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GIUGNO 2005
«Giusto muoversi
nell’ombra» Si schiera il fronte filo-Usa
C’è chi non si scandalizza.
Anzi, giustifica. «Gli agenti segreti — ritiene
Gustavo Selva, presidente della Commissione esteri della
Camera—devono agire nell’ombra, con metodi, appunto, segreti.
Possiamo realisticamente immaginare che chiedano il permesso?
Sentite, dovremmo bloccare quel pericoloso terrorista, ci lasciate
fare? Ma andiamo, è ridicolo ». Ha cominciato ieri Il
Foglio di Giuliano Ferrara a dire che è ora di piantarla con
chi deplora quegli agenti segreti americani responsabili di aver
rapito in Italia Abu Omar trasferendolo in Egitto. Lo sdegno dei
censori è dovuto a «incapacità di capire il significato
della politica e il funzionamento del potere».
Il giornale di Ferrara non si scompone
neanche davanti al fatto che gli 007 degli Stati Uniti sono
entrati in azione sul suolo italiano. E’ stata un’offesa, una
violazione della sovranità dello Stato? No, c’è da credere
che «il governo italiano e i suoi servizi segreti erano
perfettamente informati», anche se negheranno, perché
tutti invocano il diritto alla riservatezza, i giornalisti,
i preti, i medici, allora «figuriamoci se i servizi segreti
non abbiano il diritto di sottrarsi alla curiosità dei
giornali e delle tv». Anche Massimo Teodori, docente di
storia americana e autore di libri sugli Stati Uniti, è convinto
che i nostri servizi segreti sapessero. E comunque le operazioni
coperte «sono sempre avvenute, chissà quanti episodi
del genere si verificano senza che vengano alla luce».
In questo caso a Teodori sembra
che «il problema non riguardi tanto l’Italia
quanto gli stessi Stati Uniti, per il fatto che gli agenti
invece di trasferire il presunto terrorista in una sede
americana, lo hanno rinchiuso in una prigione egiziana».
Si può capire, secondo il senatore Paolo Guzzanti (FI),
«l’irritazione degli antiamericani, anche se non la
condivido; ma bisogna considerare che gli Stati Uniti agiscono
come un Paese in guerra». Non ci si possono aspettare «operazioni
umanitarie e comportamenti rispettosi di principi sovrani».
A Guzzanti sembra anche fuori luogo tirare in ballo la Cia
per il rapimento di Abu Omar. «I protagonisti dell’operazione
si sono comportati in maniera così poco professionale
da far pensare piuttosto a una squadra speciale dell’Esercito
o della Marina. Hanno lasciato tracce dappertutto, si sono mossi senza
un minimo di cautela.
Gli americani conducono la
lotta al terrorismo creando squadre ad hoc per ogni singola
operazione, delle task force che agiscono e poi spariscono.
Possibile che i servizi italiani sapessero del caso dell’imam,
ma è giusto che tacciano». Gustavo Selva, però,
non si meraviglierebbe se gli americani avessero agito senza
informare i nostri. «C’è il precedente del terrorista
Abu Abbas. L’Italia si rifiutò di consegnarlo dopo che aveva
ucciso un americano sull’Achille Lauro. L’ex sindaco di New York
Rudolph Giuliani ancora ce lo rimprovera. Ce l’ha con noi e con i tedeschi
che all’epoca della strage alle Olimpiadi di Monaco impedirono ai
corpi speciali americani di intervenire».
Marco Nese - Corriere della Sera - 30 giugno
2005
Cia a Milano
Non conosco i dettagli dell'operazione
Cia a Milano contro i fondamentalisti sospettati di
legami col terrorismo. E in realtà non mi interessano
granché. Ma noto che ogni volta che gli americani fanno
ciò che gli "anti Bush" dicono bisognerebbe fare contro
i fondamentalisti, cioè non la guerra ma operazioni di intelligence
per sconfiggere Al Qaida, si scopre che non vanno bene nemmeno
queste. Succede oggi a Milano. E' successo ieri in Pakistan. Dunque:
la guerra no. Ok. Le operazioni coperte no. Il carcere no, perché
in America c'è la pena di morte o Guantanamo. Insomma lo schema
deve essere questo: processo ordinario come contro i borseggiatori
d'autobus. Ipotesi peraltro già tentata, col successo che
sappiamo, da Clinton negli anni 90. Ma non solo: il seguito di questo
processo ordinario deve essere una sentenza di assoluzione perché
in realtà questi terroristi sono resistenti e i resistenti all'occupazione
militare, secondo le norme internazionali emanate dall'Onu, non sono
terroristi ma gente da tutelare. Nel mondo occidentale oggi la differenza
è tra chi ha visto che cosa è successo l'undici settembre
e quindi vorrebbe sconfiggere il nemico e chi ha visto che cosa è
successo però dice che dovremmo capire le ragioni dell'odio che
il nostro nemico ha nei nostri confronti. Che gli italiani e gli europei
non stiano tra i primi e non sostengano gli americani è una
cosa incredibile: ma come fanno a non capire che nel momento in cui
a Washington si romperanno le scatole di morire e di spendere anche
per noi, e per giunta essere presi per il culo, poi toccherà
a noi combattere o, come abbiamo spesso fatto nello scorso secolo,
arrenderci?
Cristian Rocca - Camillo
Secondo Rep. i
radicali andranno col centrosinistra
Io non ci credo. Non credo
né a questa ipotesi né, ovviamente a Repubblica.
Se fosse vero non vedo l'ora di assistere a un comizio Capezzone-Bindi,
a un programma comune Pannella-Folena e alla politica estera
di Diliberto-Bonino. E aspetto con ansia un vertice a tre Bandinelli-Zapatero-e-come-si
chiama-il-nuovo pupillo-dei-mullah. Auguri.
Cristian Rocca
- Camillo
Il cristallo
rosso.
E cosi' la Croce Rossa cambia simbolo.
La croce si trasformera' in un rombo e sara'
chiamato "cristallo rosso". Indovinate un po' di chi e' la
colpa? Avete indovinato? Nooo? Avete veramente
poca fantasia, signori miei.
La colpa e' naturalmente di Israele.
Potevamo dubitarne? No, ne eravamo
certi e aspettavamo soltanto il lancio ANSA per farci le
nostre amare risate.
Il lancio e' avvenuto e dice testualmente
"In tutto il mondo le societa' di Croce Rossa utilizzano
l'emblema della croce e della mezza luna rossa. Unica eccezione
e' appunto Israele che impiega come proprio simbolo la Stella
di Davide rossa. Scelta individuale che, venendo meno al principio
di universalita' del movimento , non ha consentito finora l'ammissione
di questo paese all'interno della Federazione."
Domanda che i geni dell'Ansa non si
pongono: perche' allora la mezzaluna e' stata ammessa?
Se cristiani e musulmani hanno
il loro simbolo come si puo' avere la sfacciataggine di
affermare che "solo " Israele, non riconoscendosi giustamente
sotto la croce ne' sotto la mezzaluna, e' colpevole di voler
fare una scelta "individuale"?
No,
non si puo' ridere amaro, qui e' obbligatorio piangere e
strapparsi i capelli perche' tanta palese e infame ipocrisia
e' addirittura extraterrestre.
In tutto il mondo la Croce Rossa usa
il simbolo elvetico della croce che mette in pace tutti
i popoli cristiani, usa altresi' il simbolo della mezza
luna rossa che mette in pace tutti i popoli islamici e abbiamo
coperto gia' qualche miliardo di persone. Quindi tutti
felici e contenti se non ci fosse quel rompiscatole prepotente
di Israele, con 5 miseri milioni di persone rompiscatole e arroganti,
che vorrebbe anche il suo simbolo , cioe' la Stella di Davide
rossa, nel logo della CRI International.
Lasciamo stare per un momento la solita
disinformazione italica e parliamo di storia e di discriminazioni.
Il MDA (maghen david adom=stella di
davide rossa) nasce nel 1930, diciotto anni prima della ricostituzione
dello Stato di Israele, e, nonostante il grande valore del
suo personale medico e paramedico non e' mai stato riconosciuto
dalla CRI.
Riuscite a indovinarne il motivo?
No anche questa volta?
Gia' , siete delle brave persone quindi
non puo' sfiorarvi il pensiero che l'esclusione di Israele
sia sempre stata razzista e discriminatoria.
Il MDA ha piu' di 1000 ambulanze, migliaia
di persone specializzate, altamente specializzate, ospedali
da campo ultramoderni, decine di migliaia di volontari, cani
da salvataggio, tecnologia ad altissimo livello.
Il MDA e' stato il primo fra le organizzioni
di salvataggio ad aprire un ospedale da campo in Bosnia.
Vedrete il simbolo della Stella di
Israele sulle divise di chi va a salvare la gente in tutto
il mondo, terremoti, tsunami, guerre, vulcani .
Dovunque e insieme alla CRI ma mai
riconosciuto come membro.
Pochine invece le mezzelunerosse....
In verita' il simbolo della mezzaluna
rossa io la vedo soprattutto nei territori palestinesi dove,
durante questi anni di guerra, i suoi volontari hanno dato
asilo ai terroristi, hanno trasportato armi e kamikaze sulle ambulanze
e hanno impedito a Zahal di arrestare degli assassini che si nascondevano
nei loro uffici.
E' importante
dire che la croce della Federazione non e' un simbolo religioso
ma riporta, a colori invertiti, la bandiera elvetica. Nonostante
cio', nel 1929, gli stati arabo-islamici pretesero che nel logo
internazionale fosse aggiunta la mezzalunarossa.
Detto....fatto...chi osa mandare gli
arabo/islamici a quel paese?
La cosa tragica e' che da quel momento
i due simboli presero un significato religioso e politico
col risultato che Israele ebbe il veto arabo, ormai quasi
secolare, di entrare a far parte della Federazione.
Non e' servito protestare, non e' servito
andare in tutto il mondo a salvare la gente, non sono servite
lettere e petizioni.
Il NO arabo e' sempre stato assoluto.
Piccola parentesi: a capo della CRI
svizzera sedeva fino a qualche tempo fa il fratellino
di Arafat... vi suggerisce qualcosa questo insignificante
particolare?
Spero che questa volta il vostro sia
un si forte e chiaro!
Chiusa parentesi.
Un paio d'anni fa la CRI americana
in segno di protesta per questa vergognosa discriminazione
nei confronti di Israele cesso' di pagare le quote e allora la
dirigenza europea ebbe una bella pensata: proporre a Israele
di trasformare la stella in una specie di rosa dei venti, simbolo
che avrebbe dato meno fastidio ai padroncini arabi cosi' sensibili
e delicati.
Israele non accetto' il compromesso
e tutto resto' come prima.
Questa storia di odio e discriminazione
e' sconosciuta ai piu' quindi chi legge i giornali si beve
inevitabilmente la versione ANSA.
D'ora in poi , guardando il nuovo simbolo
del cristallo rosso, la gente pensera' con rabbia
" Tutta colpa di Israele".
Naturalmente.
Deborah Fait - informazionecorretta
«L’iperbole
retorica del gulag è l’ultimo caso di finto scoop
utile alla causa»
“Guantanamo è il
gulag dei nostri tempi”. Anzi no, scusate, l’abbiamo
detto così per dire. “Donald Rumsfeld è l’architetto
delle torture”. Anzi no, scusate, non lo sappiamo per certo,
“anche se sarebbe affascinante scoprirlo”. “A Guantanamo si
oltraggia il Corano”. Anzi no, scusate, le nostre fonti non erano
state verificate, tanto è noto che nella super prigione di
Cuba succede di tutto, sarà successo anche questo.
Quando il pregiudizio diventa
notizia l’approssimazione è sempre in agguato ... (clicca qui per proseguire nella lettura. Da
IL FOGLIO di martedì 21 giugno 2005)
VECCHIE
ZIE
"...Alcuni suoi discorsi richiamano
alla memoria i ragionamenti delle vecchie zie che si
danno appuntamento alle terme..."
Dall'intervista
di Follini al Corriere della Sera
Accusa, accusa
qualcosa resterà
Riprendiamo da "Il Giornale"
questo articolo di Mario Giordano:
E adesso che, grazie alle deliranti
dichiarazioni del procuratore capo di Bologna, Silvio
Berlusconi è stato indicato come responsabile, se non
altro come mandante morale, di uno stupro in un parco, c'è
da chiedersi quale sarà il prossimo passo. Fino a che punto arriveranno,
di che cosa lo accuseranno ancora: Ustica? Piazza Fontana?
Complicità con Jack lo Squartatore? Che cosa dobbiamo ancora
scoprire sulla vita del premier? Era lui l'autista della Uno
Bianca? Sganciò le bombe su Nagasaki? Partecipò
con Bruto al complotto e all'assassinio di Giulio Cesare?
Avanti, c'è posto: qualsiasi
cosa vi venga in mente va bene, specialmente se non ha
alcun collegamento con il banale mondo della realtà.
Dagli a Berlusconi e via, mal che ti vada ti conquisti un posto
in prima pagina sul Corriere della Sera. Ripetiamo: l'aderenza
dei fatti riportati rispetto a quel che realmente accade è
del tutto secondaria. Ininfluente. C'era una vecchia regola del
giornalismo che recitava: se hai una bella storia, non rovinarla
con la verità. Ora abbiamo fatto un passo avanti: con la verità
non si riescono nemmeno più a rovinare gli insulti.
La serie degli ultimi giorni è impressionante. Enzo
Biagi attacca Berlusconi perché dice che a Bolzano
ha volgarmente mostrato il dito medio a chi lo contestava: non
è vero, ma che importa? I giornali attaccano Berlusconi dicendo
che gli artigiani lo hanno abbondantemente fischiato al loro
convegno: non è vero, ma che importa? Il procuratore generale
di Bologna, attacca Berlusconi dicendo che secondo lui il 40 per
cento di economia sommersa rappresenta un bene per il Paese:non
è vero, ma che importa?
In fondo è così
facile da far credere. Bastano un po' di articoli ben fatti,
qualche firma prestigiosa e il gioco è fatto: Berlusconi
volgare, Berlusconi fischiato, Berlusconi teorico dell'illegalità.
E non importa se i fatti stanno lì a dimostrare che non è
andata così. Non importa sapere che quel dito medio di Bolzano
era una forma di autoironia, all'interno di una storiella su
sua mamma e che, anzi, ai contestatori Berlusconi aveva rivolto
parole gentili. Non importa sapere che quei fischi degli artigiani
erano limitati solo al ristretto episodio di un invito spedito,
non spedito e comunque subito chiarito e che in realtà alla fine
Berlusconi è stato applaudito. Non importa nemmeno sapere
che Berlusconi mai si è sognato di esaltare la bellezza del sommerso
o di dire che è un bene per il Paese, ne ha semplicemente ricordato
l'esistenza. E che c'è una bella differenza tra il dire che
una cosa esiste e che una cosa è bene che esista.
Per restare a quest'ultimo episodio,
c'è da chiedersi se davvero il procuratore capo
di Bologna pensa che il premier abbia esaltato il sommerso,
dove l'ha visto, dove l'ha sentito, chi gliel'ha detto. Ma
ancor più c'è da chiedersi se davvero egli pensa
che, qualunque sia il pensiero del premier sul sommerso, questo
possa avere una relazione con uno stupro. A noi questa relazione
sfugge, e per dirla tutta vengono anche un po' i brividi a sapere
che uno così sia procuratore, cioè agisca per conto della
Repubblica, cioè di tutti noi. Se proprio devo farmi rappresentare,
ecco, preferirei qualcuno che quando, la domenica pomeriggio, gli
dicono che hanno violentato una ragazza nel parco pensasse a prendere
i violentatori, piuttosto che a insultare Berlusconi. Vi sembra una
richiesta bizzarra?
C'è una quindicenne violentata,
il pm critica Berlusconi: lo vedete? La notizia meriterebbe
di essere liquidata in fretta, al massimo archiviata nel
repertorio strano ma vero della settimana enigmistica. Se non
fosse che, nonostante la sua assurdità, questa notizia s'è
meritata la prima pagina sul Corriere della Sera, esattamente come
il dito medio a Bolzano o gli inesistenti fischi degli artigiani.
Follie, invenzioni e insensatezze varie, che però, una
volta ottenuto il timbro ufficiale della grande stampa nazionale,
vengono ripetute nei salotti e nei talk show, come se fossero reali.
C'è il rischio di non riuscire più a liberarsene. Vedrete:
non passerà molto che qualche Travaglio venderà sulle pubbliche
piazze la «verità assoluta» di un Berlusconi
che nottetempo stupra le quindicenni nei parchi di Bologna (l'ha
detto il procuratore capo, no?). E chi prova a dire che non è
vero è un venduto, un leccapiedi, un nemico della libertà
di stampa e forse anche di Enzo Biagi.
IL NARCISISMO INTELLETTUALE
Da mesi Ferrara usa il
giornale di cui è direttore, "Il Foglio", per
condurre una battaglia appassionata in favore del no al referendum
sulla procreazione assistita e, ora, per celebrare la "grande
vittoria". Non solo la maggior parte degli articoli ha trattato
questo argomento ma la maggior parte degli articoli lo ha fatto
con la passione che si mette nelle battaglie epocali. Certo, se
Ferrara si presentasse come un sentimentale, come un fervente cattolico
o magari come "un'anima bella", tutto questo si potrebbe capire.
Invece si presenta come un uomo razionale, all'occasione al
di sopra delle beghe dei partiti e perfino al di sopra d'una precisa
presa di posizione in materia di religione: e allora c'è
da rimanere perplessi.
Probabilmente la spiegazione non
va cercata nelle sue idee quanto nel suo narcisismo. Alcuni
intellettuali non si limitano ad amare le idee ma anche e
soprattutto l'immagine di se stessi che amano quelle idee. Quando
esse sono nobili e gratificanti, il narcisista - con l'alibi
di difenderle - si lascia andare alle pose più suggestive,
alla passione che non rifugge neppure dal sarcasmo per le posizioni
altrui, agli atteggiamenti gladiatori. Crede di combattere una
battaglia mentre di fatto si esibisce: un po'come l'attore che, nella
parte di Amleto, deve essere in grado di tirare di scherma sul palcoscenico.
Ferrara, in questo campo,
non è neppure il peggio: il primato spetta
incontestabilmente e per sempre ad Oriana Fallaci. La quale
è il monumento vivente ad Oriana Fallaci. Per costei
tutte le battaglie sono epocali, tutte le affermazioni
devono essere perentorie, tutte le frasi devono essere una
presa di posizione che il lettore è obbligato a sposare.
Se in Ferrara si può sospettare a volte qualche forma
di autoironia, nella Fallaci essa è impossibile. Ella non
è capace di fare ironia su se stessa, non più di quanto
ne sarebbe stato capace - si può immaginare - Maometto.
L'entusiasmo è
molto spesso la conseguenza d'una ristrettezza di
punto di vista. Solo l'ingenuo può credere che c'è
un'unica squadra di calcio che merita la sua ammirazione;
solo un integralista può pensare che nessuna persona
ragionevole potrebbe avere un'altra religione; solo un fanatico
può pensare che il suo partito politico abbia sempre
ragione e meriti l'applauso mentre gli altri sono soltanto
un'associazione di semi-delinquenti. Se dunque si scopre entusiasmo
in una persona intelligente e razionale, c'è pensare
o che stia fingendo, come può essere dovere istituzionale
di figure morali come i sacerdoti, i presidi e perfino il Presidente
della Repubblica e il Papa; oppure che, se non sta fingendo,
si sia innamorato della propria immagine mentre manifesta quell'entusiasmo.
Si poteva sperare che
almeno una persona dalla celebrata intelligenza come
Giuliano Ferrara non cadesse in questo errore: ma è
avvenuto. Si è sbagliato chi se l'era immaginato diverso
e in realtà, non si sa mai. Come dice un proverbio
francese "il ne faut jamais dire: fontaine, je ne boirai
pas de ton eau", non bisogna mai dire, fontana non berrò
della tua acqua.
Gianni Pardo
- 17 giugno 2005
Massima del giorno
Le grandi speranze
sono le premesse delle grandi delusioni.
G.P.
CALMA: NON È
SUCCESSO NIENTE!
Gli astensionisti
hanno confermato la legge 40 sulla fecondazione assistita
e ci si potrebbe chiedere quali saranno le conseguenze mediche.
La risposta a questo interrogativo non deve essere data
guardando i particolari della legge ma, più semplicemente,
pensando al comportamento delle persone. Che cosa farà
chi ha difficoltà, per avere un figlio, o chi ha un
dubbio sulla salute del nascituro e vorrebbe servirsi di quelle
pratiche che la legge 40 rende difficili o impossibili? È
chiaro: andrà dove quelle pratiche sono facili e, pagando, otterrà
ciò che vuole. Già a Lugano ci sono centri attrezzatissimi.
La contestata legge si applica ai poveri, non ai ricchi.
E neanche alle persone normalmente agiate. Esattamente come
un tempo le donne povere ricorrevano, rischiando la pelle,
a loschi figuri o losche mammane, per abortire, mentre coloro
che potevano andavano in cliniche all'estero. O anche in Inghilterra,
dove per un certo periodo, l'aborto fu gratuito.
Ancora più evidente è ciò
che avverrà in materia di ricerca scientifica mediante
le cellule staminali totipotenti: se si riuscirà a realizzare
una qualche cura per malattie gravissime come la Alzheimer
o la paralisi si può star certi che coloro che questa volta
si sono astenuti o hanno votato contro si precipiteranno
in quei paesi in cui, con qualunque pratica scientifica, per
quanto "immorale", si guarisce da quei mali.
Queste previsioni
sono facili in quanto fondate su un alto livello d'interesse.
Quando si tratta degli istinti fondamentali - l'istinto
sessuale, la voglia d'avere figli o l'istinto di conservazione
- le leggi possono avere solo un effetto limitato.
Soprattutto se è possibile contravvenirle senza rischi,
purché si paghi.
Quanto al punto
di vista generale, e per così dire storico, è
facile osservare che i begli ideali del legislatore si
scontrano con un dato incontrovertibile: nessuno è
riuscito a fermare la scienza e nessuno ci riuscirà.
Le si può rendere difficile cammino, come in questo momento
in Italia, o in tutti i paesi, come avvenne in passato,
quando la Chiesa e il conservatorismo misoneista avevano maggiore
potere: ma la scienza è andata avanti e andrà
ancora avanti. È un po' come con il nucleare: l'Italia
si è voluta virtuosa e sicura, molti suoi villaggi e cittadine
sono denuclearizzati, ma quella tecnica non è certo morta:
continua altrove e magari ritornerà in Italia, sulle ali di
una competenza ormai largamente straniera. Senza dire che abbiamo
le centrali a un passo dalle frontiere e una buona parte dell'elettricità
che consumiamo è prodotto dalle centrali nucleari straniere.
Si può
dunque guardare a questo referendum con tristezza ma
non per i suoi risultati: piuttosto per il fatto che l'istituto
sembra obsoleto, da un lato perché il Parlamento
è riuscito a non dar seguito alla volontà popolare
(si pensi alla responsabilità civile dei giudici), dall'altro
perché i radicali ne hanno abusato fino a renderlo
meno significativo e meno solenne. È divenuto poco
credibile. Quasi una seccatura.
La tristezza
però non riguarda il futuro della scienza. Neanche
in quelle forme come l'ingegneria genetica che la bioetica
delle anime belle guarda storto. La scienza è sostenuta
dall'ambizione dei ricercatori e dall'interesse dei suoi
fruitori: per questo è invincibile. Ogni battaglia
contro di essa è una battaglia di retroguardia: ridicola
come l'antica battaglia contro le ferrovie o la ginecologia.
Gianni
Pardo - 15 giugno 2005
La sindrome di
Eugenio
Mille ragioni
possono essere invocate dai promotori dei referendum
per tentare di spiegare una sconfitta che, comunque,
non ha via di fuga.
Ad esempio,
ieri sera a Porta a Porta, mentre Pannella dava addosso
a Ruini e all'ottopermille, Lanfranco Turci, tesoriere
del "Comitato per il si", se la prendeva con il
popolo bue delle campagne e delle periferie urbane che,
ignorante come una talpa, non aveva capito e non era
andato e votare.
E che spettacolo
surreale il Fassino tutto intento, su "La 7" da
Ferrara, a dimostrare che l'astensione non era una
vittoria dei difensori della legge 40 ...
In realtà
non c'è spiegazione che tenga, se non quella
vecchia storia della sindrome d'Eugenio (chiedere
a De Mita)...
(cp,
14-06-2005)
REFERENDUM: QUATTRO
GATTI E UN TOPOLONE
Da
CdS on line: Il referendum è fallito, il
quorum resta un monte impossibile da scalare. Quando il
dato sull'affluenza è definitivo Camillo Ruini, presidente
della Cei, commenta telegrafico: «Non è
una mia vittoria, ho fatto solo il mio dovere di vescovo,
di uomo cristiano e di cittadino». Aggiungendo che «è
una favola il nostro intervento contro la legge sull'aborto».
E poi ringraziando quanti hanno accolto il suo invito
ad astenersi: «Sono rimasto colpito dalla maturità
del popolo italiano».
REFERENDUN: I VINCITORI
Dal
CdS on line: Tra le file del partito dell'astensione,
il primo a esultare è Carlo Giovanardi che non
aspetta neanche venti minuti dalla chiusura delle
urne per rilasciare il suo commento, in difesa della
seconda e della terza carica dello Stato che alle urne
hanno deciso di non andare. «Ha vinto il Parlamento
- dice il ministro Udc - e grazie ai presidenti Pera e
Casini che hanno difeso il lavoro del Parlamento da un attacco
demagogico e a tratti addirittura offensivo».
Anche il collega di partito e di governo Rocco Buttiglione
attacca i «denigratori di Casini e di Pera».
Gratitudine ai presidenti dei due rami del Parlamento
viene espressa da Paola Binetti, presidente del Comitato Scienza
e Vita che nell'elenco dei «grazie» vi inserisce anche
il ministro Moratti e il presidente della Margherita Rutelli.
REFERENDUM: I DELUSI
Dal
CdS on line: Cocente l'amarezza nel fronte opposto,
con Daniele Capezzone, segretario dei radicali che
ammette senza esitazione: «Abbiamo perso e pesantemente,
aldilà delle più nere previsioni».
Non se l'aspettava nemmeno Emma Bonino. L'ex commissaria
europea sottolinea le «tre vittime» del risultato
della consultazione: «La laicità dello
Stato, l'autonomia politica e l'istituto del referendum».
Uno dei principali imputati è proprio quest'ultimo,
con Stefania Prestigiacomo che va giù piatta:
«Oggi muore lo strumento referendario».
REFERENDUM: LA CADUTA DEL REICH
RADICALE
Lunedì
nero per i referendari,costretti a interrogarsi sulle
ragioni di una sonora sconfitta al referendum. La controffensiva
verrà studiata nell’assemblea del 17 e 18
giugno,ma i radicali hanno già iniziato una poderosa
risposta tutta incentrata sull’illegalità della consultazione
elettorale.Ma i dati dell’affluenza soprattutto nelle
regioni meridionali rivelano un’astensione di massa difficilmente
comprensibile, anche alla luce di evidenti e insopportabili
illegalità del voto,di fronte alle quali il governo nulla
ha fatto per restituire trasparenza,impegnato al contrario
ad impedire il raggiungimento del quorum. Il meccanismo
che ha portato a questo voto è stato il giudizio illiberale
e oppressivo della legge 40/2004, voluta da 1000 parlamentari
ed ispirata, secondo i referendari,se non da motivazioni
religiose,quanto meno etiche e poco laiche.Raccogliendo
le firme per il referendum,si chiedeva all’elettorato non solo
di prendere coscienza della questione, ma di esprimersi direttamente
su argomenti che ci riguardano profondamente, restituendo alla
volontà popolare la libertà di scelta su questioni
finora di esclusiva competenza del Parlamento. La risposta degli
italiani è stata al contrario un’astensione di massa. Fermo
restando che mai sarebbe stato possibile l’affossamento del quorum
senza la poderosa propaganda e dispendio di mezzi della Conferenza
Episcopale, risulta fondamentale interrogarsi su una questione
a tutt’oggi non marginale. L’elettorato ha disertato le urne perché
sinceramente concorde con il parlamento nei punti cardine di questa
legge, difesa quindi il mezzo più rapido e semplice,oppure
ha rigettato pregiudizialmente questo voto e giudicato le questioni
poste dal referendum troppo complesse e controverse per essere
affrontate in un referendum, delegando quindi pigramente al parlamento?
La seconda eventualità, se provata,non solo rimanderebbe
la questione sui festeggiamenti degli astensionisti, per i quali
si sarebbe riuscito a coartare l’Italia intera in questa folle crociata
illiberale, ma anche dimostrerebbe la necessità di rinnovare
completamente strategie e iniziative dei radicali, ingabbiati per
scelta e necessità in un raggio d’azione sempre più limitato,
come quello dello strumento referendario, oggi più che mai
boicottato.
Da diarioradicale
Uffa che barba,
sti ebrei!
Ogni
tanto fa bene soffermarsi ad ascoltare le voci che
arrivano da lontano, voci ignoranti e faziose
di pezzettini da novanta del mondo culturale europeo e
, nel mio caso, soprattutto italiano.
Fa bene ascoltare perche' il rischio di confondersi
davanti a tanta ignominia e' grande e allora corre
l'obbligo di incamerare, digerire ed espellere le tossine
che le innumerevoli notizie, notiziole e opinioni
con cui bombardano ogni giorno Israele e gli ebrei, provocano.
Bisogna espellerle per non rimanerne soffocati e
non provare un senso di malore di fronte all'odio,
all'indifferenza e all'incomprensione del mondo.
Noi, qui in Israele, assistiamo ogni giorno al bombardamento
di Sderot e altri villaggi e citta' israeliane
vicino alla striscia di Gaza, ogni giorno sventiamo decine
di attentati alla faccia della tregua, ascoltiamo le minacce
degli hezbollah, restiamo allibiti alle dichiarazioni di
Abu Abbas che dice di volere tutto Israele, non gli basta
certo quello di cui ci priveremo in agosto.
Noi, in un'ultimo, estremo tentativo di pace, porteremo
via dalle loro case i nostri fratelli per dare altra
terra a loro, ai nostri nemici giurati, a quelli che
ci vorrebbero vedere tutti morti, alle canaglie che vogliono
la distruzione di Israele.
Non gli basta.
Gli daremo terre che non gli appartengono ma vogliono
tutto, vogliono Israele, non si vergognano
a dirlo e i loro amici non si vergognano ad ascoltarlo!
Noi, che stiamo vivendo da cinque anni uno dei
periodi piu' tragici della nostra storia, dobbiamo
avere anche la disgrazia di sentire i vari Sergio
Romano, Maurizio Blondet, Gianni Vattimo, tanto per
nominare gli ultimi pezzettini da novanta del mondo cultural-bolscevico-antisemita
italiano , diffamare e delegittimare Israele sui giornali
e alla televisione.
E' logico e umano che ogni tanto si senta un senso
di mancamento, di nausea , di soffocamento.
Manca l'aria a
leggere la storia di Israele versione Sergio Romano,
ci si sente soffocare ai deliri antigiudaici di Maurizio
Blondet, viene la nausea nell'apprendere che Gianni
Vattimo, il filosofo, ha firmato il documento nazista
degli studenti di Torino per impedire a esponenti di Israele
di parlare nelle universita'.
Razzismo: parola di moda.
Si e' razzisti sempre.
Se si critica il fondamentalismo islamico si e' razzisti,
se si contesta agli imam filoterroristi il diritto
di restare in Italia si e' razzisti.
Se si fa notare che sono arabi gli assassini delle
popolazioni del Darfur si e' razzisti, se si dice
che i palestinesi usano i loro figli per la propaganda
antisraeliana si e' razzisti.
Non si e' razzisti invece quando si dice che Israele
non ha diritto di esistere,
non si e' razzisti quando si nega a Israele il diritto
a difendersi,
non si e' razzisti quando non si riconosce agli ebrei
il diritto di avere un loro stato,
non si e' razzisti quando si impedisce agli israeliani
di entrare nelle universita',
non si e' razzisti quando si organizza e si firma il
boicottaggio di Israele ,
non si e' razzisti quando si licenziano accademici
ebrei israeliani,
non si e' razzisti quando si aggrediscono gli ebrei
israeliani che hanno il coraggio di dichiararsi
tali, molti di loro, per poter vivere senza insulti e
aggressioni, cercano di diventare trasparenti confondendosi
con gli altri....
In questi casi, quando si da addosso a Israele e agli
ebrei, il razzismo si trasforma in "critica legittima
della politica di Israele".
Manca l'aria!
Si soffoca quando si legge che
una buona percentuale di italiani ritiene che gli
ebrei parlino troppo di Shoa'.
Quegli stessi italiani non protestano ne' si annoiano
quando gli raccontano delle disgrazie dei poveri palestinesi
a causa della nascita di Israele, solo tre anni dopo la
fine dell'Olocausto e l'uscita dei sopravvissuti ebrei dai
campi della morte.
Come si commuovono gli italiani ai racconti del povero
arabo che conserva le chiavi della sua ex casa di
Jaffa, in cui , se voleva, poteva tranquillamente
restare come tanti sono rimasti! Sono passati quasi 60 anni
ma quelle storie turbano gli italiani fino alle lacrime
e allo sdegno contro i perfidi ebrei.
Come si annoiano invece a sentir parlare dell'Olocausto!
Manca l'aria! Si, manca l'aria. Si soffoca!
Se qualcuno infine,
per equilibrare il piatto della bilancia, racconta
dell'espulsione degli ebrei dai paesi arabi, dell'assassinio
di famiglie intere , dei patrimoni rubati, della
fuga drammatica verso Israele....allora fanno finta di non
sentire.
I piu' assumono un'aria annoiata e non rispondono,
altri, quelli della stessa genia dei pezzettini da
novanta, quelli dicono "gli sta bene, se la sono voluta,
hanno rubato la terra agli arabi".
Si soffoca.
Poi si leggono le notizie e notiziole sui giornali,
lanci ANSA del tutto faziosi e scopriamo
che " kamikaze" ebrei vogliono ammazzare Sharon. Non
esistono ancora, per fortuna, kamikaze ebrei, non sono
mai esistiti e la notizia e' stata chiaramente distorta
ma l'uso sfacciato della propaganda suggerisce
che sia bene parlarne, anche ipoteticamente, per far entrare
nella testa dei lettori la convinzione che i kamikaze
non sono mica solo arabi, caspita, potrebbero diventarlo
anche gli ebrei, eheh, chi puo' negare un'ipotesi ?
E allora scriviamolo prima che succeda, no?
L'ANSA sta facendo da anni un inqualificabile lavoro
di disinformazione, peggio, di mala informazione, distorce
le notizie e le diffonde a tutti i media che naturalmente
si guardano bene dal verificarle.
Una pulce nell'orecchio in piu'
non fa mica male alla salute, anzi, un po' di odio in piu'
contro Israele, puo' solo favorire le canaglie, gli assassini,
il popolo che non c'e' e di cui il mondo intero ha preso
le difese per attaccare Israele.
Forza! Mettiamo notizie inesistenti contro Israele,
pubblichiamo fotografie fuorvianti e menzognere, parliamo
della cronaca nera per dimostrare che "anche la'" ci
sono delinquenti. E poi inventiamo , inventiamo,
la fantasia non ci manca quando vogliamo demonizzare il paese
piu' odiato del mondo.
Confondere le idee, impedire che il lettore sappia
che ogni giorno vengono fermati ragazzini arabi
pieni di esplosivo pronti a farsi saltare in Israele,
oppure che l'ANP ha condannato a morte decine di dissidenti,
fucilati in piazza, o ancora che il caos e l'anarchia
regnano sovrane nei territori, oppure che Europa,
USA , Giappone e paesi arabi continuano a ricoprire i capi
dell'ANP di soldi.
Fiumi di soldi, miliardi di soldi e loro, le canaglie
, non sanno aprire nemmeno una fabbrichetta, nemmeno
un'infermeria.
Israele gli deve costruire anche la
ferrovia e consegnargliela su un piatto d'argento.
E giu' soldi, vagonate di soldi e nessuno che protesti
, no, nessuno si ribella se gli levano tasse dal
portafoglio per mandare soldi agli inetti.
E chi lo fa notare e' razzista!
Nessuno si scandalizza in Italia se il rappresentante
dell'OLP vive da trent'anni a Roma mantenuto
dallo stato italiano. Trent'anni! Non e' mai successo
che uno, sempre la stessa persona, rappresenti un
qualcosa per trenta lunghi anni pesando sulle spalle
del Paese ospitante.
Silenzio, e' un palestinese, tutto gli e' dovuto.
Protestano invece gli italiani se qualcuno parla
di Shoa'.
Uffa che barba, sti ebrei, non sanno parlare d'altro.
Che barba, che noia!
Si, manca l'aria , si soffoca, viene voglia di vomitare.
Quando, anni fa, parlavo di antisemitismo
la gente mi rideva in faccia, anche gli amici.
"Antisemitismo? ma se non esiste!" dicevano. "ti fai
le seghe mentali, siete malati di vittimismo voi ebrei"
aggiungevano.
Oggi tutto il mondo occidentale parla di antisemitismo,
si mette in guardia la gente di buona volonta',
si prendono provvedimenti, camminare per le strade d'Europa
e' pericoloso soprattutto per chi oltre a essere ebreo
e' anche israeliano o solo sionista.
L'estrema sinistra e' malata di antigiudaismo, i delinquenti
studenti nazisti di Torino hanno augurato a Daniela
Santus di saltare per aria in un autobus israeliano.
La destra estrema e' malata di antisemitismo. Molti
di noi, ebrei, sionisti o israeliani, ricevono simpatiche
email con la scritta SIEG HEIL!
Tutti sono malati di antiisraelismo, non conoscono
la storia di Israele stravolta dalla propaganda
araba cosi' cara agli europei, molti nemmeno sanno dove
Israele si trovi ma odiano questo Paese con tutta
l'anima.
E in mezzo ci sono le personcine per bene, i moderati,
quelli che non si interessano di politica, quelli
che sollevano gli occhi al cielo sbuffando "uffa
sempre a parlare di Shoa', sti ebrei".
Si soffoca, ci si sente mancare, viene da vomitare!
Deborah Fait -informazionecorretta
MOLLICHINE
Pera: "Un
colpo mortale alla Costituzione europea, ma non
bloccherà l'Europa". Le hanno sparato, l'hanno ammazzata,
ma questo non la fermerà.
Dopo l'incidente
dell'elicottero, Malabarba (Prc): è "ora di
rompere gli indugi e tornare a casa". È chiaro che
le tempeste di sabbia non ci amano, in Iraq.
Fazio chiede
"la correzione della tendenza della spesa pubblica
corrente, il riordino dell'imposizione fiscale sulle
imprese e sul lavoro, una decisa lotta all'evasione,
una riduzione significativa del debito". Mentre c'era,
poteva anche dire come fare.
Unione in
crisi. A sinistra sono simili ad astronauti che si
allenano per rimanere insieme sei mesi in una capsula e
litigano dopo un mese che vivono nella base.
Gianni
Pardo
Massima del giorno
Le lodi sono
pericolose perché abbiamo una grande tendenza
a prenderle sul serio.
G.P.
L'INVIDIA COME
METRO POLITICO
I contemporanei
non sono solo acutamente coscienti dei limiti umani
dei grandi personaggi: hanno anche tendenza - forse per
un riflesso di legittima difesa dell'autostima - a sminuirli
all'eccesso. Questo fenomeno si è verificato
nella maniera più evidente con De Gaulle, in Francia. Chi
avesse avuto la capacità di guardare lontano, non avrebbe
potuto ignorare già allora che la storia avrebbe visto in
lui colui che aveva raccolto dal fango in cui era caduto l'onore
della Francia; colui che era riuscito a farla sedere fra i vincitori,
con diritto di veto all'Onu; colui che l'aveva salvata dal caos
e dalla crisi algerina e le aveva dato una nuova e duratura Costituzione.
Ce n'era abbastanza per fargli un monumento da vivo e al contrario
chiunque allora lo stimasse come tutti lo stimano oggi, era oggetto
d'irrisione. Metà della Francia (la metà di sinistra,
più esattamente) e praticamente l'Italia intera non facevano
che criticarlo, chiamarlo dittatore, prendersi gioco della sua religiosità
e della sua figura altera. E questo benché l'uomo, stranamente,
non fosse privo di humour. Le sue rare conferenze stampa erano
interrotte dalle risate dei giornalisti. Una volta uno gli chiese:
Mon général, non teme che, venuto meno lei, in
Francia ci possa essere un vuoto di potere? Amico mio, rispose
De Gaulle, il giorno in cui questo infausto avvenimento dovesse
verificarsi, non ci sarà da temere un vuoto ma un troppo pieno.
È
stato necessario che morisse, che fosse ridotto in
polvere perché tutti gli tributassero i massimi
omaggi. Perfino chi, come Mitterrand, era stato suo
fiero avversario e addirittura acido oppositore, e l'aveva
chiamato dittatore, l'ha poi definito grand'uomo ed ha approfittato
di tutti i poteri conferiti da De Gaulle al Presidente della
Repubblica.. Da vivo il generale è stato una testa
di turco, da morto un eroe marmoreo.
Gli uomini
non ammettono la grandezza dei contemporanei perché
fanno ancora ombra. Churchill, dopo aver vinto la Seconda
Guerra Mondiale, è stato mandato a casa. Solo
da morta la Thatcher diverrà colei che ha salvato
l'Inghilterra dalla decadenza. A rischio di ripeterlo fino
alla nausea, è sempre da citare quel famoso aneddoto
riguardante Aristide: mentre era in votazione il suo ostracismo,
un analfabeta che non lo conosceva gli chiese di scrivere
il suo nome sull'ostrakon. L'uomo politico acconsentì
ma dopo gli chiese: Che motivo hai di richiedere l'esilio per
Aristide? Nessuno, rispose l'uomo. È che sono stanco
di sentirne dir bene.
I politici
non possono avere l'onestà e la trasparenza delle
novizie: si può dunque comprendere che se ne mettano
in dubbio gli scrupoli. Si può anche ammettere
che i nostri politici non siano all'altezza di De Gaulle
e probabilmente neppure della Thatcher: ma considerarli tutti,
come fa la massa degli italiani, un'accolita d'imbecilli, quando
non di delinquenti, è francamente eccessivo. Non foss'altro
per la feroce selezione che viene operata fra coloro che aspirano
a quei livelli. Questo giudizio sommario e sprezzante non
può che essere ingiusto.
I contemporanei
soffrono acutamente d'un sentimento deteriore che
non osano confessare. Un sentimento che chiamano severa
virtù e difesa dei valori ma in sostanza è solo
invidia.
Gianni
Pardo - giannipardo@libero.it, 11 maggio
2005
La briscola di
Berlusconi
«Il referendum
sull’Europa si terrà anche in Italia e saranno
le elezioni del 2006. Con uno di quei colpi di fortuna
che spesso lo assistono, Berlusconi si è trovato
nel mazzo la briscola di cui aveva bisogno per rimotivare
il suo elettorato deluso: l’ostilità verso l’Europa
dei burocrati e dei banchieri. La reazione popolare, spaventata
e conservatrice che sta investendo le istituzioni del
continente è per lui un’autentica manna, perché gli
consente di dirottare l’attenzione su un altrove detestato
dal suo “pubblico”, quel ceto medio impoverito a cui viene
fornito un capro espiatorio diverso dal governo nazionale.
Forza Italia si tramuta in Abbasso Europa.
«Senza
i toni nostalgici della lega; Berlusconi non attaccherà
l’Europa in quanto tale, ma nella sua versione tecnocratica,
l’Unione: un nome che, guarda caso, definisce proprio
la coalizione di centrosinistra. Le elezioni sono sempre
un processo al potere in carica, ma il premier tenterà
di cambiare imputato: non il governo italiano ma quello europeo,
non il presidente di Roma ma l’ex di Bruxelles, ovvero Prodi.
«Forse
la sinistra in vantaggio non ha ancora capito che
è cominciato il secondo tempo e, con esso, un capovolgimento
di prospettiva. Adesso non è più Berlusconi
a doversi arrampicare sugli specchi per convincerci
che viviamo nel migliore dei mondi possibili. Sono i suoi
avversari. Ai quali toccherà difendere un’Europa e una
moneta contro cui molti italiani sembrano lieti di andare
a immergere nelle urne il loro pugnale».
(«Abbasso
Europa» di Massimo Gramellini, da La Stampa del
4 giugno 2005)
LIBERA!
EURO, BIAGI, CIAMPI
Viviamo in un mondo della comunicazione dove tutto
sembrerebbe muoversi quasi sempre all'interno
del malinteso se non della malafede.
Ora, in sovrappiù - mentre la foiba, incombente
sotto di noi, al precipizio ci vorrebbe pronti,
magari sorridenti, mogi mogi, in fila per due -
c'è questa cosa dell'inviolabilità di alcuni
santauri-santini.
Prendete, a caso (roba di questi giorni), l'euro...
o Biagi... o il presidente Ciampi. No, la santissima
trinità non si può mettere in discussione
e, se qualcuno - a torto o a ragione- ci prova, fulmimi
e saette mediatiche scatenano l'inferno delle dichiarazioni
catastrofiche.
Pensateci, se Enzo Biagi, tanto per dare addosso
al Presidente del Consiglio, s'inventa, sulla prima
pagina del Corriere della Sera, una storia di
piazze vuote, cerone che cola e contestatori mandati a quel
paese... no, non si può dire che Biagi s'è inventata,
come un qualsiasi raccontapalle da osteria, l'intera storia.
Se lo dici, anche se la storia è inventata,
il Biagi, e i sui biagini di complemento, fanno gli offesi,
si rifugiano nella nuova fede, con i soliti dogmi,
del sinistrismo di maniera: martiri & regime.
Purtroppo ai chierici di questa nuova fede, tutto
è consentito... soprattutto l'arte di ingannare
l'uomo sulla natura delle cose. E tutti zitti, mi raccomando.
(cp, 08-6-2005)
REFERENDUM
Le leggi della natura e la forza della ragione si
fanno un baffo tanto degli esorcismi quanto delle orazioni.
Andrò a votare e voterò si. Però,
a dirla tutta, mi sento come dentro un labirinto
dove governa il caos delle idee e la prostituzione delle parole.
Vedo e sento cose insopportabili. Meno male che da martedì
si parlerà d'altro. Succede che più
m'informo più mi sento sull'orlo di un abisso dove la
dismisura è il denominatore comune e l'obiettività del
discorrere -dall'una e dall'altra parte- si sottrae alla verità
ricorrendo alla dialettica.
Insomma, sapendo che comunque nessuna religione
-o partito- prevarrà, mi sento un nulla
liberamente complice delle necessità, travolto
tanto dai difensori dell'inviolabilità dell'ovulo
fecondato quanto da quelli che lo vorrebbero clonare od almeno
utilizzabile per pezzi di ricambio.
A remotis!
Vorrei, per dirla con Camus, "immagini
che non propongono una morale e non obbligano ad
un giudizio". Chiedo troppo?
(cp, 08-6-2005)
“Astensione e astensione:
con la bioetica non si scherza!”
Intervista
di Alice a Giuliano
Ferrara, direttore de “Il Foglio”. “Il 12-13 giugno
dico agli italiani di andare al mare, in difesa dell’embrione
e contro le banalità di certi improvvisati intellettuali
di sinistra come la professoressa Sabrina Ferilli
e il professor Fabio Fazio”.
Clicca qui per il testo dell'intervista.
AUTODETERMINACIÒN
Che Guevara la chiamava
il “Ministero delle Colonie nordamericano”, probabilmente
perché non le perdonava di aver sospeso le relazioni
con Cuba nel ’62 su pressione degli USA; Castro il mese scorso
ha rinnovato la tradizione definendola “un’istituzione corrotta,
putrefatta, fetente”. L’Oas (l'Organizzazione degli Stati americani)
è una specie di OSCE d’oltreoceano, nata nel 1948 come
evoluzione della Pan-American Union of American
States. Ha avuto nuovo impulso nel 1997 quando, con il “Protocollo di
Washington”, la Carta dell’Organizzazione è stata emendata
inserendo il diritto di sospendere uno Stato membro il cui governo
democraticamente eletto fosse stato ribaltato mediante l’uso della forza.
Domenica a Fort Lauderdale
(Florida) si sono aperti i lavori della 35esima Assemblea
Generale annuale dell’Organizzazione. Era dal 1974 che
l’assemblea generale non si teneva su suolo statunitense. I
lavori sono presieduti dal neoeletto segretario generale Josè
Miguel Insulza, ministro degli interni cileno, socialista, già
giovanissimo ministro nel governo di Salvador Alliende. L’elezione
di Insulza ha fatto scalpore, perché per la prima
volta nella storia dell’Organizzazione è passato un
candidato non sponsorizzato dagli USA (che appoggiavano il
candidato messicano), ma solo dall'asse "progressista" Argentina-Brasile-Uruguay-Venezuela.
Domenica, nel fare gli
onori di casa, Condoleezza Rice aveva colto l’occasione
per esprimere l’auspicio che l’Oas faccia di più
per rafforzare le democrazie più deboli del Sud America,
per evitare il rischio di involuzioni autoritarie. La Rice ha
citato i casi di Bolivia, Ecuador e Haiti come esempi di governi
che hanno necessita' d'aiuto; implicito invece il riferimento
al Venezuela di Chavez come caso di un governo eletto democraticamente
ma ben presto degenerato in dittatura (''Together we must
insist that leaders who are elected democratically have a responsibility
to govern democratically”). Pronta la reazione di Chavez,
che in un messaggio radiofonico ha definito l'intervento della
Rice un "attentato alla sovranità dei Paesi del Sudamerica".
Molto più garbato ma non meno secco il dissenso espresso
dal ministro degli esteri brasiliano Celso Amorim: “Signora
Segretario di Stato, la democrazia non può essere imposta”.
Ieri Bush è intervenuto
ribadendo gli stessi concetti (aggiungendo un po’
di sbertucciamento a Castro, che non guasta mai), ma al di
là dei discorsi da palcoscenico ciò che ha portato
in dono all’Assemblea è la proposta di istituire un
“gruppo di intervento” regionale, una sorta di osservatorio di
ONG che si occupi di monitorare sul campo l’operato delle istituzioni
nei singoli Paesi membri, segnalando i possibili cedimenti antidemocratici
contro i quali intervenire. C’è anche un precedente:
nel 2000 l’Oas ha dichiarato illegale la consultazione elettorale
in Peru e ha inviato una missione per gestire la crisi. E infatti
il Perù è uno dei pochi Stati ad aver aderito alla
proposta statunitense. Ma la reazione della maggioranza è
stata negativa, col consueto pretesto della “sovranità
nazionale” e dell’“autodeterminazione”: “non vogliamo poliziotti”,
“non vogliamo essere messi sotto tutela”, ecc.
Fidel & Hugo sentitamente
ringraziano.
(ale tap, 8.6.05)
Il
dissenso laico
Digerirono Pasolini
perché era un usignuolo. Digerirono Bobbio. Ma
ora qualcosa va di traverso ai neosecolaristi: è il
dissenso dei laici, uomini e donne indisponibili al ricatto
dell’ignoranza coatta e dell’uniformità
Sono letteralmente impazziti. Laici
che non tollerano il dissenso laico. Laici che esigono
la galera per gli astensionisti cattolici. Laici che mentono
in pubblico su quell’astensione referendaria da loro stessi
inventata e propugnata fino a due anni fa. Laici che agitano
cure taumaturgiche inesistenti e ricattano in forme moralmente
ripugnanti il dolore vero e la presunta credulità della
gente che soffre. Laici che scantonano, che parlano nullisticamente
del come si vota e non del per che cosa e contro che cosa si vota.
Laici che si avvinghiano alla cultura femminile per farla cedere
alla logica del corpo di donna come esperimento di se stesso,
nemici giurati dei bombardamenti che liberano dalle tirannie
mortifere interi popoli e amici dei bombardamenti ormonali che aggiogano
le femmine al carro del desiderio indotto dalla tecnica. Laici che
vogliono emancipare le donne dalla “gabbia biologica” per imprigionarle
in quella ideologica. Laici che attribuiscono alla donna e al
suo ministro profano di culto, il tecnico di laboratorio, il potere
di vita e di morte sulla radice di essere umano prodotta in nome
del desiderio di maternità. Laici che trasformano la medicina
da cura a selezione, da arte della compassione a tecnica per una
scelta, per uno “scegliere” chi eliminare. Laici incapaci di dire
che cosa è l’embrione umano, di riconoscere la realtà,
il fatto che li scandalizza. E’ qualcosa o qualcuno l’embrione?,
si sentono domandare i nuovi piccoli Rasputin, e rispondono:
è qualcosa di molto importante, una risposta degna dei pagliacci
da circo, degli imbonitori da fiera di paese, dei farisei di tutti
i tempi. Laici incapaci di uscire dal linguaggio e attingere almeno
una verità che non sia relativa, la verità della vita
umana al suo inizio. Laici vanitosi e post moderni che parlano dell’ovocita
fecondato dal seme maschile come la Corte suprema degli Stati Uniti
parlava dei negri schiavi dell’Alabama a metà dell’Ottocento:
è un essere umano, forse, ma non una persona, è il giudice
che decide e non la natura e l’idea umanistica di che cosa è
l’eguaglianza e la bellezza creaturale degli uomini e delle donne.
Laici scolastici, che si rifugiano in san Tommaso e parlano dell’anima
bestemmiando il Dottore Angelico, mescolando la sua sapienza con
le nostre concrete, attuali conoscenze biologiche, con il nostro
potere di creare la vita in laboratorio e di distruggerla. Laici
che non sanno nemmeno guardare la fotografia di ventuno bambini usciti
dal freddo dei frigoriferi all’azoto liquido e arrivati alla Casa
Bianca a miracol mostrare. Laici che soffocano sotto il basto della
loro erudizione fattasi ignoranza per sentimentalismo. Laici
che non conoscono la poesia di Kavafis e la sua apologia dei desideri
insoddisfatti. Laici, salvo eccezioni di valore, che suonano
la tromba apocalittica dell’eugenetica democratica o nazista, intercambiabili
strumenti del credo delirante della società di massa del
Novecento. (...
continua ...) -
Giuliano Ferrara, da "Il Foglio" del 4 giugno 2005
Gli
atei bigotti contro il referendum
Qualche anno fa a
Nantes fu celebrato un processo contro un autista che
aveva disgraziatamente investito una donna incinta provocandone
l’aborto. In primo grado l’autista fu condannato per
l’omicidio colposo ma la Cassazione, pur aumentando il risarcimento
civile, annullò la sentenza penale spiegando che
“non spetta a questa Corte stabilire il momento in cui il nascituro
diventa un individuo da proteggere giuridicamente tanto
più che su questo punto anche le religioni e gli scienziati
si dividono”. La Cassazione francese che si riferiva ovviamente
al feto e non certo all’embrione,celebrava con malinconia
la grandezza dello Stato laico. Ed è questa malinconica
grandezza, per molti anni celebrata anche dal filosofo Marcello
Pera, che oggi in Italia è messa in gioco nel referendum
Eppure non c’è
niente di più italianamente cristiano della fecondazione
assistita perché in Italia Dio è il Bambino
Gesù, e nulla è più scandalosamente divino
della nascita, il mettere a dimora l’Essere, e nulla è
più cristiano della procreazione che si rende autonoma
dal piacere, e dell’assistenza a quello stato di minorità
che è l’infertilità, il crescete e moltiplicatevi.
La fecondazione assistita è l’antica levatrice che comincia
il suo lavoro nove mesi prima, “la mano santa” della cultura popolare
e della maieutica che sa anche divinare, sa assecondare i
presagi, controlla la punta della pancia, legge la luna e le maree,
dà vita per amore, per scienza e per artifizio.
Attenzione però
ai referendum, perché da sempre sono una sorpresa.
Sia che si tratti di Costituzione o di embrioni, pongono
una domanda e ottengono una risposta sghemba, perché
domanda e risposta viaggiano su universi asintotici: si avvicinano
senza incontrarsi mai. Non è, per esempio, alla Costituzione
europea che i francesi hanno detto NO, ma a Chirac e alla disoccupazione.
Allo stesso modo, non è sui quesiti abrogativi di una legge
né tanto meno sulla personalità dell’embrione che,
tra dieci giorni, si pronunceranno gli italiani, ma sulla legittimità
del partito delle parrocchie, sulla religiosità armata e filosofizzante,
sugli intellettuali atei che vogliono rubare al popolo la sua
fede, soffusa e senza asprezze, per fondare un’etica di stato.
Questi atei, guidati
da Marcello Pera e Giuliano Ferrara sono alla ricerca
di un pensiero forte che, nell’attuale povertà,
possa diventare egemonia culturale e fare dell’Italia il
fortilizio sacro di una Chiesa debole e invecchiata che si
sente assediata da religioni astiose e muscolose che organizzano
militarmente troppe anime, armerie spirituali di rabbie collettive,
palestre del rancore e della ferocia di popoli che vogliono
l’apocalisse dell’Occidente, religioni che sono anche etnia,
integralismo e razzismo. Ecco: gli intellettuali atei, che sono
accorsi al fianco di Ruini, leggono in questo referendum una minaccia
al paradigma giudaico-cristiano che vede nella vita umana non
un momento dell’evoluzione biologica ma un dono di Dio. E professano
questa idea antievoluzionista, nella quale non credono, per difendere
le “radici” della nostra civiltà, e dunque accendono il
fuoco della disputa bizantina sull’embrione, un dibattito erudito
e classificatorio che non porta a niente. Si procede per analogie:
l’embrione non è muffa, ma non è persona; è vita,
ma non è essere umano…E però la “persona” non è
una nozione scientifica, come non lo è Dio: Dio fuori dalla
scienza. (... continua... ) -
Francesco Merlo, da La Repubblica del 3 giugno
2005
PRODI PRIDE
Dal sito ufficiale
di Romano Prodi: <<...credo
che dovremmo con serenità considerare anche
l’eventualità di riaprire un confronto aperto e collettivo
sulla guida dell’Unione.
All’indomani
delle elezioni regionali, avevamo tutti convenuto
di leggere nel voto un invito ad andare avanti
con l’assetto e le linee che ci avevano portato
alla vittoria.
Su mia proposta
avevamo quindi, di nuovo tutti insieme deciso di
accantonare le primarie come strumento per
la scelta definiva della leadership.
Sembrò
allora a tutti che non fosse saggio riaprire un problema
che tutti ritenevamo ormai risolto.
Negli ultimi
giorni, ho potuto, invece, constatare che il problema
sembra essere tornato di attualità
e che quella che era parsa, solo poche settimane fa,
una scelta dettata dalla saggezza viene riconsiderata
e presentata come il frutto della fretta o
dell’interesse personale.
Sono considerazioni
che meritano di essere considerate e valutate con
il massimo del rispetto, della serenità
e dell’impegno.
E credo che
dovremo farlo ora, guidati dalla ferma convinzioni
che questi problemi sono troppo importanti
per non essere portati alla luce del sole e risolti
in piena consapevolezza, in modo condiviso e impegnativo
per tutti.
I problemi
dell’Italia non ci consentono né di essere divisi
né di dare vita ad un governo qualsiasi.
Un governo
che nascesse segnato da ombre e sospetti, un governo
che fosse privo della compattezza necessaria per
assumere decisioni difficili sarebbe un
governo qualsiasi.
E questo
noi non possiamo permettercelo e non possiamo permetterlo.>>
Romano
Prodi - Creta, 2 giugno 2005
Bush difende Guantanamo
A Guantanamo
sono detenute le persone accusate dagli Stati Uniti
di terrorismo. Il rapporto pubblicato dall'organizzazione
in difesa dei diritti umani Amnesty International
afferma che la prigione sull'isola di Cuba è "il gulag
dei nostri giorni". Il presidente George W. Bush
ha definito quelle di Amnesty "accuse assurde",
aggiungendo che il rapporto si basa sulle affermazioni
dei detenuti: "Persone che odiano l'America".
Articolo
del The
Boston Herald