ARCHIVIO
DICEMBRE 2004
CELLULE STAMINALI
La notizia è che in Svizzera, secondo
quanto stabilito dai cittadini mediante uno dei loro numerosi
referendum, saranno permesse le ricerche sulle cellule staminali.
Non la clonazione, è vero, ma la clonazione in fondo importa
poco: importa che quella ricerca che la Svizzera autorizza in Italia
è stata resa impossibile da una legge draconiana.
Si deve essere lieti o amareggiati, da questa
decisione dei nostri vicini? Dipende dalle opinioni, è
ovvio, ma c'è una conclusione obbligata: è vano tentare
di fermare il cammino della scienza. Non ce l'ha fatta la religione
e si può star certi che non ce la farà qualche idealista,
quale che sia il suo colore, verde, rosso o nero. Inoltre, se il
progresso si riesce a fermarlo in un posto, si può star certi
che proseguirà altrove.
Questa ineluttabilità dipende da molte
cose. Sin dagli albori della specie, da quando cioè
si è alzato sulle zampe posteriori per usare strumenti con
le mani, l'uomo si è occupato di migliorare questi strumenti
e la loro efficacia. Lungo questo cammino si è passati dall'ascia
di pietra a quella d'acciaio e infine al laser. Infine, con la nascita
della scrittura, è avvenuto che il sapere conquistato non
sia stato più dimenticato e per i passi successivi non si sia
partiti da zero ma dalle conquiste precedenti. Questo ha finito con
l'agire da possente moltiplicatore.
L'uomo, tuttavia, è anche misoneista.
Giudica il nuovo allarmante e non difficilmente lo dichiara
empio già solo perché nuovo. Neanche gli dei del resto
amano le novità, dal momento che queste rischiano di abolirli.
Il progresso si sarebbe dunque potuto fermare, e non avrebbe forse
prodotto i risultati che abbiamo sotto gli occhi, se non fosse intervenuto
un fattore determinante: il vantaggio concreto. Il vantaggio ottenuto
è ciò che ha spinto a ricercare costanti migliorie e
nuove invenzioni. L'astronomia è una scienza interessante ma
di cui ben pochi, oggi, sentirebbero la mancanza, se fosse limitata
o abolita. Viceversa ci sarebbe quasi una rivoluzione se all‚umanità
si togliesse la luce elettrica. Anche chi è critico nei riguardi
della vita contemporanea, anche il più arrabbiato dei verdi non
vuole rinunciare alla luce elettrica. E tuttavia questa illuminazione
non è stata creata da qualche santone indiano, e neppure dall'apparizione
d'un angelo: è nata da una serie di scienziati ed inventori che
va da Alessandro Volta a quelli che hanno inventato le lampadine a basso
consumo.
Il progresso della scienza, in qualunque direzione
vada, offre vantaggi a qualcuno: per questo è inarrestabile.
Se sembra immorale, se va contro l'etica, si può tentare
di vietarlo (basti pensare alle incredibili difficoltà che
incontrò ai suoi albori la ginecologia): ma è come
volere tenere l'acqua in un canestro. Questo vale anche per la fecondazione
assistita: solo che stavolta la risposta alla legge italiana è
arrivata prima del previsto e da più vicino del previsto.
Se le esperienze sulle cellule staminali potessero
condurre a guarire l'umanità dal diabete, anche se la
Svizzera e l'intera Europa le vietassero per i prossimi vent‚anni,
in un paese o nell'altro gli scienziati continuerebbero la cercare.
Semplicemente perché, il giorno in cui ci riuscissero,
diventerebbero famosi. Il loro paese poi, fosse pure il Burkina Faso,
dovrebbe costruire nuovi aeroporti per accogliere i diabetici che
vanno lì a farsi guarire. Ciò è già avvenuto
con gli aborti, quando in Italia erano vietati e in Inghilterra no.
Bisogna rassegnarsi o gioirne, secondo le opinioni, ma il fatto rimane:
l'accoppiata scienza-interesse è imbattibile.
Gianni Pardo
LE CIFRE
Qualcuno ha detto che i danni della
recente catastrofe potrebbero ammontare a quattordici miliardi
di dollari. Se questa cifra fosse esatta, la somma 35 milioni
di dollari stanziata per gli aiuti dagli Stati Uniti, i più
generosi fino ad oggi, rappresenterebbe lo 0,25% del danno. Se poi,
con l'aiuto degli altri paesi, si quadruplicasse la somma offerta,
si arriverebbe ad un centesimo del danno. Ammesso che queste siano
le proporzioni della tragedia, che senso ha parlare di aiuti, collette
e forme varie di beneficenza? Per la ricostruzione, tutta l'umanità
dovrebbe pagare più di due dollari a testa. E non solo questo
è peggio che improbabile: c'è gente che non dispone neppure
di due dollari al giorno per sopravvivere. È dunque giusto fare
il possibile per aiutare le vittime della catastrofe, ma è stupido
farsi illusioni.
Gianni Pardo
EVOLUZIONE DELLA
SPECIE
CURIOSITA'
Cos'hanno in comune semi di carota,
carta di caramelle e letame? Hanno la stessa finalità
e sono raccolti in un museo. Il Los
Angeles Times racconta che lo sterco di elefante
non è stato un problema: è bastato aspettare che
in città arrivasse il circo. Per il cerume di mulo è
stato un po' più difficile, si è dovuti arrivare
fino in Messico. Sono due dei pezzi esposti al museo storico della
contraccezione. Nel suo quarantennale sforzo di documentare la
scienza (e la superstizione) della pianificazione familiare, Percy
Skuy ha collezionato testicoli di donnola, ragni pelosi, semi di
carota e ossa di gatto nero. Tutto ora è nelle mani dell'università
di Cleveland.
LA
SIGNORA MENTANA
Che grazia, che finezza
e che stile! In replica, ieri sera a "Markette"
su La7, grande spolvero per l'ex miss Italia Michela Rocco di Torrepadula,
oggi signora Mentana.
Intervistata da Piero
Chiambretti, che spettacolo vedere la signora
Mentana partire in quarta contro Rossella accusato di
essersi finto amico del marito mentre puntava a soffiargli
il posto: "Carlo Rossella? "Un grande professionista,
ma dal punto di vista umano non vale niente". Anzi: "Un amico
di merda"... "Ogni volta che incontravo Carlo gli dicevo: senti
ma tu non ti stai preparando ad arrivare al Tg5 al posto di Enrico?
E lui 'Io? Assolutamente no, non ci penso proprio. Sto talmente
bene a Panorama'. Si vede però che il panorama non era sufficiente
dalla sua finestra e si è trasferito al Palatino."..."Si,
fra sei mesi ci sono le regionali, tra un anno le politiche...
l'hanno fatto fuori come Santoro.. per fare markette pro Berlusconi"
Insomma, la serata
si stava avviando sulla solida strada del martirio...
ma, incredibile ma vero, a rompere le uova nel paniere
è arrivato Klaus Davi.
NOVELLA 2000
Quello che di seguito riproduciamo,
è il testo originale di alcuni degli SMS intercorsi
fra la Ventura e Gori, pubblicati in esclusiva dal settimanale
NOVELLA2000 :
23/09/2004 ore 19,53 (giovedi,
san Pio da Pietarlcina) " Ti amo"
25/09/2004 ore 00,38 (sabato,
sant' Aurelia vergine) "Andiamo a fare l'amore"
29/09/2004 ore 18,24 (mercoledì,
santissimi Michele, Gabriele, Raffaele) "T'amo da pazzi"
01/10/2004 ore 15,09 (venerdì,
santa Teresa, di Gesù Bambino) "Amore...te ne do quanto
ne vuoi...."
02/10/2004 ore 8,51 (sabato,
santi Angeli custodi) "Non so come è...Non si
è dormito niente e io mi sento benisismo...Sei la mia
energia la mia gioia....."
02/10/2004 ore 18,48 (venerdì,
santa Teresa, di Gesù Bambino) "Sorridi...io t' amo...."
10/10/2004 ore 00,21 (domenica,
san Daniele martire ) "Notte stellina gemella...A domani...."
16/10/2004 ore 3,31 (sabato,
sant' Edvige vedova) "E' stupefacente come io possa
amarti e desiderarti al tempo stesso....Però di più
amarti...Notte Simona, G. "
16/10/2004 ore 17,22 (sabato,
sant' Edvige vedova) "Si, sono alla Besana faccio il
giro..."
16/10/2004 ore 18,09 (sabato,
sant' Edvige vedova) "E tu sei capace di rimettermi in
vita...Con un bacio..."
17/10/2004 ore 12,07 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Buongiorno amore---Ero
a messa...."
17/10/2004 ore 12,56 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Intanto, se puoi, leggi
l'intervista di Rosanna sul sito. E' molto bella e può
dare spunti per oggi. E ricordati sempre che ti amo alla follia"
17/10/2004 ore 19,08 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Ho una cacchio di cena
con Chiambretti e il suo comitato scientifico...Dopo la
cena ? "
17/10/2004 ore 19,46 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Vorrei essere lì
ad accoglierti quando hai finito il tuo lavoro"
17/10/2004 ore 21,00 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Sono contento se ti diverti...anche
se mi piacerebbe farticompagnia...A Zaccaria cosa hai
risposto...."
17/10/2004 ore 21,21 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "E la nostra cena di mercoledì
? Se non ne hai più voglia magari chiamo Roberto e lo vedo
a pranzo uno di questi giorni prima che riparta...."
17/10/2004 ore 21,31 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Mi chiami...."
IL
DOCUMENTO
PIO XII: «I piccoli
giudei, se battezzati, devono ricevere un’educazione
cristiana»
Dal Corriere della Sera, pubblichiamo
la traduzione dall’originale francese del documento,
datato 20 ottobre 1946, che fu trasmesso dal Sant’Uffizio
al nunzio apostolico Angelo Roncalli. L'originale si
trova presso gli Archivi della Chiesa di Francia.
"A proposito
dei bambini giudei che, durante l’occupazione tedesca,
sono stati affidati alle istituzioni e alle famiglie cattoliche
e che ora sono reclamati dalle istituzioni giudaiche
perché siano loro restituiti, la Congregazione del
Sant’Uffizio ha preso una decisione che si può riassumere
così:
1) Evitare, nella misura
del possibile di rispondere per iscritto alle autorità
giudaiche, ma farlo oralmente
2) Ogni volta che sarà
necessario rispondere, bisognerà dire che la Chiesa
deve fare le sue indagini per studiare ogni caso particolare
3) I bambini che sono
stati battezzati non potranno essere affidati a istituzioni
che non ne sappiano assicurare l’educazione cristiana
4) I bambini che non
hanno più i genitori e dei quali la Chiesa s’è
fatta carico, non è conveniente che siano abbandonati
dalla Chiesa stessa o affidati a persone che non hanno alcun diritto
su di loro, a meno che non siano in grado di disporre di sé.
Ciò evidentemente per i bambini che non fossero stati battezzati
5) Se i bambini sono
stati affidati (alla Chiesa) dai loro genitori e se
i genitori ora li reclamano, potranno essere restituiti, ammesso
che i bambini stessi non abbiano ricevuto il battesimo.
Si noti che questa decisione
della Congregazione del Sant’Uffizio è stata
approvata dal Santo Padre."
Islam, la
svolta olandese
Articolo di
Magdi Allam sulm Corriere della Sera del27 dicembre
2004: "Dopo aver subito lo choc dello sgozzamento
di Theo
van Gogh nel centro di Amsterdam lo scorso 2
novembre, gli olandesi hanno scoperto attoniti quattro sconcertanti
realtà: il giovane assassino Mohammed Bouyeri, colto
in flagrante, è un cittadino olandese, nato e cresciuto
in Olanda, di origine marocchina; il telefono, l’abitazione
e i movimenti di Bouyeri erano controllati dai servizi
segreti ma ciò non ha impedito che assassinasse
van Gogh; Bouyeri aderiva all’ideologia e al movimento del
Takfir wal Hijra , «Anatema e Esodo», che
legittima l’uccisione degli «infedeli» e degli apostati,
e che è riuscito a radicarsi in una rete di moschee
estremiste in Olanda; Bouyeri era al contempo membro di una
cellula di Al Qaeda, riuscita anch’essa a insediarsi in Olanda,
e l’attentato a van Gogh è stato coordinato con altre
cellule terroristiche islamiche presenti in Spagna e in Marocco.
Si comprende
così l’amara presa d’atto della crisi del multiculturalismo,
perché ha clamorosamente fallito l’obiettivo
dell’integrazione e si è addirittura rivelato un fertile
terreno di coltura per l’estremismo islamico; nonché
la consapevolezza della necessità primaria di riscattare
alla legalità le moschee colluse con il terrorismo islamico
favorendo l’affermazione di un islam e di imam, guide religiose,
rispettosi e compatibili con l’identità nazionale
olandese. Restano tuttavia aperti diversi quesiti di fondo
concernenti l’opera di prevenzione e lotta al terrorismo islamico:
è possibile definire per via legale il limite oltre
il quale la libertà di pensiero sfocia nell’apologia
del terrorismo? Come è possibile neutralizzare un sospetto
terrorista islamico che esalta la jihad , intesa come guerra
santa, e aspira al «martirio», senza che tuttavia
ci siano prove di un suo coinvolgimento in un piano concreto per
la realizzazione di un attentato? E più in generale, gli
strumenti che uno Stato democratico può dispiegare, ovvero
l’ordinamento giuridico e gli apparati di sicurezza, sono adeguati
a fronteggiare la specificità del terrorismo islamico che
ha proprio nel kamikaze suicida-omicida la sua arma vincente?"
...
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A Betlemme
tutto bene
Il volto
sorridente e disteso di Claudio Pagliara ci annuncia
che a Betlemme sta andando tutto bene, arrivano i turisti dopo
anni e alla Messa di mezzanotte sono presenti, dopo tre anni,
i rappresentanti dell'ANP guidati dal probabile successore di
Arafat, Abu Mazen. Pagliara ci dice anche che i soldati israeliani
hanno distribuito ai pellegrini cartoline in cui li ringraziano
di essere messaggeri di pace tra i due popoli. Sharon manda gli
auguri di Buon Natale ai cristiani di Israele e dei territori e
annuncia che il 2005 sara' l'anno di grandi opportunita' per
il negoziato e la pace.
Tutto bene dunque.
Grandi speranze
su cui si abbatte quotidianamente, tanto per non esaltarci
troppo, una doccia gelata quando Abu Mazen pretende
che Israele liberi tutti i terroristi, compreso il pluriergastolano
Barghouti; quando Mustafa' Barghouti, definito attivista per
i diritti umani, fa dichiarzioni demenziali e razziste contro
Israele; oppure quando ancora Abu Mazen
dichiara che lui non combattera' le organizzazioni del terrore
o quando Monsignor Sabbah (nella foto) lamenta che i cristiani se
ne vanno da Betlemme senza precisare che sono dieci anni che i poveretti
stanno scappando a gambe levate, esattamente dal giorno
in cui Israele ha consegnato la citta' ad Arafat.
Nonostante tutto, anche se da una
parte vi sono solo pretese e nessuna concessione, noi speriamo
nella ripresa dei negoziati.
Israele ha
vinto , Israele ha stravinto l'ennesima guerra. La
sesta? Si, la sesta e la piu' subdola e barbara perche' si e'
accanita contro ebrei senza armi, contro bambini innocenti, contro
i civili inermi, contro ragazzini che volevano andare a ballare
e a divertirsi.
E' stata la guerra piu'
spietata e snaturata perche' Israele , grazie alla
propaganda arabo-comunista, aveva contro l'opinione pubblica
mondiale, gli israeliani venivano ammazzati, smembrati e
contemporaneamente venivano condannati.
Peggio di cosi'!
Il danno e la beffa, la
morte e la demonizzazione.
Adesso resta la demonizzazione
di coloro che odiano Israele per mestiere o per piacere
ma almeno non si muore piu', se non altro si muore meno qui
che a Napoli.
Per Israele l'unica
possibilita' di vincere una guerra fuori dagli schemi
era colpire i capi delle organizzazioni terroristiche e mettere
agli arresti domiciliari il capo dei capi del terrore. Cosi'
facendo ha dato una grande lezione a un mondo pavido e
spaurito dal terrorismo islamico, un mondo vigliacco che pretendeva
che Israele non si difendesse.
Invece ci siamo protetti
e difesi con determinazione e coraggio.
La morte provvidenziale
di Arafat ha fatto il resto togliendo agli uomini bomba
l'appoggio incondizionato dell'Autorita' Palestinese
e oggi pare che il diabolico vecchio non sia quasi esistito e
che il Male sia sepolto con lui laggiu' a Ramallah.
I suoi ritratti vengono
sostituiti con i ritratti e le gigantografie di Abu
Mazen e di altri candidati alla presidenza, la sua tomba e'
deserta di palestinesi ma in compenso e' luogo di pellegrinaggio
di italiani non rassegnati alla morte del serial killer.
Una delegazione di rappresentanti
locali napoletani e campani si e' recata a rendere
omaggio al terrorista e questo fa riflettere perche'
non si capisce come delle persone normali abbiano la sfrontatezza
di spendere soldi pubblici per portare corone di fiori
su una tomba di Ramallah dove giace un fratello di Ben Laden,
un tifoso di Saddam Hussein, un assassino.
La notizia di agenzia e'
la seguente: "Dopo aver reso omaggio alla tomba di Arafat
con la deposizione di tre corone di fiori a nome del Comune
di Napoli, della Provincia di Napoli e della Regione Campania,
e dopo aver partecipato all'inaugurazione di una lapide alla
sua memoria nella citta' di Ramallah, da oggi la delegazione
napoletana in missione in Palestina e' impegnata a contribuire
a monitorare il processo elettorale."
A questo punto un qualsiasi cittadino
napoletano, oltre che vergognarsi e arrabbiarsi, si chiedera'
legittimamente come questi signori potranno contribuire
a monitorare alcunche' visto che sono del tutto incapaci di
arrestare la guerra di camorra scatenatasi nella loro citta'.
Con quale impudenza questa
gente spende soldi pubblici per onorare un mascalzone,
un corrotto, un criminale, quando a Napoli c'e' miseria morale
e materiale in abbondanza e si ammmazzano per le strade,
persino nel giorno di Natale?
Da Napoli a Bolzano,
al peggio non c'e' mai fine, per apprendere un'altra
sconvolgente notizia: la Giunta provinciale finanziera' con
62.000 Euro il Sudan e la Palestina. Pare che 38.000 euro di questi
soldi pubblici verranno spesi in Palestina e questo fa supporre
che, per la Provincia di Bolzano, i palestinesi, innondati da
miliardi per decenni, siano piu' meritevoli delle povere
popolazioni del Sudan dove si muore di fame, di sete, di epidemie,
di guerra, di bambini gonfi e disidratati, di persone terrorizzate,
di donne stuprate e sgozzate.
Ma perche' non la
smettono di mandare soldi a chi ne ha anche troppi
e li usa molto male?
Perche' prima , eventualmente,
non chiedono il conto per le centinaia di miliardi di
dollari dati negli anni passati ad Arafat? Cosa rende i palestinesi
cosi' meritevoli di avere tutto e tanto di piu' di popolazioni
che stanno infinitamente peggio?
Vediamo un po' di ampliare
questa carrellata di deprimenti notizie natalizie: ecco,
ecco c'e' l'Iran, come poteva mancare? che sta trasmettendo
una soap opera in cui si racconta la storia di israeliani
che rubano gli organi ai palestinesi.
Il serial viene trasmesso
sul canale iraniano Sahar 1 e si intitola "Gli occhi
blu di Zahra" , naturalmente occhi cerulei che una belva sionista
vuole rubare per darli al proprio figlio. Storia avvincente
che scatenera' ondate di odio.
Questa porcheria anrtisemita
e' gia' stata tradotta in arabo e verra' trasmessa in
tutto il Medio oriente.
Non c'e' che dire, una consolazione.....
E noi, qui, speriamo? Abbiamo
motivo di essere ottimisti dal momento che il
nazi islamismo sta scatenando le folle contro lo stato ebraico?
Eppure siamo qui, nel nostro
Paese, proprio perche' abbiamo sempre sperato, perche'
La Speranza e' il nostro Inno nazionale, perche' abbiamo
saputo combattere gli sciacalli e vincerli e perche' abbiamo
negli occhi e nel cuore l'amore per la nostra Terra.
Finche' ameremo la Terra
di Israele la Speranza non morira' mai.
Deborah Fait - informazionecorretta
LIBERTA' DI STAMPA:
CONFORMISMO E MORTI
DI FAME
"La
libertà di stampa è una libertà di un tipo
tutto particolare. Essa esiste solo se i giornali, gli organi
di informazione in generale, hanno il potere, la capacità
e la volontà di opporsi al potere. La libertà di stampa
è dunque un potere per contrapposizione, per contrasto:
se la stampa è compiacente, infatti, essa finisce molto
rapidamente per non contare più nulla, per non avere
più potere".
Paolo Mieli,
editoriale all'atto dell'assunzione della direzione
del "Corriere della Sera".
L'articolo di Mieli, un po' docente
e un po‚ cardinalizio, contiene solo un punto veramente
chiaro: la funzione d'una stampa libera, per lui, è
quella d'opporsi al potere. Sembra un principio nobile e
coraggioso ma non è. E non è neppure logico. Si
comprenderebbe infatti che si sia sempre contro il potere se il
potere fosse sempre negativo. Ma niente dimostra questa tesi. Solo
un anarchico scervellato potrebbe preconizzare un paese senza carabinieri,
senza giudici, senza scuole e senza tutto ciò che ci procuriamo
attraverso l'organizzazione statale. Dunque il potere non è
sempre negativo: è solo sempre imperfetto. E poiché
la perfezione non è di questo mondo, richiederla significa
non essere né filosofi né giornalisti.
È questione di graduazione.
Non baste citare gli errori e le magagne d'un governo,
per dichiararlo negativo. Errori e magagne ce ne sono
sempre, anche con Pericle o Augusto al vertice dello Stato.
Il problema è la valutazione d'un governo tenendo
conto del fatto che la politica è l'arte del possibile. Una
stampa veramente libera deve evitare un apprezzamento positivo
programmatico (caratteristico del giornale di regime) o un'aspra
e costante critica, che corrisponderebbe al fanatismo
d'un partito d'opposizione. Essa non ha il dovere d'essere contro
il potere: dev'essere in favore della verità e dell'interesse
della collettività. Se un governo azzecca cinque provvedimenti
utili, dovrebbe lodarlo per cinque volte di seguito. Così
come, se adottasse una serie di cinque provvedimenti nocivi, dovrebbe
criticarlo duramente tutte e cinque le volte. Apprezzamento e opposizione
costanti non sono caratteristiche della libera stampa, ma della
stampa non libera: o perché schiava del potere o perché
schiava di un'ideologia.
Per Mieli, "La libertà
di stampa è dunque un potere per contrapposizione,
per contrasto: se la stampa è compiacente, infatti,
essa finisce molto rapidamente per non contare più
nulla, per non avere più potere". Ma, un momento,
l'uomo dabbene non doveva essere contro il potere? E se quello
della stampa è potere?
La verità è
che Mieli, campione del cerchiobottismo oltre che inventore
della stessa parola, è un uomo col cuore che batte
a sinistra. Egli dunque ha voluto, assumendo la direzione del
Corriere, rassicurare il comitato di redazione e i lettori di
sinistra che il Corriere non sosterrà il governo neppure
se facesse qualcosa di positivo. Ma avrebbe dichiarato le stesse
cose, se al potere ci fosse il centro-sinistra?
Ovviamente, il grande Paolo
è libero di dire tutto questo. Tuttavia è
fastidioso che lo faccia con l'aria di compiere un superiore dovere,
in nome dei valori della libertà di stampa. "L'omaggio
che il vizio rende alla virtù", ha scritto La Rochefoucauld,
"è che il vizio cerca di passare per virtù":
ma a volte il travestimento è troppo trasparente.
In Italia l'intellighenzia
è prevalentemente di sinistra da decenni. Da noi
la preoccupazione d'obiettività, se mai un giornalista
l'avesse, dovrebbe essere quella di non scrivere in maniera
squilibrata a sinistra. Bisogna evitare d'essere pedissequamente
allineati sulle tesi dell'opposizione, per esempio sostenendo
che gli italiani stanno morendo di fame.
Mieli dovrebbe ricordare
che fare un giornale programmaticamente d'opposizione,
nel momento in cui c'è un governo di destra e gli
intellettuali sono prevalentemente di sinistra, non è
sintomo di coraggio: è sintomo di conformismo.
Gianni Pardo, 26-12.2004
LIBERTA' DI STAMPA.
LETTERA APERTA A PAOLO MIELI
Signor Direttore,
ho letto il suo editoriale
sul Corriere della Sera del 24 Dicembre sulla "liberta'
di stampa come potere di critica ai poteri". Condizioni
essenziali per lo sviluppo di una societa' democratica sono
l'informazione al pubblico dei fatti e la promozione di
una discussione collettiva sui fatti stessi. Purtroppo, premette,
"la liberta' di stampa non sembra godere oggi in Italia di
una buona salute". Sono d'accordo. Aggiungo che, secondo l'organizzazione
Reporter senza frontiere, l'Italia e' al 39° posto nella classifica
mondiale per la liberta' di stampa, dopo Trinidad e Tobago
(11°), Benin (27°), El Salvador (28°), Repubblica
Domenicana (31°), Costa Rica (35°), Bulgaria (36°), Capo
Verde (38°), la maggior parte dei quali considerati Paesi del
terzo Mondo e anche dopo la Slovacchia, che si colloca nel gruppo
delle prime in classifica, dopo la Lettonia (10°), l'Estonia
(11°), la Slovenia (15°), la Lituania (16°) e la Bosnia-Erzegovina
(21°). Il motivo e' molto semplice: non esiste un editore
puro, cioe' un imprenditore che faccia dell'informazione l'obiettivo
aziendale. Tutti i media sono controllati da questo o quel
gruppo industriale o finanziario, quindi la liberta' di stampa
gode, a mio parere, di pessima salute. Mi permetto, inoltre, di
farle notare che, proprio il giorno in cui veniva pubblicato il suo
editoriale, in prima pagina e' stato presentato un sondaggio sull'atteggiamento
degli italiani in merito all'ingresso della Turchia nell'Unione
europea. Il titolo evidenziava: "Un italiano su tre dice no alla
Turchia". Scorrendo la ricerca si scopre pero' che il 52% degli
italiani ne e' invece favorevole. Dunque, quale e' la notizia da
fornire in prima istanza ai suoi lettori, la prima o la seconda?
Cordialita' e auguri
di buone feste.
Primo Mastrantoni,
segretario Aduc
Massima del giorno
Lasciamo da parte
i sospetti. Abbiamo già abbastanza da fare con
le certezze.
G.P.
MOLLICHINE
Chiesto rinvio
per la legge antifumo. I gestori non hanno ancora
imparato a dire: "Scusi, le dispiace spegnere?"
Dopo quattro
mesi, liberati i due francesi "perché hanno dimostrato
di non essere spie". Doveva essere tutt'altro che chiaro.
Prodi accusa
i media di "amplificare le polemiche nella Gad". Poco
male. La gente neanche sa che cos'è.
Berlusconi: "Questa
riforma della giustizia non mi accontenta". I giudici
sono ancora a piede libero.
Legge Gasparri:
Carlo De Benedetti ("Repubblica") acquista Rete A.
C'è chi "chiagne e fotte".
Chiesta al Csm
un'indagine su Colombo e Boccassini. Chissà come
staranno tremando!
Chirac ha accettato
l'invito della Casa Bianca. Colazione a sacco.
Prodi rimane
leader. Ha detto: "Trovate un altro candidato e io
mi faccio da parte", ma ha farfugliato, come al solito,
e nessuno l'ha capito.
Giannipardo@libero.it
IL GIUDICE IMPARZIALE
Per tendenza,
gli uomini non sono razionali. Se esiste un'interferenza
emotiva - ed è raro che non esista - è come
se la vista s'annebbiasse. Tanto il tifoso che vede un fallo
da rigore, quanto il tifoso contrario che vede una spregevole
simulazione, sono in perfetta buona fede. Hanno visto
quello che desideravano vedere, cosa che già i romani esprimevano
con le parole "credunt quod cupiunt".
Tutti amano pensare
che il mondo sia come l'immaginano, che le cose siano
andate come ricordano. Purtroppo anche chi non la pensa
come loro ha la stessa certezza soggettiva (poco importa
quanto giustificata) e le posizioni divengono inconciliabili.
È questo che ha fatto nascere l'amministrazione della
giustizia: la paura della reazione dell'avversario unita
all'interesse dell'umanità di evitare la violenza intraspecifica.
L'iter mentale
che si è seguito è facilmente riconoscibile.
I litiganti si sono detti: noi vediamo questa vicenda
in maniera opposta perché siamo interessati:
raccontiamola ad un terzo estraneo che la vedrà in
maniera obiettiva e ci dirà come la pensa. Con una
sentenza. Ma già qui la lingua ha avvertito che la terzietà
non è garanzia assoluta di obiettività. "Sentenza"
viene da sentire, non da capire. Ci si è dunque subito
resi conto che si sfuggiva all'affettività degli interessati
per affidarsi all'intelligenza, alla cultura ma anche all'affettività
d'un terzo.
Ovviamente, lo
studio del diritto, monumentum aere perennius,
orienta le menti e fornisce chiari criteri di giudizio: ma
l'alea del processo rimane. Habent sua sidera lites,
dicevano i romani: i processi spesso dipendono dal caso
e dalla fortuna.
Lo stesso giudice
pensoso dovrebbe ricordare che, se pure non è
emotivamente implicato nella lite, non è per questo
privo della propria affettività e del proprio condizionamento.
Un avvocato raccontava che nella sua città i giudici,
essendo di sinistra, davano praticamente sempre ragione
agli inquilini. Salvo uno. Costui, avendo dovuto subire grandi
vessazioni da un suo proprio inquilino, appena possibile dava
sempre ragione ai padroni di casa.
Il giudice deve
fare il possibile per essere considerato imparziale
ma è bene che a questa imparzialità non creda
egli stesso. Diversamente avverrebbe ciò che
avviene in Italia, dove i giudici sono convinti d'essere
sovrumani ed infallibili, tanto da smettere d'essere autocritici
e da divenire intolleranti d'ogni rilievo.
La dignità
del giudice deriva non dalla sua funzione o dalle
leggi che ne difendono l'onorabilità ma dal prestigio
acquisito con la propria obiettività e saggezza.
Come avviene nei paesi anglosassoni. Finché invece, come
in Italia, i cittadini saranno convinti che i giudici hanno
le loro correnti ideologiche, fanno politica con le sentenze,
perseguono a volte un'astratta (e opinabile) giustizia piuttosto
che una piatta applicazione della legge, non c'è speranza
che siano rispettati. Quanti sono gli italiani sinceramente convinti
che l'Anm si occupi solo di trasferimenti e promozioni dei giudici?
Quanti reputano che la Corte Costituzionale non esprima spesso
I partiti di
sinistra, che così spesso beneficiano delle
simpatie dei magistrati, non sono in buona fede, quando
s'inchinano dinanzi alle loro decisioni e le proclamano
imparziali. Lo fanno perché sono loro favorevoli. Se fossero
sfavorevoli griderebbero al regime e alla lesione della libertà
democratica. E forse avrebbero anche ragione. Perché,
nel proprio cuore, malgrado tutte le genuflessioni pubbliche,
nessuno crede alla serena imparzialità dei giudici in
quanto categoria.
Certo, questa
imparzialità è ipotizzabile, ed anzi probabile,
nelle vicende che non hanno riflessi politici. Ma poiché,
secondo Aristotele, l'uomo è un "animale politico",
c‚è poca speranza che i cittadini concedano ai giudici la
richiesta qualifica di superuomini.
convinzioni
politiche o che il rinvio alle Camere d'una legge
da parte del Presidente della Repubblica sia sempre
e solo la conseguenza delle sue conclusioni giuridiche?
Gianni
Pardo, 24
dicembre 2004
IL PADRE DELLA
PATRIA
Sicuramente la visita del Ministro degli
Esteri italiano all'ANP era stata concordata, sicuramente
Gianfranco Fini e Abu Mazen si sono detti cose che a noi non
e' dato sapere e sicuramente e' stato rasserenante vedere
che chi viene in visita ufficiale in Israele va poi dal nemico
per parlare in modo normale di qualche tipo di accordo.
Dopo tanti anni di tensioni
tra Israele e l'Europa, tensioni provocate da un demente
terrorista, ecco che ogni giorno arriva qualcuno a trovarci
per parlare in modo serio di pace tra noi e i palestinesi.
Non piu' Chirac che nella
Citta' Vecchia di Gerusalemme urla ai soldati di Israele
che lo proteggono "andate via di qua". Non piu' ministri inglesi
che insultano il governo israeliano andando ad abbracciare
il mandante di efferati attentati mentre le strade di Israele
sono ancora rosse di sangue.
Tutto e' rientrato nella norma, se cosi'
si puo' chiamare: Israele deve trattare con un'entita' di
terroristi che dovrebbe diventare un popolo e uno stato su
territori storicamente ebraici.
E' una realta' dolorosa e
difficile ma e' una realta' dunque ben vengano le visite
di ministri degli esteri e capi di stato, ben venga un'atmosfera
meno pesante e ben venga il ministro degli esteri Fini rappresentate
di un governo apertamente amico di Israele, il primo in 60 anni
a non aver sostenuto il serial killer di nome Arafat.
Benissimo, siamo tutti contenti,
saremmo tutti contenti se l'onorevole Fini non fosse andato
a portare una corona di fiori sulla tomba del suddetto
serial killer. Saremmo tutti contenti se l'onorevole Fini non
avesse scritto sul libro delle condoglianze "In memoria del
Padre della Patria".
Ma che schifo!
Un Padre da ai
propri figli la vita, una casa, un padre fa studiare
i propri figli affinche' possano poi lavorare. Un padre fa
il padre non l'assassino!
Arafat ha tolto la vita ai
palestinesi, li ha fatti morire per 40 anni, li ha mandati
ad ammazzare persone innocenti a migliaia.
Arafat non ha permesso ai
palestinesi di avere delle case costringendoli a stare
nei campi profughi per poter avere sempre a disposizione
materiale umano pieno di odio.
Arafat ha chiuso scuole e
universita' facendole diventare covi di terroristi.
Arafat ha fatto educare all'odio
generazioni di bambini palestinesi.
Arafat ha sempre rifiutato
uno stato per i palestinesi e li ha portati dal terrorismo
alla guerra vera e propria.
Padre della patria?
Assassino della patria!
A parte il male fatto ai palestinesi
, a parte le migliaia di vittime israeliane vediamo di
ricordare all'onorevole Fini quello che Arafat ha fatto agli
italiani e agli europei:
Atene 1968: attacco a un aereo
israeliano. molti morti e feriti.
Zurigo 1970: esplode un aereo
della Swissair . 49 morti.
Monaco 1972: attentato alle
Olimpiadi. 11 atleti israeliani trucidati.
e poi Fiumicino , due volte,
con decine di morti e poi l'Achille lauro con Leon Klinghofer
assassinato e gettato in mare.
E gli assassini liberati e
fatti fuggire dal governo italiano. Fatti fuggire!
Ma continuiamo con i maggiori
attentati in Europa.
Anversa 1980:
due bombe contro un pullman di ragazzi ebrei che andavano
a un campeggio. Un bambino muore, 18 restano feriti.
Parigi 1980: una bomba contro
la sinagoga di Rue Copernic. 4 morti e 12 feriti.
Vienna 1981: attentato contro
la sinagoga. 2 morti e 19 feriti.
Anversa 1981: auto bomba contro
sinagoga. 3 morti e 80 feriti.
Berlino ovest 1981: bombe
contro un ristorante kasher . due morti e 25 feriti.
Parigi 1982: attentato contro
ristorante kasher. 6 morti e 21 feriti.
Roma 1982: attentato alla
sinagoga . Muore Stefano Tache' di due anni , 35 feriti
gravi.
Ecco, il ministro degli esteri Fini
e' andato a portare una corona di fiori al mostro ideatore
di tutti questi attentati e decine e decine di altri in Israele,
in Africa contro americani ed ebrei, in Libano contro americani.
Che schifo, onorevole Fini
e che smacco alle vittime italiane del killer palestinese.
Posso capire la ragion di
stato, posso capire la diplomazia ma quella corona e
quelle parole scritte sul librone delle condoglianze pesano
come macigni.
Perche' allora? Forse per
accattivarsi le simpatie della sinistra? Puo' darsi
ma a che prezzo. A prezzo della dignita' e della giustizia.
Forse era stato concordato
anche questo, anche quelle parole disgustose ma nel momento
in cui sono state lette alla televisione italiana e israeliana
molte persone avranno sentito una stretta al cuore e forse
anche un attacco di nausea.
Pesano meno perche' piu' disgustose
che importanti trattandosi di Nessuno, le parole pronunciate
dai rampolli di Craxi, quel Bobo e quella Stefania che, davanti
alla tomba del terrorista amico del padre hanno pianto
commossi. Papa' sara' contento, ragazzi. Il suo Garibaldi,
anzi il suo Mazzini, bagnato dalle lacrime dei suoi adorati
figli. Che Garibaldi e Mazzini si rivoltino nella tomba
e' secondario anche perche' si spera che non abbiano avuto modo,
dall'aldila', di sentire simili bestemmie e offese alla loro Memoria.
Fanno ridere infine le parole di Stefania "Al nostro ritorno
abbiamo due compiti che ci attendono: riconfermare lo spirito
di amicizia che ci unisce e confermare che l'eredita' di Arafat
è stata raccolta da una classe dirigente giusta».
Ma certo Stefania Craxi, certo
signora Nessuno, l'eredita' di Arafat e' stata raccolta,
eccome se e' stata raccolta.
Miliardi di dollari rubati
e divisi equamente tra la sua vedova, cosi' fine e signorile
(amica sua?), e le organizzazioni del terrore.
Deborah fait - informazionecorretta
Arafat socio di
un locale alla moda di New York
Anche Yasser Arafat faceva
affari a New York. Secondo quando riporta il quotidiano
New York Post il leader dell'Anp avrebbe investito 1,3 milioni
di dollari per rilevare una quota del Bowlmor Lanes, un bowling frequentato
da politici ed personaggi del mondo dello spettacolo, nel
cuore del Greenwich Village di New York.
PRODIANA
Riscriviamola questa storia. È il marzo del 1998.
A Palazzo Chigi siede Romano Prodi. A Collecchio di Parma
siede invece Calisto Tanzi. I due si conoscono da tempo. Hanno
in comune un'amicizia di vecchia data: Ciriaco De Mita, il leader
della sinistra dc, protettore politico d'entrambi. Ma i due si
incontravano anche nel ‘93 quando Prodi era presidente dell'Iri
e vendette la Cirio alla sconosciuta finanziaria Fisvi, il cui
20% è di Tanzi.
In quel marzo del '98. L'Unione
Europea sta per chiudere definitivamente il capitolo
degli aiuti di Stato, a via XX settembre c'è un altro
democristiano di sinistra, Michele Pinto, a «sorvegliare»
il ministero delle Politiche Agricole. Il governo decide di fare
presto e a tempo di record viene varato un provvedimento: «Disposizioni
in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento
strutturale delle imprese agricole», Il Sole 24 Ore, lo
chiama decreto tagliacosti. Non bisogna illudersi. Taglia i costi
per le aziende, ma aumenta quelli a carico delle casse dello Stato.
In altre parole, in barba a
quanto stabilito dall'Unione Europea (la cui commissione,
ironia della sorte, Prodi andrà a presiedere), si
tratta di un aiuto di stato bello e buono. Un regalino tout
court. Il governo dell'epoca, color Ulivo, disse che il provvedimento
serviva a ridare competitività alla filiera alimentare
attraverso una razionalizzazione della gestione aziendale.
Il presupposto era che i progetti fossero multiregionali,
dovevano interessare più aree del Paese.
Si tratta di una torta di 200
miliardi di vecchie lire. Vengono presentati 250 progetti,
62 superano l'esame, ma soltanto otto vengono ammessi al
finanziamento. I primi sei in classifica sono consorzi: Oliveti
d'Italia, Moc-Olimer, Consorzio interregionale produzioni agricole
biologiche, Conapi, Conav e Consorzio per la tutela del formaggio
Grana Padano. Ma a beccarsi la fetta più grossa sono il penultimo
e l'ultimo in classifica. Rispettivamente Parmalat spa e Citterio
spa. Solo gli ultimi due incassano l’80% del finanziamento disponibile.
Inutile dire che a Tanzi va la quota maggiore di fondi: ben 68
miliardi e 450 milioni.
Le proteste degli esclusi intasano
l’aria. La stampa non allineata con il Governo (ad
esempio IL TEMPO di Roma) ne parla.
Prodi va via, anzi viene mandato a casa,
e al ministero delle Politiche Agricole arriva un suo fedelissimo,
Paolo De Castro che poi diventerà presidente dell'istituto
di ricerca fondato dal professore bolognese, Nomisma, del
quale Tanzi diventerà socio (è a tutt'oggi ancora
nel board). De Castro non cede è ovviamente, conferma
la scelte fatte prima di lui.
Non ci stanno quelli del Tavernello,
i produttori del vino da tavola che fanno ricorso. Comincia
una lunga battaglia legale a colpi di carta bollata. Va
via anche De Castro e arriva un verde, Alfonso Pecoraro Scanio
al ministero. Tutti passano, ma non Tanzi. Che alla fine incassa
quei 68 miliardi. Amen. (24.12.2004)
Il bilancio del
Cavaliere.
Secondo il Guardian,
Silvio Berlusconi ha avuto proprio una buona annata.
Ha superato due crisi interne alla sua coalizione, il
suo governo ha battuto il record di longevità dai
tempi del dopoguerra e Mediaset ha strappato una fetta del mercato
televisivo a Rupert Murdoch. Inoltre il Cavaliere, uscito
indenne dal processo Sme, adesso ha meno rughe e più capelli.
BOICOTTAGGI NATALIZI
A Natale, si sa, si è tutti
più buoni. Da che mondo è mondo, Natale è
il tempo delle buoni azioni, della solidarietà, dell’aiuto.
Eppure un tempo fare i buoni a Natale era molto, molto
più facile. Oggi perfino quelle azioni che non avresti
mai pensato di mettere in dubbio subiscono dure spallate, al punto
che ci si chiede davvero se mai potremo essere sicuri di qualcosa,
a questo mondo. Pensate all’Unicef.
Nome conosciutissimo, opera meritoria, unanime plauso per l’attività
di questo fondo delle Nazioni Unite per la tutela dell’infanzia
che ovunque genera rispetto e attenzione. Decine di personaggi
dello spettacolo, dello sport, della cultura, della società,
hanno accettato di essere “ambasciatori” Unicef, e alla TV ci chiedono
di aiutarli, anche con il semplice acquisto dei biglietti di auguri,
acquistabili anche on line sul sito internet dell’Unicef italiana.
Ma sembrerebbe che neppure
l’Unicef ha il cuore immacolato. Purtroppo. Al punto
che il Cespas (Centro Europeo
di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo) ha formalmente
invitato tutti a boicottare il fondo Onu. Perché?
Perché da almeno dieci anni, sotto la direzione
di Carol Bellamy (voluta dal presidente Usa Clinton), l’Unicef
“ha tradito” la sua “vocazione originaria” al punto che la mortalità
infantile cresce in molti dei paesi poveri. In realtà sembra
che quello contro L'Unicef sia un vero e proprio boicottaggio
organizzato da una gran parte del mondo cattolico
che accusa l’agenzia Onu di essersi messa al servizio di una
lobby femminista che, invece di proteggere l’infanzia, promuove
nel mondo l’aborto e la contraccezione, puntando alla diminuzione
del ruolo della famiglia nella società. Cose note da tempo,
al punto che, e non certo per risparmiare, anche la Santa Sede ritirò,
nel lontano 1996, il proprio contributo all’Unicef.
Disobbedienze
Nel
pomeriggio del 21 dicembre, la Corte di Cassazione (IV
Penale) ha confermato le condanne nei confronti del Presidente
del Partito Radicale Sergio Stanzani, la tesoriera di Radicali
Italiani Rita Bernardini, e i militanti radicali e antiproibizionisti
Alessandro Caforio, Cristiana Pugliese, Anna Autorino, Mauro
Zanella, Pigi Camici, Antonio Borrelli, Clotilde Buonassisi e Veronica
Orofino.
Il procedimento penale ha avuto
inizio nel 1997 a seguito di tre azioni di disobbedienze
civili commesse dai radicali al fine di denunciare l'irragionevolezza
della legislazione proibizionista sulla droga.
Il giudice di secondo grado,
per tali azioni, aveva inflitto la pena di due mesi e 25
giorni sostituiti con una pena pecuniaria di circa 3500 euro
per Rita Bernardini e Anna Autorino; due mesi e 20 giorni sostituiti
con una pena pecuniaria di 3400 euro per Sergio Stanzani, Alessandro
Caforio, Cristiana Pugliese, Mauro Zanella, Pigi Camici, Antonio
Borrelli, Clotilde Buonassisi e Veronica Orofino. Oggi dunque la
conferma della Cassazione.
Dopo Pannella, Bernardini e
Della Vedova (già condannati definitivamente per
la disobbedienza civile a Porta Portese del 1995), si allungata
dunque la lista dei dirigenti e militanti radicali che non
potranno più candidarsi alle elezioni amministrative (Regionali,
provinciali e comunali): candidatura vietata, dunque, per tutti
i condannati. (dalla
Newsletter del Bulletin Antiproihibitionis)
AUGURI CON VIRUS
Si chiama Zafi-D, è un
worm individuato ieri dalle aziende di sicurezza Sophos
e F-Secure. Si nasconde in una finta e-mail di auguri ed
è particolarmente insidioso perché il testo del
messaggio può essere scritto in ben 15 lingue differenti,
aumentando di conseguenza il numero potenziale di persone ingannate
e infettate. A voi arriverà probabilmente con un messaggio
avente ad oggetto "Re: Buon Natale!" o "Re: Merry Christmas!".
In alcune versioni del worm è inclusa nel testo della mail
anche un'animazione che rappresenta due "smile", due faccine che
si scambiano effusioni. Un ulteriore incentivo al clic.
Se l'utente apre il file allegato
all'e-mail, riceve un messaggio d'errore. E' il segnale
dell'infezione. A quel punto il suo computer è aperto
all'attacco di qualche malintenzionato, e diventa automaticamente
veicolo di contagio.
Maurizio Costanzo
Shock: E' vero, lascio il talk-show della sera
Finalmente una buona notizia:
Maurizio Costanzo, dopo un quarto di secolo, lascia
il "Costanzo show": Purtroppo non è un addio definitivo.
Infatti Maurizio Costanzo imperverserà nei programmi
mattutini di Canale 5. "E' tutto vero anche se c'e' ancora
qualche punto da chiarire", conferma alle agenzie l'anchorman
e spiega la genesi della decisione: "quando l'azienda mi ha
chiesto un'ora in piu' di trasmissione per la fascia della mattina
ho lanciato una proposta alternativa, quella di lasciare la fascia
serale, prendere l'ora in piu' che mi era stata richiesta,
ma con la contropartita di 13 minuti al giorno di attualita' e costume
in diretta prima del TG5 delle ore 13".
Per intanto, se riuscite a trovarlo
visto che sembra scomparso dalle librerie, vi segnaliamo
un libro: "Maurizio
Costanzo Shock" di Riccardo Bocca, pubblicato
dalla Kaos Edizioni.
Dal risvolto di copertina:
<<Affari, potere, alcova: tutto quello che non
è mai stato raccontato sul telegiornalista più
famoso e potente d’Italia. L’arrampicata al successo...
appalti privati, e pubbliche virtù. La raffica
di matrimoni, e la dedizione al potere mediatico. Pronto per
tutte le stagioni: a sinistra della Destra, a destra della Sinistra...>>
(cp. 22.12..2004)
Opposizione
Il centrosinistra deve
incassare un nuovo fallimento: Romano Prodi non è
riuscito a convincere i suoi colleghi a presentare liste
comuni alle prossime elezioni regionali.
Secondo molti commentatori
è un segnale della debolezza dell'opposizione, che in
queste condizioni non ha speranze di battere Silvio Berlusconi.
Sandra Bonsanti, in un
articolo per Libertà e Giustizia, cerca di spiegarne
il perché. Tra l'altro, scrive: "Credo
di aver capito, dopo tanto arrovellarmi, che il problema che
dilania il centro sinistra, rischiando di regalare al
Cavaliere lunghi anni di felice appropriazione della cosa pubblica
per sé e per i suoi strettissimi famuli, sia il seguente:
Prodi va bene a tutto lo schieramento se si limita ad assumersi
la responsabilità di governare il disastro Italia nel momento
in cui la minoranza vincesse le elezioni. Ma appena il professore
studia il modo politico di tenere insieme la federazione, cioè
la struttura su cui dovrebbe poggiare il suo governo, allora tutto
si spacca. Prodi a Palazzo Chigi e non rompa le scatole ai partiti."
Clicca qui per il testo completo dell'articolo.
La sinistra mummificata.
E' strano e piacevole
come, dopo la morte di Arafat, il mondo intorno a noi
stia cambiando ed e' strano e deprimente come a sinistra
non cambi mai niente. Statici come le mummie.
Abu Mazen ha fatto il
giro dei paesi arabi per ricucire gli strappi fatti
in passato dal suo defunto boss, e' andato in Kuwait, in
Arabia Saudita, ha chiesto umilmente scusa per l'alleanza con
Saddam Hussein e per il tradimento verso chi mandava bilioni
di dollari sui conti del nefasto raiss. La televisione di stato
palestinese ha dimmezzato i programmi di odio contro Israele e
comunque fa meno pubblicita' alla santita' del martirio cioe'
al lavoro infame dei kamikaze. La conseguenza e' che in Israele
si sta piu' tranquilli e la paura quotidiana resta, speriamo,
un terribile ricordo. Non ci illudiamo che non ci saranno mai piu'
attentati, li subivamo prima del 2000, li subiremo ancora ma
non saranno piu' dieci, quindici al giorno ed e' gia' una bella
consolazione. Tutto e' relativo. Sharon sta portando a termine ogni sua promessa,
e' riuscito a fare l'alleanza col Labor senza tuttavia dare
alla sinistra i ministeri piu' ambiti e inutilmente richiesti.
Entro il 2005 sara'
effettuato il ritiro da Gaza e ci aspetteranno momenti
molto dolorosi perche' Il paradiso creato da generazioni
di agricoltori ebrei verra' distrutto. Le serre che
ricoprono le dune , le coltivazioni biologiche che riforniscono
l'Europa e l'America di fiori e di verdure assolutamente
kasher perche' senza vermi, 400 fattorie modello che davano lavoro
a palestinesi e thailandesi , tutto verra' distrutto, spianato
e la sabbia che restera' verra' consegnata ad altri. Buon
pro' gli faccia e poi staremo a vedere di cosa saranno capaci
visto che oltre le dune del paradiso creato dagli ebrei tutto il
resto e' desolazione e sporcizia.
Il 25 dicembre Abu Mazen
potra' andare alla messa di mezzanotte a Betlemme per
concessione del Governo israeliano che ha tolto il veto
non essendoci piu' la demoniaca presenza di Arafat e finalmente
quella sedia non sara' piu' sinistramente vuota e ricoperta
dal bieco simbolo della morte, la kafiah bianca e nera, inamidata
a forma di Israele. Si, tutto lentamente e inevitabilmente
sta cambiando.
E' vero che l'Universita'
islamica di Gaza presenta ancora le cartine della
Palestina che comprendono tutto Israele.
E' anche vero che esiste ancora la
propaganda araba che inneggia all'eliminazione di Israele
ma nonostante tutto si respira un'aria diversa e piu' pulita
in questa parte del Medio Oriente.
Stanno arrivando
i ministri europei a dichiararci timidamente la loro
amicizia ed e' inevitabile non ricordare cosa accadeva prima
quando chi andava a Ramallah doveva sorbirsi lacrime di
coccodrillo e bacetti sul viso e sulle mani dati da labbrone rosse
e bavose e ascoltava, tra una pioggia di sputi,
parole sconnesse e false. Chi veniva a Gerusalemme per ascoltare
promesse di pace ripartiva speranzoso e immediatamente ecco il bum
dei kamikaze per far capire che il demonio sputacchiante, la'
a Ramallah, non era d'accordo.
Dopo anni di gelo colla
Francia e innumerevoli offese rivolte a Israele,
ecco le parole di distensione di Nikolas Sarkozy, leader
dell'opposizione francese, che in pochi minuti pronuncia decine
di volte la parola "ami" e, alla conferenza di Herzeliya, dice
a Sharon: "Voglio dirvi quanto ammiri il vostro personale coraggio
che da una grande speranza per la pace".
Un francese che dice
queste cose a un israeliano? E non solo a un israeliano
ma al Premier Sharon, odiato in Gallia come la peste.
Sembra passato un secolo
da quando l'ambasciatore di Francia descriveva Israele
come "quel piccolo paese di merda...", oggi si parla di amicizia.
Lentamente dunque, inesorabilmente, tutto sta cambiando
solo l'odio della sinistra resta immutato, mummificato
e antistorico oltre che disgustoso.
Basta entrare in Internet
per leggere offese e infamie, basta aprire un qualsiasi
quotidiano della sinistra italiana per trovarvi menzogne
e demonizzazioni, per essere informati che capetti comunisti
vanno ad abbracciare capi terroristi hezbollah.
I comunisti, orfani
di Arafat, non riescono a rassegnarsi e si consolano
della perdita con altri terroristi ugualmente feroci,
ugualmente demoniaci , ugualmente pregni
di odio contro Israele e gli ebrei.
Sono antisionisti? questa
e' la loro scusa e la giustificazione per le infamie
con cui nel corso di 40 anni hanno ricoperto Israele,
e' il paravento dietro il quale vilmente si nascondono.
E' vero, sono antisionisti perche' rifiutano l'esistenza
di Israele.
Sono antisemiti? questa
e' la verita perche' , odiando gli ebrei, non potrebbero
mai accettare l'esistenza di uno Stato ebraico.
Per questo motivo fingono
di non vedere e di non capire che la morte del loro
idolo ha fatto crollare il tunnel dentro il quale ci dibattevamo
e stiamo vedendo il cielo.
Il cielo si chiama Israele
ed e' stellato e bello come questo Paese.
Se i palestinesi vorranno
guardare il loro cielo sara' un bene per tutti, se
vorranno continuare la loro opera distruttiva e restare
nelle tenebre dell'odio lo faranno da soli appoggiati
naturalmente dai loro fratelli della sinistra europea, gli
stessi che, pericolosi per la loro incoscienza, stanno ascoltando
i turchi urlare :"domineremo l'Europa".
Deborah Fait - informazionecorretta
PAROLE
Secondo Corriereonline,
sono quindici le parole per rappresentare
significativamente il 2004. Queste:
Bandana - Beslan - Carovita
- Cina - Decapitazione - Declino - Digitale - Doping
- Embrione - Lifting - Low cost - Reality - Suv - Tasse -
Videofonino.
Siete d'accordo? Cosa eventualmente
avreste tolto o aggiunto?
Time nomina Bush
uomo dell'anno 2004
Il presidente americano
George W. Bush è la persona dell'anno di «Time»
per il 2004. Il vincitore delle elezioni del 2 novembre scorso
si è aggiudicato la copertina di fine anno del settimanale
Usa per non «aver mai mollato, né le armi,
né i principi».
VOCE D'ANGELO
La chiamavano "la
Tebaldi" in opposizione a "la Callas" - una rivalità
che ha contribuito a renderla celebre. L'arte di Maria Renata
Tebaldi era così grande che non scomparirà
con la sua morte.
Massima del giorno
Per amare la
storia bisogna amare la verità più del sogno.
G.P.
MOLLICHINE
Arresti domiciliari per Pinochet,
89 anni. Così, come Priebke, non potrà più
andare a fare jogging.
Israele si ritirerà
dalle città palestinesi per 72 ore durante le elezioni.
Pinocchio: altrettanto farà al Zarqawi in Iraq.
Problema: il governo presenta
un maxiemendamento sulla finanziaria. Il testo contiene
593 commi. Se le "correzioni" sono 593, quant'era
lungo, il testo?
La Francia chiede conto alla
Turchia del massacro degli armeni (1915). Preoccupazioni
a Londra per Giovanna D'Arco (1431).
Abu Mazen: "basta
con la lotta armata, il ricorso alla violenza è
stato un errore". Aumentato il premio della sua assicurazione
sulla vita.
L'Esercito islamico del Jihad
ha diffuso un video per ringraziare no global e pacifisti.
Sinergie fra idealisti.
La possibile vendita di Fiat
Auto agli americani è stata chiamata "put". Diminutivo
di "puttanata"?
Il ministro Moratti: "Il
presepe è il simbolo dell'amore". Sarà,
ma qualcuno pensava che l'amore precede la nascita.
83 liste alle elezioni irakene.
In coda alla scheda, l'indice dei nomi.
Hamas non festeggia il suo
17° anniversario "per paura che i nostri leader
siano colpiti da Israele". Paura? I loro kamikaze non la
conoscono e loro sì?
Mastella accusato di slealtà
da una coalizione che aveva organizzato un agguato sleale.
Ladro, c'impedisci di rubare?
La Parmalat ha 20 miliardi
di debiti. Corrispondenti a 38.725.400.000.000 lire.
Ecco perché nessuno ha scoperto il buco in tempo: era troppo
piccolo.
"Nuovo messaggio di Osama
bin Laden", ma ben pochi ricordano che cosa ha detto.
Sic transit...
Tutti i gruppi armati palestinesi
contro lo stop alla violenza proposto da Abu Mazen. Il
sangue (altrui) non è acqua.
Mastella ha
"ceduto" ed ha già ritirato le dimissioni. O ci
si sbriga o gli altri potrebbero ripensarci.
La Consulta: "È incostituzionale
il blocco del turnover". Non se ne può più,
di queste decisioni "a rate". È Berlusconi che
è incostituzionale!
Il boss Mazzarella è
stato arrestato ieri a EuroDisney. Come dicono le anime
belle, i delinquenti in fondo sono solo bambini maleducati.
Piazzale
Loreto
Insomma, non volevamo
parlare di quel premio che la Provincia di Milano ha
voluto dare al Leoncavallo (anzi, ipocritamente, "alle
mamme del Leoncavallo") e non ne parleremo, ma non possiamo
fare a meno di notare un fatterello, accaduto ieri a Milano
proprio durante la consegna del premio.
Dunque, succede che
Alleanza
Nazionale decide di manifestare contro e innalza, davanti
al Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano,
un albero di Natale carico di doni -spranghe e molotov al
posto delle solite palle colorate - in puro stile leoncavallino.
Tra i premiati c'è anche il signor el
purtava el scarp del tennis, Enzo Jannacci.
Ritirato il premio,
uscito dalla sala il noto scarp del
tennis s'imbatte nella giornalista dell'Ansa
e... apriti cielo: «Mi ricordo ancora
piazzale Loreto e una donna che sparava alla testa
di Mussolini appeso per i piedi. Spero di vederlo, anzi sono
sicuro che lo vedrò ancora... altrimenti? Altrimenti lo faccio
io».
Davvero semplice,
geniale e commovente, la cerimonia.
(cp., 17-12-2004)
Ciampi, come previsto,
rinvia alle Camere la legge sull'ordinamento giudiziario
Sono quattro i punti
«palesemente anticostituzionali» nella riforma
dell'ordinamento giudiziario rinviata alle Camere dal capo
dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Il messaggio che spiega
le motivazioni del rinvio è stato letto al Senato dal
presidente Marcello Pera. Ciampi spiega che la legge si pone
in contrasto con gli articoli della Costituzione sull'autonomia
della magistratura in quattro punti precisi:
- il nuovo potere
del ministro della Giustizia di comunicare alle Camere
le linee della politica giudiziaria
- l'istituzione di
un ufficio di monitoraggio sugli esiti dei procedimenti
giudiziari
- la facoltà
di impugnativa concessa al ministro della Giustizia
sulle delibere del Consiglio superiore della magistratura
(Csm) riguardanti gli incarichi dei magistrati
- il «sensibile
ridimensionamento» del Csm nell'assegnazione, nel trasferimento
e nella promozione dei magistrati.
Questo il commento
di Silvio Berlusconi: «Risponderemo a Ciampi
in tempi abbastanza brevi. Non credo siano questioni così
difficili da risolvere. Il ministro competente prenderà
in carico la questione. A febbraio la nuova legge sarà
approvata. È comunque una buona riforma anche se è
una riforma un po' all'acqua di rose. Non è la riforma
che ci vorrebbe per il problema della giustizia in Italia che
continua ad esistere. È il passo che siamo riusciti a
fare».
Roberto Castelli,
ministro di Grazia e Giustizia: «Sono
soddisfatto dei rilievi fatti dal capo dello Stato, ringrazio
Ciampi. L'impianto generale della legge è stato fatto
all'interno della costituzione. Spero che il dato diventi
incontrovertibile e che il tormentone subito per anni cessi».
»
La situazione della
Fiat è la peggiore dal 1945 a oggi.
Sul Financial
Times si racconta di una compagnia in difficoltà
che minaccia di ricorrere alle vie legali per farsi acquistare
da un acquirente riluttante: c'è qualcosa di
patetico, e di gratuito, in questa situazione. Soprattutto
se la compagnia in difficoltà è la Fiat - il
gruppo privato italiano con più dipendenti - e l'acquirente
riluttante è la General Motors - che ha già abbastanza
problemi di suo senza dover pensare al salvataggio del gruppo
torinese. Ma c'è di peggio. C'è chi scambia la
Fiat per l'interso sistema Italia. Basta seguire le fatiche
di Luca Cordero di Montezemolo, presidente sia di Fiat sia di
Confindustria, in un discorso pronunciato questa settimana,
forse ricordando i bei tempi dove gli utili Fiat andavano degli
azionisti mentre le perdite se le accollava l'intero paese, "Luca
Luca" ha descritto la situazione dell'economia italiana come
la peggiore dal 1945 a oggi.
Nel frattempo, tra
i commentatori, s'è sparsa la voce che il centro-sinistra,
nelle angoscie per non essere ancora riuscito a darsi
un nome decente, sta valutando l'ipotesi di chiamarsi "Uniti
nell'Ulivo e nella Confindustria"...
(cp. 16-12-2004)
MACHIAVELLI A NEW
YORK
L'ultimo articolo
di ieri di Nicholas D.Kristof, sul New York Times,
è prezioso per quello che dice e perché dimostra
che qualcuno è capace di dirlo. La sua tesi è che
Putin sta guidando la Russia verso il fascismo. Secondo le sue
parole: "Putin sta facendo uscire la Russia fuori da una dittatura
di sinistra per portarla verso una dittatura di destra",
come è avvenuto in Cina. "Mussolini, Franco, Pinochet,
Park Chung Hee e Putin sono emersi in società che soffrivano
d'un caos economico e politico. Tutti hanno rinforzato il
potere in parte perché hanno ristabilito l'ordine ed hanno
fatto viaggiare treni - o aerei - in orario. Ecco perché
Putin ha ancora il 70% di consenso, in Russia. Con lui essa
ha raggiunto quote di crescita che vanno dal 5 al 10%". Tutto
questo non fa però dimenticare che rimane il sospetto del
coinvolgimento della Russia nell'avvelenamento di Youshchenko,
per non parlare della condotta delle operazioni in Cecenia, delle
preoccupazioni dei paesi baltici e della brutalità con cui
sono stati trattati i gruppi economici che, secondo le parole
di Kristof, "non facevano un inchino abbastanza profondo a Putin".
Dopo tutte queste affermazioni,
certo non leggere, e che non sappiamo in che misura condivisibili,
Kristof dice qualcosa d'inatteso: "Tuttavia, una Russia
fascista è una cosa molto migliore d'una Russia comunista".
Putin bisogna tenerselo caro. Non solo una dittatura comunista
porta il paese alla rovina economica, ma con un governo di
destra autoritaria c'è modo di riconoscere che si hanno
interessi comuni, per esempio nella lotta al terrorismo o nel
cercare di contenere la proliferazione nucleare. E infine c'è
la speranza che presto si ritorni alla democrazia. Secondo Kristof,
non bisogna per questo chinare la schiena dinanzi a Putin, o dargliela
vinta in Ucraina, Cecenia o dove che sia: ma non si può dimenticare
la realtà.
La cosa interessante
di questo articolo è una tesi che, condivisibile
o no, costituisce però un ragionamento veramente
politico. Essa può essere così riassunta: se si
tratta del nostro paese, è giusto porsi problemi politici
riguardanti la libertà di parola, la libertà
di stampa, il livello di corruzione e insomma tutti i problemi
morali che si vogliono. Ma se si tratta d'un altro paese, con
cui bisogna avere relazioni, tutti questi problemi passano in
secondo piano. In primo piano viene solo ciò che conviene
al nostro paese. Se, per esempio, si corre il rischio d'essere
attaccati e si ha la scelta tra favorire, presso un paese terzo,
l'ascesa d'una dittatura che ci sarebbe alleata o l'avvento di
una democrazia che ci sarebbe nemica, è ovvio che dovremmo
favorire la dittatura.
È una banalità,
ma nessuno osa dirla o scriverla. Per questo l'articolo
di Kristof va salutato come una rondine. Ma è difficile
farsi illusioni sulla primavera che dovrebbe seguirla.
Gianni Pardo, 16
dicembre 2004
MEMORIA
"Il nostro è un paese senza memoria
e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare"
Leonardo Sciascia
Il 12 dicembre
1969 a Milano nella sede della Nanca nazionale dell'Agricoltura
in piazza Fontana alle 16,37 scoppia una bomba che
causa la morte di 16 persone e il ferimento di altre 88. Nella
stessa ora a Roma scoppiano altre bombe. Infine nella banca
Commerciale di Milano viene trovata una borsa contenente una
bomba che viene fatta esplodere eliminando una prova preziosa per
le indagini.Immediatamente, a dimostrazione di un disegno già
preordinato le indagini senza alcun indizio seguono la pista anarchica.
Tra i primi ad
essere condotti alla questura di Milano, la sera stessa
della strage di Piazza Fontana, c'è Giuseppe Pinelli,
41 anni, frenatore delle ferrovie, sposato e padre di due
bambine. E' anarchico individualista fin da ragazzo, fa parte del
circolo "Ponte della Ghisolfa"
di piazzale Lugano, 31, ed è il factotum
della "Croce Nera", un'organizzazione che si occupa dell'assistenza
agli anarchici incarcerati. Era già stato sospettato di
aver preso parte agli attentati del 25 aprile alla Fiera
di Milano e all'ufficio Cambi della Stazione Centrale , nonché
a quelli compiuti in agosto su alcuni convogli ferroviari. Gli agenti
lo hanno fermato in via Scaldasole 5, dove ha sede una succursale
del circolo "Ponte della Ghisolfa". Davanti ai funzionari dell'ufficio
politico, Giuseppe Pinelli appare tranquillo. Nei tre giorni successivi
ottiene di parlare più volte per telefono con la moglie
. Anche con lei si mostra calmo e fiducioso. La sera di lunedì
15, Pinelli viene sottoposto a un nuovo, stringente interrogatorio
in una stanza al quarto piano della questura. Il riserbo che circonda
l'inchiesta non consente di sapere che cosa esattamente sia emerso:
ma è presumibile che nei confronti dell'indiziato siano state
formulate gravi contestazioni. Sta di fatto che dieci minuti prima
di mezzanotte, in una pausa dell'interrogatorio, il ferroviere
raggiunge con un balzo la finestra socchiusa e si lancia nel vuoto.
Muore poco dopo all'ospedale Fatebenefratelli.
MONATE & MENATE
Detto fuori dai
denti, visto e rivisto - blog e dintorni - nello
scontro tra Ferrara e Tramonti l'altra sera a Otto e Mezzo - riassumendo:
Tremonti invita Ferrara a smetterla con la “menata” di descriverlo
come uomo del nord. Giulianone, inviperito,
lo invita a dire “menata” a sua sorella, a non usare parole
del nord e parlare in italiano, Tremonti, facendo
finta di non aver sentito, continua tranquillo il suo discorso
- non è che Ferrara c'abbia fatto una gran figura.
Anzi, non ricordo d'averlo visto così incattivito.
Che non ci sia
del tenero tra i due è cosa arcinota, ma Giulianone
prima d'incazzarsi, a gratis, meglio avrebbe fatto
a consultare qualche buon dizionario della lingua italiana,
ad esempio il “Devoto” definisce “menata”:
monotono ripetersi o la solita storia; per lo Zanichelli
“menata” è sinonimo di “insistente
e noiosa ripetizione di consigli, rimproveri”. Cosa c'entrasse il nord? e la sorella? Di
qui hanno principio le mie più inquiete congetture.
(cp, 15-12-2004)
L’illuminazione
di Luca
Il presidente della Confindustria
Luca Cordero di Montezemolo, sembra procedere a larghi
passi lungo la strada della conoscenza della drammatica condizione
in cui versa l’economia italiana. Nelle settimane scorse
ha rivelato di essersi reso conto che l’eccessiva rigidità
del patto di stabilità fissato dall’Unione Europea, tende
a strangolare aziende che erano abituate a vivere di basso
costo del lavoro e continue svalutazioni della vecchia lira.
Adesso ha scoperto che il paese vive la fase più critica
dal dopoguerra ad oggi a causa di una serie di problemi strutturali
che vengono da lontano e che rischiano di portare dalla stagnazione
al cedimento.
Il processo
di illuminazione progressiva di Montezemolo non può
che riempire di soddisfazione. Ma mal si concilia con
i comportamenti concreti tenuti fino ad ora dal personaggio
che più di ogni altro simbolizza l’industria italiana
in quanto presidente della Confindustria e presidente della
principale azienda nazionale, la Fiat. La consapevolezza della
gravità della crisi e, soprattutto, delle cause strutturali
che l’hanno determinata, avrebbe dovuto spingere Montezemolo
a farsi strenuo promotore delle più profonde e radicali riforme
di struttura e di una forte e chiara denuncia di quei vincoli europei
che rischiano di azzerare, nel giro di pochi anni, tutto l’enorme
sviluppo conquistato dal paese dal dopoguerra ad oggi.
Invece
il presidente di Confindustria si è preoccupato
più di sviluppare una personale azione politica
tesa a prendere le distanze dal governo ed a stabilire rapporti
con quelle confederazioni sindacali che rappresentano la forza
di maggiore opposizione a qualsiasi tipo di riforma. Ed a sua
volta il presidente della Fiat non ha fatto altro che ripetere
l’ennesima richiesta di aiuti ad uno stato che nel corso di un
secolo si è letteralmente svenato per salvare una pace sociale
troppo spesso utilizzata come copertura degli interessi della famiglia
Agnelli.
Questa
contraddizione ha certamente le sue giustificazioni.
Montezemolo ha tutto il diritto di prepararsi un futuro politico
e di portare avanti gli interessi della propria azienda.
Ma alla conoscenza dei problemi debbono seguire dei comportamenti
conseguenti. Altrimenti è solo un imbroglio. E
pure di quelli di basso livello!
(articolo di
Arturo Diaconale per L'Opinione)
L'apocalisse di
Oriana
Oriana Fallaci
torna in libreria con un cofanetto che raccoglie
la sua Trilogia post 11 settembre (“La Rabbia e l’Orgoglio”,
“La Forza della Ragione”, “Oriana Fallaci intervista
sé stessa”) riveduta, corretta e ampliata. All’intervista
ha aggiunto un lungo Post Scriptum di 103 pagine, praticamente
un altro libro, sempre sotto forma di colloquio con se
stessa, che ha intitolato “L’Apocalisse”.
Il Foglio lo
ha letto in anteprima e ve lo racconta. Clicca qui per leggere l'articolo.
Intervista del
Jerusalem Post a Deborah Fait
"Deborah Fait, da Trieste
a Rehovot"
Deborah Fait
è una grande sostenitrice del Sionismo che si è
fatta conoscere dai media italiani come giornalista filoisraeliana.
Nel 1995 è passata dalle parole ai fatti e si è
trasferita in Israele, continuando la sua attività
in italiano. "Sono molto felice in Israele e dedico
la mia vita a spiegare la verità agli italiani".
La sua
famiglia
Suo padre era un
italiano proveniente dall'Istria (oggi parte della
Slovenia). La famiglia di sua madre veniva dalla Grecia,
dopo essere fuggita dai pogrom di Corfu alla fine
del 1800.
"A Trieste
c'era una grande comunità ebraica che contava
oltre 4000 persone, prima della guerra. Gran parte vennero
deportati ad Aushwitz e solo poche decine fecero ritorno.
Quando avevo due anni, mia madre nascose me e il mio fratello
maggiore ai nazisti e mia nonna restò chiusa in un armadio
in soffitta per molti giorni. Dovettero corrompere i nazisti
perché non ci portassero via. Molti membri della nostra famiglia
furono catturati e non li rivedemmo mai più."
Prima dell'arrivo
A 18 anni, la Fait
lasciò la sua casa a Trieste per frequentare
l'Accademia delle Belle Arti a Milano. Tre anni più
tardi andò a Boston, dovè studio inglese e storia
all'Università di Harvard. Quando aveva 26 anni fece
la volontaria per un anno nel Kibbutz Mishmar Hasharon,
dopo la Guerra dei Sei Giorni. "Era come un sogno. Israele
era come una grande famiglia in quel periodo - eravamo davvero
una nazione. La gente lasciava le porte aperte, e potevo
camminare nel bosco di notte senza avere paura. Il paese è
cambiato da allora, ma è sempre la nostra casa".
La Fait ritornò in Italia per motivi di famiglia giurando
che sarebbe ritornata.
Lavorò
come insegnante in una scuola in un campo profughi
istriano a Trieste, prima di dirigere una ferrovia locale
a Bolzano, città dell'Italia settentrionale,
si dedico anche alla pittura. Nel frattempo, iniziò
a fare attività in favore di Israele sui media italiani.
"Per 30 anni ho combattuto molte guerre
contro l'antisemitismo e l'antisionismo in Italia. Parlavo
nelle scuole, nelle università, a chiunque fosse disposto
ad ascoltarmi" Divenne vice presidente della Comunità
Ebraica di Merano-Bolzano, fondò la sezione settentrionale
dell'Associazione Italia Israele dell'Alto Adige e fu eletta
presidente della Federazione Italia Israele nei primi anni
'90.
Suo figlio Aaron nacque nel 1972.
"Non mi sono mai sposata - ero una femminista,
e l'ho cresciuto da sola. A suo padre, un non ebreo, non interessava.
C'erano poche ragazze madri a quei tempi, ma non ho mai
avuto problemi. Ero orgogliosa di avere un figlio, e la
gente mi rispettava per questo. Penso di avercela fatta -
Aaron sta facendo il suo post-dottorato in biochimica all'Istituto
Weizmann, vive a Rehovot, è sposato e ha due bambini.
Ho sempre detto che sarei andata a vivere in Israele, ma non volevo
che Aaron lasciasse la scuola. Nove anni fa, ho deciso di averne
abbastanza, e che era tempo di fare l'alyia"
Dopo l'arrivo
Nell'ottobre 1995,
La Fait si trasferì nel centro accoglienza di Ramat
Aviv. "Sembrava di essere tornata ai tempi dell'università
- il miglior periodo della mia vita in Israele perche'
spensierato. Non avevo problemi, andavo in spiaggia, nei
caffè e studiavo ebraico all'Ulpan. Ho conosciuto ebrei
provenienti da tutto il mondo. Sapendo l'inglese, riuscivo
a parlare con la maggioranza delle persone - ma volevo davvero
imparare a parlare in ebraico" Nell'agosto 1996, ha comprato
un trilocale e l'ha trasformato in un asilo nido. "Nel
giro di un mese, ho iniziato a lavorare con sette bambini dai
tre mesi ai due anni. Ho aperto l'asilo nido perché pensavo
che potesse essere un buon modo per lavorare parlando in ebraico.
Amo molto i bambini - lavorare con loro è una grande gioia.
Grazie a Dio ci sono molti bambini in Israele."
Routine
"In questo
periodo mi occupo di cinque bambini. Le loro madri
me li portano alle 7:30 di mattina e tornano a prenderli
alle 4:30 di pomeriggio. Dopo che i bambini se ne sono andati
mi siedo al computer fino a notte"
Passa molte delle
sue serate sui forum italiani su Internet. "Discuto
e spiego la situazione in Israele e faccio hasbara
- cosa che Israele stesso non sa fare molto bene. Inoltre
scrivo riguardo a Israele sui giornali italiani. Alcuni dei
miei articoli sono stati tradotti in inglese" La Fait è
un personaggio famoso in Italia, dove le stazioni radio la intervistano
praticamente ogni settimana "Lo faccio gratis naturalmente.
Questo è il mio modo di aiutare Israele. Ricevo spesso
mail di insulti, alcune con minacce di morte. L'antisemitismo
si sta diffondendo in Europa - è spaventoso quel che sta
succedendo". La Fait collabora ancora con la Federazione in
Italia e con associazioni di amicizia con Israele, e recentemente
ha organizzato un giro in varie citta' italiane per i rappresentanti
di ZAKA (identificazione vittime dei disastri). "E'
molto importante che gli italiani capiscano cosa succede dopo un
attacco terroristico"
Ambiente
"Non mi
mancano gli amici. Sono una persona aperta che parla
con tutti, e ho molti amici a Gerusalemme e a Tel Aviv."
Lingua
L'intervista è
stata rilasciata in un ebraico, se non perfetto, fluente.
"Quando ho imparato l'ebraico, ho dimenticato l'inglese.
Capisco ancora perfettamente l'inglese, ma quando cerco
di parlare, salta fuori l'ebraico "
Identificazione
La Fait beve espresso
italiano ed è specializzata nel cucinare cibo
italiano. Recentemente è ritornata in Italia per la prima
volta dopo nove anni. "E' stato magnifico rivedere tutti
i miei vecchi amici, ma adesso la mia vita è qui. Sono felice
di essere venuta. E' quel che volevo fare, e credo che ogni ebreo
dovrebbe farlo"
Fede
"La mia
religione è il Sionismo. Non sono religiosa,
ma rispetto la tradizione e chi è religioso. Amo ogni
ebreo. Mio figlio è osservante, sta scrivendo un libro
sulla bioetica nell'ebraismo, insieme a un rabbino chabad"
Progetti
"Il mio
sogno è di fare un'hasbara migliore per Israele
e far capire al resto del mondo la nostra tragedia e il
nostro coraggio - e veder crescere la mia famiglia. Tutto
sommato, la vita è bella, e la vita in Israele è meravigliosa"
(The
Jerusalem Post, 26 Novembre 2004 - Pag. 47 - "Arrivi"
di Daniel Ben Tal)
Massima
del giorno
Chi sputa
sempre veleno contiene solo veleno.
G.P.
MOLLICHINE
Pisanu ha detto d'avere quasi sbaragliato
la camorra, una vera mazzata. Attenzione,
"m", non "c".
Siniscalco:
"Sui conti pubblici abbiamo fatto un lavoro molto
profondo". Fino a scorticare il fondo del barile.
Iraq.
Putin perplesso per le elezioni "sotto occupazione".
Meglio elezioni come nei paesi liberi come Arabia,
Siria, Sudan?
Sharansky:
"quando un popolo conquista la libertà, farà
di tutto pur di non tornare mai più a vivere nella paura".
Errore. I giovani nati nella libertà non la
conoscono.
Ciampi alle
imprese: "investite in Cina senza paura". Tanto,
se perdete soldi, sono vostri.
Calderoli
ha equiparato i vantaggi offerti ai pentiti ad una
taglia. Che indecenza, esprimersi con una tale chiarezza!
Opel pensa
di spostarsi in Polonia e il sindacato per farla restare
offre un taglio dei salari del 15%. Una volta
era una variabile indipendente il salario, ora
è l'impresa.
La IBM ha
ceduto il settore computer alla Cina. Non c'è
più religione.
Ciampi:
"L'Italia vince quando fa sistema". Ottimista!
Il sistema è facile, è la vincita
che è difficile.
In Norvegia
un giovane è stato assolto dall'accusa di
stupro perché l'avrebbe commesso in stato di sonnambulismo.
Ed io che per tanto tempo mi sono contentato dei sogni erotici!
Giannipardo@libero.it
LA NEVROSI DI CONQUISTA
In un bello e lungo articolo comparso
sul "Monde" del 2 dicembre ("l'Europe Napoléonienne"),
Thierry Lentz scrive del grande Corso che "Quando
era al potere, perseguendo tutti gli scopi insieme,
non seppe scegliere fra la sua ambizione continentale
e mediterranea, una confederazione o un'Europa puramente e
semplicemente dominata, l'autorità o il liberalismo".
Altrove lo storico ed articolista, direttore della francese
Fondation Napoléon, parla dei sogni di Bonaparte riguardanti
l'Africa (basta ricordare la campagna d'Egitto) e perfino il
Sud America. Di fatto, egli osserva, nel corso delle sue imprese
l'imperatore dimenticò i principi dell'Illuminismo e della Grande
Révolution, o al massimo se ne servì per i suoi scopi
strategici e propagandistici. "La Francia prima di tutto, scriveva
spesso". E prosegue: "Con questa massima, avanzò da opportunista,
senza progetto finito e definito. Parlava del suo «
sistema » senza mai dire che cos‚era e dove si sarebbe fermato".
Napoleone
dunque, in un certo senso, fu trascinato dagli avvenimenti
più di quanto non fosse lui stesso a determinarli.
Non aveva uno scopo prefissato. Ogni giorno gli proponeva
una battaglia, ogni giorno occorreva vincerla e questo fa
ipotizzare una "nevrosi di conquista". Un atteggiamento
per cui si dimentica lo scopo dell'azione per amare l'azione
stessa. La conquista diventa uno scopo in sé.
Questa nevrosi
non è stata caratteristica del solo Napoleone.
Che cosa intendevano ottenere Alessandro, spingendosi
fino all'Indo, che cosa desideravano Tamerlano, Gengis
Khan, Hitler? La loro caratteristica comune è il non
essersi saputi fermare quando avevano già abbastanza.
Il meccanismo
psicologico è simile a quello del don Giovanni.
Non è che costui sia insoddisfatto della donna
che già ha: vuole sedurre quell'altra solo perché
è ancora da conquistare. Egli non ama le donne
- e men che meno il sesso - ma il successo con le donne;
la riconferma delle sue proprie capacità in questo campo.
Né
diverso è il giocatore. Finché non è
seduto al tavolo magari sogna di vincere diecimila euro.
Ma se al tavolo verde gli capita di vincere diecimila
euro, si convince che quella è una serata fortunata.
Deve dunque rischiare ancora. Ed ecco vince ventimila
euro. E rischia ancora, e ancora, e ancora, e alla fine non ha
neppure i mille euro con cui era andato a giocare. Il fatto è
che egli non gioca per vincere.
Gioca per tentare un'impossibile, infinita conquista che si conclude
fatalmente con la perdita di tutto.
Il caso è generale. Molti perseguono
il successo per il successo, il rischio dello sport
estremo per il rischio dello sport estremo, il guadagno
per il guadagno. Si tratta d'una sindrome che fa somigliare
l'uomo all'ape: e come questa non saprebbe spiegare perché
sente l'impellente necessità di andare a raccogliere
polline per figli non suoi e generazioni che non vedrà,
anche lui si affatica senza riflettere, spesso fino al
disastro.
L'uomo ha
difficoltà ad identificare i propri scopi.
Per una sorta d'incapacità intellettuale non riesce
a chiedersi: e poi? Segue la propria pulsione in maniera
acritica, scambiandola per un'evidenza, ed in questo
è incoraggiato dall'opinione dei molti che giustamente
stimano il successo. Ma se la conquista - del denaro, d'una
donna, d'un paese - è positiva, il suo eccesso non lo è.
Un bicchiere di vino è un apprezzabile complemento
del pranzo, l'etilismo conduce alla decadenza e alla morte.
Purtroppo,
i nevrotici di successo non sono spinti dalla sofferenza
a recarsi dallo psicoanalista. Essi aspettano l'evidenza
del disastro. Aprono gli occhi solo a Sant'Elena.
Giannipardo@libero.it,
14 dicembre 2004
Romania: Basescu
presidente
Il liberale Traian Basescu, sindaco di Bucarest, ha
vinto le elezioni presidenziali
rumene. Lo ha dichiarato l'ufficio elettorale dopo
una notte d'incertezza in seguito all'annuncio dei risultati
provvisori, che lasciavano aperta la sfida con il primo ministro
uscente, il socialdemocratico Adrian Nastase.
ETIKA POLITIKA
Si sa che i comunisti dagli anni '50 al 1991 hanno
ricevuto svariati milioni di dollari dall'Unione
Sovietica. Questi milioni di dollari non sono mai
stati dichiarati (finanziamento illegale), ma sono stati
ricevuti da una potenza straniera per di più nemica
dell'Italia. Dov'era l'indignazione delle anime belle
quando il PC-Pds ha approvato una legge che cancellava
il reato di finanziamento illecito fino al 1989?
Si sa anche che l'ex presidente dell'IRI, Prodi,
inquisito per tangentopoli dal pool di Milano,
non solo si salvò il culo piagnucolante grazie
all'intervento dell'allora presidente Scalfaro, ma anche
(siamo nel 1998) grazie ad una legge che aboliva il reato
di abuso in atti d'ufficio, di cui era imputato a Milano.
Non mi pare che a suo tempo si sia levata una sola
voce per condannare le due leggi - salvaladri
- in questione. Ricordate, per caso,
pronunciamenti di Travaglio, Dario Fo, Floris D'Arcais
e compania girotondando. O mi sbaglio? Bene. Con
quale coraggio e con quale coerenza i dirigenti Ds (esattamente,
sottratti i morti, gli stessi di allora)
e Romano Prodi (esattamente, sottratti i vivi, lo stesso
di allora) tentano oggi di delegittimare proprio
sul piano etico Berlusconi?
Però, se penso al leader ucraino Viktor Yushchenko,
avvelenato con diossina dai suoi nemici
politici, devo dire che in realtà a Berlusconi
è andata bene: solo 10 anni di accuse e processi
...
(cp, 12.12.2004)
Berlusconi: avanti
con riforme e riduzione delle tasse
''Alla fine della legislatura questo governo avra'
concluso 24 grandi riforme, piu' di tutte quelle
messe insieme da tutti i governi della Repubblica
prima di noi''. E la prossima sfida, già avviata,
è quella delle riduzione delle tasse: ''Porteremo la
pressione fiscale complessiva sotto il 39%'', ha detto il presidente
del consiglio al 'No tax day' a Mestre, da lui voluto per
celebrare il taglio delle tasse. Il premier, parlando della
riforma fiscale, ha anche spiegato che Forza Italia dice no ''a
uno Stato prepotente, invadente, controllore e mangiasoldi, un
pozzo senza fondo che ingoia tutto''. Ovazioni al palasport.
''Avevo proprio bisogno di questo massaggio al cuore...'',
dice Berlusconi, colpito dalla calorosa accoglienza dei suoi
sostenitori.
Sulla legge elettorale il premier ha annunciato
che verra' cambiata ''con i numeri della nostra
maggioranza'' senza pero' ''stravolgere l' equilibrio
tra maggioritario e proporzionale''. ''Vogliamo
- ha spiegato - un sistema elettorale veramente democratico.
Per questo chiederemo una modifica, affinche' non
ci siano brogli, non ci siano sottratti un milione e
700 mila voti, affinche' ci sia un modo semplice per esprimere
il proprio voto senza tecnicalita' ambigue come lo scorporo''.
Il premier quindi ha attaccato la sinistra, quasi
a far da contaltare a Romano Prodi che a Milano conduceva
una manifestazione contro il governo.
Una sinistra, ha detto Berlusconi, che sul fisco
''ha menato scandalo, ha alzato alti lai e portato
la gente in piazza, ma poi vista la reazione dei
cittadini ha deciso di avanzare una proposta quasi analoga
alla nostra sulla riduzione delle aliquote.''
''Gli propongo io il nuovo nome: 'forza tasse'''.
TECNICA DELL'ASSOLUZIONE
L'articolo di Bianconi,
sul "Corriere",
è semplicemente scandaloso. Esso stravolge il codice per fargli
dire quello che non intendeva dire e sostiene
che Berlusconi, nel processo Sme, era colpevole
e che il Tribunale tale colpevolezza ha dichiarato,
con la sua sentenza. A suo parere Berlusconi o è stato
assolto in maniera ambigua o è stato condannato,
nel senso di dichiarato colpevole, e salvato poi con la prescrizione.
Tesi peraltro sostenuta anche da altri giornali sereni
ed obiettivi come "l'Unità" e "il manifesto". Ma innanzi
tutto è bene riportare il dispositivo (vedi sotto), per
vedere come l'assoluzione sia tutt'altro che ambigua in tre
casi su quattro.
Il codice, per l'assoluzione,
prescrive che ad essa si giunga sia se è
dimostrato che l'imputato non ha commesso il fatto
(o il fatto non sussiste o non costituisce reato), sia
se non si è dimostrato che l'abbia commesso (etc).
Non è un gioco di parole: si faccia l'esempio dell'uccisione
d'un uomo di cui si accusa il signor Bianchi. Se poi si vede
che il signor Bianchi quel giorno era a cento chilometri
di distanza, lo si assolve: ecco l'assoluzione perché si
è raggiunta la prova dell'innocenza. Se invece non si
capisce se Bianchi è innocente o colpevole, se cioè
non si raggiunge la prova della colpevolezza (e corrispondentemente
dell'innocenza), lo si assolve con la stessa formula di prima.
L'assoluzione in ambedue questi casi, per l'antico principio
in dubio pro reo, avviene senza fare distinzione fra essi.
Una volta esisteva certo l'assoluzione per insufficienza di prove
ma stata abolita perché essa lasciava una macchia, un
indelebile dubbio su una persona che poteva essere innocente
e che non aveva modo di provarlo.
Ma tutto questo prima che la giustizia si occupasse
di Berlusconi. Nel momento in cui l'imputato è
Berlusconi, Bianconi - come già si fece per l'
assoluzione di Andreotti, cercando
cioè di trasformare in condanna un‚assoluzione
- parla di: un'assoluzione ora piena, ora perché «la
prova manca, è insufficiente o è contraddittoria»,
intendendo con questo che Berlusconi è stato assolto
per insufficienza di prove e dunque è colpevole.
Il che è due volte sbagliato. In primo luogo, perché
se la prova manca ecc., non è che si possa essere certi
della colpevolezza dell'imputato. In secondo luogo, perché
è proprio per evitare ragionamenti come quello di Bianconi
che la legge è stata cambiata e l'assoluzione per
insufficienza di prove abolita.
Né cambia il ragionamento,
per quanto riguarda la prescrizione. Per cominciare,
bisogna dire che la prescrizione è dovuta
al passaggio del tempo ed estingue il reato. Rende cioè
impossibile il perseguimento d'un reato - cioè
dell'indagine per sapere se è stato commesso o
no - solo per esigenze di certezza del diritto. Ovviamente
- dicono i sottili, con qualche giustificazione - se
il giudice, al momento di stabilire la sentenza, ha la prova
provata dell'innocenza dell'imputato, deve assolverlo
nel merito e non per prescrizione; e a questo punto
i giornali di sinistra gridano: dunque Berlusconi era colpevole!
se l'è cavata con la prescrizione!
È un'affermazione discutibile. Se prima facie
appare chiaro che, nel caso il reato il fosse stato commesso,
sarebbero state operanti le attenuanti generiche
(nella specie quanto meno perché si tratta d'un incensurato
che non ha commesso nessun reato, dall'epoca dei fatti),
un'indagine approfondita dell'esistenza stessa
del reato, che è in ogni caso estinto, è inutile.
I giudici in sostanza non hanno avuto (o ritenuto
d'avere) la prova solare dell'innocenza di Berlusconi,
ed hanno applicato, come per legge, la prescrizione. Ma nessuno
può pretendere che la mancanza della prova solare dell'innocenza
sia prova di colpevolezza.
Un'ultima nota riguarda la concessione delle attenuanti
generiche che non furono concesse a Previti e
compagni, e che impedirono che per loro scattasse la
prescrizione. Può trattarsi d'una diversa (e discutibile)
valutazione delle circostanze. Per calcolare la prescrizione,
il giudice deve infatti calcolare le attenuanti e le aggravanti
che si sarebbero applicate se, per il reato, si fosse raggiunta
la prova che era stato commesso. In un certo senso, la norma
è contraddittoria, perché da una parte vieta
di procedere per un reato che il codice stesso dichiara estinto,
dall'altra obbliga il giudice a tenere conto delle circostanze
del reato che forse non è stato nemmeno commesso. Ma
poiché di fatto si discute di tali ipotesi di reato in processi
ormai avviati, immaginiamo si tratti d'una valutazione
prudenziale, sulla base del fumus boni iuris. In
questo caso i giudici hanno reputato che, se avesse commesso
quel reato, l'imputato avrebbe comunque meritato le attenuanti
generiche. Esse vanno infatti concesse, per uniforme pratica
giurisprudenziale, agli incensurati, e dunque a quel punto,
se l'imputato il reato lo abbia commesso o no, diviene circostanza
irrilevante. Bisogna perfino dire che se, nella motivazione della
sentenza, la commissione del reato fosse data per accertata, come
è stato nel caso di Andreotti, si avrebbe un abuso. Le sentenze
devono solo applicare la legge, non condannare qualcuno moralmente,
come s'è tentato di fare col vecchio senatore.
Ma questo è il malvezzo dei giudici, quando si
credono chiamati a perseguire la giustizia invece di
fare semplicemente il loro dovere, che è quello di
applicare la legge.
Giannipardo@libero.it, 11 dicembre 2004
10/12 18:06 - Processo Sme,
prosciolto Berlusconi
Dispositivo: «Visto l'articolo 531 C.P.P. dichiara
non doversi procedere nei confronti di Berlusconi
Silvio in ordine al reato di corruzione ascrittogli
al capo A) limitatamente al bonifico in data 06-07
marzo 1991 perchè, qualificato il fatto per l'imputato
come violazione degli articoli 319 e 321 C.P. e riconosciute
le circostanze attenuanti generiche, lo stesso è estinto
per intervenuta prescrizione; visto l'articolo 530 CO.2C.P.P.
assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione relativo
al bonifico in data 26-29 luglio 1988 contestato al capo
A) per non aver commesso il fatto; visto l'articolo 530 C.P.P.
assolve Berlusconi Silvio dagli altri fatti di corruzione contestati
al capo A) per non aver commesso il fatto; visto l'articolo
530 CO.2 C.P.P. assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione
a lui ascritto al capo B) perchè il fatto non sussiste».
FORESTALI:
CHE C'ENTRA CHE GUEVARA?
Che la protesta dei "forestali" calabresi avvenga
con manifestazioni dove troneggia la bandiera di Che Guevara,
e che ad appoggiarla, oltre ai sindacati
e alla sinistra, siano due ministri di destra
(Gasparri e Alemanno), è cosa alquanto strana, ma
a tutto siamo abituati in un paese come il nostro.
Anche a leggere cose del tipo di quelle che leggiamo
stamane sul sito de L'Unità:
"La mobilitazione del sindacato è piena.
Si gioca una partita drammatica. Intere zone della
Calabria senza quei 160 miliardi verrebbero giù:
fisicamente, come sfasciumi penduli sul mare, e socialmente.
Un esempio: San Luca, meno di 5000 abitanti e 495
operai forestali. Mandarli a casa punto e basta sarebbe
un disastro. I governi nazionali hanno sempre ignorato il
problema usando i forestali come bacino elettorale. Incredula
per tanta irresponsabilità, Liliana Frascà,
alle spalle una vita da dirigente Cgil: "La giunta Regionale
sapeva che avevano cancellato dalla Finanziaria non solo
gli investimenti ma anche i finanziamenti consolidati e storici
come quello per i forestali sempre assicurati negli ultimi
trenta anni"...[...] "
Chi conosce la Calabria sa che San Luca, paesino
in cui il 10% degli abitanti residenti (quindi
almeno il 30% di quelli che lavorano) fanno i "forestali",
è l'indiscusso regno della n'drangheta:
una sorta di territorio off-limits dove la presenza
della legge è un optional che non interessa e quella
dello stato la si reclama solo quando sono a rischio
i soldi dell'assistenzialismo più becero. Proprio
quel denaro che, come rileva ineffabile la sindacalista
CGIL, da queste parti nessuno governo fino ad oggi ha fatto
mancare.
E meno male che oggi ce n'è uno, di governo,
che rompe con l'andazzo! Mi verrebbe da dire: "grazie
Lega! se sei tu responsabile di questa vera "barbarie"
", mentre tutti gli altri sono schierati per la difesa
dei diritti di quelle 11.000 "famiglie" e, soprattutto
di quelli delle 495 di San Luca, paesino di 5.000 anime.
E Che Guevara, poi, che c'entra? Le foreste boliviane
dove perse la vita non hanno nulla a che vedere
con quelle calabresi, almeno per me. O no?
(Per gentile concessione di Antonello Marzano)
Frequent flyers
Secondo quanto scrive
il Washington Post, il sig. Rolf Reifgies ha sempre avuto problemi
con i metal detector degli aeroporti a causa delle sue
bretelle. Fino a quando, sei settimane fa,
non ha scoperto un'azienda che produce bretelle con
le clip di plastica fatte apposta per superare senza problemi
i controlli durante i voli.
Quella delle bretelle non è l'unica trovata
per rendere più semplice la vita di chi vola
spesso. Ieri, all'aereoporto di Malpensa, dove i passeggeri
sono rimasti per ore in coda ai metal detector,
due graziose signorine (immortalate nella foto qui di
fianco), stanche della lunga attesa per i controlli
aereoportuali, hanno deciso di presentarsi all'inbarco
come mamma le ha fatte.
Grande imbarazzo al
momento dei controlli; tutto comunque è filato
liscio e le due sono riuscite ad imbarcarsi con giovanile
eleganza e senza alcun ritardo.
DA "IL FOGLIO": APPELLO
Per ragioni che
discendono dall'evidenza dei fatti storici, noi
sottoscritti virtuali riteniamo altamente sconsigliabile
il conferimento dell'incarico di proc. naz.
antimafia al dottor Gian Carlo Caselli, proc. generale
di Torino e già proc. capo della Repubblica di
Palermo.
GIULIO ANDREOTTI - assolto
CORRADO CARNEVALE - assolto
FRANCESCO MUSOTTO - assolto
BRUNO CONTRADA - assolto
CARMELO CANALE - assolto
GIUSEPPE PRINZIVALLI - assolto
*in questi processi l'accusa è stata portata
dal dott. Caselli
Prodi Boys: anime candide dagli stipendi
d’oro
Da "Il Giornale": Romano Prodi nei giorni scorsi
ha duramente attaccato i ragazzi di Forza
Italia definendoli "mercenari". A loro ha, invece,
contrapposto i suoi "volontari".
E allora siamo andati a vederli questi volontari
prodiani. E abbiamo scoperto di che volontario
hanno ben poco, se non la volontà di rimpinguare
in fretta il portafoglio.
Sono centinaia e centinaia i consulenti a
tariffa fissa che prestano la loro opera
per la coalizione di volontari che Prodi vorrebbe
guidare. Lavorano per i Ds, per la Margherita,
per Rifondazione comunista, per i Verdi, per Armando
Cossutta. E ogni minuto di lavoro scatta il loro personale
tassametro. Tariffe salatissime a sinistra, quasi il
doppio che a destra.
Lo rivela la Gazzetta Ufficiale, che il 30
ottobre scorso ha pubblicato tutti i bilanci 2003
dei partiti italiani, alzando il velo sui veri mercenari
della politica. Una radiografia impietosa, che
ridicolizza l’uscita maldestra di Prodi del fine settimana,
ma che non tiene conto di altre orde di volontari
su cui la Gad può ancora contare. Intellettuali, registi
cinematografici, cantanti, professorini. Tutti disposti
a fare un bel girotondo quando serve e poi lì con
il cappello in mano, ad attendere la ricompensa: un finanziamento
di Rai 3, un gettone di presenza in qualche bella commissione
di studio in un Comune o in una regione rossa, un bel festival
musicale tutto pagato.
Per molti di loro Prodi è sempre stato
un punto di riferimento sicuro. Fu lui a riempire
l’Iri degli anni Ottanta di consulenti, a dare
lavoro lì, alle Ferrovie, al Governo, alla
commissione europea, a società di ricerca e consulenza
che hanno assicurato sempre la pagnotta agli amici
e agli amici degli amici. Tutti volontari, naturalmente.
Con le loro belle bandiere verdi a sventolare alle assemblee
dell’Ulivo e con i portafogli rigonfi qualche mese dopo.
Quando il professore dell’Iri approdò nel 1996 a palazzo
Chigi fra i colleghi universitari non si contarono
le bottiglie di champagne stappate. Basta pensare che nell’ultimo
anno del governo di Lamberto Dini, il 1995, nel bilancio
dello Stato le spese per consulenze ammontavano a 145 miliardi
di vecchie lire. Quando Prodi lasciò palazzo Chigi,
nel 1998, quella somma era lievitata a 321 miliardi di lire,
più del doppio. Il governo dell’Ulivo aveva attirato frotte
di volontari, golosissimi di rimborsi spesa...
Massima del giorno
Con l'età, aumenta il numero
dei vedovi e soprattutto delle vedove. Ma alla
fine siamo tutti vedovi. Della nostra gioventù
e delle nostre speranze.
G.P.
MOLLICHINE
Galimberti, sulla "Repubblica", ha
scritto che Amore è il contrario di morte,
deriva da "a-mors". Infatti, immaginiamo,
al genitivo fa amortis. O forse "alimortaccis".
Cima (Verdi): "L'Italia pretenda dalla
Cina il rispetto dei diritti umani".
L'Italia. Pretenda. Dalla Cina.
Barghouti, autocandidatosi, rischia
l'espulsione dal Fatah. Che paura,
per uno condannato a cinque ergastoli.
Nel 1999 il ministro siriano Mustafa
Tlas definì Arafat "figlio di 60 mila
prostitute". Fantasia orientale.
Prodi non è andato oltre "mercenari".
Prodi ci ripensa: «I mercenari?
Era una battuta». Che cosa è
peggio, un politico aggressivo o un battutista
che non fa ridere?
Abolita la pagella. Malumore generale
nella scuola. Accentuato dal fatto che non
l'ha abolita questo governo, ma quello precedente.
Giannipardo@libero.it
INCIAMPI CINESI:
PIU' ARMI E MAGGIORE CONTROLLO DEI MEZZI D'INFORMAZIONE
In Cina sembra
essere finita la luna di miele tra il governo centrale
e i mezzi d'informazione. Secondo il quotidiano
Asia
Times, alcuni funzionari del settore della propaganda hanno
dichiarato, durante una riunione,
che ci sono persone "che sfruttano internet" per
attaccare il governo e il Partito comunista. La
notizia è stata data dal settore online del quotidiano
economico Asia Times da una fonte molto vicina al
governo di Pechino, che però ha voluto rimanere
anonima. Da quando il presidente cinese Hu Jintao
ha preso il posto di Jiang Zemin, i mezzi d'informazione
hanno goduto di maggiore libertà, ma questo
vertice può essere il segnale che le cose stanno cambiando.
Intanto il nostro Presidente della Repubblica
Ciampi, durante la sua visita di stato in
Cina, h presidente Carlo si dichiarato
è favorevole a togliere il divieto di vendere
armi alla Cina. «Ho confermato al presidente
Hu Jintao che l'Italia guarda con favore all'abolizione
dell'embargo sull'esportazione delle armi
(emabargo decretato dopo i fatti di Piazza Tien A Men,
ndr).
«C'è da rimanere addolorati. Dal
Quirinale alla Farnesina non una sola
parola a proposito della libertà, della
democrazia e dei diritti umani in Cina»,
ha
dichiarato Daniele
Capezzone, segretario di radicali. «Senza
vergogna si parla di un nostro apporto alla
fine dell'embargo sulla vendita di armi alla
Cina: cioè del nostro apporto a rendere questo
regime ancora più violento e pericoloso».
«Sono allibito per le dichiarazioni
sulla possibile revoca dell'embargo sulle
armi», ha
detto il ministro
per le Riforme, il leghista Roberto Calderoli.
«Il capo dello Stato non può assumere
decisioni per conto del Paese che non siano state
discusse nelle sedi preposte dalla Costituzione.
Non è pensabile che la revoca dell'embargo
possa rappresentare una boccata di ossigeno per le imprese
nostrane produttrici di armi, anzi diventerà la
loro morte. Prima di poter discutere della revoca dell'embargo
i cinesi dovranno dimostrare l'accettazione e l'applicazione
dei diritti umani.».
BENTORNATO AZZAM!
"Sono orgoglioso
di essere nato in questo Paese". Sono state queste
le prime parole pronunciate, al suo arrivo
in Israele, da Azzam Azzam, il druso israeliano
arrestato otto anni fa in Egitto e tenuto
prigioniero innocente.
La sua cattura fu il segnale che all'epoca
le relazioni tra Israele ed Egitto erano
tutt'altro che idilliache e che per un israeliano
era pericoloso andare in viaggio di affari
o di piacere al Cairo nonostante una pace firmata
tanti anni fa.
L'alito venefico di Arafat impediva qualsiasi
relazione che non fosse gelida.
Le relazioni con l'Egitto divennero ancora
piu' problematiche quando Mubarak richiamo'
l'ambasciatore, nel 2000, un paio di mesi
dopo lo scoppio della guerra dichiarata da Arafat.
E' passato quasi un mese dalla morte del
demonio e, anche se tutto deve ancora essere
risolto, la coltre nera che ricopriva parte
del Medio oriente lascia intravedere degli squarci
attraverso i quali passa la luce della speranza.
In gennaio i palestinesi voteranno per
la seconda volta nella loro storia. Chi se
lo sarebbe immaginato?
Arafat prometteva votazioni da anni ma non
le permetteva mai perche' aveva paura
di perdere il potere.
Le promesse erano soltanto fumo negli occhi
degli ingenui europei che credevano ad
ogni sua parola.
La realta' era che si guardava bene dal
realizzarle e la realta' ancora piu' deprimente
e vergognosa era che l'Europa attendeva le
sue decisioni con fiducia e pazienza, ogni sua bugia
era tenuta in gran conto, tanto a morire di terrorismo
erano gli israeliani .
A meno di un
mese dalla morte di Arafat la leadership israeliana
e palestinese hanno iniziato ad avere contatti,
probabilmente proficui, dopo anni di silenzio interrotto
solo dal bum degli autobus e dei ristoranti che
saltavano.
I tentativi di attentati sono ulteriormente
diminuiti, i bombardamenti su Sderot
anche, persino hamas, nella speranza di far parte
del futuro governo palestinese, nomina sottovoce
la parola magica: "tregua".
Ill clima e' piu' disteso e quando non
c'e' la paura, il perenne doppio gioco
e la presa in giro , armi del defunto terrorista,
e' molto piu' facile parlare e prendere decisioni
importanti, per il bene di tutti.
Personaggi politici di tutto il mondo vengono
in visita sia a Gerusalemme che a Ramallah.
E' arrivato a Gerusalemme persino l'ambasciastore
spagnolo Moratinos, grande amico di Arafat e
nemico di Israele, per dire che la seconda
intifada e' stata un grande errore.
E chi se la sarebbe aspettata un simile
dichiarazione da uno che rifiutava di
venire in Israele pur di non essere costretto
a non vedere il raiss del suo cuore che
adesso si stara' rivoltando nella tomba!
Nessuno piange il mostro defunto, i palestinesi
meno di tutti, pare addirittura che
nessuno lo ricordi piu' e, dalle dichiarazioni
ufficiali dei grandi del mondo finalmente liberi di parlare
apertamente senza la paura di essere "puniti"
dal raiss, pare che passera' alla storia come colui
che ha impedito ogni dialogo e ogni apertura, oltre ad
essere il responsabile della morte violenta di migliaia
di israeliani e palestinesi.
Arafat, di fronte al quale tanti ministri
e capi di stato si sono disgustosamente
inchinati, Arafat per il quale e' stato insozzato
il Premio Nobel, finira' nella pattumiera
della storia, ricordato soltanto da quelli come
lui, tipo qualche delegazione italiana di nostalgici
dell'odio contro Israele che vanno a portare corone
sulla sua tomba o che vogliono intitolargli una piazza.
La pattumiera resta aperta anche per loro.
Il primo risultato concreto della normalizzazione
delle relazioni tra Egitto e Israele
e' stata appunto la inaspettata liberazione
di Azzam Azzam.
Israele non lo aveva mai abbandonato, gli
sforzi per liberarlo erano stati innumerevoli
ma il no egiziano era sempre deciso e netto.
Mubarak , che si fingeva fratello di Arafat
probabilmente per evitare la stessa
fine di Sadat, non avrebbe mai fatto un torto
al terrorista.
Eppure, a meno di un mese dalla provvidenziale
morte del Pericolo Pubblico numero
1, ecco che Mubarak parla con Sharon, capisce
che e' nel suo interesse ammorbidirsi, chiede
naturalmente la liberazione di qualche egiziano
per giustificare al Paese la sua decisione e
Azzam viene preso in consegna dagli israeliani e riportato
in Patria.
Israele lo
ha accolto in festa, e' stato ricoperto dalla
bandiera e, mentre abbracciava Sharon , da lui
definito "il suo eroe", la bandiera gli e' scivolata
dalle spalle, lui l'ha raccolta, l'ha baciata
e l'ha tenuta stretta al cuore.
"Sono orgoglioso di essere nato in questo
Paese" ha detto commosso con il figlio piu'
piccolo stretto a lui mentre lo portavano in trionfo.
Israele e' altrettanto orgogliosa di averlo
tra i suoi figli e lo coccola, lo segue
e lo guarda con occhio felice e affettuoso perche'
fa parte di quel popolo druso da sempre fedele al Paese
per il quale sa anche morire quando e' il momento di difenderlo.
Bentornato Azzam!
Bentornata Speranza!
Deborah Fait - informazionecorretta
UMORISMO EBRAICO
Tre figli ebrei lasciarono la loro casa,
si resero indipendenti e prosperarono.
Quando si riunirono di nuovo parlarono
dei regali che avevano potuto fare alla
loro madre.
Il primo disse: Io ho costruito una casa
enorme per nostra madre.
Il secondo disse: Io le ho mandato una
Mercedes con l'autista!
Il terzo disse: - Vi ho battuti entrambi:
voi sapete quanto piaccia alla mamma leggere
la Torah e sapete che non ci vede molto bene.
Io le ho mandato un gran pappagallo marrone che
sa recitare la Torah nella sua interezza. Ci sono
voluti 20 anni a 12 rabbini per insegnarglielo.
Io ho contribuito con 1 milione di dollari all'anno, per
vent'anni, ma ne è valsa la pena. Mamma deve
solo nominare il capitolo e lui lo recita!
Poco dopo Mamma inviò ai tre
figli le sue lettere di ringraziamento.
Scrisse al primo figlio: Maurizio, la
casa che hai costruito è così grande.
Io vivo in una stanza sola, ma devo pulire tutta
la casa.
Scrisse al secondo figlio: Mosè,
sono troppo vecchia per viaggiare.
Resto tutto il tempo in casa, quindi non ho
mai usato la Mercedes.
Scrisse al terzo figlio: Carissimo Manuel,
sei stato l'unico figlio che ha avuto
il buon senso di sapere cosa piace a sua madre.
Il pollo era buonissimo!!! (da Morasha)
RAPPORTO CENSIS,
DOVE OGNUNO TROVA QUELLO CHE CERCA.
Non
si era mai vista una cuccagna simile.
Anzi no, è da sempre così. Il Rapporto
annuale del Censis sulla situazione sociale
del paese è un pozzo senza fondo nel quale ognuno
riesce a trovare quello che cerca.
Siete filogovernativi? Ottimo,
Rapporto Censis secondo Il Giornale:
"L'Italia non è povera, il patrimonio
delle famiglie è aumentato, il sistema
regge bene".
Siete antigovernativi? Bene, Rapporto
Censis secondo L'Unità:
"Col centrodestra crescono del 70% le proteste".
Per chi volesse leggersi il Rapporto
Censis senza mediazioni, cliccare qui.
STORIE ITALIANE:
IL «TARTUFO DELLA PACE» A SIMONA PARI
E SIMONA TORRETTA
Mentre le nostre eroine in cerca di
guai e di riscatti se ne sono tornate
allo Sheraton di Amman, è giunta notizia -
no, non è uno
scherzo- che il 21 novembre scorso a San Giovanni d’Asso
(Siena) il favoloso premio “Tartufo per
la Pace” è stato assegnato
ad "Un ponte per..." l’organizzazione
presieduta da Fabio Alberti, ed animata tra gli altri
da Simona Pari e Simona Torretta. La cerimonia
di consegna del Tartufo per la pace, si è tenuta
nella sala grande del millenario Castello di San Giovanni
e ha concluso. com’è ormai tradizione,
la Mostra del Tartufo Bianco delle Crete Senesi,
quest’anno giunta alla XIX edizione.
DELLA
VEDOVA: SONO PRONTO A IMPEGNARMI IN UNA
LISTA LAICA. CON LA CDL.
Benedetto Della Vedova, esponente dei Radicali
Italiani, ha seguito con "grande interesse
e simpatia", come egli stesso dice, "l'iniziativa
sviluppata da Arturo Diaconale e Davide Giacalone
per dare al mondo laico un'occasione in più
di crescita e di confronto". A L'opinione riferisce
di come ritiene non più procrastinabile un impegno
elettorale dei Radicali Italiani al fianco di
una coalizione di centrodestra, nella quale avrebbe
il compito di rafforzare l'anima liberale.
D. Ha seguito con attenzione il nostro ciclo
di incontri sulla Casa Laica. Che bilancio
ne trae?
R.: E' persino inutile dire che
qualsiasi cosa che si muove in un'area laica
e liberale ha una importanza vitale per la politica.
Ma la questione vera è quale sbocco si vuole dare
a questa ritrovata vitalità.
D.: Quale, a suo avviso?
R.: Io credo che oggi, a una manciata
di mesi dalle prossime elezioni regionali
e a non molto dalle prossime elezioni politiche,
dove è presumibile che si voterà con
l'attuale legge elettorale. la scelta debba essere
fatta in questi termini: o si cerca di ricavarci
una posizione elettorale relativa, con una formazione
autonoma, o si cerca di partecipare ad un cartello
tra i due principali che esistono. Io ho una indicazione
precisa e inequivocabile da dare: stare con chi rappresenta
la cultura liberale in questo paese.
D.: Il ruolo dei Radicali quale può
essere?
R.: Io credo che i Radicali Italiani
sarebbero il pivot di questa iniziativa.
Continuo a pensare che il rapporto nella prospettiva
nelle prossime elezioni politiche debba essere
soprattutto con Forza Italia e conseguentemente
con la Casa delle Libertà.
D.: Con quale contributo?
R.: Bisogna porre a Forza Italia
e alla CdL la questione liberale, in termini
di contenuti, di idee, di classe dirigente. Bisogna
dare una scossa a questa coalizione. (Che è
quello che penso i Radicali Italiani possano e debbano
dare come contributo alla coalizione.
D.: E come guarda agli alleati del mondo
laico, i repubblicani e il Nuovo Psi?
R.: Repubblicani e Nuovo Psi mi
sembra abbiano una collocazione chiara,
leale con il centrodestra anche in vista delle
regionali. Oggi pragmaticamente la prospettiva
che io vedo è quella, dopodiché sono disposto
tra sei mesi a cambiare opinione e a fare una riflessione
diversa.
D.:
Quando si decideranno a sporcarsi le mani
i radicali italiani?
R.: Sia il segretario che Pannella
hanno ribadito al congresso, con indubbie
buone ragioni, l'equidistanza tra i due schieramenti.
Io credo che ci siano ottime ragioni per supportare
questo ragionamento. Ma la mia posizione, che
rimane minoritaria, sta ad indicare a tutto il partito
che il momento delle scelte è arrivato. Se i Radicali
Italiani non entreranno nel nuovo parlamento e resteranno
fuori dalla vita politica parlamentare fino al 2011,
è evidente che rischiano la scomparsa.
D.: Lei sarebbe disponibile a candidarsi
in prima persona?
R.: Io mi auguro che i radicali italiani
facciano una scelta di impegno in un cartello
elettorale. Se questa scelta ci fosse, con un'area
liberale inserita in un contesto di centrodestra,
si, io sarei disponibile.
da "L'OPINIONE" del 1/12/2004, intervista
di Aldo Torchiaro
Massima del giorno
Una disgrazia è una disgrazia, due
disgrazie sono due disgrazie, molte disgrazie
propongono interrogativi scomodi.
Gianni Pardo
ULTIMA SPIAGGA A
SINISTRA
L'ultimo numero della rivista National
Review pubblica un articolo di Michael Ledeen
dove si afferma che la reazione isterica
da parte della sinistra occidentale alla rielezione
del presidente George W. Bush e la demonizatione
di Bush e del suo elettorato - "la
stessa diretta contro Tony Blair in Gran-Bretagna,
Jose Maria Aznar in Spagna e Silvio Berlusconi in Italia"
- fanno presagire un evento fondamentale: "la
morte sinistra tradizionale, sia come forza politica
dominante che come visione intellettuale."
A ben vedere, scrive Ledeen, , "la
sinistra vince le elezioni soltanto
quando i loro candidati assumono il programma
dei loro avversari (Clinton e Blair) o quando
il panico sostituisce il processo politico (Zapatero
e Schroeder). In circostanze normali la loro ideologia
- ideologia che ha dominato il dibattito politico
ed intellettuale per la maggior parte del secolo scorso
- è morta."
Insomma, incapace a capire o a trasformare il mondo, per Michael Ledeen, "la sinistra
ha perso il contatto con la realtà. Ed è per questo che cerca
di spiegare le ripetute sconfitte attraverso le accuse di frode
elettorale oppure incolpando di stupità l'elettorato."
Clicca qui
per il testo completo dell'articolo.
PAOLO DORIGO, E NOI NON STAMO ZITTI !
Condannato a tredici anni (11 già
scontati!) per aver lanciato una molotov
contro la base Nato di Aviano, Paolo Dorigo,
"militante comunista" come lui si definisce
(per conoscere meglio la sua vicenda, clicca
qui), ristretto
nel carcere di Spoleto, ha appena terminato un lungo e
debilitante sciopero della fame. In questi giorni
i suoi avvocati stanno cercando, tramite
il Giudice di Sorveglianza, di ottenere l'immediato
ricovero in struttura ospedaliera extracarceraria
e hanno presentato una nuova istanza
di differimento della pena. Secondo i suoi legali, a
causa del forte dimagrimento legato allo sciopero della
fame Dorigo non e' in condizione da alimentarsi
in carcere ma deve farlo sotto controllo in ospedale.
Noi, pur distanti mille miglia dal percorso
politico di Paolo Dorigo, in tutta
coscienza credendo di fare cosa non "buonista"
ma giusta, riteniamo - visto anche la qualità
del reato, l'entità della pena e gli
anni già scontati - che la concessione
della grazia per Paolo Dorigo - in subordine,
la sospensione di pena - sia cosa da valutare positivamente.
A tale scopo, ci rivolgiamo agli
amici blogger.
Sarebbe utile - sulla falsariga di altre
iniziative - se si potesse attivare
una campagna mediatica di sostegno. Attendiamo
conferme.
(cp, 2 dicembre 2004)
Repubblicani:
chi sono, cosa vogliono
Articolo di Alessandro Gisotti per
Ideazione
Chi sono oggi i Repubblicani? Capire cos’è
il Grand Old Party di fine 2004 e qual è
la sua agenda politica si rivela la lente migliore
per leggere il successo di Bush e le sue conseguenze.
Molti commentatori di casa nostra che prefiguravano,
e forse si auguravano, un successo del campo
democratico hanno offerto, infatti, un’immagine piuttosto
pittoresca del partito che oggi guida gli Stati
Uniti. Un’analisi ragionata del mondo repubblicano la
troviamo sul numero autunnale della rivista americana di
cultura politica “The Public Interest”. Un saggio articolato,
dal titolo “A New GOP ?”, scritto a quattro mani da James
W. Ceaser e Daniel DiSalvol, due studiosi della University
of Virginia. Ideazione.com lo ha letto per voi... (segue, clicca
qui
per leggere l'articolo)
MOLLICHINE
Nuova minaccia di al
Zawahiri: "Al Qaida continua la sua guerra contro
gli Usa fino a quando non cambieranno politica": bin Laden
for President!
In Cina si comincia a parlare dabolire la pena
di morte. Contrari quelli che temono un aumento
della popolazione.
Prodi ha detto che "l'Italia è da rifare".
Accidenti, peggioriamo: D'Azeglio aveva detto che bisognava
fare gli italiani ma almeno l'Italia era fatta.
La cattiva notizia è che l'Ucraina è
in crisi. L'ottima notizia è che non si è
arrivati alla violenza.
L'economia americana è cresciuta del 3,9%
nel terzo trimestre del 2004. Le ultime
convulsioni del capitalismo, avrebbe detto la
Pravda.
L'euro a 1,33 $. Trichet (Bce): "Non cambiamo
politica". Si sa, squadra perdente
non si cambia.
Kofi Annan ha presentato
il progetto di riforma delle Nazioni Unite, che
saranno equanimi, oneste, efficienti.
Nel prossimo millennio.
Barbara Spinelli ha avuto un premio giornalistico
da una giuria obiettiva e apartitica composta
da Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Curzio Maltese,
Gianni Riotta, Gian Antonio Stella e Giancarlo
Arnesi.
Prodi critica aspramente il taglio delle tasse.
È falso, iniquo, insostenibile.
E soprattutto non attuato dal centro-sinistra.
Lo sciopero contro la Finanziaria è stato
stabilito parecchio tempo prima di conoscerla.
Può venire qualcosa di buono, da Nazareth?
Fiat Auto si ferma per due settimane, migliaia
di operai in cassa integrazione, e chissà
quanto avrà già pianto per lo sciopero
del 30 novembre.
Barghouti si candiderà alle elezioni palestinesi.
Se vince, il governo palestinese si riunirà
in parlatorio?
Follini: "Affronto l‚impegno non a cuor leggero".
E per giunta dovrà imparare l‚italiano.
Fassino (Ds): "Il rimpasto non appassiona gli
italiani". Vero. La passione nazionale è:
Gad? Ulivo? Alleanza?
Berlusconi: "Forza Italia si è un po‚ imbalsamata".
Poi Emilio Fede ci ricorderà che
imbalsamato viene da balsamo.
Gianni Pardo
LO ZIO SAM E’ IN UKRAINA (E SE NE VANTA)
“Penso che la Cia sia una grande istituzione
occidentale democratica”: così
Giulianone Ferrara sul Foglio di oggi rispondendo
ad una lettera di Massimo Teodori sulla guerra fredda.
Potrebbe aver ragione, almeno in parte.
Ripensando ad alcune nostre recenti osservazioni
sulla “crisi” in Ucraina, alla luce di alcune pepate
cronache pubblicate dal “Guardian” in questi giorni
(e da una ancora più pepata “rivendiacazione”
direttamente dall’ambasciata USA a Londra), ecco un
approfondimento per stomaci forti…
[“clicca qui”]
(ale tap, 1.12.04 - segue)
Bufale a Guantanamo
Dal Foglio: Il New York Times
ha dato notizia di un rapporto della Croce
rossa su presunti “abusi”, prontamente negati
dal Pentagono, nei confronti di alcuni dei 550 “nemici
combattenti” catturati in battaglia in Afghanistan
e ora detenuti nel campo di prigionia di Guantanamo.
Il Times è riuscito a ottenere un memo riassuntivo
del rapporto nel quale si legge che l’esercito avrebbe
intenzionalmente usato coercizione psicologica e talvolta
fisica “equivalente alla tortura”. La notizia intanto
smentisce l’idea che gli Stati Uniti agiscano in tutta segretezza
e che non facciano entrare le associazioni umanitarie. La
Croce rossa, la cui sede di Baghdad è stata fatta
saltare in aria dai colleghi dei detenuti di Guantanamo,
ha confermato che dal 2002 visita regolarmente la base sull’isola
di Cuba e che, altrettanto regolarmente, produce un
rapporto dettagliato sulle condizioni dei prigionieri. I rapporti
non sono pubblici, ma capita spesso che qualche operatore
umanitario passi alla stampa le parti considerate compromettenti.
Fin qui i rapporti della Croce rossa non hanno mai rivelato
torture fisiche, né pratiche vietate, anzi hanno spesso riconosciuto
come le condizioni di vita di chi collabora siano più che
buone. Notizie confermate da alcuni dei rilasciati, mentre riguardo
le accuse avanzate da 5 cittadini britannici, spiega il New York
Times, “è stato facile respingerle perché sono sembrate
implausibili”. Quest’anno, come in passato, la Croce rossa ha
però ribadito che la detenzione a tempo indefinito è
pratica inaccettabile, una “tortura psicologica”. Lo status giuridico
dei detenuti, infatti, non è regolato dalla Convenzione
di Ginevra perché i “nemici combattenti” non sono né
soldati del vecchio regime afghano né, nel caso di mujaheddin
arabi, cittadini estradabili. Quando è stato possibile,
come nel caso dei 5 britannici, i prigionieri sono stati consegnati
al paese d’origine. Ma nel caso di due russi, l’estradizione è
stata criticata da Amnesty International perché il sistema
penitenziario di Mosca dà meno garanzie di quello attuato a
Guantanamo. La Croce rossa denuncia che il team dei medici fornisce le
cartelle sanitarie dei prigionieri a chi conduce gli interrogatori, “una
flagrante violazione dell’etica medica” anche se, ammette, le cure sono
di “alta qualità”. Pur non specificando quanti detenuti siano
sottoposti a questo trattamento, il rapporto dice che costituiscono “una
forma di tortura” le pratiche di isolamento e di esposizione a temperature
estreme e a musica ad alto volume.
1° DICEMBRE 2004
- CHI HA PAURA DELL’AIDS?
Nel panorama delle iniziative
per il 1° dicembre in Italia, oltre all’appuntamento
ufficiale del Convegno di Genova, promosso
dal Ministero della Salute, sono pochi gli eventi
di sensibilizzazione dell’ opinione pubblica sul
tema delicato e importante della riduzione dei rischi
di contagio da HIV e della necessità di contrastare
ogni forma di discriminazione nei confronti delle
persone sieropositive e in AIDS.
Abbiamo quindi pensato di proporre il manifesto
“Chi ha paura dell’AIDS”. Per scaricare
il documento clicca
qui.