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OTTOBRE 2005
COMUNISTI IRANIANI
E' veramente un' ottima notizia
la partecipazione che si annuncia numerosa per il 3 di
novembre, quando diversi esponenti politici di tutti gli schieramenti
si riuniranno davanti all'ambasciata iraniana a Roma, per
protestare decisamente, anche se pacificamente, contro le parole
inaudite proferite dal presidente iraniano
Ahmadinejad . L'iniziativa del direttore de " Il Foglio " Giuliano
Ferrara pare annunciarsi come un vero e proprio successo e l'unico
rammarico personale è quello di trovarmi nell'impossibilità
di partecipare.
Il fatto nella sua completezza, vale a dire le reiterate esortazioni
del Presidente iraniano contro Israele e la massiccia
risposta internazionale e italiana, suggeriscono due considerazioni.
La prima, che questo Presidente si è rivelato decisamente
peggiore di quanto le peggiori aspettative potessero prefigurare;
il suo ruolo, di rappresentante di tutto il popolo iraniano,
non lo ha indotto a rimeditare quelle che appaiono le sue convinzioni
" da 27 anni " e così ha gettato la sua maschera e si
è rivelato un puro fanatico, neanche consapevole di essere
entrato del tutto fuori tempo. Pare, infatti, che Ahmadinejad
non si sia accorto del gesto di proporzioni storiche compiuto
così di recente da Israele, cioè il ritiro dalla striscia
di Gaza con lo spostamento forzato di 8500 dei suoi coloni,
il che ha accelerato le possibilità di una convivenza pacifica
tra i due popoli,israeliano e palestinese, sempre ovviamente
per coloro che davvero vogliono perseguire questa strada. E così
quindi, il presidente iraniano ha recitato la sua lezione, tratta
dal manuale del fanatico senza tempo, in maniera del tutto ortodossa
e decisamente indegna di un capo di stato.
La seconda considerazione riguarda la politica di casa nostra.
Alla fiaccolata di sostegno ad Israele non parteciperanno
i comunisti nostrani e la ragione addotta, sia dall'europarlamentare
Mario Rizzo che da Fausto Bertinotti, è che non si
è spesa una sola parola per la Palestina, cioè il fatto
che in questa manifestazione si esprimerà appoggio morale
solo ad Israele e non verrà ribadita la necessità della
coesistenza tra i due popoli.
Si tratta, per ovvie ragioni, di un'entrata fuori tempo come
quella di Ahmadinejad e per di più in tonalità
sbagliata. Innanzitutto, se qualcuno dice che Israele non ha
diritto di esistere e dovrebbe essere cancellato dalla cartina
geografica, è naturale che si intervenga per sostenere
l'esatto contrario. Che c'entra la Palestina ? Qualcuno le ha
negato il diritto ad esistere ? Se Israele ha compiuto il
ritiro dalla striscia di Gaza, per lasciare spazio ai palestinesi,
è ovvio che si riconosce l'esistenza di quel popolo.
Se scopo della manifestazione è sottolineare con forza
il valore del popolo d'Israele, come quello di ogni altro, che
senso avrebbe parlare della Palestina, visto che nessuno le contesta
niente ? Con questa inascoltabile stonatura, i comunisti
hanno per l'ennesima volta perso un'occasione e si son rivelati
ancora uguali a loro stessi.
In conclusione dunque, i motivi di soddisfazione per la fiaccolata
sono due, il massiccio intervento delle forze politiche
per sostenere Israele ed il fatto che tra queste manchino i
comunisti di ogni tipo, italiani o di rifondazione.
LUCIO SERGIO CATILINA
IL
SUPERMARKET DELLA CATTIVA EDUCAZIONE
Marcello Sorgi pubblica sulla
"Stampa" un articolo plausibile ma inficiato da un fastidioso
difetto.
È plausibile la sua tesi
secondo cui il Centro-destra, con la nuova riforma,
intende dire all'elettore: "Scegli quel che vuoi, ma vota,
e vota contro il centrosinistra: questo è il primo spot
della campagna che Berlusconi ha già tutta in testa. E
poi, di seguito: non ti piace Berlusconi? Vai con Fini o Casini. Sei
giovane, ti piace il Cavaliere, ma lo trovi anziano? Dai un segnale
per la successione. Sei più di centro che di destra? Vota
Forza Italia. Sei rimasto dc? C'è Casini. Sei di destra-destra?
Vai con Fini. Sei ancora fascista? C'è la Mussolini. Sei
socialista, liberale, radicale? Guarda bene nel nostro scaffale,
troverai ciò che cerchi". Ma ecco il difetto fastidioso:
l'articolo è intitolato "Il supermarket della politica".
Tutta la strategia di Berlusconi è "uno spot" da commesso
di negozio. Questo implica quel disprezzo ontologico dell'avversario
che tanto urta gli elettori di centro-destra e che rende antipatica
la sinistra (come ha scritto Ricolfi) anche a chi è incerto.
Nessuno, nemmeno Sorgi, meritoriamente,
dice che questa strategia sia vincente o perdente: ma
non c'è ragione di chiamarla supermarket. Soprattutto
dal momento che tutti i partiti, in tutti i modi, anche con
i programmi più seri, non fanno altro che cercare di allettare
gli elettori. Ad esprimersi nello stesso modo, si potrebbe commentare
la candidatura di Prodi con queste parole: "Il centro sinistra
non ha una faccia presentabile e per questo manda avanti Prodi.
Con quella faccia cascante, con quella voce da confessionale,
con quel sorriso senza denti è ancora il più presentabile
della sinistra! Se lui può vincere un concorso di bellezza,
pensate agli altri concorrenti!".
Questo non è un discorso
politico, è pura irrisione. Fa il paio col supermarket.
Da un lato una coalizione di imbonitori e un elettorato
che si lascia incantare da musiche e luci, dall'altro una coalizione
composta di tali mostri da avere in Prodi il rappresentante
più bello; e un elettorato composto di ciechi.
Non si è particolarmente
accaniti con Sorgi. Egli non è né Travaglio
né Curzio Maltese. Non è un "odiatore" professionista
e probabilmente, se leggesse queste righe, si risentirebbe. Affermerebbe
che non intendeva offendere nessuno e il bello è che gli si
potrebbe anche credere. Ma è proprio questo, il punto. Insultare
Berlusconi è divenuto così normale che lo si fa anche
senza accorgersene. Mentre non si può qui scrivere che Marcello
Sorgi è scorretto perché, se leggesse queste righe,
troverebbe che queste parole lo offendono.
Non ne ha labitudine.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 31 ottobre 2005
Non state
in silenzio!
Vivo in Israele da molti
anni e le esternazioni di Ahmadinejad, criminale presidente
iraniano hanno gettato me e tutti i miei connazionali nello
sconforto.
Non sono parole nuove, la
distruzione di Israele e' sempre stato il ritornello
dei dittatori islamici, e la Carta palestinese porta ancora
oggi al comma 19, mai cancellato come spesso erroneamente
si dice, l'augurio che la lotta armata palestinese si concluda
con la distruzione dello" stato sionista".
Arafat in arabo lo diceva
quotidianamente eppure e' stato ricevuto dai grandi
della terra, persino qualche ebreo.
Arafat ha tentato per
40 anni di arrivare alla realizzazione del suo sogno
eppure nessuno si e' mai scandalizzato. Nemmeno il Papa.
Oggi, non tutti, ma molti
sono indignati dalle parole del fanatico presidente
iraniano ma non si puo' non notare che le strade non si sono
riempite di gente sdegnata, di studenti o di pacifisti.
Quelli sempre pronti a scendere in piazza tra sventolii di bandiere
della pace, ogni volta che da Israele parte uno sternuto , stanno
in silenzio e guardano dall'altra parte.
Dove sono? Perche' l'idea
della distruzione di una nazione del mondo non li sconvolge?
Dove siete? Possibile che
le parole gridate dall'Iran non vi ripugnino?
Dove sono i giovani
sempre pronti, giustamente, a protestare per le ingiustizie?
Non si puo' non notare che
, oggi, solo Giuliano Ferrara e gli ebrei si muovono,
come se la cosa non interessasse tutta la societa', come se
tali criminose dichiarazioni non interessassero altri che
gli ebrei.
Siete coinvolti tutti, non
lo capite?
Succedeva anche nel 1938.
Nessuno protesto' e gli ebrei
furono trasportati ad Auschwitz ma l'Europa pago' quel
silenzio. Sei milioni di morti ammazzati perche' si chiamavano
Davide o Sarah peseranno per sempre sulla coscienza collettiva
europea.
Mi auguro che giovedi', davanti
all'ambasciata dell'Iran, a Roma, gli italiani si sveglino
e capiscano che dittatori infami come Ahmadinejad possono
arrivare a distruggere il mondo non solo Israele.
Quel veleno entra nei cervelli
come la droga e toglie alla gente la capacita' di discernere
tra il bene e il male assoluto.
Non state in silenzio, andate
nelle piazze perche' voler distruggere una democrazia
significa voler distruggere il mondo intero.
Non si puo', non si deve,
e' male, e' indecente, andate a manifestare contro il
Male.
Aiutateci per una volta e
mettetevi a gridare forte, tanto forte che vi sentano
fino in Iran "Siamo tutti Israeliani".
Deborah Fait - informazionecorretta
LA MORTE DELLO
ZERO
Il movimento è relativo. Non
posso dire che A è in movimento se non c'è un
B rispetto al quale A si avvicina, si allontana o passa accanto.
Nello stesso modo non si può dire che un uomo sia buono
se non con riferimento alla media degli uomini. Ché se infatti
la media fosse più buona di lui, lo si definirebbe cattivo.
Un giudizio di valore abbisogna di uno zero a partire dal quale
c‚è una scala verso il positivo e una scala verso il negativo.
Questo dato di base è fondamentale.
Quando - secondo la leggenda - Marie Antoinette dice s'ils
n'ont pas de pain, qu'ils mangent de la brioche non è
cinica: è solo che per lei è inconcepibile che manchi
il pane; e se per caso manca, non mancherà certo la brioche.
Insomma ha perso di vista lo zero. Il problema contemporaneo è
che ora siamo tutti Marie Antoinette.
Lo zero della vita è il dolore.
Gli esempi sono infiniti e sarebbe persino crudele citarli:
basti pensare all'esistenza di chi si vede morire ogni giorno
di più, inesorabilmente, di cancro. Basti pensare al dolore
di chi vede perire per fame e stenti i propri figli. Basti pensare
ai massacri delle guerre e delle pestilenze; alle crudeltà
dei conquistatori e dei tiranni; all'incertezza rispetto alla propria
sopravvivenza nell'ambito delle ore; al dolore fisico di certe
malattie; alla detenzione in celle buie e umide della Lubianka da
cui si era tirati fuori per essere tormentati o uccisi... È questo
lo zero che si dimentica. Vivendo in un mondo che non conosce né
la guerra né lo sterminio, e anzi in cui lo Stato è invocato
alla minima difficoltà, la società è simile ad una
signorina di buona famiglia dell'Ottocento che non sia mai venuta a
contatto con la vita dei plebei. Essendo sempre vissuta sotto la protezione
dei genitori e dei domestici, è buonissima e aliena da ogni pensiero
di brutalità; addirittura è così sensibile
da considerare poco gentile parlare della madre di qualcuno (e infatti
parla solo della mamma); reputa poco affettuoso chiamare ragazza una
donna di quattordici anni (e infatti la chiama bambina, quando non bimba).
Un'esagerazione? Assolutamente no: questo è il linguaggio della
televisione. La TV è stata capace di parlare della "mamma di
Berlusconi" quasi che il Primo Ministro, invece d'essere vicino alla
settantina, fosse un bambino di otto anni. E continua a chiamare "mamma"
persino la donna che ha ucciso il proprio figlioletto: "la mamma della
piccola vittima".
Tutto
il vocabolario è sregolato. La gente va in vacanza
e i media parlano di esodo, confondendo una tragedia e una
scampagnata. Vengono uccise cinquanta persone e i media parlano
di genocidio, che invece è l'uccisione d'un intero popolo.
Parlano dell'Italia e si riempiono la bocca di povertà,
mentre nessuno soffre la fame e migliaia di persone rischiano
la vita pur di venire qui a chiedere l'elemosina o a prostituirsi.
Non si sa più che cosa sia la vera indigenza. Come non si
sa più che cosa sia la vera disoccupazione: cioè la situazione
in cui nessuno vi dà, per una giornata di lavoro di dodici
ore, di che non morire di fame: come è stato, in passato, per
molti secoli e com'è ancora in altri posti del mondo.
Tutto dipende dal fatto che la stragrande
maggioranza degli europei non ha esperienza della guerra.
Essa - che nella storia ha sempre rappresentato un richiamo
alla terribile sostanza ultima della realtà - è
diventata un concetto sfocato, consegnato alle pagine ingiallite
dei libri di storia o celebrato nei discorsi (noiosissimi) dei
vecchi. Dal momento che oggi è solo un fenomeno da notiziari,
da un lato non la si capisce più, dall'altro si drammatizza
per buonismo uno scontro in cui muoiono venti persone e lo si chiama
"vera e propria battaglia". Così come si dichiara "guerra sanguinosa"
per gli americani quella irakena in cui sono morti, dall'inizio
delle operazioni ad oggi, duemila soldati. Duemila persone che
certo hanno lasciato parenti addolorati ma che non sono nulla, se
si parla di un vero conflitto. Per avere le giuste proporzioni, bisogna
ricordare che nella battaglia delle Fiandre (Prima Guerra Mondiale)
morirono 400.000 inglesi e 250.000 tedeschi, senza che si avessero
risultati degni di nota sul terreno. 650.000 persone morte per niente:
e non fu che una delle battaglie di quegli anni terribili. I contemporanei
ebbero certo, di ciò ch'è una guerra, un'idea diversa
di quella che hanno oggi gli spettatori della televisione. Essi avrebbero
chiamato quella dell'Iraq una banale azione di polizia.
La conclusione non è linguistica.
Se si trattasse solo di tarare nuovamente il vocabolario,
basterebbe una buona scuola. Basterebbe licenziare qualunque
giornalista che usi la parola "bimbo" per chi ha superato i cinque-sei
anni. Ma neppure questo si farà. Invece di questa regolazione
si occuperà la realtà, una volta o l'altra. Non essendo
cambiata la natura umana, un giorno si potrebbe apprendere di nuovo,
per esperienza, il vero significato delle parole fondamentali dell'esistenza:
la guerra, la fame, la morte.
Gianni Pardo, 29 ottobre 2005
- giannipardo@libero.it
MOLLICHINE
Maradona, su Fidel Castro:
"Per me il comandante è un Dio". Bush invece "è
un assassino". Maradona è proprio fatto... così.
Udc. Cesa: "La par condicio
non si tocca, senza se e senza ma". È appena segretario
e già non azzecca il vaso.
Fassino ha dichiarato che
telefona quotidianamente a Mieli per protestare per
la linea del "Corriere". Berlusconi non lo fa e dunque attenta
alla libertà di stampa.
L'Iran parla di cancellare
Israele dalla faccia della terra. Ma non ha la bomba
atomica. Israele non parla di cancellare l'Iran dalla faccia
della terra. Ma...
Israele chiede che il presidente
dell"Anp intraprenda un' "azione seria" contro i gruppi
terroristi. Insomma che gli dica "smettetela!" senza sbuffare
a ridere.
Gianni Pardo
UN TRIONFO DEL
DIRITTO
Qualcuno ha scritto: "Forse
è ugualmente difficile conquistare un diritto ed
avere il coraggio di esercitarlo". Se infatti il diritto
è in linea con le aspettative del prossimo, non ci sono
problemi. Se invece entra in conflitto con esse, sono in molti
a far presente che non deve essere esercitato; che forse non
è un diritto; che comunque è immorale; che chi
ne dispone dovrebbe vergognarsene. Fino ad arrivare a minacciare
il suo titolare, se pensa veramente di usarlo.
Sulla strada dell'emancipazione
femminile questo è stato osservato molte volte.
A lungo si è spiegato alle donne che non sarebbe stato
degno di una signora comportarsi come la legge autorizzava.
Che non stava bene esigere i diritti che la legge aveva
accordato. Infatti quando il legislatore illuminato precede
in maturità la folla, questa protesta. È convinta
che il diritto deve essere espressione della sua volontà
e, anche se essa è ignorante e primitiva, si autoelegge
senza tentennamenti coscienza morale della nazione
Uno Stato democratico e civile
deve guardarsi dall'aderire al suo punto di vista. Francesco
Saverio Borrelli, ai tempi di Mani Pulite, affermò
di agire "sostenuto dal consenso della gente" e Luciano Violante
in questi giorni gliel'ha rimproverato. Anche se giunge con soli
tredici anni di ritardo, il biasimo di Violante è perfettamente
giustificato: il consenso popolare è un pessimo consigliere.
Il giudice non può risolvere un problema giuridico chiedendo alla
folla se deve liberare Gesù o Barabba: le norme sono scritte ed
invariabili perché la sentenza deve corrispondere non a stati
d'animo momentanei più o meno corali, ma a principi solidi, generali
e duraturi.
Nella realtà, l'atarassica
nobiltà delle leggi non sempre vince sulle passioni
umane. Proprio in questi giorni il Csm, con mille contorcimenti,
ha negato al giudice Corrado Carnevale, benché pienamente
assolto anche dalla Cassazione e benché abbia a ciò
un chiaro diritto, la reintegrazione nel suo posto. Quell'organo
ha preferito i propri pregiudizi all'applicazione della legge.
Stavolta non è summum ius summa iniuria, ma
summum iudex, summa iniuria.
E poi, come mai tanto accanimento,
di che cosa è stato colpevole, quel magistrato, agli
occhi della sinistra e dell'opinione pubblica? Semplicemente
di applicare la legge. È stato capace, in obbedienza
alle norme di diritto processuale penale, di dichiarare in
Cassazione radicalmente nulli processi per omicidio incorsi,
in fase istruttoria, in nullità insanabili. Era chiamato
l' "ammazzasentenze" quando avrebbe dovuto essere chiamato l'
l' "ammazzaerrori". Il suo comportamento non piaceva? E allora
si doveva solo cambiare la legge sulle nullità insanabili
e nel frattempo sottoporre a procedimento disciplinare chi non
faceva come lui. Ma la folla preferiva Barabba.
Fra gli episodi positivi invece
si deve annoverare, con qualche stupore, la vicenda
di Antonio Fazio. Il Governatore della Banca d'Italia potrebbe,
chissà, essere colpevole di mille cose: ma non ce
n'è nessuna, per quanto se ne sa, che comporti il suo
licenziamento o il suo obbligo di dimettersi. Eppure contro
di lui ci sono stati i grandi giornali; tutta l'opposizione;
buona parte della maggioranza; le banche; le istituzioni; tutti
i moralisti della domenica; la magistratura e l'opinione pubblica:
semplicemente tutta l'Italia. E a suo favore? Semplicemente una
legge che lo rende inamovibile. E lui, lo sciagurato, che ha fatto?
Ha osato servirsene!
Non importa se abbia seri
torti, almeno in questa occasione: dato che i casi Parmalat
e Cirio bruciano ancora. E non importa neppure se la legge che
l'ha reso inamovibile sia ben fatta o non. Importa che essa sia
vigente e che, in base ad essa, il Governatore abbia potuto resistere
alla Repubblica Italiana. Questo è un trionfo del diritto.
È l'unico momento in cui veramente s'è visto che nessuno,
neanche l'opinione pubblica, neanche il Parlamento, sono al di
sopra della legge. Rara avis.
Questo caso viaggia
su un doppio binario, umano e giuridico. Sul piano umano
si possono ipotizzare sia motivazioni abiette e poco probabili
("Io questa poltrona non la lascio"), sia motivazioni nobili
e vagamente eroiche ("Per il rispetto dovuto alla mia innocenza
non devo riconoscere colpe che non ho"). Ma questo riguarda solo
lui. Sul piano giuridico è certamente un bell'episodio di legalità
rispettata. Fiat iustitia et pereat mundus, si diceva un
tempo: si applichi la legge, cascasse il mondo. E per una volta
la voce del liberale che ha mormorato questo brocardo non è
stata soffocata dalle grida di "crucifige".
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
NOTA A MARGINE
Riccardo Barenghi (sulla "Stampa"),
in un articolo ironico su Mieli che potrebbe scendere
in politica, scrive che il Direttore del Corrierone non
ha voluto dare importanza alla polemica innescata da Fassino.
E prosegue: "D'altra parte anche tutto il resto della
stampa nazionale (tranne il Giornale), ha seguito la sua linea:
Fassino non va preso troppo sul serio perché non è
Berlusconi, ché se le stesse cose le avesse dette lui
chissà che casino. Ma qui stiamo parlando appunto di Fassino,
dunque non allarmiamoci".
"Ché se le stesse
cose le avesse dette lui chissà che casino".
E se quello che dice Barenghi
lo dicessi io, chissà che casino, nel nostro piccolo.
Poi il giornalista scrive "stiamo parlando appunto
di Fassino, dunque non allarmiamoci", e questo è ingeneroso.
Non è che gli altri giornali non sottolineano la scorrettezza
di Fassino per sottovalutazione: è per disonestà
intellettuale e per subordinazione agli interessi del partito.
Gianni Pardo
«Inaccettabili
intimidazioni di Fassino ai giornali»
Sono lontani i tempi in cui
Piero Fassino si scagliava contro una «destra
ipocrita e arrogante», colpevole di fare resistenza
alla candidatura di Paolo Mieli, «una delle firme
più prestigiose del giornalismo italiano, alla presidenza
della Rai». Ora le parti si sono rovesciate e il segretario
dei Ds, infischiandosene delle consuete battaglie a favore
dell‚indipendenza e dell'autonomia del Corriere della Sera,
scaglia fulmini e saette contro il quotidiano che, a suo dire,
«più di ogni altro ce l'ha con noi» e scrive
«cose non veritiere». Uno sfogo pesante, quello pronunciato
mercoledì scorso, con tanto di sfida a scendere nell'agone
della politica rivolta al giornalista milanese. «A
Mieli telefono tutti i giorni ma non cambia mai niente» racconta
Fassino. «Il Corriere sembra essersi dato come obiettivo
la destrutturazione del principale partito della sinistra. È
un segnale che quel giornale fa politica. Ma se è questa l'intenzione
del suo direttore, lo sfido a farlo apertamente, presentando una
sua lista e andando a raccogliere le firme per sostenerla».Inutile
dire che, il giorno dopo, l'onda dell'indignazione non è
minimamente paragonabile alla tempesta che si sarebbe scatenata
se affermazioni simili fossero state dettate dalle parti di
Palazzo Grazioli. Il duello tra i Ds e una ipotetica «lista
Mieli» non accende reazioni infuocate, non fa scattare l'espressione
corale di sonanti timori per la minaccia portata alla libertà
di stampa e non merita l'alzata di scudi delle istituzioni giornalistiche.
Né l'Ordine dei Giornalisti né la Federazione nazionale
della Stampa, infatti, prendono la parola per stigmatizzare l'affondo.
E tace perfino il cdr della corazzata giornalistica milanese, solitamente
«sensibile» ai tentativi, veri o presunti, di influenza
esterna.
L'unico comunicato di solidarietà
arriva dall'Associazione Stampa Parlamentare. Ma la genesi
del documento è faticosa. La nota di protesta dell'Asp,
infatti, viene redatta soltanto dopo una lunga trattativa e
dopo il raggiungimento di un accordo interno che stabilisce di
non renderne pubblico il contenuto. «L'Asp esprime solidarietà
ai colleghi del Corriere che sono stati oggetto di un tentativo
di intimidazione da parte di Piero Fassino» recita il testo.
«L'Asp ritiene inaccettabili tali comportamenti, da chiunque
provengano, nei confronti della stampa in genere e dei singoli
giornalisti. Se Fassino ha doglianze da manifestare ha molte e
note strade per tutelare se stesso e i Ds». Parole limpide,
messe nero su bianco su proposta del presidente Enzo Iacopino,
ma osteggiate dai membri del direttivo più vicini al centrosinistra
che chiedono di non diramarle alle agenzie. L'«embargo»,
però, non regge e viene rotto prima dall'agenzia Adnkronos
e successivamente dall'Apcom. Se le espressioni di solidarietà
scarseggiano nell'universo giornalistico - a parte una nota della
Voce repubblicana che lancia il sospetto che «chi minaccia
davvero la libertà di informazione» sia non il governo, ma
«chi si candida alla guida del Paese domani» - dal fronte
della politica si alza la voce dell'azzurro Fabrizio Cicchitto.
«Fassino vuole che sia fatto ad altri ciò che non sopporta
sia fatto a lui» sostiene il vice coordinatore di Forza Italia.
«È davvero paradossale - continua - che il segretario Ds
attacchi a testa bassa il Corriere, accusandolo di scrivere articoli
menzogneri sul suo partito, invitando provocatoriamente Mieli a candidarsi
e ammettendo candidamente di aver provato più volte a far cambiare
linea al direttore, come se questo non fosse un grave tentativo di condizionare
la libertà di stampa». «Ci chiediamo come mai,
quando analoghe denunce le fa Berlusconi, il quale è sistematicamente
sotto attacco da parte di certi giornali, Fassino accusi il premier
di minare l'indipendenza del Corriere. I casi sono due: o Fassino
dice la verità, e quindi il Corriere effettivamente scrive
spesso cose forzate pur di assecondare un suo progetto politico,
oppure mente, e allora il suo è un attacco in piena regola
alla libertà di stampa, a dimostrazione che per i Ds essa
esiste solo quando l'obiettivo è il centrodestra, ma non ha
diritto di cittadinanza quando nel mirino ci finisce la sinistra».
Fabrizio De Feo (il
Giornale.it del 28/10/2005)
RICHIAMI NON INNOCENTI,
SECONDA PARTE
Il Presidente della Repubblica
Ciampi ha concluso il suo giro del Piemonte visitando
Biella e davanti ad esponenti del settore tessile ha continuato
la sua esternazione politica.
Se la carica fosse stata ricoperta
da Cossiga, probabilmente ci sarebbero stati dei gridi
dall'allarme, voci su un eventuale caduta di autocontrollo
del Presidente, denunce per il valore delle esternazioni,
certamente non rientranti tra quelle legittime del Capo dello
Stato.In questo caso ciò non è avvenuto, nonostante
Ciampi esprima delle vere e proprie opinioni politiche e rimproveri
il governo per il suo operato, al di là della forma pacata
con la quale vengono espressi certi giudizi.
Dire che l'economia italiana
langue mentre all'estero ci sono chiari segnali di ripresa,
lamentarsi dell'aumento dell'inflazione, che è data
oggi al 2,2%, coincide nella sostanza con il messaggio elettorale
del centro-sinistra, è un pò il motivo saliente
della retorica di Prodi, anche se lui, e questo è assolutamente
normale, lo esprime con toni più forti e con quello
sguardo spaventato, dopotutto è l'esponente dell'opposizione
e sta cercando di vincere le prossime elezioni.
Ciampi si trova invece in
una situazione opposta e continuare a ripetere che
il governo ha agito male, perchè non ha dato priorità
a certe riforme ( quali ? ) o perchè non ha saputo rilanciare
l'economia per farle tenere il passo con gli altri paesi,
costituisce un'invasione pesantissima nell'agone politico
; un'invasione non legittima primo, e inutile secondo, per
il fatto che si tratta di critica gratuita, generica e coivolgente
tutta l'azione dell'esecutivo.
Ancora una volta, questi giudizi
inaccettabili vengono serviti con un contorno di luoghi
comuni, come il fatto che un'efficace azione del Ministero
delle Finanze deve conciliare una finanza pubblica solida
con il rilancio delle attività produttive oppure che bisogna
favorire l'integrazione dell'economia dei paesi sviluppati
con quella dei paesi emergenti. Tutte frasi bellissime e condivisibili,
sarebbe però opprtuno che dacerte altezze si cercasse si scendere
a qualche consiglio più concreto, invece di prodigarsi in
questo concerto di grandi concetti e speranze che ricorda molto la
retorica di John Kennedy durante la sua campagna elettorale : lui
voleva attuare la " nuova frontiera " e portar fuori l'America da quegli
anni bui, che sarebbero stati quelli di Eisenhower, ed infatti di lì
a poco realizzo quel capolavoro, ancora insuperato per fortuna, della
tragedia della Baia dei Porci.
Stasera il Presidente Ciampi
tornerà a Roma, ci auguriamo davvero che si concluda
questo ciclo di conferenze politiche, un certo senso di
responsabilità dovrebbe essere da guida, specialmente adesso
che siamo entrati già nel periodo guerresco della campagna
elettorale.
LUCIO SERGIO CATILINA
Niente solidarieta',
per favore.
Eccolo la'. Siamo alle solite,
le masse islamiche che rispondono con un boato alle
dichiarazioni del Presidente Ahmadinejad "dobbiamo
cancellare Israele dalla carta geografica". Europa e USA mandano
a Israele la loro solisarieta', tutti sono scandalizzati nel
mondo occidentale, sorpresi, poverini, sorpresi.
Non capisco di cosa siano
sorpresi, questo e' il leitmotiv che ascoltiamo da
decenni, che dico decenni, da millenni.
Tutti hanno sempre voluto
cancellare Israele. Ci riuscirono gli antichi Romani,
tento' la Chiesa con la Santa Inquisizione, tento' Hitler
con la Shoa', tentarono i paesi arabi con le guerre per l'annientamento
dell'entita' sionista, tento' Arafat col terrorismo e la propaganda.
Tentano da sempre gli antisemiti delegittimando Israele,
negando addirittura la Shoa'.
Perche' ci si meraviglia
allora per un proclama fatto da un estremista islamico,
eletto presidente di un paese che dall'epoca di Khomeini non
fa altro che sbraitare alla distruzione di Israele e che
finanzia il terrorismo internazionale e addestra gli hezbollah
nazisti?
Fra un paio di giorni
sara' tutto dimenticato e presto quel presidente sara'
ricevuto in Europa come i suoi predecessori, come Assad di
Siria, come lo fu Arafat, il mostro.
Carta palestinese. articolo
19.
La lotta armata e' una
strategia che ha un fine decisivo nello sradicamento
dell'esistenza sionista dalla Palestina e la lotta non
finira' fino a quando lo stato sionista non verra' demolito
...
Allora??? Allora ??? perche'
tutti si scandalizzano adesso?
Questo comma fa parte
della Carta palestinese dal 1967, non e' mai stato
cancellato eppure non ha impedito ai sepolcri imbiancati
europei e americani di ricevere con tutti gli onori il
suo autore, Arafat e di appoggiare il suo sforzo di rendere effettivo
e reale questo comma.
Allora??? Sui libri di
testo delle scuole arabe e islamiche di tutto il mondo
la cartina della Palestina ha esattamente la forma di
Israele.
Allora???
Perche' tutto questo putiferio?
Ahmadinejad non
ha fatto che ripetere il solito ritornello, il preferito
dei dittatori islamici e delle folle sulle quali comandano
e il preferito anche di molti europei a Roma, Strasburgo, Bruxelles,
Parigi, Berlino, Londra e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Ieri, quasi a rimarcare il boato
di Teheran, c'e' stato un boato in Israele, di altra natura,
un boato di fuoco a Hadera, a nord di Tel Aviv.
Un assassino suicida ha
ammazzato 5 persone, ferito 30, di cui molte sono
in coma. Molti dei feriti , se sopravviveranno, saranno invalidi
per la vita. Dieci chili di esplosivo misto a bulloni e chiodi
lasciano il segno su un corpo umano, segni di buchi, bruciature,
cecita', mani e piedi saltati via.
I media italiani hanno
dato doverosamente la notizia facendo vedere nelle
foto il dolore dei famigliari dell'assassino. Del dolore
dei famigliari delle vittime israeliane non gliene frega
niente a nessuno.
I media italiani hanno
anche scritto spudoratamente che avevamo avuto 8 mesi
di tregua.
Ma dove? ma quando? ma
dove stavano fino a ieri i giornalisti che hanno scritto
questa schifezza? Non erano attenti quando un paio di giorni
fa sono stati ammazzati tre ragazzi israeliani? sono distratti
quando Sderot , fino a questa mattina ,si becca sulla testa
i bombardamenti dei qassam?
"Voglio un mondo senza
Israele".
L'Iran ci fa paura perche' tutti
sappiamo che non appena avra' la sua bella bombetta e' sulle
nostre teste sioniste che la inaugurera' ma riportiamo le
cose nella giusta dimensione, Ahmadinejad
non e' il primo e non sara' l'ultimo percio' della solidarieta'
pelosa di coloro che sbaciucchiavano il rais palestinese
che faceva le stesse esternazioni del presidente iraniano,
dandogli la forza di portare avanti i suoi crimini , io,
personalmente, non me ne faccio niente e la rimando al mittente.
La rimando al mittente
con disprezzo perche' quel mittente non ha avuto niente
da dire alla notizia che a Ramallah verra' costruito un mausoleo
per Arafat con annesso museo per conservarvi la sua Kefiah
inamidata a forma di Israele e la sua adorata pistola. Tutti
stanno in silenzio anche sapendo che questa cosa indecente costera'
UN MILIONE DI DOLLARI e di chi saranno quei soldi se non dei
paesi che oggi si stanno ipocritamente scandalizzando per
le dichiarazioni iraniane? Un milione di dollari per il mausoleo
di colui che voleva distruggere Israele, un milione di dollari
rubati ai palestinesi senza casa e senza lavoro e senza pane.
Un milione di dollari di vergogna.
Niente solidarieta', per
favore, non sappiamo che farcene.
Deborah Fait
- informazionecorretta
IL CRETINO IN SENSO
CORRENTE
Nella vita, un po' anche
per incoraggiarci, facciamo tutti un grande uso della
parola "cretino". Tizio è cretino, Caio ha fatto una
cosa cretina, le cose cretine mi mandano in bestia, e via
dicendo. Al momento di definire il cretino, però, si hanno
difficoltà. Come inse-gnano i dialoghi di Platone,
tutte le definizioni sono difficili e c'è sempre un Socrate
in agguato pronto a dimostrarci che abbiamo, noi, detto una
cretinata.
A proposito del cretino
l'economista Cipolla che ha dato una bella serie
di definizioni. Chi fa una cosa che gli conviene e non danneggia
nessuno è una persona intelligente. Chi fa una cosa
che gli conviene ma danneggia gli altri, è un delinquente.
Chi fa una cosa che lo danneggia, ma va a favore degli altri,
è un santo. Ma chi fa una cosa che danneggia sia se stesso
sia gli altri, quello è un cretino.
Questa definizione ha
il pregio d'essere chiara e brillante, ma si adatta
solo ai supercampioni della stupidità. Inoltre il
cretino potrebbe occasionalmente non danneggiare se stesso,
per puro caso, come una persona intelligente può nuocere
a se stessa e agli altri per sbaglio. Nella realtà insomma
ci sono molti cretini meno esemplari di quelli di Cipolla ma non
per questo meno nocivi. Rimane dunque necessario definire del il
cretino in senso corrente.
Da prima bisogna notare
che il cretino di Cipolla è un cretino che agisce.
Infatti la sua azione ha un effetto, se pure negativo. Ma
c'è colui che si limita a parlare: il cretino intellettuale,
gratuito, vocazionale. Uno sciocco per elezione dice stupidaggini
così, senza ragione e per libera scelta. Se gli viene
raccontato che una certa persona è benvoluta da tutti, ecco
che dice: "È buono con tutti e ovviamente tutti sono
buoni con lui. È sempre così, nella vita". E questa
è un'enorme balordaggine. Perché avviene che si
sia buoni con tutti e si ricevano pesci in faccia.
O addirittura che si sia considerati scemi.
Mentre alle persone ricchissime, o famosissime, o munite d'uno speciale
fascino, può anche avvenire di essere cattive quasi con tutti
ed essere lo stesso ricercate ed apprezzate.
Ecco un altro esempio.
Un giovane commette un orrendo delitto, oppure muore
per un'overdose, o qualcosa del genere ed ecco che il cretino
dice: "Certo, qualche colpa devono pure averla, i genitori".
È una frase crudele oltre che una cretinata. Non
perché sicuramente falsa, ma perché il cretino
non si rende conto che, se la cosa per caso non fosse vera,
avrebbe calunniato due persone innocenti nel momento per loro
più drammatico. Inoltre ha detto una cosa che, cadendo
nelle orecchie di altri cretini come lui, può cominciare
a fare valanga: il secondo cretino potrebbe già cominciare
a raccontare il fatto con le parole: "Ho sentito dire che è
per colpa dei genitori che quel giovane..."
E ancora. Si parla di
una persona psichicamente disturbata e il cretino,
che nulla sa di quell'uomo, se ne viene fuori con la frase:
"Ma io penso che cercando di capirlo e di parlargli, trattandolo
con dolcezza..." Queste parole corrispondono a dire che
quelli che già hanno avuto a che fare col malato di mente,
che lo hanno sopportato per anni e non ne possono più,
sono cattivi. Mentre lui, il cretino, sarebbe indefinitamente
tollerante, indefinitamente buono e indefinitamente comprensivo.
Che l'hanno inventata a fare, la psichiatria? Perché non mandano
queste persone tolleranti, buone e com-prensive, a curare i pazzi?
Si parla di miseria nel
mondo e il cretino dice: "Se dessimo a quelli che
soffrono la fame il denaro che viene speso per gli armamenti..."
Dimenticando 1. Che le armi non sono commestibili e non
mangiano, dunque non fanno concorrenza né alla produzione
né al consumo di alimenta-ri. 2. Che le armi non sono
un capric-cio o una cattiveria, ma un‚assoluta necessità
per lo stato che voglia essere indipendente. 3. Infine che col
denaro si compra il cibo ma bisogna prima produrlo. Se dunque
nel terzo mondo continuano a fare figli indefinitamente, e non imparano
a coltivare meglio la terra, non ci si può certo aspettare
che l'Europa nutra il mondo. Col denaro si compre il cibo che
c'è, non si può comprare quello che non c'è.
Un'altra dichiarazione
da cretini gratuiti è: "Ma ci deve pur essere,
una soluzione!" Frase assolutamente deliziosa. Essa prova
innanzitutto che il cretino, anche se dà lezioni
di morale, sa di essere un incompetente. Altrimenti dovrebbe
indicarla lui, la soluzione. Invece la sua parte di mosca
cocchiera si limita ad indicare che qualcosa andrebbe fatto. Come
se gli altri fossero del parere che è meglio non far nulla.
Inoltre, non ha senso dire "ci deve essere una soluzione": o c'è
o non c'è. E anche ad esserci, se nessuna la trova è
come se non ci fosse. Per millenni i geometri si sono detti che
per la quadratura del cerchio una soluzione probabilmente c'era.
I più cretini avranno magari detto "Ci deve essere una soluzione".
Ma quello che è sicuro è che non è stata trovata
ed anzi è stato dimostrato che non si poteva trovare. Allora?
A che serve ripetere che "ci deve essere una soluzione"?
Le definizioni che del cretino dànno
sia la psichiatrica che il brillante Cipolla non sono
molto utili nella vita di ogni giorno, anche l‚altro perché
da un lato l'inte-resse rende la gente più intelligente
di quanto normalmente non sia, dall‚altro gli ideali rendono
la gente più sciocca di quanto normalmente non sia. Per
quanto riguarda il cretino corren-te è dunque necessario
un criterio d‚identificazione più terra terra, più
maneggevole e più pratico. E per trovarlo bisogna innanzi
tutto sgombrare il terreno da una frequente confusione: il cretino
si definisce così per motivi intellettuali, non morali.
I cretini possono anche essere effettivamente buoni e utili come
le persone intelligenti possono anche agire malvagiamente. Intellettualmente,
appunto, il cretino è qualcuno che dice una frase che può
essere dimostrata falsa con una semplice obbiezione o con un breve
esame. Ecco una serie di esempi:
"Le stagioni non sono
più come una volta". Per dire una cosa del genere
bisognerebbe conoscere fior di stati-stiche e chi le conosce
afferma in genere che tutto va come al solito, incluse le punte
in su e in giù, che fanno parte della normalità.
Ovviamente se consideriamo i secoli, non i lustri.
"Nessuno ama i figli come
li ama una madre". A parte il fatto che esistono
madri che hanno ammazzato i loro figli, non esiste dunque
nessun caso di padre più amoroso della madre?
"La guerra è comunque
un male". Bella frase, ma se l'alternativa è
di essere vinti e sterminati? Dov'è stato preferibile
morire, ad Auschwitz o nella rivolta di Varsavia?
"Il dovere di ognuno di
noi è vivere per gli altri". Baggianata suprema.
Non solo non lo fa nessuno, ma se fosse possibile, e tutti
lo facessero, non si guadagnerebbe nulla, visto che ognuno riceve-rebbe
tanto quanto avrebbe avuto prima. Un altro potrebbe poi,
sforzandosi, fare per me quello che io non desidero mi sia
fatto, mentre io avrei fatto di meglio e con minore sforzo occupandomi
di me stesso. Infine, visto che è fuori dalla realtà
ipotizzare un mondo in cui tutti vivono per gli altri, chi vivesse
per gli altri vivrebbe in pura perdita e forse non vivrebbe affatto.
"È natale. Tutti
sono felici nelle loro case, con i loro cari". Veramente?
Tutti sono felici, tutti hanno una casa, tutti hanno delle persone
care?
La lista è lunghissima, o meglio
sterminata. Può darsi che qualcuno degli esempi non
convinca, ma il metodo per l'identificazione del cretino
è sufficientemente chiaro. E in questo campo non si
possono avere certezze obbiettive.
In conclusione può
essere definito cretino colui che con qualche frequenza
dice frasi o compie azioni la cui invalidità può
essere facilmente dimostrata. Cipolla definisce un caso particolarmente
grave, ma non dissimile da quello di una signora che dicesse:
"La missione della donna è quella di essere moglie
e madre". Infatti una simile frase riduce la donna ad un accessorio
dell'uomo e a uno strumento della riproduzione. Le nega addirittura
il diritto di vivere per se stessa.
Attenzione, ben diverso
è dire: "Una donna è felice soprattutto
nel suo ruolo di moglie e di madre". Questa frase non è
una cretinata: è un'opinione. Con quella parola,
"soprattutto", essa lascia spazio alla risposta: "Io sono
felice diversamen-te". Mentre diventerebbe di nuovo una
cretinata irrimediabile se fosse formulata così: "Una donna
è felice solo nel suo ruolo di moglie e di madre".
Qualcuno potrebbe obbiettare
che di questo passo si fa della cretineria una questione
di linguaggio. Può essere. Ma non è col linguaggio
che si esprimono le idee? E poi, la differenza fra il cretino
e la persone intelligente non è forse una differenza intellettuale?
Infine non si deve dimenticare che le parole hanno effetti concreti
nella realtà. Sostenere che una donna è felice solo
da sposata può infatti indurre un padre a rifiutare alla
figlia la frequenza all'università.
Gianni Pardo
RICHIAMI NON INNOCENTI
L'aspetto più pericoloso
dell'attività politica è quello di chi compia
una tale attività avvolto da una copertina di'imparzialità,
soprattutto quando si tratti di atti che si fanno rientrare
nel cosiddetto bene nazionale, perchè, come si può
insinuare che si faccia attività politica quando ci
si richiami ai valori nazionali ? Un esempio di questa falsa
obiettività lo si è avuto in questi giorni, con
le due uscite, una ieri a Roma ed una oggi a Vercelli, del Presidente
della Repubblica Ciampi. Il Presidente infatti, in mezzo a
tutte quelle frasi di circostanza, alcune delle quali obbligate
certamente visto il suo ruolo, ne ha piazzate un paio che, anche
se si confondevano con le altre, hanno avuto un certo risalto. Mi
riferisco all'invito alle istituzioni, cioè al di fuori di
metafora, al governo ed alla sua maggioranza parlamentare, ad agire
rispettando le priorità. Questa dichiarazione è una
delle più insidiose che il Presidente Ciampi potesse rilasciare
, in primo luogo, chi stabilisce quali siano le priorità ? Il governo
può ritenere che la realizzazione di certe riforme sia più
urgente di altre, ma si tratta di un parere, così come l'opinione
che lo stesso Presidente ha in merito agli interventi da compiere prima
di altri, per quanto autorevole, costituisce sempre un parere ed
in quanto tale può essere messo in discussione. In secondo luogo,
fare un'affermazione simile equivale a criticare abbastanza decisamente
il governo, dire infatti che si debbono rispettare le priorità
è come dire che l'esecutivo ha concentrato la sua attività
su questioni assolutamente secondarie, a scapito di quelle più
importanti.
Coloro che vogliono capir
male subito replicherebbero, ora non si può criticare
il governo ? Il punto non è questo, è che il Presidente
della Repubblica, in nome del suo ruolo imparziale non può
dare un giudizio prettamente politico, quale è quello
sulla scelta di cosa fare prima, ma può intervenire solo quando
siano compromessi il regolare svolgimento dell'attività
esecutiva e legislativa.
Il governo cambia la legge
elettorale, riforma la scuola, quella superiore e
l'Università e si viene a dire che non si interviene sugli
aspetti essenziali ? Si può, naturalmente, essere
più che contrari riguardo il contenuto di quelle riforme,
ma dire che non si operi su quelle essenziali è assolutamente
fuor di luogo.
Stesso commento lo si
può riservare a quella parte del discorso del
Presidente Ciampi che tratta della nostra Costituzione
: il rispetto di questa non si traduce in una sua immodificabilità,
non è detto che rispettare la Costituzione significhi
lasciarla intatta. E' vero che questa Carta ci ha permesso
di ricostruire la nazione dopo la guerra, ma ora siamo certamente
ad un altro stadio, non siamo esattamente nel dopoguerra , le
esigenze sono diverse e ciò può anche richiedere una
modifica della nostra legge fondamentale. Anche qua, si può
discutere del merito e si può condannare una riforma nel
merito, ma non condannarla per il solo fatto che costituisce una
modifica alla Costituzione.
L'intervento del nostro Presidente
è stato più "politico " di quello che dovrebbe
essere, quindi son da considerare assolutamente giustificate
le critiche che quello ha avuto e tra le tanto critiche, mi
si lasci aggiurgerne una, che la si pianti di richiamare ad ogni
piè sospinto la Resistenza, di metterla in ogni dove,
non se ne può più della mitologia degli eroi della
Resistenza, può bastare il richiamo demagogico che ci viene
inflitto ogni anno dalla fine di aprile agli inizi di maggio.
LUCIO SERGIO CATILINA
Primi anni Novanta
Giovanna Zucconi, sulla stampa,
pone un'alternativa fra insopportabili, i radical chic
e i "buzzurri choc". Cioè tutti coloro che manifestano
volgarità, concreta o spirituale (la teleivisione del
dolore!) ecc.
Personalmente sto con i buzzurri.
Io che non ho mai visto l'Isola dei Famosi, C'è
Posta per Te, il Grande Fratello ecc. sto con i buzzurri non
perché siano simpatici - la padella e la brace - ma perché
sono ovviamente, platealmente, coscientemente cattivi modelli.
Il radical chic invece è una sorta di Tartufo della morale,
della political correctness e dell'intellettualità.
È una puttana delle idee: nel senso che le "vende"
a peso, senza partecipazione, non perché ci creda o sarebbe
disposto a fare qualcosa per loro e a rischiare. È uno che
crede che la rivoluzione sia solo un tipo di vestiario. È uno
che vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Si batte per il Lumpenproletariat
ma beve cognac solo in bicchieri di cristallo, vetro astenersi.
E per giunta si crede un modello morale.
È velleitario ed ipocrita.
A questo punto viva Alvaro Vitali.
Gianni Pardo
MOLLICHINE
In Romania un carcerato ha
querelato Dio (vero). Tremonti: "Io non ho ricevuto
nessuna citazione".
Una città della Russia
erige un monumento al termosifone. A Bangkok pensano
di erigerne uno al preservativo.
Una storica dell'arte svedese
sostiene che le opere d'arte belle provocano effetti
lassativi. Quelle brutte invece fanno caga'.
In Florida tre ottantenni
si sono smarrite e hanno impiegato 24 ore per tornare
a casa dopo la messa. Almeno, questo è quello che hanno
raccontato.
L'illusionista David Copperfield
ha annunciato che metterà incinta una donna senza
neanche toccarla. Ha scoperto l'inseminazione artificiale.
Michael Jackson si trasferirà
definitivamente in Bahrein. Chi l'avrebbe detto che conoscesse
il codice penale locale?
Romano Prodi ha auspicato
la fine della lottizzazione in Rai. Non una a te e una
a me, una a te e una a me, ma una a me e una a me, una a me e
una a me...
Gentiloni: "Lo schema delle
tre reti Dc, Psi e Pci è ormai insensato". Giusto.
Bisogna cambiare il nome dei partiti.
Prodi: "Se non vinco io l'Italia
è finita". Correzione: "Se non vinco EGO l'Italia
è finita".
Hanno chiesto a Prodi se ha
interesse a ereditare un'Italia disastrata. Domanda
ingenua: dal giorno seguente sarà dichiarata floridissima.
Zaccaria querela chi l'accusa
(Vespa, Confalonieri) d'avere complottato contro Berlusconi.
Ma che complottato e complottato! Con la Rai l'ha combattuto
a viso aperto.
Striscione d'estrema sinistra:
"Moratti e Cofferati, entrambi bocciati". Ma è "di sinistra",
bocciare?
Suso Cecchi D'Amico: "Per
più di trent'anni è stato molto elegante essere
di sinistra". Che sia stato intelligente è un altro
paio di maniche.
Gli studenti (?) contestatori
hanno chiamato "zoccola" la Moratti. Probabilmente
chiameranno gentildonne le prostitute.
L'auto di Calipari colpita
da sette proiettili. La Sgrena aveva detto "400". Ma
scrive sul "manifesto" e dunque comprendiamo.
Sandro Medici, Prc (Comune
di Roma) ha assegnato a degli sfrattati 15 alloggi vuoti
di proprietà privata. Forse li ha presi per il Palazzo
d‚Inverno.
Ciampi ha detto che bisognerebbe
abbassare i prezzi. Ed anche, visti i recenti disastri,
fare piovere di meno.
Cofferati: «Un corteo
di studenti? Mai visti tanti fuori corso» . Eh no,
proprio no. Le mollichine deve lasciarle a me.
Piero Sansonetti accusa Cofferati
d'essere stalinista. Embeh? Per lui Stalin non era
il Padre del Popolo?
Prodi: a Bologna è
necessario un « assoluto rispetto per la legalità
» ma chiede «un progetto che miri alla inclusione».
Insomma dice al ladro: se ti limiti ti lascio trattenere un
po' di refurtiva.
I dati di Freedom House, in
base ai quali per la libertà di stampa l‚Italia è
al millesimo posto, sono tutti per sentito dire. Io ho sentito
dire che quelli di Freedom House sono fessi.
Lolli (ds) accusa i deputati
di An di aver fatto gestacci agli assalitori di Montecitorio.
Se l'attacco viene da sinistra bisogna porgere l‚altra guancia.
Mussi ha mandato personale
della Camera a portare acqua ai manifestanti. Per grazia
ricevuta.
Il 78% degli irakeni dice
sì alla costituzione. Gli americani non avevano
avuto tanti servi dai tempi dello schiavismo.
L' "Ue bandirà l'importazione
di uccelli selvatici dai paesi extraeuropei". Se sono
selvatici e se volano, sarà necessario un divieto di transito
alto un chilometro.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
ROSSO IN SUBBUGLIO
Finalmente, dopo gli insulsi
giorni delle primarie, il centro-sinistra ha ripreso
il passo della politica vera.
Non mi riferisco tanto alla
manifestazione di Roma contro la riforma delle Università,
quella costituisce quasi un passo obbligato, quanto ai recenti
e " nuovi " scontri che si sono avuti a Bologna contro il sindaco.
Che un sindaco rosso quale Cofferati, nome storico del sindacato
della CGIL, potesse essere avversato da quelle che potevano
essere parte delle " sue " masse, studenti e lavoratori dipendenti,
è davvero un fatto di rilievo. Che la folla che gremiva Piazza
Maggiore potesse unirsi al grido di " Fascista ! " contro il
cinese è qualcosa di così inspettato, soprattutto
in questi giorni di pretesa e forzata " Unione ", che qualche
giornale di sinistra potrebbe persino sostenere che la piazza è
stata messa sù da infiltrati di destra.
Il Sindaco Cofferati ripulisce
il Lungo Reno di Bologna da abusivi e spacciatori, un
atto condiviso da gran parte della città emiliana, e
all'improvviso dal letargo delle primarie risbuca Bertinotti,
che torna a rivestire il suo ruolo dopo un periodo di aspettativa
ed annuncia, appunto, una manifestazione a base di lavoratori
e sfrattati. Rivelatore anche il commento di alcuni suoi compagni
di viaggio, secondo i quali l'atto di Cofferati avrebbe lo scopo
di acquistare voti a destra, cosa di cui non c'era bisogno, visti gli
elevati consensi dell'ex-segretario della CGIL. Dico rivelatore,
perchè se davvero il rispetto della legalità e dell'ordine
son da considerarsi come valori di destra, c'è da preoccuparsi
sul serio di un'eventuale governo della sinistra, dove Rifondazione
Comunista sia in posizione di forza, tale da poter minacciare l'abbandono
della coalizione e quindi far cadere il governo.
Ma, in mezzo a tutto questo,
qual è il parere del grande uomo guida del centro-sinistra,
l'uomo carismatico che dovrebbe guidare lo schieramento
per salvare l'Italia dal disastro imminente ? E' un parere sussurrato,
proferito a mezza voce, in tutto e per tutto tipico dello stile
prodiano, si parla ma non ci si schiera, l'ex-uomo dell'IRI si dice
rispettoso del valore della legalità, ma nello stesso tempo
desideroso di fare qualcosa per gli esclusi. Come sopra detto, queste
parole non sono urlate con decisione in faccia ai giornalisti, come
quando si tratti di criticare lo stato dell'Italia del centro-destra
o commentare un'opinione di Berlusconi, ma si tratta di un parere
incerto, da parroco che voglia mettere pace tra due fedeli in contrasto,
senza parteggiare per nessun dei due e che si esprime con mezze
frasi e con gesti.
Qualcuno dovrebbe rammaricarsi
di questo comportamento ? Può darsi, solo che si
tratta del comportamento più autentico, genuino e naturale
di Prodi, l'articolo vero e se qualcuno dei suoi sostenitori
si lamenta, è come se si lamentasse del fatto che il
Professore porta gli occhiali.
LUCIO SERGIO CATILINA
SE SON SALMONI,
FIORIRANNO
“Lasciate fare
a me la propaganda: lasciatemi andare nelle discoteche,
a parlare con i diciottenni! Lasciate che vada da loro e gli
spieghi: questo è il partito del pesce!”
Purtroppo sabato mattina
sono arrivato un po’ in ritardo a questo primo incontro
con i Riformatori Liberali: essendomi perso le relazioni
di Cubeddu e di De Nicola (molto belle, soprattutto la seconda,
a quanto mi han riferito i presenti) sono invece giunto
appena in tempo per beccarmi lo show di un Alessandro Cecchi Paone
particolarmente tonico.
Alle risate della platea
risponde rilanciando:
“Ah, sapeste quanti
voti porterei se mi faceste lavorare sul pesce…”
Evidentemente, nonostante
il suo ostentato anticlericalismo, è rimasto suggestionato
dalla simbolicità evangelica del nuovo logo a base
di salmone, tanto da proporsi come “pescatore di uomini”...
Finito lo show di Cecchi
Paone, la kermesse scivola via piuttosto quieta. I
relatori si succedono seriosamente alternandosi agli immancabili
VIP degli altri partiti; insomma, sembra un po’ di assistere
alla versione bonsai di un’assemblea radicale. Manca però
il bonsai di un Giacinto, e l’assenza si sente. A supplire ci prova
un Marco Taradash lanciato in digressioni su telogia, teodicea,
storia&filosofia. Bravo, ma manca qualcosa.
Il raggio di sole giunge
alfine con l’intervento di Iuri Maria Prado, il quale
fa presente che essere liberali oggi non dovrebbe avere più
nulla a che vedere con ciò che era l’essere liberali
negli anni 50, 60, 70: non può più essere un lusso
per avvocatoni o dottoroni colti e benestanti che si dilettano
a passare ore chiusi nella loro bella biblioteca leggendo i “classici”,
ma deve essere qualcosa di molto più vicino alla vita
e ai problemi dei 30-40enni che faticano ad affermarsi (se non
addirittura a sbarcare il lunario) un una società ingolfata
dalle burocrazie e dalle corporazioni.
Pare che Alfredone Biondi,
assiso in prima fila, si sia incazzato: poco male.
C’è di buono che
questa fondamentale questione posta da Prado è
riemersa a più riprese nel bell’intervento
conclusivo di Benedetto della Vedova ( il quale,
ad esempio, parlando del problema “Cina” ha sottolineato
l’esigenza di aiutare i nuovi lavori anziché tentare
di proteggere quelli vecchi, rammentando come Bush nell’ultima
campagna elettorale avesse risposto allo sfidante John Kerry
che chiedeva ritorsioni protezionistiche contro le delocalizzazioni
in Asia contrapponendogli un coraggioso “education,
education, education”.
Speriamo che alle parole
seguano i fatti; per ora, è sicuramente meglio
seguire i primi saltelli di questi salmoni che non assistere agli
psicodrammi che agitano pozzanghera socialista…
(ale tap, 25.10.05)
IL GIOGO DELLE
PARTI
Sarà un caso ma, da alcuni
anni, dove arriva Pannella è disastro. Avete presente
il glorioso Partito Radicale? E i referendum? Oggi è
toccata ai socialisti del "nuovo Psi" chiamati a congresso per
decidere la loro unità con Pannella e Boselli sotto le insegne
elettorali dell'Ulivo.
Succede di tutto:
urla, insulti, deleghe false, truppe cammellate
e, infine, Bobo Craxi si fa eleggere, per acclamazione,
segretario da un congresso di fatto delegittimato e Gianni
De Michelis, in una conferenza stampa alla Camera, conferma
di non voler riconoscere Bobo Craxi come segretario del
partito ( "Non c'e' stato
alcun congresso, la situazione resta quella di prima:
il nuovo Psi esiste e io sono il suo segretario'') e lancia un avvertimento a radicali e socialisti
dello Sdi: il confronto per arrivare all'unita' deve
avvenire non con Bobo Craxi ma con lui, il segretario legittimo
del nuovo Psi. ''E' molto semplice: Boselli e Pannella
non possono parlare con due nuovi Psi. Il dialogo e' stato aperto
da tre soggetti e deve continuare con gli stessi tre soggetti.
E se il dialogo dovesse naufragare, il nuovo psi sara' presente
con il suo simbolo sulla scheda elettorale''. De Michelis ha
anche annunciato di aver presentato anche una diffida a usare il
simbolo del partito.
De Michelis accusa Bobo e compagni
di essere arrivati in modo organizzato all'assemblea di
Roma (''le deleghe false si stampano prima, i fischietti
per le contestazioni non arrivano all'ultimo momento'').
Il punto cruciale e' quello
del dialogo con lo SDI di Boselli e i radicali di Pannella.
Il nuovo Psi, assicura De Michelis, ''e' pronto ad andare
avanti sulla strada dell'esplorazione''. Ma non tollererà
che il suo posto venga preso da Bobo e compagni. ''Il dialogo
e' tra tre soggetti: nuovo psi, sdi e radicali, Se manca uno
dei tre cambia la natura dell'operazione. Se Bobo vuole puo' iscriversi
allo Sdi, come ha fatto in passato Intini, o anche ai Ds. Ho
visto che D'Alema ha accolto con favore la scelta di Bobo Craxi:
evidentemente i comunisti e gli ex comunisti non perdono la tentazione
di affettare i socialisti fetta su fetta. Ma noi non ci faremo affettare''.
De Michelis liquida Bobo Craxi
e compagni come ''un frammento'' e accusa il figlio
dell'ex leader Psi di aver fatto ''un grave errore''.
De Michelis ha qualche rimprovero
anche per Boselli: ''Gli riconosco di aver agito
per evitare lacerazioni. Ma poteva fare una cosa in piu':
chiarire che non avrebbe avuto rapporti con eventuali scissionisti.
Poteva farlo, ma non l'ha fatto''.
Giornata ideale per l'unità
tra socialisti e radicali!
cp, 25 ottobre 2005
Come vivono i palestinesi
la loro nuova libertà ?
Un amico mi ha scritto
dall'Italia per farmi una domanda molto semplice :
"Adesso che Israele e' uscito dalla Striscia di Gaza, come
vivono i palestinesi la loro nuova liberta'?"
Domanda facile facile
ma la risposta non e' un po' piu' complicata.
Come tutti sappiamo, anche
se la cosa in Europa e' stata diffusa sottovoce e comunque
non ha scandalizzato nessuno, la loro prima reazione e'
stata di precipitarsi a distruggere quello che poteva servirgli
per lavorare o per creare delle strutture, hanno poi proseguito
sparandosi tra loro, decine di morti, e facendo il tiro a
segno sulle automobili israeliane ammazzando ogni giorno qualcuno.
Alcuni giorni fa fu la
volta di tre ragazzi, il piu' giovane aveva 15 anni.
Si trattava solo di tre
coloni , ha informato prontamente l'ANP, sapendo
bene che la parola "colono" e' come un antidoto alla pieta'.
Ogni volta che i palestinesi
ammazzano israeliani iniettano subito l'antidoto "colono",
la reazione del mondo a questo punto e' "ahhhhhhhhhhh",
un'alzata di spalle e tutto finisce la' . Chi e' che si scandalizza
per un colono ebreo ammazzato! La propaganda palestinese ha
trasformato il mondo privandolo dei valori di giustizia e verita'
cari alle democrazie. Ogni israeliano e' un colono, sinonimo
di demonio e ogni palestinese armato e' un militante, un guerrigliero,
cioe' un eroe. Tutto e' upside-down, il male e' bene, i buoni sono
cattivi, coloni-ebrei cattivi, terroristi palestinesi buoni. Questo
modo di pensare e di ragionare e' opera del genio demoniaco di Arafat
e del lavaggio del cervello da lui fatto ai suoi figli europei.
Ogni notizia dunque viene
presentata in modo distorto, sporco e bugiardo.
Gli organi di informazione,
non solo quelli italiani, fanno acrobazie da circo
per non usare mai la parola "terrorista", vietato, out, non
si dice, MAI!
Persino quando un commando
palestinese aveva ammazzato una mamma e le sue quattro
bambine era stato scritto che si trattava di "militanti"
e le vittime, anche in quell'occasione, erano state liquidate
con uno sbrigativo "colono" : "famiglia di coloni distrutta
in un attacco di militanti palestinesi".
La colona piu' piccola
aveva un anno, la piu' grande era la sua mamma colona
e le altre tre erano le sue sorelline colone.
Dunque, tornando a bomba,
come vivono i palestinesi la loro nuova liberta' oltre
che ammazzarsi tra loro e continuare a preparare attentati
e a mettere bombe a mano nei pannolini dei neonati? Uno penserebbe
che quelli che non sparano siano la' a lavorare come tante
formichine per costruire qualcosa, fare progetti imprenditoriali
prendendo esempio o idee da quello che avevano creato gli odiati
coloni ebrei.
Uno si aspetterebbe di
veder arrivare ruspe con anessi e connessi per spianare,
costruire, incominciare insomma una nuova vita.
Niente di tutto questo
e se qualcuno opina ecco la risposta: "c'e' ancora
l'occupazione, c'e' ancora l'esercito".
Certo, l'esercito e' tornato
dopo che le faide si sono scatenate tra loro e contro
Israele, dopo che hanno ricominciato a bombardare citta'
e villaggi israeliani, dopo che gli attentati sono tornati a
moltiplicarsi.
L'esercito se ne era andato
in agosto, tutto il mondo aveva visto le consegne,
i cancelli chiusi e i soldati che si allontanavano.
Sono dovuti ritornare per proteggerli
da loro stessi e per impedire ulteriori bombardamenti
sulle citta' israeliane del Neghev.
I palestinesi hanno pero'
sempre una scusa per giustificare la loro inettitudine
e la loro voglia di guerra.
Quello che mi manda in
bestia e' che tutti li comprendono in questo mondo infame,
li giustificano, dall'America, dall'Europa chiedono a Israele
di non essere troppo severo con quei poveri angioletti, di
lasciar perdere gli agguati, le uccisioni e il terrorismo, di lasciarli
fare quello che vogliono e, il massimo della sfrontatezza, di
aiutarli a svilupparsi.
Un mondo razzista che
tratta i palestinesi da esseri inferiori, da bambini
viziati abituati ad avere la pappa in bocca e a chiedere
sempre per ottenere tutto. Un mondo che li coccola per paura
della loro violenza. Un mondo che anche dopo l'evacuazione dalla
Striscia chiede ulteriori concessioni e ulteriori sacrifici a
Israele. C'e' qualcuno che si ricordi ancora degli 8500 portati
fuori dalle loro case? C'e' qualcuno che si preoccupi della loro
vita e del loro dolore?
C'e' qualcuno in questo
mondo infame sempre dalla parte del terrorismo arabo
che si chieda che fine hanno fatto?
Nessuno! Nessuno perche'
quegli 8500 non fanno casino, non ammazzano, non bruciano,
sono persone civili che aspettano con pazienza la possibilita'
di riavere una casa bella come prima e di lavorare come
prima.
Quella che gli arabi prima
del 67 chiamavano Terra Maledetta e che gli ebrei
invece avevano fatto fiorire e produrre e' tornata ad essere
deserto, sabbia desolata, improduttiva, sporca, arida.
Tutto come previsto.
Sui palestinesi piovono
vagonate di soldi senza pretese di riscontro, come
sempre da decenn,i senza scandalo, senza vergogna, senza decenza.
Previsto anche questo.
Intanto e' arrivata la
paura dell'influenza aviaria, Israele e Giordania
hanno incominciato a lavorare insieme per difendersi dal pericolo
essendo, questa, zona di migrazioni di uccelli quindi a rischio.
Israele mette la sua tecnologia
e la sua ricerca a servizio dei paesi vicini, la
Giordania accetta e si allea subito, vengono invitati anche
i palestinesi al summit ma loro declinano.
Non gli interessa il virus
dei polli, non gli interessa la salute delle persone,
sanno che in caso di pericolo Israele o la Giordania li aiuteranno.
Ecco, amico mio, come
usano i palestinesi la loro liberta'.
Deborah Fait
- informazionecorretta
MOLLICHINE
Saddam: "Non riconosco
la vostra giustizia". Effettivamente somiglia poco
alla sua.
L'uragano Wilma passa
a categoria cinque, con venti a 281 km orari. E presto
sorpasserà Schumacher.
Prodi non ha visto Celentano
ma, dice: "me lo hanno raccontato". E ci son voluti
ben ventidue secondi.
Pisanu: "In Calabria lo
stato c'è". Ha ragione. Purtroppo è solo
"lo stato delle cose".
Abu Mazen: è "giunto
il momento di mettere fine al conflitto". E noi che
pensavamo che il momento fosse stato il 1° gennaio 1948!
Un ministro cinese: "Il
nostro paese attraversa il peggior momento, per la
propagazione del virus". Non è vero. Il peggior momento,
è stato quando hanno dovuto ammetterne l'esistenza.
Ucciso dagli americani
Dulaimi, luogotenente di Zarqawi. Anche Abu Azzam,
il vice di Zarqawi, è stato ucciso. Sta diventando un mestiere
a rischio, quello di terrorista.
Ucciso un deputato del
Kirghizistan dai detenuti di un carcere che stava visitando.
Ma ora gli assassini sono in carcere.
Hanno chiesto a Casini:
ha apprezzato anche Santoro? "In quel momento mi ero
alzato". E se c'ero dormivo.
Biagi si dice estromesso
da "quelli che sono entrati in politica non nel nome
del popolo italiano ma nel nome dei loro personali interessi
e delle loro vicende". Mentre lui non s'è mai interessato
dei propri personali interessi e delle proprie vicende.
Saddam, richiesto di dare
le sue generalità: "Sono il vostro Presidente".
Il giudice avrebbe dovuto rispondergli umilmente: "E
io sono il tuo giudice".
Gianni Pardo
MISERIA PRODIANA
Il popolo della sinistra
ha ormai scelto come stendardo per le prossime elezioni
Romano Prodi, si tratta di una scelta ormai maturata da molto
e i contrasti che certo ci sono stati sull'opportunità
di questa scelta sono stati a questo punto riposti.
La riprova di questo si
è avuta con le elezioni primarie del centro-sinistra,
dove i concorrenti di Prodi si son fatti sommessamente
da parte, non abbiamo assistito ad una competizione elettorale,
quale certamente è l'elezione primaria di uno schieramento,
anche se appunto si tiene tra candidati di una base politica
omogenea, e per giunta i principali esponenti del centro-sinistra
hanno ribadito che il solo, e sottolineo il solo, candidato era
Romano Prodi. Risultato: ha vinto Prodi, che quasi commosso ha detto
che non si sarebbe aspettato un consenso così vasto. Cosa
dovremmo dirgli ? Complimenti ? Ebbene, accettiamo questa messinscena
e prendiamo atto che a sinistra vogliono che l'ex-presidente
dell'IRI li guidi alle prossime elezioni. Solo, sarebbe il caso
di dire alla classe dirigente dei progressisti, ed anche ai maggiori
commentatori dei più importanti quotidiani, che stiano bene
attenti, che il loro candidato non è quell'uomo brillante,
acuto, preciso e chiaro nelle sue affermazioni, carismatico che si
vuol far credere, anzi è un uomo che, per quanto intelligente,
ha le idee spesso confuse, confuso e poco convincente è il suo
modo di esprimerle, i suoi ragionamenti sono spesso difettosi,
stizzito e non all'altezza è il suo comportamento di fronte
alle critiche, per cui non è il caso di pendere dalle sue
inesistenti labbra per ogni qualsiasi dichiarazione che possa fare;
e men che meno, è il caso di cercare di provocare delle dichiarazioni
da parte sua.
Berlusconi si lamenta del fatto
che alla RAI lui è costantemente preso di mira :
la cosa può anche far piacere, ma obiettivamente non
si può che concordare, è la pura verità e
perfino stucca per giunta, perchè se la satira fosse un pò
più equamente distribuita sarebbe certamente più divertente
e meno stancante.
Cosa replica Prodi a queste
affermazioni ? " Si ricomincia con le liste di proscrizione
". Che vuol dire ? Che un sincero sfogo da parte del Presidente
del Consiglio viene interpretato in maniera assolutamente
estrema, cioè con l'intenzione di provvedere alla compilazione
di liste di proscrizione, la solita vecchia accusa di voler una
TV con tanti Emilio Fede. Poi il Professore aggiunge, secondo il vecchio
stile della sinistra di voler dire cose vere e pungenti allo stesso
tempo, che Berlusconi "...è l'unico a lamentarsi della sua azienda
ed a fare soldi ". Con ciò si vuole insinuare che la TV, quindi
anche quella pubblica, è in mano a Berlusconi, e nello stesso
tempo lo si vorrebbe biasimare per far quello che tutti vorrebbero
fare, cioè far soldi. In altre parole, Prodi non affronta
il problema, la faziosità in RAI, ma sposta il suo discorso,
per farne uno generico " la TV è la sua azienda ", con commento
qualunquista e da bassa lega " ci fa ancora dei soldi ".
Quello che viene soprannominato
" il Professore "rivela una grettezza da no global
ed una capacità argomentativa da responsabile di condominio.
Per essere equidistanti.
si potrebbe abbozzare un consiglio ad entrambi gli schieramenti
politici : per il centro-sinistra, attenti a far parlare
troppo Prodi, perchè non è il tipo che volete
far credere, i suoi discorsi devono essere limitatamente pochi
e ben controllati, come alla manifestazione a Roma contro la
legge finanziaria. Per il centro-destra invece, cercate di
provocare Prodi il più possibile, così che parli e rilasci
dichiarazioni, eventualmente sfidatelo anche in TV, così
che la gente possa cominciare a capire davvero la stoffa della persona,
e far risalire velocemente le vostre quotazioni.
LUCIO SERGIO
CATILINA
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Caro direttore, da quando è andato
in onda lo show di Celentano, non vivo più. Come sai trascorro
gran parte dell'anno a Berlino dove Adriano Celentano è
popolarissimo, quasi quanto Trapattoni. In più i tedeschi
hanno l'abitudine di prendere tutto e tutti sul serio. Anche il
molleggiato. E così le gravi denunce contenute in Rockpolitik
hanno avuto qui un'ampia eco. Ne hanno parlato giornali, tv, agenzie,
siti internet. E anche io sono rimasto coinvolto. Molti colleghi che
si occupano di cose italiane o di libertà di stampa mi hanno telefonato
per avere chiarimenti. Soprattutto volevano sapere in base a quali
criteri era stata stilata la graduatoria che vede l'Italia collocata
tra i Paesi dove più forti sono le restrizioni alla libertà
di espressione, più forti che in Paesi del terzo e quarto mondo
come il Ghana e il Benin. Me la sono cavata telefonando alla Rai dove
un funzionario gentilissimo (voglio citarlo: Dicaro) mi ha dato i numeri
di telefono di Freedom House, autrice della classifica, che ho passato
ai miei allarmati interlocutori tedeschi. Pensavo che tutto finisse
lì. E invece era solo l'inizio di un tormentone che ancora continua.
Avendo saputo da Freedom House che il pessimo piazzamento dell'Italia
era dovuto all'arresto di Lino Jannuzzi, i miei interlocutori mi ritelefonano
per sapere chi è Jannuzzi.
Spiego che è una grande firma
della carta stampata, che è anche un senatore del partito
di Berlusconi e che è stato condannato per alcuni articoli
ritenuti diffamanti. A questo punto gli interlocutori entrano
in tilt. Non capiscono come mai Celentano nel suo show abbia messo
sotto accusa il governo Berlusconi quando il giornalista colpito
è proprio un esponente del partito di Berlusconi. Rispondo
che le accuse di Celentano si basano soprattutto sul caso Biagi-Santoro.
Ma i tedeschi sono tedeschi e procedono geometricamente. Mi fanno
osservare che la notizia «nuova» è che un
Paese dell'Unione Europea, l'Italia, è stato retrocesso tra
i piùintolleranti verso la libertà
di stampa e che la retrocessione è avvenuta quest'anno
mentre il caso Biagi-Santoro è di tre anni fa. Replico
che sì, in effetti, non c'è nulla di nuovo nelle accuse
di Celentano e che lo show è la solita ribollita che viene
riproposta sotto varie forme da quattro anni a questa parte. Ma a
questo punto un interlocutore mi manda kappaò. Se la solita
ribollita viene riproposta sistematicamente e in più sul
canale più importante della Tv pubblica, dov'è la censura,
dove sono le restrizioni? Un collega del Berliner Zeitung, quotidiano
della sinistra berlinese, dovendo scrivere un pezzo sullo show di Celentano,
mi chiede di aiutarlo a raccogliere qualche informazione in più.
Acconsento e telefono alla casa di produzione di Celentano dove accolgono
con euforia le mie segnalazioni sull'eco dello show nei mass media tedeschi.
Quanto alle curiosità dei miei colleghi berlinesi, mi invitano,
con tono gentile e simpatico, ad una lettura meno «notarile»
del programma e mi ricordano che Adriano, essendo un artista, può
permettersi di esprimersi attraverso metafore, paradossi, licenze poetiche.
Perfettamente d'accordo sui lussi cui hanno diritto gli artisti. Ma
come spiegarlo ai notarili colleghi tedeschi? Quelli non si accontentano
delle licenze poetiche, vogliono fatti che non si contraddicano. Meglio
non spiegarlo.
Ma questa che ti sto raccontando, caro
direttore, è solo una delle scocciature che mi ha
provocato il molleggiato. Sabato pomeriggio un circolo studentesco
della Frei Universität ha in programma, già da tempo,
un dibattito sul ruolo delle Tv pubbliche e un amico, lettore
di italiano, insiste perché ci sia anch'io. Faccio di tutto
per sottrarmi perché sulla Rai ho idee tutte mie e scandalose
(nonostante l'innegabile legame con il potere politico che esiste da
sempre, trovo che la Rai di oggi è un paradiso di libertà
rispetto alla Rai dove ho vissuto io tra il ‚60 e il 2000 e quanto
alle ingerenze politiche mi risulta che spesso sono sollecitate dagli
stessi giornalisti che poi si proclamano martiri). Ma il lettore di
italiano insiste e finisco per accettare. Errore madornale perché
ancora una volta non ho saputo rispondere alle domande dei miei interlocutori.
Per la verità me la sono cavata bene su Biagi e Santoro, giustamente
tirati subito in ballo. Faccio presente che alla Zdf e alla Ard (le
due reti pubbliche) esistono regole di ferro che impongono l'imparzialità
a giornalisti e programmisti. E ricordo il caso di Ulrich Wickert,
il Bruno Vespa tedesco. Il bravissimo Wickert, all'indomani dell'11
settembre, sul settimanale Max paragonò Bush a Bin Laden «perché
entrambi pensano di risolvere i problemi con la forza».
Fu subito chiamato dal Presidente dell'Ard, Fritz Pleitgen, il quale
gli fece presente che era libero di mettere Bush e Bin Laden sullo
stesso piano, ma in questo caso doveva rinunciare al suo ruolo di giornalista
della Tv pubblica che è tenuto a rispettare le regole di
imparzialità anche quando scrive sui giornali. Messo davanti
all'alternativa tra andarsene o scusarsi, Wickert si scusò
durante un telegiornale di punta. Ma dopo questa breve esposizione,
ecco che incomincia la tortura delle domande. Come spiego che dopo
il bando dalla Rai, Biagi e Santoro non hanno trovato lavoro in altre
testate o reti tv? Forse ha ragione Celentano quando dice che in Italia
non c'è libertà di espressione? Ovviamente dico che non
è così tanto è vero che Biagi continua a scrivere
per il più prestigioso quotidiano del Paese e se appena volesse
le reti private, che in Italia sono più di novecento, farebbero
a gara per avere la sua presenza. Quanto a Santoro ammetto di non avere
una risposta perché non continui la sua battaglia in una delle
tante emittenti private come fanno molti suoi colleghi tedeschi che hanno
lasciato polemicamente le reti pubbliche. Del resto lui stesso ha detto
che quando lavorò per la più importante Tv privata, Mediaset,
non subì mai censure. Per la verità una risposta l'avrei:
credo che Santoro guardi al futuro e ritenga più redditizio insistere
sul ruolo di martire.
Ma
mi guardo bene dall'esternare il mio sospetto perché
conosco i miei interlocutori tedeschi che sarebbero capaci di
chiedermi di delineare la figura del martire nella società
televisiva italiana. Esaurita la parte su Biagi-Santoro, arriva
la domanda più difficile. Uno studente, mi chiede, con espressione
divertita, se è vero, come ha scritto un giornale, che il
direttore generale della Rai si è congratulato con Celentano
in diretta per un programma in cui si mette sotto accusa, direttamente
o indirettamente, la Rai. Rispondo che è vero. E come lo
spiego? Altra figuraccia da parte mia perché devo ammettere
che non ho una spiegazione. E leggo sul volto dei miei interlocutori
un'espressione di delusione e disorientamento. Una studentessa che
studia per diventare giornalista mi chiede se è vero che nella
Tv pubblica italiana ci sono giornalisti che si lamentano perché
l'azienda non li fa lavorare. Rispondo che sì è vero.
E come mai? Dico che ci sono due spiegazioni: quella dell'azienda
e quella dei giornalisti in questione. L'azienda sostiene che ci sono
giornalisti che non riesce ad utilizzare perché le loro caratteristiche
professionali non rispondono alle esigenze della programmazione. I
giornalisti in questione dicono invece che non vengono utilizzati per
le loro posizioni politiche. Penso di aver liquidato la domanda. Macché!
La mia interlocutrice mi chiede perché i giornalisti in questione,
se ritengono di avere ragione, non vanno a lavorare per altre reti
o testate: sempre meglio che essere pagati per non fare niente. Rispondo
che molti lo hanno fatto e con successo, ma non tutti. Ma anche questa
risposta non convince. E a me non resta che constatare che è stato
un errore accettare l'invito. Tutta colpa del Molleggiato.
Da "Il Giornale", Salvo Mazzolini
-24 ottobre 2005
IL DISPREZZO
Il disprezzo non ha buona stampa.
L'indignazione, la denuncia, l'accusa sì, vanno bene:
il disprezzo no.
Eppure esso ha un suo ambito di validità.
Se qualcuno dice che i laburisti governerebbero meglio
dei conservatori, esprime un'opinione che è degna
d'essere discussa. Ma se qualcuno dice che "Bush è peggio
di Hitler", a che scopo rispondere? Il silenzio è l'unica
risposta adeguata. A fortiori un comportamento del genere è
normale adottarlo con chi, peggio che dire sciocchezze o annoiare,
si comporta concretamente male.
Il disprezzo è una dichiarazione
di alterità. Con i nostri simili ci possono essere
differenze d'opinioni, con gli alieni no, solo estraneità.
Un aneddoto sapido racconta di un eccentrico che teneva in casa
un coccodrillo cui ogni tanto, quando si comportava male, dava martellate
in testa. "Martellate in testa? s'indignò un amico". "Prova
a discutere tu, con lui", fu la risposta. A chi dice che Bush è
peggiore di Hitler, non potendo e non volendo dare una martellata in
testa, si può infliggere un silenzio che significa: per me
sei di una specie inferiore.
Un tipo di disprezzo meno definitivo
riguarda certe opere d'arte, le tesi azzardate, le teorie
assurde. All'uomo stimato non raramente si rimprovera di
non aver voluto leggere un testo la cui tesi di fondo ha giudicato
inaccettabile. L'ateo che si rifiuta di leggere un bel libro
sulla natura divina di Gesù, anche se insiste a proporglielo
un caro amico, non ha torto. Gli va dimostrata l'esistenza di
Dio, non la natura di Gesù. Diversamente sarebbe come voler
discutere seriamente dell'estensione dell'Atlantide o dell'apertura
alare di Pegaso.
Tempo fa Massimo Fini scrisse un
libro per criticare la democrazia e un vecchio signore
si rifiutò di leggerlo, con notevole scandalo di qualche
amico, motivando: "Che la democrazia abbia gravi difetti l'ho
sempre saputo. Reputo comunque con Churchill che gli altri regimi
siano ancora peggiori. Dunque utilizzerò il mio tempo a leggere
cose più serie". Questo è disprezzo, certo: ma per
una tesi inutile. Fini, per fare qualcosa di valido, avrebbe dovuto
scrivere: la democrazia ha questi difetti ma si possono apportare
questi rimedi. Diversamente, il suo libro è "un colpo di
spada nell'acqua".
Altri esempi si possono rinvenire
nel campo dell'arte. Se si è assaggiato un certo tipo
di show (per esempio "la televisione del dolore"), si ha diritto,
per il resto della vita, a non assistere a questo genere di spettacolo.
Neanche per cinque minuti e neanche se ci va Fassino. Lo stesso
vale per la parapsicologia e per le altre pseudoscienze.
L'unico neo di questo atteggiamento
è che possa essere preso per una mancata risposta
o, peggio ancora, per un‚impossibilità di risposta. Dunque
prima di usare quest‚arma bisogna avere ben chiaro come sarà
recepita e, nel caso, bisogna chiedersi se si sia disposti a rischiare
di vedersi considerare perdenti o afasici.
Il disprezzo a volte è nobile
ma ha il suo prezzo. Nell'epoca contemporanea non ha buona
stampa e chi usa di questo diritto aristocratico non dovrebbe
mai dimenticare che cosa ha inventato M. de Guillotin.
Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it - 25 ottobre 2005
IL PROCESSO A SADDAM
HUSSEIN E IL DIRITTO
Il processo a Saddam Hussein rende perplessi
molti competenti. Si obietta che questa è "la giustizia
dei vincitori"; che il giudice è un "tribunale speciale
irakeno", istituito in base ad una legge varata, a suo tempo,
dal governatore americano, ecc. D'altro canto si sottolinea
che, diversamente da ciò che avvenne nel processo di
Norimberga, si tratta di un procedimento esclusivamente nazionale
e non internazionale, con la contestazione di reati (almeno
attualmente) che erano tali anche sotto la dittatura di Hussein.
Dunque si sfugge all'accusa d'aver violato il principio nulla
poena sine lege. Tuttavia - per rigettare la validità di
quel giudizio - la maggior parte della gente che non si occupa
di diritto dichiara che "la sentenza è già scritta
e comporta la pena di morte". E dunque è ingiusta.
Se si è in ogni caso contro la pena
di morte, si può rigettare il processo di Baghdad ma
si dovrà anche sostenere che non sono validi i processi
in tutti i paesi in cui quella sanzione esiste. Senza dire che
bisognerebbe dichiarare barbari tutti quei paesi, quali la
Francia, l'Inghilterra, e persino lo Stato della Chiesa, che la
pena di morte hanno avuto fino a qualche decennio fa. Insomma, si
ha diritto d'avere la propria opinione, non si ha il diritto di
spacciarla per un'ovvietà.
Ammessa la pena di morte,
si deve in concreto decidere se quell‚imputato e i suoi
complici la meritano la pena di morte: e questo è compito
dei giudici. Ma i commentatori non hanno il dovere d'indagare
personalmente e studiare fascicoli. Per loro è sufficiente
che siano convinti - e tutti lo sono per Saddam Hussein -
che l'imputato ha assassinato o fatto assassinare a sangue
freddo centinaia, migliaia, centinaia di migliaia di persone. A
questo punto è sorprendente che si preveda la condanna
alla pena capitale? Sarebbe come considerare immorale la previsione
di un'assoluzione sicura per un imputato di cui si sapesse che
ha il modo di dimostrare la propria inoppugnabile innocenza. Una
sentenza prevedibile non è per ciò stesso una sentenza
ingiusta. Potrebbe anzi essere il contrario.
Il vero problema in realtà è
un altro: si possono processare i dittatori e in generale i capi
di Stato? La grande difficoltà qui non è solo
giuridica: infatti si va a sbattere contro la realtà
politica descritta da Niccolò Machiavelli. Se un politico,
per fare il bene del proprio paese, dev'essere disposto a
mentire, a violare i trattati, a tradire o a commettere atti considerati
reati dal codice penale, gli si può rimproverare poi di
averli commessi? E in particolare, è giusto rimproverargli
questi comportamenti solo nel caso fallisca? Perché quando
un Capo di Stato vince guerre, annette territori, procura un vasto
bottino al proprio paese, nessuno parla di processarlo.
Un Capo di Stato non potrà
trovarsi a rispondere che a un "Tribunale dei vincitori".
Non perché sia giusto che sia così, ma perché
non può essere che così. La storia è
spesso un'arena in cui si vince il potere o si perde la vita.
Aut Caesar aut nihil, come diceva il duca Valentino,
può significare proprio questo.
Nel caso del politico sottoposto
a giudizio si possono tuttavia distinguere due generi
di reati: quelli propriamente politici e quelli propriamente
giuridici. Fanno parte dei reati politici gli spergiuri, il
cinismo, i tradimenti che rientrano latamente nella guida dei paesi
e nella condotta della guerra. Per esempio - e qui i colpevoli stanno
da ambedue i lati - gli anglosassoni che slealmente misero delle
armi sul Lusitania e i tedeschi che slealmente silurarono quel
transatlantico con tutti i passeggeri. In casi come questi, parlare
di una responsabilità penale è forse inadeguato.
La politica internazionale e la guerra sono (de facto) giochi senza
regole.
Viceversa, ci sono dei reati
precisamente penali, come l'uccisione degli avversari
politici (un esempio per tutti, l'uccisione di Trotskij),
o lo sterminio di tutti gli abitanti di un paese (i curdi gasati
da Saddam Hussein), che sono molto più difficili da
perdonare. Per essi, il metro di giudizio è quello stesso
che si usa per tutti. Machiavelli può capire il crimine
di Stato, non può perdonare il delitto quasi privato commesso
profittando semplicemente del potere. Anche per questo verso Saddam
Hussein, che ha ucciso i generi dopo averli indotti a tornare in patria
promettendo loro l'impunità, non è né decente
né scusabile.
Un'ultima nota per i puristi
del diritto. Si può discutere fra competenti di
elegantiae iuris, ma questa tribuna non va estesa a Saddam
Hussein. Quest'uomo moralmente non merita le nostre abituali garanzie,
nel giudizio, dal momento che egli non le ha concesse agli altri.
A decine di migliaia di altri. Caino non può dire ad Abele:
"Io non ho osservato nessuna regola di lealtà, ma tu, che
sei leale, sei obbligato ad osservarla". Infatti Abele potrebbe
sempre rispondergli: "Come dirà un certo Gesù, l'uomo
non è fatto per il sabato, è il sabato che è
fatto per l'uomo. Dunque della mia personale lealtà non devo
rendere conto a te e ne faccio l'uso che voglio".
Gianni Pardo
giannipardo@libero.it - 22 ottobre 2005
BRICIOLE SECCHE
Una delle notizie di oggi cui diversi quotidiani in rete
danno particolare rilevanza è il congresso del cosiddetto
Nuovo Partito Socialista.
Non si capisce bene a dire il
vero se la notizia sia data dall'intervento di Bobo Craxi
o dal tentativo di rissa che c'è stato a seguito del
suo intervento. In ogni caso, il figlio del compianto Bettino ha
creato scompiglio per aver sostenuto che la stagione dei socialisti
al governo di centro-destra si è conclusa ed ha quindi
invitato i suoi ad abbandonare l'esecutivo. Sul punto la platea
si è divisa tra i sostenitori di Craxi e quelli di De Michelis,
segretario del partito e sostenitore della linea di appoggio al governo.
Sarebbe certamente stato interessante,
oserei dire essenziale, se il Craxi minore ci avesse
indicato i motivi per i quali la permanenza del suo partito
al governo è da considerarsi ormai esaurita, in altre
parole, se il lettore avesse potuto valutare con quali aspettative
il nuovo PSI è entrato del governo e perchè quelle
aspettative siano da considerarsi irrimediabilmente sfumate.
Certo il riferimento è ai programmi concreti, perchè
se Craxi avesse detto che questo governo non ha valorizzato l'Italia,
non ha tutelato i cittadini, non ha lavorato per gli interesse
dei lavoratori, cioè se avesse fatto un discorso alla Prodi,
generico e non propositivo, la cosa non sarebbe cambiata affatto.
Dunque, il nuovo PSI dovrebbe
uscire dal centro-destra, ci si aspetta quindi, che sia
pronto ad entrare nel centro-sinistra, e questo lo si deduce
prima in via implicita - se si esce da una parte, bisogna entrare
nell'altra - e poi dal riferimento fatto all'unità dei riformisti
: insomma solo a sinistra, con partiti della sinitra, si può
sancire l'unione vera dei riformisti, una di queste parti sarebbe
intanto il partito radicale, definito il più moderno partito
d'Italia. Queste affermazioni vengono condite con la solita coerografia
davvero di sinistra, Craxi minore infatti alla fine tiene in alto
con la mano destra un mazzo di garofani, come a dire chi sta con me
sta con il vero socialista, l'erede di una tradizione gloriosa,
gli altri sono da considerarsi dei deviati.
L'impressione che si ha, è
che questa scheggia di un partito una volta importante sia
pronta a montare sul carro di quello che pare oggi il vincitore
delle prossime elezioni, vale a dire il centro-sinistra, con
quale coerenza lo si lascia intravedere. Insomma, prima si va al
governo con il centro-destra,con il Berlusconi due, pochi mesi
fa, poi viste le prospettive che questa formazione al momento possiede,
ci si prepara per saltare sull'altro carro, quello ritenuto vincitore.
La cosa che dà più
tristezza in questa vicenda è la convinzione di avere
ancora oggi influenza nella politica italiana, come se la
scelta che il nuovo PSI farà, potesse avere dei riflessi
sulla politica italiana o sul risultato della consultazione
popolare. Questo partito dalle dimensioni fortemente ridotte
avrebbe potuto mantenere una una visibilità e ragion
d'essere, se si fosse ritagliato un certo ruolo all'interno della
coalizione, cercando magari di guadagnare i voti in uscita dall'UDC.
Così facendo invece, dimostra di non avere nessun connotato particolare
e facendo il salto da unaparte all'altra in così poco tempo,
si brucia definitivamente la possibilità di avere un'identità
politica, sfumando decisamente verso il patetico.
LUCIO SERGIO CATILINA
DOCUMENTAZIONE
Intervista di Piero Grasso
a TV7.
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DOCUMENTAZIONE
L'intervento di Marcello Pera
a Norcia.
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L'UOMO DELLE LACRIME
RETORICHE
E' uscito nelle sale il tanto atteso,
non certo da me, nuovo film del comico di partito Benigni,
che per alcuni ha un certo interesse, dopo il clamoroso mezzo
fiasco del precedente " Pinocchio ".
Dal poco che ho letto e
dalle poche fotografie in rete che ho potuto vedere,
risulta subito che Benigni vuole sfruttare ancora questo
filone de "La vita è bella", che immeritatamente gli
ha dato tanta gloria. Gli ingrediente ci sono tutti, e per l'ennesima
volta : uomo amante della cultura, il personaggio da lui interpretato
è un professore di lettere, insegna poesia, è innamorato,di
un amore sincero,della onnipresente Nicoletta Braschi, farà
il possibile, cioè nei suoi film, quasi l'inverosimile,per averla
e recuperarla, visto che lei si trova progioniera proprio in Iraq.
Ci sono, in altre parole, tutti gli elementi per un film a dosi
massicce di retorica buonista, amore e buoni sentimenti da telenovelas,
narcisismo assoluto di chi si ritaglia il ruolo di uomo intelligente,
colto, compassionevole, eroico, simpatico - di una simpatia stucchevole
- e che agisce con totale spirito di abnegazione.
Quale altro attore potrebbe
essere accettato ed esaltato in ruoli così ruffiani
? Ci vuole una solida militanza di partito alle spalle ed
ovviamente del partito giusto, oltre al valido precedente del
già citato " La vita è bella ", che ha registrato grandi
incassi e per questo gli dà, e forse gli darà ancora
per un pò, del credito.
Ma, la cosa opprimente
per me, che ho la sfortuna di vivere in una delle regioni
più rosse d'Italia, è la programmazione cinematografica
nella zona : il 70 % dei cinema propone l'ultima opera,
si fà per dire, di Benigni. Nelle cittadine che hanno
due cinema, viene proposto da entrambiquesto film, dove le sale
sono tre, in due si ritrova il comico toscano, e così via
mantenendo la percentuale. E poi qualcuno si vanta se gli incassi
sono alti ? Il film esce con una pubblicità eccezionale in
un periodo in cui non ci sono altre grandi uscite ( farlo uscire
a Natale sarebbe stato rischioso comunque, poi quest'anno c'è
l'ennesimo rifacimento di King Kong, con particolari effetti speciali
), è il momento migliore per andare al cinema rispetto alla
primavera, in cui quell'interesse comincia a calare per prediligere
l'attività all'aperto, e c'è da sorprendersi se la
gente lo va a vedere ? Le persone che non possono spostarsi in macchina,
vedi i ragazzi sotto i 18 anni o le persone anziane che hanno difficoltà
a farlo, che scelta hanno se i cinema del loro paese trasmettono
entrambi il solito film ? Un film come questo dovrebbe essere fatto
vedere ad un pubblico meno numeroso possibile, viste l'inconsistenza
e la pochezza, per cui se invece saranno tanti gli spettatori, mi auguro
che si diffonda inesorabilmente la consapevolezza di Benigni quale
artista di un romanticismo sdolcinato, falso e di partito.
LUCIO SERGIO CATILINA
CICALE E FORMICHE
Un bel respiro profondo.
A ragionare, in serate di "rockpolitik", ognuno ci pensa
per proprio conto. Immagino di voi e la faccio breve.
Dopo un tot di comizi, frasi fatte, classifiche partigiane,
martiri televisivi, vietnam, populismo, zummate su petrolieri
interisti e applausi telecomandati, non mi si può
chiedere altro. Ho spento la tv.
Travolto dall'insostenibile leggerezza
del luogo comune e dall'entusiamo di maniera,
comincio a compatire quelli che c'hanno sempre ragione
e si atteggiano, pontificano, tracimano, troneggiano.
Contro l'overdose di stupidità
non c'è "ragione" che tenga. Perfino l'illuminismo
viene travolto. Che dire? Oggi, purtroppo, il cretino
è specializzato. Il nostro sta diventando il tempo di
petulanti cicale televisive. Formica, cerco di trattenere
in riserva un po' di sano ottimismo. Perderanno, di nuovo perderanno,
ed ora so anche il perché.
cp, 21 ottobre 2005
ROCKDEVOLUTION
La Camera ha approvato
la Devolution. I 'si'' sono stati 317 e i 'no' 234.
Cinque gli astenuti.
Santoro, non
abbiamo capito
Sulle dimissioni di
Michele Santoro ognuno può pensarla come vuole,
ma quello che è accaduto ieri pomeriggio ha un
elemento fondamentale da cui non si può prescindere,
e da cui parte qualunque discorso. Anzi, un elemento
paradossale. È paradossale che un giornalista con
il seguito di pubblico come quello che aveva Santoro sia stato
epurato personalmente dal presidente del Consiglio, attraverso
il famoso editto di Sofia, quando oltre Santoro furono
allontanati dal video Luttazzi ed Enzo Biagi.
Ed è ancora
paradossale che Santoro abbia vinto una causa proprio
in riferimento a tutto questo, una causa dove un magistrato
ha ordinato di reintegrarlo nelle sue funzioni, e questo
non sia stato fatto. Ed è ancora più paradossale
che tutto questo sia avvenuto non in un'azienda privata,
ma addirittura alla televisione di Stato, nel servizio pubblico,
alla Rai, per intenderci.
Allora quando accadono episodi
incredibili come questi non ci si può lamentare troppo
se le cose poi si ingarbugliano e i comportamenti finiscono per
diventare meno nitidi di quanto si dovrebbe, e di più
difficile lettura.
Santoro si è
dimesso da parlamentare europeo, lo ha fatto annunciandolo
attraverso una conferenza stampa. E le sue dimissioni
lasciano un po’ di amaro in bocca. Non si dovrebbe fare, e siamo
sicuri che Santoro cercherà il più presto possibile
di spiegare ai suoi 526.535 elettori il perché di tutto
questo. Perché sono stati più di 500 mila quelli che
si sono messi in fila, documenti in una mano, certificato elettorale
dall'altra e sono andati al seggio per votare il giornalista
televisivo. E non hanno votato Santoro perché era senza lavoro.
E non lo hanno votato certo per fargli un regalo, o perché
lui non sapeva come occupare il suo tempo. Gli elettori lo hanno
votato perché hanno giustamente pensato che un giornalista
esperto di comunicazione come lui potesse essere una voce importante
in Europa. Ora che Santoro si è dimesso, i suoi nemici hanno
un'arma in più per strumentalizzare il suo gesto. Ora che
ha lasciato il suo seggio al parlamento europeo quelli che non l'hanno
voluto in Rai, quelli che dicono che era fazioso e che mettono in
discussione la sua professionalità raccontano che lo ha fatto
per poter prendere liberamente parte alla trasmissione di Adriano
Celentano di questa sera: Rockpolitik. E anche questa non è una
buona cosa, anche questo è il frutto di un ingarbugliamento che
non doveva accadere. Le dimissioni dal Parlamento Europeo non possono
essere messe in alcun modo in relazione con la trasmissione televisiva
di un cantante e show man come Adriano Celentano. E sarebbe stato utile
che nessuno potesse fare un uso strumentale di questo gesto.
Ma questo è
un paese dove tutto è paradossale, dicevamo.
Bisogna ammettere che per le sue dimissioni Santoro ha sbagliato
i tempi, e che forse la tentazione di avere di fronte una
platea televisiva di milioni di persone, per poter dire le
cose che nessuno gli ha lasciato più dire, ha fatto il
resto.
Ma è importante che sia
proprio lui, e siamo sicuri che lo farà, a spiegare
chiaramente il motivo di tutto questo. Certamente farà
capire ai suoi elettori che Celentano non può pesare
sul piatto della bilancia di queste dimissioni assai più
del loro voto, che è tutto un equivoco, che era una
decisione maturata da tempo, perché forse vuole tornare
in Rai, e forse potrà avere un altro programma, e forse
si farà quello che è sacrosanto fare: obbedire alla
legge italiana, mettere in atto una sentenza e ridargli la possibilità
di lavorare.
Solo che non è
detto ormai che in questa grande confusione ci si riesca
fino in fondo. Una brutta confusione, a destra certo, ma
anche un po' a sinistra, quando accadono cose come queste. Celentano
che va oltre il semplice programma televisivo, e va fuori dai
canoni dell'intrattenimento, un europarlamentare che prima di
tutto è un giornalista televisivo che esasperato finisce
per dare la sensazione, certo sbagliata, di dimettersi per
gestire il proprio rilancio attraverso i milioni di spettatori di
Rockpolitik. E alla base di tutto questo questa ambigua democrazia
televisiva che oscilla pericolosamente da un Porta a Porta di Bruno
Vespa alla Repubblica anarchica e carismatica dove impera e
officia da gran sacerdote l'ex molleggiato. Per fortuna ormai
sappiamo che fuori da questi deliri mediatici in cui anche Santoro,
volente o nolente, è finito, c'è un paese reale, che
si mette in fila anche per le primarie, che vuole una democrazia
chiara e semplice, che si è stancato di proclami e di apprendisti
stregoni. E che ha guardato con qualche legittima perplessità
alla proposta di un Pippo Baudo governatore della Sicilia; un paese
che è stanco di confondere il paese reale con il paese della
virtualità mediatica.
Per questo è
importante che Santoro lo faccia subito, che non lasci
ai suoi nemici l'arma più pericolosa, quella della delegittimazione,
quella di aver tradito un principio democratico, e la
fiducia dei suoi elettori, che sono qualcosa di assai più
impegnativo e importante del generico «pubblico».
I suoi nemici hanno poco da cantare vittoria: Santoro
saprà togliersi di dosso l'accusa di essere uno che
ha barattato un seggio europeo, importante e di assoluto rispetto,
per un arringa da dieci milioni di spettatori (forse), vissuta
come un ritorno in Rai in grande stile.
Da "L'Unità" del 20 ottobre
2005, articolo di Roberto Cotroneo
GRAFFITI
Dedicato
ai lettori di blog
Da quando, dopo la Rivoluzione Francese,
l'istruzione primaria è stata resa obbligatoria, il
mondo s'è riempito di scrittori. Ciò però non
significa che siano molto aumentati i lettori, a meno che per tali
non si vogliano considerare coloro che leggono i programmi televisivi
o le istruzioni per far funzionare un videoregistratore. Il
risultato è che esiste una grande massa di persone che vorrebbero
comunicare le loro idee o, ancor peggio, la loro arte, e non trovano
udienza. Il quadro totale si presenta come segue.
Al sommo
della piramide, ci sono gli scrittori celebrati, i
grandi pensatori, i romanzieri da milioni di copie: ma
sono pochi e non ce ne occuperemo. Poi ci sono coloro che
sono riusciti a pubblicare qualche libro, ottenendo successi
più o meno regionali e più o meno temporanei. E,
nel mondo dell'editoria, sono ancora dei trionfatori. Tanto
che la grande massa di coloro che scrivono per professione (e
che sono pagati per farlo: unica prova oggettiva di valore)
è costituita dai giornalisti. Queste persone, spesso
prive di grilli per la testa e piene di buon senso, si considerano
mestieranti della penna o poco più e per questo meritano
il rispetto di tutti. Ma appena si scende un gradino si arriva
a quelli che, pur desiderando avere dei lettori, non sono nemmeno
riusciti a divenire giornalisti: vuoi perché in gioventù
hanno intrapreso un'altra professione, vuoi perché non
sanno scrivere o non hanno niente da dire.
Costoro -
che un tempo sarebbero stati condannati al silenzio
- oggi hanno un'occasione: internet. Nessuno gli impedisce
di crearsi un sito personale, magari sfavillante di colori
e d'immagini, inclusa la foto pensosa dell'interessato
con la lista delle opere, i link e altre astruserie. Ma
il problema era e rimane: come avere lettori? Perché
per avere lettori bisogna essere conosciuti e ricercati (è
il caso di Beppe Grillo). Questo ha fatto nascere dei "giornalini"
che potremmo chiamare associati: qualcuno apre un "portale"
su cui scrive lui stesso e le persone che invita (fra le altre
il sottoscritto), magari aggiungendoci qualche articolo tratto
dai giornali, e riesce persino ad ottenere un suo piccolo pubblico.
Quelli che scrivono su questi "giornali internet" (o "blog") sono
d'un livello che va da mediocre a buono ma anche ad ammettere
che alcuni di loro avrebbero meritato di meglio (è il caso
di chi da internet è passato alla carta stampata), rimane
il fatto che questi "giornalisti immaginari" sono i paria degli opinionisti.
Un momento, i paria? In questo ambito
c'è una categoria - inesistente in India - ancora
inferiore. Sono coloro che inseriscono commenti acidi
agli articoli dei paria inseriti nei blog. Costoro non possono
neanche sperare di essere accolti in tali giornaletti dal
momento che scrivono da cani, con troppe parolacce, con troppi
insulti, con troppe idee infantili e rozze per meritare d'essere
discusse. E allora, poiché almeno i commenti sono
liberi e non censurati, finalmente trovano una valvola di sfogo:
si lanciano in invettive, insulti da bettola o da stadio, calunnie
sfrontate, rivelazioni incredibili, spesso battibeccando fra loro
instancabilmente, con un effetto di totale scoramento per l'incauto
che volesse seguirli. Questi scalmanati, nella quasi totale certezza
d‚essere inascoltati, alzano la voce, "le cantano chiare" a tutti
(due o tre persone) e, in totale, sembrano il migliore esempio
d'una sconfortata, rancorosa e impotente frustrazione. Ovviamente
non tutti i "commentatori" sono di questo livello. Ce ne sono di
garbati, a volte di interessanti, a volte di arguti: ma sono persone
che, per così dire, per livello appartengono alla categoria
precedente. E infatti non raramente a loro volta scrivono in blog.
Ma il tipo più interessante rimane quello detto prima: il
commentatore furioso, ignorante e violento. Sociologicamente è
il rivelatore di ciò che bolle nella pancia (non nella testa)
di una parte del paese, in particolare in campo politico.
È
il sostituto elettronico di coloro che un tempo scrivevano
oscenità nei cessi pubblici.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it - 20 ottobre
2005
Massima del giorno
La differenza
fondamentale fra una vittoria e una sconfitta è
che nel primo caso si crede di aver vinto e nel secondo si
crede di aver perso.
G.P.
MOLLICHINE
Agenti israeliani
hanno arrestato a Nablus un aspirante kamikaze.
Israele è crudele fino in fondo: non prevede la
pena di morte!
Maggioranza
(franchi tiratori) e opposizione contro le quote
rosa. Union sacrée contro il nemico comune.
Secondo Berlusconi,
le primarie del centro-destra ora non servono
più. Perché, prima servivano?
Per Rutelli,
Berlusconi è "il più disastroso uomo di
governo della Repubblica italiana". Sempre superlativi e
primati, per il Cavaliere.
Ciampi ai
calabresi: "Non siete soli, l'Italia è tutta
con voi". E infatti è per la Sicilia che serve il
ponte.
Gianni
Pardo
BLOB POLITIK
Adriano Celentano,
ovvero la fortuna di avere una schiera di intellettuali
e uomini di spettacolo che interpreta ogni una gaffe,
ogni suo sproposito ed ogni altro suo " atto mancato
" in senso freudiano come una rivelazione, come uno spiraglio
creativo che si fa strada dalla sua mente di genio, fino
ad investire ed a benedire i nostri tempi decandenti e oscurantisti.
E' notorio,
come lui stesso ha confermato in un'intervista di
qualche anno fa a Roberto Gervaso, che Celentano non legge
i giornali, ma li sfoglia, ne legge i titoli e qualche
volta i sottotitoli, probabilmente guarda la TV, ma guardare
la TV non è che equivalga a qualcosa di più
rispetto alla lettura dei sottotitoli ; la differenza sarebbe
data da una lettura varia e meditata, il che è pura fantascienza
per il molleggiato.
Perchè,
chiederete voi, dovremmo imporre al cantante Celentano
di leggere i riflettere sui fatti del mondo ? Perchè
? Ma perchè, ormai, purtroppo, da una ventina
d'anni lui si erge a profeta, a censore dei malcostumi dell'umanità,
col risultato che invece di essere sbeffeggiato,
viene ascoltato, idolatrato e, non per ultimo, strapagato.
Adriano Celentano
è la classica persona che non sà nè
parlare, nè stare zitta, non si potrebbe trovare
un esempio più calzante di lui : quando parla, incespica,
fà pause lunghissime, si sente che il discorso
gli spunta fuori con una fatica quasi disumana e soprattutto
se ne esce con ovvietà lapalissiane o spurghi retorici.
Quando tace, lo fà nei momenti sbagliati e non lo
fa mai, purtroppo, appieno. Insomma, per concludere
l'aspetto " contenutistico " del presentatore Celentano, i
suoi discorsi equivalgono ad una banale chiacchera da caffè,
come quando uno si trova a scambiare due parole con sconosciuti
ed allora si possono dire anche cose un pò strampalate
: si tratta appunto di consumare qualcosa in fretta e di dire
due parole di circostanza.
Ora, non soltanto
le nullità di Celentano sono elevate a perle
di saggezza e coraggio, ma ogni qualvolta si cerchi di
fargli rispettare le minime regole di decenza e correttezza,
il coro degli esaltatori si trasforma in coro di difensori,
per cui il molleggiato, in ossequio al suo fulmine di genio
sempre imprevedibile, non deve essere imbrigliato in regole
e limiti, che i difensori non esiterebbero a definire " borghesi
". Il suo programma invero costituirebbe l'ultimo baluardo della
vera libertà ed il parteciparvi rappresenta una sfida al
potere e nello stesso tempo una vittoria per essere riusciti ad
eluderlo. L'ultimo esempio è dato dal giornalista Santoro,
che accoppia la notizia della sua dimissione da eurodeputato alla partecipazione
a " Rock Politik "( solito sciocco titolo alla " Svalutation
" ), come se le due cose fossero equivalenti o connesse e comunque
si equivalessero. Lui dice che le sue dimissioni sono indipendenti
dalla partecipazione, ma perchè andarci proprio ora e
nonostante il parere contrario dell'ufficio legale della RAI il
quale, opportunamente, ha sottolineato che la sua posizione in
seno al Parlamento europeo deve ancora essere ufficializzata, le
dimissioni accettate, per cui Santoro al momento risulta ancora
un politico ? Perchè, appunto, la partecipazione alla trasmissione
di Celentano pare giustificare tutto ed inoltre il Santoro diessino
può ergersi a vittima, visto che vi partecipano altre presunte
vittime del suo partito, cioè Grillo e Benigni.
Per quanto riguarda il supermolleggiato,
mi auguro che almeno domanimattina legga
anche il contenuto degli articoli di commento alla sua trasmissione,
così potrà " scoprire " che significato
hanno attribuito ai suoi pseudo -discorsi inarticolati,
sempre che riesca a capirlo, per quanto concerne invece
Santoro spero che i suoi elettori si siano accorti del
tremendo abbaglio avuto nell'eleggerlo.
LUCIO
SERGIO CATILINA
America, mercato,
individuo
La sfida della libertà: le politiche radicali,
riformatrici e liberali per il governo della C.d.L
MANIFESTAZIONE
DEI RIFORMATORI LIBERALI
Milano,
22 ottobre 2005, ore 10-14, Palazzo delle Stelline-
Sala Porta, C.so Magenta 61
Relazioni: Peppino Calderisi, Cinzia Caporale,
Alessandro Cecchi Paone, Raimondo Cubeddu, Alessandro
De Nicola, Arturo Diaconale, Carmelo Palma,
Marco Taradash
Interventi: Alfredo Biondi, Sandro Bondi, Piero
Broglia, Max Bruschi, Giovanni Cominelli, Antonio
Del Pennino, Dario Fertilio, Ignazio La Russa, Tiziana
Maiolo, Cristiana Muscardini, Iuri Maria Prado, MilkoPennisi,
Dario Rivolta, Emilia Rossi
Conclusioni: Benedetto Della Vedova
Per informazioni: Riformatori Liberali,
Via Uffici del Vicario 43, 00184 Roma, Tel. 06-6795606,
Cell. 348/5335301
SANTORO: DOMANI
IN TV DA CELENTANO
Dice: "domani
sera sarò ospite della prima puntata di RockPolitik".
Michele Santoro, dunque, s'è dimesso
da parlamentare europeo e partecipa allo show di
Adriano Celentano su RaiUno.
Bene, bene,
si stanno ricreando le premesse per ricompattare l'elettorato
di centrodestra.
Vuoi vedere
che la prossima volta si rivince.
cp,
20 0ttobre 2005
Cinquemila lire
e un chilo di sale
Quando Nedo Fiano parla della Shoa' fa venire
i brividi perche' lui non racconta, non spiega, lui
rivive, lui grida, lui piange, lui rigurgita l'Olocausto
da ogni poro della sua pelle.
Ho avuto il privilegio e l'onore di avere Nedo
Fiano ospite a Merano alcuni anni fa per tenere
una "conferenza" sulla Shoa' al pubblico meranese.
Ho messo le virgolette a conferenza perche' il suo
e' stato un grido di disperazione, un urlo di incommensurabile
dolore, lui ha pianto lacrime vere, ha parlato
della Madre singhiozzando come se la sua morte nel
crematorio di Auschwitz fosse avvenuta un giorno ,
non 50 anni, prima.
La sua non e' stata una conferenza ma un' invocazione
inconsolabile:
"Questo e' stato e io sono ancora vivo e voi siete
ancora vivi e l'umanita' esiste ancora dopo questo".
Ricordo che, quando Nedo Fiano smise di colpirci
a sangue con le sue parole strozzate da singhiozzi
, la sala piombo' nel silenzio piu' atroce,
un silenzio che gonfiava le pareti e che dava la
sensazione strana e paurosa che potesse esplodere
da un momento all'altro. Un'esplosione di silenzio,
il silenzio di sei milioni di anime urlanti, il silenzio
delle fiamme e della cenere umana. Il silenzio di un milione
e mezzo di bambini che, trasformati in fumo,
uscivano dal camino nero dei campi della morte.
Passo' diverso tempo prima che ci riprendessimo
e fossimo in grado di parlare con voce quasi normale,
ci fu chi usci' a testa bassa senza dire
una parola e senza guardare nessuno. Ognuno solo
con se stesso, con il dolore e la vergogna che tutti provavamo
come esseri umani ancora vivi dopo quello che avevamo
sentito penetrare nella nostra carne, non solo nel nostro
cervello e nel nostro cuore.
Oggi ho rivisto il signor Fiano a Unomattina dove
era stato invitato per "raccontare", cosa che
lui, come sempre, non ha fatto. Nedo Fiano ha
trasmesso emozioni e dolore, non ha raccontato perche'
la Shoa' con tutti gli annessi e connessi, non si puo'
raccontare ma, chi l'ha vissuta, puo' solo urlarla, gridarla,
con disperazione e con l'inconsolabile consapevolezza
che mai nessuno capira'.
Il 16 ottobre 1943, all'alba di quel sabato
che verra' sempre ricordato come il sabato nero,
aveva inizio il rastrellamento degli ebrei romani.
Di casa in casa i tedeschi di Kappler, che aveva appena
intascato i 50 chili d'oro raccolti dagli ebrei per
aver salva la vita, strappavano le famiglie, le persone,
senza fare distinzione tra donne uomini vecchi o
bambini, erano ebrei e tanto bastava. Venivano portati
via dalla loro vita perche' si chiamavano Davide o Sabatino,
Sara o Settimia.
Furono rastrellate 1.022 persone,
portate alla stazione Tiburtina, gettati nel
carri bestiame da la' incomincio' il viaggio verso
Aushwitz. Giorni e giorni senza bere, senza mangiare,
tra gli escrementi, con i bambini che urlavano
disperatamente. Giorni e giorni di buio , di terrore,
di non sapere dove li portavano, vedendo che i piu'
deboli e spaventati gia' incominciavano a morire prima
di essere vomitati fuori dai carri e, tra calci e urla
della bestia nazista, disposti in due file.
La fila di quelli che dovevano morire piu' tardi,
dopo aver lavorato come schiavi, dopo essere
stati sottoposti a esperimenti chirurgici senza
anestesia, dopo essere stati torturati e aver visto
i loro figli bambini dati, ancora vivi, in pasto
ai cani.
L'altra fila era per quelli che avevano il
privilegio, perche' troppo vecchi o troppo giovani,
quindi inutili, di essere mandati a morte subito:
gas e crematorio per poi posarsi , cenere, sulla
neve.
Per ogni ebreo preso in Italia c'era una spia
dei tedeschi e ogni spia riceveva in premio 5000
lire e un chilo di sale.
"La vita di un ebreo valeva meno di una Topolino
e di un po' di sale", sussurra Fiano davanti alle
telecamere.
16 ottobre 1943, il sabato nero per gli ebrei
e per ogni essere umano. Tornarono in 16. Nessun
bambino.
Sono passati 60 anni, Nedo Fiano continua a gridare
la sua storia davanti agli studenti delle scuole
italiane, continua a parlare di sua Madre piangendo
come se l'avessero ammazzata ieri. Continua Nedo Fiano
e forse le lacrime scendono sul suo viso non solo per
il ricordo insostenibile, lo stesso ricordo che ha portato
Primo Levi al suicidio, ma perche' si rende conto
che l'antisemitismo non e' morto la' tra i forni di Aushwitz
dove furono bruciate 2.500.000 di persone. L'antisemitismo
e' piu' vivo che mai, ha avuto una mutazione ma e' sempre
in movimento e questa volta si muove verso Israele ed esplode
contro lo stato degli ebrei.
Ancora odio feroce ma, se possibile, piu' isterico
perche' l'antisemitismo, come un qualcosa
di vivo e pensante, si e' reso conto che loro, gli
ebrei, non sono piu' disposti a farsi ammazzare
gratis e che, dopo duemila anni di atrocita', hanno deciso
di difendersi a qualunque costo.
Oggi i tempi si sono evoluti, il mondo e' cambiato
e lui, l'antisemitismo, non si accontenta piu'
di 5000 lire e di un chilo di sale. Oggi vuole di piu',
molto di piu', vuole un Paese, vuole una Democrazia, vuole
mangiarsi gli ebrei ma il prezzo e' salito perche' c'e' un'alleanza
tra l'odio occidentale e l'odio islamico.
Il petrolio vale molto e va sfruttato alla bisogna.
Deborah Fait -
informazionecorretta
…TI PIACE VINCERE
FACILE?
Intendiamoci: le primarie potrebbero essere un’ottima
idea, se fatte sul serio. Diventano una clamorosapresa
per il culo, se fatte come le han fatte, cioè non
per scegliere il candidato premier ma solo per farlo “confermare”
dalla “base”.
Che i partiti dell’Unione non avessero alcuna intenzione
di tenere delle primarie vere lo si era capito
da tutto il tira e molla della scorsa primavera: su tutto
questo avevo detto la mia in tempi non sospetti, e rinvio
a quanto avevo scribacchiato allora .
Ora i presagi di allora sono confermati: le primarie
taroccate, tenute con metodi assai analoghi a quelli
delle “elezioni” per il parlamento della Padania nei
gazebo leghisti, vengono ritaroccate e ancora ri-ritaroccate
mediaticamente ogni mezz’ora che passa. Ieri Arturo
Parisi intervistato su La Repubblica veniva riabilitato
così: “Dissero che non sapeva far di conto, quando
il governo Prodi fu seppellito per un voto di scarto”.
Su questa premessa, la “mente” della pseudoprimarie prodiane
spiegava: “sì, siamo più bravi degli americani,
perché non mi risulta che negli USA si raggiunga
il venti per cento di votanti. Noi lo abbiamo superato. Un
risultato così se lo sognano, in America”.
Venti percento? Più che in America? Sé,
ve piacerebbe…
Sparate di questo tenore rivelano la patacca, se appena
si ha la pazienza di confrontarle con dati veri. Lo
fa egregiamente Carduccio qui sotto, valutando
i tempi fisiologici delle operazioni di voto; ma lo fa
altrettanto bene l’ottimo Bluerefolution,
che, dati alla mano, fa presente che gli aventi diritto al
voto per l’elezione della Camera dei Deputati in Italia
sono oggi circa 50.000.000, quindi la percentuale dei votanti
alle “primarie” di Prodi si aggira in realtà attorno
non al venti ma all’8%; che poi è un dato “lordo” dal quale
andrebbe detratta la tara degli immigrati residenti in Italia
da almeno 3 anni, che han potuto votare alle “primarie” prodiane
ma non fanno parte del corpo elettorale alle elezioni vere,
nonché quella dei diciassettenni che non compiranno 18
anni entro il 13 maggio 2006 (data di scadenza della legislatura),
anche loro ammessi allegramente al voto-patacca di domenica.
Insomma, il dato
dell’affluenza (l’unico interessante dal momento
che quello elettorale era stato predeterminato a tavolino
dai vertici dei partiti…) è stato suppergiù
triplicato nelle dichiarazioni mediatiche.
E’ vero, questi furbacchioni son
meglio degli americani: quelli sparavano ai bisonti,
questi sparano bufale…
(ale tap, 18.10.05)
FUMO SOVIETICO
Le primarie di domenica del centro-sinistra, e
soprattutto i commenti entusiasti degli esponenti
di questo schieramento e dei giornalisti vicini, ricordano
il fumo della propaganda sovietica per come si vuole esaltare,
volendo attribuire il carattere dell'inaspettata eccezionalità,
un risultato assolutamente scontato e già previsto.
Che gli elettori abbiano partecipato in numero elevato,
ma anche qua non eccezionale, è una cosa assolutamente
normale, da un lato perchè era la prima elezione
di questo tipo e la novità affascina sempre,
dall'altro perchè esprimere la propria opinione nel
decidere l'uomo che si vorrebbe alla guida del proprio
partito riesce a motivare l'elettore molto di più
di un referendum di cui può sapere poco ed interessarsi
ancor meno.
Perchè il rusultato era assolutamente prevedibile
? Ma per la semplice ragione che per questo si
era lavorato assiduamente da prima dell'estate,
diciamo da dopo il fallito referendum. Il centro-sinistra
propone quale unico uomo guida Romano Prodi : è
lui che critica il governo e i suoi esponenti, con l'eccezione
di Fassino - che tanto sostiene appieno Prodi - non c'è
nessun altro politico di spicco della sinistra che, con
decisione, attacchi la politica della maggioranza.
Chi potevano essere i concorrenti di Prodi ? Per
primo Bertinotti, per carisma ed a causa della
polemica prima delle parziali elezioni amministrative,
ma l'esponente sovietico si è fatto doverosamente
da parte ultimamente, rinunciando, ed intendo rinunciando
sul serio, al di là delle apparenze, ad una vera
propaganda in suo favore, infatti mai si è assistito
ad un contrasto Prodi-Bertinotti, pena lo sfaldamento
della coalizione.
Poi doveva esserci Rutelli, ma anche in questo caso,
per quanto concerne l'elezione a capo del
ceontro-sinistra, Rutelli ha mantenuto un bassissimo
profilo, l'esatto opposto di quanto fece in occasione
della suo posizione sul referendum.
Quindi, il maggior partito del centro sinistra, i
DS, non hanno un proprio candidato e sostengono
unanimamente ( la tradizione sovietica si sente ) Prodi,
Rutelli, il capo del secondo partito, invita gli elettori
a votare Prodi ed infine Bertinotti non sfida il Professore
e si adatta alla politica di unione. Prova di tutto questo
è la manifestazione a Roma contro la legge finanziaria
: di tutti gli esponenti dell'opposizione, l'unico a parlare
è Prodi, gli altri si mettono volontariamente e consapevolmente
dietro le quinte.
Ecco quindi il risultato : Prodi al 75% ( DS più
la Margherita ), Bertinotti al 14,4 % ( Rifondazione
comunista più i comunisti di Cossutta ) e gli altri
non contano nulla, Mastella, Di Pietro e Pecoraro
Scanio aggiungono colore alla scheda, fanno apparire
varia la scelta, ma si tratta di uno specchietto per
le allodole ; l'unico piccolo motivo di interesse è
vedere che dei tre, inaspettatamente, quello che riceve
più voti è Mastella, l'unico che ha criticato
l'organizzazione delle primarie.
C'è da sorprendersi per
questo risultato ? Era davvero inaspettato ? Forse gli elettori
dovevano premiare Bertinotti, cioè l'uomo con vedute più
estreme della coalizione, così da minare irrimediabilmente
le possibilità di governo del centro-sinistra ? C'è
stata davvero una competizione tra i candidati per ottenere
questa vittoria ? Certamente no, ed allora tutta questa celebrazione
è solo un crogiuolo di propaganda, come quando
L'Unità commentava le elezioni in URSS ( già, che
elezioni ) scrivendo " Elezioni in URSS, Pcus al 98%, popolo
entusiasta ! "
Quello che l'osservatore disincantato può
rilevare è che le primarie vere del centro-sinistra
si son tenute in occasione delle parziali elezioni
amministrative della scorsa primavera, quando il candidato
dell'Ulivo fu sconfitto e Bertinotti insisteva davvero
con Prodi a voler partecipare alle primarie, rifiutandosi
di utilizzarle solo per avallare la già scelta candidatura
di Prodi. Il Professore infatti si affrettò a dire
che delle primarie " non c'era più bisogno ( !! ) ",
poi venne l'uscita indipendente di Rutelli di non votare ai
referendum.Tempi davvero duri, ora invece gli unici concorrenti
di Prodi si son ritagliati un ruolo del tutto passivo e perciò
l'ora delle primarie su scala nazionale è scoccata. Mentre
Prodi festeggia questa grande vittoria, spalanchi abbondatamente
le finestre e faccia circolare un pò d'aria pura
che elimini questo fumo sovietico, che si è respirato
già troppo.
LUCIO SERGIO CATILINA
LA NON-NOTIZIA
Che cos'è una "non-notizia"? È quella che
non c'è stata ma che ci sarebbe dovuta essere.
Un esempio l'abbiamo sotto gli occhi: le primarie
del centro-sinistra da un lato confermano delle ovvietà
e dall'altra non risolvono i problemi tecnici di quella
coalizione: questa sarebbe stata la vera notizia. Che
non c'è stata.
Cominciamo con le ovvietà. La straordinaria
partecipazione conferma l'eccellente radicamento
territoriale e l'ottima capacità di mobilitazione
della sinistra. Se sono capaci di portare a Roma centinaia
di migliaia di persone, magari dal Trentino o dalla
Sicilia, figurarsi se gli viene difficile far andare i
militanti al seggio sotto casa.
La vittoria di Prodi è anch'essa un'ovvietà.
Strana competizione, quella in cui anche gli
altri candidati dicono che il vero e unico leader è
il Professore. Fa pensare alle elezioni sovietiche, con una
sola lista e un solo candidato. Qui, certo, si poteva votare
per la Panzino o per Pecoraro Scanio, ma si trattava solo
di voti di testimonianza. In realtà, il popolo di sinistra,
votando al 74% per Prodi, ha solo invocato l'unità
d'azione che quel nome rappresenta. Purtroppo si sa che ognuno
vorrebbe questa unità intorno al proprio irrinunciabile
programma ed è ciò che distrugge l'unità,
in concreto.
La non-notizia è la
mancata risposta a questa domanda: e ora? Va bene,
"Viva Prodi!" ma in quale lista? Con quale programma?
Questa sarebbe la notizia. Già è strano che
si applauda un uomo politico che promette il proprio programma
per fine gennaio 2006 (Porta a Porta, 17/X): ma chi assicura
che esso sarà anche seriamente sottoscritto dalle ali
estreme della coalizione? Ci si sposta in quattro milioni
per dire una cosa ovvia e non si dice, anche in sole tre persone
- Fassino, Rutelli, Bertinotti - come si presenterà il centro-sinistra
alle prossime elezioni. Certo, ne parleranno: ma quando
arriveranno ad una conclusione, quella sarà la notizia,
finalmente!
Fra l'altro la "confusione sotto il cielo" tocca
livelli impensabili. Neanche coloro - e non
sono moltissimi - che leggono accuratamente i giornali
politici sarebbero in grado di spiegare disinvoltamente
le differenze fra Ulivo, Federazione (Fed), Grande Ulivo,
Listone, Partito Unico, Lista Prodi e Unione. Né
si capisce bene la differenza fra un‚alleanza di governo
e un‚alleanza elettorale soltanto (il tram): perché
se dei partiti si alleano per vincere le elezioni dopo non
dovrebbero forse governare insieme? È inutile dire
che non si ripeterà ciò che si è verificato anni
fa con Bertinotti. Perché ciò non accada devono
essere diverse le condizioni obiettive: e invece le persone
sono le stesse.
La non-notizia è che non si è data risposta
a tutte queste domande. Chi è chiamato a votare
per il centro-sinistra sembra sia obbligato a farlo
per un atto di fede: per quanto confusionari e contraddittori
siano i partiti di centro-sinistra; per quanto manchino
d'un programma; per quanto siano litigiosi e sospettosi
l'uno dell'altro e incapaci di dar vita ad un blocco, se
non monolitico almeno solido, hanno tuttavia per i militanti
il merito d'essere contro Berlusconi. E tanto basta.
Ma basta?
Gianni Pardo giannipardo@libero.it -
18 ottobre 2005
PRIMARIE: OTTO
MILIONI DI BAIONETTE...
Siamo un paese reticente, e, a scorrere la nostra
storia, forse questa è una condizione antica,
antropologica, da degrado culturale, da discesa
per inerzia, per forza di gravità. Per reticenza
il non dire diventa simulacro di pinocchiese.
Prendete questa cosa dei "quattro milioni e trecentomila
di votanti alle primarie del centrosinistra".
Tutti sanno che il tutto era operazione di marketing
prodiano. Il "Mulino Bianco" della politica politicante,
senza alcun controllo esterno anzi, con il candidato più
candidato degli altri che controllava i seggi e contava
gli elettori.
Dunque, per farla breve, ci raccontano
che, nei circa 10.000 seggi dichiarati,
4.300.000 sarebbero stati i votanti, dalle
ore 8 alle 22. Capperi che maghi! Facciamo due
conti. Mediamente 430 elettori in ogni seggio. Ragionevolmente
per ogni voto espresso - per votare bisognava presentare
il certificato elettorale, fasi identificare e venire
registrati, versare almeno 1 € e sottoscrivere
l’impegno per l’ulivo; consegnata
la scheda, poi si votava, si spera in una cabina, e la scheda
veniva depositata nell’urna - diciamo che per le operazioni
di registrazione e voto occorressero almeno un 5/6
minuti ad elettore. Bene, per smaltire il tutto,
e solo per le operazioni di voto, ogni seggio, con mediamente
almeno 2 postazioni di voto, avrebbe lavorato senza
sosta per quasi 20 ore delle 14 disponibili
E bravo il Prodi, meglio
di quell'altro della moltiplicazione dei pani e dei pesci!
Che dire? Nulla, e infatti nulla si è detto
se non "che bravo Prodi!".
Nulla di nuovo, comunque. Anche al tempo del duce
non c’erano le dichiarate «otto milioni
di baionette», e le grandi parate militari
mussoliniane ricominciavano sempre da capo rimettendo
in marcia chi aveva già marciato, come se fosse
un nuovo reparto... solo che allora tutti
sapevano e, almeno, ridevano.
cp, 18 ottobre 2005
IL SENSO DELLA
VITTORIA DI PRODI
Riguardo a queste "primarie" del centro-sinistra
si possono dire molte cose. Si può commentare
la loro serietà, la loro opportunità,
la loro correttezza. Ma saltando a piè pari tutti
questi problemi, si può azzardare di capire il senso
della consultazione.
Circa quattro milioni di persone sono andati a
dire che Prodi deve guidare la coalizione. È
un'ovvietà. Ma che tante persone si spostino
da casa per andare a dire al 75% questa ovvietà,
un senso l'ha: il popolo del centro-sinistra,
votando per un uomo non particolarmente simpatico e non
particolarmente chiaro, ha votato per l'unità. È
andato a dire: non conosciamo il programma comune, visto
che non esiste; non conosciamo neppure i programmi dei singoli
candidati, in particolare quello di Prodi, visto che non l'ha
formulato. Per conseguenza, se queste primarie non sono
un concorso di bellezza (e in questo caso difficilmente vincerebbe
il sorriso di Prodi), non ci rimane che invitarvi a recepire
il nostro unico messaggio: "Ricordatevi che Prodi rappresenta
tutti e che tutti dovete sostenerlo con perfetta unità,
visto che uniti si vince e separati si perde".
Questa ovvietà però, pure ripetuta milioni
di volte, è assolutamente inutile. A sinistra
assolutamente tutti sono convinti che uniti si vince
e separati si perde: solo che ognuno, in particolare
Rifondazione Comunista, questa unità la concepisce
sulle proprie posizioni. E dunque il problema rimane
lì. Non basta, per risolverlo, una vaga esortazione.
Ci sono per questo ottime
ragioni. A parte certe posizioni ispirate al Cristianesimo
da cui la Margherita non può prescindere, non
si può dimenticare che il Partito della Rifondazione
Comunista è nato da una scissione del Pci, quando
ha voluto trasformarsi in un partito socialdemocratico.
Dunque la sua ragion d'essere è la rigida fedeltà
agli ideali comunisti. Ideali che sono inconciliabili con
la socialdemocrazia. Infatti, se così non fosse stato, non
ci sarebbe stata neppure la scissione. Ciò significa
che se Bertinotti accettasse il programma moderato dei Ds e della
Margherita rischierebbe di non essere seguito dai suoi.
Perché avrebbe tradito il nocciolo stesso dell'ideologia
del partito. Dunque l'unica salvezza di tutto il centro-sinistra
sta nell'ambiguità. Far credere che un programma comune
ci sarà, che ci si metterà d'accordo, che una soluzione
si troverà. Prodi addirittura sostiene che Bertinotti
si allineerà sulle posizioni del vincitore delle primarie,
cioè lui stesso. Si illude.
Ciò che verosimilmente accadrà è che
si creerà un programma fumoso e ambiguo cui Bertinotti
presterà il proprio ambiguo sostegno, tenendosi
pronto a irrigidirsi e a far cadere il governo,
se e quando gli sembrerà opportuno. La realtà
impone infatti appuntamenti ineludibili. Un centro-sinistra
al governo non potrà limitarsi alle deprecazioni
e alle promesse: dovrà agire in concreto. E a quel
punto le scelte non saranno più rinviabili, così
come le crisi - se crisi devono esserci - non saranno più
evitabili.
La realtà è che i Ds avrebbero dovuto avere
il coraggio che ha avuto Schröder, quando ha rigettato
l'alleanza con la sinistra estremista. Avrebbero dovuto
dire: "Se volete che vinca la sinistra, dovete votare tutti
per noi, che siamo in grado di governare. Coloro che invece
preferiranno dare uno sterile voto di testimonianza a Rifondazione
Comunista spaccheranno la sinistra, la faranno perdere e gli
elettori sapranno chi devono ringraziare, per questo". Avrebbero
cioè dovuto emarginare Rifondazione Comunista, elezione
dopo elezione, fino a rendere questo partito ininfluente. A
costo di rimanere all‚opposizione, ma seminando per il futuro.
Per come stanno le cose attualmente, o il centro-sinistra
non andrà al governo - per esempio se
Rifondazione Comunista col proprio programma spaventasse
gli elettori - oppure, se ci andrà, non potrà
governare. Sarà costretto a fare il pesce in barile
e forse, malgrado questo, non eviterà la crisi di governo.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it -
17 ottobre 2005
LIBERATE RON ARAD
Diciannove anni fa il 16 ottobre 1986 il navigatore
Ron Arad scomparve in Libano dopo esservi atterrato
con il suo aereo, a tutt'oggi risulta scomparso.
La possibilita' che Ron Arad sia vivo ha sconvolto
tutti!
In tutti questi anni, sapendo quello che fanno
gli arabi ai prigionieri israeliani, quante volte
abbiamo sperato che fosse morto, morto per non soffrire,
morto per non essere torturato.
Era cosi' giovane, con quel suo viso sorridente
di bravo ragazzo di famiglia, poi, dopo molti
anni abbiamo rivisto una sua fotografia diffusa dai terroristi
hezbollah: il suo viso era magrissimo, sofferente, coperto
da una folta barba nera. Gli occhi febbrili parevano
gridare "Aiutatemi".
Non ti abbiamo aiutato, Ron, non abbiamo fatto
abbastanza per te, non siamo riusciti a strapparti
dalle mani di quei barbari che ti tengono prigioniero.
Alcuni giorni fa tre iraniani fuggiti dal loro
paese, hanno detto di averlo visto vivo meno
di tre anni fa e hanno raccontato l'orrore della sua
prigionia.
Un orrore senza fine.
Ron Arad fu catturato nel 1986 dopo che il suo
F16 precipito' in territorio libanese. Il suo
compagno fu salvato dagli israeliani mentre il destino
si mise subito contro Ron il cui beeper si ruppe nella
caduta impedendo alle teste di cuoio israeliane di
trovarlo. Fu catturato e da allora non si e' piu' saputo
niente di lui nonostante i tentativi di Israele di riaverlo.
Fu subito venduto tra bande : da Hezbollah a Hamas,
da Hamas ad Amal, dal Libano in Siria, dalla Siria in Iran.
Anni di orrore e di patimenti indescrivibili e adesso siamo
venuti a sapere che gli iraniani gli hanno fatto fare una
terribile operazione alla spina dorsale rendendolo paraplegico
per impedirgli di scappare.
Si, avete letto bene! Lo hanno reso paraplegico
e questo e' stato fatto nel paese il cui Presidente
e' stato ricevuto con tutti gli onori in Quirinale,
in Campidoglio e in Vaticano.
Quando Ron e' stato catturato aveva 20 anni,
aveva una bambina di pochi mesi, una moglie giovanissima,
un avvenire dorato. Oggi la sua bambina e'
una ragazza di 17 anni, gli assomiglia. La mamma di Ron
e' morta un paio d'anni fa col dolore di non averlo mai
potuto riabbracciare e in questo caso il destino e' stato
benevolo perche' le ha risparmiato la notizia delle torture
bestiali cui e' stato sottoposto il figlio.
Ogni anno in Israele, nel giorno che ricorda la
sua cattura, volano verso il cielo migliaia di
palloncini azzurri con la scritta :Free Ron Arad!
Tutti portiamo sul petto un nastrino azzurro
per ricordarlo.
La speranza e' che Ron sappia che non lo abbiamo
dimenticato, che non e' solo con la sua grande tragedia,
che lo rivogliamo a casa!
Chissa' se qualcuno
dei suoi guardiani, forse meno bestiale degli
altri, gli avra' detto che in Israele non lo
abbiamo dimenticato e che ci sono tanti amici in tutto
il mondo che si battono per lui.
Chissa' se capira' che sono solo i Capi quelli
che se ne fregano, i Capi Importanti di questo
mondo schifoso, le Organizzazioni Umanitarie, Amnesty
International , i Pacifinti, questi sono quelli
che se ne fregano di lui ma noi no, noi non lo abbiamo
dimenticato!
Carmine Monaco, consigliere della federazione
Italia-Israele scrive:
"Un simile orrore deve essere portato a conoscenza
dell'opinione pubblica, a cominciare da quei
"pacifisti" che difendono questi regimi neonazisti
barbari e criminali, ma soprattutto occorre che ne parli
la stampa italiana ed europea e che se ne interessi
la politica e la diplomazia.....
Occorre pensare ad iniziative concrete, dato
che qualsiasi appello al governo iraniano rimarrebbe
inascoltato come le proteste dei poveri studenti
iraniani.
Anche se hanno tagliato le ali di Ron, noi vogliamo,
possiamo, dobbiamo provare a restituirgliele,
riportandolo almeno a casa.
Per favore, aiutiamolo!"
E' un appello cui tutti devono aderire in nome
della civilta', dell'umanita, della giustizia.
E' un appello che deve arrivare alla Comunita'
Europea, alle Nazioni Unite, e' un appello che
non deve restare inascoltato.
Alcuni anni fa, come presidente di Italia-Israele,
avevo fatto partire una campagna di sensibilizzazione,
avevamo stampato 5000 cartoline da mandare al
segretario dell'ONU ma tutto fu inutile e i nostri
appelli rimasero inascoltati. La Croce Rossa Internazionale
non si e' mai occupata di questo caso cosi' umano e tragico
ma anche, ahime', cosi' "israeliano" da impedire al mondo
di provare pieta' e da convincere le organizzazioni umanitarie
che fosse meglio non occuparsene per non urtare la sensibilita'
araba!
Non bisogna rendere nervosi gli arabi, perdiana!
Hanno tagliato la spina dorsale a un ebreo?
hanno reso paraplegico un israeliano? e chi se ne
frega!
Questa volta pero' il mondo deve starci a sentire
e se Ron e' vivo, se Ron e' veramente vivo deve
essere riportato a casa, sua figlia lo deve rivedere,
suo fratello Hen che da 19 anni si batte per lui deve
riabbracciarlo.
Tutta Israele deve riabbracciare Ron Arad.
Questa volta dovranno starci a sentire :
Ridiamo le ali a Ron Arad! Riportiamolo a casa!
Deborah Fait
LA LIBIDINE DELL'IRRISIONE
Gianni Vattimo ha scritto un
articolo ragionevole, forse perfino troppo
benevolo col centro-destra, e tuttavia - perfino in
questa occasione - non ha rinunciato a "farsi conoscere"
con la seguente chiusa a proposito di Berlusconi
capo carismatico: "Ma se gli italiani lo votano, con
tutto quello che ormai sanno di lui" è perché
"chi di noi, vedendo un film di guardie e ladri, per poco
che questi ultimi appaiano più umani e simpatici,
non prende le loro parti contro i tutori della legge?".
Secondo Vattimo dunque a Berlusconi, figura negativa
ed anzi un delinquente, riesce ciò che
non riesce a Prodi (figura positiva): essere simpatico.
Ma, nel momento stesso in cui vorrebbe rendere antipatico
Berlusconi, con questo greve parallelo Vattimo
rende antipatico se stesso.
Il difetto non è solo suo. È tutto il
centro-sinistra che sbaglia in questo modo. Se
Berlusconi piace a tanti, non sarebbe piuttosto naturale
chiedersi perché? Se al ladro riesce d'essere
più simpatico del carabiniere, nell'atto
stesso in cui commette le sue malefatte (quattro anni
di governo), quanto dev'essere antipatico il carabiniere?
La tendenza attuale
della pubblicistica di sinistra è quella
di risolvere il problema trattando da imbecilli
metà degli italiani. Se gli piace Berlusconi,
è segno che sono sciocchi; che si lasciano incantare
dalla televisione (in cui Berlusconi compare tanto
meno di Bertinotti!); che non hanno alcuna sensibilità
morale; ma soprattutto che sono stupidi , stupidi , stupidi.
C'è da sorridere. Mentre si cerca di spiegare
perché Berlusconi può piacere, ci si rende
così antipatici da non piacere né agli sciocchi
e neppure a quelli così così. Tutto
questo dipende da un vecchio vizio italiano: la libidine
dell'irrisione. Non basta odiare ed uccidere l'avversario
politico, bisogna poi appenderlo per i piedi ad un
distributore di benzina. Mussolini ha fatto molto male,
all'Italia. Per furbizia e avidità l'ha trascinata in una
guerra da cui è uscita umiliata, disonorata e distrutta.
Ma come perdonare il fatto che tutta la pubblicistica
successiva abbia parlato dei fascisti in terza persona
plurale, con scherno? Che questo abbiano fatto anche quei
politici che prima avevano scritto nelle pubblicazioni di
regime, anche quelli che si erano raccomandati personalmente
al duce (Bobbio), anche quelli che ne avevano approvato
la politica antisemita (Bocca), anche i milioni di italiani che
si erano entusiasmati ai discorsi del Duce, per radio o in piazza
Venezia?
Non si tratta di rivalutare Mussolini, si tratta
di avere dignità. È inutile rappresentarlo,
in televisione, mentre fa smorfie con la mascella
o si mette i pugni sui fianchi. Chi ha tanto senso dell'umorismo
avrebbe dovuto ridere nel 1938, non nel 1978 oppure
oggi. Sarebbe come se, fra trent'anni, qualcuno si facesse
grasse risate sulle "r" di Scalfaro o Bertinotti.
È inutile cercare di distruggere Berlusconi
insistendo sulla fotografia in cui fa scherzosamente
le corna (anche se in un luogo ed un'occasione del
tutto incongrui), o ripetendo ad nauseam che gli
sia scappato (a lui laureato in legge, facoltà in
cui si studia storia del diritto romano) "Romolo e Remolo".
Tutte queste miserie, alla lunga, ricadono sul naso del
centro-sinistra. Non sono politica, sono dispetti infantili.
Se per il bene dell'Italia sia meglio, nel 2006,
avere un governo di centro-destra o un governo
di centro-sinistra è cosa che devono decidere
gli elettori. E che giudicherà la storia. Ma
per tutti coloro che credono che una battaglia politica
si combatta con l'irrisione, quando non con la calunnia,
non si può che desiderare una sconfitta. Anzi,
la scomparsa dalla scena politica.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it - 16
ottobre 2005
IL TERRORISMO IN
EUROPA
Per quanto riguarda il terrorismo, si potrebbe vedere
il bicchiere mezzo vuoto - viviamo nella preoccupazione
del terrorismo - ma lo si potrebbe vedere mezzo pieno:
dopo tutto, in Italia, non s'è avuto nessun grave
attentato, dal settembre 2001. Qual è la risposta
giusta?
La risposta non è facile, per una ragione fondamentale:
data la facilità con cui si può portare a
termine un attentato, soprattutto se non si tiene alla
propria vita, non si capisce come mai in Occidente ce
la caviamo così a buon mercato. Attacchi complessi
e coordinati, come quelli di Madrid e di Londra, richiedono
una qualche organizzazione, ma il problema è: dagli
attentati artigianali di tipo irakeno ci siamo salvati per nostra
abilità o perché i terroristi non hanno voluto attaccarci?
L'esempio di Israele, il primo e principale oggetto
del terrorismo, sarebbe fuorviante. Quel piccolo
Stato è una fortezza. Ogni persona che arriva
è sottoposta, per così dire, ai raggi X e se cerca
d‚entrare illegalmente probabilmente si becca una schioppettata
prima ancora di avere varcato la frontiera. Ma l'Europa
è porosa come una spugna. Chiunque potrebbe entrare
e fare saltare in aria un bel po' di gente: nei ristoranti,
nelle stazioni, nei cinema, nella sotterranea, dovunque.
Si ripropone la domanda: come mai questo non avviene? In che
senso saremmo tanto più furbi degli irakeni, che muoiono
come mosche?
I giornali sguazzano nelle cattive notizie, cercano
di fornirne i particolari e le ragioni ma di questa
"buona notizia" invece non parlano mai. E al contrario
sarebbe utile studiarla e spiegarla.
In generale si possono fare due ipotesi. La prima
è che le centrali del terrorismo abbiano accettato
la fattiva ostilità degli Stati Uniti come un fatto
contro cui non c'è nulla da fare, per cui bisogna
attaccarli, mentre i paesi europei nicchiano, all'idea
di essere altrettanto fattivi: e dunque perché
colpirli, col rischio di suscitare un movimento d'opinione
favorevole ad un impegno maggiore contro il terrorismo?
In questo caso la ragione per cui non soffriremmo del
terrorismo sarebbe che il terrorismo ci risparmia. Purtroppo
però questa ipotesi lascia insoddisfatti. Rimarrebbero
da spiegare gli attentati in Spagna (il ventre molle?)
e in Inghilterra (paese risoluto come gli Stati Uniti e dunque
irrecuperabile?); ma soprattutto rimarrebbe da spiegare
l'assenza di attentati significativi negli Stati Uniti, paese
dalle immense e deserte frontiere, permeabile come e peggio
dell'Italia. Come mai il terrorismo non colpisce gli Stati Uniti?
Come mai non si sono avuti attentati neanche piccoli, neanche per
"celebrare" l!11 settembre?
La seconda ipotesi è
quella dell'efficienza delle varie forze dell'ordine europee,
capaci di prevenire gli attentati. Ma neanch'essa
è verosimile. Possibile che le nostre polizie,
che non fanno il loro normale dovere (in Italia un assassino
su due non è identificato), si rivelino poi in grado
di fare miracoli, come prevenire gli attentati dei kamikaze?
Abbiamo un'organizzazione come la (fu) NKVD e non ce ne
siamo accorti? Senza dire che in Russia l'ente succeduto
all'NKVD non è che faccia miracoli. E ad ammettere che
sia efficientissima la polizia di un dato paese, possibile
che siano altrettanto efficienti le polizie di tutti gli altri,
anche poveri come il Portogallo, anche approssimativi come
l'Italia o la Grecia?
Ognuno di noi sa perfettamente che in aeroporto,
prima di passare attraverso il metal detector,
potrebbe portare addosso venti chili di tritolo
e nessuno se ne accorgerebbe. Eppure nessuna bomba è
scoppiata nei Terminal, spesso affollati più di
un mercato orientale. Non è un mistero, questo? Un
mistero gaudioso, visto che siamo vivi: ma non saremmo più
tranquilli se sapessimo perché avviene, se sapessimo
come potremmo difenderci se questo vento di bonaccia si
trasformasse in tempesta?
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it
In Iraq si è
votato il referendum sulla Costituzione
"Esprimendo il loro voto, gli iracheni infliggono
un grave colpo ai terroristi". Lo ha detto
il presidente americano Bush, esaltando la partecipazione
al referendum sulla Costituzione indipendentemente dalla
vittoria del sì o del no. In Iraq intanto, dove
si sono registrati diversi episodi di violenza, si sono chiusi
i seggi. Attesi per domani i primi dati.
LE DIMISSIONI DI
FOLLINI
Le dimissioni di Follini ispirano innanzi tutto
rispetto. Saper vincere è importante,
saper perdere lo è forse ancora di più.
Tuttavia, ciò che importa più di tutto in
questi casi è sapere perché si è perduto.
Fino a qualche settimana fa, pareva che il Segretario
Udc fosse riuscito a mettere Berlusconi nell'angolo,
costringendolo a giocare di rimessa e a battersi per
mantenere una traballante leadership. Passa un mese o due
ed ecco che Berlusconi è più in sella che mai ed
è Follini che si crede dignitosamente in dovere d'abbandonare
la segreteria del sua partito. Tutto questo lascia perplessi.
Chi non è addentro alla vita dei partiti
e alle loro discussioni interne non dispone di
molti dati. La politica ha però questo di caratteristico
che, cucinata in antri segreti e oscuri, alla fine dev'essere
venduta alla luce del sole. Non raramente, con questa
luce, è l'apparenza dei fatti che conta, più
della sostanza. Nel caso dell'Udc, è evidente che le posizioni
di Follini non erano il frutto d'un suo particolare cattivo
carattere. In un una delle ultime riunioni del partito, il
Segretario fu acclamato: si disse in particolare che esprimeva
le posizioni di tutti, collettive e corali. Dunque l'Udc prima
ha imboccato una strada e poi, quando s‚è accorta che non
portava da nessuna parte, ha fatto dietro front ed ha scaricato
il Segretario. Quasi che quella strada avesse voluto imboccarla
solo lui.
Rimane da capire dove andava
prima l'Udc e dove vuole andare ora: e questo,
inopinatamente, spiega forse la parabola di Follini.
Dove volesse andare a parare l'Udc, non l'ha capito
nessuno. Discontinuità, rinnovamento,
un nuovo centro-destra ed espressioni simili possono
fare effetto sui gonzi: ma la politica è realismo
ed è lecito chiedersi che diamine volessero,
quei signori, in concreto. Per quello che s'è capito,
innanzi tutto che Berlusconi si mettesse da canto. Ora,
a parte il fatto che una grande percentuale dell'elettorato
di centro-destra questo passo indietro non l'avrebbe gradito;
a parte il fatto che, venendo a mancare Berlusconi, non
si sa che ne sarebbe stato di Forza Italia; a parte il fatto che
dei modesti risultati della Cdl gli elettori di centro-destra
incolpano più l'Udc e An di quanto non incolpino Berlusconi,
chi è mai, questo leader carismatico, capace di attirare
più voti di quanti ne attiri il vulcanico Cavaliere?
Follini - nell'era della televisione - certo no.
In seguito l'Udc ha chiesto imperiosamente la
proporzionale, l'ha avuta, e Follini se ne è
dichiarato scontento. Alla gente questo comportamento,
al di là delle piccole technicalities che potrebbero
dispiacere a questo o a quello, sembra demenziale.
Insomma, finché l'ha comandato Follini,
la gente non ha capito nulla della politica dell'Udc.
Ha capito che il Segretario odiava Berlusconi ma
non da un lato non condivideva questo odio, dall'altro
se ne chiedeva l'utilità. È stata anzi convinta
che, così facendo, si assicurava la sconfitta della
Cdl. Tanto che qualcuno - non scioccamente - ha fatto
l'ipotesi che l'Udc lavorasse per la sconfitta del centro-destra,
in modo da potere, domani, indurre il centro-sinistra
a mollare Rifondazione e accettare l'Udc nella propria coalizione.
Berlusconi sarebbe stato annichilito mentre l'Udc,
spostando il baricentro del centro-sinistra verso i moderati,
sarebbe rimasto al potere. Follie? Quello che importa
è che la gente abbia attribuito all'Udc un comportamento
"sconfittista" e sleale.
Se c'erano ragioni migliori di queste, per quella
strana politica, stava all'Udc e allo stesso
Follini, farle capire. E se non ci sono riusciti,
fino ad innescare una crisi di rigetto, non hanno che da
incolpare se stessi. La politica si cucina in segreto
ma si serve in pubblico. E se quando arriva in pubblico
la pietanza appare pessima, si cambia cuoco.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it -
15 ottobre 2005
Luciano
Violante: Chi, io?
Da "Il Giornale" del 15 ottobre 2005, articolo
di Filippo Facci:
Meglio il facondo Francesco Saverio Borrelli del
vischioso Luciano Violante, meglio una riconoscibile
autodifesa della propria storia piuttosto che il polivalente
revisionismo di chi, ora e ancora, piega la realtà
al progetto: e se il progetto di un Borrelli è forse
una distaccata vecchiaia, quello di Violante si chiama meramente
governo Prodi, si chiama dunque, nello strategico
auspicio, distacco dalla giustizia babau, improbabile
emancipazione dal giustizialismo, cattiva memoria circa
tutto l'armamentario giustizialista a consumo di una sinistra
che giust'appunto elesse Violante a proprio scintillante
Re Sole. Suo è lo scranno che da almeno vent'anni
evoca i più straordinari polveroni che inneschino il solito
teatrino di reazioni e contro-reazioni, accuse incrociate
a saldo finale zero: e sua, ora, una «rivisitazione
critica» che Oggi disponiamo di una "rivisitazione
critica" di Luciano Violante, a proposito degli anni di Mani
Pulite. .... Per proseguire nella lettura clicca
qui.
Arabiliberali.it
Arabiliberali.it è
un'iniziativa per promuovere la nuova élite
intellettuale araba. Il progetto è stato ideato
e creato da Zouhir Louassini, giornalista marocchino
di Rai-Med, e Anna Barducci Mahjar, collaboratrice
italo-marocchina del quotidiano Il Foglio e di Radio Radicale.
Il sito è nato per informare l'opinione pubblica
italiana dell'esistenza delle sempre più
numerose voci liberali in Medio Oriente - che l'Occidente
ancora ignora - e delle loro battaglie contro
gli estremisti religiosi. Arabiliberali.it ha anche
lo scopo di aiutare gli intellettuali nel mondo arabo
a poter esprimere le proprie opinioni, come canale alternativo
di comunicazione, per superare le restrizioni sulla libertà
di stampa vigenti in gran parte dei paesi arabi.
Il sito farà, inoltre, conoscere i temi principali
trattati nei media del Maghreb e del Mashrek e
il dibattito e la battaglia all'interno della società
araba portati avanti dai riformisti. Gli articoli pubblicati
sul sito sono tradotti dall'arabo, dall'inglese e dal
francese e sono apparsi in testate mediorientali, altri
invece sono scritti appositamente per il portale. Arabiliberali.it
ha lo scopo di rafforzare le relazioni fra la comunità
araba in Medio Oriente e in Europa e la società italiana
sulla base della comprensione, del rispetto e dei valori
comuni.
Il sito vuole anche essere lo specchio di un'associazione
per la promozione di attività legate
alle riforme nel mondo arabo-musulmano.
ALICE NEL PAESE
DEGLI INCAPUCCIATI
Poveretti! Succede di tutto tra i partiti del
centrosinistra in attesa di primarie. Ieri sera
il candidato senza volto che accompagnava, negli
studi della trasmissione 'Alice' in diretta su Rai2, Simona
Panzino, una delle concorrenti alle elezioni primarie
dell'Unione, ha scatenato una rissa.
Doveva essere una tranquilla trasmissione di
presentazione dei candidati alle primarie, invece
non solo Prodi e Bertinotti, evidentemente,
ritenendosi al di sopra degli altri, non erano
presenti, ma dopo gli interventi di Mastella, Di Pietro,
Pecoraro Scanio e Scalfarotto, mentre interveniva
la Ponzino, tra il pubblico fuori dall’occhio
delle telecamere, un uomo incapucciato si è
scaraventato verso il palco, facendo cadere un giornalista
della trasmissione, Fernando Balestra, dando
quindi in escandescenze fino a quando gli uomini della
sicurezza non lo hanno portato via a forza.
In pochi secondi la trasmissione è stata
sfumata ed è stata mandata in onda la pubblicità.
Nella pausa Clemente Mastella ha deciso di
abbandonare la trasmissione, ponendo alla conduttrice
l'aut aut tra lui e Simona Panzino e dicendo: «Mi
vergogno di fare le primarie con questi scalmanati».
Poco dopo è ripresa la trasmissione e, mentre
Pecoraro Scanio tentava di giustificare e minimizzare
l'accaduto, Di Pietro l'ha zittito, urlando. Serata
ideale per capire cosa succederebbe se questi "sinistri"
tornassero al governo del paese.
cp, 14 ottobre 2005
SCHEGGE
<<Siamo diventati troppo civilizzati
per vedere le cose come stanno. Perché la
verità è molto semplice: per sopravvivere
devi spesso lottare; e per lottare devi sporcarti
le mani. La guerra è brutta e spesso è il
male minore. ... Ho poca conoscenza diretta delle
atrocità che sono state commesse nella guerra civile
spagnola... . Ma quello che più ha richiamato
la mia attenzione è che gli individui credono o non
credono nelle atrocità unicamente ed esclusivamente
sulla base delle proprie inclinazioni politiche. Tutti
credono alle atrocità del nemico, mentre non viene dato
alcun credito a quelle che avvengono nella loro parte,
senza neppure preoccuparsi di analizzare le prove>>
- George Orwell, "Ricordi sulla guerra di
Spagna"
LA CAMERA APPROVA
LA NUOVA LEGGE ELETTORALE
Torna il proporzionale con quote di sbarramento,
bipolarismo e premio di maggioranza. Per
saperne di più clicca qui.
ESENZIONE ICI IMMOBILI DI PROPRIETA' DELLA CHIESA:
IL GOVERNO RINUNCIA AL DECRETO
Al di la delle interpretazioni, la polemica
secondo cui Berlusconi,
attraverso un decreto legge, avrebbe
fatto un grosso regalo alle gerarchie ecclesiastiche
esonerandole dal pagamento dell’Ici per gli immobili di
sua proprietà, è svanita. Infatti,
il decreto sulle infrastrutture
che conteneva, tra i vari provvedimenti, anche l’esenzione
dell’ICI per gli immobili di proprietà della Chiesa è
stato ritirato. Lo ha comunicato nell'Aula della Camera
il ministro per i Rapporti con il Parlamento
Carlo Giovanardi spiegando che il governo rinuncia
al provvedimento perché la Commissione Bilancio di
Montecitorio non è stata in condizione di esaurire
l'esame del testo, visto che il ministero dell'Economia
non le ha trasmesso tutte le informazioni richieste.
In considerazione della imminente scadenza del testo, dunque,
l'unica soluzione è rinunciare al decreto.
PICCOLA DISCUSSIONE CON
SERGIO ROMANO
Giorni fa avevo scritto a Sergio Romano ponendo
un quesito, rispetto ai problemi che la Cdl non ha
risolto. Gli facevo osservare: "Probabilmente anche
lei ammetterà che Berlusconi avrebbe amato affrontarli.
Ma i suoi alleati non glielo hanno permesso e lui forse
è stato debole". E proseguivo: come si concilia
questo con l'accusa d'essere "il proprietario della
coalizione", di essere il "padrone dei suoi alleati"?
Romano ha risposto: "Credo che il presidente del
Consiglio abbia fatto un uso improprio della sua
autorità costringendo la maggioranza a votare le
molte leggi ad personam di cui aveva bisogno per meglio affrontare
i suoi problemi giudiziari". Per concludere: "Chiedendo
leggi per sé il presidente del Consiglio ha offerto
ai suoi alleati la possibilità di intralciare e condizionare
i progetti che non convenivano alle loro esigenze elettorali".
Risposte convincenti? Per nulla.
A parte il trito ritornello delle leggi ad
personam, Romano sostiene che, per fare
alcune riforme, Berlusconi avrebbe dovuto superare
la resistenza dell'opposizione, e questo è
naturale, ma anche la resistenza dei partiti alleati.
Se ne deduce che tutti i partiti, tanto della maggioranza
che dell'opposizione, sono "antipatriottici”. Per
fare qualche buona legge, Berlusconi avrebbe dovuto
imporsi a tutti. Sarebbe dovuto essere un gigante che
salvava l'Italia single handed. A questo punto sarebbe stato
naturale che si condannassero tutti i partiti che
non hanno voluto fare ciò che era opportuno per l'Italia,
ma Romano condanna il solo Primo Ministro: e poi dicono
che i berluscones adorano il Cavaliere! Sono i suoi oppositori
che ne fanno un essere mitologico. Un Ercole improvvisamente
incapace di sventare lo stratagemma di Anteo, incapace di
portare a termine la Tredicesima Fatica, cioè riformare
l'Italia, facendone un paese prospero e felice, malgrado la
volontà dei Comunisti Italiani, dei Verdi, di Rifondazione
Comunista, dei Ds, della Margherita, dello Sdi, dell'Udeur,
dell'Udc, di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e, presto, dei
Radicali di Pannella. Questo semidio, come dice Romano, effettivamente
ha fallito. A causa delle leggi ad personam. Non gli rimane che
costruire lui stesso la sua pira ed aspettare l'apoteosi.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 13
ottobre 2005
In allegato ecco le lettere al Corriere e la
risposta di Sergio Romano. Clicca qui.
Massima del giorno
Senza saggezza perfino la scienza corre dietro
alle chimere.
G.P.
MOLLICHINE
Travaglio, per se stesso: "un giornalista che
viene elogiato da tutti i politici ha sbagliato
mestiere". Sì. Ma uno di cui tutti dicono
di non poterne più?
Sciopero Alitalia, annullati 138 voli. Visto
che produce deficit, è una forma di risanamento.
Premiato ElBaradei (agenzia antinucleare). Con
i risultati conseguiti in Iran, merita veramente il
Nobel per la pace. Eterna.
Marco Rizzo, sui problemi di Gaza. "Perché
dovremmo parlare proprio di Hamas? Perché
non di Guantánamo?". Ma dove cavolo è,
questa Guantánamo, in Palestina?
Diliberto ha chiesto la rimozione di un magistrato
perché si è iscritto ai Lyons. E allora
che bisognerebbe fare, ai molti magistrati iscritti
alle Hyenas?
ElBaradei premiato: "Questo riconoscimento ci
manda un messaggio forte e chiaro: continuate
a fare quello che state facendo". E lui certamente
ci riuscirà. Si tratta infatti di non far
nulla.
Mosca vieta al rabbino capo russo il rientro
in patria. Juden sempre raus!
Gianni Pardo
La Chiesa esonerata
dal pagare l'ICI per gli immobili di sua proprietà:
ecco la verità
L'hanno scritto tutti i quotidiani: Berlusconi,
attraverso un decreto legge, starebbe per
fare un grosso regalo alle gerarchie ecclesiastiche
esonerandole dal pagamento dell’Ici per gli immobili
di sua proprietà, sottraendo così
risorse alle casse degli enti locali, costretti ad
ulteriori e gravosi tagli alla spesa sociale. Alle proteste
di molti politici delcentro-sinistra si sono aggiunte
quelle di altre fedi e confessioni religiose. Ma le cose
stanno davvero così?
Per saperne di più, clicca qui.
LAPO
Lapo Elkann, nipote dell'avvocato Agnelli,
è ricoverato nel reparto rianimazione dell'ospedale
Mauriziano di Torino a causa di un'intossicazione
da sostanze stupefacenti. Molti i commenti dei soliti
noti. Porta a Porta, forse, ci farà la serata.
Indicibile la pena.
cp, 10 otttobre 2005
BERLUSCONI LEADER DEL CENTRO-SINISTRA
Si può essere per lo Stato leggero o per lo
Stato Mamma, per l'economia di mercato o per il dirigismo
economico, si può essere di destra o di sinistra
e mantenere il proprio equilibrio. Dunque il modo di fare
politica, in Italia, non discende da un'imperscrutabile
necessità o da un decreto del destino: discende dal preciso
piacere della drammatizzazione e della faziosità.
È un vecchio difetto. Basta leggere la Divina Commedia
per vedere come - odiando gli avversari politici più
di quanto amiamo il nostro paese e forse noi stessi - siamo
buoni eredi di quei toscanacci del Due e del Trecento.
L'Unica novità è la comparsa di Berlusconi
e purtroppo è una novità negativa.
Se già da quando è venuto a cessare lo scontro
marxismo-capitalismo il dibattito politico era asfittico,
da quando c'è Berlusconi esso si è vieppiù
immiserito: metà del paese ha ridotto tutto il proprio
impegno a dire male del nuovo venuto. Sicché
il Cavaliere non è solo il leader del centro-destra, è
anche il leader del centro-sinistra, in quanto ne determina
la politica quotidiana. Basta che lui dica bianco e quelli
dicono nero. Basta che lui dica freddo e quelli dicono caldo.
E se proprio non c'è un opposto, il centro-sinistra dirà
che bisognava fare altro.
Si potrebbe a questo punto pensare che Berlusconi
detti, al centro-sinistra, solo una politica
negativa: e invece la politica del centro-sinistra egli
la definisce anche in positivo, perché fornisce
il programma. A parte promesse generiche ed impalpabili
del tipo "Starete tutti meglio!", esso è infatti
riassumibile in due parole: "Abbasso Berlusconi!". Non
ci sono riforme concordate, non ci sono idee per rilanciare
l'economia, non c'è l'annuncio di una data politica fiscale
o sociale, non c'è nulla di nulla. E non perché
Fassino, Rutelli e gli insigni politologi dell'estrema
sinistra non abbiano idee, semplicemente perché, se
uno di loro le esprimesse, sarebbe sommerso dalle proteste
degli altri. Anche chi non ha stima o simpatia per Prodi
deve ammettere che quell'uomo non può essere tanto sciocco
e inconsistente da non manifestare mai un'idea concreta,
un'intenzione precisa, una linea politica. Il fatto è
che non può permettersele. Non gli rimane che
parlare di tragici disastri, di baratri spalancati, di morte
della democrazia. E magari del fatto che piove troppo ed
è colpa del governo. In totale, "Abbasso Berlusconi!".
Se il Cavaliere fosse stroncato da un infarto non
lascerebbe orfano il centro-destra: lascerebbe
orfano e disorientato il centro-sinistra.
Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it - 10 ottobre 2005
La calunnia e' un
venticello.....
Il 1° marzo del lontano 1993 usci' nelle parrocchie
italiane un giornalino per ragazzi dal titolo "
Piemme", sottotitolo: "il piccolo missionario",
edito dai Padri Comboniani di Verona. Un bel giornalino
pieno di illustrazioni, storielle a fumetti sui popoli
sfortunati in cui i Padri Comboniani andavano e vanno
a prestare la loro opera missionaria.
Quel giornalino, in primissima pagina portava un
titolo molto coinvolgente "Cose dell'altro mondo.
396 ragioni per protestare".
Le 396 ragioni per cui i Comboniani invitavano
a protestare erano, guarda un po' che stranezza,
i 396 terroristi, feroci assassini di hamas, che
Israele aveva rilasciato dalle prigioni in cui scontavano
i loro delitti e aveva immediatamente espulso dal Paese,
in accordo col Libano. Appena passato il coinfine
israeliano la polizia libanese, per creare un caso internazionale
da usare ancora una volta contro lo stato ebraico,
blocco' i terroristi che rimasero confinati nella
valle della Bekaa.
Naturalmente ancora una volta il cinismo della
propaganda araba vinse e tutto il mondo, mica solo
i comboniani, si rivolto' contro Israele.
Fu un vero e proprio linciaggio mediatico.
" E' disumano, scrivevano scandalizzati i
Comboniani , quegli uomini hanno il diritto di ritornare
nelle loro case e riabbracciare i loro parenti! Sono
accusati di essere terroristi ma dove sono le prove?"
L'ineffabile autore continua col cuore in mano "quella
gente e' stata scacciata fuori dal territorio israeliano
prima di tutto perche' e' palestinese."
E poi grida ancora disperato: " In mezzo a loro
ci sono malati, feriti. Due sono ciechi e uno e'
sordomuto. me lo spiegate come fanno ad essere terroristi?"
E come glielo spieghiamo?
bisognerebbe chiederlo alle vittime israeliane
uccise dai 396 "martiri" che, all'improvviso, una
volta scoppiato il caso e vista la reazione internazionale
, diventarono tutti normali, gli storpi camminarono
e i ciechi riacquistarono la vista e alla chetichella,
non si sa come, scomparvero dalle montagne . Probabilmente
il miracolo accadde grazie alle messe che i comboniani fecero
celebrare in tutte le chiese italiane per salvare i poveri
palestinesi dalla ferocia di Israele.
Ricordo il sentimento di profonda rabbia e impotenza
alla notizia delle messe, rabbia di vedere
degli assassini santificati perche' avevano ammazzato
degli ebrei.
La mia lettera di protesta
fu violenta ma la risposta di Fratel Gianni
Albanese fu molto pacata e fraterna, piena di : ....pace
fra i popoli..... ma lei e' sicura che tutti fossero
terroristi..... a noi non risulta (perche' glielo andavano
a dire a loro quello che erano) .....lei ha una visione
parziale dei fatti...."
e, concludeva, prendendomi per il culo bonariamente
"le auguro maggior impegno a favore della liberta'
e rispetto dei diritti di tutti i popoli, non solo
di uno".
Naturalmente nemmeno una parole per le vittime
delle "396 ragioni per protestare" e nemmeno un
accenno di risposta alla mia accusa di fare il lavaggio
del cervello a giovani menti che , grazie ai comboniani
e alla loro propaganda , erano pronte ad essere riempite
di odio e pregiudizio.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio ed eccoti che
a distanza di 12 anni i comboniani tornano a
insinuare, a mettere nella mente dei loro lettori,
che spero siano molto pochi, il tarlo del dubbio.
Questi eroi delle missioni e campioni della propaganda
religiosa antiisraeliana scrivono, anzi scrive
(perche' lo fa nientepopodimenoche il direttore di Misna),
che gli israeliani, ahi ahi ahi, sono coinvolti nell'attentato
dell'11 settembre. E perche'? Beh, loro hanno tra le
mani prove inconfutabili, grandissimi 007 i padri comboniani,
ecco cosa scrive il direttore il 9 settembre 2005, alle
ore 5.55:
" Alcuni uomini di presunta nazionalita' israeliana
(erano due ragazzi, due studenti ) erano stati
fermati a bordo di un pulmino attrezzato di "insoliti
congegni"(stavano lavorando senza permesso di soggiorno
per una ditta) mentre, a quanto pare, festeggiavano con
una bottiglia di champagne (questa e' grandiosa, forse
avevano delle birre o acqua minerale o succo di frutta visto
che erano studenti squattrinati e poi... festeggiavano! !),
interrogati dalla polizia locale, continua il Fratello, e
rimasti per qualche tempo in custodia, erano stati trasferiti
a Washington (Nell'Ambasciata di Israele) e se ne erano
poi perse le tracce (addirittura!!), ne' si era mai saputo
cosa stessero facendo quel giorno in quel luogo..." ( enorme
dilemma che non toglie il sonno al Direttore di Misna che non
ha problemi invece con i veri terroristi, quelli arabi, mai nominati
nell'articolo)
Allora, riepiloghiamo, le tracce dei due ragazzi
non si sono perse proprio per niente perche'
dall'Ambasciata di Israele furono rimandati in patria.
La TV israeliana li ha intervistati subito, non appena
arrivati in aeroporto dove li aspettavano mamma e papa',
erano bravi ragazzi, gli era scaduto il permesso di soggiorno
e avevano infranto la legge lavorando comunque. Per questo
motivo furono rimpatriati.
Essendo naturalmente estranei ai fatti nessuno
ne ha piu' parlato ma ecco che arriva Pietro Mariano
Benni a soffiare, a distanza di 4 anni, altro veleno
contro Israele, altro odio, altre menzogne nascoste
dal paravento ( o paraculo) del dubbio.
Fratello Benni sa che la calunnia e' un venticello
che ha il potere di entrare nel cervello della gente
e la usa con mestria.
Ebrei che avvelenano i
pozzi, ebrei che usano il sangue dei bambini
cristiani per impastare le azzime, ebrei che fanno
crollare le Twin Towers.
All'epoca delle insinuazioni sui pozzi e sul sangue
per le azzime gli ebrei venivano bruciati, impalati,
sgozzati, scacciati, derubati, costretti a convertirsi.
Oggi, in epoca moderna, cosa si aspettano i comboniani
che succeda al popolo ebraico grazie alle loro
calunnie?
Perche', a distanza di 4 anni, Fratello Benni ha
tirato fuori un'altra volta la menzogna diffusa dall'Egitto
e raccolta con orgasmo antisemita dalla sinistra
mondiale per poi dissolversi nel nulla, anzi nel fumo
delle Torri implose?
Le accuse false e assassine che nei millenni si
lanciavano contro un popolo sempre perseguitato
e in fuga, oggi si rivolgono alla Patria di quel popolo.
Mi sorge un dubbio, chissa' se i padri comboniani
hanno invitato i fedeli a pregare per l'evacuazione
dalle loro case degli 8500 ebrei israeliani !
Erano famiglie sa, fratello Benni, erano bambini cui veniva
sgretolato il loro mondo, erano vecchietti, alcuni sopravvissuti
dallo sterminio nazista che si vedevano ancora costretti
a lasciare il territorio epurato da ebrei per i nazisti
di Palestina.
Avete pregato per loro Fratello Benni?
Io sono certa di no e spero tanto di no.
Le vostre preghiere senza pieta' , Fratello Benni,
non vanno bene per loro, li offenderebbero ancor
di piu' delle sue insinuazioni che trasudano livore
e odio.
Deborah
Fait - informazionecorretta
ELEZIONI, LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA
In Italia stiamo assistendo a cose straordinarie
e meravigliose. Il capo dei Ds, l’ex comunista
Piero Fassino, si scopre credente, l’ex comunista
Walter Veltroni dichiara di non esser mai stato tale, gente
che ha passato a destra tutta la vita vanta solidissime
amicizie a sinistra, Vittorio Sgarbi, dopo averli insultati
per anni nei modi più sanguinosi, scrive una lettera
pietistica e pietosa ai “cari Prodi, Rutelli, Fassino”,
i radicali si dicono disponibili a rivedere la legge sull’aborto,
l’Avvenire si accorge che Pannella è un po’ mattocchio
ma in fondo, a modo suo, è un mistico, i socialisti
di Boselli e quelli di De Michelis e Bobo Craxi, dopo che
per un decennio si sono affrontati a colpi di machete, gli
uni schierati con gli odiati ex comunisti, gli altri sotto le
bandiere dell’iperanticomunista Berlusconi, si riuniscono,
il Vaticano, la Cei e i cattolici doc rivalutano la Lega
dopo averla demonizzata per anni. Nel frattempo gente che aveva
sostenuto il sistema maggioritario a spada tratta, e guai
a toccarglielo, è diventata proporzionalista e proporzionalisti
incalliti difendono invece il maggioritario. È proprio
vero quel che mi diceva Federico Fellini: «In Italia la
realtà supera sempre la fantasia. È come nei fuochi
d’artificio: tu credi sempre che sia l’ultimo botto e invece ce n’è
sempre uno ancor più spettacolare».
Che cosa sta succedendo? Niente di particolare.
Sono i riposizionamenti in vista delle elezioni
politiche del 2006, per ritagliarsi, a seconda dei
casi, micro o macro fettine di potere. Si sarebbe tentati
di domandarsi se lo spettacolo è più comico
o più indecente. E invece è tragico. Perché
poi noi questi qui li dobbiamo votare, legittimandoli
così, per altri cinque anni, a continuare i loro giochini
di potere, a consumare i propri privilegi, a esercitare
i loro abusi e soprusi, a essere pagati perché ci comandino.
Anno dopo anno, lustro dopo lustro, decennio dopo
decennio avendo anche l’obbligo autolesionista
di legittimarli con il nostro voto. Sudditi. Per
sempre.
Tratto da un articolo di Massimo Fini per
La Padania.
LASCIARSI ANDARE
C'è, nelle sale della Galleria Nazionale
di Parma, un angelo che sfoglia un libro. Un angelo,
femmina, dipinto dal Correggio intorno al 1527.
Un angelo, spostato un poco a sinistra per
chi guarda, in una composizione che vede, sotto
una tenda rossa tesa tra le fronde degli alberi,
al centro la Madonna col bambino, a lato Maria Maddalena
e san Giovannino, dall'altro san Gerolamo e un leone,
di cui s'intravede la testa.
Quell'angelo è un angelo la cui luminosa
bellezza di tanto in tanto m'accompagna; a dire
il vero, alcune volte girandomi di scatto, l'ho
visto svolazzare, sorridente, al mio fianco.
Allora, parliamone, dell'angelo
e del quadro.
Briseide Colla, bella
vedova del nobile parmense Orazio dei Bergonzi,
faceva tendenza. Quando, la mattina sul presto,
se ne usciva dalla sua casona con gli stucchi alle finestre
e il fregio di famiglia in chiave di volta, quando
se ne usciva per la prima messa , lì, lungo
la via verso Piazza Grande, c'era chi l'aspettava dietro
i vetri delle case basse, per vedere di che, quel giorno,
s'era ammantata la gran signora dei Bergonzi.
Di sicuro il suo salotto, con i suoi ori cesellati
e quelle tavole dipinte alle pareti, e un trionfo
di sete e ricami, accoglieva pochi, diceva a tutti.
La gran signora dei Bergonzi la mattina - tutte
le mattine - se ne andava verso San Giovani accompagnata da una sveglia e vispa
servetta dai riccioli d'oro.
In San Giovanni Evangelista, siamo nella Parma
dei colorati miracoli manieristi, un ingombrante
ponteggio di legno ingabbiava l'altare maggiore
fin sulla cupola; lassù l'Antonio Allegri da
Correggio risolveva, per conto dei Benedettini, la disputa
religiosa del tempo sul come rappresentare o non rappresentare la Divinità e se dovesse esserci o meno la Madonna.
I Benedettini, che il tempo per pensare lo trovavano,
ricorsero alla visione che il vecchio San Giovanni
ebbe poco prima di morire: il Signore, tra le
nuvole nell'alto dei cieli, circondato da tutti gli
Apostoli, lo veniva a prendere in pompa magna.
Un capolavoro, d'astuzia e di pennello.
Ancor oggi molti sono i peccatori che vanno in
quella chiesa solo per il sogno di
San Giovanni.
Ma ritorniamo alla Breseide Colla, la gran signora dei Bergonzi, e alla servetta dai riccioli d'oro,
tutte le sante mattine sulle prime
panche davanti all'altare maggiore, a sentir
messa. E dai e dai, capitò che al Correggio,
lassù, scappasse l'occhio. Le carte raccontano
che Breseide Colla, si dice per togliersi l'imbarazzo
del piacere, gli commissionò, al prezzo di 400 lire
imperiali, più due carri di fascine, più
alcune staie di frumento ed un maiale, un quadro.
Così la bella servetta dai capelli d'oro si
ritrovò nei panni dell'angelo a sfogliare, manieristicamente
per l'eternità, il libro alla Madonna e,
di tanto in tanto, a svolazzare tra le mie imperfette
fantasie.
cp, 10 otttobre 2005
Questo testo
Questo testo fu scritto nel novembre del 1975,
all'indomani della vergognosa mozione ONU che
assimilava il sionismo al razzismo. L'autore lo diffuse,
l'11 novembre 1975, dai microfoni dell'emittente Europe
1, e, nell'aprile 1976, alla televisione francese. La versione
italiana, che viene qui riprodotta, è opera
dello stesso autore.
Herbert Pagani, ebreo originario di Libia,
nacque nel 1944 e trascorse la sua infanzia in costante
movimento tra diversi paesi, Germania, Svizzera,
Italia, Francia. Per orientarsi in questa babele di
lingue, scelse il disegno come prima principale forma di
comunicazione. E in questo campo ottenne i primi riconoscimenti
internazionali. Nel 1964 iniziò la sua collaborazione
con il Club des Amis du Livre, illustrando le opere di
autori di fama e affermandosi come il più giovane esponente
della corrente detta Réalisme fantastique.
Sue sono le copertine, per la Rizzoli, della Fantarca di Giuseppe
Berto e, per Einaudi, delle Cosmicomiche di Calvino.
Dal 1966, decise di impegnarsi costantemente e
contemporaneamente in tutte le discipline della
comunicazione - prosa, poesia scritta e cantata, animazione
radiofonica, scenografia teatrale, tecniche video
e creazione pubblicitaria - da lui considerate comunicanti
tra di loro.
Dopo il debutto in Italia, con un album che
gli valse il Premio della Critica, tornò in Francia,
sua seconda patria.
Un primo viaggio in Israele non ebbe per lui solo
il senso del riappropriarsi delle sue radici, ma
l'immersione totale nelle problematiche mediorientali.
Da questo momento uno degli scopi della sua vita
sarà la pace tra israeliani e palestinesi.
Per questo, quando nel 1975, l'ONU approvò
la vergognosa risoluzione che equiparava il sionismo
al razzismo, uscì allo scoperto, e, con una
serie di conferenze, di editoriali, di spettacoli, denunciò
l'antisemitismo rinato sotto la veste dell'antisionismo
e mise in guardia la sinistra, nelle cui file militava,
dalla mistificazione in cui si era ritrovata,
Il suo incessante attivismo a favore di Israele,
che non si interromperà fino alla morte prematura,
si accompagnò all'impegno ecologista, alla lotta
per la salvaguardia di Venezia, Nel 1987 venne nominato
direttore artistico del Centre Mondial de l'Héritage
Culturel du Judaisme Nord Africain, museo e
centro culturale nel cuore di Gerusalemme.
Herbert Pagani è morto nel 1988.
Ringraziamo la signora Rita Gubbay e Anna Jencek
per aver fornito questo testo.
Ringraziamo anche Roberto Napolitano
per avercelo inviato.
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Arringa
per la mia terra
di Herbert Pagani
Di passaggio a Fiumicino sento due turisti dire,
sfogliando un giornale: "Fra guerre e attentati non
si parla che di ebrei, che scocciatori!" È
vero, siamo dei rompiscatole, sono secoli che rompiamo
le balle all'universo. Che volete. Fa parte della nostra
natura.
Ha cominciato Abramo col suo Dio unico, poi Mosè
con le Tavole della Legge, poi Gesù con l'altra
guancia sempre pronta per la seconda sberla, poi
Freud, Marx, Einstein, tutti esseri imbarazzanti, rivoluzionari,
nemici dell'ordine. Perché?
Perché l'ordine,
quale che fosse il secolo, non poteva soddisfarli, visto
che era un ordine dal quale erano regolarmente esclusi; rimettere
in discussione, cambiare il mondo per cambiare destino,
questo è stato il destino dei miei antenati; per
questo sono sempre stati odiati da tutti i paladini dell‚ordine
prestabilito. L‚antisemita di destra rimprovera agli ebrei
di aver fatto la rivoluzione bolscevica. È vero. C'erano
molti ebrei nel 1917.
L'antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di
essere i proprietari di Manhattan, i gestori
del capitalismo. È vero ci sono molti capitalisti
ebrei.
La ragione è semplice: la cultura, la religione,
l'idea rivoluzionaria da una parte, i portafogli
e le banche dall'altra sono stati gli unici valori
mobili, le sole patrie possibili per quelli che non avevano
una patria.
Ora che una patria esiste, l'antisemitismo rinasce
dalle sue ceneri, o meglio, scusate, dalle nostre,
e si chiama antisionismo.
Prima si applicava agli individui, adesso viene
applicato a una nazione. Israele è un ghetto,
Gerusalemme è Varsavia.
Chi ci assedia non sono più i tedeschi ma
gli arabi e se la loro mezzaluna si è talvolta
mascherata da falce era per meglio fregare le sinistre
del mondo intero.
Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra
che vuole liberare gli uomini a spese di una minoranza,
perché io faccio parte di questa minoranza.
Se la sinistra ci tiene a contarmi fra i suoi non
può eludere il mio problema. E il mio problema
è che dopo le deportazioni in massa operate
dai romani nel primo secolo dell'era volgare, noi siamo stati
ovunque banditi, schiacciati, odiati, spogliati, inseguiti
e convertiti a forza.
Perché? perché la nostra religione,
cioè la nostra cultura erano pericolose. Qualche
esempio? Il giudaismo è stato il primo a creare
il sabato, il giorno del Signore, giorno di riposo obbligatorio.
Insomma il week-end.
Immaginate la gioia dei faraoni, sempre in ritardo
di una piramide. Il giudaismo proibisce la schiavitù.
Immaginate la simpatia dei romani, i più
grossi importatori di manodopera gratuita dell'antichità.
Nella Bibbia è scritto: "La terra non appartiene
all'uomo, ma a Dio"; da questa frase scaturisce
una legge, quella della estinzione automatica
dei diritti di proprietà ogni 49 anni. Vi immaginate
la reazione dei papi del medioevo e degli imperatori
del Rinascimento?
Non bisognava che il popolo sapesse.
Si cominciò quindi col proibire la lettura
della Bibbia, che venne svalutata come Vecchio
Testamento. Poi ci fu la maldicenza: muri di calunnie
che divennero muri di pietra: i ghetti. Poi ci furono
l'indice, l'inquisizione e più tardi le stelle gialle.
Ma Auschwitz non è che un esempio industriale
di genocidio. Di genocidi artigianali ce ne sono
stati a migliaia. Mi ci vorrebbero dieci giorni solo
per fare la lista di tutti i pogrom di Spagna, Russia, Polonia
e Nord Africa. A forza di fuggire, di spostarsi, l'ebreo
è andato dappertutto. Si estrapola il significato
e eccoci giudicati gente di nessun posto. Noi siamo in
mezzo ad altri popoli come gli orfani affidati al brefotrofio.
Io non voglio più essere adottato, non
voglio più che la mia vita dipenda dall'umore
dei miei padroni di casa, non voglio più affittare
una cittadinanza, ne ho abbastanza di bussare alle porte
della storia e di aspettare che mi dicano Avanti.
Stavolta entro e grido; mi sento a casa mia sulla
terra e sulla terra ho la mia terra. Perché
l'espressione terra promessa deve valere per tutti
i popoli meno che per quello che l'ha inventata?
Che cos'è il sionismo? Si riduce a una sola
frase: l'anno prossimo a Gerusalemme.
No, non è lo slogan di qualche club di vacanza;
è scritto nella Bibbia, il libro più
venduto e peggio letto del mondo.
E questa preghiera è divenuta un grido, un
grido che ha più di duemila anni, e i padri
di Cristoforo Colombo, di Kafka, di Proust, di
Chagall, di Marx, di Einstein, di Modigliani, e di
Woody Allen l'hanno ripetuta, questa frase, almeno una
volta all'anno: il giorno della Pasqua.
Allora il sionismo è razzismo ?
Ma non fatemi ridere. Il sionismo è il nome
di una lotta di liberazione e come ogni movimento
democratico ha le sue destre e le sue sinistre.
Nel mondo ciascuno
ha i suoi ebrei. I francesi hanno i còrsi,
i lavoratori algerini; gli italiani hanno i terroni
e i terremotati; gli americani hanno i negri, i portoricani;
gli uomini hanno le donne; la Società ha i ladri,
gli omosessuali, gli handicappati.
Noi siamo gli ebrei di tutti.
A quelli che mi chiedono: "e i palestinesi?" Rispondo
"io sono un palestinese di duemila anni fa, sono l'oppresso
più vecchio del mondo, sono pronto a discutere
con loro ma non a cedergli la terra che ho lavorato. Tanto
più che laggiù c'è posto per due popoli
e due nazioni"
Le frontiere le dobbiamo disegnare insieme.
Tutta la sinistra sionista cerca da trent'anni degli
interlocutori palestinesi, ma l'OLP, incoraggiata
dal capitale arabo e dalle sinistre europee, si è
chiusa in un irredentismo che sta costando la vita a tutto
un popolo, un popolo che mi è fratello, ma che vuole forgiare
la sua indipendenza sulle mie ceneri.
C'è scritto sulla carta dell'OLP: "verranno
accettati nella Palestina riunificata solo gli
ebrei venuti prima del 1917"
A questo punto devo essere solidale con la mia gente.
Quando gli arabi mi riconosceranno, mi batterò
insieme a loro contro i nostri comuni oppressori.
Ma per oggi la famosa frase di Cartesio penso, dunque
sono non ha nessun valore.
Noi ebrei sono cinquemila anni che pensiamo e ci
negano ancora il diritto di esistere.
Oggi, anche se mi fa orrore, sono costretto a dire
mi difendo, dunque sono.
IN FRANCIA NON CI SONO FRANCESI
Un uomo che cammina per la strada a Tabriz è,
come dappertutto, "un pedone". Poi si potrebbe scoprire
che si chiama Ahmaddin ed è un idraulico. Un idraulico
che però non sta andando in giro per ragioni di lavoro
ma perchè suo cugino ha perduto le chiavi di casa
e forse ne ha un altro mazzo, in camera da letto. Bisognerebbe
entrare dalla finestra del primo piano.
Ogni volta che ci si occupa di un essere umano l'ultima
cosa che viene in mente di chiedere è la
nazionalità. Al signor Ahmaddin non verrebbe
neppure in mente di definirsi iraniano. Lui è
un idraulico. Ha l'età che ha, la famiglia che ha
e in quel caso è solo uno costretto ad andare a soccorrere
un cugino imbranato. Diverrebbe iraniano solo se
passasse la frontiera.
Anche a Parigi per le strade
ci sono persone qualunque. Sono gli altri, occasionalmente,
ad essere speciali. Infatti, sono tedeschi, italiani,
inglesi. Né questo è un fenomeno nuovo.
Nelle Lettres Persanes Montesquieu immagina
che due persiani vadano a Parigi e i locali siano molto
sorpresi nell'incontrare queste persone tanto straordinarie.
È rimasta famosa la domanda: "Ah, vous êtes
persans? Comment peut-on être persan?" (Ah,
voi siete persiani? Come diamine si può essere persiani?).
Montesquieu faceva del sarcasmo sui parigini ma
questo tipo di atteggiamento è universale.
Ogni gruppo considera se stesso normale e giudica
diversi tutti gli individui che lo compongono. Sono
invece gli altri gruppi a non essere normali e tali da potere
essere caratterizzati da un elemento comune, per esempio
la nazionalità. Basta dire che sono "tedeschi" e alcuni
sapranno già che "tutti i tedeschi sono crudeli" oppure
"tutti i tedeschi sono scrupolosi" (a scelta). Noi italiani
saremmo scandalizzati nel vederci considerare tutti dei suonatori
di mandolino vigliacchi in guerra e pretendiamo d'essere
giudicati individualmente ma gli altri popoli si possono ben
riunire sotto l'ombrello d'un aggettivo.
E vale per tutti. Dal punto di vista francese, non
ci sono francesi: ci sono vicini di casa, ci sono
amici, c'è un meccanico bravo e un parente
con cui si ha un processo (un vrai salaud!, un vero
figlio di puttana). Ogni francese sarebbe sorpreso se
gli si chiedesse: "il suo dentista è francese?"
La risposta più probabile sarebbe: "Ma certo, perché?"
Intendendo quasi: "E perché non dovrebbe essere
umano?".
Questo modo di ragionare non è privo di conseguenze.
In una storiella un'affittacamere si contorce per
non affittare la stanza ad uno studente nero che alla fine
sbotta: "Ma lei per caso è razzista?" E la donna,
offesa: "Io, razzista? Ma è lei, che è negro!".
Da questo dividere l'umanità nel nostro gruppo
- privo di aggettivazioni - e il resto del mondo,
nascono i pregiudizi e il razzismo. Gli inglesi sono
flemmatici e i musulmani terroristi. Gli indiani sono
poveri e gli Svizzeri precisi. Gli ebrei addirittura sono
ebrei: detto questo, tutti credono anche di sapere come sono.
Gli stereotipi sono tanto più solidi e difficili
da sradicare quanto meno si sa degli altri e quanto
meno li si è frequentati. Difficilmente
chi è vissuto in paese straniero generalizzerà
come colui che ne conosce appena il nome. Una vecchia
battuta suonava così: chi va in Marocco per una
settimana scrive un libro; chi ci va per un mese scrive un
articolo; chi ci va per due anni non scrive niente.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
NO BELLO
L’ha scoperto guardando
la televisione, perché la telefonata
di rito non è arrivata, ma il paladino del politically
correct non ha perso l’aplomb. Da laborioso
tecnocrate Mohammed ElBaradei si è trasformato
in uno dei protagonisti della scena internazionale
e l’antica timidezza è stata soppiantata da
una quieta sicurezza. “Questo riconoscimento – ha detto
commentando l’assegnazione del Nobel – ci manda un messaggio
forte e chiaro: continuate a fare quello che state
facendo”. Il Nobel, hanno spiegato a Oslo, premia gli incalcolabili
sforzi dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea)
e del suo direttore in un tempo in cui il disarmo nucleare è
ancora una chimera e cresce il pericolo che armi nucleari entrino
in possesso di Stati o gruppi terroristici. Un tributo apolitico,
dunque, che non rappresenta in alcun modo una critica velata
a Washington. “Questo non è un calcio negli stinchi
nei confronti di nessun paese”, ha puntualizzato il presidente
del Comitato, Ole Danbolt Mjoes. Che ElBaradei sia stato uno
strenuo avversario dell’intervento in Iraq prima e della
linea dura contro l’Iran oggi è davvero soltanto una casualità.
Così come è una trionfante coincidenza che
il premio sia arrivato a suggellare il terzo mandato come
direttore dell’Aiea, nomina accolta molto tiepidamente a Washington.
L’uomo del giorno nasce al Cairo nel 1942 dove consegue
una laurea in legge e muove i primi passi negli
uffici del ministero degli Esteri egiziano, pochi
anni dopo è inviato alle Nazioni Unite, prima a
Ginevra e poi a New York. Consolida una fama di persona
affidabile e meticolosa e accumula titoli accademici.
All’Aiea giunge nel 1984, dopo 13 anni ne è direttore.
Ha avuto in mano i dossier più scottanti degli
ultimi anni, l’Iraq, la Corea del nord, l’Iran, il Pakistan
e la rete di Abdul Qadeer Khan: più e meglio dell’“impegnato”
Hans Blix, l’egiziano ElBaradei ha saputo sintetizzare l’ethos
dell’Aiea e la sua fumosa vocazione di non belligeranza.
Poco apprezzato dalla Casa Bianca, ha cercato punti di contatto
con George W. Bush sulla non proliferazione, ma il tentativo
ha avuto vita breve. ElBaradei è il campione della
cautela e freme a sentir parlare di politica muscolare: “Le nostre
dichiarazioni – ripete – possono fare la differenza tra la
guerra e la pace. Dobbiamo essere attenti”.
Da "Il Foglio"
LASCIARSI ANDARE
Gustibus non disputandis. Rileggendo quello
che la principessa Carlotta Elisabetta di Baviera,
cognata del Re Sole, scriveva il 31 ottobre 1694 alla
zia, dedico queste righe al perfetto virtuoso ...
quello che, mangiando tutti i giorni merda, mangia
un poco se stesso...o quello che, per sopravvivere, si fa
mangiare un poco alla volta come la vieille
di Candide ...
A dirla tutta, con dedica e tanto per gradire,
mangerei - toltagli dentiera e rosa dal pugno -
un sinistro virtuoso ... lesso con abbondante
contono di maionese impazzita. Naturalmente,
vino alla bisogna.
cp, 8 ottobre 2005
BREVI DI CRONACA
"Otto e mezzo": Divorzio
Ferrara-Lerner, candidata la Armeni.
L'Unione perde un leader: Pippo Baudo
rinuncia alla candidatura nellUlivo.
COLPO DI MANO, PERO'...
Fatta salva tutta la strumentalità di Berlusconi,
dalle leggi ad personam alle leggi ad partem,
siamo sicuri che la riforma elettorale proposta
dal centrodestra non sia - in se stessa - più
rappresentativa, dunque più democratica della
legge attuale? E se contemporaneamente non sia anche in
grado di assicurare una certa governabilità del
sistema? (peraltro non molto assicurata neanche dal sistema
in vigore, visto che il centrosinistra cambiò
quattro governi e il centrodestra non si sa quanti ministri).
Finora risposte a queste domande elementari non ne sono
arrivate da parte dei leader dell'Unione, concentrati
come un sol uomo a respingere «il colpo di mano»
di Berlusconi. Colpo che c'è eccome, visto che
le regole del gioco non si cambiano se uno dei giocatori
non è d'accordo, soprattutto se questo cambiamento può
addirittura falsare il risultato finale. Reazione sacrosanta
dunque, ma forse miope.
Perché se invece guardassero leggermente
più lontano, si accorgerebbero che questa
nuova legge elettorale non è tanto male,
né dal punto di vista della democrazia né
da quello della governabilità. E non è male
neanche - bestemmia, bestemmia - proprio perché
ridarebbe forza e senso ai partiti, i quali dovrebbero certamente
ricostruirsi (non è mai troppo tardi), essendosi nel
frattempo annullati in comitati elettorali, ma che restano
ancora lo strumento migliore, o meno peggiore, di rappresentanza
e partecipazione politica. Grandi o piccoli che siano.
E‚ allora più democratico
un sistema che mette due candidati uno contro l'altro,
col risultato che chi vince entra e chi perde - seppure
per lo 0,1 - esce dal gioco (fatta salva la ciambella
del proporzionale per i più potenti, i più
fortunati, i più ricchi); oppure un meccanismo che
consente a chi prende più voti di avere più
deputati di chi perde, ma a chi perde di avere i deputati
adeguati ai voti ricevuti (e quindi agli elettori sconfitti
di ottenere comunque una loro rappresentanza)? Non è
stato proprio il centrosinistra, dopo la sconfitta del 2001,
a lamentarsi del fatto che il centrodestra, pur non avendo
raggiunto la maggioranza assoluta, abbia ottenuto una
maggioranza stra-assoluta di seggi in Parlamento (cento in
più), soffocando quindi sul nascere qualsiasi possibilità
per l'opposizione di influire sui lavori parlamentari? Non
sarebbe allora interesse di chi si propone giustamente come
difensore della democrazia sostenere che con una minoranza
non annichilita dal meccanismo uninominale, ma adeguatamente
rappresentativa dei voti ricevuti, si eviterebbe quella «dittatura
della maggioranza» mille volte combattuta in questi
quattro anni?
A meno che il retropensiero non sia che tanto
alle prossime elezioni tocca a Berlusconi essere
minoranza, e quindi avanti così che lo sconfiggiamo
meglio. Ma se questo pensassero i leader dell'Unione,
sbaglierebbero due volte: intanto perché
non si sa mai, e poi perché, così ragionando,
non farebbero altro che imitare il centrodestra nell'adattare
i principi alle convenienze del momento: siccome
stavolta vinco io, mi tengo la legge che mi fa stravincere.
Domani è un altro giorno.
Invece domani è oggi, è adesso che
la legge si discute in Parlamento con ottime probabilità
di essere approvata. Ed è quindi questo il momento di prendere
posizione anche nel merito della riforma, nel caso
la trincea del metodo non sortisse effetti concreti, cioè
non impedisse la sua approvazione. Parafrasando il vecchio
motto, si tratterebbe di fare buon gioco a cattivo viso.
Impadronendosi politicamente della riforma elettorale,
mettendone in valore le virtù «democratiche»
e correggendone i difetti. Gli elettori,
spesso chiamati in causa loro malgrado, sarebbero
forse più contenti di poter votare il partito
al quale si sentono più vicini (o meno lontani),
magari anche l'astensionismo diminuirebbe. E tutto
sommato non verrebbe messo in discussione nemmeno il
principio del maggioritario - che oltretutto potrebbe essere
rafforzato da una norma antiribaltone quantomeno etica
- visto che la legge assicura un premio in seggi alla coalizione
che vince. Consentendole sì di governare ma non
di regnare incontrastata.
Articolo di Riccardo Barenghi (Ex direttore
del Manifesto) da "La Stampa", 7 ottobre 2005
Benvenuti!
Conferenza stampa di presentazione dei Riformatori
Liberali
La sfida della libertà
Le ragioni che portarono
gli elettori italiani a scegliere in maggioranza
le coalizioni di Centrodestra nel 1994 e, di nuovo,
nel 2001 non sono venute meno. E’ la sfida della libertà
che all’inizio degli anni ’90 scosse, prima nei referendum
e poi nel voto elettorale, le fondamenta di un
sistema politico che si era ripiegato su se stesso, inadeguato
alle sfide del futuro, ed oramai incapace di trasformazione.
E’ la sfida della libertà che impedì agli eredi
del comunismo e del fallimento politico, economico e morale
della prima Repubblica, riuniti sotto le insegne del
Centrosinistra, di perseverare nel malgoverno e nell’uso
politico della giustizia. E’ la sfida della libertà
che oggi anima le speranze e le ragioni di milioni di italiane e
italiani, pur dopo anni difficili, a livello nazionale e internazionale,
segnati tanto da delusioni quanto da faticosi progressi.
Innovazione contro conservazione
Ma non esiste alcuna possibilità
che l’Italia regga, per il futuro, la “sfida della libertà”,
se la politica italiana non raccoglie, da subito,
la “sfida della modernizzazione”. L’Italia sta ancora
duramente facendo i conti con un modello di sviluppo
e di coesione che scaricava per intero il proprio costo
sulle generazioni future e sugli equilibri finanziari
e valutari del paese: un modello oggi semplicemente insostenibile,
che ha premiato il privilegio contro il diritto,
l’inefficienza contro l’investimento, la rendita contro
la produzione, la “garanzia” contro l’iniziativa di rischio,
la protezione contro la concorrenza, la “posizione” contro
il merito, la conservazione contro l’innovazione. All’interno
e all’esterno del continente europeo, gli ultimi decenni
hanno invece premiato i paesi e i governi che hanno realizzato
riforme liberali, innovative e di mercato, tanto sul piano
economico-sociale, quanto su quello amministrativo-istituzionale.
E’ a questi paesi che occorre guardare con fiducia. Ciò
che li unisce non è stato il colore dei governi, ma il
segno delle loro politiche. A connotare il loro successo è
stata la qualità della reazione alla paura dell’integrazione
competitiva dei mercati e dei sistemi economici. Dare una
risposta di fiducia e di concretezza alle molte paure che la globalizzazione
inevitabilmente porta con sé, convincere delle grandi
opportunità di sviluppo civile ed economico che essa offre,
costituisce il primo banco di prova della maturità delle classi
politiche e della loro volontà riformatrice. Su questi
temi, i Riformatori Liberali hanno l’ambizione di contribuire al rafforzamento
delle posizioni e delle proposte liberali, liberiste, laiche,
radicali e democratiche all’interno della Casa delle Libertà.
Perché la CdL
Le coalizioni che si confronteranno
nell’appuntamento elettorale delle prossima primavera
non sono certo diretta espressione delle tradizioni
e opinioni politiche a cui intendiamo dar voce. Ma
non vi è dubbio che non sono affatto equidistanti dalle
proposte liberali che riteniamo debbano improntare la politica
di governo. Al contrario. Le riforme tentate e quelle realizzate
dalla coalizione del centrodestra (nei campi della fiscalità,
della previdenza, della giustizia, del mercato del lavoro,
del welfare e dell’istruzione) non sono state criticate, da
sinistra, per la loro insufficienza, ma, al contrario, sono state
denunciate per la loro violenza “eversiva”, per la loro natura
“infame”, per essere atti di “macelleria sociale”. Rispetto alla modernità,
e alle riforme liberali, il Centrosinistra si è regolarmente
schierato dalla parte opposta. Si potrebbero fare decine e decine
di esempi. Uno per tutti, la politica internazionale. Come tutte
le democrazie del pianeta, l’Italia è sottoposta all’offensiva
politica e terroristica del fondamentalismo islamico contro i principi
ed il corpo stesso delle istituzioni liberali. Dopo l’11 settembre,
il governo italiano ha dovuto velocemente regolare i conti con una politica
estera, diffusa in Europa, che in ossequio al principio della “non
ingerenza” e ad un multilateralismo di maniera, avrebbe rischiato di
lasciare ancora più soli di quanto non siano gli Stati Uniti
d’America. Il governo Berlusconi ha coraggiosamente schierato l’Italia
a fianco della politica del presidente Bush e di Tony Blair di
promozione internazionale della libertà e democrazia, intese
come fondamento irrinunciabile delle politiche di sicurezza. Il
radicale ancoraggio politico dell’Italia a questa politica di libertà,
democrazia e sicurezza ha suscitato nella gran parte del Centrosinistra
violente reazioni antiamericane e antioccidentali, che diverrebbero
disastrose quando valessero a definire, da posizioni di governo,
il ruolo internazionale dell’Italia.
E la laicità?
Non c’è dubbio che
sui temi della laicità e delle scelte individuali
vi siano oggi molti punti di conflitto fra la
nostra impostazione e le posizioni prevalenti nel centrodestra.
Non vogliamo attenuare il dissenso dalla scelte
compiute dalla maggioranza della CdL, ad esempio,
sulla fecondazione assistita o in merito
ai cosiddetti Pacs. Tuttavia va riconosciuto che su
questi temi, comunque trasversali e necessariamente oggetto
di un aperto confronto parlamentare, mai il governo
Berlusconi ha imposto ai dissenzienti l’obbligo di adeguarsi
alla regola di maggioranza. D’altra parte, il numero e la
qualità dei dissensi pubblicamente espressi vale a rassicurare
della piena compatibilità della nostra presenza a fianco
della casa delle Libertà. Per noi laicità significa
fiducia nell’individuo, nella sua responsabilità di fronte
alle conseguenze delle proprie scelte, nella sua libertà
di coscienza: e per questo la contrapposizione che conta non
è affatto fra laici e cattolici (o esponenti di qualsiasi
altra religione) ma fra liberali e illiberali di qualunque
credo e qualunque ideologia (statalismo laicista compreso).
La riforma liberale
Alle diverse varianti -
tutte ugualmente corporative, stataliste, protezioniste,
nazionaliste e isolazioniste - della “politica
della paura”, che rischiano di contendersi, da destra
come da sinistra, il governo del paese, occorre contrapporre
l’alternativa di una “riforma liberale”. Nell’ultimo
quinquennio si è finalmente sdoganato il glossario
di una possibile politica riformatrice: liberalizzazioni,
sussidiarietà, workfare, sburocratizzazione, outsourcing,
flessibilità, innovazione, competitività,
economia della conoscenza, promozione della libertà
e della democrazia, riforma delle istituzioni internazionali…
Ma, nonostante gli innegabili passi avanti compiuti grazie
all’azione del governo, non si può dire che a queste
parole abbia fatto seguito un complesso di scelte e di riforme
coerenti e coraggiose. Guai tuttavia a sottovalutare il
tenore e la durezza dell’opposizione praticata dal Centrosinistra
ogni volta che queste “parole d’ordine” riformatrici hanno
contrassegnato le politiche di governo della Casa delle Libertà.
L’interesse alla conservazione, che unisce i referenti
e le organizzazioni sociali su cui poggia l’assetto del
sistema di potere italiano, e che si raccolgono attorno alla
candidatura di Romano Prodi, non coincide con l’interesse
del paese. Sarebbe assurdo ritenere che la Casa delle Libertà
sia oggi in affanno per avere troppo “forzato” sui temi della modernizzazione
(solo parzialmente affrontati) e per non avere abbastanza
concesso alla politica dei propri avversari. Per queste ragioni,
riteniamo che il rilancio dei temi della riforma e della modernizzazione
liberale potrebbe restituire forza ad una coalizione, che
non si può, neppure elettoralmente, permettere di essere
conservatrice, e che deve raccogliere le sfide del futuro, lasciando
ad altri le illusioni del passato.
Questa è la sfida che
riteniamo la CdL debba raccogliere. Questo è
il contributo che pensiamo di dovere assicurare, ben
sapendo di rappresentare, su molti temi, posizioni oggi
di minoranza. Esse sono tuttavia diffuse fra le italiane
e gli italiani ben oltre i termini della loro attuale rappresentanza
politica. Queste proposte possono senz’altro trovare accoglimento
in una coalizione, la CdL, che deve la propria stessa origine
e le proprie fortune elettorali alla speranza di cambiamento
e di maggiore libertà.
Riformatori Liberali
Massima del giorno
La molla dell'ambizione, da che mondo è
mondo, non è la causa da servire ma il narcisismo
di chi la vuole servire.
G.P.
MOLLICHINE
Fatah ha battuto Hamas, nelle urne. Purtroppo,
la partita di ritorno si gioca con i Kalashnikov.
Follini desidera un "centrodestra più moderato
di quello che si è visto finora". Insomma,
che si accolli le spese della vaselina.
La Corsica senza comunicazioni con la Francia.
Preoccupazioni sull'isola, sollievo in Francia.
Caldarola ha definito quella di Caselli e Travaglio
"una coppia di fatto". Commenti? E poi chi
le paga le spese della querela di Caselli?
Vienna si mette di traverso per l'ingresso della Turchia nell'UE.
Memoria d'elefante: non ha ancora dimenticato l'assedio turco
del 1683.
È autunno. Si torna
a scuola, cade la prima neve, i sindacati verso
lo sciopero generale contro la Finanziaria...
Follini sulla proporzionale
da lui voluta: "Non si può fare senza un'intesa
con l'opposizione". È pericoloso per
sé e per gli altri.
Benedetto XVI: "Per i
bimbi mai lesinare risorse". Altrui.
A Follini spiace che
Berlusconi "muova attacchi mediatici e politici all'Udc".
È la solita storia di quello che col naso colpì
il pugno del suo nemico.
Il parlamento dell'Anp
sfiducia il governo per non aver saputo fronteggiare
il caos nei Territori. Cioè per non avere
fatto l'impossibile. Che stia divenendo una vera democrazia?
Prodi contro la proporzionale:
"Si tratta di una legge per logorare me". È
coerente. È sempre stato contro le leggi ad
personam.
Cassazione: l‚88% dei
casi di corruzione sarà prescritto con la
ex Cirielli. Castelli: si tratta di procedimenti
già tecnicamente prescritti. Qualcuno in alto
loco mente.
L'Osservatore Romano
sulla pillola abortiva Ru 486: "la scienza viene
messa al servizio della morte". Mentre con l'aborto
chirurgico no.
Incontro Sharon e Abu
Mazen ad Amman. Non a Gaza, i palestinesi farebbero
la rivoluzione. Non in Israele, che per i palestinesi
non esiste.
Gianni Pardo
L'IMMOBILISMO
Tutti abbiamo delle idee politiche. Anche dire "non
m'interesso di politica" è un'idea, perché
corrisponde a dire "mi affido a quello che decidono
gli altri". La posizione più frequente è tuttavia
quella risoluta e aggressiva: la parta avversa è molto
peggiore della nostra. La sinistra, da parte sua, spinge questo
atteggiamento fino a farne una differenza antropologica: gli
avversari sono pendagli da forca ignoranti e immorali che
hanno la precisa volontà di danneggiare l'Italia.
Lasciando da parte questi atteggiamenti tribunizi ci si
può chiedere: c'è tanta differenza, fra le due
coalizioni e fra gli uomini che le compongono? Purtroppo,
se si scrive un testo in cui si denunciano i limiti e i difetti
di una parte, il lettore dell'altra parte prenderà per
oro colato le critiche agli avversari e per calunnie le critiche
al proprio partito. Dunque tentare un giudizio equilibrato è
inutile ed è meglio fare un discorso impersonale.
Nell'epoca contemporanea, i partiti non sono portatori
di grandi ideologie; non si è neppure dinanzi
a scelte epocali tipo pace o guerra: la politica
è dunque, fondamentalmente, amministrazione. E questo
è un primo dato fondamentale. Poi bisogna sgombrare
il campo dall'idea che qualcuno voglia danneggiare l'Italia:
magari qualcuno la danneggia o l'ha danneggiata, perfino
in nome di qualche utopia, ma a tutti va concesso il beneficio
del dubbio. Anche Andreotti e i suoi coetanei, che hanno
così potentemente contribuito a creare un debito pubblico
colossale, saprebbero spiegare plausibilmente perché
l'hanno fatto. Perfino i brigatisti rossi, come tutti i rivoluzionari,
intendevano attuare un rivolgimento sociale a favore del
popolo. La pervicace arroganza di una Nadia Desdemona Lioce
si spiega col fatto che ella non si considera un'assassina ma
un‚eroina del Bene imprigionata dai rappresentanti del Male.
Ognuno ha i suoi interessi privati ma, per il resto, sarebbe lieto
di fare il bene dell'Italia. Ma come?
I politici non vivono sulla luna. Malgrado i loro
proclami, ciò che tengono realmente d'occhio
è l'umore dell'elettorato. Tutti ad esempio
pensano che una decisione giusta e coraggiosa sarebbe
riformare drasticamente il sistema previdenziale:
ma dal momento che la maggior parte del popolo non ne
vuol sapere, si mette da parte il problema (lasciando magari
che si aggravi) e si spera che sia un altro governo a sobbarcarsi
l'impopolarità. Se Bertinotti dicesse che il
programma del suo partito è l'abolizione entro due
anni della proprietà privata, si può star sicuri
che i suoi alleati gli darebbero immediatamente addosso: perché
è una stupidaggine economica che neppure Stalin commise?
Assolutamente no. Semplicemente perché il 75% degli italiani
vive in una casa di proprietà e un simile progetto sarebbe
un suicidio elettorale. Se le cose piacciono al popolo, giuste
o sbagliate che siano, si fanno; se non piacciono al popolo,
giuste o sbagliate che siano, non si fanno.
Questo
vale in tutte le direzioni. In un editoriale del 30 settembre
2005, sulla "Stampa" (giornale certo non amico del centro-destra),
Marco Belpoliti ha scritto che i professori universitari da
decenni dicono sempre e soltanto no a qualunque proposta di
innovazione. Da chiunque formulata. Non perché lo stato
attuale dell'università sia soddisfacente, semplicemente
perché parecchi vi trovano la propria convenienza.
E del resto, come potrebbero i professori universitari gradire
una migliore e più onesta competizione, quando la maggior
parte di loro ha ottenuto il posto per cooptazione e raccomandazione?
Ad ogni progetto di riforma corrisponde la reazione
del gruppo di pressione interessato e del suo
partito di riferimento. La Chiesa è sostenuta
dai partiti ex-democristiani, i dipendenti statali
sono sostenuti da An, i magistrati dalla sinistra.
Senza dire che l'opposizione è sempre lieta di spalleggiare
la protesta di chiunque.
Il risultato finale è lo stallo. Gli elettori
di Berlusconi, che s'aspettavano da lui una rivoluzione
liberale, non l'hanno avuta e sono delusi. Ma siamo
sicuri che l'Italia nel suo complesso l'avrebbe gradita?
Molti, anche alleati, hanno messo i bastoni fra le ruote:
e forse che non rappresentavano nessuno? Analogamente
i governi di centro-sinistra (1996-2001) non hanno fatto
nessuna seria riforma: ma avrebbero potuto? Con un programma
radicale avrebbero danneggiato l'Italia e si sarebbero alienato
l'elettorato; limitandosi a galleggiare (come hanno fatto) hanno
deluso molta gente, che dai governi di sinistra si aspettava
chissà che. Ma sono durati cinque anni.
In
realtà, che comandi la destra o la
sinistra, cambia ben poco. Non c‚è più
il dilemma comunismo-capitalismo; non esiste la possibilità
di attuare una svalutazione competitiva; non è
permesso neppure un po' di demagogico deficit
spending. Non c‚è spazio di manovra: e mentre
i lavoratori tedeschi di alcune grandissime aziende
(Siemens, Bosch, ecc.), pur di non essere licenziati in favore
di una delocalizzazione in Polonia, hanno capito che
gli conveniva nientemeno accettare una riduzione del
salario e un aumento delle ore di lavoro, una cosa del genere
in Italia è pura mitologia. Qui la salvezza della Fiat
è un obiettivo da raggiungere comunque, non importa a
spese di chi. L'Alitalia deve continuare ad esistere, anche
se poi chiede allo Stato di ripianare il deficit di gestione mentre
il personale continua a scioperare come ai tempi d'oro.
L'Italia, quando non li permette in danno dei piccoli
risparmiatori (Parmalat), non è preparata ai grandi
fallimenti. Non è preparata ad accettare la realtà
economica. È ancora il paese in cui Luciano Lama proclamò
che il salario è una variabile indipendente. Questo paese
non è riformabile e forse neppure governabile. Da nessuna
coalizione. È solo attaccato ai suoi interessi di categoria
e ai suoi pregiudizi. Il governo non indossa la camicia dell'uomo
felice, indossa la camicia di Nesso.
La coalizione di centro-sinistra che, a suo dire,
dovrebbe vincere le prossime elezioni, non ha molto
da festeggiare. Certo, ci saranno coloro che otterranno
prestigiose poltrone, con grande soddisfazione della
loro vanità. E buon pro gli faccia. Ma è
inutile aspettarsi dei risultati. Non si potrà fare
molto. Forse non si potrà fare niente. E questo
spiega perché la sinistra non abbia formulato un programma:
infatti, se lo facesse, o sarebbe mitologico - e presto
deluderebbe l'elettorato - o sarebbero realistico, e scontenterebbe
sia gli alleati sia l'elettorato. Sicché ci si limita
a gridare "Abbasso Berlusconi!" e a dire vagamente: "Vedrete
quanto starete meglio!"
Auguri.
Gianni
Pardo giannipardo@libero.it - 6 ottobre 2005
Come la scuola islamica di via Quaranta
impediva l'integrazione dei suoi allievi
Come ogni buon insegnante anche Martino Rizzotti
non disgiunge il giudizio severo sulla preparazione
dei suoi studenti (“ai ragazzi di via Quaranta
nessuno ha mai insegnato una divisione a due cifre”) da
un certo sentimento d’affetto per chi sedeva sui banchi
davanti a lui (“sono bambini spesso intelligenti e molto disciplinati.
Entrare in contatto con loro è come fare un viaggio
in un paese straniero. Si scoprono nuove mentalità
e costumi diversi”). E così, poiché non si può
educare esimendosi da giudizi di merito né si può
pretendere di insegnare a prescindere dal contesto e dalla valutazione
di un ciclo d’apprendimento, Rizzotti dice sicuro a Tempi che
“è stato giusto chiudere via Quaranta. Perché questi
giovani imparino qualcosa è necessario introdurli nelle
nostre scuole, nel nostro mondo, nella nostra quotidianità”.
Via Quaranta è la madrassa, la “non scuola” di Milano
che l’8 settembre il prefetto Bruno Ferrante ha deciso di chiudere
per motivi igienico-sanitari. Per quattordici anni ha sottratto
all’obbligo scolastico centinaia di studenti – per la maggior
parte egiziani – dai sei ai quattordici anni. Ma del chi
fossero i bambini che la frequentavano, quale fosse il loro
livello di istruzione e quale la loro visione del cosmo, ben
poco finora è trapelato (perché ben poco finora s’era
compreso). Fatta eccezione per qualche fulminea intervista tivù
ai fanciulli (alla trasmissione “Terra!” su Canale 5 domenica
2 ottobre uno studente ha detto che in via Quaranta gli insegnavano
che “gli israeliani sono tutti terroristi”), qualche viscerale
lamentela dei genitori arabi degli stessi e l’assicurazione
da parte dei responsabili del centro Fajr – da cui dipendeva la
loro educazione – che hanno sempre garantito sul loro buon apprendimento,
non molto s’è saputo sulla loro reale preparazione. Nell’estate
2003 l’Area disagio del Comune di Milano aveva organizzato quattro
corsi di italiano per stranieri. Racconta con estremo disincanto Rizzotti:
“Era la prima volta che venivo in contatto con i figli degli integralisti
islamici residenti a Milano ed ero molto curioso di capire metodi
ed effetti dell’educazione fondamentalista. Mi sentivo preparato:
avevo letto molto sull’islam, avevo insegnato, anni prima, in una scuola
professionale per ragazzi libici sia in Italia sia a Benghazi, avevo
visitato tutti i paesi del Nord Africa e l’Iraq di Saddam Hussein,
masticavo un po’ d’arabo classico”. L’11 settembre sembrava ieri
e, ricorda Rizzotti, si
era immersi in un clima in cui “alcuni dei ragazzi
ostentavano il distintivo con la foto di bin Laden,
parlando con loro si sentiva nelle loro parole un
tono d’orgoglio e di rivalsa ... Clicca qui per proseguire nella lettura.
Da Il
Foglio del 2005-10-05, Emanuele Boffi
dal settimanale TEMPI.
«Mamma li turchi»
Accordo sui negoziati tra Turchia e la Ue. L'intesa
tra i 25 è stata accettata da Ankara. Il
ministro degli Esteri Gul vola in Lussemburgo
dai colleghi dell'Unione: "Una nuova era". La soddisfazione
del ministro degli Esteri britannico Jack Straw,
presidente di turno: "Un passo fondamentale per l'Europa,
spero avvio dei colloqui entro stanotte". Importante
il ruolo avuto dall'Italia. "Un appuntamento storico",
ha commentato il nostro ministro degli Esteri, Gianfranco
Fini. Un risultato giunto al termine di una giornata convulsa,
cominciata con una prima novità: e cioè col
fatto che i 25 Ue hanno trovato tra loro un'intesa sulle
condizioni per l'avvio della trattativa con la Turchia. E
poi proseguita con ore di frenetici negoziati diplomatici con
Ankara, per ottenere anche il suo assenso.
I furbetti del quartierino
«Negli anni Novanta senza
più il disturbo di nessun democristiano
e di nessun socialista, Carlo De Benedetti,
Giovanni Agnelli, Leopoldo Pirelli,
Marco Tronchetti Provera, Enrico Cuccia e tutto
il salotto buono del capitalismo d’affari si
allea con la sinistra postcomunista per guidare
in prima persona il governo del Paese. Mette in
campo i suoi uomini (Carlo Azeglio Ciampi anzitutto)
e ottiene a prezzi scontatissimi parte rilevante
di quell’ambìto patrimonio pubblico. Sono
gli anni in cui vengono privatizzati Comit e Credit,
Eni, Telecom, San Paolo, Bnl, Sme, rinunciando a
ogni accordo, a ogni possibilità di internazionalizzazione,
a ogni chance di sopravvivenza nei mercati
europei ed extraeuropei che pure sarebbe stata
possibile. Più che una vendita è una liquidazione
dell’azienda Italia, che i circoli economici
vogliono per cogliere le opportunità migliori.
Il centrosinistra al governo del Paese accetta tutto
in cambio della tutela e dell’appoggio da parte del potere
economico: è il prezzo che i postcomunisti
hanno pagato ai grandi borghesi per farsi perdonare
settant’anni di lotte contro il capitale e l’economia
di mercato».
Geronimo, Dietro le quinte, Mondadori,
2002
LASCIARSI ANDARE
Di solito m'incontro a cena con gli amici.
Il ristorante
lo scelgo in base al menù e all’atmosfera
che dovrebbe accompagnare, e difendere,
una conversazione tra amici.
Che si parli
di politica (ahimè, quasi sempre),
piuttosto che di lavoro (ahimè,
anche) il modello ideale rimane l’atmosfera
del film “La cena dei cretini”, del regista
francese Francis Veber, dove, il rito goliardico
di riunire a tavola un gruppo di "cretini", si trasforma
in uno modo per conoscere se stessi e chi si ha di fronte.
Altro è
dare appuntamento al ristorante non solo agli
amici ma anche alla persona amata, soprattutto
se l’amata non sa di essere l’amata. Allora
la cena, gli amici, il contesto... son
niente, tutto una scusa per cogliere un sorriso...
E, lasciandosi
andare, basta un sorriso per svuotare il mondo
e riempire una serata...
(cp,
03.10.2005)
Massima del giorno
L'uguaglianza conviene a chi ha meno,
può meno, vale meno. L'uguaglianza
è conforme ad un ideale plausibile ma non è
conforme alla giustizia.
G.P.
MOLLICHINE
Titolo del "Corriere": "Videogiochi? Li
usano un italiano su tre". Lingua italiana? La
usa un giornalista su due.
L'Alitalia accusata di offrire formaggi
francesi invece che italiani. Provincialismo.
Bisognava accusarla di non offrire le tariffe
di Ryanair.
David Letterman: "Barbra Streisand ha
detto in tv che il surriscaldamento globale
porterà nuove bufere, siccità e tempeste
di polvere. Ma prima di agire, gli esperti aspettano
di parlare con Céline Dion".
Riforma del sistema elettorale. Le opposizioni
si stracciano gli slip. Le vesti se l'erano
già strappate prima.
Pare che il governo voglia vendere o affittare
172 fari. L'opposizione dirà:
già erano senza bussola.
C'è un nuovo gioco, che
consiste nel comportarsi da criminali fino a divenire
un boss. Pare che a Montecitorio l'abbiano
trovato noioso.
Giuliano Urbani conteso dalla moglie,
da Ida De Benedetto e da Fatima Milica Cupic.
Chi l'avrebbe detto. Ma già i romani erano
più furbi di noi, quando chiamavano Giulio Cesare
"il fornicatore calvo"!
Zapatero: Credo che il mondo dovrebbe
essere guidato dall'Onu. E uno così
guida la Spagna?
Ira zu Fürstenberg non paga 122.000€
di conto in albergo. Processo, sequestro
di beni, pagherà. Noblesse oblige.
Piepoli, uomo cavalleresco: "L'arresto
di Crespi è la dimostrazione che la
giustizia esiste". Ma se esiste anche quella divina...
Perfino Bertinotti si mostra tutt'altro
che scettico ed anzi perplesso e pensoso,
riguardo ai grandi problemi religiosi. Quando
si dice la moda!
Prodi, secondo sua moglie, ha detto: "Meglio
antipatici e temuti che simpatici e compatiti".
Ma si può anche essere antipatici e compatiti.
Vattimo: "Ai liceali non insegnerei certo
la castità". Ma con quali risultati?
Se già il pensiero è debole, figuriamoci
il corpo.
Gianni Pardo
Parte il progetto laico-radicale
nella Cdl
Da L'Opinione,
intervista di Barbara Alessandrini a Marco Taradash.
Terminata la fase
di consultazione con Benedetto Della Vedova e Peppino
Calderisi, Marco Taradash annuncia il via libera
di Silvio Berlusconi al loro progetto di dare
corpo nella Cdl ad un’area che interpreti
le tradizionali istanze laico-radicali.
D- Finalmente sembra
che qualcosa sembra si stia muovendo per i laici
liberali nel centrodestra. Lei, Benedetto
Della Vedova e Peppino Calderisi avete appena avuto
un incontro con Berlusconi. Si concretizza la
possibilità di creare un’area laico-liberale all’interno
della Cdl alternativa a quella che stanno tentando
di costituire nel centrosinistra?
R- Berlusconi
ha convenuto con noi sulla necessità che
proprio in questa fase che precede l’avvio
della campagna elettorale si dia corpo ad
un’iniziativa di matrice radicale e liberale, come
quella da noi proposta.
D- Quali sono i connotati
distintivi di questa nuova iniziativa?
R- Il nostro
movimento laico-liberale si incardina
su alcuni imprescindibili punti. Innanzitutto
la fiducia nell’”Impero americano” come garanzia
di libertà e democrazia per tutto il pianeta e
il conseguente sostegno nei confronti di tutte
le azioni di democratizzazione degli stati autoritari;
la fiducia nel libero mercato e nelle sue potenzialità
di ridurre le disparità di diritti fra le persone
e fra i popoli, insomma concorrenza e globalizzazione
come fattori di giustizia sociale e libertà;
per ultimo, ma non meno importante, riponiamo fiducia
assoluta nell’individuo, nella sua responsabilità
morale e nella sua capacità di scelta di fronte alle
questioni di coscienza.
D- La possibile convivenza
nella Cdl non sarà una passeggiata ed esalterà
le diversità tra voi e le componenti cattoliche
del centrodestra. Non c’è il rischio che la presenza
radicale nella Cdl si concentri sul liberismo
economico perdendosi per strada le battaglie laiche
sui diritti civili?
R- Nello scontro
politico italiano confermiamo la nostra condivisione
di fondo delle politiche della Cdl, sul fronte economico,
della politica estera, della giustizia, anche
se con accenti diversi. Quanto al conflitto sulle
libertà civili, è prevedibile che in una
certa misura ci sarà, come c’è a sinistra,
ed è salutare. Per cultura ritengo che il conflitto
sia un fattore di crescita, libertà e responsabilizzazione.
E noi saremo sul campo a batterci per riorganizzare
quella cultura laica e liberale (non la chiamo “di
destra” a differenza di Francesco Merlo) che, erroneamente,
si pensa sia dispersa.
D- Rappresenterete
la risposta a chi vedendo nella sinistra l’unico
bastione a difesa dei diritti civili, si domanda, con
soddisfazione, dove siano i laici di centro destra…
R- Iniziamo
a fare dei distinguo. Prendiamo l’esempio
dei Pax. La versione di sinistra è puramente
assistenzialista partendo dall’assunto che il
fatto stabilisca il diritto. Nulla di più errato.
Per noi due persone devono assumersi obbligazioni
reciproche per maturare dei diritti davanti
allo Stato. Siamo d’accordo con il pieno riconoscimento
delle coppie di fatto, specie quelle gay che non hanno
l’alternativa del matrimonio, ma è inconcepibile
che due persone si mettano insieme soltanto per avere
la pensione di reversibilità.
D- Che succederebbe
nel caso in cui il nuovo Psi dovesse rompere con
l’Unione? Tra i laici- liberal- riformatori si aprirebbe
uno spazio anche per i socialisti e per i Radicali andati
nel centrosinistra?
R- Non mi
lancio in previsioni. Direi che al momento
per noi l’obiettivo principale è di
cominciare ad esistere nella Cdl con un’azione politica
che rispecchi ciò che siamo e rappresentiamo.
Il che non esclude, in futuro, momenti di incontro e dialogo.
D- E come la mettiamo
con la legge proporzionale su cui la Cdl
ha trovato l’accordo e di cui lei è stato un
deciso avversario?
R- Siamo
in una fase in cui preferisco limitarmi ad
esprimermi su materie in cui possiamo avere
influenza. Le mie personali convinzioni non sono
mutate da quando ho partecipato alla campagna per
l’abolizione del proporzionale, per cui ritengo
il Mattarellum indifendibile. Ma ancor più indifendibile
e profondamente ipocrita la posizione della sinistra
che dopo aver lanciato l’allarme contro il rafforzamento
dei poteri del primo ministro, e quindi del bipolarismo,
oggi lancia grida d’allarme, con argomenti contrari,
contro la modifica della legge elettorale.
IL PICCOLO PRINCIPE
E LA CHIESA
Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry,
vagabondando fra i pianeti, giunse
su quello del Re. Questi volle subito considerarlo
un suddito e gli intimò: Siediti. Preferirei
rimanere in piedi, rispose il Principe. E allora
ti ordino di stare in piedi, concluse il Re. Questo
ironico aneddoto può servire a distinguere il
potere che si ha dal potere che si crede di avere.
Nell'Europa
Occidentale la Chiesa Cattolica, per
lunghi secoli, ha avuto il monopolio della religione
e delle norme etiche. Incluso il "diritto" (esercitato
sin dai tempi di Costantino il Grande) di perseguitare
i dissenzienti. Il Papa ha poi allargato il suo
potere interpretativo e normativo a tutti i punti
della fede, fino ad un totale integralismo. Solo con
la Riforma del XVI Secolo questo monopolio è stato
infranto: ma la mentalità per cui al di fuori della
fede non v'è etica è tuttavia largamente
rimasta, anche nei paesi protestanti; tanto che ancora
oggi, mentre la società è largamente pagana, sono
in molti a credere che al di fuori della morale religiosa via
sia il vuoto o l'immoralità. La Chiesa da parte sua,
benché almeno sulla massa degli europei, un po‚ come
il Re di Antoine de Saint-Exupéry, abbia perduto grandissima
parte del suo potere intellettuale e dottrinario, continua
ad impartire direttive e scomuniche. Esercita una sorta di
giurisdizione superiorem non recognoscens, tanto da
affermare audacemente che, ove le leggi dello Stato fossero
in contrasto con la religione, non sarebbero da seguire.
Del resto questo atteggiamento ha una storia secolare: un
tempo il Papa poteva, con la scomunica, esentare i sudditi
dall'obbedire al sovrano. Come dire che li autorizzava
a fare la rivoluzione.
Al Piccolo Principe il Re spiegava che,
per rimanere al potere, aveva imparato
a dare ordini che piacessero ai suoi sudditi: in
modo che tutti rimanessero convinti che egli
aveva il potere di comandarli mentre in realtà
erano loro stessi a comandare. La Chiesa invece questo
aureo consiglio per certe cose l'ha attuato e per altre
no. Da un lato ha capito che è inutile tuonare dai
pulpiti contro le coppie di fatto, come quel famoso vescovo
di Prato che chiamò "pubblici peccatori" due conviventi
e fu querelato; ed è anche tollerante per il sesso prematrimoniale.
Viceversa, su altri punti (per suoi motivi dottrinali)
è rimasta rigida e fedele alla dottrina: per esempio
in materia di matrimonio indissolubile, aborto, contraccezione.
Ma tutto questo rimane nell'ambito ecclesiale e nessuno
può negare ai rappresentanti della religione di esprimere
le loro idee.
Più importante è invece chiedersi
quale debba essere il rapporto tra etica
legislativa e religione. È innanzi tutto
ovvio che esse non coincidono necessariamente e
la prima sussiste anche al di fuori della seconda.
Né è vero che fuori dalla religione
non ci sia etica o ci sia immoralità.
La morale è esistita prima del Cristianesimo,
come è esistita ed esiste anche nei paesi non cristiani.
E forse che Aristotele, Seneca e Marco Aurelio
non sapevano cosa fosse, l'etica? Per fortuna l'integralismo
musulmano, per cui potere civile e potere religioso
devono coincidere, non ha cittadinanza nell'Europa
moderna.
Il privilegio e l'autorità che la
Chiesa attribuisce a se stessa non sono
diversi dal potere che si attribuiva il Re. In questa
materia ognuno può rimanere in piedi o seduto,
a propria scelta, semplicemente rispondendo alla Chiesa
che non ne riconosce l'autorità. A un vero
laico il fatto che si entri tanto facilmente in discussione
con le autorità ecclesiastiche a proposito
della moralità delle leggi appare assurdo.
L'unica vera risposta dovrebbe essere: dai tempi di Innocenzo
III lo Stato non interferisce negli affari della Chiesa,
la Chiesa ricambi ora il favore. Lo Stato non le nega il
diritto di dire la sua opinione ma reclama il diritto di non
ascoltarla e di non prendere sul serio le sue argomentazioni.
Esse nascono infatti da un sistema di valori che non è
il suo.
L'eccessiva influenza della Chiesa Cattolica
sulla politica italiana non è una
colpa di chi in suo nome parla. È colpa
di chi l'ascolta con troppa deferenza e non dovrebbe.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 1° ottobre 2005