ARCHIVIO LUGLIO
2004
CHIRAC E IL FUTURO
DELLA FRANCIA
Il commentatore di “Time”, Krauthammer, prova a
dare una spiegazione del comportamento di Chirac che, ancora ad Istanbul,
si è comportato da “guastafeste” (espressione del “Monde”). Basti
dire che ha reso di fatto impossibile anche l’intervento della Nato
per formare la nuova polizia e il nuovo esercito iracheni, visto che
ha proposto che questo avvenisse, nientemeno… a Roma.
Secondo Krauthammer, Chirac è convinto che nel futuro
dell’Europa ci sia una risorgenza del mondo arabo e, per questa
ragione, quando ciò avverrà, non vuole trovarsi dal lato
sbagliato della barricata. Vuole dunque avere l’aria di favorire
anche figuri squalificati come Arafat (per non parlare dei terroristi)
e d’andare sempre contro gli americani. La Francia si porrebbe così
come il campione e il leader di coloro che si oppongono allo strapotere
della superpotenza superstite.
L’operazione potrebbe essere definita ingrata, ingiusta,
immorale: ma tutti questi aggettivi sono privi di significato, in
campo internazionale. Bisogna solo chiedersi se l’operazione sia stupida
o no e quali probabilità di successo abbia...
(per proseguire nella lettura clicca qui).
Giannipardo@libero.it
VERGOGNA?
Oliviero
Toscani, non solo un grande fotografo ma anche un
personaggio conosciuto. Attualmente, recita la sua biografia,
vive nella sua tenuta in Toscana, dove produce vino, olio d'oliva
e alleva cavalli.
A noi di Capperi, per via delle sue
campagne contro la pena morte e per la sua vicinanza con
Nessuno Tocchi Caino,
sta pure simpatico ma... sull'Unità,
con quel poco, o tanto, di demagogia sinistrista,
buonista e paraculista che sembra il marchio di fabbrica
di un certo vippismo nazionalpopolare all'italiana, ha scritto:
"Ho vergogna ad appartenere
alla razza umana. Preferirei essere un gatto, un cane, un
verme, una bestia, un animale. Perché gli animali sanno
avere molto più senso di solidarietà tra di loro di
quanto dimostrino di avere gli esseri umani del primo mondo ricco
e sempre più triste.... Entrare nel nostro mondo è permesso
alla merci più becere e inutili, ma circolare liberamente
non è ancora permesso a degli esseri umani che stanno elemosinando
un po’ di speranza per un vita migliore."
E allora, a noi che non abbiamo vergogna
ad appartenere alla razza umana, utilizzando un poco
della sua stessa demagogia, viene da chiedergli quanti
di questi "esseri umani che stanno elemosinando un po’ di
speranza per un vita migliore." sono ospitati nella sua
tenuta in Toscana.
Attendiamo risposte.
(cp., 31.07.2004)
VIOLANSCIANA
Luciano Violante è un fenomeno
paranormale? Eccolo, sull'Unità (clicca qui),
spiegare il "parlamentarismo nero". Dovete
sapere, ieri Luciano Violante è "saltato
sulla sedia". No, piano con gli entusiasmi, , non è
stato un attentato. Colpa dell'Unità, il meglio giornale
che Violante "come al solito" legge "prima
di tutti gli altri quotidiani"; si, si, insomma, il nostro
ha letto sul suo giornale preferito che nella giornata precedente
il suo gruppo parlamentare avrebbe fatto ostruzionismo
contro il "Parlamento nero". Parlamento nero? No, no,
l'Unità, sbaglia. Ma quale "parlamento nero" io, Violante,
a proposito del comportamento della maggioranza, ho parlato
di "parlamentarismo nero":
"L’espressione"
ricorda Violante "è di Gramsci e ricorre nel
Quaderno n.14, paragrafi 74 e 76".
Minchia! Gramsci! Quaderno
n° 14, paragrafo tal dei tali...!
Assopimento. Siamo nel 1935,
Gramsci, ricorda Violante all'Unità, sul
suo quaderno annota: "il potere può
ritenere conveniente sopprimere la funzione del Parlamento con
l’effetto di spostare in altre sedi, meno trasparenti, i dibattiti
che altrimenti dovrebbero tenersi sotto gli occhi di tutti,
con il rischio di far esplodere conflitti ingovernabili. Nasce
così il parlamentarismo nero".
Dunque ci risiamo: le
funzioni del Parlamento sono "soppresse" (sic),
Gramsci/Violante denuncia al mondo, via
Unità che - birichina - sbaglia il titolo, quel
fetentone di Mussolini/Berlusconi.
Piazzale Loreto è dietro l'angolo.
Che dire? Fenomeno paranormale o grappino di
troppo?
(cp, 31.07.2004)
SFIGATI:
Tifano per Kerry ma lo vogliono sconfitto
Oggi,
su "Il
Riformista": <<... C’è una parte
della sinistra italiana alla quale della pacificazione dell’Iraq
interessa poco. Molto più interessa la sconfitta degli
Usa su un campo di battaglia, un altro Vietnam. E se ci finisce
in mezzo il democratico Kerry, poco male, farà la stessa fine
del democratico Lyndon Johnson. Ogni soldato ritirato dall’Iraq è
un iracheno morto in più. Questo dirà Kerry all’Europa,
se e quando sarà eletto. Lo tengano presente tutti quelli che
oggi sventolano palloncini colorati per lui.>>
I COMMENTI DI BERTOLDO
Il Velino riferisce le idee di
Piero Craveri e di Vittorio Mathieu sulla crisi della politica
italiana. Il terzo che volesse interferire fra questi pesi
massimi rischierebbe parecchio ma Bertoldo può avere il coraggio
che mancherebbe a Balanzone e affermare che quanto da
sostenuto da Piero Craveri e da Vittorio Mathieu, pur essendo del
tutto esatto, non spiega l’origine del fenomeno.
Riassumiamo le interviste. Dopo che
Ernesto Galli della Loggia aveva parlato sul “Corriere”
dell’incapacità di una vera e grande politica, in Italia,
e della cronica assenza d’una destra liberale, capace di diffondere
parole d’ordine quali meritocrazia, competizione, efficienza,
rischio, Craveri identifica in Italia “il virus della vecchia
socialità”, e molte “pregiudiziali stataliste”. Per lui, “Paradossalmente,
la destra sociale non differisce troppo dalla sinistra”. Inoltre,
mentre altrove le estreme sono isolate, da noi sono decisive e condizionanti,
e An rimane “una struttura assimilabile più alla sinistra che
alla destra”.
Mathieu nota che in Italia nessuno
potrebbe avere il coraggio della Thatcher, che affrontò
(e vinse) uno sciopero a tempo indeterminato di migliaia di
minatori. La nostra società non lo permetterebbe. Anche
per lui manca “una destra liberale e liberista”. E anche per lui
in Italia le estreme condizionano la politica. Anzi, “l’unico
che abbia le idee chiare è Fausto Bertinotti”. La diagnosi del fenomeno è concorde ma
non si parla della sua l’origine. (per continuare... clicca
qui)
Giannipardo@libero.it, luglio 2004
PRIME ARIE
Essendosi ventilata l'ipotesi
di "primarie" per le quali nel centro-sinistra tutti
davano Prodi vincente, Bertinotti ha provocato uno scandalo
dicendo: "Ci vorrebbe un altro candidato. Potrei
essere io". Anatema! Si sono stracciati in tanti le vesti,
che alla fine sembrava un campo di nudisti. Il fatto è
che gli uomini di sinistra non riescono ad evitare vecchi riflessi
condizionati. Quando si parla di elezioni, per loro va tutto bene,
purché vinca chi è stato stabilito in anticipo che
vinca. E l'ideale è, come sempre, il candidato unico.
Gianni Pardo
Massima del giorno
La realtà è una maestra
paziente e capace di ripetere molte volte le sue lezioni.
Bisognerebbe ascoltarla docilmente. E invece troppi aspettano
che usi la frusta.
G. P.
MOLLICHINE
Fassino e Rutelli sosterranno la coalizione
in Iraq se vince Kerry. Con Kerry alla Casa Bianca, infatti,
l'Iraq sarà abitato da angeli.
Il carburante sale al record di 42,50 dollari
al barile. Come avrebbe detto Totò ("E i, cche me chiamme
Pasquale?"): "E che ce frega? Noi lo compriamo a litri".
Un cimitero ebraico è stato profanato a Saverne,
nell'Alsazia. Quanto son contraddittori, questi antisemiti!
Non sostengono che un buon ebreo è solo un ebreo morto?
Passigli (Ds) firma un esposto contro Castelli
sul caso Sofri: per "valutare se emergono ipotesi
di reato". Ipotesi di reato? Omicidio, ha detto la Cassazione.
L'Ue pronta a "chiedere sanzioni" contro
il governo sudanese, "se le violazioni dei diritti
umani non cesseranno". Panico a Khartum.
Ciampi: "C'è un'Italia vera che supera
le polemiche politiche e sa dialogare". Tutto sta
a trovarla.
Giannipardo@libero.
IL FATO DELL'ECONOMIA
È notizia di questi giorni che
la Siemens, in Germania, ha posto un aut aut ai suoi dipendenti:
o accettare un aumento delle ore di lavoro a parità di paga,
o la società avrebbe spostato la produzione in uno dei paesi
dell'est europeo, risparmiando circa il 40% sul costo del lavoro.
Gli operai hanno accettato. Secondo quanto scrive "il Foglio"
del 21 luglio, la stessa cosa si prospetta non solo per Man,
Opel e Bosch, in Germania, ma per lo stabilimento Bosch di Lione,
nella stessa Francia patria della settimana di 35 ore lavorative. Il risultato
è stato che, di fronte al rischio della perdita del lavoro, il 98%
dei dipendenti ha accettato la proposta.
È bene riconoscere in tempo l'annuncio
dei tempi nuovi. L'Europa ha visto nascere nel Settecento la
teoria economica classica. Per essa la produzione risultava da
quattro elementi fondamentali: terra (materie prime), lavoro, capacità
organizzativa e capitale. Procurandosi il necessario, un organizzatore
reclutava le forze lavoro e produceva infine qualcosa col cui ricavato
pagava le spese, i lavoratori, se stesso e compensava infine il
capitale investito. Questo "capitale investito" ha fatto sorgere nell'immaginario
comune l'idea di un signore panciuto e nullafacente che si arricchisce
sul sudore altrui. In realtà, l'identico schema produttivo
si ritrova nel caso di un gelataio. La "terra” è costituita
dal latte, dallo zucchero, dagli aromi ecc., l'organizzazione e il
lavoro sono suoi personali e il capitale, uscito dalla sua tasca, è
costituito dagli utensili e dalle materie prime. Il capitale è
soltanto "l'insieme dei mezzi di produzione". Anche un ciabattino deve
procurarsi chiodi, vernici e gli stessi strumenti quando si rompono
o si guastano. Il ciabattino è il capitalista di se stesso[1].
(continua... per proseguire clicca qui)
Giannipardo@libero.it,
29 luglio 2004
[1]
Ho studiato economia quando la maggior parte di coloro che leggono
questo testo non erano nati. Per conseguenza, se ho scritto qualche
sciocchezza, sarò grato a chi me la segnalerà.
Iran: "il genocidio della stampa"
di Ahmad Rafat*
Riceviamo
via email e volentieri pubblichiamo.
In una lettera che porta in calce la firma di oltre
150 nomi noti del giornalismo nella Repubblica Islamica, i
colleghi iraniani parlano del "genocidio della stampa". Nelle
ultime 48 ore, due quotidiani, Vaghaieh Ettefaghieh e Joumhuriat
sono stati costretti dalla magistratura a sospendere le pubblicazioni.
Qualche giorno prima, era stato chiuso per ordine della magistratura
il settimanale Aftab. Intanto il processo contro gli assassini
della giornalista Zahra Kazemi,
morta il 10 luglio di un anno fa dopo le percosse ricevute in carcere a
Teheran, ha avuto una vita molto breve: due sole udienze.
Il giudice, non tenendo conto
di nessuno delle obiezioni e le richieste del pool degli
avvocati della madre della collega assassinata, ha deciso di
dichiarare chiuso il dibattimento, riservandosi il diritto di
pronunciare la sentenza, entro i prossimi giorni. Gli avvocati della
parte civile, capitanati dal Premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi,
avevano contestato la legittimita’ della Corte Penale Ordinaria,
chiedendo il trasferimento del dibattimento alla Corte d’Assise.
Il Premio Nobel aveva chiesto anche la
presenza in aula di diversi ministri e parlamentari come testimoni,
richiesta che ovviamente e’ stata rigettata dal Giudice Farahani.
Mohammad Seifzadeh, un’altro degli avvocati della parte civile non
e’ per nulla sorpreso dalla decisione del giudice. ‘’Eravamo
convinti fin dall’inizio- dichiara l’avvocato della famiglia
Kazemi- che si sarebbe trattato di una farsa’’.
‘’L’esposizione del Pubblico Ministero
e l’assenza di molti indiziati in aula- aggiunge Seifzadeh-
facevano prevedere che si sarebbe trattato di un teatrino,
piuttosto che di un’aula di tribunale dove si discute e si dibatte
per scoprire la verita’’. Mohammad Seifzadeh e gli altri avvocati
che rappresentano la madre della giornalista assassinata, chiedono
una nuova indagine e un nuovo processo, anche se ammettono difficilmente
le loro richieste saranno accolte dall’Autorita’ Giudiziaria.
‘’Probabilmente- afferma
ancora Seifzadeh- anche gli autori e i mandanti di
questo crimine, come è successo in precedenza nei processi
per l’assassinio d’altri dissidenti, scrittori e giornalisti,
rimarranno sconosciuti e non pagheranno per i loro crimini’’.
Da parte sua il Premio Nobel Shirin Ebadi ha avvertito che potrebbe
portare il caso di Zahra Kazemi davanti ai tribunali internazionali.
‘’Nel caso che non fosse possibile ottenere giustizia nella
Repubblica Islamica e fossero d’accordo i miei clienti, non esiterei
a rivolgermi alle istituzioni giuridiche internazionali’’.
In precedenza il governo iraniano aveva
negato al Canada di costituirsi parte civile e di inviare osservatori
al processo. I giornalisti iraniani, indignati per la chiusura
dei giornali e per la farsa giudiziaria del caso Zahra Kazemi,
hanno deciso di proclamare una settimana di agitazione, riunendosi
in assemblea piu’ volte al giorno nella sede dell’Associazione Sindacale
dei Giornalisti.
Gli autori della lettera aperta denunciano
anche la precarieta’ della professione. La chiusura dei giornali
e la sospensione delle pubblicazioni da parte della magistratura,
ha messo sul lastrico non solo gli editori, ma sta mettendo
a dura prova anche i giornalisti e le loro famiglie che ormai
non hanno piu’ alcuna garanzia di poter sopravvivere esercitando questa
professione.
Nella lettera indirizzata
al Ministro della Cultura e dell’Orientamento Islamico, i
giornalisti iraniani, parlano di ‘’genocidio dei giornali
e dei giornalisti con la chiusura arbitraria dei giornali
e delle riviste in Iran’’. ‘’Questi provvedimenti-
si legge ancora- privano di fatto i cittadini dal diritto
di esercitare la professione che hanno scelto’’.
La chiusura dei quotidiani e riviste, circa
40 negli ultimi 12 mesi, ha prodotto circa 500 giornalisti disoccupati.
Nella Repubblica Islamica, definita dall’associazione internazionale
Reporter sans Frontier, ‘’la piu’ grande prigione dei giornalisti
del mondo’’, attualmente sono in carcere 12 giornalisti, mentre
oltre 507 si trovano in attesa di giudizio. Negli ultimi 12 mesi
sono stati chiusi 38 testate e processati 74 giornalisti. Sei giornalisti
sono stati condannati al divieto di esercitare la professione,
mentre otto sono stati aggrediti fisicamente e costretti a ricorrere
alle cure mediche.
Oltre un milione e mezzo di euro e’ il
totale delle cauzioni versate nell’ultimo anno dai giornalisti
in attesa di giudizio. Una cifra considerevole, tenuto conto
che il salario medio di un giornalista e' inferiore ai 500 euro
mensili.
Ahmad Rafat
(*Portavoce del Gruppo d’Iniziativa per
la Liberta’ d’Espressione in Iran)
INCHIOSTRO ROSSO
L'ottanta
per cento dei giornali schierato contro il Cavaliere
Estratti dall'articolo di Gianfranco
Morra , da Libero del 28-07-2004
"Sputtanate pure, qualcosa resterà.
È l'imperativo della crociata antiberlusconiana, nella
quale gran parte dei massmedia è impegnata. Anche quelli
posseduti dal Cavaliere, che sono largamente diretti e manovrati
da uomini della sinistra. Tutto nella cornice di un "conflitto
di interessi", che potrebbe anche esistere economicamente, ma che
politicamente non c'è per niente, anzi c'è in senso
contrario, dato che almeno l'80 % dei media è contro di lui.
Chi ne vuole una rigorosa e pur vivace documentazione deve leggere
la vivacissima opera di due giovani giornalisti: Massimo Pandolfi
e Riccardo Fantini, intitolata "Inchiostro rosso". Che è una
raccolta, davvero sterminata, delle "veline dell'era Berlusconi".
Esiste un Minculpop di sinistra, che impone uno schema artificiale
e falso. Si tratta di una invenzione corale di una cultura che ha sempre
mangiato a sinistra e che continua a farlo ancora anche nei mezzi di comunicazione
governativi o di proprietà del Cavaliere. Naturalmente lamentando
la mancanza di libertà e i pericoli autoritari, che il semplice
elenco degli interventi antiberlusconiani basta a mostrare inesistenti.
Essere contro Sua Emittenza rende molto.
Si pensi che dal 1990 ad oggi sono stati stampati 96 saggi
e opuscoli sul fenomeno Berlusconi, sulla sua atipicità
nella politica italiana. In gran parte denigratori.
Alcuni titoli: "Il padrone del diavolo",
Telefascismo", "L'imbroglio", "La grande truffa", "Piccolo
Cesare", Lo Stato sono io". Talvolta piccole opere di grandi
giornalisti come Pansa, Bocca, Orlando, Galli, Emiliani, Latella."..."
... (continua, articolo non in
rete)
“IMPICCARE GLI AMANTI”
Giordano Bruno Guerri è uno
degli “irregolari” di destra più detestati a sinistra (anche
da quella che si fregia d’essere più progredita e trasversale:
persino sulle pagine de Il Riformista non s’è
disdegnata la definizione di “fascista libertario”); ciò nondimeno
(o forse dovrei dire “e difatti”) si dimostra spesso assai meno
stolto di come i suoi detrattori lo dipingono.
Il suo corsivo di oggi sulla legge
sulla fecondazione medicalmente assistita (clicca qui per il testo completo dell'articolo)
è un buon saggio di concretezza e buon senso. Avrebbe fatto
un figurone anche come editoriale sul quotidiano da lui diretto,
L’Indipendente; ma, presumibilmente, quella collocazione
poteva creare qualche problemino con l’editore (Italo Bocchino,
deputato di AN). E vabbé, pazienza: in fondo, Il
Giornale (benché non online) ha una tiratura di
molto superiore - il che consentirà a molti più lettori
di riflettere sul fatto che:
“la legge vieta la fecondazione
con seme e ovociti estranei alla coppia: in pratica, se
uno dei due non può generare, nessuno può generare
(con donatore segreto) anche se il loro massimo desiderio è
avere un figlio. Che gli importa allo Stato con chi si fanno figli?
Per coerenza, uno Stato così dovrebbe impiccare gli amanti”.
E ancora:
“ non si possono utilizzare
più di tre embrioni per volta, e bisogna trasferirli
nell’utero con un solo impianto: ovvero si riduco-no moltissimo
le possibilità che l’operazione funzioni, e si trasforma
una conquista scientifica in una lotteria pur di «salvare»
qualche embrione: in uno Stato che permette e paga nelle strutture
pubbli-che dai 150.000 ai 200.000 aborti l’anno. Una legge che,
per salvare i diritti di un embrione di poche ore di vita, provoca
aborti di feti in stato avanzato”.
(ale tap., 28.7.04)
EMMA PREZZEMOLINO
Non so se ridere o piangere.
Ci risiamo. Questa volta c'è da nominare il nuovo
Commissario europeo ed ecco rispuntare il nome di Emma
Bonino.
Già candidata - e non s'era mai visto, in mezzo a tanta abbondanza,
uno sperpero simile - a tutto
quello che c'era da nominare in Italia, in Europa, all'ONU,
nel Mondo e pure nell'Intergalassia... ecco di nuovo Marco Pannella
(vedi l'intervista all'Unità)
candidare Emma Bonino a Commissario europeo.
"Già dato!", si potrebbe
dire, ma all'imperturbabile Pannella gli scappa proprio:
<<... dopo Monti la candidatura più
naturale è quella di Emma Bonino>> dichiara
all'Unità <<perché oltre al prestigio internazionale,
raccoglie ampi consensi, proprio perché rappresenta
una cultura decisamente opposta a quella di Buttiglione, è
che in Europa è condivisa>>.
Quel che non è dato sapere
-bufera di destini- è cosa pensi Emma Bonino della
candidatura di Emma Bonino... quel che invece sarebbe
meglio non far sapere a Pannella è che proprio ieri sono
iniziate le procedure per la nomina dell'amministratore del mio
condominio...
(cp, 26.07.2004)
E
ORA...
Ora che il Congresso USA ha approvato un
documento che definisce formalmente «genocidio»
la situazione in atto nel Darfur;
Ora che gli USA stanno riuscendo a trascinare
fuori dalla connivenza l’ONU, che meno di 2 mesi fa aveva
visto il Sudan riconfermato nella Commissione Diritti Umani;
Ora che grazie agli USA stanno circolando
bozze di risoluzioni al Consiglio di Sicurezza in cui si prevedono
sanzioni contro il governo sudanese qualora non provveda a disarmare
le forze para-militari;
Ora che persino il Papa prima della recita
dell'Angelus ha rivolto un appello alla comunità internazionale
perché cessi l’indifferenza rispetto al genocidio sudanese…
…Insomma, ora che finalmente le cose stanno
girando per il verso giusto, e in Sudan si va verso un intervento
umanitario sul tipo di quello attuato una decina d’anni fa nei
Balcani, anziché verso la criminosa indifferenza praticata
nella stessa epoca rispetto al massacro in Ruanda…
…ora, dicevo, staremo a vedere quanti fra
i teorici del “pacifismo” saranno disposti a riconoscere il valore
di quest’intervento, e quanti invece si dimostreranno irreversibilmente
intossicati dall’alienazione fondamentalista del “senza se
e senza ma”.
Per ora, la palma del fanatismo ideologico
va al quotidiano Il Manifesto,
che ieri spiegava concitatamente che dietro all’imminente intervento
ci sono i soliti sordidi secondi fini della solita malefica lobby
pluto-giudaico-imperialista, e precisamente: “l'ulteriore indebolimento
di un paese arabo che è stato usato spesso da Israele per
prendere il mondo arabo alle spalle e addirittura un occhio di
riguardo per una new entry nel novero dei produttori di petrolio”.
Per cui, secondo il fine analista del Manifesto,
dopo che i disgraziati del Darfur hanno conosciuto le sofferenze
del genocidio, “per colmare la misura manca solo un
intervento dall'esterno con l'attenzione per i diritti delle popolazioni
locali, la loro cultura, i loro principi e al limite le loro
idiosincrasie che è facile immaginare”.
Se questo è un saggio di come la
sinistra pacifista sa valutare la questione, andiamo maluccio.
Più che pacifismo o comunismo pare
un caso lampante di cretinismo.
(ale tap., 26.07.04)
Catena umana
contro il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza
Almeno centomila israeliani hanno formato
una catena umana di 90 chilometri, dalla colonia di Nisanit
al Muro del pianto di Gerusalemme, per protestare contro il
piano Sharon che prevede il ritiro di Israele dalla Striscia
di Gaza. "Siamo qui per manifestare contro la volontà di
cacciare gli ebrei dalla loro terra" ha dichiarato Avraham Yitzhaki,
un colono membro del comitato che ha organizzato la protesta. Trenta
deputati del parlamento israeliano e 15 del Likud, il partito del
premier Ariel Sharon, hanno partecipato alla manifestazione.
Per ulteriori informazioni clicca qui.
e qui
SEI MILIONI... RICORDATE?
Nessun diritto di difesa per noi
israeliani, nessun diritto se non di morire ammazzati.
La tradizione continua, l'odio
non scema.
Una decina gli astenuti e
contrari e 150 rappresentanti di paesi per lo piu'
dittature oscurantiste hanno votato come un soluomo contro
Israele: il muro ( gli piace chiamarlo cosi' perche' fa piu'
effetto, esprime meglio la loro ipocrisia ) va smantellato.
Gli israeliani devono morire.
Che abbiano votato si i
paesi arabi, africani e islamici , grandi odiatori di
Israele e degli ebrei non e' una sorpresa ne' una novita',
loro presentano una risoluzione contro Israele praticamente
ogni giorno.
Chi pero' ha votato sorprendentemente
all'unanimita' e' stata l' Unione Europea guidata dalla
solita Francia pro islamica , filopalestinese e antisemita
che da circa mezzo secolo e' la' che aspetta che qualcuno elimini
Israele dalla carta geografica.
L'Europa ha votato compatta, l'Europa
vuole che altri bambini ebrei muoiano assassinati, l'Europa
non si accontenta di essere il piu' grande cimitero
ebraico ma vuole partecipare, insieme ai macellai palestinesi
, alla nostra scomparsa come Paese, Nazione, Democrazia.
L'Europa ha votato senza pudore
contro Israele, l'Europa morta di una paura fottuta
, l'Europa in mano a gente come Chirac e Schroeder che ricattano
e danno ordini mentre gli altri paesi, tremebondi, eseguono.
I 25 d'Europa hanno decretato
che altri bambini israeliani debbano morire e che altre
famiglie israeliane si dissolvano polverizzandosi nel fuoco
dell'odio dei terroristi.
Anche l'Italia ha votato con gli
altri 24, ha piegato la testa al diktat francese,
non ha avuto il fegato di ribellarsi a questa persecuzione
contro Israele, forse non ha potuto farlo.
Implacabile Europa.
Si , c'e' poco da stare allegri,
i nostri morti non li sconvolgono, gli ebrei a pezzi sull'asfalto
non toccano il cuore di nessuno. Le seimila persone senza
arti, senza pelle, senza volto, bambini in letti di ospedale
che chiamano la mamma che pero' e' morta e che chiamano il papa
ma e' morto pure lui, non gli fanno pieta'.
Ehhh, quisquillie per la vecchia Europa abituata a fare
ben altro agli ebrei.
Non c'e' verso di commuovere chi
odia gli ebrei, figurarsi se si parla di una barriera che
salva le nostre vite, questa e' una cosa che li scandalizza
addirittura, li fa infuriare, Israele spudorato che vuole difendersi,
e non hanno nemmeno il buon gusto di nasconderlo.
La cosa che disturba non e' la
cattiveria cui siamo abituati ma l'ipocrisia, i giudici
dell'Aja ci hanno intimato di spostare la barriera ben sapendo
che non si puo' perche' non sarebbe piu' un salva-vita
ma una cosa inutile e nemmeno artistica.
Hanno deciso che dobbiamo portarla
ai confini del 67 ma che confini? Sanno perfettamente che
nessun paese al mondo arretrerebbe senza un accordo di pace,
sarebbe un suicidio. E allora perche' lo si pretende da Israele?
Si, e' vero, la barriera entra
anche in territorio cisgiordano. E allora? Possibile che
il terrorismo non abbia un prezzo? Possibile che Arafat abbia
scatenato tutto questo dramma quattro anni fa e che comunque
tutto gli sia dovuto? Possibile che abbiano ammazzato per nessun
motivo 1000 israeliani e che nessuno gli chieda il
conto?
Possibile che i loro crimini debbano
essere sempre giustificati?
Possibile che a noi sia interdetta
persino l'autodifesa pacifica come una barriera che li
tiene lontani dai nostri autobus, dalle nostre scuole, dai
nostri ristoranti, da nostri bambini! Dai nostri bambini!
Noi che ci difendiamo siamo i
colpevoli, loro, i macellai , che ci ammazzano sono gli
innocenti che tutto il mondo difende da un Israele cosi' perfido
che non vuole piu' lasciarli entrare per farsi scoppiare
in mezzo ai civili inermi.
Israele ha vinto anche questa
guerra contro il terrorismo ma si sa che e' una vittoria
solo temporanea perche' i palestinesi non rinunceranno al loro
sogno di sempre, distruggere l'odiato Israele.
Quando in Israele abbiamo letto
del voto compatto dell'Europa abbiamo sentito un senso
di disagio, e' stato come un tradimento ai valori della democrazia
, e' stato come aver gettato un velo su Aushwitz.
Implacabili.
Personalmente mi dispiace che
l'Italia non abbia avuto il fegato di dire no. Questa
Italia che era riuscita a ricucire con la democrazia israeliana
uno strappo quasi irreparabile prodotto da decenni di infame
politica filoaraba dei governi democristiani e cattocomunisti,
mi ha deluso perche' ha calpestato la piu' importante esigenza
dell'uomo: la vita e lo ha fatto in nome del politicamente corretto.
Amici e nemici europei, Israele
, amareggiato e deluso, vi informa che la barriera continuera'
ad essere costruita a meno che non veniate qui e non vi
mettiate in fila lungo i territori, tenendovi per mano, in una
lunga barriera umana di 750 chilometri per difendere Israele.
Sarebbe un'idea e ...forse...beh,
in un certo senso ce lo dovreste in nome di quei sei milioni...ve
li ricordate?
Deborah Fait - informazionecorretta.com
per i comment clicca qui
COSSIGA: L'OSSERVATORE ROMANO SPOSA
LINEA HITLER
ESULTA PER SCELTA ONU SU MURO, MA
MAI TITOLI SU STRAGI KAMIKAZE
(ANSA)
- ROMA, 22 LUG - L'ex capo dello Stato Francesco Cossiga
ha così commentato la titolazione ''esultante''
data dall'Osservatore romano alla notizia dell'approvazione
da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
della risoluzione sull'abbattimento del muro che Israele
sta costruendo per separarsi dai territori palestinesi:
''Non ricordo, e la cosa come cristiano mi
dispiace molto, che il direttore dell'Osservatore romano abbia
mai dedicato titolazioni così importanti alle stragi di
vecchi, donne e bambini operate da kamikaze palestinesi.
Sembra quasi che egli voglia portare il suo giornale sulla
linea: abbattiamo il muro e che vada avanti l'opera iniziata,
ma lasciata incompiuta, da Adolf Hitler''.
Massima del giorno
La stampa italiana non è prevalentemente
di sinistra, è prevalentemente di centro. È
la realtà che ha il cattivo gusto di stare alla sua destra.
G.P.
MOLLICHINE
Pare che Al Qaida voglia,
con attentati e terrorismo, far sì che il petrolio salga
a 60 $ il barile. Saranno contenti i verdi, vedendo dalle
loro automobili tanta gente a piedi.
Calderoli ha giurato e Ciampi ha chiamato
al telefono l'ex ministro Bossi per augurargli di "ristabilirsi
presto". Al peggio non c'è fine?
Niente carcere per Annamaria Franzoni:
" Non è pericolosa".
Anzi, visto come sono maleducati i bambini, forse
è utile.
Sharon ha parlato dell'antisemitismo francese.
Solana: "Ha offeso il governo e il popolo della
Francia". Ma anche la verità?
Pisanu: "Sulla Cap Anamur non c'era
nessun profugo". Il Vascello Fantasma.
Taormina: "Entro il 30 luglio 2004
diremo il nome dell'assassino di Samuele". Entro il 30 luglio
2034 i giudici gli crederanno.
In Sicilia sbarramento elettorale al 5
per cento per le liste. Di questo passo, Forza Italia
si sentirà in pericolo.
Rutelli ha chiesto a Berlusconi di "dire
finalmente la verità sui conti del paese". Poteva
chiederlo al primo venuto: "Non c'è un euro”.
Mastella: "il voto di fiducia
ha umiliato il Parlamento". Per fortuna, il Parlamento
c'è abituato.
Il governo ha designato Buttiglione come
commissario europeo. Così all'estero si faranno un'idea
del latin lover.
Tabacci: "La linea di Follini ha
un'ampia maggioranza, ma siccome sono emerse posizioni molto
differenziate è stato convocato il Consiglio nazionale".
Come dire: Il paziente sta benissimo, solo è stato ricoverato
in rianimazione.
Circolare: dopo la sentenza niente arresto
per chi non rispetta l'obbligo di espulsione, ma accompagnamento
nei centri di accoglienza temporanea. Con un carabiniere
a destra e uno a sinistra.
Giannipardo@libero. it
IL VIAGGIO DELLE IDEE
Per quanto riguarda convinzioni e
comportamenti, gli uomini hanno dei punti di riferimento
invariabili, perché fondati sulla fisiologia (la fame,
l'istinto sessuale, l'istinto materno). Poi hanno caratteristiche
largamente prevalenti quali il conformismo, l'antropomorfismo
e soprattutto l'egoismo. Ma non appena ci si eleva dal livello
di mera sussistenza, le idee sono varie e tuttavia la maggior parte
considera le proprie semplicemente ovvie e tali da non abbisognare
di dimostrazione. Non immagina neppure diversità, altrove
o in passato. Non s'accorge che le evidenze spesso portano in calce
una firma e che filosofi e profeti saranno pure, come essa pensa,
degli acchiappanuvole, ma hanno influenzato la storia più di
quanto di solito non si ammetta.
Prendiamo l'idea di Dio. Oggi ci sono dei
credenti e dei miscredenti. Ma quello che molti non notano
è che il dubbio è Dio sì, Dio no,
non un dio, molti dei. Per i romani del II e III secolo
d.C. invece il dubbio era ancora monoteismo o politeismo. In seguito
l'idea del monoteismo ha vinto ed è divenuta un'evidenza. ...
(clicca qui
per continuare)
Giannipardo@libero.it
, 24 luglio 2004
PIGMEI,
GIGANTI, RONZINI, FOLLETTI, FOLLINI
<<la politica... esige soprattutto
il rispetto rigoroso di certe regole... una prima regola
consiste nel capire con realismo quando il proprio ruolo,
come singolo o come partito, viene esaltato strumantalmente dagli
avversari. I quali , pur di raggiungere certi obiettivi, sono
disposti ad attribuire ad un pigmeo le sembiansze di un gigante.
E' quanto è capitato a Follini nei commenti dei principali
organi di stampa, i quali avendo di mira la liquidazione del governo
Berlusconi erano pronti a deformare la reatà al punto di trasformare
una fessura nella maggioranza in una voragine, e certi ronzini in cavalli
di razza...>>
Sandro Farina, da "Libero" (articolo
non in rete).
MURI
ED ALTRI MURI
E’ lungo 2.720 km (più
della muraglia cinese!) è alto 3 metri, controllato
da 160.000 soldati, 240 batterie di artiglieria pesante,
milioni di mine e bombe a scoppio ritardato.
Parliamo del “muro” (vedere cartina)
eretto dal Marocco contro gli indipendentisti del Polisario.
“Perché se il muro salva vite iraeliane e la lotta
di liberazione è quella palestinese, allora il caso
arriva all’Aja e alle Nazione Unite. Se invece i murati
vivi sono arabi non wahabbiti e gli usurpatori beneficiati sono
fidi alleati sullo scacchiere nord africano, allora tutto
passa in cavalleria.”
La domanda, in una corrispondenza
da Tifariti (Marocco), viene da Francesco Ruggeri
su Libero (articolo non in rete).
Certo, quelli del Polisario non sono agnellini,
e dal 1975 l'esercito marocchino occupa gran parte dei territori
dell'ex Sahara Occidentale Spagnolo, violando in
questo modo il diritto internazionale che riconosce ad ogni
popolo il libero esercizio del suo diritto all'autodeterminazione
e all'indipendenza, ma il “cattivo” questa volta
non è bianco e nemmeno ebreo , e dunque non interessa
la Corte dell’Aja e nemmeno l’ONU...
(cp, 23.07.2004)
GENOCIDIO
La camera dei rappresentanti
statunitense ha adottato ieri una risoluzione che qualifica
come genocidio la
situazione in corso nella regione del Darfur, in Sudan.
La decisione dovrebbe favorire l'approvazione di un testo simile
da parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu, aumentando le
pressioni per l'invio di una forza multinazionale nella regione.
Giorni fa il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha parlato
della crisi in Darfur come della situazione umanitaria più
grave del mondo in questo momento, senza però parlare
di genocidio, termine che avrebbe implicato un immediato intervento
delle Nazioni Unite.
Per saperne di più, clicca
qui, e qui.
Trent’anni
fa
“Gli europei hanno paura degli arabi,
o forse hanno soggezione. Non considerano provocatorio il
raddoppio del prezzo del petrolio greggio. Lo subiscono senza
fiatare. Si sentono rei di avere inventato il motore a scoppio e
l’automobile, senza i quali il greggio varrebbe nulla. Il petrolio
deve tutto alla tecnologia europea, che ne ha creato gli impieghi,
lo ha scoperto, trivellato, trasportato, distillato, trasformato
con la chimica in mille e mille prodotti utili diversi. Fertilizzanti
chimici, fibre sintetiche, materie plastiche, detersivi, eccetera:
non uno di questi prodotti a base di petrolio è fatto nei Paesi
arabi. Europeo od occidentale è anche lo sfruttamento del petrolio
per l’elettricità: europea od occidentale è la concezione
delle turbine, dei generatori, dei motori elettrici. Abbiamo davvero
di che vergognarci.
Ma Allah concede che l’idrogeno sia abbondante
ovunque. Se gli occidentali troveranno il modo di sfruttare
l’idrogeno a fini energetici, potranno ben dire: «Allah
è con noi».[…]
Il monopolio arabo del petrolio è
un colosso coi piedi di sabbia del deserto. Peccato che a
irrobustirlo ci abbiano pensato gli irresponsabili del Club
di Roma, con il loro incosciente libro di fantascienza: I limiti
dello sviluppo. Da soli, senza l’aiuto del Club di Roma, gli
arabi forse non avrebbero nemmeno immaginato di poter aumentare
il prezzo del greggio, non si sarebbero sognati di considerare il
greggio una risorsa in «esaurimento»”.
(Sergio Ricossa, 1974)
RAGU'
Dunque, parliamo di superstizione
in cucina.
La mia mamma, ad esempio, credeva che
certe pietanze sarebbero riuscite male se mescolate
alla rovescia, cioè in senso contrario al cammino del
sole; ben mi ricordo dell'attenzione con cui mi facevo
lo zabaione (zabaione? 3 rossi d'uovo, 30 gr. di zucchero,
volendo, alla fine, si aggiungeva un goccio di marsala o una spolverata
di cacao in polvere) che andava sbattuto in scodella, fino a farlo
un poco montare, ma sempre nella direzione da sinistra verso destra,
come per la maionese (maionese? 2 tuorli d'uovo e poi
dopo averli ben amalgamati, usando una "frusta" o la forchetta,
frullarli per un 20 minuti circa lasciando cadere goccia a goccia
6 o 7 cucchiaiate di olio extra verg. di oliva,
in finale aggiungere poche gocce di limone e sale a piacere).
E poi le superstizioni legate ai coltelli:
incrociarli nel piatto o sulla tavola indicava una disgrazia
o imminente litigio, ma gli stessi proteggevano
da varie specie di mali ed erano usati, premuti sulla parte,
per contrastare le punture d'insetti.
La storia del sale, che
rovesciato significava sfortuna, è vecchia come il cucco,
e si capisce bene il perché: per secoli il sale è
stato l'unico mezzo per conservare la carne...
Questione, non controversa, è
quella dei 13 a tavola da evitare in ogni modo (questa superstizione
è associata all'Ultima Cena, in cui erano presenti 13 a
tavola, compreso il traditore), o quell'altra che consiglia
di non lasciare una tovaglia bianca sulla tavola durante la
notte altrimenti la famiglia avrà presto bisogno di un lenzuolo
funebre... e poi...
Basta, soliti scongiuri. Buona
giornata.
(cp, 21.07.2004)
CRONACA
NERA
Per i lettori di giornali e
per la gente in generale alcuni delitti suscitano grande
interesse. In particolare quelli in cui le persone implicate
sono di speciale livello sociale o di speciale notorietà o
quelli in cui c'è un dubbio sull'autore del reato. Non raramente,
sulla base d'una informazione sommaria e largamente emotiva, molti
prendono risolutamente posizione e abbiamo gli innocentisti e
i colpevolisti.
In
realtà il delitto è profondamente noioso, in
quanto notizia. Per quanto grande possa essere il numero
delle vittime, per quanto orribili possano essere i particolari,
i criminologi e le persone con buona memoria possono sempre citare
delitti ancora più orrendi. Se invece di vivere una settantina
d'anni vivessimo trecento o quattrocento anni, nessuno si occuperebbe
di cronaca nera. Perché dopo il primo secolo chiunque
avrebbe finalmente imparato che non ci può essere nulla
di veramente nuovo, che non c'è nulla da capire e nulla da
dedurre dal delitto, se non il dato banale che qualunque uomo
è all'occasione la peggiore delle belve.
Il delitto tuttavia sembra a volte
avere diritto ad un suo interesse che va oltre la mera
curiosità: è quando il delitto s'intreccia con
la politica e la vita pubblica o quando c'è (o si presume
che ci sia) un dubbio su chi è il colpevole. Fanno parte della
prima categoria i casi di Cesare, Giordano Bruno e Trockij. Bruto
e Cassio hanno posto il problema eterno del tirannicidio (ammesso
che Cesare fosse un tiranno). Giordano Bruno e Trockij rappresentano
invece la prova dell'intolleranza di quelle dottrine che credono
d'essere in possesso d'una verità indiscutibile. E che è
anzi delitto discutere. Ma - come è ovvio - i delitti sono
una prova di quell'intolleranza ed è quell'intolleranza
che importa discutere, non l'episodio che la dimostra.
Ancor meno interessante è
il delitto dall'autore incerto. Non perché un enigmista
non possa avere la tentazione di risolvere l'arcano, quanto
perché è noto a qualunque avvocato e a qualunque magistrato
che non si possono avere opinioni fondate se non quando si
sono "lette le carte". Cioè, spesso, quelle centinaia
e centinaia di pagine di interrogatori, rapporti, deposizioni,
perizie ecc. che costituiscono l'incubo lavorativo del giudice
penale. Solo chi ha fatto esperienza della distanza che corre fra
gli articoli di giornale e la realtà giudiziaria sa a che
punto ci sia poco da fidarsi dei giornali. Essere innocentisti o
colpevolisti così, a naso, è un passatempo sciocco e
non serve certo a migliorare lo scrupolo nell'amministrazione della
giustizia.
In conclusione o il delitto è
materia per storici, filosofi, politologi - ed è
dunque un delitto raro e di specialissime caratteristiche -
o è un nulla. Rimane solo un noioso, anche se orribile, episodio
di patologia sociale.
Giannipardo@libero.it , 21 luglio
2004
E'
Chirac la persona non grata!
Questa mattina sui giornali israeliani
si puo' ammirare la brutta faccia incazzata di Chirac
fotografato mentre dichiara Ariel Sharon persona non grata.
Niente di nuovo, non e' altro che
l'ennesima dichiarazione di odio della Francia nei
confronti di Israele e per far saltare i nervi di Monsieur
Chirac e' bastato che Sharon facesse il suo dovere invitando
gli ebrei francesi ad abbandonare la Francia, in caso di pericolo,
e assicurandoli che Israele e' pronto ad accogliere tutti i
fratelli in fuga.
Un lettore del Jerusalem Post scrive:
" Sono riconoscibile come ebreo perche' porto la kippa'.
Durante una mia visita a Lione sono stato accostato da due
automobili dalle quali si sono messi a urlare "ebreo". Mentre
prendevo un caffe' in un bar un cliente si e' alzato in piedi da
un tavolo vicino gridando insulti verso di me. Sono stato molto
felice di ritornare in Israele dove mi sento piu' sicuro" .
Oggi per le strade di Israele si sente
parlare francese, sono arrivate famiglie intere, molti sono
i nuclei divisi, in Israele, in salvo, la moglie e i
figli e in Francia, per concludere al meglio un rapporto di lavoro,
i padri diventati ormai pendolari.
Purtroppo oggi parlare di antisemitismo
significa citare quasi sempre la Francia e Chirac
non dovrebbe arrabbiarsi se Israele informa gli ebrei di essere
pronto ad accoglierli, dovrebbe invece farsi un esame di coscienza,
molto molto lungo e accurato.
Chirac sapra' sicuramente che
un ex primo ministro socialista del suo paese ha detto "La
creazione dello stato d'Israele è un errore storico".
Si chiama Michel Rocard e fa il paio con "quel piccolo paese
di merda", perla indimenticabile dell'ex ambasciatore di Francia
in Inghilterra.
Chirac sapra' certamente
che l'offesa "sporco ebreo" fa parte ormai dello slang
dei francesi ed e' diventato una specie di intercalare
come in Italia si usava il termine "rabbino" per offendere
qualcuno.
E' assolutamente inutile dichiarare
che la Francia combattera' l'antisemitismo, e' inutile
invitare a parlare di Shoa' nelle scuole dal momento che
il suo governo da dimostrazione di intolleranza e odio contro
gli ebrei nel nome odiato di Israele.
Tutti sono pronti a versare
lacrime di coccodrillo sui 6 milioni di ebrei ammazzati
, il problema vero e' che quegli stessi coccodrilli si augurano
l'eliminazione di altri 5 milioni di ebrei vivi in Israele.
L'antisemitismo di oggi si e'
evoluto, e' cambiato, non parla piu' di peste nera o di Santi
Simonini vari , oggi l'antisemitismo parla di Israele, paese
di merda, errore storico, parla dei poveri palestinesi che ammazzano
i cattivi bambini israeliani sugli autobus o nelle scuole perche'
se lo meritano , perche gli hanno rubato tutto, quei ladroni di
bambini ebrei .
Oggi l'antisemitismo e' contro il
Paese degli ebrei, l'ebreo tra gli stati, il Paese
da odiare e da maledire.
In piu' di un'occasione Chirac
ha insegnato ai suoi francesi come si tratta Israele.
Lo ha fatto anni fa quando, in visita
a Gerusalemme e scortato nella Citta Vecchia dai soldati
israeliani, ha dimostrato tutto il suo livore
mettendosi a urlare "andate via di qua', questa non e'
la vostra citta'".
Lo abbiamo visto in diretta televisiva
e tutti abbiamo sentito un brivido di freddo scorrerci lungo
la schiena.
Il Presidente di Francia aveva rozzamente
delegittimato Israele davanti alle telecamere di tutto
il mondo, Gallia compresa.
Inconcepibile. Ma si e' ben guardato
dal chiedere scusa.
L'attuale ministro degli Esteri di
Chirac, nonostante i ripetuti inviti del governo israeliano
a non andare ad abbracciare Arafat, ha preferito snobbare Israele
piuttosto che rinunciare al pellegrinaggio a Ramallah dove si e' esibito
in una performance antisraeliana da manuale , tra i sorrisi compiaciuti
e bavosi del suo amico Yasser.
Quindi quello che mi sento in obbligo
di dire a Chirac e' di evitare di essere ipocrita gridando
che la Francia combatte l'antisemitismo quando lui stesso e
il suo governo lo alimentano.
Con quale sfrontatezza ha il
coraggio di dichiarare Sharon persona non grata? Sappia
che ogni israeliano considera lui da anni
persona non grata e nemica di Israele. E stiamo ancora aspettando
le sue scuse!
E dico agli ebrei francesi "Venez,
vite".
Venite, prima che sia troppo
tardi e che non incominci la caccia all'ebreo per le strade
di ogni citta' francese.
Ricordate l'Uomo che, dopo aver
assistito al processo Dreyfuss e aver sentito la plebaglia
urlare "a morte gli ebrei", decise che era ora di dare un
taglio con la vecchia antisemita Europa.
Il sogno di Theodor Herzl e' diventato
realta' e allora non restate la' impalati ad aspettare il
vostro turno e a dire che sono tutte storie, che la Francia
e' al vostra Patria.
Non lo e', gli ebrei non hanno patrie
in Europa, ne hanno una soltanto ed e' tutta intorno a
Gerusalermme!
Ebrei di Francia, c'e' Israele che
vi aspetta: Venez, vite!
Deborah Fait, www.informazionecorretta.com
E’ in auge la Mecca-Cola, una bevanda
essenzialmente venduta come equa e solidale, tant’e’ che anche i Democratici
di Sinistra di Firenze, alla loro festa de l’Unita’, come avviene
da tempo per le feste di Liberazione del Partito della Rifondazione
Comunista, l’hanno prescelta bandendo la Coca-Cola (anche se i Ds
di Firenze, come hanno specificato in seguito alle prime notizie
date, la vendita esclusiva avverra’ solo nei bar che loro gestiscono
direttamente, perche’ in quelli affittati ad esterni, si continua
a vendere). La molla che fa scattare la scelta di questa cola rispetto
a quella di Atlanta, e’ che il 10% del ricavato va alla causa palestinese,
e un altro 10% a Ong europee.
Ma chi fa questa scelta, e’ bene
informato? Abbiamo girato un po’ in Internet e abbiamo
trovato informazioni anche sui siti dei no-global (come italy.indimedya.org),
e ne abbiamo dedotto quanto segue.
Il fondatore dell’azienda e’ il
tunisino Tawfik Mathlouthi, residente
in Francia, dove ha fondato l’azienda, che marcia a gonfie
vele e vende, rivolgendosi ad un target che potremmo genericamente
definire “contro l’imperialismo Usa”, in tutto il mondo
(Usa inclusi). In Italia e’ importata da un’azienda che in
qualche modo si riferisce al partito di Fausto Bertinotti.
L’azienda francese pero’ produce
solo le bottiglie formato famiglia, perche’ il resto e’
prodotto dalla Mecca-Cola Middle East, con sede nell’emirato
arabo di Dubai, piu’ precisamente nella “Jebel Free Zone”,
un’area off-shore dove per legge sono vietati i sindacati
e lo sciopero.
Inoltre la Fondazione Mecca-Cola
International dona il 10% dei suoi profitti alla Mohammed
bin Rashid Al Maktoum Charitable And Humanitarian Foundation
che, in base alle direttive del generale Sheikh Mohammed Al
Maktoum, Principe di Casa Reale del Dubai, e ministro della
Difesa degli Emirati Arabi Uniti, i soldi verranno inviati in
Liberia sotto forma di imprecisati aiuti umanitari.
E’ bene ricordare, per informazione
che serva ad ognuno, che la Coca-Cola Usa, ha di recente
raddoppiato gli investimenti nella NBC, National Beverages
Company in Palestina. La NBC impiega 200 addetti nella fabbrica
di imbottigliamento a Ramallah. In aggiunta, NBC ha un centro di
vendita e distribuzione a Gaza e tre depositi localizzati a Ramallah,
Hebron e Nablus.
Ognuno, ovviamente, scelga di bere
cio’ che ritiene piu’ opportuno. Pero’ crediamo che quando
si danno le informazioni, si deve cercare di darle il piu’
possibile complete.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc, Firenze,
20 luglio 2004.
da Il Foglio, 20
luglio 2004
"La crisi dell'Autorità nazionale palestinese,
arrivata agli scontri armati fra miliziani delle diverse fazioni,
nasce da una lotta senza quartiere per la spartizione dei cospicui
aiuti finanziari, provenienti sia dall'Arabia Saudita sia dall'Unione
Europea.
Yasser Arafat non ha mai accettato
che le cosiddette forze di sicurezza, che sono quelle
che incamerano la maggior parte dei soldi, venissero poste
sotto il controllo del governo. Lì infatti risiede la base
di quel residuo potere, che lui ha cercato di usare per controllare
le diverse fazioni, fino ad arrivare all'istituzione di ben dodici
diverse formazioni di polizia. Ma queste sono sempre insoddisfatte,
perché sanno che buona parte dei fondi viene sottratta dai
responsabili della sicurezza che, probabilmente, se li intascano
per poi trasferirli in qualche banca compiacente. Nei giorni scorsi,
per protestare, le formazioni più agguerrite, che praticano
e rivendicano il terrorismo (come quella dei Martiri di Al Aqsa)
hanno sequestrato e costretto alle dimissioni il capo della sicurezza.
Arafat lo ha sostituito con un suo parente, considerato corrotto
non meno del predecessore e, dopo ventiquattr'ore dalle polemiche
dimissioni del capo del governo Abu Ala, ha dovuto rimangiarsi la
nomina nepotistica. La nuova designazione di Abdel Razzek al Majeida
e il preannuncio di una riforma della sicurezza che dovrebbe concentrare
in tre soli corpi le polizie palestinesi, non sono bastati ancora
a far recedere il premier dalle dimissioni, pur respinte dal rais.
Paradossalmente i soldi che
finiscono nei conti segreti di qualche ras palestinese
corrotto fanno meno danni di quelli che servono a finanziare
formazioni paraterroristiche. Non si capisce però
perché l'Unione Europea debba finanziare ladroni o assassini.
In varie occasioni nel Parlamento di Strasburgo è stato
chiesto alla Commissione di condizionare gli aiuti alla possibilità
di controllarne l'effettiva destinazione. Si è sempre
risposto che farlo avrebbe significato "interferire", e così
i cordoni della borsa sono rimasti aperti. Ora si spera nel successore
di Romano Prodi."
Massima
del giorno
Nella vita
non conviene tanto avere ragione o torto quanto stare
nel mezzo del gruppo.
G.P.
LA
DITTATURA BERLUSCONIANA
In Italia qualcuno sostiene non solo che
siamo in un regime ma che subiamo una dittatura. Alle numerose
obiezioni si risponde che oggi quel tipo di regime non
ha i connotati che ebbe sotto Stalin, Hitler o Mussolini,
perché nel 2004 una dittatura di quel genere è
impossibile. L'affermazione è ovviamente falsa,
visto che esistono ancora oggi parecchie dittature di vecchio
tipo, ma se fosse vera sarebbe una notizia meravigliosa: diverrebbe
lecito sperare che certi orrori non si ripeteranno più.
Se reputassimo
l'umanità capace di grandi progressi morali avremmo
il diritto di sperare nel comunismo. Infatti non è
la teoria di Marx che è sbagliata: sono gli uomini ad
essere sbagliati per essa. Il socialismo reale è fallito
appunto perché non è riuscito a creare l'homo sovieticus,
cioè l'uomo nuovo capace di lavorare per la collettività
con la stessa alacrità con cui lavora per se stesso. E proprio
perché disperava di educare gli adulti, Pol Pot decise di
ucciderli e partire dai ragazzini, ancora plasmabili. Ma
anche lui fallì.
L'umanità
non può cambiare le sue caratteristiche di base. Le
illusioni di palingenesi sociale, condite con la speranza
di un mondo migliore, sono una costante storica che ha provocato
disastri. Infatti anche i più biechi dittatori
avevano a volte eccellenti intenzioni. Hitler e Mao volevano
rispettivamente una Germania e una Cina forti, prospere e
felici. Ma il Grande Balzo in Avanti costò decine di milioni
di morti. Per fame.
Né è
possibile sperare che il mondo cambi perché ammaestrato
da qualche amara esperienza. Dopo l'immenso e insensato
massacro della Prima Guerra Mondiale, l'Europa capì
che la guerra era una follia da evitare ad ogni costo. E tutti
si misero ad odiare i cannoni, il Ministero della Guerra e
le spese per gli armamenti. I francesi chiamavano la Grande
Guerra l'ultima delle ultime" ("la der des der”) e il risultato
di questo nobile atteggiamento fu che la Francia, nel 1940,
fu battuta in poche settimane. Se qualcuno, osservando i
guasti del comunismo, del fascismo e del nazismo, pensa che non
ricadremo in questo errore, si ricordi che è esattamente
ciò che pensavano i francesi della guerra.
I cambiamenti sociali
che è lecito sperare sono quelli che corrispondono
all'interesse di chi può imporli. Gli uomini non
ricadranno più nell'errore di strumenti chirurgici
sporchi e pieni di microbi perché l'asepsi è essenziale
per chi deve essere operato. Nessuno andrebbe in una clinica
in cui ammazzano i malati. Nello stesso modo l'interesse del
governo è quello di agire incontrando la minima quantità
d'ostacoli. Per questo, quando qualcuno riesce a conquistare il
potere a titolo personale, si hanno i ben noti fenomeni: repressione
del dissenso, assenza di libere elezioni, Stato di polizia. Il
fenomeno è eterno e si è prodotto infinite volte. Non
c'è ragione di credere che non si riprodurrà in futuro.
Il cambiamento avverrà forse quando nasceranno uomini con
le ali come gli angeli.
Cianciare di dittatura per l'Italia è
talmente sbagliato da essere sciocco e rimane da spiegare come
mai se ne parli tanto facilmente. Tutto dipende probabilmente
dal fatto che sessant'anni di pace hanno sregolato i cervelli.
La gente con meno d'ottanta anni ignora che cos'è un
massacro, che cos'è una guerra, che cos'è una dittatura.
Per questo, mancando di parametri, chiama esodo la gita
domenicale fuori porta, parla di "prendere d'assalto” le spiagge
per i bagni, chiama immane tragedia un incidente con cinque
morti e chiama regime quello in cui la televisione di Stato
concede un dieci per cento di spazio in più alla maggioranza
rispetto all'opposizione. Perfino il vocabolario corrente è
stravolto da una sensibilità zuccherosa da nonne al rosolio.
I ragazzi di dodici anni sono ancora bimbi. Nessuno ha più
un padre o una madre, parole sconce: abbiamo tutti un papà
e una mamma. I giornali, anche quelli di sinistra, sono capaci
di parlare della "mamma di Berlusconi” come se il Cavaliere fosse
più o meno un poppante. In un contesto in cui la bua diviene
una ferita e una vittoria calcistica un fatto storico, se un
Enzo Biagi rifiuta un cambiamento d'orario, siamo al vulnus della
democrazia, alla dittatura. Alla fine del mondo.
I moralisti dimenticano
che qualunque sistema di governo ha limiti e difetti.
Corrotte sono le società: non è necessario
che le corrompa il potere. Ma a loro non importa che l'Italia
abbia tutte le istituzioni fondamentali della democrazia.
Se qualcosa non va, subito affermano che la nostra è
una democrazia tanto per ridere. È formale,
non sostanziale. Dimenticando che la "democrazia
sostanziale" era la formula con cui Stalin negava ogni libertà
agli infelici cittadini dei paesi su aveva posato la sua mano
di ferro.
L'unica democrazia
disponibile sul mercato - cioè la democrazia
formale, quella che abbiamo anche in Italia - è
quella che ha certe caratteristiche fondamentali. E non
è tenuta a creare una società perfetta. Sarà
un pis aller, il meno peggio: ma è il meglio
che offre il mondo e mentre si cerca di migliorarla bisogna
tenersela stretta.
Giannipardo@libero.it
BIGNE'
L’altroieri due amici,
saliti fin quassù dove tengo bottega immerso nelle melodie
verdiane, m’hanno affabulato la giornata in un tripudio
di pan di spagna, bignè. meringhe, crema pasticcera,
millesfoglie e quant’altro che, solo a pronunciarlo, manderebbe
in tilt qualsiasi buon proposito da dieta mediterranea (ohddio!
la cioccolata e lo zabaione della Torta della Duchessa!).
Marco e Lorenzo -questo il nome degli
amici- gestiscono in quel di Parma una signor pasticceria
(Bianco Lento).
Diciamolo,
sarà per “colpa” dei tremila francesi (il 10% dell’intera
popolazione), che nella seconda metà del ‘700 giunsero
in città al seguito del duca don Filippo e della di lui consorte
duchessa Luisa Elisabetta, figlia di Luigi XV, ma, da quel
tempo, Parma si trasformò, da paesotto tra i tanti
paesotti della pianura padana, in "petite capitale”,
col francese nella parlata che si alternava, mischiandosi al
dialetto nostrano, all’ erre comunque articolata alla
fason francais, facendo penetrare nell’animo, nel
cervello, nello stomaco, nella sensibilità della gente
quella apertura culturale, quella raffinatezza, anche in cucina,
che diventava caratteristica genetica, marchio di fabbrica.
Risultato
immediato: Parma non solo era la città -dopo Parigi,
ovviamente- che aveva più abbonati all’Encyclopèdie
di Diderot e D’Alambert, ma - tra sete fruscianti,
ricami dorati, balli di Corte, spettacoli al Farnese,
architetti visionari, Bodoni, l’Università sottratta
ai gesuiti, il Collegio del nobili, lo stracotto di cavallo,
il formaggio più buono del mondo e il vino scuro a ribollir
nei tini- a Parma, cose semplici come uova, farina, burro,
zucchero e lievito, diventavano gioielli di crema,
panna, cioccolato, chantilly, nocciola, zabaione e quant'altro
che nemmeno alla corte del Re Sole.
Insomma,
Marco e Lorenzo, eredi di quella tradizione, m’hanno regalato
un poco di memoria, risvegliando, nel contempo,
pancia e cervello.
Amici
di "Capperi!", saran cazzi!
(cp, 16.07.2004)
AGGRESSIONE NEL METRO'
Il fatto è
noto: sei nordafricani avrebbero aggredito una giovane
donna francese, in metrò, rapinandola e sottoponendola
ad umiliazioni, solo perché la credevano ebrea. Il
mondo intero (almeno, il mondo che sta ad ovest e nord-ovest
di Ankara) s’è indignato, e perfino il Presidente
della Repubblica francese, Jacques Chirac, ha severamente deprecato
il fatto. Ora tuttavia pare risulti che l’aggressione non ci
sia mai stata e che la donna sia una mitomane. Questo impedisce
di trarre ammaestramento dall’episodio? Tutt’altro.
Scrivendo
La Légende des Siècles, Victor Hugo ha voluto
presentare una sorta di storia lirica dell’umanità,
per lampi costituiti da fatti storici o da leggende. Reputava
infatti che le leggende a volte illustrano il nocciolo
della storia ancor meglio dei fatti reali, di cui amplificano
il senso. Le leggende corrispondono all’immaginario semplificatore
dei popoli e trasformano in monumento il sentimento comune.
È
per questo che la leggenda di Marie, è importante.
Perché è stata immediatamente presa sul serio
da tutti. È una leggenda nel senso di Hugo e rappresenta
un quadro emblematico della situazione. Non solo l’antisemitismo
degli arabi è noto ed accettato come un’evidenza ma è
senza perplessità, senza la minima manifestazione
d’incredulità, che si reputano sei uomini arabi capaci
d’aggredire vigliaccamente una donna sola, solo perché ebrea.
In
altre parole, anche in un paese tendenzialmente antisemita
come la Francia, il giudizio sugli arabi – dopo le decine
di attentati a turisti in Tunisia e in Egitto, e dopo le centinaia
di attentati contro civili in Israele – è assolutamente
devastante. Li si reputa privi di senso dell’onore. Li si reputa
vigliacchi. Li si reputa fanatici dominati da un odio cieco
che non conosce regole. Se la stessa storia fosse stata raccontata
con protagonisti canadesi o portoghesi, tutti avrebbero cominciato
col chiedere che cosa ci fosse di vero. Quando la si è
raccontata con protagonisti maghrebini, ci si è limitati
a dichiararla orrenda, ma non inverosimile. Questo significa che
si reputano gli arabi umanamente inferiori. E questo è
terribile. Quasi quanto lo stesso antisemitismo.
Ovviamente,
non è che questo giudizio sia estensibile a tutti
gli arabi, fra i quali ovviamente saranno in maggioranza
le persone per bene. Ma è anche vero che i loro
capi e i loro media non si dissociano sufficientemente da
fatti simili e dal terrorismo in genere. Danno l’impressione
di dire “io non lo farei, ma sono lieto che altri lo faccia”.
Tutto questo sarebbe da correggere, nell’interesse loro
prima che nostro.
La
leggenda ci lascia due insegnamenti. A tutti dice che non
bisogna permettere che cresca la mala pianta dell’odio.
Contro nessuno. Per quanto riguarda gli arabi, invece,
la lezione è ancora più dura. Essi dovrebbero stare
più attenti alla loro immagine nel mondo. Col loro sfoggio
d’estremismo persino sleale e criminale sono arrivati a farsi
giudicare, persino dall’amica Francia, delle belve prive d’umanità.
Giannipardo@libero.it
Lettera aperta al Gruppo Martin
Buber
Agli ebrei, o sedicenti tali, firmatari
del Comunicato del Gruppo
Martin Buber, ebrei per la pace....eterna di Israele, potremmo
suggerire di usare tutti quei soldi (20.000 euro ma chi
li ha mai visti???) per cose ben piu' importanti che per infierire
contro Israele e la sua popolazione.
In
Israele, signori, a causa della guerra dei vostri amici
palestinesi, ci sono bambini che hanno bisogno di arti artificiali,
di sedie a rotelle, di cure continue, di pelle nuova ,bambini
che non hanno più i genitori, ai quali i vostri soldi
servirebbero soprattutto a farli sentire amati e non traditi.
Bambini che hanno bisogno di una guida, perché non possono
più vedere. Tutte cose molto costose.
Possiamo
capire che questo non vi tocchi perche' chi sostiene gli
accordi di Ginevra, accordi fatti da privati senza
nessun tipo di mandato ufficiale, dimostra di volere la fine
di Israele, se non con la guerra che i nemici non potrebbero mai
vincere, almeno attraverso l'entrata in Israele di milioni di palestinesi
che poi con le pance delle loro donne (parole di Santo Arafat) penserebbero
all'eliminazione demografica degli ebrei.
Ma
voi chi siete? Chi vi da il diritto di decidere come dobbiamo
vivere e come dobbiamo morire? Chi vi autorizza a raccontare
menzogne nell'affermare che :
La
politica condotta dalla leadership israeliana non è
servita ad assicurare al popolo israeliano né
sicurezza né una pacifica coesistenza con i vicini arabi
e palestinesi. Il governo del Primo ministro Ariel Sharon non
è in grado o non intende affiancare un'autentica
iniziativa di pace
La
leadership israeliana ci ha dato sicurezza, da mesi in Israele
abbiamo avuto un solo attentato rispetto ai quotidiani
5 e piu' degli anni precedenti. In quanto alla pacifica convivenza
rivolgetevi al Mukata di Ramallah dove risiede un criminale
da sempre protetto e coccolato da voi e dall'Europa.
L'unico
in grado di inventarsi un'iniziativa di pace e' proprio
Sharon e lo sta facendo.
Affiancare
e' un termine ipocrita visto che ci si affianca a chi
vuole la pace e non mi risulta che i palestinesi siano interessati
ad essa.
Siamo
oltremodo scandalizzati e addolorati dalla vostra
iniziativa priva di umanita' e buon gusto poiche' arriva
proprio a sostegno della sentenza antiisraeliana dei
giudici irresponsabili dell'Aja e nel momento in cui una
giovane diciannovenne e' morta con la testa staccata dal corpo
grazie a una bomba palestinese.
Che
tempismo, ebrei della Diaspora e sedicenti tali!
Non
potevate scegliere un momento peggiore per dirci : israeliani,
crepate pure!
Vi
deluderemo dicendo che noi non vogliamo morire, che
vivremo e lo faremo con la coscienza pulita di chi e' vissuto
qui per quattro anni travolto da paura e disperazione
e di chi dall'Italia si e' preoccupato per la propria famiglia.
Vi deluderemo perche' siamo riusciti a non odiare il
nemico come voi odiate i vostri fratelli di Israele.
Vivremo
per ricordare i nostri morti e per amare Israele.
A voi restera' la vergogna
del tradimento.
In
memoria
dei nostri e dei vostri fratelli assassinati dal vile terrorismo
palestinese.
Deborah
Fait - Israel - faitde@012.net.il
Roberto
Di Veroli - Roma - Italia - robertodive
Massima del giorno
Il matrimonio è
in parte un sacramento, in parte una società in nome
collettivo e in parte un contratto di mutua assistenza. E il sesso,
dov'è finito?
G.P. , 15.07.2004
MOLLICHINE
Tremonti non rilascia dichiarazioni:
"Soffro di una tremenda amnesia. . . “. Ha
dimenticato anche le parolacce?
Violante: "Una manovra distruttiva fatta da un governo
incapace". Il suo, il commento spassionato di un politico
moderato.
Manovra. Pezzotta: "Il governo
non ci ha informato". Ora che penso: non ha informato
neanche me.
Marco Follini, U.d.c. (Uno da cacciare).
Conflitto d'interessi. Violante:
"Una legge inutile che denunceremo al Parlamento europeo".
Tanto inutile che il centro-sinistra, a suo tempo, non l'ha votata.
Il ministro della Difesa Martino: "Spero
di restare dove sono". Nessuno conosce i pericoli dell'economia
come un economista.
Rutelli: "Non è più
sopportabile essere dipinti come quelli che frenano sulla
federazione della lista unitaria". E va bene. Saranno fotografati.
La Corte di Giustizia UE: procedere
contro Francia e Germania per lo sforamento del tetto del
3 per cento. Non si trova più un battipanni, in città.
Per mano dei soldati israeliani,
il capo del Jihad islamico nella Cisgiordania ha trovato
la morte a Jenin. Amore! le ha detto incontrandola.
Secondo l'ayatollah Khamenei,
ci sarebbero "i servizi segreti americani e israeliani"
dietro i sequestri di cittadini stranieri in Iraq. E Bush
guidava gli aerei contro le torri.
giannipardo@libero.it
FEBBRE A QUARANTA
Molte persone danno a Berlusconi
la colpa di quanto accade nella maggioranza e questo non
perché abbia commesso questo o quell’errore ma perché
non ha saputo mettere in riga gli alleati. Il rimprovero viene
anche da sinistra: reputando che Berlusconi dispone d’un immenso
potere, ne hanno dedotto che non ha saputo usarlo.
Il ragionamento è stupefacente. Innanzi
tutto perché, simmetricamente, l’interessato potrebbe
ritorcere che, se non è riuscito a rimettere in riga
gli alleati, è proprio perché è falso l’assunto
dell’immenso potere. Con la Costituzione attuale il Primo Ministro è
un primum inter pares. E se Fini dice “o via Tremonti o via noi”, non
è che possa chiamare i Carabinieri.
Bisogna cercare altrove i suoi torti.
Secondo Giuliano Ferrara, il malcontento degli alleati
nasce dal fatto che essi si sentono sottorappresentati nel
governo e Berlusconi avrebbe fatto bene ad accontentarli prima
d’arrivare allo scontro. Può essere. Ma anche a questo
si può obiettare che, salvo il caso di Ruggero sostituito
da Frattini, la compagine governativa è quella iniziale.
Se andava bene nel 2001 e negli anni seguenti, che cosa c’è
di nuovo che giustifichi le proteste?
An e Udc hanno a lungo insistito sulla
collegialità delle decisioni in materia d’economia. E hanno
invocato svolte e cambiamenti. Ma quali svolte e quali cambiamenti
suggerivano, in concreto? In realtà non ne potevano più
dell’arroganza di Giulio e si sono impuntati per mandarlo via. Magari
per fare la politica di Tremonti senza Tremonti.
Tutto questo brontolare e minacciare
è peggio che futile: è demenziale. Gli alleati
di Forza Italia hanno solo il potere d’affondare la nave comune
ma non dispongono di scialuppe di salvataggio. Se rompono l’alleanza
non possono andare alle elezioni in una coalizione con Forza Italia,
perché gli elettori si chiederebbero perché mai, allora,
hanno fatto cadere il governo e non possono andare senza Forza Italia,
perché, anche in caso di un buon risultato, non avrebbero i
numeri per governare. È chiaro che sono in un vicolo cieco. Perché
dunque strepitano tanto? Chi credono di spaventare?
Il caso dell’Udc è diverso. Gli ex-democristiani
di destra si sentono consanguinei con gli ex-democristiani di
sinistra. Mentre dunque An senza Berlusconi non conta più
niente, l’Udc sogna oggi e sempre la Balena Bianca. Chissà,
pensa, se ci alleassimo con la Margherita, i Ds e i socialisti di
ogni colore forse potremmo creare un grande partito di centro-centro-sinistra,
una Dc morotea, una riedizione del Compromesso Storico. Purtroppo
l’operazione è difficile. L’Udc, col suo 4-5%, non dà
la maggioranza ad una coalizione senza Bertinotti, senza Comunisti
Italiani e senza Verdi. Né si può presentare alle elezioni
alleandosi con le estreme di sinistra, visto che rischierebbe di
lasciare i suoi voti in eredità a Forza Italia.
Ed ecco perché Follini chiede
il proporzionale. Lo scopo è quello di andare alle elezioni
in ordine sparso, senza dichiarare in anticipo quale sarà
la coalizione di governo ipotizzata, in modo da lasciarsi le mani
libere e da non dover rendere conto agli elettori. Da potersi vendere
al miglior offerente. Questo piano, oltre che non piacere a Berlusconi,
fa paura anche ai Ds; essi hanno infatti una posizione analoga a quella
F.I., nella coalizione di centro-sinistra, e dunque è difficile
che vada in porto. Serve tuttavia a spiegare le critiche (aspre ma confuse)
di Follini a Berlusconi. L’Udc non ha qualcosa di cui lamentarsi sul
serio, ha solo bisogno di smarcarsi, per potere eventualmente dirsi
legittimata a cambiare casacca.
Berlusconi, come tutti, ha sicuramente
commesso molti errori. Ma il primo è forse quello
d’essere stato arrendevole con gli alleati. Avrebbe dovuto
– qualunque reazione avessero i partiti della coalizione, i sindacati
e l’opposizione – fare tutte le più importanti riforme
entro i primi due anni di legislatura, magari a colpi di voti di
fiducia, quando l’eco del programma di governo, espresso dalle voci
di Fini e Casini, era ancora nelle orecchie degli elettori. E quando
ancora c’era il tempo di far toccare con mano agli elettori i risultati
conseguiti. Ora è troppo tardi. Anche se mantenesse la promessa
riguardante le tasse (obiettivamente fin troppo difficile, stante
la recessione europea) la gente vedrà subito i costi mentre
i benefici potrebbero tardare.
La sinistra ha visto in Berlusconi
un dittatore, di fatto l’uomo è stato debole e accomodante
ed è per questo che probabilmente sarà punito. L’opposizione
tuttavia, se vincerà, riceverà un regalo avvelenato.
Perché tutti i problemi che Berlusconi non ha saputo
risolvere – uno per tutti, il sistema previdenziale – dovrà
per forza risolverli essa stessa, nella sua prima o nella sua
seconda legislatura. Col coltello alla gola. È per questo
che ha tanto gridato che Berlusconi è cattivo e sbaglia,
piuttosto che a indicare in che cosa sbaglia e che cosa avrebbe
fatto l’opposizione. Perché il malato sta veramente male,
chiunque sia il dottore.
Giannipardo@libero.it - 14 luglio
2004
FURIO’S VERSION
“Il Ministro Moratti
– con una decisione tipica del suo modo operare, conformista
e fatto soltanto di big bang di retorica – ha fatto cadere
l’intelligente idea degli insegnanti del liceo “Agnesi” di
Milano. Il risultato è che 20 ragazzi egiziani di religione
islamica non frequenteranno una scuola statale italiana, si rifugeranno
nell’aula di qualche moschea, impareranno solo il Corano […]
La Moratti ha detto “no” a
che cosa? Al fatto che – per tranquillizzare le famiglie
– la scuola milanese aveva accettato di accogliere i ragazzi
egiziani in un’aula che avrebbe avuto un’unica differenza rispetto
alle altre aule: niente simboli religiosi”.
Questa la versione che l’anticonformista
e per nulla retorico Furio Colombo serve calda calda
stamattina sulla prima pagina de L’Unità, condita
con sobria tirata su “il grado infimo di civiltà imposto
all’Italia da questo governo che è efficiente solo nelle
attività di persecuzione”.
Il poveretto che non fosse
edotto della vicenda potrebbe anche bersela, ed infuriarsi
assieme a Furio: infondo, eccheccazzo, si sarebbe trattato
solo di un’aula senza il famigerato crocifisso alla parete;
i venti ragazzi egiziani si sarebbero visti negare il sacrosanto
diritto ad una laicissima parete spoglia.
Ovviamente, trattasi invece
di grossolana fregnaccia.
Infatti, anche tralasciando
per un momento il dettaglio che, segregati in quella
classe-ghetto, i venti adolescenti egiziani sarebbero stati
tenuti permanentemente separati dai coetanei italiani e non
musulmani, resta comunque il fatto che in quella classe, contrariamente
a quanto racconta oggi il Colombo furioso, la assenza del “simbolo
religioso” non sarebbe affatto stata “l’unica” peculiarità.
Anzi. Nei giorni scorsi La Repubblica e il Corriere hanno riferito la
versione integrale del progetto: nella “sezione speciale” del liceo
milanese si sarebbero seguiti i programmi ministeriali, “ma nel rispetto
dell´insegnamento coranico”: cioè con tanto di
lezioni pomeridiane di arabo e di Corano (!), e con le ragazze -
che in quella classe sarebbero state ben 17 su 20 alunni - velate
e a ginnastica solo di pomeriggio, per tenerle alla larga da impure
occhiate dei tre (sventurati) maschietti. Oltre, ovviamente, alla
soppressione delle festività “nostrane” e sostituzione con
quelle islamiche.
Paolo Branca, arabista e islamologo
all’università Cattolica di Milano nonché ideatore
dell’esperimento, intervistato ieri su Europa, quotidiano
della Margherita (clicca qui
per l'intervista), ha rivendicato il tutto spiegando che
bisognava pur trovare un compromesso con le famiglie per
le quali “mandare le loro figlie nelle stesse classi con ragazzine
che fumano e hanno l’ombelico scoperto è uno shock terribile”,
e che il prossimo passo dovrebbe essere l’istituzione
di “classi bilingui e biculturali alle elementari e medie affiliate
alle scuole italiane".
A volerla raccontar giusta,
quindi, vien fuori tutta un’altra storia. Ma se il fine
è ben altro dall’informare, dal far conoscere, allora,
al solito, tutto fa brodo.
(ale tap.
14.07.2004)
“Sinistra:
ma quando hai smesso di leggere?”
Ospitiamo questo pezzo
(pubblicato da Alicenonlosa)
di Guido Cavalli. Parmigiano, famiglia di sinistra, laureato in
filosofia, scrittore Guido Cavalli racconta un poco di
se e dell'dentità perduta della
sinistra italiana.
<L'altra sera, tra amici,
il solito ritornello: il regime berlusconiano, l'impero americano,
il declino dell'occidente. Non c'è bisogno che aggiunga
altro. Senza neanche volerlo ad un certo punto mi sono perso
in altri pensieri. E mi è tornato in mente quando, il primo
anno di liceo, decisi di iscrivermi alla Federazione Giovanile Comunista
Italiana.
Mia zia Teresa - che nella sua vita
aveva fatto la gappista, aveva conversato con Vittorini
sui bastioni di Milano, aveva vissuto a Mosca e a Berlino
- quel giorno mi disse: -Vuoi fare politica? Bene, allora tutte
le settimane verrai due volte a trovarmi. La prima volta leggevamo
Voltaire o Rousseau, Gramsci o Marx, la seconda traducevamo
l'Eneide. Ecco, leggere l'Eneide o Voltaire o Carlo Rosselli - nel
frattanto ho aggiunto qualche volume alla mia biblioteca, che
non avrei trovato facilmente a casa di mia zia - rimane per me 'una
cosa di sinistra'. Forse la più importante. E ai miei amici
antiberlusconiani, destatomi all'improvviso dai miei pensieri,
avrei voluto chiedere: ma quando avete smesso di leggere?
La zia Teresa apparteneva a una
sinistra che ha creduto dapprima prossimo, poi possibile
e infine solo venturo, ma comunque fondante, un esito cruciale
del processo storico: la rivoluzione. In vista di quell'esito,
quella sinistra determinava una prassi. Ogni prassi era un agire
in cui il fine era la ragione dell'intero processo, del movimento.
Ma il fine era anche il criterio di comprensione del presente,
e dunque ogni comprensione del presente era valutata nella prassi,
nell'azione.
Oggi la speranza di quell'esito,
di quella liberazione dalla storia che fondava l'idea di sinistra
di mia zia, è fallita. Capita allora che quella tensione
ideale voglia potersi giustificare da sé, anzi essere come
un risarcimento alla nostra appartenenza incoerente, individuale,
ad una storia senza un fine. Nell'estinzione di quell'esito,
siccome il movimento è divenuto tutto e il fine è divenuto
nulla, allora il movimento corrisponde solo alla percezione del fine
mancato, alla sua riproposizione nei termini di una stanca identità
culturale. Ci si ritrova così assolti da parte delle proprie
intenzioni. Si giudica il valore nostro e degli altri proprio a
partire dall'assolutezza, cioè il fervore non misurabile,
non negoziabile, delle nostre intenzioni. Le idee, le convinzioni,
il sapere - ma quante persone di sinistra hanno davvero letto Gobetti?-
non servono più a comprendere il mondo, tanto meno a determinare
delle prassi.
Oggi, chi pensa quale realtà
sia possibile determinare, non dice mai 'cose di sinistra',
e chi dice cose di sinistra non sta pensando la realtà:
piuttosto celebra la propria appartenenza vincolata, conservatrice
e soddisfatta ad una identità culturale - e per di più
a un ceto sociale privo ormai di ogni preoccupazione materiale
per il proprio presente e il proprio futuro. Alla loro vita concreta,
al loro benessere acquisito è tanto indifferente una comprensione
critica, cruciale del mondo che essi non resistono alla tentazione
di procurarsene una versione che li compiaccia.
Così, tentando un paradosso,
mentre la 'rivoluzione democratica' dei neoconservatori
americani propone una realizzazione del mondo così come
essi lo hanno compreso, e determina dunque una prassi politica,
cioè un agire nel quale si sviluppa una dialettica di movimento
e di fine, di azione e comprensione, all'altro estremo sta il pacifista
europeo, che continua a compiacersi di una idea astratta e manichea
della realtà, nella quale potersi godere, almeno per un poco, il
sonno del giusto.
Perché non ho rivolto queste
perplessità, questi dubbi, direttamente ai miei
amici di sinistra? Perché quando ci provo i miei amici
subito sbuffano, si innervosiscono, si alterano, e qualcuno comincia
a pensare che la prossima volta è meglio non invitarmi
a cena. Mi dicono: - Perché mescoli le carte? C'è chi
ha agito e continua ad agire il male (e si chiama Stati Uniti o Israele
o economia di mercato) e c'è chi vorrebbe il bene. La storia
è così.
Appunto, oggi essere di sinistra
è propriamente appartenere ad una identità
salva, ma vincolata. Ma è proprio il vincolo che io non sopporto
più. E' proprio la fatica di capire, che invece cerco.
Ed è proprio la salvezza, almeno quella impartita tra
simili, che non mi interessa. L'inefficacia delle mie idee in
cambio dell'assoluzione da ogni corresponsabilità col male
che accade.
Io preferisco sporcarmi le mani,
e le idee.>
Pannella:
"La Casa Laica può essere un’ottima iniziativa"
“La casa laica di Arturo
Diaconale e di Davide Giacalone? Finora è l'unica cosa
concreta che si è smossa, a destra e a sinistra, oltre
al lavoro cinquantennale del Partito Radicale e trentennale della
radio (che do per scontati), per fare sì che questo paese
non perda la propria identità liberale, liberista, libertaria,
in una parola laica, ora che la politica di governo si è
appiattita sull'asse Almirante-Fanfani e quella di opposizione sul
nulla assoluto. Come l'esempio del neo presidente della provincia
di Milano Penati che dice di volere dare al prete televisivo don
Mazzi, uno dei tanti che ogni sera ci entra dentro casa con la tv di
stato, un assessorato”. Parola di Marco Pannella che in un'intervista
esclusiva per L'opinione parla, oltre che di laici e relative case,
anche di Bossi."
Dimitri Buffa intervista per L'Opinione
Marco Pannella, clicca qui
per il testo completo dell'intervista
LA NOVANTENNE OBESA
Giustamente oggi il prof.
Stefano Ceccanti sul Riformista si fa beffe del Corriere
che ieri, rifilando il “sondaggio” del solito Mannheimer, annunciava
che “sale tra gli italiani la voglia di proporzionale”.
Il “sondaggio” risulta infatti basato
su di un quesito furbacchione, che proponeva l’alternativa
tra l’attuale sistema semimaggioritario spurio e pasticciato
del “Mattarellum”, e l’idea platonica di un proporzionale
del tutto imprecisato.
“Sarebbe come – nota Ceccanti – dire se lascereste
vostra moglie di capelli scuri, di quarant’anni, di altezza
media, per una donna bionda, senza dire se si tratti di una ventenne
o di una novantenne, se è alta o bassa, se è Kim Basinger
o una novantenne obesa”.
La metafora mi pare molto calzante,
e stento a credere che si possa nutrire nostalgia per
un sistema in cui prima si votava al buio e poi, dopo le elezioni,
a Parlamento formato, si facevano gli accordi fra i partiti.
Meglio non abbassare la guardia,
o uno di questi giorni ci risveglieremo con la novantenne
obesa nel letto. Grassa e pallida come una balena bianca…
(ale tap. 13.07.2004)
"PONTI NON MURI!"
La corte dell'Aja ha
appena deliberato e gia' il Papa ha detto la sua dal paradiso
della val D'Aosta dove e' in vacanza. E' stata una sorpresa
perche' avrei pensato che quando un Papa va in vacanza dovrebbe
occuparsi solo di preghiera e di misticismo e invece pare
di no! Inopinatamente il Papa continua a occuparsi
di cio' che non dovrebbe e il suo messaggio a Israele e'
stato breve e conciso " Abbattete il muro" poi, probabilmente
per sopperire alla flebile voce del Pontefice, il suo segretario
ha rincarato la dose con "costruite ponti". Niente di piu'
banale e ipocrita considerando che al di la' della nostra barriera
ci sono migliaia di bombe umane pronte a saltarci addosso, altro
che ponti.
Se il Papa voleva proprio dire
qualcosa sulla politica internazionale e magari su un
popolo che soffre poteva parlare del Sudan o del Ciad dove
si sta perpetrando un genocidio di musulmani neri ad opera di
bande arabe. Oppure poteva dire qualcosina sull'Iraq dove ogni
giorno si minaccia di decapitare qualcuno. Oppure, se proprio
voleva parlare di ebrei poteva accennare all'attentato di Tel Aviv costato
la vita a una ragazza di 19 anni.
Invece no! Tutte bazzeccole
se paragonate alla barriera che Israele costruisce per
difendersi, tra l'altro chiamandola MURO quando muro non e' , anche
se fa molto piu' effetto e istiga di piu'.
Nel momento in cui il Papa di
Roma fa una dichiarazione negativa sulla barriera difensiva,
specialmente dopo che dei ridicoli giudici hanno espresso
un ignobile "parere", equivale a scatenare la gente contro Israele
e non mi pare che l'Europa abbia bisogno di altra benzina per alimentare
il fuoco dell'odio antiebraico. Le fiamme sono gia' molto alte.
Santita', non serve chiedere
scusa agli ebrei per poi pretendere che subiscano il
terrorismo palestinese e condannarli se tentano di difendersi.
I giudici dell'Aja non sono tenuti
a praticare la carita' cristiana , soprattutto quello cinese
col popo' di soprusi che si dovrebbe ritrovare sulla coscienza
...ha presente il Tibet e i diritti umani e civili, Santo
Padre?
Un Papa pero' dovrebbe essere
molto pratico di carita' e non infierire contro
chi tenta disperatamente di difendere dei cittadini inermi,
un Papa farebbe meglio ad augurarsi che in medio oriente
cessi lo spargimento di sangue ma non dovrebbe mai e poi mai
schierarsi da una parte sola.
Percio', con tutto il rispetto,
devo dare un giudizio negativo sulla frase inadeguata
di papa Woitila e lo faccio a cuor leggero perche' nel momento
in cui un Papa si occupa di politica deve accettare le critiche
esattamente come tutti i politici di questo mondo.
Diciamo, per esempio,
come Luisa Morgantini, europarlamentare, che in un
comunicato stampa chiede alla comunita' europea di boicottare
Israele e altre amenita' del genere, senza rendersi conto
che l'Europa sarebbe la prima a soffrire a causa del
boicottaggio come aveva sofferto dopo l'espulsione degli ebrei
all'epoca dell'Inquisizione e ancora quando, dopo un paio di secoli,
li aveva gasati .
L'Europa senza ebrei si impoverisce,
signora Morgantini, lo vuole capire o no?
Proprio di questi giorni e' la notizia che la regione Veneto
sta imparando a gestire la Sanita' "come in Israele". Vorrebbe
impedirlo, Signora Morgantini? E ai malati cosa spiegherebbe? Che
imparerete a curarli dalla Sanita' palestinese? Ho l'impressione
che non le sarebbero grati.
Si, abbiamo avuto un attentato
ieri a Tel Aviv, e non ho sentito nessuna condanna.
Silenzio assordante.
Il Papa e' in vacanza e improvvisamnete
si occupa di preghiere e di misticismo nel paradiso della
val D'Aosta!
La signora Morgantini
si occupa di boicottaggio.
Altri aspettano qualcosa di
piu' per scatenarsi contro Israele.
E' morta una giovane di 19 anni,
e' stata lanciata per aria mentre le si spappolava la testa
e la sua morte la mettiamo in conto ai giudici dell'Aja
e a tutti quelli che, privi di coscienza, amano veder morire
gli ebrei.
E magari mettiamogli in conto
anche la vile aggressione a una supposta ragazza ebrea
nel metro' di Parigi, mettiamo in conto le svastiche disegnate
sulla sua carne e i "sporca ebrea" che i 6 magrebini le hanno
gridato mentre le tagliuzzavano i capelli.
Noi intanto mettiamo in conto
perche' se mai arrivera' il giorno in cui potremo anche
costruire ponti allora sapremo esattamente chi non dovra'
mai attraversarli.
Nel frattempo ci aspettiamo
che i giudici dell'ONU invitino gli europei ad abbattere
tutte le loro barriere, dall'Irlanda a Cipro!
E poi ne riparliamo!
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com
RAGLIANEWS 24
Se oggi qualcuno cadesse dalla luna e guardasse RAINEWS
24, sarebbe convinto che l'unico problema di questo mondo
sia Israele e/o che, chi trasmette, sia una TV araba in lingua
Italiana.
Dei milioni di morti in Sudan
e Cecenia nessun accenno; si parla del muro, il terrorismo
arabo non si menziona neanche una volta.
In una lunga intervista ad un Nabil Sha'at (detto:
il negoziatore palestinese) , ben abbigliato e che si esprime
in modo appropriato, si insiste sulla necessità di dialogare;
le colpe sono tutte di Israele che non comunica con gli arabi,
del terrorismo neanche un accenno. L'intervistatore formula
domande mirate e ben preparate ma, sul terrorismo si preferisce sorvolare,
come si evita di parlare del rifiuto dei primo ministri palestinista‚
di smantellare le organizzazioni terroristiche; in compenso si
affronta il tema della road map (di cui lo smantellamento era la
prima clausola). Guai a menzionare.
In questi ultimi giorni siamo stati bombardati da
interviste e filmati arabi di ogni tipo, probabilmente non
troveremo un solo arabo che non sia stato intervistato! Di
contro in cinque giorni al governo Israeliano è stato concesso
poco meno di un minuto. E che dire dei giornalisti di RAINEWS
che sembrano tutti filo arabi e che non sanno più che cosa
inventarsi per biasimare o screditare Israele agli occhi dell'opinione
pubblica?
I 1200 morti civili Israeliani
non esistono: la barriera viene presentata come l'ennesimo
esempio di accanimento israeliano volto a causare disagi ai
poveri arabi, i quali che se ne stanno buoni a casa loro. Mai un
accenno all'ipotesi se la barriera sia, per caso, il risultato
del terrorismo, nessun riferimento se quello fosse l'unica causa
unica della sua esistenza?
Il fatto che da che quando esiste, gli attacchi suicidi
sono diminuiti dal 90%, viene accennato appena; ciò
che più conta sono i piccoli disagi causati ad uno sparuto
gruppo di arabi, rispetto alle vite dei civili Israeliani,
nel paradosso alcuni poveri insediamenti Israeliani che non
fanno male a nessuno, vengono dipinti come un ostacolo alla
pace del terrorismo.
Si sa che per RAINEWS i morti
Israeliani hanno poca importanza. Ovviamente ciò
è condiviso anche dagli "esperti" di estrema sinistra
di cui l‚emittente si serve continuamente ed esclusivamente
allo scopo di denigrare Israele. Mai che in queste trasmissioni
si senta un'opinione imparziale o diversa che esca dal coro.
Anche i posti di blocco vengono
descritti come una manifestazione del sadismo Israeliano
per complicare la vita ai buoni, innocenti arabi, non come
una necessità per fermare i terroristi suicidi.
Che pena questi poveri arabi
che Israele punisce ingiustamente: le immagini trasmesse
incessantemente sono tutte per le sofferenze‚ arabe, mai qualcosa
sulle morti Israeliani a causa del terrorismo.
Anche il linguaggio utilizzato
è emblematico: una dona "muore" nell'attentato
a Tel Aviv; una ragazza araba invece viene "uccisa" dagli
Israeliani (anche se nella zona non c'era nessuna attività
bellica). Così hanno deciso RAINEWS e le sue fonti arabe,
note nel mondo per la loro affidabilità.
Il modo in cui la RAINEWS svolge
il suo "lavoro" è una vergogna unica.
Se a ciò aggiungiamo
che noi telespettatori dobbiamo pagare per questa squallida
propaganda araba, la vergogna è ancora più grave.
Come mai viene tollerato un
modus operandi di cosi scarsa professionalità in materia
di informazione da parte di una rete pubblica?
Ed ancora, ma questa è
ancora più grave: dove ci porterà questo tipo
di manipolazione dell'informazione ... non
potrebbe forse essere messo in gioco il futuro della democrazia
stessa?
(da Honest Reporting
Italia)
I MALI DEL MONDO
Molti intellettuali,
moltissimi radicali ed altre persone oneste non si capacitano
dell’indifferenza dei giornali e dei politici dinanzi ai
massacri che avvengono nel mondo, non raramente in nome della
religione. Il caso del Sudan è attualmente il più
noto e più discusso, insieme a quello dei Montagnards vietnamiti.
Ma quando si dice “il più discusso” non si intende dire che
se ne parli molto: si intende dire che degli altri massacri non si
parla affatto.
Per questa disattenzione possono
esserci molte esegesi e per cercarle O.F.Giannino, sul
“Foglio” del 26.6.’04, scomoda
un bel po’ di gente, da Maimonide a Duns Scoto e a
Heidegger. Chi invece, confortato dalla propria ignoranza,
cerca spiegazioni più semplici ed immediate, è
legittimato a porre il problema diversamente. Non si tratta
di capire perché la gente si commuova per alcune cose e
per altre no: si tratta di capire perché la gente si commuova
per alcune cose.
L’essere umano è molto emotivo e pochissimo
razionale. Questo fa sì che reagisca diversamente
– molto diversamente – alla notizia di una cosa e alla visione
di essa. Un conto è sapere che tutta la carne nei vassoietti
del supermercato fino a qualche giorno fa mangiava, dormiva
e muggiva, un altro è visitare un macello e veder mettere
a morte decine di animali, con la stessa calma amministrativa
dei campi di sterminio. Un conto è sentirsi predicare che
è giusto mettere il casco, in moto, un altro è vedere
un giovane morente sull’asfalto, con la testa rotta. E si potrebbe
continuare. Del resto, quel genio di Michel de Montaigne, oltre quattro
secoli fa, osservava acutamente che tutti siamo capaci di camminare
su una striscia larga mezzo metro, ma non tutti ci sentiremmo di farlo
su una tavola della stessa larghezza, fra due palazzi alti venti
metri. La cosa è la stessa, ma noi non la viviamo nello stesso
modo.
In base a questo principio, finché
non ce ne sono le immagini e finché non ce le mostrano
abbastanza spesso, che i Montagnards siano fucilati o crocifissi,
che in Sudan il massacro sia artigianale o statale, poco importa.
Rimane tuttavia da spiegare come
mai la gente a volte si mobiliti per cause teoriche o
per cose che non sono ancora avvenute, come una guerra minacciata.
Un intellettuale cercherebbe forse nella specialità
dell’episodio la spiegazione della differenza, ma è più
facile concludere che chi si attiva lo fa sempre per motivi passionali:
perché in quel problema sono implicati principi,
persone o Stati rispetti ai quali essi sono violentemente contro
o violentemente a favore. Per esempio, in Europa impera l’antiamericanismo.
Questo fa sì che mentre tutti si disinteressano di massacri
africani o asiatici, tutti se ne interesserebbero se gli americani
intervenissero per farli cessare. E li criticherebbero comunque.
Questo è talmente vero che a volte, quando gli americani
non s’interessando d’una faccenda, qualcuno gliene dà la
colpa perché se ne disinteressano.
In conclusione, stupisce l’interesse,
non il disinteresse. E questo eventuale interesse
non nasce da umana e razionale pietà, ma da ragioni
emotive: o dalla vista della sofferenza, che provoca a sua
volta sofferenza e spinge all’azione, oppure da qualche fanatismo
preconcetto. In realtà, delle sofferenze altrui in quanto
tali, a nessuno importa gran che.
Giannipardo@libero.it, 11 luglio
2004
LA LEGGE MARZIALE
Allawi, il nuovo
presidente dell'Iraq, ha firmato la legge che gli conferisce
la possibilità di dichiarare la legge marziale.
Essa comporta la sospensione di molte garanzie e libertà,
offre la possibilità di arresti non vidimati dal
giudice, permette d'imporre il coprifuoco ed altro ancora. Il
tutto, temporaneamente, solo per sessanta giorni. Rinnovabili.
Rinnovabili è un aggettivo preoccupante, basti ricordare
che lo stato d'emergenza in Egitto è in vigore da ventun
anni. Ma il provvedimento induce a molte riflessioni.
Soprattutto pensando che già in anteprima a Najaf è
stata ripristinata la pena di morte.
Innanzi tutto se in Iraq -
come sembra probabile, diversamente non si spiegherebbe
il conferimento di quel potere al Presidente - si proclama
la legge marziale, è segno che la si reputa opportuna.
E allora ci si può chiedere come mai non l'abbiano proclamata
ed applicata gli americani. Il fatto è che, a pari opportunità,
se quella legge l'avessero emanata gli americani, sarebbero stati
degli oppressori, se la proclamano i governanti iracheni, è
una difesa della legalità, dell'ordine, e in definitiva
della vita stessa dei cittadini inermi. Tutto questo è
evidente, dal punto di vista dell'opinione pubblica internazionale.
Ma prova anche che l'opinione pubblica internazionale (e quella
italiana, ne siamo certi) a volte è proprio sciocca. È
come se dicesse che l'aspirina fa effetto o no, è necessaria
o no, secondo il medico che la prescrive.
La legge marziale, per sua
natura, è destinata a fronteggiare situazioni
eccezionali con mezzi eccezionali. Ma, proprio perché
si riconosce che non si è in una situazione normale,
c'è da aspettarsi che chi quella legge deve applicare non
lo farà con pignoleria garantista. Può anche darsi
che le perquisizioni che essa permette si trasformino - sbadatamente,
s'intende - in incendi, che gli arresti non autorizzati divengano
pestaggi o sparizioni e via dicendo. Una legge marziale, soprattutto
se dura parecchio, è come se trasformasse qualunque governo
in una dittatura di polizia.
L'Iraq in mano agli iracheni,
ed in mano ad una polizia irachena che si è vista
decimare dagli attentati terroristici, a partire dalle reclute
che facevano la fila per l'arruolamento, avrà sicuramente
il dente avvelenato, contro i terroristi. E qui si vede
quanto questi ultimi siano stati avventati, per non dire sciocchi,
nel chiedere tanto insistentemente il ritiro delle forze occupanti.
Finché in Iraq comandavano gli americani e i loro alleati,
essi hanno potuto agire pressoché liberamente ed hanno
avuto poco da temere. Da domani, se sarà proclamata la
legge marziale, dovranno temere, se hanno un accento straniero rispetto
alla parlata locale, di vedersi arrestare “per controllo" e magari
rimanere in gattabuia per mesi. Questo, senza che abbiano fatto niente
di male. Figuriamoci il trattamento riservato a coloro di cui la
polizia (non il giudice!) pensa che siano dei terroristi. Questi
si troveranno a fronteggiare altri musulmani, con la stessa mentalità
mediorientale, leggermente diversa da quella rinvenibile in una Law
Court inglese. E dovranno ricordarsi d'averla chiesta a gran voce,
questa situazione. Anzi, non a gran voce, col fracasso delle esplosioni.
A cosa tutto ciò possa
condurre, nel medio termine, è difficile dire. Le
previsioni sul futuro sono sempre peggio che azzardate. Si
possono solo ipotizzare degli scenari, senza esprimere preferenze,
andando dal peggiore al migliore.
Il governo iracheno, malgrado
la legge marziale ed i suoi prolungamenti, non riesce
a prendere in mano la situazione, sicché al terrorismo
degli estremisti islamici si aggiungerebbe una sorta di terrorismo
di stato e infine una guerra di tutti contro tutti. Una situazione
che costringerebbe gli americani o ad esautorare il governo
(che sia quello provvisorio attuale o quello uscito dalle
urne in futuro, poco importa), con grave vulnus della legalità
internazionale e delle loro stesse promesse. Oppure ad andarsene dall'Iraq,
lasciandolo al suo destino di smembramento, carestia e morte.
In ogni caso, una catastrofe, sia per gli iracheni che per gli interessi
americani ed europei.
Secondo scenario. Il governo
iracheno -l'appetito vien mangiando- potrebbe approfittare
della legge marziale per divenire una stabile oligarchia
-o dittatura- che farebbe della polizia la propria spina dorsale.
Diverrebbe un regime in cui il singolo cittadino non conta
nulla. Questo potrebbe costituire, per gli iracheni, una tragedia
non molto diversa da quella provocata da Saddam Hussein. Ma
rimarrebbe tuttavia un dividendo, per gli americani: se questa
dittatura fosse loro amica, l'intento della guerra sarebbe raggiunto
e l'intero Medio Oriente ridisegnato nel senso voluto da Washington.
Di Allawi o chi per lui direbbe, come quel presidente americano di
Fulgencio Batista, He's a son of a bitch, but he's our son of a bitch.
Terzo. Il governo iracheno,
mediante la legge marziale e col sostegno del popolo,
potrebbe cominciare a vincere a poco a poco la partita, e tuttavia,
pur non avendo più bisogno della legge marziale, potrebbe
mantenerla non per combattere il terrorismo ma per non rinunciare
al potere. Non instaurerebbe una dittatura - al massimo una democrazia
sorvegliata - non si lascerebbe andare a commettere crimini
e avrebbe la facciata presentabile, ma manterrebbe il doppio difetto
di non concedere la democrazia e di costituire un pericolo. È
noto che anche le oligarchie moderate possono derivare verso oligarchie
oppressive e infine verso la dittatura. Tuttavia, la soluzione finale
del problema, e il giudizio su di essa, sarebbe rinviato di qualche
anno.
Infine, quarto scenario, il
governo potrebbe utilizzare la legge marziale per i
fini per cui essa nasce, avere buoni risultati, stabilizzare
l'Iraq, indire le elezioni e passare la mano ad un governo
eletto. Quante probabilità di riuscita abbia quest'ultimo scenario,
non si sa. Ma la realtà è talmente imprevedibile che
a volte, con i dadi, esce un doppio sei.
Giannipardo@libero.it -
11.07.2004
E ISRAELE RINGRAZIA
La corte internazionale
dell'Aja ha letto la sua sentenza! Pollice verso
per Israele. Smantellare la barriera di sicurezza perche' contraria
al diritto internazionale e perche' , secondo i giudici
dell'ONU, non e' un deterrente del terrorismo.
E Israele ringrazia.
Da quando c'e' la barriera
il terrorismo e' a crescita zero, e' diminuito del
90% non perche' non ci siano piu' terroristi ma perche' non
passano piu'. La barriera salva le vite degli israeliani,
dunque vi siete sbagliati signori giudici!
Mentre voi della Corte
leggevate il vostro responso in Israele si piangevano
i morti innocenti, i bambini bruciati vivi, le famiglie
distrutte e in alcuni casi scomparse del tutto. Mentre leggevate
la vostra iniqua sentenza, signori giudici, Israele capiva
una volta di piu' di essere l'unico paese al mondo di cui non
si vuole riconoscere il diritto all'esistenza.
E Israele ringrazia.
I giudici dell'ONU, sprezzantemente,
non hanno tenuto conto dei dati che si possono leggere sul sito
del Governo di Israele, dati chiari e lampanti:
Negli undici mesi trascorsi dalla
costruzione del primo segmento di barriera all'inizio del
mese di agosto 2003, fino alla fine di giugno 2004, i gruppi
terroristici che fanno base in Samaria (Cisgiordania settentrionale)
sono riusciti a realizzare solo tre attentati mortali all'interno
di Israele. Tutti e tre questi attentati sono stati realizzati
nella prima metà del 2003, causando 26 morti e 76 feriti
o mutilati. (In due casi, i terroristi erano penetrati in Israele
dalla Cisgiordania settentrionale attraverso punti in cui la barriera
non era ancora completata; nel terzo caso, una donna terrorista era
entrata attraverso il passaggio di Barta'a, utilizzando un passaporto
giordano).
Per contro, durante i
34 mesi precedenti, dallo scoppio delle violenze palestinesi
nel settembre 2000 fino all'inizio della costruzione della
barriera difensiva verso la fine di luglio 2003, i gruppi
terroristici con base in Samaria avevano realizzato 73 attacchi
mortali (attentati suicidi, sparatorie, auto-bomba) all’interno
di Israele, provocando 293 morti e 1950 feriti o mutilati.
Di questi 73 attentati,
32 (per un totale di 45 morti e 723 feriti o mutilati)
erano stati realizzati dopo l'inizio dell'Operazione Scudo
Difensivo (31 marzo 2003) con la quale le Forze di Difesa israeliane
erano state rischierate in tutta la Cisgiordania per la prima
volta dopo i ritiri del 1994-1999.
Il confronto fra i dati
sopra citati mostra dunque un calo di poco più
del 90% nel numero di attentati nella parte di Israele protetta
dalla barriera: da una media di 26 attentati all'anno prima
della barriera, a una media di tre attentati all'anno dopo la
barriera. A questo calo, corrisponde una diminuzione di più
del 70% nel numero di israeliani uccisi negli attentati: da una
media di 103 all'anno prima della barriera a una media di 28 dopo
la costruzione della barriera. Analogamente, il numero di feriti
e mutilati è diminuito di più dell'85%: da una media
di 688 all'anno prima della barriera a una media di 83 dopo la barriera.
Quindi, alla luce di questi
dati statici, possiamo tranquillamente affermare
che i giudici della Corte dell Aja non riconoscono a Israele
nemmeno il diritto alla difesa.
E Israele ringrazia!
Quando si e' aperto il
processo il gruppo israeliano Zaka, con l'aiuto degli
Evangelici, ha portato davanti al tribunale dell'Aja l'ultimo
autobus esploso, un ammasso di lamiere contorte dentro le
quali erano rimaste imprigionate e bruciate vive decine di
vittime innocenti. Lo avranno visto i giudici? Lo avranno guardato
bene? Avranno pensato ai loro figli vivi mentre i bambini degli
israeliani contro i quali avrebbero legiferato erano morti
assassinati da bombe umane?
Avete pensato a questo
signori giudici? Credo di no e per questo, per questa
vostra mancanza di umanita'
Israele ringrazia.
Quattro
anni fa Israele, incredulo, si era visto aggredire dalla
piu' feroce e tremenda guerra di terrorismo mai vista
al mondo. Migliaia di attentati, quotidianamente saltavano per
aria autobus , ristoranti, bar, stazioni degli autobus. Nessuno
in Israele era sicuro, chi usciva di casa non sapeva se vi
sarebbe ritornato vivo, nessuno sapeva se avrebbe rivisto i
figli o i genitori. I funerali , le lacrime, la disperazione
scandivano la nostra vita. Ogni giorno per quattro lunghi.
Il terrore, il panico
erano i nostri sentimenti. Ogni giorno per quattro
lunghi anni.
In questo periodo
Israele, difendendo il suo diritto alla vita colle
unghie e coi denti e col suo valoroso esercito, e' riuscita
a sgominare le organizzazioni del terrore.
Arafat, il mandante, e'
stato imprigionato a Ramallah, i capi piu' pericolosi
sono stati ammazzati e arrestati. Ci siamo difesi strenuamente
per la sopravvivenza e abbiamo vinto.
Abbiamo vinto la sesta
guerra per l'annientamento ma abbiamo fatto i
conti senza l'oste perche' le vittorie di Israele chiamano sempre
odio, odio implacabile e rabbia, rabbia feroce.
Questa vittoria di Israele
sul terrorismo palestinese non e' stata accettata
dal mondo, gli e' rimasta la' come un cipollone che non
va ne' su ne' giu' e ci ha fatto capire quanto il cipollone
sia duro da digerire condannandoci per l'ennesima volta.
Hanno dato un'altra vittoria
ai nostri assassini, hanno voluto far vincere Arafat
che infatti sta gongolando felice di non essere stato tradito
dei suoi amichetti.
Il terrorista piu' coccolato
del mondo e' soddisfatto di voi, giudici dell'Aja.
Non lo avete deluso. Gli avete dato nuova linfa vitale, gli
avete coperto le spalle, avete giustificato e approvato i suoi
crimini. Avete stretto la sua mano sporca di sangue.
Giudici dell'Aja, avete
sputato, insieme a lui, sui nostri morti.
E Israele ringrazia.
Deborah Fait, www.informazionecorretta.com
Massima
del giorno:
Avere figli: mettere al mondo
dei creditori per un debito inestinguibile.
G.P.
MOLLICHINE
Berlusconi: "Non so quanto
durerà l'interim, ma questo lavoro mi piace molto".
È quello che molti temono.
L'Udc: "Sostituire rapidamente Tremonti".
Come pessimo carattere ci sarebbe Giovanni Sartori.
Ma è competente d'economia?
Alemanno: "Niente tagli allo stato
sociale". Anzi, alla repubblica sociale.
Già raggiunti dall'early warning
Cipro, Repubblica Ceca, Ungheria, Malta,
Polonia, Slovacchia, Grecia, Portogallo, Olanda, Francia
e Germania. E non l'Italia. Non è che ci hanno
buttato fuori dall'Ue e non ce ne siamo accorti?
Un gruppo d'iracheni armati ha minacciato
di morte il leader terrorista al Zarqawi. Veramente,
ad uno che l'ama la morte va promessa.
Blair: "Le armi di Saddam potrebbero
non essere mai trovate". Ma non mi dire!
Berlusconi: "L'interim durera‚ solo
qualche giorno". Dichiarazione lunare. Sulla Luna,
infatti, il giorno dura circa ventotto dei nostri
giorni.
Berlusconi ieri a pranzo con Fini
e Follini, i quali stanno bene, grazie. Solo,
Berlusconi non è riuscito a nascondere bene una certa nostalgia
per Lucrezia Borgia.
Berlusconi ottimista. Sul Titanic avrebbe
detto: Un pezzo di ghiaccio? Perfetto! Faremo una crociera
on the rocks.
Berlusconi: "Lo Stato è più
amato se chiede imposte giuste". Se invece è
semplicemente Amato, sottrae di notte una fetta dei
depositi bancari.
Piersilvio e Marina Berlusconi indagati.
Il più piccolo degli errori è che indagare
è un verbo intransitivo.
El Baradei, sperava di convincere
Gerusalemme ad abbandonare la sua "ambiguità strategica"
sul nucleare. Ma quale ambiguità! Israele è
solo pronto ad uccidere qualche decina di milioni di arabi.
Khodorkovsky, in galera, disposto a
cedere Yukos pur di salvare la società. Speriamo si
salvi lui, intanto. Purtroppo il suo nome suona un
po‚ come Konkordskij
Allawi vuol disporre del diritto di
dichiarare lo stato d'emergenza. Che in Egitto dura da 21
anni. E noi che ci preoccupavamo per la stabilità dell'Iraq!
Il premier ottimista sulla verifica:
"Male che vada", ha detto (le virgolette,
come quelle di "Repubblica", sono inventate) "ci renderemo
conto che non siamo d'accordo".
Follini (Udc): "Visto quello che
è successo, è difficile dire che tutto va bene".
E soprattutto visto Follini.
Occhetto lascia Di Pietro: era stanco
di stare in un partito di massa.
Condoleezza Rice, ieri a Pechino, ha
incontrato l'ex presidente Jang Zemin. Non c'è
più la Cina d'una volta. Ora abbiamo perfino gli ex-presidenti.
Giannipardo@libero.it - 10.06.2004
L'EUROPA
CONTEMPORANEA
Nelle recenti elezioni non sono stati
sconfitti i partiti di destra o i partiti di sinistra, sono
stati sconfitti i partiti che erano al governo. L'Europa è
delusa della situazione presente e dei suoi attuali governanti.
Il discrimine non è stato l'Iraq, su cui pure tanto si è
discusso. Le elezioni hanno punito Blair e Berlusconi, che hanno sostenuto
Bush, ed hanno punito Chirac e soprattutto Schröder che
hanno remato contro con tutte le loro forze. La gente è scoraggiata
per quanto riguarda il futuro e per le necessarie riforme, è
delusa di tutto e di tutti.
La situazione ricorda quella che s'è
avuta in Giappone, per oltre dieci anni. Un paese può
passare da un modello di società superato ad un altro modello,
di pari o maggiore successo: è avvenuto ad esempio col
passaggio dall'economia prevalentemente agricola, prima della
Rivoluzione Industriale, al mondo che abbiamo conosciuto per tanti
decenni. Ma può avvenire - ed è appunto quello che abbiamo
visto in Giappone - che ci si renda conto che un modello non funziona
più e tuttavia non si vede con che cosa sostituirlo, quale nuova
via imboccare.
Di questa perplessità oggi soffre
l'Europa che, come tutti i vecchi, ha paura delle innovazioni.
Odia i rischi, militari o sociali; è conservatrice, tanto
a destra quanto a sinistra; spasima per la sicurezza e anela alla
rendita certa. E mentre gli Stati Uniti sono usciti dalla loro
quasi recessione, mentre l'Asia si è messa (la Cina) o rimessa
a correre, in Europa si è pensato, nel corso dei decenni, a moltiplicare
le garanzie per i pensionati, anche se ancora giovani; per i malati; per
i disoccupati; per i poveri. Spinte morali lodevoli, indubbiamente ma
il problema è potersele permettere.
S'immagini
la famiglia d'un piccolo commerciante in cui il figlio maggiore
non lavora perché deve specializzarsi all'università;
la moglie non lavora perché diversamente non presterebbe
sufficiente attenzione ai figli minori, che ancora vanno a scuola
e nel frattempo il padre si vede fare una concorrenza spietata
da un piccolo cinese, all'angolo della strada: un omino sorridente
che vende le sue stesse cose a metà prezzo. In queste condizioni,
è ovvio che bisognerebbe cambiare qualcosa di fondamentale,
anche a costo d'andare contro le "spinte morali lodevoli". Ma
a spese di chi? Not in my backyard, dice ognuno. E indica
gli altri, pretendendo che nulla cambi in peggio per lui. Ma se
nulla cambia per nessuno nulla cambia in meglio. Non si fa omelette
senza rompere le uova.
In Europa le cose continuano a peggiorare,
la gente è scontenta e vota contro il governo. Se
tuttavia, col coraggio della disperazione, un governo facesse
qualcosa per salvare il paese, gli elettori lo punirebbero ancora
più accanitamente. In Italia la riforma delle pensioni è
necessaria. Lo sanno tutti, sia a destra che a sinistra. Ma nessuno
osa farla, con qualche ragione. Perché si può star
sicuri che quando qualcuno, col coltello alla gola, la farà,
la pagherà cara. In compenso, se non l'avrà fatta,
sarà accusato di non averla fatta.
Per paura di queste reazioni tutta
l'Europa - e soprattutto l'Italia col suo enorme debito
pubblico - procede serena, anno dopo anno, verso il disastro.
In Germania, paese che scivola ogni giorno più indietro,
i sindacati, solo per aver sentito parlare di riforme, sono ostili
a Schröder e accusano il loro paladino di averli traditi. In
Italia, se si parla di tagli alle spese - non parliamo d‚imposte!
- già si sente pianto e stridor di denti. La situazione è
grave ma questo non spinge nessuno a cambiare opinione. Bisogna riformare
molto, certo, ma qualcosa che non riguardi me. Il capofamiglia si
vede richiedere la moltiplicazione dei pani e dei pesci.
E torna in mente, come tentazione,
l'Escorial di Carto V.
Giannipardo@libero.it
LA MORALE
DELLA STORIA
La maestra diede ai suoi alunni di
quinta un compito: farsi raccontare dai genitori una storia
che avesse anche una morale. Il giorno dopo i ragazzini tornarono
in classe e ad uno ad uno cominciarono a raccontare i loro aneddoti.
Disse Kathy: “Mio padre è un
contadino e noi abbiamo molte galline ovarole. Una volta
stavamo portando le nostre uova al mercato in un cestino sul
sedie anteriore del camioncino quando una buca nella strada fece
volare tutte le uova, che si ruppero tutte facendo un macello".
“E qual è la morale della storia?”,
chiese la maestra.
"Non mettete tutte le vostre uova in
un solo paniere".
"Ottimo”, disse la maestra.
Poi la piccola Lucy alzò una
mano e disse: "La nostra pure è una famiglia di contadini.
Ma noi alleviamo polli per il mercato della carne. Una volta
avevamo dodici uova, ma solo dieci diedero dei pulcini e la morale
di questa storia è che non bisogna contare i pulcini prima
della schiusa".
"Questa è una bella storia,
Lucy”, disse la maestra. E poi, oh no!, ecco anche il piccolo
Johnny con la mano alzata.
"Johnny, hai una storia da raccontarci?”
"Sì, signora. Mio padre mi raccontò
questa storia riguardo a mia zia Carol. La zia Carol durante l'operazione
Desert Storm era un ingegnere aeronautico e il suo aereo
fu colpito. Fu dunque costretta a saltare in territorio nemico
e tutto quello che aveva era una bottiglia di whisky, un fucile
mitragliatore e un machete. Bevve il whisky mentre scendeva per
essere sicura che non la bottiglia non si rompesse e infine atterrò
in mezzo a 100 soldati nemici. Ne uccise settanta col mitragliatore,
finché non finì le munizioni, poi ne uccise altri venti
col machete finché si ruppe la lama e infine uccise gli ultimi
dieci a mani nude".
"Santo Cielo", disse la maestra inorridita,
"che genere di morale ti disse, tuo padre, partendo da questa
orribile storia?”
"Don't fuck with Aunt Caro when she‚s
been drinking” (Non dare fastidio alla zia Carol quando è
ubriaca).
Ogni limite ha una pazienza
Ieri il Corriere della Sera
dedicava l'intera pagina 17 alle inchieste della magistratura
palermitana sui presunti <<messaggi in codice>>
lanciati ai politici da Salvatore Riina e dall'ala irriducibile
di Cosa Nostra.
Nell'articolo, firmato Giovanni
Bianconi, partendo da alcune frasi estrapolate dalle lettere
di Riina (citazioni sul Milan e la Formula Uno) e Bagarella
(<<Io voto le Piramidi e la Cappella Sistina>>),
si afferma che, collegando quelle frasi <<con gli attentati
di Roma, Milano e Firenze>>, il tutto diventa <<inquietante>>
. Insomma, per dirla chiara, partendo da questa roba da peracottari,
di nuovo si cerca di tirare in ballo,
su questioni di mafia, Berlusconi e Forza Italia.
Oggi su "Il Giornale" nella
rubrica Microscopio, all'articolo del Corriere
risponde Enrico Silvestri, con un trafiletto, questo:
Il <<Corriere>>,
le lettere di Rina e quella gag da film di Totò.
"Totò Riina scrive.
Torrenziale, alluvionale. Disserta di tutto un po', con
la spiccata predilezione per lo sport, calcio e motori in particolare. Ma
guai a pensare si tratti di un semplice grafomane. Come
ci ha informato il Corriere della sera, il capo supremo
della mafia scrive di fare il tifo per il Milan, ma in realtà
allude alla sua simpatia per Berlusconi, dice di amare la Formula
Uno, ma basta usare l'acronimo F1, per scoprire che la
sua devozione va tutta a Fi, cioè Forza Italia. SEmbra
proprio di tornare alle immagini in bianco e nero dei <<Due
marescialli>>, film diretto nel '61 da Sergio Corbucci.
Settembre '43, imprecisato paesino del centro Italia, Totò
ruba la divisa da maresciallo a Vittorio De Sica, poi però
è costretto ad assumere il comando della stazione e collaborare
con i tedeschi. L'ufficiale della Wermarcht lo mette
in guardia contro i messaggi in codice del <<sabotatori>>
e gli fa leggere un telegramma <<Riempi il materasso di
paglia e batti. Arriverò con il treno delle 7>>. Spiegazione:
paglia-batti uguale Battipaglia e il 7 è il giorno dell'attentato
al treno. Ecco dunque Totò, debitamente ammaestrato, leggere
una lettera destinata al farmacista. <<Egr dott..... questa
lettera mi sa di abbrucicaticcio. Abbiamo ricevuto la Vs. Ah. ecco
VS!>> la <<vostra gradita>>? Nemmeno per sogno
si tratta di volantini sovversivi stampati dal farmacista.
<<... la VS spedita il CM. Ci risiamo!>>. <<Corrente
mese>>?, niente da fare, per Totò si tratta
di cannoni e mitragliatrici. Ormai non ci sono più dubbi e
la lettura si fa sempre più incalzante <<...e inoltre speriamo
di spedirvi la merce il giorno 18 e il giorno 20 PPVV>>. Prossimi
venturi? Ma nemmeno per sogno, Totò esplode <<Ma credete
che siamo tutti fessi qui? Questi sono pistole, proiettili e V2. E io
censuro, censuro, sono un censore autorizzato, autorizzato dalla Wermarcht>>."
SCRIPTA VOLANT – IL COCCOLONE
Dall’archivio di Ale
Tap, sorprendente ritratto di un Follini per nulla democristiano:
un liberale anti-buttiglione, divorzista, quasi-abortista
e, penzaunpò, persino nemico giurato del sistema elettorale
proporzionale. Irriconoscibile davvero quel neo-segretario
del giugno 2001, a confronto con l’odierno democristianissimo
Follini che in queste ore sta minacciando, sul serio, un ribaltone
neocentrista per rifare la DC con Letta e Rutelli, a meno che
il Berlusca non gli conceda il ritorno al proporzionale (“passaggio
obbligato, perché, come mi spiegò un giorno Andreotti,la
proporzionale è come la pressione bassa: magari dà
il mal di testa, ma salva dal coccolone…”) e una poltrona più
lauta per Bottiglione. Sarà la stessa persona?
Chiamate l’esorcista!
Follini, il cattolico liberale che
presiede il Ccd sfidando la base
Roma. Marco Follini ha
iniziato la sua esperienza di presidente del Ccd, dopo
le dimissioni di Pierferdinando Casini, con un discorso dai
toni netti, per nulla accattivanti nei confronti del partito gemellato,
il Cdu di Rocco Buttiglione, e di parte del suo stesso partito.
Anzi, in molti passaggi, il neopresidente è parso quasi
forzare la discussione: ha ridicolizzato la democristianissima
denominazione elettorale del Biancofiore (definita “antidiluviana,
caricaturale e improbabile”) e anche ha rivendicato una posizione
divorzista: “Nel ’74 non votai perché non avevo l’età,
ma avrei votato perché il divorzio restasse legge dello Stato”.
Luca Volonté, del Cdu,
neo eletto presidente del gruppo parlamentare alla Camera,
ha commentato così: “Gelo in sala alle parole di Follini”.
Nella storia della diaspora
post democristiana lo stile di Follini appare rinnovatore.
Certamente il suo Ccd e il Cdu di Bottiglione continuano a
essere impegnati in un progetto di unificazione, però questo
processo, anche dopo le premesse messe con forza sul tavolo
dal neo presidente del partito della Vela, passerà attraverso
momenti di confronto politico un po’ più impegnativo
del previsto. […]
“Voglio portare i democristiani
e la loro cultura politica al 21° secolo; noi rischiamo
di dire cose verissime,ma che non contengono in sé
un’oncia di futuro”, questa è l’ispirazione centrale
cui si è aggiunta una postilla, la polemica contro la
volontà di Buttiglione di rimettere mano alla legge sull’aborto:
“Non favoriremo mai nessun progetto di rivincita postuma
di Luigi Gedda contro Alcide De Gasperi”.
Convinto che nella storia d’Italia
i veri guai, i veri arretramenti si sono avuti solo nelle
occasioni in cui il pensiero liberale ha divorziato dalla
cultura cattolica (l’unificazione del paese, la nascita del fascismo
e la stessa battaglia contro il divorzio), Follini non ha cercato
mediazioni o eufemismi, anche a costo di infrangere qualche
tabù.
Pur cosciente di essere in minoranza
(la sua mozione fu nettamente sconfitta al congresso
di Fiuggi del Ccd), il neopresidente ha ribadito anche la vocazione
per il maggioritario. Una posizione coraggiosa perché il
ritorno, in qualche forma, ai criteri del proporzionale è tuttora
il più potente collante che unifica la grande parte
delle anime post democristiane”.
(Il Foglio, 28 giugno 2001)
SARTORIANA
(Dall’intervista di Claudio Sabetti Fiorelli
a Giovanni Sartori. “Magazine” del Corriere della Sera,
in edicola)
<<... c’era anche il delizioso Pecoraro
Scanio. Una volta di più mi sono convinto che io il mio
voto non glielo darò mai>>
<<...Uno dei miei bersagli
preferiti è stato Marco Pannella. Un grande esibizionista,
con l’Ego sempre in erezione. Avrebbe fatto bene al
circo. Con quei finti scioperi della sete>>
<<...I sessantottini
falliti sono diventati radicali e verdi. Quelli in
gamba sono diventati direttori di giornali, grandi scrittori>>
<<...Il Cavaliere sa
vincere ma non sa perdere. A meno che non abbia mille
vite, come i gatti>>
<<...Sofri? Secondo
me la sua forza è stare in prigione... non vuole
chiedere la grazia. In prigione fa quello che vuole, è
trattato con i guanti bianchi, scrive quando vuole quello
che vuole. guadagna un sacco di soldi e vive gratis. Mi pare
una situazione accettabile>>
LETTERE AI GIORNALI
C’è un atteggiamento
insieme facile, diffuso e stupido. È l’ironia
di chi affetta disincanto e spirito critico nel momento
stesso in cui mostra d’essere impermeabile alla logica
e ai dati di fatto.
In questi giorni è
stata ventilata la possibilità di variare le tariffe
elettriche in funzione dell’orario e del giorno, come
già avviene in Francia: si tratta di far pagare di meno
l’energia nelle ore serali e ovviamente nei giorni festivi.
Un provvedimento opinabile, certo. Ma immediatamente una
signora ha scritto una lettera al Corriere della Sera (che s’è
premurato di pubblicarla) in cui irride alla quantità di risparmio,
per i consumatori; fa del sarcasmo sull’invito sostanziale a
lavorare in giorni ed ore di solito di riposo e conclude infine che
il risparmio ottenuto stirando la biancheria di sera è annullato
dalla necessità di tenere accesa la luce elettrica. Con questo
s’è procurato sei righe di giornale e ha detto il fatto suo all’Enel.
In realtà, se il
risparmio è insignificante, nessuno è obbligato
ad approfittarne; poi, se fosse senza importanza, sia per
l’utente che per l’ente fornitore, non si affronterebbe la spesa
della modifica: che invece l’Enel desidera per evitare i picchi
di consumo che potrebbero tradursi in interruzioni di corrente;
infine la signora non comprende la differenza d’assorbimento
fra un ferro da stiro (1.500W) ed una lampadina (60W) e la finalità
del provvedimento.
Un’esplosione di commenti
del genere è stata anche provocata dal Ponte
sullo Stretto di Messina. Un progetto non a caso osteggiato
da un politico acuto e lungimirante come Claudio Fava. Si
sono udite affermazioni interessanti: “Io non ne ho mai sentito
la mancanza”, dice uno che magari vive a Treviso. “Con quegli
stessi soldi si potevano nutrire (per quanto tempo?) migliaia
di bambini affamati”. Ma col pedaggio come si sarebbe messa?
“Quella lì è una zona sismica!”, fa notare un altro,
intendendo con questo che i progettisti non hanno mai sentito
parlare del terremoto del 1908. “E che ne sarà di coloro
che lavorano sui traghetti?”, si chiede virtuosamente un altro.
Senza pensare che, se si seguisse questa preoccupazione, dovremmo
distruggere i telai meccanici, come tentò di fare a suo tempo
Ned Ludd. E senza pensare che la costruzione e la manutenzione del
Ponte richiederanno l’opera di migliaia e migliaia di persone. “E poi,
che mi dite dell’impatto ambientale?”, si preoccupano gli esteti
che magari sono reduci da un viaggio a San Francisco per vedere il
Golden Gate. “Con quei soldi, rincarano altri, si potrebbe finanziare
l’Università, aumentare le pensioni minime, rilanciare la
Ricerca, risanare
la Previdenza, ammodernare la Forze Armate”, risolvere in un sol
colpo tutti i problemi d’Italia. Dimenticando che qualcuno ha già
speso quel denaro per i bambini affamati, lo si spende di nuovo,
per rilanciare le Ferrovie, risanare la Sanità e mille altre
cose tutte, ovviamente, più opportune del Ponte. Soprattutto
per chi abita a Cuneo o Macerata. Poco importa che quella somma
sia per la maggior parte prevista come investimento di privati
che sperano un profitto. E poco importa che i turchi abbiamo già
gettato due ponti sul Bosforo e i greci uno sul golfo di Corinto,
fra Andirio e Patrasso, da inaugurare a giorni. Inoltre, le persone
che hanno queste virtuose preoccupazioni economiche sono in generale
le stesse che, con la dissennata scelta antinucleare, hanno provocato
alla comunità la perdita di quelle migliaia di miliardi di
lire che costò la Centrale di Montalto di Castro, mai entrata
in funzione. Ma sono argomenti risibili, questi, di fronte al sostegno
pensoso e coraggioso di un politico come Claudio Fava.
Ogni argomento è
buono, per questo sport immortale come l’insipienza.
Si prendono in giro gli aumenti salariali per il loro misero
importo, dimenticando che, quando sono disposti a favore
di un grande numero di beneficiari (per esempio, il personale
della Scuola) essi rappresentano per lo Stato un peso enorme.
E invece, che cosa scrive la gente, ai giornali? Più o
meno questo: “Ecco, ora ho sessanta euro in più. Finalmente
potrò comprarmi la Rolls Royce dei miei sogni”. Quasi che
un aumento salariale dovesse corrispondere a trasformare un lavoratore
in un miliardario. Al punto che si ha voglia di rispondere: “Hai
ragione, troppo poco. Allora a te niente. Aspetta il prossimo aumento”.
Qualcuno ha definito
“benaltrismo” l’atteggiamento di chi, dinanzi ad un problema,
dice che altri – anzi, ben altri - sono i problemi importanti.
Un atteggiamento idiota. Se piove e cerco un ombrello, è
inutile dirmi che il problema è ben altro e cioè
che siamo mortali. Anche se è vero e tristissimo, non
vedo perché dovrei morire bagnato.
La stupidità di
questi atteggiamenti è trasparente e tuttavia
la tentazione di far la figura del superiore, del moralizzatore,
del “benaltrista” è irresistibile. Oltre tutto, lo
stupido parla ad un oceano di suoi simili ed ha ragionevoli
speranze d’ottenere l’applauso.
Giannipardo@libero.it
SULLE MOGLI (seguirà: SUI MARITI)
Mia moglie ed io conosciamo il segreto
per far durare il matrimonio. Due volte a settimana andiamo
in un ristorante carino, beviamo del buon vino, buon cibo
e ci godiamo la compagnia. lei va il martedì e io
il venerdì.
Dormiamo in letti separati:
il mio è in Lombardia e il suo in Liguria
Porto mia moglie ovunque,
ma lei riesce sempre a trovare la via del ritorno
Ho chiesto a mia moglie
dove voleva andare per l'anniversario. "in qualche
posto dove non vado da molto tempo" ha risposto. Così
le ho suggerito di andare in cucina.
Ci teniamo sempre per
mano. Se la lascio andare comincia a spendere.
Mia moglie ha detto che
l'auto non andava bene perché c'era troppa acqua
nel carburatore. Le ho chiesto dov'era l'auto e mi
ha risposto "nel lago..."
Mia moglie fa una nuova
dieta: cocco e banane. Non ha perso peso, ma
ragazzi come si arrampica sugli alberi!!!
Ha fatto una maschera
al fango ed è stata bellissima per due giorni.
Poi ha tolto il fango.
Ha inseguito il camion
della nettezza urbana gridando "sono in ritardo per
l'immondizia?" e l'autista ha risposto "no,
salta dentro"
Ricorda sempre... il
matrimonio è la prima causa di divorzio
Non ho parlato a mia
moglie per 18 mesi. non osavo interromperla !!! Giusto?
L'ultimo litigio è stato per causa mia. mia moglie
ha chiesto "cosa c'è sulla tele?", ho risposto
"la polvere!"
All'inizio Dio creò
la terra e si riposò. poi creò l'uomo
e si riposò poi creò la donna e da allora né
Dio né l'uomo hanno più riposato.
G.P. 07.07.2004
Douce France!
(Inizia
con questo articolo la collaborazione di Deborah Fait a Capperi!)
Sono quattro anni che la citta' israeliana
di Sderot, nel deserto del Neghev, viene presa di mira
dai missili Qassam dei palestinesi e nessuno se n'e' accorto,
forse distratto e confuso da tutti gli attentati mortali che
avvenivano in altre citta' israeliane. Sderot, come Kiriat Shmona
al nord, bombardata da decenni dagli hezbollah e prima ancora
aggredita da bande palestinesi fino al 1982 quando Israele entro'
in Libano, passera' alla storia come la citta' israeliana piu'
a lungo attaccata da missili. Quotidianamente per quattro anni.
Fino a pochi giorni fa i bombardamenti hanno procurato
solo feriti, danni alle cose e persone ricoverate in stato di chock.
Per il quartier generale del Mukata poca roba e poca soddisfazione.
Fino a pochi giorni fa quando gli uomini di Arafat, a forza di provare,
hanno migliorato la mira e hanno colpito un asilo e hanno ammazzato
un bambino di quattro anni trovato cadavere, stretto tra le
braccia della mamma gravemente ferita.
Proprio in questa
tragica occasione, e per l'ennesima volta,
tutti abbiamo potuto notare sgomenti la meschinita'
della Francia, paese molto legato affettivamente ai
terroristi arabi da cui non riesce proprio a staccarsi perche',
si sa, l'amore e' un sentimento molto forte e spesso duraturo.
La Francia, mentre
Sderot piange la sua piccola vittima la cui madre e'
ancora in coma, manda il suo Ministro degli Esteri,
signor
Barnier, in visita di cortesia e di affettuosa
amicizia da Arafat, il mandante di tutto il terrorismo
che ha colpito Israele...e l'Europa dal 1968 in poi.
Abbiamo dovuto vedere, disgustati, un Barnier che, sorridendo
compiaciuto e forse anche un po' commosso da tanto onore,
stringeva la mano del dittatore e lo abbiamo dovuto ascoltare,
sempre piu' schifati, mentre concionava fuori dal Mukata che
"Israele deve smetterla di costruire insediamenti e di dedicarsi
agli omicidi mirati". Faccia di bronzo Barnier non ha detto
nemmeno una parola sul bambino appena ammazzato dalle bande del
suo ospite in divisa militare, nemmeno una parola sulle mille vittime
israeliane. Come da copione. Non e' cambiato niente in quel di
Francia: stesso amore, stesso rispetto da consigliori, stessa
complicita' .
Il signor Barnier
ha ricevuto in cambio da Arafat un bel vaffa accompagnato
dal rifiuto di fare le tanto sbandierate ( dall'Europa)
riforme e di far cessare il terrorismo, pardon...la resistenza
palestinese.
Vengo spesso accusata
di essere antieuropea, anzi di odiare l'Europa, niente
di piu' falso. Come si fa a odiare un'Unione che striscia
nella scia dei dittatori? Come si fa a odiare un'Unione Europea
che non perde mai l'occasione di sbagliare ! Come si puo'
odiare chi rifiuta la realta' ma sguazza nel "volemose tanto bene,
amore mio...Osama, Arafat, Saddam" ? Si possono odiare
i palestinazi e loro complici ma non i governi europei cosi' debolucci
e tremebondi. A volte fanno persino tenerezza. In questi giorni
ricordiamo Entebbe e l'operazione Yonathan , chiamata cosi' in
onore di Yoni Netaniahu , comandante dell'unita' speciale israeliana,
colpito a morte durante i combattimenti contro le guardie
di Amin Dada.
Il 27 giugno 1976 terroristi palestinesi
(FPLP), con la complicità di terroristi tedeschi (Baader-Meinhof),
dirottano verso Entebbe (Uganda) un aereo della compagnia
francese Air France con 248 passeggeri a bordo, in volo da
Tel Aviv a Parigi. Durante uno scalo a Bengasi (Libia) i passeggeri
vengono divisi tra ebrei e non ebrei e i non ebrei vengono
fatti scendere e liberati. A bordo rimangono dunque un centinaio
di passeggeri, tutti ebrei ma non tutti israeliani, oltre ai
membri dell' equipaggio francese.
Prego
chi legge di fare attenzione a questo importante particolare:
i passeggeri ebrei vengono divisi dai "gentili" e trattenuti
per essere ammazzati , indipendentemente dal loro paese
di provenienza. E' bastato essere ebrei, non israeliani.
Questo ricorda qualcosa? Che sia un caso che neonazipalestinesi
si siano uniti nell'operazione a neonazitedeschi?
Un' unita' speciale
arriva direttamente da Israele, comandata appunto
da Yonatan Netaniahu, eroe di Israele. Conoscono bene l'aeroporto
di Entebbe perche' lo aveva costruito proprio Israele
quando Idi Amin Dada era ancora un cannibale non interessatto
alla carne ebraica. Le guardie di Amin vengono colte di
sorpresa, liberati tutti gli ostaggi tranne tre che cadono nel
tiro incrociato, e uccisi tutti i terroristi. Ucciso
anche Yonatan, aveva 30 anni . Grandissima operazione
destinata pero' a suscitare lo sdegno di tutto il mondo. Si,
avete letto bene, sdegno per la "violazione " israeliana .
L'Unita' parla di
"cinico atto di aggressione" , l'Avvenire accusa
Israele "di non voler venire a patti".
La Francia si mette
a capo della poltica europea sempre piu' antiisraeliana
e filoaraba. Nel 1979 la nostra cara Francia
mette a disposizione di Saddam Hussein un piccolo cadeau
di 80 chili di uranio arricchito per completare il famoso
reattore nucleare iracheno. Saddam Hussein minaccia
apertamente Israele senza che le coscienze europee ne siano
minimamente disturbate. Il 7 giugno 1981 aerei israeliani,
uno dei quali era pilotato da Ilan Ramon (morto nello spazio
il 16 dicembre del 2003 ), bombardano il reattore in fase
di ultimazione, con un'operazione perfetta della durata di un
minuto e venti secondi. 1.100 chilometri di viaggio, all'alba
di una domenica mattina, giorno di festa per gli scienziati francesi
della Centrale quindi la certezza di non fare vittime, poco
piu' di un minuto di operazione e Israele salva il mondo. Solo
che quello stesso mondo, accecato dai soldi e dall'odio e dalla
paura della reazione del dittatore, non apprezza per niente e
insorge contro Israele.
Tutti i media europei
e asiatici si lanciano in accuse diffamanti e tremende,
la Francia si strappa i capelli per l'umiliazione sofferta
dal suo cocco di mamma. Solo il New York Times scrive, come
riporta Fausto Coen nel libro "Israele 40 anni di storia":
" Israele ha fatto due enormi favori al mondo. Ha impedito
ad un dittatore sanguinario di fare uso del terrore atomico
e ha consentito al resto del mondo di tuffarsi in un'orgia di
ipocrisia".
Si possono odiare
gli ipocriti? Certo che no ..si disprezzano e fanno
pena. Come fa pena il bravo signor Barnier che, pur se chiaramente
imbarazzato dal vaffa del suo amico Arafat, continua
imperterrito e senza vergogna la radizione del suo Paese
di dimostrare grande amore e rispetto ai terroristi arabi,
soprattutto a quelli che piu' odiano Israele.
Pare che 30.000
ebrei siano pronti a lasciare la Douce France!
Deborah Fait, www.informazionecorretta.com
ANSA: NOTO LEADER PACIFISTA SOSPENDE
LE ELEZIONI
MO: AL-FATAH,SI
RAFFORZA CORRENTE RIFORMISTA LEGATA A DAHLAN YASSER
ARAFAT IN DIFFICOLTA' SOSPENDE ELEZIONI INTERNE A GAZA(ANSA)
- RAMALLAH (CISGIORDANIA), 6 LUGLIO:
Si rafforza nel
principale movimento politico palestinese 'Al-Fatah'
la corrente riformista legata all' ex ministro per la
sicurezza interna, Mohammed Dahlan, un oppositore del presidente
Yasser Arafat.
Fonti giornalistiche
hanno riferito che le elezioni interne al movimento
politico, in corso dalla fine di maggio in vari distretti
dei Territori, hanno visto il successo dei riformisti che
chiedono in particolare un immediato ricambio generazionale
ai vertici di Al-Fatah. Successo ancora piu' marcato nella Striscia
di Gaza, considerata una roccaforte di Dahlan.
Le fonti hanno aggiunto
che Arafat, di fronte alla valanga di voti ottenuta
dai riformisti, ha deciso di congelare il processo elettorale
e non ha ancora indicato quando potra' riprendere.
Dahlan, un tempo
molto vicino ad Arafat, sostiene l'urgenza di rinnovare
gli organismi direttivi di Al-Fatah, eletti 16 anni fa,
e chiede di limitare i poteri esecutivi della presidenza palestinese.
(ANSA).
Massima del giorno
Introdurre il sentimento in un ragionamento
è come giudicare i medicinali dal valore estetico
della scatola che li contiene.
G.P.
MOLLICHINE
La
Camera ha approvato la riforma della giustizia. Prima
si diceva: La giustizia non funziona. Ora invece si dirà:
la giustizia non funziona.
Darfur. Il ministro degli Esteri
sudanese ha detto che nella regione c'è un problema,
sulla cui gravità si è esagerato. Insomma, i morti
un giorno risusciteranno.
Per Saddam Hussein si parla di
pena di morte. Ne sarà indignato. Per quanto lo riguarda,
lui è stato sempre notoriamente contro.
Differiti a ottobre gli sfratti.
"Ma non è una proroga" dice il viceministro Martinat.
Così come un'università non è un
ateneo e un nosocomio non è un ospedale.
"È Bush il vero criminale", ha detto Saddam.
Deve solo farsi crescere i baffi.
"Sono io il presidente dell'Iraq", ha anche detto.
E infatti: per che cosa crede che lo processino?
Saddam avrebbe saputo del massacro
dei curdi dal giornale. Ecco che avviene, quando si lascia
troppa libertà ai propri collaboratori.
Il presidente francese sul caso
Battisti: "E‚ un dovere estradare chi ha commesso reati
di sangue". Precisazione: questo Presidente non si
chiama Mitterrand.
L'Udc boccia i vertici Rai: "Gestione
imbarazzante". Imbarazzante che lo dica un partito
di governo.
Giannipardo@libero.it
LE "IDEE” DEL TERZO MILLENNIO
Nella lotta politica non
ci sono più idee, constatava sconsolato qualcuno.
Frase abbastanza plausibile ma cui si deve subito rispondere
che non è colpa dei politici, se le cose stanno così.
Innanzi tutto, lo stesso concetto per cui la lotta politica dovrebbe
avere alla base delle idee è opinabile. Per secoli, i contrasti,
in campo nazionale ed internazionale, hanno avuto come posta
il potere e basta. Ancora durante la Prima Guerra Mondiale non
è che l'Austria e la Francia avessero consistenti differenze
ideologiche: avevano la stessa religione, lo stesso tipo d'economia,
la stessa mentalità. Invece, è con la Seconda Guerra
Mondiale che lideologia fa il suo ingresso nella politica. La lotta
fra Russia e Germania è anche la lotta fra il comunismo e il
nazismo, quella fra Germania e gli Alleati è anche la lotta
tra la dittatura ideologica e la democrazia liberale.
In questo modo, soprattutto in
Italia e in Francia, le ideologie sono entrate a far parte
della politica nazionale e per molti decenni, essendo stato
sconfitto il nazismo senza lasciare eredi, la lotta è stata
tra le due ideologie uscite vincitrici: il comunismo e il liberalismo.
Se possibile cristiano. Per questo si poteva avere la sensazione
che la politica fosse anche una lotta d'idee. Infatti, per essere
liberali era necessario impugnare una bandiera ed essere pronti
a combattere, mentre per essere comunisti bisognava essere idealmente
pronti alla rivoluzione, a compiere il destino dell'umanità
con la conquista del potere da parte dell'ultima classe sociale. Una
lotta epica.
Caduto il comunismo, e giunti
all'impensabile assurdo della Polonia nella Nato, con una
Russia democratica e amica degli Stati Uniti, parlare di rivoluzione
comunista non ha più senso. In questa speranza infatti
si sono trincerati solo gruppuscoli che possono strepitare ma
non hanno né forza politica né prospettive. Il comunismo
è veramente morto. Esso ha avuto la sua occasione storica
per settant'anni ed ha lasciato solo macerie.
Oggi siamo in presenza di una
sorta di generale omologazione. Tutto il mondo sviluppato
è per la libertà, per la democrazia e in larga misura
per il liberismo economico. In una parola, per la pacifica,
borghese prosperità economica. Una prosperità
che fa aggio sul comandamento di Dio, sul trionfo del proletariato
e su qualunque altra cosa.
In queste condizioni, i partiti,
non più separati da un serio solco ideologico, neanche
quello della religione, si sono ridotti a litigare sui particolari
dell'attuazione di un programma da filistei. Non si discute
più dei fondamenti della società ma dell'età
della pensione. Ecco perché sia i partiti che gli uomini politici
sembrano così miseri e provinciali. L'opposizione, per
reclamare legittimamente la caduta del governo, è obbligata
a rendersi ridicola denunciandone continuamente le azioni come
immani malefatte che porteranno al disastro il paese; la maggioranza
dal suo lato è costretta a rendersi ridicola vantando come
vittorie epocali modesti risultati di normale amministrazione. Il risultato
è la sensazione d'una devastante mancanza d'idee.
Ma forse non bisognerebbe lamentarsi.
Quando si litiga su questioni secondarie significa che
i bisogni primari sono stati soddisfatti.
Giannipardo@libero.it
DOVE DI PIU'?
Stavolta parliamo di Parma,
le sue strade, le sue piazze, la sua gente, un poco di
Maria Luigia, una spolverata di Farnese, una fetta di culatello,
una strofa di di Attilio Bertolucci, due "anolini"
in brodo, il pesto di cavallo con l'aglio, la malvasia dei colli,
l'Antea del Parmigianino,
il carrello del bolliti, Bubi e Tamara, la musica
di Verdi, le biciclette, una suonata di Toscanini, l'Oltretorrente,
un mese dell'Antelami, l'Angiolino del Duomo, l'alfabeto
di Bodoni e... le donne.
Si, stavolta parliamo di Parma,
cioè di donne. C'è un filo rosa che lega la
storia di Parma alle donne.
Ecco, donne costrette a matrimoni
combinati o al chiostro, donne rifiutate o condivise,
eccole trasformarsi in diplomatiche, mecenati, duchesse, regine,
poetesse.
Donne, con le loro belle facce,
il petto abbondante, i fianchi torniti, donne che, sfidando
il tempo e la storia, hanno saputo, senza uscire dalla
posizione loro assegnata dal tempo e dalla storia, dare una propria
impronta. E che impronta! Eccole, in modo disordinato.
Ecco Margherita d'Austria, la
Madama di palazzo Madama, che, con entusiasmo e tenace
caparbietà, salva, facendo valere i suoi titoli di
bastarda imperiale, il Ducato appena nato e già in pericolo.
Ecco Luisa Elisabetta di Borbone,
figlia di Luigi XV, sublime artefice della rinascita
di Parma, trasformata da decadente cittadina di provincia
nell'Atene d'Italia.
Ecco Elisabetta Farnese, al
primo impatto "ragazza burro e formaggio", poi regina,
moglie del Re di Spagna Filippo V, che governò, si racconta,
al posto del marito.
E poi ancora, ancora, ancora
donne.
Donne come la badessa Giovanna
da Piacenza e Paola Gonzaga, nelle segrete camere
dipinte dal Correggio e dal Parmigianino. E poi, Maria
Luigia d'Austria, figlia dell'Imperatore, moglie di Napoleone,
ma soprattutto inquieta ed amata duchessa dei parmigiani: mito,
storia e una violetta.
E ancora, eccole le donne dei
borghi, richiamate nella mistica poesia di pietra dell'Antelami,
come negli squillanti, solari, vertiginosi inni del Correggio.
E poi, le donne qui sono anche le <<rezdore>>,
donne - madri, sorelle, mogli, amanti - dal cuore caldo e
mani forti a tirar la sfoglia per gli "anolini". E gli
"anolini", circolarmente, ci riportano, tra colpi di
gomito dei commessali, alla donna, al sesso della donna. L'"anolino"
che, se a bollire nel brodo, e a dispetto, si apre, diventa,
nel dialetto dell'Oltretorrente, la barbiza, la plosa,
la barbousa, la chitare'na, el bus da gat,
la perseghétta, la pota, la figa,
l'ortiga, la bartagna, la barnerda, la
flippa, la gnéza, la brugna, la gnòca,
la tana, la natura, la ponghén'na,
sorgarola, pasarén'na, baiana.
Parma: dove di più? Un
"anolino" in brodo e il sorriso di una donna.
"I miracoj ja fa i Sant e 'l ragasi sénsa mudant",
Donne della Parma di Stendhal,
la Sanseverina, Clelia Conti. Donne della Parma di Giacomo
Casanova o quelle di carta di Alberto Bevilacqua.
Donne raccontate da Cesare Zavattini o Attilio Bertolucci,
da Pietro Bianchi, Giovannino Guareschi e Latino Barilli e
Luigi Malerba, e la Claudia Cardinale de "La ragazza con la
valigia" e Romy Schneider de "La Califfa" e la Sandà di
"Novecento" e Paola Pitagora, Lidia Alfonsi, la Tebaldi.
Si, quella che qualcuno definisce
"parmigianità", parla non solo di cultura e gusti
raffinati, ma regala, per chi vuole accettarne il
dono, quell'abbondanza di amicizia che le donne, tutte le donne,
splendide nella loro ricercata eleganza aiutata da un soprappiù
di cultura e di briosa sensualità, hanno avuto per questa
città...
Dove di più?
(cp, 05.07.2004)
TRAMONTINO
Ieri, prima
rete RAI, fine serata dedicata a Giorgio
Almirante. Tra una canzonetta e un premiuccio, eccola,
nuda e cruda, l'iconografia perentoria delle virtù,
della forza e del carisma del leader che fu.
E se
da un lato si è trascurato il dettaglio (imbarazzante
quella statuetta impugnata, dal premiato di turno,
per il collo del povero Almirante), dall’altro pareva d’esser
tornati alla TV anni d'oro, con i politici a far
da passerella tra stagionati pugili, comici, donna
Assunta, cantanti e presentatrici a far da contorno.
Senza dubbi,
molto difficile televisivamente confezionare una serata
che più kich non si può.
Sarà
questo il tramontino che ci aspetta?
(cp. 04.07.2004)
IL PILASTRO E L’AQUILONE
Oggi è
il 228esimo compleanno della Dichiarazione
di Indipendenza americana. Li porta bene gli anni: è ancora
splendida in ogni sua parte, e massimamente nella geniale intuizione
del “diritto al perseguimento della felicità” (“non il
diritto a raggiungerla, non il diritto a riceverla da qualcuno, men
che meno dallo Stato”, come ha ottimamante chiosato Cinzia Caporale).
Da quella dichiarazione
sarebbe di lì a poco seguita la stessa Costituzione
che è ancora oggi in vigore (in Francia dopo la
Rivoluzione ne furono cambiate ben quattordici in meno di
90 anni!).
Anche quest’anno
happy birthday, America.
Frattanto, al
di qua della pozzangherona atlantica, i signori che
si stanno alambiccando su come farci digerire quel malloppone
inintelleggibile che vorrebbero spacciarci come “Costituzione
Europea” farebbero meglio a riflettere sul fatto che
“una Costituzione
è un modello, un pilastro, un vincolo, quando
è compresa, approvata e amata. Ma senza questa comprensione
e questo amore, potrebbe anche essere un aquilone o un
pallone che vola per aria” (John
Adams).