"Se ci fosse il matrimonio gay probabilmente io non lo utilizzerei", Capperi intervista Franco Grillini

  Una premessa. Franco Grillini è un amico. Uno dei pochi, nei ricordi del mio periodo bolognese a cavallo degli anni '90, che  con coerenza, fatica e coraggio (si, allora,   a Bologna,  ci voleva coraggio!) si dava da fare per costruire, pezzo dopo pezzo,  spazi di libertà.
L’immagine  è quella di una stanzetta,  al Cassero,  con Franco tutto preso, tra una telefonata e l’altra, ad organizzare, consigliare, archiviare, documentare.  Insomma, ricordo limpido di una bella persona. Dopo anni, me lo ritrovo,  deputato alla seconda (credo) legislatura, sempre lì a combattere per l’affermazione dei diritti...  il ragno, per lui,  è sempre nel buco.
Poi, sarà che il mondo -  un poco anch’io -  è cambiato, sarà come sarà ma le poche volte che lo vedo in TV  Franco mi fa incazzare.
L’altra sera a Porta a Porta,  ad esempio...
Ma andiamo con ordine. Gli ho mandato una email: “... t'ho visto ieri sera a Porta a Porta. Non è che mi sono trovato d'accordo con quello che hai detto... anzi   subito m'è venuto voglia di scrivere, per "capperi",  un pezzaccio dal titolo KUL KUL KLAN... Poi, ripensando  all'amico che ho conosciuto e stimato, ho deciso di chiederti se sei disposto a farti intervistare Se si può fare,  fammi un fischio...”
Click, pochi minuti, e: “Perché non eri d'accordo? Ok per l'intervista a presto. Fg”.
Il “perché non ero d’accordo” è nel vittimismo e nella ripetività  degli argomenti... e poi la querelle su Buttiglione, uno che  non mi è mai piaciuto e che, grazie anche ai Grillini, mi sta pure diventando simpatico...  ma andiamo con  l'intervista.


No un momento, caro Carduccio, una chiosa  alla tua premessa è d'obbligo: sono al primo mandato e spero che ci sia anche il secondo per vedere se con il probabile (e per me auspicabile) cambio di maggioranze riesco finalmente a convincere il Parlamento ad approvare alcune leggi sui diritti civili degli omosessuali che finora non hanno visto la luce in Italia a differenza di quanto accaduto nel resto dell'Europa.
In quanto alla ripetitività posso anche essere d'accordo con te, ma i problemi sono sempre gli stessi e le risposte e le analisi non sono cambiate di molto mentre è sempre forte la resistenza al cambiamento in senso liberale e libertario. Poi è vero che nessuno è perfetto e io men che meno,  quindi....


Quindi...  passiamo all'intervista.  


In Italia, il movimento gay e lesbico non chiede il matrimonio bensì, come nella gran parte dei Paesi europei, una legge che dia vita a un istituto diverso e distinto dal matrimonio che, nella proposta  legge a tua firma  e' chiamato Pacs, Patto civile di solidarietà. Insomma,  sei ben consapevole che, stante la Costituzione vigente, il matrimonio gay oggi in Italia, e non per colpa delle “destre” o di “Berlusconi”,  è pura utopia, tu, l’altra sera a Porta a Porta hai parlato di “gradualismo”, allora?

La questione è semplice, io non accetto di essere escluso da qualsivoglia istituto giuridico perché sono omosessuale, identità che non mi sono scelto ma che mi sono ritrovato e come si ritrovano in tanti come essere neri o alti o biondi. Sul piano dei principi rivendico l'assoluta pari dignità ed uguaglianza dei diritti e dei doveri. Poi si sa che la politica è l'arte del possibile e quindi si propone il Pacs perché è una proposta in sintonia col paese e perché mette riparo alle urgenze di alcuni milioni di conviventi.
Sul futuro si vedrà, ma sui principi personalmente non sono disposto ad essere considerato un individuo di serie b a cui sono preclusi questo o quel diritto.
La Costituzione italiana non parla di matrimonio uomo donna ma di "coniugi" nel famoso articolo 29 che viene usato contro di noi come una clava. Per di più quell'articolo venne pensato e voluto dai costituenti come difesa della famiglia dall'invadenza dello Stato (come era successo in epoca fascista) e non certo come difesa da altre forme di famiglia.


In una recente intervista a Repubblica il cardinale Ratzinger se la prende con la cultura liberale che, secondo lui,  ha la colpa d’aver “sganciato la sessualità dalla fecondità cambiando  profondamente il concetto della  vita umana”   facendo così perdere all’atto sessuale “la sua intenzionalità e finalità, che prima era sempre stata visibile e determinante, sicché tutti i tipi di sessualità sono diventati  equivalenti.” da qui “l´equiparazione tra omosessualità ed eterosessualità...”  , tu che rispondi a Ratzinger?

Beh, questa sì che è roba vecchia e che pure il nostro si ripete. Il problema non è l'equivalenza (che poi nasconde l'idea che a lui come etero, si suppone, fa un po' schifo essere paragonato a un gay) ma il fatto che con la contraccezzione (ci mettiamo pure il preservativo che serve anche ad altro...) rende visibile come mai in altre epoche l'autonomia della sessualità umana che, tra l'altro, va in tutte le direzioni, che il piacere sessuale è un fatto positivo di per se, che il sesso può anche servire a stare bene e non solo a fare figli e che la chiesa romano cattolica non ha più il controllo della sessualità e delle coscienze che ne consegue. Si sta meglio ora che non 40 anni fa quando Macaluso e la sua compagna finivano in galera per adulterio, o no?

Se è per questo,  pure Fauso Coppi con la Dama Bianca...   ma non è finita, il cardinale insiste, dopo aver messo le mani avanti con la storia del “grande rispetto per queste persone che soffrono...”,    ricorda che “la forma giuridica di una specie di matrimonio omosessuale, in realtà, non aiuta queste persone e la scelta fatta dalla Spagna
è distruttiva per la famiglia e la società....poiché in tal modo distruggiamo elementi fondamentali di un ordine di diritto.

Anche qui siamo alle solite banalità clericali, ideologia a basso costo, frasi fatte e mai dimostrate. E' vero il contrario: nei 13 paesi europei dove sono state introdotte queste leggi si è avuto addirittura un aumento dei matrimoni tradizionali e persino della natalità. La Danimarca che ha varato la "partnership registrata" nell'aprile del 1989 è costantemente al primo posto nella classifica della Banca Mondiale come paese dove si vive meglio, col maggior tasso di benessere, minore criminalità, maggiore coesione civile. E così a seguire tutti i paesi di area scandinava da cui l'esimio cardinale avrebbe molto da imparare in quanto a civismo e libertà individuali e collettive. Insomma, le nuove leggi hanno aumentato il numero complessivo di famiglie e hanno garantito una maggiore coesione sociale. D'altra parte non ci vuole molto a pensare che più famiglie ci sono meno gli individui pesano sullo Stato  e sulla collettività. Il contrario di quello che dice il cardinale.

In realtà, e la cosa spero ti meravigli, al di la del cardinale, questa storia del “matrimonio gay”  non mi convince.  Cito un Giuliano Ferrara che dovresti conoscere,  visto che risponde ad un tuo intervento sul Foglio: “Tutto si può fare, anche un bambino da se stessi, ma non tutto ciò che si può fare è da fare. Libertà e rispetto non discriminatorio si affermano meglio con le unioni civili, che non abrogano il matrimonio con la fictio iuris dei coniugi sessualmente indifferenziati e dei figli indifferenziati. Amo la differenza, odio l’omologazione e il dispotismo ideologico.”


Se ci fosse il matrimonio gay probabilmente io non lo utilizzerei, ma se ci sono due persone che lo desiderano che male ti fanno? I due ragazzi di Latina che si sono sposati all'Aia hanno forse determinato la distruzione di qualcosa? Andiamo, lasciamo decidere a loro se vogliono omologarsi o meno. Nei neoclericali o neoteocon o atei devoti, come li vuoi chiamare, ci vedo una strumentalizzazione della religione a fini politici che fa storcere il naso persino a quelli di CL che del campo se ne intendono. Poi io mi batto per le unioni civili o Pacs, ma non accetterò mai di sentirmi dire da chicchessia che pretendere la pari dignità tra omo ed etero sia da considerarsi dispotismo ideologico o "aggressività delle minoranze".
Discorsi di questo tipo li abbiamo sentiti negli anni 20-30 e, se ci fai caso, sono argomentazioni identiche a quelle che venivano usate contro gli ebrei che dovevano accettare di essere considerati minus abens per il loro bene.

Passiamo a Buttiglione. Si d’accordo, gli emendamenti firmati... ecct ecct...  ma  non credi che il comportamento dei Commissari europei sia stato comunque discriminatorio nei suoi confronti?

Per niente, è stato una battaglia limpida con fatti politici precisi. Noi ci siamo opposti alla sua nomina e non lo abbiamo fatto di certo clandestinamente ma con un dossier che riportava fatti precisi. Mi chiedo: ci si può opporre alla nomina di chicchessia se non lo si ritiene adatto a quella funzione? O è vietato? Tra l'altro, detto per inciso, il Butty lo hanno fatto fuori i suoi con la seconda votazione quella che lo confermava alla vicepresidenza e nel ruolo di commissario ma con altre deleghe. Il PPE se ne è persino vantato. Poi sai meglio di me che in politica si vince o si perde, dov'è lo scandalo? Poi Butty ci marcia, e ora si rilancia come vittima, parla addirittura di inquisizione. Ma ti pare che uno che ha espulso la maggioranza del suo partito possa credibilmente farsi passare per discriminato? Uno che è ministro, presidente del suo partito, padrone del simbolo, che gira con la macchina blindata e con la scorta sarebbe discriminato. Io ci farei la firma ad essere discriminato come Buttiglione. La sua intera carriera politica sta a dimostrare che non ha mai operato la kantiana distinzione tra diritto e morale: donne, omosessuali, cellule staminali, ricerca scientifica e via dicendo. Quando mai il nostro ha fatto una politica non clericale? E' permesso opporsi alla nomina alla Commissione Libertà Civili di uno così?

Anche questa storia delle discriminazioni contro gli omosessuali  sembra un pochetto datata.  Prendi l’Espresso (mica cazzi!) in edicola. C’è un articolo (Gay Manager Pride) dove si parla di una serata di gala organizzata a Milano da Primo, l’associazione italiana di imprenditori, manager e professionisti gay , bene, questi mica tirano fuori il rosario delle solite lamentele, no no,  questi fanno spallucce all’Arcigay (“altrastoria”) , preferiscono il  “networking” alle “manifestazioni di piazza”, di “matrimonio” se ne impippano e non hanno “l’aria di sinistra” , anzi, “verso gli uomini cari alla destra arrivano apprezzamenti”...

Si si bravi, poi si scopre che nessuno sa chi siano, non c'è un recapito, i  nomi degli organizzatori sono top secret. I destrorsi gay esistono e come (tra i gay in Parlamento sono la maggioranza). Ma sono pochissimi che si fanno vivi a viso aperto e si capisce perché: a destra ci puoi stare per carità, purché non lo dici in giro e non ti fai vedere come il povero Mattiello licenziato in tronco per una foto su Panorama. Dopodiché ben vengano nuove organizzazioni anche autonome da arcigay e auguri di buon lavoro. Però, caro Carduccio, sai bene chi si è fatto in quattro in questi ultimi 25 anni.

Franco, dove eravamo rimasti?

Siamo rimasti a quando ci siamo conosciuti, all'idea di un'Italia laica e libertaria che non è all'orizzonte. Mi ricordo il 1989 quando sei apparso al nostro congresso al Cassero di Bologna per offrirmi il ruolo di capolista per le liste Arcobaleno alle europee nel nord est. Chissà se ti avessi dato retta...  

(cp, 21.11.2004)