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SETTEMBRE 2005
NOTICINA PERSONALE
Ci sono tentazioni
che non si rischiano. Per esempio, per un uomo risolutamente
eterosessuale, l'omosessualità. Ma se ne possono
ipotizzare di sempre più allettanti, fino ad arrivare
a quelle mitologiche, come quella della bellissima sconosciuta
che si offre per una notte d'amore prima di partire per
sempre per l'Australia. È il massimo? No. Il massimo della
tentazione, cui spesso non resistono neanche i santi (e a fortiori
i profeti), è quello di affermare: Ve l'avevo detto!
E purtroppo chi qui scrive un santo non è.
Cominciamo dalla
notizia. Secondo il Corriere della Sera del 22 settembre,
pagina 25, nella clinica universitaria di Miami, il 12
luglio u.s. è stata operata dall'équipe coordinata
dal prof.Camillo Ricordi la signora Antonella S, quarantaquattrenne
di Novara, ammalata dall'età di quattordici
anni di diabete insulinico (dieta ferrea, controlli frequentissimi,
tre iniezioni al giorno): mediante un "trapianto di cellule
staminali pancreatiche associate a staminali prelevate dal
midollo osseo", la signora è stata guarita e da tempo
è tornata nella sua casa di Novara.
Come si vede,
mentre in Italia la ricerca sulle cellule staminali
(non sappiamo se anche quelle del midollo osseo) sono oggetto
di mille limitazioni, fin quasi a rendere attività
un terreno minato, altrove, se il risultato sarà
confermato e si dimostrerà ripetibile ad
libitum, si è andati tanto lontano da guarire
il diabete. Ebbene, che cosa aveva scritto il signor nessuno
sottoscritto, il 29 novembre 2004? Ecco le precise parole: "Se
le esperienze sulle cellule staminali potessero condurre a
guarire l'umanità dal diabete, anche se la Svizzera e l'intera
Europa le vietassero per i prossimi vent'anni, in un paese o
nell‚altro gli scienziati continuerebbero a cercare. Semplicemente
perché, il giorno in cui ci riuscissero, diventerebbero
famosi. Il loro paese poi, fosse pure il Burkina Faso, dovrebbe
costruire nuovi aeroporti per accogliere i diabetici che vanno
lì a farsi guarire. Immaginiamo infatti che questa notizia
sarà stata letta con estremo interesse da tutti i malati della
stessa malattia.
È facile
essere profeti quando si può scommettere sull'interesse
che ciascuno ha alla propria salute. Ma se la profezia
era banale, come mai i mille moralisti che cercano di fermare
il cammino della scienza medica non si sono accorti che
combattano una battaglia persa in partenza, in una guerra che
non vinceranno mai? Se non si è riusciti a fermare Galileo,
che si occupava di astronomia, come si può sperare di fermare
chi un giorno potrà guarire il diabete e forse fare alzare
dalla loro sedia a rotelle centinaia di migliaia di persone paralizzate?
Chi scrive non
è certo un modello di moralità e per questo
gioisce della notizia. Infatti nel suo abisso d'immoralità
una cosa reclama a gran voce: il diritto d'avere pietà
per chi soffre.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it
Shana' Tova'
SONO PASSATI CINQUE ANNI
Sono passati
cinque anni dall'inizio della guerra che ha colpito
Israele il 29 settembre del 2000.
Una guerra
fatta di ondate quotidiane di terrorismo scatenato
da quel mostro tanto amato e venerato dalle sinistre
del mondo occidentale: Yasser Arafat.
In cinque
anni abbiamo subito 26.259 attentati, abbiamo avuto
1.060 morti ammazzati, per lo piu' civili fatti esplodere
negli autobus e nei bar o nei supermercati e 6.089
feriti che stanno ancora soffrendo negli ospedali
e nelle loro case e che non riavranno mai piu' indietro la
loro vita.
Sopravvivere
a un attentato significa passare il resto della
vita su una sedia a rotelle o essere sfigurati dal
fuoco e dai chiodi che gli assassini mescolano ai candelotti.
Significa comunque restare per sempre colpiti nell'anima
e non riuscire piu' a pensare ad altro che alla paura e al
passato perche' il futuro non esiste piu', bruciato dal fuoco
della bomba umana.
Questo
periodo infernale e' stato il risultato delle generose
offerte di pace fatte da Ehud Barak, sotto
pressione di Clinton che voleva beccarsi il Premio Nobel
colla svendita di Israele...."se l'hanno dato ad Arafat
che vuole distruggerlo figurarsi se non lo daranno a me che
voglio solo venderlo" , avra' pensato. Purtroppo il suo amico
gli ha rotto le uova nel paniere e ha fatto scoppiare la guerra.
La paura
di essere defenestrato, la pace non vuole mostri
ma persone di buona volonta' e in grado di fare politica,
ha spinto Arafat, acclamato dal popolo, a fare l'ennesimo
tentativo di annientare Israele e prendersi tutto,
sicuro che i fratelli arabi lo avrebbero seguito in questa
impresa. E cosi' ancora una volta il fu-rais se la prese in
saccoccia perche' i fratelli arabi, piu' furbi di lui, rimasero
ai margini del conflitto limitandosi a finanziarlo, come, del
resto, a sua vergogna, faceva l'Europa.
Abbiamo passato questi cinque anni non
solo con l'incubo del terrorismo ma con il peso spesso insopportabile
della rabbia e dell'odio del mondo intero sempre
esaltato dai palestinesi, imbrogliato dai palestinesi,
schiavetto tremolante dei palestinesi.
Abbiamo
passato cinque anni piegati dalla frustrazione che
viene dall'ingiustizia , pieni di rabbia dovuta all'impotenza
di far capire a chi non voleva sentir ragione, la nostra
sofferenza, la nostra paura e la loro ferocia.
Abbiamo
passato cinque anni isolati da un mondo che ci incolpava
di tutto, anche di volerci difendere.
Poi il
mostro e' morto e tutti abbiamo sperato.
Scomparso
Arafat, pensavamo, speravamo, i palestinesi vorranno
un po' di pace, lui aveva rovinato anche le loro vite,
li aveva fatti vivere nella miseria morale e materiale,
li aveva resi assassini e belve assetate di sangue, li
aveva privati di tutto , dalla dignita' al lavoro, alla
vita stessa come esseri umani.
Purtroppo
pero' il marcio era penetrato in profondita' e la
nostra speranza ha avuto vita breve, brevissima,
un batter di ciglia e via. Finita.
Morto Arafat,
i palestinesi hanno cambiato tattica, meno attentati
di assassini suicidi, anche grazie alla barriera che
non li fa passare, e piu' bombardamenti sulle citta' israeliane,
kibbuz e villaggi israeliani del Neghev, una
pioggia quotidiana di bombe.
E adesso? Adesso, dopo l'evacuazione degli
ebrei dalla striscia di Gaza eccoli sempre piu' scatenati , bruciano,
distruggono, vivono nell'anarchia totale, bevono violenza
e ferocia e ce le risputano addosso.
Hamas va
alla grande, in una giornata 46 missili su Sderot
e altri centri abitati israeliani, i bambini costretti
nei rifugi giorno e notte.
Continuano
a marciare nelle loro manifestazioni spaventose,
migliaia di forsennati urlanti, Allahu Akhbar, sparatorie
a pioggia e dichiarazioni di morte a Israele.
Tanto assetati di sangue che si ammazzano anche fra loro.
Allahu Akhbar!
Infine
rapiscono un israeliano, cittadino di Gerusalemme,
chiamato "colono" dalle capre del giornalismo italiano,
tradito da un collega palestinese, un amico dicono.
Mai fidarsi di questi amici, mai!
Lo hanno
catturato e bendato di verde , nel colore si
differenziano da Al Queda che usa l'arancione, nella
ferocia sono uguali, fratelli di sangue, il sangue degli
altri, fratelli di odio, odio per gli altri.
Catturato
, bendato, sgozzato e il corpo gettato in un dirupo.
Quanto
gli piace sgozzare la gente a queste belve!
E i comunisti
in Italia hanno scritto preoccupati: " chissa' cosa
fara' adesso Israele ai nostri amichetti"
E Abu Mazen
che fa? Ve lo ricordate? Non si sente parlare molto
di lui ma dovrebbe pur esistere da qualche parte.
Ehhh Abu
Mazen che fa! Piagnucola e chiede alla comunita'
internazionale di costringere Israele a cessare la violenza.
Cioe' a dire, loro bombardano e noi non dobbiamo
sognarci di rispondere.
Capitoooo?
Loro attaccano
e alla reazione di Israele si mettono a
urlare aio mamma, fateli smettere, vogliamo ricominciare
a dialogare, aio mamma eurabia, aiutaci!
La cosa comica e' che l'Europa li appoggia in questa
primitiva e infantile convinzione che loro possono fare
i dispetti e che Israele non puo' e non deve
prenderli a calcioni negli stinchi per farli smettere.
Non c'e'
niente da fare, i palestinesi continuano a fare
i palestinesi, passano gli anni, passano i decenni e
loro fanno i palestinesi, ammazzano , ammazzano e
ammazzano. Null'altro sanno fare dal momento in cui hanno
deciso, quarant'anni fa, che lavorare stanca.
Vediamo
cosa sta succedendo invece in Europa o Eurabia
che dir si voglia, tanto sempre quella e'.
Cosa ci
hanno detto appena usciti dalla Striscia?
" Bene
, adesso andate avanti, ai confini del 67, magari
anche del 48, perche' no, anzi di piu' , fate uno stato
binazionale cosi' sparite prima".
Qualcuno
lo ha dichiarato persino all'ONU un paio di giorni
fa: solo uno stato binazionale s'ha da fare!
Insaziabili!
I nipotini
di Hitler non hanno cambiato idea e vogliono
regalare Israele ai nipotini di Arafat.
Scandalosi!
Le universita'
inglesi chiedono ancora di boicottare le universita'
israeliane, immenso danno per la scienza e per la
ricerca ma la cosa non li tocca, l'odio soprattutto.
Gli interessano i gesti di pace di Israele? manco per niente,
che gliene frega, Israele e' comunque da boicottare perche'
esiste. Semplice.
Non si
stancano mai questi inglesi, offrono il the' ai terroristi
islamici e vogliono mettere in galera i generali
israeliani.
La Spagna
invece ha appena chiesto a Israele di cessare la costruzione
della barriera. Sempre la' sono, nessuna fantasia,
sempre le stesse cantilene, sempre le stesse cose di mesi
fa, di anni fa, non si stancano mai di dire scempiaggini.
Ma c'e'
di piu', cari miei! Non ci si annoia mai! Adesso
abbiamo anche Peace Mom, la nuova icona dei pacifisti antitutto,
cosa c'e' di meglio di una mamma, bianca e bionda,
che, come un'invasata, urla non solo contro Bush ma anche
contro Israele, secondo lei responsabili dell'11 settembre
e della guerra in Iraq.
Chi puo'
osare criticare una mamma affranta dal dolore per
il figlio, volontario in guerra, ucciso in battaglia.
Grande pensata dei pacifisti che se la portano in
giro, che se la coccolano, che le insegnano cosa dire
e lei , obbediente, parla del suo odio contro il suo Paese, contro
il suo Presidente e naturalmente, chi poteva dubitarlo,
contro Israele. Non e' dato sapere se sia consapevole di
diffamare la memoria del figlio, comunque costei e' un'arma
potente tra le mani di gente cinica e pericolosa.
Israele,
come il prezzemolo, sempre in mezzo, sempre chiamato
in causa da sedicenti pacifisti razzisti e guerrafondai.
Passano
gli anni, passano i decenni, immutabile resta l'odio,
lo stesso odio che sta sotto la cenere dei campi della
morte, laggiu' in Europa.
Lo stesso
odio che ha trasformato l'Europa in Eurabia.
Deborah Fait
OSCARRAFFONE
Tra il video di Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, e "Private"
di Saverio Costanzo, figlio del marito
di Maria De Filippi,
sarà quest'ultimo il film che rappresenterà
l'Italia alla corsa per l'Oscar al miglior film straniero.
E'
quanto ha deciso oggi il comitato di selezione, come
informa una nota dell'Anica (Associazione nazionale
delle industrie cinematografiche), su invito dell"Academy
of Motion Picture Arts and Sciences, che assegna i prestigiosi
premi. Il comitato comprendeva tra gli altri il regista Bernardo
Bertolucci, la buon anima di Arafat e lo scrittore Vincenzo
Cerami. (Lettera
aperta a Saverio Costanzo e a Zapatero, clicca qui)
Hamas: “giustiziato”
un ostaggio
Ramallah
come Baghdad: l'ostaggio, bendato, umiliato, alla mercè
di miliziani ostili, implora pietà, recita un testo
messogli in bocca dai suoi carcerieri. Questo il tono del video
confezionato dal braccio armato di Hamas, Ezzedin al-Qassam.
Ezzedin
al-Qassam ha sostenuto che l’ostaggio Sasson Nuriel,
50 anni, commerciante di dolciumi fosse in realtà
un agente dello Shin Bet, il servizio di sicurezza
interno israeliano. In Israele si sa di lui che si recava
presto in uno stabilimento per produrre dolciumi, nel pomeriggio
rientrava a casa, dai suoi tre figli. Se tardava di
pochi minuti, chiamava subito casa. Che lavorasse anche
come informatore, viene categoricamente escluso in Israele. La
sua scomparsa risale a mercoledi, quando si trovava nella zona
industriale compresa fra Gerusalemme e Ramallah. A tradirlo e consegnarlo
ai suoi assassini sarebbe stato un suo compagno di lavoro,
palestinese, con cui era in rapporti di amicizia.
Ieri è giunta la spavalda video-rivendicazione
di Hamas, con un messaggio minaccioso: «Questo
è solo il primo di una serie di rapimenti».
A margine ricordiano che l'Europa
presieduta da Prodi ha continuato per anni a spaccare
il capello in quattro sulla questione dei finanziamenti
all'ala "politica" piuttosto che all'ala "militare"
di Hamas, rifiutandosi di definire chiaramente quest'organizzazione
nel suo insieme come l'organizzazione terroristica.
Quello che i giornali
non dicono sulla Peace Mom e i suoi compagni
organizzatori della marcia su Washington
I pacifisti
che nel weekend hanno sfilato a Washington con
la “peace mom”, Cindy Sheehan, sono davvero pacifisti?
Uno scrittore di sinistra come Christopher Hitchens
sostiene esattamente il contrario: quelli non vogliono
la pace, sono a favore della guerra solo che tifano per
gli avversari. E’ un’esagerazione di un brillante intellettuale
anticonformista? Mettiamo in fila i fatti. Da alcune settimane
i giornali raccontano di un nuovo sentimento pacifista che
attraversa l’America, simile a quello che negli anni Settanta
costrinse gli Stati Uniti a ritirarsi dall’Indocina e a
consegnare quei poveracci nelle mani dei loro torturatori comunisti
dai quali peraltro non sono ancora riusciti a liberarsi. La
figura chiave di questa favola è Cindy Sheehan, la madre
di un soldato americano partito per l’Iraq come volontario
e ucciso in battaglia a Sadr City. I giornali ne parlano come di
una tranquilla, moderata, probabilmente repubblicana, casalinga
della California, inizialmente favorevole alla guerra e poi, complice
l’insensatezza della morte del figlio, ravvedutasi fino a diventare
l’icona e la paladina della nuova consapevolezza pacifista americana.
Per dare
maggior forza a questa tesi, i cronisti non scrivono
che la Sheehan era contro la guerra anche prima della
morte del figlio, che la sua famiglia ha preso le distanze
dalla sua protesta, che il marito ha addirittura chiesto
il divorzio e che, infine, un incontro tra Cindy e Bush
in realtà c’è stato, e pure cordiale, tanto che una
fotografia immortala il bacio tra i due e, in un’intervista
a caldo, Cindy ha usato parole dolci per il presidente.
I giornali dimenticano, soprattutto, di riportare le cose che
Cindy oggi dice e scrive, cioè che le truppe americane
dovrebbero ritirarsi non solo dall’Iraq ma anche dall’Afghanistan
e perfino da New Orleans. Non è una battuta: Cindy
Sheehan ha scritto un articolo con cui ha criticato Bush
per aver mandato l’esercito nelle zone colpite da Katrina: Fallujah
o il quartiere francese per lei pari sono, entrambe vittime
dell’imperialismo americano. Sabato sera, stando a un intervento
pubblicato a suo nome su Daily Kos, ovvero il più autorevole
e più letto blog di sinistra, Cindy si è addirittura
lamentata del fatto che la Cnn abbia trasmesso sempre e soltanto
notizie sull’uragano Rita nonostante si trattasse soltanto
di “un po’ di vento e un po’ di pioggia”, proprio mentre “in questo
paese” succedono altre cose più importanti come la sua marcia
su Washington.
Cindy Sheehan è tutto tranne che una moderata:
definisce Bush “il più grande terrorista del
mondo”, crede che in Iraq e in Afghanistan il presidente
stia commettendo “uno sfacciato genocidio”, sostiene
che i soldati americani combattano già “una guerra
nucleare” e afferma per iscritto (ma poi ha smentito) che gli
assassini di suo figlio sono “combattenti per la libertà”.
La protesta della Sheehan è così fuori sincrono
con il senso comune dell’America reale al punto che nessun leader
del Partito democratico, ma proprio nessuno, né Hillary
Clinton, né il pacifista Howard Dean, né Ted Kennedy,
né John Kerry, s’è mai fatto vedere accanto alla
mamma cosiddetta coraggio e tantomeno alla marcia di domenica.
Tutto ciò è difficile leggerlo sui giornali, sia
sui grandi quotidiani liberal americani sia sui nostri, sul Corriere
della Sera in primis. Una mamma che ha perso un figlio è
giustificata, qualsiasi cosa dica, al contrario dei giornalisti
liberal e di sinistra che sfruttano il suo dolore e la sua
disperazione per misere convenienze politiche e per abbattere
un presidente che non appartiene al loro quartierino.
I giornali non hanno riportato, oppure hanno
nascosto, le sigle organizzatrici della marcia:
il gruppo neo-comunista Answer e l’United for Peace and
Justice. E’ sufficiente farsi un giro dentro i loro siti,
oltre che in quello del Worker’s World Party dell’ex Attorney
General Ramsey Clark, per scoprire che si tratta di gruppi
estremisti che sostengono il dittatore nordcoreano Kim
Jong Il, quello cubano Fidel Castro, quello venezuelano Hugo
Chavez, l’ex tiranno serbo Slobodan Milosevic e, nel caso del
partito di Clark, finanche l’invasione sovietica dell’Ungheria
nell’anno domini 1956. Appena c’è da difendere un dittatore
comunista o un affamatore di popoli, loro ci sono sempre e,
tra l’altro, chiedono anche di ritirare le truppe americane dalla
Palestina e da Haiti, dove non ci sono. Il settimanale The Nation
e diversi opinionisti radical ma pacifisti veri, da David Corn a Marc
Cooper, avvertono i compagni che “Answer is not the answer” ma un
fronte in difesa del fascismo, dello stalinismo e del jihad. Sono
guerrafondai, non pacifisti.
Christian
Rocca - Il Foglio
GAZA INDIPENDENTE:
LE CONSEGUENZE
R.A.Segre,
forse il massimo competente di cose israeliane,
recentemente ha fatto notare come, essendosi Israele
ritirato da Gaza, contro questo territorio esso può
< agire secondo le leggi della guerra verso uno Stato nemico
e non secondo quelle restrittive delle «zone occupate»>.
Queste parole sono più pesanti di ciò che si
potrebbe pensare.
La ratio
della protezione delle popolazioni occupate, secondo
le varie Convenzioni di Ginevra, è che la potenza
occupante, così come ha tutti i diritti di un potere
sovrano, ha una parte dei suoi doveri. In primo luogo
il rispetto degli innocenti. Fra due paesi in guerra invece,
mentre le Convenzioni sono ancora da rispettare per quanto
riguarda i prigionieri, le limitazioni nell‚uso della violenza
nei confronti del nemico sono pressoché inesistenti.
La stessa volontà di uccidere quante più persone
è possibile è quasi un "naturale negotii", da
quando il XX Secolo ha inaugurato il concetto di "guerra
totale". Solo la totale mancanza di un significato militare
potrebbe rendere moralmente criticabile un massacro: ma in
passato tali massacri sono stati criticati solo se commessi dalle
potenze sconfitte.
Un esempio
di crimine di guerra nei confronti di una popolazione
occupata è quello di Oradour sur Glane, in Francia
(10 giugno 1944). I nazisti dettero fuoco ad una chiesa
in cui avevano rinchiuso la popolazione del villaggio
(642 persone) e distrussero poi l'intero villaggio. Questo
non è ammissibile, dal punto di vista delle convenzioni
internazionali.
Viceversa,
quando i bombardieri inglesi ed americani distrussero
Dresda (13-15 febbraio 1945), in un'azione del tutto
sprovvista di significato militare, i morti furono
fra cento e duecentomila (largamente superiori a quelli di
Hiroshima) e tuttavia, tecnicamente, non si trattò
d'un crimine di guerra. Fu un'azione orrenda ma giuridicamente
irrilevante.
Dunque
se prima Tsahal doveva stare attenta al proprio comportamento,
a Gaza, in quanto essa costituiva territorio occupato,
nel momento in cui Gaza diviene territorio straniero e
da esso partono aggressioni di tipo militare (i razzi
Kassam), Israele può benissimo replicare anche con attacchi
aerei o salve di artiglieria contro la città stessa.
Perfino mirando specificamente a mietere molte vittime civili:
non diversamente da quanto hanno fatto tutte le potenze
che hanno partecipato alla Seconda Guerra Mondiale e non diversamente
da quanto hanno fatto i palestinesi e Saddam Hussein con i
loro missili.
Prima
i palestinesi avrebbero potuto dire: "Voi avete i
poteri di polizia, sta a voi sorvegliare il territorio
ed arrestare i terroristi prima che agiscano. Non
potete prendervela con i civili innocenti". Ora gli israeliani
possono dire ai palestinesi, esattamente negli stessi
termini: "Voi avete i poteri di polizia, sta a voi sorvegliare
il territorio ed arrestare i terroristi prima che agiscano.
Diversamente considereremo le aggressioni in provenienza dal
vostro territorio come provocazioni di guerra e ad esse risponderemo
come si risponde alle aggressioni in tempo di guerra".
Tutti
sono stati molto lieti che Israele abbia sgomberato
Gaza e l'abbia affidata all'Anp, rinunciando persino
a sorvegliare il confine con l'Egitto. Ma nulla dice
che i palestinesi non abbiano a pentirsi di questo "vantaggio".
Domani più che mai la loro integrità personale
dipenderà dalla benevolenza di Israele, cui perfino
le Convenzioni internazionali dànno ormai mano libera
nelle risposte militari.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 28
settembre 2005
Massima del giorno
L'entusiasmo è molto spesso la conseguenza
d'una ristrettezza di idee.
G.P.
MOLLICHINE
Pannella
sul matrimonio gay: "Che ve siete sposati a fa'?
Che froci siete?". Neanche lui ha resistito alla tentazione
di dirgli ciò che devono fare.
Mentalità
angusta dei moralisti. Michele Serra stigmatizza
l'ipocrisia delle ditte che hanno tolto i contratti a Kate
Moss. Non capisce che non sono scandalizzate le ditte, ma
le destinatarie della pubblicità.
Il
figlio di Villepin, rissante a Parigi, rilasciato perché
figlio di Villepin, il figlio di Jeb Bush e nipote di
W, sbronzo e violento, messo in gattabuia nel Texas. Che
selvaggi, questi americani!
Il
falso in bilancio non costituisce più reato. Una
bugia infinitamente ripetuta si chiama verità.
In
Romania i parlamentari hanno dovuto usare degli ombrelli
perché pioveva in aula. Un solo vantaggio: il
colpevole gli sedeva lì di fronte.
Alcuni
scienziati americani hanno scoperto che anche Marte
sta subendo importanti cambiamenti climatici.
Accidenti, fin lì è arrivato il fumo del mio
tubo di scappamento?
Bill
Clinton si è detto preoccupato per la politica
autoritaria di Putin. Pare abbia aggiunto che conosce
metodi per farlo addolcire.
Oklahoma.
Un magistrato accusato di masturbarsi durante le
udienze. L'indipendenza della magistratura ha superato
il bisogno dell'altro sesso.
Gianni Pardo
LE DUE FELICITÀ
I
piaceri fondamentali dell'uomo sono il cibo, il riposo
e il sesso. E sono antichissimi; più che preistorici,
dal momento che li condividiamo con gli animali. Se
ottenuti dopo essere stati molto desiderati, dànno
una sorta di euforia: tuttavia la maggior parte delle
persone, se parla di felicità, parla d'altro. Per questo
è forse opportuno distinguere una felicità-emozione
- collegata, nella maggior parte dei casi, a quegli istinti
- e una felicità-sentimento, collegata alla saggezza.
La felicità-emozione
è ad esempio quella dell'uomo pazzamente innamorato d'una
donna nel momento in cui sente d'essere riamato e fa
l'amore con lei. È un momento così bello che ci
si sentirebbe capaci di danzare sulle nuvole. Ma quanto tempo
durerà questo stato? Non certo anni e ancor meno tutta
la vita. È un genere di emozione che si spegne abbastanza
presto. Se si è fortunatissimi si trasforma in affetto,
amicizia, sicurezza ed anche sesso, ma non stratosferico:
cioè in un matrimonio riuscito. E quel sentimento
di gioia strabocchevole si farà vedere raramente e
magari per altre ragioni.
La
felicità-sentimento è invece un piacere
più astratto e raffinato, che appartiene solo
all'uomo ed è nato con la cultura. Essa consiste
nell'avere aspirazioni realistiche e nell'essere
capace, una volta che esse si siano realizzate, di non chiedere
di più. Di sapere che si ha già il massimo.
La felicità stabile è legata ad una certa concezione
della vita e ad una situazione in cui essa trova attuazione.
Procurarsi
la scontentezza è facile. Se qualcuno ama l'idea
d'essere applaudito come artista e non riesce ad avere
successo, può solo riconoscere che forse non è
un artista e mettersi il cuore in pace; oppure - appunto
- insistere nei tentativi, accusare il mondo d'insensibilità
e cadere magari in depressione. Senza in nessun modo migliorare
la propria situazione.
Viceversa
si ipotizzi un uomo anche un po' strano, per esempio
un appassionato di astronomia che non abbia altri
interessi nella vita e che ottenga un posto in un osservatorio
astronomico: perché non dovrebbe essere felice,
se fosse saggio? Dovrebbe solo accettare che non farà
carriera, perché non è ambizioso; che non potrà
avere un matrimonio riuscito con una donna perché la
sua passione divorante non ne fa un buon partner; che non è
capace di nient'altro che d'essere un astronomo e che in fondo
nient'altro desidera: se fosse saggio perché non dovrebbe
rendersi conto che l'esistenza non può offrirgli nulla
di meglio? Quella, per lui, è la migliore esistenza
possibile. Purtroppo, la saggezza non è poi così corrente.
Si
può certo obiettare che anche al saggio capita
d'avere dei grattacapi. Anche a lui può arrivare
una cartella esattoriale che gli chiede di pagare
una tassa che ha già pagato, con le solite minacce
di impiccagione in caso d'inadempienza. Non gli rimarrà
dunque, come a chiunque altro, che andare per uffici, presentare
ricevute, compilare scartoffie ecc. In quel momento sarà
piuttosto seccato, ma - sempre se è saggio - se richiesto
si dichiarerà lo stesso felice. Non diversamente da
come chi gioisce di un matrimonio riuscito si dichiarerà
lietissimo d'avere quella moglie anche se quel giorno,
occasionalmente, hanno avuto un piccolo scontro. Le seccature
sono momentanee, la dolce certezza d'un affetto profondo
è la situazione di base, l'equilibrio stabile cui si
tornerà.
La
domanda: "Come si può essere felici?" ha come risposta:
"Ottenendo le comodità essenziali ed avendo poi aspettative
realistiche, commisurate alle proprie possibilità
e alla realtà circostante". Coloro che credono sia
un loro dovere ottenere sempre di più, salire sempre
più in alto, non avranno mai pace. Perché hanno
sbagliato formula. C'è sempre qualcos'altro da ottenere.
C'è sempre un punto più alto cui giungere. Perché
strapazzarsi per arrivare al livello 73 se dopo sappiamo
che ci sarà un livello 74, 77 o 91?
Diogene
si è fermato a quindici o venti ed aveva l'aria
felice.
Ganni Pardo, giannipardo@libero.it
CRIMINI DI BERLUSCONI
NON COSTITUISCONO REATO
Corriere
della Sera, 27 settembre 2005, titolo in prima pagina:
"I giudici di All Iberian: Il falso in bilancio
non costituisce più reato".
Questo
titolo, collegato con l'assoluzione di Berlusconi
e soci, porta ad una conclusione semplice ed evidente:
gli imputati erano colpevoli di un grave reato a danno
non sappiamo di chi (certo di persone che non si sono
potute difendere come si sono difesi loro), ma Berlusconi
ha modificato la legge rendendo non punibile quanto da
loro commesso, ergo sono stati assolti. Più o meno come
se i gerarchi nazisti avessero fatto votare una legge che
dichiarava che lo sterminio degli ebrei non costituiva reato.
Nella storia esiste ogni sorta di episodio infame e giudicheremmo
la cosa orrenda ma non inverosimile se tuttavia prima
non sentissimo il dovere di chiederci: è vero, ciò
che afferma il titolo del Corriere della Sera? C'è qualche
dato che la smentisca?
Ebbene,
il dato che smentisce la precedente ricostruzione
non è in qualche bollettino berlusconiano o nei contorcimenti
giuridici di qualche avvocatucolo: è nell'articolo
del Corriere della Sera che sottostà a quel titolo.
In esso si legge: "Per le società non quotate (come
Fininvest) la condizione per perseguire il reato è la
querela di un socio o di un creditore che si ritengano danneggiati:
e qui nessun socio Fininvest (Berlusconi stesso) né alcun
creditore sporge querela. La legge esclude inoltre la punibilità
se le falsità restano sotto le soglie del 5% del bilancio,
dell'1% del patrimonio netto o del 10% di valutazioni
estimative di singole poste: e in questo processo non c'è,
agli atti, una quantificazione di questo genere per ciascuno
degli anni in contestazione.
In
altre parole, non è stato abolito il reato di
falso in bilancio; non sono state eliminate le sanzioni
costituite da anni di carcere: è stato solo
abolita la punibilità per quei falsi in bilancio che non
abbiano recato danno a nessuno e che, a parte questo,
siano di entità minima. Né questo è l'unico
caso, nella legislazione penale. A parte tutti i reati a querela,
persino il furto (nel caso di furto d'uso) è un reato
a querela. Aquila non capit muscas, l'aquila non
acchiappa mosche, dicevano i romani. Ed anche più
specificamente. "De minimis non curat praetor",
la giustizia non si occupa di cose senza importanza.
Ma
tutte queste sono sciocchezze. Né noi né lo
stesso autore dell'articolo pretendiamo di saperne
più del più grande giornale d'Italia: equidistante,
moderato e diretto da un uomo al di sopra delle parti
come Paolo Mieli. La verità dunque è quella spiegata
nel titolo: In base ad una famosa legge ad personam,
votata esclusivamente nell'interesse di Berlusconi,
"Il falso in bilancio non costituisce più reato".
Gianni Pardo - Giannipardo@libero.it
KEEP SMILING
Collega,
dice il primario al suo assistente, deve stare più
attento, quando compila la scheda dei decessi. È
la terza volta che, nella casella "Causa della morte",
lei ha scritto "terapia farmacologica".
Dice
la madre alla bella figlia di diciannove anni: "E ricordati,
se alle undici non sei a letto, torna subito a casa".
Perché
un impiegato, appena arrivato in ufficio, beve un
caffè e mangia una brioche? Affinché almeno
il suo stomaco abbia qualcosa da fare.
A
Zurigo un uomo sussurra all'impiegato di banca: "Vorrei
fare un deposito". "Che somma?" "Due milioni di euro",
bisbiglia l'uomo. "Ma no", gli risponde sorridendo l'impiegato:
"Parli pure a voce alta. In Svizzera la povertà non è
una vergogna".
Il
commesso: "Guardi questo software, è meraviglioso.
Le farà risparmiare metà del suo lavoro!"
"Me ne dia due".
Due
amici pigri, molto pigri, passeggiano. Uno scivola
su una lumaca e l'altro: "Non l'hai vista?" "No,
deve avermi sorpreso da dietro".
Il
professore universitario, nel microfono della grande
sala: "Mi si sente anche da là in fondo?" E
una voce risponde: "Sì, professore, ma non ci disturba".
Il
padrone al contabile: lei lavora qui da anni e non
ha mai chiesto un aumento. Che razza di sporco imbroglio
sta combinando?
Borghezio
vede un tizio che vende semi di mela a 10€
l'uno. "10€?" "Sì, ma sono speciali. Fanno
aumentare l'intelligenza". Borghezio ne compra tre.
Il giorno dopo torna dal venditore: "Lei mi ha imbrogliato!
Erano semi assolutamente qualunque ed io con 30€ avrei
potuto comprare dieci chili di mele". "Ma come?" risponde
placido l'uomo. "Non vede? La sua intelligenza sta già
aumentando".
PROCESSO ALL IBERIAN:
ASSOLTO BERLUSCONI, LA SINISTRA
STREPITA
Dopo 10 anni di indagini e processi, l'on. Silvio
Berlusconi e' stato assolto, era accusato di falso
in bilancio. Mentre le agenzie si stanno riempendo
di dichiarazioni scandalizzate degli esponenti della
sinistra ulivista, i giudici, secondo quanto
scrive il Corriere on-line, hanno scritto in sentenza
che «Il fatto non costituisce più reato».
Insomma, anche se non lo ricorda nessuno, un poco
come successe a Prodi. Nel
1998
Prodi,
allora
inquisito dalla
Procura di Milano
(pm
Geremia, giudice Eduardo Landi),
fu salvato da una legge ad personam
che aboliva il reato di abuso in atti d'ufficio,
di cui era imputato...
Invece al PCI-PDS per
i finanziamenti illeciti provenienti dall'URSS
bastò una bella amnistia ad hoc,
mentre per quelli provenienti dal sistema cooperativo e da imprenditori privati
per svicolarla bastò la solita omertà.
cp, 27.09.2005
PANNA SMONTATA
Sono nervosi. La sinistra, dicono, ha già vinto
le elezioni (nei sondaggi) ma sono nervosi, tanto.
Alcuni esempi.
Prodi utilizza mezza paginata di Repubblica e Corriere
per frignare sulle discriminazioni dei media (i
media?! ma li legge - Prodi - i giornali? ma guarda
- Prodi - la TV?).
Mario Tozzi, ricercatore del Cnr e volto noto
di Rai 3, Rai International e del programma "Gaia", dai
microfoni di Radio-Radio, prende a
male parole il cardinale Camillo Ruini «più
pericoloso dei rifiuti tossici, da eliminare con qualsiasi
mezzo... con un limone in bocca come la porchetta...
»
E poi Adriana Zarri, teologa e rifondarola, insomma
una santa. Già nei giorni scorsi la santa,
su "Il Manifesto", se l'era presa con Guido Ceronetti
definito «anticonciliare, di tipo lefebvriano» solo
perché il Ceronetti s'era permesso di proporre,
in una lettera aperta a Benedetto XVI, il ripristino
della messa in latino.
Non è finita. Ieri, di nuovo su "Il Manifesto",
la Zarri ha dato il meglio di se: «Bossi
è riapparso in pubblico ed è stato evidente
il suo decadimento fisico. Ben comprensibile perché,
per errore, è stato curato da un medico. Serviva
invece un veterinario».
Avanti n'altro.
cp, 26.09.2005
In margine ad una polemica:
Tremaglia, Bocca e gli altri
Giorgio
Bocca non sarà stato "repubblichino" (cioè
aderente alla Repubblica di Salò) ma di sicuro,
almeno fino al 1942, visceralmente fascista,
antiebreo, anzi antisemita lo è stato di sicuro.
Un
esempio?
Il
4 agosto 1942 La "Provincia Granda", giornale della
federazione fascista di Cuneo , pubblica, a sua
firma: "Questo odio degli ebrei contro il fascismo
è la causa prima della guerra attuale. La
vittoria degli avversari solo in apparenza infatti,
sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista
o non fascista, può sorridere l’idea di dovere,
in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?"
Ma
Giorgio Bocca non è l'unico esempio.
Il
24 settembre 1942, sul settimanale "Roma Fascista"
Eugenio Scalfari scrive: "Gli imperi moderni quali noi
li concepiamo sono basati sul cardine "razza", escludendo
pertanto l'estensione della cittadinanza da parte
dello stato nucleo alle altre genti". Bocca, Scalfari
non solo i soli. "Libero", con un articolo di Giuliano
Spada del 2/12/2003, scriveva: "lungo l'elenco
di personalità che, con maggiore o minore entusiasmo, per
convinzione o solo per comodità, aderirono
al fascismo". Qualche anno fa, fu il pamphlet "Camerata
dove sei?", firmato "anonimo nero", a raccogliere le
biografie dei fascisti che si erano dissolti dalla sera
al mattino, molti dei quali tornati a far politica nei partiti
democratici. Altri casi si aggiungeranno negli anni
con le ricerche, alcune davvero imbarazzanti, negli archivi.
Nel 1934, Giuseppe Bottai e Alessandro Tavolini, gerarchi
col vezzo della cultura promuovono i "Littoriali della Cultura",
una sorta di olimpiadi per i giovani più promettenti
dei Guf (Gruppi Universitari Fascisti). Ebbene, nell'elenco dei
vincitori figurano Pietro Ingrao, Jader Iacobelli, Aldo Moro,
Sandro Paternostro, Giaime Pintor, Vasco Pretolini, Luigi Preti,
Giuliano Vassalli, Paolo Emilio Taviani, Paolo Sylos Labini,
Alfonso Gatto, Mario Ferrari Aggradi, Luigi Firpo, Luigi Gui, Renato
Guttuso, Luigi Comencini, Carlo Bo, Walter Binni, Mario Alicata,
Michelangelo Antonioni. Molti passeranno all'antifascismo militante,
senza scandalo per le parentesi giovanili. Ingrao, il primo
presidente della Camera del Pci, compare nell'Antologia di poeti
fascisti del 1935, per aver vinto il premio "Poeti del Tempo di
Mussolini". Alessandro Natta, successore di Berlinguer a capo
di Botteghe Oscure, ha ammesso che quando studiava alla Normale
di Pisa era iscritto ai Guf. Come, a Napoli, l'ex presidente della
Camera ed ex ministro dell'Interno, oggi europarlamentare ds e senatore
a vita di freschissima nomina, Giorgio Napolitano.
Il
caso di Giame Pintor, il raffinato intellettuale
fratello del fondatore del Manifesto Luigi, è
stato portato alla ribalta da un documentatissimo
libro di Mirella Serri che ne ha ricostruito la partecipazione
a un congresso giovanile nella Germania nazista.
Nel 1940 Alessandro Galante Garrone, giovane giudice
del Tribunale di Torino, elaborava un commento a una sentenza
nella quale indicava i requisiti per essere ascritto alla razza
ebraica. Sarà poi partigiano. Alberto Moravia nel
1941 scriveva al Duce, cui Norberto Bobbio - come rilevato
da Pietrangelo Buttafuoco sul Foglio - chiese aiuto per una cattedra
universitaria.
Folto anche il capitolo delle adesioni alla
Repubblica di Salò. Lo storica Raberto Vivarelli
ha ammesso in un'intervista l'adesione alla X Mas di
]unio Valerio Barghese, rivelando anche che Dario Fo
è stato repubblichino. Del resto, con onestà,
il 22 marzo 1978 il Nobel dichiarò a "La Repubblica": "Io
repubblichino? Non l'ho mai negato. Sono nato nel '26. Nel
'43 avevo 17 anni. Finché ho potuto ho fatto il renitente.
Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo
in Svizzera". Un'alternativa, ammette, c'era. Sotto le
bandiere di Salò c'erano ancora Marcello Mastroianni,
Giorgio Albertazzi, Marco Ferreri, Walter Chiari, Ugo Tognazzi
(Brigata Nera di Mantova), Ugo Pratt, Giovanni Comisso, Dino
Buzzati, Mario Sironi, Alberto Burri, Ernesto Calindri, Carlo
D'Apporto, Enrico Maria Salerno. Molti, non l'hanno negato, alcuni
anzi l 'hanno rivendicato.
cp. 25.09.2005
Chissa' se qualcuno
capisce
Chissa' se qualcuno, laggiu' al di la' del mare, capisce
cosa sta succedendo!
Piu' di un mese fa 8500 israeliani furono portati via
dalla striscia di Gaza. E' stato un periodo sconvolgente
dal quale non ci siamo ancora ripresi , una ferita
profonda al cuore.
Migliaia di famiglie sradicate, migliaia di bambini
che hanno visto le ruspe distruggere la loro casa,
migliaia di certezze distrutte, migliaia di sogni
infranti, milioni di lacrime piante e decine di notti senza
sonno.
Nonostante tutto questo, la maggior parte degli israeliani
e' sempre convinta che questo passo andava fatto
perche' non c'era altra soluzione e per dimostrare
al mondo che Israele e' capace di tutto pur di avere
la pace, capace persino di ditruggere i propri
sogni e di strappare le proprie radici.
Israele ha dimostrato , una volta di piu' e la piu'
dolorosa, di saper soffrire per un ideale piu' forte
dell'ideologia.
Qualcuno capisce perche' abbiamo fatto questo?
C'e' qualcuno la' fuori, al di la' del mare, che capisce?
Il mondo ha applaudito Israele, mi riferisco sempre
al mondo civile non certo a quella parte di mondo fanatico,
no global e pacifista, innamorato dei terroristi.
C'e' pero' un particolare che mi sfugge, si, il mondo
ha applaudito Israele ma si e' dimenticato di dire
qualcosa ai palestinesi, qualcosa del tipo: tiratevi
su le maniche e lavorate. Avete vagonate di soldi, usateli
per la gente, per le case, per il lavoro, fate qualcosa
insomma!
Si sono dimenticati che Israele ha lasciato
la striscia di Gaza per dare ai palestinesi l'opportunita'
di fare qualcosa di buono e di utile dopo aver piagnucolato
per 40 anni, dopo aver ammazzato per 40 anni. Israele gli
ha dato la grande occasione di mettere via le armi e
di prendere in mano pala e picco, di lavorare per
la loro vita, per il loro futuro nella speranza di
poter arrivare, anche se un giorno lontano, alla pace.
Niente di tutto questo sta accadendo, loro sono sempre
la', come se niente fosse successo, sono la' che ci
sparano addosso e che si sparano addosso, che bruciano
modellini di autobus, che hanno bruciato sinagoghe
vere, che urlano e annegano perche' nessuno gli ha detto che
chi va in mare deve saper nuotare.
Sono la' che sparano come se non si fossero
ancora accorti di avere ricevuto quello per cui hanno
abbaiato e ucciso per 40 anni.
Sono la', il loro terrorismo e' stato premiato come
il mondo ha sempre preteso. Hanno ammazzato e ridotto
in pezzi persone innocenti e hanno ricevuto in premio
la Striscia di Gaza.
Quando qualcuno li prendera' per la collottola e
gli urlera' "sentite belli miei, se non ve ne
siete ancora accorti, avete ricevuto un bel regalo,
avete intenzione di darvi da fare oppure continuerete a essere
i parassiti dell'umanita'?"
Resa judenrein la striscia di Gaza cosa dovevamo aspettarci
da questa gente?
Un minimo di civilta', di voglia di fare, di costruire,
di creare vita, vita civile e civilizzata.
Ci aspettavamo maturita' e iniziativa, desiderio
di sfruttare i miliardi di euro messi a loro disposizione
dagli europei e dagli americani. Insomma ci aspettavamo
che non deludessero i loro fans di sempre, quelli che
li hanno mantenuti, giustificati e santificati per decenni.
Abbiamo visto invece dei bestioni incendiare sinagoghe,
abbiamo visto le solite manifestazioni violente, i soliti
slogan di morte a Israele, le solite provocazioni.
Abu mazen un mese fa disse le ultime parole famose
:"in tre giorni Gaza sara' tranquilla".
Bene, anzi male, Gaza non e' tranquilla, le bande
di terroristi e di criminali imperversano, sparano,
si ammazzano a vicenda, continuano e gettare razzi Qassam
contro le citta' israeliane del neghev, solo hamas ne
ha lanciati oggi 26, vari israeliani feriti e sotto schock.
Tutto come prima!
Tutto come prima con la differenza che i bestioni
adesso hanno un nuovo gioco , possono saltare come invasati
sulle rovine delle case degli ebrei evacuati.
Saltano, urlano, bruciano e sparano.
Chissa' se i loro fans diranno che e' colpa di
Israele!
Dal giorno in cui l'esercito
israeliano, dopo aver raso al suolo le proprieta' ebraiche,
ha abbandonato la Striscia , i palestinesi non hanno fatto che
provocare e cercare lo scontro.
Finalmente, dopo un mese di provocazioni, Israele
ha reagito e ha colpito Gaza nel tentativo di fermare
questo stillicidio.
E adesso cosa urlano i bestioni?
Ci vendicheremo, urlano!
Senza vergogna!
Ma come, avete rotto le scatole ininterrottamente
invece di mettervi a lavorare e adesso, dopo la reazione
sacrosanta di Israele, dite che vi vendicherete?
C'e' qualcuno al mondo che capisce cosa sta succedendo?
C'e' qualche europeo che pensa che Israele ha ragione,
mille volte ragione, quando dice che loro non vogliono
ne' terra ne' pace ma guerra e morte?
Non vogliono la pace, non vogliono la vita, non vogliono
il lavoro, non vogliono la civilta'.
C'e' qualcuno, laggiu' al di la' del mare, che capisce
che il popolo della morte vuole solo dare la morte, anche
a se stesso?
Israele e' uscito da Gaza per ricostruire "Gush Kativ"
altrove.
I palestinesi sono entrati a Gaza per distruggere
le persone e la Terra.
Deborah Fait - informazionecorretta
UN GIUDICE VERAMENTE
INDIPENDENTE
Tempo
fa Berlusconi se ne venne fuori con l'idea di sottoporre
i giudici ad un esame attitudinale psichiatrico.
Ovviamente le reazioni furono pessime. Non solo è
noto che mai nessun giudice è stato malato di mente,
e neppure nevrotico, ma questo genere d'inconveniente
colpisce pressoché esclusivamente i piloti d'aereo e gli
astronauti, che per questo sono sottoposti a quegli umilianti
esami. Per i giudici invece si tratterebbe solo d'un insulto.
Al massimo essi hanno la loro indipendenza di idee, garantita
sia dalla Costituzione sia dal Consiglio Superiore della Magistratura.
In
questi giorni si dà un caso interessante d'indipendenza
di idee. Il giudice Luigi Tosti del Tribunale di
Camerino si rifiuta da mesi di tenere udienza perché
nelle aule di giustizia c'è un crocifisso. Per questo ha
di fatto paralizzato l'attività del piccolo tribunale
marchigiano. Non che l'abbia fatto di nascosto (del resto
di che avrebbe dovuto vergognarsi?), ché anzi per mesi ha
inviato lettere di protesta al Guardasigilli, chiedendo la rimozione
di tutti i crocifissi: ma non ha ottenuto soddisfazione.
Pur di risolvere il problema gli hanno sistemato un'aula
senza alcun simbolo religioso appeso alle pareti e il magistrato
ha reagito con queste parole: "È solo un'intollerabile
ghettizzazione che io non accetto, non potrò mai accettare».
Ed ha continuato a non tenere udienza. Eliminando al passaggio
la possibilità che gli abitanti di Camerino si lamentino
delle decisioni giurisprudenziali.
Il
risultato, dopo mesi, è stato che il gip del
Tribunale dell'Aquila, accogliendo la richiesta del
procuratore della Repubblica, ha disposto il giudizio
immediato del dr.Tosti per il reato di omissione di atti
di ufficio. Ma, attenzione, nell'aula dove dovrebbero giudicarlo
c'è un crocifisso: e allora, back to square
one, si torna alla casella di partenza. L'interessato
ha infatti reagito così: "inoltrerò subito
anche al Tribunale dell'Aquila e nuovamente al ministro
di Giustizia la richiesta di rimuovere i simboli religiosi,
preannunciando il mio rifiuto a presenziare all'udienza che
mi riguarda in caso di inottemperanza". Nei panni dei giudici
dell'Aquila, per evitare una simile iattura, ci asterremmo
dal commettere una simile inottemperanza ma in concreto, essendo
quelli dell'Aquila anche loro dei giudici, forse ottempereranno,
forse non ottempereranno. E comunque, se non ottempereranno,
dimostreranno che il giudice Tosti ha ragione quando dice: "Noi
siamo una colonia del Vaticano".
Ovviamente,
se non si trattasse di un giudice uno chissà
che cosa potrebbe pensare. Nella specie invece non rimane
che sottolineare come sia ammirevole (non essendo
ipotizzabili altri moventi) un giudice che dimostra tale
indipendenza e segue così fedelmente la propria
coscienza. Auguriamo al dr.Tosti un futuro di grandi successi.
Non di carriera, ovviamente, ché quella si fa per anzianità,
ma nel campo della dottrina giuridica.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 25 settembre
2005
Massima
del giorno
La felicità è un giudizio postumo
su un momento passato. Al presente, troppi sono troppo
ciechi per capire che sono già felici.
G.P.
MOLLLICHINE
Tutti giudicano incoerente Beppe Grillo perché,
dopo aver tuonato contro il copyright altrui,
ora difende a spada tratta il proprio. Invece è
coerente: ha guadagnato con ambedue.
Rutelli, invece del Pacs, ipotizza che i conviventi
possano stipulare contratti di diritto privato.
Ipotizza l'esistenza del codice civile, insomma.
James Hewitt cerca ancora di fare soldi con rivelazioni
su Diana Spencer. È uno sfruttatore di principesse.
Per Ruini i Pacs produrrebbero "un gravissimo danno
al popolo italiano". La casalinga di Voghera
crederà che vogliono farla accoppiare sessualmente
con sua sorella.
Prodi a New York, ospite di un seminario organizzato
dai Clinton sui problemi del mondo. Per qualche
giorno, ne hanno risolto uno: la presenza di
Prodi in Italia.
In Svezia un partito femminista ha detto che se salirà
al potere abolirà il matrimonio. Non è un partito
femminista, è un movimento per la liberazione
della donna.
Ognuno, in Italia, ha tratto motivi di
soddisfazione dalle elezioni tedesche. Tanto, paga
la Germania.
Paolo Cento: un seggio per le primarie a Rebibbia;
Pecoraro Scanio: no, in tutte le carceri. Se ci
fosse un partito ancora più a sinistra, chiederebbe
un carcerato come premier.
A Barcellona è stato edificato un grattacielo
che, dicono, somiglia ad un fallo. Un esame in bagno
mi ha preoccupato. Nessuna somiglianza.
Berlusconi scarica Fazio su pressione di Fini. C'è
un illustre precedente: "Io mi lavo le mani del sangue
di quest'uomo giusto". Ma intanto che perisca.
Berlusconi: "l'attuale governatore è incompatibile
con la credibilità nazionale". Lui, barzellettiere
di vaglia, non lo sa che non bisogna riciclare
le battute altrui?
Prodi: "Non sto a dare giudizi sulle persone. Dico
che Tremonti è quello che ha portato alla situazione
in cui siamo adesso". Tartufo: Non sto a dare giudizi
sulle persone...
Follini: "Il candidato migliore per il 2006
per noi non è il Cavaliere". Che sia Prodi?
Il governatore di Bàssora ha chiesto le scuse
formali di Londra per il blitz nel carcere della
città. E il peggio è che ha ragione.
A Lahore, in Pakistan, è esplosa una bomba
nascosta su una bicicletta. Tre morti. Do it yourself.
Gianni Pardo
LE ELEZIONI TEDESCHE:
UN GUAIO O UN'OPPORTUNITÀ?
Si possono
dare per conosciuti il risultato delle elezioni tedesche
e le difficoltà di formare una nuova maggioranza.
Si può pure considerare ovvio il fatto che la soluzione
più "naturale" sarebbe la Grosse Koalition, cioè
l'alleanza CDU-CSU/SPD. Per essa il guaio è però
che, come ha scritto un giornalista tedesco, "il primo che
si muove perde".
Per chiarire
il concetto, si faccia il caso di una riforma del
sistema pensionistico riconosciuta necessaria da tutti.
È ovvio che se la Merkel proponesse di farla,
Schröder avrebbe facile gioco ad attaccarla, dichiarando
che si vogliono affamare i vecchi, che si vuol togliere
ai giovani la speranza di potersi un giorno riposare e usando
tutto l'armamentario demagogico-populista di cui vivono
i partiti. Altrettanto potrebbe fare la Merkel contro
Schröder, se fosse lui a proporla: e questo è veramente
un guaio, per un paese che ha invece urgente bisogno di "muoversi".
Un paese che deve sopravvivere con operai il cui costo (non
la cui paga) è sette volte quello di un operaio polacco.
Esiste
un rimedio? Teoricamente sì. Anzi lo stesso inconveniente
si potrebbe trasformare in un vantaggio. Se solo la
politica non fosse inguaribilmente il campo dell'immoralità,
della slealtà e dell'incapacità di mantenere
la parola data, basterebbe accordarsi in segreto su provvedimenti
coraggiosi, all'interno della Koalition, mettendo
nero su bianco ciò che si intende fare e firmandolo.
A quel punto si potrebbe annunciare pubblicamente il progetto,
dichiarandolo comune e facendolo poi passare dal Parlamento.
A tutte le critiche si potrebbe rispondere a muso duro che
se questa legge è ritenuta opportuna dal 70% dei rappresentanti
del paese (che potrebbe divenire l‚80% con i liberali), chi
osa dire che essa è contro il popolo?
La cosa
andrebbe allargata all'intera legislatura, con un
programma quanto più possibile specifico, in modo
da non prestarsi a troppe liti e precisazioni. I grandi
partiti dovrebbero soltanto sostenere i loro provvedimenti
e rivendicarne orgogliosamente la paternità.
Ovviamente
non se ne farà nulla. Nulla, almeno, con queste
modalità. Si è già visto in Italia
con la Casa delle Libertà: un programma scritto
e firmato non è stato integralmente attuato perché
quegli stessi che lo avevano approvato e sottoscritto hanno
frenato con tutte le loro forze o hanno cambiato opinione.
Berlusconi è chiamato bugiardo mentre forse ha solo
avuto l'ingenuità di credere alle firme dei partiti
alleati.
In politica,
ciò che è ragionevole e utile non pesa
più di ciò che è irragionevole e nocivo.
Prevalgono la retorica e l'interesse dei politicanti.
E non c'è speranza che cambi. Né col passare del
tempo né con lo spostare la lente d'ingrandimento dall'Italia
alla Germania.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
GRILLINI
PARLANTI
Da
alcuni giorni sulle pagine culturali del Corriere della Sera si discute,
ad oltre cinquant'anni dai fatti, degli intellettuali italiani che
alla fine del secondo conflitto mondiale passarono in blocco dal partito
nazionale fascista al PCI.
Già Zangrandi, negli anni '60, nel
suo "Il lungo viaggio attraverso il fascismo",
elencava con nome e cognome il fior fiore della cultura
italiana trasmigrato sveltamente, dopo aver esaltato
Mussolini e financo le leggi razziali, dalla camicia
nera a quella rossa.
Tra le tante storie di quegli anni, c'erano anche
quelle di ragazzi, molti nemmeno diciottenni,
che all'8 settembre, per un malinteso senso della patria
e dell'onore entrarono nelle Brigate Nere della Repubblica
di Salò. A cercar la bella morte, si scrisse.
Mirko Tremaglia, oggi ministro, era uno di quei ragazzi.
Bene, sul Magazine del Corriere della Sera Claudio
Sabelli Fioretti intervista
il presidente onorario dell'Arci-gay Franco Grillini.
Grillini, oggi deputato dei DS, all'inizio e
in finale d'intervista, se la prende con Tremaglia: "E'
insultante che ci siano dei residuati bellici
della dittatura fascista che fanno il ministro".
Normale che il diessino Grillini, voglia
prendersela con il ragazzo di Salò Tremaglia dimenticando
il gruppone d'intellettuali, quelli si veri
"residuati bellici della dittatura fascista",
passati organicamente e senza pagare dazio, dai fascisti
ai comunisti.
cp, 22-09-2005
Tremonti nuovo
ministro dell'Economia
Dopo
le dimissioni di Siniscalco, è Giulio Tremonti
il nuovo ministro dell'Economia. E' stata questa
la scelta presa nel vertice di maggioranza con il premier
Berlusconi che si è svolto a Palazzo Chigi. Il neoministro
è salito al Quirinale per ottenere l'incarico dalla
mani del presidente della Repubblica. La nomina di Tremonti,
così come sottolineato anche dal vicepremier e ministro
degli Esteri Gianfranco Fini, è collegata ad una trattativa
ad ampio raggio che ha riguardato la riforma della legge
elettorale, l'ipotesi di un meccanismo per la scelta del candidato
premier del centrodestra, la finanziaria e la sfiducia al governatore
della Banca D'Italia.
E' morto a Vienna, all'eta'
di 96 anni, Simon Wiesenthal. Sopravvissuto ai campi
di sterminio nazisti, aveva dedicato la sua vita alla
ricerca dei criminali di guerra.
Capperi nostri:
chi è Deborah
Fait
Deborah Fait nasce a Trieste il 1 febbraio 1941
da Euridice Petridis Perlmutter, ebrea greca di origine
turcoispanopolacca arrivata con la famiglia da Praga
nel 1934 e Giovanni Fait, istriano.
I genitori di Deborah si conoscono a Trieste, dove
il padre, giovane promettente architetto, esercitava
la sua professione. Alcuni componenti della sua
famiglia furono catturati dai nazisti nel 1943 a
Trieste, imprigionati nella Risiera di San Sabba e poi
deportati e assassinati ad Auschwitz.
Dopo gli studi superiori, Deborah frequenta l'Accademia
di Belle Arti di Brera a Milano. Nel 1963, spinta
dal suo spirito irrequieto parte per gli Stati Uniti
dove frequenta un corso di storia presso la Harvard University
di Boston, Massachusetts.
Nella sinistra americana avviene la sua iniziazione
politica. Partecipa alle lotte per i diritti
civili e contro la guerra nel Vietnam, si appassiona
ai grandi concerti di Joan Baez e Bob Dylan. In questo
periodo in USA ha anche inizio la sua grande amicizia
con Giovanna Marini, famosa musicologa e folksinger italiana,
interprete del "Bella ciao" di Spoleto e del "Ci ragiono
e canto" con Dario Fo.
Nel 1964 ritorna in Italia, a Trieste, città
da lei molto amata e insegna per un periodo nelle
scuole dei profughi giuliano dalmati. Prepara
la sua prima mostra di pittura che avrà un buon successo
di critica.
Delusa e disgustata da una sinistra italiana egemonizzata
dai comunisti, ben diversa e più provinciale
di quella statunitense e per di più gonfia di
pregiudizi verso Israele, si avvicina al Partito Radicale
in cui trova l'apertura, l'anticonformismo intellettuale,
l'amore per la giustizia e il cosmopolitismo cui è
abituata per formazione culturale.
Nel 1967, dopo la guerra
dei sei giorni, parte per Israele sull'onda dell'emozione
propria di molti giovani ebrei e va a vivere
e a lavorare nel Kibbutz Mishmar Hasharon. "Avevo la
sensazione - afferma Deborah - di essere arrivata a casa;
mai dimenticherò il momento in cui la nave avvistò
il porto di Haifa. Un'emozione fortissima prese me e i miei
amici. Là erano le nostre radici". Deborah entra a far
parte dei gruppi volontari che devono sostituire nel lavoro i
giovani israeliani chiamati al fronte nei momenti di emergenza.
Nel 1968 torna in Italia e partecipa alla contestazione
studentesca, ma si rende conto che la sinistra
continua a non capire nulla di Israele e del Medio
Oriente in generale. La guerra dei sei giorni divide il
mondo politico in due blocchi: quello contro Israele
e quello pro Israele. Contro Israele è soprattutto
gran parte della sinistra italiana, antisionista e filosovietica
che plaude alle dittature arabe che sognano di distruggere
Israele.
Dopo varie peregrinazioni, nel 1972 si stabilisce
a Bolzano dove nasce il figlio Aaron a cui si
dedica con cura. Rifiuta l'idea del matrimonio.
Lavora presso la Ferrovia del Renon, un'azienda privata che
suo zio, dopo essersi ripreso dalle persecuzioni naziste,
aveva acquistato negli anni 50 con pochi autobus di allora.
Nel pacchetto azionario è compresa anche la funivia
e il trenino del Renon oltre alla funicolare della Mendola
e tutti i servizi automobilistici dell'Alto Adige: un vero
e proprio impero. A Bolzano si occupa di sindacato e
si impegna nelle lotte civili e femministe, per i referendum
sul divorzio e l'aborto.
Negli anni settanta Deborah viene nominata Vice
Presidente della Comunità Ebraica di Merano e nel
1989, insieme al Presidente della Comunità Federico
Steinhaus e al professor Francesco Rispoli, padre di
un noto magistrato bolzanino, fonda l'Associazione Italia-Israele
del Trentino Alto Adige di cui diventerà Presidente.
Il figlio di Deborah, Aaron, educato all'amore per
Israele, all'idea del sionismo e al rifiuto del
provincialismo della società italiana, dopo aver
finito il liceo a Bolzano, decide di andare in Israele
a lavorare in un Kibbutz. Dopo sei mesi torna in Italia
dove ha inizio la crisi della scelta: rimanere nel paese
dove era nato e vissuto, o ritornare nel luogo dove sentiva
profonde le sue radici. Decide e "ritorna", ha inizio così
la sua "salita" verso Israele. Dopo essersi laureato in Biologia
all'Università di Tel Aviv, in questo momento Aaron sta finendo
il dottorato in biologia molecolare e ecologia delle
piante all'Istituto Weizmann di Rehovot. Aaron è
sposato e ha un bambino, Yonatan.
Nel 1995, dopo il
suo ultimo Congresso nazionale della Federazione Italia-Israele
a Padova, Deborah decide di fare l'alyia, di
trasferirsi in Israele.
Ora gestisce un asilo a Rehovot e da Israele continua
la sua campagna per l'informazione, scrive per
i giornali e collabora con associazioni di amicizia
per Israele. Per la sua attività di informazione
viene spesso intervistata dai media israeliani e ha
frequenti rapporti con politici e organizzazioni israeliane.
Le leggerezze di
padre Benjamin
La battaglia per la pace. La
campagna di denuncia delle tragiche conseguenze delle
tonnellate di proiettili all’uranio impoverito usati
in Irak. La campagna contro la fame e la
malnutrizione dei bambini iracheni. Non c'è
nulla da ridire, Al contrario, tutte quelle iniziative sono
state più che legittime. Anzi. doverose.
C'è
invece da ridire quando si viene a sapere che
quelle battaglie sono state condotte anche
grazie ai finanziamenti di Baghdad, e cioè del regime
dittatoriale che per primo ha scelto la guerra (contro
l'iran, contro la sua stessa minoranza curda e infine contro
il Kuwait) e che ha sistematicamente affamato il suo
popolo alfine di spingere l'opinione pubblica occidentale
a chiedere la revoca di sanzioni intese a impedirgli di
riarmarsi.
Il sacerdote
di origine francese Padre Benjamin ha per anni
denunciato le ingiustizie delle sanzioni. Ma
l'impatto di quelle denunce non sarebbe stato
lo stesso se avesse detto che a contribuire al finanziamento della
sua campagna mediatica era stato - direttamente o
indirettamente - il Gosverno di Saddam.
Eppure
pare sia stato così. Si è infatti
ora scoperto che Padre Benjamin ha ricevuto l40mila
dollari da un avvocato svizzero nel giorno in
cui costui è riuscito a piazzare una
partita di petrolio che dai documenti di Baghdad
risulta intestata al sacerdote. Adesso Padre Benjamin
si giustifica parlando di 'donazione' in nessun
modo associabile all'affare petrolifero. Ma chi passa
da studi televisivi a conferenze internazionali per
denunciare nefandezze e bugie altrui ha il dovere non
solo di essere irreprensibile, ma di tenersi a
distanza da qualsiasi transazione che possa generare dubbi
o sospetti.
Non facendolo,
Padre Benjamin mette adesso in difficoltà gli
ambienti cattolici, che per anni gli hanno
lasciato briglia sciolta sulla questione irachena.
E’ vero che il sacerdote trancese era una sorta
di cane sciolto, ma era la sua tonaca messa in
bella mostra a renderlo più appetibile presso
massmedia e opinion maker.
da
"Il Sole 24 Ore" del 20 settembre 2005, pag. 10
Rifondazione
socialista
Rimango
sempre affascinato dai politicanti di mestiere. Saturi
di vanagloria, in alto il ditino a sentire dove tira il
vento. Un giorno qui, l'altro la'. Il peggio è
assicurato! Eccoli, allora, salire in soffitta,
aprire il baule polveroso dei ricordi e, al momento giusto,
offrire una specie di tiritera che include tutto e
tutto spiega, e che include sia tutta la storia passata che
la speranza riposta nel futuro, e contemporaneamente la consapevolezza,
la coscienza di essere, persino dal punto di vista morale,
dalla parte giusta, dalla parte della ragione contro l'irragionevolezza,
e così sia.
Che dire
dunque di Pannella&Capezzone? Auguri, buon
sòle dell'avvenir...
cp,
20.09.2005
PER UN COLLEGIO
DI LENTICCHIE
Ma se
non si fa politica con il risentimento - d'accordo
- allora diteci che cosa dovremmo fare della dignità
e della semplice decenza. Uno si alza la mattina e scopre
che Bobo Craxi e Chiara Moroni passeranno a sinistra: e parliamo
di due orfani professionali, due ragazzi ripescati personalmente
da Silvio Berlusconi in ossequio alla memoria dei padri, due
ragazzi che da soli non sarebbero riusciti a sfondare in politica
neppure in dieci vite, brave personcine che furono pietosamente
omaggiate di un collegio in quanto simboli mica del socialismo
- fateci il piacere - ma della violenza che spazzò il buono e
il cattivo di coloro che li misero al mondo e lavò il tessuto
di una Repubblica sino a ridurla in un cencio. E ora bussano
alla porta di servizio di chi? Degli scippatori del socialismo europeo,
coloro a cui non parvero bastare neppure un suicidio e una latitanza:
per un collegio di lenticchie svendono la primogenitura e annegano
le antiche lacrime nell'oceano dell'Unione. Salutateci Di Pietro
e Violante. Oh, certo, è per <<ricostuire l'unità
socialista>> e naturalmente <<in un rapporto di parità
con i Ds>>. Come no, ci crediamo tutti. Diceva sgadevolmente
Rino Formica: <<La politica è sangue e merda>>.
Ma se del sangue non v'è più traccia, che cosa rimane?
Filippo Facci, "il Giornale" - 20-09-2005
LA CISGIORDANIA
E GAZA
La Striscia di Gaza, prima del 1967, fu amministrata
dall'Impero Ottomano, dagli inglesi e dall'Egitto.
Le strutture statali erano pressoché embrionali,
i funzionari per la maggior parte "stranieri" (cioè
egiziani) e la mentalità arretrata, quando non integralista.
Ad aggravare le cose, dopo il 1967, è giunta la metà
del totale di tutti i rifugiati. Questi - come del resto
dovunque - invece di integrarsi e comunque essere
invitati a farlo, sono rimasti nelle baraccopoli, a covare
il loro rancore contro gli israeliani e, chissà, contro
quei governanti arabi che gli promisero che sarebbero tornati
nelle loro case, da vincitori, entro un paio di settimane.
Sono passati già trentotto anni.
Gaza è male o per niente amministrata. È
dominata da bande armate. È tendenzialmente integralista,
sovrappopolata, povera e frustrata. Hamas rappresenta
un centro di potere contrapposto all‚Autorità Nazionale
Palestinese ed ha su tale Autorità due vantaggi: è
più forte "militarmente" e riscuote un ampio consenso
nella popolazione per le sue attività assistenziali.
Ma essa è del tutto inadatta ad essere credibile agli
occhi della comunità internazionale e agli occhi di
Israele, interlocutore inevitabile: infatti è anche
un'organizzazione terroristica che non ha nessuna intenzione
di deporre le armi. Cosa che non promette nulla di buono per
l'embrione di un futuro Stato palestinese. La Striscia rischia
d'essere solo una regione abbandonata alla violenza e all'anarchia,
come per esempio si è visto nella distruzione delle
sinagoghe degli insediamenti abbandonati: in questa prima occasione
la polizia si è limitata - si è dovuta limitare -
a guardare impotente. Il rischio è addirittura che in
futuro, se provocato, Israele intervenga di nuovo con la mano
pesante di Tsahal.
La Cisgiordania ha un'altra
storia. Anch'essa è disordinata, corrotta
e alleva terroristi. Tuttavia il governo di Amman,
che qui fu sovrano fino al 1967, le ha lasciato un'impronta
più moderata ed "europeizzante" di quello egiziano.
L'integralismo religioso è marginale: basti dire
che a Ramallah si incontrano ragazze in minigonna mentre
nella Striscia di Gaza le donne se fanno il bagno lo fanno
vestite da capo a piedi. Inoltre il territorio è molto
più grande ed ha solo la metà dei rifugiati che ci
sono a Gaza. Anche se esistono - come a Jenin - autentici nidi
di vipere, la situazione è meno esplosiva. Ovviamente non
bisogna immaginare questa regione come un'oasi di ordine e
prosperità ma rispetto a Gaza è un‚altra nazione.
La cosa è stata anche aggravata, nel corso degli anni,
dal fatto che Israele ha tenuto i due territori accuratamente
isolati. Per i palestinesi andare dalla Striscia di Gaza in
Cisgiordania o viceversa è stato praticamente impossibile
e questo ha accentuato l'estraneità.
La formazione di un nuovo Stato unitario è problematica
già per queste diverse caratteristiche. Ma soprattutto
riuscirà Mahmud Abbas (Abu Mazen) a disarmare Hamas,
ad assicurare l'ordine pubblico e un minimo d'efficienza
statale? Riuscirà ad eliminare i tentativi di spedizioni
terroristiche? Infatti Israele è ormai in grado
di difendersi ma se dovrà contare solo su se stesso non
avrà nessun motivo di favorire il sorgere d'una
entità palestinese autonoma. Riuscirà infine Abbas a
disinnescare la bomba a orologeria costituita da anni ed
anni di promesse non mantenute (in primis buttare a mare tutti
gli israeliani), di vita nelle baracche, di predicazione
dell'odio, d'indignazione per la dilagante corruzione e infine
d'indomabile invidia per la prosperità degli israeliani?
È un compito che si è lieti di lasciargli.
Quell'uomo è solo. Rappresenta l'unica speranza
per i palestinesi ma, dal momento che moltissimi di
loro non lo capiscono, è una speranza tenue. Per
giunta pare che il re Abdallah, per liberarsene, intenda
incoraggiare i profughi palestinesi residenti in Giordania
a trasferirsi a Gaza, divenuta autonoma. Quell'embrione
di Stato non potrebbe decentemente rifiutarli, dal momento
che nelle trattative con Israele parecchi fallimenti sono
stati dovuti all'insistenza palestinese su questo "diritto
al ritorno", ritenuto non negoziabile; ma d'altro canto la
Striscia è drammaticamente sovrappopolata, drammaticamente
povera e drammaticamente instabile: con quale coraggio gettare
benzina sul fuoco?
Arafat non ha mai fatto nulla, per i palestinesi,
ed è stato adorato per decenni. Abbas cerca
di fare del suo meglio per il suo popolo e non è
neanche detto che riesca a morire nel suo letto.
Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it - 19 settembre 2005
LE ELEZIONI TEDESCHE:
UN GUAIO O UN'OPPORTUNITÀ?
Si possono dare per conosciuti il risultato delle
elezioni tedesche e le difficoltà di formare una
nuova maggioranza. Si può pure considerare ovvio
il fatto che la soluzione più "naturale" sarebbe la
Grosse Koalition, cioè l'alleanza CDU-CSU/SPD. Per
essa il guaio è però che, come ha scritto un giornalista
tedesco, "il primo che si muove perde".
Per chiarire il concetto, si faccia il caso di una
riforma del sistema pensionistico riconosciuta
necessaria da tutti. È ovvio che se la Merkel proponesse
di farla, Schröder avrebbe facile gioco ad attaccarla,
dichiarando che si vogliono affamare i vecchi, che si
vuol togliere ai giovani la speranza di potersi un giorno
riposare e usando tutto l'armamentario demagogico-populista
di cui vivono i partiti. Altrettanto potrebbe fare
la Merkel contro Schröder, se fosse lui a proporla:
e questo è veramente un guaio, per un paese che ha invece
urgente bisogno di "muoversi". Un paese che deve sopravvivere
con operai il cui costo (non la cui paga) è sette volte
quello di un operaio polacco.
Esiste un rimedio? Teoricamente sì. Anzi lo
stesso inconveniente si potrebbe trasformare in un vantaggio.
Se solo la politica non fosse inguaribilmente il campo
dell‚immoralità, della slealtà e dell'incapacità
di mantenere la parola data, basterebbe accordarsi in
segreto su provvedimenti coraggiosi, all‚interno della Koalition,
mettendo nero su bianco ciò che si intende fare
e firmandolo. A quel punto si potrebbe annunciare pubblicamente
il progetto, dichiarandolo comune e facendolo poi passare
dal Parlamento. A tutte le critiche si potrebbe rispondere
a muso duro che se questa legge è ritenuta opportuna
dal 70% dei rappresentanti del paese (che potrebbe divenire
l‚80% con i liberali), chi osa dire che essa è contro il
popolo?
La cosa andrebbe allargata all'intera legislatura,
con un programma quanto più possibile specifico,
in modo da non prestarsi a troppe liti e precisazioni.
I grandi partiti dovrebbero soltanto sostenere i loro
provvedimenti e rivendicarne orgogliosamente la paternità.
Ovviamente non se ne farà nulla. Nulla, almeno,
con queste modalità. Si è già
visto in Italia con la Casa delle Libertà: un programma
scritto e firmato non è stato integralmente attuato
perché quegli stessi che lo avevano approvato e sottoscritto
hanno frenato con tutte le loro forze o hanno cambiato opinione.
Berlusconi è chiamato bugiardo mentre forse ha solo
avuto l'ingenuità di credere alle firme dei partiti
alleati.
In politica, ciò che è ragionevole e utile
non pesa più di ciò che è irragionevole
e nocivo. Prevalgono la retorica e l'interesse dei
politicanti. E non c'è speranza che cambi. Né col
passare del tempo né con lo spostare la lente d'ingrandimento
dall'Italia alla Germania.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
Germania: Merkel
vince senza maggioranza
Elezioni
tedesche:
Cdu-Csu (cristiano-democratici)
35,2% (-3,3%) seggi 225 (248)
Spd (socialdemocratici)
34,3% (-4,2%) seggi 222 (251)
Fdp (liberali) 9,8% (+2,4) seggi
61 (47)
Partito della sinistra
(ex comunisti, ex Spd) 8,7% (+4,7) seggi 54 (2)
Verdi 8,1% (-0,5%)
seggi 51 (55)
Npd/Republikaner
(estrema destra e neonazisti) 2,2% (+1,2) nessun seggio
.
MOLLLICHINE
New Orleans.
Secondo Usa Today bianchi e neri hanno opinioni
diverse sul disastro. Alcuni neri addirittura non ne hanno
nessuna: sono morti.
Secondo
l'imam al Khalessi Al Zarqawi è stato «Ucciso
all'inizio dei combattimenti ma gli Usa fanno credere
che sia vivo per non lasciare l'Iraq». Molti iracheni
collaborano facendo credere di essere morti nelle stragi.
Sharon:
I palestinesi hanno diritto ad uno Stato. Come quel
tale che morendo disse. "Ti lascio un milione di
dollari". "E dov'è, nonno?" "Procuratelo".
La Cassazione:
è lecito dare del rompicoglioni a chi dà
fastidio insistendo. Finalmente si può stabilire una
comunicazione con Curzio Maltese.
In regime
(economicamente) capitalistico negli ultimi vent'anni
in Cina il reddito pro capite è aumentato dell'800%.
Figuriamoci se fosse stato vivo Mao, lui che invece
era a favore dei lavoratori!
Ciampi:
"Utilizzare gli ultimi mesi di legislatura per risolvere
i problemi della società". Fare in duecento
giorni quello che non s'è fatto dal Neolitico.
Cossiga
chiede: "Se i partiti dell'Unione potessero fare
una legge che escludesse i partiti minori del centrodestra
non la farebbero? E il mattarellum non e' stato fatto
per sconfiggere Berlusconi e far vincere il centrosinistra?"
L'Elogio di Erasmo non sarà mai fuori moda.
Legge
truffa o non legge truffa? Comunque, nessun allarme:
alle truffe siamo abituati. Basti vedere com‚è
stata data attuazione ai referendum.
Prodi: "Abbiamo detto tante volte
che a fine legislatura non si riforma la legge elettorale".
L'ha detto. Lui. E perfino tante volte. Che altro
c'è da discutere?
La Norvegia
ritirerà dall'Iraq il proprio contingente,
composto da 20 uomini. Non sarà necessario un "trasporto
truppe": basterà un paio di taxi.
Sharon:
"i palestinesi hanno diritto a uno Stato". Ghassan
Khatib, ministro Anp: discorso "ingannevole".
Come dargli torto?
Kate Moss
si è pentita d'avere sniffato cocaina e d'essere
stata fotografata mentre lo faceva. La prossima volta
non si farà fotografare.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
Eurabia e la
civilta' palestinese
"Gentili signori, stiamo per atterrare in Eurabia.
Si consigliano i viaggiatori provenienti da Israele
di rimanere sull'aereo. A terra c'e' la polizia euroislamica
pronta ad arrestarli".
Non e' fantascienza, e' accaduto solo un paio di giorni
fa all'aeroporto di Londra quando il Generale israeliano
Doron Almog e' stato costretto a restare sull'aereo
e a ritornare in Israele perche' minacciato di arresto
dalle organizzazioni islamiche e dai loro sottoposti
, i poliziotti inglesi, se avesse messo il suo ebraico
piede sul suolo britannico.
Il generale Almog, come il suo pari grado Yaalon,
il Ministro della difesa Shaul Mofaz e, naturalmente,
Ariel Sharon sono ricercati in Eurabia per crimini contro
l'umanita' e circola voce che ogni israeliano soldato
o ex soldato sia passibile di arresto, cioe' praticamente
quasi tutta la popolazione di Israele.
Tutti coloro che hanno difeso Israele in questi anni
di guerra, tutti quelli che hanno cercato di combattere
il terrorismo palestinese, rischiando la vita,
tutti quelli che hanno difeso i bambini e i civili israeliani
dal pericolo degli attentati, possono essere arrestati
in alcuni paesi "democratici" dell'Eurabia.
Non sono passibili di arresto invece gli assassini,
i terroristi e i loro sostenitori, qualsiasi arabo,
palestinese, terrorista, amico di terroristi,
finanziatore di terroristi e' sempre stato ben accetto in
Eurabia.
Naturalmente non ha mai corso il pericolo di arresto
Yasser Arafat, criminale, terrorista e ladro,
accolto dai suoi amici eurabici con tutti gli onori
fino alla morte avvenuta a Parigi dove era stato trasportato
per ordine del suo amico fraterno Chirac.
Non solo, tutto il mondo insorse quando Sharon lo
fece rinchiudere al Mukata in quanto responsabile della
guerra scoppiata nel 2000 e della morte di migliaia
di israeliani e palestinesi.
Fino a quando l'ex Europa sara' schiava dell'Islam?
Fino a quando Israele sara' discriminato e minacciato
da nazioni che si dichiarano democratiche e che
sono invece soltanto sciape e pavide succursali
della dittatura e dell'intolleranza islamica?
Quale governo europeo ha protestato per le minacce
di arresto del Generale Almog?
Quale ministro europeo ha pensato "oibo' , un
domani potrebbe succedere anche a noi...per le guerre
in ex Jugoslavia, in Iraq....forse sarebbe meglio liberarsi
da questi padroni cosi' scomodi e cosi'...musulmani...
che dettano legge, che ci terrorizzano, che ci obbligano
a diventare come loro"?
Sinagoghe bruciate, 17 sinagoghe
bruciate e distrutte, solo i nazisti e gli arabi
sono arrivati a tanto con la differenza che gli arabi,
oltre che per odio, lo hanno fatto anche per immensa
idiozia.
La vista dei palestinesi inneggianti
davanti alle sinagoghe in fiamme, oltre che essere umanamente
repellente, ha fatto nascere anche questo pensiero
: ma perche' sono cosi' stupidi?
Le sinagoghe, lasciate vuote da Israele dopo l'evacuazione,
potevano essere trasformate in scuole, biblioteche, vabbe'
loro non sanno cosa siano queste cose, oppure in
future strutture pubbliche ma hanno preferito distruggerle,
convinti, in effetti in questo non sono poi cosi' scemi,
che tanto il mondo continuera' a ricoprirli di soldi.
Ma c'e' di piu': Israele gli aveva lasciato anche
le serre, quelle famose serre, fatica quarantennale
degli israeliani che avevano reso verde quella zona
desertica, e loro, i palestinesi, i coccoli del mondo
intero, le eterne vittime , cosa hanno fatto invece
di prenderle in consegna e mettersi a lavorare?
Hiiii , lavorare? ma che brutta parola!
Mai avuto bisogno di fare questa fatica cosi'...occidentale...i
cari palestinesi.
Cosa hanno fatto dunque delle serre?
Semplice, le hanno distrutte! I vandali piu' amati
e mantenuti del mondo le hanno distrutte.
Erano costate 14 milioni di dollari ma per loro cifre
del genere sono quisquillie e pinzillacchere tanto
i loro allocchi protettori europei e americani gliene
danno mille volte tanto da usare per l'acquisto
di armi e per costruire ville sempre piu' sontuose
per i capoccia.
Qualcuno li ha rimproverati per questo comportamento
incivile ? Naturalmente no, anzi, persino l'America
ha rimproverato Israele per aver dato "ai palestinesi
l'occasione di comportarsi incivilmente".
Ma, dico io, a parte che non gliel'ha ordinato il
medico, serviva veder bruciare le sinagoghe, simbolo
di una fede e non di un governo, per rendersi conto
dell'incivilta' di questa gente?
E quelle mani rosse di sangue di un palestinese giubilante
alla finestra della sede della polizia di Ramallah?
Erano rosse del sangue del cuore e degli intestini di
due riservisti israeliani appena tagliati a pezzi.
E i corpi smembrati di due ragazzini dodicenni trovati
in una grotta di Tekoa ? si chiamavano Kobi e
Yossi e stavano giocando. Linciati, smembrati
e col loro sangue hanno imbrattato le pareti della grotta.
E i pezzi di corpi di soldati israeliani legati a
una corda e trascinati nella polvere delle strade
di Gaza?
E i cadaveri squartati di palestinesi considerati
collaborazionisti e appesi ai pali della luce delle
citta' palestinesi?
E le esecuzioni in piazza di palestinesi mai processati?
E la folla osannante per
le strade e nelle piazze ad ogni morto ebreo?
E la folla giubilante nelle piazze alla notizia dell'attentato
alle Twin Towers?
E i 25.000 attentati terroristici, tutti contro
civili israeliani?
E i linciaggi, e i bambini presi di mira dai cecchini
palestinesi? e le stragi inventate come quella mai
esistita di Jenin? e i bambini palestinesi pagati
per andare a farsi ammazzare avvicinandosi al tiro incrociato
dei soldati contro i terroristi? E le bandiere bruciate e i
musei dell'orrore, frequentatissimi, raffiguranti
la pizzeria Sbarro con tanto di pizze di polistirolo coperte
di sangue e finti pezzi di corpi sparsi tutto intorno?
Queste porcherie e centinaia di altri scempi erano
forse segni di civilta'?
Se il mondo, dopo 5 anni di obbrobri palestinesi,
aveva bisogno di 17 sinagoghe bruciate per accorgersi
della barbarie di questa popolazione, significa che
non ha mai capito niente e chi non capisce niente e protegge
gli aguzzini condannando le vittime, merita di finire
in mano all'Islam, quello peggiore.
Se il mondo, invece di farsi prendere per i fondelli
dai palestinesi, avesse aiutato Israele nella lotta
al terrorismo forse oggi la situazione internazionale
sarebbe migliore.
Ma chi glielo va a dire?
Deborah Fait
- informazionecorretta
«Basta polemiche
o andremo da soli»
Ultimatum di Berlusconi agli alleati: «Koizumi
docet, o tutti uniti o Forza Italia farà corsa
a sé»
La Casa delle libertà deve presentarsi unita
alle elezioni e se questo non sarà possibile,
Forza Italia correrà da sola.
A lanciare la minaccia è il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi in una dichiarazione rilasciata
al quotidiano Panorama in edicola giovedì e anticipata
alle agenzie.
«E' vero che alcune fibrillazioni offrono uno
spettacolo di una coalizione che non sa stare
insieme ma io ripeto, ancora una volta, che alle elezioni
politiche del 2006 dovremmo andare tutti uniti. Se così
non fosse, prima o poi diremmo: grazie, ma andiamo da soli.
Koizumi docet», ha detto il presidente del consiglio.
Che aggiunge: «Forza Italia ha mostrato fin qui
un grande senso di responsabilità e una infinita pazienza,
anch e a costo di una perdita di immagine.
L'interesse dell'Italia e degli italiani viene prima delle
beghe politiche».
Massima del giorno,
di un'amica francese
"L'humanité ne sera jamais à
l'abri des hommes de bonne volonté",
L'umanità non sarà mai al riparo dagli
uomini di buona volontà.
MOLLICHINE
Per l'Unità a Gaza si son bruciate sinagoghe "abbandonate".
Si percepisce il rimpianto che, mentre erano date
alle fiamme, non fossero piene di ebrei.
Nei primo otto mesi del 2005 nell'esercito russo
sono morti, non in operazioni di guerra, 660 fra soldati
e ufficiali (182 suicidi, 183 incidenti di traffico,
175 altri incidenti, 60 uccisi da civili. Fonte, "Die
Welt"). Gli converrebbe farsi mandare in Iraq.
Bush: "Mi assumo la responsabilità dei ritardi
in Louisiana". Ma perché si strapazza ad "assumerla"?
Gliel'avevano già assegnata.
Forse l'Unione lascerà la Presidenza della Camera
a Casini. Di Casini, in Italia, non si riesce a fare
a meno.
Vertice dell'Onu a New York, con 175 Capi di Stato,
anche per riformare l'Organizzazione. Probabile
risultato: si passerà da Onu a O.N.U.
Loredana Bertè: «Ho
litigato con la vita quando avevo cinque anni e non c´ho
più fatto pace». Tante parole per dire che ha
un caratteraccio?
Marcia di Assisi. 5.000 partecipanti per la polizia,
200.000 per organizzatori e giornali (di sinistra).
Rapporto 1:40. E poi attribuiscono la mania delle
esagerazioni ai texani!
Pacs. Luisa Santolini (associazioni familiari):
"Appare contraddittorio imporre alla coppia di fatto
quella regolamentazione che ha rifiutato". Imporre?
"Via libera della Consob all'Opa di Unipol sulla
BNL. Parere favorevole dell'Antitrust" (Il Foglio).
C'è qualche traduttore libero?
Gli americani hanno ucciso due uomini che tentavano
di piazzare una bomba su una strada a nord di Baghdad.
Brutaloni!
Al Zarqawi e soci dichiarano guerra a tutti gli sciiti.
Contro che cosa "resistono", stavolta?
Morto un carabiniere (e ce ne dispiace) nella caserma
di Largo Caduti di Nassiriyah. Bisogna ritirare
i carabinieri da Largo Nassiriyah.
"Bin Laden è malato e cerca assistenza medica",
rivela un quotidiano arabo. E nessuno gli dà
aiuto, povera bestia?
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
L'Europa avrebbe preferito evitare una battaglia
da combattere con queste armi. Ma non c'è
ragione che, per essere molto civile, la battaglia
la perda.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
Modifica legge
elettorale: Prodi si prepara alle barricate
Una mattina mi son alzato e ho trovato l’invasor.
O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao...
Stamattina adunata dei gruppi parlamentari di Camera
e Senato dell’Unione: Romano passerà in rassegna
i suoi prodi prima di ordinare la Resistenza. «La
riunione dei gruppi è per prendere le decisioni
tattiche. La decisioni strategiche sono già state
prese», ha annunciato solennemente il capo dell’Unione.
Il centrodestra vuole modificare la legge elettorale:
in sostanza un po’ più di proporzionale e un
premio di stabilità a chi esce vincente dalle urne.
Per Romano Prodi la cosa è grave. Oppure semplicemente
“ci marcia” e sfrutta l’iniziativa del centrodestra
per urlare al golpe di Berlusconi e creare un clima di mobilitazione
degno degli anni Settanta. «Noi dobbiamo dare l’allarme
a tutto il Paese»: l’insegnante bolognese l’ha proclamato
a chiare lettere al termine del vertice dell’Unione
di ieri pomeriggio, convocato nel segno dell’emergenza.
«Noi prendiamo sul serio queste proposte -
ha affermato Prodi - e le abbiamo raccolte con il dovuto
allarme che si deve avere per proposte pericolose».
La riforma del sistema elettorale (che, come hanno dichiarato,
piacerebbe tanto a Fausto Bertinotti o Antonio di Pietro
se fossero loro a farla) minaccia la democrazia: questa
parola d’ordine ieri ha fatto in fretta il giro delle
segreterie dei partiti dell’Unione, mentre dagli esponenti
della sinistra si levavano bellicosi propositi “resistenziali”.
«Ci sarà un ostruzionismo totale
dei lavori parlamentari, fino alla paralisi»,
ha minacciato il capogruppo dei Ds in Senato, Gavino
Angius parlando alla festa dell’Unità di Milano.
«E' una truffa, contro cui occorre una resistenza
democratica» gli ha fatto eco Paolo Cento. Il coordinatore
politico dei Verdi non ha dubbi: si tratta del «tentativo
del centro destra di fare nuova legge allo scopo di determinare
a tavolino un risultato elettorale che capovolga la volontà
degli elettori. E’ evidente che da oggi pomeriggio (da ieri, ndr) i
lavori parlamentari dovranno essere bloccati fino a quando la maggioranza
non tornerà sui suoi passi». Ha insistito sul concetto
del «golpe elettorale» anche Nuccio Cusumano, capogruppo
dell’Udeur a Montecitorio: «Siamo contrari a una riforma
fatta a fine legislatura - ha spiegato - ed è paradossale
che la maggioranza non abbia avvertito l’esigenza di fare una riforma
complessiva, a inizio legislatura, per rimediare alle storture di
questo sistema. La Cdl - ha concluso - tenta un colpo di mano per evitare
un dato elettorale che la vede clamorosamente perdente».
Dall’Udeur ai Verdi, da Prodi a Francesco Rutelli:
la linea apocalittica ha messo tutti d’accordo nell’Unione
(anche se non mancano i distinguo). Il Piacione
non ha voluto essere da meno del Professore nello strillare
al golpe: «Se non c'è materia per una battaglia
parlamentare - ha detto il leader Dl - e per parlare al
Paese della gravità di questa scelta che è un vero
e proprio colpo di mano della maggioranza, giudicate voi».
E il ruolo decisionale che sulla formazione delle
leggi, in democrazia, spetterebbe al Parlamento? «Se
c'è la volontà politica e soprattutto se
ci sono i parlamentari in aula si può approvare
la riforma», ha ricordato il presidente della Camera,
Pier Ferdinando Casini. Specificando che «la legge
elettorale era già calendarizzata: non c'è
quindi nessuna novità».
Di nuovo, ma fino a un certo punto, c’è la decisione
della sinistra di andare muro contro muro, stavolta
sino alle più estreme e imprevedibili conseguenze.
«Noi non accettiamo nessuna proposta della Casa
delle cosiddette libertà», ha intimato
il segretario dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto.
Nessuna concessione al dialogo da una sinistra che pure
sostiene di essere in largo vantaggio nei sondaggi. Prodi
ha scelto per tutti i toni più aspri, e se il leader
vero o presunto dello schieramento sostiene che «Berlusconi
cerca di falsificare le regole elettorali» è certo
che la tensione, in Parlamento come nelle piazze, rischia
di schizzare alle stelle.
La prima battaglia avverrà comunque in aula dove
i parlamentari dell’Unione hanno già pianificato
l’offensiva ostruzionistica contro la proposta di riforma
elettorale. «Abbiamo presentato 500 emendamenti
- ha annunciato il capogruppo della Quercia in Commissione,
Carlo Leoni - al testo messo a punto dal presidente Donato
Bruno. Appena arriverà il maxi emendamento annunciato
dalla maggioranza, ne presenteremo altrettanti...».
Da La Padania
14.09.2005
QUESTIONE
Dalle Lettere a Dagospia:
Un responsabile di Forza Italia l'altro giorno rispondendo
ad una intervista parlava di presunte mire di banche
estere di "proprietà ebraica" sugli istituti italiani.
Non so se è vero e mi interessa poco. Dopo queste
parole oggi si è scatenato il putiferio. Forza Italia
(che io non ho mai votato e mai voterò essendo di sinistra)
sarebbe antisemita, razzista e chi più ne ha più
ne metta. Ora io mi chiedo: ma la parola "ebreo" è vietata?
Perchè se io dico che ci sarebbero mire di banche estere
di "proprietà cattolica" o di "proprietà musulmana" sugli
istituti italiani credo che al massimo qualcuno mi smentirà
ma di certo non dirà che io sono "razzista". Ma gli ebrei sono innominabili?
- Carlo Tostari
QUESTIONE MORALE
Cosucce che si dimenticano, cosucce da ricordare.
Esattamente 10 anni fa, il 14 settembre 1995, il
PM veneziano Carlo Nordio inviava avvisi di garanzia
ad Achille Occhetto, Massimo D'Alema, Bettino Craxi
e all'ex vicepresidente nazionale della Lega delle cooperative
Luciano Bernardini. Nei capi d'imputazione si ipotizzava
il finanziamento illecito al Pci-Pds e al Psi, con
somme provenienti da una serie di illeciti: dalla bancarotta
fraudolenta pluriaggravata al falso in bilancio e alla
frode fiscale.
L’indomani su La Repubblica il direttore Eugenio
Scalfari commentava così:
“Il collateralismo tra movimento cooperativo
e partiti della sinistra esiste fin dalla fine
del secolo scorso ed è stato anzi un vanto
del socialismo italiano. Fin qui il procuratore
Nordio non dice nulla di nuovo nè di turpe […] Tuttavia,
il ribadire in un documento di giustizia una verità
storica e non controversa non è irrilevante ai
fini della pubblica accu-sa. Le Cooperative venete infatti
(ma presumibilmente tutte le Cooperative di maggior peso
industriale) partecipavano allo stesso patto scellerato
sulla base del quale è nata Tangentopoli, e il patto
si può defini-re sinteticamente come una sistematica
turbativa d’asta per quanto riguarda l’ampia e ghiotta
materia dei pubblici appalti. La documentazione e il testimoniale
raccolti da Nordio in proposito sono estremamente convincenti:
le Cooperative erano destinatarie di una percentuale di
circa il 20 per cento degli appalti banditi dalla pubblica ammini-strazione
e dagli enti locali, e il partito comu-nista vigilava affinché
questo patto - conclu-so con gli altri maggiori partiti nazionali
-fosse rigorosamente rispettato. Quando non lo era, i rappresentanti
del Pci nelle Regioni e nei Comuni ponevano il veto alla
gara, che in realtà era una gara truccata a beneficio
dei soliti noti; ma bastava che le percentuali pattuite fossero
ripristinate e il veto cadeva. […] Che cosa dobbiamo dedurre
da questa verità documentata dal procuratore di Vene-zia?
Semplice: che il Pci, nell’ambito del meccanismo consociativo
vigente nel decen-nio degli anni Ottanta, non soltanto lottava
per garantire lavoro e profitti per le Coope-rative e per se
stesso, ma così operando diveniva di fatto complice della
‘turbativa d’asta’ e quindi anche delle malefatte altrui. Beneficiario
in proprio di quel 20 per cento di appalti e complice dell’80 per
cento che andava a beneficio della Dc, del Psi e dello spicciolame
minore dei piccoli partiti”.
L’inchiesta sulle cooperative
rosse è proseguita per anni.
Il filone di minore era quello delle assunzioni
fittizie, con cui veniva garantita la pensione
agli esponenti locali del partito: gente che non
aveva mai messo piede nella cooperativa di cui figurava
come dipendente.
Il filone principale era invece quello degli appalti,
che le coop rosse edilizie truccavano con le
tangenti, e quello delle false liquidazioni, basato
sui finanziamenti pubblici italiani ed europei che
cooperative create ed avviate solo sulla carta incassavano
per poi essere dismesse in tutta fretta.
In tutti i casi emergeva un rapporto organico con
il PCI, per cui gli inquirenti lavorarono sull’ipotesi
che questo ne fosse il reale beneficiario, e
che quindi si trattasse di una forma indiretta di finanziamento
illecito al partito. Ciò venne provato a Rovigo
con i finanziamenti al giornale del Pci “La Risposta”,
un miliardo di lire in “pubblicità” (in realtà
inesistente) dall’imprenditore Donigaglia (il quale, interrogato,
spiegò semplicemente: “io ho finanziato il mio partito
perché sono comunista”). Quello però fu l’unico
caso pienamente provato: negli altri la prova non
è stata trovata. Che le cooperative abbiano pagato
tangenti è pacifico, è stato ammesso dai diretti
interessati. Ma le responsabilità sono rimaste relegate
in ambito locale.
Salvo nel caso dell’inchiesta sulla cooperazione
agricola. In quel caso gli inquirenti arrivarono
al vertice dell’ex PCI. Le "coop" ricevevano contributi
dalle Regioni e dalle banche, e i soldi venivano poi
“gestiti in proprio” (leggi: fatti sparire) da tal signor
Alberto Fontana. Il quale era stato piazzato lì
dal PCI, come risultava da una lettera del presidente
del Coalve che si lamentava con Occhetto della gestione “mafiosa”
delle coop agricole.
Alla fine i vertici ne uscirono indenni. Tangentopoli
deflagrò a dismisura perché tutti i dirigenti
dei partiti governativi “collaborarono”, cioè
cantarono; invece ogni volta che venne individuato un
responsabile Pci-Pds che aveva incassato dei soldi, quello
disse detto di averlo fatto “per sé”. Come Renato
Morandina, già candidato alla segreteria regionale
veneta del Pds, al quale la Fiat aveva versato 200 milioni
su un conto estero: quando a Milano scoprirono che i soldi
erano stati impiegati per la campagna elettorale, Morandina
disse che però il partito non lo sapeva… Insomma, i vertici
del PCI-PDS, per mutuare l’espressione usata da Di Pietro, si
erano “attorniati di persone che hanno saputo fare quadrato”
(o, per usare un’espressione alternativa, godettero di un’omertà
mafiosa pressoché inscalfibile). Alla fine, nel novembre
1998, Nordio, da sempre contrario a processi fondati solo sulla
cosiddetta prova logica (“non poteva non sapere”), chiese l’archiviazione
per D’Alema (privandosi così del piacere di chiedere
il rinvio a giudizio dio un Presidente del Consiglio fresco di
nomina), nonché di Occhetto e Craxi. La richiesta di rinvio
a giudizio riguardò quindi “solo” un centinaio di funzionari,
mentre con uno stralcio fu “passato” ad altre procure il dossier sull’immenso
patrimonio immobiliare delle coop rosse scoperto da Nordio, la cui
acquisizione era patrimonio assolutamente al di là delle
possibilità finanziarie delle cooperative così come dichiarate
nei bilanci, e che quindi non poteva essere stato acquistato che
con finanziamenti clandestini (destinati alle coop stesse o, più
verosimilmente, al partito).
…Così, tanto per non dimenticare proprio
tutto.
(ale tap, 14.9.05)
GLI SMEMORATI
L'Italia è proprio uno strano paese, manifesta
contro l'America quando l'America ricorda il suo
giorno peggiore. Io sono contro chi ha dimenticato:
gli anti-americani, i comunisti, i prodiani convertiti,
i vigliacchi, i verdi, i sindacati rossi, i giornalisti
leccaculo, la redazione del tg3, quelli del correntone,
quelli che non capiscono un cazzo, quelli che non hanno
mai capito un cazzo, i vetero-marxisti, i fascisti, gli anti-imperialisti,
i finti socialisti, i manifestanti socialmente utili,
i no global, gli intellettuali alla Tabucchi, Tabucchi stesso
con la sua noia, i caccia-caimani, Vauro, Nanni Moretti,
quelli di la7, Sandro Curzi, quegli altri con la testa triangolare
di Sky, il Manifesto, Giuliana Sgrena, le due Simone, i loro
sequestratori, al-Aqsa, i martiri elogiati da Arafat, i guardiani
della rivoluzione, Kim Yong Il, Bin Laden, AL-Zarqawi, Diliberto,
Cossutta, la falce e il martello, i resistenti anti-occupanti,
Zaccaria, Rampini, Mario Tozzi, Gino Strada, Maurizio Mannoni,
Katrina, Antonio Di Bella, Rula Jebreal, Lilli Gruber e Michele
Santoro, i t-70, i SAM-7 puntati contro di noi, l’imam di Torino,
il capo del centro culturale di Bologna, i tifosi del Livorno,
Michael Moore, gli anti-capitalisti, quelli che Katrina dipende
da Kyoto, i vari Pecorari Scani, Dominijanni Ida, i camionisti
gialli, gli scalda poltrone, Nunzio d'Erme, quelli che ci vogliono
male, certi bloggers con una simpatia che vi raccomando, Zapatero,
il signor Schultz Martin, Sergio Romano, Agnoletto, Casarini,
Don Gallo, Bianca Berlinguer, Fausto Bertinotti, vari manifestanti
con la barba da tagliare, chi marcia per farsi una canna,
chi si fa una canna e poi marcia, le bandiere rosse che hanno ucciso
100 milioni di persone (stima palesemente in difetto), Della Seta,
Gianni Minà, Chavez e Fidel Castro, le magliette del Che
e i morti che ha procurato in nome di quelle bandiere rosse, i
pacifisti alla Giuliani, gli estintori, i girotondini, i kamikaze,
“gli scudi umani” degli americani, i titoli dell’Unità,
i superlativi e l’etica del massacro sociale alla Violante, quei
giudici infallibili del resistere resistere resistere,
Vattimo, gli smemorati, Giorgio Bocca e le sue tipografie di Parma,
Hamas ed Hezbollah, Marco Rizzo, gli assassini di Baldoni…
(continua)
Da Watergate 2000
GINO BRAMIERI FOR PRESIDENT
Ieri sera ha fatto tappa a Verona il “TIR giallo”
con cui Romano Prodi si sta facendo campagna elettorale
(per le imminenti “primarie”… ma non solo) nelle
piazze di mezza Italia.
In realtà l’elemento peculiare della campagna
non è dato dal mezzo di trasporto utilizzato,
bensì dall’impiego di una sorprendete “formula
cabaret” che prevede che l’ex Presidente della Commissione
Europea si esibisca in gag da avanspettacolo a
fianco di comici e soubrette, inscenando, a beneficio
di militanti e simpatizzanti, una sua versione di
“superciro” o di “bulldozer”.
A Verona, l’onore di fargli da “spalla” è
toccato al comico Enrico Bertolino e alla “iena”
Victoria Cabello, già vee-jay di MTV. In effetti,
sempre meglio di Rutelli e Rosi Bindi…
Con Bertolino (che per l’occasione ha avuto
la delicatezza di non rispolverare la sua vecchia
battuta sulla faccia di Prodi che fa pensare
“a Braccobaldo da vecchio”) l’intesa si è rivelata
piuttosto buona: evidentemente i due hanno provato e riprovato
le battute. Il politico Bertolino: «Prof, le primarie
sono come le elezioni del capo boy scout: prima si vota
e poi si canta?». Il comico Prodi: «Sì,
ci sarà un vincitore e dietro canteranno tutti, anche
gli stonati». E così via.
Poi la volta di Victoria Cabello, che regala
a Prodi dei gadget da camionista: un cornetto
scaccia-sfiga da appendere allo specchietto, una
canottiera, un santino di San Cristoforo e un calendario
di donne nude. E giù risate.
E’ curioso che giornali e TV – men che meno quelli
orientati a sinistra - per ora non stiano dando
risalto a questa insolita impostazione della campagna
elettorale. In fondo, quante e quali cronache si
leggerebbero se il Berlusca avesse osato fare una campagna
elettorale di questo tenore, esibendosi nelle piazze,
chessò, con Massimo Boldi e Alessia Merz?
Chissà. Comunque, avendo il Cav. appena
annunciato che l’anno prossimo l’ “uno-contro-uno”
in TV all’americana si farà, possiamo
cominciare a sperare in una bella gara di barzellette…
ale tap. 12.09.205
Intorno all'11
settembre
Questa e' l'ultima notizia dal mondo dell'orrore:
Per i musulmani inglesi ricordare la Shoa'
e' offensivo quindi bisogna cancellare la giornata
che ricorda il genocidio degli ebrei.
Il governo britannico cosa ha risposto? Ha
forse detto: "voi siete matti da legare"?
No, tutt'altro, li giustifica e sta tergiversando,
alla fine li accontentera'. E' bastato un
attentato per mettere in ginocchio Londra, come
era accaduto a Madrid.
Dopo l'Inghilterra seguiranno altre nazioni
schiave dell'Islam e sara' il primo passo importante
verso la dhimmitudine e la fine della civilta',
perche' Memoria e' civilta', Memoria e' cultura.
Senza di essa torneranno le scimitarre e la
cultura islamica della morte, i kamikaze e il terrore.
I milioni di musulmani in Europa hanno un enorme
potere, il potere della paura, del terrorismo,
della prepotenza. Hanno fame di tutto e tutto
vogliono distruggere, come e' nel loro stile, per
prendere in mano la situazione nel senso piu' completo
e pericoloso del termine.
L'Europa gli da da mangiare quello che desiderano
nel tentativo di saziarli, dalle leggi
ai valori dell'occidente, e adesso l'Inghilterra
si prepara per prima a dargli in pasto la MEMORIA.
Un bel boccone, un ruttino e via! Risolto il
caso.
Altro che "We are not afraid" , se la stanno
facendo nei pantaloni!
Forza, accontentiamoli, cancelliamo il ricordo
della Shoa': Sei milioni di civili disarmati
, famiglie, bambini, anziani, prelevati dalle loro
case, messi sui treni bestiame e portati a morire nei
campi della morte tedeschi e polacchi.
Perche'? perche' ebrei.
Interi villaggi ebraici nell'Europa dell'est
evacuati e la gente fucilata davanti a enormi
fosse comuni.
Perche'? Perche' ebrei.
Nazisti e ucraini con aiutanti arabi hanno
sparato addosso alle persone nude nella neve
anche per tre giorni di fila come a Babi Yar.
Perche'? Perche' ebrei.
Ogni nazione europea ha consegnato i suoi ebrei
alla bestia nazista, vagoni interi di bambini,
solo di bambini, portati verso i forni crematori.
Migliaia di ebrei bruciati vivi all'interno delle
sinagoghe dove avevano tentato di rifugiarsi.
Perche'? Perche' ebrei.
Neonati venivano
dati in pasto ai cani, glieli gettavano vivi tra le fauci
sotto gli occhi delle mamme impazzite.
Perche'? Perche' ebrei.
Milioni di persone vaganti senza un rifugio
per le strade d'Europa, in attesa di essere catturati
e portati nelle camere a gas o a morire di fame,
di freddo e di malattie tra il fango dei campi della
morte.
Perche'? Perche' ebrei.
Milioni di ebrei, non perche' nemici , non perche'
armati e pronti a fare la guerra, no, milioni
di ebrei da annichilire perche' ebrei.
Operazione facile, molto facile perche' gli
ebrei erano gente, erano come voi, non avevano
nemmeno un tagliacarte per difendersi, erano persone
normali inoltre i 20 secoli precedenti la Shoa'
avevano preparato l'Europa ad accettare la distruzione
del popolo ebraico senza troppi problemi.
E senza troppi problemi sei milioni di ebrei
europei sono stati lasciati soli davanti ai forni
crematori.
Gli europei, con poche eccezioni presenti nel
Viale dei Giusti allo Yad va Shem di Gerusalemme,
hanno assistito al passaggio dei treni con indifferenza,
hanno visto sparire dalle scuole studenti e insegnanti
come fosse la normalita', hanno sentito i soldati
entrare nelle case per portare sui camion le famiglie,
senza reagire all'orrore.
Tutto questo e molto altro che non si puo' raccontare
perche' mancano le parole, non deve essere
ricordato come "tragedia esclusiva" del popolo
ebraico.
Lo chiedono i musulmani.
Giusto, dice il dhimmi inglese , ministro di
Bair, e subito propone di trasformare la Giornata
dell'Olocausto in "giornata del genocidio dei
popoli".
Perche'? Come perche', lo ordina l'islam e
tanto basta. Volete altre bombe? no e allora
sull'attenti e obbedite.
Altre tristi notizie stanno girando intorno
alla data dell'11 settembre.
Israele ha ammainato la bandiera nella striscia
di Gaza e durante la notte i palestinesi hanno
fatto il loro lavoro primario : hanno incendiato le
sinagoghe.
Come i nazisti. Gaza e' judenrein.
Il giorno prima, a Gaza, avevano rapito
Lorenzo Cremonesi ma erano nazisti buoni e
pare sia stato un festino stile "due Simone" a base
di aranciata e pasticcini e cocacola e frutta e discorsi
sui bambini.... quanti denti ha il tuo? non parlarmene,
il mio non ci lascia dormire la notte...e la cacchina come
la fa? .... Una pacchia insomma, quasi quasi vale la pena
farsi rapire da simili gentiluomini.
Infatti, dopo una pericolosa scivolata giornalistica
in cui raccontava come i musulmani dei territori
perseguitano i cristiani, ecco che oggi Cremonesi
e' tornato ad essere se stesso. La cocacola gli ha
fatto bene: i palestinesi sono ridiventati i
suoi tesori di sempre.
11 settembre 2001, cadono le Torri, 3000 persone
muoiono sciolte nel fuoco di Bin Laden. Sorprendentemente
e inesorabilmente incomincia la vera conquista
dell'Europa da parte dell'Islam. Doveva avvenire
il contrario invece la paura ha compiuto il miracolo
e oggi ministri di governi europei obbediscono alle
organizzazioni islamiche.
I media parlano
solo di musulmani e di quanto sono buoni e cari, quelli
cattivi, e' semplice, non sono musulmani e con questo
si taglia la testa al toro.
La Memoria e' destinata a bruciare anch'essa,
come i sei milioni di ebrei che ricorda e tutto
sara' cenere.
Su questa cenere trionfera' l'Islam.
Deborah Fait - informazionecorretta
Massima del giorno
La pace è certamente la situazione migliore.
Ma l'unica alternativa è la vittoria.
G.P.
(Visto che è l'anniversario dell'11
settembre 2001, c'è da pensare che una simile
massima piacerebbe a Bush).
MOLLICHINE
"Bush andrebbe fucilato per come ha gestito
l'uragano Katrina", ha detto il ministro
di un land tedesco. Urge Gestapo.
Vint G. Cerf, alto dirigente di Google, ha
ottenuto dalla sua società il titolo
di "evangelista capo". Ridicolo? No. Ridicoli
sono i poveri. I ricchi sono eccentrici.
Prodi: "Ricominciamo dalla giustizia sociale
e facciamo pagare le tasse a quel 40 per cento
degli italiani che non lo fanno". Un T.i.r. per
portare Prodi, un foglietto di bacio Perugina per il
suo programma.
Sciopero Sult. 33 voli annullati per Alitalia,
64 per il sindacato. Ma il doppio non faceva
66?
Fini partirà prossimanete con un T.i.r.
Visto come guida An, non gli bastava una
Smart? Sul secondo sedile c'era anche posto per il
cappotto.
Ucciso dai palestinesi, a Gaza, il cugino
di Yasser Arafat. "Era un corrotto, lo meritava".
Terrorizzato il 98,6% dei dirigenti palestinesi.
Abu Mazen: "Cattureremo gli assassini". In
questa vita o nell'altra, come si dice.
Saddam Hussein ha confessato qualche centinaio
di omicidi. E io che lo credevo innocente!
Sbloccata la trattativa con la Cina. In arrivo
tonnellate di reggiseni a prezzi stracciati.
Da poterne indossare due o tre invece di uno.
Prodi: "I problemi li affronteremo tutti prima,
elaboreremo un programma comune sottoscritto
da tutti". Ottimo. Anzi, ottimo se i verbi non
fossero sempre al futuro.
Un amico (Pierantozzi) mi scrive: Se Katrina
l'ha mandata Allah, lo tsunami nel Sud-est
asiatico l'ha mandato la Cia.
Chiuso il valico di Rafah nella Striscia di
Gaza. Meno male. Per i palestinesi di Gaza
Israele non esiste e superando il valico potevano
cadere nel vuoto.
Parla D'Alema e Alba Parietti l'ascolta seduta
in prima fila. Se non fosse in prima fila,
come si vedrebbe che ha accavallato le gambe?
Molti giudici non sono riusciti a tener segreti
gli atti dei processi, Colombo e Boccassini
tengono segreto da anni il fascicolo 9520/95.
Questione di classe.
Il governo su Bankitalia: "solo la Bce ha
potere di intervenire". La Bce: "Solo il governo
italiano ha il potere di intervenire". Hanno ragione
ambedue. Nel dichiararsi impotenti.
Assolti Colombo e Boccassini per l'affare
del fascicolo 9520/95. Il Pg aveva chiesto
la censura, i consiglieri di sinistra del Csm
l'applauso.
Mubarak rieletto con l'88,571 per cento dei
voti. Stalin l'avrebbe battuto di undici
punti.
Mubarak. Affluenza alle urne intorno al 20%.
L'80% degli egiziani è stato talmente
furbo da prevedere il risultato e non scomodarsi.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
Conservatori
liberali
<<... In tutto il mondo, dire destra vuol
dire conservatorismo. In particolare in Europa
e in America, vuol dire conservatorismo liberale.
Ora, l'aggettivo "liberale" da noi non provoca problemi: liberali
in Italia oggi sono soprattutto quelli che non lo
sono mai stati e che il liberalismo lo hanno sempre combattuto.
Il sostantivo "conservatore" dà invece sospetto
e fastidio a tanti, anche fra di noi, tanto che può
accadere di sentire qualcuno dire che noi, in realtà,
siamo la vera sinistra, con una inconscia attribuzione di
nobiltà culturale a tutto ciò che viene dalla sinistra.
Invece noi dovremmo rivendicarlo, il sostantivo "conservatore".
E cerco di spiegare perché.
Il conservatorismo liberale non è un ossimoro
giornalistico, né una formula da equilibri
politici di Palazzo. È una rispettabile e vecchia
dottrina politica con tanto di autori insigni, di opere
celebri, di leader politici. La signora Thatcher ne era
un esempio. Il presidente Bush ne è un altro esempio.
I cosiddetti "neo-conservatori" un altro esempio ancora.
In questa dottrina, l'aggettivo "liberale" mette l'accento
sull'autonomia degli individui, sul primato dell'individuo-persona
rispetto allo Stato, sulla libertà della società
civile, sugli ideali di libertà da estendere a tutti.
Si tratta di quella parte della dottrina che, in politica,
porta alle liberalizzazioni, alla sussidiarietà,
alla competizione, al libero mercato, alla libertà
di ricerca, alla riduzione della pressione fiscale,
allo Stato non invasivo, eccetera.
Il sostantivo "conservatore" integra tutti questi
princìpi e queste politiche e li mette assieme
in una cornice: la tradizione. Questo della tradizione
è un concetto fondamentale, perché la tradizione
è la fonte della nostra identità. Ed è
un concetto quasi sempre trascurato dai liberali, mentre
invece è sempre stato al centro dell'attenzione
e delle politiche dei popolari, dei cattolici, dei democratici
cristiani. Anche se si guarda dentro Forza Italia, si
vede che la componente cattolica è quella più attenta
alla questione dell'identità. "Moderato" di solito
non vuol dire nulla, ma su un punto i moderati hanno ragione
ad invocare la moderazione: sul fatto che dobbiamo essere
prudenti, cauti, moderati, appunto, nel cambiare la nostra
natura identitaria. La questione dell'identità si può
mettere in questi termini. Perché noi siamo noi? In
che cosa siamo diversi dagli altri? Qual è la nostra
autocoscienza? La risposta è questa: noi siamo noi perché
siamo figli della nostra tradizione. Quale tradizione?
La risposta è questa: la tradizione giudaico-cristiana.
Inutile, miope
e anche rischioso girarci attorno. L'ho detto tante
volte. Noi discendiamo da tre colline: il Sinai, il
Golgota, l'Acropoli. E ci si siamo formati in tre
capitali: Atene, Gerusalemme, Roma. Dopo, sono successe tante
cose, abbiamo imparato tante lezioni, ci siamo mescolati,
ora con violenza ora pacificamente, con tanta gente. Il risultato
è che siamo meticci: meticci per razza e meticci
per cultura. Ma questa è una banalità. È
un fatto storico elementare e incontrovertibile.
Ciò che non è banale e non è elementare
è una domanda, che invece molti vogliono ignorare,
esattamente come - pressoché gli stessi - avevano
voluto, a loro dànno, ignorare la posta in gioco
al referendum. E cioè: a questo nostro meticciato,
per razza e per cultura, dobbiamo far corrispondere anche
un'identità meticcia, cioè indistinta, cioè
generica, cioè debole, cioè vaga, cioè,
alla fine una non identità? Oppure possiamo e dobbiamo
attribuirci un'identità ben definita? ...>>
Dall'intervento
di Marcello Pera al convegno di Gubbio (clicca qui per il testo completo), 10 settembre 2005
Sull'informazione
di regime (!)
<<Alla prima puntata del nuovo debutto, venerdì
9 settembre, “Confronti” di Gigi Moncalvo è diventato
subito un caso. Con la scusa di parlare dell’esclusione
di Vittorio Sgarbi dalle primarie del centrosinistra
(argomento che peraltro la puntata non ha nemmeno quasi
sfiorato...), Moncalvo ha invitato il direttore di
“Libero” Feltri e lo stesso Sgarbi e per più di mezz’ora
hanno sparato a zero sulla leadership Berlusconi e sulle sue
capacità stesse di guidare un governo.>>
Da Articolo 21
on line
Radicali, la lunga
marcia verso nessuno sa cosa
Ancora non si evince a che
punto siano le trattative fra socialisti (Sdi e parte
del Nuovo Psi) e radicali per raggiungere un'intesa politica
e programmatica, almeno su alcuni punti condivisi.
Ultimamente ho sentito alcuni esponenti radicali
lamentarsi dei tentennamenti della propria controparte.
Con assoluto realismo non posso che rallegrarmi di tali
tentennamenti. Sarebbe ora, infatti, che davanti alle continue
e ripetute titubanze altrui anche ai radicali venisse qualche
dubbio sul proprio appeal. Un appeal che, siamo onesti, è
andato calando negli ultimi anni, nonostante avesse avuto
un picco sensazionale con il successo della Lista Bonino alle
europee del 1999. Da allora però è
cambiato il mondo, è cambiata l'Italia, in buona parte anche
gli italiani e sono cambiati perfino i radicali. Pare tuttavia
che il cambiamento "radicale", quasi senza accorgersi degli
altri, abbia teso a sbilanciare gravemente l'equilibrio delle tre
"elle" che caratterizzano il movimento, ovvero: liberalismo,
liberismo e libertarismo. Sembra che oggi il libertarismo
vagamente anticlericale (anticattolico?) sia diventato il
primo perno dell'attività politica radicale (o dovrei dire
pannelliana?) mettendo in un angolo liberalismo e ancor più
il liberismo. Una scelta forse inconsapevole, dettata sempre
più dall'autorevole pervasività di un pannellismo
che in pochi, all'interno del movimento, possono permettersi
di criticare, ma che invece deve essere superato per non
perdere, oltre a questo importante treno, anche il senso profondo
dell'identità liberale e liberista radicale. Tantopiù
che oggi è proprio di liberalismo e di liberismo innovativo
che l'Italia ha bisogno, lo sanno tanto i moderati del centro sinistra
che quelli del centrodestra. Ormai, invece, l'unico dirigente radicale
che affronta spinosi temi economici, ponendoli al centro del dibattito
sul futuro del nostro paese è Benedetto della Vedova,
ad altri sembra invece più importante un referendum sull'eutanasia.
Cerchiamo d'intenderci, io non voglio sminuire l'importanza
delle battaglia civili radicali, della necessità di
liberalizzare anche la morale di Stato di questo paese, ma a 25
anni e solo qualche lavoretto che mi permette di guadagnare qualcosa,
il mio primo pensiero non è certo rivolto a Papa Ratzinger
o alle "menate" culturali del Foglio e di Agnoli, ma piuttosto alla
speranza che i mille gessi che legano questo paese siano sciolti
da una buona miscela di riforme di stampo liberista. Se con i socialisti
s'intende dialogare lo si faccia proprio su questi temi e non
partendo dalla comune laicità; quella, a parte offrire
ottime sponde alle lagne di Mastella, non credo possa rappresentare
la base credibile per un progetto politico comune. Ci si rivolga
invece al liberalismo socialista che in Italia, nonostante il terrore
di Mani Pulite, è sopravvisuto fra mille difficoltà.
Si stimoli lo Sdi su argomenti come le riforme del mondo
del lavoro (penso ad esempio ai contratti nazionali o all'abolizione
degli ordini professionali), sulla politica fiscale, su quella
energetica, su quella estera. Siano questi i temi del confronto,
non altri. E' su tali questioni che si misura il tasso di
liberalismo dei soggetti con cui si cerca un'intesa, pungolando
e magari rompendo pure le palle (in perfetto stile pannelliano),
cercando di scoprire quanti sono i liberalsocialisti
che hanno la tessera dello SDI o del Nuovo PSI. Non dico che
incontrarsi su argomenti simili possa essere facile, ma certamente
darebbe tutto un altro spessore al progetto e senza dubbio
attirerebbe l'attenzione di molti, tanto all'interno dell'Unione
che della Casa delle Libertà. Sarebbe il modo migliore
per spendere il proprio impegno. Richiederebbe tuttavia
non solo una tensione verso gli altri, ma anche grande attenzione
verso se stessi. Anche il radicalismo ha infatti bisogno di
guardarsi allo specchio, per scoprire se il suo volto ricalca
solamente i tratti di Giacinto Pannella detto Marco, oppure
se è pronto a lasciare che il pannellismo continui ad essere
uno dei solchi importanti della propria identità, ma
senza esaursi in esso. Soltanto se la seconda di queste ipotesi
si dimostrerà vera ci sarà un futuro per il radicalismo
italiano, altrimenti, accordi o meno, proprio il movimento
liberale, liberista e libertario morirà delle proprie
ingessature.
Da L'Opinione, articolo
di Tommaso Ciuffoletti
Notizie interessanti
da Israele
Ve lo ricordate Tuvia Grossman? La sua foto e'
stata la prima apparsa sui giornali di tutto
il mondo all'inizio della guerra scatenata da
Arafat cinque anni fa e la bugia raccontata su quella
foto e' stata la prima di una infinita serie di
menzogne diffuse dalla propaganda palestinese e bevute
con naturalezza e semplicita', come fossero il Verbo
Divino, da tutto il mondo occidentale.
la foto mostrava il primo piano di Tuvia, ebreo
americano, con il volto sanguinante e in lontananza
si vedeva un soldato israeliano che correva
verso di lui col manganello in mano.
La didascalia sotto la foto diffusa dall'Associated
Press diceva " Un poliziotto israeliano e un
giovane palestinese ferito"
Quella foto e' stato l'inizio di tutto, da la'
e' incominciata la demonizzazione scatenata
contro Israele dalla macchina propagandistica nazipalestinese
basata sulle menzogne quotidiane raccontate a raffica
con la certezza matematica che tutto il mondo vi
avrebbe creduto ncondizionatamente.
Cosi' e' stato.
A quella foto e' seguito il caso di Muhamad al
Durra ammazzato dai palestinesi, la cui morte
e' stata immediatamente addebitata agli israeliani.
Semplice e facile, incredibilmente vincente
come e' sempre stata vincente ogni menzogna sugli
ebrei, dal Medioevo ad oggi.
Vabbe', si potrebbe legittimamente pensare che
non siamo piu' nel 1500 e che il mondo moderno
dovrebbe tenere in considerazione anche le ragioni
degli ebrei, cioe' di Israele, cioe' di chi e' stato
aggredito mentre trattava la pace.
Pensarlo sarebbe legittimo ma sbagliato perche'
tutto il fronte filo-nazi-arabo-palestinese
e' schierato, a prescindere, contro lo Stato Ebraico,
fa parte della tradizione dell'odio.
Con quelle due foto, (quella di Al Durra e' diventata
addittura un'icona per tutti i filonazipalestinesi,
i partiti delle nazisinistre ne hanno
fatto un poster da attaccare al muro nelle sezioni sparse
per l'Italia, accanto a Marx e Lenin), ai palestinesi
non serviva nient'altro per vincere la guerra
mediatica.
Quei due falsi hanno riconfermato al popolo della
morte la simpatia di sempre mentre su Israele
si e' riversato come un fiume in piena l'odio di sempre
, un odio feroce, cosi' feroce da risvegliare senza
problemi l'antisemitismo in ogni angolo d'Europa, che dico,
in ogni angolo del mondo.
Tuvia e'
stato fatto passare per un povero palestinese colpito
a sangue dall' orco israeliano.
Solo in seguito si e' saputa la verita': Tuvia
era in un taxi a Gerusalemme quando un gruppo
di teppisti palestinesi gia' in rivolta per ordine
del raiss lo ha tirato giu' dall' auto e linciato.
Quel soldato col manganello in mano stava correndo
a salvarlo.
Fu ricoverato ferito gravemente , quasi in fin
di vita e in seguito, guarito, e' ritornato
negli USA dalla sua famiglia.
Oggi Tuvia ha fatto l'alyia'.
E' tornato in Israele per restarci " Per me
e' una benedizione", ha detto, una benedizione che
Tuvia condivide oggi con altri 199 giovani ebrei
americani.
"Lascio alle mie spalle il luogo dove sono cresciuto
ma torno nella mia patria. La cosa grandiosa
e' che condivido questo miracolo con tante altre
persone di posti differenti ma che sentono tutti
di tornare a casa, in Israele".
Benvenuto, Tuvia!
Sui giornali israeliani altre interessanti notizie
ci hanno riportato davanti agli occhi un nome che speravamo
di non dover mai piu' leggere :
Arafat!
C'era una volta un uomo cattivo e degenerato
che aveva tentato di distruggere Israele, che
aveva distrutto il Libano e che aveva ridotto alla barbarie
la popolazione palestinese.
Un uomo malefico e corrotto che ha ucciso, fatto
uccidere, creato guerre e terrorismo, che ha
derubato riducendo alla fame la popolazione
che lui dominava e che lo seguiva assetata di sangue.
Questo uomo, alla fine di una vita degenerata,
e' finalmente morto, marcio nel corpo come e'
sempre stato marcio nell'anima, morto di AIDS.
La notizia finora sussurrata non ha meravigliato
nessuno in Israele...quei pochi che ne parlano,
il pensiero del malvagio che ci ha perseguitati
per 40
anni e' stato rimosso come si rimuove un cancro,
sorridono amaramente: "nu? che novita!"
Tutti sapevamo che l'uomo malvagio era un
pederasta, non era un pettegolezzo.
La seconda persona di questa orrenda famiglia
a finire sui giornali e' Moussa Arafat, cugino del
raiss, ex capo di un sacco di cose palestinesi, ultima,
la "sicurezza". Il cuginetto e' stato ammazzato
insieme al figlio ventinovenne.
Dicono fosse un violento e un corrotto, cioe'
un capo palestinese verace verace e un
degno componente della famiglia degli Arraffa-t.
Viveva in una villona sontuosa protetta
da scagnozzi armati fino ai denti ma non e' stato
un problema catturarlo per altri scagnozzi altrettanto
armati e mandati non si sa.....da chi....
Trascinato in strada e' stato ammazzato come
un cane: e' il metodo palestinese per togliersi
dai piedi chi sta sulle spese e non serve piu'.
Il cugino Yasser ammazzava con piu' stile, lui
i suoi nemici li faceva buttare giu' dai tetti, in
silenzio e di notte, e i suoi amanti sparivano nel nulla.
Aveva una reputazione da salvare lui, mica scherzi,
se no come faceva a prendere tutti per i fondelli e ad
andare a sbaciucchiare colle sue labbrone umidicce
e sputacchianti e gli occhi da serpente tutti i grandi
del mondo omaggianti ai suoi piedi.
C'e' da rabbrividire al pensiero del rischio
corso dai giovani pacifisti innamorati di lui,
quelli che andavano a trovarlo quando era prigioniero
al Mukata, a Ramallah. Andavano la', ricordate, e
lui, affettuoso , se li abbracciava, se li sbaciucchiava
da tutte le parti, se li accarezzava mentre loro, colle
lacrime agli occhi, sventolavano come tanti idioti le
bandierine palestinesi.
Poi i giovani e i vecchi pacifisti uscivano
piangenti, disperati di vedere il loro idolo ridotto
a prigioniero del boia Sharon e ai microfoni
dei giornalisti vomitavano contro Israele le offese
piu incredibili, scrivevano su internet lettere
strappacuore sulle povere vittime palestinesi e sui
perfidi israeliani.
Non vorrei dire, soprattutto non vorrei spaventarli
ma io, al posto loro, andrei di corsa
al primo ospedale per una visitina di controllo...non
si sa mai....l'AIDS non perdona....
Deborah Fait - informazionecorretta
n.d.a.: Onde evitare strumentalizzazioni e spiacevoli
fraintendimenti desidero chiarire che la definizione
di pederasta e' stata fatta intenzionalmente
per differenziarla da omosessuale
che niente ha a che vedere con la prima. - Deborah
Fait
PERCHÉ DIFENDERE
FAZIO
Ci sono frasi che tutti amano ripetere, perché
fanno fare bella figura. Una di queste è quella
attribuita a Voltaire: "Non sono d'accordo
con te, ma darei la vita per permetterti di esporre
la tua opinione". Frase che si può così
tradurre: non basta permettere agli altri di fare ciò
che vogliono quando ciò che fanno ci piace, bisogna
farlo soprattutto quando non ci piace. È questo il
rispetto della libertà, è questa la democrazia.
Nello stesso modo non bisogna difendere i diritti di
un cittadino perché ci è simpatico ma perché
i diritti del cittadino sono sacri indipendentemente
da chi ne è in concreto portatore.
In questi giorni il Governatore della Banca d'Italia
fa le spese della conversazione ed occupa
le prime pagine di tutti i giornali. È oggetto
d'un 98% di critiche e d'un 2% di difese. E poiché quando
si è in due contro novantotto è facile
essere accusati d'essere scemi o in mala fede, val la
pena che chi scrive queste righe illustri il senso della
propria tesi.
1)
Fazio è una di quelle persone di cui, per anni,
non è stato lecito dire male. Insieme
con Ciampi, col Papa e con altre icone sociali,
è stato pregiudizialmente al di sopra di ogni
commento malevolo. Le stesse critiche che lui rivolgeva
ad altri - nientemeno che al Governo e al Parlamento
- venivano accolte con umiltà dagli interessati
e con tripudio dall'opposizione. Tutto questo è
stato sufficiente perché il suo semplice apparire
potesse provocare l'orticaria. Non c'è nessuno che
sia infallibile. Non c'è nessuno che dica solo parole
mirabili e sagge. Infinite volte le parole delle massime
autorità civili e religiose sono vuota retorica
e pura demagogia. Perché inchinarsi a Fazio, dunque?
Al suo apparire era dunque normale che tutti i sensi
fossero all'erta e il cervello pronto alla critica.
2) Un secondo
motivo d'antipatia per Fazio è l'enormità
del compenso ricevuto per le sue prestazioni. Che un dirigente
sia pagato una montagna di soldi da una società
privata - come avvenne per Iacocca che salvò la Chrysler
- non è cosa che ci riguardi. Ogni privato dei suoi
soldi può fare quello che vuole. Soprattutto perché
in tanto li spende in quanto sia convinto di spenderli
bene. Ma per un funzionario pubblico questo non vale. Non
si sa mai se è giunto al suo posto per meriti o per raccomandazione,
per mercanteggiamenti politici o per chiara fama. Per questo,
bisognerebbe tenere le paghe dei massimi dirigenti entro
limiti ragionevoli, non da satrapi. Invece il Quirinale ci
costa largamente di più di quanto non costi agli Stati
Uniti la Casa Bianca, gli eurodeputati italiani sono fra i
più pagati e i semplici deputati, perfino quelli regionali,
economicamente stanno benissimo, grazie. Il Governatore della
Banca d'Italia, quanto a lui, ha la seconda paga del mondo
- dicono - dopo il governatore di Hong Kong. Non si potrebbe largheggiare
un po‚ di meno, col denaro dei contribuenti? Né ci sarebbe
da temere la defezione dei grandi cervelli: gli uomini non agiscono
solo per denaro, agiscono anche per ambizione. Non ci sarà
mai penuria di candidati, per le poltrone più alte. Nemmeno
se, come è avvenuto più volte negli Stati Uniti, passando
al servizio dello Stato si guadagnasse meno di ciò che si
guadagnava prima: un nome per tutti, McNamara.
3) Un terzo motivo
d'antipatia per Fazio è il suo essere
cattolico praticamente. Non un cattolico che si dice
tale per non urtare la sensibilità di nessuno:
quell'uomo è veramente uno che va a messa ogni
domenica, che ha una figlia suora, che mantiene la sua
posizione contro venti e maree perché "ha la coscienza
tranquilla". Uno che deve rispondere solo a Dio e a se
stesso. E questo è lo schema dell'integralismo.
L'integralista - musulmano, cattolico o comunista che
sia - vi ascolta con cortesia, se riesce a rimanere cortese,
ma sa di perdere tempo. È già in possesso di
una verità incontrovertibile che le vostre parole
non potranno mai scuotere. Perfino le leggi, il buon
senso, la storia e l'esperienza hanno punte smussate, contro
di lui. È ein fester Burg, un castello fortificato.
È spaventoso.
4)
Di Fazio - ma non è colpa sua - dà anche
fastidio l'inamovibilità.
Voluta per sganciare la Banca d'Italia dal potere dell'esecutivo,
essa comporta un rischio inevitabile: che
chi ne sia investito, non dovendo temere nessuna ritorsione
nemmeno dopo decenni, usi male il suo potere. Inoltre
l'età e l'arteriosclerosi giocano brutti tiri. Insomma
il Papa ha escluso dal Conclave i cardinali al di sopra
degli ottant‚anni e il Governatore dev'essere ritenuto lucido
e capace anche a novant‚anni. Non basterebbe assegnargli
un lungo termine, tale da superare una legislatura, o perfino
(di poco) due legislature? In questo modo, in caso di scontro,
egli potrebbe sperare in un diverso avviso del subentrante
governo. La carica a vita, dopo l'esperienza del primo e del
secondo Nerone, è sconsigliabile.
5) Infine Fazio
è antipatico fisicamente. Ha l'aria polverosa
e flaccida di chi non fa sport, non solleva
un peso da un chilo, non ha bisogno di piacere o di essere
gradevole perché è il capo. Non conoscendolo
personalmente è impossibile dire se sia arrogante,
ma ha l'aria di chi si trattiene dall'esserlo, che
è una forma ancora più sottile e più urtante
di arroganza.
Tutto ciò posto, è chiaro perché
ci si può sentire irritati quando si è accusati
di difendere Fazio per chissà quali
motivi. Il personaggio non è affatto simpatico ma
va difeso semplicemente perché non è seriamente
accusato di nulla, né civilmente né penalmente.
È quel cittadino di cui parla la Costituzione quando
dice che nessuno è colpevole fino a che non sia intervenuta
sentenza passata in giudicato.
Se le leggi attuali non sono buone, se esse non
tutelano il paese da un ipotetico Governatore
nocivo, si cambi la legislazione e solo dopo, in
base ad essa, lo si rimuova. Ma a termini di legge. Non
a termini di ciò che desiderano Repubblica
e il Corriere della Sera.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it -
9 settembre 2005
CAZZULLO IN TIR
Ma senti senti l'Aldo Cazzullo! Nell'inserto settimanale
del Corriere il nostro tiene una mezza pagina di commenti
e questa settimana - parte il giallo-tir di Prodi
- c'ha dato dentro. Insomma, della serie: "facite
'a faccia feroce".
Infatti, con la scusa di tirare le orecchie a Gino
Strada che, dal suo punto di vista, s'era permesso
di dire che <<Prodi e Berlusconi sono varianti
dello stesso piatto>>, eccolo agitarsi e riscrivere
la summa dell'antiberlusconismo di maniera - dal monopolio
dell'informazione TV al Dell'Utri mafioso - da contrapporre
alla verginità luminescente del povero Prodi "che non
controlla neppure Europa" (quotidiano della
Margherita, n.d.r.) e che, al posto di Previti, c'ha
Arturo Parisi...
Smemorato il Cazzullo! A proposito di luminescenti
verginità, ho appena finito di leggere un libretto
(praticamente introvabile, titolo: "Corruzione ad Alta
Velocità - Viaggio nel governo invisibile" di
F.Imposimato, G.Pisauro, S. Provvisionato
con la prefazione di Emanuele Macaluso; editore Koiné)
dove si vanno a raccontare le eroiche imprese di Romano
Prodi in Iri ed in Nomisma tra appalti-consulenze-tangenti-mafia-camorra.
Una chicca: nel 1998 Prodi, allora
inquisito dalla Procura di Milano (pm Geremia, giudice
Eduardo Landi), fu salvato da una legge ad personam
che aboliva il reato di abuso in atti d'ufficio, di cui era
imputato...
cp, 8 settembre 2005
FAZIO E IL CALCIO DELL'ASINO
Ogni volta che qualcuno propone ad un altro un gesto
nobile da cui trae un'utilità c'è da essere
allarmati. Chiunque può dire quanto sia nobile
fare la carità agli indigenti, ma non il mendicante:
nel suo caso è normale pensare che sulla convinzione
morale prevalga l'interesse. Del resto le favole - da Esopo
in poi - sono piene di personaggi che cercano d'imbrogliare
il prossimo con qualche paroletta dolce.
Tutti coloro che continuano ad indicare a Fazio quanto
sia bello, commendevole e utile al paese che si dimetta
- e lo giudicano testardo perché non lo fa - non
sembrano diversi dal cacciatore che borbotta tra i denti,
spazientito: "forza, coniglietto, sii gentile, esci dal cespuglio,
che ti faccio la festa!". Se già oggi, senza avere
le prove di sue violazioni di leggi o regolamenti, molti
invocano la scomparsa di questo Governatore, che cosa direbbero
mai, domani, dopo averla ottenuta?
L'espressione "il calcio dell'asino" nasce forse
da una favola di La Fontaine, "Le lion devenu
vieux". Il leone morente riceveva colpi e morsi
da tutte le bestie che un tempo aveva dominato ma taceva:
si lamentò però amaramente quando fu l'asino,
ad attaccarlo. Nello stesso modo, immaginiamo che Fazio
renda omaggio, nel suo cuore, a Tremonti, che ha chiesto
le sue dimissioni quando era un'icona intoccabile, ma disprezzi
la canea urlante. Dopo le dimissioni potrebbe aspettarsi un
riconoscimento? Qualcosa come: "Ecco un uomo innocente che si
sacrifica per il bene comune, per il buon nome della Banca d'Italia
e dell'intero paese"? Certamente no. Se i suoi critici già
lo giudicano colpevole e lo condannano senza prove, che cosa mai
direbbero, interpretando le sue dimissioni come un‚ammissione
di responsabilità? I calci degli asini sarebbero innumerevoli.
Rimane il problema di sostanza: Fazio è colpevole
di qualcosa o innocente? Ammettiamo che sia colpevole.
Molta gente a questo punto direbbe: che si dimetta e
chieda scusa. Bello e nobile, certo. Ma contrario al nostro
ordinamento giuridico. In Italia non tocca all'accusato
presentarsi volontario al boia, sta all‚accusa provare
la responsabilità. Nel processo giurano i testimoni
e giurano i periti ma non giura l'imputato perché per
difendersi ha anche il diritto di mentire senza essere spergiuro.
Con quale coraggio si può dunque chiedere a Fazio di
andare contro se stesso?
Qualcuno dice: stante l'altezza
della sua carica e la quantità di privilegi goduti,
ha doveri etici che non ha il ladro di polli.
Tesi nobile ma sbagliata. Proprio perché il Governatore
ha un'alta carica è normale che, come del resto
i suoi critici, sia meno morale di un qualunque pensionato.
Diceva qualcuno (John Acton): "Il potere tende a corrompere
e il potere assoluto corrompe al di là di ogni
redenzione". Essendo quella del Governatore una carica a vita,
essendo egli inamovibile e disponendo di un potere pressoché
privo di controlli, è irrealistico pretendere che
si comporti da santo, andando oltre i doveri del normale cittadino.
Tutti i governanti, inclusi i più biechi dittatori,
si sono sempre riempiti la bocca di amore del popolo, di
passione per il bene comune, di lendemains qui chantent
(un meraviglioso futuro). Invece è un grande progresso
degli ultimi secoli il fatto che, almeno nell'Occidente civile,
le lotte per il potere non si svolgano con pugnalate alla schiena
e avvelenamenti. Bisogna contentarsene.
Quanto a Fazio, che si dimostrino una buona volta
le sue responsabilità e lo si incrimini. Oppure lo
si lasci in pace. Può perfino darsi che, fra qualche
mese, disgustato, si ritiri. Per il resto, la discussione
è stucchevole e forse dipende dal fatto che in estate,
salvo qualche incidente aereo, le notizie scarseggiano.
Non vorremmo che Fazio fosse il "serpente di mare" del 2005.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 8 settembre
2005
Espulso Bouchta «l'imam
di Torino»
L 'imam di Torino Buiriqi Bouchta, è stato
espulso questa mattina, su decreto del ministro
dell'Interno Giuseppe Pisanu, ed è stato caricato
su un volo verso il Marocco. L'espulsione sarebbe
stata eseguita in base al decreto del ministro dell'Interno
per ragioni di sicurezza nazionale. Bouchta, che
a Torino era proprietario di macellerie, è stato
prelevato dalla sua abitazione intorno alle 4 di stamattina
dalla Digos e condotto all'ufficio immigrazioni, dove gli
è stata notificata la revoca del permesso di soggiorno.
Quindi l'uomo è stato accompagnato all'aeroporto
di Milano Malpensa, dove intorno alle 10.30 è stato
imbarcato su un volo con destinazione Casablanca, Marocco.
Massima del giorno
Personalmente, come trattato filosofico di base,
uso la favola dei vestiti nuovi dell'imperatore.
G.P.
MOLLICHINE
Follini
(5/9/05) ha detto che "l'Udc non farà nulla per far
vincere Prodi". Si limiterà a far perdere la Cdl.
Il quotidiano del Kuwait Al Siyassa:<<il terrorista
Katrina è uno dei soldati di Dio>>. Ecco
un foglio che parla anche più chiaro di Vittorio
Zucconi!
Prodi attacca sulla Cina: il governo non se ne cura
e non ci va. Replica: ci sono andati tizio, caio
e sempronio. Prodi: Sì, ma Berlusconi?
Replica: c'è andato con te! I comici sono indignati
per la concorrenza sleale.
Casini e Follini dicono
che stanno con <L'Italia di mezzo>. O è
che la mettono in mezzo?
Assolutamente tutti contro Fazio e non si capisce
bene perché oggi e non prima. Come si fa a non
parteggiare per uno così?
Follini rilancia sul proporzionale "con premio di
maggioranza". Rilancia. Ma le fiche le ha o è
che gioca a credito?
Benzina a 2.650 lire al litro. Dicono che il petrolio
è un regalo di Allah agli arabi. Sarà.
Ma non che gli abbiamo fatto?
Tre ragazze provocano un incendio bruciando una
cassetta delle lettere, a Parigi. E che dovremmo fare,
noi, col nostro servizio postale?
Siniscalco ha ragioni "personali ma fondate" per
chiedere le dimissioni di Fazio. Fazio ha ragioni "personali
ma fondate" per non darle.
Bouriqui Bouchta, l'imam di Torino ora espulso, predicava
nella moschea e gestiva una macelleria. La teoria
e la pratica.
Elezioni in Egitto, grande incertezza. Vincerà
Hosni Mubarak o Mubarak Hosni?
Esplosione a Gaza, morte 4 persone: "Un errore nel
confezionamento di un ordigno". Come un incidente
di caccia, insomma: l'ordigno era destinato
agli ebrei.
L'imam di Torino addestrava i musulmani all'arte
del karate dicendo "bisogna essere pronti a difendersi".
Nel caso qualcuno li avesse picchiati col naso sul
pugno chiuso.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
Promemoria: L’11
settembre si avvicina.
Immancabili fioccheranno dai media le litanie
di tutto quanto sta “andando storto” nella politica
estera che gli USA hanno adottato successivamente
al tragico massacro di quattro anni fa.
Tanto per prepararsi in modo “bilanciato” all’impatto
di questo tsunami, si consiglia la rilettura dell’elenco
di quanto è, invece, andato a buon fine.
L’elenco lo trovate nel bell’articolo di Christofer
Hitchens uscito a maggio ma ripescato all’uopo dal
Weekly
Standard per il numero
monografico di questa settimana.
Eccolo:
“(1) Il rovesciamento del Talibanismo e del
Baathismo, e l’evidenziazione di alcuni collegamenti
molto significativi tra le due componenti di questa
alleanza in stile Hitler-Stalin. Abu Musab al Zarqawi,
che dall’Afghanistan aveva traslocato la sua attività
in Iraq prima dell’intervento della coalizione,
si era persino preso la briga di denominare la sua organizzazione
“Al Qaeda in Mesopotamia”.
(2) La conseguente resa della Libia di Gheddafi
per quanto riguarda le armi di distruzione di massa
– una resa che non è stata offerta a Kofi Annan
o alla UE, ma a Blair e Bush.
(3) Il conseguente smascheramento della attività
della rete di A.Q. Khan che trasferiva illegalmente
tecnologie nucleari a Libia, Iran, e Korea del
Nord.
(4) Il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite
che una propria riforma è necessaria
ed anzi è anche in ritardo; nonché lo smascheramento
degli intrecci paracriminali all’interno dei dirigenti
ONU.
(5) La vile ammissione da parte del Presidente
Chirac e del Cancelliere Schröder, allorché
messi di fronte a prove inconfutabili delle violazioni
truffaldine ed occulte dei trattati internazionali da
parte dell’Iran, che nemmeno questo li sposterà dalla
loro posizione neutralista (c’era da aspettarselo, dopo
il caso dell’Iraq)
(6) L’accertamento dell’avvenuto disarmo da parte
dell’Iraq, reale e non basato sulla semplice parola
di un autocrate psicopatico.
(7) Gli immensi guadagni ottenuti dalla più
grande minoranza non dotata di stato sovrano in tutta
la regione – I Curdi – e l’effetto contagioso
di questo esempio per altri Stati.
(8) Il correlato incoraggiamento per I movimenti
democratici nella società civile egiziana,
siriana, e ancor più per quella del Libano,
che ha riottenuto la propria autonomia;
(9) La morte violenta e ignominiosa di migliaia
di infiltrati seguaci di Bin Laden in Iraq e in Afghanistan,
e la prospettiva concreta che questo risultato
vada incrementandosi.
(10) L’addestramento e rafforzamento di migliaia
di militari americani nella battaglia contro le
forze dell’assolutismo e del nichilismo, il che di
certo tornerà utile in futuro”.
Scusate se è poco.
(ale tap, 6.9.05)
Nucleare. Non saranno riattivate Borgo Sabotino e
Garigliano ma...
Il signor Guido Possa,
sottosegretario all'istruzione con delega alla
ricerca scientifica, non è certamente uno
sprovveduto ed, evidentemente, tirato per la giacca da
destra, centro ed anche da manca la sua dichiarazione,
o proposta?, l'ha sparata. E per certi versi non proprio
grossa. Facciamo a capirci e tentiamo di mettere ordine
nelle carte che ha smazzato disordinatamente sul tavolo.
Quando ha parlato di possibilità di riattivazione,
sic et simpliciter, degli impianti elettronucleari
di Borgo Sabotino e del Garigliano nell'arco di
tempo di soli sei anni ha detto una castroneria
tanto per creare rumore o, molto più seriamente,
per aprire una "vera" discussione sui costi di produzione
dell'energia elettrica. Non può infatti ignorare
che l'obsolescenza degli impianti già in essere
ed in corso di smantellamento impedisce la loro riattivazione.
Nella piana del Garigliano osta poi il fatto che
la zona è stata dichiarata altamente sismica mentre
gli impianti in essere non hanno caratteristiche di antisismicità
rispondenti alle ultime normative.
Fin qua tutto vero e nulla da eccepire.
La possibilità invece è che il signor sottosegretario
voglia intendere ben altro: ovvero che si
debbano sfruttare i siti ove sono già allogate
le vecchie centrali per edificarvi NUOVI impianti che
si basino sulle ultime tecnologie e che soprattutto rispondano
ad affidabili criteri di antisismicità. E
non si creda che la non eccessiva telluricità della piana
del Garigliano costituisca un grave ostacolo ove solo si pensi
al Giappone, nazione fortemente sismica, che si avvale per
la produzione di energia elettrica di ben oltre cinquanta
impianti a combustibile atomico.
Per concludere Guido Possa, ribadiamo sottosegretario
all'istruzione con delega alla ricerca scientifica,
se non ha detto una vera e propria castroneria
ha ignorato, o finto di ignorare, quello che, nel caso
il progetto venisse preso seriamente in considerazione,
è il vero ostacolo alla sua realizzazione: l'accettabilità
dello stesso da parte delle popolazioni circostanti i siti.
E dopo quello che è successo a Scanzano Jonico,
ci viene da ...ridere.
Michele Ciorra
LE ANTINOMIE ITALIANE
Alberto Ronchey è un giornalista serio e,
sul "Corriere", propone una riflessione seria.
I politici si accapigliano su molte cose e la maggior
parte di esse sono di poco o di nessun interesse
per i cittadini. I problemi importanti invece sarebbero
il sommerso, o lavoro nero che dir si voglia, il debito
pubblico, il finanziamento del rilancio e delle opere pubbliche
(tassazione delle "rendite"?), gli scioperi e l'immigrazione.
E Ronchey conclude : "Dov'è la politica?".
La risposta più semplice si trova nella storia
della filosofia. Per secoli essa si è
interessata di Dio, del problema della conoscenza,
del fondamento dell'etica e insomma di metafisica.
Poiché però non ha trovato soluzioni universalmente
accettate, alla lunga quei problemi li ha accantonati
(chi si occupa oggi del problema della conoscenza?) e
Kant ha addirittura assestato loro un colpo mortale, dichiarandoli
insolubili (le "antinomie").
Fatte le debite proporzioni, si può dire che
questo corrisponde a ciò che avviene nel nostro
Paese. Se il problema importante è insolubile,
maggioranza e opposizione si dedicano a problemi
minori. In filosofia si è passati da ambiti che riguardano
tutta l'umanità, esiste Dio? ad ambiti personali:
Io personalmente, chiede l'esistenzialista, come
devo vivere? In politica ci si occupa di quisquilie, di
beghe personali, o, al massimo, di sapere quando ritirare
un paio di migliaia di uomini dall'Iraq. Nessun partito
può fare miracoli, come è facile vedere, proprio
seguendo i punti indicati da Ronchey.
- Il problema del sommerso dipende contemporaneamente
dal carattere degli italiani, poco inclini
a sentire il dovere fiscale, dalle tasse troppo
alte pretese dallo Stato e dalla sua incapacità di riscuoterle.
Chi può cambiare il carattere degli italiani in
quattro e quattr'otto? Chi può rendere efficace
la macchina fiscale?
- Il debito pubblico è talmente grande che
per ripianarlo gli italiani dovrebbero non consumare
nulla e versare interi i loro stipendi allo Stato
per anni. Neanche a parlarne.
- Se si toccano le "rendite" si scontentano i cittadini
e si fanno fuggire all'estero i capitali importanti.
L‚Italia è un paese di risparmiatori. Se
ne parla dunque per demagogia, ma quando si fa sul serio
ci si va con i piedi di piombo.
- Gli scioperi sono irrefrenabili per due ottime
ragioni. Se cerca di limitarli il governo di centro-destra
si becca l'accusa d'essere fascista e di violare
la Costituzione. Il governo di centro-sinistra invece
non ha interesse a limitarli perché le organizzazioni
sindacali lo sostengono e si moderano. Vicolo cieco.
- L'immigrazione infine: perché una popolazione
si accorga veramente del problema bisogna che
il gruppo allogeno raggiunga all'incirca l‚8%. In Italia
ne siamo ancora lontani e questo permette a parecchia
gente di essere generosa e idealista, magari a spese
degli altri. Misure efficaci, per non dire drastiche, solleverebbero
un mare di critiche.
In conclusione, non potendo salvare l'Italia,
i politici cercano di salvare se stessi e il loro
partito. Per il resto, ciascuno per sé e Dio
(se c'è) per tutti.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it -
6 settembre 2005
Un ponte per… i resistenti iracheni
“Appello per il rilascio
dei visti d’ingresso ad alcuni esponenti dell’opposizione
irachena.” Hanno atteso il giorno dopo il più
grave massacro dei terroristi sunniti e saddamiti ai danni
dei pellegrini sciiti per buttare giù la
maschera di nostalgici ex fiancheggiatori del passato
regime. Però lo hanno fatto. “Un ponte per..”, con
raro sprezzo del grottesco chiede infatti al governo italiano
di rimangiarsi il provvedimento con cui, sacrosantamente,
il ministro degli Affari esteri Gianfranco Fini alcuni
giorni orsono aveva vietato l’ingresso a una mezza dozzina
tra fiancheggiatori della resistenza irachena ed ex uomini
di Saddam Hussein. Quelli che la ong di Fabio Alberti chiama
eufemisticamente “alcuni rappresentanti dell’opposizione
irachena” e che il campo antimperialista a sua volta definisce
in un documento “i seguenti Alti rappresentanti della società
civile irachena” (cioè l’Ayatollah Sheikh Jawad al
Khalesi, leader del Iraqi National Foundation Congress;
Ayatollah Sheikh Ahmed al Baghdadi; Salah al Mukhtar, già
ambasciatore iracheno in India; Sheikh Hassan al Zargani,
Portavoce internazionale del movimento di Muqtada al Sadr;
Mohamad Faris, Comunista patriottico iracheno; Ibrahim
al Kubaysi, fratello del segretario dell’Alleanza Patriottica
Irachena, arrestato dagli americani il 4 settembre 2004),
sono notoriamente gente che predica l’odio contro gli anglo
americani e che definisce “resistenza” i massacri di civili prevalentemente
iracheni in atto da mesi. Notare che l’unico sciita noto invitato
è un rappresentante dell’unico movimento sciita che fino
a poche settimane fa usava il terrorismo come forma di lotta
politica. Esattamente come i sunniti di al Zarqawi e le bande armate
dei saddamiti (ex grandi amici di “Un ponte per…”). Inutile quindi
fare finta di non capire: la ong delle due Simone chiede all’Italia
di rimangiarsi il divieto di ingresso per gente che potrebbe tranquillamente
essere annoverata quantomeno tra i fiancheggiatori di chi rapì
le due ragazze il 2 settembre dell’anno scorso. Inutile precisare
che la ong figura anche tra i promotori della marcia farsa per la
pace da Perugia e Assisi il prossimo
11 settembre e probabile ospite il 2 ottobre a Chianciano del
cosiddetto campo anti imperialista. Ecco il testo della lettera:
“In democrazia il ruolo dell'opposizione è altrettanto rilevante
che quello del governo. Impedire la espressione delle opinioni
equivale quindi a negare la stessa democrazia. Gli esponenti
politici invitati in Italia per partecipare ad una conferenza pubblica
sono parte, in alcuni casi significativa, della opposizione
politica irachena. In Iraq la politica di divisione ha portato
prima a elezioni e poi a una costituzione non riconosciute da
tutto il popolo, e criticata per questo in ogni parte del mondo.
Il risultato è oggi una grave spaccatura del Paese che potrebbe
degenerare in guerra civile che aggraverebbe la guerra attualmente
in atto. Alcuni degli invitati sono firmatari di un appello con
il quale un largo arco di forze di opposizione irachene chiedono
la fissazione di un calendario per il ritiro delle truppe straniere
e proponevano al governo transitorio l'avvio di un "dialogo
nazionale" per porre fine alla violenza. Impedire di partecipare
agli iracheni invitati, sotto la pressione di alcuni deputati
statunitensi, non aiuta la riconciliazione nazionale, necessaria
in Iraq perchè ci possa essere piena sovranità,
pace e democrazia. La costruzione della pace comprende la disponibilità
al dialogo e all'ascolto ed il riconoscimento di legittimità
a tutte le parti politiche.Non è questo l'impegno che
ha preso il Governo italiano? In questa prospettiva ci auguriamo
che il Governo italiano comprenda l'errore che farebbe negando
il visto e riveda la sua posizione.” Insomma le elezioni di gennaio
sono una frasa e la costituzione appena emanata non è riconosciuta
da tutti. In compenso i metodi stragisti e nazisti dei sunniti invece
quelli sì che vanno reclamizzati in un sano convegno dove la
libertà di parola dovrebbe venire usata per mettere sul banco
degli imputato gli stati occidentali che hanno osato rovesciare il
tiranno. Bella roba. Chi ha firmato finora? L’elenco completo non poteva
non cominciare con il (n)eurodeputato Vittorio Agnoletto della sinistra
unitaria europea. Leggi no global. Seguono Albino Bizzotto di
Beati i costruttori di Pace, Alessandra Mecozzi, Responsabile
Ufficio Internazionale Fiom-Cgil, Anna Pizzo di Carta Antonio Bruno
del Forum sociale del ponente genovese, Ciro Pesacane, Forumambientalista,
Fabio Alberti di “ Un ponte per...”, principale delle due Simone,
il forumdelteatro.org, Francesca La Forgia , Franco Russo, Gianpaolo
Silvestri, responsabile dei Diritti Civili dei Verdi, Lisa Clark
di Beati i costruttori di Pace, Luciano Muhlbauer, Consigliere regionale
della Lombardia, Marco Berlinguer di Transform , Maso Notarianni di
PeaceReporter.net, Maurizio Gubbiotti di Legambiente, Pierluigi Sullo
di Carta, Piero Bernocchi leader dei Cobas, Piero Maestri di Guerre&Pace,
Raffaele K. Salinari di Terre des Hommes, Raffaella Bolini dell’
ARCI, Renato Di Nicola di Abruzzo Social Forum e i Sincobas. Proprio
una bella foto di gruppo, simile a quelle delle vignette di Giorgio
forattini all’epoca della guerra del golfo del 1991 quando si vedevano
i sinistri, i destri e i cattolici marciare uniti sotto l’indimenticabile
striscione in iracheno - romanesco: “giù le mani dar valoroso
Saddam”.
L’UCOII
Un caso parallelo a quello di “Un ponte per..” riguarda
l’ineffabile segretario dell’Ucoii Hamza Piccardo,
che se non esistesse bisognerebbe inventarlo.
Magari prima di arrestarlo per il suo appoggio dichiarato
al terrorismo iracheno, “purchè islamicamente corretto”.
Intervistato dal “Foglio” Piccardo ieri si è
prodotto in acrobazie linguistiche degne della sua ambiguità.
Prima ha ridotto il proprio ruolo a quello di capo
corrente interna all’Ucoii, deresponsabilizzandosi
da segretario, poi ha dato dimostrazione di quanto esatte
siano state le parole di Magdi Allam che lo accusava
di “dissimulazione”, cioè di “taqya”, istituto
islamico del Medioevo che ai gioni nostri significa
semplicemente dire una cosa e farne un’altra o predicare
bene e razzolare male. Di fatto Piccardo si nasconde
dietro l’errore di Blair di nominare il suo degno compare,
anzi Fratello, musulmano, Tariq Ramadan nella consulta
inglese per il dialogo con l’Islam. Quindi può vantarsi
con il “Foglio” di avere le stesse idee di Ramadan limitandosi
“come lui” a sostenere
la resistenza irachena e quella palestinese senza
mai chiamarle terrorismo. Poi per somma paraculaggine
prende le distanze da al Zarqawi che sarebbe “un provocatore”
e da Hamas quando colpisce i civili. Resta da chiedergli a
Piccardo, che con le parole gioca a biliardo, chi sarebbero le
vestali resistenti di cui lui custodisce l’ortodossia anti
americana e anti israeliana. Visto che le modalità con
cui vengono fatti gli attentati sono nel 99,99% dei casi quelle
a parole deprecate.
Da L'Opinione, articolo
di Dimitri Buffa
LO SCONFORTO A TUTTO TONDO
Le persone normali sono
abituate a capire o, almeno, a capire perché non
capiscono. Nel caso del comportamento dell'Udc - di Follini,
di Casini - si dubita invece del proprio intelletto.
In diritto si distinguono fatti e atti. I fatti
sono meri accadimenti naturali, gli atti sono
comportamenti umani volontari che possono comportare
conseguenze giuridiche. Se qualcuno ha mal di
testa non c'è modo di sapere perché l'ha e perché
a un dato momento smette d'averlo. Una cosa è certa:
il mal di testa non è un soggetto che vuol far del male
o inviare un messaggio: è un fenomeno fisiologico.
Un fatto. Viceversa un attentato terroristico non è
un fenomeno della natura. È un gesto volontario.
Come se il terrorista dicesse: il messaggio in questa busta
si compone di poche parole ma non l'avreste letto se non
ci avessi messo sopra il francobollo della morte di qualcuno.
Questo è un atto[1].
I discorsi politici sono precipuamente atti, dal
momento che la parola è per se stessa ed
essenzialmente messaggio: perciò è lecito
chiedersi che senso hanno gli appelli di Follini e di Casini.
Se l'Udc fosse un passeggero a bordo di una nave, che diamine
significherebbero le sue appassionate richieste di vaghi
cambiamenti, di imprecisate discontinuità, ecc.?
Una persona di buon senso le chiederebbe: la rotta è
sbagliata? Se sì, ci dica perché e qual
è quella giusta. Il capitano va cambiato? Bene, ci
dica perché sta sbagliando, chi dovrebbe sostituirlo
e che cosa dovrebbe fare. Ma questo non avviene, sicché
o il discorso di quei politici è delirante o siamo
diventati tutti cretini. Essendo ambedue le ipotesi improbabili,
bisogna cercare un senso a questa assurdità.
I discorsi ufficiali a volte non sono comprensibili
perché non sono destinati al grande pubblico
ma agli altri politici. Come esiste un gergo della
malavita, dove la neve è la droga e la madama è
la polizia, esiste infatti un gergo della politica. Ma in
questo caso persino i politici, per esempio Bondi, chiedono
pubblicamente chiarezza: che cosa intende dire, Follini?
che cosa chiede Casini? Purtroppo, anche la domanda di
Bondi in fondo suscita perplessità. Realmente non
capisce o finge di non capire e chiede delucidazioni per
indurre la controparte ad uscire allo scoperto?
I giornalisti hanno fatto l'ipotesi che l'Udc remi
per la sconfitta della Cdl per poi tornare
al potere nel 2011. Con quale coalizione si vedrà.
Questa ipotesi è strampalata. Non solo per la sua
intrinseca e machiavellica immoralità - visto che
intanto l'Udc nella Cdl rimane - ma perché, secondo
il grande giornalista Alistair Cooke, "in politica sei mesi
sono l'eternità". Sei anni sono dunque un'eternità
moltiplicato dodici. Pianificare qualcosa a così lungo
termine è come stabilire a che età andrà in
pensione un bambino di tre anni. E non si dimentichi che gli
eventuali patti con altri politici dell'opposizione non valgono
la carta su cui sono annotati (e non firmati).
È sconfortante, per chi tiene per la Cdl, vedere
quanto sia sgangherata e risibile la coalizione.
È sconfortante, per chi tiene per l'Unione,
vedere che essa non ha un programma e rischia di scoppiare
alla prima necessità di prendere posizione. Infine è
sconfortante che il partito dei moderati, cioè di
coloro che in linea di principio mettono pace e buon senso
nella politica, si dimostri semplicemente "sfascista".
Se lo sconforto è a tutto tondo, è segno
che l'Italia merita questa politica.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 4
settembre 2005
[1] Al passaggio è
forse il caso di osservare che un attentato non rivendicato
da nessuno, come la strage di Bologna del 1980,
è assurdo: perché può attribuirselo
chi non l'ha commesso, lo si può attribuire a finalità
magari opposte a quelle del reale attentatore, ecc. Un attentato
non rivendicato - invece di dare la stura a mille ipotesi
e a mille dietrologie - dovrebbe essere trascurato
e magari inserito, come statistica, negli incidenti stradali.
MOLLICHINE
La Malfa sostiene che "non sussistono elementi per
una censura dell'operato di Fazio", ma chiede
che si dimetta. Se sussistessero, chiederebbe la decapitazione?
Follini: le alternative a Berlusconi? Esiste "un
ampio campo di possibilità": perdere con
Casini, perdere con Follini, perdere con Formigoni...
Berlusconi: "Se penso a qualcuno dell'altra parte
seduto al tavolo con Putin, Bush o Blair, francamente
mi sento male". Brutta cosa, le crisi di gelosia.
Volevano tenere la notizia segreta ma si è saputa
lo stesso: Oriana Fallaci ha concesso un'udienza
al Papa.
Il segretario Udc: "La premiership non è né
un tabù, né un sacrificio". È solo
una carica che lui vorrebbe.
Follini su Berlusconi: "Un altro leader lo troviamo".
Anybody but?
Mastella lancia il "Patto di Telese" con Rutelli
e Follini per evitare "questo bipolarismo malato".
Meglio morto.
Per il disastro di New Orleans, Vittorio Zucconi
ha parlato di "vendetta della natura". Ovviamente
sua mandataria.
Mastella racconta d'aver favorito un amico e che
questi s'è presentato chiedendo: "Quanto devo?"
"Nulla", è la risposta. È lecito dubitare
del finale, non delle premesse.
Berlino dedica una strada a Rudi Dutschke (il '68!).
Cioè al ruggito dei bambini.
Mario Segni starebbe per fondare ancora un Partito.
Se ha perplessità per il nome, si può suggerire
P6, P7, P8 o quello che è. Servirà anche
per il futuro.
Marco Rizzo ospite sullo yacht di 43 metri di Cecchi
Gori, tanto grande da non potere essere ormeggiato.
Cose da capitalisti. Meglio godersele a spese altrui.
De Michelis: Terzo polo "ipotesi possibile se l'Udc
si staccasse dalla Cdl". No: se ci potesse essere
un polo sull'equatore.
De Michelis chiede a Follini
discontinuità non nella leadership ma nella
politica. Se vuole farsi capire solo da lui, perché
non gli telefona?
Al Qaida rivendica gli attentati a Londra. Tutto
costa sempre più caro ma le rivendicazioni
rimangono gratuite.
Marina Ripa di Meana, a Venezia, estremamente "conspicuous"
per una "mise" incredibile. Una volta si
faceva notare per la sua bellezza.
Musharraf: il Pakistan riconoscerà Israele dopo
la nascita dello Stato palestinese. Sappiamo anche
la data che vorrebbero i pakistani: le calende
greche.
Sgarbi insiste sui pretesi rapporti sessuali (e
pretesi favori) tra il ministro Urbani e Ida De Benedetto.
Uno scandalo? Un miracolo piuttosto. Chi se l'aspettava,
da Urbani?
A Parigi sono comparsi dei distributori automatici
di libri (25 titoli, 2 al pezzo). Nel caso la spesa
precedente, al distributore dei preservativi, si
rivelasse inutile.
Gianni Pardo
LA REAZIONE AL DOTTOR X
Come è noto, l'opposizione
reputa che in Italia si siano fatte parecchie leggi
ad personam. Per aiutare Previti, Berlusconi
e chissà chi altri. Se fosse vero, sarebbe
piuttosto grave. Berlusconi, Andreotti e chissà
quanti altri invece reputano che in Italia si sia fatto
un uso partigiano e scorretto della giustizia, per
fini di battaglia politica. Se fosse vero, sarebbe piuttosto
grave. Ora ipotizziamo che ambedue le affermazioni siano
vere e vediamo che cosa se ne deduce.
La corporazione dei giudici fruisce d'un potere
immenso. Sull'ordine d'un magistrato di fresca
nomina un galantuomo può improvvisamente essere
arrestato, messo in galera e rimanerci magari per
qualche mese, fino a che non sia dimostrato che è
innocente. Che si tratta d'un caso d'omonimia o semplicemente
che è stato calunniato da un delinquente. Questo potere
spaventoso ha una sola giustificazione: la buona fede.
Per quanto possa fare soffrire il prossimo, se crede di
fare il proprio dovere e di proteggere la società, il magistrato
è giustificato. Ma che cosa bisogna dire, nell'ipotesi
che egli eserciti questo potere allo scopo di danneggiare
qualcuno? S'immagini che un giudice abbia il sospetto che
il signor Tizio sia l'amante della propria moglie. Parlando
con il pentito Caio butta lì: "E che mi dice del signor
Tizio?" A questo punto Caio mangia la foglia e dice: "Io non
ci ho mai avuto a che fare, ma Sempronio mi diceva che era in buoni
rapporti col capo dei capi. Sempronio è morto, poverino, ma me
ne parlava come d'una cosa sicura". A questo punto l'inquirente
spicca mandato di cattura, interroga Tizio in carcere dopo averlo
tenuto parecchi giorni in isolamento e infine, se non lo rinvia a
giudizio, lo libera mesi dopo. Tutto regolare. C'è una traccia
di reato (l'imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa);
sotto il verbale c'è la firma - anche se screditata - d'un
pentito e infine il "libero convincimento del giudice" è un
dogma insuperabile. Che sia in buona o in mala fede, che il suo
"libero convincimento" derivi da stupidità, fanatismo,
spirito di vendetta, non conta nulla. Se reputa che sia il caso d'arrestare
qualcuno, nessuno può dirgli nulla. Ovviamente, si può
sperare che il caso d'un simile giudice sia una rara eccezione:
ma ne esiste la possibilità tecnica e, purtroppo, qualche
esempio storico. I radicali hanno fatto di tutto, a suo tempo,
per ottenere che il magistrato fosse almeno chiamato a rispondere
delle sue decisioni in caso di colpa grave e un referendum gli
ha dato entusiasticamente ragione: ma nessuno è mai stato
punito o chiamato a pagare i danni.
Il giudice che usi il suo potere
per fini personali (o anche in obbedienza alla propria
paranoia) è una grossa mina vagante. E che cosa
può fare la società per difendersene? Non molto,
quasi nulla. Tuttavia, mentre il singolo è disarmato,
può avvenire che il potere esecutivo e il potere
legislativo si difendano con le armi che hanno: "Caro X, tu
mi arresti e mi tieni in galera per motivi politici, io faccio
una legge in base alla quale tutti i giudici il cui cognome
comincia per X non hanno più il potere di arrestare di nessuno".
Si sconfina nel grottesco ma la tesi è seria: alla distorsione
del potere giudiziario per fini politici può rispondere
la distorsione del potere legislativo per fini di legittima difesa.
Sempre nella nostra ipotesi ioci causa, cioè
tanto per scherzare, si giungerebbe ad una sorta
di colpo di Stato: come i militari approfittano
della forza dell'esercito per prendere il potere,
i giudici utilizzerebbero decreti e sentenze per i loro
fini politici e i politici utilizzerebbero i loro poteri
per neutralizzare i magistrati. In questo concorso di
colpa per giunta sarebbe più grave il crimine dei magistrati,
visto che gli altri potrebbero invocare la legittima
difesa. Per fortuna stiamo parlando di un caso teorico,
inimmaginabile in Italia. Noi abbiamo una magistratura
della cui imparzialità nessuno dubita.
Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it
PER QUALCHE COLLEGIO IN
PIU'
di Arturo Diaconale da
L'Opinione
Ad Angelo Panebianco, che gli
aveva chiesto idee, Marco Follini ha risposto
parlando di fatti. Cioè citando tutti risultati
positivi raggiunti dal governo grazie al contributo
ed al condizionamento determinanti dell’Udc. E condendo
la rivendicazione dei meriti del proprio partito nell’attuale
legislatura con la richiesta di una tassazione delle rendite
finanziaria e con la ripetizione delle critiche alla leadership
di Silvio Berlusconi. Non so se Panebianco risponderà
al segretario dei centristi. E, data l’evidente volontà del
“Corriere della sera” di “pompare” i centristi di Follini
in funzione anti-berlusconiana, non riesco ad immaginare
cosa si potrà inventare il professore bolognese per salvare
capra e cavoli, la propria dignità di autorevole commentatore
e la linea politica del giornale su cui scrive. Ma non ci
vuole molto per immaginare che se Panebianco non avvertisse
sul collo il fiato corto di Paolo Mieli si divertirebbe un mondo
a dimostrare che alla richiesta di esporre una sola idea Marco
Follini ha risposto esibendo il vuoto più assoluto. Non
è una idea la tassazione delle rendite finanziarie, non
è una idea la giaculatoria su “impresa, famiglia, Mezzogiorno”
e non è una idea la critica ai monarchi che sono provvisori
e si credono indispensabili. L’acqua calda, infatti, non è
una idea innovativa. E da chi non pretende non solo di scalzare
il Cavaliere ma di mandare all’aria l’intero sistema bipolare
maggioritario per ritornare al vecchio sistema proporzionale,
ci si attenderebbe di più che l’imitazione delle ricette finanziarie
della sinistra, la riesumazione del vecchio assistenzialismo
democristiano degli anni ’70 ed un antiberlusconismo datato
metà anni ’90. Ci si aspetterebbe, in altri termini, qualche
risposta legata al problemi dell’attualità. Che sono
quelli di trovare il sistema di creare le ricchezze prima di
pensare di redistribuirle, di trovare il modo di riconvertire
quella fetta di industria manifatturiera nazionale che non riesce
a reggere la concorrenza nell’era della globalizzazzione
e, per quanto riguarda i monarchi, di trovare un sostituto possibile
e credile di quello in carica prima di pensare alla sua destituzione.
Da chi chiede più centro per meglio governare il paese,
in sostanza, si dovrebbe pretendere la dimostrazione concreta
che questo centro merita sul serio di tornare ad assumere il ruolo
di forza primaria e trainante del governo nazionale. Fino ad
ora Follini non è stato in grado di fornire questa dimostrazione.
Non sembra avere in mano la ricetta per far uscire l’Italia dal
declino, sa solo mettere insieme le vecchie ricette fallimentari
del passato senza neppure sforzarsi di adeguarle al tempo presente
e non ha un nome credibile alternativo a quello di Berlusconi,
cioè un nome che invece di lacerare la Cdl riesca a tenerla
unita almeno come ha fatto fino a questo momento il Cavaliare.
Non c’è alcuna soddisfazione nell’indicare le difficoltà
dell’Udc nel fornire queste risposte. Anzi, c’è il disappunto
di dover registrare che neppure la forza politica che ha messo
in mostra più vitalità negli ultimi mesi riesce ad essere
all’altezza della situazione ed imprimere il colpo d’ala indispensabile
non tanto alla Cdl quanto al paese. Ma è chiaro che fino a quando
non ci saranno queste risposte il movimento dell’Udc dovrà essere
considerato solo per quello che è. Non una operazione
politica ma una semplice manovra elettoralistica. Per qualche collegio
in più.
Sgarbi a Sgarbi
Povero transfuga, povero voltagabbana,
poveroVittorio Sgarbi. Succede che i partiti del
centrosinistra, valutando la sua autocandidatura,
hanno stabilito che non potranno essere ammessi alla
tornata coloro che - nell'ultima legislatura - hanno
militato nelle fila della Casa delle Libertà.
Dunque, l'ex sottosegretario ai Beni Culturali
non potrà partecipare alle consultazioni Primarie
attraverso le quali il prossimo 16 di ottobre gli
elettori dell'Unione sceglieranno il candidato-premier
della coalizione in vista delle Politiche del 2006.
Una prece.