ARCHIVIO DICEMBRE 2004

CELLULE STAMINALI
La notizia è che in Svizzera, secondo quanto stabilito dai cittadini mediante uno dei loro numerosi referendum, saranno permesse le ricerche sulle cellule staminali. Non la clonazione, è vero, ma la clonazione in fondo importa poco: importa che quella ricerca che la Svizzera autorizza in Italia è stata resa impossibile da una legge draconiana.
Si deve essere lieti o amareggiati, da questa decisione dei nostri vicini? Dipende dalle opinioni, è ovvio, ma c'è una conclusione obbligata: è vano tentare di fermare il cammino della scienza. Non ce l'ha fatta la religione e si può star certi che non ce la farà qualche idealista, quale che sia il suo colore, verde, rosso o nero. Inoltre, se il progresso si riesce a fermarlo in un posto, si può star certi che proseguirà altrove.
Questa ineluttabilità dipende da molte cose. Sin dagli albori della specie, da quando cioè si è alzato sulle zampe posteriori per usare strumenti con le mani, l'uomo si è occupato di migliorare questi strumenti e la loro efficacia. Lungo questo cammino si è passati dall'ascia di pietra a quella d'acciaio e infine al laser. Infine, con la nascita della scrittura, è avvenuto che il sapere conquistato non sia stato più dimenticato e per i passi successivi non si sia partiti da zero ma dalle conquiste precedenti. Questo ha finito con l'agire da possente moltiplicatore.
L'uomo, tuttavia, è anche misoneista. Giudica il nuovo allarmante e non difficilmente lo dichiara empio già solo perché nuovo. Neanche gli dei del resto amano le novità, dal momento che queste rischiano di abolirli. Il progresso si sarebbe dunque potuto fermare, e non avrebbe forse prodotto i risultati che abbiamo sotto gli occhi, se non fosse intervenuto un fattore determinante: il vantaggio concreto. Il vantaggio ottenuto è ciò che ha spinto a ricercare costanti migliorie e nuove invenzioni. L'astronomia è una scienza interessante ma di cui ben pochi, oggi, sentirebbero la mancanza, se fosse limitata o abolita. Viceversa ci sarebbe quasi una rivoluzione se all‚umanità si togliesse la luce elettrica. Anche chi è critico nei riguardi della vita contemporanea, anche il più arrabbiato dei verdi non vuole rinunciare alla luce elettrica. E tuttavia questa illuminazione non è stata creata da qualche santone indiano, e neppure dall'apparizione d'un angelo: è nata da una serie di scienziati ed inventori che va da Alessandro Volta a quelli che hanno inventato le lampadine a basso consumo.
Il progresso della scienza, in qualunque direzione vada, offre vantaggi a qualcuno: per questo è inarrestabile. Se sembra immorale, se va contro l'etica, si può tentare di vietarlo (basti pensare alle incredibili difficoltà che incontrò ai suoi albori la ginecologia): ma è come volere tenere l'acqua in un canestro. Questo vale anche per la fecondazione assistita: solo che stavolta la risposta alla legge italiana è arrivata prima del previsto e da più vicino del previsto.
Se le esperienze sulle cellule staminali potessero condurre a guarire l'umanità dal diabete, anche se la Svizzera e l'intera Europa le vietassero per i prossimi vent‚anni, in un paese o nell'altro gli scienziati continuerebbero la cercare. Semplicemente perché, il giorno in cui ci riuscissero, diventerebbero famosi. Il loro paese poi, fosse pure il Burkina Faso, dovrebbe costruire nuovi aeroporti per accogliere i diabetici che vanno lì a farsi guarire. Ciò è già avvenuto con gli aborti, quando in Italia erano vietati e in Inghilterra no. Bisogna rassegnarsi o gioirne, secondo le opinioni, ma il fatto rimane: l'accoppiata scienza-interesse è imbattibile.
Gianni Pardo


LE CIFRE
Qualcuno ha detto che i danni della recente catastrofe potrebbero ammontare a quattordici miliardi di dollari. Se questa cifra fosse esatta, la somma 35 milioni di dollari stanziata per gli aiuti dagli Stati Uniti, i più generosi fino ad oggi, rappresenterebbe lo 0,25% del danno. Se poi, con l'aiuto degli altri paesi, si quadruplicasse la somma offerta, si arriverebbe ad un centesimo del danno. Ammesso che queste siano le proporzioni della tragedia, che senso ha parlare di aiuti, collette e forme varie di beneficenza? Per la ricostruzione, tutta l'umanità dovrebbe pagare più di due dollari a testa. E non solo questo è peggio che improbabile: c'è gente che non dispone neppure di due dollari al giorno per sopravvivere. È dunque giusto fare il possibile per aiutare le vittime della catastrofe, ma è stupido farsi illusioni.
Gianni Pardo


EVOLUZIONE DELLA SPECIE








CURIOSITA'
Cos'hanno in comune semi di carota, carta di caramelle e letame? Hanno la stessa finalità e sono raccolti in un museo. Il Los Angeles Times  racconta che lo sterco di elefante non è stato un problema: è bastato aspettare che in città arrivasse il circo. Per il cerume di mulo è stato un po' più difficile, si è dovuti arrivare fino in Messico. Sono due dei pezzi esposti al museo storico della contraccezione. Nel suo quarantennale sforzo di documentare la scienza (e la superstizione) della pianificazione familiare, Percy Skuy ha collezionato testicoli di donnola, ragni pelosi, semi di carota e ossa di gatto nero. Tutto ora è nelle mani dell'università di Cleveland.


LA SIGNORA MENTANA
Che grazia, che finezza e che stile! In replica,  ieri sera a "Markette"  su La7, grande spolvero per l'ex miss Italia
Michela Rocco di Torrepadula, oggi signora Mentana.
Intervistata da Piero Chiambretti, che spettacolo vedere la  signora  Mentana  partire in quarta contro Rossella accusato di essersi finto amico del marito mentre puntava a soffiargli il posto:  "Carlo Rossella? "Un grande professionista, ma dal punto di vista umano non vale niente". Anzi: "Un amico di merda"... "Ogni volta che incontravo Carlo gli dicevo: senti ma tu non ti stai preparando ad arrivare al Tg5 al posto di Enrico? E lui 'Io? Assolutamente no, non ci penso proprio. Sto talmente bene a Panorama'. Si vede però che il panorama non era sufficiente dalla sua finestra e si è trasferito al Palatino."..."Si, fra sei mesi ci sono le regionali,  tra un anno le politiche...  l'hanno fatto fuori come Santoro.. per fare markette pro Berlusconi"
Insomma,  la serata si stava avviando sulla solida strada del martirio... ma, incredibile ma vero,  a rompere le uova nel paniere  è arrivato  Klaus Davi.


NOVELLA 2000
Quello che di seguito riproduciamo, è il testo originale di alcuni degli SMS intercorsi fra la Ventura e Gori, pubblicati in esclusiva dal settimanale NOVELLA2000 :
23/09/2004 ore 19,53 (giovedi, san Pio da Pietarlcina) " Ti amo"
25/09/2004 ore 00,38 (sabato, sant' Aurelia vergine) "Andiamo a fare l'amore"
29/09/2004 ore 18,24 (mercoledì, santissimi Michele, Gabriele, Raffaele) "T'amo da pazzi"
01/10/2004 ore 15,09 (venerdì, santa Teresa, di Gesù Bambino) "Amore...te ne do quanto ne vuoi...."
02/10/2004 ore 8,51 (sabato, santi Angeli custodi) "Non so come è...Non si è dormito niente e io mi sento benisismo...Sei la mia energia la mia gioia....."
02/10/2004 ore 18,48 (venerdì, santa Teresa, di Gesù Bambino) "Sorridi...io t' amo...."
10/10/2004 ore 00,21 (domenica, san Daniele martire ) "Notte stellina gemella...A domani...."
16/10/2004 ore 3,31 (sabato, sant' Edvige vedova) "E' stupefacente come io possa amarti e desiderarti al tempo stesso....Però di più amarti...Notte Simona, G. "
16/10/2004 ore 17,22 (sabato, sant' Edvige vedova) "Si, sono alla Besana faccio il giro..."
16/10/2004 ore 18,09 (sabato, sant' Edvige vedova) "E tu sei capace di rimettermi in vita...Con un bacio..."
17/10/2004 ore 12,07 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Buongiorno amore---Ero a messa...."
17/10/2004 ore 12,56 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Intanto, se puoi, leggi l'intervista di Rosanna sul sito. E' molto bella e può dare spunti per oggi. E ricordati sempre che ti amo alla follia"
17/10/2004 ore 19,08 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Ho una cacchio di cena con Chiambretti e il suo comitato scientifico...Dopo la cena ? "
17/10/2004 ore 19,46 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Vorrei essere lì ad accoglierti quando hai finito il tuo lavoro"
17/10/2004 ore 21,00 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Sono contento se ti diverti...anche se mi piacerebbe farticompagnia...A Zaccaria cosa hai risposto...."
17/10/2004 ore 21,21 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "E la nostra cena di mercoledì ? Se non ne hai più voglia magari chiamo Roberto e lo vedo a pranzo uno di questi giorni prima che riparta...."
17/10/2004 ore 21,31 (domenica, sant' Ignazio di Antiochia) "Mi chiami...."

IL DOCUMENTO  
PIO XII: «I piccoli giudei, se battezzati, devono ricevere un’educazione cristiana»
Dal Corriere della Sera, pubblichiamo la traduzione dall’originale francese del documento, datato 20 ottobre 1946, che fu trasmesso dal Sant’Uffizio al nunzio apostolico Angelo Roncalli. L'originale si trova presso gli Archivi della Chiesa di Francia.
"A proposito dei bambini giudei che, durante l’occupazione tedesca, sono stati affidati alle istituzioni e alle famiglie cattoliche e che ora sono reclamati dalle istituzioni giudaiche perché siano loro restituiti, la Congregazione del Sant’Uffizio ha preso una decisione che si può riassumere così:
1) Evitare, nella misura del possibile di rispondere per iscritto alle autorità giudaiche, ma farlo oralmente
2) Ogni volta che sarà necessario rispondere, bisognerà dire che la Chiesa deve fare le sue indagini per studiare ogni caso particolare
3) I bambini che sono stati battezzati non potranno essere affidati a istituzioni che non ne sappiano assicurare l’educazione cristiana
4) I bambini che non hanno più i genitori e dei quali la Chiesa s’è fatta carico, non è conveniente che siano abbandonati dalla Chiesa stessa o affidati a persone che non hanno alcun diritto su di loro, a meno che non siano in grado di disporre di sé. Ciò evidentemente per i bambini che non fossero stati battezzati
5) Se i bambini sono stati affidati (alla Chiesa) dai loro genitori e se i genitori ora li reclamano, potranno essere restituiti, ammesso che i bambini stessi non abbiano ricevuto il battesimo.
Si noti che questa decisione della Congregazione del Sant’Uffizio è stata approvata dal Santo Padre."

Islam, la svolta olandese  
Articolo di Magdi Allam sulm Corriere della Sera del27 dicembre 2004: "Dopo aver subito lo choc dello sgozzamento di Theo van Gogh nel centro di Amsterdam lo scorso 2 novembre, gli olandesi hanno scoperto attoniti quattro sconcertanti realtà: il giovane assassino Mohammed Bouyeri, colto in flagrante, è un cittadino olandese, nato e cresciuto in Olanda, di origine marocchina; il telefono, l’abitazione e i movimenti di Bouyeri erano controllati dai servizi segreti ma ciò non ha impedito che assassinasse van Gogh; Bouyeri aderiva all’ideologia e al movimento del Takfir wal Hijra , «Anatema e Esodo», che legittima l’uccisione degli «infedeli» e degli apostati, e che è riuscito a radicarsi in una rete di moschee estremiste in Olanda; Bouyeri era al contempo membro di una cellula di Al Qaeda, riuscita anch’essa a insediarsi in Olanda, e l’attentato a van Gogh è stato coordinato con altre cellule terroristiche islamiche presenti in Spagna e in Marocco.
Si comprende così l’amara presa d’atto della crisi del multiculturalismo, perché ha clamorosamente fallito l’obiettivo dell’integrazione e si è addirittura rivelato un fertile terreno di coltura per l’estremismo islamico; nonché la consapevolezza della necessità primaria di riscattare alla legalità le moschee colluse con il terrorismo islamico favorendo l’affermazione di un islam e di imam, guide religiose, rispettosi e compatibili con l’identità nazionale olandese. Restano tuttavia aperti diversi quesiti di fondo concernenti l’opera di prevenzione e lotta al terrorismo islamico: è possibile definire per via legale il limite oltre il quale la libertà di pensiero sfocia nell’apologia del terrorismo? Come è possibile neutralizzare un sospetto terrorista islamico che esalta la jihad , intesa come guerra santa, e aspira al «martirio», senza che tuttavia ci siano prove di un suo coinvolgimento in un piano concreto per la realizzazione di un attentato? E più in generale, gli strumenti che uno Stato democratico può dispiegare, ovvero l’ordinamento giuridico e gli apparati di sicurezza, sono adeguati a fronteggiare la specificità del terrorismo islamico che ha proprio nel kamikaze suicida-omicida la sua arma vincente?"
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A Betlemme tutto bene
Il volto sorridente e disteso di Claudio Pagliara ci annuncia che a Betlemme sta andando tutto bene, arrivano i turisti dopo anni e alla Messa di mezzanotte sono presenti, dopo tre anni, i rappresentanti dell'ANP guidati dal probabile successore di Arafat, Abu Mazen. Pagliara ci dice anche che i soldati israeliani hanno distribuito ai pellegrini cartoline in cui li ringraziano di essere messaggeri di pace tra i due popoli. Sharon manda gli auguri di Buon Natale ai cristiani di Israele e dei territori e annuncia che il 2005  sara' l'anno di grandi opportunita' per il negoziato e la pace.
Tutto bene dunque.

Grandi speranze su cui si abbatte quotidianamente, tanto per non esaltarci troppo,  una doccia gelata quando Abu Mazen pretende che Israele liberi tutti i terroristi, compreso il pluriergastolano Barghouti; quando Mustafa' Barghouti, definito attivista per i diritti umani, fa dichiarzioni demenziali e razziste contro Israele; oppure quando ancora  Abu Mazen dichiara che lui non combattera' le organizzazioni del terrore o quando Monsignor Sabbah (nella foto) lamenta che i cristiani se ne vanno da Betlemme senza precisare che sono dieci anni che i poveretti stanno scappando a gambe levate, esattamente  dal giorno in cui Israele ha consegnato la citta' ad Arafat.

Nonostante tutto, anche se da una parte vi sono solo pretese e nessuna concessione, noi speriamo nella ripresa dei negoziati.
Israele ha vinto , Israele ha stravinto l'ennesima guerra. La sesta? Si, la sesta e la piu' subdola e barbara perche' si e' accanita contro ebrei senza armi, contro bambini innocenti, contro i civili inermi, contro ragazzini che volevano andare a ballare e a divertirsi.
E' stata la guerra piu' spietata e snaturata perche' Israele , grazie alla propaganda arabo-comunista, aveva contro l'opinione pubblica mondiale, gli israeliani venivano ammazzati, smembrati e contemporaneamente venivano condannati.
Peggio  di cosi'!
Il danno e la beffa, la morte e la demonizzazione.  
Adesso resta la demonizzazione di coloro che odiano Israele per mestiere o per piacere ma almeno non si muore piu', se non altro si muore meno qui che a Napoli. 
Per Israele  l'unica possibilita' di vincere una guerra fuori dagli schemi era colpire i capi delle organizzazioni terroristiche e mettere agli arresti domiciliari il capo dei capi del terrore. Cosi' facendo ha dato una grande lezione a un  mondo pavido e spaurito dal terrorismo islamico, un mondo vigliacco che pretendeva che Israele non si difendesse.
Invece ci siamo protetti e difesi con determinazione e coraggio.
La morte provvidenziale di Arafat ha fatto il resto togliendo agli uomini bomba l'appoggio incondizionato dell'Autorita' Palestinese  e oggi pare che il diabolico  vecchio non sia quasi esistito e che  il Male sia sepolto con lui laggiu' a Ramallah.
I suoi ritratti vengono sostituiti con i ritratti e le gigantografie di Abu Mazen e di altri candidati alla presidenza, la sua tomba e' deserta di palestinesi ma in compenso e' luogo di pellegrinaggio di italiani non rassegnati alla morte del serial killer.
Una delegazione di rappresentanti locali napoletani e campani si e' recata a rendere omaggio al terrorista  e questo fa riflettere perche' non si capisce come delle persone normali abbiano la sfrontatezza di spendere soldi pubblici  per portare corone di fiori su una tomba di Ramallah dove giace un fratello di Ben Laden, un tifoso di Saddam Hussein, un assassino. 
La notizia di agenzia e' la seguente: "Dopo aver reso omaggio alla tomba di Arafat con la deposizione di tre corone di fiori a nome del Comune di Napoli, della Provincia di Napoli e della Regione Campania, e dopo aver partecipato all'inaugurazione di una lapide alla sua memoria nella citta' di Ramallah, da oggi la delegazione napoletana in missione in Palestina e' impegnata a contribuire a monitorare il processo elettorale."

A questo punto un qualsiasi  cittadino napoletano, oltre che vergognarsi e arrabbiarsi,  si chiedera' legittimamente come questi signori potranno contribuire a monitorare alcunche' visto che sono del tutto incapaci di arrestare la guerra di camorra scatenatasi nella loro citta'.
Con quale impudenza questa gente spende soldi pubblici per onorare un mascalzone, un corrotto, un criminale, quando a Napoli c'e' miseria morale e materiale in abbondanza e si ammmazzano per le strade,  persino nel giorno di Natale?
 Da Napoli a Bolzano, al peggio non c'e' mai fine,   per apprendere un'altra sconvolgente notizia: la Giunta provinciale finanziera' con 62.000 Euro il Sudan e la Palestina. Pare che 38.000 euro di questi soldi pubblici verranno spesi in Palestina e questo fa supporre che, per la Provincia di Bolzano, i palestinesi, innondati da miliardi per decenni, siano piu' meritevoli  delle povere popolazioni del Sudan dove si muore di fame, di sete, di epidemie, di guerra, di bambini gonfi e disidratati, di persone terrorizzate, di donne stuprate e sgozzate.
Ma  perche' non la smettono di mandare soldi a chi ne ha anche troppi e li usa molto male?
Perche' prima , eventualmente, non chiedono il conto per le centinaia di miliardi di dollari dati negli anni passati ad Arafat? Cosa rende i palestinesi cosi' meritevoli di avere tutto e tanto di piu' di popolazioni che stanno infinitamente peggio?
Vediamo un po' di ampliare questa carrellata di deprimenti notizie natalizie: ecco, ecco c'e' l'Iran, come poteva mancare? che sta trasmettendo una soap opera in cui si racconta la storia di israeliani che rubano gli organi ai palestinesi.
Il serial  viene trasmesso sul canale iraniano Sahar 1 e si intitola "Gli occhi blu di Zahra" , naturalmente occhi cerulei che una belva sionista vuole rubare per darli al proprio figlio. Storia avvincente che scatenera' ondate di odio.
Questa porcheria anrtisemita e' gia' stata tradotta in arabo e verra' trasmessa in tutto il Medio oriente.
Non c'e' che dire, una consolazione.....
E noi, qui, speriamo? Abbiamo motivo di essere ottimisti dal momento che  il nazi islamismo sta scatenando le folle contro lo stato ebraico?
Eppure siamo qui, nel nostro Paese, proprio perche' abbiamo sempre sperato, perche' La Speranza e' il nostro Inno nazionale, perche' abbiamo saputo combattere gli sciacalli e vincerli  e perche' abbiamo negli occhi e nel cuore l'amore per la nostra Terra.
Finche' ameremo la Terra di Israele  la Speranza non morira' mai.
 
Deborah Fait
- informazionecorretta


LIBERTA' DI STAMPA: CONFORMISMO E MORTI DI FAME
"La libertà di stampa è una libertà di un tipo tutto particolare. Essa esiste solo se i giornali, gli organi di informazione in generale, hanno il potere, la capacità e la volontà di opporsi al potere. La libertà di stampa è dunque un potere per contrapposizione, per contrasto: se la stampa è compiacente, infatti, essa finisce molto rapidamente per non contare più nulla, per non avere più potere".
Paolo Mieli, editoriale all'atto dell'assunzione della direzione del "Corriere della Sera".

L'articolo di Mieli, un po' docente e un po‚ cardinalizio, contiene solo un punto veramente chiaro: la funzione d'una stampa libera, per lui, è quella d'opporsi al potere. Sembra un principio nobile e coraggioso ma non è. E non è neppure logico. Si comprenderebbe infatti che si sia sempre contro il potere se il potere fosse sempre negativo. Ma niente dimostra questa tesi. Solo un anarchico scervellato potrebbe preconizzare un paese senza carabinieri, senza giudici, senza scuole e senza tutto ciò che ci procuriamo attraverso l'organizzazione statale. Dunque il potere non è sempre negativo: è solo sempre imperfetto. E poiché la perfezione non è di questo mondo, richiederla significa non essere né filosofi né giornalisti.
È questione di graduazione. Non baste citare gli errori e le magagne d'un governo, per dichiararlo negativo. Errori e magagne ce ne sono sempre, anche con Pericle o Augusto al vertice dello Stato. Il problema è la valutazione d'un governo tenendo conto del fatto che la politica è l'arte del possibile. Una stampa veramente libera deve evitare un apprezzamento positivo programmatico (caratteristico del giornale di regime) o un'aspra e costante critica, che corrisponderebbe al fanatismo  d'un partito d'opposizione. Essa non ha il dovere d'essere contro il potere: dev'essere in favore della verità e dell'interesse della collettività. Se un governo azzecca cinque provvedimenti utili, dovrebbe lodarlo per cinque volte di seguito. Così come, se adottasse una serie di cinque provvedimenti nocivi, dovrebbe criticarlo duramente tutte e cinque le volte. Apprezzamento e opposizione costanti non sono caratteristiche della libera stampa, ma della stampa non libera: o perché schiava del potere o perché schiava di un'ideologia.
Per Mieli, "La libertà di stampa è dunque un potere per contrapposizione, per contrasto: se la stampa è compiacente, infatti, essa finisce molto rapidamente per non contare più nulla, per non avere più potere". Ma, un momento, l'uomo dabbene non doveva essere contro il potere? E se quello della stampa è potere?
La verità è che Mieli, campione del cerchiobottismo oltre che inventore della stessa parola, è un uomo col cuore che batte a sinistra. Egli dunque ha voluto, assumendo la direzione del Corriere, rassicurare il comitato di redazione e i lettori di sinistra che il Corriere non sosterrà il governo neppure se facesse qualcosa di positivo. Ma avrebbe dichiarato le stesse cose, se al potere ci fosse il centro-sinistra?
Ovviamente, il grande Paolo è libero di dire tutto questo. Tuttavia è fastidioso che lo faccia con l'aria di compiere un superiore dovere, in nome dei valori della libertà di stampa. "L'omaggio che il vizio rende alla virtù", ha scritto La Rochefoucauld, "è che il vizio cerca di passare per virtù": ma a volte il travestimento è troppo trasparente.

In Italia l'intellighenzia è prevalentemente di sinistra da decenni. Da noi la preoccupazione d'obiettività, se mai un giornalista l'avesse, dovrebbe essere quella di non scrivere in maniera squilibrata a sinistra. Bisogna evitare d'essere pedissequamente allineati sulle tesi dell'opposizione, per esempio sostenendo che gli italiani stanno morendo di fame.
Mieli dovrebbe ricordare che fare un giornale programmaticamente d'opposizione, nel momento in cui c'è un governo di destra e gli intellettuali sono prevalentemente di sinistra, non è sintomo di coraggio: è sintomo di conformismo.
Gianni Pardo, 26-12.2004

LIBERTA' DI STAMPA. LETTERA APERTA A PAOLO MIELI
Signor Direttore,
ho letto il suo editoriale sul Corriere della Sera del 24 Dicembre sulla "liberta' di stampa come potere di critica ai poteri". Condizioni essenziali per lo sviluppo di una societa' democratica sono l'informazione al pubblico dei fatti e la promozione di una discussione collettiva sui fatti stessi. Purtroppo, premette, "la liberta' di stampa non sembra godere oggi in Italia di una buona salute". Sono d'accordo. Aggiungo che, secondo l'organizzazione Reporter senza frontiere, l'Italia e' al 39° posto nella classifica mondiale per la liberta' di stampa, dopo Trinidad e Tobago (11°), Benin (27°), El Salvador (28°), Repubblica Domenicana (31°), Costa Rica (35°), Bulgaria (36°), Capo Verde (38°), la maggior parte dei quali considerati Paesi del terzo Mondo e anche dopo la Slovacchia, che si colloca nel gruppo delle prime in classifica, dopo la Lettonia (10°), l'Estonia (11°), la Slovenia (15°), la Lituania (16°) e la Bosnia-Erzegovina (21°). Il motivo e' molto semplice: non esiste un editore puro, cioe' un imprenditore che faccia dell'informazione l'obiettivo aziendale. Tutti i media sono controllati da questo o quel gruppo industriale o finanziario, quindi la liberta' di stampa gode, a mio parere, di pessima salute. Mi permetto, inoltre, di farle notare che, proprio il giorno in cui veniva pubblicato il suo editoriale, in prima pagina e' stato presentato un sondaggio sull'atteggiamento degli italiani in merito all'ingresso della Turchia nell'Unione europea. Il titolo evidenziava: "Un italiano su tre dice no alla Turchia". Scorrendo la ricerca si scopre pero' che il 52% degli italiani ne e' invece favorevole. Dunque, quale e' la notizia da fornire in prima istanza ai suoi lettori, la prima o la seconda?
Cordialita' e auguri di buone feste.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Massima del giorno
Lasciamo da parte i sospetti. Abbiamo già abbastanza da fare con le certezze.
G.P.


MOLLICHINE
Chiesto rinvio per la legge antifumo. I gestori non hanno ancora imparato a dire: "Scusi,  le dispiace spegnere?"

Dopo quattro mesi, liberati i due francesi "perché hanno dimostrato di non essere spie". Doveva essere tutt'altro che chiaro.

Prodi accusa i media di "amplificare le polemiche nella Gad". Poco male. La gente neanche sa che cos'è.

Berlusconi: "Questa riforma della giustizia non mi accontenta". I giudici sono ancora a piede libero.

Legge Gasparri: Carlo De Benedetti ("Repubblica") acquista Rete A. C'è chi "chiagne e fotte".

Chiesta al Csm un'indagine su Colombo e Boccassini. Chissà come staranno tremando!

Chirac ha accettato l'invito della Casa Bianca. Colazione a sacco.

Prodi rimane leader. Ha detto: "Trovate un altro candidato e io mi faccio da parte", ma ha farfugliato, come al solito, e nessuno l'ha capito.

Giannipardo@libero.it


IL GIUDICE IMPARZIALE
Per tendenza, gli uomini non sono razionali. Se esiste un'interferenza emotiva - ed è raro che non esista - è come se la vista s'annebbiasse. Tanto il tifoso che vede un fallo da rigore, quanto il tifoso contrario che vede una spregevole simulazione, sono in perfetta buona fede. Hanno visto quello che desideravano vedere, cosa che già i romani esprimevano con le parole "credunt quod cupiunt".
Tutti amano pensare che il mondo sia come l'immaginano, che le cose siano andate come ricordano. Purtroppo anche chi non la pensa come loro ha la stessa certezza soggettiva (poco importa quanto giustificata) e le posizioni divengono inconciliabili. È questo che ha fatto nascere l'amministrazione della giustizia: la paura della reazione dell'avversario unita all'interesse dell'umanità di evitare la violenza intraspecifica.
L'iter mentale che si è seguito è facilmente riconoscibile. I litiganti si sono detti: noi vediamo questa vicenda in maniera opposta perché siamo interessati: raccontiamola ad un terzo estraneo che la vedrà in maniera obiettiva e ci dirà come la pensa. Con una sentenza. Ma già qui la lingua ha avvertito che la terzietà non è garanzia assoluta di obiettività. "Sentenza" viene da sentire, non da capire. Ci si è dunque subito resi conto che si sfuggiva all'affettività degli interessati per affidarsi all'intelligenza, alla cultura ma anche all'affettività d'un terzo.
Ovviamente, lo studio del diritto, monumentum aere perennius, orienta le menti e fornisce chiari criteri di giudizio: ma l'alea del processo rimane. Habent sua sidera lites, dicevano i romani: i processi spesso dipendono dal caso e dalla fortuna.
Lo stesso giudice pensoso dovrebbe ricordare che, se pure non è emotivamente implicato nella lite, non è per questo privo della propria affettività e del proprio condizionamento. Un avvocato raccontava che nella sua città i giudici, essendo di sinistra, davano praticamente sempre ragione agli inquilini. Salvo uno. Costui, avendo dovuto subire grandi vessazioni da un suo proprio inquilino, appena possibile dava sempre ragione ai padroni di casa.
Il giudice deve fare il possibile per essere considerato imparziale ma è bene che a questa imparzialità non creda egli stesso. Diversamente avverrebbe ciò che avviene in Italia, dove i giudici sono convinti d'essere sovrumani ed infallibili, tanto da smettere d'essere autocritici e da divenire intolleranti d'ogni rilievo.
La dignità del giudice deriva non dalla sua funzione o dalle leggi che ne difendono l'onorabilità ma dal prestigio acquisito con la propria obiettività e saggezza. Come avviene nei paesi anglosassoni. Finché invece, come in Italia, i cittadini saranno convinti che i giudici hanno le loro correnti ideologiche, fanno politica con le sentenze, perseguono a volte un'astratta (e opinabile) giustizia piuttosto che una piatta applicazione della legge, non c'è speranza che siano rispettati. Quanti sono gli italiani sinceramente convinti che l'Anm si occupi solo di trasferimenti e promozioni dei giudici? Quanti reputano che la Corte Costituzionale non esprima spesso
I partiti di sinistra, che così spesso beneficiano delle simpatie dei magistrati, non sono in buona fede, quando s'inchinano dinanzi alle loro decisioni e le proclamano imparziali. Lo fanno perché sono loro favorevoli. Se fossero sfavorevoli griderebbero al regime e alla lesione della libertà democratica. E forse avrebbero anche ragione. Perché, nel proprio cuore, malgrado tutte le genuflessioni pubbliche, nessuno crede alla serena imparzialità dei giudici in quanto categoria.
Certo, questa imparzialità è ipotizzabile, ed anzi probabile, nelle vicende che non hanno riflessi politici. Ma poiché, secondo Aristotele, l'uomo è un "animale politico", c‚è poca speranza che i cittadini concedano ai giudici la richiesta qualifica di superuomini.
convinzioni politiche o che il rinvio alle Camere d'una legge da parte del Presidente della Repubblica sia sempre e solo la conseguenza delle sue conclusioni giuridiche?
Gianni Pardo
, 24 dicembre 2004

IL PADRE DELLA PATRIA
  Sicuramente la visita del Ministro degli Esteri italiano all'ANP era stata concordata, sicuramente Gianfranco  Fini e Abu Mazen si sono detti cose che a noi non e' dato sapere e sicuramente e' stato rasserenante vedere che chi viene in visita ufficiale in Israele va poi dal nemico per parlare in modo normale di qualche tipo di accordo.
Dopo tanti anni di tensioni tra Israele e l'Europa, tensioni provocate da un demente terrorista, ecco che ogni giorno arriva qualcuno a trovarci per parlare in modo serio di pace tra noi e i palestinesi. 
Non piu' Chirac che nella Citta' Vecchia di Gerusalemme urla ai soldati di Israele che lo proteggono "andate via di qua". Non piu' ministri inglesi che insultano il governo israeliano andando ad abbracciare il mandante di efferati attentati mentre le strade di Israele sono ancora rosse di sangue.

Tutto e' rientrato nella norma, se cosi' si puo' chiamare: Israele deve trattare con un'entita' di terroristi che dovrebbe diventare un popolo e uno stato su territori storicamente ebraici.
E' una realta' dolorosa e difficile ma e' una realta' dunque ben vengano le visite di ministri degli esteri e capi di stato, ben venga un'atmosfera meno pesante e ben venga il ministro degli esteri Fini rappresentate di un governo apertamente amico di Israele, il primo in 60 anni a non aver sostenuto il serial killer di nome Arafat.
Benissimo, siamo tutti contenti,  saremmo tutti contenti se l'onorevole Fini non fosse andato a portare una corona di fiori sulla tomba del suddetto serial killer. Saremmo tutti contenti se l'onorevole Fini non avesse scritto sul libro delle condoglianze "In memoria del Padre della Patria".
Ma che schifo!

Un Padre da ai propri figli la vita, una casa, un padre fa studiare i propri figli affinche' possano poi lavorare. Un padre fa il padre non l'assassino!
Arafat ha tolto la vita ai palestinesi, li ha fatti morire per 40 anni, li ha mandati ad ammazzare persone innocenti a migliaia.
Arafat non ha permesso ai palestinesi di avere delle case costringendoli a stare nei campi profughi  per poter avere sempre a disposizione materiale umano pieno di odio.
Arafat ha chiuso scuole e universita' facendole diventare covi di terroristi.
Arafat ha fatto educare all'odio generazioni di bambini palestinesi.
Arafat ha sempre rifiutato uno stato per i palestinesi e li ha portati dal terrorismo alla guerra vera e propria. 
Padre della patria?
Assassino della patria!
A parte il male fatto ai palestinesi , a parte le migliaia di vittime israeliane vediamo di ricordare all'onorevole Fini quello che Arafat ha fatto agli italiani e agli europei:
Atene 1968: attacco a un aereo israeliano. molti morti e feriti.
Zurigo 1970: esplode un aereo della Swissair . 49 morti.
Monaco 1972: attentato alle Olimpiadi. 11 atleti israeliani trucidati.
e poi Fiumicino , due volte, con decine di morti e poi l'Achille lauro con Leon Klinghofer assassinato e gettato in mare.
E gli assassini liberati e fatti fuggire dal governo italiano. Fatti fuggire!
Ma continuiamo con i maggiori attentati in Europa. 
 

Anversa 1980: due bombe contro un pullman di ragazzi ebrei che andavano a un campeggio. Un bambino muore, 18 restano feriti.
Parigi 1980: una bomba contro la sinagoga di Rue Copernic. 4 morti  e 12 feriti.
Vienna 1981: attentato contro la sinagoga. 2 morti e 19 feriti.
Anversa 1981: auto bomba contro sinagoga. 3 morti e 80 feriti.
Berlino ovest 1981: bombe contro un ristorante kasher . due morti e 25 feriti.
Parigi 1982: attentato contro ristorante kasher. 6 morti e 21 feriti.
Roma 1982: attentato alla sinagoga . Muore Stefano Tache' di due anni , 35 feriti gravi.
 

Ecco, il ministro degli esteri Fini e' andato a portare una corona di fiori al mostro ideatore di tutti questi attentati e decine e decine di altri in Israele, in Africa contro americani ed ebrei, in Libano contro americani.
Che schifo, onorevole Fini e che smacco alle vittime italiane del killer palestinese.
Posso capire la ragion di stato, posso capire la diplomazia ma quella corona e quelle parole scritte sul librone delle condoglianze pesano come macigni.
Perche' allora? Forse per accattivarsi le simpatie della sinistra? Puo' darsi ma a che prezzo. A prezzo della dignita'  e della giustizia.
Forse era stato concordato anche questo, anche quelle parole disgustose ma nel momento in cui sono state lette alla televisione italiana e israeliana molte persone avranno sentito una stretta al cuore e forse anche un attacco di nausea.
 
Pesano meno perche' piu' disgustose che importanti trattandosi di Nessuno, le parole pronunciate dai rampolli di Craxi, quel Bobo e quella Stefania che, davanti alla tomba del terrorista amico del padre  hanno pianto commossi.  Papa' sara' contento, ragazzi. Il suo Garibaldi, anzi il suo Mazzini, bagnato dalle lacrime dei suoi adorati figli.  Che Garibaldi e Mazzini si rivoltino nella tomba e' secondario anche perche' si spera che non abbiano avuto modo, dall'aldila', di sentire simili bestemmie e offese alla loro Memoria.   Fanno ridere infine le parole di Stefania "Al nostro ritorno abbiamo due compiti che ci attendono:  riconfermare lo spirito di amicizia che ci unisce e confermare che l'eredita' di Arafat è stata raccolta da una classe dirigente giusta».
 
Ma certo Stefania Craxi, certo signora Nessuno, l'eredita' di Arafat e' stata raccolta,  eccome se e' stata raccolta.
Miliardi di dollari rubati e divisi equamente tra la sua vedova, cosi' fine e signorile (amica sua?), e le organizzazioni del terrore.
 
Deborah fait - informazionecorretta


Arafat socio di un locale alla moda di New York
Anche Yasser Arafat faceva affari a New York. Secondo quando riporta il quotidiano New York Post il leader dell'Anp avrebbe investito 1,3 milioni di dollari per rilevare una quota del Bowlmor Lanes, un bowling frequentato da politici ed personaggi del mondo dello spettacolo, nel cuore del Greenwich Village di New York.

PRODIANA
Riscriviamola questa storia. È il marzo del 1998. A Palazzo Chigi siede Romano Prodi. A Collecchio di Parma  siede invece Calisto Tanzi. I due si conoscono da tempo. Hanno in comune un'amicizia di vecchia data: Ciriaco De Mita, il leader della sinistra dc,  protettore politico d'entrambi. Ma i due si incontravano anche nel ‘93 quando Prodi era presidente dell'Iri e vendette la Cirio alla sconosciuta finanziaria Fisvi, il cui 20% è di Tanzi.
In quel marzo del '98. L'Unione Europea sta per chiudere definitivamente il capitolo degli aiuti di Stato, a via XX settembre c'è un altro democristiano di sinistra, Michele Pinto, a «sorvegliare» il ministero delle Politiche Agricole. Il governo decide di fare presto e a tempo di record viene varato un provvedimento: «Disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese agricole», Il Sole 24 Ore, lo chiama decreto tagliacosti. Non bisogna illudersi. Taglia i costi per le aziende, ma aumenta quelli a carico delle casse dello Stato.
In altre parole, in barba a quanto stabilito dall'Unione Europea (la cui commissione, ironia della sorte, Prodi andrà a presiedere), si tratta di un aiuto di stato bello e buono. Un regalino tout court. Il governo dell'epoca, color Ulivo, disse che il provvedimento serviva a ridare competitività alla filiera alimentare attraverso una razionalizzazione della gestione aziendale. Il presupposto era che i progetti fossero multiregionali, dovevano interessare più aree del Paese.
Si tratta di una torta di 200 miliardi di vecchie lire. Vengono presentati 250 progetti, 62 superano l'esame, ma soltanto otto vengono ammessi al finanziamento. I primi sei in classifica sono consorzi: Oliveti d'Italia, Moc-Olimer, Consorzio interregionale produzioni agricole biologiche, Conapi, Conav e Consorzio per la tutela del formaggio Grana Padano. Ma a beccarsi la fetta più grossa sono il penultimo e l'ultimo in classifica. Rispettivamente Parmalat spa e Citterio spa. Solo gli ultimi due incassano l’80% del finanziamento disponibile. Inutile dire che a Tanzi va la quota maggiore di fondi: ben 68 miliardi e 450 milioni.
Le proteste degli esclusi intasano l’aria. La stampa non allineata con il Governo (ad esempio IL TEMPO di Roma) ne parla.

Prodi va via, anzi viene mandato a casa,  e al ministero delle Politiche Agricole arriva un suo fedelissimo, Paolo De Castro che poi diventerà presidente dell'istituto di ricerca fondato dal professore bolognese, Nomisma, del quale Tanzi diventerà socio (è a tutt'oggi ancora nel board). De Castro non cede è ovviamente, conferma la scelte fatte prima di lui.
Non ci stanno quelli del Tavernello, i produttori del vino da tavola che fanno ricorso. Comincia una lunga battaglia legale a colpi di carta bollata. Va via anche De Castro e arriva un verde, Alfonso Pecoraro Scanio al ministero. Tutti passano, ma non Tanzi. Che alla fine incassa quei 68 miliardi. Amen. (24.12.2004)


Il bilancio del Cavaliere.
Secondo il Guardian, Silvio Berlusconi ha avuto proprio una buona annata. Ha superato due crisi interne alla sua coalizione, il suo governo ha battuto il record di longevità dai tempi del dopoguerra e Mediaset ha strappato una fetta del mercato televisivo a Rupert Murdoch. Inoltre il Cavaliere, uscito indenne dal processo Sme, adesso ha meno rughe e più capelli.

BOICOTTAGGI NATALIZI  
A Natale, si sa, si è tutti più buoni. Da che mondo è mondo,  Natale è il tempo delle buoni azioni, della solidarietà, dell’aiuto.  Eppure un tempo fare i buoni a Natale era molto, molto più facile. Oggi perfino quelle azioni che non avresti mai pensato di mettere in dubbio subiscono dure spallate, al punto che ci si chiede davvero se mai potremo essere sicuri di qualcosa, a questo mondo. Pensate all’Unicef. Nome conosciutissimo, opera meritoria, unanime plauso per l’attività di questo fondo delle Nazioni Unite per la tutela dell’infanzia che ovunque genera rispetto e attenzione. Decine di personaggi dello spettacolo, dello sport, della cultura, della società, hanno accettato di essere “ambasciatori” Unicef, e alla TV ci chiedono di aiutarli, anche con il semplice acquisto dei biglietti di auguri, acquistabili anche on line sul sito internet dell’Unicef italiana.
Ma sembrerebbe che neppure l’Unicef ha il cuore immacolato. Purtroppo. Al punto che il Cespas (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo) ha formalmente invitato tutti a boicottare il fondo Onu. Perché? Perché da almeno dieci anni, sotto la direzione di Carol Bellamy (voluta dal presidente Usa Clinton), l’Unicef “ha tradito” la sua “vocazione originaria” al punto che la mortalità infantile cresce in molti dei paesi poveri. In realtà sembra che quello  contro L'Unicef  sia un vero e proprio boicottaggio organizzato da  una gran parte del  mondo cattolico che accusa  l’agenzia Onu di essersi messa al servizio di una lobby femminista che, invece di proteggere l’infanzia,  promuove nel mondo l’aborto e la contraccezione, puntando alla diminuzione del ruolo della famiglia nella società. Cose note da tempo,  al punto che, e non certo per risparmiare, anche la Santa Sede ritirò, nel lontano 1996, il proprio contributo all’Unicef.

Disobbedienze
Nel pomeriggio del 21 dicembre, la Corte di Cassazione (IV Penale) ha confermato le condanne nei confronti del Presidente del Partito Radicale Sergio Stanzani, la tesoriera di Radicali Italiani Rita Bernardini, e i militanti radicali e antiproibizionisti Alessandro Caforio, Cristiana Pugliese, Anna Autorino, Mauro Zanella, Pigi Camici, Antonio Borrelli, Clotilde Buonassisi e Veronica Orofino.
Il procedimento penale ha avuto inizio nel 1997 a seguito di tre azioni di disobbedienze civili commesse dai radicali al fine di denunciare l'irragionevolezza della legislazione proibizionista sulla droga.
Il giudice di secondo grado, per tali azioni, aveva inflitto la pena di due mesi e 25 giorni sostituiti con una pena pecuniaria di circa 3500 euro per Rita Bernardini e Anna Autorino; due mesi e 20 giorni sostituiti con una pena pecuniaria di 3400 euro per Sergio Stanzani, Alessandro Caforio, Cristiana Pugliese, Mauro Zanella, Pigi Camici, Antonio Borrelli, Clotilde Buonassisi e Veronica Orofino. Oggi dunque la conferma della Cassazione.
Dopo Pannella, Bernardini e Della Vedova (già condannati definitivamente per la disobbedienza civile a Porta Portese del 1995), si allungata dunque la lista dei dirigenti e militanti radicali che non potranno più candidarsi alle elezioni amministrative (Regionali, provinciali e comunali): candidatura vietata, dunque, per tutti i condannati.
(dalla Newsletter del Bulletin Antiproihibitionis)

AUGURI CON VIRUS
Si chiama Zafi-D, è un worm individuato ieri dalle aziende di sicurezza Sophos e F-Secure. Si nasconde in una finta e-mail di auguri ed è particolarmente insidioso perché il testo del messaggio può essere scritto in ben 15 lingue differenti, aumentando di conseguenza il numero potenziale di persone ingannate e infettate. A voi arriverà probabilmente con un messaggio avente ad oggetto "Re: Buon Natale!" o "Re: Merry Christmas!". In alcune versioni del worm è inclusa nel testo della mail anche un'animazione che rappresenta due "smile", due faccine che si scambiano effusioni. Un ulteriore incentivo al clic.
Se l'utente apre il file allegato all'e-mail, riceve un messaggio d'errore. E' il segnale dell'infezione. A quel punto il suo computer è aperto all'attacco di qualche malintenzionato, e diventa automaticamente veicolo di contagio.

Maurizio Costanzo Shock: E' vero, lascio il talk-show  della sera
Finalmente una buona notizia: Maurizio Costanzo, dopo un quarto di secolo, lascia il "Costanzo show": Purtroppo non è un addio definitivo. Infatti Maurizio Costanzo   imperverserà nei programmi mattutini di Canale 5. "E' tutto vero anche se c'e' ancora qualche punto da chiarire", conferma alle agenzie l'anchorman e spiega la genesi della decisione: "quando l'azienda mi ha chiesto un'ora in piu' di trasmissione per la fascia della mattina ho lanciato una proposta alternativa, quella di lasciare la fascia serale, prendere l'ora in piu' che mi era stata richiesta, ma con la contropartita di 13 minuti al giorno di attualita' e costume in diretta prima del TG5 delle ore 13".  
Per intanto, se riuscite a trovarlo visto che sembra  scomparso dalle librerie,  vi segnaliamo un  libro:   "Maurizio Costanzo Shock" di Riccardo Bocca,  pubblicato dalla Kaos Edizioni.
Dal risvolto di copertina: <<Affari, potere, alcova: tutto quello che non è mai stato raccontato sul telegiornalista più famoso e potente d’Italia. L’arrampicata al successo...  appalti privati, e  pubbliche virtù. La raffica di matrimoni, e la dedizione al potere mediatico. Pronto per tutte le stagioni: a sinistra della Destra, a destra della Sinistra...>> (cp. 22.12..2004)


Opposizione
Il centrosinistra deve incassare un nuovo fallimento:  Romano Prodi non è riuscito a convincere i suoi colleghi a presentare liste comuni alle prossime elezioni regionali.
Secondo molti commentatori  è un segnale della debolezza dell'opposizione, che in queste condizioni non ha speranze di battere Silvio Berlusconi.
Sandra Bonsanti, in un articolo per Libertà e Giustizia,  cerca di spiegarne il perché.  Tra l'altro, scrive: "Credo di aver capito, dopo tanto arrovellarmi, che il problema che dilania il centro sinistra, rischiando di regalare al Cavaliere lunghi anni di felice appropriazione della cosa pubblica per sé e per i suoi strettissimi famuli, sia il seguente: Prodi va bene a tutto lo schieramento se si limita ad assumersi la responsabilità di governare il disastro Italia nel momento in cui la minoranza vincesse le elezioni. Ma appena il professore studia il modo politico di tenere insieme la federazione, cioè la struttura su cui dovrebbe poggiare il suo governo, allora tutto si spacca. Prodi a Palazzo Chigi e non rompa le scatole ai partiti." Clicca qui per il testo completo dell'articolo
.

La sinistra mummificata.
E' strano e piacevole come, dopo la morte di Arafat, il mondo intorno a noi stia cambiando ed e' strano e deprimente come a sinistra non cambi mai niente. Statici come le mummie.
Abu Mazen ha fatto il giro dei paesi arabi per ricucire  gli strappi fatti in passato dal suo defunto boss, e' andato in Kuwait, in Arabia Saudita, ha chiesto umilmente scusa per l'alleanza con Saddam Hussein e per il tradimento verso chi mandava bilioni di dollari sui conti del nefasto raiss. La televisione di stato palestinese ha dimmezzato i programmi di odio contro Israele e comunque fa meno pubblicita' alla  santita' del martirio cioe' al lavoro infame dei kamikaze. La conseguenza e' che in Israele si sta piu' tranquilli e la paura quotidiana resta, speriamo, un terribile ricordo. Non ci illudiamo che non ci saranno mai piu' attentati,  li subivamo prima del 2000, li subiremo ancora ma non saranno piu' dieci, quindici al giorno ed e' gia' una bella consolazione.  Tutto e' relativo.
Sharon sta portando a termine ogni sua promessa, e' riuscito a fare l'alleanza col Labor senza tuttavia dare alla sinistra i ministeri  piu' ambiti e inutilmente richiesti.
Entro il 2005 sara' effettuato il ritiro da Gaza e ci aspetteranno momenti molto dolorosi perche'  Il paradiso creato da generazioni di agricoltori ebrei verra' distrutto. Le serre che ricoprono le dune , le coltivazioni biologiche che riforniscono l'Europa e l'America di fiori e di verdure assolutamente kasher perche' senza vermi, 400 fattorie modello che davano lavoro a palestinesi e thailandesi , tutto verra' distrutto, spianato  e la sabbia che restera' verra' consegnata ad altri.  Buon pro' gli faccia e poi staremo a vedere di cosa saranno capaci visto che oltre le dune del paradiso creato dagli ebrei tutto il resto e'  desolazione e sporcizia.
Il 25 dicembre Abu Mazen potra' andare alla messa di mezzanotte a Betlemme per concessione del Governo israeliano  che ha tolto il veto non essendoci piu' la demoniaca presenza di Arafat e finalmente quella sedia non sara' piu' sinistramente vuota e ricoperta dal bieco simbolo della morte, la kafiah bianca e nera, inamidata a forma di Israele. Si, tutto lentamente e inevitabilmente  sta cambiando.
E' vero che l'Universita' islamica di Gaza presenta ancora le cartine della Palestina che comprendono tutto Israele.

E' anche vero che esiste ancora la propaganda araba che inneggia all'eliminazione di Israele ma nonostante tutto si respira un'aria diversa e piu' pulita in questa parte del Medio Oriente.
Stanno  arrivando i ministri europei a dichiararci timidamente la loro amicizia ed e' inevitabile non ricordare cosa accadeva prima quando chi andava a Ramallah doveva sorbirsi lacrime di coccodrillo e bacetti sul viso e sulle mani dati da labbrone rosse e bavose e ascoltava, tra una  pioggia di sputi,  parole sconnesse e false.  Chi veniva a Gerusalemme per ascoltare promesse di pace ripartiva speranzoso e immediatamente ecco il bum dei kamikaze  per far capire che il demonio sputacchiante, la' a Ramallah, non era d'accordo.
Dopo anni di gelo colla Francia  e innumerevoli offese rivolte a Israele, ecco le parole di distensione di Nikolas Sarkozy, leader dell'opposizione francese, che in pochi minuti pronuncia decine di volte la parola "ami" e, alla conferenza di Herzeliya, dice a Sharon: "Voglio dirvi quanto ammiri il vostro personale coraggio che da una grande speranza per la pace".
Un francese che dice queste cose a un israeliano? E non solo a un israeliano ma al Premier Sharon, odiato in Gallia come la peste.
Sembra passato un secolo da quando l'ambasciatore di Francia descriveva Israele come "quel piccolo paese di merda...", oggi si parla di amicizia. Lentamente dunque, inesorabilmente,  tutto sta cambiando solo l'odio della sinistra resta immutato, mummificato e antistorico oltre che disgustoso.
Basta entrare in Internet per leggere offese e infamie, basta aprire un qualsiasi quotidiano della sinistra italiana per trovarvi menzogne  e demonizzazioni, per essere informati che capetti comunisti  vanno ad abbracciare capi terroristi hezbollah.
I comunisti, orfani di Arafat, non riescono a rassegnarsi e si consolano della perdita con altri terroristi ugualmente feroci, ugualment
e demoniaci , ugualmente pregni di odio contro Israele e gli ebrei.
Sono antisionisti?  questa e' la loro scusa e la giustificazione per le infamie con cui  nel corso di 40 anni hanno ricoperto Israele,  e'  il paravento dietro il quale vilmente si nascondono. E' vero, sono antisionisti perche' rifiutano l'esistenza di Israele.
Sono antisemiti? questa e' la verita  perche' , odiando gli ebrei, non potrebbero mai accettare l'esistenza di uno Stato ebraico.
Per questo motivo fingono di non vedere e di non capire che la morte del loro idolo ha fatto crollare il tunnel dentro il quale ci dibattevamo e stiamo vedendo il cielo.
Il cielo si chiama Israele ed e' stellato e bello come questo Paese.
Se i palestinesi vorranno guardare il loro cielo sara' un bene per tutti, se vorranno continuare la loro opera distruttiva e restare nelle tenebre dell'odio  lo faranno da soli appoggiati  naturalmente dai loro fratelli della sinistra europea, gli stessi che, pericolosi per la loro incoscienza,  stanno ascoltando i turchi urlare :"domineremo l'Europa".
 
Deborah Fait - informazionecorretta

PAROLE
Secondo  Corriereonline, sono quindici le parole per rappresentare  significativamente il 2004. Queste: 
Bandana - Beslan - Carovita - Cina - Decapitazione - Declino - Digitale - Doping - Embrione - Lifting - Low cost - Reality - Suv - Tasse - Videofonino.

Siete d'accordo? Cosa eventualmente avreste tolto o aggiunto?

Time nomina Bush uomo dell'anno 2004
Il presidente americano George W. Bush è la persona dell'anno di «Time» per il 2004. Il vincitore delle elezioni del 2 novembre scorso si è aggiudicato la copertina di fine anno del settimanale Usa  per non «aver mai mollato, né le armi, né i principi».

VOCE D'ANGELO

La chiamavano "la Tebaldi" in opposizione a "la Callas" - una rivalità che ha contribuito a renderla celebre. L'arte di Maria Renata Tebaldi era così grande che non scomparirà con la sua morte.


Massima del giorno
Per amare la storia bisogna amare la verità più del sogno.
G.P.


MOLLICHINE
Arresti domiciliari per Pinochet,  89 anni. Così,  come Priebke,  non potrà più andare a fare jogging.

Israele si ritirerà dalle città palestinesi per 72 ore durante le elezioni. Pinocchio: altrettanto farà al Zarqawi in Iraq.

Problema: il governo presenta un maxiemendamento sulla finanziaria. Il testo contiene 593 commi. Se le "correzioni"  sono 593,  quant'era lungo,  il testo?

La Francia chiede conto alla Turchia del massacro degli armeni (1915). Preoccupazioni a Londra per Giovanna D'Arco (1431).


Abu Mazen: "basta con la lotta armata,  il ricorso alla violenza è stato un errore". Aumentato il premio della sua assicurazione sulla vita.

L'Esercito islamico del Jihad ha diffuso un video per ringraziare no global e pacifisti. Sinergie fra idealisti.

La possibile vendita di Fiat Auto agli americani è stata chiamata "put". Diminutivo di "puttanata"?

Il ministro Moratti: "Il presepe è il simbolo dell'amore". Sarà,  ma qualcuno pensava che l'amore precede la nascita.

83 liste alle elezioni irakene. In coda alla scheda,  l'indice dei nomi.

Hamas non festeggia il suo 17° anniversario "per paura che i nostri leader siano colpiti da Israele". Paura? I loro kamikaze non la conoscono e loro sì?

Mastella accusato di slealtà da una coalizione che aveva organizzato un agguato sleale. Ladro,  c'impedisci di rubare?

La Parmalat ha 20 miliardi di debiti. Corrispondenti a 38.725.400.000.000 lire. Ecco perché nessuno ha scoperto il buco in tempo: era troppo piccolo.

"Nuovo messaggio di Osama bin Laden",  ma ben pochi ricordano che cosa ha detto. Sic transit...

Tutti i gruppi armati palestinesi contro lo stop alla violenza proposto da Abu Mazen. Il sangue (altrui) non è acqua.


Mastella ha "ceduto" ed ha già ritirato le dimissioni. O ci si sbriga o gli altri potrebbero ripensarci.

La Consulta: "È incostituzionale il blocco del turnover". Non se ne può più,  di queste decisioni "a rate". È Berlusconi che è incostituzionale!

Il boss Mazzarella è stato arrestato ieri a EuroDisney.  Come dicono le anime belle,  i delinquenti in fondo sono solo bambini maleducati.


 Piazzale Loreto
Insomma, non volevamo parlare di quel premio che la Provincia di Milano ha voluto dare al  Leoncavallo (anzi, ipocritamente, "alle mamme del Leoncavallo")  e non ne parleremo,  ma non possiamo fare a meno di notare un fatterello, accaduto ieri a Milano  proprio durante la consegna del premio.
Dunque, succede che 
 Alleanza Nazionale decide di manifestare contro  e innalza, davanti al Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano,  un albero di Natale carico di doni -spranghe e molotov al posto delle solite palle colorate - in puro stile leoncavallino. Tra i premiati c'è anche il signor el purtava el scarp del tennis, Enzo Jannacci. 
Ritirato il  premio,   uscito dalla sala il noto
scarp del tennis  s'imbatte nella giornalista dell'Ansa e... apriti cielo:   «Mi ricordo ancora piazzale Loreto  e una donna che sparava alla testa di Mussolini appeso per i piedi. Spero di vederlo, anzi sono sicuro che lo vedrò ancora... altrimenti? Altrimenti lo faccio io».
Davvero semplice,  geniale e commovente,  la cerimonia.

(cp., 17-12-2004)


Ciampi, come previsto, rinvia alle Camere la legge sull'ordinamento giudiziario
Sono quattro i punti «palesemente anticostituzionali» nella riforma dell'ordinamento giudiziario rinviata alle Camere dal capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Il messaggio che spiega le motivazioni del rinvio è stato letto al Senato dal presidente Marcello Pera. Ciampi spiega che la legge si pone in contrasto con gli articoli della Costituzione sull'autonomia della magistratura in quattro punti precisi:
- il nuovo potere del ministro della Giustizia di comunicare alle Camere le linee della politica giudiziaria
- l'istituzione di un ufficio di monitoraggio sugli esiti dei procedimenti giudiziari
- la facoltà di impugnativa concessa al ministro della Giustizia sulle delibere del Consiglio superiore della magistratura (Csm) riguardanti gli incarichi dei magistrati
- il «sensibile ridimensionamento» del Csm nell'assegnazione, nel trasferimento e nella promozione dei magistrati.
Questo il commento di Silvio Berlusconi: «Risponderemo a Ciampi in tempi abbastanza brevi. Non credo siano questioni così difficili da risolvere. Il ministro competente prenderà in carico la questione. A febbraio la nuova legge sarà approvata. È comunque una buona riforma anche se è una riforma un po' all'acqua di rose. Non è la riforma che ci vorrebbe per il problema della giustizia in Italia che continua ad esistere. È il passo che siamo riusciti a fare».
Roberto Castelli, ministro di Grazia e Giustizia: «Sono soddisfatto dei rilievi fatti dal capo dello Stato, ringrazio Ciampi. L'impianto generale della legge è stato fatto all'interno della costituzione. Spero che il dato diventi incontrovertibile e che il tormentone subito per anni cessi». »


La situazione della Fiat è la peggiore dal 1945 a oggi.
Sul Financial Times si racconta di una compagnia in difficoltà che minaccia di ricorrere alle vie legali per farsi acquistare da un acquirente riluttante: c'è qualcosa di patetico, e di gratuito, in questa situazione. Soprattutto se la compagnia in difficoltà è la Fiat - il gruppo privato italiano con più dipendenti - e l'acquirente riluttante è la General Motors - che ha già abbastanza problemi di suo senza dover pensare al salvataggio del gruppo torinese. Ma c'è di peggio.  C'è chi scambia la  Fiat  per l'interso sistema Italia. Basta seguire le fatiche di Luca Cordero di Montezemolo, presidente sia di Fiat sia di Confindustria,  in un discorso pronunciato questa settimana, forse ricordando i bei tempi   dove gli utili Fiat andavano degli azionisti mentre le perdite se le accollava l'intero paese, "Luca Luca"  ha descritto la situazione dell'economia italiana come la peggiore dal 1945 a oggi.
Nel frattempo, tra i commentatori,  s'è sparsa la voce che il centro-sinistra, nelle angoscie per non essere ancora riuscito a darsi un nome decente,  sta valutando l'ipotesi di chiamarsi "Uniti nell'Ulivo e nella Confindustria"...
(cp. 16-12-2004)


MACHIAVELLI A NEW YORK
L'ultimo articolo di ieri di Nicholas D.Kristof, sul New York Times, è prezioso per quello che dice e perché dimostra che qualcuno è capace di dirlo. La sua tesi è che Putin sta guidando la Russia verso il fascismo. Secondo le sue parole: "Putin sta facendo uscire la Russia fuori da una dittatura di sinistra per portarla verso una dittatura di destra", come è avvenuto in Cina. "Mussolini, Franco, Pinochet, Park Chung Hee e Putin sono emersi in società che soffrivano d'un caos economico e politico. Tutti hanno rinforzato il potere in parte perché hanno ristabilito l'ordine ed hanno fatto viaggiare treni - o aerei - in orario. Ecco perché Putin ha ancora il 70% di consenso, in Russia. Con lui essa ha raggiunto quote di crescita che vanno dal 5 al 10%". Tutto questo non fa però dimenticare che rimane il sospetto del coinvolgimento della Russia nell'avvelenamento di Youshchenko, per non parlare della condotta delle operazioni in Cecenia, delle preoccupazioni dei paesi baltici e della brutalità con cui sono stati trattati i gruppi economici che, secondo le parole di Kristof, "non facevano un inchino abbastanza profondo a Putin".
Dopo tutte queste affermazioni, certo non leggere, e che non sappiamo in che misura condivisibili, Kristof dice qualcosa d'inatteso: "Tuttavia, una Russia fascista è una cosa molto migliore d'una Russia comunista". Putin bisogna tenerselo caro. Non solo una dittatura comunista porta il paese alla rovina economica, ma con un governo di destra autoritaria c'è modo di riconoscere che si hanno interessi comuni, per esempio nella lotta al terrorismo o nel cercare di contenere la proliferazione nucleare. E infine c'è la speranza che presto si ritorni alla democrazia. Secondo Kristof, non bisogna per questo chinare la schiena dinanzi a Putin, o dargliela vinta in Ucraina, Cecenia o dove che sia: ma non si può dimenticare la realtà.
La cosa interessante di questo articolo è una tesi che, condivisibile o no, costituisce però un ragionamento veramente politico. Essa può essere così riassunta: se si tratta del nostro paese, è giusto porsi problemi politici riguardanti la libertà di parola, la libertà di stampa, il livello di corruzione e insomma tutti i problemi morali che si vogliono. Ma se si tratta d'un altro paese, con cui bisogna avere relazioni, tutti questi problemi passano in secondo piano. In primo piano viene solo ciò che conviene al nostro paese. Se, per esempio, si corre il rischio d'essere attaccati e si ha la scelta tra favorire, presso un paese terzo, l'ascesa d'una dittatura che ci sarebbe alleata o l'avvento di una democrazia che ci sarebbe nemica, è ovvio che dovremmo favorire la dittatura.
È una banalità, ma nessuno osa dirla o scriverla. Per questo l'articolo di Kristof va salutato come una rondine. Ma è difficile farsi illusioni sulla primavera che dovrebbe seguirla.

Gianni Pardo, 16 dicembre 2004


MEMORIA
"Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare" Leonardo Sciascia
Il 12 dicembre 1969 a Milano nella sede della Nanca nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana alle 16,37 scoppia una bomba che causa la morte di 16 persone e il ferimento di altre 88. Nella stessa ora a Roma scoppiano altre bombe. Infine nella banca Commerciale di Milano viene trovata una borsa contenente una bomba che viene fatta esplodere eliminando una prova preziosa per le indagini.Immediatamente, a dimostrazione di un disegno già preordinato le indagini senza alcun indizio seguono la pista anarchica.
Tra i primi ad essere condotti alla questura di Milano, la sera stessa della strage di Piazza Fontana, c'è Giuseppe Pinelli, 41 anni, frenatore delle ferrovie, sposato e padre di due bambine. E' anarchico individualista fin da ragazzo, fa parte del circolo "Ponte della Ghisolfa" di piazzale Lugano, 31, ed è il  factotum  della "Croce Nera", un'organizzazione che si occupa dell'assistenza agli anarchici incarcerati. Era già stato sospettato di aver preso parte agli attentati del 25 aprile alla Fiera di Milano e all'ufficio Cambi della Stazione Centrale , nonché a quelli compiuti in agosto su alcuni convogli ferroviari. Gli agenti lo hanno fermato in via Scaldasole 5, dove ha sede una succursale del circolo "Ponte della Ghisolfa". Davanti ai funzionari dell'ufficio politico, Giuseppe Pinelli appare tranquillo. Nei tre giorni successivi ottiene di  parlare più volte per telefono con la moglie . Anche con lei si mostra calmo e fiducioso. La sera di lunedì 15, Pinelli viene sottoposto a un nuovo, stringente interrogatorio in una stanza al quarto piano della questura. Il riserbo che circonda l'inchiesta non consente di sapere che cosa esattamente sia emerso: ma è presumibile che nei confronti dell'indiziato siano state formulate gravi contestazioni. Sta di fatto che dieci minuti prima di mezzanotte, in una pausa dell'interrogatorio, il ferroviere raggiunge con un balzo la finestra socchiusa e si lancia nel vuoto. Muore poco dopo all'ospedale Fatebenefratelli.


MONATE & MENATE
Detto fuori dai denti, visto e rivisto - blog e dintorni -  nello scontro tra Ferrara e Tramonti l'altra sera
a Otto e Mezzo - riassumendo:  Tremonti invita Ferrara a smetterla con la “menata” di descriverlo come uomo del nord. Giulianone, inviperito,  lo invita a dire “menata” a sua sorella, a non usare parole del nord e parlare in italiano, Tremonti,  facendo  finta di non aver sentito,  continua tranquillo il suo discorso -   non è che Ferrara c'abbia fatto una gran figura. Anzi, non ricordo d'averlo visto così incattivito.
Che non ci sia del tenero tra i due è cosa arcinota,  ma Giulianone prima d'incazzarsi, a gratis,  meglio avrebbe fatto a consultare qualche buon  dizionario della lingua italiana, ad esempio   il  “Devoto” definisce “menata”: monotono ripetersi o la solita storia;   per lo Zanichelli “menata” è sinonimo di
insistente e noiosa ripetizione di consigli, rimproveri
”.  Cosa c'entrasse il nord? e la sorella?  Di qui  hanno principio le mie più inquiete congetture.
(cp, 15-12-2004)


L’illuminazione di Luca
Il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, sembra procedere a larghi passi lungo la strada della conoscenza della drammatica condizione in cui versa l’economia italiana. Nelle settimane scorse ha rivelato di essersi reso conto che l’eccessiva rigidità del patto di stabilità fissato dall’Unione Europea, tende a strangolare aziende che erano abituate a vivere di basso costo del lavoro e continue svalutazioni della vecchia lira. Adesso ha scoperto che il paese vive la fase più critica dal dopoguerra ad oggi a causa di una serie di problemi strutturali che vengono da lontano e che rischiano di portare dalla stagnazione al cedimento.
Il processo di illuminazione progressiva di Montezemolo non può che riempire di soddisfazione. Ma mal si concilia con i comportamenti concreti tenuti fino ad ora dal personaggio che più di ogni altro simbolizza l’industria italiana in quanto presidente della Confindustria e presidente della principale azienda nazionale, la Fiat. La consapevolezza della gravità della crisi e, soprattutto, delle cause strutturali che l’hanno determinata, avrebbe dovuto spingere Montezemolo a farsi strenuo promotore delle più profonde e radicali riforme di struttura e di una forte e chiara denuncia di quei vincoli europei che rischiano di azzerare, nel giro di pochi anni, tutto l’enorme sviluppo conquistato dal paese dal dopoguerra ad oggi.
Invece il presidente di Confindustria si è preoccupato più di sviluppare una personale azione politica tesa a prendere le distanze dal governo ed a stabilire rapporti con quelle confederazioni sindacali che rappresentano la forza di maggiore opposizione a qualsiasi tipo di riforma. Ed a sua volta il presidente della Fiat non ha fatto altro che ripetere l’ennesima richiesta di aiuti ad uno stato che nel corso di un secolo si è letteralmente svenato per salvare una pace sociale troppo spesso utilizzata come copertura degli interessi della famiglia Agnelli.
Questa contraddizione ha certamente le sue giustificazioni. Montezemolo ha tutto il diritto di prepararsi un futuro politico e di portare avanti gli interessi della propria azienda. Ma alla conoscenza dei problemi debbono seguire dei comportamenti conseguenti. Altrimenti è solo un imbroglio. E pure di quelli di basso livello!
(articolo di Arturo Diaconale per L'Opinione)


L'apocalisse di Oriana
Oriana Fallaci torna in libreria con un cofanetto che raccoglie la sua Trilogia post 11 settembre (“La Rabbia e l’Orgoglio”, “La Forza della Ragione”, “Oriana Fallaci intervista sé stessa”) riveduta, corretta e ampliata. All’intervista ha aggiunto un lungo Post Scriptum di 103 pagine, praticamente un altro libro, sempre sotto forma di colloquio con se stessa, che ha intitolato “L’Apocalisse”.
Il Foglio lo ha letto in anteprima e ve lo racconta. Clicca qui per leggere l'articolo.



Intervista del Jerusalem Post a Deborah Fait
"Deborah Fait, da Trieste a Rehovot"  
Deborah Fait è una grande sostenitrice del Sionismo che si è fatta conoscere dai media italiani come giornalista filoisraeliana. Nel 1995 è passata dalle parole ai fatti e si è trasferita in Israele, continuando la sua attività in italiano. "Sono molto felice in Israele e dedico la mia vita a spiegare la verità agli italiani".
La sua famiglia
Suo padre era un italiano proveniente dall'Istria (oggi parte della Slovenia). La famiglia di sua madre veniva dalla Grecia, dopo essere fuggita dai pogrom di Corfu alla fine del 1800.
"A Trieste c'era una grande comunità ebraica che contava oltre 4000 persone, prima della guerra. Gran parte vennero deportati ad Aushwitz e solo poche decine fecero ritorno. Quando avevo due anni, mia madre nascose me e il mio fratello maggiore ai nazisti e mia nonna restò chiusa in un armadio in soffitta per molti giorni. Dovettero corrompere i nazisti perché non ci portassero via. Molti membri della nostra famiglia furono catturati e non li rivedemmo mai più."
Prima dell'arrivo
A 18 anni, la Fait lasciò la sua casa a Trieste per frequentare l'Accademia delle Belle Arti a Milano. Tre anni più tardi andò a Boston, dovè studio inglese e storia all'Università di Harvard. Quando aveva 26 anni fece la volontaria per un anno nel Kibbutz Mishmar Hasharon, dopo la Guerra dei Sei Giorni. "Era come un sogno. Israele era come una grande famiglia in quel periodo - eravamo davvero una nazione. La gente lasciava le porte aperte, e potevo camminare nel bosco di notte senza avere paura. Il paese è cambiato da allora, ma è sempre la nostra casa". La Fait ritornò in Italia per motivi di famiglia giurando che sarebbe ritornata.
Lavorò come insegnante in una scuola in un campo profughi istriano a Trieste, prima di dirigere una ferrovia locale a Bolzano, città dell'Italia settentrionale, si dedico anche alla pittura. Nel frattempo, iniziò a fare attività in favore di Israele sui media italiani.  "Per 30 anni ho combattuto molte guerre contro l'antisemitismo e l'antisionismo in Italia. Parlavo nelle scuole, nelle università, a chiunque fosse disposto ad ascoltarmi" Divenne vice presidente della Comunità Ebraica di Merano-Bolzano, fondò la sezione settentrionale dell'Associazione Italia Israele dell'Alto Adige e fu eletta presidente della Federazione Italia Israele nei primi anni '90.

Suo figlio Aaron nacque nel 1972. "Non mi sono mai sposata - ero una femminista, e l'ho cresciuto da sola. A suo padre, un non ebreo, non interessava. C'erano poche ragazze madri a quei tempi, ma non ho mai avuto problemi. Ero orgogliosa di avere un figlio, e la gente mi rispettava per questo. Penso di avercela fatta - Aaron sta facendo il suo post-dottorato in biochimica all'Istituto Weizmann, vive a Rehovot, è sposato e ha due bambini. Ho sempre detto che sarei andata a vivere in Israele, ma non volevo che Aaron lasciasse la scuola. Nove anni fa, ho deciso di averne abbastanza, e che era tempo di fare l'alyia"
Dopo l'arrivo
Nell'ottobre 1995, La Fait si trasferì nel centro accoglienza di Ramat Aviv. "Sembrava di essere tornata ai tempi dell'università - il miglior periodo della mia vita in Israele perche' spensierato. Non avevo problemi, andavo in spiaggia, nei caffè e studiavo ebraico all'Ulpan. Ho conosciuto ebrei provenienti da tutto il mondo. Sapendo l'inglese, riuscivo a parlare con la maggioranza delle persone - ma volevo davvero imparare a parlare in ebraico" Nell'agosto 1996, ha comprato un trilocale e l'ha trasformato in un asilo nido. "Nel giro di un mese, ho iniziato a lavorare con sette bambini dai tre mesi ai due anni. Ho aperto l'asilo nido perché pensavo che potesse essere un buon modo per lavorare parlando in ebraico. Amo molto i bambini - lavorare con loro è una grande gioia. Grazie a Dio ci sono molti bambini in Israele."
Routine
"In questo periodo mi occupo di cinque bambini. Le loro madri me li portano alle 7:30 di mattina e tornano a prenderli alle 4:30 di pomeriggio. Dopo che i bambini se ne sono andati mi siedo al computer fino a notte"
Passa molte delle sue serate sui forum italiani su Internet. "Discuto e spiego la situazione in Israele e faccio hasbara - cosa che Israele stesso non sa fare molto bene. Inoltre scrivo riguardo a Israele sui giornali italiani. Alcuni dei miei articoli sono stati tradotti in inglese" La Fait è un personaggio famoso in Italia, dove le stazioni radio la intervistano praticamente ogni settimana "Lo faccio gratis naturalmente. Questo è il mio modo di aiutare Israele. Ricevo spesso mail di insulti, alcune con minacce di morte. L'antisemitismo si sta diffondendo in Europa - è spaventoso quel che sta succedendo". La Fait collabora ancora con la Federazione in Italia e con associazioni di amicizia con Israele, e recentemente ha organizzato un giro in varie citta' italiane per i rappresentanti di ZAKA (identificazione vittime dei disastri). "E' molto importante che gli italiani capiscano cosa succede dopo un attacco terroristico"
Ambiente
"Non mi mancano gli amici. Sono una persona aperta che parla con tutti, e ho molti amici a Gerusalemme e a Tel Aviv."
Lingua
L'intervista è stata rilasciata in un ebraico, se non perfetto, fluente. "Quando ho imparato l'ebraico, ho dimenticato l'inglese. Capisco ancora perfettamente l'inglese, ma quando cerco di parlare, salta fuori l'ebraico "
Identificazione
La Fait beve espresso italiano ed è specializzata nel cucinare cibo italiano. Recentemente è ritornata in Italia per la prima volta dopo nove anni. "E' stato magnifico rivedere tutti i miei vecchi amici, ma adesso la mia vita è qui. Sono felice di essere venuta. E' quel che volevo fare, e credo che ogni ebreo dovrebbe farlo"
Fede
"La mia religione è il Sionismo. Non sono religiosa, ma rispetto la tradizione e chi è religioso. Amo ogni ebreo. Mio figlio è osservante, sta scrivendo un libro sulla bioetica nell'ebraismo, insieme a un rabbino chabad"
Progetti
"Il mio sogno è di fare un'hasbara migliore per Israele e far capire al resto del mondo la nostra tragedia e il nostro coraggio - e veder crescere la mia famiglia. Tutto sommato, la vita è bella, e la vita in Israele è meravigliosa"
(The Jerusalem Post, 26 Novembre 2004 - Pag. 47 - "Arrivi" di Daniel Ben Tal)

Massima del giorno
Chi sputa sempre veleno contiene solo veleno.
G.P.


MOLLICHINE
Pisanu ha detto d'avere quasi sbaragliato la camorra,  una vera mazzata. Attenzione,  "m",  non "c".

Siniscalco: "Sui conti pubblici abbiamo fatto un lavoro molto profondo".  Fino a scorticare il fondo del barile.

Iraq.  Putin perplesso per le elezioni "sotto occupazione".   Meglio elezioni come nei paesi liberi come Arabia,  Siria,  Sudan?

Sharansky: "quando un popolo conquista la libertà,  farà di tutto pur di non tornare mai più a vivere nella paura".  Errore.  I giovani nati nella libertà non la conoscono.

Ciampi alle imprese: "investite in Cina senza paura".  Tanto,  se perdete soldi,  sono vostri.

Calderoli ha equiparato i vantaggi offerti ai pentiti ad una taglia.  Che indecenza,  esprimersi con una tale chiarezza!

Opel pensa di spostarsi in Polonia e il sindacato per farla restare offre un taglio dei salari del 15%.  Una volta era una variabile indipendente il salario,  ora è l'impresa.

La IBM ha ceduto il settore computer alla Cina.  Non c'è più religione.

Ciampi: "L'Italia vince quando fa sistema".  Ottimista! Il sistema è facile,  è la vincita che è difficile.

In Norvegia un giovane è stato assolto dall'accusa di stupro perché l'avrebbe commesso in stato di sonnambulismo.  Ed io che per tanto tempo mi sono contentato dei sogni erotici!

Giannipardo@libero.it


LA NEVROSI DI CONQUISTA
In un bello e lungo articolo comparso sul "Monde"  del 2 dicembre ("l'Europe Napoléonienne"), Thierry Lentz scrive del grande Corso che "Quando era al potere, perseguendo tutti gli scopi insieme, non seppe scegliere fra la sua ambizione continentale e mediterranea, una confederazione o un'Europa puramente e semplicemente dominata, l'autorità o il liberalismo". Altrove lo storico ed articolista, direttore della francese Fondation Napoléon, parla dei sogni di Bonaparte riguardanti l'Africa (basta ricordare la campagna d'Egitto) e perfino il Sud America. Di fatto, egli osserva, nel corso delle sue imprese l'imperatore dimenticò i principi dell'Illuminismo e della Grande Révolution, o al massimo se ne servì per i suoi scopi strategici e propagandistici. "La Francia prima di tutto, scriveva spesso". E prosegue: "Con questa massima, avanzò da opportunista, senza progetto finito e definito. Parlava del suo  « sistema » senza mai dire che cos‚era e dove si sarebbe fermato".

Napoleone dunque, in un certo senso, fu trascinato dagli avvenimenti più di quanto non fosse lui stesso a determinarli. Non aveva uno scopo prefissato. Ogni giorno gli proponeva una battaglia, ogni giorno occorreva vincerla e questo fa ipotizzare una "nevrosi di conquista". Un atteggiamento per cui si dimentica lo scopo dell'azione per amare l'azione stessa. La conquista diventa uno scopo in sé.

Questa nevrosi non è stata caratteristica del solo Napoleone. Che cosa intendevano ottenere Alessandro, spingendosi fino all'Indo, che cosa desideravano Tamerlano, Gengis Khan, Hitler? La loro caratteristica comune è il non essersi saputi fermare quando avevano già abbastanza.

Il meccanismo psicologico è simile a quello del don Giovanni. Non è che costui sia insoddisfatto della donna che già ha: vuole sedurre quell'altra solo perché è ancora da conquistare. Egli non ama le donne - e men che meno il sesso - ma il successo con le donne; la riconferma delle sue proprie capacità in questo campo.

Né diverso è il giocatore. Finché non è seduto al tavolo magari sogna di vincere diecimila euro. Ma se al tavolo verde gli capita di vincere diecimila euro, si convince che quella è una serata fortunata. Deve dunque rischiare ancora. Ed ecco vince ventimila euro. E rischia ancora, e ancora, e ancora, e alla fine non ha neppure i mille euro con cui era andato a giocare. Il fatto è che egli non gioca pe
r vincere. Gioca per tentare un'impossibile, infinita conquista che si conclude fatalmente con la perdita di tutto.

Il caso è generale. Molti perseguono il successo per il successo, il rischio dello sport estremo per il rischio dello sport estremo, il guadagno per il guadagno. Si tratta d'una sindrome che fa somigliare l'uomo all'ape: e come questa non saprebbe spiegare perché sente l'impellente necessità di andare a raccogliere polline per figli non suoi e generazioni che non vedrà, anche lui si affatica senza riflettere, spesso fino al disastro.

L'uomo ha difficoltà ad identificare i propri scopi. Per una sorta d'incapacità intellettuale non riesce a chiedersi: e poi? Segue la propria pulsione in maniera acritica, scambiandola per un'evidenza, ed in questo è incoraggiato dall'opinione dei molti che giustamente stimano il successo. Ma se la conquista - del denaro, d'una donna, d'un paese - è positiva, il suo eccesso non lo è. Un bicchiere di vino è un apprezzabile complemento del pranzo, l'etilismo conduce alla decadenza e alla morte.

Purtroppo, i nevrotici di successo non sono spinti dalla sofferenza a recarsi dallo psicoanalista. Essi aspettano l'evidenza del disastro. Aprono gli occhi solo a Sant'Elena.

Giannipardo@libero.it, 14 dicembre 2004


Romania: Basescu presidente
Il liberale Traian Basescu, sindaco di Bucarest, ha vinto le elezioni presidenziali rumene. Lo ha dichiarato l'ufficio elettorale dopo una notte d'incertezza in seguito all'annuncio dei risultati provvisori, che lasciavano aperta la sfida con il primo ministro uscente, il socialdemocratico Adrian Nastase.  

ETIKA POLITIKA
  Si sa che i comunisti dagli anni '50 al 1991 hanno ricevuto svariati milioni di dollari dall'Unione Sovietica. Questi milioni di dollari non sono mai stati dichiarati (finanziamento illegale), ma sono stati ricevuti da una potenza straniera per di più nemica dell'Italia. Dov'era l'indignazione delle anime belle quando il PC-Pds ha approvato una legge che cancellava il reato di finanziamento illecito fino al 1989?
Si sa anche che l'ex presidente dell'IRI, Prodi, inquisito per tangentopoli dal pool di Milano, non solo  si salvò il culo piagnucolante  grazie all'intervento dell'allora presidente Scalfaro, ma anche  (siamo nel 1998) grazie ad una legge che aboliva il reato di abuso in atti d'ufficio, di cui era imputato a Milano.
Non mi pare che a suo tempo si sia levata una sola voce per condannare le due leggi - salvaladri - in questione.  Ricordate, per caso,  pronunciamenti di Travaglio, Dario Fo, Floris D'Arcais e compania girotondando. O mi sbaglio? Bene.  Con quale coraggio e con quale coerenza i dirigenti Ds (esattamente, sottratti i morti,  gli stessi di allora)   e Romano Prodi (esattamente, sottratti i vivi,  lo stesso di allora)  tentano oggi di delegittimare proprio   sul piano etico  Berlusconi?
Però, se penso al leader ucraino Viktor Yushchenko, avvelenato con diossina dai suoi nemici politici,  devo dire che in realtà a Berlusconi è andata bene: solo 10 anni di accuse e processi ...
(cp, 12.12.2004
)


Berlusconi: avanti con riforme e riduzione delle tasse
''Alla fine della legislatura questo governo avra' concluso 24 grandi riforme, piu' di tutte quelle messe insieme da tutti i governi della Repubblica prima di noi''. E la prossima sfida, già avviata, è quella delle riduzione delle tasse: ''Porteremo la pressione fiscale complessiva sotto il 39%'', ha detto il presidente del consiglio al 'No tax day' a Mestre, da lui voluto per celebrare il taglio delle tasse. Il premier, parlando della riforma fiscale, ha anche spiegato che Forza Italia dice no ''a uno Stato prepotente, invadente, controllore e mangiasoldi, un pozzo senza fondo che ingoia tutto''. Ovazioni al palasport. ''Avevo proprio bisogno di questo massaggio al cuore...'', dice Berlusconi, colpito dalla calorosa accoglienza dei suoi sostenitori.
Sulla legge elettorale il premier ha annunciato che verra' cambiata ''con i numeri della nostra maggioranza'' senza pero' ''stravolgere l' equilibrio tra maggioritario e proporzionale''. ''Vogliamo - ha spiegato - un sistema elettorale veramente democratico. Per questo chiederemo una modifica, affinche' non ci siano brogli, non ci siano sottratti un milione e 700 mila voti, affinche' ci sia un modo semplice per esprimere il proprio voto senza tecnicalita' ambigue come lo scorporo''.
Il premier quindi ha attaccato la sinistra, quasi a far da contaltare a Romano Prodi che a Milano conduceva una manifestazione contro il governo.
Una sinistra, ha detto Berlusconi, che sul fisco ''ha menato scandalo, ha alzato alti lai e portato la gente in piazza, ma poi vista la reazione dei cittadini ha deciso di avanzare una proposta quasi analoga alla nostra sulla riduzione delle aliquote.'' ''Gli propongo io il nuovo nome: 'forza tasse'''.

TECNICA DELL'ASSOLUZIONE
L'articolo di Bianconi, sul "Corriere", è semplicemente scandaloso. Esso stravolge il codice per fargli dire quello che non intendeva dire e sostiene che Berlusconi, nel processo Sme, era colpevole e che il Tribunale tale colpevolezza ha dichiarato, con la sua sentenza. A suo parere Berlusconi o è stato assolto in maniera ambigua o è stato condannato, nel senso di dichiarato colpevole, e salvato poi con la prescrizione. Tesi peraltro sostenuta anche da altri giornali sereni ed obiettivi come "l'Unità" e "il manifesto". Ma innanzi tutto è bene riportare il dispositivo (vedi sotto), per vedere come l'assoluzione sia tutt'altro che ambigua in tre casi su quattro.  

Il codice, per l'assoluzione, prescrive che ad essa si giunga sia se è dimostrato che l'imputato non ha commesso il fatto (o il fatto non sussiste o non costituisce reato), sia se non si è dimostrato che l'abbia commesso (etc). Non è un gioco di parole: si faccia l'esempio dell'uccisione d'un uomo di cui si accusa il signor Bianchi. Se poi si vede che il signor Bianchi quel giorno era a cento chilometri di distanza, lo si assolve: ecco l'assoluzione perché si è raggiunta la prova dell'innocenza. Se invece non si capisce se Bianchi è innocente o colpevole, se cioè non si raggiunge la prova della colpevolezza (e corrispondentemente dell'innocenza), lo si assolve con la stessa formula di prima. L'assoluzione in ambedue questi casi, per l'antico principio in dubio pro reo, avviene senza fare distinzione fra essi. Una volta esisteva certo l'assoluzione per insufficienza di prove ma stata abolita perché essa lasciava una macchia, un indelebile dubbio su una persona che poteva essere innocente e che non aveva modo di provarlo.

Ma tutto questo prima che la giustizia si occupasse di Berlusconi. Nel momento in cui l'imputato è Berlusconi, Bianconi - come già si fece per l' assoluzione di Andreotti, cercando cioè di trasformare in condanna un‚assoluzione - parla di: un'assoluzione ora piena, ora perché «la prova manca, è insufficiente o è contraddittoria», intendendo con questo che Berlusconi è stato assolto per insufficienza di prove e dunque è colpevole. Il che è due volte sbagliato. In primo luogo, perché se la prova manca ecc., non è che si possa essere certi della colpevolezza dell'imputato. In secondo luogo, perché è proprio per evitare ragionamenti come quello di Bianconi che la legge è stata cambiata e l'assoluzione per insufficienza di prov
e abolita.


Né cambia il ragionamento, per quanto riguarda la prescrizione. Per cominciare, bisogna dire che la prescrizione è dovuta al passaggio del tempo ed estingue il reato. Rende cioè impossibile il perseguimento d'un reato - cioè dell'indagine per sapere se è stato commesso o no - solo per esigenze di certezza del diritto. Ovviamente - dicono i sottili, con qualche giustificazione - se il giudice, al momento di stabilire la sentenza, ha la prova provata dell'innocenza dell'imputato, deve assolverlo nel merito e non per prescrizione; e a questo punto i giornali di sinistra gridano: dunque Berlusconi era colpevole! se l'è cavata con la prescrizione!

È un'affermazione discutibile. Se prima facie appare chiaro che, nel caso il reato il fosse stato commesso, sarebbero state operanti le attenuanti generiche (nella specie quanto meno perché si tratta d'un incensurato che non ha commesso nessun reato, dall'epoca dei fatti), un'indagine approfondita dell'esistenza stessa del reato, che è in ogni caso estinto, è inutile. I giudici in sostanza non hanno avuto (o ritenuto d'avere) la prova solare dell'innocenza di Berlusconi, ed hanno applicato, come per legge, la prescrizione. Ma nessuno può pretendere che la mancanza della prova solare dell'innocenza sia prova di colpevolezza.

Un'ultima nota riguarda la concessione delle attenuanti generiche che non furono concesse a Previti e compagni, e che impedirono che per loro scattasse la prescrizione. Può trattarsi d'una diversa (e discutibile) valutazione delle circostanze. Per calcolare la prescrizione, il giudice deve infatti calcolare le attenuanti e le aggravanti che si sarebbero applicate se, per il reato, si fosse raggiunta la prova che era stato commesso. In un certo senso, la norma è contraddittoria, perché da una parte vieta di procedere per un reato che il codice stesso dichiara estinto, dall'altra obbliga il giudice a tenere conto delle circostanze del reato che forse non è stato nemmeno commesso. Ma poiché di fatto si discute di tali ipotesi di reato in processi ormai avviati, immaginiamo si tratti d'una valutazione prudenziale, sulla base del fumus boni iuris. In questo caso i giudici hanno reputato che, se avesse commesso quel reato, l'imputato avrebbe comunque meritato le attenuanti generiche. Esse vanno infatti concesse, per uniforme pratica giurisprudenziale, agli incensurati, e dunque a quel punto, se l'imputato il reato lo abbia commesso o no, diviene circostanza irrilevante. Bisogna perfino dire che se, nella motivazione della sentenza, la commissione del reato fosse data per accertata, come è stato nel caso di Andreotti, si avrebbe un abuso. Le sentenze devono solo applicare la legge, non condannare qualcuno moralmente, come s'è tentato di fare col vecchio senatore.

Ma questo è il malvezzo dei giudici, quando si credono chiamati a perseguire la giustizia invece di fare semplicemente il loro dovere, che è quello di applicare la legge.

Giannipardo@libero.it, 11 dicembre 2004


10/12 18:06 - Processo Sme, prosciolto Berlusconi
Dispositivo: «Visto l'articolo 531 C.P.P. dichiara non doversi procedere nei confronti di Berlusconi Silvio in ordine al reato di corruzione ascrittogli al capo A) limitatamente al bonifico in data 06-07 marzo 1991 perchè, qualificato il fatto per l'imputato come violazione degli articoli 319 e 321 C.P. e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione; visto l'articolo 530 CO.2C.P.P. assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione relativo al bonifico in data 26-29 luglio 1988 contestato al capo A) per non aver commesso il fatto; visto l'articolo 530 C.P.P. assolve Berlusconi Silvio dagli altri fatti di corruzione contestati al capo A) per non aver commesso il fatto; visto l'articolo 530 CO.2 C.P.P. assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione a lui ascritto al capo B) perchè il fatto non sussiste».  

FORESTALI: CHE C'ENTRA CHE GUEVARA?
Che la protesta dei "forestali" calabresi avvenga con manifestazioni dove troneggia la bandiera di Che Guevara, e che ad appoggiarla, oltre ai sindacati e alla sinistra, siano due ministri di destra (Gasparri e Alemanno), è cosa alquanto strana, ma a tutto siamo abituati in un paese come il nostro.
Anche a leggere cose del tipo di quelle che leggiamo stamane sul sito de L'Unità:
"La mobilitazione del sindacato è piena. Si gioca una partita drammatica. Intere zone della Calabria senza quei 160 miliardi verrebbero giù: fisicamente, come sfasciumi penduli sul mare, e socialmente. Un esempio: San Luca, meno di 5000 abitanti e 495 operai forestali. Mandarli a casa punto e basta sarebbe un disastro. I governi nazionali hanno sempre ignorato il problema usando i forestali come bacino elettorale. Incredula per tanta irresponsabilità, Liliana Frascà, alle spalle una vita da dirigente Cgil: "La giunta Regionale sapeva che avevano cancellato dalla Finanziaria non solo gli investimenti ma anche i finanziamenti consolidati e storici come quello per i forestali sempre assicurati negli ultimi trenta anni"...[...] "
Chi conosce la Calabria sa che San Luca, paesino in cui il 10% degli abitanti residenti (quindi almeno il 30% di quelli che lavorano) fanno i "forestali", è l'indiscusso regno della n'drangheta: una sorta di territorio off-limits dove la presenza della legge è un optional che non interessa e quella dello stato la si reclama solo quando sono a rischio i soldi dell'assistenzialismo più becero. Proprio quel denaro che, come rileva ineffabile la sindacalista CGIL, da queste parti nessuno governo fino ad oggi ha fatto mancare.
E meno male che oggi ce n'è uno, di governo, che rompe con l'andazzo! Mi verrebbe da dire: "grazie Lega! se sei tu responsabile di questa vera "barbarie" ", mentre tutti gli altri sono schierati per la difesa dei diritti di quelle 11.000 "famiglie" e, soprattutto di quelli delle 495 di San Luca, paesino di 5.000 anime.
E Che Guevara, poi, che c'entra? Le foreste boliviane dove perse la vita non hanno nulla a che vedere con quelle calabresi, almeno per me. O no?

(Per gentile concessione di Antonello Marzano)


Frequent flyers
Secondo quanto scrive il Washington Post, il sig. Rolf Reifgies ha sempre avuto problemi con i metal detector degli aeroporti a causa delle sue bretelle. Fino a quando, sei settimane fa, non ha scoperto un'azienda che produce bretelle con le clip di plastica fatte apposta per superare senza problemi i controlli durante i voli.
Quella delle bretelle non è l'unica trovata  per rendere più semplice la vita di chi vola spesso. Ieri, all'aereoporto di Malpensa, dove i passeggeri sono rimasti  per ore in coda ai metal detector, due graziose signorine (immortalate nella foto qui di fianco), stanche della lunga attesa per i controlli aereoportuali, hanno deciso di presentarsi all'inbarco come mamma le ha fatte
.
Grande imbarazzo al momento dei controlli;  tutto comunque è filato liscio e le due sono riuscite ad imbarcarsi con giovanile eleganza e senza alcun ritardo.

DA "IL FOGLIO": APPELLO
Per ragioni che discendono  dall'evidenza dei fatti storici,  noi sottoscritti virtuali riteniamo  altamente sconsigliabile  il conferimento dell'incarico  di proc. naz. antimafia al dottor  Gian Carlo Caselli, proc. generale  di Torino e già proc. capo della Repubblica di Palermo.
GIULIO ANDREOTTI - assolto
CORRADO CARNEVALE - assolto
FRANCESCO MUSOTTO - assolto
BRUNO CONTRADA - assolto
CARMELO CANALE - assolto
GIUSEPPE PRINZIVALLI - assolto
*in questi processi l'accusa è stata portata dal dott. Caselli


Prodi Boys:  anime candide dagli stipendi d’oro
Da "Il Giornale": Romano Prodi nei giorni scorsi ha duramente attaccato i ragazzi di Forza Italia definendoli "mercenari". A loro ha, invece, contrapposto i suoi "volontari".
E allora siamo andati a vederli questi volontari prodiani. E abbiamo scoperto di che volontario hanno ben poco, se non la volontà di rimpinguare in fretta il portafoglio.
Sono centinaia e centinaia i consulenti a tariffa fissa che prestano la loro opera per la coalizione di volontari che Prodi vorrebbe guidare. Lavorano per i Ds, per la Margherita, per Rifondazione comunista, per i Verdi, per Armando Cossutta. E ogni minuto di lavoro scatta il loro personale tassametro. Tariffe salatissime a sinistra, quasi il doppio che a destra.
Lo rivela la Gazzetta Ufficiale, che il 30 ottobre scorso ha pubblicato tutti i bilanci 2003 dei partiti italiani, alzando il velo sui veri mercenari della politica. Una radiografia impietosa, che ridicolizza l’uscita maldestra di Prodi del fine settimana, ma che non tiene conto di altre orde di volontari su cui la Gad può ancora contare. Intellettuali, registi cinematografici, cantanti, professorini. Tutti disposti a fare un bel girotondo quando serve e poi lì con il cappello in mano, ad attendere la ricompensa: un finanziamento di Rai 3, un gettone di presenza in qualche bella commissione di studio in un Comune o in una regione rossa, un bel festival musicale tutto pagato.
Per molti di loro Prodi è sempre stato un punto di riferimento sicuro. Fu lui a riempire l’Iri degli anni Ottanta di consulenti, a dare lavoro lì, alle Ferrovie, al Governo, alla commissione europea, a società di ricerca e consulenza che hanno assicurato sempre la pagnotta agli amici e agli amici degli amici. Tutti volontari, naturalmente. Con le loro belle bandiere verdi a sventolare alle assemblee dell’Ulivo e con i portafogli rigonfi qualche mese dopo. Quando il professore dell’Iri approdò nel 1996 a palazzo Chigi fra i colleghi universitari non si contarono le bottiglie di champagne stappate. Basta pensare che nell’ultimo anno del governo di Lamberto Dini, il 1995, nel bilancio dello Stato le spese per consulenze ammontavano a 145 miliardi di vecchie lire. Quando Prodi lasciò palazzo Chigi, nel 1998, quella somma era lievitata a 321 miliardi di lire, più del doppio. Il governo dell’Ulivo aveva attirato frotte di volontari, golosissimi di rimborsi spesa...


Massima del giorno
Con l'età, aumenta il numero dei vedovi e soprattutto delle vedove. Ma alla fine siamo tutti vedovi. Della nostra gioventù e delle nostre speranze.
G.P.


MOLLICHINE
Galimberti,  sulla "Repubblica",  ha scritto che Amore è il contrario di morte,  deriva da "a-mors".  Infatti,  immaginiamo,  al genitivo fa amortis.  O forse "alimortaccis".

Cima (Verdi): "L'Italia pretenda dalla Cina il rispetto dei diritti umani".  L'Italia.  Pretenda.  Dalla Cina.

Barghouti,  autocandidatosi,  rischia l'espulsione dal Fatah.  Che paura,  per uno condannato a cinque ergastoli.

Nel 1999 il ministro siriano Mustafa Tlas definì Arafat "figlio di 60 mila prostitute".  Fantasia orientale.  Prodi non è andato oltre "mercenari".

Prodi ci ripensa: «I mercenari? Era una battuta».  Che cosa è peggio,  un politico aggressivo o un battutista che non fa ridere?

Abolita la pagella.  Malumore generale nella scuola.  Accentuato dal fatto che non l'ha abolita questo governo, ma quello precedente.

Giannipardo@libero.it


 INCIAMPI CINESI: PIU' ARMI E MAGGIORE CONTROLLO DEI MEZZI D'INFORMAZIONE
In Cina sembra essere finita la luna di miele tra il governo centrale e i mezzi d'informazione. Secondo il quotidiano Asia Times, alcuni funzionari del settore della propaganda hanno dichiarato, durante una riunione, che ci sono persone "che sfruttano internet" per attaccare il governo e il Partito comunista. La notizia è stata data dal settore online del quotidiano economico Asia Times da una fonte molto vicina al governo di Pechino, che però ha voluto rimanere anonima. Da quando il presidente cinese Hu Jintao ha preso il posto di Jiang Zemin, i mezzi d'informazione hanno goduto di maggiore libertà, ma questo vertice può essere il segnale che le cose stanno cambiando.
Intanto il nostro  Presidente della Repubblica Ciampi, durante la sua visita di stato in Cina, h  presidente Carlo si dichiarato  è favorevole a togliere il divieto di vendere armi alla Cina. «Ho confermato al presidente Hu Jintao che l'Italia guarda con favore all'abolizione dell'embargo sull'esportazione delle armi (emabargo decretato dopo i fatti di Piazza Tien A Men, ndr).
«C'è da rimanere addolorati. Dal Quirinale alla Farnesina non una sola parola a proposito della libertà, della democrazia e dei diritti umani in Cina», ha dichiarato Daniele Capezzone, segretario di radicali. «Senza vergogna si parla di un nostro apporto alla fine dell'embargo sulla vendita di armi alla Cina: cioè del nostro apporto a rendere questo regime ancora più violento e pericoloso».
«Sono allibito per le dichiarazioni sulla possibile revoca dell'embargo sulle armi», ha detto il ministro per le Riforme, il leghista Roberto Calderoli. «Il capo dello Stato non può assumere decisioni per conto del Paese che non siano state discusse nelle sedi preposte dalla Costituzione. Non è pensabile che la revoca dell'embargo possa rappresentare una boccata di ossigeno per le imprese nostrane produttrici di armi, anzi diventerà la loro morte. Prima di poter discutere della revoca dell'embargo i cinesi dovranno dimostrare l'accettazione e l'applicazione dei diritti umani.».


 BENTORNATO AZZAM!
"Sono orgoglioso di essere nato in questo Paese". Sono state queste le prime parole pronunciate, al suo arrivo in Israele,  da Azzam Azzam, il druso israeliano arrestato  otto anni fa in Egitto e tenuto prigioniero innocente.
La sua cattura fu il segnale che all'epoca le relazioni tra Israele ed Egitto erano tutt'altro che idilliache e che per un israeliano era pericoloso andare in viaggio di affari o di piacere al Cairo nonostante una pace firmata tanti anni fa.
L'alito venefico di Arafat  impediva qualsiasi relazione che non fosse gelida.
Le relazioni con l'Egitto divennero ancora piu' problematiche quando Mubarak richiamo' l'ambasciatore, nel 2000, un paio di mesi dopo lo scoppio della guerra dichiarata da Arafat.
E' passato quasi un mese dalla morte del demonio e, anche se tutto deve ancora essere risolto, la coltre nera che ricopriva parte del Medio oriente lascia intravedere degli squarci attraverso i quali passa la luce della speranza.
In gennaio i palestinesi voteranno per la seconda volta nella loro storia. Chi se lo sarebbe immaginato?
Arafat prometteva votazioni da anni ma non le permetteva mai perche' aveva paura di perdere il potere.
Le promesse erano soltanto fumo negli occhi degli ingenui europei che credevano ad ogni sua parola.
La realta' era che si guardava bene dal realizzarle e la realta' ancora piu' deprimente e vergognosa era che l'Europa attendeva le sue decisioni con fiducia e pazienza, ogni sua bugia era tenuta in gran conto, tanto a morire di terrorismo erano gli israeliani .

 
A meno di un mese dalla morte di Arafat la leadership israeliana e palestinese hanno iniziato ad avere contatti, probabilmente proficui, dopo anni di silenzio interrotto solo dal bum degli autobus e dei ristoranti che saltavano.
I tentativi di  attentati sono ulteriormente diminuiti, i bombardamenti su Sderot anche, persino hamas, nella speranza di far parte del futuro governo palestinese,  nomina sottovoce la parola magica: "tregua".
Ill clima e' piu' disteso e quando non c'e' la paura, il perenne doppio gioco e la presa in giro , armi del defunto terrorista, e' molto piu' facile parlare e prendere decisioni importanti, per il bene di tutti.
Personaggi politici di tutto il mondo vengono in visita sia a Gerusalemme che a Ramallah. E' arrivato a Gerusalemme persino l'ambasciastore spagnolo Moratinos, grande amico di Arafat e nemico di Israele, per dire che la seconda intifada e' stata un grande errore.
E chi se la sarebbe aspettata un simile dichiarazione da uno che rifiutava di venire in Israele pur di non essere costretto a non vedere il raiss del suo cuore che adesso si stara' rivoltando nella tomba!
 
Nessuno piange il mostro defunto, i palestinesi meno di tutti,  pare addirittura che nessuno lo ricordi piu' e, dalle dichiarazioni ufficiali dei grandi del mondo finalmente liberi di parlare apertamente senza la paura di essere "puniti" dal raiss, pare che passera' alla storia come colui che ha impedito ogni dialogo e ogni apertura, oltre ad essere il responsabile della morte violenta di migliaia di israeliani e palestinesi.
Arafat, di fronte al quale tanti ministri e capi di stato si sono disgustosamente  inchinati, Arafat per il quale e' stato insozzato il Premio Nobel,  finira' nella pattumiera della storia, ricordato soltanto da quelli come lui, tipo qualche delegazione italiana di nostalgici dell'odio contro Israele  che vanno a portare corone sulla sua tomba o che vogliono intitolargli una piazza. La pattumiera resta aperta anche per loro.
 
Il primo risultato concreto della normalizzazione delle relazioni tra Egitto e Israele e' stata appunto la inaspettata liberazione di Azzam Azzam.
Israele non lo aveva mai abbandonato, gli sforzi per liberarlo erano stati innumerevoli ma il no egiziano era sempre deciso e netto.
Mubarak , che si fingeva fratello di Arafat probabilmente per evitare la stessa  fine di Sadat, non avrebbe mai fatto un torto al terrorista.
Eppure, a meno di un mese dalla provvidenziale morte del Pericolo Pubblico numero 1,  ecco che Mubarak parla con Sharon, capisce che e' nel suo interesse ammorbidirsi, chiede naturalmente la liberazione di qualche egiziano per giustificare al Paese la sua decisione e  Azzam viene preso in consegna dagli israeliani e riportato in Patria.

 
Israele lo ha accolto in festa, e' stato ricoperto dalla bandiera e, mentre abbracciava Sharon , da lui definito "il suo eroe", la bandiera gli e' scivolata dalle spalle, lui l'ha raccolta, l'ha baciata e l'ha tenuta stretta al cuore.
"Sono orgoglioso di essere nato in questo Paese" ha detto commosso con il figlio piu' piccolo stretto a lui mentre lo portavano in trionfo.
Israele e' altrettanto orgogliosa di averlo tra i suoi figli e lo coccola,  lo segue e lo guarda con occhio felice e affettuoso perche' fa parte di quel popolo druso da sempre fedele al Paese per il quale sa anche morire quando e' il momento di difenderlo.
 
Bentornato Azzam!
Bentornata Speranza!
 
Deborah Fait
informazionecorretta

UMORISMO EBRAICO
Tre figli ebrei lasciarono la loro casa, si resero indipendenti e prosperarono.
Quando si riunirono di nuovo parlarono dei regali che avevano potuto fare alla loro madre.
Il primo disse: Io ho costruito una casa enorme per nostra madre.
Il secondo disse: Io le ho mandato una Mercedes con l'autista!
Il terzo disse: - Vi ho battuti entrambi: voi sapete quanto piaccia alla mamma leggere la Torah e sapete che non ci vede molto bene. Io le ho mandato un gran pappagallo marrone che sa recitare la Torah nella sua interezza. Ci sono voluti 20 anni a 12 rabbini per insegnarglielo. Io ho contribuito con 1 milione di dollari all'anno, per vent'anni, ma ne è valsa la pena. Mamma deve solo nominare il capitolo e lui lo recita!
Poco dopo Mamma inviò ai  tre figli le sue lettere di ringraziamento.
Scrisse al primo figlio: Maurizio, la casa che hai costruito è così grande. Io vivo in una stanza sola, ma devo pulire tutta la casa.
Scrisse al secondo figlio: Mosè, sono troppo vecchia per viaggiare. Resto tutto il tempo in casa, quindi non ho mai usato la Mercedes.
Scrisse al terzo figlio: Carissimo Manuel, sei stato l'unico figlio che ha avuto il buon senso di sapere cosa piace a sua madre. Il pollo era buonissimo!!!
 (da Morasha)

RAPPORTO CENSIS, DOVE OGNUNO TROVA QUELLO CHE CERCA.
Non si era mai vista una cuccagna simile. Anzi no, è da sempre così. Il Rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del paese è un pozzo senza fondo nel quale ognuno riesce a trovare quello che cerca.
Siete filogovernativi? Ottimo,   Rapporto Censis  secondo Il Giornale: "L'Italia non è povera, il patrimonio delle famiglie è aumentato, il sistema regge bene".
Siete antigovernativi? Bene, Rapporto Censis secondo L'Unità: "Col centrodestra crescono del 70% le proteste".  

Per chi volesse leggersi il Rapporto Censis senza mediazioni,
cliccare qui.

STORIE ITALIANE: IL «TARTUFO DELLA PACE» A SIMONA PARI E SIMONA TORRETTA
Mentre le nostre eroine in cerca di guai e di riscatti se ne sono tornate allo Sheraton di Amman, è giunta notizia - no, non è uno scherzo- che il  21 novembre scorso a San Giovanni d’Asso (Siena) il favoloso premio “Tartufo per la Pace” è stato assegnato ad "Un ponte per..."  l’organizzazione presieduta da Fabio Alberti, ed animata tra gli altri da Simona Pari e Simona Torretta. La cerimonia di consegna del Tartufo per la pace, si è tenuta nella sala grande del millenario Castello di San Giovanni e ha concluso. com’è ormai tradizione,  la Mostra del Tartufo Bianco delle Crete Senesi, quest’anno giunta alla XIX edizione.


DELLA VEDOVA: SONO PRONTO A IMPEGNARMI IN UNA LISTA LAICA. CON LA CDL.
Benedetto Della Vedova, esponente dei Radicali Italiani, ha seguito con "grande interesse e simpatia", come egli stesso dice, "l'iniziativa sviluppata da Arturo Diaconale e Davide Giacalone per dare al mondo laico un'occasione in più di crescita e di confronto". A L'opinione riferisce di come ritiene non più procrastinabile un impegno elettorale dei Radicali Italiani al fianco di una coalizione di centrodestra, nella quale avrebbe il compito di rafforzare l'anima liberale.
D. Ha seguito con attenzione il nostro ciclo di incontri sulla Casa Laica. Che bilancio ne trae?
R.: E' persino inutile dire che qualsiasi cosa che si muove in un'area laica e liberale ha una importanza vitale per la politica. Ma la questione vera è quale sbocco si vuole dare a questa ritrovata vitalità.
D.: Quale, a suo avviso?
R.: Io credo che oggi, a una manciata di mesi dalle prossime elezioni regionali e a non molto dalle prossime elezioni politiche, dove è presumibile che si voterà con l'attuale legge elettorale. la scelta debba essere fatta in questi termini: o si cerca di ricavarci una posizione elettorale relativa, con una formazione autonoma, o si cerca di partecipare ad un cartello tra i due principali che esistono. Io ho una indicazione precisa e inequivocabile da dare: stare con chi rappresenta la cultura liberale in questo paese.
D.: Il ruolo dei Radicali quale può essere?
R.: Io credo che i Radicali Italiani sarebbero il pivot di questa iniziativa. Continuo a pensare che il rapporto nella prospettiva nelle prossime elezioni politiche debba essere soprattutto con Forza Italia e conseguentemente con la Casa delle Libertà.
D.: Con quale contributo?
R.: Bisogna porre a Forza Italia e alla CdL la questione liberale, in termini di contenuti, di idee, di classe dirigente. Bisogna dare una scossa a questa coalizione. (Che è quello che penso i Radicali Italiani possano e debbano dare come contributo alla coalizione.
D.: E come guarda agli alleati del mondo laico, i repubblicani e il Nuovo Psi?
R.: Repubblicani e Nuovo Psi mi sembra abbiano una collocazione chiara, leale con il centrodestra anche in vista delle regionali. Oggi pragmaticamente la prospettiva che io vedo è quella, dopodiché sono disposto tra sei mesi a cambiare opinione e a fare una riflessione diversa.

D.: Quando si decideranno a sporcarsi le mani i radicali italiani?
R.: Sia il segretario che Pannella hanno ribadito al congresso, con indubbie buone ragioni, l'equidistanza tra i due schieramenti. Io credo che ci siano ottime ragioni per supportare questo ragionamento. Ma la mia posizione, che rimane minoritaria, sta ad indicare a tutto il partito che il momento delle scelte è arrivato. Se i Radicali Italiani non entreranno nel nuovo parlamento e resteranno fuori dalla vita politica parlamentare fino al 2011, è evidente che rischiano la scomparsa.
D.: Lei sarebbe disponibile a candidarsi in prima persona?
R.: Io mi auguro che i radicali italiani facciano una scelta di impegno in un cartello elettorale. Se questa scelta ci fosse, con un'area liberale inserita in un contesto di centrodestra, si, io sarei disponibile.
da "L'OPINIONE" del 1/12/2004, intervista di Aldo Torchiaro


Massima del giorno
Una disgrazia è una disgrazia, due disgrazie sono due disgrazie, molte disgrazie propongono interrogativi scomodi.
Gianni Pardo


ULTIMA SPIAGGA A SINISTRA
L'ultimo numero della rivista  National Review pubblica un articolo di Michael Ledeen dove si afferma  che  la reazione isterica da parte della sinistra occidentale alla rielezione del presidente George W. Bush e  la demonizatione di Bush e del suo elettorato - "la stessa  diretta contro Tony Blair in Gran-Bretagna, Jose Maria Aznar in Spagna e Silvio Berlusconi in Italia" - fanno presagire un evento  fondamentale: "la morte  sinistra tradizionale, sia come forza politica dominante che come visione intellettuale."  
A ben vedere, scrive Ledeen,  , "la  sinistra vince   le elezioni soltanto quando  i loro candidati assumono il programma dei loro avversari (Clinton e Blair) o quando il panico sostituisce il processo politico (Zapatero e Schroeder). In circostanze normali la loro ideologia - ideologia che ha dominato il dibattito politico ed intellettuale per la maggior parte del secolo scorso - è morta."

Insomma,  incapace a capire o a trasformare il mondo, per Michael Ledeen, "la sinistra  ha perso il contatto con la realtà. Ed è per questo che cerca di spiegare le ripetute sconfitte  attraverso le accuse di  frode elettorale oppure incolpando di  stupità l'elettorato."
 Clicca qui per il testo completo dell'articolo.

PAOLO DORIGO, E NOI NON STAMO ZITTI ! 
Condannato a tredici anni (11 già scontati!) per aver lanciato una molotov contro la base Nato di Aviano,   Paolo Dorigo, "militante comunista" come lui si definisce (per conoscere meglio la sua vicenda, clicca qui), ristretto nel carcere di Spoleto,  ha appena terminato un lungo e debilitante sciopero della fame. In questi giorni i suoi avvocati stanno cercando, tramite il Giudice di Sorveglianza, di ottenere l'immediato ricovero in struttura ospedaliera extracarceraria e  hanno presentato una nuova istanza di differimento della pena. Secondo i suoi legali, a causa del forte dimagrimento legato allo sciopero della fame  Dorigo non e' in condizione da alimentarsi in carcere ma deve farlo sotto controllo in ospedale.
Noi, pur distanti mille miglia dal percorso politico di Paolo Dorigo,  in tutta coscienza credendo di fare cosa non "buonista" ma giusta, riteniamo - visto anche la qualità del reato,  l'entità della pena e gli anni già scontati -   che  la concessione della grazia per Paolo Dorigo - in subordine, la sospensione di pena - sia cosa da valutare  positivamente.
A tale scopo,  ci rivolgiamo  agli amici blogger.
Sarebbe utile - sulla falsariga di altre iniziative - se  si potesse attivare  una campagna mediatica di sostegno. Attendiamo conferme.
(cp, 2 dicembre 2004)


Repubblicani: chi sono, cosa vogliono
Articolo di Alessandro Gisotti per Ideazione
Chi sono oggi i Repubblicani? Capire cos’è il Grand Old Party di fine 2004 e qual è la sua agenda politica si rivela la lente migliore per leggere il successo di Bush e le sue conseguenze. Molti commentatori di casa nostra che prefiguravano, e forse si auguravano, un successo del campo democratico hanno offerto, infatti, un’immagine piuttosto pittoresca del partito che oggi guida gli Stati Uniti. Un’analisi ragionata del mondo repubblicano la troviamo sul numero autunnale della rivista americana di cultura politica “The Public Interest”. Un saggio articolato, dal titolo “A New GOP ?”, scritto a quattro mani da James W. Ceaser e Daniel DiSalvol, due studiosi della University of Virginia. Ideazione.com lo ha letto per voi... (segue, clicca qui per leggere l'articolo
)

MOLLICHINE
Nuova minaccia di al Zawahiri: "Al Qaida continua la sua guerra contro gli Usa fino a quando non cambieranno politica": bin Laden for President!

In Cina si comincia a parlare dabolire la pena di morte.  Contrari quelli che temono un aumento della popolazione.


Prodi ha detto che "l'Italia è da rifare".  Accidenti,  peggioriamo: D'Azeglio aveva detto che bisognava fare gli italiani ma almeno l'Italia era fatta.

La cattiva notizia è che l'Ucraina è in crisi.  L'ottima notizia è che non si è arrivati alla violenza.

L'economia americana è cresciuta del 3,9% nel terzo trimestre del 2004.  Le ultime convulsioni del capitalismo,  avrebbe detto la Pravda.

L'euro a 1,33 $.  Trichet (Bce): "Non cambiamo politica".   Si sa,  squadra perdente non si cambia.

Kofi Annan ha presentato il progetto di riforma delle Nazioni Unite, che saranno equanimi,  oneste,  efficienti.  Nel prossimo millennio.

Barbara Spinelli ha avuto un premio giornalistico da una giuria obiettiva e apartitica composta da Enzo Biagi,  Giorgio Bocca,  Curzio Maltese,  Gianni Riotta,  Gian Antonio Stella e Giancarlo Arnesi.

Prodi critica aspramente il taglio delle tasse.  È falso,  iniquo,  insostenibile.  E soprattutto non attuato dal centro-sinistra.

Lo sciopero contro la Finanziaria è stato stabilito parecchio tempo prima di conoscerla.  Può venire qualcosa di buono,  da Nazareth?

Fiat Auto si ferma per due settimane,  migliaia di operai in cassa integrazione, e chissà quanto avrà già pianto per lo sciopero del 30 novembre.

Barghouti si candiderà alle elezioni palestinesi.  Se vince,  il governo palestinese si riunirà in parlatorio?

Follini: "Affronto l‚impegno non a cuor leggero".  E per giunta dovrà imparare l‚italiano.

Fassino (Ds): "Il rimpasto non appassiona gli italiani".  Vero.  La passione nazionale è: Gad? Ulivo? Alleanza?

Berlusconi: "Forza Italia si è un po‚ imbalsamata". Poi Emilio Fede ci ricorderà che imbalsamato viene da balsamo.

Gianni Pardo


LO ZIO SAM E’ IN UKRAINA (E SE NE VANTA)
“Penso che la Cia sia una grande istituzione occidentale democratica”: così Giulianone Ferrara sul Foglio di oggi rispondendo ad una lettera di Massimo Teodori sulla guerra fredda.
Potrebbe aver ragione, almeno in parte.
Ripensando ad alcune nostre recenti osservazioni sulla “crisi” in Ucraina, alla luce di alcune pepate cronache pubblicate dal “Guardian” in questi giorni (e da una ancora più pepata “rivendiacazione” direttamente dall’ambasciata USA a Londra), ecco un approfondimento per stomaci forti…
 [“clicca qui”]
(ale tap, 1.12.04 - segue)

Bufale a Guantanamo
Dal Foglio: Il New York Times ha dato notizia di un rapporto della Croce rossa su presunti “abusi”, prontamente negati dal Pentagono, nei confronti di alcuni dei 550 “nemici combattenti” catturati in battaglia in Afghanistan e ora detenuti nel campo di prigionia di Guantanamo. Il Times è riuscito a ottenere un memo riassuntivo del rapporto nel quale si legge che l’esercito avrebbe intenzionalmente usato coercizione psicologica e talvolta fisica “equivalente alla tortura”. La notizia intanto smentisce l’idea che gli Stati Uniti agiscano in tutta segretezza e che non facciano entrare le associazioni umanitarie. La Croce rossa, la cui sede di Baghdad è stata fatta saltare in aria dai colleghi dei detenuti di Guantanamo, ha confermato che dal 2002 visita regolarmente la base sull’isola di Cuba e che, altrettanto regolarmente, produce un rapporto dettagliato sulle condizioni dei prigionieri. I rapporti non sono pubblici, ma capita spesso che qualche operatore umanitario passi alla stampa le parti considerate compromettenti. Fin qui i rapporti della Croce rossa non hanno mai rivelato torture fisiche, né pratiche vietate, anzi hanno spesso riconosciuto come le condizioni di vita di chi collabora siano più che buone. Notizie confermate da alcuni dei rilasciati, mentre riguardo le accuse avanzate da 5 cittadini britannici, spiega il New York Times, “è stato facile respingerle perché sono sembrate implausibili”. Quest’anno, come in passato, la Croce rossa ha però ribadito che la detenzione a tempo indefinito è pratica inaccettabile, una “tortura psicologica”. Lo status giuridico dei detenuti, infatti, non è regolato dalla Convenzione di Ginevra perché i “nemici combattenti” non sono né soldati del vecchio regime afghano né, nel caso di mujaheddin arabi, cittadini estradabili. Quando è stato possibile, come nel caso dei 5 britannici, i prigionieri sono stati consegnati al paese d’origine. Ma nel caso di due russi, l’estradizione è stata criticata da Amnesty International perché il sistema penitenziario di Mosca dà meno garanzie di quello attuato a Guantanamo. La Croce rossa denuncia che il team dei medici fornisce le cartelle sanitarie dei prigionieri a chi conduce gli interrogatori, “una flagrante violazione dell’etica medica” anche se, ammette, le cure sono di “alta qualità”. Pur non specificando quanti detenuti siano sottoposti a questo trattamento, il rapporto dice che costituiscono “una forma di tortura” le pratiche di isolamento e di esposizione a temperature estreme e a musica ad alto volume.

1° DICEMBRE 2004 - CHI HA PAURA DELL’AIDS?
Nel panorama delle iniziative per il 1° dicembre in Italia, oltre all’appuntamento ufficiale del Convegno di Genova, promosso dal Ministero della Salute, sono pochi gli eventi di sensibilizzazione dell’ opinione pubblica sul tema delicato e importante della riduzione dei rischi di contagio da HIV e della necessità di contrastare ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone sieropositive e in AIDS.
Abbiamo quindi pensato di proporre il manifesto “Chi ha paura dell’AIDS”.   Per scaricare il documento clicca qui
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