ARCHIVIO DICEMBRE 2005

Il regno dell’anarchia e della corruzione
I poliziotti palestinesi segnano la fine del 2005 con un attacco incruento,masignificativo dell'anarchia che regna in Palestina, alla sede degli osservatori europei del valico con l'Egitto a Rafah, obbligandoli a rifugiarsi in Israele. È l'ultimo di una serie di violenze dirette contro l'autorità del presidente Abu Mazen e contro i membri della vecchia guardia di Al Fatah, paracadutati con la famiglia dalla Tunisia in Palestina al seguito di Arafat. Si tratta di circa 200 mila persone che vivono di un sistema di clientelismo da record anche per il Medio Oriente. Ad esempio il ministero dell'Educazione dispone di 12 direttori generali distribuiti per gruppi di famiglie con stipendio di 600 dollari al mese, automobile e telefono cellulare. Attorno a questa corrotta amministrazione hanno proliferato bande e sottobande armate: Aquile rosse, Partito democratico di Liberazione Palestinese, Jihad Islamica, Fatah Tanzim (giovani di Al Fatah), scisso in gruppi locali come Tamzin Balata, Tamsim Askar etc, a cui si aggiungono molteplici servizi di sicurezza che Abu Mazen ha cercato invano di riunire. Il via all'anarchia lo ha dato l'otto settembre scorso l'assalto alla residenza del generale palestinese Moussa Arafat, cugino di Yasser, terminato con la sua uccisione, del figlio e della guardia, a poca distanza dalla villa del presidente palestinese che ha giurato di punire gli assalitori a tutt'oggi in libertà. Questa dimostrazione di impotente pusillanimità è stata un invito a trasformare uno stato di banditismo endemico in un aperto regolamento di conti mirante ad occupare spazi in vista delle elezioni previste in gennaio.
 Al primo ministro Ahmed Qurei è stato impedito di parlare in pubblico. La prigione centrale di Gaza è stata attaccata, armi alla mano, dai familiari di un uomo arrestato dalla polizia. Sostenitori dei «giovani» di Al Fatah hanno assaltato l'ufficio centrale elettorale per garantirsi posti sicuri nella lista dei candidati; con metodi uguali hanno risposto i sostenitori della «vecchia guardia». Intanto Abu Mazen negoziava per telefono, con l'assenso di Israele, la fine della scissione del suo partito patteggiando con un detenuto eccellente, Barghuti, condannato a vita nelle carceri israeliane.
 Tutto ciò mentre la Jihad Islamica si fa propaganda elettorale sparando missili contro Israele in violazione degli ordini di Abu Mazen e altre bande catturando stranieri - cooperatori, giornalisti, membri di Ong - per far soldi. Eall’interno di Hamas (trionfante nelle elezioni amministrative), che continua ad osservare la tregua d'armi, i dirigenti parlano linguaggi diversi. Alcuni esaltano le dichiarazioni del presidente iraniano Ahmadinejad sulla necessità di distruggere Israele. Gli altri, in vista della possibilità di condividere il potere col partito di Abu Mazen, ventilano la possibilità di dialogo coi sionisti. In tutto questo caos Abu Mazen - scriveva ieri Dan Schueftan del Centro studi di Sicurezza nazionale dell'univertità di Haifa - diventa per Israele più «irrilevante» di quanto lo fosse l’Arafat degli ultimi tempi. 
Dal “Giornale” del 31 dicembre, articolo di R.A. Segre

Bar sport o tesoretto rosso
Cinquanta milioni di euri in consulenze? La domanda su Consorte resta inevasa. I Ds sdegnati ora dicono che il partito poteva non sapere. Il fumo del complotto per celare la lotta a sinistra tra due collateralismi

Roma. Sui giornali è durato lo spazio di un mattino, e forse non è stato raffigurato nella sua pienezza, il retropensiero su quei cinquanta milioni di euro lievitati per accumulo pluriennale dentro un conto corrente estero di Giovanni Consorte, ex ad e presidente di Unipol indagato insieme al suo (ex) vice Ivano Sacchetti per aggiotaggio e appropriazione indebita nella vicenda delle scalate incrociate di Bpi su Antonveneta e della compagnia assicurativa bolognese sulla Bnl. La traiettoria delle operazioni bancarie – apparentate a quella di Stefano Ricucci su Rcs per consanguineità di branco e mutuo soccorso fra attori – la si conosce almeno quanto è diventato facile immaginarne l’esito: fallita la manovra della Popolare lodigiana e ingabbiato il suo architetto Gianpiero Fiorani, è verosimile che il medesimo schema si stia ripetendo per l’Unipol (con o senza manette ai polsi). Ma nel giorno in cui le Coop invocano ancora una risposta dal nuovo governatore Mario Draghi sulla fattibilità della loro scalata, al centro della politica non c’è una sola riflessione credibile sul fallimento dell’opa rossa già annunciato da Repubblica. Gli attori di complemento patteggiano intanto l’uscita di scena. Ricucci – se fanno fede i verbali degli interrogatori precipitati sui giornali – rivendica un’aggressiva estraneità ai maneggi di Fiorani e cerca aiuto per svendere la propria partecipazione in Rcs. Molta fretta di scomparire dai cda frequentati fino a ieri, poi, per Chicco Gnutti. E’ lui il principale erogatore delle grasse plusvalenze che hanno preso a viaggiare in direzione di Consorte a partire dal 1999, quando i capitani coraggiosi e dalemiani davano l’assalto al cielo delle telecomunicazioni. Per qualche ora si è chiacchierato sull’ipotesi che la parola “plusvalenza” sia un termine aggiornato e nemmeno chic di dire “tangente”. Un modo per avvolgere la pratica del finanziamento illecito nella grisaglia del lessico finanziario. Poi tutti sono tornati al “travaglio usato”: quello dell’Unità che si dedica come di consueto al Cav.; quello degli altri giornali che si sono reimmersi nella palude delle intercettazioni. I Ds si vedono accerchiati dalle accuse di collateralismo provenienti da protagonisti e fiancheggiatori del nascituro partito democratico, e dalle pressioni dei grandi quotidiani. Si sforzano di tenere in equilibrio la morale con gli affari della banca di famiglia, il bon ton pubblico con l’insofferenza privata. Quando hanno trovato la forza – ma mai con una voce sola e per lo più nel momento in cui sono stati bastonati come cani, secondo le parole pronunciate da Pierluigi Bersani nell’intervista al Foglio di una settimana fa – alcuni di loro sono riusciti a contrattaccare. Lo hanno fatto sulla scia del segretario Piero Fassino che due mesi fa invitava Paolo Mieli a farsi un partito personale prima di orchestrare la demolizione dei Ds. E’ così che in mezzo al palcoscenico del centrosinistra finiscono per soggiornare solo i due collateralismi rivali e non dichiarati. Quello degli ex comunisti collaterali alla banca piccola ma dalla bocca larga che voleva replicare la gloriosa stagione dei Colaninno. E quello dei centristi alla Francesco Rutelli, che nella Bnl vecchia gestione (quella di Luigi Abete e Diego Della Valle) hanno scelto i referenti per i quali tifare. Fino al punto di sollecitare all’ostruzione amici e sodali, come il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ma dichiarando in pubblico che “la politica non deve tifare” (il 10 giugno scorso, come riportava ieri in un pezzo riepilogativo il quotidiano della Margherita, Europa).
Più schietto Cesare Salvi
In questa fuliggine si può perdere di vista la “domanda da cinquanta milioni di euri” sollevata ieri da questo giornale; l’invito affinché “i nuovi Craxi” facciano come fece Craxi a suo tempo, onorando il principio di chiarezza intorno a quei soldi depositati fuori dall’Italia. Cercata, provocata dal Foglio e ripresa dalle agenzie (appunto di “provocazione” parla il senatore Lanfranco Turci con la Dire), la questione trova una risposta quasi corale nella seconda fila diessina. Segue l’elenco di chi ha voluto spiegarsi senza ricorrere alla metafora difensiva del “giornalismo da bar dello sport” lasciata filtrare dalla segreteria fassiniana. Accampato nella sinistra del partito, il senatore Cesare Salvi dice che “non si può dedurre la colpevolezza dei Ds sulla base di un semplice sospetto”. Di qui l’invito ad aspettare che il pm Francesco Greco stabilisca “se il tesoretto di Consorte, oggi, è come certi tesoretti scoperti in passato”. Perché sul fatto che esista un “tesoretto” poco chiaro Salvi non ha dubbi. “Per ora mi fa pensare a certi manager del capitalismo d’assalto che, dal caso Enron in poi, tentano di arraffare e scappare”. Un altro senatore della sinistra diessina, Piero Di Siena, si domanda “perché D’Alema dovrebbe rispondere di eventuali responsabilità penali che riguardano soltanto l’operazione individuale di Consorte”. Ciò detto, “di fronte all’evidente unità delle cordate di Unipol e Bpl, bisogna aprire una discussione seria con chi troppo a lungo ha lavorato per favorire l’azione dei cosiddetti capitani coraggiosi”. E almeno su questo punto D’Alema dovrà spiegarsi un poco. Lievemente sdegnato è Peppino Caldarola, parlamentare fassinian-dalemiano: “Quello del Foglio è un ricco teorema costruito sul concetto secondo il quale i diesse non potevano non sapere. Si chiede a D’Alema di difendersi da un’accusa che al momento non è stata formulata neanche dai pm contro Giovanni Consorte. Così facendo si dà fiato a coloro che gridano al complotto contro il partito”.
Altro discorso è quello che riguarda l’imbarazzo della sinistra sul rapporto fra soldi e politica. “Premesso – continua Caldarola – che quando ero direttore dell’Unità, e il quotidiano aveva bisogno di soldi, le Coop mi hanno inflitto molte delusioni, solo un cretino può dire che noi non tifiamo per l’operazione di Unipol. Se il sistema di rapporti tra politica e finanza fosse pubblicamente regolato in Italia come avviene in America, certi equivoci scomparirebbero”. E’ stato proprio Bersani, responsabile economico dei Ds, fra i primi ad accogliere l’invito a scavalcare inutili pudori su denaro e potere politico. Adesso, dopo le dimissioni di Consorte e Sacchetti (e con il tesoriere Ugo Sposetti che non se la passa benissimo), Bersani attende gli sviluppi, come D’Alema e come Fassino e come pure Romano Prodi. Un altro dalemiano, il deputato Salvatore Buglio, rivela il proprio stupore: “Le cose sono molto cambiate rispetto agli anni dell’affare Enimont. Allora, dopo trent’anni di malessere, corruzione dilagante e paura legittima che i comunisti andassero al governo, il sistema italiano vomitò Tangentopoli. E noi facemmo il grave errore di essere a priori giustizialisti. Uno sbaglio che paghiamo ancora oggi che la realtà è tanto diversa”. Buglio non vede nel malaffare di Unipol “un vecchio schema che si ripete meccanicamente. Del resto anche la reazione dei cittadini non è identica a quella dei primi anni Novanta”. Nella richiesta di spiegazioni rivolta alla classe dirigente diessina coglie “una semplificazione eccessiva: “Si corre il rischio di dare per scontato che alcune responsabilità soggettive, quelle dei dirigenti Unipol, siano anche responsabilità oggettive da addebitare ai Ds. Mentre ancora non si sa abbastanza sulla vicenda”. In attesa che le procure chiariscano se la Quercia abbia il suo nuovo Primo Greganti, per Buglio occorre “evitare di offrire munizioni al giustizialismo che delegittima la politica, i partiti, le istituzioni. Altrimenti si diventa vassalli dell’angelo sterminatore, di coloro che aspettano il momento giusto per mettere la politica nelle mani degli ‘uomini del destino’. Dei Mario Monti e dei Luca Cordero di Montezemolo”. “Non si tratta – conclude – di assecondare l’invito di Sandro Bondi a un’alleanza tra Forza Italia e Ds, però almeno destra e sinistra siano unite nel non assecondare la cultura del sospetto”.
Fuori dalla Quercia, anche un protagonista della prima Repubblica come Paolo Cirino Pomicino (oggi è dirigente della nuova Dc), davanti alla plusvalenza di Consorte, preferisce “lasciare ai magistrati l’accertamento di fatti sconosciuti”. Per lui è più urgente “notare come il bastone usato da certe forze per tramortire, ma senza uccidere, i Ds, sia lo stesso che colpì a suo tempo i vertici politici della prima repubblica. Ieri il radicalismo di Eugenio Scalfari, oggi la sapienza di Paolo Mieli”.
(31/12/2005) Da Il Foglio

Massima del giorno di Arthur Block
Mai discutere con un cretino. Gli altri potrebbero non accorgersi della differenza.
G.P.
MOLLICHINE
A causa del rallentamento della rotazione della Terra, il Nuovo Anno arriverà con un secondo di ritardo. Berlusconi riferisca in Parlamento.

Il premier utilizzerà il prossimo periodo “per comunicare agli italiani quello che abbiamo fatto”. E per chiedere l’assoluzione per insufficienza di prove.

Montezemolo s’è fatto dire da Maroni: “Si occupi degli affari suoi”. Vi pare giusto costringerci ad applaudire Maroni?

Il Papa: “in varie parti del mondo professare la fede cristiana richiede l’eroismo dei martiri”. Ed essere laici in Italia, gli pare uno scherzo?

Sharon dovrà sottoporsi ad un intervento al cuore. Così, in un colpo solo, guarirà e dimostrerà d’avere un cuore.

In Cina legge contro gli aborti selettivi (eliminazione delle femmine). Le donne costrette a combattere per la parità ancor prima di nascere.

Amnistia. Don Mazzi ha chiesto a Prodi di “uscire dal limbo”. Ma al limbo andavano gli innocenti. Dopo l’affaire Sme Prodi ne fa parte?

L’Interpol ha emesso un mandato d’arresto internazionale per al Zarqawi. Accidenti che prontezza di riflessi!

Berlusconi: “Su Bankitalia avvierò consultazioni”. “La pensate come me oppure siete del mio parere?”

Kate Burton, inglese rapita in Palestina, dove lavora per i diritti umani in quel paese. Inumano.

Kofi Annan, interrogato su una Mercedes “superscontata”, ha perso le staffe. L’Onu è super partes, ma non sopra la propria.

Gianni Pardo

KEEP SMILING
Le ultime parole dell’esploratore polare: “E dimmi, bell’orsacchiotto, come va? Hai perduto la tua mamma?”

Un topo incontra un giovane e gli chiede: “Tu chi sei, che fai nella vita?” Studio informatica e sono appassionato di computer. E tu come mai parli?” “Sono in realtà una principessa. Se mi baci sarò tua”. Il giovane prende il topino, se lo mette nel taschino e al bar lo mostra agli amici. “E tu l’hai baciato?”, chiede uno. “No. Non ho molto interesse per le donne. Ma sono interessantissimo a questo mouse, perché è il primo parlante…”

Che cosa dice un tennista colpito da un servizio nelle parti basse? “Palle nuove, prego”.

La sai l’ultimissima sulle statistiche? Probabilmente sì. Al 70%.

“Tutto il nostro matrimonio è stato un errore, dice lei. Sin dal primo momento!” “E lo dici a me, risponde lui, che avevo fischiato ad un taxi…”

I FURBETTI E LO SCIOCCHINO
I giornali, la televisione e la radio ci inondano di notizie riguardanti i vari Consorte, Fiorani, Gnutti, Ricucci ecc. E tuttavia si sarebbe in grave difficoltà se si dovesse dire chi voleva fare che cosa e di che cosa potrebbe rivelarsi colpevole. Su tutta la faccenda plana la nebbia di un mondo che è lontano dall'esperienza quotidiana, in cui i parametri sono diversi e in cui, per orientarsi, bisognerebbe avere una competenza specialistica. Il singolo si trova ad affrontare queste notizie sentendosi confuso ed inerme.
Poiché però ad alcuni di noi tutto questo dà la tendenza a reagire con un annoiato, insopprimibile disinteresse, si può esaminare la causa di questo atteggiamento in un caso particolare: il mio.
1. Tutti i mezzi di comunicazione tendono a dimostrare che si è di fronte ad uno scandalo. O di fronte a parecchi scandali. Personalmente tuttavia, sapendo in che modo gli uomini si comportano, quando si tratta di denaro, non riesco a scandalizzarmi. Non è stupefacente scoprire che Consorte o Ricucci o altri hanno fatto i loro interessi o eventualmente quelli del loro partito o dei loro amici: l'unico scandalo è eventualmente quello dei mancati controlli o delle norme insufficienti.
2. Tutti i mezzi di comunicazione, attraverso la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, tendono a provare non solo le eventuali scorrettezze di personaggi importanti ma anche la loro pochezza morale. Ma neanche questa è una notizia. Perché mai - se non per un pregiudizio - dovrei attribuire a chi maneggia milioni di euro più scrupoli di quanti ne attribuisca a chi maneggia pochi di euro? Più grande è la somma più grande è la tentazione. Perché dovrei aspettarmi da Fiorani più correttezza di quanta me ne aspetti dal salumiere, che cerca di rubare sul peso?
3.  I mezzi di comunicazione di massa tendono a presentare i possibili colpevoli come le mele marce di un ambiente per il resto stimabile. Ma questa sembra un‚ingenuità. Come dicono a volte i magistrati, "gli incensurati sono quelli che non sono stati ancora scoperti". Dunque reputo moralmente uguali agli "accusati" coloro che ancora non lo sono. Forse sono più abili e non si metteranno mai in condizione di essere portati dinanzi al giudice penale: ma, per l'appunto, li giudico più abili, non moralmente migliori.
4.   Come giudicare infine coloro che, per decenni, hanno assunto l'atteggiamento dei moralisti nei confronti dei terzi (con una vittima capofila: Berlusconi) e che domani potrebbero trovarsi sul banco degli accusati? Indubbiamente, Tartufo è più spregevole di un qualunque peccatore. Ma la politica è una categoria diversa da quella della morale e dunque non se ne possono condannare i mezzi. Piuttosto, colpevole è la massa che per decenni ha creduto alla  "diversità morale" della sinistra. E come prima sono stato esteticamente disgustato da questa arma politica - adatta alle menti dei semplici e dei malevoli - oggi sono ugualmente disgustato dalla miseria mentale di chi vorrebbe che D'Alema, dopo essere stato Presidente del Consiglio, per fare il bagno al massimo dovrebbe disporre d'una ciambella gonfiabile. E tuttavia - almeno politicamente - i giornali hanno ragione quando approfittano dei sospetti: chi ha ferito di moralismo peloso non deve stupirsi se è a sua volta ferito dalla stessa arma.
Il cittadino qualunque, magari lo sciocchino sottoscritto, scontrandosi con una complicata "affaire" di furbetti cui s'intreccia assurdamente una questione morale, tende ad occuparsi d'altro. La tentazione è quella di riunire qualunquisticamente in un unico giudizio tutto questo mondo dell'alta finanza e della politica.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 28 dicembre 2005

I BUONI E I CATTIVI
Nella vita ci sono i buoni e ci sono i cattivi, come si usa dire. E i buoni dovrebbero essere difesi dai cattivi: prova ne sia che tutto il codice penale ha questo scopo. Ma questo non impedisce che i buoni abbiano le loro colpe.
La truffa ad esempio è un reato subdolo e pesantemente doloso. Essa usa l’intelligenza, e persino il senso artistico, la commedia dell’arte, per svilirli a strumenti da scasso. A piede di porco della psiche. Ma i truffati hanno anche loro le loro colpe. Spesso infatti il reato ha successo perché la vittima è allettata da un affare insolito e convenientissimo, anche se ai limiti della correttezza. Il truffatore deve incassare una grossissima somma e chiede al truffato una sommetta – in quel momento suppostamene necessaria – promettendolo di compensarlo generosissimamente. “Io devo ricevere 500.000 €, non posso riscuoterli se lei non me ne presta mille, me li dia e oggi pomeriggio gliene restituisco 10.000. Che cosa vuole che siano, a fronte di 500.000 €?” Un interesse del 1.000% per poche ore, questo sì è un affare! Ma chi, accecato dall’avidità, non vede che l’affare è inverosimile, e che chi presta uno per avere dieci commette il reato di usura, più grave dello stesso reato di truffa, l’impara poi a sue spese. Da un lato c’è un colpevole di truffa, certo, ma dall’altro non c’è un colpevole di avidità? Se si fidasse di chi prospetta l’affare, potrebbe anche prestare i mille euro gratis, per alcune ore. Ma questo chi lo farebbe, con uno sconosciuto?
Non molto diverso è il caso di coloro che si lasciano truffare da gente che promette di togliergli il malocchio, fargli ritrovare l’amore e la salute o rivelargli i numeri del lotto vincenti. In questo caso la colpa del truffato è un’inescusabile ignoranza. Se si è così stupidi e arretrati da credere che qualcuno possa fornire simili servizi si è al livello dei selvaggi dei fumetti. Quelli che dànno oro in cambio di specchietti e perline di vetro. Anche qui, il “buono” ha le sue brave colpe: qui è uno che cerca di aggirare con l’inganno e la magia le difficoltà che gli altri affrontano personalmente e a viso aperto.
Lo schema può essere allargato ad altri ambiti. Un popolo oppresso dalla tirannia è certo sfortunato ma a volte la tirannia ha modo di installarsi perché il popolo non ha protestato alle prime angherie. Chi non vuole rischiare la manganellata dei poliziotti a volte si trova poi a subire il lager o il gulag. La viltà dei molti è ciò che permette l’oppressione da parte dei pochi.
Bisogna certo proteggere i buoni dai cattivi ma i buoni devono fare la loro parte. Se non la fanno e sono danneggiati, il diritto condannerà i cattivi soltanto, perché quello è il suo mestiere, ma la morale condannerà anche loro.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  -
28 dicembre 2005

«Le coop comandano la politica dei Ds»
Roma - Prima si stuzzicano, poi fanno la pace e quindi tornano a lanciarsi messaggi in codice sempre meno criptati. Benchè fulcro e asse portante dello schieramento di centrosinistra, l’alleanza tra Ds e Margherita fa registrare da qualche tempo pericolosi scricchiolii. Il costruendo edificio del Partito Democratico, infatti, è epicentro di continue scosse sismiche provocate dai movimenti sotterranei delle due grandi “placche geologiche” dell’Unione: quella che raccoglie ed aggiorna l’eredità della Democrazia Cristiana e quella che raccoglie ed aggiorna l’eredità del Partito Comunista. Ultimamente le turbolenze si sono fatte più frequenti e, proprio mentre si lavora a una sorta di fusione delle due anime politiche in un unico soggetto, si registra una significiativa escalation di screzi, divergenze, allusioni e distinguo. A scoperchiare la pentola, come noto, è stata l’inchiesta, ancora tutta in divenire, sulla scalata di Unipol a Bnl. Giova ricordare, a questo proposito, che in questa partita si fronteggiano uomini di entrambe le fazioni visto che il presidente di Bnl, Luigi Abete, è molto vicino al partito di Rutelli e che Unipol raccoglie e raggruppa l’universo delle cosiddette Coop Rosse, il premiato sistema economico-cooperativo diventato vanto e bandiera dalla sinistra comunista che oggi si riconosce nel riformismo diessino. A dare fuoco alle polveri, finora, è sempre stata la Margherita, il cui presidente Francesco Rutelli, pochi giorni fa, aveva dichiarato che in materia di moralità il suo partito “non avrebbe fatto sconti a nessuno”. Con la spada di Damocle dell’inchiesta su Unipol e Giovanni Consorte calata sulla testa, la Quercia si sentì chiamata in causa. Ne derivarono forti malumori e subito dopo, guardacaso, arrivò la pubblica smentita di Rutelli che chiarì di non essersi mai espresso in quel modo.
Ora, però, è Europa a chiamare in causa l’alleato. «Noi siamo qui ogni giorno a chiederci perchè sotto la Quercia c’è tanta difficoltà a liberarsi da questo peso -scrive il quotidiano dei Dl - e l’unica spiegazione che regge è che l’attacco a Unipol è sentito come l’attacco a se stessi, a un tutt’uno inscindibile».
Il “peso” di cui parla il giornale in un fondo di prima pagina firmato dal direttore Stefano Menichini, è rappresentato naturalmente dall’intreccio tra il mondo cooperativo e i Ds e quindi, a livello più generale, dal legame tra affari e politica. Un problema, fa notare il quotidiano in un confronto che fatalmente risulta provocatorio, che nei Dl non esiste: «Nè Abete nè Della Valle per quanto forse amici della Margherita, sono da essa vissuti come parte del proprio mondo per il banale motivo che un mondo della Margherita non esiste, non ha fatto in tempo a generarsi e probabilmente non ne avrà il tempo. Non ci sarà mai comunque qualcosa di simile al rapporto che la Dc aveva con la Coldiretti». «Bersani - prosegue l’editoriale - parla di cotè finanziario della Margherita: Bene, ma nella sua Emilia Romagna non c’è alcun cotè: come descriveva Antonio La Forgia due giorni fa su Europa c’è un vero e proprio sistema e per di più rovesciato, sicchè sono le coop a comandare la politica e non viceversa». L’attacco, decisamente pesante, viene quindi esplicitato e circostanziato. Ai Ds, in poche parole, si rimprovera di non tagliare il cordone che lega il partito alla cosiddetta “finanza rossa”.
«A tutt’ora - fa notare il quotidiano - non c’è ancora un dirigente di primo piano della Quercia che abbia avuto il modo di prendere con nettezza le distanze dal presidente dell’Unipol e di riconoscere che le operazioni finanziarie della società, ammissibili in sè, sarebbero però compromesse dalle eventuali scorettezze del manager che le ha decise, condotte e presentate alla politica». Secondo Europa, l’atteggiamento difensivo adottato dai vertici di via Nazionale nei confronti di Unipol è «comprensibile (basta guardarsi intorno tra gli sponsor degli stand alle Feste dell’Unità) ma è esattamente “il” problema: nello schema lobbistico americano che piace tanto a Pierluigi Bersani non esiste una simile identità».
I diesse, ovviamente, non hanno gradito. Al momento, però, hanno dovuto ingoiare il rospo. Su queste fondamenta, comunque, appare assai difficile costruire il grande edificio del Partito Democratico.
Articolo di A. Mon.,  da La Padania del 28 dicembre 2005


Sognando Giuda Maccabeo
E' accaduto. Ce lo aspettavamo,  non in modo cosi' spudorato, ma ce lo aspettavamo.
Non c'e' stato  telegiornale italiano che, tasmettendo  la cronaca di Natale da Betlemme, non abbia parlato del muro, anzi del Muro colla emme maiuscola, perche' pare che per i giornalisti  questo sia l'unico muro  al mondo, non uno dei tanti e , sicuramente, il piu' giustificato in quanto SALVAVITA!
Tutti, nessuno escluso, parlando del turismo a Betlemme in occasione del Natale, tutti indistintamente, durante i collegamenti per la Messa dalla Basilica hanno ricordato e fatto vedere e rivedere il famigerato Muro  commentando con tono di aspro rimprovero che, "secondo" gli israeliani, dovrebbe proteggere dal terrorismo, come se non fosse vero, come se fosse una fantasia, come se non fosse provato che nei tratti dove il muro esiste, la' non passano i terroristi suicidi!
E allora eccoci travolti da telecronache che fanno vedere Monsignor Sabbah, grande ammiratore del defunto di Ramallah oltre che  gigantesco   ipocrita che mai disse una parola contro i terroristi suicidi, mentre pianta ulivi davanti al muro.
Eccoci tormentati da immagini di poveri e innocenti palestinesi che sfilano con le candele davanti al muro maledetto, mentre noi ricordiamo amaramente altre sfilate con candelotti esplosivi al posto delle candele.
Ecco reportages piagnucolanti sui palestinesi segregati, venduti ai telespettatori come pacifiche vittime di Israele anziche' barbari simpatizzanti di assassini suicidi nonche' danzatori di piazza instancabili alla notizia di ogni  attentato andato a buon fine.
La vergogna dei collegamenti da Betlemme per il Natale  si sta
concludendo senza una parola sul terrorismo , senza un accenno sugli avvenimenti che , in questi anni di guerra, hanno reso la Betlemme cristiana  vittima dei palestinesi musulmani e citta' ostaggio dei terroristi.
Naturalmente non sono stati ricordati le decine  di attentati subiti da Israele e provenienti proprio da questa citta' prima che iniziasse la costruzione del muro per scongiurarli.
Nessuno giornalista, con l'occasione di trovarsi a Betlemme,  ha approfittato per parlare, anche en passant e tanto per onesta' di cronaca,  di quello che fu  uno degli avvenimenti piu' vergognosi perpetrati  in questa cittadina dai palestinesi quando, nel 2002,  200 terroristi entrarono a forza, sparando a raffica,  nella Basilica della Nativita' e vi si insediarono per settimane, sporcandola, sconsacrandola, riempiendola di immondizie e escrementi.
Nessuno dei giornalisti presenti in questi giorni a Bet Lechem ha ricordato l'accaduto e le menzogne dei frati francescani, Padre Ibrahim loro portavoce in testa, che piagnucolavano dicendo di non aver da bere e da mangiare per colpa dell'esercito israeliano,  salvo poi aver trovato decine di chili di cibo avariato e puzzolente poiche' ne avevano tanto da non poter essere consumato.
I Francescani hanno  fatto credere al mondo intero di essere stati ostaggi dei soldati israeliani anziche' dei terroristi, mentendo in grande stile e con una maestria e una faccia tosta  incredibili, con un impatto mediatico superlativo sul pubblico che, una volta di piu', fu preso per i fondelli da giornalisti senza scrupoli.
Il mondo intero si rivolto' contro Israele ancora una volta.
I veri colpevoli furono raffigurati come povere vittime ancora una volta. 
Grande performance di pelo sullo stomaco dei media italiani ancora una volta.
Il mondo filopalestinese ragiona cosi', piu' che altro sragiona cosi': duecento terroristi armati fino ai denti entrano nella Basilica, la occupano, tengono in ostaggio i frati e alcuni giornalisti, tra cui l'italiano Marc Innaro, mangiano, bevono, defecano sotto gli altari, rompono tutto , dissacrano il luogo piu' santo della Cristianita' e la colpa di chi e'?
Di Israele, naturalmente!
Non solo, si costruisce questa colpa giorno per giorno con collegamenti strappalcrime e lo si fa in modo talmente eccessivo da non credere che la gente possa essere tanto ingenua da  cascarci e invece ci casco' perche' e' cosi' facile, e' cosi' semplice, e' cosi' bello e soddisfacente odiare Israele per sentirsi piu' buoni.
Nemmeno quando incomincio' a emergere la verita' , nemmeno quando vi furono timide testimonianze sullo scempio fatto nella Basilica, nemmeno allora la gente credette a Israele.
Nessuno dunque, pur trovandosi in loco,  ha trovato il tempo di rammentare questa vergogna e nessuno ha accennato al fatto che i cristiani di Betlemme stiano scomparendo perche' perseguitati e vessati dai musulmani e che  dal 90%  si sono ridotti al 7 %  dal giorno in cui Betlemme e' passata all'ANP e hanno incominciato a fuggire  a gambe levate . Meglio parlare del muro, che diamine!
Ci sarebbe tanto da raccontare  su Betlemme, volendo.
Ve la ricordate la facciata della Basilica durante la tirannia di Arafat? No eh? Infatti nessuno ne ha mai parlato per paura e allora  non ci  si ricorda come fosse deturpata da un enorme lenzuolo con il ritratto del mostro malefico che dominava la Piazza.
Come mai il Vaticano o qualsiasi passante cristiano non hanno mai protestato per quel ritratto gigantesco che avviliva la facciata della Chiesa.
Come hanno potuto accettare una simile porcheria senza dire una parola?
Come mai nessuno si e' sentito offeso e umiliato nella propria Fede da quella brutta faccia ghignante contro il bianco delle pietre della Chiesa che per tutti i cristiani del mondo e' il  luogo piu' sacro in assoluto?
Come mai nessun giornalista si e' sentito in dovere di denunciare una simile porcheria come scandalo e offesa contro la Cristianita', il senso del decoro e del buon gusto?
Come e' possibile che tutti abbiano  finto di non vederla quella Brutta Faccia sulla  Basilica che racchiude la Grotta dove nacque Gesu'?
La risposta logica e' che  una parte della cristianita'  aveva paura di farlo notare e l'altra parte, quella antisemita, adorava Arafat piu' di Gesu' Bambino.
Oggi quel lenzuolo e' scomparso per fortuna, non si vede piu' la Brutta Faccia, la Basilica e' stata ripulita e riconsacrata subito dopo la fine della occupazione terroristica, hanno persino tolto la kafiah dalla seggiola che il bandito occupava durante la Messa di mezzanotte e al suo posto vi si e' seduto Abu Mazen.
Sono cambiate alcune cose, la piu' importante e mai abbastanza benedetta e' stata proprio la morte di Arafat ma non sono diminuite le fughe dei cristiani da Betlemme, da Bet Jalla e altri villaggi dei territori palestinesi.
Soprattutto non e' cambiato l'atteggiamento dei giornalisti che, non appena gli si presenta l'occasione,  partono con le loro sparate contro Israele usando ogni volta un gadget nuovo, quest'anno si vende bene il muro.
Il Muro della vergogna, lo chiamano ipocritamente, il Muro che Israele costruisce per rinchiudere i palestinesi, dicono. Rinchiudere dove? hanno tutto il mondo arabo davanti a loro, e' Israele che si rinchiude "dentro", per tener fuori le belve che sono i terroristi.
Il muro e' una conseguenza del terrorismo, non viceversa, il muro e' la' per impedire che le belve sbranino  i bambini ebrei!  Il muro serve ad evitare che dei terroristi entrino in una casa qualsiasi e scannino tutti i suoi abitanti, bambini compresi, anzi i bambini per primi per vedere impazzire i genitori.
Il muro ci serve per vivere, signori giornalisti, questo dovreste ricordarlo ogni tanto , cosi', per un senso di onesta' professionale, se ne avete.
Forse pero' e' chiedere  troppo  perche' anche  i giornalisti sono uomini e quindi soggetti a pressioni psicologiche.
Recenti avvenimenti hanno confuso ulteriormente le loro idee.
Abbiamo sentito il criminale presidente  iraniano , Ahmedinejad , chiedere la distruzione di Israele  e la ricollocazione degli ebrei  in Europa.
Dopo una settimanina di " Oddio che vergogna" nessuno ne parlava piu'.
Abbiamo visto la riccioluta testa bianca di Kofi Annan, "Kefiah" per gli amici, sotto una cartina della Palestina da  cui Israele era stato cancellato durante la "giornata di solidarieta' con il popolo paletinese"...
I media non si sono interessati alla cosa, fosse accaduto il contrario avrebbero starnazzato come oche  impazzite.
Leggiamo ogni giorno di episodi di antisemitismo in tutto il mondo, giornalisti ebrei non vengono ammessi in paesi arabi a causa della loro etnicita', israeliani vengono scacciati da universita' europee e americane, se uno si azzarda a fare una ricerca su Google  legge di Israele peste e corna, compresi massacri, naturalmente mai avvenuti come quello immaginario di Jenin.
Non dobbiamo quindi meravigliarci se i poveri giornalisti, da Betlemme,  in nome del Santo Natale e della pace nel mondo, non sanno fare altro che accusare Israele solo perche' si difende nel modo meno cruento possibile, con una barriera per tener lontani i terroristi.
Puntate pure il dito accusatore ancora e ancora contro Israele...noi intanto accendiamo le candeline di Chanuka'  e , per consolarci,  sognamo Giuda Maccabeo.
Le luci di Chanuka' , da Gerusalemme a tutte le citta' del mondo, ci illuminano e ci daranno la forza e la pazienza di aspettare il miracolo che viene dal coraggio del popolo di Israele, vittima  ancora oggi di un'ideologia neonazista e poi  calunniato e demonizzato se si difende orgogliosamente.
Chanuka' insegna: Antioco  Epifane verra' sconfitto  sempre e il miracolo della luce si rinnovera' per il Popolo di Israele.
 
Deborah Fait - informazionecorretta

Massima del giorno
Per anni in Europa s'è parlato del problema della suddivisione della ricchezza. Ora, dopo l'ingresso di India e Cina nell'economia, ci sarà il problema della condivisione della povertà.
G.P.

MOLLICHINE
D'Alema ha fatto un leasing con Fiorani. Tutto normale, tutto lecito. Sì, ma che ne dirà Travaglio?

Tremonti da qualche tempo riesce a nascondere il proprio disprezzo del prossimo. Se fosse bravo quanto lui, Sharon riuscirebbe a nascondere la propria obesità.

Intesa bi-partisan Prodi-Berlusconi per Bankitalia. L'incontro: "Buongiorno". "No, buonasera". "Non è tardi, ho detto buongiorno!" "E io buonasera! Ma allora vuoi proprio litigare?".

Ai funerali di Stanley "Tookie" Williams 2.000 persone. Hanno avuto un'esecuzione di Stato e avrebbero voluto un funerale di Stato.

Riprenderanno a gennaio i colloqui sul programma nucleare iraniano. Non bisogna affrettarsi. Diversamente Tehran non avrebbe il tempo di fabbricare la bomba.

Gianni Pardo

DOMANDE SBAGLIATE
Alcune volte vengono poste domande la cui risposta sembra difficile, se non impossibile. Per esempio: "Che cos'è la Verità?  In questi casi l'interrogato, soprattutto dal momento che il sostantivo è scritto con una intimidatoria maiuscola, si sente moralmente obbligato a fare la faccia seria e ad affermare di non essere in grado di rispondere. Come tutti, del resto, tanto la domanda è ardua. Ma in realtà si tratta d'un falso problema.
La Verità in sé non esiste. Ci sono affermazioni campate in aria o contrarie ai dati accertati ("La Terra è piatta"), la cui caratteristica fondamentale è la falsità. Esistono invece altre affermazioni il cui contenuto corrisponde alla realtà (adeaquatio mentis et rei, diceva San Tommaso), per esempio "La Terra è tonda", e può dirsi che la verità è la caratteristica di tali affermazioni. Da quando si è riusciti a buscar el Levante por el Poniente, cioè dai tempi di Colombo e Magellano, la differenza fra queste due affermazioni è innegabile per tutti. La verità non è una cosa in sé, dunque: è semplicemente la qualità di una frase come "la Terra è tonda" e che non ha una frase come "la Terra è piatta".
Chiedere "Che cos'è la Verità?" è come chiedere "Che cos'è la Falsità?", "Che cos'è la Semplicità?", "Che cos'è la Genuinità?".
Un'altra domanda seria e coinvolgente è: "Perché siamo sulla Terra?" O anche: "Qual è il destino dell'uomo?". Anche questo interrogativo - una delle molle fondamentali della metafisica - fa tremare le vene e i polsi. E tuttavia ci si può chiedere se esso non sia futile come la domanda su ciò che è la Verità. Infatti, prima di chiedersi perché si è sulla Terra, bisognerebbe chiedersi se un perché ci sia: non è detto che si tratti solo di identificarlo. Prima di chiedere: "perché esiste l'uomo?" bisogna chiedere: "l'esistenza dell'uomo ha un perché?". E che cosa prova che l'uomo abbia un destino, cioè una destinazione, cioè una finalità?
Se un uomo è colpito dal fulmine, è sciocco chiedersi chi abbia voluto ucciderlo. Viceversa, se è colpito da un colpo di fucile, è normale chiedersi chi gli abbia sparato. Perché in tanto si può cercare un responsabile in quanto si ipotizzi una cosciente volontà. Nello stesso modo, se fossimo certi che l'uomo è stato messo sulla Terra da qualcuno che aveva l'intenzione di ottenere qualcosa, sarebbe normale chiedersi che cosa intendesse ottenere. E dunque qual è il senso della sua esistenza. Ma se l'uomo fosse sulla Terra esattamente per caso, o come conseguenza d'una incosciente serie causale, che senso avrebbe porsi questa domanda?
Il problema del perché dell'esistenza si sposta immediatamente su un altro piano. Se si crede ad un Creatore, cioè ad un essere che crea l'uomo e s'interessa alla sua esistenza, è giusto cercare la risposta al "perché?" della vita. Ed in effetti i teologi dicevano che Dio ha creato l'uomo perché bonum est diffusivum sui (il bene per sua natura ha tendenza ad espandersi) e dunque Dio avrebbe creato l'uomo per il piacere di renderlo felice. Anche se - visto come vanno le cose - è chiaro che intende farlo in un'altra vita. Viceversa, se non si crede a questa teoria, o a qualche teoria analoga, non si può che giungere alla conclusione che l'uomo esiste semplicemente perché si è avuta una serie di fenomeni che lo ha fatto esistere. Una meccanica catena causale che ha dato da un lato l'uomo e dall'altro la medusa. Con uguale indifferenza. Anzi, con la stessa indifferenza con cui nessuno di noi si sogna mai di chiedersi quale sia il destino della medusa.
Si potrebbero ipotizzare altre domande sbagliate (per esempio: "qual è la lingua più adatta ad esprimere concetti ardui e sentimenti sottili?" "che cosa si potrebbe fare per rendere tutti gli uomini buoni?") ma una cosa rimane accertata: prima di cercare di rispondere ad alcune domande interessanti bisogna chiedersi se esse abbiano senso, se non siano un falso problema e se non implichino che vada prima risolto un problema a monte.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 26 dicembre 2005


TESTE D'UOVO
Il 14 novembre 2004, due mesi e mezzo prima del voto iracheno del 30 gennaio 2005, Eugenio Scalfari scrisse su Repubblica questa frase: "Elezioni a gennaio? Come si potrà organizzare, in regime di coprifuoco e in presenza di una guerra civile che miete vittime in tutto l'Iraq centrale, una campagna elettorale? Almeno un simulacro di campagna elettorale? Le liste degli aventi diritto al voto? I seggi e gli scrutatori? I comizi? Le liste dei candidati? Di tutto ciò nessuno parla".
La campagna elettorale invece ci fu, e grazie a essa il 60 per cento degli iracheni, vale a dire otto milioni di persone, si presentarono alle urne e votarono, evidentemente informati - a differenza di Scalfari - sia dei seggi sia delle liste dei candidati. A quel voto, come i lettori del Foglio sanno bene, ne sono seguiti altri due, un referendum costituzionale il 15 ottobre e poi un'altra elezione, il 15 dicembre scorso, questa volta per eleggere il primo Parlamento democraticamente eletto di tutto il medio oriente, Israele escluso. Pensate che Scalfari o qualche testa d'uovo di Repubblica ne abbia preso atto? Pensate male. Nemmeno una ruga sulla fronte. Eppure il 60 per cento del 30 gennaio 2005, meno di un anno dopo è diventato il 70 per cento. Gli otto milioni sono diventati 11 milioni. Agli sciiti e ai curdi si sono aggiunti anche i sunniti di quell'Iraq centrale che tempo fa stava tanto a cuore al fondatore di Repubblica. Nonostante tre consultazioni seguite ad altrettante partecipate campagne elettorali, centinaia di comizi, migliaia di manifesti e una robusta articolazione di liste e di alleanze politiche, Scalfari non ha offerto ulteriori riflessioni a quelle sue opinioni poi smentite dai fatti e dagli iracheni.
Con l'eccezione di Khaled Fouad Allam e del suo articolo intitolato "E' esportata, ma è democrazia", gli ideologi dell'impossibilità di esportare la democrazia in Iraq, da Bernie Valli a Guido Rampoldi, da Vittorio Zucconi a Lucio Caracciolo, da Mario Pirani a Gabriele Romagnoli, hanno scelto di non intervenire sull'argomento, una volta che la loro tesi è stata colorata di viola tre volte in un anno prima da otto milioni di persone, poi da altri otto e, infine, da 11 milioni di iracheni. Fouad Allam è stato l'unico, anche perché in precedenza aveva tentato in tutti i modi di spiegare ai colleghi republicones che le previsioni di tipo scalfaresco non erano fondate sulla realtà, ma su pregiudizi. Pregiudizi antibushiani, se non antiamericani, e magari anche nei confronti degli arabi in quanto impreparati a poter godere della libertà e della democrazia.
Il voto in sé, anche se ripetuto tre volte in un anno, ovviamente non trasforma dal giorno alla notte un'ex dittatura brutale durata 35 anni in una società liberale, ed è perfino ragionevole pensare che la democrazia a Baghdad non sarà mai la copia conforme del modello Westminster. Però, almeno, quel voto dovrebbe far riconoscere a Scalfari &Co. quanto i progressi democratici compiuti in Iraq siano straordinari e come, per la prima volta, lo scontro etnico, territoriale e religioso sia diventato politico e istituzionale. Il dibattito ora è in Parlamento tra i legittimi rappresentanti del popolo, anziché una guerra civile tra una tribù sunnita golpista che torturava i dissidenti, gasava i curdi, massacrava gli sciiti, sterminava gli arabi delle paludi, bombardava Israele e invadeva i paesi vicini. Una parolina o un pensierino sull'effetto benefico dell'intervento americano e magari anche sul positivo sommovimento dell'asfittico status quo mediorientale, dal Libano all'Egitto, da Gaza alla Siria, i lettori di Repubblica probabilmente se li meriterebbero. Se perfino un antiamericano di rango come il leader libanese Walid Jumblatt ha riconosciuto che grazie ai marines di George W. "è caduto il muro di Berlino" del medio oriente, perché Scalfari non si smuove da affermazioni, come quella del 24 luglio 2005, secondo cui il "terrorismo qaidista" conta "sull'appoggio di un buon terzo della popolazione irachena"? Perché il fondatore di Repubblica non prende carta e penna per rivalutare la sua perentoria analisi secondo cui "la guerra preventiva irachena è stata oggettivamente perduta dall'America di Bush"? Libero di non farlo, ovviamente, ma in quel caso almeno aggiunga ai suoi editoriali l'avvertenza che "ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente casuale".
Dal "Foglio" - 23 dicembre

 Massima del giorno
L'adorazione dei potenti insieme al calcio dell'asino sono il pane e companatico della politica.
G.P.

MOLLICHINE
Ahmadinejad: l'olocausto è leggenda. La sua personale è quella del Santo Bevitore.

Affluenza del 70% alle urne irakene. Chi l'avrebbe detto che lì ci fosse una così alta percentuale di collaborazionisti!

"Israele è un cancro". Così Ahmadinejad e così i Fratelli Musulmani in Egitto. Ma col loro basso livello scientifico, come contano di guarirlo?

Angela Merkel: "il principale vantaggio della coalizione rossonera è l'esclusione dei Verdi". Ma che dice! I Verdi appartengono alla natura, come l'anofele!

Malore di Sharon. Hamas: "Sia lodato Allah!" Ma fino a sentenza definitiva noi lo riteniamo innocente.

Gianni Pardo


LE DIMISSIONI DI FAZIO
Le dimissioni di Fazio hanno certamente un significato, ma in molti non sappiamo qual è. È la vittima innocente di un attacco concentrico e crudele, quasi di cani intorno ad una volpe ferita, o è un colpevole privo di vergogna che si è aggrappato alla sua poltrona al di là di ogni decenza?
Tuttavia questo dubbio non è essenziale. Più importante è notare che questo è uno di quei casi in cui la folla si scatena e fa paura. Tutti - imbeccati dai giornali e dai politici - hanno suggerito, invocato, richiesto, preteso a gran voce le dimissioni. Ma tutti, se richiesti di rispondere a questa semplice domanda: "Ma di che è colpevole, Fazio?", non avrebbero saputo rispondere. Si sarebbero rifugiati in accuse fumose di scorrettezze, favoritismi, mancati controlli, senza saper scendere nei particolari. Si ripete: Fazio potrebbe anche essere colpevole del peggio e un giorno i giudici potrebbero anche dimostrarlo: ma fino a quel giorno, su che cosa si basa la severità dell‚uomo della strada?
La gente fiuta nell'aria che bisogna dir male di qualcuno - Craxi, Fazio, chiunque sia dichiarato "nemico del popolo" - ed è felice di gridare "crucifige!".
Ed è questo, il punto. C'è chi è felice di gridare quella parola prima ancora di sapere chi si tratta di crocifiggere e c'è chi si rifiuta di gridarla anche se è sicuro della colpevolezza dell'accusato. Alcuni amano i cori, altri ne hanno orrore.
Se un motivo c‚è per non schierarsi a favore della grazia a Sofri (per il resto plausibile) è che anche qui c'è un coro, anche se a favore. Un coro a favore per un condannato per omicidio perfino nel giudizio di revisione, e un coro contro un uomo accusato non si sa di cosa. Tanto che molti hanno detto che avrebbe dovuto dimettersi solo perché accusato, anche se innocente, solo perché sgradito, per il buon nome dell'Italia. Come se il buon nome di un paese fosse sostenibile costringendo alle dimissioni uno che magari poi risulta innocente. Il caso del Presidente Giovanni Leone non ha insegnato nulla.
Non ci si deve, non ci si può associare ai cori. Bisogna essere gelosi della propria indipendenza intellettuale. E non dimenticare mai che Gesù era innocente.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 20 dicembre 2005

BUDDHA E TRAVAGLIO
Un giorno Buddha, uscendo da casa, ebbe il dubbio di non avere chiuso il gas. Certo, pensò, non dovrebbe succedere nulla. Il tubo è pressoché nuovo, chi l'ha montato conosce il suo mestiere e nessuno accenderà una fiamma per dare fuoco alla casa, eventualmente. Ma un tubo potrebbe sempre bucarsi ed io non sarei lì per sentire la puzza. L’artigiano potrebbe aver commesso un errore nelle giunzioni. E si potrebbe avere un corto circuito che incendia il gas. Oppure io stesso, tornando a casa, potrei accendere la luce e far saltare in aria la casa, e uccidere i vicini e morire io stesso. Dovrei proprio tornare indietro e controllare d’aver girato quel dannato rubinetto.
Buddha stava per tornare indietro quando un pensiero lo bloccò. A parte il fatto, si disse, che io chiudo quel rubinetto meccanicamente, praticamente sempre, e solo una volta l'ho trovato aperto, questa che vivo è un’ansia nevrotica. Se cedo, magari la prossima volta che uscirò avrò lo stesso dubbio; e tornerò indietro; e troverò il rubinetto chiuso; ma questo non m’impedirà d’avere lo stesso dubbio, la volta seguente, e magari, sempre più ansioso, di tornare indietro una seconda volta per essere sicuro che, la prima volta che sono tornato indietro, ho effettivamente chiuso il rubinetto. Insomma, concluse: se torno indietro avrò salva la vita ma al prezzo della nevrosi, se non torno indietro rischierò forse un po’ di più, ma sarò un uomo sano e normale. Sicché se ne andò per i fatti suoi e al ritorno trovò che il rubinetto era dovutamente chiuso.
Questo aneddoto inventato è in linea con un’osservazione generale: non tutto ciò che è possibile controllare val la pena d’essere controllato. Non si finirebbe mai. Ecco perché, quando qualcuno dice che le grandi multinazionali petrolifere non vogliono che si faccia conoscere la scoperta del motore ad acqua, oppure che tutta la politica mondiale è dominata dagli ebrei, oppure che il tale giornalista non è morto in un incidente ma è stato fatto ammazzare dal Papa, oppure che sono stati gli Ufo a far affondare le navi nel triangolo delle Bermude e mille altre cose del genere, non è il caso di strapazzarsi ad indagare. Lo stesso vale per giornalisti come Marco Travaglio. Certo, sarebbe possibile che tutto ciò che dice sia corrispondente alla verità e che sia provato dai documenti. Ma come mai tutte queste verità le ha solo lui, come mai tutte queste verità non smuovono i grandi giornali e le Procure della Repubblica e l’universo mondo? Non è lecito pensare che chi ha assaggiato i suoi testi alla fine abbia concluso che c’era molto fumo e poco arrosto? Possibile che tutti siano collusi col potere, possibile che l’onestà e l’intelligenza dell’intera Italia si siano rannicchiate nella testa riccioluta di Marco Travaglio?
È questo il fastidio che inducono i vari Girolamo Savonarola. Nessuno nega che nei vangeli sia scritto che non è necessario filare o tessere, visto che gli uccelli che non filano e non tessono sono meglio vestiti di Salomone. Ma, detto questo, lasciate le filande in pace. La gente, anche se credente, non andrà in giro vestita di piume. Il Savonarola fu forse un pazzo, soprattutto dal punto di vista laico: ma non si può negare che la sua predicazione fosse in linea con la più retta e severa morale cristiana. Soprattutto con quella dottrina che rimane nella mente di chi ha letto i quattro Vangeli: ma la dottrina non è tutto e la Chiesa la sapeva molto più lunga. Sapeva e sa quanta acqua mettere nel suo vino. Se così non fosse, non sarebbe durata tanto.
I Savonarola e i Travaglio fanno sorgere il dubbio che non vengano per rivelare verità ed invitare al bene, quanto per dare sfogo alla propria nevrosi e al proprio moralismo castrante. Prima ancora di ascoltarli per sapere che cosa dicono, uno avrebbe voglia di chiedergli se hanno digerito bene, se hanno un bel rapporto con una donna, se hanno simpatia oppure odio per l’umanità. Infatti chi è felice (soprattutto in amore) ha tendenza a sorridere a tutti, mentre chi è infelice ha tendenza a trovare fuori di sé mille ragioni di ansia e di odio. Meglio lasciare il rubinetto aperto che tornare indietro a controllare. O addirittura, come diceva un siciliano, meglio essere cornuti che gelosi. Mentre Travaglio è forse geloso persino della notorietà di Ritanna Armeni.
In questo campo basterebbe dire che la magistratura non è benevola nei confronti di Berlusconi. Non solo ha cominciato ad indagare su di lui appena si è dato alla politica (e Dio sa che gli imprenditori vivono più che ai margini della legalità!) ma è stata capace di notificargli un’accusa per gravissimi reati mentre da Presidente del Consiglio partecipava a un convegno internazionale sulla malavita. Ciò malgrado, Berlusconi non è stato condannato, né per il reato di cui a quell’avviso di garanzia né per altri. Che cosa va dunque cercando, Travaglio? Vuole dimostrare che ha corrotto i giudici? E chi può avere voglia di ascoltarlo, a questo punto, se non qualcuno che, come lui, sta già raccontandosi una leggenda nera con cui condannare nel proprio cuore i grandi e consolarsi della propria personale insignificanza?
Gianni Pardo

Il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, ha rassegnato  le dimissioni
Le dimissioni, spiega una nota, «verranno presentate al Consiglio superiore nell'ordinaria riunione di domani.
La decisione, autonomamente assunta con tranquilla coscienza, è volta a riportare serenità nel superiore interesse del Paese e della Banca d'Italia».
Nella nota di annuncio delle dimissioni si ricorda che Fazio ha servito la Banca e il Paese per quarantacinque anni. Nel corso del suo lungo impegno ha dato impulso alla ricerca economica e istituzionale.
«La Banca d'Italia, con la politica monetaria e del credito ha abbattuto alla metà degli anni novanta l'inflazione, realizzando in tal modo la condizione per partecipare all'unione economica e monetaria».
Nel comunicato, che fa una sorta di bilancio dell'opera di Fazio, si ricorda come il sistema bancario fosse fragile a metà degli anni novanta. «è stata condotta un'opera di ristrutturazione e di consolidamento dalla quale è emerso un sistema bancario ampiamente privatizzato, con accresciute dimensioni degli intermediari, solidità economica e patrimoniale accentuata concorrenza».
La decisione «autonomamente assunta con tranquilla coscienza, è volta a riportare serenità nel superiore interesse del Paese e della Banca d'Italia»
Berlusconi: «Ora si passi al mandato a termine»
Prodi: «Pronti a collaborare per la nuova nomina»

Mani pulite delle banche ? Illusione , il nodo è la concorrenza
Da piu' parti si sente aleggiare che, con le vicende che stanno coinvolgendo la Bpi, si stia andando verso una "Mani Pulite" delle banche, che dovrebbe spazzare i malfattori e restituire il maltolto. Abbiamo piu' che un ragionevole dubbio. A parte il fatto che la "Mani pulite" della politica, cioe' la via giudiziaria al rinnovamento della politica, non ci sembra abbia dato grandi risultati per i consumatori: "mazziati e cornuti" prima, "mazziati e cornuti" oggi.
Il problema centrale, al di la' degli specifici fatti delittuosi che auguriamo siano presto accertati e altrettanto presto siano puniti i colpevoli, non e' solo fare piazza pulita di un gruppo di persone che avrebbero commesso una serie di reati, ma di capovolgere un metodo e un sistema che ha portato a che non potra' che continuare a portare a situazioni del genere. Il metodo e' quello delle nomine politiche ai vertici degli istituti di credito, piuttosto che di merito, e creare le condizioni perche' una selezione per il merito sia possibile.
Far si' che ci sia concorrenza, che le banche attirino i clienti per i loro effettivi vantaggi proposti e che i migliori e i piu' capaci siano premiati dal mercato a discapito dei peggiori e degli incapaci. Uno dei nodi centrali e' la politica e l'assetto di Bankitalia:
1 - Fintanto che in Italia non esistera' una banca che fallisce invece di essere recuperata, piu' o meno obbligando quelle banche presunte sane ad assorbirle, non si potra' parlare di concorrenza, ed e' consequenziale che i dirigenti siano nominati per garantire questo equilibrio piu' che la capacita' dello specifico istituto di essere sul mercato.
2 - Fintanto che non sara', per esempio, l'Antitrust a garantire la concorrenza sul mercato, ma la stessa Bankitalia, in una sorta di funzione di controllore che controlla se stesso, non si potra' parlare di concorrenza.
3 - Fintanto che l'assetto proprietario dell'Istituto centrale non sara' controllato dallo Stato, piuttosto che dalle stesse banche che "concorrono" sul mercato, continueremo ad assistere solo ad un gioco delle parti in cui la finzione e' la caratteristica prevalente.
4 - Fintanto che avremo un governatore di Bankitalia imposto senza scadenza di mandato da queste banche private proprietarie dello stesso Istituto, continuera' ad essere una questione che Governo e Parlamento hanno deciso debba riguardare gli assetti di potere economico e politico di queste banche, consentendo loro di continuare il lucro imponendo la loro politica sugli italiani tutti.
Parte di quanto diciamo dovrebbe essere compreso nella mitica riforma del risparmio. Ma abbiamo piu' che un ragionevole dubbio che vi si proceda in questo modo, sostituendo l'economia politica e il mercato alla politica politicante sia del centro-destra che del centro-sinistra.
Sara' bene che i risparmiatori/sudditi e le vittime delle innumerevoli truffe che hanno portato al prosciugamento delle tasche dei risparmiatori, facciano tesoro di questo ogni volta che devono decidere il loro contributo, sia che si tratti di essere davanti allo sportello di una banca che davanti ad un'urna elettorale.
Vincenzo Donvito, presidente Associazione Difesa Consumatori Utenti

Eccoli qua i nemici della pace e della verita'
Eccoli qua, ancora una volta, i nemici di Israele, i nemici della pace, gli assassini della verita'.
Eccoli qua ancora una volta, mai sazi di odio, a manifestare contro Israele con un proclama che vuole imbrogliare  la gente che si prepara a festeggiare il Natale.
Eccoli qua a parlare di "Natale di pace in Palestina".
Eccoli qua, sempre i soliti, sempre loro, sempre quelli che un paio di anni fa  sono andati a sfilare a Roma vestiti da kamikaze.
Non dimentichiamo quella vergogna che ha macchiato  la Capitale d'Italia, non dimentichiamola mai.
Eccoli qua, il 23 dicembre saranno a Milano dove vogliono costruire un muro uguale a quello che si sta costruendo in Israele.
Eccoli qua, pieni di rabbia perche' la costruzione del muro impedisce ai terroristi di passare e di ammazzare Israeliani innocenti.
Lo chiamano "Muro della vergogna" eppure dovrebbero sapere che i muri non li abbiamo inventati noi ma "loro" e contro i "loro" muri questa gente non manifesta perche' non sono stati gli israeliani ad erigerli, non sono stati gli ebrei a pensarli , allora si fa silenzio e si evita di ricordarli, tanto la gente comune non lo sa....
E' proprio su questo che puntano, sull'ignoranza della gente cui puoi raccontare quello che vuoi sul perfido Israele diffamato per anni da costoro, senza tregua e senza vergogna.
No, non parlano mai degli altri muri, dei loro muri, allora glieli ricordo io, citando la lettera di un amico che vive a Gerusalemme:
"Il Muro cristiano, quello che dagli anni '60 devasta, sconvolge, avvilisce e degrada Belfast, Londonderry e tutto il Nord Irlanda che però impedisce che le molotov colpiscano i bambini che vanno a scuola bruciandoli vivi per strada (bruciare vive le persone è qualcosa di genetico nella civilissima Europa)."
Il Muro di Berlino che ebbe il merito di dividere due barbarie, quella nazista da quella comunista.
Il Muro del Vaticano costruito per impedire ad altri barbari di invadere il piccolo stato.

Il Muro invalicabile che divide il Marocco dal Marocco spagnolo impedendo ai fuggiaschi di raggiungere la Spagna, fuggiaschi sui quali Zapatero fece sparare senza pieta'.
Israele costruisce la sua barriera salvavita per salvarsi la vita! E' tanto difficile da capire?
"Il muro corre per lo 85% sul tracciato del cessate il fuoco pre-1967 (non confine! non esisteva e non esiste un confine! esistono dei territori contesi e delle linee di cessate il fuoco!)
E non si alterna al reticolato senza una logica ! La logica c'è ed è ferrea: da dove i musulmani sparavano sugli israeliani (TulKarem, Qalkilia, alcuni quartieri arabi fuori Gerusalemme, BetJalla etc etc) lì c'è il "muro" per impedire, appunto, alle pallottole di passare.
Negli altri posti, dove i centri abitati o il passaggio di persone è sufficientemente lontano, corre un normale reticolato di confine con sensori elettronici per individuare infiltrazioni (meno problematico dei campi minati usati ai confini di parecchi stati moderni!)
Oltretutto si  dimentica volutamente di dire che la parte in muratura della barriera di sicurezza ammonta a circa 20 km su oltre 380 di confine. In fin dei conti una parte trascurabile, anche se essenziale per la salvezza di vite umane (Ebraiche, ovviamente)"
A questo proposito parlano le statistiche: i morti Israeliani per mano di terroristi musulmani sono calati in modo netto e proporzionale dalle molte centinaia dei primi anni di guerra, piu' di 1000 fino al 2004, siamo arrivati a "solo" 52 vittime nel 2005.
Sappiamo che le vite degli israeliani non hanno  importanza per questi imbroglioni della pace (cha mai sono venuti a manifestare davanti ai cadaveri bruciati dentro uno dei tanti autobus fatti esplodere)  ma per noi si, la vita di ogni ebreo ha importanza e siccome  in Europa ne hanno ammazzati troppi, adesso tocca a noi difenderci dai barbari, dai nuovi nazisti, dai terroristi, dagli amici dei pacicattocomunisti.
Vorrei dire agli ebrei italiani che se un Di Canio e' da biasimare e da condannare severamente  per i ripetuti saluti romani che ci sbatte sul naso, e' da questi pacicattocumunisti che dobbiamo difenderci oggi.
Diffidate di chi parla di "pace tra israeliani e palestinesi" manifestando contro la Barriera salvavita e NON contro il terrorismo palestinese.
Diffidate di loro: sono loro i  nemici di Israele, i nemici della pace, gli assassini della verita'.
Deborah Fait

ALL’EST NIENTE DI NUOVO
Il giorno 16 dicembre 2005 si è votato in tutto l’Iraq. I quotidiani hanno certo dato la notizia, però trattando quel giorno di elezioni come avrebbero trattato le elezioni in Turchia. Un fatto normale in un paese normale. Anche se a ben vedere Turchia ed Iraq, in quanto paesi musulmani, non sono normali, essendo gli unici in cui si vota. Solo che la Turchia è una democrazia, se pure sorvegliata, dai tempi di Atatürk, mentre l’Iraq assaggia con avidità il metodo democratico solo da pochi mesi. Ecco perché questo trionfo della volontà popolare - contro venti e maree, contro il terrorismo e contro le divisioni etniche e religiose - andava salutato con grida di giubilo e fiaccolate in piazza. Perché è un evento epocale. E invece silenzio. È mancato poco che la notizia, per i giornali italiani, fosse “Elezioni in Iraq, calma in tutto il paese, come al solito”.
Qui come al solito non c’è niente. Già che abbia votato tutto l’Iraq significa che hanno votato anche i sunniti: quegli stessi che, contestando la nuova democrazia, si erano astenuti dalle precedenti elezioni. Poi la partecipazione al voto è stata altissima (circa il 70%), e questo malgrado quell’infelice paese sia afflitto da una violenza endemica. Una violenza alimentata da quei poteri arabi che dai progressi della democrazia hanno tutto da temere.  Insomma, come ha detto Bush, l’Iraq si è lasciato alle spalle una pietra miliare sul cammino della democrazia. Se la tendenza non cambia direzione, si annuncia la riuscita di quell’esportazione della democrazia su cui tanto s’è ironizzato. Gli Stati Uniti possono avere sbagliato, pensando di ripetere in questo contesto ciò che fecero nel 1945 con i tre paesi dell’asse Roma-Berlino-Tokyo, anche perché L’Iraq è un paese etnicamente diviso e incoerente dal punto di vista religioso, ma gli irakeni hanno dimostrato d’essere capaci di trasformare quell’errore in un successo. Si sono dimostrati più maturi per la democrazia di quanto pensassero gli occidentali, soprattutto gli intellettuali di sinistra che si riempiono la bocca di stima e amore per il popolo e spesso lo disprezzano. I maîtres à penser superciliosi sono stati peggio che scettici, le donne irakene sono state felici di farsi fotografare col dito sporco d’inchiostro.
Mastro don Gesualdo è un capolavoro assoluto, ma Verga commette un errore ideologico: volendo essere realista ed anzi pessimista, non risparmia al lettore tutto ciò che può dimostrare la negatività della vita. Poiché tuttavia la storia di Gesualdo è quella di un uomo di successo, d’un uomo che si eleva dalla povertà alla ricchezza e addirittura al contatto con i nobili, Verga è costretto ad adottare quello che in inglese si chiama double standard: racconta con dovizia di particolari i problemi e le sconfitte di Gesualdo, mentre sorvola con un paio di righe sui suoi successi. Con questo metodo si può trasformare in tragedia anche la storia di Cenerentola.
Il pregiudizio ideologico distorce la realtà. Se si è fin troppo ottimisti ci si può credere uomini di successo mentre si è dei mediocri, se si è pessimisti si può essere infelici, come Cesare giovane, all’idea che alla sua stessa età Alessandro Magno aveva fatto tanto di più.
Tutta la sinistra europea e, in generale, l’Europa stessa hanno talmente deprecato la guerra irakena e talmente desiderato che gli americani fallissero clamorosamente che quando l’Iraq ha vissuto una giornata gloriosa, una giornata che promette un futuro migliore e democratico (finalmente!) ad un paese arabo, si sono voltati dall’altra parte.
All’Est niente di nuovo.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it


LETTERA
Gentile Signora Lucia Annunziata,
Lei scrive "RINGRAZIO Luisa Morgantini per questo contributo su un tema molto delicato. Spero possa essere l'inizio di un dibattito fra i nostri lettori. "
 E allora eccomi qua che do inizio al dibattito, senza pero' ringraziare Luisa Morgantini e la  becera e ridicola propaganda antiisraeliana che le e' cara da sempre e che ha ripreso alla grande una volta finito il periodo di lutto per la morte di Yasser Arafat.
Confesso che non e' semplice contestare  la miriade di sciocchezze scritte dalla Morgantini ma ci provero' con tanta buona volonta'.
Innanzitutto la decisione della UE e' , per una volta, equilibrata e diplomaticamente giusta dal momento che Israele ha fatto enormi passi verso le trattative ( non parlo di pace perche' e' una parola sconosciuta alla popolazione palestinese) con la controparte. Decisione giusta ed equilibrata anche perche'  i palestinesi non lasciano passare giorno senza bombardare le citta' israeliane, ieri sono arrivati a colpire la zona industriale di Askelon, senza sparare su cittadini israeliani, senza tentare di mandare in territorio israeliano i loro stramaledetti terroristi suicidi.
Israele e' da sempre, anche durante un periodo delicato come questo, sotto il fuoco dei palestinesi, due settimane fa abbiamo avuto cinque morti nell'attentato di Netanya e la Morgantini si dispera perche' l'Unione Europea non condanna Israele?
E' gia'  in crisi di astinenza?
O perbacco, signora Annunziata, e lei non dice niente a questa  europarlamentare che da dell'Italia un' immagine cosi' poco simpatica e cosi' disgustosamente di parte?
O perbacco, Signora Annunziata, bisognerebbe dire alla Morgantini che l'ONU si e' rifiutata di condannare l'attentato di Natanya! 
E perche' non la informa che durante la "giornata per la Palestina", che si organizza annualmente alle Nazioni Unite, sopra la capoccia di Kofi Annan, Kefiah Annan per gli amici, era appesa una bella cartina della Palestina che, caspiterina signora Annunziata, comprendeva tutta Israele!!!
Dovrebbe dirgliele queste cose perche' la Morgantini ne sarebbe felice e questi episodi la consolerebbero della mancata condanna di Israele da parte dell'UE.
Signora Annunziata, lei dovrebbe anche essere cosi' gentile di informare la Morgantini che Ramot, French Hill, East Talpiot, Gilo, Pisgat Ze'ev  e Har Homa sono quartieri di Gerusalemme come Monte Mario , Trastevere o Monte Verde sono quartieri di Roma. Molti miei carissimi amici vivono a Talpiot , a Gilo, a har Homa' e ci stanno benissimo e so che anche molti arabi israeliani vivono in quei quartieri e questi ultimi commetterebbero suicidio di massa se la Morgantini li consegnasse all'ANP.
Ci andasse lei a vivere sotto l'ANP, le griderebbero.
Glielo dica, glielo dica, Lucia Annunziata.
E poi, perbacco, continuare a parlare di territori occupati nel 1967!  Annunziata, suvvia!  Lo saprete persino voi che nel 1967 c'e' stata una guerra , ideata e decisa per ripulire il MO da Israele, come sta invocando da giorni Ahmadinejad, e che quella guerra e' stata stravinta da Israele, D*o gratias, e che i territori conquistati non dovrebbero esser ridati proprio a nessuno se non per una PACE che sia PACE e non tregua di mezz'ora!
E poi, signora Annunziata, lo sapete che dal confine di Rafah, consegnato ai palestinesi, con la supervisione di egiziani e Carabinieri, continuano a passare armi e terroristi? ma allora i carabinieri cosa fanno la'? Tutti abbiamo sentito il colonnello o Generale dell'Arma  fare, con la voce tremante di emozione e le lacrime agli occhi, dichiarazioni epiche sulla pace e la fratellanza  fra i popoli.
Glielo dice lei a quel generale o colonnello che puo' asciugarsi le lacrime perche' niente e' cambiato fra i palestinesi? 
Ahhh, quasi  dimenticavo il Muro, un problema etico per Morgantini e altri come lei.
Bene, signora  Morgantini,  il Muro sara' un problema per lei ma e' la vita per noi, percio' ce lo teniamo e continueremo a costruirlo alla faccia di quelli che urlano e strepitano . E sa perche'? perche'  siccome a noi la vita  piace,  le belve, cioe' i terroristi, devono essere tenute fuori. Questo disturbanesi non terroristi? spiacente, potevano pensarci prima, inutile piagnucolare sul latte versato.  Inoltre Hamas sta vincendo alla grande le elezioni , segno che i palestinesi vogliono dialogo e trattative come vorrebbero una pestilenza.
Ecco, signora Lucia Annunziata, io, da israeliana e da essere umano, voglio la pace con giustizia che significa la fine del terrorismo, la fine dell'odio contro israele, la fine dell'appoggio agli assassini suicidi palestinesi, la fine della propaganda di persone come la Morgantini, la fine della demonizzazione di Israele e della santificazione di chi Israele lo vorrebbe distruggere. La fine del buonismo razzista e ipocrita.
Pace con giustizia: fine della barbarie che ammazza civili innocenti in Israele e che non viene condannata in seno alle Nazioni Unite.
 Deborah Fait - informazionecorretta

Elezioni in Iraq: La sconfitta dei «resistenti»
D'ora in poi non si dovrebbe più parlare di «resistenti», o della versione più edulcorata di «ribelli » o «guerriglieri», in Iraq. Perché sono gli stessi sedicenti «resistenti» ad avere innalzato la bandiera bianca e aderito al processo democratico tramite il baratto dell'impunità in cambio della deposizione delle armi. Armi in realtà spuntate visto che il 90 per cento degli attentati contro civili e militari, iracheni e stranieri, sono stati finora opera di Al Qaeda. È questo il principale risultato delle elezioni legislative in Iraq, qualunque sarà la composizione del prossimo Parlamento.
È un successo essenzialmente politico più che militare. Grazie alla forza irresistibile di un movimento democratico che, come una valanga che da cima dilaga a valle, ha spazzato via ogni opposizione.
Chi si ricorda più delle condanne di «tradimento» e di «apostasia» emesse lo scorso 30 gennaio, in occasione delle prime elezioni legislative libere, dagli ulema sunniti e dalla miriade di sigle che accomunano i militanti del passato regime tirannico di Saddam e gli islamici jihadisti del tagliagole Al Zarqawi? Alla fine di quella storica giornata ci furono 36 morti, tra cui 10 eroici poliziotti e 9 terroristi suicidi perlopiù stranieri. Ieri ci sono stati solo due civili uccisi e una decina di feriti. Un bilancio di vittime sostanzialmente identico a quello dello scorso 15 ottobre, quando si votò sulla nuova Costituzione, anche in quel caso con il boicottaggio di gran parte dei sunniti. Ed è stato proprio quest'esito a far comprendere ai sunniti e ai sedicenti «resistenti » che avevano perso la loro battaglia. Che l'unica alternativa era scendere dall'Aventino e uscire a mani alzate dai loro covi, per professare lealtà al nuovo corso democratico. Il 20 novembre scorso al Cairo gli sciiti e i curdi si sono prestati a un'operazione politica tesa a salvare la faccia ai sunniti. Riconoscendo formalmente l'esistenza di una «resistenza patriottica onesta» tra i sunniti, in cambio dell' impegno non solo a dissociarsi ma anche a contrastare con le armi il terrorismo islamico di Al Zarqawi.
Non bisogna illudersi. Gli attentati terroristici contro gli iracheni e gli stranieri continueranno. Semplicemente perché non erano i sedicenti «resistenti » a compierli. Ma è il successo politico del compattamento dell'insieme del fronte etnico-confessionale iracheno che riuscirà gradualmente a isolare e sconfiggere un terrorismo che è sempre più la lunga manodella diabolica strategia straniera di Al Zarqawi. I due morti di ieri dispiacciono. Ma  siamo ben lontani dalle stragi con centinaia di vittime che hanno insanguinato l'Iraq negli ultimi due anni. Se poi consideriamo che alle recenti elezioni legislative in Egitto i morti sono stati 11 e i feriti almeno un centinaio, tutto sommato l'Iraq ne esce fuori meglio. Se poi a ciò si aggiunge che i votanti in Iraq sono stati il 67 per cento degli elettori contro un misero 25 per cento in Egitto, ne emerge il netto scarto sul piano della maturità democratica a favore degli iracheni. In Iraq la sedicente «resistenza» si è rivelata un boomerang per chi ha immaginato di poter strumentalizzare la violenza, oltretutto quella messa in atto da terroristi suicidi arruolati all'estero, per destabilizzare il fronte interno e seppellire l'aspirazione popolare alla libertà. L'assassinio del leader sunnita Mozher al Dulaimi, presidente del «Partito progressista iracheno libero», il 13 dicembre a Ramadi, ha confermato come oramai il terrorismo si sta ritorcendo contro i suoi stessi burattinai.
Dopo averlo elevato al nobile rango di «resistenza» quando a morire erano i soldati della forza multinazionale seppur legittimata dall'Onu, si è cominciato a nutrire dei dubbi quando a essere presi di mira sono stati i militari e i poliziotti iracheni, fino all'orrore e allo sdegno quando si è colpito indiscriminatamente tra la popolazione civile sciita e curda. Oggi è arrivato il turno dei sunniti. Perché il terrorismo è una spirale avvelenata che non risparmia nessuno. Gli iracheni l'hanno capito sulla propria pelle. Ora speriamo che lo capiscano anche gli occidentali che, seduti comodamente sulle poltrone del salotto, continuano a idealizzare e esaltare la «resistenza» irachena.
Magdi Allam - Corriere della Sera- 16 dicembre 2005    

GIORNALISMO
Titolo del Corriere della Sera: Russia, esplosione in un impianto nucleare.
Uno pensa: un disastro! Chi ha dimenticato Cernòbil? Chissà come saranno contenti i Verdi, questo dimostra che hanno ragione, il nucleare è pericoloso! Presto, leggiamo, la notizia.
"SAN PIETROBURGO(RUSSIA) - L'esplosione in una fonderia all'interno di un impianto nucleare situato poco fuori San Pietroburgo, in Russia, ha causato il ferimento di tre persone. A riferirne è l'agenzia di stampa russa RIA-Novosti, secondo la quale i livelli delle radiazioni sarebbero rimasti normali. L'incidente si è verificato giovedì.  - 16 dicembre 2005"
Tutto qui! Insomma, se un bravo cuoco francese cucina delle crêpes flambées a Buckingham Palace un giornale come il Corriere della Sera dovrebbe intitolare l'articolo: "Fiamme nella reggia inglese!"    

IL DIRITTO INTERNAZIONALE
Un consigliere della Casa Bianca ha scritto: “Con la politica dell'attacco preventivo il governo Bush ha voltato le spalle al diritto internazionale”. Una simile affermazione, che molta gente sottoscriverebbe senza esitare, dà per scontato che esista un diritto internazionale il quale prescrive alcune cose e ne vieta altre, sanzionandole. Ma è proprio così?
In filosofia del diritto si discute se la caratteristica della norma giuridica (a differenza delle norme morali, ad esempio) sia il suo essere cogente. Tanto che si è messa in discussione la giuridicità di quegli articoli che stabiliscono termini processuali  senza munirli di sanzioni o dànno definizioni (anche se poi qualcuno fa osservare che da essi derivano conseguenze giuridiche e dunque anche loro hanno valore cogente). Ma pure lasciando alla filosofia le discussioni teoriche, è certo che, per la gente normale, la giurisprudenza è quell’attività che punisce i cattivi e dà ragione a chi ha ragione. Con la forza. Un diritto che si limitasse a dire chi ha ragione e chi ha torto, senza poi – ad esempio – restituire l’oggetto del contendere al legittimo proprietario, o senza mettere in galera l’omicida riconosciuto tale, sarebbe una parodia del diritto.
È questo il rischio che corre il diritto internazionale. Esso infatti ha come norma fondamentale “pacta sunt servanda”: tutti i paesi devono mantenere i patti, cioè osservare i trattati liberamente sottoscritti. Ma per cominciare non tutti i paesi hanno sottoscritto fra loro dei patti. Per esempio, tra Israele ed Arabia Saudita non c’è neppure uno scambio di ambasciate. Poi, mentre i cittadini sono costretti ad obbedire al diritto penale, perché emanato da un potere superiore (lo Stato), nel caso di “pacta sunt servanda” si ricostituisce lo schema privatistico, cioè quello dei contratti liberamente sottoscritti tra privati. Sicché quando Saddam Hussein invade il Kuwait, se prima non aveva firmato un trattato di non aggressione, non viola neppure il diritto internazionale. Compie una prepotenza, quello sì, ma nell’ambito internazionale la prepotenza si chiama “conquista”.
Infine, se l’Iraq quel patto di non aggressione l’avesse firmato, è vero che “non avrebbe dovuto” invadere il Kuwait, perché pacta sunt servanda, ma nelle controversie internazionali la vittoria arride al più forte, non necessariamente a chi aveva ragione. Oltre tutto, alla lunga tutti dimenticano l’illegalità di una conquista e considererebbero illegale il tentativo di restaurare lo status quo. Quanta gente approverebbe oggi una guerra degli Stati Uniti per ridare l’indipendenza al Vietnam del Sud?
L’espressione per cui l’Iraq “non avrebbe dovuto” invadere il Kuwait abbisogna dunque di precisazioni. Il cittadino che si sente dire dallo Stato “devi pagare le tasse” sa che, se non le paga, lo Stato gli sequestrerà qualche bene per soddisfarsi su di esso. Viceversa uno Stato – che non si trova a fronteggiare un super-Stato che impone la legge - deve solo rispettare i trattati per motivi morali o politici. Non c’è un potere che gli possa imporre qualcosa. Il diritto internazionale, per se, non è cogente. Esso è caratterizzato dall’impossibilità di un’applicazione forzosa dei suoi principi e non può imporre nemmeno il rispetto dei trattati liberamente sottoscritti. Somiglia ad un poker in cui si seguono certe regole ma nulla impedisce che, ad un dato momento, uno dei giocatori tiri fuori di tasca una pistola e arraffi il “piatto”.
La legalità internazionale funziona finché gli interessati hanno interesse a che funzioni: cade invece nel nulla se, per propria o altrui iniziativa, si passa alle maniere forti. Dunque non si può dire che “Con la politica dell'attacco preventivo il governo Bush ha voltato le spalle al diritto internazionale”. Anche ad ammettere che ci fosse un diritto internazionale che permettesse l’azione di forza solo all’attaccato, chi vieterebbe di dire agli Stati Uniti che essi hanno risposto ad un attacco, per esempio nel caso dell’Afghanistan? E se gli si obiettasse che questa tesi è molto più difficile da sostenere in altri casi, per esempio l’Iraq, chi impedirebbe agli Stati Uniti di rispondere: “Abbiamo reputato che fosse in gioco la nostra sicurezza e tanto basta?” Visto che effettivamente basta, a chi ha la forza di agire?
È vero che perfino Hitler, da quell’abile manipolatore di folle che era, simulò sfrontatamente, per invaderla, d’essere stato attaccato dalla Polonia. Questo avvenne perché già allora esistevano delle pubbliche opinioni con preoccupazioni morali e il dittatore ne tenne il debito conto. Ma oggi il fenomeno è diventato un’autentica valanga. Tutti hanno una incompressibile tendenza a credere che la realtà internazionale sia governata dal diritto e dai giudici. Vivendo da privati in società civili, e non avendo esperienza di guerre, non si rendono conto che, oggi come sempre, il leone non chiede alla gazzella il diritto di mangiarla. Così come Cesare non chiese alla Gallia il permesso di conquistarla. In natura l’unico diritto è il diritto del più forte. E se nella società si considera che questo sia orribile, è perché ci si è abituati al fatto che c’è una forza superiore a quella dei singoli, cioè la forza dello Stato che impone il diritto. Ma si dimentica che da un lato non c’è e non può esserci un potere disinteressato al di sopra degli Stati, dall’altro che perfino all’interno dello Stato il principio del diritto del più forte non è negato: è semplicemente trasferito allo Stato.
L’ineliminabile tragedia del diritto internazionale è che esso sostanzialmente non esiste. Il Kuwait invaso ebbe ragione e l’Iraq torto, ma che speranza avrebbe avuto di riconquistare la propria sovranità solo su questa base? Esso la ricuperò non perché aveva ragione, ma perché i suoi alleati furono più forti dell’invasore. Per salvare la propria indipendenza, a che sarebbe servito alla Corea del Sud il fatto di essere il paese aggredito, se non fossero intervenuti gli Stati Uniti? A che cosa è servito al Vietnam del Sud l’essere il paese aggredito, una volta che gli americani si sono ritirati?
Il diritto internazionale è fatto di trattati che governano il tempo di pace. Cioè gli scambi economici, i matrimoni fra cittadini dei loro paesi, le alleanze militari e tutti quei rapporti che è meglio regolamentare per una più armonica convivenza. Ma il vigore di tutti questi trattati è fondato sul consenso. Quando esso viene meno – per motivi giuridicamente accettabili o anche per motivi giuridicamente inaccettabili –il singolo Stato ritrova intera la propria libertà d’azione. E vince se è forte, perde se è debole.
Gli Stati Uniti hanno fatto capire alle anime belle che la comunità internazionale è come la savana africana. Chi attacca il leone pensando che si conformerà alle regole dei boy scout commette un errore. Può essere un errore perfino mordere la coda di un leone considerato sdentato come la Gran Bretagna. L’Argentina ne ha fatto un’amara esperienza, con le Falkland.
Gli Stati Uniti non hanno voltato le spalle al diritto internazionale. Hanno semplicemente usato per la loro sicurezza la base sostanziale del diritto internazionale: il diritto del più forte.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 15 dicembre 2005

NON CI SONO SCIALUPPE
Volete avere un'idea di che cosa farà la sinistra al governo? Per esempio: «un prelievo improvviso e coatto sulle giacenze e sui depositi monetari»: lo fece già Giuliano Amato, capo del governo nel 1991, sottraendo denaro dai nostri conti correnti. Poi, ancora «il congelamento dei BOT», che non vi saranno pagati, né capitale né interessi: lo fecero Ciampi e Prodi, apostoli dei poveri e dei lavoratori. Ma non basterà, naturalmente, a coprire i fabbisogni dello Stato. Non vorrete mica che i deputati dimezzino il loro stipendio da 10 mila euro mensili, o la signora Elisabetta Spitz, direttrice del Demanio (e incidentalmente moglie di Follini) subisca dei tagli sul suo emolumento annuo di 326 mila euro; o ancor meno che il segretario del Quirinale Gifuni si impoverisca accettando un taglio sul suo milione di euro annui. No, loro no. Sarete voi che dovrete continuare a pagare quegli stipendi.
Ed ecco allora la prossima mossa del futuro governo delle sinistre: la «supertassa sulle rendite finanziarie». Non lo sta già dicendo Bertinotti? Sospiro di sollievo: ora pagheranno i Tronchetti Provera, i Passera, i De Benedetti, i Romiti.
No, loro no. Toglietevi le illusioni. Per la sinistra, le «rendite finanziarie» sono ad esempio: il reddito virtuale della casa di vostra proprietà e che abitate (e di cui state magari pagando il mutuo), ossia quello che guadagnereste se, andando a vivere sotto i ponti, cedeste il vostro appartamento in affitto, insomma soldi che non avete. Questo tasseranno, e ancor più sulle seconde case.
Altre «rendite» vostre: gli interessi (0% o anche 2% reali) sul conto corrente, o sul libretto di risparmio; quelli miserabili sui BOT e sulle obbligazioni dubbie che la vostra banca vi ha rifilato, mai superiori al 3%.
Tutte «rendite» esposte indifese, ventre all'aria, al saccheggio sotto pretesto «sociale».
Tassare i ricchi: imposta punitiva sui patrimoni, invoca Bertinotti. Il «patrimonio» cui pensa, il più facile da colpire, è la casa di proprietà, posseduta (per forza maggiore, mancando un  mercato degli affitti) da 73 italiani su cento. Quella verrà supertassata ancora una volta. «Patrimoni» sono i vostri risparmi accantonati.
Tronchetti
Provera non ha risparmi, ha solo debiti. Romiti (Impregilo) è stato salvato dalla bancarotta per debiti affidandogli la commessa del ponte di Messina; la sinistra cancellerà quel progetto (ed è forse un bene), ma allora l'Impregilo percepirà miliardi di euro in penali e risarcimenti - è per questo che è stato varato il progetto del Ponte. Per Romiti, non per i siciliani.E le pensioni? Saranno «riformate»: e i sindacati non muoveranno un solo gemito di protesta (loro che vivono con 2 mila miliardi annui di denaro estratto dai portafogli dei lavoratori), quando sarà al potere la loro sinistra. La Germania ha già ridotto del 25% le pensioni, e nel 2004 non ha pagato le tredicesime: ecco un esempio di «riforma» che sarà subito imitato. Dopotutto, Schroeder è di sinistra, e così il suo ministro, l'ex terrorista rosso Joska Fischer. Tanto, non ci saranno manifestazioni di piazza né scioperi generali di protesta. E se poi le cose vanno davvero male, faranno come l'Argentina: blocco dei depositi bancari. Permesso di ritirare solo 200 euro la settimana. Non dovete credere a me. Credete a Eugenio Benetazzo, che sulla situazione italiana ha scritto un libro coraggioso, spietatamente ben informato e agghiacciante, che disturba l'orchestrina degli idioti: «.Eugenio Benetazzo, Duri e puri - aspettando un nuovo 1929 - Edizioni La Riflessione, 2005»
Benetazzo è un trader professionista e operatore di borsa indipendente, con una cultura (che i trader normali non hanno) sulla storia dell'economia. Non parla di politica in questo libro; non critica la sinistra o Berlusconi. Enumera freddi fatti, che portano alle conclusioni che avete letto più sopra. L'idea di Benetazzo è che l'Italia è il Titanic. La metafora «profetizza l'inabissamento del nostro Paese sia a livello sociale ed economico, e descrive il comportamento dei passeggeri», ossia noi italiani. Le orchestrine dell'idiozia televisiva e calcistica, pagate dai padroni che sono già saliti sulle scialuppe per primi, stanno ancora suonando. Per distrarci. E non farci sapere che i compartimenti del nostro transatlantico sono già allagati.
Già: perché non è che l'Italia «rischi di affondare». Sta già affondando da mesi.
La nostra piccola industria è devastata in tutti i settori in cui era «forte» (tessile, oreficeria, meccanica, calzaturifici, mobili) dalla competizione cinese. Perché i nostri micro-imprenditori (ex operai, diventati ricchi, ma rimasti ignoranti) hanno continuato a sviluppare questi settori stramaturi, non avendo i mezzi intellettuali per lanciarsi nelle attività che vinceranno in futuro: «biotecnologie, informatica applicata, energia, trasporti di terza generazione», enumera Benetazzo. «Tutte le inefficienze degli anni passati adesso si iniziano a pagare. Il conto sarà salato, e lo si paga con posti di lavoro in meno». E' solo questione di mesi, e poi - tra il 2006 e il 2007 - i posti di lavoro cominceranno a scomparire a cascata, a migliaia. I
l nostro popolo che adora il «posto fisso» forse smetterà di guardare l'«Isola dei famosi»?

Si affollerà attorno alle scialuppe? Non ci sono scialuppe. Siamo un popolo con sei milioni di analfabeti. Un popolo che non ha studiato, e che è avanzato negli ultimi 20 anni di storia senza mai pensare un minuto, cullandosi nell'illusione che il suo dozzinale benessere sarebbe stato eterno. Ma la Cina, di analfabeti, ne ha 300 milioni: che però si accontentano di 30 euro mensili per fare i braccianti e i cavatori. Perché mai i nostri analfabeti dovrebbero reclamare salari migliori? I posti ben pagati per analfabeti sono già tutti occupati: da deputati, eurodeputati, magistrati e consulenti regionali.
Un Paese che perde quote di mercato, e intanto è schiacciato dalle tariffe più alte del mondo per elettricità, energia, telefoni (non vorrete mica che paghi Tronchetti Provera); strangolato dalla burocrazia più principesca del pianeta, da presidenti di ASL con salario fra i 150 e i 300 mila euro annui (pari a quello del presidente degli Stati Uniti, per capirci). Schiacciato sotto il tallone del costo di Ciampi (200 milioni di euro l'anno), quel Ciampi che si commuove quando parla della «patria» - ed ha perfettamente ragione, visto che la patria ha dato tanto a lui. E dalle banche. Volete farvi un'idea di cosa accadrà di voi, se state pagando un mutuo, e il tasso primario dell'euro salirà di uno o due punti? C'è bisogno di spiegare che la vostra rata di mutu passerà da 780 a 940 euro mensili? Leggete Benetazzo, vi dà anche buoni consigli. Molti dovranno vendere le case che non possono più pagare. Che cosa avverrà della bolla finanziaria che fa costare 160 mila euro appartamentini che sono covi per scarafaggi? Di colpo, il vostro habitat da scarafaggi varrà, diciamo 100 mila euro. O anche meno.
Insomma, il libro di Benetazzo  mi è piaciuto. Meno mi è piaciuto il consiglio implicito di cominciare a linciare qualche politico per la strada, pour encourager les autres. E' un buon consiglio (è troppo tardi per fare qualcosa d'altro), ma imperfetto; perchè dimenticare presidenti di ASL, Gaetano Gifuni, direttori del Demanio, manager di aziende pubbliche, l'insieme delle burocrazie inadempienti che ci derubano? Tanto, non servono a nulla.

(contributo arrivato all'email di Roberto Napolitano)

Massima del giorno
In politica, due più due fa una cifra qualunque.
G.P.

MOLLICHINE
El Baradei: "Il mondo sta perdendo la pazienza sull'Iran e sul suo piano di riarmo nucleare". C'è perfino il rischio che le scappi un'imprecazione.

Quando gli chiesero perché non avesse consultato i palestinesi prima di emettere la Dichiarazione Balfour del 1917, il premier Lloyd George rispose sarcastico: "Non potevamo parlare con loro, erano troppo impegnati a spararci addosso".

Follini, su Messina: "Si tratta dell'ennesimo campanello d'allarme". Ma lui ha l'aria lieta. Tanto, gioca a vinci-perdi.

Sulla Tav, Lunardi: "Ogni passo avanti è importante". Ogni passo? Ma non si parlava di alta velocità?

Per Damasco in Libano un giornalista anti-siriano e tre gorilla sono stati uccisi "solo per diffamare Damasco"! Ai siriani non gli rimane che assassina Assad per diffamare Beirut.

Gianni Pardo

 LA TORTURA
Quanto vale una vita, quanto vale l'integrità fisica altrui, quanto vale il senso di umanità? Di primo acchito, a queste domande si è tentati di rispondere che una vita ha un valore inestimabile e indiscutibile, che l'integrità fisica altrui va comunque rispettata e che il senso di umanità è un elementare dovere di noi tutti. Ma veramente la pensiamo così? La domanda può suonare offensiva: nessuno ama vedere messa in dubbio la propria parola. Purtroppo però non conta ciò che sinceramente si pensa ma ciò che si fa nel momento del pericolo. Inoltre la vita umana è la cosa che vale di più in tempo di pace e nei paesi civili e prosperi: mentre nelle civiltà primitive è facile uccidere e si mette disinvoltamente nel conto di potere essere uccisi. In caso di fallimento politico o militare a Roma non raramente ci si suicidava. Né si considerava strano che il vincitore sopprimesse il vinto, come fece Cesare con Vercingetorige e come Vercingetorige avrebbe certamente fatto con Cesare, se fosse stato lui a vincere. In oriente infine era pressoché naturale che chi vinceva la gara per il trono uccidesse non solo gli altri concorrenti ma anche le loro famiglie, per non lasciare vivi futuri pretendenti o futuri vendicatori.
Si dirà che tutti questi sono esempi lontani nel tempo. Che oggi siamo più civili e che cose del genere ci fanno orrore. Purtroppo neanche questo è vero. Non solo la vita di un singolo fante, nella Prima Guerra Mondiale, veniva spesa con estrema disinvoltura (era un granello di sabbia nel deserto) ma si sono avuti, proprio nel Ventesimo Secolo, decine di milioni di assassinati a freddo da dittatori senza scrupoli come Stalin, Hitler e Pol Pot. E si deve precisare che è vero, Stalin, Hitler e Pol Pot i massacri li hanno ordinati, però coloro che li hanno materialmente compiuti, con la più grande disinvoltura, quando non con piacere, sono state decine di migliaia di uomini. Magari compatrioti degli ammazzati e in tutto simili a loro.
Fin qui s'è parlato di morti per ragioni militari o  politiche (quando non paranoiche, come la strage degli ebrei). Crimini immensi e pressoché impersonali. Più interessante, teoricamente e dal punto di vista etico, è invece discutere il caso in cui si tratti di infliggere la morte o la sofferenza ad una persona singola, deliberatamente, da parte di quello stesso Stato che impone severi divieti per simili pratiche. In questo caso tutti sono pronti a dire che non ci si deve abbassare a tali comportamenti e che chiunque lo faccia, se pure nell‚interesse della collettività, dev'essere inesorabilmente punito. Ma, anche qui, siamo sicuri che è quello che pensiamo?

Barbara Spinelli direbbe di sì. Essendo moralista e di sinistra, contesta vivamente i metodi illegali. Dopo avere citato (nella sua omelia del 4 dicembre) le novità nel comportamento dei Servizi Segreti, scrive infatti: "I risultati del Nuovo Paradigma sono conosciuti. Nel 2003 scoppia lo scandalo delle torture a Abu Ghraib" e poi passa ad elencare i grandguignoleschi (e verosimili) tipi di tortura usati nel mondo per estorcere notizie. Deprecandoli moralmente e soprattutto negandone l'efficacia concreta, visto che possono condurre a notizie false. Purtroppo per lei, la tesi è contestabile. Innanzi tutto, quando scrive "i risultati del Nuovo Paradigma sono conosciuti" non s'accorge di darsi la zappa sui piedi. I risultati, a naso, sono che dall'11 settembre 2001 si sono avuti in Europa e negli Stati Uniti  solo gli attentati di Madrid e Londra. E sono più di quattro anni. In secondo luogo, la citazione di Abu Ghraib è assurda, visto che lì i maltrattamenti sono stati inflitti per capriccio da cani sciolti militari, non dai Servizi. Infine la tesi per cui le notizie estorte siano inaffidabili è vera nella misura in cui non è possibile effettuare un controllo. Ma se un interrogato dice: "abbiamo sotterrato nel tale posto una tonnellata d'esplosivi" è proprio impossibile accertarsene?
È meglio tornare all'argomento principale e limitarsi a discutere la cosa moralmente e giuridicamente. La tortura, come dimostra una tradizione millenaria prima di Voltaire e Beccaria, è stata ritenuta utile nella ricerca della verità. Poi, giustamente, essa è stata respinta nei paesi civili: ma non perché inefficace. È stata respinta perché moralmente inaccettabile. Normalmente. E questo avverbio pesa moltissimo.
Si faccia il caso di un pedofilo sadico il quale ha sotterrato una bambina viva in un ristretto spazio a chiusura stagna, per farla morire soffocata, a poco a poco, quando l'ossigeno si esaurirà. Si ipotizzi pure che quell'uomo sia arrestato e che la polizia non sappia dove è sotterrata la bambina. Che fare? Rimane solo l'alternativa tra lasciare che la bambina muoia o torturare il criminale per farlo parlare. È un problema da nulla? Teoricamente agli inquirenti, per non avere scrupoli di coscienza, basterebbe dire che il responsabile della morte orrenda di quella povera bimba sia solo il criminale e che dunque nessuno può avere rimorsi per non averla impedita con qualunque mezzo. Ma sarebbe giusto che, per amore della legge e dei principi etici, un uomo che uccide con questa crudeltà non sia sfiorato neppure con un dito, mentre un'innocente soffre orribilmente ciò che quel criminale non soffrirà mai? Siamo sicuri che non sarebbe giusto chiudere quel criminale in uno spazio molto più ristretto, per esempio una bara, per fargli provare ciò che sta infliggendo ad una bambina incolpevole, dicendogli che lo si tirerà fuori solo se dirà come salvarla? Se si avesse successo in questo modo, chi si sentirebbe di punire i poliziotti per avere "torturato" l'arrestato? Questo genere di problemi è così importante che, di solito, lo si risolve dietro le quinte. E questa nota non è secondaria: non è un caso che i Servizi siano Segr
eti.
È tendenza naturale dell‚uomo prevaricare su chi è in suo potere. Per questo bisogna impegnarsi a limitare gli abusi e a punirli severamente. Tuttavia non si può rinunziare al buon senso. È triste che a volte si debba ricorrere all'illegalità, è innegabile che bisogna farlo solo in casi estremi, ma uno Stato non può, per rispetto delle sue proprie leggi, mettere a rischio la sicurezza dei cittadini. Pur continuando a proclamare incontestabili ed alti principi morali, permetterà dunque ai suoi Servizi Segreti omicidi mirati, torture, violazioni della sovranità degli altri paesi ed ogni sorta di delitto. Nei film di 007 si parlava, con apparente audacia, di licenza d'uccidere. Nella dura realtà si va oltre: si va all' "ordine di uccidere". E un ex-agente, come quello citato dalla Spinelli, che rivela i segreti dei Servizi, non ha uno scatto di moralità, è semplicemente un traditore.
Presto uscirà sugli schermi un film sulla vendetta degli israeliani per l'omicidio degli atleti nelle Olimpiadi di Monaco del 1972. Nessuno contesta che uno Stato ha il diritto di punire solo le persone arrestate sul proprio territorio: ma quid iuris, se un criminale, commesso il delitto, si rifugia in un altro Stato che lo protegge? In questo caso, il paese offeso non può né amministrare giustizia né ottenerla dall‚altro Stato. Non gli rimane che subire il torto senza contropartita o, appunto, farsi giustizia da sé. Ecco perché tutti i paesi che, per timore del terrorismo islamico, hanno protetto o tollerato i criminali, hanno costretto Israele a vendicarsi da sé, anche ad anni di distanza ed anche a migliaia di chilometri da Gerusalemme. Se fosse bastato richiedere l'estradizione dei mandanti, degli organizzatori e degli esecutori della strage di Monaco, quel piccolo paese non si sarebbe dato la pena di montare un'operazione complessa, audace e - in definitiva - giustificata solo dallo stato di guerra posto in essere dal nemico.
Se si deve lottare contro il terrorismo, contro persone che non attribuiscono valore neppure alla propria via (uomini-bomba), non si possono avere molti scrupoli. È comprensibile che l'onesto borghese volti la testa e guardi da un'altra parte ma i Servizi Segreti il lavoro sporco lo devono fare. Solo un ingenuo può pensare che tutto sia perfettamente conforme al codice penale. Solo un imprudente potrebbe predicare che, se si scoprisse tutto, bisognerebbe punire le barbe finte. Nella sostanza, primum vivere, deinde philosophari.
La realtà che fa scattare la ragion di Stato è durissima. Si può avere la tentazione di chiudere gli occhi per non vederla ma, chiudendo gli occhi, non sparisce. Uno Stato civile e democratico deve evitare ed eventualmente punire i delitti non necessari e gli eccessi dei suoi organi segreti. Ma se ci si aspetta che uno Stato civile e democratico sia una pecora pronta a farsi uccidere dal primo venuto si sbaglia pesantemente. Se l'attacco è vile e crudele come è stato l'assassinio degli atleti di Monaco, un paese che voglia sopravvivere reagisce spietatamente. Se l'attacco è delirante e sanguinoso come quello alle Torri Gemelle, il paese aggredito, non che rispettare la sovranità di un paese come l'Afghanistan, addirittura lo invade e lo sottomette. E se si è disposti a fare una guerra - con quello che una guerra costa in termini di vite umane e di spese militari - figurarsi se non si è disposti a fare a fette qualcuno che può rivelare in tempo su quali aerei si imbarcheranno coloro che vogliono farli schiantare sulle Twin Towers.
Tutto quanto è stato qui scritto è profondamente immorale. Immorale come fu il padre della politologia, un certo Machiavelli. Ma bisogna ricordarsi che se la pubblica opinione, dopo un gravissimo e sanguinoso attentato, fosse informata che con un'azione illegale esso poteva essere evitato, essa stessa non mancherebbe di accusare il governo di viltà e d‚incapacità. L'illegalità appare del tutto inaccettabile solo fino a quando non ne dipende la nostra vita.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it   - 11 dicembre 2005

Massima del giorno
Non è necessario sperare per intraprendere né riuscire per perseverare. Guglielmo d'Orange. Il caro Guglielmo avrebbe speso la vita cercando di risolvere la quadratura del circolo.
G.P.


MOLLICHINE
È morto Paolo Sylos Labini. Ce ne dispiace. E per giunta non risulta che Berlusconi abbia un alibi.

Blair: "Sempre inaccettabile, la tortura". Soprattutto dall'interessato.

"Le forze di sicurezza palestinesi hanno arrestato tre membri del Jihad islamico". Poi hanno fatto testamento.

Nilo Durbiano, sindaco valsusino: "Torino e Roma continuano a non capire cosa sta avvenendo qui". Passi per Roma, ma da Torino a Susa si può andare a piedi.

Ciampi: ha ammonito che "gli affari non sono mai al di là dell'etica". Sono al di qua, infatti. O anche sopra o anche sotto.

Il 1° presidente della Cassazione, Marvulli, sulla ex Cirielli: "Un obbrobrio che avrà effetti devastanti". La serenità olimpica della magistratura.

Rice: "C'è un divieto contro la tortura", per gli americani, dovunque e comunque. Come si dice in italiano to turn a blind eye?

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu non ha voluto condannare l'attentato a Netanya (Israele) . Uccidere civili ebrei non è contro i principi dell'Onu.

RaiNews 24 ha rivelato che i soldati italiani cercano di uccidere i nemici che sparano su di loro. I giornalisti invece offrirebbero l'altra guancia.

Venaus. Feriti 18 agenti e due manifestanti. Come si giustificano, quei due?

Gianni Pardo

Come e' bello sentirsi amati
Uno accende la radio alla mattina e sente che un barbuto presidente iraniano, basso, magro , occhi da invasato, dal nome impronunciabile per molti , tale Ahmadinejad, nel suo discorso alla Mecca durante la conferenza islamica, dopo aver graziosamente definito Israele un "tumore", ha pronunciato queste parole:
"Noi non crediamo che Hitler abbia ucciso sei milioni ebrei", ha detto Ahmadinejad, aggiungendo che, nell'ipotesi che ciò sia veramente successo, allora i governi di Vienna e Berlino dovrebbero cedere due o tre loro province ai sionisti perché vi si insedino, risolvendo una volta per tutte in questo modo il conflitto israelo-palestinese.
"Se Germania e Austria si sentono responsabili per le sofferenze patite per colpa loro dal popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale - ha spiegato il presidente iraniano rispondendo a un'intervista televisiva - allora tutto ciò che devono fare è creare uno stato sionista entro i loro territori. Il punto è: da dove vengono coloro che oggi governano la Palestina da occupanti? Dove sono nati? Dove vivevano i loro padri? Essi non hanno nessuna radice in Palestina, ma ne hanno preso il destino nelle loro mani".
 Queste parole sono state  accolte dalle urla fragorose degli astanti, pronti a mettersi un coltello fra i denti e andare a squartare il primo ebreo che attraversasse la loro strada.
Il mondo critica con un po' di timore, dopotutto non e' salutare offendere il nanetto Ahmadinejad.
Il mondo condanna in modo molto soft perche' sa che e' sempre meglio non contraddire un musulmano fanatico e sa benissimo che nessuna minaccia a Israele ha il potere di  sollevare le masse.
Chissenefrega! Sono solo ebrei, li hanno ammazzati e perseguitati dalla notte dei tempi.
La gente e' abituata, non fa una piega, gira stazione, cambia  canale, volta pagina e, almeno in Italia,  si occupa della Lecciso. Molto meglio e piu' saggio.
Del resto, diciamocela tutta, il tiranno iraniano non e' il primo a fare simili affermazioni, e' stato preceduto, nel silenzio di tutto il mondo,  da altri personaggi di rilievo.
 Lo ha detto , in modo diverso ma lo ha detto , Ghandi: "non vedo perche' creare uno stato per gli ebrei, gli ebrei sono cittadini integrati dei paesi in cui vivono". 
In effetti tanto integrati che li hanno usati per concimare la terra, per fare lampadari e abat-jour, per fare sapone. Forse per questo gli spagnoli li hanno chiamati marranos, maiali, degli ebrei e dei maiali si usa tutto, non si butta niente.
Ma forse Ghandi non  sapeva come gli europei intendevano  usare questa "integrazione".
Lo hanno detto in varie occasioni anche Arafat e Gheddafi, il primo adorato del mondo intero, il secondo  e' baciato in bocca da presidenti e ministri europei che fanno a pugni per essere ricevuti nella sua meravigliosa tenda da beduino ricco. "Gli ebrei devono tornare in Europa", hanno sempre urlato i due tiranni.
E il mondo ascoltava in silenzio.
 Si, e' bello sentirsi tanto amati.
 Poi uno, gia' con un po' di mal di stomaco e dopo aver bevuto una dose di Maalox, si siede al computer,  entra in internet e legge che Maurizio Blondet  sulla Padania del 07.12.2005, ha  dichiarato:
"Gli immigrati ebrei europei non hanno questo rapporto naturale con la terra di Palestina, e perciò le loro azioni, l'espulsione degli abitanti originari, la distruzione di villaggi «dalle belle architetture», sono da paragonare a «virus» predatori e avvelenatori".
Siamo dunque anche un virus, un virus predatore e avvelenatore, peggio dell' aviaria, peggio dell'asiatica, peggio dell'AIDS.
Il virus pero' ha ridato alla Terra di Israele una dignita', dopo che gli arabi i quali, sempre secondo Blondet, adorano la terra , l'avevano resa negli anni  un cumulo di sabbia e di pietre. Il virus ha trasformato il deserto in terra del latte e del miele.
Beh, non c'e' male per essere un virus avvelenatore.
Dunque riepiloghiamo: tumore, virus...fuori da Israele...aspettiamo il prossimo.
Si, e' bello sentirsi tanto amati.
Abbiamo pero' anche una bella notizia, perbacco!
Finalmente, dopo 60 anni, abbiamo vissuto in questi giorni un avvenimento storico:
Israele e' stata ammessa a pieno titolo nella Croce Rossa Internazionale.
A pieno titolo? si, circa, piu' o meno, non andiamo troppo per il sottile.
Si tratta di Israele, dopo tutto, e la Croce Rossa e' da sempre  agli ordini degli arabi, quindi... niente di piu' che " circa e piu' o meno"!
Per 60 anni gli arabi hanno vietato al Magen David Adom di entrare nella Croce Rossa Internazionale.
Per 60 anni il mondo ha obbedito senza vergogna.
Per 60 anni  il MDA e' andato  in giro per il mondo ad aiutare le popolazioni dopo terremoti o diluvi o disastri naturali e di guerra.
Per 60 anni il MDA si e' sentito dire dai governi dei paesi islamici "non accettiamo il vostro aiuto" allora Israele, paziente e comprensivo,  lo riportava in Patria, levava le etichette dalle tonnellate di pacchi pieni di cibo , coperte e medicinali e li rimandava indietro senza la scritta "made in Israel".
Da due mesi il MDA lavora segretamente in Pakistan dopo il terremoto che ha distrutto mezzo paese, lo fa in silenzio, zitti e buoni, per carita', che non si accorgano che siamo ebrei, che non si rendano conto che tutto quello che diamo viene da Israele.
Tutto questo e' successo sempre, per 60 lunghi e schifosissimi anni. 
Adesso pero' , ehehehe, le cose cambieranno. Finalmente e' stata fatta giustizia.
Adesso il MDA e' entrato ufficialmente a far parte della CRI...solo che....il suo simbolo... la stella rossa, bellissima, non dovra' essere messa in mostra  perche'...sapete.... potrebbe urtare la sensibilita' degli odiatori di Israele, arabi, islamici, e loro schiavetti.
Quindi cosa deve fare il MDA? Semplice no? Deve fingere di non essere ebreo e al posto della stella rossa deve adottare il simbolo del rombo rosso ma, udite udite, mica sono dei bastardi veri e propri  quelli che girano intorno a Croce Rossa e Mezzalunarossa, no, sono comprensivi e allora hanno dichiarato che,  per gentile concessione, Israele  potra' inserire la stella dentro il rombo ma solo, sia chiaro e tassativo  quel "solo", nei paesi che non si mettono a vomitare alla parola ebreo, alla parola Israele.
Si, e' bello sentirsi tanto amati.
Deborah Fait - informazionecorretta

BELLE & BALLE & BALLERINI
In ballottaggio tra disperanze e media, mentre fate dai capelli chiari e dall'ombra leggera preparano il pentolone con  gli ingredienti per l'incantesimo fuori dall'ordinario com'è quello di rendere umano il disumano, per oggi,  mentre  la Tamaro Susanna,  passando per "Che tempo fa" di Fabio Fazio,  è diventata "quasi più  comunista di tanti che si professano tali" (!),  in contemporanea e in abbinata mi ritrovo a leggere  su Style - mensile del Corriere della Sera -  del  ballerino Roberto Bolle e della bella Margherita Missoni che  raccontano le loro  simpatie  di sinistra (con  "voto  a Prodi"...)  mentre  Enzo Ghinazzi - si, insomma, Pupo - dichiara che  "I comizi della la Lega sono volgari, violenti e diseducativi" mentre "la sinistra è arrogante".
Sarà, ma non è che la notte della ragione genera magazine?
cp, 09-12-05

«Saddam si dice duce»
New York. Nessuno è riuscito a motivare, giustificare e legittimare l’intervento militare in Iraq meglio di quanto ha fatto lunedì mattina l’ex rais Saddam Hussein in persona. L’ex dittatore iracheno è sotto processo a Baghdad e ieri ha scelto di non presentarsi in aula, sicché l’udienza è stata rinviata al 21 dicembre, dopo le elezioni parlamentari di settimana prossima, le terze in un anno.
Ma lunedì Saddam c’era. L’avete visto su tutti i giornali e su tutte le televisioni: vestito col solito completo grigio a righe e con un’elegante camicia bianca, Saddam teneva il Corano in mano (lui, il presunto dittatore “laico”) e minacciava col dito alzato giudice e testimoni.
Eppure non è stata raccontata la cosa più importante accaduta in quell’udienza, una frase urlata da Saddam e riportata, timidamente, soltanto dal New York Times di martedì. L’ex dittatore, infatti, si è paragonato a Benito Mussolini e parlando di sé in terza persona ha detto che “Saddam Hussein è l’uomo che seguirà il percorso di Mussolini, il quale resistette all’occupazione fino alla fine”. In una sola frase c’è la quadratura del cerchio e la conferma delle teorie elaborate dagli intellettuali di sinistra Christopher Hitchens e Paul Berman (e da un piccolo quotidiano di opinione), secondo cui l’islamismo radicale e il baathismo saddamita sono le due facce della stessa medaglia islamo-fascista, ovvero la continuazione in salsa araba e musulmana dei due totalitarismi europei del secolo scorso.
La conferma non poteva essere più chiara: un ex dittatore, accusato di crimini disumani, brandisce il Corano, si paragona orgogliosamente a Mussolini, spiega che l’occupazione americana in Iraq è dello stesso tipo di quella che liberò l’Italia dal fascismo e svela che i “resistenti” iracheni s’ispirano ai repubblichini di Salò.
Paul Berman, incontrato dal Foglio nel suo ufficio alla New York University dove tiene un corso su Tocqueville, cita come un mantra la frase d’ammirazione per Benito Mussolini pronunciata da Saddam, quasi fosse un tardivo scudo con cui potersi riparare dalle critiche ricevute dai suoi compagni di sinistra per aver scritto “Terrore e Liberalismo”, cioè il libro con cui ha spiegato le ragioni antifasciste della lotta ad al Qaida e a Saddam: “Questa è una guerra antifascista – spiega – ed è chiaro fin dall’inizio, ma ora è proprio Saddam a confermarlo, a dire che Mussolini è il suo eroe. E’ una continuazione della seconda guerra mondiale, con la differenza che questa volta l’Italia sta nel campo degli antifascisti. E’ una cosa nobile per voi, dovreste essere orgogliosi del fatto che l’uomo che ammira Mussolini possa accusarvi di essere suoi nemici, di essere antifascisti. Questa volta i soldati italiani hanno combattuto dalla parte giusta, sono stati molto coraggiosi e sono morti affrontando il totalitarismo dei nostri giorni.
Siamo tutti consapevoli del contributo italiano a questa guerra. E, ripeto, è nobile da parte vostra, specie ora che Saddam prende a modello Mussolini, specie ora che non c’è più nessun dubbio sul fatto che stiamo combattendo una guerra contro gli eredi del fascismo degli anni Venti, Trenta e Quaranta.
Mi chiedo come potrà, ora, la sinistra italiana chiedere il ritiro delle truppe dall’Iraq”.
L’ammirazione per Mussolini non è una novità. Nella sua biografia di Saddam, Carlo Panella ricorda come Khayrallah Tulfah, lo zio che fece al rais da padre e da mentore, partecipò al fallito golpe pro Mussolini e pro Hitler del maggio 1941. Il partito Baath, del resto, fu fondato a Damasco nel 1943, quando la Siria era una colonia francese e la Francia fascista.
Alla sinistra che continua a sostenere che Saddam e Osama sono figli di due ideologie diverse, Paul Berman ribadisce che continua a commettere un errore: “Non ho mai creduto che Saddam e Osama fossero stretti alleati e certo ci sono differenze tra il Baath e al Qaida, ma non vanno esagerate perché queste differenze c’erano anche nel fascismo europeo: Mussolini per esempio era laico, mentre Franco era religioso.
Il Baath ha soppresso gli islamisti, ma allo stesso tempo era loro alleato in Palestina e in Libano. Il nazionalismo arabo e l’islamismo radicale corrono su binari paralleli – dice Berman – Sono movimenti ispirati al fascismo europeo, definiscono il mondo in termini apocalittici, s’immaginano un futuro utopico che rimanda all’era d’oro del passato, hanno il culto della morte e perseguono i loro obiettivi attraverso massacri di massa”. Hannah Arendt ha identificato i punti di contatto all’origine del totalitarismo ma, aggiunge Berman, “le differenze tra nazismo e comunismo sono molto più grandi di quelle tra baathismo e islamismo.
Prima dell’11 settembre abbiamo sperato che i due movimenti si cancellassero a vicenda.
Non ha funzionato”.
Articolo di Christian Rocca,  da Il Foglio


Sia benedetta la loro memoria
Ho aspettato un paio di giorni prima di scrivere sull'attentato terroristico di Natanya, volevo leggere le reazioni dei media italiani. Ero curiosa. Cosa avrebbero detto i giornalisti? avrebbero espresso tutto il loro sdegno per questo ennesimo atto di barbarie palestinese contro civili israeliani?
Ma certo, pensavo, nel momento in cui Israele fa concessioni territoriali, rinunce, e ritiri tutti sono amici,  tutti diventano improvvisamente  simpatizzanti.
L'ONU ci dice bravi bravi,  ministri e presidenti europei ci fanno pat pat sulla spalla e dicono che e' ora di stare un po' di piu' dalla parte di Israele.
La Croce Rossa Internazionale sta quasi quasi per inserire il Maghen David Adom come membro ufficiale con tanto di simbolo.
Dopo queste belle notizie di avvicinamento a Israele, mi dicevo,  vuoi che i media non esprimano sdegno, schifo, riprovazione per i palestinesi che non si rassegnano alla pace, che votano per i terroristi , che mandano assassini suicidi ad ammazzare israeliani e che poi ballano per le strade alla notizia del successo dell'attentato? 
E invece no! Niente di tutto questo succede. Anzi tutto il contrario!
Intanto il 29 novembre l'ONU, dopo aver detto bravi bravi,  ha sfornato altre 6 risoluzioni contro Israele, tanto per non smentirsi e per accontentare i paesi arabo-islamici che costituiscono la maggioranza degli stati membri.  Ritiro da tutti i territori occupati e' l'ordine perentorio e il rappresentate palestinese, gongolando, ha commentato "E' la dimostrazione che il mondo ha a cuore la causa palestinese".
Piu' che altro il mondo ha a cuore l'odio per Israele, un odio eterno che trovera' pace soltanto quando l'ultimo ebreo verra' ucciso.
Andiamo avanti:
E' di oggi, fresca fresca, appena sfornata e odora ancora di fogna,  la notizia che l'accettazione di Israele da parte della Croce Rossa Internazionale e' stata rimandata perche' la Siria ha posto come "condizione" il diritto di poter entrare con le sue ambulanze nel Golan!
Quindi HALT!
Tutti fermi, Israele ha aspettato 60 anni puo' aspettare ancora.
La Siria e' un paese terrorista e criminale? vuole mandare le sue ambulanze, magari riempiendole di armi,  nel Golan perche' lo ritiene ancora suo territorio pur avendolo perso in due guerre? Sono queste condizioni inaccettabili?
Non importa. La Siria e' un membro effettivo della CRI quindi ha voce in capitolo.
Israele  aspetti.
E Israele aspetta. Cosa puo' fare in questo mondo immorale che si inchina ai voleri di tiranni e banditi?
Cosa puo' fare un paese civile  di fronte all'arroganza degli uni che comandano  e alla debolezza tremebonda degli altri che obbediscono?
E i media  dunque, dopo l'attentato, cosa scrivono? Hanno una parola di pieta' per i morti? Hanno scritto  una sola espressione  di condanna per l'assassino e i suoi mandanti? Hanno una parola di sdegno per l'inefficienza e la vergognosa politica dell'ANP che si limita a chiedere soldi e a piangere miseria?
Niente di tutto questo. I media italiani sono tutti una serenata per il terrorista. Come si chiamava, quanti anni  aveva, chi sono i genitori, i fratelli, gli zii, il cane, il gatto e il canarino,  e via con le solite porcherie sulle motivazioni  e sulla disperazione dei poveri assassini palestinesi e le interviste all'avvocato  israeliano ma comunista quindi filopalestinese, che difende i palestinesi terroristi probabilmente perche' odia Israele come loro.
Allora uno si chiede ma lo avete un cuore gentaglia? Avete una coscienza? Sapete distinguere tra bene e male?
Quella jena  ha ammazzato cinque persone che non avevano fatto niente e, se non fosse stato per l'atto eroico di una guardia giurata israeliana, ne avrebbe potuto ammazzare 50 di persone e voi lo eleggete a "uomo del giorno"?
Avete sprecato due righe dei vostri preziosi giornali per parlare delle vittime?
Avete raccontato come si chiamava l'eroe che ha affrontato la jena con le mani nude?
No, eh? non interessa, vero?  Dopo che per anni avete raccontato menzogne su Israele, dopo che per anni avete demonizzato e calunniato gli israeliani adesso non potete smentirvi, vero? 
Bene, la guardia della sicurezza  si chiamava Chaim Amram, aveva 26 anni, poteva uccidere  quella bestia assassina, un colpo in testa e via,  invece non lo ha fatto perche' probabilmente non era sicuro e non voleva ammazzare un presunto innocente.
Lo ha spinto contro un muro e quello ha fatto in tempo a premere il bottone e a esplodere insieme a Chaim e a altre 4 persone che non avevano fatto in tempo a scappare lontano.
La famiglia dell'assassino ricevera' un congruo assegno, dolcetti e caramelle.
La famiglia del nostro Chaim ha ricevuto lacrime e dolore.
I suoi genitori, i suoi fratelli lo hanno accompagnato al cimitero, hanno pianto, Israele lo piange.
A Jenin invece i palestinesi ballavano di gioia durante i suoi funerali e il mondo si chiede di che livello sara' la reazione israeliana.  Nient'altro. Nient'altro che questo schifo.
Allora, siccome  gli scribacchini italiani non hanno trovato lo spazio per parlare delle vittime, troppo ne hanno dedicato al loro assassino, le voglio onorare io  e che la terra sia loro lieve:
 
Daniel  Golani, 45 anni, lascia la moglie e due figli di 17 e 14 anni.
Sia benedetta la sua memoria.
 
Keinan Tzoami, 20 anni, lascia mamma e papa',  due fratelli e tanti amici.
Sia benedetta la sua memoria.
 
Alexandra Garmitzki, 65 anni. Lascia il marito, i figli, i suoi pazienti. Era venuta in Israele otto anni fa.
Sia benedetta la sua memoria.
 
Chaim Amram, 26 anni. Il nostro coraggioso ragazzo che ha bloccato il terrorista. Lascia i genitori e tre fratelli.
Sia benedetta la sua memoria.
 
Eliyah Rosen, 39 anni. lascia il marito e tre bambini, Gal di 12 anni, Noam di 10 anni, e Ro'i di 5 anni.
Sia benedetta la sua memoria.
 
Il piccolo Ro'i ha chiesto al papa' :" Adesso chi sara' la mia mamma?"
 
Deborah Fait - informazionecorretta

TORRE ARGENTINA
Il governo della Città di Buenos Aires ha deciso di  ricordare il giorno della lotta mondiale contro l' AIDS  con un' iniziativa che sta facendo il giro del mondo per la sua originalità e impatto mediatico. Nelle foto, ecco come si è svegliato l' obelisco che caratterizza la  città ieri mattina (63 metri di altezza di profilattico).

                                                                           
                                          ( per le immagini ringraziamo Giorgio Costa,   Buenos Aires, Argentina)

A proposito di Gentile, Togliatti, camice nere, rosse...
«Chi vuole andare a braccetto con Bottai faccia pure, va con un antisemita»

" (...) E’ una pretesa inaudita pretendere la chiusura emotiva di una partita di quasi settant’anni fa facendo diventare bianco quel che è nero. Personalmente sono favorevole ad abbattere tutti i muri e trovo deplorevole ogni censura, anche nei confronti della pubblicazione del “Mein Kampf”, il che è però altra cosa dal presentarlo come la “Critica della Ragion pratica”. Si lasci una buona volta la possibilità di sviluppare una storiografia libera e senza reticenze, che rifugga dalle tentazioni ideologiche di una demonizzazione assoluta del fascismo – come è quella di chi vuol equiparare Mussolini a Hitler – o di un’opera di rivalutazione, magari per occultare i misfatti della transizione.
Se invece si vuol continuare a dire che Gentile era un intellettuale mediocre e responsabile della politica razziale e proclamare che Bottai era un grande intellettuale che col razzismo antisemita non ebbe mai nulla a che fare – il tutto per il sordido motivo che il primo fu fascista fino in fondo e il secondo coccolò furbescamente gli antifascisti, ebbene non ci sarà barba di aristocrazia postcomunista capace di imporre il silenzio. Giuliano Ferrara si è giustamente stufato e teme che si continui così fino al 2018: timore fondato." 
Clicca qui per leggere l'intero articolo.


Da IL FOGLIO di martedì 6 dicembre 2005,
  articolo di Giorgio Israel


LA SPAZZATURA DI CONDI RICE
Condoleezza Rice ha detto che tra i servizi segreti degli Stati europei e i servizi segreti degli Stati Uniti ci sono degli accordi per la lotta contro il terrorismo. Le loro azioni - oltre ad essere ovviamente segrete - possono essere (aggiungiamo) formalmente illegali e fino ad ora di questo non s'è parlato molto. Ma dal momento che aleggiano rivelazioni di "scandali", di cui magari si amerebbe dare la responsabilità ai soli Stati Uniti, la Rice ha detto: fino ad ora abbiamo collaborato. Tuttavia, se qualcuno non gradisce continuare, che lo dica e si assuma pubblicamente le sue responsabilità. Poi magari si difenderà da sé e da solo.
Quella che ha sollevato il Segretario di Stato americano è una questione di vaste proporzioni: il "problema della spazzatura".
Soprattutto quando non è costituita da carta o plastica ma da resti di pesce puzzolente, da pasta acida, da sbrodolature maleodoranti e d'incerta origine e da ogni altro rifiuto repellente, la spazzatura fa schifo a tutti. Si ha dunque il diritto di tenersene lontani. Di non volerla toccare e di non volere averci a che fare. Perfetto. Solo che se nessuno la tocca e la rimuove, la spazzatura non andrà via da sola. Dunque allo schifiltoso e all'igienista è lecito chiedere: "Te ne occupi o te la tieni? Che ti faccia ribrezzo è poco importante, fa ribrezzo a tutti. La domanda è: te ne occupi o te la tieni?".
Quando si sia in una società in cui esistono servizi di nettezza urbana, l'incaricato potrebbe porre quest'altra domanda: "Della spazzatura mi occupo io, d'accordo: ma riconosci almeno che se non lo facessi io dovresti farlo tu? Riconosci che ho pari dignità umana rispetto a te? Riconosci che chi si fa questo non solo offre un servizio necessario ma va sostenuto e onorato come un pilastro della vita sociale?".
Nell'Europa occidentale sessant'anni di pace ci hanno indotti a credere che si possa risolvere tutto e sempre con le buone maniere. Rispettando la legge o addirittura permettendo che i cittadini delinquano (blocchi stradali) e le autorità si scusino se li sorvegliano con la polizia. O, alla lunga, li facciano sloggiare (Val di Susa). La realtà è molto più dura, come sa chiunque abbia vissuto una guerra o chiunque (persona molto più rara) abbia studiato storia.
La Rice ha detto: qui, se s'indaga, magari verrà fuori che i vostri e i nostri servizi segreti ci stanno difendendo dal terrorismo nel modo che sappiamo. Se questo non piace alla vostra opinione pubblica e se contate eventualmente di dare il torto a noi, scordatevelo. O vi assumete le vostre responsabilità o rinunciate alla collaborazione. Quella contro il terrorismo è un nuovo tipo di guerra, non un minuetto.
Quant'è difficile, a volte, continuare ad amare la democrazia! Conoscendo l'Italia, si può già immaginare la risposta di Pecoraro Scanio. Se il governo proclamerà la propria intenzione di collaborare con la Cia, si può prevedere una levata di scudi contro i servizi segreti sporchi e cattivi. Se poi ci sarà un attentato devastante, come quello di Madrid o quello di Londra, ci sarà prima una protesta nazionale contro l'inefficienza del governo nel difendere l'Italia e poi una richiesta di azioni spietate, e illegali quanto si vuole, contro i terroristi. Perché troppa gente vede la luce solo quando ne sente il calore.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it   - 6 dicembre 2005


Dalla "Stampa" di oggi:
"Anche se la gente urlava, e si scansava mentre la poliziotta rincorreva il ragazzo con lo zaino e gridava «attenzione, terrorista!», nessuno gli ha sparato. Dopo tanti anni di attentati pure le giovani guardie sulla porta, come tante altre volte in cui il muro di difesa è stato il loro corpo, hanno cercato di fermare l'assassino trattenendolo con le mani. E adesso le loro vite sono perdute, e sulla facciata del palazzo gli schizzi di sangue arrivano a un'altezza incredibile".
Israele esagera proprio, in aggressività.
Gianni Pardo

Lettera aperta a "ebrei contro l'occupazione"
Mentre Israele piange i suoi morti ammazzati questa mattina da un terrorista suicida palestinese, mi trovo a rispondere a una lettera pubblicata sul Manifesto giorni fa,  una lettera colma di menzogne, una lettera grondante odio, una lettera piena di disgustose affermazioni su Israele.
A questa missiva  scritta da sedicenti ebrei ,membri di un' associazione antiisraeliana dal nome "ebrei contro l'occupazione", volutamente tutto minuscolo, e' difficile rispondere proprio perche' chi si firma si fa passare per ebreo e difendere le ragioni di Israele dagli ebrei che lo odiano e' sempre molto doloroso.  
Questi selfhatejews, gli ebrei che odiano  se stessi e che non riescono  a resistere alla necessita' di rendere  pubblico il loro  rancore isterico per farsi meggiormente benvolere dagli antisemiti non ebrei, sono il nostro dolore e la nostra vergogna oltre che la nostra rabbia. Nostra, di noi ebrei che amiamo il nostro popolo.
Io li paragono , ma con piu' vergogna, agli ebrei che hanno collaborato con i nazisti.  (...)
Clicca qui per continuare nella lettura.

Deborah Fait, ISRAELE

GIAPPONESI
Appoggio incondizionato a Prodi. «Saremo i suoi ultimi giapponesi», dice Pannella. Si, «Saremo i suoi ultimi giapponesi, cioè quelli che continuano a combattere anche quando l'imperatore è stato deposto», ribadisce pensando al perfido D'Alema e ai suoi giochini di potere. In realtà  Pannella,  quando parla alla platea congressuale dell'Associazione Coscioni, ha in mente anche altro.  Pensa ai veti dei suoi nuovi "compagni" che non lo vogliono fisicamente al tavolo del centrosinistra. Denuncia: «Si vieta la partecipazione della Rosa nel pugno con un silenzio da collitorti» e  pensa  alla nuova  legge elettorale, alle 100mila firme necessarie per presentare la lista.  «Una legge atta ad impedire la partecipazione del soggetto Rosa nel pugno».  BANZAI!

LA CHIESA IMBAVAGLIATA
Gian Enrico Rusconi, sulla "Stampa" di oggi, parla di uno "sbilanciamento della comunicazione pubblica favore della Chiesa". Egli reclama dunque per i laici il diritto, senza essere per questo demonizzati e accusati d'immoralità, di avere opinioni diverse da quelle della Chiesa cattolica.
La tesi è condivisibile ma è francamente troppo timida.

Rusconi alla Chiesa offre rispetto e chiede tolleranza: chiede soprattutto che le istituzioni tengano conto non solo dei messaggi del clero ma anche del fatto che non tutti i cittadini sono cattolici e praticanti. Non si accorge però che questo è insufficiente. Dovrebbe infatti, in primo luogo, chiedere reciprocità. E invece, basterà fare l'ipotesi che i laici o i miscredenti si comportino specularmene al modo in cui si comporta la Chiesa per vedere quanto si è lontani da questa invocata parità.
La Chiesa dice che l'aborto è un omicidio? Il laico potrebbe dire che la Chiesa fa della donna una fattrice da spendere in favore della continuazione della specie. Una fattrice cui non concede nemmeno il diritto di disporre del proprio corpo.
La Chiesa dice che la manipolazione genetica è un orrore morale? Il laico potrebbe dire che la Chiesa è la stessa che si rifiutava, in persona del cardinale Bellarmino, di guardare nel cannocchiale di Galileo.
La Chiesa dice che l'abortista è un assassino? L'abortista potrebbe dire che la Chiesa è inumana, che preferisce un non nato ad un nato, anzi ad una nata, cioè alla madre.
La Chiesa è contro l'uso delle cellule staminali embrionali per una ricerca con cui si tenta di guarire anche malattie contro cui oggi si è disarmati? I laici potrebbero rispondere che la Chiesa è non solo vittima di pregiudizi medievali ma soprattutto spietata e insensibile per le sofferenze dei più gravi malati. Preferisce la sopravvivenza di esseri pressoché microscopici ed incoscienti, magari destinati alla spazzatura, a quella di persone che si vedono morire giorno dopo giorno, fino all'arresto del cuore.
La Chiesa è contro l'eutanasia? Il laico potrebbe dire che la Chiesa è del tutto insensibile al dolore dei malati e che non riconosce agli individui il diritto di disporre di sé e della propria vita.
La Chiesa è contro il divorzio? I laici potrebbero dire che la Chiesa non sa nulla del matrimonio, visto che tutti i suoi membri sono celibi o nubili, e che comunque è crudele legare l'uno all'altro un uomo e una donna che ormai forse si odiano.
La Chiesa è contro il matrimonio dei divorziati? I laici potrebbero affermare che è immorale condannare alla clandestinità le nuove coppie, dal momento che il matrimonio indissolubile aveva un senso quando la vita media era di trent'anni o poco più mentre di fronte ad una speranza di vita di ottant'anni un matrimonio unico e di successo è una scommessa azzardata.
La Chiesa è contro l'omosessualità tanto che in passato è arrivata a far uccidere i "sodomiti"? E ancora oggi giudica peccato mortale, come ha giustamente confermato il ministro Buttiglione, l'omosessualità? I laici potrebbero dire che una simile ostilità corrisponde ad una mentalità primitiva in cui si reputava l'omosessuale un pervertito (mentre oggi si pensa che l'omosessualità è naturale come l'eterosessualità) e un disertore rispetto al dovere di contrastare l'alta mortalità infantile mettendo al mondo molti figli. Ma l'alta mortalità infantile non c'è più, sicché la Chiesa è in ritardo di alcuni secoli.
In totale, quando la Chiesa dice che una società senza Dio è una società orrenda, potrebbe sentirsi rispondere che è orrenda una società col Dio che essa immagina. Perché è una società primitiva, spietata e reazionaria.
Non si sostiene qui che tutte le tesi accennate siano giuste e neppure che andrebbero proclamate in questi termini. Ma si afferma vigorosamente il diritto di rispondere a muso duro a chi parla a muso duro. A chi dà dell'immorale al prossimo deve pure essere lecito rispondere che l'immorale è lui. Nessuna delle tesi qui attribuite ai laici contrasta col codice penale e siamo in democrazia.
Questa paginetta ha solo voluto dimostrare che non solo la Chiesa sbaglia, dichiarandosi pressoché imbavagliata nell'Italia attuale, ma che imbavagliata è la miscredenza.
Per fortuna, più protesteranno gli eventuali lettori, contro queste righe, più proveranno con ciò stesso che in Italia c'è, sì, un'insufficiente libertà: ma non per la Chiesa, per i miscredenti.
Un laico - 5 dicembre 2005

Israele,attentato suicida in centro commerciale, 6 morti
NETANYA, Israele (Reuters) - Un kamikaze ha ucciso sei persone e ne ha ferite oltre 40 all'esterno di un centro commerciale in una cittadina costiera israeliana oggi, nell'ennesimo colpo alle speranze di pace alimentate dal ritiro di Israele da Gaza.
Il gruppo militante della Jihad Islamica ha rivendicato l'attentato a Netanya e ha diffuso un video in cui mostra il presunto kamikaze che maneggia un fucile da assalto e un lanciagranate.
In risposta all'attentato, il ministro della Difesa israeliano Shaul Mofaz ha ordinato alle forze armate di attaccare i militanti della Jihad. Secondo fonti della sicurezza, Mofaz ha dato il via libera a raid, omicidi mirati e restrizioni alla circolazione dei palestinesi nella Cisgiordania occupata.
Il premier Ariel Sharon ha cancellato gli incontri politici e consultato i capi della sicurezza dopo l'attacco, il secondo all'interno dello stato ebraico dal ritiro da Gaza.


Massima del giorno
I genitori sono momentaneamente resi matti, dalla natura, in modo che possano sopportare i loro figli piccoli.
G.P.


MOLLICHINE
Le giovani donne si esibiscono più o meno nude per fare carriera. Poi invecchiano, anche solo un pochino, e dicono: "basta nudo". È di cattivo gusto.

Casini: "Apprezzo Berlusconi ma io non sono come lui". Mai guadagnato soldi se non con la politica!

Soliani (Ds) chiede le dimissioni di Stefania Prestigiacomo: giusto. Perché lei no? Pari opportunità!

Peres nel partito di Sharon. Abele s'è arruolato fra i paracadutisti.

Trapiantata la faccia a una francese sfigurata. Qualcuno chiede: è morale? Risposta: no. Non è morale che qualcuno ponga questa domanda.

Il Papa: "L'accoglienza a rifugiati e immigrati è un dovere delle nazioni". E per fortuna la Santa Sede non è una nazione.

Sharon: "Israele non può accettare un Iran dotato di armamenti nucleari". Ma, tranquilli! Sharon, come al solito, scherza.

Contro l'Aids, "Abc": "Abstain, Be faithful, use Condoms". A favore, Aids: "Abbiamo incoscientemente deciso suicidio".

Gianni Pardo


IL PUDORE
Che cosa sia il pudore non è necessario spiegarlo: a nessuno verrebbe in mente di uscire nudo. Tuttavia la sua necessità o quanto meno utilità per la specie non è chiarissima. Ci sono gruppi che contraddicono questa regola - i nudisti - i quali, se pure confinati nel loro stesso gruppo, vivono benissimo. E poi assolutamente tutti i bambini sono privi di pudore. È solo dopo un certo tempo e crescendo che, prima ancora d'essere puberi, invertono questo loro atteggiamento passando da una sfacciataggine animalesca ad un pudore a volte eccessivo e perfino superiore a quello degli adulti.
Le spiegazioni di fenomeni del genere sono difficili. Forse qualche etnologo, mediante comparazioni e studi, è giunto a conclusioni interessanti ma è certo che se in un salotto si chiede "perché siamo pudichi?" nessuno o quasi sa rispondere.
Per lanciare la discussione si possono fare delle ipotesi. Il vestiario, per cominciare dalla cosa più semplice, assolve due funzioni: una ovviamente climatica e una sessuale. Poiché in una giornata calda la prima viene meno, non rimane che la seconda. Il vestiario serve a nascondere i caratteri sessuali secondari, come dimostra il fatto che nessun uomo si copre il petto. Ma appunto: perché nasconderli? E perché non sempre ci si rade la barba, che pure è uno di essi?
La necessità di una attenuazione dei segnali sessuali potrebbe dipendere dalle ragioni che seguono:
1.     Diversamente dagli altri mammiferi, sia l'uomo che la donna, con la posizione eretta, hanno "scelto" di esibire in maniera quasi caricaturale le loro caratteristiche particolari.
2.     La donna, diversamente dagli altri mammiferi superiori, non ha l'estro. Dunque è in ogni momento disponibile all'accoppiamento.
3.     L'uomo non è attirato dalla donna solo quando ha l'estro ma costantemente. Dunque, se da un lato lei è sempre desiderabile, dall'altro lui è sempre desideroso di accoppiarsi con lei. Questi elementi rendono necessario un abbassamento del livello della tentazione che nel mondo islamico (burka) o perfino fra le religiose cristiane (monache) raggiunge livelli maniacali.
4.     Il fatto che presso gli umani si formino delle coppie (invece di un maschio con un harem da cui escludere tutti gli altri maschi, come avviene in molti primati), fa sì che l'uomo sia costantemente preoccupato che altri maschi perpetuino i loro geni con la sua donna. Per questo la sorveglia, ne è geloso e non sarebbe contento se, mediante segnali sessuali quali la nudità, la sua femmina incoraggiasse altri uomini ad ingravidarla. Nessuno vuole faticare per tirare su la progenie di un altro.
5.     La pudicizia per la donna è anche un mezzo di prevenzione sia perché, diversamente dalla maggior parte dei mammiferi, non ha la coda per eventualmente difendersi da un'aggressione sessuale, sia perché, essendo l'uomo un bipede che ha le mani libere, anche un'eventuale coda non sarebbe una difesa sufficiente.
6.     Le considerazioni che precedono giustificano anche la riservatezza in cui di solito si compiono gli atti sessuali. La pudicizia in questo caso serve a "non dare delle idee" ai terzi. Poiché lo spettacolo di un accoppiamento è molto eccitante, per gli umani, i protagonisti che avessero l'imprudenza di esibirsi dovrebbero poi temere che gli astanti chiedano di partecipare ai festeggiamenti. Cosa che, per certe coppie più disinvolte, e in presenza di moderne pratiche anticoncezionali, può anche essere desiderabile (amore di gruppo): ma rimane ancora oggi una pratica poco corrente.
Come si vede, ci sono parecchi argomenti da discutere.
Un'ultima nota riguarda la barba e i capelli, i quali probabilmente sono segnali sessuali molto secondari: prova ne sia che da sempre la loro gestione è affidata alla moda. I romani si radevano praticamente tutti, gli integralisti islamici vanno in giro con un barbone che in Afghanistan fu addirittura dichiarato obbligatorio. Le donne hanno prevalentemente tenuto i capelli lunghi, ma presso alcune tribù primitive la moda può anche essere quella della "calvizie" femminile. Un uomo, perfino sullo schermo, può essere ugualmente affascinante se è glabro o se è barbuto. Insomma i peli hanno un'importanza limitata: e infatti nessuno se ne occupa in termini di pudore.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 1 dicembre 2005

TO HAVE BEEN GEORGE BEST
Il dramma di Gorge Best rappresenta un paradigma. Un giovane diviene famoso e amato, quasi un idolo, ma dopo un decennio o poco più perde questo trono e ricade nella normalità. Molti si ricordano ancora di chi è stato e gli capita di gioire dei suoi vecchi successi: ma le persone che applaudono e ricordano diminuiscono costantemente. Per giunta l'entusiasmo di questi pochi è rivolto a ciò che egli fu, non a ciò che è. Il suo io passato diviene sempre più un estraneo e rischia d'essere ingombrante. Pur di toglierselo di torno Conan Doyle cercò d'assassinare Sherlock Holmes e più recentemente Sean Connery ha rinunciato a notevolissimi cachet pur di non essere più identificato con quell'importuno di "Bond, James Bond". Ma mentre Doyle ha potuto risuscitare Holmes, e Connery interpretare altri personaggi, un calciatore non può né cambiare il proprio passato né riciclarsi in un nuovo presente: potrà perfino odiare il personaggio che fu ma rimane il suo unico  modo di distinguersi.
Forse George Best non è voluto sopravvivere alla morte dell‚unico io cui si sia sentito di aderire: e s'è dato al bere. Ma questa è una grave mancanza di saggezza. Ognuno di noi deve riconoscere di non essere come un cubo che, da qualunque parte lo si guardi, presenta sempre una faccia quadrata. Noi siamo "Uno, nessuno e centomila" e in questa folla il rapporto più importante è quello che si ha con se stessi: se un individuo sa di valere poco, se si accorge che le persone si stancano presto di lui e se non si sente stimato, è ovvio che soffrirà parecchio. Per uscire dal tunnel dovrà cercare di migliorarsi, di perdonarsi e di accettare comunque la propria collocazione sociale. È una strada molto in salita. Ma a volte la vita offre su un piatto d'argento una comoda scialuppa di salvataggio: qualche caratteristica estranea alla personalità, quale la bellezza, l'eccellenza in uno sport o perfino la ricchezza, che gli altri ammirano e cui il singolo può agganciare la propria autostima. È una soluzione ingannevole ma adottarla è quasi inevitabile. Per una donna bella tutti i contatti col prossimo sono nel segno dell'ammirazione. Ogni sguardo è un complimento. Anche se dovesse avvenire che gli intimi si stanchino della sua pochezza, le basterà mostrarsi a nuovi spettatori per rinnovare il miracolo del successo gratuito. Ma la bellezza non dura e la gioventù dura anche meno. E cosa c'è di più triste di qualcuno che può offrire solo il ricordo d'uno splendore perduto?
Chi è ragionevole deve pensare anche al futuro. Bisogna avere qualità sostanziali e durevoli, come i direttori d'orchestra che a volte hanno i loro maggiori successi a ottant'anni. E anche ad avere qualche speciale atout
È questo che Best non ha fatto. Da giovane si è identificato col calciatore, con l'idolo delle folle, col protagonista delle pagine sportive; e quando quel calciatore è morto, è un po' come se George fosse morto con lui. Si è sentito una buccia vuota. Non è più stato soltanto un ex-calciatore, è stato un ex-uomo. Invaso da un tale disprezzo di sé da reputarsi degno di finire nella spazzatura, da trasformarsi in barile di birra o whisky. Un vaso d'alcol e disperazione.
Mettersi in casa un io di successo, senza essere sicuri che quell'io siamo proprio noi, è pericoloso. Se l'applauso altrui dipende da una qualità straordinaria ma esterna è lecito farle posto e benedirla: ma trattandola da ospite temporanea. L'ideale è poter dire: "tutti cominciano ammirando il mio personaggio pubblico, ma chi mi conosce finisce con l'amare me". La felicità è a questo prezzo.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 5 dicembre 2005


Fascino palestinese. Abu Mazen a Roma
Fino a quando Arafat era in vita il mondo era ai suoi piedi pronto ad obbedire ai suoi ordini e a tremare per i  suoi capricci da tiranno.
Il mondo ha dato tutto ad Arafat, gli ha dato onore, rispetto, soldi, tanti soldi, gli ha dato soprattutto un aiuto spirituale senza limiti nella sua determinazione di arrivare alla distruzione di Israele.
Il mondo ha fatto di Arafat, grande ladro,  assassino seriale e campione di tutti i terroristi , un eroe e per farne un eroe ha dovuto, senza troppe recriminazioni in verita', prendere Israele a calci nei denti.
Oggi pero' , checche' ne dica Igor Man, a parte i suoi figli spirituali  nei media e nella politica, nessuno lo nomina piu', quasi per vergogna. Non lo ammettono ma credo proprio che il sentimento dei tanti che fingono di non averlo mai conosciuto e sostenuto, sia la vergogna. Una vergogna cocente, una vergogna marcia.
Ieri il successore di Arafat e' stato ricevuto al Quirinale e il presidente Ciampi, affettuoso come sempre, lo ha assicurato che "Gerusalemme deve restare una città aperta a tutti i fedeli".
Ha anche aggiunto, per compiacere meglio il suo ospite, che la pace puo' trovare un ostacolo nelle pretese di Israele su Gerusalemme e...udite...udite...persino , ma in modo molto secondario per carita' che non si offenda Abu Mazen, ....nel terrorismo.
Ascoltava, interessato, Monsignor Capucci, prete terrorista arrestato con il bagagliaio della sua Mercedes, bianca come l'innocenza,  pieno di armi. Ormai questo prete terrorista appare in ogni occasione ufficiale, dalle manifestazioni  inneggianti alla distruzione di Israele agli incontri ad alto livello tra i  teneri politici italiani e esponenti del mondo palestinese. Come il prezzemolo, Monsignor Capucci e' dappertutto anche se, per essere liberato di galera, aveva promesso, garante il Vaticano, che non si sarebbe mai piu' occupato di politica.
Promesse da marinaio o meglio promesse da terrorista.
 "Gerusalemme deve restare una città aperta a tutti i fedeli"
Signor Ciampi, ma signor Ciampi, ma cosa dice!
Guardi Presidente, con tutto il rispetto per  la sua alta carica, devo dire che lei ha esternato una grandissima bufala segno che la memoria le fa cilecca o che non e' molto ferrato nella storia mediorientale.
Capita nelle migliori famiglie, non si preoccupi.
Signor Ciampi, suvvia, come fa a non sapere che Gerusalemme e' libera per tutti i fedeli da 38 anni, da quel lontano 1967  anno in cui La Capitale di Israele fu liberata dal giogo giordano che impediva non solo agli ebrei di tutto il mondo ma anche ai cristiani di pregare nei loro luoghi piu' sacri.
Gerusalemme e' libera per tutti, signor Ciampi, prenda appunti per la prossima volta.
Mi permetto anche, signor Ciampi,  di contestare le sue incaute  affermazioni sulle pretese di Israele su Gerusalemme.
Non sono pretese, Presidente,  e' un diritto, senza se e senza ma.
Mai nella loro breve storia i palestinesi hanno avuto dei diritti su Gerusalemme e che vi abitino, insieme alla maggioranza ebraica,  non li rende padroni della citta'.
L'invenzione di fare di Gerusalemme la capitale della Palestina e' una delle tante provocazioni di Arafat ma  solo  di provocazione si tratta , signor Ciampi, nulla piu'.
Capisco che ogni desiderio del defunto raiss e' stato,  per il mondo occidentale, un ordine ma , se permette, chi decide dalla propria Capitale e' Israele, non l'Italia, non Ciampi, nessuno al di fuori di Israele.
Lei puo' decidere di dare Roma ai palestinesi , se vuole, ma Gerusalemme non ha nessun diritto di toccarla, nemmeno di nominarla se lo fa senza rispetto per il Popolo di Israele.
Abu Mazen ha risposto ''quando la volonta' popolare s'incontra con la volonta' del leader eletto, molto puo' essere fatto''. E qui c'e' qualcosa che non quadra perche' mi risulta che i palestinesi continuino a fare la guerra, continuino a sparare, continuino a annullare le elezioni  quindi le cose sono due stando alle parole del capo dell'ANP, o e' la volonta' del popolo palestinese a non volere la pace oppure la volonta' del leader eletto.....Come la mettiamo Abu mazen?  Sia gentile, ci dica cosa non funziona nella formula vincente da lei esternata? Chi e' , la da voi, a non volere che molto sia fatto....lei o il suo popolo? Siccome penso che lei voglia arrivare a quel "molto che puo' essere fatto" se non altro per poter sopravvivere come capo dell'ANP,  devo pensare che sia il popolo palestinese a non aver ancora capito che l'epoca del "distruggiamo israele" e' finita.
Cerchi di educarli allora, Signor Abu Mazen!
Cambi i programmi TV che mi risulta stiano ancora  parlando di paradisi per gli assassini-suicidi, cambi i libri di testo che mi risulta stiano ancora scrivendo  di grande Palestina comprensiva di Israele. Aiuti quel suo popolo avvelenato a morte dal suo criminale predecessore. Lo aiuti, trovi un antidoto, e' urgente.
Lei, Abu  Mazen, ha anche invitato il Papa a Gerusalemme.
Ehhh, ma allora non e' solo il popolo a dover essere trattato con l'antidoto ma anche lei. Come si permette , Abu Mazen, di invitare il Papa nella Capitale di un Paese che non e' il suo?
Non si sa cosa abbia risposto il Santo Padre ma io spero che le abbia fatto notare di aver gia' accettato l'invito fattogli da Moshe'  Kazav, Presidente di Israele, alcuni giorni fa.
Lei e' arrivato, come sempre, secondo e, come sempre, senza alcun diritto.
 Devono avere un fascino da paura questi palestinesi perche' niente di quello che fanno viene commentato in senso negativo, niente mai gli viene rimproverato, di niente mai vengono accusati.
Hanno distrutto tutto nella striscia di Gaza, lo stesso governo ANP ha ammesso  di aver fallito alla grande nel prendere possesso dei territori abbandonati a forza dagli ebrei, di non poter controllare la violenza e la distruzione da parte di bande di palestinesi e di non saper come si fa a rendere produttivi quei territori ridotti ormai, da paradiso, a un misero panorama di sabbia, serre bruciate, case distrutte, sinagoghe sventrate e deserto in cui la fanno da padroni gli scorpioni e i serpenti ....di tutti i tipi.
Il mondo tace.
Hanno impedito le primarie a Gaza entrando nei seggi con i mitra che sparavano a ventaglio e distruggendo i seggi.
Il mondo tace.
Hanno impedito le primarie a Qalqilia bruciando le urne contenenti le schede.
Il mondo tace.
Il ministro delle finanze Fayyad ha appena chiesto al G7 200 milioni di dollari da aggiungere a tutto quello che stanno gia' ricevendo da mesi, da anni, da decenni, perche' , dice lui, gli manca la liquidita'. Ma dove vanno a finire tutti i soldi?
Ripeto la domanda: dove sono i miliardi sganciati ai palestinesi? Qualcuno ne ha notizia?
Il mondo tace e non se lo chiede.
Pantalone paga e Pantalone sono i cittadini italiani, francesi, tedeschi, americani. olandesi, spagnoli..... tanti poveri pantaloni che con le loro tasse mantengono i nullafacenti palestinesi.
Signor Berlusconi, lo ricordi anche lei col suo Piano Marshall e prima di sganciare altra grana magari si informi dove andra' a finire e dove e' andata a finire quella precedente.
Sa com'e', i palestinesi saranno anche fascinosi, cosi' machi con i loro giubbotti pieni di esplosivo e le loro manifestazioni, personalizzate,  per la pace, incappucciati di nero con i mitra rivolti e sparanti al cielo. I palestinesi avranno anche , per alcuni deviati dal comune senso del pudore, un fascino romantico, cosi' violenti e tenebrosi,   ma forse, prima o poi, il Pantalone italiano e quello europeo potrebbero risvegliarsi dal limbo della propaganda che ha sempre raffigurato i palestinesi poveri , buoni, pacifici e miserelli per colpa del demonio Israele.
Se italiani e europei , da tanti Pantalone, si trasformassero  in cittadini colla C maiuscola, potrebbero anche infuriarsi e allora sarebbero cavoli amari per i politici troppo larghi di manica.
In realta' ne dubito  pero'...potrebbe accadere ...i gusti cambiano e il fascino palestinese, appurato trattarsi del piu' grande bluff della storia recente, potrebbe miseramente crollare su se stesso e mostrare la sua vera faccia.
E la sua vera faccia fa paura.
 
Deborah Fait - informazionecorretta

ERREELLE
“RL” sta per “Riformatori Liberali”  o per “Radicali Liberi”?
Mmmmh.
Lo spot pubblicato sulla stampa e sui manifesti, evidentemente cucinato da qualche sagace pubblicitario, mostrava una boccetta di pasticche con su il logo di LR, e lo slogan “I Radicali liberi fanno bene al cervello”.
E pare che anche il Berlusca, intervenuto ieri per il gran finale, si sia pronunciato “da uomo di comunicazione” a favore della seconda versione (dico “pare” perché io, annaspando salmonescamente contro una corrente di giornalisti e carabinieri, son dovuto fuggire subito prima, per non perdere il treno).
Sta di fatto che Marco Pannella, pur presenziando con un ingombrante fuori programma (?), non ha sollevato alcuna recriminazione sul marchio. Si è accontentato di punirci con un bonario predicozzo di mezz’ora - ripartendo, come suo solito, dai dinosauri (intendo da Salvemini, Ernesto Rossi, ecc).
Insomma: a questa prima Assemblea Nazionale del nuovo movimento di Benedetto Della Vedova, e Marco Taradash, il clima non è stato affatto quello di una sanguinosa scissione, né di una concorrenza smodata e cinica tra “ex”. Al contrario, l’andazzo era quello di una pragmatica e scaltra soluzione dell’annoso dissidio fra le due anime di quelli che fino a ieri erano “i radicali” tout court: quelli “socialisti” si facciano portare da Pannella e Capezzone da quella parte (Peraltro Pannella non ha mancato di sottolineare che i dirigenti dell’Unione prodiana devono ancora concedergli udienza…), mentre quelli “thatcheriani” provano il percorso opposto, col Berlusca, senza drammi e senza rancori.
In fondo è la cosa migliore. In questo modo tutte le vie vengono tentate e nulla va sprecato. Anzi, si rimettono insieme tante belle cosette liberali. Le presenze, per dire, erano succulente. Antonio Martino, sempre imbattibile come battutista, è sembrato quasi redivivo. Alessandro De Nicola (stavolta non me lo sono perso) è effettivamente un grande, e può diventare un leader. Raimondo Cubeddu è meno carismatico ma ad aver la pazienza di ascoltarlo dice cose da applauso. Alessandro Cecchi Paone stavolta non c’era, e poco male; purtroppo, con grande disdoro per tutti gli ex “colleghi” del Cecchi Paone medesimo, non c’era neanche l’ospite annunciata Stefania Prestigiacomo (il suo messaggio letto da Marco Taradash non faceva lo stesso effetto, diciamo… sob).
Il tutto si può ora annusare qui  e qui sul sito di radioradicale (sempre sia lodata), ma dal vivo era assai meglio: aria di energie ritrovate, di ottimismo per un esperimento che, finalmente, si può tentare. La materia prima non manca.
Una volta a casa mi sono accorto che la cartellina congressuale conteneva un gadget palesemente uscito dalla fucina del sagace pubblicitario di cui sopra: una busta di vero salmone affumicato con sopra il logo (del salmone, appunto) e dietro tanto di ricetta per la “Riforma Liberale con crema di salmone” (Ingredienti per 56.000.000 di italiani: libertà, mercato, laicità, innovazione, globalizzazione, democrazia, competizione) e valori nutrizionali (“previene l’ipertensione fiscale e burocratica, combatte la stenosi economica e l’ischemia intellettuale”). Che zuzzurelloni. L’unica cosa che manca è la scadenza. Ho guardato dappertutto: non c’è. Se la cosa è voluta, è geniale: la scadenza non c’è perché il progetto politico è ambizioso e guarda lontano senza porsi limiti.
Solo che adesso non so se mangiarlo o no, quel salmone che ho messo in frigo. 
ale tap, 02.12.05


Caso Daki le ipocrisie italiane
“lntelligence”, ecco la formula magica. A chi chiede cosa occorra fare concretamente per colpire il terrorismo senza ricorrere alla guerra, l'anti-guerrafondaio usa rispondere così: «migliorare il lavoro di intelligence». Come evitare bombe e interventi militari? Con l'«intelligence». Quale alternativa alla linea bellicista? Un maggiore impegno «nell'intelligence». Poi però, come dimostrano le reazioni smodate di chi deplora l'attenzione dell'«intelligence» negli interrogatori del Mohammed Daki recentemente assolto, anche l'«intelligence» diventa improvvisamente cattiva. L'«intelligence»? Un'indebita interferenza. Il lavoro oscuro e coperto dell'«intelligence»? Una intollerabile violazione dello Stato di diritto.
Lucia Annunziata ha avuto il merito di svelare il pericolo dell'ipocrisia che si annida negli ondivaghi sostenitori delle virtù salvifiche dell'«intelligence». Chi «applaude come a una vittoria dello Stato di diritto l'assoluzione di Daki», ha scritto sulla Stampa, «derubrica evidentemente il terrorismo internazionale a una minaccia alla nostra società inferiore a quella della mafia; giudica l'importanza di un aiuto dato a uno dei cervelli dell'11 settembre minore del crimine di protezione di un mafioso». E infatti, ricorda molto opportunamente Lucia Annunziata, tra «i servigi prestati dal terrorista Daki, per sua stessa ammissione» si annovera «l'aiuto dato da lui, mentre viveva ad Amburgo tra il 1989 e il 2002, a uno degli uomini considerati la mente dell’attentato dell'11 settembre», mentre «l'ospitalità nella sua casa italiana era stata invece riservata a Ciise, un somalo, accolto da lui su ordine della Siria».
Un tribunale italiano ha giudicato queste ammissioni insufficienti come base di una condanna per terrorismo e le sentenze vanno rispettate anche se, come nota Annunziata, qualora al posto del «terrorista» ci fosse stato un «picciotto», difficilmente l'ospitalità a pezzi grossi di Cosa Nostra non sarebbe stata giudicata prova solidissima di «partecipazione ad associazione mafiosa». Il garantismo è salvo, ma chi è riuscito a mettere le mani sull'ospitale aiutante di noti terroristi se non la più volte invocata e poi subitaneamente malfamata «intelligence»?

Pierluigi Battista,  dal Corriere della Sera del 1 dicembre 2005

LA STELLA DELL'UNITÀ
Siamo stati fortunati, perdio. Il disinvolto Sigmund Ginzberg, su l'Unità di ieri, ci ha raccontato tutte le volte che per un niente abbiamo scampato una guerra nucleare: «Dossier desecretati. Nel 1979 manovre militari dell'Urss pensando a un attacco in Europa. Quanto contò la fortuna?». Moltissimo, secondo Ginzberg: «L'abbiamo spesso scampata per un pelo, fummo fortunati». E lo ripeteva continuamente nel disvelarci il contenuto di alcuni dossier sulla Guerra fredda: ancora nel 1979 l'Urss e gli alleati dell'Est conducevano manovre mirate a una guerra nucleare che aveva messo in conto la distruzione, tra il resto, di Belgio e Olanda e Germania e Polonia. Ma se non accadde nulla, dice ogni due righe, fu per fortuna: non per la strategia della deterrenza, non perché Nixon e Kissinger cercarono a ogni costo di evitare un'ecatombe come pure fece Kennedy nel rinunciare ad attaccare Cuba, laddove i sovietici avevano piazzato 1700 testate nucleari. Fu solo fortuna. Per parte italiana, non fu perché il nostro Paese scelse di stare con l'America circa la questione dei missili Cruise e Pershing che si opponevano agli SS20, non fu perché Craxi non diede ascolto a Berlinguer che predicava pacifismo e intanto incassava soldi da chi puntava i missili contro di noi. Fu per fortuna, perché siamo nati sotto una buona stella. Il dettaglio è che non era rossa.
Filippo Facci  (Il "Giornale" del 01/12/05)

FILE ALLO SPORTELLO
Una foto su questo blog, quella dei palestinesi allo sportello dei passaporti, ha scatenato un'appassionata discussione che si potrebbe riassumere così: di un popolo che, invece di fare la fila, si comporta così, che cosa bisogna pensare?
Fare la fila o sgomitare sono due modi per arrivare allo sportello, per entrare allo stadio, per salire sul treno o sull'autobus, per sopravvivere. Ovviamente, fanno la fila le persone educate e sgomitano quelle meno educate. Ma queste ultime non sempre hanno la colpa di quello che fanno.
Gli anziani ricordano ancora i tempi in cui si viaggiava solo in treno e se uno era tanto pazzo da voler andare dalla Sicilia a Roma in auto doveva  mettere in conto poco meno di ventiquattr'ore di strada: e sempre che non si fermasse neppure per mangiare. In queste condizioni il treno disponeva di un quasi monopolio degli spostamenti e poiché chi lasciava la Sicilia sapeva che, se non si dava da fare, rischiava di passare l'intera notte in piedi nel corridoio, avere un posto a sedere era pressoché indispensabile. La stessa prenotazione era una soluzione aleatoria: perché si poteva trovare qualcuno nel posto prenotato che poi rifiutava di alzarsi. In totale, soprattutto al capolinea, quando l'incaricato apriva la porta del vagone, ci si imbarcava in una lotta al coltello per conquistare un posto a sedere. Non solo si lasciavano i bagagli ai familiari, per essere più liberi nella lotta, e non solo poi i bagagli venivano fatti passare negli scompartimenti attraverso i finestrini, ma attraverso i finestrini entravano anche i più audaci ed atletici, aggirando così la ressa che si accalcava alla porta.
Quei siciliani erano selvaggi? In parte sì: ma non erano in torto anche le Ferrovie che non offrivano un numero sufficiente di posti a sedere? che magari mettevano a disposizione un solo vagone invece di due, in partenza da quella stazione?
Nessuno - e certo neppure a Catania, che ha il terzo aeroporto d'Italia per traffico passeggeri - ha mai visto qualcuno viaggiare in piedi, in aereo. E per questo nessuno ha mai visto né mai vedrà una delle scene descritte prima. I palestinesi si comporteranno come degli assatanati ma bisogna anche chiedersi: qual era il tempo d'attesa, a quello sportello? Perché non c'era un secondo, un terzo, un quarto sportello? È facile guardare dall'alto in basso coloro che vivono in difficoltà, quando personalmente si vive in un ambiente prospero e ordinato.
C'è tuttavia una seconda nota, da fare.  Qualcuno potrebbe dire: ma i palestinesi che concludono, con questo corpo a corpo? Magari finisce che il più forzuto è servito prima di colui che è arrivato prima di lui ma non è un lottatore di sumo. E le operazioni dello sportello non ne risultano certo accelerate. Giusto. Ma l'obiezione vale se si vive in un ambiente in cui, al lottatore di sumo che si presenta allo sportello dopo avere sbattuto per terra il vecchietto mingherlino si dice a brutto muso di togliersi di torno e di far posto a chi aveva più diritto di lui. Cioè dove vige la legge e la si applica. Se questo non avviene - e se l'impiegato, per non discutere, serve la persona il cui viso è incorniciato dal buco dello sportello - ne consegue che la lotta paga, per i più forti. E da questo nasce una ressa vociante, in cui ognuno reclama contro gli altri, magari spinge, chiamando a destra e manca dei testimoni della propria priorità temporale, e si passa anche agli insulti se pure non si viene alle mani.
Un paese è ordinato se è capace di imporre l'ordine. Ciò significa che bisogna essere capaci di dire di no, di non lasciarla passare al prevaricatore, di onorare la verità più della bontà, ecc. Ma non molta gente sarebbe d'accordo con questa politica. Specie in Italia dove si considera che qualunque ragazzo bocciato non è un asino, come si diceva ai tempi di De Amicis, ma una vittima della cattiveria dei professori. O, peggio, uno che non è stato sufficientemente raccomandato. E dove lo sfaticato licenziato per basso rendimento è invariabilmente un padre di famiglia buttato sul lastrico.
Forse oggi facciamo anche noi la fila, forse non siamo più gli italiani di un tempo, quelli sfottevano gli inglesi perché la facevano dovunque, ma siamo solo più prosperi, non più civili. E i palestinesi hanno ben altri torti, che non quello di lottare allo sportello.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it

Massima del giorno
Non si è obbligati a dare esempi di moralità, ma non bisogna pretenderli dagli altri.
G.P.

MOLLICHINE
Il partito di Sharon si chiamerà Kadima. Quasi un'autobiografia. Kadi ma ti rialzi.

Cossutta: eliminare falce e martello. Marco Rizzo: proposta unilaterale, antidemocratica. Ma perché, falce e martello sono democratici?

Berlusconi: un nuovo contratto con gli italiani. Follini: un solo contratto mi pare che basti. Forza Italia: e di Follini uno è già troppo.

Fini: "Non rimarremo in Iraq un minuto più del necessario". Zapatero lo ha battuto. Non un minuto di più, ma parecchi di meno.

Il "Corriere" dedica all'Economist - che giudica male l'Italia - cinque articoli di fondo. L'Economist potrebbe dedicare al "Corriere" solo una definizione: "provinciale".

Oggi sciopero generale. Non solo si risolveranno tutti i problemi economici, ma i ciechi vedranno, gli storpi cammineranno...

Gianni Pardo