I funzionari Onu criticano
i soldati Usa impegnati a far votare gli iracheni
Ogni santo giorno spunta un funzionaricchio delle Nazioni
Unite che si adopera per screditarle, anche quando il cosiddetto governo
mondiale ne ha fatta una giusta. Secondo
le risoluzioni del Consiglio di sicurezza, l’Onu avrebbe dovuto aiutare il
nuovo governo iracheno a organizzare le elezioni di domenica. In parte lo
ha fatto e anzi ha espresso fiducia sulla correttezza e legittimità
del processo elettorale, questo nonostante a due giorni dall’apertura delle
urne gli onusiani sul terreno siano soltanto 21, più 19 consulenti
inglesi ed europei. La direttrice della Divisione di assistenza elettorale,
l’uruguaiana Carina Perelli, anziché protestare per la scarsità
di personale ha detto di essere pienamente soddisfatta. Le proteste, piuttosto,
le ha rivolte contro gli americani. Che cos’hanno fatto di male, stavolta?
La notizia è questa: i soldati americani di tanto in tanto aiutano
i funzionari della Commissione elettorale irachena a distribuire materiale
informativo sulle elezioni di domenica e sulla democrazia in generale. Fanno,
cioè, quello che avrebbe dovuto fare l’Onu se solo fosse una cosa seria.
Perelli però si è infuriata e al giornalista che mercoledì
le aveva riferito la notizia ha detto: “Ha fatto benissimo a dirmelo perché
ora mi sentiranno urlare al telefono”. Se la situazione non fosse tragica
ci sarebbe da ridere: la signora Perelli ha spiegato che l’Onu ha più
volte “chiesto e pregato i comandi militari esattamente di non fare quanto
hanno fatto”, ma gli yankee non le hanno dato ascolto. “Gli americani – ha
aggiunto – sono super entusiasti nel provare a dare una mano a queste elezioni”.
In questa frase c’è tutto: gli americani sono entusiasticamente impegnati
a far votare gli iracheni, mentre le Nazioni Unite no e pure se ne vantano.
Chi pensa che tutto ciò sia normale, certo non si dovrà stupire
se nello Stato dell’Unione di mercoledì, come dicono le prime indiscrezioni,
Bush annuncerà di voler battersi per esportare la democrazia anche
dentro le organizzazioni internazionali.
Da Il Foglio - 28-01-2004