ARCHIVIO DI NOVEMBRE 2004

GUARESCHIANA
"Contrordine, compagni! La frase apparsa sull'Unità di ieri - i manifestanti si erano scoglionati lungo il tragitto del corteo - contiene un errore..."

Questi si sono accorti che c'è il regime!
Raul  Rivero, arrestato insieme con altri 75 dissidenti in una retata realizzata nel marzo 2003 e  condannato a venti anni con l'accusa di lavorare al fianco degli Stati Uniti per deporre il governo socialista di Castro, è stato liberato, prima di lui altri 11 dissidenti sono usciti dalla galere cubane. Si attendono notizie sugli altri dissidenti messi in galera per aver espresso il loro dissenso  dal regime castrista.  Ieri le autorità cubane hanno posto in libertà condizionata quattro dei 75 dissidenti condannati l'anno scorso a pesanti pene detentive per attività anti-rivoluzionarie: si tratta dell'economista Oscar Espinosa Chepe, da qualche mese ricoverato in ospedale, il medico Marcelo Lopez e gli attivisti per i diritti umani Margarito Broche e Felipe Mustafa.

Ma ci siamo accorti che c'è il regime?
E' uno spasso. Aiuto, c'è il regime e il partito non se n'è accorro. L'articolo dell'Unità di
domenica scorsa, anche se la firma è quella di Furio Colombo,  sembrerebbe scritto da un etilista  carico di malvasia e saturo di vanagloria. Altro da dire? No, basta Colombo. Cliccate qui e allacciate le cinture.

Gli svizzeri dicono sì alle cellule staminali
Due terzi dei votanti hanno approvato il referendum sull'uso delle cellule staminali embrionali. Un risultato che è andato oltre le più rosee aspettative dei promotori: i voti a favore hanno raggiunto il 66,4 per cento, i no il 33,6 per cento. Il risultato viene interpretato come un segnale di fiducia nei confronti della ricerca scientifica. La ricerca sulle cellule staminali potrà favorire la scoperta di nuove cure per patologie come l'Alzheimer e il morbo di Parkinson.

Meglio Mike Bongiorno
Ah,  il poeta! Erza Pound diceva che “la poesia è l’unica arte in cui la mediocrità è imperdonabile” , insomma, per il poeta (Ungaretti:  il poeta è “un grumo di sogni”;  Garcia Lorca:  “le cose che si odiano / lui, le chiama amiche”),  essere mediocri  nella vita è l’impalpabile  nulla. 
Dunque,  nessuna meraviglia  leggere -
intervistato  da  Pancho Pardi, ex di Potop  riciclato nell’Ulivo - quello che  la rivista  Micromega, mette in bocca al poeta e neo-senatore a vita  Mario Luzi, .
Nell’intervista,  il neo-senatore a vita,   dice la sua non sull’ermetismo ma sull'attualità  politica  italiana.  Risultato: An ed i suoi esponenti, ad esempio, sono "i fascisti che  hanno anche idee confuse, che non riesco a vedere come  sostenitori di un progetto coerente";  la scelta di Fini  come neo-ministro degli esteri "é stata una cosa  pericolosa e grottesca, così come questo gioco di spostamenti  di persone da una casella all'altra, cioè dall'Italia all'Europa, è una prova di anarchia". E Berlusconi?  Per Luzi,   Berlusconi è  "il Sansone di  un processo di demolizione dello Stato come società di eguali." (!) 
Insomma  il poeta neo-senatore considera il centro-destra il male  della politica italiana perché "Vuole interrompere il progetto, il  processo progressivo contenuto nella Costituzione e minaccia la laicità dello Stato" (!!!)
Si, Luzi, bravissimo poeta, politicamente è un vecchio conservatore,  un rigurgito  del passato e  i suoi giudizi più che politici sono da manuale del girotondino ("...società di eguali... " "... interrompere il progetto, il processo progressivo..."in servizio permanente effettivo.
Anche perché,  tanto da sapersi, il poeta neo-senatore, ha  frequentazione antica con la sinistra girotondina e con Micromega in particolare. Ad esempio, già nel dicembre 1998,  con  Antonio Di Pietro  Paolo Flores d'Arcais, Dario Fo, Nicola Tranfaglia, Gianni Vattimo,  Giorgio Bocca e foltissima indignata schiera ,   c'è la sua firma su un appello di Micromega per  “raccogliere - anche con le sue persone-simbolo - l'intera "Italia di cui essere orgogliosi": l'Italia di Mani Pulite intorno l'Ulivo dei cittadini”...
Arridateci Mike Bongiorno!
(cp., 29-11-2004)


IL PERDONO
L’Europa ha radici cristiane. Ne è dimostrazione la stima di cui gode il perdono. Il perdono (la cui etimologia è “dare al massimo”, “dare fino all’eccesso”) corrisponde alla rinuncia a punire. Ma questa rinuncia impone delle distinzioni. Quando Gesù perdona all’adultera che stavano per lapidare, probabilmente non risparmia tanto la donna quanto denuncia l’iniquità della norma e l’indegnità morale dei giustizieri: chi è innocente scagli la prima pietra. Quando invece dice che bisogna perdonare non sette volte ma settanta volte sette – cioè infinite volte – dà un’indicazione generale, da cui forse deriva quella stima del perdono.
Ma questa stima è illogica. Perdonare sempre significa semplicemente autorizzare il comportamento illecito: è la regola che viene meno, non la sanzione. Affinché il verbo perdonare non perda il suo significato, bisogna che il perdono intervenga meno spesso di quanto non intervenga la punizione. E allora sorge il problema: in quali casi perdonare, in quali casi non perdonare?
La prima regola potrebbe essere che perdonare è opportuno quando la sanzione è inutile. Se un padre, con una manovra azzardata, uccide il proprio figlio, e piange, ed è disperato, non serve a nulla condannarlo per omicidio colposo. La sanzione servirebbe ad insegnargli a stare più attento, ma essa è inutile, in quanto l’uomo è stato fin troppo punito, con la morte del figlio. Se potesse tornare indietro, mai e poi mai rifarebbe quanto ha fatto. E tuttavia il nostro sistema giudiziario, in questi casi, non prevede il perdono.
Viceversa, non bisogna perdonare in nessun caso chi non crede all’esistenza della sanzione. Se qualcuno commette atti illeciti nella convinzione che l’autorità non sia in grado di reagire, perdonarlo corrisponderebbe a confermarlo nella sua idea. Ecco perché, contrariamente a quanto avviene di solito nei confronti dei minori, bisognerebbe essere piuttosto duri, con loro, se recidivi. Perché diversamente si confermerebbero nell’idea che “tutto s’aggiusta”, che can che abbaia non morde e infine acquisterebbero talmente la convinzione di poter delinquere impunemente che, una volta divenuti maggiorenni, sarebbe poi troppo tardi per salvarli.
In questo senso la scuola, vittima d'un prolungamento della mentalità familiare, è antieducativa. Così come i genitori sono indotti dall’affetto a perdonare troppo spesso, anch’essa perdona troppo spesso, sia in campo profitto sia in campo disciplina. Il risultato è che s’impara troppo tardi quanto possa essere dura la vita, a volte perfino con chi non lo merita. Che senso ha proporre la promozione d'un alunno insufficiente “perché ha fatto tutto il possibile per le sue capacità”? O perché “ha una situazione familiare difficile”? Chi mai, nella vita, si vede pagare per un lavoro non realizzato solo perché “ha fatto tutto il possibile”? Quale meccanico può pretendere il pagamento della sua prestazione se non riesce a riparare l’automobile perché addolorato a causa del tradimento della moglie?
La regola del costante perdono è assurda. Come assurda è la regola, se applicata alla lettera, per cui si prega: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Perché se tutti i debiti fossero costantemente azzerati, la prima regola diverrebbe non fare mai, assolutamente mai, credito a nessuno. Non finirebbero solo i debiti, finirebbe il credito.
La conclusione è banale: bisogna perdonare ogni volta che è opportuno perdonare.
Giannipardo@libero.it


FISCO E AMOR DI PATRIA
L’articolo di Folli, sul “Corriere”del 21 u.s., contiene una tesi che merita di essere discussa: Berlusconi non dovrebbe insistere sul taglio delle tasse, visto che “da quella primavera del 2001 il mondo è cambiato e le risorse si sono ridotte al lumicino”. Dunque, ne deduciamo, se mantiene la sua promessa il premier danneggia l’Italia.
Ammettiamo per un istante che abbia ragione. Ammettiamo che, se si abbassassero le tasse, si manderebbero a pallino l’Italia, la sua appartenenza all’Europa unita, i conti pubblici e tutto il resto; tuttavia Berlusconi potrebbe vantarsi d’avere mantenuto il suo impegno e potrebbe anche vincere le prossime elezioni. Viceversa se “le risorse si sono ridotte al lumicino” e Berlusconi rinuncia ad abbassare le tasse, ovviamente perde le elezioni. Che deve fare? Per amor di patria, direbbe forse Folli, dovrebbe preferire perdere le elezioni. Ma si potrebbe notare che, sulla base dello stesso amor di patria, c’è un’altra soluzione: se l’opposizione s’impegnasse, nel corso di tutte le prossime campagne elettorali, a dire che è stato un bene il fatto che si sia rinunciato a questo punto del suo programma elettorale, e che anzi ci si è rinunciato per un accordo con l’opposizione, Berlusconi non correrebbe più il rischio di vedersi rimproverare questo inadempimento e il problema del taglio delle imposte uscirebbe dal dibattito elettorale. Ma quante probabilità ci sono che l’opposizione assuma questo impegno? Ovviamente nessuna. Giorgio La Malfa, a proposito del taglio delle tasse, ha anzi scritto che “l'opposizione, temendo il successo del governo, si scatena”.
Se le cose stanno così, se non è realistico chiedere all’opposizione di rinunciare ad un’arma elettorale, che diritto si ha di esigere questo stesso amor di patria dalla maggioranza? Perché dovrebbe essa rinunciare alla propria arma elettorale? Se Berlusconi, con la sua insistenza nell’impegno assunto con gli elettori, è dannoso per l’Italia, non meno dannosa è l’opposizione che vuole fargli commettere quel danno perché le è politicamente profittevole.
L’amor di patria, se di questo si tratta, bisognerebbe predicarlo ad ambedue le fazioni, in modo da poter dire che, se si arrivasse al disastro, che sono ambedue colpevoli. Forse anzi più colpevole sarebbe l’opposizione, dal momento che l’attuale maggioranza, in questo campo, “ha già dato”. Lo ha fatto quando ha sostenuto il governo D’Alema per i Balcani, salvandolo dalla pessima figura che gli avrebbe fatto fare l’estrema sinistra.
Ma questi sono sogni e la miglior cosa è non parlare d’amor di patria. Può darsi che il taglio delle tasse provochi disastri, può darsi provochi un rilancio economico, una cosa è certa: l’interesse dell’Italia è lungi dall’essere l’assoluta priorità.
Giannipardo@libero.it, 29 novembre 2004


Massima del giorno
L'autostima è un'assoluta necessità. Per questo tutti si attivano per ottenerla. E quelli che non l'ottengono fingono con se stessi d'averla ottenuta.
 G.P.


MOLLICHINE
Fini: la riforma del Patto di stabilità "non può essere imposta da un interesse nazionale".  È meglio andare contro l'interesse nazionale?

Stefania Ariosto sarà processata per calunnia.  Ma lei - ne siamo certi - chiederà d'essere nutrita nel Pritaneo.

Fassino: "La Gad si chiamerà Alleanza e la Fed Ulivo,  come proposto da Prodi".  Finalmente gli elettori di sinistra conoscono il programma per cui votare.

Casino in Ucraina.  Ne siamo lieti.  Significa che la democrazia è veramente arrivata.

Nuovo massimo dell'euro,  l'ottavo a novembre: 1,33.  sul dollaro.  Fra poco andremo in giro con un cappello Texas e un grosso sigaro in bocca.

Ciampi vuole dare la grazia a Bompressi.  Bompressi è un uomo alto. Dietro di lui si può nascondere anche un Sofri.

Alta adesione allo sciopero dei magistrati contro la legge.  Ma certo,  intendevamo: contro la nuova legge!

Arrestato a Roma Jerome Cruciani,  con l'accusa di banda armata,  associazione eversiva e rapina aggravata.  Ed anche,  avendo un nome francese,  di non scriverlo Jérome.

Barroso: "Non è utile la revisione del Patto di Stabilità"; però bisogna "avere la necessaria flessibilità".  E la flessibilità non è una revisione?

"La Siria dice sì ai colloqui con Israele".  Esempio: banditi, usurpatori, oppressori! E voi assassini! Invasori illegali! E voi mandanti dei terroristi! Vi uccideremo! Provateci e vedrete!

"Al Qaida può costruire una bomba sporca radioattiva",  ha detto la Cia.  Nessuno le crede, stavolta.  Speriamo però di non dover credere ai fatti.

Concordia nella maggioranza sulle tasse. Forza Italia: "tagliamo o andiamo a casa".  An e Udc: "Qualunque cosa, purché non si vada a casa".

Gianni Pardo, 28 novembre 2004


LA PADELLA E LA BRACE
I risultati d'una recente indagine demoscopia, riferiti dal New York Times, provano che gli americani e in particolare molti di coloro che hanno votato per Bush, sono più perplessi oggi, sul suo conto e sulla sua politica, di quanto non fossero all'inizio del mese. Parecchi sono disturbati dalla sua ostentata religiosità, in molti temono leggi restrittive in materia di sanità e sull'aborto e via dicendo. Per non dire che molti pensano, a proposito dell'Iraq, che non bisognava nemmeno cominciarla, quella guerra. Non che siano pentito del loro voto - sarebbe impossibile, dopo poco così poco tempo - ma è come se l'incanto (se mai incanto ci fu) fosse rotto. Sembra un atteggiamento strano e forse contraddittorio, ma non è. Il fatto è che molti americani non hanno votato per Bush, hanno votato contro Kerry. (segue, per continuare nella lettura clicca qui)
Gianni Pardo, 28 novembre 2004


SINDACATI, CONFINDUSTRIA, OPPOSIZIONE
A sentire il tiro incrociato di sindacati-confindustria-opposizione contro il taglio delle tasse, in attesa dei melanconici raduni di bandierone rosse e aquilotti confindustriali al grido di <<più tasse per tutti>>,  immaginando la serie dei malintesi comici e spiritosi che coinvolgerà gli uni e gli altri confusi nelle piazze, siam presi da un improvviso e felicissimo ottimismo e già scommettiamo sul prossimo quinquennio del  prossimo governo Berlusconi.

Violinisti 2
Da un paio di giorni sto leggendo sconvolta i quotidiani italiani , ascolto interdetta i telegiornali . Sono  sorpresa e indignata e non capisco bene se sia il caso di ridere per la scempiaggine di alcuni media nostrani  o di piangere per il livello infimo da questi raggiunto. Tuttosommato L'Italia e' il mio paese d'origine, e' il paese che amo oltre a Israele e mi rattrista pensare  che l'informazione sia lo specchio  di una societa'. Cosa puo' accadere alla societa' italiana presa in giro da una siffatta informazione partigiana e distorta? Gli italiani capiscono di essere turlupinati da giornali e telegiornali che fanno passare un normale controllo a un check point di un paese colpito dalla piu' grande ondata di terrorismo che la storia ricordi per un atto di stampo nazista?
Perche', signori, e' di questo che parlano da giorni i media di tutta la penisola.
A  Napoli c'e' guerriglia per le strade, a Manfredonia uccidono a sassate una ragazzina dopo averla stuprata, in quasi tutte le citta italiane vi sono quartieri in cui la gente non entra perche' ha paura, si trascinano per anni processi politici,  esistono mamme che mettono i loro figli in lavatrice e gli fanno fare l'intero ciclo di lavaggio, si trovano quotidianamente  bambini morti in sacchetti delle immondizie, bambini putrefatti in valigie, bambini abbandonati sui marciapiedi e i media italiani  denunciano i normali controlli dell'esercito israeliano nei riguardi dei palestinesi che da 4 anni passano il loro tempo a farci saltare per aria!
Il fatto? Lo sapete, a un ceck point si presenta un palestinese recante in mano la custodia di un violino. Il soldato fa quello che e' il suo dovere: fa aprire la custodia e invita l'uomo a suonare un paio di note per appurare se il violino e' davvero il violino e non una bomba. Nessuno ride, nessuno deride, nessuno sghignazza, i palestinesi in fila sono tranquilli e sorridono, i soldati israeliani fanno i loro lavori di routine. Il soldato davanti al violinista mette il suo timbro sul lasciapassare, un altro parla al cellulare. Il tutto nella tranquillita' piu' assoluta.
Tutto qui, signore e signori. E per questo "tutto qui" i giornali di sinistra hanno sporcato le loro pagine parlando di metodi nazisti, per questo "tutto qui" la televisione italiana ha perso tempo a dare e ridare la notizia tante di quelle volte che , inevitabilmente, e' entrata nel cervello degli italiani come una "cattiva" notizia per cui Israele va condannato per la miliardesima volta.
E' cosi' che si fa propaganda razzista, Si prende lo scoop di qualcuno in malafede, lo si deforma, lo si interpreta in modo negativo, lo si elabora dandogli un'impronta  malvagia e poi si bombarda la gente piu' e piu' volte. Questa e' la propaganda usata dai nazifascisti, dagli stalinisti e, negli ultimi decenni, dai razzisti antisraeliani.
Qual'e' il risultato? L'odio e la continua diffamazione contro Israele, l'odio, i pestaggi e gli assassini contro ebrei in Europa.

Ma che bravi questi signori giornalisti. Veri e seri professionisti dell'arte della menzogna, della propaganda, della follia razzista.
Sarebbero piaciuti a Goebbels  che  li avrebbe assunti immediatamente.
Sarebbero piaciuti a Stalin  e alla sua polizia.
In tempi recenti piacevano al defunto terrorista sepolto a Ramallah.
No , non c'e' da ridere al pensiero che il popolo italiano sia turlupinato e raggirato da questa gentaglia. Si puo' solo piangere e sperare che il Paese che ha dato i natali a Michelangelo non soccomba sotto i colpi perversi di alcuni rappresentati indegni del giornalismo , traformandosi in un popolo di razzisti anziche' di santi, poeti e navigatori.
 Deborah Fait
- informazionecorretta

Violinisti
Succede in Israele.  Siamo ad un posto di blocco,  il filmato -  ripreso da tutti i media -  è quello   di un signore  che suona il violino di fronte ai militari israeliani.  La suonatina dura pochi secondi, quindi lo stesso signore,  sorridendo,  ripone il violino nella custodia e se ne va.
Questo dicono le immagini. Dunque, nulla di sconvolgente, anzi, visto che siamo al posto di blocco di Beit Iba, vicino Nablus, ci troviamo di fronte ad un banale controllo, in un contesto in cui il terrorismo, usando anche violini imbottiti d’esplosivo,  ha più volte  fatto strage della popolazione civile.
Bene, si potrebbe dire che i militari hanno fatto il loro dovere... e invece ecco chi c’inzuppa il biscotto. Il filmato, girato,  in tutta tranquillità all'interno del check point,  da una pacifista israeliana, entra in un ben oleato meccanismo goebbelsiano. 

Al di la delle immagini -chiare, semplici e oneste-  ognuno  vede quello che, dietrologicamente,  vuole vedervi. E infatti,  dal TG3 a Repubblica, dall’Unità al Corriere della Sera è tutto un alzare i toni,  insinuando chissà quali angherie.
C’è perfino chi riesce ad evocare  gli aguzzini nazisti che facevano suonare il violino alle loro vittime prima di ucciderle.
Non è a dire con quanto interesse e stupore e vergogna seguiamo le mosse di questo  giornalismo (sic); non è a dire con quanta attenzione cerchiamo di seguire il filo pauroso, e un poco carogna,  di questi  ragionamenti che sgranano rosari di malafede giungendo  noi da una lontananza, direi quasi, antropologica.
(cp, 27.11.2004)

STORIA VERA
La storia che segue m'è stata raccontata da un vecchio saggio. E' una lettura, per così dire <<laica>> dell'Esodo dal paese delle tasse.
Berlù raggiunge trafelato il Mar Rossobertinotti, insieme al suo popolo non meno trafelato di lui.
Si ferma sulla riva e schiocca le dita:  <<Bonny, aiuto>>. Il portavoce, suddetto Bonny, corre subito:
<<Si capo?>>.
<<Le barche!>>
<<Che?>>
<<Le barche, ho detto. Dove sono le barche per fuggire dal paese delle tasse e  atttraversare il Mar Rossobertinotti?>>
<<Oh mio dio! Berlù, senta con tutto il trambusto di folli, montezemoli e follinifini  che c'è stato... me ne sono dimenticato!>>
<<Che?>>
<<Me ne sono dimenticato!>>
<<Ti sei dimenticato le barche?>> sbraita il Berlù. <<Idiota che non sei altro!Imbecille! I "tassisti" saranno qui a minuti! Che pretenderesti? Che mi mettesssi a parlare con dio, gli chiedessi di dividere le acque, far passare tutti noi e poi richiuderle sui soldati dei "tassisti"? Ma certo , è questo che vorresti...>>
<<Senta capo>> bisbiglia Bonny, <<veda di farcela, e io le procuro due pagine sull'Antico Testamento.>>

(cp, 26-11-2004)

ONANI-BICS
Un medico giapponese, Hideo Yamanaka, direttore della Toranomon-Hibiya Clinic, propone un nuovo  metodo per perdere qualche chilo di troppo: la masturbazione, limitandosi però a parlare di quella maschile.
Yamanaka arriva a definire il suo “metodo” la “dieta della masturbazione”. La tesi proposta dal medico giapponese è che l’eiaculazione attiva il metabolismo di base dei muscoli e ci consente di bruciare calorie, riducendo il grasso sottocutaneo.
Se è vero che la masturbazione può essere praticata più frequentemente, non necessitando di una partner, è anche vero che il medico giapponese precisa che non è sufficiente una ordinaria “pratica solitaria”al mese, una media di ben 3 volte al giorno per godere dell’effetto dimagrante.
Non basta: oltre a mantenere questa media invidiabile, non bisogna essere superficiali nel portare a termine questa particolare forma di fitness, definita dal medico con il termine giapponese "Onani-bics", che deriva dalla figura mitica di Onan, che fu distrutta per rovesciare il suo seme sulla terra. Yamanaka precisa, infatti, che la masturbazione deve durare almeno 15 minuti, per raggiungere il giusto livello di sforzo aerobico, in modo da poter sfruttare a pieno i benefici dell’esercizio.


QUALCHE PENSIERINO POCO ROMANTICO SULLA CRISI IN UCRAINA
Mentre ammiriamo affascinati le immagini delle centinaia di migliaia di dimostranti sotto la neve, non dimentichiamo che se il testa a testa elettorale si è giocato (con carte truccate, a quanto pare) fra un filo-occidentale (Yushchenko) contro un filo-russo (Yanukovic), ciò si deve anche e soprattutto al fatto che l’Ucraina ha un’importanza cruciale per che le sta attorno.
La Russia da tempo tenta di mantenere l’Ucraina sotto il proprio controllo usando il guinzaglio della dipendenza in campo energetico (ma l’Ucraina non è un Paese “geneticamente” povero: il sottosuolo è ricchissimo di minerali, e la crescita economica quest'anno è del 12-13%).
Ciò perché a Mosca si teme, tutt’altro che infondatamente, la “fuga” dell'Ucraina verso la UE e la NATO. Gli ucraini in fuga, infatti, si porterebbero (si porteranno?) appresso le basi militari del Mar Nero e, soprattutto, l’oleodotto “Odessa-Brody-Plonsk”, cioè il principale rivale del progetto russo per l’esportazione del petrolio del Mar Caspio nei paesi della Comunità Europea.

Il petrolio del Mar Caspio (cioè quello estratto in Azerbaigian e del Dagestan), storicamente veniva portato tutto in Russia e solo da lì smerciato altrove (il canale di passaggio l’ oleodotto “Baku-Grozny-Novorossiysk”, che passa dalla Cecenia: la prima guerra cecena, quella del 1994, i russi la scatenarono soprattutto per questo, allorché l’Azerbaijan International Operating Company annunciò la costruzione di un nuovo oleodotto che da Baku avrebbe portato a Suspsa, in Georgia, passando per la Moldavia-e, guarda un po’ chi si rivede, per l’Ucraina.
La “ciccia” sta qui. Man mano che dopo il crollo del Muro quei paesi dell’Est entrano nella sfera d’influenza euro-americana, Mosca si vede tagliar fuori e perderebbe il monopolio delle riserve petrolifere caucasiche. Le compagnie petrolifere occidentali puntando sempre più su percorsi che portino il petrolio verso il Mediterraneo attraverso territori non controllati dalla Russia (né dall’Iran). Nel 1999, il petrolio Azerbaigiano ha preso ad essere incanalato sulla linea Georgia-Turchia, bypassando non solo la Cecenia ma anche la Russia… ed è in corso la costruzione dell’oleodotto “Baku-Tbilisi-Ceyhan”, costruzione di cui si sono ben viste le conseguenze politiche in Georgia (pare ci sia stato lo “zampino” amerikano nella deposizione di Shevardnadze un anno fa, che vide una inedita sinergia tra le ONG di Soros e il giro neocon di Richard Perle; per tacere della vicenda della Yukos, il cui capo Chodorkovsky venne arrestato nell’aeroporto di Novosibirsk all'alba del 25 ottobre 2003 dagli uomini dell'ex Kgb con l'accusa di frode fiscale proprio quando aveva acquistato il Moscow Times per far propaganda a Soros, e proprio mentre stava trattando la cessione del pacchetto di maggioranza della Yukos alla Texaco e/o alla Exxon.).

Tutto questo non è dietrologia complottarda (paccottiglia che lasciamo volentieri ad altri) né economicismo marxoide (restiamo convinti che la politica prevale sull’economia; ma la politica è fatta anche di queste cose, piaccia o no).
Semplicemente, quello che per il popolo ucraino è una sacrosanta lotta per la libertà e lo stato di diritto, per i nostri governanti (europei & amerikani) è invece soprattutto una imprescindibile questione geo-strategica, come senza mezzi termini e senza falsi pudori il nostro nuovo ministro degli esteri spiega apertamente oggi in una lettera di risposta al Riformista.

Per concludere volando alto, riporto la dichiarazione ufficiale del noto giornalista italo-niuiorchese “Mauro of Manhattan”:
“W le ucraine, fra le donne piu' belle del mondo. Se facessi ancora l'inviato speciale con base Milano, mi farei subito spedire a Kiev per "coprire" la calda situazione...”

(ale tap, 26.11.04)


DAL PAESE DI ZAP
Dalle agenzie: La comunità calcistica è sgomenta a seguito degli abusi razzisti subiti dai giocatori di colore della nazionale inglese nell’amichevole persa per 1-0 contro la Spagna lo scorso 18 novembre 2004. Durante l’intera partita, la folla dello stadio Santiago Bernabéu ha inneggiato canti di massa oltraggiosi contro Jermaine Jenas, Ashley Cole e Shaun Wright-Phillips, giocatori  della squadra inglese.
La sera prima, i giocatori della Under 21 inglese hanno subito lo stesso tipo di offesa nella loro sconfitta per 1-0. Durante la partita sono stati inneggiati canti offensivi contro Carlton Cole, Darren Bent e Glen Johnson.
Questi recenti incidenti seguono i commenti di matrice razzista  espressi dall’allenatore spagnolo Luis Aragones il mese scorso.  Aragones non si è scusato in alcun modo né è stato punito per quanto ha detto.


Berlusconi: la copertura per il taglio tasse c'è
"O si attua il programma fino in fondo oppure la missione è finita e la parola torna al paese". Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una lettera al Foglio  pubblicata oggi e che il premier definisce "quasi un manifesto", una "postilla al contratto con gli italiani".
"Se le imposte si riducono in modo consistente e visibile - prosegue il premier - la corsa continua. Altrimenti, la parola deve tornare agli italiani, perchè siano loro a decidere del proprio destino".
"Il nostro modello produttivo e di consumo - afferma Berlusconi - deve tornare a credere in un orizzonte economico più libero e competitivo.  Chi produce reddito individuale e profitto d'impresa deve tornare a credere nella possibilità di spenderlo e di investirlo in piena autonomia e indipendenza da uno Stato mangiatutto. È per questo che sono entrato in politica.  È per questo che ho formato una coalizione di governo. È per questo che ho firmato un contratto con gli italiani a nome di questa coalizione. È per questo che disponiamo di una maggioranza elettorale chiara e stabile nel paese e in Parlamento.  È per questo che ho detto e confermo, senza arroganza, ma anche senza cedere a quello spirito rinunciatario che è il male oscuro della politica italiana: o si attua il programma fino in fondo oppure la missione è finita e la parola torna al paese".
E ancora: "Attivare la leva fiscale è la politica di questo governo, concordata con la maggioranza che lo ha eletto e presentata nella massima chiarezza agli italiani e sottoscritta con parole inequivoche dai leader e dai candidati dei partiti della coalizione di governo.  Impossibile anche solo pensare che a questo programma si possa rinunciare, aggiustando in qualche modo le cose a seconda di nuove convenienze e rinnegando un esplicito mandato con argomenti contingenti e di facciata. Il mio partito ed io non siamo a disposizione per questo voltafaccia".
Lettera-manifesto di Berlusconi al Foglio, testo integrale:  clicca qui

"Se ci fosse il matrimonio gay probabilmente io non lo utilizzerei", Capperi intervista Franco Grillini
Una premessa. Franco Grillini è un amico. Uno dei pochi, nei ricordi del mio periodo bolognese a cavallo degli anni '90, che  con coerenza, fatica e coraggio (si, allora,   a Bologna,  ci voleva coraggio!) si dava da fare per costruire, pezzo dopo pezzo,  spazi di libertà.
L’immagine  è quella di una stanzetta,  al Cassero,  con Franco tutto preso, tra una telefonata e l’altra, ad organizzare, consigliare, archiviare, documentare.  Insomma, ricordo limpido di una bella persona. Dopo anni, me lo ritrovo,  deputato alla seconda (credo) legislatura, sempre lì a combattere per l’affermazione dei diritti...  il ragno, per lui,  è sempre nel buco.
Poi, sarà che il mondo -  un poco anch’io -  è cambiato, sarà come sarà ma le poche volte che lo vedo in TV  Franco mi fa incazzare.
L’altra sera a Porta a Porta,  ad esempio...

Ma andiamo con ordine. Gli ho mandato una email: “... t'ho visto ieri sera a Porta a Porta. Non è che mi sono trovato d'accordo con quello che hai detto... anzi   subito m'è venuto voglia di scrivere, per "capperi",  un pezzaccio dal titolo KUL KUL KLAN... Poi, ripensando  all'amico che ho conosciuto e stimato, ho deciso di chiederti se sei disposto a farti intervistare Se si può fare,  fammi un fischio...”
Click, pochi minuti, e: “Perché non eri d'accordo? Ok per l'intervista a presto. Fg”.
Il “perché non ero d’accordo” è nel vittimismo e nella ripetività  degli argomenti... e poi la querelle su Buttiglione, uno che  non mi è mai piaciuto e che, grazie anche ai Grillini, mi sta pure diventando simpatico...  ma andiamo con  l'intervista.

No un momento, caro Carduccio, una chiosa  alla tua premessa è d'obbligo: sono al primo mandato e spero che ci sia anche il secondo per vedere se con il probabile (e per me auspicabile) cambio di maggioranze riesco finalmente a convincere il Parlamento ad approvare alcune leggi sui diritti civili degli omosessuali che finora non hanno visto la luce in Italia a differenza di quanto accaduto nel resto dell'Europa.
In quanto alla ripetitività posso anche essere d'accordo con te, ma i problemi sono sempre gli stessi e le risposte e le analisi non sono cambiate di molto mentre è sempre forte la resistenza al cambiamento in senso liberale e libertario. Poi è vero che nessuno è perfetto e io men che meno,  quindi....

Quindi...  passiamo all'intervista.  (segue... clicca qui per il testo completo dell'intervista)

(cp, 21.11.2004)

MOLLICHINE
"Proroga delle indagini su Berlusconi": l'ha chiesta la Procura di Milano.  Meglio una lunga accusa che una sollecita assoluzione.

Secondo la tv francese TF1,  ci sono "trafficanti israeliani in Costa d'Avorio".  Il solito complotto demo-pluto-giudaico.

La Nato invita Israele (per la prima volta) a partecipare alle attività di antiterrorismo nel Mediterraneo.  Ma che ne sanno,  quelli?

Rutelli: "Faccio molti auguri (a Fini): sulla scena internazionale avrà molto da lavorare e molte posizioni dell'Italia da recuperare".  Ma esiste un Kamasutra internazionale?

Bertinotti: "Siccome il governo è in crisi si faccia la crisi di governo".  E se non lo si può battere col voto lo si batta con un gioco di parole.

Il premier Berlusconi: "Questo periodo non si può definire calmo".  Classico esempio di antifrasi,  come dire "la balena non è unicellulare".

Pisanu annuncia "arresti in flagranza in caso di espropri".  Potenza della political correctness! Anche lui parla di espropri.

Il papa: "Nessuno usi le religioni come strumento di intolleranza,  di violenza e di morte".  San Bartolomeo sarà d'accordo. Soprattutto di Notte.

Il comandante dei marine ha affermato che l'offensiva contro Fallujah "ha spezzato le reni agli insorti".  Chi ha buona memoria tocca ferro.


Berlusconi: "O i tagli all'irpef o Forza Italia al voto da sola".  Al patibolo meglio andarci con i propri piedi che trascinati.

Casini e Fini: Taglio alle tasse solo se possibile e senza disturbare nessuno.  La frittata è anche migliore, se non si rompono le uova.

Il presidente di Confindustria assicura che la sua associazione "non fa politica".  Da quando?

Ciampi: "Il diritto alla salute è diritto all'uguaglianza".  Poi, si sa, l'uguaglianza suprema si raggiunge dopo: con la "livella".

Dal Foglio: L'avvocato della Cir ha chiesto quattro miliardi e mezzo  di risarcimento a Berlusconi.  Corrispondono a 8.713.215.000.000 lire (quasi novemila miliardi di lire).  Quando bastavano  467 milioni per comprare l'intera Sme. Che disastro, l'euro!

Arafat lascia un'eredità di duemila duecentosessantacinque miliardi di vecchie lire. Era veramente "prezioso", per la Palestina.

Gianni Pardo


LA SFIDA AL KARATEKA
Kerry ha dichiarato che una delle cause della sua sconfitta è stato l'ultimo video di Osama bin Laden. Questi ha minacciato gli americani dei peggiori disastri se avessero osato rieleggere Bush e, secondo Kerry, queste parole, che avrebbero voluto essere per lui un sostegno, l'hanno di fatto rovinato, accreditando Bush come il più affidabile e irriducibile nemico del terrorismo.

Si può lasciare da parte - essendo impossibile la "falsificazione" popperiana dell'assunto - l'influenza di quel video a sfavore di Kerr; ma c'è qualcosa che va esaminato più da vicino: come mai bin Laden si è sbagliato, fino ad ottenere (nella misura in cui l'ha ottenuto) un effetto opposto a quello sperato?

La risposta è scritta nella mentalità islamica integralista: gli occidentali sono molli, imbelli, piagnucolosi, ricattabili. In totale spregevoli perché incapaci di qualunque ideale. Sono attaccati solo alla vita e alle sue comodità. Per questo le minacce sono più efficaci su di loro di quanto sarebbero nei confronti d'un paese del Terzo Mondo o comunque d'un paese islamico. Inoltre, bin Laden ha tratto conforto, per queste sue idee, dalla recente storia spagnola. La precipitosa ritirata dall'Iraq, in seguito all'attentato di Atocha, ha solo il segno di quell'asserita viltà. A questo punto il capo terrorista s'è chiesto se, lui che aveva potuto ribaltare il risultato spagnolo, mentre tutti davano Aznar vincente con buon margine,  non avrebbe potuto influenzare le elezioni statunitensi, rispetto alle quali per giunta tutti i sondaggi davano i candidati a testa a testa.

Pur ammettendo che possa definirsi delirante la tesi dell'inconsistenza virile degli occidentali, in concreto bisogna ammettere che - dopo Atocha - non era assurdo pensare d'impaurire gli americani. Ma ciò non è avvenuto. Anzi del video si è parlato pochissimo e forse non ha nemmeno avuto l'influenza di cui parla Kerry. Dov'è che Osama bin Laden ha sbagliato?

Probabilmente non ha capito che gli americani non sono più europei. Questi ultimi, carichi di storia e del ricordo di troppe guerre e troppo sconfitte, sono diventati non molto dissimili da come li immagina bin Laden. Il sogno di tutti loro è che, se proprio deve cadere, la folgore cada sulla casa del vicino. Non solo poi non sono disposti a dargli una mano, ma sin da prima si rifiutano di sostenere un'eventuale spesa comune per proteggere tutti dal disastro.


A questa situazione hanno contribuito, stranamente, gli stessi Stati Uniti. Se si protegge la Germania per quaranta o cinquant'anni, tenendo sul suo suolo un esercito e minacciando di usare la bomba atomica contro chi avesse osato aggredirla, s'induce la Germania a pensare che la sua difesa non sia cosa che la riguardi personalmente. Il pacifismo e il neutralismo sono molto più facili quando la guerra, anche a nostra difesa, è pronto a farla qualcun altro. Ovviamente, questo costituisce una sorta di rinuncia alla sovranità nazionale, è un atteggiamento vile e, ancor peggio, miope. Ma abbastanza naturale. E se per qualche decennio questo atteggiamento agli Stati Uniti è potuto convenire (un Giappone disarmato non rischia di divenire una minaccia nel Pacifico), alla lunga tutto questo ha falsato il comportamento di molte nazioni.

Di molte nazioni ma non degli Stati Uniti. Se molti paesi si sono riparati sotto l'ombrello statunitense, gli Stati Uniti sono stati quelli che che quell'ombrello tenevano aperto. Mentre nell'inconscio degli europei, dal 1916 o 17 in poi, c'è stata l'idea che ad un certo momento, anche se in ritardo (1942), può arrivare la cavalleria, nell'inconscio degli americani c'è scritto che la cavalleria sono loro stessi. Non hanno ragione d'aspettarsi l'appoggio di nessuno. L'unica cavalleria è targata U.S. Per questo le minacce contro di loro hanno un altro suono: sanno che solo loro possono salvare se stessi e certo non con la vigliaccheria. La moltiplicazione delle minacce provoca solo una moltiplicazione delle risposte.

Bin Laden ha creduto, attaccando il campione dell'Occidente, di battere l'intero Occidente. Un po‚ come, negli scontri tribali, se si riesce ad uccidere il capo nemico la battaglia è vinta. Ma proprio qui ha sbagliato. Mentre l'Occidente è composto di guerrieri acciaccati, artritici e in parte arteriosclerotici, il campione dell'Occidente è ancora in perfetta forma. Se il terrorismo avesse attaccato in primo luogo la Francia, quel campione sarebbe magari corso a difenderla (contrariamente a quanto la Francia ha fatto quando attaccati sono stati gli Stati Uniti). Ma attaccando lui personalmente Bin Laden ha provocato l'implacabile determinazione che tutti vediamo dal 2001. Egli ha esagerato nella sua disistima dell'Occidente. L'Europa è, come tutti i vecchi, aliena dal combattere e, in un certo senso, presaga della propria morte. L'America invece no. È viva e vitale. Sarà meno saggia, meno raffinata e meno sottile dell'Europa, così come amano dipingersela gli intellettuali europei, ma si può star certi che, se c'è da menar le mani, è meglio avere trent'anni e una buona tecnica di karate che due lauree in materie umanistiche.

Giannipardo@libero.it, 23 novembre 2004

PRAGA: A QUINDICI ANNI DAL COMUNISMO
Ricordate? Era il novembre del 1989, la Rivoluzione di Velluto portò alla fine del regime comunista in cecoslovacchia. Václav Havel, ex dissidente già perseguitato dal regime, viene eletto presidente alla prime elezioni democratiche del paese nel gennaio 1990.
Tutto iniziò intorno al  1968.  L'allora  segretario del Partito Comunista Alexander Dubcek, insofferente ai diktat del blocco sovietico,  proclamò il "socialismo dal volto umano" ed ebbe inizio la "Primavera di Praga", utopistico e mai realizzato  processo di apertura e cambiamento delle istituzioni comuniste in senso democratico. Ciò, comunque, suscitò la pronta reazione degli altri stati del Patto di Varsavia, che occuparono militarmente il paese nell'agosto 1968.
Per protestare contro l'occupazione militare e per la libertà del suo paese, Jan Palach si appiccò il fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, il 16 gennaio 1969, in piazza San Venceslao a Praga. Da quel giorno Jan Palach è diventato il simbolo della "Rivoluzione di Praga" soffocata dai carri armati dell'allora Unione Sovietica.


Riflessioni su Zahal
C'e' sconcerto in Israele.  I nostri soldati si autodenunciano per aver violato i cadaveri di terroristi morti.  Siamo tutti sconvolti, non puo' essere vero, noi non siamo cosi', noi abbiamo un grande esercito, i nostri soldati hanno una morale.  Viene da piangere.
I nostri ragazzi stanno facendo la guerra da 4 anni, senza  una sola ora di pausa. Fanno la guerra contro bande di barbari, di terroristi senza morale e senza valori se non quelli dell'odio e della violenza. I nostri ragazzi sanno che se vengono catturati vivi vengono fatti a pezzi, smembrati, linciati.
E' successo e il mondo non ha urlato al ribrezzo, il mondo ha tentato di giustificare e di capire, di accusare Israele comunque perche' "chi occupa deve aspettarsi questo ed altro". Cosa deve aspettarsi? Che vengano ammazzati bambini e tagliati a pezzi e che il mondo buonista giustifichi?  
Viene da piangere al pensiero che adesso si scaglieranno contro Israele, gli ipocriti,   perche' alcuni soldati pazzi di rabbia e di paura hanno commesso cose deplorevoli.
Viene da piangere al pensiero che a causa di un pugno di fuori di testa, presenti in tutti gli eserciti del mondo, adesso verra' messo alla gogna Israele e il suo meraviglioso esercito.
Viene da piangere al pensiero che l'ipocrisia del mondo , che accetta senza fiatare e quasi con bonarieta' mostri  che ammazzano, stuprano, impiccano, torturano, decapitano, sgozzano, smembrano e tagliano  a pezzi gente innocente, come fa il palestinese Al Zarkawi in Iraq e i palestinesi dei territori, si scatenera' contro Israele piu' di prima e meglio di prima.
Non bastava tutto quello che dicono da anni contro di noi sempre giuistificando quelli che ci hanno trascinati in questa guerra?
Naturalmente nessuno dei giornale che ha dato la notizia, sguazzandoci dentro con soddisfazione, ha ammesso che i colpevoli verranno processati e condannati e nessun giornale ha messo in evidenza il fatto che, al contrario, nei territori palestinesi i mostri kamikaze vengono dichiarati eroi  e le loro fotografie sono esposte nelle scuole.
I soldati che si sono ricoperti di disonore violando cadaveri non saranno piu' soldati, verra' loro tolta la divisa e finiranno in prigione e ci piacerebbe che i tanti giornalisti, pronti a demonizzare tutto Israele per l'errore di pochi individui, pretendessero lo stesso comportamento dai vertici dell'ANP.
Sarebbe anche bello se quelli che oggi approfittano di questi fatti per coprire di fango Israele si rendessero conto di aver scritto articoli pieni di amore e rispetto su un terrorista, assassino e ladro. 
I media che oggi si scandalizzano sono gli stessi che hanno osannato per decenni l'inventore del terrorismo moderno , di colui che faceva ammazzare la gente a sangue freddo, uomini donne, vecchi e bambini.
Viene da piangere al pensiero che ragazzi israeliani abbiano potuto deridere dei cadaveri anche se erano cadaveri  di quelli che, da vivi,  volevano essere i loro assassini ma invito i media italiani, i giornalisti italiani a frenare il loro orgasmo perche' quello che e' successo , in Israele, non e' la norma, e' l'eccezione e Israele , come ogni grande democrazia, punira' i colpevoli.

Viene da piangere perche'  Arafat con questa disgustosa guerra e' riuscito a sporcare anche la nostra meravigliosa gioventu'   ma noi sapremo reagire e chi si e' autodenunciato e ha denunciato i soprusi lo dimostra.
Grande coraggio, un coraggio che nessun esercito del mondo ha dimostrato di avere.
Chinate la testa di fronte a questo coraggio voi che siete stati gli ammiratori di un mostro.
 
Deborah Fait
- informazionecorretta

ARAFAT SOTTRAEVA DUE MILIONI DI DOLLARI AL MESE AL MERCATO DELLA VENDITA DI CARBURANTE NEI TERRITORI"
da LA STAMPA 15/11/04,
Il presidente palestinese Yasser Arafat aveva "scremato" dal commercio di benzina nei Territori due milioni di dollari al mese accantonando, nel bilancio ufficiale dell'Olp, una cifra pari a 800 milioni di dollari. A sostenerlo è la rivista Time che cita i risultati di una revisione contabile sugli investimenti compiuti da Arafat condotta nel 2002 da esperti americani con la supervisione di Salam Fayyad, ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale e ministro delle finanze palestinese. Le rivelazioni di Time cadono in un momento particolare con la Casa Bianca intenta a valutare le notizie in arrivo dal Medio Oriente in merito al processo di pace nella Palestina del dopo Arafat e le Nazioni Unite attese, oggi, ad un dibattito aperto sul futuro dello Stato palestinese in seguito alla morte del suo leader. (Ringraziamo della segnalazione "per non mollare" Newsletter per l'azione liberale)

Era ora: «Tagli fiscali subito o si va a elezioni anticipate»
Il presidente del Consiglio annuncia un emendamento alla Finanziaria per martedì.
An: non ne sappiamo nulla (!). Fini si è detto contrario a provvedimenti che danneggino le famiglie (!). Il premier: se non si trova un'intesa Forza Italia correrà da sola nelle prossime elezioni politiche anticipate.

EUROPA, CI RISIAMO?
Ecco che ci risiamo!
Ecco che ancora una volta in Europa L'odio contro gli ebrei  si trasforma e assume una vergognosa quanto ipocrita  patina politica.
Ecco che un altro omuncolo si scaglia in modo indegno contro Israele , il primo Ministro e il popolo israeliano.
Ecco qua un sindaco, un coraggiosissimo sindaco spagnolo che usa il suo potere per insultare Israele.
Il signor Angel Garcia Seoane, sindaco di Oleiros, cittadina del nord della Spagna, ha fatto preparare un cartello di metallo, di quelli fosforescenti  che si mettono alle porte di ogni citta', col nome della stessa e sotto un gentile "Benvenuti".   Fin qui niente di male  se il signor sindaco non avesse sostituito il "benvenuti" con degli slogan che ricordano molto da vicino gli slogan fascisti di cattiva memoria : "Fermiamo gli animali, Sharon assassino, Stop ai nuovi nazisti". In spagnolo suona cosi':
Paremos a bestia, Sharon asasino, stop aos novos nazis"
Appresa la notizia e pensando che il primo cittadino di Oleiros fosse ignaro e innocente , l'ambasciatore di Israele in Spagna gli ha telefonato e non credeva alle proprie orecchie quando  l'omuncolo gli ha risposto "Ma io sono d'accordo".
 Naturalmente questo signore ha aggiunto di non aver niente contro gli ebrei ma di odiare gli israeliani, il loro capo (cioe' Sharon) e il loro rappresentante in Spagna, cioe' il povero e allibito ambasciatore.
"Io odiare gli ebrei? ma per carita'! i miei migliori amici sono ebrei. E' Israele che ...." Questa e' la frase di rito dei  moderni razzisti e ogni volta che la sento mi viene la pelle d'oca.
Dunque la Spagna che non e' stata antisemita durante il regime  del generale Franco lo e' diventata  oggi grazie al suo amore per i palestinesi e pare non sia stata sufficiente la strage dell'11 marzo per far capire a molti spagnoli dove siano i nemici della civilta' e della liberta'.  Naturalmente sanno bene che diffamare e offendere Israele non comporta pericolo perche' nessun israeliano o filoisraeliano andra' mai a mettere bombe sui treni o nei ristoranti, anzi sono consapevoli che proprio offendere Israele e il suo primo Ministro li puo' salvare dal saltare per aria.  Ecco cosa muove questa gente, la paura, nient'altro che la paura. Una paura vigliacca.
Oggi il sindaco, in seguito a pressioni dall'alto, si e' visto costretto a cambiare gli slogan razzisti  e li ha sostituiti con un delizioso e accomodante:

"Benvenuti a Oleiros, citta' della pace che sostiene il popolo palestinese".
Non il popolo curdo o il popolo tibetano o i poveri neri del Ciad e del Sudan  decimati da bande di musulmani, nemmeno il popolo basco che e' la' vicino.
Nooooo, questa ridente cittadina spagnola supporta solo i palestinesi e gli altri popoli vadano al diavolo. Capito curdi, tibetani , baschi, neri animisti e cristiani??? potete andare al diavolo per il signor sindaco di Oleiros, Spagna!
Imparate a far saltare treni, ristoranti, imparate ad ammazzare bambini e allora forse vi sosterranno....sempre per paura.
La paura serpeggia per questa povera Europa dove si vuole mettere nelle scuole l'ora dell' Islam, dove si vuole imparare a parlare arabo, a mangiare arabo, a pensare in arabo.
Mescolate la paura all' ignoranza e nasce l'odio e l'odio razziale ha da sempre un solo capro espiatorio, l'ebreo con la differenza  che oggi per salvare il bon ton viene sostituito con l'israeliano, fa meno impressione e si puo dire "io antisemita? assolutamente no, solo antisionista e contro Sharon" .
Strana sta cosa, io ricordo manifestazioni contro Israele di tanti "amici degli ebrei" negli anni 70 , negli anni 80, negli anni 90, durante tutto il fu processo di pace. C'era Sharon primo ministro? No e allora chissa' perche' urlavano 'Israele boia?"
Europa vigliacca, Europa , addio Europa.
 
Deborah Fait -  per chi volesse protestare la email del sindaco di Oleiros e': alcaldia@oleiros.org


SCOOP
Di sicuro la notizia metterà  in subbuglio il mondo politico. Ecco i fatti.
Mentre, nella mattinata di ieri, una riunione convocata tra il premier e il suo vice, per discutere della riduzione delle aliquote Irpef già dal 2005,  sarebbe andata  malissimo, in serata -sotto i buoni auspici di Gianni Letta- si è organizzato un incontro riparatore. Luogo dell'incontro il Gay Village.
Come possiamo documentare,  (foto, di Panoramik,  in esclusiva),   occhi indiscreti hanno carpito indiscutibili immagini della pace siglata   tra Berlusconi e Fini.
Da ambienti culattoni della capitale sembrerebbe che, se non le tasse, la pace lettiana riguarderebbe il "taglio dell'uccello". Rimane da capire se la cosa, comunque dolorosa,  sarà a carico di Berlusconi o Fini.  (cp, 18-11-2004)


.Sì, ma però…
Da Prima Comunicazione: “E lei, Ferruccio de Bortoli, accetta di diventare direttore del Sole in ricchezza e povertà, in salute e malattia, finché morte o Montezemolo e Cipolletta non vi dividano?”. “Sì, ci sto”, ha risposto Ferruccio, detto anche Titti per la sua implacabile dolcezza vendicativa. “L’unica cosa che vorrei, però, è una liberatoria da quell’incubo di centinaia di querele per diffamazione”. Per saperne di più clicca qui.

COMMENT PEUT-ON ETRE COMMUNISTE?[1]
Un anticomunista viscerale - se no che anticomunista è? - ha difficoltà a capire che si possa essere stati comunisti prima del 1989. Tuttavia, uno sforzo si può fare.
S'immagini una persona giovane cui si riveli che i mali del mondo (sfruttamento, miseria, soprusi, alienazione, ecc.) non siano inevitabili. Che da essi si può guarire con una teoria nient'affatto utopica ed anzi scientifica, fondata su complicati ma precisi calcoli economici. Si dica inoltre, a quella persona, che quella teoria non è applicata perché essa danneggia gli interessi di coloro che, attualmente, beneficiano del sistema, ed è anzi per questo che i giornali e i media sono contro di essa: perché sono in mano ai ricchi, agli sfruttatori, ai padroni. Se quel giovane non ha fonti proprie cui abbeverarsi, se queste belle cose gli sono state dette da una persona degna di fiducia (il professore d'italiano o di filosofia, l'intellettuale di cui va fiera la famiglia) ecco abbiamo un comunista. Non avrà precise idee in campo politico, storico ed economico, ma quelle idee le ha il suo mentore e, un po‚ più lontano, Marx. Loro saprebbero spiegare perché i paesi del Terzo Mondo sono poveri ed anche come hanno fatto alcuni paesi a depredarli per divenire, appunto, ricchi. Magari mediante le multinazionali. E tutto il resto dello sciocchezzaio che fa parte della mentalità comunista. (segue, per proseguire nella lettura clicca qui)
- Giannipardo@libero.it, 17 novembre 2004

MOLLICHINE
Siniscalco: “La Finanziaria è ferma,  solida e credibile”.  Ma soprattutto ferma.

Amnesty International,  sugli scontri di Fallujah,  alle due parti: “Avete violato le regole di condotta”.  Il fatto è che il regolamento sul taglio delle teste non era chiaro.

Il ministro degli esteri palestinese: “Nel Fatah c’è consenso su Abu Mazen”.  Rimane solo qualche pallottola vagante.

Ciampi dichiara “inaccettabile” il divario economico fra nord e sud.  Ora si aspetta che dica come si fa a non accettarlo.

Siniscalco è ottimista sui conti economici dell’Italia.  Ottimista. Mentre il pessimista è un ottimista che s’è informato.

Violante: “non ci sono le condizioni per un confronto democratico”.  Non ci tenga sulle spine.  Se ci sono le condizioni per lo scontro armato,  ce lo dica.

Hamas: “Le presidenziali palestinesi sono illegali”.  È l’opinione di un’organizzazione nota per la sua sensibilità giuridica.

Il ministro degli esteri francese: <Potremmo “imporre” la pace in Costa d'Avorio>. Ovviamente, con la diplomazia e in modo multilaterale.

Gianni Pardo, 17 novembre 2004

Sandwich  della Madonna
Un sandwich abbrustolito, al formaggio e vecchio di dieci anni, è stato di nuovo messo all'asta da "Ebay". Secondo Diana Duyser, una signora della Florida di 52 anni proprietaria dell'oggetto, il sandwich rappresenterebbe il volto della Vergine Maria. Inizialmente la casa d'aste su internet aveva cancellato dal listino l'oggetto, pensando si trattasse di uno scherzo. La prima volta le offerte avevano raggiunto la cifra di 22 mila dollari.
Dopo questa notizia,  a Napoli pare sia stato ritrovato, tra le zolle del San Paolo,  
un corno portafortuna di  origini  antichissime (si parla addirittura del Neolitico) con impressa l'immagine di Maradona.  Si attendono adeguate offerte.


Caro Mieli, c'è posta per te (2) - Mieli ha risposto come segue:
Caro Pardo, 
è vero,  non lo rifirmerei quel manifesto.  Ma non so se sarei nel giusto.  Era un appello a favore di un giornalista che aveva "prestato" la sua firma come Direttore Responsabile per consentire la pubblicazione di un foglio della sinistra extraparlamentare.  E che era stato portato in giudizio per le frasi contenute in quel foglio delle quali,  ad ogni evidenza,  nulla sapeva.  Ripeto: io oggi probabilmente non "presterei" la mia firma per consentire l'uscita di un giornale che non pubblichi articoli normali e forse non firmerei più quel genere di lettere di solidarietà.  Ma non sono convinto del tutto di aver ragione adesso e di aver avuto torto allora.  Un cordiale saluto
Paolo Mieli


Risposta alla risposta:

Caro Mieli,
le risponderò sinteticamente, per non farle perdere tempo.
a)     Le do atto d'avere dimostrato coraggio e lealtà, nel rispondermi, visto che le sarebbe stato tanto facile non accusare ricevuta e non fornire spiegazioni ad un signor Nessuno come me. Di questo la ringrazio.
b)     Il Direttore Responsabile, nel caso "nulla sapesse" di ciò che veniva pubblicato sul suo foglio, mancava ad un preciso dovere, assunto con la carica stessa, ed era dunque colpevole. Anche se qualche libro di diritto penale parla di "responsabilità oggettiva", nel senso che non è necessario provare che il Direttore conosca quella particolare cosa che è stata pubblicata, in realtà si tratta d'un dovere di vigilanza, omesso il quale si è in colpa. Esattamente come per mancata custodia di cose e animali. Dunque, lo ripeto, il Direttore non era innocente, soprattutto se si trattava d'un giornale minuscolo.
c)      Lei, con uno stile ben noto, cui del resto ha anche fornito un neologismo, non sa se, non firmando oggi quel documento, sarebbe nel giusto. Mi scusi, ma mi sembra un voler cadere in piedi ad ogni costo. Lei deve saperlo che non sarebbe nel giusto. Lei deve sapere che non si difende la libertà di stampa e di parola avallando furti, rapine e violenze. E anzi sono certo che lo sa. Le perplessità espresse nelle sua lettera vogliono essere - mi scusi - la dimostrazione d'una malintesa magnanimità: l'avere un'anima tanto grande da comprendere un po' di tutto, una cosa e il suo contrario, l'essere Paolo Mieli e l'essere un sostenitore dell'esproprio proletario.
d)     Se avesse voluto sostenere le ragioni di quel Direttore Responsabile avrebbe potuto criticare la legge che lo rende responsabile in ogni caso, o avrebbe potuto semplicemente lamentarsi che una legge dura colpisse una persona moralmente innocente. Tuttavia non dimentichiamo che Socrate, certo non meno magnanimo di lei, rifiutò di sottrarsi all'applicazione d'una legge, nel suo caso ingiusta, e pagò con la morte. Siamo dunque andati tanto più lontano di Socrate?
e)     Non sarebbe stato più semplice dire: Mi sono sbagliato, ero giovane, e magari, echeggiando Rabelais, avevo l'età in cui "si piscia controvento"?
Non mi sto impancando a suo giudice: solo rifiuto il concetto che la verit&