Caro direttore,
con il nostro voto favorevole, il Parlamento ha approvato la Finanziaria
per il 2008 e il protocollo in materia di welfare e pensioni. Al momento del
voto abbiamo annunciato in Aula che per noi si concludeva una fase politica.
E che il futuro non sarebbe stato la semplice prosecuzione del passato.
Purtroppo la nostra economia continua a manifestare, sia in fase di
espansione sia di rallentamento, i tassi di crescita minimi nel mondo sviluppato.
Neanche al culmine di una fase economica espansiva il nostro bilancio pubblico
raggiunge il pareggio; e si continua ad alimentare quel debito che costituisce
la fornace nella quale l'Italia brucia le proprie speranze in un futuro migliore.
Il presidente del Consiglio manifesta un ottimismo basato su una valutazione
dell'attuale stato dell'economia e della qualità del nostro vivere
civile del tutto distorta. Capita a chi è incaricato di alte funzioni
politiche di perdere la precisa cognizione della realtà. In questi
casi richiamarlo a un fattivo realismo è un preciso dovere civico.
Noi non ci sottraiamo a tale dovere. E partecipiamo alla nuova fase
proponendo le cose da fare nei prossimi mesi per frenare il declino dell'Italia
e riavviarla sulla strada dello sviluppo.
1. Una decisa azione per la riduzione della spesa pubblica. A partire
dall'uscita anticipata di almeno il 5% dei lavoratori pubblici. Il forte
aumento registrato dagli investimenti nella information tecnology è
in grado di generare un incremento della produttività di questa dimensione.
Occorre poi prevedere una parziale sostituzione di quanti usciranno dal lavoro
per limiti di età negli anni successivi. Ed aumenti delle retribuzioni
legati solo al merito di ciascuno.
2. Il ridimensionamento delle persone che vivono di politica. A partire
dall'abolizione delle Province; le Regioni che volessero mantenerle in vita
dovranno finanziarle con le proprie tasse. È vero che serve una revisione
costituzionale, ma per adottarla bastano sei mesi.
3. Una riduzione del carico fiscale per i contribuenti, secondo un
percorso graduale ma annunciato in partenza. Utilizzando l'intero risultato
della lotta all'evasione fiscale, e non disperdendolo per mille rivoli come
si è fatto nella prima parte di legislatura. Ed utilizzando quella
parte della riduzione di spesa non destinata ad anticipare l'obiettivo di
pareggio del bilancio. Il tutto senza innalzare il grado di progressività
del nostro sistema tributario, già oggi a livelli che ostacolano la
crescita.
4. La rinuncia alle centinaia di programmi inconcludenti nei
quali vengono disperse le risorse europee dei fondi strutturali, che lasciano
il Meridione nella penosa situazione in cui si trova. Drastica revisione
dei programmi per il periodo 2007-2013, concentrando le risorse su strade,
ferrovie, porti e aeroporti. Con un unico obiettivo operativo: portare il
Sud nel 2013 a una qualità dei trasporti pari alla media europea.
5. La realizzazione del sistema nazionale di valutazione dei risultati
scolastici, per legare ogni incremento reale delle retribuzioni degli insegnanti
a livello e dinamica della preparazione scolastica degli allievi. Altrimenti
i ritardi nella formazione scolastica dei nostri giovani, sempre più
evidenti nel confronto internazionale, pregiudicheranno la capacità
di sviluppo dell'Italia per il prossimo mezzo secolo.
6. La riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini
processuali. I ritardi della giustizia sono un elemento non trascurabile
del degrado economico e civile della nostra società. Molto può
e deve essere fatto. Ma di per sé la sola riduzione del periodo feriale,
e il prevedere che i giudici facciano come tutti gli altri lavoratori le
loro vacanze a turno, può aumentare di quasi il 10% la produttività
del servizio giustizia.
7. Il ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della
sanità pubblica. La politica fornisca regole e risorse; scelga ministro,
sottosegretari e assessori. Ma non direttori generali e primari. Si è
voluto chiamare le unità sanitarie «aziende». Ma quale
azienda potrebbe mai funzionare se i capi stabilimento venissero scelti a
seconda che siano più vicini a questo o quel partito?
Quanto enunciato è un programma minimo che consideriamo imprescindibile
e che contiene proposte realizzabili in non più di sei mesi. Tanto
altro sarebbe necessario; lo abbiamo indicato nel manifesto politico con
il quale abbiano lanciato la nostra iniziativa liberaldemocratica. Ma se
non si comincia non si arriva mai alla fine. E se non si inizia subito non
si riuscirà a sollevare gli italiani da quella sfiducia nelle istituzioni
e nel futuro che ne frena lo slancio. Siamo pronti a sostenere un governo
che si impegni a realizzare questo programma minimo. Se sarà espressione
dell'attuale maggioranza, bene. Ma chiediamo una risposta chiara, senza ambiguità,
al più tardi al momento della verifica prevista per metà gennaio.
Non rinnoveremmo la nostra fiducia a un governo che non volesse impegnarsi
a realizzare questo programma per il rilancio del Paese. In tal caso, non
ci rassegneremo al fatto che la legislatura debba andar persa. Ci adopereremo
dunque, con le nostre modeste forze, affinché un governo che realizzi
queste proposte nasca in questo Parlamento. Senza dimenticare che nel frattempo
occorrerà comunque cambiare la legge elettorale, per via parlamentare
ovvero per via referendaria.
Lamberto Dini
Natale D'Amico