ARCHIVIO SETTEMBRE 2005

NOTICINA PERSONALE
Ci sono tentazioni che non si rischiano. Per esempio, per un uomo risolutamente eterosessuale, l'omosessualità. Ma se ne possono ipotizzare di sempre più allettanti, fino ad arrivare a quelle mitologiche, come quella della bellissima sconosciuta che si offre per una notte d'amore prima di partire per sempre per l'Australia. È il massimo? No. Il massimo della tentazione, cui spesso non resistono neanche i santi (e a fortiori i profeti), è quello di affermare: Ve l'avevo detto! E purtroppo chi qui scrive un santo non è.
Cominciamo dalla notizia. Secondo il Corriere della Sera del 22 settembre, pagina 25, nella clinica universitaria di Miami, il 12 luglio u.s. è stata operata dall'équipe coordinata dal prof.Camillo Ricordi la signora Antonella S, quarantaquattrenne di Novara, ammalata dall'età di quattordici anni di diabete insulinico (dieta ferrea, controlli frequentissimi, tre iniezioni al giorno): mediante un "trapianto di cellule staminali pancreatiche associate a staminali prelevate dal midollo osseo", la signora è stata guarita e da tempo è tornata nella sua casa di Novara.
Come si vede, mentre in Italia la ricerca sulle cellule staminali (non sappiamo se anche quelle del midollo osseo) sono oggetto di mille limitazioni, fin quasi a rendere attività un terreno minato, altrove, se il risultato sarà confermato e si dimostrerà ripetibile ad libitum, si è andati tanto lontano da guarire il diabete. Ebbene, che cosa aveva scritto il signor nessuno sottoscritto, il 29 novembre 2004? Ecco le precise parole: "Se le esperienze sulle cellule staminali potessero condurre a guarire l'umanità dal diabete, anche se la Svizzera e l'intera Europa le vietassero per i prossimi vent'anni, in un paese o nell‚altro gli scienziati continuerebbero a cercare. Semplicemente perché, il giorno in cui ci riuscissero, diventerebbero famosi. Il loro paese poi, fosse pure il Burkina Faso, dovrebbe costruire nuovi aeroporti per accogliere i diabetici che vanno lì a farsi guarire. Immaginiamo infatti che questa notizia sarà stata letta con estremo interesse da tutti i malati della stessa malattia.
È facile essere profeti quando si può scommettere sull'interesse che ciascuno ha alla propria salute. Ma se la profezia era banale, come mai i mille moralisti che cercano di fermare il cammino della scienza medica non si sono accorti che combattano una battaglia persa in partenza, in una guerra che non vinceranno mai? Se non si è riusciti a fermare Galileo, che si occupava di astronomia, come si può sperare di fermare chi un giorno potrà guarire il diabete e forse fare alzare dalla loro sedia a rotelle centinaia di migliaia di persone paralizzate?
Chi scrive non è certo un modello di moralità e per questo gioisce della notizia. Infatti nel suo abisso d'immoralità una cosa reclama a gran voce: il diritto d'avere pietà per chi soffre.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 


Shana' Tova'





SONO PASSATI CINQUE ANNI
Sono passati  cinque anni dall'inizio della guerra che ha colpito Israele il 29 settembre del 2000.
Una guerra fatta di ondate quotidiane di terrorismo scatenato da quel mostro tanto amato e venerato dalle sinistre del mondo occidentale: Yasser Arafat.
In cinque anni abbiamo subito 26.259 attentati, abbiamo avuto 1.060 morti ammazzati, per lo piu' civili fatti esplodere negli autobus e nei bar o nei supermercati e  6.089 feriti che stanno ancora soffrendo negli ospedali  e nelle loro case e che non riavranno mai piu' indietro la loro vita.
Sopravvivere a un attentato significa passare il resto della vita su una sedia a rotelle o essere sfigurati dal fuoco e dai chiodi che gli assassini mescolano ai candelotti. Significa comunque restare per sempre colpiti nell'anima  e non riuscire piu' a pensare ad altro che alla paura e al passato perche' il futuro non esiste piu', bruciato dal fuoco della bomba umana.
 Questo periodo infernale e' stato il risultato delle generose offerte di  pace fatte  da Ehud Barak, sotto pressione di Clinton che voleva beccarsi il Premio Nobel colla svendita di Israele...."se l'hanno dato ad Arafat che vuole distruggerlo figurarsi se non lo daranno a me che voglio solo venderlo" , avra' pensato. Purtroppo il suo amico gli ha rotto le uova nel paniere e ha fatto scoppiare la guerra.  
La paura  di essere defenestrato,  la pace non vuole mostri ma  persone di buona volonta' e in grado di fare politica, ha spinto Arafat, acclamato dal popolo, a fare l'ennesimo tentativo  di annientare Israele e prendersi tutto, sicuro che i fratelli arabi lo avrebbero seguito in questa impresa. E cosi' ancora una volta il fu-rais se la prese in saccoccia perche' i fratelli arabi, piu' furbi di lui, rimasero ai margini del conflitto limitandosi a finanziarlo, come, del resto, a sua vergogna, faceva l'Europa. 

Abbiamo passato questi cinque anni non solo con l'incubo del terrorismo ma con il peso spesso insopportabile della rabbia e dell'odio del mondo intero sempre esaltato dai palestinesi, imbrogliato dai palestinesi, schiavetto tremolante dei palestinesi.
Abbiamo passato cinque anni piegati dalla frustrazione che viene dall'ingiustizia , pieni di rabbia dovuta all'impotenza di far capire a chi non voleva sentir ragione, la nostra sofferenza, la nostra paura e la loro ferocia.
Abbiamo passato cinque anni isolati da un mondo che ci incolpava di tutto, anche di volerci difendere.
Poi il mostro e' morto e tutti abbiamo sperato.
Scomparso Arafat, pensavamo, speravamo,  i palestinesi vorranno un po' di pace, lui aveva rovinato anche le loro vite, li aveva fatti vivere nella miseria morale e materiale, li aveva resi assassini e belve  assetate di sangue, li aveva privati di tutto , dalla dignita' al lavoro, alla vita stessa come esseri umani.
Purtroppo pero' il marcio era penetrato in profondita' e la nostra  speranza  ha avuto vita breve, brevissima, un batter di ciglia e via. Finita.
Morto Arafat, i palestinesi hanno cambiato tattica, meno attentati di assassini suicidi, anche grazie alla barriera che non li fa passare,  e piu' bombardamenti sulle citta' israeliane, kibbuz e villaggi israeliani del Neghev, una  pioggia quotidiana di bombe.

E adesso? Adesso, dopo l'evacuazione degli ebrei dalla striscia di Gaza eccoli sempre piu' scatenati , bruciano, distruggono, vivono nell'anarchia totale, bevono violenza e ferocia e ce le risputano addosso.
Hamas va alla grande, in una giornata  46 missili su Sderot e altri centri abitati israeliani, i bambini costretti nei rifugi giorno e notte.
Continuano a marciare nelle loro manifestazioni spaventose, migliaia di forsennati urlanti, Allahu Akhbar, sparatorie a pioggia e   dichiarazioni di morte a Israele. Tanto assetati di sangue che si ammazzano anche fra loro. Allahu Akhbar!
Infine rapiscono  un israeliano, cittadino di Gerusalemme, chiamato "colono" dalle capre del giornalismo italiano,  tradito da un collega palestinese, un amico dicono. Mai fidarsi di questi amici, mai!
Lo hanno catturato e  bendato di verde , nel colore si differenziano da Al Queda che usa l'arancione, nella ferocia sono uguali, fratelli di sangue, il sangue degli altri, fratelli di odio, odio per gli altri.
Catturato , bendato, sgozzato e il corpo  gettato in un dirupo.
Quanto gli piace sgozzare la gente a queste belve!
E i comunisti in Italia hanno scritto preoccupati: " chissa' cosa fara' adesso Israele ai nostri amichetti"
E Abu Mazen che fa? Ve lo ricordate? Non si sente parlare molto di lui ma dovrebbe pur esistere da qualche parte.
Ehhh Abu Mazen che fa! Piagnucola e chiede alla comunita' internazionale di costringere Israele a cessare la violenza. Cioe' a dire, loro  bombardano  e noi non dobbiamo sognarci di  rispondere.
Capitoooo?
Loro attaccano e  alla reazione di Israele  si mettono a urlare aio mamma, fateli smettere, vogliamo ricominciare a dialogare, aio mamma eurabia, aiutaci!

La cosa comica e' che l'Europa li appoggia in questa primitiva e infantile convinzione che loro possono fare i dispetti e che  Israele non puo' e non deve prenderli a calcioni negli stinchi per farli smettere.
Non c'e' niente da fare, i palestinesi continuano  a fare i palestinesi, passano gli anni, passano i decenni e loro fanno i palestinesi, ammazzano , ammazzano e  ammazzano. Null'altro sanno fare dal momento in cui hanno deciso, quarant'anni fa, che lavorare stanca.
Vediamo cosa sta succedendo  invece  in Europa o Eurabia che dir si voglia, tanto sempre quella e'.
Cosa ci hanno detto appena usciti dalla Striscia?
" Bene , adesso andate avanti, ai confini del 67, magari anche del 48, perche' no, anzi di piu' , fate uno stato binazionale cosi' sparite prima".
Qualcuno lo ha dichiarato  persino all'ONU un paio di giorni fa: solo uno stato binazionale s'ha da  fare!
Insaziabili!
I nipotini di Hitler  non hanno cambiato idea e vogliono regalare Israele ai nipotini di Arafat.
Scandalosi!
Le universita' inglesi chiedono ancora  di boicottare le universita' israeliane, immenso danno per la scienza e per la ricerca ma la cosa non li tocca, l'odio soprattutto. Gli interessano i gesti di pace di Israele? manco per niente, che gliene frega, Israele e' comunque da boicottare perche' esiste. Semplice.
Non si stancano mai questi inglesi, offrono il the' ai terroristi islamici  e vogliono mettere in galera i  generali israeliani.
La Spagna invece ha appena chiesto a Israele di cessare la costruzione della barriera. Sempre la' sono, nessuna fantasia,  sempre le stesse cantilene, sempre le stesse cose di mesi fa, di anni fa, non si stancano mai di dire scempiaggini.
Ma c'e' di piu', cari miei! Non ci si annoia mai!  Adesso abbiamo anche Peace Mom, la nuova icona dei pacifisti antitutto, cosa c'e' di meglio di una mamma, bianca e bionda,  che, come un'invasata, urla non solo contro Bush ma anche contro Israele, secondo lei responsabili dell'11 settembre e della guerra in Iraq.
Chi puo' osare criticare una mamma affranta dal dolore per il figlio, volontario in guerra, ucciso in battaglia. Grande pensata dei pacifisti che se la portano in giro, che se la coccolano, che le insegnano cosa dire e lei , obbediente, parla del suo odio contro il suo Paese, contro il suo Presidente  e naturalmente, chi poteva dubitarlo, contro Israele. Non e' dato sapere se sia consapevole di diffamare la memoria del figlio, comunque costei e' un'arma potente tra le mani di gente cinica e pericolosa.
Israele, come il prezzemolo, sempre in mezzo, sempre chiamato in causa da sedicenti pacifisti razzisti e guerrafondai.  
Passano gli anni, passano i decenni, immutabile resta l'odio, lo stesso odio che sta sotto la cenere dei campi della morte, laggiu' in Europa.
Lo stesso odio che ha trasformato l'Europa in Eurabia.
Deborah Fait

OSCARRAFFONE
Tra il video di Ezzedin al-Qassam,  braccio armato di Hamas, e "Private" di Saverio Costanzo,  figlio del marito di Maria De Filippi, sarà quest'ultimo  il film che rappresenterà l'Italia alla corsa per l'Oscar al miglior film straniero.
E' quanto ha deciso oggi  il comitato di selezione, come informa una nota dell'Anica (Associazione nazionale delle industrie cinematografiche), su invito dell"Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che assegna i prestigiosi premi. Il comitato comprendeva tra gli altri il regista Bernardo Bertolucci, la buon anima di Arafat e  lo scrittore Vincenzo Cerami.
(Lettera aperta a Saverio Costanzo e a Zapatero, clicca qui)

Hamas: “giustiziato” un ostaggio
Ramallah come Baghdad: l'ostaggio, bendato, umiliato, alla mercè di miliziani ostili, implora pietà, recita un testo messogli in bocca dai suoi carcerieri. Questo il tono del video confezionato dal braccio armato di Hamas, Ezzedin al-Qassam.
Ezzedin al-Qassam ha sostenuto  che l’ostaggio Sasson Nuriel, 50 anni, commerciante di dolciumi fosse in realtà un agente dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano. In Israele si sa di lui che si recava presto in uno stabilimento per produrre dolciumi, nel pomeriggio rientrava a casa, dai suoi tre figli. Se tardava di pochi minuti, chiamava subito casa. Che lavorasse anche come informatore, viene categoricamente escluso in Israele. La sua scomparsa risale a mercoledi, quando si trovava nella zona industriale compresa fra Gerusalemme e Ramallah. A tradirlo e consegnarlo ai suoi assassini sarebbe stato un suo compagno di lavoro, palestinese, con cui era in rapporti di amicizia.
Ieri è giunta la spavalda video-rivendicazione di Hamas, con un messaggio minaccioso: «Questo è solo il primo di una serie di rapimenti».
A margine ricordiano che l'Europa presieduta da Prodi ha continuato per anni  a spaccare il capello in quattro sulla questione dei finanziamenti all'ala "politica" piuttosto che all'ala "militare" di Hamas, rifiutandosi di definire chiaramente quest'organizzazione nel suo insieme come l'organizzazione terroristica.

Quello che i giornali non dicono sulla Peace Mom e i suoi compagni organizzatori della marcia su Washington
I pacifisti che nel weekend hanno sfilato a Washington con la “peace mom”, Cindy Sheehan, sono davvero pacifisti? Uno scrittore di sinistra come Christopher Hitchens sostiene esattamente il contrario: quelli non vogliono la pace, sono a favore della guerra solo che tifano per gli avversari. E’ un’esagerazione di un brillante intellettuale anticonformista? Mettiamo in fila i fatti. Da alcune settimane i giornali raccontano di un nuovo sentimento pacifista che attraversa l’America, simile a quello che negli anni Settanta costrinse gli Stati Uniti a ritirarsi dall’Indocina e a consegnare quei poveracci nelle mani dei loro torturatori comunisti dai quali peraltro non sono ancora riusciti a liberarsi. La figura chiave di questa favola è Cindy Sheehan, la madre di un soldato americano partito per l’Iraq come volontario e ucciso in battaglia a Sadr City. I giornali ne parlano come di una tranquilla, moderata, probabilmente repubblicana, casalinga della California, inizialmente favorevole alla guerra e poi, complice l’insensatezza della morte del figlio, ravvedutasi fino a diventare l’icona e la paladina della nuova consapevolezza pacifista americana.
Per dare maggior forza a questa tesi, i cronisti non scrivono che la Sheehan era contro la guerra anche prima della morte del figlio, che la sua famiglia ha preso le distanze dalla sua protesta, che il marito ha addirittura chiesto il divorzio e che, infine, un incontro tra Cindy e Bush in realtà c’è stato, e pure cordiale, tanto che una fotografia immortala il bacio tra i due e, in un’intervista a caldo, Cindy ha usato parole dolci per il presidente. I giornali dimenticano, soprattutto, di riportare le cose che Cindy oggi dice e scrive, cioè che le truppe americane dovrebbero ritirarsi non solo dall’Iraq ma anche dall’Afghanistan e perfino da New Orleans. Non è una battuta: Cindy Sheehan ha scritto un articolo con cui ha criticato Bush per aver mandato l’esercito nelle zone colpite da Katrina: Fallujah o il quartiere francese per lei pari sono, entrambe vittime dell’imperialismo americano. Sabato sera, stando a un intervento pubblicato a suo nome su Daily Kos, ovvero il più autorevole e più letto blog di sinistra, Cindy si è addirittura lamentata del fatto che la Cnn abbia trasmesso sempre e soltanto notizie sull’uragano Rita nonostante si trattasse soltanto di “un po’ di vento e un po’ di pioggia”, proprio mentre “in questo paese” succedono altre cose più importanti come la sua marcia su Washington.

Cindy Sheehan è tutto tranne che una moderata: definisce Bush “il più grande terrorista del mondo”, crede che in Iraq e in Afghanistan il presidente stia commettendo “uno sfacciato genocidio”, sostiene che i soldati americani combattano già “una guerra nucleare” e afferma per iscritto (ma poi ha smentito) che gli assassini di suo figlio sono “combattenti per la libertà”. La protesta della Sheehan è così fuori sincrono con il senso comune dell’America reale al punto che nessun leader del Partito democratico, ma proprio nessuno, né Hillary Clinton, né il pacifista Howard Dean, né Ted Kennedy, né John Kerry, s’è mai fatto vedere accanto alla mamma cosiddetta coraggio e tantomeno alla marcia di domenica. Tutto ciò è difficile leggerlo sui giornali, sia sui grandi quotidiani liberal americani sia sui nostri, sul Corriere della Sera in primis. Una mamma che ha perso un figlio è giustificata, qualsiasi cosa dica, al contrario dei giornalisti liberal e di sinistra che sfruttano il suo dolore e la sua disperazione per misere convenienze politiche e per abbattere un presidente che non appartiene al loro quartierino.
I giornali non hanno riportato, oppure hanno nascosto, le sigle organizzatrici della marcia: il gruppo neo-comunista Answer e l’United for Peace and Justice. E’ sufficiente farsi un giro dentro i loro siti, oltre che in quello del Worker’s World Party dell’ex Attorney General Ramsey Clark, per scoprire che si tratta di gruppi estremisti che sostengono il dittatore nordcoreano Kim Jong Il, quello cubano Fidel Castro, quello venezuelano Hugo Chavez, l’ex tiranno serbo Slobodan Milosevic e, nel caso del partito di Clark, finanche l’invasione sovietica dell’Ungheria nell’anno domini 1956. Appena c’è da difendere un dittatore comunista o un affamatore di popoli, loro ci sono sempre e, tra l’altro, chiedono anche di ritirare le truppe americane dalla Palestina e da Haiti, dove non ci sono. Il settimanale The Nation e diversi opinionisti radical ma pacifisti veri, da David Corn a Marc Cooper, avvertono i compagni che “Answer is not the answer” ma un fronte in difesa del fascismo, dello stalinismo e del jihad. Sono guerrafondai, non pacifisti.
Christian Rocca
- Il Foglio


GAZA INDIPENDENTE: LE CONSEGUENZE
R.A.Segre, forse il massimo competente di cose israeliane, recentemente ha fatto notare come, essendosi Israele ritirato da Gaza, contro questo territorio esso può < agire secondo le leggi della guerra verso uno Stato nemico e non secondo quelle restrittive delle «zone occupate»>. Queste parole sono più pesanti di ciò che si potrebbe pensare.
La ratio della protezione delle popolazioni occupate, secondo le varie Convenzioni di Ginevra, è che la potenza occupante, così come ha tutti i diritti di un potere sovrano, ha una parte dei suoi doveri. In primo luogo il rispetto degli innocenti. Fra due paesi in guerra invece, mentre le Convenzioni sono ancora da rispettare per quanto riguarda i prigionieri, le limitazioni nell‚uso della violenza nei confronti del nemico sono pressoché inesistenti. La stessa volontà di uccidere quante più persone è possibile è quasi un "naturale negotii", da quando il XX Secolo ha inaugurato il concetto di "guerra totale". Solo la totale mancanza di un significato militare potrebbe rendere moralmente criticabile un massacro: ma in passato tali massacri sono stati criticati solo se commessi dalle potenze sconfitte.
Un esempio di crimine di guerra nei confronti di una popolazione occupata è quello di Oradour sur Glane, in Francia (10 giugno 1944). I nazisti dettero fuoco ad una chiesa in cui avevano rinchiuso la popolazione del villaggio (642 persone) e distrussero poi l'intero villaggio. Questo non è ammissibile, dal punto di vista delle convenzioni internazionali.
Viceversa, quando i bombardieri inglesi ed americani distrussero Dresda (13-15 febbraio 1945), in un'azione del tutto sprovvista di significato militare, i morti furono fra cento e duecentomila (largamente superiori a quelli di Hiroshima) e tuttavia, tecnicamente, non si trattò d'un crimine di guerra. Fu un'azione orrenda ma giuridicamente irrilevante.
Dunque se prima Tsahal doveva stare attenta al proprio comportamento, a Gaza, in quanto essa costituiva territorio occupato, nel momento in cui Gaza diviene territorio straniero e da esso partono aggressioni di tipo militare (i razzi Kassam), Israele può benissimo replicare anche con attacchi aerei o salve di artiglieria contro la città stessa. Perfino mirando specificamente a mietere molte vittime civili: non diversamente da quanto hanno fatto tutte le potenze che hanno partecipato alla Seconda Guerra Mondiale e non diversamente da quanto hanno fatto i palestinesi  e Saddam Hussein con i loro missili.
Prima i palestinesi avrebbero potuto dire: "Voi avete i poteri di polizia, sta a voi sorvegliare il territorio ed arrestare i terroristi prima che agiscano. Non potete prendervela con i civili innocenti". Ora gli israeliani possono dire ai palestinesi, esattamente negli stessi termini: "Voi avete i poteri di polizia, sta a voi sorvegliare il territorio ed arrestare i terroristi prima che agiscano. Diversamente considereremo le aggressioni in provenienza dal vostro territorio come provocazioni di guerra e ad esse risponderemo come si risponde alle aggressioni in tempo di guerra".
Tutti sono stati molto lieti che Israele abbia sgomberato Gaza e l'abbia affidata all'Anp, rinunciando persino a sorvegliare il confine con l'Egitto. Ma nulla dice che i palestinesi non abbiano a pentirsi di questo "vantaggio". Domani più che mai la loro integrità personale dipenderà dalla benevolenza di Israele, cui perfino le Convenzioni internazionali dànno ormai mano libera nelle risposte militari.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it  - 28 settembre 2005

Massima del giorno
L'entusiasmo è molto spesso la conseguenza d'una ristrettezza di idee.
G.P.


MOLLICHINE
Pannella sul matrimonio gay: "Che ve siete sposati a fa'? Che froci siete?". Neanche lui ha resistito alla tentazione di dirgli ciò che devono fare.

Mentalità angusta dei moralisti. Michele Serra stigmatizza l'ipocrisia delle ditte che hanno tolto i contratti a Kate Moss. Non capisce che non sono scandalizzate le ditte, ma le destinatarie della pubblicità.

Il figlio di Villepin, rissante a Parigi, rilasciato perché figlio di Villepin, il figlio di Jeb Bush e nipote di W, sbronzo e violento, messo in gattabuia nel Texas. Che selvaggi, questi americani!

Il falso in bilancio non costituisce più reato. Una bugia infinitamente ripetuta si chiama verità.

In Romania i parlamentari hanno dovuto usare degli ombrelli perché pioveva in aula. Un solo vantaggio: il colpevole gli sedeva lì di fronte.

Alcuni scienziati americani hanno scoperto che anche Marte sta subendo importanti cambiamenti climatici. Accidenti, fin lì è arrivato il fumo del mio tubo di scappamento?

Bill Clinton si è detto preoccupato per la politica autoritaria di Putin. Pare abbia aggiunto che conosce metodi per farlo addolcire.

Oklahoma. Un magistrato accusato di masturbarsi durante le udienze. L'indipendenza della magistratura ha superato il bisogno dell'altro sesso.

Gianni Pardo


LE DUE FELICITÀ
I piaceri fondamentali dell'uomo sono il cibo, il riposo e il sesso. E sono antichissimi; più che preistorici, dal momento che li condividiamo con gli animali. Se ottenuti dopo essere stati molto desiderati, dànno una sorta di euforia: tuttavia la maggior parte delle persone, se parla di felicità, parla d'altro. Per questo è forse opportuno distinguere una felicità-emozione - collegata, nella maggior parte dei casi, a quegli istinti - e una felicità-sentimento, collegata alla saggezza.
La felicità-emozione è ad esempio quella dell'uomo pazzamente innamorato d'una donna nel momento in cui sente d'essere riamato e fa l'amore con lei. È un momento così bello che ci si sentirebbe capaci di danzare sulle nuvole. Ma quanto tempo durerà questo stato? Non certo anni e ancor meno tutta la vita. È un genere di emozione che si spegne abbastanza presto. Se si è fortunatissimi si trasforma in affetto, amicizia, sicurezza ed anche sesso, ma non stratosferico: cioè in un matrimonio riuscito. E quel sentimento di gioia strabocchevole si farà vedere raramente e magari per altre ragioni.
La felicità-sentimento è invece un piacere più astratto e raffinato, che appartiene solo all'uomo ed è nato con la cultura. Essa consiste nell'avere aspirazioni realistiche e nell'essere capace, una volta che esse si siano realizzate, di non chiedere di più. Di sapere che si ha già il massimo. La felicità stabile è legata ad una certa concezione della vita e ad una situazione in cui essa trova attuazione.
Procurarsi la scontentezza è facile. Se qualcuno ama l'idea d'essere applaudito come artista e non riesce ad avere successo, può solo riconoscere che forse non è un artista e mettersi il cuore in pace; oppure - appunto - insistere nei tentativi, accusare il mondo d'insensibilità e cadere magari in depressione. Senza in nessun modo migliorare la propria situazione.
Viceversa si ipotizzi un uomo anche un po' strano, per esempio un appassionato di astronomia che non abbia altri interessi nella vita e che ottenga un posto in un osservatorio astronomico: perché non dovrebbe essere felice, se fosse saggio? Dovrebbe solo accettare che non farà carriera, perché non è ambizioso; che non potrà avere un matrimonio riuscito con una donna perché la sua passione divorante non ne fa un buon partner; che non è capace di nient'altro che d'essere un astronomo e che in fondo nient'altro desidera: se fosse saggio perché non dovrebbe rendersi conto che l'esistenza non può offrirgli nulla di meglio? Quella, per lui, è la migliore esistenza possibile. Purtroppo, la saggezza non è poi così corrente.
Si può certo obiettare che anche al saggio capita d'avere dei grattacapi. Anche a lui può arrivare una cartella esattoriale che gli chiede di pagare una tassa che ha già pagato, con le solite minacce di impiccagione in caso d'inadempienza. Non gli rimarrà dunque, come a chiunque altro, che andare per uffici, presentare ricevute, compilare scartoffie ecc. In quel momento sarà piuttosto seccato, ma - sempre se è saggio - se richiesto si dichiarerà lo stesso felice. Non diversamente da come chi gioisce di un matrimonio riuscito  si dichiarerà lietissimo d'avere quella moglie anche se quel giorno, occasionalmente, hanno avuto un piccolo scontro. Le seccature sono momentanee, la dolce certezza d'un affetto profondo è la situazione di base, l'equilibrio stabile cui si tornerà.
La domanda: "Come si può essere felici?" ha come risposta: "Ottenendo le comodità essenziali ed avendo poi aspettative realistiche, commisurate alle proprie possibilità e alla realtà circostante". Coloro che credono sia un loro dovere ottenere sempre di più, salire sempre più in alto, non avranno mai pace. Perché hanno sbagliato formula. C'è sempre qualcos'altro da ottenere. C'è sempre un punto più alto cui giungere. Perché strapazzarsi per arrivare al livello 73 se dopo sappiamo che ci sarà un livello 74, 77 o 91?
Diogene si è fermato a quindici o venti ed aveva l'aria felice.
Ganni Pardo, giannipardo@libero.it

CRIMINI DI BERLUSCONI NON COSTITUISCONO REATO
Corriere della Sera, 27 settembre 2005, titolo in prima pagina: "I giudici di All Iberian: Il falso in bilancio non costituisce più reato".
Questo titolo, collegato con l'assoluzione di Berlusconi e soci, porta ad una conclusione semplice ed evidente: gli imputati erano colpevoli di un grave reato a danno non sappiamo di chi (certo di persone che non si sono potute difendere come si sono difesi loro), ma Berlusconi ha modificato la legge rendendo non punibile quanto da loro commesso, ergo sono stati assolti. Più o meno come se i gerarchi nazisti avessero fatto votare una legge che dichiarava che lo sterminio degli ebrei non costituiva reato. Nella storia esiste ogni sorta di episodio infame e giudicheremmo la cosa orrenda ma non inverosimile se tuttavia prima non sentissimo il dovere di chiederci: è vero, ciò che afferma il titolo del Corriere della Sera? C'è qualche dato che la smentisca?
Ebbene, il dato che smentisce la precedente ricostruzione non è in qualche bollettino berlusconiano o nei contorcimenti giuridici di qualche avvocatucolo: è nell'articolo del Corriere della Sera che sottostà a quel titolo. In esso si legge: "Per le società non quotate (come Fininvest) la condizione per perseguire il reato è la querela di un socio o di un creditore che si ritengano danneggiati: e qui nessun socio Fininvest (Berlusconi stesso) né alcun creditore sporge querela. La legge esclude inoltre la punibilità se le falsità restano sotto le soglie del 5% del bilancio, dell'1% del patrimonio netto o del 10% di valutazioni estimative di singole poste: e in questo processo non c'è, agli atti, una quantificazione di questo genere per ciascuno degli anni in contestazione.
In altre parole, non è stato abolito il reato di falso in bilancio; non sono state eliminate le sanzioni costituite da anni di carcere: è stato solo abolita la punibilità per quei falsi in bilancio che non abbiano recato danno a nessuno e che, a parte questo, siano di entità minima. Né questo è l'unico caso, nella legislazione penale. A parte tutti i reati a querela, persino il furto (nel caso di furto d'uso) è un reato a querela. Aquila non capit muscas, l'aquila non acchiappa mosche, dicevano i romani. Ed anche più specificamente. "De minimis non curat praetor", la giustizia non si occupa di cose senza importanza.
Ma tutte queste sono sciocchezze. Né noi né lo stesso autore dell'articolo pretendiamo di saperne più del più grande giornale d'Italia: equidistante, moderato e diretto da un uomo al di sopra delle parti come Paolo Mieli. La verità dunque è quella spiegata nel titolo: In base ad una famosa legge ad personam, votata esclusivamente nell'interesse di Berlusconi, "Il falso in bilancio non costituisce più reato".
Gianni Pardo
- Giannipardo@libero.it

KEEP SMILING
Collega, dice il primario al suo assistente, deve stare più attento, quando compila la scheda dei decessi. È la terza volta che, nella casella "Causa della morte", lei ha scritto "terapia farmacologica".

Dice la madre alla bella figlia di diciannove anni: "E ricordati, se alle undici non sei a letto, torna subito a casa".

Perché un impiegato, appena arrivato in ufficio, beve un caffè e mangia una brioche? Affinché almeno il suo stomaco abbia qualcosa da fare.

A Zurigo un uomo sussurra all'impiegato di banca: "Vorrei fare un deposito". "Che somma?" "Due milioni di euro", bisbiglia l'uomo. "Ma no", gli risponde sorridendo l'impiegato: "Parli pure a voce alta. In Svizzera la povertà non è una vergogna".

Il commesso: "Guardi questo software, è meraviglioso. Le farà risparmiare metà del suo lavoro!" "Me ne dia due".

Due amici pigri, molto pigri, passeggiano. Uno scivola su una lumaca e l'altro: "Non l'hai vista?" "No, deve avermi sorpreso da dietro".

Il professore universitario, nel microfono della grande sala: "Mi si sente anche da là in fondo?" E una voce risponde: "Sì, professore, ma non ci disturba".

Il padrone al contabile: lei lavora qui da anni e non ha mai chiesto un aumento. Che razza di sporco imbroglio sta combinando?

Borghezio vede un tizio che vende semi di mela a 10€  l'uno. "10€?" "Sì, ma sono speciali. Fanno aumentare l'intelligenza". Borghezio ne compra tre. Il giorno dopo torna dal venditore: "Lei mi ha imbrogliato! Erano semi assolutamente qualunque ed io con 30€ avrei potuto comprare dieci chili di mele". "Ma come?" risponde placido l'uomo. "Non vede? La sua intelligenza sta già aumentando".

PROCESSO ALL IBERIAN: ASSOLTO BERLUSCONI, LA SINISTRA STREPITA
Dopo 10 anni di indagini e processi, l'on. Silvio Berlusconi e' stato assolto, era accusato di falso in bilancio. Mentre le agenzie si stanno riempendo di dichiarazioni scandalizzate degli esponenti della sinistra ulivista,   i giudici, secondo quanto scrive il Corriere on-line, hanno scritto in sentenza che «Il fatto non costituisce più reato».
Insomma, anche se non lo ricorda nessuno, un poco come successe a Prodi. 
Nel
1998 Prodi, allora  inquisito dalla Procura di Milano (pm Geremia, giudice Eduardo Landi), fu salvato  da una legge ad personam che aboliva il reato di abuso in atti d'ufficio, di cui era imputato...
Invece al PCI-PDS per i finanziamenti illeciti provenienti  dall'URSS bastò una bella amnistia ad hoc,  mentre per  quelli provenienti dal  sistema cooperativo e da imprenditori privati per svicolarla bastò la solita omertà.
cp, 27.09.2005

PANNA SMONTATA
Sono nervosi. La sinistra, dicono,  ha già vinto le elezioni (nei sondaggi) ma sono nervosi, tanto.
Alcuni esempi.
Prodi utilizza mezza paginata di Repubblica e Corriere per frignare sulle discriminazioni dei media (i media?! ma li legge - Prodi - i giornali? ma guarda - Prodi - la TV?). 
Mario Tozzi, ricercatore del Cnr  e volto noto di Rai 3, Rai International e del programma "Gaia", dai microfoni di Radio-Radio,  prende a male parole il cardinale Camillo Ruini «più pericoloso dei rifiuti tossici, da eliminare con qualsiasi mezzo...  con un limone in bocca come la porchetta... »
E poi Adriana Zarri, teologa e rifondarola, insomma una santa. Già  nei giorni scorsi la santa, su "Il Manifesto", se l'era presa con  Guido Ceronetti definito «anticonciliare, di tipo lefebvriano» solo perché il Ceronetti s'era permesso di proporre, in una lettera aperta a Benedetto XVI, il ripristino della messa in latino.
Non è finita. Ieri,  di nuovo  su "Il Manifesto", la Zarri ha dato il meglio di se: «Bossi è riapparso in pubblico ed è stato evidente il suo decadimento fisico. Ben comprensibile perché, per errore, è stato curato da un medico. Serviva invece un veterinario».
Avanti n'altro.

cp, 26.09.2005


In margine ad una polemica: Tremaglia, Bocca e gli altri
Giorgio Bocca non sarà stato "repubblichino" (cioè aderente alla Repubblica di Salò) ma di sicuro, almeno  fino al 1942,  visceralmente fascista, antiebreo, anzi antisemita  lo è stato di sicuro.  
Un esempio?
Il 4 agosto 1942 La "Provincia Granda", giornale della federazione fascista di Cuneo ,  pubblica, a sua firma: "Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?"
Ma Giorgio Bocca non è l'unico esempio.
Il 24 settembre 1942, sul settimanale "Roma Fascista"  Eugenio Scalfari scrive: "Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine "razza", escludendo pertanto l'estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti".  Bocca,  Scalfari non solo i soli.  "Libero", con un articolo di Giuliano Spada  del 2/12/2003,  scriveva: "lungo l'elenco di personalità che, con maggiore o minore entusiasmo, per convinzione o solo per comodità, aderirono al fascismo".  Qualche anno fa, fu il pamphlet "Camerata dove sei?", firmato "anonimo nero", a raccogliere le biografie dei fascisti che si erano dissolti dalla sera al mattino, molti dei quali tornati a far politica nei partiti democratici. Altri casi si aggiungeranno negli anni con le ricerche, alcune davvero imbarazzanti, negli archivi. Nel 1934, Giuseppe Bottai e Alessandro Tavolini, gerarchi col vezzo della cultura promuovono i "Littoriali della Cultura", una sorta di olimpiadi per i giovani più promettenti dei Guf (Gruppi Universitari Fascisti). Ebbene, nell'elenco dei vincitori figurano Pietro Ingrao, Jader Iacobelli, Aldo Moro, Sandro Paternostro, Giaime Pintor, Vasco Pretolini, Luigi Preti, Giuliano Vassalli, Paolo Emilio Taviani, Paolo Sylos Labini, Alfonso Gatto, Mario Ferrari Aggradi, Luigi Firpo, Luigi Gui, Renato Guttuso, Luigi Comencini, Carlo Bo, Walter Binni, Mario Alicata, Michelangelo Antonioni. Molti passeranno all'antifascismo militante, senza scandalo per le parentesi giovanili. Ingrao, il primo presidente della Camera del Pci, compare nell'Antologia di poeti fascisti del 1935, per aver vinto il premio "Poeti del Tempo di Mussolini". Alessandro Natta, successore di Berlinguer a capo di Botteghe Oscure, ha ammesso che quando studiava alla Normale di Pisa era iscritto ai Guf. Come, a Napoli, l'ex presidente della Camera ed ex ministro dell'Interno, oggi europarlamentare ds e senatore a vita di freschissima nomina,  Giorgio Napolitano.
Il caso di Giame Pintor, il raffinato intellettuale fratello del fondatore del Manifesto Luigi, è stato portato alla ribalta  da un documentatissimo libro di Mirella Serri che ne ha ricostruito la partecipazione a un congresso giovanile nella Germania nazista. Nel 1940 Alessandro Galante Garrone, giovane giudice del Tribunale di Torino, elaborava un commento a una sentenza nella quale indicava i requisiti per essere ascritto alla razza ebraica. Sarà poi partigiano. Alberto Moravia nel 1941 scriveva al Duce, cui Norberto Bobbio - come rilevato da Pietrangelo Buttafuoco sul Foglio - chiese aiuto per una cattedra universitaria.

Folto anche il capitolo delle adesioni alla Repubblica di Salò. Lo storica Raberto Vivarelli ha ammesso in un'intervista l'adesione alla X Mas di ]unio Valerio Barghese, rivelando anche  che Dario Fo è stato repubblichino. Del resto, con onestà, il 22 marzo 1978 il Nobel dichiarò a "La Repubblica": "Io repubblichino? Non l'ho mai negato. Sono nato nel '26. Nel '43 avevo 17 anni. Finché ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera". Un'alternativa, ammette, c'era. Sotto le bandiere di Salò c'erano ancora Marcello Mastroianni, Giorgio Albertazzi, Marco Ferreri, Walter Chiari, Ugo Tognazzi (Brigata Nera di Mantova), Ugo Pratt, Giovanni Comisso, Dino Buzzati, Mario Sironi, Alberto Burri, Ernesto Calindri, Carlo D'Apporto, Enrico Maria Salerno. Molti, non l'hanno negato, alcuni anzi l 'hanno rivendicato.

cp. 25.09.2005

Chissa' se qualcuno capisce
Chissa' se qualcuno, laggiu' al di la' del mare, capisce cosa sta succedendo!
Piu' di un mese fa 8500 israeliani furono portati via dalla striscia di Gaza. E' stato  un periodo sconvolgente dal quale non ci siamo ancora ripresi , una ferita profonda al cuore.
Migliaia di famiglie sradicate, migliaia di bambini che hanno visto le ruspe distruggere la loro casa,  migliaia di certezze distrutte, migliaia di sogni infranti, milioni di lacrime piante e decine di notti senza sonno.
Nonostante tutto questo, la maggior parte degli israeliani e' sempre convinta che questo passo andava fatto perche' non c'era altra soluzione e per dimostrare al mondo  che Israele e' capace di tutto pur di avere la pace, capace persino  di ditruggere i propri sogni e di strappare le proprie radici.
Israele ha dimostrato , una volta di piu' e la piu' dolorosa,  di saper soffrire per un ideale piu' forte dell'ideologia.
Qualcuno capisce perche' abbiamo fatto questo?
C'e' qualcuno la' fuori, al di la' del mare, che capisce?
Il mondo ha applaudito Israele, mi riferisco sempre al mondo civile non certo a quella parte di mondo fanatico, no global e pacifista,  innamorato dei terroristi.
C'e' pero' un particolare che mi sfugge, si, il mondo ha applaudito Israele ma si e' dimenticato di dire qualcosa ai palestinesi, qualcosa del tipo: tiratevi su le maniche e lavorate. Avete vagonate di soldi, usateli per la gente, per le case, per il lavoro, fate qualcosa insomma!

Si sono dimenticati che Israele ha lasciato la striscia di Gaza per dare ai palestinesi l'opportunita' di fare qualcosa di buono e di utile  dopo aver piagnucolato per 40 anni, dopo aver ammazzato per 40 anni. Israele gli ha dato la grande occasione di mettere via le armi e di prendere in mano pala e picco,  di lavorare per  la loro vita, per  il loro futuro nella speranza di poter arrivare, anche se un giorno lontano, alla pace.
Niente di tutto questo sta accadendo, loro sono sempre la', come se niente fosse successo, sono la' che ci sparano addosso e che si sparano addosso, che bruciano modellini di autobus,  che hanno bruciato sinagoghe vere, che urlano e annegano perche' nessuno gli ha detto che chi va in mare deve saper nuotare.
Sono la'  che sparano come se  non si fossero ancora accorti di avere ricevuto quello per cui hanno abbaiato e ucciso per 40 anni.
Sono la', il loro terrorismo e' stato premiato come il mondo ha sempre preteso. Hanno ammazzato e ridotto in pezzi persone innocenti e hanno ricevuto in premio la Striscia di Gaza.
Quando qualcuno li prendera' per  la collottola e gli urlera' "sentite belli miei, se non ve ne  siete ancora accorti, avete ricevuto un bel regalo, avete intenzione di darvi da fare oppure continuerete a essere i parassiti dell'umanita'?"
Resa judenrein la striscia di Gaza cosa dovevamo aspettarci da questa gente?
Un minimo di civilta', di voglia di fare, di costruire,  di creare vita, vita civile e civilizzata.
Ci aspettavamo maturita' e iniziativa, desiderio di sfruttare i miliardi di euro messi  a loro disposizione dagli europei e dagli americani. Insomma ci aspettavamo che non deludessero i loro fans di sempre, quelli che li hanno mantenuti, giustificati e santificati per decenni.
Abbiamo visto invece dei bestioni incendiare  sinagoghe, abbiamo visto le solite manifestazioni violente, i soliti slogan di morte a Israele, le solite provocazioni.
Abu mazen un mese fa disse le ultime  parole famose :"in tre giorni Gaza sara' tranquilla".
Bene, anzi male, Gaza non e' tranquilla, le bande di terroristi e di criminali imperversano, sparano, si ammazzano a vicenda, continuano e gettare razzi Qassam contro le citta' israeliane del neghev,  solo hamas ne ha lanciati oggi 26, vari israeliani feriti e sotto schock.
Tutto come prima!

Tutto come prima con la differenza che i bestioni adesso hanno un nuovo gioco , possono saltare come invasati sulle rovine delle case degli ebrei evacuati.
Saltano, urlano, bruciano e sparano.
Chissa' se i loro fans diranno che e' colpa  di Israele!

Dal giorno in cui l'esercito israeliano, dopo aver raso al suolo le proprieta' ebraiche, ha abbandonato la Striscia , i palestinesi non hanno fatto che provocare e cercare lo scontro.
Finalmente, dopo un mese di provocazioni,  Israele ha reagito e ha colpito Gaza nel tentativo di fermare questo stillicidio.
E adesso cosa urlano i bestioni?
Ci vendicheremo, urlano!
Senza vergogna!
Ma come, avete rotto le scatole ininterrottamente invece di mettervi a lavorare e adesso, dopo la reazione sacrosanta di Israele, dite che vi vendicherete?
C'e' qualcuno al mondo che capisce cosa sta succedendo?
C'e' qualche europeo che pensa che Israele ha ragione, mille volte ragione, quando dice che loro non vogliono ne' terra ne' pace ma guerra e morte?
Non vogliono la pace, non vogliono la vita, non vogliono il lavoro, non vogliono la civilta'.
C'e' qualcuno, laggiu' al di la' del mare, che capisce  che il popolo della morte vuole solo dare la morte, anche a se stesso?
Israele e' uscito da Gaza per ricostruire "Gush Kativ" altrove.
I palestinesi sono entrati a Gaza per distruggere le persone e la Terra.

Deborah Fait
- informazionecorretta

UN GIUDICE VERAMENTE INDIPENDENTE
Tempo fa Berlusconi se ne venne fuori con l'idea di sottoporre i giudici ad un esame attitudinale psichiatrico. Ovviamente le reazioni furono pessime. Non solo è noto che mai nessun giudice è stato malato di mente, e neppure nevrotico, ma questo genere d'inconveniente  colpisce pressoché esclusivamente i piloti d'aereo e gli astronauti, che per questo sono sottoposti a quegli umilianti esami. Per i giudici invece si tratterebbe solo d'un insulto. Al massimo essi hanno la loro indipendenza di idee, garantita sia dalla Costituzione sia dal Consiglio Superiore della Magistratura.
In questi giorni si dà un caso interessante d'indipendenza di idee. Il giudice Luigi Tosti del Tribunale di Camerino si rifiuta da mesi di tenere udienza perché nelle aule di giustizia c'è un crocifisso. Per questo ha di fatto paralizzato l'attività del piccolo tribunale marchigiano. Non che l'abbia fatto di nascosto (del resto di che avrebbe dovuto vergognarsi?), ché anzi per mesi ha inviato lettere di protesta al Guardasigilli, chiedendo la rimozione di tutti i crocifissi: ma non ha ottenuto soddisfazione. Pur di risolvere il problema gli hanno sistemato un'aula senza alcun simbolo religioso appeso alle pareti e il magistrato ha reagito con queste parole: "È solo un'intollerabile ghettizzazione che io non accetto, non potrò mai accettare». Ed ha continuato a non tenere udienza. Eliminando al passaggio la possibilità che gli abitanti di Camerino si lamentino delle decisioni giurisprudenziali.
Il risultato, dopo mesi, è stato che il gip del Tribunale dell'Aquila, accogliendo la richiesta del procuratore della Repubblica, ha disposto il giudizio immediato del dr.Tosti per il reato di omissione di atti di ufficio. Ma, attenzione, nell'aula dove dovrebbero giudicarlo c'è un crocifisso: e allora, back to square one, si torna alla casella di partenza. L'interessato ha infatti reagito così: "inoltrerò subito anche al Tribunale dell'Aquila e nuovamente al ministro di Giustizia la richiesta di rimuovere i simboli religiosi, preannunciando il mio rifiuto a presenziare all'udienza che mi riguarda in caso di inottemperanza". Nei panni dei giudici dell'Aquila, per evitare una simile iattura, ci asterremmo dal commettere una simile inottemperanza ma in concreto, essendo quelli dell'Aquila anche loro dei giudici, forse ottempereranno, forse non ottempereranno. E comunque, se non ottempereranno, dimostreranno che il giudice Tosti ha ragione quando dice: "Noi siamo una colonia del Vaticano".
Ovviamente, se non si trattasse di un giudice uno chissà che cosa potrebbe pensare. Nella specie invece non rimane che sottolineare come sia ammirevole (non essendo ipotizzabili altri moventi) un giudice che dimostra tale indipendenza e segue così fedelmente la propria coscienza. Auguriamo al dr.Tosti un futuro di grandi successi. Non di carriera, ovviamente, ché quella si fa per anzianità, ma nel campo della dottrina giuridica.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it - 25 settembre 2005

Massima del giorno
La felicità è un giudizio postumo su un momento passato. Al presente, troppi sono troppo ciechi per capire che sono già felici.
G.P.


MOLLLICHINE
Tutti giudicano incoerente Beppe Grillo perché, dopo aver tuonato contro il copyright altrui, ora difende a spada tratta il proprio. Invece è coerente: ha guadagnato con ambedue.

Rutelli, invece del Pacs, ipotizza che i conviventi possano stipulare contratti di diritto privato. Ipotizza l'esistenza del codice civile, insomma.

James Hewitt cerca ancora di fare soldi con rivelazioni su Diana Spencer. È uno sfruttatore di principesse.

Per Ruini i Pacs produrrebbero "un gravissimo danno al popolo italiano". La casalinga di Voghera crederà che vogliono farla accoppiare sessualmente con sua sorella.

Prodi a New York, ospite di un seminario organizzato dai Clinton sui problemi del mondo. Per qualche giorno, ne hanno risolto uno: la presenza di Prodi in Italia.

In Svezia un partito femminista ha detto che se salirà al potere abolirà il matrimonio. Non è un partito femminista, è un movimento per la liberazione della donna.


Ognuno, in Italia, ha tratto motivi di soddisfazione dalle elezioni tedesche. Tanto, paga la Germania.

Paolo Cento: un seggio per le primarie a Rebibbia; Pecoraro Scanio: no, in tutte le carceri. Se ci fosse un partito ancora più a sinistra, chiederebbe un carcerato come premier.

A Barcellona è stato edificato un grattacielo che, dicono, somiglia ad un fallo. Un esame in bagno mi ha preoccupato. Nessuna somiglianza.

Berlusconi scarica Fazio su pressione di Fini. C'è un illustre precedente: "Io mi lavo le mani del sangue di quest'uomo giusto". Ma intanto che perisca.

Berlusconi: "l'attuale governatore è incompatibile con la credibilità nazionale". Lui, barzellettiere di vaglia, non lo sa che non bisogna riciclare le battute altrui?

Prodi: "Non sto a dare giudizi sulle persone. Dico che Tremonti è quello che ha portato alla situazione in cui siamo adesso". Tartufo: Non sto a dare giudizi sulle persone...

 Follini: "Il candidato migliore per il 2006 per noi non è il Cavaliere". Che sia Prodi?

Il governatore di Bàssora ha chiesto le scuse formali di Londra per il blitz nel carcere della città. E il peggio è che ha ragione.

A Lahore, in Pakistan, è esplosa una bomba nascosta su una bicicletta. Tre morti. Do it yourself.

Gianni Pardo


LE ELEZIONI TEDESCHE: UN GUAIO O UN'OPPORTUNITÀ?
Si possono dare per conosciuti il risultato delle elezioni tedesche e le difficoltà di formare una nuova maggioranza. Si può pure considerare ovvio il fatto che la soluzione più "naturale" sarebbe la Grosse Koalition, cioè l'alleanza CDU-CSU/SPD. Per essa il guaio è però che, come ha scritto un giornalista tedesco, "il primo che si muove perde".
Per chiarire il concetto, si faccia il caso di una riforma del sistema pensionistico riconosciuta necessaria da tutti. È ovvio che se la Merkel proponesse di farla, Schröder avrebbe facile gioco ad attaccarla, dichiarando che si vogliono affamare i vecchi, che si vuol togliere ai giovani la speranza di potersi un giorno riposare e usando tutto l'armamentario demagogico-populista di cui vivono i partiti. Altrettanto potrebbe fare la Merkel contro Schröder, se fosse lui a proporla: e questo è veramente un guaio, per un paese che ha invece urgente bisogno di "muoversi". Un paese che deve sopravvivere con operai il cui costo (non la cui paga) è sette volte quello di un operaio polacco.
Esiste un rimedio? Teoricamente sì. Anzi lo stesso inconveniente si potrebbe trasformare in un vantaggio. Se solo la politica non fosse inguaribilmente il campo dell'immoralità, della slealtà e dell'incapacità di mantenere la parola data, basterebbe accordarsi in segreto su provvedimenti coraggiosi, all'interno della Koalition, mettendo nero su bianco ciò che si intende fare e firmandolo. A quel punto si potrebbe annunciare pubblicamente il progetto, dichiarandolo comune e facendolo poi passare dal Parlamento. A tutte le critiche si potrebbe rispondere a muso duro che se questa legge è ritenuta opportuna dal 70% dei rappresentanti del paese (che potrebbe divenire l‚80% con i liberali), chi osa dire che essa è contro il popolo?
La cosa andrebbe allargata all'intera legislatura, con un programma quanto più possibile specifico, in modo da non prestarsi a troppe liti e precisazioni. I grandi partiti dovrebbero soltanto sostenere i loro provvedimenti e rivendicarne orgogliosamente la paternità.
Ovviamente non se ne farà nulla. Nulla, almeno, con queste modalità. Si è già visto in Italia con la Casa delle Libertà: un programma scritto e firmato non è stato integralmente attuato perché quegli stessi che lo avevano approvato e sottoscritto hanno frenato con tutte le loro forze o hanno cambiato opinione. Berlusconi è chiamato bugiardo mentre forse ha solo avuto l'ingenuità di credere alle firme dei partiti alleati.
In politica, ciò che è ragionevole e utile non pesa più di ciò che è irragionevole e nocivo. Prevalgono la retorica e l'interesse dei politicanti. E non c'è speranza che cambi. Né col passare del tempo né con lo spostare la lente d'ingrandimento dall'Italia alla Germania.
Gianni Pardo giannipardo@libero.it


 GRILLINI PARLANTI
Da alcuni giorni sulle pagine culturali del Corriere della Sera si discute, ad oltre cinquant'anni dai fatti, degli intellettuali italiani che alla fine del secondo conflitto mondiale passarono in blocco dal partito nazionale fascista al PCI.
Già  Zangrandi,  negli anni '60, nel suo "Il lungo viaggio attraverso il fascismo",  elencava con nome e cognome  il fior fiore della cultura italiana trasmigrato  sveltamente, dopo aver esaltato Mussolini e financo le leggi razziali,  dalla camicia nera a quella rossa. 
Tra le tante storie di quegli anni,  c'erano anche quelle di ragazzi, molti  nemmeno diciottenni,  che  all'8 settembre,  per un malinteso senso della patria e dell'onore entrarono nelle Brigate Nere della Repubblica di Salò. A cercar la bella morte, si scrisse. Mirko Tremaglia, oggi ministro, era uno di quei ragazzi.
Bene,  sul Magazine del Corriere della Sera Claudio Sabelli Fioretti intervista  il presidente onorario dell'Arci-gay Franco Grillini.  Grillini, oggi deputato dei DS,  all'inizio e in finale d'intervista,  se la prende con Tremaglia: "E' insultante che ci siano dei residuati bellici della dittatura fascista che fanno il ministro". 
Normale che il diessino   Grillini,  voglia prendersela con il ragazzo di Salò Tremaglia dimenticando il gruppone d'intellettuali, quelli si  veri "residuati bellici della dittatura fascista",  passati organicamente e senza pagare dazio, dai fascisti ai comunisti.
cp, 22-09-2005

Tremonti nuovo ministro dell'Economia
Dopo le dimissioni di Siniscalco, è Giulio Tremonti il nuovo ministro dell'Economia. E' stata questa la scelta presa nel vertice di maggioranza con il premier Berlusconi che si è svolto a Palazzo Chigi. Il neoministro è salito al Quirinale per ottenere l'incarico dalla mani del presidente della Repubblica. La nomina di Tremonti, così come sottolineato anche dal vicepremier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini, è collegata ad una trattativa ad ampio raggio che ha riguardato la riforma della legge elettorale, l'ipotesi di un meccanismo per la scelta del candidato premier del centrodestra, la finanziaria e la sfiducia al governatore della Banca D'Italia.


E' morto a Vienna, all'eta' di 96 anni, Simon Wiesenthal. Sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, aveva dedicato la sua vita alla ricerca dei criminali di guerra.
                                                     


Capperi nostri: chi è Deborah Fait 
Deborah Fait nasce a Trieste il 1 febbraio 1941 da Euridice Petridis Perlmutter, ebrea greca di origine turcoispanopolacca arrivata con la famiglia da Praga nel 1934 e Giovanni Fait, istriano.
I genitori di Deborah si conoscono a Trieste, dove il padre, giovane promettente architetto, esercitava la sua professione. Alcuni componenti della sua famiglia furono catturati dai nazisti nel 1943 a Trieste, imprigionati nella Risiera di San Sabba e poi deportati e assassinati ad Auschwitz.
Dopo gli studi superiori, Deborah frequenta l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Nel 1963, spinta dal suo spirito irrequieto parte per gli Stati Uniti dove frequenta un corso di storia presso la Harvard University di Boston, Massachusetts.
Nella sinistra americana avviene la sua iniziazione politica. Partecipa alle lotte per i diritti civili e contro la guerra nel Vietnam, si appassiona ai grandi concerti di Joan Baez e Bob Dylan. In questo periodo in USA ha anche inizio la sua grande amicizia con Giovanna Marini, famosa musicologa e folksinger italiana, interprete del "Bella ciao" di Spoleto e del "Ci ragiono e canto" con Dario Fo.
Nel 1964 ritorna in Italia, a Trieste, città da lei molto amata e insegna per un periodo nelle scuole dei profughi giuliano dalmati. Prepara la sua prima mostra di pittura che avrà un buon successo di critica.
Delusa e disgustata da una sinistra italiana egemonizzata dai comunisti, ben diversa e più provinciale di quella statunitense e per di più gonfia di pregiudizi verso Israele, si avvicina al Partito Radicale in cui trova l'apertura, l'anticonformismo intellettuale, l'amore per la giustizia e il cosmopolitismo cui è abituata per formazione culturale.

Nel 1967, dopo la guerra dei sei giorni, parte per Israele sull'onda dell'emozione propria di molti giovani ebrei e va a vivere e a lavorare nel Kibbutz Mishmar Hasharon. "Avevo la sensazione - afferma Deborah - di essere arrivata a casa; mai dimenticherò il momento in cui la nave avvistò il porto di Haifa. Un'emozione fortissima prese me e i miei amici. Là erano le nostre radici". Deborah entra a far parte dei gruppi volontari che devono sostituire nel lavoro i giovani israeliani chiamati al fronte nei momenti di emergenza.
Nel 1968 torna in Italia e partecipa alla contestazione studentesca, ma si rende conto che la sinistra continua a non capire nulla di Israele e del Medio Oriente in generale. La guerra dei sei giorni divide il mondo politico in due blocchi: quello contro Israele e quello pro Israele. Contro Israele è soprattutto gran parte della sinistra italiana, antisionista e filosovietica che plaude alle dittature arabe che sognano di distruggere Israele.
Dopo varie peregrinazioni, nel 1972 si stabilisce a Bolzano dove nasce il figlio Aaron a cui si dedica con cura. Rifiuta l'idea del matrimonio. Lavora presso la Ferrovia del Renon, un'azienda privata che suo zio, dopo essersi ripreso dalle persecuzioni naziste, aveva acquistato negli anni 50 con pochi autobus di allora. Nel pacchetto azionario è compresa anche la funivia e il trenino del Renon oltre alla funicolare della Mendola e tutti i servizi automobilistici dell'Alto Adige: un vero e proprio impero. A Bolzano si occupa di sindacato e si impegna nelle lotte civili e femministe, per i referendum sul divorzio e l'aborto.
Negli anni settanta Deborah viene nominata Vice Presidente della Comunità Ebraica di Merano e nel 1989, insieme al Presidente della Comunità Federico Steinhaus e al professor Francesco Rispoli, padre di un noto magistrato bolzanino, fonda l'Associazione Italia-Israele del Trentino Alto Adige di cui diventerà Presidente.
Il figlio di Deborah, Aaron, educato all'amore per Israele, all'idea del sionismo e al rifiuto del provincialismo della società italiana, dopo aver finito il liceo a Bolzano, decide di andare in Israele a lavorare in un Kibbutz. Dopo sei mesi torna in Italia dove ha inizio la crisi della scelta: rimanere nel paese dove era nato e vissuto, o ritornare nel luogo dove sentiva profonde le sue radici. Decide e "ritorna", ha inizio così la sua "salita" verso Israele. Dopo essersi laureato in Biologia all'Università di Tel Aviv, in questo momento Aaron sta finendo il dottorato in biologia molecolare e ecologia delle piante all'Istituto Weizmann di Rehovot. Aaron è sposato e ha un bambino, Yonatan.

Nel 1995,  dopo il suo ultimo Congresso nazionale della Federazione Italia-Israele a Padova, Deborah decide di fare l'alyia, di trasferirsi in Israele.
Ora gestisce un asilo a Rehovot e da Israele continua la sua campagna per l'informazione, scrive per i giornali e collabora con associazioni di amicizia per Israele. Per la sua attività di informazione viene spesso intervistata dai media israeliani e ha frequenti rapporti con politici e organizzazioni israeliane.

Le leggerezze di padre Benjamin
La battaglia per la pace. La campagna di denuncia delle tragiche conseguenze delle tonnellate di proiettili all’uranio impoverito usati in Irak. La campagna contro la fame e la malnutrizione dei bambini iracheni. Non c'è nulla da ridire, Al contrario, tutte quelle iniziative sono state più che legittime. Anzi. doverose.
 C'è invece