ARCHIVIO DI SETTEMBRE
Ogni persona mentalmente
per bene si vergogna d’essere governativa. Perché
si sa che chi sta col potere spesso lo fa perché ne ritrae
vantaggio. E se è chiaro a tutti che non ne ritrae nessun
vantaggio, c’è ancora il rischio d’essere considerati
conformisti, succubi dell’autorità e perfino disinformati,
viste le infinite pecche di chi comanda.
Tolti i tre paginoni di pubblicità
che la inframmezzano, si tratta di dieci pagine di colloquio,
con quattordici foto e due sintetiche schede biografiche
dell'intervistato e dell'intervistatore: l'ultimo numero
de l'Espresso (n.40) pubblica una lunga intervista di Oliver
Stone a Fidel Castro.
"Sia in Inghilterra
che in America, vi è sempre stata una grande avversione
per gli armamenti come fonte di guadagno o autentico
stimolo agli affari" scrive John F. Kennedy nel suo "Why
England slept" del 1940: un libro di 230 pagine che la
casa editrice "il Borghese" pubblicò nel 1964, mai più ristampato.
JFK, in quel 1940, era interventista, un vero falco, un fottutissimo
ricco senza ideali se non quelli della difesa dell'economia
nazionale. Tutt'altra cosa che l'iconetta sul trittico col
Papa Buono e con Kruscev. Tutt'altra cosa che il JFK di quell'Oliver
Stone che oggi si fa i tète-a-tète con Fidel. E' il
negativo della vertigine del vedere un ribelle diventare
notaio, perchè quando un notaio diventa un ribelle son cazzi.
"Le democrazie, che sono fondamentalmente pacifiste, debbono
ricevere stimoli esterni per essere indotte al riarmo. Esse
non sono lungimiranti. (...) In questo modo , le dittature, con la
loro politica lungimirante possono sempre tener testa alle democrazie.
(...) Una democrazia cercherà solo di controbilanciare le
minacce che la mettono in pericolo direttamente" scriveva il
falco. Quanti pacifisti avrebbe messo a rosicare, se avesse avuto
la presidenza degli Stati Uniti sessant'anni dopo, questo JFK!
Rapida carrellata: Marilyn, Jacqueline, bum bum. Siamo alle solite:
è meglio Hitler o è meglio Saddam Hussein? Siamo noi che cambiamo
idee o sono le idee che cambiano noi?
"Quando eravamo
al governo noi, non è mai successo" Pierluigi Castagnetti,
Ansa
Non so voi, ma io sono
abitudinario e pignolo. Abitudinario fino all'ossessione,
pignolo fino alla cattiveria. Così, giorni fa
ho cercato di trarre qualche conclusione sui blog che
visito abitualmente. Insomma, sono andato a Cronologia
e ho cominciato a fare il cattivo con le mie ossessioni. Perchè?
Perchè comincio a credere che 'sto fenomeno del cazzo abbia
raggiunto il plateau, tra poco comincerà la discesa e credo
che sarà lenta, lenta, lenta, ma inesorabile. Soprattutto sarà
crudele con questi grandi bluff di GnuEconomy, Wittgenstein,
Manteblog, Selvaggia Lucarelli. Lenta come fu la disaffezione
ai grattaschiena in finto avorio che tanto furoreggiarono
negli anni cinquanta, insieme ai cani di cartapesta che dondolavano
la testa sul lunotto posteriore delle seicento Fiat. E anche
quella fu cosa crudele.
Cazzo, il Manifesto Gnefobico
ha già 18 anni! (L.C.)
Accidentaccio, m'ero
scordato il Manifesto Gnefobico. Mettendo a posto vecchie carte,
ne ho trovato una copia ripiegata tra le annate de Il Mondo: 150
x 90 cm. Era il 1985, ora ricompongo nel gran disordine della memoria.
Ci trovammo a cena in cinque, in un ristorantino di Chiaia: Nino,
grande pittore della transavanguardia, duecento milioni a tela;
Pino, neuropsicofisiologo del sonno REM; sua moglie Chiara, a
quei tempi violinista di fila al San Carlo, grande interprete di
Beethoven; una cretina molisana che frequentavo in quei mesi, tette
un po' pendule ma grande fellatrice; e me, a quei tempi un .
Tutto partì dallo spettegolare
su Carlotta, l'antipaticissima Carlotta, grande vampira
di chiattilli e accanita consumatrice di sedili in pelle. Venimmo
all'unanime conclusione che Carlotta era "gne-gne" e che avesse
meno colpe di quelle che le si potevano attribuire. Era l'"Idea
Gne-gne" il problema, Carlotta solo una miserabile ipostasi. Urgeva
un coraggioso gesto, pensammo: dichiarare guerra allo "Gne-gne",
scrivere un Manifesto Gnefobico. Penna, tovagliolino di carta,
i maschietti un nocino, le femminucce un caffè: la cosa venne giù
di getto, non senza qualche impuntatura e qualche veto. Ci trovammo
davanti un testo che, senza alcuna idea che come e del perchè, in
meno d'una settimana stampammo in 1000 copie, tappezzandone i muri
da piazza dei Martiri a piazza Amedeo. Lo ripropongo qui, su "Capperi!",
così, così, così.
MANIFESTO GNEFOBICO
Noi, che teniamo
la testa al posto giusto (e cioè sul collo), figli illegittimi
del XX secolo e cugini di Zorro, dichiariamo guerra all'abominevole
figura dello Gne-gne, oggi ubiquitaria e trasversale. Gnefobici
per complessione d'indole, scelta metastorica e particolare
toccatura di nervi, odiamo con sincero voltastomaco lo Gne-gne,
le sue sciarpette, i suoi mocassini, la sua autoradio, i suoi
completini da sci.
Lo Gne-gne non merita l'aria che
respira.
Lo Gne-gne toglie onore anche a
un cancro.
Premesse storiche
Cos'è veramente uno Gne-gne?
La prima descrizione ci viene da
Dione di Caristo: "Di natura incline alla tristezza (dysanios),
lo tormenta la nausea." Origene vide nello Gne-gne una sorta
di eone rappresentante il cream-caramel. Dionigi Aeropagita ne
"Le gerarchie degli angeli" lo definisce "quella persona che ha
centro dappertutto e periferia da nessuna parte" (il che sarà
poi parafrasato da Biagio Pascal, uno Gne-gne pure lui). Per Aristotele
lo Gne-gne non esiste. Nel tradurre l'"Ethica Nicomachea" Averroè
chiama lo Gne-gne "El-Amhn-gne-amhn" (colui che si assenta perchè
è assente). La figura si riprsenta nel Seicento. La colpa è di
Cartesio, fautore del Metodo Gne-gne. Quasi contemporaneamente Shakespeare,
dopo la morte di un famoso Gne-gne, fa dire ad Antonio: "Tutti l'amaste
un tempo e non senza un motivo; quale motivo vi impedisce di amarlo
oggi?" Dopo la conquista di Corinto nel 1687 lo Gne-gne si nutre di
uvetta e scompare. L'evento è celebrato dal Tiepolo.
1774: Werther si suicida; vestiti
di blù e di giallo, gli Gne-gne tornano e qualcuno affoga
nelle gelide acque dei laghi europei.
1852: il giovane Wagner, dopo un
passeggero alterco con Listz, scrive "Der Zugunst von
Gne-gne".
Per Lombroso lo Gne-gne ha lo zigomo
ambiguo. Per Weininger lo Gne-gne è una deformazione
ellittica.
Furono Gne-gne: Empedocle, Filone
Alessandrino, Ratramno, Voltaire, Parini, Racine, Hugo,
Proust, Jung, Gramsci, Picasso, Pasolini e Zoff, solo per citarne
qualcuno. I critici d'arte, i camerieri, le donne abbandonate,
le commesse delle boutiques, le attrici italiane, i figli
dei primari sono Gne-gne, quasi tutti. Forse anche i coiffeurs
pour dames e quelli del '63.
Noi Gnefobici
Noi siamo contro tutto quello che
attossica il mondo di sapore Gne-gne. Siamo contro quelli
che: leggono Fromm, Marcuse, Hesse, Prèvèrt, tutti i Ginzburg,
Erika Jong, Moravia e Giorgio Bocca; citano Freud, Nietzsche,
Borges e San Matteo; dicono "gnente!"; si fanno venire i sensi
di colpa per evitare le colpe dei sensi; si mettono le cordicelle
alle stanghette degli occhiali.
Siamo contro gli psichiatri e i
giornalisti; siamo contro i giudici con la coscienza di
classe, i pittori stiptici, gli attori sperimentali, i mendicanti
con il santino, gli autisti, gli autistici e i permalosi.
Siamo contro quelli che, oltre
a torturarsi per quasi tre ore di "Paris, Texas", sono
pure costretti a dire che è un capolavoro. Siamo contro quelli
che in mancanza di un'anima comprano una Toyota 4x4.
Lo Gne-gne invidia, piange e fotte.
Poi pensa all'Umanità.
Ci viene l'asma a vedere uno Gne-gne:
siamo Gnefobici!!!
Noi Gnefobici, a Kafka, preferiamo
il padre di Kafka. Noi Gnefobici odiamo gli "spazi annessi"
in cui lo Gne-gne pascola, ruminando la sua brava Repubblica
ed ogni tanto, via...un ruttino, una mostra, un viaggio.
Programma
Lo Gne-gne non è come la pietra
filosofale, l'Odradek o il Sarchiapone: Lo Gne-gne esiste.
E' quello che si pettina i peli
pubici per sembrare più carino. E' quello che dice di aver
mangiato alla stessa tavola di Quello Lì.
Lo Gne-gne crede che Michelangelo
sia il nome di un regista.
Lo Gne-gne è mediocre, stupido,
tirchio, banale, viscido, routinario. Vuole il posto fisso.
Ha sempre in macchina un Arbre
Magique, ha sempre in cuore un'Idea Immortale, ha sempre
nel fodero una Buona Intenzione, ha sempre un'agendina telefonica
piena piena.
Dio tollera lo Gne-gne per puro
equilibrio ecologico.
Gnefobici sempre!!!
Candida Albicans
Caprice de Dieu
Edmondo Dedalus
Ignazio Pabst
Pesciolinus Mappamondus
Napoli, 7 febbraio 1985 (Anno I
dell'Era Gnefobica)
Con scintillante perfidia Giuliano Ferrara fa chiarezza
sull'impossibilità di risparmiare un euro, quando si tratta
di informazione: lettera
al Foglio .
Puro godimento: da incorniciare.
(L.C.)
Sero venientibus aliquid
Dall’articolo
di Cassese apprendo che le televisioni vivono di proroghe
dal 1984. Sono diciannove anni. Poi Cassese si lamenta
che, con la legge Gasparri, si profili un altro anno di regime
transitorio. Avrà ragione, ma avrebbe avuto diciannove
volte più ragione se avesse esposto le sue lamentele anno dopo
anno, chiunque ci fosse al governo. E infatti oggi basta rispondergli:
meglio tardi che mai.
Giannipardo@libero.it
Calunnie
L'Unità del 23 settembre
strilla che Igor Marini "è un calunniatore". Già nel sottotitolo
precisa che la Procura di Torino "indaga" su quelle
che, dunque, sarebbero le presunte calunnie del faccendiere.
Poi nell'articolo chiarisce che egli "verrà" iscritto
nel registro degli indagati per calunnia, non si capisce
quando, nè come il giornale possa averne certezza. Forse Igor
Marini è un calunniatore, chissà, stabilirà la Procura di Torino.
Al momento, corre il rischio d'esserlo l'Unità, che come sempre,
quando pressata da interessatissima premura, salta a pie' pari
tutto quello che c'è di mezzo tra ipotesi di reato e pubblicazione
della sentenza. Alla faccia del garantismo fin qui invocato per i
presunti calunniati dal presunto calunniatore.
(Luigi Castaldi, 23.9.2003)
IL COMMENTATORE PERPLESSO
Un giorno un commentatore
politico s’accorse che mancava d’ispirazione. E
la cosa lo preoccupò. Infatti i giornali erano sempre dello
stesso numero di pagine, i telegiornali duravano il tempo
stabilito, insomma era lui, che non vedeva notizie: gli altri
le vedevano.
Sicché ebbe l’idea
di scrivere qualcosa sulla sua mancanza d’ispirazione,
poteva approfittare del fatto che conosceva l’espressione
latina petitio principii e poteva sfruttarla, se pure distorcendola,
in questa occasione. Ma era un giornalista professionista,
iscritto all’albo, con una pratica più che trentennale, e sapeva
bene che dei sentimenti e dei problemi del commentatore politico
al lettore medio "non gliene poteva frega’ de meno", come dicono
a Roma. Doveva trovare qualcosa di meglio. E infatti, da attento
lettore delle veline dei Baci Perugina, si ricordò che un saggio
cinese aveva posto una domanda fondamentale: "Che cosa ti preoccupava
esattamente un anno fa? Se non te lo ricordi – e non te lo ricordi!
– deducine che ciò che ti preoccupa oggi sarà dimenticato appena fra
dodici mesi".
Ecco, si disse, questo
spiega non solo la mia mancanza d’ispirazione, ma forse
anche l’inutilità di quello che oggi hanno scritto i colleghi.
Il mio commento è giustificato: non c’è niente da commentare.
E per sfuggire alla petitio principii cercò di dimostrarlo
anche ai suoi lettori. Non foss’altro per non farsi licenziare
dal suo editore. E scrisse ciò che segue.
È notizia la costituzione
di una lista unica del centro-sinistra per le prossime
europee? Forse sì. Se solo fosse già stata decisa, irrevocabilmente.
Ma se ne parla. Oh, se se ne parla. E val la pena di parlarne?
Qualcuno diceva che non si può temere la morte perché se c’è
la morte non ci siamo noi e se ci siamo noi non c’è la morte. Nello
stesso modo, a che scopo parlare di quella lista, ancora in fieri?
Se ci sarà ne parleremo, se non ci sarà non ne parleremo, ma parlare
del fatto che potrebbe esserci significa darle troppa importanza.
Abbiamo già abbastanza da fare con ciò che è già successo. Solo
un innamorato, perdendo le sue ore su un marciapiede, può aspettare
con ansia che la sua bella, forse, esca di casa. Tutti gli altri
si limitano a telefonare. "Ci vediamo?" Se sì, sì, se no, no.
Ed io non sono innamorato della lista unica del centro-sinistra.
Poi ci sono le dichiarazioni
di Berlusconi. Che a volte mi dànno fastidio. Ma
dal momento che io non sono obbligato a parlare con lui e
discutere queste dichiarazioni, se le trovo sceme le lascio
perdere. Finché sono flatus vocis non importano. Neanche delle
sue dichiarazioni sono innamorato. Quel tale che chiedeva "Ci
vediamo?" qui chiederebbe: "Ne consegue qualcosa, sul piano
concreto?" e se la risposta è no, passa ad altro.
Iraq. Certo, è triste
che muoia qualche soldato, anche se sono centoquarantamila.
Ma ne muore poco più di uno al giorno e questo fa sì che
da un lato la cosa cessi d’essere notizia (ogni aurora è uno
splendore, ma ce n’è una al giorno e la stampa non ne parla),
dall’altro è certo che questo fenomeno non metterà in forse la vittoria
statunitense. E allora? Allora, dice qualcuno, ci chiediamo che
ne sarà dell’Iraq, ci chiediamo quale sarà il bilancio complessivo
di questa campagna militare. E il resto. Ma il non innamorato
a questo punto risponde: "Bella domanda. Ma la risposta la darà il
tempo. È inutile essere impazienti". E passa ad altro.
Infine il non innamorato
legge le righe che precedono e s’accorge che hanno
detto tutto quello che avevano da dire. E conclude: "O questo
smette o passo ad altro".
Giannipardo@libero.it
, 22 settembre 2003
Comunicato
"Compagni! Una vile
prepotenza aziendale di chiaro stampo berlusconiano
si abbatte su tre dipendenti della Rai, strappandoli dal
video, dove per anni hanno mietuto stima, simpatia e non trascurabile
share! Le ragioni addotte dai vertici di viale Mazzini sono
speciose e mortificanti, giacchè le tre persone ora punitivamente
demansionate hanno sempre fatto un'informazione corretta
e democratica! Si portino le prove di qualsivoglia loro scorrettezza
o menzogna o infedeltà! E' chiaro che la manovra aziendale
sia, neppure nascostamente, un tentativo di imbavagliare
la voce di coloro che in Rai non si piegano all'ormai generale
e supino ossequio al Regime! A tutto ciò non si può rimanere insensibili!
Tutti i cittadini democratici ed antifascisti sono invitati ad un
girotondo di solidarietà per Canale, Svizzero e Viaggi, a Saxa Rubra!
Facciamo sentire forte la voce della libertà, come abbiamo già fatto
per Biagi, Santoro e Luttazzi! Gradita la bandiera del Che!". (L.C.,
22.9.2003)
Aremotis
"Forza e coraggio,
fratelli!"
(cp x ventisettembre)
Agiografia metropolitana
a Pyongyang....qui,
poi cliccare "photos" sulla sinistra
1972
Talking shop
“Quello che ha detto Berlusconi lo pensano
in tanti”, Piero Ostellino sul
Corriere della Sera;
”Onorevole presidente, la prego... mi avvalgo dell’essere
una donna, adesso, quindi calma eh?”, Donatella
Dini, dal resoconto stenografico audizione della Commissione
parlamentare di Telekom Serbia;
“D’Alema è uno che dà del cretino a tutti quanti...
è realmente un totus politicus”, intervista di
Michele Salvati al Foglio;
“A proposito, preparatevi: mi hanno detto che uscirà
una terza parte dell’intervista di Nicholas Farrel”,
Silvio Berlusconi, al Comitato di presidenza di Forza Italia;
“Adesso inizia la fase due, passiamo all’attacco”,
Luciano Violante, a proposito dell’affaire
Telekom Serbia, dai giornali;
”Una manifestazione enorme... del centrosinistra...
per cacciare il governo Berlusconi”, Fausto
Bertinotti, dai giornali;
”Piazze piene, urne vuote”, Enrico Boselli,
citando Nenni, in risposta a Bertinotti, dal Corriere
della Sera;
”Arafat è un leader fallito”, il presidente
Bush, dai giornali;
“Ho convertito Jovannotti”, Red Ronnie intervistato
dal Corriere della Sera;
“La sua totale mancanza d’immagine.... sarà...
la sua rovina”, Giulio Meotti su Berlusconi,
lettera al Foglio;
“Ho
partecipato alla fondazione di svariati partiti
del 30 per cento che poi alle elezioni hanno preso la
metà”, Fabio Mussi intervistato da l’Espresso;
“Non è mai stato democristiano, è piuttosto un
cattolico dossettiano, quindi antiliberale e integralista...
quasi reazionario e quindi affascinato dall’estremismo
di sinistra”, ritrattino di Romano Prodi. Francesco
Cossiga nel suo ultimo libro “Per carità di Patria”;
“Prodi... non solo perché sono suo amico... é coinvolto
in una volgare polemica”, Enzo Biagi sull’Espresso,
a proposito di Telekom Serbia;
“La RAI non si può essere abbandonata in mano di
incompetenti”, Maurizio Costanzo, dai giornali.
“L’Associazione nazionale magistrati è vivamente
allarmata”, da una dichiarazione dell’Associazione
nazionale magistrati, sulla stampa;
“Guardi che io già due anni fa avevo parlato su
Le Monde di inizio di regime. Mi erano saltati tutti
addosso, compreso Il Manifesto”, Dario Fo, intervista
sull’Espresso.
Indiscrezione editoriale di Primaonline:
Il Foglio passerebbe al gruppo
editoriale Mondadori.
(cp, 19.09.2003)
Doppio giramento
Uffa! Dunque, non si può dire che la dittatura di
Saddam è stata peggio di quella di Mussolini?
No,
non lo si può dire, e non basta nemmeno scusarsi.
Non
c’è rimedio? No, a quanto pare, non c'è rimedio.
Sulle
scuse, s’incazza Ferrara e pure i vertici delle Comunità
ebraiche saltano sul tavolo riempendo le scuse di distinguo.
Si sa, Ferrara è uno stalinista, pazienza.
Ma
i vertici delle Comunità ebraiche?
Sono
amico degli ebrei, anzi, intimamente mi sento l’ebreo
che non sono e non solo per via dell’estremità genitale
falciata in pubertà... eppure, mettetela come volete,
ma, e non è la prima volta, questi vertici ...
(cp. 18.09.2003)
Satrapi, non fascisti
Va bene la filosofia neocon, va bene tutto l'antiprogressismo del mondo, ma qui è necessario forse fare un breve distinguo: non si può dire che i regimi totalitari del mondo arabo sono la diretta continuazione di quelli novecenteschi, e cioè che Baghdad era una capitale fascista. Questo perchè, per definizione, il fascismo come lo conosciamo nella sua forma più classica nasce come tentativo violento e disperato di superare la democrazia laddove questa risulta debole e incapace. Cioè, niente fascismo se prima non c'è una democrazia moribonda. Quindi, sarebbe bene usare il termine semmai di satrapismo sanguinario. E poi, finiamola col dire che il fascismo è quella forma politica che prevede l'eliminazione violenta degli avversari: fascismo, come insegnava Reich in un suo notevolissimo saggio di psicoanalisi politica, è controllo dell'intera popolazione attraverso l'uso del Terrore.
Prima gallina che canta...
La verità è che il giornalista, qui in Italy oppure
a New York, è comunque un furbacchione, ma qui
in Italy, soprattutto se “di sinistra”, non solo pretende
di raccontare “la verità”, verità pettinata secondo la convenienza
politica, ma pure s’incazza se qualcuno non sta al gioco...
Questi i fatti: succede che l'inviato del
New York Times, John Burns
descrive, in un libro appena uscito negli Stati Uniti,
i vizi e le virtù dei suoi colleghi giornalisti inviati a
Bagdad: <<C’erano corrispondenti che ritenevano corretto
cercare l’approvazione dei loro controllori: il ministero
dell’Informazione e in particolare il suo direttore>>,
scrive Burns, che prosegue raccontando di molti
dirigenti del ministero dell’informazione <<che
prendevano tangenti di migliaia di dollari da questi
giornalisti televisivi che poi non parlavano mai del
terrore>>.
Non condividendo tale atteggiamento, le cose per
Burns cominciarono a complicarsi, a febbraio gli fu
negato il visto, alla fine riuscii ad ottenerne uno valido
solo per la copertura delle notizie sulle manifestazioni
pacifiste. Ma cominciarono le minacce e il primo aprile
fu arrestato. racconta il Foglio: “I funzionari dei
servizi di Saddam lo reclusero nella sua stanza d’albergo,
gli presero 200 mila dollari e tutto quello che c’era
da rubare”.
Burns si trovò così a Bagdad, recluso, solo e
senza una lira, ma di notte si accorse che non c’era
nessuno a fargli la guardia, così decise di fuggire
e in suo aiuto arrivò una giornalista televisiva italiana:
<<Mi incontrò sulle scale e mi chiese: ‘cosa stai
facendo?’, ‘non lo so’ le risposi, ‘sono in un vicolo
cieco’. ‘Vieni nella mia stanza, lì non entreranno’. Lei è una
ex comunista italiana e non li aveva mai sfidati>>.
Ghiotta la cosa: <<una ex comunista italiana
e non li aveva mai sfidati>>, insooma, , dice
Burns, la gionalista televisiva italiana non raccontava
la verità dei fatti ma si adeguava alle veline del
Ministero dell’informazione irakeno...
Qui dovrebbe iniziare il gioco dei nomi: <<è
la Lilli Gruber>>... <<no è la Giovanna
Botteri>>.
Ma siamo in Italy e dunque non si prende atto,
semplicemente, che un giornalista racconta una storia,
si da conto di quella storia, se ne verifica l’attendibilità...
no no, l’atteggiamento è:
1) Non si da conto;
2) Si da conto, ma si afferma che siamo di fronte
al "una operazione di linciaggio personale".
Al primo punto, si sono adeguati tutti i quotidiani
italiani con l’esclusione di 'Libero', 'Il
Foglio' e 'Il Giornale'.
Al secondo punto, sìè adeguato il Direttore del
TG3 Antonio Di Bella
che all’Ansa dichiara:
"La Direzione del Tg3 ribadisce l'apprezzamento per
l'eccellente lavoro di Giovanna Botteri in Iraq.
E' pronta ad accettare, controbattere e discutere
critiche alla linea editoriale del giornale, non a una campagna
di aggressione personale diffamatoria dalle conseguenze
imprevedibili".
E’ la stampa (italiana), bellezza! (cp, 17.09.2003)
Oh, Bologna!
Per noi due che schifiltiamo Napoli con tutta l'anima nostra, Bologna era fino a un mese fa l'isoletta felice, l'oasi del dolce far niente, il tepore. La chiamavano "Boloooogna", come per una domestica confidenza, anche perchè io e la mia pupa solitamente ribattezziamo con strambi nomignoli un po' tutto, cose, persone, luoghi, sicchè il computer è Pierfabrizio, la 156 è Carletta, Ferrara è "lo Smilzo", Bordin è "Sublime Laringite", e così via. A sentirci parlottare, l'80% se ne dovrebbe andare in note a pie' di pagina.
A Bologna abbiamo sempre goduto come veri dannati, ventiquattr'ore al giorno. Ci siamo andati ogni volta che potevamo. Lo so, per chi deve per forza trotterellare dalla Papuasia a Bombay sennò si sente stretto e, fatto il giro del mondo, si sente afflitto perchè non sa più dove cazzo andare, sarebbe facile la fatwa di "abitudinari". Ma quando c'è piovuta addosso l'accusa, ci siamo guardati complici, abbiamo fatto spallucce e telepaticamente ci siamo fatti tetragoni in un "chi lascia la via vecchia per la nuova sa quello che lascia e non sa quello che truova". Pasqua? Capodanno? Anche soltanto tre giorni liberi dal mio lavoro o dai suoi esami? Bologna è sempre stata la risposta automatica. Se i giorni erano quattro o cinque, ci mettevamo vicino una seconda meta sulla via: una notte a Modena, un pomeriggio a Todi, un po' di shopping a Ravenna, una mostra a Parma... Sfidando gli autovelox che intendevano mortificare i cavalli di Carletta, ci arrivavamo in tre o quattr'ore, partendo per lo più alle cinque di mattina. Sempre lo stesso hotel Roma, in via D'Azeglio, dietro Piazza Maggiore. Oh, delizioso ozio! Oh, cene sontuose al Diana o da Serghej! Oh, pomeriggi interi nella vasca a chiacchierar di niente e tutto! Andarsene per Feste de l'Unità a consumare chili di braciate, litri di lambrusco, sussurrandoci all'orecchio terribili commenti sulle gonne della Melandri, i baffi di Livia Turco, le cazzate peraltro applauditissime del Cinese. Nevermore, nevermore, nevermore!
Caro m'è in questo istante un tenero ricordo, in quel di Bologna. Piazza Maggiore, undici di mattina: un signore sulla settantina al centro di un capannello vomita il peggio dell'ex partigiano che ha in sè. Inutile dirlo, Berlusconi di qui, Berlusconi di là, Berlusconi di sopra, Berlusconi di sotto... Qualcuno mi bisbiglia che i Ds non hanno smesso l'abitudine che era del Pci e prim'ancora di Lenin: mandare in piazza agitatori (volontari, ma qualche volta anche pagati, suppongo con qualche buon vinello) a "sensibilizzare" la plebe, così, per tener su la temperatura. A un certo punto, 'sto poveretto con l'Unità in tasca sbraita qualcosa che mi irrita. Ribatto, e in un momento mi trovo al centro del capannello con lui: mi dà del fascista e altre immeritate medaglie. Sorrido e gli risputo punto su punto. Arrivato a corto di argomenti, il coso mi fa: "Fascio, non sei informato. Leggi, e poi parli". Io rispondo: "Parli tu, vecchio rimbambito d'un gappista, che leggi solo l'Unità?". "Ma va, che tu al massimo leggerai solo Il Giornale" fa lui. A questo punto, Brunella mi toglie dalla spalla la mia borsa, la posa a terra e comincia a cacciar fuori, senza dire una parola, Il Giornale, Il Foglio, Libero, Corriere della Sera, la Repubblica, il Manifesto, Liberazione, Stampa, Il Messaggero e Il Resto del Carlino. Ancora china, alza lo sguardo verso me e fa: "Luigi, mostro anche i settimanali a questo ridicolo signore comunista e semi-analfabeta?" Oh, Bologna!
(L.C., 17.9.2003)
FASSINO E L’IMMUNITÀ
La maggioranza della stampa è schierata col centro-sinistra.
Ma su ogni forma di faziosità fa premio l’ignoranza
dei giornalisti. Infatti tutti hanno annunciato
che Fassino rinuncia all’immunità parlamentare, dimenticando
che egli questa immunità non ha. E che Berlusconi
i 15 milioni di euro glieli chiede in sede civile. Ma vediamo
la cosa più da vicino.
Prima del ciclone di Mani Pulite, la Costituzione
affermava (articolo 68) che nessun membro del
Parlamento poteva essere sottoposto a procedimento
penale senza autorizzazione della Camera alla quale
appartiene: ma questa parte è stata abolita.
Ancora oggi essa afferma (art.68) che nessun parlamentare
può essere "perseguito per le opinioni espresse e i voti
dati nell’esercizio delle sue funzioni".
Fassino sa dunque perfettamente che egli non
ha modo d’impedire che venga incardinato un processo
penale contro di lui. Egli è un semplice parlamentare.
E allora, che cosa potrebbe aver inteso dire? È possibile
che abbia voluto affermare che egli non si avvarrà,
come tesi difensiva, dell’immunità (art.68 Cost) per le opinioni
politiche espresse nell’esercizio delle sue funzioni.
Ma questa difesa è azzardata. Se qualcuno afferma che Berlusconi
è cornuto, può sostenersi che si tratta di un’opinione politica?
E che cos’è più l’infortunio coniugale o calunniare l’opposizione,
corrompere la Commissione, subornare i testimoni? Se dunque
Fassino accusa Berlusconi di tutti questi reati uno dei due
dev’essere condannato, magari alla scadenza del mandato. Altro
che immunità.
In secondo luogo, è sciocca l’affermazione secondo
cui Berlusconi dovrebbe raccogliere la sfida e
rinunciare pure lui all’immunità. L’immunità per
cosa? Di che cosa è accusato, Berlusconi, in questo
contesto? E anche ammesso che Berlusconi si dichiarasse
disposto a farsi processare per divieto di sosta, non
potrebbe: l’immunità recentemente introdotta per le massime
cariche dello Stato (col casino che si sa) non è soggetta
a rinuncia. Semplicemente la magistratura non è autorizzata
a processare questi personaggi.
Non meritevole di commento infine è la minaccia
di querelare il "Giornale", chiedendo gli stessi
quindici milioni di euro di risarcimento. O la campagna
di stampa è stata diffamatoria, e in questo caso
avrebbero già querelato il giornale, o non lo è stata e non lo
è, e la minaccia fa ridere. O sostengono forse che fino ad
ora hanno amato troppo quel quotidiano per dargli fastidio?
Peccato. Ai tempi in cui il Pci era un partito
pericoloso ma serio cose del genere non sarebbero
mai successe.
Giannipardo@libero.it
Il 15 sera Falomi (Ds), interrogato
da Fede, ha dato come prova d’un atteggiamento
critico della Rai di Zaccaria nei confronti dei
governi di centro-sinistra "una trasmissione di Santoro
che provocò addirittura dei problemi". Una trasmissione
di Santoro. Dopo un’affermazione del genere bisognerebbe
osservare qualche secondo di assoluto silenzio, come
alla fine di certe musiche sublimi, in attesa di ridiscendere
sulla Terra da un empireo d’ammirazione, ed infine scoppiare
in un applauso irrefrenabile, entusiastico, interminabile.
MISS, MIA CARA MISS
Carnagione scura, occhi vivaci, labbra carnose.
Non è molto alta nè particolarmente magra, una
Penelope Cruz dei poveri, insomma ecco Francesca
Chillemi, nuova Miss Italia.
Nata 18 anni fa a Barcellona (ME), è del segno
del leone. Frequenta il liceo classico e vorrebbe
diventare attrice. Le piace nuotare, andare in
palestra, al cinema e in discoteca.
Purtroppo, la nostra Miss, non solo nuota, va
al cinema e in discoteca, purtroppo parla, si fa intervistare.
E son dolori. Sentite questa spalmatina di miele e protocomunismo,
andata in onda su RAI 1
a notte fonda: <<Le chiedo cosa vorrebbe cambiare
del mondo e, senza imbarazzo, si prende il suo
tempo per pensarci, serenamente, ma con un briciolo di
tristezza negli occhi. “Sai, dal denaro dipende tutto,
vorrei che non fosse così e che qualsiasi mestiere tu
faccia, il compenso fosse uguale per tutti.” Si illumina
mentre per un lungo attimo Francesca ci crede veramente,
sognatrice e utopista, i suoi occhi grandi da cerbiatta mi
osservano folgorando e trapassando i miei pensieri, come se
fosse in grado di leggerli tutti. Si commuove Francesca, addirittura
ci abbracciamo.>>
Sipario, avanti n’atra.
(cp, 16.09.2003)
Sting, il maestro
Caro direttore,
ho letto i testi delle canzoni dell'album
di Sting che Andrea Scanzi recensisce con
spericolata benignità sul Riformista di lunedì
15 settembre. Sono insulsi, melensi e
spocchiosi come chi li ha scritti.
Sicchè, se come il benigno recensore scrive,
con questo album l'artista "vuole insegnare
a tutti a invecchiare e morire", viene
spontaneo implorare Sting di darci l'esempio. Volendo,
può anche saltare la parte relativa all'invecchiamento,
perchè in quella già ce la caviamo bene,
a differenza di certi eterni zuzzurelloni
noglobal e pacifisti. Saluti
Luigi
Castaldi, Napoli
Brevi dal mondo
Il 15 maggio 1860, nella battaglia di Calatafimi, rimasero sul campo, tra morti e feriti, 140 napoletani e 70 garibaldini; appena il giorno prima, a Salemi, Giuseppe Garibaldi aveva assunto la carica di dittatore, in nome di Vittorio Emanuele. Confermata la regola che ogni dittatura è sanguinaria. Non resta che darci appuntamento in piazza Garibaldi per tirar giù la statua del dittatore. Gradita la presenza di tutti i sinceri democratici. Grazie.
(L.C., 15.9.2003)
Scalfari non sarebbe un calunniatore
La lenzuolata d' articolo domenicale di Scalfari,
sulla Repubblica, è preziosa e di valore letterario.
Da una vita sentiamo citare la shakespeariana celebrazione
di Cesare da parte di Antonio. Per accusare Bruto,
Antonio lo loda continuamente ("Ma Bruto è un uomo
d' onore!") ma lo accusa nei fatti. Scalfari non è
un imitatore e non usa il procedimento di Shakespeare. Infatti,
per accusare Berlusconi, usa il procedimento inverso:
dichiara che i fatti non sono veri "o comunque lui non sa
se sono veri" ma Berlusconi è colpevole.
Cominciamo tuttavia con una nota umoristica.
Per le carte svizzere di Telekom Srbija Barbapapà
comincia col dire che si tratta di 2.500 pagine
e poi aggiunge che "Da un primo esame compiuto dai
commissari non risultano in alcun luogo e in alcun modo,
né diretto né allusivo, tracce degli uomini politici
chiamati in causa da Marini". Ora è lecito chiedersi
come si possa, in pochi minuti, o anche in poche ore,
compiere un esame che, pur rimanendo un "primo esame",
esclude che ci siano certi riferimenti a nomi o fatti "in
alcun luogo e in alcun modo, né diretto né allusivo". Per affermare
che una cosa non esiste "in alcun luogo e in alcun modo,
né diretto né allusivo", magari solo in un libro di trecento
pagine, non basta un primo esame, ce ne vuole un secondo,
un terzo ed anche un quarto. Solo se il testo fosse digitalizzato
e trasformato in file si potrebbe, col comando "Trova", constatare
che non esiste la parola "Fassino". Ma come escludere che
di lui si parli come del "segretario dei Ds"? O anche come del
"filiforme dirigente comunista torinese che di nome va Piero"?
Dunque Scalfari spara stupidaggini contando su un pari livello
dei suoi lettori. Ma il meglio deve ancora venire.
Afferma Scalfari: "sembra che il Capo li abbia
incitati [i commissari della Telekom Srbija)
a perseverare; non so se sia vero". E aggiunge: "Se
fosse vero, lo ripeto", ma lui non sa se sia vero, "sarebbe
grave e anzi gravissimo: avremmo infatti un presidente
del Consiglio che suggerisce (ordina?) ai commissari dei
partiti della maggioranza il comportamento e la tattica che debbono
seguire". Ma lui non sa se sia vero. Ne conseguirebbe, uno
potrebbe pensare, che Scalfari s' informasse, prima di parlare.
Diversamente qualcuno potrebbe dire che "sembra" che sua
moglie batta i marciapiedi vicini alla stazione. "Io non so
se sia vero, ma l' ho letto da qualche parte". E, se fosse
vero, "sarebbe gravissimo". Magari aggiungendo tra parentesi,
così come lui aggiunge "(ordina?)", "quella signora batte il
marciapiede (a prezzi stracciati?"). Non credo che l'anziano
giornalista gradirebbe.
Ma egli non si ferma. "Perseverate, avrebbe
detto". Avrebbe detto? Così come sua moglie
avrebbe detto: "Vieni, bello, ti farò godere!"?
"Ma può il capo dell'esecutivo interferire nei
lavori d'una commissione d'inchiesta? Evidente
che non può". No, infatti, e chi gliel' ha detto
che l' abbia fatto? Lui stesso dice di non saperne niente.
Perché insiste, allora? È come se io proseguissi
dicendo che sua moglie "Ha forse bisogno di quel denaro,
per sopravvivere? Certo che no. Lo fa solo per vizio,
come Messalina".
Ma Scalfari non si ferma dinanzi a nulla e dà
consigli anche a Trantino. "Forse lo specchiato
presidente di quella commissione dovrebbe andare
a fondo su questa questione tutt'altro che marginale.
Per esempio interrogando i giornalisti che hanno
pubblicato quella notizia". Qui l' intellettualmente
onesto Scalfari (onesto come Trantino è specchiato)
suggerisce a Trantino un' operazione di cui non crediamo abbia
il potere, e per la quale sarebbe immediatamente accusato
di attacco alla libertà di stampa ed instaurazione del regime
nazista. Perché non li interroga lui, Scalfari, prima di pubblicare
sciocchezze sul secondo giornale d' Italia (per diffusione,
non per altro, per diffusione)?
Come conclude Scalfari? Riferendo le parole
di Berlusconi. "Perseverate, avrebbe detto
il presidente del Consiglio". Avrebbe detto. Condizionale
passato. Invece qui si può dire: "Scalfari scrive
calunnie". Indicativo presente.
Giannipardo@libero.it , 14 settembre 2003
Prego, un sorriso, Carlos!
Carlos Fuentes scrive: "Il grande regista aragonese lavorava alla cineteca del Museo d'Arte Moderna di New York, agli ordini di Iris Barry. (...) Si trattava di prendere il film di Leni Riefenstahl sul congresso nazionalsocialista allo stadio di Norimberga, Il trionfo della volontà, e trasformarlo da epico canto di esaltazione germanica e nazista ad arma di propaganda avversa. Ciò significava che Bunuel doveva trasformare la pellicola di Leni, che era di propaganda nazista, in una pellicola di propaganda antinazista". Nel suo libro di memorie, invece, Luis Bunuel narra le cose in modo diverso, a cominciare da Iris Barry, "sposata con il vicepresidente del Museo d'Arte Moderna" e dunque semplice intermediaria del progetto, che - scrive il regista - disse: "Come sa, gli ambienti governativi americani, contrariamente a quelli tedeschi, non credono all'efficacia della propaganda cinematografica. Gli dimostreremo che si sbagliano. Prenda i due film, li rimonti, perchè sono troppo lunghi, (...) e li proietteremo a chi di dovere per farne vedere tutta la forza". Prima imprecisione dell'articolo di Fuentes: "per farne vedere tutta la forza", non "trasformarla in una pellicola di propaganda antinazista".
Più oltre Fuentes descrive la scena nella quale Bunuel mostrò il suo lavoro di montaggio a Charlie Chaplin e René Clair: "Ogni volta che Adolf Hitler appariva sullo schermo, Chaplin si smascellava dal ridere, puntava il dito sul Fuhrer ed esclamava: 'Mi sta imitando! Ma si rendono conto? Non è altro che una mia imitazione!' (...) René Clair guardava con adombrato e gallico silenzio".
Diverso il racconto di Bunuel: "René Clair, orripilato dalla forza del film, mi disse: 'Non faccia mai vedere cose del genere, se no siamo perduti!' Chaplin invece rideva come un pazzo. Ridi ridi, è perfino caduto dalla seggiola. Perchè? Che fosse per via del Grande dittatore? Non sono mai riuscito a saperlo". "Mai riuscito a saperlo"? Bastava chiedere a Carlos Fuentes, che non era presente a quella proiezione, ma che sa tutto e lo scrive sul Corriere della Sera. Sa anche, come scrive nel finale del suo articolo, che Pinochet era "uno sciacallo assassino": un altro modo per trattare il passato con quel tanto di colore che rende la scrittura un lavoro di invenzione. Complimenti.
(Luigi Castaldi, 14.9.2003)
Farnese riprende a postare, visitatelo...
ZUPPA INGLESE
"Così come ho già fatto in passato, vi
chiedo di brindare con un bicchiere di sangiovese ai
vostri liberatori anglo-americani e, naturalmente,
al Cavaliere, una figura solitaria che ha avuto
il coraggio di dire la verità sulla storia d'Italia.
Viva l'America! Viva la Gran Bretagna! E viva
Berlusca!"
Dall'articolo di quel simpatico mascalzone
di Nicholas Farrell pubblicato da "La Cronaca", quotidiano di
Rimini, qui
il testo completo.
(cp, 13.09.2003)
Scarti riciclabili
TARADASH IN ONDA SU
RETE 4
Da Prima on line
riportiamo: <<Dai primi di novembre Marco
Taradash condurrà in prima serata un talk show politico
su Rete 4. Il programma, di cui non è
ancora stato deciso il nome, andrà in onda ogni lunedì.
Una lunga militanza radicale, l’ex parlamentare
del Polo, lascia la conduzione di ‘Iceberg’,
trasmissione politica settimanale dell’emittente
pluriregionale Telelombardia.>> (cp, 10.09.2003)
Da medico, posso assicurare che, per molta gente, già l'idea di avere dei polmoni, per quanto indenni dai danni da fumo e dunque, se indenni anche dai danni da smog cittadino, d'un delicato rosa e di un tumido e fastoso aspetto, - ma fatti poi in quel modo lì, di quella particolare forma, di quel particolare rosa, di quella particolare consistenza che la foto di un polmone lascia supporre a chi non l'ha mai visto dal vero - già tutto questo, per molta gente, è pura pornografia, con i suoi diversi effetti di passeggero disagio o passeggera eccitazione, - non risulta essere informazione. Dei propri e altrui organi interni, in un clima di rimozione culturale per tutto ciò che il corpo è di là dal mito e i suoi traslati, ciascuno si fa la sua idea, cogliendo indifferentemente da un film horror, dal Codice Atlantico di Leonardo, dalle diapositive colorate che Mirabella manda in onda ad Elisir ed ora anche da un pacchetto di Marlboro. C'è poca dimestichezza, in generale, per ciò che è sotto pelle e, in generale, dentro. Quasi ogni giorno faccio i conti con queste imago fantasmate d'organi interni che sono diverse da paziente a paziente, sicchè per taluni il colon è un tubo, per talaltri è una sacca, per talaltri ancora è un punto che fa male e basta. Spiegare loro il colon con l'ausilio di una foto, quand'anche mi sembrasse strettamente necessario per un'esatta informazione, non mi ha mai dato significative prove che la foto di un colon sano trovi migliore accoglienza rispetto a quella di uno malato. Ora, è evidente che l'idea di mettere sui pacchetti di sigarette immagini reali di trachee e placente e corpi cavernosi non è diverso dal sottoporre il fumatore ad un continuo fare i conti con questa verità autoptica, giacchè non mi risulta che il dispositivo della commissione Ue preveda immagini comparate sano/malato. Verità autoptica che sarebbe risparmiata al non fumatore. Insomma, dietro la scusa della sensibilizzazione ad un problema che è reale almeno quanto lo smog cittadino, si nasconde un inutile, sadico e intrusivo "memento mori" per chi fuma. Almeno fino a quando la detta commissione Ue non disporrà che sulla confezione di quel grande bluff farmacologico che sono gli epatoprotettori ci sia la foto di un fegato fresco, bello e tosto; o che si cominci dalle scuole elementari con qualche semplice rudimento di anatomia normale e patologica; o che all'ingresso d'ogni ristorante ci sia la foto dell'arteria e del trombo; o che sul fiocco rosa o azzurro che annuncia che dietro quella porta c'è un neonato si scriva "fatto/a di carne e fragilità: destinato/a a sicura morte". Avrei finito. Qualcuno ha da accendere? (L.C.)
“Ero in bagno”
Sull’affaire Telecom Serbia, l’autodifesa
di Prodi, ieri su tutti i giornali, non
solo non ha convinto nemmeno l’Osservatore
Romano,
che scrive: <<Resta
dunque l’interrogativo sulle responsabilità
decisionali dell’operazione>> ma, per dirla con le
parole di Pascale, l’ex amministratore delegato
di Stet Telecom defenestrato da Prodi proprio
nell’imminenza dell’ operazione Telekom Serbia,
<<L’impressione è quella di una
persona che sfugge a certe responsabilità. Mi ricorda
quel tale che quando gli chiesero conto di una
certa decisione disse: “Ero in bagno”...>>
Poi Prodi è rimasto invischiato, se
non altro per mancato controllo, anche
in quella roba che, tra finti contratti e conti occulti,
non abbiamo ancora capito bene e si chiama “scandalo
Eurostat”.
Quello che abbiamo capito
è che il poco osservatore Romano Prodi si farà interrogare
dai suoi colleghi parlamentari europei
della commissione di controllo dei bilanci,
in una sede riservata, preclusa agli altri parlamentari,
al pubblico e alla stampa... d’ altra parte quando
si è in “bagno” meglio chiudere la porta... (cp, 10.09.2003)
LA SEDUTA
Eravamo in cinque, annoiatissimi. Qualche
tentativo s'era fatto, ma pareva che la
serata fosse nata già morta. Eravamo in troppi
per giocare a tresette, si sarebbe potuto fare
un poker, ma due di noi erano troppo kantiani. Avevamo acceso
la tv, ma c'era da spararsi in bocca: la cosa più
interessante era un oligofrenico dell'Italia dei Valori
su Raitre, che, al confronto, il suo guardagregge
ci faceva la figura del finissimo intellettuale.
Niente tv, era meglio guardare la lavatrice. Fu a quel
punto che a uno di noi, non ricordo chi, venne in testa
l'idea della seduta spiritica. Non fatevi una cattiva idea
della comitiva, l'idea scartata subito prima di questa
era quella di aprire un forum sulla Quadruplice Radice del
Principio di Ragion Sufficiente di Arthur Schopenauer. Ma eravamo
in cinque, la radice era quadruplice: uno di troppo, come per
il tresette. Così ci venne in testa la seduta, urca! E poi, e
poi, e poi, credete davvero che sia una fanfaluca quella di
mettersi a un tavolino per fare intervistine ai morti? Avete
letto troppo Guenon. O non sapete nulla di via Gradoli. O
avete troppi pregiudizi. Comunque sia, facemmo la seduta. Per inesperienza
sbagliammo dimensione e ci apparve lo spirito di Marco Pannella.
Ci tenne inchiodati al tavolino per sei ore... (L.C. 09.09.2003)
Bentornato tra i tuoi.
<<Mieli? Da
quando è diventato il campione del cerchiobottismo>>,
si diceva nei salotti di sinistra,
<<se non lo recuperiamo subito,
per noi è perso>>.
Sembrava proprio così, succedevano
cose.
Mentre a sinistra ci si stracciava le
vesti per quei <<porci di americani
che l’ 11 di settembre se lo sono meritato>>,
o si tifava per quelli che massacravano negli autobus
il popolo d’Israele, il Mieli, abbandonato per
un momento il cerchiobottismo, senza indugi di
schierava con gli americani e con gli israeliani.
Poi arrivarono i giorni di quella presidenza
RAI sfilata da sotto il naso ...
Nulla di preoccupante, si pensava, cose
che capitano...
Eppure già quest’estate, chiusa per
ferie la sua pagina sul Corriere, c’aveva
lasciati un pochetto incarognito.
Poi, con il primo fresco, cominciano
a succedere cose che non vorremmo aver
né visto né udito.
Infatti, l’altroieri ce lo troviamo a
Capalbio a sostenere, rivendicare e premiare
un libro di Fassino non ancora uscito in libreria,
poi, da ieri, è ritornato a regalarci
le sue impalpabili opinioni da Corriere della Sera...
e già oggi ce lo ritroviamo al suo posto di combattimento
in fila dietro l’editoriale di Francesco Merlo,
che è in fila dietro i <<giudici matti>>,
che sono in fila dietro i giustizialisti e massimalisti
di sinistra.
Ciao Mieli, bentornato tra i tuoi. (cp.
09.09.2003)
Domande retoriche
Và!
Se pure uno ha fatto
tanto, e a prezzo di tragicomiche nevrosi
s'è liberato d'una madre asfissiante di premure,
ecco che ti si para davanti lo Stato . Ti consiglia
vivamente anche lui di metterti la maglia
di lana, perchè se prendi freddo e ti ammali diventi
un peso per l'economia nazionale. Non è un
parlare tra adulti, diamine! Mamma ogni tanto pure
chiudeva un occhio, e le scappava una mezza coccola.
Con quanto confidare nel mio imprinting lo Stato conta
di legarmi a questa fattispecie di affetto? Tanta,
evidentemente. Sennò non userebbe certi metodi che
neanche la mediterranea madre di cui sopra. "Il fumo
uccide", e ce lo sapevamo. "Allacciatevi alla vita",
vabbè, non togliamo posto in rianimazione a chi
s'è rotta la testa non contro un parabrezza, ma scivolando
dal bidet. Non è un parlare da adulti il far presente la
difficoltà di genitore di fronte alla richiesta di presunti
figli, che non abbiamo chiesto d'essere. Nè un gruppo
di mammoni che senza mamma non muove mai un passo e che
per non farla piangere obbedisce e obbedisce, nè un gruppo di
viziati statalisti-assistenzialisti riusciranno mai
a convincerci che questo sia il modo di far crescere bene
un figlio, o un cittadino. Comunque, mamma, se stai
leggendo, vorrei farti sapere che tu eri di media assillanza
e che ti perdono, và! (Luigi Castaldi, 09.09.2003)
BOLLETTINO DEI NAVIGANTI
Per quel poco che di questo blog dovrebb'essere diario privato, vorrei sbracarmi un poco su quello che è mi accaduto in web, non molto tempo fa. Conoscevo già da un due annetti un delizioso nick e ... Ecco, lo sapevo, non avete capito un cazzo! Non sto parlando di chat, ma di quei meravigliosi mondi sottomarini che sono le communities politiche. Il nick non era 'chantal1982' o 'utero_bollente', ma proprio un nome e un cognome. Bè, che dire, io, quando amo, faccio pena: m'inginocchio e adoro. I suoi interventi erano tutti strepitosi, mi lasciavano talmente incantato da non riuscire ad essere neppure invidioso. Pensatela come vi pare, ma (1) ho conosciuto l'invidia certe volte, ed è così dolce lasciarsi andare ad essa che, se a uno gli scappa, e meglio non se la tenga; e poi (2) è difficilissimo che m'inginocchi, ho un menisco orgogliosissimo. Uno sterminato sapere, un'impressionante sensibilità, una stoffa d'anima inestimabile, ugualissimo e diversissimo, ma a un livello ch'io tuttora credo superiore, sicchè dovrei crescere ancora per dirmi pari: insomma, mi sono innamorato di questo forumista. Ecco, lo sapevo, non avete capito un cazzo di nuovo! Perciò non si dovrebbero mai andare a dire i fatti propri in giro, perchè ci sono orecchie come le vostre. Non vi permetto di equivocare, il sesso non c'entrava niente, come dice il blog di Platinette.
[Questo, gente, era un inciso ironico su certi post che ti dettagliano esattamente quanti peli pubici ha il postatore e a quanto sta il suo colesterolo. Non c'eravate arrivati, eh? Finora avrete addirittura pensato ch'io mi faccia le tresche platoniche, che sia checca, o domineddio sa che altro, perchè ho detto "mi sono innamorato di questo forumista", io, io che vengo dal Msi, c'ho florida prole, fama di sventrapapere e che strappo codeste cazzate al sonno quando non mi viene? Continuiamo, và, sennò metto su una delle permalosate mie che il Meotti ne sa qualcosa...]
Dunque. Mi pare lui corrisponda, sì sì, corrisponde: Dio, che onore, corrisponde! Insomma, sono stati due anni di paradiso. Battibecchi quasi quotidiani nel forum, gentilezze, falsi litigi divertentissimi, complimenti-che-quando-sono-veri-te-ne-accorgi-subito, pieno godimento reciproco. (Non so perchè, qui non ho paura d'essere immodesto, rischiando il ridicolo: "reciproco", perchè sono stato abbondantemente confermato. Sapete, le insicurezze maschili sono burroni e termitai, e l'horror vacui è tutto un brulicar di prole e papere...) 'Nsomma, non mi viene anche con lui la mia solita idea di voler conoscere di persona quelli di cui ho amato tele, dischi, pagine, idee? Mi viene. Ho qualche eccesso di carnalità, con dolenza convengo.
Noi due avevamo un pur rado epistolario privato, perchè le nostre faccende le avevamo sempre sbrigate in pubblico, sotto gli occhi di tutti, due sfacciate sbarbine nel bukkake. Gli scrivo, e scrivo più o meno "vengo a Roma, hai tempo per prendere un caffè da Rosati?". Scopro che non si può muovere, non può nemmeno parlarmi al telefono. Sono medico, ma non ho il coraggio di chiedere "di che si tratta?" Esiti di un incidente è l'idea che mi frulla in testa, non so perchè. Ma potrebbe essere qualsiasi cosa. Di fronte a questa rivelazione ho un botto, addirittura chiudo il telefono in faccia a chi mi dice dall'altra parte del filo che il mio bello "non può parlare, ha una tracheotomia, deve dire a me e io poi le dirò cos'ha risposto". Mi vergogno un poco a dirlo, ma l'ho fatto. Fatevene l'idea che vi pare, anime-pie-del-cazzo. Quell'uomo, in rete, era l'esatto contrario. Sono rimasto ventiquattr'ore come istupidito. Gli riscrivo, spiego, lo abbraccio per e-mail. Ecco, sto quasi per finire, chiudo subito il diario. Noi due, ora, si continua a godere insieme in rete e per e-mail, addirittura adesso ci vogliamo bene e ce lo diciamo senza doverci nascondere dietro quel modo un-po'-così di stare in rete che certe volte è posa e poc'altro. Ora, quando nelle sue poesie in quel forum lui si descrive come una belva che gira nella notte sui tetti in cerca di vergini tremanti, io so a cosa esattamente miri e come spessissimo ci riesce: è una penna eccezionale! Da parte sua, egli sa che quando faccio il sadico sentimentale, come in questo pezzo, in realtà io detto e un altro scrive.
[Postilla: Tu che dei blog ami la parte che dovrebb'essere diario privato e sei arrivato alla fine di questo lungo pezzo (però saltando, ammetti: non fare il disonesto, chè ti ho visto!) , non era meglio che ti leggevi il "Bollettino dei Naviganti"?] (L.C.)
L’IMBROGLIO DEL PREMIO
Sul “Corriere” si fatica a trovarla
ma, in fondo a pag.14, la notizia c’è:
<<Fassino premiato a Capalbio>>.
Notizia, invero, clandestina e stagionata.
Aveva cominciato Dagospia con
Gianpaolo Pansa che dichiarava: <<trovo
paradossale che un libro sia
premiato prima di essere letto da qualsiasi critico,
di aver incontrato un qualunque lettore, prima
ancora di essere finito sugli scaffali di una
libreria: se questa diventasse la regola i premi
letterari sarebbero assegnati ai buio e preventivamente:
francamente mi pare un po' troppo>>
E, banalità - visto il nulla che pubblicavano
il Corriere, La Repubblica, l’Unità
e compania cantando - ci s’immagina cosa sarebbe
successo se, ad una qualsiasi giostra letteraria,
avessero premiato un libro, non ancora uscito
in libreria, di Berlusconi...
Ma ritorniamo a pag. 14 del Corriere
della Sera.
Le tre colonnine di fondo pagina danno
una notizia e una slinguazzata.
La notizia: Paolo Mieli, presidente
della giuria, dichiara <<Il
premio a Fassino? Ho deciso io>>.
Capperi!
La slinguazzata: <<il
figlio di Renato Zangheri, un bimbetto
di 8 anni... mentre i grandi parlano...
ha sfogliato le prime pagine del libro>>
poi rivolgendosi al padre gli ha detto:<<
E’ un libro scritto da una persona
dolce che ama Torino>>
Ricapperi!
Alla rimpatriata capalbiese c’era
pure Michele Santoro che ha pure dichiarato
qualche cosa; questa ve la risparmiamo. (cp,
07.09.2003)
In un post del 23.8.2003,
mostravo pesanti perplessità sulla
durata di Abu Mazen e scrivevo: "E'
stato un grave errore di Israele lasciare
in vita Yasser Arafat, credo che lo si capirà
pienamente solo alla caduta di Abu Mazen". Due
settimane scarse hanno dimostrato che, con Arafat
vivo, è impossibile qualsiasi Road Map.
Altro che lasciarlo libero di girare, come blatera
ora qualche coglionazzo! Allo stato dei fatti,
la morte di Arafat aiuterebbe innanzi tutto
i palestinesi intenzionati alla pace, ovviamente
dopo qualche inevitabile recrudescenza di
terrorismo in reazione alla sua uccisione. Morti
che Israele avrebbe potuto risparmiare, se
Arafat fosse stato eliminato prima.
"E' stato un grave errore di Israele lasciare
in vita Yasser Arafat, credo che ora lo si sia capito".
(L.C.)
Follia?
Non so se un'altra
delle prerogative esclusive di
cui godono i giudici sia l'essere matti. Se sì,
non so se questa prerogativa sia data
loro di diritto con le altre o se proprio dalle
altre derivi. Un fatto è certo: non fanno fare ai giudici
una vita normale.
Appena laureati in Legge, li chiudono
in stanzette strette, tra cumuli di
libri e carte; dicono loro che vincere il concorso
di magistratura è una disperatissima chimera; fanno
pagare loro certi corsi esoterici e salatissimi
a prezzo di lunghe umiliazioni domestiche;
studiano tanto e con tanta fatica che pure
un bue stramazzerebbe e Pico diventerebbe un Picchiatello;
dicono loro che non conosceranno week-end,
natali e ferragosti, e infatti via via i poverini
si rendono conto che per loro davvero non esistono;
fanno capire loro che il curriculum di Parsifal
è una passeggiatina rispetto a quello che li aspetta.
D'altronde, fare il giudice è una cosa seria, non
per nulla consiste nell'amministrare la Verità,
il Giusto e il Bello. Cosa può fare un ragazzetto sulla
ventina, bravo e volenteroso, ma fatto di carne e pulsioni,
per tacere degli archi riflessi, che, indipendentemente
dal motivo, abbia scelto la missione di servitore
dello Stato, accumulando, insieme al dolore e e insieme
alla fatica, la diffidenza antropologica per il rosticciere
sotto casa? Il quale, sia detto, onestamente, è grasso,
zotico e contento, col suo forchettone gocciolante in mano.
Arriva finalmente il giorno del concorso.
Fanno entrare il candidato, lo perquisiscono,
gli tolgono cellulare e effetti personali,
lo mandano a un banchetto sorvegliato da
un poliziotto perchè non copi, deve entro tot
ore consegnare un'anonima busta che guai se ci sono
sopra due gocce di Chanel che permettano d'identificarti.
Uno su cento o su trecento vince, è giudice, guai
a lui se è napoletano, chè il Corriere s'incazza.
Lo vince, questo concorso, e allora lo sbattono per cinque
anni a Oristano. Quando alla fine è alla soglia della
quarantina e della realtà che lo circonda gli hanno fatto
veramente dimenticare tutto per ridarglielo in vaghe forme
di abigeato, usucapione e tutte le gamme dei doli, ecco
che il giudice si trova davanti il rosticciere. Il quale,
sia detto, onestamente, ha schiaffeggiato la moglie, detto
"cornuto" a un vigile e fatto pipì su una piazzola autostradale.
Cose che neanche Parsifal tollererebbe. Il codice parla
chiaro, l'avvocato difensore è un fighetto figlio di
avvocato con la BM cabriolet: ecco seicento pagine di motivazione
alla sentenza, che semmai assolve il rosticciere, perchè
uno stronzo di legislatore, perchè uno stronzo di cancelliere,
perchè uno stronzo di collega in cassazione... E tutto
questo può dirsi follia?
(Luigi Castaldi, 06.09.2003)
EUROPA PINOCCHIA
Facciamo che uno, ieri mattina, avesse
avuto l’avventura di assistere
alla seduta del Parlamento Europeo a Strasburgo
dove, con 252 si e 190 no (18 le astensioni),
s’è votato un
documento
che definisce il caso italia <<inquietante>>
perché: «il capo del governo esercita
la propria tutela sulla
televisione pubblica Rai, ma è al tempo stesso
proprietario del maggiore gruppo di mezzi
d’informazione privato del Paese»...
Facciamo poi che quell’uno, sempre
ieri, prenda l’aereo e arrivi a Milano
in tempo per i telegiornali TGI, TG2, TG3, TG5...
chi più ha più guardi... e su Berlusconi,
per una sua battuta sui magistrati che hanno
condannato Andreotti per omicidio, si scatena
l’iraddio.
Dal Presidente della Repubblica
all’ultimo portaborse ulivista; da
Rognoni -di nome o di fatto?- ad un certo
Salvatore Scaduti, una folla di dichiarazioni
contro Berlusconi assedia i TG della sera...
Si, vabbuono, ma come la mettiamo
con quel documento del Parlamento
Europeo?
Ha ben da sfiatarsi il Renato Schifani,
che nel frattempo s’è tagliato il
riporto, ha dichiarare: <<Tanto baccano
per nulla>>; anche nei TG della notte si
ripete l’assedio antiberlusconiano.
Poi, quell’uno, va nanna e, ripensando
a quel documento d’inquietudine
approvato di mattino dal Parlamento Europeo,
magari gli scappa di sognare un Pinocchio, nel
paese dei balocchi, di dimensioni europee...
Poi stamattina, quell’uno, si
sveglia, fa un salto all’edicola... e,
hai voglia a scegliere: dalla Stampa a Repubblica,
dall’Unità al Messaggero, dall’ultima
Gazzetta dell’ultima provincia italiana al
giornalino della Margherita che forse si chiama
Europa, son cazzi: tutti addosso al Berlusconi.
Se poi quell’uno si limita a leggere
il maggiore quotidiano italiano
- il Corrierone, purtroppo capita, e quasi
solo quello leggono in Europa- , quell’uno
si trova, sparato in prima, un titolo a tutta
pagina sullo <<sconcerto per le
dichiarazioni del Cavaliere>> e, a sinistra,
due colonne del solito
Merlo che, <<oltre il limite>>, si spinge sino alla
<<commiserazione>> di Berlusconi... <<la
stessa provata per Robert De Niro che, pugile per forza, dopo l'incontro
si finisce dissanguandosi nelle toilettes.>>... allora, forse,
a quell'uno non resta che pensare: <<Minchia questo Berlusconi, che
tutela!>>
(cp, 05.09.2003)
D’accordo, Berlusconi che ha tanto da fare come mai trova il tempo di straparlare? E di divenire un professionista dei self-inflicted disasters? Ma stavolta parlava di Andreotti. Un vecchio che dei giudici hanno condannato per omicidio e che tuttavia è onorato dal Papa e da tutta la comunità nazionale. Qualcuno deve avere problemi mentali. Magari tutti gli italiani. Gianni Pardo
Senza titoli
1. "Ho
il dovere ed il piacere di comunicarvi
ufficialmente che l'Italia dei Valori ha raggiunto
e superato (prima ancora della data di scadenza
fissata) abbondantemente la raccolta delle canoniche
500.000 firme..." (Antonio Di Pietro, l'Unità,
2.9.2003).
Prima il dovere e poi il piacere,
scuola milanese.
2. Sbrigando la sua triste routine,
Marco Travaglio scrive: "Primo comandamento:
non nominare il nome di Berlusconi invano"
(l'Unità, 1.9.2003). Se quello che
Travaglio intende calzare alla Cdl è il Codice
dell'Alleanza (Esodo), sbaglia parafrasi. Il primo
di quei comandamenti recita "non avrai altro
Dio fuor che me"; a recitare invece "non nominare
il nome di Dio invano" è il secondo. Ma qui mi viene
un dubbio: che cazzo può fottermene di Travaglio?
3. Per la seconda volta Emanuele
Macaluso (Il Riformista, 4.9.2003)
esibisce, come un trofeo, la pulce che crede
d'aver fatto a Sandro Bondi, citandone una frase
tratta da un'intervista al Corriere. A parer
suo, sarebbe prova provata (e con la forza
del lapsus) dell'ipocrisia del centrodestra in
tema di garantismo. Certo, nessuno nega che certo
centrodestra abbia slanci di garantismo
a intermittenza, ma in questo caso, o per infortunio
argomentativo o per amor di propaganda, Macaluso
erra. L'on. Trantino non è un giudice innanzi
al quale debba formarsi la prova a partire dal contraddittorio
di accusa e difesa, messe in pari condizioni, secondo
i dettami procedurali. Egli è il presidente di una
commissione parlamentare che non emetterà una sentenza, ma
al più una relazione di maggioranza ed una di minoranza.
Ora, "è interesse dei leader del centrosinistra (...)
dimostrare l'infondatezza ecc." non significa, sensu
stricto, che essi "debbano", ma che appunto sia loro
"interesse". Più che una presunzione di colpevolezza rispetto
ad un reato di cui si interesserà l'apposito tribunale, il
contesto autorizza a credere che quella sia una richiesta
di spiegazioni politiche rispetto a una vicenda che, se
non ponesse dubbi sul piano processuale, molti ne avanza
rispetto ai modi di gestire il patrimonio dello Stato
da parte del governo dell'Ulivo. Da qui a considerare
Bondi un giustizialista ce ne corre, a meno che non si voglia
confondere le carte in tavola. Cosa che Macaluso non
"deve" evitare, ma, per la sua gran fama di commentatore,
avrebbe "interesse" ad evitare. Ancora un'ultima cosa, forse
una semplice inezia: quando si mette tra virgolette le
ragioni dell'uno, bisognerebbe mettere tra virgolette anche
le ragioni dell'altro, e "burattinaio" nel corsivo
di Macaluso non era virgolettato. Verrebbe da gridare alla
mancanza di garantismo, usando il metro di chi in quel corsivo
se n'è lamentato.
4. "Se la terapia sostitutiva fa
male lo decidano le pazienti" scrive
Elisabetta Rasy su "Sette". Il fatto è che
le donne in menopausa non possono decidere se
quella terapia faccia male, ma solo se intendano
o meno praticarla nonostante quello. La qual
cosa sia concessa in nome della libertà di ciascuno,
per quanto esistano farmaci capaci di combattere
i fastidi della menopausa (vampate, osteoporosi,
ecc.), senza per questo eluderla comprando le mestruazioni
in farmacia al prezzo degli effetti collaterali (la
Rasy non li cita, a meno che non abbia fatto confusione con
le citate invece "pesanti controindicazioni"). La
menopausa non è una malattia, lo è piuttosto il
non sapere invecchiare. Non si tratta di vietare paternalisticamente
ad una paziente la scelta di prolungare a piacimento
i suoi tassi ematici di estrogeni e progesterone, terrorizzandola,
ma di evitare che ciò che scrive "Lancet" sia considerato
poco più d'un opinione, degna nè più nè meno di quella
di una paziente che per errata informazione (grazie, Rasy!)
fa confusione tra effetti collaterali e controindicazioni.
Se sia avventato costruire una casa sulla battigia
facciamolo decidere all'ingegnere, lasciando
pure la libertà agli ingegneri folli o compiacenti e
ai loro folli e disinformati clienti di farlo pure,
se proprio si ama tanto quella particolare prospettiva del
tramonto marino e la si voglia godere proprio da un letto
a baldacchino. Ma che almeno non si venga a dire, a fine
pezzo, "da sempre il corpo femminile produce fanatismi". A
metà pezzo l'avevamo già intuito.
5. Spunta un tatuaggio sul braccio
di Maradona junior, in tutto simile
a quello di Maradona senior. Chillo 'o fatto
è niro niro.
6. Leggete, leggete, leggete "Moscardino".
(Luigi Castaldi, 04.09.2003)
Domandina a Fassino
Il garantismo direbbe di andare cauti e che i teste quando sono super sanno sempre di pompaggio un pò sospetto. Ma mettiamo la questione Telekom Serbia sul piano della storia. Per la sinistra quello balcanico è il peggior fascismo degli ultimi anni: perchè stringere un accordo economico e politico con qualcuno che si reputa un macellaio come Milosevic proprio durante un conflitto? E' quantomeno saporifera e soggetta a luculliane speculazioni questa compravendita telefonica, la Telecom Italia la rivende al 58% in meno, in più se ci mettiamo un interesse bancario del 12%, per sei anni, il totale va a più di 866 miliardi in fumo. Il signor Fassino potrebbe mettersi nei panni dell'italiano medio, e rispondere: l'Omega sì, l'Igor no? La forca senza se e senza ma per Previti che si dichiara innocente, e nemmeno il sospetto o l'insinuazione per questa colossale truffa di stato? Caro Cordero, capisco che le cifre stimolano meno dei polipai del Cav., ma dov'è finita la tua fantasia? (gm)
Profanare i corpi, segnare
le anime...
Non so se ne valga la pena. Comunque,
vista l’ incursione agostana tra il Domenicale
e Wu Ming, voglio lasciare traccia di una
lunga polemica sviluppatasi su Indymedia
tra “spartacus”, che accusa Wu Ming di essere,
via Einaudi, <<gente che lavora per
Berlusconi>>, e dunque di doppiogiochismo
con gioco concordato sottobanco con il Domenicale,
e “Wu Ming 1” che definisce lo stesso
“spartacus” <<un povero coglione... molto più
pericoloso di qualunque infiltrato>>:
La polemica, tra
i vari <<leccaculo>> ... <<serve
berlusconiane>>... <<sei
un ominicchio>>, s’alza di tono; intervengono
altri che prendono per i fondelli
Wu Ming: <<non bisognerebbe
mai cadere sulle bucce di banana della propria etica>>...;
altri ancora, vestiti da Sherlock Holmes,
svelano la presunta identità di “spartacus” o inseguono
tra i vicoli romani, con tanto di mappa,
un certo editore che s’incontra con il doppio gioco...
poi la cosa si perde nei meandri di sconosciute
case editrici, <<uffici stampa di bancarottieri>>...
naufragando nell' <<ambiente
culturale romano che è una fogna, con canalette
tracimanti merda che passano di salotto
in salotto>>
Insomma per chi
avesse un’oretta da buttare e volesse
saperne di più clicchi
qui.
(cp, 03.09.2003)
TELECOM-SERBIA,
alla maniera di TOTO’
* Dal punto di
vista del Governo: È il vaso che ha
fatto traboccare la goccia!
* Dal punto di vista
dell’opposizione: Quisquilie, bazzecole,
pinzillacchere, sciocchezzuole!
* Dal punto di vista
del cittadino: È la somma che fa il totale!
(cp, 03.09.2003)
Mix
1. Da un'intervista
a Daniele Luttazzi (l'Unità,
31.8.2003): "Ciampi si renda conto che abbiamo
un capo del governo illegittimo"; "L'opposizione
è sorda alla società e non fa opposizione.
(...) Per ora l'importante è mandare
a casa Berlusconi, ma poi si dovranno fare
i conti anche a sinistra"; "Nei Ds vige un centralismo
democratico un po' farlocco"; "C'è da
fare la resistenza"; "Serve qualcuno che veda
tutto al contrario per cogliere il senso di prospettiva
delle cose"; e altre simili delizie. Nell'introdurre
l'intervista Luigina Venturelli aveva scritto:
"Questa è un'intervista politica". Sottotitolo
al pezzo: "Non c'è niente da ridere". Come? Una
volta tanto che il povero Daniele c'era riuscito?
2. Quando
su un palco
si ha un microfono davanti, un fondale
dipinto dietro e tanta gente sotto
che applaude, qualche sventatezza può scappar
di bocca, è umano. Ritirare questa querela
a Piero Fassino sarebbe un grandissimo gesto.
Solitamente, prima si fa e più grande è il
gesto. Un po' lo conosciamo ormai, prima o
poi il Cav. ritirerà questa querela. Non c'è bisogno
che sia troppo presto però, sennò scatta
la solita diagnosi di narcisismo. Tutto con molta
calma.
3. Non è bello rifugiarsi nell'orrore e negare all'antropofagismo il rispetto che si deve ad ogni cultura diversa dalla nostra. Se uno, dopo averlo ucciso, mangia il suo nemico, è per assumerne forza, coraggio e carisma, scongiurandone la vendetta dello spettro. Anche il cannibale merita rispetto. Ma che Bettino Craxi gli rimanga sullo stomaco o addirittura gli si metta in gola di traverso!
(Luigi Castaldi, 02.08.2003)
(L.C., 2.9.2003)
Alba Parietti ha
aperto un suo blog
http://alba.blog.tiscali.it
.
Mamma butta
la pasta, diceva Dan Peterson.
BE&BE
Venezia 1:
foto Bernardo Bertolucci per il
mercato nord-americano
Venezia 2:
foto Bernardo Bertolucci per il
mercato europeo
(cp, 01.09.2003)
Memorie da "Adriano"
Per quella parte di blog che dovrebb'essere
diario privato vorrei parlare
di una serata a Carovilli (Isernia). Fosse
per me, starei a girarmi i pollici su
un divano per interi secoli, guardandomi in vhs
vecchie puntate di Ottoemezzo, la Lulù di Pabst
e La via lattea di Bunuel, leggendo e rileggendo
Eliot, Pound e Beckett, sfogliando riproduzioni di
Bacon e Cranach. Mi salva la fidanzata. Quando s'accorge
che sta crescendomi un po' di muffa sotto il cervelletto,
prende la macchina e mi scorrazza in giro per l'Italia.
Io faccio il muso e bofonchio, ma si capisce che è
un rituale, il primo ad esserne contento sono io. Ci si muove,
si va a sfruculiare l'Appennino. Di solito si parte
presto, coi primi scaracchi di Bordin sulla rassegna
stampa. Se è il turno di Capezzone o Taradash, si fa un
sospiro e ci si spara un cd di quelli collaudati. Pieno,
olio, acqua, mazzetta di giornali, caffè, carta di
credito e una stecca di Marlboro.
Stavolta, Carovilli. Carovilli,
perchè su l'Espresso di questa settimana
c'era la recensione di un ristorantino,
"Adriano", via Napoli 14/i, n. tel. 0865/838688
(attenzione, perchè quella merdaccia di giornale dà
il numero sbagliato, a quello giusto qui sopra
ci si è arrivati alla Claudio Bisio, con l'892424!).
Brunella, che poi sarebbe la fidanzata di cui sopra (classe
1978, indole asprigna ed essenziale di capricorno
con luna in ariete), ha già pronto nascostamente il
programma da qualche giorno.
Mattinata a Roccaraso, a mantecare
i prati tra farfalle e cicale. Due
righe a Ferrara su Tzvetan Todorov, due
righe a Polito su Daniele Luttazzi, minutino
di solidale cordoglio perchè Meotti non c'è nè
sul Domenicale nè sul Foglio (io e Brunella
sappiamo cosa significa in quel d'Arezzo) e già
s'è fatta l'ora dello spuntino prandiale. Dal
bagagliaio escono il patè preso a Paris, le more, i
lamponi e due Campari mix. Ruttino, pulizia del prato, partenza
per Carovilli, con soundtrack di quella checca maso
di Wim Mertens.
Carovilli è un paesino come
tanti. Gente cordiale, con qualche
tollerabile punta d'invadenza verso i forestieri.
Assicuro che, se uno come me dice "cordiale"
e "tollerabile", la gente di Carovilli
potrebbe sembrare celestiale a un qualsiasi
altro essere umano, perchè sono un tipaccio,
ho ucciso mamma a undici anni, perchè insisteva
con la maglia di lana. Ma è meglio non divagare.
Siamo in collina, fa fresco, con
un tenue rimpianto d'afa. C'è una
sezione del Pds (sic!), a Carovilli si sono
persi due passaggi intermedi verso il Partito
Riformista, di cui pare stia per schiudersi
l'uovo. In chiesa, leggiamo sul sagrato, ci sarà
un coro di Agnone in serata. Non c'è neppure bisogno
di azzardare una bozza di proposta. L'altra
metà del mio cuore me la stronca con quell'obliquo
sguardo da Giuditta su Oloferne, come per dire
"musica per mufloni dopo aver mangiato?". Andiamo
da "Adriano". Abbiamo fatto bene a prenotare.
Cerchiamo di metterlo in difficoltà
chiedendo del vino bianco, giusto per
fare un po' gli stronzi. Smorfia di dolore
dell'oste che torna con un Fiocco del
2002 e con un correttivo-propedeutico-moratorio-lenitivo:
un'anima di miele su un tocco di
ricotta caprina. Ci viene amorevolmente
intimato di non toccare il pane, un po' perchè
il tripudio di tartufo che sta per scatenarsi
ne soffrirebbe, un po' perchè la cena ha nove portate
(il menù è a discrezione di "Adriano"). Obbediamo.
Tralascio il resto, perchè consiglio
vivamente il ristorante e
la sorpresa dei piatti è parte del godimento.
62,50 euro in due, grappa di rovere, regalini
da portare a casa (marmellata del posto
e formella di ricotta), stretta di mano, promessa
di ritorno.
Come alle mie figlie, quand'erano
piccine, alla fine delle favolette
euipniche di "Cappuccetto Fucsia" e dei
"Tre porcellini tossicodipendenti", chiedo
a voi, disperando di una risposta esatta: "Come
ci insegna quanto fin qui narrato?". Che pure
l'Espresso, tra le tante solite stronzate,
può scriverne di tanto in tanto una giusta. (L.C.,
01.09.2003)
"Passione secondo Piero", I
1.
"Mi iscrivo direttamente al
Pci e non alla Fgci, che in quel periodo
(1968, ndr), anche se non formalmente,
si è praticamente disciolta. Il suo
profilo politico si è appannato di molto, da quando
(...) è prevalsa la linproposta da Achille
Occhetto e Claudio Petruccioli di 'stare
nel movimento' " (Piero Fassino, "Per Passione",
pag. 39).
"Il movimento studentesco si
batte contro il sistema capitalistico,
quindi è nostro alleato" (Luigi Longo,
segretario del Pci, 1968).
2.
"In ogni caso, in quel settembre
del '68 scelgo il Pci perchè sono
sempre stato istintivamente alieno da ogni
forma di massimalismo" (Piero Fassino,
Op. cit., pag. 41).
"La Nato è repressione, la
Nato è fascismo", "La terra a chi la lavora",
"Sospensione del Mercato Comune Europeo!",
"La Dc è con i padroni, i comunisti sono
con gli operai", "Rispondi al padrone: diventa
comunista", "50° della Rivoluzione Socialista
d'Ottobre: mezzo secolo di lotte e di conquiste
per lo sviluppo della civiltà umana" (Manifesti
del Pci, 1967-1968).
3.
"Pajetta (...) non volle mai
arrendersi all'idea, che si è dimostrata
inesorabilmente vera, che il comunismo
fosse incompatibile con la libertà e la democrazia"
(Piero Fassino, Op. cit., pag. 49).
"Cosa gli rimprovero? Quell'intervista
al Corriere nella quale dice che
si è iscritto al Pci contro il comunismo. Non
è vero, naturalmente, e allora perché dirlo?"
(Diego Novelli in: Piero Sansonetti, "La storia
di Piero", l'Unità, 17.11.2001).
"Piero Fassino, nella complessa
mappa degli schieramenti interni,
certamente nasce a sinistra. Forse, all’inizio
della sua militanza, poteva persino essere
definito ingraiano, anche se non organicamente.
Era legato a Bruno Ferrero, il segretario
regionale, e la parola d'ordine era: 'centralità
operaia'. Poi diventò berlingueriano. Enrico
Berlinguer lo mise nel gruppetto dei trentenni
sui quali puntava" (dal sito della Federazione
Provinciale di Cuneo, www.dscuneo.it).
(Luigi Castaldi, 29.08.2003,
segue)
Un ritratto di Giuliano Ferrara,
molto simile a questo
, viene fatto da Piero Fassino
su "Sette"
(anticipazioni dal volume "Per
Passione").
Fassino non ci frega, il vero
Ferrara è questo:
Sul finire d'agosto (L.C.)
1. Cos'è meno vile e odioso verso Caino, il linciaggio in piazza, l'esecuzione della pena di morte o l'imputazione morale di mancato suicidio riparatore? Raccolgo alla tv la delusione delle pie anime di Rozzano, che preferivano un diverso happy end, e provo orrore. Non disgiunto però ad un grande rispetto per le (a me ignote, ma sicuramente immancabili e salde) virtù di storia, tradizione, gastronomia e paesaggio, gelosamente difese dalla indefessa pro-loco.
2. Se il commento politico che
degenera in risikata ci fa
dire "non accadrà, ma ce lo siamo letto",
quello che viene anticipato di
questa "Passione secondo Piero" ci fa dire "non è
accaduto, ma ce lo leggeremo". Non è
accaduto, semplicemente non è accaduto, che
il Pci sia diventato Pds in quel
modo, o almeno non proprio, ma, nella speranza
di cavarci qualche rivelatore lapsus calami,
ce la leggeremo tutta. Vi faremo sapere.
RE NUDO
Davanti
al giornalaio stamattina, come
ogni tanto mi capita quando mi ritrovo tra
tanta gente (si, i maledetti, sono tornati
quasi tutti dalle ferie!), m’ha preso una specie
di solitudine, subito esorcizzata perdendomi
nella lettura delle copertine dei giornali
esposti.
E’ qui che, sotto la testata
di “Re Nudo”
, “la rivista per la
rivoluzione dell’essere” (così -madonna che
presuntuosi!- si definiscono) ho incontrato
Massimo Lensi, anzi: <<Massimo Lensi
. Viaggi: L’india in Toscana>>
Per via dell’avere, sono
3 euro e 80 centesimi quelli che ho
dovuto sborsare per portarmi a casa un poco
di Massimo Lensi e un troppo di Majid
Valcarenghi.
Del troppo di Majid, e di
un tale, di nome fa Italo Bertolasi,
che nel casino mediorientale distilla tutto
il suo unilateralismo antiebraico scrivendo
di <<eroi e martiri che
si sacrificano per la libertà della Palestina>>
e facendo credere che il problema di quella parte
del mondo sono le “colonie ebree” e
non la minaccia all’esistenza stessa d‘Israele, parlerò
n’altra volta.
Oggi parliamo di Massimo,
cioè del suo articolo-racconto-viaggio.
Godibilissimo.
Tra San Galgano, Macondo
e Puri, il racconto di Massimo
si sviluppa in dialettica con il suo Guru
preferito: <<Malmessi nel fisico,
ci ripetiamo però che se la costruzione del
probabile, per dirla altrimenti, ci impegna
ancora, ora dopo ora, giorno dopo giorno, fino
a quando non ci si sentirà leggeri, è perché nutriamo
la speranza di scovare d’improvviso negli
anfratti di un eremo i resti di qualcosa che
sempre affiora e -alla malora- scacciamo sempre
via. Lontano. Altrove. Si chiama: libertà. Altro
non è...>> e lì, <<prendendo
il sole, bevendo birre, mangiando
pesce>> ... <<lontano dai
desideri di un mondo migliore, ma non da quello
dell’utopia>> riconosco quella specie di
solitudine che è anche la mia e che, volendomi
bene, mi prende a tradimento.
Si, il re è nudo, e neanche
Massimo veste Armani.
(cp, 28.08.2003)
Una volta si chiamavano
“marchette”, ora... "marketing".
A dispetto di ogni più allarmante
previsione bisogna pur constatare
che quelli del Corriere della Sera
sono dei maghi.
Lor signori,
pur di pubblicare la
miglior battuta dell’anno
(Fassino: Nel
giugno del 2001, ad una giornalista
francese che mi chiedeva per quale
sinistra io mi candidassi a segretario nazionale
dei Ds, risposi «una sinistra che non
abbia paura. Una sinistra che alla tranquillità
della conservazione preferisca il rischio dell’innovazione»)
hanno dedicato l’intera
pagina 11 (con
occhiello in prima) alla promozione,
gratuita, del libro di Piero
Fassino, edito da Rizzoli, da domani in
libreria.
Che testa
da marketing questo Folli!
(cp, 27.08.2003)
"Matt Groening, per farsi leggere si è fatto coniglio” di Giulio Meotti- Il Foglio, domenica 24 agosto 2003
Cliccate qui per visitare una interessante animazione flash sulla storia di Israele........
Lo spirito
Piero Sansonetti
ci viene a dire che gli è apparso
"lo spirito del vecchio Pci alle Feste dell'Unità".
Liberata dalla forma goffamente
sentimentale, l'affermazione merita attenzione
e qualche domanda. E' su quella gente che
cena a venti euro con lambrusco e salsicce alla brace
che aleggia lo spirito del vecchio Pci? Aleggia
su quei pensionati sarcastici e rancorosi,
su quelle maestrine cellulitiche ed afflitte,
su quei rari giovani irreparabilmente retrò?
Può darsi abbia ragione Piero Sansonetti. Chi
coltivò la "differenza" come l'arrocco di una
declinante egemonia culturale e il colpo di coda di un settarismo
velleitario è probabile che avesse in serbo, connaturalmente,
questo destino di fioco e dimesso ectoplasma. Poi,
chi lavora per certi media, di tanto in tanto, se ne fa
medium.
(Luigi Castaldi, 26.08.2003)
Giù le mani da G.M.!
Quando posso
difendere un amico dalle offese
o dalle insinuazioni di un terzo,
mi sento bene dentro, come nel saldare
un debito. Divento addirittura orgoglioso
e con un poco di vanità mi piace raccontarlo dopo.
Stavolta ero al mare, con la mia bella, qualche
amico e qualche nuova conoscenza. Giornata splendida,
mare d'incanto, divina l'aragosta, meraviglioso
il vino. In più, una tersa letizia mi danzava
in petto, perchè a un amico avevano finalmente pubblicato
un pezzo sul cartaceo. Avevo condiviso con lui
l'ansia di quella attesa, come se fossi in fila con
lui in farmacia a comprare il sedativo, l'analgesico
o il tonico. Ecco perchè, tutto orgoglioso, tra una coppetta
di fragoline con un'animella di limone ed un
caffè davvero magistrale, mi viene l'idea di farmi
bello e dire: "Questo qui è amico mio, adesso vi leggo
che ha scritto". Forse ho sbagliato. Al punto in cui ho
letto un inciso del mio amico, in cui mirabilmente era
fatto il ritratto dell'"intellettuale di mezza età che si
tiene giovane", accade il fatto brutto. Un tale lì presente
, conoscente d'un conoscente, brutto come due Cacciari
e facoltoso come un quarto di Briatore, mi attacca
un acidissimo pippone.
"Questo amico tuo - dice
lo stronzo - è come quel bacarozzo
che si nutre di carta stampata. Giusto
il tempo che spuntino le ali e passerà alla
credenza delle provviste, paradiso d'ogni insetto.
I bacarozzi della credenza sembrano ottusi
privilegiati alla larva nello scaffale dei
libri e, sgranocchiando l'ennesima pagina,
li sbieca con malcelata invidia".
Non vi racconto il resto
per pura modestia, ma sappiate: stava
volando un posacenere.
(Luigi Castaldi, 26.08.2003)
STORIA, STORIE,
STORIELLE
Ma guarda che tipo da giostra
questo Enzo Biagi. Non contento di
scrivere, e di farsi pagare, da 10 anni sulla
prima pagina del Corriere della Sera lo
stesso articolo contro Berlusconi, cerca persino,
con l’aiutino postumo di Luciano Canfora,
di riscrivere la storia del PCI e rivalutare
Togliatti che, poverino, uscito dall’Urss,
appena dietro l’angolo, al suono di un valzer
viennese, avrebbe sussurrato nell’orecchio della
Nilde: <<Finalmente liberi!>>
Succede infatti che giovedì
scorso, sul “Corriere”, Biagi
si mette a raccontare de <<il filo
di perle coltivate, il fazzolettino gualcito>>
della Nilde Iotti (le perle? coltivate...
il fazzolettino? gualcito... ummm, cominciamo
bene...) e tra il ricordo e la malinconia eccotelo
con quella frasetta, che darà il titolo
all’articolo: <<Usciti dall’Urss Palmiro
mi disse: finalmente liberi!>>.
Ma ve l’immaginate voi il
Palmirone Togliatti, quello che
non aveva fatto una piega mentre in
URSS si massacravano i suoi compagni italiani;
quello che, al fianco del compagno Stalin era
riuscito a passare indenne tutte le “purghe”
che decimarono la nomenclatura sovietica, si,
quel Togliatti lì, nel 1951, <<una volta arrivando
a Vienna, di ritorno dall’unione Sovietica, si lasciò
andare>> e pronunciò la frase fatidica: <<Finalmente
liberi!>>... Un poco come quell’altra volta
(due sole debolezze in una vita intera!),
lo racconta sempre la Nilde ad Enzo, <<nell’autunno
del 1946 da Belgrado>>, il Togliatti
le scrisse una lettera nella quale c’erano programmi:
<<Noi costruiremo qualche cosa
di nuovo>>.
Capperi!
Si, insomma, la cosa, anche
se raccontata da Biagi, era un poco
debolina e allora, tacchete, sulla
“terza
pagina” del “Corriere” di domenica,
arriva in soccorso Luciano Canfora, titolo
a tutta pagina: “E Togliatti a Mosca disse:<<No,
compagno Stalin>>”.
Capito?
Non solo il Palmiro confidò
alla Nilde, via Enzo Biagi, che fuori
dall’Urss era <<Finalmente libero>>...
ma anche in Urss il Palmiro ebbe il
coraggio di dire <<No, compagno
Stalin>>, garantisce, via “Corriere”,
Luciano Canfora ...
Luciano Canfora chi? Quello
che, se ben ricordo, nel 1989 entrò
in polemica con Leonardo Siascia per via
di alcune lettere inviate nell’aprile
del 1928 in carcere a tre esponenti di primo
piano del Partito Comunista d’Italia, Terracini,
Scoccimarro e Gramsci, coimputati nello storico
processo del Tribunale Speciale fascista all’esecutivo
comunista, lettere dove si ribadiva l’alto
livello gerarchico degli imputati e si confermavano
i loro rapporti con i latitanti all’estero,
lettere spedite in un momento particolarmente delicato,
essendosi appena conclusa l’istruttoria del processo
e tutto essendo ormai pronto per il giudizio, e finite
in mano all'OVRA. Insomma, con quelle lettere a Terracini,
Scoccimarro e Gramsci s’ammetteva in pratica la loro
colpevolezza di fronte al tribunale fascista... se due
più due fa quattro... un modo, vista la criticità dei tre
nei confronti di mamma Urss, per toglierli di mezzo.
La firma che le lettere
recano in calce è quella di Ruggero
Grieco, coimputato egli pure nel medesimo
processo ma contumace all’estero...Sciascia
ritiene le lettere autentiche, Canfora
le ritiene false... e la polemica monta...
In conclusione, Sciascia,
che non le mandava a dire, vide
in questa presa di posizione di Canfora
l’ultimo atto di un tentativo complessivo
di falsificazione della storia del PCI...
Insomma, se Luciano Canfora
prosegue nel suo mestiere di riscrivere
in positivo la storia del PCI, Enzo
Biagi che c’entra in tutto questo?
(cp, 25.08.2003)
Storie di provincia (seconda e ultima parte)
E
allora, se per capire dove ti trovi
bisogna andarseli a cercare e leggerseli
i quotidiani di provincia, allora
dopo Piacenza, Rimini.
I riminesi (si dice così?)
sono inconfondibili. E non
certamente perché appartengono ad
una comunità standard; al contrario, a conoscerli
non ce n’è uno uguale all’altro. Quel che
li distingue e nel contempo li accomuna,
è un non so che di raffinata genialità
che forse viene dal mare o dalla via Emilia...
I riminesi che fanno
i giornali poi, sono ancora un
qualcosa di più, un poco c’hanno
dentro lo spirito di Woodward e Bernstein,
un poco quello dei Fratelli Max.
...............
........
....
.
Si, sembrerà strano, qualcuno potrebbe
parlare perfino di censura, ma abbiamo deciso di cancellare il resto di
questo articolo perché, nonostante l'attenzione da noi usata, qualcuno ha ravvisato
nel contenuto elementi di calunnia.
Non avendo alcuna intenzione di calunniare, e non entrando nemmeno nel merito
sul fatto che il testo incriminato possa essere o non essere calunnioso (in
realtà riprendeva, "virgolettando", l'articolo di un quotidiano di Rimini),
abbiamo provveduto a rimuovere il pezzo in questione.
(cp, 23.08.2003)
Due tipi di unzione
1. Cercare di vendere a sottocosto un pezzo dell'Iri a De Benedetti e poi comprare a sovracosto un pezzo di Telekom da Milosevic non sono reati, ma solo prove che non si è portati alla gestione del patrimonio pubblico, perchè ci si fa prendere troppo dalla simpatia per acquirenti e venditori. Quando uno è nato con quel faccione da buono... (L.C.)
ARCHIBUGIO
Correva l’anno 1527
e, al primo colpo d’archibugio, il Borbone
comandante l’assalto alle mura
capitoline ci rimase secco.
Buona mira quel Benvenuto
Cellini che comunque non evitò
ai lanzichenecchi di mangiarsi le
ostie consacrate fritte in olio santo ... e a
Carlo V d’incoronarsi re d’Italia.
Quella che ai contemporanei
pareva l’apocalisse, e poi venne
ricordata come il Sacco di Roma, segnò
una sorta di anno zero anche nell’arte con l’azzeramento
di una stagione artistica
prevalentemente romanocentrica.
Molto ci mise Roma a
risalir la china degli sventramenti
non solo murari, insomma, il Sacco di
Roma generò una sorta di choc per la città,
che non si aspettava di essere
attaccata direttamente, e che in tale occasione
perse la sua centralità politica ed anche artistica.
Contemporaneamente l’arte italiana conosceva altri
artisti e altri luoghi in una feconda stagione
post-rinascimentale che vide emergere un nuovo
baricentro artistico e culturale lungo i Ducati che
si irrobustivano e crescevano lungo l’asse padano
a ridosso del Po, con Giulio Romano a Mantova e
Parmigianino a Parma a far da battistrada a quella
nuova corrente artistica che noi conosceremo come il
Manierismo.
Di questo, in tarda
serata lunedì scorso su Raitre a "Passepartout",
la trasmissione d’arte
e cultura scritta e condotta da Philippe
Daverio, discutevano Achille Bonito Oliva,
critico d’arte; Claudio Strinati, Soprintendente
Polo Museale di Roma e la scrittrice
Liaty Pisani.
Ben sanno, gli amici
di mouse, del mio amore per il manierismo
e per quel genio malinconico di Francesco
Mazzola detto il Parmigianino.
Le antenne, nonostante
l’ora e la calura, eran dunque ritte.
L’affabulare nel tubo
catodico proseguiva, ricco d’immagini
e spunti un po’ troppo enciclopedici
e autocelebrativi, quando l’Achille Bonito
Oliva, con gli altri ospiti in ammutolito
consenso, se ne usciva con paragoni tra
il Sacco di Roma e fatti attuali come l’attentato
alle Twins Towers e la guerra in Iraq... quasi
a voler mettere gli Usa, l’Italia e l’Occidente
con l’esclusione di Francia e Germania (anche
questo è stato detto) al posto di Carlo V e dei lanzichenecchi...
con annessi e connessi ...
Confesso, in quel preciso
istante ho visto dall’archibugio
del Cellini partire la palla al rallentatore...
e conficcarsi lì, appena sopra il cuore,
nell’Oliva.
Dissolvenza...
(cp, 22.08.2003)
UN NUOVO CORRISPONDENTE
DA GERUSALEMME. EVVIVA!
Finalmente. Oggi la
solita bomba contro la road map,
novità? Mica tanto. La vera
novità da Gerusalemme è l'insediamento
come corrispondente della Rai di
Claudio Pagliara, ex tg2
da Parigi. Prende il posto di quello sciagurato
fazioso di Paolo Longo, stessa
famiglia di Marc Innaro e di quella ciofeca filoarabazza
di Cristiano, quello della lettera al
giornale palestinese in cui diceva che non
l'aveva ripreso lui il linciaggio a Ramallah dei
due soldati israeliani. Dunque Pagliara, collegamento
spartano, sobrio ed efficace, nessun piagnisteo,
ecco di chi sono le responsabilità,
ecco un bambino morto, il kamikaze ha "corano
e fucile" in mano. Israele ha un giornalista della
Rai in grado di raccontare la verità senza
censure o preguidizi. Riccardo Cristiano che fine
ha fatto? Pare faccia il vaticanista adesso....ovvio.
(gm)
Storie di provincia
(prima parte)
<<Consulta sempre
lo spirito del luogo>>.
Son passati quasi quattro secoli da quando
il poeta inglese Alexander Pope dava
questo consiglio a quanti volevano vivere
in un determinato posto.
Questo perché, se
vuoi veramente capire dove ti
trovi, devi sforzarti di cogliere ciò
che dà ad ogni luogo la propria individualità.
Così, in quest’angolino
del mondo chiamato Emilia-Romagna,
oggi per consultare lo spirito del
luogo bisognerebbe andarseli a cercare
e leggerseli i quotidiani di provincia,
i quotidiani veri non quelli oramai rovinati
dall’affiliazione ai grandi gruppi
editoriali.
Lungo la via Emilia,
da Piacenza a Rimini gli esempi
non mancano.
Partiamo da Piacenza...
A Piacenza, da poci
più di un anno, esce un piccolo quotidiano,
<<La
Cronaca>> , che contende la piazza
allo storico giornale locale <<Libertà>>,
finito in squadra
con i quotidiani legati al gruppo Caracciolo-L’Espresso...
Sarà un caso, mentre
<<Libertà>> si mette ad intervistare
il presidente della Provincia
Squeri che se la prende con il <<conflitto
d’interessi>> del Presidente
del Consiglio... solo il piccolo quotidiano
ha, con una serie di articoli, alzato il
velo sulla commistione di interessi (privati e meno)
che condizionano l'economia agricola piacentina.
Nella fattispecie,
si parla della vicenda Cirio, che in provincia
di Piacenza possiede
uno stabilimento per la trasformazione
del pomodoro, e della cordata di imprenditori
locali
che, viste le difficoltà del gruppo,
intendeva rilevarla... sembrerebbe,
e invece mentre a Roma L'Ulivo chiede al Governo
di salvare il gruppo Cirio, a Piacenza
i suoi uomini sono tutti mobiliati per affossarla.
Infatti sono alcune
visure camerali a far scoprire
a <<La Cronaca>> che, a proposito
della vicenda Cirio, qualcuno <<giocava
, al tempo stesso, al boia e all'impiccato.
Una tecnica vecchia, quella di
tenere il piede in due scarpe, ma utile, molto utile,
per le fortune del proprio portafoglio e
di quello dei propri accoliti...>>.
Interessati al rilevamento
dello stabilimento erano infatti
Alberto Squeri (amministratore delegato
Columbus
e capogruppo
della Margherita in Consiglio comunale
di Piacenza) e il di lui fratello
Dario Squeri (amministratore delegato
Steriltom,
azienda agroalimentare
specializzata nella trasformazione
del pomodoro, e presidente
della
Provincia di Piacenza)... <<la commistione
d'interessi>>,
scrive il
quotidiano, <<non
risulterebbe chiara se non fosse perché al tavolo
delle trattative con la Cirio a farla da duri sono
stati, in più occasioni, due rappresentanti
di punta del mondo dei produttori e contemporaneamente
esponenti dell'Ulivo... Le
commistioni tra politica e pomodoro a Piacenza
non sono, tuttavia, una novità di
queste ultime ore. Ce lo conferma un vecchio
dipendente Cirio che ricorda, come alcuni anni
fa, per ordine della magistratura di Salerno,
scattarono le manette per l'ingegner Stefano
Fornari, allora assessore all'Agricoltura della
Giunta Squeri, e per l'ingegner Luigi De Micheli
(parente della presidentessa ulivista della
cooperativa Agridoro), ieri e oggi sindaco ulivista
di Pontenure, comune a sei chilometri da Piacenza.
"Ma poi" - aggiunge sconsolato "non se ne è più
saputo niente. In Italia finisce sempre così">>
(segue)
(cp, 20.08.2003)
Bondi,
Bondi, Bondi
Ad un
filo diretto di Radioradicale,
ospite l'on. Sandro Bondi, ho seguito col
fiato sospeso la telefonata
di un agitatissimo ascoltatore: "Berlusconi
è l'uomo più grande del
mondo!", "Lunga vita a Berlusconi!"
e così via.