ARCHIVIO OTTOBRE 2005
COMUNISTI  IRANIANI
E' veramente un' ottima notizia la partecipazione che si annuncia numerosa per il 3 di novembre, quando diversi esponenti politici di tutti gli schieramenti si riuniranno davanti all'ambasciata iraniana a Roma, per protestare decisamente, anche se pacificamente, contro le parole inaudite proferite dal    presidente   iraniano Ahmadinejad . L'iniziativa del direttore de " Il Foglio " Giuliano Ferrara pare annunciarsi come un vero e proprio successo e l'unico rammarico personale è quello di trovarmi nell'impossibilità di partecipare.
Il fatto nella sua completezza, vale a dire le reiterate esortazioni del Presidente iraniano contro Israele e la massiccia risposta internazionale e italiana, suggeriscono due considerazioni.
La prima, che questo Presidente si è rivelato decisamente peggiore di quanto le peggiori aspettative potessero prefigurare; il suo ruolo, di rappresentante di tutto il popolo iraniano,  non lo ha indotto a rimeditare quelle che appaiono le sue convinzioni " da 27 anni " e così ha gettato la sua maschera e si è rivelato un puro fanatico, neanche consapevole di essere entrato del tutto fuori tempo. Pare, infatti, che Ahmadinejad  non si sia accorto del gesto di proporzioni storiche compiuto così di recente da Israele, cioè il ritiro dalla striscia di Gaza con lo spostamento forzato di 8500 dei suoi coloni, il che ha accelerato le possibilità di una convivenza pacifica tra i due popoli,israeliano e palestinese, sempre ovviamente per coloro che davvero vogliono perseguire questa strada. E così quindi, il presidente iraniano ha recitato la sua lezione, tratta dal manuale del fanatico senza tempo, in maniera del tutto ortodossa e decisamente indegna di un capo di stato.
La seconda considerazione riguarda la politica di casa nostra. Alla fiaccolata di sostegno ad Israele non parteciperanno i comunisti nostrani e la ragione addotta, sia dall'europarlamentare Mario Rizzo che da Fausto Bertinotti, è che non si è spesa una sola parola per la Palestina, cioè il fatto che in questa manifestazione si esprimerà appoggio morale solo ad Israele e non verrà ribadita la necessità della coesistenza tra i due popoli.
Si tratta, per ovvie ragioni, di un'entrata fuori tempo come quella di Ahmadinejad e per di più in tonalità sbagliata. Innanzitutto, se qualcuno dice che Israele non ha diritto di esistere e dovrebbe essere cancellato dalla cartina geografica, è naturale che si intervenga per sostenere l'esatto contrario. Che c'entra la Palestina ? Qualcuno le ha negato il diritto ad esistere ?  Se Israele ha compiuto il ritiro dalla striscia di Gaza, per lasciare spazio ai palestinesi, è ovvio che si riconosce l'esistenza di quel popolo.
Se scopo della manifestazione è sottolineare con forza il valore del popolo d'Israele, come quello di ogni altro, che senso avrebbe parlare della Palestina, visto che nessuno le contesta niente ? Con questa inascoltabile stonatura, i comunisti hanno per l'ennesima volta perso un'occasione e si son rivelati ancora uguali a loro stessi.
In conclusione dunque, i motivi di soddisfazione per la fiaccolata sono due, il massiccio intervento delle forze politiche per sostenere Israele ed il fatto che tra queste manchino i comunisti di ogni tipo, italiani o di rifondazione.
LUCIO SERGIO CATILINA

IL SUPERMARKET DELLA CATTIVA EDUCAZIONE
Marcello Sorgi pubblica sulla "Stampa" un articolo plausibile ma inficiato da un fastidioso difetto.
È plausibile la sua tesi secondo cui il Centro-destra, con la nuova riforma, intende dire all'elettore: "Scegli quel che vuoi, ma vota, e vota contro il centrosinistra: questo è il primo spot della campagna che Berlusconi ha già tutta in testa. E poi, di seguito: non ti piace Berlusconi? Vai con Fini o Casini. Sei giovane, ti piace il Cavaliere, ma lo trovi anziano? Dai un segnale per la successione. Sei più di centro che di destra? Vota Forza Italia. Sei rimasto dc? C'è Casini. Sei di destra-destra? Vai con Fini. Sei ancora fascista? C'è la Mussolini. Sei socialista, liberale, radicale? Guarda bene nel nostro scaffale, troverai ciò che cerchi". Ma ecco il difetto fastidioso: l'articolo è intitolato "Il supermarket della politica". Tutta la strategia di Berlusconi è "uno spot" da commesso di negozio. Questo implica quel disprezzo ontologico dell'avversario che tanto urta gli elettori di centro-destra e che rende antipatica la sinistra (come ha scritto Ricolfi) anche a chi è incerto.
Nessuno, nemmeno Sorgi, meritoriamente, dice che questa strategia sia vincente o perdente: ma non c'è ragione di chiamarla supermarket. Soprattutto dal momento che tutti i partiti, in tutti i modi, anche con i programmi più seri, non fanno altro che cercare di allettare gli elettori. Ad esprimersi nello stesso modo, si potrebbe commentare la candidatura di Prodi con queste parole: "Il centro sinistra non ha una faccia presentabile e per questo manda avanti Prodi. Con quella faccia cascante, con quella voce da confessionale, con quel sorriso senza denti è ancora il più presentabile della sinistra! Se lui può vincere un concorso di bellezza, pensate agli altri concorrenti!".
Questo non è un discorso politico, è pura irrisione. Fa il paio col supermarket. Da un lato una coalizione di imbonitori e un elettorato che si lascia incantare da musiche e luci, dall'altro una coalizione composta di tali mostri da avere in Prodi il rappresentante più bello; e un elettorato composto di ciechi.
Non si è particolarmente accaniti con Sorgi. Egli non è né Travaglio né Curzio Maltese. Non è un "odiatore" professionista e probabilmente, se leggesse queste righe, si risentirebbe. Affermerebbe che non intendeva offendere nessuno e il bello è che gli si potrebbe anche credere. Ma è proprio questo, il punto. Insultare Berlusconi è divenuto così normale che lo si fa anche senza accorgersene. Mentre non si può qui scrivere che Marcello Sorgi è scorretto perché, se leggesse queste righe, troverebbe che queste parole lo offendono.
Non ne ha labitudine.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 31 ottobre 2005


Non state in silenzio!
Vivo in Israele da molti anni e le esternazioni di Ahmadinejad, criminale presidente iraniano hanno gettato me e tutti i miei connazionali nello sconforto.
Non sono parole nuove, la distruzione di Israele e' sempre stato il ritornello dei dittatori islamici, e la Carta palestinese porta ancora oggi al comma 19, mai cancellato come spesso erroneamente si dice, l'augurio che la lotta armata palestinese si concluda con la distruzione dello" stato sionista".
Arafat in arabo lo diceva quotidianamente eppure e' stato ricevuto dai grandi della terra, persino qualche ebreo.
Arafat ha  tentato per 40 anni di arrivare alla realizzazione del suo sogno eppure nessuno si e' mai scandalizzato. Nemmeno il Papa.
Oggi, non tutti, ma molti sono  indignati dalle parole del fanatico presidente iraniano ma non si puo' non notare che le strade non si sono riempite di gente sdegnata, di studenti o di pacifisti.  Quelli  sempre pronti a scendere in piazza tra sventolii di bandiere della pace, ogni volta che da Israele parte uno sternuto , stanno in silenzio e guardano dall'altra parte.
Dove sono? Perche' l'idea della distruzione di una nazione del mondo non li sconvolge?
Dove siete? Possibile che le parole gridate dall'Iran non vi ripugnino?
Dove sono i giovani  sempre pronti, giustamente, a protestare per le ingiustizie?
Non si puo' non notare che , oggi, solo Giuliano Ferrara e gli ebrei si muovono, come se la cosa non interessasse tutta la societa', come se tali criminose dichiarazioni non interessassero  altri che gli ebrei.
Siete coinvolti tutti, non lo capite?
Succedeva anche nel 1938.
Nessuno protesto' e gli ebrei furono trasportati ad Auschwitz ma l'Europa pago' quel silenzio. Sei milioni di morti ammazzati perche' si chiamavano Davide o Sarah peseranno per sempre sulla coscienza collettiva europea.
Mi auguro che giovedi', davanti all'ambasciata dell'Iran, a Roma, gli italiani si sveglino e capiscano che dittatori infami come Ahmadinejad possono arrivare a distruggere il mondo non solo Israele.
Quel veleno entra nei cervelli come la droga e toglie alla gente la capacita' di discernere tra  il bene e il male assoluto.
Non state in silenzio, andate nelle piazze perche' voler distruggere una democrazia significa voler distruggere il mondo intero.
Non si puo', non si deve, e' male, e' indecente, andate a manifestare contro il Male.
Aiutateci per una volta e mettetevi a gridare forte, tanto forte che vi sentano fino in Iran "Siamo tutti Israeliani".
 Deborah Fait - informazionecorretta

LA MORTE DELLO ZERO
Il movimento è relativo. Non posso dire che A è in movimento se non c'è un B rispetto al quale A si avvicina, si allontana o passa accanto. Nello stesso modo non si può dire che un uomo sia buono se non con riferimento alla media degli uomini. Ché se infatti la media fosse più buona di lui, lo si definirebbe cattivo. Un giudizio di valore abbisogna di uno zero a partire dal quale c‚è una scala verso il positivo e una scala verso il negativo.
Questo dato di base è fondamentale. Quando - secondo la leggenda - Marie Antoinette dice s'ils n'ont pas de pain, qu'ils mangent de la brioche non è cinica: è solo che per lei è inconcepibile che manchi il pane; e se per caso manca, non mancherà certo la brioche. Insomma ha perso di vista lo zero. Il problema contemporaneo è che ora siamo tutti Marie Antoinette.
Lo zero della vita è il dolore. Gli esempi sono infiniti e sarebbe persino crudele citarli: basti pensare all'esistenza di chi si vede morire ogni giorno di più, inesorabilmente, di cancro. Basti pensare al dolore di chi vede perire per fame e stenti i propri figli. Basti pensare ai massacri delle guerre e delle pestilenze; alle crudeltà dei conquistatori e dei tiranni; all'incertezza rispetto alla propria sopravvivenza nell'ambito delle ore; al dolore fisico di certe malattie; alla detenzione in celle buie e umide della Lubianka da cui si era tirati fuori per essere tormentati o uccisi... È questo lo zero che si dimentica. Vivendo in un mondo che non conosce né la guerra né lo sterminio, e anzi in cui lo Stato è invocato alla minima difficoltà, la società è simile ad una signorina di buona famiglia dell'Ottocento che non sia mai venuta a contatto con la vita dei plebei. Essendo sempre vissuta sotto la protezione dei genitori e dei domestici, è buonissima e aliena da ogni pensiero di brutalità; addirittura è così sensibile da considerare poco gentile parlare della madre di qualcuno (e infatti parla solo della mamma); reputa poco affettuoso chiamare ragazza una donna di quattordici anni (e infatti la chiama bambina, quando non bimba). Un'esagerazione? Assolutamente no: questo è il linguaggio della televisione. La TV è stata capace di parlare della "mamma di Berlusconi" quasi che il Primo Ministro, invece d'essere vicino alla settantina, fosse un bambino di otto anni. E continua a chiamare "mamma" persino la donna che ha ucciso il proprio figlioletto: "la mamma della piccola vittima".

Tutto il vocabolario è sregolato. La gente va in vacanza e i media parlano di esodo, confondendo una tragedia e una scampagnata. Vengono uccise cinquanta persone e i media parlano di genocidio, che invece è l'uccisione d'un intero popolo. Parlano dell'Italia e si riempiono la bocca di povertà, mentre nessuno soffre la fame e migliaia di persone rischiano la vita pur di venire qui a chiedere l'elemosina o a prostituirsi. Non si sa più che cosa sia la vera indigenza. Come non si sa più che cosa sia la vera disoccupazione: cioè la situazione in cui nessuno vi dà, per una giornata di lavoro di dodici ore, di che non morire di fame: come è stato, in passato, per molti secoli e com'è ancora in altri posti del mondo.
Tutto dipende dal fatto che la stragrande maggioranza degli europei non ha esperienza della guerra. Essa - che nella storia ha sempre rappresentato un richiamo alla terribile sostanza ultima della realtà - è diventata un concetto sfocato, consegnato alle pagine ingiallite dei libri di storia o celebrato nei discorsi (noiosissimi) dei vecchi. Dal momento che oggi è solo un fenomeno da notiziari, da un lato non la si capisce più, dall'altro si drammatizza per buonismo uno scontro in cui muoiono venti persone e lo si chiama "vera e propria battaglia". Così come si dichiara "guerra sanguinosa" per gli americani quella irakena in cui sono morti, dall'inizio delle operazioni ad oggi, duemila soldati. Duemila persone che certo hanno lasciato parenti addolorati ma che non sono nulla, se si parla di un vero conflitto. Per avere le giuste proporzioni, bisogna ricordare che nella battaglia delle Fiandre (Prima Guerra Mondiale) morirono 400.000 inglesi e 250.000 tedeschi, senza che si avessero risultati degni di nota sul terreno. 650.000 persone morte per niente: e non fu che una delle battaglie di quegli anni terribili. I contemporanei ebbero certo, di ciò ch'è una guerra, un'idea diversa di quella che hanno oggi gli spettatori della televisione. Essi avrebbero chiamato quella dell'Iraq una banale azione di polizia.
La conclusione non è linguistica. Se si trattasse solo di tarare nuovamente il vocabolario, basterebbe una buona scuola. Basterebbe licenziare qualunque giornalista che usi la parola "bimbo" per chi ha superato i cinque-sei anni. Ma neppure questo si farà. Invece di questa regolazione si occuperà la realtà, una volta o l'altra. Non essendo cambiata la natura umana, un giorno si potrebbe apprendere di nuovo, per esperienza, il vero significato delle parole fondamentali dell'esistenza: la guerra, la fame, la morte.
Gianni Pardo, 29 ottobre 2005  - giannipardo@libero.it

MOLLICHINE
Maradona, su Fidel Castro: "Per me il comandante è un Dio". Bush invece "è un assassino". Maradona è proprio fatto... così.

Udc. Cesa: "La par condicio non si tocca, senza se e senza ma". È appena segretario e già non azzecca il vaso.

Fassino ha dichiarato che telefona quotidianamente a Mieli per protestare per la linea del "Corriere". Berlusconi non lo fa e dunque attenta alla libertà di stampa.

L'Iran parla di cancellare Israele dalla faccia della terra. Ma non ha la bomba atomica. Israele non parla di cancellare l'Iran dalla faccia della terra. Ma...

Israele chiede che il presidente dell"Anp intraprenda un' "azione seria" contro i gruppi terroristi. Insomma che gli dica "smettetela!" senza sbuffare a ridere.
Gianni Pardo


UN TRIONFO DEL DIRITTO
Qualcuno ha scritto: "Forse  è ugualmente difficile conquistare un diritto ed avere il coraggio di esercitarlo". Se infatti il diritto è in linea con le aspettative del prossimo, non ci sono problemi. Se invece entra in conflitto con esse, sono in molti a far presente che non deve essere esercitato; che forse non è un diritto; che comunque è immorale; che chi ne dispone dovrebbe vergognarsene. Fino ad arrivare a minacciare il suo titolare, se pensa veramente di usarlo.
Sulla strada dell'emancipazione femminile questo è stato osservato molte volte. A lungo si è spiegato alle donne che non sarebbe stato degno di una signora comportarsi come la legge autorizzava. Che non stava bene esigere i diritti che la legge aveva accordato. Infatti quando il legislatore illuminato precede in maturità la folla, questa protesta. È convinta che il diritto deve essere espressione della sua volontà e, anche se essa è ignorante e primitiva, si autoelegge senza tentennamenti coscienza morale della nazione
Uno Stato democratico e civile deve guardarsi dall'aderire al suo punto di vista. Francesco Saverio Borrelli, ai tempi di Mani Pulite, affermò di agire "sostenuto dal consenso della gente" e Luciano Violante in questi giorni gliel'ha rimproverato. Anche se giunge con soli tredici anni di ritardo, il biasimo di Violante è perfettamente giustificato: il consenso popolare è un pessimo consigliere. Il giudice non può risolvere un problema giuridico chiedendo alla folla se deve liberare Gesù o Barabba: le norme sono scritte ed invariabili perché la sentenza deve corrispondere non a stati d'animo momentanei più o meno corali, ma a principi solidi, generali e duraturi.
Nella realtà, l'atarassica nobiltà delle leggi non sempre vince sulle passioni umane. Proprio in questi giorni il Csm, con mille contorcimenti, ha negato al giudice Corrado Carnevale, benché pienamente assolto anche dalla Cassazione e benché abbia a ciò un chiaro diritto, la reintegrazione nel suo posto. Quell'organo ha preferito i propri pregiudizi all'applicazione della legge. Stavolta non è summum ius summa iniuria, ma summum iudex, summa iniuria.

E poi, come mai tanto accanimento, di che cosa è stato colpevole, quel magistrato, agli occhi della sinistra e dell'opinione pubblica? Semplicemente di applicare la legge. È stato capace, in obbedienza alle norme di diritto processuale penale, di dichiarare in Cassazione radicalmente nulli processi per omicidio incorsi, in fase istruttoria, in nullità insanabili. Era chiamato l' "ammazzasentenze" quando avrebbe dovuto essere chiamato l' l' "ammazzaerrori". Il suo comportamento non piaceva? E allora si doveva solo cambiare la legge sulle nullità insanabili e nel frattempo sottoporre a procedimento disciplinare chi non faceva come lui. Ma la folla preferiva Barabba.
Fra gli episodi positivi invece si deve annoverare, con qualche stupore, la vicenda di Antonio Fazio. Il Governatore della Banca d'Italia potrebbe, chissà, essere colpevole di mille cose: ma non ce n'è nessuna, per quanto se ne sa, che comporti il suo licenziamento o il suo obbligo di dimettersi. Eppure contro di lui ci sono stati i grandi giornali; tutta l'opposizione; buona parte della maggioranza; le banche; le istituzioni; tutti i moralisti della domenica; la magistratura e l'opinione pubblica: semplicemente tutta l'Italia. E a suo favore? Semplicemente una legge che lo rende inamovibile. E lui, lo sciagurato, che ha fatto? Ha osato servirsene!
Non importa se abbia seri torti, almeno in questa occasione: dato che i casi Parmalat e Cirio bruciano ancora. E non importa neppure se la legge che l'ha reso inamovibile sia ben fatta o non. Importa che essa sia vigente e che, in base ad essa, il Governatore abbia potuto resistere alla Repubblica Italiana. Questo è un trionfo del diritto. È l'unico momento in cui veramente s'è visto che nessuno, neanche l'opinione pubblica, neanche il Parlamento, sono al di sopra della legge. Rara avis.
Questo caso viaggia su un doppio binario, umano e giuridico. Sul piano umano si possono ipotizzare sia motivazioni abiette e poco probabili ("Io questa poltrona non la lascio"), sia motivazioni nobili e vagamente eroiche ("Per il rispetto dovuto alla mia innocenza non devo riconoscere colpe che non ho"). Ma questo riguarda solo lui. Sul piano giuridico è certamente un bell'episodio di legalità rispettata. Fiat iustitia et pereat mundus, si diceva un tempo: si applichi la legge, cascasse il mondo. E per una volta la voce del liberale che ha mormorato questo brocardo non è stata soffocata dalle grida di "crucifige".
Gianni Pardo giannipardo@libero.it

NOTA A MARGINE
Riccardo Barenghi (sulla "Stampa"), in un articolo ironico su Mieli che potrebbe scendere in politica, scrive che il Direttore del Corrierone non ha voluto dare importanza alla polemica innescata da Fassino. E  prosegue: "D'altra parte anche tutto il resto della stampa nazionale (tranne il Giornale), ha seguito la sua linea: Fassino non va preso troppo sul serio perché non è Berlusconi, ché se le stesse cose le avesse dette lui chissà che casino. Ma qui stiamo parlando appunto di Fassino, dunque non allarmiamoci".
"Ché se le stesse cose le avesse dette lui chissà che casino".
E se quello che dice Barenghi lo dicessi io, chissà che casino, nel nostro piccolo. Poi il giornalista scrive "stiamo parlando appunto di Fassino, dunque non allarmiamoci", e questo è ingeneroso. Non è che gli altri giornali non sottolineano la scorrettezza di Fassino per sottovalutazione: è per disonestà intellettuale e per subordinazione agli interessi del partito.
Gianni Pardo


«Inaccettabili intimidazioni di Fassino ai giornali»
Sono lontani i tempi in cui Piero Fassino si scagliava contro una «destra ipocrita e arrogante», colpevole di fare resistenza alla candidatura di Paolo Mieli, «una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano, alla presidenza della Rai». Ora le parti si sono rovesciate e il segretario dei Ds, infischiandosene delle consuete battaglie a favore dell‚indipendenza e dell'autonomia del Corriere della Sera, scaglia fulmini e saette contro il quotidiano che, a suo dire, «più di ogni altro ce l'ha con noi» e scrive «cose non veritiere». Uno sfogo pesante, quello pronunciato mercoledì scorso, con tanto di sfida a scendere nell'agone della politica rivolta al giornalista milanese. «A Mieli telefono tutti i giorni ma non cambia mai niente» racconta Fassino. «Il Corriere sembra essersi dato come obiettivo la destrutturazione del principale partito della sinistra. È un segnale che quel giornale fa politica. Ma se è questa l'intenzione del suo direttore, lo sfido a farlo apertamente, presentando una sua lista e andando a raccogliere le firme per sostenerla».Inutile dire che, il giorno dopo, l'onda dell'indignazione non è minimamente paragonabile alla tempesta che si sarebbe scatenata se affermazioni simili fossero state dettate dalle parti di Palazzo Grazioli. Il duello tra i Ds e una ipotetica «lista Mieli» non accende reazioni infuocate, non fa scattare l'espressione corale di sonanti timori per la minaccia portata alla libertà di stampa e non merita l'alzata di scudi delle istituzioni giornalistiche. Né l'Ordine dei Giornalisti né la Federazione nazionale della Stampa, infatti, prendono la parola per stigmatizzare l'affondo. E tace perfino il cdr della corazzata giornalistica milanese, solitamente «sensibile» ai tentativi, veri o presunti, di influenza esterna.
L'unico comunicato di solidarietà arriva dall'Associazione Stampa Parlamentare. Ma la genesi del documento è faticosa. La nota di protesta dell'Asp, infatti, viene redatta soltanto dopo una lunga trattativa e dopo il raggiungimento di un accordo interno che stabilisce di non renderne pubblico il contenuto. «L'Asp esprime solidarietà ai colleghi del Corriere che sono stati oggetto di un tentativo di intimidazione da parte di Piero Fassino» recita il testo. «L'Asp ritiene inaccettabili tali comportamenti, da chiunque provengano, nei confronti della stampa in genere e dei singoli giornalisti. Se Fassino ha doglianze da manifestare ha molte e note strade per tutelare se stesso e i Ds». Parole limpide, messe nero su bianco su proposta del presidente Enzo Iacopino, ma osteggiate dai membri del direttivo più vicini al centrosinistra che chiedono di non diramarle alle agenzie. L'«embargo», però, non regge e viene rotto prima dall'agenzia Adnkronos e successivamente dall'Apcom. Se le espressioni di solidarietà scarseggiano nell'universo giornalistico - a parte una nota della Voce repubblicana che lancia il sospetto che «chi minaccia davvero la libertà di informazione» sia non il governo, ma «chi si candida alla guida del Paese domani» - dal fronte della politica si alza la voce dell'azzurro Fabrizio Cicchitto. «Fassino vuole che sia fatto ad altri ciò che non sopporta sia fatto a lui» sostiene il vice coordinatore di Forza Italia. «È davvero paradossale - continua - che il segretario Ds attacchi a testa bassa il Corriere, accusandolo di scrivere articoli menzogneri sul suo partito, invitando provocatoriamente Mieli a candidarsi e ammettendo candidamente di aver provato più volte a far cambiare linea al direttore, come se questo non fosse un grave tentativo di condizionare la libertà di stampa». «Ci chiediamo come mai, quando analoghe denunce le fa Berlusconi, il quale è sistematicamente sotto attacco da parte di certi giornali, Fassino accusi il premier di minare l'indipendenza del Corriere. I casi sono due: o Fassino dice la verità, e quindi il Corriere effettivamente scrive spesso cose forzate pur di assecondare un suo progetto politico, oppure mente, e allora il suo è un attacco in piena regola alla libertà di stampa, a dimostrazione che per i Ds essa esiste solo quando l'obiettivo è il centrodestra, ma non ha diritto di cittadinanza quando nel mirino ci finisce la sinistra».
Fabrizio De Feo (il Giornale.it del 28/10/2005)


RICHIAMI NON INNOCENTI, SECONDA PARTE
Il Presidente della Repubblica Ciampi ha concluso il suo giro del Piemonte visitando Biella e davanti ad esponenti del settore tessile ha continuato la sua esternazione politica.
Se la carica fosse stata ricoperta da Cossiga, probabilmente ci sarebbero stati dei gridi dall'allarme, voci su un eventuale caduta di autocontrollo del Presidente, denunce per il valore delle esternazioni, certamente non rientranti tra quelle legittime del Capo dello Stato.In questo caso ciò non è avvenuto, nonostante Ciampi esprima delle vere e proprie opinioni politiche e rimproveri il governo per il suo operato, al di là della forma pacata con la quale vengono espressi certi giudizi.
Dire che l'economia italiana langue mentre all'estero ci sono chiari segnali di ripresa, lamentarsi dell'aumento dell'inflazione, che è data oggi al 2,2%, coincide nella sostanza con il messaggio elettorale del centro-sinistra, è un pò il motivo saliente della retorica di Prodi, anche se lui, e questo è assolutamente normale, lo esprime con toni più forti e con quello sguardo spaventato, dopotutto è l'esponente dell'opposizione e sta cercando di vincere le prossime elezioni.
Ciampi si trova invece in una situazione opposta e continuare a ripetere che il governo ha agito male, perchè non ha dato priorità a certe riforme ( quali ? ) o perchè non ha saputo rilanciare l'economia per farle tenere il passo con gli altri paesi, costituisce un'invasione pesantissima nell'agone politico ; un'invasione non legittima primo, e inutile secondo, per il fatto che si tratta di critica gratuita, generica e coivolgente tutta l'azione dell'esecutivo.
Ancora una volta, questi giudizi inaccettabili vengono serviti con un contorno di luoghi comuni, come il fatto che un'efficace azione del Ministero delle Finanze deve conciliare una finanza pubblica solida con il rilancio delle attività produttive oppure che bisogna favorire l'integrazione dell'economia dei paesi sviluppati con quella dei paesi emergenti. Tutte frasi bellissime e condivisibili, sarebbe però opprtuno che dacerte altezze si cercasse si scendere a qualche consiglio più concreto, invece di prodigarsi in questo concerto di grandi concetti e speranze che ricorda molto la retorica di John Kennedy durante la sua campagna elettorale : lui voleva attuare la " nuova frontiera " e portar fuori l'America da quegli anni bui, che sarebbero stati quelli di Eisenhower, ed infatti di lì a poco realizzo quel capolavoro, ancora insuperato per fortuna, della tragedia della Baia dei Porci.
Stasera il Presidente Ciampi tornerà a Roma, ci auguriamo davvero che si concluda questo ciclo di conferenze politiche, un certo senso di responsabilità dovrebbe essere da guida, specialmente adesso che siamo entrati già nel periodo guerresco della campagna elettorale.
LUCIO SERGIO CATILINA


Niente solidarieta', per favore.
Eccolo la'. Siamo alle solite, le masse islamiche che rispondono con un boato alle dichiarazioni del Presidente  Ahmadinejad  "dobbiamo cancellare Israele dalla carta geografica". Europa e USA mandano a Israele la loro solisarieta', tutti sono scandalizzati nel mondo occidentale, sorpresi, poverini, sorpresi.
Non capisco di cosa siano sorpresi, questo e' il leitmotiv  che ascoltiamo da decenni, che dico decenni, da millenni.
Tutti hanno sempre voluto cancellare Israele. Ci riuscirono gli antichi Romani, tento' la Chiesa con la Santa Inquisizione, tento' Hitler con la Shoa', tentarono i paesi arabi con le guerre per l'annientamento dell'entita' sionista, tento' Arafat col terrorismo e la propaganda. Tentano da sempre gli antisemiti delegittimando Israele,   negando addirittura la Shoa'.
Perche' ci si meraviglia allora per un proclama fatto da un estremista  islamico, eletto presidente di un paese che dall'epoca di Khomeini non fa altro che sbraitare alla distruzione di Israele e che finanzia il terrorismo internazionale e addestra gli hezbollah nazisti?
Fra un paio di giorni sara' tutto dimenticato e presto quel presidente sara' ricevuto in Europa come i suoi predecessori, come Assad di Siria, come lo fu Arafat, il mostro.
Carta palestinese. articolo 19.
La lotta armata e' una strategia che ha un fine decisivo  nello sradicamento dell'esistenza sionista dalla Palestina e la lotta non finira' fino a quando lo stato sionista non verra' demolito ...
Allora??? Allora ??? perche' tutti si scandalizzano adesso?
Questo comma fa parte della Carta palestinese dal 1967, non e' mai stato cancellato eppure non ha impedito ai sepolcri imbiancati europei e americani di ricevere con tutti gli onori il suo autore, Arafat e di appoggiare il suo sforzo di rendere effettivo e reale questo comma.
Allora??? Sui libri di testo delle scuole arabe e islamiche di tutto il mondo  la cartina della Palestina  ha esattamente la forma di Israele.
Allora???
Perche' tutto questo putiferio?
Ahmadinejad  non ha fatto che ripetere il solito ritornello, il preferito dei dittatori islamici e delle folle sulle quali comandano e il preferito anche di molti europei a Roma, Strasburgo, Bruxelles, Parigi, Berlino, Londra e chi piu' ne ha piu' ne metta.

Ieri, quasi a rimarcare il boato di Teheran, c'e' stato un boato in Israele, di altra natura, un boato di fuoco a Hadera, a nord di  Tel Aviv.
Un assassino suicida ha ammazzato 5 persone, ferito 30, di cui molte sono in coma. Molti dei feriti , se sopravviveranno, saranno invalidi per la vita. Dieci chili di esplosivo misto a bulloni e chiodi lasciano il segno su un corpo umano, segni di buchi, bruciature, cecita', mani e piedi saltati via.
I media italiani hanno dato doverosamente la notizia facendo vedere nelle foto il dolore dei famigliari dell'assassino. Del dolore dei famigliari delle vittime israeliane non gliene frega niente a nessuno.
I media italiani hanno anche scritto spudoratamente che avevamo avuto 8 mesi di tregua.
Ma dove? ma quando? ma dove stavano fino a ieri i giornalisti che hanno scritto questa schifezza? Non erano attenti quando un paio di giorni fa sono stati ammazzati tre ragazzi israeliani? sono distratti quando Sderot , fino a questa mattina ,si becca sulla testa i bombardamenti dei qassam?
"Voglio un mondo senza Israele".

L'Iran ci fa paura perche' tutti sappiamo che non appena avra' la sua bella bombetta e' sulle nostre teste sioniste che la inaugurera' ma riportiamo le cose nella giusta dimensione,  Ahmadinejad  non e' il primo e non sara' l'ultimo percio' della solidarieta' pelosa di coloro che sbaciucchiavano il rais palestinese che faceva le stesse esternazioni del presidente iraniano, dandogli la forza di portare avanti i suoi crimini , io, personalmente, non me ne faccio niente e la rimando al mittente.
La rimando al mittente con disprezzo perche' quel mittente non ha avuto niente da dire alla notizia che a Ramallah verra' costruito un mausoleo per Arafat con annesso museo per conservarvi la sua Kefiah inamidata a forma di Israele e la sua adorata pistola. Tutti stanno in silenzio anche sapendo che questa cosa indecente costera' UN MILIONE DI DOLLARI e di chi saranno quei soldi se non dei paesi che oggi  si stanno ipocritamente scandalizzando per le dichiarazioni iraniane? Un milione di dollari per il mausoleo di colui che voleva distruggere Israele, un milione di dollari rubati ai palestinesi senza casa e senza lavoro e senza pane. Un milione di dollari di vergogna.
Niente solidarieta', per favore, non sappiamo che farcene.
  
Deborah Fait - informazionecorretta


IL CRETINO IN SENSO CORRENTE
Nella vita, un po' anche per incoraggiarci, facciamo tutti un grande uso della parola "cretino". Tizio è cretino, Caio ha fatto una cosa cretina, le cose cretine mi mandano in bestia, e via dicendo. Al momento di definire il cretino, però, si hanno difficoltà. Come inse-gnano i dialoghi di Platone, tutte le definizioni sono difficili e c'è sempre un Socrate in agguato pronto a dimostrarci che abbiamo, noi, detto una cretinata.
A proposito del cretino l'economista Cipolla che ha dato una bella serie di definizioni. Chi fa una cosa che gli conviene e non danneggia nessuno è una persona intelligente. Chi fa una cosa che gli conviene ma danneggia gli altri, è un delinquente. Chi fa una cosa che lo danneggia, ma va a favore degli altri, è un santo. Ma chi fa una cosa che danneggia sia se stesso sia gli altri, quello è un cretino.
Questa definizione ha il pregio d'essere chiara e brillante, ma si adatta solo ai supercampioni della stupidità. Inoltre il cretino potrebbe occasionalmente non danneggiare se stesso, per puro caso, come una persona intelligente può nuocere a se stessa e agli altri per sbaglio. Nella realtà insomma ci sono molti cretini meno esemplari di quelli di Cipolla ma non per questo meno nocivi. Rimane dunque necessario definire del il cretino in senso corrente.
Da prima bisogna notare che il cretino di Cipolla è un cretino che agisce. Infatti la sua azione ha un effetto, se pure negativo. Ma c'è colui che si limita a parlare: il cretino intellettuale, gratuito, vocazionale. Uno sciocco per elezione dice stupidaggini così, senza ragione e per libera scelta. Se gli viene raccontato che una certa persona è benvoluta da tutti, ecco che dice: "È  buono con tutti e ovviamente tutti sono buoni con lui. È sempre così, nella vita". E questa è un'enorme balordaggine. Perché avviene che si sia buoni con tutti e si ricevano pesci in faccia.
O addirittura che si sia considerati scemi. Mentre alle persone ricchissime, o famosissime, o munite d'uno speciale fascino, può anche avvenire di essere cattive quasi con tutti ed essere lo stesso ricercate ed apprezzate.
Ecco un altro esempio. Un giovane commette un orrendo delitto, oppure muore per un'overdose, o qualcosa del genere ed ecco che il cretino dice: "Certo, qualche colpa devono pure averla, i genitori". È una frase crudele oltre che una cretinata. Non perché sicuramente falsa, ma perché il cretino non si rende conto che, se la cosa per caso non fosse vera, avrebbe calunniato due persone innocenti nel momento per loro più drammatico. Inoltre ha detto una cosa che, cadendo nelle orecchie di altri cretini come lui, può cominciare a fare valanga: il secondo cretino potrebbe già cominciare a raccontare il fatto con le parole: "Ho sentito dire che è per colpa dei genitori che quel giovane..."
E ancora. Si parla di una persona psichicamente disturbata e il cretino, che nulla sa di quell'uomo, se ne viene fuori con la frase: "Ma io penso che cercando di capirlo e di parlargli, trattandolo con dolcezza..." Queste parole corrispondono a dire che quelli che già hanno avuto a che fare col malato di mente, che lo hanno sopportato per anni e non ne possono più, sono cattivi. Mentre lui, il cretino, sarebbe indefinitamente tollerante, indefinitamente buono e indefinitamente comprensivo. Che l'hanno inventata a fare, la psichiatria? Perché non mandano queste persone tolleranti, buone e com-prensive, a curare i pazzi?
Si parla di miseria nel mondo e il cretino dice: "Se dessimo a quelli che soffrono la fame il denaro che viene speso per gli armamenti..." Dimenticando 1. Che le armi non sono commestibili e non mangiano, dunque non fanno concorrenza né alla produzione né al consumo di alimenta-ri. 2. Che le armi non sono un capric-cio o una cattiveria, ma un‚assoluta necessità per lo stato che voglia essere indipendente. 3. Infine che col denaro si compra il cibo ma bisogna prima produrlo. Se dunque nel terzo mondo continuano a fare figli indefinitamente, e non imparano a coltivare meglio la terra, non ci si può certo aspettare che l'Europa nutra il mondo. Col denaro si compre il cibo che c'è, non si può comprare quello che non c'è.
Un'altra dichiarazione da cretini gratuiti è: "Ma ci deve pur essere, una soluzione!" Frase assolutamente deliziosa. Essa prova innanzitutto che il cretino, anche se dà lezioni di morale, sa di essere un incompetente. Altrimenti dovrebbe indicarla lui, la soluzione. Invece la sua parte di mosca cocchiera si limita ad indicare che qualcosa andrebbe fatto. Come se gli altri fossero del parere che è meglio non far nulla. Inoltre, non ha senso dire "ci deve essere una soluzione": o c'è o non c'è. E anche ad esserci, se nessuna la trova è come se non ci fosse. Per millenni i geometri si sono detti che per la quadratura del cerchio una soluzione probabilmente c'era. I più cretini avranno magari detto "Ci deve essere una soluzione". Ma quello che è sicuro è che non è stata trovata ed anzi è stato dimostrato che non si poteva trovare. Allora? A che serve ripetere che "ci deve essere una soluzione"?
Le definizioni che del cretino dànno sia la psichiatrica che il brillante Cipolla non sono molto utili nella vita di ogni giorno, anche l‚altro perché da un lato l'inte-resse rende la gente più intelligente di quanto normalmente non sia, dall‚altro gli ideali rendono la gente più sciocca di quanto normalmente non sia. Per quanto riguarda il cretino corren-te è dunque necessario un criterio d‚identificazione più terra terra, più maneggevole e più pratico. E per trovarlo bisogna innanzi tutto sgombrare il terreno da una frequente confusione: il cretino si definisce così per motivi intellettuali, non morali. I cretini possono anche essere effettivamente buoni e utili come le persone intelligenti possono anche agire malvagiamente. Intellettualmente, appunto, il cretino è qualcuno che dice una frase che può essere dimostrata falsa con una semplice obbiezione o con un breve esame. Ecco una serie di esempi:
"Le stagioni non sono più come una volta". Per dire una cosa del genere bisognerebbe conoscere fior di stati-stiche e chi le conosce afferma in genere che tutto va come al solito, incluse le punte in su e in giù, che fanno parte della normalità. Ovviamente se consideriamo i secoli, non i lustri.
"Nessuno ama i figli come li ama una madre". A parte il fatto che esistono madri che hanno ammazzato i loro figli, non esiste dunque nessun caso di padre più amoroso della madre?
"La guerra è comunque un male". Bella frase, ma se l'alternativa è di essere vinti e sterminati? Dov'è stato preferibile morire, ad Auschwitz o nella rivolta di Varsavia?
"Il dovere di ognuno di noi è vivere per gli altri". Baggianata suprema. Non solo non lo fa nessuno, ma se fosse possibile, e tutti lo facessero, non si guadagnerebbe nulla, visto che ognuno riceve-rebbe tanto quanto avrebbe avuto prima. Un altro potrebbe poi, sforzandosi, fare per me quello che io non desidero mi sia fatto, mentre io avrei fatto di meglio e con minore sforzo occupandomi di me stesso. Infine, visto che è fuori dalla realtà ipotizzare un mondo in cui tutti vivono per gli altri, chi vivesse per gli altri vivrebbe in pura perdita e forse non vivrebbe affatto.
"È natale. Tutti sono felici nelle loro case, con i loro cari". Veramente? Tutti sono felici, tutti hanno una casa, tutti hanno delle persone care?

La lista è lunghissima, o meglio sterminata. Può darsi che qualcuno degli esempi non convinca, ma il metodo per l'identificazione del cretino è sufficientemente chiaro. E in questo campo non si possono avere certezze obbiettive.
In conclusione può essere definito cretino colui che con qualche frequenza dice frasi o compie azioni la cui invalidità può essere facilmente dimostrata. Cipolla definisce un caso particolarmente grave, ma non dissimile da quello di una signora che dicesse: "La missione della donna è quella di essere moglie e madre". Infatti una simile frase riduce la donna ad un accessorio dell'uomo e a uno strumento della riproduzione. Le nega addirittura il diritto di vivere per se stessa.
Attenzione, ben diverso è dire: "Una donna è felice soprattutto nel suo ruolo di moglie e di madre". Questa frase non è una cretinata: è un'opinione. Con quella parola, "soprattutto", essa lascia spazio alla risposta: "Io sono felice diversamen-te". Mentre diventerebbe di nuovo una cretinata irrimediabile se fosse formulata così: "Una donna è felice solo nel suo ruolo di moglie e di madre".
Qualcuno potrebbe obbiettare che di questo passo si fa della cretineria una questione di linguaggio. Può essere. Ma non è col linguaggio che si esprimono le idee? E poi, la differenza fra il cretino e la persone intelligente non è forse una differenza intellettuale? Infine non si deve dimenticare che le parole hanno effetti concreti nella realtà. Sostenere che una donna è felice solo da sposata può infatti indurre un padre a rifiutare alla figlia la frequenza all'università.
Gianni Pardo

RICHIAMI NON INNOCENTI
L'aspetto più pericoloso dell'attività politica è quello di chi compia una tale attività avvolto da una copertina di'imparzialità, soprattutto quando si tratti di atti che si fanno rientrare nel cosiddetto bene nazionale, perchè, come si può insinuare che si faccia attività politica quando ci si richiami ai valori nazionali ? Un esempio di questa falsa obiettività lo si è avuto in questi giorni, con le due uscite, una ieri a Roma ed una oggi a Vercelli, del Presidente della Repubblica Ciampi. Il Presidente infatti, in mezzo a tutte quelle frasi di circostanza, alcune delle quali obbligate certamente visto il suo ruolo, ne ha piazzate un paio che, anche se si confondevano con le altre, hanno avuto un certo risalto. Mi riferisco all'invito alle istituzioni, cioè al di fuori di metafora, al governo ed alla sua maggioranza parlamentare, ad agire rispettando le priorità. Questa dichiarazione è una delle più insidiose che il Presidente Ciampi potesse rilasciare , in primo luogo, chi stabilisce quali siano le priorità ? Il governo può ritenere che la realizzazione di certe riforme sia più urgente di altre, ma si tratta di un parere, così come l'opinione che lo stesso Presidente ha in merito agli interventi da compiere prima di altri, per quanto autorevole, costituisce sempre  un parere ed in quanto tale può essere messo in discussione. In secondo luogo, fare un'affermazione simile equivale a criticare abbastanza decisamente il governo, dire infatti che si debbono rispettare le priorità è come dire che l'esecutivo ha concentrato la sua attività su questioni assolutamente secondarie, a scapito di quelle più importanti.
Coloro che vogliono capir male subito replicherebbero, ora non si può criticare il governo ? Il punto non è questo, è che il Presidente della Repubblica, in nome del suo ruolo imparziale non può dare un giudizio prettamente politico, quale è quello sulla scelta di cosa fare prima, ma può intervenire solo quando siano compromessi il regolare svolgimento dell'attività esecutiva e legislativa.
Il governo cambia la legge elettorale, riforma la scuola, quella superiore e l'Università e si viene a dire che non si interviene sugli aspetti essenziali ? Si può, naturalmente, essere più che contrari riguardo il contenuto di quelle riforme, ma dire che non si operi su quelle essenziali è assolutamente fuor di luogo.
Stesso commento lo si può riservare a quella parte del discorso del Presidente Ciampi che tratta della nostra Costituzione : il rispetto di questa non si traduce in una sua immodificabilità, non è detto che rispettare la Costituzione significhi lasciarla intatta. E' vero che questa Carta ci ha permesso di ricostruire la nazione dopo la guerra, ma ora siamo certamente ad un altro stadio, non siamo esattamente nel dopoguerra , le esigenze sono diverse e ciò può anche richiedere una modifica della nostra legge fondamentale. Anche qua, si può discutere del merito e si può condannare una riforma nel merito, ma non condannarla per il solo fatto che costituisce una modifica alla Costituzione.

L'intervento del nostro Presidente è stato più "politico " di quello che dovrebbe essere, quindi son da considerare assolutamente giustificate le critiche che quello ha avuto e tra le tanto critiche, mi si lasci aggiurgerne una, che la si pianti di richiamare ad ogni piè sospinto la Resistenza, di metterla in ogni dove, non se ne può più della mitologia degli eroi della Resistenza, può bastare il richiamo demagogico che ci viene inflitto ogni anno dalla fine di aprile agli inizi di maggio.
LUCIO SERGIO CATILINA

Primi anni Novanta
Giovanna Zucconi, sulla stampa, pone un'alternativa fra insopportabili, i radical chic e i "buzzurri choc". Cioè tutti coloro che manifestano volgarità, concreta o spirituale (la teleivisione del dolore!) ecc.
Personalmente sto con i buzzurri. Io che non ho mai visto l'Isola dei Famosi, C'è Posta per Te, il Grande Fratello ecc. sto con i buzzurri non perché siano simpatici - la padella e la brace - ma perché sono ovviamente, platealmente, coscientemente cattivi modelli. Il radical chic invece è una sorta di Tartufo della morale, della political correctness e dell'intellettualità. È una puttana delle idee: nel senso che le "vende" a peso, senza partecipazione, non perché ci creda o sarebbe disposto a fare qualcosa per loro e a rischiare. È uno che crede che la rivoluzione sia solo un tipo di vestiario. È uno che vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Si batte per il Lumpenproletariat ma beve cognac solo in bicchieri di cristallo, vetro astenersi. E per giunta si crede un modello morale.
È velleitario ed ipocrita. A questo punto viva Alvaro Vitali.
Gianni Pardo


MOLLICHINE
In Romania un carcerato ha querelato Dio (vero). Tremonti: "Io non ho ricevuto nessuna citazione".

Una città della Russia erige un monumento al termosifone. A Bangkok pensano di erigerne uno al preservativo.

Una storica dell'arte svedese sostiene che le opere d'arte belle provocano effetti lassativi. Quelle brutte invece fanno caga'.

In Florida tre ottantenni si sono smarrite e hanno impiegato 24 ore per tornare a casa dopo la messa. Almeno, questo è quello che hanno raccontato.

L'illusionista David Copperfield ha annunciato che metterà incinta una donna senza neanche toccarla. Ha scoperto l'inseminazione artificiale.

Michael Jackson si trasferirà definitivamente in Bahrein. Chi l'avrebbe detto che conoscesse il codice penale locale?

Romano Prodi ha auspicato la fine della lottizzazione in Rai. Non una a te e una a me, una a te e una a me, ma una a me e una a me, una a me e una a me...

Gentiloni: "Lo schema delle tre reti Dc, Psi e Pci è ormai insensato". Giusto. Bisogna cambiare il nome dei partiti.

Prodi: "Se non vinco io l'Italia è finita". Correzione: "Se non vinco EGO l'Italia è finita".

Hanno chiesto a Prodi se ha interesse a ereditare un'Italia disastrata. Domanda ingenua: dal giorno seguente sarà dichiarata floridissima.

Zaccaria querela chi l'accusa (Vespa, Confalonieri) d'avere complottato contro Berlusconi. Ma che complottato e complottato! Con la Rai l'ha combattuto a viso aperto.

Striscione d'estrema sinistra: "Moratti e Cofferati, entrambi bocciati". Ma è "di sinistra", bocciare?

Suso Cecchi D'Amico: "Per più di trent'anni è stato molto elegante essere di sinistra". Che sia stato intelligente è un altro paio di maniche.

Gli studenti (?) contestatori hanno chiamato "zoccola" la Moratti. Probabilmente chiameranno gentildonne le prostitute.

L'auto di Calipari colpita da sette proiettili. La Sgrena aveva detto "400". Ma scrive sul "manifesto" e dunque comprendiamo.

Sandro Medici, Prc (Comune di Roma) ha assegnato a degli sfrattati 15 alloggi vuoti di proprietà privata. Forse li ha presi per il Palazzo d‚Inverno.

Ciampi ha detto che bisognerebbe abbassare i prezzi. Ed anche, visti i recenti disastri, fare piovere di meno.

Cofferati: «Un corteo di studenti? Mai visti tanti fuori corso» . Eh no, proprio no. Le mollichine deve lasciarle a me.

Piero Sansonetti accusa Cofferati d'essere stalinista. Embeh? Per lui Stalin non era il Padre del Popolo?

Prodi: a Bologna è necessario un « assoluto rispetto per la legalità » ma chiede «un progetto che miri alla inclusione». Insomma dice al ladro: se ti limiti ti lascio trattenere un po' di refurtiva.

I dati di Freedom House, in base ai quali per la libertà di stampa l‚Italia è al millesimo posto, sono tutti per sentito dire. Io ho sentito dire che quelli di Freedom House sono fessi.

Lolli (ds) accusa i deputati di An di aver fatto gestacci agli assalitori di Montecitorio. Se l'attacco viene da sinistra bisogna porgere l‚altra guancia.

Mussi ha mandato personale della Camera a portare acqua ai manifestanti. Per grazia ricevuta.

Il 78% degli irakeni dice sì alla costituzione. Gli americani non avevano avuto tanti servi dai tempi dello schiavismo.

L' "Ue bandirà l'importazione di uccelli selvatici dai paesi extraeuropei". Se sono selvatici e se volano, sarà necessario un divieto di transito alto un chilometro.


Gianni Pardo giannipardo@libero.it

ROSSO IN SUBBUGLIO
Finalmente, dopo gli insulsi giorni delle primarie, il centro-sinistra ha ripreso il passo della politica vera.
Non mi riferisco tanto alla manifestazione di Roma contro la riforma delle Università, quella costituisce quasi un passo obbligato, quanto ai recenti e " nuovi " scontri che si sono avuti a Bologna contro il sindaco. Che un sindaco rosso quale Cofferati, nome storico del sindacato della CGIL, potesse essere avversato da quelle che potevano essere parte delle " sue " masse, studenti e lavoratori dipendenti, è davvero un fatto di rilievo. Che la folla che gremiva Piazza Maggiore potesse unirsi al grido di " Fascista ! " contro il  cinese  è qualcosa di così inspettato, soprattutto in questi giorni di pretesa e forzata " Unione ", che qualche giornale di sinistra potrebbe persino sostenere che la piazza è stata messa sù da infiltrati di destra.
Il Sindaco Cofferati ripulisce il Lungo Reno di Bologna da abusivi e spacciatori, un atto condiviso da gran parte della città emiliana, e all'improvviso dal letargo delle primarie risbuca Bertinotti, che torna a rivestire il suo ruolo dopo un periodo di aspettativa ed annuncia, appunto, una manifestazione a base di lavoratori e sfrattati. Rivelatore anche il commento di alcuni suoi compagni di viaggio, secondo i quali l'atto di Cofferati avrebbe lo scopo di acquistare voti a destra, cosa di cui non c'era bisogno, visti gli elevati consensi dell'ex-segretario della CGIL. Dico rivelatore, perchè se davvero il rispetto della legalità e dell'ordine son da considerarsi come valori di destra, c'è da preoccuparsi sul serio di un'eventuale governo della sinistra, dove Rifondazione Comunista sia in posizione di forza, tale da poter minacciare l'abbandono della coalizione e quindi far cadere il governo.
Ma, in mezzo a tutto questo, qual è il parere del grande uomo guida del centro-sinistra, l'uomo carismatico che dovrebbe guidare lo schieramento per salvare l'Italia dal disastro imminente ? E' un parere sussurrato, proferito a mezza voce, in tutto e per tutto tipico dello stile prodiano, si parla ma non ci si schiera, l'ex-uomo dell'IRI si dice rispettoso del valore della legalità, ma nello stesso tempo desideroso di fare qualcosa per gli esclusi. Come sopra detto, queste parole non sono urlate con decisione in faccia ai giornalisti, come quando si tratti di criticare lo stato dell'Italia del centro-destra o commentare un'opinione di Berlusconi, ma si tratta di un parere incerto, da parroco che voglia mettere pace tra due fedeli in contrasto, senza parteggiare per nessun dei due e che  si esprime con mezze frasi e con gesti.
Qualcuno dovrebbe rammaricarsi di questo comportamento ? Può darsi, solo che si tratta del comportamento più autentico, genuino e naturale di Prodi, l'articolo vero e se qualcuno dei suoi sostenitori si lamenta, è come se si lamentasse del fatto che il Professore porta gli occhiali.
LUCIO SERGIO CATILINA

SE SON SALMONI, FIORIRANNO
“Lasciate fare a me la propaganda: lasciatemi andare nelle discoteche, a parlare con i diciottenni! Lasciate che vada da loro e gli spieghi: questo è il partito del pesce!
Purtroppo sabato mattina sono arrivato un po’ in ritardo a questo primo incontro con i Riformatori Liberali: essendomi perso le relazioni di Cubeddu e di De Nicola (molto belle, soprattutto la seconda, a quanto mi han riferito i presenti) sono invece giunto appena in tempo per beccarmi lo show di un Alessandro Cecchi Paone particolarmente tonico.
Alle risate della platea risponde rilanciando:
“Ah, sapeste quanti voti porterei se mi faceste lavorare sul pesce…”
Evidentemente, nonostante il suo ostentato anticlericalismo, è rimasto suggestionato dalla simbolicità evangelica del nuovo logo a base di salmone, tanto da proporsi come “pescatore di uomini”...
Finito lo show di Cecchi Paone, la kermesse scivola via piuttosto quieta. I relatori si succedono seriosamente alternandosi agli immancabili VIP degli altri partiti; insomma, sembra un po’ di assistere alla versione bonsai di un’assemblea radicale. Manca però il bonsai di un Giacinto, e l’assenza si sente. A supplire ci prova un Marco Taradash lanciato in digressioni su telogia, teodicea, storia&filosofia. Bravo, ma manca qualcosa.
Il raggio di sole giunge alfine con l’intervento di Iuri Maria Prado, il quale fa presente che essere liberali oggi non dovrebbe avere più nulla a che vedere con ciò che era l’essere liberali negli anni 50, 60, 70: non può più essere un lusso per avvocatoni o dottoroni colti e benestanti che si dilettano a passare ore chiusi nella loro bella biblioteca leggendo i “classici”, ma deve essere qualcosa di molto più vicino alla vita e ai problemi dei 30-40enni che faticano ad affermarsi (se non addirittura a sbarcare il lunario) un una società ingolfata dalle burocrazie e dalle corporazioni.
Pare che Alfredone Biondi, assiso in prima fila, si sia incazzato: poco male.
C’è di buono che questa fondamentale questione posta da Prado è riemersa a più riprese nel bell’intervento conclusivo di Benedetto della Vedova ( il quale, ad esempio, parlando del problema “Cina” ha sottolineato l’esigenza di aiutare i nuovi lavori anziché tentare di proteggere quelli vecchi, rammentando come Bush nell’ultima campagna elettorale avesse risposto allo sfidante John Kerry che chiedeva ritorsioni protezionistiche contro le delocalizzazioni in Asia contrapponendogli un coraggioso “education, education, education”.
Speriamo che alle parole seguano i fatti; per ora, è sicuramente meglio seguire i primi saltelli di questi salmoni che non assistere agli psicodrammi che agitano pozzanghera socialista
(ale tap, 25.10.05)


IL GIOGO DELLE PARTI
Sarà un caso ma, da alcuni anni,  dove arriva Pannella è disastro. Avete presente il glorioso Partito Radicale? E i referendum? Oggi è toccata ai socialisti del "nuovo Psi" chiamati a congresso per decidere la loro unità con Pannella e Boselli sotto le insegne elettorali dell'Ulivo.
Succede di tutto: urla,  insulti, deleghe false, truppe cammellate e, infine,  Bobo Craxi  si fa eleggere, per acclamazione,  segretario da un congresso di fatto delegittimato e Gianni De Michelis,  in una conferenza stampa alla Camera, conferma di non voler riconoscere Bobo Craxi come segretario del partito (
"Non c'e' stato alcun congresso, la situazione resta quella di prima: il nuovo Psi esiste e io sono il suo segretario'')  e lancia un avvertimento a radicali e socialisti dello Sdi: il confronto per arrivare all'unita' deve avvenire non con Bobo Craxi ma con lui, il segretario legittimo del nuovo Psi. ''E' molto semplice: Boselli e Pannella non possono parlare con due nuovi Psi. Il dialogo e' stato aperto da tre soggetti e deve continuare con gli stessi tre soggetti. E se il dialogo dovesse naufragare, il nuovo psi sara' presente con il suo simbolo sulla scheda elettorale''. De Michelis ha anche annunciato di aver presentato anche una diffida a usare il simbolo del partito.
De Michelis accusa Bobo e compagni di essere arrivati in modo organizzato all'assemblea di Roma (''le deleghe false si stampano prima, i fischietti per le contestazioni non arrivano all'ultimo momento'').
Il punto cruciale e' quello del dialogo con lo SDI di Boselli e i radicali di Pannella. Il nuovo Psi, assicura De Michelis, ''e' pronto ad andare avanti sulla strada dell'esplorazione''. Ma non tollererà che il suo posto venga preso da Bobo e compagni. ''Il dialogo e' tra tre soggetti: nuovo psi, sdi e radicali, Se manca uno dei tre cambia la natura dell'operazione. Se Bobo vuole puo' iscriversi allo Sdi, come ha fatto in passato Intini, o anche ai Ds. Ho visto che D'Alema ha accolto con favore la scelta di Bobo Craxi: evidentemente i comunisti e gli ex comunisti non perdono la tentazione di affettare i socialisti fetta su fetta. Ma noi non ci faremo affettare''.
De Michelis liquida Bobo Craxi e compagni come ''un frammento'' e accusa il figlio dell'ex leader Psi di aver fatto ''un grave errore''.
De Michelis ha qualche rimprovero anche per Boselli: ''Gli riconosco di aver agito per evitare lacerazioni. Ma poteva fare una cosa in piu': chiarire che non avrebbe avuto rapporti con eventuali scissionisti. Poteva farlo, ma non l'ha fatto''.
Giornata ideale per  l'unità tra socialisti e radicali!
cp, 25 ottobre 2005


Come vivono i palestinesi la loro nuova libertà ?
Un amico mi ha scritto dall'Italia per farmi una domanda molto semplice : "Adesso che Israele e' uscito dalla Striscia di Gaza, come vivono i palestinesi la loro nuova liberta'?"
Domanda facile facile ma la risposta non e' un po' piu' complicata.
Come tutti sappiamo, anche se la cosa in Europa e' stata diffusa sottovoce e comunque non ha scandalizzato nessuno, la loro prima reazione e' stata di precipitarsi a distruggere quello che poteva servirgli per lavorare o per creare delle strutture, hanno poi proseguito sparandosi tra loro, decine di morti, e facendo il tiro a segno sulle automobili israeliane ammazzando ogni giorno qualcuno.
Alcuni giorni fa fu la volta di tre ragazzi, il piu' giovane aveva 15 anni.
Si trattava solo di tre coloni , ha informato prontamente l'ANP, sapendo bene che la parola "colono" e' come un antidoto alla pieta'.
Ogni volta che i palestinesi ammazzano israeliani iniettano subito l'antidoto "colono", la reazione del mondo a questo punto e' "ahhhhhhhhhhh", un'alzata di spalle e tutto finisce la' . Chi e' che si scandalizza per un colono ebreo ammazzato! La propaganda palestinese ha trasformato il mondo privandolo dei valori di giustizia e verita' cari alle democrazie. Ogni israeliano e' un colono, sinonimo di demonio e ogni palestinese armato e' un militante, un guerrigliero, cioe' un eroe. Tutto e' upside-down, il male e' bene, i buoni sono cattivi, coloni-ebrei cattivi, terroristi palestinesi buoni. Questo modo di pensare e di ragionare e' opera del genio demoniaco di Arafat e del lavaggio del cervello da lui fatto ai suoi figli europei.
Ogni notizia dunque viene presentata in modo distorto, sporco e bugiardo.
Gli organi di informazione, non solo quelli italiani, fanno acrobazie da circo per non usare mai la parola "terrorista", vietato, out, non si dice, MAI!
Persino quando un commando palestinese aveva ammazzato una mamma e le sue quattro bambine era stato scritto che si trattava di "militanti" e le vittime, anche in quell'occasione, erano state liquidate con uno sbrigativo "colono" : "famiglia di coloni distrutta in un attacco di militanti palestinesi".
La colona piu' piccola aveva un anno, la piu' grande era la sua mamma colona e le altre tre erano le sue sorelline colone.
Dunque, tornando a bomba, come vivono i palestinesi la loro nuova liberta' oltre che ammazzarsi tra loro e continuare a preparare attentati e a mettere bombe a mano nei pannolini dei neonati? Uno penserebbe che quelli che non sparano siano la' a lavorare come tante formichine per costruire qualcosa, fare progetti imprenditoriali prendendo esempio o idee da quello che avevano creato gli odiati coloni ebrei.
Uno si aspetterebbe di veder arrivare ruspe con anessi e connessi per spianare, costruire, incominciare insomma una nuova vita.
Niente di tutto questo e se qualcuno opina ecco la risposta: "c'e' ancora l'occupazione, c'e' ancora l'esercito".
Certo, l'esercito e' tornato dopo che le faide si sono scatenate tra loro e contro Israele, dopo che hanno ricominciato a bombardare citta' e villaggi israeliani, dopo che gli attentati sono tornati a moltiplicarsi.
L'esercito se ne era andato in agosto, tutto il mondo aveva visto le consegne, i cancelli chiusi e i soldati che si allontanavano.

Sono dovuti ritornare per proteggerli da loro stessi e per impedire ulteriori bombardamenti sulle citta' israeliane del Neghev.
I palestinesi hanno pero' sempre una scusa per giustificare la loro inettitudine e la loro voglia di guerra.
Quello che mi manda in bestia e' che tutti li comprendono in questo mondo infame, li giustificano, dall'America, dall'Europa chiedono a Israele di non essere troppo severo con quei poveri angioletti, di lasciar perdere gli agguati, le uccisioni e il terrorismo, di lasciarli fare quello che vogliono e, il massimo della sfrontatezza, di aiutarli a svilupparsi.
Un mondo razzista che tratta i palestinesi da esseri inferiori, da bambini viziati abituati ad avere la pappa in bocca e a chiedere sempre per ottenere tutto. Un mondo che li coccola per paura della loro violenza. Un mondo che anche dopo l'evacuazione dalla Striscia chiede ulteriori concessioni e ulteriori sacrifici a Israele. C'e' qualcuno che si ricordi ancora degli 8500 portati fuori dalle loro case? C'e' qualcuno che si preoccupi della loro vita e del loro dolore?
C'e' qualcuno in questo mondo infame sempre dalla parte del terrorismo arabo che si chieda che fine hanno fatto?
Nessuno! Nessuno perche' quegli 8500 non fanno casino, non ammazzano, non bruciano, sono persone civili che aspettano con pazienza la possibilita' di riavere una casa bella come prima e di lavorare come prima.
Quella che gli arabi prima del 67 chiamavano Terra Maledetta e che gli ebrei invece avevano fatto fiorire e produrre e' tornata ad essere deserto, sabbia desolata, improduttiva, sporca, arida.
Tutto come previsto.
Sui palestinesi piovono vagonate di soldi senza pretese di riscontro, come sempre da decenn,i senza scandalo, senza vergogna, senza decenza.
Previsto anche questo.
Intanto e' arrivata la paura dell'influenza aviaria, Israele e Giordania hanno incominciato a lavorare insieme per difendersi dal pericolo essendo, questa, zona di migrazioni di uccelli quindi a rischio.
Israele mette la sua tecnologia e la sua ricerca a servizio dei paesi vicini, la Giordania accetta e si allea subito, vengono invitati anche i palestinesi al summit ma loro declinano.
Non gli interessa il virus dei polli, non gli interessa la salute delle persone, sanno che in caso di pericolo Israele o la Giordania li aiuteranno.
Ecco, amico mio, come usano i palestinesi la loro liberta'.
Deborah Fait - informazionecorretta

MOLLICHINE
Saddam: "Non riconosco la vostra giustizia". Effettivamente somiglia poco alla sua.

L'uragano Wilma passa a categoria cinque, con venti a 281 km orari. E presto sorpasserà Schumacher.

Prodi non ha visto Celentano ma, dice: "me lo hanno raccontato". E ci son voluti ben ventidue secondi.

Pisanu: "In Calabria lo stato c'è". Ha ragione. Purtroppo è solo "lo stato delle cose".

Abu Mazen: è "giunto il momento di mettere fine al conflitto". E noi che pensavamo che il momento fosse stato il 1° gennaio 1948!

Un ministro cinese: "Il nostro paese attraversa il peggior momento, per la propagazione del virus". Non è vero. Il peggior momento, è stato quando hanno dovuto ammetterne l'esistenza.

Ucciso dagli americani Dulaimi, luogotenente di Zarqawi. Anche Abu Azzam, il vice di Zarqawi, è stato ucciso. Sta diventando un mestiere a rischio, quello di terrorista.

Ucciso un deputato del Kirghizistan dai detenuti di un carcere che stava visitando. Ma ora gli assassini sono in carcere.

Hanno chiesto a Casini: ha apprezzato anche Santoro? "In quel momento mi ero alzato". E se c'ero dormivo.

Biagi si dice estromesso da "quelli che sono entrati in politica non nel nome del popolo italiano ma nel nome dei loro personali interessi e delle loro vicende". Mentre lui non s'è mai interessato dei propri personali interessi e delle proprie vicende.

Saddam, richiesto di dare le sue generalità: "Sono il vostro Presidente". Il giudice avrebbe dovuto rispondergli umilmente: "E io sono il tuo giudice".

Gianni Pardo

MISERIA PRODIANA
Il popolo della sinistra ha ormai scelto come stendardo per le prossime elezioni Romano Prodi, si tratta di una scelta ormai maturata da molto e i contrasti che certo ci sono stati sull'opportunità di questa scelta sono stati a questo punto riposti.
La riprova di questo si è avuta con le elezioni primarie del centro-sinistra, dove i concorrenti di Prodi si son fatti sommessamente da parte, non abbiamo assistito ad una competizione elettorale, quale certamente è l'elezione primaria di uno schieramento, anche se appunto si tiene tra candidati di una base politica omogenea, e per giunta i principali esponenti del centro-sinistra hanno ribadito che il solo, e sottolineo il solo, candidato era Romano Prodi. Risultato: ha vinto Prodi, che quasi commosso ha detto che non si sarebbe aspettato un consenso così vasto. Cosa dovremmo dirgli ? Complimenti ? Ebbene, accettiamo questa messinscena e prendiamo atto che a sinistra vogliono che l'ex-presidente dell'IRI li guidi alle prossime elezioni. Solo, sarebbe il caso di dire alla classe dirigente dei progressisti, ed anche ai maggiori commentatori dei più importanti quotidiani, che stiano bene attenti, che il loro candidato non è quell'uomo brillante, acuto, preciso e chiaro nelle sue affermazioni, carismatico che si vuol far credere, anzi è un uomo che, per quanto intelligente, ha le idee spesso confuse, confuso e poco convincente è il suo modo di esprimerle, i suoi ragionamenti sono spesso difettosi, stizzito e non all'altezza è il suo comportamento di fronte alle critiche, per cui non è il caso di pendere dalle sue inesistenti labbra per ogni qualsiasi dichiarazione che possa fare; e men che meno, è il caso di cercare di provocare delle dichiarazioni da parte sua.

Berlusconi si lamenta del fatto che alla RAI lui è costantemente preso di mira : la cosa può anche far piacere, ma obiettivamente non si può che concordare, è la pura verità e perfino stucca per giunta, perchè se la satira fosse un pò più equamente distribuita sarebbe certamente più divertente e meno stancante.
Cosa replica Prodi a queste affermazioni ? " Si ricomincia con le liste di proscrizione ". Che vuol dire ? Che un sincero sfogo da parte del Presidente del  Consiglio viene interpretato in maniera assolutamente estrema, cioè con l'intenzione di provvedere alla compilazione di liste di proscrizione, la solita vecchia accusa di voler una TV con tanti Emilio Fede. Poi il Professore aggiunge, secondo il vecchio stile della sinistra di voler dire cose vere e pungenti allo stesso tempo, che Berlusconi "...è l'unico a lamentarsi della sua azienda ed a fare soldi ". Con ciò si vuole insinuare che la TV, quindi anche quella pubblica, è in mano a Berlusconi, e nello stesso tempo lo si vorrebbe biasimare per far quello che tutti vorrebbero fare, cioè far soldi. In altre parole, Prodi non affronta il problema, la faziosità in RAI, ma sposta il suo discorso, per farne uno generico " la TV è la sua azienda ", con commento qualunquista e da bassa lega " ci fa ancora dei soldi ".
Quello che viene soprannominato " il Professore "rivela una grettezza da no global ed una capacità argomentativa da responsabile di condominio.
Per essere equidistanti. si potrebbe abbozzare un consiglio ad entrambi gli schieramenti politici : per il centro-sinistra, attenti a far parlare troppo Prodi, perchè non è il tipo che volete far credere, i suoi discorsi devono essere limitatamente pochi e ben controllati, come alla manifestazione a Roma contro la legge finanziaria. Per il centro-destra invece, cercate di provocare Prodi il più possibile, così che parli e rilasci dichiarazioni, eventualmente sfidatelo anche in TV, così che la gente possa cominciare a capire davvero la stoffa della persona, e far risalire velocemente le vostre quotazioni.
LUCIO SERGIO CATILINA


Most interesting
Caro direttore, da quando è andato in onda lo show di Celentano, non vivo più. Come sai trascorro gran parte dell'anno a Berlino dove Adriano Celentano è popolarissimo, quasi quanto Trapattoni. In più i tedeschi hanno l'abitudine di prendere tutto e tutti sul serio. Anche il molleggiato. E così le gravi denunce contenute in Rockpolitik hanno avuto qui un'ampia eco. Ne hanno parlato giornali, tv, agenzie, siti internet. E anche io sono rimasto coinvolto. Molti colleghi che si occupano di cose italiane o di libertà di stampa mi hanno telefonato per avere chiarimenti. Soprattutto volevano sapere in base a quali criteri era stata stilata la graduatoria che vede l'Italia collocata tra i Paesi dove più forti sono le restrizioni alla libertà di espressione, più forti che in Paesi del terzo e quarto mondo come il Ghana e il Benin. Me la sono cavata telefonando alla Rai dove un funzionario gentilissimo (voglio citarlo: Dicaro) mi ha dato i numeri di telefono di Freedom House, autrice della classifica, che ho passato ai miei allarmati interlocutori tedeschi. Pensavo che tutto finisse lì. E invece era solo l'inizio di un tormentone che ancora continua. Avendo saputo da Freedom House che il pessimo piazzamento dell'Italia era dovuto all'arresto di Lino Jannuzzi, i miei interlocutori mi ritelefonano per sapere chi è Jannuzzi.
Spiego che è una grande firma della carta stampata, che è anche un senatore del partito di Berlusconi e che è stato condannato per alcuni articoli ritenuti diffamanti. A questo punto gli interlocutori entrano in tilt. Non capiscono come mai Celentano nel suo show abbia messo sotto accusa il governo Berlusconi quando il giornalista colpito è proprio un esponente del partito di Berlusconi. Rispondo che le accuse di Celentano si basano soprattutto sul caso Biagi-Santoro. Ma i tedeschi sono tedeschi e procedono geometricamente. Mi fanno osservare che la notizia «nuova» è che un Paese dell'Unione Europea, l'Italia, è stato retrocesso tra i più
intolleranti verso la libertà di stampa e che la retrocessione è avvenuta quest'anno mentre il caso Biagi-Santoro è di tre anni fa. Replico che sì, in effetti, non c'è nulla di nuovo nelle accuse di Celentano e che lo show è la solita ribollita che viene riproposta sotto varie forme da quattro anni a questa parte. Ma a questo punto un interlocutore mi manda kappaò. Se la solita ribollita viene riproposta sistematicamente e in più sul canale più importante della Tv pubblica, dov'è la censura, dove sono le restrizioni? Un collega del Berliner Zeitung, quotidiano della sinistra berlinese, dovendo scrivere un pezzo sullo show di Celentano, mi chiede di aiutarlo a raccogliere qualche informazione in più. Acconsento e telefono alla casa di produzione di Celentano dove accolgono con euforia le mie segnalazioni sull'eco dello show nei mass media tedeschi. Quanto alle curiosità dei miei colleghi berlinesi, mi invitano, con tono gentile e simpatico, ad una lettura meno «notarile» del programma e mi ricordano che Adriano, essendo un artista, può permettersi di esprimersi attraverso metafore, paradossi, licenze poetiche. Perfettamente d'accordo sui lussi cui hanno diritto gli artisti. Ma come spiegarlo ai notarili colleghi tedeschi? Quelli non si accontentano delle licenze poetiche, vogliono fatti che non si contraddicano. Meglio non spiegarlo.
Ma questa che ti sto raccontando, caro direttore, è solo una delle scocciature che mi ha provocato il molleggiato. Sabato pomeriggio un circolo studentesco della Frei Universität ha in programma, già da tempo, un dibattito sul ruolo delle Tv pubbliche e un amico, lettore di italiano, insiste perché ci sia anch'io. Faccio di tutto per sottrarmi perché sulla Rai ho idee tutte mie e scandalose (nonostante l'innegabile legame con il potere politico che esiste da sempre, trovo che la Rai di oggi è un paradiso di libertà rispetto alla Rai dove ho vissuto io tra il ‚60 e il 2000 e quanto alle ingerenze politiche mi risulta che spesso sono sollecitate dagli stessi giornalisti che poi si proclamano martiri). Ma il lettore di italiano insiste e finisco per accettare. Errore madornale perché ancora una volta non ho saputo rispondere alle domande dei miei interlocutori. Per la verità me la sono cavata bene su Biagi e Santoro, giustamente tirati subito in ballo. Faccio presente che alla Zdf e alla Ard (le due reti pubbliche) esistono regole di ferro che impongono l'imparzialità a giornalisti e programmisti. E ricordo il caso di Ulrich Wickert, il Bruno Vespa tedesco. Il bravissimo Wickert, all'indomani dell'11 settembre, sul settimanale Max paragonò Bush a Bin Laden «perché entrambi pensano di risolvere i problemi con la forza». Fu subito chiamato dal Presidente dell'Ard, Fritz Pleitgen, il quale gli fece presente che era libero di mettere Bush e Bin Laden sullo stesso piano, ma in questo caso doveva rinunciare al suo ruolo di giornalista della Tv pubblica che è tenuto a rispettare le regole di imparzialità anche quando scrive sui giornali. Messo davanti all'alternativa tra andarsene o scusarsi, Wickert si scusò durante un telegiornale di punta. Ma dopo questa breve esposizione, ecco che incomincia la tortura delle domande. Come spiego che dopo il bando dalla Rai, Biagi e Santoro non hanno trovato lavoro in altre testate o reti tv? Forse ha ragione Celentano quando dice che in Italia non c'è libertà di espressione? Ovviamente dico che non è così tanto è vero che Biagi continua a scrivere per il più prestigioso quotidiano del Paese e se appena volesse le reti private, che in Italia sono più di novecento, farebbero a gara per avere la sua presenza. Quanto a Santoro ammetto di non avere una risposta perché non continui la sua battaglia in una delle tante emittenti private come fanno molti suoi colleghi tedeschi che hanno lasciato polemicamente le reti pubbliche. Del resto lui stesso ha detto che quando lavorò per la più importante Tv privata, Mediaset, non subì mai censure. Per la verità una risposta l'avrei: credo che Santoro guardi al futuro e ritenga più re