ARCHIVIO DI NOVEMBRE 2004

GUARESCHIANA
"Contrordine, compagni! La frase apparsa sull'Unità di ieri - i manifestanti si erano scoglionati lungo il tragitto del corteo - contiene un errore..."

Questi si sono accorti che c'è il regime!
Raul  Rivero, arrestato insieme con altri 75 dissidenti in una retata realizzata nel marzo 2003 e  condannato a venti anni con l'accusa di lavorare al fianco degli Stati Uniti per deporre il governo socialista di Castro, è stato liberato, prima di lui altri 11 dissidenti sono usciti dalla galere cubane. Si attendono notizie sugli altri dissidenti messi in galera per aver espresso il loro dissenso  dal regime castrista.  Ieri le autorità cubane hanno posto in libertà condizionata quattro dei 75 dissidenti condannati l'anno scorso a pesanti pene detentive per attività anti-rivoluzionarie: si tratta dell'economista Oscar Espinosa Chepe, da qualche mese ricoverato in ospedale, il medico Marcelo Lopez e gli attivisti per i diritti umani Margarito Broche e Felipe Mustafa.

Ma ci siamo accorti che c'è il regime?
E' uno spasso. Aiuto, c'è il regime e il partito non se n'è accorro. L'articolo dell'Unità di
domenica scorsa, anche se la firma è quella di Furio Colombo,  sembrerebbe scritto da un etilista  carico di malvasia e saturo di vanagloria. Altro da dire? No, basta Colombo. Cliccate qui e allacciate le cinture.

Gli svizzeri dicono sì alle cellule staminali
Due terzi dei votanti hanno approvato il referendum sull'uso delle cellule staminali embrionali. Un risultato che è andato oltre le più rosee aspettative dei promotori: i voti a favore hanno raggiunto il 66,4 per cento, i no il 33,6 per cento. Il risultato viene interpretato come un segnale di fiducia nei confronti della ricerca scientifica. La ricerca sulle cellule staminali potrà favorire la scoperta di nuove cure per patologie come l'Alzheimer e il morbo di Parkinson.

Meglio Mike Bongiorno
Ah,  il poeta! Erza Pound diceva che “la poesia è l’unica arte in cui la mediocrità è imperdonabile” , insomma, per il poeta (Ungaretti:  il poeta è “un grumo di sogni”;  Garcia Lorca:  “le cose che si odiano / lui, le chiama amiche”),  essere mediocri  nella vita è l’impalpabile  nulla. 
Dunque,  nessuna meraviglia  leggere -
intervistato  da  Pancho Pardi, ex di Potop  riciclato nell’Ulivo - quello che  la rivista  Micromega, mette in bocca al poeta e neo-senatore a vita  Mario Luzi, .
Nell’intervista,  il neo-senatore a vita,   dice la sua non sull’ermetismo ma sull'attualità  politica  italiana.  Risultato: An ed i suoi esponenti, ad esempio, sono "i fascisti che  hanno anche idee confuse, che non riesco a vedere come  sostenitori di un progetto coerente";  la scelta di Fini  come neo-ministro degli esteri "é stata una cosa  pericolosa e grottesca, così come questo gioco di spostamenti  di persone da una casella all'altra, cioè dall'Italia all'Europa, è una prova di anarchia". E Berlusconi?  Per Luzi,   Berlusconi è  "il Sansone di  un processo di demolizione dello Stato come società di eguali." (!) 
Insomma  il poeta neo-senatore considera il centro-destra il male  della politica italiana perché "Vuole interrompere il progetto, il  processo progressivo contenuto nella Costituzione e minaccia la laicità dello Stato" (!!!)
Si, Luzi, bravissimo poeta, politicamente è un vecchio conservatore,  un rigurgito  del passato e  i suoi giudizi più che politici sono da manuale del girotondino ("...società di eguali... " "... interrompere il progetto, il processo progressivo..."in servizio permanente effettivo.
Anche perché,  tanto da sapersi, il poeta neo-senatore, ha  frequentazione antica con la sinistra girotondina e con Micromega in particolare. Ad esempio, già nel dicembre 1998,  con  Antonio Di Pietro  Paolo Flores d'Arcais, Dario Fo, Nicola Tranfaglia, Gianni Vattimo,  Giorgio Bocca e foltissima indignata schiera ,   c'è la sua firma su un appello di Micromega per  “raccogliere - anche con le sue persone-simbolo - l'intera "Italia di cui essere orgogliosi": l'Italia di Mani Pulite intorno l'Ulivo dei cittadini”...
Arridateci Mike Bongiorno!
(cp., 29-11-2004)


IL PERDONO
L’Europa ha radici cristiane. Ne è dimostrazione la stima di cui gode il perdono. Il perdono (la cui etimologia è “dare al massimo”, “dare fino all’eccesso”) corrisponde alla rinuncia a punire. Ma questa rinuncia impone delle distinzioni. Quando Gesù perdona all’adultera che stavano per lapidare, probabilmente non risparmia tanto la donna quanto denuncia l’iniquità della norma e l’indegnità morale dei giustizieri: chi è innocente scagli la prima pietra. Quando invece dice che bisogna perdonare non sette volte ma settanta volte sette – cioè infinite volte – dà un’indicazione generale, da cui forse deriva quella stima del perdono.
Ma questa stima è illogica. Perdonare sempre significa semplicemente autorizzare il comportamento illecito: è la regola che viene meno, non la sanzione. Affinché il verbo perdonare non perda il suo significato, bisogna che il perdono intervenga meno spesso di quanto non intervenga la punizione. E allora sorge il problema: in quali casi perdonare, in quali casi non perdonare?
La prima regola potrebbe essere che perdonare è opportuno quando la sanzione è inutile. Se un padre, con una manovra azzardata, uccide il proprio figlio, e piange, ed è disperato, non serve a nulla condannarlo per omicidio colposo. La sanzione servirebbe ad insegnargli a stare più attento, ma essa è inutile, in quanto l’uomo è stato fin troppo punito, con la morte del figlio. Se potesse tornare indietro, mai e poi mai rifarebbe quanto ha fatto. E tuttavia il nostro sistema giudiziario, in questi casi, non prevede il perdono.
Viceversa, non bisogna perdonare in nessun caso chi non crede all’esistenza della sanzione. Se qualcuno commette atti illeciti nella convinzione che l’autorità non sia in grado di reagire, perdonarlo corrisponderebbe a confermarlo nella sua idea. Ecco perché, contrariamente a quanto avviene di solito nei confronti dei minori, bisognerebbe essere piuttosto duri, con loro, se recidivi. Perché diversamente si confermerebbero nell’idea che “tutto s’aggiusta”, che can che abbaia non morde e infine acquisterebbero talmente la convinzione di poter delinquere impunemente che, una volta divenuti maggiorenni, sarebbe poi troppo tardi per salvarli.
In questo senso la scuola, vittima d'un prolungamento della mentalità familiare, è antieducativa. Così come i genitori sono indotti dall’affetto a perdonare troppo spesso, anch’essa perdona troppo spesso, sia in campo profitto sia in campo disciplina. Il risultato è che s’impara troppo tardi quanto possa essere dura la vita, a volte perfino con chi non lo merita. Che senso ha proporre la promozione d'un alunno insufficiente “perché ha fatto tutto il possibile per le sue capacità”? O perché “ha una situazione familiare difficile”? Chi mai, nella vita, si vede pagare per un lavoro non realizzato solo perché “ha fatto tutto il possibile”? Quale meccanico può pretendere il pagamento della sua prestazione se non riesce a riparare l’automobile perché addolorato a causa del tradimento della moglie?
La regola del costante perdono è assurda. Come assurda è la regola, se applicata alla lettera, per cui si prega: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Perché se tutti i debiti fossero costantemente azzerati, la prima regola diverrebbe non fare mai, assolutamente mai, credito a nessuno. Non finirebbero solo i debiti, finirebbe il credito.
La conclusione è banale: bisogna perdonare ogni volta che è opportuno perdonare.
Giannipardo@libero.it


FISCO E AMOR DI PATRIA
L’articolo di Folli, sul “Corriere”del 21 u.s., contiene una tesi che merita di essere discussa: Berlusconi non dovrebbe insistere sul taglio delle tasse, visto che “da quella primavera del 2001 il mondo è cambiato e le risorse si sono ridotte al lumicino”. Dunque, ne deduciamo, se mantiene la sua promessa il premier danneggia l’Italia.
Ammettiamo per un istante che abbia ragione. Ammettiamo che, se si abbassassero le tasse, si manderebbero a pallino l’Italia, la sua appartenenza all’Europa unita, i conti pubblici e tutto il resto; tuttavia Berlusconi potrebbe vantarsi d’avere mantenuto il suo impegno e potrebbe anche vincere le prossime elezioni. Viceversa se “le risorse si sono ridotte al lumicino” e Berlusconi rinuncia ad abbassare le tasse, ovviamente perde le elezioni. Che deve fare? Per amor di patria, direbbe forse Folli, dovrebbe preferire perdere le elezioni. Ma si potrebbe notare che, sulla base dello stesso amor di patria, c’è un’altra soluzione: se l’opposizione s’impegnasse, nel corso di tutte le prossime campagne elettorali, a dire che è stato un bene il fatto che si sia rinunciato a questo punto del suo programma elettorale, e che anzi ci si è rinunciato per un accordo con l’opposizione, Berlusconi non correrebbe più il rischio di vedersi rimproverare questo inadempimento e il problema del taglio delle imposte uscirebbe dal dibattito elettorale. Ma quante probabilità ci sono che l’opposizione assuma questo impegno? Ovviamente nessuna. Giorgio La Malfa, a proposito del taglio delle tasse, ha anzi scritto che “l'opposizione, temendo il successo del governo, si scatena”.
Se le cose stanno così, se non è realistico chiedere all’opposizione di rinunciare ad un’arma elettorale, che diritto si ha di esigere questo stesso amor di patria dalla maggioranza? Perché dovrebbe essa rinunciare alla propria arma elettorale? Se Berlusconi, con la sua insistenza nell’impegno assunto con gli elettori, è dannoso per l’Italia, non meno dannosa è l’opposizione che vuole fargli commettere quel danno perché le è politicamente profittevole.
L’amor di patria, se di questo si tratta, bisognerebbe predicarlo ad ambedue le fazioni, in modo da poter dire che, se si arrivasse al disastro, che sono ambedue colpevoli. Forse anzi più colpevole sarebbe l’opposizione, dal momento che l’attuale maggioranza, in questo campo, “ha già dato”. Lo ha fatto quando ha sostenuto il governo D’Alema per i Balcani, salvandolo dalla pessima figura che gli avrebbe fatto fare l’estrema sinistra.
Ma questi sono sogni e la miglior cosa è non parlare d’amor di patria. Può darsi che il taglio delle tasse provochi disastri, può darsi provochi un rilancio economico, una cosa è certa: l’interesse dell’Italia è lungi dall’essere l’assoluta priorità.
Giannipardo@libero.it, 29 novembre 2004


Massima del giorno
L'autostima è un'assoluta necessità. Per questo tutti si attivano per ottenerla. E quelli che non l'ottengono fingono con se stessi d'averla ottenuta.
 G.P.


MOLLICHINE
Fini: la riforma del Patto di stabilità "non può essere imposta da un interesse nazionale".  È meglio andare contro l'interesse nazionale?

Stefania Ariosto sarà processata per calunnia.  Ma lei - ne siamo certi - chiederà d'essere nutrita nel Pritaneo.

Fassino: "La Gad si chiamerà Alleanza e la Fed Ulivo,  come proposto da Prodi".  Finalmente gli elettori di sinistra conoscono il programma per cui votare.

Casino in Ucraina.  Ne siamo lieti.  Significa che la democrazia è veramente arrivata.

Nuovo massimo dell'euro,  l'ottavo a novembre: 1,33.  sul dollaro.  Fra poco andremo in giro con un cappello Texas e un grosso sigaro in bocca.

Ciampi vuole dare la grazia a Bompressi.  Bompressi è un uomo alto. Dietro di lui si può nascondere anche un Sofri.

Alta adesione allo sciopero dei magistrati contro la legge.  Ma certo,  intendevamo: contro la nuova legge!

Arrestato a Roma Jerome Cruciani,  con l'accusa di banda armata,  associazione eversiva e rapina aggravata.  Ed anche,  avendo un nome francese,  di non scriverlo Jérome.

Barroso: "Non è utile la revisione del Patto di Stabilità"; però bisogna "avere la necessaria flessibilità".  E la flessibilità non è una revisione?

"La Siria dice sì ai colloqui con Israele".  Esempio: banditi, usurpatori, oppressori! E voi assassini! Invasori illegali! E voi mandanti dei terroristi! Vi uccideremo! Provateci e vedrete!

"Al Qaida può costruire una bomba sporca radioattiva",  ha detto la Cia.  Nessuno le crede, stavolta.  Speriamo però di non dover credere ai fatti.

Concordia nella maggioranza sulle tasse. Forza Italia: "tagliamo o andiamo a casa".  An e Udc: "Qualunque cosa, purché non si vada a casa".

Gianni Pardo, 28 novembre 2004


LA PADELLA E LA BRACE
I risultati d'una recente indagine demoscopia, riferiti dal New York Times, provano che gli americani e in particolare molti di coloro che hanno votato per Bush, sono più perplessi oggi, sul suo conto e sulla sua politica, di quanto non fossero all'inizio del mese. Parecchi sono disturbati dalla sua ostentata religiosità, in molti temono leggi restrittive in materia di sanità e sull'aborto e via dicendo. Per non dire che molti pensano, a proposito dell'Iraq, che non bisognava nemmeno cominciarla, quella guerra. Non che siano pentito del loro voto - sarebbe impossibile, dopo poco così poco tempo - ma è come se l'incanto (se mai incanto ci fu) fosse rotto. Sembra un atteggiamento strano e forse contraddittorio, ma non è. Il fatto è che molti americani non hanno votato per Bush, hanno votato contro Kerry. (segue, per continuare nella lettura clicca qui)
Gianni Pardo, 28 novembre 2004


SINDACATI, CONFINDUSTRIA, OPPOSIZIONE
A sentire il tiro incrociato di sindacati-confindustria-opposizione contro il taglio delle tasse, in attesa dei melanconici raduni di bandierone rosse e aquilotti confindustriali al grido di <<più tasse per tutti>>,  immaginando la serie dei malintesi comici e spiritosi che coinvolgerà gli uni e gli altri confusi nelle piazze, siam presi da un improvviso e felicissimo ottimismo e già scommettiamo sul prossimo quinquennio del  prossimo governo Berlusconi.

Violinisti 2
Da un paio di giorni sto leggendo sconvolta i quotidiani italiani , ascolto interdetta i telegiornali . Sono  sorpresa e indignata e non capisco bene se sia il caso di ridere per la scempiaggine di alcuni media nostrani  o di piangere per il livello infimo da questi raggiunto. Tuttosommato L'Italia e' il mio paese d'origine, e' il paese che amo oltre a Israele e mi rattrista pensare  che l'informazione sia lo specchio  di una societa'. Cosa puo' accadere alla societa' italiana presa in giro da una siffatta informazione partigiana e distorta? Gli italiani capiscono di essere turlupinati da giornali e telegiornali che fanno passare un normale controllo a un check point di un paese colpito dalla piu' grande ondata di terrorismo che la storia ricordi per un atto di stampo nazista?
Perche', signori, e' di questo che parlano da giorni i media di tutta la penisola.
A  Napoli c'e' guerriglia per le strade, a Manfredonia uccidono a sassate una ragazzina dopo averla stuprata, in quasi tutte le citta italiane vi sono quartieri in cui la gente non entra perche' ha paura, si trascinano per anni processi politici,  esistono mamme che mettono i loro figli in lavatrice e gli fanno fare l'intero ciclo di lavaggio, si trovano quotidianamente  bambini morti in sacchetti delle immondizie, bambini putrefatti in valigie, bambini abbandonati sui marciapiedi e i media italiani  denunciano i normali controlli dell'esercito israeliano nei riguardi dei palestinesi che da 4 anni passano il loro tempo a farci saltare per aria!
Il fatto? Lo sapete, a un ceck point si presenta un palestinese recante in mano la custodia di un violino. Il soldato fa quello che e' il suo dovere: fa aprire la custodia e invita l'uomo a suonare un paio di note per appurare se il violino e' davvero il violino e non una bomba. Nessuno ride, nessuno deride, nessuno sghignazza, i palestinesi in fila sono tranquilli e sorridono, i soldati israeliani fanno i loro lavori di routine. Il soldato davanti al violinista mette il suo timbro sul lasciapassare, un altro parla al cellulare. Il tutto nella tranquillita' piu' assoluta.
Tutto qui, signore e signori. E per questo "tutto qui" i giornali di sinistra hanno sporcato le loro pagine parlando di metodi nazisti, per questo "tutto qui" la televisione italiana ha perso tempo a dare e ridare la notizia tante di quelle volte che , inevitabilmente, e' entrata nel cervello degli italiani come una "cattiva" notizia per cui Israele va condannato per la miliardesima volta.
E' cosi' che si fa propaganda razzista, Si prende lo scoop di qualcuno in malafede, lo si deforma, lo si interpreta in modo negativo, lo si elabora dandogli un'impronta  malvagia e poi si bombarda la gente piu' e piu' volte. Questa e' la propaganda usata dai nazifascisti, dagli stalinisti e, negli ultimi decenni, dai razzisti antisraeliani.
Qual'e' il risultato? L'odio e la continua diffamazione contro Israele, l'odio, i pestaggi e gli assassini contro ebrei in Europa.

Ma che bravi questi signori giornalisti. Veri e seri professionisti dell'arte della menzogna, della propaganda, della follia razzista.
Sarebbero piaciuti a Goebbels  che  li avrebbe assunti immediatamente.
Sarebbero piaciuti a Stalin  e alla sua polizia.
In tempi recenti piacevano al defunto terrorista sepolto a Ramallah.
No , non c'e' da ridere al pensiero che il popolo italiano sia turlupinato e raggirato da questa gentaglia. Si puo' solo piangere e sperare che il Paese che ha dato i natali a Michelangelo non soccomba sotto i colpi perversi di alcuni rappresentati indegni del giornalismo , traformandosi in un popolo di razzisti anziche' di santi, poeti e navigatori.
 Deborah Fait
- informazionecorretta

Violinisti
Succede in Israele.  Siamo ad un posto di blocco,  il filmato -  ripreso da tutti i media -  è quello   di un signore  che suona il violino di fronte ai militari israeliani.  La suonatina dura pochi secondi, quindi lo stesso signore,  sorridendo,  ripone il violino nella custodia e se ne va.
Questo dicono le immagini. Dunque, nulla di sconvolgente, anzi, visto che siamo al posto di blocco di Beit Iba, vicino Nablus, ci troviamo di fronte ad un banale controllo, in un contesto in cui il terrorismo, usando anche violini imbottiti d’esplosivo,  ha più volte  fatto strage della popolazione civile.
Bene, si potrebbe dire che i militari hanno fatto il loro dovere... e invece ecco chi c’inzuppa il biscotto. Il filmato, girato,  in tutta tranquillità all'interno del check point,  da una pacifista israeliana, entra in un ben oleato meccanismo goebbelsiano. 

Al di la delle immagini -chiare, semplici e oneste-  ognuno  vede quello che, dietrologicamente,  vuole vedervi. E infatti,  dal TG3 a Repubblica, dall’Unità al Corriere della Sera è tutto un alzare i toni,  insinuando chissà quali angherie.
C’è perfino chi riesce ad evocare  gli aguzzini nazisti che facevano suonare il violino alle loro vittime prima di ucciderle.
Non è a dire con quanto interesse e stupore e vergogna seguiamo le mosse di questo  giornalismo (sic); non è a dire con quanta attenzione cerchiamo di seguire il filo pauroso, e un poco carogna,  di questi  ragionamenti che sgranano rosari di malafede giungendo  noi da una lontananza, direi quasi, antropologica.
(cp, 27.11.2004)

STORIA VERA
La storia che segue m'è stata raccontata da un vecchio saggio. E' una lettura, per così dire <<laica>> dell'Esodo dal paese delle tasse.
Berlù raggiunge trafelato il Mar Rossobertinotti, insieme al suo popolo non meno trafelato di lui.
Si ferma sulla riva e schiocca le dita:  <<Bonny, aiuto>>. Il portavoce, suddetto Bonny, corre subito:
<<Si capo?>>.
<<Le barche!>>
<<Che?>>
<<Le barche, ho detto. Dove sono le barche per fuggire dal paese delle tasse e  atttraversare il Mar Rossobertinotti?>>
<<Oh mio dio! Berlù, senta con tutto il trambusto di folli, montezemoli e follinifini  che c'è stato... me ne sono dimenticato!>>
<<Che?>>
<<Me ne sono dimenticato!>>
<<Ti sei dimenticato le barche?>> sbraita il Berlù. <<Idiota che non sei altro!Imbecille! I "tassisti" saranno qui a minuti! Che pretenderesti? Che mi mettesssi a parlare con dio, gli chiedessi di dividere le acque, far passare tutti noi e poi richiuderle sui soldati dei "tassisti"? Ma certo , è questo che vorresti...>>
<<Senta capo>> bisbiglia Bonny, <<veda di farcela, e io le procuro due pagine sull'Antico Testamento.>>

(cp, 26-11-2004)

ONANI-BICS
Un medico giapponese, Hideo Yamanaka, direttore della Toranomon-Hibiya Clinic, propone un nuovo  metodo per perdere qualche chilo di troppo: la masturbazione, limitandosi però a parlare di quella maschile.
Yamanaka arriva a definire il suo “metodo” la “dieta della masturbazione”. La tesi proposta dal medico giapponese è che l’eiaculazione attiva il metabolismo di base dei muscoli e ci consente di bruciare calorie, riducendo il grasso sottocutaneo.
Se è vero che la masturbazione può essere praticata più frequentemente, non necessitando di una partner, è anche vero che il medico giapponese precisa che non è sufficiente una ordinaria “pratica solitaria”al mese, una media di ben 3 volte al giorno per godere dell’effetto dimagrante.
Non basta: oltre a mantenere questa media invidiabile, non bisogna essere superficiali nel portare a termine questa particolare forma di fitness, definita dal medico con il termine giapponese "Onani-bics", che deriva dalla figura mitica di Onan, che fu distrutta per rovesciare il suo seme sulla terra. Yamanaka precisa, infatti, che la masturbazione deve durare almeno 15 minuti, per raggiungere il giusto livello di sforzo aerobico, in modo da poter sfruttare a pieno i benefici dell’esercizio.


QUALCHE PENSIERINO POCO ROMANTICO SULLA CRISI IN UCRAINA
Mentre ammiriamo affascinati le immagini delle centinaia di migliaia di dimostranti sotto la neve, non dimentichiamo che se il testa a testa elettorale si è giocato (con carte truccate, a quanto pare) fra un filo-occidentale (Yushchenko) contro un filo-russo (Yanukovic), ciò si deve anche e soprattutto al fatto che l’Ucraina ha un’importanza cruciale per che le sta attorno.
La Russia da tempo tenta di mantenere l’Ucraina sotto il proprio controllo usando il guinzaglio della dipendenza in campo energetico (ma l’Ucraina non è un Paese “geneticamente” povero: il sottosuolo è ricchissimo di minerali, e la crescita economica quest'anno è del 12-13%).
Ciò perché a Mosca si teme, tutt’altro che infondatamente, la “fuga” dell'Ucraina verso la UE e la NATO. Gli ucraini in fuga, infatti, si porterebbero (si porteranno?) appresso le basi militari del Mar Nero e, soprattutto, l’oleodotto “Odessa-Brody-Plonsk”, cioè il principale rivale del progetto russo per l’esportazione del petrolio del Mar Caspio nei paesi della Comunità Europea.

Il petrolio del Mar Caspio (cioè quello estratto in Azerbaigian e del Dagestan), storicamente veniva portato tutto in Russia e solo da lì smerciato altrove (il canale di passaggio l’ oleodotto “Baku-Grozny-Novorossiysk”, che passa dalla Cecenia: la prima guerra cecena, quella del 1994, i russi la scatenarono soprattutto per questo, allorché l’Azerbaijan International Operating Company annunciò la costruzione di un nuovo oleodotto che da Baku avrebbe portato a Suspsa, in Georgia, passando per la Moldavia-e, guarda un po’ chi si rivede, per l’Ucraina.
La “ciccia” sta qui. Man mano che dopo il crollo del Muro quei paesi dell’Est entrano nella sfera d’influenza euro-americana, Mosca si vede tagliar fuori e perderebbe il monopolio delle riserve petrolifere caucasiche. Le compagnie petrolifere occidentali puntando sempre più su percorsi che portino il petrolio verso il Mediterraneo attraverso territori non controllati dalla Russia (né dall’Iran). Nel 1999, il petrolio Azerbaigiano ha preso ad essere incanalato sulla linea Georgia-Turchia, bypassando non solo la Cecenia ma anche la Russia… ed è in corso la costruzione dell’oleodotto “Baku-Tbilisi-Ceyhan”, costruzione di cui si sono ben viste le conseguenze politiche in Georgia (pare ci sia stato lo “zampino” amerikano nella deposizione di Shevardnadze un anno fa, che vide una inedita sinergia tra le ONG di Soros e il giro neocon di Richard Perle; per tacere della vicenda della Yukos, il cui capo Chodorkovsky venne arrestato nell’aeroporto di Novosibirsk all'alba del 25 ottobre 2003 dagli uomini dell'ex Kgb con l'accusa di frode fiscale proprio quando aveva acquistato il Moscow Times per far propaganda a Soros, e proprio mentre stava trattando la cessione del pacchetto di maggioranza della Yukos alla Texaco e/o alla Exxon.).

Tutto questo non è dietrologia complottarda (paccottiglia che lasciamo volentieri ad altri) né economicismo marxoide (restiamo convinti che la politica prevale sull’economia; ma la politica è fatta anche di queste cose, piaccia o no).
Semplicemente, quello che per il popolo ucraino è una sacrosanta lotta per la libertà e lo stato di diritto, per i nostri governanti (europei & amerikani) è invece soprattutto una imprescindibile questione geo-strategica, come senza mezzi termini e senza falsi pudori il nostro nuovo ministro degli esteri spiega apertamente oggi in una lettera di risposta al Riformista.

Per concludere volando alto, riporto la dichiarazione ufficiale del noto giornalista italo-niuiorchese “Mauro of Manhattan”:
“W le ucraine, fra le donne piu' belle del mondo. Se facessi ancora l'inviato speciale con base Milano, mi farei subito spedire a Kiev per "coprire" la calda situazione...”

(ale tap, 26.11.04)


DAL PAESE DI ZAP
Dalle agenzie: La comunità calcistica è sgomenta a seguito degli abusi razzisti subiti dai giocatori di colore della nazionale inglese nell’amichevole persa per 1-0 contro la Spagna lo scorso 18 novembre 2004. Durante l’intera partita, la folla dello stadio Santiago Bernabéu ha inneggiato canti di massa oltraggiosi contro Jermaine Jenas, Ashley Cole e Shaun Wright-Phillips, giocatori  della squadra inglese.
La sera prima, i giocatori della Under 21 inglese hanno subito lo stesso tipo di offesa nella loro sconfitta per 1-0. Durante la partita sono stati inneggiati canti offensivi contro Carlton Cole, Darren Bent e Glen Johnson.
Questi recenti incidenti seguono i commenti di matrice razzista  espressi dall’allenatore spagnolo Luis Aragones il mese scorso.  Aragones non si è scusato in alcun modo né è stato punito per quanto ha detto.


Berlusconi: la copertura per il taglio tasse c'è
"O si attua il programma fino in fondo oppure la missione è finita e la parola torna al paese". Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una lettera al Foglio  pubblicata oggi e che il premier definisce "quasi un manifesto", una "postilla al contratto con gli italiani".
"Se le imposte si riducono in modo consistente e visibile - prosegue il premier - la corsa continua. Altrimenti, la parola deve tornare agli italiani, perchè siano loro a decidere del proprio destino".
"Il nostro modello produttivo e di consumo - afferma Berlusconi - deve tornare a credere in un orizzonte economico più libero e competitivo.  Chi produce reddito individuale e profitto d'impresa deve tornare a credere nella possibilità di spenderlo e di investirlo in piena autonomia e indipendenza da uno Stato mangiatutto. È per questo che sono entrato in politica.  È per questo che ho formato una coalizione di governo. È per questo che ho firmato un contratto con gli italiani a nome di questa coalizione. È per questo che disponiamo di una maggioranza elettorale chiara e stabile nel paese e in Parlamento.  È per questo che ho detto e confermo, senza arroganza, ma anche senza cedere a quello spirito rinunciatario che è il male oscuro della politica italiana: o si attua il programma fino in fondo oppure la missione è finita e la parola torna al paese".
E ancora: "Attivare la leva fiscale è la politica di questo governo, concordata con la maggioranza che lo ha eletto e presentata nella massima chiarezza agli italiani e sottoscritta con parole inequivoche dai leader e dai candidati dei partiti della coalizione di governo.  Impossibile anche solo pensare che a questo programma si possa rinunciare, aggiustando in qualche modo le cose a seconda di nuove convenienze e rinnegando un esplicito mandato con argomenti contingenti e di facciata. Il mio partito ed io non siamo a disposizione per questo voltafaccia".
Lettera-manifesto di Berlusconi al Foglio, testo integrale:  clicca qui

"Se ci fosse il matrimonio gay probabilmente io non lo utilizzerei", Capperi intervista Franco Grillini
Una premessa. Franco Grillini è un amico. Uno dei pochi, nei ricordi del mio periodo bolognese a cavallo degli anni '90, che  con coerenza, fatica e coraggio (si, allora,   a Bologna,  ci voleva coraggio!) si dava da fare per costruire, pezzo dopo pezzo,  spazi di libertà.
L’immagine  è quella di una stanzetta,  al Cassero,  con Franco tutto preso, tra una telefonata e l’altra, ad organizzare, consigliare, archiviare, documentare.  Insomma, ricordo limpido di una bella persona. Dopo anni, me lo ritrovo,  deputato alla seconda (credo) legislatura, sempre lì a combattere per l’affermazione dei diritti...  il ragno, per lui,  è sempre nel buco.
Poi, sarà che il mondo -  un poco anch’io -  è cambiato, sarà come sarà ma le poche volte che lo vedo in TV  Franco mi fa incazzare.
L’altra sera a Porta a Porta,  ad esempio...

Ma andiamo con ordine. Gli ho mandato una email: “... t'ho visto ieri sera a Porta a Porta. Non è che mi sono trovato d'accordo con quello che hai detto... anzi   subito m'è venuto voglia di scrivere, per "capperi",  un pezzaccio dal titolo KUL KUL KLAN... Poi, ripensando  all'amico che ho conosciuto e stimato, ho deciso di chiederti se sei disposto a farti intervistare Se si può fare,  fammi un fischio...”
Click, pochi minuti, e: “Perché non eri d'accordo? Ok per l'intervista a presto. Fg”.
Il “perché non ero d’accordo” è nel vittimismo e nella ripetività  degli argomenti... e poi la querelle su Buttiglione, uno che  non mi è mai piaciuto e che, grazie anche ai Grillini, mi sta pure diventando simpatico...  ma andiamo con  l'intervista.

No un momento, caro Carduccio, una chiosa  alla tua premessa è d'obbligo: sono al primo mandato e spero che ci sia anche il secondo per vedere se con il probabile (e per me auspicabile) cambio di maggioranze riesco finalmente a convincere il Parlamento ad approvare alcune leggi sui diritti civili degli omosessuali che finora non hanno visto la luce in Italia a differenza di quanto accaduto nel resto dell'Europa.
In quanto alla ripetitività posso anche essere d'accordo con te, ma i problemi sono sempre gli stessi e le risposte e le analisi non sono cambiate di molto mentre è sempre forte la resistenza al cambiamento in senso liberale e libertario. Poi è vero che nessuno è perfetto e io men che meno,  quindi....

Quindi...  passiamo all'intervista.  (segue... clicca qui per il testo completo dell'intervista)

(cp, 21.11.2004)

MOLLICHINE
"Proroga delle indagini su Berlusconi": l'ha chiesta la Procura di Milano.  Meglio una lunga accusa che una sollecita assoluzione.

Secondo la tv francese TF1,  ci sono "trafficanti israeliani in Costa d'Avorio".  Il solito complotto demo-pluto-giudaico.

La Nato invita Israele (per la prima volta) a partecipare alle attività di antiterrorismo nel Mediterraneo.  Ma che ne sanno,  quelli?

Rutelli: "Faccio molti auguri (a Fini): sulla scena internazionale avrà molto da lavorare e molte posizioni dell'Italia da recuperare".  Ma esiste un Kamasutra internazionale?

Bertinotti: "Siccome il governo è in crisi si faccia la crisi di governo".  E se non lo si può battere col voto lo si batta con un gioco di parole.

Il premier Berlusconi: "Questo periodo non si può definire calmo".  Classico esempio di antifrasi,  come dire "la balena non è unicellulare".

Pisanu annuncia "arresti in flagranza in caso di espropri".  Potenza della political correctness! Anche lui parla di espropri.

Il papa: "Nessuno usi le religioni come strumento di intolleranza,  di violenza e di morte".  San Bartolomeo sarà d'accordo. Soprattutto di Notte.

Il comandante dei marine ha affermato che l'offensiva contro Fallujah "ha spezzato le reni agli insorti".  Chi ha buona memoria tocca ferro.


Berlusconi: "O i tagli all'irpef o Forza Italia al voto da sola".  Al patibolo meglio andarci con i propri piedi che trascinati.

Casini e Fini: Taglio alle tasse solo se possibile e senza disturbare nessuno.  La frittata è anche migliore, se non si rompono le uova.

Il presidente di Confindustria assicura che la sua associazione "non fa politica".  Da quando?

Ciampi: "Il diritto alla salute è diritto all'uguaglianza".  Poi, si sa, l'uguaglianza suprema si raggiunge dopo: con la "livella".

Dal Foglio: L'avvocato della Cir ha chiesto quattro miliardi e mezzo  di risarcimento a Berlusconi.  Corrispondono a 8.713.215.000.000 lire (quasi novemila miliardi di lire).  Quando bastavano  467 milioni per comprare l'intera Sme. Che disastro, l'euro!

Arafat lascia un'eredità di duemila duecentosessantacinque miliardi di vecchie lire. Era veramente "prezioso", per la Palestina.

Gianni Pardo


LA SFIDA AL KARATEKA
Kerry ha dichiarato che una delle cause della sua sconfitta è stato l'ultimo video di Osama bin Laden. Questi ha minacciato gli americani dei peggiori disastri se avessero osato rieleggere Bush e, secondo Kerry, queste parole, che avrebbero voluto essere per lui un sostegno, l'hanno di fatto rovinato, accreditando Bush come il più affidabile e irriducibile nemico del terrorismo.

Si può lasciare da parte - essendo impossibile la "falsificazione" popperiana dell'assunto - l'influenza di quel video a sfavore di Kerr; ma c'è qualcosa che va esaminato più da vicino: come mai bin Laden si è sbagliato, fino ad ottenere (nella misura in cui l'ha ottenuto) un effetto opposto a quello sperato?

La risposta è scritta nella mentalità islamica integralista: gli occidentali sono molli, imbelli, piagnucolosi, ricattabili. In totale spregevoli perché incapaci di qualunque ideale. Sono attaccati solo alla vita e alle sue comodità. Per questo le minacce sono più efficaci su di loro di quanto sarebbero nei confronti d'un paese del Terzo Mondo o comunque d'un paese islamico. Inoltre, bin Laden ha tratto conforto, per queste sue idee, dalla recente storia spagnola. La precipitosa ritirata dall'Iraq, in seguito all'attentato di Atocha, ha solo il segno di quell'asserita viltà. A questo punto il capo terrorista s'è chiesto se, lui che aveva potuto ribaltare il risultato spagnolo, mentre tutti davano Aznar vincente con buon margine,  non avrebbe potuto influenzare le elezioni statunitensi, rispetto alle quali per giunta tutti i sondaggi davano i candidati a testa a testa.

Pur ammettendo che possa definirsi delirante la tesi dell'inconsistenza virile degli occidentali, in concreto bisogna ammettere che - dopo Atocha - non era assurdo pensare d'impaurire gli americani. Ma ciò non è avvenuto. Anzi del video si è parlato pochissimo e forse non ha nemmeno avuto l'influenza di cui parla Kerry. Dov'è che Osama bin Laden ha sbagliato?

Probabilmente non ha capito che gli americani non sono più europei. Questi ultimi, carichi di storia e del ricordo di troppe guerre e troppo sconfitte, sono diventati non molto dissimili da come li immagina bin Laden. Il sogno di tutti loro è che, se proprio deve cadere, la folgore cada sulla casa del vicino. Non solo poi non sono disposti a dargli una mano, ma sin da prima si rifiutano di sostenere un'eventuale spesa comune per proteggere tutti dal disastro.


A questa situazione hanno contribuito, stranamente, gli stessi Stati Uniti. Se si protegge la Germania per quaranta o cinquant'anni, tenendo sul suo suolo un esercito e minacciando di usare la bomba atomica contro chi avesse osato aggredirla, s'induce la Germania a pensare che la sua difesa non sia cosa che la riguardi personalmente. Il pacifismo e il neutralismo sono molto più facili quando la guerra, anche a nostra difesa, è pronto a farla qualcun altro. Ovviamente, questo costituisce una sorta di rinuncia alla sovranità nazionale, è un atteggiamento vile e, ancor peggio, miope. Ma abbastanza naturale. E se per qualche decennio questo atteggiamento agli Stati Uniti è potuto convenire (un Giappone disarmato non rischia di divenire una minaccia nel Pacifico), alla lunga tutto questo ha falsato il comportamento di molte nazioni.

Di molte nazioni ma non degli Stati Uniti. Se molti paesi si sono riparati sotto l'ombrello statunitense, gli Stati Uniti sono stati quelli che che quell'ombrello tenevano aperto. Mentre nell'inconscio degli europei, dal 1916 o 17 in poi, c'è stata l'idea che ad un certo momento, anche se in ritardo (1942), può arrivare la cavalleria, nell'inconscio degli americani c'è scritto che la cavalleria sono loro stessi. Non hanno ragione d'aspettarsi l'appoggio di nessuno. L'unica cavalleria è targata U.S. Per questo le minacce contro di loro hanno un altro suono: sanno che solo loro possono salvare se stessi e certo non con la vigliaccheria. La moltiplicazione delle minacce provoca solo una moltiplicazione delle risposte.

Bin Laden ha creduto, attaccando il campione dell'Occidente, di battere l'intero Occidente. Un po‚ come, negli scontri tribali, se si riesce ad uccidere il capo nemico la battaglia è vinta. Ma proprio qui ha sbagliato. Mentre l'Occidente è composto di guerrieri acciaccati, artritici e in parte arteriosclerotici, il campione dell'Occidente è ancora in perfetta forma. Se il terrorismo avesse attaccato in primo luogo la Francia, quel campione sarebbe magari corso a difenderla (contrariamente a quanto la Francia ha fatto quando attaccati sono stati gli Stati Uniti). Ma attaccando lui personalmente Bin Laden ha provocato l'implacabile determinazione che tutti vediamo dal 2001. Egli ha esagerato nella sua disistima dell'Occidente. L'Europa è, come tutti i vecchi, aliena dal combattere e, in un certo senso, presaga della propria morte. L'America invece no. È viva e vitale. Sarà meno saggia, meno raffinata e meno sottile dell'Europa, così come amano dipingersela gli intellettuali europei, ma si può star certi che, se c'è da menar le mani, è meglio avere trent'anni e una buona tecnica di karate che due lauree in materie umanistiche.

Giannipardo@libero.it, 23 novembre 2004

PRAGA: A QUINDICI ANNI DAL COMUNISMO
Ricordate? Era il novembre del 1989, la Rivoluzione di Velluto portò alla fine del regime comunista in cecoslovacchia. Václav Havel, ex dissidente già perseguitato dal regime, viene eletto presidente alla prime elezioni democratiche del paese nel gennaio 1990.
Tutto iniziò intorno al  1968.  L'allora  segretario del Partito Comunista Alexander Dubcek, insofferente ai diktat del blocco sovietico,  proclamò il "socialismo dal volto umano" ed ebbe inizio la "Primavera di Praga", utopistico e mai realizzato  processo di apertura e cambiamento delle istituzioni comuniste in senso democratico. Ciò, comunque, suscitò la pronta reazione degli altri stati del Patto di Varsavia, che occuparono militarmente il paese nell'agosto 1968.
Per protestare contro l'occupazione militare e per la libertà del suo paese, Jan Palach si appiccò il fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, il 16 gennaio 1969, in piazza San Venceslao a Praga. Da quel giorno Jan Palach è diventato il simbolo della "Rivoluzione di Praga" soffocata dai carri armati dell'allora Unione Sovietica.


Riflessioni su Zahal
C'e' sconcerto in Israele.  I nostri soldati si autodenunciano per aver violato i cadaveri di terroristi morti.  Siamo tutti sconvolti, non puo' essere vero, noi non siamo cosi', noi abbiamo un grande esercito, i nostri soldati hanno una morale.  Viene da piangere.
I nostri ragazzi stanno facendo la guerra da 4 anni, senza  una sola ora di pausa. Fanno la guerra contro bande di barbari, di terroristi senza morale e senza valori se non quelli dell'odio e della violenza. I nostri ragazzi sanno che se vengono catturati vivi vengono fatti a pezzi, smembrati, linciati.
E' successo e il mondo non ha urlato al ribrezzo, il mondo ha tentato di giustificare e di capire, di accusare Israele comunque perche' "chi occupa deve aspettarsi questo ed altro". Cosa deve aspettarsi? Che vengano ammazzati bambini e tagliati a pezzi e che il mondo buonista giustifichi?  
Viene da piangere al pensiero che adesso si scaglieranno contro Israele, gli ipocriti,   perche' alcuni soldati pazzi di rabbia e di paura hanno commesso cose deplorevoli.
Viene da piangere al pensiero che a causa di un pugno di fuori di testa, presenti in tutti gli eserciti del mondo, adesso verra' messo alla gogna Israele e il suo meraviglioso esercito.
Viene da piangere al pensiero che l'ipocrisia del mondo , che accetta senza fiatare e quasi con bonarieta' mostri  che ammazzano, stuprano, impiccano, torturano, decapitano, sgozzano, smembrano e tagliano  a pezzi gente innocente, come fa il palestinese Al Zarkawi in Iraq e i palestinesi dei territori, si scatenera' contro Israele piu' di prima e meglio di prima.
Non bastava tutto quello che dicono da anni contro di noi sempre giuistificando quelli che ci hanno trascinati in questa guerra?
Naturalmente nessuno dei giornale che ha dato la notizia, sguazzandoci dentro con soddisfazione, ha ammesso che i colpevoli verranno processati e condannati e nessun giornale ha messo in evidenza il fatto che, al contrario, nei territori palestinesi i mostri kamikaze vengono dichiarati eroi  e le loro fotografie sono esposte nelle scuole.
I soldati che si sono ricoperti di disonore violando cadaveri non saranno piu' soldati, verra' loro tolta la divisa e finiranno in prigione e ci piacerebbe che i tanti giornalisti, pronti a demonizzare tutto Israele per l'errore di pochi individui, pretendessero lo stesso comportamento dai vertici dell'ANP.
Sarebbe anche bello se quelli che oggi approfittano di questi fatti per coprire di fango Israele si rendessero conto di aver scritto articoli pieni di amore e rispetto su un terrorista, assassino e ladro. 
I media che oggi si scandalizzano sono gli stessi che hanno osannato per decenni l'inventore del terrorismo moderno , di colui che faceva ammazzare la gente a sangue freddo, uomini donne, vecchi e bambini.
Viene da piangere al pensiero che ragazzi israeliani abbiano potuto deridere dei cadaveri anche se erano cadaveri  di quelli che, da vivi,  volevano essere i loro assassini ma invito i media italiani, i giornalisti italiani a frenare il loro orgasmo perche' quello che e' successo , in Israele, non e' la norma, e' l'eccezione e Israele , come ogni grande democrazia, punira' i colpevoli.

Viene da piangere perche'  Arafat con questa disgustosa guerra e' riuscito a sporcare anche la nostra meravigliosa gioventu'   ma noi sapremo reagire e chi si e' autodenunciato e ha denunciato i soprusi lo dimostra.
Grande coraggio, un coraggio che nessun esercito del mondo ha dimostrato di avere.
Chinate la testa di fronte a questo coraggio voi che siete stati gli ammiratori di un mostro.
 
Deborah Fait
- informazionecorretta

ARAFAT SOTTRAEVA DUE MILIONI DI DOLLARI AL MESE AL MERCATO DELLA VENDITA DI CARBURANTE NEI TERRITORI"
da LA STAMPA 15/11/04,
Il presidente palestinese Yasser Arafat aveva "scremato" dal commercio di benzina nei Territori due milioni di dollari al mese accantonando, nel bilancio ufficiale dell'Olp, una cifra pari a 800 milioni di dollari. A sostenerlo è la rivista Time che cita i risultati di una revisione contabile sugli investimenti compiuti da Arafat condotta nel 2002 da esperti americani con la supervisione di Salam Fayyad, ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale e ministro delle finanze palestinese. Le rivelazioni di Time cadono in un momento particolare con la Casa Bianca intenta a valutare le notizie in arrivo dal Medio Oriente in merito al processo di pace nella Palestina del dopo Arafat e le Nazioni Unite attese, oggi, ad un dibattito aperto sul futuro dello Stato palestinese in seguito alla morte del suo leader. (Ringraziamo della segnalazione "per non mollare" Newsletter per l'azione liberale)

Era ora: «Tagli fiscali subito o si va a elezioni anticipate»
Il presidente del Consiglio annuncia un emendamento alla Finanziaria per martedì.
An: non ne sappiamo nulla (!). Fini si è detto contrario a provvedimenti che danneggino le famiglie (!). Il premier: se non si trova un'intesa Forza Italia correrà da sola nelle prossime elezioni politiche anticipate.

EUROPA, CI RISIAMO?
Ecco che ci risiamo!
Ecco che ancora una volta in Europa L'odio contro gli ebrei  si trasforma e assume una vergognosa quanto ipocrita  patina politica.
Ecco che un altro omuncolo si scaglia in modo indegno contro Israele , il primo Ministro e il popolo israeliano.
Ecco qua un sindaco, un coraggiosissimo sindaco spagnolo che usa il suo potere per insultare Israele.
Il signor Angel Garcia Seoane, sindaco di Oleiros, cittadina del nord della Spagna, ha fatto preparare un cartello di metallo, di quelli fosforescenti  che si mettono alle porte di ogni citta', col nome della stessa e sotto un gentile "Benvenuti".   Fin qui niente di male  se il signor sindaco non avesse sostituito il "benvenuti" con degli slogan che ricordano molto da vicino gli slogan fascisti di cattiva memoria : "Fermiamo gli animali, Sharon assassino, Stop ai nuovi nazisti". In spagnolo suona cosi':
Paremos a bestia, Sharon asasino, stop aos novos nazis"
Appresa la notizia e pensando che il primo cittadino di Oleiros fosse ignaro e innocente , l'ambasciatore di Israele in Spagna gli ha telefonato e non credeva alle proprie orecchie quando  l'omuncolo gli ha risposto "Ma io sono d'accordo".
 Naturalmente questo signore ha aggiunto di non aver niente contro gli ebrei ma di odiare gli israeliani, il loro capo (cioe' Sharon) e il loro rappresentante in Spagna, cioe' il povero e allibito ambasciatore.
"Io odiare gli ebrei? ma per carita'! i miei migliori amici sono ebrei. E' Israele che ...." Questa e' la frase di rito dei  moderni razzisti e ogni volta che la sento mi viene la pelle d'oca.
Dunque la Spagna che non e' stata antisemita durante il regime  del generale Franco lo e' diventata  oggi grazie al suo amore per i palestinesi e pare non sia stata sufficiente la strage dell'11 marzo per far capire a molti spagnoli dove siano i nemici della civilta' e della liberta'.  Naturalmente sanno bene che diffamare e offendere Israele non comporta pericolo perche' nessun israeliano o filoisraeliano andra' mai a mettere bombe sui treni o nei ristoranti, anzi sono consapevoli che proprio offendere Israele e il suo primo Ministro li puo' salvare dal saltare per aria.  Ecco cosa muove questa gente, la paura, nient'altro che la paura. Una paura vigliacca.
Oggi il sindaco, in seguito a pressioni dall'alto, si e' visto costretto a cambiare gli slogan razzisti  e li ha sostituiti con un delizioso e accomodante:

"Benvenuti a Oleiros, citta' della pace che sostiene il popolo palestinese".
Non il popolo curdo o il popolo tibetano o i poveri neri del Ciad e del Sudan  decimati da bande di musulmani, nemmeno il popolo basco che e' la' vicino.
Nooooo, questa ridente cittadina spagnola supporta solo i palestinesi e gli altri popoli vadano al diavolo. Capito curdi, tibetani , baschi, neri animisti e cristiani??? potete andare al diavolo per il signor sindaco di Oleiros, Spagna!
Imparate a far saltare treni, ristoranti, imparate ad ammazzare bambini e allora forse vi sosterranno....sempre per paura.
La paura serpeggia per questa povera Europa dove si vuole mettere nelle scuole l'ora dell' Islam, dove si vuole imparare a parlare arabo, a mangiare arabo, a pensare in arabo.
Mescolate la paura all' ignoranza e nasce l'odio e l'odio razziale ha da sempre un solo capro espiatorio, l'ebreo con la differenza  che oggi per salvare il bon ton viene sostituito con l'israeliano, fa meno impressione e si puo dire "io antisemita? assolutamente no, solo antisionista e contro Sharon" .
Strana sta cosa, io ricordo manifestazioni contro Israele di tanti "amici degli ebrei" negli anni 70 , negli anni 80, negli anni 90, durante tutto il fu processo di pace. C'era Sharon primo ministro? No e allora chissa' perche' urlavano 'Israele boia?"
Europa vigliacca, Europa , addio Europa.
 
Deborah Fait -  per chi volesse protestare la email del sindaco di Oleiros e': alcaldia@oleiros.org


SCOOP
Di sicuro la notizia metterà  in subbuglio il mondo politico. Ecco i fatti.
Mentre, nella mattinata di ieri, una riunione convocata tra il premier e il suo vice, per discutere della riduzione delle aliquote Irpef già dal 2005,  sarebbe andata  malissimo, in serata -sotto i buoni auspici di Gianni Letta- si è organizzato un incontro riparatore. Luogo dell'incontro il Gay Village.
Come possiamo documentare,  (foto, di Panoramik,  in esclusiva),   occhi indiscreti hanno carpito indiscutibili immagini della pace siglata   tra Berlusconi e Fini.
Da ambienti culattoni della capitale sembrerebbe che, se non le tasse, la pace lettiana riguarderebbe il "taglio dell'uccello". Rimane da capire se la cosa, comunque dolorosa,  sarà a carico di Berlusconi o Fini.  (cp, 18-11-2004)


.Sì, ma però…
Da Prima Comunicazione: “E lei, Ferruccio de Bortoli, accetta di diventare direttore del Sole in ricchezza e povertà, in salute e malattia, finché morte o Montezemolo e Cipolletta non vi dividano?”. “Sì, ci sto”, ha risposto Ferruccio, detto anche Titti per la sua implacabile dolcezza vendicativa. “L’unica cosa che vorrei, però, è una liberatoria da quell’incubo di centinaia di querele per diffamazione”. Per saperne di più clicca qui.

COMMENT PEUT-ON ETRE COMMUNISTE?[1]
Un anticomunista viscerale - se no che anticomunista è? - ha difficoltà a capire che si possa essere stati comunisti prima del 1989. Tuttavia, uno sforzo si può fare.
S'immagini una persona giovane cui si riveli che i mali del mondo (sfruttamento, miseria, soprusi, alienazione, ecc.) non siano inevitabili. Che da essi si può guarire con una teoria nient'affatto utopica ed anzi scientifica, fondata su complicati ma precisi calcoli economici. Si dica inoltre, a quella persona, che quella teoria non è applicata perché essa danneggia gli interessi di coloro che, attualmente, beneficiano del sistema, ed è anzi per questo che i giornali e i media sono contro di essa: perché sono in mano ai ricchi, agli sfruttatori, ai padroni. Se quel giovane non ha fonti proprie cui abbeverarsi, se queste belle cose gli sono state dette da una persona degna di fiducia (il professore d'italiano o di filosofia, l'intellettuale di cui va fiera la famiglia) ecco abbiamo un comunista. Non avrà precise idee in campo politico, storico ed economico, ma quelle idee le ha il suo mentore e, un po‚ più lontano, Marx. Loro saprebbero spiegare perché i paesi del Terzo Mondo sono poveri ed anche come hanno fatto alcuni paesi a depredarli per divenire, appunto, ricchi. Magari mediante le multinazionali. E tutto il resto dello sciocchezzaio che fa parte della mentalità comunista. (segue, per proseguire nella lettura clicca qui)
- Giannipardo@libero.it, 17 novembre 2004

MOLLICHINE
Siniscalco: “La Finanziaria è ferma,  solida e credibile”.  Ma soprattutto ferma.

Amnesty International,  sugli scontri di Fallujah,  alle due parti: “Avete violato le regole di condotta”.  Il fatto è che il regolamento sul taglio delle teste non era chiaro.

Il ministro degli esteri palestinese: “Nel Fatah c’è consenso su Abu Mazen”.  Rimane solo qualche pallottola vagante.

Ciampi dichiara “inaccettabile” il divario economico fra nord e sud.  Ora si aspetta che dica come si fa a non accettarlo.

Siniscalco è ottimista sui conti economici dell’Italia.  Ottimista. Mentre il pessimista è un ottimista che s’è informato.

Violante: “non ci sono le condizioni per un confronto democratico”.  Non ci tenga sulle spine.  Se ci sono le condizioni per lo scontro armato,  ce lo dica.

Hamas: “Le presidenziali palestinesi sono illegali”.  È l’opinione di un’organizzazione nota per la sua sensibilità giuridica.

Il ministro degli esteri francese: <Potremmo “imporre” la pace in Costa d'Avorio>. Ovviamente, con la diplomazia e in modo multilaterale.

Gianni Pardo, 17 novembre 2004

Sandwich  della Madonna
Un sandwich abbrustolito, al formaggio e vecchio di dieci anni, è stato di nuovo messo all'asta da "Ebay". Secondo Diana Duyser, una signora della Florida di 52 anni proprietaria dell'oggetto, il sandwich rappresenterebbe il volto della Vergine Maria. Inizialmente la casa d'aste su internet aveva cancellato dal listino l'oggetto, pensando si trattasse di uno scherzo. La prima volta le offerte avevano raggiunto la cifra di 22 mila dollari.
Dopo questa notizia,  a Napoli pare sia stato ritrovato, tra le zolle del San Paolo,  
un corno portafortuna di  origini  antichissime (si parla addirittura del Neolitico) con impressa l'immagine di Maradona.  Si attendono adeguate offerte.


Caro Mieli, c'è posta per te (2) - Mieli ha risposto come segue:
Caro Pardo, 
è vero,  non lo rifirmerei quel manifesto.  Ma non so se sarei nel giusto.  Era un appello a favore di un giornalista che aveva "prestato" la sua firma come Direttore Responsabile per consentire la pubblicazione di un foglio della sinistra extraparlamentare.  E che era stato portato in giudizio per le frasi contenute in quel foglio delle quali,  ad ogni evidenza,  nulla sapeva.  Ripeto: io oggi probabilmente non "presterei" la mia firma per consentire l'uscita di un giornale che non pubblichi articoli normali e forse non firmerei più quel genere di lettere di solidarietà.  Ma non sono convinto del tutto di aver ragione adesso e di aver avuto torto allora.  Un cordiale saluto
Paolo Mieli


Risposta alla risposta:

Caro Mieli,
le risponderò sinteticamente, per non farle perdere tempo.
a)     Le do atto d'avere dimostrato coraggio e lealtà, nel rispondermi, visto che le sarebbe stato tanto facile non accusare ricevuta e non fornire spiegazioni ad un signor Nessuno come me. Di questo la ringrazio.
b)     Il Direttore Responsabile, nel caso "nulla sapesse" di ciò che veniva pubblicato sul suo foglio, mancava ad un preciso dovere, assunto con la carica stessa, ed era dunque colpevole. Anche se qualche libro di diritto penale parla di "responsabilità oggettiva", nel senso che non è necessario provare che il Direttore conosca quella particolare cosa che è stata pubblicata, in realtà si tratta d'un dovere di vigilanza, omesso il quale si è in colpa. Esattamente come per mancata custodia di cose e animali. Dunque, lo ripeto, il Direttore non era innocente, soprattutto se si trattava d'un giornale minuscolo.
c)      Lei, con uno stile ben noto, cui del resto ha anche fornito un neologismo, non sa se, non firmando oggi quel documento, sarebbe nel giusto. Mi scusi, ma mi sembra un voler cadere in piedi ad ogni costo. Lei deve saperlo che non sarebbe nel giusto. Lei deve sapere che non si difende la libertà di stampa e di parola avallando furti, rapine e violenze. E anzi sono certo che lo sa. Le perplessità espresse nelle sua lettera vogliono essere - mi scusi - la dimostrazione d'una malintesa magnanimità: l'avere un'anima tanto grande da comprendere un po' di tutto, una cosa e il suo contrario, l'essere Paolo Mieli e l'essere un sostenitore dell'esproprio proletario.
d)     Se avesse voluto sostenere le ragioni di quel Direttore Responsabile avrebbe potuto criticare la legge che lo rende responsabile in ogni caso, o avrebbe potuto semplicemente lamentarsi che una legge dura colpisse una persona moralmente innocente. Tuttavia non dimentichiamo che Socrate, certo non meno magnanimo di lei, rifiutò di sottrarsi all'applicazione d'una legge, nel suo caso ingiusta, e pagò con la morte. Siamo dunque andati tanto più lontano di Socrate?
e)     Non sarebbe stato più semplice dire: Mi sono sbagliato, ero giovane, e magari, echeggiando Rabelais, avevo l'età in cui "si piscia controvento"?
Non mi sto impancando a suo giudice: solo rifiuto il concetto che la verità stia sempre in mezzo e che non prendere posizione sia sempre saggio. Mi creda, l'angolo retto ha novanta gradi, non 87 o 91. Per certe cose non ci possono essere temperamenti.
Con simpatia,
Gianni Pardo


 NOTEBOOK
Se passate da quelle parti, fateci un salto. Dopo quasi 3 anni di lavoro e 858 milioni di dollari spesi, il Moma, The Museum of Modern Art.,  sabato prossimo verrà aperto al pubblico,  venti dollari il costo del biglietto d’ingresso. Altri cinque dollari per l’auricolare con la visita guidata in 7 lingue compreso l’italiano. L’autore del progetto l’architetto giapponese Yoshio Tanighuchi, ha speso fino all’ultimo centesimo creando una sorta di capolavoro della leggerezza.
Visitarlo comunque vale il prezzo del biglietto.
Raramente il rapporto tra pezzi d’arte, ambienti e esterni è stato reso con questa rarefatta potenza.


NO FOTO NO INDIGNATION
Ieri Margaret Hassan, l'operatrice umanitaria britannica rapita il mese scorso a Baghdad, è stata uccisa con un colpo alla testa. Il video dell'esecuzione è stato consegnato alla tv araba al Jazeera, che, come aveva già fatto con i filmati sull'uccisione di Quattrocchi e di Baldoni,  si è rifiutata di trasmetterlo.
Al contrario, sempre ieri,  TG1 TG2 TG3 Canale5 TV7 hanno fatto a gara per mettere in onda il filmato della Nbc relativo all'uccisione di terrorista irakeno ferito a Falluja  ad  opera di un marine in una azione di guerra.
Naturalmente tutti i "buoni" della penisola si sono riempiti di indignate lacrime a senso unico.


BUSH-2: CONTINUA L’ONDATA  REAZIONARIA (!)
Prosegue l’involuzione destrorsa dell’Amministrazione Bush.
Dopo il nuovo ministro della giustizia, giovane avvocato “self-made man” di origine ispanica, è la volta del nuovo ministro degli esteri: donna, negra, “self-made woman”.
Un saggio del suo pensiero:

“La guerra al terrorismo - come la guerra fredda - è un conflitto tra “visioni” quanto lotta di forze armate. I terroristi offrono il suicidio, la morte e la tirannide pseudo-religiosa. L'America ed i nostri alleati cercano di far avanzare la causa della libertà e di difendere la dignità di ogni persona. Cerchiamo, per usare le parole del presidente Bush, "l'avanzamento della libertà e la pace che quella libertà porta con sè". Il che significa, innanzitutto, rivolgersi a ciò che i più importanti intellettuali arabi hanno chiamato il “deficit di libertà” nel Medio Oriente. Se il Medio Oriente vuole lasciarsi alle spalle la stagnazione, la tirannia e violenza da esportazione, allora la libertà deve fiorire in ogni angolo della regione. Ecco perché gli Stati Uniti stanno perseguendo una strategia progressiva di della libertà per il Medio Oriente. La libertà deve essere scelta liberamente e cercheremo e lavoreremo con coloro che nel Medio Oriente credono nei valori, nelle abitudini e nelle istituzioni della libertà. Lavoreremo con coloro che vogliono vedere lo Stato di diritto, la libertà di stampa, la libertà religiosa, i limiti al potere statale e le opportunità economiche prosperare nelle loro proprie nazioni. Ed incoraggeremo la piena partecipazione delle donne. […] Oggi le donne e le ragazze possono andare a scuola in Afghanistan. In Iraq, le donne stanno superando decenni di oppressione e stanno partecipando alla ricostruzione della loro nazione. Il Marocco ha un nuovo Parlamento misto, ed il re Mohammed lo ha invitato ad estendere i diritti delle donne. Tuttavia molto ancora deve essere fatto. Come il presidente Bush ha dichiarato, “Nessuna società può riuscire e prosperare negando i diritti fondamentali e le opportunità alle donne che vivono nel proprio Paese”.
Condoleezza Rice , 8 marzo 2004

IL POPOLO ITALIANO DI ARAFAT
Non abbiamo ancora digerito gli scandalosi funerali di Arafat a Ramallah dove un'  immensita' di pazzi furiosi ha fatto di tutto e di piu'. Hanno sparato, ferito, portato neonati terrorizzati sui tetti delle case, strattonato la bara, urlato, fatto scempio di ogni sentimento umano e civile.
Una sola cosa hanno dimenticato di fare : esprimere dolore per la morte del loro capo.
 
Non abbiamo ancora digerito la cerimonia del Cairo dove 50 e piu' ministri e capi di stato hanno reso il loro servile e vergognoso omaggio al piu' grande terrorista, ladro, bugiardo, affamatore di popoli, trafficante di tutto...si parla anche di droga....certamente di armi e di vite umane degli ultimi 40 anni.
 
Non abbiamo ancora digerito la farsa della sua malattia, dei "e' morto, e' vivo, va a lavorare, e' rimorto, e' risuscitato" per arrivare finalmente allo stacco della spina che lo teneva in vita solamente dopo la firma del documento richiesto dalla vedova allegra: un appannaggio di 22 milioni di dollari, pari a circa 45 miliardi di vecchie lire, pari a piu' di 4 miliardi al mese, per sbarcare il lunario.
 
Non abbiamo ancora digerito le rivelazioni sul tesoro di Arafat, tesoro inestimabile rubato facendo la cresta  sui soldi che Europa e paesi arabi gli mandavano per i "poveri palestinesi". Naturalmente L'Europa non ha mai chiesto il resoconto delle regalie fatte con le tasse dei cittadini europei e nessuno si e' mai chiesto come ha fatto un terrorista internazionale a diventare il sesto uomo piu' ricco del mondo. Soprattutto nessuno si e' mai chiesto come mai, nonostante quella inesauribile pioggia di soldi,  i palestinesi siano diventati la popolazione piu' misera e barbara  del mondo.
Chissa' se Prodi e Solana si sono mai fatti un esamino di coscienza.
 
Dopo tutti questi cipolloni da digerire eccoti qua un'altra cipolla meno importante ma fastidiosa perche' stupida, inutile e ipocrita:  il popolo italiano di Arafat, i suoi figli adorati,  ha manifestato sabato a Roma portando in giro le sue gigantografie, bandiere palestinesi, cartelli e striscioni con la scritta "grazie arafat" . Ma grazie de che?

Di cosa lo ringraziano? Lo ringraziano di aver rubato miliardi? di aver ammazzato ripetutamente italiani? di aver inventato il dirottamento di aerei e di averli fatti saltare in volo? Lo ringraziano di aver fatto ammazzare bambini a Roma  e vecchi paralitici su navi da crociera? Lo ringraziano per aver aperto la strada alla strage di Beslan facendo entrare in un scuola di Maalot in Galilea i suoi scagnozzi assassini ordinando loro di non trattare e di ammazzare tutti?
21 bambini hanno assassinato , 21 bambini terrorizzati che scappavano tra i banchi in cerca della salvezza e loro gli correvano dietro e li colpivano a bruciapelo sotto quei banchi dove cercavano un inutile rifugio.
Lo ringraziano di aver fatto stragi in ristoranti, sinagoghe , aeroporti in tutta Europa? Lo ringraziano per aver portato un'intera popolazione alla bestialita'?
Folle palestinesi che ballano e distribuiscono dolcetti alla notizia di ogni attentato riuscito, per ogni bambino ebreo morto, per la tragedia delle Torri Gemelle. Folle di arabi-palestinesi che urlano di gioia nel vedere gettare dalle finestre i corpi squartati di soldati israeliani? prima di farli volare dalla finestra li hanno aperti e gli hanno tolto il cuore e le viscere, li hanno squartati vivi e poi la folla in piazza ha fatto il resto:  poltiglia.
Che lo ringrazino per questo?
Lo chiamano "simbolo" i suoi figli italiani ed  e' stato veramente un simbolo ma di morte, di cinismo e crudelta', di ipocrisia e di intrigo.
Ringraziano colui che e' stato la rovina degli arabi palestinesi , che ha impedito loro di avere uno stato per non rischiare di perdere il potere e che ha sempre gridato istericamente alla sua gente, ancora piu' isterica, che avrebbe distrutto Israele.
Forse questi figli affezionati del tiranno soffrono di amnesia e non ricordano i suoi crimini?
Magari, se cosi' fosse avrebbero una giustificazione! Il guaio e' che sono perfettamente informati e giustificano tutto, che dico giustificano, approvano tutto in nome del loro odio per Israele.
L'unico grazie che si puo' rivolgere a Arafat e' di aver liberato il Medio Oriente della sua malefica presenza.
Vorrei rivolgere un appello ai suoi figli italiani "lasciate stare i terroristi, vi rendono ridicoli e vi fanno perdere la faccia, sventolare le bandiere della pace gridando "grazie Arafat" equivale a urlare "viva i morti assassinati dal tiranno". Lasciate stare e rassegnatevi al fatto che Israele esista. Non potete farci niente, lasciate perdere i terroristi miliardari, rinunciate ai vostri sogni di gloria distruttrice , non si realizzeranno mai se volete l'annientamento di una democrazia.
Gettate via tutti quei "grazie Arafat" e vergognatevi di aver ringraziato un pluriassassino, un terrorista e un criminale."
 
Deborah Fait - informazionecorretta


Caro Mieli, c'è posta per te
Caro Mieli,
un amico m'invia questa frase, tratta da una lettera con una cinquantina di firmatari, tra cui lei, inviata al Procuratore della Repubblica di Torino nell'ottobre del 1971: "Testimoniamo pertanto che, quando i cittadini da lei imputati dicono che <se è vero che i padroni sono dei ladri, è giusto andare a riprendere quello che hanno rubato> lo diciamo con loro. Quando essi si impegnano a combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato <fino alla liberazione dai padroni e dallo sfruttamento> ci impegniamo con loro".
Si tratta di avallare furti, rapine e insurrezione armata. So perfettamente che lei oggi non firmerebbe più una lettera del genere, ma le chiedo: come mai l'ha fatto allora?

Gianni Pardo, 16 novembre 2004


L’OBESO ONORARIO
Sono stato bambino durante la Seconda Guerra Mondiale. Spiego che cosa voleva dire essere bambino a quei tempi: significava avere fino a sei-otto anni, facciamo anche dieci, ma non quindici o diciotto, come oggi. Sono stato un bambino di guerra e anche un bambino affamato. Infatti, quando l’appetito è insistente e indimenticabile, si chiama fame. E a quei tempi si era in molti, ad averla. Uno scherzo corrente degli adulti era quello di mostrare quanto spazio rimaneva libero nei pantaloni, all’altezza della cintura. Era sparita la pancia e qualcuno aveva anche rivisto, sotto l’ombelico, un panorama perduto da tempo.
Era la fame della guerra, certo. Ma non è che, finita la guerra, si sia ritrovato il bengodi. Erano altri tempi. Non c’erano soldi, nelle tasche dei ragazzini, e nemmeno merendine a tutte le ore: il paese era molto più povero. Non si strafogava, se non nelle occasioni solenni e il problema del soprappeso era raro fra gli esseri umani quasi quanto fra i gatti.
Poi siamo arrivati alla normalità e, quando ho avuto trent’anni, è apparsa, al livello della cintura, una rotondità che prima non c’era. A farla breve, era cominciato il calvario.
Io sono una persona che ha tendenza ad ingrassare. Non starò a dire come, perché e quanto: mi si creda sulla parola. Non basta che non mangi pane e pasta, non basta che salti quasi il pranzo, ogni, giorno. Non basta nulla. Se solo non vivo con la fame, con la stessa fame di quand’ero bambino, ingrasso.
Qualcuno, saggio come Confucio, o comunque come quel tale che disse “if you can’t beat them, join them” (alleati col nemico che non puoi battere) potrebbe dirmi: eh, diavolo, mangia e ingrassa, che te ne importa? Non è così semplice. Non so che problemi di peso avesse Confucio, se ne aveva. Il mio ha questa caratteristica: ammesso che io segua una dieta stretta ma non strettissima, non è che mi manterrò al livello di pienotto, grassottello,  in carne, o comunque si dica obeso in maniera pietosa. No: io continuerò ad ingrassare fino a pesare una tonnellata. Forse una tonnellata no, ma perché scoppierei prima, imbrattando le pareti di grasso.
Non ho scelta. Nacqui per la fame come altri nascono per l’arte o per Dio. Posso scegliere se iniziare una dieta severa a settanta o a centoventi chili, ma poi dovrò seguirla attentamente e spietatamente, per non superare i settanta o i centoventi chili.

Per questo, due anni, quattro mesi e dieci giorni fa, visto che, con qualunque peso, avevo la scelta solo di soffrire, ho deciso d’essere magro e di rinunziare per sempre a mangiare. Sono tornato ad essere quel bambino di tanti decenni addietro che, per un motivo o per un altro, è condannato alla fame. Non importa che oggi, con i miei risparmi, potrei comprare un’intera pasticceria e fallire, perché consumerei tutto io. Non importa che il cioccolato, oggi, potrei farmelo anche endovena. La mia condanna è senz’appello. C’è chi è ipovedente o ipoudente, chi è emiplegico e chi è zoppo, io sono nato ipomangiante. E tuttavia non è che sia del tutto rassegnato. Ma per questo è necessario fare una digressione.
Un saggio (meno di Confucio, ma non per questo un cretino) distingueva i fumatori in quattro categorie. Ci sono i fumatori che fumano e che se non fumassero soffrirebbero. Ci sono i non fumatori che non fumano: gente che non ha mai fumato e non ne ha mai sentito il desiderio. Poi ci sono i non fumatori che fumano, quei fortunati che accendono una sigaretta, così, tanto per solennizzare, dopo il cenone di capodanno; che non aspirano e che non considerano la sigaretta molto di più d'un sopportabile zampirone. Infine – attenzione – ci sono i fumatori che non fumano. Ah! i fumatori che non fumano sono coloro che hanno smesso di fumare e non hanno mai smesso di soffrirne. Hanno un bel rifiutare le sigarette, hanno un bel dirsi che hanno compiuto un’impresa epica, liberandosi da quell’abitudine, rimane la nostalgia di quella nuvoletta bluastra, nel cono della lampadina, e quella bella coltellata nei polmoni, alla prima tirata. Eres fumator in aeternum.
Ebbene, ora che non peso più del giusto, ora che magari salgo gli scalini a due a due, malgrado i miei settant’anni, reclamo il titolo di obeso. Non sono grasso, se si vuole, come il fumatore che non fuma, ma visto che seguo una dieta strettissima e soffro quotidianamente di non poter mangiare quello che voglio, rimango idealmente obeso e goloso.
Sono un obeso onorario.
Giannipardo@libero.it


Quando uno Stato può dirsi laico
E' veramente un guaio. Nel dibattito su chi vuole o non vuole abrogare la legge sulla fecondazione medicamente assistita, persone che stimiamo, da Marco Pannella a Giuliano Ferrara, si posizionano  su versanti opposti e già sappiamo, mentre si affilano le armi, che sangue -nostro sangue-  scorrerà.
Noi,     alle prese con la stoica faccenda del legare il pranzo con la cena,   in  questa querelle tra "riccioli di materia" e "sacri inviolabili principi", capendoci , meglio, fregandocene quasi niente,  se avessimo a disposizione un magico telecomando  cambieremmo canale.
Ma non si può, già in lontananza si odono rumori della battaglia che avanza...  per questo, tanto per capirci un poco, vogliamo pubblicare una serie di interventi.
Oggi s'inizia,   preso in prestito da "libertà e giustizia" , con un  saggio (Quando uno stato può dirsi laico) di Faustino de Gregorio
,
professore Associato di Storia del diritto canonico e di Diritto ecclesiastico.
Sia ben chiaro, nella linea del capirci qualche cosa di più, accettiamo consigli dai nostri lettori e, di conseguenza, cercheremo di  pubblicare 
-è la libertà, bellezza- tutto  il meglio di quanto ci verrà   segnalato.

DA INFORMAZIONE CORRETTA RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Venerdì 12 novembre 2004, Radio 24, ore 9. Trasmissione dedicata alla morte di Arafat. Collegati al programma Fiamma Nirenstein da Gerusalemme, Carlo Panella, Yasha Reibman, Luisa Morgantini, Ali Rashid.
Quest'ultimo ha definito Fiamma Nirenstein "una che diffonde propaganda al soldo di Israele.Che è una colona, e che i palestinesi combattono con le armi contro i coloni che vivono sulle loro terre". Carlo Panella ha difeso Fiamma e a sua volta è stato indicato da Rashid come uno a libro paga. Cruciani, il conduttore, ha cercato di difendere Nirenstein e Panella dagli attacchi, ma nulla ha fermato Rashid dal ribabire le sue violente accuse.
Ci chiediamo:
1) E' possibile ad uno pseudo-diplomatico, che comunque gode della immunità, offendere dei giornalisti negando loro addirittura la loro professionalità ("non parlo con dei propagandisti", a dichiarato Rashid).
2) E' permesso che un cittadino straniero, rappresentante di una organizzazione terroristica che ha goduto, e che purtroppo gode ancora, di una pseudo rappresentanza diplomatica interamente finanziata dal governo italiano, additare una giornalista italiana quale "colona israeliana", esponendola così ad un probabile attacco di qualche fanatico a mano armata (ce n'è un esercito fra i miti e pacifici palestinesi pronti ad eseguire sentenze di morte se così gli viene ordinato).
3)Non ha nulla da dire la Farnesina di fronte ad un comportamento così illecito, come quello di Rashid, che minaccia una cittadina italiana che svolge la sua professione di giornalista in Israele ?

E'un episodio gravissimo, che avviene in un clima reso rovente e pericoloso dal terrorismo fondamentalista islamico. Chi ha armato la mano dell'assassino di Theo Van Gogh ? Troppo facile chiederselo "dopo". Le parole di Rashid non possone essere sottovalutate.
Chi può intervenga. La Farnesina, prima di tutto. E poi i nostri rappresentanti in Parlamento. Si muova il Governo e ci dica se è lecito che un appartenente a quella organizzazione che ha avuto fino a ieri a capo Arafat, si possa permettersi di minacciare impunemente dei cittadini italiani.

Invitiamo i nostri lettori a rivolgersi alla Farnesina per chiedere un intervento immediato. Si chieda dell'Ambasciatore Terzi, già nostro ambasciatore in Israele, che ha svolto la sua missione con rigore e intelligenza. Gli si chieda di intervenire al più presto e con la massima severità nei confronti di Rashid. Le cui parole meritano senza alcun dubbio l'espulsione.
Farnesina, Ambasciatore Terzi, segretera 06-36918357
Ci si rivolge ad un amico, ad una persona per bene, ma proprio per questo richiedere che il suo intervento sia il più severo possibile.


LA LIBERTÀ DI PAROLA
La libertà di parola è uno dei cardini della democrazia. In tanto è possibile il ricambio al vertice legislativo ed amministrativo dello Stato, in quanto sia lecita la critica del governo in carica e in quanto sia possibile proporre una diversa politica.

Questo però significa che la libertà di parola è da raccomandare solo in quanto contribuisca al bene della collettività e non faccia male a nessuno. Infatti esiste una limitazione di questa libertà per quanto riguarda le persone (reati di ingiurie e diffamazione) e per quanto riguarda i valori della collettività. Il codice penale prevede parecchi reati, in materia, agli articoli: 278, Offesa all'onore e al prestigio del Presidente della Repubblica, pena prevista da uno a cinque anni; 290, Vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate, da sei mesi a tre anni; 291, Vilipendio della nazione italiana, da uno a tre anni; 292, Vilipendio della bandiera o ad altro emblema dello Stato, da uno a tre anni; e, infine e soprattutto, art. 302 e 303, l‚apologia di reato, la cui pena massima arriva a dodici anni.

La libertà di parola esiste, nelle democrazie occidentali, ma non è e non potrebbe mai essere totale. Qualcuno obietta che, salvo si usino contro individui (ingiurie e diffamazione) le parole non possono far danno: ed ecco perché ci si può dichiarare risolutamente contro i reati sopra elencati. Ma è un'argomentazione fallace. Le parole infatti si possono trasformare in atti. Se un capopopolo arringa la folla e l'invita ad uccidere il sindaco, e la cosa si verifica, si può dire che le parole di quell'uomo siano state estranee all'evento?

Se pure senza volerlo, stiamo parlando della vicenda Sofri. Secondo le molte sentenze, quell'intellettuale è colpevole d'avere ordinato l'omicidio del commissario Calabresi; ma anche a seguire la sua tesi innocentista, rimane che il suo giornale predicò l'odio così convintamene che qualcuno poteva benissimo decidere di schiacciare colui che era indicato come un verme. Forse le parole non sono pietre, come recitava un famoso titolo, ma possono essere anche peggio: pallottole.

La libertà di parola dev'essere totale quando si esercita nell'ambito del gioco democratico e per i fini ammessi nel sistema; è invece normale che la si sopprima se esercitata per fini delittuosi od eversivi. Non dev'essere permesso incitare all'odio razziale o religioso, non dev'essere permesso istigare al reato, non dev'essere permesso chiamare martiri gli assassini suicidi d'innocenti, non dev'essere permesso additarli come modelli da seguire. I mullah che, nelle moschee europee, predicano l'odio per il mondo occidentale e laico e celebrano i fasti dei kamikaze che fanno strage di pacifici cittadini non solo commettono gravi reati ma, per la nefasta influenza che potrebbero avere sulla loro ingenua e frustrata comunità, andrebbero espulsi dal paese. Essi non devono avere il diritto di abusare di quella libertà di parola che del resto non fa parte dei loro valori e che essi non consentono a nessuno, nei loro paesi d'origine.

L'Occidente ha il diritto di difendersi. Negli Stati Uniti una sorta d'integralismo della libertà permette che si bruci in piazza la bandiera a stelle e a strisce. Ci possiamo cavare il cappello, dinanzi a tanta tolleranza, ma rimane il fatto che quel comportamento non rischia di fare molti proseliti. In Europa, il caso delle moschee, delle madrasse e degli estimatori dei terroristi è diverso. La morte di Theo van Gogh qualcosa deve pur insegnare.

Giannipardo@libero.it, 14 novembre 2004.

Massima del giorno
I cinici si facevano chiamare tali perché volevano ridursi al livello dei cani. Io sono ancora peggiore. Sono un cane che non fa nemmeno le feste.
G.P.


MOLLICHINE
Prodi prima ha definito "terribile tragedia" la possibile elezione di Bush, poi si è congratulato e dichiarato contento del risultato. Un caso di antiamericanismo.

La Gruber ha passato un mese in un albergo di Baghdad e l'hanno eletta eurodeputata. Da giovane, sono andato in Cinquecento a campeggiare a Copenaghen e non m'hanno fatto neppure assessore comunale.

Sarkozy vorrebbe che gli americani riequilibrassero il rapporto euro-dollaro. In questo tiro alla fune si dice agli avversari di mollare un po', in modo che si possa vincere.

Berlusconi progetta di ridurre le tasse anche nella prossima legislatura. Sembra un pokerista che, perdendo, chiede una nuova posta da giocare.

Tagli fiscali. Gasparri: "Un non accordo sarebbe inimmaginabile". Cioè, non è incredibile che non si giunga a non dire un possibile no al disaccordo. Chiaro?

Radici. Casini: "E' un discorso molto serio che io personalmente, il governo italiano e molti uomini politici hanno cercato".  E' morto il pronome noi. Pace all'anima sua.

Bertinotti sugli espropri proletari: "Non siano un pretesto per repressioni poliziesche". Sono invece graditi gli applausi.

"I farmaci anti-dolore saranno gratuiti entro fine anno" (Sirchia). Forse s'è tenuto conto di come alcuni vivono la legislatura Berlusconi.

"La Francia è amica della Costa d'Avorio", dice Chirac. C'est la réciproque, le problème.

Il governo battuto sulla finanziaria da un ben organizzato tranello. La politica non è morale. Ma allora perché chiedere, "per dovere morale", le dimissioni del governo?

Arafat. Il ministro degli Esteri palestinese ha escluso il ricorso all'eutanasia. Ovvio. I palestinesi non uccidono mai a fin di bene.

Fallujah. Mosca ha invitato gli americani a "non esagerare". Basta non uccidere più di 400 bambini.

Lo Presti, rivolto alle opposizioni, ha detto: "Ma [Arafat] è stato un terrorista!". Poi An ha chiesto scusa. Non è stato un terrorista. Ne è stato il capo.

Venti afghane s'offrono in cambio dei tre impiegati dell'Onu rapiti a Kabul. Se i talebani accettano, loro perdono l'apostrofo.

Il Psoe critica Aznar per avere avuto un colloquio con Bush in cui, criticandola, ha "tradito" la Spagna. Pare gli abbia rivelato che Zapatero si è ritirato dall'Iraq.

La delegazione italiana, salvo Pera, è giunta in ritardo alle esequie di Arafat. A questo punto era sinceramente addolorata.

Giannipardo@libero.it


CHE COSA SALVARE DELLE RIFORME?
Giorni fa s'è aperto uno dei numerosi - e forse oziosi - dibattiti politici riguardo a questo dilemma: se e quando l'opposizione diverrà maggioranza, dovrà o no abolire tutte le riforme attuate nell'attuale legislatura? Molti hanno risposto di sì, solo alcuni di no. Rutelli ha sostenuto con buon senso che bisognerà correggere gli errori e lasciare ciò che è positivo ma molti gli hanno dato addosso come ad un traditore. Come mai?

Semplice. Se, durante i lavori parlamentari, l'opposizione approva il dieci per cento delle proposte della maggioranza e combatte a morte contro il restante novanta per cento, sarebbe facile, per Rutelli come per chiunque, sostenere che in futuro va conservato quel dieci per cento e abolito il resto. Ma dal momento che l'opposizione si è battuta a morte contro ogni e qualunque proposta della maggioranza, se ne deduce che o quei provvedimenti erano interamente negativi - e dunque andrebbero aboliti in toto - o non erano interamente negativi e a questo punto bisognerebbe mantenerli almeno in parte: ma la coalizione si squalificherebbe. Perché dimostrerebbe, con ciò stesso, che nella precedente legislatura si è opposta non contro provvedimenti interamente negativi, ma contro la maggioranza in quanto tale. Che cioè non ha inteso contribuire al buon governo del paese, com'è suo dovere, ma ha solo cercato d'impedire alla maggioranza di governare.

La verità è che ogni forma di fanatismo, alla lunga, è prova di stupidità.

Giannipardo@libero.it 13  novembre 2004

IL PAESE DELLE MERAVIGLIE 2
Questo è un  paese incredibile.  Soprattutto se si guarda alla “giustizia”.
In quale altro sarebbe possibile
una  vicenda come quella del processo Sme?
Riassumiamo,  per i distratti: dietro la sigla "processo Sme" c'è la storia della mancata vendita della holding alimentare dello Stato, la Sme appunto, alla Buitoni, ai tempi di Carlo De Benedetti. Romano Prodi, allora presidente dell'Iri, firmò un accordo di vendita con De Benedetti per 393 miliardi. Il premier Bettino Craxi si oppose perché giudicava il prezzo irrisorio. Negli stessi giorni un'altra cordata avanzò una proposta economica più vantaggiosa. Della cordata facevano parte imprenditori del settore come Barilla, Ferrero e la Fininvest di Silvio Berlusconi. Il ministro delle Partecipazioni Statali ordinò di valutare le nuove offerte. De Benedetti cercò di far valere in giudizio il suo preaccordo. Prodi e Amato, sia nel 1985 sia durante l'attuale processo (al di là delle loro "amnesie" largamente tollerate dal presidente del processo), ammisero che senza autorizzazione governativa il precontratto non poteva essere valido. Il giudice Filippo Verde sentenziò l'inefficacia dell'accordo. Gli altri gradi di giudizio confermarono. Fine? Neanche per sogno. I pm milanesi sostengono che la sentenza fu comprata da Berlusconi (quali i vantaggi di un simile "acquisto di sentenza" ancora si debbono comprendere) e ieri, in requisitoria,  la PM  Ilda Boccassini  chiede 8 anni di reclusione per corruzione <<semplice>> (!). Però la PM Boccassini nella sua requisitoria non  è riuscita a dimostrare nulla, né che vantaggi ottenne la Fininvest di Berlusconi, né sulla  corruzione di magistrati: non una prova che una prova, solo un labirintico teorema accusatorio,  per altro già smontato in altro processo. In realtà chi ci guadagnò dalla mancata vendita sottocosto della Sme a Carlo De Benedetti, fu lo Stato che dalla vendita della Sme (ad altri, nel '93) incassò duemila miliardi in più.

NASSIRIYA, E' PASSATO UN ANNO, NOI NON DIMENTICHIAMO!
Ricorre il primo anniversario della tragedia di Nassiriya, un attentato nel quale hanno perso la vita diciannove italiani: dodici carabinieri, cinque militari dell’Esercito, due civili. Un momento tra i più dolorosi e difficili nella storia recente del nostro Paese, che tuttavia ci ha fatto vivere il senso di appartenenza alla stessa Patria. Ci siamo sentiti tutti vicini a quegli uomini, che rappresentano l’avamposto di una comunità nazionale generosamente protesa ad aiutare un altro popolo, che necessita di riacquistare la stabilità interna e la propria identità statuale.

“Eroi di ogni giorno”, così sono stati semplicemente chiamati i nostri Caduti. Uomini rispettati, ma anche amati dagli stessi iracheni, che a Nassiriya condividevano con loro finanche la quotidianità e che di essi apprezzavano l’aiuto, l’appoggio, materiale e non solo.


DARE A CESARE QUEL CHE E' DI CESARE ...
Secondo il quotidiano francese Le Monde  per Cesare Battisti, l’ex terrorista ora latitante, si apre una speranza.  Infatti  la Corte europea dei Diritti dell'Uomo (CEDH) avrebbe chiesto all'Italia di modificare la sua legislazione in materia di contumacia, giudicata iniqua perché non permette ad una persona condannata di beneficiare di un nuovo processo . In particolare, il provvedimento fa riferimento a un rifugiato dell'ex Jugoslavia, Ismet Sejdovic, condannato a 21 anni e otto mesi di prigione nel 1996 dalla Corte d'assise di Roma per la sua presunta implicazione in un omicidio avvenuto nel 1992 in un campo nomadi. La Germania, dove Sejdovic è stato arrestato nel 1999, aveva negato l'estradizione in considerazione del fatto che il diritto italiano non gli avrebbe garantito la riapertura del processo.
La discussione della Corte europea potrebbe quindi aprire nuove prospettive per il caso di Cesare Battisti, condannato in contumacia dall'Italia per l'implicazione in quattro omicidi nel 1978 e 1979. Un'eventuale riforma potrebbe convincere Battisti, attraverso i suoi avvocati, ad accettare un nuovo processo. (cp, 12.11.2004)

Tex-Mex Government
Bush ha nominato nuovo ministro della Giustizia Alberto Gonzales, già avvocato a poi membro della Corte suprema del texas, laureatosi ad harvard nel 1982 benché figlio di immigrati messicani semianalfabeti: papà muratore, crebbe in un bilocale a Houston assieme a settefratelli.
Sarà il primo ministro della giustizia ispanico nella storia degli Stati Uniti d'America.
I soliti reazionari…
(ale tap 12.11.04)


CAFFE' SCORRETTO  
Da Dagospia: "Sul fatto che Rula Jebreal (qui il suo blog) sia affascinante, nulla quaestio, ma addirittura esperta di questioni medio orientali? Mi risulta che abbia fatto la scuola per fisioterapisti a Bologna. Forse si è documentata per conto proprio.

Palestina e' morto!
Un maleficio, un ombra nera che ha avvolto il Medio oriente per 40 anni.
Arafat infine e' morto, le telenovela creata a Parigi dalla vedova affranta si e' conclusa e il mondo si prepara a rendere omaggio al piu' grande terrorista del ventesimo secolo e al maggior corruttore di giovani generazioni  dopo Adolf Hitler.
Omaggiate! Omaggiate!
L'amore dell'Europa per quest'uomo e' sempre stato direttamente proporzionale all'odio per Israele, il Paese che Arafat, durante tutta la sua vita,  ha tentato di distruggere.
Il raiss e' morto ma la sua ferocia resta impressa nella carne e nel cuore di tanti esseri umani, la sua ferocia ha creato dolore e tormento e disperazione.
Non dimenticheremo e non perdoneremo.
Il mondo dunque  si appresta ipocritamente a piangere questo personaggio crudele, fanatico e malvagio; stanno arrivando messaggi di cordoglio da tutti i capi di stato, anche il Papa, la cui tonaca candida portera' sempre la macchia indelebile per averlo ricevuto piu' e piu' volte in Vaticano, ha mandato le condoglianze.
Chirac, suo schiavetto da sempre, ha parlato della fine di un uomo coraggioso e  prevedo  necrologi pieni di falsita' e grondanti lacrime dagli articoli che i giornalisti in tutto il mondo scriveranno.
Siccome  quello che io  scrivo non e' pagato da nessuno mi considero affrancata  da ogni tipo di ipocrisia  e  vorrei quindi ricordare Mr. Palestina per una particolarita' del suo carattere che sara' sicuramente taciuta: la sua amoralita'.

Ferocia, crudelta', cinismo fanno sempre parte della figura di un dittatore ma Arafat era molto di piu', lui era un amorale e questa peculiarita' del suo essere la si e' potuta notare non tanto dagli assassinii da lui ordinati , ma dai suoi sorrisi, dai bacini che mandava in giro, dai bambini che sporcava colle sue labbrone pregandoli fra lacrime di commozione di diventare martitri, cioe' di morire per ammazzare ebrei.
La sua amoralita' la si poteva toccare con mano ogni volta che, dopo aver ordinato in arabo la morte di civili innocenti,  in inglese piangeva la loro fine gridando che lui voleva solo la pace, la pace dei coraggiosi. Ogni volta che  sentivo  queste parole  un brivido di disgusto mi correva lungo la schiena, una mano invisibile mi stringeva lo stomaco.
Ha instillato l'odio in generazioni di bambini, li ha mandati a morte convincendoli a correre dove si sparava con la forza dell'odio che lui sapeva imprimere  nei loro cuori, dando loro addirittura una paghetta, un tanto a sasso, le bombe molotov erano pagate di piu', per farli sentire importanti, eroi,  parte essenziale della jihad.
Li ha circuiti e corrotti con programmi televisivi, con programmi scolastici impedendo loro di studiare e di sperare in un futuro dignitoso.
Ha espresso la sua amoralita' derubando i palestinesi di somme enormi, pagate dai contribuenti di tutto il mondo, centinaia di migliaia di dollari fatti sparire nelle sue casse e nei suoi conti in banca facendo di lui il sesto uomo piu' ricco e dei palestinesi il popolo piu' misero e miserabile del mondo.
La sua amoralita' e il suo cinismo  hanno costretto  i palestinesi a restare fossilizzati nei campi profughi, ha impedito la creazione di uno stato palestinese per non perdere il potere assoluto. 
E' stato spietato, approfittatore e vigliacco poiche' la guerra la faceva fare agli altri, bambini compresi, mentre lui se ne stava al sicuro nei suoi quartieri generali.
Ha consolidato il terrorismo islamico, ha rispolverato il terrorismo suicida, ha copiato da Khomeini il sacrificio di bambini.
Oggi nei territori si sono viste poche lacrime e spero che i palestinesi finalmente incomincino ad aprire gli occhi e a capire chi per 40 anni li ha violentati  e derubati portandoli alla rovina completa.
Arafat il fallito, non solo non e' riuscito a fare la Palestina ma ha lasciato  i palestinesi nella miseria piu' nera e disumana,  li ha derisi permettendo a sua moglie di girare per Gaza con una fimmante BMW e a servirsi di aereo personale per i suoi spostamenti mentre il popolo non aveva che gli occhi per piangere, li ha umiliati facendoli mantenere per decenni dalla comunita' internazionale, ha permesso che le citta' e villaggi si riducessero a bicocche con le fogne a cielo aperto.
Un fallito che non ha creato altro che disperazione intorno a se'.   
 

Con che coraggio lo chiamano leader? Un leader e' colui che fa il bene del popolo non colui che lo distrugge.
La sua morte fa sperare in bene, fa sperare che quell'ombra nera e fosca  che ci ha ricoperti per 40 anni si dissolva lentamente ma inesorabilmente.
Nessun onore alla salma, non era un nemico, era  un assassino, non e' nemmeno morto da martire come sempre sbraitava di voler morire ma mandando gli altri a farlo, e' morto in un ospedale mentre sulla sua testa si intrecciavano  intrighi degni del peggior tiranno.
Noi piangiamo i nostri morti, il mondo rimpiangera' i soldi che gli ha regalato, la vedova sguazzera' tra i miliardi, i palestinesi forse incominceranno a risalire dal baratro in cui li aveva fatti precipitare.
Il Medio Oriente tirera' un sospiro di sollievo e si apprestera' a vivere una nuova era.
Nessun onore delle armi, solo disprezzo e il doloroso ricordo dei suoi crimini.
 
Deborah Fait - informazionecorretta

ARAFAT: LA CAMERA LO RICORDA, SI SFIORA LA RISSA
(AGI) - Roma, 11 nov. - Ricordo di Arafat in apertura di seduta in aula alla Camera, con il messaggio di cordoglio del presidente Casini. Ma la commemorazione del leader palestinese suscita parole di condanna da parte del deputato di An, Nino Lo Presti ("E' morto un terrorista"), e l'immediata reazione dai banchi del Prc e dei Verdi.

BRIVIDI
Riportiamo, da  informazionecorretta    un’ antologia, fior da fiore, che crediamo si commenti da sé, di dichiarazioni di personaggi pubblici (per lo più politici) sulla morte di Yasser Arafat:

Jacques Chirac, Presidente della Francia: “con lui scompare l’uomo coraggioso che ha incarnato per 40 anni la lotta del popolo palestinese per i diritti della propria nazione”

Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione Comunista: Nel giorno dei funerali di Yasser Arafat, mentre contro di lui è in atto un linciaggio frutto di cinismo e di incomprensione storica, io non posso che produrmi in una difesa intransigente della sua figura. (…) Le critiche ad Arafat derivano per altro dall’”eclisse delle tensioni etico-morali” e “dall’ingenerosità di un mondo dalla pancia piena”

Mikhail Gorbaciov, ex segretario generale del PCUS: “Ha vissuto tutta la sua vita a fianco del suo popolo. Non solo alla sua testa. Ha saputo condividere le sue pene le sue sconfitte (…) su di lui sono stati dati giudizi diametralmente opposti, di esaltazione e esecrazione. Fu oggetto di amore smisurato e di odio irriducibile profondo. E’ ciò che accade agli uomini e alle donne che entrano nella storia per restarvi”.

Giulio Andreotti, senatore a vita: “Una lotta di liberazione non è un pranzo di gala” ( citato da LA STAMPA)

Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica,ex ministro degli Interni: “I Carabinieri lo cercavano. Lo nascosi a casa mia”

Gianni Alemanno, ministro delle Politiche agricole: “Con Arafat scompare un grande leader che ha incarnato le aspirazioni del popolo palestinese all’indipendenza. Arafat è riuscito a porre un freno ai fondamentalisti e perseguire la strada del dialogo e della pace con giustizia”

Bobo Craxi: Al sogno palestinese egli ha dedicato tutta la sua vita di combattente, di uomo politico, di patriota. In questo momento il mio pensiero corre alla stretta amicizia che lo lega al popolo italiano, al Partito Socialista, e a mio padre Bettino, che gli volle bene come a un fratello fino agli ultimi giorni della sua vita
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In tenebrosi e coltivati pantani sarà un guazzare di lacrimevoli  coccodrilli.
Noi no.

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ARAFAT
Arafat è morto a settantacinque anni  e la maggior parte di coloro che l'hanno conosciuto, se pure sotto forma di nome sui giornali o come immagine televisiva, l'hanno trovato sulla scena da quando non avevano l'età della ragione. Per questo, vedendo oggi l'interesse del mondo intorno a lui, potrebbero stupirsi sentendolo definire un terrorista: non ne conoscono il passato e si sono fatte delle illusioni sulla base del suo eterno sorriso e della sua apparente bonomia. È dunque opportuno fare un bilancio generale. ...
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Gianni Pardo, 11 novembre 2004



     
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IL PAESE DELLE MERAVIGLIE
Questo è un  paese incredibile.  Soprattutto se si guarda alla “giustizia”.
In quale altro sarebbe possibile incriminare il difensore (avv. Taormina) di un imputato (Maria Franzoni) solo perché fa indagini che contraddicono le tesi accusatorie?
Ed ancora, è mai possibile che se due parlamentari, attraverso le loro interrogazioni,  evidenziano (il tutto  certificato dall’ispettorato del ministero di Giustizia)  che un magistrato della Procura di Reggio Calabria (Macrì) ha "falsificato una sentenza" (si veda risposta a interrogazione parlamentare 4-04780 del sen. Meduri) e  un altro togato  (Mollace) della stessa Procura,   ha "manipolato con interferenze pervicaci ed abusive le indagini affidategli" (si veda risposta a int. parl. 4-06195  dell'on. Napoli), questi stessi parlamentari vengano, dalla
Procura di Catanzaro
,  inquisiti  per “pressioni sulle toghe”?
Se non bastasse, vi pare normale che un periodico, noto per le sue inchieste scandalistiche dirette in ogni direzione, venga indicato, dai magistrati inquisitori, come <<organo di stampa>>   della ‘ndrangheta utilizzato per <<aggredire e distruggere i magistrati che osano contrastarla>>   
(cp, 10-11-2004)

DUE PETI DUE MISURE
Se un ministro (post-fascista) scrive "culattoni", a sinistra si liberano i mastini... se il segretario del vicepresidente  della Camera (post-fascista,  ma coccobello della sinistra) si fa vedere dalle parti del gayvillage e per questo viene licenziato ... tutti zitti!

MIOPIA
L'Olanda è un paese civile. Non basta: fra i paesi civili è uno dei più laici e dei più coraggiosi. Gli olandesi hanno tentato perfino esperimenti pericolosi come quelli delle droghe libere e, in generale, sono fra i pochi che, alla domanda di Nietzsche, "Fin dove osi pensare?", potrebbero rispondere: "Fino in fondo". Per questo, pur avendo sul loro fazzoletto di terra un milione di musulmani (un islamico su sei abitanti, per come si è letto), nessuno ha sentito parlare di particolari problemi. Purché non siano violate le leggi essenziali, in Olanda si può adorare Shiva o Zarathustra, Allah o Satana. La tolleranza olandese, forse memore dell'intolleranza spagnola, è profondamente radicata.  Inoltre, un paese vissuto per quasi sessant'anni in pace, e cosciente del proprio - certo non grandissimo - peso internazionale, si è reputato dispensato dal prendere parte attiva nelle crisi internazionali...
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Giannipardo@libero.it, 9 novembre 2004


Lettera a Suha Arafat
Gentile Suha,
Questa mattina tutto il mondo ha sentito la sua voce leggermente isterica gridare alla Tv Al Jazeera che dei malfattori come Abu Mazen e Abu Ala vogliono seppellire vivo Abu Amar (Arafat) il quale, secondo lei, sta benone e presto tornera' al lavoro. Abbiamo anche sentito, non senza sorpresa date le sue origini cristiane,  il suo grido di fede e di battaglia : "Allah hu akhbar".
Le scrivo, gentile Suha, per dirle che lei , come sempre, ci fa molto divertire. Ci era riuscita anni fa, durante la visita di Clinton, quando accuso' Israele di avvelenare l'acqua e l'aria dei palestinesi provocando un moto di fastidio persino in Hillary che la stava ascoltando stravolta.
E' riuscita a divertirci praticamente sempre, signora Arafat, con la sua spocchia e le sue gaffes, tranne quando approvava e esaltava le azioni dei kamikaze  contro Israele, paese da lei ferocemente odiato.
Che lei non sia una persona di buon carattere lo avevamo capito da anni, grazie alle sue poco diplomatiche esternazioni.
Sua madre Raimonda Tawill, gran donna di classe, intelligente, elegante ...cosi' diversa da lei... durante un'intervista, rilasciata quasi totalmente in lingua ebraica,  alla TV israeliana, disse di non avere piu' nessun rapporto con lei e si lamento' di non poter vedere neppure  la nipotina  a causa di un suo veto, gentile Suha.
Ci si comporta cosi' con una nonna?

Raimonda , colle lacrime agli occhi, diceva di aver visto la nipotina due volte prima che lei, Suha, le sbattesse la porta in faccia  rifiutandosi in seguito di incontrarla e persino di sentirla al telefono. Non solo ma arrivo' a proibire a sua madre di avere contatti di lavoro con Arafat. Gelosia? Beh non credo visto che suo marito non era  un adone e notoriamente attratto  da giovani  luogotenenti baffuti.
Lasciamo perdere il passato e i suoi deprimenti rapporti familiari e veniamo all'oggi.
Senta Suha, ma le sembra un modo signorile di comportarsi ? Mettersi a urlare in TV che una gang di malfattori vuole seppellire vivo suo marito?
Non le e' passato per la mente che sia Abu Mazen che Abu Alla' devono sapere che fine ha fatto il raiss?
Non le sovviene forse che tutto il malloppo sul quale lei cerca di mettere le sua curatissime mani appartiene ai palestinesi?
Non pensa che i palestinesi dovrebbero sapere se Arafat e' vivo o morto, se sta attaccato alle macchine o se gioca a scopone scientifico con i dottori francesi che, pare, non siano in grado di fare di piu' e di meglio?
Lei e' scappata a Parigi non appena il suo consorte ha fatto scoppiare la guerra, si e' insediata in un lussuoso Hotel, si e' fatta mantenere con un appannaggio di 160.000 $ mensili, al quale dovremmo aggiungere altre cifre sbalorditive di cui si mormora... un imprecisato numero di Mercedes e di governanti per la rampolla.
Tutto questo ben di Dio  mentre altri rampolli, quelli palestinesi dei territori, giocano tra la melma delle fogne a cielo aperto o, grandicelli, vanno a farsi saltare in qualche autobus o ristorante di Israele provocando in lei gioia e soddisfazione!
Suo marito, in 40 anni di potere assoluto, ha messo da parte una bella sommetta, pare sia uno degli uomini piu' ricchi del mondo, benissimo, non e' certamente l'unico, ma  il particolare che da fastidio e' che la sua ricchezza si basa sui soldi rubati ai palestinesi e adesso che sta donando,  o probabilmente ha gia' donato, l'anima a Allah lei mettera' le mani su un patrimonio non suo.
Capito Suha? Tutti quei soldi non sono suoi come non erano di suo marito.
Lo so di essere un'inguaribile visionaria ma a questo punto, gentile Suha, mi sento di lanciarle una specie di supplica che le consentirebbe di rimediare in minima parte al male fatto da Yasser Arafat: restituisca i soldi ai palestinesi.
Sono stati rovinati, vessati, torturati, assassinati da una dittatura infame, dia loro almeno i soldi dei quali li avete derubati.
Con che coraggio lei potrebbe goderne sapendo che, dopo 40 anni di ferocia, suo marito lascia un'intera popolazione  in miseria e i territori sgangherati all'inverosimile.
Restituisca i soldi ai legittimi proprietari, Suha, si dia una calmata e sparisca nell'ombra della storia.
Quello e' il suo posto.
 

Deborah Fait - informazionecorretta

PUGNETTE VELTRONIANE
Se ti chiedi come si fa ad ottenere  un (quasi) Nobel per la pace,  e non ti chiami Araft, la risposta è semplice: basta l'espulsione (per errore) dagli Usa...  e il gioco è fatto.
Attenzione! Questa non è una bufala. Veltroni dirige,  Repubblica  c'informa:
Nobel per la pace, a Yusuf Islam alias Cat Stevens
Respinto dagli Stati Uniti come persona non gradita, Yusuf Islam, una delle star di maggior prestigio della musica pop degli anni settanta con il nome di Cat Stevens, ricevera' dal Comitato Organizzatore dei Summit Mondiali dei Nobel per la Pace il premio "Man For Peace Award 2004".
Il riconoscimento verra' consegnato mercoledi' 10 novembre a Roma durante la cerimonia di apertura in Campidoglio del V Summit mondiale dei Premi Nobel della Pace organizzato dalla Fondazione Gorbachev e dal Comune di Roma in presenza dei Premi Nobel e del Sindaco della Capitale Walter Veltroni.


MOLLICHINE
Ciampi il 4 novembre: “Sentiamo il dovere della memoria”.  A partire da una certa età,  anche il problema.

Stretta del governo sulle auto blu.  Forse le obbligheranno a cambiare colore.

“C’è molto da imparare dalle elezioni Usa”,  ha detto Berlusconi.  In particolare come far eleggere un uomo odiato da tanti.

L’esecuzione degli sfratti slitta al 31 marzo 2005.  Pare sia il diciottomilionisettecentotrentacinquemilaottocentottantaduesimo slittamento.

Annan: “L’attacco a Fallujah è un errore”.  No.  Annan all’Onu è un errore.

Giannipardo@libero.i
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FEED-BACK
C'è una cosa che merita commento, nella rielezione di George W.Bush, ed è l’indignazione, da parecchi manifestata anche in Italia, per la “stupidità” degli americani che hanno votato per lui. Il problema è saporito perché, in primo luogo, nessuno ha mai detto che si debbano eleggere alle alte cariche persone intelligenti; poi perché esso è interessante dal punto di vista psicologico e consente di parlare dell’auto-influenza (feed-back) nel campo dell’evidenza.

Il campo politico riguarda gli interessi fondamentali dell’uomo ed è dunque molto influenzato dall’affettività. È ovvio che si senta un vivo rancore per chi mette a rischio la prosperità del paese ed è ovvio che si odi il dittatore che ci opprime. Ma a questi più o meno legittimi sentimenti se ne accoppiano però altri, meno razionali e a volte inevitabili: se qualcuno è indotto dalle sue idee politiche a disprezzare Kerry ecco dirà che non si può eleggere uno con quella faccia (da canoa, hanno detto negli Stati Uniti) e magari lo irriderà dicendo che, in Italia, gli assegnerebbero al massimo le parti che prima assegnavano a Totò. Ovviamente, questa critica è perfettamente stupida. Kerry avrebbe potuto essere, se eletto, il miglior Presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. E se non aveva nessuna possibilità di esserlo, non era certo perché aveva quella faccia.

L’uomo non è pura razionalità. Se, per qualche motivo, è contro qualcuno, la sua stessa apparizione (viviamo nell’epoca dell’immagine) lo conforta nelle sue idee. Appare Bush e colui che l’odia non può non notare le sue strane narici, gli occhietti vicini, il modo stereotipato di agitare la manina per salutare. Gli legge negli occhi idee peggio che sbagliate: sciocche, manichee, primitive. Ogni suo gesto, ogni sua parola lo confermano  nella convinzione che un simile uomo non potrebbe che rappresentare una disgrazia, per gli Stati Uniti. I suoi difetti sono tanto evidenti, perfino fisicamente evidenti, che non vederli è come non vedere la luce del sole a mezzogiorno. Ovviamente la cosa si aggrava ulteriormente se chi gli sta accanto la pensa come lui.

Raggiunto questo stadio, l’uomo emotivo fa dei bagni di disprezzo e di evidenza. Se il modo di salutare è sciocco e tale da ispirare disprezzo, trattandosi d'una cosa che si vede, chiunque non disprezzo il modo di salutare di Bush (e dunque Bush stesso) nega l’evidenza. Ma si tratta di feed-back. È l’antipatia per Bush o per Kerry che fa dare tanta importanza ad un eventuale difetto visibile. Non solo è stupido, ogni volta che appare un Kerry, borbottare digrignando i denti: “Non si può eleggere uno con una faccia così!” ma soprattutto è stupido, se lo si è ripetuto ogni volta che lo si è visto, magari per settimane e mesi, credere che la cosa sia divenuta per questo più evidente per tutti. Non esistono più di prima ragioni di meravigliarsi che gli americani possano eleggere “uno con una faccia così”. L’antipatia del singolo, a partire da un certo momento, si è nutrita di se stessa e i suoi motivi non sono aumentati solo perché cento volte ripetuti. La realtà non ha aggiunto nuovi elementi di giudizio: è solo l’interessato che, traendo da se stesso motivi di odio, li proietta sulla realtà dove poi crede di leggerli. Il feed-back consiste nel credere di leggere nella realtà ciò che l’individuo pensa. E forse inventa.

Per questo coloro che si sono indignati per l’elezione di Bush dovrebbero semplicemente capire che quel candidato che a loro pareva cretino, fanatico, nocivo, esiziale, ad altri appariva tutto l’opposto. Oppure poteva apparire cretino, fanatico ecc. Kerry. La loro evidenza non era l’evidenza di tutti e, dunque, semplicemente non era un’evidenza. Innegabile è la faccia sghemba di Kerry ma la sua capacità o incapacità di governo non è un’evidenza.


Forse evidente è solo la stupidità di chi s’indigna per l’elezione di Bush o di chi si sarebbe indignato per l’elezione di Kerry.

Giannipardo@libero.it, 7 novembre 2004


FLOW CHART
New York. Sconvolto per la rielezione di George Bush, si suicida a Ground Zero. E' il gesto estremo un ragazzo di 25 anni della Georgia, il cui corpo e' stato trovato ieri mattina nella zona off-limits dell'area dell'attacco dell'11 settembre. (dalle agenzie)

COSTA D'AVORIO: AGGIORNAMENTI 8 NOVEMBRE
- I francesi hanno cercato di catturare e/o "dimissionare" Gbagbo.
- Alassane Ouattara, capo delle milizie ribelli, chiede le dimissioni di Gbagbo.
- Incendiata la sede di Le patriote (giornale dell'opposizione);
- La Francia conferma che dei civili possono essere stati uccisi
- Fonti governative e militari ivoriane affermano che i morti francesi non esistono (o sono dovuti a un incidente non voluto). Si tratterebbe di un falso casus belli.

Per aggiornamenti  sulla situazione in Costa d'Avorio, clicca leguerrecivili

Countymap  (clicca sull'immagine)


Bon ton francese: pacifismi
Abidjan, 6 novembre 2004: Otto soldati francesi sono stati uccisi e 28 feriti, in Costa d'Avorio, nell'attacco a postazioni francesi a Bouake, sferrato dai soldati governativi che combattono contro i ribelli ivoriani, Forze Nuove, che controllano il nord della Costa d'Avorio. Lo ha reso noto una fonte dell'Onu.
Forze francesi distruggono due cacciabombardieri
I soldati francesi hanno distrutto due cacciabombardieri dell'aeronautica ivoriana che si trovavano sulla pista del campo d'aviazione di Yamoussoukro, nella Costa d'Avorio centrale. I due caccia bombardieri delle forze armate ivoriane sono stati distrutti dai soldati francesi dopo che i due velivoli avevano puntato e colpito una postazione francese, nella città di Bouake.Oggi la Francia ha dispiegato tre caccia Mirage F1 a Libreville, in segno di precauzione per quanto sta avvenendo nel paese.
Bombardamenti dell'aviazione contro i ribelli: 11 morti e 100 feriti
E' di undici morti e un centinaio di feriti il bilancio dei bombardamenti che l'aviazione della Costa d'Avorio ha compiuto contro le città nel nord del paese controllate da Forze nuove. L'affermano fonti di questo movimento.

Bon ton francese: Chirac si precipita dal capo terrorista, ma rifiuta di incontrare Allawi  
Chirac si precipita al capezzale di Arafat ed evita di nuovo il premier iracheno Allawi. E'  polemica. «Pochi in occidente piangeranno Yasser Arafat che sta morendo, il presidente francese Jacques Chirac sarà uno di loro», ha scritto ieri il tabloid britannico “The Sun” tornando ad attaccare il capo di Stato francese “reo” di essersi recato «al capezzale del capo terrorista» palestinese, da una settimana ricoverato nell’ospedale militare parigino di Percy e ormai considerato clinicamente morto.
Chirac «ha mostrato di non avere vergogna nell’andare al capezzale del capo terrorista Yasser Arafat», si legge nell’editoriale del giornale del magnate australiano Rupert Mardoch, che sottolinea come invece «non si decida ad incontrare (il primo ministro ad interim iracheno) Iyad Allawi, il volto della democrazia in Iraq».
«La sua sola preoccupazione è quella di strisciare verso i suoi amici arabi e di proteggere gli interessi francesi per il petrolio - conclude infine durissimo l’editoriale -. Con presunti amici come lui nell’Unione Europea, chi ha bisogno di nemici?».
E il presidente della Repubblica francese, in effetti, ha lasciato ieri il vertice europeo di Bruxelles prima dell’inizio del pranzo in cui i capi di stato e di governo dell’Ue hanno incontrato il primo ministro iracheno Allawi. Lo stesso Jacques Chirac ha spiegato che la sua partenza anticipata era dovuta alla necessità di recarsi ad Abu Dhabi per rendere omaggio al defunto presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Zayed Bin Sultan Al Nahyan
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Yoko Ano
Dai giornali:  a 71 anni Yoko Ono è il leader nella classifica della musica dance con una canzone pro gay. L'ha stabilito Billboard, l'autorità mondiale nel campo degli ascolti musicali. La vedova Lennon sa ancora essere provocatoria ma diventa anche popolare. Questa volta in fondo è bastato sostituire «man» al posto di «woman» e cambiare un pronome nel testo di una celebre canzone dell'eterno Lennon. Il titolo è diventato «Every man has a man who loves him» e la canzone un inno all'amore omosessuale, un canto per la causa dei matrimoni tra gay.

 Bush presenta l'agenda dei prossimi quattro anni
In una conferenza stampa di 40 minuti, il presidente George W. Bush ha parlato dei suoi piani per i prossimi quattro anni. Al primo posto dell'agenda di Bush c'è la riforma della previdenza sociale e la riscrittura delle leggi fiscali. "Mettiamola così", ha detto Bush, "durante questa campagna ho messo da parte un capitale politico, e ora ho intenzione di spendermelo". Articolo del  New York Times.

Tutti i falsi di Fahrenheit 9/11 (da  LISISTRATA )
Se tutto quello che sapete e' ciò che il flusso principale dei mezzi di comunicazione vi dice, allora state vivendo in un mondo di illusioni.
Tuttavia voi non potete liberare la vostra mente semplicemente rimpiazzando un insieme di illusioni manipolate con un altro insieme di illusioni manipolate.
Il film Fahrenheit 9/11 e' una contorta, disonesta, paranoica, e odiosa fantasia.
Occorre apprendere i fatti, per formarsi una propria opinione.
Ci sono quantità di buone ragioni perché la gente abbia scelto di rivotare  George Bush.  Una cosa che tutte le buone ragioni hanno in comune è che esse sono basate sui fatti. In democrazia noi dovremmo cercare di convincere i nostri concittadini con i fatti e con ragionamenti logici.
La lista,  che potrete leggere cliccando qui,  e' un riassunto di un report molto più lungo, che e' disponibile in questo sito , il report inoltre discute molte altre conseguenze riguardo al film.

MORTE CEREBRALE
Ancora una volta i francesi si accorgono con clamoroso ritardo di ciò che gli amerikani avevano già dimostrato da anni.
(ale tap., 5.11.04)


POSTA A POSTA
Gentile Vespa,
 Ho assistito ieri sera alla sua trasmissione sulla quasi morte di Arafat e ne sono rimasta sconvolta.
Durante tutta la trasmissione abbiamo assitito alla beatificazione di un ceffo che ha distrutto il medio oriente , che ha portato morte e sofferenza  ai palestinesi derubandoli e ammazzandoli, agli israeliani assassinandoli col terrorismo , agli ebrei mandando i suoi scagnozzi ad ucciderli in Europa e agli italiani che hanno dovuto subire il terrorismo palestinese negli anni 70/80.
Non una parola sulle sue malefatte, non un pensiero per le sue vittime. Spero che i genitori del piccolo Sefano Tache' , assassinato dai feddayin di Arafat, non abbiano visto la sua trasmissione, lo spero perche' gli avete ucciso il figlio per la seconda volta santificando il suo assassino.
Per tutta la durata della trasmissione Israele e' stato sotto processo e e l'unico che ha potuto parlare quanto ha voluto e' stato Nemer Hammad che ha ferito le nostre orecchie col suo indecente italiano  e i nostri sentimenti colle sue vergognose accuse a Israele.
Avete portato a termine un lavaggio del cervello collettivo e credo che, senza arrivare a offendere un uomo che sta morendo ( cosa contraria alla morale ebraico-cattolica) , avreste potuto preparare una trasmissione piu' equilibrata anziche' celebrare la morte e santificare la vita di un terrorista.
Saluti
 Deborah Fait

Tv israeliana: morto Yasser Arafat - Medici francesi: è ancora vivo
Era ricoverato da circa una settimana in un ospedale militare di Parigi. Il responsabile medico e Abu Ala smentiscono il decesso. Bush: «Dio benedica la sua anima». Esercito israeliano e Mossad in preallarme. Riunioni di emergenza per Al Fatah e Anp

COMBATTENTE? VIGLIACCO!
Da quando Arafat e' stato portato a Parigi in gravi condizioni di salute, sui media italiani di sinistra e' incominciato alla grande  l'elogio del terrorista. Nelle elegie viene spesso definito con affettuoso rispetto   "Vecchio combattente" ed e' una delle espressioni piu' ridicole con cui potrebbero descriverlo.
Quando mai Arafat ha combattuto? Un dittatore manda a morire i suoi scagnozzi e Arafat ha costruito la sua brillante  carriera appunto su questo tipo di "combattimento" : ordinare il terrorismo restando al sicuro e andando in giro per il mondo mascherato da soldato con pistola alla cintura per risvegliare nella gente il mito romantico  del combattente per la liberta' e per il suo popolo. Liberta' per lui significa  regalare la morte e il "suo" popolo gli e' stato  utile solo per poter diventare uno degli uomini piu' ricchi del mondo rubando a man bassa  i soldi che dovevano essere usati per  costruire case, scuole e ospedali.
Quella pistola alla cintola gli e' sempre solo servita per minacciare chi tra i suoi sottoposti osava accennare alla ribellione come e' accaduto in tempi recenti a Jibril Rajoub , capo della polizia palestinese, che si e' trovato all'improvviso , durante una discussione, il pistolon del suo raiss infilato in bocca. Dicono che Rajoub, salvato per miracolo dai presenti, uscendo tremante dalla stanza, avesse il volto di un bel colore grigio cangiante al blu.
Combattente a chi? Vediamo un po' come questo terrorista ha combattuto.
Dopo aver convinto Hussein di Giordania della necessita' di  uno stato palestinese dentro lo stato giordano ecco che arriva puntuale la pugnalata nella schiena del re. Il tradimento e' il leitmotiv nella carriera del boss palestinese che tenta di far crollare il trono hashemita  e di  prendere il potere. Il re non ha scelta, incomincia la caccia alle bande di Arafat  che scappa a gambe levate proclamando di voler essere un martire mentre da lontano assiste al massacro dei suoi da parte dei soldati del re, si parla di qualcosa come 20/30 mila morti.
Il "combattente" dunque si salva con la fuga.

Dalla Giordania ecco la volta del Libano dove i feddayin  uccidono, stuprano, fanno stragi di cristiani, decine di migliaia di morti, distruggono quel paese imponendo tasse e balzelli e radendo al suolo interi villaggi. Anche qui tradimento plateale dopo che i libanesi lo avevano accolto quasi con gioia.
E anche in Libano il terrorista"combattente" se la cava con una coraggiosa fuga sotto la protezione delle Marine Militari inglesi e francesi.
Anche questa volta scappando come un coniglio proclama di cercare il  martirio mentre i suoi feddayin vengono uccisi dai libanesi resi rabbiosi da 12 anni di vessazioni e assassinii.

Se all'epoca qualcuno avesse permesso a Israele di fermarlo o ai libanesi di linciarlo,  accontentando il suo desiderio di essere martire, ci saremmo risparmiati almeno 20 anni di morti e lacrime e i palestinesi potrebbero essere oggi uno stato nazionale in pace.
Dalla Tunisia dove va a rifugiarsi, il "combattente" Arafat dirige  il terrorismo in Israele ma soprattutto  in Europa facendo molto arrabbiare  il governo di Tunisi al quale aveva promesso che non avrebbe ordinato azioni terroriste fintanto che era ospite di quel paese.
Arafat, bugiardo traditore come sempre,  ordina da Tunisi decine di attentati in tutta Europa, centinaia di morti  ebrei e non ebrei, non fa differenza, lui fa colpire nel mucchio.
E'  lui a inventare l'attacco agli aerei negli aeroporti e lo scoppio degli aerei in volo.
Per questo l'Europa gli conferira'  il premio Nobel per la pace! 
Nel 1990 altra perla della malefica  carriera di questo personaggio e' la sua alleanza con Saddam Hussein quando l'iracheno invade il Kuwait.
Arafat in persona  mette  in pericolo l'esistenza di quel piccolo paese e il risultato sara' l'spulsione di 400.000 palestinesi definiti, per colpa sua, traditori.
Alla fine, quando, grazie a Israele,  si stava delineando la possibilita' di dare una nazione ai palestinesi, ecco che il raiss mette la ciliegina sulla sua torta avvelenata e anziche' trattare la pace  fa scoppiare la guerra proclamandosi ancora una volta martire che, tradotto,  significa  far morire gli altri  puntando sui bambini che commuovono di piu' e gridando  di volere "almeno un milione di martiri" per arrivare a Gerusalemme, Haifa e Yaffo.
Sharon e'  l'unico in grado di fermare questo criminale mettendolo agli arresti domiciliari a Ramallah.
Dopo tre anni di prigionia durante i quali molti ministri europei, mai abbastanza appagati nel loro odio per Israele,  andranno servilmente  a rendergli omaggio , la sua malattia gli da finalmente la possibilita' di eludere la prigionia e di filarsela in Francia.
Stranamente nessun paese arabo si e' offerto di ospitarlo per curarlo, soltanto chi non capisce la sua mostruosita' puo' avergli offerto ospitalita' e cure  e i francesi, tutti  contenti, useranno le loro tasse per far sopravvivere un mostro.
Combattente dunque? Sarebbe ora che i media italiani incominciassero a usare i termini esatti: traditore, assassino, eterno fuggitivo per salvarsi la pelle , terrorista vigliacco.
E' di oggi la notizia dell'aggravarsi della sua salute e, per il bene dei palestinesi, degli israeliani e del mondo intero l'unica speranza e' che non torni mai piu'.
Arafat ha perso.
 
Deborah Fait - informazionecorretta.

OGM Sì, Aleman...No
Leggete e sottoscrivete l'appello dell'Istituto Bruno Leoni e dell'Osservatorio sulla Bioetica della Fondazione Einaudi.

CHI HA MANDATO GIULIO BORRELLI NEGLI USA?
Ma l'avete visto, ieri sera, "Porta a Porta"? A parte l'irresistibile coppia  Pecoraro Scanio (l'irrecuperabile) &  Fassino (l'equilibrista),  è accaduto che quel "rimbambito"  di La Russa ("rimbambito" come uno che va a discutere di elezioni americane in TV senza saperne nulla, nemmeno quanti voti ha preso Bush in più di Kerry!),  mentre Giulio Borelli - corrispondente RAI da New York - raccontava, con la solita faccia da morto,  le  solite banalità elettorali, il "rimbambito", in un attimo di lucidità,  gli ha rinfacciato ("non si vergogna?")  la partigianeria  delle  sue sinistre  corrispondenze americane.  Il poveretto, forse consapevole delle fregnacce propinate per l'intera nottata con appendice mattutina,  ha avuto un attimo di sbandamento. In suo soccorso,  Vespa, Bruno Vespa,  s'è impennato  riuscendo a far credere che il fregnacciaro fosse n'altro,  magari un corrispondente del TG3...
Quel "rimbambito" di La Russa, che, da perfetto "rimbambito",  agiva per interposto ministro ("io non ho visto la trasmissione, dormivo, me l'ha riferito un ministro"),  sul momento ha abbozzato, arrivando  persino a chiedere  "scusa".
In realtà non di scambio di persona si trattava.   Per tutta mattina  nei programmi d'informazione della RAI (mentre, davanti al televisore,  i gesti della più volgare scaramanzia  si sprecavano) Giulio Borrelli aveva caparbiamente tentato  di spegnere gli entusiasmi dei filo Bush impuntandosi sulla conta ufficiale dei voti.
Solo una domanda: chi ha mandato Giulio Borrelli negli USA?  (cp, 04.11.2004)

IL PROGRAMMA IMPOSSIBILE
Le elezioni, oltre che a scegliere dei governanti, servono a tastare il polso del paese. Con esse in America, per esempio, non si sa soltanto chi sarà il prossimo Presidente, ma anche che cosa pensa e vuole l’America di oggi.

Molti, col senno di poi, e profittando dell’impossibilità d'una verifica, diranno che Kerry avrebbe vinto se avesse fatto questo o quello. Bertinotti, per esempio, l’avrebbe voluto più risolutamente di sinistra. Un’altra ipotesa però - in fondo più benevola nei confronti del candidato democratico - è che egli non avrebbe mai potuto vincere per mancanza d'un programma, anzi per l’impossibilità d'un programma. Se la guerra in Afghanistan o in Iraq fosse da decidere, i due candidati si sarebbero potuti schierare uno a favore e uno contro. Se le tasse fossero ancora da tagliare, idem. Ma nella realtà americana non c’è nessun grande dilemma. Che la guerra in Iraq sia stata un colpo di genio o la peggiore sciocchezza dopo la guerra del Vietnam, una cosa è sicura: oggi l’America è impegnata in quella regione e sarebbe sia contro i suoi interessi sia contro il suo onore ritirarsi precipitosamente. Kerry non potrebbe giocare allo Zapatero. Il terrorismo, altra importante issue, impone misure di sicurezza all’interno e interventi nel resto del mondo. E via di questo passo.

Ecco perché il tema elettorale di Kerry in fondo è stato: votate per me, farò le stesse cose di Bush, ma meglio. È un serio programma, questo? Molta gente si sarà chiesta: e chi ce lo assicura? Certo, gli adepti del principio anybody but Bush (chiunque ma non lui), a questo punto applaudivano: ma era un fatto viscerale, non politico.

In concreto Kerry ha proposto un minore unilateralismo. Ha detto: “coinvolgeremo di più gli alleati, l’Onu, gli europei”. Ma le grandi masse americane hanno subito risposto, in cuor loro: Primo, se si aspettasse questo consenso, gli Stati Uniti sarebbero paralizzati. Secondo, non è che Bush non abbia tentato di ottenerlo, è che gli hanno detto no!.

In politica interna come in politica estera, si è dibattuto di sfumature. Per questo, l’America profonda, quella del Middle West, delle grandi pianure e della grande provincia, non ha visto perché avrebbe dovuto rischiare il certo per l’incerto. Bush ha i suoi limiti, non è un grande oratore, sembra di orizzonti limitati, per certi versi sembra perfino ingenuo e rozzo, ma si sa chi è e che cosa intende fare: difendere l’America contro tutto e tutti, che al resto del mondo piaccia o no. E questo, alle orecchie d'una nazione che si è vista attaccare con odio fanatico ed indiscriminato, è un messaggio sufficiente e vincente. Il messaggio di Kerry era invece sostanzialmente inconsistente, e non poteva essere diverso. Che sia arrivato a far dubitare del risultato, in questi condizioni, è già moltissimo.

Giannipardo@libero.it, 4 novembre 2004.


“Oh! Ahio….”
         




Usa. Referendum. No ai matrimoni gay, si' alla ricerca sulle staminali
Undici Stati Usa hanno detto no al matrimonio tra omosessuali, la California ha approvato la ricerca sulle cellule staminali, mentre l'Arizona ha approvato la legge sul controllo degli immigrati. Sono questi i risultati di tre dei 163 referendum votati ieri dagli americani di 34 Stati.
 
Arkansas, Georgia, Kentucky, Michigan, Mississippi, Montana, North Dakota, Oklahoma, Ohio, Oregon e Utah hanno approvato l'emendamento alla costituzione che statuisce che il matrimonio avviene solo fra un uomo e una donna. Tutti e undici l'hanno approvato con ampi margini. Tra questi, l'Ohio ha approvato l'emendamento più rigido, vietando qualsiasi status legale "vicino al matrimonio".
 
Gli elettori californiani hanno invece approvato la cosidetta "Proposition 71", che stabilisce la vendita di obbligazioni per 3 miliardi di dollari per finanziare la ricerca scientifica. Il tema era diventato terreno di scontro tra democratici e repubblicani, e tra le celebrità del mondo di Hollywood, dopo che il governatore dello Stato, Arnold Schwarzenegger, aveva annunciato di sostenere la ricerca sulle cellule staminali rompendo con il partito repubblicano, da sempre strenuo oppositore di questo tipo di indagine scientifica.
 
I cittadini dell'Arizona hanno accolto la "Proposition 200", la prima iniziativa referendaria di questo genere negli Stati Uniti. La proposta, volta a contrastare la clandestinità, obbliga gli immigrati a presentare i documenti di egolarizzazione ogni qualvolta si rivolgano ai servizi pubblici, come l'assistenza medica e alimentare. Allo stesso tempo, prevede che i medici e i vari dipendenti pubblici impiegati presso i servizi per gli immigranti, come mense e ricoveri, denuncino i clandestini. Nel caso in cui non lo facessero, incorrerebbero in provvedimenti punitivi.
 
Tra le altre proposte referendarie votate dagli Usa,  l'Alaska ha respinto la legalizzazione della marijuana, accolta invece dal Montana che diventa così il decimo Stato Usa a legalizzare la sostanza stupefacente per scopi terapeutici. In Oregon è stata invece respinta una misura che prevedeva di di estendere l'attuale programma di somministrazione di sostanze stupefacenti.
 
In Colorado è naufragata la proposta di modifica del sistema di assegnazione dei voti elettorali. I cittadini del Colorado erano chiamati a votare un emendamento costituzionale che prevedeva l'assegnazione al vincitore delle elezioni di 5 dei 9 voti elettorali dello Stato, mentre gli altri 4 sarebbero andati allo sconfitto. Rimane quindi invariata la procedura che vede il vincitore aggiudicarsi tutti e 9 i voti elettorali a disposizione dello stato.

Altre proposte sono state votate dai cittadini Usa: la Florida e il Nevada hanno sottoposto a referendum un aumento del salario minimo; la Florida ha approvato una misura che limita il diritto alla privacy delle donne che intendono abortire, consentendo così di poter emenare una legge che prevede di informare i genitori della donna
. (Da RAINEWS24)

Andrea's version (da Il Foglio)
Non abbiamo dimenticato la sconfitta alle suppletive. Anzi, le, sconfitte. Brucianti, e dure, sette a zero, dicasi sette e dicasi zero, una batosta di quelle che lasciano il segno. Ce lo ripetiamo ancora, infatti, e ancora, e poi ancora, guai a dimenticarsi la sberla di Gallipoli. Fosse stata solo Gallipoli, come si sa. E i due collegi in Toscana naufragati con percentuali dell’80 per cento? E Genova, con l’industrialotto che più nostro non si poteva, schierato invece dalla parte opposta? Neanche una sconfitta, un castigo di Dio. Avevi voglia a consolarti che vabbé, almeno avevano votato in pochi, però il segnale restava netto. E arrivavano come ciliege, quei benedetti segnali, il collegio di Napoli-Ischia, il collegio di Fidenza-Parma, fino al più doloroso, al più rovinoso di tutti, il mitico collegio di Milano 3. Perduto. Ecco perché, consapevoli che non ci deve consolare, che si tratta di cosa politicamente minore, lontana, e non paragonabile alle suppletive, ci tira un po’ su il trionfo di Bush. Abbiamo visto le stelle e ci hanno fatto il culo a strisce. Sette a uno è sempre niente, Fassino caro, però è una specie di gol della bandiera. (03/11/2004)

SUBMISSION
Il regista olandese Theo van Gogh, discendente del celeberrimo pittore Vincent, è stato assassinato ieri ad Amsterdam nei pressi di East Park da un uomo di nazionalità marocchina, mentre passeggiava in bicicletta.
Recentemente van Gogh aveva realizzato un discusso cortometraggio intitolato "Submission", che mostrava quattro donne velate ma con il petto ed altre parti del corpo scoperte e recanti scritte dei testi del Corano che descrivono le punizioni fisiche consentite per le donne disobbedienti.
Autrice della sceneggiatura di "Submission" è Ayaan Hirsi Ali, una rifugiata somala 46enne, musulmana ma fortemente critica sul ruolo della donna nel mondo islamico.
La  Hirsi Ali vive sotto protezione dopo aver ricevuto numerose minacce di morte; lo stesso van Gogh aveva ricevuto minacce di morte da parte degli integralisti musulmani dopo l’uscita di "Submission". In questi giorni aveva appena finito di girare un film sulla storia di Pim Fortuyn, leader della destra populista, assassinato da un fanatico ecologista in circostanze analoghe nel 2002.
La vicenda mi sembra davvero peculiare e ricca di sfumature che andrebbero approfondite. Peccato che i giornali italiani ne parlino poco o nulla, e soprattutto senza approfondire: chissà perché.
(ale tap, 3.10.04)


Radicali a Congresso
<<Non bisogna esagerare - scriveva Giuseppe Verdi - nella smania di voler cosa perfetta, perché si corre il pericolo di compiere ben poco o di non compiere nulla>> Ecco, l'altra volta - con un poco di presunzione - avevamo  un "inviato";  quest'anno, tanto per essere perfetti,  nulla.
Dunque,  quest'anno,  potevamo sentire spuntare teneramente l'insalata.
Poca roba, comunque. Qualche eroismo dialettico; due o tre (forse quattro) mozioni senza emozioni;   poco meno trecento partecipanti; innumerevoli le chiamate alla ribalta con alla fine una quasi metà candidati ad un qualcosa.
Benedetto Della Vedova -come al solito- c'aveva apparecchiato l'anima perché questo spettacolo, ripetitivo e  tremendo di suo,  riuscisse altrettanto grandioso.
L'oscurantismo, si sa, procede a lumi spenti, s'inoltra a passi di lupo perfido, sornione, prepotente, guastafeste, cialtrone; il progresso invece è, anche con le brache,  femmina,  e tira acqua ad un  mulino dove, magia,  mai ci s'infarina.
Comunque è finita,   Marco Pannella -   ansietà per i giovin virgulti in lenta e tormentata crescita -    un colpo di bacchetta e già se n'era andato.  Al loro posto le cose abituali: splendido l'isolamento, dal Manzanarre al Reno,  s'illumina d'immenso;   polverose, inutili che siano nulla ha da essere spostato;  tutto deve restare in compagnia di chi resta.
Auguri, coglioni.

(cp, 2 -11 - 2004)

E allora Berlusconi taglierà le tasse?
Senza riforma del fisco, l'Italia non ha futuro. Articolo di Adriano Teso*
" Leggendo i molti commenti di questi giorni contro il taglio delle tasse ai redditi alti, mi viene da chiedermi in quale Paese viviamo veramente.
 Il Presidente di Confindustria sussurra, gli economisti tacciono.
Vorrei ricordare i quattro punti fondamentali di una  azione di governo che voglia tentare di salvare il Titanic-Europa dall’iceberg ormai sempre più vicino:
1) almeno 40 ore di lavoro settimanali;
2) liberalizzazione del mercato del lavoro;
3) riforma della previdenza verso un sistema a capitalizzazione (mantenendo un impianto mutualistico a garanzia esclusiva delle fasce di reddito più basse);
4) diminuzione delle imposte.
 All’Italia serve inoltre una maggiore apertura alla concorrenza in tutti i settori, anche tramite l’eliminazione degli “ordini” di stampo medievale; e, sul versante della politica energetica, è prioritario il ritorno al nucleare, traendo beneficio dagli impianti di ultima generazione.
Ma parliamo di tasse... " (per proseguire nella lettura clicca qui)
 
(*Adriano Teso fa parte del Board of Trustees dell
'Istituto Bruno Leoni )

CENSURATI D'ITALIA
<<Tutti questi  comici censurati mi fanno una tenerezza, poverini... Mi sa che ogni tanto perdono di vista l'obiettivo di far ridere. E' un po' come i calciatori quando entrano in area di rigore e cercano la gamba dell'avversario, quello è fallo>>
, Dal microfono di 'Viva Radio2', Fiorello ha ironizzato sulle polemiche legate alla mancata partecipazione di Paolo Hendel (ma anche di Monica Guerritore) allo show di Panariello su RAI 1 <<Un comico che non va in una trasmissione - ha detto ancora Fiorello - per tre giorni si trova articoli sui giornali: buttalo via... Quando facevo 'Stasera pago io', mi chiedevano i contenuti degli sketch e io dicevo cazzate, poi in trasmissione facevo quello che volevo. Ai comici suggerirei di prendersi le proprie responsabilità e di dire tutto quello che passa loro per la testa in direta>>. Quanto alla Guerritore, <<voleva fare in apertura di puntata un monologo neanche suo, ma di Franca Rame: otto minuti all'inizio di puntata... se lo fa Franca Rame è un conto...  se lo fa la Guerritore... >>

Massima del giorno
Il denaro, come l'acqua, va in basso: dove lo si raccoglie più facilmente.
G.P.

BUSH E KERRY, 1° novembre 2004
Le elezioni americane propongono la scelta fra Bush e Kerry. Se si trattasse di due giocatori di calcio, sarebbe ovvio che ciò che può fare l'uno, con la sua tecnica, le sue possibilità fisiche, la sua intelligenza, non può fare l'altro. Ma i presidenti degli Stati Uniti non sono giocatori di calcio: si trovano al sommo d'una grande squadra di collaboratori che a loro volta tengono conto di una immensa quantità di dati. La decisione del Presidente è solo l'annuncio della conclusione raggiunta, magari semplicemente a maggioranza, dallo staff presidenziale. Inoltre, anche se ciascuno di loro, ovviamente,  si presenta con un programma, dicendo in prima persona "farò questo, farò quello", spesso la realtà effettuale impone comportamenti diversi da quelli annunciati. La storia dice che anche i falchi hanno avuto il coraggio della pace (Nixon, Begin, Sharon) e le colombe quello della guerra (Roosevelt e soprattutto Kennedy). Dunque non è detto che un Kerry Presidente, alla prova dei fatti e seguendo i suggerimenti della situazione, non sarebbe più duro e aggressivo di Bush, che si era presentato quasi come isolazionista. I pacifisti da una parte e i terroristi dall'altra sono avvertiti.

Questa situazione è tuttavia più o meno  influenzata dalla personalità dei Presidenti che, in generale, si dividono in due categorie: quelli con una vision, cioè un forte ideale, forti principi e precise intenzioni, e quelli che divengono tali a conclusione d'una lunga carriera di ambiziosi. Non è detto che i primi siano sempre migliori dei secondi: tutto dipende dal contenuto della vision e dalla sua adeguatezza alla realtà. Wilson aveva una mentalità messianica ed irenica (quella che condusse alla "Società delle Nazioni"), una mentalità che la realtà s'incaricò di smentire e, in qualche caso, di ridicolizzare: la sua vision risultò negativa. La politica di Reagan aveva come cardini da una parte il liberismo economico e il taglio delle tasse e dall'altra un uncompromising anticomunismo: e ambedue queste linee di condotta furono coronate da un immenso successo.

A quali categorie appartengono Kerry e Bush? Mentre George W., forse influenzato da quello che lui stesso ha chiamato la sua "conversione", ha un'idea pressoché religiosa della sua missione nella lotta al terrorismo e nella protezione degli interessi dell'America, Kerry è un politico senza idee. O forse con troppe idee, nel senso che a proposito di tutto pensa ogni cosa ed anche il suo contrario. Il primo dunque influenzerà gli Stati Uniti nella direzione d'una politica muscolosa e risoluta, il secondo sarà chiaramente la bocca che annuncerà le decisioni dello staff presidenziale. Quale bisognerebbe preferire?

Tutto dipende da un apprezzamento della realtà. Se Bush ha ragione, nella sua percezione del momento attuale, l'elezione di Kerry sarebbe una disgrazia. Ma se Bush ha torto, Kerry, con la prudenza suggerita da un team numeroso e (si spera) competente, rimedierebbe agli errori recenti dell'Amministrazione e reinserirebbe gli Stati Uniti più armonicamente nel concerto mondiale. Prima di sapere per chi tifare bisognerebbe dunque sapere non tanto quale dei due candidati è più simpatico o fa meno gaffe, ma che cosa ci suggerisce di sperare la realtà.

In sintesi, si sceglie fra un Presidente e una Presidenza. Quanto a sapere che cosa sia meglio, c'è solo da ripetere, mestamente, che quello del profeta è veramente un brutto mestiere.

Gianni Pardo, 1° novembre 2004


UNA RINCORSA DI TRE ANNI
A quanto pare Osam bin Laden è vivo. Ha pronunciato il nome di Kerry e questo, salvo improbabili trucchi, dovrebbe provare che il suo video è recente. Dunque -lo si può ripetere, per sottolineare la meraviglia- Osama è vivo. Ma la cosa, non che costituire una notizia chiara e significativa, rinfocola i dubbi.

Forse qualcuno ricorderà che chi scrive -ormai anni fa- ha sostenuto che quel capo terrorista era morto. Per conseguenza, oggi, la cosa da fare sarebbe chiedere scusa per l'errore (pure proposto in forma di probabilità) e cospargersi il capo di cenere.E si potrebbe anche fare, se fossero venute meno le ragioni di allora.Ma così non è.

Osama bin Laden  doveva essere morto perché la sua fama era universale. Aveva un "diritto di tribuna" tale da farsi ascoltare dall'intero globo terracqueo, se così avesse voluto. Avrebbe potuto decretare mobilitazioni, rivendicare attentati e soprattutto preannunciarli, proprio per dimostrare l'inefficacia delle misure protettive, in Europa, in America e nel mondo. Avrebbe potuto usare la sua voce e la sua faccia per creare un punto di riferimento mondiale nella lotta agli infedeli ed anche ai capi musulmani colpevoli d'un vago laicismo. Avrebbe potuto fare mille cose e non faceva niente. Doveva essere morto. Ma morto non era.

A questo punto, coerentemente con la teoria, sarebbe stato  naturale pensare che interrompesse un silenzio durato tre anni per qualcosa di eccezionale. Poteva annunciare la fine del terrorismo o un nuovo attentato alla Casa Bianca. La propria imminente morte per malattia o il fatto che Bush gli avesse commissionato l'attentato alle Torri Gemelle (!) tutto, ma non limitarsi a ripetere le solite giaculatorie, le solite minacce, le solite insulsaggini. Tanto da non avere influito in nulla sulle proiezioni di voto americane.

Qualcuno, preoccupato di dare un senso all'assurdo, ha sottolineato che bin Laden ha invitato gli americani, per non essere colpiti, a comportarsi come gli svedesi. Questi infatti fino ad ora sono stati risparmiati. Sembra un bell'argomento ed invece è ridicolo. Al Qaeda ha attaccato l'Arabia Saudita, che certo non è il Grande Satana. Ha attaccato altri paesi musulmani, di nulla colpevoli, come la Turchia, l'Indonesia (si ricordi il massacro di Bali), il Pakistan. E viceversa non ha attaccato paesi in prima linea contro il terrorismo come la Gran Bretagna, l'Italia, la Polonia. Ha dunque cercato di dividere gli americani dai loro governanti, e gli europei dagli americani, con argomenti  che non stanno in piedi.

Essendo andata come è andata, l'unica reazione è quella che in Sicilia si esprime con le parole: "Ancora ascoltavo!" Intendendo la più totale delusione per le parole udite.

Osama bin Laden ha preso una lunghissima rincorsa per non dire niente. E allora va bene, è vivo: ma non mentalmente; ed è divenuto irrilevante.

Giannipardo@libero.it, 1 novembre 2004

ONG affari d’oro
di David Stern
Simoltiplicano in rete gli appelli delle ONG per reperire giovani che vadano a fare i manovali dei progetti che si sono fatti approvare. Il meccanismo è elementare. Ua Ong con buone entrature tira giù un progetto e se lo fa approvare. La cerdibilità del progetto non conta nulla perchè la discriminante è essere amici degli amici e il gioco è fatto. Facciamo un esempio: le due Simona che abbiamo conosciute per la nota vicenda del sequestro, sapete per quale progetto erano andate in Iraq? Dovevano insegnare ai bambini iracqueni la raccolta differenziata dei rifiuti!! Capite che il progetto non aveva ne capo ne coda? Era dello stesso tipo della consulenza come esperta di aerie da guerra…cioè chiacchiere per rubare soldi della collettività.
Tornando ai progetti Ong non possiamo escludere che tra i tanti ladrocinii ci siano progetti seri e sicuramlente ci sono tanti bravi ragazzi animati dale migliori intenzioni ma quella ostentazione della matrice non governativa fa tornare prepotentemente alla memoria quella alterità rispetto al governo costituente l’identità mafiosa.
Probabbilmente dovranno passare alcuni anni perchè vengano a galla la maggior parte delle scorrerie di queste cosche nelle cantine della finanza pubblica. Per ora osserviamo con attenzione come si muovono.
Un testo di ricerca di persaonale presente in rete.

Quali sono gli strumenti da conoscere, gli enti da monitorare periodicamente, i titoli di studio richiesti, le esperienze necessarie per poter partecipare alle iniziative di una ONG ?
Queste domande sono forse le più diffuse tra coloro che sono attratti dal mondo
della cooperazione allo sviluppo, ma che non ne hanno mai avuto un'esperienza diretta, e sono altresì i quesiti di più difficile soluzione senza interpellare direttamente gli organismi interessati. Proviamo in questa sede a diradare la nebbia della non informazione che avvolge i media a tale riguardo.
Ricerca del personale.
Le modalità di ricerca del personale maggiormente utilizzate risultano l'uso di banche dati-curricula interne; la partecipazione alle attività delle organizzazioni e le inserzioni su pubblicazioni specializzate e periodiche. Quindi si consiglia a chi interessato di inviare il proprio curriculum-vitae alla ONG con cui si è interessati a collaborare (LISTA delle ONG italiane), e la periodica consultazione di riviste e news-magazine quali: Lavoro e Carriere (Il Sole 24 ore), Lavoro (Corriere della Sera), Affari e Finanza (La Repubblica), Financial Times ed Economist. I requisiti per la collaborazione possono variare a seconda delle ONG e del tipo di progetto, ma solitamente sono ritenuti indispensabili:
a.. Conoscenza base della lingua di lavoro utilizzata nei paesi d'intervento.
b.. Titolo di studio adeguato (la laurea italiana è equiparata alla Maitrise francese, alla Master's degree britannica ed al Master americano).
c.. Precedente esperienza professionale in Italia o all'estero.
La selezione del personale terrà conto della valutazione del curriculum, dei successivi colloqui e test e dell'eventuale partecipazione ad attività organizzate dalle ONG. In seguito una volta superata la fase di selezione (i cui costi sono a carico dell'aspirante) si verrà ammessi ad una formazione mirata, differente a seconda dei singoli progetti ed alle prerogative delle singole ONG (i costi della formazione sono a carico delle ONG). Le professionalità cui è possibile accedere sono:
a.. Volontario internazionale: (contratto non inferiore a 24 mesi).
b.. Volontario senior: (rinnovo del sopracitato incarico).
c.. Cooperante internazionale: (personale tecnico, formativo ed organizzativo; contratto inferiore ai due anni).
d.. Esperto: (nominato con decreto della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri).
Le retribuzioni vanno da 1.250.000 lire a 2.000.000 mensili per i volontari a seconda del paese d'intervento, e da 4.000.000 di lire a 6.300.000 lire per i cooperanti. Per reperire i formulari è utile consultare i siti internet o rivolgersi direttamente alle singole ONG.