ARCHIVIO APRILE 2006

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Por favor, ver al final teléfono y e-mail para enviar mensaje de solidaridad a Martha Beatriz, así como link para ver fotos de ella después de la golpiza que recibió en La Habana.
Amigos: Poquísimos diarios, contados con los dedos de la mano, publicaron esta noticia que acabamos de recibir sobre la agresión sufrida por la opositora cubana Martha Beatriz Roque, que lucha pacíficamente por la libertad de Cuba. Ayuden a difundir la noticia, contribuyendo a proteger su vida. A continuación, el SOS que recibimos de MAR por Cuba. Traten de enviar a Martha algunas palabras de ánimo, por teléfono o por e-mail. Saludos, Roberto Fernández, estudiante de Derecho, U. Andrés Bello.  

GOLPEADA MARTHA BEATRIZ ROQUE!
En la tarde del 25 de abril, la dirigente de la Asamblea para Promover la Sociedad Civil en Cuba, Martha Beatriz Roque Cabello, fue golpeada y arrastrada dentro de su vivienda por una turba de la policía política del régimen castrista que impedía que ésta saliera de su casa para asistir a una importante reunión.

En declaraciones posteriores, la activista describió que la turba no estaba integrada por vecinos, sino por personas desconocidas para ella, con excepción de una mujer que la policía política ha situado en un apartamento contiguo al suyo, la cual también la golpeó. Mientras era arrastrada y golpeada, Martha Beatriz valientemente gritaba ¡Abajo Fidel!

¿Escucharás tú el llamado urgente de esta mujer cubana, y actuarás en solidaridad para evitar que violaciones a los derechos humanos como ésta sigan perpetrándose contra los demócratas cubanos?

Tú tienes la palabra. Tú puedes hacer algo. Tú puedes alzar tu voz. Transmite esta denuncia a los gobiernos democráticos, organismos internacionales de derechos humanos y a los medios de prensa en tu país. ¡El oprimido pueblo cubano espera por ti!

¡BASTA YA, PARA CUBA YA ES HORA!

Teléfono de Martha:
Martha Beatriz Roque Cabello  (537-406-821 en La Habana)

Link para ver las fotos de Martha después de la agresión:
http://www.asambleasociedadcivilcuba.info/noticias/galeria_Represion2006.htm
http://www.asambleasociedadcivilcuba.info

Para mayor información:
Sylvia G. Iriondo, Madres y Mujeres Anti Represión (M.A.R.) - (1-305)-361-6800 (en la Florida)
Ángel De Fana, Plantados Hasta la Libertad y la Democracia - (1-305)-269-1812 (en la Florida)
Mario Martínez (1-954)-547-8472 (en la Florida)


La trasformazione del 25 aprile
Dire «ci dispiace» non può bastare. Dire: «deploriamo» è ridicolo. È accaduto il 25 aprile a Milano ciò che avevamo paventato perché già lo sapevamo: una parte della maggioranza politica che sosterrà il governo di Romano Prodi ha fra i suoi numeri indispensabili coloro che hanno trasformato la giornata della Liberazione in un'orrida e prevista kermesse antiparlamentare e persino razzista. Usiamo una buona volta i nomi e gli aggettivi richiesti dai fatti e diciamo che quanti hanno bruciato le bandiere di Israele gridando «sionisti assassini» (versione modernizzata di «ebrei assassini») e coloro che hanno linciato verbalmente in piazza Letizia Moratti, che spingeva la carrozzina su cui sedeva suo padre, l'eroe della Resistenza Paolo Brichetto, medaglia d'argento e reduce di Dachau, sono i nuovi nazisti. Neanche fascisti: questa è roba da Joseph Goebbels, non da Roberto Farinacci.
Coloro che hanno incendiato bandiere e vomitato odio ignorano di essere neonazisti perché ignorano tutto. L‚ignoranza della storia è la loro corazza. Tuttavia, non c'è rischio di sbagliare: costoro appartengono alla stessa tipologia di razzisti sorgivi e inconsapevoli che settant'anni fa incendiavano negozi e si scatenavano contro gli ebrei e contro la democrazia preferendo mille volte allearsi con Stalin che con gli sporchi borghesi capitalisti.
Qualche lettore si sentirà forse ferito da questo mio giudizio, ma bisogna ragionare su alcuni punti. Primo: da una decina d'anni il 25 aprile è stato trasformato, da anniversario del ritorno alla democrazia all'esaltazione della lotta armata del solo Partito comunista e di tutti coloro che oggi come ieri rimpiangono la rivoluzione mancata. Sono coloro che praticano il negazionismo contro patrioti come Paolo Brichetto ed Edgardo Sogno e lo fanno schiamazzando in nome di una pretesa «nuova resistenza» contro chi è colpevole di non pensarla come loro e si schiera contro di loro, proprio perché la loro furia verbalmente assassina accompagna il rimpianto della rivoluzione mancata che insanguinò mezza Italia con omicidi, torture e le imprese della Volante rossa e dei genitori spesso anche genetici delle Brigate rosse.

Può darsi che non lo sappiano. Ma è un'aggravante. Costoro hanno trasformato il 25 aprile in una data di «resistenti» non più al nemico invasore o alla dittatura, ma a partiti democratici che competono in Parlamento. E infatti attaccano da anni il Parlamento che amano circondare con girotondi insultanti. Esagero? Non troppo: ho letto recentemente spaventosi articoli in cui veniva sottolineata persino la tipologia fisica e dunque razziale del nemico, così: «La loro inconsistenza è morale, dialettica, strategica, culturale ma anche fisica. Sono a metà, hanno delle trasparenze (in senso concreto, non metaforico)  un non-esserci che non ce li fa considerare nostri simili» (Il Manifesto).
Ecco dunque restaurato fisicamente il concetto hitleriano di «Untermensch», il sottouomo, il mezzo uomo, il «non-sono-come-noi» che caratterizza oggi come ieri «l'ewige Jude», l'eterno ebreo il quale, essendo eterno, è per sua disgrazia immodificabile proprio perché è «ewige», incorreggibile e per forza di cose meritevole dell'unica misura applicabile: la distruzione totale, la soluzione finale. Oggi l'Untermensch è ebreo e anche non ebreo.
È comunque il «non-come-noi», ed essendo impraticabili ideonei luoghi in cemento armato con docce, ai non-come-noi si possono intanto applicare gli strumenti di ciò che in inglese si chiama «character assassination», l'assassinio della personalità, la negazione della dignità, processare il nemico dopo avergli tolto bretelle e cintura, affinché si renda decaduto dal diritto al rispetto. Se l'ebreo di Goebbels aveva le fattezze oggi illustrate dalla stampa araba quando descrive gli ebrei sionisti, nel 25 aprile di Milano il nemico anticomunista è ridotto comunque a una antropologia miserabile che esclude, anch'essa, dal rispetto.
La simbologia del nemico è assassinabile e combustibile o vomitabile, come suggerisce Gian Antonio Stella dal Corriere della sera quando scrive che a Letizia Moratti «sono state vomitate addosso palate di offese irripetibili». In altre cronache si riferisce di «insulti volgari e sbraitati» che lo stesso cronista, sia pure avvezzo alla brutalità, preferisce non trascrivere.
Eccessi? Intemperanze? Smettiamola con queste vergognose giustificazioni. Romano Prodi declassifica questo comportamento al sopportabile rango di «vile intolleranza», ma non spiega che cosa ci sarebbe stato da «tollerare» che invece non è stato «tollerato»: bisognava forse «tollerare» le bandiere della Brigata ebraica? O sopportare la fastidiosa presenza di reduci da Dachau? O chiudere un occhio sul continuo vilipendio del Parlamento della Repubblica?
Ce lo spieghi subito prima che sia troppo tardi, per favore, il cittadino Prodi.  ( Guzzanti per Panorama )

PIRRO AVREBBE FATTO DI MEGLIO
Dopo l’elezione di Franco Marini a Presidente del Senato (poteva andare peggio, come scelta), parecchi leader della sinistra hanno alzato il chicchirichì del vincitore. Prodi ha battuto tutti con le parole: «In quattro ore tutto è andato a posto». Come se non fossero state necessarie molte votazioni e due giorni. Ma il punto non è questo, è normale che chi vince faccia finta d’avere vinto bene e facilmente, anche se ha vinto al quindicesimo round e dopo tre o quattro atterramenti.  Il punto è che Pirro avrebbe fatto di meglio.
Finché una casa è pericolante rimane la vaga speranza che i tecnici si siano sbagliati; quando invece crolla, l’impatto emotivo è ben diverso. Al Senato si  sapeva che le cose sarebbero potute andare così, ma dopo quanto è avvenuto non siamo più al colloquio con i tecnici: siamo davanti alle macerie fumanti.
Marini è stato eletto con più voti di quanti ne avesse avuti precedentemente, rispetto ad Andreotti, perché evidentemente la Cdl ha per così dire gettato la spugna. Si è persino permesso il lusso di applaudire l’eletto; in questa specialissima occasione ha dato la prova che anche nelle occasioni specialissime, quando una novantasettenne Rita Levi Montalcini rimane nella sua trincea per tutto il tempo necessario, una cosa normalissima e neppure controversa (in fondo Marini non è odiato da nessuno) si riesce a fare solo arrampicandosi sugli specchi e camminando sulle uova. E se questa è l’ouverture, a che opera stiamo per assistere? Come andranno le cose quando la Montalcini avrà novantotto anni? Che avverrà quando alcuni senatori, o perché al governo, o perché in commissione, o perché tornati all’estero (devono pure ogni tanto rivedere la famiglia, no?), o perché venuti meno (età media dei senatori a vita, 82 anni), saranno assenti? Lo stesso discorso non vale per l’opposizione, che non ha una media di 82 anni e non ha altri impegni oltre quello di mettere i bastoni fra le ruote della maggioranza, se lo vorrà. Ha dimostrato che è in grado di farlo nelle peggiori delle condizioni, cioè quando si tratta di una “specialissima occasione” come quella di oggi, e quando i senatori di ogni età sono stati precettati col rischio della condanna per diserzione. Non le sarà forse più facile mettersi di traverso nella quotidiana vita parlamentare?
Aveva ragione Prodi quando, durante la campagna elettorale, disse (all’Annunziata) che in caso di parità si sarebbe dovuti tornare a votare. Ma è stato così raro che dicesse qualcosa d’intelligente che l’ha perfino dimenticata.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 30 aprile 2006

ESORDIO INQUIETANTE - SI FRONTEGGIANO DUE DEBOLEZZE SPECULARI. LE ELEZIONI DEI DUE PRESIDENTI SINDACALISTI ANTICIPANO IL SICURO VIETNAM PARLAMENTARE AL QUALE IL CENTROSINISTRA SARÀ CONDANNATO…
Nella lunga notte della Repubblica, il centrosinistra, invece di prendere avventurosamente il largo, rischia pericolosamente di naufragare. Romano Prodi, dopo il 9 aprile, vince le elezioni alla Camera con 24.755 voti di scarto. Franco Marini, dopo dodici ore al cardiopalma, non vince i primi due scrutini al Senato. La prima legislatura millesimata della storia italiana non riesce ancora a nascere. E forse era già scritto, per come i «vincitori» ne hanno gestito questo complicatissimo inizio. Quasi come la sfida del 9-10 aprile tra Berlusconi e Prodi, anche la tormentata maratona di Palazzo Madama si conclude con un risultato anomalo. Andreotti perde, ma Marini non vince. Ancora una volta, si fronteggiano non due forze spettacolari, ma due debolezze speculari. Eppure, tra la sconfitta del primo e la mancata vittoria del secondo, è quest´ultima che rischia di bruciare di più.
Marini, a questo punto, può diventare un´anatra zoppa. Se è ancora il candidato dell´Unione al Senato, nello scrutinio di oggi si gioca a dadi la sua elezione. Se passa, è comunque un vincitore infiacchito. Se non passa, si apre uno scenario indecifrabile. Prodi rischia di non poter formare il suo governo e di dover rinunciare a un rapido conferimento dell´incarico da parte del Capo dello Stato. Ma anche se il suo tentativo riuscisse, e oggi a Palazzo Madama non ci fossero sorprese dopo questa fantasmatica notte, quello che è accaduto non può tranquillizzare nessuno. È un test inquietante, che anticipa il sicuro Vietnam parlamentare al quale il centrosinistra sarà condannato comunque nei prossimi mesi. «La maggioranza tiene», ha detto Franco Giordano, prossimo segretario di Rifondazione, dopo la prima fumata nera su Marini. È tutt´altro che una consolazione. Una maggioranza stabile, se esiste come tale, non «tiene», ma si impone con la forza dei numeri, per quanto esigui e millesimati, ogni volta che è richiesta una conta. In caso contrario, rischia di essere solo una maggioranza variabile. Esiste in teoria, ma nella pratica è costretta ogni volta a scommettere il tutto per tutto fino all´ultimo voto, con la minaccia costante dei franchi tiratori nel voto segreto o degli assenti ingiustificati in quello palese. Che questo fosse il destino, al Senato, era già stato detto, alla luce dei fragili equilibri usciti dall´urna il 9-10 aprile. Ma ieri se n´è avuta una rappresentazione plastica e drastica. Grazie allo sciagurato «porcellum» elettorale varato dal centrodestra, non siamo alla governabilità, ma alla casualità. Non siamo alla politica, ma alla cabala. Non siamo in una democrazia occidentale, ma alla roulette russa.
Il governo Prodi, se mai vedrà la luce, si dovrà abituare a vivere (e a legiferare) con il pallottoliere in mano. Oltre che di politici molto coraggiosi, avrà bisogno di matematici molto precisi. L´intifada azzurra in Parlamento, già ampiamente e logicamente promessa dal Cavaliere, non darà tregua alla nuova maggioranza. Serviranno disciplina, coesione, senso di responsabilità. Merce rara, nell´Unione vittoriosa per un´incollatura alle elezioni di venti giorni fa. La prova sta nei voti persi da Marini alle prime due votazioni al Senato. Sta in quella manciata di schede bianche o volutamente storpiate, con le quali qualcuno ha voluto aprire un po´ di fuoco amico contro la coalizione. E per quello che vale, sta anche in quella discreta messe di voti attribuiti a D´Alema nella seconda votazione per la presidenza della Camera. Nulla che metta a rischio l´elezione di Bertinotti, almeno quella regolarmente prevista per oggi. Ma abbastanza per temere un deprecabile residuo di basso mercantilismo sulle poltrone, un fastidioso pulviscolo di dissensi ostinati, di disagi diffusi, di ripicche trasversali.

Un po´ più di cautela, nel maneggiare un risultato elettorale obiettivamente complesso, non avrebbe guastato. Un po´ più di perizia, nell´affrontare i prossimi passaggi politico-istituzionali oggettivamente delicati, non guasterà. In primo luogo, la stessa elezione di Marini a Palazzo Madama. Se la coalizione non serra i ranghi, rischia seriamente il suicidio. In secondo luogo, la squadra di governo, se mai sarà possibile formarne uno. Mettere a posto le caselle, accontentando undici partiti rinvigoriti dalla dose letale di proporzionalismo iniettata nel sistema con la porcata calderoliana, è un´opera defatigante, e per certi versi deprimente. Ma nelle prossime ore Prodi non può e non deve sbagliare una mossa. E soprattutto deve fare in fretta. Un ingresso diretto nell´esecutivo, da parte dei leader dell´alleanza, sarebbe sicuramente un segnale di forza. Trasmetterebbe anche un senso di fiducia autentica e condivisa, rispetto all´avventura che sta per cominciare, se questi stessi leader, nell´assumere vicepresidenze o ministeri di peso, si disimpegnassero dai rispettivi partiti. E ne affidassero la gestione (almeno nel caso di Ds e Margherita) a uno o due credibili mallevadori, cui affidare il compito di far nascere, finalmente in pochi mesi, il mai tanto evocato "partito democratico". In terzo luogo, l´elezione del nuovo presidente della Repubblica. A questo punto, e a maggior ragione dopo il risultato di ieri, il Quirinale è uno snodo fondamentale per gli equilibri dell´intera legislatura. Se Prodi è convinto che la soluzione migliore sia la riconferma di Ciampi, vada a offrirgli ufficialmente il reincarico, insieme a Berlusconi che ha dichiarato (almeno in pubblico) di gradire l´ipotesi. In caso contrario, ha due strade. La prima è più larga: rediga una rosa di nomi, con spirito bipartisan, e la proponga al centrodestra per ritentare il fortunato «metodo Ciampi» del ´99. La seconda è più stretta: avanzi una candidatura seria, anche di parte ma concertata a fondo insieme agli alleati, e la imponga a maggioranza alle Camere riunite in seduta comune.
Non c´è più spazio per altri pasticci. Il centrosinistra, se Marini riuscirà ad imporsi, ha il diritto e il dovere di governare. Qualunque sia l´orizzonte che ha davanti. Qualunque esitazione, qualunque cedimento, non è un pericolo solo per il futuro del Professore, ma per il futuro dell´intero Paese. Oggi più che mai siamo sospesi tra nuove tensioni bipolari e vecchie tentazioni consociative. Il nostro sistema politico, come diceva Bobbio, incuba ancora la sindrome del «centrismo perpetuo». Ma a dispetto delle apparenze, come sosteneva lo stesso Bobbio, l´ipotesi di un accordo di governo tra maggioranza e opposizione «è impensabile in una democrazia occidentale». La grosse koalition tedesca è nata storicamente da un accordo sottoscritto in condizioni di emergenza per la Germania di allora. Sta a Prodi dimostrare con i fatti che nell´Italia di oggi l´emergenza non c´è. E che la lunga notte della Repubblica, sia pure per pochi millesimi, può finire lo stesso
Massimo Giannini per “la Repubblica” da Dagospia 29 Aprile 2006


FRANCESCO MARINI IN SCALFARO
Cose dell'altro mondo. Al Senato 
non sono bastate tre votazioni (la seconda è stata ripetuta) a Franco Marini, per essere eletto a presidente del Senato. Dopo la prima tornata alle urne (Marini 157 voti, Andreotti 140). La seconda è stata annullata per la contestazione di tre schede col nome "Francesco Marini". Di fronte ai contrasti tra i segretari (4 dell'Unione, due Cdl) Scalfaro (!) ha annullato e ripetuto la votazione alle 22, tra le polemiche. Allo spoglio, verso le 1,30, Marini ottiene 161 voti contro i 155 di Andreotti. Cinque le schede nulle. Una valutata nulla. Incredibilmente una scheda "Francesco Marini" è stata valutata valida (!)  ed assegnata a Franco Marini!  In attesa della lettura dei risultati - mentre il "seggio elettorale" veniva  sospeso! - scaramucce tra l'Udeur Cusumano ed esponenti della Margherita.  Oggi si rivota alle 10.30, quando sarà necessaria, per essere eletti, la maggioranza dei presenti.

Massima del giorno
La saggezza fa parte della cultura e non della cultura scientifica. Dunque solo l’uomo di lettere ha i piedi ben piantati per terra, se è saggio.
G.P.


MOLLICHINE
Prodi tuona contro una riforma costituzionale che dà maggiori poteri al premier. Quale mirabile autocoscienza.

Cossiga ad Andreotti: “Ritirati, altrimenti ti voto”. Come quello che disse: “Non farti più vedere altrimenti ti sposo”.

26 aprile, Prodi: “Ah, non sono piaciuti? Allora depreco anch’io gli eccessi”.

Iran. Condy Rice: “Per essere credibile l’Onu deve agire”. Ma per essere l’Onu, no.

Ahmadinejad  ha definito l’Olocausto una “leggenda”. Nel suo caso in senso etimologico: dovrebbe leggere un po’ di più.

Gianni Pardo


IL VECCHIO LIBERALE
In tempo di pace non s’immagina la guerra. In tempo di democrazia non s’immagina l’oppressione. In un paese civile come l’Italia non s’immagina che cosa può avvenire in un paese barbaro. Ma il vecchio liberale sa da sempre che cosa è stato l’orrore della dittatura ideologica e dei suoi lager perché l’ha letto, un’eternità fa, in libri di cui ha ormai dimenticato l’autore. E poi, anno dopo anno, ha pianto con le vittime, Masaryk, Slansky, Imre Nagy, Dubcek. Infine ha leggiucchiato tanta di quella storia, a destra e a manca, da avere misurato tutto intero l’orrore della processione dei carnefici, cioè dei sacerdoti di questa religione satanica: da Felix Dzerzhinskij, a Stalin, a Mao e a Pol Pot. Chiunque crede che qui si stia esagerando legga almeno un libro, uno solo, di un ex-comunista per giunta: “Buio a mezzogiorno”, di Arthur Koestler. A suo tempo fu una rivelazione per tutta quell’Europa che aveva deciso di non chiudere gli occhi: per qualunque lettore il quadro sociale, il sistema politico, l’orrore poliziesco e la crudeltà di quel mondo sono indimenticabili. Meglio non parlare di comunismo realizzato, se non si è letto questo libro.
Il liberale è spinto dal suo allarmato e documentato odio tanto per il comunismo quanto per tutti i fondamentalismi (inclusi i vari fascismi, l’integralismo islamico e perfino il cattolicesimo militante) a schierarsi senza esitazione accanto a chi li combatte. In Italia, se non ci fosse un centro moderato, il liberale voterebbe per Fini o Casini. Se non ci fossero loro voterebbe per Rauti. Se non ci fosse Rauti e il Diavolo si dichiarasse anticomunista, voterebbe per il Diavolo.
Qualcuno può obiettare che il comunismo italiano di oggi non induce certo a mangiare i bambini. Ed è vero. Infatti il suo non è un “programma di crudeltà”, un programma che del resto nessuno mai sbandiera: quello che fa paura è l’essenza stessa di ogni fondamentalismo, cioè “la certezza d’essere nel giusto”. Perché in nome di questo ideale e di questa certezza si crede d’avere titolo a commettere qualunque nefandezza. È questa la molla degli orrori. È questo l’atteggiamento che spaventa, anche nell’estrema sinistra italiana.
A questo punto qualcuno, illudendosi, obietta che gli italiani sono incapaci degli orrori di cui si sono resi colpevoli i russi e i cambogiani, i tedeschi e gli ungheresi, i cinesi e i boemi. Purtroppo, la storia ha provato che non esiste una nazionalità o una categoria dei cattivi. Basta leggere “La banalità del male”, di Hannah Arendt. Persone che il giorno prima erano salumieri, ragionieri o maestri elementari il giorno dopo possono divenire professionisti della tortura, massacratori all’ingrosso, stupratori. Eichmann era assolutamente normale. Era anzi un mediocre privo di personalità, esattamente come la maggior parte delle persone che incontriamo ogni giorno: uomini abituati a fare quello che fanno gli altri e a non avere idee proprie. In generale si potrebbe dire che la situazione crea i comportamenti. Per effettuare uno studio di psicologia, in seguito divenuto famoso, alcuni studenti di un’Università americana furono divisi in carcerati e carcerieri, e poco tempo dopo fu necessario sospendere l’esperimento perché i finti carcerati erano diventati ribelli ingovernabili e i finti carcerieri sadici e brutali.

Noi siamo abituati a concepire un’Italietta buonista e vagamente ridicola, quella della bandiera con su scritto “Tengo famiglia”. E dimentichiamo che la Germania degli Anni Trenta era più bigotta, più conformista e più perbenista dell’Italia di allora ed anche di oggi. E tuttavia fra quegli stessi tedeschi conformisti e religiosi si trovò abbastanza gente per disonorare la Germania con crimini indimenticabili. No, l’italianità non è affatto una garanzia, basti pensare a ciò che avvenne nel Triangolo della Morte. Non bisogna mettere in mano un bastone neanche ad un onest’uomo: si potrebbe scoprire che è un sadico.
Non solo è doveroso giudicare con estrema severità il comunismo storico: è addirittura una bestemmia parlarne con serenità. Ha fatto troppo male perché si possa pronunciarne il nome senza un brivido nella schiena.
Un nemico del popolo (ovviamente)


ATTENTATO NASSIRIYA: COSSIGA, «MILANO CHIAMA, NASSIRIA RISPONDE»
Tre carabinieri italiani e un militare rumeno sono morti questa mattina a Nassiriya in seguito a un'esplosione che
ha colpito un convoglio militare formato da quattro veicoli. Secondo una prima ricostruzione, la bomba è esplosa durante il passaggio di una camionetta a bordo della quale viaggiavano i tre carabinieri, il militare rumeno e un capitano dell'esercito italiano. Quest'ultimo èrimasto gravemente ferito.
"Milano chiama, Nassyria risponde! E magari uno di quei "valorosi" giovani sarà il prossimo ministro dell'Interno! Vergogna!". Ad affermarlo l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. "Il 25 aprile dal corteo di Milano i "nuovi resistenti" - dice - idealmente uniti ai vecchi volontari islamici inquadrati nelle SS naziste, 'hanno chiamato', bruciando la bandiera dello Stato d'Israele, offendendo la memoria dei ragazzi israeliani della Brigata palestinese morti per la liberazione d'Italia dal nazifascismo, insultando un rappresentante dei deportati politici civili italiani a Dachau". "La "nuova resistenza" antioccidentale", aggiunge Cossiga, "ha subito risposto da Nassyria, ricordando l'invocazione "democratica" urlata da giovani "democratici" in un corteo pacifista, la versione modernizzata degli slogan dei ragazzi del movimento negli anni di piombo durante gli scontri con le forze di polizia, e considerati "sgherri nazisti: "Ora e sempre resistenza!", versione che ora suona "Dieci, venti, mille Nassyria!" Milano chiama, Nassyria risponde! E magari uno di quei "valorosi" giovani sarà il prossimo ministro dell'Interno! Vergogna!". (AGE)


Mica scemo il "furbetto"
Come si fa a definire "socialmente pericoloso" uno che si tromba Anna Falchi?
Cordialità.
Massimo C. Denominatore

Sogno o son destro..?..
Secondo quella santa donna di Rossana Rossanda noi elettori di destra siamo quelli che parcheggiano in seconda fila, e, quindi, siamo rozzi, grezzi e volgari, peggio degli animali, mangiamo con le mani e ruttiamo a tavola, usiamo il telefonino in modo becero, guardiamo il Grande Fratello, Rete 4 e non Fazio, etc. etc..
Probabilmente è tutto vero.
Ma siamo molto meno stronzi di lei.
Cordialità.
Massimo C. Denominatore


L’OPPORTUNITÀ DELLA GUERRA
La distinzione fra guerre offensive e guerre difensive è estremamente aleatoria. Spesso chi intende condurre una guerra di aggressione la maschera da guerra difensiva e dunque non basta guardare a chi fa in concreto la prima mossa. Perché la prima mossa fa parte della tattica, mentre volere o non volere una guerra fa parte della strategia. Nel 1967 Nasser creò il casus belli con Israele – chiedendo il ritiro degli osservatori dell’Onu e chiudendo gli stretti di Tiran - e con ciò dimostrò concretamente di volere la guerra. La prima mossa militare invece fu dello Stato aggredito (Israele) che distrusse l’aviazione egiziana al suolo e non per questo divenne lo Stato aggressore.
Si noti al passaggio che le formali dichiarazioni di guerra, presentate dall’ambasciatore con la piuma sul cappello, non si usano più dai tempi di Pearl Harbour. E dal momento che in seguito tutto quanto avvenuto è giudicato sulla base delle appartenenze politiche, tanto vale discutere dell’opportunità della guerra, senza perdere tempo a vedere se essa sia aggressiva o difensiva.
La semplice espressione – opportunità della guerra - fa certo saltare sulla sedia le anime belle: “la guerra non è mai opportuna!”, grideranno; e c’è del vero, in questa affermazione. Ma la pace può a volte produrre effetti più negativi d’una guerra: proprio perché non la evita. Con gli accordi di Monaco del 1938 le potenze democratiche tollerarono la cancellazione della Cecoslovacchia e tutti applaudirono quel momento come il prevalere della pace sulla guerra. Ma Winston Churchill disse: “The nation had to choose between shame and war. We have chosen shame. We shall get the war as well." La nazione doveva scegliere fra la vergogna e la guerra. Abbiamo scelto la vergogna. Ma avremo anche la guerra. Churchill fu buon profeta, quella volta. Ma in generale, chi può dirlo? Chi può dimostrare, e in che modo, che una guerra sia più opportuna della pace, in un dato caso? Catone aveva ragione o torto, nel reclamare in tempo di pace la totale distruzione di Cartagine?
L’opportunità di una guerra è dimostrata a posteriori dalle sue conseguenze; o dalle conseguenze del non averla cominciata. E quando la storia emette la sentenza, chi ha avuto ragione se ne vanterà e chi ha avuto torto se ne dorrà: ma il problema è che la decisione va presa prima; quando ancora non si sa chi avrà ragione e chi avrà torto.

Un esempio. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Germania aveva notevoli limiti per il proprio riarmo: i vincitori infatti non volevano trovarsi a dover combattere una nuova guerra e a garanzia dell’impegno s’erano riservati il diritto di invadere il paese vinto, o almeno la Ruhr, se esso avesse violato il Trattato di Versailles. Ma quando Hitler lo fece la Francia pacifista, aborrendo il ricorso all’esercito, non intervenne. Il seguito si sa. Mentre una piccola azione militare avrebbe evitato la Seconda Guerra Mondiale, il pacifismo di una grande democrazia causò la più grande umiliazione della Francia dai tempi di Vercingetorige e, niente di meno, la Seconda Guerra Mondiale.
Passando al presente, che fare nei confronti di un Iran integralista, aggressivo e delirante, che vuole per giunta dotarsi dell’arma nucleare? Il problema è troppo complesso per essere discusso da incompetenti ma un’osservazione, riguardo a pacifisti e bellicisti, si può fare.
I pacifisti hanno la vita facile. Se la storia dimostra che hanno avuto ragione, non solo possono gloriarsene, ma hanno dalla loro l’atteggiamento morale. “Ve lo dicevamo che la guerra è sempre un male. E per giunta nel caso specifico si è dimostrata un errore”. Se la storia invece dimostra che hanno avuto torto, hanno sempre la possibilità di dire: “Siamo stati troppo per bene, e troppo innamorati della pace, per concepire la nequizia di simili nemici. I guasti che sono conseguiti dalla nostra buona fede sono tutti colpa di quei nemici, non nostra. Noi siamo fra le vittime”.
I bellicisti al contrario hanno sempre vita difficile. Se la storia dimostra che hanno avuto ragione, i pacifisti piangeranno con ragione sul costo della guerra, che è sempre alto. E magari diranno audacemente che, evitandola, non sarebbe successo niente. Se invece la storia dimostra che hanno avuto torto, i bellicisti non troveranno nessuno, né in cielo né in terra, che spenda una parola per la loro buona fede. Churchill non ebbe buona stampa e fu nominato Primo Ministro solo quando il Regno Unito fu sull’orlo del baratro. Fino a quel momento i “buoni” erano Chamberlain e persino Mussolini.
L’Iran è un serio pericolo contro cui bisognerebbe reagire o è, secondo l’espressione di Mao, “una tigre di carta”? Chi scrive queste righe non lo sa, ma fra qualche anno tutti diranno d’averlo saputo.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 27 aprile 2006


La feccia d'Italia
Purtroppo succede ogni anno che, durante i cortei del 25 aprile, i nazirossi contestino la gloriosa Brigata Ebraica, ma quest'anno si sono scatenati  forse perche' forti del fatto di aver vinto le elezioni.
Purtroppo succede ogni anno che la polizia, anziche' isolare i gruppi nazisti, obblighi chi porta il gonfalone della Brigata a isolarsi dal resto del corteo per avere meno visibilita' possibile.
Quest'anno il 25 aprile e' coinciso con la commemorazione del genocidio degli ebrei in Europa e ai nazirossi naturalmente non e' parso vero di sputare proprio in questo giorno sopra la bandiera di Israele, di bruciarla, di calpestarla sotto i piedi, di urlare slogan di odio e di inneggiare in italiano e in arabo a "palestina rossa e intifada vincera' ".
Non sanno cosa sia il rispetto, non sanno cosa sia la democrazia, non sanno cosa sia il valore. Sono soltanto dei vigliacchi che vivono alle spalle della societa' civile e il loro modo di esprimersi e' solo violenza e volgarita'.
Mentre in Israele le sirene suonavano e tutto si fermava per ricordare i sei milioni di ebrei ridotti  in cenere, in Italia quei  vili personaggi bruciavano le bandiere biancoazzurre che si erano portati all'uopo e urlavano la loro speranza che il genocidio ebraico fosse finalmente portato a termine.
Vediamo cosa gli autonomi fingono di non sapere, vediamo chi hanno oltraggiato questi infami:
La Brigata Ebraica inizia  la sua difesa per la democrazia nel 1940 mandando tre battaglioni con la bandiera con la Stella di David in Egitto e in Cirenaica  e nel 1944 si spostano in Europa affiancando gli alleati.
130.000 volontari Ebrei hanno combattuto e  5.000 uomini della Brigata Ebraica, insieme agli Anglo Americani, hanno partecipato alla Liberazione del Nostro Paese.
Nel marzo 1945 la Brigata Ebraica ha combattuto nei pressi di Imola insieme ai gruppi di combattimento "Friuli" e "Cremona", portando a termine uno dei pochi assalti frontali con la baionetta e che in quell'azione perirono 33 uomini, che oggi riposano nel Sacrario di Piangipane.
Non sanno, gli autonomi, che la Brigata Ebraica ha partecipato attivamente alla liberazione di Ravenna, Faenza, Russi, Cotignola, Alfonsine ed Imola, pagando un debito di sangue.
La brigata ebraica fu l'unica unità militare indipendente che combatté nell‚esercito britannico e - di fatto - in tutte le Forze Alleate.

Questi atti di vero eroismo accadevano mentre, nell'allora Palestina Britannica, gli arabi, i tanto amati coccoli degli autonomi nazirossi, erano alleati dei nazisti cui chiedevano ripetutamente consigli e aiuti per  eliminare anche in Medio Oriente la presenza ebraica esattamente come il loro fraterno amico Hitler stava facendo in Europa.
In molti hanno applaudito le bandiere di Israele e lo striscione della Brigata ma lo stupro c'e' stato e il 25 aprile e' stato sepolto dalla vergogna delle solite vetrine rotte e auto date alle fiamme, bandiere israeliane bruciate, la memoria dei morti per la Liberta' offesa e dileggiata, lo  sventolio di bandiere del Che e bandiere palestinesi.
Quello che veniva considerato abominio oggi viene passato come "liberta' di opinione"e questi infami ne approfittano per esprimere la loro "opinione" negli unici modi che conoscono, la violenza, l'oltraggio, l'ingiuria e la provocazione.
Gridare assassini a chi e' morto per liberare l'Italia dalla dittatura e dalla guerra non e' liberta' di espressione, e'  vigliaccheria, e' essere criminali, e' essere feccia.
Loro, gli stessi che hanno applaudito Dario Fo e Franca Rame, sono la feccia d'Italia.
Loro, gli stessi che hanno costretto un vecchio in sedia a rotelle ad allontanarsi dal corteo colpevole di essere il padre di Letizia Moratti, sono la feccia d'Italia.
Loro, gli stessi che hanno preso a calci e pugni un cosigliere di FI perche' portava al collo il tricolore, sono la feccia d'Italia.
Loro, i nazirossi antisemiti, coloro che inneggiano a morte e terrorismo, coloro che vogliono la fine di Israele, coloro che sputano sui morti per la Liberta', sono la feccia d'Italia.
L'unica speranza, in mezzo a tanta vergogna, e' che la feccia non diventi la faccia dell'Italia futura.
Deborah Fait -
informazionecorretta

NAZICOMUNISMO
Che tristezza che nel XXI secolo si possa ancora assistere ad episodi di comunismo da guerra fredda e veder riprodotto tutto l'armamentario dell'imbecillismo intollerante sovietizzante in quelle che dovrebbero essere manifestazioni serie.
Il 25 aprile dovrebbe essere una ricorrenza nazionale in cui gli italiani celebrano l'anniversario della liberazione dello stato dalle forze di occupazione nazista, dunque non vorremmo vedere esempi di inciviltà ed incidenti e soprattutto bandiere di partito, perché si partecipa ad una manifestazione nazionale in quanto cittadini, senza distinguere tra l'appartenenza ad una formazione politica o ad un'altra. Purtroppo, che  il 25 di aprile sia un'occasione per risfoderare la lotta politica e dare sfoggio dei più vergognosi, e vorremmo poter dire fuori moda, atti di intolleranza ideologica ormai è fuori discussione, perché si tratta di un dato sotto gli occhi di tutti. A Milano, il ministro e candidato sindaco della città, Letizia Moratti, che ha partecipato alla manifestazione in compagnia del padre, deportato nei campi di concentramento tedeschi e premiato per il valore alla Resistenza, è stata fischiata nel solito modo ormai rodato ed ancora, apparentemente, in vita : nel modo del più bieco comunismo. La si è fischiata per qualcosa che non ha nulla a che vedere con la manifestazione e, in particolare, lo si è fatto in modo gretto e violento, tanto che poco dopo il ministro ha abbandonato il corteo. Ma che importa tutto questo agli adepti del comunismo ? L'importante è raggiungere lo scopo, come diceva il loro padre-padrone Lenin riguardo al potere, per cui non si è fatto che onorare il maestro. La cosa ancora più vergognosa è stato il contemporaneo caso di fanatismo riservato ad Israele dai cosiddetti Autonomi - ma autonomi da cosa, visto che paiono gli studenti più meritevoli del codice mentale comunista ? -, i quali, come da manuale, hanno bruciato due bandiere di Israele ed hanno intonato canti inneggianti alla Palestina libera, rossa ( qualcuno può sorprendersi ? ), e, semplicemente, alla morte di Israele. Che questa banda di comunisti ortodossi, retrivi ed abominevoli come la loro ideologia, siano più che abbondantemente rappresentati in Parlamento non può che preoccupare ; vedi in proposito il caso della coppia dei giullari rossi, Franca Rame e Dario Fo, i quali hanno affermato, davanti ai loro beniamini con il martello in testa e la falce al collo, che si stanno attivando per provvedere alla tutela degli attentatori di Buenos Aires, già i poveretti che, così turbati nell'animo dalla manifestazione missina del pomeriggio, hanno pensato di provocare ingenti danni alla proprietà pubblica e privata, oltre che danni alle forze dell'ordine ed a comuni cittadini. Facendo in questo modo cento volte peggio del peggiore comportamento che questi comunistelli potrebbero attribuire ai missini.

Ma tutto questo arsenale ispirato alla più pura idiozia ideologica e materiale non doveva essere già in soffitta e relegato ormai agli aspetti più raccapriccianti e maleodoranti del XX secolo? Possibile che certe cadute in basso siano ancora così frequenti e che si riproducano con lo stile vecchio e aberrante, ma sempre uguale, cioé intollerante, assoluto e violento, del comunismo sovietico-cinese?
Di fronte a questo spettacolo macabro e rivoltante, il fatto che il Presidente della Repubblica Ciampi intervenga con un discorso falso e fiabesco sulla capacità del popolo italiano di vivere nell'unità e nella condordia ( come ha fatto alcuni giorni or sono )  dimostra un paio di cose : che l'istituzione del Presidente della Repubblica, così come prevista dalla Costituzione, è una figura insignificante ed apprezzata da tutti perché, in buona sostanza, non conta nulla e si limita ad una pura rappresentanza protocollare e ultraretorica; e che è piuttosto opportuno che Carlo Azelio Ciampi sia accontentato, cioè sia evitata nella maniera più categorica la sua rielezione al Quirinale.
 
LUCIO SERGIO CATILINA


Siamo ancora qui, Mondo!
Siamo qui, Mondo, siamo gli ebrei, siamo i sopravvissuti, siamo quelli che stasera accenderanno a Gerusalemme sei torce  che lanceranno le loro fiamme verso il cielo, alte nel buio della sera in cui ha inizio il Giorno del Ricordo, Yom Ha shoa'.
Siamo qui , Mondo, siamo gli ebrei , siamo i sopravvissuti, siamo quelli che, attraversata l'Europa che aveva tentato di inghiottirci,  sono saliti su barche  di ferro arrugginito e siamo venuti a ricostruire il nostro Paese e, anche tra le onde e col pericolo di annegare, dovevamo nasconderci perche' c'era qualcuno che ci correva dietro per impedirci di ricominciare a vivere.
Siamo noi, i sopravvissuti e ci siamo gettati fra quelle onde, di notte, per arrivare a  nuoto in Erez senza farci vedere da chi ci dava la caccia in mare e poi in silenzio siamo saliti lungo la costa per non farci scoprire da chi ci dava la caccia sulla terra.
Siamo gli ebrei, Mondo, i soparvvissuti e siamo  venuti a ricostruire il nostro Paese. Lo abbiamo trovato coperto di sabbia e noi lo abbiamo trasformato e ricoperto di fiori, noi, i sopravvissuti. Gli ebrei.
Sei bracieri lanceranno  le loro fiamme  contro il cielo stasera e sei vecchi , ogni anno piu' vecchi, ogni anno piu' disperati, ogni anno piu' stanchi racconteranno la loro storia di orrore e piangeranno non per aver visto i forni e il fumo uscire dai camini ma perche' " mi hanno portato via e non so come e' morta mia mamma, non ho potuto salutarla".
E' questo rimorso che li fa piangere, non l'inferno da cui sono usciti viventi ma non vivi.
Sei giovani ebrei, sei figli di Israele, porgeranno loro le torce per accendere i barcieri, in silenzio, in un silenzio che urla al mondo "Siamo qui, siamo ancora qui. Guardateci, siamo noi, gli ebrei, i sopravvissuti, i vecchi usciti dall'orrore e i giovani che quell'orrore non lo vogliono piu' rivivere".
Siamo i figli di Israele e non ci piegherete.
Guardateci bene!  Guardateci in faccia! Siamo qui, il fuoco urla in silenzio verso il cielo, lo stesso cielo di chi oggi nega, lo stesso cielo di chi oggi vuole un'altra Shoa' , lo stesso cielo di chi ride dei sei milioni, lo stesso cielo di chi vuole altri cinque milioni da ammazzare. E' lo stesso cielo, guardate , guardateci in faccia.
Ridono, negano, dicono " Non e' finita, morirete ancora".
Silenzio! Sei milioni!
Auschwitz e' laggiu', la cenere e' laggiu' e la Shoa' restera' immobile nella storia passata e futura del mondo fino alla fine dei secoli.
Ridono, negano, non sono ancora sazi ma non importa, La Shoa' restera' fino alla fine del mondo e sei milioni, sei milioni, sei milioni saranno la' per sempre, nell'aria , nel vento, tra le nuvole, nella nebbia, nella pioggia, nella neve, nella terra d'Europa per sempre.
Per sempre.
Guardate, ci siamo ancora, siamo gli ebrei, i sopravvissuti.
Abbiamo la testa alta, le schiene dritte, siamo nel nostro Paese e ci difendiamo.
Siamo gli ebrei di Israele.

La sabbia e' diventata alberi, prati, fiori.
Altri diavoli vogliono mangiarci e noi non lo permetteremo, abbiamo combattuto guerre e le abbiamo vinte ma loro, i diavoli,  non sono sazi , vogliono il nostro sangue, vogliono i nostri corpi, vogliono i nostri figli e allora noi  costruiamo una barriera per dividerci da loro e per salvare le nostre vite, per far vivere i nostri figli, perche' possano correre nei prati.
Gerusalemme,  scrive un amico,  restera' come un diamante incastonato tra mura che  lo proteggono  e lo fanno  brillare ancora di più e il mondo dove l'umanità è ancora viva, possa vederlo e ammirarlo quale esempio di forza interiore vòlta a salvaguardare il bene più prezioso che possiamo avere: la libertà conquistata al prezzo più alto.
Si, la liberta'.
Noi siamo qui, a testa alta, che  sorreggiamo le teste stanche di chi e' uscito dall'inferno senza nemmeno poter immaginare che un giorno, a Gerusalemme, a casa loro,  dei giovani e orgogliosi ebrei  li avrebbero aiutati ad accendere dei bracieri, uno per ogni  milione , per ricordare e per  dire ad altri diavoli "Non ci toccherete mai piu'" .
Siamo qui, Mondo, e penso alle parole dette da Ariel Sharon nel 2004 :
"Ricordate le vittime, ricordate gli assassini ma ricordate che il mondo e' rimasto in silenzio".
Oggi dorme Ariel Sharon e non sa che, mentre altri diavoli parlano e vogliono ributtarci nel fuoco, il  mondo resta ancora in silenzio.
Noi  siamo qui, abbiamo le teste alte, le schiene dritte, il nostro Paese bellissimo e non permetteremo a nessuno di toccarci.
Oggi, Yom Ha Shoa', in Egitto altri morti, altro fuoco, altre bombe, altri diavoli assetati di carne e di sangue ma  il mondo sta ancora in silenzio, il mondo e' pronto a scusarli e a parlare con loro.
Il mondo vigliacco!
Ricordatelo, Mondo, noi siamo qui, ci colpiscono, ci ammazzano ma non potranno mai ucciderci.
Siamo gli ebrei di Israele, a testa alta e vi guardiamo negli occhi.
Come mai voi abbassate i vostri?
 
Deborah Fait
- informazionecorretta

Massima del giorno
Sono un eclettico. Cioè uno che è riuscito ad essere ignorante non in uno o due campi, ma in cinque o dieci.
G.P.


MOLLICHINE
Prodi: "Lavoriamo per un governo forte". Lui conosce solo due aggettivi: serio e forte. Gliene regaliamo altri due: responsabile e robusto.

Presidenza della Camera al Prc. Giordano: "Per rispetto istituzionale non parteciperemo ad alcun mercato". Traduzione: ricatto senza alternative.

Financial Times: <Berlusconi «cattivo perdente»> ma si sa, quando quel giornale parla di Prodi intende Berlusconi. E vice versa.

In Inghilterra hanno stabilito che la parola "omosessuale" è offensiva, e va sostituita con gay, ecc. Sono perplesso: mi devo vergognare d'essere "eterosessuale"?

Presidenza della Camera. Fassino: "Prodi, assumi l'iniziativa per risolvere l'impasse". E "Lo sventurato rispose".

D‚Alema: "Il Quirinale è un bene che non può essere lottizzato dai partiti". Cioè non se ne può avere una fetta e bisogna prenderlo tutto.

Follini: prima contro Berlusconi, ora anche contro l'Udc. Bisogna sorvegliarlo: potrebbe suicidarsi.

Gianni Pardo


INDRO MONTANELLI
A Pagina cinque del “Giornale” del 23 aprile 2006 c’è l’immagine della statua di Indro Montanelli, ora posta in un giardino pubblico di Milano. Essa riproduce una fotografia di Indro seduto più o meno per terra, mentre scrive sulla famosa “Lettera 22” che tiene sulle ginocchia ossute. Questa immagine può non dire molto ai giovani: ma chi è stato per decenni lettore di quel grande giornalista la conosce a menadito e la considera una sorta di monumento. Bene ha fatto il sindaco Albertini a riportare su bronzo una memoria comune a tanti.
Gli uomini venerano - magari finché non li ammazzano - i grandi demagoghi e i grandi tiranni: Stalin, Hitler, Mao. Per il resto rifiutano di riconoscere la grandezza dei loro contemporanei. Passeggiando al centro di Londra s’incontra la statua di Winston Churchill ma da vivo gli inglesi lo ringraziarono d’avere salvato l’Inghilterra mandandolo a casa e preferendogli un incolore Anthony Eden. Solo chi ha buona memoria ricorda di quanti insulti e calunnie fu fatto oggetto De Gaulle, da vivo. Anche da parte di giornali - anzi, soprattutto da parte di giornali - che si volevano intelligenti ed intellettuali come “Le Monde” di Beuve-Méry. E si potrebbe continuare. Proprio per questo, sin da giovani bisognerebbe imporsi di diagnosticare in tempo chi, un giorno, si potrà vedere su un piedestallo. De Gasperi, per esempio, ma non Togliatti, associato ad un criminale internazionale come Stalin. Oggi fra i grandi riconosciuti come tali anche dalla sinistra c’è De Gaulle, certissimamente, e anche Montanelli. Ed erano riconoscibili come grandi già dai contemporanei.
Personalmente, proprio questo gli scrissi, molti anni fa. Non conservo la lettera ma più o meno essa diceva: Lei morirà, un giorno. E allora i posteri si accorgeranno che lei - dopo che in vita le hanno dato del fascista, l’hanno insultato in ogni modo, fino a far sì che qualcuno le sparasse alle gambe - è stato un grand’uomo. Ebbene, io questa soddisfazione gliela voglio dare mentre è vivo. Scrivo appunto per dirglielo. Lei deve gustare questa riconoscimento dell’Italia in anticipation, nel senso che dev’esserne sicuro sin da ora. Deve vedere in me il primo di una folla che un giorno si leverà il cappello dinanzi a lei come giornalista, come scrittore e come difensore della libertà.
Mi rispose ringraziandomi.
Bisognerebbe andarci piano col disprezzo dei contemporanei. Esso è fin troppo corrente, nel fuoco del dibattito politico. Ci sono molti nomi che sul momento sono stati segno di contraddizione e che il tempo ha rivalutato: Richard Nixon, Margareth Thatcher, Ronald Reagan, Bettino Craxi. A quest’ultimo scrissi una lettera analoga ad Hammamet e lui pure mi rispose ringraziandomi, con una lettera manoscritta che decifrai a fatica. E poiché i nomi rivalutati sono stati più spesso conservatori che “progressisti”, tutti i “progressisti” (oggi più che mai tra virgolette) sono invitati alla moderazione per non dovere, da vecchi, riconoscere che da giovani sono stati ingiusti. E anche se i conservatori credono d’avere ragioni per disprezzare certi politici di sinistra, è bene pensino che il tempo potrebbe rivalutarli. Magari riconoscendo nella loro azione più lati positivi di quanti ne vedessero loro sul momento.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 23 aprile 2006

In nota (clicca qui) una lettera che scrissi a Montanelli, nel 1996, quando si era scatenato nella sua crociata anti-Berlusconi.

FRODI
E così, ci dicono quelli della Corte Suprema (!) , le elezioni sarebbero state vinte da Prodi per una manciata di voti. Bush telefona, telefona anche Putin. Dunque, cinguetta "il Corriere della pappa e cicca", tutto come previsto...  solo un neo: quel cafone di Berlusconi che non sa perdere e non telefona. Chissà cosa ne penseranno le massaie europee che stravedono per  la gran classe della regina Elisabetta che ci va anche a letto con la borsetta...
E Prodi? Pronti via, Prodi - sorriso d'ordinanza.  pancia a terra, linguetta alla Fantozzi - a spartire le sedie "istituzionali": il senato a quello, la camera a quell'altro, il presidente della Repubblica a chi resta.
Che classe,  l'ometto, quasi come la regina.
Si, vabbuono, l'avete capito. A dirla tutta... scappa da ridere.
Mai vittoria - e parliamo di numeri
(la differenza tra gli schieramenti è  zero virgola zero qualcosa), politicamente questa è una roba da Pirro... - fu più risicata.
Ma  è vittoria?
Qui possiamo affermare con ragionevole certezza che basterebbe un controllo accurato delle 4423 sezioni elettorali dell'Emilia Romagna, e nelle altre migliaia delle regioni rosse,  per mettere in discussione  il risultato elettorale.
Non ci credete? Bene, i conti fateli voi. Questi i fatti, accertati e documentati:
Lunedì 17 aprile 2006 già 1.297 erano i voti recuperati in Emilia Romagna dalla Casa delle Libertà dalla verifica effettuata e certificata dai magistrati dell'Ufficio centrale circoscrizionale.
"Tali voti - spiega in una conferenza stampa  l'On. Bertolini, Coordinatore regionale di Forza Italia dell'Emilia Romagna, dopo aver seguito personalmente tutte le operazioni di verifica - sono stati 'recuperati' in sole 46 sezioni sulle circa 250 verificate, i cui verbali, con evidenti anomalie, sono stati ricontrollati alle scuole di via Scandellara a Bologna, dove viene raccolto tutto il materiale elettorale. Le sezioni che non sono state controllate direttamente dai rappresentanti dei partiti sono quindi 4200 sulle 4423 sezioni presenti in Emilia Romagna".
Per la parlamentare azzurra, alla luce di questi risultati, sarebbe "opportuno e legittimo andare a revisionare tutti i verbali, anche quelli che all'apparenza sembrerebbero senza evidenti anomalie".
A seguire, martedì 18 Aprile 2006 i rappresentanti delle liste di Forza Italia e della Lega Nord presso l’Ufficio Centrale Circoscrizionale della Corte d’Appello della Regione Emilia Romagna hanno depositato un ricorso per chiedere che sia terminata la verifica dei dati elettorali su tutte le oltre 4200 sezioni che non sono state esaminate direttamente dalla Commissione Elettorale.
Tale richiesta veniva motivata dalle numerose anomalie e discrepanze  rilevate tra i dati riportati dai funzionari della Commissione nelle tabelle definitive di conteggio dei voti e i dati contenuti nei verbali.
Inoltre alcuni voti attribuiti dalla Commissione, derivanti dalle schede contestate, non erano stati conteggiati nel computo finale dei voti.
"Ci insospettisce il fatto che sono sorti degli errori - ha spiegato l'On. Isabella Bertolini - e che organi istituzionali come sono le Commissioni chiudano gli occhi e vadano avanti nonostante l'evidenza".
Nelle ore seguenti i  rappresentanti di Forza Italia hanno continuato a incrociare i verbali degli scrutini e i risultati riportati nei tabulati scoprendo diverse 'irregolarità', al di là di quelle già individuate  nelle 250 sezioni sottoposte a controllo.

Per questo Forza Italia ha presentato alla Commissione Elettorale altri quattro ricorsi.
Comunque i controlli  non vengono  concessi;  mercoledì 19 aprile la Corte d'Appello di Bologna trasmette i dati in Cassazione.
 "Quello che è accaduto a Bologna in Corte d'Appello è scandaloso e falsa il verdetto della Cassazione. I dati trasmessi alla Corte Suprema relativi alle verifiche dei voti per l'Emilia Romagna - spiega l'On. Bertolini - non sono veritieri ma sono stati inviati ugualmente, anche se non corrispondono alla reale volontà democratica dei cittadini. Quindi come può essere legittimato il verdetto finale? Sono necessari nuovi controlli".
"L'Ufficio centrale circoscrizionale dell'Emilia Romagna - aggiunge l'On. Bertolini - in conseguenza dei ricorsi presentati da Forza Italia e dagli alleati, ha riconosciuto che il programma di computer per il riconteggio dei voti può commettere errori. Dopo le nostre segnalazioni di irregolarità, oltre ai 1500 voti recuperati in Emilia Romagna, sono venuti alla luce nuovi sbagli e gigantesche imprecisioni sui dati elettorali reali, ma i Magistrati hanno deciso di non riaprire i conteggi e quindi di non terminare le verifiche in modo analitico e veritiero".
Telefonata? Ma quale telefonata. Qui ci vuole una ricontata!
cp, 23 aprile 2006

Documentazione:
VOTI RECUPERATI DALLA CDL
SUI VOTI PROVVISORIAMENTE NON ASSEGNATI Rimini - Sezione 41 + 1 Fiamma Tricolore Bologna - Sezione 266 + 1 Alternativa Sociale Spilamberto - Sezione 4 + 1 Alleanza Nazionale Rimini - Sezione 9 + 2 Forza Italia Bologna - Sezione 264 + 1 Alleanza Nazionale Modena - Sezione 120 + 3 UDC Bologna - Sezione 156 + 1 UDC Sorbolo - Sezione 2 + 1 Forza Italia Soragna - Sezione 4 + 1 Forza Italia Ferrara - Sezione 71 + 1 Forza Italia Ferrara - Sezione 27 + 1 Fiamma Tricolore Ferrara - Sezione 6 + 1 Forza Italia Piacenza - Sezione 29 + 1 Forza Italia Savignano S.P. - Sezione 14 + 1 Forza Italia Borgonovo Val Tidone - Sezione 7 + 1 Alleanza Nazionale Bologna - Sezione 432 + 1 Fiamma Tricolore Totale voti recuperati + 19 C.d.L.
VOTI RECUPERATI DALLA CDL NELLE 250 SEZIONI RIESAMINATE Parma - Sezione 67 + 100 Forza Italia Anzola - Sezione 6   + 1 Alternativa Sociale Bazzano - Sezione 6 - 19 UDEUR Castello di Serravalle - Sezione 5   + 7 Forza Italia Medicina - Sezione 10 + 4 Fiamma Tricolore Monteveglio - Sezione 2 + 28 UDC Fidenza - Sezione 13 - 6 Rosa nel Pugno Bologna - Sezione 358 + 1 Forza Italia Bologna - Sezione 130 - 2 UDEUR Castelfranco Emilia - Sezione 7 + 100 Forza Italia San Polo d'Enza - Sezione 2 + 20 Forza Italia Salsomaggiore Terme - Sezione 7 + 48 UDC Montechiarugolo - Sezione  8 + 81 Alleanza Nazionale Bologna - Sezione 396 - 50 UDEUR Bologna - Sezione 254 + 1 Forza Italia Bologna - Sezione 237 + 66 Alleanza Nazionale  Rimini - Sezione 13 + 50 Alleanza Nazionale Guastalla - Sezione 14 + 13 Forza Italia Parma - Sezione 150 + 30 UDC Sissa - Sezione 4   - 10 UDEUR Imola - Sezione 28   + 54 Alleanza Nazionale   Pontenure - Sezione 5 + 43 UDC Pontenure - Sezione  5 - 43 UDEUR Formignana - Sezione 2 + 100 Forza Italia Bologna - Sezione 214 + 26 UDC Bologna - Sezione 214 + 1 DC - Nuovo PSI Bologna - Sezione 214   + 1 Fiamma Tricolore Collecchio - Sezione 7   + 154 Forza Italia   Noceto - Sezione 1 + 220 Forza Italia Imola - Sezione 28 -126 Comunisti Italiani Cesena - Sezione 65 + 102 Forza Italia Cesena - Sezione 65 + 43 Alleanza Nazionale Cesena - Sezione 65 + 2 UDC Cesena - Sezione 65 + 1 Fiamma Tricolore. Totale voti recuperati + 1.553 C.d.L.

L’INSULTO NEL FORUM
In giro andiamo tutti vestiti ma sotto siamo tutti nudi. Tutti dicono parolacce, ma moltissimi (e moltissime) non lo farebbero mai in pubblico. Un conto è ciò che si è disposti a fare sotto gli occhi di tutti, “firmando ufficialmente” il proprio comportamento, un altro quello che si fa quando si è liberi dal giudizio della collettività. Per questa ragione i gabinetti pubblici, quelli delle scuole ecc. sono pieni di graffiti volgari, disegni irriferibili e ogni sorta di sconcezza: perché lì ci si chiude dietro la porta e si abbassano sia i pantaloni che la moralità.
Un caso speciale sono i forum su Internet. In essi la porta chiusa è l’anonimato sostanziale e la mancanza di filtri e controlli prima della pubblicazione. Gli organizzatori dei forum sanno benissimo che è  questo che ne assicura il successo. Se si sbarrasse il passo ai maleducati, ai passionali, ai fanatici, i forum languirebbero. La loro prima funzione non è quella di esporre idee e discuterle ma quella di gridare alto e forte come la si pensa, dando nel frattempo del cretino e del disonesto a chi la pensa in modo diverso.
Il forum è utile per il “défoulement”. Questo termine psicoanalitico è così definito dal dizionario (Robert): “Accesso liberatore alla coscienza di rappresentazioni (legate ad una pulsione) mantenute fino a quel momento nell’inconscio”. Insomma, sempre parlando in termini psicoanalitici, è una “abreazione”, cioè il contrario della “rimozione” e in termini correnti un umile “sfogo”. Se non fosse che nello “sfogo” si sa già da prima ciò che si desidera dire, mentre nel défoulement per così dire il soggetto si rivela a se stesso. Molti di quelli che si lambiccano il cervello per meglio insultare chi non la pensa come loro sarebbero sorpresi, in condizioni normali, di vedersi considerare dei professionisti dell’invettiva, dei violenti della parola, degli assassini verbali. Perché quando la porta non è chiusa i “forumisti” si comportano come onesti, normali, insospettabili borghesi. E anche se si trovano a parlare con chi la pensa diversamente magari diranno in cuor loro “che cretino!”, ma non daranno luogo ad un’escalation d’insulti senza freni. Invece, dove la spontaneità ha libero corso, si ha una sorta di ping pong in cui prima ci si lanciano dei sassolini, poi delle pietre, poi dei massi, infine si passa alle armi da fuoco e ognuno cerca di dimostrare che la propria bomba atomica è la più devastante.
Fra le concause del fenomeno va segnalato che il forum, come le riunioni di condominio, concede la parola a tutti. Dunque coloro che non hanno avuto nessun diritto di tribuna, neanche in famiglia, e coloro che un diritto di tribuna non meritano, qui possono parlare e essere finalmente messi sullo stesso piano di chiunque, anche se nella vita vera sarebbe dieci gradini sopra di loro. Questi fenomeni dell’aggressività passano all’insulto direttamente dal primo intervento, proprio perché abreagiscono alla loro frustrazione. Non scrivono per dire: scrivono per mordere. Come certi botoli che in casa si sentono abbastanza forti per azzannare un bambino.
Il forum è afflitto da una grande povertà di contenuti e da un alto volume sonoro. Come una bettola piena di avvinazzati. Ma bisogna lo stesso benedirlo. Meglio tirar fuori il peggio di sé: chissà che non si riesca a conoscersi e, chissà, uscire dall’equivoco di chi pensa d’essere una persona beneducata.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 22 aprile 2006


IL VANTAGGIO DI PERDERE
In filosofia il principio del terzo escluso afferma, per esempio, che o Dio esiste o Dio non esiste. Nello stesso modo, la Cdl grida sui tetti che il centro-sinistra non riuscirà a governare e se questo è vero non dovrebbe contestarne la vittoria, dovrebbe stappare bottiglie di spumante e brindare. Sarà infatti l’Unione, non la Cdl, quella che NON potrà governare. Se invece la Cdl fosse dispiaciuta, significherebbe che avrebbe amato vincere anche senza potere poi governare: cosa che non le farebbe onore.
Per il comportamento di Berlusconi si può invece azzardare un’interpretazione diversa. Le elezioni sono state vissute non come un duello al “primo sangue”, constatato da impeccabili padrini, ma come una lotta in cui si vuole appendere la pelle insanguinata dell’avversario ad un chiodo del saloon. L’iniziativa di questo atteggiamento è stata del centro-sinistra. Per cinque anni esso ha combattuto un’autentica crociata contro un singolo uomo, fino a parlare di lui come se fosse tutta la Cdl, tutta la coalizione di centro-destra e tutto il Parlamento. Ci hanno rintronato le orecchie dicendo: “Berlusconi attenta alla democrazia”, “Berlusconi ha instaurato una videocrazia”, “Berlusconi fa leggi ad personam”, “Berlusconi è un mafioso”. Il Cavaliere è stato l’uomo nero responsabile di tutto e persino i sostenitori della Cdl non sono stati votanti anti-sinistra, ma berluscones: cioè piccoli cloni ridicoli del grande Satana e le elezioni sono state presentate come l’ordalia finale, un referendum su Berlusconi. Partendo da queste premesse si capisce che l’uomo che si voleva battere e non è stato battuto, che si voleva annientare e non è stato annientato, abbia voluto rendere amara una vittoria che sostanzialmente non è neppure tale. Berlusconi è stato capace d’apprendere in pochi mesi il mestiere del politico vincente ed è dunque ben capace d’apprendere quello di un’opposizione acre e senza sconti.
Nel mondo anglosassone si “concede la vittoria” quando il risultato è chiaro: e infatti Al Gore questa “concessione” la ritirò non appena si accorse che il risultato era in bilico. Inoltre essa dipende da un certo fair play. I candidati americani dicono: “Il mio avversario non la pensa come me e non farebbe il bene del paese come lo farei io”; ma non dicono: “Il mio avversario è un furfante, un delinquente, un mafioso avanzo di galera, uno che pensa solo ai propri interessi ed è un pericolo per la democrazia”. Perché dopo le elezioni o l’uno non potrebbe stringere la mano a un furfante ecc., o l’altro non potrebbe stringerla ad un calunniatore.
Berlusconi il sopravvissuto si vendica togliendo all’avversario il piacere d’un risultato riconosciuto e per Prodi sei decimillesimi sono troppo pochi per trionfare da solo. Questa vittoria lascia più forte il perdente di quanto non avvantaggi il vincente e il Cavaliere, stemperandola fino al ventotto aprile, le toglie il sapore dell’attualità. Si passa dal fuoco d’artificio alla constatazione notarile.
Si potrà giudicare questo atteggiamento di Berlusconi come si vuole, e condannarlo, anche: ma solo da destra. Da sinistra bisogna ricordare che quando si dichiara la guerra totale, non bisogna stupirsi se il nemico la combatte anche lui.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 22 aprile 2006


Massima del giorno
In politica chi promette di "fare la cosa giusta" non la farà mai: perché le elezioni le vincerà il suo avversario.
G.P.


MOLLICHINE
Berlusconi: "Un'intesa parziale, limitata nel tempo". Anzi, ancora meglio, gli hanno risposto: nessuna intesa.

Pancho Pardi. Berlusconi "è illegale come leader dell'opposizione". Ed anche un po' abusivo come essere umano.

Pancho Pardi: "Non esiste al mondo un paese in cui il leader dell'opposizione è proprietario dei mezzi di comunicazione". Infatti Bloomberg non è all'opposizione.

Incontro tra Prodi e Bertinotti nella casa di campagna del leader del Prc. Pare che il tavolino e il bicchierino li abbiano molto incoraggiati.

Visco sul Financial Times: "È un'analisi sbagliata". Sarebbe stata giusta due mesi fa.

Ciampi, sul Corriere: "Sette anni quassù sono già tanti". Ciampi al Quirinale: "Libera ricostruzione di un incontro privato". In una parola: qualcuno dice bugie.

Prodi: "Il Financial Times spara su Berlusconi e non sul governo Prodi". Solo che si confonde e scrive "Prodi" invece di "Berlusconi". Che sbadati, questi inglesi.

Ahmadinejad: "Mozzeremo le mani ai nemici". Per le mani gli crediamo: ma per le atomiche tattiche?

Il ministro delle Finanze palestinese ha dichiarato ieri che il debito dell'Anp è di 1 miliardo e 300 mila dollari. Ma è solo un problema dei creditori.

La polizia bielorussa ha chiuso l'ultimo giornale dell'opposizione. Ora la delinquenza diminuirà e i treni arriveranno in orario.

Senigallia: un elettore chiede che sia rimosso il crocifisso, al rifiuto del Presidente si astiene dal voto. È una coglionata. Sappiamo per chi avrebbe votato.

A Treviso richiesta analoga, stavolta risposta positiva. E ora sappiamo per chi avrà votato il Presidente.

Gianni Pardo



IL CAPO “STANCO” E GLI UOMINI PAVIDI
In realtà tutti hanno perso e, si sa, quando si perde nessuno ammette la sconfitta o entrambi ammettono la vittoria ed è proprio quello che sta succedendo in questi giorni.
L’emblema assoluto della sconfitta italiana, coincidente con la sconfitta del popolo italiano, indeciso, abbindolato, trascinato da istintivi fuochi di fiamma elettorali, con la sconfitta di due leader consumati dai loro duelli personali e dall’assoluta prevedibilità delle loro proposte, con la sconfitta delle coalizioni, che non sono mai state tali, si chiama Carlo Azeglio Ciampi.
Nel momento in cui tutti (forse esageratamente) si erano attaccati al Capo dello Stato, colui che “rappresenta l’unità nazionale”, Ciampi ha mollato la presa e si è autoproclamato prima nonno, poi senatore a vita e poi, aggiungiamo noi, capo dell’Italia degli uomini pavidi.
E’ triste constatare come in Germania una “Grosse Koalition” sia stata realizzata senza conteggi e con a capo chi aveva i numeri dalla sua parte o come in Israele, dove pure c’è instabilità e i pub saltano in aria fra le bombe di Hamas, un parlamento, seppur diviso, si costituisca in poco più di un mese.
In Italia, no. Nell’Italia degli uomini pavidi, il pavido Prodi attende che qualcuno gli dia un incarico per governare, che qualcun altro gli dia l’assenso per formare la squadra ministeriale, mentre i partiti minori si spartiscono già le poltrone e D’Alema, (l’unico non pavido, anzi) tende la mano all’amico nemico.
Ancora, il pavido Berlusconi si attacca a due seggi e quattromila voti, piuttosto che ammettere una sconfitta onorevole, che non è neppure una sconfitta, se vista, dal lato della sua coalizione, dove i pavidi Fini e Casini, hanno pagato il loro asservirsi per cinque anni alla corte del Cavaliere, per poi diventare improvvisamente i nuovi protagonisti di una Casa dei moderati già crollata.
Naturalmente il pavido popolo italiano ha preferito per metà non perdere i propri stretti e lobbistici interessi e per l’altra metà eliminare o cercare di eliminare per mera paura, l’anomalia Berlusconi, senza riuscire ad intravedere le vere anomalie italiane.

Dulcis in fundo, Ciampi. Alla proposta di un Ciampi bis ha declinato e quando ha visto il clamoroso pareggio fra i due contendenti, allora da vero Nerone, si è lavato le mani ed ha consegnato l’Italia ad una passione di un mese o forse più, lasciando al nuovo presidente il compito di prendersi la patata bollente.
E chi potrà esser il presidente di un Parlamento diviso? Un nessuno. Ora, mentre l’Italia precipita ed i pavidi giuscostituzionalisti non biasimano Ciampi per il suo diniego, il Capo dello Stato, che la sa lunga, se avesse voluto, avrebbe dovuto mostrare il vero senso istituzionale, richiamato da una Costituzione, tanto difesa prima, quanto volutamente dimenticata adesso.
Nel vuoto istituzionale, il Capo dello Stato che, ripeto, rappresenta l’”unità nazionale”, avrebbe dovuto sfruttare il suo potere di mediazione, chiamare a raccolta il vincitore teorico ed il perdente numerico e metterli di fronte al fatto compiuto: governo di coalizione, sconfitte e vittorie elettorali, formazione di un governo.
Prima di tutto però, chiamare tutti, per primo sé stesso, alle proprie responsabilità, non solo di presidente, ma di figura fidata ed apprezzata dagli italiani, di personaggio pulito e carismatico ed accettare il secondo mandato.
Di seguito, affidare un incarico, con la possibilità di poter effettuare le giuste consultazioni, con il potere di inviare messaggi incisivi a quelle stesse camere che avrebbero potuto creare difficoltà, sciogliere una o entrambe in caso di empasse, per indire nuove elezioni, in caso di urgente necessità e poi farsi da parte.
Due anni, forse anche meno…Invece no. Ciampi è stanco e la sua stanchezza non è legata a motivi anagrafici o problematiche di filosofia del diritto, ma all’aria pesante, che suggerisce all’italiano medio di cambiare aria appunto.
Peccato che Ciampi sia stato un grande presidente per tutti. Un grande presidente nel momento giusto, non più in quello cruciale.

Angelo M. D'Addesio


BASTA!
C'e' un'atmosfera quasi ovattata oggi in Israele. Tutti fanno la vita di sempre e nessuno parla dell'attentato. E' una cosa che resta nei nostri cuori e nel nostro dolore, non serve parlarne, basta che ci guardiamo negli occhi per sapere che tutti pensiamo solo a quello che e' accaduto. Noi israeliani siamo qui,  con rabbia dolore e coraggio, a difendere Israele e il mondo.
Ieri l'ho saputo con una telefonata. E' bastata la parola "Pigua-attentato" e mi si e' gelato il sangue. Mi si e' chiusa la gola, per qualche momento non ho pensato a niente e poi le telefonate. "Dove siete? state bene? avete sentito? c'e' stato un pigua, nove vittime ".
Poi arrivano le telefonate dall'Italia, mio figlio dalla Germania,  amici e parenti preoccupatissimi e ogni volta che rispondo stancamente  "Si, io sto bene", mi vergogno.
Appena saputo che tutti eravamo salvi anche per questa volta, parenti, bambini, amici, conoscenti e vicini di casa, allora ho acceso la tv e in diretta , tra  lacrime di rabbia e di dolore, ho seguito i soccorsi. Le solite terribile cose, barelle,  gente che correva per dare aiuto ai medici e infermieri, inviati delle televisioni  che raccontavano lo scenario agghiacciante del dopo attentati, ambulanze che arrivavano e partivano col loro carico di sangue lasciando la' sulla strada i soccorritori sotto schock, molti in lacrime,  persone che si aggiravano confuse per i marciapiedi col telefonino in mano per dire a casa: "sto bene, tutto bene", i volontari di Zaka che raccoglievano tutto quello che poteva essere un pezzo di corpo umano, un  lembo di pelle, qualsiasi cosa cui bisognava dare sepoltura e poi, poi, poi... l'immagine dell'infame e dei palestinesi che festeggiavano per la strada e distribuivano le solite caramelle ai passanti sorridenti con le dita alzate a V.
Maledetti.

Una famiglia intera era andata a mangiare al ristorantino di shwarma, mamma, papa' e bambini, qui in Israele e' festa, era festa anche ieri e la gente usciva, molti a fare i pic nic, altri al ristorante e quelli piu' modesti a mangiarsi una porzione di shwarma o un falafel sotto casa. La mamma e' stata colpita in pieno dall'esplosione, il papa' cercava di allontanare i bambini che urlavano e non volevano allontanarsi dalla mamma che giaceva a terra. "Ima  Ima  Ima" urlavano ma la ima  era gia' morta e uno dei suoi bambini di 10 anni, rimasto ferito,  e' ancora grave all'ospedale.
E' strano, i media italiani , tra cui il sito di Repubblica, hanno pubblicato immediatamente la foto della madre dell'infame con la foto del figlio, poi hanno pubblicato la foto della sorella , anche lei militante di hamas, in lacrime davanti al computer.  Quale e' il messaggio che vogliono mandare i media italiani?
Guardate, poveri palestinesi, quanto soffrono? E' questo che vogliono dire ai lettori?
Sempre la stessa storia, sempre la foto del mostro e della famiglia, e' la prima cosa che fanno. Ormai e' tradizione, una vergognosa tradizione giornalistica.
Ma le vittime? C'e' qualcuno che pensa alle vittime di queste belve rabbiose, di questi mostri, di questi assassini?
Nessuno sa , in Italia, i nomi degli israeliani morti, sono ectoplasmi, 9 cadaveri e basta. Non hanno un volto, non hanno una storia, non hanno famiglia.
Solo l'infame ha un volto e lo ha sua madre che ha allevato un mostro e suo padre arrestato anche lui, e sua sorella, e i vicini di casa palestinesi che piangono alla palestinese, strappandosi le vesti, tirandosi i capelli, tanta scena, bravi attori, attori che rappresentano odio e morte.
I media italiani dimenticano di far vedere  le risate, i palestinesi che distribuiscono ridendo caramelle ad altri mostri sorridenti e soddisfatti che se le mangiano e continuano felici  per la loro strada pensando che uno dei loro eroi ha appena ammazzato 9 yahud.
Nove ebrei, nove israeliani che non gli avevano fatto niente, che mangiavano panini e bevevano aranciata e probabilmente scherzavano tra loro e pensavano a cosa fare la sera.
Ci sono altri 100 infami pronti a farsi saltare nei territori, l'Iran ne ha addestrati 40.000 da mandare qua e la' a seminare morte e dolore e il sito di Repubblica non trova di meglio che  mostrare la foto piangente di chi ha generato un assassino, un feroce , schifoso assassino anziche' pubblicare la foto di quella madre israeliana che abbraccia la bara del figlio David di 29 anni avvolta nella bandiera di Israele.
Ecco i nomi delle vittime, sia benedetta la loro memoria:
Victor Erez di Givatayim;
Benjamin Haputa, 47 anni, di Lod;
Philip Balahsan, 45 anni di Ashdod;

Rosalia Basanya, 48 anni
Boda Proshka, 50 anni
David Shaulov, 29 anni, di Holon;
Lily Yunes di 42 anni di Oranit
Ariel Darhi, 31 anni, di Bat Yam.
La nona vittima, arrivata in coma all'ospedale e morta subito dopo, e' ancora sconosciuta perche' i medici non hanno rilasciato  la sua identita'.
Forse sta ancora passando l'esame del DNA.
Continuate a parlare di diritti dei palestinesi laggiu' in Europa?
Mentre qui da noi le persone muoiono inghiottite dal fuoco esploso dal corpo di un demonio e colpite da chiodi e pezzi di ferro mescolati all'esplosivo, chiodi che penetrano nelle carni, che fanno saltare gli occhi dalle orbite, che uccidono o rovinano per sempre e rende morti che camminano anche i sopravvissuti, voi parlate di diritti dei palestinesi?
Che fate? Oggi condannate?
Domani direte che dobbiamo farli venire a lavorare in Israele per "motivi umanitari".
Oggi fate le facce contrite?
Domani direte che il terrorismo e' la loro unica scelta.
E' per questo che io non credo alla vostra contrizione e non credo al vostro sdegno ipocrita.
No, il terrorismo non e' l'unica scelta, ne hanno avute tante di scelte e di possibilita' ma hanno voluto il terrorismo, solo il terrorismo  e adesso ancora una volta io  dico BASTA e lo dico col cuore pieno di rabbia e di disperazione.
Noi vogliamo vivere, lo capite? I miei israeliani vogliono vivere! I nostri bambini vogliono vivere!
E a chi ha la cultura della morte e ai loro sostenitori europei io dico BASTA!
BASTA!

Deborah Fait  - informazionecorretta

ROBIN HOOD SCERIFFO DI NOTTINGHAM
L’attentato di Tel Aviv va contro gli interessi di Hamas ma essa non può ammetterlo. Per mesi ed anni ha predicato la distruzione d’Israele - che fa parte del suo Statuto - ed ha organizzato e giustificato ogni forma di terrorismo. Ma ha fatto questo profittando della “rendita dell’opposizione”: ha cioè potuto essere più radicale, più risoluta, più dura e pura di chi governava proprio perché non governava. L’inaspettata vittoria alle elezioni ha invece cambiato il suo ruolo. È stato come se Robin Hood fosse stato eletto sceriffo di Nottingham: o avrebbe arrestato i ladri, e avrebbe così contraddetto la sua storia e le ragioni stesse della sua elezione; o avrebbe capeggiato i ladri e in tutta l’Inghilterra sarebbe stato considerato non uno sceriffo ma un capo predone.
Il nuovo governo tuttavia, nell’immediatezza della vittoria, non poteva fare marcia indietro e dal loro lato, l’Unione Europea e gli Stati Uniti non potevano aspettare a tempo indefinito un rinnegamento dello Statuto,  aiutando nell’attesa un’associazione ufficialmente iscritta fra quelle terroristiche: dunque i finanziamenti sono stati sospesi. Purtroppo, dal momento che i palestinesi vivono per buona parte della carità internazionale, Hamas ha dovuto a sua volta sospendere il pagamento degli stipendi ai poliziotti palestinesi  (140.000 famiglie) e si sono già avute manifestazioni armate. Il governo ha allora fatto appello ai paesi musulmani e l’Iran ha promesso cinquanta milioni di dollari. Ma promettere non è ancora dare. Inoltre cinquanta milioni sono circa un sesto di quanto i palestinesi ricevevano prima, tutti i mesi, dagli occidentali. Questo denaro, quando arriverà, compenserà appena la sospensione del versamento dei diritti doganali riscossi fino a ieri da Israele per conto dei palestinesi. Non c’è da stare allegri.
Ovviamente, i capi saranno terroristi ma non stupidi e staranno rimpiangendo d’avere scritto nello Statuto che il loro scopo è l’annientamento (genocidio) degli israeliani. Ma che possono fare? L’unica speranza è comportarsi come quei genitori che per punire i figli sospendono la “paghetta” e poi, per non smentirsi, fanno finta di non accorgersi che quelli gli sottraggono le banconote dal portafogli. In una guerra su base coranica (in cui cioè l’annientamento d’Israele è presentato come un irrevocabile dovere religioso), la pace non si può fare: e la speranza è forse stata che, prolungandosi nel tempo, la tregua potesse indurre l’opinione internazionale a pensare (scioccamente) che Hamas è terrorista a parole ma non nei fatti. Magari arrivando infine ad aiutarla finanziariamente, per “farla procedere sulla via della pace”. Ma è a questo punto che c’è stato l’attentato di Tel Aviv. Esso non ha rivelato nulla di nuovo agli israeliani ma ha insegnato parecchio agli altri. Infatti, anche se Hamas non è stata direttamente impegnata nell’organizzazione del crimine, non ha potuto dissociarsi da esso (secondo i termini del suo Statuto) ed ha dovuto lodarlo. Questo ha confermato suggestivamente la sua natura di organizzazione terroristica, riportando indietro l’orologio.
In questa occasione Israele ha avuto nove morti e molti feriti ma Hamas è stata inchiodata alla sua inaccettabile natura di ha e ai suoi scopi criminali. Ha dunque perso una grande battaglia sul piano emotivo e dell’immagine. Una battaglia che peserà parecchio.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 19 aprile 2006

Attentato a Tel Aviv rivendicato dagli amici di Prodi: nove morti e 40 feriti
Un kamikaze si è fatto esplodere nel centro della città. Arrivata una doppia rivendicazione da parte dei gruppi palestinesi. Hamas: «Atto di autodifesa». Israele insorge: «Sono loro i responsabili»
 TEL AVIV (Reuters) - Un attentatore suicida ha colpito oggi Tel Aviv, causando otto morti e 60 feriti in un attacco definito da un portavoce del gruppo militante islamico Hamas "un atto di auto-difesa".
Il governo israeliano del primo ministro Ehud Olmert ha detto che l'autorità palestinese guidata da Hamas è responsabile dell'attentato, rivendicato da due diversi gruppi militanti palestinesi. Olmert ha anche annunciato che sta valutando una risposta.
L'esplosione è avvenuta presso un rivenditore di panini, vicino alla vecchia stazione centrale degli autobus, nel mezzo delle festività ebraiche. I mediic hanno detto che i morti sono otto, senza includere l'attentatore.
Due gruppi militanti palestinesi hanno rivendicato la responsabilità dell'attentato. Un membro delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, ala armata della fazione Fatah del presidente palestinese Mahmoud Abbas, ha detto a Reuters al telefono di aver compiuto l'attacco per vendicare "i massacri israeliani compiuti contro il nostro popolo a Gaza".
La tv araba al Arabiya ha trasmesso un video in cui un militante che dice di appartenere al gruppo radicale Jihad islamica rivendica l'attentato. "Ci sono altri futuri martiri, che Dio lo voglia", dichiara il giovane dicendo di essere un "figlio delle Brigate Quds", ala militare della jihad islamica. "Io do me stesso... per la salvezza di Dio".
L'attacco è avvenuto mentre il primo ministro in carica Ehud Olmert è impegnato nella formazione di un governo di coalizione tre settimane dopo che il gruppo militante islamico Hamas ha preso il controllo del governo palestinese.
E' il primo attentato in Israele contro israeliani da quando Olmert ha assunto la guida del governo a seguito dell'ictus che ha colpito Ariel Sharon ai primi di gennaio.
"E' stata un'esplosione enorme. Quello che si vede è incredibi le", ha detto Yossi Bar, un tassista, a Radio Israele. Immagini televisive mostrano persone con le magliette imbrattate di sangue. Ambulanze e soccorritori sono accorsi sul posto. L'ultimo attentato suicida in Israele risale al 19 gennaio scorso, quando morì solo l'attentatore.

Ricordare per essere liberi
Durante il Seder, la cena della prima sera di Pesach, leggiamo l'Haggadah, il libro che racconta l'uscita dall'Egitto del popolo ebraico dopo 400 anni di schiavitù.
Tra i vari aneddoti che si raccontano, vi è l'elenco delle 10 piaghe con cui l'Altissimo colpì gli egiziani per stimolarli a lasciar libero il popolo ebraico, piaghe che culminano con la morte di tutti i primogeniti.
Per sovrappiù, Egli sia Benedetto il Suo Nome fece aprire le acque del Mar Rosso per fare passare gli Ebrei all'asciutto; esse però si richiusero immediatamente sugli egiziani che li inseguivano, travolgendoli e causandone la morte.
Mentre elenchiamo le dieci piaghe siamo soliti versare una goccia di vino dal bicchiere.
Abarbanel (Studioso della Torah, Spagna, secolo XV) fa notare che noi versiamo gocce di vino mentre nominiamo le piaghe, per diminuire la nostra allegria, con la triste constatazione che la nostra liberazione è costata la sofferenza di altri esseri umani.
Il nostro bicchiere di felicità non può essere stracolmo, se la nostra libertà ha comportato una tragedia per altri, siano essi pure nostri acerrimi nemici.
Io letteratura midrashica racconta che, dopo il miracolo del passaggio del Mar Rosso, gli angeli avrebbero voluto aggiungere le loro voci a quelle dei figli d'Israele nel canto della vittoria, ma Dio glielo impedì con queste parole: "Come potete cantare, mentre i Miei figli stanno morendo? I flutti stanno inghiottendo le Mie creature, e voi volete intonare un cantico? ".
Per questo motivo per Pasqua si legge solo una parte dell'Hallel.
Non gioire quando il tuo nemico cade. (Proverbi, 24:17)
Domanda: quale altro caso è dato nella storia che un popolo, festeggiando la propria liberazione, contemporaneamente compianga la triste sorte del proprio nemico?

Roberto Napolitano


Lanterna magica
American Dreamz

Una popolare trasmissione americana vede in gara delle aspiranti popstar, scelti spesso per ragioni commerciali più che artistiche, suscitando anche l’interesse del presidente degli Stati Uniti. Mediocre satira della società a stelle e strisce con Hugh Grant…
American Dreamz

Regia: Paul Weitz
Interpreti: Hugh Grant, Mandy Moore, Dennis Quaid, Marcia Gay Harden, Willem Dafoe, Chris Klein, Shohreh Aghdashloo
Sceneggiatura: Paul Weitz
Data di uscita italiana: 9 giugno 2006
Voto: 4,5/10

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ALCUNI DATI SUL SENATO
1)   Al Senato l'Unione ha due seggi di vantaggio ma, se vorrà che uno dei suoi divenga Presidente, il vantaggio si ridurrà a uno.
2)   L'aiuto che potranno dare i senatori a vita (praticamente tutti di sinistra), è aleatorio. Sono tutti largamente al di là degli ottanta e Rita Levi Montalcini è al di là dei novanta. Dunque non solo non è detto che durino a lungo (auguri di lunga vita, comunque), e non è detto che stiano sempre bene. Inoltre non è detto che intendano sacrificarsi notte e giorno per sostenere il governo.
3)   Ben difficilmente i senatori residenti all'estero (anche in Australia) lasceranno per sempre i paesi dove vivono per venire a bivaccare in Senato, senza mai tornare a casa.
4)   I senatori devono essere disponibili a far parte delle Commissioni Parlamentari (essenziali per il potere legislativo), e dunque spesso perderanno la maggioranza o nelle Commissioni o nel Senato, non potendo essere in due posti contemporaneamente.
5)   Il regolamento del Senato (non della Camera) permette di "darsi assenti" anche se presenti. Questo significa che il numero legale - continuamente verificato, come accade sempre - mancherà spessissimo.
6)   Nel regolamento del Senato (non della Camera) se qualcuno si astiene, il voto è contato come contrario.
7)   Il voto segreto è sempre stato l'occasione in cui qualcuno si toglie lo sfizio di votare a modo proprio. Di solito il fenomeno misura i "mal di pancia" della coalizione ma se la maggioranza è di un paio di voti, ogni deliberazione diviene una roulette russa.
8)   L'<acquisto> di nuovi senatori, sottraendoli al centro-destra (moralità dell'operazione a parte), di solito avviene allettando gli interessati con incarichi ministeriali. Purtroppo nell'Unione i partiti sono tanti ed hanno tanta fame arretrata di potere che rimane ben poco da offrire ai terzi.
9)  Tutto quanto detto non vale per l'opposizione. Se la maggioranza riesce a far passare una legge non farà notizia, mentre se l'attività legislativa sarà bloccata, sarà una serie continua di successi per l'opposizione, il cui compito sarà facile e devastante.
10)  La situazione è stata peggiorata, sin dall‚inizio, dall'arroganza di alcuni leader. La proposta berlusconiana di qualche intesa almeno per la nomina del Presidente della Repubblica (non una Grosse Koalition, solo un accordo limitato e contingente), è stata estremamente conveniente: quella nomina è condizione necessaria per il conferimento dell'incarico di formare il nuovo governo. Ma la proposta è stata respinta, per pregiudizio ed insipienza, e una serie di votazioni infruttuose potrebbe ritardare anche di un mese il conferimento dell'incarico. Comunque, per moltissimi elettori della Cdl, meglio così: il centro-sinistra ha sempre cercato la guerra e non si vede perché bisognerebbe offrire la pace, per giunta avendo l'aria di chiedere un favore.
Le previsioni sono fosche. Cercando lo scontro sin dal primo giorno, senza avere le armi per sostenerlo, non si può ragionevolmente sperare in un governo di lunga durata.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it


Diritti, quali diritti?
Quando si parla di Israele e palestinesi quello che si sente dire, se si e' fortunati,  e' il ritornello "il diritto di Israele di vivere in pace e il diritto per i palestinesi di avere uno stato".
Se non si e' fortunati si sente di peggio "Morte a Israele - Palestina una rossa e islamica" e varie altre indecenze.
"Diritti per i palestinesi".
Oggi che e' Pasqua lo stanno dicendo proprio tutti, dal Papa all'ultimo politicante.
 "Diritti per i palestinesi".
Io credo invece che sarebbe ora di guardarsi in faccia e di chiedersi "quali diritti per i palestinesi?".
Quando la finiremo con le ipocrisie? Nei discorsi ufficiali le ipocrisie sono all'ordine del giorno ma dopo tanti anni penso proprio che sia ora di piantarla e che qualcuno abbia il coraggio di porre fine a questa litania.
I palestinesi hanno avuto il diritto e la possibilita' di creare il loro paese prima ancora di esistere come popolazione, parlo del 1947 quando l'ONU propose la formula "due popoli, due stati" formula subito accettata dagli ebrei e  rifiutata sdegnosamente dagli arabi.
Poi le guerre proclamate con l'intento preciso di distruggere Israele, obiettivo non raggiunto poiche'  Israele esiste ancora e sempre esistera'.
Nel periodo tra il 1948 e 1967 la Giudea e la Samaria, territori assegnati agli ebrei gia' nel 1922, furono occupati dalla Giordania e in quel periodo, durato quasi 20 anni, i palestinesi non avanzarono mai una volta la pretesa di farne la Palestina.
Come mai?
Questa pretesa prese vita soltanto quando Israele vinse la guerra dei sei giorni riprendendo possesso dei territori occupati dalla Giordania, compresa Gerusalemme e fu solo allora che i palestinesi scoprirono di volerli per loro come proclamava  l'OLP, nel frattempo venuta alla luce come movimento del terrore capitanato da Arafat, con un unico fine, la distruzione di Israele per fare la Grande Palestina comprendente Israele e, perche' no,  Giordania.
" Il nostro obiettivo e' la distruzione di Israele. Non ci puo' essere ne' compromesso ne' moderazione. NO, Noi non vogliamo la pace. Vogliamo guerra e vittoria . La pace per noi significa la distruzione di Israele e niente altro"
Questo dichiarava Arafat nel 1971 a un giornale di Buenos Aires, l'Esquire.
E con queste parole si guadagno' fino alla sua morte e anche oltre  l'amore del mondo antisemita di sinistra in special modo ma anche della destra fascista che non gli pareva vero ci fosse qualcuno pronto a finire il lavoro dei nazisti.
 (...)
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Deborah Fait - informazionecorretta

Massima del giorno
Lord Brummel (che non era lord) e il generale Custer (che non era generale). Talvolta si riesce a smentire la storia, ma con la leggenda non c'è niente da fare.
G.P.


VOTARE CON I PIEDI
Nella ricerca della verità, il tentativo di partire da zero è insostenibile perché per argomentare bisogna usare il linguaggio. Il linguaggio non è zero e colui che usa le parole della propria lingua è lungi dall'aver fatto tabula rasa.
Quando si dice "il cavallo ha quattro zampe", qualunque ascoltatore capisce cosa si intende dire. Eppure chi parla non ha detto il colore del cavallo o la sua razza, e chi ascolta non pensa ad un cavallo in particolare, ma al concetto di cavallo. Questa sintesi che noi astraiamo dai singoli e disparati fenomeni sembrò tanto meravigliosa a Platone da fargli credere che essa ci venisse dall'Empireo. Il concetto è filosofia in atto: altro che tabula rasa!
La stessa costruzione grammaticale e sintattica di una lingua è dialettica cristallizzata. Ciò premesso, l'avventura intellettuale di Descartes diviene ben poco plausibile. Egli cercava una verità di base da cui partire, ed ha trovato che, se dubitava, quanto meno esisteva, altrimenti non avrebbe potuto né dubitare né pensare. Giusto: la certezza di esistere, nello spirito di colui che pensa, è cosa innegabile. Ma questa non è filosofia, è immediatezza. E così come, per gli idealisti, l'immediatezza della percezione della materia non è prova dell'esistenza della materia, nello stesso modo l'immediatezza della percezione della propria esistenza non è filosofia. La filosofia comincia nel momento in cui l'autore dice cogito, ergo sum. Ma il dire implica fin troppe cose. Infatti, mentre crede di avere eliminato ogni atto di fede, mentre crede di aggrapparsi, nel mare dell'incertezza, all'unico scoglio della propria esistenza, Cartesio non si accorge di accettare fideisticamente un'intera isola: intanto usa un concetto, quello di pensiero, e lo reputa noto al suo interlocutore , destinatario del Discorso sul Metodo. Poi accetta che si possa scrivere in latino e in francese; che ci siano persone fuori di lui; che queste persone capiscano queste lingue, abbiano nozione di cosa vuol dire cogitare, sappiano che la parola ergo (dunque) indica un innegabile nesso di causalità...

Più acuto è il discorso di Kant sulle categorie mentali: ma anche lui, per tentare di provarle, usa molti più utensili, ed anche più complicati, di quelli che vuole inventare. La lingua, che contiene in sé il nostro modo di argomentare, ne sa più di Descartes e di Kant. Forse per questo Nietzsche una volta ha scritto, brillantemente, "non è la gente che usa la lingua, è la lingua che usa la gente".
I filosofi non partono da zero, nel loro modo di ragionare, ma c'è di peggio: essi dimostrano, vivendo, di essere insanabilmente in contrasto con le loro idee. Teoricamente rifiutano anche banali ovvietà (per gli idealisti il ferro non è un metallo, è pensiero), concretamente asseriscono con certezza frasi molto opinabili anche per l'uomo comune: "Non mi hanno dato la cattedra perché sono un pugno di farabutti". Per sapere che cosa pensano veramente, la testimonianza della loro vita è preferibile alla lettura dei loro libri.
C'è in questo campo un'espressione inglese, to vote with one's feet, che significa dimostrare cosa si pensa mediante ciò che si fa. Per esempio, alla fine del lungo sciopero guidato da Scargill, i minatori inglesi "votarono con i loro piedi", nel senso che non proclamarono nulla e si limitarono a tornare al lavoro: prima in pochi, poi sempre di più, infine a valanga.
I filosofi sono attaccati al denaro e agli onori quanto tutti i loro colleghi accademici di scienza delle finanze e di fisica teorica, e non manifestano più dubbi, rispetto alla vita corrente, di quanti ne manifestino le persone normali. In questo modo, votando coi piedi, dimostrano quello che veramente pensano. Proprio coloro che dovrebbero essere più coerenti della gente comune, da un lato si arrampicano sull'astrazione più astrusa, dall'altro vivono come tutti gli altri. Forse è questa la ragione che rende così simpatici Socrate e Montaigne: furono persone che vissero normal-mente, pensarono normalmente e, se dissero cose discutibili almeno non usarono oscurità hegeliane per intimidire il prossimo.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it, primi anni ’90.


UN DILEMMA PER TUTTI
Come si sa, una delle cose più spesso ripetute dalla sinistra è che bisogna ritirare “subito”, “senza se e senza ma”, i nostri soldati dall’Iraq. L’ideale, per i partiti moderati di centro-sinistra, sarebbe di fare i pesci in barile e rinviare di mesi questa discussione, fino al ritiro naturale  e previsto entro la fine dell’anno. Ma presto bisognerà votare per il finanziamento della missione: dunque una conta in Parlamento sarà ineludibile. Ecco gli scenari:
1) il governo, pur di non cadere subito, si piega al ricatto dei comunisti e non finanzia la spedizione. I soldati vengono immediatamente ritirati, l’Italia fa la figura che ha fatto a suo tempo Zapatero, la nostra politica internazionale è rivoluzionata, agli occhi del mondo e il centro-sinistra ammette d’essere succubo dei comunisti.
2) Il governo (che nelle promesse di Prodi dovrebbe concordare questo ritiro con le autorità irachene) prende una posizione tanto decisa che i comunisti devono rinunziare a ciò che hanno promesso ai loro sostenitori per anni. Ciò però ha effetti devastanti, agli occhi dell’elettorato di sinistra. Infatti si vede chiaro e tondo che ciò che i singoli partiti hanno promesso non poteva essere mantenuto, trattandosi di cose contraddittorie. E che i comunisti, per andare al governo, hanno venduto la loro anima.
3) I Ds e la Margherita mantengono la loro posizione, i comunisti pure, e la missione è finanziata con l’appoggio dell’opposizione, come avvenne in passato.
La domanda è: a vostro parere, l’Unione dovrebbe chiedere l’aiuto dell’opposizione? La Cdl dovrebbe sostenere la coalizione di centro-sinistra? Perché sì? Perché no? E se si verificano altri casi consimili (per esempio l’abolizione della legge Biagi)?

Gianni Pardo giannipardo@libero.it

LITTLE ITALY
A questo link  potete ammirare il rustico sito dell’inquietante pachiderma con parrucca da cherubino che presto accoglieremo quale primo ed unico neosenatore italobroccolino di Forza Italia. Di cognome fa Ferrigno, non so se sia parente del Lou che impersonava l'incredibile hulk nel telefilm dei primi anni ’80.
Qui invece trovate il sito del “medico per scelta” (???) neosenatore italobroccolino prodiano, ance lui con un nome che è tutto un programma: Gino Bucchino.
E qui  il sito del secondo, ulteriore neosenatorbroccolino dell'unione, tale Ron Turano from Chicago, che qui  intervistato sul Corriere italocanadese si definisce moderato e spiega che “da indipendente” si iscriverà al gruppo della Margherita (Christian Rocca nel segnalare questa intervista si sofferma sulla sua dichiarazione contro i pacs, e titola sarcasticamente “Pacs Christi”).
Da Sal e da Gino dipenderà in buona misura la stabilità del futuro governo Prodi. Auguri, paisà…

(ale tap, 14.04.06)


COROLLARI DEL VOTO
Le considerazioni che ispira il recente risultato elettorale sono così numerose che si è tentati di scrivere un commento al giorno.
Primo. L’Italia è divisa in due, con l’approssimazione di sei decimillesimi (49,80 contro 49,74%). Ed è difficile governare contro metà del paese. Perché anche se il premio dà una confortevole maggioranza alla Camera, non solo rimane il problema del Senato, ma non si può dimenticare che, fuori, nel paese, si è tutt’altro che maggioranza.
Secondo. La situazione è obiettivamente drammatica. E poiché chi guida viene ritenuto responsabile anche di ciò che avviene per caso (Piove, governo ladro!), chi si trova a governare in un momento difficile è svantaggiato. Una volta, in un teatro dell’opera di provincia, un baritono fu sonoramente fischiato. Lui s’interruppe per dire al pubblico: “Fischiate me? Sentirete il tenore!” Nello stesso modo, il centro-sinistra non ha concesso attenuanti, al centro-destra, in questi anni difficili, ma ora sentiremo il tenore.
Terzo. La vittoria del centro-sinistra – in questo senso meritatissima – è derivata dal voto degli italiani all’estero, i quali sono sempre stati tradizionalmente conservatori ma stavolta sono stati influenzati da una stampa internazionale ammaestrata dagli ambienti radical chic romani frequentati dai corrispondenti esteri. Dunque la campagna di demonizzazione di Berlusconi e di catastrofismo in generale ha avuto effetto. Bisogna rendere l’onore delle armi a questa operazione riuscita. Viceversa essa non ha funzionato all’interno dell’Italia perché qui la gente come vanno le cose. Se la sinistra dice che la gente non arriva alla fine del mese, a Sydney magari ci credono: se invece vivono a Gallarate o a Sciacca sanno benissimo che non raramente, nei ristoranti, si rimane in piedi aspettando che si liberi un tavolo, per poi pagare magari quaranta euro a testa. E in questi giorni si parla di quindici milioni di veicoli diretti alle località di vacanza! Contando cinque passeggeri ogni due automobili si arriverebbe alla bellezza di 37 milioni di italiani che sicuramente arrivano alla fine del mese. E gli avanzano i soldi per la benzina a 1,33 euro al litro.
Quarto. La coalizione che ha vinto è composta per quasi un terzo di veri comunisti. E qui i casi sono due: o costoro si acconciano a sostenere una politica moderata (ma scontenteranno gravemente i loro elettori), o inducono il governo ad adottare provvedimenti estremistici, e in questo caso  la sinistra potrà dimenticare di andare al governo per i prossimi vent’anni. Basta immaginare una pesante patrimoniale sulla casa (Bertinotti ne parla da anni) per vaccinare gli elettori: già nessuno ha dimenticato l’operazione notturna del sei per mille di Giuliano Amato, figurarsi di fronte ad una sorta di estorsione solo perché si possiede il tetto che si ha sulla testa.
Quinto. Lungo tutta la campagna elettorale per il centro-sinistra l’ambiguità è stata la regola, a proposito del programma. Una volta che si passa alla pratica, una cosa o si fa o non si fa. E qui ci si chiede come potranno essere appianati i contrasti. Come ha detto qualcuno: “Per mesi ed anni hanno potuto dire sciocchezze, ora dovranno farle”.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 14 aprile 2006


"Eliminare Israele e' un dovere..."
Ayman al-Zawahri, numero 2 di Al Queda, lancia un appello a Bush: "Bush, figlio di Bush, eliminare Israele e' un dovere di ogni credente". 
Stiamo festaggiando Pesach, la festa della Liberta', l'uscita dall'Egitto e la fine della schiavitu' del popolo ebraico, stiamo festeggiando, si, ma... siamo veramente usciti dall'Egitto? Vogliono ancora eliminarci, vogliono ancora ucciderci.
I faraoni fanno appelli all'Occidente per convincerlo che Israele deve essere distrutto, al nord di Israele i terroristi hezbollah bombardano, al sud di Israele i terroristi palestinesi bombardano, al centro tentano di entrare centinaia di terroristi per far saltare autobus e mercati. L'Iran prepara la bomba per arrivare prima alla distruzione dei sionisti.
Noi siamo in mezzo ancora boicottati dai faraoni occidentali amici dei terroristi, ancora demonizzati nelle universita' americane, inglesi, italiane.
Noi siamo in mezzo e chi non e' contro di noi non ha voce oppure e' indifferente.
E in Italia ha vinto Prodi.
"Ma ihie' achshav? Cosa succedera' adesso?" mi chiedono gli amici israeliani.
Cinque anni di governo Berlusconi ci avevano abituati bene, avevamo dopo tanti anni di odio italiano, un governo amico, un Premier che aveva rifiutato, credo primo in Europa, di incontrare Arafat guadagnandosi la nostra eterna riconoscenza per aver cancellato con quel gesto decenni di umiliazioni subite da tutti i leaders e politici europei ammiratori del raiss.
Come non ricordare Prodi che si rifiuta di andare a Gerusalemme non riconoscendola come Capitale di Israele?
Come dimenticare le infami parole di D'Alema abbracciato ad Arafat "Israele e' un paese terrorista"?
Come dimenticare le visite di Agnoletto, di Cento dei Verdi, della Morgantini , tutti ai piedi del mostro terrorista, tutti pronti a giustificare la morte di piu' di 1000 civili, molti, troppi bambini, ammazzati dagli assassini palestinesi? Tutti in indifferente silenzio davanti ai 6000 feriti negli ospedali di Israele e feriti significa mutilati, senza gambe, senza braccia, senza volto perche' bruciato o colpito dai chiodi mescolati all'esplosivo.
Avete mai sentito una parola di pieta' da questi personaggi?
E adesso, dopo che L'Italia di Berlusconi aveva fatto si che l'Europa inserisse Hamas tra i gruppi terroristi , c'e' il pericolo che accada il contrario e che il governo di sinistra faccia in modo che avvenga la riabilitazione degli assassini.
Perche' questo avverra'!

Perche' i sentimenti antiisraeliani della sinistra non sono cambiati anche se adesso parlano di "due popoli, due stati". Loro ne parlano ma sanno che  i palestinesi non vogliono questo, vogliono la eliminazione fisica di Israele, vogliono la Palestina dal fiume al mare, vogliono rimandare gli ebrei in Europa, vogliono distruggerci.
E i faraoni di tutto il mondo girano la testa e lasciano dire, lasciano fare.
Vigliacchi. E discutono se sia giusto o no mandare soldi all'ANP.
Analisti politici israeliani, pur ammettendo che adesso sara' piu' difficile avere buoni rapporti con la sinistra filoaraba italiana, sono meno pessimisti e dicono che se l'Italia cattocomunista vorra' avere un  ruolo in Medio Oriente, non potra' essere antiisraeliana come prima.
Non sanno questi analisti politici che nel parlamento italiano entrera' Fatah, con Ali' Rashid, non sanno che il nuovo parlamento italiano avra' una Luisa Morgantini, non sanno che ci sara' un certo Caruso  tanto pieno di odio da aver tentato di fermare un semplice congresso annuale delle associazioni Italia-Israele.
Non sanno che all'interno dei Comunisti Italiani e di Rifondazione c'e' chi brucia le bandiere di Israele e organizza cortei con giovani travestiti da kamikaze. "Quattro idioti" tentano di giustificare i capi dei partiti. Idioti si ma tanti e si tramandano da generazioni.
Alla luce di tutto questo e del passato triste e tremendo dell'Italia di sinistra contro Israele, alla domanda degli amici israeliani posso solo rispondere che andra' male per noi perche' l'Italia che ha vinto le elezioni riabilitera' il terrorismo palestinese, perche' il pericolo non e' solo Prodi ma tutti quelli che gli stanno intorno e che aspettavano questo momento per scatenarsi e si scateneranno alla grande.
In questi mesi, prima delle elezioni, hanno cercato di rifarsi un'immagine per guadagnarsi il voto degli ebrei italiani e cosi' hanno dato fiato alle trombe con dichiarazioni false quanto ridicole di amicizia nei confronti di Israele, hanno avuto la faccia tosta di parlare di parenti che avevano salvato ebrei durante la Shoa'.
I meno furbi invece hanno continuato  la loro campagna di odio esaltando il terrorismo, scrivendo poesie piene di amore per chi uccide gli ebrei e sognando lo sceicco Ahmad Yassin.  Alle critiche la signora Lia Briganti, candidata dei Verdi,  ha risposto che quello che fanno i  palestinesi  "non sono atti terroristici, bensì azioni esemplari".
Questa gente entrera' nel nuovo governo italiano. Paura? no. Preoccupazione, disgusto, stanchezza per l'odio di sempre. Soprattutto stanchezza.
Siamo usciti veramente dall'Egitto?
Chi ne e' uscito e' Ariel Sharon che proprio due giorni fa e' stato dichiarato fuori dalla politica e  dalla vita del nostro Paese.
Lui, inconsapevole,  ha trovato la liberta', noi dovremo soffrire ancora.
 

Deborah Fait -informazionecorretta.


Lanterna magica
L’era glaciale 2 – il disgelo

Sid il bradipo, Manny il mammuth e Diego la tigre scoprono che la loro valle sta per essere sommersa dal disgelo e cercano di salvarsi abbandonando il luogo. Secondo episodio delle avventure degli animali preistorici. Carino, ma l’originale era decisamente superiore…
L’era glaciale 2 – il disgelo

Regia: Carlos Saldanha
Interpreti: Claudio Bisio, Leo Gullotta, Pino Insegno, Roberta Lanfranchi, Lee Ryan
Sceneggiatura: Peter Gaulke & Gerry Swallow & Jim Hecht
Data di uscita italiana: 21 aprile 2006
Voto: 6/10

Per leggere la recensione clicca qui.

SANA E ROBUSTA OPPOSIZIONE
Le possibilità combinatorie della fantasia (per non dire della politica) sono infinite e, spesso,  spaventose. I greci crearono la chimera, mostro con una testa di leone, una testa di drago, una testa di capra; i teologi dei primi secoli, la Trinità, nel cui ambito si districano inestricabilmente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo... e potremmo continuare.
Ora, alla luce del pareggio,  si fantastica di nuove migrazioni cattoliche e di vecchie pratiche inciuciste.
Come - davvero - non  manifestare la nostra ammirazione per  il mitico Silvio che, proponendolo,  ha scoperto il gioco e  sparigliato l'allegra brigata dei pontieri.
Ora, per tutti, non ci saranno alibi e per i "vincitori" (tra virgolette perché non è detto che contando e ricontando...) saranno cazzi. Amari.
cp, 12 aprile 2006

REGIME CHANGE
Mi ha appena telefonato un caro amico giuslavorista di rientro da un’importante trattativa sindacale in una impresa medio-grande del Nord, in stato di crisi (molti operai sono sull’orlo della mobilità).
Mi dice che nella pausa caffè i presenti si sono concessi qualche battuta sulle elezioni.
Mi dice che i sindacalisti hanno votato per Prodi.
Mi dice che anche i dirigenti (sia quelli di alto livello, sia i “quadri”) hanno votato per Prodi.
Mi dice che, invece, tutti – tutti – gli operai presenti per la RSU hanno votato per il Berlusca.
Eh, insomma, forse alle omelie sulle “Due Italie uscite dalle urne”  bisognerebbe premettere un giretto nel mondo reale. Giusto per schiarirsi le idee.
Meno male che c’è Christian Rocca.

(ale tap, 12.04.06)


Massima del giorno
Nella politica internazionale la paura fa 90. Anche come calibro.
G.P.


IL BI-COALIZIONISMO
Il pareggio si è verificato. In molti, incluso Prodi, avevano detto che in questo caso si sarebbe dovuti tornare a votare ma ora che il pareggio c'è, nessuno dei presunti vincitori ne parla più. E allora la domanda diviene: è possibile una Grosse Koalition? Moltissimi a questo punto chiedono: i Ds con Forza Italia? Fini con Bertinotti? Suvvia, chi può pensare a una cosa del genere?
L'obiezione è più che comprensibile ma forse non risponde alla domanda giusta. In Germania la Grande Coalizione è stata resa possibile, e forse necessaria, dal fatto che il paese dispone di un bipartitismo pressoché perfetto. Ma in Italia non c'è un bipartitismo: c'è, per così dire, un bi-coalizionismo. Non ci sono due grandi partiti più o meno moderati - laburisti e conservatori, CDU e SPD, democratici e repubblicani - ma due insiemi contrapposti, ognuno dei quali contiene all'interno formazioni a volte estremistiche.
Si faccia il caso teorico di due coalizioni (50% contro 50%) in ciascuna delle quali ci sia un grande partito da 30%, uno da 10% e due da 5%. A questo punto basta che un partito che pesa cinque passi all'altra coalizione per avere uno sbilancio di dieci, 55% contro 45%; e se il partito transfuga è quello da dieci, lo sbilancio è addirittura di venti, 60% contro 40%: si avrebbe dunque una solida maggioranza e la coalizione più forte non sarebbe obbligata a snaturarsi. Diliberto non sarebbe obbligato ad avere Berlusconi come capo e Bossi non dovrebbe sedere a fianco a fianco con Bertinotti.
Il partito da invitare al cambio di campo è ovviamente uno di quelli di centro, proprio perché essi sono i meno lontani dagli avversari. Basta che l'Udc, riempiendosi la bocca di spirito di servizio, di salvataggio della governabilità e di interesse del paese, passi a sinistra, o che la Margherita, con analoghi discorsi, passi a destra, ed ecco realizzato un governo solido che può durare cinque anni.
Questa ipotesi è anche da prendere in considerazione nel caso in cui i partiti di estrema sinistra tirino troppo la corda. La coalizione a quel punto, invece di rinunciare al potere, potrebbe scaricare chi tende a rendere troppo radicale l'azione governativa e parlare di salvataggio della patria a chi non ha ancora perso - e mai perderà - la propria anima democristiana.
Un'anima fatta di moderatismo e di valori cattolici, ma soprattutto di uno sconfinato, incompressibile amore del potere. Chi ha detto che in Italia c'è un solo Mastella?

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 12 aprile 2006


SETTE DECIMILLESIMI
L’Unione ha ottenuto alla Camera il 49,8% dei voti contro il 49,73% dei voti della Casa delle Libertà (fonte: Il Corriere della Sera, ore 12). Il 49% significa 49 voti su cento. Il 49,7% significa 497 voti su mille. Il 49,73% significa 4.973 voti su diecimila, contro i 4.890 voti su diecimila dell’Unione. In altri termini, l’Unione ha sette voti su diecimila in più: si può chiamare vittoria, questa?
Tuttavia, in base al premio di maggioranza introdotto dalla nuova legge elettorale, l’Unione avrà 341 seggi contro i 277 della Cdl. Indubbiamente è un bene che un paese abbia un regime democratico. Indubbiamente è un bene che governi chi ha più voti, anche se sono pochi voti in più. E proprio per questo, la legge ha deciso che, anche con pochi seggi in più, si benefici di un premio di maggioranza. Vinci un punto percentuale in più, hai quaranta seggi percentuali in più, tanto per buttare lì una cifra. In modo che tu possa governare. Questo sistema fu proposto dalla Democrazia Cristiana, in anni lontani (oltre mezzo secolo) ma qualcuno, da sinistra, lo chiamò “legge truffa” (espressione indelebile, nella memoria) e si batté a morte e con successo per non farlo divenire legge. Ora il sistema è stato votato dalla Cdl nel 2005 e ne beneficia l’Unione. La quale non sente affatto di truffare gli elettori di centro-destra. Ha ragione, ha torto?
L’Unione ha perfettamente ragione nel considerare legittimo il premio di maggioranza che le è attribuito non per i suoi begli occhi, ma perché il paese deve avere un governo stabile. Ha torto nel dimenticare che per decenni – ed anche recentemente – ha aspramente criticato questo sistema elettorale, definendolo disonesto e non corrispondente alla volontà popolare.
C’è tuttavia un limite. Se una coalizione ha il 55% dei voti, e l’altra il 45% dei voti, il fattodi aumentare lo sbilancio di voti corrisponde ad un’esigenza di stabilità ma non tradisce la volontà degli elettori, si limita ad enfatizzarla. Se viceversa la coalizione vincente ha sette decimillesimi di voto in più, di fatto si avrà una coalizione che governa l’intero paese essendo sconfessata dalla metà esatta del paese stesso. Addirittura, in termini di voti, ne ha avuti di più la Cld, al Senato. A questo punto il governo conserverà qualcosa di artificiale e di innaturale. Questo non significherà affatto che esso sia delegittimato, ma che non potrà mai ignorare lo scontento eventuale dei destinatari della sua azione. Uno scontento che potrà farsi sentire in parlamento, dove le defezioni sono sempre possibili e in cui il governo potrà spesso “andare sotto” nelle votazioni.
Sarebbe stato meglio vincesse chiaramente una delle due coalizioni. L’Unione ha forse staccato dall’albero una mela avvelenata.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 11 aprile 2006


Itagliani all'estero
E' certo. Nonostante al Senato la CdL abbia la maggioranza con il 50,2% dei voti contro il 48,9%  del centro sinistra,   Prodi, con 158 senatori contro 156,  ha la maggioranza degli eletti.
Che dire? Non sarà che in queste elezioni (poi governare è altra questione...), il fatto che tutto accada all'estero  è uno dei fondamenti della messa in scena di questo  teatro dell'assurdo  dove  i demeriti (legge eletterale compresa) sono più percettibili che i meriti, e non richiedono di essere evidenziati.

cp, 11 aprile 2006.

Erezioni...
...è già un altro giorno.  Prodi, circondato da 580 giornalisti esteri -  altrettanti i giornalisti nostrani -  sale sul palco giallo. Sventolio di bandiere rosse,  folla plaudente.  Sta  per morire e sorride;  anche  le mura di casa mia sorridono.
cp, 11 aprile 2006

ESPIMI 1 DESIDERIO
Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo:
Salve, siamo alcuni giovani giornalisti e abbiamo bisogno del vostro aiuto.
Abbiamo lanciato una nuova iniziativa sul web in occasione delle elezioni. Il progetto è "esprimi.1desiderio".
Non chiediamo altro che di inviare una mail esprimendo un desiderio che si vorrebbe vedere realizzato da chi vincerà le elezioni, poi tutte le e-mail saranno inviate al vincitore della battaglia politica
.

IL RICATTO
I fatti. L’Autorità Nazionale Palestinese ha sempre beneficiato di elargizioni degli Stati Uniti e dell’Ue per parecchie centinaia di milioni di euro. Recentemente però le elezioni sono state vinte da Hamas. Questa organizzazione è stata inclusa dagli occidentali fra quelle definite terroristiche perché autrice di molti attentati (firmati) e perché nel suo statuto c’è scritto che il suo scopo è l’eliminazione fisica di Israele. Cioè degli israeliani. A questo punto è stato posto l’aut aut, o Hamas riconosce il diritto d’esistere d’Israele, e rinuncia al terrorismo, o non potrà beneficiare dei regali occidentali: non si possono finanziare intenzioni palesemente criminali. Hamas invece ha confermato le proprie posizioni (“Non cederemo ai ricatti di Europa e USA”) e in conclusione l’Occidente ha sospeso i donativi.
La situazione è drammatica. Già i dipendenti dell’Anp sono pagati con questi regali e dunque il pericolo è che a fine mese ci siano cerca 140.000 persone senza stipendio. È vero che alcuni paesi arabi e l’Iran hanno promesso di sostituirsi all’Occidente, come paesi donatori, ma fino ad ora non l’hanno fatto. Hamas da parte sua ha difficoltà a fare marcia indietro (ammesso che lo desideri), perché non solo quegli assurdi principi sono inscritti nel suo statuto, ed è sulla base di essi che ha vinto le elezioni, ma per giunta essi sono stati legati a ragioni religiose che, per loro natura, sono indefettibili e irreversibili.
Nel momento in cui era minacciata d’esser privata del sostegno economico, Hamas avrebbe potuto dire: a) abbiate pietà di noi; b) intanto aiutateci, poi troveremo una soluzione politica; c) se non per amor nostro, aiutateci per evitare una ribellione armata: qui c’è penuria di tutto ma non di armi e di gente disposta ad usarle. Invece è significativo che abbia detto che essa “non si lascia strangolare” e soprattutto “non cede al ricatto”. E questo induce a riflessioni.

Il diritto penale per l’estorsione statuisce: “Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni”. Ma nella fattispecie mancano tutti gli elementi. L’Occidente non esercita nessuna violenza o minaccia: la minaccia è la promessa di un male “ingiusto”, non di un qualunque “male”. “Se continui a gridare me ne vado” non è una minaccia: infatti, anche se a te dispiace che me ne vada, andarmene è un mio preciso diritto. Riguardo allo scopo dell’azione, se l’Occidente vuole indurre Hamas ad “omettere qualche cosa”, questo “qualche cosa” è un genocidio. Infine non procura a se stesso nessun profitto (a fortiori ingiusto!), visto che si tratta di denaro proprio; e ridicolo sarebbe parlare di danno, perché non fare regali a qualcuno non corrisponde a danneggiarlo.
La realtà è che, per Hamas, i palestinesi hanno diritto a quel denaro. Un diritto come quello che ha il creditore nei confronti del debitore. Non c’è da stupirsene: se un ricco una domenica, andando a messa, dà venti euro ad un mendicante, riceverà meravigliati e sonori ringraziamenti che faranno voltare qualche passante. Se lo fa ogni domenica, presto il mendicante si limiterà solo a un distratto “grazie”. Se lo fa per un anno e una domenica non lo fa, rischia gli insulti: dove sono i suoi venti euro? chiederà il mendicante. E se il signore ha sospeso l’elemosina perché il mendicante rifiuta di smettere di bestemmiare dinanzi alla casa del Signore, questi, se palestinese, parlerà magari di ricatto.
Ex facto oritur ius, dal fatto nasce il diritto. Prima si verifica una cosa, poi se ne verifica un’altra simile, infine diviene un’abitudine e dall’abitudine nasce la consuetudine. La consuetudine, che il diritto chiama opinio iuris et necessitatis, (cioè la convinzione che la cosa sia legale e necessaria) a sua volta dà spesso origine alla legge. I palestinesi reputano addirittura in buona fede di avere diritto a ricevere dall’Occidente centinaia di milioni di euro in regalo. Perché li hanno avuti in passato.
Non bisogna essere troppo buoni e soprattutto non bisogna esserlo con tale regolarità da permettere al prossimo di considerare la generosità altrui un dovere. Solo questo ci salverà dall’accusa di ricatto.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 9 aprile 2006

MOLLICHINE
Prodi: “La primavera comincia il 10 aprile, con il voto e il cambiamento”. Non ci sono più le stagioni di una volta.

Gheddafi alle ex-potenze coloniali: “Restituite quello che ci avete sottratto”. Per gli obelischi va bene, ma come si fa per il tracoma e il vaiolo?

Fassino e Rutelli non sono andati a registrare Matrix con Fini e Casini. Tre quarti d’ora dopo Fini e Casini, stanchi di aspettare, sono andati via. Arroganti!

Fassino: “Le leggi Biagi, Moratti, Gasparri e Bossi-Fini vanno cambiate”. E anche il sistema metrico decimale.

Hamas: “Il riconoscimento di Israele non rientra nell’agenda del nostro governo”. Traduzione: “Li vogliamo ammazzare tutti!”

Claudio Magris (Stampa) stigmatizza l’appello a votare secondo i propri interessi. Tutti, fra un risparmio di tasse e una predica di Scalfaro, non esiterebbero un istante.

Gerusalemme. Arrestato per alcune ore il neoministro palestinese, Arafa. Poi si sono accorti che non era una resurrezione. Mancava una “t”.

Gianni Pardo


 Una voce poco fa...
Ho ricevuto un sms: «il furbetto dell'Unione dona ai figli l'esenzione. A chi vota per l'Unione tocca invece la tassazione». È la tipica etica fiscale dell'Unione: esenzione per sé, tassazione per gli altri. (Giulio Tremonti)

«Sono amareggiata» (Flavia Prodi)

Che cazzo d'Ici? (Maurizio Crippa)

Di Pietro: le tasse devono pagarle tutti. Pagassero pure in una scatola da scarpe, basta che paghino.  (Anonimo veneziano)


Con la frase sui “bambini bolliti” il presidente del Consiglio ha richiamato male, riducendola ad argomento da campagna elettorale, la grande tragedia del comunismo cinese. Ma cosa ci fa (vedi la foto a pagina 47 dell’ultimo Corriere Magazine) un busto di Mao nel salotto di casa Bertinotti? (Giovanni Belardelli)

Giuliana Sgrena si è arrabbiata per la medaglia d’oro all’eroico Quattrocchi. A quando la richiesta di rimborso delle spese sostenute per liberarla? (Giovanni de Merulis)

Sento molto parlare di regole televisive (immagini fisse, nessun controcampo, eccetera) che sarebbero state attuate durante i dibattiti presidenziali Bush-Kerry (sì, quelli che Kerry ha vinto 3 a 0). Io c'ero e non è vero. I due candidati si erano effettivamente messi d'accordo anche su questo, ma le reti televisive (notare il plurale) hanno rifiutato categoricamente e hanno fatto come gli pareva, mandando in onda le immagini che ritenevano migliori, non accettando il diktat dei due candidati. Sicché chi ha visto il dibattito su Fox l'ha visto in modo diverso da chi l'ha seguito su Cnn e così via. Gli Stati Uniti sono un paese libero: liberi i candidati di mettersi d'accordo sulle inquadrature, liberi i network di non accettare e fare altrimenti. In Italia, più che modello americano, pare un modello sovietico: televisione di Stato, regole decise non dal mercato, ma dai partiti. (Christian Rocca)


Italia a crescita zero. L’unico rimedio, peraltro già sperimentato con successo, sono i tacchi alti. (Gianni Boncompagni)

Massima del giorno
L’uomo medio ha una moralità media ma ne pretende una altissima dai politici. Che invece, per mestiere, l’hanno bassissima.
G.P.


IL RELATIVISMO
Il relativismo è fastidioso. Per cominciare, perché non si è sicuri di sapere che cosa sia ed è dunque opportuno darne una definizione. Al bar, il relativismo potrebbe essere riassunto con le parole del Duca di Mantova del “Rigoletto”: “Questa e quella per me pari sono”. Dove questa e quella sono la religione cristiana e quella islamica, la civiltà parigina e quella del Bhutan, la musica di Mozart e Al Bano, la scienza e gli oroscopi. Se questo è il relativismo, è una sciocchezza. Come si dice, il denaro non fa la felicità, ma figuratevi la miseria.
C’è da pensare che il problema in realtà nasca dalla confusione tra relativismo e tolleranza. Per un europeo colto – in questo simile all’antico romano – è ovvio che tutte le religioni, purché non diano fastidio e non violino i più elementari diritti umani, possano dire e fare quello che vogliono. Se invece, per fare un esempio, si infibulano le bambine, no: in quel caso si interviene. La tolleranza non si estende fino a coprire l’attentato all’integrità fisica.
Questo intervento però è oggettivamente un atto d’intolleranza. La nostra società trova intollerabile ciò che un’altra società considera normale ed anzi dovuto. In un dato territorio si preferiscono i valori occidentali e in un altro quelli islamici, ammesso che l’infibulazione ne faccia parte. Si è costretti ad ammetterlo, per noi non tutte le “culture” sono sullo stesso piano. Ed è qui che nasce il problema.

L’Occidente tiene talmente ad essere un modello, in questo campo, che non vorrebbe vedere la sua fama di tolleranza macchiata da eccezioni o limitazioni. Non ha il coraggio di dire agli infibulatori: “Sarò civile o incivile, tollerante o intollerante, ma se toccate questa bambina vi sbatto in galera”. Questa risolutezza gli manca perché non ha una sufficiente coscienza identitaria e perché non ha le idee chiare. Non si può essere tolleranti ad ogni costo. A trecentosessanta gradi e nei confronti di chiunque. Chi fosse tollerante al cento per cento dovrebbe tollerare tutti gli atti del suo prossimo, inclusi i sacrifici umani, che hanno fatto parte di alcune civiltà. Se non si è disposti a questo, si deve rinunciare alla qualifica di “tolleranti al cento per cento”. L’Occidente vive soggettivamente un’insuperabile contraddizione. Da un lato non può tollerare la barbarie (i sacrifici umani), dall’altro vorrebbe lo stesso essere dichiarato universalmente tollerante: e non s’accorge che veramente chiede troppo. Basterebbe e avanzerebbe dire che si è molto, oppure notevolmente, o infine per quanto umanamente possibile tolleranti: perché tentare di negare la propria intolleranza per certe azioni?
La ragione di questa assurda quanto corrente pretesa è che l’occidentale pensa che permettere i sacrifici umani non farebbe parte della tolleranza. Pensa che nessuno, che non sia un folle, potrebbe chiederli o permetterli. E invece. È qui che sbaglia: i gruppi umani sono stati e sono capaci di ritenere doverose e morali le pratiche più strane e barbare. Come l’infibulazione, che non risale al tempo dei Maya ma è pratica corrente ancora oggi e ancora in Italia. Né c’è modo di convincere intellettualmente chi la vuole praticare che noi abbiamo ragione e loro torto. Dunque la pretesa che ci sia perdonata la nostra intolleranza è frutto di un pregiudizio. Esattamente il pregiudizio dell’evidente e innegabile superiorità dei nostri principi. Per l’occidentale medio sarebbero talmente superiori che, al solo sentirli enunciare, tutti dovrebbero abbracciarli entusiasticamente. E non si rassegna al fatto che non sia così. Noi non saremmo stati capaci di convincere i Maya che i sacrifici umani erano un orrore, e non saremmo nemmeno stati capaci di convincere i nostri avi che bruciare le streghe e gli eretici era un orrore. Perché oggi dovremmo riuscire a convertire tutti? Che cosa è cambiato?
Questo atteggiamento è un’eco della mentalità illuministica per cui i valori della laicità e della tolleranza sono quelli cui tutti naturalmente si adeguano: ma pretendere che tutti lo facciano realmente, non è il colmo dell’intolleranza?

L’Occidente, se non fosse in preda ad una sorta marasma senile, dovrebbe riconoscere i propri valori e proclamarli come suoi prima ancora di proclamarli giusti. Almeno in casa propria si ha il diritto d’essere se stessi. E si ha anche il diritto di pretendere che gli ospiti mangino con le posate e non si mettano le dita nel naso.
Oltre tutto, i valori occidentali sono effettivamente tolleranti, rispetto al resto del mondo, e non c’è ragione di avere dei complessi. In Europa e negli Stati Uniti si vive meglio che altrove, come si vede dai tentativi, anche illegali, che fanno in migliaia per venirci ad abitare. E chi, venutoci, non è contento del risultato, può tornarsene a casa sua.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 8 aprile 2006


CHI PARLA E CHI ASCOLTA
Avevo diciott’anni e una sera, imprevistamente, un coetaneo mi aprì il suo cuore. Mi parlò dei suoi sentimenti, dei suoi problemi, dei suoi sogni e delle sue speranze. Lo considerai un grande onore e divenimmo amici. Purtroppo poi scoprii che la sua era un’irrefrenabile tendenza a parlare di sé e a mettersi al centro del mondo. Non fu tuttavia la scoperta più interessante. L’insegnamento massimo – se vogliamo buttarla sul paradosso - fu ed è che non è chi si confida, che fa un onore all’altro: è chi l’ascolta.
Questa confusione esiste in molti campi. Mentre per secoli l’artista ha cercato di piacere al pubblico, adeguandosi ai suoi gusti e alla sua capacità di comprensione, a partire dal Romanticismo – come quel mio amico –ha creduto d’essere in credito col fruitore dell’opera. Una volta che egli ha fatto lo sforzo di esprimersi ed ora lo spettatore, l’ascoltatore, il lettore devono fare lo sforzo di capire. Se necessario studiando e magari vincendo la noia. E questa è diventata una verità accettata. A chi dice “ho letto metà del libro”, oppure “ho visto metà di quel film e poi me ne sono andato”, moltissimi rispondono con un rimprovero: per giudicare bisogna andare fino in fondo, anche se costa! Chissà, forse l’opera sarebbe risultata positiva, se conosciuta interamente! Non si ha il diritto di disertare.
Ma chi diamine l’ha detto? La pretesa che chi si accosta alla bellezza debba essere disposto a soffrire è una bestemmia. La Venere di Milo non richiede apprendistato. Se l’opera d’arte non procura godimento, o per limiti del creatore o per insufficiente comprensione da parte del destinatario, non c’è che da constatare il fallimento dell’incontro. Se non si è in grado di capirlo, ascoltare eroicamente mezz’ora di Bela Bartok può servire soltanto a disgustarsi dalla musica classica. Mentre si sarebbe potuto capire Haydn, che è per giunta artista più grande di Bartok.
L’idea perniciosa per cui il produttore è superiore al consumatore, tanto che questi gli deve rispetto e obbedienza, prospera stranamente anche nelle università. Qui dei professori impongono le loro opere senza preoccuparsi di scriverle bene, in maniera comprensibile ed adatta all’insegnamento. Ma poiché hanno il potere, e sono loro che scrivono i voti sul libretto, si possono permettere  questa estorsione accademica.
Un altro campo in cui si manifesta il fenomeno è nel “giornalismo di qualità”. Alcuni giornalisti reputano che, dato l’alto valore della loro firma, i lettori siano precettati a leggere articoli immensi. Dunque non cercano la sintesi, non usano le forbici, divagano, fanno sfoggio di cultura, senza chiedersi se il lettore abbia tanto tempo da perdere e se tutte quelle righe l’interessino. Perché lo schema è rovesciato: non è il lettore che giudica l’articolo, è l’articolo che giudica il lettore. “Se non mi apprezzi sei un ignorante”.
Questo è francamente assurdo. È la riprova che la nostra è un’epoca demente e presuntuosa. Chissà che non sia questa la causa della spaventosa decadenza artistica che viviamo. A forza d’écarter l’importun , come diceva Mallarmé, ci si è écarté dall’arte e l’arte ha divorziato dal pubblico. I compositori hanno disdegnato la melodia ed il pubblico ha disdegnato i compositori.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 7 aprile 2006

Lanterna magica
Indian – la grande sfida
Burt Munro, un anziano neozelandese appassionato di moto, si reca negli Stati Uniti per tentare di battere un record di velocità, nonostante lo scetticismo generale. Un biopic con Anthony Hopkins a tratti affascinante, ma troppo spesso noiosetto…
Indian – La grande sfida

Regia: Roger Donaldson
Interpreti: Anthony Hopkins, Diane Ladd, Paul Rodriguez, Aaron Murphy, Bruce Greenwood
Sceneggiatura: Roger Donaldson
Data di uscita italiana: 7 aprile 2006
Voto: 5,5/10

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Cronaca di un giorno di straordinaria follia.
Alla fine la par condicio ha completamente svelato la propria idiozia: ha fatto impazzire tutti, ha bloccato due belle trasmissioni televisive a tre giorni dal voto, ha vestito i giornalisti dei panni occhiuti e ottusi di un gigantesco Usigrai con sterilizzatore pronto, ha trasformato i politici impegnati in una campagna elettorale tosta e sanguigna in ballerine della Scala con pruriti capricciosi, ha riempito le pagine di liti da condominio. Ieri è finito tutto in farsa, tanto che Matrix e Terra!, programmi Mediaset di cronaca e politica, hanno fatto l’unica cosa possibile (dopo che ogni tentativo di serietà veniva massacrato): l’hanno mostrata, tutta. Non hanno potuto fare altro che raccontare i sì, i no, i comunicati, le riunioni, le attese, gli appelli e infine l’impossibilità di mandare in onda qualcosa di decente, con l’unica libertà di restare lì, come scemi, a regolare il traffico dell’equal time. Enrico Mentana era furibondo, Sandro Provvisionato e Toni Capuozzo attoniti. Trasmissione sul mancato confronto tra i due candidati premier in prima serata, trasmissione sul mancato dibattito tra Francesco Rutelli, Piero Fassino, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini in seconda.
Poteva essere l’ultimo faccia a faccia tra Prodi e Berlusconi, oppure l’ultima tentazione del Cav. di farsi intervistare, visto che Prodi aveva già detto, e ha ripetuto: “A Mediaset mai”, e il suo portavoce, Silvio Sircana, a richiesta scritta di partecipare a “Terra!” per un confronto, aveva dato una risposta scritta: “No”. Molto dettagliata, per la verità: “Nel caso ci fosse un assolo di Silvio Berlusconi su Canale 5 sarei legittimato a credere che la tua lettera di ieri (martedì, ndr), con la proposta last minute di un confronto fatta quando è noto a tutti che la nostra agenda non ci permetterebbe comunque di parteciparvi, sia stata un utile alibi per consentire al leader dell’altra coalizione la sua esibizione in solitario”. Sarebbe stata quindi una decisione oggetto di critiche, di stizza, anche di richiamo da parte dell’Authority, ma è diventata nel giro di poche ore l’ultima gigantesca follia prima delle elezioni. Ieri mattina Carlo Rossella, direttore del Tg5, Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, Toni Capuozzo e il cdr erano riuniti per decidere che fare: Prodi non viene, Berlusconi verrebbe, facciamolo intervistare da cinque giornalisti oppositori, e con “equal time di spazio all’altro contendente, facendo vedere i suoi discorsi”. Poteva essere un bello spettacolo, una cosa divertente. “Abbiamo visto martedì scorso il dibattito in tivù e ci siamo chiesti: perché Prodi non deve venire mai sulle reti Mediaset? Siamo figli di un Dio minore?”, ha raccontato Carlo Rossella. Ma intanto filtravano sospetti di “attentato all’informazione”, c’era l’Authority in allarme, Giuseppe Giulietti scatenato sul colpo di mano dell’orrendo Cavaliere. Rossella sudava, Confalonieri s’incazzava, il cdr alzava barricate di indignazione democratica, minacciando lo stato di agitazione permanente, minacciando di non fare andare in onda nemmeno il tiggì. Intanto Toni Capuozzo provava a invitare i giornalisti di sinistra da contrapporre al Cav. “Io personalmente non avrei avuto problemi a fare la trasmissione con il premier. Non sono un ammiratore sviscerato delle regole della par condicio e sono convinto che si sarebbe potuta fare una cosa di cui, da giornalista, non avrei dovuto vergognarmi”, ha detto Capuozzo. Ma Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, non si trovava, e comunque a posteriori avrebbe giudicato la proposta “inammissibile”, Gabriele Polo, direttore del Manifesto in golf rosso anche in televisione, si offendeva per l’imprudenza dell’invito: “Siccome sono un coglione non ci vado. E non voglio fare l’utile idiota travestito da giornalista”.
Antonio Padellaro, direttore dell’Unità, aveva forse anche detto sì, probabilmente anche Stefano Cingolani del Riformista, ma c’è stato il dietrofront immediato, l’appello accorato dei giornalisti democratici che mai avrebbero voluto passare per aiutanti del nemico. Super tempestivo, prima dell’ora di pranzo, ecco l’annuncio dei direttori di sinistra Stefano Menichini, di Europa, Padellaro, Polo e Sansonetti: “Silvio Berlusconi annuncia, infrangendo le regole, che stasera sarà da solo a Mediaset intervistato da quelli che lui definisce ‘alcuni giornalisti di sinistra’. Di fronte a questa inaccettabile violazione della legge sulla par condicio chiediamo a tutti i giornalisti italiani, a prescindere dal loro orientamento politico, di non prestarsi a questa operazione”. Secondo Rossella si è trattato di “una tempesta ricattatoria verso chi doveva venire in trasmissione”, e allora basta, cosa si può fare se non rinunciare, telefonare, dire al Cav: grazie, non venga, soprassediamo, anche se Prodi ci ha mandato affanculo da mesi. Va così, non se ne fa niente.
Fedele Confalonieri è furibondo (e ieri sera Terra!, nell’edizione intitolata “Una giornata particolare”, l’ha intervistato, mentre Sansonetti, cessata la minaccia alla democrazia, è andato volentieri a chiacchierare). “Adesso uso io una parola grossa: regime. Siamo davanti alle prove generali di un regime”, ha detto Confalonieri, e “il fatto che la prima televisione del paese, cioè Mediaset, non possa avere il piacere di ospitare un faccia a faccia tra i due candidati premier è un attentato alla libertà di informazione. Brutta roba, proprio brutta roba”. Anche perché intanto, mentre il tam tam demo-burocratico si dava da fare per far crollare anche solo l’idea di poter creare la tramissione pensata, Enrico Mentana, ignaro, avrebbe dovuto registrare una puntata di Matrix con Rutelli, Fassino, Casini e Fini. Ma Rutelli e Fassino hanno deciso, preventivamente, di non andare, di non presentarsi nemmeno in una rete tanto orrenda. Anzi, hanno annunciato una conferenza stampa per spiegare le ragioni dell’orrore. Mentre Casini e Fini stavano in cortile ad aspettarli, fumando sigarette e innervosendosi. Mentana, pur di non rinunciare alla puntata, aveva proposto addirittura un “patto tra gentiluomini”: “Ci mettiamo qui, registriamo con tutti e quattro, e se arriva Berlusconi a Canale 5 ce ne andiamo”, ma niente, Rutelli e Fassino erano felicissimi di fare le principessine oltraggiate. Finché è arrivata la notizia: non se ne fa nulla, niente più Berlusconi. E allora i due erano pronti a tornare, perché non avevano “nulla di personale contro Mentana e contro la redazione di Matrix”. Ma Casini e Fini, offesi e nervosi per avere aspettato tre quarti d’ora nel nulla, se ne sono andati dicendo: “Potevano almeno farci una telefonata” (così, poi, Rutelli e Fassino li hanno potuti accusare di “un piccolo atto di arroganza”).

Mentana è rimasto, ha detto, come la vittima di un tamponamento a catena. Senza più contendenti, senza puntata, senza un motivo. “E’ come se fosse saltata una cena perché due degli invitati non volevano vedere altri due invitati per colpa di un quinto che non c’era”. Cioè la follia costruita sul nulla. Tanto che a un certo punto si è arrabbiato molto anche con Fedele Confalonieri perché pur essendo direttore editoriale non era stato avvertito dell’ipotesi sul Terra! speciale elezioni, e Confalonieri, esasperato, ha risposto: “Chi se ne frega se Mentana non lo sapeva. Non centrava nulla. Matrix è una trasmissione che ha la sua par condicio col bilancino, e lo ha fatto e lo ha usato, mentre soltanto oggi è andata fuori dal bilancino perché non sono venuti alcuni”. Mentana ha abbozzato, ha detto che “oggi a molti sono saltati un po’ i nervi”, ma poi ha sibilato: “Si può non essere leccaculo senza essere coglioni”, e comunque alla fine ha registrato la breve puntata fantasma, senza gli ospiti in studio.
Ecco la cronaca di un giorno di straordinaria follia, in cui forse ha vinto davvero la par condicio, ma tutto il resto ha perso, e la televisione è stata oscurata perché non sembrava sufficientemente sterilizzata, ciclostilata. “Un assaggio di ciò che potrebbe capitare se vincesse la sinistra”, ha detto Silvio Berlusconi. “Una campagna elettorale che ha massacrato l’informazione”, ha letto Cristina Parodi, ieri sera, durante il Tg5, nel comunicato del cdr. E dopo, due trasmissioni fantasma.
da Il Foglio - 06/04/2006    

IL SOSPENSORIO
Le parole di Berlusconi sono state: "Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi". E tutti i giornali hanno scritto che Berlusconi trattava da coglioni coloro che votano per il centro sinistra.
Un momento, ma Berlusconi ha parlato solo di “andare contro i propri interessi”! Come mai non ce n’è stato che abbia detto: “Giusto. Sono sciocchi coloro che votano per Berlusconi, perché in questo caso andrebbero contro i loro interessi”?
Non l’ha detto nessuno perché non è vero e perché, a sinistra, hanno la coda di paglia.
O il sospensorio di paglia.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it


IL RITORNO ALLA REALTÀ
Qualcuno potrebbe essere molto dispiaciuto degli attuali problemi del centro-sinistra, qualcun altro potrebbe ricavarne una gioia maligna, ma probabilmente la cosa più interessante è capirne l'origine. I partiti che compongono l'Unione sono stati per cinque anni lontani dal potere e hanno passato questo tempo odiando Berlusconi e sognando quello che avrebbero fatto una volta riconquistato il governo. Ma se l'opposizione al Cavaliere è priva di controindicazioni, non è lo stessa cosa per i sogni. La situazione è simile a quella di una famiglia che gioca al lotto: ognuno ha un progetto sull'uso della vincita e solo al momento in cui essa si realizza ci si accorge che non tutti i desideri sono realizzabili. Un po' perché non ci sono abbastanza soldi, un po' perché alcuni desideri sono incompatibili con altri.
Nel momento in cui le previsioni li davano vincenti, i partiti di centro-sinistra hanno cominciato ad esprimere ad alta voce i loro progetti. Hanno voluto inserire nel programma un pudico "adeguamento degli estimi catastali ai valori di mercato", che per il popolo - dopo l'evidenza della bolla immobiliare - va tradotto in fortissimo aumento dell'Ici. Infatti l'imposta si paga in base a quegli estimi. Bertinotti (che ne parlava da tempo) ha proposto un forte prelievo sulle rendite. I Verdi hanno preteso ed ottenuto che la TAV, varata dal centro-sinistra alcuni anni fa, fosse cancellata dal programma.  Riguardo ad essa alla fine i nodi sono venuti al pettine e il risultato è stato che l'estrema sinistra ha detto "non si farà", Prodi ha detto "si farà" e l'Italia non sa se si farà o non si farà. Un conto è essere d'accordo nel mandar via Berlusconi, un altro essere d'accordo su ciò che si dovrebbe fare al suo posto.
Il Blücher che a Waterloo trasforma una situazione problematica in una sconfitta epocale è poi stato lo stesso Prodi. Probabilmente per dimostrarsi capace di iniziativa, è andato a ficcarsi nel ginepraio del "cuneo fiscale" (9,5 miliardi di euro!). Con le orecchie piene dei discorsi della sinistra cui aveva dovuto inchinarsi, ha parlato di finanziare questo aiuto alla produzione con i mezzi tante volte indicati dall‚estrema sinistra: cioè con l'aumento della tassazione su case e capitali,  ed ecco che, mentre doveva essere Grouchy che arrivava in soccorso dei francesi, si è trasformato in Blücher.

La coalizione ha cercato di conciliare l'invidia sociale di un Marco Rizzo con la protezione dei borghesi in cui s‚impegna Rutelli; il laicismo oltranzista della Rosa nel Pugno con l'ostentato conservatorismo cattolico di Mastella; il pragmatismo moderato di Fassino col comunismo provocatorio di Diliberto: ed è scoppiato il finimondo. La rodomontata del taglio del "cuneo fiscale" ha acceso un fiammifero in una stanza satura di metano. Malgrado 283 pagine di bla bla bla programmatico, l'Unione è troppo eterogenea per ipotizzare un'azione comune. In particolare ci sono in essa componenti massimaliste insensibili al buon senso: solo degli incoscienti potevano parlare d‚un forte aumento dell'Ici in un paese in cui l‚83% (qualcuno dice l‚87%) delle famiglie abita in una casa di sua proprietà e mentre Berlusconi per essa parla di esentarle dall'Ici. L'estrema sinistra si è voluta portavoce di quel 17% che la casa non l'ha ma ne ha parlato una volta di troppo: quando la possibilità di una punizione dei proprietari di casa è divenuta realistica.
Sulla tassa di successione - punizione dei mitologici "ricchi" - prima della vincita al lotto si è stati a lungo d‚accordo. Poi, quando si è scesi sul piano della realtà, ognuno ha sparato una cifra diversa. Bertinotti ha cominciato parlando di ripristinare il limite dei 180.000 - (una casetta modesta, non in una grande città) perché è contrario alla proprietà privata: la sua eliminazione è "un orizzonte" verso cui tendere. Quando è scoppiato l'allarme, Prodi ha tentato un calcio d'angolo attestandosi sui 250.000 - e infine, quando l'allarme è divenuto rosso, parlando - al plurale - di milioni di euro! Quanti sono i padri che, morendo, lasciano almeno quattro miliardi di lire di eredità, ai figli? A questo punto, non sarebbe stato meglio dire: abbiamo scherzato? Ma se questo avesse detto, come avrebbe poi obbligato anche Bertinotti a dire che aveva scherzato per anni? E se non si tassano i titoli di Stato, se non si aumenta l'Ici, se si mantiene l'abolizione della tassa di successione, con quali risorse si taglierà il cuneo fiscale? Con il serpente di mare della lotta all'evasione, rispetto alla quale lo stesso Prodi confessa che la gente ride, quando lui ne parla?
Il dramma del centro-sinistra è il ritorno alla realtà. Si sono messi intorno a un tavolo per decidere che cosa fare della vincita al lotto e si sono accorti che non erano d'accordo su nulla. E che forse la stessa notizia della vincita era falsa.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 4 aprile 2006


Massima del giorno
È meglio non fare l'ipotesi della malafede prima dell'ipotesi della stupidità: la malafede implica un progetto intelligente.
G.P.


MOLLICHINE
"Nessuno tocchi Caino". Gli si può sparare anche da lontano.

Luxuria teneva un comizio e denuncia: "Mi hanno lanciato dei finocchi". Che modi! Bastava invitarli ad andare da lui!

Il Papa: "Su vita e matrimonio non si negozia". Giusto. Speriamo se lo ricordi il Parlamento italiano.

Rutelli: "Nuova legge sul conflitto d'interessi" e Berlusconi alla Caienna. Ma almeno non sentiremo più parlare di conflitto d'interessi?

Berlusconi: "La sinistra è fuori di testa, gli sono saltati i nervi". Ma a lui è saltato un femminile.

Berlusconi: "Sono 12 anni che non m'interesso delle mie aziende". In compenso se ne interessano tutti.

Si dice che "Dopo i quarant'anni, ognuno ha la faccia che si merita". Se è vero, quale amnistia salverà Prodi?

Gianni Pardo


PRODI E LE TASSE: UNA SINTESI
Si assassina in un momento e si è assassini per tutta la vita. Ma ci si può mettere nei guai definitivamente anche per meno. In "Sei personaggi in cerca d'autore", il dramma del padre è presto detto: è stato sorpreso in una casa d'appuntamento dalla figliastra, in una condizione e in un atteggiamento ben poco consoni alla decenza, e da quel momento il pover'uomo, benché protesti e se ne dolga, è inchiodato a quell'episodio. Poco importa che tutti gli uomini non potrebbero certo mettere in pubblico l'intera loro vita, senza doversi vergognare: a lui è capitato che il faro della notorietà si concentrasse su quella scena ed essa ormai domina tutta la sua esistenza[1].
Gli uomini politici sono usi fare promesse che sanno di non poter mantenere, perché questo è il gioco della politica. Ma il gioco ha una regola indefettibile: non farsi scoprire col dito nella marmellata. Berlusconi ha commesso un errore, per esempio, col famoso "Contratto con gli italiani", ed oggi, per sua fortuna, è costretto a combattere contro coloro che affermano che non lo ha mantenuto per nulla. Perché sarebbe veramente in imbarazzo se gli rinfacciassero la verità, e cioè che lo ha mantenuto solo in parte. E un debito non interamente pagato è un debito non pagato.
Prodi da parte sua, col famoso Programma di 283 pagine, è stato il beneficiario d'un verboso miracolo: in migliaia di righe gli autori sono stati capaci di non dir nulla. Bastava che egli continuasse a fare il pesce in barile, a dire e non dire, a promettere risultati senza precisare i mezzi, e certamente senza precisare i finanziamenti, e gli sarebbe ancora andata bene. La gente vota contro Berlusconi: bastava dire "Votate per me e non l'avrete più". Quanto al programma doveva solo ripetere, sorridendo: "Vedrete, vedrete, vedrete!" La gente non capisce nulla d'economia ed ha tanta voglia d'illudersi.

Invece, in un momento di follia, lui che era riuscito a non far pesare l'ineludibile contrasto programmatico sulla TAV, ha promesso qualcosa di concreto e ne ha anche specificato i mezzi. Ha promesso di ridurre di cinque punti percentuali la somma che il datore di lavoro paga per ragioni varie oltre ciò che di netto dà al lavoratore ("cuneo fiscale"), confessando che l'importo dell'operazione è di 9,5 miliardi di euro (diciottomila miliardi di vecchie lire), e che questo denaro sarà ricavato, per 2,5 miliardi di euro, dalla tassazione delle rendite finanziarie, e il resto dalla reintroduzione della tassa sulle successioni e dalla revisione degli estimi catastali.
È stata una Waterloo. Probabilmente spinto dal desiderio di fare una grande promessa all'Italia, per il suo rilancio economico, ha commesso questi errori.
1) Le rendite finanziarie comprendono i cosiddetti "guadagni di Borsa", cioè anche gli interessi su BOT e CCT, oltre che sui rendimenti dei fondi d'investimento, obbligazioni, ecc. Questo ha terrorizzato i risparmiatori e si è cercato di correre ai ripari. Si è detto che si sarebbero tassate solo le grandi somme, ma il guaio è che i titoli di Stato sono anonimi. Bisognerebbe dunque rivoluzionare tutto il sistema? E poi si è fatto notare che lo Stato si è impegnato a richiedere una tassazione del 12,5%: se si è leali, un contratto non lo si può cambiare unilateralmente a danno della controparte. E non basta: a parte il fatto che la tassazione sui titoli di Stato è una partita di giro (lo Stato deve aumentare i rendimenti, se vuole continuare a venderli, dunque perde da una parte ciò che incassa dall'altra), se lo Stato vuole essere leale e tassa al 20% le nuove emissioni soltanto (per gettare lì una cifra, ogni uomo politico di sinistra ha detto la sua), le nuove emissioni non dànno il gettito necessario di 2,5 miliardi di euro. Una Waterloo. È certo vero che Prodi ha parlato di abbassare la tassa sui rendimenti dei conti bancari, ma tutti gli italiani hanno un conto in banca e tutti sanno che quei soldi non rendono niente. La banca chiede più soldi per "la tenuta del conto" di quanti ne versi di interessi.
2) Ma parecchio lo Stato potrebbe ricavare con una patrimoniale sui fondi d'investimento e le gestioni di patrimoni. Ma proprio queste somme sono le più difficili da colpire perché i loro titolari non esiteranno un minuto ad esportare questi capitali verso lidi più ospitali. E per giunta fuggiranno via anche i capitali stranieri.
3) L'altra possibile voce d‚introiti (per i restanti 7 miliardi di euro) sarebbe la tassa di successione, il cui gettito è insignificante, e soprattutto la revisione degli estimi catastali. Cioè, come scritto del resto nel programma, un adeguamento del valore catastale delle case (su cui è commisurata l'ICI) al valore di mercato. E poiché s'è avuta una bolla speculativa che ha moltiplicato per due, quanto meno, il valore delle case, ne risulterebbe moltiplicata per due l'ICI. Con quale gaudio degli italiani, che oggi sono proprietari della casa in cui abitano per l'82%, è facile immaginare.

4) Se poi, più semplicemente, si imponesse una tassa "una tantum" sulle case(per fare cassa entro i primi cento giorni, come promesso) si tratterebbe di quella famosa "patrimoniale" di cui in passato ha spesso parlato Bertinotti. Ed anche qui è facile fare un calcolo. Immaginiamo che la famiglia media italiana sia composta da quattro persone. Siamo cinquantasei milioni, dunque quattordici milioni di famiglie. Di queste famiglie, l‚82% è proprietario della casa in cui vive, e sono dunque undici milioni e mezzo di famiglie. Se esse dovessero pagare 7,5 miliardi di euro, dovrebbero pagare in media seicentodieci euro di una tantum a famiglia. Anche qui, s'immagina con quale gaudio.
5) A questo punto tutto il centro-sinistra si è affannato a ripetere su tutti i toni che se vincerà le elezioni non aumenterà la pressione fiscale. Ma allora da dove prenderà i soldi per tagliare il "cuneo fiscale" di cinque punti? È una domanda ineludibile.
Il povero Prodi aveva solo fatto una promessa, come se ne fanno tante. Magari, pensava, forzo un po‚ la mano e poi si vedrà. E invece! Invece tutti, allarmati - come si è sempre quando si teme di dover pagare di tasca propria - si sono messi a fare i conti ed ora il centro-sinistra non riesce ad uscire da questo girone infernale: se dice che tasserà, si aliena gli elettori; se dice che non tasserà, la sua promessa non risulta credibile; se ritira la promessa fa una figura di m.... .

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 4 aprile 2006

[1] Adriano Tilgher, Studi sul Teatro Contemporaneo, Libreria di scienze e Lettere, Piazza Madama 19-20, Piazza Navona 79-80, Roma 1928.
19. ˜ Opposizione dell'individuo e del concetto costruzione che se ne sono fatta gli altri. È il dramma del Padre nei Sei personaggi in ceca di autore. Gli eventi della vita vollero che la Figliastra lo sorprendesse in una casa equivoca, in un atto in cui, secondo i normali rapporti dell'esistenza, essa non avrebbe mai dovuto nè potuto vederlo: in tutta la sua miseria di povera carne umana insoddisfatta. Ora, per la Figliastra egli è rimasto lì, agganciato, inchiodato per l'eternità a quell'attimo di vita. Ed invano egli protesta che no, che è ingiusto giudicarlo da quell'atto solo, come se egli fosse tutto in esso, assommato e totalizzato in esso, senza residui! La fanciulla non sa vederlo che come lo vide nella casa infame, inchiodato in eterno a quell'attimo di vita, come una statua in eterno irrigidita nel gesto che l'artista le ha dato: «lei intende la perfidia di questa ragazza? M'ha sorpreso in un luogo, in un atto, dove e come non doveva conoscermi, come io non potevo essere per lei, e mi vuol dare una realtà, quale io non potevo mai aspettarmi che dovessi assumere per lei, in un momento fugace, vergognoso della mia vita! » (atto I)
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LA FAME DI TESTIMONI CORAGGIOSI
Papa Giovanni Paolo II moriva un anno fa. Al di là del ricordo personale e collettivo, che unifica laici, religiosi, credenti e non credenti, perfino quanti hanno rapporti controversi con l’organismo Chiesa, quello che rende più profondo il ricordo è la consapevolezza di un vuoto importante nello scenario mondiale. Un vuoto causato dall’assenza di testimonianze, anzi meglio, di testimoni. Ad un anno dalla morte di Papa Karol Wojtyla, lo sguardo alla ricerca di testimoni nel mondo, si è concentrato sul nuovo Papa Benedetto XVI, ma non vi ha trovato lo stesso contatto, lo stesso senso comunicativo, la stessa logica “politica”, lo spirito comunicativo, lo spirito di libertà, la testimonianza. Quando parlo di politica, connessa alla Chiesa, al soglio pontificio, voglio essere schietto. Tutti i Papi hanno fatto politica, forse più di tutti lo stesso Giovanni Paolo. E’ facile dire che tutti sono stati conservatori, chiusi nei dogmi della Chiesa, una parola che nei credenti è un punto fermo, ma nei liberali suscita fastidio, impossibilità di dialogo. Ma se Benedetto XVI è un conservatore stretto, che non ama la comunicazione, se non nello strumento meramente biblico, ecclesiastico e che fa politica, nel silenzio della diplomazia, Giovanni Paolo II era un socialista, anzi un progressista ed in questo senso aveva individuato il sale della libertà. Libertà, ovvero possibilità di comunicare, di dialogare, di non trovarsi d’accordo, ma comunque accogliere testimonianza nella gente di tutto il mondo, di tutte le religioni. Attenzione non era un socialista massimalista, ma ben attento al materialismo, al qualunquismo, alla libertà come libero commercio di idee, di valori.
La Chiesa oggi sembra chiudersi alla testimonianza, sembra non averne bisogno. Non cerca il dialogo, ma si arrocca dietro al valore di famiglia, utilizzandolo come uno strumento politico e non solo morale, per non concedere nulla, non solo a leggi e decisioni future di uno Stato laico, ma perfino ad un minimo di dialogo. La gente ha bisogno di questo, ha bisogno di contatto e di esternazione ed ha bisogno di avere in sé, una voglia di libertà che si concili con i suoi principi morali, senza per questo essere costretta a precludersi una strada. Un filo sottile fra liberalismo e morale, che Papa Wojtyla aveva mantenuto, aprendosi al dialogo con la scienza, aprendosi alla politica sociale, non quella alta, ma quella “terra terra” della gente, aprendosi perfino ai cambiamenti del mondo, piccoli e grandi e stabilendo comunicazioni decisive con la gente.
Ora la gente a chi può affidarsi? Non potrà di certo contare su una politica litigiosa, piena di interessi propri, ma disinteressata ad offrire testimoni seri, concreti, coraggiosi, liberi ed esempi di libertà e morale. Credete possa servire, accodarsi al primo carro che si definisce cattolico o cristiano o popolare ed al tempo stesso socialista, liberale? O che basti trovare la libertà nell’anti-clericalismo? O che ci si possa accontentare di freddi inviti ad “appoggiare la famiglia e rifuggire da chi la vuole distruggere”, emessi da un porporato, con smania politica, ma convinzione intoccabile ed unilaterale. Ecco, manca a tutti Giovanni Paolo II. Un testimone che sapeva ascoltare e non solo decidere, sapeva dialogare e non solo raccomandare. Un battitore libero. Libero. 

Angelo M. D'Addesio

SCALFARI E SPINELLI
Alcuni uomini sono sensibili alla razionalità, la maggior parte è succuba dell’affettività. Machiavelli sollevò mille diffidenze mentre Pierre l’Hermite, che predicava un’impresa disastrosa e priva di senso, convinse decine di migliaia di persone ad uscire di casa, a combattere e morire in terre lontane. Il primo parlava alla ragione, il secondo al sentimento.
Un campo in cui si parla soprattutto al sentimento è la politica. Un tempo, al di sopra delle teste dei bifolchi, pochi s’interessavano di politica; e questi pochi erano abbastanza realisti per sapere come stavano le cose. Il potere era nelle mani del sovrano che l’esercitava spesso nel proprio interesse ma almeno sapeva quello che faceva. Con la rivoluzione francese il potere è passato al popolo. Prima la massa non capiva niente di storia, d’economia o perfino di geografia, ma su queste materie nessuno la chiamava a votare. Oggi la massa non capisce niente di storia, d’economia o perfino di geografia, ma è chiamata a votare sulla politica. Con un livello di semplificazione e di moralismo che la rende succuba della demagogia.
La democrazia rimane senza discussione il miglior regime possibile ma in essa i politici devono ottenere il sostegno del popolo e sono dunque costretti a secondarne i pregiudizi, a formulare promesse inverosimili e ad ostentare un livello di moralità impossibile per i normali cittadini e a fortiori per loro. Tanto che si è quasi tentati di giustificarli. Molto meno benevoli si è invece indotti ad essere nei confronti degli intellettuali e degli opinionisti che esprimono con estremo sussiego suggestive sciocchezze. Personaggi che intimidiscono il lettore con riferimenti culturali, magari a Grozio o Spinoza, e con atteggiamenti da padreterno. L’esempio massimo è Eugenio Scalfari. Questo guru, come la sua collega Barbara Spinelli, è capace di scrivere lenzuolate oceaniche di articoli la cui semplice lunghezza presuppone che il lettore sia tenuto a non manifestare né impazienza né stanchezza. E tutto questo per formulare teorie finto-colte, moniti arcivescovili, giudizi universali, moralismo e infine portare l’acqua al solito mulino. Leggendo un articolo di Ronchey, di Panebianco o di Cervi si capisce subito dove si va a parare. Si può essere d’accordo o no, ma si sarebbe facilmente in grado di riferirne il contenuto ad un amico. Con i santoni del giornalismo è tutt’altra faccenda. Da un lato bisogna leggere in ginocchio e prevedere il tempo di un rosario, dall’altro, per arrivare ad una sintesi, si devono prendere note scritte. Se una sintesi è possibile. E tuttavia questi venditori di simil-pensiero che invece parlano al sentimento, questi prolissi predicatori di superiore e inconsistente moralità sono presi sul serio. La loro tragica mancanza di humour viene scambiata per serietà e profondità, e mentre Nietzsche si faceva un punto d’onore di ridere loro sono accigliati come Calvino o Zwingli.
L’incapacità di alcuni di noi d’apprezzare questi geni contemporanei nasce, molto probabilmente, dalle nostre ascendenze contadine. Un atavismo che probabilmente fu anche di Montanelli. Questi scriveva editoriali che raramente superavano la prima colonna a sinistra e che, per giunta, si capivano.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 2 aprile 2006