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CAPPERI NOVEMBRE 2005
Silvia Tortora:
non occupiamoci della giustizia assassina solo quando
ci va di mezzo gente famosa, Enzo Tortora o Adriano
Sofri.
Dall'intervista di Jacobo Iacoboni del quotidiano "La Stampa" a Silvia Tortora:
«Non mi vorrà
mica far polemizzare con Sofri?».
L’idea era l’opposto,
per la verità.
«Sofri
lo stanno ammazzando, come mio padre. Però non
dovremmo interessarci di ingiustizie clamorose solo quando
riguardano detenuti illustri, come Enzo Tortora o Adriano
Sofri. Mi raccomando, scriva “Tortora e Sofri” perché
qualche anno fa per un malinteso finii in una brutta polemica
con lui, e si figuri se volevo mettermi a polemizzare con
un uomo che sta in carcere, oltretutto malato».
Chi parla così
è Silvia Tortora, la figlia del giornalista
vittima di uno dei casi di malagiustizia più clamorosi
dell’Italia repubblicana. Silvia è una donna appassionata
e anche emotiva, fa la giornalista e la sceneggiatrice.
Su Epoca teneva una rubrica in cui ogni settimana pubblicava
le lettere dei condannati a morte del carcere di Huntsville,
Texas.
Cosa aveva detto su
Sofri?
«Anni
fa mi chiama il Corriere, mi pare fosse il ‘98. Mi pescano
in un momento di grande turbamento, dopo l’assoluzione
dei giudici che perseguitarono papà. Mi scappano
parole forti, lamento che i giornali si interessano di cattiva
giustizia solo quando ci sono di mezzo, dico, i compagni di merende;
da allora sul Foglio è iniziata una polemica dura contro di
me. Prima con una piccola posta di Sofri, poi con altri interventi.
Era stato del tutto frainteso lo spirito di quello che volevo dire».
Cosa le disse Sofri?
«Scrisse
sul Foglio: “Gentile Silvia Tortora, protestando
la sua amarezza per l’archiviazione dell’inchiesta su magistrati
e investigatori che perseguitarono suo padre, lei ha
detto (lo leggo sul Corriere): ‘Mi chiedo dov’è la reazione
di chi si indigna per ogni cosa, magari per ex compagni di merende
come Sofri’. Ora, le leggi di questo paese consentono a chiunque
ci provi gusto di chiamarmi assassino. È un’abominevole
ingiustizia, ma si può. Che cosa però ha spinto
lei a insultarmi in modo così triviale?”. Capisce? Si figuri
invece se io volevo insultare Sofri. Mio padre l’hanno ammazzato,
e adesso per poco non rischiano di uccidere in un carcere Sofri.
Io però dico anche non occupiamoci della giustizia assassina
solo quando ci va di mezzo gente famosa, Enzo Tortora o Adriano
Sofri. Lo posso dire o no?».
Magari i
casi famosi servono per affermare un principio che
vale anche per i poveracci.
«Ma
lei ha l’impressione che succede? Le ripeto, non c’è
mica solo il caso Sofri. Cosa sta capitando a Sofri? Qual
è l’ingiustizia?»
A prescindere dal giudizio sulla
sua colpevolezza, tenere dentro un uomo in condizioni di
salute critiche; oggi infatti gli viene diagnosticata
una malattia seria.
«Ci
mancherebbe che non difendo una persona malata, e
malata in carcere. Chi conosce la mia storia sa quali sono
state le mie battaglie, non per mio padre, ripeto, per tutti
i detenuti. Ma per me non esistono uomini che vanno difesi per
le buone idee, ci sono detenuti che vanno difesi comunque dall’ingranaggio
che li uccide, anche se non si chiamano Tortora o Sofri».
(...)
Libertà
di terrorismo?
«Allah è
grande! Viva l’Italia».
Così, in
aula, il marocchino Mohammed Daki e i tunisini Maher
Bouyahia e Ali Ben Sassi Toumi hanno espresso la loro
gioia per la sentenza con cui ieri la terza Corte d’Assise
d’Appello di Milano li ha assolti dal reato di associazione
eversiva finalizzata al terrorismo internazionale. Stante il giudizio
della Corte, giunto dopo sei ore di camera di consiglio, il processo
di appello si configura quindi come la “grande vittoria” del giudice
Clementina Forleo, che in primo grado aveva scagionato Daki e
i due tunisini dall’imputazione più grave, condannandoli invece
per due reati minori: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
e falsificazione di documenti.
In appello, a ben
vedere, il giudizio della Forleo non è stato
solo confermato, ma addirittura superato. Daki, infatti,
condannato in primo grado a due anni e dieci mesi per ricettazione
di documenti fasulli, è stato assolto anche da quest’accusa,
mentre per i due tunisini il reato di terrorismo internazionale,
il 270bis, è stato derubricato in associazione per delinquere
semplice finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Per loro, tuttavia, la condanna a 3 anni di reclusione emessa
in primo grado è stata confermata.
Ma chi è
Mohammad Daki?. 38 anni, marocchino, Daki
è arrivato dal Marocco in Germania con un visto per motivi
di studio. Durante il suo soggiorno a Amburgo, è
stato provato il suo contattato con i membri che hanno progettato
gli attacchi del'11 settembre alle "torri gemelle". Nella
primavera di 2002, lasciata la Germania, Daki ed è
arrivato a Milano. Il 4 aprile 2003, Daki è stato arrestato
dalla polizia italiana con l'accusa di reclutare immigrati
mussulmani da mandare a compiere azioni kamikaze in Iraq. Daki si è difeso dichiarandosi
vittima di una serie bizzarra di coincidenze.
"io, un terrorista? Non ho fatto nulla. Sono solo
venuto a contatto con qualche persona nel momento sbagliato.
Sono pulito."
«Allah è
grande! Viva l’Italietta».
SENZA PAROLE
palestinesi all'ufficio passaporti
Europa: ero quasi
in crisi di astinenza!
Dopo aver letto
il bellissimo articolo di Anna Borioni dal titolo
"La sinistra e Israele"
mi si e' aperto il cuore. "Ma guarda, ho pensato, che la sinistra
stia incominciando a capire qualcosa? che si stiano
rendendo conto del danno incommensurabile fatto alla democrazia?".
L'analisi da standing
ovation della Borioni e' stata preceduta dalle dichiarazioni
di Piero Fassino da cui emergeva una sorta di atto di dolore
per le posizioni costantemente e vergognosamente filopalestinesi
della sinistra.
Vabbe' uno legge, spera,
si illude. E' umano, no?
Uno si illude che una
parte politica italiana, quella di sinistra, dopo
aver dipinto Israele come un mostro per anni, anni e anni,
incominci a guardare con altri occhi a quello che
succede da queste parti, uno si illude che dopo simili importanti
dichiarazioni di pentimento, arrivino anche le condanne
a raffica per i nostri aggressori, nello specifico attuale
per gli hezbollah e il loro ennesimo, immotivato e inutile
attacco a Israele con bombardamenti sui civili delle citta'
e kibbuz del nord.
Uno spera che sentire
Nasrallah dichiarare che e' un suo diritto rapire
israeliani scandalizzi qualcuno della sinistra ....pentita.
"Abbiamo il diritto
di rapire israeliani", cosi' ha detto il criminale.
Qualcuno gli ha chiesto "perche'?" Diliberto, suo amico,
gli ha chiesto perche'? Qualcuno ha avuto la nausea nel
sentire queste parole? Pare di no.
Uno spera, si illude
che arrivino proteste, condanne per questi criminali.
Niente! Silenzio!
Ma allora a cosa
serve fare dei summit per dire che:
"ampi settori della
sinistra hanno potuto semplicemente ignorare il progetto
di distruzione dello Stato ebraico, continuando ad attribuire
alla volontà d‚Israele la mancata nascita dello
Stato palestinese. Ma così facendo la sinistra ha diseducato
se stessa, a favore della costruzione di uno schema ideologico
interpretativo del conflitto mediorientale che sembra rinunciare
all‚analisi della realtà, dando vita a una posizione
pregiudiziale su Israele che lo colloca sempre dalla parte del
torto. Dalla leadership palestinese non si è preteso in
modo chiaro e inequivocabile la fine di ogni atto di terrorismo
e della propaganda antisemita, mentre si è consentito che le
giuste aspirazioni del popolo palestinese a un proprio Stato e a
una vita dignitosa, continuassero a essere strumentalizzate dal
folle disegno di eliminazione della nazione ebraica perseguito dal
nazionalismo arabo e dal razzismo islamico."
A cosa serve che una persona intelligente,
giusta , capace di autocritica dichiari queste verita'
se la parte politica di cui fa parte se ne strafrega e perde
l'occasione, offerta quasi su un piatto d'argento,
di condannare l'aggressione subita da Israele da parte dei nazisti
iraniani che hanno creato in Libano uno stato nello stato
come aveva fatto 40 anni prima l'altro nazista, Yasser Arafat!
A che serve che a sinistra
vi siano persone coraggiose e intelligenti se
poi caraggio e intelligenza vanno a cozzare contro l'ignoranza
e la la stupidita' di altri e la' tutto si ferma e l'illusione
muore miseramente?
Lasciamo stare l'Italia
ormai senza speranza , l'Italia dove si dedicano strade
a un nazista palestinese e si sputa sui caduti di Nassyria.
L'italia dove un Bertinotti dice che la sinistra non e' antisemita
perche' non va contro l'ebreo ma contro l'israeliano.
Lasciamola stare questa
Italia strana e squilibrata che dall'entusiasmo ti
fa ricadere subito nell'amarezza.
Guardiamo all'Europa
invece.
Si l'Europa!
Quasi quasi andavo
in crisi di astinenza.
Era tanto che non leggevo
critiche e condanne a Israele, era un sacco di tempo
che l'Unione Europea non denunciava colpe israeliane e
io, nella mia ingenuita', pensavo "beh, adesso siamo buoni e
bravi, abbiamo dato ai palestinesi la striscia di Gaza, si parla
di evacuare anche alcuni insediamenti illegali in Cisgiordania,
cioe' le nostre Giudea e Samaria, ormai avranno capito che tra Israele
e i palestinesi e' solo Israele che cerca la pace, non ci vuole mica
un'intelligenza superiore per capirlo".
"Che
strano, pensavo ancora, non arriva nessuna critica,
tutto tace, significa che siamo stati riabilitati,
da israeliani boia siamo diventati israeliani bravi"
e quasi quasi mi mancava la condanna quotidiana, mi mancava la
scarica di adrenalina provocata dalla rabbia che provavo ogni volta
che arrivava l'insulto europeo a Israele.
Per la prima volta
in 5 anni la comunita' europea ha fatto passare
ben tre mesi senza demonizzare Israele. Un record!
E invece eccoli qua,
erano solo un po' distratti, ecco ecco, puntuale
e' arrivata la notizia che gli inglesi hanno pronto un documento
in cui si accusa Israele di non voler dare ai palestinesi
Gerusalemme capitale e di volersi annettere la Citta' .
Sono tanto distratti
da non ricordare che Gerusalemme e' gia' annessa
a Israele, lo e' stata nel momento della liberazione
dall'occupazione giordana, nel 1967, nel momento in
cui il suono dello shofar e' risuonato di nuovo al Kotel,
il Muro del Pianto, dopo duemila anni. Israele aveva
vinto e liberato la sua Capitale.
E adesso gli inglesi
si svegliano e dicono che ce la vogliamo annettere!
Ma dove erano negli ultimi 40 anni? Pensavano ancora al Mandato
britannico?
Mica mi serviva una
dose di adrenalina cosi' potente, bastava meno, signori
inglesi , caspiterina! Meno male che Gianfranco Fini e
Frattini mi hanno evitato lo chock anafilattico opponendosi
a questa pensata degli ex-padroni inglesi che non riescono
ad abituarsi all'idea di non essere piu' padroni di niente!
Speriamo che l'altra
Italia, quella giusta, quella che ama Israele
e che sfila in corteo per dire che Israele c'e' e ci sara' sempre,
abbia la forza di opporsi alla perfida Albione che non poteva
scegliere momento peggiore per rinverdire la sua antipatia
verso Israele.
Non esiste un solo
caso al mondo in cui una Nazione sovrana regali
la propria capitale o parte di essa a un altro stato vicino.
Gerusalemme e' stata per 3000 anni capitale politica, spirituale,
storica e geografica di Israele, Gerusalemme non e' mai
stata una citta' araba.
I palestinesi si facciano
la loro capitale da un altra parte rendendo cosi' felici,
superfelici, felicissimi i 200.000 arabi di Gerusalemme
est gia' terrorizzati dal pericolo di finire sotto l'ANP
e , da cittadini di una democrazia, diventare carne da
macello di una dittatura terrorista.
Signor Straw e compagni,
in Egitto i Fratelli Musulmani si sono beccati 29
seggi, al nord di Israele i nazisti Hezbollah pensano a quale
cittadino israeliano rapire, come pare sia loro diritto e
dovere, in Europa c''e' il maltempo, in Africa le guerre continuano
a massacrare le popolazioni, l'AIDS imperversa, l'influenza
aviaria bussa timidamente alle porte, le citta' europee
sono sempre minacciate di terrorismo, varie calamita' e
un' infinita' di problemi internazionali dovrebbero attirare la
vostra attenzione e voi non avete di meglio da fare che preparare
un documento di condanna perche' Israele non vuole regalare mezza
Gerusalemme ai palestinesi? Ma, visto che siete cosi' generosi
con le capitali altrui, perche' non date voi mezza Londra ai
pakistani?
L'impressione che uno
riceve da questa desolante storia e' che Tony Blair
stia frequentando pessime compagnie e abbia strani consiglieri
che forse lo hanno convinto che in questo momento delicatissimo
per le trattative israelopalestinesi sia opportuno dimostrare
agli arabi che lui e' un figo e che sta dalla loro parte.
Mi spiace per lui ma
Gerusalemme e' ebraica e israeliana e lo sara'
per 3000 anni ancora, e tutta intera.
Deborah Fait
- informazionecorretta
PICCOLA
UNIONE PICCOLA
Ci sono degli sviluppi
interessanti, certamente indicativi, nei rapporti
tra i partiti facenti parte della coalizione di centro-sinistra
che si chiama " l'Unione ".
Uno di questi è
l'abbandono da parte di sette esponenti dei DS del
loro partito, con straccio di tessera incorporato, per confluire
nel partito di Rifondazione comunista ; e, si badi bene,
non si tratta di tesserati " anonimi ", quanto di dirigenti
del partito nella regione Lazio, quali per esempio il direttore
regionale del partito. La coalizione pare spostarsi più
a sinistra ? Non esattamente, visto l'altro episodio rilevante,
cioè l'intervista rilasciata da Armando Cossutta al
Corriere della Sera. Il predidente dei comunisti italiani lamenta
il mancato raggiungimento dell'accordo con i verdi e nello stesso
tempo, più significativamente, espone i limiti dell'Unione.
Dice Cossutta che questa formazione si è spostata troppo
nettamente su posizioni mederate ed accusa la stessa Rifondazione
comunista, che dovrebbe stare alla sinistra dei Comunisti italiani,
di aver modellato le proprie posizioni su quelle dei DS, la cui
politica non si discosterebbe troppo da quella del governo. Esempio
fondante ne sarebbe la presa di posizione sul punto più importante,
vale a dire la guerra in Iraq : non dovevano esserci tentennamenti sul
fatto che, se il centro-sinistra avesse vinto le elezioni, l'Italia
avrebbe dovuto ritirarsi senza condizioni dal fronte di guerra ed invece
ora già si comincia con i distinguo e tutto questo avviene senza
una consultazione, per cui Cossutta si trova di fronte al fatto compiuto.
L'intervista però,
contrariamente a quanto si potrebbe ritenere, ha suscitato
furori non all'interno dell'Unione, ma all'interno degli
stessi comunisti italiani per quanto il presidente del partito
ha detto a proposito del loro simbolo ; vale a dire che
se è questo che preoccupa i verdi, lui sarebbe disposto
a rinunciarci nell'alleanza con quel partito. In effetti,
sentir dire a l'homo sovieticus Cossutta che alla falce e martello
si potrebbe rinunciare perchè oramai il comunismo è
morto è una cosa che da una certa soddisfazione, anche
se sulle prime uno potrebbe pensare si tratti di uno scherzo.
Ebbene, Diliberto, di fronte alle
dichiarazioni del presidente ha chiesto un'immediata
convocazione della direzione nazionale, perchè questa
cosa della rinuncia al simbolo per allearsi con i verdi
gli ha procurato un travaso di bile. Che si prospetti
l'ennesima scissione, con relativi strascichi giudiziari sull'uso
legittimo del simbolo ? Non si sa, è certo comunque
che questo fine settimana, nonostante la buffonata retorica
di turno del " Big Talk "- ennesimo seminario del centro-sinistra,
dove i maggiori rappresentati si esprimono in interventi memorabili
nelle intenzioni, risibili nei risultati ( Rutelli : dobbiamo
andare al governo con la prospettiva di governare fino al 2011.
Il grande assente non è solo l'idealismo, quanto il programma
) - questa Unione tanto unita non lo è affatto: i comunisti
italiani non riescono a raggiungere un accordo elettorale con i verdi
e si spaccano all'interno, rifondazione comunista che si appiattisce
sui DS per riesplodere prima o poi ( il caso Bologna ne è una
prova ), gli stessi DS che conoscono una fuoriuscita di fedeli dal
loro partito.
Viene solo da chiedersi
che succederà quando presto un accenno al programma
della coalizione dovrà essere fatto e ogni anima del
centro-sinistra dovrà pronunciarsi. Le prospettive
non sono rosee.
Certo, se poi pensiamo
che questo insieme di partiti dovrà essere guidato
ed anche controllato da Romano Prodi, che può conservare
un'autorità fintanto che si rimane sul generico scopo
della sconfitta del centro-destra, ma che al dunque rivelerà
la sua nullità di capo, ci sono buone possibilità
per il Polo delle libertà di riconfermarsi, anzi Prodi
è la migliore garanzia per sperare ancora, davvero.
LUCIO SERGIO
CATILINA
LA BESTEMMIA
Ad Aosta è stato
revocato l'invito a parlare all'islamista Tarik Ramadan.
Oriana Fallaci è stata denunciata e processata per
le sue idee, e forse lo sarà ancora. Infine, caso più
clamoroso, in Austria l'11 novembre è stato arrestato
uno storico negazionista, David Irving, ed ancora oggi è
in carcere: in quel paese infatti negare la Shoah è
reato punibile con la reclusione. Gli esempi si potrebbero moltiplicare,
ma questi eventi disparati fanno riconoscere una costante storica:
la comunità, su certi temi, è così sensibile
da non permettere la libertà di opinione e di parola. Secoli
fa in Francia un nobile fu condannato a morire dopo atroci tormenti
solo per non essersi cavato il cappello mentre passava il Santissimo
Sacramento, anche nei tempi recenti è stato facile procurarsi
grandi guai semplicemente parlando o scrivendo. Ne è prova
l'assenza di dissidenti sotto Stalin. Comunque, di dissidenti
vivi.
La cosa più
semplice che vien da dire, in un‚epoca di political
correctness, è che si tratta di cose orribili:
la libertà di parola dovrebbe essere garantita a tutti
e comunque. Ma questa rischia d'essere solo retorica. La storia
insegna cose ben diverse. Quanto più forte è la spinta
morale, politica o religiosa di un popolo, o anche solo dei
suoi gruppi dominanti (i cattolici al tempo della Santa Inquisizione,
i giacobini, i bolscevichi, gli integralisti cristiani
o musulmani), tanto maggiore è l'intolleranza. Coloro
che reclamano - da sinistra - la più totale libertà
di parola, sono ex-studenti che, nelle assemblee d'istituto
dei licei, o non davano la parola ai colleghi di destra o sommergevano
ciò che quelli avevano da dire con urla e contestazioni.
Ci sono pochi innocenti che possano scagliare la prima pietra.
Le parole feriscono.
Ecco perché la bestemmia era reato, in Italia.
Non perché il legislatore fosse religioso ma perché
doveva tenere conto della sensibilità del popolo.
La gente non sopportava che non fosse punito chi offendeva
così profondamente ciò che c'era di più sacro.
Poi, quando la società è divenuta più
laica, quel reato è stato abolito. Inutile chiedersi
se fosse giusta la legge prima o dopo. La risposta è
che è stata giusta in ambedue i casi e si è adattata
ad una società mutevole.
Il problema non è dunque se
negare la Shoah sia un orrore da punire o una stupidaggine
storica da ignorare. Il problema è se una tale negazione
offenda il popolo in maniera sufficientemente grave da
reclamare l'intervento dello Stato. Del resto la libertà
di parola non incontra solo limiti religiosi o storici: dal
punto di vista strettamente laico e statale ci si può chiedere
se sia da permettere una propaganda antidemocratica ("votate in
massa per Tizio e finalmente avremo la dittatura con lui a capo"),
ed è comunque vietata l'istigazione al reato. Eppure, astrattamente
anche l'istigazione al reato può essere una manifestazione
della libertà di pensiero: se, per Proudhon, la proprietà
è un furto, ne consegue il diritto di rubare al ricco, anzi,
di "ricuperare" dal ricco. E tuttavia se qualcuno provasse a predicare
il furto rischierebbe una condanna penale. Salvo ovviamente chiamare
il furto "esproprio proletario" e trovare un giudice "comprensivo".
Dall'astrazione si
è scesi alla concretezza. La libertà di parola
non è e non può essere totale. Se dunque possiamo
essere contenti del fatto che in Italia David Irving
non sarebbe stato arrestato, non dobbiamo dedurne che noi
abbiamo la libertà di parola e l'Austria no, dobbiamo
dedurne che abbiamo leggi diverse. Se proprio si vuole, si può
discutere quale legge sia migliore ma la questione non è
metafisica. E perfino il nostro giudizio potrebbe mutare, col
tempo: come è mutata la sanzione sulla bestemmia.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it -
28 novembre 2005
GEBRAUCHSANWEISUNGEN
Fassino (parole riportate dal
"Foglio", 26/11/'05) ha rimproverato al Manifesto di aver
"guardato sempre Israele e la questione ebraica con forte
pregiudizio".
Meno male che questo non è
avvenuto con nessuno dei gentili partecipanti al forum
di questo blog.
Massima del giorno
Accetto l'uomo a partire
dal momento in cui, per età e vocazione, ha
imparato a mettere le mutande alla propria spontaneità.
G.P.
MOLLICHINE
Julia Roberts ha venduto per
5.000.000 $ il suo appartamento sulla Quinta Avenue.
Pare abbia saputo che Berlusconi dà una casa a chi non
l'ha.
Secondo Diliberto, tutte
le città dovrebbero avere Via Arafat. Purché
faccia angolo con Via Caligola e Via Stalin.
Amato, sul partito democratico:
«non è pensabile che i vecchi contenitori
contengano con facilità nuovi contenuti». Così
come una ripetizione è ripetitiva per la sua ripetitività.
Il senatore Sodano, sul
sindaco di Marano (Via Arafat): «Non facciamone
un mostro, non è una cattiva persona». E chi
mai ha confuso un cattivo con un imbecille?
Netanyahu all'attacco:
"Sharon è un dittatore e mette in pericolo la
sicurezza nazionale". E se non basta gli farà mordere
i polpacci da Marco Rizzo.
Storace, sulla legge 194:
libertà di abortire e di non abortire. Ma non quella
di non sentirne più parlare.
Proteste per Via Arafat.
Ma bastava correggere così: Via Arafat!
Prodi ha detto di "voler
coprire mezza Italia di pannelli solari". Se paga di
tasca sua, tutti d'accordo.
"L'usura è una deplorevole
piaga sociale". L'ha detto Papa Benedetto XVI. La Chiesa
presterà denaro ai poveri oppure ho capito male?
Pinochet (90 anni) agli
arresti per evasione fiscale. Tutta colpa di Al Capone!
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
I
veri crimini commessi a Falluja
Altro che "fosforo
bianco", per raccontare che cos'era Falluja prima dell'intervento
americano, ci affidiamo a una fonte non di parte, il giornale
giordano Al Quds Al Arabi, in una corrispondenza dalla città
sunnita firmata da Naad Baker: «Carceri, stanze
di tortura dentro le case, cadaveri bruciati e tumefatti per
terra. Orrore che rivela un profilo sinistro del governo islamico
che ha imposto il proprio potere sulla città lungo
gli ultimi otto mesi. La scoperta dei cadaveri in concomitanza
con la testimonianza degli abitanti disegnano un quadro infernale
sulla realtà della città, governata da un Consiglio
di Consulta composto da religiosi fondamentalisti e da guerriglieri
islamici che emetteva le fatwa e le faceva rispettare da uomini
armati: erano messi al bando l'ascolto della musica, la vendita
e il consumo degli alcolici. I peccatori venivano frustrati in pubblico,
rispettivamente con 60 e 80 frustate». Il giornalista
arabo ha visto i manifesti che riportavano «l'ordine alle
donne di vestirsi con lo hijaab dalla testa fino a coprire le caviglie,
pena la condanna a morte. I cadaveri di due donne ritrovati la sera
di domenica scorsa dimostrano che le minacce di morte non erano
solo parole».
LIBERTÀ
E RESPONSABILITÀ
Il problema della perizia
psichiatrica per Anna Maria Franzoni è molto più
generale e importante di quanto non si creda. Infatti coinvolge
morale, diritto, scienza, religione e filosofia. Quanto segue
è solo un'occasione di riflessione.
La responsabilità
è concepibile solo in quanto si sia liberi. Se
si obbliga un cassiere ad aprire la cassaforte della banca
puntandogli una pistola alla tempia, forse che il malcapitato
è complice dei banditi? Tuttavia ci si può chiedere
se anche nella vita d'ogni giorno l'uomo sia libero o al contrario
se - sulla base della sua fisiologia e del suo condizionamento
- non sia comunque determinato a fare quello che fa. È esperienza
comune che la maggior parte dei delinquenti proviene dalle classi
più povere e dagli ambienti più degradati. A questo
punto è facile osservare che lo stesso uomo, se fosse nato
nei quartieri alti e fosse stato il figlio di un noto ingegnere,
probabilmente sarebbe divenuto un medico o un notaio, e non un ladro.
È dunque colpa sua, se lo è? Alcuni chiedono però,
giustamente: come mai suo fratello, nato e vissuto nelle stesse condizioni,
è un onesto carrozziere? Il ladro è colpevole d'essere
ladro. Ma ne possiamo essere sicuri? Come negare che, se avessimo
un corpo diverso e un'educazione diversa, saremmo diversi e ci
comporteremmo diversamente? La riflessione, cioè la filosofia,
non è stata in grado di venire a capo del problema. Lo
stesso grandissimo Immanuel Kant si è rassegnato a dichiararlo
insolubile (fa parte delle quattro antinomie).
Tuttavia del dogma
della libertà non si può fare a meno. Se
non ci considerassimo tutti liberi, perderebbero il loro senso
parole come colpa, decisione, merito, punizione, peccato,
dovere e molte altre. Mentre al contrario tutti i rapporti
sociali sono fondati sul presupposto della responsabilità.
Ecco perché l'umanità nel suo complesso ha proclamato
questo dogma della libertà (libero arbitrio, per la Chiesa)
e ogni individuo è chiamato a rispondere delle proprie
azioni.
Il diritto - cioè
il campo in cui il concetto di responsabilità ha le
conseguenze più gravi - pone la libertà come un dato
pre-giuridico e non se ne occupa neppure. Ha tuttavia
dei ripensamenti e non riesce a chiudere gli occhi sul fatto
che un idiota clinico non è capace d'intendere e di volere.
Così come reputa irresponsabile il ragazzino di undici
anni o il vecchio affetto dal morbo di Alzheimer che non riconosce
più nemmeno i propri figli. Ma a questo punto il problema
della libertà, estromesso dalla porta, è rientrato
dalla finestra. Il giudice infatti, quando è perplesso,
delega la decisione alla scienza e chiede al perito "se, al
momento del fatto, l'imputato fosse in grado d'intendere
e di volere". Cioè se fosse libero o no di commetterlo.
Cioè se fosse libero. E come può stabilirlo, il perito?
Un amico psicologo, G.Paradiso, ha scritto seccamente: "s'intende
per libertà l'ignoranza dei condizionamenti che hanno
indotto quell'atto".
Anche lo psichiatra di fatto è costretto
a partire da assiomi indimostrabili. Il primo è
che l'uomo sano di mente sia libero, (affermazione tutt'altro
che scientifica); il secondo è che, con l'aggravarsi
della patologia, questa libertà diminuisce, fino a determinare
la seminfermità mentale e infine la totale mancanza
di responsabilità. Una facoltà spirituale - la
libertà - si degrada, per ragioni "materiali", fino a fare
dell'uomo qualcosa come un automa. La libertà infatti
apparterrebbe all'anima (essa stessa indimostrabile perfino
per Kant) mentre la materia è tutta determinata. E
con la malattia si passerebbe da un eccesso di anima (libertà
incondizionata) ad un eccesso di corpo (determinismo). Quanto
tutto questo sia poco "scientifico" è evidente, sicché
la tentazione di rimanere scettici è forte e, come diceva
Oscar Wilde, "se c'è qualcosa cui non resisto, è la tentazione".
Lo scemo del villaggio
è percepito da tutti come totalmente infermo
di mente, ma nel caso degli schizofrenici quanti di noi saprebbero
riconoscerli? Questi irresponsabili sono di solito
persone che - magari con qualche stranezza - fanno parte
della comunità. Quanta gente ipotizza che la madre amorevolissima,
anche se spesso triste, sia la melanconica che un giorno ucciderà
i suoi figli e se stessa? La perplessità, malgrado il
rispetto dovuto a chi a questi problemi ha dedicato la vita,
rimane. Addirittura a volte sorge il sospetto che la diagnosi
d'infermità mentale nasca dall'orrore: "Quale persona
sana di mente farebbe una cosa del genere?" Che è un
mettere il carro dinanzi ai buoi.
Forse è per
un simile interrogativo che la Corte d'Assise di Torino
ha ordinato la perizia psichiatrica su Anna Maria Franzoni.
Il contrasto tra il feroce e brutale assassinio d'un piccolo
bambino indifeso e l'atteggiamento innocente e piagnucoloso
di colei che appare come l'unica colpevole possibile
lascia perplessi. Ma con quale speranza di giungere alla verità?
Se la scienza psichiatrica fosse in grado di dare risposte
certe, le avrebbe già date con la prima perizia, che
ha giudicato la Franzoni sana di mente. E se la seconda giungesse
a conclusioni difformi, sarebbe "scientifico" credere alla seconda
piuttosto che alla prima? Quando la scienza è veramente
tale dà solo risposte univoche. Quando non dà risposte
univoche, scientifico è il metodo ma non è detto
che scientifica (nel senso di certa) sia la conclusione. Come nelle
previsioni del tempo.
L'umanità
ha bisogno di credere alla libertà e alla responsabilità;
l'umanità ha bisogno di credere che ci sia una
giustizia penale: ma solo degli ingenui possono avere una
seria fiducia nella libertà, nella scienza e nella giustizia
penale.
Gianni
Pardo giannipardo@libero.it - 24 novembre 2005
Guia e l’aborto
(un problema che non riguarda coloro che ne parlano)
Il bello è
che non ne parla mai chi sa di che cosa si stia
parlando. Ne discettano tutti da studiosi, col loro
bravo riflesso pavloviano “l’aborto-è-un-dramma”.
L’altra sera, a Matrix, l’aborto era un dramma per tutti
i dibattenti. Detto da chi difendeva la 194, faceva
un po’ tenerezza: una legge che è come un parente
un po’ scemo, da difendere pur vergognandosene. A un certo
punto è comparsa una signora e ha detto che è inutile
continuare a parlare di contraccezione, nei paesi
ad alto tasso di contraccezione le donne abortiscono come
altrove. Ottimo. Quindi la contraccezione non serve, l’aborto
è una tragedia dell’umanità, riproducetevi come
coniglie e andate in pace.
Il bello
è che non parla mai chi è interessato all’argomento.
(...) Per proseguire nella lettura clicca qui.
da Il Foglio del 23 novembre 2005, articolo
di Guia Soncini
LE ENERGIE
ALTERNATIVE
Secondo alcuni, quella dal sole
sarebbe la fonte energetica del futuro e quella nucleare
agli sgoccioli. Tra essi spicca l'aspirante presidente del
Consiglio, Romano Prodi, che sull'energia solare ha un'agenda
politica ricca di progetti di legge. Peccato che le leggi di Prodi
contraddicano quelle della fisica. Che c'insegnano, invece,
che l'energia solare non ha futuro.
Il sole invia per 365 giorni l'anno,
su ogni metro quadrato di pianeta, tanta energia quanta
se ne consuma tenendo accesa una lampadina di 200 watt per
24 ore al giorno; ma non essendo né energia meccanica né
energia elettrica, siamo obbligati a usarla in forma trasformata.
Ecco come: l'energia dal sole è responsabile della fotosintesi
che fa crescere le piante che ci danno la legna da ardere (o
altra biomassa); fa evaporare le acque che, ricadendo sotto
forma di pioggia, possono raccogliersi in un bacino idroelettrico;
crea i gradienti di temperatura atmosferici responsabili dei venti;
viene trasformata direttamente in energia elettrica dai moduli fotovoltaici
(FV) e riscalda il fluido che circola in un collettore solare. Ebbene,
questi processi hanno, ciascuno, un'efficienza intrinseca, e che non
possiamo modificare più di tanto: i 200 W/mq che arrivano sulla
Terra diventano 0,5 W/mq con l'idroelettrico o la legna da ardere
(o anche meno se è biomassa coltivata), 1 W/mq con l'eolica,
20 W/mq coi moduli FV, e 100 W/mq coi collettori solari.
Può sembrare curioso, ma
oltre il 95% dell'energia «solare» che usiamo
è fornita dalle forme meno efficienti: legna da ardere
ed energia idroelettrica. Basta riflettere un attimo per
capire che curioso non è: l'energia è un bene che
vogliamo usare quando ci serve, non quando brilla il sole o soffia
il vento. Ecco perché preferiamo la legna da ardere e
i bacini idroelettrici: essi sono, per così dire, dei serbatoi
d'energia (decidiamo noi quando bruciare un ciocco di legno o
quando far cadere sulle turbine l'acqua raccolta dietro una diga).
Inoltre, se fino a due secoli
fa l‚energia usata dall'uomo proveniva al 100% dal sole
- quasi tutta legna da ardere (e forza muscolare degli schiavi,
un'altra forma d'energia solare) - oggi il contributo dal sole
è inferiore al 10%, a dispetto del fatto che disponiamo
anche di dighe, turbine eoliche, pannelli FV e collettori termici:
insomma, appare evidente che quella dal sole è, innanzitutto,
l'energia del passato.
Abbiamo già avuto occasione
di notare il fallimento delle 15mila turbine eoliche tedesche
(che Prodi addita agli italiani come esempio da imitare):
esse producono meno del 2% dell'elettricità consumata in
Germania, e sono state interamente pagate dai contribuenti tedeschi
perché nessuno investirebbe un proprio euro su un'impresa
decisamente a perdere.
Solare
fotovoltaico. C'è speranza che l'efficienza
dei moduli fotovoltaici migliori significativamente? Purtroppo,
per ragioni proprie della tecnica FV, la risposta è negativa.
Il materiale di cui sono fatti i pannelli FV diventa conduttore
d'elettricità perché gli elettroni di quel materiale
assorbono una ben precisa quantità (diciamo Q) d'energia.
Ora, la luce solare consta di fotoni con energie comprese tra l'infrarosso
e l'ultravioletto; ma i fotoni d'energia inferiore a Q non servono,
e quelli d'energia superiore cedono solo la quota Q agli elettroni,
mentre la differenza si disperde come inutile calore. Ecco perché
le migliori celle disponibili su larga scala hanno un'efficienza del
10%.
Poi c'è la questione dei
costi. Se volessimo coprire col solare FV l‚1% del consumo
elettrico italiano, dovremmo spendere, oggi, più di
10 miliardi d'euro solo in pannelli FV (senza installazione,
accumulatori, trasformatori). La stessa cifra, se impiegata
nelle centrali convenzionali (nucleari comprese), coprirebbe
più del 20% dei nostri consumi elettrici. Alcuni s'illudono
che i costi del FV possano diminuire: tutto sommato - dicono -
basta guardare come si sono abbattuti i costi dei computer, la cui
tecnologia (quella dei semiconduttori) è la stessa delle
celle FV. Effettivamente, nei soli ultimi 15 anni il costo dei
transistor dei circuiti integrati si è abbattuto di un fattore
100. Come mai? Perché è stato possibile allocare milioni
di transistor sulla superficie di un francobollo, circostanza che
ha permesso di aumentare la velocità e diminuire le dimensioni
dei computer: quelli che 30 anni fa occupavano lo spazio di un intero
salone, oggi, a parità di prestazioni, stanno dentro la valigetta
ventiquattrore che ci portiamo appresso. Negli ultimi 15 anni il
costo dei moduli FV, invece, si è abbattuto solo di un fattore
2 (essenzialmente per migliorata efficienza di produzione): le loro
dimensioni devono essere, ovviamente, massime perché massima
è l'energia che vogliamo catturare dal sole. Al quale non possiamo
chiedere di brillare né più intensamente né di notte,
cosicché bisogna aggiungere, ai pannelli, i costi degli accumulatori
(che vanno sostituiti spesso), da caricare quando brilla il sole e scaricare
quando abbiamo bisogno d'energia elettrica.
Solare termico. Dal
solare termico si produce solo acqua o aria calda (soprattutto
d'estate, cioè quando serve meno). Ma l'energia che il
mondo usa per riscaldare gli edifici o per dotarli d'acqua calda
è inferiore al 10% del totale, per cui, in teoria, coi collettori
solari si potrebbe coprire solo quella quota. I fatti smentiscono
la teoria: il reale contributo dai collettori solari all'energia
del mondo è inferiore allo 0,005% del loro potenziale contributo
teorico, giacché costa meno ed è più affidabile
usare l'elettricità o il gas alla cui rete di distribuzione
ogni edificio deve comunque essere allacciato. Il 90% dei collettori
solari esistenti in Usa, ad esempio, è adibito a riscaldare le
piscine delle ville degli attori di Hollywood.
Biocombustibili.
I biocombustibili si distinguono dalla legna da ardere perché
la materia prima è frutto di un'attività agricola.
Energeticamente parlando sono equivalenti alla legna da
ardere: entrambi offrono la parte d'energia solare che hanno
immagazzinato come risultato del processo di fotosintesi; che
- abbiamo già visto - è, tra tutti, il più
inefficiente processo di utilizzo d‚energia solare (0,5 W/mq). Ma quella
differenza tra legna da ardere e biocombustibili impone che, nel computo
dell'energia netta ottenibile da questi ultimi, si sottragga,
innanzitutto, l'energia spesa in ogni momento della fase agricola
(semina, raccolto, produzione di fertilizzanti), e poi l'energia
spesa per la produzione e la distribuzione del biocombustibile
(distillazione, trasporto). Nelle più ottimistiche condizioni,
da un ettaro di terreno coltivato per produrre biocombustibile
si riesce a ricavare tanta energia quanto basta ad alimentare un
frigorifero: per alimentare solo i frigoriferi italiani bisognerebbe
coltivare 150.000 kmq di terreno, cioè metà penisola.
In condizioni più ordinarie, invece, quella dei biocombustibili
è, energeticamente parlando, u'impresa a perdere: l'energia
spesa per produrli è superiore a quella ricavata quando bruciano.
Gli unici a trarne profitto sono solo quei quattro gatti di agricoltori
cui quelli del Sole-che-ride vorrebbero elargire ricche sovvenzioni
di denaro pubblico. Non so quale altra forma di energia solare abbiano
in mente costoro e, con essi, il Professor Prodi, ma siamo qui tutt'orecchi
e ansiosi di apprendere.
CALAMITA' NATURALI
E’ stato chiuso il programma “Rai
21.15” condotto da Pierluigi Diaco su Rai News 24, con replica
su Rai3 alle 7 del mattino. Insomma,
Roberto Morrione - noto assertore del socialismo renale, fondato
su telespettatori presi per i fondelli - censura e fotte.
All'orizzonte
non si segnalano né girotondi né proteste.
Castelli su Spataro
È un Pm militante
Sono bastate poche parole del ministro
della Giustizia, Roberto Castelli, per scatenare la reazione
della sinistra e della magistratura che ancora una volta si schierano
una a fianco dell’altra. L’ennesimo scontro tra le toghe rosse
e il Guardasigilli ha per oggetto le rogatorie relative alla estradizione
di 22 agenti della Cia, che sarebbero responsabili del presunto
sequestro di Abu Omar, l’ex imam di via Quaranta a Milano, arrivate
da una settimana sul tavolo del ministro. A inviarle, su richiesta
di due pm antiterrorismo Armando Spataro e Ferdinando Pomarici,
è stata la Procura generale di Milano. Una «questione
estremamente delicata», su cui il ministro della Giustizia
sta riflettendo, senza evitare di mettere in conto il fatto di essere
di fronte ad una richiesta formulata da un «magistrato militante».
Il ministro Castelli, ha risposto così ai giornalisti che
gli chiedevano se con il suo omologo americano, il ministro Gonzales,
abbia anche parlato, nella recente visita negli Stati Uniti, della faccenda.
«Mi limito a dire che
la questione è estremamente delicata - ha risposto
Castelli - stiamo esaminando le carte. In questo caso la
legge dà al ministro la facoltà di decidere se accogliere
o meno le richieste della magistratura, un caso rarissimo visto
che la magistratura è indipendente. La ratio di questa
norma, è evidente, - ha sottolineato Castelli - è
che al ministro spetta decidere anche sulla fondatezza delle accuse.
Stiamo esaminando le carte per capire bene se il teorema sia fondato
o se sia legato ad una sorta di antiamericanismo che attraversa purtroppo
la sinistra». E «siccome in questo caso siamo di fronte
ad un magistrato militante la faccenda è da valutare con grande
attenzione». Per il Guardasigilli «è noto» che
Armando Spataro, il magistrato che ha formulato la richiesta di ascoltare
gli agenti americani, «sia un magistrato militante».
Le sue dichiarazioni di voler
votare alle scorse primarie, organizzate dall’opposizione,
è solo «un ultimo episodio», ha aggiunto
Castelli, per il quale «ognuno è libero di
fare quello che vuole, ma poi deve sopportarne le conseguenze.
Io mi sento autorizzato a pensare - ha concluso il ministro
- che nei confronti degli Stati Uniti non sia così imparziale».
Con il ministro della Giustizia americano «abbiamo
parlato di tutti i problemi sul tappeto fra Italia e Usa. I rapporti
- ha detto Castelli - sono ottimi, eccellenti, ma ci sono tutta
una serie di questioni molto delicate che impongono uno sforzo
da entrambe le parti, per andare avanti nella collaborazione che
fra noi c’è sempre stata».
Parole che hanno scatenato la reazione
della sinistra e della magistratura militante. Secondo Franco
Giordano, capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera si
tratta di «parole gravissime», mentre per il verde
Paolo Cento: «Castelli non deve ostacolare le indagini».
Anche le toghe si sono subito mosse. Il procuratore capo di Milano
Manlio Minale si è affrettato a sottolineare che la richiesta
di estradizione «è stata da me pienamente condivisa».
L’Associazione nazionale dei magistrati non rimane fuori dalla
mischia e, attraverso il suo presidente Ciro Riviezzo, chiede che
il ministro della Giustizia non delegittimi quei magistrati che,
impegnati nella lotta al terrorismo, «rischiano la vita»
e non si assuma compiti che «la Costituzione assegna all’autorità
giudiziaria». Dello stesso avviso i consiglieri togati delle correnti
di sinistra del Consiglio superiore della magistratura che hanno
chiesto al vicepresidente Virginio Rognoni di aprire una pratica a
difesa del procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro. Secondo loro
il ministro Castelli avrebbe offeso il magistrato sostenendo che è
«un militante... e che nei confronti degli Stati Uniti non sia
così imparziale».
Ma chi è Spataro? È
veramente una “toga militante” come ha lasciato intendere
Castelli? Per affermare questo basterebbero le stesse
parole pronunciate dal Guardasigilli che ricordano il voto
alle primarie dell’Unione. A questo episodio, di per sé
già grave in quanto compiuto da chi dovrebbe essere
e sembrare imparziale, si possono aggiungere gli infiniti
interventi in cui Spataro attacca il governo e i mille incontri
pubblici a cui ha partecipato.
Dopotutto per chi è
promotore del comitato milanese “Salviamo la Costituzione”
non è difficile credere ad una iper attività di propaganda.
Attivismo che Spataro esercita anche via e-mail e Sms. Nel
mese di luglio del 2002 finirono su tutti i giornali le e-mail antigovernative
che aveva scritto oppure gli sms che questo Capodanno inviava
con messaggi di solidarietà al lanciatore di treppiedi che
ferì Berlusconi.
Senza contare che fu Spataro
a presentare in anteprima il libro “L’ombra di Berlusconi.
Criminalità, giustizia e la ricerca del potere”, scritto
da David Lane. Un Pm proprio imparziale.
Igor Iezzi per "La
Padania" del 23/11/2005
«FREEDOM
HOUSE» FA AUTOCRITICA
«Libertà di
stampa: cambieremo i criteri per valutare l'Italia»
«In Italia c'è
ancora una situazione di "parziale libertà" per
quanto riguarda la stampa e il diritto di espressione».
Comincia così il comunicato della Freedom House, la società
americana che ha stilato il contestato rapporto sulla libertà
di stampa nel mondo, assegnando all'Italia il 77˚ posto, e ripreso
anche da Adriano Celentano nella trasmissione Rockpolitik.
La società prende
anche le distanze dall'intervista rilasciata al nostro
giornale quasi un mese fa: «Contrariamente a
quanto scritto daI Giornale del 26 ottobre, le azioni legali contro
i due giornalisti Massimiliano Mellili e Lino Jannuzzi non sono
le uniche ragioni (sole reason) della retrocessione dell'Italia
».
La precisazione della società
Usa, oltre che tardiva, è anche imprecisa, perché
Il Giornale non ha mai sostenuto che i due arresti fossero le
uniche ragioni, ma semplicemente che, cifre alla mano, senza
quegli arresti saremmo stati un Paese anche da loro considerato
libero. La richiesta di ulteriori chiarimenti ai responsabili
della società è stata difficile: la Karlekar, contattata
via e-mail, risulta assente da domenica scorsa e fino al 2 dicembre.
Riusciamo a parlare con Sarah Repucci, che ha redatto la precisazione.
Come mai questa precisazione,
un mese dopo l'intervista?
«Karin Karlekar
dice di essere stata mal interpretata nell'intervista,
e ancor di più perché qualcuno, dall'Italia,
ha detto che l'unica fonte che ha ascoltato l'estensore del rapporto
è il quotidiano Repubblica. Questo lo smentisco».
Nient'altro?
«Avete
sostenuto che il motivo principale della vostra posizione
era l'arresto dei due giornalisti».
No. La Karlekar mi ha detto
che senza quelle due sentenze della magistratura la
nostra posizione sarebbe stata diversa. Saremmo stati liberi...
«I due arresti
hanno pesato, non saprei se 6 punti come dice lei o
no. Ma i problemi dell'Italia sono altri. Cito dal rapporto:
il premier Berlusconi e la sua famiglia, che hanno interessi
nel settore dei media, la legge Gasparri...»
Lei sa che cosa prevede
la Gasparri?
«No».
Annuncia la possibile privatizzazione
della Rai, che toglierà la tv pubblica dal controllo
del potere politico. Moltiplica i canali televisivi
grazie al digitale terrestre, prevede un contributo per l'acquisto
del decoder. Lo sapeva?
«No».
Sul vostro rapporto si legge:
«I critici sostengono che questa legge rinforza
il potere di Berlusconi sui media». E quelli che sono
favorevoli?
«Non saprei».
Chi ha redatto il rapporto?
«Questo non posso
dirglielo, deve rimanere segreto. Ma posso assicurarle
una cosa».
E cioè?
«Che il prossimo
anno, quando valuteremo la situazione italiana, ascolteremo
anche altre voci».
Articolo da "Il Giornale"
Commento di Gianni Pardo:
Se l'anno venturo vincesse il centro-sinistra, e se
questa Freedom House si rimangiasse le baggianate scritte fino
ad ora, in giro si direbbe che "ora l'Italia è libera
perché il primo ministro si chiama Prodi". I francesi in
questi casi dicono "Voilà comment on écrit l'histoire"
(ecco come si scrive la storia).
Sharon, re
di Israele!
Sharon ha sciolto la Knesset,
si e' dimesso dal Likud e ha fondato un nuovo partito.
Il tutto in un paio di giorni,
sempre fresco come una rosa, neanche un tretenne troverebbe
la sua forza, e per la prima volta lo abbiamo visto sorridente
e rilassato, allegro e pieno di sense of humor , una simpatica
particolarita' del suo carattere che negli ultimi anni si era
un offuscata per cause di forza maggiore. Credo che nessun uomo,
nessun premier sia stato piu' sotto pressione di lui e sono convinta
che nessuno sia stato piu' insultato, criminalizzato e demonizzato
di lui, manco Berlusconi e nemmeno Bush.
Gli hanno detto di tutto,
da nazista ( in Europa) a traditore, in Israele, prima
, durante e dopo l'evacuazione da Gaza.
Ma lui e' andato avanti
per la sua strada senza farsi impressionare da minacce
di morte, da processi all'Aja, da scandali e quant'altro
perche' quando il Leone decide una cosa la porta a termine
senza mai tergiversare.
"Restare nel likud e' tempo
perso" ha dichiarato senza troppi complimenti e, seguito
da 15 ministri e deputati del suo ex partito, in testa la bravissima
Tzipi Livni, ministro della Giustizia, da Haim Ramon dell'Avoda',
dal presidente dell'Universita' di Beer Sheva, da un paio
di deputati del Shinui e sicuramente altri si aggiungeranno, ha
fondato la "Responsabilita' Nazionale", Achraiut Leumi', il suo
nuovo partito di centro.
Niente piu' l'ambiguita'
del centro destra e centrosinistra in Israele, grazie
a Sharon ci sara' una destra, una sinistra e un centro liberale,
il suo, che e' gia' in testa ai sondaggi col 33% dei seggi, seguito
a grande distanza dall'Avoda' e a grandissima distanza dal Likud
che senza di lui si sta sgretolando.
Non e' che l'Avoda', il
partito laburista, stia molto meglio, l'elezione di
Amir Perez, focoso ex sindacalista, odiato dalla popolazione
per gli scioperi che hanno bloccato e isolato ripetutamente
il Paese con le chiusure di porti di mare e aeroporto internazionale,
non dara' molto lustro a un partito gia' ossidato.
Perez che amici italiani
hanno trovato molto somigliante al Peppone di Don Camillo,
non ha nessuna esperienza politica e diplomatica, e' incapace
di fare un discorso che non sia urlato, e' un abbastanza
buzzurro e ha gia' incominciato a fare, anzi a urlare, discorsi
sospetti su Gerusalemme.
I miei amici israeliani
di sinistra hanno gia' dichiarato che piuttosto di
votare Peppone Perez non andranno alle urne o voteranno Sharon.
Ormai quest'uomo, questo
Leone del Neghev, questa forza della natura ha conquistato
il mondo, i suoi nemici si stanno innamorando di lui e la
sinistra europea, ottenebrata per decenni dalla propaganda
palestinese e dagli sputacchi di Arafat, e' diventata la sua piu'
grande sostenitrice e, dimenticando di averlo tacciato da bestia
nera di Israele e criminale di guerra, adesso lo definisce
"unica speranza di pace" per il Medio oriente.
Da non credere! Come cambia
il mondo!
Ormai Sharon, insieme a
Israele, e' rimasto "boia" soltanto per poveri e miserandi
e miserabili fascio-comunisti che non fanno testo e si consolano
dedicando strade ad Arafat.
E' di oggi la notizia che , se sara'
rieletto, Sharon proporra' la totale autonomia per l'ANP
in cambio della sicurezza totale per Israele. Questa e' la cosa
che piu' gli sta a cuore, la nostra sicurezza, la certezza
che nessun autobus saltera' piu' in Israele e che nessuna citta'
israeliana verra' piu' bombardata. Lui vuole un Israele sicuro,
sereno e produttivo rivolto al mondo esterno non ghettizzato da
esso.
Finito dunque anche lo scandaloso
aforisma "terra in cambio di pace".
Basta con questa porcheria
! La pace si da in cambio di pace non di terra. La terra
si da in cambio di altra terra.
Per decenni tutti sono caduti
in questa trappola, compreso Israele che si e' visto
costretto a regalare territori per avere in cambio non pace
ma guerra e terrorismo. E dovevamo essere anche cornuti e contenti.
Adesso basta!
Sharon, melech Israel, re
di Israele, come si canta da queste parti, dara' politica
in cambio di politica, autonomia e aiuti in cambio di sicurezza,
e confini sicuri per Israele.
Grande Sharon! Che Dio gli
dia lunga, lunghissima vita.
Deborah Fait - informazionecorretta
Il potere di Berlusconi
dilaga in tv
Accendo la tv.
1. Apprendo che
Santoro sta per tornare.
2. Guardo mai
dire Lunedì e le battute sono solo su Berlusconi
3. La Cortellesi che imita
la Prestigiacomo fa la gag dicendo che lei (la Prestigiacomo)
è stata obbligata dal cavaliere tramite unincantesimo
ad aderire a Forza Italia e a sottoscrivere tutte le "cazzate"
contenute nel programma.
4. Guardo la Dandini.
5. Battuta su
Berlusconi.
6. Invitato: Michele
Serra
7. Battuta di
Vergassola: "Fo e Ferrante candidati a Milano, dice che
vinceranno considerando che gli elettori sono quelli che
hanno eletto Albertini?" - Come dire che gli elettori milanesi
sono cretini, mica intelligenti come loro..
8. Battuta di
Vergassola a Serra: "Lei ha fondato un giornale, <<cuore>>,
comesi sente adesso sapendo che un altrogiornale, <<Libero>>,
fa più ridere del suo?". Insomma, quelli che leggono Libero
sono coglioni e i giornalisti di Libero fanno ridere, mica come
noi che leggiamo Repubblica e i nostri giornalisti coi controcoglioni...
9. Battuta su
Berlusconi
Considerazioni:
* Questa sarebbe
la televisione sotto il controllo di Berlusconi?
* Quanti Ricolfi
ci vorranno per far capire alla sinistra che la loro spocchia
è insopportabile?
* Le battute sulla
sinistra le abbiamo dimenticate?
* E la cosiddetta
"satira" sarebbe di questo livello?
da jjangolopolitica
LA DOPPIA FACCIATA
Il parente della mia donna che
preferivo era un signore di più di 70 anni, avevo delle
discussioni piacevoli con lui, si vedeva che aveva l'anima
dell'imprenditore, per il gusto che metteva negli affari e per
un pizzico di cinismo che contraddistingueva il suo modo di
fare. Ci trovavamo spesso d'accordo, tranne quando si veniva alla
politica, perchè lui era un comunista di vecchia data, che
aveva avuto degli incarichi a livello provinciale ed io invece
ero esattamente dalla parte opposta. Era una cosa un pò strana,
ogni volta era come se si rivelasse una sorpresa, mi piaceva la sua
compagnia, concordavo con ciò che diceva, poi ci scoprivamo
inconciliabili politicamente e veniva quasi di chiedersi, ma com'è
possibile ?
L'ultimo pranzo che facemmo a
casa sua avvenne nell'autunno del 2003, mentre gli altri
si trattenevano a tavola, noi due ci spostammo in poltrona
ed il discorso cadde sul condono approvato dal governo. Sembrava
che lui non volesse calcare troppo la mano e gridare il suo disprezzo
per questo provvedimento, - sarebbe stato irrispettoso verso
di me e questo signore aveva una sua classe - quindi ne parlò
come di una cosa spiacevole, che non educa al rispetto della legalità.
Io gli obiettai che, fermo restando la sua conclusione e che comunque
si tratta di una misura da usare con cautela, purtroppo quello era
uno dei sistemi per far incassare qualcosa al fisco in certi casi,
perchè altrimenti queste entrate sarebbero perso del tutto,
vuoi per il passare del tempo, vuoi perchè lo stato non può
conoscere e mai conoscerebbe altrimenti di certe opere edilizie "
irregolari ". L'argomento sembrò convincerlo, anzi diciamo
pure che fece crollare ogni sua difesa, infatti annuì e mi
disse che anche nella casa dove eravamo, cioè la sua, c'era
una stanza nata come abusiva. Ci alzammo e me la mostrò, si
trattava di uno stanzino e mi disse che se avesse dovuto costruirlo
rispettando il fisco, il costo sarebbe stato esorbitante. Non ricordo
se avesse sfruttato il condono di un governo Craxi o quello del 2003
del governo Berlusconi, rimane il fatto che il vecchio compagno era
ricorso al condono per sanare un abuso edilizio. Sarà che mi stava
simpatico e quindi mi limitai a dirgli " Hai visto ? Avevo ragione "
?, ma non potei far a meno di riflettere su questa cosa, lui tira fuori
l'argomento per farne una questione morale e poi lui stesso è
stato uno dei beneficiari del provvedimento ; se non avesse avuto diversi
anni più di me e non ci fosse stato questo buon rapporto, la mia
reazione sarebbe stata piuttosto diversa.
La
cosa mi è tornata in mente quando ho letto oggi che
i grandi castigatori Benigni, Celentano e Grillo ( ci sarebbe
anche Dario Fo, ma questo non costituisce una novità,
anche se lo stesso vale per lui ) hanno sfruttato a piene mani il
condono, uno dei due di quelli emanati dal governo Berlusconi.
Come fa certa gente a prendere certe posizioni in pubblico e
poi a contraddirle maledettamente in privato ? E' una cosa assolutamente
abominevole questa doppia veste che indossano e per di più
con estrema impunità ; son talmente sicuri della loro posizione
che possono permettersi di nascondere il pelo sullo stomaco, tanto
nessuno lo rivelerà. Già, perchè a parte
i quotidiani " Il Tempo " e " Il Giornale ", quanti altri mettono
in risalto questo comportamento assolutamente vergognoso ?
Da non dimenticare che un altra
figura curiosa che ha beneficiato del condono è
la signora Franzoni e non mi riferisco all'indagata dell'omidicio
di Cogne, ma alla moglie di Romano Prodi. Anche l'uomo illuminato
dell'attuale panorama politico ha tratto vantaggi dalla misura
fiscale.
Che dire ? Solo ricordare che
nel 1993, negli USA, quando Clinton pensò di nominare
quale ministro della giustizia la signora Baird, fu scoperto
che lei aveva assunto un'immigrante illegale e non l'aveva assicurata
e perciò la sua candidatura fallì ; come si poteva
pensare di far assumere la carica di ministro della giustizia
a chi ha contravvenuto alle leggi pubbliche sull'immigrazione? Potrebbe
quella stessa persona dopo parlare a nome della Giustizia ? Certamente
no. Il concetto dovrebbe essere valido anche da noi e per esempio
Romano Prodi dovrebbe essere cancellato quale guida del centro-sinistra,
viste tutte le sue uscite sulla vergognosità del condono.
Così come Dario Fo, Benigni,Celentano e Grillo dovrebbero
essere esposti alla pubblica vergogna.
Ma, come purtoppo si può
constatare, il nostro paese è certamente diverso
dagli Stati Uniti e di queste macroscopiche contraddizioni
l'opinione pubblica è e sarà scarsamente cosciente.
LUCIO SERGIO CATILINA
Massima del
giorno
Ammiro i truffatori, non
perché hanno imbrogliato il prossimo ma perché
hanno capito come lo si poteva imbrogliare.
G.P.
MOLLICHINE
All'Università Roma
Tre è stato richiesto di bandire la Coca Cola dai
distributori, perché americana. Ognuno ha il 1789 che
può permettersi.
I vescovi si chiedono se
la Devolution sia una buona legge. Presto un congresso
di senatori italiani per stabilire se la Madonna è
stata o no assunta.
Villepin: "la stragrande
maggioranza dei musulmani di Francia vive nel rispetto
dei valori francesi". Peccato che la minoranza bruci le auto.
I nazisti, coi cadaveri degli
ebrei, facevano sapone. I cinesi da quelli dei condannati
a morte ricavano collagene e lo vendono. Quando si dice il
progresso.
Ruini: "La Chiesa tiene all'unita‚
del paese". Lo ha dimostrato lungo tutto l'Ottocento.
L'Onu con 62 astenuti ha
condannato la Corea del nord per gravi violazioni dei
diritti umani. 62? Ma la paura non faceva 90?
Al Zarqawi non intendeva
"colpire i fedeli musulmani" nelle feste nuziali ad
Amman... Peggio per loro, se si suicidano in massa, con una
bomba.
Sri Lanka. Rajapakse ha vinto
su Wickremesinghe ed ha nominato premier Wickremanayake.Grande
paese. In Italia non avremmo neppure saputo leggere i
nomi dei candidati.
Rina Gagliardi desolata perché
i "compagni" continuano a bere Coca Cola. Come direbbe Woody
Allen, non solo non hanno fatto la rivoluzione mondiale...
Bertinotti e Pannella a favore
del giudice Tosti e contro una condanna per "intolleranza".
Dopo tutto, dove sta scritto che un giudice debba giudicare?
Gianni Pardo
Era un
babau, figlio mio
Gli innamorati di Arafat,
a un anno dalla morte, non sanno piu' cosa fare per
ricordare l'assassino di tanti loro connazionali e per rendere
eterna la sua malefica memoria.
Il virus dell'odio, da
Marano dove, sabato, il sindaco comunista Mauro Bertini
ha voluto dedicare una strada al mostro, si e' allargato
verso la Capitale dove il movimento giovanile di AN guidato
dal suo presidente Federico Iadacicco, vuole onorare il mostro
defunto intitolandogli un parco.
Gia', l'odio comune unisce
gli estremi, io l'ho sempre asserito, neri e rossi
appassionatamente insieme contro ebrei e Israele.
Ricordo che quando, bambina,
passeggiavo con i miei genitori nei giardini pubblici
della mia bella citta', mi fermavo davanti ai busti di
Mazzini, Cavour, Dante Alighieri e , curiosa, chiedevo chi
fossero e cosa avessero fatto. Ho imparato cosi' , gia' piccolissima,
la storia d'Italia ed ero orgogliosa di quei personaggi che
mi guardavano con i loro occhi vuoti di pietra.
Lo stesso succedeva con
le targhe che portavano i nomi delle strade dedicate
a Piccolomini, a Domenico Rossetti, Francesco Guicciardini,
Garibaldi, Carducci. Sotto il nome c'era sempre la data di
nascita e di morte dei personaggi e quello che avevano fatto in
vita ... poeta, patriota, scrittore, storico.... mia madre
raccontava, raccontava, io bevevo ogni parola e fu cosi' che , dalla
curiosita' che suscitavano in me quei nomi , nacque la mia passione
per la storia, la letteratura e soprattutto il mio amore per l'Italia.
Provo dunque a immaginare
il dialogo tra un bambino maranese o romano e sua madre:
"Mamma chi era Yasser
Arafat?" (...) Per proseguire nella lettura
clicca qui.
Deborah Fait - informazionecorretta
LA CONDANNA
DEL GIUDICE TOSTI
fra politica e diritto
Qualcuno ha espresso
comprensione per la battaglia - o "impuntatura" che
sia - del giudice Tosti, condannato a sette mesi per essersi
rifiutato di esercitare le sue funzioni con un crocefisso
alle spalle. Il magistrato è stato sostenuto facendo
rientrare il caso in una più vasta difesa della libertà
di opinione e della laicità dello Stato. Tuttavia è
necessario osservare che, proprio se si discute di una condanna,
la prima cosa da tenere presente è il dato giuridico.
La libertà d'opinione
è il diritto di esprimere idee. Cioè la
facoltà giuridica di formulare affermazioni, non certo
la possibilità concreta di esplicare qualunque attività
coerente con quelle affermazioni. Se si sostenesse che
bisognerebbe negare il visto d'ingresso a qualunque persona
proveniente dalla Costa d'Avorio, si direbbe una cosa strana
che potrebbe tuttavia rientrare nella libertà d'opinione.
Se viceversa si sparasse ad un signore solo perché di pelle
scura e proveniente da quel paese, chi si sentirebbe di far rientrare
questo delitto nella libertà d'opinione?
Nel caso specifico,
anche a dare ragione a chi biasima il comportamento
della Chiesa in Italia - argomento che esula da queste note
- bisogna sottolineare che il giudice Tosti non è
stato giudicato per le sue idee sulla religione, sulla laicità
dello Stato, o sull'arredamento delle aule di giustizia: è
stato condannato esclusivamente in base al suo mancato esercizio
delle funzioni di giudice. Cosa che ha impedito per mesi agli abitanti
di Camerino di avere giustizia. Un po' come si condannerebbe chiunque
sparasse ad un turista di colore.
Ovviamente qualcuno
potrebbe vedere come "eroica" la motivazione del reato:
con sacrificio personale, il dr.Tosti ha portato sotto gli
occhi dell'Italia tutta il problema della laicità dello
Stato e dell'amministrazione della giustizia. Ma anche
ad essere d‚accordo su questa lode, la cosa risulterebbe lo
stesso del tutto priva d'importanza dal punto di vista giuridico.
Nei reati dolosi l'elemento soggettivo ha rilevanza solo per
l‚intenzionalità del fatto, mentre la motivazione del fatto
è ininfluente. Chi ruba ai ricchi per dare ai poveri
per la gente è un emulo di Robin Hood, per il giudice è
un ladro. Si condanna per omicidio se è provata la volontarietà
dell'azione, mentre le ragioni per cui l'azione è stata portata
a termine non contano o quasi. Chi uccide nel corso di una lite è
condannato ai sensi dell'art.575 del codice penale e importa poco
se, in quella lite, avesse ragione o torto. Ché anzi, se
ha ucciso per pochi spiccioli, si vedrà attribuire l'aggravante
d'avere agito "per motivi futili". Insomma, i motivi dell'azione
possono avere un'influenza solo per le attenuanti e le aggravanti,
ma non cambiano la sostanza del reato e la necessità della
sua sanzione.
La condanna del giudice
per l'astensione dalle udienze è perfettamente
plausibile e, si spera, sarà pronunciata in casi
analoghi.
Gianni Pardo
giannipardo@libero.it - 19 novembre 2005
AMMONIMENTI
Un articolo di Capperi
apparso il 19/11 ci fà conoscere che la propaganda
iraniana estrema ha fatto breccia anche in Italia e ci
illustra il basso e fanatico livello di questa. Gli aggettivi
sono i soliti della propaganda sovietica, i nemici, o quelli
considerati tali, son tutti " imperialisti ", oppure " agenti
della CIA " ed infine, per ovvie ragioni, " sionisti ".
Per dimostrare il mio
assunto, cioè il fatto che questa tecnica di
lavaggio del cervello sia molto simile a quella sovietica,
riporto quello che una fonte sovietica ufficiale - con ciò
intendendo non un giornale di partito, ma una pubblicazione
che doveva essere la più obiettiva possibile - ,quale
la Grande enciclopedia Sovietica, descrive alla voce Gandhi,
cioè al padre dell'India e uno degli esempi più validi,
se non quello in assoluto più valido, del pacifismo e della
non violenza .
" Mohandas Karamchand
Ganghi ( 1869-1948 ) : autore degli insegnamenti
reazionari del Gandhismo, derivati dalla casta Baniya che
era impiegata nel commercio e nell'usura. In Sud Africa,
Gandhi sabotò l'unità tra gli indiani e i negri nello
sforzo per la liberazione e nel 1906 lui attivamente aiutò
l'imperialismo britannico attraverso l'organizzazione e la guida
di un'unità sanitaria indiana che aiutò l'esercito
britannico nella sua invasione della terra degli Zulu, distruggendoli
con le armi da fuoco e le spade.
Il suo ruolo nel movimento
per la liberazione nazionale riflettè il tradimento
della classe media indiana e dei proprietari terrieri in
generale. Questi formarono un blocco comune con gli imperialisti
contro il popolo, nel quale vedevano il principale nemico.
Quando il movimento popolare risultò essere uno di tipo rivoluzionario,
Gandhi tradì il popolo e aiutò gli imperialisti a
sopprimere la rivolta. Agì nello stesso modo durante
i i fermenti rivoluzionari degli anni 1929-32.
Nella sua vita privata
Ganghi predicò l'ascetismo. Ha preteso essere
in maniera demagogica il sostenitore dell'indipendenza
indiana ed un nemico degli inglesi.
Gandhismo è
l'arma ideologica della medio alta classe, che è
strettamente legata ai proprietari terrieri feudali e agli
usurai. Sfrutta abbondantemente i pregiudizi religiosi e
i dogmi Hindu per l'incondizionata sottomissione della bassa
classe sociale bassa a quella alta, e anche il dogma del "
peccato " di ogni tentativo di cambiare la presente gerarchia di
caste che, sostengono, è stata stabilita dalla volontà
di Dio.
Il blocco reazionario
della borghesia e dei proprietari terrieri feudali
usa il Gandhismo nel suo scopo di disarmare le masse ideologicamente.
Promuovendo la teoria del Gandhismo, i capitalisti indiani
e i proprietari terrieri applicano largamente una politica del
terrore diretta contro le masse popolari ".
Lo scritto era così
veritiero che poi, quando l'India instaurò con
Nehru un rapporto più stretto con Mosca ( a causa dei
conflitti con la Cina, che minacciava di oltrepassare i
confini con l'India ), la " voce " dell'enciclopedia subì
delle variazioni.
Attenzione quindi a
sottovalutare i tentativi odierni di " armare le masse
ideologicamente ", con forza e disprezzo certe iniziative
vanno meticolosamente inserite nel luogo loro proprio,
nella raccolta differenziata dei rifiuti.
LUCIO SERGIO
CATILINA
Le barzellette
su Prodi
Sta girando per e-mail
e sui blog una bellissima barzelletta che prende di
mira il candidato della sinistra per il premiership. Dopo
anni di SMS e barzellette a go-go che colpivano solo ed esclusivamente
il premier in carica, finalmente un po' di umorismo che trafigge
l'altro bersaglio. La barzelletta si chiama "Confessione"
e racconta la storia di Prodi costretto a scavalcare la gerarchia
della chiesa cercando di farsi confessare. Parte con il suo incontro
col parroco. "Signor parroco, mi vorrei confessare. Certo figliolo,
qual è il tuo nome? Romano Prodi, padre. Ah, l'ex Presidente
del Consiglio! Ascolta figliolo, mi pare proprio che il tuo caso
richieda una competenza superiore. Credo sia meglio che tu ti rechi
dal Vescovo. Così Prodi si presenta dal Vescovo chiedendogli
se lo poteva confessare. Certo figliolo, come ti chiami? Romano Prodi?
Ex Presidente del Consiglio? No caro mio, non ti posso confessare perché
il tuo è un caso difficile, è meglio che tu vada in Vaticano.
Prodi va dal Papa.
Sua Santità, voglio confessarmi. Caro figlio
mio, come ti chiami? Romano Prodi. Ahi, ahi, ahi, figliolo,
il tuo caso è molto difficile anche per me. Guarda,
qui, sul lato del Vaticano, c'è una piccola cappella.
Al suo interno troverai una croce. Il Signore ti potrà
ascoltare. Prodi, giunto nella cappella, si rivolge al crocifisso:
Signore, voglio confessarmi. Certo figlio mio, come ti chiami?
Romano Prodi. Chi? L'ex Presidente del Consiglio? L'ex Presidente
dell'Iri? L'ex Presidente della Comunità Europea? L'amico
dei comunisti? Quello che ci ha spremuti per entrare nell'Europa
con l'Eurotax? Quello che ha fatto una voragine nei conti dell'Iri
insabbiando tutto? Quello che ha permesso alla Cina di invadere
i mercati europei di materie prime a basso costo senza controllo?
Ehm... sì, sono proprio io, Signore. Figlio mio, non
hai bisogno di confessarti, tu devi solamente ringraziare. Ringraziare?
E chi Signore? Ma i Romani, per avermi inchiodato qui. Altrimenti
scendevo e ti facevo un culo così." Nota: Tutti gli italiani
che riceveranno questa comunicazione hanno l'obbligo civile e
morale di inviarla ad almeno dieci amici. Non sia mai che qualcuno
lo voti di nuovo!" Fine della barzelletta, ma non dei peccati.
Sarebbero da elencare
le cause di quella voragine nei conti dell'Iri, da
quelli più conosciuti come il regalo dell'Alfa Romeo alla
Fiat e il tentativo di vendita della Sme a De Benedetti sempre
a prezzi da omaggio, a quelli meno conosciuti. Ma forse i suoi
peccati più (in)confessabili sono quelli che riguardano
le sue pretese capacità da chiromante come quella che
gli fa prevedere le periferie italiane in fiamme come le
banlieues di Parigi (incitamento al delitto?) o quella
che lo ha permesso di fornire in seduta spiritica l'indirizzo
dove le Brigate rosse tenevano nascosto Aldo Moro (complicità
nel delitto?). Forse è proprio quest'ultimo il peccato
che il Professore avrebbe voluto confessare.
Sandra Giovanna Giacomazzi
Carlos: un filo
rosso-verde nella strage di Bologna
La riapertura dell'inchiesta sulla strage
di Bologna è un fatto di grande importanza. Per
saperne di più sul terrorista venzuelano Carlos, implicato,
e sui collegamenti tra questo evento e tutte le stragi e le
guerre invisibili condotte negli anni '70 e '80, dal blog di PAOLO
DI LAUTREAMONT,