Titolo del Corriere della
Sera: Russia, esplosione in un impianto nucleare.
Uno pensa: un disastro! Chi ha
dimenticato Cernòbil? Chissà come saranno contenti
i Verdi, questo dimostra che hanno ragione, il nucleare è
pericoloso! Presto, leggiamo, la notizia.
"SAN PIETROBURGO(RUSSIA) - L'esplosione
in una fonderia all'interno di un impianto nucleare
situato poco fuori San Pietroburgo, in Russia, ha causato il
ferimento di tre persone. A riferirne è l'agenzia di
stampa russa RIA-Novosti, secondo la quale i livelli delle
radiazioni sarebbero rimasti normali. L'incidente si è
verificato giovedì. - 16 dicembre 2005"
Tutto qui! Insomma, se un bravo
cuoco francese cucina delle crêpes flambées
a Buckingham Palace un giornale come il Corriere della Sera
dovrebbe intitolare l'articolo: "Fiamme nella reggia
inglese!"
IL DIRITTO INTERNAZIONALE
Un consigliere della Casa
Bianca ha scritto: “Con la politica dell'attacco preventivo
il governo Bush ha voltato le spalle al diritto internazionale”.
Una simile affermazione, che molta gente sottoscriverebbe
senza esitare, dà per scontato che esista un diritto internazionale
il quale prescrive alcune cose e ne vieta altre, sanzionandole.
Ma è proprio così?
In filosofia del diritto si discute
se la caratteristica della norma giuridica (a differenza
delle norme morali, ad esempio) sia il suo essere cogente.
Tanto che si è messa in discussione la giuridicità
di quegli articoli che stabiliscono termini processuali senza
munirli di sanzioni o dànno definizioni (anche se poi
qualcuno fa osservare che da essi derivano conseguenze giuridiche
e dunque anche loro hanno valore cogente). Ma pure lasciando
alla filosofia le discussioni teoriche, è certo che, per
la gente normale, la giurisprudenza è quell’attività che
punisce i cattivi e dà ragione a chi ha ragione. Con la forza.
Un diritto che si limitasse a dire chi ha ragione e chi ha torto,
senza poi – ad esempio – restituire l’oggetto del contendere al
legittimo proprietario, o senza mettere in galera l’omicida riconosciuto
tale, sarebbe una parodia del diritto.
È questo il rischio che corre
il diritto internazionale. Esso infatti ha come norma fondamentale
“pacta sunt servanda”: tutti i paesi devono mantenere
i patti, cioè osservare i trattati liberamente sottoscritti.
Ma per cominciare non tutti i paesi hanno sottoscritto fra
loro dei patti. Per esempio, tra Israele ed Arabia Saudita non
c’è neppure uno scambio di ambasciate. Poi, mentre i
cittadini sono costretti ad obbedire al diritto penale, perché
emanato da un potere superiore (lo Stato), nel caso di “pacta sunt
servanda” si ricostituisce lo schema privatistico, cioè quello
dei contratti liberamente sottoscritti tra privati. Sicché
quando Saddam Hussein invade il Kuwait, se prima non aveva firmato un
trattato di non aggressione, non viola neppure il diritto internazionale.
Compie una prepotenza, quello sì, ma nell’ambito internazionale
la prepotenza si chiama “conquista”.
Infine, se l’Iraq quel patto di
non aggressione l’avesse firmato, è vero che “non avrebbe
dovuto” invadere il Kuwait, perché pacta sunt servanda,
ma nelle controversie internazionali la vittoria arride al
più forte, non necessariamente a chi aveva ragione. Oltre
tutto, alla lunga tutti dimenticano l’illegalità di una conquista
e considererebbero illegale il tentativo di restaurare lo status
quo. Quanta gente approverebbe oggi una guerra degli Stati Uniti
per ridare l’indipendenza al Vietnam del Sud?
L’espressione per cui l’Iraq “non
avrebbe dovuto” invadere il Kuwait abbisogna dunque di
precisazioni. Il cittadino che si sente dire dallo Stato “devi
pagare le tasse” sa che, se non le paga, lo Stato gli sequestrerà
qualche bene per soddisfarsi su di esso. Viceversa uno Stato
– che non si trova a fronteggiare un super-Stato che impone
la legge - deve solo rispettare i trattati per motivi morali
o politici. Non c’è un potere che gli possa imporre qualcosa.
Il diritto internazionale, per se, non è cogente. Esso è
caratterizzato dall’impossibilità di un’applicazione
forzosa dei suoi principi e non può imporre nemmeno
il rispetto dei trattati liberamente sottoscritti. Somiglia
ad un poker in cui si seguono certe regole ma nulla impedisce che,
ad un dato momento, uno dei giocatori tiri fuori di tasca una
pistola e arraffi il “piatto”.
La legalità internazionale funziona
finché gli interessati hanno interesse a che funzioni:
cade invece nel nulla se, per propria o altrui iniziativa,
si passa alle maniere forti. Dunque non si può dire
che “Con la politica dell'attacco preventivo il governo Bush
ha voltato le spalle al diritto internazionale”. Anche ad
ammettere che ci fosse un diritto internazionale che permettesse
l’azione di forza solo all’attaccato, chi vieterebbe di dire
agli Stati Uniti che essi hanno risposto ad un attacco, per esempio
nel caso dell’Afghanistan? E se gli si obiettasse che questa
tesi è molto più difficile da sostenere in altri casi,
per esempio l’Iraq, chi impedirebbe agli Stati Uniti di rispondere:
“Abbiamo reputato che fosse in gioco la nostra sicurezza e tanto
basta?” Visto che effettivamente basta, a chi ha la forza di agire?
È vero che perfino Hitler,
da quell’abile manipolatore di folle che era, simulò sfrontatamente,
per invaderla, d’essere stato attaccato dalla Polonia. Questo
avvenne perché già allora esistevano delle pubbliche
opinioni con preoccupazioni morali e il dittatore ne tenne il debito
conto. Ma oggi il fenomeno è diventato un’autentica valanga.
Tutti hanno una incompressibile tendenza a credere che la realtà
internazionale sia governata dal diritto e dai giudici. Vivendo
da privati in società civili, e non avendo esperienza
di guerre, non si rendono conto che, oggi come sempre, il
leone non chiede alla gazzella il diritto di mangiarla. Così
come Cesare non chiese alla Gallia il permesso di conquistarla.
In natura l’unico diritto è il diritto del più forte.
E se nella società si considera che questo sia orribile,
è perché ci si è abituati al fatto che c’è
una forza superiore a quella dei singoli, cioè la forza dello
Stato che impone il diritto. Ma si dimentica che da un lato non
c’è e non può esserci un potere disinteressato al
di sopra degli Stati, dall’altro che perfino all’interno dello Stato
il principio del diritto del più forte non è negato:
è semplicemente trasferito allo Stato.
L’ineliminabile tragedia
del diritto internazionale è che esso sostanzialmente
non esiste. Il Kuwait invaso ebbe ragione e l’Iraq torto,
ma che speranza avrebbe avuto di riconquistare la propria sovranità
solo su questa base? Esso la ricuperò non perché
aveva ragione, ma perché i suoi alleati furono più
forti dell’invasore. Per salvare la propria indipendenza, a
che sarebbe servito alla Corea del Sud il fatto di essere il
paese aggredito, se non fossero intervenuti gli Stati Uniti? A
che cosa è servito al Vietnam del Sud l’essere il paese
aggredito, una volta che gli americani si sono ritirati?
Il diritto internazionale è
fatto di trattati che governano il tempo di pace. Cioè
gli scambi economici, i matrimoni fra cittadini dei loro
paesi, le alleanze militari e tutti quei rapporti che è
meglio regolamentare per una più armonica convivenza. Ma
il vigore di tutti questi trattati è fondato sul consenso.
Quando esso viene meno – per motivi giuridicamente accettabili
o anche per motivi giuridicamente inaccettabili –il singolo
Stato ritrova intera la propria libertà d’azione. E vince
se è forte, perde se è debole.
Gli Stati Uniti hanno fatto capire
alle anime belle che la comunità internazionale è
come la savana africana. Chi attacca il leone pensando che si
conformerà alle regole dei boy scout commette un errore.
Può essere un errore perfino mordere la coda di un leone
considerato sdentato come la Gran Bretagna. L’Argentina ne
ha fatto un’amara esperienza, con le Falkland.
Gli Stati Uniti non hanno voltato
le spalle al diritto internazionale. Hanno semplicemente
usato per la loro sicurezza la base sostanziale del diritto
internazionale: il diritto del più forte.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 15 dicembre 2005
NON CI SONO SCIALUPPE
Volete avere un'idea
di che cosa farà la sinistra al governo? Per esempio:
«un prelievo improvviso e coatto sulle giacenze e sui
depositi monetari»: lo fece già Giuliano Amato,
capo del governo nel 1991, sottraendo denaro dai nostri conti
correnti. Poi, ancora «il congelamento dei BOT», che
non vi saranno pagati, né capitale né interessi: lo
fecero Ciampi e Prodi, apostoli dei poveri e dei lavoratori. Ma non
basterà, naturalmente, a coprire i fabbisogni dello
Stato. Non vorrete mica che i deputati dimezzino il loro stipendio
da 10 mila euro mensili, o la signora Elisabetta Spitz, direttrice
del Demanio (e incidentalmente moglie di Follini) subisca dei tagli
sul suo emolumento annuo di 326 mila euro; o ancor meno che il segretario
del Quirinale Gifuni si impoverisca accettando un taglio sul suo
milione di euro annui. No, loro no. Sarete voi che dovrete continuare
a pagare quegli stipendi.
Ed ecco allora la prossima
mossa del futuro governo delle sinistre: la «supertassa
sulle rendite finanziarie». Non lo sta già dicendo
Bertinotti? Sospiro di sollievo: ora pagheranno i Tronchetti
Provera, i Passera, i De Benedetti, i Romiti.
No, loro no. Toglietevi
le illusioni. Per la sinistra, le «rendite
finanziarie» sono ad esempio: il reddito virtuale della casa
di vostra proprietà e che abitate (e di cui state magari
pagando il mutuo), ossia quello che guadagnereste se, andando a
vivere sotto i ponti, cedeste il vostro appartamento in affitto,
insomma soldi che non avete. Questo tasseranno, e ancor più
sulle seconde case.
Altre «rendite»
vostre: gli interessi (0% o anche 2% reali) sul conto
corrente, o sul libretto di risparmio; quelli miserabili
sui BOT e sulle obbligazioni dubbie che la vostra banca
vi ha rifilato, mai superiori al 3%.
Tutte «rendite»
esposte indifese, ventre all'aria, al saccheggio sotto
pretesto «sociale».
Tassare i ricchi: imposta
punitiva sui patrimoni, invoca Bertinotti. Il «patrimonio»
cui pensa, il più facile da colpire, è la casa
di proprietà, posseduta (per forza maggiore, mancando
un mercato degli affitti) da 73 italiani su cento. Quella
verrà supertassata ancora una volta. «Patrimoni»
sono i vostri risparmi accantonati.
Tronchetti
Provera non ha risparmi, ha solo
debiti. Romiti (Impregilo) è stato salvato dalla
bancarotta per debiti affidandogli la commessa del ponte
di Messina; la sinistra cancellerà quel progetto (ed è
forse un bene), ma allora l'Impregilo percepirà miliardi
di euro in penali e risarcimenti - è per questo che
è stato varato il progetto del Ponte. Per Romiti, non
per i siciliani.E le pensioni? Saranno «riformate»:
e i sindacati non muoveranno un solo gemito di protesta (loro
che vivono con 2 mila miliardi annui di denaro estratto dai
portafogli dei lavoratori), quando sarà al potere
la loro sinistra. La Germania ha già ridotto del 25% le pensioni,
e nel 2004 non ha pagato le tredicesime: ecco un esempio di
«riforma» che sarà subito imitato. Dopotutto,
Schroeder è di sinistra, e così il suo ministro,
l'ex terrorista rosso Joska Fischer. Tanto, non ci saranno manifestazioni
di piazza né scioperi generali di protesta. E se poi le cose
vanno davvero male, faranno come l'Argentina: blocco dei depositi
bancari. Permesso di ritirare solo 200 euro la settimana. Non
dovete credere a me. Credete a Eugenio Benetazzo, che sulla situazione
italiana ha scritto un libro coraggioso, spietatamente ben informato
e agghiacciante, che disturba l'orchestrina degli idioti: «.Eugenio Benetazzo, Duri e puri - aspettando un nuovo
1929 - Edizioni La
Riflessione, 2005»
Benetazzo è un trader professionista
e operatore di borsa indipendente, con una cultura
(che i trader normali non hanno) sulla storia dell'economia.
Non parla di politica in questo libro; non critica la sinistra
o Berlusconi. Enumera freddi fatti, che portano alle conclusioni
che avete letto più sopra. L'idea di Benetazzo è
che l'Italia è il Titanic. La metafora «profetizza
l'inabissamento del nostro Paese sia a livello sociale ed economico,
e descrive il comportamento dei passeggeri», ossia noi
italiani. Le orchestrine dell'idiozia televisiva e calcistica,
pagate dai padroni che sono già saliti sulle scialuppe per
primi, stanno ancora suonando. Per distrarci. E non farci sapere
che i compartimenti del nostro transatlantico sono già allagati.
Già: perché
non è che l'Italia «rischi di affondare».
Sta già affondando da mesi.
La nostra piccola industria
è devastata in tutti i settori in cui era
«forte» (tessile, oreficeria, meccanica, calzaturifici,
mobili) dalla competizione cinese. Perché i nostri
micro-imprenditori (ex operai, diventati ricchi, ma rimasti
ignoranti) hanno continuato a sviluppare questi settori
stramaturi, non avendo i mezzi intellettuali per lanciarsi
nelle attività che vinceranno in futuro: «biotecnologie,
informatica applicata, energia, trasporti di terza generazione»,
enumera Benetazzo. «Tutte le inefficienze degli anni
passati adesso si iniziano a pagare. Il conto sarà
salato, e lo si paga con posti di lavoro in meno». E' solo
questione di mesi, e poi - tra il 2006 e il 2007 - i posti di lavoro
cominceranno a scomparire a cascata, a migliaia. Il
nostro popolo che adora il «posto fisso» forse smetterà
di guardare l'«Isola dei famosi»?
Si affollerà attorno alle scialuppe?
Non ci sono scialuppe. Siamo un popolo con sei milioni
di analfabeti. Un popolo che non ha studiato, e che è
avanzato negli ultimi 20 anni di storia senza mai pensare un
minuto, cullandosi nell'illusione che il suo dozzinale benessere sarebbe
stato eterno. Ma la Cina, di analfabeti, ne ha 300 milioni: che
però si accontentano di 30 euro mensili per fare i braccianti
e i cavatori. Perché mai i nostri analfabeti dovrebbero
reclamare salari migliori? I posti ben pagati per analfabeti sono
già tutti occupati: da deputati, eurodeputati, magistrati
e consulenti regionali.
Un Paese che perde quote
di mercato, e intanto è schiacciato dalle tariffe
più alte del mondo per elettricità, energia,
telefoni (non vorrete mica che paghi Tronchetti Provera);
strangolato dalla burocrazia più principesca del pianeta,
da presidenti di ASL con salario fra i 150 e i 300 mila euro
annui (pari a quello del presidente degli Stati Uniti, per
capirci). Schiacciato sotto il tallone del costo di Ciampi (200
milioni di euro l'anno), quel Ciampi che si commuove quando parla
della «patria» - ed ha perfettamente ragione, visto che
la patria ha dato tanto a lui. E dalle banche. Volete farvi un'idea
di cosa accadrà di voi, se state pagando un mutuo, e il tasso
primario dell'euro salirà di uno o due punti? C'è bisogno
di spiegare che la vostra rata di mutu passerà da 780 a 940
euro mensili? Leggete Benetazzo, vi dà anche buoni consigli.
Molti dovranno vendere le case che non possono più pagare.
Che cosa avverrà della bolla finanziaria che fa costare 160
mila euro appartamentini che sono covi per scarafaggi? Di colpo,
il vostro habitat da scarafaggi varrà, diciamo 100 mila euro.
O anche meno.
Insomma, il libro di
Benetazzo mi è piaciuto. Meno mi è piaciuto
il consiglio implicito di cominciare a linciare qualche
politico per la strada, pour encourager les autres.
E' un buon consiglio (è troppo tardi per fare qualcosa
d'altro), ma imperfetto; perchè dimenticare presidenti
di ASL, Gaetano Gifuni, direttori del Demanio, manager di aziende
pubbliche, l'insieme delle burocrazie inadempienti che ci derubano?
Tanto, non servono a nulla.
(contributo arrivato all'email
di Roberto Napolitano)
Massima del giorno
In politica, due
più due fa una cifra qualunque.
G.P.
MOLLICHINE
El Baradei: "Il mondo sta perdendo
la pazienza sull'Iran e sul suo piano di riarmo nucleare".
C'è perfino il rischio che le scappi un'imprecazione.
Quando
gli chiesero perché non avesse consultato i palestinesi
prima di emettere la Dichiarazione Balfour del 1917, il premier
Lloyd George rispose sarcastico: "Non potevamo parlare con
loro, erano troppo impegnati a spararci addosso".
Follini,
su Messina: "Si tratta dell'ennesimo campanello d'allarme".
Ma lui ha l'aria lieta. Tanto, gioca a vinci-perdi.
Sulla
Tav, Lunardi: "Ogni passo avanti è importante".
Ogni passo? Ma non si parlava di alta velocità?
Per
Damasco in Libano un giornalista anti-siriano e tre gorilla
sono stati uccisi "solo per diffamare Damasco"! Ai siriani
non gli rimane che assassina Assad per diffamare Beirut.
Gianni Pardo
LA
TORTURA
Quanto vale una vita, quanto
vale l'integrità fisica altrui, quanto vale il senso
di umanità? Di primo acchito, a queste domande si è
tentati di rispondere che una vita ha un valore inestimabile e indiscutibile,
che l'integrità fisica altrui va comunque rispettata e che
il senso di umanità è un elementare dovere di noi tutti.
Ma veramente la pensiamo così? La domanda può
suonare offensiva: nessuno ama vedere messa in dubbio la propria
parola. Purtroppo però non conta ciò che sinceramente
si pensa ma ciò che si fa nel momento del pericolo. Inoltre
la vita umana è la cosa che vale di più in tempo di
pace e nei paesi civili e prosperi: mentre nelle civiltà primitive
è facile uccidere e si mette disinvoltamente nel conto di
potere essere uccisi. In caso di fallimento politico o militare
a Roma non raramente ci si suicidava. Né si considerava strano
che il vincitore sopprimesse il vinto, come fece Cesare con Vercingetorige
e come Vercingetorige avrebbe certamente fatto con Cesare, se fosse
stato lui a vincere. In oriente infine era pressoché naturale
che chi vinceva la gara per il trono uccidesse non solo gli altri
concorrenti ma anche le loro famiglie, per non lasciare vivi futuri
pretendenti o futuri vendicatori.
Si dirà che tutti
questi sono esempi lontani nel tempo. Che oggi siamo
più civili e che cose del genere ci fanno orrore.
Purtroppo neanche questo è vero. Non solo la vita di
un singolo fante, nella Prima Guerra Mondiale, veniva spesa
con estrema disinvoltura (era un granello di sabbia nel deserto)
ma si sono avuti, proprio nel Ventesimo Secolo, decine di milioni
di assassinati a freddo da dittatori senza scrupoli come Stalin,
Hitler e Pol Pot. E si deve precisare che è vero, Stalin, Hitler
e Pol Pot i massacri li hanno ordinati, però coloro che li hanno
materialmente compiuti, con la più grande disinvoltura,
quando non con piacere, sono state decine di migliaia di uomini. Magari
compatrioti degli ammazzati e in tutto simili a loro.
Fin qui s'è parlato
di morti per ragioni militari o politiche (quando
non paranoiche, come la strage degli ebrei). Crimini immensi
e pressoché impersonali. Più interessante, teoricamente
e dal punto di vista etico, è invece discutere il
caso in cui si tratti di infliggere la morte o la sofferenza ad
una persona singola, deliberatamente, da parte di quello stesso
Stato che impone severi divieti per simili pratiche. In questo
caso tutti sono pronti a dire che non ci si deve abbassare a tali
comportamenti e che chiunque lo faccia, se pure nell‚interesse
della collettività, dev'essere inesorabilmente punito. Ma,
anche qui, siamo sicuri che è quello che pensiamo?
Barbara Spinelli direbbe di sì.
Essendo moralista e di sinistra, contesta vivamente i
metodi illegali. Dopo avere citato (nella sua omelia del
4 dicembre) le novità nel comportamento dei Servizi Segreti,
scrive infatti: "I risultati del Nuovo Paradigma sono
conosciuti. Nel 2003 scoppia lo scandalo delle torture a Abu
Ghraib" e poi passa ad elencare i grandguignoleschi (e verosimili)
tipi di tortura usati nel mondo per estorcere notizie.
Deprecandoli moralmente e soprattutto negandone l'efficacia
concreta, visto che possono condurre a notizie false. Purtroppo
per lei, la tesi è contestabile. Innanzi tutto, quando
scrive "i risultati del Nuovo Paradigma sono conosciuti" non s'accorge
di darsi la zappa sui piedi. I risultati, a naso, sono che dall'11
settembre 2001 si sono avuti in Europa e negli Stati Uniti solo
gli attentati di Madrid e Londra. E sono più di quattro anni.
In secondo luogo, la citazione di Abu Ghraib è assurda, visto
che lì i maltrattamenti sono stati inflitti per capriccio
da cani sciolti militari, non dai Servizi. Infine la tesi per cui
le notizie estorte siano inaffidabili è vera nella misura
in cui non è possibile effettuare un controllo. Ma se un interrogato
dice: "abbiamo sotterrato nel tale posto una tonnellata d'esplosivi"
è proprio impossibile accertarsene?
È meglio tornare all'argomento
principale e limitarsi a discutere la cosa moralmente e giuridicamente.
La tortura, come dimostra una tradizione millenaria prima
di Voltaire e Beccaria, è stata ritenuta utile nella ricerca
della verità. Poi, giustamente, essa è stata
respinta nei paesi civili: ma non perché inefficace. È
stata respinta perché moralmente inaccettabile. Normalmente.
E questo avverbio pesa moltissimo.
Si faccia il caso di un
pedofilo sadico il quale ha sotterrato una bambina viva
in un ristretto spazio a chiusura stagna, per farla morire
soffocata, a poco a poco, quando l'ossigeno si esaurirà.
Si ipotizzi pure che quell'uomo sia arrestato e che la polizia
non sappia dove è sotterrata la bambina. Che fare? Rimane
solo l'alternativa tra lasciare che la bambina muoia o torturare
il criminale per farlo parlare. È un problema da nulla?
Teoricamente agli inquirenti, per non avere scrupoli di coscienza,
basterebbe dire che il responsabile della morte orrenda di quella
povera bimba sia solo il criminale e che dunque nessuno può
avere rimorsi per non averla impedita con qualunque mezzo. Ma sarebbe
giusto che, per amore della legge e dei principi etici, un uomo che
uccide con questa crudeltà non sia sfiorato neppure con un dito,
mentre un'innocente soffre orribilmente ciò che quel criminale
non soffrirà mai? Siamo sicuri che non sarebbe giusto chiudere
quel criminale in uno spazio molto più ristretto, per esempio una
bara, per fargli provare ciò che sta infliggendo ad una bambina
incolpevole, dicendogli che lo si tirerà fuori solo se dirà
come salvarla? Se si avesse successo in questo modo, chi si sentirebbe
di punire i poliziotti per avere "torturato" l'arrestato? Questo
genere di problemi è così importante che, di solito,
lo si risolve dietro le quinte. E questa nota non è secondaria:
non è un caso che i Servizi siano Segreti.
È tendenza naturale
dell‚uomo prevaricare su chi è in suo potere. Per
questo bisogna impegnarsi a limitare gli abusi e a punirli
severamente. Tuttavia non si può rinunziare al buon senso.
È triste che a volte si debba ricorrere all'illegalità,
è innegabile che bisogna farlo solo in casi estremi,
ma uno Stato non può, per rispetto delle sue proprie leggi,
mettere a rischio la sicurezza dei cittadini. Pur continuando a
proclamare incontestabili ed alti principi morali, permetterà
dunque ai suoi Servizi Segreti omicidi mirati, torture, violazioni
della sovranità degli altri paesi ed ogni sorta di delitto. Nei
film di 007 si parlava, con apparente audacia, di licenza d'uccidere.
Nella dura realtà si va oltre: si va all' "ordine di uccidere".
E un ex-agente, come quello citato dalla Spinelli, che rivela i segreti
dei Servizi, non ha uno scatto di moralità, è semplicemente
un traditore.
Presto uscirà sugli schermi un film sulla
vendetta degli israeliani per l'omicidio degli atleti nelle Olimpiadi
di Monaco del 1972. Nessuno contesta che uno Stato ha il diritto
di punire solo le persone arrestate sul proprio territorio: ma quid
iuris, se un criminale, commesso il delitto, si rifugia in un altro
Stato che lo protegge? In questo caso, il paese offeso non può
né amministrare giustizia né ottenerla dall‚altro Stato.
Non gli rimane che subire il torto senza contropartita o, appunto,
farsi giustizia da sé. Ecco perché tutti i paesi che,
per timore del terrorismo islamico, hanno protetto o tollerato i criminali,
hanno costretto Israele a vendicarsi da sé, anche ad anni di
distanza ed anche a migliaia di chilometri da Gerusalemme. Se fosse
bastato richiedere l'estradizione dei mandanti, degli organizzatori
e degli esecutori della strage di Monaco, quel piccolo paese non si
sarebbe dato la pena di montare un'operazione complessa, audace e -
in definitiva - giustificata solo dallo stato di guerra posto in essere
dal nemico.
Se si deve lottare contro il terrorismo,
contro persone che non attribuiscono valore neppure alla
propria via (uomini-bomba), non si possono avere molti scrupoli.
È comprensibile che l'onesto borghese volti la testa
e guardi da un'altra parte ma i Servizi Segreti il lavoro sporco
lo devono fare. Solo un ingenuo può pensare che tutto sia
perfettamente conforme al codice penale. Solo un imprudente potrebbe
predicare che, se si scoprisse tutto, bisognerebbe punire le barbe
finte. Nella sostanza, primum vivere, deinde philosophari.
La realtà che fa scattare la ragion
di Stato è durissima. Si può avere la tentazione di chiudere
gli occhi per non vederla ma, chiudendo gli occhi, non
sparisce. Uno Stato civile e democratico deve evitare ed eventualmente
punire i delitti non necessari e gli eccessi dei suoi
organi segreti. Ma se ci si aspetta che uno Stato civile
e democratico sia una pecora pronta a farsi uccidere dal primo
venuto si sbaglia pesantemente. Se l'attacco è vile e
crudele come è stato l'assassinio degli atleti di Monaco,
un paese che voglia sopravvivere reagisce spietatamente. Se l'attacco
è delirante e sanguinoso come quello alle Torri Gemelle,
il paese aggredito, non che rispettare la sovranità di un
paese come l'Afghanistan, addirittura lo invade e lo sottomette.
E se si è disposti a fare una guerra - con quello che una
guerra costa in termini di vite umane e di spese militari - figurarsi
se non si è disposti a fare a fette qualcuno che può
rivelare in tempo su quali aerei si imbarcheranno coloro che vogliono
farli schiantare sulle Twin Towers.
Tutto quanto è
stato qui scritto è profondamente immorale. Immorale
come fu il padre della politologia, un certo Machiavelli.
Ma bisogna ricordarsi che se la pubblica opinione, dopo un
gravissimo e sanguinoso attentato, fosse informata che con un'azione
illegale esso poteva essere evitato, essa stessa non mancherebbe
di accusare il governo di viltà e d‚incapacità.
L'illegalità appare del tutto inaccettabile solo fino a quando
non ne dipende la nostra vita.
Gianni
Pardo giannipardo@libero.it
- 11 dicembre 2005
Massima del giorno
Non è necessario
sperare per intraprendere né riuscire per
perseverare. Guglielmo d'Orange. Il caro Guglielmo avrebbe
speso la vita cercando di risolvere la quadratura del circolo.
G.P.
MOLLICHINE
È morto Paolo
Sylos Labini. Ce ne dispiace. E per giunta non risulta
che Berlusconi abbia un alibi.
Blair: "Sempre inaccettabile, la
tortura". Soprattutto dall'interessato.
"Le forze di sicurezza palestinesi
hanno arrestato tre membri del Jihad islamico". Poi hanno
fatto testamento.
Nilo Durbiano, sindaco valsusino:
"Torino e Roma continuano a non capire cosa sta avvenendo qui".
Passi per Roma, ma da Torino a Susa si può andare a piedi.
Ciampi: ha ammonito che "gli affari
non sono mai al di là dell'etica". Sono al di qua,
infatti. O anche sopra o anche sotto.
Il 1° presidente della Cassazione,
Marvulli, sulla ex Cirielli: "Un obbrobrio che avrà
effetti devastanti". La serenità olimpica della magistratura.
Rice: "C'è un divieto contro
la tortura", per gli americani, dovunque e comunque. Come
si dice in italiano to turn a blind eye?
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu
non ha voluto condannare l'attentato a Netanya (Israele)
. Uccidere civili ebrei non è contro i principi dell'Onu.
RaiNews 24 ha rivelato che i soldati
italiani cercano di uccidere i nemici che sparano su di loro.
I giornalisti invece offrirebbero l'altra guancia.
Venaus. Feriti 18 agenti e due manifestanti.
Come si giustificano, quei due?
Gianni Pardo
Come e' bello sentirsi amati
Uno accende la radio
alla mattina e sente che un barbuto presidente iraniano,
basso, magro , occhi da invasato, dal nome impronunciabile
per molti , tale Ahmadinejad, nel suo discorso alla Mecca
durante la conferenza islamica, dopo aver graziosamente definito
Israele un "tumore", ha pronunciato queste parole:
"Noi non crediamo
che Hitler abbia ucciso sei milioni ebrei", ha
detto Ahmadinejad, aggiungendo che, nell'ipotesi che ciò
sia veramente successo, allora i governi di Vienna e Berlino
dovrebbero cedere due o tre loro province ai sionisti perché
vi si insedino, risolvendo una volta per tutte in questo modo
il conflitto israelo-palestinese.
"Se Germania e Austria
si sentono responsabili per le sofferenze patite per
colpa loro dal popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale
- ha spiegato il presidente iraniano rispondendo a un'intervista
televisiva - allora tutto ciò che devono fare è
creare uno stato sionista entro i loro territori. Il punto è:
da dove vengono coloro che oggi governano la Palestina da
occupanti? Dove sono nati? Dove vivevano i loro padri? Essi non
hanno nessuna radice in Palestina, ma ne hanno preso il destino
nelle loro mani".
Queste parole
sono state accolte dalle urla fragorose degli astanti,
pronti a mettersi un coltello fra i denti e andare a squartare
il primo ebreo che attraversasse la loro strada.
Il mondo critica con
un po' di timore, dopotutto non e' salutare offendere
il nanetto Ahmadinejad.
Il mondo condanna in
modo molto soft perche' sa che e' sempre meglio non
contraddire un musulmano fanatico e sa benissimo che nessuna
minaccia a Israele ha il potere di sollevare le masse.
Chissenefrega! Sono
solo ebrei, li hanno ammazzati e perseguitati dalla
notte dei tempi.
La gente e' abituata,
non fa una piega, gira stazione, cambia canale,
volta pagina e, almeno in Italia, si occupa della Lecciso.
Molto meglio e piu' saggio.
Del resto, diciamocela
tutta, il tiranno iraniano non e' il primo a fare
simili affermazioni, e' stato preceduto, nel silenzio di
tutto il mondo, da altri personaggi di rilievo.
Lo ha detto ,
in modo diverso ma lo ha detto , Ghandi: "non
vedo perche' creare uno stato per gli ebrei, gli ebrei
sono cittadini integrati dei paesi in cui vivono".
In effetti tanto integrati
che li hanno usati per concimare la terra, per fare
lampadari e abat-jour, per fare sapone. Forse per questo
gli spagnoli li hanno chiamati marranos, maiali, degli ebrei
e dei maiali si usa tutto, non si butta niente.
Ma forse Ghandi non
sapeva come gli europei intendevano usare questa
"integrazione".
Lo hanno detto in varie occasioni anche
Arafat e Gheddafi, il primo adorato del mondo intero, il secondo
e' baciato in bocca da presidenti e ministri europei che
fanno a pugni per essere ricevuti nella sua meravigliosa
tenda da beduino ricco. "Gli ebrei devono tornare in Europa",
hanno sempre urlato i due tiranni.
E il mondo ascoltava
in silenzio.
Si, e' bello
sentirsi tanto amati.
Poi uno, gia'
con un po' di mal di stomaco e dopo aver bevuto una
dose di Maalox, si siede al computer, entra in internet
e legge che Maurizio Blondet sulla Padania del 07.12.2005,
ha dichiarato:
"Gli immigrati ebrei
europei non hanno questo rapporto naturale con la
terra di Palestina, e perciò le loro azioni, l'espulsione
degli abitanti originari, la distruzione di villaggi «dalle
belle architetture», sono da paragonare a «virus»
predatori e avvelenatori".
Siamo dunque anche
un virus, un virus predatore e avvelenatore, peggio
dell' aviaria, peggio dell'asiatica, peggio dell'AIDS.
Il virus pero' ha ridato
alla Terra di Israele una dignita', dopo che gli
arabi i quali, sempre secondo Blondet, adorano la terra
, l'avevano resa negli anni un cumulo di sabbia e di pietre.
Il virus ha trasformato il deserto in terra del latte e del
miele.
Beh, non c'e' male
per essere un virus avvelenatore.
Dunque riepiloghiamo:
tumore, virus...fuori da Israele...aspettiamo il prossimo.
Si, e' bello sentirsi
tanto amati.
Abbiamo pero' anche
una bella notizia, perbacco!
Finalmente, dopo 60
anni, abbiamo vissuto in questi giorni un avvenimento
storico:
Israele e' stata ammessa
a pieno titolo nella Croce Rossa Internazionale.
A pieno titolo? si,
circa, piu' o meno, non andiamo troppo per il sottile.
Si tratta di Israele,
dopo tutto, e la Croce Rossa e' da sempre agli ordini
degli arabi, quindi... niente di piu' che " circa e piu'
o meno"!
Per 60 anni gli arabi hanno vietato
al Magen David Adom di entrare nella Croce Rossa Internazionale.
Per 60 anni il mondo ha obbedito
senza vergogna.
Per 60 anni il MDA e' andato
in giro per il mondo ad aiutare le popolazioni dopo terremoti
o diluvi o disastri naturali e di guerra.
Per 60 anni il MDA si e' sentito
dire dai governi dei paesi islamici "non accettiamo il vostro
aiuto" allora Israele, paziente e comprensivo, lo riportava
in Patria, levava le etichette dalle tonnellate di pacchi
pieni di cibo , coperte e medicinali e li rimandava indietro
senza la scritta "made in Israel".
Da due mesi il MDA lavora segretamente
in Pakistan dopo il terremoto che ha distrutto mezzo
paese, lo fa in silenzio, zitti e buoni, per carita', che non
si accorgano che siamo ebrei, che non si rendano conto che
tutto quello che diamo viene da Israele.
Tutto questo e' successo sempre,
per 60 lunghi e schifosissimi anni.
Adesso pero' , ehehehe, le cose
cambieranno. Finalmente e' stata fatta giustizia.
Adesso il MDA e' entrato ufficialmente
a far parte della CRI...solo che....il suo simbolo...
la stella rossa, bellissima, non dovra' essere messa in
mostra perche'...sapete.... potrebbe urtare la sensibilita'
degli odiatori di Israele, arabi, islamici, e loro schiavetti.
Quindi cosa deve fare il MDA? Semplice
no? Deve fingere di non essere ebreo e al posto della
stella rossa deve adottare il simbolo del rombo rosso ma,
udite udite, mica sono dei bastardi veri e propri quelli
che girano intorno a Croce Rossa e Mezzalunarossa, no, sono
comprensivi e allora hanno dichiarato che, per gentile concessione,
Israele potra' inserire la stella dentro il rombo ma solo,
sia chiaro e tassativo quel "solo", nei paesi che non si mettono
a vomitare alla parola ebreo, alla parola Israele.
Si, e' bello sentirsi tanto amati.
Deborah Fait - informazionecorretta
BELLE & BALLE &
BALLERINI
In ballottaggio tra
disperanze e media, mentre fate dai capelli chiari
e dall'ombra leggera preparano il pentolone con
gli ingredienti per l'incantesimo fuori dall'ordinario com'è
quello di rendere umano il disumano, per oggi, mentre
la Tamaro Susanna, passando per "Che tempo fa"
di Fabio Fazio, è diventata "quasi più
comunista di tanti che si professano tali" (!), in
contemporanea e in abbinata mi ritrovo a leggere su
Style - mensile del Corriere della Sera - del
ballerino Roberto Bolle e della bella Margherita Missoni che
raccontano le loro simpatie di sinistra (con "voto
a Prodi"...) mentre Enzo Ghinazzi - si, insomma, Pupo
- dichiara che "I comizi della la Lega sono volgari,
violenti e diseducativi" mentre "la sinistra è
arrogante".
Sarà, ma
non è che la notte della ragione genera magazine?
cp, 09-12-05
«Saddam si dice duce»
New York. Nessuno
è riuscito a motivare, giustificare e legittimare
l’intervento militare in Iraq meglio di quanto ha
fatto lunedì mattina l’ex rais Saddam Hussein in
persona. L’ex dittatore iracheno è sotto processo a Baghdad
e ieri ha scelto di non presentarsi in aula, sicché
l’udienza è stata rinviata al 21 dicembre, dopo
le elezioni parlamentari di settimana prossima, le terze
in un anno.
Ma
lunedì Saddam c’era. L’avete visto su tutti
i giornali e su tutte le televisioni: vestito col solito
completo grigio a righe e con un’elegante camicia bianca, Saddam
teneva il Corano in mano (lui, il presunto dittatore “laico”)
e minacciava col dito alzato giudice e testimoni.
Eppure
non è stata raccontata la cosa più importante
accaduta in quell’udienza, una frase urlata da Saddam
e riportata, timidamente, soltanto dal New York Times
di martedì. L’ex dittatore, infatti, si è
paragonato a Benito Mussolini e parlando di sé in terza
persona ha detto che “Saddam Hussein è l’uomo che seguirà
il percorso di Mussolini, il quale resistette all’occupazione
fino alla fine”. In una sola frase c’è la quadratura
del cerchio e la conferma delle teorie elaborate dagli intellettuali
di sinistra Christopher Hitchens e Paul Berman (e da un piccolo
quotidiano di opinione), secondo cui l’islamismo radicale e
il baathismo saddamita sono le due facce della stessa medaglia
islamo-fascista, ovvero la continuazione in salsa araba e musulmana
dei due totalitarismi europei del secolo scorso.
La
conferma non poteva essere più chiara: un ex
dittatore, accusato di crimini disumani, brandisce il Corano,
si paragona orgogliosamente a Mussolini, spiega che l’occupazione
americana in Iraq è dello stesso tipo di quella
che liberò l’Italia dal fascismo e svela che i “resistenti”
iracheni s’ispirano ai repubblichini di Salò.
Paul
Berman, incontrato dal Foglio nel suo ufficio alla
New York University dove tiene un corso su Tocqueville,
cita come un mantra la frase d’ammirazione per Benito Mussolini
pronunciata da Saddam, quasi fosse un tardivo scudo con
cui potersi riparare dalle critiche ricevute dai suoi compagni
di sinistra per aver scritto “Terrore e Liberalismo”, cioè
il libro con cui ha spiegato le ragioni antifasciste della lotta
ad al Qaida e a Saddam: “Questa è una guerra antifascista
– spiega – ed è chiaro fin dall’inizio, ma ora è proprio
Saddam a confermarlo, a dire che Mussolini è il suo eroe.
E’ una continuazione della seconda guerra mondiale, con
la differenza che questa volta l’Italia sta nel campo degli
antifascisti. E’ una cosa nobile per voi, dovreste essere orgogliosi
del fatto che l’uomo che ammira Mussolini possa accusarvi di
essere suoi nemici, di essere antifascisti. Questa volta i soldati
italiani hanno combattuto dalla parte giusta, sono stati molto coraggiosi
e sono morti affrontando il totalitarismo dei nostri giorni.
Siamo
tutti consapevoli del contributo italiano a questa
guerra. E, ripeto, è nobile da parte vostra, specie
ora che Saddam prende a modello Mussolini, specie ora
che non c’è più nessun dubbio sul fatto che
stiamo combattendo una guerra contro gli eredi del fascismo
degli anni Venti, Trenta e Quaranta.
Mi
chiedo come potrà, ora, la sinistra italiana
chiedere il ritiro delle truppe dall’Iraq”.
L’ammirazione
per Mussolini non è una novità.
Nella sua biografia di Saddam, Carlo Panella ricorda
come Khayrallah Tulfah, lo zio che fece al rais da padre
e da mentore, partecipò al fallito golpe pro Mussolini
e pro Hitler del maggio 1941. Il partito Baath, del resto,
fu fondato a Damasco nel 1943, quando la Siria era una colonia
francese e la Francia fascista.
Alla
sinistra che continua a sostenere che Saddam e Osama
sono figli di due ideologie diverse, Paul Berman ribadisce
che continua a commettere un errore: “Non ho mai creduto
che Saddam e Osama fossero stretti alleati e certo ci sono
differenze tra il Baath e al Qaida, ma non vanno esagerate
perché queste differenze c’erano anche nel fascismo europeo:
Mussolini per esempio era laico, mentre Franco era religioso.
Il
Baath ha soppresso gli islamisti, ma allo stesso
tempo era loro alleato in Palestina e in Libano. Il nazionalismo
arabo e l’islamismo radicale corrono su binari paralleli
– dice Berman – Sono movimenti ispirati al fascismo europeo,
definiscono il mondo in termini apocalittici, s’immaginano
un futuro utopico che rimanda all’era d’oro del passato,
hanno il culto della morte e perseguono i loro obiettivi attraverso
massacri di massa”. Hannah Arendt ha identificato i punti di
contatto all’origine del totalitarismo ma, aggiunge Berman,
“le differenze tra nazismo e comunismo sono molto più
grandi di quelle tra baathismo e islamismo.
Prima dell’11 settembre abbiamo sperato che
i due movimenti si cancellassero a vicenda.
Non ha funzionato”.
Articolo
di Christian Rocca, da Il Foglio
Sia benedetta la
loro memoria
Ho aspettato
un paio di giorni prima di scrivere sull'attentato
terroristico di Natanya, volevo leggere le reazioni
dei media italiani. Ero curiosa. Cosa avrebbero detto
i giornalisti? avrebbero espresso tutto il loro sdegno
per questo ennesimo atto di barbarie palestinese contro
civili israeliani?
Ma certo, pensavo, nel momento in cui Israele
fa concessioni territoriali, rinunce, e ritiri
tutti sono amici, tutti diventano improvvisamente
simpatizzanti.
L'ONU ci dice bravi bravi, ministri e
presidenti europei ci fanno pat pat sulla spalla e
dicono che e' ora di stare un po' di piu' dalla parte
di Israele.
La Croce Rossa Internazionale sta quasi
quasi per inserire il Maghen David Adom come membro ufficiale
con tanto di simbolo.
Dopo queste belle notizie di avvicinamento
a Israele, mi dicevo, vuoi che i media non esprimano
sdegno, schifo, riprovazione per i palestinesi che
non si rassegnano alla pace, che votano per i terroristi ,
che mandano assassini suicidi ad ammazzare israeliani
e che poi ballano per le strade alla notizia del successo
dell'attentato?
E invece no! Niente di tutto questo succede.
Anzi tutto il contrario!
Intanto il 29 novembre l'ONU, dopo aver
detto bravi bravi, ha sfornato altre 6 risoluzioni
contro Israele, tanto per non smentirsi e per accontentare
i paesi arabo-islamici che costituiscono la maggioranza
degli stati membri. Ritiro da tutti i territori occupati
e' l'ordine perentorio e il rappresentate palestinese,
gongolando, ha commentato "E' la dimostrazione che il mondo
ha a cuore la causa palestinese".
Piu' che altro il mondo ha a cuore l'odio
per Israele, un odio eterno che trovera' pace soltanto
quando l'ultimo ebreo verra' ucciso.
Andiamo avanti:
E' di oggi, fresca fresca, appena sfornata
e odora ancora di fogna, la notizia che l'accettazione
di Israele da parte della Croce Rossa Internazionale
e' stata rimandata perche' la Siria ha posto come "condizione"
il diritto di poter entrare con le sue ambulanze nel
Golan!
Quindi HALT!
Tutti fermi, Israele ha aspettato 60 anni
puo' aspettare ancora.
La Siria e' un paese terrorista e criminale?
vuole mandare le sue ambulanze, magari riempiendole
di armi, nel Golan perche' lo ritiene ancora suo territorio
pur avendolo perso in due guerre? Sono queste condizioni
inaccettabili?
Non importa. La Siria e' un membro effettivo
della CRI quindi ha voce in capitolo.
Israele aspetti.
E Israele aspetta. Cosa puo' fare in questo
mondo immorale che si inchina ai voleri di tiranni
e banditi?
Cosa puo' fare un paese civile di fronte
all'arroganza degli uni che comandano e alla
debolezza tremebonda degli altri che obbediscono?
E i media dunque, dopo l'attentato,
cosa scrivono? Hanno una parola di pieta' per i morti?
Hanno scritto una sola espressione di condanna
per l'assassino e i suoi mandanti? Hanno una parola di sdegno
per l'inefficienza e la vergognosa politica dell'ANP che si
limita a chiedere soldi e a piangere miseria?
Niente di tutto questo. I media italiani
sono tutti una serenata per il terrorista. Come si
chiamava, quanti anni aveva, chi sono i genitori,
i fratelli, gli zii, il cane, il gatto e il canarino,
e via con le solite porcherie sulle motivazioni e sulla
disperazione dei poveri assassini palestinesi e le interviste
all'avvocato israeliano ma comunista quindi filopalestinese,
che difende i palestinesi terroristi probabilmente perche'
odia Israele come loro.
Allora uno si chiede ma lo avete un cuore
gentaglia? Avete una coscienza? Sapete distinguere
tra bene e male?
Quella jena ha ammazzato cinque
persone che non avevano fatto niente e, se non fosse
stato per l'atto eroico di una guardia giurata israeliana,
ne avrebbe potuto ammazzare 50 di persone e voi lo
eleggete a "uomo del giorno"?
Avete sprecato due righe dei vostri
preziosi giornali per parlare delle vittime?
Avete raccontato come si chiamava l'eroe
che ha affrontato la jena con le mani nude?
No, eh? non interessa, vero? Dopo che
per anni avete raccontato menzogne su Israele, dopo
che per anni avete demonizzato e calunniato gli israeliani
adesso non potete smentirvi, vero?
Bene, la guardia della sicurezza si
chiamava Chaim Amram, aveva 26 anni, poteva uccidere
quella bestia assassina, un colpo in testa e via, invece
non lo ha fatto perche' probabilmente non era sicuro e non
voleva ammazzare un presunto innocente.
Lo ha spinto contro un muro e quello ha
fatto in tempo a premere il bottone e a esplodere insieme a
Chaim e a altre 4 persone che non avevano fatto in tempo a scappare
lontano.
La famiglia dell'assassino ricevera' un
congruo assegno, dolcetti e caramelle.
La famiglia del nostro Chaim ha ricevuto
lacrime e dolore.
I suoi genitori, i suoi fratelli lo hanno
accompagnato al cimitero, hanno pianto, Israele lo
piange.
A Jenin invece i palestinesi ballavano
di gioia durante i suoi funerali e il mondo si chiede di che
livello sara' la reazione israeliana. Nient'altro.
Nient'altro che questo schifo.
Allora, siccome gli scribacchini italiani
non hanno trovato lo spazio per parlare delle
vittime, troppo ne hanno dedicato al loro assassino, le
voglio onorare io e che la terra sia loro lieve:
Daniel Golani, 45 anni, lascia la moglie
e due figli di 17 e 14 anni.
Sia benedetta la sua memoria.
Keinan Tzoami, 20 anni, lascia mamma e
papa', due fratelli e tanti amici.
Sia benedetta la sua memoria.
Alexandra Garmitzki, 65 anni. Lascia
il marito, i figli, i suoi pazienti. Era venuta in
Israele otto anni fa.
Sia benedetta la sua memoria.
Chaim Amram, 26 anni. Il nostro coraggioso
ragazzo che ha bloccato il terrorista. Lascia i genitori
e tre fratelli.
Sia benedetta la sua memoria.
Eliyah Rosen, 39 anni. lascia il marito
e tre bambini, Gal di 12 anni, Noam di 10 anni, e
Ro'i di 5 anni.
Sia benedetta la sua memoria.
Il piccolo Ro'i ha chiesto al papa' :"
Adesso chi sara' la mia mamma?"
Deborah Fait - informazionecorretta
TORRE ARGENTINA
Il governo della Città di Buenos Aires ha deciso
di ricordare il giorno della lotta mondiale contro l' AIDS
con un' iniziativa che sta facendo il giro del mondo per la sua originalità
e impatto mediatico. Nelle foto, ecco come si è svegliato l'
obelisco che caratterizza la città ieri mattina (63 metri di
altezza di profilattico).
( per le immagini ringraziamo Giorgio
Costa, Buenos Aires, Argentina)
A proposito
di Gentile, Togliatti, camice nere, rosse...
«Chi
vuole andare a braccetto con Bottai faccia pure,
va con un antisemita»
" (...) E’ una pretesa
inaudita pretendere la chiusura emotiva di una partita
di quasi settant’anni fa facendo diventare bianco
quel che è nero. Personalmente sono favorevole
ad abbattere tutti i muri e trovo deplorevole ogni censura,
anche nei confronti della pubblicazione del “Mein Kampf”,
il che è però altra cosa dal presentarlo come
la “Critica della Ragion pratica”. Si lasci una buona volta
la possibilità di sviluppare una storiografia libera
e senza reticenze, che rifugga dalle tentazioni ideologiche
di una demonizzazione assoluta del fascismo – come è
quella di chi vuol equiparare Mussolini a Hitler – o di un’opera
di rivalutazione, magari per occultare i misfatti della transizione.
Se invece si vuol continuare a dire che Gentile
era un intellettuale mediocre e responsabile
della politica razziale e proclamare che Bottai era
un grande intellettuale che col razzismo antisemita non
ebbe mai nulla a che fare – il tutto per il sordido motivo
che il primo fu fascista fino in fondo e il secondo coccolò
furbescamente gli antifascisti, ebbene non ci sarà barba
di aristocrazia postcomunista capace di imporre il silenzio.
Giuliano Ferrara si è giustamente stufato e teme che si
continui così fino al 2018: timore fondato."
Clicca qui per leggere l'intero
articolo.
Da IL FOGLIO di martedì 6 dicembre 2005,
articolo di Giorgio Israel
LA SPAZZATURA DI CONDI RICE
Condoleezza
Rice ha detto che tra i servizi segreti degli Stati
europei e i servizi segreti degli Stati Uniti ci
sono degli accordi per la lotta contro il terrorismo.
Le loro azioni - oltre ad essere ovviamente segrete
- possono essere (aggiungiamo) formalmente illegali e fino ad
ora di questo non s'è parlato molto. Ma dal momento
che aleggiano rivelazioni di "scandali", di cui magari si
amerebbe dare la responsabilità ai soli Stati Uniti,
la Rice ha detto: fino ad ora abbiamo collaborato. Tuttavia,
se qualcuno non gradisce continuare, che lo dica e si assuma
pubblicamente le sue responsabilità. Poi magari si difenderà
da sé e da solo.
Quella
che ha sollevato il Segretario di Stato americano
è una questione di vaste proporzioni: il "problema
della spazzatura".
Soprattutto
quando non è costituita da carta o plastica
ma da resti di pesce puzzolente, da pasta acida, da sbrodolature
maleodoranti e d'incerta origine e da ogni altro
rifiuto repellente, la spazzatura fa schifo a tutti.
Si ha dunque il diritto di tenersene lontani. Di non volerla
toccare e di non volere averci a che fare. Perfetto. Solo
che se nessuno la tocca e la rimuove, la spazzatura non andrà
via da sola. Dunque allo schifiltoso e all'igienista è
lecito chiedere: "Te ne occupi o te la tieni? Che ti faccia
ribrezzo è poco importante, fa ribrezzo a tutti. La domanda
è: te ne occupi o te la tieni?".
Quando
si sia in una società in cui esistono servizi
di nettezza urbana, l'incaricato potrebbe porre quest'altra
domanda: "Della spazzatura mi occupo io, d'accordo:
ma riconosci almeno che se non lo facessi io dovresti
farlo tu? Riconosci che ho pari dignità umana rispetto
a te? Riconosci che chi si fa questo non solo offre un servizio
necessario ma va sostenuto e onorato come un pilastro della
vita sociale?".
Nell'Europa
occidentale sessant'anni di pace ci hanno indotti
a credere che si possa risolvere tutto e sempre con
le buone maniere. Rispettando la legge o addirittura
permettendo che i cittadini delinquano (blocchi stradali)
e le autorità si scusino se li sorvegliano con la
polizia. O, alla lunga, li facciano sloggiare (Val di Susa).
La realtà è molto più dura, come sa chiunque
abbia vissuto una guerra o chiunque (persona molto più
rara) abbia studiato storia.
La
Rice ha detto: qui, se s'indaga, magari verrà fuori
che i vostri e i nostri servizi segreti ci stanno difendendo
dal terrorismo nel modo che sappiamo. Se questo non
piace alla vostra opinione pubblica e se contate eventualmente
di dare il torto a noi, scordatevelo. O vi assumete le
vostre responsabilità o rinunciate alla collaborazione.
Quella contro il terrorismo è un nuovo tipo di guerra,
non un minuetto.
Quant'è
difficile, a volte, continuare ad amare la democrazia!
Conoscendo l'Italia, si può già immaginare
la risposta di Pecoraro Scanio. Se il governo proclamerà
la propria intenzione di collaborare con la Cia, si
può prevedere una levata di scudi contro i servizi
segreti sporchi e cattivi. Se poi ci sarà un attentato
devastante, come quello di Madrid o quello di Londra, ci
sarà prima una protesta nazionale contro l'inefficienza
del governo nel difendere l'Italia e poi una richiesta di
azioni spietate, e illegali quanto si vuole, contro i terroristi.
Perché troppa gente vede la luce solo quando ne sente
il calore.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 6 dicembre
2005
Dalla "Stampa" di oggi:
"Anche
se la gente urlava, e si scansava mentre la poliziotta
rincorreva il ragazzo con lo zaino e gridava «attenzione,
terrorista!», nessuno gli ha sparato. Dopo tanti
anni di attentati pure le giovani guardie sulla porta,
come tante altre volte in cui il muro di difesa è stato
il loro corpo, hanno cercato di fermare l'assassino trattenendolo
con le mani. E adesso le loro vite sono perdute, e sulla
facciata del palazzo gli schizzi di sangue arrivano a un'altezza
incredibile".
Israele esagera proprio, in
aggressività.
Gianni Pardo
Lettera aperta a "ebrei
contro l'occupazione"
Mentre Israele piange i suoi morti ammazzati questa
mattina da un terrorista suicida palestinese,
mi trovo a rispondere a una lettera pubblicata
sul Manifesto giorni fa, una lettera colma di menzogne,
una lettera grondante odio, una lettera piena di disgustose
affermazioni su Israele.
A questa missiva scritta da sedicenti
ebrei ,membri di un' associazione antiisraeliana
dal nome "ebrei contro l'occupazione", volutamente
tutto minuscolo, e' difficile rispondere proprio perche' chi
si firma si fa passare per ebreo e difendere le ragioni
di Israele dagli ebrei che lo odiano e' sempre molto doloroso.
Questi selfhatejews, gli ebrei
che odiano se stessi e che non riescono a resistere
alla necessita' di rendere pubblico il loro
rancore isterico per farsi meggiormente benvolere dagli
antisemiti non ebrei, sono il nostro dolore e la nostra
vergogna oltre che la nostra rabbia. Nostra, di noi ebrei
che amiamo il nostro popolo.
Io li paragono
, ma con piu' vergogna, agli ebrei che hanno collaborato
con i nazisti. (...)
Clicca qui per continuare nella
lettura.
Deborah
Fait, ISRAELE
GIAPPONESI
Appoggio incondizionato a Prodi. «Saremo
i suoi ultimi giapponesi», dice Pannella.
Si, «Saremo i suoi ultimi giapponesi,
cioè quelli che continuano a combattere
anche quando l'imperatore è stato
deposto», ribadisce pensando al perfido D'Alema e ai
suoi giochini di potere. In realtà Pannella,
quando parla alla platea congressuale dell'Associazione Coscioni,
ha in mente anche altro. Pensa ai veti dei suoi nuovi "compagni"
che non lo vogliono fisicamente al tavolo del centrosinistra. Denuncia:
«Si vieta la partecipazione della Rosa nel pugno con
un silenzio da collitorti» e pensa alla nuova
legge elettorale, alle 100mila firme necessarie per presentare
la lista. «Una legge atta ad impedire la partecipazione
del soggetto Rosa nel pugno». BANZAI!
LA CHIESA IMBAVAGLIATA
Gian Enrico Rusconi, sulla "Stampa" di oggi, parla
di uno "sbilanciamento della comunicazione pubblica
favore della Chiesa". Egli reclama dunque per
i laici il diritto, senza essere per questo demonizzati
e accusati d'immoralità, di avere opinioni diverse
da quelle della Chiesa cattolica.
La tesi è condivisibile ma è francamente
troppo timida.
Rusconi alla Chiesa offre
rispetto e chiede tolleranza: chiede soprattutto
che le istituzioni tengano conto non solo dei
messaggi del clero ma anche del fatto che non tutti
i cittadini sono cattolici e praticanti. Non si accorge
però che questo è insufficiente. Dovrebbe
infatti, in primo luogo, chiedere reciprocità.
E invece, basterà fare l'ipotesi che i laici o i
miscredenti si comportino specularmene al modo in cui si
comporta la Chiesa per vedere quanto si è lontani
da questa invocata parità.
La Chiesa dice che l'aborto
è un omicidio? Il laico potrebbe dire che la Chiesa
fa della donna una fattrice da spendere in
favore della continuazione della specie. Una fattrice
cui non concede nemmeno il diritto di disporre del proprio
corpo.
La Chiesa dice che la manipolazione
genetica è un orrore morale? Il laico potrebbe
dire che la Chiesa è la stessa che si rifiutava,
in persona del cardinale Bellarmino, di guardare
nel cannocchiale di Galileo.
La Chiesa dice che l'abortista
è un assassino? L'abortista potrebbe dire che
la Chiesa è inumana, che preferisce un non nato
ad un nato, anzi ad una nata, cioè alla madre.
La Chiesa è contro
l'uso delle cellule staminali embrionali per
una ricerca con cui si tenta di guarire anche malattie
contro cui oggi si è disarmati? I laici potrebbero
rispondere che la Chiesa è non solo vittima di
pregiudizi medievali ma soprattutto spietata e insensibile
per le sofferenze dei più gravi malati. Preferisce
la sopravvivenza di esseri pressoché microscopici
ed incoscienti, magari destinati alla spazzatura, a quella
di persone che si vedono morire giorno dopo giorno, fino
all'arresto del cuore.
La Chiesa è contro
l'eutanasia? Il laico potrebbe dire che la Chiesa
è del tutto insensibile al dolore dei malati
e che non riconosce agli individui il diritto di disporre
di sé e della propria vita.
La Chiesa è contro
il divorzio? I laici potrebbero dire che la Chiesa
non sa nulla del matrimonio, visto che tutti i suoi
membri sono celibi o nubili, e che comunque è crudele
legare l'uno all'altro un uomo e una donna che ormai forse
si odiano.
La Chiesa è contro
il matrimonio dei divorziati? I laici potrebbero
affermare che è immorale condannare alla
clandestinità le nuove coppie, dal momento che il matrimonio
indissolubile aveva un senso quando la vita media era
di trent'anni o poco più mentre di fronte ad una speranza
di vita di ottant'anni un matrimonio unico e di successo
è una scommessa azzardata.
La Chiesa è contro
l'omosessualità tanto che in passato è arrivata
a far uccidere i "sodomiti"? E ancora oggi giudica
peccato mortale, come ha giustamente confermato il ministro
Buttiglione, l'omosessualità? I laici potrebbero
dire che una simile ostilità corrisponde ad una
mentalità primitiva in cui si reputava l'omosessuale
un pervertito (mentre oggi si pensa che l'omosessualità
è naturale come l'eterosessualità) e un disertore
rispetto al dovere di contrastare l'alta mortalità infantile
mettendo al mondo molti figli. Ma l'alta mortalità
infantile non c'è più, sicché la Chiesa è
in ritardo di alcuni secoli.
In totale, quando la Chiesa
dice che una società senza Dio è una società
orrenda, potrebbe sentirsi rispondere che è orrenda
una società col Dio che essa immagina. Perché
è una società primitiva, spietata e reazionaria.
Non si sostiene qui che
tutte le tesi accennate siano giuste e neppure
che andrebbero proclamate in questi termini. Ma
si afferma vigorosamente il diritto di rispondere a muso duro
a chi parla a muso duro. A chi dà dell'immorale al
prossimo deve pure essere lecito rispondere che l'immorale
è lui. Nessuna delle tesi qui attribuite ai laici contrasta
col codice penale e siamo in democrazia.
Questa paginetta ha solo
voluto dimostrare che non solo la Chiesa sbaglia, dichiarandosi
pressoché imbavagliata nell'Italia attuale, ma
che imbavagliata è la miscredenza.
Per fortuna, più protesteranno
gli eventuali lettori, contro queste righe, più
proveranno con ciò stesso che in Italia c'è,
sì, un'insufficiente libertà:
ma non per la Chiesa, per i miscredenti.
Un laico - 5 dicembre
2005
Israele,attentato
suicida in centro commerciale, 6 morti
NETANYA, Israele (Reuters) - Un kamikaze ha ucciso
sei persone e ne ha ferite oltre 40 all'esterno
di un centro commerciale in una cittadina costiera
israeliana oggi, nell'ennesimo colpo alle speranze di
pace alimentate dal ritiro di Israele da Gaza.
Il gruppo militante della Jihad Islamica ha rivendicato
l'attentato a Netanya e ha diffuso un video
in cui mostra il presunto kamikaze che maneggia un fucile
da assalto e un lanciagranate.
In risposta all'attentato, il ministro della Difesa
israeliano Shaul Mofaz ha ordinato alle forze armate
di attaccare i militanti della Jihad. Secondo fonti
della sicurezza, Mofaz ha dato il via libera a raid, omicidi
mirati e restrizioni alla circolazione dei palestinesi
nella Cisgiordania occupata.
Il premier Ariel Sharon ha cancellato gli incontri
politici e consultato i capi della sicurezza dopo
l'attacco, il secondo all'interno dello stato ebraico
dal ritiro da Gaza.
Massima del giorno
I genitori sono momentaneamente resi matti, dalla
natura, in modo che possano sopportare i loro
figli piccoli.
G.P.
MOLLICHINE
Le giovani donne si esibiscono più o meno
nude per fare carriera. Poi invecchiano, anche solo
un pochino, e dicono: "basta nudo". È di cattivo
gusto.
Casini: "Apprezzo Berlusconi ma io non sono come
lui". Mai guadagnato soldi se non con la politica!
Soliani (Ds) chiede le dimissioni di Stefania
Prestigiacomo: giusto. Perché lei no? Pari
opportunità!
Peres nel partito di Sharon. Abele s'è arruolato
fra i paracadutisti.
Trapiantata la faccia a una francese sfigurata.
Qualcuno chiede: è morale? Risposta: no.
Non è morale che qualcuno ponga questa domanda.
Il Papa: "L'accoglienza a rifugiati e immigrati
è un dovere delle nazioni". E per fortuna
la Santa Sede non è una nazione.
Sharon: "Israele non può accettare un Iran
dotato di armamenti nucleari". Ma, tranquilli! Sharon,
come al solito, scherza.
Contro l'Aids, "Abc": "Abstain, Be faithful,
use Condoms". A favore, Aids: "Abbiamo
incoscientemente deciso suicidio".
Gianni Pardo
IL PUDORE
Che cosa sia il pudore non è necessario spiegarlo:
a nessuno verrebbe in mente di uscire nudo. Tuttavia
la sua necessità o quanto meno utilità per la specie
non è chiarissima. Ci sono gruppi che contraddicono
questa regola - i nudisti - i quali, se pure confinati
nel loro stesso gruppo, vivono benissimo. E poi assolutamente
tutti i bambini sono privi di pudore. È solo dopo
un certo tempo e crescendo che, prima ancora d'essere
puberi, invertono questo loro atteggiamento passando
da una sfacciataggine animalesca ad un pudore a volte eccessivo
e perfino superiore a quello degli adulti.
Le spiegazioni di fenomeni del genere sono difficili.
Forse qualche etnologo, mediante comparazioni e
studi, è giunto a conclusioni interessanti ma è
certo che se in un salotto si chiede "perché siamo pudichi?"
nessuno o quasi sa rispondere.
Per lanciare la discussione si possono fare delle
ipotesi. Il vestiario, per cominciare dalla cosa
più semplice, assolve due funzioni: una ovviamente
climatica e una sessuale. Poiché in una giornata calda
la prima viene meno, non rimane che la seconda. Il vestiario
serve a nascondere i caratteri sessuali secondari, come dimostra
il fatto che nessun uomo si copre il petto. Ma appunto: perché
nasconderli? E perché non sempre ci si rade la barba, che
pure è uno di essi?
La necessità di una attenuazione
dei segnali sessuali potrebbe dipendere dalle ragioni
che seguono:
1. Diversamente dagli altri mammiferi,
sia l'uomo che la donna, con la posizione eretta, hanno
"scelto" di esibire in maniera quasi caricaturale le loro
caratteristiche particolari.
2. La donna, diversamente dagli altri
mammiferi superiori, non ha l'estro. Dunque è
in ogni momento disponibile all'accoppiamento.
3. L'uomo non è attirato dalla
donna solo quando ha l'estro ma costantemente. Dunque, se
da un lato lei è sempre desiderabile, dall'altro lui
è sempre desideroso di accoppiarsi con lei.
Questi elementi rendono necessario un abbassamento
del livello della tentazione che nel mondo islamico (burka)
o perfino fra le religiose cristiane (monache) raggiunge
livelli maniacali.
4. Il fatto che presso gli umani si
formino delle coppie (invece di un maschio con
un harem da cui escludere tutti gli altri maschi, come
avviene in molti primati), fa sì che l'uomo sia costantemente
preoccupato che altri maschi perpetuino i loro geni con
la sua donna. Per questo la sorveglia, ne è
geloso e non sarebbe contento se, mediante segnali sessuali
quali la nudità, la sua femmina incoraggiasse
altri uomini ad ingravidarla. Nessuno vuole faticare per tirare
su la progenie di un altro.
5. La pudicizia per la donna è
anche un mezzo di prevenzione sia perché,
diversamente dalla maggior parte dei mammiferi, non
ha la coda per eventualmente difendersi da un'aggressione
sessuale, sia perché, essendo l'uomo un bipede
che ha le mani libere, anche un'eventuale coda non sarebbe
una difesa sufficiente.
6. Le considerazioni che precedono
giustificano anche la riservatezza in cui di solito
si compiono gli atti sessuali. La pudicizia in questo
caso serve a "non dare delle idee" ai terzi. Poiché
lo spettacolo di un accoppiamento è molto eccitante, per
gli umani, i protagonisti che avessero l'imprudenza di esibirsi
dovrebbero poi temere che gli astanti chiedano di partecipare
ai festeggiamenti. Cosa che, per certe coppie più disinvolte,
e in presenza di moderne pratiche anticoncezionali,
può anche essere desiderabile (amore di gruppo): ma rimane
ancora oggi una pratica poco corrente.
Come si vede, ci sono parecchi argomenti da discutere.
Un'ultima nota riguarda la barba e i capelli, i quali
probabilmente sono segnali sessuali molto secondari:
prova ne sia che da sempre la loro gestione è
affidata alla moda. I romani si radevano praticamente tutti,
gli integralisti islamici vanno in giro con un barbone
che in Afghanistan fu addirittura dichiarato obbligatorio.
Le donne hanno prevalentemente tenuto i capelli lunghi,
ma presso alcune tribù primitive la moda può
anche essere quella della "calvizie" femminile. Un uomo, perfino
sullo schermo, può essere ugualmente affascinante
se è glabro o se è barbuto. Insomma i peli hanno un'importanza
limitata: e infatti nessuno se ne occupa in termini di pudore.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 1
dicembre 2005
TO HAVE BEEN GEORGE BEST
Il
dramma di Gorge Best rappresenta un paradigma. Un giovane
diviene famoso e amato, quasi un idolo, ma dopo un decennio
o poco più perde questo trono e ricade nella normalità.
Molti si ricordano ancora di chi è stato e
gli capita di gioire dei suoi vecchi successi: ma le persone
che applaudono e ricordano diminuiscono costantemente.
Per giunta l'entusiasmo di questi pochi è rivolto
a ciò che egli fu, non a ciò che è. Il suo
io passato diviene sempre più un estraneo e rischia d'essere
ingombrante. Pur di toglierselo di torno Conan Doyle cercò
d'assassinare Sherlock Holmes e più recentemente Sean
Connery ha rinunciato a notevolissimi cachet pur
di non essere più identificato con quell'importuno di
"Bond, James Bond". Ma mentre Doyle ha potuto risuscitare Holmes,
e Connery interpretare altri personaggi, un calciatore non
può né cambiare il proprio passato né riciclarsi
in un nuovo presente: potrà perfino odiare il personaggio
che fu ma rimane il suo unico modo di distinguersi.
Forse George Best non è voluto sopravvivere
alla morte dell‚unico io cui si sia sentito di aderire:
e s'è dato al bere. Ma questa è una grave mancanza
di saggezza. Ognuno di noi deve riconoscere di non essere
come un cubo che, da qualunque parte lo si guardi,
presenta sempre una faccia quadrata. Noi siamo "Uno, nessuno
e centomila" e in questa folla il rapporto più importante
è quello che si ha con se stessi: se un individuo sa
di valere poco, se si accorge che le persone si stancano presto
di lui e se non si sente stimato, è ovvio che soffrirà
parecchio. Per uscire dal tunnel dovrà cercare di migliorarsi,
di perdonarsi e di accettare comunque la propria collocazione
sociale. È una strada molto in salita. Ma a volte la vita
offre su un piatto d'argento una comoda scialuppa di salvataggio:
qualche caratteristica estranea alla personalità,
quale la bellezza, l'eccellenza in uno sport o perfino la ricchezza,
che gli altri ammirano e cui il singolo può agganciare
la propria autostima. È una soluzione ingannevole ma adottarla
è quasi inevitabile. Per una donna bella tutti i contatti col
prossimo sono nel segno dell'ammirazione. Ogni sguardo è
un complimento. Anche se dovesse avvenire che gli intimi si stanchino
della sua pochezza, le basterà mostrarsi a nuovi spettatori
per rinnovare il miracolo del successo gratuito. Ma la bellezza non
dura e la gioventù dura anche meno. E cosa c'è di più
triste di qualcuno che può offrire solo il ricordo d'uno splendore
perduto?
Chi
è ragionevole deve pensare anche al futuro. Bisogna
avere qualità sostanziali e durevoli, come i
direttori d'orchestra che a volte hanno i loro maggiori
successi a ottant'anni. E anche ad avere qualche
speciale atout
È
questo che Best non ha fatto. Da giovane si è identificato
col calciatore, con l'idolo delle folle, col protagonista
delle pagine sportive; e quando quel calciatore
è morto, è un po' come se George fosse morto
con lui. Si è sentito una buccia vuota. Non è più
stato soltanto un ex-calciatore, è stato un ex-uomo.
Invaso da un tale disprezzo di sé da reputarsi degno
di finire nella spazzatura, da trasformarsi in barile di birra
o whisky. Un vaso d'alcol e disperazione.
Mettersi
in casa un io di successo, senza essere sicuri che
quell'io siamo proprio noi, è pericoloso. Se
l'applauso altrui dipende da una qualità straordinaria
ma esterna è lecito farle posto e benedirla: ma
trattandola da ospite temporanea. L'ideale è
poter dire: "tutti cominciano ammirando il mio personaggio
pubblico, ma chi mi conosce finisce con l'amare me". La
felicità è a questo prezzo.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it -
5 dicembre 2005
Fascino palestinese.
Abu Mazen a Roma
Fino a quando Arafat era in vita il mondo era ai suoi
piedi pronto ad obbedire ai suoi ordini e a tremare
per i suoi capricci da tiranno.
Il mondo ha dato tutto ad Arafat,
gli ha dato onore, rispetto, soldi, tanti soldi, gli
ha dato soprattutto un aiuto spirituale senza
limiti nella sua determinazione di arrivare alla distruzione
di Israele.
Il mondo ha fatto di Arafat,
grande ladro, assassino seriale e campione
di tutti i terroristi , un eroe e per farne un eroe
ha dovuto, senza troppe recriminazioni in verita', prendere
Israele a calci nei denti.
Oggi pero' , checche' ne dica
Igor Man, a parte i suoi figli spirituali nei media
e nella politica, nessuno lo nomina piu', quasi per
vergogna. Non lo ammettono ma credo proprio che il sentimento
dei tanti che fingono di non averlo mai conosciuto e sostenuto,
sia la vergogna. Una vergogna cocente, una vergogna
marcia.
Ieri il successore di Arafat
e' stato ricevuto al Quirinale e il presidente Ciampi,
affettuoso come sempre, lo ha assicurato che
"Gerusalemme deve restare una città aperta a tutti
i fedeli".
Ha anche aggiunto, per compiacere
meglio il suo ospite, che la pace puo' trovare un ostacolo
nelle pretese di Israele su Gerusalemme e...udite...udite...persino
, ma in modo molto secondario per carita' che non
si offenda Abu Mazen, ....nel terrorismo.
Ascoltava, interessato, Monsignor
Capucci, prete terrorista arrestato con il bagagliaio
della sua Mercedes, bianca come l'innocenza,
pieno di armi. Ormai questo prete terrorista appare
in ogni occasione ufficiale, dalle manifestazioni
inneggianti alla distruzione di Israele agli incontri
ad alto livello tra i teneri politici italiani e
esponenti del mondo palestinese. Come il prezzemolo, Monsignor
Capucci e' dappertutto anche se, per essere liberato di galera,
aveva promesso, garante il Vaticano, che non si sarebbe
mai piu' occupato di politica.
Promesse da marinaio o meglio
promesse da terrorista.
"Gerusalemme deve restare
una città aperta a tutti i fedeli"
Signor Ciampi, ma signor Ciampi,
ma cosa dice!
Guardi Presidente, con tutto
il rispetto per la sua alta carica, devo dire
che lei ha esternato una grandissima bufala segno
che la memoria le fa cilecca o che non e' molto ferrato
nella storia mediorientale.
Capita nelle migliori famiglie,
non si preoccupi.
Signor Ciampi, suvvia, come
fa a non sapere che Gerusalemme e' libera per tutti i fedeli
da 38 anni, da quel lontano 1967 anno in cui La Capitale
di Israele fu liberata dal giogo giordano che impediva non
solo agli ebrei di tutto il mondo ma anche ai cristiani di
pregare nei loro luoghi piu' sacri.
Gerusalemme e' libera per tutti,
signor Ciampi, prenda appunti per la prossima volta.
Mi permetto anche, signor Ciampi,
di contestare le sue incaute affermazioni sulle pretese
di Israele su Gerusalemme.
Non sono pretese, Presidente,
e' un diritto, senza se e senza ma.
Mai nella loro breve storia
i palestinesi hanno avuto dei diritti su Gerusalemme
e che vi abitino, insieme alla maggioranza
ebraica, non li rende padroni della citta'.
L'invenzione di fare di Gerusalemme
la capitale della Palestina e' una delle tante provocazioni
di Arafat ma solo di provocazione
si tratta , signor Ciampi, nulla piu'.
Capisco che ogni desiderio
del defunto raiss e' stato, per il mondo occidentale,
un ordine ma , se permette, chi decide dalla propria
Capitale e' Israele, non l'Italia, non Ciampi, nessuno
al di fuori di Israele.
Lei puo' decidere di dare Roma
ai palestinesi , se vuole, ma Gerusalemme non ha nessun diritto
di toccarla, nemmeno di nominarla se lo fa senza rispetto
per il Popolo di Israele.
Abu Mazen
ha risposto ''quando la volonta' popolare s'incontra
con la volonta' del leader eletto, molto puo'
essere fatto''. E qui c'e' qualcosa che non quadra perche'
mi risulta che i palestinesi continuino a fare la guerra,
continuino a sparare, continuino a annullare le
elezioni quindi le cose sono due stando alle parole
del capo dell'ANP, o e' la volonta' del popolo palestinese
a non volere la pace oppure la volonta' del leader eletto.....Come
la mettiamo Abu mazen? Sia gentile, ci dica cosa
non funziona nella formula vincente da lei esternata?
Chi e' , la da voi, a non volere che molto sia fatto....lei
o il suo popolo? Siccome penso che lei voglia arrivare
a quel "molto che puo' essere fatto" se non altro per
poter sopravvivere come capo dell'ANP, devo pensare
che sia il popolo palestinese a non aver ancora capito che
l'epoca del "distruggiamo israele" e' finita.
Cerchi di educarli allora,
Signor Abu Mazen!
Cambi i programmi TV che mi
risulta stiano ancora parlando di paradisi per
gli assassini-suicidi, cambi i libri di testo che
mi risulta stiano ancora scrivendo di grande Palestina
comprensiva di Israele. Aiuti quel suo popolo avvelenato
a morte dal suo criminale predecessore. Lo aiuti, trovi
un antidoto, e' urgente.
Lei, Abu Mazen, ha anche
invitato il Papa a Gerusalemme.
Ehhh, ma allora non e' solo
il popolo a dover essere trattato con l'antidoto
ma anche lei. Come si permette , Abu Mazen, di invitare
il Papa nella Capitale di un Paese che non e' il suo?
Non si sa cosa abbia risposto
il Santo Padre ma io spero che le abbia fatto notare
di aver gia' accettato l'invito fattogli da Moshe'
Kazav, Presidente di Israele, alcuni giorni fa.
Lei e' arrivato, come sempre,
secondo e, come sempre, senza alcun diritto.
Devono avere un fascino
da paura questi palestinesi perche' niente di quello che
fanno viene commentato in senso negativo, niente mai gli viene
rimproverato, di niente mai vengono accusati.
Hanno distrutto tutto nella
striscia di Gaza, lo stesso governo ANP ha ammesso
di aver fallito alla grande nel prendere possesso
dei territori abbandonati a forza dagli ebrei, di non
poter controllare la violenza e la distruzione da parte
di bande di palestinesi e di non saper come si fa a rendere
produttivi quei territori ridotti ormai, da paradiso, a un
misero panorama di sabbia, serre bruciate, case distrutte,
sinagoghe sventrate e deserto in cui la fanno da padroni gli scorpioni
e i serpenti ....di tutti i tipi.
Il mondo tace.
Hanno impedito le primarie
a Gaza entrando nei seggi con i mitra che sparavano a ventaglio
e distruggendo i seggi.
Il mondo tace.
Hanno impedito le primarie
a Qalqilia bruciando le urne contenenti le schede.
Il mondo tace.
Il ministro delle finanze
Fayyad ha appena chiesto al G7 200 milioni di dollari da
aggiungere a tutto quello che stanno gia' ricevendo da mesi, da
anni, da decenni, perche' , dice lui, gli manca la liquidita'.
Ma dove vanno a finire tutti i soldi?
Ripeto la domanda: dove sono
i miliardi sganciati ai palestinesi? Qualcuno ne
ha notizia?
Il mondo tace e non se lo chiede.
Pantalone paga e Pantalone
sono i cittadini italiani, francesi, tedeschi,
americani. olandesi, spagnoli..... tanti poveri
pantaloni che con le loro tasse mantengono i nullafacenti
palestinesi.
Signor Berlusconi, lo ricordi
anche lei col suo Piano Marshall e prima di sganciare
altra grana magari si informi dove andra' a finire
e dove e' andata a finire quella precedente.
Sa com'e', i palestinesi saranno
anche fascinosi, cosi' machi con i loro giubbotti pieni
di esplosivo e le loro manifestazioni, personalizzate,
per la pace, incappucciati di nero con i mitra rivolti
e sparanti al cielo. I palestinesi avranno anche
, per alcuni deviati dal comune senso del pudore, un fascino
romantico, cosi' violenti e tenebrosi,
ma forse, prima o poi, il Pantalone italiano e quello
europeo potrebbero risvegliarsi dal limbo della propaganda
che ha sempre raffigurato i palestinesi poveri , buoni,
pacifici e miserelli per colpa del demonio Israele.
Se italiani e europei , da
tanti Pantalone, si trasformassero in cittadini colla
C maiuscola, potrebbero anche infuriarsi e allora sarebbero
cavoli amari per i politici troppo larghi di manica.
In realta' ne dubito pero'...potrebbe
accadere ...i gusti cambiano e il fascino palestinese,
appurato trattarsi del piu' grande bluff della storia
recente, potrebbe miseramente crollare su se
stesso e mostrare la sua vera faccia.
E la sua vera faccia fa paura.
Deborah Fait -
informazionecorretta
ERREELLE
“RL” sta per “Riformatori
Liberali” o per “Radicali Liberi”?
Mmmmh.
Lo spot pubblicato sulla
stampa e sui manifesti,
evidentemente cucinato da qualche
sagace pubblicitario, mostrava una boccetta
di pasticche con su il logo di LR, e lo slogan “I
Radicali liberi fanno bene al cervello”.
E pare che anche il Berlusca,
intervenuto ieri per il gran finale, si sia pronunciato
“da uomo di comunicazione” a favore della seconda versione
(dico “pare” perché io, annaspando salmonescamente
contro una corrente di giornalisti e carabinieri,
son dovuto fuggire subito prima, per non perdere il treno).
Sta di fatto che Marco Pannella,
pur presenziando con un ingombrante fuori programma (?),
non ha sollevato alcuna recriminazione sul marchio. Si
è accontentato di punirci con un bonario predicozzo
di mezz’ora - ripartendo, come suo solito, dai
dinosauri (intendo da Salvemini, Ernesto Rossi, ecc).
Insomma: a questa prima Assemblea
Nazionale del nuovo movimento di Benedetto Della
Vedova, e Marco Taradash, il clima non è
stato affatto quello di una sanguinosa scissione,
né di una concorrenza smodata e cinica tra “ex”.
Al contrario, l’andazzo era quello di una pragmatica
e scaltra soluzione dell’annoso dissidio fra le due anime
di quelli che fino a ieri erano “i radicali” tout court:
quelli “socialisti” si facciano portare da Pannella e Capezzone
da quella parte (Peraltro Pannella non ha mancato di sottolineare
che i dirigenti dell’Unione prodiana devono ancora concedergli
udienza…), mentre quelli “thatcheriani” provano il percorso
opposto, col Berlusca, senza drammi e senza rancori.
In fondo è la cosa migliore.
In questo modo tutte le vie vengono tentate e nulla
va sprecato. Anzi, si rimettono insieme tante belle
cosette liberali. Le presenze, per dire, erano succulente.
Antonio Martino, sempre imbattibile come battutista,
è sembrato quasi redivivo. Alessandro De Nicola
(stavolta non me lo sono perso) è effettivamente un
grande, e può diventare un leader. Raimondo Cubeddu
è meno carismatico ma ad aver la pazienza di ascoltarlo
dice cose da applauso. Alessandro Cecchi Paone stavolta
non c’era, e poco male; purtroppo, con grande disdoro per
tutti gli ex “colleghi” del Cecchi Paone medesimo, non c’era
neanche l’ospite annunciata Stefania Prestigiacomo (il suo
messaggio letto da Marco Taradash non faceva lo stesso effetto,
diciamo… sob).
Il tutto si può ora annusare
qui
e qui
sul sito di radioradicale (sempre sia lodata), ma dal vivo era
assai meglio: aria di energie ritrovate, di ottimismo
per un esperimento che, finalmente,
si può tentare. La materia prima non manca.
Una volta a casa mi sono
accorto che la cartellina congressuale conteneva un
gadget palesemente uscito dalla fucina del sagace
pubblicitario di cui sopra: una busta di vero salmone
affumicato con sopra il logo (del salmone, appunto)
e dietro tanto di ricetta per la “Riforma Liberale con crema
di salmone” (Ingredienti per 56.000.000 di italiani: libertà,
mercato, laicità, innovazione, globalizzazione,
democrazia, competizione) e valori nutrizionali (“previene
l’ipertensione fiscale e burocratica, combatte la stenosi
economica e l’ischemia intellettuale”). Che zuzzurelloni.
L’unica cosa che manca è la scadenza. Ho guardato
dappertutto: non c’è. Se la cosa è voluta,
è geniale: la scadenza non c’è perché il progetto
politico è ambizioso e guarda lontano senza porsi limiti.
Solo
che adesso non so se mangiarlo o no, quel salmone
che ho messo in frigo.
ale tap, 02.12.05
Caso Daki le ipocrisie
italiane
“lntelligence”, ecco la formula magica. A chi
chiede cosa occorra fare concretamente per
colpire il terrorismo senza ricorrere alla guerra,
l'anti-guerrafondaio usa rispondere
così: «migliorare il lavoro di intelligence».
Come evitare bombe e interventi militari? Con
l'«intelligence». Quale alternativa
alla linea bellicista? Un maggiore impegno «nell'intelligence».
Poi però, come dimostrano le reazioni
smodate di chi deplora l'attenzione dell'«intelligence»
negli interrogatori del Mohammed Daki recentemente assolto,
anche l'«intelligence» diventa
improvvisamente cattiva. L'«intelligence»?
Un'indebita interferenza. Il lavoro oscuro
e coperto dell'«intelligence»? Una intollerabile
violazione dello Stato di diritto.
Lucia Annunziata ha avuto il merito di svelare
il pericolo dell'ipocrisia che si annida negli
ondivaghi sostenitori delle virtù salvifiche
dell'«intelligence». Chi «applaude
come a una vittoria dello Stato di diritto l'assoluzione di
Daki», ha scritto sulla Stampa, «derubrica
evidentemente il terrorismo internazionale
a una minaccia alla nostra società inferiore
a quella della mafia; giudica l'importanza di
un aiuto dato a uno dei cervelli dell'11 settembre
minore del crimine di protezione di un mafioso».
E infatti, ricorda molto opportunamente Lucia
Annunziata, tra «i servigi prestati dal terrorista
Daki, per sua stessa ammissione» si annovera «l'aiuto
dato da lui, mentre viveva ad Amburgo tra il 1989
e il 2002, a uno degli uomini considerati la mente dell’attentato
dell'11 settembre», mentre «l'ospitalità
nella sua casa italiana era stata invece riservata
a Ciise, un somalo, accolto da lui su ordine della
Siria».
Un tribunale italiano ha giudicato queste ammissioni
insufficienti come base di una condanna per
terrorismo e le sentenze vanno rispettate anche se,
come nota Annunziata, qualora al posto del
«terrorista» ci fosse stato un «picciotto»,
difficilmente l'ospitalità a pezzi grossi
di Cosa Nostra non sarebbe stata giudicata prova solidissima
di «partecipazione ad associazione mafiosa».
Il garantismo è salvo, ma chi è
riuscito a mettere le mani sull'ospitale aiutante
di noti terroristi se non la più volte invocata e
poi subitaneamente malfamata «intelligence»?
Pierluigi Battista, dal
Corriere della Sera del 1 dicembre 2005
LA STELLA DELL'UNITÀ
Siamo stati fortunati, perdio. Il disinvolto Sigmund
Ginzberg, su l'Unità di ieri, ci ha raccontato
tutte le volte che per un niente abbiamo scampato una
guerra nucleare: «Dossier desecretati. Nel 1979
manovre militari dell'Urss pensando a un attacco
in Europa. Quanto contò la fortuna?». Moltissimo,
secondo Ginzberg: «L'abbiamo spesso scampata
per un pelo, fummo fortunati». E lo ripeteva continuamente
nel disvelarci il contenuto di alcuni dossier sulla Guerra
fredda: ancora nel 1979 l'Urss e gli alleati dell'Est conducevano
manovre mirate a una guerra nucleare che aveva messo in conto
la distruzione, tra il resto, di Belgio e Olanda e Germania e Polonia.
Ma se non accadde nulla, dice ogni due righe, fu per fortuna:
non per la strategia della deterrenza, non perché Nixon
e Kissinger cercarono a ogni costo di evitare un'ecatombe come
pure fece Kennedy nel rinunciare ad attaccare Cuba, laddove i sovietici
avevano piazzato 1700 testate nucleari. Fu solo fortuna. Per
parte italiana, non fu perché il nostro Paese scelse di
stare con l'America circa la questione dei missili Cruise e
Pershing che si opponevano agli SS20, non fu perché Craxi
non diede ascolto a Berlinguer che predicava pacifismo e intanto
incassava soldi da chi puntava i missili contro di noi. Fu
per fortuna, perché siamo nati sotto una buona stella. Il
dettaglio è che non era rossa.
Filippo
Facci (Il "Giornale" del 01/12/05)
FILE ALLO SPORTELLO
Una foto su questo blog, quella dei palestinesi
allo sportello dei passaporti, ha scatenato
un'appassionata discussione che si potrebbe riassumere
così: di un popolo che, invece di fare la
fila, si comporta così, che cosa bisogna pensare?
Fare la fila o sgomitare sono due modi per arrivare
allo sportello, per entrare allo stadio,
per salire sul treno o sull'autobus, per sopravvivere.
Ovviamente, fanno la fila le persone educate e sgomitano
quelle meno educate. Ma queste ultime non sempre hanno
la colpa di quello che fanno.
Gli anziani ricordano ancora i tempi in cui
si viaggiava solo in treno e se uno era tanto pazzo
da voler andare dalla Sicilia a Roma in auto doveva
mettere in conto poco meno di ventiquattr'ore di
strada: e sempre che non si fermasse neppure per mangiare.
In queste condizioni il treno disponeva di un quasi monopolio
degli spostamenti e poiché chi lasciava la Sicilia
sapeva che, se non si dava da fare, rischiava di passare
l'intera notte in piedi nel corridoio, avere un posto a
sedere era pressoché indispensabile. La stessa prenotazione
era una soluzione aleatoria: perché si poteva trovare
qualcuno nel posto prenotato che poi rifiutava di alzarsi.
In totale, soprattutto al capolinea, quando l'incaricato
apriva la porta del vagone, ci si imbarcava in una lotta
al coltello per conquistare un posto a sedere. Non solo si lasciavano
i bagagli ai familiari, per essere più liberi nella
lotta, e non solo poi i bagagli venivano fatti passare negli scompartimenti
attraverso i finestrini, ma attraverso i finestrini entravano
anche i più audaci ed atletici, aggirando così la
ressa che si accalcava alla porta.
Quei siciliani erano selvaggi? In parte sì:
ma non erano in torto anche le Ferrovie che non
offrivano un numero sufficiente di posti a sedere?
che magari mettevano a disposizione un solo vagone invece
di due, in partenza da quella stazione?
Nessuno - e certo neppure a Catania, che ha
il terzo aeroporto d'Italia per traffico passeggeri
- ha mai visto qualcuno viaggiare in piedi, in
aereo. E per questo nessuno ha mai visto né mai
vedrà una delle scene descritte prima. I palestinesi
si comporteranno come degli assatanati ma bisogna
anche chiedersi: qual era il tempo d'attesa, a quello
sportello? Perché non c'era un secondo, un terzo, un quarto
sportello? È facile guardare dall'alto in basso coloro
che vivono in difficoltà, quando personalmente
si vive in un ambiente prospero e ordinato.
C'è tuttavia
una seconda nota, da fare. Qualcuno potrebbe dire:
ma i palestinesi che concludono, con questo corpo
a corpo? Magari finisce che il più forzuto è
servito prima di colui che è arrivato prima di lui ma
non è un lottatore di sumo. E le operazioni dello sportello
non ne risultano certo accelerate. Giusto. Ma l'obiezione
vale se si vive in un ambiente in cui, al lottatore di sumo che
si presenta allo sportello dopo avere sbattuto per terra
il vecchietto mingherlino si dice a brutto muso di togliersi
di torno e di far posto a chi aveva più diritto di lui.
Cioè dove vige la legge e la si applica. Se questo non
avviene - e se l'impiegato, per non discutere, serve la persona
il cui viso è incorniciato dal buco dello sportello - ne
consegue che la lotta paga, per i più forti. E da questo
nasce una ressa vociante, in cui ognuno reclama contro gli altri,
magari spinge, chiamando a destra e manca dei testimoni della propria
priorità temporale, e si passa anche agli insulti se pure
non si viene alle mani.
Un paese è ordinato se è capace di
imporre l'ordine. Ciò significa che bisogna
essere capaci di dire di no, di non lasciarla
passare al prevaricatore, di onorare la verità più
della bontà, ecc. Ma non molta gente sarebbe d'accordo
con questa politica. Specie in Italia dove si considera
che qualunque ragazzo bocciato non è un asino,
come si diceva ai tempi di De Amicis, ma una vittima della
cattiveria dei professori. O, peggio, uno che non è
stato sufficientemente raccomandato. E dove lo sfaticato
licenziato per basso rendimento è invariabilmente
un padre di famiglia buttato sul lastrico.
Forse oggi facciamo anche noi la fila, forse
non siamo più gli italiani di un tempo, quelli
sfottevano gli inglesi perché la facevano dovunque,
ma siamo solo più prosperi, non più civili.
E i palestinesi hanno ben altri torti, che non quello di
lottare allo sportello.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
Massima del giorno
Non si è obbligati a dare esempi di moralità,
ma non bisogna pretenderli dagli altri.
G.P.
MOLLICHINE
Il partito di Sharon si chiamerà Kadima.
Quasi un'autobiografia. Kadi ma ti rialzi.
Cossutta: eliminare falce e martello. Marco
Rizzo: proposta unilaterale, antidemocratica.
Ma perché, falce e martello sono democratici?
Berlusconi: un nuovo contratto con gli italiani.
Follini: un solo contratto mi pare che basti.
Forza Italia: e di Follini uno è già troppo.
Fini: "Non rimarremo in Iraq un minuto più
del necessario". Zapatero lo ha battuto. Non un
minuto di più, ma parecchi di meno.
Il "Corriere" dedica all'Economist - che giudica
male l'Italia - cinque articoli di fondo. L'Economist
potrebbe dedicare al "Corriere" solo una definizione:
"provinciale".
Oggi sciopero generale. Non solo si risolveranno
tutti i problemi economici, ma i ciechi vedranno,
gli storpi cammineranno...
Gianni Pardo