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Una Dichiarazione degli Ebrei della Diaspora in sostegno della pace fra Israele e Palestina sarà pubblicata come annuncio a pagamento il 9 luglio sulle pagine di due quotidiani israeliani, Maariv e Haaretz, nonché nell'edizione via internet in inglese di Haaretz (www.haaretzdaily.com). La Dichiarazione, promossa dal Gruppo Martin Buber-Ebrei per la Pace di Roma è stata sottoscritta da quasi 600 tra gruppi ebraici e singoli ebrei residenti in Argentina, Austria, Canada, Croazia, Belgio, Brasile, Danimarca, Francia, Germania,Gran Bretagna, Grecia , Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svizzera, Ungheria e Stati Uniti. Fra i firmatari, vi sono le associazioni "Amici di Shalom Achshav-Pace Adesso" in Brasile, Francia, Belgio e Gran Bretagna, il Circolo Bernard Lazare di Parigi e altri gruppi della sinistra ebraica impegnati da anni in attività di pace e nella promozione del dialogo fra israeliani e palestinesi. Vi sono rabbini, due scienziati insigniti di Premi Nobel, illustri accademici delle maggiori Università del mondo, Consiglieri di Comunità e altre istituzioni ebraiche, e molti ebrei comuni, profondamente preoccupati per il futuro di Israele, la mancanza di pace e di sicurezza, il suo crescente isolamento internazionale, l‚incapacità del governo attuale di avviare genuini negoziati di pace con i palestinesi e il pericolo che le scelte politiche di oggi rappresentano per il futuro di Israele come stato ebraico e democratico.

Fra i firmatari italiani, vi sono Rita Levi Montalcini  -Premio Nobel per la medicina - Carlo Ginzburg, Moni Ovadia, Edith Bruck, Gad Lerner, Stefano Levi della Torre, Miriam Mafai, Consiglieri in carica o ex Consiglieri dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, delle Comunità di Roma, Milano, Torino, Venezia, Bologna.

Con l'iniziativa insolita di pubblicare una Dichiarazione sulla stampa israeliana, i firmatari "ebrei della Diaspora" intendono far giungere le loro voci e preoccupazioni alla più vasta opinione pubblica di quel paese e, rinnovando il loro legame di solidarietà, sostenere le forze che, in Israele, combattono una difficile battaglia di pace.

Pace e sicurezza fra Israele e Palestina potranno essere conseguite e riconciliate solo sulla base di vere trattative con i palestinesi, lo sgombero degli insediamenti e il principio di "due popoli-due stati".

 

Per contatti e informazioni :

Gruppo Martin Buber-Ebrei per la Pace

Via Nomentana 55

00161 Roma

(martinbuber@katamail.com)

 

Dichiarazione degli ebrei della Diaspora in sostegno della pace

fra Israele e Palestina




1.     Difendiamo il diritto dello Stato di Israele a vivere in pace e sicurezza. Riconosciamo il ruolo centrale che Israele riveste per gli ebrei del mondo in quanto luogo di rifugio dalle persecuzioni e di legittima esistenza nazionale indipendente di un popolo cui questo diritto   è stato per secoli negato.

2.     Siamo angosciati per le perdite di vite umane e la condizione di insicurezza vissuta dal popolo di Israele sotto l'azione del terrorismo, tollerato dalle autorità palestinesi. Siamo preoccupati per il crescente isolamento internazionale di Israele. Come ebrei della Diaspora, rinnoviamo agli israeliani la nostra solidarietà.

3.      La politica condotta dalla leadership israeliana non è servita ad assicurare al popolo israeliano né  sicurezza né una pacifica coesistenza con i vicini arabi e palestinesi. Il governo del Primo ministro Ariel Sharon non è in grado o non intende  affiancare un'autentica  iniziativa di pace

alla repressione militare del terrorismo; l'idea che  i palestinesi finiranno per  accettare uno stato di soggezione permanente ad Israele è inaccettabile nonché irrealistica. Questa strategia è destinata a perpetuare il violento conflitto che da tanti anni oppone le due nazioni,  entrambe con diritti legittimi  a uno stato.

4.     Gli insediamenti e la confisca di terre nei territori occupati pregiudicano sia il futuro di Israele come Stato ebraico e democratico sia la nascita di uno Stato palestinese degno di questo nome. La recente decisione del governo di Israele circa il  ritiro unilaterale da Gaza non modifica in verità questo stato di cose. La barriera di separazione, proposta inizialmente come misura difensiva contro il terrorismo da costruirsi lungo la Linea Verde, s'inoltra  profondamente nel suo tracciato all'interno del territorio palestinese; ciò peggiorerà in modo intollerabile le condizioni di vita dei residenti palestinesi e sarà causa di ulteriori conflitti.
Noi ebrei della Diaspora sosteniamo tutte le  iniziative, come gli accordi di Ginevra e la petizione  promossa da Ami Ayalon e Sari Nusseibeh, che dimostrano che malgrado le violenze e la sfiducia reciproca, una pace equa tra Israeliani e Palestinesi è ancora possibile.