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SETTEMBRE 2005
NOTICINA PERSONALE
Ci sono tentazioni
che non si rischiano. Per esempio, per un uomo risolutamente
eterosessuale, l'omosessualità. Ma se ne possono
ipotizzare di sempre più allettanti, fino ad arrivare
a quelle mitologiche, come quella della bellissima sconosciuta
che si offre per una notte d'amore prima di partire per
sempre per l'Australia. È il massimo? No. Il massimo della
tentazione, cui spesso non resistono neanche i santi (e a fortiori
i profeti), è quello di affermare: Ve l'avevo detto!
E purtroppo chi qui scrive un santo non è.
Cominciamo dalla
notizia. Secondo il Corriere della Sera del 22 settembre,
pagina 25, nella clinica universitaria di Miami, il 12
luglio u.s. è stata operata dall'équipe coordinata
dal prof.Camillo Ricordi la signora Antonella S, quarantaquattrenne
di Novara, ammalata dall'età di quattordici
anni di diabete insulinico (dieta ferrea, controlli frequentissimi,
tre iniezioni al giorno): mediante un "trapianto di cellule
staminali pancreatiche associate a staminali prelevate dal
midollo osseo", la signora è stata guarita e da tempo
è tornata nella sua casa di Novara.
Come si vede,
mentre in Italia la ricerca sulle cellule staminali
(non sappiamo se anche quelle del midollo osseo) sono oggetto
di mille limitazioni, fin quasi a rendere attività
un terreno minato, altrove, se il risultato sarà
confermato e si dimostrerà ripetibile ad
libitum, si è andati tanto lontano da guarire
il diabete. Ebbene, che cosa aveva scritto il signor nessuno
sottoscritto, il 29 novembre 2004? Ecco le precise parole: "Se
le esperienze sulle cellule staminali potessero condurre a
guarire l'umanità dal diabete, anche se la Svizzera e l'intera
Europa le vietassero per i prossimi vent'anni, in un paese o
nell‚altro gli scienziati continuerebbero a cercare. Semplicemente
perché, il giorno in cui ci riuscissero, diventerebbero
famosi. Il loro paese poi, fosse pure il Burkina Faso, dovrebbe
costruire nuovi aeroporti per accogliere i diabetici che vanno
lì a farsi guarire. Immaginiamo infatti che questa notizia
sarà stata letta con estremo interesse da tutti i malati della
stessa malattia.
È facile
essere profeti quando si può scommettere sull'interesse
che ciascuno ha alla propria salute. Ma se la profezia
era banale, come mai i mille moralisti che cercano di fermare
il cammino della scienza medica non si sono accorti che
combattano una battaglia persa in partenza, in una guerra che
non vinceranno mai? Se non si è riusciti a fermare Galileo,
che si occupava di astronomia, come si può sperare di fermare
chi un giorno potrà guarire il diabete e forse fare alzare
dalla loro sedia a rotelle centinaia di migliaia di persone paralizzate?
Chi scrive non
è certo un modello di moralità e per questo
gioisce della notizia. Infatti nel suo abisso d'immoralità
una cosa reclama a gran voce: il diritto d'avere pietà
per chi soffre.
Gianni
Pardo, giannipardo@libero.it
Shana' Tova'
SONO PASSATI CINQUE ANNI
Sono passati
cinque anni dall'inizio della guerra che ha colpito
Israele il 29 settembre del 2000.
Una guerra
fatta di ondate quotidiane di terrorismo scatenato
da quel mostro tanto amato e venerato dalle sinistre
del mondo occidentale: Yasser Arafat.
In cinque
anni abbiamo subito 26.259 attentati, abbiamo avuto
1.060 morti ammazzati, per lo piu' civili fatti esplodere
negli autobus e nei bar o nei supermercati e 6.089
feriti che stanno ancora soffrendo negli ospedali
e nelle loro case e che non riavranno mai piu' indietro la
loro vita.
Sopravvivere
a un attentato significa passare il resto della
vita su una sedia a rotelle o essere sfigurati dal
fuoco e dai chiodi che gli assassini mescolano ai candelotti.
Significa comunque restare per sempre colpiti nell'anima
e non riuscire piu' a pensare ad altro che alla paura e al
passato perche' il futuro non esiste piu', bruciato dal fuoco
della bomba umana.
Questo
periodo infernale e' stato il risultato delle generose
offerte di pace fatte da Ehud Barak, sotto
pressione di Clinton che voleva beccarsi il Premio Nobel
colla svendita di Israele...."se l'hanno dato ad Arafat
che vuole distruggerlo figurarsi se non lo daranno a me che
voglio solo venderlo" , avra' pensato. Purtroppo il suo amico
gli ha rotto le uova nel paniere e ha fatto scoppiare la guerra.
La paura
di essere defenestrato, la pace non vuole mostri
ma persone di buona volonta' e in grado di fare politica,
ha spinto Arafat, acclamato dal popolo, a fare l'ennesimo
tentativo di annientare Israele e prendersi tutto,
sicuro che i fratelli arabi lo avrebbero seguito in questa
impresa. E cosi' ancora una volta il fu-rais se la prese in
saccoccia perche' i fratelli arabi, piu' furbi di lui, rimasero
ai margini del conflitto limitandosi a finanziarlo, come, del
resto, a sua vergogna, faceva l'Europa.
Abbiamo passato questi cinque anni non
solo con l'incubo del terrorismo ma con il peso spesso insopportabile
della rabbia e dell'odio del mondo intero sempre
esaltato dai palestinesi, imbrogliato dai palestinesi,
schiavetto tremolante dei palestinesi.
Abbiamo
passato cinque anni piegati dalla frustrazione che
viene dall'ingiustizia , pieni di rabbia dovuta all'impotenza
di far capire a chi non voleva sentir ragione, la nostra
sofferenza, la nostra paura e la loro ferocia.
Abbiamo
passato cinque anni isolati da un mondo che ci incolpava
di tutto, anche di volerci difendere.
Poi il
mostro e' morto e tutti abbiamo sperato.
Scomparso
Arafat, pensavamo, speravamo, i palestinesi vorranno
un po' di pace, lui aveva rovinato anche le loro vite,
li aveva fatti vivere nella miseria morale e materiale,
li aveva resi assassini e belve assetate di sangue, li
aveva privati di tutto , dalla dignita' al lavoro, alla
vita stessa come esseri umani.
Purtroppo
pero' il marcio era penetrato in profondita' e la
nostra speranza ha avuto vita breve, brevissima,
un batter di ciglia e via. Finita.
Morto Arafat,
i palestinesi hanno cambiato tattica, meno attentati
di assassini suicidi, anche grazie alla barriera che
non li fa passare, e piu' bombardamenti sulle citta' israeliane,
kibbuz e villaggi israeliani del Neghev, una
pioggia quotidiana di bombe.
E adesso? Adesso, dopo l'evacuazione degli
ebrei dalla striscia di Gaza eccoli sempre piu' scatenati , bruciano,
distruggono, vivono nell'anarchia totale, bevono violenza
e ferocia e ce le risputano addosso.
Hamas va
alla grande, in una giornata 46 missili su Sderot
e altri centri abitati israeliani, i bambini costretti
nei rifugi giorno e notte.
Continuano
a marciare nelle loro manifestazioni spaventose,
migliaia di forsennati urlanti, Allahu Akhbar, sparatorie
a pioggia e dichiarazioni di morte a Israele.
Tanto assetati di sangue che si ammazzano anche fra loro.
Allahu Akhbar!
Infine
rapiscono un israeliano, cittadino di Gerusalemme,
chiamato "colono" dalle capre del giornalismo italiano,
tradito da un collega palestinese, un amico dicono.
Mai fidarsi di questi amici, mai!
Lo hanno
catturato e bendato di verde , nel colore si
differenziano da Al Queda che usa l'arancione, nella
ferocia sono uguali, fratelli di sangue, il sangue degli
altri, fratelli di odio, odio per gli altri.
Catturato
, bendato, sgozzato e il corpo gettato in un dirupo.
Quanto
gli piace sgozzare la gente a queste belve!
E i comunisti
in Italia hanno scritto preoccupati: " chissa' cosa
fara' adesso Israele ai nostri amichetti"
E Abu Mazen
che fa? Ve lo ricordate? Non si sente parlare molto
di lui ma dovrebbe pur esistere da qualche parte.
Ehhh Abu
Mazen che fa! Piagnucola e chiede alla comunita'
internazionale di costringere Israele a cessare la violenza.
Cioe' a dire, loro bombardano e noi non dobbiamo
sognarci di rispondere.
Capitoooo?
Loro attaccano
e alla reazione di Israele si mettono a
urlare aio mamma, fateli smettere, vogliamo ricominciare
a dialogare, aio mamma eurabia, aiutaci!
La cosa comica e' che l'Europa li appoggia in questa
primitiva e infantile convinzione che loro possono fare
i dispetti e che Israele non puo' e non deve
prenderli a calcioni negli stinchi per farli smettere.
Non c'e'
niente da fare, i palestinesi continuano a fare
i palestinesi, passano gli anni, passano i decenni e
loro fanno i palestinesi, ammazzano , ammazzano e
ammazzano. Null'altro sanno fare dal momento in cui hanno
deciso, quarant'anni fa, che lavorare stanca.
Vediamo
cosa sta succedendo invece in Europa o Eurabia
che dir si voglia, tanto sempre quella e'.
Cosa ci
hanno detto appena usciti dalla Striscia?
" Bene
, adesso andate avanti, ai confini del 67, magari
anche del 48, perche' no, anzi di piu' , fate uno stato
binazionale cosi' sparite prima".
Qualcuno
lo ha dichiarato persino all'ONU un paio di giorni
fa: solo uno stato binazionale s'ha da fare!
Insaziabili!
I nipotini
di Hitler non hanno cambiato idea e vogliono
regalare Israele ai nipotini di Arafat.
Scandalosi!
Le universita'
inglesi chiedono ancora di boicottare le universita'
israeliane, immenso danno per la scienza e per la
ricerca ma la cosa non li tocca, l'odio soprattutto.
Gli interessano i gesti di pace di Israele? manco per niente,
che gliene frega, Israele e' comunque da boicottare perche'
esiste. Semplice.
Non si
stancano mai questi inglesi, offrono il the' ai terroristi
islamici e vogliono mettere in galera i generali
israeliani.
La Spagna
invece ha appena chiesto a Israele di cessare la costruzione
della barriera. Sempre la' sono, nessuna fantasia,
sempre le stesse cantilene, sempre le stesse cose di mesi
fa, di anni fa, non si stancano mai di dire scempiaggini.
Ma c'e'
di piu', cari miei! Non ci si annoia mai! Adesso
abbiamo anche Peace Mom, la nuova icona dei pacifisti antitutto,
cosa c'e' di meglio di una mamma, bianca e bionda,
che, come un'invasata, urla non solo contro Bush ma anche
contro Israele, secondo lei responsabili dell'11 settembre
e della guerra in Iraq.
Chi puo'
osare criticare una mamma affranta dal dolore per
il figlio, volontario in guerra, ucciso in battaglia.
Grande pensata dei pacifisti che se la portano in
giro, che se la coccolano, che le insegnano cosa dire
e lei , obbediente, parla del suo odio contro il suo Paese, contro
il suo Presidente e naturalmente, chi poteva dubitarlo,
contro Israele. Non e' dato sapere se sia consapevole di
diffamare la memoria del figlio, comunque costei e' un'arma
potente tra le mani di gente cinica e pericolosa.
Israele,
come il prezzemolo, sempre in mezzo, sempre chiamato
in causa da sedicenti pacifisti razzisti e guerrafondai.
Passano
gli anni, passano i decenni, immutabile resta l'odio,
lo stesso odio che sta sotto la cenere dei campi della
morte, laggiu' in Europa.
Lo stesso
odio che ha trasformato l'Europa in Eurabia.
Deborah Fait
OSCARRAFFONE
Tra il video di Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, e "Private"
di Saverio Costanzo, figlio del marito
di Maria De Filippi,
sarà quest'ultimo il film che rappresenterà
l'Italia alla corsa per l'Oscar al miglior film straniero.
E'
quanto ha deciso oggi il comitato di selezione, come
informa una nota dell'Anica (Associazione nazionale
delle industrie cinematografiche), su invito dell"Academy
of Motion Picture Arts and Sciences, che assegna i prestigiosi
premi. Il comitato comprendeva tra gli altri il regista Bernardo
Bertolucci, la buon anima di Arafat e lo scrittore Vincenzo
Cerami. (Lettera
aperta a Saverio Costanzo e a Zapatero, clicca qui)
Hamas: “giustiziato”
un ostaggio
Ramallah
come Baghdad: l'ostaggio, bendato, umiliato, alla mercè
di miliziani ostili, implora pietà, recita un testo
messogli in bocca dai suoi carcerieri. Questo il tono del video
confezionato dal braccio armato di Hamas, Ezzedin al-Qassam.
Ezzedin
al-Qassam ha sostenuto che l’ostaggio Sasson Nuriel,
50 anni, commerciante di dolciumi fosse in realtà
un agente dello Shin Bet, il servizio di sicurezza
interno israeliano. In Israele si sa di lui che si recava
presto in uno stabilimento per produrre dolciumi, nel pomeriggio
rientrava a casa, dai suoi tre figli. Se tardava di
pochi minuti, chiamava subito casa. Che lavorasse anche
come informatore, viene categoricamente escluso in Israele. La
sua scomparsa risale a mercoledi, quando si trovava nella zona
industriale compresa fra Gerusalemme e Ramallah. A tradirlo e consegnarlo
ai suoi assassini sarebbe stato un suo compagno di lavoro,
palestinese, con cui era in rapporti di amicizia.
Ieri è giunta la spavalda video-rivendicazione
di Hamas, con un messaggio minaccioso: «Questo
è solo il primo di una serie di rapimenti».
A margine ricordiano che l'Europa
presieduta da Prodi ha continuato per anni a spaccare
il capello in quattro sulla questione dei finanziamenti
all'ala "politica" piuttosto che all'ala "militare"
di Hamas, rifiutandosi di definire chiaramente quest'organizzazione
nel suo insieme come l'organizzazione terroristica.
Quello che i giornali
non dicono sulla Peace Mom e i suoi compagni
organizzatori della marcia su Washington
I pacifisti
che nel weekend hanno sfilato a Washington con
la “peace mom”, Cindy Sheehan, sono davvero pacifisti?
Uno scrittore di sinistra come Christopher Hitchens
sostiene esattamente il contrario: quelli non vogliono
la pace, sono a favore della guerra solo che tifano per
gli avversari. E’ un’esagerazione di un brillante intellettuale
anticonformista? Mettiamo in fila i fatti. Da alcune settimane
i giornali raccontano di un nuovo sentimento pacifista che
attraversa l’America, simile a quello che negli anni Settanta
costrinse gli Stati Uniti a ritirarsi dall’Indocina e a
consegnare quei poveracci nelle mani dei loro torturatori comunisti
dai quali peraltro non sono ancora riusciti a liberarsi. La
figura chiave di questa favola è Cindy Sheehan, la madre
di un soldato americano partito per l’Iraq come volontario
e ucciso in battaglia a Sadr City. I giornali ne parlano come di
una tranquilla, moderata, probabilmente repubblicana, casalinga
della California, inizialmente favorevole alla guerra e poi, complice
l’insensatezza della morte del figlio, ravvedutasi fino a diventare
l’icona e la paladina della nuova consapevolezza pacifista americana.
Per dare
maggior forza a questa tesi, i cronisti non scrivono
che la Sheehan era contro la guerra anche prima della
morte del figlio, che la sua famiglia ha preso le distanze
dalla sua protesta, che il marito ha addirittura chiesto
il divorzio e che, infine, un incontro tra Cindy e Bush
in realtà c’è stato, e pure cordiale, tanto che una
fotografia immortala il bacio tra i due e, in un’intervista
a caldo, Cindy ha usato parole dolci per il presidente.
I giornali dimenticano, soprattutto, di riportare le cose che
Cindy oggi dice e scrive, cioè che le truppe americane
dovrebbero ritirarsi non solo dall’Iraq ma anche dall’Afghanistan
e perfino da New Orleans. Non è una battuta: Cindy
Sheehan ha scritto un articolo con cui ha criticato Bush
per aver mandato l’esercito nelle zone colpite da Katrina: Fallujah
o il quartiere francese per lei pari sono, entrambe vittime
dell’imperialismo americano. Sabato sera, stando a un intervento
pubblicato a suo nome su Daily Kos, ovvero il più autorevole
e più letto blog di sinistra, Cindy si è addirittura
lamentata del fatto che la Cnn abbia trasmesso sempre e soltanto
notizie sull’uragano Rita nonostante si trattasse soltanto
di “un po’ di vento e un po’ di pioggia”, proprio mentre “in questo
paese” succedono altre cose più importanti come la sua marcia
su Washington.
Cindy Sheehan è tutto tranne che una moderata:
definisce Bush “il più grande terrorista del
mondo”, crede che in Iraq e in Afghanistan il presidente
stia commettendo “uno sfacciato genocidio”, sostiene
che i soldati americani combattano già “una guerra
nucleare” e afferma per iscritto (ma poi ha smentito) che gli
assassini di suo figlio sono “combattenti per la libertà”.
La protesta della Sheehan è così fuori sincrono
con il senso comune dell’America reale al punto che nessun leader
del Partito democratico, ma proprio nessuno, né Hillary
Clinton, né il pacifista Howard Dean, né Ted Kennedy,
né John Kerry, s’è mai fatto vedere accanto alla
mamma cosiddetta coraggio e tantomeno alla marcia di domenica.
Tutto ciò è difficile leggerlo sui giornali, sia
sui grandi quotidiani liberal americani sia sui nostri, sul Corriere
della Sera in primis. Una mamma che ha perso un figlio è
giustificata, qualsiasi cosa dica, al contrario dei giornalisti
liberal e di sinistra che sfruttano il suo dolore e la sua
disperazione per misere convenienze politiche e per abbattere
un presidente che non appartiene al loro quartierino.
I giornali non hanno riportato, oppure hanno
nascosto, le sigle organizzatrici della marcia:
il gruppo neo-comunista Answer e l’United for Peace and
Justice. E’ sufficiente farsi un giro dentro i loro siti,
oltre che in quello del Worker’s World Party dell’ex Attorney
General Ramsey Clark, per scoprire che si tratta di gruppi
estremisti che sostengono il dittatore nordcoreano Kim
Jong Il, quello cubano Fidel Castro, quello venezuelano Hugo
Chavez, l’ex tiranno serbo Slobodan Milosevic e, nel caso del
partito di Clark, finanche l’invasione sovietica dell’Ungheria
nell’anno domini 1956. Appena c’è da difendere un dittatore
comunista o un affamatore di popoli, loro ci sono sempre e,
tra l’altro, chiedono anche di ritirare le truppe americane dalla
Palestina e da Haiti, dove non ci sono. Il settimanale The Nation
e diversi opinionisti radical ma pacifisti veri, da David Corn a Marc
Cooper, avvertono i compagni che “Answer is not the answer” ma un
fronte in difesa del fascismo, dello stalinismo e del jihad. Sono
guerrafondai, non pacifisti.
Christian
Rocca - Il Foglio
GAZA INDIPENDENTE:
LE CONSEGUENZE
R.A.Segre,
forse il massimo competente di cose israeliane,
recentemente ha fatto notare come, essendosi Israele
ritirato da Gaza, contro questo territorio esso può
< agire secondo le leggi della guerra verso uno Stato nemico
e non secondo quelle restrittive delle «zone occupate»>.
Queste parole sono più pesanti di ciò che si
potrebbe pensare.
La ratio
della protezione delle popolazioni occupate, secondo
le varie Convenzioni di Ginevra, è che la potenza
occupante, così come ha tutti i diritti di un potere
sovrano, ha una parte dei suoi doveri. In primo luogo
il rispetto degli innocenti. Fra due paesi in guerra invece,
mentre le Convenzioni sono ancora da rispettare per quanto
riguarda i prigionieri, le limitazioni nell‚uso della violenza
nei confronti del nemico sono pressoché inesistenti.
La stessa volontà di uccidere quante più persone
è possibile è quasi un "naturale negotii", da
quando il XX Secolo ha inaugurato il concetto di "guerra
totale". Solo la totale mancanza di un significato militare
potrebbe rendere moralmente criticabile un massacro: ma in
passato tali massacri sono stati criticati solo se commessi dalle
potenze sconfitte.
Un esempio
di crimine di guerra nei confronti di una popolazione
occupata è quello di Oradour sur Glane, in Francia
(10 giugno 1944). I nazisti dettero fuoco ad una chiesa
in cui avevano rinchiuso la popolazione del villaggio
(642 persone) e distrussero poi l'intero villaggio. Questo
non è ammissibile, dal punto di vista delle convenzioni
internazionali.
Viceversa,
quando i bombardieri inglesi ed americani distrussero
Dresda (13-15 febbraio 1945), in un'azione del tutto
sprovvista di significato militare, i morti furono
fra cento e duecentomila (largamente superiori a quelli di
Hiroshima) e tuttavia, tecnicamente, non si trattò
d'un crimine di guerra. Fu un'azione orrenda ma giuridicamente
irrilevante.
Dunque
se prima Tsahal doveva stare attenta al proprio comportamento,
a Gaza, in quanto essa costituiva territorio occupato,
nel momento in cui Gaza diviene territorio straniero e
da esso partono aggressioni di tipo militare (i razzi
Kassam), Israele può benissimo replicare anche con attacchi
aerei o salve di artiglieria contro la città stessa.
Perfino mirando specificamente a mietere molte vittime civili:
non diversamente da quanto hanno fatto tutte le potenze
che hanno partecipato alla Seconda Guerra Mondiale e non diversamente
da quanto hanno fatto i palestinesi e Saddam Hussein con i
loro missili.
Prima
i palestinesi avrebbero potuto dire: "Voi avete i
poteri di polizia, sta a voi sorvegliare il territorio
ed arrestare i terroristi prima che agiscano. Non
potete prendervela con i civili innocenti". Ora gli israeliani
possono dire ai palestinesi, esattamente negli stessi
termini: "Voi avete i poteri di polizia, sta a voi sorvegliare
il territorio ed arrestare i terroristi prima che agiscano.
Diversamente considereremo le aggressioni in provenienza dal
vostro territorio come provocazioni di guerra e ad esse risponderemo
come si risponde alle aggressioni in tempo di guerra".
Tutti
sono stati molto lieti che Israele abbia sgomberato
Gaza e l'abbia affidata all'Anp, rinunciando persino
a sorvegliare il confine con l'Egitto. Ma nulla dice
che i palestinesi non abbiano a pentirsi di questo "vantaggio".
Domani più che mai la loro integrità personale
dipenderà dalla benevolenza di Israele, cui perfino
le Convenzioni internazionali dànno ormai mano libera
nelle risposte militari.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it - 28
settembre 2005
Massima del giorno
L'entusiasmo è molto spesso la conseguenza
d'una ristrettezza di idee.
G.P.
MOLLICHINE
Pannella
sul matrimonio gay: "Che ve siete sposati a fa'?
Che froci siete?". Neanche lui ha resistito alla tentazione
di dirgli ciò che devono fare.
Mentalità
angusta dei moralisti. Michele Serra stigmatizza
l'ipocrisia delle ditte che hanno tolto i contratti a Kate
Moss. Non capisce che non sono scandalizzate le ditte, ma
le destinatarie della pubblicità.
Il
figlio di Villepin, rissante a Parigi, rilasciato perché
figlio di Villepin, il figlio di Jeb Bush e nipote di
W, sbronzo e violento, messo in gattabuia nel Texas. Che
selvaggi, questi americani!
Il
falso in bilancio non costituisce più reato. Una
bugia infinitamente ripetuta si chiama verità.
In
Romania i parlamentari hanno dovuto usare degli ombrelli
perché pioveva in aula. Un solo vantaggio: il
colpevole gli sedeva lì di fronte.
Alcuni
scienziati americani hanno scoperto che anche Marte
sta subendo importanti cambiamenti climatici.
Accidenti, fin lì è arrivato il fumo del mio
tubo di scappamento?
Bill
Clinton si è detto preoccupato per la politica
autoritaria di Putin. Pare abbia aggiunto che conosce
metodi per farlo addolcire.
Oklahoma.
Un magistrato accusato di masturbarsi durante le
udienze. L'indipendenza della magistratura ha superato
il bisogno dell'altro sesso.
Gianni Pardo
LE DUE FELICITÀ
I
piaceri fondamentali dell'uomo sono il cibo, il riposo
e il sesso. E sono antichissimi; più che preistorici,
dal momento che li condividiamo con gli animali. Se
ottenuti dopo essere stati molto desiderati, dànno
una sorta di euforia: tuttavia la maggior parte delle
persone, se parla di felicità, parla d'altro. Per questo
è forse opportuno distinguere una felicità-emozione
- collegata, nella maggior parte dei casi, a quegli istinti
- e una felicità-sentimento, collegata alla saggezza.
La felicità-emozione
è ad esempio quella dell'uomo pazzamente innamorato d'una
donna nel momento in cui sente d'essere riamato e fa
l'amore con lei. È un momento così bello che ci
si sentirebbe capaci di danzare sulle nuvole. Ma quanto tempo
durerà questo stato? Non certo anni e ancor meno tutta
la vita. È un genere di emozione che si spegne abbastanza
presto. Se si è fortunatissimi si trasforma in affetto,
amicizia, sicurezza ed anche sesso, ma non stratosferico:
cioè in un matrimonio riuscito. E quel sentimento
di gioia strabocchevole si farà vedere raramente e
magari per altre ragioni.
La
felicità-sentimento è invece un piacere
più astratto e raffinato, che appartiene solo
all'uomo ed è nato con la cultura. Essa consiste
nell'avere aspirazioni realistiche e nell'essere
capace, una volta che esse si siano realizzate, di non chiedere
di più. Di sapere che si ha già il massimo.
La felicità stabile è legata ad una certa concezione
della vita e ad una situazione in cui essa trova attuazione.
Procurarsi
la scontentezza è facile. Se qualcuno ama l'idea
d'essere applaudito come artista e non riesce ad avere
successo, può solo riconoscere che forse non è
un artista e mettersi il cuore in pace; oppure - appunto
- insistere nei tentativi, accusare il mondo d'insensibilità
e cadere magari in depressione. Senza in nessun modo migliorare
la propria situazione.
Viceversa
si ipotizzi un uomo anche un po' strano, per esempio
un appassionato di astronomia che non abbia altri
interessi nella vita e che ottenga un posto in un osservatorio
astronomico: perché non dovrebbe essere felice,
se fosse saggio? Dovrebbe solo accettare che non farà
carriera, perché non è ambizioso; che non potrà
avere un matrimonio riuscito con una donna perché la
sua passione divorante non ne fa un buon partner; che non è
capace di nient'altro che d'essere un astronomo e che in fondo
nient'altro desidera: se fosse saggio perché non dovrebbe
rendersi conto che l'esistenza non può offrirgli nulla
di meglio? Quella, per lui, è la migliore esistenza
possibile. Purtroppo, la saggezza non è poi così corrente.
Si
può certo obiettare che anche al saggio capita
d'avere dei grattacapi. Anche a lui può arrivare
una cartella esattoriale che gli chiede di pagare
una tassa che ha già pagato, con le solite minacce
di impiccagione in caso d'inadempienza. Non gli rimarrà
dunque, come a chiunque altro, che andare per uffici, presentare
ricevute, compilare scartoffie ecc. In quel momento sarà
piuttosto seccato, ma - sempre se è saggio - se richiesto
si dichiarerà lo stesso felice. Non diversamente da
come chi gioisce di un matrimonio riuscito si dichiarerà
lietissimo d'avere quella moglie anche se quel giorno,
occasionalmente, hanno avuto un piccolo scontro. Le seccature
sono momentanee, la dolce certezza d'un affetto profondo
è la situazione di base, l'equilibrio stabile cui si
tornerà.
La
domanda: "Come si può essere felici?" ha come risposta:
"Ottenendo le comodità essenziali ed avendo poi aspettative
realistiche, commisurate alle proprie possibilità
e alla realtà circostante". Coloro che credono sia
un loro dovere ottenere sempre di più, salire sempre
più in alto, non avranno mai pace. Perché hanno
sbagliato formula. C'è sempre qualcos'altro da ottenere.
C'è sempre un punto più alto cui giungere. Perché
strapazzarsi per arrivare al livello 73 se dopo sappiamo
che ci sarà un livello 74, 77 o 91?
Diogene
si è fermato a quindici o venti ed aveva l'aria
felice.
Ganni Pardo, giannipardo@libero.it
CRIMINI DI BERLUSCONI
NON COSTITUISCONO REATO
Corriere
della Sera, 27 settembre 2005, titolo in prima pagina:
"I giudici di All Iberian: Il falso in bilancio
non costituisce più reato".
Questo
titolo, collegato con l'assoluzione di Berlusconi
e soci, porta ad una conclusione semplice ed evidente:
gli imputati erano colpevoli di un grave reato a danno
non sappiamo di chi (certo di persone che non si sono
potute difendere come si sono difesi loro), ma Berlusconi
ha modificato la legge rendendo non punibile quanto da
loro commesso, ergo sono stati assolti. Più o meno come
se i gerarchi nazisti avessero fatto votare una legge che
dichiarava che lo sterminio degli ebrei non costituiva reato.
Nella storia esiste ogni sorta di episodio infame e giudicheremmo
la cosa orrenda ma non inverosimile se tuttavia prima
non sentissimo il dovere di chiederci: è vero, ciò
che afferma il titolo del Corriere della Sera? C'è qualche
dato che la smentisca?
Ebbene,
il dato che smentisce la precedente ricostruzione
non è in qualche bollettino berlusconiano o nei contorcimenti
giuridici di qualche avvocatucolo: è nell'articolo
del Corriere della Sera che sottostà a quel titolo.
In esso si legge: "Per le società non quotate (come
Fininvest) la condizione per perseguire il reato è la
querela di un socio o di un creditore che si ritengano danneggiati:
e qui nessun socio Fininvest (Berlusconi stesso) né alcun
creditore sporge querela. La legge esclude inoltre la punibilità
se le falsità restano sotto le soglie del 5% del bilancio,
dell'1% del patrimonio netto o del 10% di valutazioni
estimative di singole poste: e in questo processo non c'è,
agli atti, una quantificazione di questo genere per ciascuno
degli anni in contestazione.
In
altre parole, non è stato abolito il reato di
falso in bilancio; non sono state eliminate le sanzioni
costituite da anni di carcere: è stato solo
abolita la punibilità per quei falsi in bilancio che non
abbiano recato danno a nessuno e che, a parte questo,
siano di entità minima. Né questo è l'unico
caso, nella legislazione penale. A parte tutti i reati a querela,
persino il furto (nel caso di furto d'uso) è un reato
a querela. Aquila non capit muscas, l'aquila non
acchiappa mosche, dicevano i romani. Ed anche più
specificamente. "De minimis non curat praetor",
la giustizia non si occupa di cose senza importanza.
Ma
tutte queste sono sciocchezze. Né noi né lo
stesso autore dell'articolo pretendiamo di saperne
più del più grande giornale d'Italia: equidistante,
moderato e diretto da un uomo al di sopra delle parti
come Paolo Mieli. La verità dunque è quella spiegata
nel titolo: In base ad una famosa legge ad personam,
votata esclusivamente nell'interesse di Berlusconi,
"Il falso in bilancio non costituisce più reato".
Gianni Pardo - Giannipardo@libero.it
KEEP SMILING
Collega,
dice il primario al suo assistente, deve stare più
attento, quando compila la scheda dei decessi. È
la terza volta che, nella casella "Causa della morte",
lei ha scritto "terapia farmacologica".
Dice
la madre alla bella figlia di diciannove anni: "E ricordati,
se alle undici non sei a letto, torna subito a casa".
Perché
un impiegato, appena arrivato in ufficio, beve un
caffè e mangia una brioche? Affinché almeno
il suo stomaco abbia qualcosa da fare.
A
Zurigo un uomo sussurra all'impiegato di banca: "Vorrei
fare un deposito". "Che somma?" "Due milioni di euro",
bisbiglia l'uomo. "Ma no", gli risponde sorridendo l'impiegato:
"Parli pure a voce alta. In Svizzera la povertà non è
una vergogna".
Il
commesso: "Guardi questo software, è meraviglioso.
Le farà risparmiare metà del suo lavoro!"
"Me ne dia due".
Due
amici pigri, molto pigri, passeggiano. Uno scivola
su una lumaca e l'altro: "Non l'hai vista?" "No,
deve avermi sorpreso da dietro".
Il
professore universitario, nel microfono della grande
sala: "Mi si sente anche da là in fondo?" E
una voce risponde: "Sì, professore, ma non ci disturba".
Il
padrone al contabile: lei lavora qui da anni e non
ha mai chiesto un aumento. Che razza di sporco imbroglio
sta combinando?
Borghezio
vede un tizio che vende semi di mela a 10€
l'uno. "10€?" "Sì, ma sono speciali. Fanno
aumentare l'intelligenza". Borghezio ne compra tre.
Il giorno dopo torna dal venditore: "Lei mi ha imbrogliato!
Erano semi assolutamente qualunque ed io con 30€ avrei
potuto comprare dieci chili di mele". "Ma come?" risponde
placido l'uomo. "Non vede? La sua intelligenza sta già
aumentando".
PROCESSO ALL IBERIAN:
ASSOLTO BERLUSCONI, LA SINISTRA
STREPITA
Dopo 10 anni di indagini e processi, l'on. Silvio
Berlusconi e' stato assolto, era accusato di falso
in bilancio. Mentre le agenzie si stanno riempendo
di dichiarazioni scandalizzate degli esponenti della
sinistra ulivista, i giudici, secondo quanto
scrive il Corriere on-line, hanno scritto in sentenza
che «Il fatto non costituisce più reato».
Insomma, anche se non lo ricorda nessuno, un poco
come successe a Prodi. Nel
1998
Prodi,
allora
inquisito dalla
Procura di Milano
(pm
Geremia, giudice Eduardo Landi),
fu salvato da una legge ad personam
che aboliva il reato di abuso in atti d'ufficio,
di cui era imputato...
Invece al PCI-PDS per
i finanziamenti illeciti provenienti dall'URSS
bastò una bella amnistia ad hoc,
mentre per quelli provenienti dal sistema cooperativo e da imprenditori privati
per svicolarla bastò la solita omertà.
cp, 27.09.2005
PANNA SMONTATA
Sono nervosi. La sinistra, dicono, ha già vinto
le elezioni (nei sondaggi) ma sono nervosi, tanto.
Alcuni esempi.
Prodi utilizza mezza paginata di Repubblica e Corriere
per frignare sulle discriminazioni dei media (i
media?! ma li legge - Prodi - i giornali? ma guarda
- Prodi - la TV?).
Mario Tozzi, ricercatore del Cnr e volto noto
di Rai 3, Rai International e del programma "Gaia", dai
microfoni di Radio-Radio, prende a
male parole il cardinale Camillo Ruini «più
pericoloso dei rifiuti tossici, da eliminare con qualsiasi
mezzo... con un limone in bocca come la porchetta...
»
E poi Adriana Zarri, teologa e rifondarola, insomma
una santa. Già nei giorni scorsi la santa,
su "Il Manifesto", se l'era presa con Guido Ceronetti
definito «anticonciliare, di tipo lefebvriano» solo
perché il Ceronetti s'era permesso di proporre,
in una lettera aperta a Benedetto XVI, il ripristino
della messa in latino.
Non è finita. Ieri, di nuovo su "Il Manifesto",
la Zarri ha dato il meglio di se: «Bossi
è riapparso in pubblico ed è stato evidente
il suo decadimento fisico. Ben comprensibile perché,
per errore, è stato curato da un medico. Serviva
invece un veterinario».
Avanti n'altro.
cp, 26.09.2005
In margine ad una polemica:
Tremaglia, Bocca e gli altri
Giorgio
Bocca non sarà stato "repubblichino" (cioè
aderente alla Repubblica di Salò) ma di sicuro,
almeno fino al 1942, visceralmente fascista,
antiebreo, anzi antisemita lo è stato di sicuro.
Un
esempio?
Il
4 agosto 1942 La "Provincia Granda", giornale della
federazione fascista di Cuneo , pubblica, a sua
firma: "Questo odio degli ebrei contro il fascismo
è la causa prima della guerra attuale. La
vittoria degli avversari solo in apparenza infatti,
sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista
o non fascista, può sorridere l’idea di dovere,
in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?"
Ma
Giorgio Bocca non è l'unico esempio.
Il
24 settembre 1942, sul settimanale "Roma Fascista"
Eugenio Scalfari scrive: "Gli imperi moderni quali noi
li concepiamo sono basati sul cardine "razza", escludendo
pertanto l'estensione della cittadinanza da parte
dello stato nucleo alle altre genti". Bocca, Scalfari
non solo i soli. "Libero", con un articolo di Giuliano
Spada del 2/12/2003, scriveva: "lungo l'elenco
di personalità che, con maggiore o minore entusiasmo, per
convinzione o solo per comodità, aderirono
al fascismo". Qualche anno fa, fu il pamphlet "Camerata
dove sei?", firmato "anonimo nero", a raccogliere le
biografie dei fascisti che si erano dissolti dalla sera
al mattino, molti dei quali tornati a far politica nei partiti
democratici. Altri casi si aggiungeranno negli anni
con le ricerche, alcune davvero imbarazzanti, negli archivi.
Nel 1934, Giuseppe Bottai e Alessandro Tavolini, gerarchi
col vezzo della cultura promuovono i "Littoriali della Cultura",
una sorta di olimpiadi per i giovani più promettenti
dei Guf (Gruppi Universitari Fascisti). Ebbene, nell'elenco dei
vincitori figurano Pietro Ingrao, Jader Iacobelli, Aldo Moro,
Sandro Paternostro, Giaime Pintor, Vasco Pretolini, Luigi Preti,
Giuliano Vassalli, Paolo Emilio Taviani, Paolo Sylos Labini,
Alfonso Gatto, Mario Ferrari Aggradi, Luigi Firpo, Luigi Gui, Renato
Guttuso, Luigi Comencini, Carlo Bo, Walter Binni, Mario Alicata,
Michelangelo Antonioni. Molti passeranno all'antifascismo militante,
senza scandalo per le parentesi giovanili. Ingrao, il primo
presidente della Camera del Pci, compare nell'Antologia di poeti
fascisti del 1935, per aver vinto il premio "Poeti del Tempo di
Mussolini". Alessandro Natta, successore di Berlinguer a capo
di Botteghe Oscure, ha ammesso che quando studiava alla Normale
di Pisa era iscritto ai Guf. Come, a Napoli, l'ex presidente della
Camera ed ex ministro dell'Interno, oggi europarlamentare ds e senatore
a vita di freschissima nomina, Giorgio Napolitano.
Il
caso di Giame Pintor, il raffinato intellettuale
fratello del fondatore del Manifesto Luigi, è
stato portato alla ribalta da un documentatissimo
libro di Mirella Serri che ne ha ricostruito la partecipazione
a un congresso giovanile nella Germania nazista.
Nel 1940 Alessandro Galante Garrone, giovane giudice
del Tribunale di Torino, elaborava un commento a una sentenza
nella quale indicava i requisiti per essere ascritto alla razza
ebraica. Sarà poi partigiano. Alberto Moravia nel
1941 scriveva al Duce, cui Norberto Bobbio - come rilevato
da Pietrangelo Buttafuoco sul Foglio - chiese aiuto per una cattedra
universitaria.
Folto anche il capitolo delle adesioni alla
Repubblica di Salò. Lo storica Raberto Vivarelli
ha ammesso in un'intervista l'adesione alla X Mas di
]unio Valerio Barghese, rivelando anche che Dario Fo
è stato repubblichino. Del resto, con onestà,
il 22 marzo 1978 il Nobel dichiarò a "La Repubblica": "Io
repubblichino? Non l'ho mai negato. Sono nato nel '26. Nel
'43 avevo 17 anni. Finché ho potuto ho fatto il renitente.
Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo
in Svizzera". Un'alternativa, ammette, c'era. Sotto le
bandiere di Salò c'erano ancora Marcello Mastroianni,
Giorgio Albertazzi, Marco Ferreri, Walter Chiari, Ugo Tognazzi
(Brigata Nera di Mantova), Ugo Pratt, Giovanni Comisso, Dino
Buzzati, Mario Sironi, Alberto Burri, Ernesto Calindri, Carlo
D'Apporto, Enrico Maria Salerno. Molti, non l'hanno negato, alcuni
anzi l 'hanno rivendicato.
cp. 25.09.2005
Chissa' se qualcuno
capisce
Chissa' se qualcuno, laggiu' al di la' del mare, capisce
cosa sta succedendo!
Piu' di un mese fa 8500 israeliani furono portati via
dalla striscia di Gaza. E' stato un periodo sconvolgente
dal quale non ci siamo ancora ripresi , una ferita
profonda al cuore.
Migliaia di famiglie sradicate, migliaia di bambini
che hanno visto le ruspe distruggere la loro casa,
migliaia di certezze distrutte, migliaia di sogni
infranti, milioni di lacrime piante e decine di notti senza
sonno.
Nonostante tutto questo, la maggior parte degli israeliani
e' sempre convinta che questo passo andava fatto
perche' non c'era altra soluzione e per dimostrare
al mondo che Israele e' capace di tutto pur di avere
la pace, capace persino di ditruggere i propri
sogni e di strappare le proprie radici.
Israele ha dimostrato , una volta di piu' e la piu'
dolorosa, di saper soffrire per un ideale piu' forte
dell'ideologia.
Qualcuno capisce perche' abbiamo fatto questo?
C'e' qualcuno la' fuori, al di la' del mare, che capisce?
Il mondo ha applaudito Israele, mi riferisco sempre
al mondo civile non certo a quella parte di mondo fanatico,
no global e pacifista, innamorato dei terroristi.
C'e' pero' un particolare che mi sfugge, si, il mondo
ha applaudito Israele ma si e' dimenticato di dire
qualcosa ai palestinesi, qualcosa del tipo: tiratevi
su le maniche e lavorate. Avete vagonate di soldi, usateli
per la gente, per le case, per il lavoro, fate qualcosa
insomma!
Si sono dimenticati che Israele ha lasciato
la striscia di Gaza per dare ai palestinesi l'opportunita'
di fare qualcosa di buono e di utile dopo aver piagnucolato
per 40 anni, dopo aver ammazzato per 40 anni. Israele gli
ha dato la grande occasione di mettere via le armi e
di prendere in mano pala e picco, di lavorare per
la loro vita, per il loro futuro nella speranza di
poter arrivare, anche se un giorno lontano, alla pace.
Niente di tutto questo sta accadendo, loro sono sempre
la', come se niente fosse successo, sono la' che ci
sparano addosso e che si sparano addosso, che bruciano
modellini di autobus, che hanno bruciato sinagoghe
vere, che urlano e annegano perche' nessuno gli ha detto che
chi va in mare deve saper nuotare.
Sono la' che sparano come se non si fossero
ancora accorti di avere ricevuto quello per cui hanno
abbaiato e ucciso per 40 anni.
Sono la', il loro terrorismo e' stato premiato come
il mondo ha sempre preteso. Hanno ammazzato e ridotto
in pezzi persone innocenti e hanno ricevuto in premio
la Striscia di Gaza.
Quando qualcuno li prendera' per la collottola e
gli urlera' "sentite belli miei, se non ve ne
siete ancora accorti, avete ricevuto un bel regalo,
avete intenzione di darvi da fare oppure continuerete a essere
i parassiti dell'umanita'?"
Resa judenrein la striscia di Gaza cosa dovevamo aspettarci
da questa gente?
Un minimo di civilta', di voglia di fare, di costruire,
di creare vita, vita civile e civilizzata.
Ci aspettavamo maturita' e iniziativa, desiderio
di sfruttare i miliardi di euro messi a loro disposizione
dagli europei e dagli americani. Insomma ci aspettavamo
che non deludessero i loro fans di sempre, quelli che
li hanno mantenuti, giustificati e santificati per decenni.
Abbiamo visto invece dei bestioni incendiare sinagoghe,
abbiamo visto le solite manifestazioni violente, i soliti
slogan di morte a Israele, le solite provocazioni.
Abu mazen un mese fa disse le ultime parole famose
:"in tre giorni Gaza sara' tranquilla".
Bene, anzi male, Gaza non e' tranquilla, le bande
di terroristi e di criminali imperversano, sparano,
si ammazzano a vicenda, continuano e gettare razzi Qassam
contro le citta' israeliane del neghev, solo hamas ne
ha lanciati oggi 26, vari israeliani feriti e sotto schock.
Tutto come prima!
Tutto come prima con la differenza che i bestioni
adesso hanno un nuovo gioco , possono saltare come invasati
sulle rovine delle case degli ebrei evacuati.
Saltano, urlano, bruciano e sparano.
Chissa' se i loro fans diranno che e' colpa di
Israele!
Dal giorno in cui l'esercito
israeliano, dopo aver raso al suolo le proprieta' ebraiche,
ha abbandonato la Striscia , i palestinesi non hanno fatto che
provocare e cercare lo scontro.
Finalmente, dopo un mese di provocazioni, Israele
ha reagito e ha colpito Gaza nel tentativo di fermare
questo stillicidio.
E adesso cosa urlano i bestioni?
Ci vendicheremo, urlano!
Senza vergogna!
Ma come, avete rotto le scatole ininterrottamente
invece di mettervi a lavorare e adesso, dopo la reazione
sacrosanta di Israele, dite che vi vendicherete?
C'e' qualcuno al mondo che capisce cosa sta succedendo?
C'e' qualche europeo che pensa che Israele ha ragione,
mille volte ragione, quando dice che loro non vogliono
ne' terra ne' pace ma guerra e morte?
Non vogliono la pace, non vogliono la vita, non vogliono
il lavoro, non vogliono la civilta'.
C'e' qualcuno, laggiu' al di la' del mare, che capisce
che il popolo della morte vuole solo dare la morte, anche
a se stesso?
Israele e' uscito da Gaza per ricostruire "Gush Kativ"
altrove.
I palestinesi sono entrati a Gaza per distruggere
le persone e la Terra.
Deborah Fait - informazionecorretta
UN GIUDICE VERAMENTE
INDIPENDENTE
Tempo
fa Berlusconi se ne venne fuori con l'idea di sottoporre
i giudici ad un esame attitudinale psichiatrico.
Ovviamente le reazioni furono pessime. Non solo è
noto che mai nessun giudice è stato malato di mente,
e neppure nevrotico, ma questo genere d'inconveniente
colpisce pressoché esclusivamente i piloti d'aereo e gli
astronauti, che per questo sono sottoposti a quegli umilianti
esami. Per i giudici invece si tratterebbe solo d'un insulto.
Al massimo essi hanno la loro indipendenza di idee, garantita
sia dalla Costituzione sia dal Consiglio Superiore della Magistratura.
In
questi giorni si dà un caso interessante d'indipendenza
di idee. Il giudice Luigi Tosti del Tribunale di
Camerino si rifiuta da mesi di tenere udienza perché
nelle aule di giustizia c'è un crocifisso. Per questo ha
di fatto paralizzato l'attività del piccolo tribunale
marchigiano. Non che l'abbia fatto di nascosto (del resto
di che avrebbe dovuto vergognarsi?), ché anzi per mesi ha
inviato lettere di protesta al Guardasigilli, chiedendo la rimozione
di tutti i crocifissi: ma non ha ottenuto soddisfazione.
Pur di risolvere il problema gli hanno sistemato un'aula
senza alcun simbolo religioso appeso alle pareti e il magistrato
ha reagito con queste parole: "È solo un'intollerabile
ghettizzazione che io non accetto, non potrò mai accettare».
Ed ha continuato a non tenere udienza. Eliminando al passaggio
la possibilità che gli abitanti di Camerino si lamentino
delle decisioni giurisprudenziali.
Il
risultato, dopo mesi, è stato che il gip del
Tribunale dell'Aquila, accogliendo la richiesta del
procuratore della Repubblica, ha disposto il giudizio
immediato del dr.Tosti per il reato di omissione di atti
di ufficio. Ma, attenzione, nell'aula dove dovrebbero giudicarlo
c'è un crocifisso: e allora, back to square
one, si torna alla casella di partenza. L'interessato
ha infatti reagito così: "inoltrerò subito
anche al Tribunale dell'Aquila e nuovamente al ministro
di Giustizia la richiesta di rimuovere i simboli religiosi,
preannunciando il mio rifiuto a presenziare all'udienza che
mi riguarda in caso di inottemperanza". Nei panni dei giudici
dell'Aquila, per evitare una simile iattura, ci asterremmo
dal commettere una simile inottemperanza ma in concreto, essendo
quelli dell'Aquila anche loro dei giudici, forse ottempereranno,
forse non ottempereranno. E comunque, se non ottempereranno,
dimostreranno che il giudice Tosti ha ragione quando dice: "Noi
siamo una colonia del Vaticano".
Ovviamente,
se non si trattasse di un giudice uno chissà
che cosa potrebbe pensare. Nella specie invece non rimane
che sottolineare come sia ammirevole (non essendo
ipotizzabili altri moventi) un giudice che dimostra tale
indipendenza e segue così fedelmente la propria
coscienza. Auguriamo al dr.Tosti un futuro di grandi successi.
Non di carriera, ovviamente, ché quella si fa per anzianità,
ma nel campo della dottrina giuridica.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 25 settembre
2005
Massima
del giorno
La felicità è un giudizio postumo
su un momento passato. Al presente, troppi sono troppo
ciechi per capire che sono già felici.
G.P.
MOLLLICHINE
Tutti giudicano incoerente Beppe Grillo perché,
dopo aver tuonato contro il copyright altrui,
ora difende a spada tratta il proprio. Invece è
coerente: ha guadagnato con ambedue.
Rutelli, invece del Pacs, ipotizza che i conviventi
possano stipulare contratti di diritto privato.
Ipotizza l'esistenza del codice civile, insomma.
James Hewitt cerca ancora di fare soldi con rivelazioni
su Diana Spencer. È uno sfruttatore di principesse.
Per Ruini i Pacs produrrebbero "un gravissimo danno
al popolo italiano". La casalinga di Voghera
crederà che vogliono farla accoppiare sessualmente
con sua sorella.
Prodi a New York, ospite di un seminario organizzato
dai Clinton sui problemi del mondo. Per qualche
giorno, ne hanno risolto uno: la presenza di
Prodi in Italia.
In Svezia un partito femminista ha detto che se salirà
al potere abolirà il matrimonio. Non è un partito
femminista, è un movimento per la liberazione
della donna.
Ognuno, in Italia, ha tratto motivi di
soddisfazione dalle elezioni tedesche. Tanto, paga
la Germania.
Paolo Cento: un seggio per le primarie a Rebibbia;
Pecoraro Scanio: no, in tutte le carceri. Se ci
fosse un partito ancora più a sinistra, chiederebbe
un carcerato come premier.
A Barcellona è stato edificato un grattacielo
che, dicono, somiglia ad un fallo. Un esame in bagno
mi ha preoccupato. Nessuna somiglianza.
Berlusconi scarica Fazio su pressione di Fini. C'è
un illustre precedente: "Io mi lavo le mani del sangue
di quest'uomo giusto". Ma intanto che perisca.
Berlusconi: "l'attuale governatore è incompatibile
con la credibilità nazionale". Lui, barzellettiere
di vaglia, non lo sa che non bisogna riciclare
le battute altrui?
Prodi: "Non sto a dare giudizi sulle persone. Dico
che Tremonti è quello che ha portato alla situazione
in cui siamo adesso". Tartufo: Non sto a dare giudizi
sulle persone...
Follini: "Il candidato migliore per il 2006
per noi non è il Cavaliere". Che sia Prodi?
Il governatore di Bàssora ha chiesto le scuse
formali di Londra per il blitz nel carcere della
città. E il peggio è che ha ragione.
A Lahore, in Pakistan, è esplosa una bomba
nascosta su una bicicletta. Tre morti. Do it yourself.
Gianni Pardo
LE ELEZIONI TEDESCHE:
UN GUAIO O UN'OPPORTUNITÀ?
Si possono
dare per conosciuti il risultato delle elezioni tedesche
e le difficoltà di formare una nuova maggioranza.
Si può pure considerare ovvio il fatto che la soluzione
più "naturale" sarebbe la Grosse Koalition, cioè
l'alleanza CDU-CSU/SPD. Per essa il guaio è però
che, come ha scritto un giornalista tedesco, "il primo che
si muove perde".
Per chiarire
il concetto, si faccia il caso di una riforma del
sistema pensionistico riconosciuta necessaria da tutti.
È ovvio che se la Merkel proponesse di farla,
Schröder avrebbe facile gioco ad attaccarla, dichiarando
che si vogliono affamare i vecchi, che si vuol togliere
ai giovani la speranza di potersi un giorno riposare e usando
tutto l'armamentario demagogico-populista di cui vivono
i partiti. Altrettanto potrebbe fare la Merkel contro
Schröder, se fosse lui a proporla: e questo è veramente
un guaio, per un paese che ha invece urgente bisogno di "muoversi".
Un paese che deve sopravvivere con operai il cui costo (non
la cui paga) è sette volte quello di un operaio polacco.
Esiste
un rimedio? Teoricamente sì. Anzi lo stesso inconveniente
si potrebbe trasformare in un vantaggio. Se solo la
politica non fosse inguaribilmente il campo dell'immoralità,
della slealtà e dell'incapacità di mantenere
la parola data, basterebbe accordarsi in segreto su provvedimenti
coraggiosi, all'interno della Koalition, mettendo
nero su bianco ciò che si intende fare e firmandolo.
A quel punto si potrebbe annunciare pubblicamente il progetto,
dichiarandolo comune e facendolo poi passare dal Parlamento.
A tutte le critiche si potrebbe rispondere a muso duro che
se questa legge è ritenuta opportuna dal 70% dei rappresentanti
del paese (che potrebbe divenire l‚80% con i liberali), chi
osa dire che essa è contro il popolo?
La cosa
andrebbe allargata all'intera legislatura, con un
programma quanto più possibile specifico, in modo
da non prestarsi a troppe liti e precisazioni. I grandi
partiti dovrebbero soltanto sostenere i loro provvedimenti
e rivendicarne orgogliosamente la paternità.
Ovviamente
non se ne farà nulla. Nulla, almeno, con queste
modalità. Si è già visto in Italia
con la Casa delle Libertà: un programma scritto
e firmato non è stato integralmente attuato perché
quegli stessi che lo avevano approvato e sottoscritto hanno
frenato con tutte le loro forze o hanno cambiato opinione.
Berlusconi è chiamato bugiardo mentre forse ha solo
avuto l'ingenuità di credere alle firme dei partiti
alleati.
In politica,
ciò che è ragionevole e utile non pesa
più di ciò che è irragionevole e nocivo.
Prevalgono la retorica e l'interesse dei politicanti.
E non c'è speranza che cambi. Né col passare del
tempo né con lo spostare la lente d'ingrandimento dall'Italia
alla Germania.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it
GRILLINI
PARLANTI
Da
alcuni giorni sulle pagine culturali del Corriere della Sera si discute,
ad oltre cinquant'anni dai fatti, degli intellettuali italiani che
alla fine del secondo conflitto mondiale passarono in blocco dal partito
nazionale fascista al PCI.
Già Zangrandi, negli anni '60, nel
suo "Il lungo viaggio attraverso il fascismo",
elencava con nome e cognome il fior fiore della cultura
italiana trasmigrato sveltamente, dopo aver esaltato
Mussolini e financo le leggi razziali, dalla camicia
nera a quella rossa.
Tra le tante storie di quegli anni, c'erano anche
quelle di ragazzi, molti nemmeno diciottenni,
che all'8 settembre, per un malinteso senso della patria
e dell'onore entrarono nelle Brigate Nere della Repubblica
di Salò. A cercar la bella morte, si scrisse.
Mirko Tremaglia, oggi ministro, era uno di quei ragazzi.
Bene, sul Magazine del Corriere della Sera Claudio
Sabelli Fioretti intervista
il presidente onorario dell'Arci-gay Franco Grillini.
Grillini, oggi deputato dei DS, all'inizio e
in finale d'intervista, se la prende con Tremaglia: "E'
insultante che ci siano dei residuati bellici
della dittatura fascista che fanno il ministro".
Normale che il diessino Grillini, voglia
prendersela con il ragazzo di Salò Tremaglia dimenticando
il gruppone d'intellettuali, quelli si veri
"residuati bellici della dittatura fascista",
passati organicamente e senza pagare dazio, dai fascisti
ai comunisti.
cp, 22-09-2005
Tremonti nuovo
ministro dell'Economia
Dopo
le dimissioni di Siniscalco, è Giulio Tremonti
il nuovo ministro dell'Economia. E' stata questa
la scelta presa nel vertice di maggioranza con il premier
Berlusconi che si è svolto a Palazzo Chigi. Il neoministro
è salito al Quirinale per ottenere l'incarico dalla
mani del presidente della Repubblica. La nomina di Tremonti,
così come sottolineato anche dal vicepremier e ministro
degli Esteri Gianfranco Fini, è collegata ad una trattativa
ad ampio raggio che ha riguardato la riforma della legge
elettorale, l'ipotesi di un meccanismo per la scelta del candidato
premier del centrodestra, la finanziaria e la sfiducia al governatore
della Banca D'Italia.
E' morto a Vienna, all'eta'
di 96 anni, Simon Wiesenthal. Sopravvissuto ai campi
di sterminio nazisti, aveva dedicato la sua vita alla
ricerca dei criminali di guerra.
Capperi nostri:
chi è Deborah
Fait
Deborah Fait nasce a Trieste il 1 febbraio 1941
da Euridice Petridis Perlmutter, ebrea greca di origine
turcoispanopolacca arrivata con la famiglia da Praga
nel 1934 e Giovanni Fait, istriano.
I genitori di Deborah si conoscono a Trieste, dove
il padre, giovane promettente architetto, esercitava
la sua professione. Alcuni componenti della sua
famiglia furono catturati dai nazisti nel 1943 a
Trieste, imprigionati nella Risiera di San Sabba e poi
deportati e assassinati ad Auschwitz.
Dopo gli studi superiori, Deborah frequenta l'Accademia
di Belle Arti di Brera a Milano. Nel 1963, spinta
dal suo spirito irrequieto parte per gli Stati Uniti
dove frequenta un corso di storia presso la Harvard University
di Boston, Massachusetts.
Nella sinistra americana avviene la sua iniziazione
politica. Partecipa alle lotte per i diritti
civili e contro la guerra nel Vietnam, si appassiona
ai grandi concerti di Joan Baez e Bob Dylan. In questo
periodo in USA ha anche inizio la sua grande amicizia
con Giovanna Marini, famosa musicologa e folksinger italiana,
interprete del "Bella ciao" di Spoleto e del "Ci ragiono
e canto" con Dario Fo.
Nel 1964 ritorna in Italia, a Trieste, città
da lei molto amata e insegna per un periodo nelle
scuole dei profughi giuliano dalmati. Prepara
la sua prima mostra di pittura che avrà un buon successo
di critica.
Delusa e disgustata da una sinistra italiana egemonizzata
dai comunisti, ben diversa e più provinciale
di quella statunitense e per di più gonfia di
pregiudizi verso Israele, si avvicina al Partito Radicale
in cui trova l'apertura, l'anticonformismo intellettuale,
l'amore per la giustizia e il cosmopolitismo cui è
abituata per formazione culturale.
Nel 1967, dopo la guerra
dei sei giorni, parte per Israele sull'onda dell'emozione
propria di molti giovani ebrei e va a vivere
e a lavorare nel Kibbutz Mishmar Hasharon. "Avevo la
sensazione - afferma Deborah - di essere arrivata a casa;
mai dimenticherò il momento in cui la nave avvistò
il porto di Haifa. Un'emozione fortissima prese me e i miei
amici. Là erano le nostre radici". Deborah entra a far
parte dei gruppi volontari che devono sostituire nel lavoro i
giovani israeliani chiamati al fronte nei momenti di emergenza.
Nel 1968 torna in Italia e partecipa alla contestazione
studentesca, ma si rende conto che la sinistra
continua a non capire nulla di Israele e del Medio
Oriente in generale. La guerra dei sei giorni divide il
mondo politico in due blocchi: quello contro Israele
e quello pro Israele. Contro Israele è soprattutto
gran parte della sinistra italiana, antisionista e filosovietica
che plaude alle dittature arabe che sognano di distruggere
Israele.
Dopo varie peregrinazioni, nel 1972 si stabilisce
a Bolzano dove nasce il figlio Aaron a cui si
dedica con cura. Rifiuta l'idea del matrimonio.
Lavora presso la Ferrovia del Renon, un'azienda privata che
suo zio, dopo essersi ripreso dalle persecuzioni naziste,
aveva acquistato negli anni 50 con pochi autobus di allora.
Nel pacchetto azionario è compresa anche la funivia
e il trenino del Renon oltre alla funicolare della Mendola
e tutti i servizi automobilistici dell'Alto Adige: un vero
e proprio impero. A Bolzano si occupa di sindacato e
si impegna nelle lotte civili e femministe, per i referendum
sul divorzio e l'aborto.
Negli anni settanta Deborah viene nominata Vice
Presidente della Comunità Ebraica di Merano e nel
1989, insieme al Presidente della Comunità Federico
Steinhaus e al professor Francesco Rispoli, padre di
un noto magistrato bolzanino, fonda l'Associazione Italia-Israele
del Trentino Alto Adige di cui diventerà Presidente.
Il figlio di Deborah, Aaron, educato all'amore per
Israele, all'idea del sionismo e al rifiuto del
provincialismo della società italiana, dopo aver
finito il liceo a Bolzano, decide di andare in Israele
a lavorare in un Kibbutz. Dopo sei mesi torna in Italia
dove ha inizio la crisi della scelta: rimanere nel paese
dove era nato e vissuto, o ritornare nel luogo dove sentiva
profonde le sue radici. Decide e "ritorna", ha inizio così
la sua "salita" verso Israele. Dopo essersi laureato in Biologia
all'Università di Tel Aviv, in questo momento Aaron sta finendo
il dottorato in biologia molecolare e ecologia delle
piante all'Istituto Weizmann di Rehovot. Aaron è
sposato e ha un bambino, Yonatan.
Nel 1995, dopo il
suo ultimo Congresso nazionale della Federazione Italia-Israele
a Padova, Deborah decide di fare l'alyia, di
trasferirsi in Israele.
Ora gestisce un asilo a Rehovot e da Israele continua
la sua campagna per l'informazione, scrive per
i giornali e collabora con associazioni di amicizia
per Israele. Per la sua attività di informazione
viene spesso intervistata dai media israeliani e ha
frequenti rapporti con politici e organizzazioni israeliane.
Le leggerezze di
padre Benjamin
La battaglia per la pace. La
campagna di denuncia delle tragiche conseguenze delle
tonnellate di proiettili all’uranio impoverito usati
in Irak. La campagna contro la fame e la
malnutrizione dei bambini iracheni. Non c'è
nulla da ridire, Al contrario, tutte quelle iniziative sono
state più che legittime. Anzi. doverose.
C'è
invece