ARCHIVIO di NOVEMBRE 2003



Mondo cinico!

La frase che recita "la madre degli stolti è sempre incinta" fu detta, per la prima volta, da Diogene di Sinope (400 - 325 a.C.), il cinico. Ieri sera, a Buona Domenica, un altro cinico l'ha ripetuta ben due volte, sostituendo "stolti" con "cretini", che fa più figo. Dal modo in cui, nel dire "incinta", gli si arricciava il labbro superiore sotto il baffo si è subito intuito che conosceva bene quella donna e che molti di quei figli stavano lì a fargli share. Non saprei dirvi a chi si riferisse il cinico, ma posso dirvi cosa c'era su tutti gli altri canali: su Raiuno il cinico Bonolis, su Raidue la cinica Ventura, su Raitre il cinico Marcorè, su Rete4 il cinico Clint Eastwood ... (L.C., 1.XII.2003)
 




Razza di repubblica


Documentazione.

DLD 4 gennaio 1944
, n. 2, Nuove disposizioni concernenti i beni posseduti dai cittadini di razza ebraica (GU-RSI n. 6,10 gennaio 1944).

DLD 31 marzo 1944, n. 109, Nuovo statuto e regolamento dell'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare (GU-RSI n. 81, 6 aprile 1944).

DM 16 aprile 1944, n. 136, Trasformazione della direzione generale per la demografia e la razza in direzione generale per la demografia (GU-RSI n. 93, 20 aprile 1944).

DLD 18 aprile 1944, n. 171, Istituzione dell'Ispettorato Generale per la razza (GU-RSI n. 111, 11 maggio 1944).

DM 15 settembre 1944, n. 685, Adeguamento del trattamento tributario a favore di tutti i beni gestiti dall'Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare (E.G.E.L.I.) (GU-RSI n. 251, 26 ottobre 1944).

DM 30 dicembre 1944, n. 1036, Modifica dello Statuto dell'E.G.E.L.I. ed istituzione del posto di Direttore Generale (GU-RSI n. 58, 10 marzo 1 945).

DLD 28 febbraio 1945, n. 47, Regolamento amministrativo dell'Ispettorato Generale per la Razza (GU-RSI n. 52, 3 marzo 1945).

(cp. 30.11.2003)

Scanzano Jonico - Governo  2 - 0
 Il consiglio comunale di Scanzano Jonico ha chiesto la dichiarazione dello stato di calamità. Lo ha chiesto a quello stesso governo che aveva prima annunciato e poi ritirato un progetto di stoccaggio delle scorie radioattive dell'intero territorio nazionale in un sito unico da costruire nel sottosuolo del comune materano. La decisione del governo poggiava sul parere tecnico di una commissione che aveva individuato nel sottosuolo di Scanzano Jonico i parametri ottimali in ordine alla sicurezza delle popolazioni ivi residenti. Si trattava di costruire il sito a 900 metri di profondità, tra spessi strati di argilla e salgemma: il più sensibile dei contatori Geyger non avrebbe avuto il minimo sussulto. Più d'uno, invece, ne ha avuto la popolazione locale all'annuncio del governo, con mobilitazioni di massa, blocchi stradali e ferroviari, manifestazioni di piazza ed altre forme di protesta che hanno avuto felicissimo impatto mediatico e, anche se si sono spinti agli estremi del disordine pubblico,  l'avallo di legittimità da parte di qualche esperto in materia giurisprudenziale. Buona parte dell'opposizione, qualche esponente della stessa maggioranza e alcune isolate, ma autorevoli voci in campo scientifico hanno appoggiato tale protesta che si è così caricata di un alto tenore emotivo, con tinte di acceso campanilismo ed il vasto reclutamento di solidali simpatie. Il tabù nucleare che ormai da decenni tiene l'Italia in scacco energetico rispetto agli altri paesi industrializzati ha avuto il suo trionfo, con compiaciute punte di isterismo. Poco praticabile evidentemente una soluzione alla Bava Beccaris: il governo ha prontamente ritirato il progetto, dopo qualche tragicomico tentativo di mediazione. Per tutta risposta il comune di Scanzano Jonico ha ritenuto giusto rilanciare, chiedere i danni al governo, e nella forma solenne della dichiarazione dello stato di calamità. Cosa potrà obiettare un governo così debole e pasticcione? Come potrà trovare, ora, un altro sito per lo stoccaggio delle scorie radioattive? Quale altro paesino in Italia non si riterrà calamitato per il solo essere stato sfiorato da un simile progetto di stoccaggio ed in sacrosanto diritto di fare come Scanzano Jonico, o peggio? Ecco realizzato il paradosso: il governo partiva dall'esigenza di cercare un sito per quelle scorie, che alla fin fine bisognerà pur mettere da qualche parte, ed ora si trova nelle condizioni di non poterle mettere più da nessuna parte. Geniale. (L.C., 30.XI.2003)

VORREI ESSERE...

Si parla tanto, anche a sproposito, di satira.
 Noi crediamo che per la satira valga ancora tutto intero il  detto latino "castigat ridendo mores" (corregge i costumi ridendo)...
dunque... .

Dunque, se satira deve essere... satira sia!
Chi vorresti essere? E perché?
Questo  il tema.
Invitiamo i nostri lettori ad inviarci via email (clicca qui per l'email) un breve pezzo;  
sarà nostra cura pubblicarlo in apposito spazio  in queste pagine.



People over 25 should be dead.
To the survivors:
According to today's regulators and bureaucrats, those of us who were kids in the 40's, 50's, 60's, 70's probably shouldn't have survived.
Our baby cribs were covered with bright colored lead-based paint. We had no childproof lids on medicine bottles, doors or cabinets, and when we rode our bikes, we had no helmets. (Not to mention the risks we took hitchhiking.)
As children, we would ride in cars with no seat belts or air bags. 
Riding in the back of a pickup truck on a warm day was always a special treat.
 
We drank water from the garden hose and not from a bottle. Horrors! We shared one soft drink with four friends, from one bottle, and no one actually died from this.
 
We ate cupcakes, bread and butter, and drank soda pop with sugar in it, but we were never overweight because we were always outside playing..
 
We would leave home in the morning and play all day, as long as we were back when the street lights came on. No one was able to reach us all day. No cell phones. Unthinkable.
 
We would spend hours building our go-carts out of scraps and then rode down the hill, only to find out we forgot the brakes. After running into the bushes a few times, we learned to solve the problem.
 
We did not have Playstations, Nintendo 64, X-Boxes, no video games at all, no 99 channels on cable, video tape movies, surround sound, personal cell phones, personal computers, or Internet chat rooms.
We had friends! We went outside and found them.
 
We fell out of trees, got cut and broke bones and teeth, and there were no lawsuits from these accidents.
 
We made up games with sticks and tennis balls and ate worms, and although we were told it would happen, we did not put out very many eyes, nor did the worms live inside us forever.
 
We rode bikes or walked to a friend's home and knocked on the door, or rang the bell or just walked in and talked to them.
 
Little League had tryouts and not everyone made the team. Those who didn't had to learn to deal with disappointment.
 
The idea of a parent bailing us out if we broke a law was unheard of. They actually sided with the law. Imagine that!
 
This generation has produced some of the best risk-takers and problem solvers and inventors, ever. The past 50 years have been an explosion of innovation and new ideas.
 
We had freedom, failure, success and responsibility, and we learned how to deal with it all.

 
And you're one of them!
 
Congratulations. Please pass this on to others who have had the luck to grow up as kids, before lawyers and government regulated our lives, for our own good.
 
Kind of makes you want to run through the house with scissors?


LICEO ITALIA
Non ho visto la puntata dell’Infedele in cui lei ha avuto il privilegio di battibeccare con Sabina Guzzanti, ma a proposito di costei credo che il difetto stia nel manico. È vero che la satira - e il suo divertimento - possono derivare dal sentimento di liberazione che nasce dal dire male, ridendo, di qualcuno di cui si vorrebbe forse dir male sul serio. Ma il discrimine fondamentale è questo: se prevale la levità e il divertimento, tanto che, pur di giungere alla risata, si esagerano i difetti o le colpe della persona presa di mira, a volte persino cara, si ha vera satira. È quello che avviene in tutti i licei del mondo, quando si imita un professore magari stimato ma severo. Se invece prevale la semplice voglia di dir male, se traspare l’odio e il disprezzo, se si cerca il successo dicendo il peggio che gli altri non osano dire, cessa il divertimento e non si ha più satira; si ha diffamazione e dimostrazione del proprio fallimento esistenziale. Solo i falliti odiano veramente.
(Gianni Pardo, , 28.11.2003)


L’IGNORANZA
"Ovvero il sacro è caro agli dei perché è sacro, o è sacro perché è caro agli dei?"

Per leggere l'intervento di Gianni Pardo, cliccare qui.


Minima del giorno:
Della serie "i nuovi martiri",   Intervista di La Repubblica a Bonolis: "Viviamo in un regime. Non voterò più Forza Italia"
Clicca  qui per il testo integrale dell'intervista. 
(cp, 27.11.2003)

Massima del giorno:
Al nemico che fugge ponti d'oro. Ma, perché no? anche all'amico. 
(G.P., 27.11.2003)


MOLLICHINE
Previti condannato per una corruzione di giudici di cui si citava un solo caso particolare, la Sme. Per il quale però è stato assolto. Insomma ha corrotto "in generale", è stato condannato "in generale".

Fini in Israele severo col fascismo. "Fatto storico", dice Rutelli, "ma ora An tolga la fiamma dal simbolo". Questo sì completerebbe l'evento storico.

Casini: "Il Patto di stabilità va difeso, ma non può essere una camicia di forza". Nessun problema. È già una camicia di debolezza.

Emilio Colombo: "La cocaina era per me". Follie di gioventù.

Ferito in Iraq un soldato americano a Mosul. Un secondo è scivolato nel bagno, ma la Cia ha vietato la diffusione della notizia.

In Iraq al bando la tv Al Arabiya: ha trasmesso un nastro di Saddam che esortava a uccidere esponenti dell'esecutivo. Gente suscettibile. Non era satira?

Fini in Israele: "Ho cambiato idea su Mussolini". Come dicono a Napule: Che s'ha da fa‚ pe' campa‚!

D'Onofrio (Udc), per le scorie a Scanzano: "Ne faremo una questione di permanenza nel governo". Voce dal fondo: Parla per te!

Giannipardo@libero.it


Sveglia, sognatore
  Sveglia, sognatore, siamo in guerra. E' in gioco tutto, anche il letto in cui ti abbiamo lasciato sognare fino adesso. Prima che il pavimento di casa sprofondi, prima che il tetto ci cada addosso, sveglia. Ti prego, non ripeterci che questo pavimento e questo tetto non ti appartengono. Te l'abbiamo fatto dire perchè lo dicevi nel sonno. Se apri gli occhi, te ne potrai finalmente accorgere. Mentre sognavi, noi stavamo alla finestra. Abbiamo visto che la guerra si avvicinava, ogni tanto abbiamo anche cercato di svegliarti, ma tu niente, mugolavi di lasciarti in pace. Fino adesso l'abbiamo fatto, pensavamo che potessi esserci addirittura d'impaccio. Sappiamo che vivi di sogni, che te ne nutri, che la realtà ti dà nausea, cefalea e depressione. Non volevamo disturbarti, sappiamo quanto sei sensibile e come reagisci male, se ti svegli di soprassalto. Ma adesso è il caso che tu ti muova da quel letto e venga a darci una mano. Ti faccio un rapido riassunto di quello che è accaduto mentre dormivi, così, per aggiornarti. Siamo stati attaccati poco più di due anni fa. Chi sono i nemici? Dicono che amano la morte più della vita. Dicono che godono a vederci in lacrime dietro le bare dei nostri cari. Un odio mica male, eh? Altro che quella cosa moscia del tuo nichilismo di due o tre sogni fa. Sì, lo so, sognando tu avrai elaborato molte teorie con le quali adesso sapresti spiegarci tutto, anche quest'odio. Ma qui c'è bisogno di sistemare i sacchi di sabbia in cortile, ti abbiamo svegliato per farci dare una mano, non per farci raccontare i tuoi sogni. Sveglia, vieni, e non farti impressionare troppo dallo spettacolo che vedrai dai vetri delle finestre. Prendi questo binocolo, ti ragguaglio. Vedi, lì in fondo? Quella è la skyline di New York. Noti che manca qualcosa? Ti do dieci secondi, vediamo se indovini. Bravo, mancano le Twin Towers, i sogni non ti hanno appannato. Sono stati loro: tremila morti, ti risparmio i dettagli. Quando accadde, siamo venuti a darti la prima scrollatina nel letto; ci hai mandato al diavolo e ti sei rigirato, biascicandoci nel sonno di stare calmi, di non fare gli isterici, insieme a qualche vaffanculo. Lasciarli fare? Bambine infibulate, adultere lapidate, omosessuali impiccati; vietati gli aquiloni, la radio e i canarini; barba lunga obbligatoria per i signori, obbligatorio il burka per le signore; i maschietti ad imparare le sure, le femminucce niente istruzione; droga, sesso e rock and roll, neanche a parlarne. L'abbiamo fatto anche per te: che mondo avresti trovato al risveglio, se poi ti svegliavi? Insomma, abbiamo reagito ed ora siamo in guerra. Non ci contiamo troppo, ma sarebbe utile il tuo aiuto. Poi, se vuoi, potrai tornare a sognare il tuo paradiso in terra, con l'orsacchiotto che più ti piace stretto al petto. Ma i sogni, ci dispiace dirtelo, non sono più gratis. Sognatore, è il momento di darci una mano.
(L.C., 21.XI.2003)




NO ALLA CENSURA
I retroscena, tutti i retroscena,   sono incredibilmente interessanti ed istruttivi. Per questo è bene conoscerli, così  tanto per capire quel che non si spiega e sembra incomprensibile. E dunque eccoci  a parlare di quell’ icona del vittimismo,  baluardo democratico e resistenziale da difendere dalla censura dell'incombente regime berlusconiano, eccoci  a  “Raiot”.   Mentre la vicenda della sospensione del programma da parte del Cda Rai è nota. Meno noto è invece il gioco politico tutto interno alla sinistra che questa censura autoimposta sottende e il nome del vero protagonista della vicenda: Andrea Salerno, l'uomo di Veltroni alla Rai. Lasciamo la parola a “La Padania”: <<E' Salerno che sta dietro a "Raiot", è lui il vero detonatore di questo petardo polemico trasformato strumentalmente in bomba per l'ennesimo regolamento dei conti a sinistra a spese del contribuente. Prima ancora che la prima (e unica) puntata andasse in onda, Salerno, che è responsabile della satira di Rai3, chiamò i giornalisti al teatro Ambra Jovinelli per arringarli sul pericolo della censura. Che puntualmente non scattò, visto che il programma andò in onda. Poi mercoledì 19 novembre arrivò lo stop: il cda della Rai chiese al direttore generale Cattaneo la sospensione della messa in onda, consentendo però la registrazione delle rimanenti cinque puntate, l'opportunità della trasmissione delle quali sarebbe stata vagliata dall'ufficio legale dell'azienda. Secondo i cattivi (quindi gli informati), Salerno sarebbe appunto il braccio armato dell'ex ministro dei Beni culturali e ora sindaco di Roma, Walter Veltroni, che vuole continuare a essere il deus ex machina della satira del servizio pubblico ma, soprattutto, che punta a bloccare le manovre di Massimo D'Alema per portare Maurizio Costanzo alla presidenza della Rai con il beneplacito di Berlusconi.>> (cp. 26.11.2003)

"Maurizio Costanzo Shock"
E così, è L' Espresso ad anticiparlo,  Maurizio Costanzo sarà candidato dei DS alle prossime elezioni europee.  Bene, buono a sapersi, finalmente, se la notizia fosse vera,  televisivamente ce lo toglieremo dalle palle!  Per intanto, se riuscite a trovarlo visto che sembra  scomparso dalle librerie,  vi segnaliamo un  libro:   "Maurizio Costanzo Shock" di Riccardo Bocca,  pubblicato dalla Kaos Edizioni.
Dal risvolto di copertina: <<Affari, potere, alcova: tutto quello che non è mai stato raccontato sul telegiornalista più famoso e potente d’Italia. L’arrampicata al successo...  appalti privati, e  pubbliche virtù. La raffica di matrimoni, e la dedizione al potere mediatico. Pronto per tutte le stagioni: a sinistra della Destra, a destra della Sinistra...>> (cp. 26.11.2003)


L’UNIONE EUROPEA, UN MITO
    La mancata applicazione delle sanzioni previste dal Patto di Stabilità a Francia e Germania induce a serie riflessioni.
Uno Stato o è sovrano o non lo è. Se è sovrano, è sciocco pensare di potergli imporre multe e regole. Si è fatta un’eccezione per la Francia e la Germania perché, tanto, nessuno avrebbe avuto la forza di sculacciarle. Qualcuno a questo punto potrebbe lamentare che non vi sia eguaglianza tra le Nazioni: ma chi può credere all’uguaglianza del leone e della gazzella? La legalità internazionale è in fondo una pia illusione.
Volendo parlare di diritto internazionale si può ricordare che la regola d’oro per cui “pacta sunt servanda” è quasi una minaccia per i piccoli paesi mentre è solo una raccomandazione morale per i grandi. Uno stato meno “pesante”, come il Portogallo, probabilmente (ma solo probabilmente) sarebbe stato severamente punito, per avere infranto il Patto di Stabilità: e già questo ritorno alla legge del più forte non prometterebbe nulla di buono. Ma, addirittura, neanche questo è sicuro. Anche se rimane vero che gli Stati piccoli, essendo meno forti, potrebbero essere indotti dal “peso” dei grandi ad osservare con maggiore accuratezza le regole, bisogna chiedersi: se l’Olanda violasse patentemente una regola europea, forse che la si invaderebbe per imporgliene il rispetto?
In realtà, o il Patto di stabilità era ben fatto ed utile, e allora lo si sarebbe dovuto imporre a tutti (solo che è impossibile). Oppure esso è “stupido”, come capitò di dire a Prodi, ma in questo caso bisognava cambiarlo prima che ci fosse l’occasione di non applicarlo a Francia e Germania. Perché questo lascia aperto il dubbio che, se non si fosse trattato di loro, ma di un paese piccolo, stupido o no che fosse il Patto, si sarebbe seriamente tentato d’applicarlo. E sarebbe stata una bella ingiustizia. I trattati dell’Unione Europea rischiano insomma di essere o inani o ingiusti.

L’errore tuttavia è stato commesso in passato. Si è cercato di costruire l’Unione Europea con la politica dei “piccoli passi” ma, anche a farne mille, ce n’è uno che non sarà mai piccolo: la rinuncia alla sovranità. In quel caso la decisione non è graduabile: è a sì o no. Sì significa che altri può decidere se il nostro paese deve rischiare la rivoluzione perché ci si rifiuta di cedere alla pressione della piazza su un problema secondario; altri può decidere se sì o no dobbiamo fare una guerra; altri può decidere se le tasse devono scorticare tutti o se devono essere leggere, anche se poi tutti i servizi sono a pagamento. Un paese come la Gran Bretagna non avrebbe più importanza, nella grande politica europea, di quanta ne abbia oggi il Montana negli Stati Uniti. E già si vede quanto tutto questo sia improbabile.
Proprio per questo già la moneta comune è un errore. La moneta può essere comune quando comune è la tassazione, il sistema fiscale, la politica economica, tutto. Diversamente essa durerà finché durerà il bel tempo. Se si metterà a piovere, se ne può essere certi, ognuno aprirà il proprio ombrello. E in conclusione forse Schuman, De Gasperi, Adenauer avrebbero dovuto decidere una volta per tutte che il massimo che si poteva creare era una Zollverein, un mercato senza frontiere. Il resto confina col mito.
(Giannipardo@libero.it, 26 novembre 2003)
Noticina a piè di pagina: l’Italia ha aiutato la Francia e la Germania non per bontà, ma per beneficiare della stessa libertà di manovra concessa a quei due paesi



  Tema per frasi.
Prima frase: "Aiutateci a trovare una legge per salvare Previti e Romiti. Fatelo e grazie alla Terza Repubblica".
Seconda frase: "Le toghe sporche c’erano e adesso i loro amici fanno le leggi".
Terza: "La mafia non è più un problema. La mafia non ha ucciso nessuno. Se lo dico magari mi credono". Quarta frase: "Finalmente si può voltare pagina, leggo dovunque. Tutti vogliono voltare pagina. Anch’io voglio voltare pagina".
Cinque: "Il presidente del Consiglio dice di aver ricevuto 35 lettere di minacce di morte. L’ho surclassato, questa partita l’ho vinta io".
Sei: La giustizia? Che significa la giustizia? Siete in coda e un bellimbusto vi passa davanti, ecco che significa la giustizia".
La sette: "La giustizia? Una volta si pensavano leggi ad hoc per far fronte ai fenomeni criminali, adesso per fermare i dibattimenti".
E la otto: "Sto diventando troppo seria, la situazione non lo è".
Allora. Datesi quattro frasi pronunciate ieri da Ilda Boccassini, e quattro da Sabina Guzzanti, individui il
candidato quelle dell’una e quelle dell’altra.
Spieghi quindi la differenza tra satira  politica e satira giudiziaria. (G.P., 25.11.2003)

Accipicchia, 'Capperi!' vuole le scorie a Scanzano!
A pensarci bene, "Capperi!" ha fin qui del tutto glissato sulla vicenda di Scanzano Jonico. E' che siamo un blog d'alto profilo, teniamo d'occhio maggiormente la politica internazionale e il sesso degli angeli. (Tenuto d'occhio: una favola!) Però, il mestiere del commentatore è una missione: colmiamo qui la pecca. E la colmiamo con quello che ne pensa L.C. (nei comments, gli eventuali scazzi dei cobloggers), da due sue lettere (una mania!) al Riformista:
 Caro direttore,
se le mie fonti non sono errate: Scanzano Jonico è in un'area a scarsissimo rischio sismico con un sottosuolo che ha spessi strati sotterranei di salgemma e argilla, il meglio del meglio per lo stoccaggio di materiali radioattivi o tossici; il deposito di scorie sarà costruito a novecento metri di profondità, con il rispetto di tutte le rigidissime normative del caso, e porterà nel paesino diversi miliardi delle vecchie lire, destinati, in non eludibile parte, a diverse infrastrutture e a qualche posto di lavoro. Cosa si obietta a tutto questo e al fatto che queste scorie bisognerà pur metterle da qualche parte? "Nucleare è brutto" e "giù le mani dal mio campanile", con coretto di noglobal, postcomunisti e verdi. A prezzo di qualche copia invenduta del Riformista nelle edicole di Scanzano Jonico, lei dove le metterebbe, quelle scorie?
Alla quale il caro direttore risponde "in un posto come Scanzano", furbacchione! Questo, venerdì. Martedì, un signore scrive al Riformista rimproverando L.C.: "quelle scorie rovinerebbero l'immagine al paesino", più o meno.
Replica:
 
Caro direttore,
poi, se vuole, mi toglie la parola in eterno, ma chiedo replica, voglio sperare me la dìa. Come volevasi dimostrare, e il signor Melucci ci ha dato brillantemente una mano, siamo Paese solo alle partite della Nazionale e ai funerali di Stato, sennò siamo una join venture di molto inviperite pro loco. Io le scrivevo che, a mio informato parere ancora in attesa di smentite, le caratteristiche geologiche del sito di Scanzano Jonico offrissero (a proposito, offrono ancora) tutte le garanzie di sicurezza per le anime arroccate dentro il campanile, per le qualità organolettiche dei prodotti tipici locali e per le bellezze paesaggistiche attorno al campanile, incontaminate fino all'arrivo di Pecoraro Scanio e della sua orda di sanfedisti del cetriolo biologico. Poi aggiungevo: "queste scorie bisognerà pur metterle da qualche parte", che voleva essere il problema. Cosa mi obietta il signor Melucci? "Così si rovina l'immagine di Scanzano Jonico e non ci va più nessuno", più o meno. E certo, signor Melucci! Se non ci fosse stato tutto questo scampanìo di campanile, con accorrere di telecamere e missionari, chi lo sapeva che a 900 metri sotto terra, tra strasicuri strati di argilla e salgemma, c'erano le scorie? Così, adesso, un tabù antiscientifico, perchè di questo si tratta, è diventato un orgoglioso confalone da difendere con le unghie e i denti, come fanno i ceceni con la loro indipendenza. Mentre le scorie rimangono il problema, a dispetto di tutti i riformisti all'acqua di rose che, quando hanno bisogno di una cobaltoterapia per il loro cancro, non amano chiedersi che fine farà il cobalto.

 
 'Capperi!' vuole le scorie a Scanzano! (L.C., 25.XI.2003)


DOCUMENTAZIONE
Si parla tanto del nuovo  disegno di legge sull'uso di stupefacenti e la tossicodipendenze. Per  noi la proposta del Governo italiano  è da bocciare. Per conoscere il testo completo della proposta cliccare qui.
Giudicate voi.


CERTE VOLTE
Certe volte mi stupisco di come certi libri e certi autori abbiano il pressocchè unanime consenso che hanno. Con certi autori pressocchè sconosciuti, con certi libri mai ristampati, ancora stupore, ma opposto: com'è possibile che tali preziose succulenze, tali folgori, tali struggenti delizie si trovino a due euro su una bancarella? Com'è possibile che un pressocchè unanime consenso degni un Antonio Tabucchi e non degni un Enrico Pea?
(L.C., 25.XI.2003)

OMNIBUS
1.
Due soldati vengono bloccati nella loro jeep da una masnada di linciatori in un agguato di piazza, tirati fuori a forza, pestati selvaggiamente e uccisi. Amen, fine della notizia, ma meditiamo. Se uno dei due soldati fosse riuscito a difendersi sparando, adesso non avremmo "Orrore Iraq" con cui apre l'Unità di lunedì, ma un altro linciatore fatto santo, eroe e resistente, come a piazza Alimonda.
 
2.
Siamo troppo severi col Cattolicesimo, noi laici italiani, pretendendo di coglierne vizio intrinseco di ipocrisia nella misura di quanto i suoi fedeli siano peccatori, divorzino e poi votino contro il divorzio veloce, vadano a sentire il Papa e lascino il prato pieno di condoms usati, difficilmente perdonino settanta volte sette, etc. etc. Troppo severi col Cattolicesimo e troppo leggeri col Buddhismo, ad esempio. Sono migliori i buddhisti, chessò, Sabina Guzzanti? Vengono a venderti per strada quegli opuscoletti zeppi di massime orientali tipo "l'insulto è peccato pari all'omicidio", "conserva la mitezza nel retto agire" e t'impregnano il cachemire di bontà e incenso, ma poi sotto la tonaca arancione hanno quella micidiale satira con una "fetecchia" sempre in canna, roba che pretenderebbe di stendere un elefante. Appunto, sono migliori i buddhisti?
 
3.
La teoria secondo la quale, oggi, un mafioso guiderebbe il governo italiano ha rimediato un altro infortunio empirico, dovendosi rassegnare al novero delle teorie consolatorie nella condanna all'on. Cesare Previti. Per chi solitamente va in estasi alla visioni delle manette ai polsi dei propri avversari politici è ben grama consolazione: la teoria mirava al boss. Grama consolazione, anche perchè l'on. Previti non farà un solo giorno di carcere, c'è da giurarci. I successivi e più sereni gradi di giudizio dimostreranno che non c'era nè possibilità nè finalità corruttrice in quel passaggio di denaro: l'ennesima immoralità senza profilo giuridico, perchè c'è un'altra Legge per la santità e quella non spetta ai codici. Insomma, la teoria non ha retto: prometteva un Berlusconi a mendicare per le vie Roma e non ha saputo dare nemmeno un Previti in galera. Chi è che ancora v'è affezionato? Giusto chi deve farci lo spettacolo teatrale e chi deve scriverci l'ennesimo istant book, per la pappa, il mutuo e il risarcimento danni ai calunniati. (L.C., 24.XI.2003)



CALMA E GESSO

Sul problema dell’Iraq le migliori intelligenze del mondo cercano di trovare una soluzione. Molti sono degli sciocchi che parlano solo perché dispongono di due corde vocali. Molti, benché intelligenti, non sono attrezzati per suggerire comportamenti adeguati perché sono degli idealisti: sono cioè quasi  ciechi in un mondo in cui bisogna saper vedere lontano. Ma molti altri infine, pure disponendo d’intelligenza e cultura specifica (i polemologi e, in misura minore, gli storici), non possono dire nulla di realmente sensato perché non dispongono dei dati reali del problema.
Dei dati riguardanti la politica internazionale dispongono, ma solo in parte, i governi. Per l’Iraq, gli Stati Uniti dispongono di molti dati, ma solo dal punto di vista americano. Ed ignorano certamente dati importanti in possesso di altri Stati. Per esempio, oggi si dice da più parti che gli anglosassoni hanno creduto all’esistenza di armi di distruzione di massa esattamente perché Saddam Hussein ha fatto di tutto per farglielo credere: ma, se ciò fosse dimostrato, significherebbe che anche le più grandi ed informate potenze del pianeta possono mancare di dati essenziali.
Tornando al presente, prima di dare consigli agli Stati Uniti o, peggio, di condannarli, si pensi che essi hanno le massime risorse in tutti i campi; dispongono dei migliori esperti; dispongono della massima quantità di dati riguardo all’Iraq attuale; hanno infine il massimo interesse ad un buon risultato. Per conseguenza è improbabile che un avvocato di Catanzaro o un neurologo di Mestre ne sappiano di più.
È vero, anche i capi di Stato, anche i capi degli Stati più seri sono capaci di commettere errori. Anche grandi errori. Anche errori catastrofici. Ma questo non ci deve indurre alla faciloneria o alla presunzione. Francamente non abbiamo nessuna prova che un avvocato di Catanzaro o un neurologo di Mestre o noi stessi ne sappiamo di più.
Giannipardo@libero.it, 23 novembre 2003


Massima del giorno
  Per la gente il primo dovere di un uomo superiore è quello di chiedere scusa della propria superiorità e di metterla al servizio di tutti. Conviene far finta che si è d’accordo. G.P.

DISCUSSIONE SUL FUTURO DELL’OCCIDENTE
Un editoriale del “Foglio” dice che alla contrapposizione comunismo-capitalismo si è oggi sostituita una nuova inconciliabilità storica, la “lotta per il potere sul destino comune, e bisogna prendere alla lettera il rifiuto della società fondata sul mercato e sul self interest, sull’individualismo democratico, da parte di quel mondo che ha una visione carismatica, profetica e jihadista della storia. E’ un bacino immenso, quasi un miliardo e mezzo di uomini e donne distribuiti su diversi continenti e approdati in vario modo in occidente”.
Questa visione catastrofista è probabilmente azzardata. Non che i poveri non invidino i ricchi e non augurino loro ogni male, non che manchino o mancheranno, almeno per qualche tempo, dei poveri disgraziati fanatici disposti ad uccidersi pur di uccidere, ma una simile teoria nichilista non può estendersi alle masse. Le masse non sono e non possono essere composte di eroi suicidi. Le masse vogliono in fondo il benessere che invidiano agli altri, altro che visione fanatica e religiosa.
L’anonimo autore dell’articolo del Foglio direbbe forse che, finché le masse dei diseredati non avranno raggiunto un certo benessere, rimarrà in parecchi loro rappresentanti la tentazione e la volontà di attaccare l’Occidente opulento: e questo costituisce un grave pericolo. Ma neanche questo è del tutto vero. Si pensi che se gli stati occidentali sono tendenzialmente invasi da immigranti provenienti da paesi famelici, immigranti che potrebbero anche divenire terroristi, è anche vero che questo pericolo non sembra imminente in Svizzera. Perché? Semplicemente perché, da sempre, la Svizzera ha accettato con difficoltà gli emigranti. Li ha tenuti d’occhio e li ha facilmente espulsi, se illegali. Dunque la conseguenza, se proseguirà il terrorismo, non sarà che il terrorismo vincerà, sarà che anche gli altri stati europei impareranno la lezione. E diverranno come la Svizzera. Quella Svizzera che spesso abbiamo guardato storto, come un paese razzista, schizzinoso ed eccessivamente duro con i non-svizzeri.
Diamo un esempio di come ci si potrebbe difendere. Oggi, se in Italia si trova un immigrante illegale, che ha bruciato il proprio passaporto in modo che non si sappia dove rispedirlo (ammesso che si abbia la voglia e la possibilità giuridica di rispedirlo), la conclusione è che ce lo dobbiamo tenere
. Domani, se si volesse evitare questo, basterebbe ficcare in galera l’immigrante illegale fino al giorno (anche l’indomani) in cui dichiarerà il suo paese d’appartenenza, al quale sarà rispedito. Ecco, un simile provvedimento oggi farebbe gridare allo scandalo ecc. Ma, appunto, ciò avverrebbe perché non siamo sufficientemente invasi, sufficientemente spaventati, sufficientemente risoluti a porre un termine al problema.
Se gli immigranti fossero pochi o comunque tutti noti, tutti schedati (con annessi dati antropometrici), tutti con un lavoro ed una residenza, il futuro potrebbe (potrebbe) avere un’altra connotazione. Si erigerebbero dei muri intorno alla Fortezza Occidente Prospero e si avrebbe finalmente un’entusiastica collaborazione con gli Stati Uniti nel search and destroy dei terroristi e dei loro manutengoli nei loro stessi paesi.
L’errore dell’articolista del “Foglio”, a parere di chi scrive, è che si crede che la pazienza dell’Occidente civile sia infinita e che dunque esso è destinato ad essere vittima. Nulla di più falso. Quando si ha fame o quando si teme di morire, si è molto meno gentili, molto meno pazienti, molto meno scrupolosi. Il governo algerino - e parliamo di avvenimenti contemporanei - non usa certo i guanti, con i terroristi islamici che riesce ad individuare. Né dobbiamo dimenticare la Seconda Guerra Mondiale e suoi orrori, che tuttavia è stata una guerra combattuta fra bianchi e civili.
Insomma anche noi siamo capaci di essere carogne. Farebbero bene a ricordarselo, coloro che ci sfidano.
Giannipardo@libero.it


SME-MORATI
  Riteniamo utile riproporre, dal libro- intervista di Federico Rampini a Carlo De Benedetti, questo passaggio: <<Il presidente del Consiglio, Bettino Craxi, fu informato (della vendita della Sme, ndr) insieme ai giornalisti. Trattandosi della dismissione di una grande azienda di Stato, il galateo istituzionale avrebbe consigliato una procedura diversa. Forse non aveva tutti i torti, no?
«Craxi mi fece sapere tramite Giuliano Amato (allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio) di essere contrario all’operazione e di essere offeso per aver letto la notizia sui giornali. E, in effetti, era andata proprio così: Prodi, che aveva pessimi rapporti con Craxi, aveva avvisato della vendita Sme solo il proprio partito di riferimento, cioè la Dc. Sul principio aveva ragione il leader socialista e io rimproverai a Prodi quella gaffe. Per ricucire andammo insieme a Palazzo Chigi e in quella occasione Craxi mi disse subito che il prezzo gli pareva inadeguato. Lui odiava sia Prodi sia me, e un accordo tra noi due lo insospettiva oltre misura. Sicuramente era convinto che nell’operazione ci fosse una tangente per la Dc>>.

Federico Rampini, Per adesso - intervista con Carlo De Benedetti, Longanesi&C, 1999.

MOLLICHINE
Espulso dall’Italia l’imam di Carmagnola: finalmente ha pagato il conto. Il conto di Carmagnola.
Mediaset ha querelato Sabina Guzzanti. Giusto. Sabina è una stronza scervellata e cretina, capace solo di calunniare e che non fa ridere nessuno. P.S. Questi non sono insulti: è satira.
Per combattere l’antisemitismo serve un Consiglio congiunto Ue-Israele. Così come nell’automobile ci sono freno e acceleratore.
Rutelli: “Il ritiro dall’Iraq sarebbe una fuga inaccettabile”. Un momento: anche se l’ha detto Rutelli non è sbagliato!
Il generale Cabigiosu, consigliere militare italiano in Iraq: “da un mese la situazione è peggiorata”.Eh sì, abbiamo visto.
 Il governo cambierà il decreto che riguarda Scanzano Jonico ma non sa come disporre delle scorie. E dire che alcuni lo chiamano “governo di merda”.
Giannipardo@libero.it


L’ AMICO DEL GIAGUARO
Il bilancio della Siria ai tempi dell’amico Saddam era notoriamente imperniato sul commercio di petrolio iracheno: 200.000 barili di greggio di Bassora passavano ogni giorno, illegalmente ed in barba all'embargo ONU e all’ “Oil-for-food”, attraverso l'oleodotto Kirkuk-Banias. 
Oggi che il regime di Saddam è caduto, non ci sarebbe bisogno di una guerra per far fuori il regime baathista di Assad: basterebbe strangolarlo economicamente. Su questa linea, fin da subito, si è assestata l’amministrazione Bush.
In quest’ottica, un mese fa, il Congresso USA ha messo in cantiere una legge che autorizza il Presidente ad adottare sanzioni economiche e diplomatiche contro la Siria finché non cesserà di collaborare con il terrorismo e non porrà fine all’occupazione del Libano.
Il 9 ottobre, per bocca della portavoce del commissario Patten, abbiamo appreso che l’Unione Europea, al contrario, “non prevede di applicare 'sanzioni' contro la Siria ma vuole proseguire nei negoziati con Damasco” .

Una settimana fa, le sanzioni USA contro la Siria sono state definitivamente approvate dal Congresso, con il sostegno trasversale di entrambi i partiti in entrambe le Camere.
Oggi un lancio Reuters    da Damasco ci informa che:

“Secondo alcuni diplomatici occidentali La Siria spera di controbilanciare le sanzioni USA affrettando la conclusione di un accordo d’associazione con l’Unione Europea, dopo oltre sei anni di trattative. La UE ha annunciato la settimana scorsa che l’accordo, politico ed economico, verrà messo nero su bianco "molto presto". Secondo gli analisti, l’accordo dovrebbe giungere prima di fine anno”.

(ale tap., 22.11.03)


J.F. KENNEDY

Oggi è il quarantesimo anniversario della morte del presidente Kennedy.   Che cosa realmente è accaduto a Dallas il 22 novembre 1963 non lo sappiamo.   Per anni centinaia di libri, special televisivi, films, inchieste e controinchieste hanno setacciato con  minuzia ogni  prova, ogni sospetto e ogni intrigo, ma il mistero di che cosa realmente è accaduto a Dallas continua.
Il mito di  J.F.Kennedy, anche.

(cp. 21.11.2003)



Baby dool e il burka
  Rimarranno antiamericani fino alla morte? A tutti i costi? Anche fino ad abbracciare l'Islam, se costretti all'aut aut? Erano comunisti, così dicevano col petto in fuori, nemmeno un decennio fa. Già non credevano più che il paradiso in terra si stesse collaudando in Urss, ma erano strasicuri che l'inferno in terra fossero gli Usa. Rabbie impotenti e inconfessabili invidie imposero particolare zelo nel deridere e nel detestare l'America. Mica era facile. Ogni tanto il giovane Fassino cedeva a quel viziaccio borghese del musical; quel bravo ragazzo di Veltroni già incubava il virus kennediano; e anche la molotov di D'Alema era confezionata a partire da una bottiglietta di Coca Cola. Mica facile, ma ci si impose, insieme a quello zelo, un'austera e dolente piega della faccia, una onesta nevrosi ossessiva, il senso profondissimo della differenza. Ogni tic da perdente nato divenne il segno distintivo del buon'uomo; ogni vitalismo d'oltre oceano divenne un'americanata, robetta volgare. Grimilde di Manhattan è una baldracca, intesi? Intesi. Lo stato deve timbrare culla, cesso e tomba, intesi? Intesi. Gli americani sono stupidi, rozzi e violenti, intesi? Intesi, intesi, intesi. E per poter meglio odiare il nemico, via!, farsi far male dal suo irresistibile potere seduttivo: intesi veramente male. Al punto che, caduta Mosca, date due mani di vernice alle sezioni, messo in soffitta l'album delle vergogne, l'arco riflesso resta scavato nella merda secca, se mi si passa la citazione da Majakovskij. Eccoli qui, ancora antiamericani, fino alla morte, for ever. Convinti che "George Bush non è l'America", l'America è il solito antagonista disadattato che lavora in un'università del North Carolina e che tiene da anni un epistolario con Furio Colombo. Eccoli qui, i talebani meglio dei neocons, per loro. Da sempre ultraconvinti che tutto è più sexy ed elegante di un baby doll, perfino un burka. (L.C., 21.XI.2003)

Buon lavoro, Romano!
 Più andrà avanti il progetto di un partito riformista italiano che raccolga Ds, Margherita e socialisti di Boselli e meno ci sarà spazio per il tanto evocato Golem di una nuova Democrazia Cristiana. Fin dalla sconfitta e dalla emarginazione di Alcide De Gasperi, quel partito fu prevalentemente guidato dalle sue correnti di sinistra, che volevano un paese "sociale" e che potevano trovare alleati solo nella sinistra, verso la costruzione di una "democrazia popolare". E' noto come finì il primo tentativo, l'alleanza dei primi anni sessanta col Psi; è noto come si logorò quell'asse e chi vi contribuì in modo determinante. Nella convinzione che i comunisti fossero "cristiani imperfetti", per dirla alla La Pira, ma con buone speranze di conversione, la sinistra della Democrazia Cristiana tentò un dialogo col Pci intorno alla metà degli anni settanta, trovandolo nel massimo punto della sua autoreferenzialità antropologica, ad incarnare la "differenza". Le posizioni del Pci in politica estera, nonostante più d'uno strappo con Mosca, rimasero indisponibili ad un netto schieramento sul fronte occidentale nelle ultime e nervose asprezze della Guerra Fredda, e la consacrazione del cattocomunismo italiano saltò. La caduta del Muro di Berlino e la rottura degli equilibri interni che ne esitarono in Italia generò un vuoto, che fu drammaticamente occupato da una magistratura che si autonominò vicaria in cose della politica e referente in cose della morale pubblica. La Democrazia Cristiana si spaccò nel punto in cui la destra e la sinistra interne non avevano più ragione di sopportarsi a vicenda: il maggioritario. Il partito-stato esplose. La sinistra si raccolse attorno a Romano Prodi ed è ancora lì, tutt'altro che rinunciataria rispetto all'antico progetto di "democrazia popolare". La destra ha trovato in Silvio Berlusconi e nella coalizione da lui guidata almeno la speranza di quell'intento insieme moderato, cattolico e atlantico, che fu di De Gasperi, pur digerendo spesso malissimo qualsiasi tentativo genuinamente liberale, come privatizzazioni, federalismo, riforma dello stato sociale, liberalizzazioni. Su questo lato, la destra della Democrazia Cristiana parrebbe rimanere tetragona su quanto Amintore Fanfani ed Aldo Moro non spensero in essa, perchè elementi di patrimonio comune. Sull'altro, la sinistra non ha rinunciato al rendez vous coi "cristiani imperfetti", fosse pure in una posizione oggi minoritaria. Così, se gli uomini di Romano Prodi confluiranno in un costituendo partito riformista, verrà meno nelle premesse ogni residua possibilità di rinascita della Democrazia Cristiana. I sinceri liberali del centro destra non possono che augurare "buon lavoro" a Romano Prodi. (L.C., 21.XI.2003)

IL DIAMETRO DEI FAGIOLINI
Che mondo! Ancora bombe, ancora attentati, ancora morti. Scrive Alber Caraco, singolare e sfortunato scrittore ebreo morto suicida nel 1971,  “Il mondo che abbiamo  è duro, freddo, cupo, ingiusto e metodico, i suoi governanti sono o imbecilli patetici i veri scellerati... il potere non è tale che di fatto, è un ripiego a cui ci si rassegna... i ribelli trionfanti non avrebbero altra scelta che essere i legatari delle tradizioni sorpassate e degli imperativi assurdi. La farsa è finita, comincia la tragedia”
A queste parole pensavo, mentre il Parlamento della nostra cara e vecchia Europa dibatte sul diametro dei fagiolini.
A questo pensavo leggendo il resoconto dell’intervento che George Bush ha pronunciato ieri a Londra,  nel salone del palazzo Whitehall dove nel 1649 fu decapitato Carlo I.
Il Presidente degli Stati Uniti,  senza tanti giro di parole, è andato al cuore dei problemi  accusando gli europei di non adoperarsi, a differenza dell'America e della Gran Bretagna, «per impedire che l'Onu scelga l'irrilevanza e muoia come la Società delle Nazioni negli anni Trenta»;  di essere troppo morbidi con l'Iran, «che deve ottemperare agli obblighi verso l'Aiea», l'Agenzia internazionale per l’energia atomica; di non volere ricorrere alle armi «contro le aggressioni e il male» anche quando non esiste alternativa;  di tollerare l'oppressione nei Paesi arabi - errore, ha ammesso Bush, che commettiamo anche noi - in nome di una falsa stabilità e, infine ha ammonito  i leaders europei  a <<ritirare ogni simpatia, ogni sostegno per i dirigenti palestinesi che tradiscono la causa del loro popolo» (Arafat) e ha chiesto di  «combattere l'antisemitismo, che avvelena il dibattito sul Medio Oriente».
Poi, oggi,  George Bush e Tony Blair nella conferenza stampa congiunta tenuta a Londra poche ore dopo gli attentati che ad Istanbul hanno ucciso almeno 25 persone, tra le quali diversi cittadini britannici, hanno congiuntamente dichiarato: ''In Iraq resteremo fino a quando sara' terminato il lavoro''.
E l’Europa? Cosa fa l'Europa? Dov’è l’Europa? A misurare il diametro dei fagiolini? (cp, 20.11.2003)

VIVA LAS VEGAS
Valter Veltroni intervistato sul Riformista di oggi:“Da quando Bush ha lanciato la sua offensiva unilaterale, il terrorismo è più debole o è diventato una minaccia permanente? Io temo che la risposta giusta sia la seconda.”
Quindi secondo il sindaco di Roma le tremila e passa vittime dell’11 settembre 2001 (e prima ancora le vittime degli attentati alle ambasciate americane in Africa, e prima ancora la USS Cole, su su fino al primo attentato al WTC)… tutta roba che non conta ‘na ceppa, il terrorismo è “diventato una minaccia permanente” soltanto dopo la guerra di Bush.
Ma la chicca è in chiusura: dice il sindaco che bisogna “aprire il confronto con l’Islam moderato, affrontando il tema dei diritti umani, che si pone per il mondo islamico come per Guantanamo e per la Cecenia”
(complimenti per l’equiparazione, très chic)“con il giusto rispetto per i processi di lungo periodo. Perché non si può chiedere a nessuno di passare da un giorno all’altro dalla ‘‘ civiltà’’ del chador a quella di Las Vegas”.
Non so a voi, ma a me davvero sfugge cosa accidenti ci azzecca Las Vegas! E in ogni caso, se proprio l’alternativa dev’essere tra “il chador e Las Vegas”, non ho dubbi… e sospetto che oggi anche nel “mondo islamico” parecchie persone, potendo scegliere, non avrebbero dubbi. (ale tap. 20.11.2003)


I cannibali alla riscossa
E' veramente arduo capire a cosa mirasse il convegno dal tema "Riformismo socialista e Italia repubblicana", organizzato dall'associazione "Italianieuropei" e tenutosi a Palazzo Marini, in Roma, lunedì 17 novembre. Mirava ad un approfondimento dei temi che il riformismo di Bettino Craxi aveva sollevato come sfida al Pci delle velleità egemoniche e delle pratiche consociative? Bene, l'intento è andato eluso. Anche se attenuata in qualche mite ellissi, Massimo D'Alema, copresidente dell'associazione madrina del convegno, ha riproposto l'ormai lisa vulgata berlingueriana: il Psi craxiano era una banda di malfattori. E' vero, egli ha ammesso che oggi, di quel Psi, più d'una idea può essere riciclata per la costituenda Cosa Riformista, ma non s'è colto il segno di quanto queste idee fossero proprio quelle contro che il Pci degli anni ottanta avversava con violenza. Non s'è colto, dunque, un intento rivalutativo della figura di Bettino Craxi, primo passo per avvicinarsi a quelle idee con il rispetto dovuto, quanto il tentativo di digerirne frettolosamente il mito, come in un rituale di antropofagia: esorcizzarne lo spettro e assorbirne le virtù. Ma se il convegno mirava anche soltanto a questo, l'intento è andato egualmente eluso. Nella persona di Stefania Craxi, una buona parte della carne socialista si ribella ad esser masticata da un partito che è post (ma non anti) comunista. Ma forse il convegno aveva altri scopi. Mirava forse a cercare un più moderno baricentro socialista per questa Cosa Riformista a venire, di modo che un travaso dei Popolari della Margherita dal Ppe al Pse possa essere meno traumatico? Nemmeno ci è parso, perchè, nel Pse, i Ds ci sono solo grazie all'intercessione fatta a suo tempo da Craxi e i Popolari hanno già una casa europea, per quanto la dividano con coinquilini italiani poco amati: di solito non si abbandona una casa che si considera abitata da cuginastri intrusi, per andarsene a vivere in subaffitto in un'altra così lontana da quella. No, questo convegno non serviva ad allargare il Pse. Serviva forse a creare evocazioni putative capaci di bilanciare la forte propensione di qualcuno al mito del "blocco sociale"? Serviva a stabilire un asse preferenziale con i socialisti di Boselli nell'ambito delle liste uniche per le europee del 2004? Serviva, infine, a chiudere definitivamente con la chimera italiana della socialdemocrazia? Da molti, molti, molti segni non ci è parso. C'è un'ultima possibilità, allora: forse il convegno serviva a ridefinire un'entità culturale e politica dei Ds, ormai stravolta da quindici anni di vere sconfitte culturali e di false vittorie politiche, attraverso un'operazione revisionista, pur solo di restyling. Nemmeno però ci parso che in questo il convegno abbia mantenuto le promesse. Nulla di fatto, ancora una volta per l'irriducibilità di pochi ma necessarissimi e prestigiosi socialisti, che non intendono svendere nè lo stemma nè l'argenteria di famiglia, in cambio di un'elezione al Mugello. Quasi parrebbe che questi irriducibili sospettano che questa nuova Cosa Riformista voglia, sotto il ritratto di Bettino, ridare smalto all'indimenticato cattocomunismo da dimenticare. Sarebbe come far morire Craxi per la seconda volta, e questa volta con Craxi anche il riformismo. O forse ogni convegno organizzato da "Italianieuropei" aumenta di qualche copia la vendita dell'omologa rivista? (L.C., 20.XI.2003)

Tutto o niente
Scegliete il motore di ricerca che più vi piace e guardate se vi riesce di trovare una qualsiasi pagina web che contenga contemporaneamente "diacetilmorfina", "benzoilmetilecgonina" e "tetraidrocannabinolo". Zero, non troverete nulla. Si tratta dei nomi chimici dei principi attivi psicotropi dei preparati comunemente detti "eroina", "cocaina" e "hashish". Tra chi parla in quella strana lingua (chimici, farmacologi, tossicologi, ecc.), evidentemente non ce n'è uno solo che sia riuscito a trovare una ben che minima correlazione (neppure di raffronto), degna di lasciar segno in rete. Se c'è riuscito in un qualche contesto, pur tassonomico e/o divulgativo, non ce l'ha fatta proprio a mettere le tre cose nella stessa pagina. Ora, rifate la stessa cosa con "Papaver Somniferum",  "Erythroxylon Coca" e "Cannabis Indica/Sativa": non otterrete che una scarsa sessantina di pagine web, poche di pertinenza botanica, molte di esoterismo bislacco. Insomma, anche tra i botanici, quasi nessuno che riesca ad annodare un nesso significativo tra i tre vegetali. Appena qualcuno tra i bislacchi. Ora, ripetete la ricerca con "eroina", "cocaina" e "hashish": qualche migliaia di voci. Provate a ordinarle per pertinenze, ed otterrete solo due consistenti gruppi di riferimento: arte e politica. Insomma, i soli a trovare significativi nessi tra le tre cose sarebbero solo gli artisti e i politici. Ma se voi fate un'ultima ricerca su "pera", "sniffata" e "canna", il cerchio si restringe e si abbrutisce: ci troverete solo insulti a Gianfranco Fini. Questo o significa tutto o significa niente. (L.C., 20.XI.2003)

Bye-bye Mamour
<<Con l'espulsione di AbdulQadir FadlAllah Mamour, il sedicente imam di Carmagnola, il governo italiano ha formalmente chiarito che d'ora in poi non permetterà a nessuno di istigare e fare apologia del terrorismo nel nostro Paese>>, 
inizia così l’articolo  di Magdi Allam  sul Corriere della Sera (articolo non in rete) che  prosegue:<< Con quest'atto Pisanu ha definitivamente reciso il legame con la politica delle intese sottobanco con il terrorismo mediorientale che talvolta ha caratterizzato la politica italiana negli anni Settanta e Ottanta... Stupisce tuttavia che ci sia ancora tra i nostri politici chi continui a predicare cautela con gli estremisti islamici ... il sedicente imam di Carmagnola o l’ex imam della Grande moschea di Roma sono un pericolo per gli stessi musulmani....  Così come sarebbe ora che si prendesse coscienza che questo terrorismo non è reattivo, bensì aggressivo... L’11 settembre del 2001 non è stato una reazione a alcunché. E’ stato un atto di guerra deliberato. Lo stesso vale per la strage degli italiani a Nassiriya. Non è stata il frutto di una supposta «resistenza» irachena, bensì un barbaro attentato terroristico...E’ un dato di fatto che l’Italia ospita una «struttura integrale dell’islam radicale» che fa perno su una rete di moschee egemonizzate da reti estremiste internazionali. Dove i referenti sul piano ideologico sono i leader spirituali di Hamas, del Hezbollah, dei Fratelli Musulmani e di Al Qaeda... Ecco perché l’espulsione del sedicente imam di Carmagnola rappresenta uno spartiacque nella strategia della sicurezza italiana. L’Italia non è più disposta ad attendere che i predicatori dell’odio raccolgano i loro frutti. E’ un primo passo nella giusta direzione. Che deve essere seguito dall’intensificazione del dialogo con la maggioranza moderata musulmana. Per dar vita a un islam italiano rispettoso della legge e compatibile con i valori fondanti della nostra società.>>


23/11/03 Milano: Manifestazione per Israele
Siete tutti invitati a partecipare alla manifestazione "Con Israele, contro il terrorismo, per la democrazia" che si svolgerà domenica 23 novembre 2003 alle ore 15:00 a Milano in Piazza Cairoli angolo Via Dante, organizzata dall'Associazione Amici d'Israele Onlus con il Patrocinio della Federazione delle Associazioni Italia Israele. La manifestazione si svolgerà in contemporanea a Torino e a Roma. Cliccate qui per avere ulteriori informazioni


IERI
No, non voglio spigolare sulla giornata di ieri. Voler dare resoconto, tra il tripudio di bandiere e la marea della folla,  è impresa da matti. E' prova da non tentar nemmeno se non si vuol restare impigliati nella guerra della sedia da funerale, a cui sembra appassionarsi l'Unità;   oppure,  lo scrive Libero,  in quel  "Bossi che ha l'aria di uno del  popolo, e se ne uscirà dai recinti - unico - senza macchina e senza scorta: ci saranno applausi per lui dai romani".
Preferisco lasciare la parola a Platinette:  nel suo blog scrive:
"Non ho niente da mettere in gioco: ideologie,strategie,gruppi d'appartenenza, stile di vita o convenienze amicali, sono una terra brulla e nell'aridità del mio panorama non ho nessun germoglio da far crescere...Sto, come un'inanimata statua venuta male,  a cercare tra le troppe, una ragione che mi ridia vita, semmai questo sia ancora possibile...E' stato semplice, inaspettatamente,oggi, partecipare al lutto: un Paese cui la compostezza è quasi del tutto estranea, trova una forte,invadente motivazione, nel ritrovarsi; non c'è l'Italia del pallone o se c'è non è così caciarona come quando pompa l'allegria per non dar vita alle proprie inutili malinconie, non c'è la Pace a vessillo dei protestatari per mestiere cui la morte in divisa ha tolto la forchetta dal piatto, non c'è l'avarizia delle lacrime, quel patrimonio di tenerezza da spendere solo con vittime bambine, e che oggi spiazza anche me. Non c'è vergogna nella retorica, nel rispetto delle regole convenzionali per il dolore , per i funerali: c'è una voglia di partecipazione, e questo è il germoglio che anche in me potrebbe rifiorire, per la cosa pubblica, per l'incontro con protagonista l'interesse comune. Stamattina non ho avuto pudore della mia voce rotta dall'avvenimento, spettacolarizzo me stessa perché tra l'indifferenza e i "si ma però..." scelgo la strada dell'abbandono e della civiltà della suggestione collettiva, ben più utile"
Grazie Plati. (cp, 19.11.2003)

Cave canem
Franco Cardini ha scritto che i soldati morti a Nassiryah serviranno all'Italia per pretendere di più alla spartizione del bottino di guerra, trattenendosi dal dire che quella strage è stato un affare per il governo, ma comunque lasciandolo intendere. Per dare forza all'impianto argomentativo se ne uscito con quella storia dei soldati mandati a morire in Crimea da Cavour, che piace molto pure a Enzo Biagi, visto che ce la scrive almeno una volta all'anno. Dove finisce il solo apparente cinismo dello studioso freddo ed impaziale di fronte ai fatti della Storia e dove inizia lo stronzo? Domande più grandi di noi. (L.C., 19.XI.2003)


FRATELLI MARX 
Un flop clamoroso. Parliamo del forum sociale europeo di Parigi,  appena concluso.  Poca gente, zero idee. Volete una conferma? Eccovela,  dall’Unità:
“Quando parla Susan Gorge, ai forum, il silenzio è totale. Lei è una donna di straordinaria comunicatività e lucidità di analisi. È un’americana, che vent’anni fa ha rifiutato il suo essere americana ed è diventata cittadina francese. Ha sostenuto, più o meno, questa tesi: tocca all’Europa il compito che Marx assegnava alla Germania...” (qui il testo completo dell’articolo)
Capperi!  
(cp. 18/11/2003)

Il vescovo e la terrorista
Il rimpianto  è che se il mondo fosse rimasto pagano e avesse continuato ad adorare alberi e sorgenti,   preferendo la misura alla trascendenza e l’armonia ad ogni altra cosa,  di sicuro un tipo come questo monsignor Raffaele Nogaro -  <<quei ragazzi a Nassiriya sono morti facendo la guerra... è un errore benedire le salme>> -  ce lo saremmo risparmiati.
La storia è semplice, già replicata mille e mille volte in altri mille e mille  altari nelle chiese di questa nostra cattolicissima Patria.
Con la scusa  del divino e di un mondo migliore,  i monsignor Nogaro  puntano il dito,  lanciano anatemi,  decidono guerre giuste e ingiuste, 
proclamano vinti e vincitori e quali morti benedire o maledire...
Un poco come i brigatisti - questa Lioce che elogia la strage di Nassiriya - anche  loro,  in nome di un mondo migliore,  puntano il dito,  lanciano anatemi,
decidono guerre giuste e ingiuste, proclamano vinti e vincitori e quali morti benedire o maledire...
In quale caverna metafisica si sono dichiarati amore  quelli “di un mondo migliore"? (cp, 18.11.2003)

BRICIOLA?
Sull'Unità di martedì 18 novembre Marco Travaglio ridà ad Alessandro Galante Garrone l'onore che, a suo dire, gli sarebbe stato tolto dal Domenicale e dal Foglio. Il Domenicale l'avrebbe fatto menzionando gli scritti del "padre dell'antifascismo" sulla "Rivista del Diritto Razziale Italiano" (1940), con disinformata leggerezza di riscontro e con disinformante capziosità di citazione; il Foglio l'avrebbe fatto, invece, pubblicando senza commento l'ammiccante lettera di un lettore (Sergio Carrara, 11.11.2003), in cui si riportava la menzione del Domenicale. La speleologia d'archivio di Marco Travaglio dà, qui, il meglio del meglio: quegli scritti non dimostrano alcuna supinità al fascismo del Galante Garrone, anzi, lo farebbero ancor più "padre dell'antifascismo". Ok, ho controllato, Marco Travaglio ha ragione: il giacobino era vergine, il Domenicale è stato leggero, il lettore del Foglio è un ingenuo coglioncello. E visto che, già prima del Domenicale (archivio canta!), "Capperi!" aveva fatto lo stesso errore di approvvigionamento di fonte, chiediamo scusa ai nostri lettori. Però, se lo trovate, leggete bene l'articolo dell'Unità che ha convinto ad ammettere l'errore: sembra quasi che gli scritti di Alessandro Galante Garrone siano andati a finire su quella rivista solo perchè, sessant'anni dopo, Marco Travaglio dovesse avere ragione del suo pane quotidiano. Riesce ad essere sgradevole anche quando ha ragione, quell'uomo. La nostra briciola è sua. (L.C., 18.XI.2003)

Frammenti dal cestino
 1.
(...) Certi sfizi, signori miei, noi ce li togliamo. Sì, se ci va, ci fermiamo sulla piazzola e con l'hi fi a tutto volume, con le portiere aperte, balliamo un lento mentre Minghi dudu-dadadà. Se ci va, sempre con le portiere aperte, ma su un prato dell'alto Molise, ci fermiamo a sentire Massimo D'Alema che parla a Radioradicale, di domenica mattina. Se ci va, lo facciamo con un fiore un bocca, sbracati sui sedili di pelle assai baldracca e gli stivali sul cruscotto. Noi, certi sfizi, ce li togliamo. Ce li siam tolti. E per il vasto prato dell'alto Molise, si spargeva la parola di Massimo D'Alema, fino a quel cavallo lì lontano e fino allo stuoino alle porte del paesino e fino a quel torrione dal quale, se vuoi, può immaginarla sparsa da muezzim, questa parola di Massimo D'Alema. Qualche ultimo macilento grillo, un sole pallido ma onesto, un olfattivo soundtrack di salvia e, in questo, il verbo riformista aleggiare: sarebbe un anacoluto, fessi, ma regge! (...) Quanto nervo dolente in quella voce, Dio! Abbiamo morso lo stelo del fiore in bocca e abbiamo consonato la lingua all'amarezza intrinseca di cotanto statista. Che sta scrivendo i capitoli sabbatici della sua autobiografia, attualmente sta studiando l'Opera Omnia di Bettino Craxi. In questo, gli sfizi se li toglie pure lui. Lì, il deus loci di Carovilli ci ha augurato un bell'ictus. (...)
 
2.
Dire sulla rete di una tv pubblica che il governo è una banda di malfattori della peggior risma sarà pure un'istigazioncella alla guerra civile, ma istigare alla guerra civile è satira, e la satira è sacra. Ergo: istigare alla guerra civile è sacro. Mi è stato rifilato questo paralogismo per dimostrarmi che ero stato una bestia a dire, come (ahimè!) ammetto aver detto, che "l'Unità ha fatto metastasi a Raitre". Raiot sembra un vhs allegato a l'Unità. E' satira, quella di Raiot?
 
3.
Per più di quarant'anni, ogni volta che un comunista diventava socialista, ogni volta che un socialista diventava socialdemocratico, ogni volta che un socialdemocratico diventava liberale, c'era sempre un funzionario del Pci di secondo piano addetto a marchiare il trans (chiamiamolo così, va) con uno sbrego di infamia. Più si va verso destra e più ci si allontana dal giusto. Similitudine argomentativa con la Picardi del Paradiso dantesco. Uhmmm. (L.C., 18.XI.2003)

 PAPA AL MURO
  Leggo che ieri il Papa ha parlato del muro che Israele sta costruendo per difendersi dal terrorismo palestinese. Brutta cosa quando perfino un Papa mette in discussione uno strumento di difesa che, come ricorda il premio Nobel per la pace Elie Wiesel <<non ha causato la morte di nessuno, semmai ha salvato tante vite>>;   brutta cosa raccontare, tremante e vestito di bianco,  la fola che  <<non di muri ha bisogno la Terrasanta, ma di ponti>>. Che questa fola  la vada a raccontare, il Papa, ai famigliari di  quelle centinaia e centinaia di  cittadini israeliani di tutte le età massacrati al bar o su un autobus, dalle bombe umane palestinesi. Eppoi,  già so che le sue parole domani,  alla faccia dell’ informazione corretta su Israele tanto invocata in questi giorni contro la disinformazione certificata  dai  sondaggi, da domani saranno sulla bocca di tutti i sinistrissimi antisemiti cattolici, comunisti e no global di cui son pieni e nostri media. Eccoli, già me li vedo i Casarini, gli Agnoletto i Di Liberto, i Bertinotti, i Casata