ARCHIVIO LUGLIO 2007
PAPALE PAPALE
E ditelo: di rancore trattasi. Tutto odio verso
la fi-ca. Un pregiudizio dettato dalla tirannia del frocismo
obbligatorio che brucia addosso alla notte brava di via Veneto.
Se invece che con due sventole, Cosimo Mele -
50 anni, una moglie, tre figli, deputato neodemocristiano dell'Udc
- se inveceche con due escort o donnine allegre che dir si voglia,
all'Hotel Flora della già Dolce Vita avesse fatto il botto
con due marchettari, si sarebbe dimesso dal partito come ha dovuto
fare ieri, ma sarebbe stato acclamato eroe dai giornali del potentato
finanziario, dagli intellettuali riflessivi, dai Cecchi Paoni e dagli
sbaciucchiatori di via dell'Impero: tutti quegli invertiti che, invece
di cercare farfalle sotto l'Arco di Tito, vanno a procurarsi sodomie
e bislunghi pasti appetitosi per poi starnazzare davanti ai Carabinieri.
Nel frattempo che i radical chic andavano in via
Veneto, Mele invece c'è rimasto. E ditelo, allora: avete
massacrato Salvatore Sottile, il portavoce di Gianfranco Fini, solo
perché s'intratteneva in goduriosa conversazione con Elisabetta
Gregoraci. Fosse stata lei un tronista invece che la gran bella figliola
che è, avrebbe avuto il suo bel salto sociale il Sottile, la
sua presentabilità e magari starebbe oggi nel pieno del dibattito
sui diritti delle minoranze. Minoranze un par di strùmmoli,
giusto per parlar toscano, se non è poi vero che a dettar legge
oggi sono gli odiatori della femmina femminosa, gli estetisti dello
spirito del tempo che sono nemici dei praticanti della via regolare,
quelli che giustamente - anche da custodi della famiglia - una batteria
con due femmine a letto se la farebbero più che volentieri (ad
averci la forza, la fortuna e la pazienza).
Prova ne sia che Silvio Sircana, il portavoce
di Romano Prodi, fotografato in atto di muta osservazione con
femmina di genere transessuale ha avuto tutta la comprensione necessaria.
E prova ne sia la vicenda di Lapo Elkann. Trans
e cocaina.
Tutto perdonato
(e da cosa avrebbe dovuto dimettersi, povero ragazzo: dalla 500?).
Avessero avuto a che fare con la fi-ca, invece
che con l'altra cosa, sarebbero stati macinati via.
E ditelo: dov‚è il reato di questo pover‚uomo,
il Mele appunto? La cocaina? Potrebbe non averla presa e c‚è
da crederci. Di fronte al bendiddio di un due più uno descritto
dalle cronache, che se ne deve fare dell‚alcaloide?
E ditelo: non avete forse fatto solo rallegramenti
quando Emilio Colombo venne scoperto a trafficar di polvere? "Ma
che eleganza e che stile", si disse.
Ditelo: tutto in gloria, certo, ma tutto perché
consumato in assenza di femmina, ci fosse stata quella fisima lì
- la fi-ca - quella musica indescrivibile, quella poesia, quell'endecasillabo
infinito fatto di buio, profumo e umidità, perfino il
senatore Colombo, meritatamente padre della Patria in quota Ulivo,
sarebbe stato gettato nella pattumiera degli abissi vongoloidi
degli italiani.
Ma ora parliamo noi. Siete andati al Colosseo
per il Bacio-Gay di solidarietà coi i due fidanzatini?
Venite davanti all'Hotel Flora per il Mele-Day,
fatela fino in fondo la strada libertaria, sottoscrivete la solidarietà
a Cosimo, eroe di paese, combattente di quell'idea smarrita nel frattempo
che siete andati a cercare i diritti, i pacs, i dico e i non dico
della modernità laica.
Laida altro che laica la vostra modernità,
nemica della femmina portatrice di piacere.
E rimpiangete il bel tempo cattolico: quando mai
i credenti nella Resurrezione hanno negato la crapula delcorpo?
Dove ci sono campane, ci sono buttane.
Portate campane all'Hotel Flora.
(dal Foglio)
Il ridicolo
protagonismo pseudo-politico femminile
“Se avete amato Jackie Kennedy, amerete Cecilìa”,
avrebbe detto Sarkozy. Già Jacqueline…Ma Cecilìa
non è Jackie Kennedy che si sdraiò sul marito a
Dallas durante l’attentato contro suo marito e nel momento in
cui Sarkozy crollerà, difficilmente Cecilìa crollerà
con lui, come capitò proprio alla moglie di Jfk, che si lasciò
andare fra le braccia del dolore, le lusinghe di Ari Onassis, prima
di finire infelicemente la sua vita. Le donne di oggi sono invece
votate al successo sicuro e pensano di combattere la nuova battaglia
femministe con l’eccesso di protagonismo, come proprio non possano
farcela a stare in ombra mentre i mariti trionfano o peggio ancora
mentre si dimenano nei vari problemi politici o di immagine. Ma proprio
perché donne-amantidi è alquanto improprio vederle nella
veste di cavie del successo necessario, impegnate in imprese che non
interessano neppure loro, presidentesse di associazioni benefiche,
di grandi movimenti pro o contro qualcosa, insomma condannate a dover
fare qualcosa che ne faccia brillare la professionalità, la
grandezza, per dimostrare che dietro un grande uomo c’è sempre
una grande donna. Ed invece tutto è tremendamente ridicolo.
Lo è che Cecilìa Sarkozy, senza alcun titolo, senza alcun
incarico sia andata in Libia, prima a fare la suora consolatrice delle
condannate a morte e poi la benefattrice delle infermiere bulgare, diventate
improvvisamente innocenti e riportate a casa. E lo è perché
tutti sappiamo che se la vicenda fosse andata male, la colpa sarebbe
stata di Sarkozy, ma siccome è andata bene (ma sempre perché
Sarkozy ha riempito di soldi e concessioni economiche ed energetiche
Gheddafi) i meriti sono della donna-coraggio Cecilìa, quella
che quasi si vergognava di andare ai comizi o di andare a votare con
il marito e che, qualora avesse perso, lo avrebbe lasciato solo senza
trono e senza famiglia. Eppure i giornali francesi amano sognare la Giovanna
d’Arco, la donna che dal nulla fa cose straordinarie ed è forse
solo per questo che il 45% dei francesi ha scelto la Royal e non perché
socialista. La Royal che, altra amantide di ferro, si è appoggiata
al suo Francois Hollande, facendogli inimicare tutto il partito, salvo
poi sedurlo ed abbandonarlo per cercare di fregargli anche la segreteria.
Ma se la Royal non fosse stata la moglie di Hollande e la discepola prediletta
di Mitterand, che amava ostentare le foto della colazione con i suoi bimbi
e l’immagine di donna impegnata. Guai a mostrarla in bikini o soffermarsi
sui lati sensuali: la donna di oggi vuole essere giudicata per la sua
intelligenza, anzi solo per quella.
Nel mondo
delle ridicolaggini c’è spazio per le donne. Hillary Clinton
famosa più per il perdono al suo caro (ed altrettanto famoso
e carismatico marito) che non per le sue iniziative al Senato, si porta
a spasso il suo cane Bill e vuole farci credere che sarà il presidente
del futuro per gli Usa. Cosa sarebbe stata Hillary senza Bill? Non penso
che i democratici se la sarebbero filata solo per la parte della donna
che si tiene le corna con dignità o sarebbe finita su youtube in
duello con Obama. Hillary cavalca i successi del marito, si ispira alle
sue teorie economiche e sarà il Clinton-tris che non poteva realizzarsi.
E non è finita qui. Cristina Fernandez in Kirchner si lancia o meglio
viene lanciata dal marito in fase declinante per evitare brutte sorprese
alle imminenti elezioni presidenziali. Peccato che la moglie non abbia
nulla del marito se non il nome e la fase di lancio. Si è costruita
la fama di senatrice di ferro nel momento migliore di suo marito ed in quello
peggiore dei partiti avversari e dei peronisti di ferro e si è
mostrata come la donna forte dell’associazionismo e delle lotte civili
in un momento di esasperazione dell’Argentina contro i generali del terrore.
Troppo facile raccogliere il 60% dei consensi di un marito. Facile essere
eroine, nella veste di consorte del capo, donna con tante possibilità
e pochi rischi. Non sarà così quando saranno diventate presidenti
effettivi. Provatelo a chiederlo alla Merkel che è immersa nelle
confusioni europee, ostaggio dell’energia russa, assediata dagli estremismi
dell’Est o alla Bachelet, accolta in Cile come la salvatrice e contestata
da tutti pochi mesi dopo l’insediamento o a Tzipi Livni, colpevole per
tutti dei fallimenti israeliani o di Ingrid Betancourt che, appena messasi
un po’ più in gioco, è stata coinvolta in un turbine di
complotti che ancora paga. Ci pensi Madame Sarkozy: di protagonisti
nel mondo ce ne sono tanti, ma di eroi che non hanno alle spalle nessuno,
pochi e non giova alle donne cercare nel protagonismo il loro riscatto
politico, anzi le ridicolizza.
Angelo M. D'Addesio.
ECCO PERCHE' PRODI E' INDAGATO: IL DOCUMENTO
Per capire perché Romano Prodi sia
stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di
Catanzaro con l’ipotesi d’accusa di abuso d’ufficio è
utile leggere la consulenza tecnica consegnata al pubblico ministero
Luigi De Magistris dal dottor Gioacchino Genchi e depositata il
10 luglio presso il Tribunale del riesame di Catanzaro, dopo le perquisizioni
e i sequestri dei giorni scorsi (per cui il Riesame ha poi disposto
la revoca).
Il documento, lungo 32 pagine, coinvolge anche
altri tre parlamentari (Sandro Gozi, Giancarlo Pittelli e Lorenzo
Cesa) e contiene le “anticipazioni sull’analisi delle parziali
risultanze dell’indagine tecnico-elaborativa”. Panorama.it,
che è entrato in possesso del documento integrale, pubblica
il capitolo (gli altri due si riferiscono agli indagati Brunella
Bruno, ufficiale della Guardia di finanza distaccata al Cesis, e Salvatore
Domenico Galati) relativo a Piero Scarpellini, in cui viene spiegato
il presunto coinvolgimento di Prodi. Ecco che cosa scrive il consulente:
Relazione
n. 08
(…)
Piero Scarpellini e nato a Cesena il 27-08-1950.
Di lui ha riferito la teste Alfa, con riguardo al “comitato d’affari
di San Marino”, con cui sarebbe risultato in rapporti Antonio Saladino
(imprenditore indagato nell’inchiesta di Catanzaro, ndr).
Le prime conferme le abbiamo avute dall’analisi
dei cellulari (…) sequestrati ad Antonio Saladino, nei quali
abbiamo rinvenuto l’annotazione dei numeri del cellulare 33560…
di Piero Scarpellini.
L’utenza 33560… risulta attivata il 22-11-1995
a nome di Piero Scarpellini e già dal suo parziale sviluppo
si rilevano numerosi e circolari contatti telefonici con le utenze
di Antonio Saladino, Sandro Gozi, Francesco De Grano, Pietro Macrì,
Marinella De Grano (tutti indagati nell’inchiesta catanzarese,
ndr).
Ai contatti con le utenze considerate si aggiungono
i contatti telefonici con una Sim Gsm 32074… intestata a Delta
s.p.a. ed attivata presso la Wind il 21-10-2004.
Quando abbiamo recuperato le annotazioni dalle
memorie dei cellulari sequestrati ad Antonio Saladino – frattanto
recapitatici dalla polizia giudiziaria – ci siamo accorti che
il numero della Sim Gsm 32074… intestata alla Delta s.p.a. era registrato
nelle memorie di ben due Sim Gsm e due cellulari di Antonio Saladino
(…), con l’annotazione «Romano Prodi cellulare».
Il dato evidenziato lascia quindi ragionevolmente
presumere – anche sulla base di ulteriori valutazioni che in
appresso saranno dedotte – che la Sim Gsm 32074… intestata alla
Delta s.p.a. fosse in uso al professor Romano Prodi che, in atto,
ricopre la carica di deputato, oltre che di Presidente del consiglio
dei ministri.
Ogni ulteriore acquisizione, sviluppo e concreta
utilizzazione processuale dei dati di traffico della Sim Gsm
32074… intestata alla Delta s.p.a., come pure dei diversi 10 cellulari
con i quali risulta nel tempo utilizzata, nonché delle
ulteriori Sim Gsm coutilizzate coi medesimi cellulari, è
subordinata alla preventiva autorizzazione della Camera dei Deputati,
ove il professor Romano Prodi è stato proclamato eletto
il 21-04-2006, a seguito delle ultime elezioni politiche di quella
primavera.
Valuterà
l’Ufficio la possibile utilizzazione dei dati di traffico delle
utenze Delta s.p.a., nonché l’acquisibilità degli ulteriori
tabulati delle Imei (numero di riconoscimento del cellulare vero
e proprio ndr) e delle Sim Gsm collegate all’utenza, per il periodo
antecedente alla proclamazione del 21-04-2006, quando il professor
Romano Prodi non era investito da alcun mandato parlamentare.
Le stesse considerazioni valgono per Sandro
Gozi, proclamato deputato il 28-04-2006 e componente, dal 06-06-2006,
della commissione Affari costituzionali della Presidenza del
consiglio dei ministri, in sostituzione del deputato Romano Prodi,
nominato Presidente del consiglio dei ministri.
Dalle altre acquisizioni di tabulati - che
a questo punto sarà opportuno ratificare con la preventiva
autorizzazione della Camera dei deputati, per i contatti telefonici
successivi alle proclamazioni del 21-04-2006 - la Sim Gsm 32074…
intestata alla Delta S.p.a. – riconducibile al deputato professor
Romano Prodi - è risultata in circolari contatti telefonici
con le utenze fisse e cellulari di Franco Bonferroni, Antonio Saladino,
Francesco De Grano, Piero Scarpellini e Sandro Gozi.
Con Piero Scarpellini la Sim Gsm 32074… -
intestata alla Delta s.p.a. e riconducibile al professor Romano
Prodi – ha pure condiviso il cellulare caratterizzato dall’Imei (…),
con cui risultano pure utilizzate altre Sim Gsm, che per brevità
omettiamo di indicare.
Dati evidenziati confermano gli stretti e
duraturi rapporti del professor Romano Prodi con Piero Scarpellini
e Sandro Gozi, come già, empiricamente, ci dimostrano
delle elementari interpolazioni dei riscontri indiretti dei tabulati,
della Sim Gsm 32074…, intestata alla Delta s.p.a.
Gli ulteriori e numerosi contatti che dal
2004 (da quando abbiamo acquisito i tabulati) rileviamo fino
ad epoca recente con le Sim Gsm e con le Imei di Franco Bonferroni
(…).
Non pensiamo di esserci sbagliati nell’individuazione
delle utenze del Bonferroni (consigliere d’amministrazione
di Finmeccanica, ndr), posto che a parte i numerosi riscontri
intercettivi che rileviamo dalle indagini collegate (acquisite
al presente fascicolo procedimentale), la Sim Gsm 33560… attivata,
pagata ed utilizzata dal ragionier Franco Bonferroni, come pure
le Imei e le Sim Gsm collegate, alle quali non estendiamo l’interpolazione,
per non incidere sull’inviolabilità dei contatti telefonici
dei membri del parlamento.
Diciamo
solo, a scanso di equivoci, che i contatti telefonici del cellulare
con la Sim Gsm 32074… intestata alla Delta s.p.a.. presentano ulteriori
e protratti nel tempo contatti telefonici con le utenze dell’abitazione
(0522…) del rag. Franco Bonferroni (installata a…), oltre che con
il recapito romano (06…) di (…).
Proprio con riguardo alla vicenda del «comitato
d’affari di San Marino», di cui hanno riferito in modo
circostanziato i testi Alfa e F. F. (vedi sit del 09-05-2007),
abbiamo acquisito sul web la brochure della Delta s.p.a., con i
dati di bilancio al 31-12-2005.
Rinviamo alla consultazione dell’opuscolo,
da cui abbiamo rilevato la sostanziale partecipazione nella compagine
azionaria della Cassa di Risparmio di San Marino (…) e di società
dalla stessa controllate al 100 per cento (vedi la Sie S.r.l.).
Non ci compete e sarebbe anche ultroneo approfondire
in questa sede gli aspetti di effettiva interconnessione societaria
che ricollegano il professor Romano Prodi alla Delta S.p.a.,
alla Cassa di Risparmio di San Marino e alle società collegate.
Dal punto di vista dell’indagine cosiddetta
telefonica, che non risulta ancora preclusa dalle guarentigie
parlamentari, possiamo solo riferire di alcuni accertamenti
meramente amministrativi, che abbiamo svolto sul conto di questa
e di altre utenze Gsm intestate alla Delta S.p.a., rilevate con
contatti telefonici assai significativi nel corso del presente procedimento.
Orbene, da una scrupolosa acquisizione dei
riferimenti commerciali presso i diversi gestori di telefonia
pubblica – gli unici dati acquisibili ed utilizzabili in sede processuale
senza preventiva autorizzazione del Parlamento – abbiamo accertato
che la Sim Gsm 32074… intestata alla Delta S.p.a. – quella registrata
con l’annotazione «Romano Prodi cellulare» nelle memorie
dei cellulari di Antonio Saladino – è stata attivata, come dicevamo,
il 21-10-2004, presso la Wind (si faccia molta attenzione alle date,
da ora in poi).
L’01-04-2005, la medesima utenza GSM 32074…
è stata trasferita alla Tim, con l’attivazione di una nuova
Sim Gsm di quel gestore e la voltura del contratto da Delta S.p.a.
ad «Associazione L’Ulivo I Democratici», strada Maggiore
n. 31, 40125 Bologna (…).
Con la
stessa intestazione «Associazione L’Ulivo i Democratici»
e la medesima partita Iva, il 17-02-2006 il contratto della Sim Gsm
32074… è stato trasferito da Bologna a Roma, in Piazza Santi
Apostoli 73 (…).
Il 23-05-2007 la Sim Gsm 32074…, già
intestata a Delta s.p.a. e poi all’«Associazione L’Ulivo
I Democratici», è stata rivolturata, con lo stesso
numero, alla Presidenza del consiglio dei ministri, (partita
Iva …), via della Mercede 96, Roma.
Esiste quindi un incontrovertibile rapporto
che lega (o legava) l’effettivo usuario dell’utenza alla Delta
S.p.a., alla «Associazione L’Ulivo I Democratici»
e, in ultimo, alla Presidenza del consiglio dei ministri.
Alcune localizzazioni della Sim Gsm, che possiamo
apprezzare dai contatti telefonici rilevati (prima di accorgerci
che potesse essere in uso al deputato professor Romano Prodi),
ci inducono a ritenere segnatamente verosimile che ad utilizzarla
fosse proprio l’attuale Presidente del consiglio dei ministri, o
qualche diretto collaboratore del suo staff.
Sul punto non vogliamo riportare altri elementi,
proprio per non incorrere nei divieti di legge.
Diciamo questo solo al fine di fornire al
pubblico ministero gli elementi di individualizzazione minimale,
onde attivare, eventualmente, le prescritte procedure autorizzative
all’acquisizione ed all’utilizzazione dei tabulati, alla competente
Camera dei deputati.
A proposito delle utenze Delta s.p.a. ed alla
recente voltura delle stesse all’«Associazione L’ulivo
I democratici» ed alla Presidenza del consiglio dei ministri,
rileviamo nei dati di traffico acquisiti altre Sim Gsm che hanno
subito la stessa sorte.
Senza disvelare sul punto il segreto investigativo,
con riguardo ai numeri delle utenze, diciamo solo che le stesse
(con le medesime volture dell’intestazione) sono state utilizzate
per contattare il medesimo bacino di soggetti, a cui risultano
comuni i rapporti con Franco Bonferroni, Sandro Gozi, Antonio Saladino,
Francesco De Grano, Piero Scarpellini ed altri.
Da PANORAMA
IL SILENZIO
DEI GIORNALISTI
Accadono cose inspiegabili se non con la
malafede. Ieri Libero, il Sole 24 ore e il Giornale pubblicano
una notizia sconvolgente. Francesco Giuffrida, funzionario
della Banca d'Italia e perito della procura di Palermo, si rimangia
l'analisi in base alla quale Silvio Berlusconi era stato accusato
di mafia e di aver messo in piedi l'impero Mediaset con capitali della
piovra. In due parole: il perito si è sbagliato, conclusioni
affrettate, nessuna documentazione. Che l'inchiesta siciliana fosse
stata costruita sull'acqua era parso evidente subito. Il Cavaliere
è antipatico, non sarà uno stinco di santo, ma picciotto,
via, era ridicolo. Ridicolo o no, c'è sempre qualche pirlacchione
incline ad alimentare le tesi più strampalate. Sicché
il procedimento andò avanti trovando vari sponsor non solo
in ambito giudiziario, ma anche giornalistico. Berlusconi con la coppola
e il fucile a canne mozze: un'immagine troppo suggestiva, e paradossale,
per non stimolare la fantasia perversa e le penne ciucche di alcuni
fondamentalisti dell'informazione dietrologica.
di VITTORIO FELTRI su LIBERO
FORCAIOLI, TIEH!
Crollano i teoremi sulla
nascita di Fininvest. Il perito: ho sbagliato
Francesco Giuffrida, il funzionario
della Banca d'Italia che al processo Dell'Utri per il Pool di
Palermo ricostruì la nascita della Fininvest con una monumentale
e super-pubblicizzata perizia, adombrando flussi di capitali
tanto misteriosi da venir citato per danni dal gruppo di Segrate,
ha accettato e sottoscritto una transazione per chiudere il contenzioso
civile con il gruppo finanziario. Fininvest chiedeva un risarcimento
perché si sentiva accusata ingiustamente. Nella transazione
Giuffrida ammette che la propria consulenza fu parziale, tanto da
lasciare insoluta l'origine di otto operazioni finanziarie.
Ma spiega anche i motivi della parzialità
del suo operato. E bacchetta la procura. Sottolinea infatti che
la sua attività andava completata ma ciò mai avvenne
perché il procedimento finì archiviato. Aggiunge
che il suo lavoro era «costantemente sottoposta allo specifico
e ineludibile coordinamento ed al diretto controllo dei Pm».
E anzi fu proprio sotto le loro strette direttive che si arrivò
alla «scelta dei documenti da consultare e acquisire agli atti».
Frasi incisive quindi nelle cinque pagine dell'accordo stipulato
tra il perito e il gruppo televisivo. E che si rifletteranno nei processi
ancora in corso. Tanto che sia il difensore di Silvio Berlusconi,
Nicolò Ghedini, sia la Fininvest sottolineano come questa transazione
«smentisce in modo assoluto e indiscutibile - si legge in
un comunicato dell'azienda - la campagna mediatica pesantemente
diffamatoria condotta per anni in danno della Fininvest».
Si spinge oltre Ghedini: «La transazione
dimostra inequivocabilmente l'assoluta infondatezza di ogni
ipotesi di di illeicità o carenza di trasparenza dell'origine
del denaro utilizzato per fondare la Fininvest. Denaro lecito,
derivante da operazioni finanziarie tutte ricostruite fino all'ultimo
centesimo». L'aspetto infatti più rilevante di questo
accordo non è tanto quello giudiziario quanto quello mediatico.
La relazione di Giuffrida, infatti, e la tesi di possibili capitali
mafiosi presenti nella costituzione dell'azienda non avevano finora
ottenuto alcun esito processuale visto che l'indagine sull'origine della
Fininvest già si era chiusa con un nulla di fatto. Ma il lavoro
di Giuffrida per anni ha alimentato le accuse mediatiche. «Berlusconi
ha creato ricchezza e decine di migliaia di posti di lavoro in modo assolutamente
corretto - continua Ghedini - Questo è tutto ciò che si evidenzia
dopo anni e anni di inattendibili ricostruzioni. Oscuri giornalisti sono
diventati famosi e analfabeti di ritorno sono diventati scrittori, diffamando
Berlusconi in merito all'origine del suo patrimonio. Molti, e fra questi
anche politici di rilievo dell'attuale maggioranza, dovrebbero scusarsi
per aver tentato negli anni passati di strumentalizzare vicende del tutto
infondate. Solo la volontà e la pervicacia di Berlusconi hanno
consentito di dimostrare la realtà e la verità dei fatti
ma in questo paese, dove si diviene garantisti soltanto per difendere i
propri amici, la coerenza è un mero auspicio e la decenza è
del tutto inesistente. Rimane un dato oggettivo: Berlusconi e la Fininvest hanno sempre agito con
totale e assoluta correttezza».
La vicenda inizia il 5 dicembre 1997 quando
la procura di Palermo, dopo aver sentito dei pentiti di mafia
secondo i quali Fininvest avrebbe utilizzato capitali sporchi,
affida proprio a Giuffrida l'incarico l'incarico di «verificare
la legittimità degli apporti finanziaria intervenuti alle
origini della Fininvest da parte di soggetti terzi». Giuffrida
compie le sue analisi e deposita le sue considerazioni nell'aprile
del 1999. Il gip Gioacchino Scaduto le legge e archivia a dicembre
di quell'anno il procedimento. Mancano le prove. Passano sei mesi
e la relazione finisce al processo Dell'Utri. In aula, si legge
sempre nella transazione «Giuffrida sostiene che per otto delle
operazioni esaminate non era riuscito ad identificare l'origine
della provvista. Il che aveva generato nell'opinione pubblica la
convinzione che la società potesse avere effettivamente goduto
dell'apporto di capitali di provenienza mafiosa». Accuse
pensanti che spingono l'azienda, dopo la definizione in primo grado
del procedimento, ovvero nel 2006, a citare Giuffrida per i gravi
danni patiti. In pratica la Fininvest sostiene che il perito poteva
ricostruire le otto operazioni e verificare che i denari «erano
pacificamente rivenienti da persone, fisiche o giuridiche, tutte
immediatamente riferibili all'allora costituendo gruppo Fininvest
e quindi senza alcun afflusso di denaro dall'esterno».
Giuffrida replicava sostenendo che la
consulenza era incompleta perché costituiva «solo
una prima ipotesi di lavoro», da integrare. Ma, in realtà,
quella relazione non venne mai approfondita visto che poi il procedimento
per il quale era stata redatta venne archiviato. Se non fosse poi
resuscitata, seppur parziale, al processo Dell'Utri. Per questo ora
«riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio
elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento ed inoltre che
le predette operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte
ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza
esterna al gruppo Fininvest».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it
PRONTO, CHI PIRLA?
PIU' UGUALI DEGLI
ALTRI: LA CASTA CI COSTA
Prima ipotesi di reato: concorso
in violazione del segreto istruttorio. Avvisare Giovanni
Consorte che il suo telefonino era sotto intercettazione,
come ha fatto Massimo D'Alema a sua volta inconsapevolmente intercettato,
è elemento di un possibile reato commesso in concorso
con ignoti. Da chi l'allora presidente dei Ds aveva saputo che
quel telefonino era sotto intercettazione?
Varrebbe la pena di indagare,
anche per scoprire i pubblici ufficiali che quella notizia
illegalmente hanno fatto trapelare.
Seconda ipotesi di reato: concorso
in aggiotaggio informativo, manipolazione del mercato
e insider trading. Reato ipotizzabile in concorso con lo stesso
Consorte per D'Alema, il senatore Nicola La Torre e il segretario
dei Ds, Piero Fassino. Tutti e tre, a vario livello, intercettati
al telefono mostrano di essere perfettamente a conoscenza di
false informazioni fornite al mercato da Unipol in merito alla
scalata in Bnl.
Non solo: conoscono in anticipo
rispetto al mercato (il 14 luglio, quando la divulgazione
avviene il 18 luglio) le vere informazioni utili ad investitori.
Iscrivendo i tre politici nel registro degli indagati oltre
ad appurare i fatti nella loro verità servirebbe a svolgere
ulteriori indagini, ad esempio verificando se di quelle informazioni
privilegiate qualcuno di loro direttamente o indirettamente si
sia avvalso per effettuare investimenti nelle ore successive.
Ce ne sarebbe più che a sufficienza per l'inizio di un'azione
penale nei confronti dei tre parlamentari.
Esistono poi altre intercettazioni
che forse rivelano solo cattivi costumi (ad esempio
quella in cui Fassino racconta di una telefonata intimidatoria
nei confronti del presidente di Confindustria, Luca Cordero
di Montezemolo, ritenuto colpevole di un articolo poco amichevole
del Sole 24 Ore), o che potrebbero dischiudere la porta ad altre
ipotesi investigative.
Ad esempio il 17 luglio 2005 alle
21 e 57 Fassino chiama Consorte, chiede ogni dettaglio sulla
scalata in corso di Unipol a Bnl e a un certo punto aggiunge:
«Senti, questa storia che ho letto sui giornali: Gavio,
eccetera, ci sono dentro loro come...?». E Consorte
spiega: «Gavio entra con uno 0,5 per cento. Marcellino
Gavio». Fassino: «Uhm, uhm, uhm. Insieme a chi?
A Bonsignore?». Consorte: «Perché lui... No,
Bonsignore esce». Fassino: «Esce? E come mai lui entra?».
Consorte: «Esce. Gavio entra perché ha capito che...
che aria... che l'aria cambia e siccome lui.... vuole lavorare
con le cooperative...». Fassino: «Ho capito, ho
capito».
Altro elemento utile per lo
meno per una convocazione in procura di Gavio, per capire
se all'epoca vi fossero state o meno pressioni per il suo ingresso
nell'operazione Bnl, che aveva poca logica di mercato per
quel gruppo. Se - ad esempio- era stata da qualcuno ipotizzata
in alternativa un'esclusione del gruppo Gavio da importanti
lavori cogestiti dalle cooperative oppure da futuri appalti una
volta che al governo come allora si riteneva non probabile, ma certissimo,
da lì a un anno fosse andato il centrosinistra.
Questi e altri dubbi giudiziari
probabilmente resteranno tali, senza risposta. Per sempre
un'ombra sull'operato di tre importanti uomini politici
italiani, tutti e tre ai vertici del morente partito dei Democratici
di sinistra. Resteranno un'ombra perché ormai tutto congiura
per il non rilascio da parte delle Camere della necessaria autorizzazione
all'utilizzo di quelle intercettazioni.
Dopo l'inconsueto intervento
dei presidenti delle Camere contro il gip Clementina
Forleo che quella autorizzazione ha chiesto con apposita
ordinanza, ieri è arrivato un intervento censorio addirittura
dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che
è anche presidente del Csm. Il capo dello stato non ha mai
nominato direttamente il caso in questione nè il gip milanese,
ma a tutti è parso chiaro il significato di un suo invito
ai magistrati a non «inserire negli atti processuali atti
estranei e valutazioni non pertinenti».
Sempre ieri altro intervento duro
da parte del ministro della Giustizia Clemente Mastella, che
ha già iniziato una procedura di acquisizione delle ordinanze
per eventuali fini ispettivi (decisione che avrà un bis
da parte del procuratore generale della Cassazione). Infine
la velenosa reazione (più comprensibile) da parte di uno
dei possibili indagati, Fassino: «Alla dottoressa Forleo
riconosco il diritto di chiedere al Parlamento l'utilizzo delle
intercettazioni. Ma non di precostituire giudizi infondati senza
accertamenti. Noi siamo gente perbene...»
Franco Bechis - Italia
Oggi
ROGHI E CACCIA
ALLE STREGHE
Esistono al mondo delle popolazioni
che godono di una speciale immunita' internazionale in base
alla quale possono commettere ogni sorta di nefandezze, sicuri dell'omerta'
del resto del mondo.
Un paio di mesi fa Israele
aveva incominciato dei lavori per sostituire in ponte
crollato che portava dal Piazzale antistante il Kotel
al Monte del Tempio, ponte che sarebbe stato usato dagli
arabi israeliani per salire alle loro moschee.
Appena iniziati i lavori
il Waqf, autorita' religiosa islamica, ha incominciato
a urlare allo scempio, all'ennesimo tentativo sionista
di ditruggere le moschee, ha chiamato il popolo islamico
all'intifada e ha presentato un protesta ufficiale all'ONU
affinche' i lavori del ponte fossero fermati.
Cosi' fu.
Per le strade di tutti
i paesi islamici milioni di poveri esaltati si sono
messi a manifestare contro Israele, morte agli ebrei, morte
ai sionisti, morte a tutti, Allahu akbar!
L'ONU impose a Israele
di bloccare i lavori e di sottoporre il progetto ad
una commissione internazionale, intendendo quindi che a casa
nostra non possiamo fare quello che riteniamo giusto, intendendo
che non siamo un Paese sovrano, come credevamo, ma
una colonia palestinese e che i palestinesi comandano e decidono
incuranti della nostra storia e dei i nostri diritti.
Sul Monte del Tempio, il
luogo piu' sacro dell'ebraismo dove naturalmente
il potere palestinese non permette agli ebrei di mettere piede,
lo stesso Waqf di cui sopra, da almeno 10 anni, sta sistematicamente
distruggendo e eliminando preziosissimi resti archeologici
del Tempio di Salomone e di artefatti cristiani.
Migliaia di tonnellate
di terra contenente resti del primo e secondo Tempio
sono stati gettati nelle discariche, fra essi anche le colonne
di un'antica chiesa bizantina andate completamente distrutte
e frammenti di altari spaccati a martellate.
Nessuno puo' andare a vedere
quello che succede perche' dall'anno 2000 il Waqf
impedisce ogni controllo archeologico sui loro continui scavi da parte di Israele
e di chiunque altro.
Foto prese dall'alto mostrano
bulldozer che scavano il terreno procurando danni
enormi e costruzioni di altre moschee sul suolo sacro sia
ad ebrei che cristiani.
L'autorita' religiosa islamica
vieta l'entratra al Monte del Tempio ( che, per la
cronaca, e' territorio israeliano) a chiunque non sia
islamico per impedire che qualcuno denunci tanta distruzione
e la rimozione e scomparsa di tutte le antichita' ebraiche
raccolte nelle stanze sotterranee.
Perche' accade tutto questo,
oltre alla solita prepotenza islamica e al suo vizietto
di distruggere tutto quello che riguarda le altre fedi?
Accade in onore di Arafat
il quale nel 2000, prima di rompere le trattative
di pace a Camp David, grido' in faccia a Clinton e a Barak
che il Tempio degli ebrei non e' mai esistito e che lassu' c'e'
sempre stata soltanto la moschea di Al Aqsa dai tempi di Adamo
ed Eva, naturalemente palestinesi essi stessi.
La teoria di Arafat non
fu contrastata da nessuno al mondo e distruggere ogni
segno di storia ebraica sara' la dimostrazione che l'Islam
e' il legittimo proprietario del Monte, di Gerusalemme,
di Israele, cioe' del "cosiddetto Israele".
Gli archeologi israeliani
protestano ma il Governo non puo' intervenire, il
pericolo di una nuova rivolta palestinese e' concreto, loro
non sono mai sazi di violenza e di morte.
Una nuova intifada darebbe
il via in Occidente alle solite ondate di odio antisemita
contro Israele reo di impedire ai poveri palestinesi la giusta
distruzione di tutto quello che potrebbe creare dubbi sul taroccamento
della storia diffuso da loro e ripreso dai loro amici in Europa
e in USA.
C'e' chi puo' fare tutto
cio' che vuole, guerre, distruzioni, terrorismo, guerre
civili e piu' sono feroci, piu' sono barbari, piu' li amano
e li ammirano, basta andare sul web e leggere i vari forum in
inglese o in Italiano per avere un assaggio dell'enorme mole
di odio che la gente riversa su Israele e su chi ama questo Paese.
Crociate antisemite,caccia
alle streghe, accuse di razzismo, veri e propri linciaggi,
si critica tutto e tutto e' condannabile e piu' l'islam commette
oscenita' piu' l'odio contro Israele aumenta.
L'Italia, in sintonia con
Dalema che vuole a tutti i costi il dialogo con Hamas
considerato un'organizzazione piena di brava gente, non
fa eccezione e in questi giorni ha dato un'ulteriore dimostrazione
di talebanesimo firmando in 200 una petizione contro Magdi
Allam, colpevole di denuciare il fondamentalismo islamico e,
soprattutto, colpevolissimo di amare Israele.
Il suo libro dal titolo
molto esplicativo VIVA ISRAELE, ha scatenato i talebani
italiani contro di lui gia' sotto severa scorta a causa delle
fatwe islamiche che gli sono piovute sulla testa.
Questi 200 talebani, incuranti
del pericolo cui espongono ulteriormente Magdi Allam,
da farabutti lo danno in pasto agli esaltati che minacciano
di ammazzarlo e hanno sferrato contro di lui un attacco
di una violenza e di una stupidita' incredibili.
Per non sfatare il detto
che gli ebrei sono sempre primi in tutto, Gad Lerner,
ex Lotta Continua, ebreo di sinistra, antiisraeliano ha dato,
forse involontariamente, il via a questa vergogna scrivendo
un orrendo e ridicolo articolo di protesta per quel Viva
Israele cosi fastidioso alle orecchie di un comunista.
Preso dal sacro fuoco delle
accuse Lerner scrive, forse senza rileggersi, che Israele
ha osato vincere la guerra dei 6 giorni, commettendo cosi'
una grande ingiustizia::
"Perché l'umiliazione
e l'infelicità araba che ne scaturirono sono
fattori potenti di una
guerra in cui siamo tuttora immersi."
Quindi per la mentalita'
sinistra dei sinistri Israele doveva perderla quella
guerra, doveva stare immobile ad aspettare l'attacco su tutti
i fronti, che sarebbe stato l'attacco finale e conclusivo
e poi basta, finito, Israele Kaputt, Israele in mare, ebrei
ammazzati . Questo doveva fare, farsi distruggere pur di
non dare un'umiliazione agli arabi.
Capito? Questa e' follia
pura.
In base a questa stessa
follia i 200 talebani italiani firmano un j'accuse contro
Magdi Allam, colpevole di aver detto la verita' cioe' che negli
atenei italiani non esiste liberta' di espressione essendo
covi di filoislamici che non permettono a chi non e' dei
loro di parlare.
E protestano anche, chissa'
chi ha impedito al rappresentante di Israele di parlare
nell' Ateneo di Torino, aggredendolo anche fisicamente,
chissa' chi ha costruito nell'atrio della stessa Universita'
un muro per denunciare la barriera salvavita israeliana,
coperto della solita propaganda insultante.
Chissa' perche' e' stato
consigliato a Angelica Calo' , del kibbuz Sasa, di
non presentarsi all'incontro previsto all'universita' di
Bologna.
Chissa' perche' nelle universita'
italiane sono sempre presenti comitati antiisraeliani
, antioccidentali, con grandi esposizioni di bandiere palestinesi.
Magdi Allam ha titolato
il suo ultimo libro "VIVA ISRAELE", e quel VIVA davanti
al nome tanto odiato deve averli sconvolti, insopportabile,
non si puo' accettare che qualcuno apprezzi quell'entita' sionista,
quel paese demoniaco che ruba la terra ai palestinesi.
Magdi Allam va messo
all'indice , come si faceva nei periodi piu' oscurantisti
della storia, lo brucerebbero quel libro se potessero.
Al rogo al rogo, come i
nazisti, come la Santa Inquisizione, al rogo!
Intanto pero' e' il suo
autore che va demonizzato e minacciato secondo la miglior
tecnica sovietica che se non puo' eliminare fisicamente il
nemico lo distrugge comunque nel modo piu' vigliacco, con
una bassezza senza pari mettendolo in pasto ai suoi nemici giurati
e pericolosi, con la stessa ferocia dei loro amici fondamentalisti.
VIVA ISRAELE non gli va
giu', tutto ma non questo, sono esplosi di rabbia e
di odio, un titolo che li offende come offende i loro amici,
non riescono ad accettarlo, loro, i difensori della liberta'
per i terroristi, loro i paladini della pace dei cimiteri per
gli ebrei israeliani.
In 200 hanno firmato la
loro Fatwa come scrive il Foglio e la loro vittima e'
un musulmano che denuncia l'apologia della morte perche' ama
la vita.
Scandalo, anatema. Lo scandalo
e' addirittura biblico perche' oltre alla vita Magdi
Allam ama il Paese che ha fatto della vita il fulcro della
sua storia moderna.
VIVA ISRAELE, signori firmatari
della fatwa, sognatelo il vostro incubo, Israele e'
non solo VIVA ma e' VIVO nonostante il vostro odio e
la vostra rabbia e che l'incubo vi perseguiti.
L'idea che esista una religione
che puo' tutto, che rende schiavi persino i suoi simpatizzanti,
che puo' creare terrore, odio, ingiustizia, discriminazione,
fatwe e pericolose ideologie, fa paura.
Un'ideologia assassina
che puo' , in piena Europa, far sventrare un uomo,
un regista per un documentario denuncia sulla condizione della
donna.
Un'ideologia nazista che
puo' far sgozzare un giornalista facendogli dire "io
sono ebreo".
I giardini di Israele non
fanno per voi, signori 200, la Vita non fa per voi,
VIVA ISRAELE e' contro il buio che avete dentro e questo vi
sconvolge al punto che volete vendicarvi.
In quanto persona, ebrea
e israeliana, viva e innamorata di Israele, offro
a Magdi Allam la mia gratitudine, la mia ammirazione per
il suo coraggio, merce rara di questi tempi, e la mia totale
solidarieta'.
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com
IL MOMENTO SVANITO DELLA VERITA’
E’ l’occasione della vita,
per tutti i partiti, per tutti i politici, per tutta
l’Italia, ma nessuno ne approfitterà e nessuno se ne accorgerà
e non perché manca il talento, la volontà di distruggere
l’intero castello della Prima Repubblica mai morta e della
Seconda Repubblica mai in salute. I motivi sono altri. In
fondo basterebbe tifare per quei “talebani” che stanno cercando
di far capire all’Italia da anni che la politica è un gioco
sporco, ma che la sporcizia non deve giungere nelle cae delle
persone, attraverso le tv ed i telefoni, attraverso i giochi
bancari che indirettamente diventano giochi sui conti correnti
dei risparmiatori e giochi pericolosi su pensioni, Tfr, liquidazioni.
Insomma il soave olezzo non deve giungere fino al nostro naso
e tutti a dire che in realtà è il naso che ci sente male.
Un giorno ci furono dei talebani di nome Chinnici, Falcone, Borsellino
che decisero di fare piazza pulita della malavita organizzata
e tutto andò bene, fino a quando non decisero che non bastava
un maxi-processo, ci voleva di più: bisognava scegliere
se salvare il piccolo mondo dei giusti, di quelli che credono ancora
nella giustizia, che si alzano la mattina pensando in buona fede
che chi li rappresenta debba farlo nel migliore dei modi, che la
giustizia esiste realmente, che le forze dell’ordine, tutte
indistintamente, sono composte da gente che smazza per pochi soldi
al mese e non comanda mai nulla, che la vera economia è
quella fa affari chiari, investimenti seri e veri oppure se salvare
il grande mondo della politica, dove nulla è chiaro, ma
dove tutti possono trovare porto franco, tutti i cittadini dal più
piccolo al più grande, ma devono altresì capire che
la politica è difficile, che si fa con compromessi puzzolenti,
con giochi politico-economici pericolosi…Si scelse la seconda.
E da allora c’è chi sistemò le pratiche con il tritolo,
chi sperò che qualche scampolo di processo contro uomini
e senatori illustri segnassero il passo ad una nuova generazione,
ma l’operazione “salviamo la politica” andò a buon fine,
scontarono in pochi, perché anche la politica miete le sue
vittime ed ha i suoi figliastri.
Il secondo capitolo si
chiamò Tangentopoli. Un gruppo di talebani scoprì
e smantellò un intero sistema perverso di finanziamenti,
mazzette, favoritismi, cene private e salotti oscuri che
viaggiava parallelamente ai meccanismi dell’economia italiana,
della grande imprenditoria, della vita stessa dei partiti.
Un terremoto, si disse. Ma anche lì, a parte qualche
grande figliastro di Hammamet e qualche capo uscito fuori più
per buonuscita che non con reali punizioni, non se ne fece nulla,
anzi accadde che i talebani iniziassero a preferire il mondo che
avevano combattuto. Il pesce grande inghiottiva il pesce piccolo
che aveva sempre sperato di pungere ed annientare.
Oggi c’è un talebano di nome
Woodcock che spulcia fra vizietti, cattivi costumi, prestazioni
extra e raccomandazioni nel vasto mondo dell’immagine
afferenti al mondo della politica e dello spettacolo. Non solo.
Una talebana di nome Forleo, guarita dalla sindrome di liberazione
degli Imam, chiede lumi, ovvero intercettazioni, si chi in
questi anni, dal governo o dall’opposizione, ha pensato bene
di fingersi tifoso (in tempo in cui neppure l’ultras della curva
si spaccia per tale, ben pagato com’è dalla società calcistica),
per favorire questa o quella compagnia in una guerra di holding
bancarie, assicurative, politiche, dove tutti hanno avuto un
ruolo, apparentemente piccolo ed insignificante, ma, come dice
la pubblicità, “quante cose puoi ormai fare con un pc o
con un cellulare, stando comodamente a casa tua”. E’ in questo momento
che la Prima e la Seconda Repubblica si uniscono, progettando
riforme sulla magistratura, coprendo le magagne cui hanno costretto
le forze dell’ordine ed i servizi segreti in questi anni, si
inventano nuovi partiti per sembrare belli, lanciano nuovi personaggi
o candidature ad inutili esperimenti americani (le primarie)
per dimostrare che, nonostante rappresentino il più bieco
vecchiume, il vaso di Pandora che nasconde ormai quasi trent’anni
di disgrazie italiane, il “nuovo” sta arrivando e sono sempre loro.
Un ministro della Giustizia accusa la Giustizia di faziosità
e centro, destra, sinistra, dimenticando odi e colori, gli danno
ragione e chiedono di distruggere le prove sotto l’egida della più
pericolosa delle parole, perché usata nel modo più falso:
garantismo. Ce la faranno di nuovo, perché l’Italia è un paese
frivolo e debole, un paese che adesso non potrà che pensare all’estate,
a cosa avrà di più nella pensione (nulla e lo sa
bene) o sul telefonino. Perché non c’è una Terza Repubblica,
semplicemente perché non c’è una Repubblica…E trent’anni
fra bombe e baschetti e finte lacrime in giacca e cravatte, uguali
a quelle di oggi, lo avremmo dovuto capire.
Angelo M. D' Addesio
La fatwa di 200 maestri di non libertà
contro Magdi Allam
Magdi Allam deve aver
sentito una mano di ghiaccio sul collo. Duecento intellettuali,
persone gentili, molto cristiane, brave di penna, cattedratici
stimati, predicatori di pace, incapaci di fare del male
a una mosca, hanno firmato un manifesto contro di lui. Lo
sanno che cosa hanno fatto? Hanno la testa, insegnano all'università:
si presume di sì. Tutti sanno che contro Allam
sono state pronunciate sentenze di morte e c'è intorno
a lui un vuoto sociale da macumba, al punto che è il giornalista
più blindato del mondo. Tutti sanno meno loro? E allora
perché si sono presi la briga di prendere in mano il foglio
scritto da un arabista dell'Università Cattolica di
Milano, Paolo Branca, e poi pensarci su, quindi metterci la firma,
non prima di aver raccomandato l'adesione ad altri? Poi è
successo che un tipo serio come Giancarlo Bosetti, ex vicedirettore
dell'Unità, collaboratore di Repubblica, l'ha piazzato
con enorme solennità sulla sua rivista Reset. Se fosse un
foglietto da niente, un sito internet di insulti, sarebbe poca
cosa. Ma l'altezza del luogo editoriale da cui si tira questo
sputo profumato fa più paura. È un meraviglioso lasciapassare
per criminali. Ma dove vive, anche lui? Che razza di crapa hanno
queste persone, le quali si prestano a un gioco di società
che somiglia a una roulette russa sulla tempia di uno che non la pensa
come loro? Magdi, ovvio, si può avversare, criticare, come no,
ma da quando in qua si usa sottoscrivere appelli contro un condannato
a morte? Qui non è una semplice messa all'indice di un libro ("Viva
Israele", Mondadori), ma il rogo per il suo autore, visto come un
kamikaze dell'Occidente (lo disegnò in questo modo Vauro con
la compiacenza di Michele Santoro ad Anno Zero, Rai 2). Mi vengono
in mente due faccende a guisa di precedenti storici antipatici.
Gli appelli che circolavano al tempo di Stalin contro i fisici
sovietici borghesi, per emarginarli dagli istituti scientifici
e poi spedirli nei gulag. Erano inclini a credere alla teoria della
relatività di Einstein, poi ci fu il contrordine compagni. I manifesti
contro i cultori della linguistica borghese sempre al tempo di Stalin
autore del mai abbastanza schifato "La linguistica e il marxismo" (1950).
Quella era una pratica sovietica corrente. L'attacco personale, l'individuazione
di un caso umano come incarnazione di una malattia ideologica nefasta.
Non si attacca un sistema di pensiero, smentendolo con fatti precisi.
Questo sarebbe la pratica corrente e legittima. Non è che siccome
Magdi ha dei nemici mortali allora nessuno lo può attaccare. Ci
mancherebbe. Ma siamo uomini o caporali che radunano una squadra di picchiatori?
Stavolta si è individuata una persona e la si è trasformata
nell'idea oscena del «giornalismo tifoso». (...)
Clicca qui per continuare nella lettura, segue
elenco nominativo dei 200 firmatari.
La peggiore sinistra del mondo
Abbiamo la sfortuna
di avere la peggiore sinistra del mondo, specie sulla
questione delle nuove ideologie totalitarie. Lasciamo stare,
per un momento, i comunisti, gli antagonisti e tutti quelli
che nel mondo occidentale sono finiti nella spazzatura della
storia e da noi incomprensibilmente al governo. Parlo della
sinistra cosidetta moderata, moderna e democratica. E' quella
la peggiore sinistra del mondo. Dunque. Abbiamo un ministro
degli Esteri che crede che Hamas sia un interlocutore democratico
e che i palestinesi che trattano con Israele gli avversari (ieri
è stato rimbrotatto dal ministro degli Esteri socialista
francese). Crede lo stesso di Hezbollah, con cui va a braccetto.
Sull'Iran "no a nuove sanzioni", mentre rivendica gaiamente trattative
per la liberazione di 5 capi talebani in Afghanistan. Fassino, quello
"sionista" del gruppo, è più o meno d'accordo e pure
lo scrive sulla prima pagina del Corriere della Sera. Giuliano Amato
oggi fa l'elogio del velo e spiega che l'Islam ci insegna valori
preziosi riguardo alla dignità delle donne. Sul fronte intellettuale,
diciamo così, Giancarlo Bosetti pubblica su Reset un appello
di intellettuali de sinistra contro il musulmano laico Magdi Allam,
colpevole di difendere l'unica società libera e democratica
del Medio Oriente e di denunciare il pericolo del fondamentalismo
islamico. Il leader del nascituro Partito Democratico non affronta
mai la questione più importante di questi anni e, ieri, sulla
Stampa è stata riportata una sua frase di un paio d'anni fa
in cui mette sullo stesso piano "schiavismo" e "reaganismo".
E' la peggiore sinistra del mondo and I'm not feeling fine.
Christian Rocca - Camillo
BAGHDAD CAPUT MUNDI
Lo storico Victor
Davis Hanson ci spiega perché in Iraq è
in gioco la forza della nostra democrazia, in una lotta tra
il cinismo liberal e l'ideale di libertà
"Il
peggior incubo dei nostri nemici è un governo
costituzionale nel cuore dell'antico califfato,
circondato dalla legge del consenso"
"Non mi spaventa
solo l'Iraq, ma la grande questione se l'occidente
abbia la capacità e la volontà di sconfiggere
il parassita jihadista"
Intervista
di Giulio Meotti per il Foglio.
Per il
testo completo dell'intervista, clicca
qui.
"Er mejo fico der bigoncio"
«Hamas
è una forza reale che rappresenta tanta parte
del popolo palestinese», ha detto ieri pomeriggio
Massimo D'Alema. «È sbagliato regalare ad Al
Qaeda movimenti come Hamas e Hezbollah. Hamas si è
reso protagonista di atti terroristici, ma è anche un movimento
popolare: per l'Occidente non riconoscere un governo eletto
democraticamente, magari mentre andiamo a braccetto con qualche
dittatore -??- (NdF), non è una straordinaria lezione
di democrazia», ha sostenuto il ministro degli Esteri.
A suo avviso, «è interesse della comunità internazionale
evitare di spingere questi movimenti nelle braccia di Al Qaeda».
(Corriere della
Sera)
Il D'Alema
pensiero è sulla bocca di tutti.
Purtroppo.
Fini ha pensato
bene di denunciare l'irresponsabilità del nostro
dannoso ministro degli esteri. Ma lo ha fatto limitatamente
alla frase che ha svelato la particolare concezione
del "nostro" su ciò che rappresentano i movimenti
come Hamas e Hezbollah.
In verità,
da quando è diventato parte di questo governo
fallimentare, il signor D'alema si è sempre comportato
irresponsabilmente:
proclamando
un'"equivicinanza" con Israele ed i Paesi arabi,
mentre di fatto appoggiava chi tuttora si augura che Israele
sia cancellato dalle carte geografiche;
conducendo
un'allucinante gestione del rapimento di Mastrogiacomo
e dei due afghani che lo accompagnavano e costringendo
il governo Karzai a liberare 5 terroristi in cambio del
solo italiano;
intrattenendo
rapporti cordiali con dittatori di stati canaglia
(e a questo proposito mi chiedo a chi alludesse accusando
la Comunità Internazionale di "andare a braccetto
con qualche dittatore").
Non ci giurerei,
ma presumo che nemmeno durante gli ultimi anni del
Governo Fascista, Il mondo civile avesse un'immagine così
negativa del nostro Paese.
dal blog di Fosca
Quella dell'Unicef sui bambini sotto Saddam
si chiama cinica propaganda
Si chiama
cinica propaganda ed è la specialità dell'Unicef.
Per il suo vicedirettore, Dan Toole, i bambini iracheni
stavano meglio con Saddam Hussein.
Quando
i figli del satrapo appendevano la gioventù ai
ganci della tortura, quando i bambini sciiti venivano costretti
a bere urina e a guardare i genitori scomparire dentro
le fosse comuni, quando gli studenti dovevano imparare
i racconti del caro leader, quando le Nazioni Unite i bambini
li affamavano con "Oil for food", quando nel paese vigeva
un detto: esci di casa col piede sbagliato e sei morto. Sotto Saddam
i bambini erano condannati a un futuro di morte e desolazione,
primigeniti di una storia riscritta per il dominio sunnita
sui figliastri curdi e sciiti. Il loro futuro non è roseo,
ma i loro padri stanno morendo per dargliene uno, nuovi nati della
prima democrazia costituzionale del medio oriente. Dov‚era
l'Unicef quando l'ospite di Saddam Al Zarqawi si vantava di dilaniarne
una quarantina? Il Comando centrale americano rende noto
che il 98 per cento dei bambini sono stati vaccinati contro la
polio, migliaia di scuole sono state costruite, a milioni vanno
a scuola, tre milioni in più accedono all'acqua.
Un tempo
sui manuali scolastici si osannavano le gesta di uno
psicopatico, oggi vi sono ricordate le imprese sanguinarie.
Ieri il Baath ordinava di "liquidare" i bambini handicappati,
oggi gli americani forniscono loro protesi e cibo.
Solo la più cupa propaganda può assimilare incubo e
libertà, una dittatura che spargeva gas sulle teste
e un governoeletto che le conta dentro le urne.
da Il Foglio
Fukuyama: «L'Europa è a rischio»
«Il fallimento del sogno multiculturale
mina le fondamenta della democrazia»
Le moderne
società liberali in Europa e Nord America tendono
ad avere identità deboli; molti celebrano il loro
pluralismo e multiculturalismo, sostenendo che la loro identità
in effetti è non avere identità. Il fatto
è che l'identità nazionale continua a esistere in
tutte le democrazie liberali, anche se con caratteri differenti
in Nord America rispetto ai Paesi dell'Ue. Secondo Seymour
Martin Lipset, l'identità americana è sempre stata
di natura politica, essendo gli Usa nati da una rivoluzione
contro l'autorità statale con alla base cinque valori
fondanti: uguaglianza, libertà (o antistatalismo), individualismo,
populismo e laissez-faire. L'identità americana ha le
sue radici anche nelle diverse tradizioni etniche, in particolare
in quella che Samuel Huntington definisce la cultura «anglo-protestante»,
da cui derivano la famosa etica protestante del lavoro, l'inclinazione
all'associazionismo volontario e il moralismo in politica.
Questi aspetti chiave della cultura americana all'inizio del
XXI secolo sono stati distinti dalle loro origini etniche, divenendo
patrimonio della maggioranza dei nuovi americani.
In Europa
dopo la seconda guerra mondiale ci fu un forte impegno
nella creazione di un'identità europea «postnazionale»,
ma ancora pochi pensano a sé come genericamente
europei. Con il rifiuto della Costituzione europea
nei referendum in Francia e in Olanda nel 2005, i cittadini
hanno segnalato alle élites di non essere pronti
a rinunciare allo Stato e alla sovranità nazionale.
Le vecchie identità nazionali europee continuano a sussistere
e la popolazione conserva tuttora un forte senso di cosa
implichi l'essere inglese, francese o italiano, anche se
non è politically correct affermare troppo fortemente
tali identità. Le identità nazionali in Europa,
comparate a quelle nelle Americhe, rimangono più fondate
sugli aspetti etnici. La maggior parte dei Paesi europei tende
a concepire il multiculturalismo come una cornice nella quale far
coesistere culture differenti, piuttosto che un meccanismo di
transizione per integrare i nuovi arrivati nella cultura dominante.
Quali che siano le esatte cause,
il fallimento europeo nel tentativo di creare una migliore
integrazione dei musulmani è una bomba a orologeria
che ha già contribuito al terrorismo, che certamente provocherà
una più decisa reazione dei gruppi populisti e che può
persino minacciare la stessa democrazia europea. La soluzione
di tale problema richiede cambiamenti nel comportamento
delle minoranze immigrate e dei loro discendenti, ma anche
in quello dei membri delle comunità nazionali dominanti.
Il primo versante della soluzione è riconoscere che
il vecchio modello multiculturale non è stato un grande
successo in Paesi come l'Olanda e la Gran Bretagna, e che è
necessario sostituirlo con tentativi più energici per integrare
le popolazioni non-occidentali in una comune cultura liberale.
Il vecchio modello multiculturale era basato sul riconoscimento
dei gruppi e dei loro diritti. A causa di un malinteso senso di
rispetto per le differenze ˜ e talvolta per sensi di colpa postcoloniali
˜ è stata ceduta alle comunità culturali un'eccessiva
autorità nel fissare regole di comportamento per i loro
membri. Il liberalismo non può essere basato sui diritti
dei gruppi, perché non tutti i gruppi sostengono valori
liberali. La civiltà dell'Illuminismo europeo, di cui
la democrazia contemporanea è l'erede, non può essere
culturalmente neutrale, dal momento che le società liberali
hanno propri valori che riguardano l'eguale dignità e valore
dei singoli. Le culture che non accettano tali premesse non meritano
uguale protezione in una democrazia liberale. I membri delle comunità
immigrate e i loro discendenti meritano di essere trattati su un piano
di parità come individui, non come membri di comunità culturali.
Non c'è ragione perché una
ragazza musulmana sia trattata differentemente da una
cristiana o da un'ebrea rispetto alla legge, comunque la
pensino i suoi parenti. Il multiculturalismo, per come fu
originalmente concepito in Canada, negli Usa e in Europa,
era in un certo senso un «gioco alla fine della
storia »: la diversità culturale era vista come un
tipo di ornamento al pluralismo liberale, che avrebbe provveduto
cibo etnico, vestiti coloratissimi e tracce di tradizioni
storiche distintive a società spesso considerate confusamente
conformiste e omogenee. La diversità culturale era
qualcosa da praticare largamente nella sfera privata, dove non
avrebbe condotto ad alcuna seria violazione dei diritti individuali,
né avrebbe minato l'ordine sociale essenzialmente liberale.
Per contro, oggi alcune comunità musulmane stanno avanzando
richieste per diritti di gruppo che semplicemente non possono
essere adattati ai principi liberali di uguaglianza individuale.
Tali richieste includono esenzioni speciali dalla legislazione familiare
valida per chiunque altro nella società, il diritto di
escludere i non musulmani da alcuni particolari eventi pubblici o
il diritto di opporsi alla libertà di parola in nome dell'offesa
religiosa (come nel caso delle vignette danesi). In taluni casi
estremi, le comunità musulmane hanno persino espresso l'ambizione
di sfidare il carattere laico dell'ordine politico nel suo insieme.
Tipologie
simili di diritto di gruppo intaccano i diritti di
altri individui nella società e sospingono l'autonomia
culturale ben oltre la sfera privata. Chiedere ai musulmani
di rinunciare ai diritti di gruppo è molto più
difficile in Europa che negli Usa, perché molti Paesi europei
hanno tradizioni corporative. L'esistenza di scuole cristiane
ed ebree finanziate dallo Stato in molti Paesi europei rende
difficile argomentare in via di principio contro un sistema
scolastico supportato dallo Stato per i musulmani. Queste
isole di corporativismo pongono importanti precedenti per le
comunità musulmane e risultano d'ostacolo al mantenimento
di un muro di separazione fra religione e Stato. Se l'Europa
deve stabilire il principio liberale di un pluralismo fondato
sugli individui, allora deve affrontare il problema di tali istituzioni
corporative ereditate dal passato. Le modalità con cui l'identità
nazionale continua a essere intesa e vissuta talvolta costituiscono
una barriera per i nuovi arrivati, che non condividono l'etnia
e la religione delle popolazioni originarie. Questo senso di appartenenza
a un luogo e a una storia dovrebbe non essere cancellato, ma reso
quanto più aperto possibile ai nuovi cittadini.
A dispetto delle sue origini assolutamente
differenti, l'America può avere qualcosa da
insegnare agli europei nel loro tentativo di costruire
forme postetniche di cittadinanza e appartenenza nazionale.
La vita americana è piena di cerimonie parareligiose
e rituali intese a celebrare le istituzioni politiche democratiche
del Paese, laddove invece gli europei hanno largamente
deritualizzato la loro vita politica. Queste cerimonie sono
invece importanti per l'assimilazione dei nuovi immigrati.
Inoltre, in gran parte dell'Europa, una combinazione di
regole rigide nel mondo del lavoro e di benefit generosi spiega
come gli immigrati non vengano in cerca di lavoro, ma di welfare.
Molti europei affermano che il meno generoso welfare state
statunitense privi i poveri di dignità. È invece
vero il contrario: la dignità si sviluppa grazie al lavoro
e al contributo che attraverso il proprio lavoro una persona
dà al resto della società. In diverse comunità
musulmane in Europa, circa metà della popolazione sopravvive
grazie al welfare, il che contribuisce direttamente a indurre un senso
di alienazione e disperazione. Il dilemma dell'immigrazione e dell'identità
converge con il problema più vasto della mancanza di valori
della postmodernità. L'insorgere del relativismo ha reso
più difficile per i postmoderni affermare valori positivi
e perciò anche quei valori di base condivisi che agli immigrati
è chiesto di fare propri come condizione per la cittadinanza.
Al di là delle celebrazioni della diversità e della tolleranza,
i postmoderni trovano difficile accordarsi sulla sostanza di un
bene comune cui aspirare unitariamente. L'immigrazione ci costringe
in maniera particolarmente stringente a porci la domanda: «Chi
siamo?». Se le società postmoderne debbono muoversi
verso una più seria discussione dell'identità, avranno
bisogno di portare alla luce le virtù positive che definiscono
cosa vuol dire essere membri di una società più vasta.
In caso contrario, rischiano di essere sopraffatte da chi è più
sicuro della propria identità.
Francis Fukuyama 17 luglio 2007
BUONE VACANZE
“Questo
film è noioso. Anzi, devo essere sincero: mi sembra
assurdo. E tuttavia mi pare impossibile che sia così
stupido: ci dev’essere un colpo di scena, verso la
fine. Una spiegazione brillante di tutto questo”. E
per questo si continua a vedere fino alla fine un film che
delude fino all’ultimo. Il fenomeno potrebbe essere definito
“l’ingranaggio”. Ci sono molte cose che risultano appassionanti
solo perché se ne conoscono gli antecedenti e
si cede alla curiosità di “conoscere il seguito”. Se si
fosse saggi, bisognerebbe invece dirsi che, come non trepidiamo
per le mille vicende di cui non conosciamo lo svolgimento “fino
ad ora”, così potremmo disinteressarci di alcune vicende
“da ora in poi”.
Le persone colte e attente
alla realtà s’interessano di economia, di politica,
di scienza: perché da queste cose dipende
la nostra vita. Ma è vero che ci sono anche molte
persone che non capiscono nulla di economia, di politica,
di scienza; che non leggono giornali, non ascoltano il
telegiornale e preferiscono eventualmente i disegni animati
sul canale accanto. E tuttavia anche costoro vivono abbastanza
serenamente. Potrebbero perfino dire alle persone colte
e attente che tutto il loro pensoso interesse non influenza
né l’economia, né la politica né la scienza.
Basta sapere, in democrazia, per chi votare una volta ogni cinque
anni e, per questo, basta chiedersi se si è vissuto un
po’ meglio o un po’ peggio di come si viveva con la maggioranza
precedente. Il resto rischierebbe d’essere una perdita di tempo.
Non
è – questo – un elogio del qualunquismo o dell’ignoranza.
In generale, è bene interessarsi delle cose importanti.
Ma in luglio queste riflessioni costituiscono un’autorizzazione
a godersi le vacanze.
Dicono
che anche durante la notte di Capodanno il Ministro
dell’Interno rimanga al suo posto. E bisogna ringraziarlo,
per questo. Come bisogna ringraziare i medici del
Pronto Soccorso, i guardiani dei fari, i pompieri, i poliziotti
e tutti coloro cui il dovere non concede tregue: ma
tutti gli altri possono “staccare” serenamente. La loro insignificanza
li giustifica ampiamente. Se, per qualche settimana,
non sentiranno Prodi usare gli aggettivi “serio” e “forte”, che
sono i suoi preferiti, o Berlusconi parlare di “comunisti”,
non dovranno preoccuparsi: il mondo andrà avanti lo
stesso e si possono perfino anticipare le notizie per le settimane
di break. La pace in Palestina non si farà; in Iraq
ci saranno attentati; la Cina produrrà quantità mostruose
di merce a buon prezzo; ci sarà un terribile uragano
da qualche parte; qualcuno dirà che dovremmo curare di più
l’ambiente, qualcun altro che la fine del mondo è vicina
e infine qualcuno parlerà dell’ennesima dieta con
cui si perderanno molti chili per sempre e senza sacrifici.
Tanto, dire sciocchezze non è reato.
Di questa
autorizzazione può godere anche il “vacanziere”.
Chi manda il cervello in vacanza per un mese è
ancora un benemerito. C’è chi lo manda in vacanza
per undici mesi l’anno.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it - 17 luglio 2007
P.S. Sarò assente per circa tre settimane.
Blocco psicologico.
Si
chiama blocco psicologico quando in testa ci sono
tante idee ma si e' impossibilitati ad elaborarle quindi
ad esprimerle trasferendole sul computer in modo
comprensibile a chi legge.
Il
blocco psicologico e' quello che colpisce me a intervalli
regolari perche' il bombardamento di notizie e' cosi'
spietatamente continuo e martellante che appena ci si
scansa da uno te ne arrivano altri 10, forti e violenti come
pugni nello stomaco.
Eravamo
rimasti che Alan Johnston era stato liberato e lo
abbiamo visto brindare felice col boss di hamas, nota
organizzazione umanitaria palestinese, dedita nei
momenti di noia al terrorismo, alla guerra civile, a
gettare la gente dai tetti di alti palazzi, ad ammazzare
bambini ebrei ma anche palestinesi, sono di bocca buona
quelli di hamas.
Poi
ecco che arriva Prodi in Israele, visita meravigliosa
se si pensa ai sinistri ministri cattocomunisti
che venivano qui anni fa e, senza neanche salutare,
si precipitavano da Arafat per rassicurarlo della loro
fedelta' assoluta e farsi sbaciucchiare, in estasi davanti
al loro eroe tanto amato.
Prodi,
durante questa ultima visita, e' andato a Ramallah
ma nessun bacin bacetto, per fortuna Arafat e' tre
metri sotto terra, solo maschie strette di mano con
Abu Mazen e alla fine, inevitabile, la scivolata, un inchino
alla giapponese, cioe' schiena piegata ad angolo retto
e fronte all'altezza delle ginocchia, davanti al mausoleo della
kefiah piu' famosa del mondo.
Capisco, non poteva esimersi,
nessuno ha avuto le palle per farlo finora,
esclusa Condie Rice che passando in macchina davanti
alla tomba ha ordinato al suo autista di dare una bella
sgommata e proseguire come se nulla fosse.
Pero'
siccome la politica cambia di giorno in giorno, di
ora in ora, non e' detto che oggi rifarebbe la sgommata,
forse andrebbe anche lei, saltellando, ad inchinarsi
davanti alla tomba dello sputacchioso terrorista.
Dunque,
Prodi. So che tutti ne hanno scritto e tutti hanno
commentato ma ancora nessuno ha fatto notare che questa
volta e' andato a Gerusalemme, balbettante come sempre
ma sorridente da orecchio a orecchio, riconoscendola
automaticamente Capitale di Israele.
Ehi,
non e' mica roba da poco, quando era venuto qui anni
fa, come ministro di qualcosa, si era fermato a
Tel Aviv e da la' non si era schiodato se non per trasferirisi
a Ramallah dal Padrone.
Come
presidente della UE era andato si a Gerusalemme,
senza sorrisi pero', con un' aria truce e cattiva
per litigare con Sharon.
Quindi
e' stato un grande passo avanti da parte di Prodi,
un passo lungo 60 anni di negazioni, rifiuti, umiliazioni,
palestine libere palestine rosse, bandiere bruciate
e Israele boia e assassino.
Non
possiamo sapere se in segreto a Prodi sia venuta l'orticaria
nello stringere tante mani israeliane poiche' e'
noto a chi vanno le sue simpatie, Israele e' sempre
stata una spina nel fianco e fumo negli occhi
ma questa volta Il Primo Ministro italiano ha dovuto
mettere da parte i suoi sentimenti filoarabi e andare nella
Capitale dove tra abbracci e pacche sulle spalle, ha detto
la frase del secolo:
"
Dopo 60 anni di guerre non si puo' non pensare alla
pace".
Porca
Miseria, ma come gli vengono queste battute
cosi' sceme!
Chissa' se qualcuno la'
gli ha fatto notare che Israele pensa da 60 anni alla pace
ed e' per colpa di quello davanti al cui mausoleo sarebbe
andato ad inchinarsi il giorno dopo e della Lega
Araba se la pace non e' mai stata raggiunta.
Comunque,
a parte le battute sceme, rispetto a quello che
succedeva quando venivano da queste parti altri
demoniaci esponenti del centro sinistra italiano, lui
compreso, la visita di Prodi ha raggiunto quasi
la perfezione diplomatica.
Purtroppo
altri hanno pensato a vanificare gli sforzi
e l'atmosfera che si era creata tra Italia e Israele.
Mister
Dalema chiede di non sanzionare l'Iran, porello,
cosi' pacioso e insieme ad altri ministri pari suo
nel non capire una beata fava, scrive a Tony Blair
di aprire relazioni con Hamas, sempre la stessa nota organizzazione
umanitaria palestinese che ha liberato Johnston, dopo
averlo rapito e che tiene prigioniero da un anno Gilad,
il nostro ragazzo ormai ventenne, del quale ci e' stato
concesso un solo messaggio e poi di nuovo il silenzio.
Fassino
invece cosa propone?
Di
parlare con Hamas anche se non riconosce Israele,
confermando il sospetto che, essendo troppo alto,
il sangue non gli
arriva al cervello sufficientemente ossigenato.
In
Israele c'e' un nanerottolo che dice la stessa cosa,
Yossi Beilin, quello che ha organizzato Oslo portandoci
alla rovina.
Uno
troppo alto, l'altro troppo basso, non si sa che scherzi
combina il cervello in questi casi, quello che si sa
di sicuro e' che combina casini.
E
adesso trasferiamoci in Inghilterra.
Il
sindacato inglese, di cui fanno parte 800.000 lavoratori,
ha confermato il boicottaggio a Israele colpevole
di...qualsiasi cosa, occupazione occupazione occupazione.
E' la parola magica! Occupazione. Uno la dice e subito
gli viene la bava alla bocca e propone il boicottaggio.
Alla
parola terrorismo, chissa' com'e', non succede niente,
tutt'al piu' qualche annoiata alzata di spalle ,
uffa quanto la smenano col terrorismo sti israeliani.
Il
giorno prima della conferma del boicottaggio, l'Organizzazione
per i Diritti Umani legata all'ONU, con sede a
a Ginevra, aveva deciso di mettere solo Israele nel monitoraggio
quotidiano tra i paesi di tutto il mondo!
Israele,
caspita, Israele! Solo Israele.
Non
la Cina, non l'Iran, non il Sudan, non il Pakistan
e nemmeno la Palestina. Direte ma la Palestina non e'
uno stato. Giustissimo ma non lo e' solo quando gli fa
comodo, se no Palestina di qua, Palestina di la', la Palestina
deve andare alle Olimpiadi, la Palestina deve avere, deve
ottenere, deve pretendere, quando pero' si tratta di risoluzioni
ONU, di monitorare i delitti che compie, allora la Palestina
non e' uno stato quindi non e' punibile e non viene neanche
nominata.
A
Ginevra dunque, hanno un compito principe, controllare
Israele, questo paesaccio schifoso, cosi' perfido,
che osa persino difendersi.
La
discriminazione non fa parte delle ingiustizie
da combattere?
No,
quando riguarda Israele non lo e', quando riguarda
Israele la discriminazione e' giusta e dovuta.
In
Canada invece la barzelletta: un cittadino canadese
nato a Gerusalemme ha scoperto di aver visto la luce
in una citta' stato , una citta' che non appartiene a
nessuno. Sul suo passaporto alla voce Luogo di nascita, sta
scritto Gerusalemme e basta, lo stato cui appartiene questa
Capitale non viene nominato.
Dove
sei nato?
A
Gerusalemme.
In
che Stato?
Boh.
Non me lo vogliono dire.
Re
David si rivoltera' nela tomba!
La
stessa cosa avviene negli USA, anche se anni fa avevano
giurato che avrebbero portato la loro ambasciata a
Gerusalemme.....ma poi c'e' stato l'11 settembre e
non se ne e' fatto niente.
E
poi e poi cosa e' successo ancora negli ultimi giorni?
Si,
la messa in latino , perbacco, e il ritorno di quel
"perfidi Giudei" che ha perseguitato gli ebrei per tanti
, troppi secoli. Vabbe', poco male, che lo dicano
alla messa o no, tanto tutti lo pensano comunque,
nessuna novita' in questo, un motivo per accusarci di perfidia
ce l'hanno sempre, basta leggere ogni giorno i giornali.
Qual'e' il problema?
Intanto abbiamo passato
la boa del primo anno dalla guerra del Libano.
Un
anno senza una sola notizia di Ehud e Eldad, i due
soldati rapiti da hezbollah in territorio israeliano.
Abbiamo
messo alla finestre e sulle macchine le bandierine
per ricordarli tutti e tre, loro due e Gilad in mano
di hamas e, senza volerlo ammettere per scaramanzia
, stiamo sprofondando sempre piu' nell'incubo Ron
Arad.
Sappiamo
che abbiamo a che fare con gente spietata, cattiva,
piena di odio, sappiamo che riaverli indietro vivi
sara' un miracolo pero' alle volte i miracoli accadono,
soprattutto in Israele.
Sara'
la stanchezza ma l'unica cosa che riesco a pensare
e' che piu' uno e' cattivo, prepotente, arrogante, barbaro,
assassino ma soprattutto arabo, piu' ha ragione
e cosi' vediamo i ministri europei prostarsi davanti a hamas
e pretenderne il riconoscimento, vediamo ministri italiani
a braccetto con hezbollah senza provare vergogna.
Leggiamo
articoli allucinanti in cui si giustifica il terrorismo
col fatto che Israele esista. Niente Israele, niente
terrorismo, lo dice Giorgio Bocca che non e' proprio
l'ultimo arrivato.
L'Unita',
nella homepage, riesce ad attribuire a Israele il
bombardamento libanese sui campi palestinesi di Fatah
al Islam poi, forse avvisati della gaffe, correggono
zitti zitti, quatti quatti senza chiedere scusa per l'errore,
e al posto di Israele scrivono "Esercito libanese".
Che
ossessione Israele, incomincio a pensare che debba
essere terapeutico aver qualcuno da odiare cosi' tanto,
forse li fa sentire buoni, chissa'.
Una
sinfonia di accuse, di colpe, di ingiustizie, di "Israele
discolpati", di tanta melma da cui esce chiara una
verita' ineluttabile, il peccato originale di Israele:
la
sua esistenza.
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com