ARCHIVIO
OTTOBRE 2005
COMUNISTI IRANIANI
E' veramente un' ottima notizia
la partecipazione che si annuncia numerosa per il 3 di
novembre, quando diversi esponenti politici di tutti gli schieramenti
si riuniranno davanti all'ambasciata iraniana a Roma, per
protestare decisamente, anche se pacificamente, contro le parole
inaudite proferite dal presidente iraniano
Ahmadinejad . L'iniziativa del direttore de " Il Foglio " Giuliano
Ferrara pare annunciarsi come un vero e proprio successo e l'unico
rammarico personale è quello di trovarmi nell'impossibilità
di partecipare.
Il fatto nella sua completezza, vale a dire le reiterate esortazioni
del Presidente iraniano contro Israele e la massiccia
risposta internazionale e italiana, suggeriscono due considerazioni.
La prima, che questo Presidente si è rivelato decisamente
peggiore di quanto le peggiori aspettative potessero prefigurare;
il suo ruolo, di rappresentante di tutto il popolo iraniano,
non lo ha indotto a rimeditare quelle che appaiono le sue convinzioni
" da 27 anni " e così ha gettato la sua maschera e si
è rivelato un puro fanatico, neanche consapevole di essere
entrato del tutto fuori tempo. Pare, infatti, che Ahmadinejad
non si sia accorto del gesto di proporzioni storiche compiuto
così di recente da Israele, cioè il ritiro dalla striscia
di Gaza con lo spostamento forzato di 8500 dei suoi coloni,
il che ha accelerato le possibilità di una convivenza pacifica
tra i due popoli,israeliano e palestinese, sempre ovviamente
per coloro che davvero vogliono perseguire questa strada. E così
quindi, il presidente iraniano ha recitato la sua lezione, tratta
dal manuale del fanatico senza tempo, in maniera del tutto ortodossa
e decisamente indegna di un capo di stato.
La seconda considerazione riguarda la politica di casa nostra.
Alla fiaccolata di sostegno ad Israele non parteciperanno
i comunisti nostrani e la ragione addotta, sia dall'europarlamentare
Mario Rizzo che da Fausto Bertinotti, è che non si
è spesa una sola parola per la Palestina, cioè il fatto
che in questa manifestazione si esprimerà appoggio morale
solo ad Israele e non verrà ribadita la necessità della
coesistenza tra i due popoli.
Si tratta, per ovvie ragioni, di un'entrata fuori tempo come
quella di Ahmadinejad e per di più in tonalità
sbagliata. Innanzitutto, se qualcuno dice che Israele non ha
diritto di esistere e dovrebbe essere cancellato dalla cartina
geografica, è naturale che si intervenga per sostenere
l'esatto contrario. Che c'entra la Palestina ? Qualcuno le ha
negato il diritto ad esistere ? Se Israele ha compiuto il
ritiro dalla striscia di Gaza, per lasciare spazio ai palestinesi,
è ovvio che si riconosce l'esistenza di quel popolo.
Se scopo della manifestazione è sottolineare con forza
il valore del popolo d'Israele, come quello di ogni altro, che
senso avrebbe parlare della Palestina, visto che nessuno le contesta
niente ? Con questa inascoltabile stonatura, i comunisti
hanno per l'ennesima volta perso un'occasione e si son rivelati
ancora uguali a loro stessi.
In conclusione dunque, i motivi di soddisfazione per la fiaccolata
sono due, il massiccio intervento delle forze politiche
per sostenere Israele ed il fatto che tra queste manchino i
comunisti di ogni tipo, italiani o di rifondazione.
LUCIO SERGIO CATILINA
IL
SUPERMARKET DELLA CATTIVA EDUCAZIONE
Marcello Sorgi pubblica sulla
"Stampa" un articolo plausibile ma inficiato da un fastidioso
difetto.
È plausibile la sua tesi
secondo cui il Centro-destra, con la nuova riforma,
intende dire all'elettore: "Scegli quel che vuoi, ma vota,
e vota contro il centrosinistra: questo è il primo spot
della campagna che Berlusconi ha già tutta in testa. E
poi, di seguito: non ti piace Berlusconi? Vai con Fini o Casini. Sei
giovane, ti piace il Cavaliere, ma lo trovi anziano? Dai un segnale
per la successione. Sei più di centro che di destra? Vota
Forza Italia. Sei rimasto dc? C'è Casini. Sei di destra-destra?
Vai con Fini. Sei ancora fascista? C'è la Mussolini. Sei
socialista, liberale, radicale? Guarda bene nel nostro scaffale,
troverai ciò che cerchi". Ma ecco il difetto fastidioso:
l'articolo è intitolato "Il supermarket della politica".
Tutta la strategia di Berlusconi è "uno spot" da commesso
di negozio. Questo implica quel disprezzo ontologico dell'avversario
che tanto urta gli elettori di centro-destra e che rende antipatica
la sinistra (come ha scritto Ricolfi) anche a chi è incerto.
Nessuno, nemmeno Sorgi, meritoriamente,
dice che questa strategia sia vincente o perdente: ma
non c'è ragione di chiamarla supermarket. Soprattutto
dal momento che tutti i partiti, in tutti i modi, anche con
i programmi più seri, non fanno altro che cercare di allettare
gli elettori. Ad esprimersi nello stesso modo, si potrebbe commentare
la candidatura di Prodi con queste parole: "Il centro sinistra
non ha una faccia presentabile e per questo manda avanti Prodi.
Con quella faccia cascante, con quella voce da confessionale,
con quel sorriso senza denti è ancora il più presentabile
della sinistra! Se lui può vincere un concorso di bellezza,
pensate agli altri concorrenti!".
Questo non è un discorso
politico, è pura irrisione. Fa il paio col supermarket.
Da un lato una coalizione di imbonitori e un elettorato
che si lascia incantare da musiche e luci, dall'altro una coalizione
composta di tali mostri da avere in Prodi il rappresentante
più bello; e un elettorato composto di ciechi.
Non si è particolarmente
accaniti con Sorgi. Egli non è né Travaglio
né Curzio Maltese. Non è un "odiatore" professionista
e probabilmente, se leggesse queste righe, si risentirebbe. Affermerebbe
che non intendeva offendere nessuno e il bello è che gli si
potrebbe anche credere. Ma è proprio questo, il punto. Insultare
Berlusconi è divenuto così normale che lo si fa anche
senza accorgersene. Mentre non si può qui scrivere che Marcello
Sorgi è scorretto perché, se leggesse queste righe,
troverebbe che queste parole lo offendono.
Non ne ha labitudine.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
- 31 ottobre 2005
Non state
in silenzio!
Vivo in Israele da molti
anni e le esternazioni di Ahmadinejad, criminale presidente
iraniano hanno gettato me e tutti i miei connazionali nello
sconforto.
Non sono parole nuove, la
distruzione di Israele e' sempre stato il ritornello
dei dittatori islamici, e la Carta palestinese porta ancora
oggi al comma 19, mai cancellato come spesso erroneamente
si dice, l'augurio che la lotta armata palestinese si concluda
con la distruzione dello" stato sionista".
Arafat in arabo lo diceva
quotidianamente eppure e' stato ricevuto dai grandi
della terra, persino qualche ebreo.
Arafat ha tentato per
40 anni di arrivare alla realizzazione del suo sogno
eppure nessuno si e' mai scandalizzato. Nemmeno il Papa.
Oggi, non tutti, ma molti
sono indignati dalle parole del fanatico presidente
iraniano ma non si puo' non notare che le strade non si sono
riempite di gente sdegnata, di studenti o di pacifisti.
Quelli sempre pronti a scendere in piazza tra sventolii di bandiere
della pace, ogni volta che da Israele parte uno sternuto , stanno
in silenzio e guardano dall'altra parte.
Dove sono? Perche' l'idea
della distruzione di una nazione del mondo non li sconvolge?
Dove siete? Possibile che
le parole gridate dall'Iran non vi ripugnino?
Dove sono i giovani
sempre pronti, giustamente, a protestare per le ingiustizie?
Non si puo' non notare che
, oggi, solo Giuliano Ferrara e gli ebrei si muovono,
come se la cosa non interessasse tutta la societa', come se
tali criminose dichiarazioni non interessassero altri che
gli ebrei.
Siete coinvolti tutti, non
lo capite?
Succedeva anche nel 1938.
Nessuno protesto' e gli ebrei
furono trasportati ad Auschwitz ma l'Europa pago' quel
silenzio. Sei milioni di morti ammazzati perche' si chiamavano
Davide o Sarah peseranno per sempre sulla coscienza collettiva
europea.
Mi auguro che giovedi', davanti
all'ambasciata dell'Iran, a Roma, gli italiani si sveglino
e capiscano che dittatori infami come Ahmadinejad possono
arrivare a distruggere il mondo non solo Israele.
Quel veleno entra nei cervelli
come la droga e toglie alla gente la capacita' di discernere
tra il bene e il male assoluto.
Non state in silenzio, andate
nelle piazze perche' voler distruggere una democrazia
significa voler distruggere il mondo intero.
Non si puo', non si deve,
e' male, e' indecente, andate a manifestare contro il
Male.
Aiutateci per una volta e
mettetevi a gridare forte, tanto forte che vi sentano
fino in Iran "Siamo tutti Israeliani".
Deborah Fait - informazionecorretta
LA MORTE DELLO
ZERO
Il movimento è relativo. Non
posso dire che A è in movimento se non c'è un
B rispetto al quale A si avvicina, si allontana o passa accanto.
Nello stesso modo non si può dire che un uomo sia buono
se non con riferimento alla media degli uomini. Ché se infatti
la media fosse più buona di lui, lo si definirebbe cattivo.
Un giudizio di valore abbisogna di uno zero a partire dal quale
c‚è una scala verso il positivo e una scala verso il negativo.
Questo dato di base è fondamentale.
Quando - secondo la leggenda - Marie Antoinette dice s'ils
n'ont pas de pain, qu'ils mangent de la brioche non è
cinica: è solo che per lei è inconcepibile che manchi
il pane; e se per caso manca, non mancherà certo la brioche.
Insomma ha perso di vista lo zero. Il problema contemporaneo è
che ora siamo tutti Marie Antoinette.
Lo zero della vita è il dolore.
Gli esempi sono infiniti e sarebbe persino crudele citarli:
basti pensare all'esistenza di chi si vede morire ogni giorno
di più, inesorabilmente, di cancro. Basti pensare al dolore
di chi vede perire per fame e stenti i propri figli. Basti pensare
ai massacri delle guerre e delle pestilenze; alle crudeltà
dei conquistatori e dei tiranni; all'incertezza rispetto alla propria
sopravvivenza nell'ambito delle ore; al dolore fisico di certe
malattie; alla detenzione in celle buie e umide della Lubianka da
cui si era tirati fuori per essere tormentati o uccisi... È questo
lo zero che si dimentica. Vivendo in un mondo che non conosce né
la guerra né lo sterminio, e anzi in cui lo Stato è invocato
alla minima difficoltà, la società è simile ad una
signorina di buona famiglia dell'Ottocento che non sia mai venuta a
contatto con la vita dei plebei. Essendo sempre vissuta sotto la protezione
dei genitori e dei domestici, è buonissima e aliena da ogni pensiero
di brutalità; addirittura è così sensibile
da considerare poco gentile parlare della madre di qualcuno (e infatti
parla solo della mamma); reputa poco affettuoso chiamare ragazza una
donna di quattordici anni (e infatti la chiama bambina, quando non bimba).
Un'esagerazione? Assolutamente no: questo è il linguaggio della
televisione. La TV è stata capace di parlare della "mamma di
Berlusconi" quasi che il Primo Ministro, invece d'essere vicino alla
settantina, fosse un bambino di otto anni. E continua a chiamare "mamma"
persino la donna che ha ucciso il proprio figlioletto: "la mamma della
piccola vittima".
Tutto
il vocabolario è sregolato. La gente va in vacanza
e i media parlano di esodo, confondendo una tragedia e una
scampagnata. Vengono uccise cinquanta persone e i media parlano
di genocidio, che invece è l'uccisione d'un intero popolo.
Parlano dell'Italia e si riempiono la bocca di povertà,
mentre nessuno soffre la fame e migliaia di persone rischiano
la vita pur di venire qui a chiedere l'elemosina o a prostituirsi.
Non si sa più che cosa sia la vera indigenza. Come non si
sa più che cosa sia la vera disoccupazione: cioè la situazione
in cui nessuno vi dà, per una giornata di lavoro di dodici
ore, di che non morire di fame: come è stato, in passato, per
molti secoli e com'è ancora in altri posti del mondo.
Tutto dipende dal fatto che la stragrande
maggioranza degli europei non ha esperienza della guerra.
Essa - che nella storia ha sempre rappresentato un richiamo
alla terribile sostanza ultima della realtà - è
diventata un concetto sfocato, consegnato alle pagine ingiallite
dei libri di storia o celebrato nei discorsi (noiosissimi) dei
vecchi. Dal momento che oggi è solo un fenomeno da notiziari,
da un lato non la si capisce più, dall'altro si drammatizza
per buonismo uno scontro in cui muoiono venti persone e lo si chiama
"vera e propria battaglia". Così come si dichiara "guerra sanguinosa"
per gli americani quella irakena in cui sono morti, dall'inizio
delle operazioni ad oggi, duemila soldati. Duemila persone che
certo hanno lasciato parenti addolorati ma che non sono nulla, se
si parla di un vero conflitto. Per avere le giuste proporzioni, bisogna
ricordare che nella battaglia delle Fiandre (Prima Guerra Mondiale)
morirono 400.000 inglesi e 250.000 tedeschi, senza che si avessero
risultati degni di nota sul terreno. 650.000 persone morte per niente:
e non fu che una delle battaglie di quegli anni terribili. I contemporanei
ebbero certo, di ciò ch'è una guerra, un'idea diversa
di quella che hanno oggi gli spettatori della televisione. Essi avrebbero
chiamato quella dell'Iraq una banale azione di polizia.
La conclusione non è linguistica.
Se si trattasse solo di tarare nuovamente il vocabolario,
basterebbe una buona scuola. Basterebbe licenziare qualunque
giornalista che usi la parola "bimbo" per chi ha superato i cinque-sei
anni. Ma neppure questo si farà. Invece di questa regolazione
si occuperà la realtà, una volta o l'altra. Non essendo
cambiata la natura umana, un giorno si potrebbe apprendere di nuovo,
per esperienza, il vero significato delle parole fondamentali dell'esistenza:
la guerra, la fame, la morte.
Gianni Pardo, 29 ottobre 2005
- giannipardo@libero.it
MOLLICHINE
Maradona, su Fidel Castro:
"Per me il comandante è un Dio". Bush invece "è
un assassino". Maradona è proprio fatto... così.
Udc. Cesa: "La par condicio
non si tocca, senza se e senza ma". È appena segretario
e già non azzecca il vaso.
Fassino ha dichiarato che
telefona quotidianamente a Mieli per protestare per
la linea del "Corriere". Berlusconi non lo fa e dunque attenta
alla libertà di stampa.
L'Iran parla di cancellare
Israele dalla faccia della terra. Ma non ha la bomba
atomica. Israele non parla di cancellare l'Iran dalla faccia
della terra. Ma...
Israele chiede che il presidente
dell"Anp intraprenda un' "azione seria" contro i gruppi
terroristi. Insomma che gli dica "smettetela!" senza sbuffare
a ridere.
Gianni Pardo
UN TRIONFO DEL
DIRITTO
Qualcuno ha scritto: "Forse
è ugualmente difficile conquistare un diritto ed
avere il coraggio di esercitarlo". Se infatti il diritto
è in linea con le aspettative del prossimo, non ci sono
problemi. Se invece entra in conflitto con esse, sono in molti
a far presente che non deve essere esercitato; che forse non
è un diritto; che comunque è immorale; che chi
ne dispone dovrebbe vergognarsene. Fino ad arrivare a minacciare
il suo titolare, se pensa veramente di usarlo.
Sulla strada dell'emancipazione
femminile questo è stato osservato molte volte.
A lungo si è spiegato alle donne che non sarebbe stato
degno di una signora comportarsi come la legge autorizzava.
Che non stava bene esigere i diritti che la legge aveva
accordato. Infatti quando il legislatore illuminato precede
in maturità la folla, questa protesta. È convinta
che il diritto deve essere espressione della sua volontà
e, anche se essa è ignorante e primitiva, si autoelegge
senza tentennamenti coscienza morale della nazione
Uno Stato democratico e civile
deve guardarsi dall'aderire al suo punto di vista. Francesco
Saverio Borrelli, ai tempi di Mani Pulite, affermò
di agire "sostenuto dal consenso della gente" e Luciano Violante
in questi giorni gliel'ha rimproverato. Anche se giunge con soli
tredici anni di ritardo, il biasimo di Violante è perfettamente
giustificato: il consenso popolare è un pessimo consigliere.
Il giudice non può risolvere un problema giuridico chiedendo alla
folla se deve liberare Gesù o Barabba: le norme sono scritte ed
invariabili perché la sentenza deve corrispondere non a stati
d'animo momentanei più o meno corali, ma a principi solidi, generali
e duraturi.
Nella realtà, l'atarassica
nobiltà delle leggi non sempre vince sulle passioni
umane. Proprio in questi giorni il Csm, con mille contorcimenti,
ha negato al giudice Corrado Carnevale, benché pienamente
assolto anche dalla Cassazione e benché abbia a ciò
un chiaro diritto, la reintegrazione nel suo posto. Quell'organo
ha preferito i propri pregiudizi all'applicazione della legge.
Stavolta non è summum ius summa iniuria, ma
summum iudex, summa iniuria.
E poi, come mai tanto accanimento,
di che cosa è stato colpevole, quel magistrato, agli
occhi della sinistra e dell'opinione pubblica? Semplicemente
di applicare la legge. È stato capace, in obbedienza
alle norme di diritto processuale penale, di dichiarare in
Cassazione radicalmente nulli processi per omicidio incorsi,
in fase istruttoria, in nullità insanabili. Era chiamato
l' "ammazzasentenze" quando avrebbe dovuto essere chiamato l'
l' "ammazzaerrori". Il suo comportamento non piaceva? E allora
si doveva solo cambiare la legge sulle nullità insanabili
e nel frattempo sottoporre a procedimento disciplinare chi non
faceva come lui. Ma la folla preferiva Barabba.
Fra gli episodi positivi invece
si deve annoverare, con qualche stupore, la vicenda
di Antonio Fazio. Il Governatore della Banca d'Italia potrebbe,
chissà, essere colpevole di mille cose: ma non ce
n'è nessuna, per quanto se ne sa, che comporti il suo
licenziamento o il suo obbligo di dimettersi. Eppure contro
di lui ci sono stati i grandi giornali; tutta l'opposizione;
buona parte della maggioranza; le banche; le istituzioni; tutti
i moralisti della domenica; la magistratura e l'opinione pubblica:
semplicemente tutta l'Italia. E a suo favore? Semplicemente una
legge che lo rende inamovibile. E lui, lo sciagurato, che ha fatto?
Ha osato servirsene!
Non importa se abbia seri
torti, almeno in questa occasione: dato che i casi Parmalat
e Cirio bruciano ancora. E non importa neppure se la legge che
l'ha reso inamovibile sia ben fatta o non. Importa che essa sia
vigente e che, in base ad essa, il Governatore abbia potuto resistere
alla Repubblica Italiana. Questo è un trionfo del diritto.
È l'unico momento in cui veramente s'è visto che nessuno,
neanche l'opinione pubblica, neanche il Parlamento, sono al di
sopra della legge. Rara avis.
Questo caso viaggia
su un doppio binario, umano e giuridico. Sul piano umano
si possono ipotizzare sia motivazioni abiette e poco probabili
("Io questa poltrona non la lascio"), sia motivazioni nobili
e vagamente eroiche ("Per il rispetto dovuto alla mia innocenza
non devo riconoscere colpe che non ho"). Ma questo riguarda solo
lui. Sul piano giuridico è certamente un bell'episodio di legalità
rispettata. Fiat iustitia et pereat mundus, si diceva un
tempo: si applichi la legge, cascasse il mondo. E per una volta
la voce del liberale che ha mormorato questo brocardo non è
stata soffocata dalle grida di "crucifige".
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
NOTA A MARGINE
Riccardo Barenghi (sulla "Stampa"),
in un articolo ironico su Mieli che potrebbe scendere
in politica, scrive che il Direttore del Corrierone non
ha voluto dare importanza alla polemica innescata da Fassino.
E prosegue: "D'altra parte anche tutto il resto della
stampa nazionale (tranne il Giornale), ha seguito la sua linea:
Fassino non va preso troppo sul serio perché non è
Berlusconi, ché se le stesse cose le avesse dette lui
chissà che casino. Ma qui stiamo parlando appunto di Fassino,
dunque non allarmiamoci".
"Ché se le stesse
cose le avesse dette lui chissà che casino".
E se quello che dice Barenghi
lo dicessi io, chissà che casino, nel nostro piccolo.
Poi il giornalista scrive "stiamo parlando appunto
di Fassino, dunque non allarmiamoci", e questo è ingeneroso.
Non è che gli altri giornali non sottolineano la scorrettezza
di Fassino per sottovalutazione: è per disonestà
intellettuale e per subordinazione agli interessi del partito.
Gianni Pardo
«Inaccettabili
intimidazioni di Fassino ai giornali»
Sono lontani i tempi in cui
Piero Fassino si scagliava contro una «destra
ipocrita e arrogante», colpevole di fare resistenza
alla candidatura di Paolo Mieli, «una delle firme
più prestigiose del giornalismo italiano, alla presidenza
della Rai». Ora le parti si sono rovesciate e il segretario
dei Ds, infischiandosene delle consuete battaglie a favore
dell‚indipendenza e dell'autonomia del Corriere della Sera,
scaglia fulmini e saette contro il quotidiano che, a suo dire,
«più di ogni altro ce l'ha con noi» e scrive
«cose non veritiere». Uno sfogo pesante, quello pronunciato
mercoledì scorso, con tanto di sfida a scendere nell'agone
della politica rivolta al giornalista milanese. «A
Mieli telefono tutti i giorni ma non cambia mai niente» racconta
Fassino. «Il Corriere sembra essersi dato come obiettivo
la destrutturazione del principale partito della sinistra. È
un segnale che quel giornale fa politica. Ma se è questa l'intenzione
del suo direttore, lo sfido a farlo apertamente, presentando una
sua lista e andando a raccogliere le firme per sostenerla».Inutile
dire che, il giorno dopo, l'onda dell'indignazione non è
minimamente paragonabile alla tempesta che si sarebbe scatenata
se affermazioni simili fossero state dettate dalle parti di
Palazzo Grazioli. Il duello tra i Ds e una ipotetica «lista
Mieli» non accende reazioni infuocate, non fa scattare l'espressione
corale di sonanti timori per la minaccia portata alla libertà
di stampa e non merita l'alzata di scudi delle istituzioni giornalistiche.
Né l'Ordine dei Giornalisti né la Federazione nazionale
della Stampa, infatti, prendono la parola per stigmatizzare l'affondo.
E tace perfino il cdr della corazzata giornalistica milanese, solitamente
«sensibile» ai tentativi, veri o presunti, di influenza
esterna.
L'unico comunicato di solidarietà
arriva dall'Associazione Stampa Parlamentare. Ma la genesi
del documento è faticosa. La nota di protesta dell'Asp,
infatti, viene redatta soltanto dopo una lunga trattativa e
dopo il raggiungimento di un accordo interno che stabilisce di
non renderne pubblico il contenuto. «L'Asp esprime solidarietà
ai colleghi del Corriere che sono stati oggetto di un tentativo
di intimidazione da parte di Piero Fassino» recita il testo.
«L'Asp ritiene inaccettabili tali comportamenti, da chiunque
provengano, nei confronti della stampa in genere e dei singoli
giornalisti. Se Fassino ha doglianze da manifestare ha molte e
note strade per tutelare se stesso e i Ds». Parole limpide,
messe nero su bianco su proposta del presidente Enzo Iacopino,
ma osteggiate dai membri del direttivo più vicini al centrosinistra
che chiedono di non diramarle alle agenzie. L'«embargo»,
però, non regge e viene rotto prima dall'agenzia Adnkronos
e successivamente dall'Apcom. Se le espressioni di solidarietà
scarseggiano nell'universo giornalistico - a parte una nota della
Voce repubblicana che lancia il sospetto che «chi minaccia
davvero la libertà di informazione» sia non il governo, ma
«chi si candida alla guida del Paese domani» - dal fronte
della politica si alza la voce dell'azzurro Fabrizio Cicchitto.
«Fassino vuole che sia fatto ad altri ciò che non sopporta
sia fatto a lui» sostiene il vice coordinatore di Forza Italia.
«È davvero paradossale - continua - che il segretario Ds
attacchi a testa bassa il Corriere, accusandolo di scrivere articoli
menzogneri sul suo partito, invitando provocatoriamente Mieli a candidarsi
e ammettendo candidamente di aver provato più volte a far cambiare
linea al direttore, come se questo non fosse un grave tentativo di condizionare
la libertà di stampa». «Ci chiediamo come mai,
quando analoghe denunce le fa Berlusconi, il quale è sistematicamente
sotto attacco da parte di certi giornali, Fassino accusi il premier
di minare l'indipendenza del Corriere. I casi sono due: o Fassino
dice la verità, e quindi il Corriere effettivamente scrive
spesso cose forzate pur di assecondare un suo progetto politico,
oppure mente, e allora il suo è un attacco in piena regola
alla libertà di stampa, a dimostrazione che per i Ds essa
esiste solo quando l'obiettivo è il centrodestra, ma non ha
diritto di cittadinanza quando nel mirino ci finisce la sinistra».
Fabrizio De Feo (il
Giornale.it del 28/10/2005)
RICHIAMI NON INNOCENTI,
SECONDA PARTE
Il Presidente della Repubblica
Ciampi ha concluso il suo giro del Piemonte visitando
Biella e davanti ad esponenti del settore tessile ha continuato
la sua esternazione politica.
Se la carica fosse stata ricoperta
da Cossiga, probabilmente ci sarebbero stati dei gridi
dall'allarme, voci su un eventuale caduta di autocontrollo
del Presidente, denunce per il valore delle esternazioni,
certamente non rientranti tra quelle legittime del Capo dello
Stato.In questo caso ciò non è avvenuto, nonostante
Ciampi esprima delle vere e proprie opinioni politiche e rimproveri
il governo per il suo operato, al di là della forma pacata
con la quale vengono espressi certi giudizi.
Dire che l'economia italiana
langue mentre all'estero ci sono chiari segnali di ripresa,
lamentarsi dell'aumento dell'inflazione, che è data
oggi al 2,2%, coincide nella sostanza con il messaggio elettorale
del centro-sinistra, è un pò il motivo saliente
della retorica di Prodi, anche se lui, e questo è assolutamente
normale, lo esprime con toni più forti e con quello
sguardo spaventato, dopotutto è l'esponente dell'opposizione
e sta cercando di vincere le prossime elezioni.
Ciampi si trova invece in
una situazione opposta e continuare a ripetere che
il governo ha agito male, perchè non ha dato priorità
a certe riforme ( quali ? ) o perchè non ha saputo rilanciare
l'economia per farle tenere il passo con gli altri paesi,
costituisce un'invasione pesantissima nell'agone politico
; un'invasione non legittima primo, e inutile secondo, per
il fatto che si tratta di critica gratuita, generica e coivolgente
tutta l'azione dell'esecutivo.
Ancora una volta, questi giudizi
inaccettabili vengono serviti con un contorno di luoghi
comuni, come il fatto che un'efficace azione del Ministero
delle Finanze deve conciliare una finanza pubblica solida
con il rilancio delle attività produttive oppure che bisogna
favorire l'integrazione dell'economia dei paesi sviluppati
con quella dei paesi emergenti. Tutte frasi bellissime e condivisibili,
sarebbe però opprtuno che dacerte altezze si cercasse si scendere
a qualche consiglio più concreto, invece di prodigarsi in
questo concerto di grandi concetti e speranze che ricorda molto la
retorica di John Kennedy durante la sua campagna elettorale : lui
voleva attuare la " nuova frontiera " e portar fuori l'America da quegli
anni bui, che sarebbero stati quelli di Eisenhower, ed infatti di lì
a poco realizzo quel capolavoro, ancora insuperato per fortuna, della
tragedia della Baia dei Porci.
Stasera il Presidente Ciampi
tornerà a Roma, ci auguriamo davvero che si concluda
questo ciclo di conferenze politiche, un certo senso di
responsabilità dovrebbe essere da guida, specialmente adesso
che siamo entrati già nel periodo guerresco della campagna
elettorale.
LUCIO SERGIO CATILINA
Niente solidarieta',
per favore.
Eccolo la'. Siamo alle solite,
le masse islamiche che rispondono con un boato alle
dichiarazioni del Presidente Ahmadinejad "dobbiamo
cancellare Israele dalla carta geografica". Europa e USA mandano
a Israele la loro solisarieta', tutti sono scandalizzati nel
mondo occidentale, sorpresi, poverini, sorpresi.
Non capisco di cosa siano
sorpresi, questo e' il leitmotiv che ascoltiamo da
decenni, che dico decenni, da millenni.
Tutti hanno sempre voluto
cancellare Israele. Ci riuscirono gli antichi Romani,
tento' la Chiesa con la Santa Inquisizione, tento' Hitler
con la Shoa', tentarono i paesi arabi con le guerre per l'annientamento
dell'entita' sionista, tento' Arafat col terrorismo e la propaganda.
Tentano da sempre gli antisemiti delegittimando Israele,
negando addirittura la Shoa'.
Perche' ci si meraviglia
allora per un proclama fatto da un estremista islamico,
eletto presidente di un paese che dall'epoca di Khomeini non
fa altro che sbraitare alla distruzione di Israele e che
finanzia il terrorismo internazionale e addestra gli hezbollah
nazisti?
Fra un paio di giorni
sara' tutto dimenticato e presto quel presidente sara'
ricevuto in Europa come i suoi predecessori, come Assad di
Siria, come lo fu Arafat, il mostro.
Carta palestinese. articolo
19.
La lotta armata e' una
strategia che ha un fine decisivo nello sradicamento
dell'esistenza sionista dalla Palestina e la lotta non
finira' fino a quando lo stato sionista non verra' demolito
...
Allora??? Allora ??? perche'
tutti si scandalizzano adesso?
Questo comma fa parte
della Carta palestinese dal 1967, non e' mai stato
cancellato eppure non ha impedito ai sepolcri imbiancati
europei e americani di ricevere con tutti gli onori il
suo autore, Arafat e di appoggiare il suo sforzo di rendere effettivo
e reale questo comma.
Allora??? Sui libri di
testo delle scuole arabe e islamiche di tutto il mondo
la cartina della Palestina ha esattamente la forma di
Israele.
Allora???
Perche' tutto questo putiferio?
Ahmadinejad non
ha fatto che ripetere il solito ritornello, il preferito
dei dittatori islamici e delle folle sulle quali comandano
e il preferito anche di molti europei a Roma, Strasburgo, Bruxelles,
Parigi, Berlino, Londra e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Ieri, quasi a rimarcare il boato
di Teheran, c'e' stato un boato in Israele, di altra natura,
un boato di fuoco a Hadera, a nord di Tel Aviv.
Un assassino suicida ha
ammazzato 5 persone, ferito 30, di cui molte sono
in coma. Molti dei feriti , se sopravviveranno, saranno invalidi
per la vita. Dieci chili di esplosivo misto a bulloni e chiodi
lasciano il segno su un corpo umano, segni di buchi, bruciature,
cecita', mani e piedi saltati via.
I media italiani hanno
dato doverosamente la notizia facendo vedere nelle
foto il dolore dei famigliari dell'assassino. Del dolore
dei famigliari delle vittime israeliane non gliene frega
niente a nessuno.
I media italiani hanno
anche scritto spudoratamente che avevamo avuto 8 mesi
di tregua.
Ma dove? ma quando? ma
dove stavano fino a ieri i giornalisti che hanno scritto
questa schifezza? Non erano attenti quando un paio di giorni
fa sono stati ammazzati tre ragazzi israeliani? sono distratti
quando Sderot , fino a questa mattina ,si becca sulla testa
i bombardamenti dei qassam?
"Voglio un mondo senza
Israele".
L'Iran ci fa paura perche' tutti
sappiamo che non appena avra' la sua bella bombetta e' sulle
nostre teste sioniste che la inaugurera' ma riportiamo le
cose nella giusta dimensione, Ahmadinejad
non e' il primo e non sara' l'ultimo percio' della solidarieta'
pelosa di coloro che sbaciucchiavano il rais palestinese
che faceva le stesse esternazioni del presidente iraniano,
dandogli la forza di portare avanti i suoi crimini , io,
personalmente, non me ne faccio niente e la rimando al mittente.
La rimando al mittente
con disprezzo perche' quel mittente non ha avuto niente
da dire alla notizia che a Ramallah verra' costruito un mausoleo
per Arafat con annesso museo per conservarvi la sua Kefiah
inamidata a forma di Israele e la sua adorata pistola. Tutti
stanno in silenzio anche sapendo che questa cosa indecente costera'
UN MILIONE DI DOLLARI e di chi saranno quei soldi se non dei
paesi che oggi si stanno ipocritamente scandalizzando per
le dichiarazioni iraniane? Un milione di dollari per il mausoleo
di colui che voleva distruggere Israele, un milione di dollari
rubati ai palestinesi senza casa e senza lavoro e senza pane.
Un milione di dollari di vergogna.
Niente solidarieta', per
favore, non sappiamo che farcene.
Deborah Fait
- informazionecorretta
IL CRETINO IN SENSO
CORRENTE
Nella vita, un po' anche
per incoraggiarci, facciamo tutti un grande uso della
parola "cretino". Tizio è cretino, Caio ha fatto una
cosa cretina, le cose cretine mi mandano in bestia, e via
dicendo. Al momento di definire il cretino, però, si hanno
difficoltà. Come inse-gnano i dialoghi di Platone,
tutte le definizioni sono difficili e c'è sempre un Socrate
in agguato pronto a dimostrarci che abbiamo, noi, detto una
cretinata.
A proposito del cretino
l'economista Cipolla che ha dato una bella serie
di definizioni. Chi fa una cosa che gli conviene e non danneggia
nessuno è una persona intelligente. Chi fa una cosa
che gli conviene ma danneggia gli altri, è un delinquente.
Chi fa una cosa che lo danneggia, ma va a favore degli altri,
è un santo. Ma chi fa una cosa che danneggia sia se stesso
sia gli altri, quello è un cretino.
Questa definizione ha
il pregio d'essere chiara e brillante, ma si adatta
solo ai supercampioni della stupidità. Inoltre il
cretino potrebbe occasionalmente non danneggiare se stesso,
per puro caso, come una persona intelligente può nuocere
a se stessa e agli altri per sbaglio. Nella realtà insomma
ci sono molti cretini meno esemplari di quelli di Cipolla ma non
per questo meno nocivi. Rimane dunque necessario definire del il
cretino in senso corrente.
Da prima bisogna notare
che il cretino di Cipolla è un cretino che agisce.
Infatti la sua azione ha un effetto, se pure negativo. Ma
c'è colui che si limita a parlare: il cretino intellettuale,
gratuito, vocazionale. Uno sciocco per elezione dice stupidaggini
così, senza ragione e per libera scelta. Se gli viene
raccontato che una certa persona è benvoluta da tutti, ecco
che dice: "È buono con tutti e ovviamente tutti sono
buoni con lui. È sempre così, nella vita". E questa
è un'enorme balordaggine. Perché avviene che si
sia buoni con tutti e si ricevano pesci in faccia.
O addirittura che si sia considerati scemi.
Mentre alle persone ricchissime, o famosissime, o munite d'uno speciale
fascino, può anche avvenire di essere cattive quasi con tutti
ed essere lo stesso ricercate ed apprezzate.
Ecco un altro esempio.
Un giovane commette un orrendo delitto, oppure muore
per un'overdose, o qualcosa del genere ed ecco che il cretino
dice: "Certo, qualche colpa devono pure averla, i genitori".
È una frase crudele oltre che una cretinata. Non
perché sicuramente falsa, ma perché il cretino
non si rende conto che, se la cosa per caso non fosse vera,
avrebbe calunniato due persone innocenti nel momento per loro
più drammatico. Inoltre ha detto una cosa che, cadendo
nelle orecchie di altri cretini come lui, può cominciare
a fare valanga: il secondo cretino potrebbe già cominciare
a raccontare il fatto con le parole: "Ho sentito dire che è
per colpa dei genitori che quel giovane..."
E ancora. Si parla di
una persona psichicamente disturbata e il cretino,
che nulla sa di quell'uomo, se ne viene fuori con la frase:
"Ma io penso che cercando di capirlo e di parlargli, trattandolo
con dolcezza..." Queste parole corrispondono a dire che
quelli che già hanno avuto a che fare col malato di mente,
che lo hanno sopportato per anni e non ne possono più,
sono cattivi. Mentre lui, il cretino, sarebbe indefinitamente
tollerante, indefinitamente buono e indefinitamente comprensivo.
Che l'hanno inventata a fare, la psichiatria? Perché non mandano
queste persone tolleranti, buone e com-prensive, a curare i pazzi?
Si parla di miseria nel
mondo e il cretino dice: "Se dessimo a quelli che
soffrono la fame il denaro che viene speso per gli armamenti..."
Dimenticando 1. Che le armi non sono commestibili e non
mangiano, dunque non fanno concorrenza né alla produzione
né al consumo di alimenta-ri. 2. Che le armi non sono
un capric-cio o una cattiveria, ma un‚assoluta necessità
per lo stato che voglia essere indipendente. 3. Infine che col
denaro si compra il cibo ma bisogna prima produrlo. Se dunque
nel terzo mondo continuano a fare figli indefinitamente, e non imparano
a coltivare meglio la terra, non ci si può certo aspettare
che l'Europa nutra il mondo. Col denaro si compre il cibo che
c'è, non si può comprare quello che non c'è.
Un'altra dichiarazione
da cretini gratuiti è: "Ma ci deve pur essere,
una soluzione!" Frase assolutamente deliziosa. Essa prova
innanzitutto che il cretino, anche se dà lezioni
di morale, sa di essere un incompetente. Altrimenti dovrebbe
indicarla lui, la soluzione. Invece la sua parte di mosca
cocchiera si limita ad indicare che qualcosa andrebbe fatto. Come
se gli altri fossero del parere che è meglio non far nulla.
Inoltre, non ha senso dire "ci deve essere una soluzione": o c'è
o non c'è. E anche ad esserci, se nessuna la trova è
come se non ci fosse. Per millenni i geometri si sono detti che
per la quadratura del cerchio una soluzione probabilmente c'era.
I più cretini avranno magari detto "Ci deve essere una soluzione".
Ma quello che è sicuro è che non è stata trovata
ed anzi è stato dimostrato che non si poteva trovare. Allora?
A che serve ripetere che "ci deve essere una soluzione"?
Le definizioni che del cretino dànno
sia la psichiatrica che il brillante Cipolla non sono
molto utili nella vita di ogni giorno, anche l‚altro perché
da un lato l'inte-resse rende la gente più intelligente
di quanto normalmente non sia, dall‚altro gli ideali rendono
la gente più sciocca di quanto normalmente non sia. Per
quanto riguarda il cretino corren-te è dunque necessario
un criterio d‚identificazione più terra terra, più
maneggevole e più pratico. E per trovarlo bisogna innanzi
tutto sgombrare il terreno da una frequente confusione: il cretino
si definisce così per motivi intellettuali, non morali.
I cretini possono anche essere effettivamente buoni e utili come
le persone intelligenti possono anche agire malvagiamente. Intellettualmente,
appunto, il cretino è qualcuno che dice una frase che può
essere dimostrata falsa con una semplice obbiezione o con un breve
esame. Ecco una serie di esempi:
"Le stagioni non sono
più come una volta". Per dire una cosa del genere
bisognerebbe conoscere fior di stati-stiche e chi le conosce
afferma in genere che tutto va come al solito, incluse le punte
in su e in giù, che fanno parte della normalità.
Ovviamente se consideriamo i secoli, non i lustri.
"Nessuno ama i figli come
li ama una madre". A parte il fatto che esistono
madri che hanno ammazzato i loro figli, non esiste dunque
nessun caso di padre più amoroso della madre?
"La guerra è comunque
un male". Bella frase, ma se l'alternativa è
di essere vinti e sterminati? Dov'è stato preferibile
morire, ad Auschwitz o nella rivolta di Varsavia?
"Il dovere di ognuno di
noi è vivere per gli altri". Baggianata suprema.
Non solo non lo fa nessuno, ma se fosse possibile, e tutti
lo facessero, non si guadagnerebbe nulla, visto che ognuno riceve-rebbe
tanto quanto avrebbe avuto prima. Un altro potrebbe poi,
sforzandosi, fare per me quello che io non desidero mi sia
fatto, mentre io avrei fatto di meglio e con minore sforzo occupandomi
di me stesso. Infine, visto che è fuori dalla realtà
ipotizzare un mondo in cui tutti vivono per gli altri, chi vivesse
per gli altri vivrebbe in pura perdita e forse non vivrebbe affatto.
"È natale. Tutti
sono felici nelle loro case, con i loro cari". Veramente?
Tutti sono felici, tutti hanno una casa, tutti hanno delle persone
care?
La lista è lunghissima, o meglio
sterminata. Può darsi che qualcuno degli esempi non
convinca, ma il metodo per l'identificazione del cretino
è sufficientemente chiaro. E in questo campo non si
possono avere certezze obbiettive.
In conclusione può
essere definito cretino colui che con qualche frequenza
dice frasi o compie azioni la cui invalidità può
essere facilmente dimostrata. Cipolla definisce un caso particolarmente
grave, ma non dissimile da quello di una signora che dicesse:
"La missione della donna è quella di essere moglie
e madre". Infatti una simile frase riduce la donna ad un accessorio
dell'uomo e a uno strumento della riproduzione. Le nega addirittura
il diritto di vivere per se stessa.
Attenzione, ben diverso
è dire: "Una donna è felice soprattutto
nel suo ruolo di moglie e di madre". Questa frase non è
una cretinata: è un'opinione. Con quella parola,
"soprattutto", essa lascia spazio alla risposta: "Io sono
felice diversamen-te". Mentre diventerebbe di nuovo una
cretinata irrimediabile se fosse formulata così: "Una donna
è felice solo nel suo ruolo di moglie e di madre".
Qualcuno potrebbe obbiettare
che di questo passo si fa della cretineria una questione
di linguaggio. Può essere. Ma non è col linguaggio
che si esprimono le idee? E poi, la differenza fra il cretino
e la persone intelligente non è forse una differenza intellettuale?
Infine non si deve dimenticare che le parole hanno effetti concreti
nella realtà. Sostenere che una donna è felice solo
da sposata può infatti indurre un padre a rifiutare alla
figlia la frequenza all'università.
Gianni Pardo
RICHIAMI NON INNOCENTI
L'aspetto più pericoloso
dell'attività politica è quello di chi compia
una tale attività avvolto da una copertina di'imparzialità,
soprattutto quando si tratti di atti che si fanno rientrare
nel cosiddetto bene nazionale, perchè, come si può
insinuare che si faccia attività politica quando ci
si richiami ai valori nazionali ? Un esempio di questa falsa
obiettività lo si è avuto in questi giorni, con
le due uscite, una ieri a Roma ed una oggi a Vercelli, del Presidente
della Repubblica Ciampi. Il Presidente infatti, in mezzo a
tutte quelle frasi di circostanza, alcune delle quali obbligate
certamente visto il suo ruolo, ne ha piazzate un paio che, anche
se si confondevano con le altre, hanno avuto un certo risalto. Mi
riferisco all'invito alle istituzioni, cioè al di fuori di
metafora, al governo ed alla sua maggioranza parlamentare, ad agire
rispettando le priorità. Questa dichiarazione è una
delle più insidiose che il Presidente Ciampi potesse rilasciare
, in primo luogo, chi stabilisce quali siano le priorità ? Il governo
può ritenere che la realizzazione di certe riforme sia più
urgente di altre, ma si tratta di un parere, così come l'opinione
che lo stesso Presidente ha in merito agli interventi da compiere prima
di altri, per quanto autorevole, costituisce sempre un parere ed
in quanto tale può essere messo in discussione. In secondo luogo,
fare un'affermazione simile equivale a criticare abbastanza decisamente
il governo, dire infatti che si debbono rispettare le priorità
è come dire che l'esecutivo ha concentrato la sua attività
su questioni assolutamente secondarie, a scapito di quelle più
importanti.
Coloro che vogliono capir
male subito replicherebbero, ora non si può criticare
il governo ? Il punto non è questo, è che il Presidente
della Repubblica, in nome del suo ruolo imparziale non può
dare un giudizio prettamente politico, quale è quello
sulla scelta di cosa fare prima, ma può intervenire solo quando
siano compromessi il regolare svolgimento dell'attività
esecutiva e legislativa.
Il governo cambia la legge
elettorale, riforma la scuola, quella superiore e
l'Università e si viene a dire che non si interviene sugli
aspetti essenziali ? Si può, naturalmente, essere
più che contrari riguardo il contenuto di quelle riforme,
ma dire che non si operi su quelle essenziali è assolutamente
fuor di luogo.
Stesso commento lo si
può riservare a quella parte del discorso del
Presidente Ciampi che tratta della nostra Costituzione
: il rispetto di questa non si traduce in una sua immodificabilità,
non è detto che rispettare la Costituzione significhi
lasciarla intatta. E' vero che questa Carta ci ha permesso
di ricostruire la nazione dopo la guerra, ma ora siamo certamente
ad un altro stadio, non siamo esattamente nel dopoguerra , le
esigenze sono diverse e ciò può anche richiedere una
modifica della nostra legge fondamentale. Anche qua, si può
discutere del merito e si può condannare una riforma nel
merito, ma non condannarla per il solo fatto che costituisce una
modifica alla Costituzione.
L'intervento del nostro Presidente
è stato più "politico " di quello che dovrebbe
essere, quindi son da considerare assolutamente giustificate
le critiche che quello ha avuto e tra le tanto critiche, mi
si lasci aggiurgerne una, che la si pianti di richiamare ad ogni
piè sospinto la Resistenza, di metterla in ogni dove,
non se ne può più della mitologia degli eroi della
Resistenza, può bastare il richiamo demagogico che ci viene
inflitto ogni anno dalla fine di aprile agli inizi di maggio.
LUCIO SERGIO CATILINA
Primi anni Novanta
Giovanna Zucconi, sulla stampa,
pone un'alternativa fra insopportabili, i radical chic
e i "buzzurri choc". Cioè tutti coloro che manifestano
volgarità, concreta o spirituale (la teleivisione del
dolore!) ecc.
Personalmente sto con i buzzurri.
Io che non ho mai visto l'Isola dei Famosi, C'è
Posta per Te, il Grande Fratello ecc. sto con i buzzurri non
perché siano simpatici - la padella e la brace - ma perché
sono ovviamente, platealmente, coscientemente cattivi modelli.
Il radical chic invece è una sorta di Tartufo della morale,
della political correctness e dell'intellettualità.
È una puttana delle idee: nel senso che le "vende"
a peso, senza partecipazione, non perché ci creda o sarebbe
disposto a fare qualcosa per loro e a rischiare. È uno che
crede che la rivoluzione sia solo un tipo di vestiario. È uno
che vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Si batte per il Lumpenproletariat
ma beve cognac solo in bicchieri di cristallo, vetro astenersi.
E per giunta si crede un modello morale.
È velleitario ed ipocrita.
A questo punto viva Alvaro Vitali.
Gianni Pardo
MOLLICHINE
In Romania un carcerato ha
querelato Dio (vero). Tremonti: "Io non ho ricevuto
nessuna citazione".
Una città della Russia
erige un monumento al termosifone. A Bangkok pensano
di erigerne uno al preservativo.
Una storica dell'arte svedese
sostiene che le opere d'arte belle provocano effetti
lassativi. Quelle brutte invece fanno caga'.
In Florida tre ottantenni
si sono smarrite e hanno impiegato 24 ore per tornare
a casa dopo la messa. Almeno, questo è quello che hanno
raccontato.
L'illusionista David Copperfield
ha annunciato che metterà incinta una donna senza
neanche toccarla. Ha scoperto l'inseminazione artificiale.
Michael Jackson si trasferirà
definitivamente in Bahrein. Chi l'avrebbe detto che conoscesse
il codice penale locale?
Romano Prodi ha auspicato
la fine della lottizzazione in Rai. Non una a te e una
a me, una a te e una a me, ma una a me e una a me, una a me e
una a me...
Gentiloni: "Lo schema delle
tre reti Dc, Psi e Pci è ormai insensato". Giusto.
Bisogna cambiare il nome dei partiti.
Prodi: "Se non vinco io l'Italia
è finita". Correzione: "Se non vinco EGO l'Italia
è finita".
Hanno chiesto a Prodi se ha
interesse a ereditare un'Italia disastrata. Domanda
ingenua: dal giorno seguente sarà dichiarata floridissima.
Zaccaria querela chi l'accusa
(Vespa, Confalonieri) d'avere complottato contro Berlusconi.
Ma che complottato e complottato! Con la Rai l'ha combattuto
a viso aperto.
Striscione d'estrema sinistra:
"Moratti e Cofferati, entrambi bocciati". Ma è "di sinistra",
bocciare?
Suso Cecchi D'Amico: "Per
più di trent'anni è stato molto elegante essere
di sinistra". Che sia stato intelligente è un altro
paio di maniche.
Gli studenti (?) contestatori
hanno chiamato "zoccola" la Moratti. Probabilmente
chiameranno gentildonne le prostitute.
L'auto di Calipari colpita
da sette proiettili. La Sgrena aveva detto "400". Ma
scrive sul "manifesto" e dunque comprendiamo.
Sandro Medici, Prc (Comune
di Roma) ha assegnato a degli sfrattati 15 alloggi vuoti
di proprietà privata. Forse li ha presi per il Palazzo
d‚Inverno.
Ciampi ha detto che bisognerebbe
abbassare i prezzi. Ed anche, visti i recenti disastri,
fare piovere di meno.
Cofferati: «Un corteo
di studenti? Mai visti tanti fuori corso» . Eh no,
proprio no. Le mollichine deve lasciarle a me.
Piero Sansonetti accusa Cofferati
d'essere stalinista. Embeh? Per lui Stalin non era
il Padre del Popolo?
Prodi: a Bologna è
necessario un « assoluto rispetto per la legalità
» ma chiede «un progetto che miri alla inclusione».
Insomma dice al ladro: se ti limiti ti lascio trattenere un
po' di refurtiva.
I dati di Freedom House, in
base ai quali per la libertà di stampa l‚Italia è
al millesimo posto, sono tutti per sentito dire. Io ho sentito
dire che quelli di Freedom House sono fessi.
Lolli (ds) accusa i deputati
di An di aver fatto gestacci agli assalitori di Montecitorio.
Se l'attacco viene da sinistra bisogna porgere l‚altra guancia.
Mussi ha mandato personale
della Camera a portare acqua ai manifestanti. Per grazia
ricevuta.
Il 78% degli irakeni dice
sì alla costituzione. Gli americani non avevano
avuto tanti servi dai tempi dello schiavismo.
L' "Ue bandirà l'importazione
di uccelli selvatici dai paesi extraeuropei". Se sono
selvatici e se volano, sarà necessario un divieto di transito
alto un chilometro.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
ROSSO IN SUBBUGLIO
Finalmente, dopo gli insulsi
giorni delle primarie, il centro-sinistra ha ripreso
il passo della politica vera.
Non mi riferisco tanto alla
manifestazione di Roma contro la riforma delle Università,
quella costituisce quasi un passo obbligato, quanto ai recenti
e " nuovi " scontri che si sono avuti a Bologna contro il sindaco.
Che un sindaco rosso quale Cofferati, nome storico del sindacato
della CGIL, potesse essere avversato da quelle che potevano
essere parte delle " sue " masse, studenti e lavoratori dipendenti,
è davvero un fatto di rilievo. Che la folla che gremiva Piazza
Maggiore potesse unirsi al grido di " Fascista ! " contro il
cinese è qualcosa di così inspettato, soprattutto
in questi giorni di pretesa e forzata " Unione ", che qualche
giornale di sinistra potrebbe persino sostenere che la piazza è
stata messa sù da infiltrati di destra.
Il Sindaco Cofferati ripulisce
il Lungo Reno di Bologna da abusivi e spacciatori, un
atto condiviso da gran parte della città emiliana, e
all'improvviso dal letargo delle primarie risbuca Bertinotti,
che torna a rivestire il suo ruolo dopo un periodo di aspettativa
ed annuncia, appunto, una manifestazione a base di lavoratori
e sfrattati. Rivelatore anche il commento di alcuni suoi compagni
di viaggio, secondo i quali l'atto di Cofferati avrebbe lo scopo
di acquistare voti a destra, cosa di cui non c'era bisogno, visti gli
elevati consensi dell'ex-segretario della CGIL. Dico rivelatore,
perchè se davvero il rispetto della legalità e dell'ordine
son da considerarsi come valori di destra, c'è da preoccuparsi
sul serio di un'eventuale governo della sinistra, dove Rifondazione
Comunista sia in posizione di forza, tale da poter minacciare l'abbandono
della coalizione e quindi far cadere il governo.
Ma, in mezzo a tutto questo,
qual è il parere del grande uomo guida del centro-sinistra,
l'uomo carismatico che dovrebbe guidare lo schieramento
per salvare l'Italia dal disastro imminente ? E' un parere sussurrato,
proferito a mezza voce, in tutto e per tutto tipico dello stile
prodiano, si parla ma non ci si schiera, l'ex-uomo dell'IRI si dice
rispettoso del valore della legalità, ma nello stesso tempo
desideroso di fare qualcosa per gli esclusi. Come sopra detto, queste
parole non sono urlate con decisione in faccia ai giornalisti, come
quando si tratti di criticare lo stato dell'Italia del centro-destra
o commentare un'opinione di Berlusconi, ma si tratta di un parere
incerto, da parroco che voglia mettere pace tra due fedeli in contrasto,
senza parteggiare per nessun dei due e che si esprime con mezze
frasi e con gesti.
Qualcuno dovrebbe rammaricarsi
di questo comportamento ? Può darsi, solo che si
tratta del comportamento più autentico, genuino e naturale
di Prodi, l'articolo vero e se qualcuno dei suoi sostenitori
si lamenta, è come se si lamentasse del fatto che il
Professore porta gli occhiali.
LUCIO SERGIO CATILINA
SE SON SALMONI,
FIORIRANNO
“Lasciate fare
a me la propaganda: lasciatemi andare nelle discoteche,
a parlare con i diciottenni! Lasciate che vada da loro e gli
spieghi: questo è il partito del pesce!”
Purtroppo sabato mattina
sono arrivato un po’ in ritardo a questo primo incontro
con i Riformatori Liberali: essendomi perso le relazioni
di Cubeddu e di De Nicola (molto belle, soprattutto la seconda,
a quanto mi han riferito i presenti) sono invece giunto
appena in tempo per beccarmi lo show di un Alessandro Cecchi Paone
particolarmente tonico.
Alle risate della platea
risponde rilanciando:
“Ah, sapeste quanti
voti porterei se mi faceste lavorare sul pesce…”
Evidentemente, nonostante
il suo ostentato anticlericalismo, è rimasto suggestionato
dalla simbolicità evangelica del nuovo logo a base
di salmone, tanto da proporsi come “pescatore di uomini”...
Finito lo show di Cecchi
Paone, la kermesse scivola via piuttosto quieta. I
relatori si succedono seriosamente alternandosi agli immancabili
VIP degli altri partiti; insomma, sembra un po’ di assistere
alla versione bonsai di un’assemblea radicale. Manca però
il bonsai di un Giacinto, e l’assenza si sente. A supplire ci prova
un Marco Taradash lanciato in digressioni su telogia, teodicea,
storia&filosofia. Bravo, ma manca qualcosa.
Il raggio di sole giunge
alfine con l’intervento di Iuri Maria Prado, il quale
fa presente che essere liberali oggi non dovrebbe avere più
nulla a che vedere con ciò che era l’essere liberali
negli anni 50, 60, 70: non può più essere un lusso
per avvocatoni o dottoroni colti e benestanti che si dilettano
a passare ore chiusi nella loro bella biblioteca leggendo i “classici”,
ma deve essere qualcosa di molto più vicino alla vita
e ai problemi dei 30-40enni che faticano ad affermarsi (se non
addirittura a sbarcare il lunario) un una società ingolfata
dalle burocrazie e dalle corporazioni.
Pare che Alfredone Biondi,
assiso in prima fila, si sia incazzato: poco male.
C’è di buono che
questa fondamentale questione posta da Prado è
riemersa a più riprese nel bell’intervento
conclusivo di Benedetto della Vedova ( il quale,
ad esempio, parlando del problema “Cina” ha sottolineato
l’esigenza di aiutare i nuovi lavori anziché tentare
di proteggere quelli vecchi, rammentando come Bush nell’ultima
campagna elettorale avesse risposto allo sfidante John Kerry
che chiedeva ritorsioni protezionistiche contro le delocalizzazioni
in Asia contrapponendogli un coraggioso “education,
education, education”.
Speriamo che alle parole
seguano i fatti; per ora, è sicuramente meglio
seguire i primi saltelli di questi salmoni che non assistere agli
psicodrammi che agitano pozzanghera socialista…
(ale tap, 25.10.05)
IL GIOGO DELLE
PARTI
Sarà un caso ma, da alcuni
anni, dove arriva Pannella è disastro. Avete presente
il glorioso Partito Radicale? E i referendum? Oggi è
toccata ai socialisti del "nuovo Psi" chiamati a congresso per
decidere la loro unità con Pannella e Boselli sotto le insegne
elettorali dell'Ulivo.
Succede di tutto:
urla, insulti, deleghe false, truppe cammellate
e, infine, Bobo Craxi si fa eleggere, per acclamazione,
segretario da un congresso di fatto delegittimato e Gianni
De Michelis, in una conferenza stampa alla Camera, conferma
di non voler riconoscere Bobo Craxi come segretario del
partito ( "Non c'e' stato
alcun congresso, la situazione resta quella di prima:
il nuovo Psi esiste e io sono il suo segretario'') e lancia un avvertimento a radicali e socialisti
dello Sdi: il confronto per arrivare all'unita' deve
avvenire non con Bobo Craxi ma con lui, il segretario legittimo
del nuovo Psi. ''E' molto semplice: Boselli e Pannella
non possono parlare con due nuovi Psi. Il dialogo e' stato aperto
da tre soggetti e deve continuare con gli stessi tre soggetti.
E se il dialogo dovesse naufragare, il nuovo psi sara' presente
con il suo simbolo sulla scheda elettorale''. De Michelis ha
anche annunciato di aver presentato anche una diffida a usare il
simbolo del partito.
De Michelis accusa Bobo e compagni
di essere arrivati in modo organizzato all'assemblea di
Roma (''le deleghe false si stampano prima, i fischietti
per le contestazioni non arrivano all'ultimo momento'').
Il punto cruciale e' quello
del dialogo con lo SDI di Boselli e i radicali di Pannella.
Il nuovo Psi, assicura De Michelis, ''e' pronto ad andare
avanti sulla strada dell'esplorazione''. Ma non tollererà
che il suo posto venga preso da Bobo e compagni. ''Il dialogo
e' tra tre soggetti: nuovo psi, sdi e radicali, Se manca uno
dei tre cambia la natura dell'operazione. Se Bobo vuole puo' iscriversi
allo Sdi, come ha fatto in passato Intini, o anche ai Ds. Ho
visto che D'Alema ha accolto con favore la scelta di Bobo Craxi:
evidentemente i comunisti e gli ex comunisti non perdono la tentazione
di affettare i socialisti fetta su fetta. Ma noi non ci faremo affettare''.
De Michelis liquida Bobo Craxi
e compagni come ''un frammento'' e accusa il figlio
dell'ex leader Psi di aver fatto ''un grave errore''.
De Michelis ha qualche rimprovero
anche per Boselli: ''Gli riconosco di aver agito
per evitare lacerazioni. Ma poteva fare una cosa in piu':
chiarire che non avrebbe avuto rapporti con eventuali scissionisti.
Poteva farlo, ma non l'ha fatto''.
Giornata ideale per l'unità
tra socialisti e radicali!
cp, 25 ottobre 2005
Come vivono i palestinesi
la loro nuova libertà ?
Un amico mi ha scritto
dall'Italia per farmi una domanda molto semplice :
"Adesso che Israele e' uscito dalla Striscia di Gaza, come
vivono i palestinesi la loro nuova liberta'?"
Domanda facile facile
ma la risposta non e' un po' piu' complicata.
Come tutti sappiamo, anche
se la cosa in Europa e' stata diffusa sottovoce e comunque
non ha scandalizzato nessuno, la loro prima reazione e'
stata di precipitarsi a distruggere quello che poteva servirgli
per lavorare o per creare delle strutture, hanno poi proseguito
sparandosi tra loro, decine di morti, e facendo il tiro a
segno sulle automobili israeliane ammazzando ogni giorno qualcuno.
Alcuni giorni fa fu la
volta di tre ragazzi, il piu' giovane aveva 15 anni.
Si trattava solo di tre
coloni , ha informato prontamente l'ANP, sapendo
bene che la parola "colono" e' come un antidoto alla pieta'.
Ogni volta che i palestinesi
ammazzano israeliani iniettano subito l'antidoto "colono",
la reazione del mondo a questo punto e' "ahhhhhhhhhhh",
un'alzata di spalle e tutto finisce la' . Chi e' che si scandalizza
per un colono ebreo ammazzato! La propaganda palestinese ha
trasformato il mondo privandolo dei valori di giustizia e verita'
cari alle democrazie. Ogni israeliano e' un colono, sinonimo
di demonio e ogni palestinese armato e' un militante, un guerrigliero,
cioe' un eroe. Tutto e' upside-down, il male e' bene, i buoni sono
cattivi, coloni-ebrei cattivi, terroristi palestinesi buoni. Questo
modo di pensare e di ragionare e' opera del genio demoniaco di Arafat
e del lavaggio del cervello da lui fatto ai suoi figli europei.
Ogni notizia dunque viene
presentata in modo distorto, sporco e bugiardo.
Gli organi di informazione,
non solo quelli italiani, fanno acrobazie da circo
per non usare mai la parola "terrorista", vietato, out, non
si dice, MAI!
Persino quando un commando
palestinese aveva ammazzato una mamma e le sue quattro
bambine era stato scritto che si trattava di "militanti"
e le vittime, anche in quell'occasione, erano state liquidate
con uno sbrigativo "colono" : "famiglia di coloni distrutta
in un attacco di militanti palestinesi".
La colona piu' piccola
aveva un anno, la piu' grande era la sua mamma colona
e le altre tre erano le sue sorelline colone.
Dunque, tornando a bomba,
come vivono i palestinesi la loro nuova liberta' oltre
che ammazzarsi tra loro e continuare a preparare attentati
e a mettere bombe a mano nei pannolini dei neonati? Uno penserebbe
che quelli che non sparano siano la' a lavorare come tante
formichine per costruire qualcosa, fare progetti imprenditoriali
prendendo esempio o idee da quello che avevano creato gli odiati
coloni ebrei.
Uno si aspetterebbe di
veder arrivare ruspe con anessi e connessi per spianare,
costruire, incominciare insomma una nuova vita.
Niente di tutto questo
e se qualcuno opina ecco la risposta: "c'e' ancora
l'occupazione, c'e' ancora l'esercito".
Certo, l'esercito e' tornato
dopo che le faide si sono scatenate tra loro e contro
Israele, dopo che hanno ricominciato a bombardare citta'
e villaggi israeliani, dopo che gli attentati sono tornati a
moltiplicarsi.
L'esercito se ne era andato
in agosto, tutto il mondo aveva visto le consegne,
i cancelli chiusi e i soldati che si allontanavano.
Sono dovuti ritornare per proteggerli
da loro stessi e per impedire ulteriori bombardamenti
sulle citta' israeliane del Neghev.
I palestinesi hanno pero'
sempre una scusa per giustificare la loro inettitudine
e la loro voglia di guerra.
Quello che mi manda in
bestia e' che tutti li comprendono in questo mondo infame,
li giustificano, dall'America, dall'Europa chiedono a Israele
di non essere troppo severo con quei poveri angioletti, di
lasciar perdere gli agguati, le uccisioni e il terrorismo, di lasciarli
fare quello che vogliono e, il massimo della sfrontatezza, di
aiutarli a svilupparsi.
Un mondo razzista che
tratta i palestinesi da esseri inferiori, da bambini
viziati abituati ad avere la pappa in bocca e a chiedere
sempre per ottenere tutto. Un mondo che li coccola per paura
della loro violenza. Un mondo che anche dopo l'evacuazione dalla
Striscia chiede ulteriori concessioni e ulteriori sacrifici a
Israele. C'e' qualcuno che si ricordi ancora degli 8500 portati
fuori dalle loro case? C'e' qualcuno che si preoccupi della loro
vita e del loro dolore?
C'e' qualcuno in questo
mondo infame sempre dalla parte del terrorismo arabo
che si chieda che fine hanno fatto?
Nessuno! Nessuno perche'
quegli 8500 non fanno casino, non ammazzano, non bruciano,
sono persone civili che aspettano con pazienza la possibilita'
di riavere una casa bella come prima e di lavorare come
prima.
Quella che gli arabi prima
del 67 chiamavano Terra Maledetta e che gli ebrei
invece avevano fatto fiorire e produrre e' tornata ad essere
deserto, sabbia desolata, improduttiva, sporca, arida.
Tutto come previsto.
Sui palestinesi piovono
vagonate di soldi senza pretese di riscontro, come
sempre da decenn,i senza scandalo, senza vergogna, senza decenza.
Previsto anche questo.
Intanto e' arrivata la
paura dell'influenza aviaria, Israele e Giordania
hanno incominciato a lavorare insieme per difendersi dal pericolo
essendo, questa, zona di migrazioni di uccelli quindi a rischio.
Israele mette la sua tecnologia
e la sua ricerca a servizio dei paesi vicini, la
Giordania accetta e si allea subito, vengono invitati anche
i palestinesi al summit ma loro declinano.
Non gli interessa il virus
dei polli, non gli interessa la salute delle persone,
sanno che in caso di pericolo Israele o la Giordania li aiuteranno.
Ecco, amico mio, come
usano i palestinesi la loro liberta'.
Deborah Fait
- informazionecorretta
MOLLICHINE
Saddam: "Non riconosco
la vostra giustizia". Effettivamente somiglia poco
alla sua.
L'uragano Wilma passa
a categoria cinque, con venti a 281 km orari. E presto
sorpasserà Schumacher.
Prodi non ha visto Celentano
ma, dice: "me lo hanno raccontato". E ci son voluti
ben ventidue secondi.
Pisanu: "In Calabria lo
stato c'è". Ha ragione. Purtroppo è solo
"lo stato delle cose".
Abu Mazen: è "giunto
il momento di mettere fine al conflitto". E noi che
pensavamo che il momento fosse stato il 1° gennaio 1948!
Un ministro cinese: "Il
nostro paese attraversa il peggior momento, per la
propagazione del virus". Non è vero. Il peggior momento,
è stato quando hanno dovuto ammetterne l'esistenza.
Ucciso dagli americani
Dulaimi, luogotenente di Zarqawi. Anche Abu Azzam,
il vice di Zarqawi, è stato ucciso. Sta diventando un mestiere
a rischio, quello di terrorista.
Ucciso un deputato del
Kirghizistan dai detenuti di un carcere che stava visitando.
Ma ora gli assassini sono in carcere.
Hanno chiesto a Casini:
ha apprezzato anche Santoro? "In quel momento mi ero
alzato". E se c'ero dormivo.
Biagi si dice estromesso
da "quelli che sono entrati in politica non nel nome
del popolo italiano ma nel nome dei loro personali interessi
e delle loro vicende". Mentre lui non s'è mai interessato
dei propri personali interessi e delle proprie vicende.
Saddam, richiesto di dare
le sue generalità: "Sono il vostro Presidente".
Il giudice avrebbe dovuto rispondergli umilmente: "E
io sono il tuo giudice".
Gianni Pardo
MISERIA PRODIANA
Il popolo della sinistra
ha ormai scelto come stendardo per le prossime elezioni
Romano Prodi, si tratta di una scelta ormai maturata da molto
e i contrasti che certo ci sono stati sull'opportunità
di questa scelta sono stati a questo punto riposti.
La riprova di questo si
è avuta con le elezioni primarie del centro-sinistra,
dove i concorrenti di Prodi si son fatti sommessamente
da parte, non abbiamo assistito ad una competizione elettorale,
quale certamente è l'elezione primaria di uno schieramento,
anche se appunto si tiene tra candidati di una base politica
omogenea, e per giunta i principali esponenti del centro-sinistra
hanno ribadito che il solo, e sottolineo il solo, candidato era
Romano Prodi. Risultato: ha vinto Prodi, che quasi commosso ha detto
che non si sarebbe aspettato un consenso così vasto. Cosa
dovremmo dirgli ? Complimenti ? Ebbene, accettiamo questa messinscena
e prendiamo atto che a sinistra vogliono che l'ex-presidente
dell'IRI li guidi alle prossime elezioni. Solo, sarebbe il caso
di dire alla classe dirigente dei progressisti, ed anche ai maggiori
commentatori dei più importanti quotidiani, che stiano bene
attenti, che il loro candidato non è quell'uomo brillante,
acuto, preciso e chiaro nelle sue affermazioni, carismatico che si
vuol far credere, anzi è un uomo che, per quanto intelligente,
ha le idee spesso confuse, confuso e poco convincente è il suo
modo di esprimerle, i suoi ragionamenti sono spesso difettosi,
stizzito e non all'altezza è il suo comportamento di fronte
alle critiche, per cui non è il caso di pendere dalle sue
inesistenti labbra per ogni qualsiasi dichiarazione che possa fare;
e men che meno, è il caso di cercare di provocare delle dichiarazioni
da parte sua.
Berlusconi si lamenta del fatto
che alla RAI lui è costantemente preso di mira :
la cosa può anche far piacere, ma obiettivamente non
si può che concordare, è la pura verità e
perfino stucca per giunta, perchè se la satira fosse un pò
più equamente distribuita sarebbe certamente più divertente
e meno stancante.
Cosa replica Prodi a queste
affermazioni ? " Si ricomincia con le liste di proscrizione
". Che vuol dire ? Che un sincero sfogo da parte del Presidente
del Consiglio viene interpretato in maniera assolutamente
estrema, cioè con l'intenzione di provvedere alla compilazione
di liste di proscrizione, la solita vecchia accusa di voler una
TV con tanti Emilio Fede. Poi il Professore aggiunge, secondo il vecchio
stile della sinistra di voler dire cose vere e pungenti allo stesso
tempo, che Berlusconi "...è l'unico a lamentarsi della sua azienda
ed a fare soldi ". Con ciò si vuole insinuare che la TV, quindi
anche quella pubblica, è in mano a Berlusconi, e nello stesso
tempo lo si vorrebbe biasimare per far quello che tutti vorrebbero
fare, cioè far soldi. In altre parole, Prodi non affronta
il problema, la faziosità in RAI, ma sposta il suo discorso,
per farne uno generico " la TV è la sua azienda ", con commento
qualunquista e da bassa lega " ci fa ancora dei soldi ".
Quello che viene soprannominato
" il Professore "rivela una grettezza da no global
ed una capacità argomentativa da responsabile di condominio.
Per essere equidistanti.
si potrebbe abbozzare un consiglio ad entrambi gli schieramenti
politici : per il centro-sinistra, attenti a far parlare
troppo Prodi, perchè non è il tipo che volete
far credere, i suoi discorsi devono essere limitatamente pochi
e ben controllati, come alla manifestazione a Roma contro la
legge finanziaria. Per il centro-destra invece, cercate di
provocare Prodi il più possibile, così che parli e rilasci
dichiarazioni, eventualmente sfidatelo anche in TV, così
che la gente possa cominciare a capire davvero la stoffa della persona,
e far risalire velocemente le vostre quotazioni.
LUCIO SERGIO
CATILINA
Most interesting
Caro direttore, da quando è andato
in onda lo show di Celentano, non vivo più. Come sai trascorro
gran parte dell'anno a Berlino dove Adriano Celentano è
popolarissimo, quasi quanto Trapattoni. In più i tedeschi
hanno l'abitudine di prendere tutto e tutti sul serio. Anche il
molleggiato. E così le gravi denunce contenute in Rockpolitik
hanno avuto qui un'ampia eco. Ne hanno parlato giornali, tv, agenzie,
siti internet. E anche io sono rimasto coinvolto. Molti colleghi che
si occupano di cose italiane o di libertà di stampa mi hanno telefonato
per avere chiarimenti. Soprattutto volevano sapere in base a quali
criteri era stata stilata la graduatoria che vede l'Italia collocata
tra i Paesi dove più forti sono le restrizioni alla libertà
di espressione, più forti che in Paesi del terzo e quarto mondo
come il Ghana e il Benin. Me la sono cavata telefonando alla Rai dove
un funzionario gentilissimo (voglio citarlo: Dicaro) mi ha dato i numeri
di telefono di Freedom House, autrice della classifica, che ho passato
ai miei allarmati interlocutori tedeschi. Pensavo che tutto finisse
lì. E invece era solo l'inizio di un tormentone che ancora continua.
Avendo saputo da Freedom House che il pessimo piazzamento dell'Italia
era dovuto all'arresto di Lino Jannuzzi, i miei interlocutori mi ritelefonano
per sapere chi è Jannuzzi.
Spiego che è una grande firma
della carta stampata, che è anche un senatore del partito
di Berlusconi e che è stato condannato per alcuni articoli
ritenuti diffamanti. A questo punto gli interlocutori entrano
in tilt. Non capiscono come mai Celentano nel suo show abbia messo
sotto accusa il governo Berlusconi quando il giornalista colpito
è proprio un esponente del partito di Berlusconi. Rispondo
che le accuse di Celentano si basano soprattutto sul caso Biagi-Santoro.
Ma i tedeschi sono tedeschi e procedono geometricamente. Mi fanno
osservare che la notizia «nuova» è che un
Paese dell'Unione Europea, l'Italia, è stato retrocesso tra
i piùintolleranti verso la libertà
di stampa e che la retrocessione è avvenuta quest'anno
mentre il caso Biagi-Santoro è di tre anni fa. Replico
che sì, in effetti, non c'è nulla di nuovo nelle accuse
di Celentano e che lo show è la solita ribollita che viene
riproposta sotto varie forme da quattro anni a questa parte. Ma a
questo punto un interlocutore mi manda kappaò. Se la solita
ribollita viene riproposta sistematicamente e in più sul
canale più importante della Tv pubblica, dov'è la censura,
dove sono le restrizioni? Un collega del Berliner Zeitung, quotidiano
della sinistra berlinese, dovendo scrivere un pezzo sullo show di Celentano,
mi chiede di aiutarlo a raccogliere qualche informazione in più.
Acconsento e telefono alla casa di produzione di Celentano dove accolgono
con euforia le mie segnalazioni sull'eco dello show nei mass media tedeschi.
Quanto alle curiosità dei miei colleghi berlinesi, mi invitano,
con tono gentile e simpatico, ad una lettura meno «notarile»
del programma e mi ricordano che Adriano, essendo un artista, può
permettersi di esprimersi attraverso metafore, paradossi, licenze poetiche.
Perfettamente d'accordo sui lussi cui hanno diritto gli artisti. Ma
come spiegarlo ai notarili colleghi tedeschi? Quelli non si accontentano
delle licenze poetiche, vogliono fatti che non si contraddicano. Meglio
non spiegarlo.
Ma questa che ti sto raccontando, caro
direttore, è solo una delle scocciature che mi ha
provocato il molleggiato. Sabato pomeriggio un circolo studentesco
della Frei Universität ha in programma, già da tempo,
un dibattito sul ruolo delle Tv pubbliche e un amico, lettore
di italiano, insiste perché ci sia anch'io. Faccio di tutto
per sottrarmi perché sulla Rai ho idee tutte mie e scandalose
(nonostante l'innegabile legame con il potere politico che esiste da
sempre, trovo che la Rai di oggi è un paradiso di libertà
rispetto alla Rai dove ho vissuto io tra il ‚60 e il 2000 e quanto
alle ingerenze politiche mi risulta che spesso sono sollecitate dagli
stessi giornalisti che poi si proclamano martiri). Ma il lettore di
italiano insiste e finisco per accettare. Errore madornale perché
ancora una volta non ho saputo rispondere alle domande dei miei interlocutori.
Per la verità me la sono cavata bene su Biagi e Santoro, giustamente
tirati subito in ballo. Faccio presente che alla Zdf e alla Ard (le
due reti pubbliche) esistono regole di ferro che impongono l'imparzialità
a giornalisti e programmisti. E ricordo il caso di Ulrich Wickert,
il Bruno Vespa tedesco. Il bravissimo Wickert, all'indomani dell'11
settembre, sul settimanale Max paragonò Bush a Bin Laden «perché
entrambi pensano di risolvere i problemi con la forza».
Fu subito chiamato dal Presidente dell'Ard, Fritz Pleitgen, il quale
gli fece presente che era libero di mettere Bush e Bin Laden sullo
stesso piano, ma in questo caso doveva rinunciare al suo ruolo di giornalista
della Tv pubblica che è tenuto a rispettare le regole di
imparzialità anche quando scrive sui giornali. Messo davanti
all'alternativa tra andarsene o scusarsi, Wickert si scusò
durante un telegiornale di punta. Ma dopo questa breve esposizione,
ecco che incomincia la tortura delle domande. Come spiego che dopo
il bando dalla Rai, Biagi e Santoro non hanno trovato lavoro in altre
testate o reti tv? Forse ha ragione Celentano quando dice che in Italia
non c'è libertà di espressione? Ovviamente dico che non
è così tanto è vero che Biagi continua a scrivere
per il più prestigioso quotidiano del Paese e se appena volesse
le reti private, che in Italia sono più di novecento, farebbero
a gara per avere la sua presenza. Quanto a Santoro ammetto di non avere
una risposta perché non continui la sua battaglia in una delle
tante emittenti private come fanno molti suoi colleghi tedeschi che hanno
lasciato polemicamente le reti pubbliche. Del resto lui stesso ha detto
che quando lavorò per la più importante Tv privata, Mediaset,
non subì mai censure. Per la verità una risposta l'avrei:
credo che Santoro guardi al futuro e ritenga più re