“Astensione e astensione: con la bioetica non si scherza!”
Alice intervista Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio”. “Il 12-13 giugno dico agli italiani di andare al mare, in difesa dell’embrione e contro le banalità di certi improvvisati intellettuali di sinistra come la professoressa Sabrina Ferilli e il professor Fabio Fazio”.

(Alice n.58 del 08/06/2005)

Causò qualche sgomento, inizialmente, la presa di posizione di Giuliano Ferrara - da sempre laico - a proposito del referendum sulla legge 40 . Dalle colonne del suo giornale, “Il Foglio”, ha difeso strenuamente le ragioni dell'astensionismo, in accordo con le opinioni espresse dal cardinal Ruini prima e da molti opinionisti, per lo più cattolici, poi. Il conduttore di “Otto e mezzo” si è trovato dalla parte di numerose persone che in passato condannarono alcuni dei suoi punti di vista, e sul versante opposto rispetto ai Radicali, con i quali prima d'oggi aveva condiviso più di qualcosa.

Abbiamo incontrato Ferrara durante un incontro del ciclo “Fratello embrione, sorella verità” organizzato dal Comitato Scienza _and_ Vita, nel corso del quale ha attaccato, con l'intelligenza e l'acutezza che gli sono proprie, il fronte del sì al referendum e gli intellettuali - e non - che vi hanno preso parte.

Direttore, cosa consiglia agli italiani di fare il 12 e il 13 giugno prossimi?


Consiglio di meditare, di riflettere, se proprio non ce la fanno, di andare al mare e comunque di non andare a votare per difendere la legge 40. Chi va a votare favorisce l'abrogazione della legge, qualunque cosa voti. Per questo chi non va a votare difende la legge, che a mio avviso è buona, poichè fissa una barriera contro il pericolo dell'eugenetica e che dà la possibilità alle donne, come si è visto fin dalla sua applicazione -con un calo assolutamente minimo, del 3%, delle pratiche di fecondazione assistita- di avere in modo consapevole il figlio che desiderano.


Quali potrebbero essere le conseguenze di un'eventuale abrogazione della legge?


Quando cominciamo a dire che non si devono tutelare - come invece è scritto nell'articolo 1 della legge 40 - tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito, dimostriamo a noi stessi una sciatteria morale che ci può portare a grandi equivoci e ad una pratica eticamente ributtante e ripugnante.


La partita sul raggiungimento del quorum è stata giocata in gran parte a livello mediatico. Come valuta la gestione che hanno fatto della vicenda giornali e televisioni italiane?


I mass media italiani non sono abituati a trattare le questioni con la profondità dovuta. Guardano un po' alla superficie. Così e prevalso l'appello dei professori, degli esperti, degli scienziati, compresi la “professoressa” Sabrina Ferilli e il “professor” Fabio Fazio. E' prevalso un po' il festival dell'ovvio e del conformista. Ma un qualche buon intervento di contraddizione c'è stato, come il gran pezzo di Oriana Fallaci pubblicato dal Corriere.


Un pezzo in cui si fanno paragoni scomodi con il dottor Mengele e con Frankenstein.


Penso che sia eccessivo dire che oggi sia presente e imminente un rischio di ritorno a questo tipo di cose. Le esagerazioni non servono mai le buone cause. Però è vero che l'eugenetica cosiddetta liberale, cioè l'idea che la vita umana, che la realtà dell'essere umano chiamato embrione possa essere cancellata senza problemi in nome di un presunto, inesistente e illusorio benessere dei vivi sia una sciocchezza. E un pericolo morale.


Qualora prevalesse il fronte dell'astensione, crede che si potrebbero riaprire altre discussioni, ad esempio sulla legge 194 sull'aborto?


No, la legge 194 non è in discussione. Ma, come ha detto Rutelli, si potrebbe riaprire la discussione stabilendo norme molte rigide e molto selettive per l'accesso a certe pratiche di test diagnostici nel caso di alcune malattie ereditarie molto precise e molto chiaramente definite. Non dobbiamo fare l'errore che è stato fatto rispetto all'aborto. Quello era necessario per tutelare la donna da un'ancestrale pratica che è tipica di tutta la storia umana. Era clandestina e per un tentativo di civilizzazione noi l'abbiamo portata in pubblico, nelle strutture pubbliche, sperando di ridurla, di tenerla sotto controllo, di sottrarla al mercato della paura e dell'ansia. Il che non è successo purtroppo in misura minima: l'aborto è diventato il nuovo mezzo di controllo delle nascite.


Come bisogna muoversi allora, per lavorare ancora sul testo di legge dopo il referendum?


Bisogna fare in modo, se in futuro si rimetterà mano alla legge 40, di fare interventi che vadano in questa direzione: controllo, sorveglianza, consapevolezza morale del fatto che con la bioetica non si scherza, altrimenti corriamo il rischio che diventi uno strumento potenzialmente devastante come la bomba atomica.

Francesco Borgonovo