Gli atei bigotti contro il referendum
• da La Repubblica del 3 giugno 2005, pag. 1
di Francesco Merlo
Qualche anno fa a Nantes fu celebrato un processo contro un autista che aveva
disgraziatamente investito una donna incinta provocandone l’aborto. In primo
grado l’autista fu condannato per l’omicidio colposo ma la Cassazione, pur
aumentando il risarcimento civile, annullò la sentenza penale spiegando
che “non spetta a questa Corte stabilire il momento in cui il nascituro diventa
un individuo da proteggere giuridicamente tanto più che su questo
punto anche le religioni e gli scienziati si dividono”. La Cassazione francese
che si riferiva ovviamente al feto e non certo all’embrione,celebrava con
malinconia la grandezza dello Stato laico. Ed è questa malinconica
grandezza, per molti anni celebrata anche dal filosofo Marcello Pera, che
oggi in Italia è messa in gioco nel referendum
Eppure non c’è niente di più italianamente cristiano della
fecondazione assistita perché in Italia Dio è il Bambino Gesù,
e nulla è più scandalosamente divino della nascita, il mettere
a dimora l’Essere, e nulla è più cristiano della procreazione
che si rende autonoma dal piacere, e dell’assistenza a quello stato di minorità
che è l’infertilità, il crescete e moltiplicatevi. La fecondazione
assistita è l’antica levatrice che comincia il suo lavoro nove mesi
prima, “la mano santa” della cultura popolare e della maieutica che sa anche
divinare, sa assecondare i presagi, controlla la punta della pancia, legge
la luna e le maree, dà vita per amore, per scienza e per artifizio.
Attenzione però ai referendum, perché da sempre sono una sorpresa.
Sia che si tratti di Costituzione o di embrioni, pongono una domanda e ottengono
una risposta sghemba, perché domanda e risposta viaggiano su universi
asintotici: si avvicinano senza incontrarsi mai. Non è, per esempio,
alla Costituzione europea che i francesi hanno detto NO, ma a Chirac e alla
disoccupazione. Allo stesso modo, non è sui quesiti abrogativi di
una legge né tanto meno sulla personalità dell’embrione che,
tra dieci giorni, si pronunceranno gli italiani, ma sulla legittimità
del partito delle parrocchie, sulla religiosità armata e filosofizzante,
sugli intellettuali atei che vogliono rubare al popolo la sua fede, soffusa
e senza asprezze, per fondare un’etica di stato.
Questi atei, guidati da Marcello Pera e Giuliano Ferrara sono alla ricerca
di un pensiero forte che, nell’attuale povertà, possa diventare egemonia
culturale e fare dell’Italia il fortilizio sacro di una Chiesa debole e invecchiata
che si sente assediata da religioni astiose e muscolose che organizzano militarmente
troppe anime, armerie spirituali di rabbie collettive, palestre del rancore
e della ferocia di popoli che vogliono l’apocalisse dell’Occidente, religioni
che sono anche etnia, integralismo e razzismo. Ecco: gli intellettuali atei,
che sono accorsi al fianco di Ruini, leggono in questo referendum una minaccia
al paradigma giudaico-cristiano che vede nella vita umana non un momento
dell’evoluzione biologica ma un dono di Dio. E professano questa idea antievoluzionista,
nella quale non credono, per difendere le “radici” della nostra civiltà,
e dunque accendono il fuoco della disputa bizantina sull’embrione, un dibattito
erudito e classificatorio che non porta a niente. Si procede per analogie:
l’embrione non è muffa, ma non è persona; è vita, ma
non è essere umano…E però la “persona” non è una nozione
scientifica, come non lo è Dio: Dio fuori dalla scienza.
Chiamata a rispondere su questioni impossibili, in realtà la gente
risponderà SI o NO al catechismo, SI o NO al cardinal Ruini. E’ vero
che su questo punto, a sinistra, sembra esserci più buon senso che
a destra, ma la benedizione del Vaticano piace anche a sinistra, e dunque
Rutelli si astiene, e Prodi andrà a votare ,ma non dirà come,
cercando di compiacere tanto il NO quanto il SI, e forse questo non è
un atteggiamento da candidato premier. Del resto a destra non c’è
solo l’asino di Croce, Fini voterà tre SI e un NO, voteranno SI Martino,
la Prestigiacomo e tanti altri, e di nuovo la trasversalità si esprime
non sulla scienza dell’embrione ma sulla sua rappresentazione religiosa,
su quel che ne pensa la chiesa, sull’obbedienza ai cardinali, sulla catechesi
che tutti abbiamo subito in età prelogica. Eppure, sono tanti anche
i cattolici che voteranno SI, sono quelli che hanno costruito la loro religione
nella capanna del presepe, attorno alla culla del Bambin Gesù. La
natività è il fuoco della loro fede. L’immacolata concezione
è fecondazione assistita da Dio. Nel presepe Ruini non c’è
e non c’è il professore di teologia. Ci sono un uomo semplice e una
donna antica. Ma gli intellettuali atei non si curano del presepe e neppure
della Trascendenza perché non ci credono. Tuttavia considerano l’
“embrionicidio” come una violazione del quinto comandamento. Sono diventati
specialisti di religiosità pur non avendo nulla a che fare con la
religiosità popolare.
E invece la religiosità popolare che noi conosciamo non ha bisogno
di certificazioni intellettuali pstpopperiane, la nostra gente non vuole
amare Dio “contro” qualcuno o qualcosa, alla maniera astratta del Santo uffizio.
E non è vero che l’Italia è un paese scristianizzato. E’ al
contrario un paese che evolve cristianamente non verso i libri delle intelligenze
pallide ed estenuate, non verso i frati da biblioteca, i glossatori neo domenicani,
Domini canes, cani di Dio. Quella della religiosità italiana è
un’evoluzione dolce e civile, ricca di esperienze reali, di tolleranza, di
politeismi, di Madonne nere, di santi arabi come San Gerlando, di santi panteisti
che parlano con il vento e con i lupi come san Francesco, “nel flusso d’amore
dell’universo”. E anche la ricerca sulle cellule staminali embrionali ha
bisogno, proprio per non diventare selvaggia, oltre che di regole laiche
severe, anche della pietà cristiana verso i bisognosi, i malati, verso
la vita. Per evitare criteri di disumana eugenetica, che la legge già
vieta e la vittoria del referendum non abrogherebbe, per evitare azzardi
e allucinazioni, lo scienziato cristiano ha, anche lui, “la mano santa”,
un atteggiamento antiprometeico senza empietà e senza la voglia di
sostituirsi a Dio. Anche nella ricerca sulle cellule embrionali staminali
c’è la parabola del buon samaritano, c’è il figlio di Dio in
pace con la sua finalità, c’è il meglio dei valori cristiani.
Il dibattito di queste settimane ha infatti portato alla ribalta molti ricercatori
italiani che lavorano nei centri specializzati sugli embrioni, e qualcuno
l’abbiamo visto martedì sera in una bella puntata del programma TV
“Ballarò”. Ebbene, sono cristiani che somigliano più a noi
che a Ruini, non ritengono l’intelligenza una sfida al Creatore, ma uno strumento
che Dio ha messo a disposizione degli uomini per produrre reti di solidarietà.
Come san Martino, che sempre taglia a metà la sua ricchezza per darla
al povero, lo scienziato usa l’embrione per aiutare la vita e non per offenderla.
La stessa teologia insegna che solo un confronto serrato con il male porta
alla conoscenza: “E’ attraverso il nero portale dell’inferno che si arriva
al paradiso”, scrisse Giovanni Papini in quel suo libro “Il Diavolo” che
è il risultato più alto della sua conversione.
Perciò ci permettiamo di immaginare che il vecchio don Sturzo, che
voleva maritare il cattolicesimo con la modernità, caccerebbe dalla
sua parrocchia gli intellettuali atei, che sono scesi in campo in appoggio
al clero vaticano, le nuove teste pensanti del partito di Ruini, lo strano
mondo laico in cerca di una nuova identità politica. Marcello Pera,
che forse è stato il più illustre dei filosofi italiani della
scienza, ha scritto almeno due libri improtanti, “Popper e la scienza sulle
palafitte” (1981) e “Scienza e retorica” (1991) tradotto in inglese dalla
Chicago University Press. In tutta la produzione filosofica di Pera non solo
non c’è nulla che possa far presagire la sua evoluzione attuale, ma
ci sono diverse cose che la rendono icredibile.
Il Pera professore è un filosofo palafitticolo “orfano di verità”,
che non si pone il problema di credere, ma che trova nel dubbio il sollievo
alla fatica di vivere: “L’incertezza accompagna sempre i nostri migliori
risultati”. Pera ha scritto di Galileo, contro i dogmi, ed è stato
sodale dei più importanti studiosi americani di Galileo. Tra i più
avanzati e consapevoli alfieri della ricerca scientifica, per quanto opinabile
e retorica, Pera concluse il suo ultimo libro accademico contestando, contro
Cartesio, che si possa fondare la scienza sulla teologia. E nell’introduzione
a “Il mondo incerto” scriveva: “Il dogmatismo della certezza come effetto
del possesso e della conoscenza di verità assolute è teoricamente
ingiustificato e moralmente inaccettabile”. Fu il filosofo delle porte aperte,
dell’incertezza, del relativismo come metodo. Ora ha chiuso le porte, predica
le certezze, odia il relativismo. Naturalmente anche egli ha il diritto di
cambiare idea e ha anche certo diritto all’incoerenza, ma rimane senza connessioni
con il suo pensiero la convinzione che i principi cristiani debbano informare
le leggi italiane. E forse Pera deve ammettere che s’è separato da
se stesso decidendo di astenersi al referendum in nome della religiosità.
Ma fortunatamente la religiosità non è un concorso universitario
per titoli e pubblicazioni, e gli italiani non si faranno depauperare del
potere di attingere, quando e dove vogliono, all’Assoluto. La religiosità
italiana è diventata irritale, come dimostrano le chiese vuote. E
anche il calo di vocazioni rivela il calo di fiducia verso gli specialisti
della religiosità e non verso Dio. E’ una evoluzione civile, parallela
a quella della politica, dove la diminuzione del numero dei funzionari di
partito non dimostra un aumento del qualunquismo. Allo stesso modo oggi ci
si può sentire religiosi senza infilarsi in quei luoghi di concentramento
che sono i seminari e le celle monastiche, e senza pretendere che le leggi
dello stato esprimano una convinzione religiosa e neppure un compromesso
tra varie religioni. Lo Stato laico è una conquista epocale e il cristianesimo
laico e secolarizzato non è una retrocessione, ma una maturazione
dell’organizzazione della religiosità che sempre meno ha bisogno di
strutture clericali.
Certo, l’astensione ingigantisce la forza reale del partito di Ruini, aggiunge
la furbizia alla pigrizia; è una tattica politica legittima, ma piena
di paure. Ebbene, il referendum non servirà a stabilire se l’embrione
è persona, che è una domanda filosofica, ma forse a scoprire
un paese di cui nessuno dà notizia, un’Italia che si è evoluta
pur restando fedele alla propria antichità, a sapere su quante divisioni
può contare in Italia il cardinale Ruini, e non Dio, che non ha bisogno
di reggimenti.