Da Prima
Comunicazione: “E lei, Ferruccio de Bortoli, accetta
di diventare direttore del Sole in ricchezza e povertà,
in salute e malattia, finché morte o Montezemolo
e Cipolletta non vi dividano?”. “Sì, ci sto”, ha
risposto Ferruccio, detto anche Titti per la sua implacabile
dolcezza vendicativa. “L’unica cosa che vorrei, però,
è una liberatoria da quell’incubo di centinaia di
querele per diffamazione”. Per saperne di più clicca
qui.
COMMENT PEUT-ON
ETRE COMMUNISTE?[1]
Un anticomunista
viscerale - se no che anticomunista è?
- ha difficoltà a capire che si possa essere stati
comunisti prima del 1989. Tuttavia, uno sforzo si può
fare.
S'immagini
una persona giovane cui si riveli che i mali del
mondo (sfruttamento, miseria, soprusi, alienazione,
ecc.) non siano inevitabili. Che da essi si può
guarire con una teoria nient'affatto utopica ed anzi
scientifica, fondata su complicati ma precisi calcoli
economici. Si dica inoltre, a quella persona, che quella teoria
non è applicata perché essa danneggia gli
interessi di coloro che, attualmente, beneficiano del sistema,
ed è anzi per questo che i giornali e i media sono contro
di essa: perché sono in mano ai ricchi, agli sfruttatori,
ai padroni. Se quel giovane non ha fonti proprie cui abbeverarsi,
se queste belle cose gli sono state dette da una persona
degna di fiducia (il professore d'italiano o di filosofia,
l'intellettuale di cui va fiera la famiglia) ecco abbiamo un
comunista. Non avrà precise idee in campo politico, storico
ed economico, ma quelle idee le ha il suo mentore e, un po‚ più
lontano, Marx. Loro saprebbero spiegare perché i paesi del
Terzo Mondo sono poveri ed anche come hanno fatto alcuni paesi a depredarli
per divenire, appunto, ricchi. Magari mediante le multinazionali. E
tutto il resto dello sciocchezzaio che fa parte della mentalità
comunista. (segue, per proseguire nella lettura clicca qui)
- Giannipardo@libero.it, 17 novembre 2004
MOLLICHINE
Siniscalco:
“La Finanziaria è ferma, solida e credibile”.
Ma soprattutto ferma.
Amnesty International,
sugli scontri di Fallujah, alle due parti: “Avete
violato le regole di condotta”. Il fatto è
che il regolamento sul taglio delle teste non era chiaro.
Il ministro
degli esteri palestinese: “Nel Fatah c’è consenso
su Abu Mazen”. Rimane solo qualche pallottola vagante.
Ciampi dichiara
“inaccettabile” il divario economico fra nord e sud.
Ora si aspetta che dica come si fa a non accettarlo.
Siniscalco
è ottimista sui conti economici dell’Italia.
Ottimista. Mentre il pessimista è un ottimista
che s’è informato.
Violante: “non
ci sono le condizioni per un confronto democratico”.
Non ci tenga sulle spine. Se ci sono le condizioni per lo
scontro armato, ce lo dica.
Hamas: “Le
presidenziali palestinesi sono illegali”. È
l’opinione di un’organizzazione nota per la sua sensibilità
giuridica.
Il ministro
degli esteri francese: <Potremmo “imporre” la pace
in Costa d'Avorio>. Ovviamente, con la diplomazia
e in modo multilaterale.
Gianni Pardo,
17 novembre 2004
Sandwich
della Madonna
Un sandwich
abbrustolito, al formaggio e vecchio di dieci anni,
è stato di nuovo messo all'asta da "Ebay".
Secondo Diana Duyser, una signora della Florida
di 52 anni proprietaria dell'oggetto, il sandwich
rappresenterebbe il volto della Vergine Maria. Inizialmente
la casa d'aste su internet aveva cancellato dal listino
l'oggetto, pensando si trattasse di uno scherzo. La prima
volta le offerte avevano raggiunto la cifra di 22 mila dollari.
Dopo questa
notizia, a Napoli pare sia stato ritrovato,
tra le zolle del San Paolo, un
corno portafortuna di origini antichissime (si parla
addirittura del Neolitico) con impressa l'immagine di
Maradona. Si attendono adeguate offerte.
Caro Mieli,
c'è posta per te (2) - Mieli ha risposto come segue:
Caro Pardo,
è
vero, non lo rifirmerei quel manifesto. Ma non
so se sarei nel giusto. Era un appello a favore di
un giornalista che aveva "prestato" la sua firma come Direttore
Responsabile per consentire la pubblicazione di un foglio
della sinistra extraparlamentare. E che era stato portato
in giudizio per le frasi contenute in quel foglio delle
quali, ad ogni evidenza, nulla sapeva. Ripeto:
io oggi probabilmente non "presterei" la mia firma per consentire
l'uscita di un giornale che non pubblichi articoli normali
e forse non firmerei più quel genere di lettere di solidarietà.
Ma non sono convinto del tutto di aver ragione adesso e di aver
avuto torto allora. Un cordiale saluto
Paolo
Mieli
Risposta
alla risposta:
Caro Mieli,
le risponderò
sinteticamente, per non farle perdere tempo.
a)
Le do atto d'avere dimostrato coraggio e lealtà,
nel rispondermi, visto che le sarebbe stato tanto facile
non accusare ricevuta e non fornire spiegazioni ad un
signor Nessuno come me. Di questo la ringrazio.
b)
Il Direttore Responsabile, nel caso "nulla sapesse" di
ciò che veniva pubblicato sul suo foglio, mancava ad
un preciso dovere, assunto con la carica stessa, ed era dunque
colpevole. Anche se qualche libro di diritto penale
parla di "responsabilità oggettiva", nel senso che non
è necessario provare che il Direttore conosca quella
particolare cosa che è stata pubblicata, in realtà
si tratta d'un dovere di vigilanza, omesso il quale si è
in colpa. Esattamente come per mancata custodia di cose
e animali. Dunque, lo ripeto, il Direttore non era innocente,
soprattutto se si trattava d'un giornale minuscolo.
c)
Lei, con uno stile ben noto, cui del resto ha anche fornito
un neologismo, non sa se, non firmando oggi quel
documento, sarebbe nel giusto. Mi scusi, ma mi sembra
un voler cadere in piedi ad ogni costo. Lei deve saperlo
che non sarebbe nel giusto. Lei deve sapere che non
si difende la libertà di stampa e di parola avallando
furti, rapine e violenze. E anzi sono certo che lo sa. Le
perplessità espresse nelle sua lettera vogliono essere
- mi scusi - la dimostrazione d'una malintesa magnanimità:
l'avere un'anima tanto grande da comprendere un po' di
tutto, una cosa e il suo contrario, l'essere Paolo Mieli
e l'essere un sostenitore dell'esproprio proletario.
d)
Se avesse voluto sostenere le ragioni di quel Direttore
Responsabile avrebbe potuto criticare la legge che
lo rende responsabile in ogni caso, o avrebbe potuto semplicemente
lamentarsi che una legge dura colpisse una persona
moralmente innocente. Tuttavia non dimentichiamo che Socrate,
certo non meno magnanimo di lei, rifiutò di sottrarsi
all'applicazione d'una legge, nel suo caso ingiusta,
e pagò con la morte. Siamo dunque andati tanto più
lontano di Socrate?
e)
Non sarebbe stato più semplice dire: Mi sono sbagliato,
ero giovane, e magari, echeggiando Rabelais, avevo l'età
in cui "si piscia controvento"?
Non mi
sto impancando a suo giudice: solo rifiuto il concetto
che la verità stia sempre in mezzo e che non prendere
posizione sia sempre saggio. Mi creda, l'angolo retto
ha novanta gradi, non 87 o 91. Per certe cose non ci possono
essere temperamenti.
Con simpatia,
Gianni
Pardo
NOTEBOOK
Se passate da quelle parti, fateci un salto. Dopo quasi
3 anni di lavoro e 858 milioni di dollari spesi, il
Moma, The Museum of Modern
Art., sabato prossimo verrà aperto al pubblico,
venti dollari il costo del biglietto d’ingresso. Altri
cinque dollari per l’auricolare con la visita guidata
in 7 lingue compreso l’italiano. L’autore del progetto l’architetto
giapponese Yoshio Tanighuchi, ha speso fino all’ultimo centesimo
creando una sorta di capolavoro della leggerezza.
Visitarlo comunque vale il prezzo del biglietto.
Raramente il rapporto tra pezzi d’arte, ambienti
e esterni è stato reso con questa rarefatta potenza.
NO FOTO NO INDIGNATION
Ieri Margaret Hassan, l'operatrice umanitaria britannica
rapita il mese scorso a Baghdad, è stata uccisa
con un colpo alla testa. Il video dell'esecuzione è
stato consegnato alla tv araba al Jazeera, che, come
aveva già fatto con i filmati sull'uccisione di Quattrocchi
e di Baldoni, si è rifiutata di trasmetterlo.
Al contrario, sempre ieri, TG1 TG2 TG3 Canale5
TV7 hanno fatto a gara per mettere in onda il
filmato della Nbc relativo all'uccisione di terrorista
irakeno ferito a Falluja ad opera di un
marine in una azione di guerra.
Naturalmente tutti i "buoni" della penisola si sono
riempiti di indignate lacrime a
senso unico.
BUSH-2: CONTINUA
L’ONDATA REAZIONARIA (!)
Prosegue l’involuzione destrorsa dell’Amministrazione
Bush.
Dopo il nuovo ministro della giustizia, giovane
avvocato “self-made man” di origine ispanica, è
la volta del nuovo ministro degli esteri: donna, negra,
“self-made woman”.
Un saggio del suo pensiero:
“La guerra al terrorismo - come la guerra
fredda - è un conflitto tra “visioni” quanto lotta
di forze armate. I terroristi offrono il suicidio,
la morte e la tirannide pseudo-religiosa. L'America
ed i nostri alleati cercano di far avanzare la causa della libertà
e di difendere la dignità di ogni persona. Cerchiamo,
per usare le parole del presidente Bush, "l'avanzamento della
libertà e la pace che quella libertà porta con
sè". Il che significa, innanzitutto, rivolgersi a
ciò che i più importanti intellettuali arabi hanno
chiamato il “deficit di libertà” nel Medio Oriente.
Se il Medio Oriente vuole lasciarsi alle spalle la stagnazione,
la tirannia e violenza da esportazione, allora la libertà
deve fiorire in ogni angolo della regione. Ecco perché
gli Stati Uniti stanno perseguendo una strategia progressiva di
della libertà per il Medio Oriente. La libertà deve
essere scelta liberamente e cercheremo e lavoreremo con coloro
che nel Medio Oriente credono nei valori, nelle abitudini e nelle
istituzioni della libertà. Lavoreremo con coloro che vogliono
vedere lo Stato di diritto, la libertà di stampa, la libertà
religiosa, i limiti al potere statale e le opportunità
economiche prosperare nelle loro proprie nazioni. Ed incoraggeremo
la piena partecipazione delle donne. […] Oggi le donne e le ragazze
possono andare a scuola in Afghanistan. In Iraq, le donne stanno
superando decenni di oppressione e stanno partecipando alla
ricostruzione della loro nazione. Il Marocco ha un nuovo Parlamento
misto, ed il re Mohammed lo ha invitato ad estendere i diritti
delle donne. Tuttavia molto ancora deve essere fatto. Come il
presidente Bush ha dichiarato, “Nessuna società può
riuscire e prosperare negando i diritti fondamentali e le opportunità
alle donne che vivono nel proprio Paese”.
Condoleezza
Rice , 8 marzo 2004
IL POPOLO ITALIANO
DI ARAFAT
Non
abbiamo ancora digerito gli scandalosi funerali di
Arafat a Ramallah dove un' immensita' di pazzi furiosi
ha fatto di tutto e di piu'. Hanno sparato, ferito, portato
neonati terrorizzati sui tetti delle case, strattonato
la bara, urlato, fatto scempio di ogni sentimento umano
e civile.
Una
sola cosa hanno dimenticato di fare : esprimere dolore
per la morte del loro capo.
Non
abbiamo ancora digerito la cerimonia del Cairo dove
50 e piu' ministri e capi di stato hanno reso il loro
servile e vergognoso omaggio al piu' grande terrorista,
ladro, bugiardo, affamatore di popoli, trafficante di
tutto...si parla anche di droga....certamente di armi
e di vite umane degli ultimi 40 anni.
Non
abbiamo ancora digerito la farsa della sua malattia,
dei "e' morto, e' vivo, va a lavorare, e' rimorto,
e' risuscitato" per arrivare finalmente allo stacco
della spina che lo teneva in vita solamente dopo la firma
del documento richiesto dalla vedova allegra: un appannaggio
di 22 milioni di dollari, pari a circa 45 miliardi di vecchie
lire, pari a piu' di 4 miliardi al mese, per sbarcare il lunario.
Non
abbiamo ancora digerito le rivelazioni sul tesoro di
Arafat, tesoro inestimabile rubato facendo la cresta
sui soldi che Europa e paesi arabi gli mandavano per
i "poveri palestinesi". Naturalmente L'Europa non ha mai
chiesto il resoconto delle regalie fatte con le tasse dei cittadini
europei e nessuno si e' mai chiesto come ha fatto un terrorista
internazionale a diventare il sesto uomo piu' ricco del
mondo. Soprattutto nessuno si e' mai chiesto come mai,
nonostante quella inesauribile pioggia di soldi, i palestinesi
siano diventati la popolazione piu' misera e barbara
del mondo.
Chissa'
se Prodi e Solana si sono mai fatti un esamino di
coscienza.
Dopo
tutti questi cipolloni da digerire eccoti qua un'altra
cipolla meno importante ma fastidiosa perche' stupida,
inutile e ipocrita: il popolo italiano di Arafat,
i suoi figli adorati, ha manifestato sabato a Roma portando
in giro le sue gigantografie, bandiere palestinesi, cartelli
e striscioni con la scritta "grazie arafat" . Ma grazie de
che?
Di cosa lo ringraziano? Lo
ringraziano di aver rubato miliardi? di aver ammazzato
ripetutamente italiani? di aver inventato il dirottamento
di aerei e di averli fatti saltare in volo? Lo ringraziano
di aver fatto ammazzare bambini a Roma e vecchi paralitici
su navi da crociera? Lo ringraziano per aver aperto la strada
alla strage di Beslan facendo entrare in un scuola di Maalot
in Galilea i suoi scagnozzi assassini ordinando loro di non
trattare e di ammazzare tutti?
21
bambini hanno assassinato , 21 bambini terrorizzati
che scappavano tra i banchi in cerca della salvezza
e loro gli correvano dietro e li colpivano a bruciapelo
sotto quei banchi dove cercavano un inutile rifugio.
Lo
ringraziano di aver fatto stragi in ristoranti, sinagoghe
, aeroporti in tutta Europa? Lo ringraziano per aver
portato un'intera popolazione alla bestialita'?
Folle
palestinesi che ballano e distribuiscono dolcetti
alla notizia di ogni attentato riuscito, per ogni bambino
ebreo morto, per la tragedia delle Torri Gemelle. Folle
di arabi-palestinesi che urlano di gioia nel vedere
gettare dalle finestre i corpi squartati di soldati israeliani?
prima di farli volare dalla finestra li hanno aperti e gli
hanno tolto il cuore e le viscere, li hanno squartati vivi e poi
la folla in piazza ha fatto il resto: poltiglia.
Che
lo ringrazino per questo?
Lo
chiamano "simbolo" i suoi figli italiani ed e'
stato veramente un simbolo ma di morte, di cinismo
e crudelta', di ipocrisia e di intrigo.
Ringraziano
colui che e' stato la rovina degli arabi palestinesi
, che ha impedito loro di avere uno stato per non rischiare
di perdere il potere e che ha sempre gridato istericamente
alla sua gente, ancora piu' isterica, che avrebbe distrutto
Israele.
Forse
questi figli affezionati del tiranno soffrono di amnesia
e non ricordano i suoi crimini?
Magari,
se cosi' fosse avrebbero una giustificazione! Il
guaio e' che sono perfettamente informati e giustificano
tutto, che dico giustificano, approvano tutto in nome
del loro odio per Israele.
L'unico
grazie che si puo' rivolgere a Arafat e' di aver liberato
il Medio Oriente della sua malefica presenza.
Vorrei
rivolgere un appello ai suoi figli italiani "lasciate
stare i terroristi, vi rendono ridicoli e vi fanno
perdere la faccia, sventolare le bandiere della pace
gridando "grazie Arafat" equivale a urlare "viva i morti assassinati
dal tiranno". Lasciate stare e rassegnatevi al fatto
che Israele esista. Non potete farci niente, lasciate perdere
i terroristi miliardari, rinunciate ai vostri sogni di
gloria distruttrice , non si realizzeranno mai se volete l'annientamento
di una democrazia.
Gettate
via tutti quei "grazie Arafat" e vergognatevi di
aver ringraziato un pluriassassino, un terrorista e un
criminale."
Deborah
Fait - informazionecorretta
Caro Mieli,
c'è posta per te
Caro Mieli,
un amico m'invia questa frase, tratta da una lettera
con una cinquantina di firmatari, tra cui lei,
inviata al Procuratore della Repubblica di Torino nell'ottobre
del 1971: "Testimoniamo pertanto che, quando
i cittadini da lei imputati dicono che <se è
vero che i padroni sono dei ladri, è giusto andare
a riprendere quello che hanno rubato> lo diciamo con
loro. Quando essi si impegnano a combattere un giorno con
le armi in pugno contro lo Stato <fino alla liberazione
dai padroni e dallo sfruttamento> ci impegniamo con loro".
Si tratta di avallare furti, rapine e insurrezione
armata. So perfettamente che lei oggi non firmerebbe
più una lettera del genere, ma le chiedo:
come mai l'ha fatto allora?
Gianni Pardo, 16 novembre 2004
L’OBESO ONORARIO
Sono stato bambino durante la Seconda Guerra Mondiale.
Spiego che cosa voleva dire essere bambino a quei
tempi: significava avere fino a sei-otto anni, facciamo
anche dieci, ma non quindici o diciotto, come oggi. Sono
stato un bambino di guerra e anche un bambino affamato.
Infatti, quando l’appetito è insistente e indimenticabile,
si chiama fame. E a quei tempi si era in molti, ad averla.
Uno scherzo corrente degli adulti era quello di mostrare
quanto spazio rimaneva libero nei pantaloni, all’altezza
della cintura. Era sparita la pancia e qualcuno aveva anche
rivisto, sotto l’ombelico, un panorama perduto da tempo.
Era la fame della guerra, certo. Ma non è che,
finita la guerra, si sia ritrovato il bengodi. Erano
altri tempi. Non c’erano soldi, nelle tasche dei ragazzini,
e nemmeno merendine a tutte le ore: il paese era molto
più povero. Non si strafogava, se non nelle occasioni
solenni e il problema del soprappeso era raro fra gli esseri
umani quasi quanto fra i gatti.
Poi siamo arrivati alla normalità e, quando
ho avuto trent’anni, è apparsa, al livello
della cintura, una rotondità che prima non c’era.
A farla breve, era cominciato il calvario.
Io sono una persona che ha tendenza ad ingrassare.
Non starò a dire come, perché e quanto: mi
si creda sulla parola. Non basta che non mangi
pane e pasta, non basta che salti quasi il pranzo, ogni,
giorno. Non basta nulla. Se solo non vivo con la fame,
con la stessa fame di quand’ero bambino, ingrasso.
Qualcuno, saggio come Confucio, o comunque come quel
tale che disse “if you can’t beat them, join them” (alleati
col nemico che non puoi battere) potrebbe dirmi: eh, diavolo,
mangia e ingrassa, che te ne importa? Non è così
semplice. Non so che problemi di peso avesse Confucio, se ne
aveva. Il mio ha questa caratteristica: ammesso che io segua
una dieta stretta ma non strettissima, non è che mi manterrò
al livello di pienotto, grassottello, in carne, o comunque
si dica obeso in maniera pietosa. No: io continuerò ad ingrassare
fino a pesare una tonnellata. Forse una tonnellata no, ma
perché scoppierei prima, imbrattando le pareti di grasso.
Non ho scelta. Nacqui per la fame come altri nascono
per l’arte o per Dio. Posso scegliere se iniziare
una dieta severa a settanta o a centoventi chili, ma
poi dovrò seguirla attentamente e spietatamente,
per non superare i settanta o i centoventi chili.
Per questo, due anni, quattro
mesi e dieci giorni fa, visto che, con qualunque peso,
avevo la scelta solo di soffrire, ho deciso d’essere magro
e di rinunziare per sempre a mangiare. Sono tornato ad
essere quel bambino di tanti decenni addietro che, per un
motivo o per un altro, è condannato alla fame. Non importa
che oggi, con i miei risparmi, potrei comprare un’intera pasticceria
e fallire, perché consumerei tutto io. Non importa che
il cioccolato, oggi, potrei farmelo anche endovena. La mia condanna
è senz’appello. C’è chi è ipovedente o ipoudente,
chi è emiplegico e chi è zoppo, io sono nato ipomangiante.
E tuttavia non è che sia del tutto rassegnato. Ma per questo
è necessario fare una digressione.
Un saggio (meno di Confucio, ma non per questo un
cretino) distingueva i fumatori in quattro categorie.
Ci sono i fumatori che fumano e che se non fumassero
soffrirebbero. Ci sono i non fumatori che non fumano:
gente che non ha mai fumato e non ne ha mai sentito il desiderio.
Poi ci sono i non fumatori che fumano, quei fortunati che
accendono una sigaretta, così, tanto per solennizzare,
dopo il cenone di capodanno; che non aspirano e che non considerano
la sigaretta molto di più d'un sopportabile zampirone.
Infine – attenzione – ci sono i fumatori che non fumano. Ah!
i fumatori che non fumano sono coloro che hanno smesso di fumare
e non hanno mai smesso di soffrirne. Hanno un bel rifiutare
le sigarette, hanno un bel dirsi che hanno compiuto un’impresa
epica, liberandosi da quell’abitudine, rimane la nostalgia di
quella nuvoletta bluastra, nel cono della lampadina, e quella
bella coltellata nei polmoni, alla prima tirata. Eres fumator
in aeternum.
Ebbene, ora che non peso più del giusto, ora
che magari salgo gli scalini a due a due, malgrado
i miei settant’anni, reclamo il titolo di obeso.
Non sono grasso, se si vuole, come il fumatore che non
fuma, ma visto che seguo una dieta strettissima e soffro quotidianamente
di non poter mangiare quello che voglio, rimango idealmente
obeso e goloso.
Sono un obeso onorario.
Giannipardo@libero.it
Quando uno Stato
può dirsi laico
E' veramente un guaio.
Nel dibattito su chi vuole o non vuole abrogare la
legge sulla fecondazione medicamente assistita, persone
che stimiamo, da Marco Pannella a Giuliano Ferrara, si posizionano
su versanti opposti e già sappiamo, mentre si affilano
le armi, che sangue -nostro sangue- scorrerà.
Noi,
alle prese con la stoica faccenda del legare il pranzo
con la cena, in questa querelle tra
"riccioli di materia" e "sacri inviolabili principi", capendoci
, meglio, fregandocene quasi niente, se avessimo a disposizione
un magico telecomando cambieremmo canale.
Ma non si può,
già in lontananza si odono rumori della battaglia
che avanza... per questo, tanto per capirci un
poco, vogliamo pubblicare una serie di interventi.
Oggi s'inizia,
preso in prestito da "libertà
e giustizia" , con un saggio (Quando
uno stato può dirsi laico) di Faustino de
Gregorio, professore Associato di Storia del diritto
canonico e di Diritto ecclesiastico.
Sia ben chiaro, nella
linea del capirci qualche cosa di più, accettiamo
consigli dai nostri lettori e, di conseguenza, cercheremo
di pubblicare
-è la libertà, bellezza- tutto il meglio di quanto ci verrà
segnalato.
DA INFORMAZIONE CORRETTA
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Venerdì
12 novembre 2004, Radio 24, ore 9. Trasmissione dedicata
alla morte di Arafat. Collegati al programma Fiamma Nirenstein
da Gerusalemme, Carlo Panella, Yasha Reibman, Luisa
Morgantini, Ali Rashid.
Quest'ultimo
ha definito Fiamma Nirenstein "una che diffonde propaganda
al soldo di Israele.Che è una colona, e che i palestinesi
combattono con le armi contro i coloni che vivono
sulle loro terre". Carlo Panella ha difeso Fiamma e a
sua volta è stato indicato da Rashid come uno a libro
paga. Cruciani, il conduttore, ha cercato di difendere Nirenstein
e Panella dagli attacchi, ma nulla ha fermato Rashid
dal ribabire le sue violente accuse.
Ci chiediamo:
1) E' possibile
ad uno pseudo-diplomatico, che comunque gode della
immunità, offendere dei giornalisti negando loro
addirittura la loro professionalità ("non parlo
con dei propagandisti", a dichiarato Rashid).
2) E' permesso
che un cittadino straniero, rappresentante di una
organizzazione terroristica che ha goduto, e che purtroppo
gode ancora, di una pseudo rappresentanza diplomatica
interamente finanziata dal governo italiano, additare
una giornalista italiana quale "colona israeliana", esponendola
così ad un probabile attacco di qualche fanatico
a mano armata (ce n'è un esercito fra i miti e pacifici
palestinesi pronti ad eseguire sentenze di morte se così
gli viene ordinato).
3)Non ha nulla
da dire la Farnesina di fronte ad un comportamento
così illecito, come quello di Rashid, che minaccia
una cittadina italiana che svolge la sua professione
di giornalista in Israele ?
E'un episodio
gravissimo, che avviene in un clima reso rovente e
pericoloso dal terrorismo fondamentalista islamico. Chi
ha armato la mano dell'assassino di Theo Van Gogh ? Troppo
facile chiederselo "dopo". Le parole di Rashid non possone
essere sottovalutate.
Chi può
intervenga. La Farnesina, prima di tutto. E poi i
nostri rappresentanti in Parlamento. Si muova il Governo
e ci dica se è lecito che un appartenente a quella
organizzazione che ha avuto fino a ieri a capo Arafat, si
possa permettersi di minacciare impunemente dei cittadini
italiani.
Invitiamo i
nostri lettori a rivolgersi alla Farnesina per chiedere
un intervento immediato. Si chieda dell'Ambasciatore
Terzi, già nostro ambasciatore in Israele, che ha svolto
la sua missione con rigore e intelligenza. Gli si chieda
di intervenire al più presto e con la massima severità
nei confronti di Rashid. Le cui parole meritano senza alcun
dubbio l'espulsione.
Farnesina,
Ambasciatore Terzi, segretera 06-36918357
Ci si rivolge
ad un amico, ad una persona per bene, ma proprio per
questo richiedere che il suo intervento sia il più
severo possibile.
LA LIBERTÀ DI
PAROLA
La libertà
di parola è uno dei cardini della democrazia.
In tanto è possibile il ricambio al vertice legislativo
ed amministrativo dello Stato, in quanto sia lecita
la critica del governo in carica e in quanto sia possibile
proporre una diversa politica.
Questo però
significa che la libertà di parola è da
raccomandare solo in quanto contribuisca al bene della
collettività e non faccia male a nessuno. Infatti
esiste una limitazione di questa libertà per quanto
riguarda le persone (reati di ingiurie e diffamazione) e per
quanto riguarda i valori della collettività. Il codice
penale prevede parecchi reati, in materia, agli articoli:
278, Offesa all'onore e al prestigio del Presidente della Repubblica,
pena prevista da uno a cinque anni; 290, Vilipendio della Repubblica,
delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate, da sei
mesi a tre anni; 291, Vilipendio della nazione italiana, da uno
a tre anni; 292, Vilipendio della bandiera o ad altro emblema
dello Stato, da uno a tre anni; e, infine e soprattutto, art.
302 e 303, l‚apologia di reato, la cui pena massima arriva a dodici
anni.
La libertà di parola esiste,
nelle democrazie occidentali, ma non è e non potrebbe mai
essere totale. Qualcuno obietta che, salvo si usino contro
individui (ingiurie e diffamazione) le parole non possono
far danno: ed ecco perché ci si può dichiarare
risolutamente contro i reati sopra elencati. Ma è
un'argomentazione fallace. Le parole infatti si possono trasformare
in atti. Se un capopopolo arringa la folla e l'invita
ad uccidere il sindaco, e la cosa si verifica, si può
dire che le parole di quell'uomo siano state estranee all'evento?
Se pure senza
volerlo, stiamo parlando della vicenda Sofri. Secondo
le molte sentenze, quell'intellettuale è colpevole
d'avere ordinato l'omicidio del commissario Calabresi;
ma anche a seguire la sua tesi innocentista, rimane che il suo
giornale predicò l'odio così convintamene che qualcuno
poteva benissimo decidere di schiacciare colui che era indicato
come un verme. Forse le parole non sono pietre, come recitava
un famoso titolo, ma possono essere anche peggio: pallottole.
La libertà
di parola dev'essere totale quando si esercita nell'ambito
del gioco democratico e per i fini ammessi nel sistema;
è invece normale che la si sopprima se esercitata
per fini delittuosi od eversivi. Non dev'essere permesso
incitare all'odio razziale o religioso, non dev'essere
permesso istigare al reato, non dev'essere permesso chiamare
martiri gli assassini suicidi d'innocenti, non dev'essere
permesso additarli come modelli da seguire. I mullah che,
nelle moschee europee, predicano l'odio per il mondo occidentale
e laico e celebrano i fasti dei kamikaze che fanno strage di
pacifici cittadini non solo commettono gravi reati ma, per la
nefasta influenza che potrebbero avere sulla loro ingenua e frustrata
comunità, andrebbero espulsi dal paese. Essi non devono avere
il diritto di abusare di quella libertà di parola che del resto
non fa parte dei loro valori e che essi non consentono a nessuno,
nei loro paesi d'origine.
L'Occidente
ha il diritto di difendersi. Negli Stati Uniti una
sorta d'integralismo della libertà permette che
si bruci in piazza la bandiera a stelle e a strisce.
Ci possiamo cavare il cappello, dinanzi a tanta tolleranza,
ma rimane il fatto che quel comportamento non rischia di fare
molti proseliti. In Europa, il caso delle moschee, delle
madrasse e degli estimatori dei terroristi è diverso.
La morte di Theo van Gogh qualcosa deve pur insegnare.
Giannipardo@libero.it,
14 novembre 2004.
Massima del giorno
I cinici
si facevano chiamare tali perché volevano ridursi
al livello dei cani. Io sono ancora peggiore. Sono un
cane che non fa nemmeno le feste.
G.P.
MOLLICHINE
Prodi prima ha definito "terribile
tragedia" la possibile elezione di Bush, poi si è
congratulato e dichiarato contento del risultato. Un caso
di antiamericanismo.
La Gruber ha passato un mese
in un albergo di Baghdad e l'hanno eletta eurodeputata.
Da giovane, sono andato in Cinquecento a campeggiare a Copenaghen
e non m'hanno fatto neppure assessore comunale.
Sarkozy vorrebbe che gli americani
riequilibrassero il rapporto euro-dollaro. In questo tiro
alla fune si dice agli avversari di mollare un po', in modo
che si possa vincere.
Berlusconi progetta di ridurre
le tasse anche nella prossima legislatura. Sembra un
pokerista che, perdendo, chiede una nuova posta da giocare.
Tagli fiscali. Gasparri: "Un
non accordo sarebbe inimmaginabile". Cioè, non
è incredibile che non si giunga a non dire un possibile
no al disaccordo. Chiaro?
Radici. Casini: "E' un discorso
molto serio che io personalmente, il governo italiano
e molti uomini politici hanno cercato". E' morto il pronome
noi. Pace all'anima sua.
Bertinotti sugli espropri proletari:
"Non siano un pretesto per repressioni poliziesche". Sono
invece graditi gli applausi.
"I farmaci anti-dolore saranno
gratuiti entro fine anno" (Sirchia). Forse s'è
tenuto conto di come alcuni vivono la legislatura Berlusconi.
"La Francia è amica della
Costa d'Avorio", dice Chirac. C'est la réciproque,
le problème.
Il governo battuto sulla finanziaria
da un ben organizzato tranello. La politica non è
morale. Ma allora perché chiedere, "per dovere morale", le
dimissioni del governo?
Arafat. Il ministro degli Esteri palestinese ha escluso il
ricorso all'eutanasia. Ovvio. I palestinesi non uccidono mai
a fin di bene.
Fallujah. Mosca ha invitato
gli americani a "non esagerare". Basta non uccidere
più di 400 bambini.
Lo Presti, rivolto alle opposizioni,
ha detto: "Ma [Arafat] è stato un terrorista!". Poi
An ha chiesto scusa. Non è stato un terrorista. Ne è
stato il capo.
Venti afghane s'offrono in cambio
dei tre impiegati dell'Onu rapiti a Kabul. Se i talebani
accettano, loro perdono l'apostrofo.
Il Psoe critica Aznar per avere
avuto un colloquio con Bush in cui, criticandola, ha
"tradito" la Spagna. Pare gli abbia rivelato che Zapatero si
è ritirato dall'Iraq.
La delegazione italiana, salvo
Pera, è giunta in ritardo alle esequie di Arafat.
A questo punto era sinceramente addolorata.
Giannipardo@libero.it
CHE COSA SALVARE
DELLE RIFORME?
Giorni fa s'è aperto uno
dei numerosi - e forse oziosi - dibattiti politici riguardo
a questo dilemma: se e quando l'opposizione diverrà
maggioranza, dovrà o no abolire tutte le riforme attuate
nell'attuale legislatura? Molti hanno risposto di sì,
solo alcuni di no. Rutelli ha sostenuto con buon senso che bisognerà
correggere gli errori e lasciare ciò che è positivo ma
molti gli hanno dato addosso come ad un traditore. Come mai?
Semplice. Se, durante i lavori
parlamentari, l'opposizione approva il dieci per cento
delle proposte della maggioranza e combatte a morte contro
il restante novanta per cento, sarebbe facile, per Rutelli come
per chiunque, sostenere che in futuro va conservato quel dieci
per cento e abolito il resto. Ma dal momento che l'opposizione
si è battuta a morte contro ogni e qualunque proposta della
maggioranza, se ne deduce che o quei provvedimenti erano interamente
negativi - e dunque andrebbero aboliti in toto - o non erano
interamente negativi e a questo punto bisognerebbe mantenerli almeno
in parte: ma la coalizione si squalificherebbe. Perché dimostrerebbe,
con ciò stesso, che nella precedente legislatura si è
opposta non contro provvedimenti interamente negativi, ma contro
la maggioranza in quanto tale. Che cioè non ha inteso contribuire
al buon governo del paese, com'è suo dovere, ma ha solo cercato
d'impedire alla maggioranza di governare.
La verità è che
ogni forma di fanatismo, alla lunga, è prova di
stupidità.
Giannipardo@libero.it 13
novembre 2004
IL
PAESE DELLE MERAVIGLIE 2
Questo è un
paese incredibile. Soprattutto se si guarda alla
“giustizia”.
In quale altro sarebbe possibile
una vicenda come
quella del processo Sme?
Riassumiamo, per i distratti: dietro la sigla
"processo Sme" c'è la storia della mancata vendita
della holding alimentare dello Stato, la Sme appunto, alla
Buitoni, ai tempi di Carlo De Benedetti. Romano Prodi, allora
presidente dell'Iri, firmò un accordo di vendita con
De Benedetti per 393 miliardi. Il premier Bettino Craxi si oppose
perché giudicava il prezzo irrisorio. Negli stessi giorni
un'altra cordata avanzò una proposta economica più
vantaggiosa. Della cordata facevano parte imprenditori del settore
come Barilla, Ferrero e la Fininvest di Silvio Berlusconi. Il ministro
delle Partecipazioni Statali ordinò di valutare le nuove offerte.
De Benedetti cercò di far valere in giudizio il suo preaccordo.
Prodi e Amato, sia nel 1985 sia durante l'attuale processo (al di là
delle loro "amnesie" largamente tollerate dal presidente del processo),
ammisero che senza autorizzazione governativa il precontratto non
poteva essere valido. Il giudice Filippo Verde sentenziò l'inefficacia
dell'accordo. Gli altri gradi di giudizio confermarono. Fine? Neanche
per sogno. I pm milanesi sostengono che la sentenza fu comprata da Berlusconi
(quali i vantaggi di un simile "acquisto di sentenza" ancora si debbono
comprendere) e ieri, in requisitoria, la PM Ilda Boccassini
chiede 8 anni di reclusione per corruzione <<semplice>>
(!). Però la PM Boccassini nella sua requisitoria non è
riuscita a dimostrare nulla, né che vantaggi ottenne la Fininvest
di Berlusconi, né sulla corruzione di magistrati: non una
prova che una prova, solo un labirintico teorema accusatorio, per
altro già smontato in altro processo. In realtà chi ci guadagnò
dalla mancata vendita sottocosto della Sme a Carlo De Benedetti, fu lo Stato
che dalla vendita della Sme (ad altri, nel '93) incassò duemila miliardi
in più.
NASSIRIYA, E' PASSATO
UN ANNO, NOI NON DIMENTICHIAMO!
Ricorre il primo anniversario della
tragedia di Nassiriya, un attentato nel quale hanno
perso la vita diciannove italiani: dodici carabinieri,
cinque militari dell’Esercito, due civili. Un momento
tra i più dolorosi e difficili nella storia recente del
nostro Paese, che tuttavia ci ha fatto vivere il senso di appartenenza
alla stessa Patria. Ci siamo sentiti tutti vicini a quegli
uomini, che rappresentano l’avamposto di una comunità nazionale
generosamente protesa ad aiutare un altro popolo, che necessita
di riacquistare la stabilità interna e la propria identità
statuale.
“Eroi di
ogni giorno”, così sono stati semplicemente
chiamati i nostri Caduti. Uomini rispettati, ma anche
amati dagli stessi iracheni, che a Nassiriya condividevano
con loro finanche la quotidianità e che di essi
apprezzavano l’aiuto, l’appoggio, materiale e non solo.
DARE A CESARE QUEL CHE
E' DI CESARE ...
Secondo il quotidiano
francese Le
Monde per Cesare Battisti, l’ex terrorista
ora latitante, si apre una speranza. Infatti
la Corte europea dei Diritti dell'Uomo (CEDH) avrebbe chiesto
all'Italia di modificare la sua legislazione in
materia di contumacia, giudicata iniqua perché non
permette ad una persona condannata di beneficiare di un
nuovo processo . In particolare, il provvedimento fa
riferimento a un rifugiato dell'ex Jugoslavia, Ismet
Sejdovic, condannato a 21 anni e otto mesi di prigione nel
1996 dalla Corte d'assise di Roma per la sua presunta implicazione
in un omicidio avvenuto nel 1992 in un campo nomadi. La Germania,
dove Sejdovic è stato arrestato nel 1999, aveva negato l'estradizione
in considerazione del fatto che il diritto italiano non
gli avrebbe garantito la riapertura del processo.
La discussione della
Corte europea potrebbe quindi aprire nuove prospettive
per il caso di Cesare Battisti, condannato in contumacia dall'Italia
per l'implicazione in quattro omicidi nel 1978 e 1979.
Un'eventuale riforma potrebbe convincere Battisti, attraverso
i suoi avvocati, ad accettare un nuovo processo. (cp, 12.11.2004)
Tex-Mex Government
Bush ha nominato nuovo ministro
della Giustizia Alberto Gonzales, già avvocato
a poi membro della Corte suprema del texas, laureatosi
ad harvard nel 1982 benché figlio di immigrati messicani
semianalfabeti: papà muratore, crebbe in un bilocale
a Houston assieme a settefratelli.
Sarà il primo ministro
della giustizia ispanico nella storia degli Stati
Uniti d'America.
I soliti reazionari…
(ale tap 12.11.04)
CAFFE' SCORRETTO
Da Dagospia: "Sul fatto
che Rula Jebreal (qui
il suo blog) sia affascinante, nulla quaestio, ma
addirittura esperta di questioni medio orientali?
Mi risulta che abbia fatto la scuola per fisioterapisti
a Bologna. Forse si è documentata per conto proprio.
Palestina e' morto!
Un maleficio, un
ombra nera che ha avvolto il Medio oriente per 40
anni.
Arafat infine
e' morto, le telenovela creata a Parigi dalla vedova
affranta si e' conclusa e il mondo si prepara a rendere omaggio
al piu' grande terrorista del ventesimo secolo e al maggior
corruttore di giovani generazioni dopo Adolf Hitler.
Omaggiate! Omaggiate!
L'amore dell'Europa
per quest'uomo e' sempre stato direttamente proporzionale
all'odio per Israele, il Paese che Arafat, durante tutta
la sua vita, ha tentato di distruggere.
Il raiss e' morto
ma la sua ferocia resta impressa nella carne e nel
cuore di tanti esseri umani, la sua ferocia ha creato
dolore e tormento e disperazione.
Non dimenticheremo
e non perdoneremo.
Il mondo dunque
si appresta ipocritamente a piangere questo personaggio
crudele, fanatico e malvagio; stanno arrivando messaggi
di cordoglio da tutti i capi di stato, anche il Papa, la cui
tonaca candida portera' sempre la macchia indelebile per
averlo ricevuto piu' e piu' volte in Vaticano, ha mandato le
condoglianze.
Chirac, suo schiavetto
da sempre, ha parlato della fine di un uomo coraggioso
e prevedo necrologi pieni di falsita' e grondanti
lacrime dagli articoli che i giornalisti in tutto il
mondo scriveranno.
Siccome
quello che io scrivo non e' pagato da nessuno
mi considero affrancata da ogni tipo di ipocrisia
e vorrei quindi ricordare Mr. Palestina per una particolarita'
del suo carattere che sara' sicuramente taciuta: la sua
amoralita'.
Ferocia, crudelta', cinismo fanno
sempre parte della figura di un dittatore ma Arafat era molto
di piu', lui era un amorale e questa peculiarita' del
suo essere la si e' potuta notare non tanto dagli assassinii
da lui ordinati , ma dai suoi sorrisi, dai bacini che mandava
in giro, dai bambini che sporcava colle sue labbrone pregandoli
fra lacrime di commozione di diventare martitri, cioe' di morire
per ammazzare ebrei.
La sua amoralita'
la si poteva toccare con mano ogni volta che, dopo
aver ordinato in arabo la morte di civili innocenti,
in inglese piangeva la loro fine gridando che lui voleva
solo la pace, la pace dei coraggiosi. Ogni volta che
sentivo queste parole un brivido di disgusto mi
correva lungo la schiena, una mano invisibile mi stringeva
lo stomaco.
Ha instillato
l'odio in generazioni di bambini, li ha mandati a morte
convincendoli a correre dove si sparava con la forza dell'odio
che lui sapeva imprimere nei loro cuori, dando loro addirittura
una paghetta, un tanto a sasso, le bombe molotov erano pagate di
piu', per farli sentire importanti, eroi, parte essenziale
della jihad.
Li ha circuiti
e corrotti con programmi televisivi, con programmi
scolastici impedendo loro di studiare e di sperare in un
futuro dignitoso.
Ha espresso la
sua amoralita' derubando i palestinesi di somme enormi,
pagate dai contribuenti di tutto il mondo, centinaia di
migliaia di dollari fatti sparire nelle sue casse e nei
suoi conti in banca facendo di lui il sesto uomo piu' ricco
e dei palestinesi il popolo piu' misero e miserabile del mondo.
La sua amoralita'
e il suo cinismo hanno costretto i palestinesi
a restare fossilizzati nei campi profughi, ha impedito
la creazione di uno stato palestinese per non perdere il
potere assoluto.
E' stato spietato,
approfittatore e vigliacco poiche' la guerra la faceva
fare agli altri, bambini compresi, mentre lui se ne stava
al sicuro nei suoi quartieri generali.
Ha consolidato
il terrorismo islamico, ha rispolverato il terrorismo
suicida, ha copiato da Khomeini il sacrificio di bambini.
Oggi nei territori
si sono viste poche lacrime e spero che i palestinesi
finalmente incomincino ad aprire gli occhi e a capire
chi per 40 anni li ha violentati e derubati portandoli
alla rovina completa.
Arafat il fallito,
non solo non e' riuscito a fare la Palestina ma ha
lasciato i palestinesi nella miseria piu' nera e disumana,
li ha derisi permettendo a sua moglie di girare per Gaza con
una fimmante BMW e a servirsi di aereo personale per i suoi
spostamenti mentre il popolo non aveva che gli occhi per piangere,
li ha umiliati facendoli mantenere per decenni dalla comunita'
internazionale, ha permesso che le citta' e villaggi si riducessero
a bicocche con le fogne a cielo aperto.
Un fallito che
non ha creato altro che disperazione intorno a se'.
Con che coraggio lo chiamano leader?
Un leader e' colui che fa il bene del popolo non colui
che lo distrugge.
La sua morte fa
sperare in bene, fa sperare che quell'ombra nera
e fosca che ci ha ricoperti per 40 anni si dissolva
lentamente ma inesorabilmente.
Nessun onore alla
salma, non era un nemico, era un assassino, non
e' nemmeno morto da martire come sempre sbraitava di voler
morire ma mandando gli altri a farlo, e' morto in un ospedale
mentre sulla sua testa si intrecciavano intrighi
degni del peggior tiranno.
Noi piangiamo
i nostri morti, il mondo rimpiangera' i soldi che
gli ha regalato, la vedova sguazzera' tra i miliardi,
i palestinesi forse incominceranno a risalire dal baratro
in cui li aveva fatti precipitare.
Il Medio Oriente
tirera' un sospiro di sollievo e si apprestera' a
vivere una nuova era.
Nessun onore delle
armi, solo disprezzo e il doloroso ricordo dei suoi
crimini.
Deborah Fait - informazionecorretta
ARAFAT: LA CAMERA
LO RICORDA, SI SFIORA LA RISSA
(AGI) - Roma,
11 nov. - Ricordo di Arafat in apertura di seduta in
aula alla Camera, con il messaggio di cordoglio del presidente
Casini. Ma la commemorazione del leader palestinese suscita
parole di condanna da parte del deputato di An, Nino Lo Presti
("E' morto un terrorista"), e l'immediata reazione dai banchi
del Prc e dei Verdi.
BRIVIDI
Riportiamo, da
informazionecorretta
un’ antologia, fior da fiore, che crediamo si commenti da sé, di dichiarazioni
di personaggi pubblici (per lo più politici)
sulla morte di Yasser Arafat:
Jacques Chirac, Presidente
della Francia: “con lui scompare l’uomo coraggioso
che ha incarnato per 40 anni la lotta del popolo palestinese
per i diritti della propria nazione”
Fausto Bertinotti, segretario
di Rifondazione Comunista: Nel giorno dei
funerali di Yasser Arafat, mentre contro di lui è in
atto un linciaggio frutto di cinismo e di incomprensione storica,
io non posso che produrmi in una difesa intransigente della sua
figura. (…) Le critiche ad Arafat derivano per altro dall’”eclisse
delle tensioni etico-morali” e “dall’ingenerosità di un mondo
dalla pancia piena”
Mikhail Gorbaciov, ex
segretario generale del PCUS: “Ha vissuto tutta
la sua vita a fianco del suo popolo. Non solo alla sua testa.
Ha saputo condividere le sue pene le sue sconfitte (…) su
di lui sono stati dati giudizi diametralmente opposti, di
esaltazione e esecrazione. Fu oggetto di amore smisurato e di
odio irriducibile profondo. E’ ciò che accade agli uomini
e alle donne che entrano nella storia per restarvi”.
Giulio Andreotti, senatore
a vita: “Una lotta di liberazione non è
un pranzo di gala” ( citato da LA STAMPA)
Francesco Cossiga, ex
presidente della Repubblica,ex ministro degli Interni:
“I Carabinieri lo cercavano. Lo nascosi a casa
mia”
Gianni Alemanno, ministro
delle Politiche agricole: “Con Arafat scompare
un grande leader che ha incarnato le aspirazioni del popolo
palestinese all’indipendenza. Arafat è riuscito a porre
un freno ai fondamentalisti e perseguire la strada del dialogo
e della pace con giustizia”
Bobo Craxi:
“Al sogno palestinese egli ha dedicato tutta
la sua vita di combattente, di uomo politico, di patriota.
In questo momento il mio pensiero corre alla stretta amicizia
che lo lega al popolo italiano, al Partito Socialista, e a
mio padre Bettino, che gli volle bene come a un fratello fino agli
ultimi giorni della sua vita” .
In tenebrosi e coltivati
pantani sarà un guazzare di lacrimevoli
coccodrilli.
Noi no.
=============
ARAFAT
Arafat è
morto a settantacinque anni e la maggior parte
di coloro che l'hanno conosciuto, se pure sotto forma
di nome sui giornali o come immagine televisiva, l'hanno
trovato sulla scena da quando non avevano l'età della
ragione. Per questo, vedendo oggi l'interesse del mondo intorno
a lui, potrebbero stupirsi sentendolo definire un terrorista:
non ne conoscono il passato e si sono fatte delle illusioni sulla
base del suo eterno sorriso e della sua apparente bonomia. È
dunque opportuno fare un bilancio generale. ...
(Clicca
qui per proseguire nella lettura)
Gianni Pardo,
11 novembre 2004
IL PAESE DELLE MERAVIGLIE
Questo è un paese
incredibile. Soprattutto se si guarda alla “giustizia”.
In quale altro sarebbe possibile incriminare il
difensore (avv. Taormina) di un imputato (Maria Franzoni)
solo perché fa indagini che contraddicono
le tesi accusatorie?
Ed ancora, è mai possibile che se due parlamentari,
attraverso le loro interrogazioni, evidenziano
(il tutto certificato dall’ispettorato del ministero
di Giustizia) che un magistrato della Procura di Reggio
Calabria (Macrì) ha "falsificato una sentenza"
(si veda risposta a interrogazione parlamentare 4-04780
del sen. Meduri) e un altro togato (Mollace) della
stessa Procura, ha "manipolato con interferenze
pervicaci ed abusive le indagini affidategli" (si
veda risposta a int. parl. 4-06195 dell'on. Napoli),
questi stessi parlamentari vengano, dalla Procura di Catanzaro, inquisiti
per “pressioni sulle toghe”?
Se non bastasse, vi pare normale che un periodico,
noto per le sue inchieste scandalistiche dirette
in ogni direzione, venga indicato, dai magistrati
inquisitori, come <<organo di stampa>>
della ‘ndrangheta utilizzato per <<aggredire e
distruggere i magistrati che osano contrastarla>>
(cp,
10-11-2004)
DUE PETI DUE MISURE
Se un ministro (post-fascista)
scrive "culattoni", a sinistra si liberano i mastini...
se il segretario del vicepresidente della Camera
(post-fascista,
ma coccobello
della sinistra) si fa vedere dalle parti del gayvillage e per questo
viene licenziato ... tutti zitti!
MIOPIA
L'Olanda è un paese civile. Non basta: fra
i paesi civili è uno dei più laici
e dei più coraggiosi. Gli olandesi hanno
tentato perfino esperimenti pericolosi come quelli
delle droghe libere e, in generale, sono fra i pochi
che, alla domanda di Nietzsche, "Fin dove osi pensare?",
potrebbero rispondere: "Fino in fondo". Per questo,
pur avendo sul loro fazzoletto di terra un milione di
musulmani (un islamico su sei abitanti, per come si è
letto), nessuno ha sentito parlare di particolari problemi.
Purché non siano violate le leggi essenziali, in Olanda
si può adorare Shiva o Zarathustra, Allah o Satana.
La tolleranza olandese, forse memore dell'intolleranza spagnola,
è profondamente radicata. Inoltre, un paese vissuto
per quasi sessant'anni in pace, e cosciente del proprio
- certo non grandissimo - peso internazionale, si è
reputato dispensato dal prendere parte attiva nelle crisi internazionali...
Clicca qui per continuare
nella lettura
Giannipardo@libero.it, 9 novembre 2004
Lettera a Suha Arafat
Gentile Suha,
Questa mattina tutto il mondo ha sentito la
sua voce leggermente isterica gridare alla Tv
Al Jazeera che dei malfattori come Abu Mazen e
Abu Ala vogliono seppellire vivo Abu Amar (Arafat)
il quale, secondo lei, sta benone e presto tornera'
al lavoro. Abbiamo anche sentito, non senza sorpresa
date le sue origini cristiane, il suo grido di fede e
di battaglia : "Allah hu akhbar".
Le scrivo, gentile Suha, per dirle che lei
, come sempre, ci fa molto divertire. Ci era
riuscita anni fa, durante la visita di Clinton, quando
accuso' Israele di avvelenare l'acqua e l'aria
dei palestinesi provocando un moto di fastidio
persino in Hillary che la stava ascoltando stravolta.
E' riuscita a divertirci praticamente sempre,
signora Arafat, con la sua spocchia e le sue gaffes,
tranne quando approvava e esaltava le azioni
dei kamikaze contro Israele, paese da lei
ferocemente odiato.
Che lei non sia una persona di buon carattere
lo avevamo capito da anni, grazie alle sue poco
diplomatiche esternazioni.
Sua madre Raimonda Tawill, gran donna di classe,
intelligente, elegante ...cosi' diversa da
lei... durante un'intervista, rilasciata quasi
totalmente in lingua ebraica, alla TV israeliana,
disse di non avere piu' nessun rapporto con lei e
si lamento' di non poter vedere neppure la nipotina
a causa di un suo veto, gentile Suha.
Ci si comporta cosi' con una nonna?
Raimonda , colle lacrime
agli occhi, diceva di aver visto la nipotina
due volte prima che lei, Suha, le sbattesse la
porta in faccia rifiutandosi in seguito di incontrarla
e persino di sentirla al telefono. Non solo ma
arrivo' a proibire a sua madre di avere contatti
di lavoro con Arafat. Gelosia? Beh non credo visto che suo
marito non era un adone e notoriamente attratto
da giovani luogotenenti baffuti.
Lasciamo perdere il passato e i suoi deprimenti
rapporti familiari e veniamo all'oggi.
Senta Suha, ma le sembra un modo signorile
di comportarsi ? Mettersi a urlare in TV che
una gang di malfattori vuole seppellire vivo
suo marito?
Non le e' passato per la mente che sia Abu
Mazen che Abu Alla' devono sapere che fine
ha fatto il raiss?
Non le sovviene forse che tutto il malloppo
sul quale lei cerca di mettere le sua curatissime
mani appartiene ai palestinesi?
Non pensa che i palestinesi dovrebbero sapere
se Arafat e' vivo o morto, se sta attaccato alle
macchine o se gioca a scopone scientifico con i
dottori francesi che, pare, non siano in grado di
fare di piu' e di meglio?
Lei e' scappata a Parigi non appena il suo
consorte ha fatto scoppiare la guerra, si e'
insediata in un lussuoso Hotel, si e' fatta mantenere
con un appannaggio di 160.000 $ mensili, al quale
dovremmo aggiungere altre cifre sbalorditive di cui si
mormora... un imprecisato numero di Mercedes e di governanti
per la rampolla.
Tutto questo ben di Dio mentre altri rampolli,
quelli palestinesi dei territori, giocano
tra la melma delle fogne a cielo aperto o, grandicelli,
vanno a farsi saltare in qualche autobus o
ristorante di Israele provocando in lei gioia
e soddisfazione!
Suo marito, in 40 anni di potere assoluto,
ha messo da parte una bella sommetta, pare
sia uno degli uomini piu' ricchi del mondo, benissimo,
non e' certamente l'unico, ma il particolare
che da fastidio e' che la sua ricchezza si basa sui soldi
rubati ai palestinesi e adesso che sta donando, o
probabilmente ha gia' donato, l'anima a Allah lei mettera'
le mani su un patrimonio non suo.
Capito Suha? Tutti quei soldi non sono suoi
come non erano di suo marito.
Lo so di essere un'inguaribile visionaria ma
a questo punto, gentile Suha, mi sento di lanciarle
una specie di supplica che le consentirebbe di rimediare
in minima parte al male fatto da Yasser Arafat: restituisca
i soldi ai palestinesi.
Sono stati rovinati, vessati, torturati, assassinati
da una dittatura infame, dia loro almeno i
soldi dei quali li avete derubati.
Con che coraggio lei potrebbe goderne sapendo
che, dopo 40 anni di ferocia, suo marito lascia
un'intera popolazione in miseria e i territori sgangherati
all'inverosimile.
Restituisca i soldi ai legittimi proprietari,
Suha, si dia una calmata e sparisca nell'ombra
della storia.
Quello e' il suo posto.
Deborah Fait - informazionecorretta
PUGNETTE VELTRONIANE
Se ti chiedi come si fa ad ottenere un (quasi)
Nobel per la pace, e non ti chiami Araft, la
risposta è semplice: basta l'espulsione
(per errore) dagli Usa... e il gioco è fatto.
Attenzione! Questa non è una bufala.
Veltroni dirige, Repubblica
c'informa:
Nobel per la pace, a Yusuf Islam alias
Cat Stevens
Respinto dagli Stati Uniti come persona non
gradita, Yusuf Islam, una delle star
di maggior prestigio della musica pop degli anni settanta
con il nome di Cat Stevens, ricevera' dal Comitato Organizzatore
dei Summit Mondiali dei Nobel per la Pace il premio
"Man For Peace Award 2004".
Il riconoscimento verra' consegnato mercoledi'
10 novembre a Roma durante la cerimonia di apertura
in Campidoglio del V Summit mondiale dei Premi
Nobel della Pace organizzato dalla Fondazione Gorbachev
e dal Comune di Roma in presenza dei Premi Nobel e
del Sindaco della Capitale Walter Veltroni.
MOLLICHINE
Ciampi il 4 novembre: “Sentiamo il dovere
della memoria”. A partire da una certa età,
anche il problema.
Stretta del governo sulle auto blu.
Forse le obbligheranno a cambiare colore.
“C’è molto da imparare dalle elezioni
Usa”, ha detto Berlusconi. In particolare
come far eleggere un uomo odiato da tanti.
L’esecuzione degli sfratti slitta al 31 marzo
2005. Pare sia il diciottomilionisettecentotrentacinquemilaottocentottantaduesimo
slittamento.
Annan: “L’attacco a Fallujah è un errore”.
No. Annan all’Onu è un errore.
Giannipardo@libero.it
FEED-BACK
C'è una cosa
che merita commento, nella rielezione di George
W.Bush, ed è l’indignazione, da
parecchi manifestata anche in Italia, per la “stupidità”
degli americani che hanno votato per lui. Il problema
è saporito perché, in primo luogo, nessuno
ha mai detto che si debbano eleggere alle alte cariche
persone intelligenti; poi perché esso è
interessante dal punto di vista psicologico e consente
di parlare dell’auto-influenza (feed-back) nel campo
dell’evidenza.
Il campo politico
riguarda gli interessi fondamentali dell’uomo ed
è dunque molto influenzato dall’affettività.
È ovvio che si senta un vivo rancore per
chi mette a rischio la prosperità del paese ed è
ovvio che si odi il dittatore che ci opprime. Ma a questi
più o meno legittimi sentimenti se ne accoppiano
però altri, meno razionali e a volte inevitabili: se
qualcuno è indotto dalle sue idee politiche a disprezzare
Kerry ecco dirà che non si può eleggere
uno con quella faccia (da canoa, hanno detto negli Stati
Uniti) e magari lo irriderà dicendo che, in Italia, gli
assegnerebbero al massimo le parti che prima assegnavano
a Totò. Ovviamente, questa critica è perfettamente
stupida. Kerry avrebbe potuto essere, se eletto, il
miglior Presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. E se
non aveva nessuna possibilità di esserlo, non era certo
perché aveva quella faccia.
L’uomo non è pura razionalità.
Se, per qualche motivo, è contro qualcuno,
la sua stessa apparizione (viviamo nell’epoca
dell’immagine) lo conforta nelle sue idee. Appare
Bush e colui che l’odia non può non notare le sue
strane narici, gli occhietti vicini, il modo stereotipato
di agitare la manina per salutare. Gli legge negli occhi
idee peggio che sbagliate: sciocche, manichee,
primitive. Ogni suo gesto, ogni sua parola lo confermano
nella convinzione che un simile uomo non potrebbe che rappresentare
una disgrazia, per gli Stati Uniti. I suoi difetti
sono tanto evidenti, perfino fisicamente evidenti, che
non vederli è come non vedere la luce del sole a mezzogiorno.
Ovviamente la cosa si aggrava ulteriormente se chi
gli sta accanto la pensa come lui.
Raggiunto questo stadio, l’uomo emotivo fa
dei bagni di disprezzo e di evidenza. Se
il modo di salutare è sciocco e tale da ispirare
disprezzo, trattandosi d'una cosa che si vede,
chiunque non disprezzo il modo di salutare di Bush
(e dunque Bush stesso) nega l’evidenza. Ma si tratta
di feed-back. È l’antipatia per Bush o
per Kerry che fa dare tanta importanza ad un eventuale
difetto visibile. Non solo è stupido, ogni volta che
appare un Kerry, borbottare digrignando i denti: “Non
si può eleggere uno con una faccia così!” ma soprattutto
è stupido, se lo si è ripetuto ogni volta
che lo si è visto, magari per settimane e mesi, credere
che la cosa sia divenuta per questo più evidente per
tutti. Non esistono più di prima ragioni di meravigliarsi
che gli americani possano eleggere “uno con una faccia
così”. L’antipatia del singolo, a partire da un certo
momento, si è nutrita di se stessa e i suoi motivi
non sono aumentati solo perché cento volte ripetuti.
La realtà non ha aggiunto nuovi elementi di giudizio:
è solo l’interessato che, traendo da se stesso motivi
di odio, li proietta sulla realtà dove poi crede di leggerli.
Il feed-back consiste nel credere di leggere
nella realtà ciò che l’individuo pensa. E forse
inventa.
Per questo coloro che si sono indignati per
l’elezione di Bush dovrebbero semplicemente
capire che quel candidato che a loro pareva cretino,
fanatico, nocivo, esiziale, ad altri appariva tutto
l’opposto. Oppure poteva apparire cretino, fanatico
ecc. Kerry. La loro evidenza non era l’evidenza
di tutti e, dunque, semplicemente non era un’evidenza.
Innegabile è la faccia sghemba di Kerry ma la
sua capacità o incapacità di governo non è
un’evidenza.
Forse evidente è
solo la stupidità di chi s’indigna per l’elezione
di Bush o di chi si sarebbe indignato per l’elezione
di Kerry.
Giannipardo@libero.it, 7 novembre 2004
FLOW CHART
New York. Sconvolto
per la rielezione di George Bush, si suicida
a Ground Zero. E' il gesto estremo un ragazzo
di 25 anni della Georgia, il cui corpo e' stato trovato
ieri mattina nella zona off-limits dell'area
dell'attacco dell'11 settembre. (dalle agenzie)
COSTA D'AVORIO:
AGGIORNAMENTI 8 NOVEMBRE
- I francesi hanno cercato di catturare
e/o "dimissionare" Gbagbo.
- Alassane Ouattara, capo delle milizie
ribelli, chiede le dimissioni di Gbagbo.
- Incendiata la sede di Le patriote (giornale
dell'opposizione);
- La Francia conferma che dei civili possono
essere stati uccisi
- Fonti governative e militari ivoriane
affermano che i morti francesi non esistono
(o sono dovuti a un incidente non voluto). Si
tratterebbe di un falso casus belli.
Per aggiornamenti
sulla situazione in Costa d'Avorio, clicca
leguerrecivili
Countymap
(clicca sull'immagine)
Bon ton francese:
pacifismi
Abidjan, 6 novembre 2004: Otto soldati francesi
sono stati uccisi e 28 feriti, in Costa d'Avorio,
nell'attacco a postazioni francesi a Bouake, sferrato
dai soldati governativi che combattono contro i ribelli
ivoriani, Forze Nuove, che controllano il nord della Costa
d'Avorio. Lo ha reso noto una fonte dell'Onu.
Forze francesi distruggono due cacciabombardieri
I soldati francesi hanno distrutto due cacciabombardieri
dell'aeronautica ivoriana che si trovavano
sulla pista del campo d'aviazione di Yamoussoukro,
nella Costa d'Avorio centrale. I due caccia bombardieri delle
forze armate ivoriane sono stati distrutti dai soldati
francesi dopo che i due velivoli avevano puntato e colpito
una postazione francese, nella città di Bouake.Oggi
la Francia ha dispiegato tre caccia Mirage F1 a Libreville,
in segno di precauzione per quanto sta avvenendo nel paese.
Bombardamenti dell'aviazione contro i ribelli:
11 morti e 100 feriti
E' di undici morti e un centinaio di feriti il bilancio
dei bombardamenti che l'aviazione della Costa
d'Avorio ha compiuto contro le città nel nord
del paese controllate da Forze nuove. L'affermano fonti
di questo movimento.
Bon ton francese:
Chirac si precipita dal capo terrorista,
ma rifiuta di incontrare Allawi
Chirac si precipita al capezzale di Arafat ed evita
di nuovo il premier iracheno Allawi. E' polemica.
«Pochi in occidente piangeranno
Yasser Arafat che sta morendo, il presidente francese
Jacques Chirac sarà uno di loro», ha
scritto ieri il tabloid britannico “The Sun” tornando ad attaccare il
capo di Stato francese “reo” di essersi recato «al
capezzale del capo terrorista» palestinese,
da una settimana ricoverato nell’ospedale militare parigino
di Percy e ormai considerato clinicamente morto.
Chirac «ha mostrato di non avere vergogna
nell’andare al capezzale del capo terrorista
Yasser Arafat», si legge nell’editoriale
del giornale del magnate australiano Rupert Mardoch,
che sottolinea come invece «non si
decida ad incontrare (il primo ministro ad interim
iracheno) Iyad Allawi, il volto della democrazia in
Iraq».
«La sua sola preoccupazione è
quella di strisciare verso i suoi amici arabi e di
proteggere gli interessi francesi per il petrolio
- conclude infine durissimo l’editoriale -. Con
presunti amici come lui nell’Unione Europea, chi ha
bisogno di nemici?».
E il presidente della Repubblica francese, in
effetti, ha lasciato ieri il vertice europeo di Bruxelles
prima dell’inizio del pranzo in cui i capi di stato
e di governo dell’Ue hanno incontrato il primo ministro
iracheno Allawi. Lo stesso Jacques Chirac ha spiegato
che la sua partenza anticipata era dovuta alla necessità
di recarsi ad Abu Dhabi per rendere omaggio al defunto presidente
degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Zayed Bin Sultan
Al Nahyan.
Yoko Ano
Dai giornali:
a 71 anni Yoko Ono è il leader nella
classifica della musica dance con una canzone pro
gay. L'ha stabilito Billboard, l'autorità mondiale
nel campo degli ascolti musicali. La vedova Lennon sa ancora
essere provocatoria ma diventa anche popolare. Questa volta
in fondo è bastato sostituire «man» al
posto di «woman» e cambiare un pronome nel testo
di una celebre canzone dell'eterno Lennon. Il titolo è
diventato «Every man has a man who loves him» e
la canzone un inno all'amore omosessuale, un canto per la causa
dei matrimoni tra gay.
Bush presenta l'agenda dei
prossimi quattro anni
In una conferenza stampa di 40 minuti, il presidente
George W. Bush ha parlato dei suoi piani per
i prossimi quattro anni. Al primo posto dell'agenda
di Bush c'è la riforma della previdenza sociale
e la riscrittura delle leggi fiscali. "Mettiamola
così", ha detto Bush, "durante questa
campagna ho messo da parte un capitale politico, e ora
ho intenzione di spendermelo". Articolo del
New
York Times.
Tutti i falsi
di Fahrenheit 9/11 (da LISISTRATA )
Se tutto quello che sapete e' ciò che
il flusso principale dei mezzi di comunicazione
vi dice, allora state vivendo in un mondo di
illusioni.
Tuttavia voi non potete
liberare la vostra mente semplicemente
rimpiazzando un insieme di illusioni manipolate con
un altro insieme di illusioni manipolate.
Il film Fahrenheit 9/11 e'
una contorta, disonesta, paranoica, e odiosa
fantasia.
Occorre apprendere i fatti,
per formarsi una propria opinione.
Ci sono quantità di buone
ragioni perché la gente abbia scelto di rivotare
George Bush. Una cosa che tutte le buone ragioni
hanno in comune è che esse sono basate sui
fatti. In democrazia noi dovremmo cercare di convincere
i nostri concittadini con i fatti e con ragionamenti
logici.
La
lista, che potrete leggere
cliccando qui, e'
un riassunto di un report molto più lungo, che e'
disponibile in questo sito , il report inoltre
discute molte altre conseguenze riguardo al film.
MORTE CEREBRALE
Ancora una volta i francesi si accorgono
con clamoroso ritardo di ciò che gli
amerikani avevano già dimostrato da anni.
(ale tap., 5.11.04)
POSTA A POSTA
Gentile Vespa,
Ho assistito ieri sera alla sua trasmissione
sulla quasi morte di Arafat e ne sono rimasta
sconvolta.
Durante tutta la trasmissione abbiamo assitito
alla beatificazione di un ceffo che ha
distrutto il medio oriente , che ha portato morte
e sofferenza ai palestinesi derubandoli
e ammazzandoli, agli israeliani assassinandoli
col terrorismo , agli ebrei mandando i suoi scagnozzi
ad ucciderli in Europa e agli italiani che hanno
dovuto subire il terrorismo palestinese negli anni 70/80.
Non una parola sulle sue malefatte, non
un pensiero per le sue vittime. Spero che
i genitori del piccolo Sefano Tache' , assassinato
dai feddayin di Arafat, non abbiano visto
la sua trasmissione, lo spero perche' gli avete
ucciso il figlio per la seconda volta santificando il
suo assassino.
Per tutta la durata della trasmissione
Israele e' stato sotto processo e e l'unico
che ha potuto parlare quanto ha voluto e' stato
Nemer Hammad che ha ferito le nostre orecchie col
suo indecente italiano e i nostri sentimenti colle
sue vergognose accuse a Israele.
Avete portato a termine un lavaggio del
cervello collettivo e credo che, senza
arrivare a offendere un uomo che sta morendo ( cosa
contraria alla morale ebraico-cattolica) , avreste
potuto preparare una trasmissione piu' equilibrata
anziche' celebrare la morte e santificare
la vita di un terrorista.
Saluti
Deborah Fait
Tv israeliana: morto
Yasser Arafat - Medici francesi: è ancora
vivo
Era ricoverato da circa una settimana
in un ospedale militare di Parigi. Il
responsabile medico e Abu Ala smentiscono il decesso.
Bush: «Dio benedica la sua anima».
Esercito israeliano e Mossad in preallarme. Riunioni
di emergenza per Al Fatah e Anp
COMBATTENTE? VIGLIACCO!
Da quando Arafat e' stato portato a Parigi in gravi
condizioni di salute, sui media italiani di sinistra
e' incominciato alla grande l'elogio del terrorista.
Nelle elegie viene spesso definito con affettuoso
rispetto "Vecchio combattente" ed e' una delle espressioni
piu' ridicole con cui potrebbero descriverlo.
Quando mai Arafat ha combattuto? Un dittatore manda
a morire i suoi scagnozzi e Arafat ha costruito
la sua brillante carriera appunto su questo tipo
di "combattimento" : ordinare il terrorismo restando
al sicuro e andando in giro per il mondo mascherato da soldato
con pistola alla cintura per risvegliare nella gente
il mito romantico del combattente per la liberta' e per
il suo popolo. Liberta' per lui significa regalare la morte
e il "suo" popolo gli e' stato utile solo per poter diventare
uno degli uomini piu' ricchi del mondo rubando a man bassa
i soldi che dovevano essere usati per costruire case, scuole
e ospedali.
Quella pistola alla cintola gli e' sempre solo servita
per minacciare chi tra i suoi sottoposti osava
accennare alla ribellione come e' accaduto in tempi
recenti a Jibril Rajoub , capo della polizia palestinese,
che si e' trovato all'improvviso , durante una discussione,
il pistolon del suo raiss infilato in bocca. Dicono
che Rajoub, salvato per miracolo dai presenti, uscendo
tremante dalla stanza, avesse il volto di un bel colore
grigio cangiante al blu.
Combattente a chi? Vediamo un po' come questo terrorista
ha combattuto.
Dopo aver convinto Hussein di Giordania della necessita'
di uno stato palestinese dentro lo stato giordano
ecco che arriva puntuale la pugnalata nella schiena
del re. Il tradimento e' il leitmotiv nella carriera
del boss palestinese che tenta di far crollare il trono
hashemita e di prendere il potere. Il re non ha scelta,
incomincia la caccia alle bande di Arafat che scappa
a gambe levate proclamando di voler essere un martire mentre
da lontano assiste al massacro dei suoi da parte dei soldati
del re, si parla di qualcosa come 20/30 mila morti.
Il "combattente" dunque si salva con la fuga.
Dalla Giordania ecco la volta
del Libano dove i feddayin uccidono, stuprano,
fanno stragi di cristiani, decine di migliaia
di morti, distruggono quel paese imponendo tasse e balzelli
e radendo al suolo interi villaggi. Anche qui tradimento
plateale dopo che i libanesi lo avevano accolto quasi
con gioia.
E anche in Libano il terrorista"combattente" se
la cava con una coraggiosa fuga sotto la protezione
delle Marine Militari inglesi e francesi.
Anche questa volta scappando come un coniglio proclama
di cercare il martirio mentre i suoi feddayin
vengono uccisi dai libanesi resi rabbiosi da 12 anni
di vessazioni e assassinii.
Se all'epoca qualcuno avesse
permesso a Israele di fermarlo o ai libanesi
di linciarlo, accontentando il suo desiderio di
essere martire, ci saremmo risparmiati almeno 20 anni
di morti e lacrime e i palestinesi potrebbero essere oggi
uno stato nazionale in pace.
Dalla Tunisia dove va a rifugiarsi, il "combattente"
Arafat dirige il terrorismo in Israele ma soprattutto
in Europa facendo molto arrabbiare il governo
di Tunisi al quale aveva promesso che non avrebbe ordinato
azioni terroriste fintanto che era ospite di quel
paese.
Arafat, bugiardo traditore come sempre, ordina
da Tunisi decine di attentati in tutta Europa, centinaia
di morti ebrei e non ebrei, non fa differenza,
lui fa colpire nel mucchio.
E' lui a inventare l'attacco agli aerei negli
aeroporti e lo scoppio degli aerei in volo.
Per questo l'Europa gli conferira' il premio
Nobel per la pace!
Nel 1990 altra perla della malefica carriera
di questo personaggio e' la sua alleanza con Saddam
Hussein quando l'iracheno invade il Kuwait.
Arafat in persona mette in pericolo l'esistenza
di quel piccolo paese e il risultato sara' l'spulsione
di 400.000 palestinesi definiti, per colpa sua,
traditori.
Alla fine, quando, grazie a Israele, si stava
delineando la possibilita' di dare una nazione ai
palestinesi, ecco che il raiss mette la ciliegina
sulla sua torta avvelenata e anziche' trattare la pace
fa scoppiare la guerra proclamandosi ancora una volta
martire che, tradotto, significa far morire gli altri
puntando sui bambini che commuovono di piu' e gridando
di volere "almeno un milione di martiri" per arrivare a
Gerusalemme, Haifa e Yaffo.
Sharon e' l'unico in grado di fermare questo
criminale mettendolo agli arresti domiciliari
a Ramallah.
Dopo tre anni di prigionia durante i quali molti
ministri europei, mai abbastanza appagati nel
loro odio per Israele, andranno servilmente a rendergli
omaggio , la sua malattia gli da finalmente la possibilita'
di eludere la prigionia e di filarsela in Francia.
Stranamente nessun paese arabo si e' offerto di
ospitarlo per curarlo, soltanto chi non capisce
la sua mostruosita' puo' avergli offerto ospitalita'
e cure e i francesi, tutti contenti, useranno
le loro tasse per far sopravvivere un mostro.
Combattente dunque? Sarebbe ora che i media italiani
incominciassero a usare i termini esatti: traditore,
assassino, eterno fuggitivo per salvarsi la pelle
, terrorista vigliacco.
E' di oggi la notizia dell'aggravarsi della sua
salute e, per il bene dei palestinesi, degli israeliani
e del mondo intero l'unica speranza e' che non torni
mai piu'.
Arafat ha perso.
Deborah Fait - informazionecorretta.
OGM Sì, Aleman...No
Leggete
e sottoscrivete l'appello dell'Istituto Bruno Leoni e dell'Osservatorio
sulla Bioetica della Fondazione
Einaudi.
CHI HA MANDATO GIULIO BORRELLI
NEGLI USA?
Ma l'avete visto, ieri sera, "Porta a Porta"?
A parte l'irresistibile coppia Pecoraro Scanio
(l'irrecuperabile) & Fassino (l'equilibrista), è accaduto che quel "rimbambito"
di La Russa ("rimbambito" come uno che va a discutere di elezioni
americane in TV senza saperne nulla,
nemmeno quanti voti ha preso Bush in più
di Kerry!), mentre Giulio Borelli - corrispondente RAI
da New York - raccontava, con la solita faccia da morto,
le solite banalità elettorali, il "rimbambito",
in un attimo di lucidità, gli ha rinfacciato
("non si vergogna?") la partigianeria delle
sue sinistre corrispondenze americane. Il poveretto,
forse consapevole delle fregnacce propinate
per l'intera nottata con appendice mattutina, ha
avuto un attimo di sbandamento. In suo soccorso, Vespa,
Bruno Vespa, s'è impennato riuscendo a far credere
che il fregnacciaro fosse n'altro, magari un corrispondente
del TG3...
Quel "rimbambito" di La Russa, che, da perfetto
"rimbambito", agiva per interposto ministro
("io non ho visto la trasmissione, dormivo,
me l'ha riferito un ministro"), sul momento
ha abbozzato, arrivando persino a chiedere "scusa".
In realtà non di scambio di persona si
trattava. Per tutta mattina nei programmi
d'informazione della RAI (mentre, davanti al
televisore, i gesti della più volgare scaramanzia
si sprecavano) Giulio Borrelli aveva caparbiamente
tentato di spegnere gli entusiasmi dei filo
Bush impuntandosi sulla conta ufficiale dei voti.
Solo una domanda: chi ha mandato Giulio Borrelli
negli USA? (cp, 04.11.2004)
IL PROGRAMMA IMPOSSIBILE
Le elezioni, oltre che a scegliere dei governanti,
servono a tastare il polso del paese. Con esse
in America, per esempio, non si sa soltanto chi
sarà il prossimo Presidente, ma anche che cosa pensa e vuole
l’America di oggi.
Molti, col senno di poi, e profittando dell’impossibilità
d'una verifica, diranno che Kerry avrebbe
vinto se avesse fatto questo o quello. Bertinotti,
per esempio, l’avrebbe voluto più risolutamente
di sinistra. Un’altra ipotesa però - in fondo
più benevola nei confronti del candidato
democratico - è che egli non avrebbe mai potuto
vincere per mancanza d'un programma, anzi per l’impossibilità
d'un programma. Se la guerra in Afghanistan o in Iraq
fosse da decidere, i due candidati si sarebbero potuti
schierare uno a favore e uno contro. Se le tasse fossero
ancora da tagliare, idem. Ma nella realtà americana
non c’è nessun grande dilemma. Che la guerra in Iraq
sia stata un colpo di genio o la peggiore sciocchezza dopo la
guerra del Vietnam, una cosa è sicura: oggi l’America
è impegnata in quella regione e sarebbe sia contro i suoi
interessi sia contro il suo onore ritirarsi precipitosamente. Kerry
non potrebbe giocare allo Zapatero. Il terrorismo, altra importante
issue, impone misure di sicurezza all’interno e interventi
nel resto del mondo. E via di questo passo.
Ecco perché il tema elettorale di Kerry
in fondo è stato: votate per me, farò
le stesse cose di Bush, ma meglio. È un serio programma,
questo? Molta gente si sarà chiesta: e chi ce
lo assicura? Certo, gli adepti del principio anybody
but Bush (chiunque ma non lui), a questo punto applaudivano:
ma era un fatto viscerale, non politico.
In concreto Kerry ha proposto un minore unilateralismo.
Ha detto: “coinvolgeremo di più gli
alleati, l’Onu, gli europei”. Ma le grandi masse americane
hanno subito risposto, in cuor loro: Primo, se
si aspettasse questo consenso, gli Stati Uniti sarebbero
paralizzati. Secondo, non è che Bush non abbia
tentato di ottenerlo, è che gli hanno detto no!.
In politica interna come in politica estera,
si è dibattuto di sfumature. Per questo,
l’America profonda, quella del Middle West, delle
grandi pianure e della grande provincia, non ha visto
perché avrebbe dovuto rischiare il certo per l’incerto.
Bush ha i suoi limiti, non è un grande oratore, sembra
di orizzonti limitati, per certi versi sembra perfino ingenuo
e rozzo, ma si sa chi è e che cosa intende fare: difendere
l’America contro tutto e tutti, che al resto del mondo piaccia
o no. E questo, alle orecchie d'una nazione che si è
vista attaccare con odio fanatico ed indiscriminato, è
un messaggio sufficiente e vincente. Il messaggio di Kerry era
invece sostanzialmente inconsistente, e non poteva essere diverso.
Che sia arrivato a far dubitare del risultato, in questi
condizioni, è già moltissimo.
Giannipardo@libero.it, 4 novembre 2004.
“Oh!
Ahio….”
Usa. Referendum. No ai matrimoni
gay, si' alla ricerca sulle staminali
Undici Stati Usa hanno detto no al matrimonio
tra omosessuali, la California ha approvato
la ricerca sulle cellule staminali, mentre l'Arizona
ha approvato la legge sul controllo degli immigrati.
Sono questi i risultati di tre dei 163 referendum
votati ieri dagli americani di 34 Stati.
Arkansas, Georgia,
Kentucky, Michigan, Mississippi, Montana, North
Dakota, Oklahoma, Ohio, Oregon e Utah hanno
approvato l'emendamento alla costituzione che
statuisce che il matrimonio avviene solo fra un uomo
e una donna. Tutti e undici l'hanno approvato con ampi
margini. Tra questi, l'Ohio ha approvato l'emendamento
più rigido, vietando qualsiasi status legale
"vicino al matrimonio".
Gli elettori californiani hanno invece approvato
la cosidetta "Proposition 71", che stabilisce
la vendita di obbligazioni per 3 miliardi di dollari
per finanziare la ricerca scientifica. Il tema era
diventato terreno di scontro tra democratici e repubblicani,
e tra le celebrità del mondo di Hollywood, dopo
che il governatore dello Stato, Arnold Schwarzenegger,
aveva annunciato di sostenere la ricerca sulle cellule staminali
rompendo con il partito repubblicano, da sempre strenuo
oppositore di questo tipo di indagine scientifica.
I cittadini dell'Arizona hanno accolto la
"Proposition 200", la prima iniziativa referendaria
di questo genere negli Stati Uniti. La proposta,
volta a contrastare la clandestinità,
obbliga gli immigrati a presentare i documenti di egolarizzazione
ogni qualvolta si rivolgano ai servizi pubblici,
come l'assistenza medica e alimentare. Allo stesso
tempo, prevede che i medici e i vari dipendenti pubblici
impiegati presso i servizi per gli immigranti, come mense
e ricoveri, denuncino i clandestini. Nel caso in cui non
lo facessero, incorrerebbero in provvedimenti punitivi.
Tra le altre proposte referendarie votate dagli
Usa, l'Alaska ha respinto la legalizzazione
della marijuana, accolta invece dal Montana
che diventa così il decimo Stato Usa a legalizzare
la sostanza stupefacente per scopi terapeutici.
In Oregon è stata invece respinta una misura
che prevedeva di di estendere l'attuale programma
di somministrazione di sostanze stupefacenti.
In Colorado è naufragata la proposta di
modifica del sistema di assegnazione dei voti
elettorali. I cittadini del Colorado erano chiamati
a votare un emendamento costituzionale che prevedeva
l'assegnazione al vincitore delle elezioni di 5
dei 9 voti elettorali dello Stato, mentre gli altri
4 sarebbero andati allo sconfitto. Rimane quindi invariata
la procedura che vede il vincitore aggiudicarsi tutti
e 9 i voti elettorali a disposizione dello stato.
Altre proposte sono state votate dai cittadini
Usa: la Florida e il Nevada hanno sottoposto
a referendum un aumento del salario minimo; la Florida
ha approvato una misura che limita il diritto alla privacy
delle donne che intendono abortire, consentendo così
di poter emenare una legge che prevede di informare
i genitori della donna. (Da RAINEWS24)
Andrea's version (da Il Foglio)
Non abbiamo dimenticato la sconfitta alle
suppletive. Anzi, le, sconfitte. Brucianti,
e dure, sette a zero, dicasi sette e dicasi zero,
una batosta di quelle che lasciano il segno. Ce
lo ripetiamo ancora, infatti, e ancora, e poi
ancora, guai a dimenticarsi la sberla di Gallipoli.
Fosse stata solo Gallipoli, come si sa. E i due collegi
in Toscana naufragati con percentuali dell’80 per
cento? E Genova, con l’industrialotto che più nostro
non si poteva, schierato invece dalla parte opposta?
Neanche una sconfitta, un castigo di Dio. Avevi voglia
a consolarti che vabbé, almeno avevano votato
in pochi, però il segnale restava netto. E arrivavano
come ciliege, quei benedetti segnali, il collegio
di Napoli-Ischia, il collegio di Fidenza-Parma, fino
al più doloroso, al più rovinoso di tutti, il
mitico collegio di Milano 3. Perduto. Ecco perché,
consapevoli che non ci deve consolare, che si tratta di cosa
politicamente minore, lontana, e non paragonabile alle suppletive,
ci tira un po’ su il trionfo di Bush. Abbiamo visto le stelle
e ci hanno fatto il culo a strisce. Sette a uno è sempre
niente, Fassino caro, però è una specie di gol della
bandiera. (03/11/2004)
SUBMISSION
Il regista olandese Theo van Gogh, discendente
del celeberrimo pittore Vincent, è stato
assassinato ieri ad Amsterdam nei pressi di East
Park da un uomo di nazionalità marocchina, mentre
passeggiava in bicicletta.
Recentemente van Gogh aveva realizzato un
discusso cortometraggio intitolato "Submission",
che mostrava quattro donne velate ma con il
petto ed altre parti del corpo scoperte e recanti scritte
dei testi del Corano che descrivono le punizioni fisiche
consentite per le donne disobbedienti.
Autrice della sceneggiatura di "Submission"
è Ayaan Hirsi Ali, una rifugiata somala
46enne, musulmana ma fortemente critica sul
ruolo della donna nel mondo islamico.
La Hirsi Ali vive sotto protezione dopo
aver ricevuto numerose minacce di morte; lo
stesso van Gogh aveva ricevuto minacce di morte
da parte degli integralisti musulmani dopo l’uscita
di "Submission". In questi giorni aveva appena
finito di girare un film sulla storia di Pim Fortuyn,
leader della destra populista, assassinato da un fanatico
ecologista in circostanze analoghe nel 2002.
La vicenda mi sembra davvero peculiare e
ricca di sfumature che andrebbero approfondite.
Peccato che i giornali italiani ne parlino
poco o nulla, e soprattutto senza approfondire:
chissà perché.
(ale tap, 3.10.04)
Radicali a Congresso
<<Non bisogna esagerare - scriveva
Giuseppe Verdi - nella smania di voler
cosa perfetta, perché si corre il pericolo
di compiere ben poco o di non compiere nulla>>
Ecco, l'altra volta - con un poco di presunzione
- avevamo un "inviato"; quest'anno, tanto
per essere perfetti, nulla.
Dunque, quest'anno, potevamo sentire
spuntare teneramente l'insalata.
Poca roba, comunque. Qualche eroismo dialettico;
due o tre (forse quattro) mozioni senza
emozioni; poco meno trecento partecipanti;
innumerevoli le chiamate alla ribalta con
alla fine una quasi metà candidati ad un qualcosa.
Benedetto Della Vedova -come al solito- c'aveva
apparecchiato l'anima perché questo spettacolo,
ripetitivo e tremendo di suo, riuscisse
altrettanto grandioso.
L'oscurantismo, si sa, procede a lumi spenti,
s'inoltra a passi di lupo perfido, sornione,
prepotente, guastafeste, cialtrone; il progresso
invece è, anche con le brache, femmina,
e tira acqua ad un mulino dove, magia, mai
ci s'infarina.
Comunque è finita, Marco Pannella
- ansietà per i giovin virgulti in lenta
e tormentata crescita - un colpo di bacchetta
e già se n'era andato. Al loro posto le
cose abituali: splendido l'isolamento, dal Manzanarre
al Reno, s'illumina d'immenso; polverose,
inutili che siano nulla ha da essere spostato;
tutto deve restare in compagnia di chi resta.
Auguri, coglioni.
(cp, 2 -11 - 2004)
E allora Berlusconi taglierà
le tasse?
Senza riforma
del fisco, l'Italia non ha futuro. Articolo
di Adriano Teso*
" Leggendo i molti commenti di questi giorni
contro il taglio delle tasse ai redditi alti,
mi viene da chiedermi in quale Paese viviamo veramente.
Il Presidente di Confindustria sussurra,
gli economisti tacciono.
Vorrei ricordare i quattro punti fondamentali
di una azione di governo che voglia tentare
di salvare il Titanic-Europa dall’iceberg ormai
sempre più vicino:
1) almeno 40 ore di lavoro settimanali;
2) liberalizzazione del mercato del
lavoro;
3) riforma della previdenza verso un sistema
a capitalizzazione (mantenendo un impianto
mutualistico a garanzia esclusiva delle fasce
di reddito più basse);
4) diminuzione delle imposte.
All’Italia serve inoltre una maggiore
apertura alla concorrenza in tutti i settori,
anche tramite l’eliminazione degli “ordini”
di stampo medievale; e, sul versante della politica
energetica, è prioritario il ritorno al
nucleare, traendo beneficio dagli impianti di ultima
generazione.
Ma parliamo di tasse... " (per proseguire
nella lettura clicca qui)
(*Adriano Teso fa parte del Board of Trustees
dell'Istituto Bruno
Leoni )
CENSURATI
D'ITALIA
<<Tutti questi comici censurati
mi fanno una tenerezza, poverini... Mi sa che
ogni tanto perdono di vista l'obiettivo di far
ridere. E' un po' come i calciatori quando entrano
in area di rigore e cercano la gamba dell'avversario,
quello è fallo>>, Dal microfono di 'Viva Radio2', Fiorello
ha ironizzato sulle polemiche legate alla mancata
partecipazione di Paolo Hendel (ma anche di Monica
Guerritore) allo show di Panariello su RAI 1 <<Un
comico che non va in una trasmissione - ha detto
ancora Fiorello - per tre giorni si trova articoli
sui giornali: buttalo via... Quando facevo 'Stasera pago
io', mi chiedevano i contenuti degli sketch e io dicevo cazzate,
poi in trasmissione facevo quello che volevo. Ai comici suggerirei
di prendersi le proprie responsabilità e di dire
tutto quello che passa loro per la testa in direta>>.
Quanto alla Guerritore, <<voleva fare in
apertura di puntata un monologo neanche suo, ma di Franca Rame:
otto minuti all'inizio di puntata... se lo fa Franca Rame
è un conto... se lo fa la Guerritore... >>
Massima del giorno
Il denaro, come l'acqua, va in basso: dove
lo si raccoglie più facilmente.
G.P.
BUSH E KERRY, 1° novembre 2004
Le elezioni americane propongono la scelta fra
Bush e Kerry. Se si trattasse di due giocatori
di calcio, sarebbe ovvio che ciò che può
fare l'uno, con la sua tecnica, le sue possibilità
fisiche, la sua intelligenza, non può fare l'altro.
Ma i presidenti degli Stati Uniti non sono
giocatori di calcio: si trovano al sommo d'una grande
squadra di collaboratori che a loro volta tengono conto
di una immensa quantità di dati. La decisione
del Presidente è solo l'annuncio della conclusione
raggiunta, magari semplicemente a maggioranza, dallo
staff presidenziale. Inoltre, anche se ciascuno di loro,
ovviamente, si presenta con un programma, dicendo
in prima persona "farò questo, farò quello",
spesso la realtà effettuale impone comportamenti diversi
da quelli annunciati. La storia dice che anche i falchi hanno
avuto il coraggio della pace (Nixon, Begin, Sharon) e le
colombe quello della guerra (Roosevelt e soprattutto Kennedy).
Dunque non è detto che un Kerry Presidente, alla prova
dei fatti e seguendo i suggerimenti della situazione, non sarebbe
più duro e aggressivo di Bush, che si era presentato
quasi come isolazionista. I pacifisti da una parte e
i terroristi dall'altra sono avvertiti.
Questa situazione è tuttavia più
o meno influenzata dalla personalità dei
Presidenti che, in generale, si dividono in due categorie:
quelli con una vision, cioè un forte
ideale, forti principi e precise intenzioni, e
quelli che divengono tali a conclusione d'una lunga
carriera di ambiziosi. Non è detto che i primi siano
sempre migliori dei secondi: tutto dipende dal contenuto
della vision e dalla sua adeguatezza alla realtà.
Wilson aveva una mentalità messianica ed irenica
(quella che condusse alla "Società delle Nazioni"),
una mentalità che la realtà s'incaricò
di smentire e, in qualche caso, di ridicolizzare: la
sua vision risultò negativa. La politica di Reagan
aveva come cardini da una parte il liberismo economico
e il taglio delle tasse e dall'altra un uncompromising
anticomunismo: e ambedue queste linee di condotta furono
coronate da un immenso successo.
A quali categorie appartengono Kerry e Bush?
Mentre George W., forse influenzato da quello
che lui stesso ha chiamato la sua "conversione",
ha un'idea pressoché religiosa della sua missione nella
lotta al terrorismo e nella protezione degli interessi
dell'America, Kerry è un politico senza idee. O
forse con troppe idee, nel senso che a proposito di
tutto pensa ogni cosa ed anche il suo contrario. Il primo
dunque influenzerà gli Stati Uniti nella direzione d'una
politica muscolosa e risoluta, il secondo sarà
chiaramente la bocca che annuncerà le decisioni
dello staff presidenziale. Quale bisognerebbe preferire?
Tutto dipende da un apprezzamento della realtà.
Se Bush ha ragione, nella sua percezione
del momento attuale, l'elezione di Kerry sarebbe una
disgrazia. Ma se Bush ha torto, Kerry, con la prudenza
suggerita da un team numeroso e (si spera) competente,
rimedierebbe agli errori recenti dell'Amministrazione
e reinserirebbe gli Stati Uniti più armonicamente nel concerto
mondiale. Prima di sapere per chi tifare bisognerebbe dunque
sapere non tanto quale dei due candidati è più
simpatico o fa meno gaffe, ma che cosa ci suggerisce di sperare
la realtà.
In sintesi, si sceglie fra un Presidente e una
Presidenza. Quanto a sapere che cosa sia meglio,
c'è solo da ripetere, mestamente, che quello
del profeta è veramente un brutto mestiere.
Gianni Pardo, 1° novembre 2004
UNA RINCORSA DI TRE ANNI
A quanto pare Osam bin Laden è vivo.
Ha pronunciato il nome di Kerry e questo, salvo
improbabili trucchi, dovrebbe provare che il suo video
è recente. Dunque -lo si può ripetere,
per sottolineare la meraviglia- Osama è vivo.
Ma la cosa, non che costituire una notizia chiara e significativa,
rinfocola i dubbi.
Forse qualcuno ricorderà
che chi scrive -ormai anni fa- ha sostenuto
che quel capo terrorista era morto. Per conseguenza,
oggi, la cosa da fare sarebbe chiedere scusa per
l'errore (pure proposto in forma di probabilità)
e cospargersi il capo di cenere.E si potrebbe anche
fare, se fossero venute meno le ragioni di allora.Ma
così non è.
Osama bin Laden doveva essere morto perché
la sua fama era universale. Aveva un "diritto
di tribuna" tale da farsi ascoltare dall'intero
globo terracqueo, se così avesse voluto. Avrebbe
potuto decretare mobilitazioni, rivendicare attentati
e soprattutto preannunciarli, proprio per dimostrare
l'inefficacia delle misure protettive, in Europa,
in America e nel mondo. Avrebbe potuto usare la sua voce
e la sua faccia per creare un punto di riferimento mondiale
nella lotta agli infedeli ed anche ai capi musulmani colpevoli
d'un vago laicismo. Avrebbe potuto fare mille cose e non
faceva niente. Doveva essere morto. Ma morto non era.
A questo punto, coerentemente con la teoria,
sarebbe stato naturale pensare che interrompesse
un silenzio durato tre anni per qualcosa di
eccezionale. Poteva annunciare la fine del terrorismo
o un nuovo attentato alla Casa Bianca. La propria imminente
morte per malattia o il fatto che Bush gli avesse
commissionato l'attentato alle Torri Gemelle (!) tutto,
ma non limitarsi a ripetere le solite giaculatorie, le
solite minacce, le solite insulsaggini. Tanto da non
avere influito in nulla sulle proiezioni di voto americane.
Qualcuno, preoccupato di dare un senso all'assurdo,
ha sottolineato che bin Laden ha invitato
gli americani, per non essere colpiti, a comportarsi
come gli svedesi. Questi infatti fino ad ora
sono stati risparmiati. Sembra un bell'argomento ed invece
è ridicolo. Al Qaeda ha attaccato l'Arabia Saudita,
che certo non è il Grande Satana. Ha attaccato altri
paesi musulmani, di nulla colpevoli, come la Turchia,
l'Indonesia (si ricordi il massacro di Bali), il Pakistan.
E viceversa non ha attaccato paesi in prima linea
contro il terrorismo come la Gran Bretagna, l'Italia,
la Polonia. Ha dunque cercato di dividere gli americani
dai loro governanti, e gli europei dagli americani, con
argomenti che non stanno in piedi.
Essendo andata come è andata, l'unica
reazione è quella che in Sicilia
si esprime con le parole: "Ancora ascoltavo!" Intendendo
la più totale delusione per le parole udite.
Osama bin Laden ha preso una lunghissima
rincorsa per non dire niente. E allora va
bene, è vivo: ma non mentalmente; ed è
divenuto irrilevante.
Giannipardo@libero.it, 1 novembre 2004
ONG affari d’oro
di David Stern
Simoltiplicano in rete gli appelli delle ONG
per reperire giovani che vadano a fare i manovali
dei progetti che si sono fatti approvare. Il
meccanismo è elementare. Ua Ong con buone entrature
tira giù un progetto e se lo fa approvare. La
cerdibilità del progetto non conta nulla perchè
la discriminante è essere amici degli amici e il
gioco è fatto. Facciamo un esempio: le due Simona che
abbiamo conosciute per la nota vicenda del sequestro,
sapete per quale progetto erano andate in Iraq? Dovevano
insegnare ai bambini iracqueni la raccolta differenziata
dei rifiuti!! Capite che il progetto non aveva ne capo ne
coda? Era dello stesso tipo della consulenza come esperta
di aerie da guerra…cioè chiacchiere per rubare soldi
della collettività.
Tornando ai progetti Ong non possiamo escludere
che tra i tanti ladrocinii ci siano progetti
seri e sicuramlente ci sono tanti bravi ragazzi animati
dale migliori intenzioni ma quella ostentazione
della matrice non governativa fa tornare prepotentemente
alla memoria quella alterità rispetto al governo
costituente l’identità mafiosa.
Probabbilmente dovranno passare alcuni anni
perchè vengano a galla la maggior parte delle
scorrerie di queste cosche nelle cantine della
finanza pubblica. Per ora osserviamo con attenzione
come si muovono.
Un testo di ricerca di persaonale presente
in rete.
Quali sono gli strumenti
da conoscere, gli enti da monitorare periodicamente,
i titoli di studio richiesti, le esperienze
necessarie per poter partecipare alle iniziative
di una ONG ?
Queste domande sono
forse le più diffuse tra coloro che sono attratti
dal mondo
della cooperazione allo sviluppo, ma che non
ne hanno mai avuto un'esperienza diretta,
e sono altresì i quesiti di più difficile
soluzione senza interpellare direttamente gli organismi
interessati. Proviamo in questa sede a diradare
la nebbia della non informazione che avvolge i media
a tale riguardo.
Ricerca del personale.
Le modalità di ricerca del personale
maggiormente utilizzate risultano l'uso di
banche dati-curricula interne; la partecipazione
alle attività delle organizzazioni e le inserzioni
su pubblicazioni specializzate e periodiche. Quindi
si consiglia a chi interessato di inviare il proprio
curriculum-vitae alla ONG con cui si è interessati
a collaborare (LISTA delle ONG italiane), e la periodica
consultazione di riviste e news-magazine quali: Lavoro
e Carriere (Il Sole 24 ore), Lavoro (Corriere della Sera),
Affari e Finanza (La Repubblica), Financial Times ed Economist.
I requisiti per la collaborazione possono variare a seconda
delle ONG e del tipo di progetto, ma solitamente sono ritenuti
indispensabili:
a.. Conoscenza base della lingua di lavoro
utilizzata nei paesi d'intervento.
b.. Titolo di studio adeguato (la laurea italiana
è equiparata alla Maitrise francese, alla
Master's degree britannica ed al Master americano).
c.. Precedente esperienza professionale in
Italia o all'estero.
La selezione del personale terrà conto
della valutazione del curriculum, dei successivi
colloqui e test e dell'eventuale partecipazione ad
attività organizzate dalle ONG. In seguito una volta
superata la fase di selezione (i cui costi sono a carico
dell'aspirante) si verrà ammessi ad una formazione
mirata, differente a seconda dei singoli progetti ed
alle prerogative delle singole ONG (i costi della formazione
sono a carico delle ONG). Le professionalità cui
è possibile accedere sono:
a.. Volontario internazionale: (contratto
non inferiore a 24 mesi).
b.. Volontario senior: (rinnovo del sopracitato
incarico).
c.. Cooperante internazionale: (personale
tecnico, formativo ed organizzativo; contratto
inferiore ai due anni).
d.. Esperto: (nominato con decreto della Direzione
Generale per la Cooperazione allo Sviluppo
del Ministero degli Affari Esteri).
Le retribuzioni vanno da 1.250.000 lire a 2.000.000
mensili per i volontari a seconda del paese
d'intervento, e da 4.000.000 di lire a 6.300.000
lire per i cooperanti. Per reperire i formulari è
utile consultare i siti internet o rivolgersi direttamente
alle singole ONG.