ARCHIVIO APRILE 2006

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Por favor, ver al final teléfono y e-mail para enviar mensaje de solidaridad a Martha Beatriz, así como link para ver fotos de ella después de la golpiza que recibió en La Habana.
Amigos: Poquísimos diarios, contados con los dedos de la mano, publicaron esta noticia que acabamos de recibir sobre la agresión sufrida por la opositora cubana Martha Beatriz Roque, que lucha pacíficamente por la libertad de Cuba. Ayuden a difundir la noticia, contribuyendo a proteger su vida. A continuación, el SOS que recibimos de MAR por Cuba. Traten de enviar a Martha algunas palabras de ánimo, por teléfono o por e-mail. Saludos, Roberto Fernández, estudiante de Derecho, U. Andrés Bello.  

GOLPEADA MARTHA BEATRIZ ROQUE!
En la tarde del 25 de abril, la dirigente de la Asamblea para Promover la Sociedad Civil en Cuba, Martha Beatriz Roque Cabello, fue golpeada y arrastrada dentro de su vivienda por una turba de la policía política del régimen castrista que impedía que ésta saliera de su casa para asistir a una importante reunión.

En declaraciones posteriores, la activista describió que la turba no estaba integrada por vecinos, sino por personas desconocidas para ella, con excepción de una mujer que la policía política ha situado en un apartamento contiguo al suyo, la cual también la golpeó. Mientras era arrastrada y golpeada, Martha Beatriz valientemente gritaba ¡Abajo Fidel!

¿Escucharás tú el llamado urgente de esta mujer cubana, y actuarás en solidaridad para evitar que violaciones a los derechos humanos como ésta sigan perpetrándose contra los demócratas cubanos?

Tú tienes la palabra. Tú puedes hacer algo. Tú puedes alzar tu voz. Transmite esta denuncia a los gobiernos democráticos, organismos internacionales de derechos humanos y a los medios de prensa en tu país. ¡El oprimido pueblo cubano espera por ti!

¡BASTA YA, PARA CUBA YA ES HORA!

Teléfono de Martha:
Martha Beatriz Roque Cabello  (537-406-821 en La Habana)

Link para ver las fotos de Martha después de la agresión:
http://www.asambleasociedadcivilcuba.info/noticias/galeria_Represion2006.htm
http://www.asambleasociedadcivilcuba.info

Para mayor información:
Sylvia G. Iriondo, Madres y Mujeres Anti Represión (M.A.R.) - (1-305)-361-6800 (en la Florida)
Ángel De Fana, Plantados Hasta la Libertad y la Democracia - (1-305)-269-1812 (en la Florida)
Mario Martínez (1-954)-547-8472 (en la Florida)


La trasformazione del 25 aprile
Dire «ci dispiace» non può bastare. Dire: «deploriamo» è ridicolo. È accaduto il 25 aprile a Milano ciò che avevamo paventato perché già lo sapevamo: una parte della maggioranza politica che sosterrà il governo di Romano Prodi ha fra i suoi numeri indispensabili coloro che hanno trasformato la giornata della Liberazione in un'orrida e prevista kermesse antiparlamentare e persino razzista. Usiamo una buona volta i nomi e gli aggettivi richiesti dai fatti e diciamo che quanti hanno bruciato le bandiere di Israele gridando «sionisti assassini» (versione modernizzata di «ebrei assassini») e coloro che hanno linciato verbalmente in piazza Letizia Moratti, che spingeva la carrozzina su cui sedeva suo padre, l'eroe della Resistenza Paolo Brichetto, medaglia d'argento e reduce di Dachau, sono i nuovi nazisti. Neanche fascisti: questa è roba da Joseph Goebbels, non da Roberto Farinacci.
Coloro che hanno incendiato bandiere e vomitato odio ignorano di essere neonazisti perché ignorano tutto. L‚ignoranza della storia è la loro corazza. Tuttavia, non c'è rischio di sbagliare: costoro appartengono alla stessa tipologia di razzisti sorgivi e inconsapevoli che settant'anni fa incendiavano negozi e si scatenavano contro gli ebrei e contro la democrazia preferendo mille volte allearsi con Stalin che con gli sporchi borghesi capitalisti.
Qualche lettore si sentirà forse ferito da questo mio giudizio, ma bisogna ragionare su alcuni punti. Primo: da una decina d'anni il 25 aprile è stato trasformato, da anniversario del ritorno alla democrazia all'esaltazione della lotta armata del solo Partito comunista e di tutti coloro che oggi come ieri rimpiangono la rivoluzione mancata. Sono coloro che praticano il negazionismo contro patrioti come Paolo Brichetto ed Edgardo Sogno e lo fanno schiamazzando in nome di una pretesa «nuova resistenza» contro chi è colpevole di non pensarla come loro e si schiera contro di loro, proprio perché la loro furia verbalmente assassina accompagna il rimpianto della rivoluzione mancata che insanguinò mezza Italia con omicidi, torture e le imprese della Volante rossa e dei genitori spesso anche genetici delle Brigate rosse.

Può darsi che non lo sappiano. Ma è un'aggravante. Costoro hanno trasformato il 25 aprile in una data di «resistenti» non più al nemico invasore o alla dittatura, ma a partiti democratici che competono in Parlamento. E infatti attaccano da anni il Parlamento che amano circondare con girotondi insultanti. Esagero? Non troppo: ho letto recentemente spaventosi articoli in cui veniva sottolineata persino la tipologia fisica e dunque razziale del nemico, così: «La loro inconsistenza è morale, dialettica, strategica, culturale ma anche fisica. Sono a metà, hanno delle trasparenze (in senso concreto, non metaforico)  un non-esserci che non ce li fa considerare nostri simili» (Il Manifesto).
Ecco dunque restaurato fisicamente il concetto hitleriano di «Untermensch», il sottouomo, il mezzo uomo, il «non-sono-come-noi» che caratterizza oggi come ieri «l'ewige Jude», l'eterno ebreo il quale, essendo eterno, è per sua disgrazia immodificabile proprio perché è «ewige», incorreggibile e per forza di cose meritevole dell'unica misura applicabile: la distruzione totale, la soluzione finale. Oggi l'Untermensch è ebreo e anche non ebreo.
È comunque il «non-come-noi», ed essendo impraticabili ideonei luoghi in cemento armato con docce, ai non-come-noi si possono intanto applicare gli strumenti di ciò che in inglese si chiama «character assassination», l'assassinio della personalità, la negazione della dignità, processare il nemico dopo avergli tolto bretelle e cintura, affinché si renda decaduto dal diritto al rispetto. Se l'ebreo di Goebbels aveva le fattezze oggi illustrate dalla stampa araba quando descrive gli ebrei sionisti, nel 25 aprile di Milano il nemico anticomunista è ridotto comunque a una antropologia miserabile che esclude, anch'essa, dal rispetto.
La simbologia del nemico è assassinabile e combustibile o vomitabile, come suggerisce Gian Antonio Stella dal Corriere della sera quando scrive che a Letizia Moratti «sono state vomitate addosso palate di offese irripetibili». In altre cronache si riferisce di «insulti volgari e sbraitati» che lo stesso cronista, sia pure avvezzo alla brutalità, preferisce non trascrivere.
Eccessi? Intemperanze? Smettiamola con queste vergognose giustificazioni. Romano Prodi declassifica questo comportamento al sopportabile rango di «vile intolleranza», ma non spiega che cosa ci sarebbe stato da «tollerare» che invece non è stato «tollerato»: bisognava forse «tollerare» le bandiere della Brigata ebraica? O sopportare la fastidiosa presenza di reduci da Dachau? O chiudere un occhio sul continuo vilipendio del Parlamento della Repubblica?
Ce lo spieghi subito prima che sia troppo tardi, per favore, il cittadino Prodi.  ( Guzzanti per Panorama )

PIRRO AVREBBE FATTO DI MEGLIO
Dopo l’elezione di Franco Marini a Presidente del Senato (poteva andare peggio, come scelta), parecchi leader della sinistra hanno alzato il chicchirichì del vincitore. Prodi ha battuto tutti con le parole: «In quattro ore tutto è andato a posto». Come se non fossero state necessarie molte votazioni e due giorni. Ma il punto non è questo, è normale che chi vince faccia finta d’avere vinto bene e facilmente, anche se ha vinto al quindicesimo round e dopo tre o quattro atterramenti.  Il punto è che Pirro avrebbe fatto di meglio.
Finché una casa è pericolante rimane la vaga speranza che i tecnici si siano sbagliati; quando invece crolla, l’impatto emotivo è ben diverso. Al Senato si  sapeva che le cose sarebbero potute andare così, ma dopo quanto è avvenuto non siamo più al colloquio con i tecnici: siamo davanti alle macerie fumanti.
Marini è stato eletto con più voti di quanti ne avesse avuti precedentemente, rispetto ad Andreotti, perché evidentemente la Cdl ha per così dire gettato la spugna. Si è persino permesso il lusso di applaudire l’eletto; in questa specialissima occasione ha dato la prova che anche nelle occasioni specialissime, quando una novantasettenne Rita Levi Montalcini rimane nella sua trincea per tutto il tempo necessario, una cosa normalissima e neppure controversa (in fondo Marini non è odiato da nessuno) si riesce a fare solo arrampicandosi sugli specchi e camminando sulle uova. E se questa è l’ouverture, a che opera stiamo per assistere? Come andranno le cose quando la Montalcini avrà novantotto anni? Che avverrà quando alcuni senatori, o perché al governo, o perché in commissione, o perché tornati all’estero (devono pure ogni tanto rivedere la famiglia, no?), o perché venuti meno (età media dei senatori a vita, 82 anni), saranno assenti? Lo stesso discorso non vale per l’opposizione, che non ha una media di 82 anni e non ha altri impegni oltre quello di mettere i bastoni fra le ruote della maggioranza, se lo vorrà. Ha dimostrato che è in grado di farlo nelle peggiori delle condizioni, cioè quando si tratta di una “specialissima occasione” come quella di oggi, e quando i senatori di ogni età sono stati precettati col rischio della condanna per diserzione. Non le sarà forse più facile mettersi di traverso nella quotidiana vita parlamentare?
Aveva ragione Prodi quando, durante la campagna elettorale, disse (all’Annunziata) che in caso di parità si sarebbe dovuti tornare a votare. Ma è stato così raro che dicesse qualcosa d’intelligente che l’ha perfino dimenticata.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 30 aprile 2006

ESORDIO INQUIETANTE - SI FRONTEGGIANO DUE DEBOLEZZE SPECULARI. LE ELEZIONI DEI DUE PRESIDENTI SINDACALISTI ANTICIPANO IL SICURO VIETNAM PARLAMENTARE AL QUALE IL CENTROSINISTRA SARÀ CONDANNATO…
Nella lunga notte della Repubblica, il centrosinistra, invece di prendere avventurosamente il largo, rischia pericolosamente di naufragare. Romano Prodi, dopo il 9 aprile, vince le elezioni alla Camera con 24.755 voti di scarto. Franco Marini, dopo dodici ore al cardiopalma, non vince i primi due scrutini al Senato. La prima legislatura millesimata della storia italiana non riesce ancora a nascere. E forse era già scritto, per come i «vincitori» ne hanno gestito questo complicatissimo inizio. Quasi come la sfida del 9-10 aprile tra Berlusconi e Prodi, anche la tormentata maratona di Palazzo Madama si conclude con un risultato anomalo. Andreotti perde, ma Marini non vince. Ancora una volta, si fronteggiano non due forze spettacolari, ma due debolezze speculari. Eppure, tra la sconfitta del primo e la mancata vittoria del secondo, è quest´ultima che rischia di bruciare di più.
Marini, a questo punto, può diventare un´anatra zoppa. Se è ancora il candidato dell´Unione al Senato, nello scrutinio di oggi si gioca a dadi la sua elezione. Se passa, è comunque un vincitore infiacchito. Se non passa, si apre uno scenario indecifrabile. Prodi rischia di non poter formare il suo governo e di dover rinunciare a un rapido conferimento dell´incarico da parte del Capo dello Stato. Ma anche se il suo tentativo riuscisse, e oggi a Palazzo Madama non ci fossero sorprese dopo questa fantasmatica notte, quello che è accaduto non può tranquillizzare nessuno. È un test inquietante, che anticipa il sicuro Vietnam parlamentare al quale il centrosinistra sarà condannato comunque nei prossimi mesi. «La maggioranza tiene», ha detto Franco Giordano, prossimo segretario di Rifondazione, dopo la prima fumata nera su Marini. È tutt´altro che una consolazione. Una maggioranza stabile, se esiste come tale, non «tiene», ma si impone con la forza dei numeri, per quanto esigui e millesimati, ogni volta che è richiesta una conta. In caso contrario, rischia di essere solo una maggioranza variabile. Esiste in teoria, ma nella pratica è costretta ogni volta a scommettere il tutto per tutto fino all´ultimo voto, con la minaccia costante dei franchi tiratori nel voto segreto o degli assenti ingiustificati in quello palese. Che questo fosse il destino, al Senato, era già stato detto, alla luce dei fragili equilibri usciti dall´urna il 9-10 aprile. Ma ieri se n´è avuta una rappresentazione plastica e drastica. Grazie allo sciagurato «porcellum» elettorale varato dal centrodestra, non siamo alla governabilità, ma alla casualità. Non siamo alla politica, ma alla cabala. Non siamo in una democrazia occidentale, ma alla roulette russa.
Il governo Prodi, se mai vedrà la luce, si dovrà abituare a vivere (e a legiferare) con il pallottoliere in mano. Oltre che di politici molto coraggiosi, avrà bisogno di matematici molto precisi. L´intifada azzurra in Parlamento, già ampiamente e logicamente promessa dal Cavaliere, non darà tregua alla nuova maggioranza. Serviranno disciplina, coesione, senso di responsabilità. Merce rara, nell´Unione vittoriosa per un´incollatura alle elezioni di venti giorni fa. La prova sta nei voti persi da Marini alle prime due votazioni al Senato. Sta in quella manciata di schede bianche o volutamente storpiate, con le quali qualcuno ha voluto aprire un po´ di fuoco amico contro la coalizione. E per quello che vale, sta anche in quella discreta messe di voti attribuiti a D´Alema nella seconda votazione per la presidenza della Camera. Nulla che metta a rischio l´elezione di Bertinotti, almeno quella regolarmente prevista per oggi. Ma abbastanza per temere un deprecabile residuo di basso mercantilismo sulle poltrone, un fastidioso pulviscolo di dissensi ostinati, di disagi diffusi, di ripicche trasversali.

Un po´ più di cautela, nel maneggiare un risultato elettorale obiettivamente complesso, non avrebbe guastato. Un po´ più di perizia, nell´affrontare i prossimi passaggi politico-istituzionali oggettivamente delicati, non guasterà. In primo luogo, la stessa elezione di Marini a Palazzo Madama. Se la coalizione non serra i ranghi, rischia seriamente il suicidio. In secondo luogo, la squadra di governo, se mai sarà possibile formarne uno. Mettere a posto le caselle, accontentando undici partiti rinvigoriti dalla dose letale di proporzionalismo iniettata nel sistema con la porcata calderoliana, è un´opera defatigante, e per certi versi deprimente. Ma nelle prossime ore Prodi non può e non deve sbagliare una mossa. E soprattutto deve fare in fretta. Un ingresso diretto nell´esecutivo, da parte dei leader dell´alleanza, sarebbe sicuramente un segnale di forza. Trasmetterebbe anche un senso di fiducia autentica e condivisa, rispetto all´avventura che sta per cominciare, se questi stessi leader, nell´assumere vicepresidenze o ministeri di peso, si disimpegnassero dai rispettivi partiti. E ne affidassero la gestione (almeno nel caso di Ds e Margherita) a uno o due credibili mallevadori, cui affidare il compito di far nascere, finalmente in pochi mesi, il mai tanto evocato "partito democratico". In terzo luogo, l´elezione del nuovo presidente della Repubblica. A questo punto, e a maggior ragione dopo il risultato di ieri, il Quirinale è uno snodo fondamentale per gli equilibri dell´intera legislatura. Se Prodi è convinto che la soluzione migliore sia la riconferma di Ciampi, vada a offrirgli ufficialmente il reincarico, insieme a Berlusconi che ha dichiarato (almeno in pubblico) di gradire l´ipotesi. In caso contrario, ha due strade. La prima è più larga: rediga una rosa di nomi, con spirito bipartisan, e la proponga al centrodestra per ritentare il fortunato «metodo Ciampi» del ´99. La seconda è più stretta: avanzi una candidatura seria, anche di parte ma concertata a fondo insieme agli alleati, e la imponga a maggioranza alle Camere riunite in seduta comune.
Non c´è più spazio per altri pasticci. Il centrosinistra, se Marini riuscirà ad imporsi, ha il diritto e il dovere di governare. Qualunque sia l´orizzonte che ha davanti. Qualunque esitazione, qualunque cedimento, non è un pericolo solo per il futuro del Professore, ma per il futuro dell´intero Paese. Oggi più che mai siamo sospesi tra nuove tensioni bipolari e vecchie tentazioni consociative. Il nostro sistema politico, come diceva Bobbio, incuba ancora la sindrome del «centrismo perpetuo». Ma a dispetto delle apparenze, come sosteneva lo stesso Bobbio, l´ipotesi di un accordo di governo tra maggioranza e opposizione «è impensabile in una democrazia occidentale». La grosse koalition tedesca è nata storicamente da un accordo sottoscritto in condizioni di emergenza per la Germania di allora. Sta a Prodi dimostrare con i fatti che nell´Italia di oggi l´emergenza non c´è. E che la lunga notte della Repubblica, sia pure per pochi millesimi, può finire lo stesso
Massimo Giannini per “la Repubblica” da Dagospia 29 Aprile 2006


FRANCESCO MARINI IN SCALFARO
Cose dell'altro mondo. Al Senato 
non sono bastate tre votazioni (la seconda è stata ripetuta) a Franco Marini, per essere eletto a presidente del Senato. Dopo la prima tornata alle urne (Marini 157 voti, Andreotti 140). La seconda è stata annullata per la contestazione di tre schede col nome "Francesco Marini". Di fronte ai contrasti tra i segretari (4 dell'Unione, due Cdl) Scalfaro (!) ha annullato e ripetuto la votazione alle 22, tra le polemiche. Allo spoglio, verso le 1,30, Marini ottiene 161 voti contro i 155 di Andreotti. Cinque le schede nulle. Una valutata nulla. Incredibilmente una scheda "Francesco Marini" è stata valutata valida (!)  ed assegnata a Franco Marini!  In attesa della lettura dei risultati - mentre il "seggio elettorale" veniva  sospeso! - scaramucce tra l'Udeur Cusumano ed esponenti della Margherita.  Oggi si rivota alle 10.30, quando sarà necessaria, per essere eletti, la maggioranza dei presenti.

Massima del giorno
La saggezza fa parte della cultura e non della cultura scientifica. Dunque solo l’uomo di lettere ha i piedi ben piantati per terra, se è saggio.
G.P.


MOLLICHINE
Prodi tuona contro una riforma costituzionale che dà maggiori poteri al premier. Quale mirabile autocoscienza.

Cossiga ad Andreotti: “Ritirati, altrimenti ti voto”. Come quello che disse: “Non farti più vedere altrimenti ti sposo”.

26 aprile, Prodi: “Ah, non sono piaciuti? Allora depreco anch’io gli eccessi”.

Iran. Condy Rice: “Per essere credibile l’Onu deve agire”. Ma per essere l’Onu, no.

Ahmadinejad  ha definito l’Olocausto una “leggenda”. Nel suo caso in senso etimologico: dovrebbe leggere un po’ di più.

Gianni Pardo


IL VECCHIO LIBERALE
In tempo di pace non s’immagina la guerra. In tempo di democrazia non s’immagina l’oppressione. In un paese civile come l’Italia non s’immagina che cosa può avvenire in un paese barbaro. Ma il vecchio liberale sa da sempre che cosa è stato l’orrore della dittatura ideologica e dei suoi lager perché l’ha letto, un’eternità fa, in libri di cui ha ormai dimenticato l’autore. E poi, anno dopo anno, ha pianto con le vittime, Masaryk, Slansky, Imre Nagy, Dubcek. Infine ha leggiucchiato tanta di quella storia, a destra e a manca, da avere misurato tutto intero l’orrore della processione dei carnefici, cioè dei sacerdoti di questa religione satanica: da Felix Dzerzhinskij, a Stalin, a Mao e a Pol Pot. Chiunque crede che qui si stia esagerando legga almeno un libro, uno solo, di un ex-comunista per giunta: “Buio a mezzogiorno”, di Arthur Koestler. A suo tempo fu una rivelazione per tutta quell’Europa che aveva deciso di non chiudere gli occhi: per qualunque lettore il quadro sociale, il sistema politico, l’orrore poliziesco e la crudeltà di quel mondo sono indimenticabili. Meglio non parlare di comunismo realizzato, se non si è letto questo libro.
Il liberale è spinto dal suo allarmato e documentato odio tanto per il comunismo quanto per tutti i fondamentalismi (inclusi i vari fascismi, l’integralismo islamico e perfino il cattolicesimo militante) a schierarsi senza esitazione accanto a chi li combatte. In Italia, se non ci fosse un centro moderato, il liberale voterebbe per Fini o Casini. Se non ci fossero loro voterebbe per Rauti. Se non ci fosse Rauti e il Diavolo si dichiarasse anticomunista, voterebbe per il Diavolo.
Qualcuno può obiettare che il comunismo italiano di oggi non induce certo a mangiare i bambini. Ed è vero. Infatti il suo non è un “programma di crudeltà”, un programma che del resto nessuno mai sbandiera: quello che fa paura è l’essenza stessa di ogni fondamentalismo, cioè “la certezza d’essere nel giusto”. Perché in nome di questo ideale e di questa certezza si crede d’avere titolo a commettere qualunque nefandezza. È questa la molla degli orrori. È questo l’atteggiamento che spaventa, anche nell’estrema sinistra italiana.
A questo punto qualcuno, illudendosi, obietta che gli italiani sono incapaci degli orrori di cui si sono resi colpevoli i russi e i cambogiani, i tedeschi e gli ungheresi, i cinesi e i boemi. Purtroppo, la storia ha provato che non esiste una nazionalità o una categoria dei cattivi. Basta leggere “La banalità del male”, di Hannah Arendt. Persone che il giorno prima erano salumieri, ragionieri o maestri elementari il giorno dopo possono divenire professionisti della tortura, massacratori all’ingrosso, stupratori. Eichmann era assolutamente normale. Era anzi un mediocre privo di personalità, esattamente come la maggior parte delle persone che incontriamo ogni giorno: uomini abituati a fare quello che fanno gli altri e a non avere idee proprie. In generale si potrebbe dire che la situazione crea i comportamenti. Per effettuare uno studio di psicologia, in seguito divenuto famoso, alcuni studenti di un’Università americana furono divisi in carcerati e carcerieri, e poco tempo dopo fu necessario sospendere l’esperimento perché i finti carcerati erano diventati ribelli ingovernabili e i finti carcerieri sadici e brutali.

Noi siamo abituati a concepire un’Italietta buonista e vagamente ridicola, quella della bandiera con su scritto “Tengo famiglia”. E dimentichiamo che la Germania degli Anni Trenta era più bigotta, più conformista e più perbenista dell’Italia di allora ed anche di oggi. E tuttavia fra quegli stessi tedeschi conformisti e religiosi si trovò abbastanza gente per disonorare la Germania con crimini indimenticabili. No, l’italianità non è affatto una garanzia, basti pensare a ciò che avvenne nel Triangolo della Morte. Non bisogna mettere in mano un bastone neanche ad un onest’uomo: si potrebbe scoprire che è un sadico.
Non solo è doveroso giudicare con estrema severità il comunismo storico: è addirittura una bestemmia parlarne con serenità. Ha fatto troppo male perché si possa pronunciarne il nome senza un brivido nella schiena.
Un nemico del popolo (ovviamente)


ATTENTATO NASSIRIYA: COSSIGA, «MILANO CHIAMA, NASSIRIA RISPONDE»
Tre carabinieri italiani e un militare rumeno sono morti questa mattina a Nassiriya in seguito a un'esplosione che
ha colpito un convoglio militare formato da quattro veicoli. Secondo una prima ricostruzione, la bomba è esplosa durante il passaggio di una camionetta a bordo della quale viaggiavano i tre carabinieri, il militare rumeno e un capitano dell'esercito italiano. Quest'ultimo èrimasto gravemente ferito.
"Milano chiama, Nassyria risponde! E magari uno di quei "valorosi" giovani sarà il prossimo ministro dell'Interno! Vergogna!". Ad affermarlo l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. "Il 25 aprile dal corteo di Milano i "nuovi resistenti" - dice - idealmente uniti ai vecchi volontari islamici inquadrati nelle SS naziste, 'hanno chiamato', bruciando la bandiera dello Stato d'Israele, offendendo la memoria dei ragazzi israeliani della Brigata palestinese morti per la liberazione d'Italia dal nazifascismo, insultando un rappresentante dei deportati politici civili italiani a Dachau". "La "nuova resistenza" antioccidentale", aggiunge Cossiga, "ha subito risposto da Nassyria, ricordando l'invocazione "democratica" urlata da giovani "democratici" in un corteo pacifista, la versione modernizzata degli slogan dei ragazzi del movimento negli anni di piombo durante gli scontri con le forze di polizia, e considerati "sgherri nazisti: "Ora e sempre resistenza!", versione che ora suona "Dieci, venti, mille Nassyria!" Milano chiama, Nassyria risponde! E magari uno di quei "valorosi" giovani sarà il prossimo ministro dell'Interno! Vergogna!". (AGE)


Mica scemo il "furbetto"
Come si fa a definire "socialmente pericoloso" uno che si tromba Anna Falchi?
Cordialità.
Massimo C. Denominatore

Sogno o son destro..?..
Secondo quella santa donna di Rossana Rossanda noi elettori di destra siamo quelli che parcheggiano in seconda fila, e, quindi, siamo rozzi, grezzi e volgari, peggio degli animali, mangiamo con le mani e ruttiamo a tavola, usiamo il telefonino in modo becero, guardiamo il Grande Fratello, Rete 4 e non Fazio, etc. etc..
Probabilmente è tutto vero.
Ma siamo molto meno stronzi di lei.
Cordialità.
Massimo C. Denominatore


L’OPPORTUNITÀ DELLA GUERRA
La distinzione fra guerre offensive e guerre difensive è estremamente aleatoria. Spesso chi intende condurre una guerra di aggressione la maschera da guerra difensiva e dunque non basta guardare a chi fa in concreto la prima mossa. Perché la prima mossa fa parte della tattica, mentre volere o non volere una guerra fa parte della strategia. Nel 1967 Nasser creò il casus belli con Israele – chiedendo il ritiro degli osservatori dell’Onu e chiudendo gli stretti di Tiran - e con ciò dimostrò concretamente di volere la guerra. La prima mossa militare invece fu dello Stato aggredito (Israele) che distrusse l’aviazione egiziana al suolo e non per questo divenne lo Stato aggressore.
Si noti al passaggio che le formali dichiarazioni di guerra, presentate dall’ambasciatore con la piuma sul cappello, non si usano più dai tempi di Pearl Harbour. E dal momento che in seguito tutto quanto avvenuto è giudicato sulla base delle appartenenze politiche, tanto vale discutere dell’opportunità della guerra, senza perdere tempo a vedere se essa sia aggressiva o difensiva.
La semplice espressione – opportunità della guerra - fa certo saltare sulla sedia le anime belle: “la guerra non è mai opportuna!”, grideranno; e c’è del vero, in questa affermazione. Ma la pace può a volte produrre effetti più negativi d’una guerra: proprio perché non la evita. Con gli accordi di Monaco del 1938 le potenze democratiche tollerarono la cancellazione della Cecoslovacchia e tutti applaudirono quel momento come il prevalere della pace sulla guerra. Ma Winston Churchill disse: “The nation had to choose between shame and war. We have chosen shame. We shall get the war as well." La nazione doveva scegliere fra la vergogna e la guerra. Abbiamo scelto la vergogna. Ma avremo anche la guerra. Churchill fu buon profeta, quella volta. Ma in generale, chi può dirlo? Chi può dimostrare, e in che modo, che una guerra sia più opportuna della pace, in un dato caso? Catone aveva ragione o torto, nel reclamare in tempo di pace la totale distruzione di Cartagine?
L’opportunità di una guerra è dimostrata a posteriori dalle sue conseguenze; o dalle conseguenze del non averla cominciata. E quando la storia emette la sentenza, chi ha avuto ragione se ne vanterà e chi ha avuto torto se ne dorrà: ma il problema è che la decisione va presa prima; quando ancora non si sa chi avrà ragione e chi avrà torto.

Un esempio. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Germania aveva notevoli limiti per il proprio riarmo: i vincitori infatti non volevano trovarsi a dover combattere una nuova guerra e a garanzia dell’impegno s’erano riservati il diritto di invadere il paese vinto, o almeno la Ruhr, se esso avesse violato il Trattato di Versailles. Ma quando Hitler lo fece la Francia pacifista, aborrendo il ricorso all’esercito, non intervenne. Il seguito si sa. Mentre una piccola azione militare avrebbe evitato la Seconda Guerra Mondiale, il pacifismo di una grande democrazia causò la più grande umiliazione della Francia dai tempi di Vercingetorige e, niente di meno, la Seconda Guerra Mondiale.
Passando al presente, che fare nei confronti di un Iran integralista, aggressivo e delirante, che vuole per giunta dotarsi dell’arma nucleare? Il problema è troppo complesso per essere discusso da incompetenti ma un’osservazione, riguardo a pacifisti e bellicisti, si può fare.
I pacifisti hanno la vita facile. Se la storia dimostra che hanno avuto ragione, non solo possono gloriarsene, ma hanno dalla loro l’atteggiamento morale. “Ve lo dicevamo che la guerra è sempre un male. E per giunta nel caso specifico si è dimostrata un errore”. Se la storia invece dimostra che hanno avuto torto, hanno sempre la possibilità di dire: “Siamo stati troppo per bene, e troppo innamorati della pace, per concepire la nequizia di simili nemici. I guasti che sono conseguiti dalla nostra buona fede sono tutti colpa di quei nemici, non nostra. Noi siamo fra le vittime”.
I bellicisti al contrario hanno sempre vita difficile. Se la storia dimostra che hanno avuto ragione, i pacifisti piangeranno con ragione sul costo della guerra, che è sempre alto. E magari diranno audacemente che, evitandola, non sarebbe successo niente. Se invece la storia dimostra che hanno avuto torto, i bellicisti non troveranno nessuno, né in cielo né in terra, che spenda una parola per la loro buona fede. Churchill non ebbe buona stampa e fu nominato Primo Ministro solo quando il Regno Unito fu sull’orlo del baratro. Fino a quel momento i “buoni” erano Chamberlain e persino Mussolini.
L’Iran è un serio pericolo contro cui bisognerebbe reagire o è, secondo l’espressione di Mao, “una tigre di carta”? Chi scrive queste righe non lo sa, ma fra qualche anno tutti diranno d’averlo saputo.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 27 aprile 2006


La feccia d'Italia
Purtroppo succede ogni anno che, durante i cortei del 25 aprile, i nazirossi contestino la gloriosa Brigata Ebraica, ma quest'anno si sono scatenati  forse perche' forti del fatto di aver vinto le elezioni.
Purtroppo succede ogni anno che la polizia, anziche' isolare i gruppi nazisti, obblighi chi porta il gonfalone della Brigata a isolarsi dal resto del corteo per avere meno visibilita' possibile.
Quest'anno il 25 aprile e' coinciso con la commemorazione del genocidio degli ebrei in Europa e ai nazirossi naturalmente non e' parso vero di sputare proprio in questo giorno sopra la bandiera di Israele, di bruciarla, di calpestarla sotto i piedi, di urlare slogan di odio e di inneggiare in italiano e in arabo a "palestina rossa e intifada vincera' ".
Non sanno cosa sia il rispetto, non sanno cosa sia la democrazia, non sanno cosa sia il valore. Sono soltanto dei vigliacchi che vivono alle spalle della societa' civile e il loro modo di esprimersi e' solo violenza e volgarita'.
Mentre in Israele le sirene suonavano e tutto si fermava per ricordare i sei milioni di ebrei ridotti  in cenere, in Italia quei  vili personaggi bruciavano le bandiere biancoazzurre che si erano portati all'uopo e urlavano la loro speranza che il genocidio ebraico fosse finalmente portato a termine.
Vediamo cosa gli autonomi fingono di non sapere, vediamo chi hanno oltraggiato questi infami:
La Brigata Ebraica inizia  la sua difesa per la democrazia nel 1940 mandando tre battaglioni con la bandiera con la Stella di David in Egitto e in Cirenaica  e nel 1944 si spostano in Europa affiancando gli alleati.
130.000 volontari Ebrei hanno combattuto e  5.000 uomini della Brigata Ebraica, insieme agli Anglo Americani, hanno partecipato alla Liberazione del Nostro Paese.
Nel marzo 1945 la Brigata Ebraica ha combattuto nei pressi di Imola insieme ai gruppi di combattimento "Friuli" e "Cremona", portando a termine uno dei pochi assalti frontali con la baionetta e che in quell'azione perirono 33 uomini, che oggi riposano nel Sacrario di Piangipane.
Non sanno, gli autonomi, che la Brigata Ebraica ha partecipato attivamente alla liberazione di Ravenna, Faenza, Russi, Cotignola, Alfonsine ed Imola, pagando un debito di sangue.
La brigata ebraica fu l'unica unità militare indipendente che combatté nell‚esercito britannico e - di fatto - in tutte le Forze Alleate.

Questi atti di vero eroismo accadevano mentre, nell'allora Palestina Britannica, gli arabi, i tanto amati coccoli degli autonomi nazirossi, erano alleati dei nazisti cui chiedevano ripetutamente consigli e aiuti per  eliminare anche in Medio Oriente la presenza ebraica esattamente come il loro fraterno amico Hitler stava facendo in Europa.
In molti hanno applaudito le bandiere di Israele e lo striscione della Brigata ma lo stupro c'e' stato e il 25 aprile e' stato sepolto dalla vergogna delle solite vetrine rotte e auto date alle fiamme, bandiere israeliane bruciate, la memoria dei morti per la Liberta' offesa e dileggiata, lo  sventolio di bandiere del Che e bandiere palestinesi.
Quello che veniva considerato abominio oggi viene passato come "liberta' di opinione"e questi infami ne approfittano per esprimere la loro "opinione" negli unici modi che conoscono, la violenza, l'oltraggio, l'ingiuria e la provocazione.
Gridare assassini a chi e' morto per liberare l'Italia dalla dittatura e dalla guerra non e' liberta' di espressione, e'  vigliaccheria, e' essere criminali, e' essere feccia.
Loro, gli stessi che hanno applaudito Dario Fo e Franca Rame, sono la feccia d'Italia.
Loro, gli stessi che hanno costretto un vecchio in sedia a rotelle ad allontanarsi dal corteo colpevole di essere il padre di Letizia Moratti, sono la feccia d'Italia.
Loro, gli stessi che hanno preso a calci e pugni un cosigliere di FI perche' portava al collo il tricolore, sono la feccia d'Italia.
Loro, i nazirossi antisemiti, coloro che inneggiano a morte e terrorismo, coloro che vogliono la fine di Israele, coloro che sputano sui morti per la Liberta', sono la feccia d'Italia.
L'unica speranza, in mezzo a tanta vergogna, e' che la feccia non diventi la faccia dell'Italia futura.
Deborah Fait -
informazionecorretta

NAZICOMUNISMO
Che tristezza che nel XXI secolo si possa ancora assistere ad episodi di comunismo da guerra fredda e veder riprodotto tutto l'armamentario dell'imbecillismo intollerante sovietizzante in quelle che dovrebbero essere manifestazioni serie.
Il 25 aprile dovrebbe essere una ricorrenza nazionale in cui gli italiani celebrano l'anniversario della liberazione dello stato dalle forze di occupazione nazista, dunque non vorremmo vedere esempi di inciviltà ed incidenti e soprattutto bandiere di partito, perché si partecipa ad una manifestazione nazionale in quanto cittadini, senza distinguere tra l'appartenenza ad una formazione politica o ad un'altra. Purtroppo, che  il 25 di aprile sia un'occasione per risfoderare la lotta politica e dare sfoggio dei più vergognosi, e vorremmo poter dire fuori moda, atti di intolleranza ideologica ormai è fuori discussione, perché si tratta di un dato sotto gli occhi di tutti. A Milano, il ministro e candidato sindaco della città, Letizia Moratti, che ha partecipato alla manifestazione in compagnia del padre, deportato nei campi di concentramento tedeschi e premiato per il valore alla Resistenza, è stata fischiata nel solito modo ormai rodato ed ancora, apparentemente, in vita : nel modo del più bieco comunismo. La si è fischiata per qualcosa che non ha nulla a che vedere con la manifestazione e, in particolare, lo si è fatto in modo gretto e violento, tanto che poco dopo il ministro ha abbandonato il corteo. Ma che importa tutto questo agli adepti del comunismo ? L'importante è raggiungere lo scopo, come diceva il loro padre-padrone Lenin riguardo al potere, per cui non si è fatto che onorare il maestro. La cosa ancora più vergognosa è stato il contemporaneo caso di fanatismo riservato ad Israele dai cosiddetti Autonomi - ma autonomi da cosa, visto che paiono gli studenti più meritevoli del codice mentale comunista ? -, i quali, come da manuale, hanno bruciato due bandiere di Israele ed hanno intonato canti inneggianti alla Palestina libera, rossa ( qualcuno può sorprendersi ? ), e, semplicemente, alla morte di Israele. Che questa banda di comunisti ortodossi, retrivi ed abominevoli come la loro ideologia, siano più che abbondantemente rappresentati in Parlamento non può che preoccupare ; vedi in proposito il caso della coppia dei giullari rossi, Franca Rame e Dario Fo, i quali hanno affermato, davanti ai loro beniamini con il martello in testa e la falce al collo, che si stanno attivando per provvedere alla tutela degli attentatori di Buenos Aires, già i poveretti che, così turbati nell'animo dalla manifestazione missina del pomeriggio, hanno pensato di provocare ingenti danni alla proprietà pubblica e privata, oltre che danni alle forze dell'ordine ed a comuni cittadini. Facendo in questo modo cento volte peggio del peggiore comportamento che questi comunistelli potrebbero attribuire ai missini.

Ma tutto questo arsenale ispirato alla più pura idiozia ideologica e materiale non doveva essere già in soffitta e relegato ormai agli aspetti più raccapriccianti e maleodoranti del XX secolo? Possibile che certe cadute in basso siano ancora così frequenti e che si riproducano con lo stile vecchio e aberrante, ma sempre uguale, cioé intollerante, assoluto e violento, del comunismo sovietico-cinese?
Di fronte a questo spettacolo macabro e rivoltante, il fatto che il Presidente della Repubblica Ciampi intervenga con un discorso falso e fiabesco sulla capacità del popolo italiano di vivere nell'unità e nella condordia ( come ha fatto alcuni giorni or sono )  dimostra un paio di cose : che l'istituzione del Presidente della Repubblica, così come prevista dalla Costituzione, è una figura insignificante ed apprezzata da tutti perché, in buona sostanza, non conta nulla e si limita ad una pura rappresentanza protocollare e ultraretorica; e che è piuttosto opportuno che Carlo Azelio Ciampi sia accontentato, cioè sia evitata nella maniera più categorica la sua rielezione al Quirinale.
 
LUCIO SERGIO CATILINA


Siamo ancora qui, Mondo!
Siamo qui, Mondo, siamo gli ebrei, siamo i sopravvissuti, siamo quelli che stasera accenderanno a Gerusalemme sei torce  che lanceranno le loro fiamme verso il cielo, alte nel buio della sera in cui ha inizio il Giorno del Ricordo, Yom Ha shoa'.
Siamo qui , Mondo, siamo gli ebrei , siamo i sopravvissuti, siamo quelli che, attraversata l'Europa che aveva tentato di inghiottirci,  sono saliti su barche  di ferro arrugginito e siamo venuti a ricostruire il nostro Paese e, anche tra le onde e col pericolo di annegare, dovevamo nasconderci perche' c'era qualcuno che ci correva dietro per impedirci di ricominciare a vivere.
Siamo noi, i sopravvissuti e ci siamo gettati fra quelle onde, di notte, per arrivare a  nuoto in Erez senza farci vedere da chi ci dava la caccia in mare e poi in silenzio siamo saliti lungo la costa per non farci scoprire da chi ci dava la caccia sulla terra.
Siamo gli ebrei, Mondo, i soparvvissuti e siamo  venuti a ricostruire il nostro Paese. Lo abbiamo trovato coperto di sabbia e noi lo abbiamo trasformato e ricoperto di fiori, noi, i sopravvissuti. Gli ebrei.
Sei bracieri lanceranno  le loro fiamme  contro il cielo stasera e sei vecchi , ogni anno piu' vecchi, ogni anno piu' disperati, ogni anno piu' stanchi racconteranno la loro storia di orrore e piangeranno non per aver visto i forni e il fumo uscire dai camini ma perche' " mi hanno portato via e non so come e' morta mia mamma, non ho potuto salutarla".
E' questo rimorso che li fa piangere, non l'inferno da cui sono usciti viventi ma non vivi.
Sei giovani ebrei, sei figli di Israele, porgeranno loro le torce per accendere i barcieri, in silenzio, in un silenzio che urla al mondo "Siamo qui, siamo ancora qui. Guardateci, siamo noi, gli ebrei, i sopravvissuti, i vecchi usciti dall'orrore e i giovani che quell'orrore non lo vogliono piu' rivivere".
Siamo i figli di Israele e non ci piegherete.
Guardateci bene!  Guardateci in faccia! Siamo qui, il fuoco urla in silenzio verso il cielo, lo stesso cielo di chi oggi nega, lo stesso cielo di chi oggi vuole un'altra Shoa' , lo stesso cielo di chi ride dei sei milioni, lo stesso cielo di chi vuole altri cinque milioni da ammazzare. E' lo stesso cielo, guardate , guardateci in faccia.
Ridono, negano, dicono " Non e' finita, morirete ancora".
Silenzio! Sei milioni!
Auschwitz e' laggiu', la cenere e' laggiu' e la Shoa' restera' immobile nella storia passata e futura del mondo fino alla fine dei secoli.
Ridono, negano, non sono ancora sazi ma non importa, La Shoa' restera' fino alla fine del mondo e sei milioni, sei milioni, sei milioni saranno la' per sempre, nell'aria , nel vento, tra le nuvole, nella nebbia, nella pioggia, nella neve, nella terra d'Europa per sempre.
Per sempre.
Guardate, ci siamo ancora, siamo gli ebrei, i sopravvissuti.
Abbiamo la testa alta, le schiene dritte, siamo nel nostro Paese e ci difendiamo.
Siamo gli ebrei di Israele.

La sabbia e' diventata alberi, prati, fiori.
Altri diavoli vogliono mangiarci e noi non lo permetteremo, abbiamo combattuto guerre e le abbiamo vinte ma loro, i diavoli,  non sono sazi , vogliono il nostro sangue, vogliono i nostri corpi, vogliono i nostri figli e allora noi  costruiamo una barriera per dividerci da loro e per salvare le nostre vite, per far vivere i nostri figli, perche' possano correre nei prati.
Gerusalemme,  scrive un amico,  restera' come un diamante incastonato tra mura che  lo proteggono  e lo fanno  brillare ancora di più e il mondo dove l'umanità è ancora viva, possa vederlo e ammirarlo quale esempio di forza interiore vòlta a salvaguardare il bene più prezioso che possiamo avere: la libertà conquistata al prezzo più alto.
Si, la liberta'.
Noi siamo qui, a testa alta, che  sorreggiamo le teste stanche di chi e' uscito dall'inferno senza nemmeno poter immaginare che un giorno, a Gerusalemme, a casa loro,  dei giovani e orgogliosi ebrei  li avrebbero aiutati ad accendere dei bracieri, uno per ogni  milione , per ricordare e per  dire ad altri diavoli "Non ci toccherete mai piu'" .
Siamo qui, Mondo, e penso alle parole dette da Ariel Sharon nel 2004 :
"Ricordate le vittime, ricordate gli assassini ma ricordate che il mondo e' rimasto in silenzio".
Oggi dorme Ariel Sharon e non sa che, mentre altri diavoli parlano e vogliono ributtarci nel fuoco, il  mondo resta ancora in silenzio.
Noi  siamo qui, abbiamo le teste alte, le schiene dritte, il nostro Paese bellissimo e non permetteremo a nessuno di toccarci.
Oggi, Yom Ha Shoa', in Egitto altri morti, altro fuoco, altre bombe, altri diavoli assetati di carne e di sangue ma  il mondo sta ancora in silenzio, il mondo e' pronto a scusarli e a parlare con loro.
Il mondo vigliacco!
Ricordatelo, Mondo, noi siamo qui, ci colpiscono, ci ammazzano ma non potranno mai ucciderci.
Siamo gli ebrei di Israele, a testa alta e vi guardiamo negli occhi.
Come mai voi abbassate i vostri?
 
Deborah Fait
- informazionecorretta

Massima del giorno
Sono un eclettico. Cioè uno che è riuscito ad essere ignorante non in uno o due campi, ma in cinque o dieci.
G.P.


MOLLICHINE
Prodi: "Lavoriamo per un governo forte". Lui conosce solo due aggettivi: serio e forte. Gliene regaliamo altri due: responsabile e robusto.

Presidenza della Camera al Prc. Giordano: "Per rispetto istituzionale non parteciperemo ad alcun mercato". Traduzione: ricatto senza alternative.

Financial Times: <Berlusconi «cattivo perdente»> ma si sa, quando quel giornale parla di Prodi intende Berlusconi. E vice versa.

In Inghilterra hanno stabilito che la parola "omosessuale" è offensiva, e va sostituita con gay, ecc. Sono perplesso: mi devo vergognare d'essere "eterosessuale"?

Presidenza della Camera. Fassino: "Prodi, assumi l'iniziativa per risolvere l'impasse". E "Lo sventurato rispose".

D‚Alema: "Il Quirinale è un bene che non può essere lottizzato dai partiti". Cioè non se ne può avere una fetta e bisogna prenderlo tutto.

Follini: prima contro Berlusconi, ora anche contro l'Udc. Bisogna sorvegliarlo: potrebbe suicidarsi.

Gianni Pardo


INDRO MONTANELLI
A Pagina cinque del “Giornale” del 23 aprile 2006 c’è l’immagine della statua di Indro Montanelli, ora posta in un giardino pubblico di Milano. Essa riproduce una fotografia di Indro seduto più o meno per terra, mentre scrive sulla famosa “Lettera 22” che tiene sulle ginocchia ossute. Questa immagine può non dire molto ai giovani: ma chi è stato per decenni lettore di quel grande giornalista la conosce a menadito e la considera una sorta di monumento. Bene ha fatto il sindaco Albertini a riportare su bronzo una memoria comune a tanti.
Gli uomini venerano - magari finché non li ammazzano - i grandi demagoghi e i grandi tiranni: Stalin, Hitler, Mao. Per il resto rifiutano di riconoscere la grandezza dei loro contemporanei. Passeggiando al centro di Londra s’incontra la statua di Winston Churchill ma da vivo gli inglesi lo ringraziarono d’avere salvato l’Inghilterra mandandolo a casa e preferendogli un incolore Anthony Eden. Solo chi ha buona memoria ricorda di quanti insulti e calunnie fu fatto oggetto De Gaulle, da vivo. Anche da parte di giornali - anzi, soprattutto da parte di giornali - che si volevano intelligenti ed intellettuali come “Le Monde” di Beuve-Méry. E si potrebbe continuare. Proprio per questo, sin da giovani bisognerebbe imporsi di diagnosticare in tempo chi, un giorno, si potrà vedere su un piedestallo. De Gasperi, per esempio, ma non Togliatti, associato ad un criminale internazionale come Stalin. Oggi fra i grandi riconosciuti come tali anche dalla sinistra c’è De Gaulle, certissimamente, e anche Montanelli. Ed erano riconoscibili come grandi già dai contemporanei.
Personalmente, proprio questo gli scrissi, molti anni fa. Non conservo la lettera ma più o meno essa diceva: Lei morirà, un giorno. E allora i posteri si accorgeranno che lei - dopo che in vita le hanno dato del fascista, l’hanno insultato in ogni modo, fino a far sì che qualcuno le sparasse alle gambe - è stato un grand’uomo. Ebbene, io questa soddisfazione gliela voglio dare mentre è vivo. Scrivo appunto per dirglielo. Lei deve gustare questa riconoscimento dell’Italia in anticipation, nel senso che dev’esserne sicuro sin da ora. Deve vedere in me il primo di una folla che un giorno si leverà il cappello dinanzi a lei come giornalista, come scrittore e come difensore della libertà.
Mi rispose ringraziandomi.
Bisognerebbe andarci piano col disprezzo dei contemporanei. Esso è fin troppo corrente, nel fuoco del dibattito politico. Ci sono molti nomi che sul momento sono stati segno di contraddizione e che il tempo ha rivalutato: Richard Nixon, Margareth Thatcher, Ronald Reagan, Bettino Craxi. A quest’ultimo scrissi una lettera analoga ad Hammamet e lui pure mi rispose ringraziandomi, con una lettera manoscritta che decifrai a fatica. E poiché i nomi rivalutati sono stati più spesso conservatori che “progressisti”, tutti i “progressisti” (oggi più che mai tra virgolette) sono invitati alla moderazione per non dovere, da vecchi, riconoscere che da giovani sono stati ingiusti. E anche se i conservatori credono d’avere ragioni per disprezzare certi politici di sinistra, è bene pensino che il tempo potrebbe rivalutarli. Magari riconoscendo nella loro azione più lati positivi di quanti ne vedessero loro sul momento.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 23 aprile 2006

In nota (clicca qui) una lettera che scrissi a Montanelli, nel 1996, quando si era scatenato nella sua crociata anti-Berlusconi.

FRODI
E così, ci dicono quelli della Corte Suprema (!) , le elezioni sarebbero state vinte da Prodi per una manciata di voti. Bush telefona, telefona anche Putin. Dunque, cinguetta "il Corriere della pappa e cicca", tutto come previsto...  solo un neo: quel cafone di Berlusconi che non sa perdere e non telefona. Chissà cosa ne penseranno le massaie europee che stravedono per  la gran classe della regina Elisabetta che ci va anche a letto con la borsetta...
E Prodi? Pronti via, Prodi - sorriso d'ordinanza.  pancia a terra, linguetta alla Fantozzi - a spartire le sedie "istituzionali": il senato a quello, la camera a quell'altro, il presidente della Repubblica a chi resta.
Che classe,  l'ometto, quasi come la regina.
Si, vabbuono, l'avete capito. A dirla tutta... scappa da ridere.
Mai vittoria - e parliamo di numeri
(la differenza tra gli schieramenti è  zero virgola zero qualcosa), politicamente questa è una roba da Pirro... - fu più risicata.
Ma  è vittoria?
Qui possiamo affermare con ragionevole certezza che basterebbe un controllo accurato delle 4423 sezioni elettorali dell'Emilia Romagna, e nelle altre migliaia delle regioni rosse,  per mettere in discussione  il risultato elettorale.
Non ci credete? Bene, i conti fateli voi. Questi i fatti, accertati e documentati:
Lunedì 17 aprile 2006 già 1.297 erano i voti recuperati in Emilia Romagna dalla Casa delle Libertà dalla verifica effettuata e certificata dai magistrati dell'Ufficio centrale circoscrizionale.
"Tali voti - spiega in una conferenza stampa  l'On. Bertolini, Coordinatore regionale di Forza Italia dell'Emilia Romagna, dopo aver seguito personalmente tutte le operazioni di verifica - sono stati 'recuperati' in sole 46 sezioni sulle circa 250 verificate, i cui verbali, con evidenti anomalie, sono stati ricontrollati alle scuole di via Scandellara a Bologna, dove viene raccolto tutto il materiale elettorale. Le sezioni che non sono state controllate direttamente dai rappresentanti dei partiti sono quindi 4200 sulle 4423 sezioni presenti in Emilia Romagna".
Per la parlamentare azzurra, alla luce di questi risultati, sarebbe "opportuno e legittimo andare a revisionare tutti i verbali, anche quelli che all'apparenza sembrerebbero senza evidenti anomalie".
A seguire, martedì 18 Aprile 2006 i rappresentanti delle liste di Forza Italia e della Lega Nord presso l’Ufficio Centrale Circoscrizionale della Corte d’Appello della Regione Emilia Romagna hanno depositato un ricorso per chiedere che sia terminata la verifica dei dati elettorali su tutte le oltre 4200 sezioni che non sono state esaminate direttamente dalla Commissione Elettorale.
Tale richiesta veniva motivata dalle numerose anomalie e discrepanze  rilevate tra i dati riportati dai funzionari della Commissione nelle tabelle definitive di conteggio dei voti e i dati contenuti nei verbali.
Inoltre alcuni voti attribuiti dalla Commissione, derivanti dalle schede contestate, non erano stati conteggiati nel computo finale dei voti.
"Ci insospettisce il fatto che sono sorti degli errori - ha spiegato l'On. Isabella Bertolini - e che organi istituzionali come sono le Commissioni chiudano gli occhi e vadano avanti nonostante l'evidenza".
Nelle ore seguenti i  rappresentanti di Forza Italia hanno continuato a incrociare i verbali degli scrutini e i risultati riportati nei tabulati scoprendo diverse 'irregolarità', al di là di quelle già individuate  nelle 250 sezioni sottoposte a controllo.

Per questo Forza Italia ha presentato alla Commissione Elettorale altri quattro ricorsi.
Comunque i controlli  non vengono  concessi;  mercoledì 19 aprile la Corte d'Appello di Bologna trasmette i dati in Cassazione.
 "Quello che è accaduto a Bologna in Corte d'Appello è scandaloso e falsa il verdetto della Cassazione. I dati trasmessi alla Corte Suprema relativi alle verifiche dei voti per l'Emilia Romagna - spiega l'On. Bertolini - non sono veritieri ma sono stati inviati ugualmente, anche se non corrispondono alla reale volontà democratica dei cittadini. Quindi come può essere legittimato il verdetto finale? Sono necessari nuovi controlli".
"L'Ufficio centrale circoscrizionale dell'Emilia Romagna - aggiunge l'On. Bertolini - in conseguenza dei ricorsi presentati da Forza Italia e dagli alleati, ha riconosciuto che il programma di computer per il riconteggio dei voti può commettere errori. Dopo le nostre segnalazioni di irregolarità, oltre ai 1500 voti recuperati in Emilia Romagna, sono venuti alla luce nuovi sbagli e gigantesche imprecisioni sui dati elettorali reali, ma i Magistrati hanno deciso di non riaprire i conteggi e quindi di non terminare le verifiche in modo analitico e veritiero".
Telefonata? Ma quale telefonata. Qui ci vuole una ricontata!
cp, 23 aprile 2006

Documentazione:
VOTI RECUPERATI DALLA CDL
SUI VOTI PROVVISORIAMENTE NON ASSEGNATI Rimini - Sezione 41 + 1 Fiamma Tricolore Bologna - Sezione 266 + 1 Alternativa Sociale Spilamberto - Sezione 4 + 1 Alleanza Nazionale Rimini - Sezione 9 + 2 Forza Italia Bologna - Sezione 264 + 1 Alleanza Nazionale Modena - Sezione 120 + 3 UDC Bologna - Sezione 156 + 1 UDC Sorbolo - Sezione 2 + 1 Forza Italia Soragna - Sezione 4 + 1 Forza Italia Ferrara - Sezione 71 + 1 Forza Italia Ferrara - Sezione 27 + 1 Fiamma Tricolore Ferrara - Sezione 6 + 1 Forza Italia Piacenza - Sezione 29 + 1 Forza Italia Savignano S.P. - Sezione 14 + 1 Forza Italia Borgonovo Val Tidone - Sezione 7 + 1 Alleanza Nazionale Bologna - Sezione 432 + 1 Fiamma Tricolore Totale voti recuperati + 19 C.d.L.
VOTI RECUPERATI DALLA CDL NELLE 250 SEZIONI RIESAMINATE Parma - Sezione 67 + 100 Forza Italia Anzola - Sezione 6   + 1 Alternativa Sociale Bazzano - Sezione 6 - 19 UDEUR Castello di Serravalle - Sezione 5   + 7 Forza Italia Medicina - Sezione 10 + 4 Fiamma Tricolore Monteveglio - Sezione 2 + 28 UDC Fidenza - Sezione 13 - 6 Rosa nel Pugno Bologna - Sezione 358 + 1 Forza Italia Bologna - Sezione 130 - 2 UDEUR Castelfranco Emilia - Sezione 7 + 100 Forza Italia San Polo d'Enza - Sezione 2 + 20 Forza Italia Salsomaggiore Terme - Sezione 7 + 48 UDC Montechiarugolo - Sezione  8 + 81 Alleanza Nazionale Bologna - Sezione 396 - 50 UDEUR Bologna - Sezione 254 + 1 Forza Italia Bologna - Sezione 237 + 66 Alleanza Nazionale  Rimini - Sezione 13 + 50 Alleanza Nazionale Guastalla - Sezione 14 + 13 Forza Italia Parma - Sezione 150 + 30 UDC Sissa - Sezione 4   - 10 UDEUR Imola - Sezione 28   + 54 Alleanza Nazionale   Pontenure - Sezione 5 + 43 UDC Pontenure - Sezione  5 - 43 UDEUR Formignana - Sezione 2 + 100 Forza Italia Bologna - Sezione 214 + 26 UDC Bologna - Sezione 214 + 1 DC - Nuovo PSI Bologna - Sezione 214   + 1 Fiamma Tricolore Collecchio - Sezione 7   + 154 Forza Italia   Noceto - Sezione 1 + 220 Forza Italia Imola - Sezione 28 -126 Comunisti Italiani Cesena - Sezione 65 + 102 Forza Italia Cesena - Sezione 65 + 43 Alleanza Nazionale Cesena - Sezione 65 + 2 UDC Cesena - Sezione 65 + 1 Fiamma Tricolore. Totale voti recuperati + 1.553 C.d.L.

L’INSULTO NEL FORUM
In giro andiamo tutti vestiti ma sotto siamo tutti nudi. Tutti dicono parolacce, ma moltissimi (e moltissime) non lo farebbero mai in pubblico. Un conto è ciò che si è disposti a fare sotto gli occhi di tutti, “firmando ufficialmente” il proprio comportamento, un altro quello che si fa quando si è liberi dal giudizio della collettività. Per questa ragione i gabinetti pubblici, quelli delle scuole ecc. sono pieni di graffiti volgari, disegni irriferibili e ogni sorta di sconcezza: perché lì ci si chiude dietro la porta e si abbassano sia i pantaloni che la moralità.
Un caso speciale sono i forum su Internet. In essi la porta chiusa è l’anonimato sostanziale e la mancanza di filtri e controlli prima della pubblicazione. Gli organizzatori dei forum sanno benissimo che è  questo che ne assicura il successo. Se si sbarrasse il passo ai maleducati, ai passionali, ai fanatici, i forum languirebbero. La loro prima funzione non è quella di esporre idee e discuterle ma quella di gridare alto e forte come la si pensa, dando nel frattempo del cretino e del disonesto a chi la pensa in modo diverso.
Il forum è utile per il “défoulement”. Questo termine psicoanalitico è così definito dal dizionario (Robert): “Accesso liberatore alla coscienza di rappresentazioni (legate ad una pulsione) mantenute fino a quel momento nell’inconscio”. Insomma, sempre parlando in termini psicoanalitici, è una “abreazione”, cioè il contrario della “rimozione” e in termini correnti un umile “sfogo”. Se non fosse che nello “sfogo” si sa già da prima ciò che si desidera dire, mentre nel défoulement per così dire il soggetto si rivela a se stesso. Molti di quelli che si lambiccano il cervello per meglio insultare chi non la pensa come loro sarebbero sorpresi, in condizioni normali, di vedersi considerare dei professionisti dell’invettiva, dei violenti della parola, degli assassini verbali. Perché quando la porta non è chiusa i “forumisti” si comportano come onesti, normali, insospettabili borghesi. E anche se si trovano a parlare con chi la pensa diversamente magari diranno in cuor loro “che cretino!”, ma non daranno luogo ad un’escalation d’insulti senza freni. Invece, dove la spontaneità ha libero corso, si ha una sorta di ping pong in cui prima ci si lanciano dei sassolini, poi delle pietre, poi dei massi, infine si passa alle armi da fuoco e ognuno cerca di dimostrare che la propria bomba atomica è la più devastante.
Fra le concause del fenomeno va segnalato che il forum, come le riunioni di condominio, concede la parola a tutti. Dunque coloro che non hanno avuto nessun diritto di tribuna, neanche in famiglia, e coloro che un diritto di tribuna non meritano, qui possono parlare e essere finalmente messi sullo stesso piano di chiunque, anche se nella vita vera sarebbe dieci gradini sopra di loro. Questi fenomeni dell’aggressività passano all’insulto direttamente dal primo intervento, proprio perché abreagiscono alla loro frustrazione. Non scrivono per dire: scrivono per mordere. Come certi botoli che in casa si sentono abbastanza forti per azzannare un bambino.
Il forum è afflitto da una grande povertà di contenuti e da un alto volume sonoro. Come una bettola piena di avvinazzati. Ma bisogna lo stesso benedirlo. Meglio tirar fuori il peggio di sé: chissà che non si riesca a conoscersi e, chissà, uscire dall’equivoco di chi pensa d’essere una persona beneducata.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 22 aprile 2006


IL VANTAGGIO DI PERDERE
In filosofia il principio del terzo escluso afferma, per esempio, che o Dio esiste o Dio non esiste. Nello stesso modo, la Cdl grida sui tetti che il centro-sinistra non riuscirà a governare e se questo è vero non dovrebbe contestarne la vittoria, dovrebbe stappare bottiglie di spumante e brindare. Sarà infatti l’Unione, non la Cdl, quella che NON potrà governare. Se invece la Cdl fosse dispiaciuta, significherebbe che avrebbe amato vincere anche senza potere poi governare: cosa che non le farebbe onore.
Per il comportamento di Berlusconi si può invece azzardare un’interpretazione diversa. Le elezioni sono state vissute non come un duello al “primo sangue”, constatato da impeccabili padrini, ma come una lotta in cui si vuole appendere la pelle insanguinata dell’avversario ad un chiodo del saloon. L’iniziativa di questo atteggiamento è stata del centro-sinistra. Per cinque anni esso ha combattuto un’autentica crociata contro un singolo uomo, fino a parlare di lui come se fosse tutta la Cdl, tutta la coalizione di centro-destra e tutto il Parlamento. Ci hanno rintronato le orecchie dicendo: “Berlusconi attenta alla democrazia”, “Berlusconi ha instaurato una videocrazia”, “Berlusconi fa leggi ad personam”, “Berlusconi è un mafioso”. Il Cavaliere è stato l’uomo nero responsabile di tutto e persino i sostenitori della Cdl non sono stati votanti anti-sinistra, ma berluscones: cioè piccoli cloni ridicoli del grande Satana e le elezioni sono state presentate come l’ordalia finale, un referendum su Berlusconi. Partendo da queste premesse si capisce che l’uomo che si voleva battere e non è stato battuto, che si voleva annientare e non è stato annientato, abbia voluto rendere amara una vittoria che sostanzialmente non è neppure tale. Berlusconi è stato capace d’apprendere in pochi mesi il mestiere del politico vincente ed è dunque ben capace d’apprendere quello di un’opposizione acre e senza sconti.
Nel mondo anglosassone si “concede la vittoria” quando il risultato è chiaro: e infatti Al Gore questa “concessione” la ritirò non appena si accorse che il risultato era in bilico. Inoltre essa dipende da un certo fair play. I candidati americani dicono: “Il mio avversario non la pensa come me e non farebbe il bene del paese come lo farei io”; ma non dicono: “Il mio avversario è un furfante, un delinquente, un mafioso avanzo di galera, uno che pensa solo ai propri interessi ed è un pericolo per la democrazia”. Perché dopo le elezioni o l’uno non potrebbe stringere la mano a un furfante ecc., o l’altro non potrebbe stringerla ad un calunniatore.
Berlusconi il sopravvissuto si vendica togliendo all’avversario il piacere d’un risultato riconosciuto e per Prodi sei decimillesimi sono troppo pochi per trionfare da solo. Questa vittoria lascia più forte il perdente di quanto non avvantaggi il vincente e il Cavaliere, stemperandola fino al ventotto aprile, le toglie il sapore dell’attualità. Si passa dal fuoco d’artificio alla constatazione notarile.
Si potrà giudicare questo atteggiamento di Berlusconi come si vuole, e condannarlo, anche: ma solo da destra. Da sinistra bisogna ricordare che quando si dichiara la guerra totale, non bisogna stupirsi se il nemico la combatte anche lui.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 22 aprile 2006


Massima del giorno
In politica chi promette di "fare la cosa giusta" non la farà mai: perché le elezioni le vincerà il suo avversario.
G.P.


MOLLICHINE
Berlusconi: "Un'intesa parziale, limitata nel tempo". Anzi, ancora meglio, gli hanno risposto: nessuna intesa.

Pancho Pardi. Berlusconi "è illegale come leader dell'opposizione". Ed anche un po' abusivo come essere umano.

Pancho Pardi: "Non esiste al mondo un paese in cui il leader dell'opposizione è proprietario dei mezzi di comunicazione". Infatti Bloomberg non è all'opposizione.

Incontro tra Prodi e Bertinotti nella casa di campagna del leader del Prc. Pare che il tavolino e il bicchierino li abbiano molto incoraggiati.

Visco sul Financial Times: "È un'analisi sbagliata". Sarebbe stata giusta due mesi fa.

Ciampi, sul Corriere: "Sette anni quassù sono già tanti". Ciampi al Quirinale: "Libera ricostruzione di un incontro privato". In una parola: qualcuno dice bugie.

Prodi: "Il Financial Times spara su Berlusconi e non sul governo Prodi". Solo che si confonde e scrive "Prodi" invece di "Berlusconi". Che sbadati, questi inglesi.

Ahmadinejad: "Mozzeremo le mani ai nemici". Per le mani gli crediamo: ma per le atomiche tattiche?

Il ministro delle Finanze palestinese ha dichiarato ieri che il debito dell'Anp è di 1 miliardo e 300 mila dollari. Ma è solo un problema dei creditori.

La polizia bielorussa ha chiuso l'ultimo giornale dell'opposizione. Ora la delinquenza diminuirà e i treni arriveranno in orario.

Senigallia: un elettore chiede che sia rimosso il crocifisso, al rifiuto del Presidente si astiene dal voto. È una coglionata. Sappiamo per chi avrebbe votato.

A Treviso richiesta analoga, stavolta risposta positiva. E ora sappiamo per chi avrà votato il Presidente.

Gianni Pardo



IL CAPO “STANCO” E GLI UOMINI PAVIDI
In realtà tutti hanno perso e, si sa, quando si perde nessuno ammette la sconfitta o entrambi ammettono la vittoria ed è proprio quello che sta succedendo in questi giorni.
L’emblema assoluto della sconfitta italiana, coincidente con la sconfitta del popolo italiano, indeciso, abbindolato, trascinato da istintivi fuochi di fiamma elettorali, con la sconfitta di due leader consumati dai loro duelli personali e dall’assoluta prevedibilità delle loro proposte, con la sconfitta delle coalizioni, che non sono mai state tali, si chiama Carlo Azeglio Ciampi.
Nel momento in cui tutti (forse esageratamente) si erano attaccati al Capo dello Stato, colui che “rappresenta l’unità nazionale”, Ciampi ha mollato la presa e si è autoproclamato prima nonno, poi senatore a vita e poi, aggiungiamo noi, capo dell’Italia degli uomini pavidi.
E’ triste constatare come in Germania una “Grosse Koalition” sia stata realizzata senza conteggi e con a capo chi aveva i numeri dalla sua parte o come in Israele, dove pure c’è instabilità e i pub saltano in aria fra le bombe di Hamas, un parlamento, seppur diviso, si costituisca in poco più di un mese.
In Italia, no. Nell’Italia degli uomini pavidi, il pavido Prodi attende che qualcuno gli dia un incarico per governare, che qualcun altro gli dia l’assenso per formare la squadra ministeriale, mentre i partiti minori si spartiscono già le poltrone e D’Alema, (l’unico non pavido, anzi) tende la mano all’amico nemico.
Ancora, il pavido Berlusconi si attacca a due seggi e quattromila voti, piuttosto che ammettere una sconfitta onorevole, che non è neppure una sconfitta, se vista, dal lato della sua coalizione, dove i pavidi Fini e Casini, hanno pagato il loro asservirsi per cinque anni alla corte del Cavaliere, per poi diventare improvvisamente i nuovi protagonisti di una Casa dei moderati già crollata.
Naturalmente il pavido popolo italiano ha preferito per metà non perdere i propri stretti e lobbistici interessi e per l’altra metà eliminare o cercare di eliminare per mera paura, l’anomalia Berlusconi, senza riuscire ad intravedere le vere anomalie italiane.

Dulcis in fundo, Ciampi. Alla proposta di un Ciampi bis ha declinato e quando ha visto il clamoroso pareggio fra i due contendenti, allora da vero Nerone, si è lavato le mani ed ha consegnato l’Italia ad una passione di un mese o forse più, lasciando al nuovo presidente il compito di prendersi la patata bollente.
E chi potrà esser il presidente di un Parlamento diviso? Un nessuno. Ora, mentre l’Italia precipita ed i pavidi giuscostituzionalisti non biasimano Ciampi per il suo diniego, il Capo dello Stato, che la sa lunga, se avesse voluto, avrebbe dovuto mostrare il vero senso istituzionale, richiamato da una Costituzione, tanto difesa prima, quanto volutamente dimenticata adesso.
Nel vuoto istituzionale, il Capo dello Stato che, ripeto, rappresenta l’”unità nazionale”, avrebbe dovuto sfruttare il suo potere di mediazione, chiamare a raccolta il vincitore teorico ed il perdente numerico e metterli di fronte al fatto compiuto: governo di coalizione, sconfitte e vittorie elettorali, formazione di un governo.
Prima di tutto però, chiamare tutti, per primo sé stesso, alle proprie responsabilità, non solo di presidente, ma di figura fidata ed apprezzata dagli italiani, di personaggio pulito e carismatico ed accettare il secondo mandato.
Di seguito, affidare un incarico, con la possibilità di poter effettuare le giuste consultazioni, con il potere di inviare messaggi incisivi a quelle stesse camere che avrebbero potuto creare difficoltà, sciogliere una o entrambe in caso di empasse, per indire nuove elezioni, in caso di urgente necessità e poi farsi da parte.
Due anni, forse anche meno…Invece no. Ciampi è stanco e la sua stanchezza non è legata a motivi anagrafici o problematiche di filosofia del diritto, ma all’aria pesante, che suggerisce all’italiano medio di cambiare aria appunto.
Peccato che Ciampi sia stato un grande presidente per tutti. Un grande presidente nel momento giusto, non più in quello cruciale.

Angelo M. D'Addesio


BASTA!
C'e' un'atmosfera quasi ovattata oggi in Israele. Tutti fanno la vita di sempre e nessuno parla dell'attentato. E' una cosa che resta nei nostri cuori e nel nostro dolore, non serve parlarne, basta che ci guardiamo negli occhi per sapere che tutti pensiamo solo a quello che e' accaduto. Noi israeliani siamo qui,  con rabbia dolore e coraggio, a difendere Israele e il mondo.
Ieri l'ho saputo con una telefonata. E' bastata la parola "Pigua-attentato" e mi si e' gelato il sangue. Mi si e' chiusa la gola, per qualche momento non ho pensato a niente e poi le telefonate. "Dove siete? state bene? avete sentito? c'e' stato un pigua, nove vittime ".
Poi arrivano le telefonate dall'Italia, mio figlio dalla Germania,  amici e parenti preoccupatissimi e ogni volta che rispondo stancamente  "Si, io sto bene", mi vergogno.
Appena saputo che tutti eravamo salvi anche per questa volta, parenti, bambini, amici, conoscenti e vicini di casa, allora ho acceso la tv e in diretta , tra  lacrime di rabbia e di dolore, ho seguito i soccorsi. Le solite terribile cose, barelle,  gente che correva per dare aiuto ai medici e infermieri, inviati delle televisioni  che raccontavano lo scenario agghiacciante del dopo attentati, ambulanze che arrivavano e partivano col loro carico di sangue lasciando la' sulla strada i soccorritori sotto schock, molti in lacrime,  persone che si aggiravano confuse per i marciapiedi col telefonino in mano per dire a casa: "sto bene, tutto bene", i volontari di Zaka che raccoglievano tutto quello che poteva essere un pezzo di corpo umano, un  lembo di pelle, qualsiasi cosa cui bisognava dare sepoltura e poi, poi, poi... l'immagine dell'infame e dei palestinesi che festeggiavano per la strada e distribuivano le solite caramelle ai passanti sorridenti con le dita alzate a V.
Maledetti.

Una famiglia intera era andata a mangiare al ristorantino di shwarma, mamma, papa' e bambini, qui in Israele e' festa, era festa anche ieri e la gente usciva, molti a fare i pic nic, altri al ristorante e quelli piu' modesti a mangiarsi una porzione di shwarma o un falafel sotto casa. La mamma e' stata colpita in pieno dall'esplosione, il papa' cercava di allontanare i bambini che urlavano e non volevano allontanarsi dalla mamma che giaceva a terra. "Ima  Ima  Ima" urlavano ma la ima  era gia' morta e uno dei suoi bambini di 10 anni, rimasto ferito,  e' ancora grave all'ospedale.
E' strano, i media italiani , tra cui il sito di Repubblica, hanno pubblicato immediatamente la foto della madre dell'infame con la foto del figlio, poi hanno pubblicato la foto della sorella , anche lei militante di hamas, in lacrime davanti al computer.  Quale e' il messaggio che vogliono mandare i media italiani?
Guardate, poveri palestinesi, quanto soffrono? E' questo che vogliono dire ai lettori?
Sempre la stessa storia, sempre la foto del mostro e della famiglia, e' la prima cosa che fanno. Ormai e' tradizione, una vergognosa tradizione giornalistica.
Ma le vittime? C'e' qualcuno che pensa alle vittime di queste belve rabbiose, di questi mostri, di questi assassini?
Nessuno sa , in Italia, i nomi degli israeliani morti, sono ectoplasmi, 9 cadaveri e basta. Non hanno un volto, non hanno una storia, non hanno famiglia.
Solo l'infame ha un volto e lo ha sua madre che ha allevato un mostro e suo padre arrestato anche lui, e sua sorella, e i vicini di casa palestinesi che piangono alla palestinese, strappandosi le vesti, tirandosi i capelli, tanta scena, bravi attori, attori che rappresentano odio e morte.
I media italiani dimenticano di far vedere  le risate, i palestinesi che distribuiscono ridendo caramelle ad altri mostri sorridenti e soddisfatti che se le mangiano e continuano felici  per la loro strada pensando che uno dei loro eroi ha appena ammazzato 9 yahud.
Nove ebrei, nove israeliani che non gli avevano fatto niente, che mangiavano panini e bevevano aranciata e probabilmente scherzavano tra loro e pensavano a cosa fare la sera.
Ci sono altri 100 infami pronti a farsi saltare nei territori, l'Iran ne ha addestrati 40.000 da mandare qua e la' a seminare morte e dolore e il sito di Repubblica non trova di meglio che  mostrare la foto piangente di chi ha generato un assassino, un feroce , schifoso assassino anziche' pubblicare la foto di quella madre israeliana che abbraccia la bara del figlio David di 29 anni avvolta nella bandiera di Israele.
Ecco i nomi delle vittime, sia benedetta la loro memoria:
Victor Erez di Givatayim;
Benjamin Haputa, 47 anni, di Lod;
Philip Balahsan, 45 anni di Ashdod;

Rosalia Basanya, 48 anni
Boda Proshka, 50 anni
David Shaulov, 29 anni, di Holon;
Lily Yunes di 42 anni di Oranit
Ariel Darhi, 31 anni, di Bat Yam.
La nona vittima, arrivata in coma all'ospedale e morta subito dopo, e' ancora sconosciuta perche' i medici non hanno rilasciato  la sua identita'.
Forse sta ancora passando l'esame del DNA.
Continuate a parlare di diritti dei palestinesi laggiu' in Europa?
Mentre qui da noi le persone muoiono inghiottite dal fuoco esploso dal corpo di un demonio e colpite da chiodi e pezzi di ferro mescolati all'esplosivo, chiodi che penetrano nelle carni, che fanno saltare gli occhi dalle orbite, che uccidono o rovinano per sempre e rende morti che camminano anche i sopravvissuti, voi parlate di diritti dei palestinesi?
Che fate? Oggi condannate?
Domani direte che dobbiamo farli venire a lavorare in Israele per "motivi umanitari".
Oggi fate le facce contrite?
Domani direte che il terrorismo e' la loro unica scelta.
E' per questo che io non credo alla vostra contrizione e non credo al vostro sdegno ipocrita.
No, il terrorismo non e' l'unica scelta, ne hanno avute tante di scelte e di possibilita' ma hanno voluto il terrorismo, solo il terrorismo  e adesso ancora una volta io  dico BASTA e lo dico col cuore pieno di rabbia e di disperazione.
Noi vogliamo vivere, lo capite? I miei israeliani vogliono vivere! I nostri bambini vogliono vivere!
E a chi ha la cultura della morte e ai loro sostenitori europei io dico BASTA!
BASTA!

Deborah Fait  - informazionecorretta

ROBIN HOOD SCERIFFO DI NOTTINGHAM
L’attentato di Tel Aviv va contro gli interessi di Hamas ma essa non può ammetterlo. Per mesi ed anni ha predicato la distruzione d’Israele - che fa parte del suo Statuto - ed ha organizzato