ARCHIVIO   LUGLIO   2004


CHIRAC E IL FUTURO DELLA FRANCIA
Il commentatore di “Time”, Krauthammer, prova a dare una spiegazione del comportamento di Chirac che, ancora ad Istanbul, si è comportato da “guastafeste” (espressione del “Monde”). Basti dire che ha reso di fatto impossibile anche l’intervento della Nato per formare la nuova polizia e il nuovo esercito iracheni, visto che ha proposto che questo avvenisse, nientemeno… a Roma.
Secondo Krauthammer, Chirac è convinto che nel futuro dell’Europa ci sia una risorgenza del mondo arabo e, per questa ragione, quando ciò avverrà, non vuole trovarsi dal lato sbagliato della barricata. Vuole dunque avere l’aria di favorire anche figuri squalificati come Arafat (per non parlare dei terroristi) e d’andare sempre contro gli americani. La Francia si porrebbe così come il campione e il leader di coloro che si oppongono allo strapotere della superpotenza superstite.
L’operazione potrebbe essere definita ingrata, ingiusta, immorale: ma tutti questi aggettivi sono privi di significato, in campo internazionale. Bisogna solo chiedersi se l’operazione sia stupida o no e quali probabilità di successo abbia...
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Giannipardo@libero.it


VERGOGNA?
Oliviero Toscani,  non solo un grande fotografo ma anche  un personaggio conosciuto. Attualmente, recita la sua biografia,  vive nella sua tenuta in Toscana, dove produce vino,  olio d'oliva e alleva cavalli.
A noi di Capperi, per via delle sue campagne contro la pena morte e per la sua vicinanza con Nessuno Tocchi Caino, sta pure simpatico ma... sull'Unità, con quel poco, o tanto, di demagogia sinistrista,  buonista e paraculista che sembra il marchio di fabbrica di un certo vippismo nazionalpopolare all'italiana, ha scritto:
"Ho vergogna ad appartenere alla razza umana. Preferirei essere un gatto, un cane, un verme, una bestia, un animale. Perché gli animali sanno avere molto più senso di solidarietà tra di loro di quanto dimostrino di avere gli esseri umani del primo mondo ricco e sempre più triste.... Entrare nel nostro mondo è permesso alla merci più becere e inutili, ma circolare liberamente non è ancora permesso a degli esseri umani che stanno elemosinando un po’ di speranza per un vita migliore."
E allora, a noi che non abbiamo vergogna ad appartenere alla razza umana,  utilizzando un poco della sua stessa demagogia,  viene da chiedergli  quanti di questi "esseri umani che stanno elemosinando un po’ di speranza per un vita migliore." sono ospitati nella sua tenuta in Toscana.
Attendiamo risposte.
(cp., 31.07.2004)


VIOLANSCIANA

Luciano Violante è un fenomeno paranormale?  Eccolo, sull'Unità (clicca qui),   spiegare il "parlamentarismo nero". Dovete sapere, ieri  Luciano Violante  è "saltato sulla sedia". No, piano con gli entusiasmi, , non è stato un attentato. Colpa dell'Unità, il meglio giornale  che Violante "come al solito" legge  "prima di tutti gli altri quotidiani"; si,  si, insomma, il nostro   ha letto sul suo giornale preferito  che nella giornata precedente il suo gruppo parlamentare  avrebbe  fatto ostruzionismo contro il "Parlamento nero". Parlamento nero? No, no, l'Unità, sbaglia. Ma quale "parlamento nero" io, Violante,   a proposito del comportamento della maggioranza, ho parlato di "parlamentarismo nero": 

"L’espressione" ricorda Violante "è di Gramsci e ricorre nel Quaderno n.14, paragrafi 74 e 76".
Minchia! Gramsci! Quaderno n° 14, paragrafo tal dei tali...!
Assopimento. Siamo nel 1935,  Gramsci, ricorda Violante all'Unità,  sul suo quaderno annota: "il potere può ritenere conveniente sopprimere la funzione del Parlamento con l’effetto di spostare in altre sedi, meno trasparenti, i dibattiti che altrimenti dovrebbero tenersi sotto gli occhi di tutti, con il rischio di far esplodere conflitti ingovernabili. Nasce così il parlamentarismo nero".
Dunque ci risiamo: le funzioni del Parlamento sono "soppresse" (sic),   Gramsci/Violante  denuncia  al mondo,    via Unità che - birichina - sbaglia il titolo,  quel fetentone di Mussolini/Berlusconi.
Piazzale Loreto è dietro l'angolo. Che dire?  Fenomeno paranormale o  grappino di troppo?

(cp, 31.07.2004)


SFIGATI: Tifano per Kerry ma lo vogliono sconfitto
Oggi,  su
"Il Riformista"<<... C’è una parte della sinistra italiana alla quale della pacificazione dell’Iraq interessa poco. Molto più interessa la sconfitta degli Usa su un campo di battaglia, un altro Vietnam. E se ci finisce in mezzo il democratico Kerry, poco male, farà la stessa fine del democratico Lyndon Johnson. Ogni soldato ritirato dall’Iraq è un iracheno morto in più. Questo dirà Kerry all’Europa, se e quando sarà eletto. Lo tengano presente tutti quelli che oggi sventolano palloncini colorati per lui.>>

I COMMENTI DI BERTOLDO
Il Velino riferisce le idee di Piero Craveri e di Vittorio Mathieu sulla crisi della politica italiana. Il terzo che volesse interferire fra questi pesi massimi rischierebbe parecchio ma Bertoldo può avere il coraggio che mancherebbe a Balanzone e affermare  che quanto da sostenuto da Piero Craveri e da Vittorio Mathieu, pur essendo del tutto esatto, non spiega l’origine del fenomeno.
Riassumiamo le interviste. Dopo che Ernesto Galli della Loggia aveva parlato sul “Corriere” dell’incapacità di una vera e grande politica, in Italia, e della cronica assenza d’una destra liberale, capace di diffondere parole d’ordine quali meritocrazia, competizione, efficienza, rischio, Craveri identifica in Italia “il virus della vecchia socialità”, e molte “pregiudiziali stataliste”. Per lui, “Paradossalmente, la destra sociale non differisce troppo dalla sinistra”. Inoltre, mentre altrove le estreme sono isolate, da noi sono decisive e condizionanti, e An rimane “una struttura assimilabile più alla sinistra che alla destra”.
Mathieu nota che in Italia nessuno potrebbe avere il coraggio della Thatcher, che affrontò (e vinse) uno sciopero a tempo indeterminato di migliaia di minatori. La nostra società non lo permetterebbe. Anche per lui manca “una destra liberale e liberista”. E anche per lui in Italia le estreme condizionano la politica. Anzi, “l’unico che abbia le idee chiare è Fausto Bertinotti”.
La diagnosi del fenomeno è concorde ma non si parla della sua l’origine.     (per continuare... clicca qui)
Giannipardo@libero.it, luglio 2004

PRIME ARIE

Essendosi ventilata l'ipotesi di "primarie" per le quali nel centro-sinistra tutti davano Prodi vincente, Bertinotti ha provocato uno scandalo dicendo: "Ci vorrebbe un altro candidato.  Potrei essere io". Anatema! Si sono stracciati in tanti le vesti, che alla fine sembrava un campo di nudisti. Il fatto è che gli uomini di sinistra non riescono ad evitare vecchi riflessi condizionati. Quando si parla di elezioni, per loro va tutto bene, purché vinca chi è stato stabilito in anticipo che vinca. E l'ideale è, come sempre, il candidato unico.
Gianni Pardo



Massima del giorno
La realtà è una maestra paziente e capace di ripetere molte volte le sue lezioni.  Bisognerebbe ascoltarla docilmente.  E invece troppi aspettano che usi la frusta.
 G.  P.


MOLLICHINE
Fassino e Rutelli sosterranno la coalizione in Iraq se vince Kerry. Con Kerry alla Casa Bianca, infatti, l'Iraq sarà abitato da angeli. 

Il carburante sale al record di 42,50 dollari al barile. Come avrebbe detto Totò ("E i, cche me chiamme Pasquale?"): "E che ce frega? Noi lo compriamo a litri". 

Un cimitero ebraico è stato profanato a Saverne, nell'Alsazia.  Quanto son contraddittori,  questi antisemiti! Non sostengono che un buon ebreo è solo un ebreo morto?

Passigli (Ds) firma un esposto contro Castelli sul caso Sofri: per "valutare se emergono ipotesi di reato". Ipotesi di reato? Omicidio,  ha detto la Cassazione.

L'Ue pronta a "chiedere sanzioni" contro il governo sudanese,  "se le violazioni dei diritti umani non cesseranno".  Panico a Khartum. 

Ciampi: "C'è un'Italia vera che supera le polemiche politiche e sa dialogare".  Tutto sta a trovarla.

Giannipardo@libero.


 IL FATO DELL'ECONOMIA
È notizia di questi giorni che la Siemens,  in Germania,  ha posto un aut aut ai suoi dipendenti: o accettare un aumento delle ore di lavoro a parità di paga,  o la società avrebbe spostato la produzione in uno dei paesi dell'est europeo, risparmiando circa il 40% sul costo del lavoro.  Gli operai hanno accettato.  Secondo quanto scrive "il Foglio" del 21 luglio,  la stessa cosa si prospetta non solo per Man,  Opel e Bosch, in Germania, ma per lo stabilimento Bosch di Lione,  nella stessa Francia patria della settimana di 35 ore lavorative. Il risultato è stato che, di fronte al rischio della perdita del lavoro, il 98% dei dipendenti ha accettato la proposta.

È bene riconoscere in tempo l'annuncio dei tempi nuovi. L'Europa ha visto nascere nel Settecento la teoria economica classica. Per essa la produzione risultava da quattro elementi fondamentali: terra (materie prime), lavoro, capacità organizzativa e capitale. Procurandosi il necessario, un organizzatore reclutava le forze lavoro e produceva infine qualcosa col cui ricavato pagava le spese, i lavoratori, se stesso e compensava infine il capitale investito. Questo "capitale investito" ha fatto sorgere nell'immaginario comune l'idea di un signore panciuto e nullafacente che si arricchisce sul sudore altrui. In realtà, l'identico schema produttivo si ritrova nel caso di un gelataio. La "terra” è  costituita dal latte, dallo zucchero, dagli aromi ecc., l'organizzazione e il lavoro sono suoi personali e il capitale, uscito dalla sua tasca, è costituito dagli utensili e dalle materie prime. Il capitale è soltanto "l'insieme dei mezzi di produzione". Anche un ciabattino deve procurarsi chiodi, vernici e gli stessi strumenti quando si rompono o si guastano. Il ciabattino è il capitalista di se stesso[1].   (continua... per  proseguire  clicca qui)

Giannipardo@libero.it, 29 luglio 2004
[1] Ho studiato economia quando la maggior parte di coloro che leggono questo testo non erano nati. Per conseguenza, se ho scritto qualche sciocchezza, sarò grato a chi me la segnalerà.


Iran: "il genocidio della stampa" di  Ahmad Rafat*
Riceviamo via email e volentieri pubblichiamo.  
  In una lettera che porta in calce la firma di oltre 150 nomi noti del giornalismo nella Repubblica Islamica, i colleghi iraniani parlano del "genocidio della stampa". Nelle ultime 48 ore, due quotidiani, Vaghaieh Ettefaghieh e Joumhuriat sono stati costretti dalla magistratura a sospendere le pubblicazioni. Qualche giorno prima, era stato chiuso per ordine della magistratura il settimanale Aftab. Intanto il processo contro gli assassini della giornalista Zahra Kazemi, morta il 10 luglio di un anno fa dopo le percosse ricevute in carcere a Teheran, ha avuto una vita molto breve: due sole udienze.
Il giudice, non tenendo conto di nessuno delle obiezioni e le richieste del pool degli avvocati della madre della collega assassinata, ha deciso di dichiarare chiuso il dibattimento, riservandosi il diritto di pronunciare la sentenza, entro i prossimi giorni. Gli avvocati della parte civile, capitanati dal Premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi, avevano contestato la legittimita’ della Corte Penale Ordinaria, chiedendo il trasferimento del dibattimento alla Corte d’Assise.
Il Premio Nobel aveva chiesto anche la presenza in aula di diversi ministri e parlamentari come testimoni, richiesta che ovviamente e’ stata rigettata dal Giudice Farahani. Mohammad Seifzadeh, un’altro degli avvocati della parte civile non e’ per nulla sorpreso dalla decisione del giudice. ‘’Eravamo convinti fin dall’inizio- dichiara l’avvocato della famiglia Kazemi- che si sarebbe trattato di una farsa’’.
’L’esposizione del Pubblico Ministero e l’assenza di molti indiziati in aula- aggiunge Seifzadeh- facevano prevedere che si sarebbe trattato di un teatrino, piuttosto che di un’aula di tribunale dove si discute e si dibatte per scoprire la verita’’. Mohammad Seifzadeh e gli altri avvocati che rappresentano la madre della giornalista assassinata, chiedono una nuova indagine e un nuovo processo, anche se ammettono difficilmente le loro richieste saranno accolte dall’Autorita’ Giudiziaria.
‘’Probabilmente- afferma ancora Seifzadeh- anche gli autori e i mandanti di questo crimine, come è successo in precedenza nei processi per l’assassinio d’altri dissidenti, scrittori e giornalisti, rimarranno sconosciuti e non pagheranno per i loro crimini’’. Da parte sua il Premio Nobel Shirin Ebadi ha avvertito che potrebbe portare il caso di Zahra Kazemi davanti ai tribunali internazionali. ‘’Nel caso che non fosse possibile ottenere giustizia nella Repubblica Islamica e fossero d’accordo i miei clienti, non esiterei a rivolgermi alle istituzioni giuridiche internazionali’’.
In precedenza il governo iraniano aveva negato al Canada di costituirsi parte civile e di inviare osservatori al processo. I giornalisti iraniani, indignati per la chiusura dei giornali e per la farsa giudiziaria del caso Zahra Kazemi, hanno deciso di proclamare una settimana di agitazione, riunendosi in assemblea piu’ volte al giorno nella sede dell’Associazione Sindacale dei Giornalisti.
Gli autori della lettera aperta denunciano anche la precarieta’ della professione. La chiusura dei giornali e la sospensione delle pubblicazioni da parte della magistratura, ha messo sul lastrico non solo gli editori, ma sta mettendo a dura prova anche i giornalisti e le loro famiglie che ormai non hanno piu’ alcuna garanzia di poter sopravvivere esercitando questa professione.
Nella lettera indirizzata al Ministro della Cultura e dell’Orientamento Islamico, i giornalisti iraniani, parlano di ‘’genocidio dei giornali e dei giornalisti con la chiusura arbitraria dei giornali e delle riviste in Iran’’. ‘’Questi provvedimenti- si legge ancora- privano di fatto i cittadini dal diritto di esercitare la professione che hanno scelto’’.
La chiusura dei quotidiani e riviste, circa 40 negli ultimi 12 mesi, ha prodotto circa 500 giornalisti disoccupati.  Nella Repubblica Islamica, definita dall’associazione internazionale Reporter sans Frontier, ‘’la piu’ grande prigione dei giornalisti del mondo’’, attualmente sono in carcere 12 giornalisti, mentre oltre 507 si trovano in attesa di giudizio. Negli ultimi 12 mesi sono stati chiusi 38 testate e processati 74 giornalisti. Sei giornalisti sono stati condannati al divieto di esercitare la professione, mentre otto sono stati aggrediti fisicamente e costretti a ricorrere alle cure mediche.
Oltre un milione e mezzo di euro e’ il totale delle cauzioni versate nell’ultimo anno dai giornalisti in attesa di giudizio. Una cifra considerevole, tenuto conto che il salario medio di un giornalista e' inferiore ai 500 euro mensili.
Ahmad Rafat

(*Portavoce del Gruppo d’Iniziativa per la Liberta’ d’Espressione in Iran)


INCHIOSTRO ROSSO
L'ottanta per cento dei giornali schierato contro il Cavaliere
Estratti dall'articolo di Gianfranco Morra , da   Libero del 28-07-2004
"Sputtanate pure, qualcosa resterà. È l'imperativo della crociata antiberlusconiana, nella quale gran parte dei massmedia è impegnata. Anche quelli posseduti dal Cavaliere, che sono largamente diretti e manovrati da uomini della sinistra. Tutto nella cornice di un "conflitto di interessi", che potrebbe anche esistere economicamente, ma che politicamente non c'è per niente, anzi c'è in senso contrario, dato che almeno l'80 % dei media è contro di lui. Chi ne vuole una rigorosa e pur vivace documentazione deve leggere la vivacissima opera di due giovani giornalisti: Massimo Pandolfi e Riccardo Fantini, intitolata "Inchiostro rosso". Che è una raccolta, davvero sterminata, delle "veline dell'era Berlusconi". Esiste un Minculpop di sinistra, che impone uno schema artificiale e falso. Si tratta di una invenzione corale di una cultura che ha sempre mangiato a sinistra e che continua a farlo ancora anche nei mezzi di comunicazione governativi o di proprietà del Cavaliere. Naturalmente lamentando la mancanza di libertà e i pericoli autoritari, che il semplice elenco degli interventi antiberlusconiani basta a mostrare inesistenti. 
Essere contro Sua Emittenza rende molto. Si pensi che dal 1990 ad oggi sono stati stampati 96 saggi e opuscoli sul fenomeno Berlusconi, sulla sua atipicità  nella politica italiana. In gran parte denigratori.
Alcuni titoli: "Il padrone del diavolo", Telefascismo", "L'imbroglio", "La grande truffa", "Piccolo Cesare", Lo Stato sono io". Talvolta piccole opere di grandi giornalisti come Pansa, Bocca, Orlando, Galli, Emiliani, Latella."..."
 ... (continua, articolo non in rete)


“IMPICCARE GLI AMANTI”
Giordano Bruno Guerri è uno degli “irregolari” di destra più detestati a sinistra (anche da quella che si fregia d’essere più progredita e trasversale: persino sulle pagine de Il Riformista non s’è disdegnata la definizione di “fascista libertario”); ciò nondimeno (o forse dovrei dire “e difatti”) si dimostra spesso assai meno stolto di come i suoi detrattori lo dipingono.
Il suo corsivo di oggi sulla legge sulla fecondazione medicalmente assistita (clicca qui per il testo completo dell'articolo) è un buon saggio di concretezza e buon senso. Avrebbe fatto un figurone anche come editoriale sul quotidiano da lui diretto, L’Indipendente; ma, presumibilmente, quella collocazione poteva creare qualche problemino con l’editore (Italo Bocchino, deputato di AN). E vabbé, pazienza: in fondo, Il Giornale  (benché non online) ha una tiratura di molto superiore  - il che consentirà a molti più lettori di riflettere sul fatto che:
“la legge vieta la fecondazione con seme e ovociti estranei alla coppia: in pratica, se uno dei due non può generare, nessuno può generare (con donatore segreto) anche se il loro massimo desiderio è avere un figlio. Che gli importa allo Stato con chi si fanno figli? Per coerenza, uno Stato così dovrebbe impiccare gli amanti”.
E ancora:
“ non si possono utilizzare più di tre embrioni per volta, e bisogna trasferirli nell’utero con un solo impianto: ovvero si riduco-no moltissimo le possibilità che l’operazione funzioni, e si trasforma una conquista scientifica in una lotteria pur di «salvare» qualche embrione: in uno Stato che permette e paga nelle strutture pubbli-che dai 150.000 ai 200.000 aborti l’anno. Una legge che, per salvare i diritti di un embrione di poche ore di vita, provoca aborti di feti in stato avanzato”.
(ale tap., 28.7.04)

EMMA PREZZEMOLINO
Non so se ridere o piangere. Ci risiamo. Questa volta c'è da nominare il nuovo Commissario europeo ed  ecco rispuntare il nome di Emma Bonino.

Già candidata
- e non s'era mai visto, in mezzo a tanta abbondanza,  uno sperpero simile - a tutto quello che c'era da nominare  in Italia, in Europa, all'ONU, nel Mondo e pure nell'Intergalassia... ecco di nuovo Marco Pannella (vedi l'intervista all'Unità)  candidare  Emma Bonino a Commissario europeo.
"Già dato!", si potrebbe dire,  ma all'imperturbabile Pannella gli scappa proprio:  <<... dopo Monti la candidatura più naturale è quella di Emma Bonino>> dichiara  all'Unità <<perché oltre al prestigio internazionale, raccoglie ampi consensi, proprio perché rappresenta una cultura decisamente opposta a quella di Buttiglione, è che in Europa è condivisa>>.
Quel che non è dato sapere -bufera di destini-  è cosa pensi Emma Bonino della candidatura di Emma Bonino... quel che invece sarebbe  meglio non far sapere a Pannella è che proprio ieri sono iniziate le procedure per la nomina dell'amministratore del mio condominio...
(cp, 26.07.2004)

E ORA...
Ora che il Congresso USA ha approvato un documento che definisce formalmente «genocidio» la situazione in atto nel Darfur;
Ora che gli USA stanno riuscendo a trascinare fuori dalla connivenza l’ONU, che meno di 2 mesi fa aveva visto il Sudan riconfermato nella Commissione Diritti Umani;
Ora che grazie agli USA stanno circolando bozze di risoluzioni al Consiglio di Sicurezza in cui si prevedono sanzioni contro il governo sudanese qualora non provveda a disarmare le forze para-militari;
Ora che persino il Papa prima della recita dell'Angelus ha rivolto un appello alla comunità internazionale perché cessi l’indifferenza rispetto al genocidio sudanese…
…Insomma, ora che finalmente le cose stanno girando per il verso giusto, e in Sudan si va verso un intervento umanitario sul tipo di quello attuato una decina d’anni fa nei Balcani, anziché verso la criminosa indifferenza praticata nella stessa epoca rispetto al massacro in Ruanda…
…ora, dicevo, staremo a vedere quanti fra i teorici del “pacifismo” saranno disposti a riconoscere il valore di quest’intervento, e quanti invece si dimostreranno irreversibilmente intossicati dall’alienazione fondamentalista del “senza se e senza ma”.
Per ora, la palma del fanatismo ideologico va al quotidiano Il Manifesto, che ieri spiegava concitatamente che dietro all’imminente intervento ci sono i soliti sordidi secondi fini della solita malefica lobby pluto-giudaico-imperialista, e precisamente: “l'ulteriore indebolimento di un paese arabo che è stato usato spesso da Israele per prendere il mondo arabo alle spalle e addirittura un occhio di riguardo per una new entry nel novero dei produttori di petrolio”.
Per cui, secondo il fine analista del Manifesto, dopo che i disgraziati del Darfur hanno conosciuto le sofferenze del genocidio, “per colmare la misura manca solo un intervento dall'esterno con l'attenzione per i diritti delle popolazioni locali, la loro cultura, i loro principi e al limite le loro idiosincrasie che è facile immaginare”.
Se questo è un saggio di come la sinistra pacifista sa valutare la questione, andiamo maluccio.
Più che pacifismo o comunismo pare un cas
o lampante di cretinismo.
(ale tap., 26.07.04)


Catena umana contro il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza
Almeno centomila israeliani hanno formato una catena umana di 90 chilometri, dalla colonia di Nisanit al Muro del pianto di Gerusalemme, per protestare contro il piano Sharon che prevede il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza. "Siamo qui per manifestare contro la volontà di cacciare gli ebrei dalla loro terra" ha dichiarato Avraham Yitzhaki, un colono membro del comitato che ha organizzato la protesta. Trenta deputati del parlamento israeliano e 15 del Likud, il partito del premier Ariel Sharon, hanno partecipato alla manifestazione.
Per ulteriori informazioni clicca qui.
e qui


SEI MILIONI...  RICORDATE?
Nessun diritto di difesa per noi israeliani, nessun diritto se non di morire ammazzati.
La tradizione continua, l'odio non scema.
Una decina gli astenuti e  contrari e  150 rappresentanti di paesi per lo piu' dittature oscurantiste  hanno votato come un soluomo contro Israele: il muro ( gli piace chiamarlo cosi' perche' fa piu' effetto, esprime meglio la loro ipocrisia ) va smantellato.
Gli israeliani devono morire.
Che abbiano votato si  i paesi arabi, africani e islamici , grandi odiatori di Israele  e degli ebrei non e' una sorpresa ne' una novita', loro presentano una risoluzione contro Israele praticamente ogni giorno.
Chi pero' ha votato sorprendentemente all'unanimita' e' stata l' Unione Europea guidata dalla solita Francia pro islamica , filopalestinese e antisemita che da circa mezzo secolo e' la' che aspetta che qualcuno elimini Israele dalla carta geografica.
L'Europa ha votato compatta, l'Europa vuole che altri bambini ebrei muoiano assassinati, l'Europa non si accontenta  di essere il piu' grande cimitero ebraico ma vuole partecipare, insieme ai macellai palestinesi , alla nostra scomparsa come Paese, Nazione, Democrazia.
L'Europa ha votato senza pudore contro Israele, l'Europa morta di una  paura fottuta , l'Europa in mano a gente come Chirac e Schroeder che ricattano e danno ordini mentre gli altri paesi, tremebondi, eseguono.
I 25 d'Europa hanno decretato che altri bambini israeliani debbano morire e che altre famiglie israeliane si dissolvano polverizzandosi nel fuoco dell'odio dei terroristi.
Anche l'Italia ha votato con gli altri 24, ha piegato  la testa  al diktat francese, non ha avuto il fegato di ribellarsi a questa persecuzione contro Israele, forse non ha potuto farlo.
Implacabile Europa.
Si , c'e' poco da stare allegri, i nostri morti non li sconvolgono, gli ebrei a pezzi sull'asfalto non toccano il cuore di nessuno. Le seimila persone senza arti, senza pelle, senza volto, bambini in letti di ospedale che chiamano la mamma che pero' e' morta e che chiamano il papa ma e' morto pure lui,  non gli fanno pieta'.
 

Ehhh, quisquillie per la vecchia Europa abituata a fare ben altro agli ebrei.
Non c'e' verso di commuovere chi odia gli ebrei, figurarsi se si parla di una barriera che salva le nostre vite, questa e' una cosa che li scandalizza addirittura, li fa infuriare, Israele spudorato che vuole difendersi, e non hanno nemmeno il buon gusto di nasconderlo.
La cosa che disturba non e' la cattiveria cui siamo abituati ma l'ipocrisia, i giudici dell'Aja ci hanno intimato di spostare la barriera ben sapendo che non si puo' perche' non sarebbe piu' un  salva-vita ma una cosa inutile e nemmeno artistica.
Hanno deciso che dobbiamo portarla ai confini del 67 ma che confini? Sanno perfettamente che nessun paese al mondo arretrerebbe senza un accordo di pace, sarebbe un suicidio. E allora perche' lo si pretende da Israele?
Si, e' vero, la barriera entra anche in territorio cisgiordano. E allora? Possibile che il terrorismo non abbia un prezzo? Possibile che Arafat abbia scatenato tutto questo dramma quattro anni fa e che comunque tutto gli sia dovuto? Possibile che abbiano ammazzato per nessun motivo  1000 israeliani e che  nessuno gli chieda il conto?
Possibile che i loro crimini debbano essere sempre giustificati?
Possibile che a noi sia interdetta persino l'autodifesa pacifica come una barriera che li tiene lontani dai nostri autobus, dalle nostre scuole, dai nostri ristoranti, da nostri bambini! Dai nostri bambini!
Noi che ci difendiamo siamo i colpevoli, loro, i macellai , che ci ammazzano sono gli innocenti che tutto il mondo difende da un Israele cosi' perfido che non  vuole piu' lasciarli entrare per farsi scoppiare  in mezzo ai civili inermi.
Israele ha vinto anche questa guerra contro il terrorismo ma si sa che e' una vittoria solo temporanea perche' i palestinesi non rinunceranno al loro sogno di sempre, distruggere l'odiato Israele.
Quando in Israele abbiamo letto del voto compatto dell'Europa  abbiamo sentito un senso di disagio, e' stato come un tradimento ai valori della democrazia , e' stato come aver gettato un velo su Aushwitz.
Implacabili.
Personalmente mi dispiace che l'Italia non abbia avuto il fegato di dire no. Questa Italia che era riuscita a ricucire con la democrazia israeliana uno strappo quasi irreparabile prodotto da decenni di infame politica filoaraba dei governi democristiani e cattocomunisti, mi ha deluso perche' ha calpestato  la piu' importante esigenza dell'uomo: la vita e lo ha fatto in nome del politicamente corretto. 
Amici e nemici europei, Israele , amareggiato e deluso, vi informa che la barriera continuera' ad essere costruita a meno che non veniate qui e non vi mettiate in fila lungo i territori, tenendovi per mano, in una lunga barriera umana di 750 chilometri per difendere Israele.
Sarebbe un'idea e ...forse...beh, in un certo senso ce lo dovreste in nome di quei sei milioni...ve li ricordate?
 
Deborah Fait  -  informazionecorretta.com

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COSSIGA: L'OSSERVATORE ROMANO  SPOSA LINEA HITLER
ESULTA PER SCELTA ONU SU MURO, MA MAI TITOLI SU STRAGI KAMIKAZE

  (ANSA) - ROMA, 22 LUG - L'ex capo dello Stato Francesco Cossiga ha così  commentato la titolazione ''esultante'' data dall'Osservatore romano alla  notizia dell'approvazione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni  Unite della risoluzione sull'abbattimento del muro che Israele sta  costruendo per separarsi dai territori palestinesi: ''Non ricordo, e la cosa  come cristiano mi dispiace molto, che il direttore dell'Osservatore romano  abbia mai dedicato titolazioni così importanti alle stragi di vecchi, donne  e bambini operate da kamikaze palestinesi. Sembra quasi che egli voglia  portare il suo giornale sulla linea: abbattiamo il muro e che vada avanti  l'opera iniziata, ma lasciata incompiuta, da Adolf Hitler''.

Massima del giorno
La stampa italiana non è prevalentemente di sinistra, è prevalentemente di centro.   È la realtà che ha il cattivo gusto di stare alla sua destra.
 G.P.

MOLLICHINE
Pare che Al Qaida voglia,  con attentati e terrorismo,  far sì che il petrolio salga a 60 $ il barile.  Saranno contenti i verdi,  vedendo dalle loro automobili tanta gente a piedi. 

Calderoli ha giurato e Ciampi ha chiamato al telefono l'ex ministro Bossi per augurargli di
"ristabilirsi presto". Al peggio non c'è fine?

Niente carcere per Annamaria Franzoni: "
Non è pericolosa". Anzi,  visto come sono maleducati i bambini,  forse è utile.

Sharon ha parlato dell'antisemitismo francese. Solana:
"Ha offeso il governo e il popolo della Francia". Ma anche la verità?

Pisanu:
"Sulla Cap Anamur non c'era nessun profugo". Il Vascello Fantasma. 

Taormina:
"Entro il 30 luglio 2004 diremo il nome dell'assassino di Samuele". Entro il 30 luglio 2034 i giudici gli crederanno.

In Sicilia sbarramento elettorale al 5 per cento per le liste.  Di questo passo,  Forza Italia si sentirà in pericolo.

Rutelli ha chiesto a Berlusconi di
"dire finalmente la verità sui conti del paese".  Poteva chiederlo al primo venuto: "Non c'è un euro”. 

 Mastella:
"il voto di fiducia ha umiliato il Parlamento".  Per fortuna,  il Parlamento c'è abituato.

Il governo ha designato Buttiglione come commissario europeo.  Così all'estero si faranno un'idea del latin lover.

Tabacci:
"La linea di Follini ha un'ampia maggioranza,  ma siccome sono emerse posizioni molto differenziate è stato convocato il Consiglio nazionale". Come dire: Il paziente sta benissimo, solo è stato ricoverato in rianimazione. 

Circolare: dopo la sentenza niente arresto per chi non rispetta l'obbligo di espulsione, ma accompagnamento nei centri di accoglienza temporanea.  Con un carabiniere a destra e uno a sinistra.

Giannipardo@libero. it


IL VIAGGIO DELLE IDEE
Per quanto riguarda convinzioni e comportamenti, gli uomini hanno dei punti di riferimento invariabili, perché fondati sulla fisiologia (la fame, l'istinto sessuale, l'istinto materno). Poi hanno caratteristiche largamente prevalenti quali il conformismo, l'antropomorfismo e soprattutto l'egoismo. Ma non appena ci si eleva dal livello di mera sussistenza, le idee sono varie e tuttavia la maggior parte considera le proprie semplicemente ovvie e tali da non abbisognare di dimostrazione. Non immagina neppure diversità, altrove o in passato. Non s'accorge che le evidenze spesso portano in calce una firma e che filosofi e profeti saranno pure, come essa pensa, degli acchiappanuvole, ma hanno influenzato la storia più di quanto di solito non si ammetta.

Prendiamo l'idea di Dio. Oggi ci sono dei credenti  e dei miscredenti. Ma quello che molti non notano è che il dubbio è Dio sì, Dio no, non un dio, molti dei. Per i romani del II e III secolo d.C. invece il dubbio era ancora monoteismo o politeismo. In seguito l'idea del monoteismo ha vinto ed è divenuta un'evidenza. ...
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Giannipardo@libero.it , 24 luglio 2004

PIGMEI, GIGANTI, RONZINI,  FOLLETTI, FOLLINI
<<la politica... esige soprattutto il rispetto rigoroso di certe regole... una prima regola consiste nel capire con realismo quando il proprio ruolo, come singolo o come partito, viene esaltato strumantalmente dagli avversari. I quali , pur di raggiungere certi obiettivi, sono disposti ad attribuire ad un pigmeo le sembiansze di un gigante. E' quanto  è capitato a Follini nei commenti dei principali organi di stampa, i quali avendo di mira la liquidazione del governo Berlusconi erano pronti a deformare la reatà al punto di trasformare una fessura nella maggioranza in una voragine, e certi ronzini in cavalli di razza...>>

Sandro Farina,  da "Libero" (articolo non in rete).

MURI ED ALTRI MURI
E’ lungo 2.720 km (più della muraglia cinese!) è alto 3 metri, controllato da 160.000 soldati, 240 batterie di artiglieria pesante, milioni di mine e bombe a scoppio ritardato.
Parliamo del “muro” (vedere cartina) eretto dal Marocco contro gli indipendentisti del Polisario.  
“Perché se il muro salva vite iraeliane e la lotta di liberazione è quella palestinese, allora il caso arriva all’Aja e alle Nazione Unite.  Se invece i murati vivi sono arabi non wahabbiti e gli usurpatori beneficiati sono fidi alleati sullo scacchiere nord africano,  allora tutto passa in cavalleria.”
La domanda, in una corrispondenza da Tifariti (Marocco), viene da   Francesco Ruggeri su Libero (articolo non in rete).
Certo, quelli del Polisario non sono agnellini,  e dal 1975 l'esercito marocchino occupa gran parte dei territori dell'ex Sahara Occidentale Spagnolo, violando in questo modo il diritto internazionale che riconosce ad ogni popolo il libero esercizio del suo diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza,  ma il “cattivo” questa volta  non è bianco e nemmeno ebreo ,  e dunque non interessa  la Corte dell’Aja e nemmeno l’ONU...
(cp, 23.07.2004)


GENOCIDIO
La camera dei rappresentanti statunitense ha adottato ieri una risoluzione che qualifica come genocidio la situazione in corso nella regione del Darfur, in Sudan. La decisione dovrebbe favorire l'approvazione di un testo simile da parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu, aumentando le pressioni per l'invio di una forza multinazionale nella regione. Giorni fa il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha parlato della crisi in Darfur come della situazione umanitaria più grave del mondo in questo momento, senza però parlare di genocidio, termine che avrebbe implicato un immediato intervento delle Nazioni Unite.
Per saperne di più, clicca qui,  e 
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Trent’anni fa
Gli europei hanno paura degli arabi, o forse hanno soggezione. Non considerano provocatorio il raddoppio del prezzo del petrolio greggio. Lo subiscono senza fiatare. Si sentono rei di avere inventato il motore a scoppio e l’automobile, senza i quali il greggio varrebbe nulla. Il petrolio deve tutto alla tecnologia europea, che ne ha creato gli impieghi, lo ha scoperto, trivellato, trasportato, distillato, trasformato con la chimica in mille e mille prodotti utili diversi. Fertilizzanti chimici, fibre sintetiche, materie plastiche, detersivi, eccetera: non uno di questi prodotti a base di petrolio è fatto nei Paesi arabi. Europeo od occidentale è anche lo sfruttamento del petrolio per l’elettricità: europea od occidentale è la concezione delle turbine, dei generatori, dei motori elettrici. Abbiamo davvero di che vergognarci.
Ma Allah concede che l’idrogeno sia abbondante ovunque. Se gli occidentali troveranno il modo di sfruttare l’idrogeno a fini energetici, potranno ben dire: «Allah è con noi».[…]
Il monopolio arabo del petrolio è un colosso coi piedi di sabbia del deserto. Peccato che a irrobustirlo ci abbiano pensato gli irresponsabili del Club di Roma, con il loro incosciente libro di fantascienza: I limiti dello sviluppo. Da soli, senza l’aiuto del Club di Roma, gli arabi forse non avrebbero nemmeno immaginato di poter aumentare il prezzo del greggio, non si sarebbero sognati di considerare il greggio una risorsa in «esaurimento»”.
(
Sergio Ricossa, 1974)


RAGU'
Dunque,  parliamo di superstizione in cucina.
La mia mamma, ad esempio, credeva che certe pietanze sarebbero riuscite male se  mescolate alla rovescia, cioè in senso contrario al cammino del sole;   ben mi ricordo dell'attenzione con cui mi facevo lo zabaione (zabaione? 3 rossi d'uovo, 30 gr. di zucchero,  volendo, alla fine, si aggiungeva un goccio di marsala o una spolverata di cacao in polvere) che andava sbattuto in scodella, fino a farlo un poco montare, ma sempre nella direzione da sinistra verso destra,  come per la maionese (maionese? 2 tuorli d'uovo e poi dopo averli ben amalgamati,  usando una "frusta" o la forchetta,  frullarli per un 20 minuti circa lasciando cadere goccia a goccia 6 o 7 cucchiaiate di olio extra verg. di oliva,  in finale aggiungere poche gocce di limone e sale a piacere).
E poi le superstizioni legate ai coltelli:  incrociarli nel piatto o sulla tavola indicava una disgrazia o  imminente litigio,  ma gli stessi proteggevano da varie specie di mali ed erano usati, premuti sulla parte, per contrastare le punture d'insetti.
La storia del sale,  che   rovesciato significava sfortuna, è vecchia come il cucco, e si capisce bene il perché: per secoli il sale è stato l'unico mezzo per conservare la carne...
Questione, non controversa, è quella  dei 13 a tavola da evitare in ogni modo (questa superstizione è associata all'Ultima Cena, in cui erano presenti 13 a tavola,  compreso il traditore),  o quell'altra che consiglia di non lasciare una tovaglia bianca sulla tavola durante la notte altrimenti la famiglia avrà presto bisogno di un lenzuolo funebre... e poi...
Basta,  soliti scongiuri. Buona giornata.
(cp, 21.07.2004
)

CRONACA NERA
Per i lettori di giornali e per la gente in generale alcuni delitti suscitano grande interesse. In particolare quelli in cui le persone implicate sono di speciale livello sociale o di speciale notorietà o quelli in cui c'è un dubbio sull'autore del reato. Non raramente, sulla base d'una informazione sommaria e largamente emotiva, molti prendono risolutamente posizione e abbiamo gli innocentisti e i colpevolisti.

In realtà il delitto è profondamente noioso, in quanto notizia. Per quanto grande possa essere il numero delle vittime, per quanto orribili possano essere i particolari, i criminologi e le persone con buona memoria possono sempre citare delitti ancora più orrendi. Se invece di vivere una settantina d'anni vivessimo trecento o quattrocento anni, nessuno si occuperebbe di cronaca nera. Perché dopo il primo secolo chiunque avrebbe finalmente imparato che non ci può essere nulla di veramente nuovo, che non c'è nulla da capire e nulla da dedurre dal delitto, se non il dato banale che qualunque uomo è all'occasione la peggiore delle belve.

Il delitto tuttavia sembra a volte avere diritto ad un suo interesse che va oltre la mera curiosità: è quando il delitto s'intreccia con la politica e la vita pubblica o quando c'è (o si presume che ci sia) un dubbio su chi è il colpevole. Fanno parte della prima categoria i casi di Cesare, Giordano Bruno e Trockij. Bruto e Cassio hanno posto il problema eterno del tirannicidio (ammesso che Cesare fosse un tiranno). Giordano Bruno e Trockij rappresentano invece la prova dell'intolleranza di quelle dottrine che credono d'essere in possesso d'una verità indiscutibile. E che è anzi delitto discutere. Ma - come è ovvio - i delitti sono una prova di quell'intolleranza ed è quell'intolleranza che importa discutere, non l'episodio che la dimostra.

Ancor meno interessante è il delitto dall'autore incerto. Non perché un enigmista non possa avere la tentazione di risolvere l'arcano, quanto perché è noto a qualunque avvocato e a qualunque magistrato che non si possono avere opinioni fondate se non quando si sono "lette le carte". Cioè, spesso, quelle centinaia e centinaia di pagine di interrogatori, rapporti, deposizioni, perizie ecc. che costituiscono l'incubo lavorativo del giudice penale. Solo chi ha fatto esperienza della distanza che corre fra gli articoli di giornale e la realtà giudiziaria sa a che punto ci sia poco da fidarsi dei giornali. Essere innocentisti o colpevolisti così, a naso, è un passatempo sciocco e non serve certo a migliorare lo scrupolo nell'amministrazione della giustizia.

In conclusione o il delitto è materia per storici, filosofi, politologi - ed è dunque un delitto raro e di specialissime caratteristiche - o è un nulla. Rimane solo un noioso, anche se orribile, episodio di patologia sociale.

Giannipardo@libero.it , 21 luglio 2004


E' Chirac la persona non grata!
Questa mattina sui giornali israeliani si puo' ammirare la brutta faccia incazzata  di Chirac fotografato mentre dichiara Ariel Sharon persona non grata.
Niente di nuovo, non e' altro che l'ennesima dichiarazione di odio della Francia  nei confronti di Israele e per far saltare i nervi di Monsieur Chirac e' bastato che Sharon facesse il suo dovere  invitando gli ebrei francesi ad abbandonare la Francia, in caso di pericolo, e assicurandoli che Israele e' pronto ad accogliere tutti i fratelli in fuga.
Un lettore del Jerusalem Post scrive:
" Sono riconoscibile come ebreo perche' porto la kippa'. Durante una mia visita a Lione sono stato accostato da due automobili dalle quali si sono messi a urlare "ebreo". Mentre prendevo un caffe' in un bar un cliente si e' alzato in piedi da un tavolo vicino gridando insulti verso di me. Sono stato molto  felice di ritornare in Israele dove mi sento piu' sicuro" .
 
Oggi per le strade di Israele si sente parlare francese, sono arrivate famiglie intere, molti sono i nuclei divisi, in Israele, in salvo,  la moglie e i figli e in Francia, per concludere al meglio un rapporto di lavoro, i padri diventati ormai pendolari.
Purtroppo oggi parlare di antisemitismo significa citare quasi sempre  la Francia e Chirac non dovrebbe arrabbiarsi se Israele informa gli ebrei di essere pronto ad accoglierli, dovrebbe invece farsi un esame di coscienza, molto molto lungo e accurato.
Chirac  sapra' sicuramente che un ex primo ministro socialista del suo paese ha detto "La creazione dello stato d'Israele è un errore storico". Si chiama Michel Rocard e fa il paio con "quel piccolo paese di merda", perla indimenticabile dell'ex ambasciatore di Francia in Inghilterra.

Chirac sapra' certamente che l'offesa "sporco ebreo" fa parte ormai dello slang dei  francesi ed e' diventato una specie di intercalare come in Italia si usava il termine "rabbino" per offendere qualcuno.
E' assolutamente inutile dichiarare che la Francia combattera' l'antisemitismo, e' inutile invitare  a parlare di Shoa' nelle scuole dal momento che il suo governo da dimostrazione di intolleranza e odio contro gli ebrei nel nome odiato di Israele.
Tutti sono  pronti a versare lacrime di coccodrillo sui 6 milioni di ebrei ammazzati , il problema vero e' che quegli stessi coccodrilli si augurano l'eliminazione di altri 5 milioni di ebrei vivi in Israele.

L'antisemitismo di oggi si e' evoluto, e' cambiato, non parla piu' di peste nera o di Santi Simonini vari , oggi l'antisemitismo parla di Israele, paese di merda, errore storico, parla dei poveri palestinesi che ammazzano i cattivi bambini israeliani sugli autobus o nelle scuole perche' se lo meritano , perche gli hanno rubato tutto, quei ladroni di bambini ebrei .
Oggi l'antisemitismo e' contro il Paese degli ebrei, l'ebreo tra gli stati,  il Paese da odiare e da maledire.
In piu' di un'occasione Chirac  ha insegnato  ai suoi francesi come si tratta Israele.
Lo ha fatto anni fa quando, in visita a Gerusalemme e scortato  nella Citta Vecchia dai soldati israeliani,   ha dimostrato tutto il suo livore mettendosi a urlare  "andate via di qua', questa non e' la vostra citta'".
Lo abbiamo visto in diretta televisiva e tutti abbiamo sentito un brivido di freddo scorrerci lungo la schiena.
Il Presidente di Francia aveva rozzamente delegittimato Israele davanti alle telecamere di tutto il mondo, Gallia compresa.
Inconcepibile. Ma si e' ben guardato dal chiedere scusa.
L'attuale ministro degli Esteri di Chirac, nonostante i ripetuti inviti del governo israeliano a non andare ad abbracciare Arafat, ha preferito snobbare Israele piuttosto che rinunciare al pellegrinaggio a Ramallah dove si e' esibito in una performance antisraeliana da manuale , tra i sorrisi compiaciuti e bavosi del  suo amico Yasser.
Quindi quello che mi sento in obbligo di dire a Chirac e' di evitare di essere ipocrita gridando che la Francia combatte l'antisemitismo quando lui stesso e il suo governo  lo alimentano.
Con quale sfrontatezza  ha il coraggio di dichiarare Sharon persona non grata? Sappia  che ogni israeliano considera lui
da anni persona non grata e nemica di Israele. E stiamo ancora aspettando le sue scuse!
 
E dico agli ebrei francesi "Venez, vite".
Venite,  prima che sia troppo tardi e che non incominci la caccia all'ebreo per le strade di ogni citta' francese.
Ricordate  l'Uomo che, dopo aver assistito al processo Dreyfuss e aver sentito la plebaglia urlare "a morte gli ebrei", decise che era ora di dare un taglio con la vecchia antisemita Europa.
Il sogno di Theodor Herzl e' diventato realta' e allora non restate la' impalati ad aspettare il vostro turno e a dire che sono tutte storie, che la Francia e' al vostra Patria.
Non lo e', gli ebrei non hanno patrie in Europa, ne hanno una soltanto ed e' tutta intorno a Gerusalermme!
Ebrei di Francia, c'e' Israele che vi aspetta: Venez, vite!
 
Deborah Fait, www.informazionecorretta.com

MECCA-COLA E SAI COSA BEVI?
E’ in auge la Mecca-Cola, una bevanda essenzialmente venduta come equa e solidale, tant’e’ che anche i Democratici di Sinistra di Firenze, alla loro festa de l’Unita’, come avviene da tempo per le feste di Liberazione del Partito della Rifondazione Comunista, l’hanno prescelta bandendo la Coca-Cola (anche se i Ds di Firenze, come hanno specificato in seguito alle prime notizie date, la vendita esclusiva avverra’ solo nei bar che loro gestiscono direttamente, perche’ in quelli affittati ad esterni, si continua a vendere). La molla che fa scattare la scelta di questa cola rispetto a quella di Atlanta, e’ che il 10% del ricavato va alla causa palestinese, e un altro 10% a Ong europee.
Ma chi fa questa scelta, e’ bene informato? Abbiamo girato un po’ in Internet e abbiamo trovato informazioni anche sui siti dei no-global (come italy.indimedya.org), e ne abbiamo dedotto quanto segue.
Il fondatore dell’azienda e’ il tunisino Tawfik Mathlouthi, residente in Francia, dove ha fondato l’azienda, che marcia a gonfie vele e vende, rivolgendosi ad un target che potremmo genericamente definire “contro l’imperialismo Usa”, in tutto il mondo (Usa inclusi). In Italia e’ importata da un’azienda che in qualche modo si riferisce al partito di Fausto Bertinotti.
L’azienda francese pero’ produce solo le bottiglie formato famiglia, perche’ il resto e’ prodotto dalla Mecca-Cola Middle East, con sede nell’emirato arabo di Dubai, piu’ precisamente nella “Jebel Free Zone”, un’area off-shore dove per legge sono vietati i sindacati e lo sciopero.
Inoltre la Fondazione Mecca-Cola International dona il 10% dei suoi profitti alla Mohammed bin Rashid Al Maktoum Charitable And Humanitarian Foundation che, in base alle direttive del generale Sheikh Mohammed Al Maktoum, Principe di Casa Reale del Dubai, e ministro della Difesa degli Emirati Arabi Uniti, i soldi verranno inviati in Liberia sotto forma di imprecisati aiuti umanitari.
E’ bene ricordare, per informazione che serva ad ognuno, che la Coca-Cola Usa, ha di recente raddoppiato gli investimenti nella NBC, National Beverages Company in Palestina. La NBC impiega 200 addetti nella fabbrica di imbottigliamento a Ramallah. In aggiunta, NBC ha un centro di vendita e distribuzione a Gaza e tre depositi localizzati a Ramallah, Hebron e Nablus.
Ognuno, ovviamente, scelga di bere cio’ che ritiene piu’ opportuno. Pero’ crediamo che quando si danno le informazioni, si deve cercare di darle il piu’ possibile complete.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc, Firenze, 20 luglio 2004.


"Gli euro di Arafat"
Ladroni e terroristi in lotta (armata) per i soldi che l'Europa dà all'Olp

da Il Foglio, 20 luglio 2004

  "La crisi dell'Autorità nazionale palestinese, arrivata agli scontri armati fra miliziani delle diverse fazioni, nasce da una lotta senza quartiere per la spartizione dei cospicui aiuti finanziari, provenienti sia dall'Arabia Saudita sia dall'Unione Europea.
Yasser Arafat non ha mai accettato che le cosiddette forze di sicurezza, che sono quelle che incamerano la maggior parte dei soldi, venissero poste sotto il controllo del governo. Lì infatti risiede la base di quel residuo potere, che lui ha cercato di usare per controllare le diverse fazioni, fino ad arrivare all'istituzione di ben dodici diverse formazioni di polizia. Ma queste sono sempre insoddisfatte, perché sanno che buona parte dei fondi viene sottratta dai responsabili della sicurezza che, probabilmente, se li intascano per poi trasferirli in qualche banca compiacente. Nei giorni scorsi, per protestare, le formazioni più agguerrite, che praticano e rivendicano il terrorismo (come quella dei Martiri di Al Aqsa) hanno sequestrato e costretto alle dimissioni il capo della sicurezza. Arafat lo ha sostituito con un suo parente, considerato corrotto non meno del predecessore e, dopo ventiquattr'ore dalle polemiche dimissioni del capo del governo Abu Ala, ha dovuto rimangiarsi la nomina nepotistica. La nuova designazione di Abdel Razzek al Majeida e il preannuncio di una riforma della sicurezza che dovrebbe concentrare in tre soli corpi le polizie palestinesi, non sono bastati ancora a far recedere il premier dalle dimissioni, pur respinte dal rais.
Paradossalmente i soldi che finiscono nei conti segreti di qualche ras palestinese corrotto fanno meno danni di quelli che servono a finanziare formazioni paraterroristiche. Non si capisce però perché l'Unione Europea debba finanziare ladroni o assassini. In varie occasioni nel Parlamento di Strasburgo è stato chiesto alla Commissione di condizionare gli aiuti alla possibilità di controllarne l'effettiva destinazione. Si è sempre risposto che farlo avrebbe significato "interferire", e così i cordoni della borsa sono rimasti aperti. Ora si spera nel successore di Romano Prodi.
"


Massima del giorno
Nella vita non conviene tanto avere ragione o torto quanto stare nel mezzo del gruppo.
G.P.


MOLLICHINE
Follini: "La sinistra non faccia affidamento su di noi". Nessuna preoccupazione. Nessuno fa affidamento sull'Udc. 

Fassino: "Per molto meno [in assenza d'un voto di sfiducia] altri presidenti del Consiglio hanno dato le dimissioni".  Per esempio Cossiga per la morte di Moro. 

 Le donne saudite chiedono di votare alle municipali.  Speriamo che le strade siano asfaltate e non ci siano troppe pietre in giro.

Ha senso, la nostra esistenza? Esiste una Divina Provvidenza? C'è qualcosa, dopo la morte? O, ancor più seriamente, entrerà Follini nel governo?

Fassino si è detto sconcertato perché Berlusconi "non ha sottoposto al Capo dello Stato la crisi della maggioranza". Come NON prescrive la Costituzione.

 Il Csm è contro la riforma giudiziaria. E pare lo siano anche i vigili urbani di Cuneo. 

Allawi: a Baghdad si sta discutendo sull'introduzione della pena di morte.  Le solite democrazie inconcludenti.  Con Saddam Hussein simili logomachie non c'erano.

Rutelli: Siniscalco "non ha né autorità né esperienza politica". Infatti,  è un economista.  Se fosse stato un politico, Rutelli avrebbe detto che mancava di competenza economica.

Giannipardo@libero.it


LA DITTATURA BERLUSCONIANA
In Italia qualcuno sostiene non solo che siamo in un regime ma che subiamo una dittatura. Alle numerose obiezioni si risponde che oggi quel tipo di regime non ha i connotati che ebbe sotto Stalin, Hitler o Mussolini, perché nel 2004 una dittatura di quel genere è impossibile. L'affermazione è ovviamente falsa, visto che esistono ancora oggi parecchie dittature di vecchio tipo, ma se fosse vera sarebbe una notizia meravigliosa: diverrebbe lecito sperare che certi orrori non si ripeteranno più.

Se reputassimo l'umanità capace di grandi progressi morali avremmo il diritto di sperare nel comunismo. Infatti non è la teoria di Marx che è sbagliata: sono gli uomini ad essere sbagliati per essa. Il socialismo reale è fallito appunto perché non è riuscito a creare l'homo sovieticus, cioè l'uomo nuovo capace di lavorare per la collettività con la stessa alacrità con cui lavora per se stesso. E proprio perché disperava di educare gli adulti, Pol Pot decise di ucciderli e partire dai ragazzini, ancora plasmabili. Ma anche lui fallì.

L'umanità non può cambiare le sue caratteristiche di base. Le illusioni di palingenesi sociale, condite con la speranza di un mondo migliore, sono una costante storica che ha provocato disastri. Infatti anche i più biechi dittatori avevano a volte eccellenti intenzioni. Hitler e Mao volevano rispettivamente una Germania e una Cina forti, prospere e felici. Ma il Grande Balzo in Avanti costò decine di milioni di morti. Per fame.

Né è possibile sperare che il mondo cambi perché ammaestrato da qualche amara esperienza. Dopo l'immenso e insensato massacro della Prima Guerra Mondiale, l'Europa capì che la guerra era una follia da evitare ad ogni costo. E tutti si misero ad odiare i cannoni, il Ministero della Guerra e le spese per gli armamenti. I francesi chiamavano la Grande Guerra l'ultima delle ultime" ("la der des der”) e il risultato di questo nobile atteggiamento fu che la Francia, nel 1940, fu battuta in poche settimane. Se qualcuno, osservando i guasti del comunismo, del fascismo e del nazismo, pensa che non ricadremo in questo errore, si ricordi che è esattamente ciò che pensavano i francesi della guerra.

I cambiamenti sociali che è lecito sperare sono quelli che corrispondono all'interesse di chi può imporli. Gli uomini non ricadranno più nell'errore di strumenti chirurgici sporchi e pieni di microbi perché l'asepsi è essenziale per chi deve essere operato. Nessuno andrebbe in una clinica in cui ammazzano i malati. Nello stesso modo l'interesse del governo è quello di agire incontrando la minima quantità d'ostacoli. Per questo, quando qualcuno riesce a conquistare il potere a titolo personale, si hanno i ben noti fenomeni: repressione del dissenso, assenza di libere elezioni, Stato di polizia. Il fenomeno è eterno e si è prodotto infinite volte. Non c'è ragione di credere che non si riprodurrà in futuro. Il cambiamento avverrà forse quando nasceranno uomini con le ali come gli angeli.


Cianciare di dittatura per l'Italia è talmente sbagliato da essere sciocco e rimane da spiegare come mai se ne parli tanto facilmente. Tutto dipende probabilmente dal fatto che sessant'anni di pace hanno sregolato i cervelli. La gente con meno d'ottanta anni ignora che cos'è un massacro, che cos'è una guerra, che cos'è una dittatura. Per questo, mancando di parametri, chiama esodo la gita domenicale fuori porta, parla di "prendere d'assalto” le spiagge per i bagni, chiama immane tragedia un incidente con cinque morti e chiama regime quello in cui la televisione di Stato concede un dieci per cento di spazio in più alla maggioranza rispetto all'opposizione. Perfino il vocabolario corrente è stravolto da una sensibilità zuccherosa da nonne al rosolio. I ragazzi di dodici anni sono ancora bimbi. Nessuno ha più un padre o una madre, parole sconce: abbiamo tutti un papà e una mamma. I giornali, anche quelli di sinistra, sono capaci di parlare della "mamma di Berlusconi” come se il Cavaliere fosse più o meno un poppante. In un contesto in cui la bua diviene una ferita e una vittoria calcistica un fatto storico, se un Enzo Biagi rifiuta un cambiamento d'orario, siamo al vulnus della democrazia, alla dittatura. Alla fine del mondo.

I moralisti dimenticano che qualunque sistema di governo ha limiti e difetti. Corrotte sono le società: non è necessario che le corrompa il potere. Ma a loro non importa che l'Italia abbia tutte le istituzioni fondamentali della democrazia. Se qualcosa non va, subito affermano che la nostra è una democrazia tanto per ridere. È formale, non sostanziale.  Dimenticando che la "democrazia sostanziale" era la formula con cui Stalin negava ogni libertà agli infelici cittadini dei paesi su aveva posato la sua mano di ferro.

L'unica democrazia disponibile sul mercato - cioè la democrazia formale, quella che abbiamo anche in Italia - è quella che ha certe caratteristiche fondamentali. E non è tenuta a creare una società perfetta. Sarà un pis aller, il meno peggio: ma è il meglio che offre il mondo e mentre si cerca di migliorarla bisogna tenersela stretta.

Giannipardo@libero.it

BIGNE'
L’altroieri due  amici,  saliti fin quassù dove tengo bottega immerso nelle melodie verdiane, m’hanno affabulato  la giornata in un tripudio  di pan di spagna, bignè. meringhe, crema pasticcera, millesfoglie e quant’altro che, solo a pronunciarlo,  manderebbe in tilt qualsiasi buon proposito da dieta mediterranea (ohddio! la cioccolata e lo zabaione della Torta della Duchessa!).
Marco e Lorenzo -questo il nome degli amici- gestiscono in quel di Parma una signor pasticceria (Bianco Lento). 
 Diciamolo, sarà per “colpa” dei tremila francesi (il 10% dell’intera popolazione), che nella seconda metà del ‘700  giunsero in città al seguito del duca don Filippo e della di lui consorte duchessa Luisa Elisabetta, figlia di Luigi XV,   ma, da quel tempo,  Parma si trasformò,  da paesotto tra i tanti paesotti della pianura padana,  in  "petite capitale”, col francese nella parlata che si alternava, mischiandosi al dialetto nostrano,  all’ erre comunque articolata alla fason francais, facendo penetrare nell’animo, nel cervello, nello stomaco, nella sensibilità della gente quella apertura culturale, quella raffinatezza, anche in cucina, che diventava caratteristica genetica, marchio di fabbrica. 
Risultato immediato: Parma non solo era la città -dopo Parigi, ovviamente- che aveva più abbonati all’Encyclopèdie di Diderot e D’Alambert,  ma - tra  sete fruscianti,  ricami dorati,  balli di Corte, spettacoli al Farnese, architetti visionari, Bodoni, l’Università sottratta ai gesuiti, il Collegio del nobili, lo stracotto di cavallo, il formaggio più buono del mondo e il vino scuro a ribollir nei tini- a Parma,  cose semplici come uova, farina, burro, zucchero e lievito,   diventavano gioielli di crema,  panna,  cioccolato,  chantilly, nocciola, zabaione e quant'altro che nemmeno alla corte del Re Sole.
Insomma, Marco e Lorenzo, eredi di quella tradizione,  m’hanno regalato un poco di memoria, risvegliando, nel contempo,   pancia e cervello.
Amici di "Capperi!", saran cazzi!

(cp, 16.07.2004)

AGGRESSIONE NEL METRO'
Il fatto è noto: sei nordafricani avrebbero aggredito una giovane donna francese, in metrò, rapinandola e sottoponendola ad umiliazioni, solo perché la credevano ebrea. Il mondo intero (almeno, il mondo che sta ad ovest e nord-ovest di Ankara) s’è indignato, e perfino il Presidente della Repubblica francese, Jacques Chirac, ha severamente deprecato il fatto. Ora tuttavia pare risulti che l’aggressione non ci sia mai stata e che la donna sia una mitomane. Questo impedisce di trarre ammaestramento dall’episodio? Tutt’altro.
Scrivendo La Légende des Siècles, Victor Hugo ha voluto presentare una sorta di storia lirica dell’umanità, per lampi costituiti da fatti storici o da leggende. Reputava infatti che le leggende a volte illustrano il nocciolo della storia ancor meglio dei fatti reali, di cui amplificano il senso. Le leggende corrispondono all’immaginario semplificatore dei popoli e trasformano in monumento il sentimento comune.
È per questo che la leggenda di Marie, è importante. Perché è stata immediatamente presa sul serio da tutti. È una leggenda nel senso di Hugo e rappresenta un quadro emblematico della situazione. Non solo l’antisemitismo  degli arabi è noto ed accettato come un’evidenza ma è senza perplessità, senza la minima manifestazione d’incredulità, che si reputano sei uomini arabi capaci d’aggredire vigliaccamente una donna sola, solo perché ebrea.
In altre parole, anche in un paese tendenzialmente antisemita come la Francia, il giudizio sugli arabi – dopo le decine di attentati a turisti in Tunisia e in Egitto, e dopo le centinaia di attentati contro civili in Israele – è assolutamente devastante. Li si reputa privi di senso dell’onore. Li si reputa vigliacchi. Li si reputa fanatici dominati da un odio cieco che non conosce regole. Se la stessa storia fosse stata raccontata con protagonisti canadesi o portoghesi, tutti avrebbero cominciato col chiedere che cosa ci fosse di vero. Quando la si è raccontata con protagonisti maghrebini, ci si è limitati a dichiararla orrenda, ma non inverosimile. Questo significa che si reputano gli arabi umanamente inferiori. E questo è terribile. Quasi quanto lo stesso antisemitismo.
Ovviamente, non è che questo giudizio sia estensibile a tutti gli arabi, fra i quali ovviamente saranno in maggioranza le persone per bene. Ma è anche vero che i loro capi e i loro media non si dissociano sufficientemente da fatti simili e dal terrorismo in genere. Danno l’impressione di dire “io non lo farei, ma sono lieto che altri lo faccia”. Tutto questo sarebbe da correggere, nell’interesse loro prima che nostro.
La leggenda ci lascia due insegnamenti. A tutti dice che non bisogna permettere che cresca la mala pianta dell’odio. Contro nessuno. Per quanto riguarda gli arabi, invece, la lezione è ancora più dura. Essi dovrebbero stare più attenti alla loro immagine nel mondo. Col loro sfoggio d’estremismo persino sleale e criminale sono arrivati a farsi giudicare, persino dall’amica Francia, delle belve prive d’umanità.
Giannipardo@libero.it

Lettera aperta al Gruppo Martin Buber
Agli ebrei, o sedicenti tali, firmatari del Comunicato del Gruppo Martin Buber, ebrei per la pace....eterna di Israele, potremmo suggerire di usare tutti quei soldi (20.000 euro ma chi li ha mai visti???) per cose ben piu' importanti che per infierire contro Israele e la sua popolazione.
In Israele, signori, a causa della guerra dei vostri amici palestinesi, ci sono bambini che hanno bisogno di arti artificiali, di sedie a rotelle, di cure continue, di pelle nuova ,bambini che non hanno più i genitori, ai quali i vostri soldi servirebbero soprattutto a farli sentire amati e non traditi. Bambini che hanno bisogno di una guida, perché non possono più vedere. Tutte cose molto costose.
Possiamo capire che questo non vi tocchi perche' chi sostiene gli accordi di Ginevra,  accordi fatti da privati senza nessun tipo di mandato ufficiale,  dimostra di volere la fine di Israele, se non con la guerra che i nemici non potrebbero mai vincere, almeno  attraverso l'entrata in Israele di milioni di palestinesi che poi con le pance delle loro donne (parole di Santo Arafat) penserebbero all'eliminazione demografica degli ebrei.
Ma voi chi siete? Chi vi da il diritto di decidere come dobbiamo vivere e come dobbiamo morire? Chi vi autorizza a raccontare menzogne nell'affermare che :
La politica condotta dalla leadership israeliana non è servita ad assicurare al popolo israeliano né  sicurezza né una pacifica coesistenza con i vicini arabi e palestinesi. Il governo del Primo ministro Ariel Sharon non è in grado o non intende  affiancare un'autentica  iniziativa di pace
La leadership israeliana ci ha dato sicurezza, da mesi in Israele abbiamo avuto un solo attentato rispetto ai quotidiani  5 e piu' degli anni precedenti. In quanto alla pacifica convivenza rivolgetevi al Mukata di Ramallah dove risiede un criminale da sempre protetto e coccolato da voi e dall'Europa.
L'unico in grado di inventarsi un'iniziativa di pace e' proprio Sharon e lo sta facendo.
Affiancare e' un termine ipocrita visto che ci si affianca a chi vuole la pace e non mi risulta che i palestinesi siano interessati ad essa.
Siamo oltremodo scandalizzati  e addolorati dalla vostra iniziativa priva di umanita' e buon gusto poiche' arriva proprio a sostegno della sentenza  antiisraeliana dei giudici irresponsabili dell'Aja e nel momento in cui una giovane diciannovenne e' morta con la testa staccata dal corpo grazie a una bomba palestinese.
Che tempismo, ebrei della Diaspora e sedicenti tali!
Non potevate scegliere un momento peggiore per dirci : israeliani, crepate pure!
Vi deluderemo dicendo che noi non vogliamo morire,  che  vivremo e lo faremo con la coscienza pulita di chi e' vissuto qui  per quattro anni travolto da paura e disperazione e di chi dall'Italia si e' preoccupato per la propria famiglia. Vi deluderemo perche' siamo riusciti a non  odiare il  nemico come voi odiate i vostri fratelli di Israele.
Vivremo per ricordare i nostri morti e per amare Israele.
A voi restera' la vergogna del tradimento.  
In memoria dei nostri e dei vostri fratelli assassinati dal vile terrorismo palestinese.
 
Deborah Fait - Israel - faitde@012.net.il
Roberto Di Veroli - Roma - Italia - robertodive

Massima del giorno
Il matrimonio è in parte un sacramento, in parte una società in nome collettivo e in parte un contratto di mutua assistenza. E il sesso, dov'è finito?
G.P.
, 15.07.2004


MOLLICHINE
Tremonti non rilascia dichiarazioni: "Soffro di una tremenda amnesia. . . “.  Ha dimenticato anche le parolacce?

Violante: "Una manovra distruttiva fatta da un governo incapace". Il suo, il commento spassionato di un politico moderato. 

Manovra.  Pezzotta: "Il governo non ci ha informato".  Ora che penso: non ha informato neanche me.

Marco Follini, U.d.c. (Uno da cacciare). 

Conflitto d'interessi.  Violante: "Una legge inutile che denunceremo al Parlamento europeo". Tanto inutile che il centro-sinistra, a suo tempo, non l'ha votata. 

Il ministro della Difesa Martino: "Spero di restare dove sono". Nessuno conosce i pericoli dell'economia come un economista. 

Rutelli: "Non è più sopportabile essere dipinti come quelli che frenano sulla federazione della lista unitaria". E va bene. Saranno fotografati. 

La Corte di Giustizia UE: procedere contro Francia e Germania per lo sforamento del tetto del 3 per cento. Non si trova più un battipanni, in città. 

Per mano dei soldati israeliani,  il capo del Jihad islamico nella Cisgiordania  ha trovato la morte a Jenin.  Amore! le ha detto incontrandola. 

Secondo l'ayatollah Khamenei,  ci sarebbero "i servizi segreti americani e israeliani" dietro i sequestri di cittadini stranieri in Iraq.  E Bush guidava gli aerei contro le torri.

giannipardo@libero.it


FEBBRE A QUARANTA
Molte persone danno a Berlusconi la colpa di quanto accade nella maggioranza e questo non perché abbia commesso questo o quell’errore ma perché non ha saputo mettere in riga gli alleati. Il rimprovero viene anche da sinistra: reputando che Berlusconi dispone d’un immenso potere, ne hanno dedotto che non ha saputo usarlo.
Il ragionamento è stupefacente. Innanzi tutto perché, simmetricamente, l’interessato potrebbe ritorcere che, se non è riuscito a rimettere in riga gli alleati, è proprio perché è falso l’assunto dell’immenso potere. Con la Costituzione attuale il Primo Ministro è un primum inter pares. E se Fini dice “o via Tremonti o via noi”, non è che possa chiamare i Carabinieri.
Bisogna cercare altrove i suoi torti. Secondo Giuliano Ferrara, il malcontento degli alleati nasce dal fatto che essi si sentono sottorappresentati nel governo e Berlusconi avrebbe fatto bene ad accontentarli prima d’arrivare allo scontro. Può essere. Ma anche a questo si può obiettare che, salvo il caso di Ruggero sostituito da Frattini, la compagine governativa è quella iniziale. Se andava bene nel 2001 e negli anni seguenti, che cosa c’è di nuovo che giustifichi le proteste?
An e Udc hanno a lungo insistito sulla collegialità delle decisioni in materia d’economia. E hanno invocato svolte e cambiamenti. Ma quali svolte e quali cambiamenti suggerivano, in concreto? In realtà non ne potevano più dell’arroganza di Giulio e si sono impuntati per mandarlo via. Magari per fare la politica di Tremonti senza Tremonti.
Tutto questo brontolare e minacciare è peggio che futile: è demenziale. Gli alleati di Forza Italia hanno solo il potere d’affondare la nave comune ma non dispongono di scialuppe di salvataggio. Se rompono l’alleanza non possono andare alle elezioni in una coalizione con Forza Italia, perché gli elettori si chiederebbero perché mai, allora, hanno fatto cadere il governo e non possono andare senza Forza Italia, perché, anche in caso di un buon risultato, non avrebbero i numeri per governare. È chiaro che sono in un vicolo cieco. Perché dunque strepitano tanto? Chi credono di spaventare?

Il caso dell’Udc è diverso. Gli ex-democristiani di destra si sentono consanguinei con gli ex-democristiani di sinistra. Mentre dunque An senza Berlusconi non conta più niente, l’Udc sogna oggi e sempre la Balena Bianca. Chissà, pensa, se ci alleassimo con la Margherita, i Ds e i socialisti di ogni colore forse potremmo creare un grande partito di centro-centro-sinistra, una Dc morotea, una riedizione del Compromesso Storico. Purtroppo l’operazione è difficile. L’Udc, col suo 4-5%, non dà la maggioranza ad una coalizione senza Bertinotti, senza Comunisti Italiani e senza Verdi. Né si può presentare alle elezioni alleandosi con le estreme di sinistra, visto che rischierebbe di lasciare i suoi voti in eredità a Forza Italia.
Ed ecco perché Follini chiede il proporzionale.  Lo scopo è quello di andare alle elezioni in ordine sparso, senza dichiarare in anticipo quale sarà la coalizione di governo ipotizzata, in modo da lasciarsi le mani libere e da non dover rendere conto agli elettori. Da potersi vendere al miglior offerente. Questo piano, oltre che non piacere a Berlusconi, fa paura anche ai Ds; essi hanno infatti una posizione analoga a quella F.I., nella coalizione di centro-sinistra, e dunque è difficile che vada in porto. Serve tuttavia a spiegare le critiche (aspre ma confuse) di Follini a Berlusconi. L’Udc non ha qualcosa di cui lamentarsi sul serio, ha solo bisogno di smarcarsi, per potere eventualmente dirsi legittimata a cambiare casacca.
Berlusconi, come tutti, ha sicuramente commesso molti errori. Ma il primo è forse quello d’essere stato arrendevole con gli alleati. Avrebbe dovuto – qualunque reazione avessero i partiti della coalizione, i sindacati e l’opposizione – fare tutte le più importanti riforme entro i primi due anni di legislatura, magari a colpi di voti di fiducia, quando l’eco del programma di governo, espresso dalle voci di Fini e Casini, era ancora nelle orecchie degli elettori. E quando ancora c’era il tempo di far toccare con mano agli elettori i risultati conseguiti. Ora è troppo tardi. Anche se mantenesse la promessa riguardante le tasse (obiettivamente fin troppo difficile, stante la recessione europea) la gente vedrà subito i costi mentre i benefici potrebbero tardare.
La sinistra ha visto in Berlusconi un dittatore, di fatto l’uomo è stato debole e accomodante ed è per questo che probabilmente sarà punito. L’opposizione tuttavia, se vincerà, riceverà un regalo avvelenato. Perché tutti i problemi che Berlusconi  non ha saputo risolvere – uno per tutti, il sistema previdenziale – dovrà per forza risolverli essa stessa, nella sua prima o nella sua seconda legislatura. Col coltello alla gola. È per questo che ha tanto gridato che Berlusconi è cattivo e sbaglia, piuttosto che a indicare in che cosa sbaglia e che cosa avrebbe fatto l’opposizione. Perché il malato sta veramente male, chiunque sia il dottore.
Giannipardo@libero.it  - 14 luglio 2004


FURIO’S VERSION
“Il Ministro Moratti – con una decisione tipica del suo modo operare, conformista e fatto soltanto di big bang di retorica – ha fatto cadere l’intelligente idea degli insegnanti del liceo “Agnesi” di Milano. Il risultato è che 20 ragazzi egiziani di religione islamica non frequenteranno una scuola statale italiana, si rifugeranno nell’aula di qualche moschea, impareranno solo il Corano […]
La Moratti ha detto “no” a che cosa? Al fatto che – per tranquillizzare le famiglie – la scuola milanese aveva accettato di accogliere i ragazzi egiziani in un’aula che avrebbe avuto un’unica differenza rispetto alle altre aule: niente simboli religiosi”.

Questa la versione che l’anticonformista e per nulla retorico Furio Colombo serve calda calda stamattina sulla prima pagina de L’Unità, condita con sobria tirata su “il grado infimo di civiltà imposto all’Italia da questo governo che è efficiente solo nelle attività di persecuzione”.
Il poveretto che non fosse edotto della vicenda potrebbe anche bersela, ed infuriarsi assieme a Furio: infondo, eccheccazzo, si sarebbe trattato solo di un’aula senza il famigerato crocifisso alla parete; i venti ragazzi egiziani si sarebbero visti negare il sacrosanto diritto ad una laicissima parete spoglia.
Ovviamente, trattasi invece di grossolana fregnaccia.
Infatti, anche tralasciando per un momento il dettaglio che, segregati in quella classe-ghetto, i venti adolescenti egiziani sarebbero stati tenuti permanentemente separati dai coetanei italiani e non musulmani, resta comunque il fatto che in quella classe, contrariamente a quanto racconta oggi il Colombo furioso, la assenza del “simbolo religioso” non sarebbe affatto stata “l’unica” peculiarità. Anzi. Nei giorni scorsi La Repubblica e il Corriere hanno riferito la versione integrale del progetto: nella “sezione speciale” del liceo milanese si sarebbero seguiti i programmi ministeriali, “ma nel rispetto dell´insegnamento coranico”: cioè con tanto di lezioni pomeridiane di arabo e di Corano (!), e con le ragazze - che in quella classe sarebbero state ben 17 su 20 alunni - velate e a ginnastica solo di pomeriggio, per tenerle alla larga da impure occhiate dei tre (sventurati) maschietti. Oltre, ovviamente, alla soppressione delle festività “nostrane” e sostituzione con quelle islamiche.
Paolo Branca, arabista e islamologo all’università Cattolica di Milano nonché ideatore dell’esperimento, intervistato ieri su Europa, quotidiano della Margherita (clicca qui per l'intervista), ha rivendicato il tutto spiegando che bisognava pur trovare un compromesso con le famiglie per le quali “mandare le loro figlie nelle stesse classi con ragazzine che fumano e hanno l’ombelico scoperto è uno shock terribile”, e che il prossimo passo dovrebbe essere l’istituzione di “classi bilingui e biculturali alle elementari e medie affiliate alle scuole italiane".
A volerla raccontar giusta, quindi, vien fuori tutta un’altra storia. Ma se il fine è ben altro dall’informare, dal far conoscere, allora, al solito, tutto fa brodo.
(ale tap. 14.07.2004)

“Sinistra: ma quando hai smesso di leggere?”
Ospitiamo questo pezzo (pubblicato da  Alicenonlosa) di Guido Cavalli.  Parmigiano, famiglia di sinistra, laureato in filosofia, scrittore Guido Cavalli  racconta un poco di se e dell'dentità perduta della sinistra italiana.

<L'altra sera, tra amici, il solito ritornello: il regime berlusconiano, l'impero americano, il declino dell'occidente. Non c'è bisogno che aggiunga altro. Senza neanche volerlo ad un certo punto mi sono perso in altri pensieri. E mi è tornato in mente quando, il primo anno di liceo, decisi di iscrivermi alla Federazione Giovanile Comunista Italiana.

Mia zia Teresa - che nella sua vita aveva fatto la gappista, aveva conversato con Vittorini sui bastioni di Milano, aveva vissuto a Mosca e a Berlino - quel giorno mi disse: -Vuoi fare politica? Bene, allora tutte le settimane verrai due volte a trovarmi. La prima volta leggevamo Voltaire o Rousseau, Gramsci o Marx, la seconda traducevamo l'Eneide. Ecco, leggere l'Eneide o Voltaire o Carlo Rosselli - nel frattanto ho aggiunto qualche volume alla mia biblioteca, che non avrei trovato facilmente a casa di mia zia - rimane per me 'una cosa di sinistra'. Forse la più importante. E ai miei amici antiberlusconiani, destatomi all'improvviso dai miei pensieri, avrei voluto chiedere: ma quando avete smesso di leggere?

La zia Teresa apparteneva a una sinistra che ha creduto dapprima prossimo, poi possibile e infine solo venturo, ma comunque fondante, un esito cruciale del processo storico: la rivoluzione. In vista di quell'esito, quella sinistra determinava una prassi. Ogni prassi era un agire in cui il fine era la ragione dell'intero processo, del movimento. Ma il fine era anche il criterio di comprensione del presente, e dunque ogni comprensione del presente era valutata nella prassi, nell'azione.

Oggi la speranza di quell'esito, di quella liberazione dalla storia che fondava l'idea di sinistra di mia zia, è fallita. Capita allora che quella tensione ideale voglia potersi giustificare da sé, anzi essere come un risarcimento alla nostra appartenenza incoerente, individuale, ad una storia senza un fine. Nell'estinzione di quell'esito, siccome il movimento è divenuto tutto e il fine è divenuto nulla, allora il movimento corrisponde solo alla percezione del fine mancato, alla sua riproposizione nei termini di una stanca identità culturale. Ci si ritrova così assolti da parte delle proprie intenzioni. Si giudica il valore nostro e degli altri proprio a partire dall'assolutezza, cioè il fervore non misurabile, non negoziabile, delle nostre intenzioni. Le idee, le convinzioni, il sapere - ma quante persone di sinistra hanno davvero letto Gobetti?- non servono più a comprendere il mondo, tanto meno a determinare delle prassi.

Oggi, chi pensa quale realtà sia possibile determinare, non dice mai 'cose di sinistra', e chi dice cose di sinistra non sta pensando la realtà: piuttosto celebra la propria appartenenza vincolata, conservatrice e soddisfatta ad una identità culturale - e per di più a un ceto sociale privo ormai di ogni preoccupazione materiale per il proprio presente e il proprio futuro. Alla loro vita concreta, al loro benessere acquisito è tanto indifferente una comprensione critica, cruciale del mondo che essi non resistono alla tentazione di procurarsene una versione che li compiaccia.

Così, tentando un paradosso, mentre la 'rivoluzione democratica' dei neoconservatori americani propone una realizzazione del mondo così come essi lo hanno compreso, e determina dunque una prassi politica, cioè un agire nel quale si sviluppa una dialettica di movimento e di fine, di azione e comprensione, all'altro estremo sta il pacifista europeo, che continua a compiacersi di una idea astratta e manichea della realtà, nella quale potersi godere, almeno per un poco, il sonno del giusto.

Perché non ho rivolto queste perplessità, questi dubbi, direttamente ai miei amici di sinistra? Perché quando ci provo i miei amici subito sbuffano, si innervosiscono, si alterano, e qualcuno comincia a pensare che la prossima volta è meglio non invitarmi a cena. Mi dicono: - Perché mescoli le carte? C'è chi ha agito e continua ad agire il male (e si chiama Stati Uniti o Israele o economia di mercato) e c'è chi vorrebbe il bene. La storia è così.

Appunto, oggi essere di sinistra è propriamente appartenere ad una identità salva, ma vincolata. Ma è proprio il vincolo che io non sopporto più. E' proprio la fatica di capire, che invece cerco. Ed è proprio la salvezza, almeno quella impartita tra simili, che non mi interessa. L'inefficacia delle mie idee in cambio dell'assoluzione da ogni corresponsabilità col male che accade.


Io preferisco sporcarmi le mani, e le idee.>

Pannella: "La Casa Laica può essere un’ottima iniziativa"
La casa laica di Arturo Diaconale e di Davide Giacalone? Finora è l'unica cosa concreta che si è smossa, a destra e a sinistra, oltre al lavoro cinquantennale del Partito Radicale e trentennale della radio (che do per scontati), per fare sì che questo paese non perda la propria identità liberale, liberista, libertaria, in una parola laica, ora che la politica di governo si è appiattita sull'asse Almirante-Fanfani e quella di opposizione sul nulla assoluto. Come l'esempio del neo presidente della provincia di Milano Penati che dice di volere dare al prete televisivo don Mazzi, uno dei tanti che ogni sera ci entra dentro casa con la tv di stato, un assessorato”. Parola di Marco Pannella che in un'intervista esclusiva per L'opinione parla, oltre che di laici e relative case, anche di Bossi."
Dimitri Buffa intervista per L'Opinione Marco Pannella, clicca qui per il testo completo dell'intervista


LA NOVANTENNE OBESA
Giustamente oggi il prof. Stefano Ceccanti sul Riformista si fa beffe del Corriere che ieri, rifilando il “sondaggio” del solito Mannheimer, annunciava che “sale tra gli italiani la voglia di proporzionale”.
Il “sondaggio” risulta infatti basato su di un quesito furbacchione, che proponeva l’alternativa tra l’attuale sistema semimaggioritario spurio e pasticciato del “Mattarellum”, e l’idea platonica di un proporzionale del tutto imprecisato.
“Sarebbe come – nota Ceccanti – dire se lascereste vostra moglie di capelli scuri, di quarant’anni, di altezza media, per una donna bionda, senza dire se si tratti di una ventenne o di una novantenne, se è alta o bassa, se è Kim Basinger o una novantenne obesa”.
La metafora mi pare molto calzante, e stento a credere che si possa nutrire nostalgia per un sistema in cui prima si votava al buio e poi, dopo le elezioni, a Parlamento formato, si facevano gli accordi fra i partiti.
Meglio non abbassare la guardia, o uno di questi giorni ci risveglieremo con la novantenne obesa nel letto. Grassa e pallida come una balena bianca…
(ale tap. 13.07.2004)


"PONTI NON MURI!"
La corte dell'Aja ha appena deliberato e gia' il Papa ha detto la sua dal paradiso della val D'Aosta dove e' in vacanza.  E' stata una sorpresa perche' avrei pensato che quando un Papa va in vacanza dovrebbe occuparsi solo di preghiera e di misticismo e invece pare di  no!   Inopinatamente il Papa continua a occuparsi di cio' che non dovrebbe  e il suo messaggio a Israele e' stato breve e conciso " Abbattete il muro" poi,  probabilmente per sopperire alla flebile voce del Pontefice, il suo segretario  ha rincarato la dose con "costruite ponti".  Niente di piu' banale e ipocrita considerando che al di la' della nostra barriera ci sono migliaia di bombe umane pronte a saltarci addosso, altro che ponti.
Se il Papa voleva proprio dire qualcosa sulla politica internazionale e magari su un popolo che soffre poteva parlare del Sudan o del Ciad dove  si sta perpetrando un genocidio di musulmani neri ad opera di bande arabe. Oppure poteva dire qualcosina sull'Iraq dove ogni giorno si minaccia di decapitare qualcuno. Oppure, se proprio voleva parlare di ebrei poteva accennare all'attentato di Tel Aviv costato la vita a una ragazza di 19 anni.
Invece no! Tutte bazzeccole se paragonate alla barriera  che Israele costruisce per difendersi, tra l'altro chiamandola MURO quando muro non e' , anche se fa molto piu' effetto e istiga di piu'.
Nel momento in cui il Papa di Roma fa una dichiarazione negativa sulla barriera difensiva, specialmente dopo che dei ridicoli giudici hanno espresso  un ignobile "parere", equivale a scatenare la gente contro Israele e non mi pare che l'Europa abbia bisogno di altra benzina per alimentare il fuoco dell'odio antiebraico. Le fiamme sono gia' molto alte.
Santita', non serve chiedere scusa agli ebrei per poi pretendere che subiscano il terrorismo palestinese e condannarli se tentano di difendersi.
I giudici dell'Aja non sono tenuti a praticare la carita' cristiana , soprattutto quello cinese col popo' di soprusi che si dovrebbe ritrovare sulla coscienza ...ha presente il Tibet e i diritti umani e civili, Santo Padre?
Un Papa pero' dovrebbe essere molto pratico di carita' e non  infierire contro chi tenta disperatamente di difendere dei cittadini inermi, un Papa farebbe meglio ad  augurarsi che in medio oriente cessi lo spargimento di sangue ma non dovrebbe mai e poi mai schierarsi da una parte sola.
Percio', con tutto il rispetto, devo dare un giudizio negativo sulla frase inadeguata  di papa Woitila e lo faccio a cuor leggero perche' nel momento in cui un Papa si occupa di politica deve accettare le critiche esattamente come tutti i politici di questo mondo.
Diciamo, per esempio,  come Luisa Morgantini, europarlamentare,  che in un comunicato stampa  chiede alla comunita' europea di boicottare Israele e altre amenita' del genere, senza rendersi conto che l'Europa sarebbe la prima a soffrire a causa del  boicottaggio come aveva sofferto dopo l'espulsione degli ebrei all'epoca dell'Inquisizione e ancora quando, dopo un paio di secoli, li aveva gasati .
L'Europa senza ebrei si impoverisce, signora Morgantini, lo vuole capire o no?   Proprio di questi giorni e' la notizia che la regione Veneto sta imparando a gestire la Sanita' "come in Israele". Vorrebbe  impedirlo, Signora Morgantini? E ai malati cosa spiegherebbe? Che imparerete a curarli dalla Sanita' palestinese? Ho l'impressione che non le sarebbero grati.
Si,  abbiamo avuto un attentato ieri  a Tel Aviv, e non ho sentito nessuna condanna. Silenzio assordante.
Il Papa e' in vacanza e improvvisamnete si occupa di preghiere e di misticismo nel paradiso della val D'Aosta!
La signora Morgantini  si occupa di boicottaggio.
Altri aspettano qualcosa di piu' per scatenarsi contro Israele.
E' morta una giovane di 19 anni, e' stata lanciata per aria mentre le si spappolava la testa e la sua morte la mettiamo in conto ai giudici dell'Aja e a tutti quelli che, privi di coscienza,  amano veder morire gli ebrei.
E magari mettiamogli in conto anche la vile aggressione a una supposta ragazza ebrea nel metro' di Parigi, mettiamo in conto le svastiche disegnate sulla sua carne e i "sporca ebrea" che i 6 magrebini le hanno gridato mentre le tagliuzzavano i capelli.
Noi intanto mettiamo in conto perche' se mai arrivera' il giorno in cui potremo anche costruire ponti allora sapremo esattamente chi non dovra' mai  attraversarli.

Nel frattempo ci aspettiamo che i  giudici dell'ONU  invitino gli europei ad abbattere tutte le loro barriere, dall'Irlanda a Cipro!
E poi ne riparliamo!
 
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com


RAGLIANEWS 24
  Se oggi qualcuno cadesse dalla luna e guardasse RAINEWS 24, sarebbe convinto che l'unico problema di questo mondo sia Israele e/o che, chi trasmette, sia una TV araba in lingua Italiana.
Dei milioni di morti in Sudan e Cecenia nessun accenno; si parla del muro, il terrorismo arabo non si menziona neanche una volta.

In una lunga intervista ad un Nabil Sha'at (detto: il negoziatore palestinese) , ben abbigliato e che si esprime in modo appropriato, si insiste sulla necessità di dialogare; le colpe sono tutte di Israele che non comunica con gli arabi, del terrorismo neanche un accenno. L'intervistatore formula domande mirate e ben preparate ma, sul terrorismo si preferisce sorvolare, come si evita di parlare del rifiuto dei primo ministri  palestinista‚ di smantellare le organizzazioni terroristiche; in compenso si affronta il tema della road map (di cui lo smantellamento era la prima clausola). Guai a menzionare.
In questi ultimi giorni siamo stati bombardati da interviste e filmati arabi di ogni tipo, probabilmente non troveremo un solo arabo che non sia stato intervistato! Di contro in cinque giorni al governo Israeliano è stato concesso poco meno di un minuto. E che dire dei giornalisti di RAINEWS che sembrano tutti filo arabi e che non sanno più che cosa inventarsi per biasimare o screditare Israele agli occhi dell'opinione pubblica?
I 1200 morti civili Israeliani non esistono: la barriera viene presentata  come l'ennesimo esempio di accanimento israeliano volto a causare disagi ai poveri arabi, i quali che se ne stanno buoni a casa loro. Mai un accenno all'ipotesi se la barriera sia, per caso, il risultato del terrorismo, nessun riferimento se quello fosse l'unica causa unica della sua esistenza?
Il fatto che da che quando esiste, gli attacchi suicidi sono diminuiti dal 90%, viene  accennato appena; ciò che più conta sono i piccoli disagi causati ad uno sparuto gruppo di arabi, rispetto alle vite dei civili Israeliani, nel paradosso alcuni poveri insediamenti Israeliani che non fanno male a nessuno, vengono dipinti come un ostacolo alla pace del terrorismo.
Si sa che per RAINEWS i morti Israeliani hanno poca importanza. Ovviamente ciò è condiviso anche dagli "esperti" di estrema sinistra di cui l‚emittente si serve continuamente ed esclusivamente allo scopo di denigrare Israele. Mai che in queste trasmissioni si senta un'opinione imparziale o diversa che esca dal coro.
Anche i posti di blocco vengono descritti come una manifestazione del sadismo Israeliano per complicare la vita ai buoni, innocenti arabi, non come una necessità per fermare i terroristi suicidi.
Che pena questi poveri arabi che Israele punisce ingiustamente: le immagini trasmesse incessantemente sono tutte per le sofferenze‚ arabe, mai qualcosa sulle morti Israeliani a causa del terrorismo.
Anche il linguaggio utilizzato è emblematico: una dona "muore" nell'attentato a Tel Aviv; una ragazza araba invece viene "uccisa" dagli Israeliani (anche se nella zona non c'era nessuna attività bellica). Così hanno deciso RAINEWS e le sue fonti arabe, note nel mondo per la loro affidabilità.
Il modo in cui la RAINEWS svolge il suo "lavoro" è una vergogna unica.
Se a ciò aggiungiamo che noi telespettatori dobbiamo pagare per questa squallida propaganda araba, la vergogna è ancora più grave.
Come mai viene tollerato un modus operandi  di cosi scarsa professionalità in materia di informazione da parte di una rete pubblica?
Ed ancora, ma questa è ancora più grave: dove ci porterà questo tipo di   manipolazione dell'informazione ...  non potrebbe forse essere messo in gioco il futuro della democrazia stessa?
(da Honest Reporting Italia)


I MALI DEL MONDO
Molti intellettuali, moltissimi radicali ed altre persone oneste non si capacitano dell’indifferenza dei giornali e dei politici dinanzi ai massacri che avvengono nel mondo, non raramente in nome della religione. Il caso del Sudan è attualmente il più noto e più discusso, insieme a quello dei Montagnards vietnamiti. Ma quando si dice “il più discusso” non si intende dire che se ne parli molto: si intende dire che degli altri massacri non si parla affatto.
Per questa disattenzione possono esserci molte esegesi e per cercarle O.F.Giannino, sul “Foglio” del 26.6.’04, scomoda un bel po’ di gente,  da Maimonide a Duns Scoto e a Heidegger. Chi invece, confortato dalla propria ignoranza, cerca spiegazioni più semplici ed immediate, è legittimato a porre il problema diversamente. Non si tratta di capire perché la gente si commuova per alcune cose e per altre no: si tratta di capire perché la gente si commuova per alcune cose.

L’essere umano è molto emotivo e pochissimo razionale. Questo fa sì che reagisca diversamente – molto diversamente – alla notizia di una cosa e alla visione di essa. Un conto è sapere che tutta la carne nei vassoietti del supermercato fino a qualche giorno fa mangiava, dormiva e muggiva, un altro è visitare un macello e veder mettere a morte decine di animali, con la stessa calma amministrativa dei campi di sterminio. Un conto è sentirsi predicare che è giusto mettere il casco, in moto, un altro è vedere un giovane morente sull’asfalto, con la testa rotta. E si potrebbe continuare. Del resto, quel genio di Michel de Montaigne, oltre quattro secoli fa, osservava acutamente che tutti siamo capaci di camminare su una striscia larga mezzo metro, ma non tutti ci sentiremmo di farlo su una tavola della stessa larghezza, fra due palazzi alti venti metri. La cosa è la stessa, ma noi non la viviamo nello stesso modo.
In base a questo principio, finché non ce ne sono le immagini e finché non ce le mostrano abbastanza spesso, che i Montagnards siano fucilati o crocifissi, che in Sudan il massacro sia artigianale o statale, poco importa.
Rimane tuttavia da spiegare come mai la gente a volte si mobiliti per cause teoriche o per cose che non sono ancora avvenute, come una guerra minacciata. Un intellettuale cercherebbe forse nella specialità dell’episodio la spiegazione della differenza, ma è più facile concludere che chi si attiva lo fa sempre per motivi passionali: perché in quel problema sono implicati principi, persone o Stati rispetti ai quali essi sono violentemente contro o violentemente a favore. Per esempio, in Europa impera l’antiamericanismo. Questo fa sì che mentre tutti si disinteressano di massacri africani o asiatici, tutti se ne interesserebbero se gli americani intervenissero per farli cessare. E li criticherebbero comunque. Questo è talmente vero che a volte, quando gli americani non s’interessando d’una faccenda, qualcuno gliene dà la colpa perché se ne disinteressano.
In conclusione, stupisce l’interesse, non il disinteresse. E questo eventuale interesse non nasce da umana e razionale pietà, ma da ragioni emotive: o dalla vista della sofferenza, che provoca a sua volta sofferenza e spinge all’azione, oppure da qualche fanatismo preconcetto. In realtà, delle sofferenze altrui in quanto tali, a nessuno importa gran che.
Giannipardo@libero.it, 11 luglio 2004


LA LEGGE MARZIALE
Allawi, il nuovo presidente dell'Iraq, ha firmato la legge che gli conferisce la possibilità di dichiarare la legge marziale.  Essa comporta la sospensione di molte garanzie e libertà, offre la possibilità di arresti non vidimati dal giudice, permette d'imporre il coprifuoco ed altro ancora. Il tutto, temporaneamente, solo per sessanta giorni. Rinnovabili. Rinnovabili è un aggettivo preoccupante, basti ricordare che lo stato d'emergenza in Egitto è in vigore da ventun anni.  Ma il provvedimento induce a molte riflessioni. Soprattutto pensando che già in anteprima a Najaf è stata ripristinata la pena di morte.

Innanzi tutto se in Iraq - come sembra probabile, diversamente non si spiegherebbe il conferimento di quel potere al Presidente - si proclama la legge marziale, è segno che la si reputa opportuna. E allora ci si può chiedere come mai non l'abbiano proclamata ed applicata gli americani. Il fatto è che, a pari opportunità,  se quella legge l'avessero emanata gli americani, sarebbero stati degli oppressori, se la proclamano i governanti iracheni, è una difesa della legalità, dell'ordine, e in definitiva della vita stessa dei cittadini inermi.  Tutto questo è evidente, dal punto di vista dell'opinione pubblica internazionale. Ma prova anche che l'opinione pubblica internazionale (e quella italiana, ne siamo certi) a volte è proprio sciocca. È come se dicesse che l'aspirina fa effetto o no, è necessaria o no, secondo il medico che la prescrive.

La legge marziale, per sua natura, è destinata a fronteggiare situazioni eccezionali con mezzi eccezionali. Ma, proprio perché si riconosce che non si è in una situazione normale, c'è da aspettarsi che chi quella legge deve applicare non lo farà con pignoleria garantista. Può anche darsi che le perquisizioni che essa permette si trasformino - sbadatamente, s'intende - in incendi, che gli arresti non autorizzati divengano pestaggi o sparizioni e via dicendo. Una legge marziale, soprattutto se dura parecchio, è come se trasformasse qualunque governo in una dittatura di polizia.


L'Iraq in mano agli iracheni, ed in mano ad una polizia irachena che si è vista decimare dagli attentati terroristici, a partire dalle reclute che facevano la fila per l'arruolamento, avrà sicuramente il dente avvelenato, contro i terroristi. E qui si vede quanto questi ultimi siano stati avventati, per non dire sciocchi, nel chiedere tanto insistentemente il ritiro delle forze occupanti. Finché in Iraq comandavano gli americani e i loro alleati, essi hanno potuto agire pressoché liberamente ed hanno avuto poco da temere. Da domani, se sarà proclamata la legge marziale, dovranno temere, se hanno un accento straniero rispetto alla parlata locale, di vedersi arrestare “per controllo" e magari rimanere in gattabuia per mesi. Questo, senza che abbiano fatto niente di male. Figuriamoci il trattamento riservato a coloro di cui la polizia (non il giudice!) pensa che siano dei terroristi. Questi si troveranno a fronteggiare altri musulmani, con la stessa mentalità mediorientale, leggermente diversa da quella rinvenibile in una Law Court inglese. E dovranno ricordarsi d'averla chiesta a gran voce, questa situazione. Anzi, non a gran voce, col fracasso delle esplosioni.

A cosa tutto ciò possa condurre, nel medio termine, è difficile dire. Le previsioni sul futuro sono sempre peggio che azzardate. Si possono solo ipotizzare degli scenari, senza esprimere preferenze, andando dal peggiore al migliore.

Il governo iracheno, malgrado la legge marziale ed i suoi prolungamenti, non riesce a prendere in mano la situazione, sicché al terrorismo degli estremisti islamici si aggiungerebbe una sorta di terrorismo di stato e infine una guerra di tutti contro tutti. Una situazione che costringerebbe gli americani o ad esautorare il governo (che sia quello provvisorio attuale o quello uscito dalle urne in futuro, poco importa), con grave vulnus della legalità internazionale e delle loro stesse promesse. Oppure ad andarsene dall'Iraq, lasciandolo al suo destino di smembramento, carestia e morte. In ogni caso, una catastrofe, sia per gli iracheni che per gli interessi americani ed europei.


Secondo scenario. Il governo iracheno -l'appetito vien mangiando- potrebbe approfittare della legge marziale per divenire una stabile oligarchia -o dittatura- che farebbe della polizia la propria spina dorsale. Diverrebbe un regime in cui il singolo cittadino non conta nulla. Questo potrebbe costituire, per gli iracheni, una tragedia non molto diversa da quella provocata da Saddam Hussein. Ma rimarrebbe tuttavia un dividendo, per gli americani: se questa dittatura fosse loro amica, l'intento della guerra sarebbe raggiunto e l'intero Medio Oriente ridisegnato nel senso voluto da Washington. Di Allawi o chi per lui direbbe, come quel presidente americano di Fulgencio Batista, He's a son of a bitch, but he's our son of a bitch.

Terzo. Il governo iracheno, mediante la legge marziale e col sostegno del popolo, potrebbe cominciare a vincere a poco a poco la partita, e tuttavia, pur non avendo più bisogno della legge marziale, potrebbe mantenerla non per combattere il terrorismo ma per non rinunciare al potere. Non instaurerebbe una dittatura - al massimo una democrazia sorvegliata - non si lascerebbe andare a commettere crimini e avrebbe la facciata presentabile, ma manterrebbe il doppio difetto di non concedere la democrazia e di costituire un pericolo. È noto che anche le oligarchie moderate possono derivare verso oligarchie oppressive e infine verso la dittatura. Tuttavia, la soluzione finale del problema, e il giudizio su di essa, sarebbe rinviato di qualche anno.

Infine, quarto scenario, il governo potrebbe utilizzare la legge marziale per i fini per cui essa nasce, avere buoni risultati, stabilizzare l'Iraq, indire le elezioni e passare la mano ad un governo eletto. Quante probabilità di riuscita abbia quest'ultimo scenario, non si sa. Ma la realtà è talmente imprevedibile che a volte, con i dadi, esce un doppio sei.

Giannipardo@libero.it
- 11.07.2004


E ISRAELE RINGRAZIA
La corte internazionale dell'Aja ha letto la sua sentenza! Pollice verso per Israele. Smantellare la barriera di sicurezza perche' contraria al diritto internazionale e perche' , secondo i giudici dell'ONU, non e' un deterrente del terrorismo.
 
E Israele ringrazia.
 
Da quando c'e' la barriera il terrorismo e' a crescita zero, e' diminuito  del 90% non perche' non ci siano piu' terroristi ma perche' non passano piu'. La barriera salva le vite degli israeliani,  dunque vi siete sbagliati signori giudici!
Mentre voi della Corte leggevate il vostro  responso in Israele si piangevano  i  morti innocenti, i bambini bruciati vivi, le famiglie distrutte e in alcuni casi scomparse del tutto. Mentre leggevate la vostra iniqua sentenza, signori giudici, Israele capiva una volta di piu' di essere l'unico paese al mondo di cui non si vuole riconoscere il diritto all'esistenza.

 
E Israele ringrazia.
 
I giudici dell'ONU, sprezzantemente,  non hanno tenuto conto dei dati che si possono leggere sul sito del Governo di Israele, dati chiari e lampanti:

Negli undici mesi trascorsi dalla costruzione del primo segmento di barriera all'inizio del mese di agosto 2003, fino alla fine di giugno 2004, i gruppi terroristici che fanno base in Samaria (Cisgiordania settentrionale) sono riusciti a realizzare solo tre attentati mortali all'interno di Israele. Tutti e tre questi attentati sono stati realizzati nella prima metà del 2003, causando 26 morti e 76 feriti o mutilati. (In due casi, i terroristi erano penetrati in Israele dalla Cisgiordania settentrionale attraverso punti in cui la barriera non era ancora completata; nel terzo caso, una donna terrorista era entrata attraverso il passaggio di Barta'a, utilizzando un passaporto giordano).
Per contro, durante i 34 mesi precedenti, dallo scoppio delle violenze palestinesi nel settembre 2000 fino all'inizio della costruzione della barriera difensiva verso la fine di luglio 2003, i gruppi terroristici con base in Samaria avevano realizzato 73 attacchi mortali (attentati suicidi, sparatorie, auto-bomba) all’interno di Israele, provocando 293 morti e 1950 feriti o mutilati.
Di questi 73 attentati, 32 (per un totale di 45 morti e 723 feriti o mutilati) erano stati realizzati dopo l'inizio dell'Operazione Scudo Difensivo (31 marzo 2003) con la quale le Forze di Difesa israeliane erano state rischierate in tutta la Cisgiordania per la prima volta dopo i ritiri del 1994-1999.

Il confronto fra i dati sopra citati mostra dunque un calo di poco più del 90% nel numero di attentati nella parte di Israele protetta dalla barriera: da una media di 26 attentati all'anno prima della barriera, a una media di tre attentati all'anno dopo la barriera. A questo calo, corrisponde una diminuzione di più del 70% nel numero di israeliani uccisi negli attentati: da una media di 103 all'anno prima della barriera a una media di 28 dopo la costruzione della barriera. Analogamente, il numero di feriti e mutilati è diminuito di più dell'85%: da una media di 688 all'anno prima della barriera a una media di 83 dopo la barriera.
Quindi, alla luce di questi dati statici,  possiamo tranquillamente affermare che i giudici della Corte dell Aja non riconoscono a Israele  nemmeno  il diritto alla difesa.
 

E Israele ringrazia!
 
Quando si e' aperto il processo il gruppo israeliano Zaka, con l'aiuto degli Evangelici,  ha portato davanti al tribunale dell'Aja l'ultimo autobus esploso, un ammasso  di lamiere contorte dentro le quali erano rimaste imprigionate e bruciate vive decine di vittime innocenti. Lo avranno visto i giudici? Lo avranno guardato bene? Avranno pensato ai loro figli vivi mentre i bambini degli israeliani contro i quali avrebbero legiferato erano morti assassinati da bombe umane?
Avete pensato a questo signori giudici? Credo di no e per questo,  per questa vostra mancanza di umanita'
 

Israele ringrazia.
 
Quattro anni fa Israele, incredulo,  si era visto aggredire dalla piu' feroce e tremenda guerra di terrorismo mai vista al mondo. Migliaia di attentati, quotidianamente saltavano per aria autobus , ristoranti, bar, stazioni degli autobus. Nessuno in Israele era sicuro, chi usciva di casa non sapeva se vi sarebbe ritornato vivo, nessuno sapeva se avrebbe rivisto i figli o i genitori.  I funerali , le lacrime, la disperazione scandivano  la nostra vita. Ogni giorno per quattro lunghi.
Il terrore, il panico erano i nostri sentimenti. Ogni giorno per quattro lunghi anni.
In questo periodo  Israele, difendendo il suo diritto alla vita colle unghie e coi denti e col suo valoroso esercito,  e' riuscita a sgominare le organizzazioni del terrore.
Arafat, il mandante, e' stato imprigionato a Ramallah, i capi piu' pericolosi sono stati ammazzati e arrestati. Ci siamo difesi strenuamente per la sopravvivenza e abbiamo vinto.
 
Abbiamo vinto la sesta guerra per l'annientamento ma abbiamo  fatto i conti senza l'oste perche' le vittorie di Israele chiamano sempre odio, odio implacabile e rabbia, rabbia feroce.
Questa vittoria di Israele sul terrorismo palestinese non e' stata accettata dal mondo, gli e' rimasta la'  come un cipollone che non va ne' su ne' giu' e ci ha fatto capire  quanto il cipollone sia duro da digerire condannandoci per l'ennesima volta.
Hanno dato un'altra vittoria ai nostri assassini, hanno voluto far vincere Arafat che infatti sta gongolando felice di non essere stato tradito dei suoi amichetti.
Il terrorista piu' coccolato del mondo e' soddisfatto di voi, giudici dell'Aja. Non lo avete deluso. Gli avete dato nuova linfa vitale, gli avete coperto le spalle, avete giustificato e approvato i suoi crimini. Avete stretto la sua mano sporca di sangue.
Giudici dell'Aja, avete sputato, insieme a lui, sui nostri morti.
 
E Israele ringrazia.
 

Deborah Fait,  www.informazionecorretta.com


Massima del giorno:
Avere figli: mettere al mondo dei creditori per un debito inestinguibile.
G.P.


MOLLICHINE
Berlusconi: "Non so quanto durerà l'interim,  ma questo lavoro mi piace molto".  È quello che molti temono.

L'Udc: "Sostituire rapidamente Tremonti".  Come pessimo carattere ci sarebbe Giovanni Sartori.  Ma è competente d'economia?

Alemanno: "Niente tagli allo stato sociale".  Anzi,  alla repubblica sociale.

Già raggiunti dall'early warning Cipro,  Repubblica Ceca,  Ungheria,  Malta,  Polonia, Slovacchia,  Grecia,  Portogallo,  Olanda,  Francia e Germania.  E non l'Italia.  Non è che ci hanno buttato fuori dall'Ue e non ce ne siamo accorti?

Un gruppo d'iracheni armati ha minacciato di morte il leader terrorista al Zarqawi.  Veramente,  ad uno che l'ama la morte va promessa. 

Blair: "Le armi di Saddam potrebbero non essere mai trovate".  Ma non mi dire!

Berlusconi: "L'interim durera‚ solo qualche giorno".  Dichiarazione lunare.  Sulla Luna,  infatti,  il giorno dura circa ventotto dei nostri giorni.


Berlusconi ieri a pranzo con Fini e Follini,  i quali stanno bene,  grazie.  Solo, Berlusconi non è riuscito a nascondere bene una certa nostalgia per Lucrezia Borgia.

Berlusconi ottimista. Sul Titanic avrebbe detto: Un pezzo di ghiaccio? Perfetto! Faremo una crociera on the rocks.

Berlusconi: "Lo Stato è più amato se chiede imposte giuste". Se invece è semplicemente Amato,  sottrae di notte una fetta dei depositi bancari.

Piersilvio e Marina Berlusconi indagati. Il più piccolo degli errori è che indagare è un verbo intransitivo.

El Baradei,  sperava di convincere Gerusalemme ad abbandonare la sua "ambiguità strategica" sul nucleare. Ma quale ambiguità! Israele è solo pronto ad uccidere qualche decina di milioni di arabi.

Khodorkovsky, in galera, disposto a cedere Yukos pur di salvare la società. Speriamo si salvi lui,  intanto.  Purtroppo il suo nome suona un po‚ come Konkordskij

Allawi vuol disporre del diritto di dichiarare lo stato d'emergenza.  Che in Egitto dura da 21 anni.  E noi che ci preoccupavamo per la stabilità dell'Iraq!

Il premier ottimista sulla verifica: "Male che vada",  ha detto (le virgolette,  come quelle di "Repubblica",  sono inventate) "ci renderemo conto che non siamo d'accordo".

Follini (Udc): "Visto quello che è successo, è difficile dire che tutto va bene".  E soprattutto visto Follini.

Occhetto lascia Di Pietro: era stanco di stare in un partito di massa.

Condoleezza Rice, ieri a Pechino, ha incontrato l'ex presidente Jang Zemin.  Non c'è più la Cina d'una volta. Ora abbiamo perfino gli ex-presidenti.

Giannipardo@libero.it - 10.06.2004

L'EUROPA CONTEMPORANEA
Nelle recenti elezioni non sono stati sconfitti i partiti di destra o i partiti di sinistra, sono stati sconfitti i partiti che erano al governo. L'Europa è delusa della situazione presente e dei suoi attuali governanti. Il discrimine non è stato l'Iraq, su cui pure tanto si è discusso. Le elezioni hanno punito Blair e Berlusconi, che hanno sostenuto Bush, ed hanno punito Chirac e soprattutto Schröder che hanno remato contro con tutte le loro forze. La gente è scoraggiata per quanto riguarda il futuro e per le necessarie riforme, è delusa di tutto e di tutti.

La situazione ricorda quella che s'è avuta in Giappone, per oltre dieci anni. Un paese può passare da un modello di società superato ad un altro modello, di pari o maggiore successo: è avvenuto ad esempio col passaggio dall'economia prevalentemente agricola, prima della Rivoluzione Industriale, al mondo che abbiamo conosciuto per tanti decenni. Ma può avvenire - ed è appunto quello che abbiamo visto in Giappone - che ci si renda conto che un modello non funziona più e tuttavia non si vede con che cosa sostituirlo, quale nuova via imboccare.

Di questa perplessità oggi soffre l'Europa che, come tutti i vecchi, ha paura delle innovazioni. Odia i rischi, militari o sociali; è conservatrice, tanto a destra quanto a sinistra; spasima per la sicurezza e anela alla rendita certa. E mentre gli Stati Uniti sono usciti dalla loro quasi recessione, mentre l'Asia si è messa (la Cina) o rimessa a correre, in Europa si è pensato, nel corso dei decenni, a moltiplicare le garanzie per i pensionati, anche se ancora giovani; per i malati; per i disoccupati; per i poveri. Spinte morali lodevoli, indubbiamente ma il problema è potersele permettere.


S'immagini la famiglia d'un piccolo commerciante in cui il figlio maggiore non lavora perché deve specializzarsi all'università; la moglie non lavora perché diversamente non presterebbe sufficiente attenzione ai figli minori, che ancora vanno a scuola e nel frattempo il padre si vede fare una concorrenza spietata da un piccolo cinese, all'angolo della strada: un omino sorridente che vende le sue stesse cose a metà prezzo. In queste condizioni, è ovvio che bisognerebbe cambiare qualcosa di fondamentale, anche a costo d'andare contro le "spinte morali lodevoli". Ma a spese di chi? Not in my backyard, dice ognuno. E indica gli altri, pretendendo che nulla cambi in peggio per lui. Ma se nulla cambia per nessuno nulla cambia in meglio. Non si fa omelette senza rompere le uova.

In Europa le cose continuano a peggiorare, la gente è scontenta e vota contro il governo. Se tuttavia, col coraggio della disperazione, un governo facesse qualcosa per salvare il paese, gli elettori lo punirebbero ancora più accanitamente. In Italia la riforma delle pensioni è necessaria. Lo sanno tutti, sia a destra che a sinistra. Ma nessuno osa farla, con qualche ragione. Perché si può star sicuri che quando qualcuno, col coltello alla gola, la farà, la pagherà cara. In compenso, se non l'avrà fatta, sarà accusato di non averla fatta.

Per paura di queste reazioni tutta l'Europa - e soprattutto l'Italia col suo enorme debito pubblico - procede serena, anno dopo anno, verso il disastro. In Germania, paese che scivola ogni giorno più indietro, i sindacati, solo per aver sentito parlare di riforme, sono ostili a Schröder e accusano il loro paladino di averli traditi. In Italia, se si parla di tagli alle spese - non parliamo d‚imposte! - già si sente pianto e stridor di denti. La situazione è grave ma questo non spinge nessuno a cambiare opinione. Bisogna riformare molto, certo, ma qualcosa che non riguardi me. Il capofamiglia si vede richiedere la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

E torna in mente, come tentazione, l'Escorial di Carto V. 

Giannipardo@libero.it


LA MORALE DELLA STORIA
La maestra diede ai suoi alunni di quinta un compito: farsi raccontare dai genitori una storia che avesse anche una morale. Il giorno dopo i ragazzini tornarono in classe e ad uno ad uno cominciarono a raccontare i loro aneddoti.
Disse Kathy: “Mio padre è un contadino e noi abbiamo molte galline ovarole. Una volta stavamo portando le nostre uova al mercato in un cestino sul sedie anteriore del camioncino quando una buca nella strada fece volare tutte le uova, che si ruppero tutte facendo un macello".
“E qual è la morale della storia?”, chiese la maestra.
"Non mettete tutte le vostre uova in un solo paniere".
"Ottimo”, disse la maestra.
Poi la piccola Lucy alzò una mano e disse: "La nostra pure è una famiglia di contadini. Ma noi alleviamo polli per il mercato della carne. Una volta avevamo dodici uova, ma solo dieci diedero dei pulcini e la morale di questa storia è che non bisogna contare i pulcini prima della schiusa".
"Questa è una bella storia, Lucy”, disse la maestra. E poi, oh no!, ecco anche il piccolo Johnny con la mano alzata.
"Johnny, hai una storia da raccontarci?”
"Sì, signora. Mio padre mi raccontò questa storia riguardo a mia zia Carol. La zia Carol durante l'operazione Desert Storm era un ingegnere aeronautico e il suo aereo fu colpito. Fu dunque costretta a saltare in territorio nemico e tutto quello che aveva era una bottiglia di whisky, un fucile mitragliatore e un machete. Bevve il whisky mentre scendeva per essere sicura che non la bottiglia non si rompesse e infine atterrò in mezzo a 100 soldati nemici. Ne uccise settanta col mitragliatore, finché non finì le munizioni, poi ne uccise altri venti col machete finché si ruppe la lama e infine uccise gli ultimi dieci a mani nude".
"Santo Cielo", disse la maestra inorridita, "che genere di morale ti disse, tuo padre, partendo da questa orribile storia?”
"Don't fuck with Aunt Caro when she‚s been drinking” (Non dare fastidio alla zia Carol quando è ubriaca).


 Ogni limite ha una pazienza
Ieri il Corriere della Sera dedicava l'intera pagina 17 alle inchieste della magistratura palermitana sui presunti <<messaggi in codice>>  lanciati ai politici da Salvatore Riina e dall'ala irriducibile di Cosa Nostra.
Nell'articolo, firmato Giovanni Bianconi, partendo da alcune frasi estrapolate dalle lettere di Riina (citazioni sul Milan e la Formula Uno)  e Bagarella (<<Io voto le Piramidi e la Cappella Sistina>>), si afferma che,  collegando quelle frasi <<con gli attentati di Roma, Milano e Firenze>>,  il tutto diventa <<inquietante>> . Insomma, per dirla chiara,  partendo da questa roba da peracottari, di nuovo si  cerca  di tirare  in ballo,  su questioni di mafia,  Berlusconi e Forza Italia.
Oggi su "Il Giornale" nella rubrica Microscopio, all'articolo del  Corriere risponde Enrico Silvestri,  con un trafiletto, questo:

Il <<Corriere>>, le lettere di Rina e quella gag da film di Totò.
"Totò Riina scrive. Torrenziale, alluvionale. Disserta di tutto un po', con la spiccata predilezione per lo sport, calcio e
motori in particolare. Ma guai a pensare si tratti di un semplice grafomane. Come ci ha informato il Corriere della sera, il capo supremo della mafia scrive di fare il tifo per il Milan, ma in realtà  allude alla sua simpatia per Berlusconi, dice di amare la Formula Uno, ma basta usare l'acronimo F1, per scoprire che la sua devozione va tutta a Fi, cioè Forza Italia. SEmbra proprio di tornare alle immagini in bianco e nero dei <<Due marescialli>>, film diretto nel '61 da Sergio Corbucci. Settembre '43, imprecisato paesino del centro Italia, Totò ruba la divisa da maresciallo a Vittorio De Sica, poi però è costretto ad assumere il comando della stazione e collaborare con i tedeschi. L'ufficiale  della Wermarcht lo mette in guardia contro i messaggi in codice del <<sabotatori>> e gli fa leggere un telegramma <<Riempi il materasso di paglia e batti. Arriverò con il treno delle 7>>. Spiegazione: paglia-batti uguale Battipaglia e il 7 è il giorno dell'attentato al treno. Ecco dunque Totò, debitamente ammaestrato, leggere una lettera destinata al farmacista. <<Egr dott..... questa lettera mi sa di abbrucicaticcio. Abbiamo ricevuto la Vs. Ah. ecco VS!>> la <<vostra gradita>>? Nemmeno per sogno si tratta  di volantini sovversivi stampati dal farmacista. <<... la VS spedita il CM. Ci risiamo!>>. <<Corrente mese>>?, niente da fare, per Totò  si tratta di cannoni e mitragliatrici. Ormai non ci sono più dubbi e la lettura si fa sempre più incalzante <<...e inoltre speriamo di spedirvi la merce il giorno 18 e il giorno 20 PPVV>>. Prossimi venturi? Ma nemmeno per sogno, Totò esplode <<Ma credete che siamo tutti fessi qui? Questi sono pistole, proiettili e V2. E io censuro, censuro, sono un censore autorizzato, autorizzato dalla Wermarcht>>."

SCRIPTA VOLANT – IL COCCOLONE
Dall’archivio di Ale Tap, sorprendente ritratto di un Follini per nulla democristiano: un liberale anti-buttiglione, divorzista, quasi-abortista e, penzaunpò, persino nemico giurato del sistema elettorale proporzionale. Irriconoscibile davvero quel neo-segretario del giugno 2001, a confronto con l’odierno democristianissimo Follini che in queste ore sta minacciando, sul serio, un ribaltone neocentrista per rifare la DC con Letta e Rutelli, a meno che il Berlusca non gli conceda il ritorno al proporzionale (“passaggio obbligato, perché, come mi spiegò un giorno Andreotti,la proporzionale è come la pressione bassa: magari dà il mal di testa, ma salva dal coccolone…”) e una poltrona più lauta per Bottiglione. Sarà la stessa persona?
Chiamate l’esorcista!


Follini, il cattolico liberale che presiede il Ccd sfidando la base
Roma. Marco Follini ha iniziato la sua esperienza di presidente del Ccd, dopo le dimissioni di Pierferdinando Casini, con un discorso dai toni netti, per nulla accattivanti nei confronti del partito gemellato, il Cdu di Rocco Buttiglione, e di parte del suo stesso partito. Anzi, in molti passaggi, il neopresidente è parso quasi forzare la discussione: ha ridicolizzato la democristianissima denominazione elettorale del Biancofiore (definita “antidiluviana, caricaturale e improbabile”) e anche ha rivendicato una posizione divorzista: “Nel ’74 non votai perché non avevo l’età, ma avrei votato perché il divorzio restasse legge dello Stato”.
Luca Volonté, del Cdu, neo eletto presidente del gruppo parlamentare alla Camera, ha commentato così: “Gelo in sala alle parole di Follini”.
Nella storia della diaspora post democristiana lo stile di Follini appare rinnovatore. Certamente il suo Ccd e il Cdu di Bottiglione continuano a essere impegnati in un progetto di unificazione, però questo processo, anche dopo le premesse messe con forza sul tavolo dal neo presidente del partito della Vela, passerà attraverso momenti di confronto politico un po’ più impegnativo del previsto. […]
Voglio portare i democristiani e la loro cultura politica al 21° secolo; noi rischiamo di dire cose verissime,ma che non contengono in sé un’oncia di futuro”, questa è l’ispirazione centrale cui si è aggiunta una postilla, la polemica contro la volontà di Buttiglione di rimettere mano alla legge sull’aborto: “Non favoriremo mai nessun progetto di rivincita postuma di Luigi Gedda contro Alcide De Gasperi”.
Convinto che nella storia d’Italia i veri guai, i veri arretramenti si sono avuti solo nelle occasioni in cui il pensiero liberale ha divorziato dalla cultura cattolica (l’unificazione del paese, la nascita del fascismo e la stessa battaglia contro il divorzio), Follini non ha cercato mediazioni o eufemismi, anche a costo di infrangere qualche tabù.
Pur cosciente di essere in minoranza (la sua mozione fu nettamente sconfitta al congresso di Fiuggi del Ccd), il neopresidente ha ribadito anche la vocazione per il maggioritario. Una posizione coraggiosa perché il ritorno, in qualche forma, ai criteri del proporzionale è tuttora il più potente collante che unifica la grande parte delle anime post democristiane”.
(Il Foglio, 28 giugno
2001)


SARTORIANA
(Dall’intervista  di Claudio Sabetti Fiorelli a Giovanni Sartori. “Magazine” del Corriere della Sera, in edicola)
 <<... c’era anche il delizioso Pecoraro Scanio. Una volta di più mi sono convinto che io il mio voto non glielo darò mai>>

<<...Uno dei miei bersagli preferiti è stato Marco Pannella. Un grande esibizionista, con l’Ego sempre in erezione. Avrebbe fatto bene al circo. Con quei finti scioperi della sete>>

<<...I sessantottini falliti sono diventati radicali e verdi. Quelli in gamba sono diventati direttori di giornali, grandi scrittori>>

<<...Il Cavaliere sa vincere ma non sa perdere. A meno che non abbia mille vite, come i gatti>>

<<...Sofri? Secondo me la sua forza è stare in prigione... non vuole chiedere la grazia. In prigione fa quello che vuole, è trattato con i guanti bianchi, scrive quando vuole quello che vuole. guadagna un sacco di soldi e vive gratis. Mi pare una situazione accettabile>>


LETTERE AI GIORNALI
C’è un atteggiamento insieme facile, diffuso e stupido. È l’ironia di chi affetta disincanto e spirito critico nel momento stesso  in cui mostra d’essere impermeabile alla logica e ai dati di fatto.
In questi giorni è stata ventilata la possibilità di variare le tariffe elettriche in funzione dell’orario e del giorno, come già avviene in Francia: si tratta di far pagare di meno l’energia nelle ore serali e ovviamente nei giorni festivi. Un provvedimento opinabile, certo. Ma immediatamente una signora ha scritto una lettera al Corriere della Sera (che s’è premurato di pubblicarla) in cui irride alla quantità di risparmio, per i consumatori; fa del sarcasmo sull’invito sostanziale a lavorare in giorni ed ore di solito di riposo e conclude infine che il risparmio ottenuto stirando la biancheria di sera è annullato dalla necessità di tenere accesa la luce elettrica. Con questo s’è procurato sei righe di giornale e ha detto il fatto suo all’Enel.
In realtà, se il risparmio è insignificante, nessuno è obbligato ad approfittarne; poi, se fosse senza importanza, sia per l’utente che per l’ente fornitore, non si affronterebbe la spesa della modifica: che invece l’Enel desidera per evitare i picchi di consumo che potrebbero tradursi in interruzioni di corrente; infine la signora non comprende la differenza d’assorbimento fra un ferro da stiro (1.500W) ed una lampadina (60W) e la finalità del provvedimento.
Un’esplosione di commenti del genere è stata anche provocata dal Ponte sullo Stretto di Messina. Un progetto non a caso osteggiato da un politico acuto e lungimirante come Claudio Fava. Si sono udite affermazioni interessanti: “Io non ne ho mai sentito la mancanza”, dice uno che magari vive a Treviso. “Con quegli stessi soldi si potevano nutrire (per quanto tempo?) migliaia di bambini affamati”. Ma col pedaggio come si sarebbe messa? “Quella lì è una zona sismica!”, fa notare un altro, intendendo con questo che i progettisti non hanno mai sentito parlare del terremoto del 1908. “E che ne sarà di coloro che lavorano sui traghetti?”, si chiede virtuosamente un altro. Senza pensare che, se si seguisse questa preoccupazione, dovremmo distruggere i telai meccanici, come tentò di fare a suo tempo Ned Ludd. E senza pensare che la costruzione e la manutenzione del Ponte richiederanno l’opera di migliaia e migliaia di persone. “E poi, che mi dite dell’impatto ambientale?”, si preoccupano gli esteti che magari sono reduci da un viaggio a San Francisco per vedere il Golden Gate. “Con quei soldi, rincarano altri, si potrebbe finanziare l’Università, aumentare le pensioni minime, rilanciare la Ricerca
, risanare la Previdenza, ammodernare la Forze Armate”, risolvere in un sol colpo tutti i problemi d’Italia. Dimenticando che qualcuno ha già speso quel denaro per i bambini affamati, lo si spende di nuovo, per rilanciare le Ferrovie, risanare la Sanità e mille altre cose tutte, ovviamente, più opportune del Ponte. Soprattutto per chi abita a Cuneo o Macerata. Poco importa che quella somma sia per la maggior parte prevista come investimento di privati che sperano un profitto. E poco importa che i turchi abbiamo già gettato due ponti sul Bosforo e i greci uno sul golfo di Corinto, fra Andirio e Patrasso, da inaugurare a giorni. Inoltre, le persone che hanno queste virtuose preoccupazioni economiche sono in generale le stesse che, con la dissennata scelta antinucleare, hanno provocato alla comunità la perdita di quelle migliaia di miliardi di lire che costò la Centrale di Montalto di Castro, mai entrata in funzione. Ma sono argomenti risibili, questi, di fronte al sostegno pensoso e coraggioso di un politico come Claudio Fava.
Ogni argomento è buono, per questo sport immortale come l’insipienza. Si prendono in giro gli aumenti salariali per il loro misero importo, dimenticando che, quando sono disposti a favore di un grande numero di beneficiari (per esempio, il personale della Scuola) essi rappresentano per lo Stato un peso enorme. E invece, che cosa scrive la gente, ai giornali? Più o meno questo: “Ecco, ora ho sessanta euro in più. Finalmente potrò comprarmi la Rolls Royce dei miei sogni”. Quasi che un aumento salariale dovesse corrispondere a trasformare un lavoratore in un miliardario. Al punto che si ha voglia di rispondere: “Hai ragione, troppo poco. Allora a te niente. Aspetta il prossimo aumento”.

Qualcuno ha definito “benaltrismo” l’atteggiamento di chi, dinanzi ad un problema, dice che altri – anzi, ben altri - sono i problemi importanti. Un atteggiamento idiota. Se piove e cerco un ombrello, è inutile dirmi che il problema è ben altro e cioè che siamo mortali. Anche se è vero e tristissimo, non vedo perché dovrei morire bagnato.
La stupidità di questi atteggiamenti è trasparente e tuttavia la tentazione di far la figura del superiore, del moralizzatore, del “benaltrista” è irresistibile. Oltre tutto, lo stupido parla ad un oceano di suoi simili ed ha ragionevoli speranze d’ottenere l’applauso.
Giannipardo@libero.it


SULLE MOGLI (seguirà: SUI MARITI)
Mia moglie ed io conosciamo il segreto per far durare il matrimonio. Due volte a settimana andiamo in un ristorante carino, beviamo del buon vino, buon cibo e ci godiamo la compagnia. lei va il martedì e io il venerdì.

Dormiamo in letti separati: il mio è in Lombardia e il suo in Liguria

Porto mia moglie ovunque, ma lei riesce sempre a trovare la via del ritorno

Ho chiesto a mia moglie dove voleva andare per l'anniversario. "in qualche posto dove non vado da molto tempo" ha risposto. Così le ho suggerito di andare in cucina.

Ci teniamo sempre per mano. Se la lascio andare comincia a spendere.

Mia moglie ha detto che l'auto non andava bene perché c'era troppa acqua nel carburatore.  Le ho chiesto dov'era l'auto e mi ha risposto  "nel lago..."

Mia moglie fa una nuova dieta: cocco e banane.  Non ha perso peso, ma ragazzi come si arrampica sugli alberi!!!

Ha fatto una maschera al fango ed è stata bellissima per due giorni.  Poi ha tolto il fango.

Ha inseguito il camion della nettezza urbana gridando "sono in ritardo per l'immondizia?"  e l'autista ha risposto  "no, salta dentro"

Ricorda sempre... il matrimonio è la prima causa di divorzio

Non ho parlato a mia moglie per 18 mesi. non osavo interromperla !!! Giusto? L'ultimo litigio è stato per causa mia. mia moglie ha chiesto "cosa c'è sulla tele?",  ho risposto "la polvere!"

All'inizio Dio creò la terra e si riposò. poi creò l'uomo e si riposò poi creò la donna e da allora né Dio né l'uomo hanno più riposato.

G.P. 07.07.2004


Douce France!
(Inizia con questo articolo la collaborazione di Deborah Fait a Capperi!
)

Sono quattro anni che la citta' israeliana di Sderot, nel deserto del Neghev, viene presa di mira dai missili Qassam dei palestinesi e nessuno se n'e' accorto, forse distratto e confuso da tutti gli attentati mortali che avvenivano in altre citta' israeliane. Sderot, come Kiriat Shmona al nord, bombardata da decenni dagli hezbollah e prima ancora aggredita da bande palestinesi fino al 1982 quando Israele entro' in Libano, passera' alla storia  come la citta' israeliana piu' a lungo attaccata da missili. Quotidianamente per quattro anni.  Fino a pochi giorni fa i bombardamenti hanno procurato solo feriti, danni alle cose e persone ricoverate in stato di chock. Per il quartier generale del Mukata poca roba  e poca soddisfazione. Fino a pochi giorni fa quando gli uomini di Arafat, a forza di provare, hanno migliorato la mira e hanno colpito un asilo e hanno ammazzato un bambino di quattro anni trovato cadavere,  stretto tra le braccia della mamma gravemente ferita.
Proprio in questa  tragica  occasione, e per l'ennesima volta,  tutti abbiamo potuto notare  sgomenti  la meschinita' della Francia, paese molto legato affettivamente ai terroristi arabi da cui non riesce proprio a staccarsi perche', si sa, l'amore e' un sentimento molto forte e spesso duraturo.
La Francia, mentre Sderot piange la sua piccola vittima la cui madre e' ancora in coma, manda il suo Ministro degli Esteri, signor Barnier, in visita di cortesia e di affettuosa amicizia da Arafat, il mandante di tutto il terrorismo che ha colpito Israele...e l'Europa dal 1968 in poi. Abbiamo dovuto vedere, disgustati, un Barnier che, sorridendo compiaciuto e forse anche un po' commosso da tanto onore,  stringeva la  mano del dittatore e lo abbiamo dovuto ascoltare, sempre piu' schifati, mentre concionava fuori dal Mukata che "Israele deve smetterla di costruire insediamenti e di dedicarsi agli omicidi mirati". Faccia di bronzo Barnier non ha detto nemmeno una parola sul bambino appena ammazzato dalle bande del suo ospite in divisa militare, nemmeno una parola sulle mille vittime israeliane. Come da copione. Non e' cambiato niente in quel di Francia: stesso amore, stesso rispetto da consigliori, stessa complicita' .
Il signor Barnier ha ricevuto in cambio da Arafat un bel vaffa accompagnato dal rifiuto di fare le tanto sbandierate ( dall'Europa) riforme e di far cessare il terrorismo, pardon...la resistenza palestinese.
Vengo spesso accusata di essere antieuropea, anzi di odiare l'Europa, niente di piu' falso. Come si fa a odiare un'Unione  che striscia nella scia dei dittatori? Come si fa a odiare un'Unione Europea che non perde mai l'occasione di sbagliare !  Come si puo' odiare chi rifiuta la realta' ma sguazza nel "volemose tanto bene, amore mio...Osama, Arafat, Saddam" ?  Si possono odiare i palestinazi e loro complici ma non i governi europei cosi' debolucci e tremebondi. A volte fanno persino tenerezza. In questi giorni ricordiamo Entebbe e l'operazione Yonathan , chiamata cosi' in onore di Yoni Netaniahu , comandante dell'unita' speciale  israeliana, colpito a morte durante i combattimenti contro le guardie di Amin Dada.

Il 27 giugno 1976 terroristi palestinesi (FPLP), con la complicità di terroristi tedeschi (Baader-Meinhof), dirottano verso Entebbe (Uganda) un aereo della compagnia francese Air France con 248 passeggeri a bordo, in volo da Tel Aviv a Parigi. Durante uno scalo a Bengasi (Libia) i passeggeri vengono divisi tra ebrei e non ebrei e i non ebrei vengono fatti scendere e liberati. A bordo rimangono dunque un centinaio di passeggeri, tutti ebrei ma non tutti israeliani, oltre ai membri dell' equipaggio francese.

Prego chi legge di fare attenzione a questo importante particolare: i passeggeri ebrei vengono divisi dai "gentili" e trattenuti per essere ammazzati , indipendentemente dal loro paese di provenienza. E' bastato essere ebrei, non israeliani. Questo ricorda qualcosa? Che sia un caso che neonazipalestinesi si siano uniti nell'operazione a neonazitedeschi?
Un' unita' speciale arriva direttamente da Israele, comandata appunto  da Yonatan Netaniahu, eroe di Israele. Conoscono bene l'aeroporto di Entebbe perche' lo aveva costruito proprio Israele quando Idi Amin Dada era ancora un cannibale  non interessatto alla carne ebraica. Le guardie di Amin vengono colte di sorpresa, liberati tutti gli ostaggi tranne tre che cadono nel tiro incrociato, e uccisi tutti i terroristi. Ucciso anche Yonatan, aveva  30 anni . Grandissima operazione destinata pero' a suscitare lo sdegno di tutto il mondo. Si, avete letto bene, sdegno per la "violazione " israeliana .
L'Unita' parla di "cinico atto di aggressione" , l'Avvenire accusa Israele "di non voler venire a patti".
La Francia si mette a capo della poltica europea sempre piu' antiisraeliana  e filoaraba. Nel 1979  la nostra cara Francia mette a disposizione di Saddam Hussein un piccolo cadeau  di 80 chili di uranio arricchito per completare il famoso reattore nucleare iracheno.  Saddam Hussein minaccia apertamente Israele senza che le coscienze europee ne siano minimamente disturbate. Il 7 giugno 1981 aerei israeliani, uno dei quali era pilotato da Ilan Ramon (morto nello spazio il 16 dicembre del 2003 ), bombardano il reattore in fase di ultimazione, con un'operazione perfetta della durata di un minuto e venti secondi. 1.100 chilometri di viaggio, all'alba di una domenica mattina, giorno di festa per gli scienziati francesi della Centrale quindi la certezza di non fare vittime, poco piu' di un minuto di operazione e Israele salva il mondo. Solo che quello stesso mondo, accecato dai soldi e dall'odio e dalla paura della reazione del dittatore, non apprezza per niente e insorge contro Israele.
Tutti i media europei e asiatici si lanciano in accuse diffamanti e tremende, la Francia si strappa i capelli per l'umiliazione sofferta dal suo cocco di mamma. Solo il New York Times scrive, come riporta Fausto Coen nel libro "Israele 40 anni di storia": " Israele ha fatto due enormi favori al mondo. Ha impedito ad un dittatore sanguinario di fare uso del terrore atomico e ha consentito al resto del mondo di tuffarsi in un'orgia di ipocrisia".
Si possono odiare gli ipocriti? Certo che no ..si disprezzano e fanno pena. Come fa pena il bravo signor Barnier che, pur se chiaramente imbarazzato dal vaffa del suo amico Arafat,  continua  imperterrito e senza vergogna la radizione del suo Paese di dimostrare grande amore e rispetto ai terroristi arabi, soprattutto a quelli che piu' odiano Israele.
Pare che 30.000 ebrei siano pronti a lasciare la Douce France!

Deborah Fait, www.informazionecorretta.com


ANSA: NOTO LEADER PACIFISTA SOSPENDE LE ELEZIONI
MO: AL-FATAH,SI RAFFORZA CORRENTE RIFORMISTA LEGATA A DAHLAN YASSER ARAFAT IN DIFFICOLTA' SOSPENDE ELEZIONI INTERNE A GAZA(ANSA) - RAMALLAH (CISGIORDANIA), 6 LUGLIO:
Si rafforza nel principale movimento politico palestinese 'Al-Fatah' la corrente riformista legata all' ex ministro per la sicurezza interna, Mohammed Dahlan, un oppositore del presidente Yasser Arafat.
Fonti giornalistiche hanno riferito che le elezioni interne al movimento politico, in corso dalla fine di maggio in vari distretti dei Territori, hanno visto il successo dei riformisti che chiedono in particolare un immediato ricambio generazionale ai vertici di Al-Fatah. Successo ancora piu' marcato nella Striscia di Gaza, considerata una roccaforte di Dahlan.
Le fonti hanno aggiunto che Arafat, di fronte alla valanga di voti ottenuta dai riformisti, ha deciso di congelare il processo elettorale e non ha ancora indicato quando potra' riprendere.
Dahlan, un tempo molto vicino ad Arafat, sostiene l'urgenza di rinnovare gli organismi direttivi di Al-Fatah, eletti 16 anni fa, e chiede di  limitare i poteri esecutivi della presidenza palestinese. (ANSA).


Massima del giorno
 Introdurre il sentimento in un ragionamento è come giudicare i medicinali dal valore estetico della scatola che li contiene.
 G.P.


MOLLICHINE
La Camera ha approvato la riforma della giustizia. Prima si diceva: La giustizia non funziona. Ora invece si dirà: la giustizia non funziona.

Darfur. Il ministro degli Esteri sudanese ha detto che nella regione c'è un problema, sulla cui gravità si è esagerato. Insomma, i morti un giorno risusciteranno.

Per Saddam Hussein si parla di pena di morte. Ne sarà indignato. Per quanto lo riguarda, lui è stato sempre notoriamente contro.

Differiti a ottobre gli sfratti. "Ma non è una proroga" dice il viceministro Martinat. Così come un'università non è un ateneo e un nosocomio non è un ospedale.

"È Bush il vero criminale", ha detto Saddam. Deve solo farsi crescere i baffi.

"Sono io il presidente dell'Iraq", ha anche detto. E infatti: per che cosa crede che lo processino?

Saddam avrebbe saputo del massacro dei curdi dal giornale. Ecco che avviene, quando si lascia troppa libertà ai propri collaboratori.

Il presidente francese sul caso Battisti: "E‚ un dovere estradare chi ha commesso reati di sangue". Precisazione: questo Presidente non si chiama Mitterrand.

L'Udc boccia i vertici Rai: "Gestione imbarazzante". Imbarazzante che lo dica un partito di governo.

Giannipardo@libero.it


LE "IDEE” DEL TERZO MILLENNIO
Nella lotta politica non ci sono più idee, constatava sconsolato qualcuno. Frase abbastanza plausibile ma cui si deve subito rispondere che non è colpa dei politici, se le cose stanno così. Innanzi tutto, lo stesso concetto per cui la lotta politica dovrebbe avere alla base delle idee è opinabile. Per secoli, i contrasti, in campo nazionale ed internazionale, hanno avuto come posta il potere e basta. Ancora durante la Prima Guerra Mondiale non è che l'Austria e la Francia avessero consistenti differenze ideologiche: avevano la stessa religione, lo stesso tipo d'economia, la stessa mentalità. Invece, è con la Seconda Guerra Mondiale che lideologia fa il suo ingresso nella politica. La lotta fra Russia e Germania è anche la lotta fra il comunismo e il nazismo, quella fra Germania e gli Alleati è anche la lotta tra la dittatura ideologica e la democrazia liberale.

In questo modo, soprattutto in Italia e in Francia, le ideologie sono entrate a far parte della politica nazionale e per molti decenni, essendo stato sconfitto il nazismo senza lasciare eredi, la lotta è stata tra le due ideologie uscite vincitrici: il comunismo e il liberalismo. Se possibile cristiano. Per questo si poteva avere la sensazione che la politica fosse anche una lotta d'idee. Infatti, per essere liberali era necessario impugnare una bandiera ed essere pronti a combattere, mentre per essere comunisti bisognava essere idealmente pronti alla rivoluzione, a compiere il destino dell'umanità con la conquista del potere da parte dell'ultima classe sociale. Una lotta epica.

Caduto il comunismo, e giunti all'impensabile assurdo della Polonia nella Nato, con una Russia democratica e amica degli Stati Uniti, parlare di rivoluzione comunista non ha più senso. In questa speranza infatti si sono trincerati solo gruppuscoli che possono strepitare ma non hanno né forza politica né prospettive. Il comunismo è veramente morto. Esso ha avuto la sua occasione storica per settant'anni ed ha lasciato solo macerie.

Oggi siamo in presenza di una sorta di generale omologazione. Tutto il mondo sviluppato è per la libertà, per la democrazia e in larga misura per il liberismo economico. In una parola, per la pacifica, borghese prosperità economica. Una prosperità che fa aggio sul comandamento di Dio, sul trionfo del proletariato e su qualunque altra cosa.

In queste condizioni, i partiti, non più separati da un serio solco ideologico, neanche quello della religione, si sono ridotti a litigare sui particolari dell'attuazione di un programma da filistei. Non si discute più dei fondamenti della società ma dell'età della pensione. Ecco perché sia i partiti che gli uomini politici sembrano così miseri e provinciali. L'opposizione, per reclamare legittimamente la caduta del governo, è obbligata a rendersi ridicola denunciandone continuamente le azioni come immani malefatte che porteranno al disastro il paese; la maggioranza dal suo lato è costretta a rendersi ridicola vantando come vittorie epocali modesti risultati di normale amministrazione. Il risultato è la sensazione d'una devastante mancanza d'idee.

Ma forse non bisognerebbe lamentarsi. Quando si litiga su questioni secondarie significa che i bisogni primari sono stati soddisfatti.

Giannipardo@libero.it


DOVE DI PIU'?
Stavolta parliamo di Parma,  le sue strade, le sue piazze, la sua gente, un poco di Maria Luigia, una spolverata di Farnese, una fetta di culatello, una strofa di di Attilio Bertolucci, due "anolini" in brodo, il pesto di cavallo con l'aglio, la malvasia dei colli, l'Antea del Parmigianino, il carrello del bolliti, Bubi e  Tamara,  la musica di Verdi, le biciclette, una suonata di Toscanini, l'Oltretorrente, un mese dell'Antelami, l'Angiolino del Duomo, l'alfabeto di Bodoni e... le donne.
Si, stavolta parliamo di Parma, cioè di donne. C'è un filo rosa che lega la storia di Parma alle donne.
Ecco, donne costrette a matrimoni combinati o al chiostro, donne rifiutate o condivise, eccole trasformarsi in diplomatiche, mecenati, duchesse, regine, poetesse.
Donne, con le loro belle facce, il petto abbondante, i fianchi torniti, donne che, sfidando il tempo e la storia, hanno saputo, senza uscire dalla posizione loro assegnata dal tempo e dalla storia, dare una propria impronta. E che impronta! Eccole, in modo disordinato.
Ecco Margherita d'Austria, la Madama di palazzo Madama, che, con entusiasmo e tenace caparbietà, salva, facendo valere i suoi titoli di bastarda imperiale, il Ducato appena nato e già in pericolo.
Ecco Luisa Elisabetta di Borbone, figlia di Luigi XV, sublime artefice della rinascita di Parma, trasformata da decadente cittadina di provincia nell'Atene d'Italia.
Ecco Elisabetta Farnese, al primo impatto "ragazza burro e formaggio", poi regina, moglie del Re di Spagna Filippo V, che governò, si racconta, al posto del marito.
E poi ancora, ancora, ancora donne.
Donne come la badessa Giovanna da Piacenza e  Paola Gonzaga,  nelle segrete camere dipinte dal Correggio e dal Parmigianino. E poi,  Maria Luigia d'Austria, figlia dell'Imperatore, moglie di Napoleone, ma soprattutto inquieta ed amata duchessa dei parmigiani: mito,  storia e una violetta.
E ancora, eccole le donne dei borghi, richiamate nella mistica poesia di pietra dell'Antelami, come negli squillanti, solari, vertiginosi inni del Correggio. E poi, le donne qui sono anche le <<rezdore>>, donne - madri, sorelle, mogli, amanti - dal cuore caldo e mani forti a tirar la sfoglia per gli "anolini". E gli "anolini", circolarmente, ci riportano, tra colpi di gomito dei commessali, alla donna, al sesso della donna. L'"anolino" che, se a bollire nel brodo,  e a dispetto, si apre,  diventa, nel dialetto dell'Oltretorrente,  la barbiza, la plosa, la barbousa, la chitare'na, el bus da gat, la perseghétta, la pota, la figa, l'ortiga, la bartagna, la barnerda, la flippa, la gnéza, la brugna, la gnòca, la tana, la natura, la ponghén'na, sorgarola, pasarén'na, baiana.
Parma: dove di più? Un "anolino" in brodo e il sorriso di una donna. "I miracoj ja fa i Sant e 'l ragasi sénsa mudant",
Donne della Parma di Stendhal, la Sanseverina, Clelia Conti. Donne della Parma di Giacomo Casanova o quelle di carta  di Alberto Bevilacqua. Donne raccontate da Cesare Zavattini o Attilio Bertolucci, da Pietro Bianchi, Giovannino Guareschi e Latino Barilli e Luigi Malerba,  e la Claudia Cardinale de "La ragazza con la valigia" e Romy Schneider de "La Califfa" e la Sandà di "Novecento" e Paola Pitagora, Lidia Alfonsi, la Tebaldi.
Si, quella che qualcuno definisce "parmigianità", parla non solo di cultura e gusti raffinati, ma  regala, per chi vuole accettarne il dono, quell'abbondanza di amicizia che le donne, tutte le donne, splendide nella loro ricercata eleganza aiutata da un soprappiù di cultura e di briosa sensualità, hanno avuto per questa città...
Dove di più?  
(cp, 05.07.2004)

TRAMONTINO
Ieri,  prima rete RAI,  fine  serata dedicata a Giorgio  Almirante. Tra una canzonetta  e un premiuccio, eccola,  nuda e cruda, l'iconografia perentoria delle virtù, della forza e del carisma del leader che fu.
E se da un lato si è trascurato il dettaglio (imbarazzante quella statuetta   impugnata,  dal premiato di turno, per il collo del povero Almirante), dall’altro pareva d’esser tornati alla TV anni d'oro,  con i politici a far da passerella  tra stagionati   pugili, comici, donna Assunta, cantanti e presentatrici a far da contorno.
Senza dubbi,   molto difficile televisivamente confezionare una serata che più kich non si può.
Sarà  questo il tramontino  che ci aspetta?

(cp. 04.07.2004)

IL PILASTRO E L’AQUILONE
Oggi è il 228esimo compleanno della Dichiarazione di Indipendenza americana. Li porta bene gli anni: è ancora splendida in ogni sua parte, e massimamente nella geniale intuizione del “diritto al perseguimento della felicità” (“non il diritto a raggiungerla, non il diritto a riceverla da qualcuno, men che meno dallo Stato”, come ha ottimamante chiosato Cinzia Caporale).
Da quella dichiarazione sarebbe di lì a poco seguita la stessa Costituzione che è ancora oggi in vigore (in Francia dopo la Rivoluzione ne furono cambiate ben quattordici in meno di 90 anni!).
Anche quest’anno happy birthday, America.
Frattanto, al di qua della pozzangherona atlantica, i signori che si stanno alambiccando su come farci digerire quel malloppone inintelleggibile che vorrebbero spacciarci come “Costituzione Europea” farebbero meglio a riflettere sul fatto che
una Costituzione è un modello, un pilastro, un vincolo, quando è compresa, approvata e amata. Ma senza questa comprensione e questo amore, potrebbe anche essere un aquilone o un pallone che vola per aria”        (John Adams).