ARCHIVIO CAPPERI NOVEMBRE 2005


Silvia Tortora: non occupiamoci della giustizia assassina solo quando ci va di mezzo gente famosa, Enzo Tortora o Adriano Sofri. Dall'intervista di Jacobo Iacoboni del quotidiano "La Stampa" a Silvia Tortora:

«Non mi vorrà mica far polemizzare con Sofri?».
L’idea era l’opposto, per la verità.
«Sofri lo stanno ammazzando, come mio padre. Però non dovremmo interessarci di ingiustizie clamorose solo quando riguardano detenuti illustri, come Enzo Tortora o Adriano Sofri. Mi raccomando, scriva “Tortora e Sofri” perché qualche anno fa per un malinteso finii in una brutta polemica con lui, e si figuri se volevo mettermi a polemizzare con un uomo che sta in carcere, oltretutto malato».
Chi parla così è Silvia Tortora, la figlia del giornalista vittima di uno dei casi di malagiustizia più clamorosi dell’Italia repubblicana. Silvia è una donna appassionata e anche emotiva, fa la giornalista e la sceneggiatrice. Su Epoca teneva una rubrica in cui ogni settimana pubblicava le lettere dei condannati a morte del carcere di Huntsville, Texas.
Cosa aveva detto su Sofri?
«Anni fa mi chiama il Corriere, mi pare fosse il ‘98. Mi pescano in un momento di grande turbamento, dopo l’assoluzione dei giudici che perseguitarono papà. Mi scappano parole forti, lamento che i giornali si interessano di cattiva giustizia solo quando ci sono di mezzo, dico, i compagni di merende; da allora sul Foglio è iniziata una polemica dura contro di me. Prima con una piccola posta di Sofri, poi con altri interventi. Era stato del tutto frainteso lo spirito di quello che volevo dire».
Cosa le disse Sofri?
«Scrisse sul Foglio: “Gentile Silvia Tortora, protestando la sua amarezza per l’archiviazione dell’inchiesta su magistrati e investigatori che perseguitarono suo padre, lei ha detto (lo leggo sul Corriere): ‘Mi chiedo dov’è la reazione di chi si indigna per ogni cosa, magari per ex compagni di merende come Sofri’. Ora, le leggi di questo paese consentono a chiunque ci provi gusto di chiamarmi assassino. È un’abominevole ingiustizia, ma si può. Che cosa però ha spinto lei a insultarmi in modo così triviale?”. Capisce? Si figuri invece se io volevo insultare Sofri. Mio padre l’hanno ammazzato, e adesso per poco non rischiano di uccidere in un carcere Sofri. Io però dico anche non occupiamoci della giustizia assassina solo quando ci va di mezzo gente famosa, Enzo Tortora o Adriano Sofri. Lo posso dire o no?».
Magari i casi famosi servono per affermare un principio che vale anche per i poveracci.
«Ma lei ha l’impressione che succede? Le ripeto, non c’è mica solo il caso Sofri. Cosa sta capitando a Sofri? Qual è l’ingiustizia?»

A prescindere dal giudizio sulla sua colpevolezza, tenere dentro un uomo in condizioni di salute critiche; oggi infatti gli viene diagnosticata una malattia seria.
«Ci mancherebbe che non difendo una persona malata, e malata in carcere. Chi conosce la mia storia sa quali sono state le mie battaglie, non per mio padre, ripeto, per tutti i detenuti. Ma per me non esistono uomini che vanno difesi per le buone idee, ci sono detenuti che vanno difesi comunque dall’ingranaggio che li uccide, anche se non si chiamano Tortora o Sofri».  (...)


Libertà di terrorismo?
«Allah è grande! Viva l’Italia».
Così, in aula, il marocchino Mohammed Daki e i tunisini Maher Bouyahia e Ali Ben Sassi Toumi hanno espresso  la loro gioia per la sentenza con cui ieri la terza Corte d’Assise d’Appello di Milano li ha assolti dal reato di associazione eversiva finalizzata al terrorismo internazionale. Stante il giudizio della Corte, giunto dopo sei ore di camera di consiglio, il processo di appello si configura quindi come la “grande vittoria” del giudice Clementina Forleo, che in primo grado aveva scagionato Daki e i due tunisini dall’imputazione più grave, condannandoli invece per due reati minori: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falsificazione di documenti.
In appello, a ben vedere, il giudizio della Forleo non è stato solo confermato, ma addirittura superato. Daki, infatti, condannato in primo grado a due anni e dieci mesi per ricettazione di documenti fasulli, è stato assolto anche da quest’accusa, mentre per i due tunisini il reato di terrorismo internazionale, il 270bis, è stato derubricato in associazione per delinquere semplice finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per loro, tuttavia, la condanna a 3 anni di reclusione emessa in primo grado è stata confermata.
Ma chi è Mohammad Daki?.  38 anni,  marocchino,   Daki è arrivato dal Marocco in Germania con un visto per motivi di studio.  Durante il suo soggiorno a Amburgo, è stato provato il suo contattato con i membri che hanno progettato  gli attacchi del'11 settembre alle "torri gemelle".  Nella primavera di 2002,  lasciata la Germania, Daki ed è arrivato a Milano.  Il 4 aprile 2003, Daki è stato arrestato dalla polizia italiana con l'accusa di reclutare   immigrati mussulmani  da mandare a compiere azioni 
kamikaze
in Iraq.  Daki si è difeso dichiarandosi vittima  di una serie bizzarra di coincidenze.  "io, un terrorista?  Non ho fatto nulla.  Sono solo  venuto a contatto con qualche persona nel momento sbagliato.  Sono pulito."  
«Allah è grande! Viva l’Italietta».


SENZA PAROLE










palestinesi all'ufficio passaporti

Europa: ero quasi in crisi di astinenza!
Dopo aver letto  il bellissimo articolo di Anna Borioni dal titolo "La sinistra e Israele" mi si e' aperto il cuore. "Ma guarda, ho pensato, che la sinistra stia incominciando a capire qualcosa? che  si stiano rendendo conto del danno  incommensurabile fatto alla democrazia?".
L'analisi da standing ovation della Borioni e' stata preceduta dalle dichiarazioni di Piero Fassino da cui emergeva una sorta di atto di dolore per le posizioni costantemente e vergognosamente  filopalestinesi della sinistra. 
Vabbe' uno legge, spera, si illude.   E' umano, no?
Uno si illude che una parte politica italiana, quella di sinistra,  dopo aver dipinto Israele come un mostro per anni, anni e anni, incominci a guardare con altri occhi  a quello che succede da queste parti,  uno si illude che dopo simili importanti dichiarazioni di pentimento, arrivino anche le condanne a raffica per i nostri aggressori, nello specifico attuale per gli hezbollah e il loro  ennesimo, immotivato e inutile  attacco a Israele con bombardamenti sui civili delle citta' e kibbuz del nord.
Uno spera che sentire Nasrallah dichiarare che e' un suo diritto rapire israeliani scandalizzi qualcuno della sinistra ....pentita.
"Abbiamo il diritto di rapire israeliani", cosi' ha detto il criminale. Qualcuno gli ha chiesto "perche'?" Diliberto, suo amico, gli ha chiesto perche'? Qualcuno ha avuto la nausea nel sentire queste parole? Pare di no. 
Uno spera, si illude che arrivino proteste, condanne per questi criminali.
Niente! Silenzio!
Ma  allora a cosa serve fare dei summit per dire  che:
"ampi settori della sinistra hanno potuto semplicemente ignorare il progetto di distruzione dello Stato ebraico, continuando ad attribuire alla volontà d‚Israele la mancata nascita dello Stato palestinese. Ma così facendo la sinistra ha diseducato se stessa, a favore della costruzione di uno schema ideologico interpretativo del conflitto mediorientale che sembra rinunciare all‚analisi della realtà, dando vita a una posizione pregiudiziale su Israele che lo colloca sempre dalla parte del torto. Dalla leadership palestinese non si è preteso in modo chiaro e inequivocabile la fine di ogni atto di terrorismo e della propaganda antisemita, mentre si è consentito che le giuste aspirazioni del popolo palestinese a un proprio Stato e a una vita dignitosa, continuassero a essere strumentalizzate dal folle disegno di eliminazione della nazione ebraica perseguito dal nazionalismo arabo e dal razzismo islamico."

A cosa serve che una persona intelligente, giusta , capace di autocritica dichiari queste verita' se la parte politica di cui fa parte se ne strafrega e perde l'occasione, offerta quasi su un piatto d'argento,  di condannare l'aggressione subita da Israele da parte dei nazisti iraniani che hanno creato in Libano uno stato nello stato come aveva fatto 40 anni prima l'altro nazista, Yasser Arafat!
A che serve che a sinistra vi siano persone coraggiose e intelligenti  se poi  caraggio e intelligenza vanno a cozzare contro l'ignoranza e  la la stupidita' di altri e la' tutto si ferma e l'illusione muore miseramente?
Lasciamo stare l'Italia ormai senza speranza , l'Italia dove si dedicano strade a un nazista palestinese e si sputa sui caduti di Nassyria. L'italia dove un Bertinotti dice che la sinistra non e' antisemita perche' non va contro l'ebreo ma contro l'israeliano.
Lasciamola stare questa Italia strana e squilibrata che dall'entusiasmo ti fa ricadere subito nell'amarezza.
Guardiamo all'Europa invece.
Si l'Europa!
Quasi  quasi andavo in crisi di astinenza.
Era tanto che non leggevo critiche e condanne a Israele, era un sacco di tempo che l'Unione Europea non denunciava colpe israeliane  e io, nella mia ingenuita', pensavo "beh, adesso siamo buoni e bravi, abbiamo dato ai palestinesi la striscia di Gaza, si parla di evacuare anche alcuni insediamenti illegali in Cisgiordania, cioe' le nostre Giudea e Samaria, ormai avranno capito che tra Israele e i palestinesi e' solo Israele che cerca la pace, non ci vuole mica un'intelligenza superiore  per capirlo".
"Che strano, pensavo ancora, non arriva nessuna critica, tutto tace,  significa che siamo stati riabilitati, da israeliani boia siamo  diventati israeliani bravi"  e quasi quasi mi mancava la condanna quotidiana, mi mancava la scarica di adrenalina provocata dalla rabbia che provavo ogni volta che arrivava l'insulto europeo a Israele.
Per la prima volta in 5 anni la comunita' europea ha  fatto passare ben tre mesi senza demonizzare  Israele. Un record!
E invece eccoli qua, erano solo un po' distratti, ecco ecco,  puntuale e' arrivata la notizia che gli inglesi hanno pronto un documento in cui si accusa  Israele di non voler dare ai palestinesi Gerusalemme capitale e di volersi annettere la Citta' .
Sono tanto distratti da non ricordare che Gerusalemme e' gia' annessa a Israele, lo e' stata nel  momento della liberazione dall'occupazione giordana, nel 1967,  nel momento in cui il suono dello shofar e' risuonato di nuovo al Kotel, il Muro del Pianto, dopo duemila anni.  Israele aveva vinto e liberato la sua Capitale.
E adesso gli inglesi si svegliano e dicono che ce la vogliamo annettere! Ma dove erano negli ultimi 40 anni? Pensavano ancora al Mandato britannico?
Mica mi serviva una dose di adrenalina cosi' potente, bastava meno, signori inglesi , caspiterina! Meno male che Gianfranco Fini e Frattini mi hanno evitato lo chock anafilattico opponendosi a questa pensata degli ex-padroni inglesi che non riescono ad abituarsi all'idea di non essere piu' padroni di niente!
Speriamo che l'altra Italia, quella giusta, quella  che ama Israele e che sfila in corteo per dire che Israele c'e' e ci sara' sempre, abbia la forza di opporsi alla perfida Albione che non poteva scegliere momento peggiore per rinverdire la sua antipatia verso Israele.
Non esiste un solo caso al mondo in cui  una Nazione sovrana regali la propria capitale o parte di essa a un altro stato vicino.  Gerusalemme e' stata per 3000 anni capitale politica, spirituale, storica  e geografica di Israele, Gerusalemme non e' mai stata una citta' araba.
I palestinesi si facciano la loro capitale da un altra parte rendendo cosi' felici, superfelici, felicissimi  i 200.000 arabi di Gerusalemme est gia' terrorizzati dal pericolo di finire sotto l'ANP e , da cittadini di una democrazia, diventare carne da macello di una dittatura terrorista.
Signor Straw e compagni, in Egitto i Fratelli Musulmani si sono beccati 29 seggi, al nord di Israele i nazisti Hezbollah pensano a quale cittadino israeliano rapire, come pare sia loro diritto e dovere, in Europa c''e' il maltempo, in Africa le guerre continuano a massacrare  le popolazioni, l'AIDS imperversa, l'influenza aviaria  bussa timidamente alle porte, le citta' europee sono sempre minacciate di terrorismo,  varie calamita' e un' infinita' di problemi internazionali dovrebbero attirare la vostra attenzione e voi non avete di meglio da fare che preparare un documento di condanna perche' Israele non vuole regalare mezza Gerusalemme ai palestinesi? Ma, visto che siete cosi' generosi con le capitali altrui,  perche' non date voi mezza Londra ai pakistani?
L'impressione che uno riceve da questa desolante storia e' che Tony Blair stia frequentando pessime compagnie e abbia strani consiglieri che forse lo hanno convinto che in questo momento delicatissimo per le trattative israelopalestinesi sia opportuno dimostrare agli arabi che lui e' un figo  e che sta dalla loro parte.
Mi spiace per lui ma Gerusalemme e' ebraica e israeliana  e lo sara' per  3000 anni ancora, e tutta intera.
 
Deborah Fait - informazionecorretta

PICCOLA UNIONE PICCOLA
Ci sono degli sviluppi interessanti, certamente indicativi, nei rapporti tra i partiti facenti parte della coalizione di centro-sinistra che si chiama " l'Unione ".
Uno di questi è l'abbandono da parte di sette esponenti dei DS del loro partito, con straccio di tessera incorporato, per confluire nel partito di Rifondazione comunista ; e, si badi bene, non si tratta di tesserati " anonimi ", quanto di dirigenti del partito nella regione Lazio, quali per esempio il direttore regionale del partito. La coalizione pare spostarsi più a sinistra ? Non esattamente, visto l'altro episodio rilevante, cioè l'intervista rilasciata da Armando Cossutta al Corriere della Sera. Il predidente dei comunisti italiani lamenta il mancato raggiungimento dell'accordo con i verdi e nello stesso tempo, più significativamente, espone i limiti dell'Unione. Dice Cossutta che questa formazione  si è spostata troppo nettamente su posizioni mederate ed accusa la stessa Rifondazione comunista, che dovrebbe stare alla sinistra dei Comunisti italiani, di aver modellato le proprie posizioni su quelle dei DS, la cui politica non si discosterebbe troppo da quella del governo. Esempio fondante ne sarebbe la presa di posizione sul punto più importante, vale a dire la guerra in Iraq : non dovevano esserci tentennamenti sul fatto che, se il centro-sinistra avesse vinto le elezioni, l'Italia avrebbe dovuto ritirarsi senza condizioni dal fronte di guerra ed invece ora già si comincia con i distinguo e tutto questo avviene senza una consultazione, per cui Cossutta si trova di fronte al fatto compiuto.
L'intervista però, contrariamente a quanto si potrebbe ritenere, ha suscitato furori non all'interno dell'Unione, ma all'interno degli stessi comunisti italiani per quanto il presidente del partito ha detto a proposito del loro simbolo ; vale a dire che se è questo che preoccupa i verdi, lui sarebbe disposto a rinunciarci nell'alleanza con quel partito. In effetti, sentir dire a l'homo sovieticus Cossutta che alla falce e martello si potrebbe rinunciare perchè oramai il comunismo è morto è una cosa che da una certa soddisfazione, anche se sulle prime uno potrebbe pensare si tratti di uno scherzo.

Ebbene, Diliberto, di fronte alle dichiarazioni del presidente ha chiesto un'immediata convocazione della direzione nazionale, perchè questa cosa della rinuncia al simbolo per allearsi con i verdi gli ha procurato un travaso di bile. Che si prospetti l'ennesima scissione, con relativi strascichi giudiziari sull'uso legittimo del simbolo ? Non si sa, è certo comunque che questo fine settimana, nonostante la buffonata retorica di turno del " Big Talk "- ennesimo seminario del centro-sinistra, dove i maggiori rappresentati si esprimono in interventi memorabili nelle intenzioni, risibili nei risultati ( Rutelli : dobbiamo andare al governo con la prospettiva di governare fino al 2011. Il grande assente non è solo  l'idealismo, quanto il programma ) - questa Unione tanto unita non lo è affatto: i comunisti italiani non riescono a raggiungere un accordo elettorale con i verdi e si spaccano all'interno, rifondazione comunista che si appiattisce sui DS per riesplodere prima o poi ( il caso Bologna ne è una prova ), gli stessi DS che conoscono una fuoriuscita di fedeli dal loro partito.
Viene solo da chiedersi che succederà quando presto un accenno al programma della coalizione dovrà essere fatto e ogni anima del centro-sinistra dovrà pronunciarsi. Le prospettive non sono rosee.
Certo, se poi pensiamo che questo insieme di partiti dovrà essere guidato ed anche controllato da Romano Prodi, che può conservare un'autorità fintanto che si rimane sul generico scopo della sconfitta del centro-destra, ma che al dunque rivelerà la sua nullità di capo, ci sono buone possibilità per il Polo delle libertà di riconfermarsi, anzi Prodi è la migliore garanzia per sperare ancora, davvero.
LUCIO SERGIO CATILINA


LA BESTEMMIA
Ad Aosta è stato revocato l'invito a parlare all'islamista Tarik Ramadan. Oriana Fallaci è stata denunciata e processata per le sue idee, e forse lo sarà ancora. Infine, caso più clamoroso, in Austria l'11 novembre è stato arrestato uno storico negazionista, David Irving, ed ancora oggi è in carcere: in quel paese infatti negare la Shoah è reato punibile con la reclusione. Gli esempi si potrebbero moltiplicare, ma questi eventi disparati fanno riconoscere una costante storica: la comunità, su certi temi, è così sensibile da non permettere la libertà di opinione e di parola. Secoli fa in Francia un nobile fu condannato a morire dopo atroci tormenti solo per non essersi cavato il cappello mentre passava il Santissimo Sacramento, anche nei tempi recenti è stato facile procurarsi grandi guai semplicemente parlando o scrivendo. Ne è prova l'assenza di dissidenti sotto Stalin. Comunque, di dissidenti vivi.
La cosa più semplice che vien da dire, in un‚epoca di political correctness, è che si tratta di cose orribili: la libertà di parola dovrebbe essere garantita a tutti e comunque. Ma questa rischia d'essere solo retorica. La storia insegna cose ben diverse. Quanto più forte è la spinta morale, politica o religiosa di un popolo, o anche solo dei suoi gruppi dominanti (i cattolici al tempo della Santa Inquisizione, i giacobini, i bolscevichi, gli integralisti cristiani o musulmani), tanto maggiore è l'intolleranza. Coloro che reclamano - da sinistra - la più totale libertà di parola, sono ex-studenti che, nelle assemblee d'istituto dei licei, o non davano la parola ai colleghi di destra o sommergevano ciò che quelli avevano da dire con urla e contestazioni. Ci sono pochi innocenti che possano scagliare la prima pietra.
Le parole feriscono. Ecco perché la bestemmia era reato, in Italia. Non perché il legislatore fosse religioso ma perché doveva tenere conto della sensibilità del popolo. La gente non sopportava che non fosse punito chi offendeva così profondamente ciò che c'era di più sacro. Poi, quando la società è divenuta più laica, quel reato è stato abolito. Inutile chiedersi se fosse giusta la legge prima o dopo. La risposta è che è stata giusta in ambedue i casi e si è adattata ad una società mutevole.

Il problema non è dunque se negare la Shoah sia un orrore da punire o una stupidaggine storica da ignorare. Il problema è se una tale negazione offenda il popolo in maniera sufficientemente grave da reclamare l'intervento dello Stato. Del resto la libertà di parola non incontra solo limiti religiosi o storici: dal punto di vista strettamente laico e statale ci si può chiedere se sia da permettere una propaganda antidemocratica ("votate in massa per Tizio e finalmente avremo la dittatura con lui a capo"), ed è comunque vietata l'istigazione al reato. Eppure, astrattamente anche l'istigazione al reato può essere una manifestazione della libertà di pensiero: se, per Proudhon, la proprietà è un furto, ne consegue il diritto di rubare al ricco, anzi, di "ricuperare" dal ricco. E tuttavia se qualcuno provasse a predicare il furto rischierebbe una condanna penale. Salvo ovviamente chiamare il furto "esproprio proletario" e trovare un giudice "comprensivo".
Dall'astrazione si è scesi alla concretezza. La libertà di parola non è e non può essere totale. Se dunque possiamo essere contenti del fatto che in Italia David Irving non sarebbe stato arrestato, non dobbiamo dedurne che noi abbiamo la libertà di parola e l'Austria no, dobbiamo dedurne che abbiamo leggi diverse. Se proprio si vuole, si può discutere quale legge sia migliore ma la questione non è metafisica. E perfino il nostro giudizio potrebbe mutare, col tempo: come è mutata la sanzione sulla bestemmia.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 28 novembre 2005

GEBRAUCHSANWEISUNGEN
Fassino (parole riportate dal "Foglio", 26/11/'05) ha rimproverato al Manifesto di aver "guardato sempre Israele e la questione ebraica con forte pregiudizio".
Meno male che questo non è avvenuto con nessuno dei gentili partecipanti al forum di questo blog.


Massima del giorno
Accetto l'uomo a partire dal momento in cui, per età e vocazione, ha imparato a mettere le mutande alla propria spontaneità.
G.P.


MOLLICHINE
Julia Roberts ha venduto per 5.000.000 $ il suo appartamento sulla Quinta Avenue. Pare abbia saputo che Berlusconi dà una casa a chi non l'ha.

Secondo Diliberto, tutte le città dovrebbero avere Via Arafat. Purché faccia angolo con Via Caligola e Via Stalin.

Amato, sul partito democratico: «non è pensabile che i vecchi contenitori contengano con facilità nuovi contenuti». Così come una ripetizione è ripetitiva per la sua ripetitività.

Il senatore Sodano, sul sindaco di Marano (Via Arafat): «Non facciamone un mostro, non è una cattiva persona». E chi mai ha confuso un cattivo con un imbecille?

Netanyahu all'attacco: "Sharon è un dittatore e mette in pericolo la sicurezza nazionale". E se non basta gli farà mordere i polpacci da Marco Rizzo.

Storace, sulla legge 194: libertà di abortire e di non abortire. Ma non quella di non sentirne più parlare.

Proteste per Via Arafat. Ma bastava correggere così: Via Arafat!

Prodi ha detto di "voler coprire mezza Italia di pannelli solari". Se paga di tasca sua, tutti d'accordo.

"L'usura è una deplorevole piaga sociale". L'ha detto Papa Benedetto XVI. La Chiesa presterà denaro ai poveri oppure ho capito male?

Pinochet (90 anni) agli arresti per evasione fiscale. Tutta colpa di Al Capone!

Gianni Pardo giannipardo@libero.it


I veri crimini commessi a Falluja
Altro che "fosforo bianco", per raccontare che cos'era Falluja prima dell'intervento americano, ci affidiamo a una fonte non di parte, il giornale giordano Al Quds Al Arabi, in una corrispondenza dalla città sunnita firmata da Naad Baker: «Carceri, stanze di tortura dentro le case, cadaveri bruciati e tumefatti per terra. Orrore che rivela un profilo sinistro del governo islamico che ha imposto il proprio potere sulla città lungo gli ultimi otto mesi. La scoperta dei cadaveri in concomitanza con la testimonianza degli abitanti disegnano un quadro infernale sulla realtà della città, governata da un Consiglio di Consulta composto da religiosi fondamentalisti e da guerriglieri islamici che emetteva le fatwa e le faceva rispettare da uomini armati: erano messi al bando l'ascolto della musica, la vendita e il consumo degli alcolici. I peccatori venivano frustrati in pubblico, rispettivamente con 60 e 80 frustate». Il giornalista arabo ha visto i manifesti che riportavano «l'ordine alle donne di vestirsi con lo hijaab dalla testa fino a coprire le caviglie, pena la condanna a morte. I cadaveri di due donne ritrovati la sera di domenica scorsa dimostrano che le minacce di morte non erano solo parole».  

LIBERTÀ E RESPONSABILITÀ
Il problema della perizia psichiatrica per Anna Maria Franzoni è molto più generale e importante di quanto non si creda. Infatti coinvolge morale, diritto, scienza, religione e filosofia. Quanto segue è solo un'occasione di riflessione.
La responsabilità è concepibile solo in quanto si sia liberi. Se si obbliga un cassiere ad aprire la cassaforte della banca puntandogli una pistola alla tempia, forse che il malcapitato è complice dei banditi? Tuttavia ci si può chiedere se anche nella vita d'ogni giorno l'uomo sia libero o al contrario se - sulla base della sua fisiologia e del suo condizionamento - non sia comunque determinato a fare quello che fa. È esperienza comune che la maggior parte dei delinquenti proviene dalle classi più povere e dagli ambienti più degradati. A questo punto è facile osservare che lo stesso uomo, se fosse nato nei quartieri alti e fosse stato il figlio di un noto ingegnere, probabilmente sarebbe divenuto un medico o un notaio, e non un ladro. È dunque colpa sua, se lo è? Alcuni chiedono però, giustamente: come mai suo fratello, nato e vissuto nelle stesse condizioni, è un onesto carrozziere? Il ladro è colpevole d'essere ladro. Ma ne possiamo essere sicuri? Come negare che, se avessimo un corpo diverso e un'educazione diversa, saremmo diversi e ci comporteremmo diversamente? La riflessione, cioè la filosofia, non è stata in grado di venire a capo del problema. Lo stesso grandissimo Immanuel Kant si è rassegnato a dichiararlo insolubile (fa parte delle quattro antinomie).
Tuttavia del dogma della libertà non si può fare a meno. Se non ci considerassimo tutti liberi, perderebbero il loro senso parole come colpa, decisione, merito, punizione, peccato, dovere e molte altre. Mentre al contrario tutti i rapporti sociali sono fondati sul presupposto della responsabilità. Ecco perché l'umanità nel suo complesso ha proclamato questo dogma della libertà (libero arbitrio, per la Chiesa) e ogni individuo è chiamato a rispondere delle proprie azioni.
Il diritto - cioè il campo in cui il concetto di responsabilità ha le conseguenze più gravi - pone la libertà come un dato pre-giuridico e non se ne occupa neppure. Ha tuttavia dei ripensamenti e non riesce a chiudere gli occhi sul fatto che un idiota clinico non è capace d'intendere e di volere. Così come reputa irresponsabile il ragazzino di undici anni o il vecchio affetto dal morbo di Alzheimer che non riconosce più nemmeno i propri figli. Ma a questo punto il problema della libertà, estromesso dalla porta, è rientrato dalla finestra. Il giudice infatti, quando è perplesso, delega la decisione alla scienza e chiede al perito "se, al momento del fatto, l'imputato fosse in grado d'intendere e di volere". Cioè se fosse libero o no di commetterlo. Cioè se fosse libero. E come può stabilirlo, il perito? Un amico psicologo, G.Paradiso, ha scritto seccamente: "s'intende per libertà  l'ignoranza dei condizionamenti che hanno indotto quell'atto".

Anche lo psichiatra di fatto è costretto a partire da assiomi indimostrabili. Il primo è che l'uomo sano di mente sia libero, (affermazione tutt'altro che scientifica); il secondo è che, con l'aggravarsi della patologia, questa libertà diminuisce, fino a determinare la seminfermità mentale e infine la totale mancanza di responsabilità. Una facoltà spirituale - la libertà - si degrada, per ragioni "materiali", fino a fare dell'uomo qualcosa come un automa. La libertà infatti apparterrebbe all'anima (essa stessa indimostrabile perfino per Kant) mentre la materia è tutta determinata. E con la malattia si passerebbe da un eccesso di anima (libertà incondizionata) ad un eccesso di corpo (determinismo). Quanto tutto questo sia poco "scientifico" è evidente, sicché la tentazione di rimanere scettici è forte e, come diceva Oscar Wilde, "se c'è qualcosa cui non resisto, è la tentazione".
Lo scemo del villaggio è percepito da tutti come totalmente infermo di mente, ma nel caso degli schizofrenici quanti di noi saprebbero riconoscerli? Questi irresponsabili sono di solito persone che - magari con qualche stranezza - fanno parte della comunità. Quanta gente ipotizza che la madre amorevolissima, anche se spesso triste, sia la melanconica che un giorno ucciderà i suoi figli e se stessa? La perplessità, malgrado il rispetto dovuto a chi a questi problemi ha dedicato la vita, rimane. Addirittura a volte sorge il sospetto che la diagnosi d'infermità mentale nasca dall'orrore: "Quale persona sana di mente farebbe una cosa del genere?" Che è un mettere il carro dinanzi ai buoi.
Forse è per un simile interrogativo che la Corte d'Assise di Torino ha ordinato la perizia psichiatrica su Anna Maria Franzoni. Il contrasto tra il feroce e brutale assassinio d'un piccolo bambino indifeso e l'atteggiamento innocente e piagnucoloso di colei che appare come l'unica colpevole possibile lascia perplessi. Ma con quale speranza di giungere alla verità? Se la scienza psichiatrica fosse in grado di dare risposte certe, le avrebbe già date con la prima perizia, che ha giudicato la Franzoni sana di mente. E se la seconda giungesse a conclusioni difformi, sarebbe "scientifico" credere alla seconda piuttosto che alla prima? Quando la scienza è veramente tale dà solo risposte univoche. Quando non dà risposte univoche, scientifico è il metodo ma non è detto che scientifica (nel senso di certa) sia la conclusione. Come nelle previsioni del tempo.
L'umanità ha bisogno di credere alla libertà e alla responsabilità; l'umanità ha bisogno di credere che ci sia una giustizia penale: ma solo degli ingenui possono avere una seria fiducia nella libertà, nella scienza e nella giustizia penale.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 24 novembre 2005


Guia e l’aborto (un problema che non riguarda coloro che ne parlano)
Il bello è che non ne parla mai chi sa di che cosa si stia parlando. Ne discettano tutti da studiosi, col loro bravo riflesso pavloviano “l’aborto-è-un-dramma”. L’altra sera, a Matrix, l’aborto era un dramma per tutti i dibattenti. Detto da chi difendeva la 194, faceva un po’ tenerezza: una legge che è come un parente un po’ scemo, da difendere pur vergognandosene. A un certo punto è comparsa una signora e ha detto che è inutile continuare a parlare di contraccezione, nei paesi ad alto tasso di contraccezione le donne abortiscono come altrove. Ottimo. Quindi la contraccezione non serve, l’aborto è una tragedia dell’umanità, riproducetevi come coniglie e andate in pace.
 Il bello è che non parla mai chi è interessato all’argomento.
 (...) Per proseguire nella lettura clicca qui.
da Il Foglio del 23 novembre 2005, articolo di Guia Soncini

LE ENERGIE ALTERNATIVE
Secondo alcuni, quella dal sole sarebbe la fonte energetica del futuro e quella nucleare agli sgoccioli. Tra essi spicca l'aspirante presidente del Consiglio, Romano Prodi, che sull'energia solare ha un'agenda politica ricca di progetti di legge. Peccato che le leggi di Prodi contraddicano quelle della fisica. Che c'insegnano, invece, che l'energia solare non ha futuro.
Il sole invia per 365 giorni l'anno, su ogni metro quadrato di pianeta, tanta energia quanta se ne consuma tenendo accesa una lampadina di 200 watt per 24 ore al giorno; ma non essendo né energia meccanica né energia elettrica, siamo obbligati a usarla in forma trasformata. Ecco come: l'energia dal sole è responsabile della fotosintesi che fa crescere le piante che ci danno la legna da ardere (o altra biomassa); fa evaporare le acque che, ricadendo sotto forma di pioggia, possono raccogliersi in un bacino idroelettrico; crea i gradienti di temperatura atmosferici responsabili dei venti; viene trasformata direttamente in energia elettrica dai moduli fotovoltaici (FV) e riscalda il fluido che circola in un collettore solare. Ebbene, questi processi hanno, ciascuno, un'efficienza intrinseca, e che non possiamo modificare più di tanto: i 200 W/mq che arrivano sulla Terra diventano 0,5 W/mq con l'idroelettrico o la legna da ardere (o anche meno se è biomassa coltivata), 1 W/mq con l'eolica, 20 W/mq coi moduli FV, e 100 W/mq coi collettori solari.
Può sembrare curioso, ma oltre il 95% dell'energia «solare» che usiamo è fornita dalle forme meno efficienti: legna da ardere ed energia idroelettrica. Basta riflettere un attimo per capire che curioso non è: l'energia è un bene che vogliamo usare quando ci serve, non quando brilla il sole o soffia il vento. Ecco perché preferiamo la legna da ardere e i bacini idroelettrici: essi sono, per così dire, dei serbatoi d'energia (decidiamo noi quando bruciare un ciocco di legno o quando far cadere sulle turbine l'acqua raccolta dietro una diga).
Inoltre, se fino a due secoli fa l‚energia usata dall'uomo proveniva al 100% dal sole - quasi tutta legna da ardere (e forza muscolare degli schiavi, un'altra forma d'energia solare) - oggi il contributo dal sole è inferiore al 10%, a dispetto del fatto che disponiamo anche di dighe, turbine eoliche, pannelli FV e collettori termici: insomma, appare evidente che quella dal sole è, innanzitutto, l'energia del passato.
Abbiamo già avuto occasione di notare il fallimento delle 15mila turbine eoliche tedesche (che Prodi addita agli italiani come esempio da imitare): esse producono meno del 2% dell'elettricità consumata in Germania, e sono state interamente pagate dai contribuenti tedeschi perché nessuno investirebbe un proprio euro su un'impresa decisamente a perdere.

Solare fotovoltaico. C'è speranza che l'efficienza dei moduli fotovoltaici migliori significativamente? Purtroppo, per ragioni proprie della tecnica FV, la risposta è negativa. Il materiale di cui sono fatti i pannelli FV diventa conduttore d'elettricità perché gli elettroni di quel materiale assorbono una ben precisa quantità (diciamo Q) d'energia. Ora, la luce solare consta di fotoni con energie comprese tra l'infrarosso e l'ultravioletto; ma i fotoni d'energia inferiore a Q non servono, e quelli d'energia superiore cedono solo la quota Q agli elettroni, mentre la differenza si disperde come inutile calore. Ecco perché le migliori celle disponibili su larga scala hanno un'efficienza del 10%.
Poi c'è la questione dei costi. Se volessimo coprire col solare FV l‚1% del consumo elettrico italiano, dovremmo spendere, oggi, più di 10 miliardi d'euro solo in pannelli FV (senza installazione, accumulatori, trasformatori). La stessa cifra, se impiegata nelle centrali convenzionali (nucleari comprese), coprirebbe più del 20% dei nostri consumi elettrici. Alcuni s'illudono che i costi del FV possano diminuire: tutto sommato - dicono - basta guardare come si sono abbattuti i costi dei computer, la cui tecnologia (quella dei semiconduttori) è la stessa delle celle FV. Effettivamente, nei soli ultimi 15 anni il costo dei transistor dei circuiti integrati si è abbattuto di un fattore 100. Come mai? Perché è stato possibile allocare milioni di transistor sulla superficie di un francobollo, circostanza che ha permesso di aumentare la velocità e diminuire le dimensioni dei computer: quelli che 30 anni fa occupavano lo spazio di un intero salone, oggi, a parità di prestazioni, stanno dentro la valigetta ventiquattrore che ci portiamo appresso. Negli ultimi 15 anni il costo dei moduli FV, invece, si è abbattuto solo di un fattore 2 (essenzialmente per migliorata efficienza di produzione): le loro dimensioni devono essere, ovviamente, massime perché massima è l'energia che vogliamo catturare dal sole. Al quale non possiamo chiedere di brillare né più intensamente né di notte, cosicché bisogna aggiungere, ai pannelli, i costi degli accumulatori (che vanno sostituiti spesso), da caricare quando brilla il sole e scaricare quando abbiamo bisogno d'energia elettrica.
Solare termico. Dal solare termico si produce solo acqua o aria calda (soprattutto d'estate, cioè quando serve meno). Ma l'energia che il mondo usa per riscaldare gli edifici o per dotarli d'acqua calda è inferiore al 10% del totale, per cui, in teoria, coi collettori solari si potrebbe coprire solo quella quota. I fatti smentiscono la teoria: il reale contributo dai collettori solari all'energia del mondo è inferiore allo 0,005% del loro potenziale contributo teorico, giacché costa meno ed è più affidabile usare l'elettricità o il gas alla cui rete di distribuzione ogni edificio deve comunque essere allacciato. Il 90% dei collettori solari esistenti in Usa, ad esempio, è adibito a riscaldare le piscine delle ville degli attori di Hollywood.

Biocombustibili. I biocombustibili si distinguono dalla legna da ardere perché la materia prima è frutto di un'attività agricola. Energeticamente parlando sono equivalenti alla legna da ardere: entrambi offrono la parte d'energia solare che hanno immagazzinato come risultato del processo di fotosintesi; che - abbiamo già visto - è, tra tutti, il più inefficiente processo di utilizzo d‚energia solare (0,5 W/mq). Ma quella differenza tra legna da ardere e biocombustibili impone che, nel computo dell'energia netta ottenibile da questi ultimi, si sottragga, innanzitutto, l'energia spesa in ogni momento della fase agricola (semina, raccolto, produzione di fertilizzanti), e poi l'energia spesa per la produzione e la distribuzione del biocombustibile (distillazione, trasporto). Nelle più ottimistiche condizioni, da un ettaro di terreno coltivato per produrre biocombustibile si riesce a ricavare tanta energia quanto basta ad alimentare un frigorifero: per alimentare solo i frigoriferi italiani bisognerebbe coltivare 150.000 kmq di terreno, cioè metà penisola. In condizioni più ordinarie, invece, quella dei biocombustibili è, energeticamente parlando, u'impresa a perdere: l'energia spesa per produrli è superiore a quella ricavata quando bruciano. Gli unici a trarne profitto sono solo quei quattro gatti di agricoltori cui quelli del Sole-che-ride vorrebbero elargire ricche sovvenzioni di denaro pubblico. Non so quale altra forma di energia solare abbiano in mente costoro e, con essi, il Professor Prodi, ma siamo qui tutt'orecchi e ansiosi di apprendere.

CALAMITA' NATURALI
E’ stato chiuso  il programma “Rai 21.15” condotto da Pierluigi Diaco su Rai News 24, con replica su Rai3 alle 7 del mattino.   Insomma,  Roberto Morrione - noto assertore del socialismo renale, fondato su telespettatori presi per i fondelli - censura e fotte.
All'orizzonte non si segnalano né girotondi né proteste.

Castelli su Spataro È un Pm militante
Sono bastate poche parole del ministro della Giustizia, Roberto Castelli, per scatenare la reazione della sinistra e della magistratura che ancora una volta si schierano una a fianco dell’altra. L’ennesimo scontro tra le toghe rosse e il Guardasigilli ha per oggetto le rogatorie relative alla estradizione di 22 agenti della Cia, che sarebbero responsabili del presunto sequestro di Abu Omar, l’ex imam di via Quaranta a Milano, arrivate da una settimana sul tavolo del ministro. A inviarle, su richiesta di due pm antiterrorismo Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, è stata la Procura generale di Milano. Una «questione estremamente delicata», su cui il ministro della Giustizia sta riflettendo, senza evitare di mettere in conto il fatto di essere di fronte ad una richiesta formulata da un «magistrato militante». Il ministro Castelli, ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano se con il suo omologo americano, il ministro Gonzales, abbia anche parlato, nella recente visita negli Stati Uniti, della faccenda.
«Mi limito a dire che la questione è estremamente delicata - ha risposto Castelli - stiamo esaminando le carte. In questo caso la legge dà al ministro la facoltà di decidere se accogliere o meno le richieste della magistratura, un caso rarissimo visto che la magistratura è indipendente. La ratio di questa norma, è evidente, - ha sottolineato Castelli - è che al ministro spetta decidere anche sulla fondatezza delle accuse. Stiamo esaminando le carte per capire bene se il teorema sia fondato o se sia legato ad una sorta di antiamericanismo che attraversa purtroppo la sinistra». E «siccome in questo caso siamo di fronte ad un magistrato militante la faccenda è da valutare con grande attenzione». Per il Guardasigilli «è noto» che Armando Spataro, il magistrato che ha formulato la richiesta di ascoltare gli agenti americani, «sia un magistrato militante».
Le sue dichiarazioni di voler votare alle scorse primarie, organizzate dall’opposizione, è solo «un ultimo episodio», ha aggiunto Castelli, per il quale «ognuno è libero di fare quello che vuole, ma poi deve sopportarne le conseguenze. Io mi sento autorizzato a pensare - ha concluso il ministro - che nei confronti degli Stati Uniti non sia così imparziale». Con il ministro della Giustizia americano «abbiamo parlato di tutti i problemi sul tappeto fra Italia e Usa. I rapporti - ha detto Castelli - sono ottimi, eccellenti, ma ci sono tutta una serie di questioni molto delicate che impongono uno sforzo da entrambe le parti, per andare avanti nella collaborazione che fra noi c’è sempre stata».

Parole che hanno scatenato la reazione della sinistra e della magistratura militante. Secondo Franco Giordano, capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera si tratta di «parole gravissime», mentre per il verde Paolo Cento: «Castelli non deve ostacolare le indagini». Anche le toghe si sono subito mosse. Il procuratore capo di Milano Manlio Minale si è affrettato a sottolineare che la richiesta di estradizione «è stata da me pienamente condivisa». L’Associazione nazionale dei magistrati non rimane fuori dalla mischia e, attraverso il suo presidente Ciro Riviezzo, chiede che il ministro della Giustizia non delegittimi quei magistrati che, impegnati nella lotta al terrorismo, «rischiano la vita» e non si assuma compiti che «la Costituzione assegna all’autorità giudiziaria». Dello stesso avviso i consiglieri togati delle correnti di sinistra del Consiglio superiore della magistratura che hanno chiesto al vicepresidente Virginio Rognoni di aprire una pratica a difesa del procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro. Secondo loro il ministro Castelli avrebbe offeso il magistrato sostenendo che è «un militante... e che nei confronti degli Stati Uniti non sia così imparziale».
Ma chi è Spataro? È veramente una “toga militante” come ha lasciato intendere Castelli? Per affermare questo basterebbero le stesse parole pronunciate dal Guardasigilli che ricordano il voto alle primarie dell’Unione. A questo episodio, di per sé già grave in quanto compiuto da chi dovrebbe essere e sembrare imparziale, si possono aggiungere gli infiniti interventi in cui Spataro attacca il governo e i mille incontri pubblici a cui ha partecipato.
Dopotutto per chi è promotore del comitato milanese “Salviamo la Costituzione” non è difficile credere ad una iper attività di propaganda. Attivismo che Spataro esercita anche via e-mail e Sms. Nel mese di luglio del 2002 finirono su tutti i giornali le e-mail antigovernative che aveva scritto oppure gli sms che questo Capodanno inviava con messaggi di solidarietà al lanciatore di treppiedi che ferì Berlusconi.
Senza contare che fu Spataro a presentare in anteprima il libro “L’ombra di Berlusconi. Criminalità, giustizia e la ricerca del potere”, scritto da David Lane. Un Pm proprio imparziale.
Igor Iezzi per "La Padania" del 23/11/2005


«FREEDOM HOUSE» FA AUTOCRITICA
«Libertà di stampa:  cambieremo i criteri per valutare l'Italia»
«In Italia c'è ancora una situazione di "parziale libertà" per quanto riguarda la stampa e il diritto di espressione». Comincia così il comunicato della Freedom House, la società americana che ha stilato il contestato rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, assegnando all'Italia il 77˚ posto, e ripreso anche da Adriano Celentano nella trasmissione Rockpolitik.
La società prende anche le distanze dall'intervista rilasciata al nostro giornale quasi un mese fa:  «Contrariamente a quanto scritto daI Giornale del 26 ottobre, le azioni legali contro i due giornalisti Massimiliano Mellili e Lino Jannuzzi non sono le uniche ragioni (sole reason) della retrocessione dell'Italia ».
La precisazione della società Usa, oltre che tardiva, è anche imprecisa, perché Il Giornale non ha mai sostenuto che i due arresti fossero le uniche ragioni, ma semplicemente che, cifre alla mano, senza quegli arresti saremmo stati un Paese anche da loro considerato libero. La richiesta di ulteriori chiarimenti ai responsabili della società è stata difficile: la Karlekar, contattata via e-mail, risulta assente da domenica scorsa e fino al 2 dicembre. Riusciamo a parlare con Sarah Repucci, che ha redatto la precisazione.
Come mai questa precisazione, un mese dopo l'intervista?
«Karin Karlekar dice di essere stata mal interpretata nell'intervista, e ancor di più perché qualcuno, dall'Italia, ha detto che l'unica fonte che ha ascoltato l'estensore del rapporto è il quotidiano Repubblica. Questo lo smentisco».
Nient'altro?

«Avete sostenuto che il motivo principale della vostra posizione era l'arresto dei due giornalisti».
No. La Karlekar mi ha detto che senza quelle due sentenze della magistratura la nostra posizione sarebbe stata diversa. Saremmo stati liberi...
«I due arresti hanno pesato, non saprei se 6 punti come dice lei o no. Ma i problemi dell'Italia sono altri. Cito dal rapporto: il premier Berlusconi e la sua famiglia, che hanno interessi nel settore dei media, la legge Gasparri..
Lei sa che cosa prevede la Gasparri?
«No».
Annuncia la possibile privatizzazione della Rai, che toglierà la tv pubblica dal controllo del potere politico. Moltiplica i canali televisivi grazie al digitale terrestre, prevede un contributo per l'acquisto del decoder. Lo sapeva?
«No».
Sul vostro rapporto si legge: «I critici sostengono che questa legge rinforza il potere di Berlusconi sui media». E quelli che sono favorevoli?
«Non saprei».
Chi ha redatto il rapporto?
«Questo non posso dirglielo, deve rimanere segreto. Ma posso assicurarle una cosa».
E cioè?
«Che il prossimo anno, quando valuteremo la situazione italiana, ascolteremo anche altre voci». 
Articolo da "Il Giornale"

Commento di Gianni Pardo: Se l'anno venturo vincesse il centro-sinistra, e se questa Freedom House si rimangiasse le baggianate scritte fino ad ora, in giro si direbbe che "ora l'Italia è libera perché il primo ministro si chiama Prodi". I francesi in questi casi dicono "Voilà comment on écrit l'histoire" (ecco come si scrive la storia).

Sharon, re di Israele!
Sharon ha sciolto la Knesset, si e' dimesso dal Likud e ha fondato un nuovo partito.
Il tutto in un paio di giorni, sempre fresco come una rosa, neanche un tretenne troverebbe la sua forza, e per la prima volta lo abbiamo visto sorridente e rilassato, allegro e pieno di sense of humor , una simpatica particolarita' del suo carattere che negli ultimi anni si era un offuscata per cause di forza maggiore. Credo che nessun uomo, nessun premier sia stato piu' sotto pressione di lui e sono convinta che nessuno sia stato piu' insultato, criminalizzato e demonizzato di lui, manco Berlusconi e nemmeno Bush.
Gli hanno detto di tutto, da nazista ( in Europa) a traditore, in Israele, prima , durante e dopo l'evacuazione da Gaza.
Ma lui e' andato avanti per la sua strada senza farsi impressionare da minacce di morte, da processi all'Aja, da scandali e quant'altro perche' quando il Leone decide una cosa la porta a termine senza mai tergiversare.
"Restare nel likud e' tempo perso" ha dichiarato senza troppi complimenti e, seguito da 15 ministri e deputati del suo ex partito, in testa la bravissima Tzipi Livni, ministro della Giustizia, da Haim Ramon dell'Avoda', dal presidente dell'Universita' di Beer Sheva, da un paio di deputati del Shinui e sicuramente altri si aggiungeranno, ha fondato la "Responsabilita' Nazionale", Achraiut Leumi', il suo nuovo partito di centro.
Niente piu' l'ambiguita' del centro destra e centrosinistra in Israele, grazie a Sharon ci sara' una destra, una sinistra e un centro liberale, il suo, che e' gia' in testa ai sondaggi col 33% dei seggi, seguito a grande distanza dall'Avoda' e a grandissima distanza dal Likud che senza di lui si sta sgretolando.
Non e' che l'Avoda', il partito laburista, stia molto meglio, l'elezione di Amir Perez, focoso ex sindacalista, odiato dalla popolazione per gli scioperi che hanno bloccato e isolato ripetutamente il Paese con le chiusure di porti di mare e aeroporto internazionale, non dara' molto lustro a un partito gia' ossidato.
Perez che amici italiani hanno trovato molto somigliante al Peppone di Don Camillo, non ha nessuna esperienza politica e diplomatica, e' incapace di fare un discorso che non sia urlato, e' un abbastanza buzzurro e ha gia' incominciato a fare, anzi a urlare, discorsi sospetti su Gerusalemme.
I miei amici israeliani di sinistra hanno gia' dichiarato che piuttosto di votare Peppone Perez non andranno alle urne o voteranno Sharon.
Ormai quest'uomo, questo Leone del Neghev, questa forza della natura ha conquistato il mondo, i suoi nemici si stanno innamorando di lui e la sinistra europea, ottenebrata per decenni dalla propaganda palestinese e dagli sputacchi di Arafat, e' diventata la sua piu' grande sostenitrice e, dimenticando di averlo tacciato da bestia nera di Israele e criminale di guerra, adesso lo definisce "unica speranza di pace" per il Medio oriente.
Da non credere! Come cambia il mondo!
Ormai Sharon, insieme a Israele, e' rimasto "boia" soltanto per poveri e miserandi e miserabili fascio-comunisti che non fanno testo e si consolano dedicando strade ad Arafat.

E' di oggi la notizia che , se sara' rieletto, Sharon proporra' la totale autonomia per l'ANP in cambio della sicurezza totale per Israele. Questa e' la cosa che piu' gli sta a cuore, la nostra sicurezza, la certezza che nessun autobus saltera' piu' in Israele e che nessuna citta' israeliana verra' piu' bombardata. Lui vuole un Israele sicuro, sereno e produttivo rivolto al mondo esterno non ghettizzato da esso.
Finito dunque anche lo scandaloso aforisma "terra in cambio di pace".
Basta con questa porcheria ! La pace si da in cambio di pace non di terra. La terra si da in cambio di altra terra.
Per decenni tutti sono caduti in questa trappola, compreso Israele che si e' visto costretto a regalare territori per avere in cambio non pace ma guerra e terrorismo. E dovevamo essere anche cornuti e contenti.
Adesso basta!
Sharon, melech Israel, re di Israele, come si canta da queste parti, dara' politica in cambio di politica, autonomia e aiuti in cambio di sicurezza, e confini sicuri per Israele.
Grande Sharon! Che Dio gli dia lunga, lunghissima vita.

Deborah Fait - informazionecorretta

Il potere di Berlusconi dilaga in tv
Accendo la tv.
1.    Apprendo che Santoro sta per tornare.
2.    Guardo mai dire Lunedì e le battute sono solo su Berlusconi
3.  La Cortellesi che imita la Prestigiacomo fa la gag dicendo che lei (la Prestigiacomo) è stata obbligata dal cavaliere tramite unincantesimo ad aderire a Forza Italia e a sottoscrivere tutte le "cazzate" contenute nel programma.
4.    Guardo la Dandini.
5.    Battuta su Berlusconi.
6.    Invitato: Michele Serra
7.    Battuta di Vergassola: "Fo e Ferrante candidati a Milano, dice che vinceranno considerando che gli elettori sono quelli che hanno eletto Albertini?" - Come dire che gli elettori milanesi sono cretini, mica intelligenti come loro..
8.    Battuta di Vergassola a Serra: "Lei ha fondato un giornale, <<cuore>>, comesi sente adesso sapendo che un altrogiornale, <<Libero>>, fa più ridere del suo?". Insomma, quelli che leggono Libero sono coglioni e i giornalisti di Libero fanno ridere, mica come noi che leggiamo Repubblica e i nostri giornalisti coi controcoglioni...
9.    Battuta su Berlusconi

Considerazioni:

*    Questa sarebbe la televisione sotto il controllo di Berlusconi?
*    Quanti Ricolfi ci vorranno per far capire alla sinistra che la loro spocchia è insopportabile?
*    Le battute sulla sinistra le abbiamo dimenticate?
*    E la cosiddetta "satira" sarebbe di questo livello
?
da jjangolopolitica

LA DOPPIA FACCIATA
Il parente della mia donna che preferivo era un signore di più di 70 anni, avevo delle discussioni piacevoli con lui, si vedeva che aveva l'anima dell'imprenditore, per il gusto che metteva negli affari e per un pizzico di cinismo che contraddistingueva il suo modo di fare. Ci trovavamo spesso d'accordo, tranne quando si veniva alla politica, perchè lui era un comunista di vecchia data, che aveva avuto degli incarichi a livello provinciale ed io invece ero esattamente dalla parte opposta. Era una cosa un pò strana, ogni volta era come se si rivelasse una sorpresa, mi piaceva la sua compagnia, concordavo con ciò che diceva, poi ci scoprivamo inconciliabili politicamente e veniva quasi di chiedersi, ma com'è possibile ?
L'ultimo pranzo che facemmo a casa sua avvenne nell'autunno del 2003, mentre gli altri si trattenevano a tavola, noi due ci spostammo in poltrona ed il discorso cadde sul condono approvato dal governo. Sembrava che lui non volesse calcare troppo la mano e gridare il suo disprezzo per questo provvedimento, - sarebbe stato irrispettoso verso di me e questo signore aveva una sua classe - quindi ne parlò come di una cosa spiacevole, che non educa al rispetto della legalità. Io gli obiettai che, fermo restando la sua conclusione e che comunque si tratta di una misura da usare con cautela, purtroppo quello era uno dei sistemi per far incassare qualcosa al fisco in certi casi, perchè altrimenti queste entrate sarebbero perso del tutto, vuoi per il passare del tempo, vuoi perchè lo stato non può conoscere e mai conoscerebbe altrimenti di certe opere edilizie " irregolari ". L'argomento sembrò convincerlo, anzi diciamo pure che fece crollare ogni sua difesa, infatti annuì e mi disse che anche nella casa dove eravamo, cioè la sua, c'era una stanza nata come abusiva. Ci alzammo e me la mostrò, si trattava di uno stanzino e mi disse che se avesse dovuto costruirlo rispettando il fisco, il costo sarebbe stato esorbitante. Non ricordo se avesse sfruttato il condono di un governo Craxi o quello del 2003 del governo Berlusconi, rimane il fatto che il vecchio compagno era ricorso al condono per sanare un abuso edilizio. Sarà che mi stava simpatico e quindi mi limitai a dirgli " Hai visto ? Avevo ragione " ?, ma non potei far a meno di riflettere su questa cosa, lui tira fuori l'argomento  per farne una questione morale e poi lui stesso è stato uno dei beneficiari del provvedimento ; se non avesse avuto diversi anni più di me e non ci fosse stato questo buon rapporto, la mia reazione sarebbe stata piuttosto diversa.

La cosa mi è tornata in mente quando ho letto oggi che i grandi castigatori Benigni, Celentano e Grillo ( ci sarebbe anche Dario Fo, ma questo non costituisce una novità, anche se lo stesso vale per lui ) hanno sfruttato a piene mani il condono, uno dei due di quelli emanati dal governo Berlusconi. Come fa certa gente a prendere certe posizioni in pubblico e poi a contraddirle maledettamente in privato ? E' una cosa assolutamente abominevole questa doppia veste che indossano e per di più con estrema impunità ; son talmente sicuri della loro posizione che possono permettersi di nascondere il pelo sullo stomaco, tanto nessuno lo rivelerà. Già, perchè a parte  i quotidiani " Il Tempo " e " Il Giornale ", quanti altri mettono in risalto questo comportamento assolutamente vergognoso ?
Da non dimenticare che un altra figura curiosa che ha beneficiato del condono è la signora Franzoni e non mi riferisco all'indagata dell'omidicio di Cogne, ma alla moglie di Romano Prodi. Anche l'uomo illuminato dell'attuale panorama politico ha tratto vantaggi dalla misura fiscale.
Che dire ? Solo ricordare che nel 1993, negli USA, quando Clinton pensò di nominare quale ministro della giustizia la signora Baird, fu scoperto che lei aveva assunto un'immigrante illegale e non l'aveva assicurata e perciò la sua candidatura fallì ; come si poteva pensare di far assumere la carica di ministro della giustizia a chi ha contravvenuto alle leggi pubbliche sull'immigrazione? Potrebbe quella stessa persona dopo parlare a nome della Giustizia ? Certamente no. Il concetto dovrebbe essere valido anche da noi e per esempio Romano Prodi dovrebbe essere cancellato quale guida del centro-sinistra, viste tutte le sue uscite sulla vergognosità del condono. Così come Dario Fo, Benigni,Celentano e Grillo dovrebbero essere esposti alla pubblica vergogna.
Ma, come purtoppo si può constatare, il nostro paese è certamente diverso dagli Stati Uniti e di queste macroscopiche contraddizioni l'opinione pubblica è e sarà scarsamente cosciente.
LUCIO SERGIO CATILINA


Massima del giorno
Ammiro i truffatori, non perché hanno imbrogliato il prossimo ma perché hanno capito come lo si poteva imbrogliare.
G.P.


MOLLICHINE
All'Università Roma Tre è stato richiesto di bandire la Coca Cola dai distributori, perché americana. Ognuno ha il 1789 che può permettersi.

I vescovi si chiedono se la Devolution sia una buona legge. Presto un congresso di senatori italiani per stabilire se la Madonna è stata o no assunta.

Villepin: "la stragrande maggioranza dei musulmani di Francia vive nel rispetto dei valori francesi". Peccato che la minoranza bruci le auto.

I nazisti, coi cadaveri degli ebrei, facevano sapone. I cinesi da quelli dei condannati a morte ricavano collagene e lo vendono. Quando si dice il progresso.

Ruini: "La Chiesa tiene all'unita‚ del paese". Lo ha dimostrato lungo tutto l'Ottocento.

L'Onu con 62 astenuti ha condannato la Corea del nord per gravi violazioni dei diritti umani. 62? Ma la paura non faceva 90?

Al Zarqawi non intendeva "colpire i fedeli musulmani" nelle feste nuziali ad Amman... Peggio per loro, se si suicidano in massa, con una bomba.

Sri Lanka. Rajapakse ha vinto su Wickremesinghe ed ha nominato premier Wickremanayake.Grande paese. In Italia non avremmo neppure saputo leggere i nomi dei candidati.

Rina Gagliardi desolata perché i "compagni" continuano a bere Coca Cola. Come direbbe Woody Allen, non solo non hanno fatto la rivoluzione mondiale...

Bertinotti e Pannella a favore del giudice Tosti e contro una condanna per "intolleranza". Dopo tutto, dove sta scritto che un giudice debba giudicare?

Gianni Pardo


Era un babau, figlio mio
Gli innamorati di Arafat, a un anno dalla morte, non sanno piu' cosa fare per ricordare l'assassino di tanti loro connazionali e per rendere eterna la sua malefica memoria.
Il virus dell'odio, da Marano dove, sabato, il sindaco comunista Mauro Bertini ha voluto dedicare una strada al mostro, si e' allargato verso la Capitale dove il movimento giovanile di AN guidato dal suo presidente Federico Iadacicco, vuole onorare il mostro defunto intitolandogli un parco.
Gia', l'odio comune unisce gli estremi, io l'ho sempre asserito, neri e rossi appassionatamente insieme contro ebrei e Israele.
Ricordo che quando, bambina, passeggiavo con i miei genitori nei giardini pubblici della mia bella citta', mi fermavo davanti ai busti di Mazzini, Cavour, Dante Alighieri e , curiosa, chiedevo chi fossero e cosa avessero fatto. Ho imparato cosi' , gia' piccolissima, la storia d'Italia ed ero orgogliosa di quei personaggi che mi guardavano con i loro occhi vuoti di pietra.
Lo stesso succedeva con le targhe che portavano i nomi delle strade dedicate a Piccolomini, a Domenico Rossetti, Francesco Guicciardini, Garibaldi, Carducci. Sotto il nome c'era sempre la data di nascita e di morte dei personaggi e quello che avevano fatto in vita ... poeta, patriota, scrittore, storico.... mia madre raccontava, raccontava, io bevevo ogni parola e fu cosi' che , dalla curiosita' che suscitavano in me quei nomi , nacque la mia passione per la storia, la letteratura e soprattutto il mio amore per l'Italia.
Provo dunque a immaginare il dialogo tra un bambino maranese o romano e sua madre:
"Mamma chi era Yasser Arafat?"  (...) Per proseguire nella lettura clicca qui.

Deborah Fait - informazionecorretta

LA CONDANNA DEL GIUDICE TOSTI
fra politica e diritto
Qualcuno ha espresso comprensione per la battaglia - o "impuntatura" che sia - del giudice Tosti, condannato a sette mesi per essersi rifiutato di esercitare le sue funzioni con un crocefisso alle spalle. Il magistrato è stato sostenuto facendo rientrare il caso in una più vasta difesa della libertà di opinione e della laicità dello Stato. Tuttavia è necessario osservare che, proprio se si discute di una condanna, la prima cosa da tenere presente è il dato giuridico.
La libertà d'opinione è il diritto di esprimere idee. Cioè la facoltà giuridica di formulare affermazioni, non certo la possibilità concreta di esplicare qualunque attività coerente con quelle affermazioni. Se si sostenesse che bisognerebbe negare il visto d'ingresso a qualunque persona proveniente dalla Costa d'Avorio, si direbbe una cosa strana che potrebbe tuttavia rientrare nella libertà d'opinione. Se viceversa si sparasse ad un signore solo perché di pelle scura e proveniente da quel paese, chi si sentirebbe di far rientrare questo delitto nella libertà d'opinione?
Nel caso specifico, anche a dare ragione a chi biasima il comportamento della Chiesa in Italia - argomento che esula da queste note - bisogna sottolineare che il giudice Tosti non è stato giudicato per le sue idee sulla religione, sulla laicità dello Stato, o sull'arredamento delle aule di giustizia: è stato condannato esclusivamente in base al suo mancato esercizio delle funzioni di giudice. Cosa che ha impedito per mesi agli abitanti di Camerino di avere giustizia. Un po' come si condannerebbe chiunque sparasse ad un turista di colore.
Ovviamente qualcuno potrebbe vedere come "eroica" la motivazione del reato: con sacrificio personale, il dr.Tosti ha portato sotto gli occhi dell'Italia tutta il problema della laicità dello Stato e dell'amministrazione della giustizia. Ma anche ad essere d‚accordo su questa lode, la cosa risulterebbe lo stesso del tutto priva d'importanza dal punto di vista giuridico. Nei reati dolosi l'elemento soggettivo ha rilevanza solo per l‚intenzionalità del fatto, mentre la motivazione del fatto è ininfluente. Chi ruba ai ricchi per dare ai poveri per la gente è un emulo di Robin Hood, per il giudice è un ladro. Si condanna per omicidio se è provata la volontarietà dell'azione, mentre le ragioni per cui l'azione è stata portata a termine non contano o quasi. Chi uccide nel corso di una lite è condannato ai sensi dell'art.575 del codice penale e importa poco se, in quella lite, avesse ragione o torto. Ché anzi, se ha ucciso per pochi spiccioli, si vedrà attribuire l'aggravante d'avere agito "per motivi futili". Insomma, i motivi dell'azione possono avere un'influenza solo per le attenuanti e le aggravanti, ma non cambiano la sostanza del reato e la necessità della sua sanzione.
La condanna del giudice per l'astensione dalle udienze è perfettamente plausibile e, si spera, sarà pronunciata in casi analoghi.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 19 novembre 2005


AMMONIMENTI
Un articolo di Capperi apparso il 19/11 ci fà conoscere che la propaganda iraniana estrema ha fatto breccia anche in Italia e ci illustra il basso e fanatico livello di questa. Gli aggettivi sono i soliti della propaganda sovietica, i nemici, o quelli considerati tali, son tutti " imperialisti ", oppure " agenti della CIA " ed infine, per ovvie ragioni, " sionisti ".
Per dimostrare il mio assunto, cioè il fatto che questa tecnica di lavaggio del cervello sia molto simile a quella sovietica, riporto quello che una fonte sovietica ufficiale - con ciò intendendo non un giornale di partito, ma una pubblicazione che doveva essere la più obiettiva possibile - ,quale la Grande enciclopedia Sovietica, descrive alla voce Gandhi, cioè al padre dell'India e uno degli esempi più validi, se non quello in assoluto più valido, del pacifismo e della non violenza .
 " Mohandas Karamchand Ganghi ( 1869-1948 ) : autore degli insegnamenti reazionari del Gandhismo, derivati dalla casta Baniya che era impiegata nel commercio e nell'usura. In Sud Africa, Gandhi sabotò l'unità tra gli indiani e i negri nello sforzo per la liberazione e nel 1906 lui attivamente aiutò l'imperialismo britannico attraverso l'organizzazione e la guida di un'unità sanitaria indiana che aiutò l'esercito britannico nella sua invasione della terra degli Zulu, distruggendoli con le armi da fuoco e le spade.
Il suo ruolo nel movimento per la liberazione nazionale riflettè il tradimento della classe media indiana e dei proprietari terrieri in generale. Questi formarono un blocco comune con gli imperialisti contro il popolo, nel quale vedevano il principale nemico. Quando il movimento popolare risultò essere uno di tipo rivoluzionario, Gandhi tradì il popolo e aiutò gli imperialisti a sopprimere la rivolta. Agì nello stesso modo durante i i fermenti rivoluzionari degli anni 1929-32.
Nella sua vita privata Ganghi predicò l'ascetismo. Ha preteso essere in maniera demagogica il sostenitore dell'indipendenza indiana ed un nemico degli inglesi.
Gandhismo è l'arma ideologica della medio alta classe, che è strettamente legata ai proprietari terrieri feudali e agli usurai. Sfrutta abbondantemente i pregiudizi religiosi e i dogmi Hindu per l'incondizionata sottomissione della bassa classe sociale bassa a quella alta, e anche il dogma del " peccato " di ogni tentativo di cambiare la presente gerarchia di caste che, sostengono, è stata stabilita dalla volontà di Dio.
Il blocco reazionario della borghesia e dei proprietari terrieri feudali usa il Gandhismo nel suo scopo di disarmare le masse ideologicamente. Promuovendo la teoria del Gandhismo, i capitalisti indiani e i proprietari terrieri applicano largamente una politica del terrore diretta contro le masse popolari ".
Lo scritto era così veritiero che poi, quando l'India instaurò con Nehru un rapporto più stretto con Mosca ( a causa dei conflitti con la Cina, che minacciava di oltrepassare i confini con l'India ), la " voce " dell'enciclopedia subì delle variazioni.
Attenzione quindi a sottovalutare i tentativi odierni di " armare le masse ideologicamente ", con forza e disprezzo certe iniziative vanno meticolosamente inserite nel luogo loro proprio, nella raccolta differenziata dei rifiuti.
LUCIO SERGIO CATILINA

Le barzellette su Prodi
Sta girando per e-mail e sui blog una bellissima barzelletta che prende di mira il candidato della sinistra per il premiership. Dopo anni di SMS e barzellette a go-go che colpivano solo ed esclusivamente il premier in carica, finalmente un po' di umorismo che trafigge l'altro bersaglio. La barzelletta si chiama "Confessione" e racconta la storia di Prodi costretto a scavalcare la gerarchia della chiesa cercando di farsi confessare. Parte con il suo incontro col parroco. "Signor parroco, mi vorrei confessare. Certo figliolo, qual è il tuo nome? Romano Prodi, padre. Ah, l'ex Presidente del Consiglio! Ascolta figliolo, mi pare proprio che il tuo caso richieda una competenza superiore. Credo sia meglio che tu ti rechi dal Vescovo. Così Prodi si presenta dal Vescovo chiedendogli se lo poteva confessare. Certo figliolo, come ti chiami? Romano Prodi? Ex Presidente del Consiglio? No caro mio, non ti posso confessare perché il tuo è un caso difficile, è meglio che tu vada in Vaticano.
Prodi va dal Papa. Sua Santità, voglio confessarmi. Caro figlio mio, come ti chiami? Romano Prodi. Ahi, ahi, ahi, figliolo, il tuo caso è molto difficile anche per me. Guarda, qui, sul lato del Vaticano, c'è una piccola cappella. Al suo interno troverai una croce. Il Signore ti potrà ascoltare. Prodi, giunto nella cappella, si rivolge al crocifisso: Signore, voglio confessarmi. Certo figlio mio, come ti chiami? Romano Prodi. Chi? L'ex Presidente del Consiglio? L'ex Presidente dell'Iri? L'ex Presidente della Comunità Europea? L'amico dei comunisti? Quello che ci ha spremuti per entrare nell'Europa con l'Eurotax? Quello che ha fatto una voragine nei conti dell'Iri insabbiando tutto? Quello che ha permesso alla Cina di invadere i mercati europei di materie prime a basso costo senza controllo? Ehm... sì, sono proprio io, Signore. Figlio mio, non hai bisogno di confessarti, tu devi solamente ringraziare. Ringraziare? E chi Signore? Ma i Romani, per avermi inchiodato qui. Altrimenti scendevo e ti facevo un culo così." Nota: Tutti gli italiani che riceveranno questa comunicazione hanno l'obbligo civile e morale di inviarla ad almeno dieci amici. Non sia mai che qualcuno lo voti di nuovo!" Fine della barzelletta, ma non dei peccati.
Sarebbero da elencare le cause di quella voragine nei conti dell'Iri, da quelli più conosciuti come il regalo dell'Alfa Romeo alla Fiat e il tentativo di vendita della Sme a De Benedetti sempre a prezzi da omaggio, a quelli meno conosciuti. Ma forse i suoi peccati più (in)confessabili sono quelli che riguardano le sue pretese capacità da chiromante come quella che gli fa prevedere le periferie italiane in fiamme come le banlieues di Parigi (incitamento al delitto?) o quella che lo ha permesso di fornire in seduta spiritica l'indirizzo dove le Brigate rosse tenevano nascosto Aldo Moro (complicità nel delitto?). Forse è proprio quest'ultimo il peccato che il Professore avrebbe voluto confessare.
Sandra Giovanna Giacomazzi


Carlos: un filo rosso-verde nella strage di Bologna
La riapertura dell'inchiesta sulla strage di Bologna è un fatto di grande importanza. Per saperne di più sul terrorista venzuelano Carlos, implicato, e sui collegamenti tra questo evento e tutte le stragi e le guerre invisibili condotte negli anni '70 e '80, dal blog di PAOLO DI LAUTREAMONT,

ITALYATOLLAH
La Radiotelevisisione di Stato dell'Iran possiede un canale radio che trasmette in italiano sul nostro territorio, facendo propaganda fondamentalista contro America, Israele e Berlusconi. Si chiama Radio Italia , e si rivolge a un pubblico di immigrati e no global pacifondai. Non a caso tra gli intervistati fissi figurano opinion maker di quell'area, da Giulietto Chiesa ai giornalisti del Manifesto, dal verde Bulgarelli a Padre Benjamin ai freelance antagonisti. La stazione fa parte del network mondiale Irib ( la televisione degli Ayatollah), che diffonde in 35 lingue il suo verbo d'odio, con emittenti in Pakistan, Afghanistan, Bosnia, Siria. Ma considera terra di conquista anche Italia, Francia, Germania, Regno Unito.(...) Il radiogiornale è filtrato dalle fonti di regime, agenzia di stampa Irna e Irib tv. Così la fine di un terrorista si trasforma in « martirio di un'attivista » , la marcia del Foglio è « imbarazzante » e Ferrara « agente Cia » . Mentre per le bombe giordane, essendo morto il capo 007 dell'Anp, la pista diventa « israeliana » .(...)Aldilà dei sondaggi in rete ( Bush e Blair dietro le bombe a Londra), si leggono missive « di sostegno alla posizione iraniana antisionista » . « Vi sono vicino nella lotta contro i nemici » , scrive Francesco Boco. « L'Iran è l'ultimo baluardo, onore a Khomeini e Ahmadinejad » , anonimo. « Approvo la vostra linea » , Abdallahu Rumi e Wahid Aiello. « Ho a cuore gli oppressi dall'imperialismo » , Rinaldo Metrangolo, Pescara. « Eurasia esprime solidarietà per il linciaggio mediatico » , il coordinatore Stefano Vernole. « Sincera solidarietà al vostro popolo, la resistenza irachena vi indica la via di fronte alle minacce » , firmato Campo Antimperialista. E la Repubblica d'Iran umilmente ringrazia.
Fonte: liberaliperisraele


«News al fosforo»
E’curioso come la questione del fosforo bianco utilizzato a Fallujah campeggi sui giornali italiani e non invece sulla stampa internazionale.
Che in queste stesse ore, invece, si sta occupando del raid con cui gli americani hanno scoperto un carcere governativo in cui i detenuti venivano sottoposti a pratiche disumane. Scoperta che si presta a molte considerazioni, a cominciare dalla constatazione che il dopo Abu Ghraib, tra processi e rimozioni di ufficiali e graduati, non sarebbe dunque stato rimosso, al punto che i cattivi maestri sono passati a rivestire i panni meticolosi di controllori degli abusi. L’altra considerazione è che non ci si è posti alcuna questione di opportunità politica, a meno di un mese dalle elezioni, nel sollevare uno scandalo che avvelena i rapporti tra sciiti
– carcerieri – e sunniti, carcerati. O, forse, l’opportunità politica sta proprio nel giocare la carta rischiosa di coinvolgere i sunniti
in un processo nel quale le denunce degli abusi poggiano sulle inchieste, e non sui proclami di al Zarkawi. O, forse, semplicemente gli americani hanno giocato in proprio, puntando a migliorare la propria immagine, o mandato un segnale agli sciiti.
Ma, insomma, in Italia siamo tutti affannati attorno alla questione del fosforo, al punto che viene da dire che il paese in cui la libertà di stampa langue a mezza classifica è capace di scoop mondiali, e il paese in cui il regime controlla l’informazione produce inchieste – è vero, c’è chi chiede che vengano mandate in onda in prima serata
e non di mattina presto – che è piuttosto il regime mondiale a relegare alla periferia dell’impero. E dunque restiamo al fosforo. Non ho alcuna competenza in materia, e non ho pregiudizi. Ho letto le cose che si sono presto trasformate in campagna (sit-in, conta del chi c’era e chi no, polemiche interne alla sinistra) e mi ha colpito solo l’alta velocità – in altri tempi si sarebbe chiamata teorema – con cui si è passati dall’inchiesta alle conclusioni, come se in fondo i fatti fossero irrilevanti, e contassero le parole d’ordine, e i pregiudizi, confermati.
Ora, sui fatti, esiste, sotterranea, curiosamente sotterranea, un’altra versione, come se l’informazione ufficiale (telegiornali compresi, che hanno ripescato perfino le immagini del Vietnam) fosse quella che una volta era considerata controinformazione, e l’informazione vera, o fosse pure filo-occidentale, o proamericana, fosse ridotta a essere flebile controinformazione (i più interessati vadano a vedersi il blog www.tonibaruch.blogspot. com/ e da lì risalgano per li rami di Internet ai samidzat che smontano il reportage di Rainews 24). Ho visto da vicino gli errori tragici dell’armata americana, conosco la sproporzione tra proclami, intenti e condotta dei singoli e dei reparti, conservo tutti i miei dubbi sul fatto che la democrazia sia esportabile com’è stato in Iraq, e le perplessità sul fatto che la lotta al terrorismo possa essere indebolita anziché rinforzata da buchi neri come Abu Ghraib o Guantanamo. Ciò che non mi impedisce di constatare che in Iraq la democrazia ha fatto dei passi in avanti, e che il nocciolo della teoria secondo cui il terrorismo alla resa dei conti si può battere solo globalizzando diritti, partecipazione e democrazia è un nocciolo da non sputare, e comunque preferibile al compromesso, in nome della stabilità, con qualunque regime autoritario. E dunque credo sia importante entrare nel merito dei fatti, sviscerarli senza pregiudizi, nella convinzione che ogni ombra sul comportamento delle forze occidentali è un punto a favore del terrorismo, e ogni tentativo onesto di far chiarezza, un servizio reso alla lotta contro il terrorismo. Alla lotta cioè contro le organizzazione che appesero dei cadaveri carbonizzati sul ponte di Fallujah, e che governarono la città libera con la sharia, ospitando prigioni di sequestrati, studi televisivi improvvisati per le decapitazioni, cortei con venditori di alcol alla gogna. Ma inchieste, appunto, non propaganda veloce a essere spesa nella causa: tutti a casa, via dall’Iraq.

Fissare la data del ritiro Negli Stati Uniti si fa strada una convinzione: fissare una data per il ritiro totale – fine 2007 – e un calendario di ridimensionamenti parziali. Servirebbe a fissare un’agenda libera dal ricatto terrorista, responsabilizzare gli iracheni, svuotare dal messaggio nazionalista la tattica di Zarkawi.
L’opinione pubblica irachena ne sarebbe rassicurata. Non solo quei sunniti riottosi che hanno almeno il merito di un’ottima battuta, nelle parole di un reduce da Abu Ghraib – “gli americani hanno portato l’elettricità prima al mio culo che a casa mia” – ma anche tutti coloro, sciiti o curdi, che non nascondono la convinzione che la presenza americana finisca, in fondo, per alimentare gli attentati e il terrorismo, invece di spegnerli. E’ una prospettiva realistica e di buon senso, che pone un’altra domanda: gli italiani, che debbono fare? Andarsene via per primi, o con un’agenda dettata dalla politica e dai governi nostri, o iscriversi in questo graduale passaggio di consegne, in questa strategia d’uscita, che segnerebbe una discontinuità voluta e non traumatica, piuttosto di una rottura simbolica e pratica con quanto è stato fatto finora?
L’informazione italiana, irrorata di fosforo come alla vigilia di un esame, legge la questione come il cavillo di un programma elettorale, un braccio di ferro interno all’Unione, alla vigilia dell’unico esame, appunto, che conti: il voto, il voto.

Da Il Foglio,   articolo di Toni Capuozzo

I CELLULARI E LE ROVINE
Nel nostro mondo dominato dall'elettronica, giunge la notizia che ora sarà possibile ricevere sul proprio cellulare il riassunto, solo 160 caratteri, delle principali opere di letteratura ; e crediamo, che non sarà lontano il momento in cui sarà possibile fare lo stesso anche per la geografia o la storia.
L'aspetto aberrante di questa notizia, che altri non è se non l'invenzione di un ulteriore motivo per interagire con il telefonino, è il tono positivo con cui è data, tono tipico con cui vengono annunciati i miglioramenti, i progressi che ci facilitano nella vita di tutti i giorni. Credo proprio di fare appello ad un'esperienza ampiamente condivisa se affermo che una parte notevole del tempo di tutti noi è oggi trascorsa usando il cellulare : basta uscire di casa od anche affacciarsi ad una finestra, per notare che la maggior parte dei passanti parla al telefono oppure controlla qualcosa sul cellulare il  messagio appena ricevuto oppure quelli avuti nella giornata o qualsiasi altra informazione che questo congegno può dare.
Le imprese produttrici hanno provato a creare un'ulteriore ragione per usare il cellulare e questo è assolutamente normale, perchè un'impresa stà sul mercato se riesce a vendere e se il suo prodotto finisce con risultare indispensabile quanto l'acqua potabile ha raggiunto il suo scopo. La cosa del tutto anomala è invece che le persone dotate di un minimo di buon senso trovino questa " proposta " positiva e utile.
In primo luogo : è davvero così nuova l'idea di fornire dei riassunti di rapida consultazione sulle materie scolastiche ? Assolutamente no, il famoso Bignami c'è stato per la mia generazione e c'era anche in quella dei miei genitori. Il Bignami era forse il campione più nobile del genere, perchè i suoi riassunti non erano tanto scarni da abbrutire la materia di riferimento ; si trattava ancora di riassunti che qualche spiegazione la fornivano. Poi, immancabilmente, gli imitatori di questo genere sono giunti al punto di ridurre la storia o la letteratura al livello di un trafiletto o di una barzelletta, ma non si può fagliene una colpa, si tratta di uno sviluppo inevitabile, se c'è una richiesta in proposito. Ora, nell'era moderna, si è fatto un monumento al trafiletto, con i " 160 caratteri " che arrivano sul cellulare.
In secondo luogo : costituisce davvero un vantaggio ridurre un'opera letteraria a qualche riga su uno strumento elettronico ?  Ne ho avuto un saggio leggendo ieri sera il riassunto di Romeo e Giulietta e vorrei chiedere a quei professori, che sostengono che questi "telegrammi urgenti " aiutano a ripassare, cosa possa un allievo inparare da una trama così cruda da risultare insignificante. L'apprezzamento della cultura e lo sviluppo del ragionamento possono alimentarsi se insegno che i Promessi Sposi è la storia di una coppia di innamorati che incontra delle difficoltà a sposarsi, Don Rodrigo si oppone e Don Abbondio ne è intimorito, ma che poi dopo molte vicessitudini la faccenda si conclude a buon fine ? Quegli insegnanti che privi di pudore e del senso di decenza hanno sostenuto l'importanza di questi orribili riassunti non capiscono che ridurre la letteratura, poi sicuramente anche la storia, ad una trama così striminzita equivale alla banalità di uno sceneggiato TV, merce tipicamente usa e getta di cui i giovani, e non solo, abusano in maniera deleteria per i loro neuroni ? Il riassunto di Romeo e Giulietta infatti, così come l'ho letto potrebbe essere la trama di un qualsiasi filmetto da quattro soldi e la tristezza è che probabilmente sarà questo il modo in cui tanti studenti lo classificheranno, visto che non c'è caratterizzazione dei personaggi, contesto storico, ecc.ecc.
Mi auguro di trovare presto qualche denuncia al fulmicotone sull'ennesima buffonata da " mondo moderno ", sulla nuova elevazione del fetore di fogna al livello del profumo di un buon rosso stagionato, spero di cuore di trovare degli adepti davvero dediti a combattere questa crociata contro la barbarie.
Che si mobilitino le riserve e si riformino le divisioni !
LUCIO SERGIO CATILINA


Massima del giorno
Le anime belle si fanno una gloria della loro stupidità.
G.P.


MOLLICHINE
La polizia iraniana ha sequestrato centinaia di manichini dai negozi perché ritenuti troppo sexy. Si teme che parecchi di loro siano stati violentati, in caserma.

Bill Clinton ha detto che sua moglie potrebbe diventare un presidente degli Stati Uniti migliore di lui. I presenti, da veri maleducati, non l'hanno contraddetto.

Un ospedale serbo: nuovo metodo contraccettivo per gli uomini, elettroshock ai testicoli (Dg). Efficacissimo. Basta minacciarlo e chiunque si astiene dal sesso.

In Tailandia un uomo ha detto di usare un coccodrillo vivo come cuscino per dormire (Dg). Ci si chiede come il coccodrillo acconsenta a dormire con un fesso del genere.

Bertinotti, per le assicurazioni di Prodi a Talabani, parla di «giochi di parole» e «formule di cortesia a un leader a sovranità limitata». Dà del magliaro a Prodi e del fantoccio a Talabani.

Corriere della Sera: Catania è la città più analfabeta d'Italia. Scapagnini addirittura detta tutto ad uno scrivano.

Il verde Amorosi espulso dal partito perché favorevole a Cofferati. I verdi preservano l'ambiente. Anzi, il milieu.

Monsignor Betori. No alla Ru486: "Il problema di questo farmaco è il problema dell'aborto". Ma appunto: e non era risolto?

In Val di Susa hanno protestato in 50.000 contro l'alta velocità. E per dare il buon esempio sono andati a piedi.

Il ministro degli Esteri cinese Zhaoxing: "Taiwan è parte inseparabile della Cina". Come disse il marito della moglie che era fuggita con un altro.

L'Anp chiede aiuto a Israele per trovare il tesoro di Arafat. Ma non era sua moglie, il suo solo tesoro?

Gianni Pardo


FOSFORO
Prima di perdersi in dietrologie e prima di stracciarsi le vesti, raccogliere i dati. Il primo dato è che, a parte che presso l'estrema sinistra italiana, questa storia del fosforo non ha "fatto i grandi titoli" da nessuna parte. Il secondo dato è che una coalizione internazionale per proteggere gli americani è impensabile, perfino dentro gli Stati Uniti. Il terzo dato è che la spiegazione della tranquillità con cui è stato accolto il presunto "scoop" nasce dal fatto che tale non è.
Persino il Corriere della Sera ha ieri scritto quanto segue.
G.P

Il Pentagono: usato fosforo ma non sui civili
<<Serviva per stanare i nemici e poi ucciderli con esplosivi potenti». Le precisazioni di un portavoce: arma convenzionale, non chimica>>

Il fosforo bianco utilizzato durante un'assedio (apprezzare quell'apostrofo! G.P.)
WASHINGTON (Stati Uniti) - L'esercito americano ha utilizzato fosforo bianco durante l'offensiva contro la città irachena di Falluja nel novembre 2004. Lo ha confermato un portavoce del Pentagono, interrogato oggi dalla Bbc. La vicenda era ermersa dopo un servizio di Rainews 24 che aveva raccolto le rivelazioni di alcuni militari americani   che hanno prestato servizio in Iraq.
«ARMA CONVENZIONALE» - «L'abbiamo utlizzato come arma incendiaria contro combattenti nemici», ha dichiarato, rispondendo a una domanda, il tenente colonnello Barry Venable. «Il fosforo bianco è un'arma convenzionale, non è un'arma chimica. Non è illegale», ha rilevato l'ufficiale. «Noi l'utilizziamo in primo luogo come agente oscurante, per cortine fumogene o per illuminare obiettivi», ha detto ancora il portavoce. «È comunque un'arma incendiaria, che può essere utilizzata contro combattenti nemici», ha aggiunto.
«STANARLI PER POI UCCIDERLI» - Venable ha spiegato alla Bbc la tecnica di impiego del fosforo bianco usata a Falluja. «Quando hai forze nemiche al riparo, la tua artiglieria con cariche potenti non ha effetto e vuoi stanarle dalle loro posizioni, una delle tecniche è sparare fosforo bianco. Gli effetti combinati del fuoco e del fumo, e in alcuni casi il terrore causato dall'esplosione, le faranno uscire dai ripari, in modo che tu possa ucciderle con esplosivi potenti», ha dichiarato.
«NON CONTRO I CIVILI» - Venable ha precisato che questo tipo di esplosivo non è stato usato contro i civili e ha fatto riferimento ad un articolo, pubblicato nel numero di marzo-aprile 2005, della rivista Army's Field Artillery, una pubblicazione ufficiale, in cui veterani di Falluja spiegano che il fosforo bianco «ha dimostrato di essere una munizione efficace e versatile». Gli autori dell'articolo riconoscono di averlo utilizzato in combattimento, «come una potente arma psicologica contro i rivoltosi... nelle trincee quando non eravamo in grado di ottenere risultati effettivi con gli esplosivi» più potenti. Secondo i militari in questione, a Falluja non incontrarono praticamente nessun civile. «Le forze americane non utilizzano napalm nè fosforo bianco come arma», ha inoltre sostenuto l'ambasciatore americano a Londra Robert Tuttle, in una lettera pubblicata oggi dal quotidiano britannico Independent.
16 novembre 2005


URSS : L'ULTIMA BRUTTURA DIMENTICATA
Purtroppo, non è la prima volta che in Afghanistan si combatte una guerra, infatti questo stato conobbe l’invasione straniera ad opera dell’Unione Sovietica il 27 dicembre del 1979, anche se corre una sostanziale differenza con l’attuale intervento statunitense : mentre questa è una ritorsione per un attacco sferrato ai danni degli Stati Uniti, una vera e propria dichiarazione di guerra da parte del governo dei Talebani, nel caso dei sovietici si trattò di un’invasione pura e semplice.
Verrà qui tracciata una sintesi dei fatti storici relativi a questo episodio, per valutare poi la presa di posizione in merito delle Nazioni Unite, ai fini di un eventuale confronto con la posizione registrata verso l’attacco americano.
L’occupazione militare sovietica avvenne tra il 1979 ed il 1982, gli anni più duri della guerra furono quelli tra il 1982 ed il 1986, quando cominciò la graduale ritirata, che in sostanza si compì del tutto solo nel 1992, quando il crollo dell’Unione Sovietica portò dietro di sé la fine del governo afgano di Najibullah.
I sovietici e i comunisti afgani controllarono solo il 20% del territorio, quella parte però costituita dalle grandi arterie, le principali città, le zone ricche di cereali, petrolio, gas naturale, destinati in gran parte alla stessa Unione Sovietica. L’invasione straniera condusse alla nascita della Resistenza afgana che, avendo l’appoggio della popolazione, raggiunse un numero di combattenti compreso tra i 60000 e i 200000. Uno dei problemi più consistenti fu quello dei rifugiati, che secondo un rapporto di Amnesty International furono “ il gruppo più numeroso del mondo “ : sembra che nell’insieme del territorio, più della metà della popolazione abbia dovuto espatriare, a causa della guerra e del terrore su vasta scala perpetrato dall’Armata rossa e dai loro omonimi afgani.

Per quanto attiene infatti  ai crimini di guerra, oltre alla testimonianza di Amnesty International, vi è da segnalare quella del Tribunale permanente dei popoli, considerato una filiazione giuridica di quello di Norimberga, che ha condotto inchieste su eccidi di massa e massacri compiuti sui villaggi sospettati di organizzare la resistenza : non solo, ma ai tremendi atti di barbarie compiuti ai danni della popolazione civile, senza distinzione tra uomini donne e bambini, diversi tipi di gas tossici vennero usati contro gli abitanti, l’aviazione sovietica fece uso massiccio di napalm e fosforo, l’esercito sovietico gettava sostanze tossiche nelle sorgenti d’acqua potabile, causando la morte delle persone e del bestiame. Fu compiuto un uso notevole anche delle mine antiuomo, 20 milioni ne furono sistemate soprattutto intorno alle zone di sicurezza delle truppe  sovietiche e delle fabbriche. Infine, il terrore politico, il Khad, la polizia segreta afgana, controllava i luoghi di detenzione, aventi caratteristiche al di sotto di ogni standard per ciò che concerne l’igiene e gli spazi, con uso anche di celle sotterranee; un rapporto delle Nazioni Unite del 1986 accusa pesantemente il Khad, definendolo “ macchina di tortura “. Secondo un censimento, sempre di quegli anni,  il numero totale dei prigionieri avrebbe oltrepassato le 100000 persone. Il triste bilancio di questa guerra  fu l’alto numero dei morti, tra un milione e mezzo e due milioni, di cui il 90% di civili, e quello dei feriti, tra i 2 e i 4 milioni.
Per quel che riguarda la reazione dell’ONU, il numero degli interventi risulta piuttosto limitato : si hanno due risoluzioni dell’Assemblea Generale ( n. 35/37 del 20/11/80 e n.36/34 del 18/11/81), più un’altra adottata sempre da detto organo nel corso della sesta sessione speciale d’emergenza ( ES-6/2 del 14/11/80). Il contenuto di questi documenti è quasi uguale, al limite dell’identicità, e può essere sintetizzato dividendolo in due parti. Nella prima, l’Assemblea, appellandosi alla carta delle Nazioni Unite, riafferma il divieto dell’uso della forza contro la sovranità, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica di un altro stato ed il diritto di ogni popolo di liberamente determinarsi quanto alla forma di governo ; quindi, preso atto dei gravi problemi susseguenti l’invasione, delle sofferenze del popolo afgano, del problema dei rifugiati afferente anche agli stati accoglienti come Iran e Pakistan, nella seconda parte passa ad enunciare solennemente quei diritti che spettano all’Afghanistan e che sono violati, ordina il ritiro delle truppe sovietiche, richiama le parti in causa all’urgenza del raggiungimento di una soluzione politica ai fini del ritorno dei rifugiati e in proposito invita la comunità e le organizzazioni internazionali a dare loro assistenza. Da segnalare, in ultimo, il riconoscimento fatto dall’Assemblea al contributo dato per la cessazione del conflitto dalla Organizzazione della Conferenza Islamica e dal Movimento dei  Paesi  Non-Allineati.

Da notare che, in Italia, l’invasione sovietica non ha scosso gli animi : la sera dell’invasione, si è riusciti a racimolare solo sette persone – davvero eroiche – per protestare all’ambasciata sovietica.
Non si è potuto arrivare nemmeno a dieci.
I mass media e il mondo accademico hanno manifestato una compostezza in proposito al limite dell’indifferenza ; probabilmente, le loro coscienze erano ancora sconvolte della guerra in Vietnam.
Il mondo del cinema e della musica hanno deciso di non entrare nel mercato per un fatto del genere. Nessun film quindi o canzone. Forse è stato lo scioglimento dei Beatles che ha impedito un rifacimento della storia del ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones. Sarebbe bastato il fatto di amare la libertà, per giustificare una nuova melodia, ma non si può chiedere ad un’impresa di investire in operazioni fallimentari, del tentativo di annessione sovietica, l’italiano che va al cinema o che compra i dischi non si è neppure accorto.
LUCIO SERGIO CATILINA


Massima del giorno
Non sono tanto nobile da dire "non mi abbasserò ad usare le loro armi". Se si tratta di combattere contro il diavolo mi abbasso al livello dell'inferno. 
G.P.

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo
Cara amica, caro amico,  
IL PARTITO RADICALE TRANSNAZIONALE SOSTIENE E RILANCIA IL DIGIUNO DEI MILITANTI TUNISINI INVITANDO ALLA MOBILITAZIONE DAL 16 AL 18 NOVEMBRE
Dal 10 ottobre 2005, Ayachi Hammami (avvocato, Segretario Generale della sezione di Tunisi della Lega Tunisina dei diritti dell'uomo e membro del partito Iniziativa Democratica), Mokhtar Yahaoui (ex giudice, avvocato), Najib Chebbi (Presidente del Partito Democratico Progressista), Hamma Hammami (Presidente del partito Operaio Comunista Tunisino - non riconosciuto), Lotfi Hajji (giornalista, presidente del sindacato dei giornalisti tunisini - non riconosciuto), Mohammed Ennouri (avvocato), Samir Dilou e Abdelatif Hayedi sono in sciopero della fame per denunciare il regime oppressivo e censoreo del Presidente Ben Ali.
I leader dell'opposizine tunisina si sono riuniti nell'ufficio dell'avvocato Hammami a Tunisi e si appellano alle autorità di quel paese affinché vengano rispettate le libertà civili delle organizzazioni della società civile, dei partiti politici e dei vari media tunisini e perché vengano imediatamente liberati tutti i prigionieri politici detenuti nelle carceri di quel paese spesso a seguito di processi sommari. Per la prima volta una mobilitazione nonviolenta unisce in un'azione politica congiunta membri dell'opposizione che appartengono a gruppi religiosi e laici.
Il Partito Radicale Transnazionale si unisce a loro e invita tutti i cittadini di buona volontà a digiunare nei prossimi giorni.
Sin dal primo giorno dello sciopero della fame, la polizia tunisina ha circondato l'edificio dove gli otto militanti si sono riuniti e ha tentato di bloccare l'accesso alle strade circostanti maltrattando tutti coloro che volevano mettersi in contatto coi digiunatori. Malgrado tutto questo, centinaia di sostenitori son riusciti a contattare i militanti e decine di digiuni di sostegno e solidarietà son stati lanciati in varie città tunisine e all'estero. Alcuni militanti tunisini fanno sapere che, malgrado la potente opposizione del regime, i sostegni aumentano quotidianamente e che l'azione sta unendo moltissime persone in un'inedita federazione di oppositori.
Lo sciopero della fame è la tappa finale di una serie di iniziative lanciate da varie organizzazioni non-governative tunisine volte a convincere le autorità nazionali a garantire la libertà di espressione, associazione e informazione al fine di consentire un sistema basato sullo stato di diritto e sulla multi-partiticità in politica.
Per tutto il 2005, gli appelli di varie organizzazioni per la libertà in Tunisia sono stati repressi dai servizi di sicurezza dando spesso vita a processi farsa. Per queste ragioni il Congresso della Lega tunisina dei diritti umani, la società dei giudici tunisini son stati disciolti e l'attività dell'Istituto arabo dei diritti umani è stata congelata.
Nell'unirsi ai digiunatori e nell'invitare altri a sostenere l'iniziativa nonviolenta, il Partito Radicale Transnazionale conferma il proprio sostegno a tutti gli sforzi tunisini volti all'apertura di un dibattito politico aperto e trasparente in quel paese.

Per aderire al digiuno e annunciare la partecipazione ai presidi che verranno organizzati davanti alle rappresentanze diplomatiche tunisine visitare www.radicalparty.org (il sito è al momento oscurato in Tunisia).
Tra i primi ad annunciare il proprio digiuno: Marco Cappato, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni Association, Marco Perduca e Matteo Mecacci Rappresentanti all'ONU del PRT. Vari membri del Partito Radical tunisini hanno inoltre annunciato la loro partecipazione.
Per aderire qui.


Un video per dimostrare quello che non c'è
Ci risiamo, il metodo a sinistra  è sempre quello: una bugia ripetuta cento volte magicamente dovrebbe diventare la verità. Dunque non ci son santi, secondo i soliti sinistrissimi personaggi  gli americani  hanno usato bombe al fosforo e napalm a Falluja. C'hanno fatto -con i soldi pubblici della RAI e  scopiazzando  quel simpaticone di Moore-  pure il filmetto per dimostrare quanto cattivi sono gli americani. Noi, qui di seguito , pubblichiamo  una serie di articoli a cominciare da questo di Andrea Nativi:

Armi chimiche a Falluja e in Irak sganciate dagli americani? Non scherziamo. Il documentario trasmesso da RaiNews24 non dimostra assolutamente nulla, anzi. Il video comincia con immagini di repertorio sul Vietnam, dove in effetti furono largamente utilizzati sia il napalm sia agenti defolianti. Ma il napalm nell‚ultima guerra in Irak non è mai stato impiegato.
Il napalm è uscito dagli arsenali statunitensi nel  2001. In ogni caso non si trattava certo di armi chimiche. È stato invece impiegato il «parente» moderno del napalm, la bomba incendiaria Mk 77 Mod.5 da 340 kg, sganciata dai piloti degli Harrier dei Marines contro le truppe irachene nel corso dei combattimenti nel marzo del 2003. Sono armi che svolgono la stessa funzione, ma non sono la stessa cosa, la composizione è diversa. Si tratta di bombe studiate per attaccare obiettivi areali, estesi, il cui uso in combattimento non è proibito da nessuna convenzione internazionale. La Cwc, Convenzione per la messa al bando di alcune armi convenzionali, del 1980, si limita, al Protocollo III, a bandire l'uso di armi incendiarie contro i civili non contro obiettivi militari. Peraltro questo Protocollo non è stato ratificato dagli Usa. Si parla in ogni caso di armi incendiarie, non di armi chimiche, perché altrimenti anche una bottiglia molotov diventerebbe un'arma chimica e chi la lancia un criminale di guerra.
Il filmato poi si occupa del Wp, il famigerato fosforo bianco. Cominciamo col dire che la «pistola fumante», la sequenza incriminata in cui un velivolo lancerebbe armi misteriose non dimostra alcunché. Basta guardare le immagini (la sequenza di foto in alto) riferite all‚esplosione di munizioni convenzionali o fumogene o esplosive/incendiarie per convincersene. Né dimostrano qualcosa le crude immagini dei corpi carbonizzati, con parte dei propri abiti indosso e senza apparenti ferite di armi da fuoco: non c‚è alcun referto medico e nessun cadavere è stato sottoposto a un esame patologico. Inoltre chi ci assicura che quei corpi si trovassero a Falluja?
L'impiego del munizionamento al fosforo come arma incendiaria era un tempo molto comune: durante la Seconda guerra mondiale intere città giapponesi furono trasformate in roghi da spezzoni e bombe incendiarie, così come accadde a diverse città della Germania. Bombe del genere furono anche lanciate contro l'Italia. E nessuno ha mai lontanamente sostenuto che si trattasse di armi chimiche.
Oggi invece il fosforo bianco, così come il fosforo rosso, è utilizzato come munizionamento fumogeno, illuminante o per «marcare» un bersaglio, nel munizionamento tracciante. Ed è anche usato in agricoltura, nei fertilizzanti e nei normali fuochi d'artificio. L'effetto incendiario esiste, ma è secondario. Tanto è vero che il munizionamento in questione non è proibito dalla Convenzione Onu ed è utilizzato praticamente da tutti gli eserciti di questo mondo.

A Falluja i marines ne hanno fatto uso in misura limitata, certamente con l'artiglieria a terra, forse anche da bordo di velivoli che sostenevano l'azione dei commilitoni sul terreno. In qualche caso, sporadico, il Wp, Willy pete, è stato utilizzato per ottenere un effetto psicologico: doveva spaventare gruppi di guerriglieri trincerati e forzarli ad abbandonare i rifugi, in modo di poterli attaccare con proiettili ad alto esplosivo.
Comunque, impiegare il munizionamento al fosforo come arma diretta per sfruttare l'effetto secondario incendiario sarebbe del tutto improprio e inefficace: visto che la munizione ha uno scopo diverso e non è così letale. Soprattutto, negli arsenali esistono munizioni specifiche per attaccare bunker o trincee o bersagli estesi molto più micidiali: testate a dispersione di vario tipo, testate termobariche, Fae (Fuel air explosive).
Per non parlare del fatto che l'impiego di munizionamento al fosforo va limitato a causa della tossicità. I comandanti americani non volevano correre rischi inutili, perché a Falluja c'erano e ci sono restati a lungo, migliaia di soldati americani e iracheni, mentre dopo la fine delle ostilità sono tornati ad abitarvi centinaia di migliaia di civili.
Per gli stessi motivi l'impiego di qualunque altra arma chimica con un minimo di persistenza non può che essere escluso a priori. Nessuno al Pentagono vuole una nuova «sindrome del Golfo». Quindi niente armi chimiche americane in Irak. Gli Usa hanno sottoscritto la apposita convenzione, hanno rinunciato alle armi chimiche e stanno distruggendo i propri arsenali eredità della guerra fredda. In Irak c'è però chi ha usato indiscriminatamente le armi chimiche, anche contro i civili: Saddam Hussein e i suoi accoliti, che dovranno rispondere molto presto anche di questo.
Andrea Nativi da "Il Giornale". Per altri articoli clicca qui.

FEDELI A SE' STESSI
In seno all'amministrazione americana è in atto da tempo un braccio di ferro in merito al trattamento dei prigionieri terroristi, cioè dei prigionieri non comuni. Già dal 2001, erano stati sollevati da parte di varie organizzazioni umanitarie degli appelli, affinchè nella base di Guantanamo Bay, a Cuba, i prigionieri afgani, membri di Al-Qaida, avessero un trattamento in accordo con i trattati internazionali in materia.
Ormai, pare che la linea dura, sostenuta dal Vice-Presidente americano Cheney sia in  minoranza, in quanto tanto il Ministro degli esteri Rice, quanto il capo della CIA Negroponte sono in favore di un codice di norme per il trattamento dei terroristi in accordo con la Convenzione di Ginevra .  C'è da segnalare che il problema riguarda, ovviamente, le basi americane, o della CIA, in territorio straniero, perchè per quelle all'interno del territorio statuinitense dei limiti già esistono.
Qualche giornalista ha scritto che certe basi della CIA in cui i prigionieri son torturati si trovano in Ungheria ed in Polonia, ma questi due stati, anche di fronte alle interrogazioni poste della UE, hanno negato tutto.
In ogni caso, sarebbe auspicabile che gli USA, in ossequio alla tradizione che li contraddistingue, optassero per un corpo di garanzie che non possono non applicarsi anche ai terroristi ; questo non significa far coppia con gli ingenui e pensare che chi è disposto a farsi saltar in aria o, peggio, a causare delle stragi, debba essere trattato con i guanti di velluto, nutrito 3 volte al giorno, lavato e ricambiato ogni giorno. Dei modi di pressione per farlo parlare devono esserci, nell'interesse di tutti a che il terrorista parli e ci aiuti a distruggere la sua organizzazione terrorista. Ciò però non deve condurre a delle forme più incivili di tortura, che sono più tipiche di altre " organizzazioni politiche " e sono e devono rimanere estranee alla tradizione occidentale. Parlo di tradizione occidentale nell'ovvio assunto che la lotta americana al terrorismo non è certo questione interna americana, ma un problema comune a tutti gli stati industrializzati e non solo, come i recenti tristi fatti della Giordania hanno dimostrato.
Se questo  è un invito agli USA a rimanere fedeli a loro stessi, c'è chi fedele a sè stesso rimane sempre e comunque, senza nessun invito.
A Roma c'è stata l'ennesima manifestazione di alcuni diessini DS, Rifondazione comunista ,comunisti italiani e  Verdi davanti all'ambasciata americana per protestare, tanto per cambiare, contro la guerra in Iraq ed per il presunto uso di bombe al fosforo da parte degli americani, i quali hanno già smentito. Si è visto il solito fantoccio di Bush con la svastica disegnata sopra e si son risentite le grida di " assassino ".
La cosa triste è che lo stesso segretario dei DS ha preso tremendamente sul serio la manifestazione e per non essere scavalcato a sinistra ha chiesto al governo di riferire in Parlamento. Eppure Fassino pare una persona più equilibrata e non incline alla demagogia, ma anche lui ci dimostra che avere delle riserve sul suo conto può sempre aiutare.
Contrariamente a quanto detto sopra per gli americani, per alcuni la fedeltà a sè stessi non è una qualità da coltivare e nonostante tutto rimane un tratto che non si scalfisce.
LUCIO SERGIO CATILINA


AMERICA MERCATO INDIVIDUO

Assemblea nazionale dei Riformatori Liberali
Roma - 30 novembre 2005, ore 10-18
Spazio Etoile, P.za San Lorenzo in Lucina
concluderà i lavori: SILVIO BERLUSCONI
(comunica la tua partecipazione qui)


MOLLICHINE
Chirac: "Quali che siano le nostre origini, siamo tutti figli della Repubblica". E poiché alcuni, soprattutto in certe periferie, sono figli di puttana...

Sarkozy: "Espellere gli stranieri clandestini e anche quelli regolari condannati per i disordini". Proteste. Ma se sono infelici, in Francia, non è per il loro bene?

Israele. Peretz è il nuovo leader del partito al posto di Peres. Tutto per un paio di consonanti!

Minzolini spezza una lancia a favore degli spot elettorali. Difficoltà di sintetizzare i programmi. Suggerimento per Prodi: "Sono buono, bravo e bello".

Grande coalizione. Prodi: "Non prendiamo in giro gli italiani". E lui, per cominciare, non presenta il programma del centro-sinistra.

La Devolution, col voto del Senato, sarà legge. Comunisti italiani e Verdi delusi. Avrebbero preferito la Revolution.

Il titolo Alitalia è calato ieri del 9,06 %. Se continua a calare, atterrerà.

Per le loro imprese, i giovani violenti di Parigi si sono dati appuntamento con un mare di sms. Ma allora, se non hanno pane, mangino i telefonini!

Il primo risultato della Grosse Koalition, in Germania, è l'aumento delle tasse. Finalmente abbiamo capito a che serve l'opposizione.

Abu Mazen: "Realizzerò il sogno di Arafat: far sventolare la bandiera palestinese sui minareti di Gerusalemme". Poi, certo, l'arresteranno...

Michele Serra non odia Berlusconi, sente per lui disprezzo. Cosa che contiene la parola "prezzo". Ma il prezzo di Berlusconi non è troppo alto, per lui?

Michael Ledeen: "L'Onu è la più grande organizzazione criminale. Rinvigorirla sarebbe come rafforzare la mafia". Ma allora si può dire male di Garibaldi!

Talabani: «Prodi, Rutelli, Fassino e D'Alema mi hanno assicurato che il ritiro dall'Irak sarà programmato e concordato con noi». Se Prc e Verdi lo permetteranno.

Gianni Pardo


IL GIOCO DEI DISORDINI
E con oggi siamo a diciassette, diciassette giorni di danni e disordini nelle periferie di Parigi soprattutto e di altre città francesi. Un numeraccio davvero. Le misure di sicurezza adottate dalla polizia francese hanno soltanto diminuito, e neppure tanto, le violenze, ma non le hanno di certo escluse: sono ben 315 le vetture incendiate e 161 le persone fermate, mentre la sera prima, prima del divieto di assembramenti, le vetture incendiate erano state 386 ed i fermati 162.
I giornali ci informano che i giovani coinvolti negli scontri sono immigrati e figli di immigrati e mi domando perchè la Francia dovrebbe tollerare simili violenze da parte di chi, senza essere francese o essendolo di seconda generazione, è stato ammesso a vivere e lavorare in Francia.
Che le situazioni delle periferie possano essere misere fino ad essere degradanti non è certo una novità di oggi e neppure una caratteristica francese, ma quasi universale all'incirca. Se l'azione intrapresa da questi giovani è alimentata da un desiderio sincero di richiamare l'attenzione del governo, delle istituzione, dei mezzi di comunicazione di massa sullo stato malandato delle loro abitazioni e sulle scarse possilità di miglioramento delle loro vite, a questo punto la violenza dovrebbe cessare immediatamente.
I riottosi hanno ottenuto un risultato al di là di ogni migliore aspettativa, la notizia dei danni da loro provocati, infatti, ha occupato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo e lo spazio centrale dei telegiornali. Questo vuol dire che il governo non potrà più mettere in secondo piano il miglioramento delle periferie, le quali, a loro volta, saranno costantemente oggetto d'attenzione da parte di giornali e TV proprio a seguito della grande attenzione che hanno attirato.

Se però le violenze dovessero ancora proseguire, il che poi produce dei tentativi di imitazione, come è successo ad Atene o in Belgio, tutte le migliori intenzioni di questi giovani verrebbero inevitabilmente avvolte dal dubbio. Che altro si vuole ottenere con le violenze ? Si pensa forse che così facendo i problemi dei quartieri degradati possano risolversi nell'arco di una settimana, magari con una pronta firma su un decreto governativo ? O forse l'inaspettata attenzione che i fatti hanno suscitato, con l'annessa conseguenza di veder le proprie gesta amplificate in TV e sui giornali, ha dato loro la carica per continuare sino allo stancamento ?
Non si dimentichi che ai tempi della contestazione in Vietnam negli Stati Uniti, i capigruppo degli studenti o dei movimenti antisistema non erano più disponibili alla lotta dopo le 18, perchè erano impegnati a rivedersi nei notiziari che venivano trasmessi a quell'ora.
Come dicevo la maggior parte dei giovani coinvolta è formata da immigrati, cosa dà loro il diritto, in senso politico ovviamente, di distruggere una terra alla quale hanno avuto il privilegio di essere ammessi a lavorare ? Devono pensare che l'ingresso negli stati democratici sia accompagnato da una lunga serie di diritti, rispetto a quanto avviente nella loro terra d'origine? E soprattutto che riuscire a migliorare la propria condizione sia una cosa facile, da realizzare con lieve sforzo?
Questi interrogativi, già sollevati all'indomani dei primi scontri, ora si fanno sempre più pesanti.
La capitale francese è naturalmente blindata in questi giorni, è sancito il divieto di assembramenti, tuttavia è stata permessa ieri una manifestazione di cittadini, cui hanno partecipato diversi esponenti della sinistra e dei sindacati ( in verità, il sospetto è che questi ne siano gli ispiratori ). Scopo della manifestazione, lo si ripete in un momento in cui nonostante la presenza delle forze dell'ordine, i danni continuano a prodursi, è stato quello di protestare contro l'attuale stato di emergenza, considerato " provocatorio ".
Di fronte a queste prese di posizione, così allucinanti e deliranti, un'altra forma di protesta simile la si è avuta a Tolosa, si potrebbe perfino ribaltare quanto detto nell'articolo e augurarsi che, per gente che pensa così, gli scontri e i disordini si protraggano ancora per un bel pò.
LUCIO SERGIO CATILINA


SIMMETRIE E ASIMMETRIE
Sergio Romano, chiarendo un noto concetto, ha scritto: la guerra simmetrica "è quella che gli americani hanno vinto in poche settimane combattendo contro le forze armate del regime di Saddam Hussein. La seconda (asimmetrica) è quella che gli americani hanno combattuto nei mesi seguenti". A suo parere, "È possibile che la guerra asimmetrica sia per molti aspetti il frutto della eccezionale potenza bellica degli Stati Uniti. Quanto più l'America metterà in campo armi tecnologicamente imbattibili, tanto più i suoi nemici, incapaci di affrontarla sul suo terreno, si serviranno di armi improprie, ma terribilmente insidiose".
Quello che Romano però non aggiunge è che mentre le guerre simmetriche si possono vincere o perdere, le guerre asimmetriche forse non si possono vincere ma di certo non si possono perdere. In quale misura il terrorismo in Iraq ferisce gli Stati Uniti? Se si tiene conto del numero dei morti non di una guerra, ma di una scaramuccia, i duemila morti in tutto degli Stati Uniti, in mesi ed anni di operazioni in Iraq, sono un'inezia. Possono ovviamente provocare un grande dolore nei familiari dei caduti, ma dal punto di vista bellico sono del tutto insignificanti. Anche per l'opinione pubblica statunitense.
Ovviamente del terrorismo ha sofferto, più degli americani e dei loro alleati, la stessa popolazione civile irakena. Ma neanch'essa - che ha una libera stampa - ha dato segno di voler arrendersi ad Al Zarkawi. Inoltre, dal momento che questi terroristi non si muovono nel popolo, come diceva Mao, come i pesci nella loro acqua, c'è anche da pensare che, migliorando le tecniche della polizia locale e con l'aiuto di una popolazione stanca di lutti ed attentati, il terrorismo possa essere vinto. La partecipazione alle elezioni mostra chiaramente che gli irakeni vogliono non il califfato ma la democrazia.
La conclusione è che una guerra asimmetrica si può perdere solo se uno Stato si scoraggia e si arrende. Se cioè è battuto dal venir meno della sua voglia di combattere e vincere. Ma un simile atteggiamento oggi non si vede né negli Stati Uniti né nello stesso Iraq.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it


Nassiriya, due anni fa
(AGI) - Roma, 12 nov. - Sono ventidue le Croci d'Onore consegnate oggi al Vittoriano alle vittime e ai feriti della strage di Nassiriya, avvenuta due anni fa. Alla cerimonia ha partecipato il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dalla signora Franca, il ministro della Difesa Antonio Martino, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, il presidente della corte costituzionale Annibale Marini, i vertici delle forze armate, il prefetto di Roma Achille Serra, il sindaco Walter Veltroni e il presidente della giunta regionale del Lazio Piero Marrazzo.
Croce d'Onore e' stata concessa per l'esercito al capitano Massimo Ficuciello, al maresciallo capo Silvio Olla, al caporal maggiore Emanuele Ferraro, al primo caporal maggiore Pietro Petrucci. Per i carabinieri al sottotenente Enzo Fregosi, al sottotenente Alfonso Trincone, al sottotenente Filippo Merlino, al sottotenente Giovanni Cavallaro, al maresciallo Massimiliano Bruno, al maresciallo Alfio Ragazzi, al maresciallo capo Daniele Ghione, al brigadiere Giuseppe Coletta, al brigadiere Ivan Ghitti, al vicebrigadiere Domenico Intravia, all'appuntato Andrea Filippa, all'appuntato Horacio Majorana. La Croce d'Onore e' stata concessa inoltre a Stefano Rolla e a Marco Beci, i due civili morti nell'attentato. L'onorificenza e' stata consegnata inoltre al maresciallo dei carabinieri Riccardo Saccotelli, al brigadiere Cosimo Visconti ed all'appuntato Antonio Altavilla, che nell'attentato rimasero gravemente feriti


DAS DEUTSCHE BEISPIEL  (L'esempio tedesco)
Prima delle elezioni i socialdemocratici tedeschi proponevano di abbassare le aliquote fiscali e i cristiano democratici proponevano una flat tax con aliquota bassa, qualcosa di simile alla Reaganomics. Sono andati al governo insieme, in una Grande Coalizione, e mancando non solo il bue che desse del cornuto all'asino, ma anche l'asino che desse del cornuto al bue, si sono messi d‚accordo su questi provvedimenti: aumento dell'aliquota massima della tassazione diretta dal 42 al 45%, per colpire i ricchi, e aumento dell'Iva dal 16 al 19%, per colpire tutti colpendo i consumi.
Dal fatto si possono trarre molte lezioni. In primo luogo, coloro che dicono ad ogni piè sospinto "in nessun paese del mondo..., „in nessun paese civile..." ecc., per dire che l'Italia è la fogna del mondo, sono serviti. Se questo è il modo di mantenere le promesse elettorali, non abbiamo molto da andare ad imparare al di là delle Alpi.
Inoltre, il provvedimento è grave perché o era giusta almeno una delle due proposte o non era giusta nessuna delle due. Se era giusta una delle due, perché non è stata adottata? Solo per spirito di parte e per non darla vinta all'ex-avversario? E se erano sbagliate tutte e due, che razza di paese è la Germania, se i più grandi partiti propongono di danneggiare il paese? E se quella adottata era la soluzione giusta, come mai nessun partito l'ha proposta prima, come mai tutti i politici considerano così ottusi i loro elettori?
Infine una critica nel merito. L'aumento delle tasse, in un momento di difficoltà economica e di recessione, somiglia al salasso praticato ad un anoressico. Avranno ragione, ed è comunque ciò che si spera, ma si rimane lo stesso sconvolti.
La Germania è il centro dell'Europa. Essa ci ha dato i più grandi filosofi e i più grandi musicisti (anche Mozart si dichiarava Deutscher). Ha un grande passato e possiede una lingua che è un capolavoro di precisione ed espressività. In una parola sta nel cuore di tutte le persone colte. Ma dover ridire tutte queste cose, nel momento in cui il suo comportamento politico ci rende perplessi, somiglia a quella sorta di ammirazione venata di commiserazione con cui gli stranieri parlano dell'Italia, ricordando che è stata la sede della civiltà romana, la madre della grande pittura, dell'inizio della musica moderna...
Gianni Pardo giannipardo@libero.it

Mi turo il naso e racconto Yasser Arafat
Una Kefiah inamidata a forma dello Stato di Israele, sotto un ceffo orrendo, due occhi da matto fanatico, due labbrone gonfie e rosse e sempre sporche di saliva: Yasser Arafat.
Mi turo il naso e racconto, purtroppo brevemente per ragioni di spazio, Arafat a un anno dalla morte che provvidenzialmente venne a liberare il mondo da uno dei suoi mostri piu' feroci.
Nel 1965 nasce l'OLP, Organizzazione per la liberazione della Palestina, con due soli obiettivi: rovesciare in Giordania il regime di re Hussein e arrivare con tutti i mezzi del terrorismo alla distruzione dello stato di Israele.
Il primo capo dell'OLP fu Ahmed Shukeiri , un violento subito defenestrato da un altro elemento violento ma politicizzato a Mosca, Yasser Arafat,  da quel momento ebbe inizio per il Medio Oriente un periodo da incubo, un infernale periodo in cui attentati e morti si susseguirono senza sosta, che non e' ancora finito.
Il grande genio malefico di Arafat  si rivelo' alla grande nella capacita' di spostare le simpatie dell'Europa da Israele ai palestinesi con una propaganda battente e attentati sanguinosi dentro e fuori i confini di Israele.
Fino a quando Israele doveva combattere, solo contro i paesi arabi tutti insieme, uniti nel tentativo di distruggerlo, le simpatie europee erano per Israele ma quando la lega Araba, con l'OLP in testa, decise di dare ad Arafat il compito di destabilizzare questa situazione, trasformando, nell'opinione pubblica occidentale,  il piccolo Israele in uno stato potente e aggressivo contrapposto a un mondo arabo umiliato per le guerre perse e soprattutto a un popolo palestinese inventato ad hoc, l'obiettivo fu raggiunto.
Da quel momento per Israele non vi fu piu' speranza e ogni tentativo di difesa veniva trasformato in aggressione verso  i poveri palestinesi.
(... ) Per proseguire nella lettura clicca qui.
 Deborah Fait - informazionecorretta

IN NOME DEL PADRE
La guerra in Iraq continua a tormentarci giorno dopo giorno. La cosa più preoccupante, e credo anche la più evidente, è che una soluzione della complessa questione riguardo il governo di questo stato non avverrà certo in tempi brevi ; i tempi saranno comunque lunghi, sempre che la situazione non si aggravi con l'ingresso sulla scena, o il coinvolgimento, di altri stati della regione, come la Siria, la Giordania o l'Iran, perchè in questo caso gli sviluppi potrebbero essere drammatici. Pensare, come viene suggerito dalla sinistra, di ritirare il contingente ed andarsene, costituisce una fuga dai problemi, un comportamento indegno di uno dei paesi più industrializzati al mondo, e per di più renderebbe vano tutto il lavoro compiuto fino ad adesso : in Iraq abbiamo deciso di andare e ora dovremmo restare per risolvere questa complessa questione.
Quello che ancora fa pensare è la ragione per cui gli Stati Uniti si sono addentrati in questa intricata vicenda. Nel caso della Corea, così come in quello del Vietnam, l'intervento era causato dall'invasione da parte della Corea del Nord e del Vietnam del Nord ai danni, rispettivamente, della Corea del Sud e Vietnam del Sud in violazione di precisi accordi internazionali, per cui, anche per impedire l'alterarsi delle rispettive zone d'influenza nella logica della guerra fredda, gli Stati Uniti avevano dovuto intervenire ( da notare poi, che nel caso della Corea, questa guerra veniva combattuta sotto l'egida dell'ONU ). Nel caso dell'Iraq invece, non c'era stato niente che imponesse l'intervento armato. Bush Junior, in base ad un suo calcolo politico, aveva ritenuto che Saddam Hussein non potesse non essere un robusto finanziatore dei movimenti terroristici. Data questa idea incrollabile, si sono poi trovati incidentalmente e strada facendo quelli che potevano essere i motivi a giustificazione dell'attacco, all'inizio la costruzione delle armi atomiche, poi l'esportazione della democrazia. (...) Per proseguire nella lettura clicca qui.
LUCIO SERGIO CATILINA


LA BORSELLINO E LE STRANE PRIMARIE DELLA SINISTRA
Il 20 novembre prossimo si terranno le primarie del centro-sinistra in Sicilia ed in proposito si è registrato un certo contrasto tra la Margherita e i DS. La ragione del contendere è il candidato che dovrebbere affrontare Cuffaro per la presidenza della regione Sicilia : la Margherita presenterà Latteri, rettore dell'Università di Catania, e i DS Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso dalla mafia. Gli uomini di Rutelli si sono risentiti perchè hanno temuto di ricevere l'imposizione della candidatura della Borsellino, senza poter scegliere ; ad ogni modo ora, i giochi sono chiari.
La Sicilia è una delle poche regioni in cui il centro destra conserva un certo consenso popolare, dunque i DS hanno ripiegato su una persona dal cognome pesantissimo, che potesse risollevare le  loro sorti e per questo hanno a malincuore rinunciato alla candidatura di Bianco.
La signora Borsellino ha 60 anni e fa la farmacista, non ha mai svolto attività all'interno di un partito, in altre parole non ha alcuna esperienza politica. Fa parte di " Libertà ", l'associazione di Don Ciotti, che mira alla distruzione della cultura mafiosa ed alla diffusione della legalità, fermo restando che questa partecipazione è nata nel 1995, un pò dopo la morte del fratello e visto come questo grande magistrato è stato ucciso, entrare in un'associazione per la lotta alla mafia è abbastanza naturale e non vi si può attribuire un significato maggiore di quello che ha.

Se Rita Borsellino non ha la più remota esperienza politica, perchè i DS a lei si son rivolti per un posto tanto importante quale il presidente della regione Sicilia ? Forse può contribuire alla definizione di un preciso indirizzo politico ? Naturalmente no, i DS sperano che candidando una signora dal cognome così importante e significativo possano conquistare anche la Sicilia.
A riprova di questo, è da citare un passo di un'intervista che la neocandidata per i DS ha rilasciato ad un sito che si chiama " Carovana per la Costituzione ". Di fronte alla domanda più ovvia, cioè quale sia il suo programma, vale a dire per quale ragione gli elettori siciliani dovrebbero votarla ora ed eventualmente preferirla il prossimo anno a Cuffaro, la Borsellino risponde : ".....ma per parlare del programma è ancora presto. Ne riparleremo dopo le primarie, se sarò io candidata. Il mio obbiettivo è camminare insieme alla società per capire quali sono i bisogni e risolverli nella legalità." La cosa strana e abnorme è che questa idea bastarda delle primarie pare essere quella condivisa da tutto il centro-sinistra. Ne abbiamo già avuto un saggio con le primarie a livello nazionale. Non si partecipa alle primarie con un programma, con delle idee che favoriscano il candidato rispetto agli altri. Al contrario, non si fa nemmeno campagna elettorale, con comizi e scontri con gli avversari - dello stesso partito - e soprattutto non si fa accenno a quello che si vorrebbe realizzare in caso di vittoria. Il centro-sinistra, quindi, traduce le consultazioni primarie con un giustapporre le fotografie dei candidati in bella posa sulla scheda, candidati che, lo rimarco, non si affrontano come in una qualsiasi competizione elettorale e che faranno la concessione di far sapere ai loro elettori il programma solo in caso di vittoria, come ha detto Prodi e come ha ribadito Rita Borsellino.
Non so quanto questa messinscena possa proseguire, se gli esponenti dell'Unione volevano importare in Italia il prodotto anglosassone delle primarie, ebbene hanno importato un prodotto contraffato e contraffatto malamente. Se un americano vedesse il modo in cui  si svolgono le primarie nel centro-sinistra riderebbe di cuore a crepapelle, noi non possiamo che sorridere amaramente, ma ciò è comunque meglio di quelli che invece pensano che si tratti di una cosa seria che permette loro di scegliere, nel momento che fanno la crocetta sul candidato già scelto dalla coalizione.
LUCIO SERGIO CATILINA


GORBACIOV POLITICALLY CORRECT
Abbiamo tutti un inestinguibile dovere di gratitudine verso Mikhail Gorbaciov, l'uomo che per primo ha dato un volto umano alla Russia moderna e l'ha riportata nel concerto delle nazioni civili. Tuttavia non si possono condividere le sue idee sui disordini francesi. Sulla Stampa dell'11 novembre egli parla della: "vertiginosa crescita della disuguaglianza globale che si è verificata, e incessantemente è cresciuta, negli ultimi venticinque anni", sicché "L'ultima generazione [degli immigrati] è cresciuta in questa disuguaglianza crescente e i leader dei Paesi ricchi si sono illusi che milioni e miliardi si sarebbero adattati a questa situazione. Ora cominciamo a vedere che la crescita smodata della ricchezza di pochi non è più accettata da masse crescenti di poveri". E anche se precisa che "coloro che finiscono col sentirsi poveri con i metri del passato non lo sarebbero", sembra mostrare comprensione per il fatto che i giovani reagiscano "di fronte all'ostentazione della ricchezza dei ricchi, che viene percepita come un'offesa”.
Queste parole stupiscono in bocca ad un uomo che si reputava ragionevole. Non ha senso scrivere che il povero "non accetta più la crescita smodata della ricchezza". Questo presupporrebbe infatti che egli possa dire di sì o di no al fenomeno. Mentre non solo il ricco non chiede il consenso del povero ma, se attaccato, può comprare ottime armi e difendersi con estrema efficacia. La ricchezza non dipende dall'accettazione di nessuno. Certo, se è vista come un male, lo Stato può intervenire, ma tutto quello che riesce a fare è rendere poveri i ricchi e ancor più poveri i poveri. S'è già visto.
Se la povertà non piace, che ci si attivi per diventare ricchi. A volte riesce e molte volte no, ma è stato sempre così: si tratta di una semplice constatazione e non serve a nulla dichiararsi indignati. Se piove a dirotto è inutile prendersela con chi dice che piove.
I poveri che "percepiscono come un'offesa” la ricchezza altrui dovrebbero fare un esame di coscienza e cercare d'eliminare l'invidia dal loro cuore. La prosperità, soprattutto se dipende dal lavoro, non è un'offesa più di quanto lo sia il fatto che un signore abbia una moglie bellissima e noi no.
Gorbaciov scrive: "Non è un caso che vengano dati alle fiamme i simboli della civiltà dei consumi", ma riprendendo il parallelo di prima gli si potrebbe chiedere se  dunque si avrebbe il diritto di violentare la bella moglie di un altro, solo perché la nostra è brutta. Inoltre egli dimentica che sono state distrutte anche scuole, asili, edifici pubblici di assistenza. E le auto, proprio perché parcheggiate in quel quartiere, appartengono ai genitori dei violenti o, se non ai loro genitori, ad altri immigrati come loro. Bel guadagno.
Infine nell'articolo si parla dei paesi islamici: "oltre un miliardo d'individui che si sentono - così per lo meno a loro sembra - relegati ai margini del processo storico, respinti, umiliati, offesi".  Ma che sentano questo è assurdo. Infatti, chi li va a cercare a casa loro, chi li umilia, chi li offende? Tutto ciò che gli occidentali chiedono è di non essere ammazzati.
Se i paesi islamici sono rimasti indietro nella civiltà è perché, seguendo la loro religione (Islàm significa abbandono  a Dio), tendono all'inerzia mentre l'occidentale è industrioso da sempre. Si cominciò con Catone, faber est quisque fortunae suae; si continuò con San Benedetto, "ora et labora”; si arrivò a Galileo che preferì l'osservazione e l'esperimento alla teoria e alla teologia e la rivoluzione industriale fu un fenomeno autoctono. Le differenze che umiliano gli islamici non sono affatto colpa degli occidentali. Non più di quanto l'artrosi del vecchio sia colpa della velocità del centometrista.
Non è vero, come scrive Gorbaciov, che "Il problema della giustizia e dell'uguaglianza è infine esploso come una bomba a scoppio ritardato". Quella che è esplosa è la pretesa che l'uguaglianza di partenza corrisponde all'uguaglianza di arrivo. I meritevoli, gli abili, gli intelligenti staranno sempre meglio degli incapaci. Fra gli uomini delle caverne si può star certi che il migliore cacciatore si nutriva meglio di chi aveva una pessima mira. E anche oggi il grande chirurgo che salva delle vite sarà sempre pagato più di un idraulico che un altro idraulico può facilmente sostituire.

Nell'articolo si legge:  “i nuovi arrivati [fra gli immigranti] sono diversi dai vecchi: conoscono - perché lo vedono in televisione - tutto ciò che viene reclamizzato come ottenibile, a portata di mano, ma sperimentano di non poterlo ottenere né adesso né mai". Questo è vero. Prima molte persone, per mancanza di dati, neanche sapevano che si poteva vivere meglio e ignoti nulla cupido (non si desidera ciò che non si conosce). Ma questa è la sorte comune. Tutti vediamo cose che non otterremo mai o non possiamo più ottenere. I vecchi che passano il tempo dinanzi ad immagini di belle ragazze, in televisione, avrebbero qualche chance, se provassero a corteggiarle?
La realtà è banale: i ragazzi scalciano perché vorrebbero la luna mentre non sono in grado nemmeno di ottenere la promozione alla fine dell'anno o un lavoro umile ed onesto. I loro genitori, che faticano ben di più e ancora li nutrono, la notte non bruciano automobili.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 11 novembre 2005


IL COMUNISTA
Uno dei tratti che più caratterizzano questo tipo umano è la totale dedizione alla causa, il rivoluzionario di professione non discute mai i dettami della dottrina sacra e  quando viene pescato in fallo nega tutto, nella maniera più assoluta, anche di fronte all'evidenza.
Uno dei casi più celebri è quello di Alger Hiss, alto funzionario del Ministero degli Esteri americano, consigliere giuridico a Yalta del Presidente Roosevelt, che fu smascherato da un ex del partito, Whittaker Chambers, il quale evidentemente non era proprio della razza e una volta fuori dal comunismo, a seguito dei richiami della coscienza, rivelò alla Commissione per le attività antiamericane quanto a fondo le spie al servizio dell'URSS fossero penetrate nell'amministrazione Roosevelt e quanto fossero dedite alla causa, cioè  la distruzione del sistema americano. Hiss fu riconosciuto colpevole di aver giurato il falso, poi il Tribunale ordinario gli comminò 5 anni di carcere e da allora, gennaio 1951, fino alla morte nel novembre 1996, non ha fatto altro che negare di essere stato legato al partito comunista.
Anche in casa nostra le cose non sono mai andate tanto diversamente, basti pensare al famoso Primo Greganti, disposto ad incolpare sè stesso, negare l'evidenza, pur di salvare il partito.
Ma uno dei casi più pittoreschi, perchè lo sguardo del personaggio  è tutt'altro che freddo, anzi è bonaccione, è quello del sindaco di Roma Walter Veltroni.
Compagno tesserato di vecchia data, al momento del crollo del comunismo su scala mondiale, con partecipazione ha affermato di non essere mai stato comunista, nel senso di credente ai valori di questa filosofia politica, anzi di aver sempre provato ribrezzo per i crimini dal comunismo commessi; in fondo, lui sostiene, anche qua contro ogni più elementare riscontro contrario, che si poteva stare nel PCI anche senza essere comunisti. Non si può far altro che farci una risata sù, perchè se l'uomo medio ragionasse come Veltroni il partito comunista sarebbe il primo partito d'Italia con larghissima maggioranza, visto che ci si possono iscrivere anche i non comunisti e pure gli anticomunisti.

Dalla risata però si scende alle serie questioni, quando si vede che Veltroni non dimentica la sua fede politica. Infatti, a parte i soliti proclami di facciata in nome della fine delle ideologie e della bellezza della democrazia ( che implica, sottolineiamolo, il rispetto rigoroso della legge ) questo comunista agisce con comunista anima. Il fatto : il consiglio comunale di Roma ha approvato la Variazione alla previsione del bilancio 2005-2007 e € 280.000 sono stati stanziati per la manutenzione dei centri sociali occupati dalla sinistra estrema, in particolare € 200.000 sono stati assegnati per la manutenzione di vari centri sociali e € 80.000 per la manutenzione straordinaria dei centri sociali Corto Circuito, Astra, Dulcinea, Via dei Volsci.
Ciò è avvenuto in deroga perfino alla normativa che sana l'occupazione illegale degli immobili, vale a dire la delibera del Comune di Roma secondo la quale "...costituisce titolo preferenziale - per la legittima occupazione - l'impegno a provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria deli immobili, a cura e spesa dell'assegnatario, senza che questi nulla possa pretendere dall'amministrazione ".
Quindi i centri sociali hanno avuto la sanatoria della  loro occupazione ed a spese del Comune della Capitale che pagherà le ristrutturazioni.
La struttura ossea del comunista rimane come si può vedere, al momento giusto dove operare lo si sa, nonostante gli insulsi appelli a Kennedy o Clinton e nonostante l'aspetto bonario e conciliante di Veltroni, che secondo la vulgata del comunismo del XXI secolo, non è mai stato comunista ed invero ha manifestato un sincero entusiasmo quando 16 anni orsono il muro di Berlino fu abbattuto.
LUCIO SERGIO CATILINA


BALLE AL FOSFORO
Secondo Rai News 24,  l'esercito degli Stati Uniti avrebbe usato armi chimiche (fosforo bianco e Napalm) durante l'attacco a Fallujah del novembre del 2004.
Nel filmato mandato in onda c'è di tutto e di più,  perfino la Sgrena  -ricordate,  quella dei "400 colpi"!- ,  a raccontare all’inviato di Rai News 24 di testimonianze di alcuni profughi di Fallujah, raccolte prima del suo rapimento, sull'uso del fosforo e del Napalm, che avrebbero avuto strani effetti anche sui corpi dei soldati americani.
Noi, che siamo un poco diffidenti di Sgrene e Rai News, per non farci mancare niente, al di la della smentita ufficiale del governo USA, invitiamo i nostri lettori a cliccare qui.


Rock e lento
In questi giorni  gli italiani che vivono in israele vedono l'Italia divisa in due.
Da una parte, per usare la noia del linguaggio celentanesco copiato dal gradissimo Giorgio Gaber,  ecco i Rock che portano le fiaccole e le bandiere di Israele in giro per Roma e  quelli, tantissimi, che, non potendo andare alla manifestazione di solidarieta',  hanno acceso le candele alle finestre per dire che Israele c'e' e ci sara' sempre.
Poi c'e' l'altra parte , quella lenta, lentissima, che disegna vignette oscene o che dice che non va alla manifestazione contro la distruzione di Israele perche' "troppo sbilanciata" verso Israele.
Vi sembra un ragionamento normale? e' lento, lentissimo, una lumaca addirittura.
Onore all'Italia che, grazie a Giuliano Ferrara, e' stato l'unico paese europeo a scendere in piazza per gridare che Israele non si distruggera' mai!
Le altre nazioni europee sono state in silenzio forse perche' hanno altri gravi problemi: sono loro che stanno per essere distrutte  dalla rivolta dei giovani arabi di seconda e terza generazione.
La povera Francia , cosi' filoaraba, cosi' antisraeliana, cosi' grandeur, cosi' colla puzza sotto il naso, cosi' pronta a urlare contro Israele,  sta passando un  momentaccio,  messa a ferro e fuoco da aitanti giovani arabi con poca voglia di lavorare e molta energia in corpo.
Gli stessi lenti che non hanno voluto portare le fiaccole per Israele, giustificano incondizionatamente la marmaglia che brucia  migliaia di automobili a notte, che lancia bombe molotov contro chiese e sinagoghe, che dissacra cimiteri ebraici, che aggredisce giornalisti, che uccide a sprangate un vecchio e, dicono, questi lenti intelligentoni,  e' tutta colpa della societa' e dell'emarginazione.
Chissa' perche' sono cosi' ripetitivi e noiosi, chissa' perche' ogni volta che gli arabi commettono crimini o terrorismo la colpa deve essere della societa' e dell'emaginazione o , addirittura,  del colonialismo di qualche secolo fa.

Strano, non si e' mai avuto sentore di indiani o di poveri abitanti delle favelas arrivati in Europa per metterla a ferro e fuoco.
Strano,   gli assassini suicidi arabi sono tutti figli della borghesia, compresi i maledetti terroristi delle Twin Towers, tutti ricchi e laureati.
Compresi i palestinesi  che vengono a farsi esplodere in Israele.
Compreso il miliardario Ben laden che non si batte per dare una vita migliore al fellah arabo ma per la distruzione dell'Occidente.
Altro che societa' e emarginazione.
Questi hanno ridotto l'Europa a un ammasso tremolante di paura, convinta  di dover dare  a questi giovani arabi  il pane e il companatico senza farli lavorare.
Tornando alle dichiarazioni di Ahmadinejad si e' sentita una qualche protesta dei paesi arabi riguardo alla distruzione di Israele? Sto parlando di  quei paesi che vogliono farsi passare per democratici, sto parlando anche dell'ANP che i non-portatori-di -fiaccole vorrebbero far entrare in Europa.
Niente, anzi, a parte il balbettio confuso di Abu Mazen, abbiamo sentito le organizzazioni palestinesi appoggiare il presidente iraniano, sperando... fusse ca fusse ....che qualcuno finalmente faccia quello che loro sperano  e tentano di ottenere da 40 anni: l'annientamento dell'odiata entita' sionista, come loro chiamano lo Stato di Israele.
Intanto in Israele continuano  gli attacchi dei palestinesi e il rappresentante europeo del Quartetto dice che Israele e' troppo preoccupato per la propria sicurezza e questo ritarda il procedere delle trattative.
Quando uno  che si chiama Wolfenshon dice simili idiozie e incolpa chi si difende anziche' chi offende,  significa che l'Europa si merita il ferro e il fuoco che la preoccupa in questi giorni.
Sono entrati nel mirino della violenza araba e continuano caparbiamente a difenderla.
Che lenti ! Che lumache.
Rock e' Israele, Rock e' Giuliano Ferrara, Rock sono gli italiani con le fiaccole e le bandiere biancoazzurre.
Rock sono i lumini alle finestre per dire che Israele c'e'.
Rock sono giustizia, liberta' e democrazia.
La tolleranza dell'igniavia e della violenza non e' altro che razzismo ed e' lenta.  Molto lenta.
Deborah Fait - informazionecorretta

Festa della Libertà


Anche quest'anno il 9 novembre, giorno della ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, sarà la ''Giornata della libertà''.
Per noi, che non dimentichiamo,  la "Giornata della Libertà" è  auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo.

LA RISPOSTA NON ALLINEATA
I disordini francesi hanno ovviamente provocato una marea di commenti e spiegazioni. È normale: di fronte a fenomeni del genere, per condannare o per assolvere, si vuole innanzi tutto capire. Per questo, essendo già stati chiamati a dire la loro illustri sociologi, eminenti politici, grandi giornalisti e tuttologi d'ogni pelame, bisognerebbe forse astenersi dal dire la propria. A meno che non ci si chieda, un po' come Bertoldo: ma i giovani sarebbero in grado di concepirle, sia pure vagamente, queste dotte motivazioni? L'esimio competente crede proprio che riuscirebbe a spiegargliele? E se non sono in grado di capirle, siamo sicuri che siano mossi proprio da esse?
Si può dunque, col metodo Bertoldo, prendere il problema all'incontrario e invece di partire dalla storia, dall'economia e dalla sociologia, chiedersi in che modo uno di questi scalmanati può concepire quanto sta facendo. Bisogna immaginare qualcosa di semplice, d'univoco; tale da essere chiaro anche ad un adolescente incolto e vissuto in un ambiente degradato.
Bisogna per prima cosa ammettere che la situazione dell'adolescente, anche di quello fortunato, è difficile. Egli è infatti una contraddizione vivente: è sessualmente potente ma è trattato da bambino; anela all'indipendenza ma gli manca la base stessa dell'indipendenza, cioè un proprio reddito; vive in un mondo in cui senza automobile si è come paralitici e non solo lui non ne possiede una, ma non gli permettono neppure di guidarla; è in grado di sognare tutto, magari prendendo per normali le immagini del cinema, della televisione e della pubblicità, e non può ottenere niente, soprattutto se è povero. Da tutto questo nasce una situazione di frustrazione.
La frustrazione è un sentimento deprimente ma non sempre negativo. Non è negativa l'amarezza del ragazzo bocciato perché non ha studiato, mentre suo fratello è stato promosso e complimentato, perché non solo sarebbe un'ingiustizia se ambedue avessero gli stessi risultati, ma sarebbe antieducativo dal momento che nella vita ben poche cose ci cadono dal cielo senza che noi facciamo uno sforzo. In un articolo sul Figaro di oggi si leggono parecchie brevi interviste a ragazzi di Bondy Nord (Seine Saint-Denis) e in una di esse Djamila, 14 anni, dichiara che non vuole cominciare a lavorare a questa età, perché desidera «devenir journaliste» tuttavia senza «faire d'études». Ecco un caso di drammatico disorientamento che nessuna automobile in fiamme riuscirà a curare.

La frustrazione è spesso l'amara constatazione dei nostri limiti. Un eminente psicoanalista scriveva in un libro che bisogna far pagare la terapia non solo perché lo psicoanalista deve pur vivere, ma soprattutto perché non bisogna coltivare l'importanza che il nevrotico dà a se stesso e al proprio disagio esistenziale. Se non pagasse finirebbe col credere che il suo caso è eccezionale, che lui è una persona assolutamente speciale, che per lo psicoanalista è un onore occuparsene. Al contrario, pagando l'ora di analisi, apprende d'essere uno fra gli altri, i cui discorsi sono così noiosi che se qualcuno è disposto ad ascoltarli è solo a pagamento.
Se la via maestra per superare la frustrazione è lo sforzo di eliminarne le cause, esiste una scorciatoia particolarmente allettante per coloro che soffrono di ipoevolutismo psichico: rovesciare il tavolo. E questo in tutte le direzioni. Non si è bocciati perché non si è studiato ma perché il professore è cretino. Il compagno non è più ricco perché i genitori si sono laureati ed hanno fatto carriera, ma perché sono dei privilegiati. Il padre non nega il denaro perché ne ha poco o teme che se ne faccia un cattivo uso, ma perché è tirchio ed egoista. In questo modo si rigetta verso l'esterno un problema interno o si nega l'esistenza di un limite oggettivo, attribuendone la colpa ad altri o ad altro.
Si potrebbe chiamare questo fenomeno "risposta non allineata".  Se la domanda è "qual è la radice cubica di 343?" la risposta allineata è "7". O anche: "non lo so". Invece la risposta non allineata è: "solo uno scemo come te si pone problemi del genere". Una famosa risposta "non allineata" è quella di Alessandro Magno che, non riuscendo (come tutti) a sciogliere il nodo di Gordio, lo tagliò con la spada. Ma Alessandro era Alessandro e voleva indicare che un conquistatore si fa ragione con le armi: mentre lo studente bocciato che uccidesse il professore o bruciasse un autobus non per questo sarebbe più colto.
I giovani della regione parigina, come in generale tutti i giovani che sono pronti ad intrupparsi per darsi alla violenza - con caschi da motociclista, tute di vario colore, passamontagna e all‚occasione bottiglie Molotov - costituiscono con le loro devastazioni un caso di questo genere. Si sentono frustrati per essere meno ricchi di altri, per avere meno speranze di altri e soprattutto perché afflitti da complessi d'inferiorità, e reagiscono buttando all'aria il tavolo. Ecco la loro risposta non allineata: "Non sono io sbagliato, non siamo noi, sbagliati, è sbagliato il mondo: e tanto vale distruggerlo".
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 9 novembre 2005


La sinistra si confonde con lo Stato
Il modello del vero uomo di Stato è Carlo Azeglio Ciampi, non quello offerto dall'industriale brianzolo Silvio Berlusconi. Questo è il succo di un articolo di Eugenio Scalfari su Repubblica di domenica: importante, com'è stato notato, non per le argomentazioni, anche se Scalfari tenta di essere meno propagandistico del solito riconoscendo persino qualche virtù al leader del centrodestra. Ma perché, contrapponendo alle scelte più o meno discutibili di un capo di governo quelle di un notaio delle regole, com’è l'inquilino del Quirinale quando si comporta come l'ottimo Ciampi e non come il re dell'intrigo Oscar Luigi Scalfaro, svela la filosofia fondante del centrosinistra: lo Stato siamo noi. La politica non è più scelta tra diversi obiettivi, è pura applicazione delle regole; la linea del centrodestra non è criticabile, è «contro le regole». La lotta è tra diritto e sopruso. Tra Stato e anti-Stato. C'è tanto dossettismo in questa cultura: l'idea che la Costituzione non sia un quadro di riferimento di regole e valori, ma «un programma d'applicare» e chi non si attiene alla lettera a questo «programma» (la cui interpretazione è affidata a una ristretta cerchia di devoti) è anticostituzionale. C'è la cultura giustizialista del decennio per cui la legge non è espressione della sovranità popolare, ma frutto degli operatori del diritto. E chi contesta questa posizione è contro il diritto.
Da questa impostazione sostanzialmente totalitaria (chi è contro di noi è fuori dal contesto civile) nascono, poi, tante scelte concrete. Si consideri la Sicilia: scegliere per governare questa Regione una persona che ha come unico titolo d'impegno pubblico il suo essere simbolo della lotta antimafia, com'è Rita Borsellino, è scelta che rappresenta senza dubbio anche rigore e denuncia morale. Ma tende innanzi tutto a configurare la lotta politica regionale come scontro tra mafia e antimafia, tra sistema e antisistema: il che non solo impoverisce il dibattito politico ma anche di fatto indebolisce la stessa lotta antimafia che come ci hanno spiegato proprio Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è autonomia dalla lotta politica, anche perché più alta della letta politica, più direttamente fondata sull'etica.

Ma se quella di Rita Borsellino è almeno una testimonianza di una persona coraggiosa, inconsistente sul piano politico ma esemplare sul piano morale, le discese in campo di tanti altri «servitori dello Stato» propiziate dalla sinistra sono anche eticamente non convincenti. Moralmente ambigui appaiono quei magi strati e prefetti che non interpongono un intervallo di tempo e di spazio rispetto al loro impegno pubblico precedente. Il giorno prima si presentavano come espressione unitaria dello Stato, il giorno dopo eccoli qua nella nuova veste di candidati di parte: così è successo con Felice Casson a Venezia, Michele Emiliano a Bari e avviene in questi giorni con il prefetto Bruno Ferrante a Milano. Queste scelte rivelano tutta l'arroganza di una sinistra che si sente padrona dello Stato. E inducono alla perplessità larghi settori di una società civile già non sempre entusiasta di come funziona il nostro stato. Gettando anche un'ombra inevitabile su chi si presta a queste operazioni: come ci si può trattenere dal pensare che questo o quell'atto dei neo candidati, già «servitori pubblici», teoricamente neutri rispetto a interessi politici, non siano stati in realtà progettati per favorire la parte di chi oggi li ospita?
Peraltro sono scelte che spesso non pagano elettoralmente: le città fiere di sé ben difficilmente accettano una qualche sorta di commissariamento.
da Il Giornale del 9 novembre 2005, articolo di Lodovico Festa


Massima del giorno
La fede è solida e cieca quando è anche sorda.
G.P.


MOLLICHINE
Bonus in busta paga e rinvio del pensionamento. Solo ad ottobre, 51.066 richieste. 51.066 persone chiedono d'essere maltrattate da una legge ad personam.

Maradona pensatore politico: "Yankee go home" e "Libera droga in libero stadio".

Rognoni (Ds) del Cda Rai: <<Celentano? Non ne posso più di sentir parlare male di Berlusconi>>. È una lista di proscrizione?


Gianni Pardo

LA SICILIA
Anni fa Dominique Fernandez, un "italianista" francese, scrisse in un libro, Mère Méditerranée, che "la Sicilia è l'Italia al quadrato". E c'è del vero. In Sicilia le caratteristiche di questo paese divengono esagerazione e metafora.
Molto dipende dalla storia. È una considerazione banale ma vera quella per cui la Sicilia s'è vista consegnare a domicilio le principali civiltà, da quella fenicia all'anglo-americana, nel 1943, e non ne ha mai creato una sua. Lo stesso tentativo di Federico Secondo è presto svanito. L'isola ha avuto dominatori provenienti da ogni dove, dai romani ai cartaginesi, dagli aragonesi agli angioini, senza dimenticare gli arabi, e non ha mai dominato nessuno. Anzi, nemmeno se stessa, perché è stata sempre, più o meno, una colonia. Questo ha prodotto come conseguenza che i siciliani, per dire di qualcuno che è un amico, dicono "è cosa nostra" (unde il nome Cosa Nostra), mentre lo Stato e i suoi rappresentati non sono cosa nostra, sono "cosa loro". Un potere ostile e per nulla interessato al bene dei cittadini. Che poi cittadini non sono. I siciliani sono infatti individualisti ma non come gli inglesi: questi sono individualisti nell‚ambito di una democrazia, ché anzi per questo l'hanno creata, i siciliani invece sono individualisti già originariamente, in maniera arcaica per non dire selvaggia. Un po' come i gatti, che un'autorità neanche riescono a concepirla.
Una storiella saporita illustra benissimo questo concetto. Una pattuglia della polizia stradale contesta ad un signorotto siciliano d'avere superato la linea doppia continua e quello non si capacita del male commesso. Il poliziotto cerca di spiegarglielo, con molta pazienza, l'altro proprio non capisce. Non è morto nessuno, non è successo niente, che diamine si vuole, da lui? Il poliziotto, disperato, alla fine quasi gli grida: "Ma insomma, lo vuole capire che questa doppia linea bianca lei non la deve né calpestare né oltrepassare? È come un muro, un muro capisce?". A questo punto si fa una luce nella mente del vecchio siciliano che si sporge dal finestrino, guarda la fiancata e si chiede: "Allura a bedda machina sgaggiai?" (ho graffiato?).
Per un siciliano la legge non è un precetto morale, è solo un ostacolo. Se ci fosse una pattuglia della "Stradale" dietro ogni curva i siciliani non oltrepasserebbero mai la linea bianca, esattamente come se ci fosse un muro che può danneggiarli. Se invece le pattuglie sono rare, il siciliano guarda le linee bianche e pensa: Ma sono cretini? Secondo loro io non sono capace di vedere dov'è il centro della strada?
Freud è nato a Vienna e non poteva nascere né a Catania né a Palermo. Perché questa isola non ha superego. Perfino un genio come Pirandello, un genio che l'occasione di conoscere la follia l'aveva in casa, l'ha forse rappresentata, nella sua opera? No. Ha solo posato uno sguardo perplesso e disincantato sulla diversità dei comportamenti umani, radicalmente incomprensibili malgrado i mille ragionamenti. Per lui la vita si compone soltanto di un'infinita e demente varietà di azioni di cui alla fine è difficile dire quale sia giusta e quale sbagliata, quale sia morale e quale immorale. "Ciascuno a suo modo".

Al livello popolare questa mancanza di superego si traduce in un estremo realismo che da un lato non fa capire le strisce bianche delle strade dall'altro spinge i politici a chiedersi non quale azione corrisponda agli ideali propri (?) o del partito, ma quale azione corrisponda in concreto, hic et nunc, ai propri interessi. Questo spiega perché siano nati in Sicilia il "milazzismo" e ogni forma di esperimento politico "eretico". Solo nell'isola si ha la sfrontatezza di andare fino in fondo senza scrupoli. Nietzsche chiedeva: "Fin dove osi pensare?". Il siciliano potrebbe rispondere: "Pensare non so. Quanto all'agire, vado anche oltre ciò che potresti concepire tu".
La Mafia ha sempre potuto prosperare perché si fonda sul principio di realtà. Quando il "picciotto" viene a parlare di rischio di furto o incendio, il piccolo imprenditore capisce che gli stanno chiedendo il "pizzo" e capisce anche che, se dicesse di no, e se gli incendiassero l'impresa, il giorno dopo i giornali deprecherebbero la cosa, lo Stato prometterebbe ferro e fuoco ma di fatto non avverrebbe nulla e intanto lui sarebbe rovinato. Meglio pagare il pizzo. Per vincere la Mafia lo Stato dovrebbe dimostrare d'essere più forte, più efficiente e all'occasione più privo di scrupoli della Mafia. Campa cavallo. Dopo l'unità d'Italia, la lotta ai "briganti" fu condotta spietatamente perché serviva la ragion di Stato piemontese; per il negozio del signor Rapisarda o la fabbrica di sedie del signor Giuffrida lo Stato non si attiva con uguale energia: e i risultati si vedono.
Si vedono perfino nelle barzellette. Per i "Morti" (il due novembre, la Befana locale) il boss regala al figlioletto una piccola lupara e quello va a pavoneggiarsi in piazza, dove incontra il figlio del sindaco cui è stato regalato un orologio. I due ragazzini confrontano i regali, osservano che ognuno avrebbe preferito quello dell'altro e alla fine se li scambiano. Al ritorno il figlio del mafioso si vanta dell'affare: "Guarda papà, guarda, ho dato a quello scemo del figlio del sindaco la lupara e guarda che m'ha dato: questo bellissimo orologio!". Il padre scuote la testa, quasi con disgusto, e lo commisera: "E bravo! Così, se domani ti dicono cunnuuutu! tu gli rispondi: sono le undici e un quarto".
La Sicilia non ha superego ed anche l'ego è costretto dall'ambiente ad avere molto chiaro "il principio di realtà". Ad un siciliano non verrebbe mai in mente di partecipare a quei "corsi di sopravvivenza" che si organizzano negli Stati Uniti o altrove. Sopravvivere in Sicilia è allenamento sufficiente. L'arte di farla in barba alle difficoltà (di cui fa parte la legge) è in se stessa un mito. Un tempo si raccontava con compiacimento, e quasi come insegnamento, che nel famigerato ventennio Mussolini venne a Catania e... gli rubarono la bombetta.
In Sicilia per sopravvivere bisogna essere adulti, svegli e distinguere benissimo le strisce bianche dai muri di cemento.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 9 novembre 2005


DISCUTERE RINGHIANDO E ABBAIANDO
In un articolo di Cristina Missiroli, sul "Giornale" di oggi (cliccare qui per chi volesse leggerlo), si parla di polemiste televisive e in particolare di una certa Ann Coulter, che nei dibattiti è capace di fare andare fuori dai gangheri gli intellettuali liberal (in Italia sarebbero di sinistra o di estrema sinistra). Il metodo pare sia quello di "mai arrendersi, mai stare sulla difensiva, insultare il nemico, mai scusarsi («viene visto come segno di debolezza»), mai fare un complimento, mai mostrarsi cortesi. La strategia è semplice: sparare per primi quando si può e rispondere sempre colpo su colpo. Stare sempre attenti a rendere i propri colpi chiari e ben argomentati".
Due domande: qualcuno riconosce in questo ritratto lo stile dei politici italiani di sinistra? Da che cosa si pensa che dipenda? Che giudizio dare, di questo atteggiamento, dal momento che, se è efficace, è politicamente giusto?
Gianni Pardo giannipardo@libero.it


BUONE NOTIZIE PER L'ILLUMINATO
E' notizia di oggi che i forum dei siti Internet legati alla rete terroristica di Al-Qaeda contengono dei riferimenti ai prossimi attacchi terroristici. Uno dei capi dell'organizzazione, tale Sayf  al-Adel, ci informa che obiettivo dei prossimi attacchi terroristici sarà l'Europa ed il particolare l'Italia ed il periodo dell'evento sarà quello delle feste natalizie. Sayf al-Adel fà sapere che le "Brigate Abu Hafs al- Marsi" sono riuscite ad ottenere dalla Cecenia dei missili terra-aria e del quantitativo di materiale velenoso per creare delle bombe ed aggiunge che  "Se Allah vorrà, non ci sarà sicurezza nella terra dei Romani e la guerra sarà lunga ". Dopo l'atto terrorista di Natale, dovrebbe intervenire Osama Bin Laden e questa è una notizia importantissima per tutti, visto che il capo dell'organizzazione veniva dato per morto.
Non c'è che dire, si tratta di notizie ottime per il capo dell'Unione Romano Prodi, il quale dopo il quasi invito alla ribellione rivolto agli abitanti delle periferie italiane - infatti se queste son come quelle francesi ed è solo questione di tempo prima che esplodano, si è dato un indubbio incitamento - ora si ha la prospettiva di un attacco terroristico contro l'Italia. La cosa è positiva a tutto tondo per il Professore, visto che la data prevista per l'attacco è stata fissata per le vacanze natalizie, cioè prima delle elezioni, e così lui, pur con la scarsa e pedante eloquenza che lo caratterizza, potrà affermare che il colpo di Al-Qaeda è diretta conseguenza della politica di questo governo, dell'intervento in Iraq e di tutta la sua politica estera di sostegno agli americani e, in più, ad Israele. Prodi finirà insomma - dopo che con espressione grave si sarà rammaricato del gravissimo fatto, facendo appello a delle forze immateriali e generiche come " la politica ", " l'Europa ", " il senso di civiltà"- per scusare parzialmente e tra le righe l'attentato terroristico e per ribadire che una volta che lui sarà al governo, i gruppi terroristici non avranno proprio ragione di attaccare l'Italia.
Parlando di terrorismo, c'è da registrare, e da apprezzare, che nella nostra capitale, così come è avvenuto in altre città italiane, ci sia stata una simulazione di attentato terroristico da parte delle forze dell'ordine, in modo che queste non si trovino impreparate nel caso, che ci auguriamo non avvenga mai,  dovessimo subire un attacco. Purtroppo però, si deve segnalare anche l'atto di estrema intelligenza compiuto da dei gruppi di giovani cosiddetti " no global ", i quali hanno impedito, o comunque reso più difficoltosa l'esercitazione antiterrorismo  ed hanno fatto questo per protestare contro la guerra in Iraq. Che legame ci sia tra le due cose e quale maturità politica possa rivelare l'impedirci di addestrarci per affrontare un eventuale attacco lo lasciamo dedurre a tutte le persone le cui cellule cerebrali siano regolarmente alimentate.
Solo non possiamo fare a meno di notare che i rappresentanti politici di queste giovani intelligenze sono gli alleati dell'illuminato Prodi e immaginiamo quanta fatica egli dovrà compiere per portar la sua luce ad illuminare quelle giovani menti, quando e se il periodo di luna di miele elettorale sarà terminato e i giochi della politica a sinistra cominceranno a svolgersi sul serio.
LUCIO SERGIO CATILINA


Parigi brucia
Ieri mattina, di nuovo,  32 parigini si sono svegliati e hanno visto che la loro auto parcheggiata davanti a casa era ridotta a un ammasso di ferraglia annerita. Trenta, secondo la prefettura di Parigi, i fermati "intra muros", 11 dei quali in flagranza di reato, colti cioè "mentre maneggiavano ordigni incendiari". Alle 32 auto distrutte, se ne devono aggiungere altre 19 danneggiate dalle fiamme. E nelle file della polizia, provata dal superlavoro, dalla tensione e dalla fatica di queste notti, circola la convinzione che la Ville Lumiere possa diventare anch'essa scenario delle battaglie notturne d'ora in poi. Anche se, sottolineano, i commandos della guerriglia che operano in periferia potrebbero essere scoraggiati dalle minori vie di fuga che si offrono loro nell'intreccio delle vie di Parigi.
Bernardo Valli, in un articolo  su "Repubblica", descrive  cosa succede a Parigi in questi giorni, scegliendo il punto di vista di uno che a Parigi ci vive. "Nei giorni festivi, ma soprattutto le sere che li precedono, il venerdì e il sabato, i giovani traboccano dalla banlieues. Si riversano nel quartiere dove abito da quasi trent'anni: un arrondissement, il Nono, che io chiamo di confine, perché da un lato si stende fino al centralissimo Boulevard des Italiens, e include l'Opera Garnier: e dall'altro, nella parte alta, si arrampica sul crinale di Montmartre, incollandosi a Barbès, dove sono cresciute generazioni di Beurs.
Si chiamano così, Beurs, nel gergo dei sobborghi diventato linguaggio comune, i figli o i nipoti degli immigrati. I quali non sono più autentici magrebini, perché sono nati in Francia e hanno studiato nelle scuole laiche della République; ma che non si sentono neppure autentici francesi, pur avendone spesso la nazionalità, perché sanno di non essere accettati come veri cittadini. Non basta un passaporto per essere tali, per usufruire di tutti i diritti enumerati ed esaltati dalla retorica ufficiale repubblicana imparata sui banchi di scuola, il più delle volte disertati, per rifiuto o disaffezione.
La sera, attraversando Place Clichy, per raggiungere il Cinema des Cinéastes o la Brasserie Weppler, incontro stormi di giovani arabi che sprigionano le loro frustrate energie. Non passeggiano, corrono, galoppano. Consumano la loro forza inutilizzata gesticolando, urtandosi, gridando. Nella calca, quando sfioro le loro spalle o sono investito dal loro vocìo frastornante, ho l'impressione di scontrarmi con una massa rovente.
Non è certo la folla soffice, educata o esangue, che, scendendo verso la Senna, incontro nel Faubourg - Saint - Honoré, su cui si affacciano le vetrine di Hermès e il Palazzo presidenziale dell'Eliseo, dove abita Chirac, il vecchio monarca repubblicano, Quei giovani, figli o nipoti di immigrati, in cui mi imbatto ai piedi di Montmartre o nella non lontana Barbès, garantiscono la crescita demografica della Francia, altrimenti condannata all'invecchiamento.

Essi rappresentano gran parte dei quattrocentomila francesi che ogni anno si affacciano sul mercato del lavoro. E il più delle volte vengono respinti, perché se non sono più ufficialmente algerini, tunisini o marocchini, non sono neppure considerati del tutto francesi da chi può dare un impiego o una casa..
Adesso è esplosa la loro collera. La quale non sembra una rivolta contro lo Stato, ma contro la condizione cui sono condannati. È rabbia. Qualcosa di molto vicino alla disperazione. Una collera che non è islamica. L'Islam non c'entra. Né c'entrano altre ideologie I giovani che appiccano il fuoco alle automobili private, alle scuole pubbliche, alle biblioteche, non scandiscono slogan politici. E si guardano bene dall'affrontare la polizia, come facevano i giovani borghesi del maggio '68 sui boulevards della Riva Sinistra. Al massimo lanciano qualche pietra e si disperdono nei desolati labirinti della banlieue. La loro è una rabbia nuda, cruda, che non investe la società benestante delle città.
Questi giovani non fanno simpatia ai francesi, ma  il modello francese  deve aver sbagliato qualcosa. Quel modello "si basava sull'assimilazione ed escludeva il comunitarismo di stampo britannico, considerato una minaccia per la compattezza della nazione francese. Quel che sta accadendo nelle periferie dimostra che, nonostante la scolarità di massa e le decretate garanzie sociali, il paventato comunitarismo sta corrodendo la République".


L'ORIGINE DEL RANCORE
M'è venuta un'idea. Come mai i tedeschi dell'Est ce l'hanno con i tedeschi dell'Ovest che si sono svenati (e continuano a svenarsi) per loro? Come mai i maghrebini di seconda e terza generazione odiano una Francia che li ospita generosamente, nel senso che li tratta da cittadini come tutti gli altri? Come mai il mondo intero ce l'ha più o meno rancorosamente con gli Stati Uniti?
La risposta è forse unica. Per gli incolti e gli immaturi la ricchezza è un dato. Qualcosa che si ha o non si ha, indipendentemente dall'aver fatto qualcosa per averla. Ciò posto, se i francesi sono in media più ricchi degli immigrati o dei loro figli e nipoti, se i tedeschi del'Ovest sono più ricchi degli altri, ecc., è perché è in atto un'ingiustizia. Forse un furto. E da questo consegue il rancore. Non è perché gli americani, per dirne una, lavorano molte più ore settimanali degli italiani, che sono più ricchi. O perché hanno una maggiore dose di liberismo, nella loro economia. No. È perché sfruttano questo e quello.
Insomma l'invidia, che pure è tanto odiosa da essere uno dei sette peccati capitali, si è vestita d'ideologia e di moralismo. È divenuta un patetico tentativo di autogiustificazione e di rovesciamento su terzi di un fondato disprezzo di sé. Ma rimane soltanto quel vecchio peccato da falliti: l'invidia.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it


PRODI DEL MALAUGURIO
Mentre in Francia, con sabato, si registra la notte peggiore per quanto concerne le autovetture bruciate - 1300 fino ad ora - , i danni provicati all'edilizia pubblica e privata e i ferimenti, In Italia viene richiesto un parere in proposito all'uomo che guida il centro-sinistra, il Romano Prodi.
Stavolta, l'uomo delle U, cioè Ulivo, Unione ( che inventerà la prossima volta ? ) fà sfoggio di un altro aspetto della sua - scarsa - personalità. Mentre si trova a Bologna per partecipare ad un seminario che si chiama " Semi di Ulivo ", ennesima rivisitazione in chiave ultraretorica del suo partito e del suo - al momento ancora non esistente - programma, si esprime sui gravissimi fatti di Parigi. Per dire cosa ? Che anche le periferie delle città italiane sono pessime, tra le peggiori d'Europa, e che è solo questione di tempo, prima che anche qua da noi si verifichino degli incidenti. Senza filtro od eleganza, Prodi ci dice che anche l'Italia dovrebbe aspettarsi da un momento all'altro dei disordini alle periferie e lui se lo augura decisamente. Viene da chiedersi, cos'altro Prodi vorrebbe che ci capitasse, pur di facilitare il suo ingresso a Palazzo Chigi: anzi, a dire ilvero, questa sarebbe proprio una delle principali catastrofi.
Questo lato del Professore non è nuovo, già in altre occasioni si era già avuta espressione di questa sua ineleganza e vorremmo dire anche inadeguatezza. A proposito del cosiddetto Patto di stabilità, cioè l'accordo siglato in sede UE con cui si limita il deficit pubblico di ogni stato alla misura del 3% del suo Prodotto Interno Lordo, Prodi ebbe a dire semplicemente che applicare rigorosamente questo patto era " stupido ". E si badi bene che il Professore in quel momento era il Presidente della Commissione Europea. Prodi non pensava che il parlare di questioni tanto delicate e sulle quali è intervenuto un accordo tra stati ed in più vista la sua altissima - e immeritatissima - carica era il caso di esprimersi di conseguenza? Non poteva dire che l'applicazione rigorosa del patto ( a parte il fatto che un patto che non si debba applicare è una contraddizione ) poteva essere, in certi casi, controproducente o inopportuna ?
Stesso meccanismo ha operato anche megli ultimi commenti di Prodi e quindi lui si aspetta che dei danni si producano anche nelle periferie italiane, così lui potrà legittimarsi come il salvatore della nazione. Una cosa però il Professore ha tralasciato, ed è il fatto che lui non è affatto nuovo alla guida del governo, già ha governato per due anni abbondanti e non risulta che il problema abbia raccolto la sua attenzione, nè quella dei suoi successori, cioè D'Alema e Amato, alla guida dei rispettivi illegittimi governi.
Ogni giorno ormai, assistiamo ad una falsa entrata, una malauscita di Prodi, tanto nell'area della politica estera, che in quella domestica ; riescono i compagni a vedere quello che  hanno fatto loro  scegliere ? E quelli del centro-destra non pensino certo che una persona tale sia imbattibile, altrimenti sarebbe quasi il caso di trovar rifugio nelle periferie parigine.
LUCIO SERGIO CATILINA


Farnesina: «Nessuna lezione da Teheran»  
Il ministero degli Esteri replica al portavoce Hamid Reza Asefi che aveva criticato il vicepremier per la sua posizione sulla marcia
Dal Corriereonline:  Botta e risposta a stretto giro di posta tra i ministeri degli Esteri di Roma e di Teheran. La Farnesina ha «respinto al mittente» le critiche del portavoce del ministero iraniano nei confronti di Gianfranco Fini. In una conferenza stampa Hamid Reza Asefi aveva duramente criticato l'accenno di Gianfranco Fini a potenziali pericoli per la comunità italiana in Iran se avesse partecipato alla fiaccolata di protesta contro le affermazioni del presidnete Mahmud Ahmadinejad sulla distruzione di Israele. «Il ministro Fini» affermano fonti diplomatiche, «non può certo accettare lezioni di comportamento provenienti da un portavoce estero. Il signor Hamid Reza Asefi sembra non aver compreso il pur chiaro messaggio espresso dal Ministro Fini: nessuno vuole isolare l' Iran, anzi tutti noi auspichiamo che Teheran, adottando comportamenti responsabili, voglia giocare un ruolo di stabilizzazione nella sua regione, ma è l' Iran che inevitabilmente isola se stesso nel momento in cui nega il diritto all' esistenza di un altro Stato e di un altro popolo».
6 novembre 2005

Massima del giorno
Molti moralisti agiscono per motivi nobilissimi. Non è colpa loro se poi essi coincidono con i loro interessi.
G.P.


MOLLICHINE
In Cile due galli si sono messi a deporre le uova (Dagospia). Se l'avesse fatto solo uno, magari si potevano sposare.

In Brasile una donna ha querelato il marito colpevole di non darle orgasmi (Dagospia). Lì capita che non ci siano altri uomini nel raggio di trenta chilometri.

In India una donna si è sepolta viva per tre giorni per far sì "che il mondo sia un posto migliore in cui vivere" (Dagospia). Lo è stato per tre giorni.

Nel Wisconsin un uomo è stato arrestato per aver diffuso fotografie del suo pene (Dagospia). Il giudice, rilasciandolo: "E in futuro non faccia cazzate!"

Qualcuno ha detto che Adriano Celentano è "un cretino di talento". Sono d'accordo a metà.

Il Daily Telegraph: Prodi "non ha personalità alcuna". Ebbene? Si è sempre detto che è la faccia presentabile della sinistra.

"È assolutissimamente falso che Leoluca Orlando sia stato 'espulso', 'liquidato' o 'sospeso' dalla Margherita". È stato solo invitato a non farsi più vedere.

Gérard Depardieu starebbe per dare l'addio al cinema. Chissà perché in questi casi si pensa che sia il cinema, a dare l'addio.

A Hong Kong una statua a Bruce Lee. Ai posteri bisognerà spiegare lungamente chi fosse.

Materialoni: Che pensi dell'Urlo di Munch? Quello che Fantozzi pensava della Corazzata Potëmkin.

Vogliono intitolare una strada a Moana Pozzi (Dagospia). È la gloria. Viva la foca!

Gianni Pardo


LA SINISTRA SCAMBIA LE ISTITUZIONI PER LE FRATTOCCHIE
Epoi dicono che uno si butta a sinistra. Però poi, guardi bene e ti rendi conto che sono sempre "alcuni" che si buttano a sinistra. Quelli che indossano una toga, che fanno i prefetti, i giornalisti… A sinistra, chissà com’è, c’è sempre un posto per alcuni di loro.
Lilli Gruber, Santoro, Marrazzo: volti tra i più noti di Mamma Rai, tv di Stato, che passano dalla telecamera alle liste di partito.
Il giudice Felice Casson che non fa neanche a tempo a svestire la toga che già gli convocano una bella conferenza stampa per annunciare urbi et orbi la candidatura a sindaco di Venezia. Poi è finita com’è finita: con il concorrente a sinistra - Massimo Cacciari - che gli sbarra la strada.
Il copione si ripete a Milano dove il signor Bruno Ferrante si sveglia la mattina prefetto di Milano e se ne va a coricarsi da candidato sindaco. Sempre di Milano e sempre per il centrosinistra, ovviamente. In mezzo, solo qualche ora per scrivere la lettera di dimissioni: quando si dice il rispetto per le istituzioni…
Tralascio il particolare che questa decisione viene smascherata - sì smascherata perché la candidatura di Ferrante era il segreto di Pulcinella - il 4 novembre, festa istituzionale.
Questa dunque è la classe dell’ormai ex uomo delle istituzioni, Bruno Ferrante. Oggi uomo della sinistra. Un signore cui manca la sensibilità di lasciar trascorrere un minimo di intervallo tra una funzione di controllo pubblico e una designazione partitica.
Sindaco dei cittadini? Ma mi faccia il piacere, signor Ferrante, non faccia più il furbetto! Lei - al pari di Casson e degli altri della compagnia - ha approfittato della sua funzione e ne approfitterà per fare campagna elettorale.
E lo stesso vale per la sinistra che, ancora una volta, si serve delle istituzioni di uno Stato (che, a maggior ragione, va riformato da cima a fondo) come vivaio propagandistico. Che scambia le Istituzioni con le Frattocchie, la vecchia scuola quadri del Pci. Una volta i giornalisti, un’altra i magistrati e ora i prefetti. Per non dire del Capo dello Stato, la cui figura era ieri sui manifesti con il simbolo dell’Unione, in Calabria, in occasione della marcia contro la ’ndrangheta: ma Ciampi non è il presidente di tutti?

Ma no, alla sinistra si concede tutto, anche il primato sul tema della legalità. Legalità… chiedetelo a Cofferati, quanto sia unita l’Unione su questo tema.
E siccome Bologna non basta, ora ecco l’asso Ferrante, il sciur prefett che vuole diventare sciur sindich. Alla faccia delle primarie. Che ovviamente, l’Ulivo ha organizzato perché alle pagliacciate non c’è mai un limite. Prima scelgono il “cavallo vincente” (Prodi, Ferrante…) poi puntano a botta sicura. Prima fanno fuori Veronesi, poi si mettono d’accordo sul nome dell’ex prefetto e poi dicono che decideranno i cittadini. Ma neanche Gino Bramieri le raccontava così bene.
Ah, dimenticavo: a proposito di barzellette, nella corsa a Palazzo Marino c’è anche Dario Fo. Uno che solo cinque anni fa avrebbe fatto titillare la sinistra e le sue anime pie. Uno che l’Unità “allegava” un giorno sì e l’altro pure. Adesso hanno scaricato anche lui! Quando vinse il Nobel, era tutto un osanna. Ora, l’è un pisquano. Quando qualcuno tirava fuori la storia della sua fanciullezza un po’ in camicia nera, i post comunisti indignati ne difendevano i suoi valori di sinistra. Ora sono rimasti quelli di Rifondazione e pochi altri a tenerne la bandiera.
Lo scaricabarile su Dario Fo e la contestuale scelta di Ferrante segnano l’ipocrisia della sinistra, la sua vergogna a guardarsi allo specchio. Un decennio fa, Ferrante - per il solo fatto di indossare una uniforme - l’avrebbero definito fascista. E alcuni ancora lo fanno, magari di nascosto...
Auguri, quindi, prefetto-candidato-sindaco-dalla-sera-alla-mattina: a sinistra avrà non poche gatte da pelare. Quanto a noi, le confessiamo che non le sconteremo nulla. Dalla sera alla mattina non si passa da prefetto a sindaco, perché così facendo lei legittima ogni dietrologismo.
Ora capiamo perché lei ce l’aveva tanto con la Lega e il centrodestra: le sue critiche alla Bossi-Fini erano ideologiche, la mano molle che ha dimostrato sulla vicenda della scuola di via Quaranta era dettata dalla paura di rompere gli equilibri dei suoi partiti sostenitori. Le sue decisioni discutibili sugli extracomunitari e sugli zingari sono figlie di una cultura politica che ora viene allo scoperto.
Ma dirò di più. Non sarà una campagna elettorale facile per il centrodestra: chi non si fa problemi a diventare da prefetto a candidato di una parte politica senza far trascorrere un minimo di tempo, mi fa paura. Ferrante è prefetto uscente, ha quindi trattato dati sensibili, ha acquisito informazioni, sa di Tizio, di Caio e di Sempronio: quanto vorrei essere davvero convinto che queste informazioni non saranno utilizzate come propaganda elettorale. Per gli attivisti della Lega, la vedo molto male…
Vi renderò presto conto: quanto scommettete che mi querelerà?
GIANLUIGI PARAGONE, La Padania,  5 novembre 2005

SIONISMO
La definizione di «entità sionista» per indicare lo Stato d’Israele adoperata dal presidente dell’Iran, Ahmadinejad, nella dichiarazione con la quale ha posto come obiettivo dei Paesi islamici la distruzione di quello Stato e l’appellativo di «italiani sionisti» rivolto ai manifestanti di Roma, non sono certo una novità. L’aggettivo sionista viene impiegato da tutti coloro che si rifiutano non solo di riconoscere lo Stato d’Israele, ma anche di nominarlo e ha assunto, perciò, un significato spregiativo. La parola sionismo, invece, ha una origine e una storia ben diverse. Indicò, infatti, il movimento fondato da Theodor Herzl, un ebreo ungherese, il quale, dopo la celebrazione in Francia del processo che aveva visto la condanna per spionaggio di Dreyfus, un innocente coinvolto nell’affare soltanto perché ebreo, si era convinto che l’integrazione degli ebrei nei Paesi europei sarebbe stata sempre molto difficile e aveva auspicato la creazione di uno Stato che li accogliesse, non necessariamente in Palestina. Questa tesi fu esposta in un’opera pubblicata nel 1896 col titolo «Lo Stato ebraico» e l’anno successivo Herzl fondò l’«Organizzazione sionistica mondiale». Il sionismo fu, dunque, in origine il movimento politico destinato a realizzare il sogno degli ebrei di ricostruirsi una patria. La parola acquistò un significato negativo soprattutto dopo la pubblicazione di un libello, «I protocolli dei savi anziani di Sion», apparso nei primi anni del Novecento, in cui veniva immaginato un complotto degli ebrei per impadronirsi del governo del mondo. Il sionismo, che in origine indicava soltanto nazionalismo, fu visto perciò come un imperialismo di nuovo tipo, da realizzare attraverso la forza finanziaria dei grandi banchieri e uomini d’affari ebrei.
L’idea del complotto «sionista» per impadronirsi del mondo è stata pressoché completamente abbandonata in Occidente, dopo la tragica strumentalizzazione che ne fece Hitler. All’esistenza dei «protocolli» continuarono a credere soltanto i più fanatici e ignoranti antisemiti. Intanto la parola sionismo, che per l’ebraismo mondiale restava legata alla rivendicazione di una patria, diventò sinonimo di espansionismo in quegli ambienti politici e in quella parte dell’opinione pubblica dove allignava l’antisemitismo. Ed è in questa accezione che continua a essere adoperata ancora oggi nei paesi arabi e musulmani, dove peraltro circolano anche «I protocolli dei savi anziani di Sion». Dando al sionismo questo significato, che non è comunque quello storico, è possibile ai circoli politici e anche a responsabili istituzionali islamici affermare che essi non combattono l’ebraismo (cioè la religione e la cultura ebraica), ma soltanto il sionismo. La distinzione viene talvolta utilizzata anche nei paesi occidentali, da parte dei nemici della politica di Israele. In realtà, il sionismo, con la fondazione dello Stato ebraico, ha esaurito la sua funzione storica (anche se resta nelle aspirazioni della destra israeliana alla Grande Israele) e assume oggi un significato pressoché esclusivamente polemico. La manifestazione di ieri a Roma, oltre ad affermare che nessuno Stato può chiedere o progettare la totale distruzione di un altro Stato senza mettersi fuori del diritto internazionale, serve anche a tagliare una delle più forti radici dell’antisemitismo attuale, costituito proprio dalla confusione tra sionismo ed ebraismo. Questo rappresenta un elemento costitutivo della civiltà occidentale, mentre il sionismo ne ha rappresentato soltanto la fase della rinascita di uno stato ebraico, dopo la millenaria cancellazione.
Articolo dello storico Aurelio Lepre sul MATTINO del 4-11-05

IL PROCESSO A MUSSOLINI
In questi giorni si discute ancora una volta della fine di Mussolini, se pure con un po' più di serenità rispetto al passato, dal momento che sono passati circa sessant'anni. D'Alema ha sostenuto (ora) che sarebbe stato giusto processarlo, mentre Fassino ha ripetuto le vecchie tesi retorico-resistenziali che giustificherebbero l'assassinio. Gian Enrico Rusconi sulla “Stampa” sostiene invece che un simile processo sarebbe stato sommamente imbarazzante, sia per i contatti che - si dice - lo stesso Duce avrebbe avuto con alcuni grandi nomi inglesi, sia per le persone che Mussolini avrebbe potuto indicare come complici ("Mussolini avrebbero necessariamente coinvolto la monarchia, i vertici dell'esercito [Badoglio], la burocrazia e la magistratura").
Ma l'imbarazzo più grande sarebbe potuto derivare dalla formulazione delle accuse, dal momento che la grande politica non è materia di codice penale. E certamente non lo è una guerra perduta. Al processo di Norimberga i gerarchi nazisti furono accusati d'avere scatenato una guerra d'aggressione (come quella di Cesare in Gallia, insomma) ma a Mussolini non si sarebbe potuto neanche addebitare una responsabilità ugualmente grave. L'Italia entrò in guerra dopo che questa era combattuta da quasi un anno e, essendovi impreparata, per così dire vi entrò con la precisa intenzione di non combatterla: fu solo una scommessa politica perduta.
Mussolini non fu un uomo bieco e sanguinario come Saddam Hussein. Uno sciocco che attentò alla sua vita se la cavò con qualche anno di carcere. In effetti le sue responsabilità più gravi furono due: soppresse le libertà civili e fu complice di Hitler. Divenire dittatori - va detto ancora una volta - non è materia da codice penale. La dittatura è un regime che è giusto disapprovare, magari vivacemente, ma che non dà luogo di per sé a responsabilità giuridiche. Diversamente bisognerebbe rimpiangere che non sia stato possibile processare Ottaviano Augusto. Un dittatore deposto può essere processato solo in quanto colpevole di reati comuni.
Quanto all'essere stato Mussolini complice di Hitler, è certo un'accusa molto più seria e grave: l'unica per la quale avrebbe potuto essere processato. Ma valeva la pena di processarlo per essa, col rischio - segnalato da Rusconi - di tutte le rivelazioni imbarazzanti che avrebbe potuto fare e perfino col rischio di accentuare l'instabilità politica dell'Italia di allora?
A conclusione di una guerra o di una rivoluzione, non è raro che si reputi opportuno uccidere il perdente, senza tante storie e magari senza fingere un processo ridicolo come quello a Ceausescu. La cosa non è giuridicamente corretta ma è politicamente conveniente. Ma questo significa che si giustifica l'assassinio di Mussolini? Non esattamente.
Un conto è l'opportunità politica, un conto è uccidere anche Claretta Petacci. Kappler - non lo si dimentichi - non fu condannato per la strage delle Ardeatine, cioè per i trecento fucilati, ma per il "buon peso" di cinque o quindici ostaggi fucilati in più. La Petacci rappresentò in questo caso un "buon peso" esiziale che degrada quei partigiani a volgari assassini. Si è costretti a dimenticare la politica e a vedere gli esecutori come belve assetate di sangue.
Infine un conto è far sparire un cadavere (per evitare il culto del defunto), un altro appenderlo per i piedi ad un distributore di benzina. Insomma in quell'occasione l'Italia riuscì a trasformare una necessità della politica e una ferrea e spietata legge di guerra in un comportamento infame e incivile. Un episodio che pesa ancora oggi sulla coscienza delle persone per bene.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 4 novembre 2005


GRAZIE ITALIA
Come sempre le manifestazioni per Israele si svolgono in pace e allegria, bandiere, striscioni senza odio per nessuno, solo amore per Israele.
Non ci sono teppisti, nessuno rovina niente, i negozianti non hanno paura, la gente sciama con le sue bandiere , sorridendo, cantando, chiamandosi, tenendosi per mano.
E' la seconda volta in questi ultimi  cinque anni  che Giuliano Ferrara chiama i romani a manifestare per Israele e i romani rispondono compatti e felici. C'e' chi ha la bandiera colla Stella di David in un cassetto, la tira fuori,  se la mette sulle spalle o la lega all'asta e fuori, fuori di casa, fuori per Israele. 

Chi non  ha la bandiera se la va a cercare oppure esce con la bandiera italiana e di colpo Roma si tinge  di biancoazzurro e risuona di canti ebraici. 
Ho sentito cantare l'Inno,   Hatikva', la Speranza, anche  l'inno di Mameli per amore verso l'Italia che e' patria degli ebrei italiani.
Ieri sera, guardando il telegiornale, io ho pianto, quando ho visto Giuliano Ferrara gridare al microfono "VIVA ISRAELE, VIVA ISRAELE" mi sono commossa cosi' tanto da singhiozzare.
Non siamo abituati ad essere amati e quando capita e  soprattutto capita in modo cosi' bello, con tanta gente che corre in strada per noi, per Israele, per dire a quel caprone fanatico iraniano che lui non distruggera' niente e nessuno, non possiamo trattenere l'emozione.
Tutti i media israeliani hanno riportato la notizia in prima pagina con le fotografie  dei romani che sventolavano la nostra bandiera e io mi sono sentita orgogliosa di essere italiana dopo aver tanto sofferto in questi anni per altre manifestazioni.
Ve le ricordate? Sto parlando di quelle indegne dimostrazioni di odio  in cui i manifestanti  si travestivano da kamikaze, urlavano "A MORTE ISRAELE", bruciavano le bandiere, le calpestavano, portavano manifesti che auguravano la morte al sionismo e ai sionisti.
Quanta vergogna provavo in quelle occasioni.
Quanta rabbia, quante lacrime amare.
Manifestavano per quelli che facevano saltare gli autobus in cui morivano bruciati decine e decine di innocenti  e gridavano come forsennati il loro odio  contro di noi.
Quanta immensa rabbia.
Ieri niente di tutto questo, ieri c'era Israele per le strade,  e l'Italia quella vera, quindi la civilta' e il rispetto.
Le forze politiche hanno partecipato compatte alla manifestazione, c'erano tutti quelli del centro destra e del centro sinistra. C'erano gli amici dell'Istituto Culturale della Comunita' Islamica Italiana. C'era persino l'ambasciatore Scialoia.
Fini aveva promesso di andare ma all'ultimo ci ha ripensato , il Ministro Martino anche lui ci ha ripensato. Che delusione.
Dicono che chi sta al governo non puo' andare a manifestare davanti a un'ambasciata  straniera. Mah!
Quando quell'ambasciata rappresenta un paese guidato da un fanatico penso sia lecito anche per i ministri andare a esprimere la propria protesta. Io so che il Ministro Martino e' amico di Israele, credo che anche Gianfranco Fini sia amico di Israele, pero' hanno avuto paura.
Quindi non e' questione di amicizia, quella non e' in discussione,  forse  e' solo un problema  di palle.
Non e' andato Bertinotti che ha avuto l'ipocrisia di dire "Non vado perche' non si parla della Palestina".

Ohibo' Mister Bertinotti, che scusa miserella miserella.
Ahmedinejad non ha mica chiesto la distruzione della Palestina!
In effetti questa volta la Palestina c'entrava come i cavoli a merenda, mr. Bertinotti.
Questa volta era solo Israele in gioco e la minaccia della sua distruzione. Quindi la sua ipocrisia mi fa veramente un baffo anche perche' non mi risulta, Mr. Bertinotti che quando lei partecipa alle manifestazioni  in cui si grida "A morte Israele" ponga qualche condizione.
Ha mai detto in quelle indegne occasioni "Non vengo finche' non promettete di piantarla col terrorismo".
Lo ha mai detto, Mr.Bertinotti? NO e allora anche per  lei e' solo questione di palle. C'e' chi ce l'ha e c'e' chi non ce l'ha.
Non vorrei parlare di altri che non hanno partecipato alla manifestazione, degli amici degli hezbollah, di quegli italiani che non riconoscono lo stato di Israele. Lo faccio solo per  manifestargli  il mio disprezzo ma devo riconoscere che sono stati coerenti col loro odio.
L'amico Ahmedinejad  vuole un mondo senza sionismo, loro anche. L'amico Ahmedinejad vuole distruggere Israele e loro non si opporrebbero. Quindi hanno fatto bene a non farsi vedere. 
Loro vanno ad altre manifestazioni, quelle dove si urla odio e fanatismo,     quelle dove si bruciano bandiere, e si rovesciano i cassonetti. 
I 15.000 italiani che hanno manifestato PER ISRAELE  a Roma e le altre migliaia di Torino e Milano e tutti  quelli  che hanno acceso una candela davanti alla finestra  sono gente che oltre alle palle ha un cuore, un cuore grande, un cuore che ama questo Paese  e che vuole dimostragli solidarieta' perche' non ha ancora mai finito di soffrire , di essere minacciato di distruzione e di avere paura.
A tutti loro, per tutti loro,  da Israele, e a nome di tutti gli israeliani perche' so che lo pensano e molti me lo hanno detto, io grido:
"GRAZIE ITALIA".
 
Deborah Fait - informazionecorretta


FERRARA CON DAVID
La fiaccolata di sostegno ad Israele si è rivelata un successo. Mi riferisco a quella di Roma, quella principale perchè tenutasi davanti all'ambasciata iraniana, ma non devono essere dimenticate anche le altre manifestazioni che si sono svolte in Italia sempre per lo stato di Israele, come quella di Milano.
E' stata incoraggiante la reazione che le parole di Ahmadinejad hanno avuto, la partecipazione è stata numerosa, 15.000 presenze secondo gli organizzatori, 10.000 per le forze dell'ordine, e soprattutto si è tenuta all'insegna della civiltà, cioè senza scontri o pericoli di sorta. Tutti hanno ribadito la convinzione del diritto di Israele ad esistere - ciò che dovrebbe essere una cosa assolutamente pacifica - e senza proclami guerreschi o fanatici, in stile no global, ed hanno invitato il presidente iraniano a cancellare i suoi proclami assassini e folli. E' apprezzabile che alla manifestazione abbiano partecipato anche dei rappresentanti della comunità musulmana in Italia, che con i loro cartelli hanno espresso la  convinzione della doverosità del diritto alla coesistenza tra i popoli.
C'è stata anche una massiccia presenza di uomini politici, solo che non tutti hanno sacrificato le loro beghe di partito per una questione che di gran lunga le trascende tutte. Mentre infatti, quelli più accorti non hanno rilasciato dichiarazioni oppure hanno tenuto un basso profilo - fa onore a Fassino l'aver espresso comprensione per la mancata partecipazione del Ministro degli Esteri Fini - altri purtroppo non hanno mancato di usare l'occasione per mettersi in mostra e continuare con la campagna elettorale anche in un contesto tanto inopportuno. Il peggiore, e questa posizione deve essergli riconosciuta con forza, è stato Pecorario Scanio che se l'è presa con il Ministro della Cultura Buttiglione, perchè  avrebbe accusato parte del mondo islamico di voler portare a compimento l'Olocausto. Il presidente iraniano afferma che Israele dovrebbe essere cancellato dalla carta geografica ed a Pecoraro Scanio pare un'esagerazione che Buttiglione si esprima in quel modo ; fermo restando che questa questione non doveva essere sollevata ier sera, rimane il fatto che il Ministro della Cultura ha agito benissimo nel denunciare quelle che sono parole inammissibili ed ha fatto bene a farlo subito. E' bene non ripetere gli errori di Chamberlain, che sottovalutò Hitler, e quelli di Franklin Roosevelt, che sottovalutò Stalin e il comunismo. Quindi doppia bocciatura per Pecoraro Scanio, una presenza sgradita alla fiaccolata ed un politico che si è rapidamente dimenticato che scopo dell'evento era di rimarcare l'esistenza indiscutibile dello stato di Israele.
In ultimo, qualche parole dev'essere spesa per Giuliano Ferrara. La sua iniziativa si è rivelata un gran successo, c'è stata una partecipazione numerosa e varia, ed ha dato voce all'impulso democratico ed obiettivo di quanti son davvero inorriditi dalle parole di Ahmadinejad. Inoltre, di fronte al successo riscosso, Ferrara non ha agito da protagonista, non ha ecceduto nel farsi paladino di Israele, come putroppo certamente avrebbero fatto altri al loro posto.
Ma, più di tutto questo, ed è ciò che più conta, la fiaccolata ha avuta una grandissima eco fino in Iran, dove certamente sarà stato recepito che certe prese di posizione non verranno mai lasciate cadere nel vuoto e che la reazione sarà tanto dura, quanto insensate saranno le prese di posizione del loro presidente.
LUCIO SERGIO CATILINA

Yitzhak Rabin
Il 4 novembre 1995, durante un raduno di massa che si svolge a Tel Aviv sotto lo slogan "sì alla pace, no alla violenza", viene assassinato da Yigal Amir, un estremista di destra israeliano. Clicca qui per la biografia di Rabin.

 Al Qaeda si è trasferita in Iran
Il quotidiano americano  'Washington Times' riporta fonti pachistane impegnate in prima linea nella lotta ai seguaci di Osama bin Laden
La rete terroristica al Qaida, che fa capo a Osama bin Laden e che e' considerata responsabile degli attacchi terroristici dell'11 Settembre contro l'America, ha spostato la propria centrale operativa dal Pakistan, dove l'aveva stabilita dopo la guerra in Afghanistan, all'Iran.
Sarebbe stato l'arresto, avvenuto il 28 febbraio, a Rawalpindi, in Pakistan, di uno dei leaders di al Qaida, Khalid Shaikh Mohammed, a costringere numerosi esponenti della rete, che dall'Afghanistan erano gia' passati in Pakistan, a trasferirsi ancora, stavolta in Iran.
Questa ipotesi era gia' stata prospettata a piu' riprese, da vari esponenti dell'Amministrazione americana e dallo stesso presidente pachistano Parvez Musharraf. Secondo le informazioni di cui dispone il Washington Times, giornale conservatore con buone fonti anche nell'intelligence americana, i terroristi di al Qaida e gli elementi dei taleban che avrebbero trovato rifugio in Iran sarebbero 250. Fra questi, il giornale cita Saif Al-Adel, un egiziano che, dopo l'arresto di Mohammed, e' diventato il capo militare della rete e che sarebbe a Zahedan, una citta' iraniana vicina al confine pachistano e a quello afghano, dove sarebbe giunto da Taftan, dopo avere sfruttato complicita' tribali a Quetta.
Con lui ci sarebbero il figlio maggiore di bin Laden, Saad bin Laden, e ancora Yaaz bin Sifat, definito uno degli uomini al vertice dell'organizzazione, che e' ricercato nell'inchiesta sugli attentati dell'11 Settembre; e pure Abu Mohammad al-Masri e numerosi ministri del deposto governo dei taleban.
Il sindaco di Kabul all'epoca del regime dei taleban, Mohammed Islam Haani, e' stato recentemente arrestato mentre cercava di passare il confine tra Afghanistan e Iran: l'episodio sarebbe una conferma della diaspora in Iran di elementi di al Qaida e dei taleban.


L'ARTICOLO VERO E QUELLO CONTRAFFATTO      
Di fronte alle inaudite e gravissime minacce del presidente iraniano Ahmadinejad, Romano Prodi si è sentito in dovere di farsi sentire, anche se con ritardo. Visto il contenuto della sua lettera però, era certamente meglio se si fosse limitato a qualche commento. Cosa propone l'uomo illuminato del centro-sinistra ? Innanzitutto di fermare Ahmadinejad con i mezzi della politica. Qualcuno forse aveva proposto il ricorso alle armi ? Prodi scrive a Sharon che si deve proseguire con la " road mad ", cioè con il piano concepito dagli Stati Uniti, alla realizzazione del quale il Professore ritiene che l'Europa, e l'Italia all'interno di questa, possa svolgere un importante ruolo. Lo sproloquio di Ahmadinejad aveva indotto qualche capo di stato ad interrompere la "road map" ?
 In sostanza, dal cappello di Prodi si è sprigionata un'abbondanza di aria fritta, poi un pò d'acqua calda ed infine un pò di polvere, se qualcuno pensava che un suo contributo potesse alimentare il dibattito su una questione così delicata, ebbene quel qualcuno si ostina a non sapere che è Prodi. Chissà come Sharon, che si trova in una situazione così difficile, possa giudicare certi esercizi linguistici sul nulla.
Quanto si è rivelata di ben altra statura la visita di Fini in Israele. Il Ministro degli Esteri italiano, di fronte alla follia del presidente iraniano, ha subito proposto che l'ONU impedisca all'Iran di costruire l'atomica, senza perdersi, vista la concreta minaccia, in untuosi inviti alla pacifica convivenza tra i popoli israeliano e palestinese. Inoltre, e qua si vede la stoffa dell'uomo di stato, Fini non ha voluto commentare con quelli che non saranno presenti alla fiaccolata del 3 di novembre : in presenza di una crisi nel medio-oriente di queste dimensioni, non è certo il caso di abbassarsi a polemiche tra i partiti nostrani.
Mi auguro che i veri amici del popolo d'Israele sappiano cogliere la differenza che passa tra chi è partecipe attivo della loro situazione e chi invece compie interventi di pura circostanza, chi simula una preoccupazione che nasconde una quasi indifferenza.
Non è un caso che Sharon abbia definito Fini amico d'Israele e non è certo una qualifica che rilascia con facilità. Non sappiamo cosa egli dirà di Prodi, quello che possiamo dire noi è che certi interventi sono sempre male accetti, perchè sono inutili ; ma, quando la situazione è di emergenza, come adesso, questi mucchi di parole sono solo abominevoli, insulti inaccettabili verso chi soffre e, casomai ce ne fosse bisogno, una riconferma della miseria prodiana.

LUCIO SERGIO CATILINA


Berlusconi, Bush, la guerra e la sinistra più ridicola del mondo
Non è un Paese serio, e per quanto Silvio Berlusconi si sforzi di metterci del suo gran parte del merito di questo va alla sinistra italiana.
Scrivono e dicono che «il premier si rimangia le parole "pacifiste" del giorno prima» (L'Unità); «Ennesima capriola del premier italiano: da "guerra sbagliata, io l'avevo detto" a "siamo orgogliosi di essere suoi alleati"» (Il Manifesto). Solo che è falso. Perché non c'è un "giorno prima" e un "giorno dopo". Non c'è nessuna retromarcia nelle dichiarazioni del premier, nessuna capriola. Non c'è stata alcuna intervista «pacifista» del presidente del Consiglio. C'è stata solo una lunghissima intervista registrata la scorsa settimana e concessa da Berlusconi a Omnibus, la trasmissione di La7, e anticipata sabato in alcuni punti. Le parole "pacifiste" che hanno fatto tanto discutere (strumentalmente, come spiegato qui) facevano parte del testo dell'intervista anticipato sabato. Le parole che a sinistra vogliono interpretare come una "capriola" facevano parte della stessa intervista, erano state pronunciate nella stessa occasione di quelle diffuse sabato, ma non erano state anticipate. Sono parole come queste: «Abbandonare prima che ci sia una vera democrazia il Paese significherebbe tradire tutti gli iracheni che anche a rischio della loro vita sono andati a votare; tradire tutti coloro che si sono impegnati per questa nuova democrazia compresi coloro che sono caduti, alcuni anche figli nostri; significherebbe consegnare l'Iraq ad una guerra civile cruenta e senza fine; significherebbe destabilizzare l'intera regione». Nella stessa parte dell'intervista Berlusconi dice chiaramente «non staremo in Iraq per tanti anni», dove la parola chiave, ovviamente, è proprio "anni", a indicare la fedeltà all'alleato americano, perché non c'è alcuna presa di distanza. Di queste parole, che certo non sono «pacifiste» nel senso inteso dalla sinistra e che peraltro non aggiungono nulla di nuovo a ciò che Berlusconi dice da sempre, si è saputo solo lunedì, e parlando ai giornalisti alla Casa Bianca il premier non ha fatto che ripetere questi concetti, ripetendo pure il suo «orgoglio» di essere alleato degli Stati Uniti, cosa che dice da quando è entrato in politica. Per avere la prova basta leggere quello che hanno scritto sabato le agenzie di stampa relativamente all'anticipazione dell'intervista  e quello che hanno scritto lunedì, dove si parla, esattamente, della stessa intervista. Delle due l'una: o a sinistra sono ignoranti - ma molto - o sono in malafede.
Insomma, non è un Paese serio, e questa sinistra è assai più ridicola di questa destra.
Si, sinistra da ridere. Volete un esempio? Tutta la politica italiana degli ultimi giorni è ruotata intorno a questa frase di Silvio Berlusconi, di sabato 29 ottobre 2005: «Io non sono mai stato convinto che la guerra fosse il sistema migliore per arrivare a rendere democratico un Paese e a farlo uscire da una dittatura anche sanguinosa».
Il Corriere della Sera (versione on line) titola: «Clamorosa rivelazione del Presidente del Consiglio».
La Repubblica: «La svolta arriva dai sondaggi».
L'Unità ci apre il giornale due giorni di fila e titola (domenica 12 febbraio): «Finisce il grande inganno».
Il Manifesto: «Il "presidente pacifista" è l'ultima trovata del Cavaliere».
Interviene Prodi, da par suo: «Si è accorto solo adesso che era una guerra sbagliata?».
Alfonso Pecoraro Scanio: «Le parole di Berlusconi sono gravissime, perché riconosce di aver messo da parte la sovranità nazionale per salvaguardare il suo rapporto con Bush».
Giuseppe Fioroni (Margherita), altro titano della politica: «Siamo commossi dal tardivo pentimento di Berlusconi».
Ora, si può essere d'accordo con l'intervento in Iraq oppure no (chi scrive lo è, ma stavolta non c'entra). Si può dire che Berlusconi mente, è un paraculo, un doppiogiochista. Ma non si può dire che la sua frase è clamorosa, una svolta, il segno della fine dell'inganno, una trovata di questi giorni dettata dall'andamento dei sondaggi, un riconoscimento o un pentimento tardivo.
Perché la stessa cosa Berlusconi l'ha detta più volte. E non di nascosto, ai microfoni di qualche agenzia di stampa di quart'ordine. L'ha detta  al Parlamento europeo in seduta plenaria (e Vespa, l'altra sera, davanti ad uno stralunato Rutelli che insisteva nella versione taroccata, ha mandato in onda il filmato originale) ,  l'ha detta pubblicamente, anche in Parlamento, davanti all'assemblea del Senato, il pomeriggio del 20 maggio del 2004. Cioè un anno e mezzo fa. Con queste esatte parole:
«Personalmente, ho avuto due lunghi colloqui con il presidente americano (il primo a Camp David, il secondo alla Casa Bianca) in cui ho cercato di sostenere le nostre tesi, che puntavano a dire che non era conveniente un’operazione militare, anche perché conoscevamo la complessità della società irachena: in particolare, la sua composizione a prevalenza sciita, quindi di religiosi che potevano essere indotti al fondamentalismo. Tutto ciò lo abbiamo fatto presente al nostro alleato americano, il quale, tuttavia, ad un certo punto ha assunto una decisione che si fonda anche sulla Carta delle Nazioni Unite: quella di un attacco preventivo, ritenendo che il suo Paese fosse in pericolo.
Cosa abbiamo fatto noi? In maniera molto chiara, abbiamo detto subito al presidente Bush che non era nelle nostre possibilità intervenire, ove non vi fosse una previa esplicita autorizzazione delle Nazioni Unite, perché la nostra Costituzione ce lo impedisce. Abbiamo tuttavia promesso un aiuto, da alleati leali; lo sottolineo: non da servi, ma da alleati leali, che provano riconoscenza nei confronti degli Stati Uniti d’America per averci salvati dal comunismo e dal nazismo, per averci aiutati ad entrare nell’area del benessere grazie alla generosità degli aiuti del Piano Marshall, per averci consentito per cinquant’anni di vivere con una certa tranquillità e senza l’incubo degli arsenali nucleari sovietici attraverso la NATO e grazie ai contribuenti americani, che hanno pagato quasi il 4 per cento di ciò che guadagnavano per quelle grandi spese militari che ci hanno consentito e ancora oggi ci consentono tranquillità».

Sintesi rielaborata dal blog aconservativemind

CITAZIONE
Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non cè dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nellaltro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso.
Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972

In sostegno di Israele
In sostegno del diritto di Israele ad esistere, contro le minacce dell'Iran, la Comunità Ebraica di Torino e l'Associazione Italia Israele di Torino chiedono ai cittadini ed ai rappresentanti di partiti e associazioni di manifestare la propria solidarietà
 
Giovedì 3 novembre alle ore 18.30  in Piazza Palazzo di Città (anzichè Piazza Castello, causa inagibilità della piazza).
 
Per l'Associazione Italia Israele
Laura Camis de Fonseca -
Associazione per la Democrazia in Medioriente


Massima del giorno
La vita è tanto vana che non c'è nemmeno da avere rimpianti, se non si è combinato nulla.
G.P.

MOLLICHINE
Bertinotti alla manifestazione di Ferrara se si parlasse anche d'uno stato palestinese. Ma in Iran ne hanno invocato la distruzione? Devo essermi distratto.

Anp-Jihad Islamica: niente attentati contro Israele se cessano gli "assassini mirati". Toh, pensavamo avrebbero smesso piuttosto per i cortei pacifisti!

Strasburgo ha votato a favore dell'abolizione di ogni brevetto in materia biotech. Tutto gratis, come la partecipazione dei deputati al Parlamento di Strasburgo.

Rizzo Nervo e Curzi: "incaricheremo l'ufficio legale della Rai ad assumere la nostra difesa". Bisognerebbe incaricare loro "ad" andare a ripetizioni d'italiano.

Gianni Pardo

IL MEIN KAMPF DI AHMADINEJAD
Dinanzi ad un orrore storico come il massacro di sei milioni di ebrei è naturale che si cerchi un colpevole. Per fortuna la storia ne offre uno, e incontestabile per giunta: Adolf Hitler. Ma a molti non basta. Possibile che un'impresa organizzativamente mastodontica sia colpa di un uomo solo? Il popolo tedesco o una buona parte di esso non sono stati complici?
A questo punto si è costretti a fare un paio di conti. Quanti erano i tedeschi del Dritte Reich, nel 1943? Quanti di essi erano semplici privati, vecchi, donne, bambini, gente ignorante e qualunque? Quante decine di migliaia di uomini appartenevano alla Wehrmacht, che portava certo armi ma fu estranea al genocidio? Delle stesse SS molte formazioni costituivano unità combattenti e non si occupavano certo del lavoro sporco dei Sonderkommando o dei Lager. Stringendo stringendo si arriva ad una frazione tanto piccola del popolo tedesco che l'argomento perde forza. Come del resto risultò al processo di Norimberga, la stragrande maggioranza dei tedeschi non seppe niente, dell'Olocausto (sì invece delle deportazioni), tanto che gli alleati quasi obbligarono gli abitanti di posti come Dachau a visitare i lager alla cui esistenza non volevano credere. Non solo i collaboratori della Endlösung ("Soluzione finale") furono relativamente pochi, ma la stragrande maggioranza di loro ebbe la scusa d'avere "obbedito agli ordini".
Qualcuno ha tuttavia ricercato una più grave e generale responsabilità del popolo tedesco, per avere mandato Hitler al potere dopo che egli aveva delineato, nel Mein Kampf, esattamente quello che intendeva fare. Se fornisco la pistola a chi parla d'andare ad uccidere mio fratello non sono forse colpevole di complicità?
Questo argomento ha un suo peso. O, almeno, l'avrebbe se si dovesse prendere assolutamente sul serio il programma di un politico. Purtroppo, i casi in cui i comportamenti degli statisti risultano diversi dal previsto sono innumerevoli. E non sempre c'è stato da lamentarsene. De Gaulle fu mandato al potere da chi gridava "Algérie Française!" e cantava la marsigliese sul Forum d'Algeri, ma fu proprio il Generale a liquidare l'Algeria e il problema che essa costituiva. È un fenomeno corrente per cui un conto sono i discorsi prima d'avere il potere, altra cosa è il comportamento di chi ha la responsabilità del timone. A parte il caso famoso di Tommaso Becket e quello attuale di Cofferati, a Bologna, non sempre l'uomo al comando risulta simile a quello che aspirava al comando.
Dunque si è di fronte a un bivio. Se si accetta che i discorsi e i programmi dei politici sono "flatus vocis" senza importanza, si dovrà assolvere il popolo tedesco del 1933. Se invece si stabilisce che si ha il dovere di prenderli sul serio le conseguenze non sono meno importanti. Il caso dell'Iran ne è un perfetto esempio.
Il Presidente Mahmud Ahmadinejad ha affermato che desidera cancellare Israele dalla faccia della terra. Questo è il Mein Kampf iraniano. Se le parole hanno un senso, esse significano: "In questo preciso momento non ne ho la possibilità, ma appena potrò ucciderò tutti gli israeliani". Ovviamente, se disponesse della bomba atomica, Ahmadinejad questa possibilità l'avrebbe. E allora Israele, tenendo conto delle parole deliranti di quel delinquente internazionale, non avrebbe il diritto di prevenire la propria distruzione distruggendo l'Iran con le bombe atomiche di cui dispone? Sarebbe sbagliato parlare d'un caso di legittima difesa?
E se poi invece Ahmadinejad si limitava ad una mossa demagogica, esclusivamente a fini politici interni? Ci sarebbe da esser contenti della morte di centinaia di migliaia di persone innocenti, solo per le sciocchezze dette da un pasdaran ignorante?
Nel campo storico si possono fornire soluzioni etiche, nel senso di dare ragione all'uno o all'altro, ma le soluzioni etiche non hanno nessuna importanza. Quello è un mondo dominato dalla nuda forza. Per questo il problema dell'importanza da dare alle dichiarazioni degli statisti, prima e durante il tempo del loro potere, lo risolvono in definitiva i fatti storici.
Qualche anno fa l'Irak si stava dotando di armi nucleari e Israele distrusse, con un raid aereo, l'impianto di Osirak: cosa che, sia detto en passant, ha liberato l'occidente dall‚incubo di un Saddam Hussein fornito dell'arma atomica. Ora che cosa farà, con l'Iran? La giustificazione giuridica certamente l'ha. Ma ne ha le ragioni politiche, militari e di semplice convenienza? Male che vada non è meglio che aspetti di vedere l'Iran sul punto d'avere effettivamente l'arma atomica? Ma fra qualche mese la gente ricorderà ancora che Ahmadinejad ha fornito il casus belli? Si dimentica così presto!
In realtà tutti questi discorsi sono inutili perché inutile è in questo campo il punto di vista etico. L'Iran cercherà o no di distruggere Israele; e ci riuscirà o non ci riuscirà; Israele agirà preventivamente contro l'Iran o non agirà. Fra l'altro un rivolgimento politico-sociale potrebbe cambiare il volto dell'Iran nel giro d'un paio di settimane e tutti questi discorsi mostrerebbero la loro vacuità.
Si ha il diritto ai propri giudizi morali, ma non bisogna dimenticare che essi non hanno alcun peso, nella politica internazionale.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 1° novembre 2005