ARCHIVIO DI AGOSTO
LA CERTEZZA DEL DIRITTO
NEL PALLONE
Chi
non è tifoso si starà chiedendo che cosa mai
avviene nel mondo del calcio, perché tutti ne parlano,
se il Catania dovrebbe sì o no rimanere in B e se il Napoli
dovrebbe sì o no andare in C. Senza tentare di dare una
risposta a questi quesiti, ci si limiterà ad inquadrare
il problema dal punto di vista giuridico.
Come è noto, esiste
una giustizia sportiva. Cioè organi che dirimono
questioni, assegnano punizioni, eventualmente correggono
o annullano risultati sportivi. Questo dipende da due esigenze:
una (non diversamente da come esiste un "Tribunale delle acque"
o un "Tribunale dei Minori") è la specializzazione, l’altra
è la certezza del diritto. È infatti ovvio che il
mondo dello sport non può aspettare i tempi della giustizia
ordinaria od amministrativa. In una gara ad eliminatorie è
necessario sapere immediatamente chi è arrivato primo,
secondo, terzo, per sapere chi parteciperà alla prossima eliminatoria:
diversamente non si potrebbe andare avanti. Nello stesso modo nel
calcio, anche se si accerta che un arbitro ha sbagliato una decisione
importante, si lascia il risultato della partita invariato, sia per
i fini della classifica che delle scommesse. L’errore dell’arbitro viene
compreso nelle alee eventuali e in conclusione accanto alla "verità
processuale" esiste una "verità sportiva" che consolida i risultati
sportivi.
Tuttavia tutto questo appariva
ed era ragionevole quando lo sport era sport. Cioè
quando lo sport corrispondeva alla parola italiana da cui
deriva, diporto. Il diporto è un’attività disinteressata,
motivata dal puro divertimento e "per sport" significa ancora
oggi senza profitto e senza secondi fini. Oggi invece certi
spettacoli sportivi non hanno niente a che vedere col diporto.
Alcune società calcistiche sono quotate in borsa (altro
che disinteresse!), i calciatori sono scambiati a suon di miliardi
e fa una bella differenza economica il fatto di militare in serie
A o in serie C. Dunque mentre ci si può rassegnare ad un’ingiustizia
commessa in buona fede, o presumibilmente in buona fede (come
è il caso dell’arbitro che assegna un rigore inesistente), è
molto più difficile rassegnarsi dinanzi ad una decisione
erronea presa a mente riposata, o addirittura dolosamente, da parte
degli organi che amministrano il calcio. Se la decisione appare
ingiusta e gravida di onerosissime conseguenze economiche il singolo
si dice che la certezza del diritto in campo sportivo sarà certo
una bella cosa ma non può certo pagarla di tasca sua. Ed ecco
si rivolge a quegli organi giurisdizionali statali che tutelano i
legittimi interessi dei singoli. Con la conseguente Waterloo della
giustizia sportiva.
Si faccia un esempio teorico.
S’immagini che una grande squadra, l’Antares, corrompa
un’altra squadra affinché le consenta d’avere quei
tre punti che le consentiranno di rimanere in prima serie. Se
gli organi amministrativi del calcio, pur punendo ambedue
le squadre, lasciano l’Antares in A, per rispetto della grande
città che l’ha espressa, per motivi di ordine pubblico,
o per semplice simpatia, come non capire la protesta della squadra
che sarà retrocessa al posto dell’Antares? L’Antares conserva
le occasioni di grande spettacolo, i grandi vantaggi nella campagna
abbonamenti e gli appetitosi contratti con le televisioni che quell’altra
squadra - dal punto di vista sportivo più meritevole
- perde. Non è concepibile che a questo punto si appelli a
chiunque possa raddrizzare quel torto?
La realtà è
che la giustizia sportiva era concepibile quando riguardava
lo sport. Oggi riguarda invece movimenti di miliardi.
E poiché lo Stato non può negare al cittadino la
tutela dei suoi interessi economici, ecco si giunge al caos
attuale. Alla confusione delle lingue, al mancato consolidamento
dei risultati, alla fine dell’inappellabilità delle decisioni
sportive. Situazione che gli organi amministrativi del calcio,
gelosi dei loro presunti poteri, rischiano di peggiorare se
sostengono d’avere anche il diritto di commettere ingiustizie.
Per scendere sul concreto,
se è vero che una regolare fideiussione è
assolutamente necessaria per l’iscrizione di una squadra in
Serie B, nel caso manchi o sia irregolare, si può consentire
lo stesso l’iscrizione? Giuridicamente certo che no. E quale
ragione dovrebbe indurre la migliore delle retrocesse ad accettare
che venga violato il regolamento per favorire quella squadra?
Il fatto che tutti adoriamo Napoli?
È ovvio che per
il futuro bisognerà trovare una soluzione che
contemperi queste opposte esigenze. Una soluzione che non
si riesce ad immaginare e che si è lieti di lasciare
ai competenti. If any.
(Gianni Pardo)
Phisique du rôle
*
Anche in
questa caldissima estate, siamo alle consuete banalità
di cui è normalmente impregnata l’informazione d’agosto.
Pannella digiuna per
la solita giusta causa; il fuoco divora pinete e macchia
mediterranea; il campionato di calcio stenta a partire;
il pazzo impazzisce; il pitbul aggredisce...
Ieri, e anche oggi,
tutti i giornali spendono paginate per dirci che il
caldo è più caldo del caldo di ieri... e
il caldo fa strage di anziani... per tutti tranne “Libero”
che , trovando conforto nei bollettini degli ospedali,
a tutta prima pagina titola:<<Morti di caldo, strage
inventata>>...
Poi c’è la politica.
Anzi, c’è Telecom
Serbia.
E qui, forse per colpa
del caldo che più caldo non si può, viene
il bello.
Protagonisti un certo
Arnold Obermüller e un certo conto Zara.
Le due cose sono
state citate dal teste Igor Marini e, in attesa dei
riscontri cartacei in arrivo dalla Svizzera per fine mese,
per dimostrarne l’attendibilità... o l’inattendibilità...
alcuni giornali sguinzagliano (si fa per dire, in realtà
si usa il telefono) i cronisti.
Si arriva, sempre telefonicamente
a Innsbruck, presso la direzione della banca Tirolen
Sparkasse, dove dovrebbero, a detta del teste Marini,
essere transitate le presunte tangenti ai vari Mortadella,
Cicogna, Ranocchio... anzi, nello specifico, in quella banca
sarebbero transitati i dollari per Mortadella e Cicogna...
<<Pronto,
banca Tirolen Sparkasse, siamo de “il Riformista”,
mi passa il Direttore>> ... <<Pronto, si, sono
il Direttore. No. Non conosciamo nessun Oberhuller, non abbiamo
mai avuto nessun dipendente con questo nome>>.
Al Riformista in sovrappiù,
devono essere nel loro periodo fortunato, non trovano
nulla, ma proprio nulla di nulla, che riguardi
una banca o un certo conto Zara...
Uno legge “il Riformista”
e tra se e se non può fare a meno di pensare: che
bufala questo Igor Marini!
Bene, tutto chiaro?
Per niente!
<<Pronto, siamo
de “il Giornale” è lei il signor Obermüller funzionario
della banca Tirolen Sparkasse?>> ... <<Mi dica...
Che cosa posso fare per lei?>> ... <<Senta dott.
Obermüller, che mi dice del conto Zara?>> ...
cade immediatamente il gelo <<Siamo
pronti a fornire tutte le informazioni che ci saranno richieste
dalle autorità italiane che ci interpelleranno ... e di
sicuro abbiamo agito nel pieno rispetto della legge>>,
poi salta fuori che un conto Zara International presso la banca
Tirolen Sparkasse c'è; sarebbe stato aperto, in
dollari, da un certo Thomas Mares... e “Libero” ci fa l’aggiunta,
facendoci sapere pure il numero del conto, 9980-127568, e i
suoi movimenti: <<2,5 milioni di dollari provenienti
da Singapore>>
Bene bene, l'unica cosa
certa è che. d’ora in poi, chi compera un
solo giornale è un fesso.
Comunque, se uno
da questo ginepraio di Telecon Serbia ne vuole sapere
di più, inutile comperare il Corriere della Sera.
Oggi il giornalone di
via Solferino su Telekom Serbia non pubblica una
riga, ha altro a cui pensare.
Nella fattispecie ad
Adolf Hitler che, ci raccontano, voleva dare il Sud
Tirolo agli italiani.
Banche comprese?
(cp)
* PS: L'Onnipossente fa le cose perfette.
L'impresa mia, in queste note di giornata, non è da tanto
né pretende di esserlo...
Chi mi legge lo sa: alla fissità
implacabile della perfezione preverisco il
gioco.
Ecco, è così.
Ed allora, in un contesto di equivoci
dove Oberhuller si trasforma in Obermüller
, "Physique du rôle" si trasforma
in "Fisique du rôle" per poi, corretto via e-mail
da un amico francesista, insistere nel gioco, scegliendo
la via di mezzo... dunque "Phisique du rôle".
Punto.
Ma, capisco, il gioco, le regole
del gioco, vanno spiegate ai profani del gioco...
(cp)
MORDACCHIA
I condannati al rogo
non avevano diritto d'arringare il popolo o di bestemmiare.
Per essere sicuri che non lo facessero, gli esecutori
della sentenza bloccavano crudelmente la loro lingua con un
aggeggio di ferro chiamato mordacchia. Questa era l'ultima umiliazione:
essi non potevano neppure vendicarsi con la parola di chi gli
toglieva la vita, magari in nome di una religione che non condividevano.
L'evo contemporaneo
non solo non conosce simili barbarie, ma, in un processo
penale, stabilisce che l'imputato (e il suo difensore
per suo conto) abbiano ogni possibile libertà di difendersi,
anche dicendo cose che normalmente non sono permesse ai
cittadini. Infine l'ultima parola prima della camera di consiglio
tocca all'imputato ed anche in seguito, quando sia stato
condannato il cittadino conserva ancora il diritto di dichiarare
la sentenza ingiusta, illegale, sciocca e infondata. Certo,
non deve dire che i giudici l'hanno emessa perché corrotti
o pagati da qualcuno (incorrerebbe nel delitto di calunnia), ma
conserva una libertà veramente ampia.
La ratio di questo
moderno atteggiamento è che il diritto, diversamente
dalla morale, ha la caratteristica dell'esteriorità.
Non m'impone di pensare che il mio vicino di casa sia una
persona per bene, m'impone di non dire ad alta voce, "in presenza
di più persone", che è un ladro: sarebbe diffamazione.
Per queste ragioni
hanno molto sbagliato tutti coloro che hanno biasimato
Previti per la maniera con la quale ha strillato in tutti
i toni la propria innocenza e ha protestato contro le presunte
irregolarità del processo che l'ha visto condannato.
Previti è l'imputato è la nostra civiltà
concede all'imputato, nel momento in cui gli fa sentire la
pesante mano della giustizia, almeno la libertà di protestare
e di difendersi.
Ed ecco perché
oggi ci sentiamo di difendere Prodi e i suoi amici
dall'accusa di mancare di rispetto alla Commissione Telekom
Serbia. Quel signore e i suoi amici stanno esercitando il
diritto alla difesa che comincia col diritto di proclamarsi
innocenti e offesi per l'ignobile sospetto, pieni di sdegno
e disprezzo per la qualità degli accusatori, ecc. L'unica
cosa che non è consentita a Prodi ed ai suoi amici, è
calunniare la Commissione parlamentare o cercare d'impedirne
il funzionamento. La regola del gioco è dunque che Prodi,
Fassino e Dini dicano le cose peggiori di coloro che li accusano
e perfino di coloro che indagano, mentre coloro che li accusano
(sempre col limite della calunnia) e coloro che indagano rimangono
liberi di accusare ed indagare.
Ovvietà, naturalmente.
Ovvietà che
però val la pena di ripetere nel momento in cui
gli amici di sinistra hanno accusato ripetutamente Previti di
difendersi dal processo invece che nel processo; di delegittimare
la magistratura e mille cose del genere. Se solo si fossero
umilmente chiesti, a proposito di Previti come di Prodi, "e
se fosse innocente? E come mi sentirei, come agirei io se, innocente,
mi trovassi al loro posto?", non avrebbero detto e scritto
tutto ciò che abbiamo udito e letto in questi anni.
È triste vedere
che, per interesse politico o per fanatismo, persone
civili scendono al livello dei selvaggi. Solo i selvaggi
e i bambini non considerano che il dolore fisico inflitto
al nemico o ad un animale è diverso da quello che sentirebbero
essi stessi. La conquista della coscienza dell'alterità,
cioè che anche gli altri sono esseri umani e sentono come
noi, viene data per scontata, a partire da una certa età.
E invece. I moralisti di sinistra devono, come i bambini, ricevere
uno schiaffo in risposta ad uno schiaffo, per sapere che gli schiaffi
fanno male.
(gianni pardo)
Facce da
satira in coccole
Abbiamo ricevuto posta.
Questa:
<< Carissimi,
noi non abbiamo
"denunciato" "provocazioni" né abbiamo fatto
"comunicati".
Noi ci siamo detti
felici di questa iniziativa del Domaniacale.
Ne abbiamo gioito,
l'abbiamo incorniciata, l'abbiamo *offerta* come
"perla" agli iscritti a Giap.
Ecco qui il testo:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/rassegna/domenicale.htm
Poi qualcuno ha
preso questo numero speciale di Giap - dove, faccio
notare, noi esprimevamo "solidarietà umana" all'autore
del pezzo di satira - e, firmandosi "*", lo ha postato su
Indymedia con un titolo "militonto" e un sottotitolo
allarmato etc.
Ma ripeto, noi
siamo ben contenti :-)
Anche perche' abbiamo
saputo che la redazione culturale del Domenicale
comincerà a scrivere sul Corriere della
Sera, a settembre, sotto l'egida di una neo-caporedattrice
cultura di simpatie evoliane.
Allora sì
ne vedremo delle belle.
Buon lavoro,
WM1
giap@wumingfoundation.com >>
Allora il gioco
degli specchi funziona!
Bella quest'attenzione
reciproca.
C'è solo
un mistero, un'ossesione, una occulta presenza,
qualcosa si muove come l'ombra leggera dei rivoluzionari
senza volto sulla sabbia del deserto...
Buon lavoro anche
a voi.
(cp)
Facce da satira
Che bel paese, questo, dove, come in un gioco
di specchi, tutto si rovescia e ricompone.
Pensate alla vicenda
Telecom Serbia e al comportamento che i vari Prodi,
Fassino, Dini e i loro partiti e gruppi editoriali di
riferimento hanno tenuto in questi giorni dopo le accuse del
simil-conte Igor Marini... pensate a cosa si sarebbe scatenato,
tra Travaglio e dintorni, se al posto dei capetti ulivisti
ci fosse stato il Cavaliere e al posto del simil-conte una
simil-contessina... ve l’immaginate l’asse ProcuradiMilano-Repubblica-Corriere-Rai3
cosa avrebbe prodotto in termini di paginate redazionali,
rivelazioni, documenti, interviste, indignazione, resistenze
e girotondi?
E nessuno di questi,
tutti intenti a giustificare, a domandarsi se,
al di la delle presunte tangenti, era o non era corretta
l’operazione stessa: nel 1997, sotto il governo Prodi (si,
l’abbiamo capito: comperare o vendere a prezzi altissimi
o stracciatissimi, questa era la specialità del prof.
Prodi), per l’acquisto del 29% di Telekom Serbia si pagarono
878 miliardi di vecchie lire... per poi rivenderla, cinque
anni dopo, a 377 miliardi, con una perdita secca di oltre
500 miliardi di vecchie lire... senza contare che “l’affare”
veniva fatto in favore di un sanguinario dittatore comunista...
proprio mentre questo galantuomo praticava la pulizia etnica
nei confronti del suo stesso popolo.
Bene, passiamo
oltre.
Questa settimana,
per la curiosità di leggere un articolessa del
nostro capperiano Giulio Meotti, mi capita di comperare
“”Il Domenicale” , settimanale
di cultura che ha come presidente della Società Editrice
Marcello Dell’Utri.
A pagina 5, nella
rubrica delle lettere, tre colonne tre,
“Wu Ming”
, che a quanto ho capito deve essere l’erede naturale di quella ciofala
echiana chiamata “Luther Blissett” , scrive
al Domenicale per fare ammenda... sottotitolo: “Ci siamo
letti e riletti e poi rimasticati: ci siamo stancati di
noi stessi e della nostra demagogia”.
La lettura delle
“tre colonne tre” è divertentissima, in pratica
una enorme presa per il culo dei vizi culturali e politici di
questi novelli “rivoluzionari senza faccia”...
Insomma, anche
un gnocco fritto avrebbe capito che di satira si tratta,
e fior di satira.
E invece,
questi della “rivoluzione senza faccia”, si son persi
via a far comunicati su Indymedia
per denunciare la "provocazione il falso giornalistico" di quel “sospetto
mafioso di Marcello Dell’Utri”...
Insomma, siamo
di nuovo al gioco degli specchi ...
Hi hi hi, ma che
bel paese questo dove i “rivoluzionari senza faccia”
si fanno prendere per il culo da quello che loro considerano
una faccia da sospetto mafioso...
(cp)
Giobbe,
Scalfari e Ferragosto (L.C.)
Tra i libri da mettere in valigia per le vacanze Eugenio
Scalfari consiglia di non dimenticare "un classico
da rileggere per riposare la mente". Dopo poche righe cita
(come sempre, a modo suo) il Libro di Giobbe: "Io sono ciò
che sono". La mente dev'esserglisi riposata troppo, perchè
l'esatta citazione, "Io sono colui che è", a me sembra,
sintatticamente e teologicamente, tutt'un'altra cosa. "Io
sono ciò che sono" è più frase da Lulu di Wedekind,
da Pierluigi Diaco, da Carmen Llera che da Dio.
Svarioni simili
sui testi sacri sono tutt'altro che rari. Ad esempio,
rispetto alla circolare originale che consigliava "meglio
mettersi una macina al collo e buttarsi nel profondo del
mare piuttosto che fare scandalo presso un bambino", queste
più recenti ordinanze cardinalizie consigliano di
buttare nel profondo del mare lo scandalo, appesantito da una
macina. Una frase vien ben distorta dopo duemila anni di passaparola.
Figurarsi il Vecchio Testamento, che addirittura alcuni trovano
dostoevskiano.
O forse sono
io che devo staccare un po'. Buon Ferragosto a tutti,
ci risentiamo tra una decina di giorni.
L’OBIETTIVITÀ
DELL’INFORMAZIONE
Un amico paziente ha seguito in parallelo,
in un giorno di crisi, un telegiornale notoriamente pro-governativo
e un telegiornale anti-governativo: e ne ha ricavato
motivo d’ilarità per la sfacciata parzialità di
ambedue nel modo di raccontare i fatti e di stravolgerli. Lui
era di buon umore ma molta gente è indignata e vorrebbe
un’informazione obiettiva. E poiché il problema è
antico, è bene innanzi tutto chiedersi se l’obiettività
sia possibile. Se cioè il non averla sia colpa dell’Italia,
della televisione, dei giornali o di qualcun altro, oppure se
sia essa stessa un’araba fenice.
Obiettività
è parola che deriva da obietto, cioè oggetto,
il fatto. Se cade un aeroplano e muoiono 114 persone,
quello è l’oggetto. Ma se un leader politico fa un comizio
e parla per tre quarti d’ora, è ovvio che nessuno
riporterà tutte le sue parole nel giornale: sicché
si avrà la scelta, compiuta dal giornalista, di alcune
frasi e alcuni concetti. Questa scelta farà dire al
leader ciò che il giornalista reputa opportuno fargli
dire. Se, per esempio, ha detto male del governo per i nove
decimi e bene per un decimo, può anche scegliere di citare
quel decimo. E non avrà falsificato nulla. Certo, chi
è anti-governativo l’accuserà di non essere obiettivo,
visto che i nove decimi… Ma rimane sempre la risposta: “Ho riportato
il principio attivo tralasciando l’eccipiente”. Non se ne
esce.
In conclusione,
per quanto riguarda i politici, per una vera obiettività
bisognerebbe riportare in extenso i discorsi di tutti,
i pettegolezzi di tutti, le confidenze di tutti, fino a creare
un impossibile giornale del peso d'un quintale. L’obiettività
in molti campi è impossibile e bisogna chiedersi perché.
Se piove in
luglio durante una serata al Teatro Greco di Taormina,
cosa assolutamente eccezionale, i giornali riporteranno
il fatto per come s’è verificato. Nessuno sarà
denunciato come colpevole di quella pioggia. Ma già
per la caduta dell’aereo la cosa cambia. Le compagnie
aeree più serie faranno notare che volano aerei che dovrebbero
essere demoliti, e questo perché i governi permettono
una guerra dei prezzi a scapito della sicurezza. L’opposizione
denuncerà il governo per gli insufficienti controlli.
La compagnia dell’aereo caduto esibirà tutti i certificati
di manutenzione ottenuti ed attribuirà la colpa dell’incidente
al pilota o alle eccezionali condizioni atmosferiche. L’associazione
dei piloti minaccerà lo sciopero sia per la calunnia che
per l’insicurezza di certi aeroporti… Non si finirebbe mai. E
tuttavia, in questo caso, siamo ancora lontani da quella totale
mancanza d’obiettività che si ha quando la partecipazione
emotiva è massima.
Se due giovani
s’innamorano, è ovvio che il giudizio che ciascuno
dà dell’altro non corrisponderà esattamente
a quello che ne dà la propria famiglia. L’innamorato
esagera in positivo, la famiglia (che vorrebbe il meglio
per il proprio rampollo) esagera in negativo, i terzi sono
normalmente imparziali. Ma proprio perché la cosa non li
coinvolge. In politica invece siamo tutti emotivamente coinvolti,
come gli innamorati e le loro famiglie. Lo siamo talmente che
se l’Arcangelo Gabriele fondasse e scrivesse un giornale “obiettivo”,
diremmo ancora che maltratta la nostra parte. L’obiettività
in politica non esiste così come non esiste chi ha ragione e
chi ha torto: solo la storia, alla lunga, dà ragione o
torto. E per giunta a cose fatte, partendo dai risultati, non dalle
intenzioni.
La conclusione
è che bisogna ricercare quei mezzi d’informazione
che, meno emotivi di altri, si preoccupano almeno
di fornire i necessari elementi di giudizio. Poi possono
anche aggiungere “il tale leader ha detto questo ed ha
torto marcio”, ma almeno hanno riportato quello che ha detto.
Il caso peggiore si ha quando di chi non la pensa come il medium
non si dà neppure notizia. Ma questo avviene con le
dittature: con la libertà di stampa, al modico prezzo di
un euro, si può comprare un giornale del colore opposto:
è il massimo che si può avere.
(Gianni Pardo)
Conti & Contessine
Parma, Festival dell’Unità, caldo, zanzare
e odore di fritto disturbano quasi quanto
quell’altoparlante che annuncia un dibattito sulla giustizia...
Sul palco,
un giornalista del "Corriere", Maurizio Chierici,
schieratissimo a sinistra, l’onorevole del DS Carmen
Motta e lei, la star della serata, la contessina Ariosto
... insomma un bel dibattito (dibattito?) per il raro
pubblico in maggioranza di pensionati...
Si va ad
iniziare.
Il
giornalista del Corriere non lascia segno: solite
banalità da cronista del "Corriere"... c’è il regime,
il <<lodo Meccanico>> e i mas media asserviti
all’unico padrone; la Motta, che fisicamente sembra
l’icona dell’intera la sofferenza del mondo, è
ispirata: <<stiamo vivendo il momento più
drammatico della recente storia italiana>>.
Capperi!
Poi è
il suo turno, ecco la <<teste Omega>>,
la nuova star dei DS, la contessina in tour antiberlusconiano,
lì sul palco nel suo taiorino da “son venuta come
mi trovavo”, lamentosamente si racconta ma non racconta:
<<Gliel’ho detto in faccia, a Berlusconi:
sarò il tuo moscerino nell’occhio>>
Fine della
serata, mi guardo intorno e addosso mi resterebbe
solo l’odore di fritto se, tra le luci del festival
che si vanno spegnendo, non incontrassi lo sguardo di
un vecchio compagno del vecchio PCI.
Ci conosciamo
da una vita e da una vita non c’incontriamo...
due parole di circostanza e il discorso cade sul “dibattito”...
scuotendo la testa, parlando a grumi quel nostro dialetto
che ancora dura, mi guarda come si guarda un
amico e sputa fuori dai denti: <<hai
visto a quale santo si sono affidati i miei compagni? Davvero
stiamo vivendo il momento più tragicamente ridicolo
della storia della sinistra italiana.>>
Non infierisco,
ho il senso della misura, mi limito a sottolineare
che, se tanto mi da tanto, non mi meraviglierei
se il prossimo ospite della festa della Casa delle Libertà
fosse un certo Igor Marini... conte.
Ridiamo.
(cp)
Welby Carissimo,
ti dispiacerebbe
se nel nostro blog "Capperi!" mettessimo un link
da "Il Calibano" per i tuoi editoriali? Fammi sapere, saremmo
onorati.
Il cappero
è una pianta parca, morigerata, essenziale...uno
stilita dei vegetali: una crepa nel muro, una fessura
tra le rocce e lui lì, a godersi una orgogliosa
solitudine. "beata solitudo sola beatitudo"...
...capperi
se ci sto!
Piergiorgio
Welby
Ciao, sono Lorenza,
della provincia di Siena, un'assidua capperiana,
vi seguo da qualche mese e volevo complimentarmi,
siete eccezionali tutti e 4, affiatati come i Beatles,
bravi!
Ricevo
un'e-mail da un'assidua capperiana (così si definisce)
in cui i quattro di questo blog vengono incidentalmente
paragonati (solo a doverlo riferire mi vergogno io
per l'assidua capperiana) ai Beatles.
Mi sono
chiesto: e se dovessimo dettagliare?
C'è
quel George Harrison di Gianni, mite, svagato, dolce
e ironico allo stesso tempo, sempre un po' in disparte,
saggezza tutta levantina.
Carduccio
è un perfetto Ringo Starr, il collante indispensabile,
frizzante, allegro, irrefrenabile, melodrammatico
sdrammatizzatore, discretamente crapulone.
Giulio
è sicuramente Paul McCartney. Carino, vanitoso
quanto basta, molto sentimentalista, grande amore per
la citazione dotta, sicuramente gran gomito di chitarrista.
Io, per
esclusione, mi troverei ad essere quel nevrotico,
presuntuoso, antipatico e vizioso di John Lennon, quello
che muore prima degli altri, ovviamente. Cattivo dentro
e un po' stronzetto fuori. Con Yoko Ono che consiglia
giusto.
Uhm, cara
Lorenza, non si poteva fare i Rolling Stones? (L.C.)
Parole, parole, parole (L.C.)
1. "E' giunto finalmente il momento che il Parlamento indaghi
sulla possibile esistenza di una vera e propria
associazione a delinquere come ritiene ormai la maggioranza
dei cittadini italiani, una associazione che ha già
minacciato e tuttora minaccia la nostra democrazia e la nostra
libertà" dice l'on. Sandro Bondi. Io mi permetterei
di aggiungere: "E c'è molto più materiale indiziario
che per altre commissioni d'indagine. Vogliamo sentire tra
dieci anni cos'ha da dire la relazione di minoranza".
2. L'on.
Marco Follini spiega in un'intervista al Riformista
"perchè non fa il partito unico con Forza Italia".
Vuol tenere il suo partito "lealmente nel centrodestra,
ma senza rinunciare a guardare oltre l'attuale bipolarismo
all'italiana, cioè oltre Berlusconi". Che lei sappia,
è per caso lo stesso leale "oltre" di Clemente Mastella?
Siamo stanchi di ammazzare un vitello grasso ad ogni va e
vieni di figliuol prodigo.
3. Guardo
l'Unità di giovedì 7 agosto. E se domani
(e bada bene dico "se") Furio Colombo dovesse fare un
6 al Superenalotto, come accidenti sarebbe la prima pagina?
Con lampadine intermittenti attorno al titolo d'apertura?
Mai visto tanto orgasmo per un semplice 5+1!
UNE BELLE HISTOIRE
Premessa: mi ero ripromesso di non scrivere della storiaccia
finita malissimo tra Nadine Trintignat e Jean Luis
Bertrand.
Poi sono
inciampato nel sito
di Platinette ed allora... (cp)
Sfasciata,
pestata come una bistecca: Bertrand, oltre ad avercela
( una faccia da schiaffi...) i cartoni li da pure,
come alla povera Marie, figlia di Jean Louis e Nadine
Trintignant...Lui è il solista dei Noir Desir,
quelli della canzone dell'anno scorso col video della sabbia
"Le vent nous portera..." , una palla infernale spacciata
come gran pezzo solo perchè fa malinconia d'estate (ma
viva la Bertè e il suo mare d'inverno) e fa figo che i
paladini dei sans-papier e della non violenza (s'è visto,
come l'altra sera, quando il buonissimo Bertrand ha scambiato
la fidanzata per un punching-ball..) arrivino in cima alle
classifiche.
Toh,
per farla all'italiana, sarebbe come se Morgan si
fosse improvvisamente fatto illuminare dall'idea
che Asia Argento è una paillard da stendere per bene
( è che loro due fanno già i maledetti per mestiere...)Ecco,
basta che uno alzi il gomito (che sia quello di sinistra
altrimenti la sbornia non è democratica) che si
comporta come un becero qualsiasi del nord-est avanzato
o dell'hinterland avellinese...Non sempre siamo ciò
che sembriamo o che facciamo: Marie è in come e lui,
come in una fiction di quint'ordine, ha tentato il suicidio, senza
riuscirvi...Ma che peccato!
Fratello d'Italia (L.C.)
C'è un fratello d'Italia che in questi ultimi giorni,
sapendo come la penso in questo, codesto e quello, non
smette di ballarmi attorno, assordandomi di lazzi
festanti e sberleffi rabbiosi. Mi urla tra i suoi soliti
ghigni che è contento dell'incidente occorso a Placanica
e dell'attentato anti Usa a Giakarta; e, già che
ci si trova, mi ripete pure il suo vecchio tormentone:
"che il cancro si portasse all'inferno il tuo Cav.!"
Non nego che la cosa sia estremamente
imbarazzante, la stessa di quando qualche
ubriaco dagli spalti ringrazia il colera ed istiga
il Vesuvio, per far capire che lui è un padano
col bollino verde e che tu gli stai sul cazzo, marcatamente.
Qui però, di fronte ai frizzi d'Indymedia,
l'imbarazzo mi diventa inquietudine. Perchè sono sicuro
che, se il colera torna o se il Vesuvio erutta, qualche ripensamento
tra gli sbronzi ci sarà, fosse pure per bassissima compassione.
Gli ubriachi, si sa, sono brave persone.
Invece,
questo fratello d'Italia è antropologicamente
evoluto, ottusamente feroce e dunque poco incline al
ripensamento, è figlio di chi giubilava per
la morte di Luigi Calabresi, cugino di secondo grado
di chi brindava a champagne per la morte di Giovanni Falcone.
Tanto per intenderci: bruciare bandiere Usa e israeliane,
bruciare fantocci con le sembianze di Berlusconi o Bush,
bruciare la gioventù usando un estintore.
Questo
fratello d'Italia è un po' più fratello del
mio avversario politico che mio; quando e se il centro
sinistra vincerà mai il mandato elettorale,
sarà anche grazie al suo voto. Dicevo, all'inizio,
che di fronte a lui l'imbarazzo mi si tramuta in inquietudine,
smettendo d'essere imbarazzo. Sarei curioso di sapere
come ritorna il conto di imbarazzo ed inquietudine per
gli uomini del centro sinistra, che ad esecrare esecrano,
ma poi mettono il fratello d'Italia nella Giunta come assessore.
Due teorie (L.C.)
1. La stringatissima summa dell'ultimo quarto di secolo
italiano a cura di don Gianni Baget Bozzo, apparsa
sul Giornale di domenica 3 agosto, ha un fascino micidiale.
Tutta l'Italia odierna sarebbe un insanguinato e bruciacchiato
Armageddon alla fine della battaglia tra Forlani e De
Mita. Volendo, tra dorotei e morotei. Volendo ancora, tra
Cristo e Anticristo. Il Psi alleato di Cristo, il Pci alleato
dell'Anticristo. E tutta la finanza italiana a sostenere
l'esercito di Questo o di Quello, con gran trambusto d'immanenza
corrente. Indubbiamente, la teoria ha buone fondamenta.
Sperando che poi Cristo e Anticristo non siano soltanto prestanomi.
2.
Ho visto Toni Negri dibattere in pubblico con Gore
Vidal in una ridente località di villeggiatura
estiva. Il palco, il tavolo con le bottiglie di acqua
minerale, le sedie della gentile platea dei convenuti
con block notes e penna: tutto molto sobrio, mica estetismi
isterici alla Istituto Pollio! Insomma, chiunque avrebbe potuto,
senza colpa, fraintendere il tutto come una serissimo meeting
di produttori di biscottini, stuzzichini e affini.
Gore,
una furia, dice che gli Usa cercano di fare come l'Impero
Romano e fa capire che questa dev'essere la loro
ultima fiammata prima dell'esplosione e dell'arrivo
di bin Odoacre. Tra l'altro, dice, l'attuale imperatore,
figlio d'imperatore egli stesso, somiglia a Caligola, mica
ad Adriano. Cose tanto risibili che per poco non invocavo un
vespasiano.
Qui,
cari lettori di Capperi, viene il bello. Nel senso
che, sì, lo sapevamo, l'America per Toni non
è più il piccolo Satana di un tempo. Ma che
ci viene a dire, il Toni? Pressappoco: "No, caro Gore,
sbagli! Tu sottostimi la bellezza di un mito, quello della
democrazia americana, che sostiene e muove tutto questo.
Tu non tieni in debito conto il fatto che questa democrazia
ha fatto tanto per la pace, la libertà, la prosperità
e il progresso di milioni e milioni di persone".
Perbaccolina!
Ma questo è un altro che, dovendo uscire dalla
trincea comunista con le mani alzate, preferisce esser
fatto prigioniero dai conservatori, piuttosto che
dai riformisti! Voi come accidentaccio ve lo spiegate?
"Fogli a terra" (L.C.)
1.
Sulle ispezioni alla
Procura di Milano, l'Unità parrebbe sposare la tesi
di Carlo Fucci, segretario Anm: "Il Ministero della Giustizia
può, naturalmente, inviare ispezioni. Ma è singolare
la concentrazione di iniziative dirette verso la
Procura di Milano". Davvero bizzarro! Si provi a sostituire
"Ministero della Giustizia", "ispezioni" e "Procura di
Milano" rispettivamente con "Procura di Milano", "Guardia
di Finanza" e "Fininvest". Il risultato sarebbe: "La
Procura di Milano può, naturalmente, inviare la
Guardia di Finanza. Ma è singolare la concentrazione
di iniziative dirette verso la Fininvest". Bizzarro ed edificante!
2.
Siamo sicuri che nella
lingua in cui Martin Schulz ha chiesto scusa
all'Italia non ci sia termine che voglia invece significare
rincrescimento?
3.
Speriamo che questo
post non venga frainteso. Non siamo mangiapreti, qui
a Capperi. Castaldi ha una zia suora, Carduccio ha una
particolare devozione per il San Daniele e il San Giovese,
Giulio c'ha più smanie d'un San Vito... Dunque, sia
chiaro, non lo diciamo da ruderi di anticlericalismo di
vecchia Arci, ma piuttosto da liberali un po' radicali: il Governo
non ci è piaciuto con questa storia dell'inserimento
in ruolo degli insegnanti di religione cattolica nelle nostre
scuole. Se questi perdessero quel placet diocesano che ha permesso
loro di arrivare al ruolo, rimarrebbero sulle spalle dell'amministrazione
scolastica nazionale, illicenziabili, demansionandi. Si
faccia il caso di coloro che, avendo vinto un regolare concorso
in plena gratia Dei, se ne trovassero subitamente allo scoperto
per i peccati di convivenza extraconiugale, di interruzione volontaria
di gravidanza, di uso di profilattico, di consultazione di astrologhi
e negromanti o di omessa santificazione delle feste. Ragionevolmente
non potrebbero più insegnare religione cattolica,
ragionevolmente avrebbero diritto allo stipendio dallo Stato
Italiano. Ragionevolmente?
IL MERLO MASCHIO
Basta!
Non ne posso più. Basta con questi fighetti
del politicamente corretto da redazione&esportazione.
Basta!
Basta con i professionisti
del disprezzo a cottimo, del finto stupore,
dell’indignazione a senso unico.
<<Razzista!>>.
Ecco la nuova parola
d’ordine del fronte antiberlusconiano.
Insomma,
orfano dell’aiutino di processi e toghe rosse, l'antiberlusconismo
qualcosa doveva pure inventare.
Saint-Just insegna.
No, non bastava quel
tedesco con la faccia da Schulz e le suole delle
scarpe sempre sporche di merda... oggi (su SETTE, articolo
non in rete) ci si mette perfino Francesco Merlo a tirar
badilate di indignazione <<razzista>>.
E via (badilate,
badilate qualche cosa resterà...) contro
l’Umberto Bossi, anzi contro <<chi lo legittima>>.
E che prosa! Il
<<liberiamoci di Bossi>> di Francesco
Merlo assomiglia, nella dismisura che diventa denominatore
comune, a quell’<<avanti Savoia>>
di antica memoria risorgimentale.
Che dire? Spiace per
Merlo, ma questo è il solito vizio di una <<razza>>
post-democristiana e post-comunista che assumendo
in se, ed in esclusiva, <<la politica>>,
<<la cultura>>, <<la grammatica>>
e perfino <<l’educazione>>-, si considera
superiore.
Razza superiore.
E quelli in canottiera
ai remi, prego.
(cp)
Le passioni
Per non
lasciare che la lettura di Micromega mi degeneri in
qualche fattispecie di accidente neurovegetativo, mi
son risolto a prenderne quel che può darmi, cioè
il costante aggiornamento dal fronte antropologico che ama risolversi
in antagonista. Ho eliminato la passione, insomma, e
ora trovo quella rivista affascinante. Riporto un brano
dall'ultimo numero a sostanziare quanto appena detto.
Permettete, però, ch'io non citi il nome dell'autore,
potrei avere un risveglio di passioni. Stringatissima premessa:
si parla di Marcello Dell'Utri, se ne fa malevolo tratto,
si usano capziosamente le carte pertinenti. Ma basta, sennò
dietro lo scritto apparirà il noto sorrisetto dell'autore
che singolarmente somiglia a una ferita suturata male. Dunque:
"La Cassazione (...) aveva deciso bene: le false fatture contestate
a Dell'Utri erano successive, non precedenti il 1989. Ma una
nuova decisione della Suprema Corte, clamorosamente sbagliata, gli
diede ragione. Indulto concesso abusivamente". Notevolissimo,
tenendo da parte le passioni. Come ha deciso la Cassazione? Ha
"deciso bene". Com'è stata la decisione della Suprema Corte?
"Clamorosamente sbagliata". Insomma, per Marco Travaglio,
la giustizia è giusta solo se e quando fotte Marcello
Dell'Utri. Ops, mi è scappato il nome dell'autore. Devo lasciarvi
qui, mi stanno assalendo le passioni. (L.C.)
ROAD MAP e dintorni
C’è da rimanere allibiti. Un certo Jamal Moh'd Jadallah,
corrispondente in Italia dell'Agenzia Stampa Palestinese
"Wafa", fa circolare in rete (qui)
una terribile notizia: <<dietro la politica espansionista
(? ndr) del governo di Israele
si nasconde in realtà il disegno di quello che appare
come un autentico genocidio: uccidere quanti più
ragazzi ed adolescenti palestinesi possibile con qualsiasi
pretesto.>>
Il bello è che
c’è chi ci crede e, su questa storia del “genocidio”
costruisce una politica.
Basta fare un giro
tra i vari pacelink che infestano la rete per
rendersene conto.
E poi, ancora,
c’è chi ha una sua lettura della Road Map. E questa
volta non sono i soliti gruppetti di sfigati che ce
la menano in rete... no, no, ci si mette pure il Corriere
della Sera (qui)
e il TG di Rai 3 delle 7.30 di martedì 15 luglio
2003: entrambi affermano con sicurezza
che << il rilascio dei prigionieri palestinesi
sia previsto dalla Road Map>>.
La notizia è
completamente falsa.
La Road Map non parla
di “rilascio di prigionieri”: A conferma
basta leggere il testo integrale della Road Map , testo
qui
pubblicato in italiano ed in inglese.
Eppure, la Road
Map piace. Piace ad israeliani e piace a palestinesi.
Un sondaggio,
infatti, ha rivelato che il 55% dei Palestinesi e il
61% degli Israeliani appoggiano la «Road Map»
proposta dalla commissione quadrilaterale composta da
Onu, Usa, Ue e Russia. Dal sondaggio viene fuori anche
che il 71% dei Palestinesi è per la fine delle azioni violente
da entrambe le parti. Il sondaggio ha mostrato che il
46% dei Palestinesi appoggia la posizione del Primo Ministro
all’interno dell’Autorità Palestinese, e il 70% dei Palestinesi
e il 65% degli Israeliani ritengono che il governo di Abû
Mâzen sarà in grado di far riprendere i negoziati di
pace (qui
la notizia su Aljazira).
Chi lo dice al Corriere
e al TG3?
(cp)
MELODRAMMA ITALIANO
1 e 2
1. Poco tempo fa, quando Silvio Berlusconi
si dimostrò sensibile ad una soluzione di clemenza nei confronti
di Adriano Sofri, Gianni Vattimo prese carta e
penna e scrisse al prigioniero di Pisa: "Ti chiedo
di resistere ancora... Io certo non lo saprei fare, ma tu
ormai...". Ormai? Il filosofo era tutto in quell'avverbio.
Così capimmo tutta la sua filosofia in un battibaleno.
Oggi tocca al giornalista. E Stefano Folli, in un altro
battibaleno, ci sintetizza tutto il suo giornalismo,
usando il suo stupefacente Corriere della Sera. Domenica:
pietas dolente e severa, ma umanissima, insomma un direttore da orgasmo.
Lunedì: paginone con riassuntino della storiella,
un po' di pro e un po' di contro, impaginazione come la tarsia
di un comodino, "cos'è la grazia" e "chi è Sofri"
ad usum plebis, divulgativi assai, e, centrale nel taglio basso,
un asino di Buridano che raglia "io dico discutiamone pure ma
parliamo anche degli altri detenuti". Capìta la filosofia
di Vattimo, capìto il giornalismo di Folli. Capìto
pure l'asino di Buridano, che nel suo box con allegata foto
dell'on. Franco Monaco, prima di graziare Sofri, vorrebbe fare
un'indagine su quanti casi analoghi ci siano nelle carceri italiane.
Oh, somma sintesi di equità e mitezza! Mi sento triplamente
edificato. Però s'io fossi Adriano Sofri ripeterei ad alta voce
almeno un duecento volte al giorno: "Dagli amici mi guardi Iddio, chè
ai nemici ci penso io". Una sfiga, quell'uomo!
2. Dovremmo sentire
un brivido blù lungo la schiena: stiamo per assistere
in diretta al parto dell'ultima grande mistificazione
della sinistra in ambito storiografico. Sta per iniziare
il travaglio, ci sono note le fasi. (Attingo da più
fonti e faccio collage:) "La guerra in Iraq era motivata
ufficialmente dalla minaccia delle armi di distruzione
di massa, che non sono state mai trovate. Ci sono ragionevoli
dubbi sulla bontà delle prove che gli Alleati addussero
a movente. Prove di quarta mano, che potrebbero essere
state confezionate dal solito maldestro e buffo demonio italiano:
il signor B., sennò chi altri? D'altronde, se sai vendere
un tappeto, sai anche infinocchiare la Cia! Ergo, anche
la guerra in Iraq pesa sulla sua coscienza. Si prega di passare
parola, con l'invito a ridiffondere periodicamente, trasmettendo
alle prossime generazioni". Un aiutino col forcipe di certe
redazioni e il mostro è nato. Fiocco marrone! (L.C.)
Cognomi d'Italia, carognin-carognetta,
è arrivata alla settima puntata. La volta
scorsa ci lasciammo dicendo D'Annunzio, D'Alema,
D'Agostino. Radice in D'A-, radice che evoca tormentoso
rapporto con i mezzi di comunicazione.
Gabriele D'Annunzio?
In la sua vita più d'un giornale tormentòllo,
ahi! Cominciarono a mettere in giro quella colorita
bufala, dissero che si fosse fatto biomodificare il costato
per autarchiche procedure. Poi si venne a sapere che quelle
cicatrici erano di una volgarissima ernia inguinale bilaterale,
di cui il Vate si vergognava. Ma (forse non tutti sanno
che) il peggio l'ebbe da Franz Kafka, sì, proprio Franz
Kafka, il verginello. La cosa si racconta in due righe. Nella
dorata tana del Vittoriale, il Divin collezionava in un album
tutti i ritagli di stampa verso di lui velenosa o addirittura
mortificante. In prima pagina, su quell'album, un articoletto
del 1911 in cui un ironico cronista praghese riferiva dell'impresa
fiumana come d'una manifestazione sportiva. Firmato: Franz Kafka.
D'Annunzio commentò, crocchiando la dentiera: "Era un
impiegatuccio, ma anche un grande artista. E guarda chi vien fuori,
per sparlare di me: l'impiegatuccio."
Ora, lo so, D'Alema
non è D'Annunzio, è tutto un altro tipo di brevetto.
Però, senza alcun dubbio, anche D'Alema
ha fatto diventare impiegatucci molti grandi artisti. Fare
le pulci ad uno così, vigliacchi! Sfido ciascuno
di quei "giornalisti dei miei stivali" (pardon, parafrasavo
Craxi!) a trovarsi nelle stesse condizioni del D'Alema
e a venir su diverso dal D'Alema. Lo metterei, questo vigliacco
d'un giornalista, a spezzare tappetti delle bibite,
da giovane, e a fare origami, in età matura; lo intontirei
di Frattocchie fin da bambino e gli farei cadere un muro
addosso proprio alle ultime tappe d'un glorioso delfinato;
lo sbatacchierei tra Occhetto e Veltroni, poi tra Prodi
e Bertinotti, poi tra Moretti e Pardi, poi tra Cofferati e
Rutelli; gli farei avere un Giuliano Amato come miglior amico
e un Folena come un'Eva contro Eva. E poi vorrei vedere se anche
il giornalista non mi diventa un ossessivo-compulsivo di media
bellezza, che mesto mestola nel suo risotto, vorrei vedere!
Cognomi d'Italia è una rubrica seria, queste schifezze
non le fa. Massimo D'Alema, personalmente, qui ci sfizia.
Ora, si chiederà:
"Vabbè, a questo punto che c'entra D'Agostino?
E' uno che ha un tormentoso rapporto con la stampa,
quello?" Che c'entra D'Agostino? Ma Roberto non può
che essere invidiato (dunque odiato, quindi perseguitato)
dalla stampa. Ultimamente è più informato del Corriere
della Sera, almeno per quanto riguarda il Corriere della
Sera. Ha un sito che trabocca tette e culi, non te l'aspetteresti
mai, ma ne sa una più dell'Ansa. Certo, però,
mocassini di raso rosa, giacche mescaliniche, anelli da medium
di borgata... lasciamo stare! Se hai l'imprinting da Renzo
Arbore appena escito dal guscio, rimani segnato a vita.
Ecco, non resta che
darci l'arrivederci alla prossima puntata: sono
indeciso tra Venditti, Veltroni, Velardi e Britti, Brigliadori,
Briatore. (Luigi Castaldi)