ARCHIVIO DI AGOSTO

 

LA CERTEZZA DEL DIRITTO NEL PALLONE
Chi non è tifoso si starà chiedendo che cosa mai avviene nel mondo del calcio, perché tutti ne parlano, se il Catania dovrebbe sì o no rimanere in B e se il Napoli dovrebbe sì o no andare in C. Senza tentare di dare una risposta a questi quesiti, ci si limiterà ad inquadrare il problema dal punto di vista giuridico.

Come è noto, esiste una giustizia sportiva. Cioè organi che dirimono questioni, assegnano punizioni, eventualmente correggono o annullano risultati sportivi. Questo dipende da due esigenze: una (non diversamente da come esiste un "Tribunale delle acque" o un "Tribunale dei Minori") è la specializzazione, l’altra è la certezza del diritto. È infatti ovvio che il mondo dello sport non può aspettare i tempi della giustizia ordinaria od amministrativa. In una gara ad eliminatorie è necessario sapere immediatamente chi è arrivato primo, secondo, terzo, per sapere chi parteciperà alla prossima eliminatoria: diversamente non si potrebbe andare avanti. Nello stesso modo nel calcio, anche se si accerta che un arbitro ha sbagliato una decisione importante, si lascia il risultato della partita invariato, sia per i fini della classifica che delle scommesse. L’errore dell’arbitro viene compreso nelle alee eventuali e in conclusione accanto alla "verità processuale" esiste una "verità sportiva" che consolida i risultati sportivi.

Tuttavia tutto questo appariva ed era ragionevole quando lo sport era sport. Cioè quando lo sport corrispondeva alla parola italiana da cui deriva, diporto. Il diporto è un’attività disinteressata, motivata dal puro divertimento e "per sport" significa ancora oggi senza profitto e senza secondi fini. Oggi invece certi spettacoli sportivi non hanno niente a che vedere col diporto. Alcune società calcistiche sono quotate in borsa (altro che disinteresse!), i calciatori sono scambiati a suon di miliardi e fa una bella differenza economica il fatto di militare in serie A o in serie C. Dunque mentre ci si può rassegnare ad un’ingiustizia commessa in buona fede, o presumibilmente in buona fede (come è il caso dell’arbitro che assegna un rigore inesistente), è molto più difficile rassegnarsi dinanzi ad una decisione erronea presa a mente riposata, o addirittura dolosamente, da parte degli organi che amministrano il calcio. Se la decisione appare ingiusta e gravida di onerosissime conseguenze economiche il singolo si dice che la certezza del diritto in campo sportivo sarà certo una bella cosa ma non può certo pagarla di tasca sua. Ed ecco si rivolge a quegli organi giurisdizionali statali che tutelano i legittimi interessi dei singoli. Con la conseguente Waterloo della giustizia sportiva.

Si faccia un esempio teorico. S’immagini che una grande squadra, l’Antares, corrompa un’altra squadra affinché le consenta d’avere quei tre punti che le consentiranno di rimanere in prima serie. Se gli organi amministrativi del calcio, pur punendo ambedue le squadre, lasciano l’Antares in A, per rispetto della grande città che l’ha espressa, per motivi di ordine pubblico, o per semplice simpatia, come non capire la protesta della squadra che sarà retrocessa al posto dell’Antares? L’Antares conserva le occasioni di grande spettacolo, i grandi vantaggi nella campagna abbonamenti e gli appetitosi contratti con le televisioni che quell’altra squadra - dal punto di vista sportivo più meritevole - perde. Non è concepibile che a questo punto si appelli a chiunque possa raddrizzare quel torto?

La realtà è che la giustizia sportiva era concepibile quando riguardava lo sport. Oggi riguarda invece movimenti di miliardi. E poiché lo Stato non può negare al cittadino la tutela dei suoi interessi economici, ecco si giunge al caos attuale. Alla confusione delle lingue, al mancato consolidamento dei risultati, alla fine dell’inappellabilità delle decisioni sportive. Situazione che gli organi amministrativi del calcio, gelosi dei loro presunti poteri, rischiano di peggiorare se sostengono d’avere anche il diritto di commettere ingiustizie.

Per scendere sul concreto, se è vero che una regolare fideiussione è assolutamente necessaria per l’iscrizione di una squadra in Serie B, nel caso manchi o sia irregolare, si può consentire lo stesso l’iscrizione? Giuridicamente certo che no. E quale ragione dovrebbe indurre la migliore delle retrocesse ad accettare che venga violato il regolamento per favorire quella squadra? Il fatto che tutti adoriamo Napoli?

È ovvio che per il futuro bisognerà trovare una soluzione che contemperi queste opposte esigenze. Una soluzione che non si riesce ad immaginare e che si è lieti di lasciare ai competenti. If any.
(Gianni Pardo)




Phisique du rôle *
Anche in questa caldissima estate, siamo alle consuete banalità di cui è normalmente impregnata l’informazione  d’agosto.
Pannella digiuna per la solita giusta causa; il fuoco divora pinete e macchia mediterranea; il campionato di calcio stenta a partire;  il pazzo impazzisce; il pitbul aggredisce...
Ieri, e anche oggi, tutti i giornali spendono paginate per dirci che il caldo è più caldo del caldo di ieri... e  il caldo fa strage di anziani... per tutti tranne “Libero” che , trovando conforto nei bollettini degli ospedali, a tutta prima pagina titola:<<Morti di caldo, strage inventata>>...
Poi c’è la politica.
Anzi, c’è Telecom Serbia.
E qui, forse per colpa del caldo che più caldo non si può,  viene il bello.  
Protagonisti un certo Arnold Obermüller e un certo conto Zara.
 Le due cose sono state citate dal teste Igor Marini e, in attesa dei riscontri cartacei in arrivo dalla Svizzera per fine mese,  per dimostrarne l’attendibilità... o l’inattendibilità... alcuni giornali sguinzagliano (si fa per dire, in realtà si usa il telefono) i cronisti. 
Si arriva, sempre telefonicamente a Innsbruck, presso la direzione della banca Tirolen Sparkasse, dove dovrebbero, a detta del teste Marini, essere transitate le presunte tangenti ai vari Mortadella, Cicogna, Ranocchio... anzi, nello specifico, in quella banca sarebbero transitati i dollari per Mortadella e Cicogna...
<<Pronto, banca Tirolen Sparkasse, siamo de “il Riformista”, mi passa il Direttore>> ... <<Pronto, si, sono il Direttore. No. Non conosciamo nessun Oberhuller, non abbiamo mai avuto nessun dipendente con questo nome>>.
Al Riformista in sovrappiù, devono essere nel loro periodo fortunato,  non trovano nulla, ma proprio  nulla di nulla,  che riguardi  una banca o un certo conto Zara...
Uno legge “il Riformista”  e tra se e se non può fare a meno di pensare: che bufala questo Igor Marini!
Bene, tutto chiaro?
Per niente!
<<Pronto, siamo de “il Giornale” è lei il signor Obermüller funzionario della banca Tirolen Sparkasse?>> ... <<Mi dica... Che cosa posso fare per lei?>> ... <<Senta dott. Obermüller, che mi dice del conto Zara?>> ... cade immediatamente il gelo <<Siamo pronti a fornire tutte le informazioni che ci saranno richieste dalle autorità italiane che ci interpelleranno ... e di sicuro abbiamo agito nel pieno rispetto della legge>>,  poi salta fuori che un conto Zara International presso la banca Tirolen Sparkasse c'è;  sarebbe stato aperto, in dollari, da un certo Thomas Mares... e “Libero” ci fa l’aggiunta,  facendoci sapere pure il numero del conto, 9980-127568,  e i suoi movimenti: <<2,5 milioni di dollari provenienti da Singapore>>
Bene bene, l'unica cosa certa è che.  d’ora in poi, chi compera un solo giornale è un fesso.
Comunque,  se uno da questo ginepraio di Telecon Serbia ne vuole sapere di più, inutile comperare il Corriere della Sera.
Oggi il giornalone di via Solferino su Telekom Serbia non pubblica una riga, ha altro a cui pensare.
Nella fattispecie ad Adolf Hitler che, ci raccontano,  voleva dare il Sud Tirolo agli italiani.
Banche comprese?
(cp)


* PS: L'Onnipossente fa le cose perfette. L'impresa mia, in queste note di giornata,  non è da tanto né pretende di esserlo...
Chi mi legge lo sa:  alla fissità implacabile della perfezione preverisco  il gioco. 
Ecco,  è così. 
Ed allora, in un contesto di equivoci dove Oberhuller  si trasforma in Obermüller"Physique du rôle"  si trasforma  in "Fisique du rôle"  per poi, corretto via e-mail da un amico  francesista,  insistere nel gioco, scegliendo  la via di mezzo...   dunque "Phisique du rôle".
Punto.
Ma, capisco,  il gioco, le regole del gioco, vanno spiegate ai profani del gioco...
(cp)
 





MORDACCHIA
I condannati al rogo non avevano diritto d'arringare il popolo o di bestemmiare. Per essere sicuri che non lo facessero, gli esecutori della sentenza bloccavano crudelmente la loro lingua con un aggeggio di ferro chiamato mordacchia. Questa era l'ultima umiliazione: essi non potevano neppure vendicarsi con la parola di chi gli toglieva la vita, magari in nome di una religione che non condividevano.

L'evo contemporaneo non solo non conosce simili barbarie, ma, in un processo penale, stabilisce che l'imputato (e il suo difensore per suo conto) abbiano ogni possibile libertà di difendersi, anche dicendo cose che normalmente non sono permesse ai cittadini. Infine l'ultima parola prima della camera di consiglio tocca all'imputato ed anche in seguito, quando sia stato condannato il cittadino conserva ancora il diritto di dichiarare la sentenza ingiusta, illegale, sciocca e infondata. Certo, non deve dire che i giudici l'hanno emessa perché corrotti o pagati da qualcuno (incorrerebbe nel delitto di calunnia), ma conserva una libertà veramente ampia.

La ratio di questo moderno atteggiamento è che il diritto, diversamente dalla morale, ha la caratteristica dell'esteriorità. Non m'impone di pensare che il mio vicino di casa sia una persona per bene, m'impone di non dire ad alta voce, "in presenza di più persone", che è un ladro: sarebbe diffamazione.

Per queste ragioni hanno molto sbagliato tutti coloro che hanno biasimato Previti per la maniera con la quale ha strillato in tutti i toni la propria innocenza e ha protestato contro le presunte irregolarità del processo che l'ha visto condannato. Previti è l'imputato è la nostra civiltà concede all'imputato, nel momento in cui gli fa sentire la pesante mano della giustizia, almeno la libertà di protestare e di difendersi.

Ed ecco perché oggi ci sentiamo di difendere Prodi e i suoi amici dall'accusa di mancare di rispetto alla Commissione Telekom Serbia. Quel signore e i suoi amici stanno esercitando il diritto alla difesa che comincia col diritto di proclamarsi innocenti e offesi per l'ignobile sospetto, pieni di sdegno e disprezzo per la qualità degli accusatori, ecc. L'unica cosa che non è consentita a Prodi ed ai suoi amici, è calunniare la Commissione parlamentare o cercare d'impedirne il funzionamento. La regola del gioco è dunque che Prodi, Fassino e Dini dicano le cose peggiori di coloro che li accusano e perfino di coloro che indagano, mentre coloro che li accusano (sempre col limite della calunnia) e coloro che indagano rimangono liberi di accusare ed indagare.

Ovvietà, naturalmente.

Ovvietà che però val la pena di ripetere nel momento in cui gli amici di sinistra hanno accusato ripetutamente Previti di difendersi dal processo invece che nel processo; di delegittimare la magistratura e mille cose del genere. Se solo si fossero umilmente chiesti, a proposito di Previti come di Prodi, "e se fosse innocente? E come mi sentirei, come agirei io se, innocente, mi trovassi al loro posto?", non avrebbero detto e scritto tutto ciò che abbiamo udito e letto in questi anni.

È triste vedere che, per interesse politico o per fanatismo, persone civili scendono al livello dei selvaggi. Solo i selvaggi e i bambini non considerano che il dolore fisico inflitto al nemico o ad un animale è diverso da quello che sentirebbero essi stessi. La conquista della coscienza dell'alterità, cioè che anche gli altri sono esseri umani e sentono come noi, viene data per scontata, a partire da una certa età. E invece. I moralisti di sinistra devono, come i bambini, ricevere uno schiaffo in risposta ad uno schiaffo, per sapere che gli schiaffi fanno male.
(gianni pardo)



Facce da satira in coccole

Abbiamo ricevuto posta.
Questa:

<< Carissimi,
noi non abbiamo "denunciato" "provocazioni" né abbiamo fatto "comunicati".
Noi ci siamo detti felici di questa iniziativa del Domaniacale.
Ne abbiamo gioito, l'abbiamo incorniciata, l'abbiamo *offerta* come "perla" agli iscritti a Giap.
Ecco qui il testo:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/rassegna/domenicale.htm
Poi qualcuno ha preso questo numero speciale di Giap - dove, faccio notare, noi esprimevamo "solidarietà umana" all'autore del pezzo di satira - e, firmandosi "*", lo ha postato su Indymedia con un titolo "militonto" e un sottotitolo allarmato etc.
Ma ripeto, noi siamo ben contenti :-)
Anche perche' abbiamo saputo che la redazione culturale del Domenicale  comincerà a scrivere sul Corriere della Sera, a settembre, sotto l'egida di una neo-caporedattrice cultura di simpatie evoliane.
Allora sì ne vedremo delle belle.
Buon lavoro,
WM1
giap@wumingfoundation.com >>


Allora il gioco degli specchi funziona!
Bella quest'attenzione reciproca.
C'è solo  un mistero, un'ossesione, una occulta presenza,  qualcosa si muove come l'ombra leggera dei rivoluzionari senza volto sulla sabbia del deserto...
Buon lavoro anche a voi.
(cp)





Facce da satira

  Che bel paese, questo, dove, come in un gioco di specchi,  tutto si rovescia e ricompone.
Pensate alla vicenda Telecom Serbia e al comportamento che i vari Prodi, Fassino, Dini e i loro partiti e gruppi editoriali di riferimento hanno tenuto in questi giorni dopo le accuse del simil-conte Igor Marini... pensate  a cosa si sarebbe scatenato, tra Travaglio e dintorni, se al posto dei capetti ulivisti ci fosse stato  il Cavaliere e al posto del simil-conte una simil-contessina... ve l’immaginate l’asse ProcuradiMilano-Repubblica-Corriere-Rai3 cosa avrebbe prodotto in termini di paginate redazionali, rivelazioni, documenti, interviste, indignazione, resistenze e girotondi?
E nessuno di questi, tutti intenti a giustificare,  a domandarsi se, al di la delle presunte tangenti, era o non era corretta l’operazione stessa: nel 1997, sotto il governo Prodi (si, l’abbiamo capito: comperare o vendere a prezzi  altissimi o stracciatissimi, questa era la specialità del prof. Prodi),  per l’acquisto del 29% di Telekom Serbia si pagarono 878 miliardi di vecchie lire... per poi rivenderla, cinque anni dopo,  a 377 miliardi, con una perdita secca di oltre 500 miliardi di vecchie lire... senza contare che “l’affare” veniva fatto in favore di un sanguinario dittatore comunista... proprio mentre questo galantuomo  praticava la pulizia etnica nei confronti del suo stesso popolo.
Bene, passiamo oltre.
Questa settimana, per la curiosità di leggere un articolessa del nostro capperiano Giulio Meotti, mi capita di comperare “”Il Domenicale” , settimanale di cultura che ha come presidente della Società Editrice Marcello Dell’Utri.
A pagina 5, nella rubrica delle lettere,  tre colonne tre,   “Wu Ming” , che a quanto ho capito deve essere l’erede naturale di quella ciofala echiana chiamata “Luther Blissett” , scrive al Domenicale per fare ammenda... sottotitolo: “Ci siamo letti e riletti e poi rimasticati: ci siamo stancati di noi stessi e della nostra demagogia”.
La lettura delle “tre colonne tre” è divertentissima,  in pratica una enorme presa per il culo dei vizi culturali e politici di questi novelli “rivoluzionari senza faccia”...
Insomma, anche un gnocco fritto avrebbe capito che di satira si tratta,  e fior di satira.
E invece,  questi della “rivoluzione senza faccia”, si son persi via a far comunicati su Indymedia  per denunciare la "provocazione il falso giornalistico" di quel “sospetto mafioso di Marcello Dell’Utri”...
Insomma, siamo di nuovo al gioco degli specchi ...
Hi hi hi, ma che bel paese questo dove i “rivoluzionari senza faccia” si fanno prendere per il culo da quello che loro considerano una faccia da sospetto mafioso...
(cp)



Giobbe, Scalfari e Ferragosto (L.C.)
Tra i libri da mettere in valigia per le vacanze Eugenio Scalfari consiglia di non dimenticare "un classico da rileggere per riposare la mente". Dopo poche righe cita (come sempre, a modo suo) il Libro di Giobbe: "Io sono ciò che sono". La mente dev'esserglisi riposata troppo, perchè l'esatta citazione, "Io sono colui che è", a me sembra, sintatticamente e teologicamente, tutt'un'altra cosa. "Io sono ciò che sono" è più frase da Lulu di Wedekind, da Pierluigi Diaco, da Carmen Llera che da Dio.
Svarioni simili sui testi sacri sono tutt'altro che rari. Ad esempio, rispetto alla circolare originale che consigliava "meglio mettersi una macina al collo e buttarsi nel profondo del mare piuttosto che fare scandalo presso un bambino", queste più recenti ordinanze cardinalizie consigliano di buttare nel profondo del mare lo scandalo, appesantito da una macina. Una frase vien ben distorta dopo duemila anni di passaparola. Figurarsi il Vecchio Testamento, che addirittura alcuni trovano dostoevskiano.
O forse sono io che devo staccare un po'. Buon Ferragosto a tutti, ci risentiamo tra una decina di giorni.



L’OBIETTIVITÀ DELL’INFORMAZIONE
Un amico paziente ha seguito in parallelo, in un giorno di crisi, un telegiornale notoriamente pro-governativo e un telegiornale anti-governativo: e ne ha ricavato motivo d’ilarità per la sfacciata parzialità di ambedue nel modo di raccontare i fatti e di stravolgerli. Lui era di buon umore ma molta gente è indignata e vorrebbe un’informazione obiettiva. E poiché il problema è antico, è bene innanzi tutto chiedersi se l’obiettività sia possibile. Se cioè il non averla sia colpa dell’Italia, della televisione, dei giornali o di qualcun altro, oppure se sia essa stessa un’araba fenice.
Obiettività è parola che deriva da obietto, cioè oggetto, il fatto. Se cade un aeroplano e muoiono 114 persone, quello è l’oggetto. Ma se un leader politico fa un comizio e parla per tre quarti d’ora, è ovvio che nessuno riporterà tutte le sue parole nel giornale: sicché si avrà la scelta, compiuta dal giornalista, di alcune frasi e alcuni concetti. Questa scelta farà dire al leader ciò che il giornalista reputa opportuno fargli dire. Se, per esempio, ha detto male del governo per i nove decimi e bene per un decimo, può anche scegliere di citare quel decimo. E non avrà falsificato nulla. Certo, chi è anti-governativo l’accuserà di non essere obiettivo, visto che i nove decimi… Ma rimane sempre la risposta: “Ho riportato il principio attivo tralasciando l’eccipiente”. Non se ne esce.
In conclusione, per quanto riguarda i politici, per una vera obiettività bisognerebbe riportare in extenso i discorsi di tutti, i pettegolezzi di tutti, le confidenze di tutti, fino a creare un impossibile giornale del peso d'un quintale. L’obiettività in molti campi è impossibile e bisogna chiedersi perché.
Se piove in luglio durante una serata al Teatro Greco di Taormina, cosa assolutamente eccezionale, i giornali riporteranno il fatto per come s’è verificato. Nessuno sarà denunciato come colpevole di quella pioggia. Ma già per la caduta dell’aereo la cosa cambia. Le compagnie aeree più serie faranno notare che volano aerei che dovrebbero essere demoliti, e questo perché i governi permettono una guerra dei prezzi a scapito della sicurezza. L’opposizione denuncerà il governo per gli insufficienti controlli. La compagnia dell’aereo caduto esibirà tutti i certificati di manutenzione ottenuti ed attribuirà la colpa dell’incidente al pilota o alle eccezionali condizioni atmosferiche. L’associazione dei piloti minaccerà lo sciopero sia per la calunnia che per l’insicurezza di certi aeroporti… Non si finirebbe mai. E tuttavia, in questo caso, siamo ancora lontani da quella totale mancanza d’obiettività che si ha quando la partecipazione emotiva è massima.
Se due giovani s’innamorano, è ovvio che il giudizio che ciascuno dà dell’altro non corrisponderà esattamente a quello che ne dà la propria famiglia. L’innamorato esagera in positivo, la famiglia (che vorrebbe il meglio per il proprio rampollo) esagera in negativo, i terzi sono normalmente imparziali. Ma proprio perché la cosa non li coinvolge. In politica invece siamo tutti emotivamente coinvolti, come gli innamorati e le loro famiglie. Lo siamo talmente che se l’Arcangelo Gabriele fondasse e scrivesse un giornale “obiettivo”, diremmo ancora che maltratta la nostra parte. L’obiettività in politica non esiste così come non esiste chi ha ragione e chi ha torto: solo la storia, alla lunga, dà ragione o torto. E per giunta a cose fatte, partendo dai risultati, non dalle intenzioni.
La conclusione è che bisogna ricercare quei mezzi d’informazione che, meno emotivi di altri, si preoccupano almeno di fornire i necessari elementi di giudizio. Poi possono anche aggiungere “il tale leader ha detto questo ed ha torto marcio”, ma almeno hanno riportato quello che ha detto. Il caso peggiore si ha quando di chi non la pensa come il medium non si dà neppure notizia. Ma questo avviene con le dittature: con la libertà di stampa, al modico prezzo di un euro, si può comprare un giornale del colore opposto: è il massimo che si può avere.

(Gianni Pardo)




Conti & Contessine
Parma, Festival dell’Unità,  caldo,  zanzare e odore di fritto disturbano  quasi quanto   quell’altoparlante che annuncia un dibattito sulla giustizia...
Sul palco,  un giornalista del "Corriere", Maurizio Chierici, schieratissimo a sinistra,  l’onorevole del DS Carmen Motta e lei, la star della serata, la contessina Ariosto ... insomma un bel dibattito (dibattito?) per il raro pubblico in maggioranza di pensionati...
Si va ad iniziare.
 Il giornalista del Corriere non lascia segno: solite banalità da cronista del "Corriere"... c’è il regime, il <<lodo Meccanico>> e i mas media asserviti all’unico padrone;   la Motta, che fisicamente  sembra l’icona dell’intera la sofferenza del mondo,  è  ispirata: <<stiamo vivendo il momento più drammatico della recente storia italiana>>.
Capperi!
Poi è il suo turno, ecco la <<teste Omega>>, la nuova star dei DS,  la contessina in tour antiberlusconiano, lì sul palco nel suo taiorino da “son venuta come mi trovavo”, lamentosamente si racconta ma non racconta: <<Gliel’ho detto in faccia, a Berlusconi: sarò il tuo moscerino nell’occhio>>
Fine della serata, mi guardo intorno e addosso mi resterebbe solo l’odore di fritto se,   tra le luci del festival che si vanno spegnendo, non incontrassi lo sguardo di un vecchio compagno del vecchio PCI. 
Ci conosciamo da una vita  e da una vita non c’incontriamo... due parole di circostanza e il discorso cade sul “dibattito”... scuotendo  la testa, parlando a grumi quel nostro dialetto che ancora dura,  mi guarda come si guarda un amico e  sputa fuori dai denti: <<hai visto a quale santo si sono affidati i miei compagni? Davvero stiamo vivendo il momento più tragicamente ridicolo della storia  della sinistra italiana.>>
Non infierisco,  ho il senso della misura,   mi limito a sottolineare che, se tanto mi da tanto,  non mi meraviglierei se il prossimo ospite della festa della Casa delle Libertà fosse un certo Igor Marini... conte.
Ridiamo.
(cp)



Welby Carissimo,
ti dispiacerebbe se nel nostro blog "Capperi!" mettessimo un link da "Il Calibano" per i tuoi editoriali? Fammi sapere, saremmo onorati.


Il cappero è una pianta parca, morigerata, essenziale...uno stilita dei vegetali: una crepa nel muro, una fessura tra le rocce e lui lì, a godersi una orgogliosa solitudine. "beata solitudo sola beatitudo"...
...capperi se ci sto!
Piergiorgio Welby





Ciao, sono Lorenza,
della provincia di Siena, un'assidua capperiana, vi seguo da qualche mese e volevo complimentarmi, siete eccezionali tutti e 4, affiatati come i Beatles, bravi!     
 
Ricevo un'e-mail da un'assidua capperiana (così si definisce) in cui i quattro di questo blog vengono incidentalmente paragonati (solo a doverlo riferire mi vergogno io per l'assidua capperiana) ai Beatles.
Mi sono chiesto: e se dovessimo dettagliare?
C'è quel George Harrison di Gianni, mite, svagato, dolce e ironico allo stesso tempo, sempre un po' in disparte, saggezza tutta levantina.
Carduccio è un perfetto Ringo Starr, il collante indispensabile, frizzante, allegro, irrefrenabile, melodrammatico sdrammatizzatore, discretamente crapulone.
Giulio è sicuramente Paul McCartney. Carino, vanitoso quanto basta, molto sentimentalista, grande amore per la citazione dotta, sicuramente gran gomito di chitarrista.
Io, per esclusione, mi troverei ad essere quel nevrotico, presuntuoso, antipatico e vizioso di John Lennon, quello che muore prima degli altri, ovviamente. Cattivo dentro e un po' stronzetto fuori. Con Yoko Ono che consiglia giusto.
Uhm, cara Lorenza, non si poteva fare i Rolling Stones? (L.C.)



Parole, parole, parole (L.C.)
1. "E' giunto finalmente il momento che il Parlamento indaghi sulla possibile esistenza di una vera e propria associazione a delinquere come ritiene ormai la maggioranza dei cittadini italiani, una associazione che ha già minacciato e tuttora minaccia la nostra democrazia e la nostra libertà" dice l'on. Sandro Bondi. Io mi permetterei di aggiungere: "E c'è molto più materiale indiziario che per altre commissioni d'indagine. Vogliamo sentire tra dieci anni cos'ha da dire la relazione di minoranza".
 
2. L'on. Marco Follini spiega in un'intervista al Riformista "perchè non fa il partito unico con Forza Italia". Vuol tenere il suo partito "lealmente nel centrodestra, ma senza rinunciare a guardare oltre l'attuale bipolarismo all'italiana, cioè oltre Berlusconi". Che lei sappia, è per caso lo stesso leale "oltre" di Clemente Mastella? Siamo stanchi di ammazzare un vitello grasso ad ogni va e vieni di figliuol prodigo.
 
3. Guardo l'Unità di giovedì 7 agosto. E se domani (e bada bene dico "se") Furio Colombo dovesse fare un 6 al Superenalotto, come accidenti sarebbe la prima pagina? Con lampadine intermittenti attorno al titolo d'apertura? Mai visto tanto orgasmo per un semplice 5+1!
 





UNE BELLE HISTOIRE
Premessa: mi ero ripromesso di non scrivere della storiaccia finita malissimo tra Nadine Trintignat e Jean Luis  Bertrand.
Poi sono inciampato nel sito di Platinette  ed allora... (cp)

La Vittima
Sfasciata, pestata come una bistecca: Bertrand, oltre ad avercela ( una faccia da schiaffi...) i cartoni li da pure, come alla povera Marie, figlia di Jean Louis e Nadine Trintignant...Lui è il solista dei Noir Desir, quelli della canzone dell'anno scorso col video della sabbia "Le vent nous portera..." , una palla infernale spacciata come gran pezzo solo perchè fa malinconia d'estate (ma viva la Bertè e il suo mare d'inverno) e fa figo che i paladini dei sans-papier e della non violenza (s'è visto, come l'altra sera, quando il buonissimo Bertrand ha scambiato la fidanzata per un punching-ball..) arrivino in cima alle classifiche.


Il pestatore
Toh, per farla all'italiana, sarebbe come se Morgan si fosse improvvisamente fatto illuminare dall'idea che Asia Argento è una paillard da stendere per bene ( è che loro due fanno già i maledetti per mestiere...)Ecco, basta che uno alzi il gomito (che sia quello di sinistra altrimenti la sbornia non è democratica) che si comporta come un becero qualsiasi del nord-est avanzato o dell'hinterland avellinese...Non sempre siamo ciò che sembriamo o che facciamo: Marie è in come e lui, come in una fiction di quint'ordine, ha tentato il suicidio, senza riuscirvi...Ma che peccato!
Sul sito ufficiale dei Noir Desir parte in flash una finestra di solidarietà per gli stagionali dello spettacolo: ma va a da via i ciap!
(Platinette)



                                                         
Fratello d'Italia (L.C.)         
C'è un fratello d'Italia che in questi ultimi giorni, sapendo come la penso in questo, codesto e quello, non smette di ballarmi attorno, assordandomi di lazzi festanti e sberleffi rabbiosi. Mi urla tra i suoi soliti ghigni che è contento dell'incidente occorso a Placanica e dell'attentato anti Usa a Giakarta; e, già che ci si trova, mi ripete pure il suo vecchio tormentone: "che il cancro si portasse all'inferno il tuo Cav.!"

Non nego che la cosa sia estremamente imbarazzante, la stessa di quando qualche ubriaco dagli spalti ringrazia il colera ed istiga il Vesuvio, per far capire che lui è un padano col bollino verde e che tu gli stai sul cazzo, marcatamente. Qui però, di fronte ai frizzi d'Indymedia, l'imbarazzo mi diventa inquietudine. Perchè sono sicuro che, se il colera torna o se il Vesuvio erutta, qualche ripensamento tra gli sbronzi ci sarà, fosse pure per bassissima compassione. Gli ubriachi, si sa, sono brave persone.
Invece, questo fratello d'Italia è antropologicamente evoluto, ottusamente feroce e dunque poco incline al ripensamento, è figlio di chi giubilava per la morte di Luigi Calabresi, cugino di secondo grado di chi brindava a champagne per la morte di Giovanni Falcone. Tanto per intenderci: bruciare bandiere Usa e israeliane, bruciare fantocci con le sembianze di Berlusconi o Bush, bruciare la gioventù usando un estintore.
Questo fratello d'Italia è un po' più fratello del mio avversario politico che mio; quando e se il centro sinistra vincerà mai il mandato elettorale, sarà anche grazie al suo voto. Dicevo, all'inizio, che di fronte a lui l'imbarazzo mi si tramuta in inquietudine, smettendo d'essere imbarazzo. Sarei curioso di sapere come ritorna il conto di imbarazzo ed inquietudine per gli uomini del centro sinistra, che ad esecrare esecrano, ma poi mettono il fratello d'Italia nella Giunta come assessore.
 


Due teorie (L.C.)                                   
1. La stringatissima summa dell'ultimo quarto di secolo italiano a cura di don Gianni Baget Bozzo, apparsa sul Giornale di domenica 3 agosto, ha un fascino micidiale. Tutta l'Italia odierna sarebbe un insanguinato e bruciacchiato Armageddon alla fine della battaglia tra Forlani e De Mita. Volendo, tra dorotei e morotei. Volendo ancora, tra Cristo e Anticristo. Il Psi alleato di Cristo, il Pci alleato dell'Anticristo. E tutta la finanza italiana a sostenere l'esercito di Questo o di Quello, con gran trambusto d'immanenza corrente. Indubbiamente, la teoria ha buone fondamenta. Sperando che poi Cristo e Anticristo non siano soltanto prestanomi.
 
2. Ho visto Toni Negri dibattere in pubblico con Gore Vidal in una ridente località di villeggiatura estiva. Il palco, il tavolo con le bottiglie di acqua minerale, le sedie della gentile platea dei convenuti con block notes e penna: tutto molto sobrio, mica estetismi isterici alla Istituto Pollio! Insomma, chiunque avrebbe potuto, senza colpa, fraintendere il tutto come una serissimo meeting di produttori di biscottini, stuzzichini e affini.
Gore, una furia, dice che gli Usa cercano di fare come l'Impero Romano e fa capire che questa dev'essere la loro ultima fiammata prima dell'esplosione e dell'arrivo di bin Odoacre. Tra l'altro, dice, l'attuale imperatore, figlio d'imperatore egli stesso, somiglia a Caligola, mica ad Adriano. Cose tanto risibili che per poco non invocavo un vespasiano.
Qui, cari lettori di Capperi, viene il bello. Nel senso che, sì, lo sapevamo, l'America per Toni non è più il piccolo Satana di un tempo. Ma che ci viene a dire, il Toni? Pressappoco: "No, caro Gore, sbagli! Tu sottostimi la bellezza di un mito, quello della democrazia americana, che sostiene e muove tutto questo. Tu non tieni in debito conto il fatto che questa democrazia ha fatto tanto per la pace, la libertà, la prosperità e il progresso di milioni e milioni di persone".
Perbaccolina! Ma questo è un altro che, dovendo uscire dalla trincea comunista con le mani alzate, preferisce esser fatto prigioniero dai conservatori, piuttosto che dai riformisti! Voi come accidentaccio ve lo spiegate?

 

 

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"Fogli a terra" (L.C.)



 
1.
Sulle ispezioni alla Procura di Milano, l'Unità parrebbe sposare la tesi di Carlo Fucci, segretario Anm: "Il Ministero della Giustizia può, naturalmente, inviare ispezioni. Ma è singolare la concentrazione di iniziative dirette verso la Procura di Milano". Davvero bizzarro! Si provi a sostituire "Ministero della Giustizia", "ispezioni" e "Procura di Milano" rispettivamente con "Procura di Milano", "Guardia di Finanza" e "Fininvest". Il risultato sarebbe: "La Procura di Milano può, naturalmente, inviare la Guardia di Finanza. Ma è singolare la concentrazione di iniziative dirette verso la Fininvest". Bizzarro ed edificante!
 2.
Siamo sicuri che nella lingua in cui Martin Schulz ha chiesto scusa all'Italia non ci sia termine che voglia invece significare rincrescimento?
3.
Speriamo che questo post non venga frainteso. Non siamo mangiapreti, qui a Capperi. Castaldi ha una zia suora, Carduccio ha una particolare devozione per il San Daniele e il San Giovese, Giulio c'ha più smanie d'un San Vito... Dunque, sia chiaro, non lo diciamo da ruderi di anticlericalismo di vecchia Arci, ma piuttosto da liberali un po' radicali: il Governo non ci è piaciuto con questa storia dell'inserimento in ruolo degli insegnanti di religione cattolica nelle nostre scuole. Se questi perdessero quel placet diocesano che ha permesso loro di arrivare al ruolo, rimarrebbero sulle spalle dell'amministrazione scolastica nazionale, illicenziabili, demansionandi. Si faccia il caso di coloro che, avendo vinto un regolare concorso in plena gratia Dei, se ne trovassero subitamente allo scoperto per i peccati di convivenza extraconiugale, di interruzione volontaria di gravidanza, di uso di profilattico, di consultazione di astrologhi e negromanti o di omessa santificazione delle feste. Ragionevolmente non potrebbero più insegnare religione cattolica, ragionevolmente avrebbero diritto allo stipendio dallo Stato Italiano. Ragionevolmente?

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IL MERLO MASCHIO

Basta! Non ne posso più. Basta con questi fighetti del politicamente corretto da redazione&esportazione.
Basta!
Basta con i professionisti del  disprezzo a cottimo, del finto stupore, dell’indignazione a senso unico.
<<Razzista!>>. 
Ecco la nuova parola d’ordine del fronte antiberlusconiano.
Insomma,    orfano dell’aiutino di processi e toghe rosse, l'antiberlusconismo  qualcosa  doveva pure inventare.
Saint-Just insegna.
No, non bastava quel tedesco con la faccia da Schulz e  le suole delle scarpe sempre sporche di merda...  oggi (su SETTE, articolo non in rete) ci si mette perfino Francesco Merlo a tirar badilate di indignazione <<razzista>>. 
E via  (badilate, badilate qualche cosa resterà...)   contro l’Umberto Bossi, anzi contro <<chi lo legittima>>. 
E che prosa! Il  <<liberiamoci di Bossi>>  di Francesco Merlo assomiglia, nella dismisura che diventa denominatore comune,  a  quell’<<avanti Savoia>> di antica memoria risorgimentale.
Che dire? Spiace per Merlo,  ma questo è il solito vizio  di una <<razza>> post-democristiana e post-comunista che  assumendo  in se, ed in esclusiva,  <<la politica>>,  <<la cultura>>,  <<la grammatica>> e perfino <<l’educazione>>-, si considera  superiore.
Razza superiore.
E quelli in canottiera ai remi, prego.
(cp)

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Le passioni
  Per non lasciare che la lettura di Micromega mi degeneri in qualche fattispecie di accidente neurovegetativo, mi son risolto a prenderne quel che può darmi, cioè il costante aggiornamento dal fronte antropologico che ama risolversi in antagonista. Ho eliminato la passione, insomma, e ora trovo quella rivista affascinante. Riporto un brano dall'ultimo numero a sostanziare quanto appena detto. Permettete, però, ch'io non citi il nome dell'autore, potrei avere un risveglio di passioni. Stringatissima premessa: si parla di Marcello Dell'Utri, se ne fa malevolo tratto, si usano capziosamente le carte pertinenti. Ma basta, sennò dietro lo scritto apparirà il noto sorrisetto dell'autore che singolarmente somiglia a una ferita suturata male. Dunque: "La Cassazione (...) aveva deciso bene: le false fatture contestate a Dell'Utri erano successive, non precedenti il 1989. Ma una nuova decisione della Suprema Corte, clamorosamente sbagliata, gli diede ragione. Indulto concesso abusivamente". Notevolissimo, tenendo da parte le passioni. Come ha deciso la Cassazione? Ha "deciso bene". Com'è stata la decisione della Suprema Corte? "Clamorosamente sbagliata". Insomma, per Marco Travaglio, la giustizia è giusta solo se e quando fotte Marcello Dell'Utri. Ops, mi è scappato il nome dell'autore. Devo lasciarvi qui, mi stanno assalendo le passioni. (L.C.)

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ROAD MAP e dintorni 

C’è da rimanere allibiti. Un certo Jamal Moh'd Jadallah,  corrispondente in Italia dell'Agenzia Stampa Palestinese "Wafa", fa circolare in rete (qui)  una terribile notizia: <<dietro la politica espansionista (? ndr) del governo di Israele si nasconde in realtà il disegno di quello che appare come un autentico genocidio: uccidere quanti più ragazzi ed adolescenti palestinesi possibile con qualsiasi pretesto.>>
Il bello è che c’è chi ci crede e, su questa storia del  “genocidio” costruisce una politica.
Basta fare un giro tra i vari pacelink che infestano la rete per rendersene conto.
E poi,  ancora,  c’è chi ha una sua lettura della Road Map. E questa volta non sono i soliti gruppetti di sfigati  che ce la menano in rete... no, no,  ci si mette pure il Corriere della Sera (qui)  e il   TG di Rai 3 delle 7.30 di martedì 15 luglio 2003: entrambi affermano con  sicurezza che  << il rilascio dei prigionieri palestinesi sia previsto dalla Road Map>>.
La notizia è completamente falsa.
La Road Map non parla di “rilascio di prigionieri”: A conferma basta leggere il testo integrale della Road Map , testo qui pubblicato in italiano ed in inglese.
Eppure,  la Road Map piace.  Piace ad israeliani e piace a palestinesi.
Un  sondaggio, infatti,  ha rivelato che il 55% dei Palestinesi e il 61% degli Israeliani appoggiano la «Road Map» proposta dalla commissione quadrilaterale composta da Onu, Usa, Ue e Russia. Dal sondaggio viene fuori anche che il 71% dei Palestinesi è per la fine delle azioni violente da entrambe le parti. Il sondaggio ha mostrato che il 46% dei Palestinesi appoggia la posizione del Primo Ministro all’interno dell’Autorità Palestinese, e il 70% dei Palestinesi e il 65% degli Israeliani ritengono che il governo di Abû Mâzen sarà in grado di far riprendere i negoziati di pace (qui la notizia su Aljazira).
Chi lo dice al Corriere e al TG3?
(cp)

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MELODRAMMA ITALIANO 1 e 2
 
1. Poco tempo fa, quando Silvio Berlusconi si dimostrò sensibile ad una soluzione di clemenza nei confronti di Adriano Sofri, Gianni Vattimo prese carta e penna e scrisse al prigioniero di Pisa: "Ti chiedo di resistere ancora... Io certo non lo saprei fare, ma tu ormai...". Ormai? Il filosofo era tutto in quell'avverbio. Così capimmo tutta la sua filosofia in un battibaleno. Oggi tocca al giornalista. E Stefano Folli, in un altro battibaleno, ci sintetizza tutto il suo giornalismo, usando il suo stupefacente Corriere della Sera. Domenica: pietas dolente e severa, ma umanissima, insomma un direttore da orgasmo. Lunedì: paginone con riassuntino della storiella, un po' di pro e un po' di contro, impaginazione come la tarsia di un comodino, "cos'è la grazia" e "chi è Sofri" ad usum plebis, divulgativi assai, e, centrale nel taglio basso, un asino di Buridano che raglia "io dico discutiamone pure ma parliamo anche degli altri detenuti". Capìta la filosofia di Vattimo, capìto il giornalismo di Folli. Capìto pure l'asino di Buridano, che nel suo box con allegata foto dell'on. Franco Monaco, prima di graziare Sofri, vorrebbe fare un'indagine su quanti casi analoghi ci siano nelle carceri italiane. Oh, somma sintesi di equità e mitezza! Mi sento triplamente edificato. Però s'io fossi Adriano Sofri ripeterei ad alta voce almeno un duecento volte al giorno: "Dagli amici mi guardi Iddio, chè ai nemici ci penso io". Una sfiga, quell'uomo!
 
2. Dovremmo sentire un brivido blù lungo la schiena: stiamo per assistere in diretta al parto dell'ultima grande mistificazione della sinistra in ambito storiografico. Sta per iniziare il travaglio, ci sono note le fasi. (Attingo da più fonti e faccio collage:) "La guerra in Iraq era motivata ufficialmente dalla minaccia delle armi di distruzione di massa, che non sono state mai trovate. Ci sono ragionevoli dubbi sulla bontà delle prove che gli Alleati addussero a movente. Prove di quarta mano, che potrebbero essere state confezionate dal solito maldestro e buffo demonio italiano: il signor B., sennò chi altri? D'altronde, se sai vendere un tappeto, sai anche infinocchiare la Cia! Ergo, anche la guerra in Iraq pesa sulla sua coscienza. Si prega di passare parola, con l'invito a ridiffondere periodicamente, trasmettendo alle prossime generazioni". Un aiutino col forcipe di certe redazioni e il mostro è nato. Fiocco marrone! (L.C.)

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 Cognomi d'Italia, 7
 (D'Annunzio, D'Alema, D'Agostino)
 
 

Cognomi d'Italia, carognin-carognetta, è arrivata alla settima puntata. La volta scorsa ci lasciammo dicendo D'Annunzio, D'Alema, D'Agostino. Radice in D'A-, radice che evoca tormentoso rapporto con i mezzi di comunicazione.
Gabriele D'Annunzio? In la sua vita più d'un giornale tormentòllo, ahi! Cominciarono a mettere in giro quella colorita bufala, dissero che si fosse fatto biomodificare il costato per autarchiche procedure. Poi si venne a sapere che quelle cicatrici erano di una volgarissima ernia inguinale bilaterale, di cui il Vate si vergognava. Ma (forse non tutti sanno che) il peggio l'ebbe da Franz Kafka, sì, proprio Franz Kafka, il verginello. La cosa si racconta in due righe. Nella dorata tana del Vittoriale, il Divin collezionava in un album tutti i ritagli di stampa verso di lui velenosa o addirittura mortificante. In prima pagina, su quell'album, un articoletto del 1911 in cui un ironico cronista praghese riferiva dell'impresa fiumana come d'una manifestazione sportiva. Firmato: Franz Kafka. D'Annunzio commentò, crocchiando la dentiera: "Era un impiegatuccio, ma anche un grande artista. E guarda chi vien fuori, per sparlare di me: l'impiegatuccio."
Ora, lo so, D'Alema non è D'Annunzio, è tutto un altro tipo di brevetto. Però, senza alcun dubbio, anche D'Alema ha fatto diventare impiegatucci molti grandi artisti. Fare le pulci ad uno così, vigliacchi! Sfido ciascuno di quei "giornalisti dei miei stivali" (pardon, parafrasavo Craxi!) a trovarsi nelle stesse condizioni del D'Alema e a venir su diverso dal D'Alema. Lo metterei, questo vigliacco d'un giornalista, a spezzare tappetti delle bibite, da giovane, e a fare origami, in età matura; lo intontirei di Frattocchie fin da bambino e gli farei cadere un muro addosso proprio alle ultime tappe d'un glorioso delfinato; lo sbatacchierei tra Occhetto e Veltroni, poi tra Prodi e Bertinotti, poi tra Moretti e Pardi, poi tra Cofferati e Rutelli; gli farei avere un Giuliano Amato come miglior amico e un Folena come un'Eva contro Eva. E poi vorrei vedere se anche il giornalista non mi diventa un ossessivo-compulsivo di media bellezza, che mesto mestola nel suo risotto, vorrei vedere! Cognomi d'Italia è una rubrica seria, queste schifezze non le fa. Massimo D'Alema, personalmente, qui ci sfizia.
Ora, si chiederà: "Vabbè, a questo punto che c'entra D'Agostino? E' uno che ha un tormentoso rapporto con la stampa, quello?" Che c'entra D'Agostino? Ma Roberto non può che essere invidiato (dunque odiato, quindi perseguitato) dalla stampa. Ultimamente è più informato del Corriere della Sera, almeno per quanto riguarda il Corriere della Sera. Ha un sito che trabocca tette e culi, non te l'aspetteresti mai, ma ne sa una più dell'Ansa. Certo, però, mocassini di raso rosa, giacche mescaliniche, anelli da medium di borgata... lasciamo stare! Se hai l'imprinting da Renzo Arbore appena escito dal guscio, rimani segnato a vita.
Ecco, non resta che darci l'arrivederci alla prossima puntata: sono indeciso tra Venditti, Veltroni, Velardi e Britti, Brigliadori, Briatore. (Luigi Castaldi)

Comments(3)
 

Purtroppo alle  inconfutabili informazioni dell’Ambasciata l’autorevole (sic) Irish Indipendent non ha dato seguito.
Nessuna smentita. Nulla di nulla...
Pare che, in realtà, un solerte periodista dell’autorevole (sic) quotidiano irlandese, forse stato notiziato dal <<sentito dire>> di una  chat proprio nei giorni  d’assedio dell’Ambasciata italiana di Dublino da parte dei no-global locali che, al grido di <<Berlusconi assassino>>, volevano ricordare il secondo anniversario della morte di quel  pietromicca dell’estintore che risponde al nome di  Carlo Giuliani.
E allora, forse ricordandosi della trama di un bel film girato a Dublino nel 2001,   che aveva  proprio nel caravaggesco <<il bacio di giuda>> il perno attorno al quale girava tutta la trama ("Un perfetto criminale" qui  il link ),   il solerte periodista  dell’autorevole (sic) Irish Indipendent ha tentato di sostituirsi al protagonista del film... purtroppo gli è andata male.
A Dublino, comunque,  non lo sa nessuno.
(cp)




MANU LESTA

Domani, 2 agosto, il fustigatore delle debolezze del mondo occidentale, lo strenuo oppositore della globalizzazione, il cantore del “Social Forum”, insomma Manu Chao, l’artista della  “Sony”, la casa discografica   più globale che ci possa essere,  domani alle 21 sarà a Piacenza nello stadio Daturi  per l’evento musical-culturale  dell’estate (contributo comunale di 51.000 €, più altri soldi  dagli sponsor,  più il costo del biglietto di 10 €  per la bellezza di 10.000 posti... con le spese a carico del Comune e l’incasso a favore dell’organizzazione...), evento celebrato persino con una paginata (pag 43) dal Corriere della Sera che pubblicizza, a gratis,  il concerto piacentino aggiungendo persino l’intervista  al suo <<biografo>> milanese.
Però, senza che  il Corriere abbia scritto una riga che una riga,  proprio ieri un giovane operaio rumeno, impegnato nell’allestimento del palco,  è  precipitato dall’altezza di dodici metri subendo gravissime lesioni con il rischio rimanere paralizzato. <<Lo spettacolo di sabato è assolutamente confermato>> s’è affrettato a dichiarare alla stampa Enrico Mutti della MacmacAgency, l’agenzia che ha curato l’organizzazione del concerto.
Peccato  che la Medicina del Lavoro della locale Ausl ha denunciato che l’operaio rumeno  lavorava in nero senza nemmeno il permesso di soggiorno... peccato anche che questo incidente ha fatto scoprire,   partendo dalla New Stage Service, l’impresa service di Manu Chao,  tutta una intricata ragnatela di appalti e subappalti ruotanti attorno all’allestimento dello show di Manu Chao.
Per altre informazioni cliccare qui e qui
(cp)



Excusatio non petita...
Tutta colpa di Vincenzo Galilei, papà di Galileo, e del conte Giovanni del Vernio.
Colpa loro se a luglio i miei “capperi” non fioriscono.
La storia sarebbe lunga e bella da raccontare.
Vado all’essenziale.
Il conte Giovanni, siamo a Firenze negli anni a cavallo tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, ospitava nel suo palazzo una compagnia di intellettuali e artisti di ogni disciplina, la compagnia si chiamava Camerata de’ Bardi e il leader era  il Galilei e fu proprio  il Galilei, fra tutti i camerati,  il più intensamente motivato a dettare in un manifesto gli stilemi del melodramma.
Al tempo, la discussione verteva su due punti fondamentali: il primo riguardava l’opportunità di sostituire nei componimenti musicali la polifonia (canto a più voci)  con la monodia (canto a una voce a cui la musica fa da accompagnamento). L’altro punto era che la musica doveva seguire, interpretare e commentare un’azione scenica tenendo una posizione di subordine rispetto  alla drammaturgia.
Dalle discussioni della Camerata de’ Bardi nacque il primo melodramma della storia, la Dafne di Jacopo Peri su testi di Ottavio Rinucci, rappresentata per la prima volta nel 1597...
Insomma, furono loro ad <<inventare>> l’opera lirica, ed è per colpa della lirica che il mio mese di luglio è un mese bello,  pieno e diverso da tutti gli altri.
Quest’anno,  non solo lirica (il Macbeth di Giuseppe Verdi) ma anche quella splendida cosa che sono i medievali Carmina,  ritrovati nell’800 nel monastero di BENEDICTBEUREN (detti appunto  Burana da Beuren, il monastero benedettino ove furono ritrovati i testi) e musicati,  poco prima della Seconda Guerra Mondiale,  da Carl Orff .
Ed è la musica, con le sue storie di streghe e le cantate spesso blasfeme e scurrili di quegli spiriti liberi dei  Clerici Vagantes,  che m’ha occupato luglio. (cp)


Mirello Crisafulli                       
 
La triste sorte di Mirello Crisafulli ci fa tornare alla mente un articolo che leggemmo anni fa su una rivista scientifica d'un qualche prestigio. Vi si elaborava la teoria del "numero di legame". Qualche breve e semplice esempio, per non entrare troppo in oscuri tecnicismi. Che relazione ci può essere tra Carlo Croccolo e Jodie Foster? Apparentemente nessuno. E invece hanno recitato insieme nel film "Casotto" (Sergio Citti, 1977). Restiamo un po' smarriti. Chi se li immaginava insieme, quei due? Eppure si sono conosciuti, hanno lavorato insieme, avranno addirittura cenato allo stesso tavolo. Legame diretto e il "numero di legame" è in questo caso 1. Ora, con tutti i film che Carlo Croccolo ha girato con Totò non è difficile dedurre che tra il principe De Curtis e la ragazzina del Coppertone il "numero di legame" è 2. Tra Totò e Robert De Niro è 3. Tra Achille Lauro (che Totò conosceva) e Naomi Campbell (ex fiamma di De Niro) il "numero di legame" diventa 5. E così diventa 7 tra Flavio Briatore (via Campbell) e Benito Mussolini (via Lauro). C'è modo di ridurre il "numero di legame" tra Briatore e Mussolini? Certo. Basta che Briatore abbia assistito anche mezza volta ad un concerto jazz di Romano Mussolini e il "numero di legame" da 7 scende a 2. Si immagini i fantastici sviluppi della teoria nell'ambito delle malattie veneree...
Ma veniamo a Mirello Crisafulli. Ds, vicepresidente dell'Assemblea regionale della Sicilia, indagato a piede libero per mafia, ha già subìto condanna dagli alti organi del suo partito per "inammissibilità politica di qualunque rapporto, anche di semplice frequentazione, tra dirigenti e iscritti al partito e soggetti condannati o notoriamente considerati coinvolti nell'organizzazione mafiosa". Verrebbe da chiedersi di quale sostanza sia fatto quel "notoriamente", ma qui è di numeri che ci interessa. E quelli, almeno in casa dei Ds, si contano sempre su un dito solo, quello giustizialista, l'index. Chiudo con un compitino da fare a casa: stabilire il più basso "numero di legame" possibile tra Palmiro Togliatti e Pierluigi Diaco. (LC)


  


Una vittima del minzolismo
Sapeste che emozione, ieri sera, ascoltare Piero Fassino dal vivo alla Festa de l'Unità delle Donne, qui a Napoli. Ero andato a mangiar qualcosa al ristorante palestinese con la mia bella, perchè l'anno scorso il kebab era davvero buono; ottimo anche quest'anno, anche se il ristorante non era più "palestinese", ma "arabo", per misteriosa fisima. Arrivato puntualissimo, perchè il suo autista è la solita scatenata folgore che tutti sanno, Fassino s'è fatto un giretto tra gli stand, strette di mano, qualche foto. Poi, col sorriso mesto e stanco, camicia bianca aperta sulle romantiche magrezze, calzini marrone sotto un pantalone d'un bel grigio topo, è andato ad appollaiarsi con la Pollastrini sul palco dove l'aspettava la moderatrice del dibattito, un'abbronzata quanto basta Maria Latella. S'è fatto quattro sbadigli in tre minuti (pover'uomo, dev'essere un ipoteso), mentre il dibattito cominciava a rodare. Poi ha preso la parola, ed ecco l'emozione. "Io ce l'ho col minzolinismo". "Quando dico sì è sì, quando dico no è no". "Scegliamo prima il candidato credibile, poi vediamo di che partito è". "Tutto quello che buono per l'Ulivo è buono anche per i Ds". "Stavolta non ci saranno king makers". "Noi non abbiamo la cultura dell'uomo solo al comando, loro sì". "Prodi è il candidato giusto". E quest'ultima cosa m'ha dato da pensare, perchè in effetti Prodi è proprio un buon candidato, pronto addirittura a farsi da parte nel caso venga lo sghiribizzo ad un D'Alema. Un po' di noia con la Pollastrini ("Dobbiamo contaminare le culture"), poi di nuovo l'emozione. "Non c'è bisogno di riforme sulle pensioni, ne abbiamo già fatte tre". "Si può anche collaborare col governo, se il governo propone cose giuste". Qui l'emozione s'è interrotta un attimo, perchè dal pubblico è arrivato un "con Berlusconi mai" di un massimalista in pantaloncini corti e sandali da sindacalista della Cgil. Ma l'emozione ci ha riacciuffati subito con quella cosa delle liste un tot maschietti e un tot femminucce, che stamattina i giornali riportavano con spicco, quasi a inchiodare il Fassino alla promessa. Povero segretario! Pensare che quella promessa è stata fatta tra un sorso d'acqua minerale ed un sbuffo, giusto per darsi tregua dall'incalzare della Pollastrini.
Insomma, vedrete, anche stavolta il minzolinismo spolperà l'inspolpabile. (Luigi Castaldi)



 

MA VIA!
Ma via! Se i cadaveri di quei due sanguinari psicotici non avessero avuto la barba, ci sarebbe stato qualcuno a tessere parallelismi col Che o col Cristo del Mantegna o con la testa decapitata del brigante italiano ottocentesco? Se avessero trovato i corpi di quei due ragazzoni venuti su parecchio male in mezzo a montagne di cocaina, a chilometri di nastri snuff, sbarbati di fresco, con sigarone cubano ancora fumante in mano, sarebbe ora tanta la pietà? E dunque di che cianciano, questi fighetti dell'informazione, di una barba? Che vengono a dirci? La morte bla bla bla. La sacralità del cadavere bla bla bla. Ci fanno l'aperitivo con delle Fiat sventrate contro un palo e contornino di cervellata sul cruscotto, abitualmente. Intingono nel sangue e nelle lacrime il biscottino nostro e loro, poi vengono a farci i delicati. Si fanno le guerre, quando è necessario, si sa. E le guerre portano con esse, in ogni caso, il loro carico di orrore, con immagini