ARCHIVIO DICEMBRE 2004

CELLULE STAMINALI
La notizia è che in Svizzera, secondo quanto stabilito dai cittadini mediante uno dei loro numerosi referendum, saranno permesse le ricerche sulle cellule staminali. Non la clonazione, è vero, ma la clonazione in fondo importa poco: importa che quella ricerca che la Svizzera autorizza in Italia è stata resa impossibile da una legge draconiana.
Si deve essere lieti o amareggiati, da questa decisione dei nostri vicini? Dipende dalle opinioni, è ovvio, ma c'è una conclusione obbligata: è vano tentare di fermare il cammino della scienza. Non ce l'ha fatta la religione e si può star certi che non ce la farà qualche idealista, quale che sia il suo colore, verde, rosso o nero. Inoltre, se il progresso si riesce a fermarlo in un posto, si può star certi che proseguirà altrove.
Questa ineluttabilità dipende da molte cose. Sin dagli albori della specie, da quando cioè si è alzato sulle zampe posteriori per usare strumenti con le mani, l'uomo si è occupato di migliorare questi strumenti e la loro efficacia. Lungo questo cammino si è passati dall'ascia di pietra a quella d'acciaio e infine al laser. Infine, con la nascita della scrittura, è avvenuto che il sapere conquistato non sia stato più dimenticato e per i passi successivi non si sia partiti da zero ma dalle conquiste precedenti. Questo ha finito con l'agire da possente moltiplicatore.
L'uomo, tuttavia, è anche misoneista. Giudica il nuovo allarmante e non difficilmente lo dichiara empio già solo perché nuovo. Neanche gli dei del resto amano le novità, dal momento che queste rischiano di abolirli. Il progresso si sarebbe dunque potuto fermare, e non avrebbe forse prodotto i risultati che abbiamo sotto gli occhi, se non fosse intervenuto un fattore determinante: il vantaggio concreto. Il vantaggio ottenuto è ciò che ha spinto a ricercare costanti migliorie e nuove invenzioni. L'astronomia è una scienza interessante ma di cui ben pochi, oggi, sentirebbero la mancanza, se fosse limitata o abolita. Viceversa ci sarebbe quasi una rivoluzione se all‚umanità si togliesse la luce elettrica. Anche chi è critico nei riguardi della vita contemporanea, anche il più arrabbiato dei verdi non vuole rinunciare alla luce elettrica. E tuttavia questa illuminazione non è stata creata da qualche santone indiano, e neppure dall'apparizione d'un angelo: è nata da una serie di scienziati ed inventori che va da Alessandro Volta a quelli che hanno inventato le lampadine a basso consumo.
Il progresso della scienza, in qualunque direzione vada, offre vantaggi a qualcuno: per questo è inarrestabile. Se sembra immorale, se va contro l'etica, si può tentare di vietarlo (basti pensare alle incredibili difficoltà che incontrò ai suoi albori la ginecologia): ma è come volere tenere l'acqua in un canestro. Questo vale anche per la fecondazione assistita: solo che stavolta la risposta alla legge italiana è arrivata prima del previsto e da più vicino del previsto.
Se le esperienze sulle cellule staminali potessero condurre a guarire l'umanità dal diabete, anche se la Svizzera e l'intera Europa le vietassero per i prossimi vent‚anni, in un paese o nell'altro gli scienziati continuerebbero la cercare. Semplicemente perché, il giorno in cui ci riuscissero, diventerebbero famosi. Il loro paese poi, fosse pure il Burkina Faso, dovrebbe costruire nuovi aeroporti per accogliere i diabetici che vanno lì a farsi guarire. Ciò è già avvenuto con gli aborti, quando in Italia erano vietati e in Inghilterra no. Bisogna rassegnarsi o gioirne, secondo le opinioni, ma il fatto rimane: l'accoppiata scienza-interesse è imbattibile.
Gianni Pardo


LE CIFRE
Qualcuno ha detto che i danni della recente catastrofe potrebbero ammontare a quattordici miliardi di dollari. Se questa cifra fosse esatta, la somma 35 milioni di dollari stanziata per gli aiuti dagli Stati Uniti, i più generosi fino ad oggi, rappresenterebbe lo 0,25% del danno. Se poi, con l'aiuto degli altri paesi, si quadruplicasse la somma offerta, si arriverebbe ad un centesimo del danno. Ammesso che queste siano le proporzioni della tragedia, che senso ha parlare di aiuti, collette e forme varie di beneficenza? Per la ricostruzione, tutta l'umanità dovrebbe pagare più di due dollari a testa. E non solo questo è peggio che improbabile: c'è gente che non dispone neppure di due dollari al giorno per sopravvivere. È dunque giusto fare il possibile per aiutare le vittime della catastrofe, ma è stupido farsi illusioni.
Gianni Pardo


EVOLUZIONE DELLA SPECIE








CURIOSITA'
Cos'hanno in comune semi di carota, carta di caramelle e letame? Hanno la stessa finalità e sono raccolti in un museo. Il Los Angeles Times  racconta che lo sterco di elefante non è stato un problema: è bastato aspettare che in città arrivasse il circo. Per il cerume di mulo è stato un po' più difficile, si è dovuti arrivare fino in Messico. Sono due dei pezzi esposti al museo storico della contraccezione. Nel suo quarantennale sforzo di documentare la scienza (e la superstizione) della pianificazione familiare, Percy Skuy ha collezionato testicoli di donnola, ragni pelosi, semi di carota e ossa di gatto nero. Tutto ora è nelle mani dell'università di Cleveland.


LA SIGNORA MENTANA
Che grazia, che finezza e che stile! In replica,  ieri sera a "Markette"  su La7, grande spolvero per l'ex miss Italia
Michela Rocco di Torrepadula, oggi signora Mentana.
Intervistata da Piero Chiambretti, che spettacolo vedere la  signora  Mentana  partire in quarta contro Rossella accusato di essersi finto amico del marito mentre puntava a soffiargli il posto:  "Carlo Rossella? "Un grande professionista, ma dal punto di vista umano non vale niente". Anzi: "Un amico di merda"... "Ogni volta che incontravo Carlo gli dicevo: senti ma tu non ti stai preparando ad arrivare al Tg5 al posto di Enrico? E lui 'Io? Assolutamente no, non ci penso proprio. Sto talmente bene a Panorama'. Si vede però che il panorama non era sufficiente dalla sua finestra e si è trasferito al Palatino."..."Si, fra sei mesi ci sono le regionali,  tra un anno le politiche...  l'hanno fatto fuori come Santoro.. per fare markette pro Berlusconi"
Insomma,  la serata si stava avviando sulla solida strada del martirio... ma, incredibile ma vero,  a rompere le uova nel paniere  è arrivato  Klaus Davi.


NOVELLA 2000
Quello che di seguito riproduciamo, è il testo originale di alcuni degli SMS intercorsi fra la Ventura e Gori, pubblicati in esclusiva dal settimanale NOVELLA2000 :
23/09/2004 ore 19,53 (giovedi, san Pio da Pietarlcina) " Ti amo"
25/09/2004 ore 00,38 (sabato, sant' Aurelia vergine) "Andiamo a fare l'amore"
29/09/2004 ore 18,24 (mercoledì, santissimi Michele, Gabriele, Raffaele) "T'amo da pazzi"
01/10/2004 ore 15,09 (venerdì, santa Teresa, di Gesù Bambino) "Amore...te ne do quanto ne vuoi...."
02/10/2004 ore 8,51 (sabato, santi Angeli custodi) "Non so come è...Non si è dormito niente e io mi sento benisismo...Sei la mia energia la mia gioia....."
02/10/2004 ore 18,48 (venerdì, santa Teresa, di Gesù Bambino) "Sorridi...io t' amo...."
10/10/2004 ore 00,21 (domenica, san Daniele martire ) "Notte stellina gemella...A domani...."
16/10/2004 ore 3,31 (sabato, sant' Edvige vedova) "E' stupefacente come io possa amarti e desiderarti al tempo stesso....Però di più amarti...Notte Simona, G. "
16/10/2004 ore 17,22 (sabato, sant' Edvige vedova) "Si, sono alla Besana faccio il giro..."
16/10/2004 ore 18,09 (sabato, sant' Edvige vedova) "E tu sei capace di rimettermi in vita...Con un bacio..."
17/10/2004 ore 12,07 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Buongiorno amore---Ero a messa...."
17/10/2004 ore 12,56 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Intanto, se puoi, leggi l'intervista di Rosanna sul sito. E' molto bella e può dare spunti per oggi. E ricordati sempre che ti amo alla follia"
17/10/2004 ore 19,08 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Ho una cacchio di cena con Chiambretti e il suo comitato scientifico...Dopo la cena ? "
17/10/2004 ore 19,46 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Vorrei essere lì ad accoglierti quando hai finito il tuo lavoro"
17/10/2004 ore 21,00 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Sono contento se ti diverti...anche se mi piacerebbe farticompagnia...A Zaccaria cosa hai risposto...."
17/10/2004 ore 21,21 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "E la nostra cena di mercoledì ? Se non ne hai più voglia magari chiamo Roberto e lo vedo a pranzo uno di questi giorni prima che riparta...."
17/10/2004 ore 21,31 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Mi chiami...."

IL DOCUMENTO  
PIO XII: «I piccoli giudei, se battezzati, devono ricevere un’educazione cristiana»
Dal Corriere della Sera, pubblichiamo la traduzione dall’originale francese del documento, datato 20 ottobre 1946, che fu trasmesso dal Sant’Uffizio al nunzio apostolico Angelo Roncalli. L'originale si trova presso gli Archivi della Chiesa di Francia.
"A proposito dei bambini giudei che, durante l’occupazione tedesca, sono stati affidati alle istituzioni e alle famiglie cattoliche e che ora sono reclamati dalle istituzioni giudaiche perché siano loro restituiti, la Congregazione del Sant’Uffizio ha preso una decisione che si può riassumere così:
1) Evitare, nella misura del possibile di rispondere per iscritto alle autorità giudaiche, ma farlo oralmente
2) Ogni volta che sarà necessario rispondere, bisognerà dire che la Chiesa deve fare le sue indagini per studiare ogni caso particolare
3) I bambini che sono stati battezzati non potranno essere affidati a istituzioni che non ne sappiano assicurare l’educazione cristiana
4) I bambini che non hanno più i genitori e dei quali la Chiesa s’è fatta carico, non è conveniente che siano abbandonati dalla Chiesa stessa o affidati a persone che non hanno alcun diritto su di loro, a meno che non siano in grado di disporre di sé. Ciò evidentemente per i bambini che non fossero stati battezzati
5) Se i bambini sono stati affidati (alla Chiesa) dai loro genitori e se i genitori ora li reclamano, potranno essere restituiti, ammesso che i bambini stessi non abbiano ricevuto il battesimo.
Si noti che questa decisione della Congregazione del Sant’Uffizio è stata approvata dal Santo Padre."

Islam, la svolta olandese  
Articolo di Magdi Allam sulm Corriere della Sera del27 dicembre 2004: "Dopo aver subito lo choc dello sgozzamento di Theo van Gogh nel centro di Amsterdam lo scorso 2 novembre, gli olandesi hanno scoperto attoniti quattro sconcertanti realtà: il giovane assassino Mohammed Bouyeri, colto in flagrante, è un cittadino olandese, nato e cresciuto in Olanda, di origine marocchina; il telefono, l’abitazione e i movimenti di Bouyeri erano controllati dai servizi segreti ma ciò non ha impedito che assassinasse van Gogh; Bouyeri aderiva all’ideologia e al movimento del Takfir wal Hijra , «Anatema e Esodo», che legittima l’uccisione degli «infedeli» e degli apostati, e che è riuscito a radicarsi in una rete di moschee estremiste in Olanda; Bouyeri era al contempo membro di una cellula di Al Qaeda, riuscita anch’essa a insediarsi in Olanda, e l’attentato a van Gogh è stato coordinato con altre cellule terroristiche islamiche presenti in Spagna e in Marocco.
Si comprende così l’amara presa d’atto della crisi del multiculturalismo, perché ha clamorosamente fallito l’obiettivo dell’integrazione e si è addirittura rivelato un fertile terreno di coltura per l’estremismo islamico; nonché la consapevolezza della necessità primaria di riscattare alla legalità le moschee colluse con il terrorismo islamico favorendo l’affermazione di un islam e di imam, guide religiose, rispettosi e compatibili con l’identità nazionale olandese. Restano tuttavia aperti diversi quesiti di fondo concernenti l’opera di prevenzione e lotta al terrorismo islamico: è possibile definire per via legale il limite oltre il quale la libertà di pensiero sfocia nell’apologia del terrorismo? Come è possibile neutralizzare un sospetto terrorista islamico che esalta la jihad , intesa come guerra santa, e aspira al «martirio», senza che tuttavia ci siano prove di un suo coinvolgimento in un piano concreto per la realizzazione di un attentato? E più in generale, gli strumenti che uno Stato democratico può dispiegare, ovvero l’ordinamento giuridico e gli apparati di sicurezza, sono adeguati a fronteggiare la specificità del terrorismo islamico che ha proprio nel kamikaze suicida-omicida la sua arma vincente?"
 ...
Per proseguire nella lettura clicca qui

A Betlemme tutto bene
Il volto sorridente e disteso di Claudio Pagliara ci annuncia che a Betlemme sta andando tutto bene, arrivano i turisti dopo anni e alla Messa di mezzanotte sono presenti, dopo tre anni, i rappresentanti dell'ANP guidati dal probabile successore di Arafat, Abu Mazen. Pagliara ci dice anche che i soldati israeliani hanno distribuito ai pellegrini cartoline in cui li ringraziano di essere messaggeri di pace tra i due popoli. Sharon manda gli auguri di Buon Natale ai cristiani di Israele e dei territori e annuncia che il 2005  sara' l'anno di grandi opportunita' per il negoziato e la pace.
Tutto bene dunque.

Grandi speranze su cui si abbatte quotidianamente, tanto per non esaltarci troppo,  una doccia gelata quando Abu Mazen pretende che Israele liberi tutti i terroristi, compreso il pluriergastolano Barghouti; quando Mustafa' Barghouti, definito attivista per i diritti umani, fa dichiarzioni demenziali e razziste contro Israele; oppure quando ancora  Abu Mazen dichiara che lui non combattera' le organizzazioni del terrore o quando Monsignor Sabbah (nella foto) lamenta che i cristiani se ne vanno da Betlemme senza precisare che sono dieci anni che i poveretti stanno scappando a gambe levate, esattamente  dal giorno in cui Israele ha consegnato la citta' ad Arafat.

Nonostante tutto, anche se da una parte vi sono solo pretese e nessuna concessione, noi speriamo nella ripresa dei negoziati.
Israele ha vinto , Israele ha stravinto l'ennesima guerra. La sesta? Si, la sesta e la piu' subdola e barbara perche' si e' accanita contro ebrei senza armi, contro bambini innocenti, contro i civili inermi, contro ragazzini che volevano andare a ballare e a divertirsi.
E' stata la guerra piu' spietata e snaturata perche' Israele , grazie alla propaganda arabo-comunista, aveva contro l'opinione pubblica mondiale, gli israeliani venivano ammazzati, smembrati e contemporaneamente venivano condannati.
Peggio  di cosi'!
Il danno e la beffa, la morte e la demonizzazione.  
Adesso resta la demonizzazione di coloro che odiano Israele per mestiere o per piacere ma almeno non si muore piu', se non altro si muore meno qui che a Napoli. 
Per Israele  l'unica possibilita' di vincere una guerra fuori dagli schemi era colpire i capi delle organizzazioni terroristiche e mettere agli arresti domiciliari il capo dei capi del terrore. Cosi' facendo ha dato una grande lezione a un  mondo pavido e spaurito dal terrorismo islamico, un mondo vigliacco che pretendeva che Israele non si difendesse.
Invece ci siamo protetti e difesi con determinazione e coraggio.
La morte provvidenziale di Arafat ha fatto il resto togliendo agli uomini bomba l'appoggio incondizionato dell'Autorita' Palestinese  e oggi pare che il diabolico  vecchio non sia quasi esistito e che  il Male sia sepolto con lui laggiu' a Ramallah.
I suoi ritratti vengono sostituiti con i ritratti e le gigantografie di Abu Mazen e di altri candidati alla presidenza, la sua tomba e' deserta di palestinesi ma in compenso e' luogo di pellegrinaggio di italiani non rassegnati alla morte del serial killer.
Una delegazione di rappresentanti locali napoletani e campani si e' recata a rendere omaggio al terrorista  e questo fa riflettere perche' non si capisce come delle persone normali abbiano la sfrontatezza di spendere soldi pubblici  per portare corone di fiori su una tomba di Ramallah dove giace un fratello di Ben Laden, un tifoso di Saddam Hussein, un assassino. 
La notizia di agenzia e' la seguente: "Dopo aver reso omaggio alla tomba di Arafat con la deposizione di tre corone di fiori a nome del Comune di Napoli, della Provincia di Napoli e della Regione Campania, e dopo aver partecipato all'inaugurazione di una lapide alla sua memoria nella citta' di Ramallah, da oggi la delegazione napoletana in missione in Palestina e' impegnata a contribuire a monitorare il processo elettorale."

A questo punto un qualsiasi  cittadino napoletano, oltre che vergognarsi e arrabbiarsi,  si chiedera' legittimamente come questi signori potranno contribuire a monitorare alcunche' visto che sono del tutto incapaci di arrestare la guerra di camorra scatenatasi nella loro citta'.
Con quale impudenza questa gente spende soldi pubblici per onorare un mascalzone, un corrotto, un criminale, quando a Napoli c'e' miseria morale e materiale in abbondanza e si ammmazzano per le strade,  persino nel giorno di Natale?
 Da Napoli a Bolzano, al peggio non c'e' mai fine,   per apprendere un'altra sconvolgente notizia: la Giunta provinciale finanziera' con 62.000 Euro il Sudan e la Palestina. Pare che 38.000 euro di questi soldi pubblici verranno spesi in Palestina e questo fa supporre che, per la Provincia di Bolzano, i palestinesi, innondati da miliardi per decenni, siano piu' meritevoli  delle povere popolazioni del Sudan dove si muore di fame, di sete, di epidemie, di guerra, di bambini gonfi e disidratati, di persone terrorizzate, di donne stuprate e sgozzate.
Ma  perche' non la smettono di mandare soldi a chi ne ha anche troppi e li usa molto male?
Perche' prima , eventualmente, non chiedono il conto per le centinaia di miliardi di dollari dati negli anni passati ad Arafat? Cosa rende i palestinesi cosi' meritevoli di avere tutto e tanto di piu' di popolazioni che stanno infinitamente peggio?
Vediamo un po' di ampliare questa carrellata di deprimenti notizie natalizie: ecco, ecco c'e' l'Iran, come poteva mancare? che sta trasmettendo una soap opera in cui si racconta la storia di israeliani che rubano gli organi ai palestinesi.
Il serial  viene trasmesso sul canale iraniano Sahar 1 e si intitola "Gli occhi blu di Zahra" , naturalmente occhi cerulei che una belva sionista vuole rubare per darli al proprio figlio. Storia avvincente che scatenera' ondate di odio.
Questa porcheria anrtisemita e' gia' stata tradotta in arabo e verra' trasmessa in tutto il Medio oriente.
Non c'e' che dire, una consolazione.....
E noi, qui, speriamo? Abbiamo motivo di essere ottimisti dal momento che  il nazi islamismo sta scatenando le folle contro lo stato ebraico?
Eppure siamo qui, nel nostro Paese, proprio perche' abbiamo sempre sperato, perche' La Speranza e' il nostro Inno nazionale, perche' abbiamo saputo combattere gli sciacalli e vincerli  e perche' abbiamo negli occhi e nel cuore l'amore per la nostra Terra.
Finche' ameremo la Terra di Israele  la Speranza non morira' mai.
 
Deborah Fait
- informazionecorretta


LIBERTA' DI STAMPA: CONFORMISMO E MORTI DI FAME
"La libertà di stampa è una libertà di un tipo tutto particolare. Essa esiste solo se i giornali, gli organi di informazione in generale, hanno il potere, la capacità e la volontà di opporsi al potere. La libertà di stampa è dunque un potere per contrapposizione, per contrasto: se la stampa è compiacente, infatti, essa finisce molto rapidamente per non contare più nulla, per non avere più potere".
Paolo Mieli, editoriale all'atto dell'assunzione della direzione del "Corriere della Sera".

L'articolo di Mieli, un po' docente e un po‚ cardinalizio, contiene solo un punto veramente chiaro: la funzione d'una stampa libera, per lui, è quella d'opporsi al potere. Sembra un principio nobile e coraggioso ma non è. E non è neppure logico. Si comprenderebbe infatti che si sia sempre contro il potere se il potere fosse sempre negativo. Ma niente dimostra questa tesi. Solo un anarchico scervellato potrebbe preconizzare un paese senza carabinieri, senza giudici, senza scuole e senza tutto ciò che ci procuriamo attraverso l'organizzazione statale. Dunque il potere non è sempre negativo: è solo sempre imperfetto. E poiché la perfezione non è di questo mondo, richiederla significa non essere né filosofi né giornalisti.
È questione di graduazione. Non baste citare gli errori e le magagne d'un governo, per dichiararlo negativo. Errori e magagne ce ne sono sempre, anche con Pericle o Augusto al vertice dello Stato. Il problema è la valutazione d'un governo tenendo conto del fatto che la politica è l'arte del possibile. Una stampa veramente libera deve evitare un apprezzamento positivo programmatico (caratteristico del giornale di regime) o un'aspra e costante critica, che corrisponderebbe al fanatismo  d'un partito d'opposizione. Essa non ha il dovere d'essere contro il potere: dev'essere in favore della verità e dell'interesse della collettività. Se un governo azzecca cinque provvedimenti utili, dovrebbe lodarlo per cinque volte di seguito. Così come, se adottasse una serie di cinque provvedimenti nocivi, dovrebbe criticarlo duramente tutte e cinque le volte. Apprezzamento e opposizione costanti non sono caratteristiche della libera stampa, ma della stampa non libera: o perché schiava del potere o perché schiava di un'ideologia.
Per Mieli, "La libertà di stampa è dunque un potere per contrapposizione, per contrasto: se la stampa è compiacente, infatti, essa finisce molto rapidamente per non contare più nulla, per non avere più potere". Ma, un momento, l'uomo dabbene non doveva essere contro il potere? E se quello della stampa è potere?
La verità è che Mieli, campione del cerchiobottismo oltre che inventore della stessa parola, è un uomo col cuore che batte a sinistra. Egli dunque ha voluto, assumendo la direzione del Corriere, rassicurare il comitato di redazione e i lettori di sinistra che il Corriere non sosterrà il governo neppure se facesse qualcosa di positivo. Ma avrebbe dichiarato le stesse cose, se al potere ci fosse il centro-sinistra?
Ovviamente, il grande Paolo è libero di dire tutto questo. Tuttavia è fastidioso che lo faccia con l'aria di compiere un superiore dovere, in nome dei valori della libertà di stampa. "L'omaggio che il vizio rende alla virtù", ha scritto La Rochefoucauld, "è che il vizio cerca di passare per virtù": ma a volte il travestimento è troppo trasparente.

In Italia l'intellighenzia è prevalentemente di sinistra da decenni. Da noi la preoccupazione d'obiettività, se mai un giornalista l'avesse, dovrebbe essere quella di non scrivere in maniera squilibrata a sinistra. Bisogna evitare d'essere pedissequamente allineati sulle tesi dell'opposizione, per esempio sostenendo che gli italiani stanno morendo di fame.
Mieli dovrebbe ricordare che fare un giornale programmaticamente d'opposizione, nel momento in cui c'è un governo di destra e gli intellettuali sono prevalentemente di sinistra, non è sintomo di coraggio: è sintomo di conformismo.
Gianni Pardo, 26-12.2004

LIBERTA' DI STAMPA. LETTERA APERTA A PAOLO MIELI
Signor Direttore,
ho letto il suo editoriale sul Corriere della Sera del 24 Dicembre sulla "liberta' di stampa come potere di critica ai poteri". Condizioni essenziali per lo sviluppo di una societa' democratica sono l'informazione al pubblico dei fatti e la promozione di una discussione collettiva sui fatti stessi. Purtroppo, premette, "la liberta' di stampa non sembra godere oggi in Italia di una buona salute". Sono d'accordo. Aggiungo che, secondo l'organizzazione Reporter senza frontiere, l'Italia e' al 39° posto nella classifica mondiale per la liberta' di stampa, dopo Trinidad e Tobago (11°), Benin (27°), El Salvador (28°), Repubblica Domenicana (31°), Costa Rica (35°), Bulgaria (36°), Capo Verde (38°), la maggior parte dei quali considerati Paesi del terzo Mondo e anche dopo la Slovacchia, che si colloca nel gruppo delle prime in classifica, dopo la Lettonia (10°), l'Estonia (11°), la Slovenia (15°), la Lituania (16°) e la Bosnia-Erzegovina (21°). Il motivo e' molto semplice: non esiste un editore puro, cioe' un imprenditore che faccia dell'informazione l'obiettivo aziendale. Tutti i media sono controllati da questo o quel gruppo industriale o finanziario, quindi la liberta' di stampa gode, a mio parere, di pessima salute. Mi permetto, inoltre, di farle notare che, proprio il giorno in cui veniva pubblicato il suo editoriale, in prima pagina e' stato presentato un sondaggio sull'atteggiamento degli italiani in merito all'ingresso della Turchia nell'Unione europea. Il titolo evidenziava: "Un italiano su tre dice no alla Turchia". Scorrendo la ricerca si scopre pero' che il 52% degli italiani ne e' invece favorevole. Dunque, quale e' la notizia da fornire in prima istanza ai suoi lettori, la prima o la seconda?
Cordialita' e auguri di buone feste.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Massima del giorno
Lasciamo da parte i sospetti. Abbiamo già abbastanza da fare con le certezze.
G.P.


MOLLICHINE
Chiesto rinvio per la legge antifumo. I gestori non hanno ancora imparato a dire: "Scusi,  le dispiace spegnere?"

Dopo quattro mesi, liberati i due francesi "perché hanno dimostrato di non essere spie". Doveva essere tutt'altro che chiaro.

Prodi accusa i media di "amplificare le polemiche nella Gad". Poco male. La gente neanche sa che cos'è.

Berlusconi: "Questa riforma della giustizia non mi accontenta". I giudici sono ancora a piede libero.

Legge Gasparri: Carlo De Benedetti ("Repubblica") acquista Rete A. C'è chi "chiagne e fotte".

Chiesta al Csm un'indagine su Colombo e Boccassini. Chissà come staranno tremando!

Chirac ha accettato l'invito della Casa Bianca. Colazione a sacco.

Prodi rimane leader. Ha detto: "Trovate un altro candidato e io mi faccio da parte", ma ha farfugliato, come al solito, e nessuno l'ha capito.

Giannipardo@libero.it


IL GIUDICE IMPARZIALE
Per tendenza, gli uomini non sono razionali. Se esiste un'interferenza emotiva - ed è raro che non esista - è come se la vista s'annebbiasse. Tanto il tifoso che vede un fallo da rigore, quanto il tifoso contrario che vede una spregevole simulazione, sono in perfetta buona fede. Hanno visto quello che desideravano vedere, cosa che già i romani esprimevano con le parole "credunt quod cupiunt".
Tutti amano pensare che il mondo sia come l'immaginano, che le cose siano andate come ricordano. Purtroppo anche chi non la pensa come loro ha la stessa certezza soggettiva (poco importa quanto giustificata) e le posizioni divengono inconciliabili. È questo che ha fatto nascere l'amministrazione della giustizia: la paura della reazione dell'avversario unita all'interesse dell'umanità di evitare la violenza intraspecifica.
L'iter mentale che si è seguito è facilmente riconoscibile. I litiganti si sono detti: noi vediamo questa vicenda in maniera opposta perché siamo interessati: raccontiamola ad un terzo estraneo che la vedrà in maniera obiettiva e ci dirà come la pensa. Con una sentenza. Ma già qui la lingua ha avvertito che la terzietà non è garanzia assoluta di obiettività. "Sentenza" viene da sentire, non da capire. Ci si è dunque subito resi conto che si sfuggiva all'affettività degli interessati per affidarsi all'intelligenza, alla cultura ma anche all'affettività d'un terzo.
Ovviamente, lo studio del diritto, monumentum aere perennius, orienta le menti e fornisce chiari criteri di giudizio: ma l'alea del processo rimane. Habent sua sidera lites, dicevano i romani: i processi spesso dipendono dal caso e dalla fortuna.
Lo stesso giudice pensoso dovrebbe ricordare che, se pure non è emotivamente implicato nella lite, non è per questo privo della propria affettività e del proprio condizionamento. Un avvocato raccontava che nella sua città i giudici, essendo di sinistra, davano praticamente sempre ragione agli inquilini. Salvo uno. Costui, avendo dovuto subire grandi vessazioni da un suo proprio inquilino, appena possibile dava sempre ragione ai padroni di casa.
Il giudice deve fare il possibile per essere considerato imparziale ma è bene che a questa imparzialità non creda egli stesso. Diversamente avverrebbe ciò che avviene in Italia, dove i giudici sono convinti d'essere sovrumani ed infallibili, tanto da smettere d'essere autocritici e da divenire intolleranti d'ogni rilievo.
La dignità del giudice deriva non dalla sua funzione o dalle leggi che ne difendono l'onorabilità ma dal prestigio acquisito con la propria obiettività e saggezza. Come avviene nei paesi anglosassoni. Finché invece, come in Italia, i cittadini saranno convinti che i giudici hanno le loro correnti ideologiche, fanno politica con le sentenze, perseguono a volte un'astratta (e opinabile) giustizia piuttosto che una piatta applicazione della legge, non c'è speranza che siano rispettati. Quanti sono gli italiani sinceramente convinti che l'Anm si occupi solo di trasferimenti e promozioni dei giudici? Quanti reputano che la Corte Costituzionale non esprima spesso
I partiti di sinistra, che così spesso beneficiano delle simpatie dei magistrati, non sono in buona fede, quando s'inchinano dinanzi alle loro decisioni e le proclamano imparziali. Lo fanno perché sono loro favorevoli. Se fossero sfavorevoli griderebbero al regime e alla lesione della libertà democratica. E forse avrebbero anche ragione. Perché, nel proprio cuore, malgrado tutte le genuflessioni pubbliche, nessuno crede alla serena imparzialità dei giudici in quanto categoria.
Certo, questa imparzialità è ipotizzabile, ed anzi probabile, nelle vicende che non hanno riflessi politici. Ma poiché, secondo Aristotele, l'uomo è un "animale politico", c‚è poca speranza che i cittadini concedano ai giudici la richiesta qualifica di superuomini.
convinzioni politiche o che il rinvio alle Camere d'una legge da parte del Presidente della Repubblica sia sempre e solo la conseguenza delle sue conclusioni giuridiche?
Gianni Pardo
, 24 dicembre 2004

IL PADRE DELLA PATRIA
  Sicuramente la visita del Ministro degli Esteri italiano all'ANP era stata concordata, sicuramente Gianfranco  Fini e Abu Mazen si sono detti cose che a noi non e' dato sapere e sicuramente e' stato rasserenante vedere che chi viene in visita ufficiale in Israele va poi dal nemico per parlare in modo normale di qualche tipo di accordo.
Dopo tanti anni di tensioni tra Israele e l'Europa, tensioni provocate da un demente terrorista, ecco che ogni giorno arriva qualcuno a trovarci per parlare in modo serio di pace tra noi e i palestinesi. 
Non piu' Chirac che nella Citta' Vecchia di Gerusalemme urla ai soldati di Israele che lo proteggono "andate via di qua". Non piu' ministri inglesi che insultano il governo israeliano andando ad abbracciare il mandante di efferati attentati mentre le strade di Israele sono ancora rosse di sangue.

Tutto e' rientrato nella norma, se cosi' si puo' chiamare: Israele deve trattare con un'entita' di terroristi che dovrebbe diventare un popolo e uno stato su territori storicamente ebraici.
E' una realta' dolorosa e difficile ma e' una realta' dunque ben vengano le visite di ministri degli esteri e capi di stato, ben venga un'atmosfera meno pesante e ben venga il ministro degli esteri Fini rappresentate di un governo apertamente amico di Israele, il primo in 60 anni a non aver sostenuto il serial killer di nome Arafat.
Benissimo, siamo tutti contenti,  saremmo tutti contenti se l'onorevole Fini non fosse andato a portare una corona di fiori sulla tomba del suddetto serial killer. Saremmo tutti contenti se l'onorevole Fini non avesse scritto sul libro delle condoglianze "In memoria del Padre della Patria".
Ma che schifo!

Un Padre da ai propri figli la vita, una casa, un padre fa studiare i propri figli affinche' possano poi lavorare. Un padre fa il padre non l'assassino!
Arafat ha tolto la vita ai palestinesi, li ha fatti morire per 40 anni, li ha mandati ad ammazzare persone innocenti a migliaia.
Arafat non ha permesso ai palestinesi di avere delle case costringendoli a stare nei campi profughi  per poter avere sempre a disposizione materiale umano pieno di odio.
Arafat ha chiuso scuole e universita' facendole diventare covi di terroristi.
Arafat ha fatto educare all'odio generazioni di bambini palestinesi.
Arafat ha sempre rifiutato uno stato per i palestinesi e li ha portati dal terrorismo alla guerra vera e propria. 
Padre della patria?
Assassino della patria!
A parte il male fatto ai palestinesi , a parte le migliaia di vittime israeliane vediamo di ricordare all'onorevole Fini quello che Arafat ha fatto agli italiani e agli europei:
Atene 1968: attacco a un aereo israeliano. molti morti e feriti.
Zurigo 1970: esplode un aereo della Swissair . 49 morti.
Monaco 1972: attentato alle Olimpiadi. 11 atleti israeliani trucidati.
e poi Fiumicino , due volte, con decine di morti e poi l'Achille lauro con Leon Klinghofer assassinato e gettato in mare.
E gli assassini liberati e fatti fuggire dal governo italiano. Fatti fuggire!
Ma continuiamo con i maggiori attentati in Europa. 
 

Anversa 1980: due bombe contro un pullman di ragazzi ebrei che andavano a un campeggio. Un bambino muore, 18 restano feriti.
Parigi 1980: una bomba contro la sinagoga di Rue Copernic. 4 morti  e 12 feriti.
Vienna 1981: attentato contro la sinagoga. 2 morti e 19 feriti.
Anversa 1981: auto bomba contro sinagoga. 3 morti e 80 feriti.
Berlino ovest 1981: bombe contro un ristorante kasher . due morti e 25 feriti.
Parigi 1982: attentato contro ristorante kasher. 6 morti e 21 feriti.
Roma 1982: attentato alla sinagoga . Muore Stefano Tache' di due anni , 35 feriti gravi.
 

Ecco, il ministro degli esteri Fini e' andato a portare una corona di fiori al mostro ideatore di tutti questi attentati e decine e decine di altri in Israele, in Africa contro americani ed ebrei, in Libano contro americani.
Che schifo, onorevole Fini e che smacco alle vittime italiane del killer palestinese.
Posso capire la ragion di stato, posso capire la diplomazia ma quella corona e quelle parole scritte sul librone delle condoglianze pesano come macigni.
Perche' allora? Forse per accattivarsi le simpatie della sinistra? Puo' darsi ma a che prezzo. A prezzo della dignita'  e della giustizia.
Forse era stato concordato anche questo, anche quelle parole disgustose ma nel momento in cui sono state lette alla televisione italiana e israeliana molte persone avranno sentito una stretta al cuore e forse anche un attacco di nausea.
 
Pesano meno perche' piu' disgustose che importanti trattandosi di Nessuno, le parole pronunciate dai rampolli di Craxi, quel Bobo e quella Stefania che, davanti alla tomba del terrorista amico del padre  hanno pianto commossi.  Papa' sara' contento, ragazzi. Il suo Garibaldi, anzi il suo Mazzini, bagnato dalle lacrime dei suoi adorati figli.  Che Garibaldi e Mazzini si rivoltino nella tomba e' secondario anche perche' si spera che non abbiano avuto modo, dall'aldila', di sentire simili bestemmie e offese alla loro Memoria.   Fanno ridere infine le parole di Stefania "Al nostro ritorno abbiamo due compiti che ci attendono:  riconfermare lo spirito di amicizia che ci unisce e confermare che l'eredita' di Arafat è stata raccolta da una classe dirigente giusta».
 
Ma certo Stefania Craxi, certo signora Nessuno, l'eredita' di Arafat e' stata raccolta,  eccome se e' stata raccolta.
Miliardi di dollari rubati e divisi equamente tra la sua vedova, cosi' fine e signorile (amica sua?), e le organizzazioni del terrore.
 
Deborah fait - informazionecorretta


Arafat socio di un locale alla moda di New York
Anche Yasser Arafat faceva affari a New York. Secondo quando riporta il quotidiano New York Post il leader dell'Anp avrebbe investito 1,3 milioni di dollari per rilevare una quota del Bowlmor Lanes, un bowling frequentato da politici ed personaggi del mondo dello spettacolo, nel cuore del Greenwich Village di New York.

PRODIANA
Riscriviamola questa storia. È il marzo del 1998. A Palazzo Chigi siede Romano Prodi. A Collecchio di Parma  siede invece Calisto Tanzi. I due si conoscono da tempo. Hanno in comune un'amicizia di vecchia data: Ciriaco De Mita, il leader della sinistra dc,  protettore politico d'entrambi. Ma i due si incontravano anche nel ‘93 quando Prodi era presidente dell'Iri e vendette la Cirio alla sconosciuta finanziaria Fisvi, il cui 20% è di Tanzi.
In quel marzo del '98. L'Unione Europea sta per chiudere definitivamente il capitolo degli aiuti di Stato, a via XX settembre c'è un altro democristiano di sinistra, Michele Pinto, a «sorvegliare» il ministero delle Politiche Agricole. Il governo decide di fare presto e a tempo di record viene varato un provvedimento: «Disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese agricole», Il Sole 24 Ore, lo chiama decreto tagliacosti. Non bisogna illudersi. Taglia i costi per le aziende, ma aumenta quelli a carico delle casse dello Stato.
In altre parole, in barba a quanto stabilito dall'Unione Europea (la cui commissione, ironia della sorte, Prodi andrà a presiedere), si tratta di un aiuto di stato bello e buono. Un regalino tout court. Il governo dell'epoca, color Ulivo, disse che il provvedimento serviva a ridare competitività alla filiera alimentare attraverso una razionalizzazione della gestione aziendale. Il presupposto era che i progetti fossero multiregionali, dovevano interessare più aree del Paese.
Si tratta di una torta di 200 miliardi di vecchie lire. Vengono presentati 250 progetti, 62 superano l'esame, ma soltanto otto vengono ammessi al finanziamento. I primi sei in classifica sono consorzi: Oliveti d'Italia, Moc-Olimer, Consorzio interregionale produzioni agricole biologiche, Conapi, Conav e Consorzio per la tutela del formaggio Grana Padano. Ma a beccarsi la fetta più grossa sono il penultimo e l'ultimo in classifica. Rispettivamente Parmalat spa e Citterio spa. Solo gli ultimi due incassano l’80% del finanziamento disponibile. Inutile dire che a Tanzi va la quota maggiore di fondi: ben 68 miliardi e 450 milioni.
Le proteste degli esclusi intasano l’aria. La stampa non allineata con il Governo (ad esempio IL TEMPO di Roma) ne parla.

Prodi va via, anzi viene mandato a casa,  e al ministero delle Politiche Agricole arriva un suo fedelissimo, Paolo De Castro che poi diventerà presidente dell'istituto di ricerca fondato dal professore bolognese, Nomisma, del quale Tanzi diventerà socio (è a tutt'oggi ancora nel board). De Castro non cede è ovviamente, conferma la scelte fatte prima di lui.
Non ci stanno quelli del Tavernello, i produttori del vino da tavola che fanno ricorso. Comincia una lunga battaglia legale a colpi di carta bollata. Va via anche De Castro e arriva un verde, Alfonso Pecoraro Scanio al ministero. Tutti passano, ma non Tanzi. Che alla fine incassa quei 68 miliardi. Amen. (24.12.2004)


Il bilancio del Cavaliere.
Secondo il Guardian, Silvio Berlusconi ha avuto proprio una buona annata. Ha superato due crisi interne alla sua coalizione, il suo governo ha battuto il record di longevità dai tempi del dopoguerra e Mediaset ha strappato una fetta del mercato televisivo a Rupert Murdoch. Inoltre il Cavaliere, uscito indenne dal processo Sme, adesso ha meno rughe e più capelli.

BOICOTTAGGI NATALIZI  
A Natale, si sa, si è tutti più buoni. Da che mondo è mondo,  Natale è il tempo delle buoni azioni, della solidarietà, dell’aiuto.  Eppure un tempo fare i buoni a Natale era molto, molto più facile. Oggi perfino quelle azioni che non avresti mai pensato di mettere in dubbio subiscono dure spallate, al punto che ci si chiede davvero se mai potremo essere sicuri di qualcosa, a questo mondo. Pensate all’Unicef. Nome conosciutissimo, opera meritoria, unanime plauso per l’attività di questo fondo delle Nazioni Unite per la tutela dell’infanzia che ovunque genera rispetto e attenzione. Decine di personaggi dello spettacolo, dello sport, della cultura, della società, hanno accettato di essere “ambasciatori” Unicef, e alla TV ci chiedono di aiutarli, anche con il semplice acquisto dei biglietti di auguri, acquistabili anche on line sul sito internet dell’Unicef italiana.
Ma sembrerebbe che neppure l’Unicef ha il cuore immacolato. Purtroppo. Al punto che il Cespas (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo) ha formalmente invitato tutti a boicottare il fondo Onu. Perché? Perché da almeno dieci anni, sotto la direzione di Carol Bellamy (voluta dal presidente Usa Clinton), l’Unicef “ha tradito” la sua “vocazione originaria” al punto che la mortalità infantile cresce in molti dei paesi poveri. In realtà sembra che quello  contro L'Unicef  sia un vero e proprio boicottaggio organizzato da  una gran parte del  mondo cattolico che accusa  l’agenzia Onu di essersi messa al servizio di una lobby femminista che, invece di proteggere l’infanzia,  promuove nel mondo l’aborto e la contraccezione, puntando alla diminuzione del ruolo della famiglia nella società. Cose note da tempo,  al punto che, e non certo per risparmiare, anche la Santa Sede ritirò, nel lontano 1996, il proprio contributo all’Unicef.

Disobbedienze
Nel pomeriggio del 21 dicembre, la Corte di Cassazione (IV Penale) ha confermato le condanne nei confronti del Presidente del Partito Radicale Sergio Stanzani, la tesoriera di Radicali Italiani Rita Bernardini, e i militanti radicali e antiproibizionisti Alessandro Caforio, Cristiana Pugliese, Anna Autorino, Mauro Zanella, Pigi Camici, Antonio Borrelli, Clotilde Buonassisi e Veronica Orofino.
Il procedimento penale ha avuto inizio nel 1997 a seguito di tre azioni di disobbedienze civili commesse dai radicali al fine di denunciare l'irragionevolezza della legislazione proibizionista sulla droga.
Il giudice di secondo grado, per tali azioni, aveva inflitto la pena di due mesi e 25 giorni sostituiti con una pena pecuniaria di circa 3500 euro per Rita Bernardini e Anna Autorino; due mesi e 20 giorni sostituiti con una pena pecuniaria di 3400 euro per Sergio Stanzani, Alessandro Caforio, Cristiana Pugliese, Mauro Zanella, Pigi Camici, Antonio Borrelli, Clotilde Buonassisi e Veronica Orofino. Oggi dunque la conferma della Cassazione.
Dopo Pannella, Bernardini e Della Vedova (già condannati definitivamente per la disobbedienza civile a Porta Portese del 1995), si allungata dunque la lista dei dirigenti e militanti radicali che non potranno più candidarsi alle elezioni amministrative (Regionali, provinciali e comunali): candidatura vietata, dunque, per tutti i condannati.
(dalla Newsletter del Bulletin Antiproihibitionis)

AUGURI CON VIRUS
Si chiama Zafi-D, è un worm individuato ieri dalle aziende di sicurezza Sophos e F-Secure. Si nasconde in una finta e-mail di auguri ed è particolarmente insidioso perché il testo del messaggio può essere scritto in ben 15 lingue differenti, aumentando di conseguenza il numero potenziale di persone ingannate e infettate. A voi arriverà probabilmente con un messaggio avente ad oggetto "Re: Buon Natale!" o "Re: Merry Christmas!". In alcune versioni del worm è inclusa nel testo della mail anche un'animazione che rappresenta due "smile", due faccine che si scambiano effusioni. Un ulteriore incentivo al clic.
Se l'utente apre il file allegato all'e-mail, riceve un messaggio d'errore. E' il segnale dell'infezione. A quel punto il suo computer è aperto all'attacco di qualche malintenzionato, e diventa automaticamente veicolo di contagio.

Maurizio Costanzo Shock: E' vero, lascio il talk-show  della sera
Finalmente una buona notizia: Maurizio Costanzo, dopo un quarto di secolo, lascia il "Costanzo show": Purtroppo non è un addio definitivo. Infatti Maurizio Costanzo   imperverserà nei programmi mattutini di Canale 5. "E' tutto vero anche se c'e' ancora qualche punto da chiarire", conferma alle agenzie l'anchorman e spiega la genesi della decisione: "quando l'azienda mi ha chiesto un'ora in piu' di trasmissione per la fascia della mattina ho lanciato una proposta alternativa, quella di lasciare la fascia serale, prendere l'ora in piu' che mi era stata richiesta, ma con la contropartita di 13 minuti al giorno di attualita' e costume in diretta prima del TG5 delle ore 13".  
Per intanto, se riuscite a trovarlo visto che sembra  scomparso dalle librerie,  vi segnaliamo un  libro:   "Maurizio Costanzo Shock" di Riccardo Bocca,  pubblicato dalla Kaos Edizioni.
Dal risvolto di copertina: <<Affari, potere, alcova: tutto quello che non è mai stato raccontato sul telegiornalista più famoso e potente d’Italia. L’arrampicata al successo...  appalti privati, e  pubbliche virtù. La raffica di matrimoni, e la dedizione al potere mediatico. Pronto per tutte le stagioni: a sinistra della Destra, a destra della Sinistra...>> (cp. 22.12..2004)


Opposizione
Il centrosinistra deve incassare un nuovo fallimento:  Romano Prodi non è riuscito a convincere i suoi colleghi a presentare liste comuni alle prossime elezioni regionali.
Secondo molti commentatori  è un segnale della debolezza dell'opposizione, che in queste condizioni non ha speranze di battere Silvio Berlusconi.
Sandra Bonsanti, in un articolo per Libertà e Giustizia,  cerca di spiegarne il perché.  Tra l'altro, scrive: "Credo di aver capito, dopo tanto arrovellarmi, che il problema che dilania il centro sinistra, rischiando di regalare al Cavaliere lunghi anni di felice appropriazione della cosa pubblica per sé e per i suoi strettissimi famuli, sia il seguente: Prodi va bene a tutto lo schieramento se si limita ad assumersi la responsabilità di governare il disastro Italia nel momento in cui la minoranza vincesse le elezioni. Ma appena il professore studia il modo politico di tenere insieme la federazione, cioè la struttura su cui dovrebbe poggiare il suo governo, allora tutto si spacca. Prodi a Palazzo Chigi e non rompa le scatole ai partiti." Clicca qui per il testo completo dell'articolo
.

La sinistra mummificata.
E' strano e piacevole come, dopo la morte di Arafat, il mondo intorno a noi stia cambiando ed e' strano e deprimente come a sinistra non cambi mai niente. Statici come le mummie.
Abu Mazen ha fatto il giro dei paesi arabi per ricucire  gli strappi fatti in passato dal suo defunto boss, e' andato in Kuwait, in Arabia Saudita, ha chiesto umilmente scusa per l'alleanza con Saddam Hussein e per il tradimento verso chi mandava bilioni di dollari sui conti del nefasto raiss. La televisione di stato palestinese ha dimmezzato i programmi di odio contro Israele e comunque fa meno pubblicita' alla  santita' del martirio cioe' al lavoro infame dei kamikaze. La conseguenza e' che in Israele si sta piu' tranquilli e la paura quotidiana resta, speriamo, un terribile ricordo. Non ci illudiamo che non ci saranno mai piu' attentati,  li subivamo prima del 2000, li subiremo ancora ma non saranno piu' dieci, quindici al giorno ed e' gia' una bella consolazione.  Tutto e' relativo.
Sharon sta portando a termine ogni sua promessa, e' riuscito a fare l'alleanza col Labor senza tuttavia dare alla sinistra i ministeri  piu' ambiti e inutilmente richiesti.
Entro il 2005 sara' effettuato il ritiro da Gaza e ci aspetteranno momenti molto dolorosi perche'  Il paradiso creato da generazioni di agricoltori ebrei verra' distrutto. Le serre che ricoprono le dune , le coltivazioni biologiche che riforniscono l'Europa e l'America di fiori e di verdure assolutamente kasher perche' senza vermi, 400 fattorie modello che davano lavoro a palestinesi e thailandesi , tutto verra' distrutto, spianato  e la sabbia che restera' verra' consegnata ad altri.  Buon pro' gli faccia e poi staremo a vedere di cosa saranno capaci visto che oltre le dune del paradiso creato dagli ebrei tutto il resto e'  desolazione e sporcizia.
Il 25 dicembre Abu Mazen potra' andare alla messa di mezzanotte a Betlemme per concessione del Governo israeliano  che ha tolto il veto non essendoci piu' la demoniaca presenza di Arafat e finalmente quella sedia non sara' piu' sinistramente vuota e ricoperta dal bieco simbolo della morte, la kafiah bianca e nera, inamidata a forma di Israele. Si, tutto lentamente e inevitabilmente  sta cambiando.
E' vero che l'Universita' islamica di Gaza presenta ancora le cartine della Palestina che comprendono tutto Israele.

E' anche vero che esiste ancora la propaganda araba che inneggia all'eliminazione di Israele ma nonostante tutto si respira un'aria diversa e piu' pulita in questa parte del Medio Oriente.
Stanno  arrivando i ministri europei a dichiararci timidamente la loro amicizia ed e' inevitabile non ricordare cosa accadeva prima quando chi andava a Ramallah doveva sorbirsi lacrime di coccodrillo e bacetti sul viso e sulle mani dati da labbrone rosse e bavose e ascoltava, tra una  pioggia di sputi,  parole sconnesse e false.  Chi veniva a Gerusalemme per ascoltare promesse di pace ripartiva speranzoso e immediatamente ecco il bum dei kamikaze  per far capire che il demonio sputacchiante, la' a Ramallah, non era d'accordo.
Dopo anni di gelo colla Francia  e innumerevoli offese rivolte a Israele, ecco le parole di distensione di Nikolas Sarkozy, leader dell'opposizione francese, che in pochi minuti pronuncia decine di volte la parola "ami" e, alla conferenza di Herzeliya, dice a Sharon: "Voglio dirvi quanto ammiri il vostro personale coraggio che da una grande speranza per la pace".
Un francese che dice queste cose a un israeliano? E non solo a un israeliano ma al Premier Sharon, odiato in Gallia come la peste.
Sembra passato un secolo da quando l'ambasciatore di Francia descriveva Israele come "quel piccolo paese di merda...", oggi si parla di amicizia. Lentamente dunque, inesorabilmente,  tutto sta cambiando solo l'odio della sinistra resta immutato, mummificato e antistorico oltre che disgustoso.
Basta entrare in Internet per leggere offese e infamie, basta aprire un qualsiasi quotidiano della sinistra italiana per trovarvi menzogne  e demonizzazioni, per essere informati che capetti comunisti  vanno ad abbracciare capi terroristi hezbollah.
I comunisti, orfani di Arafat, non riescono a rassegnarsi e si consolano della perdita con altri terroristi ugualmente feroci, ugualment
e demoniaci , ugualmente pregni di odio contro Israele e gli ebrei.
Sono antisionisti?  questa e' la loro scusa e la giustificazione per le infamie con cui  nel corso di 40 anni hanno ricoperto Israele,  e'  il paravento dietro il quale vilmente si nascondono. E' vero, sono antisionisti perche' rifiutano l'esistenza di Israele.
Sono antisemiti? questa e' la verita  perche' , odiando gli ebrei, non potrebbero mai accettare l'esistenza di uno Stato ebraico.
Per questo motivo fingono di non vedere e di non capire che la morte del loro idolo ha fatto crollare il tunnel dentro il quale ci dibattevamo e stiamo vedendo il cielo.
Il cielo si chiama Israele ed e' stellato e bello come questo Paese.
Se i palestinesi vorranno guardare il loro cielo sara' un bene per tutti, se vorranno continuare la loro opera distruttiva e restare nelle tenebre dell'odio  lo faranno da soli appoggiati  naturalmente dai loro fratelli della sinistra europea, gli stessi che, pericolosi per la loro incoscienza,  stanno ascoltando i turchi urlare :"domineremo l'Europa".
 
Deborah Fait - informazionecorretta

PAROLE
Secondo  Corriereonline, sono quindici le parole per rappresentare  significativamente il 2004. Queste: 
Bandana - Beslan - Carovita - Cina - Decapitazione - Declino - Digitale - Doping - Embrione - Lifting - Low cost - Reality - Suv - Tasse - Videofonino.

Siete d'accordo? Cosa eventualmente avreste tolto o aggiunto?

Time nomina Bush uomo dell'anno 2004
Il presidente americano George W. Bush è la persona dell'anno di «Time» per il 2004. Il vincitore delle elezioni del 2 novembre scorso si è aggiudicato la copertina di fine anno del settimanale Usa  per non «aver mai mollato, né le armi, né i principi».

VOCE D'ANGELO

La chiamavano "la Tebaldi" in opposizione a "la Callas" - una rivalità che ha contribuito a renderla celebre. L'arte di Maria Renata Tebaldi era così grande che non scomparirà con la sua morte.


Massima del giorno
Per amare la storia bisogna amare la verità più del sogno.
G.P.


MOLLICHINE
Arresti domiciliari per Pinochet,  89 anni. Così,  come Priebke,  non potrà più andare a fare jogging.

Israele si ritirerà dalle città palestinesi per 72 ore durante le elezioni. Pinocchio: altrettanto farà al Zarqawi in Iraq.

Problema: il governo presenta un maxiemendamento sulla finanziaria. Il testo contiene 593 commi. Se le "correzioni"  sono 593,  quant'era lungo,  il testo?

La Francia chiede conto alla Turchia del massacro degli armeni (1915). Preoccupazioni a Londra per Giovanna D'Arco (1431).


Abu Mazen: "basta con la lotta armata,  il ricorso alla violenza è stato un errore". Aumentato il premio della sua assicurazione sulla vita.

L'Esercito islamico del Jihad ha diffuso un video per ringraziare no global e pacifisti. Sinergie fra idealisti.

La possibile vendita di Fiat Auto agli americani è stata chiamata "put". Diminutivo di "puttanata"?

Il ministro Moratti: "Il presepe è il simbolo dell'amore". Sarà,  ma qualcuno pensava che l'amore precede la nascita.

83 liste alle elezioni irakene. In coda alla scheda,  l'indice dei nomi.

Hamas non festeggia il suo 17° anniversario "per paura che i nostri leader siano colpiti da Israele". Paura? I loro kamikaze non la conoscono e loro sì?

Mastella accusato di slealtà da una coalizione che aveva organizzato un agguato sleale. Ladro,  c'impedisci di rubare?

La Parmalat ha 20 miliardi di debiti. Corrispondenti a 38.725.400.000.000 lire. Ecco perché nessuno ha scoperto il buco in tempo: era troppo piccolo.

"Nuovo messaggio di Osama bin Laden",  ma ben pochi ricordano che cosa ha detto. Sic transit...

Tutti i gruppi armati palestinesi contro lo stop alla violenza proposto da Abu Mazen. Il sangue (altrui) non è acqua.


Mastella ha "ceduto" ed ha già ritirato le dimissioni. O ci si sbriga o gli altri potrebbero ripensarci.

La Consulta: "È incostituzionale il blocco del turnover". Non se ne può più,  di queste decisioni "a rate". È Berlusconi che è incostituzionale!

Il boss Mazzarella è stato arrestato ieri a EuroDisney.  Come dicono le anime belle,  i delinquenti in fondo sono solo bambini maleducati.


 Piazzale Loreto
Insomma, non volevamo parlare di quel premio che la Provincia di Milano ha voluto dare al  Leoncavallo (anzi, ipocritamente, "alle mamme del Leoncavallo")  e non ne parleremo,  ma non possiamo fare a meno di notare un fatterello, accaduto ieri a Milano  proprio durante la consegna del premio.
Dunque, succede che 
 Alleanza Nazionale decide di manifestare contro  e innalza, davanti al Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano,  un albero di Natale carico di doni -spranghe e molotov al posto delle solite palle colorate - in puro stile leoncavallino. Tra i premiati c'è anche il signor el purtava el scarp del tennis, Enzo Jannacci. 
Ritirato il  premio,   uscito dalla sala il noto
scarp del tennis  s'imbatte nella giornalista dell'Ansa e... apriti cielo:   «Mi ricordo ancora piazzale Loreto  e una donna che sparava alla testa di Mussolini appeso per i piedi. Spero di vederlo, anzi sono sicuro che lo vedrò ancora... altrimenti? Altrimenti lo faccio io».
Davvero semplice,  geniale e commovente,  la cerimonia.

(cp., 17-12-2004)


Ciampi, come previsto, rinvia alle Camere la legge sull'ordinamento giudiziario
Sono quattro i punti «palesemente anticostituzionali» nella riforma dell'ordinamento giudiziario rinviata alle Camere dal capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Il messaggio che spiega le motivazioni del rinvio è stato letto al Senato dal presidente Marcello Pera. Ciampi spiega che la legge si pone in contrasto con gli articoli della Costituzione sull'autonomia della magistratura in quattro punti precisi:
- il nuovo potere del ministro della Giustizia di comunicare alle Camere le linee della politica giudiziaria
- l'istituzione di un ufficio di monitoraggio sugli esiti dei procedimenti giudiziari
- la facoltà di impugnativa concessa al ministro della Giustizia sulle delibere del Consiglio superiore della magistratura (Csm) riguardanti gli incarichi dei magistrati
- il «sensibile ridimensionamento» del Csm nell'assegnazione, nel trasferimento e nella promozione dei magistrati.
Questo il commento di Silvio Berlusconi: «Risponderemo a Ciampi in tempi abbastanza brevi. Non credo siano questioni così difficili da risolvere. Il ministro competente prenderà in carico la questione. A febbraio la nuova legge sarà approvata. È comunque una buona riforma anche se è una riforma un po' all'acqua di rose. Non è la riforma che ci vorrebbe per il problema della giustizia in Italia che continua ad esistere. È il passo che siamo riusciti a fare».
Roberto Castelli, ministro di Grazia e Giustizia: «Sono soddisfatto dei rilievi fatti dal capo dello Stato, ringrazio Ciampi. L'impianto generale della legge è stato fatto all'interno della costituzione. Spero che il dato diventi incontrovertibile e che il tormentone subito per anni cessi». »


La situazione della Fiat è la peggiore dal 1945 a oggi.
Sul Financial Times si racconta di una compagnia in difficoltà che minaccia di ricorrere alle vie legali per farsi acquistare da un acquirente riluttante: c'è qualcosa di patetico, e di gratuito, in questa situazione. Soprattutto se la compagnia in difficoltà è la Fiat - il gruppo privato italiano con più dipendenti - e l'acquirente riluttante è la General Motors - che ha già abbastanza problemi di suo senza dover pensare al salvataggio del gruppo torinese. Ma c'è di peggio.  C'è chi scambia la  Fiat  per l'interso sistema Italia. Basta seguire le fatiche di Luca Cordero di Montezemolo, presidente sia di Fiat sia di Confindustria,  in un discorso pronunciato questa settimana, forse ricordando i bei tempi   dove gli utili Fiat andavano degli azionisti mentre le perdite se le accollava l'intero paese, "Luca Luca"  ha descritto la situazione dell'economia italiana come la peggiore dal 1945 a oggi.
Nel frattempo, tra i commentatori,  s'è sparsa la voce che il centro-sinistra, nelle angoscie per non essere ancora riuscito a darsi un nome decente,  sta valutando l'ipotesi di chiamarsi "Uniti nell'Ulivo e nella Confindustria"...
(cp. 16-12-2004)


MACHIAVELLI A NEW YORK
L'ultimo articolo di ieri di Nicholas D.Kristof, sul New York Times, è prezioso per quello che dice e perché dimostra che qualcuno è capace di dirlo. La sua tesi è che Putin sta guidando la Russia verso il fascismo. Secondo le sue parole: "Putin sta facendo uscire la Russia fuori da una dittatura di sinistra per portarla verso una dittatura di destra", come è avvenuto in Cina. "Mussolini, Franco, Pinochet, Park Chung Hee e Putin sono emersi in società che soffrivano d'un caos economico e politico. Tutti hanno rinforzato il potere in parte perché hanno ristabilito l'ordine ed hanno fatto viaggiare treni - o aerei - in orario. Ecco perché Putin ha ancora il 70% di consenso, in Russia. Con lui essa ha raggiunto quote di crescita che vanno dal 5 al 10%". Tutto questo non fa però dimenticare che rimane il sospetto del coinvolgimento della Russia nell'avvelenamento di Youshchenko, per non parlare della condotta delle operazioni in Cecenia, delle preoccupazioni dei paesi baltici e della brutalità con cui sono stati trattati i gruppi economici che, secondo le parole di Kristof, "non facevano un inchino abbastanza profondo a Putin".
Dopo tutte queste affermazioni, certo non leggere, e che non sappiamo in che misura condivisibili, Kristof dice qualcosa d'inatteso: "Tuttavia, una Russia fascista è una cosa molto migliore d'una Russia comunista". Putin bisogna tenerselo caro. Non solo una dittatura comunista porta il paese alla rovina economica, ma con un governo di destra autoritaria c'è modo di riconoscere che si hanno interessi comuni, per esempio nella lotta al terrorismo o nel cercare di contenere la proliferazione nucleare. E infine c'è la speranza che presto si ritorni alla democrazia. Secondo Kristof, non bisogna per questo chinare la schiena dinanzi a Putin, o dargliela vinta in Ucraina, Cecenia o dove che sia: ma non si può dimenticare la realtà.
La cosa interessante di questo articolo è una tesi che, condivisibile o no, costituisce però un ragionamento veramente politico. Essa può essere così riassunta: se si tratta del nostro paese, è giusto porsi problemi politici riguardanti la libertà di parola, la libertà di stampa, il livello di corruzione e insomma tutti i problemi morali che si vogliono. Ma se si tratta d'un altro paese, con cui bisogna avere relazioni, tutti questi problemi passano in secondo piano. In primo piano viene solo ciò che conviene al nostro paese. Se, per esempio, si corre il rischio d'essere attaccati e si ha la scelta tra favorire, presso un paese terzo, l'ascesa d'una dittatura che ci sarebbe alleata o l'avvento di una democrazia che ci sarebbe nemica, è ovvio che dovremmo favorire la dittatura.
È una banalità, ma nessuno osa dirla o scriverla. Per questo l'articolo di Kristof va salutato come una rondine. Ma è difficile farsi illusioni sulla primavera che dovrebbe seguirla.

Gianni Pardo, 16 dicembre 2004


MEMORIA
"Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare" Leonardo Sciascia
Il 12 dicembre 1969 a Milano nella sede della Nanca nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana alle 16,37 scoppia una bomba che causa la morte di 16 persone e il ferimento di altre 88. Nella stessa ora a Roma scoppiano altre bombe. Infine nella banca Commerciale di Milano viene trovata una borsa contenente una bomba che viene fatta esplodere eliminando una prova preziosa per le indagini.Immediatamente, a dimostrazione di un disegno già preordinato le indagini senza alcun indizio seguono la pista anarchica.
Tra i primi ad essere condotti alla questura di Milano, la sera stessa della strage di Piazza Fontana, c'è Giuseppe Pinelli, 41 anni, frenatore delle ferrovie, sposato e padre di due bambine. E' anarchico individualista fin da ragazzo, fa parte del circolo "Ponte della Ghisolfa" di piazzale Lugano, 31, ed è il  factotum  della "Croce Nera", un'organizzazione che si occupa dell'assistenza agli anarchici incarcerati. Era già stato sospettato di aver preso parte agli attentati del 25 aprile alla Fiera di Milano e all'ufficio Cambi della Stazione Centrale , nonché a quelli compiuti in agosto su alcuni convogli ferroviari. Gli agenti lo hanno fermato in via Scaldasole 5, dove ha sede una succursale del circolo "Ponte della Ghisolfa". Davanti ai funzionari dell'ufficio politico, Giuseppe Pinelli appare tranquillo. Nei tre giorni successivi ottiene di  parlare più volte per telefono con la moglie . Anche con lei si mostra calmo e fiducioso. La sera di lunedì 15, Pinelli viene sottoposto a un nuovo, stringente interrogatorio in una stanza al quarto piano della questura. Il riserbo che circonda l'inchiesta non consente di sapere che cosa esattamente sia emerso: ma è presumibile che nei confronti dell'indiziato siano state formulate gravi contestazioni. Sta di fatto che dieci minuti prima di mezzanotte, in una pausa dell'interrogatorio, il ferroviere raggiunge con un balzo la finestra socchiusa e si lancia nel vuoto. Muore poco dopo all'ospedale Fatebenefratelli.


MONATE & MENATE
Detto fuori dai denti, visto e rivisto - blog e dintorni -  nello scontro tra Ferrara e Tramonti l'altra sera
a Otto e Mezzo - riassumendo:  Tremonti invita Ferrara a smetterla con la “menata” di descriverlo come uomo del nord. Giulianone, inviperito,  lo invita a dire “menata” a sua sorella, a non usare parole del nord e parlare in italiano, Tremonti,  facendo  finta di non aver sentito,  continua tranquillo il suo discorso -   non è che Ferrara c'abbia fatto una gran figura. Anzi, non ricordo d'averlo visto così incattivito.
Che non ci sia del tenero tra i due è cosa arcinota,  ma Giulianone prima d'incazzarsi, a gratis,  meglio avrebbe fatto a consultare qualche buon  dizionario della lingua italiana, ad esempio   il  “Devoto” definisce