Mondo cinico!
La frase che
recita "la madre degli stolti è sempre incinta" fu
detta, per la prima volta, da Diogene di Sinope (400 - 325
a.C.), il cinico. Ieri sera, a Buona Domenica, un altro cinico l'ha
ripetuta ben due volte, sostituendo "stolti" con "cretini", che
fa più figo. Dal modo in cui, nel dire "incinta", gli si
arricciava il labbro superiore sotto il baffo si è subito
intuito che conosceva bene quella donna e che molti di quei
figli stavano lì a fargli share. Non saprei dirvi a chi
si riferisse il cinico, ma posso dirvi cosa c'era su tutti gli altri
canali: su Raiuno il cinico Bonolis, su Raidue la cinica Ventura,
su Raitre il cinico Marcorè, su Rete4 il cinico Clint Eastwood
... (L.C., 1.XII.2003)
Razza di repubblica
Documentazione.
DLD 4 gennaio 1944, n. 2, Nuove disposizioni
concernenti i beni posseduti dai cittadini di razza ebraica
(GU-RSI n. 6,10 gennaio 1944).
DLD 31 marzo 1944,
n. 109, Nuovo statuto e regolamento dell'Ente di Gestione e Liquidazione
Immobiliare (GU-RSI n. 81, 6 aprile 1944).
DM 16 aprile 1944,
n. 136, Trasformazione della direzione generale per la demografia
e la razza in direzione generale per la demografia (GU-RSI n. 93, 20
aprile 1944).
DLD 18 aprile 1944,
n. 171, Istituzione dell'Ispettorato Generale per la razza (GU-RSI
n. 111, 11 maggio 1944).
DM 15 settembre 1944,
n. 685, Adeguamento del trattamento tributario a favore di tutti
i beni gestiti dall'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare
(E.G.E.L.I.) (GU-RSI n. 251, 26 ottobre 1944).
DM 30 dicembre 1944,
n. 1036, Modifica dello Statuto dell'E.G.E.L.I. ed istituzione
del posto di Direttore Generale (GU-RSI n. 58, 10 marzo 1 945).
DLD 28 febbraio 1945,
n. 47, Regolamento amministrativo dell'Ispettorato Generale
per la Razza (GU-RSI n. 52, 3 marzo 1945).
(cp. 30.11.2003) Scanzano Jonico - Governo 2 - 0
Il consiglio
comunale di Scanzano Jonico ha chiesto la dichiarazione
dello stato di calamità. Lo ha chiesto a quello stesso
governo che aveva prima annunciato e poi ritirato un progetto
di stoccaggio delle scorie radioattive dell'intero territorio
nazionale in un sito unico da costruire nel sottosuolo del comune
materano. La decisione del governo poggiava sul parere tecnico
di una commissione che aveva individuato nel sottosuolo di Scanzano
Jonico i parametri ottimali in ordine alla sicurezza delle popolazioni
ivi residenti. Si trattava di costruire il sito a 900 metri di
profondità, tra spessi strati di argilla e salgemma: il
più sensibile dei contatori Geyger non avrebbe avuto il minimo
sussulto. Più d'uno, invece, ne ha avuto la popolazione locale
all'annuncio del governo, con mobilitazioni di massa, blocchi stradali
e ferroviari, manifestazioni di piazza ed altre forme di protesta
che hanno avuto felicissimo impatto mediatico e, anche se si sono
spinti agli estremi del disordine pubblico, l'avallo di legittimità
da parte di qualche esperto in materia giurisprudenziale. Buona
parte dell'opposizione, qualche esponente della stessa maggioranza
e alcune isolate, ma autorevoli voci in campo scientifico hanno
appoggiato tale protesta che si è così caricata di
un alto tenore emotivo, con tinte di acceso campanilismo ed il
vasto reclutamento di solidali simpatie. Il tabù nucleare che
ormai da decenni tiene l'Italia in scacco energetico rispetto agli
altri paesi industrializzati ha avuto il suo trionfo, con compiaciute
punte di isterismo. Poco praticabile evidentemente una soluzione
alla Bava Beccaris: il governo ha prontamente ritirato il progetto,
dopo qualche tragicomico tentativo di mediazione. Per tutta risposta
il comune di Scanzano Jonico ha ritenuto giusto rilanciare, chiedere
i danni al governo, e nella forma solenne della dichiarazione dello
stato di calamità. Cosa potrà obiettare un governo
così debole e pasticcione? Come potrà trovare, ora, un altro
sito per lo stoccaggio delle scorie radioattive? Quale altro paesino
in Italia non si riterrà calamitato per il solo essere stato
sfiorato da un simile progetto di stoccaggio ed in sacrosanto diritto
di fare come Scanzano Jonico, o peggio? Ecco realizzato il paradosso:
il governo partiva dall'esigenza di cercare un sito per quelle scorie,
che alla fin fine bisognerà pur mettere da qualche parte,
ed ora si trova nelle condizioni di non poterle mettere più
da nessuna parte. Geniale. (L.C., 30.XI.2003)
VORREI ESSERE...
Si parla tanto, anche a sproposito, di satira.
Noi crediamo che per la
satira valga ancora tutto intero il detto latino
"castigat ridendo mores" (corregge i costumi ridendo)...
dunque... . Dunque, se
satira deve essere... satira sia! Chi vorresti essere? E perché? Questo il tema.
Invitiamo i nostri lettori
ad inviarci via email (clicca qui per l'email) un breve
pezzo;
sarà nostra cura pubblicarlo
in apposito spazio in queste pagine.
People over 25 should be dead.
To the survivors:
According to today's regulators and
bureaucrats, those of us who were kids in the 40's, 50's,
60's, 70's probably shouldn't have survived.
Our baby cribs were covered with bright
colored lead-based paint. We had no childproof lids on medicine
bottles, doors or cabinets, and when we rode our bikes, we
had no helmets. (Not to mention the risks we took hitchhiking.)
As children, we would ride in cars
with no seat belts or air bags.
Riding in the back of a pickup truck
on a warm day was always a special treat.
We drank water from the garden hose
and not from a bottle. Horrors! We shared one soft drink
with four friends, from one bottle, and no one actually died
from this.
We ate cupcakes, bread and butter,
and drank soda pop with sugar in it, but we were never overweight
because we were always outside playing..
We would leave home in the morning
and play all day, as long as we were back when the street
lights came on. No one was able to reach us all day. No cell
phones. Unthinkable.
We would spend hours building our go-carts
out of scraps and then rode down the hill, only to find
out we forgot the brakes. After running into the bushes a
few times, we learned to solve the problem.
We did not have Playstations, Nintendo
64, X-Boxes, no video games at all, no 99 channels on cable,
video tape movies, surround sound, personal cell phones,
personal computers, or Internet chat rooms.
We had friends! We went outside and
found them.
We fell out of trees, got cut and broke
bones and teeth, and there were no lawsuits from these accidents.
We made up games with sticks and tennis
balls and ate worms, and although we were told it would
happen, we did not put out very many eyes, nor did the worms live
inside us forever.
We rode bikes or walked to a friend's
home and knocked on the door, or rang the bell or just walked
in and talked to them.
Little League had tryouts and not everyone
made the team. Those who didn't had to learn to deal with
disappointment.
The idea of a parent bailing us out
if we broke a law was unheard of. They actually sided with
the law. Imagine that!
This generation has produced some of
the best risk-takers and problem solvers and inventors,
ever. The past 50 years have been an explosion of innovation
and new ideas.
We had freedom, failure, success and
responsibility, and we learned how to deal with it all.
And you're one
of them!
Congratulations. Please pass this on
to others who have had the luck to grow up as kids, before
lawyers and government regulated our lives, for our own good.
Kind of makes you want to run through
the house with scissors?
LICEO ITALIA
Non ho visto la puntata dell’Infedele
in cui lei ha avuto il privilegio di battibeccare con Sabina
Guzzanti, ma a proposito di costei credo che il difetto stia
nel manico. È vero che la satira - e il suo divertimento
- possono derivare dal sentimento di liberazione che nasce dal
dire male, ridendo, di qualcuno di cui si vorrebbe forse dir
male sul serio. Ma il discrimine fondamentale è questo: se
prevale la levità e il divertimento, tanto che, pur di giungere
alla risata, si esagerano i difetti o le colpe della persona presa
di mira, a volte persino cara, si ha vera satira. È quello che
avviene in tutti i licei del mondo, quando si imita un professore magari
stimato ma severo. Se invece prevale la semplice voglia di dir male,
se traspare l’odio e il disprezzo, se si cerca il successo dicendo il
peggio che gli altri non osano dire, cessa il divertimento e non si
ha più satira; si ha diffamazione e dimostrazione del proprio fallimento
esistenziale. Solo i falliti odiano veramente.
(Gianni Pardo, , 28.11.2003) L’IGNORANZA "Ovvero il sacro
è caro agli dei perché è sacro, o è
sacro perché è caro agli dei?"
Per leggere l'intervento
di Gianni Pardo, cliccare qui. Minima del giorno:
Della serie "i nuovi martiri",
Intervista di La Repubblica a Bonolis: "Viviamo
in un regime. Non voterò più Forza Italia"
Clicca qui
per il testo integrale dell'intervista. (cp, 27.11.2003) Massima del giorno:
Al nemico che fugge ponti d'oro. Ma, perché
no? anche all'amico.
(G.P., 27.11.2003) MOLLICHINE
Previti condannato
per una corruzione di giudici di cui si citava un
solo caso particolare, la Sme. Per il quale però è
stato assolto. Insomma ha corrotto "in generale", è
stato condannato "in generale".
Fini in Israele severo col fascismo.
"Fatto storico", dice Rutelli, "ma ora An tolga la
fiamma dal simbolo". Questo sì completerebbe l'evento
storico.
Casini: "Il
Patto di stabilità va difeso, ma non può essere
una camicia di forza". Nessun problema. È già una
camicia di debolezza.
Emilio Colombo:
"La cocaina era per me". Follie di gioventù.
Ferito in Iraq
un soldato americano a Mosul. Un secondo è scivolato
nel bagno, ma la Cia ha vietato la diffusione della notizia.
In Iraq al
bando la tv Al Arabiya: ha trasmesso un nastro di Saddam
che esortava a uccidere esponenti dell'esecutivo. Gente
suscettibile. Non era satira?
Fini in Israele:
"Ho cambiato idea su Mussolini". Come dicono a Napule:
Che s'ha da fa‚ pe' campa‚!
D'Onofrio (Udc),
per le scorie a Scanzano: "Ne faremo una questione
di permanenza nel governo". Voce dal fondo: Parla per
te!
Giannipardo@libero.it
Sveglia, sognatore
Sveglia, sognatore, siamo in guerra.
E' in gioco tutto, anche il letto in cui ti abbiamo lasciato
sognare fino adesso. Prima che il pavimento di casa
sprofondi, prima che il tetto ci cada addosso, sveglia.
Ti prego, non ripeterci che questo pavimento e questo tetto
non ti appartengono. Te l'abbiamo fatto dire perchè lo
dicevi nel sonno. Se apri gli occhi, te ne potrai finalmente accorgere.
Mentre sognavi, noi stavamo alla finestra. Abbiamo visto che
la guerra si avvicinava, ogni tanto abbiamo anche cercato di
svegliarti, ma tu niente, mugolavi di lasciarti in pace. Fino adesso
l'abbiamo fatto, pensavamo che potessi esserci addirittura
d'impaccio. Sappiamo che vivi di sogni, che te ne nutri, che
la realtà ti dà nausea, cefalea e depressione. Non volevamo
disturbarti, sappiamo quanto sei sensibile e come reagisci male,
se ti svegli di soprassalto. Ma adesso è il caso che tu ti
muova da quel letto e venga a darci una mano. Ti faccio un rapido riassunto
di quello che è accaduto mentre dormivi, così, per
aggiornarti. Siamo stati attaccati poco più di due anni fa.
Chi sono i nemici? Dicono che amano la morte più della vita.
Dicono che godono a vederci in lacrime dietro le bare dei nostri cari.
Un odio mica male, eh? Altro che quella cosa moscia del tuo nichilismo
di due o tre sogni fa. Sì, lo so, sognando tu avrai elaborato
molte teorie con le quali adesso sapresti spiegarci tutto, anche quest'odio.
Ma qui c'è bisogno di sistemare i sacchi di sabbia in cortile,
ti abbiamo svegliato per farci dare una mano, non per farci raccontare
i tuoi sogni. Sveglia, vieni, e non farti impressionare troppo dallo
spettacolo che vedrai dai vetri delle finestre. Prendi questo binocolo,
ti ragguaglio. Vedi, lì in fondo? Quella è la skyline
di New York. Noti che manca qualcosa? Ti do dieci secondi, vediamo
se indovini. Bravo, mancano le Twin Towers, i sogni non ti hanno appannato.
Sono stati loro: tremila morti, ti risparmio i
dettagli.
Quando accadde, siamo venuti a darti la prima scrollatina
nel letto; ci hai mandato al diavolo e ti sei rigirato,
biascicandoci nel sonno di stare calmi, di non fare gli
isterici, insieme a qualche vaffanculo. Lasciarli fare? Bambine
infibulate, adultere lapidate, omosessuali impiccati; vietati
gli aquiloni, la radio e i canarini; barba lunga obbligatoria
per i signori, obbligatorio il burka per le signore; i maschietti
ad imparare le sure, le femminucce niente istruzione; droga,
sesso e rock and roll, neanche a parlarne. L'abbiamo fatto
anche per te: che mondo avresti trovato al risveglio, se poi
ti svegliavi? Insomma, abbiamo reagito ed ora siamo in guerra.
Non ci contiamo troppo, ma sarebbe utile il tuo aiuto. Poi, se
vuoi, potrai tornare a sognare il tuo paradiso in terra, con l'orsacchiotto
che più ti piace stretto al petto. Ma i sogni, ci dispiace
dirtelo, non sono più gratis. Sognatore, è il momento
di darci una mano.
(L.C., 21.XI.2003)
NO ALLA
CENSURA
I retroscena, tutti
i retroscena, sono incredibilmente interessanti
ed istruttivi. Per questo è bene conoscerli, così
tanto per capire quel che non si spiega e sembra incomprensibile.
E dunque eccoci a parlare di quell’ icona del vittimismo,
baluardo democratico e resistenziale da difendere dalla censura
dell'incombente regime berlusconiano, eccoci a “Raiot”.
Mentre la vicenda della sospensione del programma da parte del
Cda Rai è nota. Meno noto è invece il gioco politico
tutto interno alla sinistra che questa censura autoimposta sottende
e il nome del vero protagonista della vicenda: Andrea
Salerno, l'uomo di Veltroni alla Rai. Lasciamo
la parola a “La
Padania”: <<E' Salerno che sta dietro
a "Raiot", è lui il vero detonatore di questo petardo
polemico trasformato strumentalmente in bomba per l'ennesimo
regolamento dei conti a sinistra a spese del contribuente.
Prima ancora che la prima (e unica) puntata andasse in onda,
Salerno, che è responsabile della satira di Rai3, chiamò
i giornalisti al teatro Ambra Jovinelli per arringarli sul pericolo
della censura. Che puntualmente non scattò, visto
che il programma andò in onda. Poi mercoledì 19 novembre
arrivò lo stop: il cda della Rai chiese al direttore generale
Cattaneo la sospensione della messa in onda, consentendo però
la registrazione delle rimanenti cinque puntate, l'opportunità
della trasmissione delle quali sarebbe stata vagliata dall'ufficio
legale dell'azienda. Secondo i cattivi (quindi gli informati),
Salerno sarebbe appunto il braccio armato dell'ex ministro dei Beni
culturali e ora sindaco di Roma, Walter Veltroni, che vuole continuare
a essere il deus ex machina della satira del servizio pubblico ma,
soprattutto, che punta a bloccare le manovre di Massimo D'Alema
per portare Maurizio Costanzo alla presidenza della Rai con il beneplacito
di Berlusconi.>> (cp. 26.11.2003) "Maurizio Costanzo Shock"
E così, è
L' Espresso ad anticiparlo, Maurizio Costanzo sarà
candidato dei DS alle prossime elezioni europee. Bene,
buono a sapersi, finalmente, se la notizia fosse vera,
televisivamente ce lo toglieremo dalle palle! Per intanto,
se riuscite a trovarlo visto che sembra scomparso
dalle librerie, vi segnaliamo un libro:
"Maurizio
Costanzo Shock" di Riccardo Bocca, pubblicato dalla
Kaos Edizioni.
Dal risvolto di copertina:
<<Affari, potere, alcova: tutto quello
che non è mai stato raccontato sul telegiornalista
più famoso e potente d’Italia. L’arrampicata
al successo... appalti privati, e pubbliche virtù.
La raffica di matrimoni, e la dedizione al potere mediatico.
Pronto per tutte le stagioni: a sinistra della Destra, a destra
della Sinistra...>> (cp. 26.11.2003) L’UNIONE EUROPEA, UN MITO
La mancata applicazione delle sanzioni previste
dal Patto di Stabilità a Francia e Germania induce a serie
riflessioni.
Uno Stato o è
sovrano o non lo è. Se è sovrano, è
sciocco pensare di potergli imporre multe e regole. Si è
fatta un’eccezione per la Francia e la Germania perché,
tanto, nessuno avrebbe avuto la forza di sculacciarle.
Qualcuno a questo punto potrebbe lamentare che non vi sia
eguaglianza tra le Nazioni: ma chi può credere all’uguaglianza
del leone e della gazzella? La legalità internazionale
è in fondo una pia illusione.
Volendo parlare
di diritto internazionale si può ricordare che
la regola d’oro per cui “pacta sunt servanda” è quasi
una minaccia per i piccoli paesi mentre è solo una
raccomandazione morale per i grandi. Uno stato meno “pesante”,
come il Portogallo, probabilmente (ma solo probabilmente) sarebbe
stato severamente punito, per avere infranto il Patto di
Stabilità: e già questo ritorno alla legge del
più forte non prometterebbe nulla di buono. Ma, addirittura,
neanche questo è sicuro. Anche se rimane vero che gli Stati
piccoli, essendo meno forti, potrebbero essere indotti dal “peso”
dei grandi ad osservare con maggiore accuratezza le regole, bisogna
chiedersi: se l’Olanda violasse patentemente una regola europea,
forse che la si invaderebbe per imporgliene il rispetto?
In realtà,
o il Patto di stabilità era ben fatto ed utile,
e allora lo si sarebbe dovuto imporre a tutti (solo che è
impossibile). Oppure esso è “stupido”, come capitò
di dire a Prodi, ma in questo caso bisognava cambiarlo
prima che ci fosse l’occasione di non applicarlo a Francia
e Germania. Perché questo lascia aperto il dubbio che,
se non si fosse trattato di loro, ma di un paese piccolo, stupido
o no che fosse il Patto, si sarebbe seriamente tentato d’applicarlo.
E sarebbe stata una bella ingiustizia. I trattati dell’Unione
Europea rischiano insomma di essere o inani o ingiusti.
L’errore tuttavia è stato commesso in
passato. Si è cercato di costruire l’Unione Europea con
la politica dei “piccoli passi” ma, anche a farne mille,
ce n’è uno che non sarà mai piccolo: la rinuncia
alla sovranità. In quel caso la decisione non è
graduabile: è a sì o no. Sì significa che
altri può decidere se il nostro paese deve rischiare
la rivoluzione perché ci si rifiuta di cedere alla pressione
della piazza su un problema secondario; altri può decidere
se sì o no dobbiamo fare una guerra; altri può decidere
se le tasse devono scorticare tutti o se devono essere leggere,
anche se poi tutti i servizi sono a pagamento. Un paese come la Gran
Bretagna non avrebbe più importanza, nella grande politica
europea, di quanta ne abbia oggi il Montana negli Stati Uniti. E
già si vede quanto tutto questo sia improbabile.
Proprio per questo
già la moneta comune è un errore. La moneta
può essere comune quando comune è la tassazione,
il sistema fiscale, la politica economica, tutto. Diversamente
essa durerà finché durerà il bel tempo. Se si
metterà a piovere, se ne può essere certi,
ognuno aprirà il proprio ombrello. E in conclusione forse
Schuman, De Gasperi, Adenauer avrebbero dovuto decidere una
volta per tutte che il massimo che si poteva creare era una Zollverein,
un mercato senza frontiere. Il resto confina col mito. (Giannipardo@libero.it,
26 novembre 2003)
Noticina a piè
di pagina: l’Italia ha aiutato la Francia e la Germania
non per bontà, ma per beneficiare della stessa
libertà di manovra concessa a quei due paesi
Tema per frasi. Prima frase: "Aiutateci
a trovare una legge per salvare Previti e Romiti.
Fatelo e grazie alla Terza Repubblica".
Seconda frase:
"Le toghe sporche c’erano e adesso i loro amici
fanno le leggi".
Terza: "La
mafia non è più un problema. La mafia non
ha ucciso nessuno. Se lo dico magari mi credono". Quarta
frase: "Finalmente si può voltare pagina, leggo
dovunque. Tutti vogliono voltare pagina. Anch’io voglio
voltare pagina".
Cinque: "Il
presidente del Consiglio dice di aver ricevuto 35 lettere
di minacce di morte. L’ho surclassato, questa partita
l’ho vinta io".
Sei: La giustizia?
Che significa la giustizia? Siete in coda e un
bellimbusto vi passa davanti, ecco che significa la
giustizia".
La sette:
"La giustizia? Una volta si pensavano leggi ad hoc
per far fronte ai fenomeni criminali, adesso per fermare
i dibattimenti".
E la otto:
"Sto diventando troppo seria, la situazione non lo
è".
Allora. Datesi
quattro frasi pronunciate ieri da Ilda Boccassini,
e quattro da Sabina Guzzanti, individui il
candidato
quelle dell’una e quelle dell’altra.
Spieghi quindi
la differenza tra satira politica e satira
giudiziaria. (G.P., 25.11.2003) Accipicchia, 'Capperi!'
vuole le scorie a Scanzano!
A pensarci
bene, "Capperi!" ha fin qui del tutto glissato sulla
vicenda di Scanzano Jonico. E' che siamo un blog
d'alto profilo, teniamo d'occhio maggiormente la
politica internazionale e il sesso degli angeli. (Tenuto
d'occhio: una favola!) Però, il mestiere del
commentatore è una missione: colmiamo qui la pecca.
E la colmiamo con quello che ne pensa L.C. (nei comments,
gli eventuali scazzi dei cobloggers), da due sue lettere
(una mania!) al Riformista: Caro
direttore,
se le mie
fonti non sono errate: Scanzano Jonico è in un'area
a scarsissimo rischio sismico con un sottosuolo che ha
spessi strati sotterranei di salgemma e argilla, il meglio
del meglio per lo stoccaggio di materiali radioattivi o
tossici; il deposito di scorie sarà costruito a novecento
metri di profondità, con il rispetto di tutte le
rigidissime normative del caso, e porterà nel paesino diversi
miliardi delle vecchie lire, destinati, in non eludibile
parte, a diverse infrastrutture e a qualche posto di lavoro.
Cosa si obietta a tutto questo e al fatto che queste scorie bisognerà
pur metterle da qualche parte? "Nucleare è brutto" e "giù
le mani dal mio campanile", con coretto di noglobal, postcomunisti
e verdi. A prezzo di qualche copia invenduta del Riformista
nelle edicole di Scanzano Jonico, lei dove le metterebbe,
quelle scorie? Alla
quale il caro direttore risponde "in un posto come
Scanzano", furbacchione! Questo, venerdì. Martedì,
un signore scrive al Riformista rimproverando L.C.:
"quelle scorie rovinerebbero l'immagine al paesino", più
o meno.
Replica: Caro direttore,
poi, se vuole,
mi toglie la parola in eterno, ma chiedo replica,
voglio sperare me la dìa. Come volevasi dimostrare,
e il signor Melucci ci ha dato brillantemente una mano,
siamo Paese solo alle partite della Nazionale e ai funerali
di Stato, sennò siamo una join venture di molto inviperite
pro loco. Io le scrivevo che, a mio informato parere ancora
in attesa di smentite, le caratteristiche geologiche del sito
di Scanzano Jonico offrissero (a proposito, offrono ancora)
tutte le garanzie di sicurezza per le anime arroccate dentro il
campanile, per le qualità organolettiche dei prodotti tipici
locali e per le bellezze paesaggistiche attorno al campanile,
incontaminate fino all'arrivo di Pecoraro Scanio e della sua orda
di sanfedisti del cetriolo biologico. Poi aggiungevo: "queste scorie
bisognerà pur metterle da qualche parte", che voleva essere
il problema. Cosa mi obietta il signor Melucci? "Così si rovina
l'immagine di Scanzano Jonico e non ci va più nessuno", più
o meno. E certo, signor Melucci! Se non ci fosse stato tutto questo
scampanìo di campanile, con accorrere di telecamere e missionari,
chi lo sapeva che a 900 metri sotto terra, tra strasicuri strati
di argilla e salgemma, c'erano le scorie? Così, adesso,
un tabù antiscientifico, perchè di questo si tratta,
è diventato un orgoglioso confalone da difendere con le unghie
e i denti, come fanno i ceceni con la loro indipendenza. Mentre
le scorie rimangono il problema, a dispetto di tutti i riformisti
all'acqua di rose che, quando hanno bisogno di una cobaltoterapia
per il loro cancro, non amano chiedersi che fine farà il cobalto.
'Capperi!'
vuole le scorie a Scanzano! (L.C., 25.XI.2003) DOCUMENTAZIONE
Si parla
tanto del nuovo disegno di legge sull'uso di stupefacenti
e la tossicodipendenze. Per noi la proposta
del Governo italiano è da bocciare. Per conoscere
il testo completo della proposta cliccare qui.
Giudicate
voi. CERTE VOLTE
Certe volte
mi stupisco di come certi libri e certi autori abbiano
il pressocchè unanime consenso che hanno. Con certi
autori pressocchè sconosciuti, con certi libri mai
ristampati, ancora stupore, ma opposto: com'è possibile
che tali preziose succulenze, tali folgori, tali struggenti
delizie si trovino a due euro su una bancarella? Com'è
possibile che un pressocchè unanime consenso degni un Antonio
Tabucchi e non degni un Enrico Pea? (L.C., 25.XI.2003) OMNIBUS
1.
Due
soldati vengono bloccati nella loro jeep da una masnada
di linciatori in un agguato di piazza, tirati fuori
a forza, pestati selvaggiamente e uccisi. Amen, fine della
notizia, ma meditiamo. Se uno dei due soldati fosse riuscito
a difendersi sparando, adesso non avremmo "Orrore Iraq" con
cui apre l'Unità di lunedì, ma un altro linciatore
fatto santo, eroe e resistente, come a piazza Alimonda.
2.
Siamo
troppo severi col Cattolicesimo, noi laici italiani,
pretendendo di coglierne vizio intrinseco di ipocrisia
nella misura di quanto i suoi fedeli siano peccatori,
divorzino e poi votino contro il divorzio veloce, vadano
a sentire il Papa e lascino il prato pieno di condoms usati,
difficilmente perdonino settanta volte sette, etc. etc.
Troppo severi col Cattolicesimo e troppo leggeri col Buddhismo,
ad esempio. Sono migliori i buddhisti, chessò,
Sabina Guzzanti? Vengono a venderti per strada quegli opuscoletti
zeppi di massime orientali tipo "l'insulto è peccato
pari all'omicidio", "conserva la mitezza nel retto agire"
e t'impregnano il cachemire di bontà e incenso, ma
poi sotto la tonaca arancione hanno quella micidiale satira
con una "fetecchia" sempre in canna, roba che pretenderebbe di
stendere un elefante. Appunto, sono migliori i buddhisti?
3.
La
teoria secondo la quale, oggi, un mafioso guiderebbe
il governo italiano ha rimediato un altro infortunio
empirico, dovendosi rassegnare al novero delle
teorie consolatorie nella condanna all'on. Cesare Previti.
Per chi solitamente va in estasi alla visioni delle
manette ai polsi dei propri avversari politici è
ben grama consolazione: la teoria mirava al boss. Grama
consolazione, anche perchè l'on. Previti non farà
un solo giorno di carcere, c'è da giurarci. I successivi
e più sereni gradi di giudizio dimostreranno che non
c'era nè possibilità nè finalità
corruttrice in quel passaggio di denaro: l'ennesima immoralità
senza profilo giuridico, perchè c'è un'altra
Legge per la santità e quella non spetta ai codici. Insomma,
la teoria non ha retto: prometteva un Berlusconi a mendicare
per le vie Roma e non ha saputo dare nemmeno un Previti in
galera. Chi è che ancora v'è affezionato? Giusto
chi deve farci lo spettacolo teatrale e chi deve scriverci l'ennesimo
istant book, per la pappa, il mutuo e il risarcimento danni ai
calunniati. (L.C., 24.XI.2003)
CALMA E GESSO
Sul problema dell’Iraq le migliori
intelligenze del mondo cercano di trovare una soluzione.
Molti sono degli sciocchi che parlano solo perché dispongono
di due corde vocali. Molti, benché intelligenti, non
sono attrezzati per suggerire comportamenti adeguati perché
sono degli idealisti: sono cioè quasi ciechi in un mondo
in cui bisogna saper vedere lontano. Ma molti altri infine, pure
disponendo d’intelligenza e cultura specifica (i polemologi e,
in misura minore, gli storici), non possono dire nulla di realmente
sensato perché non dispongono dei dati reali del problema.
Dei dati riguardanti la politica
internazionale dispongono, ma solo in parte, i governi.
Per l’Iraq, gli Stati Uniti dispongono di molti dati, ma
solo dal punto di vista americano. Ed ignorano certamente dati
importanti in possesso di altri Stati. Per esempio, oggi si
dice da più parti che gli anglosassoni hanno creduto
all’esistenza di armi di distruzione di massa esattamente perché
Saddam Hussein ha fatto di tutto per farglielo credere: ma, se
ciò fosse dimostrato, significherebbe che anche le più
grandi ed informate potenze del pianeta possono mancare di dati essenziali.
Tornando al presente, prima di
dare consigli agli Stati Uniti o, peggio, di condannarli,
si pensi che essi hanno le massime risorse in tutti i campi;
dispongono dei migliori esperti; dispongono della massima
quantità di dati riguardo all’Iraq attuale; hanno infine
il massimo interesse ad un buon risultato. Per conseguenza è
improbabile che un avvocato di Catanzaro o un neurologo di Mestre
ne sappiano di più.
È vero, anche i capi di
Stato, anche i capi degli Stati più seri sono capaci
di commettere errori. Anche grandi errori. Anche errori
catastrofici. Ma questo non ci deve indurre alla faciloneria o
alla presunzione. Francamente non abbiamo nessuna prova che un
avvocato di Catanzaro o un neurologo di Mestre o noi stessi
ne sappiamo di più.
Giannipardo@libero.it, 23 novembre
2003 Massima del giorno
Per la
gente il primo dovere di un uomo superiore è quello
di chiedere scusa della propria superiorità e di metterla
al servizio di tutti. Conviene far finta che si è d’accordo.
G.P. DISCUSSIONE SUL FUTURO DELL’OCCIDENTE
Un editoriale del “Foglio” dice
che alla contrapposizione comunismo-capitalismo si è
oggi sostituita una nuova inconciliabilità storica, la
“lotta per il potere sul destino comune, e bisogna prendere alla
lettera il rifiuto della società fondata sul mercato e
sul self interest, sull’individualismo democratico, da parte di quel
mondo che ha una visione carismatica, profetica e jihadista della
storia. E’ un bacino immenso, quasi un miliardo e mezzo di uomini
e donne distribuiti su diversi continenti e approdati in vario modo
in occidente”.
Questa visione catastrofista
è probabilmente azzardata. Non che i poveri non
invidino i ricchi e non augurino loro ogni male, non che manchino
o mancheranno, almeno per qualche tempo, dei poveri disgraziati
fanatici disposti ad uccidersi pur di uccidere, ma una simile
teoria nichilista non può estendersi alle masse. Le masse
non sono e non possono essere composte di eroi suicidi. Le masse
vogliono in fondo il benessere che invidiano agli altri, altro che
visione fanatica e religiosa.
L’anonimo autore dell’articolo
del Foglio direbbe forse che, finché le masse dei
diseredati non avranno raggiunto un certo benessere, rimarrà
in parecchi loro rappresentanti la tentazione e la volontà
di attaccare l’Occidente opulento: e questo costituisce un
grave pericolo. Ma neanche questo è del tutto vero. Si
pensi che se gli stati occidentali sono tendenzialmente invasi
da immigranti provenienti da paesi famelici, immigranti che potrebbero
anche divenire terroristi, è anche vero che questo pericolo
non sembra imminente in Svizzera. Perché? Semplicemente
perché, da sempre, la Svizzera ha accettato con difficoltà
gli emigranti. Li ha tenuti d’occhio e li ha facilmente espulsi, se
illegali. Dunque la conseguenza, se proseguirà il terrorismo,
non sarà che il terrorismo vincerà, sarà che anche
gli altri stati europei impareranno la lezione. E diverranno come
la Svizzera. Quella Svizzera che spesso abbiamo guardato storto, come
un paese razzista, schizzinoso ed eccessivamente duro con i non-svizzeri.
Diamo un esempio di come ci si
potrebbe difendere. Oggi, se in Italia si trova un immigrante
illegale, che ha bruciato il proprio passaporto in modo
che non si sappia dove rispedirlo (ammesso che si abbia la voglia
e la possibilità giuridica di rispedirlo), la conclusione
è che ce lo dobbiamo tenere. Domani, se si volesse evitare questo, basterebbe ficcare
in galera l’immigrante illegale fino al giorno (anche l’indomani)
in cui dichiarerà il suo paese d’appartenenza, al quale
sarà rispedito. Ecco, un simile provvedimento oggi farebbe
gridare allo scandalo ecc. Ma, appunto, ciò avverrebbe
perché non siamo sufficientemente invasi, sufficientemente
spaventati, sufficientemente risoluti a porre un termine al
problema.
Se gli immigranti fossero pochi
o comunque tutti noti, tutti schedati (con annessi dati
antropometrici), tutti con un lavoro ed una residenza, il
futuro potrebbe (potrebbe) avere un’altra connotazione. Si erigerebbero
dei muri intorno alla Fortezza Occidente Prospero e si avrebbe
finalmente un’entusiastica collaborazione con gli Stati Uniti
nel search and destroy dei terroristi e dei loro manutengoli nei
loro stessi paesi.
L’errore dell’articolista del
“Foglio”, a parere di chi scrive, è che si crede
che la pazienza dell’Occidente civile sia infinita e che dunque
esso è destinato ad essere vittima. Nulla di più
falso. Quando si ha fame o quando si teme di morire, si è
molto meno gentili, molto meno pazienti, molto meno scrupolosi.
Il governo algerino - e parliamo di avvenimenti contemporanei
- non usa certo i guanti, con i terroristi islamici che riesce
ad individuare. Né dobbiamo dimenticare la Seconda Guerra
Mondiale e suoi orrori, che tuttavia è stata una guerra
combattuta fra bianchi e civili.
Insomma anche noi siamo capaci
di essere carogne. Farebbero bene a ricordarselo, coloro
che ci sfidano.
Giannipardo@libero.it SME-MORATI
Riteniamo utile riproporre, dal libro- intervista di
Federico Rampini a Carlo De Benedetti, questo passaggio:
<<Il presidente del Consiglio, Bettino Craxi, fu informato
(della vendita della Sme, ndr) insieme ai giornalisti. Trattandosi
della dismissione di una grande azienda di Stato, il galateo
istituzionale avrebbe consigliato una procedura diversa.
Forse non aveva tutti i torti, no?
«Craxi mi fece sapere tramite
Giuliano Amato (allora sottosegretario alla presidenza
del Consiglio) di essere contrario all’operazione e di essere
offeso per aver letto la notizia sui giornali. E, in effetti,
era andata proprio così: Prodi, che aveva pessimi rapporti
con Craxi, aveva avvisato della vendita Sme solo il proprio partito
di riferimento, cioè la Dc. Sul principio aveva ragione
il leader socialista e io rimproverai a Prodi quella gaffe. Per
ricucire andammo insieme a Palazzo Chigi e in quella occasione
Craxi mi disse subito che il prezzo gli pareva inadeguato. Lui
odiava sia Prodi sia me, e un accordo tra noi due lo insospettiva
oltre misura. Sicuramente era convinto che nell’operazione ci fosse
una tangente per la Dc>>.
Federico
Rampini, Per adesso - intervista con Carlo De Benedetti,
Longanesi&C, 1999. MOLLICHINE
Espulso dall’Italia l’imam
di Carmagnola: finalmente ha pagato il conto. Il conto
di Carmagnola.
Mediaset ha querelato Sabina
Guzzanti. Giusto. Sabina è una stronza scervellata
e cretina, capace solo di calunniare e che non fa ridere nessuno.
P.S. Questi non sono insulti: è satira.
Per combattere l’antisemitismo
serve un Consiglio congiunto Ue-Israele. Così
come nell’automobile ci sono freno e acceleratore.
Rutelli: “Il ritiro dall’Iraq
sarebbe una fuga inaccettabile”. Un momento: anche se
l’ha detto Rutelli non è sbagliato!
Il generale Cabigiosu, consigliere
militare italiano in Iraq: “da un mese la situazione
è peggiorata”.Eh sì, abbiamo visto.
Il governo cambierà
il decreto che riguarda Scanzano Jonico ma non sa come
disporre delle scorie. E dire che alcuni lo chiamano “governo
di merda”.
Giannipardo@libero.it L’ AMICO DEL GIAGUARO
Il bilancio della Siria
ai tempi dell’amico Saddam era notoriamente imperniato
sul commercio di petrolio iracheno: 200.000 barili di greggio
di Bassora passavano ogni giorno, illegalmente ed in barba
all'embargo ONU e all’ “Oil-for-food”, attraverso l'oleodotto
Kirkuk-Banias.
Oggi che il regime di
Saddam è caduto, non ci sarebbe bisogno di una
guerra per far fuori il regime baathista di Assad: basterebbe
strangolarlo economicamente. Su questa linea, fin da subito,
si è assestata l’amministrazione
Bush.
In quest’ottica, un mese
fa, il Congresso USA ha messo in cantiere una legge
che autorizza il Presidente ad adottare sanzioni economiche
e diplomatiche contro la Siria finché non cesserà
di collaborare con il terrorismo e non porrà fine all’occupazione
del Libano.
Il 9 ottobre, per bocca
della portavoce del commissario Patten, abbiamo
appreso che l’Unione Europea, al contrario, “non prevede
di applicare 'sanzioni' contro la Siria ma vuole proseguire
nei negoziati con Damasco” .
Una settimana fa, le sanzioni
USA contro la Siria sono state definitivamente
approvate dal Congresso, con il sostegno trasversale
di entrambi i partiti in entrambe le Camere.
Oggi un lancio
Reuters da Damasco ci informa
che:
“Secondo alcuni
diplomatici occidentali La Siria spera di controbilanciare
le sanzioni USA affrettando la conclusione di un accordo
d’associazione con l’Unione Europea, dopo oltre sei anni di
trattative. La UE ha annunciato la settimana scorsa che l’accordo,
politico ed economico, verrà messo nero su bianco
"molto presto". Secondo gli analisti, l’accordo dovrebbe giungere
prima di fine anno”.
(ale tap., 22.11.03) J.F. KENNEDY
Oggi è il quarantesimo
anniversario della morte del presidente Kennedy.
Che cosa realmente è accaduto a Dallas il 22 novembre
1963 non lo sappiamo. Per anni centinaia di libri,
special televisivi, films, inchieste e controinchieste hanno
setacciato con minuzia ogni prova, ogni sospetto e ogni
intrigo, ma il mistero di che cosa realmente è accaduto a Dallas
continua.
Il mito di J.F.Kennedy,
anche.
(cp.
21.11.2003)
Baby dool e il burka
Rimarranno
antiamericani fino alla morte? A tutti i costi? Anche
fino ad abbracciare l'Islam, se costretti all'aut aut? Erano
comunisti, così dicevano col petto in fuori, nemmeno
un decennio fa. Già non credevano più che il paradiso
in terra si stesse
collaudando in Urss,
ma erano strasicuri che l'inferno in terra fossero
gli Usa. Rabbie impotenti e inconfessabili invidie imposero
particolare zelo nel deridere e nel detestare l'America.
Mica era facile. Ogni tanto il giovane Fassino cedeva a
quel viziaccio borghese del musical; quel bravo ragazzo di
Veltroni già incubava il virus kennediano; e anche la
molotov di D'Alema era confezionata a partire da una bottiglietta
di Coca Cola. Mica facile, ma ci si impose, insieme a quello
zelo, un'austera e dolente piega della faccia, una onesta
nevrosi ossessiva, il senso profondissimo della differenza.
Ogni tic da perdente nato divenne il segno distintivo del
buon'uomo; ogni vitalismo d'oltre oceano divenne un'americanata,
robetta volgare. Grimilde di Manhattan è una baldracca,
intesi? Intesi. Lo stato deve timbrare culla, cesso e tomba,
intesi? Intesi. Gli americani sono stupidi, rozzi e violenti,
intesi? Intesi, intesi, intesi. E per poter meglio odiare il nemico,
via!, farsi far male dal suo irresistibile potere seduttivo: intesi
veramente male. Al punto che, caduta Mosca, date due mani di vernice
alle sezioni, messo in soffitta l'album delle vergogne, l'arco riflesso
resta scavato nella merda secca, se mi si passa la citazione da
Majakovskij. Eccoli qui, ancora antiamericani, fino alla morte, for
ever. Convinti che "George Bush non è l'America", l'America
è il solito antagonista disadattato che lavora in un'università
del North Carolina e che tiene da anni un epistolario con Furio Colombo.
Eccoli qui, i talebani meglio dei neocons, per loro. Da sempre
ultraconvinti che tutto è più sexy ed elegante di
un baby doll, perfino un burka. (L.C., 21.XI.2003) Buon lavoro, Romano!
Più andrà
avanti il progetto di un partito riformista italiano
che raccolga Ds, Margherita e socialisti di Boselli e meno
ci sarà spazio per il tanto evocato Golem di una nuova
Democrazia Cristiana. Fin dalla sconfitta e dalla emarginazione
di Alcide De Gasperi, quel partito fu prevalentemente
guidato dalle sue correnti di sinistra, che volevano un paese
"sociale" e che potevano trovare alleati solo nella sinistra,
verso la costruzione di una "democrazia popolare". E' noto
come finì il primo tentativo, l'alleanza dei primi anni
sessanta col Psi; è noto come si logorò quell'asse
e chi vi contribuì in modo determinante. Nella convinzione
che i comunisti fossero "cristiani imperfetti", per dirla alla
La Pira, ma con buone speranze di conversione, la sinistra della
Democrazia Cristiana tentò un dialogo col Pci intorno alla
metà degli anni settanta, trovandolo nel massimo punto della
sua autoreferenzialità antropologica, ad incarnare la "differenza".
Le posizioni del Pci in politica estera, nonostante più
d'uno strappo con Mosca, rimasero indisponibili ad un netto schieramento
sul fronte occidentale nelle ultime e nervose asprezze della Guerra
Fredda, e la consacrazione del cattocomunismo italiano saltò.
La caduta del Muro di Berlino e la rottura degli equilibri interni
che ne esitarono in Italia generò un vuoto, che fu drammaticamente
occupato da una magistratura che si autonominò vicaria in cose
della politica e referente in cose della morale pubblica. La Democrazia
Cristiana si spaccò nel punto in cui la destra e la sinistra
interne non avevano più ragione di sopportarsi a vicenda: il
maggioritario. Il partito-stato esplose. La sinistra si raccolse attorno
a Romano Prodi ed è ancora lì, tutt'altro che rinunciataria
rispetto all'antico progetto di "democrazia popolare". La destra ha
trovato in Silvio Berlusconi e nella coalizione da lui guidata almeno
la speranza di quell'intento insieme moderato, cattolico e atlantico,
che fu di De Gasperi, pur digerendo spesso malissimo qualsiasi tentativo
genuinamente liberale, come privatizzazioni, federalismo, riforma dello
stato sociale, liberalizzazioni. Su questo lato, la destra della Democrazia
Cristiana parrebbe rimanere tetragona su quanto Amintore Fanfani ed
Aldo Moro non spensero in essa, perchè elementi di patrimonio
comune. Sull'altro, la sinistra non ha rinunciato al rendez vous coi "cristiani
imperfetti", fosse pure in una posizione oggi minoritaria. Così,
se gli uomini di Romano Prodi confluiranno in un costituendo partito riformista,
verrà meno nelle premesse ogni residua possibilità di rinascita
della Democrazia Cristiana. I sinceri liberali del centro destra non
possono che augurare "buon lavoro" a Romano Prodi. (L.C., 21.XI.2003) IL DIAMETRO DEI FAGIOLINI
Che mondo! Ancora bombe,
ancora attentati, ancora morti. Scrive Alber Caraco,
singolare e sfortunato scrittore ebreo morto suicida nel 1971,
“Il mondo che abbiamo è duro, freddo, cupo, ingiusto
e metodico, i suoi governanti sono o imbecilli patetici
i veri scellerati... il potere non è tale che di fatto,
è un ripiego a cui ci si rassegna... i ribelli trionfanti
non avrebbero altra scelta che essere i legatari delle tradizioni
sorpassate e degli imperativi assurdi. La farsa è finita,
comincia la tragedia”
A queste parole pensavo,
mentre il Parlamento della nostra cara e vecchia Europa
dibatte sul diametro dei fagiolini.
A questo pensavo leggendo
il resoconto dell’intervento che George Bush ha pronunciato
ieri a Londra, nel salone del palazzo Whitehall dove
nel 1649 fu decapitato Carlo I.
Il Presidente degli Stati
Uniti, senza tanti giro di parole, è andato
al cuore dei problemi accusando gli europei di non adoperarsi,
a differenza dell'America e della Gran Bretagna, «per
impedire che l'Onu scelga l'irrilevanza e muoia come la
Società delle Nazioni negli anni Trenta»; di
essere troppo morbidi con l'Iran, «che deve ottemperare
agli obblighi verso l'Aiea», l'Agenzia internazionale
per l’energia atomica; di non volere ricorrere alle armi «contro
le aggressioni e il male» anche quando non esiste alternativa;
di tollerare l'oppressione nei Paesi arabi - errore, ha ammesso
Bush, che commettiamo anche noi - in nome di una falsa stabilità
e, infine ha ammonito i leaders europei a <<ritirare
ogni simpatia, ogni sostegno per i dirigenti palestinesi che tradiscono
la causa del loro popolo» (Arafat) e ha chiesto di «combattere
l'antisemitismo, che avvelena il dibattito sul Medio Oriente».
Poi, oggi, George
Bush e Tony Blair nella conferenza stampa congiunta
tenuta a Londra poche ore dopo gli attentati che ad Istanbul
hanno ucciso almeno 25 persone, tra le quali diversi cittadini
britannici, hanno congiuntamente dichiarato: ''In Iraq resteremo
fino a quando sara' terminato il lavoro''.
E l’Europa? Cosa fa l'Europa?
Dov’è l’Europa? A misurare il diametro dei fagiolini?
(cp, 20.11.2003) VIVA LAS VEGAS
Valter Veltroni intervistato sul Riformista
di oggi:“Da quando Bush ha lanciato la sua offensiva unilaterale,
il terrorismo è più debole o è
diventato una minaccia permanente? Io temo che la risposta
giusta sia la seconda.”
Quindi secondo il sindaco
di Roma le tremila e passa vittime dell’11 settembre
2001 (e prima ancora le vittime degli attentati alle ambasciate
americane in Africa, e prima ancora la USS Cole, su su
fino al primo attentato al WTC)… tutta roba che non conta ‘na
ceppa, il terrorismo è “diventato una minaccia permanente”
soltanto dopo la guerra di Bush.
Ma la chicca è
in chiusura: dice il sindaco che bisogna “aprire
il confronto con l’Islam moderato, affrontando il tema
dei diritti umani, che si pone per il mondo islamico come
per Guantanamo e per la Cecenia” (complimenti
per l’equiparazione, très chic)“con
il giusto rispetto per i processi di lungo periodo. Perché
non si può chiedere a nessuno di passare da un giorno
all’altro dalla ‘‘ civiltà’’ del chador a quella di Las
Vegas”.
Non so a voi, ma a
me davvero sfugge cosa accidenti ci azzecca Las Vegas!
E in ogni caso, se proprio l’alternativa dev’essere tra
“il chador e Las Vegas”, non ho dubbi… e sospetto che oggi anche
nel “mondo islamico” parecchie persone, potendo scegliere,
non avrebbero dubbi. (ale tap. 20.11.2003) I cannibali alla riscossa
E' veramente arduo
capire a cosa mirasse il convegno dal tema "Riformismo
socialista e Italia repubblicana", organizzato dall'associazione
"Italianieuropei" e tenutosi a Palazzo Marini, in
Roma, lunedì 17 novembre. Mirava ad un approfondimento
dei temi che il riformismo di Bettino Craxi aveva sollevato
come sfida al Pci delle velleità egemoniche e delle pratiche
consociative? Bene, l'intento è andato eluso. Anche se
attenuata in qualche mite ellissi, Massimo D'Alema, copresidente
dell'associazione madrina del convegno, ha riproposto
l'ormai lisa vulgata berlingueriana: il Psi craxiano era una
banda di malfattori. E' vero, egli ha ammesso che oggi, di
quel Psi, più d'una idea può essere riciclata per
la costituenda Cosa Riformista, ma non s'è colto il segno
di quanto queste idee fossero proprio quelle contro che il
Pci degli anni ottanta avversava con violenza. Non s'è colto,
dunque, un intento rivalutativo della figura di Bettino Craxi,
primo passo per avvicinarsi a quelle idee con il rispetto dovuto,
quanto il tentativo di digerirne frettolosamente il mito, come in
un rituale di antropofagia: esorcizzarne lo spettro e assorbirne
le virtù. Ma se il convegno mirava anche soltanto a questo,
l'intento è andato egualmente eluso. Nella persona di Stefania
Craxi, una buona parte della carne socialista si ribella ad esser
masticata da un partito che è post (ma non anti) comunista.
Ma forse il convegno aveva altri scopi. Mirava forse a cercare un
più moderno baricentro socialista per questa Cosa Riformista a
venire, di modo che un travaso dei Popolari della Margherita dal Ppe
al Pse possa essere meno traumatico? Nemmeno ci è parso, perchè,
nel Pse, i Ds ci sono solo grazie all'intercessione fatta a suo
tempo da Craxi e i Popolari hanno già una casa europea, per
quanto la dividano con coinquilini italiani poco amati: di solito non
si abbandona una casa che si considera abitata da cuginastri intrusi,
per andarsene a vivere in subaffitto in un'altra così lontana
da quella. No, questo convegno non serviva ad allargare il Pse.
Serviva forse a creare evocazioni putative capaci di bilanciare
la forte propensione di qualcuno al mito del "blocco sociale"?
Serviva a stabilire un asse preferenziale con i socialisti di Boselli
nell'ambito delle liste uniche per le europee del 2004? Serviva,
infine, a chiudere definitivamente con la chimera italiana della
socialdemocrazia? Da molti, molti, molti segni non ci è parso.
C'è un'ultima possibilità, allora: forse il convegno
serviva a ridefinire un'entità culturale e politica dei Ds,
ormai stravolta da quindici anni di vere sconfitte culturali e di false
vittorie politiche, attraverso un'operazione revisionista, pur solo
di restyling. Nemmeno però ci parso che in questo il convegno
abbia mantenuto le promesse. Nulla di fatto, ancora una volta per l'irriducibilità
di pochi ma necessarissimi e prestigiosi socialisti, che non intendono
svendere nè lo stemma nè l'argenteria di famiglia,
in cambio di un'elezione al Mugello. Quasi parrebbe che questi irriducibili
sospettano che questa nuova Cosa Riformista voglia, sotto il ritratto
di Bettino, ridare smalto all'indimenticato cattocomunismo da
dimenticare. Sarebbe come far morire Craxi per la seconda volta,
e questa volta con Craxi anche il riformismo. O forse ogni
convegno organizzato da "Italianieuropei" aumenta di qualche copia
la vendita dell'omologa rivista? (L.C., 20.XI.2003) Tutto o niente
Scegliete il motore
di ricerca che più vi piace e guardate se vi
riesce di trovare una qualsiasi pagina web che contenga
contemporaneamente "diacetilmorfina", "benzoilmetilecgonina"
e "tetraidrocannabinolo". Zero, non troverete nulla.
Si tratta dei nomi chimici dei principi attivi psicotropi
dei preparati comunemente detti "eroina", "cocaina" e "hashish".
Tra chi parla in quella strana lingua (chimici, farmacologi,
tossicologi, ecc.), evidentemente non ce n'è uno solo
che sia riuscito a trovare una ben che minima correlazione (neppure
di raffronto), degna di lasciar segno in rete. Se c'è riuscito
in un qualche contesto, pur tassonomico e/o divulgativo, non ce
l'ha fatta proprio a mettere le tre cose nella stessa pagina.
Ora, rifate la stessa cosa con "Papaver Somniferum", "Erythroxylon
Coca" e "Cannabis Indica/Sativa": non otterrete che una scarsa
sessantina di pagine web, poche di pertinenza botanica, molte
di esoterismo bislacco. Insomma, anche tra i botanici, quasi
nessuno che riesca ad annodare un nesso significativo tra i tre
vegetali. Appena qualcuno tra i bislacchi. Ora, ripetete la
ricerca con "eroina", "cocaina" e "hashish": qualche migliaia di
voci. Provate a ordinarle per pertinenze, ed otterrete solo due
consistenti gruppi di riferimento: arte e politica. Insomma, i
soli a trovare significativi nessi tra le tre cose sarebbero solo
gli artisti e i politici. Ma se voi fate un'ultima ricerca su "pera",
"sniffata" e "canna", il cerchio si restringe e si abbrutisce:
ci troverete solo insulti a Gianfranco Fini. Questo o significa
tutto o significa niente. (L.C., 20.XI.2003) Bye-bye Mamour
<<Con
l'espulsione di AbdulQadir FadlAllah Mamour, il sedicente
imam di Carmagnola, il governo italiano ha formalmente
chiarito che d'ora in poi non permetterà a nessuno
di istigare e fare apologia del terrorismo nel nostro Paese>>,
inizia così l’articolo di Magdi Allam
sul Corriere della Sera (articolo non in rete) che prosegue:<<
Con quest'atto Pisanu ha definitivamente reciso il legame con
la politica delle intese sottobanco con il terrorismo mediorientale
che talvolta ha caratterizzato la politica italiana negli anni
Settanta e Ottanta... Stupisce tuttavia che ci sia ancora tra
i nostri politici chi continui a predicare cautela con gli estremisti
islamici ... il sedicente imam di Carmagnola o l’ex imam della
Grande moschea di Roma sono un pericolo per gli stessi musulmani....
Così come sarebbe ora che si prendesse coscienza che questo
terrorismo non è reattivo, bensì aggressivo... L’11
settembre del 2001 non è stato una reazione a alcunché.
E’ stato un atto di guerra deliberato. Lo stesso vale per la strage
degli italiani a Nassiriya. Non è stata il frutto di una supposta
«resistenza» irachena, bensì un barbaro attentato
terroristico...E’ un dato di fatto che l’Italia ospita una «struttura
integrale dell’islam radicale» che fa perno su una rete di
moschee egemonizzate da reti estremiste internazionali. Dove i
referenti sul piano ideologico sono i leader spirituali di Hamas,
del Hezbollah, dei Fratelli Musulmani e di Al Qaeda... Ecco perché
l’espulsione del sedicente imam di Carmagnola rappresenta uno spartiacque
nella strategia della sicurezza italiana. L’Italia non è
più disposta ad attendere che i predicatori dell’odio raccolgano
i loro frutti. E’ un primo passo nella giusta direzione. Che deve
essere seguito dall’intensificazione del dialogo con la maggioranza
moderata musulmana. Per dar vita a un islam italiano rispettoso della
legge e compatibile con i valori fondanti della nostra società.>>
23/11/03 Milano: Manifestazione
per Israele
Siete tutti invitati a partecipare alla
manifestazione "Con Israele, contro
il terrorismo, per la democrazia" che si svolgerà
domenica 23 novembre 2003 alle ore 15:00 a Milano in
Piazza Cairoli angolo Via Dante, organizzata
dall'Associazione Amici d'Israele Onlus con il Patrocinio
della Federazione delle Associazioni Italia
Israele. La manifestazione si svolgerà in contemporanea
a Torino e a Roma. Cliccate qui
per avere ulteriori informazioni
IERI
No, non voglio
spigolare sulla giornata di ieri. Voler dare resoconto,
tra il tripudio di bandiere e la marea della folla,
è impresa da matti. E' prova da non tentar nemmeno
se non si vuol restare impigliati nella guerra della
sedia da funerale, a cui sembra appassionarsi l'Unità;
oppure, lo scrive Libero, in quel
"Bossi che ha l'aria di uno del popolo, e se ne uscirà
dai recinti - unico - senza macchina e senza scorta: ci saranno
applausi per lui dai romani".
Preferisco
lasciare la parola a Platinette: nel suo blog scrive: "Non
ho niente da mettere in gioco: ideologie,strategie,gruppi
d'appartenenza, stile di vita o convenienze
amicali, sono una terra brulla e nell'aridità del
mio panorama non ho nessun germoglio da far crescere...Sto,
come un'inanimata statua venuta male, a cercare tra
le troppe, una ragione che mi ridia vita, semmai questo sia
ancora possibile...E' stato semplice, inaspettatamente,oggi,
partecipare al lutto: un Paese cui la compostezza è
quasi del tutto estranea, trova una forte,invadente motivazione,
nel ritrovarsi; non c'è l'Italia del pallone o se c'è
non è così caciarona come quando pompa l'allegria
per non dar vita alle proprie inutili malinconie, non c'è
la Pace a vessillo dei protestatari per mestiere cui la morte
in divisa ha tolto la forchetta dal piatto, non c'è l'avarizia
delle lacrime, quel patrimonio di tenerezza da spendere solo con
vittime bambine, e che oggi spiazza anche me. Non c'è
vergogna nella retorica, nel rispetto delle regole convenzionali
per il dolore , per i funerali: c'è una voglia
di partecipazione, e questo è il germoglio che anche
in me potrebbe rifiorire, per la cosa pubblica, per l'incontro
con protagonista l'interesse comune. Stamattina non ho avuto pudore
della mia voce rotta dall'avvenimento, spettacolarizzo me
stessa perché tra l'indifferenza e i "si ma però..."
scelgo la strada dell'abbandono e della civiltà della
suggestione collettiva, ben più utile" Grazie
Plati. (cp, 19.11.2003) Cave canem
Franco
Cardini ha scritto che i soldati morti a Nassiryah
serviranno all'Italia per pretendere di più
alla spartizione del bottino di guerra, trattenendosi
dal dire che quella strage è stato un affare per
il governo, ma comunque lasciandolo intendere. Per dare
forza all'impianto argomentativo se ne uscito con quella
storia dei soldati mandati a morire in Crimea da Cavour,
che piace molto pure a Enzo Biagi, visto che ce la scrive
almeno una volta all'anno. Dove finisce il solo apparente
cinismo dello studioso freddo ed impaziale di fronte ai fatti
della Storia e dove inizia lo stronzo? Domande più grandi
di noi. (L.C., 19.XI.2003) FRATELLI MARX
Un flop
clamoroso. Parliamo del forum sociale europeo di
Parigi, appena concluso. Poca gente, zero idee. Volete
una conferma? Eccovela, dall’Unità: “Quando parla Susan Gorge, ai forum, il silenzio
è totale. Lei è una donna di straordinaria
comunicatività e lucidità di analisi. È
un’americana, che vent’anni fa ha rifiutato il suo essere
americana ed è diventata cittadina francese. Ha
sostenuto, più o meno, questa tesi: tocca all’Europa il
compito che Marx assegnava alla Germania...” (qui
il testo completo dell’articolo)
Capperi!
(cp. 18/11/2003) Il vescovo e la terrorista
Il rimpianto è che se il mondo
fosse rimasto pagano e avesse continuato ad adorare
alberi e sorgenti, preferendo la misura alla
trascendenza e l’armonia ad ogni altra cosa, di
sicuro un tipo come questo monsignor Raffaele Nogaro
- <<quei ragazzi a Nassiriya sono
morti facendo la guerra... è un errore benedire le salme>>
- ce lo saremmo risparmiati.
La
storia è semplice, già replicata mille
e mille volte in altri mille e mille altari nelle
chiese di questa nostra cattolicissima Patria.
Con
la scusa del divino e di un mondo migliore,
i monsignor Nogaro puntano il dito, lanciano
anatemi, decidono guerre giuste e ingiuste, proclamano vinti e vincitori e quali morti benedire o maledire...
Un
poco come i brigatisti - questa Lioce che elogia la
strage di Nassiriya - anche loro, in nome
di un mondo migliore, puntano il dito, lanciano
anatemi, decidono guerre giuste
e ingiuste, proclamano vinti e vincitori e quali morti benedire o maledire...
In quale caverna metafisica si sono dichiarati
amore quelli “di un mondo migliore"? (cp,
18.11.2003) BRICIOLA?
Sull'Unità di martedì 18 novembre Marco
Travaglio ridà ad Alessandro Galante Garrone
l'onore che, a suo dire, gli sarebbe stato tolto
dal Domenicale e dal Foglio. Il Domenicale l'avrebbe
fatto menzionando gli scritti del "padre dell'antifascismo"
sulla "Rivista del Diritto Razziale Italiano" (1940),
con disinformata leggerezza di riscontro e con disinformante
capziosità di citazione; il Foglio l'avrebbe
fatto, invece, pubblicando senza commento l'ammiccante
lettera di un lettore (Sergio Carrara, 11.11.2003),
in cui si riportava la menzione del Domenicale. La speleologia
d'archivio di Marco Travaglio dà, qui, il
meglio del meglio: quegli scritti non dimostrano alcuna
supinità al fascismo del Galante Garrone, anzi,
lo farebbero ancor più "padre dell'antifascismo".
Ok, ho controllato, Marco Travaglio ha ragione: il giacobino
era vergine, il Domenicale è stato leggero, il lettore
del Foglio è un ingenuo coglioncello. E visto che,
già prima del Domenicale (archivio canta!), "Capperi!"
aveva fatto lo stesso errore di approvvigionamento
di fonte, chiediamo scusa ai nostri lettori. Però,
se lo trovate, leggete bene l'articolo dell'Unità
che ha convinto ad ammettere l'errore: sembra quasi che gli
scritti di Alessandro Galante Garrone siano andati a finire
su quella rivista solo perchè, sessant'anni dopo, Marco
Travaglio dovesse avere ragione del suo pane quotidiano. Riesce
ad essere sgradevole anche quando ha ragione, quell'uomo. La nostra
briciola è sua. (L.C., 18.XI.2003) Frammenti dal cestino
1.
(...) Certi sfizi, signori miei, noi ce li togliamo.
Sì, se ci va, ci fermiamo sulla piazzola
e con l'hi fi a tutto volume, con le portiere aperte,
balliamo un lento mentre Minghi dudu-dadadà. Se
ci va, sempre con le portiere aperte, ma su un prato dell'alto
Molise, ci fermiamo a sentire Massimo D'Alema che parla
a Radioradicale, di domenica mattina. Se ci va, lo facciamo
con un fiore un bocca, sbracati sui sedili di pelle assai baldracca
e gli stivali sul cruscotto. Noi, certi sfizi, ce li togliamo.
Ce li siam tolti. E per il vasto prato dell'alto Molise, si
spargeva la parola di Massimo D'Alema, fino a quel cavallo lì
lontano e fino allo stuoino alle porte del paesino e fino a quel
torrione dal quale, se vuoi, può immaginarla sparsa da
muezzim, questa parola di Massimo D'Alema. Qualche ultimo macilento
grillo, un sole pallido ma onesto, un olfattivo soundtrack di salvia
e, in questo, il verbo riformista aleggiare: sarebbe un anacoluto,
fessi, ma regge! (...) Quanto nervo dolente in quella voce, Dio!
Abbiamo morso lo stelo del fiore in bocca e abbiamo consonato la
lingua all'amarezza intrinseca di cotanto statista. Che sta scrivendo
i capitoli sabbatici della sua autobiografia, attualmente sta studiando
l'Opera Omnia di Bettino Craxi. In questo, gli sfizi se li toglie pure
lui. Lì, il deus loci di Carovilli ci ha augurato un bell'ictus.
(...)
2.
Dire sulla rete di una tv pubblica che il governo è
una banda di malfattori della peggior risma sarà
pure un'istigazioncella alla guerra civile, ma istigare
alla guerra civile è satira, e la satira è
sacra. Ergo: istigare alla guerra civile è sacro.
Mi è stato rifilato questo paralogismo per dimostrarmi
che ero stato una bestia a dire, come (ahimè!)
ammetto aver detto, che "l'Unità ha fatto metastasi
a Raitre". Raiot sembra un vhs allegato a l'Unità.
E' satira, quella di Raiot?
3.
Per più di quarant'anni, ogni volta che un comunista
diventava socialista, ogni volta che un socialista
diventava socialdemocratico, ogni volta che un socialdemocratico
diventava liberale, c'era sempre un funzionario
del Pci di secondo piano addetto a marchiare il trans
(chiamiamolo così, va) con uno sbrego di infamia.
Più si va verso destra e più ci si allontana
dal giusto. Similitudine argomentativa con la Picardi del
Paradiso dantesco. Uhmmm. (L.C., 18.XI.2003) PAPA AL MURO
Leggo che ieri il Papa ha parlato
del muro che Israele sta costruendo per difendersi dal
terrorismo palestinese. Brutta cosa quando perfino
un Papa mette in discussione uno strumento di difesa che,
come ricorda il premio Nobel per la pace Elie Wiesel <<non
ha causato la morte di nessuno, semmai ha salvato tante vite>>;
brutta cosa raccontare, tremante e vestito di bianco, la fola
che <<non di muri ha bisogno la Terrasanta,
ma di ponti>>. Che questa fola
la vada a raccontare, il Papa, ai famigliari di quelle
centinaia e centinaia di cittadini israeliani di tutte
le età massacrati al bar o su un autobus, dalle bombe umane
palestinesi. Eppoi, già so che le sue parole domani,
alla faccia dell’ informazione corretta su Israele tanto
invocata in questi giorni contro la disinformazione
certificata dai sondaggi, da domani saranno sulla bocca
di tutti i sinistrissimi antisemiti cattolici, comunisti
e no global di cui son pieni e nostri media. Eccoli,
già me li vedo i Casarini, gli Agnoletto i Di Liberto,
i Bertinotti, i Casatagnetti e le Rosy Bindi, a mani giunte,
faccia contrita, porta a porta: << il muro è disumano
e razzista... che scontino il peccato questi ebrei e
muoiano senza nemmeno difendersi o fiatare, l’ha
detto anche il Papa!>>.
Insomma, questa fola del ponte al posto del muro,
proprio mentre centinaia di chili di tritolo
fanno saltare in aria le Sinagoghe, il Papa
se la poteva risparmiare.
Come se non bastasse, ulteriore ipocrisia nell’ipocrisia,
sempre sul Corriere della Sera leggiamo che,
"mentre la Chiesa cattolica condanna pubblicamente
il <<muro>>, segretamente ne contratta
il percorso con l’esercito israeliano per ottenere l’inclusione
nella parte israeliana di conventi e altre istituzioni...”
Capito l’antifona di lor monsignori... (cp. 17.11.200 ESILIO per Pannella e AMMINISTRAZIONE
ONU in via di torre Argentina.
Gli analisti di varie tendenze per settimane
c'hanno spiegato che gli attentati in Iraq erano, sono, opera
da una parte di sbandati dell’esercito e dall’altra
di Al Qaeda (l'organizzazione terrorista che ha
rivendicato l’attentato di Nassiriya).
Anche Saddam, non controllando nemmeno i suoi uomini,
nella contingenza attuale, non conterebbe nulla,
mentre il vero problema rimane quello
di far funzionare il “Governo provvisorio" e via via delegare, all'auspicato governo
democratico del popolo irakeno, poteri amministrativi,
militari e politici.
Bene, leggendo le ultime uscite dei radicali,
confesso il mio imbarazzo.
Parlo, naturalmente, dei radicali italiani,
parlo di Emma Bonino, Marco Pannella, Daniele
Capezzone. Scontati come son scontate le prime
nebbie in val padana d’inverno, già all’indomani
del tragico attentato di Nassiriya, Emma Bonino l’aveva
dichiarato al Corriere della Sera: «Oggi
più di prima diventa necessario chiedere l’esilio
forzato di Saddam e la sua resa» (qui il testo
completo dell’intervista); subito dopo
Marco Pannella a Radio Radicale: «Oggi
più di prima diventa necessario chiedere
l’esilio forzato di Saddam e la sua resa»;
come si conviene, Capezzone, via Ansa: <<Occorre
comprendere che Saddam Hussein e i suoi sono
tuttora dei “belligeranti”: è nostro pieno interesse
(di occidentali, di amici degli americani, di partigiani
della libertà) rilanciare l’ipotesi di un suo esilio>>,
e poi, tanto per distinguersi anche nel lutto, nemmeno
il tricolore fuori dalla finestra.
Si, insomma, se tanto mi da tanto, a quando
l’esilio per Pannella e l’ amministrazione ONU in via
di torre Argentina?
(cp, 17.11.2003)
23/11/03 Milano: Manifestazione
per Israele
Siete tutti invitati a partecipare alla manifestazione
"Con Israele, contro il terrorismo, per
la democrazia" che si svolgerà domenica 23 novembre
2003 alle ore 15:00 a Milano in Piazza Cairoli angolo
Via Dante, organizzata dall'Associazione Amici d'Israele
Onlus con il Patrocinio della Federazione delle
Associazioni Italia Israele. La manifestazione si svolgerà
in contemporanea a Torino e a Roma. Cliccate qui
per avere ulteriori informazioni Massima del giorno
Chi si stupisce che qualcuno non mantenga l'impegno
preso è giovane. Chi si stupisce che l'abbia
mantenuto è maturo.
Giannipardo@libero.it MOLLICHINE
L'Iran minimizza: "Il plutonio non serviva per
le bombe atomiche". Serviva per fare giocare i
ragazzi.
Cossutta sostiene che i terroristi iracheni
che hanno ucciso i Carabinieri hanno ragione.
Invece aveva ragione Guareschi: se uno ha tre narici,
le avrà per sempre.
Berlusconi invita "per un giorno" a far tacere
le polemiche. Hopeless. Ma non lo sa che in un giorno
ci sono 1.440 minuti e ben 86.400 secondi?
A tre ore dall'attentato, Diliberto ha chiesto
le dimissioni del governo. "Chiedete e vi sarà
dato", ha detto qualcuno. Ma era divinamente ottimista.
Ciampi a Cheney: "Più spazio all'Onu in
Iraq". Sempre che abbia il coraggio d'andarci.
Il vicepresidente americano: "Siamo riconoscenti
all'Italia, alleato di prim'ordine". L'estrema
sinistra è d'accordo. Ordine nuovo.
Il Consiglio dei ministri di ieri ha dato il
via libera a 15mila assunzioni nella scuola.
Da un lato concorsi seri con pochi posti in palio,
poi a migliaia assunzioni gratuite di somari.
Le scorie nucleari finiranno in Basilicata.
Pecoraro Scanio: "Scelta scandalosa". E per evitarla
dicono abbia addirittura offerto casa sua.
Tokyo rimanda l'invio delle sue truppe Iraq.
"Non ci sono le condizioni di sicurezza". I
nuovi samurai fanno la guerra solo se non c'è
pericolo.
I vescovi democraticamente a favore del voto
agli immigrati. Come nella Chiesa insomma: unica
monarchia assoluta contemporanea.
Giannipardo@libero.it Che ce ne fotte?
Evidentemente non sono abbastanza liberato
come liberale, perchè ogni tanto cedo alla
tentazione sadomaso. Tutte le volte che mi succede,
sto vedendo Raitre. Per quella parte di blog che dovrebb'essere
diario privato, metto nel cestino un Ritorno a Carovilli
che mi sembrava un po' troppo intimista, e vi parlo di come
mi son sentito domenica, ormai tornato a Napoli da Carovilli,
alle prese con questa malsana tentazione, fino al mio totale
abbandono. (Legittimo chiedersi "che ce ne fotte?", fottetevene
quanto ve ne pare.) A notte fonda, in sequenza: Raiot, Tg3,
TeleCamere. Un trittico di dispense. Insomma, ho ceduto: noi
liberali staremmo affamando l'Italia; noi giudaico-massonici
staremmo martirizzando il Medioriente; noi del centro destra
saremmo costretti, nel tifo d'un talkshow politico, a sostenere
le sorti dell'on. La Russa, che sgranocchia noccioline mentre
polemizza con l'on. Castagnetti dall'ottimo antiforfora.
Datemi pure del fighetto, ma ho ceduto. Mi sono sentito, com'era
giusto, davvero stronzo e ho cominciato a chiedere: "Ancora...
ancora... sì, ancora...". (L.C., 17.XI.2003) BIMBA SULL’ISOLA DEI FURBONI
”I miei testi non saranno controllati, possono
decidere di chiudere il programma ma non di togliere
una battuta”. Queste le parole di Sabina
Guzzanti alla presentazione del suo nuovo programma
che andra' in onda per sei puntate, da domenica, alle 23.15
su Raitre. Insomma, ci risiamo, eccoli di nuovo (e
quando mai se ne sono andati?) i martiri di tivulandia,
eccoli quelli che si nutrono, vivono, di censura.
C’aveva già provato Dario Fo a lagnarsi preventivamente
per una censura mai avvenuta (in compenso erano
arrivate molte paginate di legnose e lagnose interviste
promozionali), eccoli quelli se non c’hanno la censura
non c’hanno l’odience, e dunque sono costretti
o a mangiare merda in diretta tv o ad inventarsela preventivamente,
la censura...
Lasciamo parlare Ricci, quello di Striscia la notizia,
uno che se ne intende:<< la Guzzanti...
i non dice la verita' o fa finta di dimenticarla:
a furia di mistificare, a volte ci si rende uguali o peggiori
dei personaggi che si vogliono colpire. Sabina e' brava e
per pubblicizzare il suo nuovo spettacolo e il suo volume
con videocassetta non ha bisogno ne' del martirio mediatico,
ne' di pugnalare alla schiena chi le ha sempre voluto bene''
E’ così che funziona la vita sull’isola dei
furboni...
(cp, 14.11.2003) I TRAVAGLI DEL GIOVANE TRAVAGLIO
Com’è buona norma della casa, in un articolo
sull'Unità dal titolo “Dagli
amici mi guardi Jahvé”
, Marco Travaglio, con la scusa di dare un
buffetto alla sinistra per “i ritardi nel riconoscere
i danni inferti da Arafat alla causa palestinese”,
in realtà se la prende prima con la “Casa
della Libertà paladina dello Stato d’Israele”
definita da Travaglio “una truffa che grida
vendetta”, poi con Giuliano Ferrara “oggi
più filoisraeliano di Saron” ieri, su Panorama,
quando era il direttore, “pubblicò un simpatico
articolo sulle origini ebraiche di molti finanzieri.”,
e l'altroieri, quando “uscì
dal Pci torinese” lo fece “sbraitando contro un assessore
del suo partito che non voleva dedicare un concerto di Berio
alle vittime di Sabra e Chatila” , quindi, -poteva
mancare?- Silvio Berlusconi che “riabilita Mussolini,
confonde i confinati con i turisti, dimentica le leggi razziali
e le deportazioni di massa, prende in giro la comunità
israelitica” .
Insomma, la solita fuffa antiberlusconiana; un
poco come Enzo Biagi che, anche quando scrive di
tortellini bolognesi, non può fare a meno
di infilarci la sua invettiva contro Berlusconi.
Normale amministrazione, dunque. Ma Piero Sansonetti,
editorialista dello stesso giornale fondato
da Gramsci, legge l’articolo e, a parte Berlusconi,
quel buffetto per “i ritardi” della sinistra non va proprio
giù, dunque: “Caro Marco Travaglio,
ho letto il tuo articolo su Israele e la Palestina.
Non m’è piaciuto. Io temo che oggi in Italia si stia
facendo strada un rischio serio: quello che dilaghi
un robusto sentimento antipalestinese...” e poi via
con una sbrodolata dei soliti luoghi comuni antisraeliani,
qui
il testo integrale dell'articolo.
Travaglio a sua volta
risponde e, lasciando per una volta a casa il “metodo Biagi”,
scrive: <<Israele,
da anni, subisce una strage delle proporzioni
di piazza Fontana ogni settimana. Pensiamo a come
reagiremmo noi, al suo posto. Altro che muri. La contabilità
dei morti dell’una e dell’altra parte non è una risposta:
le rappresaglie e i raid d’Israele, per quanto tragici,
sono atti di guerra che mirano a stanare e colpire terroristi
veri. Gli attentati degli uomini-bomba puntano alle popolazioni
civili e uccidono soltanto cittadini inermi, ebrei e
arabi. Sugli autobus, nei ristoranti, nelle discoteche...
L’occupazione dei Territori non è frutto
di una «abitudine» di Israele, ma di una
serie di guerre difensive contro gli Stati arabi
che per quattro volte in trent’anni tentarono di
cancellare lo Stato ebraico dalla carta geografica, violando
la risoluzione Onu n.181 del 1947 che spartiva
la Palestina in due stati: quello ebraico (che nacque)
e quello arabo (che non nacque perché arabi e palestinesi
aggredirono subito Israele per annientarlo e «ricacciare
a mare gli ebrei»). Infatti i Territori non
sono stati mai annessi, e quando qualcuno - come l’Egitto
- ha voluto fare la pace, sono stati restituiti. La Storia,
purtroppo, è lunga e complicata. Oggi sarebbe il
caso di ripartire da zero e tutti auspicano la nascita dei
due Stati. Ma è significativo che nel 2003 i palestinesi
lottino ancora per avere ciò che avevano già nel
1948 e rifiutarono armi in pugno. E chi conosce quei luoghi
sa che oggi gran parte degli israeliani ha accettato l’idea
dello Stato palestinese, mentre la maggior parte dei palestinesi
non ha ancora accettato l’idea dello Stato ebraico.>>.
Che dire? Bravo Marco Travaglio! (cp, 14.11.2003)
Rumori di stagione
1.
I parenti dei ragazzi morti a Nassiriya, cogli
occhi gonfi in un compostissimo dolore, sono gli
unici che riescono a trovare il coraggio della verità
davanti alla lucina rossa della telecamera. Del proprio
marito, fratello, figlio, genero dicono: "Era
la sua vita. Era il suo mestiere. Era lì perchè
così aveva deciso il Parlamento del suo paese. Era lì
per aiutare un popolo a riacquistare libertà e democrazia.
E' morto per mano dei terroristi". Poi arrivano nei
tg i Diliberto, gli Alfonso Pecoraro Scanio, gli Enzo Bianco,
nei talk show i Gino Strada, i Luciano Violante, i Cesare
Salvi, nelle schermate di Internet qualche scarto di pacifismo,
qualche disobbediente, qualche antagonista da centro sociale.
E parlano. Dopo, tutto è ancora più chiaro, se
possibile.
2.
"Abbiamo gli occhi pieni di lacrime e il cuore
pieno di rabbia" dice il generale dei Carabinieri
da Nassiriya. Al massimo si potrebbe sussurrare
un "anch'io". Ma la mattina dopo, fresca di coiffeur,
Mme V. ci fa le chiose sopra: "Qui la parola 'rabbia' probabilmente
vuol dire un immenso senso di impotenza o di frustrazione,
un brancolare nella nebbia e nel vuoto...". Mme,
lei fa confusione: questo sarà il suo climaterio,
non è la 'rabbia' di un carabiniere.
3.
Togliete le uova che ci avete avvolto dentro
e andate a rileggere l'Unità di giovedì,
pagina 29. Ci troverete Paolo Villaggio che
dice la sua, leggetela, vi cadrà l'uovo di mano.
Morto Fellini, questo è buono solo a raccontare
le solite barzellette sui carabinieri. (L.C., 14.XI.2003)
"Capperi!" ha la
morte nel cuore e di rabbia e dolore se
ne tace.
Mollichine
Speriamo che il kamikaze che ha ucciso i Carabinieri
non sia un terrorista palestinese. Se no avrebbe
ragione lui e torto i Carabinieri morti.
La Russa perplesso sul voto di fiducia per le riforme.
"Serve solo contro l‚ostruzionismo delle opposizioni".
Appunto: An e Udc.
Una proroga delle indagini su tale Berlusconi Silvio,
di cui si è avuto recentemente notizia,
è stata chiesta dalla procura di Milano.
Fassino: "Nessuno è escluso dalla lista unica
per le europee". Di Pietro è un "nessuno".
Bossi ha definito "una troiata" la possibilità
di un appoggio esterno al governo da parte di An e Udc.
La fredda eleganza di linguaggio del Nord.
Prodi ha scritto: "Uniti vinceremo le europee" e
poi, accusato di occuparsi di politica italiana
ha replicato che parlava all'Europa. L'Europa vincerà
le europee. Contro chi?
Fini in Israele dal 23 al 26 novembre. Per fortuna
va lui. Andasse Berlusconi, per amore d'Israele
direbbe qualcosa che tutti interpreterebbero come
apprezzamento per i campi di sterminio.
Roberto Morandi durante l‚udienza preliminare
del tribunale del riesame ha rivendicato l‚appartenenza
alle Brigate rosse. Rivendicato? E chi gliela
voleva togliere?
Massima del giorno: Chi porta
un distintivo onorifico delega ad esso la
prova del proprio valore.
Gianni Pardo 12.11.2003 «These fragments
I have shored against my ruins» (T. S. Eliot, «The
Waste Land») uno spreco, come
quei combattenti e reduci della conservazione
che ancora discutono per non discutere di "riforma
della giustizia" attaccandosi con le unghie
ai minimi appigli di giornata: preferisco un'ala di
pollo!
ho navigato tutto il giorno in un mare di tette
e tartine, il sogno comincia ora
oggi il "genio immagnifico" di Luigi Castaldi (come
lo definisce Ferrara su Il Foglio)
dovrebbe rifornirmi, per un incantesimo fuori dall'ordinario,
di fate dai capelli verdi e dall'ombra leggera
...
Comunque ricorda: i sogni non perdonano, le melanzane
si!
sballottato, come dice il poeta, "fra noia e mania
di vivere", vorrei ali di jet per volare nel nuovo
mondo e scrivere in cielo "God bless culatello and
chianti" e poi atterrare tra la N. e la Y.
invece son qui, tra nuvole basse e pietre antiche,
alle prese con questo tenerissimo filetto di manzo
frattanto m'accontento.
(cp, 12.10.2003) In nome di Giansenio Il definire "terrorismo" la resistenza
cecena all'occupazione russa, come
ha recentemente fatto Silvio Berlusconi, improvvisandosi
avvocato di Vladimir Putin per una parcella
da un euro, vale almeno quanto il definire "resistenza"
l'abbattimento di un elicottero Usa in Iraq, con
la morte di quindici soldati americani, come
ha recentemente affermato Giovanni Berlinguer,
cui volentieri Saddam Hussein pagherebbe un'eguale
parcella da un euro. Eppure è chiaro che i due
legali difendano due postazioni politiche ed antropologiche
davvero distanti, come dimostra il fatto che
per il primo quell'elicottero abbattuto è "terrorismo"
e che per il secondo la presa del teatro Dubrovka è
"resistenza". Il metodo, però, rivela che gli
avvocati di Vladimir Putin e di Saddam Hussein hanno
frequentato lo stesso seminario gesuita, dove a gogò
si recita da sempre "todo modo es bueno por hallar la voluntad...".
Poi dice che uno diventa giansenista. (L.C., 11.XI.2003) Frittata di maccheroni
Se Massimo D'Alema era un maestro del
risotto, Piero Fassino rivela il meglio di
se stesso nella frittata di maccheroni che,
come sanno i veri intenditori, dev'essere
fatta con gli avanzi del giorno prima, così,
"uniti per unire". Avete visto che ricetta
per il 2006? La cosa riformista, mantecata,
e poi Di Pietro, e poi Bertinotti, e poi... Avanzi
del vecchio centrosinistra, ma rifritti. Buon appetito
a tutti.
(L.C., 10.XI.2003)) Non sempre Ferrara la passa
liscia: tapiro! M'è piaciuto assai quel
<<non la passerà liscia>> di Sandro Bondi rivolto, in Parlamento,
a Luciano Violante. M'è
piaciuto assai, oggi su "Il Giornale"
(articolo non in rete), Filippo Facci
che, rivolto ad un Giuliano Ferrara sculacciatore
di Bondi (<<brutta frase...minacciosa... un
aizzamento verbale... linciatoria>>),
scrive: <<il vero pericolo, in questo
paese eternamente impantanato dal passato oltretutto
più recente... è che Violante
la passi effettivamente liscia.>>.
O no?
(cp, 09.11.2003) Sanremo 1966 Risuonava giorni fa nelle parole
dell'onorevole Luciano Violante, alla Camera
dei Deputati, il noto refrain "nessuno mi
può giudicare, nemmeno tu" (Sanremo
1966). Dentro più d'una delle nostre
coscienze rispondeva il coretto di contrappunto
"la verità ti fa male, lo so". (L.C.,
9.XI.2003 LIBRO & MOSCHETTO
Leggo sempre di malavoglia Umberto Eco,
in verità non son mai riuscito
a terminare un suo libro... forse, se ricordo
bene, solo un libretto sulla
fenomenologia di Mike Bongiorno... eppoi,
i suoi saggi di semiotica li schivo con vero
piacere: troppo integrati o poco apocalittici...
Di fronte agli articoli su
mensili, quotidiani e settimanali,
poi, mi comporto come quando per
strada incontro quelle macchinette che servono
a controllare la velocità delle auto, insomma
se leggo la firma Umberto Eco volto pagina,
cambio strada.
Al contrario mi piacciono
i titoli, dei suoi libri, dei suoi
saggi, dei suoi articoli: “Il nome della
rosa”, fenomenale; “Il pendolo
di Foucault” accattivante; “Diario
minimo” furbetto; "Questo è
certamente un regime" ( Micromega n. 4/2003),
divertente; "Si stava meglio quando si stava
peggio" (Espresso n°46/2003, articolo non
disponibile in rete se non a pagamento) nostalgico.
Quest’ultimo titolo m’è
piaciuto assai ... quanto al contenuto,
semioticamente giudicate voi:
<<...Una democrazia imperfetta non prevede
che le sedi dei giornali di opposizione vengono
incendiate e i direttori spediti al confino. Basta
diffondere la sensazione che ogni critica
meno che garbata possa armare la mano di un fanatico......
una dittatura perfetta organizza direttamente l’attentato,
per potere poi annientare l’opposizione.
La tentazione di fare questo gioco può talora
nascere dall’elaborazione del lutto... e così
, quando qualcuno (qualcuno? ma non erano le BR?
ndr) ha ucciso Biagi, qualcun altro ha ricordato
che Cofferati aveva pronunciato parole severe nei
confronti del suo progetto... non era vero, Cofferati
aveva parlato quando Biagi era vivo (sic)...
ma capisco... quello che preoccupa è che invece
qualcuno possa dirmi “non criticarmi, perché poi
se qualcuno mi farà del male sarà stata
colpa tua!”... questo è ricatto bello e buono ...
per queste ragioni appare singolarmente preoccupante l’atmosfera
... che oppone l’Unità a Giuliano Ferrara... il messaggio
viene raccolto, e c’è stato chi ha affermato
che l’Unità dovesse essere chiusa... tra gli
anni Quaranta (Quaranta? ndr) e Sessanta ... nessuno
degli uomini di governo di allora... ha mai auspicato
che per questo l’Unità dovesse essere chiusa.
Che si stesse meglio quando si stava peggio?>>
Ah si, che belli quegli anni
Quaranta...: Libro e moschetto,
eco perfetto!
(cp. 08.11.2003) Telenovelas 'L'isola dei famosi è una colossale
truffa? Così scrive Panorama.
Il settimanale pubblica il resoconto di
un suo inviato sul set del reality show, giunto
all'ull'utima puntata, di Raidue.
Il programma non sarebbe
in realtà girato su un'isola ma
su una spiaggetta niente affatto deserta
nel parco nazionale de Los Haitises, nella
repubblica Dominicana.
La zona è abitata oltre
che dai famosi, anche dalle troupe
del programma (complessivamente oltre
cento persone), dal fotografo di scena e
dai medici che vivono e mangiano in una casetta situata
al lato delle capanne dei concorrenti, parlano
con i famosi, li mettono in posa e decidono le
scene di crisi, di gag, di conflitto, a seconda di quanto
stabilito da un preciso copione.
I famosi vengono inoltre
aiutati a sopravvivere, la produzione
fa trovare loro cibo supplementare
quando le loro condizioni diventano critiche.
Insomma, un poco come
la telenovela del trio Costanzo-Turco-Mussolini...
(cp, 08.11.2003) L'epistolario Prodi-Moretti
Con una lettera in prima pagina sulla
Repubblica di giovedì 6 novembre Romano
Prodi tranquillizza Nanni Moretti. In un'altra
lettera, allo stesso giornale, il regista
prestato alla politica, facendosi portavoce
dell'elettorato del centrosinistra (non si capisce
a che titolo di investitura), aveva espresso
"una richiesta semplice e precisa: trovare un modo
per stare tutti insieme, intorno ad un programma capace
di individuare temi forti e condivisibili". "Non tema
Moretti" scrive Prodi; promette "una partita di
attacco a tutto campo, di movimento, impeto e fantasia";
sopra tutto, sottoscrive a nome della costituenda
Cosa Riformista un impegno, vago e perciò pericoloso,
su alcuni punti che erano sollevati dalla lettera
di Moretti: "legalità internazionale,
pace, difesa dello stato sociale, tutela dell'ambiente,
difesa del pluralismo dell'informazione". "Come non
essere d'accordo con lui?" scrive Prodi.
Siamo sicuri che, per "legalità
internazionale", il girotondino non intenda
il rilancio di quella costosa e inetta burocrazia
dell'Onu che si è rivelata incapace di neutralizzare
Saddam Hussein prima dell'intervento alleato
in Iraq? Siamo sicuri che, per "pace", il
Moretti non intenda la solita pelosa carità senza
se e senza ma? Siamo sicuri che per "difesa
dello stato sociale" non intenda l'arroccamento
conservatore a tutela di privilegi insostenibili di
fronte alle sfide della modernità? Siamo sicuri
per "tutela dell'ambiente" il Nanni non intenda il
cocciuto rifiuto di ogni potenziamento infrastrutturale
che dìa all'Italia un livello competitivo nel
crocevia europeo nord-sud e (sopra tutto) est-ovest?
Siamo sicuri che per "difesa del pluralismo dell'informazione"
non voglia intendere il solito proposito espropriativo (e dunque
punitivo) verso il leader della Cdl?
Ma, ancor prima e ancor di più,
siamo sicuri che su questi punti Romano
Prodi e Nanni Moretti intendano la stessa cosa?
Se sì, cos'ha di nuovo questa Cosa Riformista
che non sia la carrozzeria per un'ennesima
"gioiosa macchina da guerra"? Se no, come
farà Romano Prodi a governare contro la doppia
opposizione di un centrodestra votato da mezz'Italia
e della solita piazza chiassosa, velleitaria e
massimalista? (L.C., 7.XI.2003) feed back
1.
Modererò i toni per il rispetto
che si deve anche al peggior uomo, se morto.
Ma vorrei ricordare, con rispetto e garbo, che
il tanto celebrato Alessandro Galante Garrone
fu anche il giudice antisemita che mostrava fervoroso
talento nei suoi articoli giuridici sul Rassenrecht
e sulla procedura di "rapido e definitivo
accertamento della razza", pubblicati nel 1940 dalla "Rivista
del Diritto Razziale Italiano", se ricordo bene
nei numeri di marzo e di agosto. Al confronto, anche
un Savoia diventa un Perlasca. Ciò nonostante: capo
chino di fronte alla morte!
2.
"In troppi servizi della Tv s'avverte
almeno un pregiudizio sfavorevole verso
Israele che induce inquietanti distorsioni" scriveva
trent'anni fa Carlo Casalegno (La Stampa,
13.3.1973). Quel "pregiudizio sfavorevole"
di trent'anni fa è stato lungamente lavorato
fino alle magistrali rifiniture di Sciuscià.
Perchè stupirsi, oggi, che ci sia tanto
odio verso Israele? Non s'era detto che i sondaggi
sono feed back della propaganda e sua prova del nove?
3.
Nei panni di Silvio Berlusconi non mi
sentirei granchè onorato dalla pur assai
suggestiva, e certamente affettuosa, definizione
di "icona pop alla Andy Warhol", sulla quale Giuliano
Ferrara ritorna per la quarta volta, se non ho perso
il conto, stavolta nella posta sul
Foglio del 6.XI.2003 . L'immagine risente
in modo evidente di qualche frettolosa
impronta (il Mao di casa Mughini, ad esempio),
ma non tiene conto della seriale e spesso sciatta
ritrattistica warholiana di molti cummenda, da
Versace a Prada (ma, se non ricordo male, anche De Benedetti).
D'altronde, anche in ben altro e miglior Rinascimento,
il committente del ritratto era il mercante e non
il condottiere. Forse è ancora troppo presto,
ma del Warhol che tanto piace a Ferrara non rimarrà
nulla, se non nel novero documentario. Non era un
artista, era un grafico, e neppure di tecnica molto
pulita: l'ottimo Trombadori ha ragioni da vendere, e
non sono tutte snob. (L.C., 6.XI.2003) "Tab'an ahsan"
Sull’ultimo numero
di TIME
Magazine :
inchiesta sull’Iraq liberato condotta in
collaborazione con ABC News attraverso
tutto il paese, visitando oltre 30 città ed
intervistando più di 600 irakeni delle più
disparate estrazioni sociali.
L’esito: La sicurezza, che quasi tutti
gli irakeni indicano come la loro primaria
preoccupazione, è di gran lunga migliore
nel nord e nel sud del paese di quanto non sia
nella capitale. C’è molta più elettricità
disponibile, fuori Baghdad . Praticamente non
ci sono più tagli energetici nel Sud, regione
che prima della guerra si vedeva spesso
razionata l’elettricità a sei ore al giorno o anche
meno. Le scuole per lo più sono tornate alla
normalità, ed il commercio è in pieno “boom”
per via dell’afflusso di merci attraverso le frontiere con
la Turchia e con il Kuwait. La presenza militare delle truppe
USA nel Nord e di quelle britanniche nel Sud è di gran
lunga meno visibile di quanto avviene per le truppe USA a Baghdad
e dintorni. Nonostante le sporadiche imboscate, le truppe
straniere godono di una abbondante tolleranza da parte dei
locali , che tendenzialmente li vedono come un male necessario
fin tanto che non si sarà insediata un’amministrazione
irakena credibile. Molti si lamentano per l’aumento del banditismo
di strada, per il lento incedere della ricostruzione,
per l’aumento dei prezzi, e per la diminuzione dei posti
di lavoro in parte dovuta allo scioglimento, da parte degli USA,
del vecchio apparato governativo e militare irakeno. Ma
quando alla gente, a Nord come a Sud, vien chiesto se la vita
è migliorata in seguito alla guerra, la risposta, in arabo,
spesso viene automaticamente: "Tab'an ahsan" ("Naturalmente,
meglio").
(ale tap., 05.11.2003) Cossigate
Dall’intervista a “Il Giornale “ (articolo
non in rete):
<<... il buon Caselli ... è
persona troppo modesta per far risalire
a lui la responsabilità...del complotto>>;
<<...sia Caselli che Violante...
certamente i due si vedevano con
l’allora segretario torinese del PCI Giuliano
Ferrara, per concordare strategie
e tattiche...>>;
<<Virginio Rognoni, soprannominato
“il Corvo”... >>;
<< nel corridoio della Camera...
Violante gli scoppio di fronte in lacrime
dicendogli:” Che cosa sono stato costretto a fare
contro il migliore di voi...”>>;
<<Il grande autore della strategia
giudiziaria degli ultimi vent’anni...
Luciano Violante>>;
<<Io consiglierei agli amici
della Casa delle Libertà, che
ora sono larghi di elogi nei confronti di Andreotti
e della Corte di cassazione che lo ha mandato assolto,
di stare attenti! Perché ... la sinistra militante
ha già colto un punto debole: la differenza
di comportamento processuale tra Giulio Andreotti
da un lato e Silvio Berlusconi &C, dall’altro>>
(cp.4.11.2003)
Splendido pezzo di Matteo G. Brega
su "Il Domenicale"
, "Condannati ad essere tutti uguali":
"La politica sopravanza il
pensiero in una corsa all'accaparramento
di posizioni legittimanti..."
(L.C., 4.XI.2003)
600
"Per ciascuno dei
seguenti Paesi, dite se, a vostro giudizio,
esso rappresenta o no una minaccia per
la pace nel mondo" (Eurobarometro Flash n.151,
pag.78). Ora, lasciate stare quel 59% dei 7515 intervistati
che risponde "Israele"; lasciate stare
anche quel 53% che risponde "Usa"; trascurate anche
quel 16% che trova minacciosa la Somalia. Scorrete
la lista verso il basso, dove c'è quell'8% che
risponde "Unione Europea": per circa 600 europei su
7515 è l'Unione Europea a costituire "una minaccia
per la pace nel mondo". Come facevano a sapere in anticipo
i risultati del sondaggio? (L.C., 4.XI.2003) IL
SENSO CRITICO
Il senso critico abbisogna dell'intelligenza
ma non è solo intelligenza. Questa
opera al meglio se non è influenzata
dall'emotività ed opera male se dall'emotività
è influenzata, il senso critico invece
è refrattario alla suggestione. Ecco perché
Bertoldo arriva a conclusioni giuste che possono
sfuggire all'idealista intelligente.
Freud ha usato il caso di Edipo per
denominare un complesso. Nello stesso
modo, il personaggio eponimo del senso
critico è quel bambino che, nella favola
degli abiti nuovi dell'imperatore, mentre
tutti lodano quello che non vedono, grida: "Il
re è nudo!"
Il senso critico dipende in primo
luogo dall'onestà. Se qualcuno,
dinanzi ad un quadro di Picasso, ci chiede:
"Bello, vero?", non bisogna rispondere
sì, se ci pare brutto. Quand'anche tutte
e venti le persone con cui si è andati
a vederlo lo trovassero bello, bisogna insistere:
"A voi sembra bello e a me no. Sarò una
bestia, ma lo trovo brutto". Se non si ha quest'onestà,
se si cederà alla confortevole tendenza
ad allinearsi all'opinione dei più, non
si avrà mai senso critico. L'avrà solo chi
è disposto a correre il rischio di rimanere isolato.
Il senso critico dipende infatti
anche dal coraggio. Se un sacerdote
si convince che Dio non esiste, non
è che sia affare da poco modificare la
sua vita in conseguenza di questa idea. Ma se rinuncia
a seguire le proprie convinzioni rinuncerà
anche ad avere senso critico.
Ovviamente, a forza di resistere
ad ogni suggestione "buonista" si
rischia il cinismo ma, come ha detto un comico
americano degli Anni Trenta, "il cinismo
è solo un modo sgradevole di dire la verità".
E nessuno ci ha mai assicurato che essa debba
essere bella. Né che, se brutta, sia
per questo meno vera.
Il senso critico è la capacità
di accettare le obiezioni del buon senso
a preferenza di argomenti anche intellettualmente
suggestivi. Ovviamente si parla
di quel buon senso che corrisponde alla ragionevolezza,
non al semplice conformismo. Se una teoria è
bellissima, se è esposta da un uomo erudito,
celebre, magari con una bella barba, ma non funziona
in pratica, lo snob intellettuale darà la colpa
alla pratica, la persona che ha senso critico rimarrà
scettica.
I casi in cui è poi facile e
senza rischi esercitare il senso critico
sono numerosissimi. Come si può credere
che qualcuno abbia la capacità di
predire il futuro, in cose complicatissime
come l'amore, se nessuno è capace di dire
se, fra una settimana, la Borsa sarà salita
o scesa? Qui si tratta di sì o no, di numeri,
di denaro e c'è da arricchirsi in brevissimo
tempo. Ciò significa che qualunque manzia
è una sciocchezza. E se è vero che non
tutti quelli che vanno da maghi, chiromanti e guaritori
sono dei cretini, bisogna pur pensare che in loro manchi
proprio il senso critico.
Il senso critico
è collegato alla saldezza
delle proprie convinzioni. Se, pur avendo studiato,
sto ad ascoltare qualcuno che mi racconta
come un uomo abbia sfidato e vinto la gravità,
riuscendo a volare agitando le braccia,
è chiaro che non ho capito niente di fisica.
Chi crede nella forza di gravità non può
credere una favola del genere neanche se la vede. Se
la vedesse, dovrebbe infatti dedurne che sta sognando
o che un illusionista è riuscito ad imbrogliarlo.
Perché è sicuro: nessuno ha vinto
la forza di gravità.
Il senso critico nasce dall'incapacità
d'essere impressionati e dall'abitudine
di raffrontare i dati di un problema con
dati culturali di cui si è sicuri. Esso
nasce dalla capacità di esaminare le
obiezioni che solleva la nostra mente e, nel caso
si rivelino fondate, di dar retta ad esse
piuttosto che ad ogni altro elemento quale l'autorità
di chi afferma qualcosa, il desiderio di crederci,
la paura di non crederci e qualunque altro
elemento emotivo.
Si ha senso critico quando si ha
l'intelligenza di identificare un errore
e il coraggio di trarne le dovute conseguenze.
(Giannipardo@libero.it , 3 novembre
2003) P.S. Allego due testi,
che potete anche non leggere (per leggerli
cliccare qui), uno che
allinea una serie di idee che mi piacerebbe cessassero
d'avere corso legale, e uno in cui ho esercitato
il mio senso critico sulla Corrente del
Golfo, (spedito anche ad oceanografi, senza successo)
sperando che qualcuno mi contraddica e mi convinca.
G.P. Massima del giorno
Cercare d'interpretare i comportamenti
umani è impresa sovrumana. Con
un correttivo, tuttavia: spesso non
ne vale la pena.
(G.P., 02.11.,2003) MOLLICHINE
Walid Junblat,
all'ambasciata Usa a Beirut: "Spero
che Paul Wolfowitz venga ucciso nel prossimo
attentato: è un virus che va
eliminato". Wolfowitz infatti fa rima con Auschwitz.
La Cassazione ha assolto Andreotti
e i mafiosi accusati con lui. Con
questa Cassazione, come direbbe qualcuno,
la mafia ha molto meno da temere.
Bossi: "quote d'ingresso
sia per le persone che per le merci
straniere". E gli hanno dato del razzista.
Da domani, stazioni separate per i treni
merci e i treni passeggeri.
L'Onu richiama il personale da
Baghdad: armiamoci e partite.
La Cassazione assolve in via definitiva
Andreotti. Tutta colpa dello zio
Giulio, che s'è ostinato a non morire
in tempo.
Berlusconi e Prodi in Cina: "Non
si è parlato di dazi". E neanche
di corda in casa dell'impiccato.
Sospeso il decreto del giudice
sul crocifisso. E il povero Cristo
che sperava in una deposizione!
Frattini compra un Rolex (falso)
in Cina ed in Italia viene proposta al
riguardo un'interrogazione parlamentare
(vera). Meglio l'orologio.
Andreotti assolto. Travaglio
ricoverato in terapia intensiva.
(G.P.,
02.11.,2003)
In ricordo
di PIER PAOLO PASOLINI
2 novembre 1975 - 2 novembre 2003
Alla mia nazione
Non popolo arabo,
non popolo balcanico, non popolo
antico
ma nazione vivente, ma nazione
europea:
e cosa sei? Terra di infanti,
affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari,
prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina
e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come
gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una
spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come
milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto
gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate
ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita,
ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente,
sei incosciente.
E solo perché sei cattolica,
non puoi pensare
che il tuo male è tutto
male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare,
libera il mondo.
P.P.P.
Cose dell’altro mondo (possibile?)
1° - Furio
Colombo e Antonio Padellaro dirigono
un giornale. Un giorno si e l’altro
pure, sul loro giornale se la prendono per la
presunta censura dei media, eppure eccoli, sempre
sul loro giornale, invocare in un articolo (qui
il testo) il controllo preventivo del contenuto di una trasmissione televisiva
che, a loro parere, si doveva censurare...;
2° - Scrive
il Corriere della Sera (articolo
non disponibile in rete) che
Benedetto Della Vedova, l'europarlamentare
radicale accreditato come il più
vicino alle idee liberiste, al congresso
dei Radicali Italiani si candida alla Segreteria
e apre alla sinistra...;
3° - Dario
Fo, si insomma, il compagno Dario
Fo, il vate dei centri sociali e della sinistra,
l’acclamato giullare insignito addirittura
di un Nobel, si insomma, il camerata
Dario Fo, quello che nel 1943 decise di fare il
paracadutista repubblichino nella X MAS (mica
cazzi!) e di partecipare alla liquidazione
della repubblica partigiana dell’Ossola, insomma,
Dario Fo intervistato in promozione da L’Espresso
(articolo non in rete) con la scusa di una
“censura preventiva” (sic), se la prende
con Giuliano Ferrara, definito dal camerata-compagno
Dario Fo: <<un gran voltagabbana>... :