SE IL FILM POSSA
ESSERE VEICOLO DI IDEE
Alcuni film, oltre che per la loro spettacolarità
o per la trama avvincente, si raccomandano per l'argomento trattato: un grande
avvenimento storico o un grande problema umano. Ma si può sperare
di ottenere una seria informazione, da un film? La prima risposta che sale
alle labbra è "Perché no?” Tuttavia è opportuno vedere
come sia andata fino ad oggi, magari partendo da alcuni esempi.
La stragrande maggioranza delle persone, sugli indiani d'America, crede d'avere
delle nozioni. Saprebbe dirvi che portavano mocassini, che cavalcavano senza
sella, che usavano arco e frecce. Ma già questi dati esteriori sono
discutibili: non tutti sanno che nell'America del Nord il cavallo era sconosciuto,
prima dell'arrivo dei bianchi. E ancor meno numerosi sono quelli che sanno
che gli indiani usavano, come bestie da traino, i cani.
E tuttavia questo è il meno importante. Per questa parte anzi il cinema
è stato utile. Il vero problema è: gli indiani erano buoni
o cattivi, vittime o aggressori? A seguire il cinema essi sono stati per
molti decenni cattivi e crudeli e poi, da qualche decennio, sono diventati
buoni e vittime. Il turning point si ebbe da prima con "L'amante indiana"
(con James Steward e Debra Paget), poi con "Soldato Blu" (con Candice Bergen)
e infine con moltissimi altri film. E tuttavia, pure se la storia ci presenta
il tenente colonnello Custer come una sorta di demente crudele e indisciplinato,
nulla ha potuto modificare la sua immagine di "eroico generale Custer” creatagli
dalla leggenda filmica. A chi si potrebbe raccomandare un film, per saperne
di più su di lui?
Non è l'unico caso. Se mai l'Inquisizione è entrata in un film,
c'è entrata come un club di sadici torturatori. I film non spiegano
che dovunque in Europa quella era la procedura penale: del resto, se così
non fosse stato, che avrebbero scritto a fare, Cesare Beccarla e soprattutto
Voltaire? Inoltre, il Sant'Uffizio aveva procedure più garantiste
rispetto ad altri Tribunali e per giunta nella maggior parte dei casi si
sfuggiva alla possibile pena pentendosi, confessandosi e chiedendo
perdono.
Qualcosa di analogo deve dirsi a proposito delle streghe. Ovviamente, nessun
film moderno mostra di credere alla loro esistenza e dunque ogni processo
in cui sia stata condannata una strega è per tutti un processo assurdo.
Si dimenticano però due cose. In primo luogo, la convinzione della
loro esistenza era assolutamente universale, e dunque i cineasti che oggi
irridono quel mondo, se ne avessero fatto parte l'avrebbero pensata come
coloro che oggi irridono. In secondo luogo le streghe spesso credevano esse
stesse d'avere i poteri delle streghe e, essendo già stramaledette,
erano indotte a frequentare altri stramaledetti - cioè i delinquenti
- e a commettere atti criminali. Se per ipotesi si sacrificava un bambino
in una messa nera, sarebbe stato giusto assolvere la donna solo perché
era erroneamente che si credeva anch'essa una strega? Questa pagina della
storia è tristissima da qualunque lato la si guardi, ma nessuno deve
pavoneggiarsi col senno di poi. Nel XXI secolo c'è chi crede agli
Ufo, chi si rivolge ai maghi (e paga fior di quattrini), chi spera nei guaritori:
e vogliamo giudicare severamente i secoli XVII e XVIII?
Un altro film, "Amadeus”, avrebbe dovuto (e forse potuto) fornire dati interessanti
sulla vita e l'opera di Mozart, ma da un lato - a quanto dicono - Wolfgang
è stato rappresentato un po‚ come un pazzo, dall'altro s'è
inserita una leggenda nera concernente il povero Salieri. Un musicista che
non avrebbe avuto nulla da invidiare a Mozart (fino al punto d'ucciderlo,
poi!) visto che, in quel tempo, ebbe molto più successo e onori del
salisburghese.
Gli esempi sono troppi, per citarne anche solo una piccola parte. Si pensi
alle rappresentazioni dei Cavalieri medievali (tutti cavallereschi, ovviamente);
alla rappresentazione delle Crociate; al trattamento riservato agli eretici:
non i singoli processi, non i singoli autodafé, ma le stragi di anabattisti,
ben peggiori dei legali processi per eresia!
Tanto vale passare alla politica. Si pensi al fascismo. C'è forse
qualche film che lo rappresenti veramente per quello che fu? Qualcuno può
ottenere serie nozioni, al riguardo, attraverso la cinematografia? Per ridicolizzare
quel periodo si è perfino arrivati a proiettare parate e altre immagini
accelerate, in modo da "Ridolinizzarle”. In totale tutti sanno che il fascismo
è nefas ma ignorano che gli italiani sono stati coralmente fascisti,
soprattutto negli anni Trenta; ignorano che il peggio di quel regime fu la
mancanza di libertà, aggravata dal fatto che gli italiani, ecco il
vero scandalo, di questa mancanza di libertà politica non soffrivano
affatto. Quel momento storico è così poco spiegato che gli
italiani lo reputano un fenomeno a loro estraneo, nel quale non avrebbero
mai potuto inserirsi. Cioè non ne hanno capito niente. E preferiscono
credere che l'Italia, single handed, abbia vinto la guerra contro tedeschi
e fascismo e abbia fatto parte dei vincitori.
Si può venire al presente. Bisogna essere proprio ingenui per credere
all'obiettività di un documento filmato. Se si filmano una dozzina
di persone con uno striscione, seguite da una turba di cinquanta o cento
persone, ben si può poi parlare, mostrando l'immagine, di "grande
manifestazione popolare". Mentre in realtà è scesa in strada
meno gente di quanta ce ne sia in una riunione di condominio.
La Rai, per favorire un politico che parlava in un teatro (rivelazione di
"Striscia la notizia"), ha filmato prima il politico e poi la sala piena.
Solo che la sala era stata piena in altra occasione. Lo spettatore che vede
quelle immagini come può sospettare la verità?
Infine la scelta dei filmati e il loro commento può giungere a livelli
inimmaginabili di suggestione e contemporaneamente di disonestà. A
tutti può capitare d'inciampare e rischiare di cadere o cadere addirittura.
Ma se il brevissimo fatto viene mandato in onda una, due, tre, infinite volte,
- come fa Blob se Berlusconi si rende ridicolo ˆ si giunge al "character
assassination”, cioè a una distruzione d'immagine che corrisponde
al detto francese per cui "le ridicule tue", il ridicolo uccide. Il politico
inciampa? Basta far dire alla voce fuori campo: "questo è il politico
che ci condurrà lontano". Un fatto normalissimo diverrà peggio
di un'accusa e diverrà irrisione apparentemente giustificata dall'immagine
vera.
Né si può dire che il fenomeno sia ignoto o recente. Molti
anni fa Gronchi (salvo errori), in un'occasione ufficiale, inciampò.
Poi, in televisione, in uno spettacolo di Tognazzi e Vianello, uno dei due
inciampò e l'altro gli chiese: "Chi ti credi di essere?” Risultato,
allora, solo per questo, i due comici furono esclusi dal video per un tempo
lunghissimo.
Tempo fa tutti hanno visto l'immagine di Bush che guardava attraverso un
binocolo con i tappi sopra. Ovviamente, un politico lungimirante! In realtà
Bush, non vedendo nulla, avrà immediatamente tolto i tappi: ma basta
fermarsi alla prima immagine, fotografica o filmica, per poi concludere "un
politico lungimirante!” e il gioco è fatto.
Anche qui, a che scopo continuare? Collezionando immagini e spezzoni di documentari
si può far dire alla storia quasi qualunque cosa. Sicché ai
film di propaganda (come tutti quelli in onore dei dittatori) o ai film di
demolizione, come il recente film di Michael Moore, non bisogna dar retta.
Ad essi si potrebbe rispondere solo con un film che con altrettanta suggestione
dimostrasse la falsità delle lodi o delle accuse: ma sempre che l'autore
del secondo film fosse un artista del livello del primo e sempre che il pubblico
andasse a vedere il secondo film.
Ecco perché il consiglio da dare a tutti è: meglio non vedere
neppure il primo film. Se vogliamo sapere chi era il tenente colonnello Custer,
e che cosa ha fatto, leggiamo un buon libro di storia degli Stati Uniti.
Poi, se sembra che se ne dica troppo bene o troppo male, leggiamo un secondo
libro di storia di opposta tendenza. Non esiste alternativa. Non è
sufficiente nemmeno l'essere stati presenti al fatto: Fabrizio del Dongo
(alter ego di Stendhal, in questo caso) partecipa alla battaglia di Waterloo
da semplice cavaliere e non ne capisce niente. Né come andò,
né perché fu vinta o persa. E se a volte non basta l'esperienza
personale, s'immagini se può bastare la suggestione d'uno spettacolo.
Gianni Pardo