Ho seguito
Ballarò con insofferenza. L'argomento della
serata era legato alla bocciatura sacrosanta della scalata
Unipol a BNL- Al solito Floris è molto bravo nel
trasformare le cipolle in caviale.
L'intera trasmissione
si è così giocata sul tema
(non dichiarato, ovviamente) del salvataggio
DS. Di fronte a un debole, debolissimo, Cicchitto (ma
possibile non inchiodarli mai con cifre e dati?) e a un Castellicombattivo
ma certo non specialista del tema, c'era il Gotha della
sinistra.
Fassino e
D'Alema essendo in quarantena per motivi di opportunità,
c'erano Rutelli, Bersani e Scalfari.
Scalfari
ha spostato il ragionamento indietro di 50 o 70 anni,
tornando a rivendicare la "diversità" (vel: superiorità)
della sinistra, in quanto "fatta da braccianti, operai,
dipendenti". Ed ha invitato ad andare a Bologna per "vedere
quel popolo". Delirio puro: la base elettorale dell'Unione
è più ricca della base elettorale della CdL. Bologna
poi è una delle città più ricche d'Italia già
dai tempi del fascismo. Qui il discorso era divenuto ideologico
e razziale, quindi senza alcuna speranza di utilità per
lo spettatore desideroso di sapere e giudicare. Ma tanto Ballarò come Repubblica appartengono
per intero ai media del '900, interessati soltanto a indirizzare
lettori e spettatori a pensare secondo la "fonte della verità"
di turno.
Come
si sarebbe svolto un ipotetico processo a Mussolini
per frode fiscale nel 1938? Mussolini sarebbe stato
assolto "a prescindere"... Ma forse con qualche obiettività
maggiore di quanto è andata la questione "scalate
bancarie" a Ballarò. Di cosa discutere quando l'imputato diventa
l'accusatore grazie al giudice?
La questione
delle scalate bancarie è diventata subito
un affaire giudiziario, invece che politico come doveva
essere in una trasmissione politica, anche per ignavia
di Cicchitto.
E' chiaro
che sul tema giudiziario la questione riguarda al più,
a oggi, una ventina di privati cittadini.
Ed è
chiaro che evitare di dire e giudicare la controparte,
equivale e prendersi ogni colpa senza voler controbattere.
Eppure oggi siamo di fronte alla classica trave nell'occhio
del moralizzatore. Nessuno è invece riuscito
a dire le cifre, intanto, che da sole danno l'idea del problema
politico enorme... i 200.000 miliardi di lire che l'Unione
(non i soli DS) fattura con i supermercati e le banche, ma anche
e soprattutto (qui sta la questione politica sempre elusa)
con gli Enti locali, a partire dalla gestione dei Lavori Pubblici,
dalla gestione delle manutenzioni e dei servizi, dalla gestione
dei rifiuti, da quella della realizzazione di strade e palazzi,
piscine comunali, ospizi, scuole, interi quartieri, la cementificazione
dell'intero Paese... a finire con la gestione dei servizi sociali
(handicap, Case di riposo comunali, ospedali...).
Questo è
l'enorme conflitto di interessi.
C'è
un finanziamento da parte delle cooperative, ufficiale
e forse anche un altro canale non ufficiale, ma c'è
anche un plusvalore aggiunto (dare lavoro a un elettore
che cosa è, visto che non è illegale?).
Si è
così parlato della auto-multa da 1800 euro di Berlusconi
e della banca della Lega (due sportelli in tutto), mentre
Bersani prendeva la maschera di Pantalone, tanto bene da
sembrare la Pietà di Michelangelo o San Sebastiano
trafitto dai dardi. Queste nugellae (come cosuccia è
Mediaset rispetto alle Coop) erano equiparate a colossi come
i supermercati Coop e Conad (80.000 dipendenti, con un sistema
bancario interno e interazioni con Unipol e le Coop di produttori)
con una sfacciataggine da regime totalitario, con risatine,
con tremori.
Non ci interessa
sapere se ci sono dei finanziamenti occulti a Prodi
o a Fassino. Forse ci sarà un giudice più
fortunato di Tiziana Parenti che troverà colpevoli
e reati. Speriamo di no. Ma ora e comunque noi non vogliamo
più che assessori diessini possano assegnare, non una
ma mille volte al mese in diecimila Enti locali, un appalto a
una azienda "diessina" o della Margherita. Questo enorme
conflitto di interessi continua a essere completamente ignorato
da tutto il Paese, e la massa escrementizia che ne deriva comincia
a puzzare davvero troppo.
Paolo
della Sala - leguerrecivili
L'Europa e Sharon
Bruxelles:
“Criminale”, “terrorista”, “guerrafondaio”. I processi
verbali del Parlamento europeo aiutano a comprendere
l’alta opinione che avevano di Ariel Sharon i rappresentanti
delle istituzioni europee. Non è una storia di odio
e amore, come potrebbe apparire dalla corsa al capezzale.
E’ storia di solo odio, a volte condito da antisemitismo,
salvo accorgersi che alla fine quella di Sharon era l’unica
politica di sicurezza e di pace possibile. Niente scuse,
però, perché la superiorità morale europea non
può essere discussa. Soltanto lezioni, soltanto sentenze.
Ne è riprova il coro messo in scena dagli europarlamentari
il 9 aprile 2002, anno di piena seconda Intifada terrorista,
di autobus che esplodono a Tel Aviv e Gerusalemme, di conseguente
rappresaglia israeliana. Quello di Sharon è “terrorismo
di Stato”, accusa una deputata nordica. “Sharon ha la guerra
fissa in mente, come qualcosa di congenito”, sputa il socialista
spagnolo Emilio Menendez del Valle. “Sharon rivendica la deportazione
della popolazione palestinese, anche quella dei cittadini arabi
di Israele”, vomita la comunista Luisa Morgantini. “Da Sabra e
Chatila ai fatti di Jenin, Sharon deve riflettere se non vuole
essere tra i primi clienti del Tribunale penale internazionale”,
minaccia il liberale britannico Graham Watson. “Israele non è
più uno Stato di diritto”, sentenzia l’ex presidente portoghese
Mario Soares.
In
molti pensavano che, grazie a Sharon, Israele non
fosse più una democrazia. Tanto che il Pe, dando credito
alle fandonie sui crimini commessi dall’esercito israeliano
a Jenin, chiese la sospensione dell’accordo di associazione
tra Ue e Israele, una misura mai adottata nemmeno contro
le peggiori dittature. L’allora commissario europeo
alle Relazioni esterne, Chris Patten, non era contrario, perché
“gli israeliani non possono calpestare lo stato di
diritto, le convenzioni di Ginevra e quelle che sono
considerate norme accettabili senza fare un danno colossale
alla loro reputazione”. Peccato che il danno sia stato
fatto alla verità e l’Ue non abbia pensato a nessuna
riparazione per Israele, il suo esercito e il suo governo.
La bufala di Jenin è solo un esempio: dall’assedio alla
Muqata a quello alla basilica della Natività, dai checkpoint
alla barriera difensiva, l’Ue ha sempre mostrato piena
solidarietà a Yasser Arafat e ai palestinesi, nessuna
comprensione a Israele e al suo popolo. Anzi, per il solito
Patten – intervistato dalla Bbc il 18 aprile 2002 – le politiche
di Sharon sono all’origine del “culto della morte” dei terroristi.
Ecco, “tutta colpa di Sharon” è lo slogan della politica
europea. Come quando Tsahal attaccò le infrastrutture
del terrorismo, distruggendo le attrezzature palestinesi finanziate
con il denaro europeo. Patten, che per anni si oppose a un’indagine
sui fondi europei usati da Arafat per finanziare odio e terrorismo,
aprì un’inchiesta contro Israele.
Certo, non sono mancate
le voci fuori dal coro. Quella di un manipolo
di europarlamentari, guidati da Marco Pannella,
e i sei mesi di presidenza italiana dell’Ue, che contribuirono
a migliorare le relazioni con Israele. O ancora Mario
Monti che, da commissario europeo, riconobbe la barriera
difensiva come “accettabile”. L’Ue seguì poi la
ragionevolezza del professore, ma con ipocrisia: alla vigilia
dell’udienza della Corte internazionale di giustizia
sul muro, disse di essere contraria alla costruzione,
tuttavia “rinviare la questione a un tribunale non sarebbe
servito a far avanzare la pace”. La più clamorosa
marcia indietro è sul disimpegno da Gaza. Se nell’aprile
2004 l’Ue era contro il ritiro di Sharon perché “unilaterale”,
“limitato a Gaza” e “contro la road map”, appena un mese dopo
lo considerava “un’opportunità per far ripartire il processo
di pace”, mentre oggi è entusiasta per questo “passo
avanti nell’implementazione della road map”. L’Ue ha scoperto
che Sharon lavora per la pace e riconosce, come Jacques Chirac
al capezzale, la sua “azione coraggiosa”. Trema di fronte alla
sua scomparsa senza comprendere che il problema non è questo
o quel leader israeliano. “Gli europei devono essere più
equilibrati nel loro atteggiamento verso Israele, gli arabi e
i palestinesi”, disse Sharon nel 2003. Altrimenti saranno sempre
il “nulla”.
Da "Il Foglio"
D’Alema alza la
voce e minaccia querele
Forse
Massimo D’Alema ha frainteso il vecchio detto “la
miglior difesa è l’attacco” e deve aver pensato
che la miglior difesa sia l’arroganza. Già, dire
che il presidente ds non ha fatto della simpatia e dell’affabilità
le sue caratteristiche principali non è una novità.
Ma ci si riferiva sempre ai rapporti interpersonali.
Queste sue “qualità” sembrano diventate il faro del suo
essere pubblico. Anche se a ben guardare certi suoi atteggiamenti
si sono verificati anche in passato.
Oggi l’ex presidente del consiglio, colui
che aveva fatto le scarpe a Romano Prodi ed era riuscito
per la prima volta a far sedere un ex comunista, se
stesso, a palazzo Chigi, si ritrova nel mirino e oggetto
di pesanti accuse. Era stato lui a difendere, nei mesi estivi,
gli immobiliaristi e il loro frenetico agitarsi, era stato
lui a difendere la scalata unipol a bnl e a solidarizzare
con Consorte e il management dell’assicurazione delle
cooperative. Era stato lui, negli anni della sinistra a palazzo
Chigi a difendere i ”capitani coraggiosi” che volevano impossessarsi
di Telecom. Ora che le intercettazioni delle imbarazzanti
conversazioni tra Fassino e Consorte vengono alla luce, tutto
ciò gli ricade addosso. E lui cerca di difendersi come
può.
«La verità è che siamo l’unico
paese al mondo - è la sua autodifesa affermata
in un forum con i giornalisti de l’Unità - in cui
leggendo su un giornale di proprietà della famiglia
del premier la trascrizione illegittima della intercettazione
telefonica di un leader dell’opposizione, anziché
scattare su e denunciare lo scandalo, l’attentato alla democrazia,
si discute del contenuto della telefonata». D’Alema
vorrebbe anche impedirci, quindi, di capire cosa c’è dietro
quel «collateralismo» tra ds e finanza rossa denunciata
da un suo alleato. Di fronte ad accuse gravissime D’Alema
nega le necessarie risposte, si mette sulla difensiva e
si arrocca nella sua arroganza. Se qualcuno osa chiedergli conto
delle sue affermazioni dei mesi scorsi, del suo atteggiamento,
corre il rischio di finire in tribunale.
Probabilmente, in
un’aula di una qualche procura ci finirà
Giuliano Ferrara. «Abbiamo deciso di
promuovere un’azione giudiziaria nei confronti de il
Foglio. - ha annunciato D’Alema nel forum a l’Unità
- Ci sembra un atto obbligato, e sarà l’occasione
di approfondire tutti gli aspetti. Ne abbiamo già
parlato con l’avvocato Guido Calvi». A parte che
per «approfondire tutti gli aspetti» sarebbe bastata
una risposta senza ricorrere ad una querela, ma cosa ha
combinato l’ “elefantino”? Il 30 dicembre il Foglio ha chiesto
con «massimo rispetto» una «spiegazione politica
di quella provvista generosa di denari messa insieme in
quote percentuali identiche da Giovanni Consorte e Ivano Sposetti.
Cinquanta miliardi di euro sono cento miliardi delle vecchie
lire. Qualcosa di simile alla provvista enimont. Qualcosa
di molto diverso da un cumulo di consulenze finanziarie. Qualcosa
di molto diverso da generici “arricchimenti personali”. Questi
soldi - spiegava il Foglio - hanno cominciato a passare di mano
quando il premier di sinistra D’Alema sosteneva i “capitani coraggiosi”
dell’opa telecom, quando l’ex senatore della sinistra indipendente
e avvocato d’affari di grido della Milano che conta, l’avvocato
Guido Rossi, replicò a quella affermazione con una battuta celebre
e temeraria, ma mai spiegata bene né dal mittente né
dal destinatario: “A palazzo Chigi funziona l’unica merchant
bank in cui non si parla l’inglese». Poche righe per chiedere
una risposta che sono valse, forse, una querela a Ferrara. Forse,
perché di querela annunciata ma mai presentata D’Alema
aveva già parlato con Marco Travaglio, giornalista de l’Unità.
Il 14 gennaio del 2004, in una calda assemblea dei girotondini
a Roma, Travaglio riprese la frase sulla merchant bank aggiungendo
a palazzo Chigi «entrarono persone con le pezze al culo e uscirono
miliardarie». D’Alema, il destinatario di queste pesanti
accuse, ribadite, tra l’altro, più volte nel corso degli
anni, si infuriò e minacciò una querela. Minacciò,
sì, perché solo di una minaccia si trattava e
Travaglio sta ancora aspettando, per modo di dire, una denuncia.
Forse l’ex premier voleva solo intimidire.
Chi
la querela se la beccò veramente fu Giorgio Forattini.
Per di più, in quel caso, D’Alema, chiedeva
anche una bella somma di denari, tre miliardi di lire
come risarcimento. Il reato di Forattini era quello di
aver disegnato una vignetta. Altro che attacco alla satira,
accusa spesso rivolta a Silvio Berlusconi. La vicenda
di Forattini è nota e fa riferimento alla famosa vignetta
pubblicata da la Repubblica l’11 ottobre e dedicata al caso
della lista Mitrokhin. C’era un D’Alema seduto al tavolo e
vestito come un vecchio dipendente delle poste con rotolone di
carta e pennellino, sulla testa un quadro di Marx appeso alla parete.
Dall’esterno della stanza arriva una voce che chiede “allora,
arriva ’sta lista??!!” e D’Alema che risponde “Un momento! Non
s’è ancora asciugato il bianchetto!”. Vedendola tutti risero,
escluso D’Alema che chiamò subito l’avvocato.
Ora
potrebbe toccare anche a Giampaolo Pansa. Il giornalista
ha chiesto ai vertici diessini, Fassino e D’Alema
in primis, di dimettersi. Deve preoccuparsi anche
lui adesso?
Arrogante era, arrogante
è. La sua difesa con i giornalisti
del quotidiano ds ne è l’emblema: «Questa
campagna sulla vicenda unipol è del tutto
strumentale, è una campagna che nasce a comando.
Non siamo colpevoli di nulla: non avevamo il compito
di vigilare sulle amicizie di Consorte, né sulle
sue operazioni finanziarie. Rifiutiamo l’idea grottesca
che i ds siano l'epicentro di una nuova tangentopoli».
Ma l’11 gennaio, quando si terrà la direzione nazionale
del principale partito dell’opposizione, non basteranno queste
parole al “leader maximo” per uscire indenne dalla fossa dei
leoni. Anzi. «Sulla base dell’intervista di D’Alema all’Unità
mi pare difficile che la direzione ds di mercoledì prossimo possa
concludersi unitariamente» ha minacciato Fabio Mussi che,
insieme a Cesare Salvi, capeggia la fronda interna di chi chiede
nuovi vertici e spiegazioni chiare.
D’Alema si trova ad un bivio.
Lui, che aveva grandi ambizioni per il suo futuro politico,
che già si immaginava alla Farnesina, o seduto
sullo scranno più alto di montecitorio o addirittura
al Quirinale, rischia tutto. All’attacco di una parte del
suo stesso partito D’Alema vuole rispondere con una strategia
ben precisa: l’arroganza. Buona fortuna, ne avrà bisogno.
Da "La Padania" articolo
di Igor Iezzi [Data pubblicazione: 08/01/2006]
Forza Arik perche'
il coraggio non ti manca
Non voglio parlare di quelli che pregano per la
sua morte, non voglio parlare dei palestinesi che
festeggiano ne' di quei 20 ebrei di Hebron che hanno
brindato alla notizia del suo ricovero in ospedale.
Non voglio parlare di loro perche' loro sono il Male.
Voglio invece parlare di
quelli che pregano per la sua vita, di tutti gli israeliani
che stanno col fiato sospeso, di quelli che aspettano
davanti all'ospedale di Ein Kerem dove e' ricoverato
da ieri sera.
Questa mattina il risveglio di tutto Israele e'
stato drammatico, respiravamo tensione, sembrava
dovesse succedere una grande disgrazia da un momento
all'altro.
La radio tra una notizia e l'altra trasmetteva
la musica che noi tutti conosciamo molto bene,
era la musica del dopo attentati , musica di dolore,
parole di pace, di nostalgia, di disperazione,
musica che ci ha fatto rabbrividire ad ogni risveglio
per tre anni di seguito, i tre anni di attentati quotidiani.
Questa mattina la musica era per Ariel Sharon
appena uscito dalla sala operatoria dopo 9 ore di
intervento.
Un brivido giu' per la schiena.
"Non ce la fara' ", e' il primo pensiero," il Leone
di Israele, il piu' grande premier che Israele abbia
avuto dall'epoca di Ben Gurion sta morendo".
Persino le automobili di chi andava al lavoro facevano
meno rumore, la gente parlava sottovoce "Hai sentito?
Arik e' di nuovo in ospedale" , trema la voce, qualcuno
piange.
In questi momenti siamo tutti fratelli, la gente
comune, i politici, i giornalisti parlano di Arik.
I personaggi intervistati alla televisione parlano
del loro amico Arik, la maggior parte di loro lo
conosce da sempre, molti hanno combattuto al suo fianco
le guerre di Israele, tutti ricordano qualche aneddoto, tutti
hanno una parola di affetto e di rispetto per lui,
anche gli avversari politici.
Parlano del suo coraggio, della sua testa dura,
della sua mania di disobbedire agli ordini dei
superiori quando faceva la guerra e di come quella disobbedienza
e quella testa dura abbiano salvato Israele nel 1973
durante la guerra del Kippur quando gli egiziani gia' cantavano
vittoria, lui, contro ogni ragionamento "normale",
li accerchio' attraversando il canale di Suez e vinse
la guerra obbligandoli alla resa.
E mentre sto scrivendo, anche oggi contro ogni ragionamento
"normale", dopo un'emoraggia cerebrale e nove ore
di intervento a 77 anni, Lui e' ancora vivo e non peggiora.
Israele e' con te Arik, siamo tutti con te, spero
che tu senta le preghiere che si rincorrono per
tutto Israele, di sinagoga in sinagoga.
Anche il rabbino Eliahu di Gush Katif prega per
te Arik e questa e' un'altra vittoria perche'
significa che anche chi politicamente non ti ama comunque
ti rispetta e riconosce il tuo valore di Figlio di Israele,
di grande patriota, di grande soldato, di grande sionista.
Oggi, tutti quelli che parlano di te hanno la voce
che trema.
Forza Arik perche' il coraggio non ti manca.
Forza Vecchio Leone, tutto il popolo di Israele
prega per te.
Deborah Fait
Massima del giorno
L'amore dev'essere meglio, non più dell'amicizia.
E, come l'amicizia, richiede disciplina e discrezione.
G.P.
MOLLICHINE
Occhetto sulla vicenda
Unipol: "D'Alema e Fassino? Peggio di Craxi". D'Alema
e Fassino (immaginiamo): Occhetto? Peggio di Giuda.
Ahmadinejad invia osservatori
iraniani in occidente, per verificare il rispetto
dei diritti umani. Chissà quanti di quegli osservatori
sono donne!
D'Alema querela Ferrara.
Ma non s'accorge che non fa il peso?
Al Zawahiri: "Bush devi
riconoscere che in Iraq sei stato sconfitto". Però
non posso dirti dove venire a costituirti perché mi
nascondo.
Gianni Pardo
Italiani e italioti
La superattivista
filopalestinese europarlamentare onorevole Luisa
Morgantini lo chiama affettuosamente Alex ed e' accanto
a lui, con un'espressione di dolce soddisfazione e malcelato
orgoglio, mentre "l'eroe per caso" tiene la sua
conferenza stampa davanti alle telecamere di tutto il mondo.
Il suo Alex, dopo essersi
leggermente ripreso dalla paura tanto da riuscire
a spiccicare le sue prime idozie, balbetta
con un filo di voce: " Si , ho avuto paura ma e' colpa
degli israeliani. L'occupazione israeliana e' un crimine"
.
Ha detto proprio cosi'
Alex, oscuro pacifinto italiota ieri, eroe della causa
palestinese oggi e sicuramente la sua avventura avra'
suscitato l'invidia di quell'altra porastella, quel Vittorio
Arrigoni, bello palestrato e tatuato che, fermato in tempo
dalla sicurezza israeliana, ha subito la vergogna e l'umiliazione
dell'espulsione da Israele in quanto elemento violento e pericoloso.
Vuoi mettere l'avventura
eroica di Alex! Lo hanno fatto scendere dal convoglio
della suddetta parlamentare che andava a portare aiuti e solidarieta'
ai terroristi di Gaza e loro non hanno voluto deluderlo
e lo hanno accolto come si conviene.
Hanno fermato il convoglio,
lo hanno trascinato fuori, pare preso a caso, forse
volevano rapire la Morgantini ma data la sua somiglianza
con Arafat hanno preferito lasciarla stare per rispetto
al defunto.
Si sono accontentati di
quello con la faccia piu' innocua e se lo sono portato
via. Naturalmente, siccome i terroristi arabi sono buoni
e generosi, gli hanno offerto del the'. Alle due Simone, in
Iraq, avevano offerto anche i dolcetti e il Corano, vabbe' quelle
erano piu' importanti.
Alla Sgrena poi avevano
dato anche la frutta, un cesto intero, ma lei era un
personaggione, le spettava un trattamento di favore.
Al povero Alex e' rimasta
una misera tazza di the' perche' si sa che i soldi
che i palestinesi ricevono a vagonate servono per
comprare armi e bombe e propaganda, quindi agli sconosciuti,
anche se ammiratori, una tazza di acqua calda e via.
Si accontentino e siano
soddisfatti di essere vivi.
Naturalmente e' stato
trattato benissimo, dice il coretto: lui, la sua
Mentore e gli altri sconosciuti facenti parte del convoglio ...umanitario.
Avete mai sentito un rapito
sopravvissuto dire di essere stato trattato male?
Nooo, tutti benissimo,
con rispetto e gentilezza.
Non si sa allora perche' hanno
sempre quella faccia terrorizzata, non si sa perche' piangono
o, nel caso di Alex non si capisce il motivo di quegli
occhi spaventati con le occhiaie fino al mento e la camminata
faticosa e impacciata come se avesse avuto i pantaloni un
po' umidi.
Insomma, tutto si
e' risolto al meglio, i terroristi ooops scusate
i militanti rapitori hanno ricevuto il riscatto,
Alex ha avuto il suo inaspettato quarto d'ora di celebrita'
e la superattivista filopalestinese europarlamentare onorevole
Morgantini ha avuto la soddisfazione di dimostrare ai
suoi denigratori che i palestinesi sono buoni e generosi,
incattiviti leggermente dal perfido Israele che li occupa.
Fini ha ringraziato
Abu Mazen per non aver fatto niente perche'
quando e' arrivata la polizia palestinese i rapitori erano
gia' fuggiti.
E siamo tutti
contenti!
"L'occupazione
israeliana è un crimine", ha dichiarato dunque
il nostro Alex.
OppaOppaOppa!
Di quale occupazione parla?
Non lo sa
che, da agosto, la' a Gaza non esiste nemmeno
un un mazzetto di basilico israeliano perche' i suoi "poveri"
palestinesi hanno bruciato e distrutto tutto?
Dove vede
l'occupazione, Bernardini?
Non c'e'
nessun israeliano nella striscia di Gaza, non
se ne e' accorto?
Chi gli ha
detto di fare quelle dichiarazioni di cui l'Italia,
quella intelligente, sta ridendo a crepapelle?
La situazione
nei territori e' arrivata al punto di non ritorno
e , come sempre in tutta la loro breve storia,
i palestinesi hanno perso l'ennesima occasione offerta
loro su un piatto d'argento da Israele con il ritiro unilaterale
dal Gush Katif: creare le basi per un loro stato.
Non hanno
sempre sbandierato di volere la Palestina? Ma dove la
vogliono allora?
Mi sorge
un dubbio, non sara' che la vogliono a Gerusalemme,
Tel Aviv, Haifa?
Non sara'
che, come si e' visto all'ONU giorni fa, vogliono la
Palestina al posto di Israele? Va bene, ammettiamo
che sia cosi', e' cosi' , ma allora perche' bruciare quello
che gia' hanno ricevuto? Se hanno il sogno di gettare a mare
gli israeliani, come gli aveva sempre insegnato Arafat, perche'
non sistemare intanto quello che e' gia' in loro possesso?
I soldi non gli mancano.
Mi sorge
un altro dubbio. Non sara' che gli puzza lavorare
e che, non essendo stupidi ma fannulloni, preferiscono
farsi mantenere dalla comunita' internazionale?
I territori
palestinesi vivono la situazione creata nel corso
di 40 anni da Arafat, una situazione di caos e violenza,
di anarchia, di odio, di disordine, di ingovernabilita'
cui i vecchi tunisini non sanno o non vogliono porre rimedio.
Una volta
morto il suo demoniaco Creatore, il Male non ha
piu' avuto argini e si e' diffuso a macchia d'olio.
Sto ancora
aspettando un mea culpa da chi, in Europa, ha
sempre sostenuto colui che ha creato l'inferno nei territori
trasformando esseri umani in belve assetate di sangue.
La popolazione
palestinese, che la Morgantini descrive come pacifica
e tanto ma proprio tanto buona, e' al 70% per Al Kaida.
Non si contano piu'
i rapimenti e i maltrattamenti agli stranieri;
non hanno fine gli attacchi quotidiani a istituzioni
palestinesi e gli omicidi sul campo; dal confine di Rafah
continuano a entrare armi e terroristi; Israele viene
bombardato quotidianamente; l'ultimo attentato a Natanya
ha provocato le solite scene di giubilo di donne e bambini
che tenendosi per mano ballavano di gioia alla notizia dei morti
israeliani mentre i loro uomini distribuivano bakhalava' ai
presenti urlanti.
I miliardi ricevuti e che continuano
a ricevere finiscono tutti nel calderone del terrorismo
e magari ci scappa anche qualche villa lussuosa , qualche
Mercedes e qualche conticino in banca.
Nemmeno i loro ammiratori sono
piu' sicuri, persino l'europarlamentare superattivista
filopalestinese dovra' fare attenzione d'ora in
poi, non c'e' piu' Mister Palestine a proteggerla tra un
bacetto sputacchioso e l'altro.
Hamas e' come una ragnatela che
ricopre tutto e tutti come un tempo faceva l'OLP e , come per l'OLP,
l'obiettivo e' il potere assoluto e la distruzione
di Israele.
Uniche differenze , l'OLP era un'organizzazione
terroristica laica che ha impoverito i palestinesi,
Hamas e' integralista e fondamentalista, vuole introdurre
la Sharia nei territori e offre servizi sociali e soldi
alla popolazione per ottenere voti e sostegno.
Le altre organizzazioni minori non
sono pero' da meno in crudelta', spietatezza e barbarie.
Tornando al nostro Alex avrei per
lui un paio di domandine:
A chi era andato a portare solidarieta'?
A quelli che bombardano Israele? A quelli che ammazzano
ebrei? A quelli che ballano per ogni vittima? A quelli
che sparano razzi contro i seggi elettorali palestinesi?
A quelli che rapiscono civili e giornalisti? A quelli che
hanno divorato a morsi il cuore ancora pulsante di uno dei
due linciati a Ramallah? o forse a quelle donne e quei bambini
taaaanto buoni che li hanno ridotti in poltiglia una volta
gettati dalle finestre? A quelli che tagliano la pancia di
supposti "collaborazionisti" appesi, cadaveri, ai pali della
luce? Ai parenti degli assassini suicidi orgogliosi dei loro figli?
Chissa' se riuscira' a rispondere
prima dell'imbeccata della Morgantini.
Non si porta solidarieta' ai terroristi,
non si portano aiuti ai terroristi ne' ai loro simpatizzanti
e sostenitori. Non si porta solidarieta' a chi non
e' mai stato capace di far niente altro che la guerra.
Chi ama i palestinesi dovrebbe
scatenare la propria rabbia contro chi ha protetto e adorato
incondizionatamente Arafat, e Alex ne aveva una proprio accanto
.....
Chi ama i palestinesi dovrebbe
accusare coloro che, finanziando un ladro corrotto,
hanno contribuito a ridurli sul lastrico; dovrebbe
incolpare coloro che, proteggendo un terrorista assassino,
hanno impedito la nascita di uno stato palestinese per
ridurre la popolazione all'accattonaggio internazionale e alla
barbarie.
Avrei infine una domandina da
rivolgere agli italiani, quelli seri e onesti che sono
tanti : non siete stanchi e stufi di pagare riscatti per
inutili italioti che vanno a mettersi nei pericoli in nome
del loro odio per Israele?
Non sarebbe il caso di pretendere
da questi italioti il rimborso del riscatto pagato dallo Stato,
cioe' da voi?
Pensateci su.
Deborah Fait - informazionecorretta
Libertà di
stampa: indagato cronista del «Giornale»
Siamo alle solite:
due peti due misure.
Succede che se
il "Corriere della Sera" mette in prima pagina una notizia della
Procura di Milano coperta dal segreto d’ufficio
(è successo con Berlusconi) nulla succede, anzi,
se qualcuno si lamenta per il trattamento subito parte
subito il rosario delle dichiarazioni contro chi
"vuole censurare le notizie" che sono “sacre” e, "se ci sono,
bisogna darle".
Seccede che se "Il Giornale" mette
in prima pagina una una notizia della Procura di
Milano coperta dal segreto d’ufficio (è successo
con Fassino) i soliti noti si stracciano le vesti e la procura
di Milano apre un fascicolo per rivelazione di atti coperti
dal segreto d'ufficio.
Massima
del giorno
Nella storia
le riflessioni non devono contraddire i fatti, ma
i fatti senza riflessioni sono insignificanti.
G.P.
MOLLICHINE
Violante: “I
Ds non hanno scheletri nell’armadio”. Scheletri no,
ma che cos’è questa puzza?
Vero: “Si
innamorano in chat e al primo incontro si scoprono marito
e moglie”. Di che disgustarvi dell’adulterio.
Unipol è
stata iscritta nel registro degli indagati. Una persona
giuridica imputata? Presto, devo andare a ri-iscrivermi
a legge.
Prodi: “L’Ulivo
è a favore di un indulto graduato”. Graduato
come un termometro che segue gli umori della sinistra.
L’avvocato
di Saddam ha chiesto che sia assolto e finiranno
le violenze in Iraq. Dunque Saddam ne è responsabile?
50.000.000
€ a Consorte per consulenze. Avrà consigliato
di credere all’esistenza di Babbo Natale.
Gianni
Pardo
S’I FOSSI PRODI
Se io fossi
Prodi direi alcune cose forse non inutili:
<<Cari
amici di sinistra, la politica è l’arte del
possibile. Questo significa che chiunque si aspetti da
essa miracoli, quadrature del circolo e, in una parola,
un paese di bengodi, si illude pesantemente. Dunque
si parla seriamente di politica quando non si perde il contatto
con la realtà. È meglio ammettere che essa ha dei
limiti invalicabili, limiti che non spariranno certo se noi chiudiamo
gli occhi. Vi fornisco un esempio.
La politica
offre a chi ha successo un notevole potere e il potere
non raramente fa stare accanto ai soldi. Ai grandi soldi.
E non tutti sono capaci di resistere alla tentazione. Dunque
è vero che dobbiamo stare attenti per punire gli abusi
- perfino implacabilmente - ma abbiamo anche il dovere di
non stupirci. Ogni volta che scopriamo un “mariuolo” secondo
l’immortale definizione dei tempi di Craxi, non dobbiamo stracciarci
le vesti, non dobbiamo dire che la politica è tutta corrotta,
o – peggio – che è corrotto solo il partito cui appartiene il
mariuolo: scoperta la mela marcia la butteremo nella spazzatura
ma preserveremo il cesto con le altre, perché non di altro
si nutre la democrazia.
Questo argomento
è particolarmente d’attualità. Per
molto tempo, in buona fede, molti adepti della sinistra
ed anche parecchi dirigenti hanno creduto ad una
sorta di diversità ontologica di questa parte politica.
Essa stessa s’è immaginata disinteressata e moralmente
superiore: la famosa “diversità”. Oggi invece,
sulla base dei recenti scandali e di qualche imbarazzante
intercettazione telefonica, molta gente dubita della correttezza
dei dirigenti. Qualcuno scrive addirittura: “come posso
votare per un partito che si rivela uguale agli altri?” Ebbene,
tutto questo è ingiusto. Come volete che il gruppo dirigente
del più grande partito italiano non abbia contatti con
i vertici del potere, con tutti i vertici del potere, incluso
quello economico? Aspettate, per condannare i capi del vostro partito,
che siano colpevoli di qualcosa previsto nel Codice Penale. Non
li impiccate a qualche frase, a qualche manifestazione d’interesse,
a qualche contiguità. Soprattutto tenendo presente che i
partiti non vivono di simpatie e applausi: sono grandi organizzazioni
che richiedono molto denaro, per funzionare. Ed il denaro non
cresce sugli alberi.
I partiti
di sinistra dovete votarli per i loro programmi, non
perché moralmente ed ontologicamente diversi. Per esempio
il centro-destra è per il mercato, per la libera
iniziativa, per la responsabilità personale, mentre
noi siamo per un maggiore intervento dello Stato, anche
se dovesse costare una maggiore imposizione fiscale; per un
maggiore spirito di pietà per i perdenti della vita,
anche se fossero un po’ colpevoli della loro sconfitta. Infine
per il sequestro di una parte della ricchezza dei più
agiati per darla ai meno fortunati. Noi consideriamo la ricchezza
un bene comune, anche se è stato creato da alcuni: e se
non promettiamo la totale confisca è perché l’esperienza
ha provato, con l’Unione Sovietica, che ne consegue un impoverimento
generale. Anche se, in fondo, noi non abbiamo troppa paura della
povertà. Il centro-destra ne agita lo spettro perché
il denaro, la prosperità e la modernità sono il suo Vangelo,
mentre il nostro Vangelo sono i valori umani, la cultura,
la solidarietà. E perfino la tradizione, quella tradizione
che ci rende ostili alle grandi opere pubbliche costose. Se
Dio avesse voluto che i siciliani arrivassero sul continente
a piedi asciutti, avrebbe creato un istmo, lì.
Ecco perché
dovete non scandalizzarvi di quanto accade oggi. Ecco perché
dovete continuare a votarci. Perché, nell’ambito
del possibile, noi reputiamo di essere migliori
–non impeccabilmente e superiormente morali, solo migliori
– dei nostri avversari. E perché il nostro programma
forse corrisponde ai vostri ideali>>.
Così
parlò il Prodi immaginario, Ma le sue parole
possono far paura. Il programma “buonista” sarebbe eccellente
se lo Stato, quando vuole raddrizzare le imperfezioni
della società, non somigliasse ad un idrante pieno
di buchi: si perde molta più acqua per strada di
quanta ne arriva sulle fiamme. La macchina statale ha un rendimento
estremamente basso. Per dare cento al beneficiario non
raramente spende duecento in burocrazia. Il risultato è
che ai cittadini arriva molto poco mentre alla collettività
tutto il sistema costa moltissimo. Lo Stato intero dunque
si impoverisce, fino a giungere alla miseria, come si è
visto in tutti i paesi ad economia marxista: si pensi da ultimo
a Cuba, felice paese comunista in cui l’industria più produttiva
è il meretricio internazionale.
La sinistra
è inefficiente, burocratica, pauperista, passatista.
Moralistica, conservatrice, livellatrice, oppressiva.
Convinta com’è dei suoi superiori valori morali
tende ad imporli a tutti, perché per essa lo Stato etico
(cioè oppressivo maestro di vita) è un’ovvietà.
Alcune frasi
dell’ipotizzato discorso meritano infatti un particolare
un commento. Quando si parla di “un maggiore spirito
di pietà per i perdenti della vita, anche se fossero
un po’ colpevoli della loro sconfitta” si delinea ciò
che in Inghilterra si verificò prima dell’avvento
della signora Thatcher: sussidi di disoccupazione così
generosi che alcuni sceglievano deliberatamente di non lavorare
e rimanere a casa a bere birra. Ma ovviamente questo benessere
era pagato da chi, in quel momento, lavorava. Come ama ripetere
Antonio Martino, “ogni volta che qualcuno consuma un bene
che non ha prodotto, c’è qualcuno che non consuma un bene
che ha prodotto”. E infatti l’Inghilterra, prima del favoloso
colpo di reni che le impose la Dama di Ferro, stava andando a
ramengo.
In realtà
i sussidi devono salvare i veri sfortunati, non
trasformarsi in contributi a pioggia, magari a vantaggio
anche di chi vuol vivere a spese degli altri o di chi
sta già bene. Bisogna dare di più a chi ha
veramente bisogno, escludendo contributi bassi ed indiscriminati.
Quanto al “sequestro
della ricchezza”, a parte la sua intrinseca
giustizia (si chiama rapina, normalmente), esso
ha una controindicazione grandissima. La ricchezza
la creano i singoli con l’impegno lavorativo ed intellettuale:
se lo Stato poi la sequestra – in tutto o in gran parte
– la gente si astiene dal produrla e coloro che vogliono
disporne invece di produrla si iscrivono al partito dominante.
Perché la vita relativamente agiata si concentrerà
lì, come provato ad usura dall’Unione Sovietica. Abbiamo
dimenticato i magazzini Beriozka?
Il
centro-destra non è a favore del diavolo,
è a favore di ciò che vuole la gente: le comodità,
la prosperità, la modernità. Mentre
è vero che la sinistra non ha paura della povertà.
Ma non ha paura della povertà altrui.
Su
un solo punto il Prodi immaginario ha ragione: la
questione della “diversità” dei partiti di sinistra
(e in particolare dei Ds) è una balla e una stupidaggine.
Se rimane vero che bisogna punire gli eccessi e i reati,
non per questo bisogna credere che la politica si faccia sulla
Luna. Si fa su questa nostra umana ed imperfettissima terra.
E
dunque si possono augurare venti favorevoli a D’Alema,
quando non è in servizio.
Gianni
Pardo giannipardo@libero.it
KEEP SMILING
Pierino guarda
dal buco della serratura della stanza della servetta
e la madre lo rimprovera. “Smettila, non sta bene guardare
ciò che fa una ragazza, in camera sua”. “Ma io non
guardo ciò che fa lei, guardo ciò che fa papà”.
Mia moglie,
ogni volta che torna a casa, si mette a gridare. La
mia no. Ha la chiave.
Lei e lui.
Ti piaccio? Sì. Ti piaccio molto? Sì,
mi piaci molto. Moltissimo? Moltissimo. Mi sposi? No.
Scendi!
Due amiche.
L’altro giorno suonano a casa mia. È un giovane
che mi chiede se mio marito sia in casa. Lo faccio entrare,
ci mettiamo a parlare… insomma finiamo a letto. Poi è
tornato, m’ha chiesto se mio marito era in casa… insomma
siamo finiti di nuovo a letto, e così per quattro o
cinque volte. E ora comincio a chiedermi: ma che vuole, costui,
da mio marito?
Che fa un
lavoratore-sindacalista quando cade per terra? Per
prima cosa tira fuori le mani dalle tasche dei pantaloni.
Cara Mamma,
scrive il soldatino bavarese, qui nella camerata siamo
in quindici, dieci bavaresi e cinque prussiani. La madre
gli risponde. “Figlio mio, sono fiera di te, vedo che siete
già stati capaci di fare cinque prigionieri”.
Un pasticciere
ha urgente bisogno di una commessa e telefona all’Agenzia.
Da lì gli chiedono: “Le serve giovane o va bene
anche anziana?” “Non ha importanza. L’essenziale è
che sia diabetica”.
“Mamma, mamma,
tutti dicono che sono un mostro!” “Non ci pensare,
bambino mio, sono chiacchiere. Ora chiudi i tuoi tre occhioni
blu e dormi”.
Pierino,
dov’è la tua pagella? Non l’ho, papà. L’ho
prestata a Stefano che vuole fare prendere uno spavento a suo
padre.
Il ricco
americano ha ordinato una Trabant (vecchia, piccola,
primitiva auto della DDR) e quando la riceve esclama:
“Questi tedeschi! Sempre accuratissimi. Prima di spedirti
l’automobile te ne mandano un modellino di plastica!”
Il fumatore
malato di cancro: “Quando muoio voglio essere cremato”.
La moglie: “Tipico. Prima fa i suoi comodi e poi lascia
la cenere dove capita”.
CRETINETTI DELLA SERA
Ricordate Roberto
dal Bosco? Insomma, quel signore (sic) che a Roma
in Piazza Navona un anno fa, per "far
piacere ad un'amica", tirò un treppiedi in
testa a Berlusconi per poi, dopo una notte passata in guardina,
scusarsi dichiarando che quel gesto era "soltanto
una coglionata".
Bene, oggi il Corriere
della Sera (che stile 'sto Mieli !!!) gli dedica
una mezza paginata per fargli dire che non è affatto
pentito, anzi, rifarebbe quel gesto.
RAZZISTI DI COMPLEMENTO
Ricordate Fulvio
Grimaldi? Insomma, quel giornalista di Rai3 (sic) che immancabilmente si presentava in onda
con il suo bassotto. Bene, navigando in rete ecco un
suo articolo dal titolo "La guerra globale di Sion"
dove si va a dimostrare che con Mario Draghi alla
guida della Banca d'Italia "vince la finanza anglo-israeliana,
massonica e laica..." la finanza di quelli
"che in Palestina fucilano o torturano pacifisti
e oppositori, rimuovono un popolo, con l’assassinio e
il massacro sociale, dal primo lembo di un obiettivo strategico
chiamato "Grande Israele"; le stesse che in Iraq hanno cercato,
invano, di decapitare un polo antimperialista, nazionale
e socialmente alternativo ai modelli del vampirismo capitalista
e del nuovo colonialismo; le stesse che, a partire dai progetti
di una masnada di nazisionisti covati da Reagan e Bush padre
a Washington, si propongono il dominio e il saccheggio planetari.
A volte si opera con il fosforo, a volte con le manifestazioni
colorate, a volte con il terrorismo, a volte con la moneta. In ogni
caso si opera come detta Mein Kampf."
Gad Lerner?
Gad Lerner non
vuole mescolarsi a manifestazioni o non-manifestazioni
in cui ci siano soltanto ebrei.
Nell'intervista rilasciata a Andrea Garibaldi
tiene a precisare di essere stato tra i
primi firmatari del manifesto che convocò la manifestazione
del 3 novembre, dopo le dichiarazioni del presidente dell'Iran,
Ahmadinejad («Israele va cancellato dalla mappa
del mondo»), ma - dice - «quel giorno c‚erano ebrei
e non ebrei, a via Nomentana...».
Dunque se le
manifestazioni o non-manifestazioni vedono come protagonisti
solo gli ebrei Gad Lerner scappa per non correre il rischio
di essere confuso col suo popolo e la sua comunita'.
Si scopre anche
religioso Gad Lerner e critica l'uso politico di
una festivita' ebraica senza pensare che Hanuka' ricorda
un fatto storico che parla di orgoglio e di liberta'
quindi niente di piu' indicato per far capire all'Iran che
Israele c'e', che Israele accende le sue luci e che nessuno
potra' mai spegnerle senza sprofondare egli stesso nelle tenebre.
A questo tipo
di discorso Gad Lerner doveva essere orgoglioso di
partecipare invece di accusare di integralismo chi non lo
e'.
Fossero tutti
cosi' gli integralisti, caro Lerner, avremmo un mondo
migliore.
Gli integralisti,
che nessuno minaccia di distruzione, gettano i
crocefissi dalle finestre, impediscono ai propri figli di
entrare in classi dove e' presente il simbolo della cristianita',
pretendono scuole solo per "loro" per non contaminare
i loro figli con quelli di altre fedi o etnie.
Gli integralisti
sono razzisti che pretendono diritti per calpestare
quelli altrui .
Non mi pare
che accendere le candele di Chanuka' davanti alla
rappresentanza del paese che chiede la scomparsa di Israele
dalla carta geografica del mondo possa essere scambiato
, se non in malafede e per codardia, per un atto integralista.
Voglio citare
le parole di un amico: "Credo che, se esiste un popolo
la cui storia e la cui attualità non sono scindibili
dalla dimensione spirituale, questo è Israele.
Credo al contempo
che, se esiste un popolo che sa distinguere il potere
politico dalle questioni sprituali, questo è pur
sempre Israele."
Quindi , caro Gad Lerner,
abbia almeno il coraggio di dire che non e' andato all'accensione
delle luci per i soliti motivi che la contraddistinguono
e la vedono fuggire da tutto quello che parla di ebraismo
e di Israele a meno che non vi siano in mezzo anche i "gentili"
che, a suo modo di vedere, rendono il tutto piu' kasher.
Siamo in un paese democratico e
ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee e
di decidere delle proprie azioni ma questi diritti non
dovrebbero farle dimenticare che quando si tratta di sopravvivere
gli ebrei devono difendersi da soli e il Movimento Culturale
degli studenti ebrei ha fatto capire questa realta'
in modo gentile, pacifico e significativo.
Lei ha perso un'occasione per essere
dalla parte della vita e della ragione contro ogni tirannia.
Lei non ha capito il significato
di quelle luci accese nel vento e in mezzo al traffico
di via Nomentana, non ha capito che volevano dire al
tiranno che Israele, Stato - Nazione e Popolo, esistera'
sempre e che e' proprio questo il NES GADOL, il grande
miracolo: la luce che nessun tiranno e' mai riuscito a spegnere
nonostante ripetuti tentativi.
Lei dovrebbe ritrovare l'orgoglio
di essere ebreo e non strisciare contro i muri per non farsi
notare.
Felice Hanuka', Gad Lerner,
Deborah Fait - informazionecorretta
A Gaza si è appena concluso l'ennesimo
sequestro
E' di oggi
la notizia del rapimento di un italiano, Alessandro
Bernardini, sequestrato da alcuni palestinesi
armati a Khan Younis, dove Bernardini si
trovava in visita "d'ispezione" (sic) con un gruppo di "pacifisti"
guidato dalla deputata
di Rifondazione Comunista Morgantini (!).
A
poche ore dal sequestro, Bernardini è stato
liberato (foto) con un blitz dalla polizia palestinese.
Al di là delle reale identità dei sequestratori,
con l'avvicinarsi
delle elezioni (gennaio 2006), all'interno della società
palestinese è ormai in atto uno scontro durissimo che vede il moltiplicarsi delle azioni violente realizzate
dai vari movimenti palestinesi per esercitare
pressioni sull'ANP.
IL FELLONE
Il fellone
è estraneo alla nostra società ma un tempo
questa figura fu molto nota. Il fellone era colui che
veniva meno al giuramento di fedeltà fatto al suo signore
e dunque era un uomo senza onore. Analogamente il Bushido
non ammetteva che il samurai venisse meno al suo dovere nei
confronti del suo signore, nemmeno se ciò gli costava la
vita. Nel suo codice il dovere dell’eroismo senza chiedere
perché pesava molto più della sopravvivenza.
Questi principi provocano un
sottile moto d’ammirazione nelle anime nobili. Indubbiamente,
chi preferisce mantenere la parola data a qualunque prezzo,
come Attilio Regolo, dimostra una natura titanica. Purtroppo,
la vita è complessa. I martiri cristiani almeno erano
sicuri, affrontando la morte, che nulla avrebbe potuto porre
in discussione la validità della loro scelta, perché
essa era fondata su motivi trascendenti. Ma in tutti gli altri
casi esiste il rischio che la fedeltà si riveli complicità.
Una volta posta nelle mani del beneficiario, la cambiale
in bianco può essere usata per fini tutt’altro che nobili.
Il problema dunque diviene: il samurai – nel momento in cui
è chiamato ad agire e magari morire per il suo signore
- deve o no giudicarne l’azione o deve obbedire perinde
ac cadaver, solo perché questo un giorno ha giurato?
Esiste una famosa è straziante
foto di Hitler che, uscito momentaneamente dal suo
Bunker, mentre i russi già sono alle porte di
Berlino, decora al valor militare dei ragazzini, quasi dei
bambini in divisa. Quei poveri minorenni avevano rischiato
la vita e forse presto l’avrebbero persa in nome di un fanatismo
ispirato da una propaganda senza falle e senza contraddittorio.
Piccoli eroi ma disinformati. Quelli di loro che saranno
sopravvissuti come avranno poi giudicato quei giorni,
i rischi corsi, il preteso dovere dell’estremo sacrificio per
difendere un tiranno paranoico e sanguinario che si nascondeva
sotto metri e metri di cemento armato?
La promessa del servizio incondizionato
a un’idea o a una persona non è ragionevole.
Forse proprio per questo la si cementa con un giuramento
che, richiamandosi alla divinità, ne fa un contratto
magico la cui sanzione è l’inferno. Ma essa rimane
assurda e nasce forse solo dall’interesse del beneficiario di far
sì che chi deve servirlo interiorizzi la propria funzione
di strumento nelle mani altrui, trasformandola da vile servaggio
in nobile eroismo: e invece chi serve con eroismo rimane un
servo. Se lo fa solo perché ha promesso sarà
uno schiavo volontario ma uno schiavo è. La positività
della sua azione infatti non dipende dalla promessa stessa ma da un
serio esame degli scopi del suo signore. E col tempo gli scopi
del signore possono cambiare, rendendo magari assurda o criminale
una fedeltà che prima era plausibile.
I casi in cui si potrebbero
discutere questi problemi sono innumerevoli. Si pensi
ai giovani che, indottrinati in età pre-critica
dal fascismo, e senza esperienza d’altro che di esso,
si arruolarono volontari nella Rsi, per difendere la Patria.
Si pensi ai tanti comunisti che, vittime di una propaganda
bugiarda e di un idealismo che faceva loro chiudere gli
occhi sulla realtà, sono stati ferventi della Falce
e Martello, anche mentre in suo nome si compivano i peggiori
crimini. Si pensi a tutti coloro che sono stati delusi dai loro
ideali, dopo averli serviti per decenni.
In conclusione, mai promettere
eterna fedeltà. Il futuro non ci appartiene e considerare
nobile la rinuncia alla propria autonoma volontà è
un errore. Non possiamo dimenticare che forse siamo sottoposti
ad un pesante condizionamento. Un giorno potremmo scoprire che
i nostri nemici forse avevano più ragione dei nostri amici.
L’eroismo non vale più
della causa per cui agisce.
Gianni
Pardo giannipardo@libero.it - 1°
gennaio 2006