Il dissenso laico
Digerirono Pasolini perché era un usignuolo. Digerirono Bobbio.
Ma ora qualcosa va di traverso ai neosecolaristi: è il dissenso dei
laici, uomini e donne indisponibili al ricatto dell’ignoranza coatta e dell’uniformità
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Sono letteralmente impazziti. Laici che non tollerano il dissenso laico.
Laici che esigono la galera per gli astensionisti cattolici. Laici che mentono
in pubblico su quell’astensione referendaria da loro stessi inventata e propugnata
fino a due anni fa. Laici che agitano cure taumaturgiche inesistenti e ricattano
in forme moralmente ripugnanti il dolore vero e la presunta credulità
della gente che soffre. Laici che scantonano, che parlano nullisticamente
del come si vota e non del per che cosa e contro che cosa si vota. Laici
che si avvinghiano alla cultura femminile per farla cedere alla logica del
corpo di donna come esperimento di se stesso, nemici giurati dei bombardamenti
che liberano dalle tirannie mortifere interi popoli e amici dei bombardamenti
ormonali che aggiogano le femmine al carro del desiderio indotto dalla tecnica.
Laici che vogliono emancipare le donne dalla “gabbia biologica” per imprigionarle
in quella ideologica. Laici che attribuiscono alla donna e al suo ministro
profano di culto, il tecnico di laboratorio, il potere di vita e di morte
sulla radice di essere umano prodotta in nome del desiderio di maternità.
Laici che trasformano la medicina da cura a selezione, da arte della compassione
a tecnica per una scelta, per uno “scegliere” chi eliminare. Laici incapaci
di dire che cosa è l’embrione umano, di riconoscere la realtà,
il fatto che li scandalizza. E’ qualcosa o qualcuno l’embrione?, si sentono
domandare i nuovi piccoli Rasputin, e rispondono: è qualcosa di molto
importante, una risposta degna dei pagliacci da circo, degli imbonitori da
fiera di paese, dei farisei di tutti i tempi. Laici incapaci di uscire dal
linguaggio e attingere almeno una verità che non sia relativa, la
verità della vita umana al suo inizio. Laici vanitosi e post moderni
che parlano dell’ovocita fecondato dal seme maschile come la Corte suprema
degli Stati Uniti parlava dei negri schiavi dell’Alabama a metà dell’Ottocento:
è un essere umano, forse, ma non una persona, è il giudice
che decide e non la natura e l’idea umanistica di che cosa è l’eguaglianza
e la bellezza creaturale degli uomini e delle donne. Laici scolastici, che
si rifugiano in san Tommaso e parlano dell’anima bestemmiando il Dottore
Angelico, mescolando la sua sapienza con le nostre concrete, attuali conoscenze
biologiche, con il nostro potere di creare la vita in laboratorio e di distruggerla.
Laici che non sanno nemmeno guardare la fotografia di ventuno bambini usciti
dal freddo dei frigoriferi all’azoto liquido e arrivati alla Casa Bianca
a miracol mostrare. Laici che soffocano sotto il basto della loro erudizione
fattasi ignoranza per sentimentalismo. Laici che non conoscono la poesia
di Kavafis e la sua apologia dei desideri insoddisfatti. Laici, salvo eccezioni
di valore, che suonano la tromba apocalittica dell’eugenetica democratica
o nazista, intercambiabili strumenti del credo delirante della società
di massa del Novecento.
Costretti a soffrire
I laici del consenso e dell’uniformità sono costretti a soffrire.
Qualcosa o qualcuno gli ha rovinato l’inizio dell’estate, la marcia trionfale
del referendum per abrogare un civile compromesso sulla fecondazione artificiale.
Avevano digerito il dissenso di Pier Paolo Pasolini, perché in fondo
era un grido poetico e cattolico: lasciate cantare l’usignolo della Chiesa,
il peccatore che si redime facendosi corsaro, così si erano detti
negli anni Settanta. Negli anni Ottanta avevano digerito Norberto Bobbio,
il papa eretico del laicismo che non capiva come mai i laici lasciassero
ai cattolici “il privilegio di dire che non si deve uccidere”. D’altra parte
Bobbio non parlava del faustismo d’accatto, del privilegio di uccidere dopo
aver creato in laboratorio un puro oggetto di desiderio, parlava del tema
tragico ed equivoco dell’aborto, aveva intuito che dietro una legge spuntava
un’ideologia destinata a farsi forte della debolezza dell’umanità,
ma non aveva capito invece che sul proprio corpo e sulla propria anima la
donna ha un diritto ancestrale sempre esercitato da millenni, quel tremendo
diritto del più forte che non può essere affidato alle mammane
e ai praticoni, che dovrebbe (ciò che non è avvenuto, colpevolmente)
essere risanato dalla cultura e dall’impegno pubblico. I laici del consenso
e dell’uniformità coatta, diversi dai radicali libertari che sanno
bene di avere intrapreso per disperazione la loro prima crociata contro i
diritti umani, hanno digerito anche i sassi, ma questa no, questa gli è
andata di traverso.
La Chiesa cattolica ha eletto Papa un grande teologo e pensatore laico del
secolo, quel professor Ratzinger a noi da sempre intellettualmente molto
caro che ha preso il nome di Benedetto XVI. Insieme con Jürgen Habermas,
campione europeo del pensiero laico e liberale, queste due teste hanno tagliato
la testa agli idoli del laicismo del consenso e dell’uniformità.
La generalizzazione politica di una concezione del mondo di tipo secolare
non è compatibile con la neutralità ideologica del potere statale,
che garantisce eguali libertà etiche per tutti i cittadini. Ai cittadini
secolarizzati non è permesso, nell’esercizio del loro ruolo di cittadini
dello Stato, né negare di principio un potenziale di verità
alle immagini religiose del mondo, né contestare ai concittadini credenti
il diritto di dare il proprio contributo alle discussioni pubbliche con un
linguaggio religioso. Una cultura politica liberale può persino aspettarsi
che i cittadini secolarizzati partecipino agli sforzi per tradurre rilevanti
contributi dal linguaggio religioso in un linguaggio pubblicamente accessibile.
Così ha detto Habermas, vero laico e liberale moderno, insofferente
del laicismo di stato e dell’intolleranza anticristiana e antireligiosa,
parlando con il cardinale Ratzinger. E queste sono le radici del dissenso
laico oggi in Italia, le radici del gran pezzo contro l’eugenetica di Oriana
Fallaci, dei pronunciamenti del direttore scientifico della Fondazione Einaudi,
Giovanni Orsina, e delle molte altre testimonianze dal mondo femminista,
ambientalista e della cultura secolare ma non neosecolarista che il Foglio
pubblica da anni ormai. Qui sta anche la buona incertezza degli Amato e dei
Fassino e delle Livia Turco e delle Miriam Mafai, tutte firme in calce all’appello
del Foglio contro l’eugenetica liberale, tutta gente che voterà “sì”,
a nostro giudizio contraddicendosi platealmente, ma che si preoccupa di costruire
i confini antieugenetici del dopo referendum, comunque vada. Tutta gente
che magari ha partecipato al linciaggio di Rocco Buttiglione e della parola
“peccato”, una tristizia culturale oggi ripagata dagli schiaffi presi dalla
costituzione piccolo-massonica europea rigettata da francesi e olandesi,
ma che sa di avere fatto una battaglia fondata sul settarismo secolarista,
sull’intolleranza e sul torto di non conoscere Immanuel Kant con la sua distinzione
di morale e diritto o di averlo abrogato come in un referendum. Il dissenso
laico oggi prende anche la forma dello splendido pronunciamento di Francesco
Rutelli per l’astensione, atto libero di un uomo libero, che cerca nella
modernità politica e civile non il vecchiume anticlericale ma l’assolutamente
nuovo degli interrogativi lancinanti sul mondo che verrà. I laici
adulti, che non subiscono ricatti conformisti, che si ribellano e si battono
al fianco di cattolici che possono oggi insegnare ai laicisti dell’uniformità
che cosa sia davvero la libertà di coscienza, sono appunto un boccone
indigeribile, sono il tormento di chi parla e scrive dai pulpiti del piccolo
nichilismo, della sciatteria e dell’indifferenza travestite da galileismo
e da resistenza al potere clericale. Sono in sostanza un embrione, la radice
di un nuovo modo di essere liberi dal fanatismo e dal pregiudizio.
(04/06/2005)