La Repubblica a pagina 9 pubblica un'intervista di Luigi Contu al presidente
del senato Marcello Pera:
"Attaccano la nostra civiltà, fermiamo i fondamentalisti".
ROMA - Il presidente del Senato è allarmato. Gli ultimi sviluppi della
crisi irachena, l´assassinio di Enzo Baldoni e il rapimento dei due
reporter francesi, lo rattristano profondamente. Ma non lo stupiscono perché
a suo giudizio confermano un dato acquisito. I terroristi islamici continuano
a fare ciò che hanno dichiarato da tempo: la guerra all´Occidente,
ai suoi valori di tolleranza e di libertà. A sorprenderlo è
semmai lo stupore di intellettuali e politici i quali sottovalutano questa
drammatica emergenza. Marcello Pera ritiene che la nostra civiltà
sia sotto grave minaccia e rivolge un duplice appello ai paesi che credono
nella democrazia, e la praticano, per indurli a sottoscrivere un "patto di
solidarietà Occidentale"; alle forze politiche italiane affinchè
accantonino divisioni e polemiche ormai superate da fatti che impongono strategie
comuni. Alle quali dovrebbero concorrere anche i cattolici che salvo rare
eccezioni, ad avviso di Pera, sembrano poco disposti a difendere la civiltà
cristiana.
Presidente, la crisi irachena è sempre più drammatica. Lo stesso
Bush riconosce di non aver fatto bene i conti per il dopo Saddam. Le parole
della politica e la capacità di comunicare con l´opinione pubblica
araba sono soffocate dalla guerra. Come uscirne?
«Non ho una ricetta su come uscirne. Ho un´analisi da offrire
e un metodo da proporre. L´analisi è che in Iraq c´è
stata una guerra di liberazione e c´è adesso una guerra civile.
La posta in gioco e lo scopo degli estremisti e dei terroristi è la
trasformazione dell´Iraq in uno stato fondamentalista islamico che
si allei con altri stati e diffonda il fondamentalismo altrove. Se questo
scopo venisse raggiunto, non solo il Medio Oriente ma tutto il mondo ne sarebbe
destabilizzato, gli equilibri internazionali compromessi e anche la pace
sarebbe a rischio».
E quale metodo suggerisce?
«Per evitare esiti tragici, il mio metodo è quello della solidarietà
occidentale. Serve un patto su grande scala, quella stessa che in Italia
funzionò contro le Brigate Rosse. Dobbiamo avere una strategia comune
e prendere decisioni comuni.Le sedi sono quelle delle istituzioni internazionali,
in primo luogo l´Onu e l´Unione europea».
Ma l´Europa è la grande assente, mentre l´Onu arranca...
«È vero, queste istituzioni oggi sono divise e anche paralizzate.
Invece dovremmo farle funzionare. Ma la solidarietà occidentale deve
cominciare dall´interno di ciascun paese. Intendo dire che non si devono
invocare le istituzioni internazionali per scaricare il problema, per creare
alibi, per dividerci tra maggioranze e opposizioni. Se il problema è
la tutela della nostra civiltà, la questione va ben oltre le normali
divisioni interne. Va addirittura oltre quell´unità di fondo
che dovrebbe esserci in politica estera. In tutti i paesi dell´Unione
destra e sinistra dovrebbero fare sforzi per unirsi e trovare comuni strategie
per contrastare la guerra del terrorismo. Truppe sì truppe no, svolta
sì svolta no, dopo gli ultimi avvenimenti è una discussione
tardiva».
Resta il fatto che la presenza delle truppe straniere accresce l´odio
in tutto il mondo islamico per gli occidentali...
«La nostra solidarietà occidentale, la presenza nostra, di tutti
e non di pochi, sarebbe il messaggio migliore alla popolazione irachena.
Dopo tutto gli iracheni ce lo stanno chiedendo. Se siamo tutti con loro e
andiamo tutti da loro, loro sentirebbero il mondo libero dalla loro parte
e non ostile o col solo viso delle armi»
Il terrorismo però continua a colpire e il ricatto alla Francia sul
velo indica un salto di strategia.
«Da tempo sono allarmato, ma ora sono sgomento per le reazioni che
vedo di fronte agli atti del terrorismo islamico. Sono tutte reazioni di
stupore: stupore perchè si uccidono giornalisti, si assassinano pacifisti,
si sequestrano cittadini francesi, si fanno attentati contro la Croce Rossa,
contro l´Onu. Mi chiedo: ma che c´è da stupirsi? I terroristi
tutto questo lo dicono da tempo, lo scrivono e, come possono, lo fanno. Quello
che accade è la semplice, cruda, tragica conferma dei loro proclami.
O ci si crede a questi proclami e allora non ci si stupisce. Oppure ci si
stupisce, ma allora si accumulano morti e martiri senza imparare nulla. E
ciò produce altri morti e altri martiri».
E lei, cosa ha imparato?
«I terroristi, i quali non sono pochi gruppi fanatici ma un grandissimo
fronte che attraversa tutto il mondo islamico, proclamano la sharia e dichiarano
la jihad. Vogliono colpire l´America, l´Europa, l´Occidente.
Vogliono, come loro dicono, abbattere «Ebrei e Crociati». In
una parola, sono determinati a distruggere la nostra civiltà, quella
della libertà, delle istituzioni democratiche e della tolleranza.
Questa, secondo me, è la situazione. C´è una guerra dichiarata
e noi dobbiamo decidere come atteggiarci. Possiamo combatterla, questa guerra,
possiamo decidere come, con quali mezzi combatterla oppure possiamo ritirarci
e alzare le mani. L´unica cosa che non dovremmo fare è stupirci».
Una guerra unilaterale. Ma non ne abbiamo alcuna colpa?
«Questa storia delle "colpe" dell´Occidente non mi persuade.
Da laico, sono disposto solo a parlare di "errori". Ma se errori ci sono
stati nella storia occidentale a danno dell´Islam e dei paesi arabi,
sono soltanto nostri? Davvero l´ Islam non ha mai commesso errori ed
è privo di colpe? E, anche ammessi i nostri sbagli, dovremmo chiedere
scusa, dire che hanno ragione loro o che vanno capiti, compresi, giustificati,
come tanti intellettuali europei fanno, oppure dovremmo cercare rimedi? E
se mentre, come è giusto, cerchiamo rimedi, che poi sono politici,
diplomatici, educativi, economici, in una parola sono la globalizzazione
delle opportunità e dei diritti fondamentali, quelli ci fanno guerra,
dovremmo continuare a batterci il petto? Intanto, c´è una cosa
che non dovremmo fare più. Dovremmo smetterla con l´inerzia,
la reticenza, la furbizia di chi strizza l´occhio, di chi tenta l´appeacement.
Oltretutto chi fa così è stato tragicamente smentito due volte.
Dovrebbe essere chiaro, dopo il caso Baldoni e il ricatto alla Francia. Per
i terroristi non esiste differenza fra pacifisti amici e militari ostili.
E non esiste differenza fra occidentali europei buoni e occidentali americani
cattivi. Per loro sono tutti uguali, perché noi siamo tutti uguali:
abbiamo gli stessi princìpi e valori»
Chi sono gli inerti, i furbi?
«Mi riferisco in particolare ai leader europei. Tutti vedono e tutti
sanno, ma i più non parlano e non agiscono. Alcuni addirittura fuggono,
altri fanno capire che non è affar loro, o pensano che sia colpa dell´America
che se l´è cercata e ben le sta se non sa come cavarsela. C´è
anche chi pensa che, se cambiasse l´amministrazione Usa, tutto cambierebbe
e tornerebbe come prima. Doppio errore, anche qui. Perché, come si
è capito, se vincesse Kerry non cambierebbe l´analisi né
la situazione della guerra in Iraq»
Anche il mondo cattolico e le gerarchie ecclesiastiche restano contrarie
alla guerra...
« Io mi riferisco anche ai cristiani credenti e praticanti. Salvo poche
eccezioni lodevoli e autorevoli, come quelle del cardinale Ratzinger, del
patriarca Scola, di monsignor Caffarra, che giustamente insistono non certo
sulla guerra ma sul richiamo per frenare la crisi dell´Europa, una
grande parte del clero o tace o marcia per la pace, come se non fosse affar
suo difendere la civiltà europea cristiana. Invece no, è affare
dell´Occidente tutto perché la guerra è contro l´Occidente
tutto. E si tratta di una guerra aggressiva, non reattiva. Perché
non si ha il coraggio di dirlo e si lascia sola, o si ironizza, su Oriana
Fallaci e pochi altri che lo dicono da tempo? Eppure che si tratti di una
guerra aggressiva a cui bisogna reagire lo pensano in molti, come dimostra
lo stesso numero dei lettori della Fallaci, i quali, solo in Italia, fanno
un partito politico. Io temo che stia accadendo ciò che è già
accaduto due volte. La prima in Europa, dopo Monaco nel 1938 quando tutti
erano per la pace, applaudivano Chamberlain e Daladier e tiravano un sospiro
di sollievo, mentre Hitler preparava la guerra e l´Olocausto. La seconda
volta in Italia, negli anni ?70, quando le Brigate Rosse dichiararono guerra
allo Stato e le prime, lunghe, reazioni furono di considerarle fanatiche,
deliranti, isolate, e ciò ci costò gli anni di piombo».
Dopo Monaco l´Occidente democratico seppe reagire. Le esitazioni degli
anni ?70 furono superate dalla mobilitazione di tutte le forze politiche.
Adesso abbiamo di fronte un nemico difficile da identificare e colpire. Lo
conferma il fatto che l´occupazione non ha sconfitto il terrorismo,
anzi. Non è pericolosa l´idea che i buoni siano solo dalla nostra
parte?
«Anche allora si sentì lo slogan "Né con lo Stato né
con le BR", come oggi si è sentito "Né con l´America
né con Saddam Hussein". Non predico il manicheismo. Ma davvero, mi
chiedo, ci vuole tanto tempo per capire che non c´è una via
di mezzo fra la democrazia e il terrorismo, fra la civiltà e la barbarie?
Fui assai sollevato quel giorno che lessi, in italiano e in francese, "Siamo
tutti americani". E sono ancora allibito che il giorno dopo non lo eravamo
già più. Eravamo insinceri prima o sbagliamo adesso?»