ARCHIVIO SETTEMBRE 2005

NOTICINA PERSONALE
Ci sono tentazioni che non si rischiano. Per esempio, per un uomo risolutamente eterosessuale, l'omosessualità. Ma se ne possono ipotizzare di sempre più allettanti, fino ad arrivare a quelle mitologiche, come quella della bellissima sconosciuta che si offre per una notte d'amore prima di partire per sempre per l'Australia. È il massimo? No. Il massimo della tentazione, cui spesso non resistono neanche i santi (e a fortiori i profeti), è quello di affermare: Ve l'avevo detto! E purtroppo chi qui scrive un santo non è.
Cominciamo dalla notizia. Secondo il Corriere della Sera del 22 settembre, pagina 25, nella clinica universitaria di Miami, il 12 luglio u.s. è stata operata dall'équipe coordinata dal prof.Camillo Ricordi la signora Antonella S, quarantaquattrenne di Novara, ammalata dall'età di quattordici anni di diabete insulinico (dieta ferrea, controlli frequentissimi, tre iniezioni al giorno): mediante un "trapianto di cellule staminali pancreatiche associate a staminali prelevate dal midollo osseo", la signora è stata guarita e da tempo è tornata nella sua casa di Novara.
Come si vede, mentre in Italia la ricerca sulle cellule staminali (non sappiamo se anche quelle del midollo osseo) sono oggetto di mille limitazioni, fin quasi a rendere attività un terreno minato, altrove, se il risultato sarà confermato e si dimostrerà ripetibile ad libitum, si è andati tanto lontano da guarire il diabete. Ebbene, che cosa aveva scritto il signor nessuno sottoscritto, il 29 novembre 2004? Ecco le precise parole: "Se le esperienze sulle cellule staminali potessero condurre a guarire l'umanità dal diabete, anche se la Svizzera e l'intera Europa le vietassero per i prossimi vent'anni, in un paese o nell‚altro gli scienziati continuerebbero a cercare. Semplicemente perché, il giorno in cui ci riuscissero, diventerebbero famosi. Il loro paese poi, fosse pure il Burkina Faso, dovrebbe costruire nuovi aeroporti per accogliere i diabetici che vanno lì a farsi guarire. Immaginiamo infatti che questa notizia sarà stata letta con estremo interesse da tutti i malati della stessa malattia.
È facile essere profeti quando si può scommettere sull'interesse che ciascuno ha alla propria salute. Ma se la profezia era banale, come mai i mille moralisti che cercano di fermare il cammino della scienza medica non si sono accorti che combattano una battaglia persa in partenza, in una guerra che non vinceranno mai? Se non si è riusciti a fermare Galileo, che si occupava di astronomia, come si può sperare di fermare chi un giorno potrà guarire il diabete e forse fare alzare dalla loro sedia a rotelle centinaia di migliaia di persone paralizzate?
Chi scrive non è certo un modello di moralità e per questo gioisce della notizia. Infatti nel suo abisso d'immoralità una cosa reclama a gran voce: il diritto d'avere pietà per chi soffre.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 


Shana' Tova'





SONO PASSATI CINQUE ANNI
Sono passati  cinque anni dall'inizio della guerra che ha colpito Israele il 29 settembre del 2000.
Una guerra fatta di ondate quotidiane di terrorismo scatenato da quel mostro tanto amato e venerato dalle sinistre del mondo occidentale: Yasser Arafat.
In cinque anni abbiamo subito 26.259 attentati, abbiamo avuto 1.060 morti ammazzati, per lo piu' civili fatti esplodere negli autobus e nei bar o nei supermercati e  6.089 feriti che stanno ancora soffrendo negli ospedali  e nelle loro case e che non riavranno mai piu' indietro la loro vita.
Sopravvivere a un attentato significa passare il resto della vita su una sedia a rotelle o essere sfigurati dal fuoco e dai chiodi che gli assassini mescolano ai candelotti. Significa comunque restare per sempre colpiti nell'anima  e non riuscire piu' a pensare ad altro che alla paura e al passato perche' il futuro non esiste piu', bruciato dal fuoco della bomba umana.
 Questo periodo infernale e' stato il risultato delle generose offerte di  pace fatte  da Ehud Barak, sotto pressione di Clinton che voleva beccarsi il Premio Nobel colla svendita di Israele...."se l'hanno dato ad Arafat che vuole distruggerlo figurarsi se non lo daranno a me che voglio solo venderlo" , avra' pensato. Purtroppo il suo amico gli ha rotto le uova nel paniere e ha fatto scoppiare la guerra.  
La paura  di essere defenestrato,  la pace non vuole mostri ma  persone di buona volonta' e in grado di fare politica, ha spinto Arafat, acclamato dal popolo, a fare l'ennesimo tentativo  di annientare Israele e prendersi tutto, sicuro che i fratelli arabi lo avrebbero seguito in questa impresa. E cosi' ancora una volta il fu-rais se la prese in saccoccia perche' i fratelli arabi, piu' furbi di lui, rimasero ai margini del conflitto limitandosi a finanziarlo, come, del resto, a sua vergogna, faceva l'Europa. 

Abbiamo passato questi cinque anni non solo con l'incubo del terrorismo ma con il peso spesso insopportabile della rabbia e dell'odio del mondo intero sempre esaltato dai palestinesi, imbrogliato dai palestinesi, schiavetto tremolante dei palestinesi.
Abbiamo passato cinque anni piegati dalla frustrazione che viene dall'ingiustizia , pieni di rabbia dovuta all'impotenza di far capire a chi non voleva sentir ragione, la nostra sofferenza, la nostra paura e la loro ferocia.
Abbiamo passato cinque anni isolati da un mondo che ci incolpava di tutto, anche di volerci difendere.
Poi il mostro e' morto e tutti abbiamo sperato.
Scomparso Arafat, pensavamo, speravamo,  i palestinesi vorranno un po' di pace, lui aveva rovinato anche le loro vite, li aveva fatti vivere nella miseria morale e materiale, li aveva resi assassini e belve  assetate di sangue, li aveva privati di tutto , dalla dignita' al lavoro, alla vita stessa come esseri umani.
Purtroppo pero' il marcio era penetrato in profondita' e la nostra  speranza  ha avuto vita breve, brevissima, un batter di ciglia e via. Finita.
Morto Arafat, i palestinesi hanno cambiato tattica, meno attentati di assassini suicidi, anche grazie alla barriera che non li fa passare,  e piu' bombardamenti sulle citta' israeliane, kibbuz e villaggi israeliani del Neghev, una  pioggia quotidiana di bombe.

E adesso? Adesso, dopo l'evacuazione degli ebrei dalla striscia di Gaza eccoli sempre piu' scatenati , bruciano, distruggono, vivono nell'anarchia totale, bevono violenza e ferocia e ce le risputano addosso.
Hamas va alla grande, in una giornata  46 missili su Sderot e altri centri abitati israeliani, i bambini costretti nei rifugi giorno e notte.
Continuano a marciare nelle loro manifestazioni spaventose, migliaia di forsennati urlanti, Allahu Akhbar, sparatorie a pioggia e   dichiarazioni di morte a Israele. Tanto assetati di sangue che si ammazzano anche fra loro. Allahu Akhbar!
Infine rapiscono  un israeliano, cittadino di Gerusalemme, chiamato "colono" dalle capre del giornalismo italiano,  tradito da un collega palestinese, un amico dicono. Mai fidarsi di questi amici, mai!
Lo hanno catturato e  bendato di verde , nel colore si differenziano da Al Queda che usa l'arancione, nella ferocia sono uguali, fratelli di sangue, il sangue degli altri, fratelli di odio, odio per gli altri.
Catturato , bendato, sgozzato e il corpo  gettato in un dirupo.
Quanto gli piace sgozzare la gente a queste belve!
E i comunisti in Italia hanno scritto preoccupati: " chissa' cosa fara' adesso Israele ai nostri amichetti"
E Abu Mazen che fa? Ve lo ricordate? Non si sente parlare molto di lui ma dovrebbe pur esistere da qualche parte.
Ehhh Abu Mazen che fa! Piagnucola e chiede alla comunita' internazionale di costringere Israele a cessare la violenza. Cioe' a dire, loro  bombardano  e noi non dobbiamo sognarci di  rispondere.
Capitoooo?
Loro attaccano e  alla reazione di Israele  si mettono a urlare aio mamma, fateli smettere, vogliamo ricominciare a dialogare, aio mamma eurabia, aiutaci!

La cosa comica e' che l'Europa li appoggia in questa primitiva e infantile convinzione che loro possono fare i dispetti e che  Israele non puo' e non deve prenderli a calcioni negli stinchi per farli smettere.
Non c'e' niente da fare, i palestinesi continuano  a fare i palestinesi, passano gli anni, passano i decenni e loro fanno i palestinesi, ammazzano , ammazzano e  ammazzano. Null'altro sanno fare dal momento in cui hanno deciso, quarant'anni fa, che lavorare stanca.
Vediamo cosa sta succedendo  invece  in Europa o Eurabia che dir si voglia, tanto sempre quella e'.
Cosa ci hanno detto appena usciti dalla Striscia?
" Bene , adesso andate avanti, ai confini del 67, magari anche del 48, perche' no, anzi di piu' , fate uno stato binazionale cosi' sparite prima".
Qualcuno lo ha dichiarato  persino all'ONU un paio di giorni fa: solo uno stato binazionale s'ha da  fare!
Insaziabili!
I nipotini di Hitler  non hanno cambiato idea e vogliono regalare Israele ai nipotini di Arafat.
Scandalosi!
Le universita' inglesi chiedono ancora  di boicottare le universita' israeliane, immenso danno per la scienza e per la ricerca ma la cosa non li tocca, l'odio soprattutto. Gli interessano i gesti di pace di Israele? manco per niente, che gliene frega, Israele e' comunque da boicottare perche' esiste. Semplice.
Non si stancano mai questi inglesi, offrono il the' ai terroristi islamici  e vogliono mettere in galera i  generali israeliani.
La Spagna invece ha appena chiesto a Israele di cessare la costruzione della barriera. Sempre la' sono, nessuna fantasia,  sempre le stesse cantilene, sempre le stesse cose di mesi fa, di anni fa, non si stancano mai di dire scempiaggini.
Ma c'e' di piu', cari miei! Non ci si annoia mai!  Adesso abbiamo anche Peace Mom, la nuova icona dei pacifisti antitutto, cosa c'e' di meglio di una mamma, bianca e bionda,  che, come un'invasata, urla non solo contro Bush ma anche contro Israele, secondo lei responsabili dell'11 settembre e della guerra in Iraq.
Chi puo' osare criticare una mamma affranta dal dolore per il figlio, volontario in guerra, ucciso in battaglia. Grande pensata dei pacifisti che se la portano in giro, che se la coccolano, che le insegnano cosa dire e lei , obbediente, parla del suo odio contro il suo Paese, contro il suo Presidente  e naturalmente, chi poteva dubitarlo, contro Israele. Non e' dato sapere se sia consapevole di diffamare la memoria del figlio, comunque costei e' un'arma potente tra le mani di gente cinica e pericolosa.
Israele, come il prezzemolo, sempre in mezzo, sempre chiamato in causa da sedicenti pacifisti razzisti e guerrafondai.  
Passano gli anni, passano i decenni, immutabile resta l'odio, lo stesso odio che sta sotto la cenere dei campi della morte, laggiu' in Europa.
Lo stesso odio che ha trasformato l'Europa in Eurabia.
Deborah Fait

OSCARRAFFONE
Tra il video di Ezzedin al-Qassam,  braccio armato di Hamas, e "Private" di Saverio Costanzo,  figlio del marito di Maria De Filippi, sarà quest'ultimo  il film che rappresenterà l'Italia alla corsa per l'Oscar al miglior film straniero.
E' quanto ha deciso oggi  il comitato di selezione, come informa una nota dell'Anica (Associazione nazionale delle industrie cinematografiche), su invito dell"Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che assegna i prestigiosi premi. Il comitato comprendeva tra gli altri il regista Bernardo Bertolucci, la buon anima di Arafat e  lo scrittore Vincenzo Cerami.
(Lettera aperta a Saverio Costanzo e a Zapatero, clicca qui)

Hamas: “giustiziato” un ostaggio
Ramallah come Baghdad: l'ostaggio, bendato, umiliato, alla mercè di miliziani ostili, implora pietà, recita un testo messogli in bocca dai suoi carcerieri. Questo il tono del video confezionato dal braccio armato di Hamas, Ezzedin al-Qassam.
Ezzedin al-Qassam ha sostenuto  che l’ostaggio Sasson Nuriel, 50 anni, commerciante di dolciumi fosse in realtà un agente dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano. In Israele si sa di lui che si recava presto in uno stabilimento per produrre dolciumi, nel pomeriggio rientrava a casa, dai suoi tre figli. Se tardava di pochi minuti, chiamava subito casa. Che lavorasse anche come informatore, viene categoricamente escluso in Israele. La sua scomparsa risale a mercoledi, quando si trovava nella zona industriale compresa fra Gerusalemme e Ramallah. A tradirlo e consegnarlo ai suoi assassini sarebbe stato un suo compagno di lavoro, palestinese, con cui era in rapporti di amicizia.
Ieri è giunta la spavalda video-rivendicazione di Hamas, con un messaggio minaccioso: «Questo è solo il primo di una serie di rapimenti».
A margine ricordiano che l'Europa presieduta da Prodi ha continuato per anni  a spaccare il capello in quattro sulla questione dei finanziamenti all'ala "politica" piuttosto che all'ala "militare" di Hamas, rifiutandosi di definire chiaramente quest'organizzazione nel suo insieme come l'organizzazione terroristica.

Quello che i giornali non dicono sulla Peace Mom e i suoi compagni organizzatori della marcia su Washington
I pacifisti che nel weekend hanno sfilato a Washington con la “peace mom”, Cindy Sheehan, sono davvero pacifisti? Uno scrittore di sinistra come Christopher Hitchens sostiene esattamente il contrario: quelli non vogliono la pace, sono a favore della guerra solo che tifano per gli avversari. E’ un’esagerazione di un brillante intellettuale anticonformista? Mettiamo in fila i fatti. Da alcune settimane i giornali raccontano di un nuovo sentimento pacifista che attraversa l’America, simile a quello che negli anni Settanta costrinse gli Stati Uniti a ritirarsi dall’Indocina e a consegnare quei poveracci nelle mani dei loro torturatori comunisti dai quali peraltro non sono ancora riusciti a liberarsi. La figura chiave di questa favola è Cindy Sheehan, la madre di un soldato americano partito per l’Iraq come volontario e ucciso in battaglia a Sadr City. I giornali ne parlano come di una tranquilla, moderata, probabilmente repubblicana, casalinga della California, inizialmente favorevole alla guerra e poi, complice l’insensatezza della morte del figlio, ravvedutasi fino a diventare l’icona e la paladina della nuova consapevolezza pacifista americana.
Per dare maggior forza a questa tesi, i cronisti non scrivono che la Sheehan era contro la guerra anche prima della morte del figlio, che la sua famiglia ha preso le distanze dalla sua protesta, che il marito ha addirittura chiesto il divorzio e che, infine, un incontro tra Cindy e Bush in realtà c’è stato, e pure cordiale, tanto che una fotografia immortala il bacio tra i due e, in un’intervista a caldo, Cindy ha usato parole dolci per il presidente. I giornali dimenticano, soprattutto, di riportare le cose che Cindy oggi dice e scrive, cioè che le truppe americane dovrebbero ritirarsi non solo dall’Iraq ma anche dall’Afghanistan e perfino da New Orleans. Non è una battuta: Cindy Sheehan ha scritto un articolo con cui ha criticato Bush per aver mandato l’esercito nelle zone colpite da Katrina: Fallujah o il quartiere francese per lei pari sono, entrambe vittime dell’imperialismo americano. Sabato sera, stando a un intervento pubblicato a suo nome su Daily Kos, ovvero il più autorevole e più letto blog di sinistra, Cindy si è addirittura lamentata del fatto che la Cnn abbia trasmesso sempre e soltanto notizie sull’uragano Rita nonostante si trattasse soltanto di “un po’ di vento e un po’ di pioggia”, proprio mentre “in questo paese” succedono altre cose più importanti come la sua marcia su Washington.

Cindy Sheehan è tutto tranne che una moderata: definisce Bush “il più grande terrorista del mondo”, crede che in Iraq e in Afghanistan il presidente stia commettendo “uno sfacciato genocidio”, sostiene che i soldati americani combattano già “una guerra nucleare” e afferma per iscritto (ma poi ha smentito) che gli assassini di suo figlio sono “combattenti per la libertà”. La protesta della Sheehan è così fuori sincrono con il senso comune dell’America reale al punto che nessun leader del Partito democratico, ma proprio nessuno, né Hillary Clinton, né il pacifista Howard Dean, né Ted Kennedy, né John Kerry, s’è mai fatto vedere accanto alla mamma cosiddetta coraggio e tantomeno alla marcia di domenica. Tutto ciò è difficile leggerlo sui giornali, sia sui grandi quotidiani liberal americani sia sui nostri, sul Corriere della Sera in primis. Una mamma che ha perso un figlio è giustificata, qualsiasi cosa dica, al contrario dei giornalisti liberal e di sinistra che sfruttano il suo dolore e la sua disperazione per misere convenienze politiche e per abbattere un presidente che non appartiene al loro quartierino.
I giornali non hanno riportato, oppure hanno nascosto, le sigle organizzatrici della marcia: il gruppo neo-comunista Answer e l’United for Peace and Justice. E’ sufficiente farsi un giro dentro i loro siti, oltre che in quello del Worker’s World Party dell’ex Attorney General Ramsey Clark, per scoprire che si tratta di gruppi estremisti che sostengono il dittatore nordcoreano Kim Jong Il, quello cubano Fidel Castro, quello venezuelano Hugo Chavez, l’ex tiranno serbo Slobodan Milosevic e, nel caso del partito di Clark, finanche l’invasione sovietica dell’Ungheria nell’anno domini 1956. Appena c’è da difendere un dittatore comunista o un affamatore di popoli, loro ci sono sempre e, tra l’altro, chiedono anche di ritirare le truppe americane dalla Palestina e da Haiti, dove non ci sono. Il settimanale The Nation e diversi opinionisti radical ma pacifisti veri, da David Corn a Marc Cooper, avvertono i compagni che “Answer is not the answer” ma un fronte in difesa del fascismo, dello stalinismo e del jihad. Sono guerrafondai, non pacifisti.
Christian Rocca
- Il Foglio


GAZA INDIPENDENTE: LE CONSEGUENZE
R.A.Segre, forse il massimo competente di cose israeliane, recentemente ha fatto notare come, essendosi Israele ritirato da Gaza, contro questo territorio esso può < agire secondo le leggi della guerra verso uno Stato nemico e non secondo quelle restrittive delle «zone occupate»>. Queste parole sono più pesanti di ciò che si potrebbe pensare.
La ratio della protezione delle popolazioni occupate, secondo le varie Convenzioni di Ginevra, è che la potenza occupante, così come ha tutti i diritti di un potere sovrano, ha una parte dei suoi doveri. In primo luogo il rispetto degli innocenti. Fra due paesi in guerra invece, mentre le Convenzioni sono ancora da rispettare per quanto riguarda i prigionieri, le limitazioni nell‚uso della violenza nei confronti del nemico sono pressoché inesistenti. La stessa volontà di uccidere quante più persone è possibile è quasi un "naturale negotii", da quando il XX Secolo ha inaugurato il concetto di "guerra totale". Solo la totale mancanza di un significato militare potrebbe rendere moralmente criticabile un massacro: ma in passato tali massacri sono stati criticati solo se commessi dalle potenze sconfitte.
Un esempio di crimine di guerra nei confronti di una popolazione occupata è quello di Oradour sur Glane, in Francia (10 giugno 1944). I nazisti dettero fuoco ad una chiesa in cui avevano rinchiuso la popolazione del villaggio (642 persone) e distrussero poi l'intero villaggio. Questo non è ammissibile, dal punto di vista delle convenzioni internazionali.
Viceversa, quando i bombardieri inglesi ed americani distrussero Dresda (13-15 febbraio 1945), in un'azione del tutto sprovvista di significato militare, i morti furono fra cento e duecentomila (largamente superiori a quelli di Hiroshima) e tuttavia, tecnicamente, non si trattò d'un crimine di guerra. Fu un'azione orrenda ma giuridicamente irrilevante.
Dunque se prima Tsahal doveva stare attenta al proprio comportamento, a Gaza, in quanto essa costituiva territorio occupato, nel momento in cui Gaza diviene territorio straniero e da esso partono aggressioni di tipo militare (i razzi Kassam), Israele può benissimo replicare anche con attacchi aerei o salve di artiglieria contro la città stessa. Perfino mirando specificamente a mietere molte vittime civili: non diversamente da quanto hanno fatto tutte le potenze che hanno partecipato alla Seconda Guerra Mondiale e non diversamente da quanto hanno fatto i palestinesi  e Saddam Hussein con i loro missili.
Prima i palestinesi avrebbero potuto dire: "Voi avete i poteri di polizia, sta a voi sorvegliare il territorio ed arrestare i terroristi prima che agiscano. Non potete prendervela con i civili innocenti". Ora gli israeliani possono dire ai palestinesi, esattamente negli stessi termini: "Voi avete i poteri di polizia, sta a voi sorvegliare il territorio ed arrestare i terroristi prima che agiscano. Diversamente considereremo le aggressioni in provenienza dal vostro territorio come provocazioni di guerra e ad esse risponderemo come si risponde alle aggressioni in tempo di guerra".
Tutti sono stati molto lieti che Israele abbia sgomberato Gaza e l'abbia affidata all'Anp, rinunciando persino a sorvegliare il confine con l'Egitto. Ma nulla dice che i palestinesi non abbiano a pentirsi di questo "vantaggio". Domani più che mai la loro integrità personale dipenderà dalla benevolenza di Israele, cui perfino le Convenzioni internazionali dànno ormai mano libera nelle risposte militari.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 28 settembre 2005

Massima del giorno
L'entusiasmo è molto spesso la conseguenza d'una ristrettezza di idee.
G.P.


MOLLICHINE
Pannella sul matrimonio gay: "Che ve siete sposati a fa'? Che froci siete?". Neanche lui ha resistito alla tentazione di dirgli ciò che devono fare.

Mentalità angusta dei moralisti. Michele Serra stigmatizza l'ipocrisia delle ditte che hanno tolto i contratti a Kate Moss. Non capisce che non sono scandalizzate le ditte, ma le destinatarie della pubblicità.

Il figlio di Villepin, rissante a Parigi, rilasciato perché figlio di Villepin, il figlio di Jeb Bush e nipote di W, sbronzo e violento, messo in gattabuia nel Texas. Che selvaggi, questi americani!

Il falso in bilancio non costituisce più reato. Una bugia infinitamente ripetuta si chiama verità.

In Romania i parlamentari hanno dovuto usare degli ombrelli perché pioveva in aula. Un solo vantaggio: il colpevole gli sedeva lì di fronte.

Alcuni scienziati americani hanno scoperto che anche Marte sta subendo importanti cambiamenti climatici. Accidenti, fin lì è arrivato il fumo del mio tubo di scappamento?

Bill Clinton si è detto preoccupato per la politica autoritaria di Putin. Pare abbia aggiunto che conosce metodi per farlo addolcire.

Oklahoma. Un magistrato accusato di masturbarsi durante le udienze. L'indipendenza della magistratura ha superato il bisogno dell'altro sesso.

Gianni Pardo


LE DUE FELICITÀ
I piaceri fondamentali dell'uomo sono il cibo, il riposo e il sesso. E sono antichissimi; più che preistorici, dal momento che li condividiamo con gli animali. Se ottenuti dopo essere stati molto desiderati, dànno una sorta di euforia: tuttavia la maggior parte delle persone, se parla di felicità, parla d'altro. Per questo è forse opportuno distinguere una felicità-emozione - collegata, nella maggior parte dei casi, a quegli istinti - e una felicità-sentimento, collegata alla saggezza.
La felicità-emozione è ad esempio quella dell'uomo pazzamente innamorato d'una donna nel momento in cui sente d'essere riamato e fa l'amore con lei. È un momento così bello che ci si sentirebbe capaci di danzare sulle nuvole. Ma quanto tempo durerà questo stato? Non certo anni e ancor meno tutta la vita. È un genere di emozione che si spegne abbastanza presto. Se si è fortunatissimi si trasforma in affetto, amicizia, sicurezza ed anche sesso, ma non stratosferico: cioè in un matrimonio riuscito. E quel sentimento di gioia strabocchevole si farà vedere raramente e magari per altre ragioni.
La felicità-sentimento è invece un piacere più astratto e raffinato, che appartiene solo all'uomo ed è nato con la cultura. Essa consiste nell'avere aspirazioni realistiche e nell'essere capace, una volta che esse si siano realizzate, di non chiedere di più. Di sapere che si ha già il massimo. La felicità stabile è legata ad una certa concezione della vita e ad una situazione in cui essa trova attuazione.
Procurarsi la scontentezza è facile. Se qualcuno ama l'idea d'essere applaudito come artista e non riesce ad avere successo, può solo riconoscere che forse non è un artista e mettersi il cuore in pace; oppure - appunto - insistere nei tentativi, accusare il mondo d'insensibilità e cadere magari in depressione. Senza in nessun modo migliorare la propria situazione.
Viceversa si ipotizzi un uomo anche un po' strano, per esempio un appassionato di astronomia che non abbia altri interessi nella vita e che ottenga un posto in un osservatorio astronomico: perché non dovrebbe essere felice, se fosse saggio? Dovrebbe solo accettare che non farà carriera, perché non è ambizioso; che non potrà avere un matrimonio riuscito con una donna perché la sua passione divorante non ne fa un buon partner; che non è capace di nient'altro che d'essere un astronomo e che in fondo nient'altro desidera: se fosse saggio perché non dovrebbe rendersi conto che l'esistenza non può offrirgli nulla di meglio? Quella, per lui, è la migliore esistenza possibile. Purtroppo, la saggezza non è poi così corrente.
Si può certo obiettare che anche al saggio capita d'avere dei grattacapi. Anche a lui può arrivare una cartella esattoriale che gli chiede di pagare una tassa che ha già pagato, con le solite minacce di impiccagione in caso d'inadempienza. Non gli rimarrà dunque, come a chiunque altro, che andare per uffici, presentare ricevute, compilare scartoffie ecc. In quel momento sarà piuttosto seccato, ma - sempre se è saggio - se richiesto si dichiarerà lo stesso felice. Non diversamente da come chi gioisce di un matrimonio riuscito  si dichiarerà lietissimo d'avere quella moglie anche se quel giorno, occasionalmente, hanno avuto un piccolo scontro. Le seccature sono momentanee, la dolce certezza d'un affetto profondo è la situazione di base, l'equilibrio stabile cui si tornerà.
La domanda: "Come si può essere felici?" ha come risposta: "Ottenendo le comodità essenziali ed avendo poi aspettative realistiche, commisurate alle proprie possibilità e alla realtà circostante". Coloro che credono sia un loro dovere ottenere sempre di più, salire sempre più in alto, non avranno mai pace. Perché hanno sbagliato formula. C'è sempre qualcos'altro da ottenere. C'è sempre un punto più alto cui giungere. Perché strapazzarsi per arrivare al livello 73 se dopo sappiamo che ci sarà un livello 74, 77 o 91?
Diogene si è fermato a quindici o venti ed aveva l'aria felice.
Ganni Pardo, giannipardo@libero.it

CRIMINI DI BERLUSCONI NON COSTITUISCONO REATO
Corriere della Sera, 27 settembre 2005, titolo in prima pagina: "I giudici di All Iberian: Il falso in bilancio non costituisce più reato".
Questo titolo, collegato con l'assoluzione di Berlusconi e soci, porta ad una conclusione semplice ed evidente: gli imputati erano colpevoli di un grave reato a danno non sappiamo di chi (certo di persone che non si sono potute difendere come si sono difesi loro), ma Berlusconi ha modificato la legge rendendo non punibile quanto da loro commesso, ergo sono stati assolti. Più o meno come se i gerarchi nazisti avessero fatto votare una legge che dichiarava che lo sterminio degli ebrei non costituiva reato. Nella storia esiste ogni sorta di episodio infame e giudicheremmo la cosa orrenda ma non inverosimile se tuttavia prima non sentissimo il dovere di chiederci: è vero, ciò che afferma il titolo del Corriere della Sera? C'è qualche dato che la smentisca?
Ebbene, il dato che smentisce la precedente ricostruzione non è in qualche bollettino berlusconiano o nei contorcimenti giuridici di qualche avvocatucolo: è nell'articolo del Corriere della Sera che sottostà a quel titolo. In esso si legge: "Per le società non quotate (come Fininvest) la condizione per perseguire il reato è la querela di un socio o di un creditore che si ritengano danneggiati: e qui nessun socio Fininvest (Berlusconi stesso) né alcun creditore sporge querela. La legge esclude inoltre la punibilità se le falsità restano sotto le soglie del 5% del bilancio, dell'1% del patrimonio netto o del 10% di valutazioni estimative di singole poste: e in questo processo non c'è, agli atti, una quantificazione di questo genere per ciascuno degli anni in contestazione.
In altre parole, non è stato abolito il reato di falso in bilancio; non sono state eliminate le sanzioni costituite da anni di carcere: è stato solo abolita la punibilità per quei falsi in bilancio che non abbiano recato danno a nessuno e che, a parte questo, siano di entità minima. Né questo è l'unico caso, nella legislazione penale. A parte tutti i reati a querela, persino il furto (nel caso di furto d'uso) è un reato a querela. Aquila non capit muscas, l'aquila non acchiappa mosche, dicevano i romani. Ed anche più specificamente. "De minimis non curat praetor", la giustizia non si occupa di cose senza importanza.
Ma tutte queste sono sciocchezze. Né noi né lo stesso autore dell'articolo pretendiamo di saperne più del più grande giornale d'Italia: equidistante, moderato e diretto da un uomo al di sopra delle parti come Paolo Mieli. La verità dunque è quella spiegata nel titolo: In base ad una famosa legge ad personam, votata esclusivamente nell'interesse di Berlusconi, "Il falso in bilancio non costituisce più reato".
Gianni Pardo
- Giannipardo@libero.it

KEEP SMILING
Collega, dice il primario al suo assistente, deve stare più attento, quando compila la scheda dei decessi. È la terza volta che, nella casella "Causa della morte", lei ha scritto "terapia farmacologica".

Dice la madre alla bella figlia di diciannove anni: "E ricordati, se alle undici non sei a letto, torna subito a casa".

Perché un impiegato, appena arrivato in ufficio, beve un caffè e mangia una brioche? Affinché almeno il suo stomaco abbia qualcosa da fare.

A Zurigo un uomo sussurra all'impiegato di banca: "Vorrei fare un deposito". "Che somma?" "Due milioni di euro", bisbiglia l'uomo. "Ma no", gli risponde sorridendo l'impiegato: "Parli pure a voce alta. In Svizzera la povertà non è una vergogna".

Il commesso: "Guardi questo software, è meraviglioso. Le farà risparmiare metà del suo lavoro!" "Me ne dia due".

Due amici pigri, molto pigri, passeggiano. Uno scivola su una lumaca e l'altro: "Non l'hai vista?" "No, deve avermi sorpreso da dietro".

Il professore universitario, nel microfono della grande sala: "Mi si sente anche da là in fondo?" E una voce risponde: "Sì, professore, ma non ci disturba".

Il padrone al contabile: lei lavora qui da anni e non ha mai chiesto un aumento. Che razza di sporco imbroglio sta combinando?

Borghezio vede un tizio che vende semi di mela a 10€  l'uno. "10€?" "Sì, ma sono speciali. Fanno aumentare l'intelligenza". Borghezio ne compra tre. Il giorno dopo torna dal venditore: "Lei mi ha imbrogliato! Erano semi assolutamente qualunque ed io con 30€ avrei potuto comprare dieci chili di mele". "Ma come?" risponde placido l'uomo. "Non vede? La sua intelligenza sta già aumentando".

PROCESSO ALL IBERIAN: ASSOLTO BERLUSCONI, LA SINISTRA STREPITA
Dopo 10 anni di indagini e processi, l'on. Silvio Berlusconi e' stato assolto, era accusato di falso in bilancio. Mentre le agenzie si stanno riempendo di dichiarazioni scandalizzate degli esponenti della sinistra ulivista,   i giudici, secondo quanto scrive il Corriere on-line, hanno scritto in sentenza che «Il fatto non costituisce più reato».
Insomma, anche se non lo ricorda nessuno, un poco come successe a Prodi. 
Nel
1998 Prodi, allora  inquisito dalla Procura di Milano (pm Geremia, giudice Eduardo Landi), fu salvato  da una legge ad personam che aboliva il reato di abuso in atti d'ufficio, di cui era imputato...
Invece al PCI-PDS per i finanziamenti illeciti provenienti  dall'URSS bastò una bella amnistia ad hoc,  mentre per  quelli provenienti dal  sistema cooperativo e da imprenditori privati per svicolarla bastò la solita omertà.
cp, 27.09.2005

PANNA SMONTATA
Sono nervosi. La sinistra, dicono,  ha già vinto le elezioni (nei sondaggi) ma sono nervosi, tanto.
Alcuni esempi.
Prodi utilizza mezza paginata di Repubblica e Corriere per frignare sulle discriminazioni dei media (i media?! ma li legge - Prodi - i giornali? ma guarda - Prodi - la TV?). 
Mario Tozzi, ricercatore del Cnr  e volto noto di Rai 3, Rai International e del programma "Gaia", dai microfoni di Radio-Radio,  prende a male parole il cardinale Camillo Ruini «più pericoloso dei rifiuti tossici, da eliminare con qualsiasi mezzo...  con un limone in bocca come la porchetta... »
E poi Adriana Zarri, teologa e rifondarola, insomma una santa. Già  nei giorni scorsi la santa, su "Il Manifesto", se l'era presa con  Guido Ceronetti definito «anticonciliare, di tipo lefebvriano» solo perché il Ceronetti s'era permesso di proporre, in una lettera aperta a Benedetto XVI, il ripristino della messa in latino.
Non è finita. Ieri,  di nuovo  su "Il Manifesto", la Zarri ha dato il meglio di se: «Bossi è riapparso in pubblico ed è stato evidente il suo decadimento fisico. Ben comprensibile perché, per errore, è stato curato da un medico. Serviva invece un veterinario».
Avanti n'altro.

cp, 26.09.2005


In margine ad una polemica: Tremaglia, Bocca e gli altri
Giorgio Bocca non sarà stato "repubblichino" (cioè aderente alla Repubblica di Salò) ma di sicuro, almeno  fino al 1942,  visceralmente fascista, antiebreo, anzi antisemita  lo è stato di sicuro.  
Un esempio?
Il 4 agosto 1942 La "Provincia Granda", giornale della federazione fascista di Cuneo ,  pubblica, a sua firma: "Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?"
Ma Giorgio Bocca non è l'unico esempio.
Il 24 settembre 1942, sul settimanale "Roma Fascista"  Eugenio Scalfari scrive: "Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine "razza", escludendo pertanto l'estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti".  Bocca,  Scalfari non solo i soli.  "Libero", con un articolo di Giuliano Spada  del 2/12/2003,  scriveva: "lungo l'elenco di personalità che, con maggiore o minore entusiasmo, per convinzione o solo per comodità, aderirono al fascismo".  Qualche anno fa, fu il pamphlet "Camerata dove sei?", firmato "anonimo nero", a raccogliere le biografie dei fascisti che si erano dissolti dalla sera al mattino, molti dei quali tornati a far politica nei partiti democratici. Altri casi si aggiungeranno negli anni con le ricerche, alcune davvero imbarazzanti, negli archivi. Nel 1934, Giuseppe Bottai e Alessandro Tavolini, gerarchi col vezzo della cultura promuovono i "Littoriali della Cultura", una sorta di olimpiadi per i giovani più promettenti dei Guf (Gruppi Universitari Fascisti). Ebbene, nell'elenco dei vincitori figurano Pietro Ingrao, Jader Iacobelli, Aldo Moro, Sandro Paternostro, Giaime Pintor, Vasco Pretolini, Luigi Preti, Giuliano Vassalli, Paolo Emilio Taviani, Paolo Sylos Labini, Alfonso Gatto, Mario Ferrari Aggradi, Luigi Firpo, Luigi Gui, Renato Guttuso, Luigi Comencini, Carlo Bo, Walter Binni, Mario Alicata, Michelangelo Antonioni. Molti passeranno all'antifascismo militante, senza scandalo per le parentesi giovanili. Ingrao, il primo presidente della Camera del Pci, compare nell'Antologia di poeti fascisti del 1935, per aver vinto il premio "Poeti del Tempo di Mussolini". Alessandro Natta, successore di Berlinguer a capo di Botteghe Oscure, ha ammesso che quando studiava alla Normale di Pisa era iscritto ai Guf. Come, a Napoli, l'ex presidente della Camera ed ex ministro dell'Interno, oggi europarlamentare ds e senatore a vita di freschissima nomina,  Giorgio Napolitano.
Il caso di Giame Pintor, il raffinato intellettuale fratello del fondatore del Manifesto Luigi, è stato portato alla ribalta  da un documentatissimo libro di Mirella Serri che ne ha ricostruito la partecipazione a un congresso giovanile nella Germania nazista. Nel 1940 Alessandro Galante Garrone, giovane giudice del Tribunale di Torino, elaborava un commento a una sentenza nella quale indicava i requisiti per essere ascritto alla razza ebraica. Sarà poi partigiano. Alberto Moravia nel 1941 scriveva al Duce, cui Norberto Bobbio - come rilevato da Pietrangelo Buttafuoco sul Foglio - chiese aiuto per una cattedra universitaria.

Folto anche il capitolo delle adesioni alla Repubblica di Salò. Lo storica Raberto Vivarelli ha ammesso in un'intervista l'adesione alla X Mas di ]unio Valerio Barghese, rivelando anche  che Dario Fo è stato repubblichino. Del resto, con onestà, il 22 marzo 1978 il Nobel dichiarò a "La Repubblica": "Io repubblichino? Non l'ho mai negato. Sono nato nel '26. Nel '43 avevo 17 anni. Finché ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera". Un'alternativa, ammette, c'era. Sotto le bandiere di Salò c'erano ancora Marcello Mastroianni, Giorgio Albertazzi, Marco Ferreri, Walter Chiari, Ugo Tognazzi (Brigata Nera di Mantova), Ugo Pratt, Giovanni Comisso, Dino Buzzati, Mario Sironi, Alberto Burri, Ernesto Calindri, Carlo D'Apporto, Enrico Maria Salerno. Molti, non l'hanno negato, alcuni anzi l 'hanno rivendicato.

cp. 25.09.2005

Chissa' se qualcuno capisce
Chissa' se qualcuno, laggiu' al di la' del mare, capisce cosa sta succedendo!
Piu' di un mese fa 8500 israeliani furono portati via dalla striscia di Gaza. E' stato  un periodo sconvolgente dal quale non ci siamo ancora ripresi , una ferita profonda al cuore.
Migliaia di famiglie sradicate, migliaia di bambini che hanno visto le ruspe distruggere la loro casa,  migliaia di certezze distrutte, migliaia di sogni infranti, milioni di lacrime piante e decine di notti senza sonno.
Nonostante tutto questo, la maggior parte degli israeliani e' sempre convinta che questo passo andava fatto perche' non c'era altra soluzione e per dimostrare al mondo  che Israele e' capace di tutto pur di avere la pace, capace persino  di ditruggere i propri sogni e di strappare le proprie radici.
Israele ha dimostrato , una volta di piu' e la piu' dolorosa,  di saper soffrire per un ideale piu' forte dell'ideologia.
Qualcuno capisce perche' abbiamo fatto questo?
C'e' qualcuno la' fuori, al di la' del mare, che capisce?
Il mondo ha applaudito Israele, mi riferisco sempre al mondo civile non certo a quella parte di mondo fanatico, no global e pacifista,  innamorato dei terroristi.
C'e' pero' un particolare che mi sfugge, si, il mondo ha applaudito Israele ma si e' dimenticato di dire qualcosa ai palestinesi, qualcosa del tipo: tiratevi su le maniche e lavorate. Avete vagonate di soldi, usateli per la gente, per le case, per il lavoro, fate qualcosa insomma!

Si sono dimenticati che Israele ha lasciato la striscia di Gaza per dare ai palestinesi l'opportunita' di fare qualcosa di buono e di utile  dopo aver piagnucolato per 40 anni, dopo aver ammazzato per 40 anni. Israele gli ha dato la grande occasione di mettere via le armi e di prendere in mano pala e picco,  di lavorare per  la loro vita, per  il loro futuro nella speranza di poter arrivare, anche se un giorno lontano, alla pace.
Niente di tutto questo sta accadendo, loro sono sempre la', come se niente fosse successo, sono la' che ci sparano addosso e che si sparano addosso, che bruciano modellini di autobus,  che hanno bruciato sinagoghe vere, che urlano e annegano perche' nessuno gli ha detto che chi va in mare deve saper nuotare.
Sono la'  che sparano come se  non si fossero ancora accorti di avere ricevuto quello per cui hanno abbaiato e ucciso per 40 anni.
Sono la', il loro terrorismo e' stato premiato come il mondo ha sempre preteso. Hanno ammazzato e ridotto in pezzi persone innocenti e hanno ricevuto in premio la Striscia di Gaza.
Quando qualcuno li prendera' per  la collottola e gli urlera' "sentite belli miei, se non ve ne  siete ancora accorti, avete ricevuto un bel regalo, avete intenzione di darvi da fare oppure continuerete a essere i parassiti dell'umanita'?"
Resa judenrein la striscia di Gaza cosa dovevamo aspettarci da questa gente?
Un minimo di civilta', di voglia di fare, di costruire,  di creare vita, vita civile e civilizzata.
Ci aspettavamo maturita' e iniziativa, desiderio di sfruttare i miliardi di euro messi  a loro disposizione dagli europei e dagli americani. Insomma ci aspettavamo che non deludessero i loro fans di sempre, quelli che li hanno mantenuti, giustificati e santificati per decenni.
Abbiamo visto invece dei bestioni incendiare  sinagoghe, abbiamo visto le solite manifestazioni violente, i soliti slogan di morte a Israele, le solite provocazioni.
Abu mazen un mese fa disse le ultime  parole famose :"in tre giorni Gaza sara' tranquilla".
Bene, anzi male, Gaza non e' tranquilla, le bande di terroristi e di criminali imperversano, sparano, si ammazzano a vicenda, continuano e gettare razzi Qassam contro le citta' israeliane del neghev,  solo hamas ne ha lanciati oggi 26, vari israeliani feriti e sotto schock.
Tutto come prima!

Tutto come prima con la differenza che i bestioni adesso hanno un nuovo gioco , possono saltare come invasati sulle rovine delle case degli ebrei evacuati.
Saltano, urlano, bruciano e sparano.
Chissa' se i loro fans diranno che e' colpa  di Israele!

Dal giorno in cui l'esercito israeliano, dopo aver raso al suolo le proprieta' ebraiche, ha abbandonato la Striscia , i palestinesi non hanno fatto che provocare e cercare lo scontro.
Finalmente, dopo un mese di provocazioni,  Israele ha reagito e ha colpito Gaza nel tentativo di fermare questo stillicidio.
E adesso cosa urlano i bestioni?
Ci vendicheremo, urlano!
Senza vergogna!
Ma come, avete rotto le scatole ininterrottamente invece di mettervi a lavorare e adesso, dopo la reazione sacrosanta di Israele, dite che vi vendicherete?
C'e' qualcuno al mondo che capisce cosa sta succedendo?
C'e' qualche europeo che pensa che Israele ha ragione, mille volte ragione, quando dice che loro non vogliono ne' terra ne' pace ma guerra e morte?
Non vogliono la pace, non vogliono la vita, non vogliono il lavoro, non vogliono la civilta'.
C'e' qualcuno, laggiu' al di la' del mare, che capisce  che il popolo della morte vuole solo dare la morte, anche a se stesso?
Israele e' uscito da Gaza per ricostruire "Gush Kativ" altrove.
I palestinesi sono entrati a Gaza per distruggere le persone e la Terra.

Deborah Fait
- informazionecorretta

UN GIUDICE VERAMENTE INDIPENDENTE
Tempo fa Berlusconi se ne venne fuori con l'idea di sottoporre i giudici ad un esame attitudinale psichiatrico. Ovviamente le reazioni furono pessime. Non solo è noto che mai nessun giudice è stato malato di mente, e neppure nevrotico, ma questo genere d'inconveniente  colpisce pressoché esclusivamente i piloti d'aereo e gli astronauti, che per questo sono sottoposti a quegli umilianti esami. Per i giudici invece si tratterebbe solo d'un insulto. Al massimo essi hanno la loro indipendenza di idee, garantita sia dalla Costituzione sia dal Consiglio Superiore della Magistratura.
In questi giorni si dà un caso interessante d'indipendenza di idee. Il giudice Luigi Tosti del Tribunale di Camerino si rifiuta da mesi di tenere udienza perché nelle aule di giustizia c'è un crocifisso. Per questo ha di fatto paralizzato l'attività del piccolo tribunale marchigiano. Non che l'abbia fatto di nascosto (del resto di che avrebbe dovuto vergognarsi?), ché anzi per mesi ha inviato lettere di protesta al Guardasigilli, chiedendo la rimozione di tutti i crocifissi: ma non ha ottenuto soddisfazione. Pur di risolvere il problema gli hanno sistemato un'aula senza alcun simbolo religioso appeso alle pareti e il magistrato ha reagito con queste parole: "È solo un'intollerabile ghettizzazione che io non accetto, non potrò mai accettare». Ed ha continuato a non tenere udienza. Eliminando al passaggio la possibilità che gli abitanti di Camerino si lamentino delle decisioni giurisprudenziali.
Il risultato, dopo mesi, è stato che il gip del Tribunale dell'Aquila, accogliendo la richiesta del procuratore della Repubblica, ha disposto il giudizio immediato del dr.Tosti per il reato di omissione di atti di ufficio. Ma, attenzione, nell'aula dove dovrebbero giudicarlo c'è un crocifisso: e allora, back to square one, si torna alla casella di partenza. L'interessato ha infatti reagito così: "inoltrerò subito anche al Tribunale dell'Aquila e nuovamente al ministro di Giustizia la richiesta di rimuovere i simboli religiosi, preannunciando il mio rifiuto a presenziare all'udienza che mi riguarda in caso di inottemperanza". Nei panni dei giudici dell'Aquila, per evitare una simile iattura, ci asterremmo dal commettere una simile inottemperanza ma in concreto, essendo quelli dell'Aquila anche loro dei giudici, forse ottempereranno, forse non ottempereranno. E comunque, se non ottempereranno, dimostreranno che il giudice Tosti ha ragione quando dice: "Noi siamo una colonia del Vaticano".
Ovviamente, se non si trattasse di un giudice uno chissà che cosa potrebbe pensare. Nella specie invece non rimane che sottolineare come sia ammirevole (non essendo ipotizzabili altri moventi) un giudice che dimostra tale indipendenza e segue così fedelmente la propria coscienza. Auguriamo al dr.Tosti un futuro di grandi successi. Non di carriera, ovviamente, ché quella si fa per anzianità, ma nel campo della dottrina giuridica.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 25 settembre 2005

Massima del giorno
La felicità è un giudizio postumo su un momento passato. Al presente, troppi sono troppo ciechi per capire che sono già felici.
G.P.


MOLLLICHINE
Tutti giudicano incoerente Beppe Grillo perché, dopo aver tuonato contro il copyright altrui, ora difende a spada tratta il proprio. Invece è coerente: ha guadagnato con ambedue.

Rutelli, invece del Pacs, ipotizza che i conviventi possano stipulare contratti di diritto privato. Ipotizza l'esistenza del codice civile, insomma.

James Hewitt cerca ancora di fare soldi con rivelazioni su Diana Spencer. È uno sfruttatore di principesse.

Per Ruini i Pacs produrrebbero "un gravissimo danno al popolo italiano". La casalinga di Voghera crederà che vogliono farla accoppiare sessualmente con sua sorella.

Prodi a New York, ospite di un seminario organizzato dai Clinton sui problemi del mondo. Per qualche giorno, ne hanno risolto uno: la presenza di Prodi in Italia.

In Svezia un partito femminista ha detto che se salirà al potere abolirà il matrimonio. Non è un partito femminista, è un movimento per la liberazione della donna.


Ognuno, in Italia, ha tratto motivi di soddisfazione dalle elezioni tedesche. Tanto, paga la Germania.

Paolo Cento: un seggio per le primarie a Rebibbia; Pecoraro Scanio: no, in tutte le carceri. Se ci fosse un partito ancora più a sinistra, chiederebbe un carcerato come premier.

A Barcellona è stato edificato un grattacielo che, dicono, somiglia ad un fallo. Un esame in bagno mi ha preoccupato. Nessuna somiglianza.

Berlusconi scarica Fazio su pressione di Fini. C'è un illustre precedente: "Io mi lavo le mani del sangue di quest'uomo giusto". Ma intanto che perisca.

Berlusconi: "l'attuale governatore è incompatibile con la credibilità nazionale". Lui, barzellettiere di vaglia, non lo sa che non bisogna riciclare le battute altrui?

Prodi: "Non sto a dare giudizi sulle persone. Dico che Tremonti è quello che ha portato alla situazione in cui siamo adesso". Tartufo: Non sto a dare giudizi sulle persone...

 Follini: "Il candidato migliore per il 2006 per noi non è il Cavaliere". Che sia Prodi?

Il governatore di Bàssora ha chiesto le scuse formali di Londra per il blitz nel carcere della città. E il peggio è che ha ragione.

A Lahore, in Pakistan, è esplosa una bomba nascosta su una bicicletta. Tre morti. Do it yourself.

Gianni Pardo


LE ELEZIONI TEDESCHE: UN GUAIO O UN'OPPORTUNITÀ?
Si possono dare per conosciuti il risultato delle elezioni tedesche e le difficoltà di formare una nuova maggioranza. Si può pure considerare ovvio il fatto che la soluzione più "naturale" sarebbe la Grosse Koalition, cioè l'alleanza CDU-CSU/SPD. Per essa il guaio è però che, come ha scritto un giornalista tedesco, "il primo che si muove perde".
Per chiarire il concetto, si faccia il caso di una riforma del sistema pensionistico riconosciuta necessaria da tutti. È ovvio che se la Merkel proponesse di farla, Schröder avrebbe facile gioco ad attaccarla, dichiarando che si vogliono affamare i vecchi, che si vuol togliere ai giovani la speranza di potersi un giorno riposare e usando tutto l'armamentario demagogico-populista di cui vivono i partiti. Altrettanto potrebbe fare la Merkel contro Schröder, se fosse lui a proporla: e questo è veramente un guaio, per un paese che ha invece urgente bisogno di "muoversi". Un paese che deve sopravvivere con operai il cui costo (non la cui paga) è sette volte quello di un operaio polacco.
Esiste un rimedio? Teoricamente sì. Anzi lo stesso inconveniente si potrebbe trasformare in un vantaggio. Se solo la politica non fosse inguaribilmente il campo dell'immoralità, della slealtà e dell'incapacità di mantenere la parola data, basterebbe accordarsi in segreto su provvedimenti coraggiosi, all'interno della Koalition, mettendo nero su bianco ciò che si intende fare e firmandolo. A quel punto si potrebbe annunciare pubblicamente il progetto, dichiarandolo comune e facendolo poi passare dal Parlamento. A tutte le critiche si potrebbe rispondere a muso duro che se questa legge è ritenuta opportuna dal 70% dei rappresentanti del paese (che potrebbe divenire l‚80% con i liberali), chi osa dire che essa è contro il popolo?
La cosa andrebbe allargata all'intera legislatura, con un programma quanto più possibile specifico, in modo da non prestarsi a troppe liti e precisazioni. I grandi partiti dovrebbero soltanto sostenere i loro provvedimenti e rivendicarne orgogliosamente la paternità.
Ovviamente non se ne farà nulla. Nulla, almeno, con queste modalità. Si è già visto in Italia con la Casa delle Libertà: un programma scritto e firmato non è stato integralmente attuato perché quegli stessi che lo avevano approvato e sottoscritto hanno frenato con tutte le loro forze o hanno cambiato opinione. Berlusconi è chiamato bugiardo mentre forse ha solo avuto l'ingenuità di credere alle firme dei partiti alleati.
In politica, ciò che è ragionevole e utile non pesa più di ciò che è irragionevole e nocivo. Prevalgono la retorica e l'interesse dei politicanti. E non c'è speranza che cambi. Né col passare del tempo né con lo spostare la lente d'ingrandimento dall'Italia alla Germania.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it


 GRILLINI PARLANTI
Da alcuni giorni sulle pagine culturali del Corriere della Sera si discute, ad oltre cinquant'anni dai fatti, degli intellettuali italiani che alla fine del secondo conflitto mondiale passarono in blocco dal partito nazionale fascista al PCI.
Già  Zangrandi,  negli anni '60, nel suo "Il lungo viaggio attraverso il fascismo",  elencava con nome e cognome  il fior fiore della cultura italiana trasmigrato  sveltamente, dopo aver esaltato Mussolini e financo le leggi razziali,  dalla camicia nera a quella rossa. 
Tra le tante storie di quegli anni,  c'erano anche quelle di ragazzi, molti  nemmeno diciottenni,  che  all'8 settembre,  per un malinteso senso della patria e dell'onore entrarono nelle Brigate Nere della Repubblica di Salò. A cercar la bella morte, si scrisse. Mirko Tremaglia, oggi ministro, era uno di quei ragazzi.
Bene,  sul Magazine del Corriere della Sera Claudio Sabelli Fioretti intervista  il presidente onorario dell'Arci-gay Franco Grillini.  Grillini, oggi deputato dei DS,  all'inizio e in finale d'intervista,  se la prende con Tremaglia: "E' insultante che ci siano dei residuati bellici della dittatura fascista che fanno il ministro". 
Normale che il diessino   Grillini,  voglia prendersela con il ragazzo di Salò Tremaglia dimenticando il gruppone d'intellettuali, quelli si  veri "residuati bellici della dittatura fascista",  passati organicamente e senza pagare dazio, dai fascisti ai comunisti.
cp, 22-09-2005

Tremonti nuovo ministro dell'Economia
Dopo le dimissioni di Siniscalco, è Giulio Tremonti il nuovo ministro dell'Economia. E' stata questa la scelta presa nel vertice di maggioranza con il premier Berlusconi che si è svolto a Palazzo Chigi. Il neoministro è salito al Quirinale per ottenere l'incarico dalla mani del presidente della Repubblica. La nomina di Tremonti, così come sottolineato anche dal vicepremier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini, è collegata ad una trattativa ad ampio raggio che ha riguardato la riforma della legge elettorale, l'ipotesi di un meccanismo per la scelta del candidato premier del centrodestra, la finanziaria e la sfiducia al governatore della Banca D'Italia.


E' morto a Vienna, all'eta' di 96 anni, Simon Wiesenthal. Sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, aveva dedicato la sua vita alla ricerca dei criminali di guerra.
                                                     


Capperi nostri: chi è Deborah Fait 
Deborah Fait nasce a Trieste il 1 febbraio 1941 da Euridice Petridis Perlmutter, ebrea greca di origine turcoispanopolacca arrivata con la famiglia da Praga nel 1934 e Giovanni Fait, istriano.
I genitori di Deborah si conoscono a Trieste, dove il padre, giovane promettente architetto, esercitava la sua professione. Alcuni componenti della sua famiglia furono catturati dai nazisti nel 1943 a Trieste, imprigionati nella Risiera di San Sabba e poi deportati e assassinati ad Auschwitz.
Dopo gli studi superiori, Deborah frequenta l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Nel 1963, spinta dal suo spirito irrequieto parte per gli Stati Uniti dove frequenta un corso di storia presso la Harvard University di Boston, Massachusetts.
Nella sinistra americana avviene la sua iniziazione politica. Partecipa alle lotte per i diritti civili e contro la guerra nel Vietnam, si appassiona ai grandi concerti di Joan Baez e Bob Dylan. In questo periodo in USA ha anche inizio la sua grande amicizia con Giovanna Marini, famosa musicologa e folksinger italiana, interprete del "Bella ciao" di Spoleto e del "Ci ragiono e canto" con Dario Fo.
Nel 1964 ritorna in Italia, a Trieste, città da lei molto amata e insegna per un periodo nelle scuole dei profughi giuliano dalmati. Prepara la sua prima mostra di pittura che avrà un buon successo di critica.
Delusa e disgustata da una sinistra italiana egemonizzata dai comunisti, ben diversa e più provinciale di quella statunitense e per di più gonfia di pregiudizi verso Israele, si avvicina al Partito Radicale in cui trova l'apertura, l'anticonformismo intellettuale, l'amore per la giustizia e il cosmopolitismo cui è abituata per formazione culturale.

Nel 1967, dopo la guerra dei sei giorni, parte per Israele sull'onda dell'emozione propria di molti giovani ebrei e va a vivere e a lavorare nel Kibbutz Mishmar Hasharon. "Avevo la sensazione - afferma Deborah - di essere arrivata a casa; mai dimenticherò il momento in cui la nave avvistò il porto di Haifa. Un'emozione fortissima prese me e i miei amici. Là erano le nostre radici". Deborah entra a far parte dei gruppi volontari che devono sostituire nel lavoro i giovani israeliani chiamati al fronte nei momenti di emergenza.
Nel 1968 torna in Italia e partecipa alla contestazione studentesca, ma si rende conto che la sinistra continua a non capire nulla di Israele e del Medio Oriente in generale. La guerra dei sei giorni divide il mondo politico in due blocchi: quello contro Israele e quello pro Israele. Contro Israele è soprattutto gran parte della sinistra italiana, antisionista e filosovietica che plaude alle dittature arabe che sognano di distruggere Israele.
Dopo varie peregrinazioni, nel 1972 si stabilisce a Bolzano dove nasce il figlio Aaron a cui si dedica con cura. Rifiuta l'idea del matrimonio. Lavora presso la Ferrovia del Renon, un'azienda privata che suo zio, dopo essersi ripreso dalle persecuzioni naziste, aveva acquistato negli anni 50 con pochi autobus di allora. Nel pacchetto azionario è compresa anche la funivia e il trenino del Renon oltre alla funicolare della Mendola e tutti i servizi automobilistici dell'Alto Adige: un vero e proprio impero. A Bolzano si occupa di sindacato e si impegna nelle lotte civili e femministe, per i referendum sul divorzio e l'aborto.
Negli anni settanta Deborah viene nominata Vice Presidente della Comunità Ebraica di Merano e nel 1989, insieme al Presidente della Comunità Federico Steinhaus e al professor Francesco Rispoli, padre di un noto magistrato bolzanino, fonda l'Associazione Italia-Israele del Trentino Alto Adige di cui diventerà Presidente.
Il figlio di Deborah, Aaron, educato all'amore per Israele, all'idea del sionismo e al rifiuto del provincialismo della società italiana, dopo aver finito il liceo a Bolzano, decide di andare in Israele a lavorare in un Kibbutz. Dopo sei mesi torna in Italia dove ha inizio la crisi della scelta: rimanere nel paese dove era nato e vissuto, o ritornare nel luogo dove sentiva profonde le sue radici. Decide e "ritorna", ha inizio così la sua "salita" verso Israele. Dopo essersi laureato in Biologia all'Università di Tel Aviv, in questo momento Aaron sta finendo il dottorato in biologia molecolare e ecologia delle piante all'Istituto Weizmann di Rehovot. Aaron è sposato e ha un bambino, Yonatan.

Nel 1995,  dopo il suo ultimo Congresso nazionale della Federazione Italia-Israele a Padova, Deborah decide di fare l'alyia, di trasferirsi in Israele.
Ora gestisce un asilo a Rehovot e da Israele continua la sua campagna per l'informazione, scrive per i giornali e collabora con associazioni di amicizia per Israele. Per la sua attività di informazione viene spesso intervistata dai media israeliani e ha frequenti rapporti con politici e organizzazioni israeliane.

Le leggerezze di padre Benjamin
La battaglia per la pace. La campagna di denuncia delle tragiche conseguenze delle tonnellate di proiettili all’uranio impoverito usati in Irak. La campagna contro la fame e la malnutrizione dei bambini iracheni. Non c'è nulla da ridire, Al contrario, tutte quelle iniziative sono state più che legittime. Anzi. doverose.
 C'è invece da ridire quando si viene a sapere che quelle battaglie sono state condotte anche grazie ai finanziamenti di Baghdad, e cioè del regime dittatoriale che per primo ha scelto la guerra (contro l'iran, contro la sua stessa minoranza curda e infine contro il Kuwait) e che ha sistematicamente affamato il suo popolo alfine di spingere l'opinione pubblica occidentale a chiedere la revoca di sanzioni intese a impedirgli di riarmarsi.
Il sacerdote di origine francese Padre Benjamin ha per anni denunciato le ingiustizie delle sanzioni. Ma l'impatto di quelle denunce non sarebbe stato lo stesso se avesse detto che a contribuire al finanziamento della sua campagna mediatica era stato - direttamente o indirettamente - il Gosverno di Saddam.
 Eppure pare sia stato così. Si è infatti ora scoperto che Padre Benjamin ha ricevuto l40mila dollari da un avvocato svizzero nel giorno in cui costui è riuscito a piazzare una partita di petrolio che dai documenti di Baghdad risulta intestata al sacerdote. Adesso Padre Benjamin si giustifica parlando di 'donazione' in nessun modo associabile all'affare petrolifero. Ma chi passa da studi televisivi a conferenze internazionali per denunciare nefandezze e bugie altrui ha il dovere non solo di essere irreprensibile, ma di tenersi a distanza da qualsiasi transazione che possa generare dubbi o sospetti.
Non facendolo, Padre Benjamin mette adesso in difficoltà gli ambienti cattolici, che per anni gli hanno lasciato briglia sciolta sulla questione irachena. E’ vero che il sacerdote trancese era una sorta di cane sciolto, ma era la sua tonaca messa in bella mostra a renderlo più appetibile presso massmedia e opinion maker.
da "Il Sole 24 Ore" del 20 settembre 2005, pag. 10


Rifondazione socialista
Rimango sempre affascinato dai politicanti di mestiere. Saturi di vanagloria, in alto il ditino a sentire dove tira il vento. Un giorno qui, l'altro la'.  Il peggio è assicurato!  Eccoli,  allora,  salire in soffitta, aprire il baule polveroso dei ricordi e, al momento giusto, offrire  una specie di tiritera che include tutto e tutto spiega, e che include sia tutta la storia passata che la speranza riposta nel futuro, e contemporaneamente la consapevolezza, la coscienza di essere, persino dal punto di vista morale, dalla parte giusta, dalla parte della ragione contro l'irragionevolezza,  e così sia.
Che dire dunque di Pannella&Capezzone? Auguri, buon sòle dell'avvenir... 
 cp, 20.09.2005

PER UN COLLEGIO DI LENTICCHIE
Ma se non si fa politica con il risentimento - d'accordo - allora diteci che cosa dovremmo fare della dignità e della semplice decenza. Uno si alza la mattina e scopre che Bobo Craxi e Chiara Moroni passeranno a sinistra: e parliamo di due orfani professionali, due ragazzi ripescati personalmente da Silvio Berlusconi in ossequio alla memoria dei padri, due ragazzi che da soli non sarebbero riusciti a sfondare in politica neppure in dieci vite, brave personcine che furono pietosamente omaggiate di un collegio in quanto simboli mica del socialismo - fateci il piacere - ma della violenza che spazzò il buono e il cattivo di coloro che li misero al mondo e lavò il tessuto di una Repubblica sino a ridurla in un cencio. E ora bussano alla porta di servizio di chi? Degli scippatori del socialismo europeo, coloro a cui non parvero bastare neppure un suicidio e una latitanza: per un collegio di lenticchie svendono la primogenitura e annegano le antiche lacrime nell'oceano dell'Unione. Salutateci Di Pietro e Violante. Oh, certo, è per <<ricostuire l'unità socialista>> e naturalmente <<in un rapporto di parità con i Ds>>. Come no, ci crediamo tutti. Diceva sgadevolmente Rino Formica: <<La politica è sangue e merda>>. Ma se del sangue non v'è più traccia, che cosa rimane?
Filippo Facci,   "il Giornale" - 20-09-2005

LA CISGIORDANIA E GAZA
La Striscia di Gaza, prima del 1967, fu amministrata dall'Impero Ottomano, dagli inglesi e dall'Egitto. Le strutture statali erano pressoché embrionali, i funzionari per la maggior parte "stranieri" (cioè egiziani) e la mentalità arretrata, quando non integralista. Ad aggravare le cose, dopo il 1967, è giunta la metà del totale di tutti i rifugiati. Questi - come del resto dovunque - invece di integrarsi e comunque essere invitati a farlo, sono rimasti nelle baraccopoli, a covare il loro rancore contro gli israeliani e, chissà, contro quei governanti arabi che gli promisero che sarebbero tornati nelle loro case, da vincitori, entro un paio di settimane. Sono passati già trentotto anni.
Gaza è male o per niente amministrata. È dominata da bande armate. È tendenzialmente integralista, sovrappopolata, povera e frustrata. Hamas rappresenta un centro di potere contrapposto all‚Autorità Nazionale Palestinese ed ha su tale Autorità due vantaggi: è più forte "militarmente" e riscuote un ampio consenso nella popolazione per le sue attività assistenziali. Ma essa è del tutto inadatta ad essere credibile agli occhi della comunità internazionale e agli occhi di Israele, interlocutore inevitabile: infatti è anche un'organizzazione terroristica che non ha nessuna intenzione di deporre le armi. Cosa che non promette nulla di buono per l'embrione di un futuro Stato palestinese. La Striscia rischia d'essere solo una regione abbandonata alla violenza e all'anarchia, come per esempio si è visto nella distruzione delle sinagoghe degli insediamenti abbandonati: in questa prima occasione la polizia si è limitata - si è dovuta limitare - a guardare impotente. Il rischio è addirittura che in futuro, se provocato, Israele intervenga di nuovo con la mano pesante di Tsahal.

La Cisgiordania ha un'altra storia. Anch'essa è disordinata, corrotta e alleva terroristi. Tuttavia il governo di Amman, che qui fu sovrano fino al 1967, le ha lasciato un'impronta più moderata ed "europeizzante" di quello egiziano. L'integralismo religioso è marginale: basti dire che a Ramallah si incontrano ragazze in minigonna mentre nella Striscia di Gaza le donne se fanno il bagno lo fanno vestite da capo a piedi. Inoltre il territorio è molto più grande ed ha solo la metà dei rifugiati che ci sono a Gaza. Anche se esistono - come a Jenin - autentici nidi di vipere, la situazione è meno esplosiva. Ovviamente non bisogna immaginare questa regione come un'oasi di ordine e prosperità ma rispetto a Gaza è un‚altra nazione. La cosa è stata anche aggravata, nel corso degli anni, dal fatto che Israele ha tenuto i due territori accuratamente isolati. Per i palestinesi andare dalla Striscia di Gaza in Cisgiordania o viceversa è stato praticamente impossibile e questo ha accentuato l'estraneità.
La formazione di un nuovo Stato unitario è problematica già per queste diverse caratteristiche. Ma soprattutto riuscirà Mahmud Abbas (Abu Mazen) a disarmare Hamas, ad assicurare l'ordine pubblico e un minimo d'efficienza statale? Riuscirà ad eliminare i tentativi di spedizioni terroristiche? Infatti Israele è ormai in grado di difendersi ma se dovrà contare solo su se stesso non avrà nessun motivo di favorire il sorgere d'una entità palestinese autonoma. Riuscirà infine Abbas a disinnescare la bomba a orologeria costituita da anni ed anni di promesse non mantenute (in primis buttare a mare tutti gli israeliani), di vita nelle baracche, di predicazione dell'odio, d'indignazione per la dilagante corruzione e infine d'indomabile invidia per la prosperità degli israeliani? È un compito che si è lieti di lasciargli.
Quell'uomo è solo. Rappresenta l'unica speranza per i palestinesi ma, dal momento che moltissimi di loro non lo capiscono, è una speranza tenue. Per giunta pare che il re Abdallah, per liberarsene, intenda incoraggiare i profughi palestinesi residenti in Giordania a trasferirsi a Gaza, divenuta autonoma. Quell'embrione di Stato non potrebbe decentemente rifiutarli, dal momento che nelle trattative con Israele parecchi fallimenti sono stati dovuti all'insistenza palestinese su questo "diritto al ritorno", ritenuto non negoziabile; ma d'altro canto la Striscia è drammaticamente sovrappopolata, drammaticamente povera e drammaticamente instabile: con quale coraggio gettare benzina sul fuoco?
Arafat non ha mai fatto nulla, per i palestinesi, ed è stato adorato per decenni. Abbas cerca di fare del suo meglio per il suo popolo e non è neanche detto che riesca a morire nel suo letto.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 19 settembre 2005

LE ELEZIONI TEDESCHE: UN GUAIO O UN'OPPORTUNITÀ?
Si possono dare per conosciuti il risultato delle elezioni tedesche e le difficoltà di formare una nuova maggioranza. Si può pure considerare ovvio il fatto che la soluzione più "naturale" sarebbe la Grosse Koalition, cioè l'alleanza CDU-CSU/SPD. Per essa il guaio è però che, come ha scritto un giornalista tedesco, "il primo che si muove perde".
Per chiarire il concetto, si faccia il caso di una riforma del sistema pensionistico riconosciuta necessaria da tutti. È ovvio che se la Merkel proponesse di farla, Schröder avrebbe facile gioco ad attaccarla, dichiarando che si vogliono affamare i vecchi, che si vuol togliere ai giovani la speranza di potersi un giorno riposare e usando tutto l'armamentario demagogico-populista di cui vivono i partiti. Altrettanto potrebbe fare la Merkel contro Schröder, se fosse lui a proporla: e questo è veramente un guaio, per un paese che ha invece urgente bisogno di "muoversi". Un paese che deve sopravvivere con operai il cui costo (non la cui paga) è sette volte quello di un operaio polacco.
Esiste un rimedio? Teoricamente sì. Anzi lo stesso inconveniente si potrebbe trasformare in un vantaggio. Se solo la politica non fosse inguaribilmente il campo dell‚immoralità, della slealtà e dell'incapacità di mantenere la parola data, basterebbe accordarsi in segreto su provvedimenti coraggiosi, all‚interno della Koalition, mettendo nero su bianco ciò che si intende fare e firmandolo. A quel punto si potrebbe annunciare pubblicamente il progetto, dichiarandolo comune e facendolo poi passare dal Parlamento. A tutte le critiche si potrebbe rispondere a muso duro che se questa legge è ritenuta opportuna dal 70% dei rappresentanti del paese (che potrebbe divenire l‚80% con i liberali), chi osa dire che essa è contro il popolo?
La cosa andrebbe allargata all'intera legislatura, con un programma quanto più possibile specifico, in modo da non prestarsi a troppe liti e precisazioni. I grandi partiti dovrebbero soltanto sostenere i loro provvedimenti e rivendicarne orgogliosamente la paternità.
Ovviamente non se ne farà nulla. Nulla, almeno, con queste modalità. Si è già visto in Italia con la Casa delle Libertà: un programma scritto e firmato non è stato integralmente attuato perché quegli stessi che lo avevano approvato e sottoscritto hanno frenato con tutte le loro forze o hanno cambiato opinione. Berlusconi è chiamato bugiardo mentre forse ha solo avuto l'ingenuità di credere alle firme dei partiti alleati.
In politica, ciò che è ragionevole e utile non pesa più di ciò che è irragionevole e nocivo. Prevalgono la retorica e l'interesse dei politicanti. E non c'è speranza che cambi. Né col passare del tempo né con lo spostare la lente d'ingrandimento dall'Italia alla Germania.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it


Germania: Merkel vince senza maggioranza
Elezioni tedesche:
Cdu-Csu (cristiano-democratici) 35,2% (-3,3%) seggi 225 (248)
Spd (socialdemocratici) 34,3% (-4,2%) seggi 222 (251)
Fdp (liberali) 9,8% (+2,4) seggi 61 (47)
Partito della sinistra (ex comunisti, ex Spd) 8,7% (+4,7) seggi 54 (2)
Verdi 8,1% (-0,5%) seggi 51 (55)
Npd/Republikaner (estrema destra e neonazisti) 2,2% (+1,2) nessun seggio

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MOLLLICHINE
New Orleans. Secondo Usa Today bianchi e neri hanno opinioni diverse sul disastro. Alcuni neri addirittura non ne hanno nessuna: sono morti.

Secondo l'imam al Khalessi Al Zarqawi è stato «Ucciso all'inizio dei combattimenti ma gli Usa fanno credere che sia vivo per non lasciare l'Iraq». Molti iracheni collaborano facendo credere di essere morti nelle stragi.

Sharon: I palestinesi hanno diritto ad uno Stato. Come quel tale che morendo disse. "Ti lascio un milione di dollari". "E dov'è, nonno?" "Procuratelo".

La Cassazione: è lecito dare del rompicoglioni a chi dà fastidio insistendo. Finalmente si può stabilire una comunicazione con Curzio Maltese.

In regime (economicamente) capitalistico negli ultimi vent'anni in Cina il reddito pro capite è aumentato dell'800%. Figuriamoci se fosse stato vivo Mao, lui che invece era a favore dei lavoratori!

Ciampi: "Utilizzare gli ultimi mesi di legislatura per risolvere i problemi della società". Fare in duecento giorni quello che non s'è fatto dal Neolitico.

Cossiga chiede: "Se i partiti dell'Unione potessero fare una legge che escludesse i partiti minori del centrodestra non la farebbero? E il mattarellum non e' stato fatto per sconfiggere Berlusconi e far vincere il centrosinistra?" L'Elogio di Erasmo non sarà mai fuori moda.

Legge truffa o non legge truffa? Comunque, nessun allarme: alle truffe siamo abituati. Basti vedere com‚è stata data attuazione ai referendum.


Prodi: "Abbiamo detto tante volte che a fine legislatura non si riforma la legge elettorale". L'ha detto. Lui. E perfino tante volte. Che altro c'è da discutere?

La Norvegia ritirerà dall'Iraq il proprio contingente, composto da 20 uomini. Non sarà necessario un "trasporto truppe": basterà un paio di taxi.

Sharon: "i palestinesi hanno diritto a uno Stato". Ghassan Khatib, ministro Anp: discorso "ingannevole". Come dargli torto?

Kate Moss si è pentita d'avere sniffato cocaina e d'essere stata fotografata mentre lo faceva. La prossima volta non si farà fotografare.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it


Eurabia e  la civilta' palestinese
"Gentili signori, stiamo per atterrare in Eurabia. Si consigliano i viaggiatori provenienti da Israele di rimanere sull'aereo. A terra c'e' la polizia euroislamica pronta ad arrestarli".
Non e' fantascienza, e' accaduto solo un paio di giorni fa all'aeroporto di Londra quando il Generale israeliano Doron Almog e' stato costretto a restare sull'aereo e a ritornare in Israele perche' minacciato di arresto dalle organizzazioni islamiche e dai loro sottoposti , i poliziotti inglesi, se avesse messo il suo ebraico piede sul suolo britannico.
Il generale Almog, come il suo pari grado Yaalon, il Ministro della difesa Shaul Mofaz e, naturalmente,  Ariel Sharon sono ricercati in Eurabia per crimini contro l'umanita' e circola voce che ogni israeliano soldato o ex soldato sia  passibile di arresto, cioe' praticamente quasi tutta la popolazione di Israele.
Tutti coloro che hanno difeso Israele in questi anni di guerra, tutti quelli che hanno cercato di combattere il  terrorismo palestinese, rischiando la vita, tutti quelli che hanno difeso i bambini e i civili israeliani dal pericolo degli attentati,  possono essere arrestati  in alcuni paesi "democratici" dell'Eurabia.
Non sono passibili di arresto invece gli assassini, i terroristi e i loro sostenitori, qualsiasi arabo, palestinese, terrorista, amico di terroristi, finanziatore di terroristi e' sempre stato ben accetto in Eurabia.
Naturalmente non ha mai corso il pericolo di arresto Yasser Arafat, criminale, terrorista e ladro, accolto dai suoi amici eurabici con tutti gli onori fino alla morte avvenuta a Parigi dove era stato trasportato per ordine del suo amico fraterno Chirac.
Non solo, tutto il mondo insorse quando Sharon lo fece rinchiudere al Mukata in quanto responsabile della guerra scoppiata nel 2000 e della morte di migliaia di israeliani e palestinesi.
Fino a quando l'ex Europa sara' schiava dell'Islam? Fino a quando Israele sara' discriminato e minacciato da nazioni che si dichiarano democratiche e che sono invece soltanto sciape e pavide  succursali  della dittatura e dell'intolleranza islamica?
Quale governo europeo ha protestato per le minacce di arresto del Generale Almog?
Quale ministro europeo  ha pensato "oibo' , un domani potrebbe succedere anche a noi...per le guerre in ex Jugoslavia, in Iraq....forse sarebbe meglio liberarsi da questi padroni cosi' scomodi e cosi'...musulmani... che dettano legge, che ci terrorizzano, che ci obbligano a diventare come loro"?

Sinagoghe bruciate, 17 sinagoghe bruciate e distrutte, solo i nazisti e gli arabi sono arrivati a tanto con la differenza che gli arabi, oltre che per odio, lo hanno fatto anche per immensa idiozia.
La vista dei palestinesi inneggianti davanti alle sinagoghe in fiamme, oltre che essere umanamente repellente, ha fatto nascere anche  questo pensiero : ma perche' sono cosi' stupidi?
Le sinagoghe, lasciate vuote da Israele dopo l'evacuazione,  potevano essere trasformate in scuole, biblioteche, vabbe' loro non sanno cosa siano queste cose, oppure in  future strutture pubbliche ma  hanno preferito distruggerle, convinti, in effetti in questo non sono poi cosi' scemi, che tanto il mondo continuera' a ricoprirli di soldi.
Ma c'e' di piu': Israele gli aveva lasciato anche le serre, quelle famose serre, fatica quarantennale degli israeliani che avevano reso verde quella zona desertica,  e loro, i palestinesi, i coccoli del mondo intero,  le eterne vittime , cosa hanno fatto invece di prenderle in consegna e mettersi a lavorare?
Hiiii , lavorare? ma che brutta parola!
Mai avuto bisogno di fare questa fatica cosi'...occidentale...i cari palestinesi.
Cosa hanno fatto dunque delle serre?
Semplice, le hanno distrutte! I vandali piu' amati e mantenuti del mondo le hanno distrutte.
Erano costate 14 milioni di dollari ma per loro cifre del genere sono quisquillie e pinzillacchere tanto i loro allocchi protettori europei e americani gliene danno mille volte tanto  da usare per l'acquisto di armi e per costruire ville sempre piu' sontuose per i capoccia. 
Qualcuno li ha rimproverati per questo comportamento incivile ? Naturalmente no, anzi, persino l'America ha rimproverato Israele per aver dato "ai palestinesi l'occasione di comportarsi incivilmente".
Ma, dico io, a parte che non gliel'ha ordinato il medico, serviva veder bruciare le sinagoghe, simbolo di una fede e non di un governo, per rendersi conto dell'incivilta' di questa gente?
E quelle mani rosse di sangue di un palestinese giubilante alla finestra della sede della polizia di Ramallah? Erano rosse del sangue del cuore e degli intestini di due riservisti israeliani appena tagliati a pezzi.
E i corpi smembrati di due ragazzini dodicenni trovati in una grotta di Tekoa ? si chiamavano  Kobi e Yossi e stavano giocando. Linciati, smembrati e col loro sangue hanno imbrattato le pareti della grotta.
E i pezzi di corpi di soldati israeliani legati a una corda e trascinati nella polvere delle strade di Gaza?
E i cadaveri squartati di palestinesi  considerati collaborazionisti e appesi ai pali della luce delle citta' palestinesi?
E le esecuzioni in piazza di palestinesi mai processati?

E la folla osannante per le strade e nelle piazze ad ogni morto ebreo?
E la folla giubilante nelle piazze alla notizia dell'attentato alle Twin Towers?
E i 25.000 attentati terroristici, tutti contro civili israeliani?
E i linciaggi, e i bambini presi di mira dai cecchini palestinesi? e le stragi inventate come quella mai esistita di Jenin? e  i bambini palestinesi pagati per andare a farsi ammazzare avvicinandosi al tiro incrociato  dei soldati contro i terroristi? E le bandiere bruciate e i musei dell'orrore, frequentatissimi,  raffiguranti la pizzeria Sbarro con tanto di pizze di polistirolo coperte di sangue e finti pezzi di corpi  sparsi tutto intorno?
Queste porcherie  e centinaia di altri scempi erano forse segni di civilta'?
Se il mondo, dopo 5 anni di obbrobri palestinesi, aveva bisogno di 17 sinagoghe bruciate per accorgersi della barbarie di questa popolazione, significa che non ha mai capito niente e chi non capisce niente e protegge gli aguzzini condannando le vittime, merita di finire in mano all'Islam, quello peggiore.
Se il mondo, invece di farsi prendere per i fondelli dai palestinesi, avesse aiutato Israele nella lotta al terrorismo forse oggi la situazione internazionale sarebbe migliore.
Ma chi glielo va a dire?
Deborah Fait
- informazionecorretta

«Basta polemiche o andremo da soli»
Ultimatum di Berlusconi agli alleati: «Koizumi docet, o tutti uniti o Forza Italia farà corsa a sé»
La Casa delle libertà deve presentarsi unita alle elezioni e se questo non sarà possibile, Forza Italia correrà da sola.
A lanciare la minaccia è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una dichiarazione rilasciata al quotidiano Panorama in edicola giovedì e anticipata alle agenzie.
«E' vero che alcune fibrillazioni offrono uno spettacolo di una coalizione che non sa stare insieme ma io ripeto, ancora una volta, che alle elezioni politiche del 2006 dovremmo andare tutti uniti. Se così non fosse, prima o poi diremmo: grazie, ma andiamo da soli. Koizumi docet», ha detto il presidente del consiglio. Che aggiunge: «Forza Italia ha mostrato fin qui un grande senso di responsabilità e una infinita pazienza, anch
e a costo di una perdita di immagine. L'interesse dell'Italia e degli italiani viene prima delle beghe politiche».


Massima del giorno, di un'amica francese
"L'humanité ne sera jamais à l'abri des hommes de bonne volonté",
 L'umanità non sarà mai al riparo dagli uomini di buona volontà.


MOLLICHINE
Per l'Unità a Gaza si son bruciate sinagoghe "abbandonate". Si percepisce il rimpianto che, mentre erano date alle fiamme, non fossero piene di ebrei.

Nei primo otto mesi del 2005 nell'esercito russo sono morti, non in operazioni di guerra, 660 fra soldati e ufficiali (182 suicidi, 183 incidenti di traffico, 175 altri incidenti, 60 uccisi da civili. Fonte, "Die Welt"). Gli converrebbe farsi mandare in Iraq.

Bush: "Mi assumo la responsabilità dei ritardi in Louisiana". Ma perché si strapazza ad "assumerla"? Gliel'avevano già assegnata.

Forse l'Unione lascerà la Presidenza della Camera a Casini. Di Casini, in Italia, non si riesce a fare a meno.

Vertice dell'Onu a New York, con 175 Capi di Stato, anche per riformare l'Organizzazione. Probabile risultato: si passerà da Onu a O.N.U.


Loredana Bertè: «Ho litigato con la vita quando avevo cinque anni e non c´ho più fatto pace». Tante parole per dire che ha un caratteraccio?

Marcia di Assisi. 5.000 partecipanti per la polizia, 200.000 per organizzatori e giornali (di sinistra). Rapporto 1:40. E poi attribuiscono la mania delle esagerazioni ai texani!

Pacs. Luisa Santolini (associazioni familiari): "Appare contraddittorio imporre alla coppia di fatto quella regolamentazione che ha rifiutato". Imporre?

"Via libera della Consob all'Opa di Unipol sulla BNL. Parere favorevole dell'Antitrust" (Il Foglio). C'è qualche traduttore libero?

Gli americani hanno ucciso due uomini che tentavano di piazzare una bomba su una strada a nord di Baghdad. Brutaloni!

Al Zarqawi e soci dichiarano guerra a tutti gli sciiti. Contro che cosa "resistono", stavolta?

Morto un carabiniere (e ce ne dispiace) nella caserma di Largo Caduti di Nassiriyah. Bisogna ritirare i carabinieri da Largo Nassiriyah.

"Bin Laden è malato e cerca assistenza medica", rivela un quotidiano arabo. E nessuno gli dà aiuto, povera bestia?

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

L'Europa avrebbe preferito evitare una battaglia da combattere con queste armi. Ma non c'è ragione che, per essere molto civile, la battaglia la perda.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it


Modifica legge elettorale: Prodi si prepara alle barricate
Una mattina mi son alzato e ho trovato l’invasor. O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao... Stamattina adunata dei gruppi parlamentari di Camera e Senato dell’Unione: Romano passerà in rassegna i suoi prodi prima di ordinare la Resistenza. «La riunione dei gruppi è per prendere le decisioni tattiche. La decisioni strategiche sono già state prese», ha annunciato solennemente il capo dell’Unione.
Il centrodestra vuole modificare la legge elettorale: in sostanza un po’ più di proporzionale e un premio di stabilità a chi esce vincente dalle urne. Per Romano Prodi la cosa è grave. Oppure semplicemente “ci marcia” e sfrutta l’iniziativa del centrodestra per urlare al golpe di Berlusconi e creare un clima di mobilitazione degno degli anni Settanta. «Noi dobbiamo dare l’allarme a tutto il Paese»: l’insegnante bolognese l’ha proclamato a chiare lettere al termine del vertice dell’Unione di ieri pomeriggio, convocato nel segno dell’emergenza.
«Noi prendiamo sul serio queste proposte - ha affermato Prodi - e le abbiamo raccolte con il dovuto allarme che si deve avere per proposte pericolose». La riforma del sistema elettorale (che, come hanno dichiarato, piacerebbe tanto a Fausto Bertinotti o Antonio di Pietro se fossero loro a farla) minaccia la democrazia: questa parola d’ordine ieri ha fatto in fretta il giro delle segreterie dei partiti dell’Unione, mentre dagli esponenti della sinistra si levavano bellicosi propositi “resistenziali”.

«Ci sarà un ostruzionismo totale dei lavori parlamentari, fino alla paralisi», ha minacciato il capogruppo dei Ds in Senato, Gavino Angius parlando alla festa dell’Unità di Milano. «E' una truffa, contro cui occorre una resistenza democratica» gli ha fatto eco Paolo Cento. Il coordinatore politico dei Verdi non ha dubbi: si tratta del «tentativo del centro destra di fare nuova legge allo scopo di determinare a tavolino un risultato elettorale che capovolga la volontà degli elettori. E’ evidente che da oggi pomeriggio (da ieri, ndr) i lavori parlamentari dovranno essere bloccati fino a quando la maggioranza non tornerà sui suoi passi». Ha insistito sul concetto del «golpe elettorale» anche Nuccio Cusumano, capogruppo dell’Udeur a Montecitorio: «Siamo contrari a una riforma fatta a fine legislatura - ha spiegato - ed è paradossale che la maggioranza non abbia avvertito l’esigenza di fare una riforma complessiva, a inizio legislatura, per rimediare alle storture di questo sistema. La Cdl - ha concluso - tenta un colpo di mano per evitare un dato elettorale che la vede clamorosamente perdente».
Dall’Udeur ai Verdi, da Prodi a Francesco Rutelli: la linea apocalittica ha messo tutti d’accordo nell’Unione (anche se non mancano i distinguo). Il Piacione non ha voluto essere da meno del Professore nello strillare al golpe: «Se non c'è materia per una battaglia parlamentare - ha detto il leader Dl - e per parlare al Paese della gravità di questa scelta che è un vero e proprio colpo di mano della maggioranza, giudicate voi».
E il ruolo decisionale che sulla formazione delle leggi, in democrazia, spetterebbe al Parlamento? «Se c'è la volontà politica e soprattutto se ci sono i parlamentari in aula si può approvare la riforma», ha ricordato il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Specificando che «la legge elettorale era già calendarizzata: non c'è quindi nessuna novità».
Di nuovo, ma fino a un certo punto, c’è la decisione della sinistra di andare muro contro muro, stavolta sino alle più estreme e imprevedibili conseguenze. «Noi non accettiamo nessuna proposta della Casa delle cosiddette libertà», ha intimato il segretario dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto. Nessuna concessione al dialogo da una sinistra che pure sostiene di essere in largo vantaggio nei sondaggi. Prodi ha scelto per tutti i toni più aspri, e se il leader vero o presunto dello schieramento sostiene che «Berlusconi cerca di falsificare le regole elettorali» è certo che la tensione, in Parlamento come nelle piazze, rischia di schizzare alle stelle.
La prima battaglia avverrà comunque in aula dove i parlamentari dell’Unione hanno già pianificato l’offensiva ostruzionistica contro la proposta di riforma elettorale. «Abbiamo presentato 500 emendamenti - ha annunciato il capogruppo della Quercia in Commissione, Carlo Leoni - al testo messo a punto dal presidente Donato Bruno. Appena arriverà il maxi emendamento annunciato dalla maggioranza, ne presenteremo altrettanti...».

Da La Padania
14.09.2005

QUESTIONE
Dalle Lettere a Dagospia:
Un responsabile di Forza Italia l'altro giorno rispondendo ad una intervista parlava di presunte mire di banche estere di "proprietà ebraica" sugli istituti italiani. Non so se è vero e mi interessa poco. Dopo queste parole oggi si è scatenato il putiferio. Forza Italia (che io non ho mai votato e mai voterò essendo di sinistra) sarebbe antisemita, razzista e chi più ne ha più ne metta. Ora io mi chiedo: ma la parola "ebreo" è vietata? Perchè se io dico che ci sarebbero mire di banche estere di "proprietà cattolica" o di "proprietà musulmana" sugli istituti italiani credo che al massimo qualcuno mi smentirà ma di certo non dirà che io sono "razzista". Ma gli ebrei sono innominabili?  - Carlo Tostari


QUESTIONE MORALE
Cosucce che si dimenticano, cosucce da ricordare.
Esattamente 10 anni fa, il 14 settembre 1995, il PM veneziano Carlo Nordio inviava avvisi di garanzia ad Achille Occhetto, Massimo D'Alema, Bettino Craxi e all'ex vicepresidente nazionale della Lega delle cooperative Luciano Bernardini. Nei capi d'imputazione si ipotizzava il finanziamento illecito al Pci-Pds e al Psi, con somme provenienti da una serie di illeciti: dalla bancarotta fraudolenta pluriaggravata al falso in bilancio e alla frode fiscale.
L’indomani su La Repubblica il direttore Eugenio Scalfari commentava così:
“Il collateralismo tra movimento cooperativo e partiti della sinistra esiste fin dalla fine del secolo scorso ed è stato anzi un vanto del socialismo italiano. Fin qui il procuratore Nordio non dice nulla di nuovo nè di turpe […] Tuttavia, il ribadire in un documento di giustizia una verità storica e non controversa non è irrilevante ai fini della pubblica accu-sa. Le Cooperative venete infatti (ma presumibilmente tutte le Cooperative di maggior peso industriale) partecipavano allo stesso patto scellerato sulla base del quale è nata Tangentopoli, e il patto si può defini-re sinteticamente come una sistematica turbativa d’asta per quanto riguarda l’ampia e ghiotta materia dei pubblici appalti. La documentazione e il testimoniale raccolti da Nordio in proposito sono estremamente convincenti: le Cooperative erano destinatarie di una percentuale di circa il 20 per cento degli appalti banditi dalla pubblica ammini-strazione e dagli enti locali, e il partito comu-nista vigilava affinché questo patto - conclu-so con gli altri maggiori partiti nazionali -fosse rigorosamente rispettato. Quando non lo era, i rappresentanti del Pci nelle Regioni e nei Comuni ponevano il veto alla gara, che in realtà era una gara truccata a beneficio dei soliti noti; ma bastava che le percentuali pattuite fossero ripristinate e il veto cadeva. […] Che cosa dobbiamo dedurre da questa verità documentata dal procuratore di Vene-zia? Semplice: che il Pci, nell’ambito del meccanismo consociativo vigente nel decen-nio degli anni Ottanta, non soltanto lottava per garantire lavoro e profitti per le Coope-rative e per se stesso, ma così operando diveniva di fatto complice della ‘turbativa d’asta’ e quindi anche delle malefatte altrui. Beneficiario in proprio di quel 20 per cento di appalti e complice dell’80 per cento che andava a beneficio della Dc, del Psi e dello spicciolame minore dei piccoli partiti”.

L’inchiesta sulle cooperative rosse è proseguita per anni.
Il filone di minore era quello delle assunzioni fittizie, con cui veniva garantita la pensione agli esponenti locali del partito: gente che non aveva mai messo piede nella cooperativa di cui figurava come dipendente.
Il filone principale era invece quello degli appalti, che le coop rosse edilizie truccavano con le tangenti, e quello delle false liquidazioni, basato sui finanziamenti pubblici italiani ed europei che cooperative create ed avviate solo sulla carta incassavano per poi essere dismesse in tutta fretta.
In tutti i casi emergeva un rapporto organico con il PCI, per cui gli inquirenti lavorarono sull’ipotesi che questo ne fosse il reale beneficiario, e che quindi si trattasse di una forma indiretta di finanziamento illecito al partito. Ciò venne provato a Rovigo con i finanziamenti al giornale del Pci “La Risposta”, un miliardo di lire in “pubblicità” (in realtà inesistente) dall’imprenditore Donigaglia (il quale, interrogato, spiegò semplicemente: “io ho finanziato il mio partito perché sono comunista”). Quello però fu l’unico caso pienamente provato: negli altri la prova non è stata trovata. Che le cooperative abbiano pagato tangenti è pacifico, è stato ammesso dai diretti interessati. Ma le responsabilità sono rimaste relegate in ambito locale.
Salvo nel caso dell’inchiesta sulla cooperazione agricola. In quel caso gli inquirenti arrivarono al vertice dell’ex PCI. Le "coop" ricevevano contributi dalle Regioni e dalle banche, e i soldi venivano poi “gestiti in proprio” (leggi: fatti sparire) da tal signor Alberto Fontana. Il quale era stato piazzato lì dal PCI, come risultava da una lettera del presidente del Coalve che si lamentava con Occhetto della gestione “mafiosa” delle coop agricole.
Alla fine i vertici ne uscirono indenni. Tangentopoli deflagrò a dismisura perché tutti i dirigenti dei partiti governativi “collaborarono”, cioè cantarono; invece ogni volta che venne individuato un responsabile Pci-Pds che aveva incassato dei soldi, quello disse detto di averlo fatto “per sé”.  Come Renato Morandina, già candidato alla segreteria regionale veneta del Pds, al quale la Fiat aveva versato 200 milioni su un conto estero: quando a Milano scoprirono che i soldi erano stati impiegati per la campagna elettorale, Morandina disse che però il partito non lo sapeva… Insomma, i vertici del PCI-PDS, per mutuare l’espressione usata da Di Pietro, si erano “attorniati di persone che hanno saputo fare quadrato” (o, per usare un’espressione alternativa, godettero di un’omertà mafiosa pressoché inscalfibile). Alla fine, nel novembre 1998, Nordio, da sempre contrario a processi fondati solo sulla cosiddetta prova logica (“non poteva non sapere”), chiese l’archiviazione per D’Alema (privandosi così del piacere di chiedere il rinvio a giudizio dio un Presidente del Consiglio fresco di nomina), nonché di Occhetto e Craxi. La richiesta di rinvio a giudizio riguardò quindi “solo” un centinaio di funzionari, mentre con uno stralcio fu “passato” ad altre procure il dossier sull’immenso patrimonio immobiliare delle coop rosse scoperto da Nordio, la cui acquisizione era patrimonio assolutamente al di là delle possibilità finanziarie delle cooperative così come dichiarate nei bilanci, e che quindi non poteva essere stato acquistato che con finanziamenti clandestini (destinati alle coop stesse o, più verosimilmente, al partito).
…Così, tanto per non dimenticare proprio tutto.

(ale tap, 14.9.05)

GLI SMEMORATI
L'Italia è proprio uno strano paese, manifesta contro l'America quando l'America ricorda il suo giorno peggiore. Io sono contro chi ha dimenticato: gli anti-americani, i comunisti, i prodiani convertiti, i vigliacchi, i verdi, i sindacati rossi, i giornalisti leccaculo, la redazione del tg3, quelli del correntone, quelli che non capiscono un cazzo, quelli che non hanno mai capito un cazzo, i vetero-marxisti, i fascisti, gli anti-imperialisti, i finti socialisti, i manifestanti socialmente utili, i no global, gli intellettuali alla Tabucchi, Tabucchi stesso con la sua noia, i caccia-caimani, Vauro, Nanni Moretti, quelli di la7, Sandro Curzi, quegli altri con la testa triangolare di Sky, il Manifesto, Giuliana Sgrena, le due Simone, i loro sequestratori, al-Aqsa, i martiri elogiati da Arafat, i guardiani della rivoluzione, Kim Yong Il, Bin Laden, AL-Zarqawi, Diliberto, Cossutta, la falce e il martello, i resistenti anti-occupanti, Zaccaria, Rampini, Mario Tozzi, Gino Strada, Maurizio Mannoni, Katrina, Antonio Di Bella, Rula Jebreal, Lilli Gruber e Michele Santoro, i t-70, i SAM-7 puntati contro di noi, l’imam di Torino, il capo del centro culturale di Bologna, i tifosi del Livorno, Michael Moore, gli anti-capitalisti, quelli che Katrina dipende da Kyoto, i vari Pecorari Scani, Dominijanni Ida, i camionisti gialli, gli scalda poltrone, Nunzio d'Erme, quelli che ci vogliono male, certi bloggers con una simpatia che vi raccomando, Zapatero, il signor Schultz Martin, Sergio Romano, Agnoletto, Casarini, Don Gallo, Bianca Berlinguer, Fausto Bertinotti, vari manifestanti con la barba da tagliare, chi marcia per farsi una canna, chi si fa una canna e poi marcia, le bandiere rosse che hanno ucciso 100 milioni di persone (stima palesemente in difetto), Della Seta, Gianni Minà, Chavez e Fidel Castro, le magliette del Che e i morti che ha procurato in nome di quelle bandiere rosse, i pacifisti alla Giuliani, gli estintori, i girotondini, i kamikaze, “gli scudi umani” degli americani, i titoli dell’Unità, i superlativi e l’etica del massacro sociale alla Violante, quei giudici infallibili del resistere resistere resistere, Vattimo, gli smemorati, Giorgio Bocca e le sue tipografie di Parma, Hamas ed Hezbollah, Marco Rizzo, gli assassini di Baldoni… (continua)
Da Watergate 2000

GINO BRAMIERI FOR PRESIDENT
Ieri sera ha fatto tappa a Verona il “TIR giallo” con cui Romano Prodi si sta facendo campagna elettorale (per le imminenti “primarie”… ma non solo) nelle piazze di mezza Italia.
In realtà l’elemento peculiare della campagna non è dato dal mezzo di trasporto utilizzato, bensì dall’impiego di una sorprendete “formula cabaret” che prevede che l’ex Presidente della Commissione Europea si esibisca in gag da avanspettacolo a fianco di comici e soubrette, inscenando, a beneficio di militanti e simpatizzanti, una sua versione di “superciro” o di “bulldozer”.
A Verona, l’onore di fargli da “spalla” è toccato al comico Enrico Bertolino e alla “iena” Victoria Cabello, già vee-jay di MTV. In effetti, sempre meglio di Rutelli e Rosi Bindi…
Con Bertolino (che per l’occasione ha avuto la delicatezza di non rispolverare la sua vecchia battuta sulla faccia di Prodi che fa pensare “a Braccobaldo da vecchio”) l’intesa si è rivelata piuttosto buona: evidentemente i due hanno provato e riprovato le battute. Il politico Bertolino: «Prof, le primarie sono come le elezioni del capo boy scout: prima si vota e poi si canta?». Il comico Prodi: «Sì, ci sarà un vincitore e dietro canteranno tutti, anche gli stonati». E così via.
Poi la volta di Victoria Cabello, che regala a Prodi dei gadget da camionista: un cornetto scaccia-sfiga da appendere allo specchietto, una canottiera, un santino di San Cristoforo e un calendario di donne nude. E giù risate.
E’ curioso che giornali e TV – men che meno quelli orientati a sinistra - per ora non stiano dando risalto a questa insolita impostazione della campagna elettorale. In fondo, quante e quali cronache si leggerebbero se il Berlusca avesse osato fare una campagna elettorale di questo tenore, esibendosi nelle piazze, chessò, con Massimo Boldi e Alessia Merz?
Chissà. Comunque, avendo il Cav. appena annunciato che l’anno prossimo l’ “uno-contro-uno” in TV all’americana si farà, possiamo cominciare a sperare in una bella gara di barzellette…
ale tap. 12.09.205

Intorno all'11 settembre
Questa e' l'ultima notizia dal mondo dell'orrore:
Per i musulmani inglesi ricordare la Shoa' e' offensivo quindi bisogna cancellare la giornata che ricorda il genocidio degli ebrei.
Il governo britannico  cosa ha risposto? Ha forse detto: "voi siete matti da legare"?
No, tutt'altro, li giustifica e sta tergiversando, alla fine li accontentera'. E' bastato un attentato per mettere in ginocchio Londra, come era accaduto a Madrid.
Dopo l'Inghilterra seguiranno altre nazioni schiave dell'Islam  e sara' il primo passo importante verso la dhimmitudine e la fine della civilta', perche' Memoria e'  civilta', Memoria e' cultura. Senza di essa torneranno le scimitarre e la cultura islamica della morte, i kamikaze e il terrore.
I milioni di musulmani in Europa hanno un enorme potere, il potere della paura, del terrorismo, della prepotenza. Hanno fame di  tutto e tutto  vogliono distruggere, come e' nel loro stile,  per prendere in mano la situazione nel senso piu' completo e pericoloso del termine.
L'Europa gli da da mangiare quello che desiderano nel tentativo di saziarli,  dalle leggi  ai valori dell'occidente, e adesso l'Inghilterra si prepara per prima a dargli  in pasto la MEMORIA.
Un bel boccone, un ruttino e via! Risolto il caso.
Altro che "We are not afraid" , se la stanno facendo nei pantaloni!
Forza, accontentiamoli, cancelliamo il ricordo della Shoa': Sei milioni di civili disarmati , famiglie, bambini, anziani, prelevati dalle loro case, messi sui treni bestiame e portati a morire nei campi della morte tedeschi e polacchi.
Perche'? perche' ebrei.
Interi villaggi ebraici nell'Europa dell'est evacuati e la gente fucilata davanti a enormi fosse comuni.
Perche'? Perche' ebrei.
Nazisti e ucraini con aiutanti arabi hanno sparato addosso alle persone nude nella neve anche per tre giorni di fila come a Babi Yar.
Perche'? Perche' ebrei.
Ogni nazione europea ha consegnato i suoi ebrei alla bestia nazista, vagoni interi di bambini, solo di bambini,  portati  verso i forni crematori. Migliaia di ebrei bruciati vivi all'interno delle sinagoghe dove avevano tentato di rifugiarsi.
Perche'? Perche' ebrei.

Neonati venivano dati in pasto ai cani, glieli gettavano vivi tra le fauci sotto gli occhi delle mamme impazzite.
Perche'? Perche' ebrei.
Milioni di persone  vaganti senza un rifugio per le strade d'Europa, in attesa di essere catturati e portati nelle camere a gas o a morire di fame, di freddo e di malattie tra il fango dei campi della morte.
Perche'? Perche' ebrei.
Milioni di ebrei, non perche' nemici , non perche' armati e pronti a fare la guerra, no, milioni di ebrei da annichilire perche' ebrei.
Operazione facile, molto facile perche' gli ebrei erano gente, erano come voi, non avevano nemmeno un tagliacarte per difendersi, erano persone normali  inoltre  i 20 secoli precedenti la Shoa' avevano preparato l'Europa ad accettare la distruzione del popolo ebraico senza troppi problemi.
E senza troppi problemi sei milioni di ebrei europei sono stati lasciati soli davanti ai forni crematori.
Gli europei, con poche eccezioni presenti nel Viale dei Giusti allo  Yad va Shem di Gerusalemme, hanno assistito al passaggio dei treni con indifferenza, hanno visto sparire dalle scuole studenti e insegnanti come fosse la normalita', hanno sentito i soldati entrare nelle case per portare sui camion le famiglie, senza reagire all'orrore.
Tutto questo e molto altro che non si puo' raccontare perche' mancano le parole, non deve essere ricordato come "tragedia esclusiva" del popolo ebraico.
Lo chiedono i musulmani.
Giusto, dice il dhimmi inglese , ministro di Bair, e subito propone di trasformare la Giornata dell'Olocausto in "giornata del genocidio dei popoli".
Perche'?  Come perche', lo ordina l'islam e tanto basta. Volete altre bombe? no e allora sull'attenti e obbedite. 
 
Altre  tristi notizie stanno girando intorno alla data dell'11 settembre.
Israele ha ammainato la bandiera nella striscia di Gaza e durante la notte i palestinesi hanno fatto il loro lavoro primario : hanno incendiato le sinagoghe.
Come i nazisti. Gaza e' judenrein. 
Il giorno prima, a Gaza,  avevano rapito Lorenzo Cremonesi ma erano nazisti buoni e pare sia stato un festino stile "due Simone" a base di aranciata e pasticcini e cocacola e frutta e discorsi sui bambini.... quanti denti ha il tuo? non parlarmene, il mio non ci lascia dormire la notte...e la cacchina come la fa? .... Una pacchia insomma, quasi quasi vale la pena farsi rapire da simili gentiluomini.
Infatti, dopo una pericolosa scivolata giornalistica in cui raccontava come i musulmani dei territori perseguitano i cristiani, ecco che oggi Cremonesi e' tornato ad essere se stesso. La cocacola gli ha fatto bene: i palestinesi sono ridiventati i suoi tesori di sempre.
11 settembre 2001, cadono le Torri, 3000 persone muoiono sciolte nel fuoco di Bin Laden. Sorprendentemente e inesorabilmente incomincia  la vera conquista dell'Europa da parte dell'Islam. Doveva avvenire il contrario invece la paura ha compiuto il miracolo e oggi ministri di governi europei obbediscono alle organizzazioni islamiche.

I media parlano solo di musulmani e di quanto sono buoni e cari, quelli cattivi, e' semplice, non sono musulmani e con questo si taglia la testa al toro.
 
La Memoria e' destinata a bruciare anch'essa, come i sei milioni di ebrei che ricorda e tutto sara' cenere.
 
Su questa cenere trionfera' l'Islam.
 
Deborah Fait
- informazionecorretta


Massima del giorno
La pace è certamente la situazione migliore. Ma l'unica alternativa è la vittoria.
G.P.
(Visto che è l'anniversario dell'11 settembre 2001, c'è da pensare che una simile massima piacerebbe a Bush).


MOLLICHINE
"Bush andrebbe fucilato per come ha gestito l'uragano Katrina", ha detto il ministro di un land tedesco. Urge Gestapo.

Vint G. Cerf, alto dirigente di Google, ha ottenuto dalla sua società il titolo di "evangelista capo". Ridicolo? No. Ridicoli sono i poveri. I ricchi sono eccentrici.

Prodi: "Ricominciamo dalla giustizia sociale e facciamo pagare le tasse a quel 40 per cento degli italiani che non lo fanno". Un T.i.r. per portare Prodi, un foglietto di bacio Perugina per il suo programma.

Sciopero Sult. 33 voli annullati per Alitalia, 64 per il sindacato. Ma il doppio non faceva 66?

Fini partirà prossimanete con un T.i.r. Visto come guida An, non gli bastava una Smart? Sul secondo sedile c'era anche posto per il cappotto.

Ucciso dai palestinesi, a Gaza, il cugino di Yasser Arafat. "Era un corrotto, lo meritava". Terrorizzato il 98,6% dei dirigenti palestinesi.

Abu Mazen: "Cattureremo gli assassini". In questa vita o nell'altra, come si dice.

Saddam Hussein ha confessato qualche centinaio di omicidi. E io che lo credevo innocente!

Sbloccata la trattativa con la Cina. In arrivo tonnellate di reggiseni a prezzi stracciati. Da poterne indossare due o tre invece di uno.


Prodi: "I problemi li affronteremo tutti prima, elaboreremo un programma comune sottoscritto da tutti". Ottimo. Anzi, ottimo se i verbi non fossero sempre al futuro.

Un amico (Pierantozzi) mi scrive: Se Katrina l'ha mandata Allah, lo tsunami nel Sud-est asiatico l'ha mandato la Cia.

Chiuso il valico di Rafah nella Striscia di Gaza. Meno male. Per i palestinesi di Gaza Israele non esiste e superando il valico potevano cadere nel vuoto.

Parla D'Alema e Alba Parietti l'ascolta seduta in prima fila. Se non fosse in prima fila, come si vedrebbe che ha accavallato le gambe?

Molti giudici non sono riusciti a tener segreti gli atti dei processi, Colombo e Boccassini tengono segreto da anni il fascicolo 9520/95. Questione di classe.

Il governo su Bankitalia: "solo la Bce ha potere di intervenire". La Bce: "Solo il governo italiano ha il potere di intervenire". Hanno ragione ambedue. Nel dichiararsi impotenti.

Assolti Colombo e Boccassini per l'affare del fascicolo 9520/95. Il Pg aveva chiesto la censura, i consiglieri di sinistra del Csm l'applauso.

Mubarak rieletto con l'88,571 per cento dei voti. Stalin l'avrebbe battuto di undici punti.

Mubarak. Affluenza alle urne intorno al 20%. L'80% degli egiziani è stato talmente furbo da prevedere il risultato e non scomodarsi.

 Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

 Conservatori liberali
<<... In tutto il mondo, dire destra vuol dire conservatorismo. In particolare in Europa e in America, vuol dire conservatorismo liberale. Ora, l'aggettivo "liberale" da noi non provoca problemi: liberali in Italia oggi sono soprattutto quelli che non lo sono mai stati e che il liberalismo lo hanno sempre combattuto. Il sostantivo "conservatore" dà invece sospetto e fastidio a tanti, anche fra di noi, tanto che può accadere di sentire qualcuno dire che noi, in realtà, siamo la vera sinistra, con una inconscia attribuzione di nobiltà culturale a tutto ciò che viene dalla sinistra. Invece noi dovremmo rivendicarlo, il sostantivo "conservatore". E cerco di spiegare perché.
Il conservatorismo liberale non è un ossimoro giornalistico, né una formula da equilibri politici di Palazzo. È una rispettabile e vecchia dottrina politica con tanto di autori insigni, di opere celebri, di leader politici. La signora Thatcher ne era un esempio. Il presidente Bush ne è un altro esempio. I cosiddetti "neo-conservatori" un altro esempio ancora. In questa dottrina, l'aggettivo "liberale" mette l'accento sull'autonomia degli individui, sul primato dell'individuo-persona rispetto allo Stato, sulla libertà della società civile, sugli ideali di libertà da estendere a tutti. Si tratta di quella parte della dottrina che, in politica, porta alle liberalizzazioni, alla sussidiarietà, alla competizione, al libero mercato, alla libertà di ricerca, alla riduzione della pressione fiscale, allo Stato non invasivo, eccetera.
Il sostantivo "conservatore" integra tutti questi princìpi e queste politiche e li mette assieme in una cornice: la tradizione. Questo della tradizione è un concetto fondamentale, perché la tradizione è la fonte della nostra identità. Ed è un concetto quasi sempre trascurato dai liberali, mentre invece è sempre stato al centro dell'attenzione e delle politiche dei popolari, dei cattolici, dei democratici cristiani. Anche se si guarda dentro Forza Italia, si vede che la componente cattolica è quella più attenta alla questione dell'identità. "Moderato" di solito non vuol dire nulla, ma su un punto i moderati hanno ragione ad invocare la moderazione: sul fatto che dobbiamo essere prudenti, cauti, moderati, appunto, nel cambiare la nostra natura identitaria. La questione dell'identità si può mettere in questi termini. Perché noi siamo noi? In che cosa siamo diversi dagli altri? Qual è la nostra autocoscienza? La risposta è questa: noi siamo noi perché siamo figli della nostra tradizione. Quale tradizione? La risposta è questa: la tradizione giudaico-cristiana.

Inutile, miope e anche rischioso girarci attorno. L'ho detto tante volte. Noi discendiamo da tre colline: il Sinai, il Golgota, l'Acropoli. E ci si siamo formati in tre capitali: Atene, Gerusalemme, Roma. Dopo, sono successe tante cose, abbiamo imparato tante lezioni, ci siamo mescolati, ora con violenza ora pacificamente, con tanta gente. Il risultato è che siamo meticci: meticci per razza e meticci per cultura. Ma questa è una banalità. È un fatto storico elementare e incontrovertibile.
Ciò che non è banale e non è elementare è una domanda, che invece molti vogliono ignorare, esattamente come - pressoché gli stessi - avevano voluto, a loro dànno, ignorare la posta in gioco al referendum. E cioè: a questo nostro meticciato, per razza e per cultura, dobbiamo far corrispondere anche un'identità meticcia, cioè indistinta, cioè generica, cioè debole, cioè vaga, cioè, alla fine una non identità? Oppure possiamo e dobbiamo attribuirci un'identità ben definita?
...>>
Dall'intervento di Marcello Pera al convegno di Gubbio (clicca qui per il testo completo), 10 settembre 2005

Sull'informazione di regime (!)
<<Alla prima puntata del nuovo debutto, venerdì 9 settembre, “Confronti” di Gigi Moncalvo è diventato subito un caso. Con la scusa di parlare dell’esclusione di Vittorio Sgarbi dalle primarie del centrosinistra (argomento che peraltro la puntata non ha nemmeno quasi sfiorato...), Moncalvo ha invitato il direttore di “Libero” Feltri e lo stesso Sgarbi e per più di mezz’ora hanno sparato a zero sulla leadership Berlusconi e sulle sue capacità stesse di guidare un governo.>>
Da Articolo 21 on line

Radicali, la lunga marcia verso nessuno sa cosa
Ancora non si evince a che punto siano le trattative fra socialisti (Sdi e parte del Nuovo Psi) e radicali per raggiungere un'intesa politica e programmatica, almeno su alcuni punti condivisi. Ultimamente ho sentito alcuni esponenti radicali lamentarsi dei tentennamenti della propria controparte. Con assoluto realismo non posso che rallegrarmi di tali tentennamenti. Sarebbe ora, infatti, che davanti alle continue e ripetute titubanze altrui anche ai radicali venisse qualche dubbio sul proprio appeal. Un appeal che, siamo onesti, è andato calando negli ultimi anni, nonostante avesse avuto un picco sensazionale con il successo della Lista Bonino alle europee del 1999. Da allora però è cambiato il mondo, è cambiata l'Italia, in buona parte anche gli italiani e sono cambiati perfino i radicali. Pare tuttavia che il cambiamento "radicale", quasi senza accorgersi degli altri, abbia teso a sbilanciare gravemente l'equilibrio delle tre "elle" che caratterizzano il movimento, ovvero: liberalismo, liberismo e libertarismo. Sembra che oggi il libertarismo vagamente anticlericale (anticattolico?) sia diventato il primo perno dell'attività politica radicale (o dovrei dire pannelliana?) mettendo in un angolo liberalismo e ancor più il liberismo. Una scelta forse inconsapevole, dettata sempre più dall'autorevole pervasività di un pannellismo che in pochi, all'interno del movimento, possono permettersi di criticare, ma che invece deve essere superato per non perdere, oltre a questo importante treno, anche il senso profondo dell'identità liberale e liberista radicale. Tantopiù che oggi è proprio di liberalismo e di liberismo innovativo che l'Italia ha bisogno, lo sanno tanto i moderati del centro sinistra che quelli del centrodestra. Ormai, invece, l'unico dirigente radicale che affronta spinosi temi economici, ponendoli al centro del dibattito sul futuro del nostro paese è Benedetto della Vedova, ad altri sembra invece più importante un referendum sull'eutanasia. Cerchiamo d'intenderci, io non voglio sminuire l'importanza delle battaglia civili radicali, della necessità di liberalizzare anche la morale di Stato di questo paese, ma a 25 anni e solo qualche lavoretto che mi permette di guadagnare qualcosa, il mio primo pensiero non è certo rivolto a Papa Ratzinger o alle "menate" culturali del Foglio e di Agnoli, ma piuttosto alla speranza che i mille gessi che legano questo paese siano sciolti da una buona miscela di riforme di stampo liberista. Se con i socialisti s'intende dialogare lo si faccia proprio su questi temi e non partendo dalla comune laicità; quella, a parte offrire ottime sponde alle lagne di Mastella, non credo possa rappresentare la base credibile per un progetto politico comune. Ci si rivolga invece al liberalismo socialista che in Italia, nonostante il terrore di Mani Pulite, è sopravvisuto fra mille difficoltà. Si stimoli lo Sdi su argomenti come le riforme del mondo del lavoro (penso ad esempio ai contratti nazionali o all'abolizione degli ordini professionali), sulla politica fiscale, su quella energetica, su quella estera. Siano questi i temi del confronto, non altri. E' su tali questioni che si misura il tasso di liberalismo dei soggetti con cui si cerca un'intesa, pungolando e magari rompendo pure le palle (in perfetto stile pannelliano), cercando di scoprire quanti sono i liberalsocialisti che hanno la tessera dello SDI o del Nuovo PSI. Non dico che incontrarsi su argomenti simili possa essere facile, ma certamente darebbe tutto un altro spessore al progetto e senza dubbio attirerebbe l'attenzione di molti, tanto all'interno dell'Unione che della Casa delle Libertà. Sarebbe il modo migliore per spendere il proprio impegno. Richiederebbe tuttavia non solo una tensione verso gli altri, ma anche grande attenzione verso se stessi. Anche il radicalismo ha infatti bisogno di guardarsi allo specchio, per scoprire se il suo volto ricalca solamente i tratti di Giacinto Pannella detto Marco, oppure se è pronto a lasciare che il pannellismo continui ad essere uno dei solchi importanti della propria identità, ma senza esaursi in esso. Soltanto se la seconda di queste ipotesi si dimostrerà vera ci sarà un futuro per il radicalismo italiano, altrimenti, accordi o meno, proprio il movimento liberale, liberista e libertario morirà delle proprie ingessature.
Da L'Opinione, articolo  
di Tommaso Ciuffoletti

Notizie interessanti da Israele  
Ve lo ricordate Tuvia Grossman? La sua foto e' stata la prima apparsa sui giornali di tutto il mondo all'inizio della guerra scatenata da Arafat cinque anni fa e la bugia raccontata su quella foto e' stata la prima di una infinita serie di menzogne diffuse dalla propaganda palestinese e bevute con naturalezza e semplicita', come fossero il Verbo Divino, da tutto il mondo occidentale.
la foto mostrava il primo piano di Tuvia, ebreo americano, con il volto sanguinante e in lontananza si vedeva un soldato israeliano che correva  verso di lui col manganello in mano.
La didascalia sotto la foto diffusa dall'Associated Press diceva " Un poliziotto israeliano e un giovane palestinese ferito"
Quella foto e' stato l'inizio di tutto, da la' e' incominciata la demonizzazione scatenata contro Israele  dalla macchina propagandistica nazipalestinese basata sulle menzogne quotidiane raccontate a raffica con la certezza matematica che tutto il mondo vi avrebbe creduto ncondizionatamente.
Cosi' e' stato.
A quella foto e' seguito il caso di Muhamad al Durra ammazzato dai palestinesi, la cui morte e' stata immediatamente addebitata agli israeliani.
Semplice e facile, incredibilmente vincente come e' sempre stata vincente ogni menzogna sugli ebrei, dal Medioevo ad oggi.
Vabbe', si potrebbe legittimamente pensare che non siamo piu' nel 1500 e che il mondo moderno dovrebbe tenere in considerazione anche le ragioni degli ebrei, cioe' di Israele, cioe' di chi e' stato aggredito mentre trattava la pace.
Pensarlo sarebbe legittimo ma sbagliato perche' tutto il fronte filo-nazi-arabo-palestinese e' schierato, a prescindere, contro lo Stato Ebraico, fa parte della tradizione dell'odio.
Con quelle due foto, (quella di Al Durra e' diventata addittura un'icona per tutti i filonazipalestinesi, i partiti delle nazisinistre ne hanno  fatto un poster da attaccare al muro nelle sezioni sparse per l'Italia, accanto a Marx e Lenin), ai palestinesi non serviva nient'altro per vincere la guerra  mediatica.
Quei due falsi hanno riconfermato al popolo della morte la simpatia di sempre mentre  su Israele si e' riversato come  un fiume in piena l'odio di  sempre , un odio feroce, cosi' feroce da risvegliare senza problemi l'antisemitismo in ogni angolo d'Europa, che dico, in ogni angolo del mondo.

Tuvia e' stato fatto passare per un povero palestinese colpito a sangue dall' orco israeliano.
Solo in seguito si e' saputa la verita': Tuvia era in  un taxi a Gerusalemme quando un gruppo di teppisti palestinesi gia' in rivolta per ordine del raiss  lo ha tirato giu' dall' auto e linciato.
Quel soldato col manganello in mano stava correndo a salvarlo.
Fu ricoverato ferito gravemente , quasi in fin di vita e in seguito, guarito, e' ritornato negli USA dalla sua famiglia.
Oggi Tuvia ha fatto l'alyia'.
E' tornato in Israele per restarci  " Per me e' una benedizione", ha detto, una benedizione che Tuvia condivide oggi con altri 199 giovani ebrei americani.
"Lascio alle mie spalle il luogo dove sono cresciuto ma torno nella mia patria. La cosa grandiosa e' che condivido questo miracolo con tante altre persone di posti differenti ma che  sentono tutti  di tornare a casa, in Israele".
Benvenuto, Tuvia!


Sui giornali israeliani altre interessanti notizie  ci hanno riportato davanti agli occhi un nome che speravamo di non dover mai piu' leggere :
Arafat!
C'era una volta un uomo cattivo e degenerato che aveva  tentato di distruggere Israele, che aveva distrutto il Libano e che aveva ridotto alla barbarie la popolazione palestinese.
Un uomo malefico e corrotto che ha ucciso, fatto uccidere, creato guerre e terrorismo, che ha derubato riducendo alla fame la  popolazione che lui dominava e che lo seguiva assetata di sangue.
Questo uomo, alla fine di una vita degenerata, e' finalmente morto, marcio nel corpo come e' sempre stato marcio nell'anima, morto di AIDS.
La notizia finora sussurrata non ha meravigliato nessuno in Israele...quei pochi che ne parlano, il pensiero del malvagio che ci ha perseguitati per 40
anni e' stato rimosso come si rimuove un cancro, sorridono amaramente: "nu? che novita!"
Tutti sapevamo che l'uomo  malvagio era un pederasta, non era un pettegolezzo.
La seconda persona di questa orrenda famiglia  a finire sui giornali e' Moussa Arafat, cugino del raiss, ex capo di un sacco di cose palestinesi, ultima, la "sicurezza". Il cuginetto e' stato ammazzato   insieme al figlio ventinovenne.
Dicono fosse un violento e un corrotto, cioe' un  capo palestinese verace verace  e  un degno componente della famiglia degli Arraffa-t.

Viveva in una villona sontuosa protetta da scagnozzi armati fino ai denti ma non e' stato un problema catturarlo  per altri scagnozzi altrettanto armati  e mandati non si sa.....da chi....
Trascinato in strada e' stato ammazzato come un cane: e' il metodo palestinese per togliersi dai piedi chi sta sulle spese e non serve piu'.  Il cugino Yasser ammazzava con piu' stile, lui i suoi nemici li faceva buttare giu' dai tetti, in silenzio e di notte,  e i suoi amanti sparivano nel nulla.
Aveva una reputazione da salvare lui, mica scherzi,   se no come faceva a prendere tutti per i fondelli e ad andare a sbaciucchiare colle sue labbrone umidicce e sputacchianti e gli occhi da serpente  tutti i grandi del mondo omaggianti ai suoi piedi.
C'e' da rabbrividire al pensiero del rischio corso dai giovani pacifisti innamorati di lui, quelli che andavano a trovarlo quando era prigioniero al Mukata, a Ramallah. Andavano la', ricordate, e lui,  affettuoso , se li abbracciava, se li sbaciucchiava da tutte le parti, se li accarezzava mentre loro, colle lacrime agli occhi, sventolavano come tanti idioti le bandierine palestinesi.
Poi i giovani e i vecchi pacifisti uscivano piangenti,  disperati di vedere il loro idolo ridotto a  prigioniero del boia Sharon e ai microfoni dei giornalisti vomitavano contro Israele le offese piu incredibili, scrivevano su internet lettere strappacuore sulle povere vittime palestinesi e sui perfidi israeliani.
Non vorrei dire, soprattutto non vorrei spaventarli ma io, al posto loro, andrei di corsa  al primo ospedale per una visitina di controllo...non si sa mai....l'AIDS non perdona....
Deborah Fait - informazionecorretta

n.d.a.: Onde evitare strumentalizzazioni e spiacevoli fraintendimenti desidero chiarire che la definizione di pederasta e' stata fatta intenzionalmente per
differenziarla da omosessuale che niente ha a che vedere con la prima. - Deborah Fait

PERCHÉ DIFENDERE FAZIO
Ci sono frasi che tutti amano ripetere, perché fanno fare bella figura. Una di queste è quella attribuita a Voltaire: "Non sono d'accordo con te, ma darei la vita per permetterti di esporre la tua opinione". Frase che si può così tradurre: non basta permettere agli altri di fare ciò che vogliono quando ciò che fanno ci piace, bisogna farlo soprattutto quando non ci piace. È questo il rispetto della libertà, è questa la democrazia. Nello stesso modo non bisogna difendere i diritti di un cittadino perché ci è simpatico ma perché i diritti del cittadino sono sacri indipendentemente da chi ne è in concreto portatore.
In questi giorni il Governatore della Banca d'Italia fa le spese della conversazione ed occupa le prime pagine di tutti i giornali.  È oggetto d'un 98% di critiche e d'un 2% di difese. E poiché quando si è in due contro novantotto è facile essere accusati d'essere scemi o in mala fede, val la pena che chi scrive queste righe illustri il senso della propria tesi.

1)       Fazio è una di quelle persone di cui, per anni, non è stato lecito dire male. Insieme con Ciampi, col Papa e con altre icone sociali, è stato pregiudizialmente al di sopra di ogni commento malevolo. Le stesse critiche che lui rivolgeva ad altri - nientemeno che al Governo e al Parlamento - venivano accolte con umiltà dagli interessati e con tripudio dall'opposizione. Tutto questo è stato sufficiente perché il suo semplice apparire potesse provocare l'orticaria. Non c'è nessuno che sia infallibile. Non c'è nessuno che dica solo parole mirabili e sagge. Infinite volte le parole delle massime autorità civili e religiose sono vuota retorica e pura demagogia. Perché inchinarsi a Fazio, dunque? Al suo apparire era dunque normale che tutti i sensi fossero all'erta e il cervello pronto alla critica.
2)       Un secondo motivo d'antipatia per Fazio è l'enormità del compenso ricevuto per le sue prestazioni. Che un dirigente sia pagato una montagna di soldi da una società privata - come avvenne per Iacocca che salvò la Chrysler - non è cosa che ci riguardi. Ogni privato dei suoi soldi può fare quello che vuole. Soprattutto perché in tanto li spende in quanto sia convinto di spenderli bene. Ma per un funzionario pubblico questo non vale. Non si sa mai se è giunto al suo posto per meriti o per raccomandazione, per mercanteggiamenti politici o per chiara fama. Per questo, bisognerebbe tenere le paghe dei massimi dirigenti entro limiti ragionevoli, non da satrapi. Invece il Quirinale ci costa largamente di più di quanto non costi agli Stati Uniti la Casa Bianca, gli eurodeputati italiani sono fra i più pagati e i semplici deputati, perfino quelli regionali, economicamente stanno benissimo, grazie. Il Governatore della Banca d'Italia, quanto a lui, ha la seconda paga del mondo - dicono - dopo il governatore di Hong Kong. Non si potrebbe largheggiare un po‚ di meno, col denaro dei contribuenti? Né ci sarebbe da temere la defezione dei grandi cervelli: gli uomini non agiscono solo per denaro, agiscono anche per ambizione. Non ci sarà mai penuria di candidati, per le poltrone più alte. Nemmeno se, come è avvenuto più volte negli Stati Uniti, passando al servizio dello Stato si guadagnasse meno di ciò che si guadagnava prima: un nome per tutti, McNamara.
3)       Un terzo motivo d'antipatia per Fazio è il suo essere cattolico praticamente. Non un cattolico che si dice tale per non urtare la sensibilità di nessuno: quell'uomo è veramente uno che va a messa ogni domenica, che ha una figlia suora, che mantiene la sua posizione contro venti e maree perché "ha la coscienza tranquilla". Uno che deve rispondere solo a Dio e a se stesso. E questo è lo schema dell'integralismo. L'integralista - musulmano, cattolico o comunista che sia - vi ascolta con cortesia, se riesce a rimanere cortese, ma sa di perdere tempo. È già in possesso di una verità incontrovertibile che le vostre parole non potranno mai scuotere. Perfino le leggi, il buon senso, la storia e l'esperienza hanno punte smussate, contro di lui. È ein fester Burg, un castello fortificato. È spaventoso.

4)       Di Fazio - ma non è colpa sua - dà anche fastidio l'inamovibilità. Voluta per sganciare la Banca d'Italia dal potere dell'esecutivo, essa comporta un rischio inevitabile: che chi ne sia investito, non dovendo temere nessuna ritorsione nemmeno dopo decenni, usi male il suo potere. Inoltre l'età e l'arteriosclerosi giocano brutti tiri. Insomma il Papa ha escluso dal Conclave i cardinali al di sopra degli ottant‚anni e il Governatore dev'essere ritenuto lucido e capace anche a novant‚anni. Non basterebbe assegnargli un lungo termine, tale da superare una legislatura, o perfino (di poco) due legislature? In questo modo, in caso di scontro, egli potrebbe sperare in un diverso avviso del subentrante governo. La carica a vita, dopo l'esperienza del primo e del secondo Nerone, è sconsigliabile.
5)       Infine Fazio è antipatico fisicamente. Ha l'aria polverosa e flaccida di chi non fa sport, non solleva un peso da un chilo, non ha bisogno di piacere o di essere gradevole perché è il capo. Non conoscendolo personalmente è impossibile dire se sia arrogante, ma ha l'aria di chi si trattiene dall'esserlo, che è una forma ancora più sottile e più urtante di arroganza.
Tutto ciò posto, è chiaro perché ci si può sentire irritati quando si è accusati di difendere Fazio per chissà   quali motivi. Il personaggio non è affatto simpatico ma va difeso semplicemente perché non è seriamente accusato di nulla, né civilmente né penalmente. È quel cittadino di cui parla la Costituzione quando dice che nessuno è colpevole fino a che non sia intervenuta sentenza passata in giudicato.
Se le leggi attuali non sono buone, se esse non tutelano il paese da un ipotetico Governatore nocivo, si cambi la legislazione e solo dopo, in base ad essa, lo si rimuova. Ma a termini di legge. Non a termini di ciò che desiderano Repubblica e il Corriere della Sera.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 9 settembre 2005

CAZZULLO IN TIR
Ma senti senti  l'Aldo Cazzullo! Nell'inserto settimanale  del Corriere  il nostro tiene una mezza pagina di commenti  e questa settimana - parte il giallo-tir di Prodi -  c'ha dato dentro.  Insomma, della serie: "facite 'a faccia feroce".
Infatti, con la scusa di tirare le orecchie a Gino Strada che, dal suo punto di vista,  s'era permesso di dire che <<Prodi e Berlusconi sono varianti dello stesso piatto>>, eccolo agitarsi e riscrivere la summa dell'antiberlusconismo di maniera -  dal monopolio dell'informazione TV al Dell'Utri mafioso - da contrapporre alla verginità luminescente  del povero Prodi "che non controlla neppure Europa" (quotidiano della Margherita, n.d.r.) e che, al posto di Previti, c'ha Arturo Parisi...
Smemorato il Cazzullo! A proposito di luminescenti verginità,  ho appena finito di leggere un libretto (praticamente introvabile,  titolo: "Corruzione ad Alta Velocità - Viaggio nel governo invisibile" di F.Imposimato, G.Pisauro, S. Provvisionato  con la prefazione di Emanuele Macaluso; editore Koiné) dove si vanno a raccontare le eroiche imprese di Romano Prodi in  Iri  ed in Nomisma tra appalti-consulenze-tangenti-mafia-camorra.   Una chicca:  nel 1998 Prodi,  allora  inquisito dalla Procura di Milano (pm Geremia, giudice Eduardo Landi), fu salvato da una legge ad personam che aboliva il reato di abuso in atti d'ufficio, di cui era imputato...

cp, 8 settembre 2005

FAZIO E IL CALCIO DELL'ASINO
Ogni volta che qualcuno propone ad un altro un gesto nobile da cui trae un'utilità c'è da essere allarmati. Chiunque può dire quanto sia nobile fare la carità agli indigenti, ma non il mendicante: nel suo caso è normale pensare che sulla convinzione morale prevalga l'interesse. Del resto le favole - da Esopo in poi - sono piene di personaggi che cercano d'imbrogliare il prossimo con qualche paroletta dolce.
Tutti coloro che continuano ad indicare a Fazio quanto sia bello, commendevole e utile al paese che si dimetta - e lo giudicano testardo perché non lo fa - non sembrano diversi dal cacciatore che borbotta tra i denti, spazientito: "forza, coniglietto, sii gentile, esci dal cespuglio, che ti faccio la festa!". Se già oggi, senza avere le prove di sue violazioni di leggi o regolamenti, molti invocano la scomparsa di questo Governatore, che cosa direbbero mai, domani, dopo averla ottenuta?
L'espressione "il calcio dell'asino" nasce forse da una favola di La Fontaine, "Le lion devenu vieux". Il leone morente riceveva colpi e morsi da tutte le bestie che un tempo aveva dominato ma taceva: si lamentò però amaramente quando fu l'asino, ad attaccarlo. Nello stesso modo, immaginiamo che Fazio renda omaggio, nel suo cuore, a Tremonti, che ha chiesto le sue dimissioni quando era un'icona intoccabile, ma disprezzi la canea urlante. Dopo le dimissioni potrebbe aspettarsi un riconoscimento? Qualcosa come: "Ecco un uomo innocente che si sacrifica per il bene comune, per il buon nome della Banca d'Italia e dell'intero paese"? Certamente no. Se i suoi critici già lo giudicano colpevole e lo condannano senza prove, che cosa mai direbbero, interpretando le sue dimissioni come un‚ammissione di responsabilità? I calci degli asini sarebbero innumerevoli.
Rimane il problema di sostanza: Fazio è colpevole di qualcosa o innocente? Ammettiamo che sia colpevole. Molta gente a questo punto direbbe: che si dimetta e chieda scusa. Bello e nobile, certo. Ma contrario al nostro ordinamento giuridico. In Italia non tocca all'accusato presentarsi volontario al boia, sta all‚accusa provare la responsabilità. Nel processo giurano i testimoni e giurano i periti ma non giura l'imputato perché per difendersi ha anche il diritto di mentire senza essere spergiuro. Con quale coraggio si può dunque chiedere a Fazio di andare contro se stesso?

Qualcuno dice: stante l'altezza della sua carica e la quantità di privilegi goduti, ha doveri etici che non ha il ladro di polli. Tesi nobile ma sbagliata. Proprio perché il Governatore ha un'alta carica è normale che, come del resto i suoi critici, sia meno morale di un qualunque pensionato. Diceva qualcuno (John Acton): "Il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe al di là di ogni redenzione". Essendo quella del Governatore una carica a vita, essendo egli inamovibile e disponendo di un potere pressoché privo di controlli, è irrealistico pretendere che si comporti da santo, andando oltre i doveri del normale cittadino. Tutti i governanti, inclusi i più biechi dittatori, si sono sempre riempiti la bocca di amore del popolo, di passione per il bene comune, di lendemains qui chantent (un meraviglioso futuro). Invece è un grande progresso degli ultimi secoli il fatto che, almeno nell'Occidente civile, le lotte per il potere non si svolgano con pugnalate alla schiena e avvelenamenti. Bisogna contentarsene.
Quanto a Fazio, che si dimostrino una buona volta le sue responsabilità e lo si incrimini. Oppure lo si lasci in pace. Può perfino darsi che, fra qualche mese, disgustato, si ritiri. Per il resto, la discussione è stucchevole e forse dipende dal fatto che in estate, salvo qualche incidente aereo, le notizie scarseggiano. Non vorremmo che Fazio fosse il "serpente di mare" del 2005.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 8 settembre 2005

Espulso Bouchta «l'imam di Torino»
L 'imam di Torino Buiriqi Bouchta,  è stato espulso questa mattina, su decreto del ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, ed è stato caricato su un volo verso il Marocco. L'espulsione sarebbe stata eseguita in base al decreto del ministro dell'Interno per ragioni di sicurezza nazionale. Bouchta, che a Torino era proprietario di  macellerie, è stato prelevato dalla sua abitazione intorno alle 4 di stamattina dalla Digos e condotto all'ufficio immigrazioni, dove gli è stata notificata la revoca del permesso di soggiorno. Quindi l'uomo è stato accompagnato all'aeroporto di Milano Malpensa, dove intorno alle 10.30 è stato imbarcato su un volo con destinazione Casablanca, Marocco.

Massima del giorno
Personalmente, come trattato filosofico di base, uso la favola dei vestiti nuovi dell'imperatore.
G.P.


MOLLICHINE
Follini (5/9/05) ha detto che "l'Udc non farà nulla per far vincere Prodi". Si limiterà a far perdere la Cdl.

Il quotidiano del Kuwait Al Siyassa:<<il terrorista Katrina è uno dei soldati di Dio>>. Ecco un foglio che parla anche più chiaro di Vittorio Zucconi!

Prodi attacca sulla Cina: il governo non se ne cura e non ci va. Replica: ci sono andati tizio, caio e sempronio. Prodi: Sì, ma Berlusconi? Replica: c'è andato con te! I comici sono indignati per la concorrenza sleale.


Casini e Follini dicono che stanno con <L'Italia di mezzo>. O è che la mettono in mezzo?

Assolutamente tutti contro Fazio e non si capisce bene perché oggi e non prima. Come si fa a non parteggiare per uno così?

Follini rilancia sul proporzionale "con premio di maggioranza". Rilancia. Ma le fiche le ha o è che gioca a credito?

Benzina a 2.650 lire al litro. Dicono che il petrolio è un regalo di Allah agli arabi. Sarà. Ma non che gli abbiamo fatto?

Tre ragazze provocano un incendio bruciando una cassetta delle lettere, a Parigi. E che dovremmo fare, noi, col nostro servizio postale?

Siniscalco ha ragioni "personali ma fondate" per chiedere le dimissioni di Fazio. Fazio ha ragioni "personali ma fondate" per non darle.

Bouriqui Bouchta, l'imam di Torino ora espulso, predicava nella moschea e gestiva una macelleria. La teoria e la pratica.

Elezioni in Egitto, grande incertezza. Vincerà Hosni Mubarak o Mubarak Hosni?

Esplosione a Gaza, morte 4 persone: "Un errore nel confezionamento di un ordigno". Come un incidente di caccia, insomma: l'ordigno era destinato agli ebrei.

L'imam di Torino addestrava i musulmani all'arte del karate dicendo "bisogna essere pronti a difendersi". Nel caso qualcuno li avesse picchiati col naso sul pugno chiuso.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

Promemoria: L’11 settembre si avvicina.
Immancabili fioccheranno dai media le litanie di tutto quanto sta “andando storto” nella politica estera che gli USA hanno adottato successivamente al tragico massacro di quattro anni fa.
Tanto per prepararsi in modo “bilanciato” all’impatto di questo tsunami, si consiglia la rilettura dell’elenco di quanto è, invece, andato a buon fine. L’elenco lo trovate nel bell’articolo di Christofer Hitchens uscito a maggio ma ripescato all’uopo dal Weekly Standard  per il numero monografico di questa settimana.
Eccolo:
“(1) Il rovesciamento del Talibanismo e del Baathismo, e l’evidenziazione di alcuni collegamenti molto significativi tra le due componenti di questa alleanza in stile Hitler-Stalin. Abu Musab al Zarqawi, che dall’Afghanistan aveva traslocato la sua attività in Iraq  prima dell’intervento della coalizione, si era persino preso la briga di denominare la sua organizzazione “Al Qaeda in Mesopotamia”.
(2) La conseguente resa della Libia di Gheddafi per quanto riguarda le armi di distruzione di massa – una resa che non è stata offerta a Kofi Annan o alla UE, ma a Blair e Bush.
(3) Il conseguente smascheramento della attività della rete di A.Q. Khan che trasferiva illegalmente tecnologie nucleari a Libia, Iran, e Korea del Nord.
(4) Il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite che una propria riforma è necessaria ed anzi è anche in ritardo; nonché lo smascheramento degli intrecci paracriminali all’interno dei dirigenti ONU.
(5) La vile ammissione da parte del Presidente Chirac e del Cancelliere Schröder, allorché messi di fronte a prove inconfutabili delle violazioni truffaldine ed occulte dei trattati internazionali da parte dell’Iran, che nemmeno questo li sposterà dalla loro posizione neutralista (c’era da aspettarselo, dopo il caso dell’Iraq)
(6) L’accertamento dell’avvenuto disarmo da parte dell’Iraq, reale e non basato sulla semplice parola di un autocrate psicopatico.
(7) Gli immensi guadagni ottenuti dalla più grande minoranza non dotata di stato sovrano in tutta la regione – I Curdi – e l’effetto contagioso di questo esempio per altri Stati.
(8) Il correlato incoraggiamento per I movimenti democratici nella società civile egiziana, siriana, e ancor più per quella del Libano, che ha riottenuto la propria autonomia;
(9) La morte violenta e ignominiosa  di migliaia di infiltrati seguaci di Bin Laden in Iraq e in Afghanistan, e la prospettiva concreta che questo risultato vada incrementandosi.
(10) L’addestramento e rafforzamento di migliaia di militari americani nella battaglia contro le forze dell’assolutismo e del nichilismo, il che di certo tornerà utile in futuro”.

Scusate se è poco.
(ale tap, 6.9.05)


Nucleare. Non saranno riattivate Borgo Sabotino e Garigliano ma...
Il signor Guido Possa, sottosegretario all'istruzione con delega alla ricerca scientifica, non è certamente uno sprovveduto ed, evidentemente, tirato per la giacca da destra, centro ed anche da manca la sua dichiarazione, o proposta?, l'ha sparata. E per certi versi non proprio grossa. Facciamo a capirci e tentiamo di mettere ordine nelle carte che ha smazzato disordinatamente sul tavolo.
Quando ha parlato di possibilità di riattivazione, sic et simpliciter, degli impianti elettronucleari di Borgo Sabotino e del Garigliano nell'arco di tempo di soli sei anni ha detto una castroneria tanto per creare rumore o, molto più seriamente, per aprire una "vera" discussione sui costi di produzione dell'energia elettrica. Non può infatti ignorare che l'obsolescenza degli impianti già in essere ed in corso di smantellamento impedisce la loro riattivazione. Nella piana del Garigliano osta poi il fatto che la zona è stata dichiarata altamente sismica mentre gli impianti in essere non hanno caratteristiche di antisismicità rispondenti alle ultime normative.
Fin qua tutto vero e nulla da eccepire.
La possibilità invece è che il signor sottosegretario voglia intendere ben altro: ovvero che si debbano sfruttare i siti ove sono già allogate le vecchie centrali per edificarvi NUOVI impianti che si basino sulle ultime tecnologie e che soprattutto rispondano ad affidabili criteri di antisismicità. E non si creda che la non eccessiva telluricità della piana del Garigliano costituisca un grave ostacolo ove solo si pensi al Giappone, nazione fortemente sismica, che si avvale per la produzione di energia elettrica di ben oltre cinquanta impianti a combustibile atomico.
Per concludere Guido Possa, ribadiamo sottosegretario all'istruzione con delega alla ricerca scientifica, se non ha detto una vera e propria castroneria ha ignorato, o finto di ignorare, quello che, nel caso il progetto venisse preso seriamente in considerazione, è il vero ostacolo alla sua realizzazione: l'accettabilità dello stesso da parte delle popolazioni circostanti i siti.
E dopo quello che è successo a Scanzano Jonico, ci viene da ...ridere.
Michele Ciorra


LE ANTINOMIE ITALIANE
Alberto Ronchey è un giornalista serio e, sul "Corriere", propone una riflessione seria. I politici si accapigliano su molte cose e la maggior parte di esse sono di poco o di nessun interesse per i cittadini. I problemi importanti invece sarebbero il sommerso, o lavoro nero che dir si voglia, il debito pubblico, il finanziamento del rilancio e delle opere pubbliche (tassazione delle "rendite"?), gli scioperi e l'immigrazione. E Ronchey conclude : "Dov'è la politica?".
La risposta più semplice si trova nella storia della filosofia. Per secoli essa si è interessata di Dio, del problema della conoscenza, del fondamento dell'etica e insomma di metafisica. Poiché però non ha trovato soluzioni universalmente accettate, alla lunga quei problemi li ha accantonati (chi si occupa oggi del problema della conoscenza?) e Kant ha addirittura assestato loro un colpo mortale, dichiarandoli insolubili (le "antinomie").
Fatte le debite proporzioni, si può dire che questo corrisponde a ciò che avviene nel nostro Paese. Se il problema importante è insolubile, maggioranza e opposizione si dedicano a problemi minori. In filosofia si è passati da ambiti che riguardano tutta l'umanità, esiste Dio? ad ambiti personali: Io personalmente, chiede l'esistenzialista, come devo vivere? In politica ci si occupa di quisquilie, di beghe personali, o, al massimo, di sapere quando ritirare un paio di migliaia di uomini dall'Iraq. Nessun partito può fare miracoli, come è facile vedere, proprio seguendo i punti indicati da Ronchey.
- Il problema del sommerso dipende contemporaneamente dal carattere degli italiani, poco inclini a sentire il dovere fiscale, dalle tasse troppo alte pretese dallo Stato e dalla sua incapacità di riscuoterle. Chi può cambiare il carattere degli italiani in quattro e quattr'otto? Chi può rendere efficace la macchina fiscale?
- Il debito pubblico è talmente grande che per ripianarlo gli italiani dovrebbero non consumare nulla e versare interi i loro stipendi allo Stato per anni. Neanche a parlarne.
- Se si toccano le "rendite" si scontentano i cittadini e si fanno fuggire all'estero i capitali importanti. L‚Italia è un paese di risparmiatori. Se ne parla dunque per demagogia, ma quando si fa sul serio ci si va con i piedi di piombo.
- Gli scioperi sono irrefrenabili per due ottime ragioni. Se cerca di limitarli il governo di centro-destra si becca l'accusa d'essere fascista e di violare la Costituzione. Il governo di centro-sinistra invece non ha interesse a limitarli perché le organizzazioni sindacali lo sostengono e si moderano. Vicolo cieco.
- L'immigrazione infine: perché una popolazione si accorga veramente del problema bisogna che il gruppo allogeno raggiunga all'incirca l‚8%. In Italia ne siamo ancora lontani e questo permette a parecchia gente di essere generosa e idealista, magari a spese degli altri. Misure efficaci, per non dire drastiche, solleverebbero un mare di critiche.
In conclusione, non potendo salvare l'Italia, i politici cercano di salvare se stessi e il loro partito. Per il resto, ciascuno per sé e Dio (se c'è) per tutti.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it  - 6 settembre 2005

Un ponte per… i resistenti iracheni
  “Appello per il rilascio dei visti d’ingresso ad alcuni esponenti dell’opposizione irachena.” Hanno atteso il giorno dopo il più grave massacro dei terroristi sunniti e saddamiti ai danni dei pellegrini sciiti per buttare giù la maschera di nostalgici ex fiancheggiatori del passato regime. Però lo hanno fatto. “Un ponte per..”, con raro sprezzo del grottesco chiede infatti al governo italiano di rimangiarsi il provvedimento con cui, sacrosantamente, il ministro degli Affari esteri Gianfranco Fini alcuni giorni orsono aveva vietato l’ingresso a una mezza dozzina tra fiancheggiatori della resistenza irachena ed ex uomini di Saddam Hussein. Quelli che la ong di Fabio Alberti chiama eufemisticamente “alcuni rappresentanti dell’opposizione irachena” e che il campo antimperialista a sua volta definisce in un documento “i seguenti Alti rappresentanti della società civile irachena” (cioè l’Ayatollah Sheikh Jawad al Khalesi, leader del Iraqi National Foundation Congress; Ayatollah Sheikh Ahmed al Baghdadi; Salah al Mukhtar, già ambasciatore iracheno in India; Sheikh Hassan al Zargani, Portavoce internazionale del movimento di Muqtada al Sadr; Mohamad Faris, Comunista patriottico iracheno; Ibrahim al Kubaysi, fratello del segretario dell’Alleanza Patriottica Irachena, arrestato dagli americani il 4 settembre 2004), sono notoriamente gente che predica l’odio contro gli anglo americani e che definisce “resistenza” i massacri di civili prevalentemente iracheni in atto da mesi. Notare che l’unico sciita noto invitato è un rappresentante dell’unico movimento sciita che fino a poche settimane fa usava il terrorismo come forma di lotta politica. Esattamente come i sunniti di al Zarqawi e le bande armate dei saddamiti (ex grandi amici di “Un ponte per…”). Inutile quindi fare finta di non capire: la ong delle due Simone chiede all’Italia di rimangiarsi il divieto di ingresso per gente che potrebbe tranquillamente essere annoverata quantomeno tra i fiancheggiatori di chi rapì le due ragazze il 2 settembre dell’anno scorso. Inutile precisare che la ong figura anche tra i promotori della marcia farsa per la pace da Perugia e Assisi il prossimo 11 settembre e probabile ospite il 2 ottobre a Chianciano del cosiddetto campo anti imperialista. Ecco il testo della lettera: “In democrazia il ruolo dell'opposizione è altrettanto rilevante che quello del governo. Impedire la espressione delle opinioni equivale quindi a negare la stessa democrazia. Gli esponenti politici invitati in Italia per partecipare ad una conferenza pubblica sono parte, in alcuni casi significativa, della opposizione politica irachena. In Iraq la politica di divisione ha portato prima a elezioni e poi a una costituzione non riconosciute da tutto il popolo, e criticata per questo in ogni parte del mondo. Il risultato è oggi una grave spaccatura del Paese che potrebbe degenerare in guerra civile che aggraverebbe la guerra attualmente in atto. Alcuni degli invitati sono firmatari di un appello con il quale un largo arco di forze di opposizione irachene chiedono la fissazione di un calendario per il ritiro delle truppe straniere e proponevano al governo transitorio l'avvio di un "dialogo nazionale" per porre fine alla violenza. Impedire di partecipare agli iracheni invitati, sotto la pressione di alcuni deputati statunitensi, non aiuta la riconciliazione nazionale, necessaria in Iraq perchè ci possa essere piena sovranità, pace e democrazia. La costruzione della pace comprende la disponibilità al dialogo e all'ascolto ed il riconoscimento di legittimità a tutte le parti politiche.Non è questo l'impegno che ha preso il Governo italiano? In questa prospettiva ci auguriamo che il Governo italiano comprenda l'errore che farebbe negando il visto e riveda la sua posizione.” Insomma le elezioni di gennaio sono una frasa e la costituzione appena emanata non è riconosciuta da tutti. In compenso i metodi stragisti e nazisti dei sunniti invece quelli sì che vanno reclamizzati in un sano convegno dove la libertà di parola dovrebbe venire usata per mettere sul banco degli imputato gli stati occidentali che hanno osato rovesciare il tiranno. Bella roba. Chi ha firmato finora? L’elenco completo non poteva non cominciare con il (n)eurodeputato Vittorio Agnoletto della sinistra unitaria europea. Leggi no global. Seguono Albino Bizzotto di Beati i costruttori di Pace, Alessandra Mecozzi, Responsabile Ufficio Internazionale Fiom-Cgil, Anna Pizzo di Carta Antonio Bruno del Forum sociale del ponente genovese, Ciro Pesacane, Forumambientalista, Fabio Alberti di “ Un ponte per...”, principale delle due Simone, il forumdelteatro.org, Francesca La Forgia , Franco Russo, Gianpaolo Silvestri, responsabile dei Diritti Civili dei Verdi, Lisa Clark di Beati i costruttori di Pace, Luciano Muhlbauer, Consigliere regionale della Lombardia, Marco Berlinguer di Transform , Maso Notarianni di PeaceReporter.net, Maurizio Gubbiotti di Legambiente, Pierluigi Sullo di Carta, Piero Bernocchi leader dei Cobas, Piero Maestri di Guerre&Pace, Raffaele K. Salinari di Terre des Hommes, Raffaella Bolini dell’ ARCI, Renato Di Nicola di Abruzzo Social Forum e i Sincobas. Proprio una bella foto di gruppo, simile a quelle delle vignette di Giorgio forattini all’epoca della guerra del golfo del 1991 quando si vedevano i sinistri, i destri e i cattolici marciare uniti sotto l’indimenticabile striscione in iracheno - romanesco: “giù le mani dar valoroso Saddam”.

L’UCOII
Un caso parallelo a quello di “Un ponte per..” riguarda l’ineffabile segretario dell’Ucoii Hamza Piccardo, che se non esistesse bisognerebbe inventarlo. Magari prima di arrestarlo per il suo appoggio dichiarato al terrorismo iracheno, “purchè islamicamente corretto”. Intervistato dal “Foglio” Piccardo ieri si è prodotto in acrobazie linguistiche degne della sua ambiguità. Prima ha ridotto il proprio ruolo a quello di capo corrente interna all’Ucoii, deresponsabilizzandosi da segretario, poi ha dato dimostrazione di quanto esatte siano state le parole di Magdi Allam che lo accusava di “dissimulazione”, cioè di “taqya”, istituto islamico del Medioevo che ai gioni nostri significa semplicemente dire una cosa e farne un’altra o predicare bene e razzolare male. Di fatto Piccardo si nasconde dietro l’errore di Blair di nominare il suo degno compare, anzi Fratello, musulmano, Tariq Ramadan nella consulta inglese per il dialogo con l’Islam. Quindi può vantarsi con il “Foglio” di avere le stesse idee di Ramadan limitandosi “come
lui” a sostenere la resistenza irachena e quella palestinese senza mai chiamarle terrorismo. Poi per somma paraculaggine prende le distanze da al Zarqawi che sarebbe “un provocatore” e da Hamas quando colpisce i civili. Resta da chiedergli a Piccardo, che con le parole gioca a biliardo, chi sarebbero le vestali resistenti di cui lui custodisce l’ortodossia anti americana e anti israeliana. Visto che le modalità con cui vengono fatti gli attentati sono nel 99,99% dei casi quelle a parole deprecate.
Da L'Opinione, articolo 
di Dimitri Buffa

 LO SCONFORTO A TUTTO TONDO
Le persone normali sono abituate a capire o, almeno, a capire perché non capiscono. Nel caso del comportamento dell'Udc - di Follini, di Casini - si dubita invece del proprio intelletto.
In diritto si distinguono fatti e atti. I fatti sono meri accadimenti naturali, gli atti sono comportamenti umani volontari che possono comportare conseguenze giuridiche. Se qualcuno ha mal di testa non c'è modo di sapere perché l'ha e perché a un dato momento smette d'averlo. Una cosa è certa: il mal di testa non è un soggetto che vuol far del male o inviare un messaggio: è un fenomeno fisiologico. Un fatto. Viceversa un attentato terroristico non è un fenomeno della natura. È un gesto volontario. Come se il terrorista dicesse: il messaggio in questa busta si compone di poche parole ma non l'avreste letto se non ci avessi messo sopra il francobollo della morte di qualcuno. Questo è un atto[1].
I discorsi politici sono precipuamente atti, dal momento che la parola è per se stessa ed essenzialmente messaggio: perciò è lecito chiedersi che senso hanno gli appelli di Follini e di Casini. Se l'Udc fosse un passeggero a bordo di una nave, che diamine significherebbero le sue appassionate richieste di vaghi cambiamenti, di imprecisate discontinuità, ecc.? Una persona di buon senso le chiederebbe: la rotta è sbagliata? Se sì, ci dica perché e qual è quella giusta. Il capitano va cambiato? Bene, ci dica perché sta sbagliando, chi dovrebbe sostituirlo e che cosa dovrebbe fare. Ma questo non avviene, sicché o il discorso di quei politici è delirante o siamo diventati tutti cretini. Essendo ambedue le ipotesi improbabili, bisogna cercare un senso a questa assurdità.
I discorsi ufficiali a volte non sono comprensibili perché non sono destinati al grande pubblico ma agli altri politici. Come esiste un gergo della malavita, dove la neve è la droga e la madama è la polizia, esiste infatti un gergo della politica. Ma in questo caso persino i politici, per esempio Bondi, chiedono pubblicamente chiarezza: che cosa intende dire, Follini? che cosa chiede Casini? Purtroppo, anche la domanda di Bondi in fondo suscita perplessità. Realmente non capisce o finge di non capire e chiede delucidazioni per indurre la controparte ad uscire allo scoperto?
I giornalisti hanno fatto l'ipotesi che l'Udc remi per la sconfitta della Cdl per poi tornare al potere nel 2011. Con quale coalizione si vedrà. Questa ipotesi è strampalata. Non solo per la sua intrinseca e machiavellica immoralità - visto che intanto l'Udc nella Cdl rimane - ma perché, secondo il grande giornalista Alistair Cooke, "in politica sei mesi sono l'eternità". Sei anni sono dunque un'eternità moltiplicato dodici. Pianificare qualcosa a così lungo termine è come stabilire a che età andrà in pensione un bambino di tre anni. E non si dimentichi che gli eventuali patti con altri politici dell'opposizione non valgono la carta su cui sono annotati (e non firmati).
È sconfortante, per chi tiene per la Cdl, vedere quanto sia sgangherata e risibile la coalizione. È sconfortante, per chi tiene per l'Unione, vedere che essa non ha un programma e rischia di scoppiare alla prima necessità di prendere posizione. Infine è sconfortante che il partito dei moderati, cioè di coloro che in linea di principio mettono pace e buon senso nella politica, si dimostri semplicemente "sfascista".
Se lo sconforto è a tutto tondo, è segno che l'Italia merita questa politica.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 4 settembre 2005

[1] Al passaggio è forse il caso di osservare che un attentato non rivendicato da nessuno, come la strage di Bologna del 1980, è assurdo: perché può attribuirselo chi non l'ha commesso, lo si può attribuire a finalità magari opposte a quelle del reale attentatore, ecc. Un attentato non rivendicato - invece di dare la stura a mille ipotesi e a mille dietrologie - dovrebbe essere trascurato  e magari inserito, come statistica, negli incidenti stradali.

MOLLICHINE
La Malfa sostiene che "non sussistono elementi per una censura dell'operato di Fazio", ma chiede che si dimetta. Se sussistessero, chiederebbe la decapitazione?

Follini: le alternative a Berlusconi? Esiste "un ampio campo di possibilità": perdere con Casini, perdere con Follini, perdere con Formigoni...

Berlusconi: "Se penso a qualcuno dell'altra parte seduto al tavolo con Putin, Bush o Blair, francamente mi sento male". Brutta cosa, le crisi di gelosia.

Volevano tenere la notizia segreta ma si è saputa lo stesso: Oriana Fallaci ha concesso un'udienza al Papa.

Il segretario Udc: "La premiership non è né un tabù, né un sacrificio". È solo una carica che lui vorrebbe.

Follini su Berlusconi: "Un altro leader lo troviamo". Anybody but?

Mastella lancia il "Patto di Telese" con Rutelli e Follini per evitare "questo bipolarismo malato". Meglio morto.

Per il disastro di New Orleans, Vittorio Zucconi ha parlato di "vendetta della natura". Ovviamente sua mandataria.

Mastella racconta d'aver favorito un amico e che questi s'è presentato chiedendo: "Quanto devo?" "Nulla", è la risposta. È lecito dubitare del finale, non delle premesse.

Berlino dedica una strada a Rudi Dutschke (il '68!). Cioè al ruggito dei bambini.

Mario Segni starebbe per fondare ancora un Partito. Se ha perplessità per il nome, si può suggerire P6, P7, P8 o quello che è. Servirà anche per il futuro.

Marco Rizzo ospite sullo yacht di 43 metri di Cecchi Gori, tanto grande da non potere essere ormeggiato. Cose da capitalisti. Meglio godersele a spese altrui.

De Michelis: Terzo polo "ipotesi possibile se l'Udc si staccasse dalla Cdl". No: se ci potesse essere un polo sull'equatore.

De Michelis chiede a Follini discontinuità non nella leadership ma nella politica. Se vuole farsi capire solo da lui, perché non gli telefona?

Al Qaida rivendica gli attentati a Londra. Tutto costa sempre più caro ma le rivendicazioni rimangono gratuite.

Marina Ripa di Meana, a Venezia, estremamente "conspicuous" per una "mise" incredibile. Una volta si faceva notare per la sua bellezza.

Musharraf: il Pakistan riconoscerà Israele dopo la nascita dello Stato palestinese. Sappiamo anche la data che vorrebbero i pakistani: le calende greche.

Sgarbi insiste sui pretesi rapporti sessuali (e pretesi favori) tra il ministro Urbani e Ida De Benedetto. Uno scandalo? Un miracolo piuttosto. Chi se l'aspettava, da Urbani?

A Parigi sono comparsi dei distributori automatici di libri (25 titoli, 2 al pezzo). Nel caso la spesa precedente, al distributore dei preservativi, si rivelasse inutile.

Gianni Pardo


LA REAZIONE AL DOTTOR X
Come è noto, l'opposizione reputa che in Italia si siano fatte parecchie leggi ad personam. Per aiutare Previti, Berlusconi e chissà chi altri.  Se fosse vero, sarebbe piuttosto grave. Berlusconi, Andreotti e chissà quanti altri invece reputano che in Italia si sia fatto un uso partigiano e scorretto della giustizia, per fini di battaglia politica. Se fosse vero, sarebbe piuttosto grave. Ora ipotizziamo che ambedue le affermazioni siano vere e vediamo che cosa se ne deduce.
La corporazione dei giudici fruisce d'un potere immenso. Sull'ordine d'un magistrato di fresca nomina un galantuomo può improvvisamente essere arrestato, messo in galera e rimanerci magari per qualche mese, fino a che non sia dimostrato che è innocente. Che si tratta d'un caso d'omonimia o semplicemente che è stato calunniato da un delinquente. Questo potere spaventoso ha una sola giustificazione: la buona fede. Per quanto possa fare soffrire il prossimo, se crede di fare il proprio dovere e di proteggere la società, il magistrato è giustificato. Ma che cosa bisogna dire, nell'ipotesi che egli eserciti questo potere allo scopo di danneggiare qualcuno? S'immagini che un giudice abbia il sospetto che il signor Tizio sia l'amante della propria moglie. Parlando con il pentito Caio butta lì: "E che mi dice del signor Tizio?" A questo punto Caio mangia la foglia e dice: "Io non ci ho mai avuto a che fare, ma Sempronio mi diceva che era in buoni rapporti col capo dei capi. Sempronio è morto, poverino, ma me ne parlava come d'una cosa sicura". A questo punto l'inquirente spicca mandato di cattura, interroga Tizio in carcere dopo averlo tenuto parecchi giorni in isolamento e infine, se non lo rinvia a giudizio, lo libera mesi dopo. Tutto regolare. C'è una traccia di reato (l'imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa); sotto il verbale c'è la firma - anche se screditata - d'un pentito e infine il "libero convincimento del giudice" è un dogma insuperabile. Che sia in buona o in mala fede, che il suo "libero convincimento" derivi da stupidità, fanatismo, spirito di vendetta, non conta nulla. Se reputa che sia il caso d'arrestare qualcuno, nessuno può dirgli nulla. Ovviamente, si può sperare che il caso d'un simile giudice sia una rara eccezione: ma ne esiste la possibilità tecnica e, purtroppo, qualche esempio storico. I radicali hanno fatto di tutto, a suo tempo, per ottenere che il magistrato fosse almeno chiamato a rispondere delle sue decisioni in caso di colpa grave e un referendum gli ha dato entusiasticamente ragione: ma nessuno è mai stato punito o chiamato a pagare i danni.
Il giudice che usi il suo potere per fini personali (o anche in obbedienza alla propria paranoia) è una grossa mina vagante. E che cosa può fare la società per difendersene? Non molto, quasi nulla. Tuttavia, mentre il singolo è disarmato, può avvenire che il potere esecutivo e il potere legislativo si difendano con le armi che hanno: "Caro X, tu mi arresti e mi tieni in galera per motivi politici, io faccio una legge in base alla quale tutti i giudici il cui cognome comincia per X non hanno più il potere di arrestare di nessuno". Si sconfina nel grottesco ma la tesi è seria: alla distorsione del potere giudiziario per fini politici può rispondere la distorsione del potere legislativo per fini di legittima difesa.
Sempre nella nostra ipotesi ioci causa, cioè tanto per scherzare, si giungerebbe ad una sorta di colpo di Stato: come i militari approfittano della forza dell'esercito per prendere il potere, i giudici utilizzerebbero decreti e sentenze per i loro fini politici e i politici utilizzerebbero i loro poteri per neutralizzare i magistrati. In questo concorso di colpa per giunta sarebbe più grave il crimine dei magistrati, visto che gli altri potrebbero invocare la legittima difesa. Per fortuna stiamo parlando di un caso teorico, inimmaginabile in Italia. Noi abbiamo una magistratura della cui imparzialità nessuno dubita.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

PER QUALCHE COLLEGIO IN PIU'
di Arturo Diaconale da L'Opinione
Ad Angelo Panebianco, che gli aveva chiesto idee, Marco Follini ha risposto parlando di fatti. Cioè citando tutti risultati positivi raggiunti dal governo grazie al contributo ed al condizionamento determinanti dell’Udc. E condendo la rivendicazione dei meriti del proprio partito nell’attuale legislatura con la richiesta di una tassazione delle rendite finanziaria e con la ripetizione delle critiche alla leadership di Silvio Berlusconi. Non so se Panebianco risponderà al segretario dei centristi. E, data l’evidente volontà del “Corriere della sera” di “pompare” i centristi di Follini in funzione anti-berlusconiana, non riesco ad immaginare cosa si potrà inventare il professore bolognese per salvare capra e cavoli, la propria dignità di autorevole commentatore e la linea politica del giornale su cui scrive. Ma non ci vuole molto per immaginare che se Panebianco non avvertisse sul collo il fiato corto di Paolo Mieli si divertirebbe un mondo a dimostrare che alla richiesta di esporre una sola idea Marco Follini ha risposto esibendo il vuoto più assoluto. Non è una idea la tassazione delle rendite finanziarie, non è una idea la giaculatoria su “impresa, famiglia, Mezzogiorno” e non è una idea la critica ai monarchi che sono provvisori e si credono indispensabili. L’acqua calda, infatti, non è una idea innovativa. E da chi non pretende non solo di scalzare il Cavaliere ma di mandare all’aria l’intero sistema bipolare maggioritario per ritornare al vecchio sistema proporzionale, ci si attenderebbe di più che l’imitazione delle ricette finanziarie della sinistra, la riesumazione del vecchio assistenzialismo democristiano degli anni ’70 ed un antiberlusconismo datato metà anni ’90. Ci si aspetterebbe, in altri termini, qualche risposta legata al problemi dell’attualità. Che sono quelli di trovare il sistema di creare le ricchezze prima di pensare di redistribuirle, di trovare il modo di riconvertire quella fetta di industria manifatturiera nazionale che non riesce a reggere la concorrenza nell’era della globalizzazzione e, per quanto riguarda i monarchi, di trovare un sostituto possibile e credile di quello in carica prima di pensare alla sua destituzione. Da chi chiede più centro per meglio governare il paese, in sostanza, si dovrebbe pretendere la dimostrazione concreta che questo centro merita sul serio di tornare ad assumere il ruolo di forza primaria e trainante del governo nazionale. Fino ad ora Follini non è stato in grado di fornire questa dimostrazione. Non sembra avere in mano la ricetta per far uscire l’Italia dal declino, sa solo mettere insieme le vecchie ricette fallimentari del passato senza neppure sforzarsi di adeguarle al tempo presente e non ha un nome credibile alternativo a quello di Berlusconi, cioè un nome che invece di lacerare la Cdl riesca a tenerla unita almeno come ha fatto fino a questo momento il Cavaliare. Non c’è alcuna soddisfazione nell’indicare le difficoltà dell’Udc nel fornire queste risposte. Anzi, c’è il disappunto di dover registrare che neppure la forza politica che ha messo in mostra più vitalità negli ultimi mesi riesce ad essere all’altezza della situazione ed imprimere il colpo d’ala indispensabile non tanto alla Cdl quanto al paese. Ma è chiaro che fino a quando non ci saranno queste risposte il movimento dell’Udc dovrà essere considerato solo per quello che è. Non una operazione politica ma una semplice manovra elettoralistica. Per qualche collegio in più.

Sgarbi a Sgarbi
Povero transfuga, povero voltagabbana, poveroVittorio Sgarbi. Succede che i partiti del centrosinistra, valutando la sua autocandidatura,  hanno stabilito che non potranno essere ammessi alla tornata coloro che - nell'ultima legislatura - hanno militato nelle fila della Casa delle Libertà.
Dunque,  l'ex sottosegretario ai Beni Culturali  non potrà partecipare alle consultazioni Primarie attraverso le quali il prossimo 16 di ottobre gli elettori dell'Unione sceglieranno il candidato-premier della coalizione in vista delle Politiche del 2006.
Una prece.