Archivio di luglio 2006
GLI HEZBOLLAH
FANNO UCCIDERE 37 BAMBINI
«Vinceremo
perché l'Occidente cerca la vita, noi la morte».
Con questa fede gli hezbollah hanno iniziato una guerra
che fa stragi come quella di Cana. Strage atroce perché
ha colpito dei deboli indifesi, usati come scudi umani. Strage
ingiusta perché oppone la ferrea legge della guerra alla
tenue legge della solidarietà. Strage vile perché
sfruttata per coprire una mostruosa verità: il disastro
che gli hezbollah hanno attirato su di sé, sul mondo
arabo-islamico con questa guerra follemente iniziata.
Credendo una volta di più alle
proprie parole - come il segretario della Lega araba
nel 1948, come Nasser nel 1967 - di aver distrutto «l'invincibile
esercito sionista»; credendo di avere di fronte
un Paese impaurito, diviso, incapace di sostenere perdite
fra i suoi soldati, che sopravvive solo grazie alle infusioni
di capitale americano; credendo come i nazisti di essere demandati
dal Padreterno alla missione di liberare l'umanità dal «bacillo»
ebraico corruttore dell'umanità, non hanno capito il significato
del movimento nazionale ebraico, il messaggio del sionismo:
e cioè che con la nascita di Israele la caccia gratuita
all'ebreo era finita.
In questa guerra
Israele si è sentito profondamente ferito. Nel
suo fisico, dal momento che nessun hezbollah si è preso
la briga di informare i suoi cittadini (come ha fatto l'aviazione
israeliana a Cana con i libanesi a cui ha chiesto di allontanarsi
da una zona di guerra da cui sono già partiti 1.300
missili). Al contrario ne ha promessi di più micidiali.
Se ci sono stati «solo» 330mila sfollati in Israele,
«solo» 56 morti, «solo» 500 feriti, la colpa
dovrebbe forse ricadere su Israele che ha provveduto, contrariamente
al Libano, a fornire alla sua popolazione adeguati rifugi
e protezione aerea contro i bombardamenti islamici?
Ma Israele in
questa guerra si sente ferito ancora più nella
sua dignità, in quanto solo membro della comunità
internazionale ad essere minacciato di morte; in quanto come
il solo Stato ad essere denunciato come privo del diritto
alla propria sovranità nazionale. Israele si sente ferito
infine nella sua atavica fede nella pace.
Ferito da una
opinione internazionale - non solo araba - che interpreta
ogni sua concessione territoriale come provocata dalla
paura; ogni sua proposta di negoziato come segno di debolezza
politica e invita azioni terroriste per impedire ogni
avvicinamento di posizioni con l'avversario, ogni tentativo
di creare un'atmosfera di coesistenza pacifica con i palestinesi.
È col dolore
di queste ferite che Israele oggi combatte. Lo fa
con più moderazione di qualunque Paese. Pensiamo cosa
succederebbe se i terroristi baschi lanciassero missili contro
la Francia per ottenere il distacco della Navarra dalla
Repubblica francese.
Oppure se una
banda di terroristi mascherati da combattenti per
la libertà che per conto di uno Stato terzo bombardasse
le sue città e inviasse i suoi uomini-bomba nelle
sue strade, nei suoi ristoranti, contro le sue scuole.
La tragedia di
Cana sta anche in questo: nel fatto che Israele ha
raggiunto il livello della esasperazione senza aver ancora
toccato quello della disperazione. Potrebbe però
arrivarci e con effetti spaventosi per i suoi avversari.
È forse per questo che gli hezbollah, Hamas, la
Siria e l'Iran chiedono a chiunque è disposto ad
ascoltarli una tregua che Israele non intende più dare.
(da Il Giornale)
Massima del giorno
Si nasce
conoscendo, come mondo di relazione, l'affetto sconfinato
della propria madre. Poi, dolorosamente, s'impara
il resto del mondo.
G.P.
MOLLICHINE
Sei morti
a Gaza. Secondo fonti palestinesi, "sarebbero tutti
giovani civili". Non essendoci un esercito, l'altra
ipotesi è che fossero maleducati.
Di Pietro:
"Non farò cadere il governo". Una volta, sposandosi,
si prometteva eterno amore. Ora si promette: "Non
ti ucciderò".
Napolitano:
"Potrei venire accusato di interventismo ma non mi
posso ridurre a inerte e silenzioso spettatore". Soprattutto
ora che non corro rischi.
Ahmadinejad:
"Chi semina vento raccoglie tempesta". Speriamo abbia
inchiodato bene le ante delle sue finestre.
D'Alema:
"Se sarà creata una forza di interposizione verranno
inviati militari italiani in Libano". Comandati dal generale
Diliberto.
"Nessuna
alternativa a questo governo", ha detto Prodi.
Après moi, le déluge.
Siniora ha
chiesto a Israele di "accettare i suoi vicini". I
quali, come bersaglio, l'hanno già accettata.
Al Zawahiri
ha parlato. E che ha detto? Le solite cose. La banalità
del male.
Di Pietro,
sull'indulto: "È stata svenduta la dignità".
Magari chiusa in una scatola da scarpe?
GLI HEZBOLLAH E DRESDA
Prima che
fosse chiamato "noble art", nel pugilato le
regole quasi non esistevano e la boxe era uno "sport"
quasi assassino. Se ad esse si è arrivati è
stato nell'interesse di tutti, degli sconfitti come dei
vincitori: perché massacrarsi quando, anche combattendo
correttamente, vince lo stesso il più forte?
Anche nella
guerra si è verificato qualcosa di simile, con
le varie Convenzioni di Ginevra. Se i belligeranti si
astengono da certi comportamenti è per evitare conseguenze
negative che per giunta non servono a far vincere il conflitto.
Si prenda ad esempio il trattamento della popolazione
civile del paese invaso: se fosse "lecito" uccidere tutti
gli abitanti di una città, si otterrebbe innanzi
tutto di rendere la resistenza di qualunque località
più accanita (vista la pessima prospettiva), e poi di vedere
uccisi tutti gli abitanti di una propria città, se le
sorti della guerra dovessero cambiare di segno.
Durante l'ultima
Guerra i capi nazisti hanno pensato che massacrando
la popolazione civile (atto inammissibile, dal punto
di vista bellico, ed oggi tuttavia correntissimo, da parte
dei terroristi) avrebbero fiaccato lo spirito di resistenza.
Per esempio degli inglesi di Coventry. Il risultato è
stato che lo spirito di resistenza si è rinforzato ("business
as usual") e che, al momento opportuno, si sono avute
vendette orribili e criminali come il bombardamento di
Dresda. A barbaro, barbaro e mezzo.
Gli Hezbollah credono che le regole
sono applicate solo dagli ingenui e dai deboli. Si
credono furbi, quando sparano razzi dalle case dei
villaggi o quando per un agguato si appostano in case private.
Effettivamente, un esercito civile ha degli scrupoli
e dunque gli è andata bene per un giorno o due. Ma sono
morti un paio di decine di militari israeliani e questo
potrebbe costare moltissimo ai terroristi: il nemico impara
molto velocemente, se si tratta della propria vita. Se ogni
casa può essere una trappola, ogni casa sarà distrutta
prima che ci si avvicini ad essa. Hezbollah ha fatto nascere
la volontà politica per questa tecnica. È notizia
di oggi che i capi sul terreno hanno chiesto (ed ottenuto) che tutte
le case ritenute capisaldi di Hezbollah siano preventivamente
distrutte dall'aviazione, prima che i soldati o gli stessi tank si
avvicinino. E chi stabilisce se una casa è da ritenere un caposaldo
Hezbollah? Gli stessi israeliani. Con le conseguenze del caso.
La "furbizia"
araba, aggravata dall'inesistente dovere d'essere
leali con gli infedeli, è una costante. In passato
nei territori occupati i terroristi hanno tentato
un paio di volte di usare le ambulanze per compiere i loro
attentati e il risultato è stato poi che qualche autentico
malato su una vera ambulanza è stato bloccato alla frontiera
ed è morto. Con grandi lai delle anime belle: ma il bugiardo
non può pretendere che gli si creda due volte.
A proposito
del conflitto del Libano ci sono da osservare fondamentalmente
due cose:
1)
Una guerra si vince quando i rifornimenti sono sufficienti (l'argent
fait la guerre): diversamente, anche dopo
che si arrivati ad Al Alamein, non rimane che tornare
indietro. Magari a piedi. I rifornimenti dalla Siria,
per gli Hezbollah, sono interrotti. Ogni razzo che lanciano
è un razzo in meno a loro disposizione.
2)
I metodi di guerra degli Hezbollah possono essere nuovi, brillanti,
perfino geniali, ma da che mondo è
mondo, dopo che s'è inventato un migliore
scudo s'inventa una migliore spada: è un'eterna
rincorsa. La risposta d'Israele sarà ogni giorno
meglio adeguata allo scontro, anche se questo dovesse significare
radere al suolo un intero villaggio prima di entrarvi,
se è da lì che partono i razzi verso Haifa.
E non si faranno neppure vittime, perché la popolazione fuggirà
via terrorizzata se vedrà partire un razzo.
Nelle scuole
musulmane si studia troppo il Corano e troppo poco
la storia. Gli Hezbollah che hanno scelto di violare le regole
è bene che ricordino Dresda: la civilissima Inghilterra
ha ucciso, prevalentemente bruciandoli vivi, più
civili e rifugiati a Dresda di quanti ne siano morti a Hiroshima.
Gianni Pardo
giannipardo@libero.it - 28 luglio 2006
LA GIOIA E LA MISERIA
Dopo l’ebbrezza
da patibolo, per giunta non pienamente soddisfatta
con il sangue di tutti i colpevoli, condannati ad un
breve periodo di lontananza dai loro affari calcistici,
chi resta indenne o quasi dall’annunciato e mai avvenuto
“Terrore calcistico”, si gode la gioia del pezzente.
Il pezzente
o miserabile, qualsivoglia chiamarlo, colui che
si contenta delle briciole che cadono dalla tavola del
padrone, ormai decaduto, ma in fondo sempre tale o
la iena che fiuta l’odore dei resti di un animale ormai
in decomposizione (il nostro Calcio) ed incurante del fetore,
dello schifo, della propria dignità festeggia, ma
non si sa cosa.
L’Inter
ha vinto lo scudetto della stagione 2005/2006, su decisione
della Federcalcio, ma soprattutto su sua espressa richiesta.
Moratti gode e gioisce per la sua prima vittoria, non
consacrata sul campo, dove fior di soldi, giocatori, allenatori,
si sono persi, fallendo tecnicamente e sportivamente i loro
obiettivi, ma ottenuta a tavolino, dove lo sforzo maggiore
è quello di far valere il proprio potere politico, economico,
il proprio nome, la propria parvenza di gente onesta.
…E qui torniamo indietro. Torniamo
a chi accusava ed a quando si accusava un certo Moggi
di avere potere e di aver vinto sempre in base a quel potere.
Una questione di potere, dunque anche lo scudetto dell’Inter,
che ricaccia il Calcio nel circolo vizioso in cui è
finito e sembra voler uscire.
Ma allora
Moggi non ha fatto nulla di male…
Abbiamo
parlato di parvenza di onestà, ma l’onestà
non può andare insieme a scrupoli, a compromessi,
a scheletri nell’armadio, a giustificazioni, a condanne,
a situazioni, sistemi e dirigenze. L’Inter è rimasta
coinvolta in uno dei tanti scandali calcistici, quello dei passaporti
falsi per favorire il tesseramento di giocatori come comunitari,
attivando particolari procedure da cui risultavano parentele
italiane per giocatori stranieri che non ne avevano.
Proprio
il mese scorso il campione di onestà Inter e chi
ha operato in questa vicenda, ovvero Oriali, responsabile
dell’area tecnica della squadra e l’attaccante uruguayano
Alvaro Recoba hanno patteggiato una pena di sei mesi ciascuno
comminata per ricettazione dal Tribunale di Udine. Tutto
è finito in un soffio. Erano annunciate anche in quel
caso pene esemplari, diventate poi semplici multe.
L’Inter
non può non avere scrupoli di coscienza, né
vantare immacolata presenza nel mondo del Calcio. L’Internazionale
S.p.a. è fuori da Calciopoli, fuori da Moggiopoli,
ma ben inserita nel “sistema”. Il “sistema” del calcio
scorretto che ha permesso brogli burocratici. Il “sistema”
del calcio amorale che comprava giocatori per fare soldi e marketing
e non per fare sport o ancora il “sistema” dei conti facili
da azzerati. La società di Moratti, grazie al decreto salvacalcio
ha potuto svalutare il valore legato alle prestazioni dei
suoi giocatori nel 2003, pari 319 milioni 394 mila euro, dividendolo
in dieci tranche per dieci anni. Nonostante tutto il patrimonio
netto dell’Inter ha comunque presentato un conto economico
in passivo di quasi 200 milioni.
Pronti via.
L’Inter ha sfruttato tutti gli stratagemmi del “sistema”.
Ha venduto il marchio alla controllata Inter Brand
a fine 2005, con una plusvalenza civilistica di circa
158 milioni. Il 9 giugno scorso ha dato in pegno il marchio
a Banca Antonveneta, in cambio di un prestito di 120 milioni
di euro. Anche per il club di Moratti l'operazione è
stata fatta per assorbire, senza abbattere il patrimonio,
buona parte degli oneri residui del salvacalcio. Tuttora 223,6
milioni di euro degli abbattimenti di cui sopra erano ancora
da ammortizzare al giugno 2005 e la situazione non è
bella.
La Co.Vi.Soc
non ha calcolato la vendita del marchio e non ha
neppure considerato le svalutazioni avvenute in precedenza
per abbattere il debito. Morale della favola, ci
si rivedrà nel 2007, quando l’UE busserà alla porta
e chiederà di appianare tutti i debiti.
Nel frattempo
l’Inter avrà uno scudetto in più e desidererà
che tutti quanti possano tornare nel grande giro, perché
tutti potranno fare i grandi giochi, appoggiati già
adesso con il sostegno dato a Galliani e Carraro.
Moratti
dice di essere felice per i tifosi. Spero non ci siano
tanti tifosi interisti così infettati dal sistema
dal tifare per la ghigliottina tagliatesta per poterne
bere il sangue. Io, da interista non sono fra quelli.
Angelo M. D'Addesio
GRAZIE ROMA
La conferenza
sul Libano si e' conclusa. Chiamiamola conferenza
sul Libano perche' non si e' parlato d'altro e perche',
a parte il governo fantoccio di Beirut, mancavano
gli attori della vicenda.
L'avevano
chiamata, con grande cinismo e ipocrisia, "Conferenza
di Pace".
Quale
pace? Il conflitto e' tra Hezbollah/Iran/Siria, attraverso
il Libano, contro Israele.
Dove
era Israele? Perche' non e' stato invitato? Perche'
il premier libanese Seniora aveva detto "o Israele o
io!" Perdiana, abbiamo proprio a che fare con
persone mature e intelligenti, vogliose di pace, di
dialogo, di stabilita'.
Perdiana,
un premier, o meglio un mezzo premier, che non vuole
incontrare il Paese con cui dovrebbe fare la pace. Livello
scuola materna ...araba.
Pace,
parola sempre piu' sconcia in bocca a certa gente ,
parola senza piu' significato, senza morale, visto
che, per le canaglie, pace significa solo accusare Israele,
parlare delle bombe di Israele, senza un minimo accenno
ai 3000 razzi katiuscha piovuti come un uragano sulle
citta' israeliane della Galilea.
Per le
canaglie Pace significa accusare l'aggredito e non
dire una parola contro l'aggressore.
La pseudo
conferenza di ieri si e' limitata a invitare i
"donatori" a preparare assegni sostanziosi per le
povere popolazioni libanesi ostaggi di criminali terroristi
appropriatisi di un'intero stato sovrano e ostaggi del governo
pagliaccio il cui premier pagliaccio ieri non ha saputo
far di meglio che accusare Israele di tutto quanto sta accadendo,
senza dire una parola contro i terroristi e senza spiegare
come mai il Libano e' caduto nelle mani di hezbollah.
Condy Rice ha guardato
per un momento Seniora, forse un po' sopresa, forse
un po' imbarazzata, gli altri lo hanno lasciato
dire senza un moto di orgoglio , senza un moto di verita',
senza il minimo tentativo di dare alla conferenza una parvenza
di serieta'.
Hanno
parlato di tutto i pagliacci di Roma, dei profughi
libanesi, dell'occupazione di Israele del Monte
Dov (fattorie Sheba) che il Libano reclama anche se
tutta la comunita' internazionale e' d'accordo nell'affermare
che non gli spetta.
Non hanno
pero' parlato dei coraggiosi guerriglieri del partito
di dio che si nascondono dietro le donne e i bambini
e dietro i Caschi Blu.
Non hanno
parlato dell'uragano di katiusche che precipita su
Israele ogni giorno, ne' dei 2 milioni di israeliani
nei rifugi, ne' dei 250.000 israeliani rimasti senza
casa perche' distrutta dai razzi, non hanno parlato
dei bambini costretti a stare sottoterra per aver salva la
vita, ne' di quelli morti o feriti.
Niente.
Hanno
parlato invece, TUTTI, delle bombe israeliane sui
civili libanesi, dei profughi libanesi e dei bambini
libanesi e hanno parlato dei 4 morti dell'UNIFIL
, bombardati, secondo Kofi Annan, intenzionalmente da
Israele.
Israele
ha chiesto scusa per l'errore e si e' detto sorpreso
dall'inconcepibile accusa del segretario dell'ONU.
Puo'
Israele aver colpito delibaratamente una postazione
ONU? Per cosa, per far scoppiare una crisi con le
Nazioni Unite? Non abbiamo gia' abbastanza problemi da
quella parte? Qui e' guerra e in guerra capita di fare errori.
Giorni fa e' stato colpito un elicottero israeliano dal
fuoco amico. E allora? Anche questo deliberatamente? Sono
errori che si possono commettere anche con bombe ad alta precisione
e gli USA ne sanno qualcosa. Chi e' costretto a fare la guerra
corre anche questo tipo di pericoli, di sbagliare e avere tutto
il mondo contro.
Pero'
pero' pero' se Kofi Annan ha accusato Israele di aver
colpito deliberatamente i caschi blu sa forse qualcosa
che noi non sappiamo? ha forse la coscienza sporca?
Beh,
quella dovrebbe averla comunque, ma....
....Hezbollah
sparava contro Israele esattamente dalla postazione
ONU e allora c'e' da chiedersi cosa ci facevano la'
gli osservatori? Perche' erano ancora la', cosa dovevano
osservare? Perche' c'era la bandiera' hezbollah vicino
alla bandiera dell'ONU?
Possibile
che gli osservatori ONU non si siano mai accorti
in 6 anni che hezbollah riempiva di armamenti i propri
depositi e che scavava chilometri di gallerie sotto i
loro piedi? Cribbio, tutti ciechi, sordi, soprattutto
muti??
Si, muti, mutissimi,
come quando nel 2001 assistettero al rapimento di
tre soldati israeliani restituiti poi a pezzetti in
cambio di migliaia di terroristi tutti interi. Non ricordo
di aver sentito scuse da parte di Kofi Annan e ci sono
voluti 10 mesi per riuscire ad ottenere il filmato comprovante
l'aiuto dato dai caschetti blu a hezbollah. Non mi pare di
aver sentito voci scandalizzate da parte dell'occidente,
ricordo ionvece i soliti bastardi dire che era tutta un'invenzione
sionista, anche dopo le prove.
Non si
e' sentita ieri a Roma una sola voce chiedere scusa
per non aver rispettarto la risoluzione 1559 che doveva
disarmare hezbollah e portare la pace almeno in quella
parte della regione. Nooo, Kofi Annan era molto serio, incazzatisssimo
con Israele per aver colpito una postazione hezbollah...oooops...
pardon...una postazione ONU!
Hanno
parlato di soldi e i tre intelligentoni D'Alema, Chirac
e Annan e hanno chiesto "tregua subito" . Ma che
bravi! E poi? Poi si lascia tempo a hezbollah di riorganizzarsi
per ricominciare. Semplice!
Gli amici
servono a questo e hezbollah lo sa.
C'e'
da aver paura a pensare che parte del mondo e' nelle
mani di simili figuri.
Israele
ancora una volta e' solo contro il mondo intero. Combatte
da solo, si difende da solo, vede morire i proprio
ragazzi per colpa dell'inettitudine, vigliaccheria,
tremori di culo dei Grandi del mondo, quelli che ieri
si sono riuniti a Roma per far spendere soldi ai contribuenti
italiani.
Si, Israele
e' solo ma e' abituato a questo stato di cose, e'
abituato all'odio del mondo ed e' forte.
Il nanerottolo
nazista iraniano vuole spazzarci via ma dovrebbe
ricordare che un altro nanerottolo aveva tentato di
farlo.
Oggi
quel nanerottolo e' solo un malefico ricordo, Israele
invece e' qui, minuscolo in confronto a chi lo circonda
urlando di volerlo eliminare, coraggioso da togliere il
fiato, forte del suo esercito fatto di ragazzi dalla faccia
pulita cosi' diversi dalle orde di fanatici che ci circondano.
Se lo
ricordi il nanerottolo nazista iraniano, Israele e'
qui, per sempre.
E si
ricordi una cosa importante: Israele non si tocca!
Deborah Fait - www. informazionecorretta.com
LA CHIACCHIERA
INTERNAZIONALE SUL LIBANO
La
riunione di Roma di oggi è stata chiamata “Conferenza
internazionale sul Libano” ma sarebbe stato più
appropriato chiamarla “Chiacchiera internazionale sul
Libano”. Infatti essa non ha avuto lo scopo di ottenere un
immediato cessate il fuoco, che dipende unicamente da Israele
e dai suoi interessi strategici. Non ha avuto lo scopo di costituire
una forza d’interposizione sia perché essa dovrebbe
presidiare il Libano per la profondità di cento e più
chilometri (la gittata massima dei missili Hezbollah), sia perché
nessuno, a cominciare dagli Stati Uniti, è disposto ad
inviare truppe. Non ha infine avuto lo scopo di disarmare gli
Hezbollah, che certo non obbediranno ad un garbato invito.
E allora,
a che è servita questa parata? È servita
alla foto finale. Alle dichiarazioni finali. Alla retorica
deprecazione dei guasti della guerra. Ad una vaga dimostrazione
di buona volontà in favore della pace. Ha insomma
risposto ai voti degli idealisti e dei disinformati
che chiedono una taumaturgica azione internazionale per far
cessare il massacro (involontario) dei libanesi, dopo
che per anni nessuno s’è interessato del massacro
(volontario) della popolazione di frontiera israeliana: ma questa
non è una novità. Ecco la conferenza: nessuno può
dire che le grandi potenze non abbiano fatto il possibile!
E poco importa se il “possibile”, in questo caso, sia “assolutamente
niente”.
Certo,
si è parlato anche di soccorrere il Libano,
di fornirgli aiuti, di istituire “corridoi umanitari” per
gli sfollati e i fuggiaschi. Tutte cose che Israele non
ha interesse ad impedire: basti dire che non ha voluto
aggravare la situazione dei civili bombardando centrali
elettriche, acquedotti ed altre infrastrutture, che avrebbero
ridotto alla disperazione Beirut e tutto il Libano. Ma
che rapporto ha, questo, con la guerra?
I problemi
seri sono solo due: 1) come si può riuscire a
rendere inoffensivo Hezbollah? 2) come si può garantire
che rimanga inoffensivo?
Nessuno
è in grado di disarmare e rendere inoffensivo
Hezbollah: salvo, forse, Israele, e certamente la
Siria. Riguardo a rendere permanente la (eventuale)
soluzione del problema se ne è parlato vagamente
quando si è accennato ad una forza d’interposizione,
ma neanche questo è serio. Per essere efficiente, una
simile forza richiederebbe centinaia di migliaia di
uomini che né l’Onu né la Nato troveranno mai.
La
soluzione – se esiste – è politica. Gli Occidentali
e quegli stati musulmani che l’Iran spaventa dovrebbero
esercitare un’enorme pressione sulla Siria, facendole
capire che o aiuta a smantellare la milizia degli Hezbollah,
oppure dovrà pagare un prezzo insopportabile. Incluso
il sostegno ad Israele se cominciasse a bombardare Damasco.
In questo caso, si porrebbero seriamente le condizioni
della pace, che per Israele si riassumono semplicemente in questa:
che il Libano non permetta azioni terroristiche in partenza
dal proprio territorio.
Non
chiede molto. Chiede solo la propria sopravvivenza.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it -
26 luglio 2006
A proposito
"Anche
quando l'uccello cammina sappiamo che ha le ali"
Victor Hugo
BIMBE AL FOSFORO
Potevano mancare. No, non potevano mancare. Dove
c'è un israeliano che combatte per la propria
libertà d'esistere (mica cazzi!) ecco, improvvisamente,
spunta la bomba al fosforo.
Ci sia o non ci sia, non ha molta importanza.
L'importate è che se ne parli, della "bomba
al fosforo". Parola magica, illuminante. Scandire
"B o m b a a l F o s f o r o". Se poi c'è
il corpicino di una bambina bruciacchiata... ancora meglio.
Eccoli, i moralisti, in bandiera rossa cresciuti all'oratorio,
si mettono la faccia di circostanza, impostano la voce e
"bomba al fosforo" diventa una litania. Ci sarà pure qualche
Tg, qualche Corriere della Sera o qualche Bobo Craxi
che raccoglierà la notizia. Il corpicino bruciacchiato,
o i gocattolini sparsi per terra, faranno fotografia a mezza pagina.
"Ah, signora mia, questi ebrei, peggio dei nazisti". Il gioco
è fatto.
Merde!
cp. 25 luglio 2006
LA RISPOSTA ADEGUATA
Il conflitto in corso in Libano è nato dal problema
degli attacchi missilistici a Israele, cioè
da un’aggressione contro le popolazioni civili portata
avanti per anni. È infatti difficile rispondere
adeguatamente, soprattutto quando i terroristi inviano
i loro razzi prevalentemente dall’interno dei centri abitati,
per farsi scudo dei cittadini. In questi casi anche un
esercito forte è un Sansone cieco che non sa dove colpire.
Per questo si parla di “guerra asimmetrica”.
Tuttavia a volte la guerra è asimmetrica non
per ragioni tecniche (Roma-Pirati) ma per ragioni
morali. Si faccia il caso che dei banditi abbiano
rapito un bambino e minaccino di sopprimerlo. Chi mai,
oggi, farebbe l’ipotesi arcaica di arrestare una ventina
di parenti dei banditi promettendo che, in caso di mancato
rilascio immediato del bambino, saranno tutti uccisi?
Per poi effettivamente ucciderli? Uno Stato moderno e democratico
trova la cosa inconcepibile ed è questo che rende
la guerra ai sequestratori eticamente asimmetrica.
Ma se si fosse disposti ad usare le stesse armi sleali
degli avversari, costoro comincerebbero a riflettere.
Nel caso del Libano, per esempio, Israele avrebbe
potuto nei mesi scorsi spedire cinque razzi oltre frontiera
per ognuno caduto sul proprio territorio. Avrebbe
agito come gli Hezbollah e avrebbe certo fatto molti
morti. Sarebbe stato triste; i giornali ne avrebbero molto
parlato (sempre per condannare Israele, mentre prima non s’erano
condannati i razzi Hezbollah), ma si sarebbe trattato di
legittima difesa e di risposta adeguata (dissuasione). Ovviamente
gli Hezbollah fanatici avrebbero riaffermato la loro vocazione
al martirio o, più esattamente, la vocazione della
popolazione libanese al martirio: ma siamo sicuri che essa
avrebbe continuato a favorirli? Siamo sicuri che avrebbe
permesso loro di continuare ad installare le loro basi nelle
zone abitate, nei cortili delle case o nelle stalle? È
facile fare da scudi umani quando nessuno spara: quando però
la dinamite comincia effettivamente a dire la sua, ci si accorge
che si devo reagire presto, se si vuole sopravvivere.
Ancora più valido è il ragionamento per
i grandi razzi. Mentre la missilistica Hezbollah è
dopo tutto dilettantesca, malgrado il possente supporto
logistico iraniano, quella israeliana è up to
date. Dunque per un missile su Haifa se ne potrebbero fare
cadere cinque su Sidone o anche Beirut. E questo non mirando
accuratamente (come fa oggi l’aviazione), ma come fanno
gli Hezbollah, che recentemente hanno addirittura mirato
ad un ospedale: dunque ammazzando chi capita. A barbaro
barbaro e mezzo. Con un simile comportamento para-criminale
(ma copiato dall’avversario) probabilmente si sarebbe evitata
la “guerra del Libano”. Perché il Libano, per sopravvivere,
si sarebbe visto costretto ad assumere la responsabilità
del proprio territorio ed avrebbe avuto l’appoggio del popolo
per la repressione delle attività che quei disastri
provocavano.
Qualcuno risponderà che è necessario rimanere
fedeli ai propri nobili principi, anche quando
si ha da fare con dei selvaggi: ma c’è ancora qualcuno
che non è nobile. Qualcuno che, essendosi nutrito
di storia non edulcorata, ragiona come Cesare dinanzi ad
Alesia, quando si disinteressò della popolazione civile
espulsa dagli assediati.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 24 luglio
2006
Bobo Craxi
é Bobo Craxi e il "Corsera"
non è da meno.
C'è un sottosegretario
agli esteri del Governo italiano che, pochi minuti dopo
il ferimento del capitano dell'esercito
Roberto Punzo, s'è affrettato a dichiarare alle
agenzie; "l'osservatore italiano dell'Onu potrebbe essere
stato colpito dall'esercito israeliano".
Quel sottosegretario si chiama Bobo Craxi.
A sparare e colpire il capitano Punzo, in realtà
sono stati gli Hezbollah e il
sottosegretario è stato smentito perfino dal portavoce dell'Unifil
Milos Strugar, ma, con la scusa
che l'aveva detto Bobo Craxi, il maggiore
giornale italiano, il Corriere della Sera, è
riuscito a titolare in prima pagina "forse sono stati gli
israeleani"
E brava la nostra Noa!
Buon giorno! Ci siamo svegliati, a meta' soltanto,
ma ci siamo svegliati eh?
Si, a meta' perche' Noa' definisce giustamente
nazisti gli hezbollah e contemporaneamente dice
che con hamas si puo' parlare.
Perche', i terroristi di hamas non sono nazisti?
Come potrebbe Noa definire in altro modo un gruppo
terrorista che ha nel suo statuto la distruzione di
Israele e che ogni giorno bombarda citta' israeliane?
Sono stati eletti dal
popolo, dice.
E allora? Anche hezbollah siede nel parlamento
libanese, anche hezbollah e' stato eletto a
rappresentare una parte dei libanesi. Anche Hitler era
stato eletto dal popolo.
Comunque, a parte questi dettagli, vitali per Israele,
e' importante che l'intellighentia di sinistra
israeliana si sia svegliata e appoggi il governo
in questa ennesima guerra.
Di hamas parleremo piu' avanti quando sara' finito
il problema al nord. Allora sara' il caso di spiegare
a Noa e ad altri cosa e' hamas visto che nel loro fanatico,
estremo e stupido pacifismo ancora non lo hanno capito.
Non lo ha capito nemmeno Piero Fassino che durante
la manifestazione organizzata a Roma per Israele
ha detto dei palestinesi "Qui non si parla di un torto
e di una ragione ma di due ragioni, di due diritti.
Quello di Israele di vivere in pace e quello dei palestinesi
di avere uno stato".
Ehhhh, no, caro Fassino. NO! Queste frasi fatte,
trite e ritrite, non vanno piu' bene alla luce dei
fatti. I palestinesi hanno avuto oppotunita' incredibili
di organizzarsi come stato, dal 1948 in poi.
Hanno avuto piu' aiuti di qualsiasi altro popolo
al mondo, Arafat ha rubato qualcosa come 1 miliado
e 300 milioni di aiuti. Cosa poteva esser fatto
con questi soldi e tutti gli altri fregati alla grande
dai vari capoccia palestinesi?
Non hanno avuto un opportunita', uguale a Israele,
nel 1948 e loro hanno rifiutato?
Non hanno avuto un'opportunita' dopo il 1967 quando
Israele voleva sedersi per trattare e la lega
Araba a Kartoum ha risposto No, anzi tre no addirittura:
No alla pace, no al negoziato, no al riconoscimento
di Israele.
Non hanno avuto un'opportunita' nel 1993 quando
Arafat, dopo essersi beccato il premio Nobel,
invece di pensare a fare la pace e a costruire la Palestina
ha mandato in Israele i primi terroristi suicidi?
Non hanno avuto un'opportunita' nel 2000 quando
Ehud Barak gli ha offerto tutto quello che
poteva offrire compresa Gerusalemme est e Arafat ha
rifiutato per iniziare la sua guerra del terrore?
Non hanno avuto un'opportunita' nel 2005 quando
Sharon gli ha consegnato la Striscia di Gaza completa
di infrastrutture e loro anziche' gettare le
basi per uno stato, hanno bruciato tutto e riepito la striscia
di rampe per colpire Israele piu' in profondita'?
Quindi caro Fassino, due ragioni sto par di palle!
Quando un popolo getta via ogni opportunita' di trasformarsi
in popolo sovrano per scegliere il terrorismo,
l'ignoranza e la miseria, non ha piu' nessuna ragione
e nessun diritto.
Dire il contrario significa non capire niente, non
volere una soluzione del problema e significa
anche abbandonare Israele al suo destino e lasciarlo
ancora una volta solo a combattere contro un terrorismo
giustificato e appoggiato dall'Europa.
Per concludere due paroline
sugli arabi israeliani , parole senza retorica
e sentimentalismo da quattro soldi. Parole che
rispecchiano la realta', la nostra drammatica realta'.
Giorni fa sono stati uccisi due poveri fratellini
arabi, Mahmud e Rabia Taluni, fatti a pezzi a Nazaret,
Israele, da un razzo hezbollah.
Grande dolore di tutti , meno che del loro padre,
meno che della sua comunita' che si e' scagliata
contro Israele. Il padre , sorridendo, ha detto che
Israele la deve finire, che Hezbollah combatte per la liberta'
e tutti i suoi compari a dire che i due fratellini erano
shahid, martiri.
Ma c'e' di peggio, un giornalistia italiano li ha
chiamati i "due piccoli Gesu'."
Ehhh no!
Innanzitutto chiariamo che Gesu' era ebreo e che
due giorni prima era stato ucciso da un katiusha
a Haifa un bambino ebreo, Omer, e sua nonna e nessuno
ne ha parlato, nessuno li ha nominati, nessuno li ha
chiamati per nome. Sono entrati a far parte dell'elenco dei
morti israeliani , tutti anonimi.
I due bambini arabi invece diventano addirittura
Gesu', retorica nausenate, e gli unici che li hanno
pianti come bambini veri che dovevano vivere siamo
stati noi israeliani.
Ma perche' i due fratellini sono stati colpiti?
Perche' non c'era la sirena! A Nazaret, come in
tutti i villagi arabi, non esistono le sirene. Non
le vogliono, le rifiutano perche' non le vogliono sentire
quando suonano per ricordare il Giorno dell'Olocausto
e il Giorno del Ricordo dei Caduti. Yom haShoa' e Yom haZikaron.
Non hanno le sirene e nemmeno rifugi perche', dicono,
i loro fratelli arabi non li colpiranno mai. Sono
gli ebrei che devono essere ammazzati, mica gli
arabi, perdio!
E' questo che pensano i nostri cari connazionali
arabi.
Nasrallah gli ha dato ragione, si e' detto dispiaciuto
per i due bambini, li ha sistemati nel paradiso
dei martiri e ha confermato che lui e' solo gli ebrei
che vuole ammazzare.
Quando questa guerra ha avuto inizio e sono piovuti
le prime katiusche su Israele , loro, gli arabi
israeliani, saltavano di gioia. Esattamente come
avevano fatto nel 1991 quando fu Saddam Hussein a bombardare
Israele con i suoi scud e loro dai tetti delle loro
case ballavano e urlavano "prendi la mira Saddam, prendi
la mira". Poi pero' hanno accettato le maschere antigas
che Israele distribuiva.
Bene , allora si tengano i loro martiri e lascino
la nostra democrazia.
Troppo comodo vivere in un paese che gli da diritti
di cittadini , lavoro, studio e aspettare
il momento opportuno per metterci il coltello nella schiena.
Nel frattempo siamo
arrivati al 13 giorno di guerrra, Israele e'
entrato via terra e aspetta che qualcuno si decida a
far applicare la mozione ONU 1519 che ci permetta
di uscire dal fango libanese e qualcuno che capisca
che questa guerra e' solo l'inizio per poi arrivare in Europa
perche' e' questo che l'Iran vuole, distruggere Israele e andare
avanti e noi stiamo combattendo una guerra per tutto l'occidente
che nel frattempo e' isterico e non sa bene cosa fare.
I nostri soldati procedono lentamente nel tentativo
di fare meno vittime possibile poiche' i libanesi
del sud sono usati dai terroristi come scudi
umani e non li lasciano scappare. I media italiani strombazzano
di 300 vittime civili, si, certo, ma dimenticano di
dire che anche i terroristi sono civili e ne sono
stati ammazzati quasi 200 quindi sarebbe il caso di fare
le debite distinzioni.
Israele chiede un paio di cosucce :lasciare che
Zahal proceda ancora per 10 giorni , al massimo due
settimane, l'applicazione della 1519, che
prevede il disarmo dei terroristi e che doveva essere applicata
6 anni fa, il rientro dei soldati rapiti e la
dislocazione di soldati libanesi , aiutati da soldati
NATO nella fascia di sicurezza.
Fino ad oggi Israele ha distrutto:
474 quartieri genrali e gallerie con munizioni
39 linee di comunicazione
107 veicoli per trasporto armi
129 rampe di lancio
105 ponti
62 basi hezbollah
15 tunnel
9 antenne
Restano ancora un'infinita' di strutture da distruggere
in questo stato terrorista creato dentro al
debole Libano e il bene che ne verra' non sara'
solo per Israele ma per il Libano e tutto l'occidente.
Buon lavoro, Zahal, se te lo permetteranno!
Deborah Fait - www.informazionecorretta.com
Ferito dagli Hezbollah un militare italiano
in Libano
Il capitano dell'esercito
italiano Roberto Punzo, l'osservatore Onu colpito
nel Libano meridionale e ricoverato presso l'ospedale
civile della città isrealiana di Haifa, è stato
sottoposto ad un intervento chirurgico allo stomaco
e si trova in condizioni gravi ma stabili: lo ha reso noto
il portavoce del nosocomio di Rambam, David Ratner.
Lo stato maggiore della Difesa aveva precisato
in un comunicato che l'ufficiale non versa in imminente
pericolo di vita ed era stato colpito da alcune
schegge: Ratner ha tuttavia fatto riferimento ad una
ferita da proiettile.
Verso le 13.00 ora italiana - riferisce un comunicato
- il capitano dell'esercito Roberto Punzo mentre
prestava servizio presso la cittadina di Raf, a 40
chilometri ad est di Naqoura, è stato ferito in
maniera grave da un colpo di arma da fuoco. «Secondo
il resoconto preliminare - sostiene una nota firmata dal portavoce
Unifil Milos Strugar - il fuoco è giunto da forze
Hezbollah.»
L'ufficiale è stato prontamente soccorso
da militari israeliani e trasportato in elicottero
presso l'ospedale civile di Haifa. La prognosi al
momento è riservata.
Il capitano Punzo, in servizio presso la missione
UNTSO (United Nations Truce Supervision Organization).
Il gruppo di osservatori militari italiani opera
in Medio Oriente dal 1958 (legge n. 848 in data
17 luglio 1957) ed è composto da 7 Ufficiali.
UNTSO è la più vecchia missione di peacekeeping
delle Nazioni Unite. Disposta con la risoluzione del
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 50 in data
29 maggio 1948 e successive modifiche, la missione effettua
sia il controllo del rispetto del trattato di tregua, concluso
separatamente tra Israele, Egitto, Giordania e Siria nel
1949, sia il controllo del cessate il fuoco nell'area del
Canale di Suez e le alturedel Golan conseguente la guerra
arabo-israeliana del giugno 1967.
(Dalle agenzie)
Massima del giorno
Spiegare il fulmine con l'ira di Giove è molto
più facile che inventare l'elettrologia.
G.P.
MOLLICHINE
Olmert: "Noi non cerchiamo la guerra". Ma a volte
uno le cose le trova senza cercarle.
Chirac ha definito "aberrante" l'azione militare
israeliana. Rispondere alla violenza con la violenza!
Ma siamo matti?
Putin: "Non sono sicuro
che il ritorno dei soldati israeliani rapiti
metterebbe fine al conflitto". Ah sì?
Ma è un dubbio metodico o sistematico?
Prodi (Corriere) sulla sua maggioranza striminzita:
"Così è più thrilling... È
più sexy!". Come quando, al ristorante, uno
si domanda se ha abbastanza soldi per pagare.
La magistratura milanese chiede l' "Estradizione
per 26 agenti della Cia". L'U.S.Army per ora ha ricevuto
solo un avviso di garanzia.
Indulto, l'Italia dei valori farà ostruzionismo.
La difficoltà di passare dal tintinnar di manette
al tintinnar di chiavi.
Donadi (IdV), sull'indulto: "Saremo costretti a
fare ostruzionismo alla nostra stessa maggioranza".
Perché si scusa? Lo fanno tutti!
La maggioranza ha richiesto la sospensione del
Mose. L'acqua alta può tirare un respiro
di sollievo: Berlusconi non c'è più.
D‚Alema: "Abbiamo sollecitato Iran e Siria a svolgere
un ruolo costruttivo". Ma i razzi sono
già costruiti in Iran!
Prodi: "Se Iran e Siria, come pensiamo, agiscono
dietro le quinte, come reagire?" Andando a sparargli
dietro le quinte.
Esplode una casa a Gaza, quattro morti, tra cui
un membro del braccio armato di Hamas. Strano, da
noi le case al massimo crollano.
LA DIPLOMAZIA
Nei momenti di crisi da molte parti s'invoca la
diplomazia come alternativa alle armi. Alcuni
credono addirittura che ogni conflitto possa essere
risolto da un'abile e benevola diplomazia. Ee tuttavia
è facile vedere come questa concezione sia fallace.
Quando comincia un conflitto armato - secondo l'immortale
lezione di von Clausewitz - è chiaro che
uno dei due stati pensa di essere militarmente in
vantaggio e presenta questa superiorità all‚incasso.
Significa altresì che ciò che vuole ottenere
non è stato capace di farselo dare "con le buone"
e per questo von Clausewitz ha scritto che ogni guerra
rappresenta "la prosecuzione della politica con altri
mezzi". La prosecuzione, si badi, non l'inizio. Il conflitto
è il momento in cui la tensione si è spinta
tanto lontano da provocare il collasso del sistema.
La guerra costituisce l'aggravamento d‚un problema,
non la sua nascita. Quando Saddam Hussein invade
il Kuwait dal punto di vista internazionale si considera
questa azione militare come un inammissibile e ingiustificabile
atto di violenza contro uno stato sovrano: ma questo
solo perché l'opinione pubblica non ha badato,
nei mesi e negli anni precedenti, alla teoria di Hussein
secondo cui il Kuwait è una provincia irakena.
Egli infatti non ritiene d'andare ad annettere un territorio
straniero, ma d'andare a ricuperare una parte del proprio.
Nello stesso modo, se la Cina sferrasse un attacco contro
Taiwan, mentre per tutto il mondo si tratterebbe di una guerra
d'aggressione, per la Cina si tratterebbe di andare a riprendere
con la forza, dopo decenni di pazienza, la "Provincia Ribelle".
La diplomazia non è ignara dei problemi che,
in certi posti e in certi momenti, conducono poi
ad una guerra, e fa il suo mestiere: ma quando essa scoppia
parecchie cose cambiano.
Innanzi tutto, se è vero che chi dà inizio
alle ostilità normalmente (secondo Clausewitz)
lo fa perché è sicuro della propria
superiorità (Hitler, 1939; Arabi, 1967), è
anche vero che molto spesso i risultati concreti sono ben
inferiori alle aspettative (Spedizione ateniese contro Siracusa,
Prima Guerra Mondiale). Ed è a questo punto che ritorna
in campo la diplomazia. Se il paese aggressore voleva ottenere
trentamila chilometri quadrati di territorio e dopo due anni,
malgrado gravi perdite, ne ha conquistati seimila, il successo
dell'impresa appare meno certo dell'inizio. Ovviamente
anche il paese aggredito, che pure ha offerto un'imprevista
resistenza, affronta dal suo lato spese e sofferenze inaudite.
La diplomazia a questo punto può cominciare a dire al
primo che se gli si concedono quattromila chilometri quadrati,
salva la faccia e si risparmia il resto del calvario. E può
dire al secondo: stai soffrendo molto, il futuro potrebbe essere
ancora peggiore, compra la pace con quattromila chilometri quadrati
e poi si vedrà.
La diplomazia non è un'arma autonoma. Non
è fatta di prediche e buoni sentimenti. È
l'arte di presentare i fatti in modo che ciascuno
sia indotto a riconoscere il proprio interesse,
senza fanatismi e senza impuntature. Ma per far questo
i fatti devono lasciare spazio: e a volte non è così.
Se uno dei due paesi
è chiaramente vincente, la diplomazia non
potrà far nulla: non ha molto da offrire o
da minacciare. Se uno dei due paesi, pur perdente, è
guidato da un folle o un fanatico (Hitler, Hamas), nessuna
diplomazia potrà far breccia nel suo cervello. Perché
sarà disposto a lasciar distruggere il proprio paese
piuttosto che scendere ad un ragionevole compromesso (cui
tendeva l'attentato di von Stauffenberg). Se i governanti
sono particolarmente ottusi, potrebbero non aver occhi
per i dati reali. Ecc.
Perché la diplomazia possa avere serie possibilità
d'influire sul corso degli eventi sono dunque
necessarie condizioni obiettive che spingano al compromesso
e governi pragmatici e responsabili capaci di
apprezzarle. In questo caso la pace potrà essere
raggiunta anche autonomamente, senza intervento di
terzi (resa dell'Impero Tedesco nella Prima Guerra
Mondiale). Se invece la diplomazia vorrà avere
un peso rispetto a un contendente particolarmente animoso
o fanatico (Hezbollah), dovrà essere capace di
agitare una grossa carota e un enorme bastone. Per esempio
un intervento che potrebbe dare un determinante vantaggio
al suo avversario.
Senza questo essa è flatus vocis,
logomachia o comunque si voglia diplomaticamente
designare il chiacchiericcio ad alto livello.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it -
23 luglio 2006
KEEP SMILING
Dice un cacciatore al bordo di un bosco, soppesando
il suo grosso fucile: "Se mia moglie mi tradisse
le farei saltare la testa e all'uomo sparerei nei
genitali". E l'amico, guardando nel folto del bosco:
"Se ti sbrighi potrai cavartela con un colpo solo".
BERSANI&NOCCIOLINE
Il costo del passaggio
di proprietà è passato dai 471 euro
dal notaio (senza fila) ai 402 euro all'anagrafe
o non so dove (ma con fila)?
Una vera rivoluzione per la vita dei cittadini.
Del resto, non c'era da dubitarne, visti gli elementi.
Scommetto che a breve verrà concesso un ulteriore
sconticino a quei cittadini che si recheranno
a stipulare l'atto nella sede di un qualche sindacato
(previa iscrizione, ovvio).
W le liberalizzazioni de sinistra!
a.marzano, dal Forum dei Radicali
EVENTO E INFORMAZIONE
(in 400 parole)
Nel passato l’informazione esisteva ma non esistevano
i mezzi d’informazione. Nel 1815 i rari giornali
erano in vendita da poco tempo ed avevano comunque
una diffusione estremamente limitata. Per non dire
che non c’era televisione. E tuttavia la notizia della
morte di Napoleone ha fatto il giro del mondo in pochissimo
tempo (“percossa, attonita la Terra al nunzio sta”). Semplicemente
perché chi apprendeva quel lutto si premurava
di dirlo al proprio vicino, sapendo in anticipo che
la cosa sarebbe stata anche di suo interesse.
Ma questo era raro. Quando non avveniva un fatto
clamoroso, quando non scoppiava una guerra o non
c’era un devastante terremoto a Lisbona, la vita
scorreva tranquilla. La gente viveva nella quiete di chi
poteva dire “Oggi non è successo niente”. Era la notizia
stessa che ogni tanto si faceva parte attiva e turbava
il placido fluire del tempo.
Con la nascita dei grandi mezzi d’informazione
e la loro diffusione – la televisione non risparmia
neppure gli analfabeti – il rapporto si è invertito:
prima l’evento creava l’informazione, ora l’informazione
crea l’evento. Il giornale deve “uscire” ogni
giorno e deve dare notizie. Poiché ha una prima
pagina, deve dare anche una notizia da prima pagina.
Quale che sia. Perfino: “Lady D. era ancora viva all’arrivo
in ospedale”. Magari aggiungendo sotto, in piccolo e
in corsivo, “secondo l’ex-moglie dell’autista dell’ambulanza”.
Il risultato è che si vive con l’aria affannata
di chi non riesce a stare dietro all’infinità
di drammi, curiosità, tragedie, delitti, avvenimenti
artistici e sportivi che si verificano in tutto il
mondo. In un fuoco d’artificio che non conosce soste. Si ha
l’impressione di essere passati dal tempo in cui si diceva
“Oggi non è successo niente” al tempo in cui è
necessario dire: “Oggi sono successe tante di quelle
cose che non sono riuscito a seguirle tutte”. Col corollario
degli ingenui: “La vita non è mai stata tanto drammatica
come oggi”. E invece la differenza è tutta nel sapere
o non sapere, nell’occhio che vede e nel cuore che duole.
L’avvenimento quotidiano infatti, per essere interessante,
dev’essere emozionante. Tanto che, se il giorno seguente non
se ne verifica un altro di buon livello, si riprende quello
del giorno prima titolando “Sempre più gravi le conseguenze
di…”
Prima l’evento creava l’informazione, oggi l’informazione
crea l’evento.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 22
luglio 2006
LA TECNICA MEDIOEVALE
(meno di 400 parole)
R.A.Segre, che di solito ha una visione penetrante
ed equilibrata dei problemi del Vicino Oriente,
ha osservato sul "Giornale"
di oggi che nel conflitto attualmente in corso in Libano
i soldati israeliani hanno avuto qualche
brutta sorpresa. Una volta sul terreno si sono trovati
di fronte ad una situazione che i drones (aerei senza
pilota) non avevano rivelato: oltre ad usare le case e
i villaggi come scudi, gli Hezbollah hanno scavato chilometri
di gallerie con una tecnica simile a quella dei Vietcong.
Nascondigli sostanzialmente invisibili, e invulnerabili
con attacchi dal cielo, da cui sbucare, lanciare razzi
e tendere agguati ad eventuali task force israeliane. Dunque
la guerra aerea non è sufficiente ma un attacco via
terra costerebbe gravi perdite. E per questo i generali
esitano ad impantanarsi in Libano.
Non essere del tutto d'accordo con Segre è
un rischio e tuttavia una riflessione può
quanto meno allargare la discussione. Se
le idee esposte sono sbagliate, sarebbe utile sapere
perché.
La differenza fondamentale fra Vietnam e Libano
è il regime delle piogge. Le gallerie sotterranee
erano uno strumento di agguati terribili,
in Vietnam, perché anche il resto del territorio
si prestava alle insidie: essendo pieno di vegetazione,
offriva infiniti nascondigli. Viceversa, il Libano
è un paese dalle piogge scarse e dal territorio
tendenzialmente spoglio. Dunque basterà che
le forze israeliane si muovano sempre in campo aperto
e vinceranno qualunque scontro con gli Hezbollah. Un esercito
superiormente armato ed addestrato come quello israeliano,
non offre "partita". Il problema più serio
è invece la bonifica del territorio.
La soluzione potrebbe essere che una grande task
force israeliana si spinga a settanta chilometri
dalla frontiera, tagliando in due il Libano e
sigillando la zona sud: non vi entrerebbero né
armi né merci. La vita diverrebbe presto impossibile
e a questo punto si potrebbe consentire l'esodo dei profughi
verso Beirut. Gli stessi Hezbollah sarebbero posti
dinanzi al dilemma di varcare la frontiera disarmati o
morire di fame. In seguito, in un territorio reso deserto,
si potrebbero cercare le gallerie e farle saltare in aria.
Avvertendo altresì che l'uso di razzi di maggiore gittata
imporre la riproduzione dell'operazione trenta, quaranta,
cinquanta chilometri più a nord. Se dal Libano si vuole
uccidere Israele, Israele ha il diritto di uccidere il Libano.
Le guerre, nel medio Evo, si vincevano anche
così.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 21 luglio 2006
L'INTERVISTA A SINIORA
BEIRUT ˜ Lo incontriamo nel suo ufficio proprio
nel mezzo di una lunga serie di telefonate con
Romano Prodi. «Conosco il vostro primo ministro
da molto tempo. So che è un buon amico del
Libano e degli arabi. E so anche che può fare molto
per noi. L'Italia è un partner privilegiato
e ha forti interessi in Libano, il suo export nel nostro
Paese supera il miliardo di dollari, il primo in
assoluto, più alto di quelli di Francia e Cina. Non
mi stupisce che faccia di tutto per porre fine alla catastrofe
rappresentata dai bombardamenti israeliani», spiega
accorato Fuad Siniora. Non a caso ha scelto di parlare con
un reporter italiano. «Ci tengo a dire al vostro Paese
quanto mi interessa la vostra mediazione. Sto anche pensando
di invitare Massimo D'Alema a Beirut», aggiunge. Un
leader in difficoltà per uno dei momenti più difficili
nella sanguinosa storia del Libano. Qui i commentatori lo dipingono
come «il numero due che sta diventando con successo numero
uno». Da sempre stretto consigliere di Rafiq Hariri,
suo ex ministro delle Finanze, lo ha sostituito alla guida del
partito, e ora del Paese, dopo il suo assassinio nel febbraio 2005,
Siniora dimostra di avere le spalle più larghe di quanto non
si credesse. Ultimamente non ha esitato a sfidare la Siria, accusa l'Iran
di ingerenze. Ma in questo momento ciò che gli preme di più
è porre fine alla «barbara aggressione israeliana».
Poco dopo il nostro incontro legge pubblicamente un annuncio: «Occorre
che la comunità internazionale imponga il cessate il fuoco
a Israele. In sette giorni di bombardamenti abbiamo oltre 1.000
feriti, 300 morti e mezzo milione di profughi. Il Paese è in
ginocchio».
Signor primo ministro, Israele sostiene che
sta premendo sul vostro governo per disarmare
l'Hezbollah. Se non lo farete voi, lo faranno
loro. Ma a spese vostre.
«Noi diciamo questa stessa cosa, ma in
modo diverso. Il mondo intero deve aiutarci
a disarmare l'Hezbollah. Ma prima di tutto occorre
giungere al cessate il fuoco. Sino a che continueranno
i bombardamenti non si potrà fare nulla, se
non peggiorare la situazione. E anche Israele non
ci guadagnerà niente. Vogliono annientare le infrastrutture
dell'Hezbollah? Non si ricordano che ci hanno già
provato manu militari contro altre forze in Libano nel
passato. E non è servito ».
Lei sa bene che
prima del blitz dell'Hezbollah contro i soldati
israeliani settimana scorsa questa regione
era calma.
«Sì, ma c'erano sul campo tutti
i presupposti per il conflitto. Perché
occorre trovare una soluzione complessiva al problema.
L'Hezbollah sostiene che combatte una guerra partigiana
per liberare i circa 40 chilometri quadrati a
Sheba, terra libanese ancora occupata da Israele. E anche
per liberare i 3 prigionieri libanesi nelle carceri
israeliane. Israele lasci la zona di Sheba, che comunque
non ha alcun valore militare o economico, rilasci i prigionieri
e il nostro governo potrà dire che l'Hezbollah
non ha più alcun legittimo motivo per mantenere una
milizia armata. Sarà inevitabilmente costretto a
diventare una forza puramente politica del nostro sistema
democratico».
L'Onu 6 anni fa dichiarò che Israele si
era definitivamente ritirato sul confine
internazionale. Non è questo di Sheba un puro
pretesto dell'Hezbollah per continuare la "guerra santa"?
«Potrei anche essere d'accordo con lei.
Ma, se così fosse, allora abbiamo un motivo in
più per smascherare l'Hezbollah. A parte
che esistono fior di carte diplomatiche, che sin
dai primi anni Venti mostrano che la regione di
Sheba è libanese, non siriana. Anche la Siria da
qualche anno afferma che è nostra, sebbene non
sia pronta scriverlo sulla carta. In ogni caso, l'importante
ora è riportare la piena sovranità libanese
nel Sud, smantellare qualsiasi milizia armata parallela
all' esercito nazionale. E per farlo occorre delegittimare
le ragioni dell' Hezbollah».
Romano Prodi, assieme ai partner europei, le
sta proponendo una forza militare multinazionale,
con un mandato diverso da quello dell' Unifil.
E' d'accordo?
«Ho spiegato
a Prodi, Chirac e agli altri leader stranieri
con cui sono in contatto, che la mossa non è
sufficiente. Non bastano 6.000, 8.000 o addirittura
20.000 soldati stranieri per disarmare l'Hezbollah,
se prima non si giunge a una soluzione complessiva
del problema che riguarda anche Sheba, come ho appena
detto»
E' rimasto sorpreso dall'arsenale dell'Hezbollah?
Posseggono missili di fabbricazione iraniana in
quantità. Come è potuto accadere
che potesse nascere un esercito così forte?
«L'Hezbollah è diventato uno Stato
nello Stato. Lo sappiamo bene. E' un problema
gravissimo. Ma precede di molto il mio mandato
e anche l'era di Hariri. Non è un mistero per
nessuno che l'Hezbollah risponde alle agende politiche
di Teheran e Damasco. Noi non siamo un Paese in ostaggio
della Siria. La nostra è una democrazia viva,
con un'opinione pubblica libera, pluralista. Siamo un
gioiello unico in Medio Oriente. Ma i siriani sono dentro
casa nostra e noi siamo ancora troppo deboli per difenderci.
Le memorie terribili della guerra civile sono ancora troppo
presenti, nessuno è pronto a prendere le armi».
Hariri è stato ucciso dai sicari siriani?
«Questo è quello che pensa lei. Io
non dico di essere in disaccordo. Ma esiste una
commissione internazionale che indaga sul caso.
Lasciamo a loro il verdetto».
Per quando prevede il cessate il fuoco?
«Non ci siamo ancora. Purtroppo vedo un
gran polverone diplomatico e pochi fatti concreti.
I bombardamenti criminali di Israele vanno bloccati
subito, immediatamente. Ma i governi israeliani
hanno sempre fatto di tutto per renderci la vita difficile:
non ci hanno mai dato le mappe dei campi minati che loro
avevano piantato in Libano, così la gente continua a morire.
Oggi bombardano i civili e creano simpatie per l'Hezbollah
anche dove altrimenti non ci sarebbero».
Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera - 20
luglio 2006
Questa intervista è ovviamente
di parte (e perché non dovrebbe esserlo?)
ma conferma alcune cose che sono state scritte anche
su questo blog, nei giorni scorsi.
Il giornalista
gli chiede: "Signor primo ministro, Israele sostiene
che sta premendo sul vostro governo per disarmare l'Hezbollah".
Ed è interessante l'affermazione di Siniora:
"Il mondo intero deve aiutarci a disarmare l'Hezbollah.
Ma prima di tutto occorre giungere al cessate il fuoco.
Sino a che continueranno i bombardamenti non si potrà
fare nulla, se non peggiorare la situazione. E anche Israele
non ci guadagnerà niente. Vogliono annientare le
infrastrutture dell'Hezbollah? Non si ricordano
che ci hanno già provato manu militari contro altre
forze in Libano nel passato. E non è servito ".
Ma gli si potrebbe chiedere: come mai il Libano non ha
richiesto questo aiuto, sinché Israele ha sopportato
in silenzio l'arrivo dei razzi di Hezbollah? Bisognerebbe
dedurne che il Libano è disposto ad attivarsi per disarmare
l'Hezbollah solo quando cadono bombe su Beirut, mentre finché
esse cadono su Israele si può andare avanti tranquillamente.
Il signor Siniora ha l'aria di una persona per bene, ma francamente
quanto detto sopra è ridicolo.
Discutibile è pure l'affermazione che
l'invasione del sud del Libano, fino al
fiume Litani, "non è servita". Se Israele
invadesse di nuovo quella regione gli Hezbollah dovrebbero
procurarsi razzi di più lunga gittata. E se
non bastasse Israele potrebbe invadere il Libano per
tutta la profondità indicata dalla gittata dei missili,
Beriut compresa. Bell'affare.
Siniora indica poi le "ragioni" degli Hezbollah,
pur non nascondendosi che rispondono fondamentalmente
ad interessi di altre nazioni. La rivendicazione
di un fazzoletto di terra di circa 40 km (Sheba)
innanzi tutto non giustifica un'aggressione
che può provocare una guerra; poi quel territorio,
sempre a detta di Siniora, è rivendicato
anche