ARCHIVIO GIUGNO 2005

«Giusto muoversi nell’ombra» Si schiera il fronte filo-Usa
C’è chi non si scandalizza. Anzi, giustifica. «Gli agenti segreti — ritiene Gustavo Selva, presidente della Commissione esteri della Camera—devono agire nell’ombra, con metodi, appunto, segreti. Possiamo realisticamente immaginare che chiedano il permesso? Sentite, dovremmo bloccare quel pericoloso terrorista, ci lasciate fare? Ma andiamo, è ridicolo ». Ha cominciato ieri Il Foglio di Giuliano Ferrara a dire che è ora di piantarla con chi deplora quegli agenti segreti americani responsabili di aver rapito in Italia Abu Omar trasferendolo in Egitto. Lo sdegno dei censori è dovuto a «incapacità di capire il significato della politica e il funzionamento del potere».
Il giornale di Ferrara non si scompone neanche davanti al fatto che gli 007 degli Stati Uniti sono entrati in azione sul suolo italiano. E’ stata un’offesa, una violazione della sovranità dello Stato? No, c’è da credere che «il governo italiano e i suoi servizi segreti erano perfettamente informati», anche se negheranno, perché tutti invocano il diritto alla riservatezza, i giornalisti, i preti, i medici, allora «figuriamoci se i servizi segreti non abbiano il diritto di sottrarsi alla curiosità dei giornali e delle tv». Anche Massimo Teodori, docente di storia americana e autore di libri sugli Stati Uniti, è convinto che i nostri servizi segreti sapessero. E comunque le operazioni coperte «sono sempre avvenute, chissà quanti episodi del genere si verificano senza che vengano alla luce».
In questo caso a Teodori sembra che «il problema non riguardi tanto l’Italia quanto gli stessi Stati Uniti, per il fatto che gli agenti invece di trasferire il presunto terrorista in una sede americana, lo hanno rinchiuso in una prigione egiziana». Si può capire, secondo il senatore Paolo Guzzanti (FI), «l’irritazione degli antiamericani, anche se non la condivido; ma bisogna considerare che gli Stati Uniti agiscono come un Paese in guerra». Non ci si possono aspettare «operazioni umanitarie e comportamenti rispettosi di principi sovrani». A Guzzanti sembra anche fuori luogo tirare in ballo la Cia per il rapimento di Abu Omar. «I protagonisti dell’operazione si sono comportati in maniera così poco professionale da far pensare piuttosto a una squadra speciale dell’Esercito o della Marina. Hanno lasciato tracce dappertutto, si sono mossi senza un minimo di cautela.
Gli americani conducono la lotta al terrorismo creando squadre ad hoc per ogni singola operazione, delle task force che agiscono e poi spariscono. Possibile che i servizi italiani sapessero del caso dell’imam, ma è giusto che tacciano». Gustavo Selva, però, non si meraviglierebbe se gli americani avessero agito senza informare i nostri. «C’è il precedente del terrorista Abu Abbas. L’Italia si rifiutò di consegnarlo dopo che aveva ucciso un americano sull’Achille Lauro. L’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani ancora ce lo rimprovera. Ce l’ha con noi e con i tedeschi che all’epoca della strage alle Olimpiadi di Monaco impedirono ai corpi speciali americani di intervenire».
Marco Nese - Corriere della Sera - 30 giugno 2005


Cia a Milano
Non conosco i dettagli dell'operazione Cia a Milano contro i fondamentalisti sospettati di legami col terrorismo. E in realtà non mi interessano granché. Ma noto che ogni volta che gli americani fanno ciò che gli "anti Bush" dicono bisognerebbe fare contro i fondamentalisti, cioè non la guerra ma operazioni di intelligence per sconfiggere Al Qaida, si scopre che non vanno bene nemmeno queste. Succede oggi a Milano. E' successo ieri in Pakistan. Dunque: la guerra no. Ok. Le operazioni coperte no. Il carcere no, perché in America c'è la pena di morte o Guantanamo. Insomma lo schema deve essere questo: processo ordinario come contro i borseggiatori d'autobus. Ipotesi peraltro già tentata, col successo che sappiamo, da Clinton negli anni 90. Ma non solo: il seguito di questo processo ordinario deve essere una sentenza di assoluzione perché in realtà questi terroristi sono resistenti e i resistenti all'occupazione militare, secondo le norme internazionali emanate dall'Onu, non sono terroristi ma gente da tutelare. Nel mondo occidentale oggi la differenza è tra chi ha visto che cosa è successo l'undici settembre e quindi vorrebbe sconfiggere il nemico e chi ha visto che cosa è successo però dice che dovremmo capire le ragioni dell'odio che il nostro nemico ha nei nostri confronti. Che gli italiani e gli europei non stiano tra i primi e non sostengano gli americani è una cosa incredibile: ma come fanno a non capire che nel momento in cui a Washington si romperanno le scatole di morire e di spendere anche per noi, e per giunta essere presi per il culo, poi toccherà a noi combattere o, come abbiamo spesso fatto nello scorso secolo, arrenderci?
Cristian Rocca - Camillo

Secondo Rep. i radicali andranno col centrosinistra
Io non ci credo. Non credo né a questa ipotesi né, ovviamente a Repubblica. Se fosse vero non vedo l'ora di assistere a un comizio Capezzone-Bindi, a un programma comune Pannella-Folena e alla politica estera di Diliberto-Bonino. E aspetto con ansia un vertice a tre Bandinelli-Zapatero-e-come-si chiama-il-nuovo pupillo-dei-mullah. Auguri.
Cristian Rocca - Camillo


Il cristallo rosso.
E cosi' la Croce Rossa cambia simbolo.  La croce si trasformera' in  un rombo e sara' chiamato "cristallo rosso". Indovinate un po' di chi e' la colpa?  Avete indovinato? Nooo?  Avete veramente poca fantasia, signori miei. 
La colpa e' naturalmente di Israele.
Potevamo dubitarne? No, ne eravamo certi e aspettavamo soltanto il lancio ANSA per farci le nostre amare risate.
Il lancio e' avvenuto e dice testualmente "In tutto il mondo le societa' di Croce Rossa utilizzano l'emblema della croce e della mezza luna rossa. Unica eccezione e' appunto Israele che impiega come proprio simbolo la Stella di Davide rossa. Scelta individuale che, venendo meno al principio di universalita' del movimento , non ha consentito finora l'ammissione di questo paese all'interno della Federazione."
Domanda che i geni dell'Ansa non si pongono: perche' allora la mezzaluna e' stata ammessa?
Se  cristiani e musulmani hanno il loro simbolo come si puo' avere  la sfacciataggine di affermare che "solo " Israele, non riconoscendosi giustamente sotto la croce ne' sotto la mezzaluna, e' colpevole di voler fare una scelta "individuale"?

No, non si puo' ridere amaro, qui e' obbligatorio piangere e strapparsi i capelli perche' tanta palese e infame  ipocrisia e' addirittura extraterrestre.
In tutto il mondo la Croce Rossa usa il simbolo elvetico della croce che mette in pace tutti i popoli cristiani,  usa altresi' il simbolo della mezza luna rossa che mette in pace tutti i popoli islamici e abbiamo coperto gia' qualche miliardo di persone.  Quindi tutti felici e contenti se non ci fosse quel rompiscatole prepotente di Israele, con 5 miseri milioni di persone rompiscatole e arroganti,  che vorrebbe  anche il suo simbolo , cioe' la Stella di Davide rossa, nel logo della CRI International.
Lasciamo stare per un momento la solita disinformazione italica  e parliamo di storia e di discriminazioni.
Il MDA (maghen david adom=stella di davide rossa) nasce nel 1930, diciotto anni prima della ricostituzione dello Stato di Israele, e, nonostante il grande valore del suo personale medico e paramedico non e' mai stato riconosciuto dalla CRI.
Riuscite a indovinarne il motivo?
No anche questa volta?
Gia' , siete delle brave persone quindi non puo' sfiorarvi il pensiero che l'esclusione di Israele sia sempre stata razzista e discriminatoria.
Il MDA ha piu' di 1000 ambulanze, migliaia di persone specializzate, altamente specializzate, ospedali da campo ultramoderni, decine di migliaia di volontari, cani da salvataggio, tecnologia ad altissimo livello.
Il MDA e' stato il primo fra le organizzioni di salvataggio ad aprire un ospedale da campo in Bosnia.
Vedrete il simbolo della Stella di Israele sulle divise di chi va a salvare la gente in tutto il mondo, terremoti, tsunami,  guerre, vulcani .
Dovunque e insieme alla CRI ma mai riconosciuto come membro.
Pochine invece le mezzelunerosse....
In verita' il simbolo della mezzaluna rossa io la vedo soprattutto  nei territori palestinesi dove, durante questi anni di guerra, i suoi volontari hanno dato asilo ai terroristi, hanno trasportato armi e kamikaze sulle ambulanze e hanno impedito a Zahal di arrestare degli assassini che si nascondevano nei loro uffici.
E' importante dire che la croce della Federazione non e' un simbolo religioso ma riporta, a colori invertiti, la bandiera elvetica. Nonostante cio', nel 1929, gli stati arabo-islamici pretesero che nel logo internazionale fosse aggiunta la mezzalunarossa.
Detto....fatto...chi osa mandare gli arabo/islamici a quel paese?
La cosa tragica e' che da quel momento i due simboli presero un significato religioso e politico col risultato che Israele ebbe il veto arabo, ormai quasi secolare,  di entrare a far parte della Federazione.
Non e' servito protestare, non e' servito andare in tutto il mondo a salvare la gente, non sono servite lettere e petizioni.
Il NO  arabo e' sempre stato assoluto.
Piccola parentesi: a capo della CRI svizzera sedeva fino a qualche tempo fa  il fratellino di Arafat... vi suggerisce  qualcosa questo insignificante particolare?
Spero che questa volta il vostro sia un si forte e chiaro!
Chiusa parentesi.
Un paio d'anni fa la CRI americana in segno di protesta per questa vergognosa discriminazione  nei confronti di Israele cesso' di pagare le quote e allora la dirigenza europea  ebbe una bella pensata: proporre a Israele di trasformare la stella in una specie di rosa dei venti, simbolo che avrebbe dato meno fastidio ai padroncini arabi cosi' sensibili e delicati.
Israele non accetto' il compromesso e tutto resto' come prima.
Questa storia di odio e discriminazione  e' sconosciuta ai piu' quindi  chi legge i giornali si beve inevitabilmente la  versione ANSA.
D'ora in poi , guardando il nuovo simbolo del cristallo rosso,  la gente pensera' con rabbia
" Tutta colpa di Israele".
Naturalmente.
Deborah Fait - informazionecorretta


«L’iperbole retorica del gulag è l’ultimo caso di finto scoop utile alla causa»
 “Guantanamo è il gulag dei nostri tempi”. Anzi no, scusate, l’abbiamo detto così per dire. “Donald Rumsfeld è l’architetto delle torture”. Anzi no, scusate, non lo sappiamo per certo, “anche se sarebbe affascinante scoprirlo”. “A Guantanamo si oltraggia il Corano”. Anzi no, scusate, le nostre fonti non erano state verificate, tanto è noto che nella super prigione di Cuba succede di tutto, sarà successo anche questo.
Quando il pregiudizio diventa notizia l’approssimazione è sempre in agguato
... (clicca qui per proseguire nella lettura. Da IL FOGLIO di martedì 21 giugno 2005)

VECCHIE ZIE
"...Alcuni suoi discorsi richiamano alla memoria i ragionamenti delle vecchie zie che si danno appuntamento alle terme..."
Dall'intervista di Follini al Corriere della Sera

Accusa, accusa qualcosa resterà
Riprendiamo da "Il Giornale" questo articolo di Mario Giordano:
E adesso che, grazie alle deliranti dichiarazioni del procuratore capo di Bologna, Silvio Berlusconi è stato indicato come responsabile, se non altro come mandante morale, di uno stupro in un parco, c'è da chiedersi quale sarà il prossimo passo. Fino a che punto arriveranno, di che cosa lo accuseranno ancora: Ustica? Piazza Fontana? Complicità con Jack lo Squartatore? Che cosa dobbiamo ancora scoprire sulla vita del premier? Era lui l'autista della Uno Bianca? Sganciò le bombe su Nagasaki? Partecipò con Bruto al complotto e all'assassinio di Giulio Cesare?
Avanti, c'è posto: qualsiasi cosa vi venga in mente va bene, specialmente se non ha alcun collegamento con il banale mondo della realtà. Dagli a Berlusconi e via, mal che ti vada ti conquisti un posto in prima pagina sul Corriere della Sera. Ripetiamo: l'aderenza dei fatti riportati rispetto a quel che realmente accade è del tutto secondaria. Ininfluente. C'era una vecchia regola del giornalismo che recitava: se hai una bella storia, non rovinarla con la verità. Ora abbiamo fatto un passo avanti: con la verità non si riescono nemmeno più a rovinare gli insulti.

La serie degli ultimi giorni è impressionante. Enzo Biagi attacca Berlusconi perché dice che a Bolzano ha volgarmente mostrato il dito medio a chi lo contestava: non è vero, ma che importa? I giornali attaccano Berlusconi dicendo che gli artigiani lo hanno abbondantemente fischiato al loro convegno: non è vero, ma che importa? Il procuratore generale di Bologna, attacca Berlusconi dicendo che secondo lui il 40 per cento di economia sommersa rappresenta un bene per il Paese:non è vero, ma che importa?
In fondo è così facile da far credere. Bastano un po' di articoli ben fatti, qualche firma prestigiosa e il gioco è fatto: Berlusconi volgare, Berlusconi fischiato, Berlusconi teorico dell'illegalità. E non importa se i fatti stanno lì a dimostrare che non è andata così. Non importa sapere che quel dito medio di Bolzano era una forma di autoironia, all'interno di una storiella su sua mamma e che, anzi, ai contestatori Berlusconi aveva rivolto parole gentili. Non importa sapere che quei fischi degli artigiani erano limitati solo al ristretto episodio di un invito spedito, non spedito e comunque subito chiarito e che in realtà alla fine Berlusconi è stato applaudito. Non importa nemmeno sapere che Berlusconi mai si è sognato di esaltare la bellezza del sommerso o di dire che è un bene per il Paese, ne ha semplicemente ricordato l'esistenza. E che c'è una bella differenza tra il dire che una cosa esiste e che una cosa è bene che esista.
Per restare a quest'ultimo episodio, c'è da chiedersi se davvero il procuratore capo di Bologna pensa che il premier abbia esaltato il sommerso, dove l'ha visto, dove l'ha sentito, chi gliel'ha detto. Ma ancor più c'è da chiedersi se davvero egli pensa che, qualunque sia il pensiero del premier sul sommerso, questo possa avere una relazione con uno stupro. A noi questa relazione sfugge, e per dirla tutta vengono anche un po' i brividi a sapere che uno così sia procuratore, cioè agisca per conto della Repubblica, cioè di tutti noi. Se proprio devo farmi rappresentare, ecco, preferirei qualcuno che quando, la domenica pomeriggio, gli dicono che hanno violentato una ragazza nel parco pensasse a prendere i violentatori, piuttosto che a insultare Berlusconi. Vi sembra una richiesta bizzarra?
C'è una quindicenne violentata, il pm critica Berlusconi: lo vedete? La notizia meriterebbe di essere liquidata in fretta, al massimo archiviata nel repertorio strano ma vero della settimana enigmistica. Se non fosse che, nonostante la sua assurdità, questa notizia s'è meritata la prima pagina sul Corriere della Sera, esattamente come il dito medio a Bolzano o gli inesistenti fischi degli artigiani. Follie, invenzioni e insensatezze varie, che però, una volta ottenuto il timbro ufficiale della grande stampa nazionale, vengono ripetute nei salotti e nei talk show, come se fossero reali. C'è il rischio di non riuscire più a liberarsene. Vedrete: non passerà molto che qualche Travaglio venderà sulle pubbliche piazze la «verità assoluta» di un Berlusconi che nottetempo stupra le quindicenni nei parchi di Bologna (l'ha detto il procuratore capo, no?). E chi prova a dire che non è vero è un venduto, un leccapiedi, un nemico della libertà di stampa e forse anche di Enzo Biagi.


IL NARCISISMO INTELLETTUALE
Da mesi Ferrara usa il giornale di cui è direttore, "Il Foglio", per condurre una battaglia appassionata in favore del no al referendum sulla procreazione assistita e, ora, per celebrare la "grande vittoria". Non solo la maggior parte degli articoli ha trattato questo argomento ma la maggior parte degli articoli lo ha fatto con la passione che si mette nelle battaglie epocali. Certo, se Ferrara si presentasse come un sentimentale, come un fervente cattolico o magari come "un'anima bella", tutto questo si potrebbe capire. Invece si presenta come un uomo razionale, all'occasione al di sopra delle beghe dei partiti e perfino al di sopra d'una precisa presa di posizione in materia di religione: e allora c'è da rimanere perplessi.
Probabilmente la spiegazione non va cercata nelle sue idee quanto nel suo narcisismo. Alcuni intellettuali non si limitano ad amare le idee ma anche e soprattutto l'immagine di se stessi che amano quelle idee. Quando esse sono nobili e gratificanti, il narcisista - con l'alibi di difenderle - si lascia andare alle pose più suggestive, alla passione che non rifugge neppure dal sarcasmo per le posizioni altrui, agli atteggiamenti gladiatori. Crede di combattere una battaglia mentre di fatto si esibisce: un po'come l'attore che, nella parte di Amleto, deve essere in grado di tirare di scherma sul palcoscenico.
Ferrara, in questo campo, non è neppure il peggio: il primato spetta incontestabilmente e per sempre ad Oriana Fallaci. La quale è il monumento vivente ad Oriana Fallaci. Per costei tutte le battaglie sono epocali, tutte le affermazioni devono essere perentorie, tutte le frasi devono essere una presa di posizione che il lettore è obbligato a sposare. Se in Ferrara si può sospettare a volte qualche forma di autoironia, nella Fallaci essa è impossibile. Ella non è capace di fare ironia su se stessa, non più di quanto ne sarebbe stato capace - si può immaginare - Maometto.
L'entusiasmo è molto spesso la conseguenza d'una ristrettezza di punto di vista. Solo l'ingenuo può credere che c'è un'unica squadra di calcio che merita la sua ammirazione; solo un integralista può pensare che nessuna persona ragionevole potrebbe avere un'altra religione; solo un fanatico può pensare che il suo partito politico abbia sempre ragione e meriti l'applauso mentre gli altri sono soltanto un'associazione di semi-delinquenti. Se dunque si scopre entusiasmo in una persona intelligente e razionale, c'è pensare o che stia fingendo, come può essere dovere istituzionale di figure morali come i sacerdoti, i presidi e perfino il Presidente della Repubblica e il Papa; oppure che, se non sta fingendo, si sia innamorato della propria immagine mentre manifesta quell'entusiasmo.
Si poteva sperare che almeno una persona dalla celebrata intelligenza come Giuliano Ferrara non cadesse in questo errore: ma è avvenuto. Si è sbagliato chi se l'era immaginato diverso e in realtà, non si sa mai. Come dice un proverbio francese "il ne faut jamais dire: fontaine, je ne boirai pas de ton eau", non bisogna mai dire, fontana non berrò della tua acqua.
Gianni Pardo - 17 giugno 2005

Massima del giorno
Le grandi speranze sono le premesse delle grandi delusioni.
G.P.


CALMA: NON È SUCCESSO NIENTE!
Gli astensionisti hanno confermato la legge 40 sulla fecondazione assistita e ci si potrebbe chiedere quali saranno le conseguenze mediche. La risposta a questo interrogativo non deve essere data guardando i particolari della legge ma, più semplicemente, pensando al comportamento delle persone. Che cosa farà chi ha difficoltà, per avere un figlio, o chi ha un dubbio sulla salute del nascituro e vorrebbe servirsi di quelle pratiche che la legge 40 rende difficili o impossibili? È chiaro: andrà dove quelle pratiche sono facili e, pagando, otterrà ciò che vuole. Già a Lugano ci sono centri attrezzatissimi. La contestata legge si applica ai poveri, non ai ricchi. E neanche alle persone normalmente agiate. Esattamente come un tempo le donne povere ricorrevano, rischiando la pelle, a loschi figuri o losche mammane, per abortire, mentre coloro che potevano andavano in cliniche all'estero. O anche in Inghilterra, dove per un certo periodo, l'aborto fu gratuito.
Ancora più evidente è ciò che avverrà in materia di ricerca scientifica mediante le cellule staminali totipotenti: se si riuscirà a realizzare una qualche cura per malattie gravissime come la Alzheimer o la paralisi si può star certi che coloro che questa volta si sono astenuti o hanno votato contro si precipiteranno in quei paesi in cui, con qualunque pratica scientifica, per quanto "immorale", si guarisce da quei mali.
Queste previsioni sono facili in quanto fondate su un alto livello d'interesse. Quando si tratta degli istinti fondamentali - l'istinto sessuale, la voglia d'avere figli o l'istinto di conservazione - le leggi possono avere solo un effetto limitato. Soprattutto se è possibile contravvenirle senza rischi, purché si paghi.
Quanto al punto di vista generale, e per così dire storico, è facile osservare che i begli ideali del legislatore si scontrano con un dato incontrovertibile: nessuno è riuscito a fermare la scienza e nessuno ci riuscirà. Le si può rendere difficile cammino, come in questo momento in Italia, o in tutti i paesi, come avvenne in passato, quando la Chiesa e il conservatorismo misoneista avevano maggiore potere: ma la scienza è andata avanti e andrà ancora avanti. È un po' come con il nucleare: l'Italia si è voluta virtuosa e sicura, molti suoi villaggi e cittadine sono denuclearizzati, ma quella tecnica non è certo morta: continua altrove e magari ritornerà in Italia, sulle ali di una competenza ormai largamente straniera. Senza dire che abbiamo le centrali a un passo dalle frontiere e una buona parte dell'elettricità che consumiamo è prodotto dalle centrali nucleari straniere.
Si può dunque guardare a questo referendum con tristezza ma non per i suoi risultati: piuttosto per il fatto che l'istituto sembra obsoleto, da un lato perché il Parlamento è riuscito a non dar seguito alla volontà popolare (si pensi alla responsabilità civile dei giudici), dall'altro perché i radicali ne hanno abusato fino a renderlo meno significativo e meno solenne. È divenuto poco credibile. Quasi una seccatura.
La tristezza però non riguarda il futuro della scienza. Neanche in quelle forme come l'ingegneria genetica che la bioetica delle anime belle guarda storto. La scienza è sostenuta dall'ambizione dei ricercatori e dall'interesse dei suoi fruitori: per questo è invincibile. Ogni battaglia contro di essa è una battaglia di retroguardia: ridicola come l'antica battaglia contro le ferrovie o la ginecologia.
Gianni Pardo  - 15 giugno 2005


La sindrome di Eugenio
Mille ragioni possono essere invocate dai promotori dei referendum per tentare di spiegare una sconfitta che, comunque,  non ha via di fuga.
Ad esempio, ieri sera a Porta a Porta, mentre Pannella dava addosso a Ruini e all'ottopermille,   Lanfranco Turci, tesoriere del "Comitato per il si", se la prendeva con  il popolo bue delle campagne e delle periferie urbane che, ignorante come una talpa,  non aveva capito e non era andato e votare.
E che spettacolo surreale il Fassino  tutto intento, su "La 7" da Ferrara,  a dimostrare che l'astensione non era una vittoria dei difensori della legge 40 ...
In realtà non c'è spiegazione che tenga,  se non quella vecchia storia  della sindrome d'Eugenio (chiedere a De Mita)...
(cp, 14-06-2005)


REFERENDUM: QUATTRO GATTI E UN TOPOLONE
Da CdS on line:  Il referendum è fallito, il quorum resta un monte impossibile da scalare. Quando il dato sull'affluenza è definitivo Camillo Ruini, presidente della Cei, commenta telegrafico: «Non è una mia vittoria, ho fatto solo il mio dovere di vescovo, di uomo cristiano e di cittadino». Aggiungendo che «è una favola il nostro intervento contro la legge sull'aborto». E poi ringraziando quanti hanno accolto il suo invito ad astenersi: «Sono rimasto colpito dalla maturità del popolo italiano».

REFERENDUN: I VINCITORI
Dal CdS on line: Tra le file del partito dell'astensione, il primo a esultare è Carlo Giovanardi che non aspetta neanche venti minuti dalla chiusura delle urne per rilasciare il suo commento, in difesa della seconda e della terza carica dello Stato che alle urne hanno deciso di non andare. «Ha vinto il Parlamento - dice il ministro Udc - e grazie ai presidenti Pera e Casini che hanno difeso il lavoro del Parlamento da un attacco demagogico e a tratti addirittura offensivo». Anche il collega di partito e di governo Rocco Buttiglione attacca i «denigratori di Casini e di Pera». Gratitudine ai presidenti dei due rami del Parlamento viene espressa da Paola Binetti, presidente del Comitato Scienza e Vita che nell'elenco dei «grazie» vi inserisce anche il ministro Moratti e il presidente della Margherita Rutelli.

REFERENDUM: I DELUSI
Dal CdS on line: Cocente l'amarezza nel fronte opposto, con Daniele Capezzone, segretario dei radicali che ammette senza esitazione: «Abbiamo perso e pesantemente, aldilà delle più nere previsioni». Non se l'aspettava nemmeno Emma Bonino. L'ex commissaria europea sottolinea le «tre vittime» del risultato della consultazione: «La laicità dello Stato, l'autonomia politica e l'istituto del referendum». Uno dei principali imputati è proprio quest'ultimo, con Stefania Prestigiacomo che va giù piatta: «Oggi muore lo strumento referendario».

REFERENDUM: LA CADUTA DEL REICH RADICALE
Lunedì nero per i referendari,costretti a interrogarsi sulle ragioni di una sonora sconfitta al referendum. La controffensiva verrà studiata nell’assemblea del 17 e 18 giugno,ma i radicali hanno già iniziato una poderosa risposta tutta incentrata sull’illegalità della consultazione elettorale.Ma i dati dell’affluenza soprattutto nelle regioni meridionali rivelano un’astensione di massa difficilmente comprensibile, anche alla luce di evidenti e insopportabili illegalità del voto,di fronte alle quali il governo nulla ha fatto per restituire trasparenza,impegnato al contrario ad impedire il raggiungimento del quorum. Il meccanismo che ha portato a questo voto è stato il giudizio illiberale e oppressivo della legge 40/2004, voluta da 1000 parlamentari ed ispirata, secondo i referendari,se non da motivazioni religiose,quanto meno etiche e poco laiche.Raccogliendo le firme per il referendum,si chiedeva all’elettorato non solo di prendere coscienza della questione, ma di esprimersi direttamente su argomenti che ci riguardano profondamente, restituendo alla volontà popolare la libertà di scelta su questioni finora di esclusiva competenza del Parlamento. La risposta degli italiani è stata al contrario un’astensione di massa. Fermo restando che mai sarebbe stato possibile l’affossamento del quorum senza la poderosa propaganda e dispendio di mezzi della Conferenza Episcopale, risulta fondamentale interrogarsi su una questione a tutt’oggi non marginale. L’elettorato ha disertato le urne perché sinceramente concorde con il parlamento nei punti cardine di questa legge, difesa quindi il mezzo più rapido e semplice,oppure ha rigettato pregiudizialmente questo voto e giudicato le questioni poste dal referendum troppo complesse e controverse per essere affrontate in un referendum, delegando quindi pigramente al parlamento? La seconda eventualità, se provata,non solo rimanderebbe la questione sui festeggiamenti degli astensionisti, per i quali si sarebbe riuscito a coartare l’Italia intera in questa folle crociata illiberale, ma anche dimostrerebbe la necessità di rinnovare completamente strategie e iniziative dei radicali, ingabbiati per scelta e necessità in un raggio d’azione sempre più limitato, come quello dello strumento referendario, oggi più che mai boicottato.
Da diarioradicale


Uffa che barba, sti ebrei!
Ogni tanto fa bene soffermarsi ad ascoltare le voci che arrivano da lontano, voci ignoranti e faziose  di pezzettini da novanta del mondo culturale europeo e , nel mio caso, soprattutto italiano.
Fa bene ascoltare perche' il rischio di confondersi davanti a tanta ignominia e' grande e allora corre l'obbligo di incamerare, digerire ed espellere le tossine che le innumerevoli notizie, notiziole e opinioni con cui bombardano ogni giorno Israele e gli ebrei, provocano.
Bisogna espellerle per non rimanerne soffocati e non provare un senso di malore di fronte all'odio, all'indifferenza e all'incomprensione del mondo.
Noi, qui in Israele, assistiamo ogni giorno al bombardamento di Sderot e altri villaggi e citta' israeliane vicino alla striscia di Gaza, ogni giorno sventiamo decine di attentati alla faccia della tregua, ascoltiamo le minacce degli hezbollah, restiamo allibiti alle dichiarazioni di Abu Abbas che dice di volere  tutto Israele, non gli basta certo quello di cui ci priveremo in agosto.
Noi, in un'ultimo, estremo tentativo di pace, porteremo via dalle loro case i nostri fratelli per dare altra terra a loro, ai nostri nemici giurati, a quelli che ci vorrebbero vedere tutti morti, alle canaglie che vogliono la distruzione di Israele.
Non gli basta.
Gli daremo terre che non gli appartengono ma  vogliono tutto, vogliono Israele,  non si vergognano a dirlo e i loro amici non si vergognano ad ascoltarlo!
Noi, che  stiamo vivendo da cinque anni uno dei periodi piu' tragici della nostra storia,  dobbiamo avere anche la disgrazia di  sentire i vari Sergio Romano, Maurizio Blondet, Gianni Vattimo, tanto per nominare gli ultimi pezzettini da novanta  del mondo cultural-bolscevico-antisemita italiano , diffamare e delegittimare Israele sui giornali e alla televisione.
E' logico e umano che ogni tanto si senta un senso di mancamento, di nausea , di soffocamento.
Manca l'aria a leggere la storia di Israele versione Sergio Romano, ci si sente soffocare ai deliri antigiudaici di Maurizio Blondet, viene la nausea nell'apprendere che Gianni Vattimo, il filosofo,  ha firmato il documento nazista degli studenti di Torino per impedire a esponenti di Israele di parlare nelle universita'.
Razzismo: parola di moda.
Si e' razzisti sempre.
Se si critica il fondamentalismo islamico si e' razzisti, se si contesta agli imam filoterroristi  il diritto di restare in Italia si e' razzisti.
Se si fa notare che sono arabi gli assassini delle popolazioni del Darfur si e' razzisti, se si dice che i palestinesi usano i loro figli per la propaganda antisraeliana si e' razzisti.
Non si e' razzisti invece quando si dice che Israele non ha diritto di esistere,
non si e' razzisti quando si nega a Israele il diritto a difendersi,
non si e' razzisti quando non si riconosce agli ebrei il diritto di avere un loro stato,
non si e' razzisti quando si impedisce agli israeliani di entrare nelle universita',
non si e' razzisti quando si organizza e si firma il boicottaggio di Israele ,
non si e' razzisti quando si licenziano accademici ebrei israeliani,
non si e' razzisti quando si aggrediscono gli ebrei israeliani che hanno il coraggio di dichiararsi tali, molti di loro, per poter vivere senza insulti e aggressioni, cercano di diventare trasparenti confondendosi con gli altri....
In questi casi, quando si da addosso a Israele e agli ebrei, il razzismo si trasforma in "critica legittima della politica di Israele".
Manca l'aria!

Si soffoca quando si legge che una buona percentuale di italiani ritiene che gli ebrei parlino troppo di Shoa'.
Quegli stessi italiani non protestano ne' si annoiano   quando gli raccontano delle disgrazie dei poveri palestinesi  a causa della nascita di Israele, solo tre anni dopo la fine dell'Olocausto e l'uscita dei sopravvissuti ebrei dai campi della morte.
Come si commuovono gli italiani ai racconti del povero arabo che conserva le chiavi della sua ex casa di Jaffa, in cui , se voleva, poteva tranquillamente restare come tanti sono rimasti! Sono passati quasi 60 anni ma quelle storie  turbano gli italiani fino alle lacrime e allo sdegno contro i perfidi ebrei.
Come si annoiano invece a sentir parlare dell'Olocausto!
Manca l'aria! Si, manca l'aria. Si soffoca!
Se qualcuno infine, per equilibrare il piatto della bilancia, racconta dell'espulsione degli ebrei dai paesi arabi, dell'assassinio di famiglie intere , dei patrimoni rubati, della fuga drammatica verso Israele....allora fanno finta di non sentire.
I piu' assumono un'aria annoiata e non rispondono, altri, quelli della stessa genia dei pezzettini da novanta, quelli dicono "gli sta bene, se la sono voluta, hanno rubato la terra agli arabi".
Si soffoca.
Poi si leggono le notizie e notiziole sui giornali, lanci ANSA  del tutto faziosi e scopriamo  che " kamikaze" ebrei vogliono ammazzare Sharon. Non esistono ancora, per fortuna,  kamikaze ebrei, non sono mai esistiti  e la notizia e' stata chiaramente distorta ma l'uso  sfacciato della  propaganda suggerisce che sia bene parlarne, anche ipoteticamente, per far entrare nella testa dei lettori la convinzione che i kamikaze non sono mica solo arabi, caspita, potrebbero diventarlo anche gli ebrei, eheh, chi puo' negare un'ipotesi ?
E allora scriviamolo prima che succeda, no?
L'ANSA sta facendo da anni un inqualificabile lavoro di disinformazione, peggio, di mala informazione, distorce le notizie e le diffonde a tutti i media che naturalmente si guardano bene dal verificarle.

Una pulce nell'orecchio in piu' non fa mica male alla salute, anzi, un po' di odio in piu' contro Israele, puo' solo favorire le canaglie, gli assassini, il popolo che non c'e' e di cui il mondo intero ha preso le difese per attaccare Israele.
Forza! Mettiamo notizie inesistenti contro Israele,  pubblichiamo fotografie fuorvianti e menzognere, parliamo della cronaca nera per dimostrare che "anche la'" ci sono delinquenti. E poi  inventiamo , inventiamo, la fantasia non ci manca quando vogliamo demonizzare il paese piu' odiato del mondo.
Confondere le idee, impedire che il lettore sappia che ogni giorno vengono fermati  ragazzini arabi pieni di esplosivo pronti a farsi saltare in Israele, oppure che l'ANP ha condannato a morte decine di dissidenti, fucilati in piazza,  o ancora che  il caos e l'anarchia regnano sovrane nei territori, oppure  che Europa, USA , Giappone e paesi arabi continuano  a ricoprire i capi dell'ANP di soldi.
Fiumi di soldi, miliardi di soldi e loro, le canaglie , non sanno aprire nemmeno una fabbrichetta, nemmeno un'infermeria.

Israele gli deve costruire  anche la ferrovia e consegnargliela su un piatto d'argento.
E giu' soldi, vagonate di soldi e nessuno che protesti , no, nessuno si ribella  se gli levano tasse dal portafoglio per mandare soldi agli inetti.
E chi lo fa notare e' razzista!
Nessuno  si scandalizza in Italia se il rappresentante dell'OLP vive da trent'anni a Roma mantenuto dallo stato italiano. Trent'anni! Non e' mai successo   che uno, sempre la stessa persona,  rappresenti un qualcosa per trenta lunghi anni pesando sulle spalle del Paese ospitante.
Silenzio, e' un palestinese, tutto gli e' dovuto.
Protestano  invece gli italiani  se qualcuno parla di Shoa'.
Uffa che barba, sti ebrei, non sanno parlare d'altro. Che barba, che noia!
Si, manca l'aria , si soffoca, viene voglia di vomitare.
 
Quando, anni fa, parlavo di antisemitismo la gente mi rideva in faccia, anche gli amici. "Antisemitismo? ma se non esiste!" dicevano. "ti fai le seghe mentali, siete malati di vittimismo voi ebrei" aggiungevano.
Oggi tutto il mondo occidentale parla di antisemitismo, si mette in guardia la gente di buona volonta',  si prendono provvedimenti, camminare per le strade d'Europa e' pericoloso soprattutto  per chi oltre a essere ebreo e' anche israeliano o solo sionista.
L'estrema sinistra e' malata di antigiudaismo, i delinquenti studenti nazisti di Torino hanno augurato a Daniela Santus di saltare per  aria in un autobus israeliano. La destra estrema e' malata di antisemitismo. Molti di noi, ebrei, sionisti o israeliani, ricevono simpatiche email con la scritta SIEG HEIL!
 Tutti sono malati di antiisraelismo, non conoscono la storia di Israele stravolta dalla propaganda araba cosi' cara agli europei, molti nemmeno sanno dove Israele si trovi ma odiano questo Paese con tutta l'anima.
E in mezzo ci sono le personcine  per bene, i moderati, quelli che non si interessano di politica, quelli che sollevano gli occhi al cielo sbuffando  "uffa sempre a parlare di Shoa', sti ebrei".
Si soffoca, ci si sente mancare, viene da vomitare!
 Deborah Fait -informazionecorretta

MOLLICHINE
Pera: "Un colpo mortale alla Costituzione europea,  ma non bloccherà l'Europa". Le hanno sparato,  l'hanno ammazzata,  ma questo non la fermerà.

Dopo l'incidente dell'elicottero,  Malabarba (Prc): è "ora di rompere gli indugi e tornare a casa". È chiaro che le tempeste di sabbia non ci amano,  in Iraq.

Fazio chiede "la correzione della tendenza della spesa pubblica corrente,  il riordino dell'imposizione fiscale sulle imprese e sul lavoro,  una decisa lotta all'evasione,  una riduzione significativa del debito". Mentre c'era,  poteva anche dire come fare.

Unione in crisi. A sinistra sono simili ad astronauti che si allenano per rimanere insieme sei mesi in una capsula e litigano dopo un mese che vivono nella base.

Gianni Pardo


Massima del giorno
Le lodi sono pericolose perché abbiamo una grande tendenza a prenderle sul serio.
G.P.

L'INVIDIA COME METRO POLITICO
I contemporanei non sono solo acutamente coscienti dei limiti umani dei grandi personaggi: hanno anche tendenza - forse per un riflesso di legittima difesa dell'autostima - a sminuirli all'eccesso. Questo fenomeno si è verificato nella maniera più evidente con De Gaulle, in Francia. Chi avesse avuto la capacità di guardare lontano, non avrebbe potuto ignorare già allora che la storia avrebbe visto in lui colui che aveva raccolto dal fango in cui era caduto l'onore della Francia; colui che era riuscito a farla sedere fra i vincitori, con diritto di veto all'Onu; colui che l'aveva salvata dal caos e dalla crisi algerina e le aveva dato una nuova e duratura Costituzione. Ce n'era abbastanza per fargli un monumento da vivo e al contrario chiunque allora lo stimasse come tutti lo stimano oggi, era oggetto d'irrisione. Metà della Francia (la metà di sinistra, più esattamente) e praticamente l'Italia intera non facevano che criticarlo, chiamarlo dittatore, prendersi gioco della sua religiosità e della sua figura altera. E questo benché l'uomo, stranamente, non fosse privo di humour. Le sue rare conferenze stampa erano interrotte dalle risate dei giornalisti. Una volta uno gli chiese: Mon général, non teme che, venuto meno lei, in Francia ci possa essere un vuoto di potere? Amico mio, rispose De Gaulle, il giorno in cui questo infausto avvenimento dovesse verificarsi, non ci sarà da temere un vuoto ma un troppo pieno.
È stato necessario che morisse, che fosse ridotto in polvere perché tutti gli tributassero i massimi omaggi. Perfino chi, come Mitterrand, era stato suo fiero avversario e addirittura acido oppositore, e l'aveva chiamato dittatore, l'ha poi definito grand'uomo ed ha approfittato di tutti i poteri conferiti da De Gaulle al Presidente della Repubblica.. Da vivo il generale è stato una testa di turco, da morto un eroe marmoreo.
Gli uomini non ammettono la grandezza dei contemporanei perché fanno ancora ombra. Churchill, dopo aver vinto la Seconda Guerra Mondiale, è stato mandato a casa. Solo da morta la Thatcher diverrà colei che ha salvato l'Inghilterra dalla decadenza. A rischio di ripeterlo fino alla nausea, è sempre da citare quel famoso aneddoto riguardante Aristide: mentre era in votazione il suo ostracismo, un analfabeta che non lo conosceva gli chiese di scrivere il suo nome sull'ostrakon. L'uomo politico acconsentì ma dopo gli chiese: Che motivo hai di richiedere l'esilio per Aristide? Nessuno, rispose l'uomo. È che sono stanco di sentirne dir bene.
I politici non possono avere l'onestà e la trasparenza delle novizie: si può dunque comprendere che se ne mettano in dubbio gli scrupoli. Si può anche ammettere che i nostri politici non siano all'altezza di De Gaulle e probabilmente neppure della Thatcher: ma considerarli tutti, come fa la massa degli italiani, un'accolita d'imbecilli, quando non di delinquenti, è francamente eccessivo. Non foss'altro per la feroce selezione che viene operata fra coloro che aspirano a quei livelli. Questo giudizio sommario e sprezzante non può che essere ingiusto.
I contemporanei soffrono acutamente d'un sentimento deteriore che non osano confessare. Un sentimento che chiamano severa virtù e difesa dei valori ma in sostanza è solo invidia.
Gianni Pardo - giannipardo@libero.it,  11 maggio 2005

La briscola di Berlusconi
«Il referendum sull’Europa si terrà anche in Italia e saranno le elezioni del 2006. Con uno di quei colpi di fortuna che spesso lo assistono, Berlusconi si è trovato nel mazzo la briscola di cui aveva bisogno per rimotivare il suo elettorato deluso: l’ostilità verso l’Europa dei burocrati e dei banchieri. La reazione popolare, spaventata e conservatrice che sta investendo le istituzioni del continente è per lui un’autentica manna, perché gli consente di dirottare l’attenzione su un altrove detestato dal suo “pubblico”, quel ceto medio impoverito a cui viene fornito un capro espiatorio diverso dal governo nazionale. Forza Italia si tramuta in Abbasso Europa.
«Senza i toni nostalgici della lega; Berlusconi non attaccherà l’Europa in quanto tale, ma nella sua versione tecnocratica, l’Unione: un nome che, guarda caso, definisce proprio la coalizione di centrosinistra. Le elezioni sono sempre un processo al potere in carica, ma il premier tenterà di cambiare imputato: non il governo italiano ma quello europeo, non il presidente di Roma ma l’ex di Bruxelles, ovvero Prodi.
«Forse la sinistra in vantaggio non ha ancora capito che è cominciato il secondo tempo e, con esso, un capovolgimento di prospettiva. Adesso non è più Berlusconi a doversi arrampicare sugli specchi per convincerci che viviamo nel migliore dei mondi possibili. Sono i suoi avversari. Ai quali toccherà difendere un’Europa e una moneta contro cui molti italiani sembrano lieti di andare a immergere nelle urne il loro pugnale».
(«Abbasso Europa» di Massimo Gramellini, da La Stampa del 4 giugno 2005)

LIBERA!







EURO, BIAGI, CIAMPI
Viviamo in un mondo della comunicazione dove  tutto sembrerebbe muoversi quasi sempre all'interno del malinteso se non  della malafede.
Ora, in sovrappiù - mentre la foiba, incombente sotto di noi,  al precipizio ci vorrebbe pronti, magari sorridenti, mogi mogi, in fila per due -  c'è  questa cosa dell'inviolabilità di alcuni santauri-santini.
Prendete, a caso (roba di questi giorni), l'euro... o Biagi... o il presidente Ciampi. No, la santissima trinità non si può mettere   in discussione e, se qualcuno - a torto o a ragione-  ci prova, fulmimi e saette mediatiche scatenano l'inferno delle dichiarazioni catastrofiche.
Pensateci, se Enzo Biagi,  tanto per dare addosso al Presidente del Consiglio, s'inventa, sulla prima pagina del Corriere della Sera,   una storia di piazze vuote, cerone che cola e contestatori mandati a quel paese... no, non si può dire che Biagi s'è inventata, come un qualsiasi raccontapalle da osteria, l'intera storia.  Se lo dici, anche se  la storia è inventata,   il Biagi, e i sui biagini di complemento, fanno gli offesi, si rifugiano nella nuova fede, con   i soliti dogmi,  del sinistrismo di maniera: martiri & regime.
Purtroppo ai chierici di questa nuova fede,  tutto è consentito...  soprattutto l'arte di ingannare l'uomo sulla natura delle cose. E tutti zitti, mi raccomando.

(cp, 08-6-2005)


REFERENDUM
Le leggi della natura e la forza della ragione si fanno un baffo tanto degli esorcismi quanto delle orazioni.  Andrò a votare e voterò si.  Però,  a dirla tutta,   mi sento come dentro un labirinto dove governa il caos delle idee e la prostituzione delle parole. Vedo e sento cose insopportabili.  Meno male che da martedì si parlerà d'altro.  Succede che  più m'informo più mi sento sull'orlo di un abisso dove la dismisura è il denominatore comune e l'obiettività del discorrere -dall'una e dall'altra parte- si sottrae alla verità ricorrendo alla dialettica.  
Insomma,  sapendo che comunque  nessuna religione -o partito-  prevarrà, mi sento un nulla liberamente complice delle necessità,  travolto tanto dai difensori dell'inviolabilità  dell'ovulo fecondato quanto da quelli che lo vorrebbero clonare od almeno utilizzabile per pezzi di ricambio.
A remotis!
Vorrei,  per dirla con Camus,  "immagini che non propongono una morale e non obbligano ad un giudizio". Chiedo troppo?

(cp, 08-6-2005)

“Astensione e astensione: con la bioetica non si scherza!”
Intervista di Alice a Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio”. “Il 12-13 giugno dico agli italiani di andare al mare, in difesa dell’embrione e contro le banalità di certi improvvisati intellettuali di sinistra come la professoressa Sabrina Ferilli e il professor Fabio Fazio”.
Clicca qui per il testo dell'intervista.

AUTODETERMINACIÒN
Che Guevara la chiamava il “Ministero delle Colonie nordamericano”, probabilmente perché non le perdonava di aver sospeso le relazioni con Cuba nel ’62 su pressione degli USA; Castro il mese scorso ha rinnovato la tradizione definendola “un’istituzione corrotta, putrefatta, fetente”. L’Oas (l'Organizzazione degli Stati americani) è una specie di OSCE d’oltreoceano, nata nel 1948 come evoluzione della Pan-American Union of American States. Ha avuto nuovo impulso nel 1997 quando, con il “Protocollo di Washington”, la Carta dell’Organizzazione è stata emendata inserendo il diritto di sospendere uno Stato membro il cui governo democraticamente eletto fosse stato ribaltato mediante l’uso della forza.
Domenica a Fort Lauderdale (Florida) si sono aperti i lavori della 35esima Assemblea Generale annuale dell’Organizzazione. Era dal 1974 che l’assemblea generale non si teneva su suolo statunitense. I lavori sono presieduti dal neoeletto segretario generale Josè Miguel Insulza, ministro degli interni cileno, socialista, già giovanissimo ministro nel governo di Salvador Alliende. L’elezione di Insulza ha fatto scalpore, perché per la prima volta nella storia dell’Organizzazione è passato un candidato non sponsorizzato dagli USA (che appoggiavano il candidato messicano), ma solo dall'asse "progressista" Argentina-Brasile-Uruguay-Venezuela.
Domenica, nel fare gli onori di casa, Condoleezza Rice aveva colto l’occasione per esprimere l’auspicio che l’Oas faccia di più per rafforzare le democrazie più deboli del Sud America, per evitare il rischio di involuzioni autoritarie. La Rice ha citato i casi di Bolivia, Ecuador e Haiti come esempi di governi che hanno necessita' d'aiuto; implicito invece il riferimento al Venezuela di Chavez come caso di un governo eletto democraticamente ma ben presto degenerato in dittatura (''Together we must insist that leaders who are elected democratically have a responsibility to govern democratically”). Pronta la reazione di Chavez, che in un messaggio radiofonico ha definito l'intervento della Rice un "attentato alla sovranità dei Paesi del Sudamerica". Molto più garbato ma non meno secco il dissenso espresso dal ministro degli esteri brasiliano Celso Amorim: “Signora Segretario di Stato, la democrazia non può essere imposta”.
Ieri Bush è intervenuto ribadendo gli stessi concetti (aggiungendo un po’ di sbertucciamento a Castro, che non guasta mai), ma al di là dei discorsi da palcoscenico ciò che ha portato in dono all’Assemblea è la proposta di istituire un “gruppo di intervento” regionale, una sorta di osservatorio di ONG che si occupi di monitorare sul campo l’operato delle istituzioni nei singoli Paesi membri, segnalando i possibili cedimenti antidemocratici contro i quali intervenire. C’è anche un precedente: nel 2000 l’Oas ha dichiarato illegale la consultazione elettorale in Peru e ha inviato una missione per gestire la crisi. E infatti il Perù è uno dei pochi Stati ad aver aderito alla proposta statunitense. Ma la reazione della maggioranza è stata negativa, col consueto pretesto della “sovranità nazionale” e dell’“autodeterminazione”: “non vogliamo poliziotti”, “non vogliamo essere messi sotto tutela”, ecc.
Fidel & Hugo sentitamente ringraziano.
(ale tap, 8.6.05)

Il dissenso laico
Digerirono Pasolini perché era un usignuolo. Digerirono Bobbio. Ma ora qualcosa va di traverso ai neosecolaristi: è il dissenso dei laici, uomini e donne indisponibili al ricatto dell’ignoranza coatta e dell’uniformità
Sono letteralmente impazziti. Laici che non tollerano il dissenso laico. Laici che esigono la galera per gli astensionisti cattolici. Laici che mentono in pubblico su quell’astensione referendaria da loro stessi inventata e propugnata fino a due anni fa. Laici che agitano cure taumaturgiche inesistenti e ricattano in forme moralmente ripugnanti il dolore vero e la presunta credulità della gente che soffre. Laici che scantonano, che parlano nullisticamente del come si vota e non del per che cosa e contro che cosa si vota. Laici che si avvinghiano alla cultura femminile per farla cedere alla logica del corpo di donna come esperimento di se stesso, nemici giurati dei bombardamenti che liberano dalle tirannie mortifere interi popoli e amici dei bombardamenti ormonali che aggiogano le femmine al carro del desiderio indotto dalla tecnica. Laici che vogliono emancipare le donne dalla “gabbia biologica” per imprigionarle in quella ideologica. Laici che attribuiscono alla donna e al suo ministro profano di culto, il tecnico di laboratorio, il potere di vita e di morte sulla radice di essere umano prodotta in nome del desiderio di maternità. Laici che trasformano la medicina da cura a selezione, da arte della compassione a tecnica per una scelta, per uno “scegliere” chi eliminare. Laici incapaci di dire che cosa è l’embrione umano, di riconoscere la realtà, il fatto che li scandalizza. E’ qualcosa o qualcuno l’embrione?, si sentono domandare i nuovi piccoli Rasputin, e rispondono: è qualcosa di molto importante, una risposta degna dei pagliacci da circo, degli imbonitori da fiera di paese, dei farisei di tutti i tempi. Laici incapaci di uscire dal linguaggio e attingere almeno una verità che non sia relativa, la verità della vita umana al suo inizio. Laici vanitosi e post moderni che parlano dell’ovocita fecondato dal seme maschile come la Corte suprema degli Stati Uniti parlava dei negri schiavi dell’Alabama a metà dell’Ottocento: è un essere umano, forse, ma non una persona, è il giudice che decide e non la natura e l’idea umanistica di che cosa è l’eguaglianza e la bellezza creaturale degli uomini e delle donne. Laici scolastici, che si rifugiano in san Tommaso e parlano dell’anima bestemmiando il Dottore Angelico, mescolando la sua sapienza con le nostre concrete, attuali conoscenze biologiche, con il nostro potere di creare la vita in laboratorio e di distruggerla. Laici che non sanno nemmeno guardare la fotografia di ventuno bambini usciti dal freddo dei frigoriferi all’azoto liquido e arrivati alla Casa Bianca a miracol mostrare. Laici che soffocano sotto il basto della loro erudizione fattasi ignoranza per sentimentalismo. Laici che non conoscono la poesia di Kavafis e la sua apologia dei desideri insoddisfatti. Laici, salvo eccezioni di valore, che suonano la tromba apocalittica dell’eugenetica democratica o nazista, intercambiabili strumenti del credo delirante della società di massa del Novecento. (... continua ...) - Giuliano Ferrara, da "Il Foglio" del 4 giugno 2005

Gli atei bigotti contro il referendum
Qualche anno fa a Nantes fu celebrato un processo contro un autista che aveva disgraziatamente investito una donna incinta provocandone l’aborto. In primo grado l’autista fu condannato per l’omicidio colposo ma la Cassazione, pur aumentando il risarcimento civile, annullò la sentenza penale spiegando che “non spetta a questa Corte stabilire il momento in cui il nascituro diventa un individuo da proteggere giuridicamente tanto più che su questo punto anche le religioni e gli scienziati si dividono”. La Cassazione francese che si riferiva ovviamente al feto e non certo all’embrione,celebrava con malinconia la grandezza dello Stato laico. Ed è questa malinconica grandezza, per molti anni celebrata anche dal filosofo Marcello Pera, che oggi in Italia è messa in gioco nel referendum
Eppure non c’è niente di più italianamente cristiano della fecondazione assistita perché in Italia Dio è il Bambino Gesù, e nulla è più scandalosamente divino della nascita, il mettere a dimora l’Essere, e nulla è più cristiano della procreazione che si rende autonoma dal piacere, e dell’assistenza a quello stato di minorità che è l’infertilità, il crescete e moltiplicatevi. La fecondazione assistita è l’antica levatrice che comincia il suo lavoro nove mesi prima, “la mano santa” della cultura popolare e della maieutica che sa anche divinare, sa assecondare i presagi, controlla la punta della pancia, legge la luna e le maree, dà vita per amore, per scienza e per artifizio.
Attenzione però ai referendum, perché da sempre sono una sorpresa. Sia che si tratti di Costituzione o di embrioni, pongono una domanda e ottengono una risposta sghemba, perché domanda e risposta viaggiano su universi asintotici: si avvicinano senza incontrarsi mai. Non è, per esempio, alla Costituzione europea che i francesi hanno detto NO, ma a Chirac e alla disoccupazione. Allo stesso modo, non è sui quesiti abrogativi di una legge né tanto meno sulla personalità dell’embrione che, tra dieci giorni, si pronunceranno gli italiani, ma sulla legittimità del partito delle parrocchie, sulla religiosità armata e filosofizzante, sugli intellettuali atei che vogliono rubare al popolo la sua fede, soffusa e senza asprezze, per fondare un’etica di stato.
Questi atei, guidati da Marcello Pera e Giuliano Ferrara sono alla ricerca di un pensiero forte che, nell’attuale povertà, possa diventare egemonia culturale e fare dell’Italia il fortilizio sacro di una Chiesa debole e invecchiata che si sente assediata da religioni astiose e muscolose che organizzano militarmente troppe anime, armerie spirituali di rabbie collettive, palestre del rancore e della ferocia di popoli che vogliono l’apocalisse dell’Occidente, religioni che sono anche etnia, integralismo e razzismo. Ecco: gli intellettuali atei, che sono accorsi al fianco di Ruini, leggono in questo referendum una minaccia al paradigma giudaico-cristiano che vede nella vita umana non un momento dell’evoluzione biologica ma un dono di Dio. E professano questa idea antievoluzionista, nella quale non credono, per difendere le “radici” della nostra civiltà, e dunque accendono il fuoco della disputa bizantina sull’embrione, un dibattito erudito e classificatorio che non porta a niente. Si procede per analogie: l’embrione non è muffa, ma non è persona; è vita, ma non è essere umano…E però la “persona” non è una nozione scientifica, come non lo è Dio: Dio fuori dalla scienza. (... continua... ) -  Francesco Merlo,  da La Repubblica del 3 giugno 2005


PRODI PRIDE
Dal sito ufficiale di Romano Prodi: <<...credo che dovremmo con serenità considerare anche l’eventualità di riaprire un confronto aperto e collettivo sulla guida dell’Unione.
All’indomani delle elezioni regionali, avevamo tutti convenuto di leggere  nel voto un invito ad andare avanti con l’assetto e le linee che ci avevano  portato alla vittoria.
Su mia proposta avevamo quindi, di nuovo tutti insieme deciso di accantonare  le primarie come strumento per la scelta definiva della leadership.
Sembrò allora a tutti che non fosse saggio riaprire un problema che tutti  ritenevamo ormai risolto.
Negli ultimi giorni, ho potuto, invece, constatare che il problema sembra  essere tornato di attualità e che quella che era parsa, solo poche settimane  fa, una scelta dettata dalla saggezza viene riconsiderata e presentata come  il frutto della fretta o dell’interesse personale.
Sono considerazioni che meritano di essere considerate e valutate con il  massimo del rispetto, della serenità e dell’impegno.
E credo che dovremo farlo ora, guidati dalla ferma convinzioni che questi  problemi sono troppo importanti per non essere portati alla luce del sole e  risolti in piena consapevolezza, in modo condiviso e impegnativo per tutti.
I problemi dell’Italia non ci consentono né di essere divisi né di dare vita  ad un governo qualsiasi.
Un governo che nascesse segnato da ombre e sospetti, un governo che fosse privo della compattezza necessaria per assumere decisioni difficili sarebbe  un governo qualsiasi.
E questo noi non possiamo permettercelo e non possiamo permetterlo.>>

Romano Prodi  - Creta, 2 giugno 2005


Bush difende Guantanamo
A Guantanamo sono detenute le persone accusate dagli Stati Uniti di terrorismo. Il rapporto pubblicato dall'organizzazione in difesa dei diritti umani Amnesty International afferma che la prigione sull'isola di Cuba è "il gulag dei nostri giorni". Il presidente George W. Bush ha definito quelle di Amnesty "accuse assurde", aggiungendo che il rapporto si basa sulle affermazioni dei detenuti: "Persone che odiano l'America".
Articolo del The Boston Herald