ARCHIVIO OTTOBRE 2005
COMUNISTI  IRANIANI
E' veramente un' ottima notizia la partecipazione che si annuncia numerosa per il 3 di novembre, quando diversi esponenti politici di tutti gli schieramenti si riuniranno davanti all'ambasciata iraniana a Roma, per protestare decisamente, anche se pacificamente, contro le parole inaudite proferite dal    presidente   iraniano Ahmadinejad . L'iniziativa del direttore de " Il Foglio " Giuliano Ferrara pare annunciarsi come un vero e proprio successo e l'unico rammarico personale è quello di trovarmi nell'impossibilità di partecipare.
Il fatto nella sua completezza, vale a dire le reiterate esortazioni del Presidente iraniano contro Israele e la massiccia risposta internazionale e italiana, suggeriscono due considerazioni.
La prima, che questo Presidente si è rivelato decisamente peggiore di quanto le peggiori aspettative potessero prefigurare; il suo ruolo, di rappresentante di tutto il popolo iraniano,  non lo ha indotto a rimeditare quelle che appaiono le sue convinzioni " da 27 anni " e così ha gettato la sua maschera e si è rivelato un puro fanatico, neanche consapevole di essere entrato del tutto fuori tempo. Pare, infatti, che Ahmadinejad  non si sia accorto del gesto di proporzioni storiche compiuto così di recente da Israele, cioè il ritiro dalla striscia di Gaza con lo spostamento forzato di 8500 dei suoi coloni, il che ha accelerato le possibilità di una convivenza pacifica tra i due popoli,israeliano e palestinese, sempre ovviamente per coloro che davvero vogliono perseguire questa strada. E così quindi, il presidente iraniano ha recitato la sua lezione, tratta dal manuale del fanatico senza tempo, in maniera del tutto ortodossa e decisamente indegna di un capo di stato.
La seconda considerazione riguarda la politica di casa nostra. Alla fiaccolata di sostegno ad Israele non parteciperanno i comunisti nostrani e la ragione addotta, sia dall'europarlamentare Mario Rizzo che da Fausto Bertinotti, è che non si è spesa una sola parola per la Palestina, cioè il fatto che in questa manifestazione si esprimerà appoggio morale solo ad Israele e non verrà ribadita la necessità della coesistenza tra i due popoli.
Si tratta, per ovvie ragioni, di un'entrata fuori tempo come quella di Ahmadinejad e per di più in tonalità sbagliata. Innanzitutto, se qualcuno dice che Israele non ha diritto di esistere e dovrebbe essere cancellato dalla cartina geografica, è naturale che si intervenga per sostenere l'esatto contrario. Che c'entra la Palestina ? Qualcuno le ha negato il diritto ad esistere ?  Se Israele ha compiuto il ritiro dalla striscia di Gaza, per lasciare spazio ai palestinesi, è ovvio che si riconosce l'esistenza di quel popolo.
Se scopo della manifestazione è sottolineare con forza il valore del popolo d'Israele, come quello di ogni altro, che senso avrebbe parlare della Palestina, visto che nessuno le contesta niente ? Con questa inascoltabile stonatura, i comunisti hanno per l'ennesima volta perso un'occasione e si son rivelati ancora uguali a loro stessi.
In conclusione dunque, i motivi di soddisfazione per la fiaccolata sono due, il massiccio intervento delle forze politiche per sostenere Israele ed il fatto che tra queste manchino i comunisti di ogni tipo, italiani o di rifondazione.
LUCIO SERGIO CATILINA

IL SUPERMARKET DELLA CATTIVA EDUCAZIONE
Marcello Sorgi pubblica sulla "Stampa" un articolo plausibile ma inficiato da un fastidioso difetto.
È plausibile la sua tesi secondo cui il Centro-destra, con la nuova riforma, intende dire all'elettore: "Scegli quel che vuoi, ma vota, e vota contro il centrosinistra: questo è il primo spot della campagna che Berlusconi ha già tutta in testa. E poi, di seguito: non ti piace Berlusconi? Vai con Fini o Casini. Sei giovane, ti piace il Cavaliere, ma lo trovi anziano? Dai un segnale per la successione. Sei più di centro che di destra? Vota Forza Italia. Sei rimasto dc? C'è Casini. Sei di destra-destra? Vai con Fini. Sei ancora fascista? C'è la Mussolini. Sei socialista, liberale, radicale? Guarda bene nel nostro scaffale, troverai ciò che cerchi". Ma ecco il difetto fastidioso: l'articolo è intitolato "Il supermarket della politica". Tutta la strategia di Berlusconi è "uno spot" da commesso di negozio. Questo implica quel disprezzo ontologico dell'avversario che tanto urta gli elettori di centro-destra e che rende antipatica la sinistra (come ha scritto Ricolfi) anche a chi è incerto.
Nessuno, nemmeno Sorgi, meritoriamente, dice che questa strategia sia vincente o perdente: ma non c'è ragione di chiamarla supermarket. Soprattutto dal momento che tutti i partiti, in tutti i modi, anche con i programmi più seri, non fanno altro che cercare di allettare gli elettori. Ad esprimersi nello stesso modo, si potrebbe commentare la candidatura di Prodi con queste parole: "Il centro sinistra non ha una faccia presentabile e per questo manda avanti Prodi. Con quella faccia cascante, con quella voce da confessionale, con quel sorriso senza denti è ancora il più presentabile della sinistra! Se lui può vincere un concorso di bellezza, pensate agli altri concorrenti!".
Questo non è un discorso politico, è pura irrisione. Fa il paio col supermarket. Da un lato una coalizione di imbonitori e un elettorato che si lascia incantare da musiche e luci, dall'altro una coalizione composta di tali mostri da avere in Prodi il rappresentante più bello; e un elettorato composto di ciechi.
Non si è particolarmente accaniti con Sorgi. Egli non è né Travaglio né Curzio Maltese. Non è un "odiatore" professionista e probabilmente, se leggesse queste righe, si risentirebbe. Affermerebbe che non intendeva offendere nessuno e il bello è che gli si potrebbe anche credere. Ma è proprio questo, il punto. Insultare Berlusconi è divenuto così normale che lo si fa anche senza accorgersene. Mentre non si può qui scrivere che Marcello Sorgi è scorretto perché, se leggesse queste righe, troverebbe che queste parole lo offendono.
Non ne ha labitudine.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 31 ottobre 2005


Non state in silenzio!
Vivo in Israele da molti anni e le esternazioni di Ahmadinejad, criminale presidente iraniano hanno gettato me e tutti i miei connazionali nello sconforto.
Non sono parole nuove, la distruzione di Israele e' sempre stato il ritornello dei dittatori islamici, e la Carta palestinese porta ancora oggi al comma 19, mai cancellato come spesso erroneamente si dice, l'augurio che la lotta armata palestinese si concluda con la distruzione dello" stato sionista".
Arafat in arabo lo diceva quotidianamente eppure e' stato ricevuto dai grandi della terra, persino qualche ebreo.
Arafat ha  tentato per 40 anni di arrivare alla realizzazione del suo sogno eppure nessuno si e' mai scandalizzato. Nemmeno il Papa.
Oggi, non tutti, ma molti sono  indignati dalle parole del fanatico presidente iraniano ma non si puo' non notare che le strade non si sono riempite di gente sdegnata, di studenti o di pacifisti.  Quelli  sempre pronti a scendere in piazza tra sventolii di bandiere della pace, ogni volta che da Israele parte uno sternuto , stanno in silenzio e guardano dall'altra parte.
Dove sono? Perche' l'idea della distruzione di una nazione del mondo non li sconvolge?
Dove siete? Possibile che le parole gridate dall'Iran non vi ripugnino?
Dove sono i giovani  sempre pronti, giustamente, a protestare per le ingiustizie?
Non si puo' non notare che , oggi, solo Giuliano Ferrara e gli ebrei si muovono, come se la cosa non interessasse tutta la societa', come se tali criminose dichiarazioni non interessassero  altri che gli ebrei.
Siete coinvolti tutti, non lo capite?
Succedeva anche nel 1938.
Nessuno protesto' e gli ebrei furono trasportati ad Auschwitz ma l'Europa pago' quel silenzio. Sei milioni di morti ammazzati perche' si chiamavano Davide o Sarah peseranno per sempre sulla coscienza collettiva europea.
Mi auguro che giovedi', davanti all'ambasciata dell'Iran, a Roma, gli italiani si sveglino e capiscano che dittatori infami come Ahmadinejad possono arrivare a distruggere il mondo non solo Israele.
Quel veleno entra nei cervelli come la droga e toglie alla gente la capacita' di discernere tra  il bene e il male assoluto.
Non state in silenzio, andate nelle piazze perche' voler distruggere una democrazia significa voler distruggere il mondo intero.
Non si puo', non si deve, e' male, e' indecente, andate a manifestare contro il Male.
Aiutateci per una volta e mettetevi a gridare forte, tanto forte che vi sentano fino in Iran "Siamo tutti Israeliani".
 Deborah Fait - informazionecorretta

LA MORTE DELLO ZERO
Il movimento è relativo. Non posso dire che A è in movimento se non c'è un B rispetto al quale A si avvicina, si allontana o passa accanto. Nello stesso modo non si può dire che un uomo sia buono se non con riferimento alla media degli uomini. Ché se infatti la media fosse più buona di lui, lo si definirebbe cattivo. Un giudizio di valore abbisogna di uno zero a partire dal quale c‚è una scala verso il positivo e una scala verso il negativo.
Questo dato di base è fondamentale. Quando - secondo la leggenda - Marie Antoinette dice s'ils n'ont pas de pain, qu'ils mangent de la brioche non è cinica: è solo che per lei è inconcepibile che manchi il pane; e se per caso manca, non mancherà certo la brioche. Insomma ha perso di vista lo zero. Il problema contemporaneo è che ora siamo tutti Marie Antoinette.
Lo zero della vita è il dolore. Gli esempi sono infiniti e sarebbe persino crudele citarli: basti pensare all'esistenza di chi si vede morire ogni giorno di più, inesorabilmente, di cancro. Basti pensare al dolore di chi vede perire per fame e stenti i propri figli. Basti pensare ai massacri delle guerre e delle pestilenze; alle crudeltà dei conquistatori e dei tiranni; all'incertezza rispetto alla propria sopravvivenza nell'ambito delle ore; al dolore fisico di certe malattie; alla detenzione in celle buie e umide della Lubianka da cui si era tirati fuori per essere tormentati o uccisi... È questo lo zero che si dimentica. Vivendo in un mondo che non conosce né la guerra né lo sterminio, e anzi in cui lo Stato è invocato alla minima difficoltà, la società è simile ad una signorina di buona famiglia dell'Ottocento che non sia mai venuta a contatto con la vita dei plebei. Essendo sempre vissuta sotto la protezione dei genitori e dei domestici, è buonissima e aliena da ogni pensiero di brutalità; addirittura è così sensibile da considerare poco gentile parlare della madre di qualcuno (e infatti parla solo della mamma); reputa poco affettuoso chiamare ragazza una donna di quattordici anni (e infatti la chiama bambina, quando non bimba). Un'esagerazione? Assolutamente no: questo è il linguaggio della televisione. La TV è stata capace di parlare della "mamma di Berlusconi" quasi che il Primo Ministro, invece d'essere vicino alla settantina, fosse un bambino di otto anni. E continua a chiamare "mamma" persino la donna che ha ucciso il proprio figlioletto: "la mamma della piccola vittima".

Tutto il vocabolario è sregolato. La gente va in vacanza e i media parlano di esodo, confondendo una tragedia e una scampagnata. Vengono uccise cinquanta persone e i media parlano di genocidio, che invece è l'uccisione d'un intero popolo. Parlano dell'Italia e si riempiono la bocca di povertà, mentre nessuno soffre la fame e migliaia di persone rischiano la vita pur di venire qui a chiedere l'elemosina o a prostituirsi. Non si sa più che cosa sia la vera indigenza. Come non si sa più che cosa sia la vera disoccupazione: cioè la situazione in cui nessuno vi dà, per una giornata di lavoro di dodici ore, di che non morire di fame: come è stato, in passato, per molti secoli e com'è ancora in altri posti del mondo.
Tutto dipende dal fatto che la stragrande maggioranza degli europei non ha esperienza della guerra. Essa - che nella storia ha sempre rappresentato un richiamo alla terribile sostanza ultima della realtà - è diventata un concetto sfocato, consegnato alle pagine ingiallite dei libri di storia o celebrato nei discorsi (noiosissimi) dei vecchi. Dal momento che oggi è solo un fenomeno da notiziari, da un lato non la si capisce più, dall'altro si drammatizza per buonismo uno scontro in cui muoiono venti persone e lo si chiama "vera e propria battaglia". Così come si dichiara "guerra sanguinosa" per gli americani quella irakena in cui sono morti, dall'inizio delle operazioni ad oggi, duemila soldati. Duemila persone che certo hanno lasciato parenti addolorati ma che non sono nulla, se si parla di un vero conflitto. Per avere le giuste proporzioni, bisogna ricordare che nella battaglia delle Fiandre (Prima Guerra Mondiale) morirono 400.000 inglesi e 250.000 tedeschi, senza che si avessero risultati degni di nota sul terreno. 650.000 persone morte per niente: e non fu che una delle battaglie di quegli anni terribili. I contemporanei ebbero certo, di ciò ch'è una guerra, un'idea diversa di quella che hanno oggi gli spettatori della televisione. Essi avrebbero chiamato quella dell'Iraq una banale azione di polizia.
La conclusione non è linguistica. Se si trattasse solo di tarare nuovamente il vocabolario, basterebbe una buona scuola. Basterebbe licenziare qualunque giornalista che usi la parola "bimbo" per chi ha superato i cinque-sei anni. Ma neppure questo si farà. Invece di questa regolazione si occuperà la realtà, una volta o l'altra. Non essendo cambiata la natura umana, un giorno si potrebbe apprendere di nuovo, per esperienza, il vero significato delle parole fondamentali dell'esistenza: la guerra, la fame, la morte.
Gianni Pardo, 29 ottobre 2005  - giannipardo@libero.it

MOLLICHINE
Maradona, su Fidel Castro: "Per me il comandante è un Dio". Bush invece "è un assassino". Maradona è proprio fatto... così.

Udc. Cesa: "La par condicio non si tocca, senza se e senza ma". È appena segretario e già non azzecca il vaso.

Fassino ha dichiarato che telefona quotidianamente a Mieli per protestare per la linea del "Corriere". Berlusconi non lo fa e dunque attenta alla libertà di stampa.

L'Iran parla di cancellare Israele dalla faccia della terra. Ma non ha la bomba atomica. Israele non parla di cancellare l'Iran dalla faccia della terra. Ma...

Israele chiede che il presidente dell"Anp intraprenda un' "azione seria" contro i gruppi terroristi. Insomma che gli dica "smettetela!" senza sbuffare a ridere.
Gianni Pardo


UN TRIONFO DEL DIRITTO
Qualcuno ha scritto: "Forse  è ugualmente difficile conquistare un diritto ed avere il coraggio di esercitarlo". Se infatti il diritto è in linea con le aspettative del prossimo, non ci sono problemi. Se invece entra in conflitto con esse, sono in molti a far presente che non deve essere esercitato; che forse non è un diritto; che comunque è immorale; che chi ne dispone dovrebbe vergognarsene. Fino ad arrivare a minacciare il suo titolare, se pensa veramente di usarlo.
Sulla strada dell'emancipazione femminile questo è stato osservato molte volte. A lungo si è spiegato alle donne che non sarebbe stato degno di una signora comportarsi come la legge autorizzava. Che non stava bene esigere i diritti che la legge aveva accordato. Infatti quando il legislatore illuminato precede in maturità la folla, questa protesta. È convinta che il diritto deve essere espressione della sua volontà e, anche se essa è ignorante e primitiva, si autoelegge senza tentennamenti coscienza morale della nazione
Uno Stato democratico e civile deve guardarsi dall'aderire al suo punto di vista. Francesco Saverio Borrelli, ai tempi di Mani Pulite, affermò di agire "sostenuto dal consenso della gente" e Luciano Violante in questi giorni gliel'ha rimproverato. Anche se giunge con soli tredici anni di ritardo, il biasimo di Violante è perfettamente giustificato: il consenso popolare è un pessimo consigliere. Il giudice non può risolvere un problema giuridico chiedendo alla folla se deve liberare Gesù o Barabba: le norme sono scritte ed invariabili perché la sentenza deve corrispondere non a stati d'animo momentanei più o meno corali, ma a principi solidi, generali e duraturi.
Nella realtà, l'atarassica nobiltà delle leggi non sempre vince sulle passioni umane. Proprio in questi giorni il Csm, con mille contorcimenti, ha negato al giudice Corrado Carnevale, benché pienamente assolto anche dalla Cassazione e benché abbia a ciò un chiaro diritto, la reintegrazione nel suo posto. Quell'organo ha preferito i propri pregiudizi all'applicazione della legge. Stavolta non è summum ius summa iniuria, ma summum iudex, summa iniuria.

E poi, come mai tanto accanimento, di che cosa è stato colpevole, quel magistrato, agli occhi della sinistra e dell'opinione pubblica? Semplicemente di applicare la legge. È stato capace, in obbedienza alle norme di diritto processuale penale, di dichiarare in Cassazione radicalmente nulli processi per omicidio incorsi, in fase istruttoria, in nullità insanabili. Era chiamato l' "ammazzasentenze" quando avrebbe dovuto essere chiamato l' l' "ammazzaerrori". Il suo comportamento non piaceva? E allora si doveva solo cambiare la legge sulle nullità insanabili e nel frattempo sottoporre a procedimento disciplinare chi non faceva come lui. Ma la folla preferiva Barabba.
Fra gli episodi positivi invece si deve annoverare, con qualche stupore, la vicenda di Antonio Fazio. Il Governatore della Banca d'Italia potrebbe, chissà, essere colpevole di mille cose: ma non ce n'è nessuna, per quanto se ne sa, che comporti il suo licenziamento o il suo obbligo di dimettersi. Eppure contro di lui ci sono stati i grandi giornali; tutta l'opposizione; buona parte della maggioranza; le banche; le istituzioni; tutti i moralisti della domenica; la magistratura e l'opinione pubblica: semplicemente tutta l'Italia. E a suo favore? Semplicemente una legge che lo rende inamovibile. E lui, lo sciagurato, che ha fatto? Ha osato servirsene!
Non importa se abbia seri torti, almeno in questa occasione: dato che i casi Parmalat e Cirio bruciano ancora. E non importa neppure se la legge che l'ha reso inamovibile sia ben fatta o non. Importa che essa sia vigente e che, in base ad essa, il Governatore abbia potuto resistere alla Repubblica Italiana. Questo è un trionfo del diritto. È l'unico momento in cui veramente s'è visto che nessuno, neanche l'opinione pubblica, neanche il Parlamento, sono al di sopra della legge. Rara avis.
Questo caso viaggia su un doppio binario, umano e giuridico. Sul piano umano si possono ipotizzare sia motivazioni abiette e poco probabili ("Io questa poltrona non la lascio"), sia motivazioni nobili e vagamente eroiche ("Per il rispetto dovuto alla mia innocenza non devo riconoscere colpe che non ho"). Ma questo riguarda solo lui. Sul piano giuridico è certamente un bell'episodio di legalità rispettata. Fiat iustitia et pereat mundus, si diceva un tempo: si applichi la legge, cascasse il mondo. E per una volta la voce del liberale che ha mormorato questo brocardo non è stata soffocata dalle grida di "crucifige".
Gianni Pardo giannipardo@libero.it

NOTA A MARGINE
Riccardo Barenghi (sulla "Stampa"), in un articolo ironico su Mieli che potrebbe scendere in politica, scrive che il Direttore del Corrierone non ha voluto dare importanza alla polemica innescata da Fassino. E  prosegue: "D'altra parte anche tutto il resto della stampa nazionale (tranne il Giornale), ha seguito la sua linea: Fassino non va preso troppo sul serio perché non è Berlusconi, ché se le stesse cose le avesse dette lui chissà che casino. Ma qui stiamo parlando appunto di Fassino, dunque non allarmiamoci".
"Ché se le stesse cose le avesse dette lui chissà che casino".
E se quello che dice Barenghi lo dicessi io, chissà che casino, nel nostro piccolo. Poi il giornalista scrive "stiamo parlando appunto di Fassino, dunque non allarmiamoci", e questo è ingeneroso. Non è che gli altri giornali non sottolineano la scorrettezza di Fassino per sottovalutazione: è per disonestà intellettuale e per subordinazione agli interessi del partito.
Gianni Pardo


«Inaccettabili intimidazioni di Fassino ai giornali»
Sono lontani i tempi in cui Piero Fassino si scagliava contro una «destra ipocrita e arrogante», colpevole di fare resistenza alla candidatura di Paolo Mieli, «una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano, alla presidenza della Rai». Ora le parti si sono rovesciate e il segretario dei Ds, infischiandosene delle consuete battaglie a favore dell‚indipendenza e dell'autonomia del Corriere della Sera, scaglia fulmini e saette contro il quotidiano che, a suo dire, «più di ogni altro ce l'ha con noi» e scrive «cose non veritiere». Uno sfogo pesante, quello pronunciato mercoledì scorso, con tanto di sfida a scendere nell'agone della politica rivolta al giornalista milanese. «A Mieli telefono tutti i giorni ma non cambia mai niente» racconta Fassino. «Il Corriere sembra essersi dato come obiettivo la destrutturazione del principale partito della sinistra. È un segnale che quel giornale fa politica. Ma se è questa l'intenzione del suo direttore, lo sfido a farlo apertamente, presentando una sua lista e andando a raccogliere le firme per sostenerla».Inutile dire che, il giorno dopo, l'onda dell'indignazione non è minimamente paragonabile alla tempesta che si sarebbe scatenata se affermazioni simili fossero state dettate dalle parti di Palazzo Grazioli. Il duello tra i Ds e una ipotetica «lista Mieli» non accende reazioni infuocate, non fa scattare l'espressione corale di sonanti timori per la minaccia portata alla libertà di stampa e non merita l'alzata di scudi delle istituzioni giornalistiche. Né l'Ordine dei Giornalisti né la Federazione nazionale della Stampa, infatti, prendono la parola per stigmatizzare l'affondo. E tace perfino il cdr della corazzata giornalistica milanese, solitamente «sensibile» ai tentativi, veri o presunti, di influenza esterna.
L'unico comunicato di solidarietà arriva dall'Associazione Stampa Parlamentare. Ma la genesi del documento è faticosa. La nota di protesta dell'Asp, infatti, viene redatta soltanto dopo una lunga trattativa e dopo il raggiungimento di un accordo interno che stabilisce di non renderne pubblico il contenuto. «L'Asp esprime solidarietà ai colleghi del Corriere che sono stati oggetto di un tentativo di intimidazione da parte di Piero Fassino» recita il testo. «L'Asp ritiene inaccettabili tali comportamenti, da chiunque provengano, nei confronti della stampa in genere e dei singoli giornalisti. Se Fassino ha doglianze da manifestare ha molte e note strade per tutelare se stesso e i Ds». Parole limpide, messe nero su bianco su proposta del presidente Enzo Iacopino, ma osteggiate dai membri del direttivo più vicini al centrosinistra che chiedono di non diramarle alle agenzie. L'«embargo», però, non regge e viene rotto prima dall'agenzia Adnkronos e successivamente dall'Apcom. Se le espressioni di solidarietà scarseggiano nell'universo giornalistico - a parte una nota della Voce repubblicana che lancia il sospetto che «chi minaccia davvero la libertà di informazione» sia non il governo, ma «chi si candida alla guida del Paese domani» - dal fronte della politica si alza la voce dell'azzurro Fabrizio Cicchitto. «Fassino vuole che sia fatto ad altri ciò che non sopporta sia fatto a lui» sostiene il vice coordinatore di Forza Italia. «È davvero paradossale - continua - che il segretario Ds attacchi a testa bassa il Corriere, accusandolo di scrivere articoli menzogneri sul suo partito, invitando provocatoriamente Mieli a candidarsi e ammettendo candidamente di aver provato più volte a far cambiare linea al direttore, come se questo non fosse un grave tentativo di condizionare la libertà di stampa». «Ci chiediamo come mai, quando analoghe denunce le fa Berlusconi, il quale è sistematicamente sotto attacco da parte di certi giornali, Fassino accusi il premier di minare l'indipendenza del Corriere. I casi sono due: o Fassino dice la verità, e quindi il Corriere effettivamente scrive spesso cose forzate pur di assecondare un suo progetto politico, oppure mente, e allora il suo è un attacco in piena regola alla libertà di stampa, a dimostrazione che per i Ds essa esiste solo quando l'obiettivo è il centrodestra, ma non ha diritto di cittadinanza quando nel mirino ci finisce la sinistra».
Fabrizio De Feo (il Giornale.it del 28/10/2005)


RICHIAMI NON INNOCENTI, SECONDA PARTE
Il Presidente della Repubblica Ciampi ha concluso il suo giro del Piemonte visitando Biella e davanti ad esponenti del settore tessile ha continuato la sua esternazione politica.
Se la carica fosse stata ricoperta da Cossiga, probabilmente ci sarebbero stati dei gridi dall'allarme, voci su un eventuale caduta di autocontrollo del Presidente, denunce per il valore delle esternazioni, certamente non rientranti tra quelle legittime del Capo dello Stato.In questo caso ciò non è avvenuto, nonostante Ciampi esprima delle vere e proprie opinioni politiche e rimproveri il governo per il suo operato, al di là della forma pacata con la quale vengono espressi certi giudizi.
Dire che l'economia italiana langue mentre all'estero ci sono chiari segnali di ripresa, lamentarsi dell'aumento dell'inflazione, che è data oggi al 2,2%, coincide nella sostanza con il messaggio elettorale del centro-sinistra, è un pò il motivo saliente della retorica di Prodi, anche se lui, e questo è assolutamente normale, lo esprime con toni più forti e con quello sguardo spaventato, dopotutto è l'esponente dell'opposizione e sta cercando di vincere le prossime elezioni.
Ciampi si trova invece in una situazione opposta e continuare a ripetere che il governo ha agito male, perchè non ha dato priorità a certe riforme ( quali ? ) o perchè non ha saputo rilanciare l'economia per farle tenere il passo con gli altri paesi, costituisce un'invasione pesantissima nell'agone politico ; un'invasione non legittima primo, e inutile secondo, per il fatto che si tratta di critica gratuita, generica e coivolgente tutta l'azione dell'esecutivo.
Ancora una volta, questi giudizi inaccettabili vengono serviti con un contorno di luoghi comuni, come il fatto che un'efficace azione del Ministero delle Finanze deve conciliare una finanza pubblica solida con il rilancio delle attività produttive oppure che bisogna favorire l'integrazione dell'economia dei paesi sviluppati con quella dei paesi emergenti. Tutte frasi bellissime e condivisibili, sarebbe però opprtuno che dacerte altezze si cercasse si scendere a qualche consiglio più concreto, invece di prodigarsi in questo concerto di grandi concetti e speranze che ricorda molto la retorica di John Kennedy durante la sua campagna elettorale : lui voleva attuare la " nuova frontiera " e portar fuori l'America da quegli anni bui, che sarebbero stati quelli di Eisenhower, ed infatti di lì a poco realizzo quel capolavoro, ancora insuperato per fortuna, della tragedia della Baia dei Porci.
Stasera il Presidente Ciampi tornerà a Roma, ci auguriamo davvero che si concluda questo ciclo di conferenze politiche, un certo senso di responsabilità dovrebbe essere da guida, specialmente adesso che siamo entrati già nel periodo guerresco della campagna elettorale.
LUCIO SERGIO CATILINA


Niente solidarieta', per favore.
Eccolo la'. Siamo alle solite, le masse islamiche che rispondono con un boato alle dichiarazioni del Presidente  Ahmadinejad  "dobbiamo cancellare Israele dalla carta geografica". Europa e USA mandano a Israele la loro solisarieta', tutti sono scandalizzati nel mondo occidentale, sorpresi, poverini, sorpresi.
Non capisco di cosa siano sorpresi, questo e' il leitmotiv  che ascoltiamo da decenni, che dico decenni, da millenni.
Tutti hanno sempre voluto cancellare Israele. Ci riuscirono gli antichi Romani, tento' la Chiesa con la Santa Inquisizione, tento' Hitler con la Shoa', tentarono i paesi arabi con le guerre per l'annientamento dell'entita' sionista, tento' Arafat col terrorismo e la propaganda. Tentano da sempre gli antisemiti delegittimando Israele,   negando addirittura la Shoa'.
Perche' ci si meraviglia allora per un proclama fatto da un estremista  islamico, eletto presidente di un paese che dall'epoca di Khomeini non fa altro che sbraitare alla distruzione di Israele e che finanzia il terrorismo internazionale e addestra gli hezbollah nazisti?
Fra un paio di giorni sara' tutto dimenticato e presto quel presidente sara' ricevuto in Europa come i suoi predecessori, come Assad di Siria, come lo fu Arafat, il mostro.
Carta palestinese. articolo 19.
La lotta armata e' una strategia che ha un fine decisivo  nello sradicamento dell'esistenza sionista dalla Palestina e la lotta non finira' fino a quando lo stato sionista non verra' demolito ...
Allora??? Allora ??? perche' tutti si scandalizzano adesso?
Questo comma fa parte della Carta palestinese dal 1967, non e' mai stato cancellato eppure non ha impedito ai sepolcri imbiancati europei e americani di ricevere con tutti gli onori il suo autore, Arafat e di appoggiare il suo sforzo di rendere effettivo e reale questo comma.
Allora??? Sui libri di testo delle scuole arabe e islamiche di tutto il mondo  la cartina della Palestina  ha esattamente la forma di Israele.
Allora???
Perche' tutto questo putiferio?
Ahmadinejad  non ha fatto che ripetere il solito ritornello, il preferito dei dittatori islamici e delle folle sulle quali comandano e il preferito anche di molti europei a Roma, Strasburgo, Bruxelles, Parigi, Berlino, Londra e chi piu' ne ha piu' ne metta.

Ieri, quasi a rimarcare il boato di Teheran, c'e' stato un boato in Israele, di altra natura, un boato di fuoco a Hadera, a nord di  Tel Aviv.
Un assassino suicida ha ammazzato 5 persone, ferito 30, di cui molte sono in coma. Molti dei feriti , se sopravviveranno, saranno invalidi per la vita. Dieci chili di esplosivo misto a bulloni e chiodi lasciano il segno su un corpo umano, segni di buchi, bruciature, cecita', mani e piedi saltati via.
I media italiani hanno dato doverosamente la notizia facendo vedere nelle foto il dolore dei famigliari dell'assassino. Del dolore dei famigliari delle vittime israeliane non gliene frega niente a nessuno.
I media italiani hanno anche scritto spudoratamente che avevamo avuto 8 mesi di tregua.
Ma dove? ma quando? ma dove stavano fino a ieri i giornalisti che hanno scritto questa schifezza? Non erano attenti quando un paio di giorni fa sono stati ammazzati tre ragazzi israeliani? sono distratti quando Sderot , fino a questa mattina ,si becca sulla testa i bombardamenti dei qassam?
"Voglio un mondo senza Israele".

L'Iran ci fa paura perche' tutti sappiamo che non appena avra' la sua bella bombetta e' sulle nostre teste sioniste che la inaugurera' ma riportiamo le cose nella giusta dimensione,  Ahmadinejad  non e' il primo e non sara' l'ultimo percio' della solidarieta' pelosa di coloro che sbaciucchiavano il rais palestinese che faceva le stesse esternazioni del presidente iraniano, dandogli la forza di portare avanti i suoi crimini , io, personalmente, non me ne faccio niente e la rimando al mittente.
La rimando al mittente con disprezzo perche' quel mittente non ha avuto niente da dire alla notizia che a Ramallah verra' costruito un mausoleo per Arafat con annesso museo per conservarvi la sua Kefiah inamidata a forma di Israele e la sua adorata pistola. Tutti stanno in silenzio anche sapendo che questa cosa indecente costera' UN MILIONE DI DOLLARI e di chi saranno quei soldi se non dei paesi che oggi  si stanno ipocritamente scandalizzando per le dichiarazioni iraniane? Un milione di dollari per il mausoleo di colui che voleva distruggere Israele, un milione di dollari rubati ai palestinesi senza casa e senza lavoro e senza pane. Un milione di dollari di vergogna.
Niente solidarieta', per favore, non sappiamo che farcene.
  
Deborah Fait - informazionecorretta


IL CRETINO IN SENSO CORRENTE
Nella vita, un po' anche per incoraggiarci, facciamo tutti un grande uso della parola "cretino". Tizio è cretino, Caio ha fatto una cosa cretina, le cose cretine mi mandano in bestia, e via dicendo. Al momento di definire il cretino, però, si hanno difficoltà. Come inse-gnano i dialoghi di Platone, tutte le definizioni sono difficili e c'è sempre un Socrate in agguato pronto a dimostrarci che abbiamo, noi, detto una cretinata.
A proposito del cretino l'economista Cipolla che ha dato una bella serie di definizioni. Chi fa una cosa che gli conviene e non danneggia nessuno è una persona intelligente. Chi fa una cosa che gli conviene ma danneggia gli altri, è un delinquente. Chi fa una cosa che lo danneggia, ma va a favore degli altri, è un santo. Ma chi fa una cosa che danneggia sia se stesso sia gli altri, quello è un cretino.
Questa definizione ha il pregio d'essere chiara e brillante, ma si adatta solo ai supercampioni della stupidità. Inoltre il cretino potrebbe occasionalmente non danneggiare se stesso, per puro caso, come una persona intelligente può nuocere a se stessa e agli altri per sbaglio. Nella realtà insomma ci sono molti cretini meno esemplari di quelli di Cipolla ma non per questo meno nocivi. Rimane dunque necessario definire del il cretino in senso corrente.
Da prima bisogna notare che il cretino di Cipolla è un cretino che agisce. Infatti la sua azione ha un effetto, se pure negativo. Ma c'è colui che si limita a parlare: il cretino intellettuale, gratuito, vocazionale. Uno sciocco per elezione dice stupidaggini così, senza ragione e per libera scelta. Se gli viene raccontato che una certa persona è benvoluta da tutti, ecco che dice: "È  buono con tutti e ovviamente tutti sono buoni con lui. È sempre così, nella vita". E questa è un'enorme balordaggine. Perché avviene che si sia buoni con tutti e si ricevano pesci in faccia.
O addirittura che si sia considerati scemi. Mentre alle persone ricchissime, o famosissime, o munite d'uno speciale fascino, può anche avvenire di essere cattive quasi con tutti ed essere lo stesso ricercate ed apprezzate.
Ecco un altro esempio. Un giovane commette un orrendo delitto, oppure muore per un'overdose, o qualcosa del genere ed ecco che il cretino dice: "Certo, qualche colpa devono pure averla, i genitori". È una frase crudele oltre che una cretinata. Non perché sicuramente falsa, ma perché il cretino non si rende conto che, se la cosa per caso non fosse vera, avrebbe calunniato due persone innocenti nel momento per loro più drammatico. Inoltre ha detto una cosa che, cadendo nelle orecchie di altri cretini come lui, può cominciare a fare valanga: il secondo cretino potrebbe già cominciare a raccontare il fatto con le parole: "Ho sentito dire che è per colpa dei genitori che quel giovane..."
E ancora. Si parla di una persona psichicamente disturbata e il cretino, che nulla sa di quell'uomo, se ne viene fuori con la frase: "Ma io penso che cercando di capirlo e di parlargli, trattandolo con dolcezza..." Queste parole corrispondono a dire che quelli che già hanno avuto a che fare col malato di mente, che lo hanno sopportato per anni e non ne possono più, sono cattivi. Mentre lui, il cretino, sarebbe indefinitamente tollerante, indefinitamente buono e indefinitamente comprensivo. Che l'hanno inventata a fare, la psichiatria? Perché non mandano queste persone tolleranti, buone e com-prensive, a curare i pazzi?
Si parla di miseria nel mondo e il cretino dice: "Se dessimo a quelli che soffrono la fame il denaro che viene speso per gli armamenti..." Dimenticando 1. Che le armi non sono commestibili e non mangiano, dunque non fanno concorrenza né alla produzione né al consumo di alimenta-ri. 2. Che le armi non sono un capric-cio o una cattiveria, ma un‚assoluta necessità per lo stato che voglia essere indipendente. 3. Infine che col denaro si compra il cibo ma bisogna prima produrlo. Se dunque nel terzo mondo continuano a fare figli indefinitamente, e non imparano a coltivare meglio la terra, non ci si può certo aspettare che l'Europa nutra il mondo. Col denaro si compre il cibo che c'è, non si può comprare quello che non c'è.
Un'altra dichiarazione da cretini gratuiti è: "Ma ci deve pur essere, una soluzione!" Frase assolutamente deliziosa. Essa prova innanzitutto che il cretino, anche se dà lezioni di morale, sa di essere un incompetente. Altrimenti dovrebbe indicarla lui, la soluzione. Invece la sua parte di mosca cocchiera si limita ad indicare che qualcosa andrebbe fatto. Come se gli altri fossero del parere che è meglio non far nulla. Inoltre, non ha senso dire "ci deve essere una soluzione": o c'è o non c'è. E anche ad esserci, se nessuna la trova è come se non ci fosse. Per millenni i geometri si sono detti che per la quadratura del cerchio una soluzione probabilmente c'era. I più cretini avranno magari detto "Ci deve essere una soluzione". Ma quello che è sicuro è che non è stata trovata ed anzi è stato dimostrato che non si poteva trovare. Allora? A che serve ripetere che "ci deve essere una soluzione"?
Le definizioni che del cretino dànno sia la psichiatrica che il brillante Cipolla non sono molto utili nella vita di ogni giorno, anche l‚altro perché da un lato l'inte-resse rende la gente più intelligente di quanto normalmente non sia, dall‚altro gli ideali rendono la gente più sciocca di quanto normalmente non sia. Per quanto riguarda il cretino corren-te è dunque necessario un criterio d‚identificazione più terra terra, più maneggevole e più pratico. E per trovarlo bisogna innanzi tutto sgombrare il terreno da una frequente confusione: il cretino si definisce così per motivi intellettuali, non morali. I cretini possono anche essere effettivamente buoni e utili come le persone intelligenti possono anche agire malvagiamente. Intellettualmente, appunto, il cretino è qualcuno che dice una frase che può essere dimostrata falsa con una semplice obbiezione o con un breve esame. Ecco una serie di esempi:
"Le stagioni non sono più come una volta". Per dire una cosa del genere bisognerebbe conoscere fior di stati-stiche e chi le conosce afferma in genere che tutto va come al solito, incluse le punte in su e in giù, che fanno parte della normalità. Ovviamente se consideriamo i secoli, non i lustri.
"Nessuno ama i figli come li ama una madre". A parte il fatto che esistono madri che hanno ammazzato i loro figli, non esiste dunque nessun caso di padre più amoroso della madre?
"La guerra è comunque un male". Bella frase, ma se l'alternativa è di essere vinti e sterminati? Dov'è stato preferibile morire, ad Auschwitz o nella rivolta di Varsavia?
"Il dovere di ognuno di noi è vivere per gli altri". Baggianata suprema. Non solo non lo fa nessuno, ma se fosse possibile, e tutti lo facessero, non si guadagnerebbe nulla, visto che ognuno riceve-rebbe tanto quanto avrebbe avuto prima. Un altro potrebbe poi, sforzandosi, fare per me quello che io non desidero mi sia fatto, mentre io avrei fatto di meglio e con minore sforzo occupandomi di me stesso. Infine, visto che è fuori dalla realtà ipotizzare un mondo in cui tutti vivono per gli altri, chi vivesse per gli altri vivrebbe in pura perdita e forse non vivrebbe affatto.
"È natale. Tutti sono felici nelle loro case, con i loro cari". Veramente? Tutti sono felici, tutti hanno una casa, tutti hanno delle persone care?

La lista è lunghissima, o meglio sterminata. Può darsi che qualcuno degli esempi non convinca, ma il metodo per l'identificazione del cretino è sufficientemente chiaro. E in questo campo non si possono avere certezze obbiettive.
In conclusione può essere definito cretino colui che con qualche frequenza dice frasi o compie azioni la cui invalidità può essere facilmente dimostrata. Cipolla definisce un caso particolarmente grave, ma non dissimile da quello di una signora che dicesse: "La missione della donna è quella di essere moglie e madre". Infatti una simile frase riduce la donna ad un accessorio dell'uomo e a uno strumento della riproduzione. Le nega addirittura il diritto di vivere per se stessa.
Attenzione, ben diverso è dire: "Una donna è felice soprattutto nel suo ruolo di moglie e di madre". Questa frase non è una cretinata: è un'opinione. Con quella parola, "soprattutto", essa lascia spazio alla risposta: "Io sono felice diversamen-te". Mentre diventerebbe di nuovo una cretinata irrimediabile se fosse formulata così: "Una donna è felice solo nel suo ruolo di moglie e di madre".
Qualcuno potrebbe obbiettare che di questo passo si fa della cretineria una questione di linguaggio. Può essere. Ma non è col linguaggio che si esprimono le idee? E poi, la differenza fra il cretino e la persone intelligente non è forse una differenza intellettuale? Infine non si deve dimenticare che le parole hanno effetti concreti nella realtà. Sostenere che una donna è felice solo da sposata può infatti indurre un padre a rifiutare alla figlia la frequenza all'università.
Gianni Pardo

RICHIAMI NON INNOCENTI
L'aspetto più pericoloso dell'attività politica è quello di chi compia una tale attività avvolto da una copertina di'imparzialità, soprattutto quando si tratti di atti che si fanno rientrare nel cosiddetto bene nazionale, perchè, come si può insinuare che si faccia attività politica quando ci si richiami ai valori nazionali ? Un esempio di questa falsa obiettività lo si è avuto in questi giorni, con le due uscite, una ieri a Roma ed una oggi a Vercelli, del Presidente della Repubblica Ciampi. Il Presidente infatti, in mezzo a tutte quelle frasi di circostanza, alcune delle quali obbligate certamente visto il suo ruolo, ne ha piazzate un paio che, anche se si confondevano con le altre, hanno avuto un certo risalto. Mi riferisco all'invito alle istituzioni, cioè al di fuori di metafora, al governo ed alla sua maggioranza parlamentare, ad agire rispettando le priorità. Questa dichiarazione è una delle più insidiose che il Presidente Ciampi potesse rilasciare , in primo luogo, chi stabilisce quali siano le priorità ? Il governo può ritenere che la realizzazione di certe riforme sia più urgente di altre, ma si tratta di un parere, così come l'opinione che lo stesso Presidente ha in merito agli interventi da compiere prima di altri, per quanto autorevole, costituisce sempre  un parere ed in quanto tale può essere messo in discussione. In secondo luogo, fare un'affermazione simile equivale a criticare abbastanza decisamente il governo, dire infatti che si debbono rispettare le priorità è come dire che l'esecutivo ha concentrato la sua attività su questioni assolutamente secondarie, a scapito di quelle più importanti.
Coloro che vogliono capir male subito replicherebbero, ora non si può criticare il governo ? Il punto non è questo, è che il Presidente della Repubblica, in nome del suo ruolo imparziale non può dare un giudizio prettamente politico, quale è quello sulla scelta di cosa fare prima, ma può intervenire solo quando siano compromessi il regolare svolgimento dell'attività esecutiva e legislativa.
Il governo cambia la legge elettorale, riforma la scuola, quella superiore e l'Università e si viene a dire che non si interviene sugli aspetti essenziali ? Si può, naturalmente, essere più che contrari riguardo il contenuto di quelle riforme, ma dire che non si operi su quelle essenziali è assolutamente fuor di luogo.
Stesso commento lo si può riservare a quella parte del discorso del Presidente Ciampi che tratta della nostra Costituzione : il rispetto di questa non si traduce in una sua immodificabilità, non è detto che rispettare la Costituzione significhi lasciarla intatta. E' vero che questa Carta ci ha permesso di ricostruire la nazione dopo la guerra, ma ora siamo certamente ad un altro stadio, non siamo esattamente nel dopoguerra , le esigenze sono diverse e ciò può anche richiedere una modifica della nostra legge fondamentale. Anche qua, si può discutere del merito e si può condannare una riforma nel merito, ma non condannarla per il solo fatto che costituisce una modifica alla Costituzione.

L'intervento del nostro Presidente è stato più "politico " di quello che dovrebbe essere, quindi son da considerare assolutamente giustificate le critiche che quello ha avuto e tra le tanto critiche, mi si lasci aggiurgerne una, che la si pianti di richiamare ad ogni piè sospinto la Resistenza, di metterla in ogni dove, non se ne può più della mitologia degli eroi della Resistenza, può bastare il richiamo demagogico che ci viene inflitto ogni anno dalla fine di aprile agli inizi di maggio.
LUCIO SERGIO CATILINA

Primi anni Novanta
Giovanna Zucconi, sulla stampa, pone un'alternativa fra insopportabili, i radical chic e i "buzzurri choc". Cioè tutti coloro che manifestano volgarità, concreta o spirituale (la teleivisione del dolore!) ecc.
Personalmente sto con i buzzurri. Io che non ho mai visto l'Isola dei Famosi, C'è Posta per Te, il Grande Fratello ecc. sto con i buzzurri non perché siano simpatici - la padella e la brace - ma perché sono ovviamente, platealmente, coscientemente cattivi modelli. Il radical chic invece è una sorta di Tartufo della morale, della political correctness e dell'intellettualità. È una puttana delle idee: nel senso che le "vende" a peso, senza partecipazione, non perché ci creda o sarebbe disposto a fare qualcosa per loro e a rischiare. È uno che crede che la rivoluzione sia solo un tipo di vestiario. È uno che vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Si batte per il Lumpenproletariat ma beve cognac solo in bicchieri di cristallo, vetro astenersi. E per giunta si crede un modello morale.
È velleitario ed ipocrita. A questo punto viva Alvaro Vitali.
Gianni Pardo


MOLLICHINE
In Romania un carcerato ha querelato Dio (vero). Tremonti: "Io non ho ricevuto nessuna citazione".

Una città della Russia erige un monumento al termosifone. A Bangkok pensano di erigerne uno al preservativo.

Una storica dell'arte svedese sostiene che le opere d'arte belle provocano effetti lassativi. Quelle brutte invece fanno caga'.

In Florida tre ottantenni si sono smarrite e hanno impiegato 24 ore per tornare a casa dopo la messa. Almeno, questo è quello che hanno raccontato.

L'illusionista David Copperfield ha annunciato che metterà incinta una donna senza neanche toccarla. Ha scoperto l'inseminazione artificiale.

Michael Jackson si trasferirà definitivamente in Bahrein. Chi l'avrebbe detto che conoscesse il codice penale locale?

Romano Prodi ha auspicato la fine della lottizzazione in Rai. Non una a te e una a me, una a te e una a me, ma una a me e una a me, una a me e una a me...

Gentiloni: "Lo schema delle tre reti Dc, Psi e Pci è ormai insensato". Giusto. Bisogna cambiare il nome dei partiti.

Prodi: "Se non vinco io l'Italia è finita". Correzione: "Se non vinco EGO l'Italia è finita".

Hanno chiesto a Prodi se ha interesse a ereditare un'Italia disastrata. Domanda ingenua: dal giorno seguente sarà dichiarata floridissima.

Zaccaria querela chi l'accusa (Vespa, Confalonieri) d'avere complottato contro Berlusconi. Ma che complottato e complottato! Con la Rai l'ha combattuto a viso aperto.

Striscione d'estrema sinistra: "Moratti e Cofferati, entrambi bocciati". Ma è "di sinistra", bocciare?

Suso Cecchi D'Amico: "Per più di trent'anni è stato molto elegante essere di sinistra". Che sia stato intelligente è un altro paio di maniche.

Gli studenti (?) contestatori hanno chiamato "zoccola" la Moratti. Probabilmente chiameranno gentildonne le prostitute.

L'auto di Calipari colpita da sette proiettili. La Sgrena aveva detto "400". Ma scrive sul "manifesto" e dunque comprendiamo.

Sandro Medici, Prc (Comune di Roma) ha assegnato a degli sfrattati 15 alloggi vuoti di proprietà privata. Forse li ha presi per il Palazzo d‚Inverno.

Ciampi ha detto che bisognerebbe abbassare i prezzi. Ed anche, visti i recenti disastri, fare piovere di meno.

Cofferati: «Un corteo di studenti? Mai visti tanti fuori corso» . Eh no, proprio no. Le mollichine deve lasciarle a me.

Piero Sansonetti accusa Cofferati d'essere stalinista. Embeh? Per lui Stalin non era il Padre del Popolo?

Prodi: a Bologna è necessario un « assoluto rispetto per la legalità » ma chiede «un progetto che miri alla inclusione». Insomma dice al ladro: se ti limiti ti lascio trattenere un po' di refurtiva.

I dati di Freedom House, in base ai quali per la libertà di stampa l‚Italia è al millesimo posto, sono tutti per sentito dire. Io ho sentito dire che quelli di Freedom House sono fessi.

Lolli (ds) accusa i deputati di An di aver fatto gestacci agli assalitori di Montecitorio. Se l'attacco viene da sinistra bisogna porgere l‚altra guancia.

Mussi ha mandato personale della Camera a portare acqua ai manifestanti. Per grazia ricevuta.

Il 78% degli irakeni dice sì alla costituzione. Gli americani non avevano avuto tanti servi dai tempi dello schiavismo.

L' "Ue bandirà l'importazione di uccelli selvatici dai paesi extraeuropei". Se sono selvatici e se volano, sarà necessario un divieto di transito alto un chilometro.


Gianni Pardo giannipardo@libero.it

ROSSO IN SUBBUGLIO
Finalmente, dopo gli insulsi giorni delle primarie, il centro-sinistra ha ripreso il passo della politica vera.
Non mi riferisco tanto alla manifestazione di Roma contro la riforma delle Università, quella costituisce quasi un passo obbligato, quanto ai recenti e " nuovi " scontri che si sono avuti a Bologna contro il sindaco. Che un sindaco rosso quale Cofferati, nome storico del sindacato della CGIL, potesse essere avversato da quelle che potevano essere parte delle " sue " masse, studenti e lavoratori dipendenti, è davvero un fatto di rilievo. Che la folla che gremiva Piazza Maggiore potesse unirsi al grido di " Fascista ! " contro il  cinese  è qualcosa di così inspettato, soprattutto in questi giorni di pretesa e forzata " Unione ", che qualche giornale di sinistra potrebbe persino sostenere che la piazza è stata messa sù da infiltrati di destra.
Il Sindaco Cofferati ripulisce il Lungo Reno di Bologna da abusivi e spacciatori, un atto condiviso da gran parte della città emiliana, e all'improvviso dal letargo delle primarie risbuca Bertinotti, che torna a rivestire il suo ruolo dopo un periodo di aspettativa ed annuncia, appunto, una manifestazione a base di lavoratori e sfrattati. Rivelatore anche il commento di alcuni suoi compagni di viaggio, secondo i quali l'atto di Cofferati avrebbe lo scopo di acquistare voti a destra, cosa di cui non c'era bisogno, visti gli elevati consensi dell'ex-segretario della CGIL. Dico rivelatore, perchè se davvero il rispetto della legalità e dell'ordine son da considerarsi come valori di destra, c'è da preoccuparsi sul serio di un'eventuale governo della sinistra, dove Rifondazione Comunista sia in posizione di forza, tale da poter minacciare l'abbandono della coalizione e quindi far cadere il governo.
Ma, in mezzo a tutto questo, qual è il parere del grande uomo guida del centro-sinistra, l'uomo carismatico che dovrebbe guidare lo schieramento per salvare l'Italia dal disastro imminente ? E' un parere sussurrato, proferito a mezza voce, in tutto e per tutto tipico dello stile prodiano, si parla ma non ci si schiera, l'ex-uomo dell'IRI si dice rispettoso del valore della legalità, ma nello stesso tempo desideroso di fare qualcosa per gli esclusi. Come sopra detto, queste parole non sono urlate con decisione in faccia ai giornalisti, come quando si tratti di criticare lo stato dell'Italia del centro-destra o commentare un'opinione di Berlusconi, ma si tratta di un parere incerto, da parroco che voglia mettere pace tra due fedeli in contrasto, senza parteggiare per nessun dei due e che  si esprime con mezze frasi e con gesti.
Qualcuno dovrebbe rammaricarsi di questo comportamento ? Può darsi, solo che si tratta del comportamento più autentico, genuino e naturale di Prodi, l'articolo vero e se qualcuno dei suoi sostenitori si lamenta, è come se si lamentasse del fatto che il Professore porta gli occhiali.
LUCIO SERGIO CATILINA

SE SON SALMONI, FIORIRANNO
“Lasciate fare a me la propaganda: lasciatemi andare nelle discoteche, a parlare con i diciottenni! Lasciate che vada da loro e gli spieghi: questo è il partito del pesce!
Purtroppo sabato mattina sono arrivato un po’ in ritardo a questo primo incontro con i Riformatori Liberali: essendomi perso le relazioni di Cubeddu e di De Nicola (molto belle, soprattutto la seconda, a quanto mi han riferito i presenti) sono invece giunto appena in tempo per beccarmi lo show di un Alessandro Cecchi Paone particolarmente tonico.
Alle risate della platea risponde rilanciando:
“Ah, sapeste quanti voti porterei se mi faceste lavorare sul pesce…”
Evidentemente, nonostante il suo ostentato anticlericalismo, è rimasto suggestionato dalla simbolicità evangelica del nuovo logo a base di salmone, tanto da proporsi come “pescatore di uomini”...
Finito lo show di Cecchi Paone, la kermesse scivola via piuttosto quieta. I relatori si succedono seriosamente alternandosi agli immancabili VIP degli altri partiti; insomma, sembra un po’ di assistere alla versione bonsai di un’assemblea radicale. Manca però il bonsai di un Giacinto, e l’assenza si sente. A supplire ci prova un Marco Taradash lanciato in digressioni su telogia, teodicea, storia&filosofia. Bravo, ma manca qualcosa.
Il raggio di sole giunge alfine con l’intervento di Iuri Maria Prado, il quale fa presente che essere liberali oggi non dovrebbe avere più nulla a che vedere con ciò che era l’essere liberali negli anni 50, 60, 70: non può più essere un lusso per avvocatoni o dottoroni colti e benestanti che si dilettano a passare ore chiusi nella loro bella biblioteca leggendo i “classici”, ma deve essere qualcosa di molto più vicino alla vita e ai problemi dei 30-40enni che faticano ad affermarsi (se non addirittura a sbarcare il lunario) un una società ingolfata dalle burocrazie e dalle corporazioni.
Pare che Alfredone Biondi, assiso in prima fila, si sia incazzato: poco male.
C’è di buono che questa fondamentale questione posta da Prado è riemersa a più riprese nel bell’intervento conclusivo di Benedetto della Vedova ( il quale, ad esempio, parlando del problema “Cina” ha sottolineato l’esigenza di aiutare i nuovi lavori anziché tentare di proteggere quelli vecchi, rammentando come Bush nell’ultima campagna elettorale avesse risposto allo sfidante John Kerry che chiedeva ritorsioni protezionistiche contro le delocalizzazioni in Asia contrapponendogli un coraggioso “education, education, education”.
Speriamo che alle parole seguano i fatti; per ora, è sicuramente meglio seguire i primi saltelli di questi salmoni che non assistere agli psicodrammi che agitano pozzanghera socialista
(ale tap, 25.10.05)


IL GIOGO DELLE PARTI
Sarà un caso ma, da alcuni anni,  dove arriva Pannella è disastro. Avete presente il glorioso Partito Radicale? E i referendum? Oggi è toccata ai socialisti del "nuovo Psi" chiamati a congresso per decidere la loro unità con Pannella e Boselli sotto le insegne elettorali dell'Ulivo.
Succede di tutto: urla,  insulti, deleghe false, truppe cammellate e, infine,  Bobo Craxi  si fa eleggere, per acclamazione,  segretario da un congresso di fatto delegittimato e Gianni De Michelis,  in una conferenza stampa alla Camera, conferma di non voler riconoscere Bobo Craxi come segretario del partito (
"Non c'e' stato alcun congresso, la situazione resta quella di prima: il nuovo Psi esiste e io sono il suo segretario'')  e lancia un avvertimento a radicali e socialisti dello Sdi: il confronto per arrivare all'unita' deve avvenire non con Bobo Craxi ma con lui, il segretario legittimo del nuovo Psi. ''E' molto semplice: Boselli e Pannella non possono parlare con due nuovi Psi. Il dialogo e' stato aperto da tre soggetti e deve continuare con gli stessi tre soggetti. E se il dialogo dovesse naufragare, il nuovo psi sara' presente con il suo simbolo sulla scheda elettorale''. De Michelis ha anche annunciato di aver presentato anche una diffida a usare il simbolo del partito.
De Michelis accusa Bobo e compagni di essere arrivati in modo organizzato all'assemblea di Roma (''le deleghe false si stampano prima, i fischietti per le contestazioni non arrivano all'ultimo momento'').
Il punto cruciale e' quello del dialogo con lo SDI di Boselli e i radicali di Pannella. Il nuovo Psi, assicura De Michelis, ''e' pronto ad andare avanti sulla strada dell'esplorazione''. Ma non tollererà che il suo posto venga preso da Bobo e compagni. ''Il dialogo e' tra tre soggetti: nuovo psi, sdi e radicali, Se manca uno dei tre cambia la natura dell'operazione. Se Bobo vuole puo' iscriversi allo Sdi, come ha fatto in passato Intini, o anche ai Ds. Ho visto che D'Alema ha accolto con favore la scelta di Bobo Craxi: evidentemente i comunisti e gli ex comunisti non perdono la tentazione di affettare i socialisti fetta su fetta. Ma noi non ci faremo affettare''.
De Michelis liquida Bobo Craxi e compagni come ''un frammento'' e accusa il figlio dell'ex leader Psi di aver fatto ''un grave errore''.
De Michelis ha qualche rimprovero anche per Boselli: ''Gli riconosco di aver agito per evitare lacerazioni. Ma poteva fare una cosa in piu': chiarire che non avrebbe avuto rapporti con eventuali scissionisti. Poteva farlo, ma non l'ha fatto''.
Giornata ideale per  l'unità tra socialisti e radicali!
cp, 25 ottobre 2005


Come vivono i palestinesi la loro nuova libertà ?
Un amico mi ha scritto dall'Italia per farmi una domanda molto semplice : "Adesso che Israele e' uscito dalla Striscia di Gaza, come vivono i palestinesi la loro nuova liberta'?"
Domanda facile facile ma la risposta non e' un po' piu' complicata.
Come tutti sappiamo, anche se la cosa in Europa e' stata diffusa sottovoce e comunque non ha scandalizzato nessuno, la loro prima reazione e' stata di precipitarsi a distruggere quello che poteva servirgli per lavorare o per creare delle strutture, hanno poi proseguito sparandosi tra loro, decine di morti, e facendo il tiro a segno sulle automobili israeliane ammazzando ogni giorno qualcuno.
Alcuni giorni fa fu la volta di tre ragazzi, il piu' giovane aveva 15 anni.
Si trattava solo di tre coloni , ha informato prontamente l'ANP, sapendo bene che la parola "colono" e' come un antidoto alla pieta'.
Ogni volta che i palestinesi ammazzano israeliani iniettano subito l'antidoto "colono", la reazione del mondo a questo punto e' "ahhhhhhhhhhh", un'alzata di spalle e tutto finisce la' . Chi e' che si scandalizza per un colono ebreo ammazzato! La propaganda palestinese ha trasformato il mondo privandolo dei valori di giustizia e verita' cari alle democrazie. Ogni israeliano e' un colono, sinonimo di demonio e ogni palestinese armato e' un militante, un guerrigliero, cioe' un eroe. Tutto e' upside-down, il male e' bene, i buoni sono cattivi, coloni-ebrei cattivi, terroristi palestinesi buoni. Questo modo di pensare e di ragionare e' opera del genio demoniaco di Arafat e del lavaggio del cervello da lui fatto ai suoi figli europei.
Ogni notizia dunque viene presentata in modo distorto, sporco e bugiardo.
Gli organi di informazione, non solo quelli italiani, fanno acrobazie da circo per non usare mai la parola "terrorista", vietato, out, non si dice, MAI!
Persino quando un commando palestinese aveva ammazzato una mamma e le sue quattro bambine era stato scritto che si trattava di "militanti" e le vittime, anche in quell'occasione, erano state liquidate con uno sbrigativo "colono" : "famiglia di coloni distrutta in un attacco di militanti palestinesi".
La colona piu' piccola aveva un anno, la piu' grande era la sua mamma colona e le altre tre erano le sue sorelline colone.
Dunque, tornando a bomba, come vivono i palestinesi la loro nuova liberta' oltre che ammazzarsi tra loro e continuare a preparare attentati e a mettere bombe a mano nei pannolini dei neonati? Uno penserebbe che quelli che non sparano siano la' a lavorare come tante formichine per costruire qualcosa, fare progetti imprenditoriali prendendo esempio o idee da quello che avevano creato gli odiati coloni ebrei.
Uno si aspetterebbe di veder arrivare ruspe con anessi e connessi per spianare, costruire, incominciare insomma una nuova vita.
Niente di tutto questo e se qualcuno opina ecco la risposta: "c'e' ancora l'occupazione, c'e' ancora l'esercito".
Certo, l'esercito e' tornato dopo che le faide si sono scatenate tra loro e contro Israele, dopo che hanno ricominciato a bombardare citta' e villaggi israeliani, dopo che gli attentati sono tornati a moltiplicarsi.
L'esercito se ne era andato in agosto, tutto il mondo aveva visto le consegne, i cancelli chiusi e i soldati che si allontanavano.

Sono dovuti ritornare per proteggerli da loro stessi e per impedire ulteriori bombardamenti sulle citta' israeliane del Neghev.
I palestinesi hanno pero' sempre una scusa per giustificare la loro inettitudine e la loro voglia di guerra.
Quello che mi manda in bestia e' che tutti li comprendono in questo mondo infame, li giustificano, dall'America, dall'Europa chiedono a Israele di non essere troppo severo con quei poveri angioletti, di lasciar perdere gli agguati, le uccisioni e il terrorismo, di lasciarli fare quello che vogliono e, il massimo della sfrontatezza, di aiutarli a svilupparsi.
Un mondo razzista che tratta i palestinesi da esseri inferiori, da bambini viziati abituati ad avere la pappa in bocca e a chiedere sempre per ottenere tutto. Un mondo che li coccola per paura della loro violenza. Un mondo che anche dopo l'evacuazione dalla Striscia chiede ulteriori concessioni e ulteriori sacrifici a Israele. C'e' qualcuno che si ricordi ancora degli 8500 portati fuori dalle loro case? C'e' qualcuno che si preoccupi della loro vita e del loro dolore?
C'e' qualcuno in questo mondo infame sempre dalla parte del terrorismo arabo che si chieda che fine hanno fatto?
Nessuno! Nessuno perche' quegli 8500 non fanno casino, non ammazzano, non bruciano, sono persone civili che aspettano con pazienza la possibilita' di riavere una casa bella come prima e di lavorare come prima.
Quella che gli arabi prima del 67 chiamavano Terra Maledetta e che gli ebrei invece avevano fatto fiorire e produrre e' tornata ad essere deserto, sabbia desolata, improduttiva, sporca, arida.
Tutto come previsto.
Sui palestinesi piovono vagonate di soldi senza pretese di riscontro, come sempre da decenn,i senza scandalo, senza vergogna, senza decenza.
Previsto anche questo.
Intanto e' arrivata la paura dell'influenza aviaria, Israele e Giordania hanno incominciato a lavorare insieme per difendersi dal pericolo essendo, questa, zona di migrazioni di uccelli quindi a rischio.
Israele mette la sua tecnologia e la sua ricerca a servizio dei paesi vicini, la Giordania accetta e si allea subito, vengono invitati anche i palestinesi al summit ma loro declinano.
Non gli interessa il virus dei polli, non gli interessa la salute delle persone, sanno che in caso di pericolo Israele o la Giordania li aiuteranno.
Ecco, amico mio, come usano i palestinesi la loro liberta'.
Deborah Fait - informazionecorretta

MOLLICHINE
Saddam: "Non riconosco la vostra giustizia". Effettivamente somiglia poco alla sua.

L'uragano Wilma passa a categoria cinque, con venti a 281 km orari. E presto sorpasserà Schumacher.

Prodi non ha visto Celentano ma, dice: "me lo hanno raccontato". E ci son voluti ben ventidue secondi.

Pisanu: "In Calabria lo stato c'è". Ha ragione. Purtroppo è solo "lo stato delle cose".

Abu Mazen: è "giunto il momento di mettere fine al conflitto". E noi che pensavamo che il momento fosse stato il 1° gennaio 1948!

Un ministro cinese: "Il nostro paese attraversa il peggior momento, per la propagazione del virus". Non è vero. Il peggior momento, è stato quando hanno dovuto ammetterne l'esistenza.

Ucciso dagli americani Dulaimi, luogotenente di Zarqawi. Anche Abu Azzam, il vice di Zarqawi, è stato ucciso. Sta diventando un mestiere a rischio, quello di terrorista.

Ucciso un deputato del Kirghizistan dai detenuti di un carcere che stava visitando. Ma ora gli assassini sono in carcere.

Hanno chiesto a Casini: ha apprezzato anche Santoro? "In quel momento mi ero alzato". E se c'ero dormivo.

Biagi si dice estromesso da "quelli che sono entrati in politica non nel nome del popolo italiano ma nel nome dei loro personali interessi e delle loro vicende". Mentre lui non s'è mai interessato dei propri personali interessi e delle proprie vicende.

Saddam, richiesto di dare le sue generalità: "Sono il vostro Presidente". Il giudice avrebbe dovuto rispondergli umilmente: "E io sono il tuo giudice".

Gianni Pardo

MISERIA PRODIANA
Il popolo della sinistra ha ormai scelto come stendardo per le prossime elezioni Romano Prodi, si tratta di una scelta ormai maturata da molto e i contrasti che certo ci sono stati sull'opportunità di questa scelta sono stati a questo punto riposti.
La riprova di questo si è avuta con le elezioni primarie del centro-sinistra, dove i concorrenti di Prodi si son fatti sommessamente da parte, non abbiamo assistito ad una competizione elettorale, quale certamente è l'elezione primaria di uno schieramento, anche se appunto si tiene tra candidati di una base politica omogenea, e per giunta i principali esponenti del centro-sinistra hanno ribadito che il solo, e sottolineo il solo, candidato era Romano Prodi. Risultato: ha vinto Prodi, che quasi commosso ha detto che non si sarebbe aspettato un consenso così vasto. Cosa dovremmo dirgli ? Complimenti ? Ebbene, accettiamo questa messinscena e prendiamo atto che a sinistra vogliono che l'ex-presidente dell'IRI li guidi alle prossime elezioni. Solo, sarebbe il caso di dire alla classe dirigente dei progressisti, ed anche ai maggiori commentatori dei più importanti quotidiani, che stiano bene attenti, che il loro candidato non è quell'uomo brillante, acuto, preciso e chiaro nelle sue affermazioni, carismatico che si vuol far credere, anzi è un uomo che, per quanto intelligente, ha le idee spesso confuse, confuso e poco convincente è il suo modo di esprimerle, i suoi ragionamenti sono spesso difettosi, stizzito e non all'altezza è il suo comportamento di fronte alle critiche, per cui non è il caso di pendere dalle sue inesistenti labbra per ogni qualsiasi dichiarazione che possa fare; e men che meno, è il caso di cercare di provocare delle dichiarazioni da parte sua.

Berlusconi si lamenta del fatto che alla RAI lui è costantemente preso di mira : la cosa può anche far piacere, ma obiettivamente non si può che concordare, è la pura verità e perfino stucca per giunta, perchè se la satira fosse un pò più equamente distribuita sarebbe certamente più divertente e meno stancante.
Cosa replica Prodi a queste affermazioni ? " Si ricomincia con le liste di proscrizione ". Che vuol dire ? Che un sincero sfogo da parte del Presidente del  Consiglio viene interpretato in maniera assolutamente estrema, cioè con l'intenzione di provvedere alla compilazione di liste di proscrizione, la solita vecchia accusa di voler una TV con tanti Emilio Fede. Poi il Professore aggiunge, secondo il vecchio stile della sinistra di voler dire cose vere e pungenti allo stesso tempo, che Berlusconi "...è l'unico a lamentarsi della sua azienda ed a fare soldi ". Con ciò si vuole insinuare che la TV, quindi anche quella pubblica, è in mano a Berlusconi, e nello stesso tempo lo si vorrebbe biasimare per far quello che tutti vorrebbero fare, cioè far soldi. In altre parole, Prodi non affronta il problema, la faziosità in RAI, ma sposta il suo discorso, per farne uno generico " la TV è la sua azienda ", con commento qualunquista e da bassa lega " ci fa ancora dei soldi ".
Quello che viene soprannominato " il Professore "rivela una grettezza da no global ed una capacità argomentativa da responsabile di condominio.
Per essere equidistanti. si potrebbe abbozzare un consiglio ad entrambi gli schieramenti politici : per il centro-sinistra, attenti a far parlare troppo Prodi, perchè non è il tipo che volete far credere, i suoi discorsi devono essere limitatamente pochi e ben controllati, come alla manifestazione a Roma contro la legge finanziaria. Per il centro-destra invece, cercate di provocare Prodi il più possibile, così che parli e rilasci dichiarazioni, eventualmente sfidatelo anche in TV, così che la gente possa cominciare a capire davvero la stoffa della persona, e far risalire velocemente le vostre quotazioni.
LUCIO SERGIO CATILINA


Most interesting
Caro direttore, da quando è andato in onda lo show di Celentano, non vivo più. Come sai trascorro gran parte dell'anno a Berlino dove Adriano Celentano è popolarissimo, quasi quanto Trapattoni. In più i tedeschi hanno l'abitudine di prendere tutto e tutti sul serio. Anche il molleggiato. E così le gravi denunce contenute in Rockpolitik hanno avuto qui un'ampia eco. Ne hanno parlato giornali, tv, agenzie, siti internet. E anche io sono rimasto coinvolto. Molti colleghi che si occupano di cose italiane o di libertà di stampa mi hanno telefonato per avere chiarimenti. Soprattutto volevano sapere in base a quali criteri era stata stilata la graduatoria che vede l'Italia collocata tra i Paesi dove più forti sono le restrizioni alla libertà di espressione, più forti che in Paesi del terzo e quarto mondo come il Ghana e il Benin. Me la sono cavata telefonando alla Rai dove un funzionario gentilissimo (voglio citarlo: Dicaro) mi ha dato i numeri di telefono di Freedom House, autrice della classifica, che ho passato ai miei allarmati interlocutori tedeschi. Pensavo che tutto finisse lì. E invece era solo l'inizio di un tormentone che ancora continua. Avendo saputo da Freedom House che il pessimo piazzamento dell'Italia era dovuto all'arresto di Lino Jannuzzi, i miei interlocutori mi ritelefonano per sapere chi è Jannuzzi.
Spiego che è una grande firma della carta stampata, che è anche un senatore del partito di Berlusconi e che è stato condannato per alcuni articoli ritenuti diffamanti. A questo punto gli interlocutori entrano in tilt. Non capiscono come mai Celentano nel suo show abbia messo sotto accusa il governo Berlusconi quando il giornalista colpito è proprio un esponente del partito di Berlusconi. Rispondo che le accuse di Celentano si basano soprattutto sul caso Biagi-Santoro. Ma i tedeschi sono tedeschi e procedono geometricamente. Mi fanno osservare che la notizia «nuova» è che un Paese dell'Unione Europea, l'Italia, è stato retrocesso tra i più
intolleranti verso la libertà di stampa e che la retrocessione è avvenuta quest'anno mentre il caso Biagi-Santoro è di tre anni fa. Replico che sì, in effetti, non c'è nulla di nuovo nelle accuse di Celentano e che lo show è la solita ribollita che viene riproposta sotto varie forme da quattro anni a questa parte. Ma a questo punto un interlocutore mi manda kappaò. Se la solita ribollita viene riproposta sistematicamente e in più sul canale più importante della Tv pubblica, dov'è la censura, dove sono le restrizioni? Un collega del Berliner Zeitung, quotidiano della sinistra berlinese, dovendo scrivere un pezzo sullo show di Celentano, mi chiede di aiutarlo a raccogliere qualche informazione in più. Acconsento e telefono alla casa di produzione di Celentano dove accolgono con euforia le mie segnalazioni sull'eco dello show nei mass media tedeschi. Quanto alle curiosità dei miei colleghi berlinesi, mi invitano, con tono gentile e simpatico, ad una lettura meno «notarile» del programma e mi ricordano che Adriano, essendo un artista, può permettersi di esprimersi attraverso metafore, paradossi, licenze poetiche. Perfettamente d'accordo sui lussi cui hanno diritto gli artisti. Ma come spiegarlo ai notarili colleghi tedeschi? Quelli non si accontentano delle licenze poetiche, vogliono fatti che non si contraddicano. Meglio non spiegarlo.
Ma questa che ti sto raccontando, caro direttore, è solo una delle scocciature che mi ha provocato il molleggiato. Sabato pomeriggio un circolo studentesco della Frei Universität ha in programma, già da tempo, un dibattito sul ruolo delle Tv pubbliche e un amico, lettore di italiano, insiste perché ci sia anch'io. Faccio di tutto per sottrarmi perché sulla Rai ho idee tutte mie e scandalose (nonostante l'innegabile legame con il potere politico che esiste da sempre, trovo che la Rai di oggi è un paradiso di libertà rispetto alla Rai dove ho vissuto io tra il ‚60 e il 2000 e quanto alle ingerenze politiche mi risulta che spesso sono sollecitate dagli stessi giornalisti che poi si proclamano martiri). Ma il lettore di italiano insiste e finisco per accettare. Errore madornale perché ancora una volta non ho saputo rispondere alle domande dei miei interlocutori. Per la verità me la sono cavata bene su Biagi e Santoro, giustamente tirati subito in ballo. Faccio presente che alla Zdf e alla Ard (le due reti pubbliche) esistono regole di ferro che impongono l'imparzialità a giornalisti e programmisti. E ricordo il caso di Ulrich Wickert, il Bruno Vespa tedesco. Il bravissimo Wickert, all'indomani dell'11 settembre, sul settimanale Max paragonò Bush a Bin Laden «perché entrambi pensano di risolvere i problemi con la forza». Fu subito chiamato dal Presidente dell'Ard, Fritz Pleitgen, il quale gli fece presente che era libero di mettere Bush e Bin Laden sullo stesso piano, ma in questo caso doveva rinunciare al suo ruolo di giornalista della Tv pubblica che è tenuto a rispettare le regole di imparzialità anche quando scrive sui giornali. Messo davanti all'alternativa tra andarsene o scusarsi, Wickert si scusò durante un telegiornale di punta. Ma dopo questa breve esposizione, ecco che incomincia la tortura delle domande. Come spiego che dopo il bando dalla Rai, Biagi e Santoro non hanno trovato lavoro in altre testate o reti tv? Forse ha ragione Celentano quando dice che in Italia non c'è libertà di espressione? Ovviamente dico che non è così tanto è vero che Biagi continua a scrivere per il più prestigioso quotidiano del Paese e se appena volesse le reti private, che in Italia sono più di novecento, farebbero a gara per avere la sua presenza. Quanto a Santoro ammetto di non avere una risposta perché non continui la sua battaglia in una delle tante emittenti private come fanno molti suoi colleghi tedeschi che hanno lasciato polemicamente le reti pubbliche. Del resto lui stesso ha detto che quando lavorò per la più importante Tv privata, Mediaset, non subì mai censure. Per la verità una risposta l'avrei: credo che Santoro guardi al futuro e ritenga più redditizio insistere sul ruolo di martire.

Ma mi guardo bene dall'esternare il mio sospetto perché conosco i miei interlocutori tedeschi che sarebbero capaci di chiedermi di delineare la figura del martire nella società televisiva italiana. Esaurita la parte su Biagi-Santoro, arriva la domanda più difficile. Uno studente, mi chiede, con espressione divertita, se è vero, come ha scritto un giornale, che il direttore generale della Rai si è congratulato con Celentano in diretta per un programma in cui si mette sotto accusa, direttamente o indirettamente, la Rai. Rispondo che è vero. E come lo spiego? Altra figuraccia da parte mia perché devo ammettere che non ho una spiegazione. E leggo sul volto dei miei interlocutori un'espressione di delusione e disorientamento. Una studentessa che studia per diventare giornalista mi chiede se è vero che nella Tv pubblica italiana ci sono giornalisti che si lamentano perché l'azienda non li fa lavorare. Rispondo che sì è vero. E come mai? Dico che ci sono due spiegazioni: quella dell'azienda e quella dei giornalisti in questione. L'azienda sostiene che ci sono giornalisti che non riesce ad utilizzare perché le loro caratteristiche professionali non rispondono alle esigenze della programmazione. I giornalisti in questione dicono invece che non vengono utilizzati per le loro posizioni politiche. Penso di aver liquidato la domanda. Macché! La mia interlocutrice mi chiede perché i giornalisti in questione, se ritengono di avere ragione, non vanno a lavorare per altre reti o testate: sempre meglio che essere pagati per non fare niente. Rispondo che molti lo hanno fatto e con successo, ma non tutti. Ma anche questa risposta non convince. E a me non resta che constatare che è stato un errore accettare l'invito. Tutta colpa del Molleggiato.
Da "Il Giornale", Salvo Mazzolini -24 ottobre 2005

IL DISPREZZO
Il disprezzo non ha buona stampa. L'indignazione, la denuncia, l'accusa sì, vanno bene: il disprezzo no.
Eppure esso ha un suo ambito di validità. Se qualcuno dice che i laburisti governerebbero meglio dei conservatori, esprime un'opinione che è degna d'essere discussa. Ma se qualcuno dice che "Bush è peggio di Hitler", a che scopo rispondere? Il silenzio è l'unica risposta adeguata. A fortiori un comportamento del genere è normale adottarlo con chi, peggio che dire sciocchezze o annoiare, si comporta concretamente male.
Il disprezzo è una dichiarazione di alterità. Con i nostri simili ci possono essere differenze d'opinioni, con gli alieni no, solo estraneità. Un aneddoto sapido racconta di un eccentrico che teneva in casa un coccodrillo cui ogni tanto, quando si comportava male, dava martellate in testa. "Martellate in testa? s'indignò un amico". "Prova a discutere tu, con lui", fu la risposta. A chi dice che Bush è peggiore di Hitler, non potendo e non volendo dare una martellata in testa, si può infliggere un silenzio che significa: per me sei di una specie inferiore.
Un tipo di disprezzo meno definitivo riguarda certe opere d'arte, le tesi azzardate, le teorie assurde. All'uomo stimato non raramente si rimprovera di non aver voluto leggere un testo la cui tesi di fondo ha giudicato inaccettabile. L'ateo che si rifiuta di leggere un bel libro sulla natura divina di Gesù, anche se insiste a proporglielo un caro amico, non ha torto. Gli va dimostrata l'esistenza di Dio, non la natura di Gesù. Diversamente sarebbe come voler discutere seriamente dell'estensione dell'Atlantide o dell'apertura alare di Pegaso.
Tempo fa Massimo Fini scrisse un libro per criticare la democrazia e un vecchio signore si rifiutò di leggerlo, con notevole scandalo di qualche amico, motivando: "Che la democrazia abbia gravi difetti l'ho sempre saputo. Reputo comunque con Churchill che gli altri regimi siano ancora peggiori. Dunque utilizzerò il mio tempo a leggere cose più serie". Questo è disprezzo, certo: ma per una tesi inutile. Fini, per fare qualcosa di valido, avrebbe dovuto scrivere: la democrazia ha questi difetti ma si possono apportare questi rimedi. Diversamente, il suo libro è "un colpo di spada nell'acqua".
Altri esempi si possono rinvenire nel campo dell'arte. Se si è assaggiato un certo tipo di show (per esempio "la televisione del dolore"), si ha diritto, per il resto della vita, a non assistere a questo genere di spettacolo. Neanche per cinque minuti e neanche se ci va Fassino. Lo stesso vale per la parapsicologia e per le altre pseudoscienze.
L'unico neo di questo atteggiamento è che possa essere preso per una mancata risposta o, peggio ancora, per un‚impossibilità di risposta. Dunque prima di usare quest‚arma bisogna avere ben chiaro come sarà recepita e, nel caso, bisogna chiedersi se si sia disposti a rischiare di vedersi considerare perdenti o afasici.
Il disprezzo a volte è nobile ma ha il suo prezzo. Nell'epoca contemporanea non ha buona stampa e chi usa di questo diritto aristocratico non dovrebbe mai dimenticare che cosa ha inventato M. de Guillotin.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 25 ottobre 2005

IL PROCESSO A SADDAM HUSSEIN E IL DIRITTO
Il processo a Saddam Hussein rende perplessi molti competenti. Si obietta che questa è "la giustizia dei vincitori"; che il giudice è un "tribunale speciale irakeno", istituito in base ad una legge varata, a suo tempo, dal governatore americano, ecc. D'altro canto si sottolinea che, diversamente da ciò che avvenne nel processo di Norimberga, si tratta di un procedimento esclusivamente nazionale e non internazionale, con la contestazione di reati (almeno attualmente) che erano tali anche sotto la dittatura di Hussein. Dunque si sfugge all'accusa d'aver violato il principio nulla poena sine lege. Tuttavia - per rigettare la validità di quel giudizio - la maggior parte della gente che non si occupa di diritto dichiara che "la sentenza è già scritta e comporta la pena di morte". E dunque è ingiusta.
Se si è in ogni caso contro la pena di morte, si può rigettare il processo di Baghdad ma si dovrà anche sostenere che non sono validi i processi in tutti i paesi in cui quella sanzione esiste. Senza dire che bisognerebbe dichiarare barbari tutti quei paesi, quali la Francia, l'Inghilterra, e persino lo Stato della Chiesa, che la pena di morte hanno avuto fino a qualche decennio fa. Insomma, si ha diritto d'avere la propria opinione, non si ha il diritto di spacciarla per un'ovvietà.
Ammessa la pena di morte, si deve in concreto decidere se quell‚imputato e i suoi complici la meritano la pena di morte: e questo è compito dei giudici. Ma i commentatori non hanno il dovere d'indagare personalmente e studiare fascicoli. Per loro è sufficiente che siano convinti - e tutti lo sono per Saddam Hussein - che l'imputato ha assassinato o fatto assassinare a sangue freddo centinaia, migliaia, centinaia di migliaia di persone. A questo punto è sorprendente che si preveda la condanna alla pena capitale? Sarebbe come considerare immorale la previsione di un'assoluzione sicura per un imputato di cui si sapesse che ha il modo di dimostrare la propria inoppugnabile innocenza. Una sentenza prevedibile non è per ciò stesso una sentenza ingiusta. Potrebbe anzi essere il contrario.

Il vero problema in realtà è un altro: si possono processare i dittatori e in generale i capi di Stato? La grande difficoltà qui non è solo giuridica: infatti si va a sbattere contro la realtà politica descritta da Niccolò Machiavelli. Se un politico, per fare il bene del proprio paese, dev'essere disposto a mentire, a violare i trattati, a tradire o a commettere atti considerati reati dal codice penale, gli si può rimproverare poi di averli commessi? E in particolare, è giusto rimproverargli questi comportamenti solo nel caso fallisca? Perché quando un Capo di Stato vince guerre, annette territori, procura un vasto bottino al proprio paese, nessuno parla di processarlo.
Un Capo di Stato non potrà trovarsi a rispondere che a un "Tribunale dei vincitori". Non perché sia giusto che sia così, ma perché non può essere che così. La storia è spesso un'arena in cui si vince il potere o si perde la vita. Aut Caesar aut nihil, come diceva il duca Valentino, può significare proprio questo.
Nel caso del politico sottoposto a giudizio si possono tuttavia distinguere due generi di reati: quelli propriamente politici e quelli propriamente giuridici. Fanno parte dei reati politici gli spergiuri, il cinismo, i tradimenti che rientrano latamente nella guida dei paesi e nella condotta della guerra. Per esempio - e qui i colpevoli stanno da ambedue i lati - gli anglosassoni che slealmente misero delle armi sul Lusitania e i tedeschi che slealmente silurarono quel transatlantico con tutti i passeggeri. In casi come questi, parlare di una responsabilità penale è forse inadeguato. La politica internazionale e la guerra sono (de facto) giochi senza regole.
Viceversa, ci sono dei reati precisamente penali, come l'uccisione degli avversari politici (un esempio per tutti, l'uccisione di Trotskij), o lo sterminio di tutti gli abitanti di un paese (i curdi gasati da Saddam Hussein), che sono molto più difficili da perdonare. Per essi, il metro di giudizio è quello stesso che si usa per tutti. Machiavelli può capire il crimine di Stato, non può perdonare il delitto quasi privato commesso profittando semplicemente del potere. Anche per questo verso Saddam Hussein, che ha ucciso i generi dopo averli indotti a tornare in patria promettendo loro l'impunità, non è né decente né scusabile.
Un'ultima nota per i puristi del diritto. Si può discutere fra competenti di elegantiae iuris, ma questa tribuna non va estesa a Saddam Hussein. Quest'uomo moralmente non merita le nostre abituali garanzie, nel giudizio, dal momento che egli non le ha concesse agli altri. A decine di migliaia di altri. Caino non può dire ad Abele: "Io non ho osservato nessuna regola di lealtà, ma tu, che sei leale, sei obbligato ad osservarla". Infatti Abele potrebbe sempre rispondergli: "Come dirà un certo Gesù, l'uomo non è fatto per il sabato, è il sabato che è fatto per l'uomo. Dunque della mia personale lealtà non devo rendere conto a te e ne faccio l'uso che voglio".

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 22 ottobre 2005


BRICIOLE SECCHE
Una delle notizie di oggi cui diversi quotidiani in rete danno particolare rilevanza è il congresso del cosiddetto Nuovo Partito Socialista.
Non si capisce bene a dire il vero se la notizia sia data dall'intervento di Bobo Craxi o dal tentativo di rissa che c'è stato a seguito del suo intervento. In ogni caso, il figlio del compianto Bettino ha creato scompiglio per aver sostenuto che la stagione dei socialisti al governo di centro-destra si è conclusa ed ha quindi invitato i suoi ad abbandonare l'esecutivo. Sul punto la platea si è divisa tra i sostenitori di Craxi e quelli di De Michelis, segretario del partito e sostenitore della linea di appoggio al governo.
Sarebbe certamente stato interessante, oserei dire essenziale, se il Craxi minore ci avesse indicato i motivi per i quali la permanenza del suo partito al governo è da considerarsi ormai esaurita, in altre parole, se il lettore avesse potuto valutare con quali aspettative il nuovo PSI è entrato del governo e perchè quelle aspettative siano da considerarsi irrimediabilmente sfumate. Certo il riferimento è ai programmi concreti, perchè se Craxi avesse detto che questo governo non ha valorizzato l'Italia, non ha tutelato i cittadini, non ha lavorato per gli interesse dei lavoratori, cioè se avesse fatto un discorso alla Prodi, generico e non propositivo, la cosa non sarebbe cambiata affatto.
Dunque, il nuovo PSI dovrebbe uscire dal centro-destra, ci si aspetta quindi, che sia pronto ad entrare nel centro-sinistra, e questo lo si deduce prima in via implicita - se si esce da una parte, bisogna entrare nell'altra - e poi dal riferimento fatto all'unità dei riformisti : insomma solo a sinistra, con partiti della sinitra, si può sancire l'unione vera dei riformisti, una di queste parti sarebbe intanto il partito radicale, definito il più moderno partito d'Italia. Queste affermazioni vengono condite con la solita coerografia davvero di sinistra, Craxi minore infatti alla fine tiene in alto con la mano destra un mazzo di garofani, come a dire chi sta con me sta con il vero socialista, l'erede di una tradizione gloriosa, gli altri sono da considerarsi dei deviati.
L'impressione che si ha, è che questa scheggia di un partito una volta importante sia pronta a montare sul carro di quello che pare oggi il vincitore delle prossime elezioni, vale a dire il centro-sinistra, con quale coerenza lo si lascia intravedere. Insomma, prima si va al governo con il centro-destra,con il Berlusconi due, pochi mesi fa, poi viste le prospettive che questa formazione al momento possiede, ci si prepara per saltare sull'altro carro, quello ritenuto vincitore.
La cosa che dà più tristezza in questa vicenda è la convinzione di avere ancora oggi influenza nella politica italiana, come se la scelta che il nuovo PSI farà, potesse avere dei riflessi sulla politica italiana o sul risultato della consultazione popolare. Questo partito dalle dimensioni fortemente ridotte avrebbe potuto mantenere una una visibilità e ragion d'essere, se si fosse ritagliato un certo ruolo all'interno della coalizione, cercando magari di guadagnare i voti in uscita dall'UDC. Così facendo invece, dimostra di non avere nessun connotato particolare e facendo il salto da unaparte all'altra in così poco tempo, si brucia definitivamente la possibilità di avere un'identità politica, sfumando decisamente verso il patetico.
LUCIO SERGIO CATILINA


DOCUMENTAZIONE
Intervista di Piero Grasso a  TV7.
Clicca qui.


DOCUMENTAZIONE
L'intervento di Marcello Pera a Norcia.
Clicca qui.


L'UOMO DELLE LACRIME RETORICHE
E' uscito nelle sale il tanto atteso, non certo da me, nuovo film del comico di partito Benigni, che per alcuni ha un certo interesse, dopo il clamoroso mezzo fiasco del precedente " Pinocchio ".
Dal poco che ho letto e dalle poche fotografie in rete che ho potuto vedere, risulta subito che Benigni vuole sfruttare ancora questo filone de "La vita è bella", che immeritatamente gli ha dato tanta gloria. Gli ingrediente ci sono tutti, e per l'ennesima volta : uomo amante della cultura, il personaggio da lui interpretato è un professore di lettere, insegna poesia, è innamorato,di un amore sincero,della onnipresente Nicoletta Braschi, farà il possibile, cioè nei suoi film, quasi l'inverosimile,per averla e recuperarla, visto che lei si trova progioniera proprio in Iraq. Ci sono, in altre parole, tutti gli elementi per un film a dosi massicce di retorica buonista, amore e buoni sentimenti da telenovelas, narcisismo assoluto di chi si ritaglia il ruolo di uomo intelligente, colto, compassionevole, eroico, simpatico - di una simpatia stucchevole - e che agisce con totale spirito di abnegazione.
Quale altro attore potrebbe essere accettato ed esaltato in ruoli così ruffiani ? Ci vuole una solida militanza di partito alle spalle ed ovviamente del partito giusto, oltre al valido precedente del già citato " La vita è bella ", che ha registrato grandi incassi e per questo gli dà, e forse gli darà ancora per un pò, del credito.
Ma, la cosa opprimente per me, che ho la sfortuna di vivere in una delle regioni più rosse d'Italia, è la programmazione cinematografica nella zona : il 70 % dei cinema propone l'ultima opera, si fà per dire, di Benigni. Nelle cittadine che hanno due cinema, viene proposto da entrambiquesto film, dove le sale sono tre, in due si ritrova il comico toscano, e così via mantenendo la percentuale. E poi qualcuno si vanta se gli incassi sono alti ? Il film esce con una pubblicità eccezionale in un periodo in cui non ci sono altre grandi uscite ( farlo uscire a Natale sarebbe stato rischioso comunque, poi quest'anno c'è l'ennesimo rifacimento di King Kong, con particolari effetti speciali ), è il momento migliore per andare al cinema rispetto alla primavera, in cui quell'interesse comincia a calare per prediligere l'attività all'aperto, e c'è da sorprendersi se la gente lo va a vedere ? Le persone che non possono spostarsi in macchina, vedi i ragazzi sotto i 18 anni o le persone anziane che hanno difficoltà a farlo, che scelta hanno se i cinema del loro paese trasmettono entrambi il solito film ? Un film come questo dovrebbe essere fatto vedere ad un pubblico meno numeroso possibile, viste l'inconsistenza e la pochezza, per cui se invece saranno tanti gli spettatori, mi auguro che si diffonda inesorabilmente la consapevolezza di Benigni quale artista di un romanticismo sdolcinato, falso e di partito.
LUCIO SERGIO CATILINA

CICALE E FORMICHE
Un bel respiro profondo.  A ragionare, in serate di "rockpolitik", ognuno ci pensa per proprio conto. Immagino di voi e la faccio breve. Dopo un tot di comizi,  frasi fatte,  classifiche partigiane,  martiri televisivi, vietnam, populismo,  zummate su petrolieri interisti e applausi telecomandati, non mi si può chiedere altro.  Ho spento la tv.
Travolto dall'insostenibile leggerezza del luogo comune e dall'entusiamo di maniera,  comincio a compatire quelli che c'hanno sempre ragione e si atteggiano, pontificano, tracimano, troneggiano.
Contro l'overdose di stupidità non c'è  "ragione" che tenga. Perfino l'illuminismo viene travolto. Che dire? Oggi, purtroppo, il cretino è specializzato. Il nostro sta diventando il tempo di petulanti cicale televisive. Formica, cerco di trattenere in riserva un po' di sano ottimismo. Perderanno, di nuovo perderanno,  ed ora so anche il perché.
cp, 21 ottobre 2005

ROCKDEVOLUTION
La Camera ha approvato la Devolution. I 'si'' sono stati 317 e i 'no' 234. Cinque gli astenuti.

Santoro, non abbiamo capito
Sulle dimissioni di Michele Santoro ognuno può pensarla come vuole, ma quello che è accaduto ieri pomeriggio ha un elemento fondamentale da cui non si può prescindere, e da cui parte qualunque discorso. Anzi, un elemento paradossale. È paradossale che un giornalista con il seguito di pubblico come quello che aveva Santoro sia stato epurato personalmente dal presidente del Consiglio, attraverso il famoso editto di Sofia, quando oltre Santoro furono allontanati dal video Luttazzi ed Enzo Biagi.
Ed è ancora paradossale che Santoro abbia vinto una causa proprio in riferimento a tutto questo, una causa dove un magistrato ha ordinato di reintegrarlo nelle sue funzioni, e questo non sia stato fatto. Ed è ancora più paradossale che tutto questo sia avvenuto non in un'azienda privata, ma addirittura alla televisione di Stato, nel servizio pubblico, alla Rai, per intenderci.

Allora quando accadono episodi incredibili come questi non ci si può lamentare troppo se le cose poi si ingarbugliano e i comportamenti finiscono per diventare meno nitidi di quanto si dovrebbe, e di più difficile lettura.
Santoro si è dimesso da parlamentare europeo, lo ha fatto annunciandolo attraverso una conferenza stampa. E le sue dimissioni lasciano un po’ di amaro in bocca. Non si dovrebbe fare, e siamo sicuri che Santoro cercherà il più presto possibile di spiegare ai suoi 526.535 elettori il perché di tutto questo. Perché sono stati più di 500 mila quelli che si sono messi in fila, documenti in una mano, certificato elettorale dall'altra e sono andati al seggio per votare il giornalista televisivo. E non hanno votato Santoro perché era senza lavoro. E non lo hanno votato certo per fargli un regalo, o perché lui non sapeva come occupare il suo tempo. Gli elettori lo hanno votato perché hanno giustamente pensato che un giornalista esperto di comunicazione come lui potesse essere una voce importante in Europa. Ora che Santoro si è dimesso, i suoi nemici hanno un'arma in più per strumentalizzare il suo gesto. Ora che ha lasciato il suo seggio al parlamento europeo quelli che non l'hanno voluto in Rai, quelli che dicono che era fazioso e che mettono in discussione la sua professionalità raccontano che lo ha fatto per poter prendere liberamente parte alla trasmissione di Adriano Celentano di questa sera: Rockpolitik. E anche questa non è una buona cosa, anche questo è il frutto di un ingarbugliamento che non doveva accadere. Le dimissioni dal Parlamento Europeo non possono essere messe in alcun modo in relazione con la trasmissione televisiva di un cantante e show man come Adriano Celentano. E sarebbe stato utile che nessuno potesse fare un uso strumentale di questo gesto.
Ma questo è un paese dove tutto è paradossale, dicevamo. Bisogna ammettere che per le sue dimissioni Santoro ha sbagliato i tempi, e che forse la tentazione di avere di fronte una platea televisiva di milioni di persone, per poter dire le cose che nessuno gli ha lasciato più dire, ha fatto il resto.

Ma è importante che sia proprio lui, e siamo sicuri che lo farà, a spiegare chiaramente il motivo di tutto questo. Certamente farà capire ai suoi elettori che Celentano non può pesare sul piatto della bilancia di queste dimissioni assai più del loro voto, che è tutto un equivoco, che era una decisione maturata da tempo, perché forse vuole tornare in Rai, e forse potrà avere un altro programma, e forse si farà quello che è sacrosanto fare: obbedire alla legge italiana, mettere in atto una sentenza e ridargli la possibilità di lavorare.
Solo che non è detto ormai che in questa grande confusione ci si riesca fino in fondo. Una brutta confusione, a destra certo, ma anche un po' a sinistra, quando accadono cose come queste. Celentano che va oltre il semplice programma televisivo, e va fuori dai canoni dell'intrattenimento, un europarlamentare che prima di tutto è un giornalista televisivo che esasperato finisce per dare la sensazione, certo sbagliata, di dimettersi per gestire il proprio rilancio attraverso i milioni di spettatori di Rockpolitik. E alla base di tutto questo questa ambigua democrazia televisiva che oscilla pericolosamente da un Porta a Porta di Bruno Vespa alla Repubblica anarchica e carismatica dove impera e officia da gran sacerdote l'ex molleggiato. Per fortuna ormai sappiamo che fuori da questi deliri mediatici in cui anche Santoro, volente o nolente, è finito, c'è un paese reale, che si mette in fila anche per le primarie, che vuole una democrazia chiara e semplice, che si è stancato di proclami e di apprendisti stregoni. E che ha guardato con qualche legittima perplessità alla proposta di un Pippo Baudo governatore della Sicilia; un paese che è stanco di confondere il paese reale con il paese della virtualità mediatica.
Per questo è importante che Santoro lo faccia subito, che non lasci ai suoi nemici l'arma più pericolosa, quella della delegittimazione, quella di aver tradito un principio democratico, e la fiducia dei suoi elettori, che sono qualcosa di assai più impegnativo e importante del generico «pubblico». I suoi nemici hanno poco da cantare vittoria: Santoro saprà togliersi di dosso l'accusa di essere uno che ha barattato un seggio europeo, importante e di assoluto rispetto, per un arringa da dieci milioni di spettatori (forse), vissuta come un ritorno in Rai in grande stile.

Da "L'Unità" del 20 ottobre 2005, articolo di Roberto Cotroneo


GRAFFITI
Dedicato ai lettori di blog
Da quando, dopo la Rivoluzione Francese, l'istruzione primaria è stata resa obbligatoria, il mondo s'è riempito di scrittori. Ciò però non significa che siano molto aumentati i lettori, a meno che per tali non si vogliano considerare coloro che leggono i programmi televisivi o le istruzioni per far funzionare un videoregistratore. Il risultato è che esiste una grande massa di persone che vorrebbero comunicare le loro idee o, ancor peggio, la loro arte, e non trovano udienza. Il quadro totale si presenta come segue.
Al sommo della piramide, ci sono gli scrittori celebrati, i grandi pensatori, i romanzieri da milioni di copie: ma sono pochi e non ce ne occuperemo. Poi ci sono coloro che sono riusciti a pubblicare qualche libro, ottenendo successi più o meno regionali e più o meno temporanei. E, nel mondo dell'editoria, sono ancora dei trionfatori. Tanto che la grande massa di coloro che scrivono per professione (e che sono pagati per farlo: unica prova oggettiva di valore) è costituita dai giornalisti. Queste persone, spesso prive di grilli per la testa e piene di buon senso, si considerano mestieranti della penna o poco più e per questo meritano il rispetto di tutti. Ma appena si scende un gradino si arriva a quelli che, pur desiderando avere dei lettori, non sono nemmeno riusciti a divenire giornalisti: vuoi perché in gioventù hanno intrapreso un'altra professione, vuoi perché non sanno scrivere o non hanno niente da dire.
Costoro - che un tempo sarebbero stati condannati al silenzio - oggi hanno un'occasione: internet. Nessuno gli impedisce di crearsi un sito personale, magari sfavillante di colori e d'immagini, inclusa la foto pensosa dell'interessato con la lista delle opere, i link e altre astruserie. Ma il problema era e rimane: come avere lettori? Perché per avere lettori bisogna essere conosciuti e ricercati (è il caso di Beppe Grillo). Questo ha fatto nascere dei "giornalini" che potremmo chiamare associati: qualcuno apre un "portale" su cui scrive lui stesso e le persone che invita (fra le altre il sottoscritto), magari aggiungendoci qualche articolo tratto dai giornali, e riesce persino ad ottenere un suo piccolo pubblico. Quelli che scrivono su questi "giornali internet" (o "blog") sono d'un livello che va da mediocre a buono ma anche ad ammettere che alcuni di loro avrebbero meritato di meglio (è il caso di chi da internet è passato alla carta stampata), rimane il fatto che questi "giornalisti immaginari" sono i paria degli opinionisti.

Un momento, i paria? In questo ambito c'è una categoria - inesistente in India - ancora inferiore. Sono coloro che inseriscono commenti acidi agli articoli dei paria inseriti nei blog. Costoro non possono neanche sperare di essere accolti in tali giornaletti dal momento che scrivono da cani, con troppe parolacce, con troppi insulti, con troppe idee infantili e rozze per meritare d'essere discusse. E allora, poiché almeno i commenti sono liberi e non censurati, finalmente trovano una valvola di sfogo: si lanciano in invettive, insulti da bettola o da stadio, calunnie sfrontate, rivelazioni incredibili, spesso battibeccando fra loro instancabilmente, con un effetto di totale scoramento per l'incauto che volesse seguirli. Questi scalmanati, nella quasi totale certezza d‚essere inascoltati, alzano la voce, "le cantano chiare" a tutti (due o tre persone) e, in totale, sembrano il migliore esempio d'una sconfortata, rancorosa e impotente frustrazione. Ovviamente non tutti i "commentatori" sono di questo livello. Ce ne sono di garbati, a volte di interessanti, a volte di arguti: ma sono persone che, per così dire, per livello appartengono alla categoria precedente. E infatti non raramente a loro volta scrivono in blog. Ma il tipo più interessante rimane quello detto prima: il commentatore furioso, ignorante e violento. Sociologicamente è il rivelatore di ciò che bolle nella pancia (non nella testa) di una parte del paese, in particolare in campo politico.
È il sostituto elettronico di coloro che un tempo scrivevano oscenità nei cessi pubblici.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 20 ottobre 2005


Massima del giorno
La differenza fondamentale fra una vittoria e una sconfitta è che nel primo caso si crede di aver vinto e nel secondo si crede di aver perso.
G.P.


MOLLICHINE
Agenti israeliani hanno arrestato a Nablus un aspirante kamikaze. Israele è crudele fino in fondo: non prevede la pena di morte!

Maggioranza (franchi tiratori) e opposizione contro le quote rosa. Union sacrée contro il nemico comune.

Secondo Berlusconi, le primarie del centro-destra ora non servono più. Perché, prima servivano?

Per Rutelli, Berlusconi è "il più disastroso uomo di governo della Repubblica italiana". Sempre superlativi e primati, per il Cavaliere.

Ciampi ai calabresi: "Non siete soli, l'Italia è tutta con voi". E infatti è per la Sicilia che serve il ponte.
Gianni Pardo


BLOB POLITIK
Adriano Celentano, ovvero la fortuna di avere una schiera di intellettuali e uomini di spettacolo che interpreta ogni una gaffe, ogni suo sproposito ed ogni altro suo " atto mancato " in senso freudiano come una rivelazione, come uno spiraglio creativo che si fa strada dalla sua mente di genio, fino ad investire ed a benedire i nostri tempi decandenti e oscurantisti.
E' notorio, come lui stesso ha confermato in un'intervista di qualche anno fa a Roberto Gervaso, che Celentano non legge i giornali, ma li sfoglia, ne legge i titoli e qualche volta i sottotitoli, probabilmente guarda la TV, ma guardare la TV non è che equivalga a qualcosa di più rispetto alla lettura dei sottotitoli ; la differenza sarebbe data da una lettura varia e meditata, il che è pura fantascienza per il molleggiato.
Perchè, chiederete voi, dovremmo imporre al cantante Celentano di leggere i riflettere sui fatti del mondo ? Perchè ? Ma perchè, ormai, purtroppo, da una ventina d'anni lui si erge a profeta, a censore dei malcostumi dell'umanità, col risultato che invece di essere sbeffeggiato, viene ascoltato, idolatrato e, non per ultimo, strapagato.
Adriano Celentano è la classica persona che non sà nè parlare, nè stare zitta, non si potrebbe trovare un esempio più calzante di lui : quando parla, incespica, fà pause lunghissime, si sente che il discorso gli spunta fuori con una fatica quasi disumana e soprattutto se ne esce con ovvietà lapalissiane o spurghi retorici. Quando tace, lo fà nei momenti sbagliati e non lo fa mai, purtroppo,  appieno. Insomma, per concludere l'aspetto " contenutistico " del presentatore Celentano, i suoi discorsi equivalgono ad una banale chiacchera da caffè, come quando uno si trova a scambiare due parole con sconosciuti ed allora si possono dire anche cose un pò strampalate : si tratta appunto di consumare qualcosa in fretta e di dire due parole di circostanza.
Ora, non soltanto le nullità di Celentano sono elevate a perle di saggezza e coraggio, ma ogni qualvolta si cerchi di fargli rispettare le minime regole di decenza e correttezza, il coro degli esaltatori si trasforma in coro di difensori, per cui il molleggiato, in ossequio al suo fulmine di genio sempre imprevedibile, non deve essere imbrigliato in regole e limiti, che i difensori non esiterebbero a definire " borghesi ". Il suo programma invero costituirebbe l'ultimo baluardo della vera libertà ed il parteciparvi rappresenta una sfida al potere e nello stesso tempo una vittoria per essere riusciti ad eluderlo. L'ultimo esempio è dato dal giornalista Santoro, che accoppia la notizia della sua dimissione da eurodeputato alla partecipazione a " Rock  Politik "( solito sciocco titolo alla " Svalutation " ), come se le due cose fossero equivalenti o connesse e comunque si equivalessero. Lui dice che le sue dimissioni sono indipendenti dalla partecipazione, ma perchè andarci proprio ora e nonostante il parere contrario dell'ufficio legale della RAI il quale, opportunamente, ha sottolineato che la sua posizione in seno al Parlamento europeo deve ancora essere ufficializzata, le dimissioni accettate, per cui Santoro al momento risulta ancora un politico ? Perchè, appunto, la partecipazione alla trasmissione di Celentano pare giustificare tutto ed inoltre il Santoro diessino può ergersi a vittima, visto che vi partecipano altre presunte vittime del suo partito, cioè Grillo e Benigni.

Per quanto riguarda il supermolleggiato, mi auguro che almeno domanimattina   legga anche il contenuto degli articoli di commento alla sua trasmissione, così potrà " scoprire " che significato hanno attribuito ai suoi pseudo -discorsi inarticolati, sempre che riesca a capirlo, per quanto concerne invece Santoro spero che i suoi elettori si siano accorti del tremendo abbaglio avuto nell'eleggerlo.
LUCIO SERGIO CATILINA

America, mercato, individuo
La sfida della libertà: le politiche radicali, riformatrici e liberali per il governo della C.d.L
MANIFESTAZIONE DEI RIFORMATORI LIBERALI
Milano, 22 ottobre 2005, ore 10-14, Palazzo delle Stelline- Sala Porta, C.so Magenta 61
Relazioni: Peppino Calderisi, Cinzia Caporale, Alessandro Cecchi Paone, Raimondo Cubeddu,  Alessandro De Nicola, Arturo Diaconale,  Carmelo Palma, Marco Taradash
Interventi: Alfredo Biondi, Sandro Bondi, Piero Broglia, Max Bruschi, Giovanni Cominelli, Antonio Del Pennino, Dario Fertilio, Ignazio La Russa, Tiziana Maiolo, Cristiana Muscardini, Iuri Maria Prado, MilkoPennisi, Dario Rivolta, Emilia Rossi
Conclusioni: Benedetto Della Vedova
Per informazioni: Riformatori Liberali, Via Uffici del Vicario 43, 00184 Roma, Tel. 06-6795606, Cell. 348/5335301


SANTORO: DOMANI IN TV DA CELENTANO
Dice: "domani sera sarò ospite della prima puntata di RockPolitik". Michele Santoro, dunque,  s'è dimesso da parlamentare europeo e partecipa allo show di  Adriano Celentano su RaiUno.
Bene, bene, si stanno ricreando le premesse per ricompattare l'elettorato di centrodestra.
Vuoi vedere che la prossima volta si rivince.
cp, 20 0ttobre 2005


Cinquemila lire e un chilo di sale  
Quando Nedo Fiano parla della Shoa'  fa venire i brividi perche' lui non racconta, non spiega, lui rivive, lui grida, lui piange, lui  rigurgita l'Olocausto da ogni poro della sua pelle.
Ho avuto il privilegio e l'onore di avere Nedo Fiano ospite a Merano alcuni anni fa per tenere una "conferenza" sulla Shoa' al pubblico meranese. Ho messo le virgolette a conferenza perche' il suo e' stato un grido di disperazione, un urlo di incommensurabile dolore, lui ha pianto lacrime vere, ha parlato della Madre singhiozzando come se  la sua morte nel crematorio di Auschwitz fosse avvenuta un giorno , non 50 anni, prima.
La sua non e' stata una conferenza ma un' invocazione inconsolabile:
"Questo e' stato e io sono ancora vivo e voi siete ancora vivi e l'umanita' esiste ancora dopo questo".
Ricordo che, quando Nedo Fiano smise di colpirci  a sangue con le sue parole strozzate da singhiozzi , la sala piombo' nel silenzio piu' atroce, un silenzio che gonfiava  le pareti e che dava la sensazione strana e paurosa che potesse  esplodere  da un momento all'altro. Un'esplosione di silenzio, il silenzio di sei milioni di anime urlanti, il silenzio delle fiamme e della cenere umana. Il silenzio di un milione e mezzo di bambini che, trasformati in fumo,  uscivano dal camino nero dei campi della morte.
Passo' diverso tempo prima che ci riprendessimo e fossimo in grado di parlare con voce quasi normale, ci fu chi usci' a testa bassa  senza dire una parola e senza guardare nessuno. Ognuno solo con se stesso, con il dolore e la vergogna che tutti provavamo come esseri umani ancora vivi dopo quello che avevamo sentito penetrare nella nostra carne, non solo nel nostro cervello e nel nostro cuore.
Oggi ho rivisto il signor Fiano a Unomattina dove era stato invitato per "raccontare", cosa che lui, come sempre, non ha fatto. Nedo Fiano  ha trasmesso emozioni e dolore, non ha raccontato perche' la Shoa' con tutti gli annessi e connessi, non si puo' raccontare ma, chi l'ha vissuta, puo' solo urlarla, gridarla, con disperazione e con l'inconsolabile consapevolezza che mai nessuno capira'.
 Il 16 ottobre 1943, all'alba di quel sabato che verra' sempre ricordato come il sabato nero, aveva inizio il rastrellamento degli ebrei romani. Di casa in casa i tedeschi di Kappler, che aveva appena intascato i 50 chili d'oro raccolti dagli ebrei per aver salva la vita, strappavano le famiglie, le persone, senza fare distinzione tra donne uomini vecchi o bambini, erano ebrei e tanto bastava. Venivano portati via dalla loro vita perche' si chiamavano Davide o Sabatino, Sara  o Settimia.

Furono rastrellate 1.022 persone, portate alla stazione Tiburtina, gettati nel carri bestiame da la' incomincio' il viaggio verso Aushwitz. Giorni e giorni senza bere, senza mangiare, tra gli escrementi,  con i bambini  che urlavano disperatamente.  Giorni e giorni di buio , di terrore, di non sapere dove li portavano, vedendo che i piu' deboli e spaventati gia' incominciavano a morire prima di essere vomitati fuori dai carri e, tra calci e urla della bestia nazista, disposti in due file.
La fila di quelli che dovevano  morire piu' tardi, dopo aver lavorato come schiavi, dopo essere stati sottoposti a esperimenti chirurgici senza anestesia, dopo essere stati torturati e aver visto i loro figli bambini dati, ancora vivi,  in pasto ai cani.
L'altra fila era per  quelli che avevano il privilegio, perche' troppo vecchi o troppo giovani, quindi inutili, di essere mandati a morte subito: gas e crematorio per poi posarsi , cenere, sulla neve.    
Per ogni ebreo preso in Italia c'era una spia dei tedeschi e ogni spia riceveva  in premio 5000 lire e un chilo di sale.
"La vita di un ebreo valeva meno di una Topolino e di un po' di sale", sussurra Fiano davanti alle telecamere.
16 ottobre 1943, il sabato nero per gli ebrei e per ogni essere umano. Tornarono in 16. Nessun bambino.
Sono passati 60 anni, Nedo Fiano continua a gridare la sua storia davanti agli studenti delle scuole italiane, continua a parlare di sua Madre piangendo come se l'avessero ammazzata ieri. Continua Nedo Fiano e forse le lacrime scendono sul suo viso non solo per il ricordo insostenibile, lo stesso ricordo che ha portato Primo Levi al suicidio, ma  perche' si rende conto che l'antisemitismo non e' morto la' tra i forni di Aushwitz dove furono bruciate  2.500.000 di persone. L'antisemitismo e' piu' vivo che mai, ha avuto una mutazione ma e' sempre in movimento e questa volta si muove verso Israele ed esplode contro lo stato degli ebrei.
Ancora odio feroce ma, se possibile, piu' isterico  perche' l'antisemitismo, come un qualcosa di vivo e pensante,  si e' reso conto che loro, gli ebrei, non sono piu' disposti a farsi ammazzare gratis e che, dopo duemila anni di atrocita', hanno deciso di difendersi a qualunque costo.
Oggi i tempi si sono evoluti, il mondo e' cambiato e lui, l'antisemitismo, non si accontenta piu' di 5000 lire e di un chilo di sale. Oggi vuole di piu', molto di piu', vuole un Paese, vuole una Democrazia, vuole  mangiarsi gli ebrei ma il prezzo e' salito perche' c'e' un'alleanza tra l'odio occidentale e l'odio  islamico.
Il petrolio vale molto e va sfruttato alla bisogna.
Deborah Fait 
- informazionecorretta




…TI PIACE VINCERE FACILE?
Intendiamoci: le primarie potrebbero essere un’ottima idea, se fatte sul serio. Diventano una clamorosapresa per il culo, se fatte come le han fatte, cioè non per scegliere il candidato premier ma solo per farlo “confermare” dalla “base”.
Che i partiti dell’Unione non avessero alcuna intenzione di tenere delle primarie vere lo si era capito da tutto il tira e molla della scorsa primavera: su tutto questo avevo detto la mia in tempi non sospetti, e rinvio a quanto avevo scribacchiato allora .
Ora i presagi di allora sono confermati: le primarie taroccate, tenute con metodi assai analoghi a quelli delle “elezioni” per il parlamento della Padania nei gazebo leghisti, vengono ritaroccate e ancora ri-ritaroccate mediaticamente ogni mezz’ora che passa.  Ieri Arturo Parisi intervistato su La Repubblica veniva riabilitato così: “Dissero che non sapeva far di conto, quando il governo Prodi fu seppellito per un voto di scarto”. Su questa premessa, la “mente” della pseudoprimarie prodiane spiegava: “sì, siamo più bravi degli americani, perché non mi risulta che negli USA si raggiunga il venti per cento di votanti. Noi lo abbiamo superato. Un risultato così se lo sognano, in America”.
Venti percento? Più che in America? Sé, ve piacerebbe…
Sparate di questo tenore rivelano la patacca, se appena si ha la pazienza di confrontarle con dati veri. Lo fa egregiamente Carduccio qui sotto, valutando i tempi fisiologici delle operazioni di voto; ma lo fa altrettanto bene l’ottimo Bluerefolution, che, dati alla mano, fa presente che gli aventi diritto al voto per l’elezione della Camera dei Deputati in Italia sono oggi circa 50.000.000, quindi la percentuale dei votanti alle “primarie” di Prodi si aggira in realtà attorno non al venti ma all’8%; che poi è un dato “lordo” dal quale andrebbe detratta la tara degli immigrati residenti in Italia da almeno 3 anni, che han potuto votare alle “primarie” prodiane ma non fanno parte del corpo elettorale alle elezioni vere, nonché quella dei diciassettenni che non compiranno 18 anni entro il 13 maggio 2006 (data di scadenza della legislatura), anche loro ammessi allegramente al voto-patacca di domenica.
Insomma, il dato dell’affluenza (l’unico interessante dal momento che quello elettorale era stato predeterminato a tavolino dai vertici dei partiti…) è stato suppergiù triplicato nelle dichiarazioni mediatiche.    
E’ vero, questi furbacchioni son meglio degli americani: quelli sparavano ai bisonti, questi sparano bufale…
(ale tap, 18.10.05)

FUMO SOVIETICO
Le  primarie di domenica del centro-sinistra, e soprattutto i commenti entusiasti degli esponenti di questo schieramento e dei giornalisti vicini, ricordano il fumo della propaganda sovietica per come si vuole esaltare, volendo attribuire il carattere dell'inaspettata eccezionalità, un risultato assolutamente scontato e già previsto.
Che gli elettori abbiano partecipato in numero elevato, ma anche qua non eccezionale, è una cosa assolutamente normale, da un lato perchè era la prima elezione di questo tipo e la novità affascina sempre, dall'altro perchè esprimere la propria opinione nel decidere l'uomo che si vorrebbe alla guida del proprio partito riesce a motivare l'elettore molto di più di un referendum di cui può sapere poco ed interessarsi ancor meno.
Perchè il rusultato era assolutamente prevedibile ? Ma per la semplice ragione che per questo si era lavorato assiduamente da prima dell'estate, diciamo da dopo il fallito referendum. Il centro-sinistra propone quale unico uomo guida Romano Prodi : è lui che critica il governo e i suoi esponenti, con l'eccezione di Fassino - che tanto sostiene appieno Prodi - non c'è nessun altro politico di spicco della sinistra che, con decisione, attacchi la politica della maggioranza.
Chi potevano essere i concorrenti di Prodi ? Per primo Bertinotti, per carisma ed a causa della polemica prima delle parziali elezioni amministrative, ma l'esponente sovietico si è fatto doverosamente da parte ultimamente, rinunciando, ed intendo rinunciando sul serio, al di là delle apparenze, ad una vera propaganda in suo favore, infatti mai si è assistito ad un contrasto Prodi-Bertinotti, pena lo sfaldamento della coalizione.
Poi doveva esserci Rutelli, ma anche in questo caso, per quanto concerne l'elezione a capo del ceontro-sinistra, Rutelli ha mantenuto un bassissimo profilo, l'esatto opposto di quanto fece in occasione della suo posizione sul referendum.
Quindi, il maggior partito del centro sinistra, i DS, non hanno un proprio candidato e sostengono unanimamente ( la tradizione sovietica si sente ) Prodi, Rutelli, il capo del secondo partito, invita gli elettori a votare Prodi ed infine Bertinotti non sfida il Professore e si adatta alla politica di unione. Prova di tutto questo è la manifestazione a Roma contro la legge finanziaria : di tutti gli esponenti dell'opposizione, l'unico a parlare è Prodi, gli altri si mettono volontariamente e consapevolmente dietro le quinte.
Ecco quindi il risultato : Prodi al 75% ( DS più la Margherita ), Bertinotti al 14,4 % ( Rifondazione comunista più i comunisti di Cossutta ) e gli altri non contano nulla, Mastella, Di Pietro e Pecoraro Scanio aggiungono colore alla scheda, fanno apparire varia la scelta, ma si tratta di uno specchietto per le allodole ; l'unico piccolo motivo di interesse è vedere che dei tre, inaspettatamente, quello che riceve più voti è Mastella, l'unico che ha criticato l'organizzazione delle primarie.

C'è da sorprendersi per questo risultato ? Era davvero inaspettato ? Forse gli elettori dovevano premiare Bertinotti, cioè l'uomo con vedute più estreme della coalizione, così da minare irrimediabilmente le possibilità di governo del centro-sinistra ? C'è stata davvero una competizione tra i candidati per ottenere questa vittoria ? Certamente no, ed allora tutta questa celebrazione è solo un crogiuolo di propaganda, come quando L'Unità commentava le elezioni in URSS ( già, che elezioni ) scrivendo " Elezioni in URSS, Pcus al 98%, popolo entusiasta ! "
Quello che l'osservatore disincantato può rilevare è che le primarie vere del centro-sinistra si son tenute in occasione delle parziali elezioni amministrative della scorsa primavera, quando il candidato dell'Ulivo fu sconfitto e Bertinotti insisteva davvero con Prodi a voler partecipare alle primarie, rifiutandosi di utilizzarle solo per avallare la già scelta candidatura di Prodi. Il Professore infatti si affrettò a dire che delle primarie " non c'era più bisogno ( !! ) ", poi venne l'uscita indipendente di Rutelli di non votare ai referendum.Tempi davvero duri, ora invece gli unici concorrenti di Prodi si son ritagliati un ruolo del tutto passivo e perciò l'ora delle primarie su scala nazionale è scoccata. Mentre Prodi festeggia questa grande vittoria, spalanchi abbondatamente le finestre e faccia circolare un pò d'aria pura che elimini questo fumo sovietico, che si è respirato già troppo.
LUCIO SERGIO CATILINA


LA NON-NOTIZIA
Che cos'è una "non-notizia"? È quella che non c'è stata ma che ci sarebbe dovuta essere. Un esempio l'abbiamo sotto gli occhi: le primarie del centro-sinistra da un lato confermano delle ovvietà e dall'altra non risolvono i problemi tecnici di quella coalizione: questa sarebbe stata la vera notizia. Che non c'è stata.
Cominciamo con le ovvietà. La straordinaria partecipazione conferma l'eccellente radicamento territoriale e l'ottima capacità di mobilitazione della sinistra. Se sono capaci di portare a Roma centinaia di migliaia di persone, magari dal Trentino o dalla Sicilia, figurarsi se gli viene difficile far andare i militanti al seggio sotto casa.
La vittoria di Prodi è anch'essa un'ovvietà. Strana competizione, quella in cui anche gli altri candidati dicono che il vero e unico leader è il Professore. Fa pensare alle elezioni sovietiche, con una sola lista e un solo candidato. Qui, certo, si poteva votare per la Panzino o per Pecoraro Scanio, ma si trattava solo di voti di testimonianza. In realtà, il popolo di sinistra, votando al 74% per Prodi, ha solo invocato l'unità d'azione che quel nome rappresenta. Purtroppo si sa che ognuno vorrebbe questa unità intorno al proprio irrinunciabile programma ed è ciò che distrugge l'unità, in concreto.

La non-notizia è la mancata risposta a questa domanda: e ora? Va bene, "Viva Prodi!" ma in quale lista? Con quale programma? Questa sarebbe la notizia. Già è strano che si applauda un uomo politico che promette il proprio programma per fine gennaio 2006 (Porta a Porta, 17/X): ma chi assicura che esso sarà anche seriamente sottoscritto dalle ali estreme della coalizione? Ci si sposta in quattro milioni per dire una cosa ovvia e non si dice, anche in sole tre persone - Fassino, Rutelli, Bertinotti - come si presenterà il centro-sinistra alle prossime elezioni. Certo, ne parleranno: ma quando arriveranno ad una conclusione, quella sarà la notizia, finalmente!
Fra l'altro la "confusione sotto il cielo" tocca livelli impensabili. Neanche coloro  - e non sono moltissimi - che leggono accuratamente i giornali politici sarebbero in grado di spiegare disinvoltamente le differenze fra Ulivo, Federazione (Fed), Grande Ulivo, Listone, Partito Unico, Lista Prodi e Unione. Né si capisce bene la differenza fra un‚alleanza di governo e un‚alleanza elettorale soltanto (il tram): perché se dei partiti si alleano per vincere le elezioni dopo non dovrebbero forse governare insieme? È inutile dire che non si ripeterà ciò che si è verificato anni fa con Bertinotti. Perché ciò non accada devono essere diverse le condizioni obiettive: e invece le persone sono le stesse.
La non-notizia è che non si è data risposta a tutte queste domande. Chi è chiamato a votare per il centro-sinistra sembra sia obbligato a farlo per un atto di fede: per quanto confusionari e contraddittori siano i partiti di centro-sinistra; per quanto manchino d'un programma; per quanto siano litigiosi e sospettosi l'uno dell'altro e incapaci di dar vita ad un blocco, se non monolitico almeno solido, hanno tuttavia per i militanti il merito d'essere contro Berlusconi. E tanto basta.
Ma basta?

Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 18 ottobre 2005


PRIMARIE: OTTO MILIONI DI BAIONETTE...
Siamo un paese reticente, e, a scorrere la nostra storia, forse questa è una condizione antica, antropologica, da degrado culturale, da discesa per inerzia, per forza di gravità. Per reticenza il non dire  diventa  simulacro di pinocchiese.
Prendete questa cosa dei "quattro milioni e trecentomila di votanti alle primarie del centrosinistra". Tutti sanno che il tutto era operazione di marketing prodiano. Il "Mulino Bianco" della politica politicante,  senza alcun controllo esterno anzi, con il candidato più candidato degli altri  che controllava  i seggi e contava gli elettori.
Dunque, per farla breve, ci raccontano che,  nei circa 10.000  seggi dichiarati,  4.300.000 sarebbero stati i votanti,  dalle ore 8 alle 22.  Capperi che maghi! Facciamo due conti. Mediamente 430 elettori in ogni seggio. Ragionevolmente per  ogni voto espresso - per votare bisognava presentare il certificato elettorale,  fasi identificare e venire registrati,  versare almeno  1 €  e sottoscrivere l’impegno per l’ulivo;     consegnata  la scheda, poi si votava, si spera in una cabina,  e la scheda veniva depositata nell’urna - diciamo che per le operazioni di registrazione e voto occorressero almeno un  5/6 minuti ad elettore. Bene,  per smaltire il tutto, e solo per le operazioni di voto,  ogni seggio, con mediamente almeno 2 postazioni di voto,  avrebbe lavorato senza sosta per quasi  20 ore delle 14 disponibili

E bravo il Prodi,  meglio di quell'altro della moltiplicazione dei pani e dei pesci!  Che dire?  Nulla,  e infatti nulla si è detto se non "che bravo Prodi!".
Nulla di nuovo, comunque. Anche al tempo del duce  non c’erano le  dichiarate «otto milioni di baionette», e  le grandi parate militari mussoliniane ricominciavano sempre da capo rimettendo in marcia chi aveva già marciato, come se fosse un nuovo reparto... solo che allora
tutti sapevano e, almeno,  ridevano.
cp, 18 ottobre 2005


IL SENSO DELLA VITTORIA DI PRODI
Riguardo a queste "primarie" del centro-sinistra si possono dire molte cose. Si può commentare la loro serietà, la loro opportunità, la loro correttezza. Ma saltando a piè pari tutti questi problemi, si può azzardare di capire il senso della consultazione.
Circa quattro milioni di persone sono andati a dire che Prodi deve guidare la coalizione. È un'ovvietà. Ma che tante persone si spostino da casa per andare a dire al 75% questa ovvietà, un senso l'ha: il popolo del centro-sinistra, votando per un uomo non particolarmente simpatico e non particolarmente chiaro, ha votato per l'unità. È andato a dire: non conosciamo il programma comune, visto che non esiste; non conosciamo neppure i programmi dei singoli candidati, in particolare quello di Prodi, visto che non l'ha formulato. Per conseguenza, se queste primarie non sono un concorso di bellezza (e in questo caso difficilmente vincerebbe il sorriso di Prodi), non ci rimane che invitarvi a recepire il nostro unico messaggio: "Ricordatevi che Prodi rappresenta tutti e che tutti dovete sostenerlo con perfetta unità, visto che uniti si vince e separati si perde".
Questa ovvietà però, pure ripetuta milioni di volte, è assolutamente inutile. A sinistra assolutamente tutti sono convinti che uniti si vince e separati si perde: solo che ognuno, in particolare Rifondazione Comunista, questa unità la concepisce sulle proprie posizioni. E dunque il problema rimane lì. Non basta, per risolverlo, una vaga esortazione. 

Ci sono per questo ottime ragioni. A parte certe posizioni ispirate al Cristianesimo da cui la Margherita non può prescindere, non si può dimenticare che il Partito della Rifondazione Comunista è nato da una scissione del Pci, quando ha voluto trasformarsi in un partito socialdemocratico. Dunque la sua ragion d'essere è la rigida fedeltà agli ideali comunisti. Ideali che sono inconciliabili con la socialdemocrazia. Infatti, se così non fosse stato, non ci sarebbe stata neppure la scissione. Ciò significa che se Bertinotti accettasse il programma moderato dei Ds e della Margherita rischierebbe di non essere seguito dai suoi. Perché avrebbe tradito il nocciolo stesso dell'ideologia del partito. Dunque l'unica salvezza di tutto il centro-sinistra sta nell'ambiguità. Far credere che un programma comune ci sarà, che ci si metterà d'accordo, che una soluzione si troverà. Prodi addirittura sostiene che Bertinotti si allineerà sulle posizioni del vincitore delle primarie, cioè lui stesso. Si illude.
Ciò che verosimilmente accadrà è che si creerà un programma fumoso e ambiguo cui Bertinotti presterà il proprio ambiguo sostegno, tenendosi pronto a irrigidirsi e a far cadere il governo, se e quando gli sembrerà opportuno. La realtà impone infatti appuntamenti ineludibili. Un centro-sinistra al governo non potrà limitarsi alle deprecazioni e alle promesse: dovrà agire in concreto. E a quel punto le scelte non saranno più rinviabili, così come le crisi - se crisi devono esserci - non saranno più evitabili.
La realtà è che i Ds avrebbero dovuto avere il coraggio che ha avuto Schröder, quando ha rigettato l'alleanza con la sinistra estremista. Avrebbero dovuto dire: "Se volete che vinca la sinistra, dovete votare tutti per noi, che siamo in grado di governare. Coloro che invece preferiranno dare uno sterile voto di testimonianza a Rifondazione Comunista spaccheranno la sinistra, la faranno perdere e gli elettori sapranno chi devono ringraziare, per questo". Avrebbero cioè dovuto emarginare Rifondazione Comunista, elezione dopo elezione, fino a rendere questo partito ininfluente. A costo di rimanere all‚opposizione, ma seminando per il futuro.
Per come stanno le cose attualmente, o il centro-sinistra non andrà al governo - per esempio se Rifondazione Comunista col proprio programma spaventasse gli elettori - oppure, se ci andrà, non potrà governare. Sarà costretto a fare il pesce in barile e forse, malgrado questo, non eviterà la crisi di governo.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 17 ottobre 2005


LIBERATE RON ARAD
Diciannove anni fa il 16 ottobre 1986 il navigatore Ron Arad scomparve in Libano dopo esservi atterrato con il suo aereo, a tutt'oggi risulta scomparso.
La possibilita' che Ron Arad sia vivo ha sconvolto tutti!
In tutti questi anni, sapendo quello che fanno gli arabi ai prigionieri israeliani, quante volte abbiamo sperato che fosse morto, morto per non soffrire, morto per non essere torturato.
Era cosi' giovane, con quel suo viso sorridente di bravo ragazzo di famiglia, poi, dopo molti anni abbiamo rivisto una sua fotografia diffusa dai terroristi hezbollah: il suo viso era magrissimo, sofferente, coperto da una folta barba nera. Gli occhi febbrili parevano gridare "Aiutatemi".
Non ti abbiamo aiutato, Ron, non abbiamo fatto abbastanza per te, non siamo riusciti a strapparti dalle mani di quei barbari che ti tengono prigioniero.
Alcuni giorni fa tre iraniani fuggiti dal loro paese, hanno detto di averlo visto vivo meno di tre anni fa e hanno raccontato l'orrore della sua prigionia.
Un orrore senza fine.
Ron Arad fu catturato nel 1986 dopo che il suo F16 precipito' in territorio libanese. Il suo compagno fu salvato dagli israeliani mentre il destino si mise subito contro Ron il cui beeper si ruppe nella caduta impedendo alle teste di cuoio israeliane di trovarlo. Fu catturato e da allora non si e' piu' saputo niente di lui nonostante i tentativi di Israele di riaverlo. Fu subito venduto tra bande : da Hezbollah a Hamas, da Hamas ad Amal, dal Libano in Siria, dalla Siria in Iran. Anni di orrore e di patimenti indescrivibili e adesso siamo venuti a sapere che gli iraniani gli hanno fatto fare una terribile operazione alla spina dorsale rendendolo paraplegico per impedirgli di scappare.
Si, avete letto bene! Lo hanno reso paraplegico e questo e' stato fatto nel paese il cui Presidente e' stato ricevuto con tutti gli onori in Quirinale, in Campidoglio e in Vaticano.
Quando Ron e' stato catturato aveva 20 anni, aveva una bambina di pochi mesi, una moglie giovanissima, un avvenire dorato. Oggi la sua bambina e' una ragazza di 17 anni, gli assomiglia. La mamma di Ron e' morta un paio d'anni fa col dolore di non averlo mai potuto riabbracciare e in questo caso il destino e' stato benevolo perche' le ha risparmiato la notizia delle torture bestiali cui e' stato sottoposto il figlio.
Ogni anno in Israele, nel giorno che ricorda la sua cattura, volano verso il cielo migliaia di palloncini azzurri con la scritta :Free Ron Arad!
Tutti portiamo sul petto un nastrino azzurro per ricordarlo.
La speranza e' che Ron sappia che non lo abbiamo dimenticato, che non e' solo con la sua grande tragedia, che lo rivogliamo a casa!

Chissa' se qualcuno dei suoi guardiani, forse meno bestiale degli altri, gli avra' detto che in Israele non lo abbiamo dimenticato e che ci sono tanti amici in tutto il mondo che si battono per lui.
Chissa' se capira' che sono solo i Capi quelli che se ne fregano, i Capi Importanti di questo mondo schifoso, le Organizzazioni Umanitarie, Amnesty International , i Pacifinti, questi sono quelli che se ne fregano di lui ma noi no, noi non lo abbiamo dimenticato!
Carmine Monaco, consigliere della federazione Italia-Israele scrive:
"Un simile orrore deve essere portato a conoscenza dell'opinione pubblica, a cominciare da quei "pacifisti" che difendono questi regimi neonazisti barbari e criminali, ma soprattutto occorre che ne parli la stampa italiana ed europea e che se ne interessi la politica e la diplomazia.....
Occorre pensare ad iniziative concrete, dato che qualsiasi appello al governo iraniano rimarrebbe inascoltato come le proteste dei poveri studenti iraniani.
Anche se hanno tagliato le ali di Ron, noi vogliamo, possiamo, dobbiamo provare a restituirgliele, riportandolo almeno a casa.
Per favore, aiutiamolo!"

E' un appello cui tutti devono aderire in nome della civilta', dell'umanita, della giustizia.
E' un appello che deve arrivare alla Comunita' Europea, alle Nazioni Unite, e' un appello che non deve restare inascoltato.
Alcuni anni fa, come presidente di Italia-Israele, avevo fatto partire una campagna di sensibilizzazione, avevamo stampato 5000 cartoline da mandare al segretario dell'ONU ma tutto fu inutile e i nostri appelli rimasero inascoltati. La Croce Rossa Internazionale non si e' mai occupata di questo caso cosi' umano e tragico ma anche, ahime', cosi' "israeliano" da impedire al mondo di provare pieta' e da convincere le organizzazioni umanitarie che fosse meglio non occuparsene per non urtare la sensibilita' araba!
Non bisogna rendere nervosi gli arabi, perdiana! Hanno tagliato la spina dorsale a un ebreo? hanno reso paraplegico un israeliano? e chi se ne frega!
Questa volta pero' il mondo deve starci a sentire e se Ron e' vivo, se Ron e' veramente vivo deve essere riportato a casa, sua figlia lo deve rivedere, suo fratello Hen che da 19 anni si batte per lui deve riabbracciarlo.
Tutta Israele deve riabbracciare Ron Arad.
Questa volta dovranno starci a sentire :
Ridiamo le ali a Ron Arad! Riportiamolo a casa!
Deborah Fait


LA LIBIDINE DELL'IRRISIONE
Gianni Vattimo ha scritto un articolo ragionevole, forse perfino troppo benevolo col centro-destra, e tuttavia  - perfino in questa occasione - non ha rinunciato a "farsi conoscere" con la seguente chiusa a proposito di Berlusconi capo carismatico: "Ma se gli italiani lo votano, con tutto quello che ormai sanno di lui" è perché "chi di noi, vedendo un film di guardie e ladri, per poco che questi ultimi appaiano più umani e simpatici, non prende le loro parti contro i tutori della legge?".
Secondo Vattimo dunque a Berlusconi, figura negativa ed anzi un delinquente, riesce ciò che non riesce a Prodi (figura positiva): essere simpatico. Ma, nel momento stesso in cui vorrebbe rendere antipatico Berlusconi, con questo greve parallelo Vattimo rende antipatico se stesso.
Il difetto non è solo suo. È tutto il centro-sinistra che sbaglia in questo modo. Se Berlusconi piace a tanti, non sarebbe piuttosto naturale chiedersi perché? Se al ladro riesce d'essere più simpatico del carabiniere, nell'atto stesso in cui commette le sue malefatte (quattro anni di governo), quanto dev'essere antipatico il carabiniere?

La tendenza attuale della pubblicistica di sinistra è quella di risolvere il problema trattando da imbecilli metà degli italiani. Se gli piace Berlusconi, è segno che sono sciocchi; che si lasciano incantare dalla televisione (in cui Berlusconi compare tanto meno di Bertinotti!); che non hanno alcuna sensibilità morale; ma soprattutto che sono stupidi , stupidi , stupidi.
C'è da sorridere. Mentre si cerca di spiegare perché Berlusconi può piacere, ci si rende così antipatici da non piacere né agli sciocchi e neppure a quelli così così. Tutto questo dipende da un vecchio vizio italiano: la libidine dell'irrisione. Non basta odiare ed uccidere l'avversario politico, bisogna poi appenderlo per i piedi ad un distributore di benzina. Mussolini ha fatto molto male, all'Italia. Per furbizia e avidità l'ha trascinata in una guerra da cui è uscita umiliata, disonorata e distrutta. Ma come perdonare il fatto che tutta la pubblicistica successiva abbia parlato dei fascisti in terza persona plurale, con scherno? Che questo abbiano fatto anche quei politici che prima avevano scritto nelle pubblicazioni di regime, anche quelli che si erano raccomandati personalmente al duce (Bobbio), anche quelli che ne avevano approvato la politica antisemita (Bocca), anche i milioni di italiani che si erano entusiasmati ai discorsi del Duce, per radio o in piazza Venezia?
Non si tratta di rivalutare Mussolini, si tratta di avere dignità. È inutile rappresentarlo, in televisione, mentre fa smorfie con la mascella o si mette i pugni sui fianchi. Chi ha tanto senso dell'umorismo avrebbe dovuto ridere nel 1938, non nel 1978 oppure oggi. Sarebbe come se, fra trent'anni, qualcuno si facesse grasse risate sulle "r" di Scalfaro o Bertinotti.
È inutile cercare di distruggere Berlusconi insistendo sulla fotografia in cui fa scherzosamente le corna (anche se in un luogo ed un'occasione del tutto incongrui), o ripetendo ad nauseam che gli sia scappato (a lui laureato in legge, facoltà in cui si studia storia del diritto romano) "Romolo e Remolo". Tutte queste miserie, alla lunga, ricadono sul naso del centro-sinistra. Non sono politica, sono dispetti infantili.
Se per il bene dell'Italia sia meglio, nel 2006, avere un governo di centro-destra o un governo di centro-sinistra è cosa che devono decidere gli elettori. E che giudicherà la storia. Ma per tutti coloro che credono che una battaglia politica si combatta con l'irrisione, quando non con la calunnia, non si può che desiderare una sconfitta. Anzi, la scomparsa dalla scena politica.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 16 ottobre 2005

IL TERRORISMO IN EUROPA
Per quanto riguarda il terrorismo, si potrebbe vedere il bicchiere mezzo vuoto - viviamo nella preoccupazione del terrorismo - ma lo si potrebbe vedere mezzo pieno: dopo tutto, in Italia, non s'è avuto nessun grave attentato, dal settembre 2001. Qual è la risposta giusta?
La risposta non è facile, per una ragione fondamentale: data la facilità con cui si può portare a termine un attentato, soprattutto se non si tiene alla propria vita, non si capisce come mai in Occidente ce la caviamo così a buon mercato. Attacchi complessi e coordinati, come quelli di Madrid e di Londra, richiedono una qualche organizzazione, ma il problema è: dagli attentati artigianali di tipo irakeno ci siamo salvati per nostra abilità o perché i terroristi non hanno voluto attaccarci?
L'esempio di Israele, il primo e principale oggetto del terrorismo, sarebbe fuorviante. Quel piccolo Stato è una fortezza. Ogni persona che arriva è sottoposta, per così dire, ai raggi X e se cerca d‚entrare illegalmente probabilmente si becca una schioppettata prima ancora di avere varcato la frontiera. Ma l'Europa è porosa come una spugna. Chiunque potrebbe entrare e fare saltare in aria un bel po' di gente: nei ristoranti, nelle stazioni, nei cinema, nella sotterranea, dovunque. Si ripropone la domanda: come mai questo non avviene? In che senso saremmo tanto più furbi degli irakeni, che muoiono come mosche?
I giornali sguazzano nelle cattive notizie, cercano di fornirne i particolari e le ragioni ma di questa "buona notizia" invece non parlano mai. E al contrario sarebbe utile studiarla e spiegarla.
In generale si possono fare due ipotesi. La prima è che le centrali del terrorismo abbiano accettato la fattiva ostilità degli Stati Uniti come un fatto contro cui non c'è nulla da fare, per cui bisogna attaccarli, mentre i paesi europei nicchiano, all'idea di essere altrettanto fattivi: e dunque perché colpirli, col rischio di suscitare un movimento d'opinione favorevole ad un impegno maggiore contro il terrorismo? In questo caso la ragione per cui non soffriremmo del terrorismo sarebbe che il terrorismo ci risparmia. Purtroppo però questa ipotesi lascia insoddisfatti. Rimarrebbero da spiegare gli attentati in Spagna (il ventre molle?) e in Inghilterra (paese risoluto come gli Stati Uniti e dunque irrecuperabile?); ma soprattutto rimarrebbe da spiegare l'assenza di attentati significativi negli Stati Uniti, paese dalle immense e deserte frontiere, permeabile come e peggio dell'Italia. Come mai il terrorismo non colpisce gli Stati Uniti? Come mai non si sono avuti attentati neanche piccoli, neanche per "celebrare" l!11 settembre?

La seconda ipotesi è quella dell'efficienza delle varie forze dell'ordine europee, capaci di prevenire gli attentati. Ma neanch'essa è verosimile. Possibile che le nostre polizie, che non fanno il loro normale dovere (in Italia un assassino su due non è identificato), si rivelino poi in grado di fare miracoli, come prevenire gli attentati dei kamikaze? Abbiamo un'organizzazione come la (fu) NKVD e non ce ne siamo accorti? Senza dire che in Russia l'ente succeduto all'NKVD non è che faccia miracoli. E ad ammettere che sia efficientissima la polizia di un dato paese, possibile che siano altrettanto efficienti le polizie di tutti gli altri, anche poveri come il Portogallo, anche approssimativi come l'Italia o la Grecia?
Ognuno di noi sa perfettamente che in aeroporto, prima di passare attraverso il metal detector, potrebbe portare addosso venti chili di tritolo e nessuno se ne accorgerebbe. Eppure nessuna bomba è scoppiata nei Terminal, spesso affollati più di un mercato orientale. Non è un mistero, questo? Un mistero gaudioso, visto che siamo vivi: ma non saremmo più tranquilli se sapessimo perché avviene, se sapessimo come potremmo difenderci se questo vento di bonaccia si trasformasse in tempesta?
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

In Iraq si è votato il referendum sulla Costituzione
"Esprimendo il loro voto, gli iracheni infliggono un grave colpo ai terroristi". Lo ha detto il presidente americano Bush, esaltando la partecipazione al referendum sulla Costituzione indipendentemente dalla vittoria del sì o del no. In Iraq intanto, dove si sono registrati diversi episodi di violenza, si sono chiusi i seggi. Attesi per domani i primi dati.

LE DIMISSIONI DI FOLLINI
Le dimissioni di Follini ispirano innanzi tutto rispetto. Saper vincere è importante, saper perdere lo è forse ancora di più. Tuttavia, ciò che importa più di tutto in questi casi è sapere perché si è perduto. Fino a qualche settimana fa, pareva che il Segretario Udc fosse riuscito a mettere Berlusconi nell'angolo, costringendolo a giocare di rimessa e a battersi per mantenere una traballante leadership. Passa un mese o due ed ecco che Berlusconi è più in sella che mai ed è Follini che si crede dignitosamente in dovere d'abbandonare la segreteria del sua partito. Tutto questo lascia perplessi.
Chi non è addentro alla vita dei partiti e alle loro discussioni interne non dispone di molti dati. La politica ha però questo di caratteristico che, cucinata in antri segreti e oscuri, alla fine dev'essere venduta alla luce del sole. Non raramente, con questa luce, è l'apparenza dei fatti che conta, più della sostanza. Nel caso dell'Udc, è evidente che le posizioni di Follini non erano il frutto d'un suo particolare cattivo carattere. In un una delle ultime riunioni del partito, il Segretario fu acclamato: si disse in particolare che esprimeva le posizioni di tutti, collettive e corali. Dunque l'Udc prima ha imboccato una strada e poi, quando s‚è accorta che non portava da nessuna parte, ha fatto dietro front ed ha scaricato il Segretario. Quasi che quella strada avesse voluto imboccarla solo lui.
Rimane da capire dove andava prima l'Udc e dove vuole andare ora: e questo, inopinatamente, spiega forse la parabola di Follini.
Dove volesse andare a parare l'Udc, non l'ha capito nessuno. Discontinuità, rinnovamento, un nuovo centro-destra ed espressioni simili possono fare effetto sui gonzi: ma la politica è realismo ed è lecito chiedersi che diamine volessero, quei signori, in concreto. Per quello che s'è capito, innanzi tutto che Berlusconi si mettesse da canto. Ora, a parte il fatto che una grande percentuale dell'elettorato di centro-destra questo passo indietro non l'avrebbe gradito; a parte il fatto che, venendo a mancare Berlusconi, non si sa che ne sarebbe stato di Forza Italia; a parte il fatto che dei modesti risultati della Cdl gli elettori di centro-destra incolpano più l'Udc e An di quanto non incolpino Berlusconi, chi è mai, questo leader carismatico, capace di attirare più voti di quanti ne attiri il vulcanico Cavaliere? Follini - nell'era della televisione - certo no.
In seguito l'Udc ha chiesto imperiosamente la proporzionale, l'ha avuta, e Follini se ne è dichiarato scontento. Alla gente questo comportamento, al di là delle piccole technicalities che potrebbero dispiacere a questo o a quello, sembra demenziale.
Insomma, finché l'ha comandato Follini, la gente non ha capito nulla della politica dell'Udc. Ha capito che il Segretario odiava Berlusconi ma non da un lato non condivideva questo odio, dall'altro se ne chiedeva l'utilità. È stata anzi convinta che, così facendo, si assicurava la sconfitta della Cdl. Tanto che qualcuno - non scioccamente - ha fatto l'ipotesi che l'Udc lavorasse per la sconfitta del centro-destra, in modo da potere, domani, indurre il centro-sinistra a mollare Rifondazione e accettare l'Udc nella propria coalizione. Berlusconi sarebbe stato annichilito mentre l'Udc, spostando il baricentro del centro-sinistra verso i moderati, sarebbe rimasto al potere. Follie? Quello che importa è che la gente abbia attribuito all'Udc un comportamento "sconfittista" e sleale.
Se c'erano ragioni migliori di queste, per quella strana politica, stava all'Udc e allo stesso Follini, farle capire. E se non ci sono riusciti, fino ad innescare una crisi di rigetto, non hanno che da incolpare se stessi. La politica si cucina in segreto ma si serve in pubblico. E se quando arriva in pubblico la pietanza appare pessima, si cambia cuoco.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 15 ottobre 2005


Luciano Violante: Chi, io?
Da "Il Giornale" del 15 ottobre 2005,  articolo di Filippo Facci:
Meglio il facondo Francesco Saverio Borrelli del vischioso Luciano Violante, meglio una riconoscibile autodifesa della propria storia piuttosto che il polivalente revisionismo di chi, ora e ancora, piega la realtà al progetto: e se il progetto di un Borrelli è forse una distaccata vecchiaia, quello di Violante si chiama meramente governo Prodi, si chiama dunque, nello strategico auspicio, distacco dalla giustizia babau, improbabile emancipazione dal giustizialismo, cattiva memoria circa tutto l'armamentario giustizialista a consumo di una sinistra che giust'appunto elesse Violante a proprio scintillante Re Sole. Suo è lo scranno che da almeno vent'anni evoca i più straordinari polveroni che inneschino il solito teatrino di reazioni e contro-reazioni, accuse incrociate a saldo finale zero: e sua, ora, una «rivisitazione critica» che Oggi disponiamo di una "rivisitazione critica" di Luciano Violante, a proposito degli anni di Mani Pulite.   .... Per proseguire nella lettura clicca qui.

 Arabiliberali.it
Arabiliberali.it è un'iniziativa per promuovere la nuova élite intellettuale araba. Il progetto è stato ideato e creato da Zouhir Louassini, giornalista marocchino di Rai-Med, e Anna Barducci Mahjar, collaboratrice italo-marocchina del quotidiano Il Foglio e di Radio Radicale.
Il sito è nato per informare l'opinione pubblica italiana dell'esistenza delle sempre più numerose voci liberali in Medio Oriente - che l'Occidente ancora ignora - e delle loro battaglie contro gli estremisti religiosi. Arabiliberali.it ha anche lo scopo di aiutare gli intellettuali nel mondo arabo a poter esprimere le proprie opinioni, come canale alternativo di comunicazione, per superare le restrizioni sulla libertà di stampa vigenti in gran parte dei paesi arabi. 
Il sito farà, inoltre, conoscere i temi principali trattati nei media del Maghreb e del Mashrek e il dibattito e la battaglia all'interno della società araba portati avanti dai riformisti. Gli articoli pubblicati sul sito sono tradotti dall'arabo, dall'inglese e dal francese e sono apparsi in testate mediorientali, altri invece sono scritti appositamente per il portale. Arabiliberali.it ha lo scopo di rafforzare le relazioni fra la comunità araba in Medio Oriente e in Europa e la società italiana sulla base della comprensione, del rispetto e dei valori comuni.
Il sito vuole anche essere lo specchio di un'associazione per la promozione di attività legate alle riforme nel mondo arabo-mu
sulmano.


ALICE NEL PAESE DEGLI INCAPUCCIATI
Poveretti! Succede di tutto tra i partiti del centrosinistra in attesa di primarie. Ieri sera il candidato senza volto che accompagnava, negli studi della trasmissione 'Alice' in diretta su Rai2, Simona Panzino, una delle concorrenti alle elezioni primarie dell'Unione,  ha scatenato una rissa.
Doveva essere una tranquilla trasmissione di presentazione dei candidati alle primarie, invece non solo  Prodi e Bertinotti, evidentemente, ritenendosi   al di sopra degli altri, non erano presenti, ma dopo gli interventi di Mastella, Di Pietro, Pecoraro Scanio e  Scalfarotto, mentre interveniva la Ponzino,  tra il pubblico fuori dall’occhio delle telecamere, un uomo incapucciato   si è scaraventato  verso il palco, facendo cadere un giornalista della trasmissione, Fernando Balestra, dando quindi in escandescenze fino a quando gli uomini della sicurezza non lo hanno portato via a forza.
In pochi secondi la trasmissione è stata sfumata ed è stata mandata in onda la pubblicità. Nella pausa Clemente Mastella ha deciso di abbandonare la trasmissione, ponendo alla conduttrice l'aut aut tra lui e Simona Panzino e dicendo: «Mi vergogno di fare le primarie con questi scalmanati». Poco dopo è ripresa la trasmissione e, mentre Pecoraro Scanio tentava di giustificare e minimizzare l'accaduto, Di Pietro l'ha zittito,  urlando.  Serata ideale per capire cosa succederebbe se questi "sinistri" tornassero al governo del paese.
cp, 14 ottobre 2005


SCHEGGE
<<Siamo diventati troppo civilizzati per vedere le cose come stanno. Perché la verità è molto semplice: per sopravvivere devi spesso lottare; e per lottare devi sporcarti le mani. La guerra è brutta e spesso è il male minore.   ... Ho poca conoscenza diretta delle atrocità che sono state commesse nella guerra civile spagnola...  . Ma quello che più ha richiamato la mia attenzione è che gli individui credono o non credono nelle atrocità unicamente ed esclusivamente sulla base delle proprie inclinazioni politiche. Tutti credono alle atrocità del nemico, mentre non viene dato alcun credito a quelle che avvengono nella loro parte, senza neppure preoccuparsi di analizzare le prove>>  - George Orwell, "Ricordi sulla guerra di Spagna"

LA CAMERA APPROVA LA NUOVA LEGGE ELETTORALE
Torna il proporzionale con quote di sbarramento, bipolarismo  e premio di maggioranza.  Per saperne di più clicca qui.

ESENZIONE ICI IMMOBILI DI PROPRIETA' DELLA CHIESA:  IL GOVERNO RINUNCIA AL DECRETO
Al di la delle interpretazioni, la polemica secondo cui  Berlusconi, attraverso un decreto legge,  avrebbe fatto un grosso regalo alle gerarchie ecclesiastiche esonerandole dal pagamento dell’Ici per gli immobili di sua proprietà, è svanita. Infatti,   il decreto sulle infrastrutture che conteneva, tra i vari provvedimenti, anche l’esenzione dell’ICI per gli immobili di proprietà della Chiesa è stato ritirato.  Lo ha comunicato nell'Aula della Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi spiegando che il governo rinuncia al provvedimento perché la Commissione Bilancio di Montecitorio non è stata in condizione di esaurire l'esame del testo, visto che il ministero dell'Economia non le ha trasmesso tutte le informazioni richieste. In considerazione della imminente scadenza del testo, dunque, l'unica soluzione è rinunciare al decreto. 

PICCOLA DISCUSSIONE CON SERGIO ROMANO
Giorni fa avevo scritto a Sergio Romano ponendo un quesito, rispetto ai problemi che la Cdl non ha risolto. Gli facevo osservare: "Probabilmente anche lei ammetterà che Berlusconi avrebbe amato affrontarli. Ma i suoi alleati non glielo hanno permesso e lui forse è stato debole". E proseguivo: come si concilia questo con l'accusa d'essere "il proprietario della coalizione", di essere il "padrone dei suoi alleati"?
Romano ha risposto: "Credo che il presidente del Consiglio abbia fatto un uso improprio della sua autorità costringendo la maggioranza a votare le molte leggi ad personam di cui aveva bisogno per meglio affrontare i suoi problemi giudiziari". Per concludere: "Chiedendo leggi per sé il presidente del Consiglio ha offerto ai suoi alleati la possibilità di intralciare e condizionare i progetti che non convenivano alle loro esigenze elettorali".
Risposte convincenti? Per nulla.
A parte il trito ritornello delle leggi ad personam, Romano sostiene che, per fare alcune riforme, Berlusconi avrebbe dovuto superare la resistenza dell'opposizione, e questo è  naturale, ma anche la resistenza dei partiti alleati. Se ne deduce che tutti i partiti, tanto della maggioranza che dell'opposizione, sono "antipatriottici”. Per fare qualche buona legge, Berlusconi avrebbe dovuto imporsi a tutti. Sarebbe dovuto essere un gigante che salvava l'Italia single handed. A questo punto sarebbe stato naturale che si condannassero tutti i partiti che non hanno voluto fare ciò che era opportuno per l'Italia, ma Romano condanna il solo Primo Ministro: e poi dicono che i berluscones adorano il Cavaliere! Sono i suoi oppositori che ne fanno un essere mitologico. Un Ercole improvvisamente incapace di sventare lo stratagemma di Anteo, incapace di portare a termine la Tredicesima Fatica, cioè riformare l'Italia, facendone un paese prospero e felice, malgrado la volontà dei Comunisti Italiani, dei Verdi, di Rifondazione Comunista, dei Ds, della Margherita, dello Sdi, dell'Udeur, dell'Udc, di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e, presto, dei Radicali di Pannella. Questo semidio, come dice Romano, effettivamente ha fallito. A causa delle leggi ad personam. Non gli rimane che costruire lui stesso la sua pira ed aspettare l'apoteosi.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 13 ottobre 2005

In allegato ecco le lettere al Corriere e la risposta di Sergio Romano. Clicca qui.


Massima del giorno
Senza saggezza perfino la scienza corre dietro alle chimere.
G.P.


MOLLICHINE
Travaglio, per se stesso: "un giornalista che viene elogiato da tutti i politici ha sbagliato mestiere". Sì. Ma uno di cui tutti dicono di non poterne più?

Sciopero Alitalia, annullati 138 voli. Visto che produce deficit, è una forma di risanamento.

Premiato ElBaradei (agenzia antinucleare). Con i risultati conseguiti in Iran, merita veramente il Nobel per la pace. Eterna.

Marco Rizzo, sui problemi di Gaza. "Perché dovremmo parlare proprio di Hamas? Perché non di Guantánamo?". Ma dove cavolo è, questa Guantánamo, in Palestina?

Diliberto ha chiesto la rimozione di un magistrato perché si è iscritto ai Lyons. E allora che bisognerebbe fare, ai molti magistrati iscritti alle Hyenas?

ElBaradei premiato: "Questo riconoscimento ci manda un messaggio forte e chiaro: continuate a fare quello che state facendo". E lui certamente ci riuscirà. Si tratta infatti di non far nulla.

Mosca vieta al rabbino capo russo il rientro in patria. Juden sempre raus!

Gianni Pardo


 La Chiesa esonerata dal pagare  l'ICI per gli immobili di sua proprietà: ecco la verità
L'hanno scritto tutti i quotidiani: Berlusconi, attraverso un decreto legge,  starebbe per fare un grosso regalo alle gerarchie ecclesiastiche esonerandole dal pagamento dell’Ici per gli immobili di sua proprietà,  sottraendo così risorse alle casse degli enti locali, costretti ad ulteriori e gravosi tagli alla spesa sociale. Alle proteste di molti politici delcentro-sinistra  si sono aggiunte  quelle di altre fedi e confessioni religiose. Ma le cose  stanno davvero così?
Per saperne di più, clicca qui
.

LAPO
Lapo Elkann, nipote dell'avvocato Agnelli,  è  ricoverato nel reparto rianimazione dell'ospedale Mauriziano di Torino a causa di un'intossicazione da sostanze stupefacenti. Molti i commenti dei soliti noti. Porta a Porta, forse, ci farà la serata.  Indicibile la pena.
cp, 10 otttobre 2005

BERLUSCONI LEADER DEL CENTRO-SINISTRA
Si può essere per lo Stato leggero o per lo Stato Mamma, per l'economia di mercato o per il dirigismo economico, si può essere di destra o di sinistra e mantenere il proprio equilibrio. Dunque il modo di fare politica, in Italia, non discende da un'imperscrutabile necessità o da un decreto del destino: discende dal preciso piacere della drammatizzazione e della faziosità. È un vecchio difetto. Basta leggere la Divina Commedia per vedere come - odiando gli avversari politici più di quanto amiamo il nostro paese e forse noi stessi - siamo buoni eredi di quei toscanacci del Due e del Trecento.
L'Unica novità è la comparsa di Berlusconi e purtroppo è una novità negativa. Se già da quando è venuto a cessare lo scontro marxismo-capitalismo il dibattito politico era asfittico, da quando c'è Berlusconi esso si è vieppiù immiserito: metà del paese ha ridotto tutto il proprio impegno a dire male del nuovo venuto. Sicché il Cavaliere non è solo il leader del centro-destra, è anche il leader del centro-sinistra, in quanto ne determina la politica quotidiana. Basta che lui dica bianco e quelli dicono nero. Basta che lui dica freddo e quelli dicono caldo. E se proprio non c'è un opposto, il centro-sinistra dirà che bisognava fare altro.
Si potrebbe a questo punto pensare che Berlusconi detti, al centro-sinistra, solo una politica negativa: e invece la politica del centro-sinistra egli la definisce anche in positivo, perché fornisce il programma. A parte promesse generiche ed impalpabili del tipo "Starete tutti meglio!", esso è infatti riassumibile in due parole: "Abbasso Berlusconi!". Non ci sono riforme concordate, non ci sono idee per rilanciare l'economia, non c'è l'annuncio di una data politica fiscale o sociale, non c'è nulla di nulla. E non perché Fassino, Rutelli e gli insigni politologi dell'estrema sinistra non abbiano idee, semplicemente perché, se uno di loro le esprimesse, sarebbe sommerso dalle proteste degli altri. Anche chi non ha stima o simpatia per Prodi deve ammettere che quell'uomo non può essere tanto sciocco e inconsistente da non manifestare mai un'idea concreta, un'intenzione precisa, una linea politica. Il fatto è che non  può permettersele. Non gli rimane che parlare di tragici disastri, di baratri spalancati, di morte della democrazia. E magari del fatto che piove troppo ed è colpa del governo. In totale, "Abbasso Berlusconi!".
Se il Cavaliere fosse stroncato da un infarto non lascerebbe orfano il centro-destra: lascerebbe orfano e disorientato il centro-sinistra.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 10 ottobre 2005

La calunnia e' un venticello.....
Il 1° marzo del lontano 1993 usci' nelle parrocchie italiane un giornalino per ragazzi dal titolo " Piemme", sottotitolo: "il piccolo missionario", edito dai Padri Comboniani  di Verona. Un bel giornalino pieno di illustrazioni, storielle a fumetti sui popoli sfortunati in cui i Padri Comboniani andavano e vanno a prestare la loro  opera missionaria.
Quel giornalino, in primissima pagina portava un titolo molto coinvolgente  "Cose dell'altro mondo. 396 ragioni per protestare".
Le 396 ragioni per cui i Comboniani invitavano a protestare erano, guarda un po' che stranezza, i 396 terroristi, feroci assassini di hamas, che Israele aveva rilasciato dalle prigioni in cui  scontavano i loro delitti e aveva immediatamente espulso dal Paese, in accordo col Libano. Appena passato  il coinfine israeliano la polizia libanese, per creare un caso internazionale da usare ancora una volta contro lo stato ebraico, blocco' i terroristi che rimasero confinati nella valle della Bekaa.
Naturalmente ancora una volta il cinismo della propaganda araba vinse e tutto il mondo, mica solo i comboniani, si rivolto' contro Israele.
Fu un vero e proprio linciaggio mediatico.
" E' disumano, scrivevano scandalizzati  i  Comboniani , quegli uomini hanno il diritto di ritornare nelle loro case e riabbracciare i loro parenti! Sono accusati di essere terroristi ma dove sono le prove?"
L'ineffabile autore continua col cuore in mano "quella gente e' stata scacciata fuori dal territorio israeliano prima di tutto perche' e' palestinese."
E poi grida ancora disperato: " In mezzo a loro ci sono malati, feriti. Due sono ciechi e uno e' sordomuto. me lo spiegate come fanno ad essere terroristi?"  

E come glielo spieghiamo?
bisognerebbe chiederlo alle vittime israeliane uccise dai 396 "martiri" che, all'improvviso, una volta scoppiato il caso e vista la reazione internazionale , diventarono tutti normali, gli storpi camminarono e i ciechi riacquistarono la vista e alla chetichella, non si sa come, scomparvero dalle montagne . Probabilmente il miracolo accadde grazie alle messe che i comboniani fecero celebrare in tutte le chiese italiane per salvare i poveri palestinesi dalla ferocia di Israele.
Ricordo il sentimento di profonda rabbia e impotenza alla notizia delle messe,  rabbia di vedere degli assassini santificati  perche' avevano ammazzato degli ebrei.

La mia lettera di protesta fu violenta ma la risposta  di Fratel Gianni Albanese fu molto pacata e fraterna, piena di : ....pace fra i popoli..... ma lei e' sicura che tutti fossero terroristi..... a noi non risulta (perche' glielo andavano a dire a loro quello che erano) .....lei ha una visione parziale dei fatti...."
e, concludeva, prendendomi per il culo bonariamente "le auguro maggior impegno a favore della liberta' e rispetto dei diritti di tutti i popoli, non solo di uno". 
Naturalmente nemmeno una parole per le vittime delle "396 ragioni per protestare" e nemmeno un accenno di risposta alla mia accusa di fare il lavaggio del cervello a  giovani menti che , grazie ai comboniani e alla loro propaganda , erano pronte  ad essere riempite di odio e pregiudizio.   
Il lupo perde il pelo ma non il vizio ed eccoti che a distanza di 12 anni  i comboniani tornano a insinuare, a mettere nella mente dei loro lettori, che spero siano molto pochi, il tarlo del dubbio.
Questi eroi delle missioni e campioni della propaganda religiosa antiisraeliana scrivono, anzi scrive (perche' lo fa nientepopodimenoche il direttore di Misna), che gli israeliani, ahi ahi ahi, sono coinvolti nell'attentato dell'11 settembre. E perche'? Beh, loro hanno tra le mani prove inconfutabili, grandissimi 007 i padri comboniani, ecco cosa scrive il direttore il 9 settembre 2005, alle ore 5.55:
" Alcuni uomini di presunta nazionalita' israeliana (erano due ragazzi, due studenti ) erano stati fermati a bordo di un pulmino attrezzato di "insoliti congegni"(stavano lavorando senza permesso di soggiorno per una ditta) mentre, a quanto pare, festeggiavano con una bottiglia di champagne (questa e' grandiosa, forse avevano delle birre o acqua minerale o succo di frutta  visto che erano studenti squattrinati e poi... festeggiavano! !), interrogati dalla polizia locale, continua il Fratello,  e rimasti per qualche tempo in custodia, erano stati trasferiti a Washington (Nell'Ambasciata di Israele)  e se ne erano poi perse le tracce (addirittura!!), ne' si era mai saputo cosa stessero facendo quel giorno in quel luogo..." ( enorme dilemma che non toglie il sonno al Direttore di Misna che non ha problemi invece con i veri terroristi, quelli arabi, mai nominati nell'articolo)
Allora, riepiloghiamo,  le tracce dei due ragazzi non si sono perse proprio per niente perche' dall'Ambasciata di Israele furono rimandati in patria. La TV israeliana li ha intervistati subito, non appena arrivati in aeroporto dove li aspettavano mamma e papa', erano bravi ragazzi, gli era scaduto il permesso di soggiorno e avevano infranto la legge lavorando comunque. Per questo motivo furono rimpatriati.
Essendo naturalmente estranei ai fatti nessuno ne ha piu' parlato ma ecco che arriva Pietro Mariano Benni a soffiare, a distanza di  4 anni, altro veleno contro Israele, altro odio, altre menzogne nascoste dal paravento ( o paraculo) del dubbio.
Fratello Benni sa che la calunnia e' un venticello che ha il potere di entrare nel cervello della gente e la usa con mestria.

Ebrei che avvelenano i pozzi, ebrei che usano il sangue dei bambini cristiani per impastare le azzime, ebrei che fanno crollare le Twin Towers.
All'epoca delle insinuazioni sui pozzi e sul sangue per le azzime gli ebrei venivano bruciati, impalati, sgozzati, scacciati, derubati,  costretti a convertirsi.
Oggi, in epoca moderna, cosa si aspettano i comboniani che succeda al popolo ebraico grazie alle loro calunnie?
Perche', a distanza di 4 anni, Fratello Benni ha tirato fuori un'altra volta la menzogna diffusa dall'Egitto e raccolta con orgasmo antisemita dalla sinistra mondiale per poi dissolversi nel nulla, anzi nel fumo delle Torri implose?
Le accuse false e assassine che nei millenni si lanciavano contro un popolo sempre perseguitato e in fuga, oggi si rivolgono alla Patria di quel popolo.
Mi sorge un dubbio, chissa' se i padri comboniani hanno invitato i fedeli a pregare per l'evacuazione dalle loro case degli 8500 ebrei israeliani ! Erano famiglie sa, fratello Benni, erano bambini cui veniva sgretolato il loro mondo, erano vecchietti, alcuni sopravvissuti dallo sterminio nazista che si vedevano ancora costretti a lasciare il territorio epurato da ebrei per i nazisti di Palestina.
Avete pregato per loro Fratello Benni?
Io sono certa di no e spero tanto di no.
Le vostre preghiere senza pieta' , Fratello Benni, non vanno bene per loro, li offenderebbero ancor di piu' delle sue insinuazioni che trasudano livore e odio.  

Deborah Fait - informazionecorretta

ELEZIONI, LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA
In Italia stiamo assistendo a cose straordinarie e meravigliose. Il capo dei Ds, l’ex comunista Piero Fassino, si scopre credente, l’ex comunista Walter Veltroni dichiara di non esser mai stato tale, gente che ha passato a destra tutta la vita vanta solidissime amicizie a sinistra, Vittorio Sgarbi, dopo averli insultati per anni nei modi più sanguinosi, scrive una lettera pietistica e pietosa ai “cari Prodi, Rutelli, Fassino”, i radicali si dicono disponibili a rivedere la legge sull’aborto, l’Avvenire si accorge che Pannella è un po’ mattocchio ma in fondo, a modo suo, è un mistico, i socialisti di Boselli e quelli di De Michelis e Bobo Craxi, dopo che per un decennio si sono affrontati a colpi di machete, gli uni schierati con gli odiati ex comunisti, gli altri sotto le bandiere dell’iperanticomunista Berlusconi, si riuniscono, il Vaticano, la Cei e i cattolici doc rivalutano la Lega dopo averla demonizzata per anni. Nel frattempo gente che aveva sostenuto il sistema maggioritario a spada tratta, e guai a toccarglielo, è diventata proporzionalista e proporzionalisti incalliti difendono invece il maggioritario. È proprio vero quel che mi diceva Federico Fellini: «In Italia la realtà supera sempre la fantasia. È come nei fuochi d’artificio: tu credi sempre che sia l’ultimo botto e invece ce n’è sempre uno ancor più spettacolare».
Che cosa sta succedendo? Niente di particolare. Sono i riposizionamenti in vista delle elezioni politiche del 2006, per ritagliarsi, a seconda dei casi, micro o macro fettine di potere. Si sarebbe tentati di domandarsi se lo spettacolo è più comico o più indecente. E invece è tragico. Perché poi noi questi qui li dobbiamo votare, legittimandoli così, per altri cinque anni, a continuare i loro giochini di potere, a consumare i propri privilegi, a esercitare i loro abusi e soprusi, a essere pagati perché ci comandino.
Anno dopo anno, lustro dopo lustro, decennio dopo decennio avendo anche l’obbligo autolesionista di legittimarli con il nostro voto. Sudditi. Per sempre.
Tratto da un articolo di Massimo Fini per La Padania.

LASCIARSI ANDARE
C'è, nelle sale della Galleria Nazionale di Parma, un angelo che sfoglia un libro. Un angelo, femmina, dipinto dal Correggio intorno al 1527.
Un angelo,  spostato un poco a sinistra per chi guarda, in una composizione che vede, sotto una tenda rossa tesa tra le fronde degli alberi, al centro la Madonna col bambino, a lato Maria Maddalena e san Giovannino, dall'altro san Gerolamo e un leone, di cui s'intravede la testa.
Quell'angelo è un angelo la cui luminosa bellezza di tanto in tanto m'accompagna; a dire il vero, alcune volte girandomi di scatto, l'ho visto svolazzare, sorridente, al mio fianco.
Allora, parliamone, dell'angelo e del quadro.
Briseide Colla, bella vedova del nobile parmense Orazio dei Bergonzi, faceva tendenza. Quando, la mattina sul presto, se ne usciva dalla sua casona con gli stucchi alle finestre e il fregio di famiglia in chiave di volta, quando se ne usciva per la prima messa , lì,  lungo la via verso Piazza Grande, c'era chi l'aspettava dietro i vetri delle case basse, per vedere di che, quel giorno,  s'era ammantata la gran signora dei Bergonzi.
Di sicuro il suo salotto, con i suoi ori cesellati e quelle tavole dipinte alle pareti, e  un trionfo di sete e ricami, accoglieva pochi,  diceva a tutti.
La gran signora dei Bergonzi la mattina - tutte le mattine - se ne andava
verso  San Giovani accompagnata da una sveglia e vispa servetta dai riccioli d'oro.
In San Giovanni Evangelista, siamo nella Parma dei colorati miracoli manieristi, un ingombrante ponteggio di legno ingabbiava l'altare maggiore fin sulla cupola; lassù l'Antonio Allegri da Correggio risolveva, per conto dei Benedettini, la disputa religiosa del tempo sul come rappresentare  o non rappresentare 
la Divinità e  se dovesse esserci o meno la Madonna.
I Benedettini, che il tempo per pensare lo trovavano, ricorsero alla visione che il vecchio San Giovanni ebbe poco prima di morire: il Signore, tra le nuvole nell'alto dei cieli, circondato da tutti gli Apostoli, lo veniva a prendere in pompa magna.
Un capolavoro,  d'astuzia e di pennello.  
Ancor oggi molti sono i peccatori che vanno in quella chiesa  solo  per  il sogno di San Giovanni.
Ma ritorniamo alla Breseide Colla, l
a gran signora dei Bergonzi,  e alla  servetta dai riccioli d'oro, tutte le sante mattine sulle prime panche davanti all'altare maggiore, a sentir messa. E dai e dai, capitò che al Correggio, lassù, scappasse l'occhio.  Le carte raccontano che Breseide Colla, si dice per togliersi l'imbarazzo del piacere, gli commissionò, al prezzo di 400 lire imperiali, più due carri di fascine, più alcune staie di frumento ed un maiale, un quadro.
Così la bella servetta dai capelli d'oro si ritrovò nei panni dell'angelo a sfogliare, manieristicamente per l'eternità, il libro alla Madonna e, di tanto in tanto,  a svolazzare tra le mie imperfette fantasie.
cp, 10 otttobre 2005

Questo testo
Questo testo fu scritto nel novembre del 1975, all'indomani della vergognosa mozione ONU che assimilava il sionismo al razzismo. L'autore lo diffuse, l'11 novembre 1975, dai microfoni dell'emittente Europe 1, e, nell'aprile 1976, alla televisione francese. La versione italiana, che viene qui riprodotta, è opera dello stesso autore.
 Herbert Pagani, ebreo originario di Libia, nacque nel 1944 e trascorse la sua infanzia in costante movimento tra diversi paesi, Germania, Svizzera, Italia, Francia. Per orientarsi in questa babele di lingue, scelse il disegno come prima principale forma di comunicazione. E in questo campo ottenne i primi riconoscimenti internazionali. Nel 1964 iniziò la sua collaborazione con il Club des Amis du Livre, illustrando le opere di autori di fama e affermandosi come il più giovane esponente della corrente detta Réalisme fantastique. Sue sono le copertine, per la Rizzoli, della Fantarca di Giuseppe Berto e, per Einaudi, delle Cosmicomiche di Calvino.
Dal 1966, decise di impegnarsi costantemente e contemporaneamente in tutte le discipline della comunicazione - prosa, poesia scritta e cantata, animazione radiofonica, scenografia teatrale, tecniche video e creazione pubblicitaria - da lui considerate comunicanti tra di loro.
 Dopo il debutto in Italia, con un album che gli valse il Premio della Critica, tornò in Francia, sua seconda patria.
Un primo viaggio in Israele non ebbe per lui solo il senso del riappropriarsi delle sue radici, ma l'immersione totale nelle problematiche mediorientali. Da questo momento uno degli scopi della sua vita sarà la pace tra israeliani e palestinesi.
Per questo, quando nel 1975, l'ONU approvò la vergognosa risoluzione che equiparava il sionismo al razzismo, uscì allo scoperto, e, con una serie di conferenze, di editoriali, di spettacoli, denunciò l'antisemitismo rinato sotto la veste dell'antisionismo e mise in guardia la sinistra, nelle cui file militava, dalla mistificazione in cui si era ritrovata,
 Il suo incessante attivismo a favore di Israele, che non si interromperà fino alla morte prematura, si accompagnò all'impegno ecologista, alla lotta per la salvaguardia di Venezia, Nel 1987 venne nominato direttore artistico del Centre Mondial de l'Héritage Culturel du Judaisme Nord Africain, museo e centro culturale nel cuore di Gerusalemme.
Herbert Pagani è morto nel 1988.
Ringraziamo la signora Rita Gubbay e Anna Jencek per aver fornito questo testo.
Ringraziamo anche Roberto Napolitano per avercelo inviato.
--------------------------------------------------------------------
Arringa per la mia terra
di Herbert Pagani

Di passaggio a Fiumicino sento due turisti dire, sfogliando un giornale: "Fra guerre e attentati non si parla che di ebrei, che scocciatori!" È vero, siamo dei rompiscatole, sono secoli che rompiamo le balle all'universo. Che volete. Fa parte della nostra natura.
Ha cominciato Abramo col suo Dio unico, poi Mosè con le Tavole della Legge, poi Gesù con l'altra guancia sempre pronta per la seconda sberla, poi Freud, Marx, Einstein, tutti esseri imbarazzanti, rivoluzionari, nemici dell'ordine. Perché?

Perché l'ordine, quale che fosse il secolo, non poteva soddisfarli, visto che era un ordine dal quale erano regolarmente esclusi; rimettere in discussione, cambiare il mondo per cambiare destino, questo è stato il destino dei miei antenati; per questo sono sempre stati odiati da tutti i paladini dell‚ordine prestabilito. L‚antisemita di destra rimprovera agli ebrei di aver fatto la rivoluzione bolscevica. È vero. C'erano molti ebrei nel 1917.
L'antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di essere i proprietari di Manhattan, i gestori del capitalismo. È vero ci sono molti capitalisti ebrei.
La ragione è semplice: la cultura, la religione, l'idea rivoluzionaria da una parte, i portafogli e le banche dall'altra sono stati gli unici valori mobili, le sole patrie possibili per quelli che non avevano una patria.
Ora che una patria esiste, l'antisemitismo rinasce dalle sue ceneri, o meglio, scusate, dalle nostre, e si chiama antisionismo.
Prima si applicava agli individui, adesso viene applicato a una nazione. Israele è un ghetto, Gerusalemme è Varsavia.
Chi ci assedia non sono più i tedeschi ma gli arabi e se la loro mezzaluna si è talvolta mascherata da falce era per meglio fregare le sinistre del mondo intero.
Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra che vuole liberare gli uomini a spese di una minoranza, perché io faccio parte di questa minoranza.
Se la sinistra ci tiene a contarmi fra i suoi non può eludere il mio problema. E il mio problema è che dopo le deportazioni in massa operate dai romani nel primo secolo dell'era volgare, noi siamo stati ovunque banditi, schiacciati, odiati, spogliati, inseguiti e convertiti a forza.
Perché? perché la nostra religione, cioè la nostra cultura erano pericolose. Qualche esempio? Il giudaismo è stato il primo a creare il sabato, il giorno del Signore, giorno di riposo obbligatorio. Insomma il week-end.
Immaginate la gioia dei faraoni, sempre in ritardo di una piramide. Il giudaismo proibisce la schiavitù. Immaginate la simpatia dei romani, i più grossi importatori di manodopera gratuita dell'antichità.
Nella Bibbia è scritto: "La terra non appartiene all'uomo, ma a Dio"; da questa frase scaturisce una legge, quella della estinzione automatica dei diritti di proprietà ogni 49 anni. Vi immaginate la reazione dei papi del medioevo e degli imperatori del Rinascimento?

Non bisognava che il popolo sapesse.
Si cominciò quindi col proibire la lettura della Bibbia, che venne svalutata come Vecchio Testamento. Poi ci fu la maldicenza: muri di calunnie che divennero muri di pietra: i ghetti. Poi ci furono l'indice, l'inquisizione e più tardi le stelle gialle.
Ma Auschwitz non è che un esempio industriale di genocidio. Di genocidi artigianali ce ne sono stati a migliaia. Mi ci vorrebbero dieci giorni solo per fare la lista di tutti i pogrom di Spagna, Russia, Polonia e Nord Africa. A forza di fuggire, di spostarsi, l'ebreo è andato dappertutto. Si estrapola il significato e eccoci giudicati gente di nessun posto. Noi siamo in mezzo ad altri popoli come gli orfani affidati al brefotrofio.

Io non voglio più essere adottato, non voglio più che la mia vita dipenda dall'umore dei miei padroni di casa, non voglio più affittare una cittadinanza, ne ho abbastanza di bussare alle porte della storia e di aspettare che mi dicano Avanti.
Stavolta entro e grido; mi sento a casa mia sulla terra e sulla terra ho la mia terra. Perché l'espressione terra promessa deve valere per tutti i popoli meno che per quello che l'ha inventata?
Che cos'è il sionismo? Si riduce a una sola frase: l'anno prossimo a Gerusalemme.
No, non è lo slogan di qualche club di vacanza; è scritto nella Bibbia, il libro più venduto e peggio letto del mondo.
E questa preghiera è divenuta un grido, un grido che ha più di duemila anni, e i padri di Cristoforo Colombo, di Kafka, di Proust, di Chagall, di Marx, di Einstein, di Modigliani, e di Woody Allen l'hanno ripetuta, questa frase, almeno una volta all'anno: il giorno della Pasqua.
Allora il sionismo è razzismo ?
Ma non fatemi ridere. Il sionismo è il nome di una lotta di liberazione e come ogni movimento democratico ha le sue destre e le sue sinistre.

Nel mondo ciascuno ha i suoi ebrei. I francesi hanno i còrsi, i lavoratori algerini; gli italiani hanno i terroni e i terremotati; gli americani hanno i negri, i portoricani; gli uomini hanno le donne; la Società ha i ladri, gli omosessuali, gli handicappati.
Noi siamo gli ebrei di tutti.
A quelli che mi chiedono: "e i palestinesi?" Rispondo "io sono un palestinese di duemila anni fa, sono l'oppresso più vecchio del mondo, sono pronto a discutere con loro ma non a cedergli la terra che ho lavorato. Tanto più che laggiù c'è posto per due popoli e due nazioni"
Le frontiere le dobbiamo disegnare insieme.
Tutta la sinistra sionista cerca da trent'anni degli interlocutori palestinesi, ma l'OLP, incoraggiata dal capitale arabo e dalle sinistre europee, si è chiusa in un irredentismo che sta costando la vita a tutto un popolo, un popolo che mi è fratello, ma che vuole forgiare la sua indipendenza sulle mie ceneri.
C'è scritto sulla carta dell'OLP: "verranno accettati nella Palestina riunificata solo gli ebrei venuti prima del 1917"
A questo punto devo essere solidale con la mia gente.
Quando gli arabi mi riconosceranno, mi batterò insieme a loro contro i nostri comuni oppressori.
Ma per oggi la famosa frase di Cartesio penso, dunque sono non ha nessun valore.
Noi ebrei sono cinquemila anni che pensiamo e ci negano ancora il diritto di esistere.
Oggi, anche se mi fa orrore, sono costretto a dire mi difendo, dunque sono.


IN FRANCIA NON CI SONO FRANCESI
Un uomo che cammina per la strada a Tabriz è, come dappertutto, "un pedone". Poi si potrebbe scoprire che si chiama Ahmaddin ed è un idraulico. Un idraulico che però non sta andando in giro per ragioni di lavoro ma perchè suo cugino ha perduto le chiavi di casa e forse ne ha un altro mazzo, in camera da letto. Bisognerebbe entrare dalla finestra del primo piano.
Ogni volta che ci si occupa di un essere umano l'ultima cosa che viene in mente di chiedere è la nazionalità. Al signor Ahmaddin non verrebbe neppure in mente di definirsi iraniano. Lui è un idraulico. Ha l'età che ha, la famiglia che ha e in quel caso è solo uno costretto ad andare a soccorrere un cugino imbranato. Diverrebbe iraniano solo se passasse la frontiera. 

Anche a Parigi per le strade ci sono persone qualunque. Sono gli altri, occasionalmente, ad essere speciali. Infatti, sono tedeschi, italiani, inglesi. Né questo è un fenomeno nuovo. Nelle Lettres Persanes Montesquieu immagina che due persiani vadano a Parigi e i locali siano molto sorpresi nell'incontrare queste persone tanto straordinarie. È rimasta famosa la domanda: "Ah, vous êtes persans? Comment peut-on être persan?" (Ah, voi siete persiani? Come diamine si può essere persiani?).
Montesquieu faceva del sarcasmo sui parigini ma questo tipo di atteggiamento è universale. Ogni gruppo considera se stesso normale e giudica diversi tutti gli individui che lo compongono. Sono invece gli altri gruppi a non essere normali e tali da potere essere caratterizzati da un elemento comune, per esempio la nazionalità. Basta dire che sono "tedeschi" e alcuni sapranno già che "tutti i tedeschi sono crudeli" oppure "tutti i tedeschi sono scrupolosi" (a scelta). Noi italiani saremmo scandalizzati nel vederci considerare tutti dei suonatori di mandolino vigliacchi in guerra e pretendiamo d'essere giudicati individualmente ma gli altri popoli si possono ben riunire sotto l'ombrello d'un aggettivo.
E vale per tutti. Dal punto di vista francese, non ci sono francesi: ci sono vicini di casa, ci sono amici, c'è un meccanico bravo e un parente con cui si ha un processo (un vrai salaud!, un vero figlio di puttana). Ogni francese sarebbe sorpreso se gli si chiedesse: "il suo dentista è francese?" La risposta più probabile sarebbe: "Ma certo, perché?" Intendendo quasi: "E perché non dovrebbe essere umano?".
Questo modo di ragionare non è privo di conseguenze. In una storiella un'affittacamere si contorce per non affittare la stanza ad uno studente nero che alla fine sbotta: "Ma lei per caso è razzista?" E la donna, offesa: "Io, razzista? Ma è lei, che è negro!".
Da questo dividere l'umanità nel nostro gruppo - privo di aggettivazioni - e il resto del mondo, nascono i pregiudizi e il razzismo. Gli inglesi sono flemmatici e i musulmani terroristi. Gli indiani sono poveri e gli Svizzeri precisi. Gli ebrei addirittura sono ebrei: detto questo, tutti credono anche di sapere come sono.
Gli stereotipi sono tanto più solidi e difficili da sradicare quanto meno si sa degli altri e quanto meno li si è frequentati. Difficilmente chi è vissuto in paese straniero generalizzerà come colui che ne conosce appena il nome. Una vecchia battuta suonava così: chi va in Marocco per una settimana scrive un libro; chi ci va per un mese scrive un articolo; chi ci va per due anni non scrive niente.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it


NO BELLO
L’ha scoperto guardando la televisione, perché la telefonata di rito non è arrivata, ma il paladino del politically correct non ha perso l’aplomb. Da laborioso tecnocrate Mohammed ElBaradei si è trasformato in uno dei protagonisti della scena internazionale e l’antica timidezza è stata soppiantata da una quieta sicurezza. “Questo riconoscimento – ha detto commentando l’assegnazione del Nobel – ci manda un messaggio forte e chiaro: continuate a fare quello che state facendo”. Il Nobel, hanno spiegato a Oslo, premia gli incalcolabili sforzi dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) e del suo direttore in un tempo in cui il disarmo nucleare è ancora una chimera e cresce il pericolo che armi nucleari entrino in possesso di Stati o gruppi terroristici. Un tributo apolitico, dunque, che non rappresenta in alcun modo una critica velata a Washington. “Questo non è un calcio negli stinchi nei confronti di nessun paese”, ha puntualizzato il presidente del Comitato, Ole Danbolt Mjoes. Che ElBaradei sia stato uno strenuo avversario dell’intervento in Iraq prima e della linea dura contro l’Iran oggi è davvero soltanto una casualità. Così come è una trionfante coincidenza che il premio sia arrivato a suggellare il terzo mandato come direttore dell’Aiea, nomina accolta molto tiepidamente a Washington.
L’uomo del giorno nasce al Cairo nel 1942 dove consegue una laurea in legge e muove i primi passi negli uffici del ministero degli Esteri egiziano, pochi anni dopo è inviato alle Nazioni Unite, prima a Ginevra e poi a New York. Consolida una fama di persona affidabile e meticolosa e accumula titoli accademici. All’Aiea giunge nel 1984, dopo 13 anni ne è direttore. Ha avuto in mano i dossier più scottanti degli ultimi anni, l’Iraq, la Corea del nord, l’Iran, il Pakistan e la rete di Abdul Qadeer Khan: più e meglio dell’“impegnato” Hans Blix, l’egiziano ElBaradei ha saputo sintetizzare l’ethos dell’Aiea e la sua fumosa vocazione di non belligeranza. Poco apprezzato dalla Casa Bianca, ha cercato punti di contatto con George W. Bush sulla non proliferazione, ma il tentativo ha avuto vita breve. ElBaradei è il campione della cautela e freme a sentir parlare di politica muscolare: “Le nostre dichiarazioni – ripete – possono fare la differenza tra la guerra e la pace. Dobbiamo essere attenti”.
Da "Il Foglio"


LASCIARSI ANDARE
Gustibus non disputandis. Rileggendo quello che la principessa Carlotta Elisabetta di Baviera, cognata del Re Sole, scriveva il 31 ottobre 1694 alla zia, dedico queste righe  al  perfetto virtuoso ... quello che, mangiando tutti i giorni merda,  mangia un poco se stesso...o quello che, per sopravvivere, si fa mangiare un poco alla volta come la vieille di Candide ...
A dirla tutta, con dedica e tanto per gradire, mangerei - toltagli dentiera e rosa dal pugno -  un sinistro virtuoso ...  lesso con abbondante contono di maionese impazzita.  Naturalmente,  vino alla bisogna.
cp, 8 ottobre 2005


BREVI DI CRONACA
"Otto e mezzo": Divorzio Ferrara-Lerner, candidata la Armeni.

  L'Unione perde un leader: Pippo Baudo rinuncia alla candidatura nellUliv
o.


COLPO DI MANO, PERO'...
Fatta salva tutta la strumentalità di Berlusconi, dalle leggi ad personam alle leggi ad partem, siamo sicuri che la riforma elettorale proposta dal centrodestra non sia - in se stessa - più rappresentativa, dunque più democratica della legge attuale? E se contemporaneamente non sia anche in grado di assicurare una certa governabilità del sistema? (peraltro non molto assicurata neanche dal sistema in vigore, visto che il centrosinistra cambiò quattro governi e il centrodestra non si sa quanti ministri). Finora risposte a queste domande elementari non ne sono arrivate da parte dei leader dell'Unione, concentrati come un sol uomo a respingere «il colpo di mano» di Berlusconi. Colpo che c'è eccome, visto che le regole del gioco non si cambiano se uno dei giocatori non è d'accordo, soprattutto se questo cambiamento può addirittura falsare il risultato finale. Reazione sacrosanta dunque, ma forse miope.
Perché se invece guardassero leggermente più lontano, si accorgerebbero che questa nuova legge elettorale non è tanto male, né dal punto di vista della democrazia né da quello della governabilità. E non è male neanche - bestemmia, bestemmia - proprio perché ridarebbe forza e senso ai partiti, i quali dovrebbero certamente ricostruirsi (non è mai troppo tardi), essendosi nel frattempo annullati in comitati elettorali, ma che restano ancora lo strumento migliore, o meno peggiore, di rappresentanza e partecipazione politica. Grandi o piccoli che siano.

E‚ allora più democratico un sistema che mette due candidati uno contro l'altro, col risultato che chi vince entra e chi perde - seppure per lo 0,1 - esce dal gioco (fatta salva la ciambella del proporzionale per i più potenti, i più fortunati, i più ricchi); oppure un meccanismo che consente a chi prende più voti di avere più deputati di chi perde, ma a chi perde di avere i deputati adeguati ai voti ricevuti (e quindi agli elettori sconfitti di ottenere comunque una loro rappresentanza)? Non è stato proprio il centrosinistra, dopo la sconfitta del 2001, a lamentarsi del fatto che il centrodestra, pur non avendo raggiunto la maggioranza assoluta, abbia ottenuto una maggioranza stra-assoluta di seggi in Parlamento (cento in più), soffocando quindi sul nascere qualsiasi possibilità per l'opposizione di influire sui lavori parlamentari? Non sarebbe allora interesse di chi si propone giustamente come difensore della democrazia sostenere che con una minoranza non annichilita dal meccanismo uninominale, ma adeguatamente rappresentativa dei voti ricevuti, si eviterebbe quella «dittatura della maggioranza» mille volte combattuta in questi quattro anni?
A meno che il retropensiero non sia che tanto alle prossime elezioni tocca a Berlusconi essere minoranza, e quindi avanti così che lo sconfiggiamo meglio. Ma se questo pensassero i leader dell'Unione, sbaglierebbero due volte: intanto perché non si sa mai, e poi perché, così ragionando, non farebbero altro che imitare il centrodestra nell'adattare i principi alle convenienze del momento: siccome stavolta vinco io, mi tengo la legge che mi fa stravincere. Domani è un altro giorno.
Invece domani è oggi, è adesso che la legge si discute in Parlamento con ottime probabilità di essere approvata. Ed è quindi questo il momento di prendere posizione anche nel merito della riforma, nel caso la trincea del metodo non sortisse effetti concreti, cioè non impedisse la sua approvazione. Parafrasando il vecchio motto, si tratterebbe di fare buon gioco a cattivo viso.
Impadronendosi politicamente della riforma elettorale, mettendone in valore le virtù «democratiche» e correggendone i difetti. Gli elettori, spesso chiamati in causa loro malgrado, sarebbero forse più contenti di poter votare il partito al quale si sentono più vicini (o meno lontani), magari anche l'astensionismo diminuirebbe. E tutto sommato non verrebbe messo in discussione nemmeno il principio del maggioritario - che oltretutto potrebbe essere rafforzato da una norma antiribaltone quantomeno etica - visto che la legge assicura un premio in seggi alla coalizione che vince. Consentendole sì di governare ma non di regnare incontrastata.

Articolo di Riccardo Barenghi (Ex direttore del Manifesto) da "La Stampa", 7 ottobre 2005

Benvenuti!
Conferenza stampa di presentazione dei Riformatori Liberali

La sfida della libertà
Le ragioni che portarono gli elettori italiani a scegliere in maggioranza le coalizioni di Centrodestra nel 1994 e, di nuovo, nel 2001 non sono venute meno. E’ la sfida della libertà che all’inizio degli anni ’90 scosse, prima nei referendum e poi nel voto elettorale, le fondamenta di un sistema politico che si era ripiegato su se stesso, inadeguato alle sfide del futuro, ed oramai incapace di trasformazione. E’ la sfida della libertà che impedì agli eredi del comunismo e del fallimento politico, economico e morale della prima Repubblica, riuniti sotto le insegne del Centrosinistra, di perseverare nel malgoverno e nell’uso politico della giustizia. E’ la sfida della libertà che oggi anima le speranze e le ragioni di milioni di italiane e italiani, pur dopo anni difficili, a livello nazionale e internazionale, segnati tanto da delusioni quanto da faticosi progressi.
Innovazione contro conservazione
Ma non esiste alcuna possibilità che l’Italia regga, per il futuro, la “sfida della libertà”, se la politica italiana non raccoglie, da subito, la “sfida della modernizzazione”. L’Italia sta ancora duramente facendo i conti con un modello di sviluppo e di coesione che scaricava per intero il proprio costo sulle generazioni future e sugli equilibri finanziari e valutari del paese: un modello oggi semplicemente insostenibile, che ha premiato il privilegio contro il diritto, l’inefficienza contro l’investimento, la rendita contro la produzione, la “garanzia” contro l’iniziativa di rischio, la protezione contro la concorrenza, la “posizione” contro il merito, la conservazione contro l’innovazione. All’interno e all’esterno del continente europeo, gli ultimi decenni hanno invece premiato i paesi e i governi che hanno realizzato riforme liberali, innovative e di mercato, tanto sul piano economico-sociale, quanto su quello amministrativo-istituzionale. E’ a questi paesi che occorre guardare con fiducia. Ciò che li unisce non è stato il colore dei governi, ma il segno delle loro politiche. A connotare il loro successo è stata la qualità della reazione alla paura dell’integrazione competitiva dei mercati e dei sistemi economici. Dare una risposta di fiducia e di concretezza alle molte paure che la globalizzazione inevitabilmente porta con sé, convincere delle grandi opportunità di sviluppo civile ed economico che essa offre, costituisce il primo banco di prova della maturità delle classi politiche e della loro volontà riformatrice. Su questi temi, i Riformatori Liberali hanno l’ambizione di contribuire al rafforzamento delle posizioni e delle proposte liberali, liberiste, laiche, radicali e democratiche all’interno della Casa delle Libertà.
Perché la CdL
Le coalizioni che si confronteranno nell’appuntamento elettorale delle prossima primavera non sono certo diretta espressione delle tradizioni e opinioni politiche a cui intendiamo dar voce. Ma non vi è dubbio che non sono affatto equidistanti dalle proposte liberali che riteniamo debbano improntare la politica di governo. Al contrario. Le riforme tentate e quelle realizzate dalla coalizione del centrodestra (nei campi della fiscalità, della previdenza, della giustizia, del mercato del lavoro, del welfare e dell’istruzione) non sono state criticate, da sinistra, per la loro insufficienza, ma, al contrario, sono state denunciate per la loro violenza “eversiva”, per la loro natura “infame”, per essere atti di “macelleria sociale”. Rispetto alla modernità, e alle riforme liberali, il Centrosinistra si è regolarmente schierato dalla parte opposta. Si potrebbero fare decine e decine di esempi. Uno per tutti, la politica internazionale. Come tutte le democrazie del pianeta, l’Italia è sottoposta all’offensiva politica e terroristica del fondamentalismo islamico contro i principi ed il corpo stesso delle istituzioni liberali. Dopo l’11 settembre, il governo italiano ha dovuto velocemente regolare i conti con una politica estera, diffusa in Europa, che in ossequio al principio della “non ingerenza” e ad un multilateralismo di maniera, avrebbe rischiato di lasciare ancora più soli di quanto non siano gli Stati Uniti d’America. Il governo Berlusconi ha coraggiosamente schierato l’Italia a fianco della politica del presidente Bush e di Tony Blair di promozione internazionale della libertà e democrazia, intese come fondamento irrinunciabile delle politiche di sicurezza. Il radicale ancoraggio politico dell’Italia a questa politica di libertà, democrazia e sicurezza ha suscitato nella gran parte del Centrosinistra violente reazioni antiamericane e antioccidentali, che diverrebbero disastrose quando valessero a definire, da posizioni di governo, il ruolo internazionale dell’Italia.
E la laicità?
Non c’è dubbio che sui temi della laicità e delle scelte individuali vi siano oggi molti punti di conflitto fra la nostra impostazione e le posizioni prevalenti nel centrodestra. Non vogliamo attenuare il dissenso dalla scelte compiute dalla maggioranza della CdL, ad esempio, sulla fecondazione assistita o in merito ai cosiddetti Pacs. Tuttavia va riconosciuto che su questi temi, comunque trasversali e necessariamente oggetto di un aperto confronto parlamentare, mai il governo Berlusconi ha imposto ai dissenzienti l’obbligo di adeguarsi alla regola di maggioranza. D’altra parte, il numero e la qualità dei dissensi pubblicamente espressi vale a rassicurare della piena compatibilità della nostra presenza a fianco della casa delle Libertà. Per noi laicità significa fiducia nell’individuo, nella sua responsabilità di fronte alle conseguenze delle proprie scelte, nella sua libertà di coscienza: e per questo la contrapposizione che conta non è affatto fra laici e cattolici (o esponenti di qualsiasi altra religione) ma fra liberali e illiberali di qualunque credo e qualunque ideologia (statalismo laicista compreso).
La riforma liberale
Alle diverse varianti - tutte ugualmente corporative, stataliste, protezioniste, nazionaliste e isolazioniste - della “politica della paura”, che rischiano di contendersi, da destra come da sinistra, il governo del paese, occorre contrapporre l’alternativa di una “riforma liberale”. Nell’ultimo quinquennio si è finalmente sdoganato il glossario di una possibile politica riformatrice: liberalizzazioni, sussidiarietà, workfare, sburocratizzazione, outsourcing, flessibilità, innovazione, competitività, economia della conoscenza, promozione della libertà e della democrazia, riforma delle istituzioni internazionali… Ma, nonostante gli innegabili passi avanti compiuti grazie all’azione del governo, non si può dire che a queste parole abbia fatto seguito un complesso di scelte e di riforme coerenti e coraggiose. Guai tuttavia a sottovalutare il tenore e la durezza dell’opposizione praticata dal Centrosinistra ogni volta che queste “parole d’ordine” riformatrici hanno contrassegnato le politiche di governo della Casa delle Libertà. L’interesse alla conservazione, che unisce i referenti e le organizzazioni sociali su cui poggia l’assetto del sistema di potere italiano, e che si raccolgono attorno alla candidatura di Romano Prodi, non coincide con l’interesse del paese. Sarebbe assurdo ritenere che la Casa delle Libertà sia oggi in affanno per avere troppo “forzato” sui temi della modernizzazione (solo parzialmente affrontati) e per non avere abbastanza concesso alla politica dei propri avversari. Per queste ragioni, riteniamo che il rilancio dei temi della riforma e della modernizzazione liberale potrebbe restituire forza ad una coalizione, che non si può, neppure elettoralmente, permettere di essere conservatrice, e che deve raccogliere le sfide del futuro, lasciando ad altri le illusioni del passato.

Questa è la sfida che riteniamo la CdL debba raccogliere. Questo è il contributo che pensiamo di dovere assicurare, ben sapendo di rappresentare, su molti temi, posizioni oggi di minoranza. Esse sono tuttavia diffuse fra le italiane e gli italiani ben oltre i termini della loro attuale rappresentanza politica. Queste proposte possono senz’altro trovare accoglimento in una coalizione, la CdL, che deve la propria stessa origine e le proprie fortune elettorali alla speranza di cambiamento e di maggiore libertà.

Riformatori Liberali
 

Massima del giorno
La molla dell'ambizione, da che mondo è mondo, non è la causa da servire ma il narcisismo di chi la vuole servire.
G.P.


MOLLICHINE
Fatah ha battuto Hamas, nelle urne. Purtroppo, la partita di ritorno si gioca con i Kalashnikov.

Follini desidera un "centrodestra più moderato di quello che si è visto finora". Insomma, che si accolli le spese della vaselina.

La Corsica senza comunicazioni con la Francia. Preoccupazioni sull'isola, sollievo in Francia.

Caldarola ha definito quella di Caselli e Travaglio "una coppia di fatto". Commenti? E poi chi le paga le spese della querela di Caselli?

Vienna si mette di traverso per l'ingresso della Turchia nell'UE. Memoria d'elefante: non ha ancora dimenticato l'assedio turco del 1683.

È autunno. Si torna a scuola, cade la prima neve, i sindacati verso lo sciopero generale contro la Finanziaria...

Follini sulla proporzionale da lui voluta: "Non si può fare senza un'intesa con l'opposizione". È pericoloso per sé e per gli altri.

Benedetto XVI: "Per i bimbi mai lesinare risorse". Altrui.

A Follini spiace che Berlusconi "muova attacchi mediatici e politici all'Udc". È la solita storia di quello che col naso colpì il pugno del suo nemico.

Il parlamento dell'Anp sfiducia il governo per non aver saputo fronteggiare il caos nei Territori. Cioè per non avere fatto l'impossibile. Che stia divenendo una vera democrazia?

Prodi contro la proporzionale: "Si tratta di una legge per logorare me". È coerente. È sempre stato contro le leggi ad personam.

Cassazione: l‚88% dei casi di corruzione sarà prescritto con la ex Cirielli. Castelli: si tratta di procedimenti già tecnicamente prescritti. Qualcuno in alto loco mente.

L'Osservatore Romano sulla pillola abortiva Ru 486: "la scienza viene messa al servizio della morte". Mentre con l'aborto chirurgico no.

Incontro Sharon e Abu Mazen ad Amman. Non a Gaza, i palestinesi farebbero la rivoluzione. Non in Israele, che per i palestinesi non esiste.

Gianni Pardo

L'IMMOBILISMO
Tutti abbiamo delle idee politiche. Anche dire "non m'interesso di politica" è un'idea, perché corrisponde a dire "mi affido a quello che decidono gli altri". La posizione più frequente è tuttavia quella risoluta e aggressiva: la parta avversa è molto peggiore della nostra. La sinistra, da parte sua, spinge questo atteggiamento fino a farne una differenza antropologica: gli avversari sono pendagli da forca ignoranti e immorali che hanno la precisa volontà di danneggiare l'Italia. Lasciando da parte questi atteggiamenti tribunizi ci si può chiedere: c'è tanta differenza, fra le due coalizioni e fra gli uomini che le compongono? Purtroppo, se si scrive un testo in cui si denunciano i limiti e i difetti di una parte, il lettore dell'altra parte prenderà per oro colato le critiche agli avversari e per calunnie le critiche al proprio partito. Dunque tentare un giudizio equilibrato è inutile ed è meglio fare un discorso impersonale.
Nell'epoca contemporanea, i partiti non sono portatori di grandi ideologie; non si è neppure dinanzi a scelte epocali tipo pace o guerra: la politica è dunque, fondamentalmente, amministrazione. E questo è un primo dato fondamentale. Poi bisogna sgombrare il campo dall'idea che qualcuno voglia danneggiare l'Italia: magari qualcuno la danneggia o l'ha danneggiata, perfino in nome di qualche utopia, ma a tutti va concesso il beneficio del dubbio. Anche Andreotti e i suoi coetanei, che hanno così potentemente contribuito a creare un debito pubblico colossale, saprebbero spiegare plausibilmente perché l'hanno fatto. Perfino i brigatisti rossi, come tutti i rivoluzionari, intendevano attuare un rivolgimento sociale a favore del popolo. La pervicace arroganza di una Nadia Desdemona Lioce si spiega col fatto che ella non si considera un'assassina ma un‚eroina del Bene imprigionata  dai rappresentanti del Male. Ognuno ha i suoi interessi privati ma, per il resto, sarebbe lieto di fare il bene dell'Italia. Ma come?
I politici non vivono sulla luna. Malgrado i loro proclami, ciò che tengono realmente d'occhio è l'umore dell'elettorato. Tutti ad esempio pensano che una decisione giusta e coraggiosa sarebbe riformare drasticamente il sistema previdenziale: ma dal momento che la maggior parte del popolo non ne vuol sapere, si mette da parte il problema (lasciando magari che si aggravi) e si spera che sia un altro governo a sobbarcarsi l'impopolarità. Se Bertinotti dicesse che il programma del suo partito è l'abolizione entro due anni della proprietà privata, si può star sicuri che i suoi alleati gli darebbero immediatamente addosso: perché è una stupidaggine economica che neppure Stalin commise? Assolutamente no. Semplicemente perché il 75% degli italiani vive in una casa di proprietà e un simile progetto sarebbe un suicidio elettorale. Se le cose piacciono al popolo, giuste o sbagliate che siano, si fanno; se non piacciono al popolo, giuste o sbagliate che siano, non si fanno.

Questo vale in tutte le direzioni. In un editoriale del 30 settembre 2005, sulla "Stampa" (giornale certo non amico del centro-destra), Marco Belpoliti ha scritto che i professori universitari da decenni dicono sempre e soltanto no a qualunque proposta di innovazione. Da chiunque formulata. Non perché lo stato attuale dell'università sia soddisfacente, semplicemente perché parecchi vi trovano la propria convenienza. E del resto, come potrebbero i professori universitari gradire una migliore e più onesta competizione, quando la maggior parte di loro ha ottenuto il posto per cooptazione e raccomandazione?
Ad ogni progetto di riforma corrisponde la reazione del gruppo di pressione interessato e del suo partito di riferimento. La Chiesa è sostenuta dai partiti ex-democristiani, i dipendenti statali sono sostenuti da An, i magistrati dalla sinistra. Senza dire che l'opposizione è sempre lieta di spalleggiare la protesta di chiunque.
Il risultato finale è lo stallo. Gli elettori di Berlusconi, che s'aspettavano da lui una rivoluzione liberale, non l'hanno avuta e sono delusi. Ma siamo sicuri che l'Italia nel suo complesso l'avrebbe gradita? Molti, anche alleati, hanno messo i bastoni fra le ruote: e forse che non rappresentavano nessuno? Analogamente i governi di centro-sinistra (1996-2001) non hanno fatto nessuna seria riforma: ma avrebbero potuto?  Con un programma radicale avrebbero danneggiato l'Italia e si sarebbero alienato l'elettorato; limitandosi a galleggiare (come hanno fatto) hanno deluso molta gente, che dai governi di sinistra si aspettava chissà che. Ma sono durati cinque anni.
In realtà, che comandi la destra o la sinistra, cambia ben poco. Non c‚è più il dilemma comunismo-capitalismo; non esiste la possibilità di attuare una svalutazione competitiva; non è permesso neppure un po' di demagogico deficit spending. Non c‚è spazio di manovra: e mentre i lavoratori tedeschi di alcune grandissime aziende (Siemens, Bosch, ecc.), pur di non essere licenziati in favore di una delocalizzazione in Polonia, hanno capito che gli conveniva nientemeno accettare una riduzione del salario e un aumento delle ore di lavoro, una cosa del genere in Italia è pura mitologia. Qui la salvezza della Fiat è un obiettivo da raggiungere comunque, non importa a spese di chi. L'Alitalia deve continuare ad esistere, anche se poi chiede allo Stato di ripianare il deficit di gestione mentre il personale continua a scioperare come ai tempi d'oro.
L'Italia, quando non li permette in danno dei piccoli risparmiatori (Parmalat), non è preparata ai grandi fallimenti. Non è preparata ad accettare la realtà economica. È ancora il paese in cui Luciano Lama proclamò che il salario è una variabile indipendente. Questo paese non è riformabile e forse neppure governabile. Da nessuna coalizione. È solo attaccato ai suoi interessi di categoria e ai suoi pregiudizi. Il governo non indossa la camicia dell'uomo felice, indossa la camicia di Nesso.
La coalizione di centro-sinistra che, a suo dire, dovrebbe vincere le prossime elezioni, non ha molto da festeggiare. Certo, ci saranno coloro che otterranno prestigiose poltrone, con grande soddisfazione della loro vanità. E buon pro gli faccia. Ma è inutile aspettarsi dei risultati. Non si potrà fare molto. Forse non si potrà fare niente. E questo spiega perché la sinistra non abbia formulato un programma: infatti, se lo facesse, o sarebbe mitologico - e presto deluderebbe l'elettorato - o sarebbero realistico, e scontenterebbe sia gli alleati sia l'elettorato. Sicché ci si limita a gridare "Abbasso Berlusconi!" e a dire vagamente: "Vedrete quanto starete meglio!"
Auguri.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 6 ottobre 2005

Come la scuola islamica di via Quaranta impediva l'integrazione dei suoi allievi
Come ogni buon insegnante anche Martino Rizzotti non disgiunge il giudizio severo sulla preparazione dei suoi studenti (“ai ragazzi di via Quaranta nessuno ha mai insegnato una divisione a due cifre”) da un certo sentimento d’affetto per chi sedeva sui banchi davanti a lui (“sono bambini spesso intelligenti e molto disciplinati. Entrare in contatto con loro è come fare un viaggio in un paese straniero. Si scoprono nuove mentalità e costumi diversi”). E così, poiché non si può educare esimendosi da giudizi di merito né si può pretendere di insegnare a prescindere dal contesto e dalla valutazione di un ciclo d’apprendimento, Rizzotti dice sicuro a Tempi che “è stato giusto chiudere via Quaranta. Perché questi giovani imparino qualcosa è necessario introdurli nelle nostre scuole, nel nostro mondo, nella nostra quotidianità”. Via Quaranta è la madrassa, la “non scuola” di Milano che l’8 settembre il prefetto Bruno Ferrante ha deciso di chiudere per motivi igienico-sanitari. Per quattordici anni ha sottratto all’obbligo scolastico centinaia di studenti – per la maggior parte egiziani – dai sei ai quattordici anni. Ma del chi fossero i bambini che la frequentavano, quale fosse il loro livello di istruzione e quale la loro visione del cosmo, ben poco finora è trapelato (perché ben poco finora s’era compreso). Fatta eccezione per qualche fulminea intervista tivù ai fanciulli (alla trasmissione “Terra!” su Canale 5 domenica 2 ottobre uno studente ha detto che in via Quaranta gli insegnavano che “gli israeliani sono tutti terroristi”), qualche viscerale lamentela dei genitori arabi degli stessi e l’assicurazione da parte dei responsabili del centro Fajr – da cui dipendeva la loro educazione – che hanno sempre garantito sul loro buon apprendimento, non molto s’è saputo sulla loro reale preparazione. Nell’estate 2003 l’Area disagio del Comune di Milano aveva organizzato quattro corsi di italiano per stranieri. Racconta con estremo disincanto Rizzotti: “Era la prima volta che venivo in contatto con i figli degli integralisti islamici residenti a Milano ed ero molto curioso di capire metodi ed effetti dell’educazione fondamentalista. Mi sentivo preparato: avevo letto molto sull’islam, avevo insegnato, anni prima, in una scuola professionale per ragazzi libici sia in Italia sia a Benghazi, avevo visitato tutti i paesi del Nord Africa e l’Iraq di Saddam Hussein, masticavo un po’ d’arabo classico”. L’11 settembre sembrava ieri
e, ricorda Rizzotti, si era immersi in un clima in cui “alcuni dei ragazzi ostentavano il distintivo con la foto di bin Laden, parlando con loro si sentiva nelle loro parole un tono d’orgoglio e di rivalsa ... Clicca qui per proseguire nella lettura.
Da Il Foglio del 2005-10-05, Emanuele Boffi  dal settimanale TEMPI. 

«Mamma li turchi»
Accordo sui negoziati tra Turchia e la Ue. L'intesa tra i 25 è stata accettata da Ankara. Il ministro degli Esteri Gul  vola in Lussemburgo dai colleghi dell'Unione: "Una nuova era". La soddisfazione del ministro degli Esteri britannico Jack Straw, presidente di turno: "Un passo fondamentale per l'Europa, spero avvio dei colloqui entro stanotte".  Importante il ruolo avuto dall'Italia. "Un appuntamento storico", ha commentato il nostro ministro degli Esteri, Gianfranco Fini. Un risultato giunto al termine di una giornata convulsa, cominciata con una prima novità: e cioè col fatto che i 25 Ue hanno trovato tra loro un'intesa sulle condizioni per l'avvio della trattativa con la Turchia. E poi proseguita con ore di frenetici negoziati diplomatici con Ankara, per ottenere anche il suo assenso.

I furbetti del quartierino
 «Negli anni Novanta senza più il disturbo di nessun democristiano e di nessun socialista, Carlo De Benedetti, Giovanni Agnelli, Leopoldo Pirelli, Marco Tronchetti Provera, Enrico Cuccia e tutto il salotto buono del capitalismo d’affari si allea con la sinistra postcomunista per guidare in prima persona il governo del Paese. Mette in campo i suoi uomini (Carlo Azeglio Ciampi anzitutto) e ottiene a prezzi scontatissimi parte rilevante di quell’ambìto patrimonio pubblico. Sono gli anni in cui vengono privatizzati Comit e Credit, Eni, Telecom, San Paolo, Bnl, Sme, rinunciando a ogni accordo, a ogni possibilità di internazionalizzazione, a ogni chance di sopravvivenza nei mercati europei ed extraeuropei che pure sarebbe stata possibile. Più che una vendita è una liquidazione dell’azienda Italia, che i circoli economici vogliono per cogliere le opportunità migliori. Il centrosinistra al governo del Paese accetta tutto in cambio della tutela e dell’appoggio da parte del potere economico: è il prezzo che i postcomunisti hanno pagato ai grandi borghesi per farsi perdonare settant’anni di lotte contro il capitale e l’economia di mercato».
Geronimo, Dietro le quinte, Mondadori, 2002

LASCIARSI ANDARE
Di solito m'incontro a cena con gli amici.    Il ristorante lo scelgo in base al menù e all’atmosfera che dovrebbe  accompagnare, e difendere,  una conversazione tra amici.
Che si parli di politica (ahimè,  quasi sempre),  piuttosto che di lavoro (ahimè, anche) il  modello  ideale rimane l’atmosfera del film “La cena dei cretini”, del regista francese Francis Veber,  dove,  il rito goliardico di riunire a tavola un gruppo di "cretini", si trasforma in uno modo per conoscere se stessi e chi si ha di fronte.
Altro è dare appuntamento al ristorante non solo agli amici ma anche alla persona amata, soprattutto se l’amata non sa di essere l’amata.  Allora la cena, gli  amici, il contesto... son niente, tutto una scusa per cogliere  un sorriso...
E, lasciandosi andare, basta un sorriso per svuotare il mondo e  riempire una serata...
(cp, 03.10.2005)

Massima del giorno
L'uguaglianza conviene a chi ha meno, può meno, vale meno. L'uguaglianza è conforme ad un ideale plausibile ma non è conforme alla giustizia.
G.P.


MOLLICHINE
Titolo del "Corriere": "Videogiochi? Li usano un italiano su tre". Lingua italiana? La usa un giornalista su due.

L'Alitalia accusata di offrire formaggi francesi invece che italiani. Provincialismo. Bisognava accusarla di non offrire le tariffe di Ryanair.

David Letterman: "Barbra Streisand ha detto in tv che il surriscaldamento globale porterà nuove bufere, siccità e tempeste di polvere. Ma prima di agire, gli esperti aspettano di parlare con Céline Dion".

Riforma del sistema elettorale. Le opposizioni si stracciano gli slip. Le vesti se l'erano già strappate prima.

Pare che il governo voglia vendere o affittare 172 fari. L'opposizione dirà: già erano senza bussola.

C'è un nuovo gioco,  che consiste nel comportarsi da criminali fino a divenire un boss. Pare che a Montecitorio l'abbiano trovato noioso.

Giuliano Urbani conteso dalla moglie, da Ida De Benedetto e da Fatima Milica Cupic. Chi l'avrebbe detto. Ma già i romani erano più furbi di noi, quando chiamavano Giulio Cesare "il fornicatore calvo"!

Zapatero: Credo che il mondo dovrebbe essere guidato dall'Onu. E uno così guida la Spagna?

Ira zu Fürstenberg non paga 122.000€  di conto in albergo. Processo, sequestro di beni, pagherà. Noblesse oblige.

Piepoli, uomo cavalleresco: "L'arresto di Crespi è la dimostrazione che la giustizia esiste". Ma se esiste anche quella divina...

Perfino Bertinotti si mostra tutt'altro che scettico ed anzi perplesso e pensoso, riguardo ai grandi problemi religiosi. Quando si dice la moda!

Prodi, secondo sua moglie, ha detto: "Meglio antipatici e temuti che simpatici e compatiti". Ma si può anche essere antipatici e compatiti.

Vattimo: "Ai liceali non insegnerei certo la castità". Ma con quali risultati? Se già il pensiero è debole, figuriamoci il corpo.

Gianni Pardo


Parte il progetto laico-radicale nella Cdl
Da L'Opinione,  intervista di Barbara Alessandrini a Marco Taradash.
Terminata la fase di consultazione con Benedetto Della Vedova e Peppino Calderisi, Marco Taradash annuncia il via libera di Silvio Berlusconi al loro progetto di dare corpo nella Cdl ad un’area che interpreti le tradizionali istanze laico-radicali.
D- Finalmente sembra che qualcosa sembra si stia muovendo per i laici liberali nel centrodestra. Lei, Benedetto Della Vedova e Peppino Calderisi avete appena avuto un incontro con Berlusconi. Si concretizza la possibilità di creare un’area laico-liberale all’interno della Cdl alternativa a quella che stanno tentando di costituire nel centrosinistra?
R- Berlusconi ha convenuto con noi sulla necessità che proprio in questa fase che precede l’avvio della campagna elettorale si dia corpo ad un’iniziativa di matrice radicale e liberale, come quella da noi proposta.
D- Quali sono i connotati distintivi di questa nuova iniziativa?
R- Il nostro movimento laico-liberale si incardina su alcuni imprescindibili punti. Innanzitutto la fiducia nell’”Impero americano” come garanzia di libertà e democrazia per tutto il pianeta e il conseguente sostegno nei confronti di tutte le azioni di democratizzazione degli stati autoritari; la fiducia nel libero mercato e nelle sue potenzialità di ridurre le disparità di diritti fra le persone e fra i popoli, insomma concorrenza e globalizzazione come fattori di giustizia sociale e libertà; per ultimo, ma non meno importante, riponiamo fiducia assoluta nell’individuo, nella sua responsabilità morale e nella sua capacità di scelta di fronte alle questioni di coscienza.
D- La possibile convivenza nella Cdl non sarà una passeggiata ed esalterà le diversità tra voi e le componenti cattoliche del centrodestra. Non c’è il rischio che la presenza radicale nella Cdl si concentri sul liberismo economico perdendosi per strada le battaglie laiche sui diritti civili?
R- Nello scontro politico italiano confermiamo la nostra condivisione di fondo delle politiche della Cdl, sul fronte economico, della politica estera, della giustizia, anche se con accenti diversi. Quanto al conflitto sulle libertà civili, è prevedibile che in una certa misura ci sarà, come c’è a sinistra, ed è salutare. Per cultura ritengo che il conflitto sia un fattore di crescita, libertà e responsabilizzazione. E noi saremo sul campo a batterci per riorganizzare quella cultura laica e liberale (non la chiamo “di destra” a differenza di Francesco Merlo) che, erroneamente, si pensa sia dispersa.
D- Rappresenterete la risposta a chi vedendo nella sinistra l’unico bastione a difesa dei diritti civili, si domanda, con soddisfazione, dove siano i laici di centro destra…
R- Iniziamo a fare dei distinguo. Prendiamo l’esempio dei Pax. La versione di sinistra è puramente assistenzialista partendo dall’assunto che il fatto stabilisca il diritto. Nulla di più errato. Per noi due persone devono assumersi obbligazioni reciproche per maturare dei diritti davanti allo Stato. Siamo d’accordo con il pieno riconoscimento delle coppie di fatto, specie quelle gay che non hanno l’alternativa del matrimonio, ma è inconcepibile che due persone si mettano insieme soltanto per avere la pensione di reversibilità.
D- Che succederebbe nel caso in cui il nuovo Psi dovesse rompere con l’Unione? Tra i laici- liberal- riformatori si aprirebbe uno spazio anche per i socialisti e per i Radicali andati nel centrosinistra?
R- Non mi lancio in previsioni. Direi che al momento per noi l’obiettivo principale è di cominciare ad esistere nella Cdl con un’azione politica che rispecchi ciò che siamo e rappresentiamo. Il che non esclude, in futuro, momenti di incontro e dialogo.
D- E come la mettiamo con la legge proporzionale su cui la Cdl ha trovato l’accordo e di cui lei è stato un deciso avversario?
R- Siamo in una fase in cui preferisco limitarmi ad esprimermi su materie in cui possiamo avere influenza. Le mie personali convinzioni non sono mutate da quando ho partecipato alla campagna per l’abolizione del proporzionale, per cui ritengo il Mattarellum indifendibile. Ma ancor più indifendibile e profondamente ipocrita la posizione della sinistra che dopo aver lanciato l’allarme contro il rafforzamento dei poteri del primo ministro, e quindi del bipolarismo, oggi lancia grida d’allarme, con argomenti contrari, contro la modifica della legge elettorale.

IL PICCOLO PRINCIPE E LA CHIESA
Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, vagabondando fra i pianeti, giunse su quello del Re. Questi volle subito considerarlo un suddito e gli intimò: Siediti. Preferirei rimanere in piedi, rispose il Principe. E allora ti ordino di stare in piedi, concluse il Re. Questo ironico aneddoto può servire a distinguere il potere che si ha dal potere che si crede di avere.
Nell'Europa Occidentale la Chiesa Cattolica, per lunghi secoli, ha avuto il monopolio della religione e delle norme etiche. Incluso il "diritto" (esercitato sin dai tempi di Costantino il Grande) di perseguitare i dissenzienti. Il Papa ha poi allargato il suo potere interpretativo e normativo a tutti i punti della fede, fino ad un totale integralismo. Solo con la Riforma del XVI Secolo questo monopolio è stato infranto: ma la mentalità per cui al di fuori della fede non v'è etica è tuttavia largamente rimasta, anche nei paesi protestanti; tanto che ancora oggi, mentre la società è largamente pagana, sono in molti a credere che al di fuori della morale religiosa via sia il vuoto o l'immoralità. La Chiesa da parte sua, benché almeno sulla massa degli europei, un po‚ come il Re di Antoine de Saint-Exupéry, abbia perduto grandissima parte del suo potere intellettuale e dottrinario, continua ad impartire direttive e scomuniche. Esercita una sorta di giurisdizione superiorem non recognoscens, tanto da affermare audacemente che, ove le leggi dello Stato fossero in contrasto con la religione, non sarebbero da seguire. Del resto questo atteggiamento ha una storia secolare: un tempo il Papa poteva, con la scomunica, esentare i sudditi dall'obbedire al sovrano. Come dire che li autorizzava a fare la rivoluzione.
Al Piccolo Principe il Re spiegava che, per rimanere al potere, aveva imparato a dare ordini che piacessero ai suoi sudditi: in modo che tutti rimanessero convinti che egli aveva il potere di comandarli mentre in realtà erano loro stessi a comandare. La Chiesa invece questo aureo consiglio per certe cose l'ha attuato e per altre no. Da un lato ha capito che è inutile tuonare dai pulpiti contro le coppie di fatto, come quel famoso vescovo di Prato che chiamò "pubblici peccatori" due conviventi e fu querelato; ed è anche tollerante per il sesso prematrimoniale. Viceversa, su altri punti (per suoi motivi dottrinali) è rimasta rigida e fedele alla dottrina: per esempio in materia di matrimonio indissolubile, aborto, contraccezione. Ma tutto questo rimane nell'ambito ecclesiale e nessuno può negare ai rappresentanti della religione di esprimere le loro idee.
Più importante è invece chiedersi quale debba essere il rapporto tra etica legislativa e religione. È innanzi tutto ovvio che esse non coincidono necessariamente e la prima sussiste anche al di fuori della seconda. Né è vero che fuori dalla religione non ci sia etica o ci sia immoralità. La morale è esistita prima del Cristianesimo, come è esistita ed esiste anche nei paesi non cristiani. E forse che Aristotele, Seneca e Marco Aurelio non sapevano cosa fosse, l'etica? Per fortuna l'integralismo musulmano, per cui potere civile e potere religioso devono coincidere, non ha cittadinanza nell'Europa moderna.
Il privilegio e l'autorità che la Chiesa attribuisce a se stessa non sono diversi dal potere che si attribuiva il Re. In questa materia ognuno può rimanere in piedi o seduto, a propria scelta, semplicemente rispondendo alla Chiesa che non ne riconosce l'autorità. A un vero laico il fatto che si entri tanto facilmente in discussione con le autorità ecclesiastiche a proposito della moralità delle leggi appare assurdo. L'unica vera risposta dovrebbe essere: dai tempi di Innocenzo III lo Stato non interferisce negli affari della Chiesa, la Chiesa ricambi ora il favore. Lo Stato non le nega il diritto di dire la sua opinione ma reclama il diritto di non ascoltarla e di non prendere sul serio le sue argomentazioni. Esse nascono infatti da un sistema di valori che non è il suo.
L'eccessiva influenza della Chiesa Cattolica sulla politica italiana non è una colpa di chi in suo nome parla. È colpa di chi l'ascolta con troppa deferenza e non dovrebbe.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 1° ottobre 2005