Archivio di luglio 2006



GLI HEZBOLLAH FANNO UCCIDERE 37 BAMBINI
«Vinceremo perché l'Occidente cerca la vita, noi la morte». Con questa fede gli hezbollah hanno iniziato una guerra che fa stragi come quella di Cana. Strage atroce perché ha colpito dei deboli indifesi, usati come scudi umani. Strage ingiusta perché oppone la ferrea legge della guerra alla tenue legge della solidarietà. Strage vile perché sfruttata per coprire una mostruosa verità: il disastro che gli hezbollah hanno attirato su di sé, sul mondo arabo-islamico con questa guerra follemente iniziata.
Credendo una volta di più alle proprie parole - come il segretario della Lega araba nel 1948, come Nasser nel 1967 - di aver distrutto «l'invincibile esercito sionista»; credendo di avere di fronte un Paese impaurito, diviso, incapace di sostenere perdite fra i suoi soldati, che sopravvive solo grazie alle infusioni di capitale americano; credendo come i nazisti di essere demandati dal Padreterno alla missione di liberare l'umanità dal «bacillo» ebraico corruttore dell'umanità, non hanno capito il significato del movimento nazionale ebraico, il messaggio del sionismo: e cioè che con la nascita di Israele la caccia gratuita all'ebreo era finita.
In questa guerra Israele si è sentito profondamente ferito. Nel suo fisico, dal momento che nessun hezbollah si è preso la briga di informare i suoi cittadini (come ha fatto l'aviazione israeliana a Cana con i libanesi a cui ha chiesto di allontanarsi da una zona di guerra da cui sono già partiti 1.300 missili). Al contrario ne ha promessi di più micidiali. Se ci sono stati «solo» 330mila sfollati in Israele, «solo» 56 morti, «solo» 500 feriti, la colpa dovrebbe forse ricadere su Israele che ha provveduto, contrariamente al Libano, a fornire alla sua popolazione adeguati rifugi e protezione aerea contro i bombardamenti islamici?
Ma Israele in questa guerra si sente ferito ancora più nella sua dignità, in quanto solo membro della comunità internazionale ad essere minacciato di morte; in quanto come il solo Stato ad essere denunciato come privo del diritto alla propria sovranità nazionale. Israele si sente ferito infine nella sua atavica fede nella pace.
Ferito da una opinione internazionale - non solo araba - che interpreta ogni sua concessione territoriale come provocata dalla paura; ogni sua proposta di negoziato come segno di debolezza politica e invita azioni terroriste per impedire ogni avvicinamento di posizioni con l'avversario, ogni tentativo di creare un'atmosfera di coesistenza pacifica con i palestinesi.
È col dolore di queste ferite che Israele oggi combatte. Lo fa con più moderazione di qualunque Paese. Pensiamo cosa succederebbe se i terroristi baschi lanciassero missili contro la Francia per ottenere il distacco della Navarra dalla Repubblica francese.
Oppure se una banda di terroristi mascherati da combattenti per la libertà che per conto di uno Stato terzo bombardasse le sue città e inviasse i suoi uomini-bomba nelle sue strade, nei suoi ristoranti, contro le sue scuole.
La tragedia di Cana sta anche in questo: nel fatto che Israele ha raggiunto il livello della esasperazione senza aver ancora toccato quello della disperazione. Potrebbe però arrivarci e con effetti spaventosi per i suoi avversari. È forse per questo che gli hezbollah, Hamas, la Siria e l'Iran chiedono a chiunque è disposto ad ascoltarli una tregua che Israele non intende più dare.
(da Il Giornale)

Massima del giorno
Si nasce conoscendo, come mondo di relazione, l'affetto sconfinato della propria madre. Poi, dolorosamente, s'impara il resto del mondo.
G.P.


MOLLICHINE
Sei morti a Gaza. Secondo fonti palestinesi, "sarebbero tutti giovani civili". Non essendoci un esercito, l'altra ipotesi è che fossero maleducati.

Di Pietro: "Non farò cadere il governo". Una volta, sposandosi, si prometteva eterno amore. Ora si promette: "Non ti ucciderò".

Napolitano: "Potrei venire accusato di interventismo ma non mi posso ridurre a inerte e silenzioso spettatore". Soprattutto ora che non corro rischi.

Ahmadinejad: "Chi semina vento raccoglie tempesta". Speriamo abbia inchiodato bene le ante delle sue finestre.

D'Alema: "Se sarà creata una forza di interposizione verranno inviati militari italiani in Libano". Comandati dal generale Diliberto.

"Nessuna alternativa a questo governo", ha detto Prodi. Après moi, le déluge.

Siniora ha chiesto a Israele di "accettare i suoi vicini". I quali, come bersaglio, l'hanno già accettata.

Al Zawahiri ha parlato. E che ha detto? Le solite cose. La banalità del male.

Di Pietro, sull'indulto: "È stata svenduta la dignità". Magari chiusa in una scatola da scarpe?

GLI HEZBOLLAH E DRESDA
Prima che fosse chiamato "noble art", nel pugilato le regole quasi non esistevano e la boxe era uno "sport" quasi assassino. Se ad esse si è arrivati è stato nell'interesse di tutti, degli sconfitti come dei vincitori: perché massacrarsi quando, anche combattendo correttamente, vince lo stesso il più forte?
Anche nella guerra si è verificato qualcosa di simile, con le varie Convenzioni di Ginevra. Se i belligeranti si astengono da certi comportamenti è per evitare conseguenze negative che per giunta non servono a far vincere il conflitto. Si prenda ad esempio il trattamento della popolazione civile del paese invaso: se fosse "lecito" uccidere tutti gli abitanti di una città, si otterrebbe innanzi tutto di rendere la resistenza di qualunque località più accanita (vista la pessima prospettiva), e poi di vedere uccisi tutti gli abitanti di una propria città, se le sorti della guerra dovessero cambiare di segno.
Durante l'ultima Guerra i capi nazisti hanno pensato che massacrando la popolazione civile (atto inammissibile, dal punto di vista bellico, ed oggi tuttavia correntissimo, da parte dei terroristi) avrebbero fiaccato lo spirito di resistenza. Per esempio degli inglesi di Coventry. Il risultato è stato che lo spirito di resistenza si è rinforzato ("business as usual") e che, al momento opportuno, si sono avute vendette orribili e criminali come il bombardamento di Dresda. A barbaro, barbaro e mezzo.

Gli Hezbollah credono che le regole sono applicate solo dagli ingenui e dai deboli. Si credono furbi, quando sparano razzi dalle case dei villaggi o quando per un agguato si appostano in case private. Effettivamente, un esercito civile ha degli scrupoli e dunque gli è andata bene per un giorno o due. Ma sono morti un paio di decine di militari israeliani e questo potrebbe costare moltissimo ai terroristi: il nemico impara molto velocemente, se si tratta della propria vita. Se ogni casa può essere una trappola, ogni casa sarà distrutta prima che ci si avvicini ad essa. Hezbollah ha fatto nascere la volontà politica per questa tecnica. È notizia di oggi che i capi sul terreno hanno chiesto (ed ottenuto) che tutte le case ritenute capisaldi di Hezbollah siano preventivamente distrutte dall'aviazione, prima che i soldati o gli stessi tank si avvicinino. E chi stabilisce se una casa è da ritenere un caposaldo Hezbollah? Gli stessi israeliani. Con le conseguenze del caso.
La "furbizia" araba, aggravata dall'inesistente dovere d'essere leali con gli infedeli, è una costante. In passato nei territori occupati  i terroristi hanno tentato un paio di volte di usare le ambulanze per compiere i loro attentati e il risultato è stato poi che qualche autentico malato su una vera ambulanza è stato bloccato alla frontiera ed è morto. Con grandi lai delle anime belle: ma il bugiardo non può pretendere che gli si creda due volte.
A proposito del conflitto del Libano ci sono da osservare fondamentalmente due cose:
1)                Una guerra si vince quando i rifornimenti sono sufficienti (l'argent fait la guerre): diversamente, anche dopo che si arrivati ad Al Alamein, non rimane che tornare indietro. Magari a piedi. I rifornimenti dalla Siria, per gli Hezbollah, sono interrotti. Ogni razzo che lanciano è un razzo in meno a loro disposizione.
2)                I metodi di guerra degli Hezbollah possono essere nuovi, brillanti, perfino geniali, ma da che mondo è mondo, dopo che s'è inventato un migliore scudo s'inventa una migliore spada: è un'eterna rincorsa. La risposta d'Israele sarà ogni giorno meglio adeguata allo scontro, anche se questo dovesse significare radere al suolo un intero villaggio prima di entrarvi, se è da lì che partono i razzi verso Haifa. E non si faranno neppure vittime, perché la popolazione fuggirà via terrorizzata se vedrà partire un razzo.
Nelle scuole musulmane si studia troppo il Corano e troppo poco la storia. Gli Hezbollah che hanno scelto di violare le regole è bene che ricordino Dresda: la civilissima Inghilterra ha ucciso, prevalentemente bruciandoli vivi, più civili e rifugiati a Dresda di quanti ne siano morti a Hiroshima.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 28 luglio 2006

LA GIOIA E LA MISERIA
Dopo l’ebbrezza da patibolo, per giunta non pienamente soddisfatta con il sangue di tutti i colpevoli, condannati ad un breve periodo di lontananza dai loro affari calcistici, chi resta indenne o quasi dall’annunciato e mai avvenuto “Terrore calcistico”, si gode la gioia del pezzente.
Il pezzente o miserabile, qualsivoglia chiamarlo, colui che si contenta delle briciole che cadono dalla tavola del padrone, ormai decaduto, ma in fondo sempre tale o la iena che fiuta l’odore dei resti di un animale ormai in decomposizione (il nostro Calcio) ed incurante del fetore, dello schifo, della propria dignità festeggia, ma non si sa cosa.
L’Inter ha vinto lo scudetto della stagione 2005/2006, su decisione della Federcalcio, ma soprattutto su sua espressa richiesta. Moratti gode e gioisce per la sua prima vittoria, non consacrata sul campo, dove fior di soldi, giocatori, allenatori, si sono persi, fallendo tecnicamente e sportivamente i loro obiettivi, ma ottenuta a tavolino, dove lo sforzo maggiore è quello di far valere il proprio potere politico, economico, il proprio nome, la propria parvenza di gente onesta.

…E qui torniamo indietro. Torniamo a chi accusava ed a quando si accusava un certo Moggi di avere potere e di aver vinto sempre in base a quel potere. Una questione di potere, dunque anche lo scudetto dell’Inter, che ricaccia il Calcio nel circolo vizioso in cui è finito e sembra voler uscire.
Ma allora Moggi non ha fatto nulla di male…
Abbiamo parlato di parvenza di onestà, ma l’onestà non può andare insieme a scrupoli, a compromessi, a scheletri nell’armadio, a giustificazioni, a condanne, a situazioni, sistemi e dirigenze. L’Inter è rimasta coinvolta in uno dei tanti scandali calcistici, quello dei passaporti falsi per favorire il tesseramento di giocatori come comunitari, attivando particolari procedure da cui risultavano parentele italiane per giocatori stranieri che non ne avevano.
Proprio il mese scorso il campione di onestà Inter e chi ha operato in questa vicenda, ovvero Oriali, responsabile dell’area tecnica della squadra e l’attaccante uruguayano Alvaro Recoba hanno patteggiato una pena di sei mesi ciascuno comminata per ricettazione dal Tribunale di Udine. Tutto è finito in un soffio. Erano annunciate anche in quel caso pene esemplari, diventate poi semplici multe.
L’Inter non può non avere scrupoli di coscienza, né vantare immacolata presenza nel mondo del Calcio. L’Internazionale S.p.a. è fuori da Calciopoli, fuori da Moggiopoli, ma ben inserita nel “sistema”. Il “sistema” del calcio scorretto che ha permesso brogli burocratici. Il “sistema” del calcio amorale che comprava giocatori per fare soldi e marketing e non per fare sport o ancora il “sistema” dei conti facili da azzerati. La società di Moratti, grazie al decreto salvacalcio ha potuto svalutare il valore legato alle prestazioni dei suoi giocatori nel 2003, pari 319 milioni 394 mila euro, dividendolo in dieci tranche per dieci anni. Nonostante tutto il patrimonio netto dell’Inter ha comunque presentato un conto economico in passivo di quasi 200 milioni.
Pronti via. L’Inter ha sfruttato tutti gli stratagemmi del “sistema”. Ha venduto il marchio alla controllata Inter Brand a fine 2005, con una plusvalenza civilistica di circa 158 milioni. Il 9 giugno scorso ha dato in pegno il marchio a Banca Antonveneta, in cambio di un prestito di 120 milioni di euro. Anche per il club di Moratti l'operazione è stata fatta per assorbire, senza abbattere il patrimonio, buona parte degli oneri residui del salvacalcio. Tuttora 223,6 milioni di euro degli abbattimenti di cui sopra erano ancora da ammortizzare al giugno 2005 e la situazione non è bella.
La Co.Vi.Soc non ha calcolato la vendita del marchio e non ha neppure considerato le svalutazioni avvenute in precedenza per abbattere il debito. Morale della favola, ci si rivedrà nel 2007, quando l’UE busserà alla porta e chiederà di appianare tutti i debiti.
Nel frattempo l’Inter avrà uno scudetto in più e desidererà che tutti quanti possano tornare nel grande giro, perché tutti potranno fare i grandi giochi, appoggiati già adesso con il sostegno dato a Galliani e Carraro.
Moratti dice di essere felice per i tifosi. Spero non ci siano tanti tifosi interisti così infettati dal sistema dal tifare per la ghigliottina tagliatesta per poterne bere il sangue. Io, da interista non sono fra quelli.


Angelo M. D'Addesio

GRAZIE ROMA
La conferenza sul Libano si e' conclusa. Chiamiamola conferenza sul Libano perche' non si e' parlato d'altro e perche', a parte il governo fantoccio di Beirut,  mancavano gli attori della vicenda.
L'avevano chiamata, con grande cinismo e ipocrisia, "Conferenza di Pace".
Quale pace? Il conflitto e' tra Hezbollah/Iran/Siria, attraverso il Libano, contro Israele.
Dove era Israele? Perche' non e' stato invitato? Perche' il premier libanese Seniora aveva detto "o Israele o io!"  Perdiana, abbiamo proprio a che fare con persone mature e intelligenti, vogliose di pace, di dialogo, di stabilita'.
Perdiana, un premier, o meglio un mezzo premier, che non vuole incontrare il Paese con cui dovrebbe fare la pace. Livello scuola materna ...araba.
Pace, parola sempre piu' sconcia in bocca a certa gente , parola senza piu' significato, senza morale,  visto che, per le canaglie, pace significa solo accusare Israele, parlare delle bombe di Israele, senza un minimo accenno ai 3000 razzi katiuscha piovuti come un uragano sulle citta' israeliane della Galilea.
Per le canaglie Pace significa accusare l'aggredito e non dire una parola contro l'aggressore.
La pseudo conferenza di ieri si e' limitata a  invitare i "donatori"  a preparare assegni  sostanziosi per le povere popolazioni libanesi ostaggi di criminali terroristi appropriatisi di un'intero stato sovrano e ostaggi del governo pagliaccio il cui  premier pagliaccio ieri non ha saputo far di meglio che accusare Israele di tutto quanto sta accadendo, senza dire una parola contro i terroristi  e senza spiegare come mai il Libano e' caduto nelle mani di hezbollah.

Condy Rice ha guardato per un momento Seniora, forse un po' sopresa, forse un po' imbarazzata, gli altri  lo hanno lasciato dire senza un moto di orgoglio , senza un moto di verita', senza il minimo tentativo di dare alla conferenza una parvenza di serieta'.
Hanno parlato di tutto  i pagliacci di Roma, dei profughi libanesi, dell'occupazione di Israele del Monte Dov (fattorie Sheba) che il Libano reclama anche se tutta la comunita' internazionale e' d'accordo nell'affermare che non gli spetta.
Non hanno pero' parlato dei coraggiosi guerriglieri del partito di dio che si nascondono dietro le donne e i bambini e dietro i Caschi Blu.
Non hanno parlato dell'uragano di katiusche che precipita su Israele ogni giorno, ne' dei 2 milioni di israeliani nei rifugi, ne' dei 250.000  israeliani rimasti senza casa perche' distrutta dai razzi, non hanno parlato dei bambini costretti a stare sottoterra per aver salva la vita, ne' di quelli morti o feriti.
Niente.
Hanno parlato invece, TUTTI,  delle bombe israeliane sui civili libanesi, dei profughi libanesi e dei bambini libanesi  e hanno parlato dei 4 morti dell'UNIFIL , bombardati, secondo Kofi  Annan, intenzionalmente da Israele.
Israele ha chiesto scusa per l'errore e si e' detto sorpreso dall'inconcepibile accusa del segretario dell'ONU.
Puo' Israele aver colpito delibaratamente una postazione ONU? Per cosa, per far scoppiare una crisi con le Nazioni Unite? Non abbiamo gia' abbastanza problemi da quella parte? Qui e' guerra e in guerra capita di fare errori. Giorni fa e' stato colpito un elicottero israeliano dal fuoco amico. E allora? Anche questo deliberatamente? Sono errori che si possono commettere anche con bombe ad alta precisione e gli USA ne sanno qualcosa. Chi e' costretto a fare la guerra corre anche questo tipo di pericoli, di sbagliare e avere tutto il mondo contro.
Pero' pero' pero' se Kofi Annan ha accusato Israele di aver colpito deliberatamente i caschi blu sa forse qualcosa che noi non sappiamo? ha forse la coscienza sporca?
Beh, quella dovrebbe averla comunque, ma....
....Hezbollah sparava contro Israele esattamente dalla postazione ONU e allora c'e' da chiedersi cosa ci facevano la' gli osservatori? Perche' erano ancora la', cosa dovevano osservare? Perche' c'era la bandiera' hezbollah vicino alla bandiera dell'ONU?
Possibile che gli osservatori ONU non si siano mai accorti in 6 anni che hezbollah riempiva di armamenti i propri depositi e che scavava chilometri di gallerie sotto i loro piedi?  Cribbio, tutti ciechi, sordi, soprattutto muti??

Si, muti, mutissimi,  come quando nel 2001 assistettero al rapimento di tre soldati israeliani restituiti poi a pezzetti in cambio di migliaia di terroristi tutti interi. Non ricordo di aver sentito scuse da parte di Kofi Annan  e ci sono voluti 10 mesi per riuscire ad ottenere il filmato comprovante l'aiuto dato dai caschetti blu a hezbollah. Non mi pare di aver sentito  voci scandalizzate da parte dell'occidente, ricordo ionvece i soliti bastardi  dire che era tutta un'invenzione sionista, anche dopo le prove.
Non si e' sentita ieri a Roma una sola voce chiedere scusa per non aver rispettarto la risoluzione 1559 che doveva disarmare hezbollah e portare la pace almeno in quella parte della regione. Nooo, Kofi  Annan era molto serio, incazzatisssimo con Israele per aver colpito una postazione hezbollah...oooops... pardon...una postazione ONU!
Hanno parlato di soldi e i tre intelligentoni D'Alema, Chirac e Annan e  hanno chiesto "tregua subito" . Ma che bravi! E poi? Poi  si lascia tempo a hezbollah di riorganizzarsi per ricominciare. Semplice!
Gli amici servono a questo e hezbollah lo sa.
C'e' da aver paura a pensare che parte del mondo e' nelle mani di simili figuri. 
Israele ancora una volta e' solo contro il mondo intero. Combatte da solo, si difende da solo, vede morire i proprio ragazzi per colpa dell'inettitudine, vigliaccheria, tremori di culo dei Grandi del mondo, quelli che ieri si sono riuniti a Roma per far spendere soldi ai contribuenti italiani.
Si, Israele e' solo ma e' abituato a questo stato di cose, e' abituato all'odio del mondo ed e' forte.
Il nanerottolo nazista iraniano vuole spazzarci via ma dovrebbe ricordare che un altro nanerottolo aveva tentato di farlo.
Oggi quel nanerottolo e' solo un malefico ricordo, Israele invece  e' qui, minuscolo in confronto a chi lo circonda urlando di volerlo eliminare, coraggioso da togliere il fiato, forte del suo esercito fatto di ragazzi dalla faccia pulita  cosi' diversi dalle orde di fanatici  che ci circondano.    
Se lo ricordi il nanerottolo nazista iraniano, Israele e' qui, per sempre.
E si ricordi una cosa importante: Israele non si tocca!
 
Deborah Fait - www. informazionecorretta.com


LA CHIACCHIERA INTERNAZIONALE SUL LIBANO
La riunione di Roma di oggi è stata chiamata “Conferenza internazionale sul Libano” ma sarebbe stato più appropriato chiamarla “Chiacchiera internazionale sul Libano”. Infatti essa non ha avuto lo scopo di ottenere un immediato cessate il fuoco, che dipende unicamente da Israele e dai suoi interessi strategici. Non ha avuto lo scopo di costituire una forza d’interposizione sia perché essa dovrebbe presidiare il Libano per la profondità di cento e più chilometri (la gittata massima dei missili Hezbollah), sia perché nessuno, a cominciare dagli Stati Uniti, è disposto ad inviare truppe. Non ha infine avuto lo scopo di disarmare gli Hezbollah, che certo non obbediranno ad un garbato invito.
E allora, a che è servita questa parata? È servita alla foto finale. Alle dichiarazioni finali. Alla retorica deprecazione dei guasti della guerra. Ad una vaga dimostrazione di buona volontà in favore della pace. Ha insomma risposto ai voti degli idealisti e dei disinformati che chiedono una taumaturgica azione internazionale per far cessare il massacro (involontario) dei libanesi, dopo che per anni nessuno s’è interessato del massacro (volontario) della popolazione di frontiera israeliana: ma questa non è una novità. Ecco la conferenza: nessuno può dire che le grandi potenze non abbiano fatto il possibile! E poco importa se il “possibile”, in questo caso, sia “assolutamente niente”.
Certo, si è parlato anche di soccorrere il Libano, di fornirgli aiuti, di istituire “corridoi umanitari” per gli sfollati e i fuggiaschi. Tutte cose che Israele non ha interesse ad impedire: basti dire che non ha voluto aggravare la situazione dei civili bombardando centrali elettriche, acquedotti ed altre infrastrutture, che avrebbero ridotto alla disperazione Beirut e tutto il Libano. Ma che rapporto ha, questo, con la guerra?
I problemi seri sono solo due: 1) come si può riuscire a rendere inoffensivo Hezbollah? 2) come si può garantire che rimanga inoffensivo?
Nessuno è in grado di disarmare e rendere inoffensivo Hezbollah: salvo, forse, Israele, e certamente la Siria.  Riguardo a rendere permanente la (eventuale) soluzione del problema se ne è parlato vagamente quando si è accennato ad una forza d’interposizione, ma neanche questo è serio. Per essere efficiente, una simile forza richiederebbe centinaia di migliaia di uomini che né l’Onu né la Nato troveranno mai.
La soluzione – se esiste – è politica. Gli Occidentali e quegli stati musulmani che l’Iran spaventa dovrebbero esercitare un’enorme pressione sulla Siria, facendole capire che o aiuta a smantellare la milizia degli Hezbollah, oppure dovrà pagare un prezzo insopportabile. Incluso il sostegno ad Israele se cominciasse a bombardare Damasco. In questo caso, si porrebbero seriamente le condizioni della pace, che per Israele si riassumono semplicemente in questa: che il Libano non permetta azioni terroristiche in partenza dal proprio territorio.
Non chiede molto.  Chiede solo la propria sopravvivenza.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 26 luglio 2006

A proposito
"Anche quando l'uccello cammina sappiamo che ha le ali"
Victor Hugo


BIMBE AL FOSFORO
Potevano mancare. No,  non potevano mancare. Dove c'è un israeliano che combatte per la propria libertà d'esistere (mica cazzi!) ecco,  improvvisamente,  spunta la bomba al fosforo.
Ci sia o non ci sia,  non ha molta importanza. L'importate è che se ne parli, della "bomba al fosforo". Parola magica, illuminante. Scandire "B o m b a  a l   F o s f o r o".  Se poi c'è il corpicino di una bambina bruciacchiata... ancora meglio. Eccoli,  i moralisti,  in bandiera rossa cresciuti all'oratorio, si mettono la faccia di circostanza, impostano la voce e "bomba al fosforo" diventa una litania. Ci sarà pure qualche Tg,  qualche Corriere della Sera o qualche Bobo Craxi che raccoglierà la notizia. Il corpicino bruciacchiato, o i gocattolini sparsi per terra, faranno fotografia a mezza pagina.  "Ah, signora mia, questi ebrei,  peggio dei nazisti". Il gioco è fatto.
Merde!
cp. 25 luglio 2006


LA RISPOSTA ADEGUATA
Il conflitto in corso in Libano è nato dal problema degli attacchi missilistici a Israele, cioè da un’aggressione contro le popolazioni civili portata avanti per anni. È infatti difficile rispondere adeguatamente, soprattutto quando i terroristi inviano i loro razzi prevalentemente dall’interno dei centri abitati, per farsi scudo dei cittadini. In questi casi anche un esercito forte è un Sansone cieco che non sa dove colpire. Per questo si parla di “guerra asimmetrica”.
Tuttavia a volte la guerra è asimmetrica non per ragioni tecniche (Roma-Pirati) ma per ragioni morali. Si faccia il caso che dei banditi abbiano rapito un bambino e minaccino di sopprimerlo. Chi mai, oggi, farebbe l’ipotesi arcaica di arrestare una ventina di parenti dei banditi promettendo che, in caso di mancato rilascio immediato del bambino, saranno tutti uccisi? Per poi effettivamente ucciderli? Uno Stato moderno e democratico trova la cosa inconcepibile ed è questo che rende la guerra ai sequestratori eticamente asimmetrica.
Ma se si fosse disposti ad usare le stesse armi sleali degli avversari, costoro comincerebbero a riflettere. Nel caso del Libano, per esempio, Israele avrebbe potuto nei mesi scorsi spedire cinque razzi oltre frontiera per ognuno caduto  sul proprio territorio. Avrebbe agito come gli Hezbollah e avrebbe certo fatto molti morti. Sarebbe stato triste; i giornali ne avrebbero molto parlato (sempre per condannare Israele, mentre prima non s’erano condannati i razzi Hezbollah), ma si sarebbe trattato di legittima difesa e di risposta adeguata (dissuasione). Ovviamente gli Hezbollah fanatici avrebbero riaffermato la loro vocazione al martirio o, più esattamente, la vocazione della popolazione libanese al martirio: ma siamo sicuri che essa avrebbe continuato a favorirli? Siamo sicuri che avrebbe permesso loro di continuare ad installare le loro basi nelle zone abitate, nei cortili delle case o nelle stalle? È facile fare da scudi umani quando nessuno spara: quando però la dinamite comincia effettivamente a dire la sua, ci si accorge che si devo reagire presto, se si vuole sopravvivere.
Ancora più valido è il ragionamento per i grandi razzi. Mentre la missilistica Hezbollah è dopo tutto dilettantesca, malgrado il possente supporto logistico iraniano, quella israeliana è up to date. Dunque per un missile su Haifa se ne potrebbero fare cadere cinque su Sidone o anche Beirut. E questo non mirando accuratamente (come fa oggi l’aviazione), ma come fanno gli Hezbollah, che recentemente hanno addirittura mirato ad un ospedale: dunque ammazzando chi capita. A barbaro barbaro e mezzo. Con un simile comportamento para-criminale (ma copiato dall’avversario) probabilmente si sarebbe evitata la “guerra del Libano”. Perché il Libano, per sopravvivere, si sarebbe visto costretto ad assumere la responsabilità del proprio territorio ed avrebbe avuto l’appoggio del popolo per la repressione delle attività che quei disastri provocavano.
Qualcuno risponderà che è necessario rimanere fedeli ai propri nobili principi, anche quando si ha da fare con dei selvaggi: ma c’è ancora qualcuno che non è nobile. Qualcuno che, essendosi nutrito di storia non edulcorata, ragiona come Cesare dinanzi ad Alesia, quando si disinteressò della popolazione civile espulsa dagli assediati.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 24 luglio 2006


Bobo Craxi é  Bobo Craxi e il "Corsera" non è da meno.
C'è un sottosegretario agli esteri del Governo italiano che, pochi minuti dopo  il ferimento del capitano dell'esercito Roberto Punzo, s'è affrettato a dichiarare alle agenzie; "l'osservatore italiano dell'Onu potrebbe essere stato colpito dall'esercito israeliano".  
Quel sottosegretario si chiama Bobo Craxi.
A sparare e colpire il capitano Punzo, in realtà sono stati gli
Hezbollah e il sottosegretario è stato smentito perfino dal portavoce dell'Unifil Milos Strugar,  ma, con la scusa che l'aveva detto Bobo Craxi,  il maggiore giornale italiano,  il Corriere della Sera,  è riuscito a titolare in prima pagina "forse sono stati gli israeleani"

E brava la nostra Noa!
Buon giorno! Ci siamo svegliati, a meta' soltanto, ma ci siamo svegliati eh?
Si, a meta' perche' Noa' definisce giustamente nazisti gli hezbollah e contemporaneamente dice che con hamas si puo' parlare.
Perche', i terroristi di hamas non sono nazisti? Come potrebbe Noa definire in altro modo un gruppo terrorista che ha nel suo statuto la distruzione di Israele e che ogni giorno bombarda citta' israeliane?

Sono stati eletti dal popolo, dice.
E allora? Anche hezbollah siede nel parlamento libanese, anche hezbollah e' stato eletto a rappresentare una parte dei libanesi. Anche Hitler era stato eletto dal popolo.
Comunque, a parte questi dettagli, vitali per Israele, e' importante che l'intellighentia di sinistra israeliana si sia svegliata e appoggi il governo in questa ennesima guerra.
Di hamas parleremo piu' avanti quando sara' finito il problema al nord. Allora sara' il caso di spiegare a Noa e ad altri cosa e' hamas visto che nel loro fanatico, estremo e stupido pacifismo ancora non lo hanno capito.
Non lo ha capito nemmeno Piero Fassino che durante la manifestazione organizzata a Roma per Israele ha detto dei palestinesi "Qui non si parla di un torto e di una ragione ma di due ragioni, di due diritti. Quello di Israele di vivere in pace e quello dei palestinesi di avere uno stato".
Ehhhh, no, caro Fassino. NO! Queste frasi fatte, trite e ritrite, non vanno piu' bene alla luce dei fatti. I palestinesi hanno avuto oppotunita' incredibili di organizzarsi come stato, dal 1948 in poi.
Hanno avuto piu' aiuti di qualsiasi altro popolo al mondo, Arafat ha rubato qualcosa come 1 miliado e 300 milioni di aiuti.  Cosa poteva esser fatto con questi soldi e tutti gli altri fregati alla grande dai vari capoccia palestinesi?
Non hanno avuto un opportunita', uguale a Israele,  nel 1948 e loro hanno rifiutato?
Non hanno avuto un'opportunita' dopo il 1967 quando Israele voleva sedersi per trattare e la lega Araba a Kartoum ha risposto No, anzi tre no addirittura:
No alla pace, no al negoziato, no al riconoscimento di Israele.
Non hanno avuto un'opportunita' nel 1993 quando Arafat, dopo essersi beccato il premio Nobel, invece di pensare a fare la pace e a costruire la Palestina  ha mandato in Israele i primi terroristi suicidi?
Non hanno avuto un'opportunita' nel 2000 quando Ehud Barak gli ha offerto  tutto quello che poteva offrire compresa Gerusalemme est e Arafat ha rifiutato per iniziare la sua guerra del terrore?
Non hanno avuto un'opportunita' nel 2005 quando Sharon gli ha consegnato la Striscia di Gaza completa di infrastrutture e loro anziche' gettare le basi per uno stato, hanno bruciato tutto e riepito la striscia di rampe per colpire Israele piu' in profondita'?
Quindi caro Fassino, due ragioni sto par di palle!
Quando un popolo getta via ogni opportunita' di trasformarsi in popolo sovrano per scegliere il terrorismo, l'ignoranza e la miseria, non ha piu' nessuna ragione e nessun diritto.
Dire il contrario significa non capire niente, non volere una soluzione del problema  e significa anche abbandonare Israele al suo destino e lasciarlo ancora una volta solo a combattere  contro un terrorismo giustificato e appoggiato dall'Europa.

Per concludere due paroline sugli arabi israeliani , parole senza retorica e sentimentalismo da quattro soldi. Parole che rispecchiano la realta', la nostra drammatica realta'.
Giorni fa sono stati uccisi due poveri fratellini arabi, Mahmud e Rabia Taluni, fatti a pezzi a Nazaret, Israele, da un razzo hezbollah.
Grande dolore di tutti , meno che del loro padre, meno che della sua comunita' che si e' scagliata contro Israele. Il padre , sorridendo, ha detto che Israele la deve finire, che Hezbollah combatte per la liberta' e tutti i suoi compari a dire che i due fratellini erano shahid, martiri.
Ma c'e' di peggio, un giornalistia italiano li ha chiamati i "due piccoli Gesu'."
Ehhh  no!
Innanzitutto chiariamo che Gesu' era ebreo e che due giorni prima era stato ucciso da un katiusha a Haifa un bambino ebreo, Omer, e sua nonna e nessuno ne ha parlato, nessuno li ha nominati, nessuno li ha chiamati per nome. Sono entrati a far parte dell'elenco dei morti israeliani , tutti anonimi.
I due bambini arabi invece diventano addirittura Gesu', retorica nausenate, e gli unici che li hanno pianti come bambini veri che dovevano vivere siamo stati noi israeliani.
Ma perche' i due fratellini sono stati colpiti? Perche' non c'era la sirena! A Nazaret, come in tutti i villagi arabi, non esistono le sirene. Non le vogliono, le rifiutano perche' non le vogliono sentire quando suonano per ricordare il Giorno dell'Olocausto e il Giorno del Ricordo dei Caduti. Yom haShoa' e Yom haZikaron.
Non hanno le sirene e nemmeno rifugi perche', dicono,  i loro fratelli arabi non li colpiranno mai. Sono gli ebrei che devono essere ammazzati, mica gli arabi, perdio!
E' questo che pensano i nostri cari connazionali arabi.
Nasrallah gli ha dato ragione, si e' detto dispiaciuto per i due bambini, li ha sistemati nel paradiso dei martiri e ha confermato che lui e' solo gli ebrei che vuole ammazzare.
Quando questa guerra ha avuto inizio e sono piovuti le prime katiusche su Israele , loro,  gli arabi israeliani, saltavano di gioia. Esattamente come avevano fatto nel 1991 quando fu Saddam Hussein a bombardare Israele con i suoi scud e loro dai tetti delle loro case ballavano e urlavano "prendi la mira Saddam, prendi la mira". Poi pero' hanno accettato le maschere antigas che Israele distribuiva.
Bene , allora si tengano i loro martiri e lascino la nostra democrazia.
Troppo comodo vivere in un paese che gli da diritti di cittadini , lavoro, studio  e aspettare il momento opportuno per metterci il coltello nella schiena.

Nel frattempo siamo arrivati al 13 giorno di guerrra, Israele e' entrato via terra e aspetta che qualcuno si decida a far applicare  la mozione ONU 1519 che ci permetta di uscire dal fango libanese e qualcuno che capisca che questa guerra e' solo l'inizio per poi arrivare in Europa perche' e' questo che l'Iran vuole, distruggere Israele e andare avanti e noi stiamo combattendo una guerra per tutto l'occidente  che nel frattempo e' isterico e non sa bene cosa fare.
I nostri soldati procedono lentamente nel tentativo di fare meno vittime possibile poiche' i libanesi del sud sono usati dai terroristi come scudi umani e non li lasciano scappare. I media italiani strombazzano di 300 vittime civili, si, certo, ma dimenticano di dire che anche i terroristi sono civili  e ne sono stati ammazzati quasi 200 quindi sarebbe il caso di fare le debite distinzioni.
Israele chiede un paio di cosucce :lasciare che Zahal proceda  ancora per 10 giorni , al massimo due settimane,  l'applicazione della 1519, che prevede il disarmo dei terroristi e che doveva essere applicata 6 anni fa,  il rientro dei soldati rapiti e la dislocazione di soldati libanesi , aiutati da soldati NATO nella fascia di sicurezza.
Fino ad oggi Israele ha distrutto:
474 quartieri genrali e gallerie con munizioni
39 linee di comunicazione
107 veicoli per trasporto armi
129 rampe di lancio
105 ponti
62 basi hezbollah
15 tunnel
9 antenne
Restano ancora un'infinita' di strutture da distruggere in questo stato terrorista creato dentro al debole Libano e il bene che ne verra' non sara' solo per Israele ma per il Libano e tutto l'occidente.
Buon lavoro, Zahal, se te lo permetteranno!
 
Deborah Fait  - www.informazionecorretta.com

Ferito dagli Hezbollah un militare italiano in Libano
Il capitano dell'esercito italiano Roberto Punzo, l'osservatore Onu colpito nel Libano meridionale e ricoverato presso l'ospedale civile della città isrealiana di Haifa, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico allo stomaco e si trova in condizioni gravi ma stabili: lo ha reso noto il portavoce del nosocomio di Rambam, David Ratner.
Lo stato maggiore della Difesa aveva precisato in un comunicato che l'ufficiale non versa in imminente pericolo di vita ed era stato colpito da alcune schegge: Ratner ha tuttavia fatto riferimento ad una ferita da proiettile.
Verso le 13.00 ora italiana - riferisce un comunicato - il capitano dell'esercito Roberto Punzo mentre prestava servizio presso la cittadina di Raf, a 40 chilometri ad est di Naqoura, è stato ferito in maniera grave da un colpo di arma da fuoco. «Secondo il resoconto preliminare - sostiene una nota firmata dal portavoce Unifil Milos Strugar - il fuoco è giunto da forze Hezbollah.»
L'ufficiale è stato prontamente soccorso da militari israeliani e trasportato in elicottero presso l'ospedale civile di Haifa. La prognosi al momento è riservata.
Il capitano Punzo, in servizio presso la missione UNTSO (United Nations Truce Supervision Organization).
Il gruppo di osservatori militari italiani opera in Medio Oriente dal 1958 (legge n. 848 in data 17 luglio 1957) ed è composto da 7 Ufficiali. UNTSO è la più vecchia missione di peacekeeping delle Nazioni Unite. Disposta con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 50 in data 29 maggio 1948 e successive modifiche, la missione effettua sia il controllo del rispetto del trattato di tregua, concluso separatamente tra Israele, Egitto, Giordania e Siria nel 1949, sia il controllo del cessate il fuoco nell'area del Canale di Suez e le alturedel Golan conseguente la guerra arabo-israeliana del giugno 1967.
(Dalle agenzie)

Massima del giorno
Spiegare il fulmine con l'ira di Giove è molto più facile che inventare l'elettrologia.
G.P.


MOLLICHINE
Olmert: "Noi non cerchiamo la guerra". Ma a volte uno le cose le trova senza cercarle.

Chirac ha definito "aberrante" l'azione militare israeliana. Rispondere alla violenza con la violenza! Ma siamo matti?


Putin: "Non sono sicuro che il ritorno dei soldati israeliani rapiti metterebbe fine al conflitto". Ah sì? Ma è un dubbio metodico o sistematico?

Prodi (Corriere) sulla sua maggioranza striminzita: "Così è più thrilling... È più sexy!". Come quando, al ristorante, uno si domanda se ha abbastanza soldi per pagare.

La magistratura milanese chiede l' "Estradizione per 26 agenti della Cia". L'U.S.Army per ora ha ricevuto solo un avviso di garanzia.

Indulto, l'Italia dei valori farà ostruzionismo. La difficoltà di passare dal tintinnar di manette al tintinnar di chiavi.

Donadi (IdV), sull'indulto: "Saremo costretti a fare ostruzionismo alla nostra stessa maggioranza". Perché si scusa? Lo fanno tutti!

La maggioranza ha richiesto la sospensione del Mose. L'acqua alta può tirare un respiro di sollievo: Berlusconi non c'è più.

D‚Alema: "Abbiamo sollecitato Iran e Siria a svolgere un ruolo costruttivo".   Ma i razzi sono già costruiti in Iran!

Prodi: "Se Iran e Siria, come pensiamo, agiscono dietro le quinte, come reagire?" Andando a sparargli dietro le quinte.

Esplode una casa a Gaza, quattro morti, tra cui un membro del braccio armato di Hamas. Strano, da noi le case al massimo crollano.


LA DIPLOMAZIA
Nei momenti di crisi da molte parti s'invoca la diplomazia come alternativa alle armi. Alcuni credono addirittura che ogni conflitto possa essere risolto da un'abile e benevola diplomazia. Ee tuttavia è facile vedere come questa concezione sia fallace.
Quando comincia un conflitto armato - secondo l'immortale lezione di von Clausewitz - è chiaro che uno dei due stati pensa di essere militarmente in vantaggio e presenta questa superiorità all‚incasso. Significa altresì che ciò che vuole ottenere non è stato capace di farselo dare "con le buone" e per questo von Clausewitz ha scritto che ogni guerra rappresenta "la prosecuzione della politica con altri mezzi". La prosecuzione, si badi, non l'inizio. Il conflitto è il momento in cui  la tensione si è spinta tanto lontano da provocare il collasso del sistema.
La guerra costituisce l'aggravamento d‚un problema, non la sua nascita. Quando Saddam Hussein invade il Kuwait dal punto di vista internazionale si considera questa azione militare come un inammissibile e ingiustificabile atto di violenza contro uno stato sovrano: ma questo solo perché l'opinione pubblica non ha badato, nei mesi e negli anni precedenti, alla teoria di Hussein secondo cui il Kuwait è una provincia irakena. Egli infatti non ritiene d'andare ad annettere un territorio straniero, ma d'andare a ricuperare una parte del proprio. Nello stesso modo, se la Cina sferrasse un attacco contro Taiwan, mentre per tutto il mondo si tratterebbe di una guerra d'aggressione, per la Cina si tratterebbe di andare a riprendere con la forza, dopo decenni di pazienza, la "Provincia Ribelle".
La diplomazia non è ignara dei problemi che, in certi posti e in certi momenti, conducono poi ad una guerra, e fa il suo mestiere: ma quando essa scoppia parecchie cose cambiano.
Innanzi tutto, se è vero che chi dà inizio alle ostilità normalmente (secondo Clausewitz) lo fa perché è sicuro della propria superiorità (Hitler, 1939; Arabi, 1967), è anche vero che molto spesso i risultati concreti sono ben inferiori alle aspettative (Spedizione ateniese contro Siracusa, Prima Guerra Mondiale). Ed è a questo punto che ritorna in campo la diplomazia. Se il paese aggressore voleva ottenere trentamila chilometri quadrati di territorio e dopo due anni, malgrado gravi perdite, ne ha conquistati seimila, il successo dell'impresa appare meno certo dell'inizio. Ovviamente anche il paese aggredito, che pure ha offerto un'imprevista resistenza, affronta dal suo lato spese e sofferenze inaudite. La diplomazia a questo punto può cominciare a dire al primo che se gli si concedono quattromila chilometri quadrati, salva la faccia e si risparmia il resto del calvario. E può dire al secondo: stai soffrendo molto, il futuro potrebbe essere ancora peggiore, compra la pace con quattromila chilometri quadrati e poi si vedrà.
La diplomazia non è un'arma autonoma. Non è fatta di prediche e buoni sentimenti. È l'arte di presentare i fatti in modo che ciascuno sia indotto a riconoscere il proprio interesse, senza fanatismi e senza impuntature. Ma per far questo i fatti devono lasciare spazio: e a volte non è così.

Se uno dei due paesi è chiaramente vincente, la diplomazia non potrà far nulla: non ha molto da offrire o da minacciare. Se uno dei due paesi, pur perdente, è guidato da un folle o un fanatico (Hitler, Hamas), nessuna diplomazia potrà far breccia nel suo cervello. Perché sarà disposto a lasciar distruggere il proprio paese piuttosto che scendere ad un ragionevole compromesso (cui tendeva l'attentato di von Stauffenberg). Se i governanti sono particolarmente ottusi, potrebbero non aver occhi per i dati reali. Ecc.
Perché la diplomazia possa avere serie possibilità d'influire sul corso degli eventi sono dunque necessarie condizioni obiettive che spingano al compromesso e governi pragmatici e responsabili capaci di apprezzarle. In questo caso la pace potrà essere raggiunta anche autonomamente, senza intervento di terzi (resa dell'Impero Tedesco nella Prima Guerra Mondiale). Se invece la diplomazia vorrà avere un peso rispetto a un contendente particolarmente animoso o fanatico (Hezbollah), dovrà essere capace di agitare una grossa carota e un enorme bastone. Per esempio un intervento che potrebbe dare un determinante vantaggio al suo avversario.
Senza questo essa è flatus vocis, logomachia o comunque si voglia diplomaticamente designare il chiacchiericcio ad alto livello.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 23 luglio 2006


KEEP SMILING
Dice un cacciatore al bordo di un bosco, soppesando il suo grosso fucile: "Se mia moglie mi tradisse le farei saltare la testa e all'uomo sparerei nei genitali".  E l'amico, guardando nel folto del bosco: "Se ti sbrighi potrai cavartela con un colpo solo".

BERSANI&NOCCIOLINE
Il costo del passaggio di proprietà è passato dai 471 euro dal notaio (senza fila) ai 402 euro all'anagrafe o non so dove (ma con fila)?
Una vera rivoluzione per la vita dei cittadini. Del resto, non c'era da dubitarne, visti gli elementi.
Scommetto che a breve verrà concesso un ulteriore sconticino a quei cittadini che si recheranno a stipulare l'atto nella sede di un qualche sindacato (previa iscrizione, ovvio).
W le liberalizzazioni de sinistra!

a.marzano,   dal Forum dei Radicali


EVENTO E INFORMAZIONE
(in 400 parole)
Nel passato l’informazione esisteva ma non esistevano i mezzi d’informazione. Nel 1815 i rari giornali erano in vendita da poco tempo ed avevano comunque una diffusione estremamente limitata. Per non dire che non c’era televisione. E tuttavia la notizia della morte di Napoleone ha fatto il giro del mondo in pochissimo tempo (“percossa, attonita la Terra al nunzio sta”). Semplicemente perché chi apprendeva quel lutto si premurava di dirlo al proprio vicino, sapendo in anticipo che la cosa sarebbe stata anche di suo interesse.
Ma questo era raro. Quando non avveniva un fatto clamoroso, quando non scoppiava una guerra o non c’era un devastante terremoto a Lisbona, la vita scorreva tranquilla. La gente viveva nella quiete di chi poteva dire “Oggi non è successo niente”. Era la notizia stessa che ogni tanto si faceva parte attiva e turbava il placido fluire del tempo.
Con la nascita dei grandi mezzi d’informazione e la loro diffusione – la televisione non risparmia neppure gli analfabeti – il rapporto si è invertito: prima l’evento creava l’informazione, ora l’informazione crea l’evento. Il giornale deve “uscire” ogni giorno e deve dare notizie. Poiché ha una prima pagina, deve dare anche una notizia da prima pagina. Quale che sia. Perfino: “Lady D. era ancora viva all’arrivo in ospedale”. Magari aggiungendo sotto, in piccolo e in corsivo, “secondo l’ex-moglie dell’autista dell’ambulanza”.
Il risultato è che si vive con l’aria affannata di chi non riesce a stare dietro all’infinità di drammi, curiosità, tragedie, delitti, avvenimenti artistici e sportivi che si verificano in tutto il mondo. In un fuoco d’artificio che non conosce soste. Si ha l’impressione di essere passati dal tempo in cui si diceva “Oggi non è successo niente” al tempo in cui è necessario dire:  “Oggi sono successe tante di quelle cose che non sono riuscito a seguirle tutte”. Col corollario degli ingenui: “La vita non è mai stata tanto drammatica come oggi”. E invece la differenza è tutta nel sapere o non sapere, nell’occhio che vede e nel cuore che duole. L’avvenimento quotidiano infatti, per essere interessante, dev’essere emozionante. Tanto che, se il giorno seguente non se ne verifica un altro di buon livello, si riprende quello del giorno prima titolando “Sempre più gravi le conseguenze di…”
Prima l’evento creava l’informazione, oggi l’informazione crea l’evento.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 22 luglio 2006


LA TECNICA MEDIOEVALE
(meno di 400 parole)
R.A.Segre, che di solito ha una visione penetrante ed equilibrata dei problemi del Vicino Oriente, ha osservato sul "Giornale" di oggi che nel conflitto attualmente in corso in Libano i soldati israeliani hanno avuto qualche brutta sorpresa. Una volta sul terreno si sono trovati di fronte ad una situazione che i drones (aerei senza pilota) non avevano rivelato: oltre ad usare le case e i villaggi come scudi, gli Hezbollah hanno scavato chilometri di gallerie con una tecnica simile a quella dei Vietcong. Nascondigli sostanzialmente invisibili, e invulnerabili con attacchi dal cielo, da cui sbucare, lanciare razzi e tendere agguati ad eventuali task force israeliane. Dunque la guerra aerea non è sufficiente ma un attacco via terra costerebbe gravi perdite. E per questo i generali esitano ad impantanarsi in Libano.
Non essere del tutto d'accordo con Segre è un rischio e tuttavia una riflessione può quanto meno allargare la discussione. Se le idee esposte sono sbagliate, sarebbe utile sapere perché.
La differenza fondamentale fra Vietnam e Libano è il regime delle piogge. Le gallerie sotterranee erano uno strumento di agguati terribili, in Vietnam, perché anche il resto del territorio si prestava alle insidie: essendo pieno di vegetazione, offriva infiniti nascondigli. Viceversa, il Libano è un paese dalle piogge scarse e dal territorio tendenzialmente spoglio. Dunque basterà che le forze israeliane si muovano sempre in campo aperto e vinceranno qualunque scontro con gli Hezbollah. Un esercito superiormente armato ed addestrato come quello israeliano, non offre "partita". Il problema più serio è invece la bonifica del territorio.
La soluzione potrebbe essere che una grande task force israeliana si spinga a settanta chilometri dalla frontiera, tagliando in due il Libano e sigillando la zona sud: non vi entrerebbero né armi né merci. La vita diverrebbe presto impossibile e a questo punto si potrebbe consentire l'esodo dei profughi verso Beirut. Gli stessi Hezbollah sarebbero posti dinanzi al dilemma di varcare la frontiera disarmati o morire di fame. In seguito, in un territorio reso deserto, si potrebbero cercare le gallerie e farle saltare in aria. Avvertendo altresì che l'uso di razzi di maggiore gittata imporre la riproduzione dell'operazione trenta, quaranta, cinquanta chilometri più a nord. Se dal Libano si vuole uccidere Israele, Israele ha il diritto di uccidere il Libano.
Le guerre, nel medio Evo, si vincevano anche così.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 21 luglio 2006


L'INTERVISTA A SINIORA
BEIRUT ˜ Lo incontriamo nel suo ufficio proprio nel mezzo di una lunga serie di telefonate con Romano Prodi. «Conosco il vostro primo ministro da molto tempo. So che è un buon amico del Libano e degli arabi. E so anche che può fare molto per noi. L'Italia è un partner privilegiato e ha forti interessi in Libano, il suo export nel nostro Paese supera il miliardo di dollari, il primo in assoluto, più alto di quelli di Francia e Cina. Non mi stupisce che faccia di tutto per porre fine alla catastrofe rappresentata dai bombardamenti israeliani», spiega accorato Fuad Siniora. Non a caso ha scelto di parlare con un reporter italiano. «Ci tengo a dire al vostro Paese quanto mi interessa la vostra mediazione. Sto anche pensando di invitare Massimo D'Alema a Beirut», aggiunge. Un leader in difficoltà per uno dei momenti più difficili nella sanguinosa storia del Libano. Qui i commentatori lo dipingono come «il numero due che sta diventando con successo numero uno». Da sempre stretto consigliere di Rafiq Hariri, suo ex ministro delle Finanze, lo ha sostituito alla guida del partito, e ora del Paese, dopo il suo assassinio nel febbraio 2005, Siniora dimostra di avere le spalle più larghe di quanto non si credesse. Ultimamente non ha esitato a sfidare la Siria, accusa l'Iran di ingerenze. Ma in questo momento ciò che gli preme di più è porre fine alla «barbara aggressione israeliana». Poco dopo il nostro incontro legge pubblicamente un annuncio: «Occorre che la comunità internazionale imponga il cessate il fuoco a Israele. In sette giorni di bombardamenti abbiamo oltre 1.000 feriti, 300 morti e mezzo milione di profughi. Il Paese è in ginocchio».

Signor primo ministro, Israele sostiene che sta premendo sul vostro governo per disarmare l'Hezbollah. Se non lo farete voi, lo faranno loro. Ma a spese vostre.
«Noi diciamo questa stessa cosa, ma in modo diverso. Il mondo intero deve aiutarci a disarmare l'Hezbollah. Ma prima di tutto occorre giungere al cessate il fuoco. Sino a che continueranno i bombardamenti non si potrà fare nulla, se non peggiorare la situazione. E anche Israele non ci guadagnerà niente. Vogliono annientare le infrastrutture dell'Hezbollah? Non si ricordano che ci hanno già provato manu militari contro altre forze in Libano nel passato. E non è servito ».

Lei sa bene che prima del blitz dell'Hezbollah contro i soldati israeliani settimana scorsa questa regione era calma.
«Sì, ma c'erano sul campo tutti i presupposti per il conflitto. Perché occorre trovare una soluzione complessiva al problema. L'Hezbollah sostiene che combatte una guerra partigiana per liberare i circa 40 chilometri quadrati a Sheba, terra libanese ancora occupata da Israele. E anche per liberare i 3 prigionieri libanesi nelle carceri israeliane. Israele lasci la zona di Sheba, che comunque non ha alcun valore militare o economico, rilasci i prigionieri e il nostro governo potrà dire che l'Hezbollah non ha più alcun legittimo motivo per mantenere una milizia armata. Sarà inevitabilmente costretto a diventare una forza puramente politica del nostro sistema democratico».

L'Onu 6 anni fa dichiarò che Israele si era definitivamente ritirato sul confine internazionale. Non è questo di Sheba un puro pretesto dell'Hezbollah per continuare la "guerra santa"?
«Potrei anche essere d'accordo con lei. Ma, se così fosse, allora abbiamo un motivo in più per smascherare l'Hezbollah. A parte che esistono fior di carte diplomatiche, che sin dai primi anni Venti mostrano che la regione di Sheba è libanese, non siriana. Anche la Siria da qualche anno afferma che è nostra, sebbene non sia pronta scriverlo sulla carta. In ogni caso, l'importante ora è riportare la piena sovranità libanese nel Sud, smantellare qualsiasi milizia armata parallela all' esercito nazionale. E per farlo occorre delegittimare le ragioni dell' Hezbollah».

Romano Prodi, assieme ai partner europei, le sta proponendo una forza militare multinazionale, con un mandato diverso da quello dell' Unifil. E' d'accordo?

«Ho spiegato a Prodi, Chirac e agli altri leader stranieri con cui sono in contatto, che la mossa non è sufficiente. Non bastano 6.000, 8.000 o addirittura 20.000 soldati stranieri per disarmare l'Hezbollah, se prima non si giunge a una soluzione complessiva del problema che riguarda anche Sheba, come ho appena detto»

E' rimasto sorpreso dall'arsenale dell'Hezbollah? Posseggono missili di fabbricazione iraniana in quantità. Come è potuto accadere che potesse nascere un esercito così forte?
«L'Hezbollah è diventato uno Stato nello Stato. Lo sappiamo bene. E' un problema gravissimo. Ma precede di molto il mio mandato e anche l'era di Hariri. Non è un mistero per nessuno che l'Hezbollah risponde alle agende politiche di Teheran e Damasco. Noi non siamo un Paese in ostaggio della Siria. La nostra è una democrazia viva, con un'opinione pubblica libera, pluralista. Siamo un gioiello unico in Medio Oriente. Ma i siriani sono dentro casa nostra e noi siamo ancora troppo deboli per difenderci. Le memorie terribili della guerra civile sono ancora troppo presenti, nessuno è pronto a prendere le armi».

Hariri è stato ucciso dai sicari siriani?
«Questo è quello che pensa lei. Io non dico di essere in disaccordo. Ma esiste una commissione internazionale che indaga sul caso. Lasciamo a loro il verdetto».

Per quando prevede il cessate il fuoco?
«Non ci siamo ancora. Purtroppo vedo un gran polverone diplomatico e pochi fatti concreti. I bombardamenti criminali di Israele vanno bloccati subito, immediatamente. Ma i governi israeliani hanno sempre fatto di tutto per renderci la vita difficile: non ci hanno mai dato le mappe dei campi minati che loro avevano piantato in Libano, così la gente continua a morire. Oggi bombardano i civili e creano simpatie per l'Hezbollah anche dove altrimenti non ci sarebbero».

Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera - 20 luglio 2006


Questa intervista è ovviamente di parte (e perché non dovrebbe esserlo?) ma conferma alcune cose che sono state scritte anche su questo blog, nei giorni scorsi.

Il giornalista gli chiede: "Signor primo ministro, Israele sostiene che sta premendo sul vostro governo per disarmare l'Hezbollah". Ed è interessante l'affermazione di Siniora: "Il mondo intero deve aiutarci a disarmare l'Hezbollah. Ma prima di tutto occorre giungere al cessate il fuoco. Sino a che continueranno i bombardamenti non si potrà fare nulla, se non peggiorare la situazione. E anche Israele non ci guadagnerà niente. Vogliono annientare le infrastrutture dell'Hezbollah? Non si ricordano che ci hanno già provato manu militari contro altre forze in Libano nel passato. E non è servito ".  Ma gli si potrebbe chiedere: come mai il Libano non ha richiesto questo aiuto, sinché Israele ha sopportato in silenzio l'arrivo dei razzi di Hezbollah? Bisognerebbe dedurne che il Libano è disposto ad attivarsi per disarmare l'Hezbollah solo quando cadono bombe su Beirut, mentre finché esse cadono su Israele si può andare avanti tranquillamente. Il signor Siniora ha l'aria di una persona per bene, ma francamente quanto detto sopra è ridicolo.
Discutibile è pure l'affermazione che l'invasione del sud del Libano, fino al fiume Litani, "non è servita". Se Israele invadesse di nuovo quella regione gli Hezbollah dovrebbero procurarsi razzi di più lunga gittata. E se non bastasse Israele potrebbe invadere il Libano per tutta la profondità indicata dalla gittata dei missili, Beriut compresa. Bell'affare.
Siniora indica poi le "ragioni" degli Hezbollah, pur non nascondendosi che rispondono fondamentalmente ad interessi di altre nazioni. La rivendicazione di un fazzoletto di terra di circa 40 km (Sheba) innanzi tutto non giustifica un'aggressione che può provocare una guerra; poi quel territorio, sempre a detta di Siniora, è rivendicato anche