato gli oggetti sacri a chi di dovere e sono saliti sugli autobus che li avrebbero portati via per sempre.
Forse sono un po' sorda ma non ho sentito nessuna nota di ammirazione per come e' stata portata avanti l'evacuazione.
Forse sono un po' confusa ma credo di aver letto sui media italiani  opinioni del tipo:"si vabbe', ok,  lo hanno fatto ma non basta, devono continuare".
Forse sono cieca ma  non ho letto nessun articolo che parlasse del dovere dei palestinesi di fare ...qualcosina anche loro.
E i palestinesi?
Ho sentito l'intervista a un uomo della strada a Gaza City: "la comunita' internazionale deve aiutarci" ,solita mania di accattonaggio contestata dal giornalista che chiariva "ma gli USA vi hanno appena dato 50 milioni di dollari". "non basta" ha risposto l'uomo della strada.
Certo non gli bastera' mai. Chi nasce accattone muore accattone.
E l'ANP? Eccola qua:
"Oh Hanadi, martire di Allah, fa‚ esplodere il nemico!"
Il Ministero della cultura dell‚Autorità Palestinese ha pubblicato lunedì il suo „Libro del Mese‰, una raccolta di poesie in onore della terrorista suicida Hanadi Jaradat responsabile dell‚assassinio di 21 israeliani innocenti. Il libro è stato distribuito come supplemento speciale del quotidiano Al-Ayyam.
Ancora una volta Israele ha vinto, ha vinto il suo esercito, la sua gente e il suo Premier. Ha vinto la sua democrazia e il suo desiderio di pace.
Ancora una volta i palestinesi hanno perso.
 
Deborah Fait - informazionecorretta.com

LA PRESCRIZIONE PRIVATA
Molte persone proclamano - forse bisognerebbe dire si vantano - d'essere incapaci di mantenere a lungo un rancore. Esse dicono di se stesse, sorridendo, Sul momento mi arrabbio come una bestia, poi dimentico tutto. Ora, a prescindere dal fatto che quest'atteggiamento - prima collerico e poi svagato - andrebbe controllato nei fatti, ci si può chiedere: c'è da vantarsi, di questo comportamento?
Il presupposto per discutere seriamente del rancore è che sia giustificato. Perché se esso nasce dall'invidia o dalla semplice suscettibilità, non è nemmeno ammissibile che sorga. Invece, se il rancore è ben fondato, come nel caso di chi abbia subito un grave sgarbo, perché mai il tempo dovrebbe avere un'influenza? Se si ha ragione di essere offesi in gennaio, che ragione c'è di non esserlo più in marzo, solo perché son passati due mesi?
Forse tutto dipende dal fatto che il rancore è un sentimento e col tempo sbiadisce. Come sbiadiscono le stoffe al sole. È come se la persona offesa, che magari sul momento sarà stata urtata dall'indifferenza dei terzi, al racconto del dramma, dopo qualche tempo dimostrasse lo stesso loro atteggiamento. Dopo tutto non è morto nessuno, pensa. Esattamente come coloro che, non essendo lesi, hanno tendenza ad essere magnanimi. Proprio per questo ogni uomo razionale dovrebbe, nel momento in cui sente scoppiarsi in petto il rancore, chiedersi se ha ragione o torto di avere quel sentimento. Se ha torto, o se soltanto pensa che fra qualche settimana la collera gli sbollirà, deve inghiottire immediatamente il rospo e cercare di non pensarci più. Se invece ha ragione di sentirsi seriamente offeso, deve assumere un comportamento - invariabile nel tempo - che i terzi e lui stesso, anche dieci anni dopo, possano ancora approvare.
È un errore serbare un rancore ingiustificato, ma è anche un errore dimenticare un rancore giustificato.
Una persona competente di diritto potrebbe tuttavia osservare che la legge conosce la prescrizione. Anche per il diritto penale, il passaggio del tempo non è senza effetto. È un'obiezione da prendere sul serio. Mentre di solito l'ordinamento giuridico non soffre di sentimentalismi e punisce nello stesso modo l'assassino preso un giorno o dieci anni dopo il delitto, lo stesso ordinamento, dopo un certo tempo, ci mette una pietra sopra: si chiama, appunto, prescrizione del reato. Ma la ratio di questo principio non è il perdono, è solo l'effetto del passaggio del tempo. La legge rinuncia a punire i reati commessi troppo tempo prima perché il tentativo di correggere tutti i torti, anche i più antichi, provocherebbe un'incertezza giuridica gravissima. Il compito dello Stato non è quello di tendere ad un'astratta giustizia ma quello di permettere un'ordinata vita sociale. Si preferisce dunque lasciar perdere i vecchi debiti e i vecchi reati, considerando legittima la situazione presente. Se lo Stato potesse permetterselo, abolirebbe la prescrizione.
Del resto, anche attualmente non è che lasci perdere facilmente. Dal punto di vista dei profani, esso potrebbe anzi essere definito rancoroso. Per una contravvenzione stradale che chiunque, in quanto privato, dimenticherebbe dopo ventiquattr'ore, lo Stato si concede sei mesi per la notificazione e cinque anni di tempo per punire. Se dunque il singolo si concedesse, come tempi del rancore, tempi simili a quelli dello Stato, sarebbe considerato un pazzo.
Ma c'è di più. Il singolo ha meno problemi dello Stato, per tenere a mente i torti subiti. Non ha migliaia di controversie, non ha subito migliaia di offese, i suoi amici ed i suoi nemici sono facilmente numerabili. Dunque le esigenze di certezza dei rapporti sono assicurate. La prescrizione privata non ha ragion d'essere, è solo una confessione d'incostanza ed emotività.
Bisogna non avere rancori stupidi, mentre la fine d'un rancore razionale deve derivare soltanto dall'aver fatto giustizia o dal perdono che il colpevole ha chiesto e ottenuto.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it -   Agosto 1993


L'ODIO
In margine ad una diatriba  su "Capperi!"
Jaffa scrive a Deborah Fait:
"ma chi cazzo e`lei ma chi cazzo si crede di essere,ha proprio ragione dacia valent a mandarla a far in culo, vecchia degenerata, a lei niente shalom, perche`il suo odio e`disumano
jaffa"  08.25.05  
È molto raro che gli insulti siano interessanti. L'invettiva è un genere letterario di cui non molti sono all'altezza. Invece gli insulti banali, da sempre e per sempre, sono le ragioni di chi non ha ragioni. Perciò delle righe sopra riportate val la pena di commentare l'unica frase che ha senso: "il suo odio è disumano".
L'odio è un brutto sentimento. Più importante di questo giudizio estetico è tuttavia stabilire se esso sia giustificato o ingiustificato: ed è quello che si è tentato di dimostrare tanti anni fa a proposito del rancore, cioè del parente povero dell'odio.
Come sa chi ha seguito le recenti diatribe, io ho criticato lo stile di Deborah Fait. Le ho detto che esso non è il più efficace perché uno stile appassionato è adatto più ad esacerbare le passioni opposte che a convincere. Ma nel momento in cui si accusa un'ebrea di odio, e per giunta di odio disumano, devo protestare con tutte le mie forze. Non si può accusare chi è odiato di odiare chi lo odia: è semplicemente legittima difesa. Si possono biasimare quegli ebrei che odiano i tedeschi in generale: infatti non solo molti tedeschi di oltre sessant‚anni fa non hanno neppure saputo dell'Olocausto, ma i tedeschi di oggi quella storia la leggono e la studiano sui libri, più o meno come noi. Viceversa gli ebrei hanno il diritto di odiare Hitler, i nazisti e COLORO CHE ANCORA OGGI LA PENSANO COME LORO.

C'è stata e c'è in giro fin troppa retorica ma essa non annulla i fatti. Il Ventesimo Secolo è stato pieno di un odio disumano, appunto, per gli ebrei. Un odio militante e fattivo che ha fatto milioni di morti ed ha provocato innumerevoli tragedie. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale si sarebbe potuto sperare che l'umanità intera si vergognasse e che quell'odio finalmente si estinguesse, ma così non è stato. Oggi parecchi arabi, e comunque la quasi totalità dei palestinesi, odiano gli ebrei con la stessa intensità e le stesse intenzioni di Hitler. Il loro sogno non è d'avere un Stato palestinese accanto ad Israele, è quello di eliminare Israele, di cancellarlo dalla carta geografica (nella quale loro personalmente non l'hanno mai ammesso), se possibile sterminando tutti gli israeliani. C'è da stupirsi se, di fronte a questo odio, alcuni, come Deborah Fait, rispondono con uguale veemenza? Chi ha cominciato, Deborah Fait o Hamas? Deborah Fait o gli antisemiti d'ogni pelame? E perché mai Deborah dovrebbe avere più stile di chi l'insulta, mentre lei piange le vittime innocenti d'Israele e forse non s'è ancora asciugate le lacrime per la Shoah?
Gli antisemiti esistono. Poco importa se chiamano se stessi antisionisti: sono antisemiti viscerali. Se dunque qualche israelita risponde con la stessa moneta, perché alzare le sopracciglia? È strano che si risponda col disprezzo al disprezzo, all'odio con l'odio?
Qualcuno risponde che Israele è uno stato "europeo", civile e democratico, e non può rispondere a chi l'attacca selvaggiamente scendendo al suo stesso livello. Può essere. Ma a parte il fatto che chi consiglia ciò nel frattempo se ne sta tranquillo in un paese in cui può prendere serenamente un autobus senza rischiare di saltare in aria, ci si può forse aspettare che questa superiorità dimostri il governo di Gerusalemme: ma la si può anche pretendere dai singoli? I singoli hanno il diritto d'essere passionali e acerbi almeno quanto lo sono gli antisemiti. O bisogna permettere solo a chi attacca gli ebrei d'essere aggressivo ed eccessivo?
Io ho criticato Deborah Fait per certo suo tono non perché non ne avesse diritto ma solo perché, a mio parere, non era il più efficace. Però condannare l'odio di chi si sente odiato, e odiato senza ragione, d'un odio mortale e omicida, è troppo.
La religione cristiana parla di porgere l'altra guancia. Ma un cadavere - e l'unico ebreo "buono", per parecchia gente, è appunto un cadavere - non può porgere nemmeno l'altra guancia.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 25 agosto 2005

CHE RAZZA DI PERA
Le affermazioni sul “meticciato” pronunciate il 21 agosto da Marcello Pera al meeting di CL (clicca qui ) sono scandalose? Non mi pare, ma anche se fosse, tanto meglio.
Sono sbagliate? Probabilmente almeno in parte, soprattutto laddove le conclusioni che il Presidente del Senato ne ha tratto  si risolvono nella solita insipida ed ambigua sbobba delle “radici giudaico-cristiane”.
Ma una cosa è confutarle nel merito, altra cosa è tacciarle di xenofobia nazistoide (o semplicemente definirle ''indegne e deliranti'', come ha fatto il solito Pecoraro Scanio).
Su l’Unità del 22 agosto  assai sobriamente quelle frasi sono state accostate ad altre scritte nel 1938 sulla rivista “La difesa della razza” dall’antropologo Lidio Cipriani, teorico delle politiche razzista del regime fascista, cercando con un affannoso e taglia-e-cuci di creare un effetto ottico che suggerisca assonanze amio avviso inesistenti. L’impressione è quella di un giochino del tutto speculare a quello di chi qualche tempo fa affiggeva manifesti in cui i sostenitori dei referendum sulla fecondazione assistita venivano equiparati alle camicie brune di Hitler. 

Più raffinate ma non tanto più convincenti mi sono parse le affermazioni di una docente della Bocconi che, intervistata su Radio Radicale, ha spiegato che “una società senza multiculturalismo è una società senza rischio”, sicché “l’onorevole Pera si colloca con le sue affermazioni nella linea classica novecentesca del pensiero totalitario” (sic!).
Non ricordo di aver visto stroncare con toni altrettanto apocalittici ed indignati le tesi del prof. Giovanni Sartori, beniamino della sinistra ed ospite fisso dei talk show di Rai3 grazie alle sue frequenti professioni di antiberlusconismo, allorché nel suo saggio del 2000 “Pluralismo, multiculturalismo e estranei”  condannò il multiculturalismo in quanto fattore di disintegrazione sociale… né quando Sartori difese il famigerato “la rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci dalle critiche di Tiziano Terzani e Dacia Maraini, affermando: “Terzani scrive che l'intolleranza di Oriana lo inquieta. A me inquieta molto di più, confesso, la cecità di chi fruisce di una "buona vita" (etico-politica) che non vede perché non sa vedere in contrasto. Per Oriana Fallaci, "se crolla l'America crolla l'Europa. Crolla l'Occidente, crolliamo noi. Blair l'ha capito...". Evidentemente Terzani e la Maraini no. Perciò sono davvero spaventato”.
Se l’avesse detto Pera, sarebbero certamente state parole ''indegne e deliranti'' per i soliti isterici doppiopesisti…
Mi piacerebbe invece che qualcuno sufficientemente attrezzato (quale io non sono) si cimentasse nel confutare Pera nel merito, approfondendo e confrontandosi serenamente con i problemi da lui posti. Potrebbe venirne fuori, ad esempio, che lo svarione più grave Pera lo abbia commesso scegliendo di usare l’espressione “meticciato” per individuare il pericolo da scongiurare, laddove, invece, il resto del suo ragionamento va più che altro nella direzione opposta. La società multiculturale, in cui le diverse comunità etnico-religiose convivono in regime di separatezza, è proprio quella che rifiuta la contaminazione. Se riconosciamo che quel multiculturalismo è sbagliato ed è fallito, qual è l’alternativa? Posto che è ridicolo ed inconcepibile pensare di far assimilare “al mille per mille” l’identità di un popolo ad un altro popolo (non esiste una “integrazione integrale”), l’unica alternativa è la contaminazione, il melting pot, il “meticciato” appunto. Che, nella cultura come nella genetica, è da sempre occasione di arricchimento e di rivitalizzazione.
Quindi, essere contro il multiculturalismo e per l’integrazione, significa proprio essere dei “fan” del meticciato.
Ovviamente il gioco non è così semplice, perché è fisiologico che la prospettiva della contaminazione appaia inquietante ai più se non avviene con certe “garanzie”. E’ fisiologico, intendo dire, che la comunità preesistente sia disposta a “meticciarsi” solo in posizione dominante; e che quella immigrante si veda perciò imporre un meticciato di tipo soccombente. Le norme, le tradizioni, le abitudini di vita, le mentalità di cui gli immigrati sono portatori non sono sullo stesso piano di quelle delle comunità preesistenti.
Certo, il “politically correct” vorrebbe il contrario, vorrebbe la neutralità, la “par condicio”: ed ecco il problema del “relativismo”.

A questo punto, è d’obbligo una precisazione. Ho l’impressione che a taluni laici frettolosi, che tendono a liquidare la questione con apriorismo e sufficienza, sfugga il fatto che quando il presidente del Senato usa questo argomento – denunciando “la dottrina che tutte le culture sono uguali, che non si possono comparare, e non si possono porre su alcuna scala per giudicare l'una migliore dell'altra”, lo fa servendosi (se più o meno correttamente, andrà poi verificato e/o confutato nel merito; ma per ora mi limito alla segnalazione) non tanto delle parole della sua frequentazione più recente (e più sbandierata), ossia gli ultimi due pontefici, bensì di quelle della sua frequentazione più remota, cioè il grande epistemologo liberale Karl Popper.
Il quale Popper nel 1964 avvertì l’esigenza di aggiungere al suo capolavoro “La Società Aperta è i suoi Nemici” una apposita corposa appendice intitolata “Fatti, standard e verità: un’ulteriore critica del relativismo”, nella quale esordiva così:
“La più grande malattia filosofica del nostro tempo è costituita dal relativismo intellettuale e dal relativismo morale, il secondo dei quali trova, almeno in parte, nel primo il proprio fondamento. Per relativismo – o, se si preferisce, scetticismo – intendo, in sostanza, la teoria secondo la quale la scelta fra teorie concorrenti è arbitraria; ed è arbitraria perché non esiste alcunché che si possa considerare come verità oggettiva; ovvero, anche se esiste, non c’è alcuna teoria che si possa considerare come vera, o comunque (anche se non vera) più vicina alla realtà di un’altra; ovvero, se ci troviamo di fronte a due o più teorie, non abbiamo alcun modo o mezzo di decidere se una di esse è migliore dell’altra”
Il fatto di combattere il relativismo ed di pretendere che determinate norme, determinati ordinamenti, determinati e determinati “stili di vita” prevalgano rispetto ad altri perché migliori e più aderenti alla “verità” rispetto ad altre, non è di per sé né illiberale, né iniquo né irragionevole. Anzi.
Naturalmente, resta poi da vedere caso per caso il merito di ogni problema. Il che sarà tanto più fattibile quanto più si sta sul piano dei singoli problemi concreti e specifici, e quanto meno si rifugge nell’empireo ideologico dei “valori” e delle “radici”, concetti vaghi e fumosi tanto cari al presidente Pera.
(ale tap, 25.08.05)


GAZA E L'IDENTITÀ D'ISRAELE
L'articolo di Barbara Spinelli di domenica 21 agosto, fluviale e un po' confuso come sempre, fa osservare che alcuni coloni di Gaza pensavano d'avere il diritto eterno di rimanere lì dov'erano, in quanto quella terra è stata assegnata agli ebrei da Dio stesso. Ora lo Stato d'Israele li fa sloggiare e si ha dunque un contrasto fra la fede e il diritto, tra l'autorità religiosa e quella laica. Una crisi d'identità come la vive chi si chiede se deve obbedire a Dio o alla legge degli uomini. Si direbbe che Israele debba decidere se  essere  (o rimanere) lo Stato degli ebrei oppure ammettere d'essere uno Stato come gli altri. Secondo la Spinelli Sharon, ordinando lo sgombero delle colonie di Gaza, avrebbe detto in sostanza: "Non possiamo salvare la natura ebraica del nostro Stato-nazione". Questo dubbio sull'identità d'Israele è stato espresso all'autore di queste righe, in una lettera privata, anche da Vittorio Dan Segre, una delle più grandi autorità, in questo campo. Dunque le obiezioni che seguono sono espresse più come domande che come affermazioni.
Innanzi tutto, la copertura giornalistica dello sgombero di quegli ottomila coloni è stata eccezionale. Complice un agosto povero di notizie, si è insistito sulle lacrime di chi doveva abbandonare la propria casa e sulle lacrime di chi doveva costringere il proprio fratello a farlo; sul rimpianto nel rinunciare ad un‚attività creata con stenti e sacrifici e sul contrasto fra ebrei devoti e freddezza di uno Stato che "deporta" i propri cittadini. Ma è anche possibile chiedersi: quanti coloni, se pure addolorati quanto gli altri, sono andati via senza fiatare? Quanti di coloro che più hanno fatto resistenza non abitavano neppure in quelle colonie ed erano lì esattamente allo scopo di fare quello che hanno fatto? Non potrebbe essere avvenuto che lì, accanto agli interessati che soffrivano un vero sradicamento, ci fossero degli estremisti, un po‚ come avviene in Italia quando, in occasione di uno sciopero di metalmeccanici, degli "autonomi" s'infiltrano nei cortei al solo scopo di operare distruzioni e scontrarsi con la polizia? È una prima domanda. Sarebbe utile sapere quanti sgomberi sono stati "drammatici" e quanti "pacifici", anche se pacifico non può certo essere l'abbandono della propria casa. Non dimentichiamo che se ogni madre piange, perdendo un figlio, solo certe donne fanno del loro dolore uno spettacolo da scalmanati.
In secondo luogo, è strano che ci si ponga la domanda sulla natura dello Stato d'Israele. Questo Stato, pure a prevalenza ebraica, è giuridicamente laico. Esso assicura una totale libertà di vita, di parola e di culto alla comunità musulmana (oltre un milione di persone; le uniche, insieme con i turchi, che partecipano ad elezioni libere), alla comunità cristiana e a ogni altra religione. Anche l'Italia è uno Stato dove c'è una religione prevalente, il  cattolicesimo: tanto è vero che c'è il crocefisso anche nelle scuole o nei tribunali. Ma forse che per questo l'Italia è uno Stato cattolico, sottintendendo che è il cattolicesimo che lo tiene insieme?
Ulteriore questione riguarda il modo in cui gli ebrei vivono la loro religione, in Israele. Si ama pensare a tutti gli israeliani come a ebrei ortodossi, col barbone, il cappellaccio e vestiti di nero come becchini. In realtà gli ebrei sono religiosi più o meno come lo siamo noi: magari con maggiore fervore (noi siamo pagani), ma senza farne una stretta norma di quotidiano comportamento. Israele non è il Monte Athos. Dunque tutti questi richiami alla terra come cosa sacra data direttamente da Dio non è una tesi che tutti gli israeliani prendono sul serio: come è provato dal fatto che lo sgombero da Gaza è largamente sostenuto dalla maggioranza dei cittadini. Sharon è tutt'altro che solo. Ha certo messo in crisi il suo partito, che forse si spaccherà: ma questo non significa che egli non potrebbe vincere le prossime elezioni. È riuscito sia a ridurre drasticamente il terrorismo palestinese (grazie all'efficienza della "fence", della barriera) sia a districarsi da Gaza: non sono piccoli titoli di merito.

Non bisogna neppure dimenticare che quei coloni lavoravano e facevano miracoli, nel deserto ma non sarebbero potuti rimanere lì un solo giorno se non fossero stati protetti da un esercito che ha presidiato costantemente la zona. Il disimpegno da Gaza comporta una spesa, per il governo, ma è una spesa una tantum, mentre la protezione era una spesa gravosa e a tempo indeterminato. I coloni non occupavano una parte di Gaza e basta: obiettivamente esigevano che gli altri israeliani pagassero per la loro protezione.
Più difficile è capire i moventi dell'azione di Sharon. Moventi che devono essere potentissimi, se si considerano le difficoltà che ha dovuto affrontare e superare.
Si possono fare parecchie ipotesi. La prima, ma non la più seria, è quella già detta, il costo. Più probabile è invece che Sharon, sganciandosi da Gaza, abbia messo sul tavolo un asso di briscola politico. Rinunciando a pezzi di terra privi d'importanza strategica, ed anzi difficili da tenere, ha dato al mondo l'impressione che Israele ha compiuto un passo enorme e dolorosissimo verso la pace. È riuscito a mettere in mora, dal punto di vista dei media, coloro che, sempre dal punto di vista dei media, erano riusciti a mettere in mora Israele. Tanto che il mondo ha sentito il dovere di chiedersi: e i palestinesi che cosa hanno fatto, che cosa faranno, in cambio? Come dimostreranno la loro volontà di pace?
Fra i palestinesi quelli che hanno la massima voce in capitolo  sono i violenti e costoro non hanno intenzione di far nulla. Sia perché il loro scopo non è ottenere qualcosa da Israele, ma ottenere che Israele scompaia dal Vicino Oriente (come è scomparso, anzi, come non è mai comparso nelle loro carte geografiche), sia perché essi sono incapaci di uscire dalla loro retorica. I palestinesi non prendono quella di Sharon come un'iniziativa di pace ma sostengono che Israele si ritira sconfitto dalle loro azioni di terrorismo: cosa che prova la bontà del terrorismo stesso come metodo di lotta. Mentre è ovvio che Israele avrebbe potuto rimanere lì ancora per decenni. Con lo stesso meccanismo retorico usato quando Israele si è ritirato dal Libano, stravolgono la realtà, sicché per loro non si è fatto nessun passo verso la pace. Al massimo - nella loro ottica - un passo verso la vittoria su Israele.
Parecchi israeliani temono che dopo lo sgombero Gaza possa trasformarsi in una centrale terroristica. E potrebbe anche essere. Ma in passato i terroristi che sono arrivati in Israele non venivano da Gaza: venivano dal resto dei territori. Perché intorno a Gaza c'era una "fence" come quella ora è stata costruita approssimativamente lungo i confini del '67 e dunque, se non ci saranno coloni, Tsahàl potrà sigillare la Striscia ancor meglio di prima.
Inoltre, se si materializza la minaccia d'una centrale terroristica, Sharon potrà dire ai governi "moderati" musulmani: noi siamo un piccolo paese chiuso a riccio e dunque sopravviviamo, ma voi guardate l'Iraq e misurate il rischio che correte. Non potete più sostenere, sia pure a parole, la causa dei violenti palestinesi: perché ora dovrete proteggere voi stessi da loro. E sapete bene che integralisti sono contro ogni governo che non sia del tipo instaurato dai Taliban.

È infatti con molta preoccupazione che l'Egitto, che già a suo tempo rifiutò la restituzione di Gaza, si appresta a presidiare la frontiera fra la Striscia e il Sinai. Perché prima le armi passavano dall'Egitto a Gaza, per attaccare Israele, domani, mancando il gendarme israeliano, potrebbero passare da Gaza all'Egitto per attaccare il Cairo.
Molti commentatori, sia in Italia che nel mondo, hanno visto questo sgombero come un preludio alla possibilità che Israele si ritiri dalla Cisgiordania e francamente sembra un'esagerazione. È come se, vedendo un uomo che fa l'elemosina, si presumesse che è il primo passo verso la totale, francescana rinuncia a tutti i suoi beni. Non solo nella Cisgiordania ci sono oltre duecentomila coloni (e non ottomila), ma mentre le colonie di Gaza erano per Gerusalemme un problema anche militare il resto dei territori sono una garanzia di sopravvivenza. Perché chi vorrà attaccare Gerusalemme dovrà prima percorrere quegli spazi. Se essi fossero infatti sgomberati totalmente la guerra comincerebbe dai confini del 1967: e quale governo potrebbe essere sicuro di vincere anche questa quinta guerra?
Sharon ha giocato le sue carte da maestro e dal punto di vista pubblicitario è stato indubbiamente un capolavoro. Ma - speriamo tanto di sbagliarci - in futuro non cambierà praticamente nulla.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 22 agosto 2005

Democrazia è libertà? In difesa dell'Occidente
Marcello Pera, discorso pronunciato in apertura del Meeting dell'amicizia - Rimini, 21 agosto 2005
Per il testo colpleto dell'intervento, clicca qui
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LO STILE DEL CUORE
Una querelle amichevole all'interno del blog
Deborah Fait è una donna che scrive da Israele per difendere le ragioni d'Israele e fa questo con tutta la passione e tutta la foga di chi sente profondamente ciò che dice. Anzi, di chi ha il cuore colmo d'amarezza, di dolore e d'indignazione per le ingiustizie subite. A margine d'un ennesimo articolo pieno di colore e di punti esclamativi è avvenuto che le scrivessi: "Lasciamo stare se ha ragione o torto (e io penso che abbia largamente ragione), ma lei crede che convincerà mai qualcuno, con questo stile? Le scrivo perché mi addolora il pensiero che i suoi scritti potrebbero essere controproducenti. Spero di sbagliarmi".
Lei ha risposto: "Caro Pardo, io scrivo come voglio e non voglio convincere nessuno ... mi scusi, non credo che nessuno possa chiedere a chi scrive di cambiare stile. Io scrivo col cuore. Chi non capisce sono affari suoi".
Innanzi tutto, chiunque ha il diritto di chiedere ad un altro di cambiare stile e chiunque ha il diritto di rispondere che non lo cambierà. Poi il problema è un altro: è utile, uno stile appassionato?
Come è noto, fra professionisti si cerca di non operare a favore di persone della propria famiglia. Un medico cerca di non curare i propri figli, l'avvocato non difende la propria moglie. Tutti si affidano ad un collega, anche quando si tratta di loro stessi, e non perché, improvvisamente, abbiano perso la stima di sé, ma perché l'esperienza professionale ha insegnato che il coinvolgimento emotivo va a scapito della professionalità.
Nello stesso modo, chi "scrive col cuore" non convince il lettore che "col cuore" è di parere diverso. Con questo stile ci si chiude nel guscio dell'io e si induce il prossimo a chiudersi nel guscio dell'io. Se ci si sposta dal piano dei fatti e dei ragionamenti al piano dei sentimenti, chi legge opporrà ai sentimenti di chi scrive i suoi propri, dispensandosi anche dall'essere ragionevole. Se legge qualcosa che gli dà interamente torto, invece d'inchinarsi ai fatti, "col cuore" dirà che non è vero, che l'altro, visto che scrive e pensa "col cuore", magari quel fatto l'ha inventato.

Una seconda critica, stavolta estetica, è che lo stile appassionato e in prima persona è lo stile dei giovani. È lo stile della tempesta ormonale, del diario e della lettera d'amore: tutte cose che la professionalità impone di mettere da parte. Meglio evitare la paroletta "io", meglio evitare i ricordi personali, meglio non farsi notare e, come avrebbe detto Gustave Flaubert, sparire dietro la propria opera: uno dei canoni di questo supremo maestro della prosa era infatti l'impersonalità.
È vero, esiste un'Oriana Fallaci che di queste regole ha fatto strame ed ha ottenuto un grande successo: ma da un lato c'è gente che non riesce a leggerla, per questo, dall'altro non sempre ex uno disce omnes, non sempre ciò che vale per uno vale per tutti. Forse lei ha una particolare arte, nell'esprimersi in questo modo. Forse ha azzeccato i sentimenti di molti lettori e costoro potrebbero trovare nelle sue righe la stessa passione che sentivano già da prima. Il che corrisponde a dire - e si torna alla tesi principale - che Oriana Fallaci ha sfondato porte aperte: è stata applaudita solo da gente che già la pensava come lei.
Deborah Fait però addirittura l'afferma, che non vuol convincere nessuno. Ma anche questa è un'affermazione "col cuore". Sarebbe come dire, scrivendo una lettera "ti invio queste righe affinché tu non le legga". Nel giornalismo d'opinione tutti scriviamo per convincere. Vogliamo mostrare il nostro punto di vista nella speranza che sia e soprattutto che divenga il punto di vista del lettore. Ci si può rassegnare al fatto che non si è stati convincenti, ma affermare che non s'intendeva esserlo è contraddittorio: in quel caso, sarebbe bastato stare zitti.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 21 agosto 2005

Tra gli italiani pregiudizi e ignoranza su Israele
"Libero" di sabato 20 agosto 2005 pubblica a pagina 3 un articolo di Andrea Colombo che commenta i risultati di un sondaggio sulla percezione del conflitto mediorientale da parte degli italiani.
Clicca qui per il testo dell'articolo.

GALLI DELLA LOGGIA E IL CONFLITTO D'INTERESSI DI BERLUSCONI
Galli della Loggia, sul "Corriere della Sera", sostiene che Berlusconi ha buone ragioni per essere il candidato del centro-destra alle elezioni del 2006. In sintesi, militano in favore di questa ipotesi la sua centralità politica e il suo potere economico. Poi però il politologo aggiunge che queste, oltre che essere buoni ragioni, sono anche pessime ragioni: si veda il brano in calce.
Di questo articolo, certamente non benevolo, visto che anzi alla fine si sfiora persino l'irrisione, interessa soprattutto passaggio: "I cordoni della borsa, insomma, ce li ha in mano solo Berlusconi, ed è difficile immaginare il Cavaliere non più candidato ma egualmente munifico come fino a oggi è stato". Perché fa sorgere un mucchio di domande.
Ma come, non si è parlato ad nauseam del conflitto d'interessi, nel senso che Berlusconi vorrebbe trarre vantaggi economici dalla sua carriera politica? Come mai oggi si dice che "fino ad oggi" è stato "munifico"? Dunque i soldi li avrebbe dati e non presi? Come mai Galli della Loggia parla dei cordoni della borsa personale del premier da cui i soldi dovrebbero uscire invece che entrare? Come mette d'accordo questa idea con ciò che perfino commentatori non scioccamente fanatici come Mieli, Romano, Sartori e tanti altri hanno mille volte affermato? Insomma, Berlusconi con la politica ci guadagna o ci perde? E come mai non si fa l'ipotesi che non ci guadagni e non ci perda, se non indirettamente e involontariamente? Sorge insomma il sospetto che per tirare palle alla testa di turco qualunque proiettile sia buono.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it , 21 agosto 2005

Dall'articolo di Galli della Loggia:
"I cordoni della borsa, insomma, ce li ha in mano solo Berlusconi, ed è difficile immaginare il Cavaliere non più candidato ma egualmente munifico come fino a oggi è stato. Peccato però che questi validi motivi cui Berlusconi può appellarsi non siano affatto delle buone ragioni. Siano anzi pessime, e cioè la prova più evidente dell'insufficienza della sua leadership e della sua azione di governo: e dunque anche la causa del forte declino elettorale dell'immagine sua e del centrodestra in genere. Da quando più di dieci anni fa' infatti, è entrato in politica, egli sembra aver fatto di tutto perché Forza Italia restasse quel partito finto che è, dove c'è posto solo per chi è d'accordo con lui sempre e comunque (come si vede anche oggi a proposito della sua autocandidatura). Egualmente la sua azione di premier non è riuscita ad amalgamare la coalizione, a darle un minimo comune di ispirazione e di volontà. In questo modo il centrodestra è rimasto unicamente Silvio Berlusconi: e così egli ha stabilito che debba essere anche in futuro. Quanto alle elezioni, niente paura, a vincere ci penserà ancora una volta sempre lui: con le «sue» trovate ingegnose, i «suoi» slogan, i «suoi» manifesti. E naturalmente con le «sue» tv e i «suoi» soldi."
Corriere della Sera, 19 agosto 2005


MOLLICHINE
Montezemolo su Ricucci e Rcs: inammissibile "uno che dice: prendo il 20, prendo il 40, oggi compero, oggi vendo, per far salire o abbassare il titolo". E che diamine! Queste cose si dicono solo agli intimi.

Nella casa romana di Hamdi Issac sarebbe stata sequestrata una cartina della metropolitana di Parigi. Mio Dio! E io che ne ho di parecchie città...

In Bangladesh 350 esplosioni contemporanee con due morti e 150 feriti provocate da estremisti islamici. Yankees go home?

In Inghilterra si potrà scegliere se avere un figlio maschio o femmina. È un contagio che viene dalla Spagna, dove c'è la possibilità di scegliersi una moglie maschio o femmina.

Cade un elicottero spagnolo in Afghanistan e la sinistra chiede a Zapatero il ritiro anche da lì. Strano paese: da que viva la muerte! a que viva la cobardía!

La missione in Afghanistan tuttavia non corre rischi per il sostegno del Partito Popular, di opposizione. Sounds familiar?


Baccini: "il governo prenda posizione su Bankitalia". Solo così potrà dargli torto.

I Ds vogliono che Prodi li difenda più chiaramente dagli attacchi degli alleati. Grande partito e grande fantasia: riescono ad immaginare Prodi come un guerriero.

Santagata (sul rapporto Prodi-Ds): "se uno dei due chiede che gli si dica "ti amo‚, vorrà dire che lo diremo". Ingenuo. In politica già basterebbe: "Non ti uccido. Quanto meno, non subito".

Prodi: "no alla politica dei due tempi: bonifica dei conti pubblici e rilancio economico devono andare insieme". Per l'economia, incrementare soprattutto la vendita di fumo.

Secondo Putin serve una conferenza internazionale sull'Iraq entro la fine dell'anno. Al solito, chi fa fa, chi non fa giudica.

Iniziate le manovre congiunte Cina-Russia. È già pericoloso il "fuoco amico", figuriamoci il "fuoco simpatizzante".

Prodi ha spiegato che «la moralità» del leader della Quercia e del suo partito «è fuori discussione». Nel senso che certamente c'è o che certamente non c'è?

Salvi rilancia tra i Ds la questione morale e la fa con parole contorte e frasi involute. Urge traduttore: "Abbasso Fassino!"

Create le mutande da guerra, non puzzano e sono antibatteriche. Allo studio anche i sederi da guerra: senza buco.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

Il Gush Katif e' morto
Ecco signori, e' successo : Il Gush katif e' morto.
Gli ebrei sono stati evacuati, con dolore, con pianti, in alcuni casi con una rabbiosa, violenta, disperata  quanto inutile resistenza. Gli ebrei sono stati evacuati da soldati israeliani in lacrime ma fermi, calmi, pazienti, affettuosi. Il nostro grande esercito, i nostri bravi e coraggiosi ragazzi, che tutto il mondo civile ci invidia,  sono riusciti a svuotare la Striscia di Gaza della presenza ebraica e lo hanno fatto consolando, accarezzando, baciando i bambini e anche i piu' grandi e, all'occorrenza, prendendo i resistenti a forza trasportandoli verso gli autobus, colla massima delicatezza possibile.
Il Gush Katif e' morto per sempre ma il mondo non e' sazio di dolore ebraico, ne vuole ancora, ne vuole di piu', la sinistra antigiudaica e ammiratrice del terrorismo palestinese  aspetta e spera.... la fine di  Israele.
E' vero che oggi alcuni  politici di sinistra timidamente e dopo 40 anni di  demonizzazioni e falsificazioni della storia, incominciano a parlar bene di Israele e di Sharon," adesso siamo piu' vicini alla pace" dicono  e dimostrano una volta di piu' di non aver capito niente.
La pace e' lontana come prima perche'  questi signori non tengono conto del punto piu' importante : il perenne rifiuto dei palestinesi di fare la pace con un Israele di cui non riconoscono il diritto all'esistenza.
Senza Arafat, il maledetto criminale , avremo tregue piu' lunghe, forse anche anni,  ma la pace mai, non fa parte della loro cultura.
Il Gush Katif e' morto , le ruspe stanno  distruggendo le case vuote e deserte , la tragedia si e' quasi conclusa, mancano ancora un paio di insediamenti, ma il trauma  continuera' per molti anni ancora.
Un trauma dovuto alla non accettazione dei rabbini che hanno illuso gli ebrei osservanti dicendo che l'evacuazione non sarebbe avvenuta perche'  Dio  avrebbe fatto il miracolo.
Oggi non ci sono piu' miracoli, non di quel tipo. Oggi il vero miracolo e' l'esistenza di Israele nonostante le guerre arabe e l'odio del mondo intero.
Un trauma dovuto anche alla considerazione che tutto sia stato fatto senza motivo e  ingiustamente,  perche' abbiamo gia' sentito i primi "non basta".
Lo ha detto Condoleezza Rice "Non sara' solo Gaza...non bastera' per avanzare nella pace....".
Avanzare nella pace, Rice? Il "popolo della morte" non vorra' mai la pace, il "popolo della morte"  ama la guerra, il terrorismo e ama mandare i propri  figli a farsi esplodere. Altro che pace!

Eppure la Rice ha ragione, dopo Gaza  vorranno Giudea e Samaria, poi Haifa e Gerusalemme , poi Ashdod e Ashkelon perche' i palestinesi hanno sempre detto chiaramente che tutta Israele e' un "insediamento". Hanno detto anche di piu' , "riuniremo la Palestina alla Giordania, dal fiume al mare."
Quindi se il sogno, di pochi, di costruire la Grande Israele su antichi territori ebraici e' finito , non e' assolutamente finito il sogno di tutti gli arabi, della Grande Palestina su territori mai stati "palestinesi" in  tutta la storia millenaria del medio oriente.
Nonostante tutto pero' siamo convinti che Sharon abbia compiuto un passo necessario  che solo lui poteva avere il coraggio di fare anche a costo di sentirsi chiamare traditore da una parte minoritaria della societa' israeliana. La maggior parte della popolazione e' con lui, la maggior parte della popolazione sa che andava fatto perche' era inconcepibile che 8000 persone fossero circondate da 1.500.000 di arabi pronti ad ucciderle e che l'esercito di Israele, cosi' impegnato  su tutti i fronti, stesse la' in pianta stabile a proteggerli.
Questo e' sionismo, dicono alcuni ma i tempi sono cambiati, non siamo piu' al periodo eroico delle guerra per l'indipendenza.
Oggi sionismo significa mantenere Israele ebraico.
Oggi sionismo e' difendere Israele dal pericolo dell'annientamento demografico a causa delle pance sempre gravide delle donne palestinesi.
Oggi sionismo e' difendere colle unghie e coi denti quello che abbiamo, anche se piu'  piccolo.
Oggi sionismo e' essere ebrei in un Israele ebraico aperto al mondo occidentale e non chiuso in se stesso.
Oggi sionismo significa collaborare col mondo occidentale nella lotta contro l'islam e il terrorismo.
Oggi sionismo significa amare Israele  sempre di piu'  e mantenerlo pulito e democratico difendendo la nostra identita' e l'orgoglio di essere ebrei.
Portare gli ebrei  dentro Israele, lontano da quelle terre che loro considerano ebraiche ma che non lo sono piu', e' stata una decisione strategica forse geniale di Sharon che adesso potra' anche decidere e convincere il mondo che vanno fatti finalmente dei confini e che, se i palestinesi li violeranno colla guerra e il terrorismo, la reazione di  Israele sara' tremenda!
La cosa che piu' addolora pero' non e' solo la tragedia dei nostri ebrei evacuati,  siamo un popolo forte e supereremo anche questo trauma, quello  che piu' addolora e' vedere che il mondo dei politici e dei media  non capisce niente, meno di niente.
C'e' qualcuno che ha detto o scritto " adesso tocca ai palestinesi"?
Chi lo ha detto?

Chi lo ha scritto?
Chi si ricorda che il primissimo punto della Road Map pretende la fine
totale del terrorismo palestinese?
Nessuno!
Tutti pero' dicono: ma si, ma che bravo Sharon, adesso  pero' avanti, fuori dalla Giudea, fuori dalla Samaria, forza.....Israele deve fare, deve dare... deve... deve...deve!
E se incominciassimo a mandare via da Israele i palestinesi che vi vivono solo da 30 anni e anche meno , come abbiamo portato via  i "coloni" da Gaza?
Chi vive qua da pochi  anni  e si sente sempre palestinese non puo' certo dire di essere "a casa sua" e in piu' molti collaborano con i terroristi e  odiano Israele e allora via! Fuori! Tornassero a casa loro.
Abbiamo trasferito gli ebrei da Gaza? Bene. Adesso trasferiamo da Israele gli arabi che non si sentono israeliani ma palestinesi.
Cosa direbbe il mondo se Israele lo facesse?
Wow,  non oso pensarlo.
Gia' prevedo le reazioni a questa mia  voluta provocazione.
I sacrifici si richiedono solo agli ebrei e lo sa il Cielo se ne hanno fatti di sacrifici in questi 57 anni ricevendo in cambio solo condanne e accuse.
Il motivo e' uno: non sono  solo i palestinesi e gli altri arabi ma e' il mondo intero che  non riesce a riconoscere a Israele il diritto di esistere,
ed esistere ebraicamente, in un minuscolo fazzoletto di terra.
Il mondo non ci vuole, Sharon lo ha capito e ha deciso di fare in modo che il mondo almeno ci accetti senza sputarci sempre addosso.
Di piu' non si puo' pretendere, siamo ebrei, abbiamo solo i nostri cervelli, siamo privi di petrolio e materie prime, e si sa che al mondo i cervelli non  servono granche'.
Deborah Fait
- informazionecorretta


AVERE DELLE OPINIONI
Avere delle opinioni, e perfino delle opinioni che gli altri amano ascoltare, è certamente una cosa positiva. Ma non si possono avere opinioni fondate su tutto, sicché in certi casi è bene stare zitti. E rinunciare a trinciare giudizi. Purtroppo, non è raro che questo consiglio non sia seguito da chi ha pienamente dimostrato il proprio merito ma, appunto, in altri campi. Una volta un giornalista, discutendo di mutamenti climatici, intervistò il fisico Carlo Rubbia e questi disse compuntamene la sua. Con la sua faccia da premio Nobel disse cose che avrebbe potuto dire anche il barbiere sotto casa.
In questi giorni, per uno di quei raggruppamenti che produce la distribuzione a caso, ci sono molti argomenti su cui un onest'uomo  farebbe bene a tenere la bocca chiusa.

Si può cominciare col ritiro da Gaza. I coloni che abitano su quella Striscia sono violentemente contro lo sradicamento, in questo sostenuti dalla estrema destra israeliana. Tuttavia Sharon, che dalla destra proviene, è stato ed è irremovibile. Ovviamente reputa che l'azione sia utile ad Israele e in questo è sostenuto da una larga parte della Knesseth. Ma non da tutta. Anche i suoi oppositori credono di protestare nell'interesse di Israele. Come si può decidere, da qui, chi ha ragione e chi ha torto?
Inoltre, questa evacuazione non corrisponde affatto al "ritiro da territori occupati" di cui parlava quella famosa risoluzione Onu. Infatti qui si tratta di circa 8.000 persone in pochi insediamenti, a Gaza, mentre esistono circa 230.000 israeliani che hanno stabilito colonie in Cisgiordania (per chiamare la regione col suo vecchio nome). Infine non è vero né che i palestinesi prenderanno questo gesto per un atto di buona volontà (i loro estremisti pensano che sia una vittoria dei loro terroristi, che - nientemeno - hanno costretto Israele a ritirarsi) né che questo ritiro contribuirà seriamente alla pace. Una pace che i palestinesi non vogliono, perché vogliono tutta la Palestina.
Si potrebbe infine pensare che il governo di Gerusalemme voglia porre fine al gravoso impegno economico di assicurare la sicurezza di quegli insediamenti in un ambiente ostile, ma neanche questo è vero, se si pensa al costo degli indennizzi promessi ai coloni. Come concludere, riguardo a questo ritiro da Gaza? Con una semplice alzata di spalle: aspettiamo di vedere come va.
Qualcosa di analogo si può dire riguardo alla guerra in Iraq. Bisogna innanzitutto sottolineare che la varietà di scuse allegate per invadere l'Iraq, se vere, non avrebbero giustificato l'invasione e, se false, non l'avrebbero resa sbagliata. Viviamo nell'epoca dei mezzi di comunicazione di massa e di political correctness e dunque gli Stati Uniti potrebbero avere invocato scuse insulse ma popolari, come la liberazione degli irakeni dal tiranno (motivazione che li costringerebbe a fare guerra in troppe parti del mondo), mentre avevano una ragione seria, valida e inconfessabile: la geopolitica. Con l'allentarsi dei legami con l'Arabia Saudita e il precisarsi delle mire egemoniche regionali di Saddam Hussein, il Medio Oriente era divenuto una zona a rischio. L'attentato al World Trade Center ha poi fatto precipitare le cose. Col rovesciamento del governo dei Taliban gli Stati Uniti hanno non solo inferto un grave colpo al terrorismo, privandolo d'una base importante, ma, con la successiva invasione dell'Iraq, hanno completamente cambiato la fisionomia del Medio Oriente. Un paese come la Siria, che prima poteva sentirsi in una botte di ferro, oggi si trova circondata da amici degli Stati Uniti: Israele, Turchia e Iraq. L'Iran è nella tenaglia Afghanistan-Iraq. Ovviamente la guerra potrebbe essere stata un errore, chi dice di no? C'è forse nella storia qualcuno che abbia potuto essere sicuro del risultato a lungo termine delle proprie azioni? Se per giunta in Iraq si riuscisse ad impiantare una democrazia, benché imperfetta, si darebbe una speranza a quanti, nel mondo islamico, cercano di sfuggire al medievale integralismo islamico predicato da Osam bin Laden e dai suoi simpatizzanti. Che non combattono contro gli americani, combattono contro l'ipotesi di un governo irakeno laico. Ma se la guerra sia stata un colpo di genio o un colossale errore, lo dirà il tempo. L'opinione "fondata" in questo momento non avrebbe su che cosa appoggiarsi.
Un ultimo caso riguarda il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio e le famose scalate al Banco Antoniano Veneto, alla Banca Nazionale del Lavoro e alla Rcs (Rizzoli-Corriere della Sera). Qui c'è tutto un turbinare di nomi, intercettazioni, accuse, contraccuse, diffamazioni, pareri tecnici, milioni di euro che volano in tutte le direzioni come foglie in autunno, atteggiamenti faziosi, fiumi di parole, sospetti, questioni morali, ipocrisie. Solo chi, avendone la competenza e disponendo dei dati, fosse disposto a studiare queste questioni per ore potrebbe alla fine farsi un'opinione. Ma il normale lettore di giornali non può capirci nulla. Già la parola "aggiotaggio" è da quiz televisivo. E poi, come avere un'opinione fondata quando molti discutono del problema dal punto di vista della morale, del buon gusto, dello scrupolo e della correttezza, quando quello è un mondo in cui della morale, del buon gusto, dello scrupolo, della correttezza tutti si fanno un baffo? E quando si corre il rischio di scoprire che coloro che avremmo tendenza a difendere sono peggiori di coloro che avremmo tendenza a condannare?
Capire è una bella cosa, non capire è triste. Ma mentre
è bello avere l'onestà di dire "non ho capito", non c'è peggior cosa di fingere d'aver capito.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it


Lacrime e dolore
Tante lacrime e tanto dolore.
Ormai i due giorni piu' lunghi  e sofferti di Israele stanno passando e la maggior parte della Striscia di Gaza e' judenrein come la vogliono i palestinesi.
Israele che ha vinto tutte le guerre di aggressione mosse dagli arabi negli ultimi 60 anni sta dando al mondo una enorme prova di grandezza politica e morale.
Israele che ha subito negli ultimi cinque anni la piu' feroce guerra di terrorismo mai sferrata al mondo, vincendola e incarcerando il criminale Arafat nel suo quartier generale fino alla sua morte mai abbastanza benedetta, sta dimostrando la sua capacita' di trasformare guerra, terrorismo e paura  in strategia politica di grande intelligenza.
In ognuno di noi, in questi giorni,  si dibattono due anime, un'anima di testa che ci dice che nel futuro Israele avra' del bene da questo sacrificio e un'anima di pancia che chiede disperatamente "perche' sempre noi dobbiamo pagare il prezzo della ferocia altrui?".
"Perche'? Cosa abbiamo fatto?" gridavano tra le lacrime gli ebrei evacuati.

L'evacuazione dal 70% dei villaggi del Gush Katif si e' svolta e, nel limite della possibilita' umana rispetto a un trauma cosi' enorme, si e' svolta senza violenza grazie ai soldati e alle soldatesse di  Zahal e ai poliziotti e poliziotte che hanno saputo unire il loro cuore e la loro sensibilita'  a un perfetto addestramento.
Abbiamo visto esercito e polizia comportarsi quasi come infermieri, con una delicatezza e un'umanita' che facevano commuovere. Li abbiamo visti portare fuori di peso le persone che si rifiutavano di uscire spontaneamente , parlandogli, dandogli da bere, accarezzandoli. Una soldatessa ha aiutato una donna a pelare le carote, chiacchierando del piu' e del meno, poi l'ha abbracciata forte e sono uscite insieme "Volevo trattarla come avrei desiderato fosse trattata mia madre", ha spiegato alla fine piangendo.
Abbiamo visto soldati abbracciare le persone e piangere con loro, abbiamo visto una giovane  in divisa di Zahal, dopo aver concluso il trasferimento dei bambini dell'asilo, sedersi per terra e gridare la sua disperazione  verso il cielo tenedosi la testa tra le mani.

Abbiamo visto i soldati e le soldatesse restare impassibili, guardando a terra, quasi distrutti dagli insulti pesanti di alcune persone impazzite dalla disperazione.
Abbiamo visto purtroppo anche due genitori indegni di questo nome, per fortuna solo due tra tutti quelli del Gush Katif,  mandare  i loro figli verso gli autobus colle mani alzate e le stelle ebraiche attaccate al petto, come gli ebrei che andavano verso i campi della morte nazisti.
Che la vergogna ricada su questi due genitori e spero che, una volta concluso l'esodo, qualcuno si occupi psicologicamente di loro e impedisca che continuino  danneggiare i loro figli.
Tutta l'operazione dell'evacuazione e' stata resa piu' difficile da quelli che Fiamma Nirenstein chiama "i guastatori in kippa'", cioe' quei giovani, spesso giovanissimi, venuti dal resto di Israele, che impedivano ai nostri fratelli di andare verso gli autobus per essere trasferiti a Nizan dove centinaia di villette prefabbricate li aspettavano.
La polizia ne ha arrestati a centinaia ma sono come le zanzare, fastidiosi e pungenti.
Siamo tutti orgogliosi dei nostri soldati e soldatesse, della nostra polizia, siamo tutti orgogliosi dei nostri fratelli ebrei che hanno capito il messaggio politico per il bene loro e di tutto il paese, che hanno capito che non potevano continuare a vivere circondati da un milione e mezzo di cani rabbiosi pronti ad ucciderli tutti.
Hanno capito , credo che moltissimi abbiano capito che non c'era altra soluzione ma il dolore, la rabbia e la disperazione per il momento prevalgono.
Il Gush Katif restera' per molto tempo bagnato delle loro lacrime e il loro dolore aleggera' tra i resti delle loro case  e delle loro serre e i palestinesi, Diisraele o sa quanto immeritatamente, si prenderanno quel territorio per trasformarlo forse  in uno stato palestinese, primo stato terrorista e etnicamente pulito del mondo.
Succedera' tra la gioia del mondo intero, un mondo insano e mai mondato dal suo odio antigiudaico.
Che il mondo continui a non capire lo si evince dagli articoli che alcuni manigoldi hanno scritto in questi giorni sui media internazionali. Abbiamo letto sui giornali italiani titoli vergognosi, abbiamo sentito un'assoluta mancanza di pieta', comprensione e ammirazione  per il trauma immenso che tutti stiamo vivendo con sofferto coraggio.
Il mondo non capira' niente nemmeno quando Gaza diventera' una dependance di Al Queda.
Israele pero' avra' vinto.
Israele ha aperto al mondo la sua anima ebraica,  forte, grande e generosa.
Israele sta dando al mondo una lezione di grande democrazia,  di civilta' e di maturita' politica e civile.
Il Gush Katif  ha provocato un buco nei nostri cuori, il suo ricordo restera' nella nostra storia   e le lacrime  si asciugheranno un po' alla volta grazie all'orgoglio di essere ebrei, i Fratelli Maggiori del mondo intero.
 Deborah Fait
- informazionecorretta

MOLLICHINE
Corriere: "A Villa San Giovanni, attesa di circa due ore per imbarcarsi". I Verdi che aspettano sotto il sole sono felici.

Di Pietro moralizza i Ds. È uno che in questo campo rompe. Gli indugi.

Secondo Dagospia la relazione Carlo-Silvio continua: "Nozze segrete?". Sì, ma dovrebbero andare in Spagna.

Il nuovo ambasciatore U.S. è Ronald Spogli. Meglio dirgli sempre di no. Perché dicendo "Sì Spogli"

Scontro tra Berlusconi e Casini per la premiership. Secondo "Chi", "Novella 2000" e "Gente" dovrebbe vincere Casini che è più giovane, più alto e più bello.

Il giudice Cardaci: "Nessun deputato intercettato". Se uno sente strani ronzii o voci di carabinieri, è un guasto della Telecom.

Berlusconi vuole vietare le intercettazioni, salvo che per mafia. La sinistra: E crede di sfuggire?

La Corte Suprema di Gerusalemme ha stabilito che le sinagoghe non potranno essere abbattute dopo il ritiro. Giusto. Ci penseranno i palestinesi.

Baccini (Udc): "potremmo correre da soli alle prossime politiche". L'importante non è vincere, è partecipare.

Berlusconi: gli alleati contrari alla sua leadership "sono liberi di andare dove vogliono". Al nemico che fugge...

"Scandali" finanziari e Unipol. Cannavò (Prc), schifato, invita il suo partito a non allearsi con i Ds. Inoltre la sede del partito dovrebbe essere spostata sul Monte Athos.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

IL GIUDICE PASSIONALE
Il lungo, appassionato e' nello stile, ingenuo articolo di Caselli, sulla "Stampa", sembra fatto apposta per provare la tesi opposta a quella sostenuta dall'autore. Non è necessario essere versati nella raffinata arte di leggere fra le righe per vedere quale sia la posizione politica e quali siano le intenzioni di questo magistrato. Qui infatti non vengono discusse la maggior parte delle sue affermazioni - date per assolutamente certe ed evidenti - perché è prima naturale chiedersi se si possa affidare un posto di responsabilità a qualcuno che abbia la dichiarata volontà di far politica dallo scranno del giudice. Non solo infatti nessun esecutivo tollererebbe una magistratura che ha il dichiarato intento di fargli la guerra - l'indipendenza del "giudiziario" non può spingersi fino a questo punto -  ma sarebbe inadatto ad un posto di responsabilità anche un giudice che avesse la passione politica governativa. Che volesse cioè, mediante la sua carica e le sue funzioni, combattere i nemici del governo e farsi paladino d'un rinnovamento morale della nazione.
L'inaccettabilità delle posizioni di Giancarlo Caselli è precedente al colore delle sue posizioni politiche. Personaggi come Saint-Just, Fouquier-Tinville o Vishinskij hanno accusato e fatto condannare a morte anche innocenti ma non è soltanto per questo che essi devono essere ritenuti pessimi magistrati. È perché - quand'anche fossero stati in buona fede, cosa di cui si può dubitare - nella loro azione furono animati dal "sacro fuoco" della loro passione politica al servizio del potere e dal loro odio nei confronti dei nemici di questo stesso potere. Essi tendevano a ritenere irrilevanti le sofferenze degli accusati e l'eventuale condanna d'innocenti perché il loro principio fondamentale era che la "causa" era più importante degli individui. Questo è esattamente il contrario dello schema mentale che deve animare il giudice di un paese democratico.
La maggior parte della gente, non necessariamente versata in studi giuridici, pensa che l'ottimo giudice sia quello che "vuol fare giustizia": ed è un errore. L'ottimo giudice è soltanto quello che "vuole applicare la legge". Il giudice che vuol fare giustizia si sostituisce presuntuosamente a Dio, alla moralità in sé e, soprattutto, al legislatore di cui dovrebbe sentirsi schiavo. Se una legge è sbagliata e crudele, o se lui la giudica sbagliata e crudele, non per questo non deve applicarla. È giusto desideri che essa sia modificata, ma ci si chiede addirittura se egli abbia titolo per intervenire nel dibattito nazionale, visto che questo dibattito è il campo della pubblicistica e soprattutto della politica.
Rimane certo che fare politica dal seggio del giudice è antigiuridico e contrario alla deontologia. Per questo ben poco accettabile appare la contestazione, da parte di Caselli, delle sentenze assolutorie dei colleghi con argomenti speciosi e al limite calunniatori nei confronti degli accusati ormai prosciolti. Ma tutto questo per lui è irrilevante: la sua stagione a Palermo, a sentirlo, è stata un'interrotta serie di trionfi contro il male.
Non è facile sapere se Caselli sia o no vittima di una persecuzione ad personam. Fra l'altro lui stesso annota che la legge si applica ad altri 1.500 magistrati. Ma ciò che sembra innegabile è che un simile giudice l'esclusione ad personam la meriterebbe.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 17 agosto 2005

Discorso di un grande statista ai suoi cittadini
È grazie alla nostra forza, non per debolezza, che facciamo questo passo
Lunedì sera il primo ministro israeliano Ariel Sharon si è rivolto alla nazione con un discorso trasmesso da radio e tv a reti unificate. Grazie a Deborah Fait, riportiamo il testo integrale:
"Cittadini d'Israele - ha detto Sharon - il giorno è arrivato. Stiamo dando inizio al passo più difficile e doloroso di tutti: lo sgombero delle nostre comunità dalla striscia di Gaza e dalla Samaria settentrionale.
Un passo molto difficile per me personalmente. È stato con il cuore pesante che il governo d'Israele prese la decisione del disimpegno, ed anche la Knesset non lo ha approvato a cuor leggero. Non è un segreto che io, come molti altri, credevo e speravo che potessimo tenere per sempre Netzarim e Kfar Darom. Ma la mutata realtà nel nostro paese, in questa regione e nel mondo hanno reso necessaria una nuova valutazione e un mutamento di posizioni.
Gaza non può essere tenuta per sempre. Vi vive più di un milione di palestinesi, e raddoppiano il loro numero ad ogni generazione. Vivono in campi profughi incredibilmente stipati, nella povertà e nello squallore, veri focolai di odio sempre crescente, senza speranze all'orizzonte.
È grazie alla nostra forza, non per la nostra debolezza, che facciamo questo passo. Abbiamo cercato di arrivare con i palestinesi a degli accordi che facessero avanzare i due popoli sulla strada della pace. Questi accordi si sono infranti contro un muro di odio e di fanatismo.
Il piano di disimpegno unilaterale, che annunciai circa due anni fa, è la risposta israeliana a questa realtà di fatto. È un piano positivo per Israele in qualunque scenario futuro. Stiamo riducendo le occasioni quotidiane di attrito, e le vittime che esso provoca a entrambe le parti. Le Forze di Difesa israeliane verranno rischierate su linee difensive dietro la barriera di sicurezza. Coloro che continueranno a combatterci dovranno fare i conti con tutta la potenza delle nostre forze di difesa e di sicurezza.
Ora tocca ai palestinesi l'onere della prova. Essi devono combattere le organizzazioni terroristiche, smantellare le strutture del terrorismo e mostrare sincere intenzioni di pace per poter sedere con noi al tavolo negoziale.
Il mondo aspetta la risposta dei palestinesi: una mano tesa per la pace o il continuo fuoco terrorista. Davanti a una mano tesa in pace, risponderemo con un ramo d'olivo. Ma se sceglieranno il fuoco, reagiremo col fuoco, più severo che mai.
Il disimpegno ci permetterà di volgere l'attenzione al nostro interno. Cambierà la nostra agenda nazionale. La nostra politica economica sarà libera di dedicarsi al superamento dei gap sociali e di impegnarsi in una effettiva lotta contro la povertà. Faremo progredire l'istruzione e accresceremo la sicurezza personale di ogni cittadino nel paese.
Le discordie sul disimpegno hanno provocato gravi ferite, un odio amaro tra fratelli, dichiarazioni e gesti di estrema gravità. Io capisco i sentimenti, il dolore e il pianto di coloro che dissentono. Ma comunque noi siamo un'unica nazione, anche quando discutiamo e ci scontriamo.
Abitanti della striscia di Gaza, la giornata di oggi segna la fine di un glorioso capitolo della storia d'Israele, un capitolo centrale nella storia delle vostre vite di pionieri, di realizzatori di un sogno che hanno portato il fardello della sicurezza e dell‚insediamento per tutti noi. Il vostro dolore e le vostre lacrime sono parte inseparabile della storia di questo paese. Quali che siano i disaccordi che ci dividono, noi non vi abbandoneremo e, dopo lo sgombero, faremo tutto ciò che è in nostro potere per ricostruire le vostre vite e le vostre comunità.

Desidero dire ai soldati delle Forze di Difesa israeliane, agli agenti della polizia israeliana e della guardia di frontiera: state affrontato una missione difficile. Non è un nemico quello che dovete affrontare, bensì i nostri fratelli e sorelle. Sensibilità e pazienza sono l'imperativo del momento. Sono certo che è così che vi comporterete. Voglio che sappiate che l'intera nazione è con voi ed è fiera di voi.
Cittadini d'Israele, la responsabilità per il futuro di Israele ricade sulle mie spalle. Ho avviato questo piano perché sono giunto alla conclusione che questa scelta è vitale per Israele. Credetemi, il dolore che provo per questa scelta è pari solo alla risoluta consapevolezza che è una cosa che era necessario fare.
Ci stiamo avviando su una nuova strada che comporta molti rischi, ma anche un raggio di speranza per tutti noi. Con l'aiuto del Signore, possa questa strada essere una strada di unità e non di divisione, di rispetto reciproco e non di inimicizia tra fratelli, di amore senza riserve e non di odio senza fondamento.
Farò tutto il possibile per garantire che sia così.

(Da: MFA, 15.08.05)


NUOVI INGRESSI
In rete da N.Y. il blog di Mauro Suttora.


Tutto e' incominciato
Le famiglie vanno a dire addio ai loro morti.
Si vede un triste pellegrinaggio nei cimiteri ebraici della Striscia di Gaza.
Madri, padri, figli, parenti, tutti vanno a recitare le benedizioni sulle tombe dei loro cari, li salutano, piangono, gli raccontano del loro dolore e della loro rabbia per essere costretti ad andarsene dalle loro case, dalla loro vita.
Molte delle tombe appartengono a vittime del terrorismo palestinese  e possiamo immaginare i sentimenti delle famiglie che oltre ad essere state colpite nei loro affetti piu' cari , adesso si vedono scacciati per consegnare la terra  che hanno amato e lavorato agli assassini dei loro amati.
Come si puo' pretendere che non siano disperati e pieni di rabbia?
Cosa possiamo chiedere ancora a questi ebrei che hanno lavorato, sudando sangue, sempre sotto il fuoco nemico, per creare un paradiso da quella che gli arabi chiamavano "terra maledetta".
Lasciano le case, le serre che rifornivano il mondo intero di fiori bellissimi e di verdure biologiche, le stalle ad alta tecnologia, gli allevamenti di cavalli, le scuole, e i cimiteri dove recitano l'ultimo kaddish per i loro morti e lo recitano piangendo sconsolatamente come avevano pianto disperatamente al momento dei funerali.
In una tomba riposa una mamma uccisa da un terrorista, morta sul colpo, poi il terrorista si e' avvicinato alla macchina, ha visto che sul sedile posteriore c'erano quattro bambine piangenti e le ha uccise, una a una, a bruciapelo.
Ormai tutto e' incominciato. La fine e' arrivata.
Ieri sera 150.000 persone hanno manifestato a Kikar Rabin a Tel Aviv, la grande piazza era tutta color arancione. Centocinquantamila  persone tristi, sconsolate e disperate che ascoltavano quelli che parlavano sul palco.
Lacrime e nastri arancione.
Lacrime e cartelli: "Soldati, noi vi vogliamo bene - Soldati , siete i nostri fratelli, i nostri figli - Siamo un popolo unico e unito".
Una parte del popolo arancione era la' ieri sera.
Una parte del popolo azzurro era a casa e piangeva per i fratelli esiliati.
Una parte del mondo esulta e non capisce.  Come sempre.
Ormai tutto e incominciato,  inesorabilmente e con tanto dolore.
Il Paradiso di Gush Katif  ritornera' ad essere "terra maledetta".
Deborah Fait
- informazionecorretta

LA SBANDATA DI SARTORI
Giovanni Sartori, sul Corriere della Sera di oggi 13 agosto 2005, scrive un pezzo da moralista (qualifica che arditamente ammette) dimenticando che in italiano la parola ha una connotazione negativa: indica spesso una persona conformista e un po' qualunquista, quando non ipocrita.  Sartori certo ipocrita non è ma il pezzo rappresenta una sbandata mentale: lo dimostra il fatto che, come una Fallaci qualunque, si mette a parlare di suo padre e gli eleva un monumento.
La sua tesi è che esistono persone per bene e persone immorali per le quali <il fine di fare soldi o di conquistare potere giustifica qualsiasi mezzo: non c'è scrupolo, non c‚è «coscienza » che li fermi>.  E si sarebbe tentati di dargli entusiasticamente ragione se non si fosse fermati da un'osservazione: Sartori è un economista? Un industriale? Un finanziere? No: è semplicemente un professore. Cioè qualcuno che questa tentazione, di "fare soldi con qualsiasi mezzo", non può averla. E ci si può chiedere se il suo titolo per giudicare gli altri non derivi da questa impossibilità. La Rochefoucauld diceva che i vecchi condannano severissimamente i peccati che non sono in grado di commettere.
Sartori tuttavia - lui che ha tanto parlato di conflitto d'interessi - ha uno scopo, nel sostenere la sua tesi. Scrive infatti: "Ma è di tutta evidenza che per i vari Ricucci, Gnutti e Fiorani mio padre era soltanto un fesso". Dunque il suo discorso non ha valore generale. È una lancia contro quei signori in particolare, nella presunta difesa (?) del giornale su cui scrive. E questo è molto triste. I "per male", come li chiama lui, magari commettono azioni scorrette per guadagnare denaro, cioè nel proprio interesse. Ma che cosa dobbiamo pensare di chi sostiene una tesi morale nell'interesse (economico) di terzi?
Uno che ha il coraggio di scrivere, con stile predicatorio e virulento, che "i neo-pescecani di assalto del capitalismo speculativo sono finalmente stati scoperchiati. Finora i vari Ricucci, Fiorani e Gnutti l'avevano fatta franca; ma ora sono indagati per insider trading, aggiottaggio, falso in bilancio, falso in prospetto, abuso di ufficio, e altro ancora". Questo non è il linguaggio della morale e della serenità: è quello della fazione. Non è né morale né lecito dichiarare colpevoli persone che non sono state condannate nemmeno in primo grado, tanto che Sartori stesso usa il brutto aggettivo "indagati". Ma oggi non era la sua giornata nemmeno per la lingua italiana: infatti ha scritto aggiotaggio con due "t".
"Il nostro è ormai un Paese sporco, molto sporco", conclude. Sarà vero. Ma non sembra che il suo sia il modo giusto di pulirlo.
Gianni Pardo, ex-professore - giannipardo@libero.it - 14 agosto 2005

Sembra che nessuno abbia tempo per scrivere agli amici e - immagino - per leggere. Buone vacanze a tutti ed ecco solo un paio di
MOLLICHINE
Prodi chiede di rivedere le regole perché c'è "rischio di commistione tra politica ed economia". Ma non mi dire!

Mahmoud Abbas (Abu Mazen): le elezioni palestinesi, previste nel luglio scorso, si terranno nel 2006. Mantiene così il potere. Semel Abbas, semper Abbas.

Per Castagnetti Berlusconi è estraneo alla scalata Rcs «ma è inverosimile che sia realizzata senza il suo consenso». Da "non può non sapere" a "non può non esserne responsabile".

Mastella ai Ds: "Nessuno vuole dare lezioni a nessuno ma neppure accettiamo lezioni da chi ha sempre cercato di darle agli altri". Insomma le scuole sono chiuse.

"Allarme terrorismo in Arabia Saudita". Toh, anche lì ci sono soldati americani?

L'Aiea s'è spaccata sulla questione del nucleare iraniano. Ma che c'è da spaccarsi? Ci sono tanti modi di calarsi le braghe?

Arrestata in Cile la moglie di Pinochet. Del suo cane nessuna notizia. Pare si sia dato alla latitanza.

Manifestazione di donne irachene a favore della sharia. Non sanno che Sanson, il boia, finì sulla ghigliottina.

Berlusconi è sospettato d'essere interessato alla "scalata" alla Rcs, a sua volta solo sospettata d'essere irregolare. Sospettiamo che qualcuno esageri coi sospetti.

L'ombra di Berlusconi sul "Corriere della Sera". Non può essere una grande ombra, viste le dimensioni dell'uomo.

Petrolio a 66$. Alemanno pensa di "utilizzare tutte le energie rinnovabili". Per esempio la forza d'imprecare.

Il ministro di Seul Chung Dong-young a favore del nucleare nordcoreano. Pare che Chung Dong-young si traduca "Tafazzi".

Vattimo: "chi si arricchisce con la speculazione non è diverso da un rapinatore di strada". È solo più intelligente di un rapinatore di strada. E di Vattimo.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it <mailto:giannipardo@libero.it\>

MORALISTI  DI GIORNATA
Fassino ne è sicuro, la questione morale non è argomento con cui attaccare il suo partito, i Democratici di Sinistra. Il segretario vuole smarcarsi dalle polemiche di questi giorni e accreditare i Ds di un glorioso passato. Se c’è qualcosa di glorioso nella storia degli eredi del Pci è la capacità di svicolare sempre dalle assunzioni di colpa. In tangentopoli ci caddero in pieno, ma furono l’unico grande partito che sopravvisse alla mannaia giustizialista. Qualche volta dovettero anche ringraziare i magistrati che le inchieste più scottanti le fecero finire definitivamente nella pattumiera.
Come successe con l'inchiesta della magistratura veneziana contro Massimo D’Alema e Achille Occhetto per le presunte tangenti al Pci- Pds, rimasta “dimenticata” per oltre quattro anni negli uffici giudiziari lagunari e soltanto a metà ottobre 2004 trasmessa alla procura della Repubblica di Roma. Lo scoprì nel novembre dell’anno scorso, destando molto scalpore, Bruno Vespa che ne parlò nel suo libro “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi”. Rifacendo la storia di Tangentopoli, Vespa andò a verificare le posizioni di tutti gli imputati.
Arrivato al Pci-Pds seppe che il giudice delle indagini preliminari di Venezia non aveva accolto la richiesta di archiviazione per Occhetto e D'Alema richiesta l'11 novembre ’98. Il Gip non provvide all'archiviazione dichiarando la propria incompetenza e ordinò la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica di Roma. Ma a piazzale Clodio gli atti non arrivarono mai. O meglio, arrivarono soltanto quando qualcuno, pressato dalle richieste di chiarimento di Vespa, si accorse che i fascicoli giacevano ancora negli uffici veneziani e si affrettò a spedirli lì dove dovevano arrivare nel 2000. «Poichè i fatti sono del ’91 - concluse Vespa nel suo libro - anche se per caso (improbabile) la prescrizione (che cade dopo 15 anni) sarebbe inevitabile». Roma, una volta avute le carte cosa fece? Semplice, la procura di Roma chiese al gip l’archiviazione salvando D’Alema e Occhetto. Oggi Fassino può parlare di questione morale perchè allora il Pci ricevette da parte della magistratura coperture che impedirono le inchieste più scomode, confermando le tesi di chi dietro tangentopoli vedeva il disegno di eliminare alcuni partiti per aiutarne altri.


Continuano a spararci addosso
Fra una settimana ci sara' il ritiro da Gaza deciso unilateralmente dal Governo israeliano per ridar vita alla road map bloccata da anni a causa dell'inettitudine europea e dell'aggressivita' palestinese e  per dare una spinta significativa verso una improbabile anche se sperata pace con i palestinesi.
Man mano che ci avviciniamo al giorno fatale in cui ebrei verranno portati via dalle loro case e dal paradiso di serre e fiori che avevano creato, ci convinciamo sempre piu' che i palestinesi  non hanno nessuna intenzione di lasciarci uscire in pace,  ci sparano addosso ogni maledetto giorno.
Sparano sulle macchine che transitano ferendo gravemente bambini ebrei, sparano missili su Sderot e i villaggi israeliani vicino alla Striscia, sparano tanto da ammazzarsi anche fra loro, sparano sull'esercito e su ogni cosa israeliana che si muova, sparano perche' questa e' l'unica cosa che sanno fare e il loro capo, Abu Mazen, sta a guardare senza muovere un dito.
Grande premier questo Abu Mazen, degno capo di una popolazione di  terroristi.
Oltre che sparare preparano grandi manifestazioni con striscioni " Il popolo palestinese libera la sua terra".
Poveri allocchi! Il popolo palestinese non libera un bel niente e, se Sharon non avesse deciso di andarsene, gli insediamenti  starebbero la' ancora per molti anni perche' gente che sa solo sparare, linciare, ammazzare, gente che in decenni non ha saputo tirar su nemmeno una casa, che non ha saputo far crescere nemmeno un filo d'erba, gente del genere non merita niente.
E' solo per  concessione di Israele che i palestinesi entreranno in possesso della striscia di Gaza Judenrein come loro, i nazisti del Medio oriente, pretendono.

Bene, ancora sette giorni e poi  assisteremo alla piu' grande tragedia israeliana di questi ultimi vent'anni.
Sara' un bene per noi nel futuro? E' quello che tutti speriamo. Sara' un bene perche' il mondo forse si accorgera' di chi sono loro, sara' un bene perche' forse il mondo si accorgera' di chi siamo noi.
Dico forse perche' se non se ne sono accorti in questi ultimi 40 anni in cui Arafat ha distrutto tutto quello che i suoi occhi cisposi guardavano, se non si sono accorti che i palestinesi non vogliono la pace ma solo la distruzione di Israele , significa che il mondo nemmeno adesso, dopo questo sacrificio immenso , uno dei tanti ma forse il piu' doloroso, capira' niente.
Sara' un bene forse soltanto perche' Israele avra' la possibilita' di restare una Nazione Ebraica, il paese degli ebrei. Il motivo per cui era rinato a Nazione  60 anni fa. Sara' un bene perche' Sharon ha voluto trasformare la guerra e l'ideologia in politica e il discorso politico e' che Israele per poter esistere come Casa degli ebrei e per non correre il rischio di dire "l'ultimo spenga la luce"  deve liberarsi di quanti piu' arabi possibile a costo di rimpicciolirsi.
Deborah Fait  - informazionecorretta

Eden Nathan Zada
Ieri e' stato sepolto a Rishon le Zion , con funerali civili, Eden Nathan Zada, il ragazzo di 19 anni che, dicono, abbia ammazzato 4 arabi a Shfaram .
Dopo aver visto le fotografie del ragazzo linciato mentre era ammanettato le cose si fanno un po' piu' confuse. Qualche dubbio c'e'.
Eden e' un assassino o un assassinato? Abbiamo solo le testimonianze degli arabi linciatori ma cosa e' veramente successo su quell'autobus? Gli arabi di Shfaram minacciano la polizia, non vogliono nessuna inchiesta sul linciaggio, credono di essere in Sudan e non in Israele, dopo tanti anni ancora non capiscono cosa sia la democrazia.
Forse, nonostante l'inchiesta,  non sapremo mai cosa e' successo, per il momento  e da testimonianze di persone vicine a lui sappiamo che il ragazzo era uno gentile e schivo, sensibile e buono. Un mio caro amico che lo ha conosciuto mi ha scritto queste parole, quello che ha commesso, dice ancora , non corrisponde al carattere timido di Eden. Se fosse stata solo autodifesa?
Tutti lo abbiamo condannato senza nessun dubbio, tutti lo abbiamo chiamato terrorista, tutti ci siamo vergognati di lui, un ebreo che ammazza gente indifesa  ma nessuno ha sentito la sua campana perche' e' morto, morto linciato all'usanza barbara araba e con i polsi legati. Forse  e' vero che in un momento di follia voleva ammazzare degli arabi ma allora perche' e' andato in un villaggio druso?
Strano, molto strano.
Se non lo avessero ucciso ma arrestato come fanno le persone civili ci potrebbe raccontare anche la sua versione.
E gli arabi non vogliono inchieste.
Strano , molto strano.
 Deborah Fait  - informazionecorretta

Massima del giorno
Neanche gli dei amano le novità, dal momento che queste rischiano di abolirli.
G.P.


MOLLICHINE
Hamdi Issac, il terrorista etiope arrestato a Roma, ha detto che lui e gli altri volevano "vendicarsi degli inglesi" per la loro reazione al 7 luglio. Ha ragione. Gli inglesi non sanno stare allo scherzo.

Prodi prima ha definito i militari in Iraq "truppe d'occupazione", poi ha precisato che sono "percepite come truppe d'occupazione". Alcuni non osano dire in pubblico come "percepiscono" Prodi.

Carlo De Stefano: "Per l'antiterrorismo è possibile un attentato in Italia". Speriamo non lo paghino per avere scoperto questo.

Follini: "La Cdl deve saper cambiare per vincere". Per esempio cambiare il segretario dell'Udc?

Pera ha chiesto informazioni al tribunale di Milano sulle intercettazioni del Senato. Ma non era più semplice intercettare i telefoni del tribunale di Milano?

Mollichina con annesso aneddoto. Il governo iraniano ha respinto l'invito a fare a meno del nucleare annunciando che non rinuncerà ai suoi "legittimi diritti". Ed ecco l'aneddoto. Una volta un alto dignitario indiano si recò dal governatore britannico dell'India per fargli notare come il divieto di bruciare le vedove sulla pira del marito andasse contro gli usi e le tradizioni del paese. Il governatore rispose: "Lungi da me l'idea di violare le vostre tradizioni e i vostri usi. Ho per essi il massimo rispetto. Ma anche voi dovete rispettare i nostri. Ed è una vecchia tradizione dell'Inghilterra impiccare chi brucia le vedove". Nello stesso modo, qualche Stato potrebbe giudicare un proprio legittimo diritto distruggere le minacciose installazioni atomiche iraniane.

In Arabia Saudita niente bandiere a mezz'asta "per non abbassare il nome di Dio che è scritto su di esse". Per fortuna non è anche scritto sulla fibbia dei pantaloni.

Gli investigatori inglesi sono "molto irritati" perché non sono ancora riusciti a interrogare Hamdi Issac. Ma non si sono sempre vantati di fare la coda? Prima risolviamo l'omicidio d'un certo Giulio Cesare.

Franco Ionta: nessun dissidio con Scotland Yard: "Forniremo la massima collaborazione alle autorità inglesi". Adelante con juicio, con juicio, con juicio"

Iran. Ahmadinejad accusa i paesi occidentali di voler privare il suo paese di quella tecnologia (nucleare) di cui essi dispongono. Mentre lui è generosamente disposto ad estendere a loro il governo islamico.

Bioetica. Primo cane clonato a Seul. Non è stato comunicato se abbaia in maniera morale o immorale.

Al Zawahiri minaccia agli Stati Uniti un nuovo Vietnam in Iraq. Qualcuno l'informi che in Iraq non c'è foresta pluviale.

Al Zawahiri: "Smettetela di sfruttare le nostre risorse petrolifere". Ah, se solo potessimo non comprarlo, quel petrolio!

Per Zawahiri, Blair "ha portato la distruzione nel cuore di Londra". I terroristi invece, immaginiamo, la pace.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it   


LA TOPPA E IL BUCO
Per porre termine al can can provocato dal suo incontro con il "Cavaliere" Carlo De Benedetti ha scritto a Repubblica affermando che a torto s'è parlato di un "presunto, e inesistente, accordo con Berlusconi"; che questo accordo era più che lecito; che comunque lui ci ha rinunziato. Ma queste toppe sono peggiori del buco che dovrebbero coprire.
De Benedetti riferisce: "Berlusconi mi ha chiesto quale fosse il mio investimento e mi ha prontamente chiesto, con gentilezza, se avremmo accettato lo stesso investimento da parte sua. Con altrettanta semplicità gli ho risposto di sì. Non ci sono stati, né potevano esserci, né accordi né patti". Ora è chiaro, attraverso la stessa lettera di smentita, che Berlusconi non ha proposto una partecipazione simbolica o di piccola minoranza: ha proposto di mettere nell'impresa lo stesso impegno finanziario del promotore. Praticamente una partnership 50%-50%. E qual è stata la reazione? L'"Ingegnere" ha risposto di sì. E questo non è un accordo? Non è un patto? E che cos'è, allora, un rifiuto? La smentita somiglia a quella della donna che negava d'aver tradito il marito, confessando soltanto d'essere andata a letto con l'idraulico. (...) Clicca qui per continuare nella lettura
Gianni Pardo - 06-08-2005

Eden, disertore e terrorista
Ecco qua. Abbiamo anche noi il nostro assassino.
autob, disertore di 19 anni,  e' salito su un autobus a Shafran, una citta araba di Galilea, si e' messo a litigare con qualche passeggero e poi ha incominciato a sparare ammazzando quattro persone innocenti e gettando l'intera comunita' di Israele nel buio, gli arabi di Shafran, la sua famiglia disperata, i cittadini di Israele che tra rabbia e dolore,  costernazione e avvilimento, si vergognano perche' e' accaduto qualcosa di terribile contrario alla nostra cultura.
Michel Bahus, 56;  Nader Hayak, 55;  Hazar Turki, 23 e sua sorella Dina di 21 anni  sono morti per mano di un ebreo. Solo il pensiero mi fa star male.
Per cinque anni ho temuto questo. Per cinque anni i nostri giovani sono cresciuti  in mezzo agli attentati quotidiani , per cinque anni tutti siamo vissuti nella paura, nella rabbia di non poter far niente per far finire questa tragedia.
Per cinque anni io ho pensato che prima o poi anche tra noi sarebbe uscito un fuori di testa, un pazzo fanatico pronto ad ammazzare per odio e per vendetta.
Un'anima persa come quella di Yigal Amir.
Come lo chiameremo  questo assassino? Vediamo un po', i media stranieri hanno sempre scritto che gli assassini palestinesi, quelli che entravano nel paese per far saltare autobus, pizzerie, bar e discoteche ammazzando donne vecchi e bambini , erano militanti, attivisti, guerriglieri. Per qualche giornale filoterrorista e antisemita erano persino  "ragazzi disperati".
E allora per questo assassino ebreo israeliano quale appellattivo potremmo usare? Militante? Guerrigliero? Attivista? Ragazzo disperato a causa della situazione del nostro Paese e a causa del prossimo esilio degli ebrei da Gush Katif ?
No, quando si tratta di Israele tutto viene risimensionato e Eden non e' altro che un terrorista assassino, per noi e per i media italiani , e' un terrorista assassino come i suoi coetanei palestinesi che per cinque anni ci hanno fatti vivere l'inferno in terra creando alla fine il mostro anche tra noi.
Succede che a forza di vivere vicino alla spazzatura si incomincia a puzzare ed era impossibile che tra noi non ci fosse qualcuno pronto a diventare un assassino puzzolente. Siamo esseri umani e sfido qualsiasi societa' costretta a vivere nelle stesse condizioni di terrore della societa' israeliana ad uscirne pulita e candida.
Siamo riusciti ad essere indenni dalla puzza per cinque anni, mai una dimostrazione, mai un arabo che non fosse piu' che sicuro in Israele, neanche quelli che gioivano degli attentati.
Mai niente che potesse  farci vergognare e pensare di non essere una societa' civile.
Eravamo tutti orgogliosi di essere israeliani e di saper fronteggiare la bestialita'  palestinese con dignita' e molta calma.
Dovevamo immaginare che in questi 5 anni la puzza avrebbe contaminato qualche giovane vissuto nel terrore di uscire di casa o di prendere un autobus sicuro di tornare vivo dalla sua famiglia per poi vedere che le bestie venivano ricompensate a spese di altri ebrei , quelli che saranno portati via dalle loro case.
La puzza e' arrivata, inesorabile,  ha contaminato Eden Nathan -Zada, disertore di 19 anni, e' entrata nel suo cuore e nella sua mente, lo ha fatto salire su un autobus, ha imbracciato il fucile e ha sparato. Speriamo che sia il primo e l'ultimo, preghiamo con tutte le nostre forze che sia l'ultimo. Non vogliamo che qualche altro mostro fuori di testa faccia del male ai nostri connazionali arabi.
Mai piu'!
Lo hanno linciato, ho
visto le foto, era irriconoscibile, il viso non esisteva piu'.
Eden Nathan-Zada, assassino e terrorista, disertore di 19 anni, e' stato linciato dalla folla di arabi di Shafran.
Ha avuto quello che si meritava?
Forse  ma non posso far a meno di pensare che mai un palestinese terrorista e' stato linciato in Israele.
Per fortuna e nonostante tutto siamo ancora diversi.

Deborah Fait
- informazionecorretta

“Prodi? Un vile cialtrone”. Cossiga contro Romano
“Dopo aver udito quel che Romano Prodi ha detto rispetto alla natura della nostra missione militare in Iraq, e dopo aver ascoltato la sua dichiarazione frapporsi il segreto di Stato all'accertamento di tutte le responsabilità per la strage di Bologna, in perfetta serenità, ricordandogli che io fui presidente solo due mesi dopo la strage e che lui da presidente del Consiglio nulla fece, sotto la mia responsabilità politica, morale, civile e penale e sollevando l'agenzia Adnkronos e i suoi giornalisti dichiaro che Romano Prodi è moralmente un vile ed anche un perfetto cialtrone”. L’affermazione, riferita dall’agenzia citata, è del Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga. L’ex inquilino del Colle lancia il suo affondo contro il Professore dopo che – a ricasco dei riflettori puntati sulla commemorazione dell’anniversario della strage di Bologna – ha pensato bene di fare gli onori di casa con una delle sue esternazioni. Solo due giorni fa, avendo sparato a zero su un presunto ruolo di “truppa occupante” del nostro esercito, aveva in un colpo solo screditato i militari italiani, mentito sulla natura della missione, spezzato l’asse riformista in favore di Bertinotti ed ammiccato, senza mezze misure, al mondo dell’estremismo islamico di casa nostra. Il quale non ha fatto tardare la sua risposta: l’apprezzamento è reciproco. L’Unione delle comunità islamiche in Italia, a margine di una riunione tenutasi proprio nel capoluogo bolognese, ha confermato la sua adesione alla militanza prodiana. Il segretario dell’associazione islamica Hamza Roberto Piccardo si era infatti lasciato andare ad una esortazione, “Che Dio dia la vittoria a Prodi”, di straordinaria eloquenza. Piccardo ha proseguito illustrando tutte le ragioni della sua comunanza di idee con la linea Prodinotti. “Quella in Iraq è una guerra ingiusta che lede gli interessi della popolazione e dello Stato italiano. L’Italia è un ponte tra due sponde del Mediterraneo e il coinvolgimento nella guerra rovina l’immagine del Paese”. Avevamo guadagnato, ha proseguito Piccardo una bella immagine come amici del mondo arabo, questa sciagurata impresa l’ha rovinata”. Una sintonia che la dice lunga, quella tra la contestatissima sigla in aria di estremismo islamico ed il Professore. L’Ucoii fa infatti riferimento al movimento Jihadista dei Fratelli Musulmani, ed è stata l’ispiratrice di una controversa traduzione del Corano. Shaykh Abdul Hadi Palazzi, il segretario dell'Assemblea musulmana d'Italia sostiene che Piccardo non ha alcuna dimestichezza con la lingua araba, e che in quella lingua non è in grado di sostenere neppure una conversazione di livello elementare. Come può essere stato il promotore di una nuova edizione, rivisitata in chiave antisemita, del Corano? Su richiesta dei candidati-traduttori Piccardo precisò che il “committente” altri non era che il banchiere Youssef Nada, allora direttore della Banca Al Taqwa, poi ridenominata Nada Management Trust. Dopo l'11 settembre divenne di dominio pubblico che Nada stesso era il curatore degli interessi bancari dei Fratelli Musulmani in Europa, e che il Nada Management Trust era - a quanto affermava il Dipartimento di Giustizia USA - “il principale referente finanziario di Al Qaeda in Europa”. Insomma con tali amici ed estimatori, è chiarissimo che la svolta zapaterianaa di Romano Prodi gode di un supporto non indifferente.
Da L'Opinione, articolo di Aldo Torchiaro

La ex terrorista dei Nar condannata per la strage del 1980 torna a proclamare la sua innocenza: «Hanno finto di non vedere le tracce che portano a Carlos».   Articolo da "IL MANIFESTO"
A 25 anni dalla strage di Bologna, la più sanguinosa nella storia della repubblica italiana, Francesca Mambro, condannata con Valerio Fioravanti per quel delitto, torna a proclamare la sua innocenza. Intervistata da Sky Tv24 rimette in campo la pista mediorientale, indicata frequentemente nell'ultimo anno anche da Francesco Cossiga, allora presidente del consiglio. «Non indagare sulla pista mediorientale - afferma la Mambro - significa gettare le basi per occultare la verità». Quindi ricorda l'emersione di nuovi particolari che imporrebbero di indagare ulteriormente su quel versante. Si tratta della presenza a Bologna, nei giorni immediatamente precedenti alla strage, di due militanti rivoluzionari tedeschi probabilmente legati al gruppo terrorista guidato da Ilich Ramirez Sanchez, comunemente noto come Carlos. La presenza di Thomas Kram a Bologna nella notte tra il primo e il 2 agosto 1980 è accertata, molto probabile quella di Christa Frohlich, accusata di un attentato avvenuto in Francia nell'82, detenuta in Italia dall'82 all'88 perché trovata in possesso di esplosivo, poi arrestata di nuovo nel `95 in Italia, in circostanze di più che dubbia legalità. La Frohlich, che dal momento della liberazione nell'88 viveva ad Hannover, era in Italia per un colloquio con il marito detenuto, il brigatista rosso Sandro Padula.
Oltre alla presenza a Bologna dei due tedeschi, la pista mediorientale si basa essenzialmente solo su un altro elemento: un'informativa dell'11 luglio `80 inviata dal direttore dell'Ucigos De Francisci, indirizzata al direttore del Sisde Grassini nella quale si segnalava il rischio di una «reazione negativa del Fronte popolare per la liberazione della Palestina» in seguito alla detenzione in Italia del militante del Fplp Abu Saleh, arrestato il 7 novembre 1979 con tre autonomi romani nel corso di un trasporto di missili «Strela-Sam 7». Con l'arresto di Saleh, secondo l'interpretazione dei sostenitori della «pista palestinese» in buona misura avallata anche da Cossiga, l'Italia avrebbe contravvenuto agli accordi stretti da Moro con l'Olp. Secondo il giudice milanese Mastelloni, infine, Saleh, pur aderendo al Fplp di George Habbash, sarebbe in realtà rimasto legato anche all'organizzazione dissidente di Carlos.

Gli elementi in questione, così come le voci che da anni circolano sulla cosidetta «pista libica» (secondo cui la strage sarebbe da mettere in relazione all'abbattimento pochi giorni prima del Dc 9 di Ustica), non sono certo sufficienti a formare una prova anche solo indiziaria, e lo stesso Fioravanti lo segnala: «Dire che due tedeschi legati a Carlos dormivano a Bologna prima dell'attentato non significa affatto affermare che siano responsabili della strage. L'elemento interessante, per noi, è che la polizia italiana abbia accuratamente evitato di informare chicchessia di questa traccia, venuta fuori solo in seguito alle richieste degli inquirenti francesi e tedeschi».
Assai più che non l'emersione di nuove piste, in effetti, l' elemento determinante nella oscura vicenda di Bologna rimane l'assoluta fragilità dell'impianto accusatorio a carico sia di Fioravanti e Mambro (condannati con formula definitiva) sia dell'allora diciassettenne Luigi Ciavardini, condannato (ma ancora in attesa della seconda sentenza di Cassazione) per aver materialmente depositato il micidiale ordigno a Bologna. E' opportuno ricordare che i principali testi a carico dei Nar sono stati il malavitoso legato alla banda della Magliana Massimo Sparti, smentito dai suoi stessi familiari, scarcerato subito dopo aver accusato Mambro e Fioravanti grazie a una perizia medica che lo definiva morente ma sopravvissuto poi per oltre vent'anni, e Angelo Izzo, il massacratore del Circeo recentemente tornato all'onore delle cronache per un duplice omicidio.
Si è indignato fragorosamente per le dichiarazioni di Cossiga il giudice bolognese Libero Mancuso: «Oggi vecchi fantasmi del passato tentano di creare polveroni per ingannare il paese, e dal momento che queste iniziative vengono da parte di chi ha avuto responsabilità massime, capiamo che c'è qualcosa di irrisolto che merita di essere conosciuto». Cossiga, furibondo, ha replicato rinfacciandogli di aver contribuito pesantemente a delegittimare il giudice antimafia Falcone. Scambi di cortesie al cianuro a parte, il problema, per quanto riguarda Mancuso, è la sua assoluta fiducia, ancora oggi, in un galantuomo come Izzo, che tra parentesi con il terrorismo nero dei tardi anni `70 non ha mai avuto niente a che spartire.
S'indigna anche il Prc dell'Emilia-Romagna. Se la prende giustamente con il segreto di stato, molto meno comprensibilmente, si scaglia contro «chi tenta di confutare la matrice fascista della strage». E c'è da chiedersi se, prima di indignarsi, il Prc emiliano si sia preso la briga di consultare gli atti processuali che hanno portato alle condanne dei Nar.

2 AGOSTO 1980 - DA ACCORDO OLP-ITALIA LA STRAGE DI BOLOGNA
Roma, 20 lug. (Adnkronos) - Vi e' “il dubbio grave” che la strage di Bologna del 2 agosto 1980 sia stata “o un atto del terrorismo arabo o della fortuita deflagrazione di una o piu' valigie di esplosivo trasportato da palestinesi, che si credevano garantiti dall' 'accordo Moro'”. Lo scrive Francesco Cossiga, nell' '80 Presidente del Consiglio, in una lettera inviata al capogruppo di An in commissione Mitrokhin, Enzo Fragala', a seguito dell'acquisizione agli atti da parte dell'organismo parlamentare di alcuni documenti relativi al periodo che precedette la strage di Bologna.
Quello che l'ex Capo dello Stato definisce l' 'accordo Moro', e “stipulato sulla parola tra la resistenza ed il terrorismo palestinese da una parte e dal governo italiano dall'altra, al fine di tenere l'Italia al riparo dagli atti terroristici di quelle organizzazioni”, spiega perche', aggiunge Cossiga nella lettera, “ufficiali del Sismi, ente sempre fedele all'accordo e leale verso perfino la memoria di Aldo Moro, tentarono il depistaggio verso esponenti credo neonazisti del terrorismo tedesco, e per questo furono condannati”.
“Le carte raccolte dalla commissione Mitrokhin a mio avviso potrebbero costituire -scrive il senatore a vita- base per la valida revisione del processo che porto' alla condanna della Mambro e del Fioravanti, difesi presso di me da esponenti importanti delle Brigate Rosse che teorizzarono il perche' i due non potessero essere che innocenti”. Cossiga riepiloga gli avvenimenti che precedettero la strage e dei quali fu protagonista in qualita' di capo del governo.
“Quando la Polizia stradale intercetto' un camion con due missili, scortato dal 'pacifista non violento' Pifano, 'dominus' di quel circolo culturale della cosidetta Autonomia, cosi' lo defini' il giudice che annullando una ordinanza da me emanata in base alle leggi speciali quale ministro dell'Interno, e cioe' il cosiddetto covo di via dei Volsci, il Sismi mi passo' una informativa che si affermava originata dalla 'stazione' di Beirut, alias dal colonnello Giovannone, l' 'uomo' di Aldo Moro, secondo la quale una determinata organizzazione della resistenza palestinese, la Fplp, rivendicava la proprieta' dei due missili, non destinati all'Italia”.
“In realta' non fu difficile a me ed al Sottosegretario all'Informazione e alla Sicurezza, on. Mazzola, comprendere che i dirigenti del Sismi, ci nascondevano qualcosa. Vi fu un burrascoso incontro notturno a Palazzo Chigi, ed alla fine mi fu detta la verita' e mi fu esibito -scrive l'ex Presidente del Consiglio- un documento trasmesso dalla nostra 'stazione': un telegramma del capo della Fplp a me indirizzato con cui, con il tono di chi si sente offeso per l'atto che ritiene compiuto in violazione di precedenti accordi, mi contestava il sequestro dei due missili e ne richiedeva la restituzione, insieme alla liberazione del 'compagno' Pifano”.
Secondo l'ex Capo del Governo, la richiesta avanzata dall'Fplp di restituzione dei missili faceva forse parte “dell'accordo mai dimostrato 'per tabulas', ma notorio, stilulato sulla parola tra la resistenza ed il terrorismo palestinese da una parte e dal governo italiano dall'altra, quando era per la prima volta Presidente del Consiglio dei Ministri l'on. Aldo Moro. La totale fedelta' e conseguente riservatezza che i collaboratori sia del Ministero degli esteri sia del Sifar e poi Sismi, di Aldo Moro nutrivano per lui, impedi' sempre a me, benche' 'autoritariamente curioso', di sapere alcunche' di piu' preciso sia da ministro dell'Interno che da Presidente del Consiglio dei Ministri e da Presidente della Repubblica”.
Cossiga rivela inoltre che un altro “degli episodi legati all'accordo e' la distruzione da parte dei servizi israeliani dell'aereo militare Argo 16, in dotazione al Sismi, come ritorsione alla 'esfiltrazione' di cinque terroristi palestinesi arrestati in quanto avevano tentato di abbattere con missili terra-aria un areo civile israeliano in partenza da Fiumicino”.
“Esfiltrazione o 'fuga agevolata', annota ancora Cossiga, “operata da agenti del nostro servizio, naturalmente d'accordo con la magistratura che giustamente talvolta fa eccezioni al principio dell'esercizio dell'azione penale e della obbligatorieta' teorica dei provvedimenti limitativi che dovrebbero discenderne”.
Nessuno ha mai creduto al fatto che la strage di Bologna avesse origini "fasciste". Ci fu subito una levata di scudi e l'indicazione di colpa venne fatta sui palchi dove parlarono i politici, all'indomani della strage. Se nella città emiliana -comprensibilmente- fu naturale prendersela con gli "anticomunisti", più strana fu la solerzia della stampa. In effetti lo stragismo fascista non aveva più ragione di esistere e di agire: le sinistre erano allo sbando, dalle BR al PCI, arrivava la stagione del disimpegno. In compenso, era crescente il livello di azione dei palestinesi in Italia, che trovò il suo culmine nella liberazione armata da parte dei carabinieri di Craxi del capo-dirottatore della Achille Lauro. Anche in quel caso ci furono complicità a più livelli: difficile, dopo le parole di Cossiga, e dopo aver conosciuto da Bat Ye'Or l'esistenza del Patto euro-arabo, non pensare all'intervento congiunto di diversi organismi, inclusa la magistratura (che intervenne il giorno dopo la fuga  di Abbas in Yugoslavia -su aerei militari italiani-). Grazie, Cossiga.
Postato da Paolo-di-Lautreamont

Islam moderato e Bambi il terrorista
In Italia e' in atto un lavaggio del cercello.
Ogni minuto della giornata siamo bombardati da notizie sull'Islam moderato, da moniti sul terrorista Issac che non e' un terrorista e che il suo  soprannome e' Bambi. Chiunque porti un simile soprannome non puo' essere un terrorista!!
Si vuole quindi  umanizzare un mostro che ha tentato di ammazzare inglesi per la seconda volta in due settimane, si vuole redimere una cultura della morte trasformandola nella panzana della cultura della pace e ogni mezzo va bene, persino il cous cous.
Siamo veramente arrivati al ridicolo.
A San Vito Lo Capo, nella bella Sicilia,  ogni anno si fa una gara di cous cous, piatto mediorientale  molto conosciuto, come in Italia la pizza. Ebbene la retorica pacifista italiana e' arrivata a trasformare una semplice gara culinaria  in "piatto della pace". Cosa c'entra la pace col cous cous? Certo che c'entra perche' e' un piatto che si mangia soprattutto nei paesi arabi quindi e' presto fatto, il messaggio e' : arabi = pace.

Ci sono anche gare di pizza ma non ho mai sentito definire la pizza piatto della pace. La pizza non ha niente di arabo, e' tipicamente italiana quindi occidentale quindi cattiva. Il cous cous  invece e' arabo, buono e pacifista.
Evviva il cous cous, tutti fratelli col cous cous, se le vittime del terrorismo islamico avessero mangiato cous cous, il piatto della pace,  insieme ai figli di cane loro assassini ,  non sarebbero morte ammazzate.
Si, siamo al ridicolo. La propaganda filoaraba italiana ha superato il limite e tenta, forse con successo poiche' gli italiani sono brava gente, di convincerci che esiste un islam moderato, un islam buono, un islam che condanna il terrorismo.
Peccato che da queste parti non ce ne eravamo accorti.
Peccato che l'islam buono e moderato faccia festa e vada in piazza a ballare ad ogni attentato in Israele .
Peccato che questo sconosciuto islam moderato abbia incominciato a condannare il terrorismo nel momento in cui, colpendo l'Europa, ha  temuto per il proprio portafoglio e per i propri permessi di soggiorno. 
Peccato che fino all'attentato di Londra questo introvabile islam moderato non abbia mai detto mezza parola contro il terrorismo, contro i morti americani, israeliani e che  in Egitto sia stata fatta una primissima dimostrazione solo dopo i 90 morti di Sharm el Sheickh  non per solidarieta' con le vittime ma per fifa blu per la scomparsa del turismo, quindi della pappa quotidiana. 
Peccato che gli stessi che hanno dimostrato per il loro portafoglio si fossero messi a ballare di gioia l'11 settembre del 2001 nelle piazze del Cairo, Amman (paesi arabi moderati), Gaza, e giu' giu fino in Indonesia, Filippine e ogni paese con una forte comunita' islamica. Qualcuno anche in Europa.
Gli italiani credono alla propaganda filoaraba e filoislamica italiana, altroche' se ci credono.
Gli italiani hanno capito che l'islam si divide in islam cattivo, i figli di cane terroristi che colpiscono gli europei loro amici, e in islam buono e che quest'ultimo  finora abbia  taciuto,  sostenuto,  difeso i figli di cane terroristi e festeggiato le loro azioni omicide contro il Grande e il Piccolo Diavolo :USA e Israele, e' solo un dettaglio.
Tutti nella trappola, ormai siamo cosi' abituati a vedere teste mozzate, gole sgozzate, pezzi di corpi negli autobus, nelle metropolitane, nelle pizzerie e discoteche, cenere di corpi umani a Ground Zero, che consideriamo buono e moderato chi non decapita, non sgozza, non si fa esplodere per ammazzare.
Il lavaggio del cervello e' giostrato con tanta maestria che quasi tutti sono disposti a considerare buoni e moderati i figli di cane terroristi che ammazzano in Israele perche' Israele e' brutto, cattivo e ebreo.
Cosi' dice Ken il rosso, il criminale sindaco di Londra, cosi' ha detto la first lady inglese, cosi' dicono i sinistri ammiratori dei figli di cane.  
Tutti sono caduti nella trappola, tutti  parlano di islam moderato, non se ne puo' piu', il figlio di cane Issac e' un bravo ragazzo, soprannominato Bambi (chi non si intenerisce al pensiero del piccolo maculato cerbiatto della nostra infanzia?)
Diabolicamente furbi!

E gli inglesi tremano al pensiero che resti in Italia e  trovi un bravo giudice pacioso e innamorato dell'islam moderato e di Walt Disney che lo liberi perche' il fatto non costituisce reato.
Non abbiamo piu' morale ne' moralita', non sappiamo piu' distinguere tra il bene e il male.
Male e' ammazzare inglesi, spagnoli, iracheni, turchi, non e' poi tanto  male ammazzare israeliani, ce lo ha detto anche la Santa Sede dimenticando i morti di Natanya ammazzati un paio di giorni dopo  le vittime di Londra.
Male e' Israele, bene e' islam. Male e' pensare che tutti i musulmani siano terroristi o conniventi e bene e' pensare che tutto e', naturalmente, colpa di Israele.
In questi ultimi anni abbiamo visto troppi  sgozzati in diretta TV , abbiamo visto l'inferno e il sudiciume della cultura della morte e ne siamo stati contaminati.Abbiamo preso il virus.
Non abbiamo piu' capacita' di giudizio e questo significa che niente piu' ci differenzia dalle bestie feroci.
 Deborah Fait  - informazionecorretta

Il pacchetto sicurezza del Governo approvato dal Parlamento
Il pacchetto sicurezza composto di 19 articoli, si prefigge di rendere più ampia ed efficace l'azione di contrasto del terrorismo internazionale mediante specifiche e mirate misure volte a perfezionare norme e istituti già in vigore, nonché a potenziare gli strumenti di indagine e di controllo.
Questo il dettaglio:
- nuove norme per il rilascio di permessi di soggiorno per fini investigativi, per l'espulsione per motivi di terrorismo e quelle che estendono ai servizi di intelligence la possibilità di effettuare intercettazioni preventive. Si prevede la costituzione di Unità di polizia giudiziaria specializzate per le indagini antiterrorismo, simili a quelle adottate per i sequestri di persona.

- salvaguardia dei dati essenziali relativi alle comunicazioni telefoniche e telematiche e alle misure amministrative utili per controllare attività sensibili ai fini di terrorismo, come gli esercizi di internet point e simili, le attività di volo, le attività inerenti agli esplosivi. Sono previsti anche interventi in materia di fermo e di arresto e di identificazione delle persone. Al riguardo sono previsti anche accertamenti biologici «a basso livello di invasività» per l'identificazione delle persone indagate, mentre il nuovo art. 497 bis del Codice penale è volto a punire adeguatamente il possesso e la fabbricazione di documenti falsi.
- ripristinato, nelle circostanze più gravi, l'arresto fuori flagranza (possesso di giubbotti antiproiettile e di autoblindati) e «soprattutto prevedendo uno specifico intervento di prevenzione patrimoniale nel caso di risorse utilizzabili per finalità di terrorismo». Tra le innovazioni, l'estensione della sanzione anche ai casi di reclutamento e addestramento per finalità di terrorismo.
- rilascio di uno speciale permesso di soggiorno agli stranieri che collaborano con la giustizia. Viene prevista una specifica causa di espulsione amministrativa, per esigenze di prevenzione del terrorismo interno e internazionale, disposta dal prefetto. L'espulsione può essere sospesa o revocata se è necessario acquisire notizie sulla prevenzione di attività terroristiche.

- per il traffico telefonico e telematico è prevista una moratoria di 30 mesi per la loro conservazione. Vengono anche perfezionate le modalità di identificazione di chi acquista tessere telefoniche prepagate. Fino al 31 dicembre 2007 saranno necessarie specifiche autorizzazioni di polizia per gli esercizi pubblici in cui vengono offerti servizi di comunicazione o telematici e verranno adottate misure particolari di identificazione degli utenti.
- più stretti controlli anche per armi ed esplosivi, in particolare per i detonatori elettrici a bassa e media intensità. Vengono introdotte sanzioni per l'addestramento indebito alla fabbricazione o all'uso di esplosivi e armi da guerra. Vengono incrementati i controlli di sicurezza per lo svolgimento di attività aeronautiche, fin dal momento in cui l'interessato può essere ammesso alle attività di addestramento pratico.
- identificazione delle persone sospette, è previsto che la durata «dell'accompagnamento per l'identificazione» in un ufficio di polizia sia elevata a 24 ore nei casi in cui l'accertamento sia più difficoltoso. Quanto al nuovo reato relativo a chi fabbrica, usa, o detiene un documento falso valido per l'espatrio, è prevista la reclusione da uno a quattro anni, con pena aumentata da un terzo alla metà per chi fabbrica o forma il documento falso.
- integrati i poteri della polizia giudiziaria per l'identificazione delle persone indagate, consentendo il prelievo di campioni biologici per l'estrazione del Dna. Saranno sufficiente poche tracce di saliva, prelevate con uno stick dalla bocca per effettuare l'analisi del Dna da cui trarre dati che potranno essere scambiati tra gli organismi investigativi dei vari Stati.
- il permesso e la carta di soggiorno elettronici avranno la stessa valenza degli altri documenti di identità elettronici previsti per i cittadini. I reati in materia di terrorismo prevedono due nuovi articoli del Codice penale: 270-quater (arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale) e 270-quinquies (addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale). terroristi arabi

«Patti pericolosi»
In una intervista al Corriere (28 luglio) Giuliano Amato si è detto preoccupato che possa emergere in Italia un «maccartismo antiislamico». E' una giusta preoccupazione. Però bisognerebbe individuare una linea di confine che consenta di decidere cosa sia maccartismo e cosa no.
Prendiamo le tesi che Magdi Allam, giorno dopo giorno, con grande lucidità, illustra su questo giornale. Allam sostiene che per ignoranza, ignavia, superficialità, abbiamo permesso, nel corso degli anni, che la rappresentanza dell'Islam italiano venisse «sequestrata» dai Fratelli Musulmani e dai wahhabiti, pericolosi gruppi fondamentalisti che controllano gran parte delle moschee e degli altri luoghi di aggregazione musulmana nel nostro Paese. Gruppi la cui ideologia è impregnata di odio per l'Occidente, e che non perseguono il fine dell'integrazione dei musulmani in Italia ma quello del proprio radicamento territoriale come corpi separati. Pare si sia verificata una grave distorsione del meccanismo della rappresentanza. A partecipare nei luoghi di aggregazione è soprattutto la minoranza dei fondamentalisti militanti, mentre la maggioranza di musulmani venuti per lavorare in pace non partecipa. Risultato: la minoranza estremista si è presa il cento per cento o giù di lì della «rappresentanza islamica». E' maccartismo dire che è suicida tollerare questa situazione?
Non corriamo solo rischi di attentati a breve termine. Corriamo anche rischi a più lungo termine: come fare crescere potentati islamici fuori controllo, in grado di intimidire i tanti musulmani non rappresentati proprio perché non estremisti. Per non parlare del fatto che i luoghi di aggregazione dominati da quei gruppi sono brodo di coltura dei futuri kamikaze. Coltiviamo con cura la leggenda secondo cui esisterebbe un Islam «moderato». Ma gli esperti ci spiegano che non esiste. Esistono musulmani che apprezzano la democrazia, i diritti civili, la parità giuridica fra uomini e donne, e che non vorrebbero essere governati dalla legge islamica. E poi ci sono gli altri, quelli con cui non si capisce su cosa dovremmo «dialogare».
L'Italia è un Paese di grandi talenti e intelligenze private, individuali, ma anche, spesso, di grandi esibizioni di stupidità pubblica. Non andrà a finire che saremo l'unico Paese al mondo a battezzare come «Islam moderato» niente meno che i Fratelli Musulmani? Non sarà proprio con loro che andremo a fare quella «consulta islamica» di cui ha parlato il ministro Pisanu? Magari accontentandoci di qualche frase di condanna del terrorismo in Europa (dagli stessi che seminano odio contro il nostro modo di vita, esaltano la guerra santa, inneggiano ai kamikaze in Palestina e in Iraq)?
In Gran Bretagna venne fatto un patto tacito con i fondamentalisti. E' finito male. Ma almeno si era trattato di una scelta deliberata. Noi rischiamo di fare un «compromesso storico» con l'estremismo senza neppure saperlo (per esempio, grazie all'ignoranza di amministratori locali che, come ha documentato Allam, finanziano moschee controllate dai Fratelli Musulmani). Ci sono purtroppo molti modi per soffrire e per morire. Il più stupido è rinunciare a difendersi per paura di apparire retrivi nei salotti e nei giornali ove si decide cosa sia politicamente corretto e cosa no.
CORRIERE DELLA SERA di lunedì 1 agosto 2005 -  editoriale di Angelo Panebianco


Arabia Saudita: è morto re Fahd.
Re Fahd bin Abdul Aziz, custode delle due moschee sante, quinto  monarca d'Arabia Saudita, è morto in ospedale. Aveva 82 anni. Da  sei settimane era ricoverato per una polmonite. Il suo successore  è il principe Abdullah.
Per maggiori informazioni clicca qui.  

Nazi-islamismo una connection pericolosa per l'Occidente
Il legame a doppio filo che si intuisce visionando i loro siti piu' famosi e' quello dell'anti-semitismo (odio verso gli ebrei e lo stato di Israele). I nazisti europei hanno creato reti di diffusione di materiale propagandistico dei principali gruppi terroristici islamici e sono collegati alle centrali del terrore mediorientale. Non e' una novita' che da anni un sito internet www.radioislam.com diffonda la sua nefanda propaganda antisemita utilizzando - in tutte le lingue europee e in arabo - materiale dell'estremismo nazifascista e materiale delle principali organizzazioni terroristiche islamiche (Hamas, Hezballah, Al-Qaeda, Jihad, Gruppo Salafita per il Combattimento, Fratelli Musulmani). Questi gruppi non hanno certo bisogno di sostegno on line di organizzazioni nazi ma ne utilizzano i siti per la diffusione nelle nostre lingue europee dei loro deliranti messaggi di morte e terrore. Il sito in questione e' notoriamente una base di riferimento per i principali esponenti del neofascismo europeo di cui rivendica una specie di unita' operativa di vedute per la creazione di un Fronte unico anti-sionista (che nella realta' e' un fronte contro gli ebrei sul modello proposto da "al-Qaeda" quando minaccia 'crociati e cristiani'). Nessuno sembra essersi reso conto della pericolosita' di questi legami tra Islam e neonazismo e neofascismo europei. Sul sito in questione vengono segnalate diverse letture di autori neofascisti (nella sezione in lingua italiana si potranno cosi' consultare anche articoli tratti dai mensili e periodici piu' antisemiti dell'estrema destra nostrana). "Avanguardia", "Orion", "Il Puro Islam", sono solo alcune delle riviste che figurano nell'elenco delle letture consigliate. Consigliate da chi? Da tale Ahmed Rami' che si presenta come un ex sottufficiale dell'armee' marocchina e che non nasconde la sua chiara ammirazione per il nazismo e il revisionismo olocaustico riprendendo pari pari i testi e gli scritti di Faurrisson, Bardeche, Graft, Rassinier e altri negazionisti dell'olocausto ebraico in Europa gia' sconfessati in parecchie aule di tribunale come l'inglese Irving. Non mancano poi alcuni noti autori neonazisti italiani tra i quali Lattanzio, Terracciano, Blondet e Negri (questultimo della redazione di Avanguardia). Testi che denunciano la "minaccia sionista in Medio Oriente" e si schierano al fianco dell'Islam radicale quello dai toni piu' duri degli ayatollah iraniani e del movimento Hamas palestinese che compie le sue stragi a Tel Aviv mietendo morti tra la popolazione civile israeliana. La solidarieta' all'Islam anti-americano e anti-israeliano e' una delle principali idee-forza di molti dei movimenti neonazisti europei. In nome di valori quali razza, religione, identita' e sangue infatti il Nazismo europeo cerca di scrollarsi di dosso l'odioso crimine della shoa per presentarsi come un valido alleato dei musulmani nella loro folle idea di disintegrare lo stato d'Israele. Non sono infatti nuove le provocazioni nazistoidi in questo senso ne' e' una novita' che molti dei convertiti italiani provengono proprio dai ranghi del neofascismo. L'Islam e' per loro un approdo "naturale" che li accomuna ai proclami allucinanti dei vari zarqawi, bin laden, ecc. ecc. Non sono arrivati a sgozzare ancora alcun "porco ebreo" in Europa ma intanto i nazi nostrani fanno la loro propaganda senza alcuna censura senza che nessuno denunci e prenda provvedimenti in merito. Ora anche su Indymedia non mancano deliri antisemitici e anti-sionisti sia da parte di esponenti dell'estrema sinistra che di veri e propri nazisti (che giustamente sono hiddati). Il vero problema e' che non esista alcuna legislazione appropriata che possa impedire questa propaganda on line. In ogni caso non vi chiediamo di sostenere la politica del governo Sharon, che comunque critichiamo aspramente per molti errori commessi anche nel recente passato, ma di mantenere una certa soglia di vigilanza affinche' siano visualizzabili i connubi tra elementi e gruppi neofascisti e organizzazioni islamiche. Quando leggiamo che personaggi come Tariq Ramadan possono circolare liberamente e tenere conferenze , come annunciato, in tutto il territorio nazionale francamente proviamo un certo ribrezzo. Sono propagandisti di odio e seminatori di violenza. Una violenza che sara' solo verbale ma che genera altra violenza e non aiuta certo alcuna delle parti in causa a capire , o almeno cercare di farlo, l'altro. Israele e' quello che e' ma esiste e ha il diritto di esistere e vivere in pace. La Palestina non esiste fin quando non verra' riconosciuta la sicurezza allo stato di Israele e neanche gli altri paesi arabi sono poi cosi' interessati al riconoscimento di una entita' palestinese indipendente , anche perche' hanno a che fare con milioni di profughi i quali non solo si sono stanziati dal Marocco al Kuwait , ma continuano a disinteressarsi bellamente delle promesse mancate della loro stessa dirigenza corrotta. Uno spiraglio possibile verra' da Abu Mazen? Ce lo auguriamo , intanto pero' solo Sharon ha fatto un primo passo per evacuare Gaza mentre dall'altra parte continuano le minacce, e anche gli attentati o i lanci di missili qassam, da parte di Hamas e Jihad. Delle due l'una: o la pace ad oltranza o la guerra ad oltranza. non esistono altre soluzioni a questo problema per cui ognuno crede di avere la risposta pronta. Ma quando si parlano nessuno sembra ascoltare o voler ascoltare l'altro.
by abramo gentili -   mail: abragentil@hotmail.com

Attentati a Londra. Guardian: un altro dei sospetti terroristi e' stato visto a Roma a inizio luglio
Londra, 1 agosto 2005- Le indagini sugli attacchi falliti del 21 luglio a Londra si stanno concentrando sugli spostamenti e i collegamenti di Hussein Osman, l’uomo arrestato a Roma perché ritenuto tra i responsabili di quella operazione terroristica.
Per seguire più da vicino le indagini, il quotidiano britannico Guardian ha inviato nella capitale italiana due suoi reporter, che hanno raccolto informazioni in ambienti investigativi e anche tra la gente comune.
Due testimoni hanno raccontato ai giornalisti britannici che diverse settimane fa avrebbero visto a Roma un altro dei terroristi responsabili degli attentati del 21 luglio, in particolare colui che viene ritenuto il leader del gruppo.
Stando a quanto pubblicato oggi dal Guardian, si tratta di Muktar Said-Ibrahim. Una madre e una figlia che abitano nello stabile dove è stato arrestato Osman, hanno rivelato ai reporter di aver riconosciuto Ibrahim nelle immagini che più volte sono state trasmesse in televisione in questi giorni.
Ad inizio luglio, “eravamo uscite a mangiare una pizza – ha raccontato la donna – e siamo tornati intorno alle 10.30 della sera, quando abbiamo visto lui (Osman Hussein) insieme all’altro, quello che è stato arrestato a Londra (Ibrahim, ndr). Parlavano in inglese. O meglio, parlavano in una lingua straniera, credo fosse inglese”.


Sospetti & misteri: Spie e «cimici», il Palazzo si sente assediato
ROMA— «Se in Italia non ci fossero i pentiti e le intercettazioni.... altro che Bin Laden, non riusciremmo ad arrestare nemmeno un ladro di polli». Arrivato a quasi 80 anni, il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi è sicuro di aver passato una «buona metà della vita» con il telefono sotto controllo. «Le indagini vere — spiega —non le fa più nessuno e allora via con le cimici, anche con chi fa politica». Non è il solo a pensarla così. Dice Gianpiero Cantoni, che prima di essere eletto per Forza Italia al Senato è stato a lungo presidente della Bnl (visto che proprio di banche si tratta): «Mi sento intercettato da sempre, e credo che anche qui a Palazzo Madamale cose non siano cambiate. La verità è che stiamo tornando ai tempi più bui della nostra Repubblica, fatti di intercettazioni disinvolte e spregiudicate».
Anche dall’altra parte della barricata la sensazione è la stessa: Giuseppe Ayala, senatore ds, è stato pubblico ministero nel primo maxi processo contro la mafia. Adesso ci scherza sopra: «C’è un mio amico pescatore di Mazara del Vallo che quando viene a Roma mi porta delle aragoste perché sa che mi piacciono molto». Il problema è che quel pescatore le aragoste le chiama «bambine». «Quindi mi chiama sul telefonino e mi dice: "Senatore sono a Roma, le ho portato le bambine". Lo interrompo subito: aspetta, gli dico, che forse il maresciallo ci sta ascoltando. Maresciallo, guardi che le bambine sono le aragoste, non si faccia cattive idee». Ogni volta va così ed un motivo c’è perché, aragoste ed ironia a parte, nel Palazzo sono in molti a temere di essere spiati.
Tutti d’accordo con il richiamo di Marcello Pera, quindi? Sì, mafino ad un certo punto: da destra a sinistra i senatori condividono il suo appello, né poteva essere altrimenti visto che il suo è un richiamo al rispetto della Costituzione. Ma nell’opposizione c’è chi sostiene che Pera poteva andare oltre: non fermarsi alla forma di quelle intercettazioni ma andare dritto al loro contenuto. «Certo — premette il ds Franco Bassanini — le leggi vanno rispettate da tutti e anche dai magistrati. Quindi il richiamo di Pera è del tutto legittimo. Tuttavia lo stesso discorso deve valere anche per noi senatori così come deve valere per tutti gli esponenti delle istituzioni il principio per cui la politica non si deve occupare degli affari e delle singole vicende finanziarie, ma solo di fare buone regole. Pera tocca un problema vero ma forse non è il primo: quello che c’è dietro è molto più importante. Spero che sia altrettanto rigoroso nel difendere l’autonomia delle istituzioni se dovessero emergere commistioni improprie fra la politica e i protagonisti di alcune vicende della finanza italiana che sono finite all’attenzione della magistratura, forse perché non tutto era limpido ».

Ancora più esplicito Sauro Turroni, Verdi: «Alla seconda carica dello Stato sarebbe più consono il silenzio. Ma visto che Pera ci ha abituato ad esternare su tutto, dal terrorismo alla legge elettorale, dalla fecondazione all’ingresso della Turchia in Europa, avrebbe potuto spendere due parole anche su questo vergognoso pasticcio della Banca d’Italia. Non vorrei che le sue parole fossero solo un polverone per nascondere le magagne vere».
Giudizio non condiviso da Maurizio Eufemi, senatore Udc considerato buon amico del governatore di Bankitalia Antonio Fazio: «E’ dimostrato che ci sono apparati dello Stato che si muovono al di fuori della legalità e per questo bisogna rafforzare le misure di tutela dei parlamentari. Tanto più in un momento come questo in cui il pericolo del terrorismo internazionale spinge il pendolo della giustizia esattamente dalla parte opposta. Specie utilizzando l’escamotage dell’intercettazione indiretta: non mettono sotto controllo il telefono di un parlamentare ma quello dell’altra persona con cui parla. E il gioco è fatto».
Nando Dalla Chiesa (Margherita) non sottoscrive: «Il divieto di intercettare è giusto perché è una garanzia per chi svolge la funzione di rappresentare il popolo. Ma deve restare un’eccezione: non può essere estesa ai collaboratori, agli amici, alle fidanzate. Così come non è pensabile che se la polizia sta intercettando un camorrista e su quel numero arriva la telefonata di un deputato, bisogna fermare tutto».
Lorenzo Salvia - Corriere della Sera - 01 agosto 2005

Massima del giorno
Il narcisismo è come il pisello, l'abbiamo tutti. Ma la decenza vuole che lo nascondiamo.
G.P.


MOLLICHINE
Calderoli: "Definire l'islam una civiltà sarebbe troppo qualificante". Dimostrerebbe che chi dice ciò ha frequentato le scuole.

Due degli attentatori del 21 luglio avevano il sussidio di povertà. L'Occidente è corrotto ma, ancora una volta, il suo denaro non olet.

Fini e i "colonnelli": "Siamo d'accordo. E' superata la fase dell'incomprensione". Incomprensione: quando io non capisco che ce l'hai con me e tu non capisci che ce l'ho con te.

Iraq, i terroristi hanno ucciso i due diplomatici algerini. Forse hanno scoperto che erano ebrei americani.

Fantozzi presidente di Antonveneta. Finalmente! Qualcuno doveva pur vendicarlo, quell'infelice personaggio.

I pm di Roma hanno deciso di acquisire le intercettazioni tra Fazio e alcuni indagati. Insomma hanno comprato un paio di giornali.

L'Ucoii ha emanato una fatwa alle moschee italiane: "denunciare i progetti di attentati". Contro i terroristi?

Per l'Anm, dopo la riforma, "la battaglia si sposta sui decreti delegati". E poi sulle montagne.

Pisanu: "L'incombere della minaccia terroristica ci costringe a uno stato di allarme intenso e prolungato". Intenso e prolungato. Siamo viziosi se pensiamo all'orgasmo?

Casini ha fatto a Berlusconi i suoi "auguri più affettuosi, che sono figli di un'amicizia vera". Figuriamoci la falsa.

L'Unione concede il voto agli immigrati residenti in Italia per le primarie del 16 ottobre. L'Unione è buona, bbuona, bbbuona!

Prodi girerà l'Italia su un tir giallo. Senza offesa e senza allusioni, è permesso dire che in Francia le jaune est la couleur des cocus?

Fazio non è indagato per Antonveneta. Sarebbe una buona notizia, se non fosse che per alcuni l'indagine è già completa.

Hosni Mubarak si ricandida in elezioni che definisce "'libere e democratiche". Ma in cui - vedi caso - è sicuro di vincere.

Mubarak: una legge antiterrorismo potrebbe sostituire lo stato d'emergenza in vigore da 24 anni. Stavolta per un secolo?

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it