ARCHIVIO
DICEMBRE 2004
CELLULE STAMINALI
La notizia è che in Svizzera, secondo
quanto stabilito dai cittadini mediante uno dei loro numerosi
referendum, saranno permesse le ricerche sulle cellule staminali.
Non la clonazione, è vero, ma la clonazione in fondo importa
poco: importa che quella ricerca che la Svizzera autorizza in Italia
è stata resa impossibile da una legge draconiana.
Si deve essere lieti o amareggiati, da questa
decisione dei nostri vicini? Dipende dalle opinioni, è
ovvio, ma c'è una conclusione obbligata: è vano tentare
di fermare il cammino della scienza. Non ce l'ha fatta la religione
e si può star certi che non ce la farà qualche idealista,
quale che sia il suo colore, verde, rosso o nero. Inoltre, se il
progresso si riesce a fermarlo in un posto, si può star certi
che proseguirà altrove.
Questa ineluttabilità dipende da molte
cose. Sin dagli albori della specie, da quando cioè
si è alzato sulle zampe posteriori per usare strumenti con
le mani, l'uomo si è occupato di migliorare questi strumenti
e la loro efficacia. Lungo questo cammino si è passati dall'ascia
di pietra a quella d'acciaio e infine al laser. Infine, con la nascita
della scrittura, è avvenuto che il sapere conquistato non
sia stato più dimenticato e per i passi successivi non si sia
partiti da zero ma dalle conquiste precedenti. Questo ha finito con
l'agire da possente moltiplicatore.
L'uomo, tuttavia, è anche misoneista.
Giudica il nuovo allarmante e non difficilmente lo dichiara
empio già solo perché nuovo. Neanche gli dei del resto
amano le novità, dal momento che queste rischiano di abolirli.
Il progresso si sarebbe dunque potuto fermare, e non avrebbe forse
prodotto i risultati che abbiamo sotto gli occhi, se non fosse intervenuto
un fattore determinante: il vantaggio concreto. Il vantaggio ottenuto
è ciò che ha spinto a ricercare costanti migliorie e
nuove invenzioni. L'astronomia è una scienza interessante ma
di cui ben pochi, oggi, sentirebbero la mancanza, se fosse limitata
o abolita. Viceversa ci sarebbe quasi una rivoluzione se all‚umanità
si togliesse la luce elettrica. Anche chi è critico nei riguardi
della vita contemporanea, anche il più arrabbiato dei verdi non
vuole rinunciare alla luce elettrica. E tuttavia questa illuminazione
non è stata creata da qualche santone indiano, e neppure dall'apparizione
d'un angelo: è nata da una serie di scienziati ed inventori che
va da Alessandro Volta a quelli che hanno inventato le lampadine a basso
consumo.
Il progresso della scienza, in qualunque direzione
vada, offre vantaggi a qualcuno: per questo è inarrestabile.
Se sembra immorale, se va contro l'etica, si può tentare
di vietarlo (basti pensare alle incredibili difficoltà che
incontrò ai suoi albori la ginecologia): ma è come
volere tenere l'acqua in un canestro. Questo vale anche per la fecondazione
assistita: solo che stavolta la risposta alla legge italiana è
arrivata prima del previsto e da più vicino del previsto.
Se le esperienze sulle cellule staminali potessero
condurre a guarire l'umanità dal diabete, anche se la
Svizzera e l'intera Europa le vietassero per i prossimi vent‚anni,
in un paese o nell'altro gli scienziati continuerebbero la cercare.
Semplicemente perché, il giorno in cui ci riuscissero,
diventerebbero famosi. Il loro paese poi, fosse pure il Burkina Faso,
dovrebbe costruire nuovi aeroporti per accogliere i diabetici che
vanno lì a farsi guarire. Ciò è già avvenuto
con gli aborti, quando in Italia erano vietati e in Inghilterra no.
Bisogna rassegnarsi o gioirne, secondo le opinioni, ma il fatto rimane:
l'accoppiata scienza-interesse è imbattibile.
Gianni Pardo
LE CIFRE
Qualcuno ha detto che i danni della
recente catastrofe potrebbero ammontare a quattordici miliardi
di dollari. Se questa cifra fosse esatta, la somma 35 milioni
di dollari stanziata per gli aiuti dagli Stati Uniti, i più
generosi fino ad oggi, rappresenterebbe lo 0,25% del danno. Se poi,
con l'aiuto degli altri paesi, si quadruplicasse la somma offerta,
si arriverebbe ad un centesimo del danno. Ammesso che queste siano
le proporzioni della tragedia, che senso ha parlare di aiuti, collette
e forme varie di beneficenza? Per la ricostruzione, tutta l'umanità
dovrebbe pagare più di due dollari a testa. E non solo questo
è peggio che improbabile: c'è gente che non dispone neppure
di due dollari al giorno per sopravvivere. È dunque giusto fare
il possibile per aiutare le vittime della catastrofe, ma è stupido
farsi illusioni.
Gianni Pardo
EVOLUZIONE DELLA
SPECIE
CURIOSITA'
Cos'hanno in comune semi di carota,
carta di caramelle e letame? Hanno la stessa finalità
e sono raccolti in un museo. Il Los
Angeles Times racconta che lo sterco di elefante
non è stato un problema: è bastato aspettare che
in città arrivasse il circo. Per il cerume di mulo è
stato un po' più difficile, si è dovuti arrivare
fino in Messico. Sono due dei pezzi esposti al museo storico della
contraccezione. Nel suo quarantennale sforzo di documentare la
scienza (e la superstizione) della pianificazione familiare, Percy
Skuy ha collezionato testicoli di donnola, ragni pelosi, semi di
carota e ossa di gatto nero. Tutto ora è nelle mani dell'università
di Cleveland.
LA
SIGNORA MENTANA
Che grazia, che finezza
e che stile! In replica, ieri sera a "Markette"
su La7, grande spolvero per l'ex miss Italia Michela Rocco di Torrepadula,
oggi signora Mentana.
Intervistata da Piero
Chiambretti, che spettacolo vedere la signora
Mentana partire in quarta contro Rossella accusato di
essersi finto amico del marito mentre puntava a soffiargli
il posto: "Carlo Rossella? "Un grande professionista,
ma dal punto di vista umano non vale niente". Anzi: "Un amico
di merda"... "Ogni volta che incontravo Carlo gli dicevo: senti
ma tu non ti stai preparando ad arrivare al Tg5 al posto di Enrico?
E lui 'Io? Assolutamente no, non ci penso proprio. Sto talmente
bene a Panorama'. Si vede però che il panorama non era sufficiente
dalla sua finestra e si è trasferito al Palatino."..."Si,
fra sei mesi ci sono le regionali, tra un anno le politiche...
l'hanno fatto fuori come Santoro.. per fare markette pro Berlusconi"
Insomma, la serata
si stava avviando sulla solida strada del martirio...
ma, incredibile ma vero, a rompere le uova nel paniere
è arrivato Klaus Davi.
NOVELLA 2000
Quello che di seguito riproduciamo,
è il testo originale di alcuni degli SMS intercorsi
fra la Ventura e Gori, pubblicati in esclusiva dal settimanale
NOVELLA2000 :
23/09/2004 ore 19,53 (giovedi,
san Pio da Pietarlcina) " Ti amo"
25/09/2004 ore 00,38 (sabato,
sant' Aurelia vergine) "Andiamo a fare l'amore"
29/09/2004 ore 18,24 (mercoledì,
santissimi Michele, Gabriele, Raffaele) "T'amo da pazzi"
01/10/2004 ore 15,09 (venerdì,
santa Teresa, di Gesù Bambino) "Amore...te ne do quanto
ne vuoi...."
02/10/2004 ore 8,51 (sabato,
santi Angeli custodi) "Non so come è...Non si
è dormito niente e io mi sento benisismo...Sei la mia
energia la mia gioia....."
02/10/2004 ore 18,48 (venerdì,
santa Teresa, di Gesù Bambino) "Sorridi...io t' amo...."
10/10/2004 ore 00,21 (domenica,
san Daniele martire ) "Notte stellina gemella...A domani...."
16/10/2004 ore 3,31 (sabato,
sant' Edvige vedova) "E' stupefacente come io possa
amarti e desiderarti al tempo stesso....Però di più
amarti...Notte Simona, G. "
16/10/2004 ore 17,22 (sabato,
sant' Edvige vedova) "Si, sono alla Besana faccio il
giro..."
16/10/2004 ore 18,09 (sabato,
sant' Edvige vedova) "E tu sei capace di rimettermi in
vita...Con un bacio..."
17/10/2004 ore 12,07 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Buongiorno amore---Ero
a messa...."
17/10/2004 ore 12,56 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Intanto, se puoi, leggi
l'intervista di Rosanna sul sito. E' molto bella e può
dare spunti per oggi. E ricordati sempre che ti amo alla follia"
17/10/2004 ore 19,08 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Ho una cacchio di cena
con Chiambretti e il suo comitato scientifico...Dopo la
cena ? "
17/10/2004 ore 19,46 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Vorrei essere lì
ad accoglierti quando hai finito il tuo lavoro"
17/10/2004 ore 21,00 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Sono contento se ti diverti...anche
se mi piacerebbe farticompagnia...A Zaccaria cosa hai
risposto...."
17/10/2004 ore 21,21 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "E la nostra cena di mercoledì
? Se non ne hai più voglia magari chiamo Roberto e lo vedo
a pranzo uno di questi giorni prima che riparta...."
17/10/2004 ore 21,31 (domenica,
sant' Ignazio di Antiochia) "Mi chiami...."
IL
DOCUMENTO
PIO XII: «I piccoli
giudei, se battezzati, devono ricevere un’educazione
cristiana»
Dal Corriere della Sera, pubblichiamo
la traduzione dall’originale francese del documento,
datato 20 ottobre 1946, che fu trasmesso dal Sant’Uffizio
al nunzio apostolico Angelo Roncalli. L'originale si
trova presso gli Archivi della Chiesa di Francia.
"A proposito
dei bambini giudei che, durante l’occupazione tedesca,
sono stati affidati alle istituzioni e alle famiglie cattoliche
e che ora sono reclamati dalle istituzioni giudaiche
perché siano loro restituiti, la Congregazione del
Sant’Uffizio ha preso una decisione che si può riassumere
così:
1) Evitare, nella misura
del possibile di rispondere per iscritto alle autorità
giudaiche, ma farlo oralmente
2) Ogni volta che sarà
necessario rispondere, bisognerà dire che la Chiesa
deve fare le sue indagini per studiare ogni caso particolare
3) I bambini che sono
stati battezzati non potranno essere affidati a istituzioni
che non ne sappiano assicurare l’educazione cristiana
4) I bambini che non
hanno più i genitori e dei quali la Chiesa s’è
fatta carico, non è conveniente che siano abbandonati
dalla Chiesa stessa o affidati a persone che non hanno alcun diritto
su di loro, a meno che non siano in grado di disporre di sé.
Ciò evidentemente per i bambini che non fossero stati battezzati
5) Se i bambini sono
stati affidati (alla Chiesa) dai loro genitori e se
i genitori ora li reclamano, potranno essere restituiti, ammesso
che i bambini stessi non abbiano ricevuto il battesimo.
Si noti che questa decisione
della Congregazione del Sant’Uffizio è stata
approvata dal Santo Padre."
Islam, la
svolta olandese
Articolo di
Magdi Allam sulm Corriere della Sera del27 dicembre
2004: "Dopo aver subito lo choc dello sgozzamento
di Theo
van Gogh nel centro di Amsterdam lo scorso 2
novembre, gli olandesi hanno scoperto attoniti quattro sconcertanti
realtà: il giovane assassino Mohammed Bouyeri, colto
in flagrante, è un cittadino olandese, nato e cresciuto
in Olanda, di origine marocchina; il telefono, l’abitazione
e i movimenti di Bouyeri erano controllati dai servizi
segreti ma ciò non ha impedito che assassinasse
van Gogh; Bouyeri aderiva all’ideologia e al movimento del
Takfir wal Hijra , «Anatema e Esodo», che
legittima l’uccisione degli «infedeli» e degli apostati,
e che è riuscito a radicarsi in una rete di moschee
estremiste in Olanda; Bouyeri era al contempo membro di una
cellula di Al Qaeda, riuscita anch’essa a insediarsi in Olanda,
e l’attentato a van Gogh è stato coordinato con altre
cellule terroristiche islamiche presenti in Spagna e in Marocco.
Si comprende
così l’amara presa d’atto della crisi del multiculturalismo,
perché ha clamorosamente fallito l’obiettivo
dell’integrazione e si è addirittura rivelato un fertile
terreno di coltura per l’estremismo islamico; nonché
la consapevolezza della necessità primaria di riscattare
alla legalità le moschee colluse con il terrorismo islamico
favorendo l’affermazione di un islam e di imam, guide religiose,
rispettosi e compatibili con l’identità nazionale
olandese. Restano tuttavia aperti diversi quesiti di fondo
concernenti l’opera di prevenzione e lotta al terrorismo islamico:
è possibile definire per via legale il limite oltre
il quale la libertà di pensiero sfocia nell’apologia
del terrorismo? Come è possibile neutralizzare un sospetto
terrorista islamico che esalta la jihad , intesa come guerra
santa, e aspira al «martirio», senza che tuttavia
ci siano prove di un suo coinvolgimento in un piano concreto per
la realizzazione di un attentato? E più in generale, gli
strumenti che uno Stato democratico può dispiegare, ovvero
l’ordinamento giuridico e gli apparati di sicurezza, sono adeguati
a fronteggiare la specificità del terrorismo islamico che
ha proprio nel kamikaze suicida-omicida la sua arma vincente?"
...
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A Betlemme
tutto bene
Il volto
sorridente e disteso di Claudio Pagliara ci annuncia
che a Betlemme sta andando tutto bene, arrivano i turisti dopo
anni e alla Messa di mezzanotte sono presenti, dopo tre anni,
i rappresentanti dell'ANP guidati dal probabile successore di
Arafat, Abu Mazen. Pagliara ci dice anche che i soldati israeliani
hanno distribuito ai pellegrini cartoline in cui li ringraziano
di essere messaggeri di pace tra i due popoli. Sharon manda gli
auguri di Buon Natale ai cristiani di Israele e dei territori e
annuncia che il 2005 sara' l'anno di grandi opportunita' per
il negoziato e la pace.
Tutto bene dunque.
Grandi speranze
su cui si abbatte quotidianamente, tanto per non esaltarci
troppo, una doccia gelata quando Abu Mazen pretende
che Israele liberi tutti i terroristi, compreso il pluriergastolano
Barghouti; quando Mustafa' Barghouti, definito attivista per
i diritti umani, fa dichiarzioni demenziali e razziste contro
Israele; oppure quando ancora Abu Mazen
dichiara che lui non combattera' le organizzazioni del terrore
o quando Monsignor Sabbah (nella foto) lamenta che i cristiani se
ne vanno da Betlemme senza precisare che sono dieci anni che i poveretti
stanno scappando a gambe levate, esattamente dal giorno
in cui Israele ha consegnato la citta' ad Arafat.
Nonostante tutto, anche se da una
parte vi sono solo pretese e nessuna concessione, noi speriamo
nella ripresa dei negoziati.
Israele ha
vinto , Israele ha stravinto l'ennesima guerra. La
sesta? Si, la sesta e la piu' subdola e barbara perche' si e'
accanita contro ebrei senza armi, contro bambini innocenti, contro
i civili inermi, contro ragazzini che volevano andare a ballare
e a divertirsi.
E' stata la guerra piu'
spietata e snaturata perche' Israele , grazie alla
propaganda arabo-comunista, aveva contro l'opinione pubblica
mondiale, gli israeliani venivano ammazzati, smembrati e
contemporaneamente venivano condannati.
Peggio di cosi'!
Il danno e la beffa, la
morte e la demonizzazione.
Adesso resta la demonizzazione
di coloro che odiano Israele per mestiere o per piacere
ma almeno non si muore piu', se non altro si muore meno qui
che a Napoli.
Per Israele l'unica
possibilita' di vincere una guerra fuori dagli schemi
era colpire i capi delle organizzazioni terroristiche e mettere
agli arresti domiciliari il capo dei capi del terrore. Cosi'
facendo ha dato una grande lezione a un mondo pavido e
spaurito dal terrorismo islamico, un mondo vigliacco che pretendeva
che Israele non si difendesse.
Invece ci siamo protetti
e difesi con determinazione e coraggio.
La morte provvidenziale
di Arafat ha fatto il resto togliendo agli uomini bomba
l'appoggio incondizionato dell'Autorita' Palestinese
e oggi pare che il diabolico vecchio non sia quasi esistito e
che il Male sia sepolto con lui laggiu' a Ramallah.
I suoi ritratti vengono
sostituiti con i ritratti e le gigantografie di Abu
Mazen e di altri candidati alla presidenza, la sua tomba e'
deserta di palestinesi ma in compenso e' luogo di pellegrinaggio
di italiani non rassegnati alla morte del serial killer.
Una delegazione di rappresentanti
locali napoletani e campani si e' recata a rendere
omaggio al terrorista e questo fa riflettere perche'
non si capisce come delle persone normali abbiano la sfrontatezza
di spendere soldi pubblici per portare corone di fiori
su una tomba di Ramallah dove giace un fratello di Ben Laden,
un tifoso di Saddam Hussein, un assassino.
La notizia di agenzia e'
la seguente: "Dopo aver reso omaggio alla tomba di Arafat
con la deposizione di tre corone di fiori a nome del Comune
di Napoli, della Provincia di Napoli e della Regione Campania,
e dopo aver partecipato all'inaugurazione di una lapide alla
sua memoria nella citta' di Ramallah, da oggi la delegazione
napoletana in missione in Palestina e' impegnata a contribuire
a monitorare il processo elettorale."
A questo punto un qualsiasi cittadino
napoletano, oltre che vergognarsi e arrabbiarsi, si chiedera'
legittimamente come questi signori potranno contribuire
a monitorare alcunche' visto che sono del tutto incapaci di
arrestare la guerra di camorra scatenatasi nella loro citta'.
Con quale impudenza questa
gente spende soldi pubblici per onorare un mascalzone,
un corrotto, un criminale, quando a Napoli c'e' miseria morale
e materiale in abbondanza e si ammmazzano per le strade,
persino nel giorno di Natale?
Da Napoli a Bolzano,
al peggio non c'e' mai fine, per apprendere un'altra
sconvolgente notizia: la Giunta provinciale finanziera' con
62.000 Euro il Sudan e la Palestina. Pare che 38.000 euro di questi
soldi pubblici verranno spesi in Palestina e questo fa supporre
che, per la Provincia di Bolzano, i palestinesi, innondati da
miliardi per decenni, siano piu' meritevoli delle povere
popolazioni del Sudan dove si muore di fame, di sete, di epidemie,
di guerra, di bambini gonfi e disidratati, di persone terrorizzate,
di donne stuprate e sgozzate.
Ma perche' non la
smettono di mandare soldi a chi ne ha anche troppi
e li usa molto male?
Perche' prima , eventualmente,
non chiedono il conto per le centinaia di miliardi di
dollari dati negli anni passati ad Arafat? Cosa rende i palestinesi
cosi' meritevoli di avere tutto e tanto di piu' di popolazioni
che stanno infinitamente peggio?
Vediamo un po' di ampliare
questa carrellata di deprimenti notizie natalizie: ecco,
ecco c'e' l'Iran, come poteva mancare? che sta trasmettendo
una soap opera in cui si racconta la storia di israeliani
che rubano gli organi ai palestinesi.
Il serial viene trasmesso
sul canale iraniano Sahar 1 e si intitola "Gli occhi
blu di Zahra" , naturalmente occhi cerulei che una belva sionista
vuole rubare per darli al proprio figlio. Storia avvincente
che scatenera' ondate di odio.
Questa porcheria anrtisemita
e' gia' stata tradotta in arabo e verra' trasmessa in
tutto il Medio oriente.
Non c'e' che dire, una consolazione.....
E noi, qui, speriamo? Abbiamo
motivo di essere ottimisti dal momento che il
nazi islamismo sta scatenando le folle contro lo stato ebraico?
Eppure siamo qui, nel nostro
Paese, proprio perche' abbiamo sempre sperato, perche'
La Speranza e' il nostro Inno nazionale, perche' abbiamo
saputo combattere gli sciacalli e vincerli e perche' abbiamo
negli occhi e nel cuore l'amore per la nostra Terra.
Finche' ameremo la Terra
di Israele la Speranza non morira' mai.
Deborah Fait - informazionecorretta
LIBERTA' DI STAMPA:
CONFORMISMO E MORTI
DI FAME
"La
libertà di stampa è una libertà di un tipo
tutto particolare. Essa esiste solo se i giornali, gli organi
di informazione in generale, hanno il potere, la capacità
e la volontà di opporsi al potere. La libertà di stampa
è dunque un potere per contrapposizione, per contrasto:
se la stampa è compiacente, infatti, essa finisce molto
rapidamente per non contare più nulla, per non avere
più potere".
Paolo Mieli,
editoriale all'atto dell'assunzione della direzione
del "Corriere della Sera".
L'articolo di Mieli, un po' docente
e un po‚ cardinalizio, contiene solo un punto veramente
chiaro: la funzione d'una stampa libera, per lui, è
quella d'opporsi al potere. Sembra un principio nobile e
coraggioso ma non è. E non è neppure logico. Si
comprenderebbe infatti che si sia sempre contro il potere se il
potere fosse sempre negativo. Ma niente dimostra questa tesi. Solo
un anarchico scervellato potrebbe preconizzare un paese senza carabinieri,
senza giudici, senza scuole e senza tutto ciò che ci procuriamo
attraverso l'organizzazione statale. Dunque il potere non è
sempre negativo: è solo sempre imperfetto. E poiché
la perfezione non è di questo mondo, richiederla significa
non essere né filosofi né giornalisti.
È questione di graduazione.
Non baste citare gli errori e le magagne d'un governo,
per dichiararlo negativo. Errori e magagne ce ne sono
sempre, anche con Pericle o Augusto al vertice dello Stato.
Il problema è la valutazione d'un governo tenendo
conto del fatto che la politica è l'arte del possibile. Una
stampa veramente libera deve evitare un apprezzamento positivo
programmatico (caratteristico del giornale di regime) o un'aspra
e costante critica, che corrisponderebbe al fanatismo
d'un partito d'opposizione. Essa non ha il dovere d'essere contro
il potere: dev'essere in favore della verità e dell'interesse
della collettività. Se un governo azzecca cinque provvedimenti
utili, dovrebbe lodarlo per cinque volte di seguito. Così
come, se adottasse una serie di cinque provvedimenti nocivi, dovrebbe
criticarlo duramente tutte e cinque le volte. Apprezzamento e opposizione
costanti non sono caratteristiche della libera stampa, ma della
stampa non libera: o perché schiava del potere o perché
schiava di un'ideologia.
Per Mieli, "La libertà
di stampa è dunque un potere per contrapposizione,
per contrasto: se la stampa è compiacente, infatti,
essa finisce molto rapidamente per non contare più
nulla, per non avere più potere". Ma, un momento,
l'uomo dabbene non doveva essere contro il potere? E se quello
della stampa è potere?
La verità è
che Mieli, campione del cerchiobottismo oltre che inventore
della stessa parola, è un uomo col cuore che batte
a sinistra. Egli dunque ha voluto, assumendo la direzione del
Corriere, rassicurare il comitato di redazione e i lettori di
sinistra che il Corriere non sosterrà il governo neppure
se facesse qualcosa di positivo. Ma avrebbe dichiarato le stesse
cose, se al potere ci fosse il centro-sinistra?
Ovviamente, il grande Paolo
è libero di dire tutto questo. Tuttavia è
fastidioso che lo faccia con l'aria di compiere un superiore dovere,
in nome dei valori della libertà di stampa. "L'omaggio
che il vizio rende alla virtù", ha scritto La Rochefoucauld,
"è che il vizio cerca di passare per virtù":
ma a volte il travestimento è troppo trasparente.
In Italia l'intellighenzia
è prevalentemente di sinistra da decenni. Da noi
la preoccupazione d'obiettività, se mai un giornalista
l'avesse, dovrebbe essere quella di non scrivere in maniera
squilibrata a sinistra. Bisogna evitare d'essere pedissequamente
allineati sulle tesi dell'opposizione, per esempio sostenendo
che gli italiani stanno morendo di fame.
Mieli dovrebbe ricordare
che fare un giornale programmaticamente d'opposizione,
nel momento in cui c'è un governo di destra e gli
intellettuali sono prevalentemente di sinistra, non è
sintomo di coraggio: è sintomo di conformismo.
Gianni Pardo, 26-12.2004
LIBERTA' DI STAMPA.
LETTERA APERTA A PAOLO MIELI
Signor Direttore,
ho letto il suo editoriale
sul Corriere della Sera del 24 Dicembre sulla "liberta'
di stampa come potere di critica ai poteri". Condizioni
essenziali per lo sviluppo di una societa' democratica sono
l'informazione al pubblico dei fatti e la promozione di
una discussione collettiva sui fatti stessi. Purtroppo, premette,
"la liberta' di stampa non sembra godere oggi in Italia di
una buona salute". Sono d'accordo. Aggiungo che, secondo l'organizzazione
Reporter senza frontiere, l'Italia e' al 39° posto nella classifica
mondiale per la liberta' di stampa, dopo Trinidad e Tobago
(11°), Benin (27°), El Salvador (28°), Repubblica
Domenicana (31°), Costa Rica (35°), Bulgaria (36°), Capo
Verde (38°), la maggior parte dei quali considerati Paesi del
terzo Mondo e anche dopo la Slovacchia, che si colloca nel gruppo
delle prime in classifica, dopo la Lettonia (10°), l'Estonia
(11°), la Slovenia (15°), la Lituania (16°) e la Bosnia-Erzegovina
(21°). Il motivo e' molto semplice: non esiste un editore
puro, cioe' un imprenditore che faccia dell'informazione l'obiettivo
aziendale. Tutti i media sono controllati da questo o quel
gruppo industriale o finanziario, quindi la liberta' di stampa
gode, a mio parere, di pessima salute. Mi permetto, inoltre, di
farle notare che, proprio il giorno in cui veniva pubblicato il suo
editoriale, in prima pagina e' stato presentato un sondaggio sull'atteggiamento
degli italiani in merito all'ingresso della Turchia nell'Unione
europea. Il titolo evidenziava: "Un italiano su tre dice no alla
Turchia". Scorrendo la ricerca si scopre pero' che il 52% degli
italiani ne e' invece favorevole. Dunque, quale e' la notizia da
fornire in prima istanza ai suoi lettori, la prima o la seconda?
Cordialita' e auguri
di buone feste.
Primo Mastrantoni,
segretario Aduc
Massima del giorno
Lasciamo da parte
i sospetti. Abbiamo già abbastanza da fare con
le certezze.
G.P.
MOLLICHINE
Chiesto rinvio
per la legge antifumo. I gestori non hanno ancora
imparato a dire: "Scusi, le dispiace spegnere?"
Dopo quattro
mesi, liberati i due francesi "perché hanno dimostrato
di non essere spie". Doveva essere tutt'altro che chiaro.
Prodi accusa
i media di "amplificare le polemiche nella Gad". Poco
male. La gente neanche sa che cos'è.
Berlusconi: "Questa
riforma della giustizia non mi accontenta". I giudici
sono ancora a piede libero.
Legge Gasparri:
Carlo De Benedetti ("Repubblica") acquista Rete A.
C'è chi "chiagne e fotte".
Chiesta al Csm
un'indagine su Colombo e Boccassini. Chissà come
staranno tremando!
Chirac ha accettato
l'invito della Casa Bianca. Colazione a sacco.
Prodi rimane
leader. Ha detto: "Trovate un altro candidato e io
mi faccio da parte", ma ha farfugliato, come al solito,
e nessuno l'ha capito.
Giannipardo@libero.it
IL GIUDICE IMPARZIALE
Per tendenza,
gli uomini non sono razionali. Se esiste un'interferenza
emotiva - ed è raro che non esista - è come
se la vista s'annebbiasse. Tanto il tifoso che vede un fallo
da rigore, quanto il tifoso contrario che vede una spregevole
simulazione, sono in perfetta buona fede. Hanno visto
quello che desideravano vedere, cosa che già i romani esprimevano
con le parole "credunt quod cupiunt".
Tutti amano pensare
che il mondo sia come l'immaginano, che le cose siano
andate come ricordano. Purtroppo anche chi non la pensa
come loro ha la stessa certezza soggettiva (poco importa
quanto giustificata) e le posizioni divengono inconciliabili.
È questo che ha fatto nascere l'amministrazione della
giustizia: la paura della reazione dell'avversario unita
all'interesse dell'umanità di evitare la violenza intraspecifica.
L'iter mentale
che si è seguito è facilmente riconoscibile.
I litiganti si sono detti: noi vediamo questa vicenda
in maniera opposta perché siamo interessati:
raccontiamola ad un terzo estraneo che la vedrà in
maniera obiettiva e ci dirà come la pensa. Con una
sentenza. Ma già qui la lingua ha avvertito che la terzietà
non è garanzia assoluta di obiettività. "Sentenza"
viene da sentire, non da capire. Ci si è dunque subito
resi conto che si sfuggiva all'affettività degli interessati
per affidarsi all'intelligenza, alla cultura ma anche all'affettività
d'un terzo.
Ovviamente, lo
studio del diritto, monumentum aere perennius,
orienta le menti e fornisce chiari criteri di giudizio: ma
l'alea del processo rimane. Habent sua sidera lites,
dicevano i romani: i processi spesso dipendono dal caso
e dalla fortuna.
Lo stesso giudice
pensoso dovrebbe ricordare che, se pure non è
emotivamente implicato nella lite, non è per questo
privo della propria affettività e del proprio condizionamento.
Un avvocato raccontava che nella sua città i giudici,
essendo di sinistra, davano praticamente sempre ragione
agli inquilini. Salvo uno. Costui, avendo dovuto subire grandi
vessazioni da un suo proprio inquilino, appena possibile dava
sempre ragione ai padroni di casa.
Il giudice deve
fare il possibile per essere considerato imparziale
ma è bene che a questa imparzialità non creda
egli stesso. Diversamente avverrebbe ciò che
avviene in Italia, dove i giudici sono convinti d'essere
sovrumani ed infallibili, tanto da smettere d'essere autocritici
e da divenire intolleranti d'ogni rilievo.
La dignità
del giudice deriva non dalla sua funzione o dalle
leggi che ne difendono l'onorabilità ma dal prestigio
acquisito con la propria obiettività e saggezza.
Come avviene nei paesi anglosassoni. Finché invece, come
in Italia, i cittadini saranno convinti che i giudici hanno
le loro correnti ideologiche, fanno politica con le sentenze,
perseguono a volte un'astratta (e opinabile) giustizia piuttosto
che una piatta applicazione della legge, non c'è speranza
che siano rispettati. Quanti sono gli italiani sinceramente convinti
che l'Anm si occupi solo di trasferimenti e promozioni dei giudici?
Quanti reputano che la Corte Costituzionale non esprima spesso
I partiti di
sinistra, che così spesso beneficiano delle
simpatie dei magistrati, non sono in buona fede, quando
s'inchinano dinanzi alle loro decisioni e le proclamano
imparziali. Lo fanno perché sono loro favorevoli. Se fossero
sfavorevoli griderebbero al regime e alla lesione della libertà
democratica. E forse avrebbero anche ragione. Perché,
nel proprio cuore, malgrado tutte le genuflessioni pubbliche,
nessuno crede alla serena imparzialità dei giudici in
quanto categoria.
Certo, questa
imparzialità è ipotizzabile, ed anzi probabile,
nelle vicende che non hanno riflessi politici. Ma poiché,
secondo Aristotele, l'uomo è un "animale politico",
c‚è poca speranza che i cittadini concedano ai giudici la
richiesta qualifica di superuomini.
convinzioni
politiche o che il rinvio alle Camere d'una legge
da parte del Presidente della Repubblica sia sempre
e solo la conseguenza delle sue conclusioni giuridiche?
Gianni
Pardo, 24
dicembre 2004
IL PADRE DELLA
PATRIA
Sicuramente la visita del Ministro degli
Esteri italiano all'ANP era stata concordata, sicuramente
Gianfranco Fini e Abu Mazen si sono detti cose che a noi non
e' dato sapere e sicuramente e' stato rasserenante vedere
che chi viene in visita ufficiale in Israele va poi dal nemico
per parlare in modo normale di qualche tipo di accordo.
Dopo tanti anni di tensioni
tra Israele e l'Europa, tensioni provocate da un demente
terrorista, ecco che ogni giorno arriva qualcuno a trovarci
per parlare in modo serio di pace tra noi e i palestinesi.
Non piu' Chirac che nella
Citta' Vecchia di Gerusalemme urla ai soldati di Israele
che lo proteggono "andate via di qua". Non piu' ministri inglesi
che insultano il governo israeliano andando ad abbracciare
il mandante di efferati attentati mentre le strade di Israele
sono ancora rosse di sangue.
Tutto e' rientrato nella norma, se cosi'
si puo' chiamare: Israele deve trattare con un'entita' di
terroristi che dovrebbe diventare un popolo e uno stato su
territori storicamente ebraici.
E' una realta' dolorosa e
difficile ma e' una realta' dunque ben vengano le visite
di ministri degli esteri e capi di stato, ben venga un'atmosfera
meno pesante e ben venga il ministro degli esteri Fini rappresentate
di un governo apertamente amico di Israele, il primo in 60 anni
a non aver sostenuto il serial killer di nome Arafat.
Benissimo, siamo tutti contenti,
saremmo tutti contenti se l'onorevole Fini non fosse andato
a portare una corona di fiori sulla tomba del suddetto
serial killer. Saremmo tutti contenti se l'onorevole Fini non
avesse scritto sul libro delle condoglianze "In memoria del
Padre della Patria".
Ma che schifo!
Un Padre da ai
propri figli la vita, una casa, un padre fa studiare
i propri figli affinche' possano poi lavorare. Un padre fa
il padre non l'assassino!
Arafat ha tolto la vita ai
palestinesi, li ha fatti morire per 40 anni, li ha mandati
ad ammazzare persone innocenti a migliaia.
Arafat non ha permesso ai
palestinesi di avere delle case costringendoli a stare
nei campi profughi per poter avere sempre a disposizione
materiale umano pieno di odio.
Arafat ha chiuso scuole e
universita' facendole diventare covi di terroristi.
Arafat ha fatto educare all'odio
generazioni di bambini palestinesi.
Arafat ha sempre rifiutato
uno stato per i palestinesi e li ha portati dal terrorismo
alla guerra vera e propria.
Padre della patria?
Assassino della patria!
A parte il male fatto ai palestinesi
, a parte le migliaia di vittime israeliane vediamo di
ricordare all'onorevole Fini quello che Arafat ha fatto agli
italiani e agli europei:
Atene 1968: attacco a un aereo
israeliano. molti morti e feriti.
Zurigo 1970: esplode un aereo
della Swissair . 49 morti.
Monaco 1972: attentato alle
Olimpiadi. 11 atleti israeliani trucidati.
e poi Fiumicino , due volte,
con decine di morti e poi l'Achille lauro con Leon Klinghofer
assassinato e gettato in mare.
E gli assassini liberati e
fatti fuggire dal governo italiano. Fatti fuggire!
Ma continuiamo con i maggiori
attentati in Europa.
Anversa 1980:
due bombe contro un pullman di ragazzi ebrei che andavano
a un campeggio. Un bambino muore, 18 restano feriti.
Parigi 1980: una bomba contro
la sinagoga di Rue Copernic. 4 morti e 12 feriti.
Vienna 1981: attentato contro
la sinagoga. 2 morti e 19 feriti.
Anversa 1981: auto bomba contro
sinagoga. 3 morti e 80 feriti.
Berlino ovest 1981: bombe
contro un ristorante kasher . due morti e 25 feriti.
Parigi 1982: attentato contro
ristorante kasher. 6 morti e 21 feriti.
Roma 1982: attentato alla
sinagoga . Muore Stefano Tache' di due anni , 35 feriti
gravi.
Ecco, il ministro degli esteri Fini
e' andato a portare una corona di fiori al mostro ideatore
di tutti questi attentati e decine e decine di altri in Israele,
in Africa contro americani ed ebrei, in Libano contro americani.
Che schifo, onorevole Fini
e che smacco alle vittime italiane del killer palestinese.
Posso capire la ragion di
stato, posso capire la diplomazia ma quella corona e
quelle parole scritte sul librone delle condoglianze pesano
come macigni.
Perche' allora? Forse per
accattivarsi le simpatie della sinistra? Puo' darsi
ma a che prezzo. A prezzo della dignita' e della giustizia.
Forse era stato concordato
anche questo, anche quelle parole disgustose ma nel momento
in cui sono state lette alla televisione italiana e israeliana
molte persone avranno sentito una stretta al cuore e forse
anche un attacco di nausea.
Pesano meno perche' piu' disgustose
che importanti trattandosi di Nessuno, le parole pronunciate
dai rampolli di Craxi, quel Bobo e quella Stefania che, davanti
alla tomba del terrorista amico del padre hanno pianto
commossi. Papa' sara' contento, ragazzi. Il suo Garibaldi,
anzi il suo Mazzini, bagnato dalle lacrime dei suoi adorati
figli. Che Garibaldi e Mazzini si rivoltino nella tomba
e' secondario anche perche' si spera che non abbiano avuto modo,
dall'aldila', di sentire simili bestemmie e offese alla loro Memoria.
Fanno ridere infine le parole di Stefania "Al nostro ritorno
abbiamo due compiti che ci attendono: riconfermare lo spirito
di amicizia che ci unisce e confermare che l'eredita' di Arafat
è stata raccolta da una classe dirigente giusta».
Ma certo Stefania Craxi, certo
signora Nessuno, l'eredita' di Arafat e' stata raccolta,
eccome se e' stata raccolta.
Miliardi di dollari rubati
e divisi equamente tra la sua vedova, cosi' fine e signorile
(amica sua?), e le organizzazioni del terrore.
Deborah fait - informazionecorretta
Arafat socio di
un locale alla moda di New York
Anche Yasser Arafat faceva
affari a New York. Secondo quando riporta il quotidiano
New York Post il leader dell'Anp avrebbe investito 1,3 milioni
di dollari per rilevare una quota del Bowlmor Lanes, un bowling frequentato
da politici ed personaggi del mondo dello spettacolo, nel
cuore del Greenwich Village di New York.
PRODIANA
Riscriviamola questa storia. È il marzo del 1998.
A Palazzo Chigi siede Romano Prodi. A Collecchio di Parma
siede invece Calisto Tanzi. I due si conoscono da tempo. Hanno
in comune un'amicizia di vecchia data: Ciriaco De Mita, il leader
della sinistra dc, protettore politico d'entrambi. Ma i due si
incontravano anche nel ‘93 quando Prodi era presidente dell'Iri
e vendette la Cirio alla sconosciuta finanziaria Fisvi, il cui
20% è di Tanzi.
In quel marzo del '98. L'Unione
Europea sta per chiudere definitivamente il capitolo
degli aiuti di Stato, a via XX settembre c'è un altro
democristiano di sinistra, Michele Pinto, a «sorvegliare»
il ministero delle Politiche Agricole. Il governo decide di fare
presto e a tempo di record viene varato un provvedimento: «Disposizioni
in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento
strutturale delle imprese agricole», Il Sole 24 Ore, lo
chiama decreto tagliacosti. Non bisogna illudersi. Taglia i costi
per le aziende, ma aumenta quelli a carico delle casse dello Stato.
In altre parole, in barba a
quanto stabilito dall'Unione Europea (la cui commissione,
ironia della sorte, Prodi andrà a presiedere), si
tratta di un aiuto di stato bello e buono. Un regalino tout
court. Il governo dell'epoca, color Ulivo, disse che il provvedimento
serviva a ridare competitività alla filiera alimentare
attraverso una razionalizzazione della gestione aziendale.
Il presupposto era che i progetti fossero multiregionali,
dovevano interessare più aree del Paese.
Si tratta di una torta di 200
miliardi di vecchie lire. Vengono presentati 250 progetti,
62 superano l'esame, ma soltanto otto vengono ammessi al
finanziamento. I primi sei in classifica sono consorzi: Oliveti
d'Italia, Moc-Olimer, Consorzio interregionale produzioni agricole
biologiche, Conapi, Conav e Consorzio per la tutela del formaggio
Grana Padano. Ma a beccarsi la fetta più grossa sono il penultimo
e l'ultimo in classifica. Rispettivamente Parmalat spa e Citterio
spa. Solo gli ultimi due incassano l’80% del finanziamento disponibile.
Inutile dire che a Tanzi va la quota maggiore di fondi: ben 68
miliardi e 450 milioni.
Le proteste degli esclusi intasano
l’aria. La stampa non allineata con il Governo (ad
esempio IL TEMPO di Roma) ne parla.
Prodi va via, anzi viene mandato a casa,
e al ministero delle Politiche Agricole arriva un suo fedelissimo,
Paolo De Castro che poi diventerà presidente dell'istituto
di ricerca fondato dal professore bolognese, Nomisma, del
quale Tanzi diventerà socio (è a tutt'oggi ancora
nel board). De Castro non cede è ovviamente, conferma
la scelte fatte prima di lui.
Non ci stanno quelli del Tavernello,
i produttori del vino da tavola che fanno ricorso. Comincia
una lunga battaglia legale a colpi di carta bollata. Va
via anche De Castro e arriva un verde, Alfonso Pecoraro Scanio
al ministero. Tutti passano, ma non Tanzi. Che alla fine incassa
quei 68 miliardi. Amen. (24.12.2004)
Il bilancio del
Cavaliere.
Secondo il Guardian,
Silvio Berlusconi ha avuto proprio una buona annata.
Ha superato due crisi interne alla sua coalizione, il
suo governo ha battuto il record di longevità dai
tempi del dopoguerra e Mediaset ha strappato una fetta del mercato
televisivo a Rupert Murdoch. Inoltre il Cavaliere, uscito
indenne dal processo Sme, adesso ha meno rughe e più capelli.
BOICOTTAGGI NATALIZI
A Natale, si sa, si è tutti
più buoni. Da che mondo è mondo, Natale è
il tempo delle buoni azioni, della solidarietà, dell’aiuto.
Eppure un tempo fare i buoni a Natale era molto, molto
più facile. Oggi perfino quelle azioni che non avresti
mai pensato di mettere in dubbio subiscono dure spallate, al punto
che ci si chiede davvero se mai potremo essere sicuri di qualcosa,
a questo mondo. Pensate all’Unicef.
Nome conosciutissimo, opera meritoria, unanime plauso per l’attività
di questo fondo delle Nazioni Unite per la tutela dell’infanzia
che ovunque genera rispetto e attenzione. Decine di personaggi
dello spettacolo, dello sport, della cultura, della società,
hanno accettato di essere “ambasciatori” Unicef, e alla TV ci chiedono
di aiutarli, anche con il semplice acquisto dei biglietti di auguri,
acquistabili anche on line sul sito internet dell’Unicef italiana.
Ma sembrerebbe che neppure
l’Unicef ha il cuore immacolato. Purtroppo. Al punto
che il Cespas (Centro Europeo
di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo) ha formalmente
invitato tutti a boicottare il fondo Onu. Perché?
Perché da almeno dieci anni, sotto la direzione
di Carol Bellamy (voluta dal presidente Usa Clinton), l’Unicef
“ha tradito” la sua “vocazione originaria” al punto che la mortalità
infantile cresce in molti dei paesi poveri. In realtà sembra
che quello contro L'Unicef sia un vero e proprio boicottaggio
organizzato da una gran parte del mondo cattolico
che accusa l’agenzia Onu di essersi messa al servizio di una
lobby femminista che, invece di proteggere l’infanzia, promuove
nel mondo l’aborto e la contraccezione, puntando alla diminuzione
del ruolo della famiglia nella società. Cose note da tempo,
al punto che, e non certo per risparmiare, anche la Santa Sede ritirò,
nel lontano 1996, il proprio contributo all’Unicef.
Disobbedienze
Nel
pomeriggio del 21 dicembre, la Corte di Cassazione (IV
Penale) ha confermato le condanne nei confronti del Presidente
del Partito Radicale Sergio Stanzani, la tesoriera di Radicali
Italiani Rita Bernardini, e i militanti radicali e antiproibizionisti
Alessandro Caforio, Cristiana Pugliese, Anna Autorino, Mauro
Zanella, Pigi Camici, Antonio Borrelli, Clotilde Buonassisi e Veronica
Orofino.
Il procedimento penale ha avuto
inizio nel 1997 a seguito di tre azioni di disobbedienze
civili commesse dai radicali al fine di denunciare l'irragionevolezza
della legislazione proibizionista sulla droga.
Il giudice di secondo grado,
per tali azioni, aveva inflitto la pena di due mesi e 25
giorni sostituiti con una pena pecuniaria di circa 3500 euro
per Rita Bernardini e Anna Autorino; due mesi e 20 giorni sostituiti
con una pena pecuniaria di 3400 euro per Sergio Stanzani, Alessandro
Caforio, Cristiana Pugliese, Mauro Zanella, Pigi Camici, Antonio
Borrelli, Clotilde Buonassisi e Veronica Orofino. Oggi dunque la
conferma della Cassazione.
Dopo Pannella, Bernardini e
Della Vedova (già condannati definitivamente per
la disobbedienza civile a Porta Portese del 1995), si allungata
dunque la lista dei dirigenti e militanti radicali che non
potranno più candidarsi alle elezioni amministrative (Regionali,
provinciali e comunali): candidatura vietata, dunque, per tutti
i condannati. (dalla
Newsletter del Bulletin Antiproihibitionis)
AUGURI CON VIRUS
Si chiama Zafi-D, è un
worm individuato ieri dalle aziende di sicurezza Sophos
e F-Secure. Si nasconde in una finta e-mail di auguri ed
è particolarmente insidioso perché il testo del
messaggio può essere scritto in ben 15 lingue differenti,
aumentando di conseguenza il numero potenziale di persone ingannate
e infettate. A voi arriverà probabilmente con un messaggio
avente ad oggetto "Re: Buon Natale!" o "Re: Merry Christmas!".
In alcune versioni del worm è inclusa nel testo della mail
anche un'animazione che rappresenta due "smile", due faccine che
si scambiano effusioni. Un ulteriore incentivo al clic.
Se l'utente apre il file allegato
all'e-mail, riceve un messaggio d'errore. E' il segnale
dell'infezione. A quel punto il suo computer è aperto
all'attacco di qualche malintenzionato, e diventa automaticamente
veicolo di contagio.
Maurizio Costanzo
Shock: E' vero, lascio il talk-show della sera
Finalmente una buona notizia:
Maurizio Costanzo, dopo un quarto di secolo, lascia
il "Costanzo show": Purtroppo non è un addio definitivo.
Infatti Maurizio Costanzo imperverserà nei programmi
mattutini di Canale 5. "E' tutto vero anche se c'e' ancora
qualche punto da chiarire", conferma alle agenzie l'anchorman
e spiega la genesi della decisione: "quando l'azienda mi ha
chiesto un'ora in piu' di trasmissione per la fascia della mattina
ho lanciato una proposta alternativa, quella di lasciare la fascia
serale, prendere l'ora in piu' che mi era stata richiesta,
ma con la contropartita di 13 minuti al giorno di attualita' e costume
in diretta prima del TG5 delle ore 13".
Per intanto, se riuscite a trovarlo
visto che sembra scomparso dalle librerie, vi segnaliamo
un libro: "Maurizio
Costanzo Shock" di Riccardo Bocca, pubblicato
dalla Kaos Edizioni.
Dal risvolto di copertina:
<<Affari, potere, alcova: tutto quello che non
è mai stato raccontato sul telegiornalista più
famoso e potente d’Italia. L’arrampicata al successo...
appalti privati, e pubbliche virtù. La raffica
di matrimoni, e la dedizione al potere mediatico. Pronto per
tutte le stagioni: a sinistra della Destra, a destra della Sinistra...>>
(cp. 22.12..2004)
Opposizione
Il centrosinistra deve
incassare un nuovo fallimento: Romano Prodi non è
riuscito a convincere i suoi colleghi a presentare liste
comuni alle prossime elezioni regionali.
Secondo molti commentatori
è un segnale della debolezza dell'opposizione, che in
queste condizioni non ha speranze di battere Silvio Berlusconi.
Sandra Bonsanti, in un
articolo per Libertà e Giustizia, cerca di spiegarne
il perché. Tra l'altro, scrive: "Credo
di aver capito, dopo tanto arrovellarmi, che il problema che
dilania il centro sinistra, rischiando di regalare al
Cavaliere lunghi anni di felice appropriazione della cosa pubblica
per sé e per i suoi strettissimi famuli, sia il seguente:
Prodi va bene a tutto lo schieramento se si limita ad assumersi
la responsabilità di governare il disastro Italia nel momento
in cui la minoranza vincesse le elezioni. Ma appena il professore
studia il modo politico di tenere insieme la federazione, cioè
la struttura su cui dovrebbe poggiare il suo governo, allora tutto
si spacca. Prodi a Palazzo Chigi e non rompa le scatole ai partiti."
Clicca qui per il testo completo dell'articolo.
La sinistra mummificata.
E' strano e piacevole
come, dopo la morte di Arafat, il mondo intorno a noi
stia cambiando ed e' strano e deprimente come a sinistra
non cambi mai niente. Statici come le mummie.
Abu Mazen ha fatto il
giro dei paesi arabi per ricucire gli strappi fatti
in passato dal suo defunto boss, e' andato in Kuwait, in
Arabia Saudita, ha chiesto umilmente scusa per l'alleanza con
Saddam Hussein e per il tradimento verso chi mandava bilioni
di dollari sui conti del nefasto raiss. La televisione di stato
palestinese ha dimmezzato i programmi di odio contro Israele e
comunque fa meno pubblicita' alla santita' del martirio cioe'
al lavoro infame dei kamikaze. La conseguenza e' che in Israele
si sta piu' tranquilli e la paura quotidiana resta, speriamo,
un terribile ricordo. Non ci illudiamo che non ci saranno mai piu'
attentati, li subivamo prima del 2000, li subiremo ancora ma
non saranno piu' dieci, quindici al giorno ed e' gia' una bella
consolazione. Tutto e' relativo. Sharon sta portando a termine ogni sua promessa,
e' riuscito a fare l'alleanza col Labor senza tuttavia dare
alla sinistra i ministeri piu' ambiti e inutilmente richiesti.
Entro il 2005 sara'
effettuato il ritiro da Gaza e ci aspetteranno momenti
molto dolorosi perche' Il paradiso creato da generazioni
di agricoltori ebrei verra' distrutto. Le serre che
ricoprono le dune , le coltivazioni biologiche che riforniscono
l'Europa e l'America di fiori e di verdure assolutamente
kasher perche' senza vermi, 400 fattorie modello che davano lavoro
a palestinesi e thailandesi , tutto verra' distrutto, spianato
e la sabbia che restera' verra' consegnata ad altri. Buon
pro' gli faccia e poi staremo a vedere di cosa saranno capaci
visto che oltre le dune del paradiso creato dagli ebrei tutto il
resto e' desolazione e sporcizia.
Il 25 dicembre Abu Mazen
potra' andare alla messa di mezzanotte a Betlemme per
concessione del Governo israeliano che ha tolto il veto
non essendoci piu' la demoniaca presenza di Arafat e finalmente
quella sedia non sara' piu' sinistramente vuota e ricoperta
dal bieco simbolo della morte, la kafiah bianca e nera, inamidata
a forma di Israele. Si, tutto lentamente e inevitabilmente
sta cambiando.
E' vero che l'Universita'
islamica di Gaza presenta ancora le cartine della
Palestina che comprendono tutto Israele.
E' anche vero che esiste ancora la
propaganda araba che inneggia all'eliminazione di Israele
ma nonostante tutto si respira un'aria diversa e piu' pulita
in questa parte del Medio Oriente.
Stanno arrivando
i ministri europei a dichiararci timidamente la loro
amicizia ed e' inevitabile non ricordare cosa accadeva prima
quando chi andava a Ramallah doveva sorbirsi lacrime di
coccodrillo e bacetti sul viso e sulle mani dati da labbrone rosse
e bavose e ascoltava, tra una pioggia di sputi,
parole sconnesse e false. Chi veniva a Gerusalemme per ascoltare
promesse di pace ripartiva speranzoso e immediatamente ecco il bum
dei kamikaze per far capire che il demonio sputacchiante, la'
a Ramallah, non era d'accordo.
Dopo anni di gelo colla
Francia e innumerevoli offese rivolte a Israele,
ecco le parole di distensione di Nikolas Sarkozy, leader
dell'opposizione francese, che in pochi minuti pronuncia decine
di volte la parola "ami" e, alla conferenza di Herzeliya, dice
a Sharon: "Voglio dirvi quanto ammiri il vostro personale coraggio
che da una grande speranza per la pace".
Un francese che dice
queste cose a un israeliano? E non solo a un israeliano
ma al Premier Sharon, odiato in Gallia come la peste.
Sembra passato un secolo
da quando l'ambasciatore di Francia descriveva Israele
come "quel piccolo paese di merda...", oggi si parla di amicizia.
Lentamente dunque, inesorabilmente, tutto sta cambiando
solo l'odio della sinistra resta immutato, mummificato
e antistorico oltre che disgustoso.
Basta entrare in Internet
per leggere offese e infamie, basta aprire un qualsiasi
quotidiano della sinistra italiana per trovarvi menzogne
e demonizzazioni, per essere informati che capetti comunisti
vanno ad abbracciare capi terroristi hezbollah.
I comunisti, orfani
di Arafat, non riescono a rassegnarsi e si consolano
della perdita con altri terroristi ugualmente feroci,
ugualmente demoniaci , ugualmente pregni
di odio contro Israele e gli ebrei.
Sono antisionisti? questa
e' la loro scusa e la giustificazione per le infamie
con cui nel corso di 40 anni hanno ricoperto Israele,
e' il paravento dietro il quale vilmente si nascondono.
E' vero, sono antisionisti perche' rifiutano l'esistenza
di Israele.
Sono antisemiti? questa
e' la verita perche' , odiando gli ebrei, non potrebbero
mai accettare l'esistenza di uno Stato ebraico.
Per questo motivo fingono
di non vedere e di non capire che la morte del loro
idolo ha fatto crollare il tunnel dentro il quale ci dibattevamo
e stiamo vedendo il cielo.
Il cielo si chiama Israele
ed e' stellato e bello come questo Paese.
Se i palestinesi vorranno
guardare il loro cielo sara' un bene per tutti, se
vorranno continuare la loro opera distruttiva e restare
nelle tenebre dell'odio lo faranno da soli appoggiati
naturalmente dai loro fratelli della sinistra europea, gli
stessi che, pericolosi per la loro incoscienza, stanno ascoltando
i turchi urlare :"domineremo l'Europa".
Deborah Fait - informazionecorretta
PAROLE
Secondo Corriereonline,
sono quindici le parole per rappresentare
significativamente il 2004. Queste:
Bandana - Beslan - Carovita
- Cina - Decapitazione - Declino - Digitale - Doping
- Embrione - Lifting - Low cost - Reality - Suv - Tasse -
Videofonino.
Siete d'accordo? Cosa eventualmente
avreste tolto o aggiunto?
Time nomina Bush
uomo dell'anno 2004
Il presidente americano
George W. Bush è la persona dell'anno di «Time»
per il 2004. Il vincitore delle elezioni del 2 novembre scorso
si è aggiudicato la copertina di fine anno del settimanale
Usa per non «aver mai mollato, né le armi,
né i principi».
VOCE D'ANGELO
La chiamavano "la
Tebaldi" in opposizione a "la Callas" - una rivalità
che ha contribuito a renderla celebre. L'arte di Maria Renata
Tebaldi era così grande che non scomparirà
con la sua morte.
Massima del giorno
Per amare la
storia bisogna amare la verità più del sogno.
G.P.
MOLLICHINE
Arresti domiciliari per Pinochet,
89 anni. Così, come Priebke, non potrà più
andare a fare jogging.
Israele si ritirerà
dalle città palestinesi per 72 ore durante le elezioni.
Pinocchio: altrettanto farà al Zarqawi in Iraq.
Problema: il governo presenta
un maxiemendamento sulla finanziaria. Il testo contiene
593 commi. Se le "correzioni" sono 593, quant'era
lungo, il testo?
La Francia chiede conto alla
Turchia del massacro degli armeni (1915). Preoccupazioni
a Londra per Giovanna D'Arco (1431).
Abu Mazen: "basta
con la lotta armata, il ricorso alla violenza è
stato un errore". Aumentato il premio della sua assicurazione
sulla vita.
L'Esercito islamico del Jihad
ha diffuso un video per ringraziare no global e pacifisti.
Sinergie fra idealisti.
La possibile vendita di Fiat
Auto agli americani è stata chiamata "put". Diminutivo
di "puttanata"?
Il ministro Moratti: "Il
presepe è il simbolo dell'amore". Sarà,
ma qualcuno pensava che l'amore precede la nascita.
83 liste alle elezioni irakene.
In coda alla scheda, l'indice dei nomi.
Hamas non festeggia il suo
17° anniversario "per paura che i nostri leader
siano colpiti da Israele". Paura? I loro kamikaze non la
conoscono e loro sì?
Mastella accusato di slealtà
da una coalizione che aveva organizzato un agguato sleale.
Ladro, c'impedisci di rubare?
La Parmalat ha 20 miliardi
di debiti. Corrispondenti a 38.725.400.000.000 lire.
Ecco perché nessuno ha scoperto il buco in tempo: era troppo
piccolo.
"Nuovo messaggio di Osama
bin Laden", ma ben pochi ricordano che cosa ha detto.
Sic transit...
Tutti i gruppi armati palestinesi
contro lo stop alla violenza proposto da Abu Mazen. Il
sangue (altrui) non è acqua.
Mastella ha
"ceduto" ed ha già ritirato le dimissioni. O ci
si sbriga o gli altri potrebbero ripensarci.
La Consulta: "È incostituzionale
il blocco del turnover". Non se ne può più,
di queste decisioni "a rate". È Berlusconi che
è incostituzionale!
Il boss Mazzarella è
stato arrestato ieri a EuroDisney. Come dicono le anime
belle, i delinquenti in fondo sono solo bambini maleducati.
Piazzale
Loreto
Insomma, non volevamo
parlare di quel premio che la Provincia di Milano ha
voluto dare al Leoncavallo (anzi, ipocritamente, "alle
mamme del Leoncavallo") e non ne parleremo, ma non possiamo
fare a meno di notare un fatterello, accaduto ieri a Milano
proprio durante la consegna del premio.
Dunque, succede che
Alleanza
Nazionale decide di manifestare contro e innalza, davanti
al Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano,
un albero di Natale carico di doni -spranghe e molotov al
posto delle solite palle colorate - in puro stile leoncavallino.
Tra i premiati c'è anche il signor el
purtava el scarp del tennis, Enzo Jannacci.
Ritirato il premio,
uscito dalla sala il noto scarp del
tennis s'imbatte nella giornalista dell'Ansa
e... apriti cielo: «Mi ricordo ancora
piazzale Loreto e una donna che sparava alla testa
di Mussolini appeso per i piedi. Spero di vederlo, anzi sono
sicuro che lo vedrò ancora... altrimenti? Altrimenti lo faccio
io».
Davvero semplice,
geniale e commovente, la cerimonia.
(cp., 17-12-2004)
Ciampi, come previsto,
rinvia alle Camere la legge sull'ordinamento giudiziario
Sono quattro i punti
«palesemente anticostituzionali» nella riforma
dell'ordinamento giudiziario rinviata alle Camere dal capo
dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Il messaggio che spiega
le motivazioni del rinvio è stato letto al Senato dal
presidente Marcello Pera. Ciampi spiega che la legge si pone
in contrasto con gli articoli della Costituzione sull'autonomia
della magistratura in quattro punti precisi:
- il nuovo potere
del ministro della Giustizia di comunicare alle Camere
le linee della politica giudiziaria
- l'istituzione di
un ufficio di monitoraggio sugli esiti dei procedimenti
giudiziari
- la facoltà
di impugnativa concessa al ministro della Giustizia
sulle delibere del Consiglio superiore della magistratura
(Csm) riguardanti gli incarichi dei magistrati
- il «sensibile
ridimensionamento» del Csm nell'assegnazione, nel trasferimento
e nella promozione dei magistrati.
Questo il commento
di Silvio Berlusconi: «Risponderemo a Ciampi
in tempi abbastanza brevi. Non credo siano questioni così
difficili da risolvere. Il ministro competente prenderà
in carico la questione. A febbraio la nuova legge sarà
approvata. È comunque una buona riforma anche se è
una riforma un po' all'acqua di rose. Non è la riforma
che ci vorrebbe per il problema della giustizia in Italia che
continua ad esistere. È il passo che siamo riusciti a
fare».
Roberto Castelli,
ministro di Grazia e Giustizia: «Sono
soddisfatto dei rilievi fatti dal capo dello Stato, ringrazio
Ciampi. L'impianto generale della legge è stato fatto
all'interno della costituzione. Spero che il dato diventi
incontrovertibile e che il tormentone subito per anni cessi».
»
La situazione della
Fiat è la peggiore dal 1945 a oggi.
Sul Financial
Times si racconta di una compagnia in difficoltà
che minaccia di ricorrere alle vie legali per farsi acquistare
da un acquirente riluttante: c'è qualcosa di
patetico, e di gratuito, in questa situazione. Soprattutto
se la compagnia in difficoltà è la Fiat - il
gruppo privato italiano con più dipendenti - e l'acquirente
riluttante è la General Motors - che ha già abbastanza
problemi di suo senza dover pensare al salvataggio del gruppo
torinese. Ma c'è di peggio. C'è chi scambia la
Fiat per l'interso sistema Italia. Basta seguire le fatiche
di Luca Cordero di Montezemolo, presidente sia di Fiat sia di
Confindustria, in un discorso pronunciato questa settimana,
forse ricordando i bei tempi dove gli utili Fiat andavano degli
azionisti mentre le perdite se le accollava l'intero paese, "Luca
Luca" ha descritto la situazione dell'economia italiana come
la peggiore dal 1945 a oggi.
Nel frattempo, tra
i commentatori, s'è sparsa la voce che il centro-sinistra,
nelle angoscie per non essere ancora riuscito a darsi
un nome decente, sta valutando l'ipotesi di chiamarsi "Uniti
nell'Ulivo e nella Confindustria"...
(cp. 16-12-2004)
MACHIAVELLI A NEW
YORK
L'ultimo articolo
di ieri di Nicholas D.Kristof, sul New York Times,
è prezioso per quello che dice e perché dimostra
che qualcuno è capace di dirlo. La sua tesi è che
Putin sta guidando la Russia verso il fascismo. Secondo le sue
parole: "Putin sta facendo uscire la Russia fuori da una dittatura
di sinistra per portarla verso una dittatura di destra",
come è avvenuto in Cina. "Mussolini, Franco, Pinochet,
Park Chung Hee e Putin sono emersi in società che soffrivano
d'un caos economico e politico. Tutti hanno rinforzato il
potere in parte perché hanno ristabilito l'ordine ed hanno
fatto viaggiare treni - o aerei - in orario. Ecco perché
Putin ha ancora il 70% di consenso, in Russia. Con lui essa
ha raggiunto quote di crescita che vanno dal 5 al 10%". Tutto
questo non fa però dimenticare che rimane il sospetto del
coinvolgimento della Russia nell'avvelenamento di Youshchenko,
per non parlare della condotta delle operazioni in Cecenia, delle
preoccupazioni dei paesi baltici e della brutalità con cui
sono stati trattati i gruppi economici che, secondo le parole
di Kristof, "non facevano un inchino abbastanza profondo a Putin".
Dopo tutte queste affermazioni,
certo non leggere, e che non sappiamo in che misura condivisibili,
Kristof dice qualcosa d'inatteso: "Tuttavia, una Russia
fascista è una cosa molto migliore d'una Russia comunista".
Putin bisogna tenerselo caro. Non solo una dittatura comunista
porta il paese alla rovina economica, ma con un governo di
destra autoritaria c'è modo di riconoscere che si hanno
interessi comuni, per esempio nella lotta al terrorismo o nel
cercare di contenere la proliferazione nucleare. E infine c'è
la speranza che presto si ritorni alla democrazia. Secondo Kristof,
non bisogna per questo chinare la schiena dinanzi a Putin, o dargliela
vinta in Ucraina, Cecenia o dove che sia: ma non si può dimenticare
la realtà.
La cosa interessante
di questo articolo è una tesi che, condivisibile
o no, costituisce però un ragionamento veramente
politico. Essa può essere così riassunta: se si
tratta del nostro paese, è giusto porsi problemi politici
riguardanti la libertà di parola, la libertà
di stampa, il livello di corruzione e insomma tutti i problemi
morali che si vogliono. Ma se si tratta d'un altro paese, con
cui bisogna avere relazioni, tutti questi problemi passano in
secondo piano. In primo piano viene solo ciò che conviene
al nostro paese. Se, per esempio, si corre il rischio d'essere
attaccati e si ha la scelta tra favorire, presso un paese terzo,
l'ascesa d'una dittatura che ci sarebbe alleata o l'avvento di
una democrazia che ci sarebbe nemica, è ovvio che dovremmo
favorire la dittatura.
È una banalità,
ma nessuno osa dirla o scriverla. Per questo l'articolo
di Kristof va salutato come una rondine. Ma è difficile
farsi illusioni sulla primavera che dovrebbe seguirla.
Gianni Pardo, 16
dicembre 2004
MEMORIA
"Il nostro è un paese senza memoria
e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare"
Leonardo Sciascia
Il 12 dicembre
1969 a Milano nella sede della Nanca nazionale dell'Agricoltura
in piazza Fontana alle 16,37 scoppia una bomba che
causa la morte di 16 persone e il ferimento di altre 88. Nella
stessa ora a Roma scoppiano altre bombe. Infine nella banca
Commerciale di Milano viene trovata una borsa contenente una
bomba che viene fatta esplodere eliminando una prova preziosa per
le indagini.Immediatamente, a dimostrazione di un disegno già
preordinato le indagini senza alcun indizio seguono la pista anarchica.
Tra i primi ad
essere condotti alla questura di Milano, la sera stessa
della strage di Piazza Fontana, c'è Giuseppe Pinelli,
41 anni, frenatore delle ferrovie, sposato e padre di due
bambine. E' anarchico individualista fin da ragazzo, fa parte del
circolo "Ponte della Ghisolfa"
di piazzale Lugano, 31, ed è il factotum
della "Croce Nera", un'organizzazione che si occupa dell'assistenza
agli anarchici incarcerati. Era già stato sospettato di
aver preso parte agli attentati del 25 aprile alla Fiera
di Milano e all'ufficio Cambi della Stazione Centrale , nonché
a quelli compiuti in agosto su alcuni convogli ferroviari. Gli agenti
lo hanno fermato in via Scaldasole 5, dove ha sede una succursale
del circolo "Ponte della Ghisolfa". Davanti ai funzionari dell'ufficio
politico, Giuseppe Pinelli appare tranquillo. Nei tre giorni successivi
ottiene di parlare più volte per telefono con la moglie
. Anche con lei si mostra calmo e fiducioso. La sera di lunedì
15, Pinelli viene sottoposto a un nuovo, stringente interrogatorio
in una stanza al quarto piano della questura. Il riserbo che circonda
l'inchiesta non consente di sapere che cosa esattamente sia emerso:
ma è presumibile che nei confronti dell'indiziato siano state
formulate gravi contestazioni. Sta di fatto che dieci minuti prima
di mezzanotte, in una pausa dell'interrogatorio, il ferroviere
raggiunge con un balzo la finestra socchiusa e si lancia nel vuoto.
Muore poco dopo all'ospedale Fatebenefratelli.
MONATE & MENATE
Detto fuori dai
denti, visto e rivisto - blog e dintorni - nello
scontro tra Ferrara e Tramonti l'altra sera a Otto e Mezzo - riassumendo:
Tremonti invita Ferrara a smetterla con la “menata” di descriverlo
come uomo del nord. Giulianone, inviperito,
lo invita a dire “menata” a sua sorella, a non usare parole
del nord e parlare in italiano, Tremonti, facendo
finta di non aver sentito, continua tranquillo il suo discorso
- non è che Ferrara c'abbia fatto una gran figura.
Anzi, non ricordo d'averlo visto così incattivito.
Che non ci sia
del tenero tra i due è cosa arcinota, ma Giulianone
prima d'incazzarsi, a gratis, meglio avrebbe fatto
a consultare qualche buon dizionario della lingua italiana,
ad esempio il “Devoto” definisce