CAPPERI,  IN ESCLUSIVA,  INTERVISTA  DON GIANNI BAGET BOZZO: PREFERISCO PERA A CASINI...
  <<Sono nato a Savona: ero un bastardo. Mia madre non era sposata. Per questo ho due cognomi. Baget, quello di mia madre, catalana, Bozzo, quello degli zii che mi hanno adottato quando avevo 5 anni e mia madre morì.>> Così don Gianni Baget Bozzo, si racconta  in una intervista a Sette del marzo scorso.  In realtà don Gianni  non avrebbe bisogno di presentazioni: fine scrittore fra le sue opere recenti di saggistica religiosa ricordiamo:   La metamorfosi della cristianità, Dio e l’Occidente, Il futuro del cattolicesimo, Il Dio perduto, L’Anticristo e Profezia; giornalista professionista,  scrive  articoli d’attualità politica per “Il Giornale e “Panorama” ;  molti lo vedono,  in queste sere di appassionati dibattiti televisivi,  discutere di pace e guerra nel salotto televisivo di Vespa,  di Ferrara piuttosto che in quello di Socci o di Lerner. Le sue presenze a Ballarò lasciano il segno.
Ma  don Gianni Baget Bozzo è anche quel polemista che,  in un articolo pubblicato del gennaio scorso da “Il Giornale”, a proposito della vicenda Parmalat scrive: “è un capitolo del ‘crepuscolo degli dei’ del potere finanziario ed economico in Italia, sempre debitamente connesso al potere politico... Callisto Tanzi è stato uomo della prima repubblica, da sempre vicino a Ciriaco De Mita e  alla sinistra democristiana. Il grande mistero che nasce da una così profonda rovina è dato dal fatto che il controllo degli strumenti preposti alla vigilanza, dalla Banca d'Italia alla Consob, ed infine il potere fiscale dello Stato, siano stati senza occhi e senza orecchie di fronte a un esproprio  miliardario Come era possibile godere di tanta sicurezza, senza un supporto politico ed istituzionale preciso ed immediato? Nessuno chiederà mai a De Mita che rapporti ha avuto con la beneficenza di Callisto Tanzi e la sinistra democristiana di base, che ha avuto come rappresentante di fiducia anche Romano Prodi, la cui Nomisma ha avuto anch'essa il beneficio dell'elargizione di Collecchio.   In tempi come questi, Dio ci guardi dai maestri della morale che non hanno esperienza della realtà.”
Torniamo indietro nel tempo. Son passati 10 anni.   Procura di Milano,  Di Pietro,  Borelli,  Davigo,  Boccassini... le manette, gli avvisi di garanzia, i suicidi in carcere... Insomma, una sorta di golpe giudiziario  spazza via l’intero pentapartito;   sulla  scena politica rimangono solo le sinistre post-comuniste e post-democristiane.
La famosa “macchina da guerra” di Achille Occhetto si mette in modo,  sembra non essercene più per nessuno, ma ecco entrare in campo Silvio Berlusconi con Forza Italia.  Così ricorda quei giorni don Gianni:
Ho avuto sempre, da buon spagnolo, il sentimento di don Chisciotte, secondo cui le uniche cause buone sono quelle perdute. Mi era piaciuto sempre il motto di Eschilo, caro a Simone Weil: la giustizia è una dea che fugge la casa dei vincitori. In genere portavo fortuna ai miei sconfitti, se continuavano a combattere: se abbandonavano, portavo iella.
Alle riunioni di Arcore andai nello stato d'animo di un carbonaro o di un sessantottino che, per essere realista, chiedeva l'impossibile. Chi avrebbe fermato la mano dei magistrati milanesi? Berlusconi non diveniva una vittima autodesignata alla ghigliottina di Di Pietro e Borelli?
Mi muoveva anche la meraviglia per non aver capito che, grazie a Violante e ad un gruppo di magistrati, l'Italia, che non era mai stata un paese giacobino e di ghigliottina, lo fosse improvvisamente diventato.
Io tutto quel che avevo da dire a Berlusconi era che credevo nello Spirito Santo e perciò nelle ispirazioni: e la sua mi pareva tale.

Nasce da qui la storia  del  “Berlusconi evento spirituale”?
Certo,  la storia del Berlusconi evento spirituale nasce dalla libertà e dal coraggio di una scelta di coscienza.
Parliamo della guerra al terrorismo, dell’Islam e dell’Irak.  La posizione Papa alla vigilia dell’intervento armato in Irak fu sostanzialmente pacifista, oggettivamente assai simile a quella di Bertinotti e Gino Strada. Il pontefice mise esplicitamente sul medesimo piano il terrorismo e la "logica di guerra" (leggi: la politica americana);  a questo proposito, come giudica il ruolo oggi esercitato dal Vaticano?
Il Vaticano è alla ricerca di dialogo con le religioni e specialmente con l'Islam, non mi sembra una via feconda che dia risultati. Come religione l'Islam non ammette il dialogo, il Dio del Corano non è il Dio della Bibbia. sono possibili mediazioni politiche con gli Stati musulmani ma la via del dialogo tra le religioni è una via preclusa, il dialogo è un'invenzione cristiana che nè ebrei nè islamici accettano.
L'essere cattolici diventa sempre più una scelta individuale anche se è la scelta individuale di una appartenenza. Il cristiano e la Chiesa sono realtà diverse che si congiungono rimanendo in tensione perché il cristiano ha sempre una dimensione personale e la Chiesa una dimensione istituzionale. Il Vaticano oggi ha una grande apparenza nei mezzi di comunicazione di massa ma non ha eguale influenza nè sul piano delle coscienze nè sul piano del potere.
Giuliano Amato, che pure figura essere nientemeno l’estensore del programma della lista ulivista per le europee, aveva espresso una posizione inequivocabilmente favorevole al “restare in Iraq”, inconciliabile con la linea del “ritiro” poi adottata da Prodi e dai prodiani. Come si spiega questa mossa? Scaricamento o spappolamento?
Amato e mobile, qual piume al vento, muta d'accento e di pensier, l'importante per lui è essere al centro, non importa di che cosa.
Molti sostengono che la guerra contro Saddam abbia rinfocolato l’estremismo del cosiddetto islamismo radicale, e quindi nuociuto al cosiddetto Islam moderato. Lei che ne pensa, alla luce degli eventi più recenti?
Saddam non è mai stato un islamista moderato ma un nazionalista arabo rigorosamente antioccidentale che puntava al dominio sul Medio oriente e sulla distruzione di Israele. Le strategia di Osama Bin Laden e di Saddam erano profondamente diverse ma i loro obiettivi erano convergenti.
Il mondo arabo è stato lasciato per decenni in un ghetto, oppresso da regimi autoritari ostili allo sviluppo civile e sociale dei loro sudditi. L’attuale amministrazione USA dopo l’11 settembre ha abbandonato quella impostazione di “contenimento” e sta cercando di sperimentarne una nuova di “apertura forzata” del mondo arabo alla modernità. Perché, secondo lei, la maggior parte dei governi Europei sono restii a far altrettanto?
L'Europa non ha fini politici ma solo fini economici perciò è priva di una strategia mondiale, l'importante è che gli americani garantiscano il flusso del petrolio.
Lei ritiene che attualmente l’Europa abbia una propria concezione della libertà e della democrazia da contrapporre a quella americana? E ancora, molti, soprattutto a sinistra, ritengono che oggi sia improponibile una ricucitura delle relazioni atlantiche lacerate dalla guerra irakena; altri rilanciano parlando addirittura di “Stati Uniti d’Europa e D’America”. A suo avviso è oggi pensabile un nuovo patto euroamericano?
L'Europa ha la concezione del proprio quieto vivere, il nichilismo politico la sommerge. non esiste più a mio avviso un soggetto politico Europa quindi non vedo il contraente di un patto euroamericano.
L'Ulivo e Rifondazione hanno appena votato compatti per il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq. Crede ciò possa avvantaggiare il centrosinistra alle prossime elezioni europee, come è avvenuto in Spagna?
La Spagna è molto più antiamericana dell'Italia.
Come giudica il comportamento fino ad ora tenuto da Berlusconi sulla vicenda irachena? Crede abbia commesso alcuni errori?
Berlusconi ha indovinato la strategia e ha tenuto bene la tattica, non solo sulla questione irakena ma anche su quella del Trattato europeo.
Crede oggi incomba un pericolo Islam?
Incombe il pericolo del terrorismo islamico e incombe soprattutto sugli Stati dei paesi musulmani.
Senta, don Gianni, mentre lei scrive (Ideazione gennaio-febbraio 2002): “l’Italia laica nasce perché l’Italia clericale è antioccidentale”,  il nuovo vescovo di Bologna, Caffarra, in  un suo recente intervento ha tirato una serie di sonori scappellotti a quell’Italia laica...  Giulio Meotti   ha scritto (Il Velino,  l’8 maggio scorso) che per  lei “ il punto centrale del discorso di Caffarra è il nichilismo” ... un nichilismo che “ è anche nella Chiesa, si è incuneato dopo il ‘68”.   E allora?
Dato lo stato attuale dei cattolici preferisco i laici, preferisco Pera a Casini.

Quale è il primo quotidiano che legge la mattina?
In genere il primo quotidiano che leggo è il Corriere della Sera.
L'ultimo consiglio che ha dato a Berlusconi?
L'ultimo consiglio non lo ricordo.