ARCHIVIO LUGLIO 2007
PAPALE PAPALE
E ditelo: di rancore trattasi. Tutto odio verso la fi-ca. Un pregiudizio dettato dalla tirannia del frocismo obbligatorio che brucia addosso alla notte brava di via Veneto.
Se invece che con due sventole, Cosimo Mele - 50 anni, una moglie, tre figli, deputato neodemocristiano dell'Udc - se inveceche con due escort o donnine allegre che dir si voglia, all'Hotel Flora della già Dolce Vita avesse fatto il botto con due marchettari, si sarebbe dimesso dal partito come ha dovuto fare ieri, ma sarebbe stato acclamato eroe dai giornali del potentato finanziario, dagli intellettuali riflessivi, dai Cecchi Paoni e dagli sbaciucchiatori di via dell'Impero: tutti quegli invertiti che, invece di cercare farfalle sotto l'Arco di Tito, vanno a procurarsi sodomie e bislunghi pasti appetitosi per poi starnazzare davanti ai Carabinieri.
Nel frattempo che i radical chic andavano in via Veneto, Mele invece c'è rimasto. E ditelo, allora: avete massacrato Salvatore Sottile, il portavoce di Gianfranco Fini, solo perché s'intratteneva in goduriosa conversazione con Elisabetta Gregoraci. Fosse stata lei un tronista invece che la gran bella figliola che è, avrebbe avuto il suo bel salto sociale il Sottile, la sua presentabilità e magari starebbe oggi nel pieno del dibattito sui diritti delle minoranze. Minoranze un par di strùmmoli, giusto per parlar toscano, se non è poi vero che a dettar legge oggi sono gli odiatori della femmina femminosa, gli estetisti dello spirito del tempo che sono nemici dei praticanti della via regolare, quelli che giustamente - anche da custodi della famiglia - una batteria con due femmine a letto se la farebbero più che volentieri (ad averci la forza, la fortuna e la pazienza).
Prova ne sia che Silvio Sircana, il portavoce di Romano Prodi, fotografato in atto di muta osservazione con femmina di genere transessuale ha avuto tutta la comprensione necessaria.
E prova ne sia la vicenda di Lapo Elkann. Trans e cocaina.

Tutto perdonato (e da cosa avrebbe dovuto dimettersi, povero ragazzo: dalla 500?).
Avessero avuto a che fare con la fi-ca, invece che con l'altra cosa, sarebbero stati macinati via.
E ditelo: dov‚è il reato di questo pover‚uomo, il Mele appunto? La cocaina? Potrebbe non averla presa e c‚è da crederci. Di fronte al bendiddio di un due più uno descritto dalle cronache, che se ne deve fare dell‚alcaloide?
E ditelo: non avete forse fatto solo rallegramenti quando Emilio Colombo venne scoperto a trafficar di polvere? "Ma che eleganza e che stile", si disse.
Ditelo: tutto in gloria, certo, ma tutto perché consumato in assenza di femmina, ci fosse stata quella fisima lì - la fi-ca - quella musica indescrivibile, quella poesia, quell'endecasillabo infinito fatto di buio, profumo e umidità, perfino il senatore Colombo, meritatamente padre della Patria in quota Ulivo, sarebbe stato gettato nella pattumiera degli abissi vongoloidi degli italiani.
Ma ora parliamo noi. Siete andati al Colosseo per il Bacio-Gay di solidarietà coi i due fidanzatini?
Venite davanti all'Hotel Flora per il Mele-Day, fatela fino in fondo la strada libertaria, sottoscrivete la solidarietà a Cosimo, eroe di paese, combattente di quell'idea smarrita nel frattempo che siete andati a cercare i diritti, i pacs, i dico e i non dico della modernità laica.
Laida altro che laica la vostra modernità, nemica della femmina portatrice di piacere.
E rimpiangete il bel tempo cattolico: quando mai i credenti nella Resurrezione hanno negato la crapula delcorpo? Dove ci sono campane, ci sono buttane.
Portate campane all'Hotel Flora.

(dal Foglio)


Il ridicolo protagonismo pseudo-politico femminile
“Se avete amato Jackie Kennedy, amerete Cecilìa”, avrebbe detto Sarkozy. Già Jacqueline…Ma Cecilìa non è Jackie Kennedy che si sdraiò sul marito a Dallas durante l’attentato contro suo marito e nel momento in cui Sarkozy crollerà, difficilmente Cecilìa crollerà con lui, come capitò proprio alla moglie di Jfk, che si lasciò andare fra le braccia del dolore, le lusinghe di Ari Onassis, prima di finire infelicemente la sua vita. Le donne di oggi sono invece votate al successo sicuro e pensano di combattere la nuova battaglia femministe con l’eccesso di protagonismo, come proprio non possano farcela a stare in ombra mentre i mariti trionfano o peggio ancora mentre si dimenano nei vari problemi politici o di immagine. Ma proprio perché donne-amantidi è alquanto improprio vederle nella veste di cavie del successo necessario, impegnate in imprese che non interessano neppure loro, presidentesse di associazioni benefiche, di grandi movimenti pro o contro qualcosa, insomma condannate a dover fare qualcosa che ne faccia brillare la professionalità, la grandezza, per dimostrare che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Ed invece tutto è tremendamente ridicolo. Lo è che Cecilìa Sarkozy, senza alcun titolo, senza alcun incarico sia andata in Libia, prima a fare la suora consolatrice delle condannate a morte e poi la benefattrice delle infermiere bulgare, diventate improvvisamente innocenti e riportate a casa. E lo è perché tutti sappiamo che se la vicenda fosse andata male, la colpa sarebbe stata di Sarkozy, ma siccome è andata bene (ma sempre perché Sarkozy ha riempito di soldi e concessioni economiche ed energetiche Gheddafi) i meriti sono della donna-coraggio Cecilìa, quella che quasi si vergognava di andare ai comizi o di andare a votare con il marito e che, qualora avesse perso, lo avrebbe lasciato solo senza trono e senza famiglia. Eppure i giornali francesi amano sognare la Giovanna d’Arco, la donna che dal nulla fa cose straordinarie ed è forse solo per questo che il 45% dei francesi ha scelto la Royal e non perché socialista. La Royal che, altra amantide di ferro, si è appoggiata al suo Francois Hollande, facendogli inimicare tutto il partito, salvo poi sedurlo ed abbandonarlo per cercare di fregargli anche la segreteria. Ma se la Royal non fosse stata la moglie di Hollande e la discepola prediletta di Mitterand, che amava ostentare le foto della colazione con i suoi bimbi e l’immagine di donna impegnata. Guai a mostrarla in bikini o soffermarsi sui lati sensuali: la donna di oggi vuole essere giudicata per la sua intelligenza, anzi solo per quella.
Nel mondo delle ridicolaggini c’è spazio per le donne. Hillary Clinton famosa più per il perdono al suo caro (ed altrettanto famoso e carismatico marito) che non per le sue iniziative al Senato, si porta a spasso il suo cane Bill e vuole farci credere che sarà il presidente del futuro per gli Usa. Cosa sarebbe stata Hillary senza Bill? Non penso che i democratici se la sarebbero filata solo per la parte della donna che si tiene le corna con dignità o sarebbe finita su youtube in duello con Obama. Hillary cavalca i successi del marito, si ispira alle sue teorie economiche e sarà il Clinton-tris che non poteva realizzarsi. E non è finita qui. Cristina Fernandez in Kirchner si lancia o meglio viene lanciata dal marito in fase declinante per evitare brutte sorprese alle imminenti elezioni presidenziali. Peccato che la moglie non abbia nulla del marito se non il nome e la fase di lancio. Si è costruita la fama di senatrice di ferro nel momento migliore di suo marito ed in quello peggiore dei partiti avversari e dei peronisti di ferro e si è mostrata come la donna forte dell’associazionismo e delle lotte civili in un momento di esasperazione dell’Argentina contro i generali del terrore. Troppo facile raccogliere il 60% dei consensi di un marito. Facile essere eroine, nella veste di consorte del capo, donna con tante possibilità e pochi rischi. Non sarà così quando saranno diventate presidenti effettivi. Provatelo a chiederlo alla Merkel che è immersa nelle confusioni europee, ostaggio dell’energia russa, assediata dagli estremismi dell’Est o alla Bachelet, accolta in Cile come la salvatrice e contestata da tutti pochi mesi dopo l’insediamento o a Tzipi Livni, colpevole per tutti dei fallimenti israeliani o di Ingrid Betancourt che, appena messasi un po’ più in gioco, è stata coinvolta in un turbine di complotti che ancora paga. Ci pensi Madame Sarkozy: di protagonisti nel mondo ce ne sono tanti, ma di eroi che non hanno alle spalle nessuno, pochi e non giova alle donne cercare nel protagonismo il loro riscatto politico, anzi le ridicolizza.

Angelo M. D'Addesio.

ECCO PERCHE' PRODI E' INDAGATO: IL DOCUMENTO
Per capire perché Romano Prodi sia stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Catanzaro con l’ipotesi d’accusa di abuso d’ufficio è utile leggere la consulenza tecnica consegnata al pubblico ministero Luigi De Magistris dal dottor Gioacchino Genchi e depositata il 10 luglio presso il Tribunale del riesame di Catanzaro, dopo le perquisizioni e i sequestri dei giorni scorsi (per cui il Riesame ha poi disposto la revoca).
Il documento, lungo 32 pagine, coinvolge anche altri tre parlamentari (Sandro Gozi, Giancarlo Pittelli e Lorenzo Cesa) e contiene le “anticipazioni sull’analisi delle parziali risultanze dell’indagine tecnico-elaborativa”. Panorama.it, che è entrato in possesso del documento integrale, pubblica il capitolo (gli altri due si riferiscono agli indagati Brunella Bruno, ufficiale della Guardia di finanza distaccata al Cesis, e Salvatore Domenico Galati) relativo a Piero Scarpellini, in cui viene spiegato il presunto coinvolgimento di Prodi. Ecco che cosa scrive il consulente:


Relazione n. 08
(…)
Piero Scarpellini e nato a Cesena il 27-08-1950. Di lui ha riferito la teste Alfa, con riguardo al “comitato d’affari di San Marino”, con cui sarebbe risultato in rapporti Antonio Saladino (imprenditore indagato nell’inchiesta di Catanzaro, ndr).
Le prime conferme le abbiamo avute dall’analisi dei cellulari (…) sequestrati ad Antonio Saladino, nei quali abbiamo rinvenuto l’annotazione dei numeri del cellulare 33560… di Piero Scarpellini.
L’utenza 33560… risulta attivata il 22-11-1995 a nome di Piero Scarpellini e già dal suo parziale sviluppo si rilevano numerosi e circolari contatti telefonici con le utenze di Antonio Saladino, Sandro Gozi, Francesco De Grano, Pietro Macrì, Marinella De Grano (tutti indagati nell’inchiesta catanzarese, ndr).
Ai contatti con le utenze considerate si aggiungono i contatti telefonici con una Sim Gsm 32074… intestata a Delta s.p.a. ed attivata presso la Wind il 21-10-2004.
Quando abbiamo recuperato le annotazioni dalle memorie dei cellulari sequestrati ad Antonio Saladino – frattanto recapitatici dalla polizia giudiziaria – ci siamo accorti che il numero della Sim Gsm 32074… intestata alla Delta s.p.a. era registrato nelle memorie di ben due Sim Gsm e due cellulari di Antonio Saladino (…), con l’annotazione «Romano Prodi cellulare».
Il dato evidenziato lascia quindi ragionevolmente presumere – anche sulla base di ulteriori valutazioni che in appresso saranno dedotte – che la Sim Gsm 32074… intestata alla Delta s.p.a. fosse in uso al professor Romano Prodi che, in atto, ricopre la carica di deputato, oltre che di Presidente del consiglio dei ministri.
Ogni ulteriore acquisizione, sviluppo e concreta utilizzazione processuale dei dati di traffico della Sim Gsm 32074… intestata alla Delta s.p.a., come pure dei diversi 10 cellulari con i quali risulta nel tempo utilizzata, nonché delle ulteriori Sim Gsm coutilizzate coi medesimi cellulari, è subordinata alla preventiva autorizzazione della Camera dei Deputati, ove il professor Romano Prodi è stato proclamato eletto il 21-04-2006, a seguito delle ultime elezioni politiche di quella primavera.

Valuterà l’Ufficio la possibile utilizzazione dei dati di traffico delle utenze Delta s.p.a., nonché l’acquisibilità degli ulteriori tabulati delle Imei (numero di riconoscimento del cellulare vero e proprio ndr) e delle Sim Gsm collegate all’utenza, per il periodo antecedente alla proclamazione del 21-04-2006, quando il professor Romano Prodi non era investito da alcun mandato parlamentare.
Le stesse considerazioni valgono per Sandro Gozi, proclamato deputato il 28-04-2006 e componente, dal 06-06-2006, della commissione Affari costituzionali della Presidenza del consiglio dei ministri, in sostituzione del deputato Romano Prodi, nominato Presidente del consiglio dei ministri.
Dalle altre acquisizioni di tabulati - che a questo punto sarà opportuno ratificare con la preventiva autorizzazione della Camera dei deputati, per i contatti telefonici successivi alle proclamazioni del 21-04-2006 - la Sim Gsm 32074… intestata alla Delta S.p.a. – riconducibile al deputato professor Romano Prodi - è risultata in circolari contatti telefonici con le utenze fisse e cellulari di Franco Bonferroni, Antonio Saladino, Francesco De Grano, Piero Scarpellini e Sandro Gozi.
Con Piero Scarpellini la Sim Gsm 32074… - intestata alla Delta s.p.a. e riconducibile al professor Romano Prodi – ha pure condiviso il cellulare caratterizzato dall’Imei (…), con cui risultano pure utilizzate altre Sim Gsm, che per brevità omettiamo di indicare.
Dati evidenziati confermano gli stretti e duraturi rapporti del professor Romano Prodi con Piero Scarpellini e Sandro Gozi, come già, empiricamente, ci dimostrano delle elementari interpolazioni dei riscontri indiretti dei tabulati, della Sim Gsm 32074…, intestata alla Delta s.p.a.
Gli ulteriori e numerosi contatti che dal 2004 (da quando abbiamo acquisito i tabulati) rileviamo fino ad epoca recente con le Sim Gsm e con le Imei di Franco Bonferroni (…).
Non pensiamo di esserci sbagliati nell’individuazione delle utenze del Bonferroni (consigliere d’amministrazione di Finmeccanica, ndr), posto che a parte i numerosi riscontri intercettivi che rileviamo dalle indagini collegate (acquisite al presente fascicolo procedimentale), la Sim Gsm 33560… attivata, pagata ed utilizzata dal ragionier Franco Bonferroni, come pure le Imei e le Sim Gsm collegate, alle quali non estendiamo l’interpolazione, per non incidere sull’inviolabilità dei contatti telefonici dei membri del parlamento.

Diciamo solo, a scanso di equivoci, che i contatti telefonici del cellulare con la Sim Gsm 32074… intestata alla Delta s.p.a.. presentano ulteriori e protratti nel tempo contatti telefonici con le utenze dell’abitazione (0522…) del rag. Franco Bonferroni (installata a…), oltre che con il recapito romano (06…) di (…).
Proprio con riguardo alla vicenda del «comitato d’affari di San Marino», di cui hanno riferito in modo circostanziato i testi Alfa e F. F. (vedi sit del 09-05-2007), abbiamo acquisito sul web la brochure della Delta s.p.a., con i dati di bilancio al 31-12-2005.
Rinviamo alla consultazione dell’opuscolo, da cui abbiamo rilevato la sostanziale partecipazione nella compagine azionaria della Cassa di Risparmio di San Marino (…) e di società dalla stessa controllate al 100 per cento (vedi la Sie S.r.l.).
Non ci compete e sarebbe anche ultroneo approfondire in questa sede gli aspetti di effettiva interconnessione societaria che ricollegano il professor Romano Prodi alla Delta S.p.a., alla Cassa di Risparmio di San Marino e alle società collegate.
Dal punto di vista dell’indagine cosiddetta telefonica, che non risulta ancora preclusa dalle guarentigie parlamentari, possiamo solo riferire di alcuni accertamenti meramente amministrativi, che abbiamo svolto sul conto di questa e di altre utenze Gsm intestate alla Delta S.p.a., rilevate con contatti telefonici assai significativi nel corso del presente procedimento.
Orbene, da una scrupolosa acquisizione dei riferimenti commerciali presso i diversi gestori di telefonia pubblica – gli unici dati acquisibili ed utilizzabili in sede processuale senza preventiva autorizzazione del Parlamento – abbiamo accertato che la Sim Gsm 32074… intestata alla Delta S.p.a. – quella registrata con l’annotazione «Romano Prodi cellulare» nelle memorie dei cellulari di Antonio Saladino – è stata attivata, come dicevamo, il 21-10-2004, presso la Wind (si faccia molta attenzione alle date, da ora in poi).
L’01-04-2005, la medesima utenza GSM 32074… è stata trasferita alla Tim, con l’attivazione di una nuova Sim Gsm di quel gestore e la voltura del contratto da Delta S.p.a. ad «Associazione L’Ulivo I Democratici», strada Maggiore n. 31, 40125 Bologna (…).

Con la stessa intestazione «Associazione L’Ulivo i Democratici» e la medesima partita Iva, il 17-02-2006 il contratto della Sim Gsm 32074… è stato trasferito da Bologna a Roma, in Piazza Santi Apostoli 73 (…).
Il 23-05-2007 la Sim Gsm 32074…, già intestata a Delta s.p.a. e poi all’«Associazione L’Ulivo I Democratici», è stata rivolturata, con lo stesso numero, alla Presidenza del consiglio dei ministri, (partita Iva …), via della Mercede 96, Roma.
Esiste quindi un incontrovertibile rapporto che lega (o legava) l’effettivo usuario dell’utenza alla Delta S.p.a., alla «Associazione L’Ulivo I Democratici» e, in ultimo, alla Presidenza del consiglio dei ministri.
Alcune localizzazioni della Sim Gsm, che possiamo apprezzare dai contatti telefonici rilevati (prima di accorgerci che potesse essere in uso al deputato professor Romano Prodi), ci inducono a ritenere segnatamente verosimile che ad utilizzarla fosse proprio l’attuale Presidente del consiglio dei ministri, o qualche diretto collaboratore del suo staff.
Sul punto non vogliamo riportare altri elementi, proprio per non incorrere nei divieti di legge.
Diciamo questo solo al fine di fornire al pubblico ministero gli elementi di individualizzazione minimale, onde attivare, eventualmente, le prescritte procedure autorizzative all’acquisizione ed all’utilizzazione dei tabulati, alla competente Camera dei deputati.
A proposito delle utenze Delta s.p.a. ed alla recente voltura delle stesse all’«Associazione L’ulivo I democratici» ed alla Presidenza del consiglio dei ministri, rileviamo nei dati di traffico acquisiti altre Sim Gsm che hanno subito la stessa sorte.
Senza disvelare sul punto il segreto investigativo, con riguardo ai numeri delle utenze, diciamo solo che le stesse (con le medesime volture dell’intestazione) sono state utilizzate per contattare il medesimo bacino di soggetti, a cui risultano comuni i rapporti con Franco Bonferroni, Sandro Gozi, Antonio Saladino, Francesco De Grano, Piero Scarpellini ed altri.

Da PANORAMA


IL SILENZIO DEI GIORNALISTI 
Accadono cose inspiegabili se non con la malafede. Ieri Libero, il Sole 24 ore e il Giornale pubblicano una notizia sconvolgente. Francesco Giuffrida, funzionario della Banca d'Italia e perito della procura di Palermo, si rimangia l'analisi in base alla quale Silvio Berlusconi era stato accusato di mafia e di aver messo in piedi l'impero Mediaset con capitali della piovra. In due parole: il perito si è sbagliato, conclusioni affrettate, nessuna documentazione. Che l'inchiesta siciliana fosse stata costruita sull'acqua era parso evidente subito. Il Cavaliere è antipatico, non sarà uno stinco di santo, ma picciotto, via, era ridicolo. Ridicolo o no, c'è sempre qualche pirlacchione incline ad alimentare le tesi più strampalate. Sicché il procedimento andò avanti trovando vari sponsor non solo in ambito giudiziario, ma anche giornalistico. Berlusconi con la coppola e il fucile a canne mozze: un'immagine troppo suggestiva, e paradossale, per non stimolare la fantasia perversa e le penne ciucche di alcuni fondamentalisti dell'informazione dietrologica.

di VITTORIO FELTRI
su LIBERO

FORCAIOLI, TIEH!
 
Crollano i teoremi sulla nascita di Fininvest. Il perito: ho sbagliato
Francesco Giuffrida, il funzionario della Banca d'Italia che al processo Dell'Utri per il Pool di Palermo ricostruì la nascita della Fininvest con una monumentale e super-pubblicizzata perizia, adombrando flussi di capitali tanto misteriosi da venir citato per danni dal gruppo di Segrate, ha accettato e sottoscritto una transazione per chiudere il contenzioso civile con il gruppo finanziario. Fininvest chiedeva un risarcimento perché si sentiva accusata ingiustamente. Nella transazione Giuffrida ammette che la propria consulenza fu parziale, tanto da lasciare insoluta l'origine di otto operazioni finanziarie.
Ma spiega anche i motivi della parzialità del suo operato. E bacchetta la procura. Sottolinea infatti che la sua attività andava completata ma ciò mai avvenne perché il procedimento finì archiviato. Aggiunge che il suo lavoro era «costantemente sottoposta allo specifico e ineludibile coordinamento ed al diretto controllo dei Pm». E anzi fu proprio sotto le loro strette direttive che si arrivò alla «scelta dei documenti da consultare e acquisire agli atti». Frasi incisive quindi nelle cinque pagine dell'accordo stipulato tra il perito e il gruppo televisivo. E che si rifletteranno nei processi ancora in corso. Tanto che sia il difensore di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini, sia la Fininvest sottolineano come questa transazione «smentisce in modo assoluto e indiscutibile - si legge in un comunicato dell'azienda - la campagna mediatica pesantemente diffamatoria condotta per anni in danno della Fininvest».
Si spinge oltre Ghedini: «La transazione dimostra inequivocabilmente l'assoluta infondatezza di ogni ipotesi di di illeicità o carenza di trasparenza dell'origine del denaro utilizzato per fondare la Fininvest. Denaro lecito, derivante da operazioni finanziarie tutte ricostruite fino all'ultimo centesimo». L'aspetto infatti più rilevante di questo accordo non è tanto quello giudiziario quanto quello mediatico. La relazione di Giuffrida, infatti, e la tesi di possibili capitali mafiosi presenti nella costituzione dell'azienda non avevano finora ottenuto alcun esito processuale visto che l'indagine sull'origine della Fininvest già si era chiusa con un nulla di fatto. Ma il lavoro di Giuffrida per anni ha alimentato le accuse mediatiche. «Berlusconi ha creato ricchezza e decine di migliaia di posti di lavoro in modo assolutamente corretto - continua Ghedini - Questo è tutto ciò che si evidenzia dopo anni e anni di inattendibili ricostruzioni. Oscuri giornalisti sono diventati famosi e analfabeti di ritorno sono diventati scrittori, diffamando Berlusconi in merito all'origine del suo patrimonio. Molti, e fra questi anche politici di rilievo dell'attuale maggioranza, dovrebbero scusarsi per aver tentato negli anni passati di strumentalizzare vicende del tutto infondate. Solo la volontà e la pervicacia di Berlusconi hanno consentito di dimostrare la realtà e la verità dei fatti ma in questo paese, dove si diviene garantisti soltanto per difendere i propri amici, la coerenza è un mero auspicio e la decenza è del tutto inesistente. Rimane un dato oggettivo
: Berlusconi e la Fininvest hanno sempre agito con totale e assoluta correttezza».
La vicenda inizia il 5 dicembre 1997 quando la procura di Palermo, dopo aver sentito dei pentiti di mafia secondo i quali Fininvest avrebbe utilizzato capitali sporchi, affida proprio a Giuffrida l'incarico l'incarico di «verificare la legittimità degli apporti finanziaria intervenuti alle origini della Fininvest da parte di soggetti terzi». Giuffrida compie le sue analisi e deposita le sue considerazioni nell'aprile del 1999. Il gip Gioacchino Scaduto le legge e archivia a dicembre di quell'anno il procedimento. Mancano le prove. Passano sei mesi e la relazione finisce al processo Dell'Utri. In aula, si legge sempre nella transazione «Giuffrida sostiene che per otto delle operazioni esaminate non era riuscito ad identificare l'origine della provvista. Il che aveva generato nell'opinione pubblica la convinzione che la società potesse avere effettivamente goduto dell'apporto di capitali di provenienza mafiosa». Accuse pensanti che spingono l'azienda, dopo la definizione in primo grado del procedimento, ovvero nel 2006, a citare Giuffrida per i gravi danni patiti. In pratica la Fininvest sostiene che il perito poteva ricostruire le otto operazioni e verificare che i denari «erano pacificamente rivenienti da persone, fisiche o giuridiche, tutte immediatamente riferibili all'allora costituendo gruppo Fininvest e quindi senza alcun afflusso di denaro dall'esterno».
Giuffrida replicava sostenendo che la consulenza era incompleta perché costituiva «solo una prima ipotesi di lavoro», da integrare. Ma, in realtà, quella relazione non venne mai approfondita visto che poi il procedimento per il quale era stata redatta venne archiviato. Se non fosse poi resuscitata, seppur parziale, al processo Dell'Utri. Per questo ora «riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento ed inoltre che le predette operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest».

gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it

PRONTO, CHI PIRLA?










PIU' UGUALI DEGLI ALTRI: LA CASTA CI COSTA
Prima ipotesi di reato: concorso in violazione del segreto istruttorio. Avvisare Giovanni Consorte che il suo telefonino era sotto intercettazione, come ha fatto Massimo D'Alema a sua volta inconsapevolmente intercettato, è elemento di un possibile reato commesso in concorso con ignoti. Da chi l'allora presidente dei Ds aveva saputo che quel telefonino era sotto intercettazione?
Varrebbe la pena di indagare, anche per scoprire i pubblici ufficiali che quella notizia illegalmente hanno fatto trapelare.

Seconda ipotesi di reato: concorso in aggiotaggio informativo, manipolazione del mercato e insider trading. Reato ipotizzabile in concorso con lo stesso Consorte per D'Alema, il senatore Nicola La Torre e il segretario dei Ds, Piero Fassino. Tutti e tre, a vario livello, intercettati al telefono mostrano di essere perfettamente a conoscenza di false informazioni fornite al mercato da Unipol in merito alla scalata in Bnl.

Non solo: conoscono in anticipo rispetto al mercato (il 14 luglio, quando la divulgazione avviene il 18 luglio) le vere informazioni utili ad investitori. Iscrivendo i tre politici nel registro degli indagati oltre ad appurare i fatti nella loro verità servirebbe a svolgere ulteriori indagini, ad esempio verificando se di quelle informazioni privilegiate qualcuno di loro direttamente o indirettamente si sia avvalso per effettuare investimenti nelle ore successive. Ce ne sarebbe più che a sufficienza per l'inizio di un'azione penale nei confronti dei tre parlamentari.

Esistono poi altre intercettazioni che forse rivelano solo cattivi costumi (ad esempio quella in cui Fassino racconta di una telefonata intimidatoria nei confronti del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ritenuto colpevole di un articolo poco amichevole del Sole 24 Ore), o che potrebbero dischiudere la porta ad altre ipotesi investigative.

Ad esempio il 17 luglio 2005 alle 21 e 57 Fassino chiama Consorte, chiede ogni dettaglio sulla scalata in corso di Unipol a Bnl e a un certo punto aggiunge: «Senti, questa storia che ho letto sui giornali: Gavio, eccetera, ci sono dentro loro come...?». E Consorte spiega: «Gavio entra con uno 0,5 per cento. Marcellino Gavio». Fassino: «Uhm, uhm, uhm. Insieme a chi? A Bonsignore?». Consorte: «Perché lui... No, Bonsignore esce». Fassino: «Esce? E come mai lui entra?». Consorte: «Esce. Gavio entra perché ha capito che... che aria... che l'aria cambia e siccome lui.... vuole lavorare con le cooperative...». Fassino: «Ho capito, ho capito».

Altro elemento utile per lo meno per una convocazione in procura di Gavio, per capire se all'epoca vi fossero state o meno pressioni per il suo ingresso nell'operazione Bnl, che aveva poca logica di mercato per quel gruppo. Se - ad esempio- era stata da qualcuno ipotizzata in alternativa un'esclusione del gruppo Gavio da importanti lavori cogestiti dalle cooperative oppure da futuri appalti una volta che al governo come allora si riteneva non probabile, ma certissimo, da lì a un anno fosse andato il centrosinistra.

Questi e altri dubbi giudiziari probabilmente resteranno tali, senza risposta. Per sempre un'ombra sull'operato di tre importanti uomini politici italiani, tutti e tre ai vertici del morente partito dei Democratici di sinistra. Resteranno un'ombra perché ormai tutto congiura per il non rilascio da parte delle Camere della necessaria autorizzazione all'utilizzo di quelle intercettazioni.

Dopo l'inconsueto intervento dei presidenti delle Camere contro il gip Clementina Forleo che quella autorizzazione ha chiesto con apposita ordinanza, ieri è arrivato un intervento censorio addirittura dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che è anche presidente del Csm. Il capo dello stato non ha mai nominato direttamente il caso in questione nè il gip milanese, ma a tutti è parso chiaro il significato di un suo invito ai magistrati a non «inserire negli atti processuali atti estranei e valutazioni non pertinenti».

Sempre ieri altro intervento duro da parte del ministro della Giustizia Clemente Mastella, che ha già iniziato una procedura di acquisizione delle ordinanze per eventuali fini ispettivi (decisione che avrà un bis da parte del procuratore generale della Cassazione). Infine la velenosa reazione (più comprensibile) da parte di uno dei possibili indagati, Fassino: «Alla dottoressa Forleo riconosco il diritto di chiedere al Parlamento l'utilizzo delle intercettazioni. Ma non di precostituire giudizi infondati senza accertamenti. Noi siamo gente perbene...»

Franco Bechis - Italia Oggi

ROGHI E CACCIA ALLE STREGHE
Es
istono al mondo delle popolazioni che godono di una speciale  immunita' internazionale in base alla quale possono commettere ogni sorta di nefandezze, sicuri dell'omerta' del resto del mondo.
Un paio di mesi fa Israele aveva incominciato dei lavori per sostituire in ponte crollato  che portava dal Piazzale antistante il Kotel al Monte del Tempio, ponte che sarebbe stato usato  dagli arabi israeliani per salire alle loro moschee.
Appena iniziati i lavori il Waqf, autorita' religiosa islamica, ha incominciato a urlare allo scempio, all'ennesimo  tentativo sionista di ditruggere le moschee,  ha chiamato il popolo islamico all'intifada e ha presentato un protesta ufficiale all'ONU affinche' i lavori del ponte fossero fermati.
Cosi' fu.
Per le strade di tutti i paesi islamici milioni di poveri esaltati si sono messi a manifestare contro Israele, morte agli ebrei, morte ai sionisti, morte a tutti, Allahu akbar!
L'ONU impose a Israele di bloccare i lavori e di sottoporre il progetto ad una commissione internazionale, intendendo quindi che a casa nostra non possiamo fare quello che riteniamo giusto, intendendo che non siamo un Paese sovrano, come credevamo,  ma una colonia palestinese e che i palestinesi comandano e decidono incuranti della nostra storia e dei  i nostri diritti.
 
Sul Monte del Tempio, il luogo piu' sacro dell'ebraismo dove naturalmente il potere palestinese non permette agli ebrei di mettere piede, lo stesso Waqf di cui sopra, da almeno 10 anni, sta sistematicamente  distruggendo e eliminando preziosissimi resti archeologici del Tempio di Salomone e di artefatti cristiani.
Migliaia di tonnellate  di terra contenente resti del primo e secondo Tempio sono stati gettati nelle discariche, fra essi anche le colonne di un'antica chiesa bizantina andate completamente distrutte e frammenti di altari spaccati  a martellate.
Nessuno puo' andare a vedere quello che succede  perche' dall'anno 2000 il Waqf impedisce ogni controllo archeologico
sui loro continui scavi da parte di Israele e di chiunque altro.
Foto prese dall'alto mostrano bulldozer che scavano il terreno procurando danni enormi e costruzioni di altre moschee sul suolo sacro sia ad ebrei che cristiani.
L'autorita' religiosa islamica vieta l'entratra al Monte del Tempio ( che, per la cronaca,  e' territorio israeliano) a chiunque non sia islamico per impedire che qualcuno denunci  tanta distruzione e la rimozione e scomparsa  di tutte le antichita' ebraiche raccolte nelle stanze sotterranee.
Perche' accade tutto questo, oltre alla solita prepotenza islamica  e al suo vizietto di distruggere tutto quello che riguarda  le altre fedi?
Accade in onore di Arafat il quale  nel 2000, prima di rompere le trattative di pace a Camp David, grido' in faccia a Clinton e a Barak che il Tempio degli ebrei non e' mai esistito e che lassu' c'e' sempre stata soltanto la moschea di Al Aqsa dai tempi di Adamo ed Eva, naturalemente palestinesi essi stessi.
La teoria di Arafat non fu contrastata da nessuno al mondo e distruggere ogni segno di storia ebraica sara' la dimostrazione che  l'Islam e'  il legittimo proprietario del Monte, di Gerusalemme, di Israele, cioe' del "cosiddetto Israele".
Gli archeologi israeliani  protestano ma il Governo non puo' intervenire, il  pericolo di una nuova rivolta palestinese e' concreto, loro non sono mai sazi di violenza e di morte.
Una nuova intifada darebbe il via in Occidente alle solite ondate di odio antisemita contro Israele reo di impedire ai poveri palestinesi la giusta distruzione di tutto quello che potrebbe creare dubbi sul taroccamento della storia diffuso da loro e ripreso dai loro amici in Europa e in USA.
C'e' chi puo' fare tutto cio' che vuole, guerre, distruzioni, terrorismo, guerre civili e piu' sono feroci, piu' sono barbari, piu' li amano e li ammirano, basta andare sul web e leggere i vari forum in inglese o in Italiano per avere un assaggio dell'enorme mole di odio che la gente riversa su Israele e su chi ama questo Paese.
Crociate antisemite,caccia alle streghe, accuse di razzismo, veri e propri linciaggi, si critica tutto e tutto e' condannabile e piu' l'islam commette oscenita' piu' l'odio contro Israele aumenta. 
L'Italia, in sintonia con Dalema che vuole a tutti i costi il dialogo con Hamas considerato un'organizzazione  piena di brava gente, non fa eccezione e in questi giorni ha dato un'ulteriore dimostrazione di talebanesimo firmando in 200 una petizione contro Magdi Allam, colpevole di denuciare il fondamentalismo islamico e, soprattutto, colpevolissimo di amare Israele.
Il suo libro dal titolo molto esplicativo VIVA ISRAELE, ha scatenato i talebani italiani contro di lui gia' sotto severa scorta a causa delle fatwe islamiche che gli sono piovute sulla testa.
Questi 200 talebani, incuranti del pericolo cui espongono ulteriormente Magdi Allam, da farabutti lo danno in pasto agli esaltati che minacciano di ammazzarlo e hanno sferrato contro di lui un attacco di una violenza e di una stupidita' incredibili.
Per non sfatare il detto che gli ebrei sono sempre primi in tutto, Gad Lerner, ex Lotta Continua, ebreo di sinistra, antiisraeliano ha dato, forse involontariamente,  il via a questa vergogna scrivendo un orrendo  e ridicolo articolo di protesta per quel Viva Israele cosi fastidioso alle orecchie di un comunista.
Preso dal sacro fuoco delle accuse Lerner scrive, forse senza rileggersi, che Israele ha osato vincere la guerra dei 6 giorni, commettendo cosi' una grande ingiustizia:: 
"Perché l'umiliazione e l'infelicità araba che ne scaturirono sono
fattori potenti di una guerra in cui siamo tuttora immersi."
Quindi per la mentalita' sinistra dei sinistri Israele doveva perderla  quella guerra, doveva stare immobile ad aspettare l'attacco su tutti i fronti, che sarebbe stato l'attacco finale e conclusivo e poi basta, finito, Israele Kaputt, Israele in mare, ebrei ammazzati . Questo doveva fare, farsi distruggere  pur di  non dare un'umiliazione agli arabi.
Capito? Questa e' follia pura.
In base a questa stessa follia i 200 talebani italiani firmano un j'accuse contro Magdi Allam, colpevole di aver detto la verita' cioe' che negli atenei italiani non esiste liberta' di espressione essendo covi di filoislamici che non permettono  a chi non e' dei loro di parlare.
E protestano anche, chissa' chi ha impedito al rappresentante di Israele di parlare nell' Ateneo di  Torino, aggredendolo anche fisicamente, chissa' chi ha costruito nell'atrio della stessa Universita' un muro per denunciare la barriera salvavita  israeliana, coperto della solita propaganda  insultante.
Chissa' perche' e' stato consigliato a Angelica Calo' , del kibbuz Sasa, di non presentarsi all'incontro previsto  all'universita' di Bologna.
Chissa' perche' nelle universita' italiane sono sempre presenti comitati antiisraeliani , antioccidentali, con grandi esposizioni di bandiere palestinesi. 
Magdi Allam  ha titolato il suo ultimo libro "VIVA ISRAELE", e quel VIVA davanti al nome tanto odiato deve averli sconvolti, insopportabile, non si puo' accettare che qualcuno apprezzi quell'entita' sionista, quel paese demoniaco che ruba la terra ai palestinesi.
Magdi Allam va  messo all'indice , come si faceva nei periodi piu' oscurantisti della storia, lo brucerebbero quel libro se potessero.
Al rogo al rogo, come i nazisti, come la Santa Inquisizione, al rogo!
Intanto pero' e' il suo autore che va demonizzato e minacciato secondo la miglior tecnica sovietica che se non puo' eliminare fisicamente il nemico lo distrugge comunque  nel modo piu' vigliacco, con una bassezza senza pari mettendolo in pasto ai suoi nemici giurati  e pericolosi, con la stessa ferocia dei loro amici  fondamentalisti.
VIVA ISRAELE non gli va giu', tutto ma non questo, sono esplosi di rabbia e di odio, un titolo che li offende come offende i loro amici, non riescono ad accettarlo, loro, i difensori della liberta' per i terroristi, loro i paladini della pace dei cimiteri per gli ebrei israeliani.
In 200 hanno firmato la loro Fatwa come scrive il Foglio e la loro vittima e' un musulmano che denuncia l'apologia della morte perche' ama la vita.
Scandalo, anatema. Lo scandalo e' addirittura biblico perche' oltre alla vita Magdi Allam ama il Paese che ha fatto della vita il fulcro della sua storia moderna.
VIVA ISRAELE, signori firmatari della fatwa, sognatelo il vostro incubo, Israele e' non solo VIVA ma e' VIVO  nonostante il vostro odio e la vostra rabbia e che l'incubo vi perseguiti.    
  
L'idea che esista una religione  che puo' tutto, che rende schiavi persino i suoi simpatizzanti, che puo' creare terrore, odio, ingiustizia, discriminazione, fatwe e pericolose ideologie, fa paura.
Un'ideologia assassina che puo' , in piena Europa, far sventrare un uomo, un regista per un documentario denuncia sulla condizione della donna.
Un'ideologia nazista che puo' far sgozzare un giornalista facendogli dire "io sono ebreo".
I giardini di Israele non fanno per voi, signori 200, la Vita non fa per voi, VIVA ISRAELE e' contro il buio che avete dentro e questo vi sconvolge al punto che volete vendicarvi.
 
In quanto persona, ebrea e israeliana, viva e innamorata di Israele, offro a Magdi Allam la mia gratitudine, la mia ammirazione per il suo coraggio, merce rara di questi tempi, e la mia totale solidarieta'.
 
Deborah Fait  - www.informazionecorretta.com

IL MOMENTO SVANITO DELLA VERITA’
E’ l’occasione della vita, per tutti i partiti, per tutti i politici, per tutta l’Italia, ma nessuno ne approfitterà e nessuno se ne accorgerà e non perché manca il talento, la volontà di distruggere l’intero castello della Prima Repubblica mai morta e della Seconda Repubblica mai in salute. I motivi sono altri. In fondo basterebbe tifare per quei “talebani” che stanno cercando di far capire all’Italia da anni che la politica è un gioco sporco, ma che la sporcizia non deve giungere nelle cae delle persone, attraverso le tv ed i telefoni, attraverso i giochi bancari che indirettamente diventano giochi sui conti correnti dei risparmiatori e giochi pericolosi su pensioni, Tfr, liquidazioni. Insomma il soave olezzo non deve giungere fino al nostro naso e tutti a dire che in realtà è il naso che ci sente male. Un giorno ci furono dei talebani di nome Chinnici, Falcone, Borsellino che decisero di fare piazza pulita della malavita organizzata e tutto andò bene, fino a quando non decisero che non bastava un maxi-processo, ci voleva di più: bisognava scegliere se salvare il piccolo mondo dei giusti, di quelli che credono ancora nella giustizia, che si alzano la mattina pensando in buona fede che chi li rappresenta debba farlo nel migliore dei modi, che la giustizia esiste realmente, che le forze dell’ordine, tutte indistintamente, sono composte da gente che smazza per pochi soldi al mese e non comanda mai nulla, che la vera economia è quella fa affari chiari, investimenti seri e veri oppure se salvare il grande mondo della politica, dove nulla è chiaro, ma dove tutti possono trovare porto franco, tutti i cittadini dal più piccolo al più grande, ma devono altresì capire che la politica è difficile, che si fa con compromessi puzzolenti, con giochi politico-economici pericolosi…Si scelse la seconda. E da allora c’è chi sistemò le pratiche con il tritolo, chi sperò che qualche scampolo di processo contro uomini e senatori illustri segnassero il passo ad una nuova generazione, ma l’operazione “salviamo la politica” andò a buon fine, scontarono in pochi, perché anche la politica miete le sue vittime ed ha i suoi figliastri.
Il secondo capitolo si chiamò Tangentopoli. Un gruppo di talebani scoprì e smantellò un intero sistema perverso di finanziamenti, mazzette, favoritismi, cene private e salotti oscuri che viaggiava parallelamente ai meccanismi dell’economia italiana, della grande imprenditoria, della vita stessa dei partiti. Un terremoto, si disse. Ma anche lì, a parte qualche grande figliastro di Hammamet e qualche capo uscito fuori più per buonuscita che non con reali punizioni, non se ne fece nulla, anzi accadde che i talebani iniziassero a preferire il mondo che avevano combattuto. Il pesce grande inghiottiva il pesce piccolo che aveva sempre sperato di pungere ed annientare.

Oggi c’è un talebano di nome Woodcock che spulcia fra vizietti, cattivi costumi, prestazioni extra e raccomandazioni nel vasto mondo dell’immagine afferenti al mondo della politica e dello spettacolo. Non solo. Una talebana di nome Forleo, guarita dalla sindrome di liberazione degli Imam, chiede lumi, ovvero intercettazioni, si chi in questi anni, dal governo o dall’opposizione, ha pensato bene di fingersi tifoso (in tempo in cui neppure l’ultras della curva si spaccia per tale, ben pagato com’è dalla società calcistica), per favorire questa o quella compagnia in una guerra di holding bancarie, assicurative, politiche, dove tutti hanno avuto un ruolo, apparentemente piccolo ed insignificante, ma, come dice la pubblicità, “quante cose puoi ormai fare con un pc o con un cellulare, stando comodamente a casa tua”. E’ in questo momento che la Prima e la Seconda Repubblica si uniscono, progettando riforme sulla magistratura, coprendo le magagne cui hanno costretto le forze dell’ordine ed i servizi segreti in questi anni, si inventano nuovi partiti per sembrare belli, lanciano nuovi personaggi o candidature ad inutili esperimenti americani (le primarie) per dimostrare che, nonostante rappresentino il più bieco vecchiume, il vaso di Pandora che nasconde ormai quasi trent’anni di disgrazie italiane, il “nuovo” sta arrivando e sono sempre loro. Un ministro della Giustizia accusa la Giustizia di faziosità e centro, destra, sinistra, dimenticando odi e colori, gli danno ragione e chiedono di distruggere le prove sotto l’egida della più pericolosa delle parole, perché usata nel modo più falso: garantismo. Ce la faranno di nuovo, perché l’Italia è un paese frivolo e debole, un paese che adesso non potrà che pensare all’estate, a cosa avrà di più nella pensione (nulla e lo sa bene) o sul telefonino. Perché non c’è una Terza Repubblica, semplicemente perché non c’è una Repubblica…E trent’anni fra bombe e baschetti e finte lacrime in giacca e cravatte, uguali a quelle di oggi, lo avremmo dovuto capire.
Angelo M. D' Addesio


La fatwa di 200 maestri di non libertà contro Magdi Allam
Magdi Allam deve aver sentito una mano di ghiaccio sul collo. Duecento intellettuali, persone gentili, molto cristiane, brave di penna, cattedratici stimati, predicatori di pace, incapaci di fare del male a una mosca, hanno firmato un manifesto contro di lui. Lo sanno che cosa hanno fatto? Hanno la testa, insegnano all'università: si presume di sì. Tutti sanno che contro Allam sono state pronunciate sentenze di morte e c'è intorno a lui un vuoto sociale da macumba, al punto che è il giornalista più blindato del mondo. Tutti sanno meno loro? E allora perché si sono presi la briga di prendere in mano il foglio scritto da un arabista dell'Università Cattolica di Milano, Paolo Branca, e poi pensarci su, quindi metterci la firma, non prima di aver raccomandato l'adesione ad altri? Poi è successo che un tipo serio come Giancarlo Bosetti, ex vicedirettore dell'Unità, collaboratore di Repubblica, l'ha piazzato con enorme solennità sulla sua rivista Reset. Se fosse un foglietto da niente, un sito internet di insulti, sarebbe poca cosa. Ma l'altezza del luogo editoriale da cui si tira questo sputo profumato fa più paura. È un meraviglioso lasciapassare per criminali. Ma dove vive, anche lui? Che razza di crapa hanno queste persone, le quali si prestano a un gioco di società che somiglia a una roulette russa sulla tempia di uno che non la pensa come loro? Magdi, ovvio, si può avversare, criticare, come no, ma da quando in qua si usa sottoscrivere appelli contro un condannato a morte? Qui non è una semplice messa all'indice di un libro ("Viva Israele", Mondadori), ma il rogo per il suo autore, visto come un kamikaze dell'Occidente (lo disegnò in questo modo Vauro con la compiacenza di Michele Santoro ad Anno Zero, Rai 2). Mi vengono in mente due faccende a guisa di precedenti storici antipatici. Gli appelli che circolavano al tempo di Stalin contro i fisici sovietici borghesi, per emarginarli dagli istituti scientifici e poi spedirli nei gulag. Erano inclini a credere alla teoria della relatività di Einstein, poi ci fu il contrordine compagni. I manifesti contro i cultori della linguistica borghese sempre al tempo di Stalin autore del mai abbastanza schifato "La linguistica e il marxismo" (1950). Quella era una pratica sovietica corrente. L'attacco personale, l'individuazione di un caso umano come incarnazione di una malattia ideologica nefasta. Non si attacca un sistema di pensiero, smentendolo con fatti precisi. Questo sarebbe la pratica corrente e legittima. Non è che siccome Magdi ha dei nemici mortali allora nessuno lo può attaccare. Ci mancherebbe. Ma siamo uomini o caporali che radunano una squadra di picchiatori? Stavolta si è individuata una persona e la si è trasformata nell'idea oscena del «giornalismo tifoso». (...)

Clicca qui per continuare nella lettura, segue elenco nominativo dei 200 firmatari.


La peggiore sinistra del mondo
Abbiamo la sfortuna di avere la peggiore sinistra del mondo, specie sulla questione delle nuove ideologie totalitarie. Lasciamo stare, per un momento, i comunisti, gli antagonisti e tutti quelli che nel mondo occidentale sono finiti nella spazzatura della storia e da noi incomprensibilmente al governo. Parlo della sinistra cosidetta moderata, moderna e democratica. E' quella la peggiore sinistra del mondo. Dunque. Abbiamo un ministro degli Esteri che crede che Hamas sia un interlocutore democratico e che i palestinesi che trattano con Israele gli avversari (ieri è stato rimbrotatto dal ministro degli Esteri socialista francese). Crede lo stesso di Hezbollah, con cui va a braccetto. Sull'Iran "no a nuove sanzioni", mentre rivendica gaiamente trattative per la liberazione di 5 capi talebani in Afghanistan. Fassino, quello "sionista" del gruppo, è più o meno d'accordo e pure lo scrive sulla prima pagina del Corriere della Sera. Giuliano Amato oggi fa l'elogio del velo e spiega che l'Islam ci insegna valori preziosi riguardo alla dignità delle donne. Sul fronte intellettuale, diciamo così, Giancarlo Bosetti pubblica su Reset un appello di intellettuali de sinistra contro il musulmano laico Magdi Allam, colpevole di difendere l'unica società libera e democratica del Medio Oriente e di denunciare il pericolo del  fondamentalismo islamico. Il leader del nascituro Partito Democratico non affronta mai la questione più importante di questi anni e, ieri, sulla Stampa è stata riportata una sua frase di un paio d'anni fa in cui mette sullo stesso piano "schiavismo"  e "reaganismo". E' la peggiore sinistra del mondo and I'm not feeling fine.

Christian Rocca - Camillo

BAGHDAD CAPUT MUNDI
Lo storico Victor Davis Hanson ci spiega perché in Iraq è in gioco la forza della nostra democrazia, in una lotta tra il cinismo liberal e l'ideale di libertà
"Il peggior incubo dei nostri nemici è un governo costituzionale  nel cuore dell'antico califfato, circondato dalla legge del consenso"
"Non mi spaventa solo l'Iraq, ma  la grande questione se l'occidente abbia la capacità e la volontà di sconfiggere il parassita jihadista"


Intervista  di Giulio Meotti per il Foglio.
Per il testo completo dell'intervista, clicca qui.
 

"Er mejo fico der bigoncio"
«Hamas è una forza reale che rappresenta tanta parte del popolo palestinese», ha detto ieri pomeriggio Massimo D'Alema. «È sbagliato regalare ad Al Qaeda movimenti come Hamas e Hezbollah. Hamas si è reso protagonista di atti terroristici, ma è anche un movimento popolare: per l'Occidente non riconoscere un governo eletto democraticamente, magari mentre andiamo a braccetto con qualche dittatore -??- (NdF), non è una straordinaria lezione di democrazia», ha sostenuto il ministro degli Esteri. A suo avviso, «è interesse della comunità internazionale evitare di spingere questi movimenti nelle braccia di Al Qaeda». (Corriere della Sera)

Il D'Alema pensiero è sulla bocca di tutti.
Purtroppo.

Fini ha pensato bene di denunciare l'irresponsabilità del nostro dannoso ministro degli esteri. Ma lo ha fatto limitatamente alla frase che ha svelato la particolare concezione del "nostro" su ciò che rappresentano i movimenti come Hamas e Hezbollah.

In verità, da quando è diventato parte di questo governo fallimentare, il signor D'alema si è sempre comportato irresponsabilmente:
proclamando un'"equivicinanza" con Israele ed i Paesi arabi, mentre di fatto appoggiava chi tuttora si augura che Israele sia cancellato dalle carte geografiche;
conducendo un'allucinante gestione del rapimento di Mastrogiacomo e dei due afghani che lo accompagnavano e costringendo il governo Karzai a liberare 5 terroristi in cambio del solo italiano;
intrattenendo rapporti cordiali con dittatori di stati canaglia (e a questo proposito mi chiedo a chi alludesse accusando la Comunità Internazionale di "andare a braccetto con qualche dittatore").

Non ci giurerei, ma presumo che nemmeno durante gli ultimi anni del Governo Fascista, Il mondo civile avesse un'immagine così negativa del nostro Paese.

dal blog di Fosca

Quella dell'Unicef sui bambini sotto Saddam si chiama cinica propaganda
Si chiama cinica propaganda ed è la  specialità dell'Unicef. Per il suo vicedirettore, Dan Toole, i bambini iracheni stavano meglio con Saddam Hussein.

Quando i figli del satrapo appendevano la gioventù ai ganci della tortura, quando i bambini sciiti venivano costretti a bere urina e a guardare i genitori scomparire dentro le fosse comuni, quando gli studenti dovevano imparare i racconti del caro leader, quando le Nazioni Unite i bambini li affamavano con "Oil for food", quando nel paese vigeva un detto: esci di casa col piede sbagliato e sei morto. Sotto Saddam i bambini erano condannati a un futuro di morte e desolazione, primigeniti di una storia riscritta per il dominio sunnita sui figliastri curdi e sciiti. Il loro futuro non è roseo, ma i loro padri stanno morendo per dargliene uno, nuovi nati della prima democrazia costituzionale del medio oriente. Dov‚era l'Unicef quando l'ospite di Saddam Al Zarqawi si vantava di dilaniarne una quarantina? Il Comando centrale americano rende noto che il 98 per cento dei bambini sono stati vaccinati contro la polio, migliaia di scuole sono state costruite, a milioni vanno a scuola, tre milioni in più accedono all'acqua.

Un tempo sui manuali scolastici si osannavano le gesta di uno psicopatico, oggi vi sono ricordate le imprese sanguinarie. Ieri il Baath ordinava di "liquidare" i bambini handicappati, oggi gli americani forniscono loro protesi e cibo. Solo la più cupa propaganda può assimilare incubo e libertà, una dittatura che spargeva gas sulle teste e un governoeletto che le conta dentro le urne.

da Il Foglio


Fukuyama: «L'Europa è a rischio»
«Il fallimento del sogno multiculturale mina le fondamenta della democrazia» 
Le moderne società liberali in Europa e Nord America tendono ad avere identità deboli; molti celebrano il loro pluralismo e multiculturalismo, sostenendo che la loro identità in effetti è non avere identità. Il fatto è che l'identità nazionale continua a esistere in tutte le democrazie liberali, anche se con caratteri differenti in Nord America rispetto ai Paesi dell'Ue. Secondo Seymour Martin Lipset, l'identità americana è sempre stata di natura politica, essendo gli Usa nati da una rivoluzione contro l'autorità statale con alla base cinque valori fondanti: uguaglianza, libertà (o antistatalismo), individualismo, populismo e laissez-faire. L'identità americana ha le sue radici anche nelle diverse tradizioni etniche, in particolare in quella che Samuel Huntington definisce la cultura «anglo-protestante», da cui derivano la famosa etica protestante del lavoro, l'inclinazione all'associazionismo volontario e il moralismo in politica. Questi aspetti chiave della cultura americana all'inizio del XXI secolo sono stati distinti dalle loro origini etniche, divenendo patrimonio della maggioranza dei nuovi americani.

In Europa dopo la seconda guerra mondiale ci fu un forte impegno nella creazione di un'identità europea «postnazionale», ma ancora pochi pensano a sé come genericamente europei. Con il rifiuto della Costituzione europea nei referendum in Francia e in Olanda nel 2005, i cittadini hanno segnalato alle élites di non essere pronti a rinunciare allo Stato e alla sovranità nazionale. Le vecchie identità nazionali europee continuano a sussistere e la popolazione conserva tuttora un forte senso di cosa implichi l'essere inglese, francese o italiano, anche se non è politically correct affermare troppo fortemente tali identità. Le identità nazionali in Europa, comparate a quelle nelle Americhe, rimangono più fondate sugli aspetti etnici. La maggior parte dei Paesi europei tende a concepire il multiculturalismo come una cornice nella quale far coesistere culture differenti, piuttosto che un meccanismo di transizione per integrare i nuovi arrivati nella cultura dominante.


Quali che siano le esatte cause, il fallimento europeo nel tentativo di creare una migliore integrazione dei musulmani è una bomba a orologeria che ha già contribuito al terrorismo, che certamente provocherà una più decisa reazione dei gruppi populisti e che può persino minacciare la stessa democrazia europea. La soluzione di tale problema richiede cambiamenti nel comportamento delle minoranze immigrate e dei loro discendenti, ma anche in quello dei membri delle comunità nazionali dominanti. Il primo versante della soluzione è riconoscere che il vecchio modello multiculturale non è stato un grande successo in Paesi come l'Olanda e la Gran Bretagna, e che è necessario sostituirlo con tentativi più energici per integrare le popolazioni non-occidentali in una comune cultura liberale. Il vecchio modello multiculturale era basato sul riconoscimento dei gruppi e dei loro diritti. A causa di un malinteso senso di rispetto per le differenze ˜ e talvolta per sensi di colpa postcoloniali ˜ è stata ceduta alle comunità culturali un'eccessiva autorità nel fissare regole di comportamento per i loro membri. Il liberalismo non può essere basato sui diritti dei gruppi, perché non tutti i gruppi sostengono valori liberali. La civiltà dell'Illuminismo europeo, di cui la democrazia contemporanea è l'erede, non può essere culturalmente neutrale, dal momento che le società liberali hanno propri valori che riguardano l'eguale dignità e valore dei singoli. Le culture che non accettano tali premesse non meritano uguale protezione in una democrazia liberale. I membri delle comunità immigrate e i loro discendenti meritano di essere trattati su un piano di parità come individui, non come membri di comunità culturali.

Non c'è ragione perché una ragazza musulmana sia trattata differentemente da una cristiana o da un'ebrea rispetto alla legge, comunque la pensino i suoi parenti. Il multiculturalismo, per come fu originalmente concepito in Canada, negli Usa e in Europa, era in un certo senso un «gioco alla fine della storia »: la diversità culturale era vista come un tipo di ornamento al pluralismo liberale, che avrebbe provveduto cibo etnico, vestiti coloratissimi e tracce di tradizioni storiche distintive a società spesso considerate confusamente conformiste e omogenee. La diversità culturale era qualcosa da praticare largamente nella sfera privata, dove non avrebbe condotto ad alcuna seria violazione dei diritti individuali, né avrebbe minato l'ordine sociale essenzialmente liberale. Per contro, oggi alcune comunità musulmane stanno avanzando richieste per diritti di gruppo che semplicemente non possono essere adattati ai principi liberali di uguaglianza individuale. Tali richieste includono esenzioni speciali dalla legislazione familiare valida per chiunque altro nella società, il diritto di escludere i non musulmani da alcuni particolari eventi pubblici o il diritto di opporsi alla libertà di parola in nome dell'offesa religiosa (come nel caso delle vignette danesi). In taluni casi estremi, le comunità musulmane hanno persino espresso l'ambizione di sfidare il carattere laico dell'ordine politico nel suo insieme.

Tipologie simili di diritto di gruppo intaccano i diritti di altri individui nella società e sospingono l'autonomia culturale ben oltre la sfera privata. Chiedere ai musulmani di rinunciare ai diritti di gruppo è molto più difficile in Europa che negli Usa, perché molti Paesi europei hanno tradizioni corporative. L'esistenza di scuole cristiane ed ebree finanziate dallo Stato in molti Paesi europei rende difficile argomentare in via di principio contro un sistema scolastico supportato dallo Stato per i musulmani. Queste isole di corporativismo pongono importanti precedenti per le comunità musulmane e risultano d'ostacolo al mantenimento di un muro di separazione fra religione e Stato. Se l'Europa deve stabilire il principio liberale di un pluralismo fondato sugli individui, allora deve affrontare il problema di tali istituzioni corporative ereditate dal passato. Le modalità con cui l'identità nazionale continua a essere intesa e vissuta talvolta costituiscono una barriera per i nuovi arrivati, che non condividono l'etnia e la religione delle popolazioni originarie. Questo senso di appartenenza a un luogo e a una storia dovrebbe non essere cancellato, ma reso quanto più aperto possibile ai nuovi cittadini.

A dispetto delle sue origini assolutamente differenti, l'America può avere qualcosa da insegnare agli europei nel loro tentativo di costruire forme postetniche di cittadinanza e appartenenza nazionale. La vita americana è piena di cerimonie parareligiose e rituali intese a celebrare le istituzioni politiche democratiche del Paese, laddove invece gli europei hanno largamente deritualizzato la loro vita politica. Queste cerimonie sono invece importanti per l'assimilazione dei nuovi immigrati. Inoltre, in gran parte dell'Europa, una combinazione di regole rigide nel mondo del lavoro e di benefit generosi spiega come gli immigrati non vengano in cerca di lavoro, ma di welfare. Molti europei affermano che il meno generoso welfare state statunitense privi i poveri di dignità. È invece vero il contrario: la dignità si sviluppa grazie al lavoro e al contributo che attraverso il proprio lavoro una persona dà al resto della società. In diverse comunità musulmane in Europa, circa metà della popolazione sopravvive grazie al welfare, il che contribuisce direttamente a indurre un senso di alienazione e disperazione. Il dilemma dell'immigrazione e dell'identità converge con il problema più vasto della mancanza di valori della postmodernità. L'insorgere del relativismo ha reso più difficile per i postmoderni affermare valori positivi e perciò anche quei valori di base condivisi che agli immigrati è chiesto di fare propri come condizione per la cittadinanza. Al di là delle celebrazioni della diversità e della tolleranza, i postmoderni trovano difficile accordarsi sulla sostanza di un bene comune cui aspirare unitariamente. L'immigrazione ci costringe in maniera particolarmente stringente a porci la domanda: «Chi siamo?». Se le società postmoderne debbono muoversi verso una più seria discussione dell'identità, avranno bisogno di portare alla luce le virtù positive che definiscono cosa vuol dire essere membri di una società più vasta. In caso contrario, rischiano di essere sopraffatte da chi è più sicuro della propria identità.

Francis Fukuyama 17 luglio 2007


BUONE VACANZE
“Questo film è noioso. Anzi, devo essere sincero: mi sembra assurdo. E tuttavia mi pare impossibile che sia così stupido: ci dev’essere un colpo di scena, verso la fine. Una spiegazione brillante di tutto questo”. E per questo si continua a vedere fino alla fine un film che delude fino all’ultimo. Il fenomeno potrebbe essere definito “l’ingranaggio”. Ci sono molte cose che risultano appassionanti solo perché se ne conoscono gli antecedenti e si cede alla curiosità di “conoscere il seguito”. Se si fosse saggi, bisognerebbe invece dirsi che, come non trepidiamo per le mille vicende di cui non conosciamo lo svolgimento “fino ad ora”, così potremmo disinteressarci di alcune vicende “da ora in poi”.
Le persone colte e attente alla realtà s’interessano di economia, di politica, di scienza: perché da queste cose dipende la nostra vita. Ma è vero che ci sono anche molte persone che non capiscono nulla di economia, di politica, di scienza; che non leggono giornali, non ascoltano il telegiornale e preferiscono eventualmente i disegni animati sul canale accanto. E tuttavia anche costoro vivono abbastanza serenamente. Potrebbero perfino dire alle persone colte e attente che tutto il loro pensoso interesse non influenza né l’economia, né la politica né la scienza. Basta sapere, in democrazia, per chi votare una volta ogni cinque anni e, per questo, basta chiedersi se si è vissuto un po’ meglio o un po’ peggio di come si viveva con la maggioranza precedente. Il resto rischierebbe d’essere una perdita di tempo.
Non è – questo – un elogio del qualunquismo o dell’ignoranza. In generale, è bene interessarsi delle cose importanti. Ma in luglio queste riflessioni costituiscono un’autorizzazione a godersi le vacanze.
Dicono che anche  durante la notte di Capodanno il Ministro dell’Interno rimanga al suo posto. E bisogna ringraziarlo, per questo. Come bisogna ringraziare i medici del Pronto Soccorso, i guardiani dei fari, i pompieri, i poliziotti e tutti coloro cui il dovere non concede tregue: ma tutti gli altri possono “staccare” serenamente. La loro insignificanza li giustifica ampiamente. Se, per qualche settimana, non sentiranno Prodi usare gli aggettivi “serio” e “forte”, che sono i suoi preferiti, o Berlusconi parlare di “comunisti”, non dovranno preoccuparsi: il mondo andrà avanti lo stesso e si possono perfino anticipare le notizie per le settimane di break. La pace in Palestina non si farà; in Iraq ci saranno attentati; la Cina produrrà quantità mostruose di merce a buon prezzo; ci sarà un terribile uragano da qualche parte; qualcuno dirà che dovremmo curare di più l’ambiente, qualcun altro che la fine del mondo è vicina e infine qualcuno parlerà dell’ennesima dieta con cui si perderanno molti chili per sempre e senza sacrifici. Tanto, dire sciocchezze non è reato.
Di questa autorizzazione può godere anche il “vacanziere”. Chi manda il cervello in vacanza per un mese è ancora un benemerito. C’è chi lo manda in vacanza per undici mesi l’anno.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 17 luglio 2007

P.S. Sarò assente per circa tre settimane.


Blocco psicologico.
Si chiama blocco psicologico quando in testa ci sono tante idee ma si e' impossibilitati ad elaborarle quindi ad esprimerle trasferendole sul computer in modo comprensibile a chi legge.
Il blocco psicologico e' quello che colpisce me a intervalli regolari perche' il bombardamento di notizie e' cosi' spietatamente continuo e martellante  che appena ci si scansa da uno te ne arrivano altri 10, forti e violenti come pugni nello stomaco.
Eravamo rimasti che Alan Johnston era stato liberato e lo abbiamo visto brindare felice col boss di hamas, nota organizzazione umanitaria palestinese, dedita nei momenti di noia al terrorismo, alla guerra civile, a gettare la gente dai  tetti di alti palazzi, ad ammazzare bambini ebrei ma anche palestinesi, sono di bocca buona quelli di hamas.
Poi ecco che arriva Prodi in Israele, visita meravigliosa se si pensa ai sinistri ministri cattocomunisti  che venivano qui anni fa e, senza neanche salutare,  si precipitavano da Arafat per rassicurarlo della loro fedelta' assoluta e farsi sbaciucchiare, in estasi davanti al loro eroe tanto amato.
Prodi, durante questa ultima visita,  e' andato a Ramallah ma nessun bacin bacetto, per fortuna Arafat e' tre metri sotto terra,  solo maschie strette di mano con Abu Mazen e alla fine, inevitabile,  la scivolata, un inchino alla giapponese, cioe' schiena piegata ad angolo retto e fronte all'altezza delle ginocchia, davanti al mausoleo della kefiah piu' famosa del mondo.

Capisco, non poteva esimersi, nessuno ha avuto le palle per  farlo finora, esclusa Condie Rice che passando in macchina davanti alla tomba ha ordinato al suo autista di dare una bella sgommata e proseguire come se nulla fosse.
Pero' siccome la politica cambia di giorno in giorno, di ora in ora, non e' detto che oggi rifarebbe la sgommata, forse andrebbe anche lei, saltellando, ad inchinarsi davanti alla tomba dello sputacchioso terrorista.
Dunque, Prodi. So che tutti ne hanno scritto e tutti hanno commentato ma ancora nessuno ha fatto notare che questa volta e' andato a Gerusalemme, balbettante come sempre ma sorridente da orecchio a orecchio, riconoscendola automaticamente Capitale di Israele.
Ehi, non e' mica roba da poco, quando era venuto qui anni fa, come ministro di qualcosa, si era fermato a Tel Aviv e da la' non si era schiodato  se non per trasferirisi a Ramallah dal Padrone.
Come presidente della UE era andato si  a Gerusalemme, senza sorrisi pero', con un' aria truce e cattiva per  litigare con Sharon.
Quindi e' stato un grande passo avanti da parte di Prodi, un passo lungo  60 anni di negazioni,  rifiuti, umiliazioni, palestine libere palestine rosse, bandiere bruciate e Israele boia e assassino.
Non possiamo sapere se in segreto a Prodi sia venuta l'orticaria nello  stringere tante mani israeliane poiche' e' noto a chi vanno le sue simpatie, Israele e' sempre  stata  una spina nel fianco e  fumo negli occhi ma questa volta  Il Primo Ministro italiano ha dovuto mettere da parte i suoi sentimenti filoarabi e andare nella Capitale dove tra  abbracci e pacche sulle spalle, ha detto la frase del secolo:
" Dopo 60 anni di guerre non si puo' non pensare alla pace".
 
Porca Miseria, ma come gli vengono  queste battute cosi' sceme!  

 
Chissa' se qualcuno la' gli ha fatto notare che Israele pensa da 60 anni alla pace ed e' per colpa di quello davanti al cui mausoleo sarebbe andato ad inchinarsi il giorno dopo  e della Lega Araba se  la pace non e' mai stata raggiunta.
Comunque, a parte le battute sceme, rispetto a quello che succedeva quando venivano da queste parti  altri demoniaci  esponenti del centro sinistra italiano, lui compreso,  la visita di Prodi ha raggiunto quasi la perfezione diplomatica.
Purtroppo altri hanno pensato a  vanificare gli sforzi e  l'atmosfera che si era creata tra Italia e Israele.
Mister Dalema chiede di non sanzionare l'Iran, porello, cosi' pacioso e insieme ad altri ministri pari suo nel non capire una beata fava, scrive a Tony Blair di aprire relazioni con Hamas, sempre la stessa nota organizzazione umanitaria palestinese che ha liberato Johnston, dopo averlo rapito e che tiene prigioniero da un anno Gilad, il nostro ragazzo ormai ventenne, del quale ci e' stato concesso un solo messaggio e poi di nuovo il silenzio.
Fassino invece cosa propone?
Di parlare con Hamas anche se non riconosce Israele, confermando il sospetto che, essendo troppo alto, il sangue non gli
  arriva al cervello sufficientemente ossigenato.
In Israele c'e' un nanerottolo che dice la stessa cosa, Yossi Beilin, quello che ha organizzato Oslo portandoci alla rovina.
Uno troppo alto, l'altro troppo basso, non si sa che scherzi combina il cervello in questi casi, quello che si sa di sicuro  e' che combina casini.  
E adesso trasferiamoci in Inghilterra.
Il sindacato inglese, di cui fanno parte 800.000 lavoratori, ha confermato il boicottaggio a Israele colpevole di...qualsiasi cosa, occupazione occupazione occupazione. E' la parola magica! Occupazione. Uno la dice e subito gli viene la bava alla bocca e propone il boicottaggio.
Alla parola terrorismo, chissa' com'e', non succede niente, tutt'al piu' qualche annoiata alzata di spalle , uffa quanto la smenano col terrorismo sti israeliani.  
Il giorno prima della conferma del boicottaggio, l'Organizzazione per i Diritti Umani legata all'ONU, con sede a a Ginevra, aveva deciso  di mettere solo Israele nel monitoraggio quotidiano tra i paesi di tutto il mondo!
Israele, caspita, Israele! Solo Israele.
Non la Cina, non l'Iran, non il Sudan, non il Pakistan e nemmeno la Palestina. Direte ma la Palestina non e' uno stato. Giustissimo ma non lo e' solo quando gli fa comodo, se no Palestina di qua, Palestina di la', la Palestina deve andare alle Olimpiadi, la Palestina deve avere, deve ottenere, deve pretendere, quando pero' si tratta di risoluzioni ONU, di monitorare i delitti che compie, allora la Palestina non e' uno stato quindi non e' punibile e non viene neanche nominata.   
A  Ginevra dunque, hanno  un compito principe, controllare Israele, questo paesaccio schifoso, cosi' perfido, che osa persino difendersi. 
La discriminazione non fa  parte delle ingiustizie da combattere?
No, quando riguarda Israele non lo e', quando riguarda Israele la discriminazione e' giusta e dovuta.
In Canada invece la barzelletta:  un cittadino canadese nato a Gerusalemme ha scoperto di aver visto la luce in una citta' stato , una citta' che non appartiene a nessuno. Sul suo passaporto alla voce Luogo di nascita, sta scritto Gerusalemme e basta, lo stato cui appartiene questa Capitale non viene nominato.
Dove sei nato?
A Gerusalemme.
In che Stato?
Boh. Non me lo vogliono dire.
 
Re David si rivoltera' nela tomba!
 
La stessa cosa avviene negli USA, anche se anni fa avevano giurato che avrebbero portato la loro ambasciata a Gerusalemme.....ma poi c'e' stato l'11 settembre e non se ne e'  fatto niente.
E poi e poi  cosa e' successo ancora negli ultimi giorni?
Si, la messa in latino , perbacco, e il ritorno di quel "perfidi Giudei" che ha perseguitato gli ebrei per tanti , troppi secoli. Vabbe', poco male, che lo dicano alla messa o no,  tanto tutti lo pensano comunque, nessuna novita' in questo, un motivo per accusarci di perfidia ce l'hanno sempre, basta leggere ogni giorno i giornali. Qual'e' il problema?

 
Intanto abbiamo passato la boa del primo anno dalla guerra del Libano.
Un anno senza una sola notizia di Ehud e Eldad, i due soldati rapiti da hezbollah in territorio israeliano.
Abbiamo messo alla finestre e sulle macchine le bandierine  per ricordarli tutti e tre, loro due e Gilad in mano di hamas e, senza volerlo ammettere per scaramanzia ,  stiamo sprofondando sempre piu' nell'incubo Ron Arad.
Sappiamo che abbiamo a che fare con gente spietata, cattiva, piena di odio, sappiamo che riaverli indietro vivi sara' un miracolo pero' alle volte i miracoli accadono, soprattutto in Israele. 
Sara' la stanchezza ma l'unica cosa che riesco a pensare e' che piu' uno e' cattivo, prepotente, arrogante, barbaro, assassino ma soprattutto arabo,  piu' ha ragione e cosi' vediamo i ministri europei prostarsi davanti a hamas e pretenderne il riconoscimento, vediamo ministri italiani a braccetto con hezbollah  senza provare vergogna.
Leggiamo articoli allucinanti in cui si giustifica  il terrorismo col fatto che Israele esista. Niente Israele, niente terrorismo, lo dice Giorgio Bocca che non e' proprio l'ultimo arrivato.
L'Unita', nella homepage, riesce ad attribuire a Israele il bombardamento libanese sui campi palestinesi di Fatah al Islam poi, forse avvisati della gaffe, correggono zitti zitti, quatti quatti senza chiedere scusa per l'errore, e al posto di Israele scrivono "Esercito libanese".
Che  ossessione Israele, incomincio a pensare che debba essere terapeutico aver qualcuno da odiare cosi' tanto, forse li fa sentire buoni, chissa'.
Una sinfonia di accuse, di colpe, di ingiustizie, di "Israele discolpati", di tanta melma da cui esce chiara una verita' ineluttabile, il peccato originale di Israele:
la sua esistenza.
 
Deborah Fait  - www.informazionecorretta.com