ARCHIVIO APRILE
2006
RICEVIAMO
E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Por favor, ver al final teléfono
y e-mail para enviar mensaje de solidaridad a Martha Beatriz,
así como link para ver fotos de ella después de la
golpiza que recibió en La Habana.
Amigos: Poquísimos diarios,
contados con los dedos de la mano, publicaron esta noticia
que acabamos de recibir sobre la agresión sufrida por la
opositora cubana Martha Beatriz Roque, que lucha pacíficamente
por la libertad de Cuba. Ayuden a difundir la noticia, contribuyendo
a proteger su vida. A continuación, el SOS que recibimos
de MAR por Cuba. Traten de enviar a Martha algunas palabras de
ánimo, por teléfono o por e-mail. Saludos, Roberto
Fernández, estudiante de Derecho, U. Andrés Bello.
GOLPEADA MARTHA BEATRIZ ROQUE!
En la tarde del 25 de abril, la dirigente
de la Asamblea para Promover la Sociedad Civil en Cuba,
Martha Beatriz Roque Cabello, fue golpeada y arrastrada
dentro de su vivienda por una turba de la policía política
del régimen castrista que impedía que ésta
saliera de su casa para asistir a una importante reunión.
En declaraciones posteriores, la activista
describió que la turba no estaba integrada por vecinos,
sino por personas desconocidas para ella, con excepción
de una mujer que la policía política ha situado
en un apartamento contiguo al suyo, la cual también la
golpeó. Mientras era arrastrada y golpeada, Martha Beatriz
valientemente gritaba ¡Abajo Fidel!
¿Escucharás tú
el llamado urgente de esta mujer cubana, y actuarás
en solidaridad para evitar que violaciones a los derechos
humanos como ésta sigan perpetrándose contra
los demócratas cubanos?
Tú tienes la palabra. Tú
puedes hacer algo. Tú puedes alzar tu voz. Transmite
esta denuncia a los gobiernos democráticos, organismos
internacionales de derechos humanos y a los medios de prensa
en tu país. ¡El oprimido pueblo cubano espera por
ti!
¡BASTA YA, PARA CUBA YA ES HORA!
Teléfono de Martha:
Martha Beatriz Roque Cabello
(537-406-821 en La Habana)
Link para ver las fotos de Martha después de la agresión:
http://www.asambleasociedadcivilcuba.info/noticias/galeria_Represion2006.htm
http://www.asambleasociedadcivilcuba.info
Para mayor información:
Sylvia G. Iriondo, Madres y Mujeres
Anti Represión (M.A.R.) - (1-305)-361-6800 (en la
Florida)
Ángel De Fana, Plantados Hasta
la Libertad y la Democracia - (1-305)-269-1812 (en la Florida)
Mario Martínez (1-954)-547-8472
(en la Florida)
La trasformazione
del 25 aprile
Dire «ci dispiace» non
può bastare. Dire: «deploriamo» è ridicolo.
È accaduto il 25 aprile a Milano ciò che avevamo
paventato perché già lo sapevamo: una parte della
maggioranza politica che sosterrà il governo di Romano Prodi
ha fra i suoi numeri indispensabili coloro che hanno trasformato
la giornata della Liberazione in un'orrida e prevista kermesse
antiparlamentare e persino razzista. Usiamo una buona volta i nomi
e gli aggettivi richiesti dai fatti e diciamo che quanti hanno bruciato
le bandiere di Israele gridando «sionisti assassini» (versione
modernizzata di «ebrei assassini») e coloro che hanno
linciato verbalmente in piazza Letizia Moratti, che spingeva la
carrozzina su cui sedeva suo padre, l'eroe della Resistenza Paolo
Brichetto, medaglia d'argento e reduce di Dachau, sono i nuovi nazisti.
Neanche fascisti: questa è roba da Joseph Goebbels, non da Roberto
Farinacci.
Coloro che hanno incendiato bandiere
e vomitato odio ignorano di essere neonazisti perché
ignorano tutto. L‚ignoranza della storia è la loro corazza.
Tuttavia, non c'è rischio di sbagliare: costoro appartengono
alla stessa tipologia di razzisti sorgivi e inconsapevoli
che settant'anni fa incendiavano negozi e si scatenavano contro gli
ebrei e contro la democrazia preferendo mille volte allearsi con
Stalin che con gli sporchi borghesi capitalisti.
Qualche lettore si sentirà
forse ferito da questo mio giudizio, ma bisogna ragionare
su alcuni punti. Primo: da una decina d'anni il 25 aprile
è stato trasformato, da anniversario del ritorno alla
democrazia all'esaltazione della lotta armata del solo Partito
comunista e di tutti coloro che oggi come ieri rimpiangono la
rivoluzione mancata. Sono coloro che praticano il negazionismo
contro patrioti come Paolo Brichetto ed Edgardo Sogno e lo fanno
schiamazzando in nome di una pretesa «nuova resistenza»
contro chi è colpevole di non pensarla come loro e si schiera
contro di loro, proprio perché la loro furia verbalmente
assassina accompagna il rimpianto della rivoluzione mancata che
insanguinò mezza Italia con omicidi, torture e le imprese
della Volante rossa e dei genitori spesso anche genetici delle
Brigate rosse.
Può
darsi che non lo sappiano. Ma è un'aggravante. Costoro
hanno trasformato il 25 aprile in una data di «resistenti»
non più al nemico invasore o alla dittatura, ma a partiti
democratici che competono in Parlamento. E infatti attaccano
da anni il Parlamento che amano circondare con girotondi insultanti.
Esagero? Non troppo: ho letto recentemente spaventosi articoli
in cui veniva sottolineata persino la tipologia fisica e dunque
razziale del nemico, così: «La loro inconsistenza è
morale, dialettica, strategica, culturale ma anche fisica. Sono a metà,
hanno delle trasparenze (in senso concreto, non metaforico) un
non-esserci che non ce li fa considerare nostri simili» (Il Manifesto).
Ecco dunque restaurato fisicamente
il concetto hitleriano di «Untermensch»,
il sottouomo, il mezzo uomo, il «non-sono-come-noi»
che caratterizza oggi come ieri «l'ewige Jude»,
l'eterno ebreo il quale, essendo eterno, è per sua disgrazia
immodificabile proprio perché è «ewige»,
incorreggibile e per forza di cose meritevole dell'unica misura
applicabile: la distruzione totale, la soluzione finale. Oggi
l'Untermensch è ebreo e anche non ebreo.
È comunque il «non-come-noi»,
ed essendo impraticabili ideonei luoghi in cemento armato
con docce, ai non-come-noi si possono intanto applicare gli
strumenti di ciò che in inglese si chiama «character
assassination», l'assassinio della personalità,
la negazione della dignità, processare il nemico dopo
avergli tolto bretelle e cintura, affinché si renda decaduto
dal diritto al rispetto. Se l'ebreo di Goebbels aveva le fattezze
oggi illustrate dalla stampa araba quando descrive gli ebrei sionisti,
nel 25 aprile di Milano il nemico anticomunista è ridotto
comunque a una antropologia miserabile che esclude, anch'essa, dal
rispetto.
La simbologia del nemico è
assassinabile e combustibile o vomitabile, come suggerisce
Gian Antonio Stella dal Corriere della sera quando scrive
che a Letizia Moratti «sono state vomitate addosso palate
di offese irripetibili». In altre cronache si riferisce
di «insulti volgari e sbraitati» che lo stesso cronista,
sia pure avvezzo alla brutalità, preferisce non trascrivere.
Eccessi? Intemperanze? Smettiamola
con queste vergognose giustificazioni. Romano Prodi declassifica
questo comportamento al sopportabile rango di «vile intolleranza»,
ma non spiega che cosa ci sarebbe stato da «tollerare»
che invece non è stato «tollerato»: bisognava
forse «tollerare» le bandiere della Brigata ebraica?
O sopportare la fastidiosa presenza di reduci da Dachau? O chiudere
un occhio sul continuo vilipendio del Parlamento della Repubblica?
Ce lo spieghi subito prima che sia
troppo tardi, per favore, il cittadino Prodi. ( Guzzanti
per Panorama )
PIRRO AVREBBE FATTO
DI MEGLIO
Dopo l’elezione di Franco Marini
a Presidente del Senato (poteva andare peggio, come scelta),
parecchi leader della sinistra hanno alzato il chicchirichì
del vincitore. Prodi ha battuto tutti con le parole: «In
quattro ore tutto è andato a posto». Come se non
fossero state necessarie molte votazioni e due giorni. Ma il
punto non è questo, è normale che chi vince faccia
finta d’avere vinto bene e facilmente, anche se ha vinto al quindicesimo
round e dopo tre o quattro atterramenti. Il punto è
che Pirro avrebbe fatto di meglio.
Finché una casa è
pericolante rimane la vaga speranza che i tecnici si siano
sbagliati; quando invece crolla, l’impatto emotivo è
ben diverso. Al Senato si sapeva che le cose sarebbero potute
andare così, ma dopo quanto è avvenuto non siamo
più al colloquio con i tecnici: siamo davanti alle macerie
fumanti.
Marini è stato eletto con
più voti di quanti ne avesse avuti precedentemente,
rispetto ad Andreotti, perché evidentemente la Cdl
ha per così dire gettato la spugna. Si è persino
permesso il lusso di applaudire l’eletto; in questa specialissima
occasione ha dato la prova che anche nelle occasioni specialissime,
quando una novantasettenne Rita Levi Montalcini rimane nella
sua trincea per tutto il tempo necessario, una cosa normalissima
e neppure controversa (in fondo Marini non è odiato da nessuno)
si riesce a fare solo arrampicandosi sugli specchi e camminando
sulle uova. E se questa è l’ouverture, a che opera stiamo
per assistere? Come andranno le cose quando la Montalcini avrà
novantotto anni? Che avverrà quando alcuni senatori, o
perché al governo, o perché in commissione, o perché
tornati all’estero (devono pure ogni tanto rivedere la famiglia,
no?), o perché venuti meno (età media dei senatori a
vita, 82 anni), saranno assenti? Lo stesso discorso non vale per l’opposizione,
che non ha una media di 82 anni e non ha altri impegni oltre quello
di mettere i bastoni fra le ruote della maggioranza, se lo vorrà.
Ha dimostrato che è in grado di farlo nelle peggiori delle
condizioni, cioè quando si tratta di una “specialissima occasione”
come quella di oggi, e quando i senatori di ogni età sono stati
precettati col rischio della condanna per diserzione. Non le sarà
forse più facile mettersi di traverso nella quotidiana vita parlamentare?
Aveva ragione Prodi quando, durante
la campagna elettorale, disse (all’Annunziata) che in
caso di parità si sarebbe dovuti tornare a votare. Ma
è stato così raro che dicesse qualcosa d’intelligente
che l’ha perfino dimenticata.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 30 aprile 2006
ESORDIO
INQUIETANTE - SI FRONTEGGIANO DUE DEBOLEZZE SPECULARI.
LE ELEZIONI DEI DUE PRESIDENTI SINDACALISTI ANTICIPANO IL
SICURO VIETNAM PARLAMENTARE AL QUALE IL CENTROSINISTRA SARÀ
CONDANNATO…
Nella lunga notte della Repubblica,
il centrosinistra, invece di prendere avventurosamente il
largo, rischia pericolosamente di naufragare. Romano Prodi,
dopo il 9 aprile, vince le elezioni alla Camera con 24.755 voti
di scarto. Franco Marini, dopo dodici ore al cardiopalma, non vince
i primi due scrutini al Senato. La prima legislatura millesimata
della storia italiana non riesce ancora a nascere. E forse era
già scritto, per come i «vincitori» ne hanno gestito
questo complicatissimo inizio. Quasi come la sfida del 9-10 aprile
tra Berlusconi e Prodi, anche la tormentata maratona di Palazzo Madama
si conclude con un risultato anomalo. Andreotti perde, ma Marini
non vince. Ancora una volta, si fronteggiano non due forze spettacolari,
ma due debolezze speculari. Eppure, tra la sconfitta del primo e la mancata
vittoria del secondo, è quest´ultima che rischia di
bruciare di più.
Marini, a questo punto, può
diventare un´anatra zoppa. Se è ancora il candidato
dell´Unione al Senato, nello scrutinio di oggi si
gioca a dadi la sua elezione. Se passa, è comunque un
vincitore infiacchito. Se non passa, si apre uno scenario indecifrabile.
Prodi rischia di non poter formare il suo governo e di dover rinunciare
a un rapido conferimento dell´incarico da parte del Capo
dello Stato. Ma anche se il suo tentativo riuscisse, e oggi a Palazzo
Madama non ci fossero sorprese dopo questa fantasmatica notte, quello
che è accaduto non può tranquillizzare nessuno. È
un test inquietante, che anticipa il sicuro Vietnam parlamentare
al quale il centrosinistra sarà condannato comunque nei prossimi
mesi. «La maggioranza tiene», ha detto Franco Giordano,
prossimo segretario di Rifondazione, dopo la prima fumata nera su Marini.
È tutt´altro che una consolazione. Una maggioranza stabile,
se esiste come tale, non «tiene», ma si impone con la forza
dei numeri, per quanto esigui e millesimati, ogni volta che è
richiesta una conta. In caso contrario, rischia di essere solo una maggioranza
variabile. Esiste in teoria, ma nella pratica è costretta ogni
volta a scommettere il tutto per tutto fino all´ultimo voto,
con la minaccia costante dei franchi tiratori nel voto segreto o degli
assenti ingiustificati in quello palese. Che questo fosse il destino,
al Senato, era già stato detto, alla luce dei fragili equilibri usciti
dall´urna il 9-10 aprile. Ma ieri se n´è avuta una
rappresentazione plastica e drastica. Grazie allo sciagurato «porcellum»
elettorale varato dal centrodestra, non siamo alla governabilità,
ma alla casualità. Non siamo alla politica, ma alla cabala.
Non siamo in una democrazia occidentale, ma alla roulette russa.
Il governo Prodi, se mai vedrà
la luce, si dovrà abituare a vivere (e a legiferare)
con il pallottoliere in mano. Oltre che di politici molto
coraggiosi, avrà bisogno di matematici molto precisi. L´intifada
azzurra in Parlamento, già ampiamente e logicamente promessa
dal Cavaliere, non darà tregua alla nuova maggioranza.
Serviranno disciplina, coesione, senso di responsabilità.
Merce rara, nell´Unione vittoriosa per un´incollatura
alle elezioni di venti giorni fa. La prova sta nei voti persi da
Marini alle prime due votazioni al Senato. Sta in quella manciata
di schede bianche o volutamente storpiate, con le quali qualcuno ha voluto
aprire un po´ di fuoco amico contro la coalizione. E per quello che
vale, sta anche in quella discreta messe di voti attribuiti a D´Alema
nella seconda votazione per la presidenza della Camera. Nulla che
metta a rischio l´elezione di Bertinotti, almeno quella regolarmente
prevista per oggi. Ma abbastanza per temere un deprecabile residuo
di basso mercantilismo sulle poltrone, un fastidioso pulviscolo di
dissensi ostinati, di disagi diffusi, di ripicche trasversali.
Un
po´ più di cautela, nel maneggiare un risultato
elettorale obiettivamente complesso, non avrebbe guastato.
Un po´ più di perizia, nell´affrontare i
prossimi passaggi politico-istituzionali oggettivamente delicati,
non guasterà. In primo luogo, la stessa elezione di
Marini a Palazzo Madama. Se la coalizione non serra i ranghi,
rischia seriamente il suicidio. In secondo luogo, la squadra
di governo, se mai sarà possibile formarne uno. Mettere a
posto le caselle, accontentando undici partiti rinvigoriti dalla
dose letale di proporzionalismo iniettata nel sistema con la porcata
calderoliana, è un´opera defatigante, e per certi versi
deprimente. Ma nelle prossime ore Prodi non può e non deve
sbagliare una mossa. E soprattutto deve fare in fretta. Un ingresso
diretto nell´esecutivo, da parte dei leader dell´alleanza,
sarebbe sicuramente un segnale di forza. Trasmetterebbe anche
un senso di fiducia autentica e condivisa, rispetto all´avventura
che sta per cominciare, se questi stessi leader, nell´assumere
vicepresidenze o ministeri di peso, si disimpegnassero dai rispettivi
partiti. E ne affidassero la gestione (almeno nel caso di Ds e Margherita)
a uno o due credibili mallevadori, cui affidare il compito di far
nascere, finalmente in pochi mesi, il mai tanto evocato "partito democratico".
In terzo luogo, l´elezione del nuovo presidente della Repubblica.
A questo punto, e a maggior ragione dopo il risultato di ieri, il
Quirinale è uno snodo fondamentale per gli equilibri dell´intera
legislatura. Se Prodi è convinto che la soluzione migliore
sia la riconferma di Ciampi, vada a offrirgli ufficialmente il reincarico,
insieme a Berlusconi che ha dichiarato (almeno in pubblico) di gradire
l´ipotesi. In caso contrario, ha due strade. La prima è
più larga: rediga una rosa di nomi, con spirito bipartisan, e
la proponga al centrodestra per ritentare il fortunato «metodo
Ciampi» del ´99. La seconda è più stretta:
avanzi una candidatura seria, anche di parte ma concertata a fondo
insieme agli alleati, e la imponga a maggioranza alle Camere riunite
in seduta comune.
Non c´è più
spazio per altri pasticci. Il centrosinistra, se Marini
riuscirà ad imporsi, ha il diritto e il dovere di governare.
Qualunque sia l´orizzonte che ha davanti. Qualunque
esitazione, qualunque cedimento, non è un pericolo solo
per il futuro del Professore, ma per il futuro dell´intero
Paese. Oggi più che mai siamo sospesi tra nuove tensioni
bipolari e vecchie tentazioni consociative. Il nostro sistema
politico, come diceva Bobbio, incuba ancora la sindrome del «centrismo
perpetuo». Ma a dispetto delle apparenze, come sosteneva
lo stesso Bobbio, l´ipotesi di un accordo di governo tra maggioranza
e opposizione «è impensabile in una democrazia occidentale».
La grosse koalition tedesca è nata storicamente da un accordo
sottoscritto in condizioni di emergenza per la Germania di allora. Sta
a Prodi dimostrare con i fatti che nell´Italia di oggi l´emergenza
non c´è. E che la lunga notte della Repubblica, sia pure
per pochi millesimi, può finire lo stesso
Massimo Giannini per “la
Repubblica” da Dagospia 29 Aprile 2006
FRANCESCO MARINI
IN SCALFARO
Cose dell'altro mondo. Al Senato
non sono
bastate tre votazioni (la seconda è stata ripetuta) a Franco Marini,
per essere eletto a presidente del Senato. Dopo la prima tornata
alle urne (Marini 157 voti, Andreotti 140). La seconda
è stata annullata per la contestazione di tre schede col nome
"Francesco Marini". Di fronte ai contrasti tra i segretari
(4 dell'Unione, due Cdl) Scalfaro (!) ha annullato e ripetuto
la votazione alle 22, tra le polemiche. Allo spoglio, verso
le 1,30, Marini ottiene 161 voti contro i 155 di Andreotti.
Cinque le schede nulle. Una valutata nulla. Incredibilmente una
scheda "Francesco Marini" è stata valutata valida (!) ed
assegnata a Franco Marini! In attesa della lettura dei risultati
- mentre il "seggio elettorale" veniva sospeso! - scaramucce tra
l'Udeur Cusumano ed esponenti della Margherita. Oggi si rivota alle
10.30, quando sarà necessaria, per essere eletti, la maggioranza
dei presenti.
Massima del giorno
La saggezza fa parte della
cultura e non della cultura scientifica. Dunque solo
l’uomo di lettere ha i piedi ben piantati per terra, se è
saggio.
G.P.
MOLLICHINE
Prodi tuona contro una riforma
costituzionale che dà maggiori poteri al premier.
Quale mirabile autocoscienza.
Cossiga ad Andreotti: “Ritirati,
altrimenti ti voto”. Come quello che disse: “Non farti
più vedere altrimenti ti sposo”.
26 aprile, Prodi: “Ah, non
sono piaciuti? Allora depreco anch’io gli eccessi”.
Iran. Condy Rice: “Per essere
credibile l’Onu deve agire”. Ma per essere l’Onu, no.
Ahmadinejad ha definito
l’Olocausto una “leggenda”. Nel suo caso in senso
etimologico: dovrebbe leggere un po’ di più.
Gianni Pardo
IL VECCHIO LIBERALE
In tempo di pace non s’immagina
la guerra. In tempo di democrazia non s’immagina l’oppressione.
In un paese civile come l’Italia non s’immagina che cosa
può avvenire in un paese barbaro. Ma il vecchio liberale
sa da sempre che cosa è stato l’orrore della dittatura
ideologica e dei suoi lager perché l’ha letto, un’eternità
fa, in libri di cui ha ormai dimenticato l’autore. E poi, anno
dopo anno, ha pianto con le vittime, Masaryk, Slansky, Imre Nagy,
Dubcek. Infine ha leggiucchiato tanta di quella storia, a destra
e a manca, da avere misurato tutto intero l’orrore della processione
dei carnefici, cioè dei sacerdoti di questa religione satanica:
da Felix Dzerzhinskij, a Stalin, a Mao e a Pol Pot. Chiunque crede che
qui si stia esagerando legga almeno un libro, uno solo, di un ex-comunista
per giunta: “Buio a mezzogiorno”, di Arthur Koestler. A suo tempo
fu una rivelazione per tutta quell’Europa che aveva deciso di non
chiudere gli occhi: per qualunque lettore il quadro sociale, il sistema
politico, l’orrore poliziesco e la crudeltà di quel mondo sono
indimenticabili. Meglio non parlare di comunismo realizzato, se
non si è letto questo libro.
Il liberale è spinto
dal suo allarmato e documentato odio tanto per il
comunismo quanto per tutti i fondamentalismi (inclusi i vari
fascismi, l’integralismo islamico e perfino il cattolicesimo
militante) a schierarsi senza esitazione accanto a chi
li combatte. In Italia, se non ci fosse un centro moderato,
il liberale voterebbe per Fini o Casini. Se non ci fossero
loro voterebbe per Rauti. Se non ci fosse Rauti e il Diavolo si
dichiarasse anticomunista, voterebbe per il Diavolo.
Qualcuno può obiettare
che il comunismo italiano di oggi non induce certo
a mangiare i bambini. Ed è vero. Infatti il suo non è
un “programma di crudeltà”, un programma che del resto
nessuno mai sbandiera: quello che fa paura è l’essenza
stessa di ogni fondamentalismo, cioè “la certezza d’essere
nel giusto”. Perché in nome di questo ideale e di questa certezza
si crede d’avere titolo a commettere qualunque nefandezza. È
questa la molla degli orrori. È questo l’atteggiamento
che spaventa, anche nell’estrema sinistra italiana.
A questo punto qualcuno,
illudendosi, obietta che gli italiani sono incapaci
degli orrori di cui si sono resi colpevoli i russi e i cambogiani,
i tedeschi e gli ungheresi, i cinesi e i boemi. Purtroppo,
la storia ha provato che non esiste una nazionalità
o una categoria dei cattivi. Basta leggere “La banalità
del male”, di Hannah Arendt. Persone che il giorno prima erano
salumieri, ragionieri o maestri elementari il giorno dopo possono
divenire professionisti della tortura, massacratori all’ingrosso,
stupratori. Eichmann era assolutamente normale. Era anzi un mediocre
privo di personalità, esattamente come la maggior parte
delle persone che incontriamo ogni giorno: uomini abituati a fare
quello che fanno gli altri e a non avere idee proprie. In generale
si potrebbe dire che la situazione crea i comportamenti. Per effettuare
uno studio di psicologia, in seguito divenuto famoso, alcuni studenti
di un’Università americana furono divisi in carcerati e carcerieri,
e poco tempo dopo fu necessario sospendere l’esperimento perché
i finti carcerati erano diventati ribelli ingovernabili e i finti
carcerieri sadici e brutali.
Noi siamo abituati
a concepire un’Italietta buonista e vagamente ridicola,
quella della bandiera con su scritto “Tengo famiglia”.
E dimentichiamo che la Germania degli Anni Trenta era più
bigotta, più conformista e più perbenista
dell’Italia di allora ed anche di oggi. E tuttavia fra quegli
stessi tedeschi conformisti e religiosi si trovò abbastanza
gente per disonorare la Germania con crimini indimenticabili.
No, l’italianità non è affatto una garanzia, basti
pensare a ciò che avvenne nel Triangolo della Morte.
Non bisogna mettere in mano un bastone neanche ad un onest’uomo:
si potrebbe scoprire che è un sadico.
Non solo è doveroso
giudicare con estrema severità il comunismo storico:
è addirittura una bestemmia parlarne con serenità.
Ha fatto troppo male perché si possa pronunciarne il
nome senza un brivido nella schiena.
Un nemico del popolo
(ovviamente)
ATTENTATO NASSIRIYA:
COSSIGA, «MILANO CHIAMA, NASSIRIA RISPONDE»
Tre carabinieri italiani e un militare
rumeno sono morti questa mattina a Nassiriya in seguito a
un'esplosione che
ha colpito un convoglio militare formato
da quattro veicoli. Secondo una prima ricostruzione, la bomba
è esplosa durante il passaggio di una camionetta a bordo
della quale viaggiavano i tre carabinieri, il militare rumeno
e un capitano dell'esercito italiano. Quest'ultimo èrimasto
gravemente ferito.
"Milano chiama, Nassyria risponde! E
magari uno di quei "valorosi" giovani sarà il prossimo
ministro dell'Interno! Vergogna!". Ad affermarlo l'ex presidente
della Repubblica Francesco Cossiga. "Il 25 aprile dal corteo
di Milano i "nuovi resistenti" - dice - idealmente uniti ai vecchi
volontari islamici inquadrati nelle SS naziste, 'hanno chiamato',
bruciando la bandiera dello Stato d'Israele, offendendo la memoria
dei ragazzi israeliani della Brigata palestinese morti per la liberazione
d'Italia dal nazifascismo, insultando un rappresentante dei deportati
politici civili italiani a Dachau". "La "nuova resistenza" antioccidentale",
aggiunge Cossiga, "ha subito risposto da Nassyria, ricordando l'invocazione
"democratica" urlata da giovani "democratici" in un corteo pacifista,
la versione modernizzata degli slogan dei ragazzi del movimento
negli anni di piombo durante gli scontri con le forze di polizia, e
considerati "sgherri nazisti: "Ora e sempre resistenza!", versione che
ora suona "Dieci, venti, mille Nassyria!" Milano chiama, Nassyria risponde!
E magari uno di quei "valorosi" giovani sarà il prossimo ministro
dell'Interno! Vergogna!". (AGE)
Mica scemo il "furbetto"
Come si fa a definire "socialmente
pericoloso" uno che si tromba Anna Falchi?
Cordialità.
Massimo C. Denominatore
Sogno o son destro..?..
Secondo quella santa donna di Rossana
Rossanda noi elettori di destra siamo quelli che parcheggiano
in seconda fila, e, quindi, siamo rozzi, grezzi e volgari, peggio
degli animali, mangiamo con le mani e ruttiamo a tavola, usiamo
il telefonino in modo becero, guardiamo il Grande Fratello, Rete 4
e non Fazio, etc. etc..
Probabilmente è tutto vero.
Ma siamo molto meno stronzi di lei.
Cordialità.
Massimo C. Denominatore
L’OPPORTUNITÀ
DELLA GUERRA
La distinzione fra guerre offensive
e guerre difensive è estremamente aleatoria. Spesso
chi intende condurre una guerra di aggressione la maschera da
guerra difensiva e dunque non basta guardare a chi fa in concreto
la prima mossa. Perché la prima mossa fa parte della tattica,
mentre volere o non volere una guerra fa parte della strategia. Nel
1967 Nasser creò il casus belli con Israele – chiedendo il ritiro
degli osservatori dell’Onu e chiudendo gli stretti di Tiran - e con
ciò dimostrò concretamente di volere la guerra. La
prima mossa militare invece fu dello Stato aggredito (Israele) che
distrusse l’aviazione egiziana al suolo e non per questo divenne
lo Stato aggressore.
Si noti al passaggio che le formali
dichiarazioni di guerra, presentate dall’ambasciatore con
la piuma sul cappello, non si usano più dai tempi di
Pearl Harbour. E dal momento che in seguito tutto quanto avvenuto
è giudicato sulla base delle appartenenze politiche, tanto
vale discutere dell’opportunità della guerra, senza perdere
tempo a vedere se essa sia aggressiva o difensiva.
La semplice espressione – opportunità
della guerra - fa certo saltare sulla sedia le anime belle:
“la guerra non è mai opportuna!”, grideranno; e c’è
del vero, in questa affermazione. Ma la pace può a volte
produrre effetti più negativi d’una guerra: proprio perché
non la evita. Con gli accordi di Monaco del 1938 le potenze democratiche
tollerarono la cancellazione della Cecoslovacchia e tutti applaudirono
quel momento come il prevalere della pace sulla guerra. Ma Winston
Churchill disse: “The nation had to choose between shame and
war. We have chosen shame. We shall get the war as well." La nazione
doveva scegliere fra la vergogna e la guerra. Abbiamo scelto la
vergogna. Ma avremo anche la guerra. Churchill fu buon profeta,
quella volta. Ma in generale, chi può dirlo? Chi può
dimostrare, e in che modo, che una guerra sia più opportuna
della pace, in un dato caso? Catone aveva ragione o torto, nel reclamare
in tempo di pace la totale distruzione di Cartagine?
L’opportunità di una guerra
è dimostrata a posteriori dalle sue conseguenze; o
dalle conseguenze del non averla cominciata. E quando la storia
emette la sentenza, chi ha avuto ragione se ne vanterà e
chi ha avuto torto se ne dorrà: ma il problema è che
la decisione va presa prima; quando ancora non si sa chi avrà
ragione e chi avrà torto.
Un
esempio. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Germania aveva
notevoli limiti per il proprio riarmo: i vincitori infatti non
volevano trovarsi a dover combattere una nuova guerra e a garanzia
dell’impegno s’erano riservati il diritto di invadere il paese
vinto, o almeno la Ruhr, se esso avesse violato il Trattato di
Versailles. Ma quando Hitler lo fece la Francia pacifista, aborrendo
il ricorso all’esercito, non intervenne. Il seguito si sa. Mentre una
piccola azione militare avrebbe evitato la Seconda Guerra Mondiale,
il pacifismo di una grande democrazia causò la più grande
umiliazione della Francia dai tempi di Vercingetorige e, niente di
meno, la Seconda Guerra Mondiale.
Passando al presente, che fare nei
confronti di un Iran integralista, aggressivo e delirante,
che vuole per giunta dotarsi dell’arma nucleare? Il problema
è troppo complesso per essere discusso da incompetenti
ma un’osservazione, riguardo a pacifisti e bellicisti, si
può fare.
I pacifisti hanno la vita facile.
Se la storia dimostra che hanno avuto ragione, non solo possono
gloriarsene, ma hanno dalla loro l’atteggiamento morale. “Ve
lo dicevamo che la guerra è sempre un male. E per giunta
nel caso specifico si è dimostrata un errore”. Se la storia
invece dimostra che hanno avuto torto, hanno sempre la possibilità
di dire: “Siamo stati troppo per bene, e troppo innamorati della pace,
per concepire la nequizia di simili nemici. I guasti che sono conseguiti
dalla nostra buona fede sono tutti colpa di quei nemici, non nostra.
Noi siamo fra le vittime”.
I bellicisti al contrario hanno sempre
vita difficile. Se la storia dimostra che hanno avuto ragione,
i pacifisti piangeranno con ragione sul costo della guerra,
che è sempre alto. E magari diranno audacemente che, evitandola,
non sarebbe successo niente. Se invece la storia dimostra che
hanno avuto torto, i bellicisti non troveranno nessuno, né
in cielo né in terra, che spenda una parola per la loro buona
fede. Churchill non ebbe buona stampa e fu nominato Primo Ministro
solo quando il Regno Unito fu sull’orlo del baratro. Fino a quel momento
i “buoni” erano Chamberlain e persino Mussolini.
L’Iran è un serio pericolo
contro cui bisognerebbe reagire o è, secondo l’espressione
di Mao, “una tigre di carta”? Chi scrive queste righe non
lo sa, ma fra qualche anno tutti diranno d’averlo saputo.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 27 aprile 2006
La feccia
d'Italia
Purtroppo succede ogni anno che,
durante i cortei del 25 aprile, i nazirossi contestino
la gloriosa Brigata Ebraica, ma quest'anno si sono scatenati
forse perche' forti del fatto di aver vinto le elezioni.
Purtroppo succede ogni anno che la
polizia, anziche' isolare i gruppi nazisti, obblighi chi
porta il gonfalone della Brigata a isolarsi dal resto del corteo
per avere meno visibilita' possibile.
Quest'anno il 25 aprile e' coinciso
con la commemorazione del genocidio degli ebrei in Europa
e ai nazirossi naturalmente non e' parso vero di sputare proprio
in questo giorno sopra la bandiera di Israele, di bruciarla, di
calpestarla sotto i piedi, di urlare slogan di odio e di inneggiare
in italiano e in arabo a "palestina rossa e intifada vincera' ".
Non sanno cosa sia il rispetto, non
sanno cosa sia la democrazia, non sanno cosa sia il valore.
Sono soltanto dei vigliacchi che vivono alle spalle della societa'
civile e il loro modo di esprimersi e' solo violenza e volgarita'.
Mentre in Israele le sirene suonavano
e tutto si fermava per ricordare i sei milioni di ebrei
ridotti in cenere, in Italia quei vili personaggi
bruciavano le bandiere biancoazzurre che si erano portati all'uopo
e urlavano la loro speranza che il genocidio ebraico fosse finalmente
portato a termine.
Vediamo cosa gli autonomi fingono
di non sapere, vediamo chi hanno oltraggiato questi infami:
La Brigata Ebraica inizia la
sua difesa per la democrazia nel 1940 mandando tre battaglioni
con la bandiera con la Stella di David in Egitto e in Cirenaica
e nel 1944 si spostano in Europa affiancando gli alleati.
130.000 volontari Ebrei hanno combattuto
e 5.000 uomini della Brigata Ebraica, insieme agli
Anglo Americani, hanno partecipato alla Liberazione del
Nostro Paese.
Nel marzo 1945 la Brigata Ebraica
ha combattuto nei pressi di Imola insieme ai gruppi di combattimento
"Friuli" e "Cremona", portando a termine uno dei pochi assalti
frontali con la baionetta e che in quell'azione perirono 33
uomini, che oggi riposano nel Sacrario di Piangipane.
Non sanno, gli autonomi, che la Brigata
Ebraica ha partecipato attivamente alla liberazione di
Ravenna, Faenza, Russi, Cotignola, Alfonsine ed Imola, pagando
un debito di sangue.
La brigata ebraica fu l'unica unità
militare indipendente che combatté nell‚esercito britannico
e - di fatto - in tutte le Forze Alleate.
Questi atti di vero eroismo accadevano
mentre, nell'allora Palestina Britannica, gli arabi, i tanto
amati coccoli degli autonomi nazirossi, erano alleati dei nazisti
cui chiedevano ripetutamente consigli e aiuti per eliminare
anche in Medio Oriente la presenza ebraica esattamente come il
loro fraterno amico Hitler stava facendo in Europa.
In molti hanno applaudito le bandiere
di Israele e lo striscione della Brigata ma lo stupro c'e'
stato e il 25 aprile e' stato sepolto dalla vergogna delle solite
vetrine rotte e auto date alle fiamme, bandiere israeliane bruciate,
la memoria dei morti per la Liberta' offesa e dileggiata, lo
sventolio di bandiere del Che e bandiere palestinesi.
Quello che veniva considerato abominio
oggi viene passato come "liberta' di opinione"e questi
infami ne approfittano per esprimere la loro "opinione" negli
unici modi che conoscono, la violenza, l'oltraggio, l'ingiuria
e la provocazione.
Gridare assassini a chi e' morto
per liberare l'Italia dalla dittatura e dalla guerra non
e' liberta' di espressione, e' vigliaccheria, e' essere
criminali, e' essere feccia.
Loro, gli stessi che hanno applaudito
Dario Fo e Franca Rame, sono la feccia d'Italia.
Loro, gli stessi che hanno costretto
un vecchio in sedia a rotelle ad allontanarsi dal corteo
colpevole di essere il padre di Letizia Moratti, sono la feccia
d'Italia.
Loro, gli stessi che hanno preso
a calci e pugni un cosigliere di FI perche' portava al
collo il tricolore, sono la feccia d'Italia.
Loro, i nazirossi antisemiti, coloro
che inneggiano a morte e terrorismo, coloro che vogliono
la fine di Israele, coloro che sputano sui morti per la Liberta',
sono la feccia d'Italia.
L'unica speranza, in mezzo a tanta
vergogna, e' che la feccia non diventi la faccia dell'Italia
futura.
Deborah Fait - informazionecorretta
NAZICOMUNISMO
Che tristezza che nel XXI secolo
si possa ancora assistere ad episodi di comunismo da guerra
fredda e veder riprodotto tutto l'armamentario dell'imbecillismo
intollerante sovietizzante in quelle che dovrebbero essere
manifestazioni serie.
Il 25 aprile dovrebbe essere una
ricorrenza nazionale in cui gli italiani celebrano l'anniversario
della liberazione dello stato dalle forze di occupazione nazista,
dunque non vorremmo vedere esempi di inciviltà ed incidenti
e soprattutto bandiere di partito, perché si partecipa
ad una manifestazione nazionale in quanto cittadini, senza
distinguere tra l'appartenenza ad una formazione politica o ad
un'altra. Purtroppo, che il 25 di aprile sia un'occasione
per risfoderare la lotta politica e dare sfoggio dei più
vergognosi, e vorremmo poter dire fuori moda, atti di intolleranza
ideologica ormai è fuori discussione, perché si tratta
di un dato sotto gli occhi di tutti. A Milano, il ministro e candidato
sindaco della città, Letizia Moratti, che ha partecipato
alla manifestazione in compagnia del padre, deportato nei campi di
concentramento tedeschi e premiato per il valore alla Resistenza,
è stata fischiata nel solito modo ormai rodato ed ancora, apparentemente,
in vita : nel modo del più bieco comunismo. La si è fischiata
per qualcosa che non ha nulla a che vedere con la manifestazione e,
in particolare, lo si è fatto in modo gretto e violento, tanto
che poco dopo il ministro ha abbandonato il corteo. Ma che importa tutto
questo agli adepti del comunismo ? L'importante è raggiungere lo
scopo, come diceva il loro padre-padrone Lenin riguardo al potere, per
cui non si è fatto che onorare il maestro. La cosa ancora più
vergognosa è stato il contemporaneo caso di fanatismo riservato
ad Israele dai cosiddetti Autonomi - ma autonomi da cosa, visto che paiono
gli studenti più meritevoli del codice mentale comunista ? -,
i quali, come da manuale, hanno bruciato due bandiere di Israele ed hanno
intonato canti inneggianti alla Palestina libera, rossa ( qualcuno può
sorprendersi ? ), e, semplicemente, alla morte di Israele. Che questa
banda di comunisti ortodossi, retrivi ed abominevoli come la loro ideologia,
siano più che abbondantemente rappresentati in Parlamento non può
che preoccupare ; vedi in proposito il caso della coppia dei giullari
rossi, Franca Rame e Dario Fo, i quali hanno affermato, davanti ai loro
beniamini con il martello in testa e la falce al collo, che si stanno
attivando per provvedere alla tutela degli attentatori di Buenos Aires,
già i poveretti che, così turbati nell'animo dalla manifestazione
missina del pomeriggio, hanno pensato di provocare ingenti danni alla
proprietà pubblica e privata, oltre che danni alle forze dell'ordine
ed a comuni cittadini. Facendo in questo modo cento volte peggio del
peggiore comportamento che questi comunistelli potrebbero attribuire
ai missini.
Ma
tutto questo arsenale ispirato alla più pura idiozia
ideologica e materiale non doveva essere già in soffitta
e relegato ormai agli aspetti più raccapriccianti e maleodoranti
del XX secolo? Possibile che certe cadute in basso siano ancora
così frequenti e che si riproducano con lo stile vecchio e aberrante,
ma sempre uguale, cioé intollerante, assoluto e violento,
del comunismo sovietico-cinese?
Di fronte a questo spettacolo macabro
e rivoltante, il fatto che il Presidente della Repubblica
Ciampi intervenga con un discorso falso e fiabesco sulla
capacità del popolo italiano di vivere nell'unità
e nella condordia ( come ha fatto alcuni giorni or sono )
dimostra un paio di cose : che l'istituzione del Presidente della
Repubblica, così come prevista dalla Costituzione, è una
figura insignificante ed apprezzata da tutti perché, in buona
sostanza, non conta nulla e si limita ad una pura rappresentanza
protocollare e ultraretorica; e che è piuttosto opportuno che
Carlo Azelio Ciampi sia accontentato, cioè sia evitata nella
maniera più categorica la sua rielezione al Quirinale.
LUCIO SERGIO CATILINA
Siamo ancora
qui, Mondo!
Siamo qui, Mondo, siamo gli ebrei,
siamo i sopravvissuti, siamo quelli che stasera accenderanno
a Gerusalemme sei torce che lanceranno le loro fiamme
verso il cielo, alte nel buio della sera in cui ha inizio il
Giorno del Ricordo, Yom Ha shoa'.
Siamo qui , Mondo, siamo gli
ebrei , siamo i sopravvissuti, siamo quelli che, attraversata
l'Europa che aveva tentato di inghiottirci, sono saliti su
barche di ferro arrugginito e siamo venuti a ricostruire
il nostro Paese e, anche tra le onde e col pericolo di annegare,
dovevamo nasconderci perche' c'era qualcuno che ci correva dietro
per impedirci di ricominciare a vivere.
Siamo noi, i sopravvissuti e
ci siamo gettati fra quelle onde, di notte, per arrivare
a nuoto in Erez senza farci vedere da chi ci dava la
caccia in mare e poi in silenzio siamo saliti lungo la costa
per non farci scoprire da chi ci dava la caccia sulla terra.
Siamo gli ebrei, Mondo, i soparvvissuti
e siamo venuti a ricostruire il nostro Paese. Lo abbiamo
trovato coperto di sabbia e noi lo abbiamo trasformato
e ricoperto di fiori, noi, i sopravvissuti. Gli ebrei.
Sei bracieri lanceranno
le loro fiamme contro il cielo stasera e sei vecchi
, ogni anno piu' vecchi, ogni anno piu' disperati, ogni anno
piu' stanchi racconteranno la loro storia di orrore e piangeranno
non per aver visto i forni e il fumo uscire dai camini ma perche'
" mi hanno portato via e non so come e' morta mia mamma, non ho potuto
salutarla".
E' questo rimorso che li fa
piangere, non l'inferno da cui sono usciti viventi ma
non vivi.
Sei giovani ebrei, sei figli
di Israele, porgeranno loro le torce per accendere i barcieri,
in silenzio, in un silenzio che urla al mondo "Siamo qui,
siamo ancora qui. Guardateci, siamo noi, gli ebrei, i sopravvissuti,
i vecchi usciti dall'orrore e i giovani che quell'orrore
non lo vogliono piu' rivivere".
Siamo i figli di Israele e non
ci piegherete.
Guardateci bene! Guardateci
in faccia! Siamo qui, il fuoco urla in silenzio verso
il cielo, lo stesso cielo di chi oggi nega, lo stesso cielo
di chi oggi vuole un'altra Shoa' , lo stesso cielo di chi ride dei
sei milioni, lo stesso cielo di chi vuole altri cinque milioni
da ammazzare. E' lo stesso cielo, guardate , guardateci in faccia.
Ridono, negano, dicono " Non
e' finita, morirete ancora".
Silenzio! Sei milioni!
Auschwitz e' laggiu', la cenere
e' laggiu' e la Shoa' restera' immobile nella storia
passata e futura del mondo fino alla fine dei secoli.
Ridono, negano, non sono ancora
sazi ma non importa, La Shoa' restera' fino alla fine
del mondo e sei milioni, sei milioni, sei milioni saranno
la' per sempre, nell'aria , nel vento, tra le nuvole, nella nebbia,
nella pioggia, nella neve, nella terra d'Europa per sempre.
Per sempre.
Guardate, ci siamo ancora, siamo
gli ebrei, i sopravvissuti.
Abbiamo la testa alta, le schiene
dritte, siamo nel nostro Paese e ci difendiamo.
Siamo gli ebrei di Israele.
La
sabbia e' diventata alberi, prati, fiori.
Altri diavoli vogliono mangiarci
e noi non lo permetteremo, abbiamo combattuto guerre
e le abbiamo vinte ma loro, i diavoli, non sono sazi , vogliono
il nostro sangue, vogliono i nostri corpi, vogliono i nostri
figli e allora noi costruiamo una barriera per dividerci
da loro e per salvare le nostre vite, per far vivere i nostri
figli, perche' possano correre nei prati.
Gerusalemme, scrive un
amico, restera' come un diamante incastonato tra mura
che lo proteggono e lo fanno brillare ancora di
più e il mondo dove l'umanità è ancora viva,
possa vederlo e ammirarlo quale esempio di forza interiore vòlta
a salvaguardare il bene più prezioso che possiamo avere:
la libertà conquistata al prezzo più alto.
Si, la liberta'.
Noi siamo qui, a testa alta,
che sorreggiamo le teste stanche di chi e' uscito dall'inferno
senza nemmeno poter immaginare che un giorno, a Gerusalemme,
a casa loro, dei giovani e orgogliosi ebrei li
avrebbero aiutati ad accendere dei bracieri, uno per ogni
milione , per ricordare e per dire ad altri diavoli "Non ci
toccherete mai piu'" .
Siamo qui, Mondo, e penso alle
parole dette da Ariel Sharon nel 2004 :
"Ricordate le vittime, ricordate
gli assassini ma ricordate che il mondo e' rimasto in
silenzio".
Oggi dorme Ariel Sharon e non
sa che, mentre altri diavoli parlano e vogliono ributtarci
nel fuoco, il mondo resta ancora in silenzio.
Noi siamo qui, abbiamo
le teste alte, le schiene dritte, il nostro Paese bellissimo
e non permetteremo a nessuno di toccarci.
Oggi, Yom Ha Shoa', in Egitto
altri morti, altro fuoco, altre bombe, altri diavoli
assetati di carne e di sangue ma il mondo sta ancora in
silenzio, il mondo e' pronto a scusarli e a parlare con loro.
Il mondo vigliacco!
Ricordatelo, Mondo, noi siamo
qui, ci colpiscono, ci ammazzano ma non potranno mai
ucciderci.
Siamo gli ebrei di Israele,
a testa alta e vi guardiamo negli occhi.
Come mai voi abbassate i vostri?
Deborah Fait -
informazionecorretta
Massima del giorno
Sono un eclettico. Cioè uno che
è riuscito ad essere ignorante non in uno o due campi,
ma in cinque o dieci.
G.P.
MOLLICHINE
Prodi: "Lavoriamo per un governo forte".
Lui conosce solo due aggettivi: serio e forte. Gliene regaliamo
altri due: responsabile e robusto.
Presidenza della Camera al Prc. Giordano:
"Per rispetto istituzionale non parteciperemo ad alcun mercato".
Traduzione: ricatto senza alternative.
Financial Times: <Berlusconi «cattivo
perdente»> ma si sa, quando quel giornale parla di
Prodi intende Berlusconi. E vice versa.
In Inghilterra hanno stabilito che la
parola "omosessuale" è offensiva, e va sostituita con
gay, ecc. Sono perplesso: mi devo vergognare d'essere "eterosessuale"?
Presidenza della Camera. Fassino: "Prodi,
assumi l'iniziativa per risolvere l'impasse". E "Lo sventurato
rispose".
D‚Alema: "Il Quirinale è un bene
che non può essere lottizzato dai partiti". Cioè
non se ne può avere una fetta e bisogna prenderlo tutto.
Follini: prima contro Berlusconi, ora
anche contro l'Udc. Bisogna sorvegliarlo: potrebbe suicidarsi.
Gianni Pardo
INDRO MONTANELLI
A Pagina cinque del “Giornale” del 23 aprile
2006 c’è l’immagine della statua di Indro Montanelli, ora
posta in un giardino pubblico di Milano. Essa riproduce una fotografia
di Indro seduto più o meno per terra, mentre scrive sulla famosa
“Lettera 22” che tiene sulle ginocchia ossute. Questa immagine
può non dire molto ai giovani: ma chi è stato per decenni
lettore di quel grande giornalista la conosce a menadito e la considera
una sorta di monumento. Bene ha fatto il sindaco Albertini a riportare
su bronzo una memoria comune a tanti.
Gli uomini venerano - magari finché
non li ammazzano - i grandi demagoghi e i grandi tiranni: Stalin,
Hitler, Mao. Per il resto rifiutano di riconoscere la grandezza
dei loro contemporanei. Passeggiando al centro di Londra s’incontra
la statua di Winston Churchill ma da vivo gli inglesi lo ringraziarono
d’avere salvato l’Inghilterra mandandolo a casa e preferendogli
un incolore Anthony Eden. Solo chi ha buona memoria ricorda di
quanti insulti e calunnie fu fatto oggetto De Gaulle, da vivo.
Anche da parte di giornali - anzi, soprattutto da parte di giornali
- che si volevano intelligenti ed intellettuali come “Le Monde” di Beuve-Méry.
E si potrebbe continuare. Proprio per questo, sin da giovani bisognerebbe
imporsi di diagnosticare in tempo chi, un giorno, si potrà
vedere su un piedestallo. De Gasperi, per esempio, ma non Togliatti,
associato ad un criminale internazionale come Stalin. Oggi fra
i grandi riconosciuti come tali anche dalla sinistra c’è
De Gaulle, certissimamente, e anche Montanelli. Ed erano riconoscibili
come grandi già dai contemporanei.
Personalmente, proprio questo gli scrissi,
molti anni fa. Non conservo la lettera ma più o meno
essa diceva: Lei morirà, un giorno. E allora i posteri
si accorgeranno che lei - dopo che in vita le hanno dato del
fascista, l’hanno insultato in ogni modo, fino a far sì che
qualcuno le sparasse alle gambe - è stato un grand’uomo. Ebbene,
io questa soddisfazione gliela voglio dare mentre è vivo.
Scrivo appunto per dirglielo. Lei deve gustare questa riconoscimento
dell’Italia in anticipation, nel senso che dev’esserne sicuro sin da
ora. Deve vedere in me il primo di una folla che un giorno si leverà
il cappello dinanzi a lei come giornalista, come scrittore e come difensore
della libertà.
Mi rispose ringraziandomi.
Bisognerebbe andarci piano col disprezzo
dei contemporanei. Esso è fin troppo corrente, nel fuoco
del dibattito politico. Ci sono molti nomi che sul momento
sono stati segno di contraddizione e che il tempo ha rivalutato:
Richard Nixon, Margareth Thatcher, Ronald Reagan, Bettino Craxi.
A quest’ultimo scrissi una lettera analoga ad Hammamet e lui pure
mi rispose ringraziandomi, con una lettera manoscritta che decifrai
a fatica. E poiché i nomi rivalutati sono stati più
spesso conservatori che “progressisti”, tutti i “progressisti” (oggi
più che mai tra virgolette) sono invitati alla moderazione per
non dovere, da vecchi, riconoscere che da giovani sono stati ingiusti.
E anche se i conservatori credono d’avere ragioni per disprezzare certi
politici di sinistra, è bene pensino che il tempo potrebbe rivalutarli.
Magari riconoscendo nella loro azione più lati positivi di quanti
ne vedessero loro sul momento.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 23 aprile 2006
In
nota (clicca qui) una lettera
che scrissi a Montanelli, nel 1996, quando si era scatenato
nella sua crociata anti-Berlusconi.
FRODI
E così, ci dicono quelli della
Corte Suprema (!) , le elezioni sarebbero state vinte da
Prodi per una manciata di voti. Bush telefona, telefona anche
Putin. Dunque, cinguetta "il Corriere della pappa e cicca", tutto
come previsto... solo un neo: quel cafone di Berlusconi che
non sa perdere e non telefona.
Chissà cosa ne penseranno le massaie europee che stravedono
per la gran classe della regina Elisabetta che ci va anche
a letto con la borsetta...
E Prodi? Pronti via, Prodi - sorriso
d'ordinanza. pancia a terra, linguetta alla Fantozzi
- a spartire le sedie "istituzionali": il senato a quello, la
camera a quell'altro, il presidente della Repubblica a chi resta.
Che classe, l'ometto, quasi
come la regina.
Si, vabbuono, l'avete capito. A dirla
tutta... scappa da ridere.
Mai vittoria - e parliamo di numeri
(la differenza tra gli schieramenti
è zero virgola zero qualcosa), politicamente questa è una roba
da Pirro... - fu più risicata.
Ma è vittoria?
Qui possiamo affermare con ragionevole
certezza che basterebbe un controllo accurato delle 4423
sezioni elettorali dell'Emilia Romagna, e nelle altre migliaia
delle regioni rosse, per mettere in discussione il
risultato elettorale.
Non ci credete? Bene, i conti fateli
voi. Questi i fatti, accertati e documentati:
Lunedì 17 aprile 2006 già
1.297 erano i voti recuperati in Emilia Romagna dalla Casa
delle Libertà dalla verifica effettuata e certificata dai
magistrati dell'Ufficio centrale circoscrizionale.
"Tali voti - spiega in una conferenza
stampa l'On. Bertolini, Coordinatore regionale di Forza
Italia dell'Emilia Romagna, dopo aver seguito personalmente
tutte le operazioni di verifica - sono stati 'recuperati' in
sole 46 sezioni sulle circa 250 verificate, i cui verbali, con evidenti
anomalie, sono stati ricontrollati alle scuole di via Scandellara
a Bologna, dove viene raccolto tutto il materiale elettorale.
Le sezioni che non sono state controllate direttamente dai rappresentanti
dei partiti sono quindi 4200 sulle 4423 sezioni presenti in Emilia
Romagna".
Per la parlamentare azzurra, alla
luce di questi risultati, sarebbe "opportuno e legittimo
andare a revisionare tutti i verbali, anche quelli che all'apparenza
sembrerebbero senza evidenti anomalie".
A seguire, martedì 18 Aprile
2006 i rappresentanti delle liste di Forza Italia e della
Lega Nord presso l’Ufficio Centrale Circoscrizionale della
Corte d’Appello della Regione Emilia Romagna hanno depositato un
ricorso per chiedere che sia terminata la verifica dei dati elettorali
su tutte le oltre 4200 sezioni che non sono state esaminate direttamente
dalla Commissione Elettorale.
Tale richiesta veniva motivata dalle
numerose anomalie e discrepanze rilevate tra i dati riportati
dai funzionari della Commissione nelle tabelle definitive
di conteggio dei voti e i dati contenuti nei verbali.
Inoltre alcuni voti attribuiti dalla
Commissione, derivanti dalle schede contestate, non erano
stati conteggiati nel computo finale dei voti.
"Ci insospettisce il fatto che sono
sorti degli errori - ha spiegato l'On. Isabella Bertolini
- e che organi istituzionali come sono le Commissioni chiudano
gli occhi e vadano avanti nonostante l'evidenza".
Nelle ore seguenti i rappresentanti
di Forza Italia hanno continuato a incrociare i verbali
degli scrutini e i risultati riportati nei tabulati scoprendo
diverse 'irregolarità', al di là di quelle già
individuate nelle 250 sezioni sottoposte a controllo.
Per questo Forza Italia ha presentato alla
Commissione Elettorale altri quattro ricorsi.
Comunque i controlli non vengono
concessi; mercoledì 19 aprile la Corte d'Appello di Bologna
trasmette i dati in Cassazione.
"Quello che è accaduto
a Bologna in Corte d'Appello è scandaloso e falsa il
verdetto della Cassazione. I dati trasmessi alla Corte
Suprema relativi alle verifiche dei voti per l'Emilia Romagna
- spiega l'On. Bertolini - non sono veritieri ma sono stati inviati
ugualmente, anche se non corrispondono alla reale volontà democratica
dei cittadini. Quindi come può essere legittimato il verdetto
finale? Sono necessari nuovi controlli".
"L'Ufficio centrale circoscrizionale
dell'Emilia Romagna - aggiunge l'On. Bertolini - in conseguenza
dei ricorsi presentati da Forza Italia e dagli alleati,
ha riconosciuto che il programma di computer per il riconteggio
dei voti può commettere errori. Dopo le nostre segnalazioni
di irregolarità, oltre ai 1500 voti recuperati in Emilia
Romagna, sono venuti alla luce nuovi sbagli e gigantesche imprecisioni
sui dati elettorali reali, ma i Magistrati hanno deciso di
non riaprire i conteggi e quindi di non terminare le verifiche in
modo analitico e veritiero".
Telefonata? Ma quale telefonata. Qui
ci vuole una ricontata!
cp, 23 aprile 2006
Documentazione:
VOTI RECUPERATI DALLA CDL SUI VOTI PROVVISORIAMENTE NON ASSEGNATI Rimini - Sezione
41 + 1 Fiamma Tricolore Bologna - Sezione 266 + 1 Alternativa
Sociale Spilamberto - Sezione 4 + 1 Alleanza Nazionale Rimini
- Sezione 9 + 2 Forza Italia Bologna - Sezione 264 + 1 Alleanza
Nazionale Modena - Sezione 120 + 3 UDC Bologna - Sezione 156
+ 1 UDC Sorbolo - Sezione 2 + 1 Forza Italia Soragna - Sezione
4 + 1 Forza Italia Ferrara - Sezione 71 + 1 Forza Italia Ferrara
- Sezione 27 + 1 Fiamma Tricolore Ferrara - Sezione 6 + 1 Forza Italia
Piacenza - Sezione 29 + 1 Forza Italia Savignano S.P. - Sezione 14
+ 1 Forza Italia Borgonovo Val Tidone - Sezione 7 + 1 Alleanza Nazionale
Bologna - Sezione 432 + 1 Fiamma Tricolore Totale voti recuperati +
19 C.d.L.
VOTI RECUPERATI DALLA CDL NELLE 250
SEZIONI RIESAMINATE Parma - Sezione 67 + 100 Forza Italia
Anzola - Sezione 6 + 1 Alternativa Sociale Bazzano
- Sezione 6 - 19 UDEUR Castello di Serravalle - Sezione 5
+ 7 Forza Italia Medicina - Sezione 10 + 4 Fiamma Tricolore Monteveglio
- Sezione 2 + 28 UDC Fidenza - Sezione 13 - 6 Rosa nel Pugno Bologna
- Sezione 358 + 1 Forza Italia Bologna - Sezione 130 - 2 UDEUR
Castelfranco Emilia - Sezione 7 + 100 Forza Italia San Polo d'Enza
- Sezione 2 + 20 Forza Italia Salsomaggiore Terme - Sezione 7 + 48
UDC Montechiarugolo - Sezione 8 + 81 Alleanza Nazionale Bologna
- Sezione 396 - 50 UDEUR Bologna - Sezione 254 + 1 Forza Italia Bologna
- Sezione 237 + 66 Alleanza Nazionale Rimini - Sezione 13 + 50
Alleanza Nazionale Guastalla - Sezione 14 + 13 Forza Italia Parma -
Sezione 150 + 30 UDC Sissa - Sezione 4 - 10 UDEUR Imola
- Sezione 28 + 54 Alleanza Nazionale Pontenure
- Sezione 5 + 43 UDC Pontenure - Sezione 5 - 43 UDEUR Formignana
- Sezione 2 + 100 Forza Italia Bologna - Sezione 214 + 26 UDC Bologna
- Sezione 214 + 1 DC - Nuovo PSI Bologna - Sezione 214 +
1 Fiamma Tricolore Collecchio - Sezione 7 + 154 Forza Italia
Noceto - Sezione 1 + 220 Forza Italia Imola - Sezione 28 -126 Comunisti
Italiani Cesena - Sezione 65 + 102 Forza Italia Cesena - Sezione
65 + 43 Alleanza Nazionale Cesena - Sezione 65 + 2 UDC Cesena - Sezione
65 + 1 Fiamma Tricolore. Totale voti recuperati + 1.553 C.d.L.
L’INSULTO NEL FORUM
In
giro andiamo tutti vestiti ma sotto siamo tutti nudi.
Tutti dicono parolacce, ma moltissimi (e moltissime) non
lo farebbero mai in pubblico. Un conto è ciò che
si è disposti a fare sotto gli occhi di tutti, “firmando
ufficialmente” il proprio comportamento, un altro quello che
si fa quando si è liberi dal giudizio della collettività.
Per questa ragione i gabinetti pubblici, quelli delle scuole
ecc. sono pieni di graffiti volgari, disegni irriferibili e ogni
sorta di sconcezza: perché lì ci si chiude dietro la
porta e si abbassano sia i pantaloni che la moralità.
Un caso speciale sono i forum
su Internet. In essi la porta chiusa è l’anonimato
sostanziale e la mancanza di filtri e controlli prima della
pubblicazione. Gli organizzatori dei forum sanno benissimo che
è questo che ne assicura il successo. Se si sbarrasse
il passo ai maleducati, ai passionali, ai fanatici, i forum languirebbero.
La loro prima funzione non è quella di esporre idee e
discuterle ma quella di gridare alto e forte come la si pensa,
dando nel frattempo del cretino e del disonesto a chi la pensa
in modo diverso.
Il forum è utile per il
“défoulement”. Questo termine psicoanalitico è
così definito dal dizionario (Robert): “Accesso liberatore
alla coscienza di rappresentazioni (legate ad una pulsione)
mantenute fino a quel momento nell’inconscio”. Insomma, sempre
parlando in termini psicoanalitici, è una “abreazione”,
cioè il contrario della “rimozione” e in termini correnti un
umile “sfogo”. Se non fosse che nello “sfogo” si sa già da
prima ciò che si desidera dire, mentre nel défoulement
per così dire il soggetto si rivela a se stesso. Molti
di quelli che si lambiccano il cervello per meglio insultare chi
non la pensa come loro sarebbero sorpresi, in condizioni normali,
di vedersi considerare dei professionisti dell’invettiva, dei violenti
della parola, degli assassini verbali. Perché quando la porta non
è chiusa i “forumisti” si comportano come onesti, normali, insospettabili
borghesi. E anche se si trovano a parlare con chi la pensa diversamente
magari diranno in cuor loro “che cretino!”, ma non daranno luogo ad un’escalation
d’insulti senza freni. Invece, dove la spontaneità ha libero corso,
si ha una sorta di ping pong in cui prima ci si lanciano dei sassolini,
poi delle pietre, poi dei massi, infine si passa alle armi da fuoco
e ognuno cerca di dimostrare che la propria bomba atomica è la
più devastante.
Fra le concause del fenomeno va
segnalato che il forum, come le riunioni di condominio,
concede la parola a tutti. Dunque coloro che non hanno avuto
nessun diritto di tribuna, neanche in famiglia, e coloro che un
diritto di tribuna non meritano, qui possono parlare e essere finalmente
messi sullo stesso piano di chiunque, anche se nella vita vera
sarebbe dieci gradini sopra di loro. Questi fenomeni dell’aggressività
passano all’insulto direttamente dal primo intervento, proprio
perché abreagiscono alla loro frustrazione. Non scrivono
per dire: scrivono per mordere. Come certi botoli che in casa
si sentono abbastanza forti per azzannare un bambino.
Il forum è afflitto da
una grande povertà di contenuti e da un alto volume sonoro.
Come una bettola piena di avvinazzati. Ma bisogna lo stesso
benedirlo. Meglio tirar fuori il peggio di sé: chissà
che non si riesca a conoscersi e, chissà, uscire dall’equivoco
di chi pensa d’essere una persona beneducata.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 22 aprile 2006
IL VANTAGGIO DI
PERDERE
In filosofia il principio del
terzo escluso afferma, per esempio, che o Dio esiste
o Dio non esiste. Nello stesso modo, la Cdl grida sui tetti
che il centro-sinistra non riuscirà a governare e se
questo è vero non dovrebbe contestarne la vittoria, dovrebbe
stappare bottiglie di spumante e brindare. Sarà infatti
l’Unione, non la Cdl, quella che NON potrà governare.
Se invece la Cdl fosse dispiaciuta, significherebbe che avrebbe
amato vincere anche senza potere poi governare: cosa che non le
farebbe onore.
Per il comportamento di Berlusconi
si può invece azzardare un’interpretazione diversa.
Le elezioni sono state vissute non come un duello al “primo
sangue”, constatato da impeccabili padrini, ma come una lotta
in cui si vuole appendere la pelle insanguinata dell’avversario
ad un chiodo del saloon. L’iniziativa di questo atteggiamento
è stata del centro-sinistra. Per cinque anni esso ha combattuto
un’autentica crociata contro un singolo uomo, fino a parlare di
lui come se fosse tutta la Cdl, tutta la coalizione di centro-destra
e tutto il Parlamento. Ci hanno rintronato le orecchie dicendo:
“Berlusconi attenta alla democrazia”, “Berlusconi ha instaurato
una videocrazia”, “Berlusconi fa leggi ad personam”, “Berlusconi
è un mafioso”. Il Cavaliere è stato l’uomo nero responsabile
di tutto e persino i sostenitori della Cdl non sono stati votanti
anti-sinistra, ma berluscones: cioè piccoli cloni ridicoli
del grande Satana e le elezioni sono state presentate come l’ordalia
finale, un referendum su Berlusconi. Partendo da queste premesse si
capisce che l’uomo che si voleva battere e non è stato battuto,
che si voleva annientare e non è stato annientato, abbia voluto
rendere amara una vittoria che sostanzialmente non è neppure tale.
Berlusconi è stato capace d’apprendere in pochi mesi il mestiere
del politico vincente ed è dunque ben capace d’apprendere quello
di un’opposizione acre e senza sconti.
Nel mondo anglosassone si “concede
la vittoria” quando il risultato è chiaro: e infatti Al
Gore questa “concessione” la ritirò non appena si accorse
che il risultato era in bilico. Inoltre essa dipende da un
certo fair play. I candidati americani dicono: “Il
mio avversario non la pensa come me e non farebbe il bene del
paese come lo farei io”; ma non dicono: “Il mio avversario è
un furfante, un delinquente, un mafioso avanzo di galera, uno
che pensa solo ai propri interessi ed è un pericolo per la
democrazia”. Perché dopo le elezioni o l’uno non potrebbe stringere
la mano a un furfante ecc., o l’altro non potrebbe stringerla ad
un calunniatore.
Berlusconi il sopravvissuto
si vendica togliendo all’avversario il piacere d’un
risultato riconosciuto e per Prodi sei decimillesimi sono
troppo pochi per trionfare da solo. Questa vittoria lascia più
forte il perdente di quanto non avvantaggi il vincente e il
Cavaliere, stemperandola fino al ventotto aprile, le toglie
il sapore dell’attualità. Si passa dal fuoco d’artificio
alla constatazione notarile.
Si potrà giudicare questo
atteggiamento di Berlusconi come si vuole, e condannarlo,
anche: ma solo da destra. Da sinistra bisogna ricordare che
quando si dichiara la guerra totale, non bisogna stupirsi se
il nemico la combatte anche lui.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 22 aprile 2006
Massima del giorno
In politica chi promette di
"fare la cosa giusta" non la farà mai: perché
le elezioni le vincerà il suo avversario.
G.P.
MOLLICHINE
Berlusconi: "Un'intesa parziale,
limitata nel tempo". Anzi, ancora meglio, gli hanno
risposto: nessuna intesa.
Pancho Pardi. Berlusconi "è
illegale come leader dell'opposizione". Ed anche un po'
abusivo come essere umano.
Pancho Pardi: "Non esiste
al mondo un paese in cui il leader dell'opposizione
è proprietario dei mezzi di comunicazione". Infatti Bloomberg
non è all'opposizione.
Incontro tra Prodi e Bertinotti
nella casa di campagna del leader del Prc. Pare che
il tavolino e il bicchierino li abbiano molto incoraggiati.
Visco sul Financial Times:
"È un'analisi sbagliata". Sarebbe stata giusta due
mesi fa.
Ciampi, sul Corriere: "Sette
anni quassù sono già tanti". Ciampi al Quirinale:
"Libera ricostruzione di un incontro privato". In una parola:
qualcuno dice bugie.
Prodi: "Il Financial Times
spara su Berlusconi e non sul governo Prodi". Solo che
si confonde e scrive "Prodi" invece di "Berlusconi". Che sbadati,
questi inglesi.
Ahmadinejad: "Mozzeremo le
mani ai nemici". Per le mani gli crediamo: ma per le atomiche
tattiche?
Il ministro delle Finanze
palestinese ha dichiarato ieri che il debito dell'Anp
è di 1 miliardo e 300 mila dollari. Ma è solo un
problema dei creditori.
La polizia bielorussa ha chiuso
l'ultimo giornale dell'opposizione. Ora la delinquenza
diminuirà e i treni arriveranno in orario.
Senigallia: un elettore chiede
che sia rimosso il crocifisso, al rifiuto del Presidente
si astiene dal voto. È una coglionata. Sappiamo per
chi avrebbe votato.
A Treviso richiesta analoga,
stavolta risposta positiva. E ora sappiamo per chi avrà
votato il Presidente.
Gianni Pardo
IL
CAPO “STANCO” E GLI UOMINI PAVIDI
In realtà tutti hanno perso
e, si sa, quando si perde nessuno ammette la sconfitta
o entrambi ammettono la vittoria ed è proprio quello
che sta succedendo in questi giorni.
L’emblema assoluto della sconfitta
italiana, coincidente con la sconfitta del popolo italiano,
indeciso, abbindolato, trascinato da istintivi fuochi di
fiamma elettorali, con la sconfitta di due leader consumati dai
loro duelli personali e dall’assoluta prevedibilità delle
loro proposte, con la sconfitta delle coalizioni, che non sono mai
state tali, si chiama Carlo Azeglio Ciampi.
Nel momento in cui tutti (forse
esageratamente) si erano attaccati al Capo dello Stato,
colui che “rappresenta l’unità nazionale”, Ciampi ha
mollato la presa e si è autoproclamato prima nonno, poi
senatore a vita e poi, aggiungiamo noi, capo dell’Italia degli uomini
pavidi.
E’ triste constatare come in Germania
una “Grosse Koalition” sia stata realizzata senza conteggi
e con a capo chi aveva i numeri dalla sua parte o come
in Israele, dove pure c’è instabilità e i pub saltano
in aria fra le bombe di Hamas, un parlamento, seppur diviso,
si costituisca in poco più di un mese.
In Italia, no. Nell’Italia degli
uomini pavidi, il pavido Prodi attende che qualcuno gli
dia un incarico per governare, che qualcun altro gli dia l’assenso
per formare la squadra ministeriale, mentre i partiti minori
si spartiscono già le poltrone e D’Alema, (l’unico non
pavido, anzi) tende la mano all’amico nemico.
Ancora, il pavido Berlusconi si
attacca a due seggi e quattromila voti, piuttosto che
ammettere una sconfitta onorevole, che non è neppure
una sconfitta, se vista, dal lato della sua coalizione, dove i
pavidi Fini e Casini, hanno pagato il loro asservirsi per cinque
anni alla corte del Cavaliere, per poi diventare improvvisamente
i nuovi protagonisti di una Casa dei moderati già crollata.
Naturalmente il pavido popolo
italiano ha preferito per metà non perdere i propri
stretti e lobbistici interessi e per l’altra metà eliminare
o cercare di eliminare per mera paura, l’anomalia Berlusconi, senza
riuscire ad intravedere le vere anomalie italiane.
Dulcis
in fundo, Ciampi. Alla proposta di un Ciampi bis ha
declinato e quando ha visto il clamoroso pareggio fra i due
contendenti, allora da vero Nerone, si è lavato le mani
ed ha consegnato l’Italia ad una passione di un mese o forse più,
lasciando al nuovo presidente il compito di prendersi la patata
bollente.
E chi potrà esser il presidente
di un Parlamento diviso? Un nessuno. Ora, mentre l’Italia
precipita ed i pavidi giuscostituzionalisti non biasimano
Ciampi per il suo diniego, il Capo dello Stato, che la sa lunga,
se avesse voluto, avrebbe dovuto mostrare il vero senso istituzionale,
richiamato da una Costituzione, tanto difesa prima, quanto volutamente
dimenticata adesso.
Nel vuoto istituzionale, il Capo
dello Stato che, ripeto, rappresenta l’”unità nazionale”,
avrebbe dovuto sfruttare il suo potere di mediazione, chiamare
a raccolta il vincitore teorico ed il perdente numerico e metterli
di fronte al fatto compiuto: governo di coalizione, sconfitte
e vittorie elettorali, formazione di un governo.
Prima di tutto però, chiamare
tutti, per primo sé stesso, alle proprie responsabilità,
non solo di presidente, ma di figura fidata ed apprezzata dagli
italiani, di personaggio pulito e carismatico ed accettare il
secondo mandato.
Di seguito, affidare un incarico,
con la possibilità di poter effettuare le giuste
consultazioni, con il potere di inviare messaggi incisivi
a quelle stesse camere che avrebbero potuto creare difficoltà,
sciogliere una o entrambe in caso di empasse, per indire nuove
elezioni, in caso di urgente necessità e poi farsi da parte.
Due anni, forse anche meno…Invece
no. Ciampi è stanco e la sua stanchezza non è
legata a motivi anagrafici o problematiche di filosofia
del diritto, ma all’aria pesante, che suggerisce all’italiano
medio di cambiare aria appunto.
Peccato che Ciampi sia stato un
grande presidente per tutti. Un grande presidente nel
momento giusto, non più in quello cruciale.
Angelo M. D'Addesio
BASTA!
C'e' un'atmosfera quasi ovattata
oggi in Israele. Tutti fanno la vita di sempre e nessuno
parla dell'attentato. E' una cosa che resta nei nostri
cuori e nel nostro dolore, non serve parlarne, basta che ci
guardiamo negli occhi per sapere che tutti pensiamo solo a
quello che e' accaduto. Noi israeliani siamo qui, con rabbia
dolore e coraggio, a difendere Israele e il mondo.
Ieri l'ho saputo con una
telefonata. E' bastata la parola "Pigua-attentato" e
mi si e' gelato il sangue. Mi si e' chiusa la gola, per qualche
momento non ho pensato a niente e poi le telefonate. "Dove
siete? state bene? avete sentito? c'e' stato un pigua, nove vittime
".
Poi arrivano le telefonate
dall'Italia, mio figlio dalla Germania, amici e parenti
preoccupatissimi e ogni volta che rispondo stancamente
"Si, io sto bene", mi vergogno.
Appena saputo che tutti
eravamo salvi anche per questa volta, parenti, bambini,
amici, conoscenti e vicini di casa, allora ho acceso la
tv e in diretta , tra lacrime di rabbia e di dolore,
ho seguito i soccorsi. Le solite terribile cose, barelle,
gente che correva per dare aiuto ai medici e infermieri, inviati
delle televisioni che raccontavano lo scenario agghiacciante
del dopo attentati, ambulanze che arrivavano e partivano
col loro carico di sangue lasciando la' sulla strada i soccorritori
sotto schock, molti in lacrime, persone che si aggiravano
confuse per i marciapiedi col telefonino in mano per dire a casa:
"sto bene, tutto bene", i volontari di Zaka che raccoglievano
tutto quello che poteva essere un pezzo di corpo umano, un
lembo di pelle, qualsiasi cosa cui bisognava dare sepoltura e poi,
poi, poi... l'immagine dell'infame e dei palestinesi che festeggiavano
per la strada e distribuivano le solite caramelle ai passanti
sorridenti con le dita alzate a V.
Maledetti.
Una famiglia intera era andata a
mangiare al ristorantino di shwarma, mamma, papa' e bambini,
qui in Israele e' festa, era festa anche ieri e la gente usciva,
molti a fare i pic nic, altri al ristorante e quelli piu' modesti
a mangiarsi una porzione di shwarma o un falafel sotto casa.
La mamma e' stata colpita in pieno dall'esplosione, il papa' cercava
di allontanare i bambini che urlavano e non volevano allontanarsi
dalla mamma che giaceva a terra. "Ima Ima Ima" urlavano
ma la ima era gia' morta e uno dei suoi bambini di 10 anni,
rimasto ferito, e' ancora grave all'ospedale.
E' strano, i media italiani
, tra cui il sito di Repubblica, hanno pubblicato
immediatamente la foto della madre dell'infame con la foto
del figlio, poi hanno pubblicato la foto della sorella , anche
lei militante di hamas, in lacrime davanti al computer.
Quale e' il messaggio che vogliono mandare i media italiani?
Guardate, poveri palestinesi,
quanto soffrono? E' questo che vogliono dire ai lettori?
Sempre la stessa storia,
sempre la foto del mostro e della famiglia, e' la prima
cosa che fanno. Ormai e' tradizione, una vergognosa tradizione
giornalistica.
Ma le vittime? C'e' qualcuno
che pensa alle vittime di queste belve rabbiose, di
questi mostri, di questi assassini?
Nessuno sa , in Italia,
i nomi degli israeliani morti, sono ectoplasmi, 9 cadaveri
e basta. Non hanno un volto, non hanno una storia, non hanno
famiglia.
Solo l'infame ha un volto
e lo ha sua madre che ha allevato un mostro e suo padre
arrestato anche lui, e sua sorella, e i vicini di casa palestinesi
che piangono alla palestinese, strappandosi le vesti, tirandosi
i capelli, tanta scena, bravi attori, attori che rappresentano
odio e morte.
I media italiani dimenticano
di far vedere le risate, i palestinesi che distribuiscono
ridendo caramelle ad altri mostri sorridenti e soddisfatti
che se le mangiano e continuano felici per la loro strada
pensando che uno dei loro eroi ha appena ammazzato 9 yahud.
Nove ebrei, nove israeliani
che non gli avevano fatto niente, che mangiavano
panini e bevevano aranciata e probabilmente scherzavano
tra loro e pensavano a cosa fare la sera.
Ci sono altri 100 infami
pronti a farsi saltare nei territori, l'Iran ne ha addestrati
40.000 da mandare qua e la' a seminare morte e dolore e il
sito di Repubblica non trova di meglio che mostrare la
foto piangente di chi ha generato un assassino, un feroce , schifoso
assassino anziche' pubblicare la foto di quella madre israeliana
che abbraccia la bara del figlio David di 29 anni avvolta nella
bandiera di Israele.
Ecco i nomi delle vittime,
sia benedetta la loro memoria:
Victor Erez di Givatayim;
Benjamin Haputa, 47 anni,
di Lod;
Philip Balahsan, 45 anni
di Ashdod;
Rosalia Basanya, 48 anni
Boda Proshka, 50 anni
David Shaulov, 29 anni,
di Holon;
Lily Yunes di 42 anni di
Oranit
Ariel Darhi, 31 anni, di
Bat Yam.
La nona vittima, arrivata
in coma all'ospedale e morta subito dopo, e' ancora
sconosciuta perche' i medici non hanno rilasciato la sua
identita'.
Forse sta ancora passando
l'esame del DNA.
Continuate a parlare di
diritti dei palestinesi laggiu' in Europa?
Mentre qui da noi le persone
muoiono inghiottite dal fuoco esploso dal corpo di
un demonio e colpite da chiodi e pezzi di ferro mescolati
all'esplosivo, chiodi che penetrano nelle carni, che fanno
saltare gli occhi dalle orbite, che uccidono o rovinano
per sempre e rende morti che camminano anche i sopravvissuti,
voi parlate di diritti dei palestinesi?
Che fate? Oggi condannate?
Domani direte che dobbiamo
farli venire a lavorare in Israele per "motivi umanitari".
Oggi fate le facce contrite?
Domani direte che il terrorismo
e' la loro unica scelta.
E' per questo che io non
credo alla vostra contrizione e non credo al vostro
sdegno ipocrita.
No, il terrorismo non e'
l'unica scelta, ne hanno avute tante di scelte e di
possibilita' ma hanno voluto il terrorismo, solo il terrorismo
e adesso ancora una volta io dico BASTA e lo dico col cuore
pieno di rabbia e di disperazione.
Noi vogliamo vivere, lo
capite? I miei israeliani vogliono vivere! I nostri
bambini vogliono vivere!
E a chi ha la cultura della
morte e ai loro sostenitori europei io dico BASTA!
BASTA!
Deborah Fait -
informazionecorretta
ROBIN HOOD SCERIFFO
DI NOTTINGHAM
L’attentato di Tel Aviv va
contro gli interessi di Hamas ma essa non può
ammetterlo. Per mesi ed anni ha predicato la distruzione d’Israele
- che fa parte del suo Statuto - ed ha organizzato