ARCHIVIO   LUGLIO   2004


CHIRAC E IL FUTURO DELLA FRANCIA
Il commentatore di “Time”, Krauthammer, prova a dare una spiegazione del comportamento di Chirac che, ancora ad Istanbul, si è comportato da “guastafeste” (espressione del “Monde”). Basti dire che ha reso di fatto impossibile anche l’intervento della Nato per formare la nuova polizia e il nuovo esercito iracheni, visto che ha proposto che questo avvenisse, nientemeno… a Roma.
Secondo Krauthammer, Chirac è convinto che nel futuro dell’Europa ci sia una risorgenza del mondo arabo e, per questa ragione, quando ciò avverrà, non vuole trovarsi dal lato sbagliato della barricata. Vuole dunque avere l’aria di favorire anche figuri squalificati come Arafat (per non parlare dei terroristi) e d’andare sempre contro gli americani. La Francia si porrebbe così come il campione e il leader di coloro che si oppongono allo strapotere della superpotenza superstite.
L’operazione potrebbe essere definita ingrata, ingiusta, immorale: ma tutti questi aggettivi sono privi di significato, in campo internazionale. Bisogna solo chiedersi se l’operazione sia stupida o no e quali probabilità di successo abbia...
(per proseguire nella lettura clicca qui).
Giannipardo@libero.it


VERGOGNA?
Oliviero Toscani,  non solo un grande fotografo ma anche  un personaggio conosciuto. Attualmente, recita la sua biografia,  vive nella sua tenuta in Toscana, dove produce vino,  olio d'oliva e alleva cavalli.
A noi di Capperi, per via delle sue campagne contro la pena morte e per la sua vicinanza con Nessuno Tocchi Caino, sta pure simpatico ma... sull'Unità, con quel poco, o tanto, di demagogia sinistrista,  buonista e paraculista che sembra il marchio di fabbrica di un certo vippismo nazionalpopolare all'italiana, ha scritto:
"Ho vergogna ad appartenere alla razza umana. Preferirei essere un gatto, un cane, un verme, una bestia, un animale. Perché gli animali sanno avere molto più senso di solidarietà tra di loro di quanto dimostrino di avere gli esseri umani del primo mondo ricco e sempre più triste.... Entrare nel nostro mondo è permesso alla merci più becere e inutili, ma circolare liberamente non è ancora permesso a degli esseri umani che stanno elemosinando un po’ di speranza per un vita migliore."
E allora, a noi che non abbiamo vergogna ad appartenere alla razza umana,  utilizzando un poco della sua stessa demagogia,  viene da chiedergli  quanti di questi "esseri umani che stanno elemosinando un po’ di speranza per un vita migliore." sono ospitati nella sua tenuta in Toscana.
Attendiamo risposte.
(cp., 31.07.2004)


VIOLANSCIANA

Luciano Violante è un fenomeno paranormale?  Eccolo, sull'Unità (clicca qui),   spiegare il "parlamentarismo nero". Dovete sapere, ieri  Luciano Violante  è "saltato sulla sedia". No, piano con gli entusiasmi, , non è stato un attentato. Colpa dell'Unità, il meglio giornale  che Violante "come al solito" legge  "prima di tutti gli altri quotidiani"; si,  si, insomma, il nostro   ha letto sul suo giornale preferito  che nella giornata precedente il suo gruppo parlamentare  avrebbe  fatto ostruzionismo contro il "Parlamento nero". Parlamento nero? No, no, l'Unità, sbaglia. Ma quale "parlamento nero" io, Violante,   a proposito del comportamento della maggioranza, ho parlato di "parlamentarismo nero": 

"L’espressione" ricorda Violante "è di Gramsci e ricorre nel Quaderno n.14, paragrafi 74 e 76".
Minchia! Gramsci! Quaderno n° 14, paragrafo tal dei tali...!
Assopimento. Siamo nel 1935,  Gramsci, ricorda Violante all'Unità,  sul suo quaderno annota: "il potere può ritenere conveniente sopprimere la funzione del Parlamento con l’effetto di spostare in altre sedi, meno trasparenti, i dibattiti che altrimenti dovrebbero tenersi sotto gli occhi di tutti, con il rischio di far esplodere conflitti ingovernabili. Nasce così il parlamentarismo nero".
Dunque ci risiamo: le funzioni del Parlamento sono "soppresse" (sic),   Gramsci/Violante  denuncia  al mondo,    via Unità che - birichina - sbaglia il titolo,  quel fetentone di Mussolini/Berlusconi.
Piazzale Loreto è dietro l'angolo. Che dire?  Fenomeno paranormale o  grappino di troppo?

(cp, 31.07.2004)


SFIGATI: Tifano per Kerry ma lo vogliono sconfitto
Oggi,  su
"Il Riformista"<<... C’è una parte della sinistra italiana alla quale della pacificazione dell’Iraq interessa poco. Molto più interessa la sconfitta degli Usa su un campo di battaglia, un altro Vietnam. E se ci finisce in mezzo il democratico Kerry, poco male, farà la stessa fine del democratico Lyndon Johnson. Ogni soldato ritirato dall’Iraq è un iracheno morto in più. Questo dirà Kerry all’Europa, se e quando sarà eletto. Lo tengano presente tutti quelli che oggi sventolano palloncini colorati per lui.>>

I COMMENTI DI BERTOLDO
Il Velino riferisce le idee di Piero Craveri e di Vittorio Mathieu sulla crisi della politica italiana. Il terzo che volesse interferire fra questi pesi massimi rischierebbe parecchio ma Bertoldo può avere il coraggio che mancherebbe a Balanzone e affermare  che quanto da sostenuto da Piero Craveri e da Vittorio Mathieu, pur essendo del tutto esatto, non spiega l’origine del fenomeno.
Riassumiamo le interviste. Dopo che Ernesto Galli della Loggia aveva parlato sul “Corriere” dell’incapacità di una vera e grande politica, in Italia, e della cronica assenza d’una destra liberale, capace di diffondere parole d’ordine quali meritocrazia, competizione, efficienza, rischio, Craveri identifica in Italia “il virus della vecchia socialità”, e molte “pregiudiziali stataliste”. Per lui, “Paradossalmente, la destra sociale non differisce troppo dalla sinistra”. Inoltre, mentre altrove le estreme sono isolate, da noi sono decisive e condizionanti, e An rimane “una struttura assimilabile più alla sinistra che alla destra”.
Mathieu nota che in Italia nessuno potrebbe avere il coraggio della Thatcher, che affrontò (e vinse) uno sciopero a tempo indeterminato di migliaia di minatori. La nostra società non lo permetterebbe. Anche per lui manca “una destra liberale e liberista”. E anche per lui in Italia le estreme condizionano la politica. Anzi, “l’unico che abbia le idee chiare è Fausto Bertinotti”.
La diagnosi del fenomeno è concorde ma non si parla della sua l’origine.     (per continuare... clicca qui)
Giannipardo@libero.it, luglio 2004

PRIME ARIE

Essendosi ventilata l'ipotesi di "primarie" per le quali nel centro-sinistra tutti davano Prodi vincente, Bertinotti ha provocato uno scandalo dicendo: "Ci vorrebbe un altro candidato.  Potrei essere io". Anatema! Si sono stracciati in tanti le vesti, che alla fine sembrava un campo di nudisti. Il fatto è che gli uomini di sinistra non riescono ad evitare vecchi riflessi condizionati. Quando si parla di elezioni, per loro va tutto bene, purché vinca chi è stato stabilito in anticipo che vinca. E l'ideale è, come sempre, il candidato unico.
Gianni Pardo



Massima del giorno
La realtà è una maestra paziente e capace di ripetere molte volte le sue lezioni.  Bisognerebbe ascoltarla docilmente.  E invece troppi aspettano che usi la frusta.
 G.  P.


MOLLICHINE
Fassino e Rutelli sosterranno la coalizione in Iraq se vince Kerry. Con Kerry alla Casa Bianca, infatti, l'Iraq sarà abitato da angeli. 

Il carburante sale al record di 42,50 dollari al barile. Come avrebbe detto Totò ("E i, cche me chiamme Pasquale?"): "E che ce frega? Noi lo compriamo a litri". 

Un cimitero ebraico è stato profanato a Saverne, nell'Alsazia.  Quanto son contraddittori,  questi antisemiti! Non sostengono che un buon ebreo è solo un ebreo morto?

Passigli (Ds) firma un esposto contro Castelli sul caso Sofri: per "valutare se emergono ipotesi di reato". Ipotesi di reato? Omicidio,  ha detto la Cassazione.

L'Ue pronta a "chiedere sanzioni" contro il governo sudanese,  "se le violazioni dei diritti umani non cesseranno".  Panico a Khartum. 

Ciampi: "C'è un'Italia vera che supera le polemiche politiche e sa dialogare".  Tutto sta a trovarla.

Giannipardo@libero.


 IL FATO DELL'ECONOMIA
È notizia di questi giorni che la Siemens,  in Germania,  ha posto un aut aut ai suoi dipendenti: o accettare un aumento delle ore di lavoro a parità di paga,  o la società avrebbe spostato la produzione in uno dei paesi dell'est europeo, risparmiando circa il 40% sul costo del lavoro.  Gli operai hanno accettato.  Secondo quanto scrive "il Foglio" del 21 luglio,  la stessa cosa si prospetta non solo per Man,  Opel e Bosch, in Germania, ma per lo stabilimento Bosch di Lione,  nella stessa Francia patria della settimana di 35 ore lavorative. Il risultato è stato che, di fronte al rischio della perdita del lavoro, il 98% dei dipendenti ha accettato la proposta.

È bene riconoscere in tempo l'annuncio dei tempi nuovi. L'Europa ha visto nascere nel Settecento la teoria economica classica. Per essa la produzione risultava da quattro elementi fondamentali: terra (materie prime), lavoro, capacità organizzativa e capitale. Procurandosi il necessario, un organizzatore reclutava le forze lavoro e produceva infine qualcosa col cui ricavato pagava le spese, i lavoratori, se stesso e compensava infine il capitale investito. Questo "capitale investito" ha fatto sorgere nell'immaginario comune l'idea di un signore panciuto e nullafacente che si arricchisce sul sudore altrui. In realtà, l'identico schema produttivo si ritrova nel caso di un gelataio. La "terra” è  costituita dal latte, dallo zucchero, dagli aromi ecc., l'organizzazione e il lavoro sono suoi personali e il capitale, uscito dalla sua tasca, è costituito dagli utensili e dalle materie prime. Il capitale è soltanto "l'insieme dei mezzi di produzione". Anche un ciabattino deve procurarsi chiodi, vernici e gli stessi strumenti quando si rompono o si guastano. Il ciabattino è il capitalista di se stesso[1].   (continua... per  proseguire  clicca qui)

Giannipardo@libero.it, 29 luglio 2004
[1] Ho studiato economia quando la maggior parte di coloro che leggono questo testo non erano nati. Per conseguenza, se ho scritto qualche sciocchezza, sarò grato a chi me la segnalerà.


Iran: "il genocidio della stampa" di  Ahmad Rafat*
Riceviamo via email e volentieri pubblichiamo.  
  In una lettera che porta in calce la firma di oltre 150 nomi noti del giornalismo nella Repubblica Islamica, i colleghi iraniani parlano del "genocidio della stampa". Nelle ultime 48 ore, due quotidiani, Vaghaieh Ettefaghieh e Joumhuriat sono stati costretti dalla magistratura a sospendere le pubblicazioni. Qualche giorno prima, era stato chiuso per ordine della magistratura il settimanale Aftab. Intanto il processo contro gli assassini della giornalista Zahra Kazemi, morta il 10 luglio di un anno fa dopo le percosse ricevute in carcere a Teheran, ha avuto una vita molto breve: due sole udienze.
Il giudice, non tenendo conto di nessuno delle obiezioni e le richieste del pool degli avvocati della madre della collega assassinata, ha deciso di dichiarare chiuso il dibattimento, riservandosi il diritto di pronunciare la sentenza, entro i prossimi giorni. Gli avvocati della parte civile, capitanati dal Premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi, avevano contestato la legittimita’ della Corte Penale Ordinaria, chiedendo il trasferimento del dibattimento alla Corte d’Assise.
Il Premio Nobel aveva chiesto anche la presenza in aula di diversi ministri e parlamentari come testimoni, richiesta che ovviamente e’ stata rigettata dal Giudice Farahani. Mohammad Seifzadeh, un’altro degli avvocati della parte civile non e’ per nulla sorpreso dalla decisione del giudice. ‘’Eravamo convinti fin dall’inizio- dichiara l’avvocato della famiglia Kazemi- che si sarebbe trattato di una farsa’’.
’L’esposizione del Pubblico Ministero e l’assenza di molti indiziati in aula- aggiunge Seifzadeh- facevano prevedere che si sarebbe trattato di un teatrino, piuttosto che di un’aula di tribunale dove si discute e si dibatte per scoprire la verita’’. Mohammad Seifzadeh e gli altri avvocati che rappresentano la madre della giornalista assassinata, chiedono una nuova indagine e un nuovo processo, anche se ammettono difficilmente le loro richieste saranno accolte dall’Autorita’ Giudiziaria.
‘’Probabilmente- afferma ancora Seifzadeh- anche gli autori e i mandanti di questo crimine, come è successo in precedenza nei processi per l’assassinio d’altri dissidenti, scrittori e giornalisti, rimarranno sconosciuti e non pagheranno per i loro crimini’’. Da parte sua il Premio Nobel Shirin Ebadi ha avvertito che potrebbe portare il caso di Zahra Kazemi davanti ai tribunali internazionali. ‘’Nel caso che non fosse possibile ottenere giustizia nella Repubblica Islamica e fossero d’accordo i miei clienti, non esiterei a rivolgermi alle istituzioni giuridiche internazionali’’.
In precedenza il governo iraniano aveva negato al Canada di costituirsi parte civile e di inviare osservatori al processo. I giornalisti iraniani, indignati per la chiusura dei giornali e per la farsa giudiziaria del caso Zahra Kazemi, hanno deciso di proclamare una settimana di agitazione, riunendosi in assemblea piu’ volte al giorno nella sede dell’Associazione Sindacale dei Giornalisti.
Gli autori della lettera aperta denunciano anche la precarieta’ della professione. La chiusura dei giornali e la sospensione delle pubblicazioni da parte della magistratura, ha messo sul lastrico non solo gli editori, ma sta mettendo a dura prova anche i giornalisti e le loro famiglie che ormai non hanno piu’ alcuna garanzia di poter sopravvivere esercitando questa professione.
Nella lettera indirizzata al Ministro della Cultura e dell’Orientamento Islamico, i giornalisti iraniani, parlano di ‘’genocidio dei giornali e dei giornalisti con la chiusura arbitraria dei giornali e delle riviste in Iran’’. ‘’Questi provvedimenti- si legge ancora- privano di fatto i cittadini dal diritto di esercitare la professione che hanno scelto’’.
La chiusura dei quotidiani e riviste, circa 40 negli ultimi 12 mesi, ha prodotto circa 500 giornalisti disoccupati.  Nella Repubblica Islamica, definita dall’associazione internazionale Reporter sans Frontier, ‘’la piu’ grande prigione dei giornalisti del mondo’’, attualmente sono in carcere 12 giornalisti, mentre oltre 507 si trovano in attesa di giudizio. Negli ultimi 12 mesi sono stati chiusi 38 testate e processati 74 giornalisti. Sei giornalisti sono stati condannati al divieto di esercitare la professione, mentre otto sono stati aggrediti fisicamente e costretti a ricorrere alle cure mediche.
Oltre un milione e mezzo di euro e’ il totale delle cauzioni versate nell’ultimo anno dai giornalisti in attesa di giudizio. Una cifra considerevole, tenuto conto che il salario medio di un giornalista e' inferiore ai 500 euro mensili.
Ahmad Rafat

(*Portavoce del Gruppo d’Iniziativa per la Liberta’ d’Espressione in Iran)


INCHIOSTRO ROSSO
L'ottanta per cento dei giornali schierato contro il Cavaliere
Estratti dall'articolo di Gianfranco Morra , da   Libero del 28-07-2004
"Sputtanate pure, qualcosa resterà. È l'imperativo della crociata antiberlusconiana, nella quale gran parte dei massmedia è impegnata. Anche quelli posseduti dal Cavaliere, che sono largamente diretti e manovrati da uomini della sinistra. Tutto nella cornice di un "conflitto di interessi", che potrebbe anche esistere economicamente, ma che politicamente non c'è per niente, anzi c'è in senso contrario, dato che almeno l'80 % dei media è contro di lui. Chi ne vuole una rigorosa e pur vivace documentazione deve leggere la vivacissima opera di due giovani giornalisti: Massimo Pandolfi e Riccardo Fantini, intitolata "Inchiostro rosso". Che è una raccolta, davvero sterminata, delle "veline dell'era Berlusconi". Esiste un Minculpop di sinistra, che impone uno schema artificiale e falso. Si tratta di una invenzione corale di una cultura che ha sempre mangiato a sinistra e che continua a farlo ancora anche nei mezzi di comunicazione governativi o di proprietà del Cavaliere. Naturalmente lamentando la mancanza di libertà e i pericoli autoritari, che il semplice elenco degli interventi antiberlusconiani basta a mostrare inesistenti. 
Essere contro Sua Emittenza rende molto. Si pensi che dal 1990 ad oggi sono stati stampati 96 saggi e opuscoli sul fenomeno Berlusconi, sulla sua atipicità  nella politica italiana. In gran parte denigratori.
Alcuni titoli: "Il padrone del diavolo", Telefascismo", "L'imbroglio", "La grande truffa", "Piccolo Cesare", Lo Stato sono io". Talvolta piccole opere di grandi giornalisti come Pansa, Bocca, Orlando, Galli, Emiliani, Latella."..."
 ... (continua, articolo non in rete)


“IMPICCARE GLI AMANTI”
Giordano Bruno Guerri è uno degli “irregolari” di destra più detestati a sinistra (anche da quella che si fregia d’essere più progredita e trasversale: persino sulle pagine de Il Riformista non s’è disdegnata la definizione di “fascista libertario”); ciò nondimeno (o forse dovrei dire “e difatti”) si dimostra spesso assai meno stolto di come i suoi detrattori lo dipingono.
Il suo corsivo di oggi sulla legge sulla fecondazione medicalmente assistita (clicca qui per il testo completo dell'articolo) è un buon saggio di concretezza e buon senso. Avrebbe fatto un figurone anche come editoriale sul quotidiano da lui diretto, L’Indipendente; ma, presumibilmente, quella collocazione poteva creare qualche problemino con l’editore (Italo Bocchino, deputato di AN). E vabbé, pazienza: in fondo, Il Giornale  (benché non online) ha una tiratura di molto superiore  - il che consentirà a molti più lettori di riflettere sul fatto che:
“la legge vieta la fecondazione con seme e ovociti estranei alla coppia: in pratica, se uno dei due non può generare, nessuno può generare (con donatore segreto) anche se il loro massimo desiderio è avere un figlio. Che gli importa allo Stato con chi si fanno figli? Per coerenza, uno Stato così dovrebbe impiccare gli amanti”.
E ancora:
“ non si possono utilizzare più di tre embrioni per volta, e bisogna trasferirli nell’utero con un solo impianto: ovvero si riduco-no moltissimo le possibilità che l’operazione funzioni, e si trasforma una conquista scientifica in una lotteria pur di «salvare» qualche embrione: in uno Stato che permette e paga nelle strutture pubbli-che dai 150.000 ai 200.000 aborti l’anno. Una legge che, per salvare i diritti di un embrione di poche ore di vita, provoca aborti di feti in stato avanzato”.
(ale tap., 28.7.04)

EMMA PREZZEMOLINO
Non so se ridere o piangere. Ci risiamo. Questa volta c'è da nominare il nuovo Commissario europeo ed  ecco rispuntare il nome di Emma Bonino.

Già candidata
- e non s'era mai visto, in mezzo a tanta abbondanza,  uno sperpero simile - a tutto quello che c'era da nominare  in Italia, in Europa, all'ONU, nel Mondo e pure nell'Intergalassia... ecco di nuovo Marco Pannella (vedi l'intervista all'Unità)  candidare  Emma Bonino a Commissario europeo.
"Già dato!", si potrebbe dire,  ma all'imperturbabile Pannella gli scappa proprio:  <<... dopo Monti la candidatura più naturale è quella di Emma Bonino>> dichiara  all'Unità <<perché oltre al prestigio internazionale, raccoglie ampi consensi, proprio perché rappresenta una cultura decisamente opposta a quella di Buttiglione, è che in Europa è condivisa>>.
Quel che non è dato sapere -bufera di destini-  è cosa pensi Emma Bonino della candidatura di Emma Bonino... quel che invece sarebbe  meglio non far sapere a Pannella è che proprio ieri sono iniziate le procedure per la nomina dell'amministratore del mio condominio...
(cp, 26.07.2004)

E ORA...
Ora che il Congresso USA ha approvato un documento che definisce formalmente «genocidio» la situazione in atto nel Darfur;
Ora che gli USA stanno riuscendo a trascinare fuori dalla connivenza l’ONU, che meno di 2 mesi fa aveva visto il Sudan riconfermato nella Commissione Diritti Umani;
Ora che grazie agli USA stanno circolando bozze di risoluzioni al Consiglio di Sicurezza in cui si prevedono sanzioni contro il governo sudanese qualora non provveda a disarmare le forze para-militari;
Ora che persino il Papa prima della recita dell'Angelus ha rivolto un appello alla comunità internazionale perché cessi l’indifferenza rispetto al genocidio sudanese…
…Insomma, ora che finalmente le cose stanno girando per il verso giusto, e in Sudan si va verso un intervento umanitario sul tipo di quello attuato una decina d’anni fa nei Balcani, anziché verso la criminosa indifferenza praticata nella stessa epoca rispetto al massacro in Ruanda…
…ora, dicevo, staremo a vedere quanti fra i teorici del “pacifismo” saranno disposti a riconoscere il valore di quest’intervento, e quanti invece si dimostreranno irreversibilmente intossicati dall’alienazione fondamentalista del “senza se e senza ma”.
Per ora, la palma del fanatismo ideologico va al quotidiano Il Manifesto, che ieri spiegava concitatamente che dietro all’imminente intervento ci sono i soliti sordidi secondi fini della solita malefica lobby pluto-giudaico-imperialista, e precisamente: “l'ulteriore indebolimento di un paese arabo che è stato usato spesso da Israele per prendere il mondo arabo alle spalle e addirittura un occhio di riguardo per una new entry nel novero dei produttori di petrolio”.
Per cui, secondo il fine analista del Manifesto, dopo che i disgraziati del Darfur hanno conosciuto le sofferenze del genocidio, “per colmare la misura manca solo un intervento dall'esterno con l'attenzione per i diritti delle popolazioni locali, la loro cultura, i loro principi e al limite le loro idiosincrasie che è facile immaginare”.
Se questo è un saggio di come la sinistra pacifista sa valutare la questione, andiamo maluccio.
Più che pacifismo o comunismo pare un cas
o lampante di cretinismo.
(ale tap., 26.07.04)


Catena umana contro il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza
Almeno centomila israeliani hanno formato una catena umana di 90 chilometri, dalla colonia di Nisanit al Muro del pianto di Gerusalemme, per protestare contro il piano Sharon che prevede il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza. "Siamo qui per manifestare contro la volontà di cacciare gli ebrei dalla loro terra" ha dichiarato Avraham Yitzhaki, un colono membro del comitato che ha organizzato la protesta. Trenta deputati del parlamento israeliano e 15 del Likud, il partito del premier Ariel Sharon, hanno partecipato alla manifestazione.
Per ulteriori informazioni clicca qui.
e qui


SEI MILIONI...  RICORDATE?
Nessun diritto di difesa per noi israeliani, nessun diritto se non di morire ammazzati.
La tradizione continua, l'odio non scema.
Una decina gli astenuti e  contrari e  150 rappresentanti di paesi per lo piu' dittature oscurantiste  hanno votato come un soluomo contro Israele: il muro ( gli piace chiamarlo cosi' perche' fa piu' effetto, esprime meglio la loro ipocrisia ) va smantellato.
Gli israeliani devono morire.
Che abbiano votato si  i paesi arabi, africani e islamici , grandi odiatori di Israele  e degli ebrei non e' una sorpresa ne' una novita', loro presentano una risoluzione contro Israele praticamente ogni giorno.
Chi pero' ha votato sorprendentemente all'unanimita' e' stata l' Unione Europea guidata dalla solita Francia pro islamica , filopalestinese e antisemita che da circa mezzo secolo e' la' che aspetta che qualcuno elimini Israele dalla carta geografica.
L'Europa ha votato compatta, l'Europa vuole che altri bambini ebrei muoiano assassinati, l'Europa non si accontenta  di essere il piu' grande cimitero ebraico ma vuole partecipare, insieme ai macellai palestinesi , alla nostra scomparsa come Paese, Nazione, Democrazia.
L'Europa ha votato senza pudore contro Israele, l'Europa morta di una  paura fottuta , l'Europa in mano a gente come Chirac e Schroeder che ricattano e danno ordini mentre gli altri paesi, tremebondi, eseguono.
I 25 d'Europa hanno decretato che altri bambini israeliani debbano morire e che altre famiglie israeliane si dissolvano polverizzandosi nel fuoco dell'odio dei terroristi.
Anche l'Italia ha votato con gli altri 24, ha piegato  la testa  al diktat francese, non ha avuto il fegato di ribellarsi a questa persecuzione contro Israele, forse non ha potuto farlo.
Implacabile Europa.
Si , c'e' poco da stare allegri, i nostri morti non li sconvolgono, gli ebrei a pezzi sull'asfalto non toccano il cuore di nessuno. Le seimila persone senza arti, senza pelle, senza volto, bambini in letti di ospedale che chiamano la mamma che pero' e' morta e che chiamano il papa ma e' morto pure lui,  non gli fanno pieta'.
 

Ehhh, quisquillie per la vecchia Europa abituata a fare ben altro agli ebrei.
Non c'e' verso di commuovere chi odia gli ebrei, figurarsi se si parla di una barriera che salva le nostre vite, questa e' una cosa che li scandalizza addirittura, li fa infuriare, Israele spudorato che vuole difendersi, e non hanno nemmeno il buon gusto di nasconderlo.
La cosa che disturba non e' la cattiveria cui siamo abituati ma l'ipocrisia, i giudici dell'Aja ci hanno intimato di spostare la barriera ben sapendo che non si puo' perche' non sarebbe piu' un  salva-vita ma una cosa inutile e nemmeno artistica.
Hanno deciso che dobbiamo portarla ai confini del 67 ma che confini? Sanno perfettamente che nessun paese al mondo arretrerebbe senza un accordo di pace, sarebbe un suicidio. E allora perche' lo si pretende da Israele?
Si, e' vero, la barriera entra anche in territorio cisgiordano. E allora? Possibile che il terrorismo non abbia un prezzo? Possibile che Arafat abbia scatenato tutto questo dramma quattro anni fa e che comunque tutto gli sia dovuto? Possibile che abbiano ammazzato per nessun motivo  1000 israeliani e che  nessuno gli chieda il conto?
Possibile che i loro crimini debbano essere sempre giustificati?
Possibile che a noi sia interdetta persino l'autodifesa pacifica come una barriera che li tiene lontani dai nostri autobus, dalle nostre scuole, dai nostri ristoranti, da nostri bambini! Dai nostri bambini!
Noi che ci difendiamo siamo i colpevoli, loro, i macellai , che ci ammazzano sono gli innocenti che tutto il mondo difende da un Israele cosi' perfido che non  vuole piu' lasciarli entrare per farsi scoppiare  in mezzo ai civili inermi.
Israele ha vinto anche questa guerra contro il terrorismo ma si sa che e' una vittoria solo temporanea perche' i palestinesi non rinunceranno al loro sogno di sempre, distruggere l'odiato Israele.
Quando in Israele abbiamo letto del voto compatto dell'Europa  abbiamo sentito un senso di disagio, e' stato come un tradimento ai valori della democrazia , e' stato come aver gettato un velo su Aushwitz.
Implacabili.
Personalmente mi dispiace che l'Italia non abbia avuto il fegato di dire no. Questa Italia che era riuscita a ricucire con la democrazia israeliana uno strappo quasi irreparabile prodotto da decenni di infame politica filoaraba dei governi democristiani e cattocomunisti, mi ha deluso perche' ha calpestato  la piu' importante esigenza dell'uomo: la vita e lo ha fatto in nome del politicamente corretto. 
Amici e nemici europei, Israele , amareggiato e deluso, vi informa che la barriera continuera' ad essere costruita a meno che non veniate qui e non vi mettiate in fila lungo i territori, tenendovi per mano, in una lunga barriera umana di 750 chilometri per difendere Israele.
Sarebbe un'idea e ...forse...beh, in un certo senso ce lo dovreste in nome di quei sei milioni...ve li ricordate?
 
Deborah Fait  -  informazionecorretta.com

per i comment clicca qui
 

COSSIGA: L'OSSERVATORE ROMANO  SPOSA LINEA HITLER
ESULTA PER SCELTA ONU SU MURO, MA MAI TITOLI SU STRAGI KAMIKAZE

  (ANSA) - ROMA, 22 LUG - L'ex capo dello Stato Francesco Cossiga ha così  commentato la titolazione ''esultante'' data dall'Osservatore romano alla  notizia dell'approvazione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni  Unite della risoluzione sull'abbattimento del muro che Israele sta  costruendo per separarsi dai territori palestinesi: ''Non ricordo, e la cosa  come cristiano mi dispiace molto, che il direttore dell'Osservatore romano  abbia mai dedicato titolazioni così importanti alle stragi di vecchi, donne  e bambini operate da kamikaze palestinesi. Sembra quasi che egli voglia  portare il suo giornale sulla linea: abbattiamo il muro e che vada avanti  l'opera iniziata, ma lasciata incompiuta, da Adolf Hitler''.

Massima del giorno
La stampa italiana non è prevalentemente di sinistra, è prevalentemente di centro.   È la realtà che ha il cattivo gusto di stare alla sua destra.
 G.P.

MOLLICHINE
Pare che Al Qaida voglia,  con attentati e terrorismo,  far sì che il petrolio salga a 60 $ il barile.  Saranno contenti i verdi,  vedendo dalle loro automobili tanta gente a piedi. 

Calderoli ha giurato e Ciampi ha chiamato al telefono l'ex ministro Bossi per augurargli di
"ristabilirsi presto". Al peggio non c'è fine?

Niente carcere per Annamaria Franzoni: "
Non è pericolosa". Anzi,  visto come sono maleducati i bambini,  forse è utile.

Sharon ha parlato dell'antisemitismo francese. Solana:
"Ha offeso il governo e il popolo della Francia". Ma anche la verità?

Pisanu:
"Sulla Cap Anamur non c'era nessun profugo". Il Vascello Fantasma. 

Taormina:
"Entro il 30 luglio 2004 diremo il nome dell'assassino di Samuele". Entro il 30 luglio 2034 i giudici gli crederanno.

In Sicilia sbarramento elettorale al 5 per cento per le liste.  Di questo passo,  Forza Italia si sentirà in pericolo.

Rutelli ha chiesto a Berlusconi di
"dire finalmente la verità sui conti del paese".  Poteva chiederlo al primo venuto: "Non c'è un euro”. 

 Mastella:
"il voto di fiducia ha umiliato il Parlamento".  Per fortuna,  il Parlamento c'è abituato.

Il governo ha designato Buttiglione come commissario europeo.  Così all'estero si faranno un'idea del latin lover.

Tabacci:
"La linea di Follini ha un'ampia maggioranza,  ma siccome sono emerse posizioni molto differenziate è stato convocato il Consiglio nazionale". Come dire: Il paziente sta benissimo, solo è stato ricoverato in rianimazione. 

Circolare: dopo la sentenza niente arresto per chi non rispetta l'obbligo di espulsione, ma accompagnamento nei centri di accoglienza temporanea.  Con un carabiniere a destra e uno a sinistra.

Giannipardo@libero. it


IL VIAGGIO DELLE IDEE
Per quanto riguarda convinzioni e comportamenti, gli uomini hanno dei punti di riferimento invariabili, perché fondati sulla fisiologia (la fame, l'istinto sessuale, l'istinto materno). Poi hanno caratteristiche largamente prevalenti quali il conformismo, l'antropomorfismo e soprattutto l'egoismo. Ma non appena ci si eleva dal livello di mera sussistenza, le idee sono varie e tuttavia la maggior parte considera le proprie semplicemente ovvie e tali da non abbisognare di dimostrazione. Non immagina neppure diversità, altrove o in passato. Non s'accorge che le evidenze spesso portano in calce una firma e che filosofi e profeti saranno pure, come essa pensa, degli acchiappanuvole, ma hanno influenzato la storia più di quanto di solito non si ammetta.

Prendiamo l'idea di Dio. Oggi ci sono dei credenti  e dei miscredenti. Ma quello che molti non notano è che il dubbio è Dio sì, Dio no, non un dio, molti dei. Per i romani del II e III secolo d.C. invece il dubbio era ancora monoteismo o politeismo. In seguito l'idea del monoteismo ha vinto ed è divenuta un'evidenza. ...
(clicca qui per continuare)
Giannipardo@libero.it , 24 luglio 2004

PIGMEI, GIGANTI, RONZINI,  FOLLETTI, FOLLINI
<<la politica... esige soprattutto il rispetto rigoroso di certe regole... una prima regola consiste nel capire con realismo quando il proprio ruolo, come singolo o come partito, viene esaltato strumantalmente dagli avversari. I quali , pur di raggiungere certi obiettivi, sono disposti ad attribuire ad un pigmeo le sembiansze di un gigante. E' quanto  è capitato a Follini nei commenti dei principali organi di stampa, i quali avendo di mira la liquidazione del governo Berlusconi erano pronti a deformare la reatà al punto di trasformare una fessura nella maggioranza in una voragine, e certi ronzini in cavalli di razza...>>

Sandro Farina,  da "Libero" (articolo non in rete).

MURI ED ALTRI MURI
E’ lungo 2.720 km (più della muraglia cinese!) è alto 3 metri, controllato da 160.000 soldati, 240 batterie di artiglieria pesante, milioni di mine e bombe a scoppio ritardato.
Parliamo del “muro” (vedere cartina) eretto dal Marocco contro gli indipendentisti del Polisario.  
“Perché se il muro salva vite iraeliane e la lotta di liberazione è quella palestinese, allora il caso arriva all’Aja e alle Nazione Unite.  Se invece i murati vivi sono arabi non wahabbiti e gli usurpatori beneficiati sono fidi alleati sullo scacchiere nord africano,  allora tutto passa in cavalleria.”
La domanda, in una corrispondenza da Tifariti (Marocco), viene da   Francesco Ruggeri su Libero (articolo non in rete).
Certo, quelli del Polisario non sono agnellini,  e dal 1975 l'esercito marocchino occupa gran parte dei territori dell'ex Sahara Occidentale Spagnolo, violando in questo modo il diritto internazionale che riconosce ad ogni popolo il libero esercizio del suo diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza,  ma il “cattivo” questa volta  non è bianco e nemmeno ebreo ,  e dunque non interessa  la Corte dell’Aja e nemmeno l’ONU...
(cp, 23.07.2004)


GENOCIDIO
La camera dei rappresentanti statunitense ha adottato ieri una risoluzione che qualifica come genocidio la situazione in corso nella regione del Darfur, in Sudan. La decisione dovrebbe favorire l'approvazione di un testo simile da parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu, aumentando le pressioni per l'invio di una forza multinazionale nella regione. Giorni fa il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha parlato della crisi in Darfur come della situazione umanitaria più grave del mondo in questo momento, senza però parlare di genocidio, termine che avrebbe implicato un immediato intervento delle Nazioni Unite.
Per saperne di più, clicca qui,  e 
qui.


Trent’anni fa
Gli europei hanno paura degli arabi, o forse hanno soggezione. Non considerano provocatorio il raddoppio del prezzo del petrolio greggio. Lo subiscono senza fiatare. Si sentono rei di avere inventato il motore a scoppio e l’automobile, senza i quali il greggio varrebbe nulla. Il petrolio deve tutto alla tecnologia europea, che ne ha creato gli impieghi, lo ha scoperto, trivellato, trasportato, distillato, trasformato con la chimica in mille e mille prodotti utili diversi. Fertilizzanti chimici, fibre sintetiche, materie plastiche, detersivi, eccetera: non uno di questi prodotti a base di petrolio è fatto nei Paesi arabi. Europeo od occidentale è anche lo sfruttamento del petrolio per l’elettricità: europea od occidentale è la concezione delle turbine, dei generatori, dei motori elettrici. Abbiamo davvero di che vergognarci.
Ma Allah concede che l’idrogeno sia abbondante ovunque. Se gli occidentali troveranno il modo di sfruttare l’idrogeno a fini energetici, potranno ben dire: «Allah è con noi».[…]
Il monopolio arabo del petrolio è un colosso coi piedi di sabbia del deserto. Peccato che a irrobustirlo ci abbiano pensato gli irresponsabili del Club di Roma, con il loro incosciente libro di fantascienza: I limiti dello sviluppo. Da soli, senza l’aiuto del Club di Roma, gli arabi forse non avrebbero nemmeno immaginato di poter aumentare il prezzo del greggio, non si sarebbero sognati di considerare il greggio una risorsa in «esaurimento»”.
(
Sergio Ricossa, 1974)


RAGU'
Dunque,  parliamo di superstizione in cucina.
La mia mamma, ad esempio, credeva che certe pietanze sarebbero riuscite male se  mescolate alla rovescia, cioè in senso contrario al cammino del sole;   ben mi ricordo dell'attenzione con cui mi facevo lo zabaione (zabaione? 3 rossi d'uovo, 30 gr. di zucchero,  volendo, alla fine, si aggiungeva un goccio di marsala o una spolverata di cacao in polvere) che andava sbattuto in scodella, fino a farlo un poco montare, ma sempre nella direzione da sinistra verso destra,  come per la maionese (maionese? 2 tuorli d'uovo e poi dopo averli ben amalgamati,  usando una "frusta" o la forchetta,  frullarli per un 20 minuti circa lasciando cadere goccia a goccia 6 o 7 cucchiaiate di olio extra verg. di oliva,  in finale aggiungere poche gocce di limone e sale a piacere).
E poi le superstizioni legate ai coltelli:  incrociarli nel piatto o sulla tavola indicava una disgrazia o  imminente litigio,  ma gli stessi proteggevano da varie specie di mali ed erano usati, premuti sulla parte, per contrastare le punture d'insetti.
La storia del sale,  che   rovesciato significava sfortuna, è vecchia come il cucco, e si capisce bene il perché: per secoli il sale è stato l'unico mezzo per conservare la carne...
Questione, non controversa, è quella  dei 13 a tavola da evitare in ogni modo (questa superstizione è associata all'Ultima Cena, in cui erano presenti 13 a tavola,  compreso il traditore),  o quell'altra che consiglia di non lasciare una tovaglia bianca sulla tavola durante la notte altrimenti la famiglia avrà presto bisogno di un lenzuolo funebre... e poi...
Basta,  soliti scongiuri. Buona giornata.
(cp, 21.07.2004
)

CRONACA NERA
Per i lettori di giornali e per la gente in generale alcuni delitti suscitano grande interesse. In particolare quelli in cui le persone implicate sono di speciale livello sociale o di speciale notorietà o quelli in cui c'è un dubbio sull'autore del reato. Non raramente, sulla base d'una informazione sommaria e largamente emotiva, molti prendono risolutamente posizione e abbiamo gli innocentisti e i colpevolisti.

In realtà il delitto è profondamente noioso, in quanto notizia. Per quanto grande possa essere il numero delle vittime, per quanto orribili possano essere i particolari, i criminologi e le persone con buona memoria possono sempre citare delitti ancora più orrendi. Se invece di vivere una settantina d'anni vivessimo trecento o quattrocento anni, nessuno si occuperebbe di cronaca nera. Perché dopo il primo secolo chiunque avrebbe finalmente imparato che non ci può essere nulla di veramente nuovo, che non c'è nulla da capire e nulla da dedurre dal delitto, se non il dato banale che qualunque uomo è all'occasione la peggiore delle belve.

Il delitto tuttavia sembra a volte avere diritto ad un suo interesse che va oltre la mera curiosità: è quando il delitto s'intreccia con la politica e la vita pubblica o quando c'è (o si presume che ci sia) un dubbio su chi è il colpevole. Fanno parte della prima categoria i casi di Cesare, Giordano Bruno e Trockij. Bruto e Cassio hanno posto il problema eterno del tirannicidio (ammesso che Cesare fosse un tiranno). Giordano Bruno e Trockij rappresentano invece la prova dell'intolleranza di quelle dottrine che credono d'essere in possesso d'una verità indiscutibile. E che è anzi delitto discutere. Ma - come è ovvio - i delitti sono una prova di quell'intolleranza ed è quell'intolleranza che importa discutere, non l'episodio che la dimostra.

Ancor meno interessante è il delitto dall'autore incerto. Non perché un enigmista non possa avere la tentazione di risolvere l'arcano, quanto perché è noto a qualunque avvocato e a qualunque magistrato che non si possono avere opinioni fondate se non quando si sono "lette le carte". Cioè, spesso, quelle centinaia e centinaia di pagine di interrogatori, rapporti, deposizioni, perizie ecc. che costituiscono l'incubo lavorativo del giudice penale. Solo chi ha fatto esperienza della distanza che corre fra gli articoli di giornale e la realtà giudiziaria sa a che punto ci sia poco da fidarsi dei giornali. Essere innocentisti o colpevolisti così, a naso, è un passatempo sciocco e non serve certo a migliorare lo scrupolo nell'amministrazione della giustizia.

In conclusione o il delitto è materia per storici, filosofi, politologi - ed è dunque un delitto raro e di specialissime caratteristiche - o è un nulla. Rimane solo un noioso, anche se orribile, episodio di patologia sociale.

Giannipardo@libero.it , 21 luglio 2004


E' Chirac la persona non grata!
Questa mattina sui giornali israeliani si puo' ammirare la brutta faccia incazzata  di Chirac fotografato mentre dichiara Ariel Sharon persona non grata.
Niente di nuovo, non e' altro che l'ennesima dichiarazione di odio della Francia  nei confronti di Israele e per far saltare i nervi di Monsieur Chirac e' bastato che Sharon facesse il suo dovere  invitando gli ebrei francesi ad abbandonare la Francia, in caso di pericolo, e assicurandoli che Israele e' pronto ad accogliere tutti i fratelli in fuga.
Un lettore del Jerusalem Post scrive:
" Sono riconoscibile come ebreo perche' porto la kippa'. Durante una mia visita a Lione sono stato accostato da due automobili dalle quali si sono messi a urlare "ebreo". Mentre prendevo un caffe' in un bar un cliente si e' alzato in piedi da un tavolo vicino gridando insulti verso di me. Sono stato molto  felice di ritornare in Israele dove mi sento piu' sicuro" .
 
Oggi per le strade di Israele si sente parlare francese, sono arrivate famiglie intere, molti sono i nuclei divisi, in Israele, in salvo,  la moglie e i figli e in Francia, per concludere al meglio un rapporto di lavoro, i padri diventati ormai pendolari.
Purtroppo oggi parlare di antisemitismo significa citare quasi sempre  la Francia e Chirac non dovrebbe arrabbiarsi se Israele informa gli ebrei di essere pronto ad accoglierli, dovrebbe invece farsi un esame di coscienza, molto molto lungo e accurato.
Chirac  sapra' sicuramente che un ex primo ministro socialista del suo paese ha detto "La creazione dello stato d'Israele è un errore storico". Si chiama Michel Rocard e fa il paio con "quel piccolo paese di merda", perla indimenticabile dell'ex ambasciatore di Francia in Inghilterra.

Chirac sapra' certamente che l'offesa "sporco ebreo" fa parte ormai dello slang dei  francesi ed e' diventato una specie di intercalare come in Italia si usava il termine "rabbino" per offendere qualcuno.
E' assolutamente inutile dichiarare che la Francia combattera' l'antisemitismo, e' inutile invitare  a parlare di Shoa' nelle scuole dal momento che il suo governo da dimostrazione di intolleranza e odio contro gli ebrei nel nome odiato di Israele.
Tutti sono  pronti a versare lacrime di coccodrillo sui 6 milioni di ebrei ammazzati , il problema vero e' che quegli stessi coccodrilli si augurano l'eliminazione di altri 5 milioni di ebrei vivi in Israele.

L'antisemitismo di oggi si e' evoluto, e' cambiato, non parla piu' di peste nera o di Santi Simonini vari , oggi l'antisemitismo parla di Israele, paese di merda, errore storico, parla dei poveri palestinesi che ammazzano i cattivi bambini israeliani sugli autobus o nelle scuole perche' se lo meritano , perche gli hanno rubato tutto, quei ladroni di bambini ebrei .
Oggi l'antisemitismo e' contro il Paese degli ebrei, l'ebreo tra gli stati,  il Paese da odiare e da maledire.
In piu' di un'occasione Chirac  ha insegnato  ai suoi francesi come si tratta Israele.
Lo ha fatto anni fa quando, in visita a Gerusalemme e scortato  nella Citta Vecchia dai soldati israeliani,   ha dimostrato tutto il suo livore mettendosi a urlare  "andate via di qua', questa non e' la vostra citta'".
Lo abbiamo visto in diretta televisiva e tutti abbiamo sentito un brivido di freddo scorrerci lungo la schiena.
Il Presidente di Francia aveva rozzamente delegittimato Israele davanti alle telecamere di tutto il mondo, Gallia compresa.
Inconcepibile. Ma si e' ben guardato dal chiedere scusa.
L'attuale ministro degli Esteri di Chirac, nonostante i ripetuti inviti del governo israeliano a non andare ad abbracciare Arafat, ha preferito snobbare Israele piuttosto che rinunciare al pellegrinaggio a Ramallah dove si e' esibito in una performance antisraeliana da manuale , tra i sorrisi compiaciuti e bavosi del  suo amico Yasser.
Quindi quello che mi sento in obbligo di dire a Chirac e' di evitare di essere ipocrita gridando che la Francia combatte l'antisemitismo quando lui stesso e il suo governo  lo alimentano.
Con quale sfrontatezza  ha il coraggio di dichiarare Sharon persona non grata? Sappia  che ogni israeliano considera lui
da anni persona non grata e nemica di Israele. E stiamo ancora aspettando le sue scuse!
 
E dico agli ebrei francesi "Venez, vite".
Venite,  prima che sia troppo tardi e che non incominci la caccia all'ebreo per le strade di ogni citta' francese.
Ricordate  l'Uomo che, dopo aver assistito al processo Dreyfuss e aver sentito la plebaglia urlare "a morte gli ebrei", decise che era ora di dare un taglio con la vecchia antisemita Europa.
Il sogno di Theodor Herzl e' diventato realta' e allora non restate la' impalati ad aspettare il vostro turno e a dire che sono tutte storie, che la Francia e' al vostra Patria.
Non lo e', gli ebrei non hanno patrie in Europa, ne hanno una soltanto ed e' tutta intorno a Gerusalermme!
Ebrei di Francia, c'e' Israele che vi aspetta: Venez, vite!
 
Deborah Fait, www.informazionecorretta.com

MECCA-COLA E SAI COSA BEVI?
E’ in auge la Mecca-Cola, una bevanda essenzialmente venduta come equa e solidale, tant’e’ che anche i Democratici di Sinistra di Firenze, alla loro festa de l’Unita’, come avviene da tempo per le feste di Liberazione del Partito della Rifondazione Comunista, l’hanno prescelta bandendo la Coca-Cola (anche se i Ds di Firenze, come hanno specificato in seguito alle prime notizie date, la vendita esclusiva avverra’ solo nei bar che loro gestiscono direttamente, perche’ in quelli affittati ad esterni, si continua a vendere). La molla che fa scattare la scelta di questa cola rispetto a quella di Atlanta, e’ che il 10% del ricavato va alla causa palestinese, e un altro 10% a Ong europee.
Ma chi fa questa scelta, e’ bene informato? Abbiamo girato un po’ in Internet e abbiamo trovato informazioni anche sui siti dei no-global (come italy.indimedya.org), e ne abbiamo dedotto quanto segue.
Il fondatore dell’azienda e’ il tunisino Tawfik Mathlouthi, residente in Francia, dove ha fondato l’azienda, che marcia a gonfie vele e vende, rivolgendosi ad un target che potremmo genericamente definire “contro l’imperialismo Usa”, in tutto il mondo (Usa inclusi). In Italia e’ importata da un’azienda che in qualche modo si riferisce al partito di Fausto Bertinotti.
L’azienda francese pero’ produce solo le bottiglie formato famiglia, perche’ il resto e’ prodotto dalla Mecca-Cola Middle East, con sede nell’emirato arabo di Dubai, piu’ precisamente nella “Jebel Free Zone”, un’area off-shore dove per legge sono vietati i sindacati e lo sciopero.
Inoltre la Fondazione Mecca-Cola International dona il 10% dei suoi profitti alla Mohammed bin Rashid Al Maktoum Charitable And Humanitarian Foundation che, in base alle direttive del generale Sheikh Mohammed Al Maktoum, Principe di Casa Reale del Dubai, e ministro della Difesa degli Emirati Arabi Uniti, i soldi verranno inviati in Liberia sotto forma di imprecisati aiuti umanitari.
E’ bene ricordare, per informazione che serva ad ognuno, che la Coca-Cola Usa, ha di recente raddoppiato gli investimenti nella NBC, National Beverages Company in Palestina. La NBC impiega 200 addetti nella fabbrica di imbottigliamento a Ramallah. In aggiunta, NBC ha un centro di vendita e distribuzione a Gaza e tre depositi localizzati a Ramallah, Hebron e Nablus.
Ognuno, ovviamente, scelga di bere cio’ che ritiene piu’ opportuno. Pero’ crediamo che quando si danno le informazioni, si deve cercare di darle il piu’ possibile complete.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc, Firenze, 20 luglio 2004.


"Gli euro di Arafat"
Ladroni e terroristi in lotta (armata) per i soldi che l'Europa dà all'Olp

da Il Foglio, 20 luglio 2004

  "La crisi dell'Autorità nazionale palestinese, arrivata agli scontri armati fra miliziani delle diverse fazioni, nasce da una lotta senza quartiere per la spartizione dei cospicui aiuti finanziari, provenienti sia dall'Arabia Saudita sia dall'Unione Europea.
Yasser Arafat non ha mai accettato che le cosiddette forze di sicurezza, che sono quelle che incamerano la maggior parte dei soldi, venissero poste sotto il controllo del governo. Lì infatti risiede la base di quel residuo potere, che lui ha cercato di usare per controllare le diverse fazioni, fino ad arrivare all'istituzione di ben dodici diverse formazioni di polizia. Ma queste sono sempre insoddisfatte, perché sanno che buona parte dei fondi viene sottratta dai responsabili della sicurezza che, probabilmente, se li intascano per poi trasferirli in qualche banca compiacente. Nei giorni scorsi, per protestare, le formazioni più agguerrite, che praticano e rivendicano il terrorismo (come quella dei Martiri di Al Aqsa) hanno sequestrato e costretto alle dimissioni il capo della sicurezza. Arafat lo ha sostituito con un suo parente, considerato corrotto non meno del predecessore e, dopo ventiquattr'ore dalle polemiche dimissioni del capo del governo Abu Ala, ha dovuto rimangiarsi la nomina nepotistica. La nuova designazione di Abdel Razzek al Majeida e il preannuncio di una riforma della sicurezza che dovrebbe concentrare in tre soli corpi le polizie palestinesi, non sono bastati ancora a far recedere il premier dalle dimissioni, pur respinte dal rais.
Paradossalmente i soldi che finiscono nei conti segreti di qualche ras palestinese corrotto fanno meno danni di quelli che servono a finanziare formazioni paraterroristiche. Non si capisce però perché l'Unione Europea debba finanziare ladroni o assassini. In varie occasioni nel Parlamento di Strasburgo è stato chiesto alla Commissione di condizionare gli aiuti alla possibilità di controllarne l'effettiva destinazione. Si è sempre risposto che farlo avrebbe significato "interferire", e così i cordoni della borsa sono rimasti aperti. Ora si spera nel successore di Romano Prodi.
"


Massima del giorno
Nella vita non conviene tanto avere ragione o torto quanto stare nel mezzo del gruppo.
G.P.


MOLLICHINE
Follini: "La sinistra non faccia affidamento su di noi". Nessuna preoccupazione. Nessuno fa affidamento sull'Udc. 

Fassino: "Per molto meno [in assenza d'un voto di sfiducia] altri presidenti del Consiglio hanno dato le dimissioni".  Per esempio Cossiga per la morte di Moro. 

 Le donne saudite chiedono di votare alle municipali.  Speriamo che le strade siano asfaltate e non ci siano troppe pietre in giro.

Ha senso, la nostra esistenza? Esiste una Divina Provvidenza? C'è qualcosa, dopo la morte? O, ancor più seriamente, entrerà Follini nel governo?

Fassino si è detto sconcertato perché Berlusconi "non ha sottoposto al Capo dello Stato la crisi della maggioranza". Come NON prescrive la Costituzione.

 Il Csm è contro la riforma giudiziaria. E pare lo siano anche i vigili urbani di Cuneo. 

Allawi: a Baghdad si sta discutendo sull'introduzione della pena di morte.  Le solite democrazie inconcludenti.  Con Saddam Hussein simili logomachie non c'erano.

Rutelli: Siniscalco "non ha né autorità né esperienza politica". Infatti,  è un economista.  Se fosse stato un politico, Rutelli avrebbe detto che mancava di competenza economica.

Giannipardo@libero.it


LA DITTATURA BERLUSCONIANA
In Italia qualcuno sostiene non solo che siamo in un regime ma che subiamo una dittatura. Alle numerose obiezioni si risponde che oggi quel tipo di regime non ha i connotati che ebbe sotto Stalin, Hitler o Mussolini, perché nel 2004 una dittatura di quel genere è impossibile. L'affermazione è ovviamente falsa, visto che esistono ancora oggi parecchie dittature di vecchio tipo, ma se fosse vera sarebbe una notizia meravigliosa: diverrebbe lecito sperare che certi orrori non si ripeteranno più.

Se reputassimo l'umanità capace di grandi progressi morali avremmo il diritto di sperare nel comunismo. Infatti non è la teoria di Marx che è sbagliata: sono gli uomini ad essere sbagliati per essa. Il socialismo reale è fallito appunto perché non è riuscito a creare l'homo sovieticus, cioè l'uomo nuovo capace di lavorare per la collettività con la stessa alacrità con cui lavora per se stesso. E proprio perché disperava di educare gli adulti, Pol Pot decise di ucciderli e partire dai ragazzini, ancora plasmabili. Ma anche lui fallì.

L'umanità non può cambiare le sue caratteristiche di base. Le illusioni di palingenesi sociale, condite con la speranza di un mondo migliore, sono una costante storica che ha provocato disastri. Infatti anche i più biechi dittatori avevano a volte eccellenti intenzioni. Hitler e Mao volevano rispettivamente una Germania e una Cina forti, prospere e felici. Ma il Grande Balzo in Avanti costò decine di milioni di morti. Per fame.

Né è possibile sperare che il mondo cambi perché ammaestrato da qualche amara esperienza. Dopo l'immenso e insensato massacro della Prima Guerra Mondiale, l'Europa capì che la guerra era una follia da evitare ad ogni costo. E tutti si misero ad odiare i cannoni, il Ministero della Guerra e le spese per gli armamenti. I francesi chiamavano la Grande Guerra l'ultima delle ultime" ("la der des der”) e il risultato di questo nobile atteggiamento fu che la Francia, nel 1940, fu battuta in poche settimane. Se qualcuno, osservando i guasti del comunismo, del fascismo e del nazismo, pensa che non ricadremo in questo errore, si ricordi che è esattamente ciò che pensavano i francesi della guerra.

I cambiamenti sociali che è lecito sperare sono quelli che corrispondono all'interesse di chi può imporli. Gli uomini non ricadranno più nell'errore di strumenti chirurgici sporchi e pieni di microbi perché l'asepsi è essenziale per chi deve essere operato. Nessuno andrebbe in una clinica in cui ammazzano i malati. Nello stesso modo l'interesse del governo è quello di agire incontrando la minima quantità d'ostacoli. Per questo, quando qualcuno riesce a conquistare il potere a titolo personale, si hanno i ben noti fenomeni: repressione del dissenso, assenza di libere elezioni, Stato di polizia. Il fenomeno è eterno e si è prodotto infinite volte. Non c'è ragione di credere che non si riprodurrà in futuro. Il cambiamento avverrà forse quando nasceranno uomini con le ali come gli angeli.


Cianciare di dittatura per l'Italia è talmente sbagliato da essere sciocco e rimane da spiegare come mai se ne parli tanto facilmente. Tutto dipende probabilmente dal fatto che sessant'anni di pace hanno sregolato i cervelli. La gente con meno d'ottanta anni ignora che cos'è un massacro, che cos'è una guerra, che cos'è una dittatura. Per questo, mancando di parametri, chiama esodo la gita domenicale fuori porta, parla di "prendere d'assalto” le spiagge per i bagni, chiama immane tragedia un incidente con cinque morti e chiama regime quello in cui la televisione di Stato concede un dieci per cento di spazio in più alla maggioranza rispetto all'opposizione. Perfino il vocabolario corrente è stravolto da una sensibilità zuccherosa da nonne al rosolio. I ragazzi di dodici anni sono ancora bimbi. Nessuno ha più un padre o una madre, parole sconce: abbiamo tutti un papà e una mamma. I giornali, anche quelli di sinistra, sono capaci di parlare della "mamma di Berlusconi” come se il Cavaliere fosse più o meno un poppante. In un contesto in cui la bua diviene una ferita e una vittoria calcistica un fatto storico, se un Enzo Biagi rifiuta un cambiamento d'orario, siamo al vulnus della democrazia, alla dittatura. Alla fine del mondo.

I moralisti dimenticano che qualunque sistema di governo ha limiti e difetti. Corrotte sono le società: non è necessario che le corrompa il potere. Ma a loro non importa che l'Italia abbia tutte le istituzioni fondamentali della democrazia. Se qualcosa non va, subito affermano che la nostra è una democrazia tanto per ridere. È formale, non sostanziale.  Dimenticando che la "democrazia sostanziale" era la formula con cui Stalin negava ogni libertà agli infelici cittadini dei paesi su aveva posato la sua mano di ferro.

L'unica democrazia disponibile sul mercato - cioè la democrazia formale, quella che abbiamo anche in Italia - è quella che ha certe caratteristiche fondamentali. E non è tenuta a creare una società perfetta. Sarà un pis aller, il meno peggio: ma è il meglio che offre il mondo e mentre si cerca di migliorarla bisogna tenersela stretta.

Giannipardo@libero.it

BIGNE'
L’altroieri due  amici,  saliti fin quassù dove tengo bottega immerso nelle melodie verdiane, m’hanno affabulato  la giornata in un tripudio  di pan di spagna, bignè. meringhe, crema pasticcera, millesfoglie e quant’altro che, solo a pronunciarlo,  manderebbe in tilt qualsiasi buon proposito da dieta mediterranea (ohddio! la cioccolata e lo zabaione della Torta della Duchessa!).
Marco e Lorenzo -questo il nome degli amici- gestiscono in quel di Parma una signor pasticceria (Bianco Lento). 
 Diciamolo, sarà per “colpa” dei tremila francesi (il 10% dell’intera popolazione), che nella seconda metà del ‘700  giunsero in città al seguito del duca don Filippo e della di lui consorte duchessa Luisa Elisabetta, figlia di Luigi XV,   ma, da quel tempo,  Parma si trasformò,  da paesotto tra i tanti paesotti della pianura padana,  in  "petite capitale”, col francese nella parlata che si alternava, mischiandosi al dialetto nostrano,  all’ erre comunque articolata alla fason francais, facendo penetrare nell’animo, nel cervello, nello stomaco, nella sensibilità della gente quella apertura culturale, quella raffinatezza, anche in cucina, che diventava caratteristica genetica, marchio di fabbrica. 
Risultato immediato: Parma non solo era la città -dopo Parigi, ovviamente- che aveva più abbonati all’Encyclopèdie di Diderot e D’Alambert,  ma - tra  sete fruscianti,  ricami dorati,  balli di Corte, spettacoli al Farnese, architetti visionari, Bodoni, l’Università sottratta ai gesuiti, il Collegio del nobili, lo stracotto di cavallo, il formaggio più buono del mondo e il vino scuro a ribollir nei tini- a Parma,  cose semplici come uova, farina, burro, zucchero e lievito,   diventavano gioielli di crema,  panna,  cioccolato,  chantilly, nocciola, zabaione e quant'altro che nemmeno alla corte del Re Sole.
Insomma, Marco e Lorenzo, eredi di quella tradizione,  m’hanno regalato un poco di memoria, risvegliando, nel contempo,   pancia e cervello.
Amici di "Capperi!", saran cazzi!

(cp, 16.07.2004)

AGGRESSIONE NEL METRO'
Il fatto è noto: sei nordafricani avrebbero aggredito una giovane donna francese, in metrò, rapinandola e sottoponendola ad umiliazioni, solo perché la credevano ebrea. Il mondo intero (almeno, il mondo che sta ad ovest e nord-ovest di Ankara) s’è indignato, e perfino il Presidente della Repubblica francese, Jacques Chirac, ha severamente deprecato il fatto. Ora tuttavia pare risulti che l’aggressione non ci sia mai stata e che la donna sia una mitomane. Questo impedisce di trarre ammaestramento dall’episodio? Tutt’altro.
Scrivendo La Légende des Siècles, Victor Hugo ha voluto presentare una sorta di storia lirica dell’umanità, per lampi costituiti da fatti storici o da leggende. Reputava infatti che le leggende a volte illustrano il nocciolo della storia ancor meglio dei fatti reali, di cui amplificano il senso. Le leggende corrispondono all’immaginario semplificatore dei popoli e trasformano in monumento il sentimento comune.
È per questo che la leggenda di Marie, è importante. Perché è stata immediatamente presa sul serio da tutti. È una leggenda nel senso di Hugo e rappresenta un quadro emblematico della situazione. Non solo l’antisemitismo  degli arabi è noto ed accettato come un’evidenza ma è senza perplessità, senza la minima manifestazione d’incredulità, che si reputano sei uomini arabi capaci d’aggredire vigliaccamente una donna sola, solo perché ebrea.
In altre parole, anche in un paese tendenzialmente antisemita come la Francia, il giudizio sugli arabi – dopo le decine di attentati a turisti in Tunisia e in Egitto, e dopo le centinaia di attentati contro civili in Israele – è assolutamente devastante. Li si reputa privi di senso dell’onore. Li si reputa vigliacchi. Li si reputa fanatici dominati da un odio cieco che non conosce regole. Se la stessa storia fosse stata raccontata con protagonisti canadesi o portoghesi, tutti avrebbero cominciato col chiedere che cosa ci fosse di vero. Quando la si è raccontata con protagonisti maghrebini, ci si è limitati a dichiararla orrenda, ma non inverosimile. Questo significa che si reputano gli arabi umanamente inferiori. E questo è terribile. Quasi quanto lo stesso antisemitismo.
Ovviamente, non è che questo giudizio sia estensibile a tutti gli arabi, fra i quali ovviamente saranno in maggioranza le persone per bene. Ma è anche vero che i loro capi e i loro media non si dissociano sufficientemente da fatti simili e dal terrorismo in genere. Danno l’impressione di dire “io non lo farei, ma sono lieto che altri lo faccia”. Tutto questo sarebbe da correggere, nell’interesse loro prima che nostro.
La leggenda ci lascia due insegnamenti. A tutti dice che non bisogna permettere che cresca la mala pianta dell’odio. Contro nessuno. Per quanto riguarda gli arabi, invece, la lezione è ancora più dura. Essi dovrebbero stare più attenti alla loro immagine nel mondo. Col loro sfoggio d’estremismo persino sleale e criminale sono arrivati a farsi giudicare, persino dall’amica Francia, delle belve prive d’umanità.
Giannipardo@libero.it

Lettera aperta al Gruppo Martin Buber
Agli ebrei, o sedicenti tali, firmatari del Comunicato del Gruppo Martin Buber, ebrei per la pace....eterna di Israele, potremmo suggerire di usare tutti quei soldi (20.000 euro ma chi li ha mai visti???) per cose ben piu' importanti che per infierire contro Israele e la sua popolazione.
In Israele, signori, a causa della guerra dei vostri amici palestinesi, ci sono bambini che hanno bisogno di arti artificiali, di sedie a rotelle, di cure continue, di pelle nuova ,bambini che non hanno più i genitori, ai quali i vostri soldi servirebbero soprattutto a farli sentire amati e non traditi. Bambini che hanno bisogno di una guida, perché non possono più vedere. Tutte cose molto costose.